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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1937

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MEDICINA ,MILITARE Cum sanitate virtus in armis.

DIREZIONÉ ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


OENNAIO 1937-XV

ANNO LXXXV • f ASC. l

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MEDICINA MILITARE Cam sanitate <virlus in arm{s

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAM:ENTO . L':1blx>namento è annuo c: dt-corrc dal 1° gt·nnaio al pr<"zzo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali medici c chimici-farmacisti dd R. Esercito, in servizio cd in congedo, il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli su:ss.i ufficiali c per quelli della Sanità militare mariuima , in qualunque posizione si tro•ino, i: ammesso un aboonamcnto cumulativo al Giornale di Mcdirina Militar~ td agli Annali di Mrdicina Nat·a/e t Coloniale al prr-ao di L. 42 annue. Il prezzo elci supplemento contenente i Ruoli di anzianità dt:l Corpo ;anl/ario militare è di L. ti.

NORME PER l COLLABORATORI. Le opm•oni maHift·st:ue dagli autori non impegnano h rc~ponsabilit3 del periodico. Agli ~utori sono offerti gratuitamente 50 estratti con copertina stampata, frontespizio, lmpa~inatum c numcrnionc specia le. Gli estratti richiesti in numero maggiore sono addeb1tao a prezzo di costo . . Per disposi:r.ione dd Consiglio nazionale delle ricerche ;1 ciascun lavoro dc,·c essere unitO un breve :•utor iassunto (non pi\1 di 10 r ighe). Le spese per clichés e tavole fuori testo sono a carico negli autori. l manoscritti non si restituiscono.

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SOMMARIO LEZIONI E CONFERENZE ASCOLI. -

Sulla cura dclb infc:;r.iunc malarica cronica

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ORIGINALI

PAL 1\ZZ! l $crvi~.i swmatolng.ci dur:111te le opcrnioni militari m Africa O• icntalc (Scrtorc nord)

DE A LESS I. - La carica baucricu gr nera le c la culim~:ria ncii" .tn.tli' i battcnnlng•ca dell'acqua. (O~scrvazinni e note eli tecnica) RE~FLL!. -

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Conccui dominali c direttive pratich~ ncll:i terapia ddla

LAVORI

CARFRf. -

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Contributo alb cuno-.ccnz:t delle ncfriti acute di )!UCrra . Su un ca~ dt ostcn-mtclnc cronica primiti\•a dd femore destro

MASl ROJANNI. - Ricerche clu11chc .opra un gruppo <li Ca>i di alopc:•ia arcata {con con>tdcrazioni mcdtco-lcgali mtlu:tri)

RIVISTA DEllA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA AGC:RES'>IVI C HIMICI Eùmi d~gh - sulla trttppa. A:-lFMIA PFRl'<ICIOSA. La pilormo nt•llo rr,apia dd/'

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- At.sn:o ASMA ED E:-II'ISEMA. Studio radiologico dd mou ndl' Rt at'< CO:-:SERVE ALIMENTARI. Contributo allo studio dd v.llor~ amùtor/>tlligeno dd/~ - <JtRouo. RAKoro, R•rst~UMA'-C.\ , MAclltBOEt F, C11tHlt. c Tnu.or DiSSENTEIHA BACILLARE. Le 1111111ijaruzioni oculari dr/la Tol:L.\ NT c

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EPlll SSIA In rema clt rapporti Jut ,,,tfiodiagnostiw craniw rd GASTALI)I

FE~OME!'\0 DI 1::\UI:>:SKI.

Il rwforzo dd - <.;"~'" FRATTURI· DELL' AV AMBRACC:IO L 'inrm•igliam<'l:to '>ssro '"Ile· - m~l bambino. - L n n ·F c GflD\Illl REFR Ai.ION E. lnflm•,;zu dr/lo spessore t!dia comro c tld crutallmo mila tottlll' drl/'rgchio SMAt, TINO Sl:-JDROMI NEUROLOG ICHE. Elt·nunti dit~gnomd dr/le ptù ,·omwu. Cu" 1 JOt. T UBERCOLOS I Lottu contro ltt nell'Italia fascùtu. - llt 1 c tt.:C \Tt.'"" TUBUH..:OLOSI Prol>lcmi delle ahortiu. - A\lfl'llt F c Kt ott-''" TCHLRCOLOSI Comidcra:;Ì(,Iti mila porogencsi c trrapiu tlellu laringca. - ~htA:< TULi\RI-'MIA l.u dt/fcwom: drllu - per vu1 idrim. wmr 111101':) Jattort nella mu qidrmioh:.gia. - KAR Pm~ c ANTO'<flFF VACCI N ,\7.1 0NF ANT!TIFOlDEA. Cortsidrm=ioni .eu/l'r/Jinu ;u r mila du· mta della immunità ltrlla - TA:<ON, R ocH.\IX c C\MU I ssiuh

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MI· LITARI BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

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LEZIONI E CONfERENZE [ rt-1:'i;; -"~ ..! ~ ~ .:.

OSPEDALE MILITARE DI PALERMO.

SULLA CURA DELLA INFEZIONE MALARICA CRONICA ...

Confer en za del Prof. Maurl:lo Aaçoli, Direttore della Clinica Medica della R. U niversità di Palermo, agli ufficiali medici del Presidio militare. --

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Ringrazio anzitutto il Signor Colonnello Barile per le sue ge1Jtili espressroni a mio riguardo e per avermi offerto l'occasione di dimostrare il mio attaccamento alla Satzità Militare alla quale mi legano tanti ricordi dei miei 33 mesi di zona di guerra e di operazioni. Detto questo vorrei rassicurarvi che la mia non sarà una conferenza, che vi risparmierò, ma una specie di comunicazione e messa a punto deLle ricerche terapeutiche da me eseguite insieme col dott. Diliberto ed altri colleghi ed assistenti sulla infezione malarica. Per tornare alla grande guerra, quelli fra voi clu hanno avuto la vmtura di viverla, ricorderanno tutta la gravità del flagello rappresentato dalla malaria: quanti soldati veniva110 palleggiati fra ospedali e convalescenziari, che in secondo tempo si collocarotzo nelle retrovie in posti non troppo lontani. L 'ultima tappa del tentativo di guarigione dt:>i malarici furono i convalescienziari in alta montagna. Il punto di partenza delle nostre ricerche fu appunto la domanda che ci rivolgemmo perchè taluni malarici guariscono soltauto in alta montag11a. l fisiologi ci insegnatlO che in alta montagna si ha una contrazione della milza; e allora io mi sotz chiesto se non sia questa la ragione per cui si ottetJgono i risultati favorevoli registrati. Se così è, noi abbiamo un mezzo di riprodurre artificialmente la splenocontrazione non solo, ma possiamo graduare questa contrazione a nostro piacimento. N oi possiamo riprodurre l'effetto dell'alta montagna ovu11que e quasi direi in forma concentrata. Il mezzo è rappresentato dall'itztroduzione venosa di adrenalina. La via sottocutanea è esclusa perchè l'adrenalina con la vasocostrizione che produce si blocca da sè la via per il ,-iassorbimento. Oltre a ciò va tenuta presente la necessità di Utl aumento progressivo della · q uantità di adrenalina da i1tiettare, itz rapporto con l'assuefazione che si stabilisce, e, giacchè sottocute non si può praticamente andare al disopra della dose di I mg. .rotto pena della comparsa di fenomen i molesti, siamo obbligati a scegliere la via endovenosa cominciando da r / 100 ed aumenta11do progressivamente fino ad rf2o al massimo rlxo di mg.: complessivamente per tutto il trattamento viene impiegata la quantità irriso1·ia di 2 a 4 m g. di adre-


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SULLA CURA DELLA INFEZIONE MALARICA CRONICA

nalimr. Per la pratica appariva ùwero notz privo di dif fìcoltà il preparare volta per volta la diluizione da iniettare; ma adesso un istituto ttazio11ale, l'Istituto Serono, ci ha tolto di imbarazzo Ìtt quanto è riuscito a stabilizzare le soluzi011i diluite di adrenalina e a mettere in commercio delle fialette delle varie graduazioni giù pronte per l'uso ( surrenasi deproteinizzata e stabilizzata). Occorre poi non dimenticare che la suscettibilità all'adrenalina è diversa nei vari individui: abbiamo oSJervato un caso che non tollerava che r/6o di m g . ; ne abbiamo visto un altro in cui non si poteva andare al dzsopra di 1/30. Ma questo non significa nulla, giacchè a noi interessa soltanto di ottenere una buona contrazione della milza e ciò si ottiene ugualmente nei soggetti refrattari alle dosi più forti anche con la somministrazione di quantità inferiori. Ciò posto mi pare che risulti betJ chiaro il vantaggio dell'uso del farmaco per via venosa, via che ci consente di adoperare dosi crescenti in modo da ottenere ogni volta una buona splenocontrazir:me. Ora veniamo ai risultati che si ottengono con questa cura: prendiamo un malan'co cronico, splenomegalico ed iniettiamogli endovena una minima dose di adrenalina. Se esaminiamo l'infermo subito dopo l'iniezione vediamo che la milza si retrae via via, poi si riespande sen.za raggiungere però il volume presentato prima dell'iniezione. Questo, è chiaro, si deve all'apparato muscolare trabecolo-capsulare della milza che si contrae sotto lo stimolo dell'adrenalina e spinge in circolo la massa di sangue che ristagna in quest'organo che ha anche funzione di !erbatoio. Se insistiamo ad iniettare nei giomi successivi l'adrenalina alle dosi cui abbiamo sopra accennato, osserviamo elle il tumore di milza si riduce sempre più finclzè l'organo ritoma stabilmente nei limiti normali. Intanto durante La contrazione la milza svuotandosi delle riserve sanguigne, spinge in circolo i parassiti che vi so110 annidati, obbligando/i ad uscire in campo aperto ed affrontare le difese naturali dell'organismo od eventualmente il chinino. Alla fine della cura contemporaneamente alla scomparsa Jel tumore di milza si constata un ripristin o della crasi sanguigna e dello stato generale che ricorda quello che si ottiene con le trasfusioni sanguigne. Ora recmtemente un A. svedese, il Farhaeus, ha dimostrato che nel sangue ristagnante in distretti circolatori chiusi, i globuli rossi as!umo110 forma sferica e diventano molto più sensibili alle soluzioni ipotoniche, vengono insomma più facilmente distrutti: .rembra che questo avvenga per ef. /etto di un fermento ( lecitinasi) il quale attacca la lecitina dando luogo alla formazione di lisocitina, studiata dal Be/fanti in Italia, che ha azione emolitica. Questo non avviene se il .cangue rm zichè lasciato in ripo.ro, è sottoposto a continuo movimento, come succede quando media?Zte la .rplenocontrazione, viene ad essere ev;tato il ristagno di esso in un organo più o mettO grandemente aumentato di volume, quale è la milza. Si riduce così il tempo di sosta che u11a porzione del sangue circolante subisce nei depositi .canguigni


SULLA

CURA

DELLA INFEZIONE MALARIC A CRONICA

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.ipienici e per d meccanismo .<uccetmato diminuisce in proporzione l'a:àoue emocaterettca ed emocatatonistica della milza. Anche l'azione inibente della milza sull'emopoesi midollare si attenua. Abbtamo dunque visto che nei malarici cronici il tumore di milza si riduce, la sa·n guificazione ritorna alla norma, gLi individui appaiono trasformati; ma vi è di più ed è che anche nelle forme acute della malaria la wra dà risultati favorevoli. Vi espongo a titolo di esemplificazione i risultati ottenuti nelle forme acute dal prof. Sorge della CLinica di Catania, da un lavoro del quale, comparso recentemente sulla Riforma Medica, prelevo i Tracciati che vedete. Il primo riguarda una forma di terzana primaverile: qui la temperatura è scomparsa dopo che il paziente era stato sottoposto solta11to alla cura adrenalillica con piccolissime dosi; la febbre ricompare poi dopo pochi giorni di apiressia e questa volta il prof. Sorge ha creduto di somministrare il chinino: ma non ne ha dato che pochissimo, e la temperatura è ritomata alla uorma immediatamente p er 110n più aumentare. Nei casi seguenti invece l'apiressia (transitoria però) fu ottenuta con la sola adrenalina senza che fosu nece~·sario far ricorso a:ll' uso del chinino : si trattava di due forme estivo-autunnali, la prima delle quali con accenni di perniciosità (astenia, vomito, diarrea, vaniloquio, delirio). In questi casi si rilevano tre fenomeni di ordine diverso: uno è l'azione t:nti-pm·assitaria dell'adrenalitla sola, specie, nelle forme estit•o-auturmali; il _cecondo è l'utilìtà dell'associazione adreualina-chinino che permette di ridurre le dosi terapeutiche di questo farmaco a dosi minime (30-40 ctgr.); infine l'immediatezza dell'azione del chinino se esso è attivato dall'adrenalina. Ma 110n si limitano a que.rti i vantaggi della cura adrenalinica. Il dott. Riolo che due anni fa si recò a Pachùto per studiare il nostro metodo di cura su un gruppo di malarici cronici presso quella stazione antimalarica, vi è ritornato quest'anno per una revisione dei casi trattati allora. Ora il Riolo col controllo del dott. Fortuna, ha verificato che nessuno d! essi è andato incontro a recidive, a differenza dei soggetti non sottoprw .i al trattamento che erano regolarmente recidivati. Se questo fatto si conferma - e non potrà non trovare conferma integrale o parziale - avremo raggiunto la bonifica umana dalla malaria, che nessun altro mezzo permette di raggiungere e avremo la po:sibilità di dcminare il più importante serbatoio di virus che è rappresentato dall'uomo malarico. l n fine una domanda affiora: come si comportano i soggetti già sottoposti alla cura e guariti, di fronte alle reitJfezioni ? La risposta verrà da ,.;. cerche cliniche metodiche in ambienti adatti e da ricerche sperimentali, sttl!'t~omo: quaD oggi son possibili nelle ma/arizzazioni sperimentali e sulle scrmm1e. Da comunicazione epistolare del dott. Cicchitto (Mogadùcio) - che spero mi pudo11erà l' ùzdiscrezim1e o meglio L'anticipazione - , n.".cu/t;:rebbe


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SULLA CU RA DELLA INFEZIONE MALARICA CRO!'ICA

" una resistenza notevole alle surrinfezioni o reinfezioni » che (( s011o in que.•ti soggetti di poca entità e non hanno tendenza a dare splenomegalia >l ; pare cl1e il nostro trattamento aumenti in questi pazienti i (( meccaui)·mi di difesa ))' che si mantengo no in attività costante. Se queste prime osserpazioni del Cicchitto raccoglieranno conferma, resterà di trovarne la spiegazione. Essa ci scosterà, penso, dalle odierne concezioni d'immunità e di premunizione e potrebbe piuttosto essere ravvicinata, in via ipotetica, allo stato di immunità congenita che alcuni soggetti presentano verso la infezione malarica e clze la cura conferirebbe ai soggetti trattati. Ci rimane ancora di chiederci se così com'è varia la suscettibilità razziale o nella stesta razza anche quella regionale verso la infezione, non pos.w essere ugualmente diverso il contegno verso il nostro trattamento e corrispondentemente vart i risultati. Finora le ricerche condotte in Sicilia, in A. O. (Cicchitto), nel Veneto (De Negn), non han lasciato intrapvedere differenze grossolane; non è tuttavia da escludere che l'avpenire ne sveli. Questo per quanto riguarda la malaria: ma il campo di applicazione del metodo si estende anche ad altre applicazioni. b1 uno degli ultimi numeri del Policlinico, è comparso un lavoro del dott. Timpano di Reggio C. che ha applicato la cura della surretJasi al Kala- azar ritraendone notevole vantaggia sia dal punto di vista della durata della cura che risultò abbreviata, .ria da quello della quantità di preparati antimoniali da somministrare che veniva ridotta dal trattamento adrmalinico. Infine anche nel campo delle emopatie propriamente dette, il nostro metodo può riuscire di utilità: comunque merita di essere sperimmtato prima di affidare l'ammalato al chirurgo. Ricordo al riguardo un caso di splenomegalia emolitica studiato nella mia clinica dal prof. Serio e in cui il trattamento adrenalinico venosa riuscì, sia pure solo transitoriamente, a ricondU1-re il quadro ematologico alla norma; ma la splenectomia eseguita in secondo tempo non ha dato di più, tanto che l'ammalata travasi ora nuovamente in clinica per tma ripresa del male. Ricordo ancora due casi di morbo di W eri hof pubblicati dallo stesso Riolo 11ei quali il trattamento Ì1t ùtudio ha condotto alla scomparJa del quadrv morboso e dei suo equivalmte ematologico, la trombopenia, mentre gli altri metodi di cura prima tentati non avevano condotto ad alcun effetto utile. Il trattamento che vi ho illustrato l1a senz a dubbio un interesse tecnico e scientifico, a me sembra, non indifferente. Ma contano assai di più le vaste ripercussioni pratiche, sociali, eco11omiche, a.utarchiche di esso. Tomiamo alla grande guerra e pemiamo al numero ( nott ho dati precisi ma dalle cifre datemi ammonterebbe a diecine di migliaia) enorme dei malarici ammesso a fruire di pensioni, sussidi, cure Ùl colonie monta11e, con quale enorme aggravio per il bilancio dello Stato è facile immaginare. Pensiamo all'oro eire la nostra Nazione spende annualmmte in acquisto di chinino e che c011 que-

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SULLA CURA

DELLA INF EZ IONE MA LARI CA C RON ICA

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sto metodo di cura verrebbe per buona parte risparmiato; pensiamo ai Dicasteri che sono interessati al problema della malaria: Interni, Colonie, Guerra, Marina, Aeronautica, Agricoltura, Bonifiche, Corporazioni, Lavori Pubblici, Comunicazioni e sui bilanci di ciascuno dei quali il flagello incide; consideriamo le difficoltà deglz- approvvigionamenti di chinino in tempo di guerra, difficoltà delle quali abbiamo avuto occasione di retzderci conto durante il reriodo delle sanzioni_ E infine un ultimo aspetto di questo problema; quanto costa la crociata antitubercolare per Sanatori, Dispensari, Preventori, ecc.? Il trattamento esposto invece costituisce un progresso notevole nella lotta antimalarica, progresso che anzichè aumento di spese consente di realizzare notevoli economie. • Ho finito di stancarvi: non ho il menomo dubbio nel successo di questa cura; solo auguro che essa trovi pronta applicazione perchè no12 siano ritardati i benefici che è capace di largire.


OSPEDALE MILITARE DI PALERMO.

CONCETTI DOTTRINALI E DIRETTIVE PRATICHE NELLA TERAPIA DELLA SffiLIDE Co nferenza del Prof. L. Tommasi, Direttore della Clinica Dermosifilopatica della R. Università di Palermo, agli ufficiali medici del Presidio militare (riassuma cbl primo capitano medico ARTURO NrcASTRo).

L'O. risponde al cortese saluto del Direttore di Sanità, e dichiara di essere lieto di trovarsi fra gli ufficiali del Corpo Sanitario Militare di cui ha fatto parte per tutta la durata deLla Grande Guerra e ne ha ammirata la sagace e perfetta organizzazione specialmente durante la mirabile recente Jpedizione in A. O. l .. Auspica la cooperazione della Sanità Militare nella lotta integrale ed efficace contro la sifilide; lotta che si è resa a11cora più manifestamente uecessaria dopo i· rùultati della recente XXX Riunione della So. cietà Italiana di Dermatologia e Sifilografia che ha messo in luce i gravi danni demografici, sociali ed economici da sifilide. La Società, di cui il Tommasi è Presidente, ha voluto festeggiare il 50" anno della sua fondazione dedicando la XXX Riunione ad argomenti di spiccato e pratico interes:-e sociale. I danni riflettenti la diflu.;ione della Jifi/ide, la mortalità ed i danni ùmografici da essa prodotti 11011 appaiono nelle sta~istiche ufficiali, sia perchè la detJUticia non è obbligatoria in Italia, .ila perchè le stesse morti sono rubricate sotto aLtre voci (aborti, nati- mortalità, aortiti, angina pectoris, paralisi, ecc.); voci nelle quali la sifilide è assai frequentemente causa o concausa quantunque non lo apparisca. l calcoli dei Refatori Ufficiali sono stati contenuti in cifre certamente inferiori alla re(lltà e tuttavia danno un quadro impressiottante della morbilità e letalità da sifilide : 7oo·8oo.ooo sifilitici pre!Cnti in Italia; morti per sifilide acquisita tardiva per anno circa 30 mila; fra aborti, parti prematuri, mortalità post-natale per anno circa 30 mila ; per sifilide congenita IO mila minorati. Il danno economico viene calcolato complessivamente in circa 500 milioni annui. Un'altra grave comtatazione è risultata dalle varie relazioni: la morbilittì della sifilide e le sue gravi conseguenze non sono apprezzabilmente diminuite negli ultimi decenni malgrado i mezzi diagnostici e terapeutici siano notevolmente migliorati. Eppure quando è possibile usare precocemente i moderni presidi terapeutici Ji può ottenere la guarigione della sifilide qua.ri nel 100 ·~~. dei casi. La causa dell'insuccesso globale è da ricercarsi ?!ella scarsa applicazior1e e diffusione dei modemi metodi di diagnosi e di cure; sono troppi ancora i ca.ci nei quali la sifilide non viene curata affatto o


C01'-:CErn DOTTRINALI E DIRETTIVE PRATICHE NELLA TERAPIA DELLA SIFILIDE

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scarsamente e tardivamente. Per quanto riguarda la direttiva di cura solo relativamente sono accettabili i metodi standards per la mutabilità delle c:venicnze biologiche. Si è però, nel complesso, d'accordo su alcurzi concetti dottrùwri- sui quali può imperniarsi una efficace condotta terapeutica. Dopo le grandi conquiste degli ultimi trenta anni, attraverso studi sperimentali, biologici, chimici e clinici, l'indirizzo curativo della sifilide è tntalmente cambiato pur non essendo seguito da taluni medici contemporanei sui quali pesarzo ancora le anticlze tradizioni di concetti sorpassati. 1. - L'immunità spontanea della sifilide è assai discussa; si stabilisce certamente nei sifilitici una immunità da infeziorze che spesso è capace di guarire le manifestazioni comparse ma quasi mai a guarire la malattia. Segtte l'infezione «·COme l'ombra il corpo ma restando sempre inferiore aL compito di guarigione ». Perciò non è giustificato ormai dt attendere ad iutervenire, dati i moderni presidi terapeutici, il sincron ismo colle difese organiche attendendo 1 segni delle reazioni organiche generali alla infezione; ma è necessario iniZ!are la cura il più precocemente possibile non prima, però, di avere accertata sicuramente l'ir1fezione. Il successo terapeutico è in rapporto alla precocità dell'irzterve11to ed alla intensità mauima della cura; ciò ora, assai più di prima, riesce possibile data la esistenza di sostanze come l'As. trivalente molto parassitotropo e poco organotropo ben tollerato anche ad alte dosi ed il bismuto più efficace e meno tossico del mercurio che, del resto, può intieme ad essi od alternato, fornirti un variato arsenale terapeutico di cui, però, occorre saper profittare. Douendo la terapia essere sopratutto da principio energica e massiva ed euendo il medicamento più attivo contro il parassita l'arsenoben zolo, e la rna per lP quale agisce più efficacemente quelìa endovenosa, si dot'rà procellere all'inizio con energie:\ cur2 endovenosa di un preparato arsmohenzo· lico. Le alte dosi di medicamer1to sotzo più tollerate negli stadi precoci dell'infezione che non quando esiste setticemia e larga dissemi11a.zione organica nelle quali sono da temere pericolose reazioni da attivazione o da azione biotropica. 2 . _ Le azioni IDeali sul Jifiloma (asportazione cllirurgica, in.fìltrazioni rircostanti con vari medicinalr) si sono dimostrate assoiutameute itzefficaci perchè precocemente i treponemi superano la barriera linfatica penetrando in circolo. Anche le terapie abortitJe si sono dimostrate imufficientt ande perchè si è visto che le cosidette reinfezioni sono in questi casi così numerose da ammettere che gli ammalati così curati presentino speciali recidive poco distinguibili dalle reinfeziotli. Del resto gli stessi sostenitor; della cura abortiva hanno sentito la tJece..-sità di aggiungere man mano successivi periodi di CJtra << di sicurezza, di conferma, di precauzione », sicchè alla fine si è rag-


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CONC:ETI'f DOTTR r:--:.\U E DIR t.TTIV E PRATICHE NELLA TERAPIA DELLA ~IFIL!DE

giunto l'accordo c!te occorre sempre seguire un trattamento di opportutza durata. 3· · l treponemi durante la sosta fra un ciclo e l'altro ripullulcmo uef. /'organismo e possono diventare resistenti ai medicinali usati; è perciò indispensabile ravvicinare i tempi di cura per sperare di ottenere la sterilizza:àone della malattia: quindi cura quasi continua nei primi mesi. Non è il caso di esporre ..e/temi rigidi di cura quali si trovano nei cosidetti :-alendari di sifilitici, principalmente perchè non bisogna dimenticare oltre la malattia, il malato che va sorvegliato assiduamente 11ello stato generale. Per quanto tempo occorre curare la sifilide ? Seguendo le direttive più recenti ed accettate si calcola a 12 mesi la durata della cura energica e precoce se iniziata in periodo presierologico mentre essa dovrà protrarsi per 2-3 anni nei casi diagnosticati e curati ad infezione generale dichiarata. Il Comitato d'Igiene della S. d . N. consiglia tre periodi di cura mista (Neo+ Bi) dopo otte11uta la scomparsa di manifestazioni cliniclte e sierologiche. Dopo cure ravvicinate ed intense, ripetute per sir.urezza e precauzione è necessario istituire un'osservazione accurata. periodica, sorretta dai più adatti mezzi di indagine pronti a ,.;prendere la cura ad ogni minimo sospetto. Concludendo : si rende necessario accertamento della malattia, cura precoce, intensa, continua a periodi molto ravvicinati specialmente nei prtmi me.ri, osservazione clinica e sierologica per periodo lungo di tempo, invece di curt annuali o semestrali di un preparato di Bi o di Hg; ripresa della cura ad ogni minimo sospetto. Per una maggiore difesa della razza e per una più efficace lotta contro la sifilide è indispensabile migliorare la cultura specifica dei Medici generici, estensione della profilassi, formazione di una più idonea coscienza naziomde del pericolo venereo che minaccia la razza stessa nel numero e nella qualità. A tale lotta devono essere chiamati ad interessarsi tutti gli Enti comunali, provinciali, aJsicttrativi. L otta di mezzi e di propaganda sulla quale l'O. auspica si rivolga l'attenzione del nostro Duce, perchè Egli accenda anche qui quel sacro fuoco, che sa tramutare la lotta sociale in crociata : per la Jalute della razza e le maggiori glorie dell'Impero.


LAVORI

ORIGI NALI

I SERVIZI STOMATOLOGICI DURANTE LE OPERAZIONI MILITARI IN AFRICA ORIENTALE (Settore nord) Prof. Silvio Pa.laul, delia R. Università di Pavia, capitano medico di complemento Direttore Reparto Stomatologico - Ispettore delle Unità stomatologiche dell'Armata in A. O.

Il giorno 17 luglio 193s-XIII, in seguito ad ordine del Ministero della Guerra, venivo richiamato dal congedo, in servizio militare come capitano medico di complemento e assegnato, quale direttore, al 430" ospedale da campo, in parte-nza per l'Africa Orientale. Con questa unità sanitaria, composta da 63 uomini di truppa e 6 ufficiali, formatasi presso l'Ospedale Militare di Milano, compii il viaggio da Milano a Massaua, indi, per via ordinaria, da Nefasit, attraversando l'Eritrea a marce giornaliere o a giorni alterni, raggiunsi una località nei pressi del confine abissino, ove feci erigere le tende dell'ospedale. Pochi giorni dopo tale impianto (si era alla metà di settembre) venni chiamato in seguito ad ordine del generale medico Ferdinando Martoglio, Direttore di Sanità dell'Intendenza A. 0., presso l'ospedale-da campo 77 in Asmara, allo scopo di organizzare un servizio stornatologico di Armata, per il quale il generale Martoglio in un suo lungo cordiale colloquio mi diede le sue direttive. Si era allora agli ultimi febbrili preparativi dell'organizzazione sanitaria che doveva essere perfetta per l'inizio delle operazioni militari, e l'ospedale da campo 77, diretto dal m aggiore medico in servizio permanente dott. Renato Bugliari, si stava ampliando. In questo ospedale, che fu uno dei primi sbarcato in Colonia e che per via ordinaria si era portato ali' Asmara, nel mese di agosto si era ancora sotto tenda. T uttavia erano già approntati parecchi padiglioni in muratura, nei quali sarebbero stati ospitati i vari reparti, poichè l'ospedale da cam po 77 doveva avere funzione eminentemente chirurgica, e doveva anzi costituire l'ospedale chirurgico e di specialità chirurgiche dell'Armata. Uno dei costruendi padiglioni fu riservato per il reparto stomatologico e neli 'attesa della sua costruzione e della sua attrezzatura, m i venne assegnato il II reparto chirurgia dapprima; il II I reparto chirurgia poi, nel quale si svolse l'inizio del mio lavoro pel quale ebbi subito a solerte collaboratore il tenente medico di complemento dott. G. Battistini di Bologna. Contemporaneamente alla fondazione di questo reparto stomatologico, che costituiva il nucleo primo dell'organizzazione stomatoiatrica del corpo di spedizione A. O. in Eritrea, furono inviate disposizioni d~l generale Martoglio a tutti gli ospedali da campo, alle sezioni di sanità, a1 reggimenti ed alle legioni di Camicie Nere, facendo presente che con l'inizio della funzione del reparto stomatologico tutti i militari i quali pre-


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l SERVIZI STOMATOLOGICI DURA N fE LE OPERAZIONI MILITA RI ECC.

sentasscro lesioni trauma_tiche, infiammatorie o tumorali delle regioni mascellari e perimascellari, dovevano venire inviati all 'ospedale 77 in Asmara. Cosi fin dai primi giorni si iniziò il lavoro che doveva servire ad un:.1 forza di circa 400.000 uomini, tanti t:rano dislocati fra truppe ed operai nello scacchiere eritreo. Accanto all'attività del reparto si organizzò anche un lavoro di ambulatorio in c.p.1anto numerosi militari di passaggio all 'AslJlara o attendati ndle zone prossime :l\'Cvano necessità di cure dentarie. Quando si pensi che particolarmente nelle popolazioni contadine la terapia dei denti \'iene negletta o solo cmbrionalmcnt.: esercitata, si può avere un concetto ddl 'importanzJ di . . . questo servtZJO m guanto i disagi, l':1limentazione secca (galletta e scatolctta di carne COIIservata) ed altri elementi sfavorevoli. lra i tluali il clima c l 'altezza con le relative variazioni di pressione atrno· sferica, possono influire sull'apparato dentario già in parOspedak N. 77· all'Asmara. te alterato. Tanto il reparto guanto l'ambulatorio ebbero un lavoro imponente sm dai primi giorni. Alla direzione del reparto stomatologico venne posto lo scrivente, il quale aveva come suo diretto collaboratore anche il ~ottotenente medico di complemento dott. Flore~tano Parducci, assistente effettivo del reparto. Una collaborazione ottima e volontaria venne sempre data al rcpano cd all'ambulatorio dal primo capitano medico in servizio attivo pennanente dott. Roberto La Rocca, direttore della t ambulanza odontoiatrica. Il servizio in questi primi tempi di funzionamento del l'ambulatorie. era disimpegnato con un lavoro di molte ore giornaliere, poichè la grande affluenza di operai e di truppe, sia di passaggio, sia accampati nei dintorni immediati de Il' Asmara, quanto nelle zone vicine, esigeva una continua attività. Il lavoro del reparto divenne poi ancora più notevole. Il numero dei letti occupati, che nei primi giorni era di una ventina circa, andò man mano aumentando fino ad arrivare ben presto a cinquanta letti. Ricordiamo ora che alla fine di maggio, dopo circa otto mesi dall'inizio delle sue funzioni, il reparto stomatologico dell'Armata aveva una forza di ammalati che oscillava dai 100 ai no presenti in due padiglioni.


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Le richieste di cure tanto all'ambulatorio quanto al reparto si facevano ~empre più numerose. L 'altezza de li 'Asmara e la rarefazione atmosferica notevole che può paragonarsi, data la zona tropicale, a quella che in Europa si trova a circa 5000 metri, determinò frequenti squilibri di pressione circolatoria, per i quali si ebbero notevoli disturbi dentari per stati congestizi della polpa, facilitati dalla strana pressione periferica. E' noto come l 'organo pulpare reagisca in modo notevole agli squilibri deJla pressione: sull'altopiano i fenomeni dolorosi da pulpite e periodontite furono frequentissimi . Le complicazioni mascellari poi furono numerose ed imponenti per lo stato di abbandono completo delle bocche di un grande numero di militari . Questi inizi furono, si comprende, un poco difficili, data la scarsità del materiale e la grande affluenza di pazienti, ma l'ottima volontà di coloro che lavorarono e collaborarono nel reparto superò ogni difficoltà e possiamo affermare che anche in quel periodo dell'inizio, che noi dobbiamo classificare come i.l più difficile per la vita del reparto, i successi operatori furono costanti, le guarigioni ottenute straordinariamente soddisfacenti e non si ebbe mai a lamentare alcun incon ve niente di indole organizza riva. L'incoraggiamento del generale Martoglio cj fu sempre sprone nel lavoro. Una collaborazione attiva e costante mi fu offerta per j rilievi radiografici dall'ambulanza ra<liologica comandata dal tenente medico in S. A. P. dott. lmpallomeni. Una difficoltà si dovette superare, quella delle Corsia del reparto stomawlogico. ncllicole, che nella stiva dei piroscafi andarono incontro a deterioramenti per l'enorme calore (fino ad 8o gradi nel porto di Massaua) che determinava lo scioglimento delle gelatine. Ma anche questa difficoltà fu superata con sagge economie della Direzione di Sanità. D opo gli inizi, che ho già classificato come difficili, con la costruzione del nuovo reparto stomatologico il nostro lavoro venne f:tcilitato poichè avevamo a nostra disposizione un intero padiglione con servizi e camere operatorie e di medicazione. Il padiglione d:1 noi occupato aveva una lunghezza totale di m. 73,15 ed una larghezza di m. 7,50. Avevamo io esso una sala per protesi, una sala per operazioni, un laboratorio di odontotecnica, una sala per ambulatorio ed una camera per la suora, nella <.]uale vi era anche il guardaroba del reparto. I servizi erano allogati all'estremo dei fabbricati.


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In questo padiglione sì svolse un lavoro del tutto regolare. Arrivati i materiali del laboratorio per i lavori di protesi, per la chirurgia conservativa, una buona poltrona a pompa ed altre poltrone fisse, un trapano elettrico, la nostra attività andò pecfezionandosi notevolmente. Intanto il personale si era accresciuto. Il primo capitano medico Tocco, il capitano medico Fiorini, il sottotenente medico Parducci, ufficiali di· complemento, il primo capitano medico Briganti con il tenente medico Battistini, furono i miei collaboratori diretti e ad essi di qui mando un cordiale e sentito ringraziamento. Per quanto si riferisce al lavoro chirurgico compiuto dal reparto, e di cui per quanto si riflette ai casi importanti ho dato in una pubblicazione apposita notizie interessanti, dirò che dal 1° ottobre 1935 al 31 maggio 1936 furono ricoverati nel nostro reparto ben 15.30 ammalati. I mesi che più ci dettero lavoro furono gennaio ed aprile per l 'arrivo in Colonia di parecchie divisioni in breve spazio di tempo: si ebbero nell'aprile 224 ricoverati ; nel gennaio furono ricoverati .335 ammalati nuovi. Per quello che si riflette all'ambulatorio, il quale funzionava ad laterem del reparto, rammenteremo che sono stati curati dal 30 agosto 1935 al 9 marzo 1936 ben 46ro pazienti; dal 10 marzo il servizio di ambulatorio divenne autonomo. Ma il servizio stomatologico dell'Armata eritrea non poteva dirsi perfetto perchè mancava di quel coordinamento fra gli elementi sanitari avanzati, quelli intermedi in corrispondenza della zona di sgombero ed il reparto nella z.ona di intendenza. Considerato tutto ciò il generale Martoglio stabiliva di nominare nella persona dello scrivente un ispettore per gli enti sanitari stomatologici, il quale aveva il compito di coordinare le diverse attività allo scopo di perfezionare il servizio. Con questo provvedimento il servizio stomatoiatrico del corpo di spedizione assumeva una particolare fisonomia concretata in un coordinamento logico ed efficace che non mancò di dare favorevoli risultati. Durante le ispezioni alle unità sanitarie avanzate fu mia costante cura informarmi presso i vari ospedàli sui ricoverati per affezioni chirurgiche stomatologiche, i n favore dei quali disponevo lo sgombero sul reparto centrale d eli ' Asmara, appena i malati si rendevano trasportabili . Così molti malati ricevevano le prime cure negli ospedali ~resso le linee indi venivano sgomberati per gli interventi chirurgici radicali nel reparto stomatologico dell'ospedale 77· Per quanto si riflette al lavoro di protesi venne subito fatto notare al Direttore di Sanità che arrivati i materiali dall'Italia si sarebbe potuto provvedere largamente a tutte le necessi tà protetiche non solo degli ufficiali ma anche dei militari e graduati di truppa sia dell'esercito che delle Camicie Nere. Così fu stabilito: solamente la Direzione di Sanità si riservò il diritto di controllare questo lavoro di protesi mediante il vaglio di una domanda che l'interessato aveva obbligo di redigere alla Direzione di sanità, la quale


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avrebbe concesso poi il suo nulla osta e passato l'ordine di costruzione al reparto stomatologico dell'Armata. Allo scopo di concretare una coordinazione dci servizi odontoiatrici c del sérvizio stomatologico, l'Ispettore sanitario per gli organi della 'specialità diramò alle unità sanitarie le seguenti disposizioni: " Ai gabinmi odontoiatrici degli ospedali da campo 77, 418, 543, 446, 408, 4]1. (Asmara, Ma.csaua, Adi Qualà, Senaf~, Adigrat, Adi Abuna). <( Alle ambulanze odontoiatn'che del 1°, 2°, J" e 4" Corpo d'Armala A. 0 .. ii All'ambulanza odontoìatrica del C01·po d'Armata Eritreo. i( All'ambulanza odontoiatrica dell'Intendenza A. 0 .. i( Allo scopo di meglio ordinare e coordinare il servizio stomatologico si rit1ene (Jpportuno emanare le seguenti disposizioni direttive seguendo le quali sarà possibile tliminare notevoli inconvenienti che da tempo si verificano nell'organizzazione dei mvizi stomatologici e odontoiatrici in Colonia. " 1 • lnv1o di militari per provvedimmti medico-legali. ii Vmgono con frequenza inviati al teparto stomatclogico dell'ospedale 77 per wetvazione, militari nei quali non esistono gli estremi per provvedimenti medicoiegali, accompagnati da dichiarazioni generiche di insufficienza dentaria e masticaton·a. F.' opportuno ricordare che l'insufficienza masticatoria dentaria è stabilita in modo c!atto e preciso dall'art. 59 dell'elenco infermità. Vengano quindi inviati per provvedimento medico-legali solo quei militari che presentino insufficienza dentaria stabilita dai dispostt dell'articolo suddetto. Detto articolo è schematico e preciso; esso non può d,, luogo sui singoli casi ad interpretazioni ed apprezzamenti che possono essere solo, .tf: dd caso, prerogativa delle Commissioni medico-legali. i( 2 ° Cure odontoia.triche e direttive per esse. (( E' ot,vio che le ambulanze odontoiatriche possono eseguire solo interventi d'urgenza di indole demolitiva o conservativa. Queste dovranno pertaTJto limitarsi alle avulszoni ed alla terapia conservativa delle cavità medie (carie così detta di Il grado) e delle affezioni pulpari senza fenomeni settici nei canali e nel paradenzio apicale (carie così detta di Il! grado). Quei militari che presentano vaste distruzioni cariose diffuse ad un numero notevole di denti, vengano inviati alla sezione stomatoiatrica dell'ospedale 77• dove potrà essere eseguita una sistematica bo-nifica con avulsioru: graduale delle radici putride ed otturazione del denti cariati anche profondamente c011 complicazioni gangrenost ptdpari e periodontitiche. E' naturale che una bonifica sùtematica delle bocche cm:samente cariate non pt4Ò essere fatta dalle ambulanze e solo in parte può essere c.rguiw dai gabinetti avanzati. Tale bonifica, nei militari affetti da carie estesa, si impone perchè in questi soggetti l'intervento d'urgenza, rappresentato dall'avulsione di una radice o di un dente pcriodontitico, risolve solo un problema di ordir~e contingente. Infatti entro un tempo più o meno breve altri elementi der1tari potranno in 1ali t·ocche avere necessità di altre cure d'm·genza per sintomatologie dolorose. Una bonifica eseguita nel reparto stomatoiatrico permette invece di mettae nello spaào di rochi giorni un militare affetto da grave ed estesa carie nelle condizioni di r1on richiedere per lungo tempo prestazioni odontoiatriche demolitive e conservative. Tale borJitira venga pertanto eseguita nei limiti del possibile anche dai gabinetti avanzati che pe,· la loro attrez~atura possono portare in questo campo efficace cotJtributo. cc 3" lnvzo di un rapporto sulle attività delle singole unità odontoiatriche . . '' Le a~bulanze e gabinetti avanzati invieranno entro il 15 maggio 1111 rapporto mdtcante: tl _nu':'ero dei visitati, il numero delle avulsioni dentarie eseguite, il r1umero delle otturauom ed il numero delle lesioni paradentarie curate nel pt·imo trime.;tre


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dell'anno in corso. l singoli dirigenti esporranno brevemente le loro osservazioni sul servizio e le eventuali necessità di materiali, di strumenti e di organizzazione che avessero constatato. L'Ispettore sanitario per gli orga11i della specialità Capitano medico prof. S. Palazzi>>.

Questa circolare, per quanto riguarda la confezione degli apparecchi di protesi, fu completata nel senso di concedere l'apparecchio di protesi a chiunque ne facesse domanda alla Direzione di Sanità e così infatti fu eseguito. Le direttive così emanate ed attuate diedero subito un incremento notevole sia alle cure conser vative che alle cure protetiche. Particolare importanza fu rivolta alla bonifica della bocca eseguita secondo i criter1 preventivi dell'infezione focal e stomatogena: in tutti i soggetti portatori di denti putridi o radici gangrenose contemporaneamente artritici o facilmente reumatizzati, la bonifica fu eseguita con particolare cura. Debbo a questo proposito rammentare i colleghi che nei diversi ospedali hanno portato un contributo di lavoro efficace e notevole allo svolgimento ed al perfezionamento del servizio odontoiatrico. Un servizio efficace fu pure portato dalle ambulanze odontoiatriche di Corpo d'Annata. Ogni Corpo d 'Armata in Eritrea aveva al seguito un 'ambulanza odontoiatrica perfettamente attrezzata per tutti gli interventi di urgenza demolitivi e conservativi. Inoltre alcune divisioni come l'« Assietta >> e la « Cosseria » ebbero autoambulanze al loro esclusivo servizio. R icordo qui la i ambulanza odontoiatrica del I Corpo d' Armata comandata dal capitano medico in servizio attivo permanente dott. Roberto La Rocca, il quale in immediato contatto con le truppe, seguendole sempre, fu ognora all'altezza del suo compito. Ricorderò a tale proposito che l'ambulanza del I Corpo d'Armata il giorno seguente alla conquista dei passi di Alagi funzionava già sull'Amba dello stesso nome. Anche l'ambulanza del Il Corpo d'Armata con sede in Dembeguinà, wn spostamenti frequenti in zona Chessad Afoton ed in località Enda Gabreù, quartiere generale della 3' Divisione Camicie N ert cc 21 aprile», portò nella zona del Tacazzè efficace contributo alle cure odontoiatriche. Questa ambulanza comandata dal capitano medico in servizio attivo permanente Paragona (prima era stata comandata dal T0 capitano medico Galassi) contribuì con tali spostamenti ad assicurare un servizio efficace alle truppe del II Corpo d'Armata. Così del pari ricorderemo l'Jmbulanza del III Corpo d'Armata, quello del IV Corpo d'Armata comandata dal capitano medico di complemento Rasia Dal Polo, quella del Corpo d'Armata eritreo comandata dal sottotenente Colavecchia. Citeremo ancora la 16" ambulanza del capitano Aquilina, appartenente alla divisione « Cosseria >> con sede in Mai Canettà, la quale anch'essa con frequenti spostamenti nel T embien, nella zona di Cacciamò e del torrente Mai Ueri, assicurò. un servizio efficace alla sua Divisione.


Quadro schematico delle unità sanitarie stomatologiche ed odontoiatriche del Corpo di spedizione In A. O. durante le operazioni militari• •

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Ispettore (Capi tano medico S. Palnzi). Reparto Protesi (Capitano med ìco D. Fiorini). :; - Reparto Stomatologico (Capitano medico Palnzi, T enente medico B~ttistini). 4 • Gabir.etto odontoiattico (Pr imo Capitano medico A. Rrig3nti) . 5 - Gabinetto odontoiatrico dell'ospedale 418 (Primo C:tpitano medico R. Tocco). 6 · Gabinetto odontoiatrico dell'ospedale 543 (Pri mo Capi tano medico G:tlassi). 7 - Gabineno cxlontoiatrico dcl l'ospe•:blc H6 (Primo Capitano mc.:clico G:tbssi). 8 26• Ambulanza odontoiau ica in r iserva a Gaggi rct (preso Asmara) (Sottot~I•Cntc medico M. d 'Alise). 'J - Gai.Jineuo oduntuiatr icu d d l'uspnla lc 43' (Souc.otcnc.:ntc.: medico Tav:111i). ro - Gal-inetto odon toiatrico d ell'ospedale 405 (Sonotcncme medico Brusch i). 11 Ambulanza odon toiarrica dd 2° Corpo d· Armata (Capita no medico Par~gona}. 12 • Ambulan za odontoiatrica del la Divisione c.,sscria {Capitano medico A. Aquilina) 1.) - Ambulanza odomoiatrica del 4' 1 Corpo <l ' Arma ta (Capitano medico Rasi a da l Polo). q · Ambulanza oclontoiatrica del 3° Corpo cl' Armata. l) Ambu lanza odontoiatrica del 1° Corpo d 'Armai.<! Erilreo (S(!I!Otcncntc med ico Colavccchia). Ili Ambulanza odontoi atrica del 1° Corpo d'Arma t~ (Primo Capitano medico R . La Rocca). In più due ambulanze divisional i che completavano il $Crvizio. (Questo diagramma esprim e :.<:hcm atic.1menre la d islocazione dcll~ singole uniù in relazione al servizio di sgombero dalle zon~ avanzate alle rctrosta nti) . 1 -

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Giornale· di medicina militare.


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Un' autoambulanza, la 26", comandata dal sottotenente medico di complemento dott. Mario d'A lise, non fu mai impegnata durante le operazioni militari, ma tenuta di riserva .d i Intendenza in località Gaggiret presso l'Asmara. Durante le mie ispezioni nei vad settori del &onte, fino alle ambulanze odontoiatriche, ho avuto dunque occasione di constatare come il ser.. vizio prestato da queste e dai gabinetti odontoiatrici fosse ottimo. Tuttavia accorrevano alcune modi ficazioni nell' organizzazione del servizio per rendere questo più efficace e meglio rispondente alle esigenze delle truppe. Installazioni campali. Così in parecchie relazioni ho avuto la opportunità di notare, sempre agli effetti di un perfezionato coordinamento del servizio, l'efficacia di un miglioramento di funzioni di qualche gabinetto col suo spostamento in altra zona diversa da quella nella quale funzionava. Questi ~postamenti furono poi disposti dalla Direzione di Sanità la quale conscia dell'importanza di un servizio stomatologico bene organizzato, fu sempre solerte nel realizzare i mutamenti che venivano proposti. Per quanto si riflette al funzionamento del reparto stomatologico, il Capo reparto cd Ispettore degli organi della specialità, ebbe occasione di informare la Direzione di Sanità stessa con una relazione circa la sua attività. In data 18 gennaio 1936-XIV fu quindi inviato alla Direzione di Sanità il seguente rapporto: "Alla Direzione di Sanità Intendenza A. O. Asmara. 11

Relazione sul u rvizio del reparto stomatologico dell'Armata presso l'o1pedale 77· sottoscritto ritiene utile ed interessante espon·e in breve sintesi una relazione

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Jull'attività del Reparto st(}matologico dell'ospedale da campo 77 che ricovera i militari aJfetti da alterazioni morbose che colpiscono l'apparato dentario e masce!lare, allo scadere dd quarto mese di questo esercizio, che per le particolari condizioni in cui si è svolto, per il notevole lavoro compiuto e P.er i risultati ottenuti ha dimostrato l'importanza di adeguate cure stomatologiche nei militari della colonia. « La relazione viene redatta per il periodo che intercorre dal 15 settembre 19 35 A. Xlll al 15 gennaio 19]6-X/V, perchè tale servizio si è svolto con mezzi di fortut/a in atresa dell'arrivo del materiale apposito che, ora pervenuto, permette di perfezionare detto Jervizio e render/o pari a quello che si può egguire in qualunque clinica specia• lizzata nel territorio nazionale. •< Con la fondazione di un n:parto stomatologico m:l settembre t9]5·Xlll il Direttore di Sanità volle prestare soccorsi adeguati ai traumatizzati delle mascelle, ai colpiti da lesio_ni infiammatorie perimascellari o tumoraii deli'appartlto paradentale, nconoscrodo l'importanza che opportune cure possono avere nell'ambito di questa spl'Clalità. « Furono così curate nel reparto lesio11i traumatiche e settiche dei mascellari, i flem moni delle fosse superficiali e profonde della faccia, osteiti, osteoperiostiti, osteomieliti, czsti, sirmsiti mascellari (odontogene o non), fistole osteocutanee di origine mascellare. tumori paradentali, osuomi, flemmoni ed ascessi delle regioni laterali del collo, superfiriali e profondi, fratture della mandibola, del mascellare superiot·e, delle ossa zigomatichr:, palatine, malari, ecc.. u Le lesioni infiammator-ie dei mascellari furono tulle cu1·are con criter1 stornatologici tenendo conto delle alterazioni dell'aspetto estetico che con incisiot1i in sedi opportune possono intervenire. " Così si è potuto ottenere la gua1igione di fistole osteocutanee (pa.uibili di pr·ovvedimenti medico-legali e rimpatrù) ed il conseguente rinvio al LWpo in perfetta efficienza dei militari già colpiti da tali lesioni. « Un perfezionamento ed una integmzione di queste attività verme offerta daltwitu~ione di un ambulatorio per cure odontoiatriche anneuo al Reparto st(}mato/ogico ed altro perfezionamento al servizio venne dato dalla istituzione di un labot·aton'o di odontotecnico con strumentm·io abbondante per mezzo del quale fu possibile provvedere alla protesi oltre che der1turia anche mascellar·e in quei soggetti che già sottoposti ad interventi chirurgici che hanno portato a perdite 110tevoli di sostanza dei masce/lari, come le cisti resterebbero, senza protesi, mutilati in parti più o meno importanti della sfera odontomascellare. < <Da ricordarsi poi l'efficacia di questi mezzi protelrct m questa campagna nella quale un numero notevole di volontari specie delle Divisioni Camicie Nere, presentano. f't:r la età non pùì giovanile numerosi apparecchi di protesi che facilmerlte varmo incontro, data la particolare alimentazione delle truppe in iinca, a fratture o deterioramenti che renderebbero impossibile la masticazione. « Si ebbe in tutto il periodo di attività un solo decesso nella persona del Muntaz Tec/ai Zemò da Teramni, della Banda di Seraè che colpito in az1011e di guerra da ['al/otto/a esplosiva alla mandibola, riportava la doppia frattura c(}mpleta esposta e comminuta del mascellare inferiore, con paralisi dell'ipoglosso e del velopendolo. Il dccorso della frattura fu regolare, vinta la gangrena delle parti molli, ma intervenne polmonite ab ingestis (in causa delle paralisi sopradette) che portò il paziente all'esito. « Il sottoscritto ha rite11uto opportuno segnalare in questa relazione il lavoro compit~to in questi mesi dal reparto st(}matologico oppo1·tunamente istituito da codesta Direzione di Sanità. « Il Capo Reparto della Sezione Stomarologica dell'Armata Capitano medico p1·of. S. Palazzi >>. " 18 gennaio 1936-XIV ».


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Questo lavoro ebbe l'onore delle attenzioni anche dell'Alto Commissario Ispettore Superiore generale dci servizi sanitari militari e ci vi l i per l'Africa Orientale tenente generale medico prof. Castellani, il quale più volte benevolmente si interessò al nostro servizio sollecitando presso gli Enti competenti l'invio del materiale necessario per un miglioramento delle funzioni del reparto. Così il servizio ai reparti combattenti e alle truppe di retrovia veniva man mano perfezionandosi in un assestamento sempre migliore. Ma la Direzione di Sanità volle ancora perfezionare il servizio facendo prestare le cure degli odontoiatri e degli stomatologi da lei dipendenti anche alle popolazioni civili. Questo lavoro sui civili della Colonia permise di prestare le nostre cure a personaggi abissini, capi e principesse e ci mostrò anche casi clinici straordinariamente interessanti. Ricordo fra tutti il caso di una cisti del ma!.cellare inferiore del volume di una grossa zucca (il suo diametro era di 32 centimetri) che il paziente portava da molti anni. Tali cure ci diedero la gratitudine di quella gente alla quale la terapia ordinata e logica della medicina moderna è ignorata perchè in contatto solo con le stregonerie e l'empirismo dei santoni locali, i quali nelle algie dentarie, impiegano come terapia fondamentale le scarificazioni sulle guance e l 'applicazione di coppette rudimentali e primitive. Dopo le battaglie deli'Endertà e le successive di Mai Ceu e Passo Mecan un numero notevole di feriti dell'esercito abissino, rimasti entro le nostre linee, perchè i rudimentali servizi sanitari dell'esercito etiopico non permettevano sgomberi nel suo territorio, dovettero essere curati nei nostri ospedali presso i q uali erano stati costituiti speciali reparti isolati per feriti dell'esercito nemrco. Anche nel settore delle lesioni mascellari, su proposta dello scrivente, il generale Martoglio volle che si prestassero cure speciali a questi feriti e fu emanata in proposito una disposizione secondo la quale tutti i traumatizzati dei mascellari dell'esercito abissino caduti prigionieri dovevano essere curati da sanitari nel Reparto stomatologico dcii' Armata. Disposte ed esaurite tutte le precauzioni di isolamento e di quarantena per questi feriti prigionieri, essi dovevano essere accolti nell'ospedale degli indigeni ed ivi curati dagli specialisti. Rammento a questo proposito di aver visto fra gli altri abissini un ragazzetto di non più di dieci anni con una frattura della mandibola da pallottola di fucile ed una giovane donna con doppia frattura del mélsccllare superiore, i qual i servivano n cii 'esercito abissi no in qualità di portatori cii acqua e di munizioni. Allo scopo di rendere chiara al lettore di queste note l'efficacia delle provvidenze odontoiatriche diremo che prima delle battaglie dcii 'Endertà,

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del Tembien e dello Scirè, i centri di afflusso e di cura per le malattie dentarie furono Adigrat e Senafè per il settore di l>inistra nel quale operarono sette divisioni nazionali e due eritree, ed Adua ed Adi Qualà per il settore di destra, dove operarono altre cinque divisioni. Nel settore importantissimo di retrovia che può dirsi facesse capo a Massaua ed Asmara, furono istituiti con mezzi adeguati, messi a disposizione dall'Intendenza, importantissimi gabinetti dentistici, che servirono molto bene le truppe retrostanti dei servizi e quelle di passaggio (v. grafico annesso). Tutti questi gabinetti avanzati sotto tenda e di retrovia erano, agli effetti amministrativi e disciplinari, alle dipendenze degli ospedali da campo dell 'Intendenza opportunamente ampliati con vere e proprie funzioni di centri ospedalieri di cura. Le funzioni di questi centri odontoiatrici erano quelle di provvedere alla terapia chirurgica demolitiva di urgenza, alla terapia conservativa di cavità medie e profonde (escluse le forme complicate di gangrena e da periodontite) mentre la terapia d'urgenza per le truppe veniva esercitata dalle ambulanze le quali spostate fin nelle immediate vicinanze della zona occupata dalle truppe impegnate, portarono un vero efficace contributo, il cui valore per l'immediatezza degli interventi, riteniamo sia meritevole di segnalazione. Furono questi nostri colleghi che, spinti durante la battaglia dell'Endcrtà fino alla zona del Passo di Alagi, subirono tutti i disagi delle truppe e tra esse portarono il contributo del loro lavoro. I concetti fino ad ora esposti rappresentano l'organizzazione stomatolog1ca del corpo di spedizi<;>nc fino alla conclusione delle tre battaglie dell'Endertà, Tembien e Scirè; organizzazione che la Direzione di Sanità non mancò di far coordinare, sorvegliandone le funzioni con un ispettore, il cui compito era quello di segnalare inconvenienti di organizzazione, di sgombero, di funzione. Così può dirsi che il corpo di spedizione in A. O. ha avuto una organizzazione stomatoiatrica, che potè assolvere tutte le funzioni che fu chiamata ad assolvere e che, per i mezzi fornitile, pùò essere messa sullo stesso piano delle organizzazioni stomatologiche di altri eserciti stranieri, che da decenni hanno provveduto alla formazione di un vero e proprio corpo sanitario stomatologico specializzato ad laterem del corpo sanitario. In questo complesso di lavoro dobbiamo anche ricordare le unità sanitarie non propriamente di specialità stomatoiatrica, ma che potevano prestare, come hanno prestato, un prezioso contributo all'opera di bonifica stomatologica e all'opera di soccorso per la terapia d'urgenza all'apparato dentario. Dobbiamo rammentare così tutti gli ospedali da campo, i quali muniti di cassette odontoiatriche per interventi specialistici, poterono in determinati casi sostituirsi con funzioni prettamente odontologiche in assenza di gabinetti e di reparti specializzati, onde a questo proposito ricordiamo il


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centro ospedaliero di Selaclacà che fu scgnabto in una speciale relazione alla Direzione di Sanità. Tutti questi ospedali, poterono portare soccorsi immediati e ricorderemo altresì le sezioni di sanità nelle quali prestavano servizio, come ufficiali medici, valorosi odontoiatri, le quali sezioni di sanità poterono anch'esse portare un solido aiuto nd campo delle malattie dei denti e dei mascellari . In questa continua attività si ebbero al reparto stomatologico frt:qucnti visite, anche per cure, di Altezze Reali, di alti Gerarchi del Partito e di Ufficiali Generali comandanti dì grandi unità e di Alti Personaggi politici. Si ebbe anche la visita di S. A. R. la Principessa di Piemonte, la quale si interessò benevolmente alla sorte di parecchi dei nostri feriti. Fra le varie attività del servizio stomatologico del corpo di spedizione in A. O. nello scacchiere eritreo, dobbiamo segnalare il servizio del laboratorio odontotecnico ed il servizio di protesi. Quest'ultimo affidato al capitano di complemento Domenico Fiorini, abile professionista e valente cultore della protesi, potè realizzare un grande numero di costruzioni estetiche; Il capitano Fiorini ha portato quindi un contributo efficace di lavoro alla risoluzione di un notevole problema nel servizio stomatologico del corpo di spedizione, notevole problema che non aveva, a quanto affermano gli ufficiali medici in servizio permanente, analoga soiuzione nell'esercito territoriale. Ma nello scacchiere eritreo, in zone nelle quali non è possibile trovare al di fuori dell'ambiente militare cure adeguate per applicazioni protetiche, un buon reparto di protesi potè avere funzioni importanti. Quando si pensi che un grande numero di Camicie Nere, anziane d'anni, portatrici di apparecchi erano inutilizzate per la frattura dell'apparecchio o perchè questo era divenuto Ìhservibile, si può concludere quanto sia stato importante il servizio di protesi il quale riportò i n efficienza masticatoria, soggetti che tale efficienza avevano perduto. Per questo lavoro dobbiamo ricordare anche il funzionamento del laboratorio di od.ontotecnica, il quale affidato allo stesso capitano Fiorini, funzionò sempre in modo assolutamente egregio. Il tecnico che aveva funzione di dirigente del laboratorio, caporal maggiore Dino Sartore, va pure segnalato per la precisione con la quale eseguì ogni lavoro, per la solerzia nell'apprestarlo, per la competenza dimostrata nel costruire le protesi. Altro servizio eseguito nel reparto stomatologìco dell'Armata fu quello medico-legale. Numerosi furono i militari (alla fine delle operazioni un intero padiglione era da questi occupato) che in seguito all 'alimentazione secca, con la bocca già in particolari condizioni di minorazione per diminuzione del numero degli odontoni e per carie grave dei denti, ebbero ulteriori perdite di clementi masticatori. Ciò si verificò più spesso tra i reparti di Ca. micie Nere ove prestavano servizio militi anzi:mi d'anni, ma anche tra i militari dell'esercito il fenomeno fu largamente osservato.


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Parte di questi soggetti, in relazione ai disposti dell'art. 59 dell'elenco infermità, veniva proposto alle Commissioni medico-legali per servizi sedentari, altri venivano, presentando gli estremi dell'articolo, proposti per lo sgombero sul territorio come inabili per deficienza dentaria alle operazioni militari in Colonia. Per coloro che presentavano fenomeni ossei operabili si intervenne mettendoli in condizione di essere nuovamente validi per il servizio in prima linea; così parecchi affetti da voluminose cisti, tumori mascellari, sinusiti, etc. furono con interventi recuperati. Gli altri giudicati òalla Commissione di prima istanza ebbero le decisioni jnerenti ed adeguate al loro caso. A questo proposito debbo qui ricordare il tenente colonnello dottor D 'Anna, presidente della Commissione medico-legale di prima istanza, che con spirito di alta comprensione speciaiisrica prese sempre decisioni eque ed esatte che portarono o alla assegnazione a servizi sedentari o allo sgombero in territorio degli insufficienti dentari. Così il funzionamento del servizio stomatoiatrico del corpo di spedizione A . O. favorito direttamente dal generale medico Ferdinando MartClglio, direttore di sanità, con ampiezza di vedute e largheggiando nei mezzi, portò un contributo non indifferente al problema sanitario del corpo di spedizione. Fu questa opera lungimirante perchè non economizzando nei mezzi e facilitando il sorgere di una organizzazione adeguata, permise di recuperare un numero notevole di militari ch.e abbandonati a sè stessi avrebbero, col loro sgombero sul territorio, dovuto abbandonare l 'esercito operante. Per i miei servizi di ispezione l'Intendenza generale (Ufficio dei trasporti e delle tappe) metteva a disposizione mia un camioncino Balilla del suo autodrappello con un autista. Nel camioncino ponevo la tenda) il lettino da campo, coperte, viveri, moschetto, munizion i e iniziavo il mio viaggio nella colonia Eritrea, poi al di là del confine abissino in zone impervie per aspre montagne o pianeggianti, sotto il torrido ~ole del tropico o nel rigido freddo delle notti, tra pianure desertiche o nei boschi dalla ricca vegetazione tropicale, nelle zone ricche d'acqua tra gli alberi dell'ebano e del palissandro. Queste mie ispezioni, che la Direzione di Sanità lasciava alle mie iniziative, avvenivano nei periodi in cui il reparto mi dava una certa tranquillità poichè i feriti gravi erano già stati operati, nè si attendevano nuov1 arrivi. Durante le mie assenze la direzione del reparto era affidata al capitano Fiorini. L e mie ispezioni che duravano parecchi giorni furono alquanto disagiate come quelle delle marce verso il confine abissino, ma mi diedero una grande serenità e pace nello spirito. Ho incontrato nei miei viaggi molti collegh.i in ospedali da campo, nei gabinetti odontoiatrici, nelle ambulanze,


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l SERVIZI STOMATOLOGICI DURANTE LE OPERAZIONI MILITARI ECC.

coi quali ho avuto sempre rapporti di cara e viva cordialità. Tutti poi svolgevano il loro servizio con zelo ammirevole. Queste ispezioni si mostrarono utili perchè fu possibile coordinare a sèconda delle esigenze locali il servizio stomatologico: esigenze locali che potevano venir scoperte, osservate, studiate solo per mezzo dell'esame del luogo, della dislocazione delle truppe, dell'afflusso degli ammalati in relazione alla rete stradale ed alle unità sanitarie stomatologiche. L'ospitalità concec;sami negli ospedali da campo avanzati, negli accampamenti dei comandi di divisione e di reggimenti, delle sezioni di sanità è sempre stata tanto cordiale e con pensieri di nost:tlgia il mio ricordo va ai tanti ufficiali

medici, molti dei quali già furono miei allievi, che mi dimostrarono di sentirsi a me legati, con ricordi dovuti allo studio sui miei libri o da episodi di esami di stato sostenuti nell'Università di Pavia. Io mi rendevo conto della reale efficienza delle unità sanitarie stomatologiche, delle eventuali deficienze d i organizzazione e di materiale che mi venivano segnalate dai singoli dirigenti delle unità, e che provvedevo venissero al più presto eliminate con l 'invio sollecito dai magazzini dell'Intendenza, di materiale, strumenti e di tutto quanto necessitava al lavoro di questi compagni che tutti si prodigarono con ottima volontà, talvolta con abnegazione in un lavoro che per molti fu duro, disagiato e difficile.

••• Esporrò da ultimo in sintesi alcuni concetti sulle funzioni del reparto stomatologico dell 'Armati e sui particolari mezzi a sua disposizione, completando quanto già nella prima parte è stato esposto. Il numero dei casi di traumatologia durante le operazioni militari italoabissine fu notevole. Il numero delle fratture mascellari (a parte quelle per traumi veri e propri di guerra) fu pure non indifferente. A settandue complessivamente, ammontano le fratture dei mascellari e se si pensa alle pubblicazioni riguardanti la passata guerra, fra le quali una oltrepassa nella sua statistica il centinaio di casi e le altre più modeste, si può ben dire che anche le funzioni del reparto stomatologico di questa Armata, quantunque non impegnata per un lungo tempo come quello della passata guerra, ha pure assolto in otto mesi di operazioni un compito non indifferente. Tanto nelle fratture di guerra quanto in quelle da traumatismi comuni, molto interessante è stato il campo delle osservazioni, così pure nella patologia infiammatoria e tumorale mascellare e perimascellare. Si sono visti dei casi di processi infiammatori particolarmente gravi dovuti sia alla debolezza organica di ,:;oggetti provati da lunghe marce, da notti all'addiaccio e da una alimentazione irrego~are, nonchè al clima tropicale e difficoltà di sgombero dalla linea ai posti retrostanti. Tutti questi casi, moltissimi dei quali presentavano notevole interesse (è difficile infatti osservare casi del genere nella patologia comune), furono


Grafico dimostrativo

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l SERVIZI STOMATOLOGICI DURANTE. l.E OPERAZIONI MIUTARI ECC.

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trattenuti in reparto fino a guarigione ultimata ed inviati in patria solamente per licenze di convalescenza. Nella terapia di questi pazienti ci si è attenuti a criteri rigidamente conservatori : la tecnica stomatologica moderna applicata in ogni sua eccezione ha dato in questo campo meravigliosi risuhati. Per quanto si riflette alle fratture di guerra e dei traumi comuni; già è stato detto nella prima parte sui mezzi che abbiamo impiegato. I criteri sui quali si uniformò la terapia delle fratture furono criteri completamente wnservarivi. Tutti i frammenti ossei di notevole importanza, per quanto si riflette alla restitutio ad integrum del massiccio scheletrico facciale, furono conservati anche se il traumatismo li aveva profondamente mobilizzati. Fu osservato, a conferma delle precedenti osservazioni, che anche i frammenti ossei di grande mobilità, in relazione ancora al periostio, poterono, in seguito ad accurati interventi , andare incontro ad una buona consolidazione. Al contrario abbiamo invece seguito criteri più prettamente demolitivi nei nguardi degli elementi dentari. Tutti gli clementi dentari che erano in relazione con focolai di frattura o ad essi prossimi, vennero senz 'altro asportati e ciò per ottenere un minimum di tempo per la guarigione delle fratture, che, si sa, in corrispondenza di denti morti, hanno disturbata la loro evoluzione. Per quanto si riflette alla ricostruzione dei piani cutanei e muscolari perduti nel trauma, si sono seguite le tecniche gij a suo tempo esposte c descritte :Jnche in questo giornale da Cavina. Si sono ottenuti ~eguendo rigidamente questa tecnica, dei risultati veramente ottimi. A terapia ultimata delle fratture, si applicavano apparecchi di protesi in attesa della possibilità d eli 'intervento per osteoplastiche, che, come è noto, devono essere eseguite a ~istan za di tempo quando ogni fenomeno microbico è certa· mente csaunto. · Rammentiamo che furono eseguiti per causa di servizio 34 apparecchi di protesi masticatoria e 70 apparecchi di protesi di elezione. Ho già accennato che fu largamente impiegata come mezzo antisettico nelle gangrene consecutive a gravi traumi da proiettili esplosivi, la naftalina. Che questo medicinale sia stato già adoperato in tali lesioni non mi è dato affermare. Ebbi a ricercare al mio ritorno in Patria in libri di farmacologia, riviste, trattati di chirurgia, di patologia chirurgica circa questo impiego, ma non mi è stato dato di trovare che questo mezzo antisettico sia stato adoperato. Anzi in una mia comunicazione nella seduta del 17 luglio 1936-XIV alla Società Lombarda di Chirurgia presieduta dal professor Donati, ebbi a chiedere ai numerosi presenti se :avessero contezza di un impiego del genere. In Eritrea dove la naftalina è largamente usata per la

manipolazione delle pelli, questo antisettico si trova abbondante. Ho applicato questo medicinale nelle gangrene gravi settiche con fenomeni putrefattivi imponenti su vaste brecce maciullate da proiettili espio-


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l SERVIZI STO MATOLOGICI DURANTE LE OPERALION I MIUTARI ECC.

~JVJ e ho ottenuto risultati veramente soddisfacenti. l processi gangrenosi e

!e putrefazioni osti.nate cd imponenti erano dovute in parte al fatto che essi si svolgevano su soggetti defedati per il clima e per l'alimentazione irregolare e ~ceca, stremati da lung he marce c da notti insonni, soggetti quindi a resistenza organica diminuita, nella quale avevano azione particolare i germi fa\'Oriti dalle condizioni tropicali della temperatura. Per questo avevano particolare floridezza i processi gangrcnosi, come non si vedono nella nostra patologia, poichè detti feriti sia lungo le zone della linea, sia in quelle retrostanti non potevano venire regolarmente medicati. I casi che poterono essere trasportati d' urgenza in volo presentarono delle gangrene settiche di minore imponenza, ma al contr:uio i pazienti che venivano dalle linee del fronte fino alle zone retrostanti e che dovettero permanere lung hi giorni nelle ambulanze presentarono sempre fenomeni settici di notevole imponenza. Su essi l'applicazione della naftalina si è dimostrata di un'efficacia veramente particolare, c tale efficacia non si è dimostrata solo in loco lesionis, ma anche dal punto di vista generale in quan to che l'assorbimento che si poteva determinare da parte dei vasi per la naftalina posta sulle superfici g ranulanti a caduta completa o quasi completa dei lembi gangrenosi, poteva determinare, credo, anche un fatto antisettico generale. Circa l'applicazione di questo medicinale accennerò che veniva applicato in polver~ sopra tutta la breccia più o meno vasta che fosse. In altra pubblicazione darò più larg hj particolari. La naftalina può essere messa impunemente anche nella bocca. Se esistono tragitti profondi gangrenosi in corrispondenza dei quali non sia possibile applicare la polvere si prenderà un cristallo di naftalina , si porterà con un Péan o con un Kocher fino in fondo al tragitto putrido e con i becchi c le estremità attive di detti strumenti, il cristallo verrà frantumato in modo che la polvere ed i piccoli cristalli risultan ti da questa frantumaz:one si d ispongano in corrispondenza di tutto il tragi tto. I risultati osservati nelle parecchie decine di casi nei quali fu applicata, furono ottimi. Entro 24 ore il grande fetore che eman ava da queste ferite era già profon(bmente diminuito e dopo 48 ore scomparso. Il terzo giorno la superficie, già gangrenata, andava incontro alla formazione di granulazioni ben costituite e in breve tempo, abolita la secrezione, si poteva provvedere alla ricostruzione delle parti della faccia gravemente traumatizzate con plastiche ed innesti. Certo, a proposito di questo medicinale, è bene che il suo impiego, del quale non esiste, si può dire, che um ridotta esperienza, venga studiato. Credo opportuno che su questo tema V(ngano fatte indagini nel senso di osservare se queste grandi dosi di naftalina poste su superfici granulanti e su piccoli vasi beanti non possano portare anche a fenomeni di intossicazione. Rammento che in un testo di farm acologia ho trovato che la naftalina è adoperata come espettorante nelle gangrene polmonari: sarebbe oppor-


l SE R VIZI STOMATOLOGICI DURANTE LE OPERAZIONI MILITARI ECC.

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tuno pertanto stabilire se la naftalina applicata in corrispondenza di così vaste superfici non possa con la sua eliminazione danneggiare l'apparato respiratorio, l 'emuntorio renale o possa d 'altronde determinare fenomeni secondari. Noi non abbiamo mai riscontrato alcun fenomeno spiacevole. P er guanto si riferisce all'assistenza nel reparto, possiamo dire che con i mezzi dell'ospedale da campo, presso il quale il reparto stomatologico funzionava, essa si svolse nel modo più regolare.

Settembre 19]6-X/V.

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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE LABORATORIO n• IGIENE. Direttore: tenente colonnello medico Prof. N.

BRUNI.

LA CAJUCA BATTElUCA GENERALE E LA COLIMETRIA NELL'ANALISI BATTERIOLOGICA DELL'ACQUA (OSSERVAZIONI E NOTE DI TECNICA) Dott. E vaslo De Alesai, capitano medico.

Ad un esame batteriologico delle acque di uso potabile si richiede In genere: 1" il numero approssimativo dei germi di tutte le specie capaci di svilupparsi in mezzi culturali ed alle temperature favorevoli alla germinazione della maggioranza dei germi e, quanto più il numero risulta elevato, maggiore si presume debba essere la quantità delle sostanze organiche in decomposizione; 2• il numero dei germi di origine fecale, poichè si deduce che quanto più sono le specie e quanto più elevato nelle acque è il numero dei germi che albergano normalmente nell'intestino, maggiori saranno le probabilità che le specie intestinali patogene, veicolate dall'acqua, possano giungere allo intestino stesso. Quale rappresentante dei germi fecali, sia perchè è considerato un ospite costante dcii 'intestino umano (Esc herich, Buchner, Baginsky, Moro, Tissier), sra anche perchè si dimostra capace di una lunga sopravvivenza nell'ambiente idrico, si è scelto il B. coli . Per quanto concerne la seconda parte del q uesito, è risaputo che la presenza ed il numero del B. coli sono due testi di con taminazione ormai classici e quasi universal mente accettati. Tuttavia, in questi ultimi tempi, si è pensato che tali testi potevano conseguire un valore maggiore con il precisare anche l'origine del B. coli. Tale nozione di origine, che appare importante non solo per i fini teorici di classi ficazione, è strettamente in relazione con gli studi tuttora in evoluzione sulle mutazioni che possono subire i germi nelle diverse condizion i ambientali e, per i germ i patogeni, nel passaggio alla vita saprofitica (varietà flave, ecc.). Intanto, se la colimetria è una ricerca la cui necessità ed utilità in tema di esame batteriologico di un 'acqua, come pratica generica, è fuori d iscussione, esistono invece delle divergenze sul parere della tolleranza numerica c sulla composizione dei terreni culturaJj da impiegarsi nell'esame colimetrico. La questione della tolleranza numerica del B. coli è, a bene ponderarla. una specie d i transazione alla quale si è giunti in parte per necessità oroidrografiche locali ed in parte per la constatazione sempre più numerosa della

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LA CARICA BA1TERICA GENERI\LE E LA COLIMETR1A NELL'ANALISI ECC.

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grande ubiquità della varietà del B. coli aerogenes e di altri germi colisimili dotati di scarsissimo potere patogeno. Però1 con l'estendersi degli approvvigionamenti idrici, forniti dalle acque superficiali di fiumi e di laghi, suc-cessivamente trattate con mezzi potabilizzanti sicuri praticati in impianti di depurazione bene attrezzati e sorvegliati, tale problema non è più così impellente. Mentre, il criterio colimetrico conserva integro il suo valore di vero sintomo di allarme per le acque non soggette a depurazione, sia come giudizio iniziale, sia anche continuativo, delle variazioni che possono avvenire nel tempo. Riguardo alla composizione dei terreni usati per la colimetria, ed è in questo tema che esistono le maggiori discordanze tanto da rappresentare ancora ogg1 un campo aperto agli esperimentatori, due sono le direttive fondamentali che guidano la composizione delle formule: o, si cerca di favorire lo sviluppo del B. coli eventualmente presente in un campione di acqua in esame con speciali sostanze nutritive, di modo che il coli germini attivamente e rapidamente in concorrenza alle altre specie nùcrobiche che potrebbero svilupparsi nel medesimo mezzo culturale, ammettendo implicitamente il concetto di forza numerica e che cioè, quanto più precocemente ed attivamente si moltiplica il B. coli e, fino ad un certo limite, j bacilli coli concorreranno sempre più a rendersi elettivo il mezzo nutritivo al loro preponderante od esclusivo sviluppo, quasi vaccinando il terr~no in cui v~vono, che non sarà più idoneo alla moltiplicazione delle specte concorrenti; oppure, si cerca di inibire lo sviluppo delle specie microbiche di associazione con mezzi fisici (temperatura) e particolarmente chimici ad azione batteriostatica, che sia risentita in minore misura dal B. coli, che pertanto riuscirà ugualmente a germinare. Così divisi per necessità schematica, i criteri informatori si unificano nella pratica con l'allestire un mezzo nutritivo il più favorevole possibile allo sviluppo precoce e preponderante del B. coli. A tale fine giova indubbiamente la conoscenza delle proprietà biologiche del germe e, quanto più un :erreno sarà atto rivelarle, tanto più dovrebbe riuscire selettivo. Queste ragioni teoricamente logiche incontrano tuttavia nella esecuzione pratica delle difficoltà, su alcune delle quali credo opportuno soffermarmi. I. La somma delle proprietà biologiche assegnate più concordemente al B. coli è tale che, se certamente nell'insieme contribuisce alla perfetta conoscenza del germe, singolarmente invece, non sempre una proprietà costituisce una vera entità differenziale. Inoltre, riesce spesso malagevole con un unico terreno potere rivelare molteplici proprietà biologiche; occorrono quindi, per l'identificazione, delle prove preliminari di orientamento e delle riprove di conferma. 2. L'esistenza di numerose varietà di germi colisimili che si allontanano solo per alcune particolarità biologiche dalle caratteristiche assegnate


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LA CARICA BATTERICA GENERALE E LA COliMETRIA NELL ' ANALlS I ECC .

al B. coli fecale e che sono reperite, sebbene in proporzione minore, anche nelle feci dell'uomo e degli animali, segnalano ancora con la loro presenza la possibilità, ma non la certezza, di un inquinamento di origine anche fecale (Bonalberti, Bruschettini). Intanto queste varietà non vengono rivelate usando dei terreni rigorosamente sclcttivi per il B. coli fecale, oppure, possono essere interpretate come dei coli fecali tipici usando dei terreni di arricchimento più largamente elettivi. 3· - Le particolari condizioni ambientali idriche quali, l'azione batteriofagica, queiì::t batteriobioattivante (Denes), la radioattività, devono fare risentire la loro influenza nella germinazione del B. coli, anche portato in un terreno di elezione. E quindi l'esito di una prova di semina è altresì in relazione al rapporto fra la quantità di acqua inscminata e quella del terreno nutritivo analogamente a . quanto si osserva nella pratica delle emoculture. 4· - L e proprietà biologiche di un germe possono inoltre essere modificate dall'ambiente nel quale il germe si trova e solo, dopo l'isolamento, con i S'!Ccessivi passaggi nei terreni adatti, possono riacquistarsi completamente come avviene con i germi di collezione. L'insieme di queste considerazioni starebbe infine contro l'adozione, come da alcuni AA. si auspica, di un metodo campionato per la colimetria, Jnalogamente a quanto è in uso per alcune reazioni sierologiche, poichè occorre tener presente che le varie acque sono talvolta tanto differenti fra di loro nei componenti chimici, fisici, batterici da assumere una spiccatissima individualità. Quindi, anche un terreno che possegga i requisiti per riuscire molto elettivo, risentirà sempre in un ampio margine di relatività della qualità e della quantità dell'acqua inseminata. Della individualità delle acque ne ebbero una profonda intuizione i popoli antichi, che con mente poetica personificarono o deificarono le varie sorgenti, ne abbiamo delle evidenti e più scienti fiche prove noi, non solo nei risultati delle prove di laboratorio, spesso fra loro non concordi, ma anche indirettamente, considerando il processo della fermentazione panaria, che riesce variamente a seconda delle acque usate per l'impasto ed ancora nella diversa attitudine delle acque naturali alla macerazione biologica delle fibre vegetali tessili (Carbone). Se ne deduce quindi che i vari terreni proposti per la colimetria possono rispondere in maniera differente a seconda dei campioni di acque con i quali sono provati, perciò l'esito delle ricerche sarà in dipendenza della scelta dd terreno e della interpretazione dello esperimentatore. E' superfluo poi insistere sulla necessità di integrare i risultati della colimetria, ripetuta in condizioni meteorologiche e stagionali diverse, con quelli ottenuti dagli altri esami che concorrono all'espressione complessiva del giudizio finale di potabilità o meno.


LA CARICA BATTERICA GENERALE E LA COLIMETRIA NELL 'ANALISI ECC.

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Limitando l'argomento al tema propostomi, di esperimentare un terreno che riuscisse, con economia e semplicità di mezzi, a rivelare due dati importanti utili al giudizio di potabilità, quali, la carica batterica generale c:: la presenza del coli precisandone l'origine fecale, ho rivolto l'attenzione a due proprietà note da tempo, possedute dai germi del gruppo del B. coli. E precisamente: la resistenza al fenolo, proprietà ch'è di base al terreno del Parietti e, la riduzione di alcune sostanze coloranti nei loro lcucoderivati, base al terreno !atto-blu di Pinzani ed alla prova del Gratch. L'addizione di fenolo ai terreni elettivi per il coli è stata usata da Parietti, Perè, Miquel, Dumbar, Pouquet, Borman, Macè, Azzi, ecc .. Tale metodo fu dal Parietti originariamente ideato per l'isolamento del B. tifico dall'acqua usando diluizioni scalari fenolo-cloridriche. Fu poi migliorato nella tecnica ed impiegato nella colimetria da Canalis e Crossonini e dette a questi AA. ottimi risultati pratici. Sicchè, nonostante le critiche univoche di Saito, Fromme, Neri, Dienert, Etrillard, il terreno fenicato viene ancora proposto da vari AA. (Grieg, Smith, Meansburger, Rambouseck, Perantoni, Segre, fordan, Horton, Vincent, Azzi). Recentemente Molinari, studiando i caratteri biochimici di alcuni ceppi di coli isolati da acque di falde 'idriche profonde con ottimi requisiti di potabiJità nella provincia di Forlì, ceppi classificabili per i risultati delle varie prove culturali fra gli aerogenes, ha osservato che questi ceppi si dimostrarono sensibilissimi a delle piccole quantità di sostanze dotate di un certo potere inibente quali, il cristalvioletto, la bile, e che la resistenza al fenolo, saggiata inserninandoli nel brodo del Vincent, era nulla. Ara, ha esaminato comparativamente il comportamento biologico di vari ceppi di coli isolati da habitat diversi (feci, acque superficiali ed acque di falde profonde) e conclude che la resistenza al fenolo è massima per i 'ceppi isolati dalle feci, diminuendo gradualmente per quelli isolati dalle acque superficiali e risulta minima P.e r quelli delle falde idriche profonde :analogamente a quanto era già stato osservato da Greenfield. La constatazione di una maggiore resistenza ai mezzi fenicati dei ceppi di B. coli che più si avvicinano anche per altri caratteri culturali al coli fecale, potrebbe inoltre trovare una spiegazione logica, che è conforme alle leggi biologiche che regolano l'ereditarietà dei caratteri e l'assuefazione, nel fatto che il coli fecale, in mezzi culturali idonei, sia esso stesso un produttore di fenolo come lo considerano Metchnikoff, Chantemesse, Lehmann, Blumenthal~ tanto, ed in modo preponderante, durante la vita di associazione con la flora microbica intestinale, quanto, ma in misura più limitata, anche in cuJtura pura (Dobrowolski, Perè, Vincent, Tissier). Questa deduzione sarebbe anche consona ai risultati delle ricerche di Berthelot che riuscì ad isolare dalle feci di pazienti affetti da disturbi enterici


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LA CARICA BATTERIC1\ GENERALE E l, A COI- IMETRIA NELL'ANALISI ECC.

un bacillo colisimile resistente a delle forti concentrazioni di fenolo e buon produttori .in cultura di fenolo. L'A. denominò phenologenes tale germe e nel contempo osserva che nell'analisi batteriologica di un'acqua usando dei terreni fenicati, si può eventualmente isolare con il coli tipico anche il phenologenes, tuttavia, non ne possono derivare inconvenienti per la confusione di questo germe con il coli poichè uguale è l'origine intestinale, anzi, siccome il phenologenes gode di una minore ubiquità, può testimoniare in modo ancora più probativo un inquinan1ento fecale. Risulta quindi, dalle constatazioni succitate, che il fenolo possiede una azione tanto più inibente sullo sviluppo dei germi del gruppo del coli quanto più questi si allontanano dalle caratteristiche del coli fecale assumendo quelle del coli aerogenes, a differenza di guanto invece è stato osservato circa la resistenza del coli aerogenes alle scstanze cloranti usate nella potabilizzazione e ad alcune sostanze coloranti (bleu NiJ0; Vittoria, metilene). Il bleu di metilene, che è un deriv:ato tctrametilato del clqruro di diaminotiofenilamina (tionina o violetto di Lauth) è stato proposto da Pinzani e da Gratch come rivelatore della vita microbica neLl'acqua. Pinzani ha composto un terreno al !atto-blu che rivela nel contempo due proprietà biobatteriche: la riduzione del bleu e la coagulazione del latte. Gratch, poi ha istituita, con una tecnica semplice, una prova di batteriometria per l'analisi di un'acqua. Sergi, che ha comparato la sensibilità di vari terreni con l'addizione di bleu di metilene, nitroantrochinone, tellurito di pctassio nell'esame di diversi campioni di acque, conclude favorevolmente per l'uso del bleu di metilene. Massa, con una serie dì numerose esperienze, riconferma l'utilità dell'impiego del terreno liquido al bleu di metilene usato secondo la tecnica di Gratch proponendo l 'addizione del lattosio. Per via chimica la riduzione di una soluzione acquosa di bleu di metilene si ottiene trattandola con acido cloridrico e polvere di zinco. Il liquido così decolorato, filtrato, può rigenerare la materia colorante primitiva per ossidazione. La colorazione azzurra ricompare lentamente con l'agitazione ali 'aria e più rapidamente con l 'addizione di una soluzione di cloruro ferrico o di acqua ossigenata. La riduzione del bleu di metilene, oltre che come rivelatore della vita rnicrobica, viene usato ancora per la determinazione della vitamina C se-

condo il metodo di Martini e Bonsignore e da Lesbre come prova del grado di virulenza degli stafilococchi. Biologicamente, la riduzione, già constatata da Pasteur per il bleu di indigo nelle culture di B. butyrricus, è interpretata come il risultato di una respirazione interna cellulare che usufruisce dell'ossigeno dell'ambiente. Ora, considerando secondo WeilanJ le ossidazioni come deidrogenazioni, cioè sottrazioni di H dal corpo che deve essere ossidato, l'H liberato è assunto dal bleu di metilene che viene ridotto. Questa azione riduttrice è in rapporto al numero dei germi riduttori contenuti in un mezzo nutritivo e pare


LA CARI CA HATTER ICA GENERALE E 1.!\ CO UMF.TRI.\ NELL'ANALIS I ECC.

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anche contemporanea al momento della massima riprodu7.ionc òei germi stess1. La valutazione della forza riduttricc si può misurare con metodi elettrometrici quanto con metodi calorimetrici usando per lo più come inJicatori alcuni colori a tipo indofenolico che si scolorano sotto l'azione dell'H attivo. Come termine di paragone in queste osservazioni calorimetriche si usa frequentemente il bleu di metilene perchè ad un pH = 7 occupa una posizione centrale intermedia nella scala di Clark (Er = - 1 5) di modo che, aggiunto ad una cultura, si scolorcrà virando verso la fase ridotta se ii riossido potenziale della cultura sarà inferiore a quello del colore, rimanendo azzurro se si equivale o lo supera. Questa, in parte, la spiegazione biologica della reazione del viraggio.

In un primo tempo ho eseguito delle prove per saggiare il potere di r1duzione di alcuni germi intestinali della collezione del laboratorio. Questi furono quindi inseminati in terreni liquidi con l'addizione del bleu di metilene nelle proporzioni usate dal Gratch. Complessivamente si inscminarono 50 ceppi di tifo, 5 paratifi A, 8 paratifi B, 5 coli, 4 protei. T uttl i ceppi virarono il terreno alla 24• ora, ma diversa si dimostrò la precocità della reazione e l'intensità. Migliori riduttori si dimostrarono i ceppi di proteo e di coli, indi i tifi ed i paratifi B ed A. In genere ho potuto notare uno stretto parallelismo nella funzione tempo, fra la comparsa della riduzione nel mezzo liquido e la germinazione in forma di patina nei terreni solidi idonei allo sviluppo dei varì germi riduttori. In seguito ho esperimentata la resistenza di un ceppo di coli e di paratifo B in terreni nutritivi liquidi (brodo od acqua peptonata) sia con addizione di soluzioni di bleu di metilene di varia concentrazione, sia con l'aggiunta di soluzioni fenolocloridriche di diversa concentrazione. Ne è risultato che tanto il ceppo di coli quanto il paratifo B, che nelle prove precedenti si erano dimostrati dei buoni riduttori, si svilupparono bene nei suddetti terreni dando riduzione del mezzo culturale, nel quale la concentrazione totale del bleu di metilene era di 1/2ooo, e dimostrarono una resiHenza al fenolo germinando in un brodo fenicocloridrico nel quale la concentrazione del fenolo era del o, 15 %. Le soluzioni madri delle sostanze da addizionarsi al terreno nutnt1vo rispettivamente secondo i metodi di Parietti e di Gratch, sono: La soluzione fenicocloridrica di Parietti : 4 cc. di acido cloridrico concentrato, 96 cc. di una soluzione in acqua distillata di acido fenico al 5 %, \Ìene aggiunta nella quantità d i circa cc. 1,2 % del volume totale di acqua in esame contenente già il terreno nutritivo. 3 -

GÌO'IIa/~ di m~dicino militar~.


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L.-\ Ct\RICA BATTERICA GENE RALE E LA COLIMETRIA KELL'ANALI$1 ECC.

Per ottenere la soluzione idroalcoolica di bleu di metilene secondo Gratch, si scioglie 1 gr. di bleu di metilene in 20 cc. di alcool assoluto, indi si porta a 50 cc. con acqua distillata. Per l'uso si diluisce ancora nel rapporto y/50 e si aggiunge questa ultima diluizione in ragione di un quarto del volume complessivo del liquido nutritivo e acqua in esame. Per modo che la concentrazione finale del bleu di metilene risulta circa dell'r/IO.ooo. In relazione a quanto sopra, ho preparata un 'acqua peptonata concentrata secondo la seguente formula: Peptone gr. I8, Cloruro di sodio gr. 3, Acqua cc. 300; l'ho portata ad un pH = 7,6 e divisa in due matracci in parti eguali. Aggiungevo poi rispettivamente, in un matraccio I cc. e mezzo della soluzione madre di bleu di metilene e nel secondo I cc. di questa stessa soluzione più cc. 3,Io del liquido di Parietti. Distribuivo i due liquidi culturali nella quantità di IO cc. per provetta in due serie di 12 provette <.he numeravo. Venivano così allestite contemporaneamente due prove utilizzando presso a poco uno stesso terreno culturale. In ciascuna provetta aggiungevo scalarmente cc. o, o, 9, 8, 7, ecc. di acqua sterile e cc. IO, 10, I, 2, 3, ecc. di acqua in esame, come è segnato nello schema : Provetta N.

I

l l jrv l v lvr !vn vrnj rx l x j xr II

III

Liquido nutritivo con bleu di M. semplice o con soluzione clorildrofenica.

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(Servendosi di burette graduate da 100 cc. il riempimento delle provette può farsi con maggiore celerità). Indi ponevo in termostato a 37" C. ed osservavo a vari intervalli· di tempo la èomparsa del viraggio. Parallelamente a questa prova eseguivo dei controlli colimetrici sia con il metodo di Abba sia con semine in agar e gelatina. Alcune prove ho esegUito servendomi dell'acqua potabile della conduttura del laboratorio inquinata artificialmente con diluizioni scalari di B. coli (da I a 5 per cc.). · Da queste serie di esperienze è risultato che il viraggio nel terreno al bleu semplice è sempre più precoce che nel 'terreno con l'aggiunta della soluzione cloridrofenìca; però, a parte la prccocità, vi fu una corrispondenza nel risultato.


LA CARICA BATTr.RJCA GENERALE E LA COI.IMETRlA :-.JELL'ANALI$1 ECC.

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Ho esaminato in seguito una decina di campioni di acque superficiali o di pozzo riuscendo sempre ad isolare il coli dalle provette allestite con il terreno Gratch - Parietti che presentavano la reazione di riduzione, mentre talvolta, dalle provette allestite con il terreno semplice al bleu di metilene e che: pure presentavano la reazione di riduzione positiva, mi è occorso di isolare dei cromogeni in cultura pura. Il che vale a dire che i cromogeni possono prendere il sopravvento ed impedire lo sviluppo del coli, cosa che non av,·iene con l'aggiunta- del liquido di Parietti. Nella stagione estiva queste prove si possono eseguire anche tenendo i terreni inseminati alla temperatura ambiente e non sembrano sfavorevolmente influenzate dalla luce diurna diffusa . Accorgimento raccomandabile

è quello di non scuotere o rimuovere le provette prima della lettura poichè> permanendo sovente alla superficie del liquido inseminato e ridotto un piccolo anello o una colonna di liquido non scolorito, il colore non ridotto o riossidato dall'ossigeno dell'aria si diffonderebbe alla intera provetta, per conseguenza, nonostante la comparazione con il controllo, riuscirebbe meno esatta la lettura. E' perciò preferibile l'uso delle comuni provette da semina un po' ampie a quello di matraccini o di vetrerie di altra forma. Ho ricercato ancora se esistesse una differenza numerica o morfologica fra i germi prelevati nello strato colorato e quelli del rimanente séolorato il quale ultimo occupa di solito la parte inferiore de'Ila provetta, ma non ho potuto reperire delle differenze notevoli. Invece, analogamente a quanto era già stato osservato da Lustig e Rondoni, con una <:erta frequenza constatai che il coli sviluppato in terreni fenicati può presentarsi con una forma che si avvicina alla coccoide. Il trattamento delle acque con le radiazioni ultraviolette e con preparati doranti non influenza di per sè la reazione del viraggio del bleu di metilene. Per identificare il meccanismo della reazione di riduzione, notai che l'aggiunta di emulsioni di culture del coli uccise con il calore non provoca il virag~io, mentre, una emulsione di agar-<ultura di coli vivo di 48 ore dà un viraggio parziale al verde in meno di una mezz'ora e più precocemente ddle em ulsioni delle patine di 24 ore. Il filtrato di brodo-culture recenti aggiunte al terreno al bleu di metilme provocò una riduzione parziale, che però non raggiunse una intensità pari a quella che si ottiene con la semina diretta e susseguente germinazione del coli nel terreno al bleu di metilene. Deduco quindi che l'azione riduttrice è dovuta in gran parte all'attività del corpo batterico stesso ed in parte minima all' azione di enzimi che si possono diffondere nel mezzo culturale . • t:*

ln conclusione, non propongo una nuova formula di un terreno di arricchimento per la ricerca del B. coli, ma semplicemente di riunire in una


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LA CARICA BATTERICA <;ENERALE E LA COLIMETRIA NELL'A:'-lALISI ECC.

sintesi che le prove sperimentali dimostrarono vantaggiosa, due metodi culturali già noti. Con il terreno di Gratch al bleu di metilene semplice, si ottiene una valutazione della carica batterica totale di un 'acqua che è segnalata dalla presenza dei germi riduttori contenutivi e fra questi certamente, ma non esclusivam ente, il B. coli . Con l'addizione del liquido di Parietti si ha un indice della presenza dei microrganismi riduttori e fenolo-resistenti e fra questi il coli fecale, notando però che il tempo di osservazione deve essere talvolta protratto fino alla 30a ora di termostato. Ciò perchè, analogamente a quanto osserva Boutric in uno studio sulla fluorescenza, molte sono le sostanze, e fra queste il fenolo, la resorcina, la canfora, lo zolfo, il cianuro di Hg., il sal icilato di m etile e di sodio, il tannino ed alcuni alcaloidi, che si comportano come antiossidanti nella reazione del bleu di metilene ritardandola. AuTORIASSUNTO. - P remesse alcune considerazioni ~ulla biologia dei germi del gruppo del B. coli in relazione alla diversa natura delle acque in cui possono repcrirsi, l'A. ha esperimentato un terreno liquido :ti bleu di metilene semplice e con l'addizione di una soluzione fenicocloridrica, componendo una formula che riuscì sperimentalmente idonea a rivelare la carie:~ batterica generica e la presenza del coli nelle acque, con una tecnica che permette di ottenere anche dci dati colimetrici approssimativamente attendibili. Tale terreno, fondato sul metodo di Gratch e su quello di Parieni, presenta il \'antaggio di una gr:tnde semplicità e di una lunga conservazione dei reagenti, inoltre le due serie di prove che si eseguiscono contemporaneamente si integrano e si convalidano ~ vicenda .. BIBLIOGRAFIA ARA: Igiene Moderna, '934· Azz1: Ann. Igiene Sperimentale, 1913. BERTHEl.OT: A nn. Inst. Pasteur, 1918. BONALBERTI: Boli. Ist. Sieroterapico Milanese, 1930. Bot.JTRTC : Prèsse Mèdicale, 1935· BRUSCHEITINI: Ann. Igiene, '935· CANALIS e CRossoNINI: Igiene Moderna, T913. CARBONE: Boli. Ist. Sieroterapico Milanese, 1920. 0ENEs : Policlinico Scz. Prat., 1929. GRATCH: Igiene Moderna, 1934· LEBEAU: Traitè de pharmacie chimique. Ed. Masson, 1929. MA.ssA : Giorn. Med. M il., '934· MoLINARI: Igiene Moderna. 1935. PARIF.TTI: Riv. Igiene c Sanità Pubhlica, 1890. Pll'ZANI: Ann. Igiene, 1928. Suc1: Igiene Moderna, '934·


O S PEDALE

MI L ITA R E

DI

FIREN Z E .

Direttore: t en. colonnello medico prof. F. PELLEGRINI

CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DELLE NEFRITI ACUTE DI GUERRA Dott. Rodolfo Benelli, sottotenente medico

Col ritorno in P atria della D ivisione « Gavinana » dall'Africa Orientale sono stati ricoverati nell'Ospedale M ilitare di Firenze dieci soldati affetti da neEropatia. Risulta che altri ne furono ricoverati durante il viaggio negli Ospedali delle nostre Colonie in A . 0., in quelli di Napoli e di Caserta e che qualcuno ammalò della stessa forma dopo il congedo. Per l'uniform ità sintornarologica, per l'identica provenienza, per il modo di evolversi di tal i affezioni, il Direttore dell'Ospedale ha creduto opportuno far indagare dettagliatamente la malattia con lo studio dei vari casi ed ha voluto onorarmi affidandomi il còmpito di tale opera. H o creduto descrivere la casuistica non caso per caso, ma globalmente, quadro per quadro, per aver agio di comparare via via le uniform ità, le differenze, la successione nosologica. ANA MNESI REMOTA : I nostri pazienti sono stati sempre bene fìno all'insorgere dell'attuale malattia. Abbiamo indagato accuratamente sull'evenienza di sofferte malattie infettive, dermatiti, flemmoni, malaria e la nostra ricerca è stata vana. I soggetti sono immuni da qualsiasi tara patologica, hanno se.npre lavorato, sono stati sempre forti. Un solo ammalato si è contagiato di lue un mese dopo che aveva accusato i primi sintomi della nefropatia. t\NA)tNESI PROS~ IMA: In quasi tutti i nostri pazienti; cercando accuratamente, la scena patologica si apri con leggera cefalea, specie mattutina, dolore lungo le diafisi delle ossa lunghe, dolori vaghi lombari, astenia, disappetenza. Alcuni si accorsero di orinare in rosso (come in due casi); non dettero gran valore :1 questo sintomo e conti· nuarono il servizio. Altri invece non se ne accorsero affatto, oppure se ne accorsero contemporaneamente agli edemi. L'unico sintomo che ha caratterizzato la forma e per il quale tutti chil.'sero la visita del sanitario fu l't>dema della faccia, delle mani e dci piedi. La comparsa in tutti fu improvvisa e generalizzata, nella maggior parte avvenne durante il viaggio mentre si trovavano sul piroscafo. Ma abbiamo alcuni pazienti che ne :furono affetti fìn dal marzo c. a. e per tale sintomo ricoverati in Ospedali da Campo e dell'Asmara, dimessi apparentemente guariti e poi ricaduti in peggiori condizioni. Altro sintoma, di cui tutti si accorsero, o prima o dopo, fu l'ematuria. A così ristretta sintomatologia non pare abbiano preceduto altre malattie capaci di determinar(: una ncfropatia: tifo, o m.:ilaria, o processi purulenri qualsiasi, ecc. ecc.. I soldati., per concludere, appaiono essere colpiti dall'affezione in via primaria e non in via secondaria. Nei riguardi dei sin tomi accessori vi fu chi accusò lieve catarro bronchiale, altri un po' di dispnea da sforzo, uno soltanto ebbe l'esplosione di una pwriasi, fino allora


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CONTF I BlJTO ALLA CONOSCE.~ZA DE.LLE NEFRITI ACCTE DI GL"f:. RRA

mai sofferta, c per questa fu ricoverato in Ospedale, o,·c si riscont1 arono edemi ed ematuria. Quattro dei nostri pazienti ebbero ìa comparsa dci sintomi poche ore dopo che furono vaccinati con vaccino :mtitifico e precisamente l' 11 ,~:iugno, unteo precc· d.:nte che attirò la nostra attenzione nello studio della forma. StNTOMATOLOCIA: Stato generale. I soggetti colpiti sono robusti, bene nutriti, alcuni pallidi, altri bene sanguificati. Muscoli ben sviluppati, scheletro regolare, non palpabili i linfatici superfìci:tli. l sensi ed il sensorio integri. Ogn1 p:tzicnte, chi più e chi meno, presenta edemi della faccia, della facci:~ dorsale delle mani, dci malleoli, del dorso del piede, delle regioni sacrali. Al momento dell'entrata in Ospedale nessunc nve,·:t vomito, p<Ji un p::~7.if'ntc lo prr~rntt\ ini7.i:tndo il periodo delb vera urcmia. Taluno presentò fin dall'inizio lcggtra cefaka, mai rigidità nucale. La lingua, in tutti, impatinata; in alcuni « foetor ex ore h 1 in un caso solo alito urinoso mentre si evolveva il quadro dell'uremia vera. I denti furono riscontrati sani. L'esame delle to71Sille fatto con il faringoscopio, ha dato in tutti un reperto pressochè normale: tonsille piccole a superficie liscia senza anfrattuosità. In un paziente esisteva una lieve ipertrofìa tonsilbre, in un altro tonsille piccole fibrose. Ma in sostanza niente che si potesse orientare \'erso una forma di ncfropatia secondaria a setticemia tonsillare. L'occhio, in tutti, di forma regolare, con oculomozione estrinsec:J ed intrinseca norm:~le, riflessi normali. Il fondo dell'occhio normale in quasi tutt i. Un solo paziente presentò le papille leggermente edematose a margini lievem<'ntc sfum:lti, specie a destra; un altro: piccola emorragia parapapillare temporale all'O. D .. In nessuno dei pazienti furono trovate alternioni del naso c dell'orecchio. L'apparato respiratorio non ha dato nessun reperto patologico degno di nota, se si eccettua in qualcuno qualche fatto bronchiale diffuso. Nel corso del la degenza in nessuno ,.i fu accenno all'edema polmonare, nè si ebbe comparsa di versamenti pleurici. L'apparato circolatorio rivelò qualche nota degna di attenzione. Mentre nella mag· gioranza dei pazienti non vi fu un aumento dci diametri cardiaci, in alcuni, fra i quali uno gravissimo, si ebbe un cospicuo aumento con secondo tono aortico ed il primo mitralico rinforzato. Il polso fu in tutti ritmico, uguale, elastico. Non cosl si comportò la frequenza del polso, poichè abbiamo potuto notare in tutti una certa inclinazione alla bradicardia (6o pulsazioni), cd in un paziente gravissimo fino a 40 pulsazioni. La preuione arteriosa fi n dall'ini zio della degenza si dimostrò aumentata, sia la massima che la minima. Un paziente, ad andamento abbastanza favorevole, toccò Mx. 190, Mn. 100; in quasi tutti la Mx. non superò i 150, uno solo ebbe pressione normale (Mx. uo, Mn. 70). Abbiamo potuto notare che la pressione arteriosa si è abbassata man mano ci si allontanava dal periodo di acuzic, cd in taluni casi è rientrata nella norma in pochi giorni. L'apparato digerente in tutti i nostri pazienti non ha dimostrato alcunch~ di patclogico. Il fegato e la milza nei ìimiti; in qualcuno lieve metcorismo, stitichezza in quasi tutti, ad <.."Ccczionc di due casi in cui è prevalsa la diarrea. L'appamto urinario ha stabilito i dati più salie nti dello malattia. Nei primi giorni di t!egcnza quasi la metà dei nostri pazienti erano oligurici (con un massimo di cc. soo): il restante si manteneva nella norma. L'ematuria fu riscontrata in tutti, in formo accentuatissima, come in tre casi; in forma macroscopicamentc visibile <<tipo l:lvatura di carne "• come in due casi; in forma microscopicamente rilcv:.bilc, come nel restant~ dc i casi. In nessuno dci pazienti è stata rivcbta cmoglcbinuria. L':dbumi nuria si è comportata in uno spazio molto ampio, fra l't n:, fino al Hl % nel caso più grave. Il glucosio, l'acetone, l" urohili n a, i pigmenti biliari sono ri nusti assenti i n tutti i c:~ si; l'indacano è comparso in yut.:lli più gravi, i cloruri h:JI1no :JVuto concentrazione nor· male, almeno nel periot!o degli edemi, in tutti i casi.

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CO!\'TR1BUTO ALLA CONOSCENZA DELLE l"EPRITJ ACUTE DI GUERRA

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L 'esame microscopico del sedimento ha messo m evidenza cilindruria ematica, epiteliale, granulosa, jalino-granulosa. Net casi più gravi si notò la presenza di numerose: cellule renali. L ' azotemia (azoto ureico ipobromitico) al momento dell'entrata in ospedale dei nostri paztenti ha oscillato fra gr. o,75 ·1~ a g r. 2,6o %. Quest' ultimo valore l'ha raggi unto il paziente più grave che poi, entrato in stato uremico, ha raggiunto tassi ancor più notevoli, fino a gr. 3>32 °/0 0 • La cloremia si è mantenuta, in quasi tutti, nella norma. In un ca~o solo, gravissimo, in cui si è manifestato un vomito incoercibilc, ~i è abbassata sotto la norma mentre l'azotemia si è rialzata vertiginosamente (forma iperazotemica cloropcnica). La reazione xantoproteica si è mantenuta in diretta 1 el azione con l'azotemia. Da un minimo di 6o abbiamo avuto un massimo di 128 (gradi colorimetrici). L 'emoglobinemia non fu riscontrata in nessuno dci nostri casi. L 'esame emocromocitometrico si è dimostrato in tutti normale, senza note di anemia, di ipocromia, con formula leucocitaria tendente leggermente alla leucocitosi. La prova della diluizione c concentrazione, fatta in tutti i pazienti al momento dell"e ntrata, ha messo in evidenza un'isostenuria nella maggior parte; in un caso, ad esito infausto, si notò spiccata opsiuria. La normalità non si raggiunse in nessuno; quindi in tutti i pazienti la funzionalità rcnale fu, almeno in principio, fortemente compromessa. Non sappiamo se durante la fase acuta della malattia vi sia stata febbre. Durant<' l'osservazione in Ospedale, qualcuno dei pazienti ha presentato un modico movimento febbrile. Riportiamo, a titolo di esemplificazione, i risultati di alcuni esamt. r• - Sold. L. G. - Pro\·a della diluizione e concentrazione (prova della diluizione = 500 cc. H 2 O - prova della concentrazione = 100 gr. carne, 200 gr. pane) : tipo ad esito ritardatO = isostenuria (v. g rafico 1 - la freccia indica il passaggio dall' una ali" a l tra prova). Azotemia = gr. 0,75 °/oo· Reaz. xantoproteica = 6o ( + + + ). Emogl. nel siero sanguigno = neg. \-!x. = 165- Mn. = 90 (a digiuno) - sfigmomanometro. 2" • Sold. C. U. - Prova della diluizione e concentrazione (come sopra) : tipo aJ esito ritardato molto leggero = isostenuria (v. grafico 2). Azotemia = gr. I ,53 °/oo· Reaz. xantoprotcica = 82 ( + + + ). Emogl. nel siero sanguigno = neg.. Yfx. = 155 - Mn. = 95 (a digiuno) - sfigmomanometro.

3° · Sold. C. G. - - Prova della diluizione c concentrazione (come sopra) : tipo a,l esito ritardato = isostenuria (v. grafico 3). Azotemia = gr. 2,6o 0 / 00 • Reaz. xantoprotcica = 104 ( + + + ). Emogl. nel siero sanguigno = neg.. .Mx. = 150 Mn. = 90 (a digiuno) - sfigmornanornetro. 4"' - Sold. L. E. - Prova della diluzione e concentrazione (come sopra): tipo aJ l siro cattivo = opsiuria (v. grafico 4). Azotemia = gr. 3,32 °/oo· Reaz. xantoproteica = 128 ( + + + + ). Emogl. nel siero sanguig no = neg. Mx. = 150 - Mn. = 95 (a digiuno) - sfigmomanometro.


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casi descritti, dunque, riproducono il quadro di una nefropatia in soggeni apparentemente sani, senza tare patologiche, nel corso di operazioni belliche. La sintomarologia iniziale fu scarsa, con leggero g rndo di astenia, dolori vari lungo le diafisi delle ossa lunghe, accenno alla cefalea, ematuria macroscopica, edemi. Esami successivi hanno in tutti dimostrato una ematuria spiccata, cilindruria ematica, epiteliale, gra nulosa, jalino-granu losa, albuminuria non cospicua, una azotemia oscillante fra l'unità cd il 3 ":,, isostenuria o addirittura opsiuria, reazione xantoproteica in alcuni normale, in altri fortemente aumentata e prcmonit rice di un prossimo stato uremico; con pressione arteriosa aumentata in tutti, m:t non notevolmente.

Inquadrare le nostre nefropatie nel vasto ed ancora confuso campo delle classificazioni non credo sia difficile, poichè il loro quadro è clinicament~ netto, senza sfumature, ben delineabile. Ricorderemo che Volhard e Fahr nella loro classificazione delimitarono tre gruppi di nefropatie: le nefrosi (primativamente degmerative), le nefriti (primitivamente infiammatorie), le nefrosclerosi (gruppo vascolare primitivo). Secondo le note conclusioni di questi AA. le nefrosi colpirebbero la cellula tubulare, ed il loro segno clinico sarebbe l'edema. Le nefriti, invece, colpirebbero il glomerulo sia totalmente: che parzialmente (glomerulo-nefrite diffusa o nefrite a focolaio), ed il loro segno clinico è costituito dall'ematuria. Se a quest'ultima forma si aggiungono le~ioni endoarteritiche e tubulari, come quasi sempre avviene, all'ematuria si può aggiungere l'edema e l'ipertensione, cioè si verifica il caso di una glomerulo-nefrite con endoarterite ed una componente nefrosica. · Le nefriti colpirebbero anche il tessuto interstiziale come un vero edema infiammatorio del rene, che può essere diffuso od a focolaio (nefrite interstizia!e). Infine le forme croniche di nefrosclerosi presenterebbero due forme indipendenti : una forma sclerotica benigna semplice o arteriosclerotica, una forma di sclerosi renale maligna con lesioni del glomerulo; ed il loro segno clinico sarebbe l'ipertensione. Ultimamente Oberling ha voluto maggiormente accentuare il parallelismo fra i segni clinici ed i tipi anatomici e ha distinto, con una classifi. cazione morfologica, 5 tipi di nefrite: 1 • nefrite parenchimatosa tossica ; 2" nefrite parenchimatosa infettiva; 3'' nefrite interstiziale; 4 • n cfr ite cronica di origine ascendente; 5o sclerosi renale d'origine vascolare. Questi cinque tipi sono stati poi divisi in sottogruppi che tralasceremo di elencare. Tali vedute, esatte dal punto di vista dottrinario, ma troppo schematiche e non rispondenti spesso alle esigenze della pratica osservaziOne de· gli infermi, sono state ampiamente cnttcate, anche sulla base di ricerche sperimentali (Munk e Roth, Bloss e Schlaycr) tendenti a dimostrare quanto

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CO~TRifllJTO ALLA CONOSCENZA DELLE NEFRITI ACUTF. D! G UF.RRA

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già Io studio degli infermi aveva fatto intravvedcre e cioè l'impossibilità o, quanto meno, la difficoltà di osservare o riprodurre quadri puri di sola nefrite o di sole nefrosi. Non è pos~ìbile, tenuto conto della finalità della presente nota, aggredire la mole immane di lavori e di ricerche condotte in questo campo di studi, ancora tutt'altro che chiarito. Infatti, anche altre classificazioni delle nefropatie, come quella dell'Achard e W ida! basata sull'elemento fisiopatologico; del Castaigne che stabilì la divisione in nefriti azotemiche e nefriti idropigene; quella più recente del Widal, Lemierre e Vallery-Rodot che distinsero cinque tipi di nefrite: 1" albuminuria cronica semplice; 2° nefrite ematurica; 3• nefri te con ri tenzionc clorurata; 4o nefritc con ritenzione azot.ata; 5° nefrite ipertensiva; e quella infine del Rathery e Froment basata sul calcolo delle turbe funzionali renali senza lesioni e àdle lesioni senza turbe funzionali, non hanno retto alle critiche che si sono loro mosse specie per la loro unilateralità. La impressione è che in tutte queste classificazioni vi siano dei punti, almeno per ora, non raggiungibili e che, ancora oggi, risponda forse a maggiore verità quella clinico-anatomica del Volharcl. e Fahr. Almeno, in essa vi sono dei fondamenti sicuri anatomici che servono all'orientamento ed anche alla prognosi e terapia della forma. La grande divisione in lesioni degenerative e lesioni infiammatorie determina un punto chiaro, anche se le due lesioni si intersecano o se vi è predomioanza dell'una o dell'altra. Ritornando ora ai nostri pazienti non sarà difficile assegnare il posto alla loro nefropatia nella classificazione di Volhard, avendo nelle loro forme riscontrati tutti i segni di uno stato infiammatorio diffuso: ematuria, ipe· razotemia, ipertensione arteriosa, con una component.e nefrosica rappresentata dagli edemi. Questo ci pare di poter concludere, nel senso di forme di glomerulo-nefrite diffusa sub-acuta con compotlente nefrotica. Prima di procedere uel quadro etiopatogenetico della forma nefropatica occorre far risaltare una strana coincidenza eh~ ci aveva lasciati titubanti. Se noi ascoltiamo quattio dei nostri pazienti ci racconteranno che, ai primi dì giugno, furono vaccinati con vaccino antitifico e ci diranno, ::tddirittura, che dopo tale vaccinazione cominciarono a tu_mefarsi. Ci diranno anche che molti loro compagni, attualmente disseminati nei vari Ospedali di Colonia e d 'Italia, subirono uguale sorte. Poichè questi guattro ammalati furono i primi ad essere ospedalizzati, non nascondiamo che rimanemmo interdetti e pensammo seriamente a questa causa come movente possibile della nefropatia.


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CO:"TIUBUTO ALLA CONOSCt!\ZA DELLE l"E.FKITI >\CUTE D! :_~UERRA

Nella letteratura medica non mancano descrizioni di incidenti morbosi, anche renali, dopo vaccinazioni (meningite vaccinica, risentimenti generali morbosi caratterizzati da febbre intensa, orticaria, necrosi del punto d' innesto l fenomeno di Arthus l, albuminurie, vere ncfrosi ad andamento più o meno benigno). E diremo d.i più: in Francia si parla di una nefrite anafilat.tica ed in Italia il Tropea descrive il caso di una puerpera trattata con vaccini antistreptococcici in cui si ebbe la comparsa di una nefritc mortale con albuminuria, cilindruria, azotemia fino al 2,3o 'X, (per quanto lo studio di questo caso possa lasciare adito al sospetto che la lesione renalc potesse essere imputata all'infezione pucrpcralc). Il Piazza studiò sperimentalmente l'evenienza di una nefrite anafilattica e la riscontrò in animali sensibilizzati con ovoalbumina. Questa ipotesi, per quanto suggestiva e ricca di pratici corollari, cadde quando constatammo che alcuni dei nefropatici si erano ammalati sicuramente avanti la vaccinazione con gli stessi sintomi dei primi, e cadde, anche, quando qualcuno dei quattro pazienti aggiunse di essersi accorto di orinare rosso avanti di essere vacci nato ; cadde infine, quando non potemmo stabilire, in nessuno, il vero attacco anafilattico, che è sempre un fenomeno generale, febbrile, improvviso, di cui la nefrite e nefrosi fanno parte. Nè si poteva sostenere su dati di fatto che i vaccini entrassero non come sostanze an:.tfilattogene, ma come ~ost.anze tossiche per abbondante concentrazione di tossine. Se la tossina, infatti, fosse stata concentrata, ad essa si sarebbero potuti riferire disturbi passeggeri sia sull'organismo in genere, sia sul rene in particolare; se la concentrazione fosse stata assai elevata avrebbe dovuto dare immedi3tamente un blocco renale, ciò che non si è verificato. In questi ultimi tempi autori francesi hanno ricercata la maniera di eliminazione di microbi patogeni e delle loro tossine Jttraverso il fegato ed il rene (Crabrol, Cc.ttet, Cachin) ed hanno visto che, mentre le tossine diplococciche c streptococciche preferi~cono il rene, la tossina tifica preferisce il fegato. Anche questa evenienza, quindi, ci allontana dal suddetto presupposto. Per essere ancora più precisi, diremo c he la cosidetta ncfrite tifica non è provocata dai vaccini del t.ifo, ma, come nella scarlattina, da streptococchi. Cercando di trovare l'etiopatogenesi delle nostre forme, occorre an7.itutto decidere se le nefropatie, che noi descriviamo, non fossero che componenti di un quadro generale di una qualsi(lsi malattia. Come si disse, i nost-ri ammalati non hanno sofferto d i tonsilliti, nè di c:.trie dentaria, n è di malattie infettive in genere, quali la malaria, foruncolosi , erisipela, tifo, dermatiti da piogcni, ecc. Dai racconti fattici sembra che la forma si sia manifestat.a subdolamente senza causa apprezzabiie e, quello ch'è più importante, colpendo m olti soggetti.

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COJ'\TR IB UTO ALLA CONO~CENZA DELLE 1'\FFRITI ACUTE IJl GUERRA

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Esiste un agente infettivo che possa primariamente dare una tale nefropatia ? Abbiamo ricercato accuratamente una tale probabilità con esito negativo. Attenendosi alla comune patologia umana sappiamo che due germi hanno una spiccata tendenza ad aggredire il rene: il diplococco e lo streptococco. Quest'ultimo in ispecie è capace di riprodurre una forma subacuta di glomerulo-nefritc diffusa simile a quella che or ora abbiamo descritto. Ed in verità, se i casi fossero stati sporadici e non in numero così rilevante, non avremmo avuta nessuna esitazione a formulare simile diagnosi etiologica. Non va tuttavia dimenticato, a tale proposito, la possibile esistenza di foci tonsillari difficilmente svelabili all'esame anche accurato del faringe, perchè profondamente nascosti, come fra l'altro, denuncia la pratica del test tonsillare, entrata felicemente e con buoni successi anche nella pratica corr ente. Ammettendo pertanto la possibile esistenza di un focolaio infiammatorio obsoleto delle amigdale di questi infermi, rimane tuttavia da spiegarsi perchè un così rilevante numero di nefriti abbia colpito giovani apparentemente sani e robusti. Anche volendo riconoscere in uno streptococco l'agente morboso, quale causa predisponente può avere reso patogeno questo germe che comunemente vive inerte nel nostro cavo orale, sulla superficie delle tonsille, nelle cavità nasali e che, allo stato di latenza, può essere inoculato in animali senza dare fatti setticemici ? La vita di questi soldati in una terra lontana, in condizioni fisiche, djeretiche .anormali ci pone davanti vari elementi che potrebbero avere avuto la forza di operare una tale preparazione e perciò noi crediamo utile prendere in considerazione : 0 I l'elemento meteorologico; 2 ° l'altezza ambientale; 3" il raffreddamento ; 4o la fatica fisica; s• la carenza di alcuni cibi. ! In questi ultimi tempi all'elemento meteorologico si è data una grande importanza in relazione all'insorgenza di svariate malattie che hanno un ritmo preciso in rapporto ai cambiamenti di tempo, ed il Pende ha definite come vere meteoropatie, reazioni morbose:, per lo più localizzate, più raramente a forma di sindromi di tipo clinico definito, ma protopatiche ed autonome, che si dimostrano in diretta correlazione cronologica e causale con le brusche variazioni del complesso meteorologico (complesso degli elementi dell'aria nel loro dinamismo), e clinicamente caratterizzate da insorgenza acuta in coincidenza con bruschi mutamenti del tempo c ripresentazione spesso nello stesso soggetto ad ogni ritorno della stessa o di altra reazione meteorologica; dal miglioramento o rapida guarigione col cessare delle 0

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CO!\:TRIB \JTO ALLA CONOSCENZA IJ ELL E :'-l EFRITI ACUTE DI GUERRA

condizioni meteorologiche di natura opposta; dal fatto che colpiscono nello stesso tempo (per esempio nello stesso giorno) gruppi di persone, anche .in regioni lontane, ma sottoposte alla stessa crisi atmosferica; dall'essere, infine, i soggetti colpiti, preparati in modo evidente alla reazione meteorologica da una speciale semibilità costituzionale od acquisita (soggetti meteorolabili). . No.n è possibile, data la breYità di queste note, entrare nel vivo di que• sto interessantissimo argomento, rimandando alla magistrale descrizione fattane dal Pende per una conoscenza più profonda e per le questioni di dettaglio. Ci basta, qui, ora ricordare come i nostri soggetti si siano trovati in condizioni meteorologiche tali da potere essere colpiti nello stesso tempo pur trovandosi in regioni lontane, ma sottoposte alla stessa crisi atmosferica. Non possiamo asserire che, cessata la crisi atmosferica, sia cessato il quadro morboso, anche perchè, come supponiamo, la crisi atmosferica, avrebbe apportato .nei nostri soggetti la virulentazione di un germe. Però dobbiamo asserire che in alcuni soggetti, dal febbraio fino alla loro partenza dall'Africa, si sono osservate delle vere (( poussées » nefritiche, cessate poi del tutto al loro arrivo in Italia. ·R iprendendo in discussione la nostra casuistica, ci accorgiamo che il complesso meteorologico ha agito notevolmente sui nostri pazienti e se no~ vogliamo annoverare le sindromi descritte fra le vere neurosi vegetative, perchè non rispondenti ai postulati elencati, n9n possiamo neanche negare che rispondano ai vari elementi; che una certa meteorolabilità nei nostri soggetti possa essere invocata, almeno in via d1 ipotesi, e che il complesso me·· teorologico, se non ha agito come elemento protopatico ed autonomo possa avere avuto un indubbio valore di elemento determinante. 2° Noi ·sappiamo quanta azione abbia l'altezza sulla pressione alveolare polmonare, sui vasi cutanei, e quale risentimento abbiano gli organi interni ad una soverchia dilatazione capillare periferica. L 'altezza agisce sul solito punto ove agisce l'elemento o complesso meteorologico. Ed i nostri soldati hanno raggiunto spesso altezze di tremila metri, non sempre gradatamente, ma talora in una sola giornata. 3Q - Malgrado che alcuni AA. vogliano ~egare l'azione del raffreddamento su molte malattie chiamate appunto <( a frigore », noi non potremo assentire a questa opinione; e se oggi si parla di meteoropatic, a maggior ragione dovremo prendere in considerazione il raffreddamento come agente responsabile di molte malattie. E maggiormente ancora nei nostri casi di nefropatia. Abbiamo potuto appurare con esattezza che al Comando d'art.iglieria di .Macallè si sono registrate differenze termiche, fra il giorno e la notte, di 30-35·40 gradi. Le truppe operanti non .tvevano sempre, nè potevano avere, sufficient,e equipaggiamento per sopperire a tali sbalzi, e ciò non per

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CO:-:TRIRUTO ALLA CONO~C:F..:--IZ.-\ DELLE -....:EFRlTI ACUTE 01 GuER RA

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mancanza di mezzi c, di organizzazione, ma per impossibilità di trasportare una tale attrezzatura di vestiario, e per le varie esigenze belliche che è superfluo ricordare. Uguale differenza calorica come quella fra il giorno e la notte poteva verificarsi anche in pieno giorno nei riguardi delle truppe marcianti: ad esempio nelle conche riparate dai venti, ove la temperatura raggiungeva verso mezzogiorno i 40 gradi, mentre sulla sommità dei monti, che le stesse truppe raggiungevano, in uno spazio di tempo relativamente breve, vi erano temperature di 4 o 5 gradi. Per quanto nella guerra passata non si siano mai registrati tali sbalzi di temperatura, furono anche allora descritti casi di glomerulo-nefrite « J. &igore >> (casuistica del Cesa- Bianchi e di Baduel). Anche allora, come oggi, si chiamarono 11 nefriti a frigore », intendendo con tale definizione chiarire più la causa predisponente che l'etiologia. 4 • -- Nei più recenti trattati si dà grande valore alla fatica fisica come causa determinante l'insorgenza di malattie acute: non la passiamo sotto silenzio, vedendo, anche in questo fattore, un'importanza notevole. 5° - Infine ricorderemo come la carenza di alcuni alimenti freschi possa apportare a!l'organismo un depauperamento notevole delle resistenze organiche. Considerati, quindi, i vari elementi predisponenti ali 'insorgenza delle nefropatie descritte, crediamo di poter arrivare a qualche utile conclusione: Riteniamo di poter avanzare l'ipotesi che la forma sia stata provocata da un elemento batterico (con probabilità dal comune streptococco) passato dallo stato inerte al patogeno per azioni dovute a cause predisponenti varie, che vorremmo ricercare nell'elem ento meteorologico (pressione barometrica, temperatura, umidità, elettricità, polluzione atmosferica, altezza etc ....) le quali, se anche non ci permettono d'inquadrare le nefropatie in parola nel quadro delle vere meteoropatie, non rispondendo a quei postulati che sono stati tracciati come basi di tali affezioni, t.uttavia non possono non aver giuocato un loro ruolo nella genesi di nefropatic sorte in soggetti che hanno vissuto nelle stesse condizioni ambient.ali degli altri soldati, che non avendo avuto akuna afferLione morbosa, possono essere sospettati portatori di una certa meteorolabilità che li può aver resi sensibili alle crisi atmosferiche, annunciate dal Pende stesso. L 'andamento delle nefriti che abbiamo descritte è stato tumultuoso al momento della ospedalizzazione e poi, man mano, è andato verso la regressione, ad eccezione di un caso ( 1 ). ( t)

Il pn>.tC~Hc è: decedu to. dopo la compilnzionc dd l:! presente nota. 111 preda ad intensa azo.

tcmt:J, con anuna completa cd edemi imponenti.


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CONTRIBUTO ALLA CONOSCEN ZA DELLE NEFRITI ACUTE DI <; UE RR/\

Le varie prove che abbiamo istilllito nei nostri pazienti (azotemia, pressione arteriosa, prova della funzionalità renale, prova xantoproteica) hanno rilevato una squisita sensibilità nei riguardi della prognosi delle varie forme. L 'azotemia, la pressione arteriosa, la prova xar..toproteica hanno seguito di pari passo il miglioramento od il peggioramento dei pazienti. La ritenzione di azoto ureico è sempre stata notevole con progrostico severissimo, anche perchè convalidata dalla xantoproteica che faceva temere, da un momento all'altro, l'instaurarsi di uno stato uremico. La pressione arteriosa, invece, non ha subìto notevoli aumenti, essendo, come è noto, più specifica delle forme croniche. L 'ulteriore osservazione dei pazienti potrà, inoltre, fornirci nuovi elementi per la diagnosi di forme, le quali per le particolari condizioni di vita e di ambiente nelle quali sono state contratte ed hanno evoluto, non offrono, per ora, la possibilità di un giudizio etiopatogenetico unico e sicuro.

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OSPEDALE MILITARE DI MILANO- Il REPARTO CHIRURGICO

SU UN CASO DI OSTEO-MIELITE CRONICA PRIMITIVA DEL FEMORE DESTRO Don. L.eonardo Carerj, capitano medico, assistente militare presso la Clinica Chirurgica della R. Università di Milano

Cnrics CII/Il ulcere tiC gangr<·nn . cxoslosis malig na cl pt~cdar!llrOttll"l" cwu ca ncro Ot·cu/10 N can·inonuue , exostosis cun1 srirrlzo bc·nigno (ompararc po· I<"SI .

( Dag li 3fori>rni eli Ippocra tc).

Il giorno 22 febbraio 1936 entrava in reparto l'ammalato di cui riporto la storia clinica, con la diagnosi scritta, e della quale l'infermo stesso era a conoscenza, di neoplasia del femore destro inviato da un reparto d i cura ospedaliero e per la quale era stato decisamente prospettato un atto operatorio demolitivo. Ecco nelle linee essenziali la storia clinica: C. B. di anni 25 da Legnano. Nulla di importante nel gentilizio e nell'anamnesi remota personale. Anamnesi prossima: L'attuale malattia deve farsi risalire al novembre 1935 quando l'infermo cominciò ad avvertire dolori spontanei e provocati dal cammino c dalla palp:tzione all'estremo inferiore del femore destro a tipo acccssionale, con esacerbazioni notturne; in segujto però il dolore, che in genere non era molto intenso, ebbe delle fasi più acute anche durante il giorno. Venne fatta diagnosi di nevrite tanto più che l'esame clinico locale e generale non metteva in evidenza alcuna alte razione. Dopo circa 3 mesi :tppane all'estremo inferiore del femore destro una tumdazio111e palpabile mentre si a,·eva una progressiva atrofia, con senso di indebolimento nella funzionalità statica e Jinamica, dell'arto stesso. L'articolazione del ginocchio omolaterale si manteneva libera senza versamento c solamente mano a mano che la sintomatologia si andava facendo più evidente la gamba non poteva raggiungere l'angolo retto nella flessione sulla coscia. \ ' i sono state anche delle oscillazioni termiche non bene pn:cisabili Jall'infermo. Il dolore intanto andava divenendo più so;rdo, ad accessi molto più distan ziati; lo stato generale era buono.

t rame obbiettivo. Alla d:Jta di ingresso si rileva: condizioni generali di nutriZIOne mediocri ; nulla carico degli organi cavitari. L'apparato linfoghiandol:tre mette in evidenza qualche linfoghiandola leggermente ingrossata, di forma normale, di consistenza dura elastica, spostai-ile, leggermente dolente, alla regione inguino crurale destra. L'ano destro è ipotrofico, le misurazioni "compar:ttive dànno all'unione dd terzo ~upcrion: col terzo medio quarantuno centimetri a destra contro quarantacinquc a sinistra: quattro dita sopra la rotula, a livello cioè della parte più prominente della tumefazione, 38 cm. a destra contro 35 a sinistra; alla parte media della gamba ) l cm. a destra contro 33 a sinistra. Cute integra e normale. A livello del 3" inferiore del femore l'arto appare a forma di manicotto, rotondeggiante con particolare alterazione nella forma sul lato antero-mediale della regione, lato che appare più prominente. Con la palpazione si nota aumento modico del calore locale; il femore in

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C•on:ul~ d1

ttudicina mililar~.


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SU uN CASO DI OSTEO-Mi l:.I.ITF CRONICA PRIMITIVA DEL FEMORE DESTRO

toto nella sua metà inferiore è aumentato di volume; questo aumento è uniforme sulla taccia anteriore laterale c posteriore dell'osso, più accentuato verso l'impianto del condilo interno (zona metafisaria); tale wmefazione non ha limiti netti degradando lentamente verso la parte prossimale della diafisi che :ti tatto appare alterata per ispessi111ento dei tessuti periostei e ossei fin oltre la metà superiore. La superficie è uniformemente liscia. La consistenza è nettamente dura; la tumefazione ha rapporto evidentemente con l'osso seguendo questo in tutti i suoi movimenti; non ha rapporto con le parti molli che solo in qualche punto appaiono leggermente ispessite e meno mobili che altrove. La palpazione risveglia modico dolore specie sul Jato antero interno del terzo inferiore dd femore . Articolazione dd ginocchio normale. Menomata la funzionalità statica; quella dinamica è limitata nella flessione della gamba che non raggiunge l'angolo reno per l'ostacolo che la tumefazione oppone alla tibia nella regioni! posteriore del la coscia.

Emometria. Globuli rossi 4-2)0 -0oo . Leucociti 1 1.000.

Hb 85 %Valore globulare r.

Formula leucocitaria. Polimorfo nucleari 65 %Eosinofìli t o:, _ Basofili - Mononocleari 6 %Li n foci ti 28 %Non forme immature. Esame delle urine: nulla di notevole. Ricerca del corpo di 13ence Jones: negativa. Reazione Wasserman anche con riattivazione: - - Esame radiografico di tutto il rimanente scheletro e dell'apparato toraco- polmonare negativo.

Esame radiografico del fem01·e destro. A carico dell'estremit~ inferiore della diafisi femorale, nel tratto iu>.ta-epifisario si nota, sul lato postero interno, una piccola zona rotondeggiante senza struttura limitata da orletto irregolare osteo sclerotico (ossifìcazione reattiva), sporgente nella midollare e che affiora alla superficie posteriore dell'osso ~tesso, interrompendo il profilo. Da questo punto inizia una intensa proliferazione ossea periostal~ reattiva la quale si estende fin quasi al piccolo trocantere attorniando in modo più o meno regolare la diafisi femorale e più abbondantemente dalla parte postero interna che anterolaterale. Detta proliferazione ossea perioswle ha il limite rugoso, ma non presenta in alcun punto discontinuità evidenti; nel complesso è regolare, cilindrica. La diafisi del femore è notevolmente alterata di struttura, sempre dalla zona metafisaria al piccolo trocantere, presentando la corticale assottigliata e la midollare allargata ed in qualche tratto a limite indeciso con presenza di zone irregolari t; di varia grandezza di maggiore trasparenza, riferibili alla rarcfazione ossea (osteite rarefacente) (vedi figure 1, 2, 3).

Per iniziare la discussione clinica è bene riportarci a ciò che l'anatomia patologica e la clinjca insegnano a riguardo delle neoplasie ossee, particolarmente di quelle a carico del femore, per lo meno le più frequenti, be-


St.; U:-< CASO DI OSTEO- MIELIT E C RONICA PRIMITIVA DEL FD10RF. DESTRO

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nigne e maligne. Fra le prime ricordo l'osteoma ; con tale termine secondo i vari autori si designano o pur no vari gruppi di tumori circoscritti costituiti da tessuto osseo; qui per brevità e chiarezza dato il tipo d eli 'affezione del nostro ammalato, mi riferisco ad una neoplasia benigna che si sviluppa da cellule della ossificazione midollare e periostale ed i cui elementi cellulari

Fig. r.

Fig. 2 .

sono tutti del tipo adulto. Lascio quindi da parte l'esostosi cartilaginea o eccondrosi ossi ficanU: di Virchow; quella fibrosa o connetti vale o periostale, l'enostosi, potendo al più chiamare i n discussione l'i perostosi diffusa, da qualche anaLomo patologico inclusa nel gruppo degli osteoma. Già ii Billroth distingueva l'osteoma in eburneo e spongioso a seconda della struttura; riproducendo il primo il tipo dell'osso compatto composto di lamelle ossee, senza tracce di midollo e scar si canali di H awers; la con~istenza ne è lapideJ; il secondo riproduce invece la struttura dell 'osso spongioso; struttura dell'osso poroso con spazi midollari ; una varietà struttu-


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SU li N CASO DI OSTEO-MIELlTE CRON ICA PRIMITI\':\ DEL FEMORE DESTRO

rale è data dal tipo midollare per il cospicuo allargamento degli spazi midollari; i due ultimi tipi: spongioso e midolla re possono realmente considerarsi quali esostosi. Comunque gli osteomi sono tumori circoscritti, duri ad evoluzione lenta, con sede ~,ll 'orbita ai mascellari superiori al condotto uditivo. Agli arti inferiori e superiori si riscontrano spesso esostosi (eccondrosi ossificante) in individui giovani, trequentemente multipli, qualche volta ereditari; l'osteoma eburneo sarebbe invece eccezionale agli arti, secondo qualche autore . ., Lascio d:1 parte i condromi delle ossa parlando in seguito del condroma osteoide di Virchow e riassumo invece in breve schema quelli che sono i più frequenti, i più temibili noplasmi maligni primitivi delle ossa; i sarcomi detti anche osteosarcomi per la produzione ossea che così spesso avviene in seno ad essi. Per la sede si possono distinguere in metafisari e diafisari; per il punto di origine: periostali o periferici ed endostali o centrali, mielogeni. I primi sono pitt maligni; meno maligni, talvol ta benigni i secondi. Si può dire che essi siano i nc:oplasmi degli arti, specie dell'estremo superiore dell'omero; l'estremo inferiore del femore ne è frequente sede. Il sarcoma periostale ha sede di preferenza alla estremità delle ossa lunghe, ha uno sviluppo vario e può crescere avviluppando tutta la ci rconferenza dell'osso assum endo spesso l'aspetto fusato o piriforme; esso è costituito da cellule rotonde, più spesso da cellule fusa te; può assumere anche il tipo del par. visferocellulare ciò che ne spiega la malignità. La neoformazione ossea che in essi si produce è costituita da trabecoline osteoidi e ossee Fig. 3. molto finì, sotti.li, aghiformi che spiegano il refert.o radiologico ; nel suo sviluppo invade le parti molLi mentre lo scheletro su cui si impianta, o che è circondato dal tumore, viene usurato onde le fratture spontanee; oppure al contrario va incontro a fenomeni di intensa osteosclerosi. Il neoplasma almeno all'inizio e fino ad un certo periodo di sviluppo è rivestito da una capsula semplicemente fibrosa. I sarcomi centrali midollari o mielogeni traggono origine dalle cellule midollari e dagli osteoplasti dei canali midollari e dei canali di Hawers ; essi sono per lo pitt del tipo globocellulare, ma possono essere anche costituiti da cellule fusiformi; a volta sono ricchissimi di cellule giganti molto volu-


SL1 li:--1 CASO DI OST EO-MI ELI T E CRON ICA I'IKIM ITIVA DEL FEM ORE DESTRO

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minosc (sarcoma giganto-cdlulare); frequente è la disposizione di queste cellule ad ammassi circoscritti da tenue reticolo connettivo onde il nome di sarcoma alveolare. Spesso, per lo meno in uu certo periodo del loro svi luppo, essi sono rivestiti da un guscio osseo molto sottile che dà al la pressione il sintoma della crepitazione pergamenacea; tale guscio osseo può mancare, iJ tumore può essere molle (sarcoma encefaloide) usurando nel suo accrescimento la corteccia ossea. Essi si riscontrano nei mascellari specie l'inferiore e nella epifisi delle ossa lunghe : inferiore del femore e superiore della tibia. La tendenza a dare metastasi è meno frequente in questi sarcomi mielogeni che non in quelli periostali. La produzione ossea nella massa neoplastica è straordinariamente varia; può essere molto abbondante e si sono descritti anche dei sarcom a calcarei; il sarcoma osteoide che ha come matrice una massa di tessuto molle osteoide che può o ossificarsi o semplicemente calcificarsi è da avvicinarsi al così detto condroma osteoide di Virchow: questo può essere di origine periostale e centrale; trae origine da tessuto ostco-cartilagineo, osteoide disposto a trabecoline tra le quali si accumula un tessuto fibroso-cellulare ricco di capillari (midollo). Il sarcoma osteoidc sarebbe la varietà ricca di cdlule atipiche maligne del condroma osteoide. Questo ha una predilezione per l'epifisi delle ossa lunghe specie quella inferiore del femore; assume una forma fusata, a clava, a pera, con sviluppo a volte enorme. Faccio appena cenno di quel\ 'altra varietà di tumori ossei che a seconda ddla struttura istologica prendono nome di mielocitomi o midoblastomi, linfocitomi, leucoritomi, plasmocitomi; ad essi si dà il nome generico di mielomi provenendo da elementi del midollo; sono rari, e rari nelle ossa lunghe, preferendo la volta cranica, le vertebre, lo sterno e sono multipli, ciò che con altri criteri li fa· ritenere espressioni di una malattia sistematica. E' la malattia di Kahler-Bozzolo che colpisce individui adulti ndle ossa ben forni te di midollo osseo rosso, a decorso maligno (poco più di un anno) che dà la comparsa del corpo di Bence Jones nell 'urina. Vcdjamo ora se i dati semiologici della t.umefazione presentata dal nostro ammalato possono riportarsi ad una delle neoplasie schematicamente su descritte; non è il caso di parlare di un osteoma, esostosi o condroma; è invece da discutere se si può o meno parlare di una neoplasia maligna primitiva dat.a specialmente la sede della neoplasia stessa, la integrità della funzione articolare del gjnocchio, l'età del soggetto; per i dati stessi della palpazionc è da scartare un tumore solamente epifisario in quanto si può ben accertare che la tumefazione pur interessando la epifisi inferiore si estende molto oltre il terzo inferiore della diafisi; la tumefazione assume così nella sua estensione epifisi-diafisaria un aspetto irregolarmente cilindrico; la consistenza è dura uniformemente, non vi è alcuna zona in cui si avverta la sensazione pergamenacea, manca anche uno sviluppo venoso ; ma questi ultimi sintomi possono del resto mancare anche negli osteosarcomi in un certo momento del loro sviluppo.


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SU u:-.; CASO DI OSTEO-M IELITE CkON JCA PHIMITJ\'t\ DEL. FEMORE DESTRO

I soli dati dell'esame obiettivo non possono quindi autorizzarci a met· tcre da parte con certtzza assoluta una neoplasia maligna; in nostro aiuto occorreva chiamare altri clementi diagnostici c questi si sono presentati nell'ulteriore decorso mentre nello stesso tempo venivano eseguite ricerche di Ja. horatorio: radiogramma, rcaz.ionc Wasscrmann, conta elci globuli bianchi, ecc. Infatti mentre tali esami erano in corso e alcuni di essi, come il radiografico, erano discussi, si sono presentati dci fatti che hanno deposto in favore di una diagn osi diversa. Bisogna ora dire che già il nostro radiologo, maggiore Girardi, in un primo radiogramma, come è stato riporc:'lto, aveva messo in dubbio. la natura neoplastic.:a della tumefazione e Ji tale opinione contcmporanc:l!ncntc c indipcnJenternentc: eravamo stati anche il capitano prof. Rossi e noi; per la ragione che dirò più oltre vennero eseguiti radiogrammi dell 'intero scheletro. Qualche A. ha scritto che il radiologo ol tre che fare la diagnosi di ncoplasma osseo, può o anzi deve far e diagnosi iHologica del tumore stesso; questo può in qualche caso essere vero ma gcneralizz,m.: a noi sembra azzar· dato; vi sono invece dci veri neoplasmi malig ni ossei ·:hc possono nelle form e iniziali sfuggire alla osserv:1zione radiogr:1fìca. Quale può essere l'aspetto radiografico di un ~arcoma osseo ? In quello diafìsario i limiti del femore possono apparire uniformi o ingrossati in un solo lato, la massa ~uò essere fusiforme spc~..:ie nel sarcoma periostalc; in essa pUÒ aversi l'imagine a scoppio di granata o di sole radianre, come dice il Busi, dovuta alla neoform.1zione di trabccolc aghiformi di osso; lo stato della corticale varia a secondo dci casi e dello svi luppo: può apparire normale o con limiti indrcisi, oppure in stati avanzati, essere molto sottile e scomparire del tutto mentre il ncopbsma ,·iene a ~ostituirc interamente la cavità midollarc con l'aspetto di una vasta zona trasparente che può essere gua c là chiazzata di ombre opache dovute a tratt.i di maggiore densità per neoformazione ossea. Nel sarcoma epi o mctafìsario ~i può avere ali 'inizio una zona trasparente con usura della corticale mentre la ncoplasia invade le parti molli; il Busi fa notare che nella zona di contat.to tra massa neo· plastica e superficie diafìsaria si viene a formare una prolifernione periostea a forma di sprone molto tipica. Nel radiogramma già descritto e che qui mostriamo non può veramente parlarsi di aspet.ti tipici come quelli ora riportati. Esclusa quindi una neoplasia maligna e la!>ciando da parte la tubercolosi, era da pensare ad un processo cronico osteo-pcriosteo che può dirsi essere caratterizzato da intensa e irregolare produzione ossea: la lue. Il nosero soggetto non presentava precedenti acquisiti o ereditari, ma l'avervi pensato anche dopo l'esame radiografico era ben giustificato. Con grande frequenza la lue, anche nello stato secondario di sifilide acquisita, dà ori· gine sia nelle ossa piatte che in quelle lunghe, specie la tibia, a intenso processo di periostite osteoplastica con formazione di iperostosi circoscritta


SU C~ CASO 01 OSTEO-M IEL!TE CRONICA l'RIMIT!VA DEL FEMORE OE~TRO

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ma anche diffusa specie nelle ossa lunghe. Al processo di periostite può aggiungersi un osteite ossificante. Talì processi di periostite e osteitc diffusa, ipcrostosica possono insorgere primit.ivamente senza cioè essere secnndari a processi gommosi. Vari AA . portano anzi dei casi nei quali il quadro esterno di una iperostosi luetica fu scambiata con forme secche Ji osteomidite, simili anche sarcomi; b differenzazione dal punto di vista di un esame istologico con una biopsia può anche essere difficile tanto pitt che su un osteomielite può insorgere un neoplasma maligno. Del resto la reazione di Wasserm:mn più volte praticata e ~mche dopo riattivazione fu sempre negativa; anche il radiogramma (più volte e a distanza di tempo praticato) attentamente studiato non ci faceva dtporre insieme alla sintomatologia clinica attuale per una lue. Abbtamo innanzi detto che sono state eseguite molteplici radiografie di tutto lo scheletro e dell'apparato toraco-polmonarc; si era infat.ti anche pensato ad uno speciale neoplasma delle ossa: il tumore di Ewing tanto più che que~ta particobre neoplasia ha un inizio clinico analogo a quello del nostro caso, sì che in varì ammalati esso, come nel nostro, venne in primo tempo curato come forma reumatica <:: anche neuritica; in altri c~si ancora fu scambiato per processo osteomielitico. E ' un neoplasma che prende punto di partenza dalle guaine )infatiche perivascolari onde il nome di endotelioma diffuso solitario; esso può colpire però simultaneamente più ossa lunghe; le sedi più frequenti in ordine decrescente sono la tibia, il pero ne, l'omero, l 'ulna, il femore; ha sede nella diafisi, eccezionalmente epifisario non invadendo mai le cavità articolari . L'inizio clinicv è brusc0 con dolori violenti, in una grande percentuale dei casi seguente ad un trauma; i dolori sono intermittenti, si accompagnano a febbre divenendo poi continui mentre compare la tumefazione scheletrica; tumefazione e dolori possono avere delle fasi di sosta e di regressione per poi riprendere; dà metastasi multiple specie nel cranio c nei viscerj; ha un andamt:nto distruttivo iniziando nella parte centrale della diafisi per poi estendersi alla periferia e agli estremi d eli 'osso fino a~ periostio che reagisce con proliferazione ossea. Il decorso è in media di tre anni, pur essendo la neoplasia sensibile in modo particolare alla roentgenterapia. Nel nostro caso l'esame radiografico era lontano dal dare il quadro di detto t.umorc; l'inizio clinico poteva in qualche modo ravvicinarsi .1 quello del nostro ammalato; l'ulteriore decorso ed i sintomi già descritti erano invece contro l'esistenza di tale neoplasia. Esclusa quindi anche la lue e la neoplasia maligna in genere, sorvolo sul morbo di Paget e di Recklinghausen, dovendo pensare, se ne fosse il caso, ad una varietà di quC!-ta: l 'osteite fibrosa circoscritta che insorge nei giovani, spesso riscontrata nei wldati. N on rimane quindi che il dovere decisamente pensare ad un processo osteomiditico cronico dall'inizio: in un primo tempo col solo esame clinico non si sarebbe potuto fare la diagnosi


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SU l:K CASO DI OSTEO-MIELITE CRONICA PRIMITIVA DEL FFAVIOR.E DESTRO

di certezza; indispensabile aiuto è stato il radiogramma; ben presto alcuni dati clinici del decorso ulteriore hanno molto pesato su tale diagnosi. Ho già accennato che una forma cronica di osteom.ielite può essere scambiata con un sarcoma; la let.teratura porta dei casi nei quali la diagnosi differenziale con una neoplasia fu molto difficile::, come si vide - si badi bene - in alcune amputazioni del femore. L 'osteomielitc primitivamente cronica è una fòrma rara, insidiosa a decorso molto lungo che può durare degli anni; essa si inizia con dolori ossei spontanei e provocati, con fasi di acutizzazione e di remissione che si accompagnano in seguito a tumefazione ossea; questa raggiunge il massimo dello sviluppo in corrispondenza della zona metafisaria ma non resta localizzata in questa regione diffondendosi per un lungo tratto o per l'intera estensione della diafisi. Si ba quindi una iperostosi diffusa intensa dovuta a viva reazione periostea di notevole spessore. Anatomo-patologicamente può trattarsi di una osteomielite non purolenta sclerosante, detta da Tavcl « proliferante »; in vero in casi simili si è trovato ali 'atto operativo un così detto ascesso centrale nella metafisi, a volte molto piccolo, mentre la diafisi è ispessita diffusamente per processo di osteite ossificante reattiva e periostite anche ossificante. T ale tendenza alla diffusione lungo tutta la diafisi è proprio del processo infiammatorio più che del sarcoma ; bisogna però dire che la differenziazione delle due forme è molto difficile essendo infatti riportati dei casi in cui in un « sarcoma » del femore, diagnosticato come tale da un esame istologico eseguito mentre si conduceva l'intervento, questo cambiò indirizzo essendosi rinvenuti dei piccoli sequestri; si trattava infatti di osteomielite da stafilococco com e l'esame batteriologico mise in evidenza. E ' quindi giustificata fino ad un certo punto la così detta osteotomia esploratrice voluta da qualche autore mentre si richiede uno studio accurato e rigoroso di ripetuti radiogramma. Il radiogramma nell'osteomielite cronica in uno st.adio abbastanza avanzato del processo dà il quadro suddescritto; i depositi di osso in un primo tempo chiaramente stratificati divengono in seguito meno netti fino che i'osso per opera di essi appare ingrossato diffusamente a fuso o cilindro. I sintomi clinici con l'esame radiografico ripetuto avevano quindi fatta fare nel nostro caso la diagnosi di un processo osteomielitico cronico; grande valore diagnostico per noi hanno avuto in seguito dei sintomi clinici sorti nell'ulteriore decorso: è da notare però che solo tre giorni dopo i 'ingresso dell'ammalato in reparto il radiologo ed il clinico come risulta dalla cartella clinica erano già propensi alla diagnosi di processo infiammatorio. I suddetti fenomeni clinici furono: rialzi termici lievi irregolari che giunsero appena ai 38 gradi centigradi; rialzi termici che si accompagnarono con insorgenza di dolore spontaneo e provocato sul lato esterno del terzo inferiore della coscia mentre la pressione provocava ancora dolore diffuso ·verso la diafisi; la cute si presentava leggermente calda con accenno a marezzamento venoso


SU UN Cr\SO DI OSTEO-MIELITE CRONICA PRIMITIVA DEL fEMORE DESTRO

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e leggero edema. Nello stesso tempo vi era leucocitosi (14000 gl. b.) con il 62 % di polimorfo-nucleati. Le modeste oscillazioni termiche durarono qualche giorno mentre i fenomeni infiammatori della regione esterna della coscia regredivano anch'essi comparendo in misura più modesta al lato interno della stessa regione. Le linfoghiandole crurali presentavano più evidenti anch'esse le note infiammatorie. Durante il periodo di apiressia, anzi il primo giorno di apiressia e mentre si era istituita una cura Rocntgcn la leucocitosi scese ad 8ooo. Mentre così sembrava di essere entrati in periodo di calma, insorsero di nuovo fenomeni infiammatori aJ terzo inferiore della coscia che rcgreclirono con il riposo, le applicazi~ni topichc, la vaccinoterapia, Ja cura Roentgen . Tale fase di riacutizzazione era durata qualche giorno e subentrata la calma, per la prima voi ta l'infermo notò di sentirsi meglio specie per ciò che si rift:riva alla forza muscolare, alla funzionalità statica e dinamica. Nove giorni dopo, la fase di acutizzazione comparve di ntt.ovo più modesta, con manifestazioni ancor più circoscritte decorrendo gli ultimi giorni senza febbre. Esaurita questa riacutizzazione fino ad oggi (3o-7-1936), non sono più comparse note infiammatorie dopo un secondo ciclo di Roentgmterapia; l' infermo si sente meglio, la flessione del g1nocchio è <:ompleta, la circonferenza della tumefazione è diminuita e tale dinunuzione non può dirsi dovuta ad ipotrofia progressiva delle parti molli i n quanto al contrario il trofismo dcii 'arto è migliorato tanto più che ora l 'infermo può camminare e senza aiuto di aP.poggio; lo stato generale è ottimo; la f conta dei globuli bianchi dà numero normale; l'esame radiologico, dopo tre serie di Roentgenterapia è il seguente: la dia.fìsi del femore si presenta nel c.omplcsso ad opacità più densa) men~e Fig. 4 . è magg10rmente dccalcincata l'epifisi distale, quella prossimale della tibia e la rotula; in qualche tratto non si distingue più la corticale dalla m1dollare e appena apprezzabili sono l~ zone di rarefazione della midollare (~egni di osteite condensante riparativa); la periostite ossificante sembra un tutto uno con la corticale dell'osso, m-::ntue nel primo esame si poteva da essa distinguere in buona parte della sua estensione per una sottile linea chiara lungo il pro.61o della corticale stessa, corrispondente verosimilmente allo strato osteogeno di Ollier. Il quadro radio-

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SU UN CASO DI OSTEO-Ml ELITE CRONICA PRIMITIVA DEL FEMORE DESTRO

logico fa pensare ad un deciso avviamento alla guarigione del processo osteomielitico (v. figura 4). Discussa così la sintomatologia, la diagnosi e l'anatomia patologica, diremo che per l 'eziologia le forme croniche primitive di osteomielite sono date dallo stafìlococco aureo, ma anche lo streptococco, il bacillo del tifo ed il pneumococco possono dare forme simili . Difficile se non impossibile è stabilire la porta Ji entrata del germe; l'ammalato è muto a questo riguardo; egli però presenta sul lato interno del terzo inferiore della coscia una piccola cicatrice di antichissima data di cui l 'infermo non sa darci ragione e che potrebbe, dati i suoi caratteri, essere considerata come l'esito di una ferita occasionale lacero contusa o da punta c taglio che possa, data la sua sede, aver infettato direttamente o indirettamente la zona metafisaria dato anche che questa nel lontano periodo in cui si verificò tale presunto trauma si trovava in uno stato di ricca vascolarizzazione. E' da notare però che specie nel primo radiogramma si è notato nel tratto iuxta-epifisario del· l'estremo inferiore del femore, sul suo lato postero-interno, una piccola zona rotondeggiante senza struttura, limitata da un orletto irregolare osteosclerotico già descritto precedentemente e che può riferirsi come ci dice il radiologo ad ascesso osseo solitario, così detto ascesso del Brody; tale zona rappresenta quindi l'ini ziale processo infiammatorio che localizzato in questo punto ha dato origine a tutta la vasta diffusa reazione osteo-periostea (r). In quanto alla natura ùel processo - osteomielite da stafilococco essa ha ricevuto conferma d:d dosaggio delle unità anti-emolit,iche nel siero di sangue del pnientc e che ha dato i valori di + 8 a - 10. Valore quindi molto .1lto anche se confrontato con quelli trovati da vari altri AA. jn forme osteom ici iti che da sta fi lococco. Tale ricerca ha per noi, dati gli studi compiuti in proposito nelle affezioni le più varie date dallo stafilococco, il valore di un esame batteriologico eseguho su materiale di biopsia ; questa non ci è sembrato opportuno praticare data la tendenza della lesione ad una lent;, regressione sulla quale un intervento sia pure limitato avrebbe potuto non agire certo favorevolmente. Fatta così la diagnosi di osteomielitc cronica da stafilococco del femore destro la prognosi sarà pruclcntemcnte riservata in quanto è da tener presente che se per una qualsiasi causa eso o endogena si avesse una riacutizzazione tale da trasformare il quadro sintomatologico, dat:1 l'estensione del processo, l'arto del paziente potrebbe essere in serio pericolo.

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Per la terapia abbiamo già accennato ad una cura di vaccino poliva-

lente e ad una cura locale con i Roentgen opportunamente dosati e con sedute prudentemente distanziate; i risultati sono stati molto soddisfacenti. Attualmente è in corso oltre la cura fisica una cura con anatossina stafilococcica fornita dall'Istituto Sieroterapico Milanese. (t) Al Prof. Franco Ros~i c al radiologo Maggiore Girardi i nostri nv 1 ringraziamenti per con sigli c l'aiuto preziosi cl~tici nclln studio del ca<o.

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SU (.;:-! Cr\SO DI OSTEO-MIEUT(. CRONICA PRIMITIVA DEL FEMORE DESTRO

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Ci è sembrato opportuno presentare tale caso interessante dal lato t:tiopatogenetico diagnostico e terapeutico. Qui la diagnosi differenziale si imponeva fino in fondo per la terapia da adottare; non era infatti il caso di poter fare una diagnosi di probabilità e far entrare l'infermo in sala operatoria per un intervento direm o così esplorativo come qualche volta può e deve farsi per forza maggiore in stati morbosi cavitari. Qui si trattava in base alla diagnosi di disarticolare un 'arto inferiore a un giovane; intervento demolitivo grave, e non solo grave pcrchè demoiitivo ma anche pcrchè nel caso di neoplasma osseo maligno non astante l'intervento il paziente o per lo meno i f~igliari sarebbero dovuti ritornare a casa con la prospettiva di una possibile metastasi. Ancor peggio sarebbe stato se amputato l 'artn questo al reperto necroscopico istologico e batteriologico fosse risultato af· fetta da una for ma infiammatoria; ciò che come ho accennato è capitato in qualche caso. Se il nostro ammalato ha ancora il suo arto ciò è dovuto alla collaborazione del clinico col radiologo; quella collaborazione che così spesso invoGtta nelle riunioni e nei congressi specie a riguardo delle ncoplasie non sembra essere ancora abbastanza diffusa nel campo della pratica. Questo è ancora un esempio che dimostra come da tempo la chirurgia non sia, come la parola stessa significherebbe, solamente una manualità; essa è essenzialmente formidabile raziocinio, logica profonda che devono costituire granitica base alla terapia applicata sempre seguendo la propria coscienza ed avendo di mira il bene dell'ammalato. L ' A. presenta un caso di osreomidite cronica del femore capitato :dia sua osservazione con la diagnosi di neoplasia e ne discute la diagnosi differenziale ;;mpiamcnte sia dal punto di vista clinico .:hc radiologico; ne illuma l'anatomia patolo~ica r l'ctiopatogenesi parlando in ultimo della cura sia con i Roentgen che con il \·accino e con l'anatossina stafilococcica in quanto imputa la forma sut.!dcna all'azione Jcl lo srafilococco; sul siero di sangue dell'ammalato infatti il dosa ggio delle unità anti· emolitiche per la tossina stafilococcica è stato fortemente positivo ( 1 ). RIASSUNTO. -

( 1) Per l·argomcoto ir. merito vedere: S. CA~IISITI: L"anatoJSÙ;aràna~ioru ru:lf~ a{j~:ioni nafi· locoa·id1c . - Atti c memorie della Società Lombarda di Chirurgia. Vol. IV, n. 5· c la bibliografia m questo lavoro riportata.


ISTITUTO DI CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R . UNIVERSITÀ DI PAVIA. Direttore: pro f. U. M ANTJ::G AnA

RICERCHE UINICHE SOPRA UN GRUPPO DI CASI DI ALOPECIA AREATA (Con considerazioni medico-legali militari) Do tt. Decio Mastrojaooi, capitano mt:ùi co, assi~tc nte militare

La contemporanea presenza in Clinica di un gruppo dj alopecie areate gravi ci ha offerto l'opportunità di eseguire su di esse alcune ricerche i cui risultati non crediamo privi eli interesse dati i molti punti ancora oscuri e controversi che sussistono sull'eziologia c la patogcnesi di tale forma morbosa. I casi si prestano, poi, a t]ualchc considerazione nel campo della Medicina Legale Militare ed anche ciò ci ha indotto a farne oggetto della presente nota. Una netta distinzione fra i diversi tipi di alopecia e l 'alopecia areata, nonostante essa porti il nome di Area Cclsi, non fu fatta che relativamente tardi: per quanto esattamente descritta dall'inglese Bateman nel 1813 col nome di '< porri go dccalvans » (Bateman: Abrcgé pratique cles maladies J c la peau. Tracluction Bértrand, 1820 - da Sabouraud) soltanto moltissimi anni dopo essa venne distinta dalle altre forme di alopecia e, per quanto, nel I 843, Cazenavc la distinguesse dalla tigna tonsurante c la ravvicinasse al gruppo delle vitiligini di cui rappresenterebbe una varietà, essa continuò ad essere mal conosciuta e considerata come una malattia parassitaria e contagiosa ~ino agli ultimi anni del secolo decorso.

Eziopatogenesi dell'alopecia areata. Nonostante numerose teorie siano state enunciate da vari AA. per spiegare le cause dell'alopecia areata e nonostante che ognuna di tali teorie si appoggi sull 'osservazione dei fatti clinici e sia confermata da alcuni dati sperimentali, tuttavia il problema eziologico cieli 'alopecia areata presenta ancora vari punti oscuri ed è )ungi dall'essere completamente chiarito. Come abbiamo accennato la teoria parassitaria ha domi nato per lungo tempo sulle altre. A ciò contribuì non poco l 'aver ritenuto l 'alopecia arcata una affezione contagiosa e ciò per la confusione che regnò a lungo tra questa c le alopecie parassitarie. Mentre Cazcnave si opponeva alla teoria parassitaria avvici nando l'Area Celsi alla vitiligine, Gruby scopriva e descriveva i trycophiton. Così anche l'alopecia areata fu creduta essere dovuta alla presenza di micropa-


RICERCHE CLINICHE SOPRA Ut' GRUPPO DI CASI DI ALOPECIA .\REAT.\

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rassiti c success ivamente venne :tttribuita al Microsporon Audouini, alle spore di Malassez (1874) trovate anche da Eichorst, Maiocchi, Pcllizzari. Nel r882 Thin descrisse il << bacterium decalvans >• ed anche Sabouraud fu convinto per un certo periodo della presenza di un agente patogcno d eli 'alopecia arcata che descrisse sotto il nome di microbacillo della seborrc.l (1895·1897). Ma successivamente quest'A. dovette ricreJersi e concludere che nell 'alopecia dell'adulto si ha la medesima flora che nella seborrea. Così per lungo tempo la teoria parassitaria-contagiosa, nonostante l'opposizione d i vari studiosi, tenne il campo. Le successive ricerche c specialmente il sorgere della teoria neurotrofica, i 1200 tentativi di inoculazione dell'alopecia da parte di Jacq u e t , su se stesso e su soggetti alopccici e quindi predisposti, senza un solo risultato positivo ; le numerosissi me, varie ricerche negative tendenti ad isol are, coltivare, trasmettere il preteso agente patogeno dell'Arca Celsi durante le epidemie segnalate nelle scuole, collegi, caserme (I), ccc., fecero tramontare questa teoria. Però, anche recentemente Ccderbcrg (1932) avrebbe scoperto l'agente dell'alopecia areata dimostrando l:t presenza. nel tessuto a Jopecico di spirilli multiformi messi in evidenza col m etodo di colorazione di Levaditi, (secondo questo A. il punto di partenza dell 'infezione sarebbe iJ ca vo orale o l'apparato digerente) e Galewsky rimane partigiano della teoria infettiva e della contagiosità dell'alopecia ar eata. convinto che essa sia dovuta ad un germe per quanto ancora sconosc iuto. Queste rimangono, tuttavia, .oggirorno. voci isolate. Secondo la teoria trofoneurottca l alopecia areata sarebbe causata da turbe di innervazione del cuoio capelluto: la lesione può provenire sia dall'esterno (traumatismi) che da cause interne. Questa teoria sorse dopo le classiche esperienze di Max Joseph che, nel 1886, mediante l'asportazione del ganglio spinale del secondo nervo cervicale, provocò nel gatto, la formn ione di focolai alopecici _ad area nel territorio dcnervat~. I ris~ltati di Joseph, confermati da Mibellt, Moskolenko, Samuel furono m segmto contraddetti: Auburn ( 1932) lavorando su vasto mate~iale, ha dimostrato eh~: le alterazioni di sensibi} ità indo tte nella zona cornspondente ed il grattamento conseguente alle parestcsic sono responsabili delle ulcerazioni che si formano c della caduta del pelo. Se si protegge, infatti, in modo opportuno la zo~a ccr~icale l'alopecia ~an~a costant:m~~te. Questo .A. ritiene quindi che l a lopCCla sperimentale sw piUttosto d ongme meccan1ca. Il) In lfll"•ggio alla trorin para~,itari:~-con t!l,l!!"sa suno >late tlc..crlllc nu~c~ rhe . epidemie t! i altopccta ;ucau (Tomma<;oli. K:~posi. Pex· h 1ma n . H:.c-s,~tn . Sp•tzt·r. . j.ub,,hon) nr.nchc '. c."' t h "''·JX·c•a C•IOtUI!ak c lamighare. Si t:rana prob:obilmcntc do pur~ co•nc•d<'n7c o ~lo co11fu~tont cloagnu>uchc. P.r rc\t3rc nel campo mTw Sabouraud ncll"opcr:. Clt., rdcconta dcll"•«•lamcnto tlllJ"hto a 12<1 mtlot.m ùcl tlCJO fanto:ria ~; ~Mr.igione :1 'M <'ntrcllicr ne~ .'lll\6.. Cml ('Urc di. un~ cpi•km •• sq:nal.•: tal!.h a "~c1bour~; do,·c, al fon.: clc> F!:Jm:.nds. er:>n". ~~a~ tso!~" 72 .•mmobu prc·,, d ..Jic ";'rlc ann• c croqn d1 un prcsid,o di mila uomini. '><'IO undtct dt csst prcscntnvan? clclk cho.o:r.ze .J, .1lopccta 30 aruu. )!h 3ltn avevano cicatrici da vr cgrc•<O ~:nro, da trau~· · o .o!opcctc cio <~horrc:.. o cah'l7tc prcc< <c. (S.lhouraud: • Pd:otlcs et alo)Xcic' en :llrC$ " · pag-. 2'6).


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RICERC HE CLINICHE SOPRA UN G RUPPO DI CASI DI ALOPECI1\

AREATA

A questo ordine di idee, ed in particolare alla dottrina delle infezioni focali si può far risalire anche la teoria riflesJa di Jacquet secondo la quale, nell 'organismo degli alopecici si avrebbe una pred isposizione complessa: c. stato prealopecico ' l rilevabile da turbe del sistema nervoso centrale, variazioni ematologiche ed urinarie, ereditarietà, ecc.. Su tale terreno predi~posto l'alopecia areata sarebbe determinata e fissata da irritazioni locali periferiche o viscerali o centrali. Tra questi stimoli irritativi frequenti sarebbero quelli di origine gengivo-dentaria (alopecia dentaria). L 'importanza del sistema nervoso nell a origine del le alopecie sarebbe, inoltre, anche dimostrata dalle alopecie susseguenti a turbe della sensibilità, nevralgie, shock psicoemotivi, ecc.. Jordan su 140 casi di alopecia areata ha constatato uno shock psichico antecedente nel 25 ';~, dei casi. Casi di alopecia di questo genere sono stati osservati anche da numerosi altri AA. (Parkes- Weber, Breitschneider e Spigler, Lévy- Franckel e Juster, H erman, ecc.). Circa il meccanismo di produzione di queste alopecie emotive Sabouraud, Bonnem, ecc. pensano ad un'azione psicogena sulla tiroide e ghiandole sinergiche con siderazione di altri gruppi ghiandolari e conseguente interessamento del simpatico; Radner ad alterazioni del cervello medio o di un supposto centro di accrescimento del pelo~ Kant ad un'azione psicogena diretta sulla pelle e sul pelo (Balbi). Ulmann attribuisce l'origine dell'alopecia areata ad alterazioni del sistema nervoso centrale. Stiefler osservò quattro casi di alopecie totali dopo una encefalite letargica e, dallo studio dei pazienti, egli mppone l 'esistenza di un centro simpatico regolatore del pelo posto nella parte centrale del cervello medio. Recentemente Midana, allo scopo di mettere in evidenza evenn1ali segni di compartecipazione del sistema nervoso centrale e periferico (centri nervosi, gangli, radici, nervi periferici) ha praticato l'esame del liquor in 18 casi di alopecia areata in soggetti non luetici. Egli ha trovato alterazioni del liquor nel 6o-7o % dei casi , alterazioni che, pur essendo limitate come entità, mantengono un tipo costante e riproducono, sebbene in tono notevolmente minore, quello che si osserva in genere nelle lesioni del sistema nervoso centrale. Da ciò l' A. deduce che in alcuni casi di alopecia areata si ha qualche alterazione realmente di tipo organico del sistema nervoso centrale, così che, nel processo morboso alopecico, sarebbe confermata una compartecipazione dell'asse cerebro-spinale su base anatomo-patologica. Al sistema nervoso vegetativo si attribuisce da molti grande importanza nell'origine dell'alopecia areata. Secondo Pinkus, L. R. Miiller, Biischke, ecc. il pelo è sotto la dipendenza del simpatico sia nei riguardi tro.fìci che motori. Numerose sono le osservazioni di focobi alopecici comparsi in seguito a ferite, traumatismi dei nervi, polineuriti. Lévy- Franckel e Juster citano alopecie del capo consecutive a traumatismi oltre che del capo anche degli arti. La caduta del pelo sarebbe, in questi casi, dovuta a lesioni dei nervi misti con alterazioni del simpatico. Si tratterebbe di una


RICERCHE CUN!CHE !'OPR:\

UN GRUPPO DI CASI DI ALOPECIA AREATA

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nevrite ascendente che avrebbe come conseguenza un 'alterazione d t: i centri midollari simpatici soprastanti la lesione. Secondo Lévy- Franckel e Juster, ammessa come causa determinante delle alopecie una irritazione del gran simpatico in un punto qualsiasi del suo decorso, una spiegazione sull'origine dell'alopecia si può trovare: a) in traumatismi (Jacquet, Holland e Potter), alopecie odontopatiche (Jacquet), alopecie oculari (Frolich); b) sifilide acquisita o ereditaria (Milian, Sabouraud) per lesioni specifiche di qualche plesso simpatico (es. pl. periaortico); c) tubercolosi (Balzer e Bartélemy); d) lesioni chirurgiche o meno delle g hiandole endocrine (ad es.: alopecie delle ovariectomizzate (Sabouraud), alopecie uterine (Gaston), da morbo di Basedow (Sabouraud e Du Castel), alopecie in affetti da turbe ipofisarie (Danlos), ecc. ; e) intossicazioni di varia natura (Eichorst, Gaston), come ad es. quelle da elmintiasi (sono note le turbe vago-simpatiche consecutive ad elmintiasi : midriasi, fa tti vasomotori per irritazione dei plessi nervosi intestinali, ecc.).

Teoria endocrino simpatica. - Ma sopratutto sugli intimi rapporti intercorrenti fra sistema nervoso vegetativo e ghiandole endocrine, LévyFranckel e Juster hanno richiamato l'attenzione. Dopo le osservazioni di Sabouraud sui rapporti fra turbe ovariche c alopecie, tra Basedow e alopecie, dopo quelle di Léopold Lévi sulla caduta dei capelli e delle sopracciglia nella insufficienza tiroidea, del Du Castel che rilevò la frequenza di alopecie negli ipertiroidei, di H arvier sulle alopecie da mixedema, Lévy - Franckel t-: Juster posero le basi di una dottrina endocrino-simpatica delle alopecie. Questi AA., studiando gran numero di alopecici, trovarono: m odificazioni dello stato generale (emotività, ingrassamento, deperimento organico), turbe tiroider, ovariche, nell'uomo frigidità sessuale che precedeva di poco l'inizio dell'alopecia, talora turbe a carico delle surrenali e dell 'ipofisi ; pressochè costanti turbe di reflettività del simpatico (fatti vasomotori, crisi di sudorazione) modificazioni del riflesso oculo cardiaco, del pilomotore (André Thomas) e del naso-facciale (Miraillié e W ei Il), variazioni della tonicità cutan ea (ipotonia già descritta dal Jacquet), particolare edema grasso sottodermico su cui ha insist1to Sabouraud, ecc .. Dal rilievo di questi fatti gli AA. deducono che sulle placche alopeciche si avrebbe una vasocostrizione permanente dei capillari con un vero angiospasmo che sarebbe dipendente dalle turbe del sistema neurovegetativo associate o no a turbe endocrine. La tiroide è la ghiandola a secrezione interna e che avrebbe la massima importanza sul trofìsmo dei capelli e delle sopracciglia, le ghiandole sessuali c l'ipofi si sui peli della barba, ascelle, pube (Schereschewsky, S~mpke). I surreni influenzerebbero l'accrescimento dei peli in alcuni stati patologici (ìpertricosi, irsutismo), ed assieme alle alterazioni sccretive ovariche, agi rebbe


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RI CERCHE CLINICIIE !'-OI'RA IJN GRUPPO DI CASI DI AI.OPF.Cl:\ AREATA

nell'ipertricosi della menopausa (Stiimpke, Bcrblinger). Sopratutto sono le alterazioni funzionali della tiroide quelle che vengono invocate nel l 'origine dell'alopecia areata per quanto non vi sia accordo sul tipo dell'alterazione: secondo alcuni la caduta è costante nell'ipotiroidismo (Haushalter, Jcndalize); nelle strumectomie si avrebbe ritardo dell 'accrescimento dei capelli (Chang); anche Gowalsowsky, di recente ha creduto di riconoscere un tipo speciale di alopecia (a. tireogena) nella insufficienza tiroidea. Non pochi, invece, sono gli AA. che danno importanza all'ipertiroidismo (Sabouraud, Lévy- Franckel, A. Sézary, Schereschewsky, ecc.). Anche per altre ghiandole endocrine è innegabile, in alcuni casi, un 'influenza sul trofismo dei peli eò un'azione sul meccanismo di produzione delle alopecie. E' noto che nell'ipofunzione paratiroidea con tetania si può avere un arresto della crescita dei capelli ed un'alopecia totale (Balbi), ciò è anche provato sperimentalmente (Bandler). Ncll'iperpituitarismo si ha la tendenza all'ipertricosi, mentre, negli animali, l'asportazione dell 'ipofisi può dare alopecie a chiazze. Secondo Bengston la somministrazione di estratto anteriore dell'ipofisi favorisce la ricrescita dei capelli sulle chiazze alopeciche. Anche il timo è stato recentemente impiegato con buoni risultati in casi di alopecia areata Ì!1 cui l'indagine interfcrometrica col metodo di Hirsch aveva rivelato un'insufficienza timica (Spillman, Watrin, Verain). Anomalie pilari sono descritte anche per alterazioni della funzionalità dei surreni e sono, poi, notissimi i rapporti intercorrenti fra ghiandole genitali e sistema pilifero (castrazione, menopausa, ecc.). L'importanza del sistema endocrino sul trofismo del pelo sarebbe tale che, secondo alcuni anche le alopecie da tallio si produrrebbero in seguito ad alterazioni provocate da questa sostanza sul sistema endocrino (Bi.iskhe). Questo A. ha notato nei ratti ai quali aveva somministrato acetato di tallio : alopecia, cataratta, ritardo dell'accrescimento, alterazione del sistema nervoso, in tre animali anche atrofia del testicolo ed in uno atrofia della tiroide. Queste osservazioni dimostrerebbero, in contrasto col la teoria di Truffi, che il tallio colpisce il sistema endocrino e agisce probabilmente sul sistema pilifero per il tramite di esso (Sriimpke). Si è cercato di dimostrare la presenza di disfunzioni endocrine nelle alopecie areate studiando anche il metabolismo basale. Sui risultati ottenuti dai diversi ricercatori ci soffermeremo in seguito raffrontandoli coi valori da noi trovati nei casi studiati. Altri momenti eziopatogenctici invocati spesso dai vari AA. per spiegare l'ori gin e dcii' alopecia areata riguardano l'ereditarietà specifica alopecica e la sifilide specialmente ereditaria. Numerosi AA., specialmente francesi (Darier, Lesourd, Feulard, Jacquet, Hutchinson) hanno riscontrato una eredità diretta descrivendo numerosi casi di alopecie famigliari; Sabouraud, in un'inchiesta su 100 alopecici, ha riscontrato nel 22 9';, un'eredità diretta o famigliare.


RICERCHE CLINICI-lE SOPRA UN GRUPPO DI CASI DI ALOPECIA AREATA

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La sifilide congenita è stata riconosciuta anche in molti casi di Area Celsi: Sabouraud vi annette molta importanza come causa dn alopecia ed insiste sulla necessità della ricerca negli alopecici dci piccoli segni di sifilide congenita, delle ricerche sierologiche, e sugli effetti talora benefici della terapia antiluetica. I già citati A. Sézary, Horowitz e Lévy hanno studiato le sieroreazioni sifilitiche in 136 casi, trovandolc positive solo in 5 soggetti. In altri 3 soggetti era stata confessata una sifilide pregressa, l 'esame clinico in altri 6 casi mise in evidenza le stimmate certe di un'credo sifilide ed in altri 5 casi un'credo sifilide poteva sospettarsi. In un lavoro successivo il Touraine su 86 alopecici trovò sifilide certa nel 10,5 % (acquisita in 6 casi, congenita in 3), probabile nel 6,9 % (acquisita in I caso, ereditaria in 5 altri), in altri II casi (12,8 %) la sifilide era possibile. Questo A. conclude che, non tenendo conto di questi ultimi casi e non considerando che quelli in cui la sifilide è confessata o molto verosimile, la infezione luetica può essere presa in considerazione ali 'incirca in I caso su 6 di alopecia. La sifilide agirebbe non .direttamente sui follicoli pilosebaçei ma, anch'essa, attraverso le deviazioni funzionali delle ghiandole endocrine. Secondo Sézary, Horowitz e Lévy la lue provocherebbe in un primo tempo lesioni delle ghiandole a secrezione interna con conseguenti meiopragie endocrine. Queste si manifesterebbero coll'alopecia alla prima occasione dt squilibrio endocrino, scomparso il quale, l 'alopecia potrebbe guarire. Riferiamo ora i casi venuti, pressochè contemporaneamente, sotto la nostra osservaziOne: Os~ERVAZIO:-tE l. G. Alfonso, di .mni 24, celibe, fabbro, da Spessa Po (PJvia). Entr:l in Clinica il 28 gennaio 1935Anam 'le.< i:

Nulla di particolare nell'anamnesi famigliare. A sei anni scarl:nuna gt~3 rita :;enza postumi. Ha frequentato la quarta elementare. Prestò regolare servizio militare. Fu fomjto di abbondante capigliatura bionda sino alla prim:.:vera del 19 )4 data in cui notò la comparsa di una chiazza di alopecia che si era stabilita insensibilmente in corrispondenza del vertice. Di essa si accorse quando aveva raggiunta la gra ndezza di un'attuale moneta da due lire. La chiazza non subl variazioni apf'rezzabili sino ai primi del novembre scorso, epoca in cui una mattina (i! 15) egli notò che perde,·a :rbhondantemente i capelli delle regioni temporoparietali In meno di una settimana il defluvio dei capelli divenne totale ed il paziente rimase completamente calvo. Nel corso del mese successivo l'alopecia era totale i.n seguito a caduta di quasi tutti i peli del sopracciglio, delle regioni ascellari, del torace e del pube. Il pazieme non avverte alcun disturbo subbietti vo, si sente perfettamente bene, non ha sensazione di molestia nè di prurito. Egli ha atteso sempre ai lavori dci campi, è un buon bevitore di vino ed un forte fumatore di sigarette. Esam~ obbiettivo: Soggetto tendente al normotipo, in buono stato di nutnztone. Statur<~ m. 1,64, peso kg. 56,8oo. Temperatura 36,3; polso 76, Pmx. 120 pm. 75 (Koratkow). Cute e sistema pilifero: l'ambito cut.-1neo è prcssochè completamente pri1·o di pelì. Si nota solo qualche raro pelo in corrispondenza delle- sopracciglia e del pube. Le ciglia sono rispettate, la barba è pressochè scomparsa residuando rarissimi peli al labbro superiore e al mento, sottili, scolorati, dall'aspetto di peluria. La cute è di S - G1omalt· di mcdirina miiiUJrc.


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RlCERCI lE CLIN ICI-lE SOPRA L':--1 CRt..:PPO DI CASI 01 ALOPECIA AREATA

colorito roseo pallido, solle\'abìlc in piccole pieg he, dastìca. Le mani hanno una tinta cianotica, sono fredde. La sudorazìone è facile. Il cuoio capelluto sì presenta completamente glabro, legge rmente ispessìto, come edematoso, dì colorito più pallido del re~tante ambito cutaneo. Si possono osservare i follicoli pìliferi che sembrano mC'Ito diradati in corrispondenza del vertice dove esistono piccole chiazze completamente pri\·c Jì foll icoli e dove la cute presenta uno stato di lieve atrofir.. La tiroide è appena palpahìlc nei suoi lobi laterali. L'esame clinico dcgìi organi cndotoracici cd endoaddomin:.li non fa rilevare alterazioni apprezzabili. All'esame psichico si rileva un lieve grado di torpore mentale, brachipragi<~. L'esame dd sistcm <~ nervoso mette in evidenza lieve torpore dei riflessi superfìciali t l'assenza del riflesso faringeo. Riflessi pupillari normali. Oculo cardiaco molto accentuato ( - 30); dermografismo bianco torpido; riflesso pilomotore torpido sulle poche zone in cui è possibik controllarlo.

Esami speauli : Urine normali; intradcrmoreazionc alla T . U. fortemente posnl\·a alle diluizioni di 1: Iooo ed I :sooo. Alla tubercolina sottocute (t cc. della soluzione I: Iooo) non SI hanno apprezzabili alterazioni generali nè di focolaio. R. W. - - - . S. G. - - -. Meinickc - - - - . Cithocol - - -. Esame radioscopico dd torace: ghiandole perii lari inflltrate specialmente a destra, evidenti strie peribronchitiche alle basi, ombra cardiaca normale. Emocromocitometria: Hb 90 (Shali); Globuli rossi 4.1oo.ooo; Globuli bianchi 7.2oo; Valore globulare I,IO; Formula leucocitaria: P. N. 62, P. E. t, P. B. o; Mononucleari 13; Linfociti 18. Esame del liquor: pressione iniziale 38 (Claude); quantità estratta cc. 12; pressiOne finale 26 ~Ciaude). PanJy: negativa; Nonne : negativa; Weichbrodt: negativa; Nogoucki: negativa. Linfocitosi: 0,5 (Fuchs- Rosenthal). Benzoino colloidale oooooitooooooooo. R. W. - - -. Meinicke - - - . Prove farmacodinamiche: Ad renalina: nessuna azione sul ritmo del polso (- 6). scarsa sulla pressione arteriosa ( + 5). Il riflesso oculo cardiaco, che all'inizio della prova era- 30, ha mantenuto tale valore pressochè immutato per tutta la durata. Dopo to' dall'i niezione il paziente awerte senso di freddo con accenno a brivido, fatto che si dilegua rapidamente. Atropina: diminuzione della frequenza del polso dopo IO' ( - I6), entro rora grad uale ritorno alla norma. Diminuzione della Pmx. (10). Ritorno alla norma dopo un'ora ; il riflesso O . C. mantiene gli stessi valori per tutta la durata della pro\·a

(- 26 --30). Pilocarpina: subito dopo l'iniezione il paziente an-erte vivo senso di calore, dopo 30' profusa sudorazione c seialorrea (150 cc.) scomparsa di tali fatti dopo un'ora dall'iniezione; insensibili modiflcazioni sul polso e sull'O. C., lieve diminuzione della Pmx. (-s). Curva glicemica: (metodo Crecelius • Seifert) con carico di glucosio di gr. 0,75 per kg. in peso del soggetto: a digiuno: too; dopo 30': 100; dopo 6o': t3o; dopo 90' : xoo; dopo 120': IOO; dopo tso': 90. Metabolismo basale (metodo di Benedict). Media di 6 determinazioni : 34·5- deviazione percentuale - 10 "~ . Decorso e cura: L'ammalato fu curato con tiroidina (Merck). Tale cura ben toilerata, fu contjnuata con bre\"Ì pause, per oltre un mese. I risultati ottenuti furcno negativi nonostante che alla cura generale si associasse una cura locale intensa (pomata cadica, acetone con acido acetico). L'a. fu dimesso a sua richiesta il 9 marzo.


RJ CERC H E CLINICHE SOPRA UN GRUPPO Dl CASI DI ALOPECIA AREATA

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Si ripresentò all'ambulatorio a distanza di un mese, presentava la rinascita di qualche pelo alla barba. Consigliammo elioterapia e pluriglandolo, ma, rivisto ancora dopo un altro mese, v'era solo accenno alla ricrescita dci peli specialmente al viso. Non è stato più rivisto. OssERVAZIONE II. - M. Giuseppe, di anni 24, celibe, muratore, da Breme Lomellina. Entra in Clinica il 7 febbraio I935·

Anamnesi: Madre morta a 38 anni durante l'epidemia influenzale, due fratelli morti in tenera età di malattia imprecisata cd un altro fratello, gemello del soggetto, morto di malattia esantematica. Nato da parto gemellare, ammalò a 5 anni di morbillo, nessun'altra malattia degna di nota. Prestò servizio militare per I8 mesi. Kell'ottobre u. s. cominciò ,, notare rapida caduta dei capelli che prima aveva abbondami, di color castano. ln poco più di un mese si istiruiYa un'alopecia cotale del capo. Praticò senza successo cure locali a base di rivulsivi. Soggetto di abitudini morigerate, ha frequentato le classi elementari, attende al lavoro di muratore. E' rimasto sinora casto. Subbiettivamente non :1vverte alcun disturbo. Temperatura 36,7; Polso 72; Pmx. 140; pm. 75 (Koratkow); Statura m. I,69; Peso kg. 66,800. Esame obbiettivo : Normotipo, di confor· mazione scheletrica regolare, con masse muscolari coniche e tronche, pannicolo adiposo ben conservato, cute e mucose visibili rosee. Cranio di forma brachicefala, alopecia totale del cuoio capelluto. Alle zone temporali ed al margine ocdpito--nucale del capilizio si rileva la presenza di pochissimi peli, sottili, scoloriti. di aspetto lanuginoso, facilmente aspor tabili e che esaminati hanno la forma tipica di ! . La cute è come ispessita, edematosa tanto che vi Fig. l. resta l'impronta del dito, i foUicoH piUferi sono visibili coll'a1uto ddla lente. I peli del!~ b:trba e del sopracciglio sono un po' diradati (fot. I), quelli delle altre regioni del corpo sono consen·ati. La cute del restante ambito cutaneo è rosea, clastica, il riflesso pilomotore è conservato; dermografismo rosso vivace. Al <:olio si possono apprezzare i lobi laterali della tiroide che appaiono lievemente aumentati di volume, il paziente riferisce che saiLuariamente il collo gli si ingrossa. L'indagine dinica non mette in evidenza fatti patologici a carico dei vari organi interni toraco-addominali. L'esame del sistema nervoso riesce completamente negativo. EJami speciali: Esame urine: negative; intradcrmoreazione alla T . U. I: IOOO e r :5000 negativa. R. W . - - -. S. G. - - - . Meinicke - - - . Cithocol - - - . Esame microscopico di alcuni capelli : si presentano con bulbo atrofico e con uno · strozza mento dello scapo poco al di sopra dci bulbo stesso (forma di ! ). E.mocromocitometria : Hb 90 (Sa h li); Globuli rossi 4·5oo.ooo; Valore globulare 1; Globuli bianchi 9-000; Form ula leucocitaria: P. N. 63, P. E. 3, P. B. 1; Mononudeari 10; Linfodti 23.


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RICERCHE CLINICHE SOPRA lJN GRUPPO DJ CASI DI ALOPECIA AREATA

Esame del liquor: pressione iniziale 30; quantità estratta cc. 15; pressione fi. nale 24 (Ciaude). Pandy, Nonne, Weichbrodt, Nogoucki: neganve. Linfocitosi: 0,75 (Fuchs - Rosenthal). Benzoino colloidale OOOOOIIOCOOOOOOO. R. W. - - - -. Meinicke - - - . Prove farmacodinamichc: Adrenalina: modico acce;cramcnto del polso ( + 12 dopo :20'); lieve diminuzione della Pmx. (140-1 30 dopo 20'); O. C. : lieve accentuazione (- 10). l\'essuna influenza sulla g licosuria. Atropina: diminuita frequenza del polso. :nassima dopo 30' ( - 12) abbas~amento della Pmx. (- 20 dopo 20'). T ali fatti persistono per circa 6o'. Il riflesso oculo-cardiaco non è sensibi lmente modificato. Pilocarpina: Dopo 15 minuti senso di calore diffuso con iicve sudorazione, salivazione. La frequenza del polso, la pressione arteriosa ed il rifle~so oculo-cardiaco non subiscono apprezzabili modificazioni. Curva glicemica: (metodo Crecelius- Seifert). Carico di glucosio gr. 0.75 per kg. di peso del soggetto. A digiuno: 1 10; dopo 30' : 100; dopo 6o' : 130; dopo 90': 100; dopo 120': So; dopo 15o' : 85; dopo t8o': 90. Metabolismo basale (metodo di Bcnedict). Media di 6 determinazioni: 40,5. Deviazione percentuale: + 2 %. Decot·so e cum: Furono praticate localmente le solite cure r ivulsiYc (pomata cadica al terzo, frizioni all'acetone con acido acetico). La cura interna, in mancanza di no::tte indiFig. 2. cazioni verso disfunzioni endocrine determinate, fu eseguita con preparati a base di timo (endotimina). Il 3 marzo, dopo 24 giorni dall'ingresso in Clinica, l'a. viene dimesso a sua richiesta. All 'atto della dimissione si notavano al cuoio capelluto numerosi peli di ritorno, di aspetto lanuginoso, gli si prescrive di continuare la cura a casa. Ritorna in ambulatorio alla fine di aprile; egli è felicissimo pe1chè i capelli ~ono perfettamente ricresciuti e presentano l'aspetto di cui alla fi g. n. 2. OssERVAZIONE III. S. Pietro, di a nn i 36, ammogliato, verniciatore, da Pavia. Entra in Clinica il 12 febbraio I935·

A nomnesi: Padre morto a 6o anni per neoplasia della vescica urinaria. La madre, due fratelli, la moglie e l'unica figlia avuta. da questa, sono tuttora viventi ed in buona salute. Non ricorda malattie nell'infanzia; a 13 anni presentava tre piccole chiazze alopeciche al vertice del capo. Di esse guarì perfettamente dopo alcune applicazioni locali. Partecipò alla guerra ed all'età di 19 anni fu ferito da arma da fuoco al cuoio capelluto La ferita era superficiale e guarì in circa u n mese. L'attuale infermità iniziò un anno fa con la comparsa di alcune chiazze alla regione del vertice, tali chiazze si allargarono lentamente e confluirono: dopo circa n mesi la caduta dei capelli assunse un andamento progressivo, generalizzato. Anche


RICERCHE CliNICHE SOPRA UN GRUPPO DI CASI DI ALOPECIA ARE.>\T A

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i peli della barba c<lddero rapidamente, quelli delle sopracciglia, delle ascelle e del pube si diradarono moltissimo. Nessun disturbo subbiettivo accompagnò l'istituirsi dell' alopecia. Il soggetto attende al SU·O mestiere di verniciatore, ha frequentato la quarra elementare, ha abitudini modeste e sobrie. E;ame obbimivo: Soggetto con abito microsplacnico, in condizioni generali piuttosto scadenti. Statura m. 1,55; Peso 44,roo; Temperatura 36,5; Polso 86; Pmx. 135; pm. 90 (Koratkow). ' Subbicttivamcnte accusa benessere, sudorazione facile e abbondante. Presenta alopecia totale del cuoio capelluto. La cute è pallida lucida, sottile, di aspetto atrofico. Lo sbocco dei follicoli piliferi non è rilevabile che in pochi punti lungo i margini dd cuoio capelluto; sulla restante area non se ne rilevano nemmeno con l'aiuto della lente. In corrispondenza della regione occipitale, a destra della linea mediana, si nota la presenza di una piccola cicatrice lineare esito di trauma subito in guerra. Il viso è glabro per la mancanza di tutti i peli della barba e dei baffi, quelli delle sopracciglia sono fortemente diradati, conservate le ciglia. Caduta parziale dci peli si nota anche alle ascelle, e quasi completamente al pube. La cute è pallida, sottile, sollevabile facilmente in pieghe. alle estremità superiori acquista una tinta cianotica. Riflesso pilomotore (nelle zone in cui è provocabile) assente, dermografismo roseo, poco accentuato. lpertrofia di modico grado della tiroide. All'esame dei vari organi interni toraco-addominali non si riscontrano apprezzabili alterazioni nè clinicamente, nè radioscopicamcnte. All'esame del sistema nen·oso si nota dal lato psichico facile emotività, stato di preoccupazione ansiosa. Non apprezzabili alcerazioni delle va rie sensibilità c della motilità. Tremore delle mani protese; riflessi superficiali, mucosi e cutanei, torpidi, riflessi profondi normali.

Esami speciali: Esame deU'urina: negativo. lnrradermoreazione T . U. 1: Iooo pos1t1va; r: 5000 debolmente positiva. R. W. - - -. Meinick.e - - - . Cithocol - - - . Emocromocitometria : Hb 95 (Sahli); Globuli rossi 4.ooo.ooo; Valore globulare I; Leucociri 7.200. Formula leucocitaria: P. N. 67, P. E. I, P. B. x; Linfociti 2I; Menonucleari IO. Esame del liquor: pressione iniziale 26. Liquor estratto cc. IO. Pressione finale r8 (Claude). Pandy, Nonne, Weichbrodt, Nogoucki: negative. Linfocitosi: I,2 (Fuchs- Rosenthal). Benzoino colloidale oooo022IOOCOOooo. R. W. - - - . Meinicke - - - . Pro\·e fa rmacodinamiche: Adrenalina: aumento della frequenza del polso, dopo w': + 12; dopo 30' + 26 e tale persiste per oltre un'ora. Aumento della Pmx.: dopo 10': + 30; dopo 30' + 35; dopo 6o' : + 10. Scarsa influenza sulla glicosuria. Riflesso O. C. tendente all'inversione ( + 4 + l! + 4). Dopo l'iniezione l'a. ha avuto forte sensazione di freddo con brividi durati circa 10'. Atropina: SC<Jrse modificazioni della frequenza del polso (- 4 - 8) e della pressione 1rteriosa. Accentuazione del riflesso O. C.: dopo 20':- 16 e per un'ora: - 12. Pilccarpina: all'iniezione segue subito sensazione di calore con abbondante sudo rnione; scialorea (l6o cc. in 3o '), al 40': tutto ritorna alla norma. Curva glicemica (metodo Crecelius - Seifert):


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RICERCHE CLIN ICHE SOPRA UN GRUPPO DI CASI DI ALOPECIA AREATA

Carico di glucosio gr. 0.75 per kg. di peso del soggetto. A digiuno: 70; dopo 30': 100; dopo 6o' : 100; dopo 90': 6o; dopo 120': 70; dopo 150': 80. Metabolismo basale (Metodo di Bencdict): Media di tre determinazioni: 45· De\·iazione percentuale (sui valori di Aubry e Dubois): + 11 %. Decorso e cura: Alla cura locale, simile a quella adottata per gli altri due casi, è stata associata una cura opoterapica a base di antitiroidina, per iniezioni durante la degenza in clinica, e per via orale dopo la dimissione. Tale cura era ben tollerata anzi dava un certo senso di benessere al paziente. Dimesso a richiesta il 3 marzo, il paziente non presentava alcun miglioramento sensibile nelle condizioni del sistema pilifcro. Rivisto dopo un mese le condizioni del cuoio capelluto erano immutate, v'era accenno alla rinascita di qualche pelo alla barba e ai baffi. L'ammalato, non è più tornato a farsi ri,·edere, nonostante le nostre raccomandazioni. OssERVAZIONE IV. - R. Maria, di anni 29, casaling~, nubile, da Pavia. Entra in Clinica il 25 febbraio 1935·

Anamnesi: Nulla di particolare nel gentilizio. Morbillo c scarlattina nell'infanzi;;~, a 16 anni tifo, in seguito a tale malattia le furono tagliati completamente i capelli che in seguito rinacquero perfettamente. Mestruò a 12 anni, la funzione mestruale è continuata non sempre regolare per ritmo c quantità. Ha abitudini casalinghe, è sobria bevitrice, non fuma. Gli attuali disturbi si iniziarono sette mesi or sono: nel luglio u. s. la paziente si accorse di cominciare a perdere i capelli in una zona rotondeggiante in corrispondenza del 1•ertice del capo, la chiazza all'inizio aveva le dimensioni di un soldo, successivamente è andata aumentando ragg1ungcndo le attuali dimensioni. Iniziò cure lcr ca li a base di rivulsivi e raggi ultravioletti ma senza successo. Esame obbiettivo: Normotipo, stato di nutrizione e sanguificazione buoni. Statura m. t,6o; Peso kg. 64; Temperatura 36,6; Polso 88; Pmx. 115; pm. 65 (Koratkow). Oculo cardiaco- 8. Cute e sistema pilifcro: Cute rosea, elastica, delicata. Cuoio capeiJuto: chiaramente seborroico, coperto da lunghi capelli neri, abbastanza fitti. lo corrispondenza della regione temporale destra, verso il limite inferiore si nota una chiazza alopecica di grandezza superiore a quella di un 'attuale moneta da 20 lire, tale chiazza si estende verso la regione occipitale dove si allarga in un'altra arc.:a grande quanto la mano di un bambino. Queste chiazze sono prive di capelli, alla periferia presentano qualche pelo rado, sottile, scolorato. La cute è untuosa, ispessita, vi si discernono in gran parte gl i sbocchi dci follicoli piliferi. Si riesce a provocare un riflesso pilomotore abbastanza vivace. Nelle altre zone cutanee (ascelle, pube) il sistema pilifero è normalmente conservato. Al viso si nota un lieve grado di esoftalmo, i riflessi oculari sono normali. Al collo è evidente un discreto grado di ipertrofia della tiroide. La paziente riferisce che essa si accentua in corrispondenza dci periodi mestruali. L'esame degli appar:tù organici endotoracici ed endoaddominali riesce clinicamente negativo. All'esame del sistema nervoso non si apprezzano deviazioni nel campo psichico, l'a. riferisce di and:trc soggetta spess'! a rossori improvvisi, vampate al viso. E' facilmente emotiva. Non si rile vano alterazioni a carico dci riflessi superficiali e profondi. Dermografismo rosso v1vacc.


RlCERCHE CLINICHE SOPRA UN GRUPPO DI CASI DI ALOPECIA AREATA

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Esa m t: spt:ciali: Urine: nulla di patologico. lntrade rmoreazione alla T. U. I: 1000 e I :5000 : negative. Radioscopia del torace: piccole ombre ilari. Lie,·e diminuzione di trasparenza ddl'apice destro. Nulla a carico del cuore c grossi vasi. R. W . - - - . S. G . - - - . Meinicke - - -. C ithocol - - -. Emocromocitometria: Hb 8o (Sahli); Globuli rossi 4.2oo.ooo; Valore globulare 0.95; Leucociti l>9<><>; Formula lcucocitaria: P . N. 68; P. E. Ii P. IJ. o; Mononucleari 9; Linfociti 22. Esame del liquor: Pandy, Nonne, Weichbrodt, Nogoucki: negative. Linfocitosi: o,8 (Fuchs- Rosenthal). Benzoino colloidale : 000002IIOooooooo. R. W . - - - . Meinicke - - - . Prove farmacodinamiche: Adrenalina: discreta azione sul polso ( + 24) e sulla pressione arteriosa ( + 15). oculo cardi:tco - 8. Atropina: notevole diminuzione della frequenza (dopo to':- 20), dopo 20' ritorno alla norma, successivamente diventa più frequente per circa un'ora ( + 14). Nessuna influenza sulla pressione arteriosa. Scarsa azione sull'O. C. ( - 6 - - 8). Pilocarpina: dopo 10' notevole aumento di frequenza del polso ( + 30); Pmx. in,·ariata. Dopo w' l'a. ha senso di calore, lieve sudorazione e scarsa salivazione. Dopo 40' ritorno alla norma. Curva glicemica (metodo Crecelius- Seifert): Carico di glucosio gr. 0,75 per kg. in peso del soggetto. A digiuno: roo; dopo 30': rw; dopo 6o': 140; dopo 90': Joo; dopo 120': 90; dopo 150': 90. Metabolismo basale (metodo di Benedict): ~tedia di tre determinazioni : :50,66. Deviazione percentuale + 24 °~ . Cura t: dc-corso: Si istituisce un trattamento generale a base di anùtiroidina (Moebius) a goccic. La cura è ben tollerata. Contemporaneamente le chiazze alopcciche vengono trattate con raggi ultravioletti. L'a. è dimessa l'II marzo in condizioni pressochè in,·ariate; dopo una ventina di giorni viene rivista: v'è accenno a rinascita dei capelli. Si continua la cura locale c si sostituisce l'antitiroidina con iniezione di calcio. Alla fine di a rrile, rivista, l'a. presenta un ulteriore miglioramento con ricrescita di altri capelli sulle chiazze. l'estendersi progressivo di queste sembra arrestato. L'a. è ancora sotto la nostra osservazione.

Considerazioni. Lo ~tudio di questo gruppo di alopecie areate non è privo di interesse: sono quattro casi di Area Celsi grave di cui tre totali, in soggetti in età giovane, senza tare organiche di rilievo. Dal lato diagnostico essi non presentavano difficoltà: area decalvante nelle prime tre osservazioni, area del tipo ofiasico nella quarta.

Nel secondo caso il paziente non ricordava di aver notato, precedente~ mente alla caduta totale dei capelli, la formazione di ch iazze circoscritte di area, chiazze che, secondo R. Sabouraud, uniche o multiple, precedono sempre tutti i diversi tipi di alopecia areata. Ma, a parte il fatto che un 'eventuale chiazza di area può essere sfuggita all'attenzione del paziente o per le di-


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mensioni o per la sua posizione poco accessibile all'autoi!>pezione, mancava ogni altro elemento che potesse far rientrare il caso in alopecie di altra natura. Infatti l'anamnesi era perfettamente muta per prcgresse malattie infettive acute o comunque per forme febbrili, c per shock emotivi precedenti la comparsa dell'arca, fatti che avrebbero potuto far pensare ad una alopecia post-infettiva o post-cmotiva. D'altro canto sono veramente rare le alopecie di tipo così completo e diffuso consecutive ad un'infezione sia pure grave e prolungata come potrebbe essere una grave infezione herbertiana (Sabouraud) e, del resto, questo A. ammette anche una fase terminale dell'alopecia areata in cui non rimane più alcuna traccia delle aree parziali iniziali. Si sarebbe potuto pensare anche ad un u defluvium capillorum •> forma descritta dai vecchi AA. ma dai moderni ritenuta rarissima; il decorso di queste forme è rapidissimo, l'alopecia diviene completa in 2-3 settimane, esse rassomigliano molto, per il decorso, alla brusca alopecia da acetato di tallio. Vediamo ora, di analizzare i vari dati risultanti dalle diverse prove esperite nei singoli casi, per cercare se, ed a quali deduzioni ci possono condurre. Nel primo caso si trattavl di un soggetto giovane, con organi interni sani, senza tare apprezzabili. L'indagine clinica aveva messo in evidenza principalmente: un lieve stato di torpore psichico con brachipragia e torpore dei riflessi superficiali e del pilomotore, nonch~ un riflesso oculo cardiaco fortemente positivo (- 30). Le prove farmacodinamiche hanno dimostrato una scarsa sensibilità del sistema simpatico all'adrenalina, nel mentre hanno confermato, colle prove all'atropina ed alla pilocarpina, uno stato di vagotonismo e di ipcrsensibilità parasimpatica. metabolismo basale, dcdotto dalla media di sei dcterminazjoni, ha dato valori abbassati del IO ··[,. Variazioni del metabolismo sia in più che in meno, intorno al 10 ·.·: , sono ritenute normali (Sézary); comunque, nel caso in esame, giova rilevare che si è raggiunto il limite minimo estremo dei valori normali. Si avevano quindi elementi sufficienti per pensare che il soggetto fosse un vagotonico c presentasse anche qualche nota di ipotiroidismo (la scomparsa dei peli del sopracciglio è comune nel mixedema). Basandoci su tali dati, sull 'apprezzamento dello stato del cuoio capelluto che non si presentava del tutto atrofico, sulla data di inizio dell'alopecia relativamente recente, si poteva emettere un pronostico non del tutto sfavorevole. La cura generale mediante tiroidina fu ben tollerata e non provocò alcuno degli inconvenienti soliti :t ~cguirc a lunghe somministrazioni di tale prodotto nei soggetti normali. Tuttavia i risultati di questa cura, associata a quella locale, non sono stati sensibili, per quanto, l'ultima volta che l'ammalato fu visto da noi, presentasse un accenno a rinascita dei peli della barba e del labbro superiore. Non abbiamo più rivisto il malato ma si può sperare in una probabile remissione ddla forma in un periodo di tempo più o meno lungo.

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Nel secondo caso si trattava di un soggetto giovane, sano e robusto, senza tare apprezzabili e senza evidenti alterazioni del sistema nervoso centrale, esente da turbe del sistema nervoso vegetativo, fatti, questi, confermati dalla risposta pressochè fisiologica alle sostanze farmacodinamich e c dal valore normale del metabolismo basale: la prognosi si presentava relativamente favorevole sia per la data affatto recente dell 'alopecia, che per le c0ndizioni del cuoio capelluto che non presentava stato atrofico ma quello stato di edema già segnalato da Devergie, nonchè moltissimi follicoli pilifcri evidenti e la conservazione quasi completa dei peli delle sopracciglia c delle altre regioni. La cura generale, basata sui preparati a base di timo, fu adottata in seguito alla recente comunicazione di successi ottenuti anche in casi invetl:rati d\ Watrin e Verain, ed ha dato realmente una restirutio ad integrum p·~rfetta con grande soddisfazione del paziente. Non sappiamo quanto questa terapia, associata ad una cura locale intensa, abbia influito sulla guarigione, veramente rapida e completa. Il terzo caso si presentava come il più grave di tutti. La data non molto recente dell'inizio dell'alopecia, la precedenza di alcune chiazze alopeciche ali 'età di 13 anni, lo stato atrofico e la depigmentazione del cuoio capelluto nel ~uale non erano più rintracciabili gli sbocchi dei follicoli piliferi, la diffusione del processo alopecico a quasi tutte le parti pelose del ccrpo, imponevano una prognosi severa. L 'esame clinico metteva in evidenza uno stato di ansiosità e di facile emotività del soggetto, un lieve grado di ipertrofia della tiroide, un tremore preterintcnzionale degli arti protesi, l'assenza del riflesso pilomotore. Le prove farmacodinamiche con una netta reazione del simpatico all'introduzione dell'adrenalina, con accenno anche all'inversione del riflesso O. C., il metabolismo basale aumentato al di là delle variazioni ritenute normali, confermavano questi dati. Ciò, nonostante che il soggetto abbia reagito con una certa intensità anche alla prova della pilocarpina ed in parte anche a quella dell'atropina; è infatti noto che questi fatti si possono interpretare non solo come dovuti ad un tono basso del vago, ma anche wme dipendenti da un tono molto alto del simpatico (Binet, Danielopulo). Tutti questi elementi ci hanno indirizzato a credere in uno stato di ipertiroidismo e di simpaticotonia dell'infermo e ci hanno indotto ad istituire una cura a base di antitiroidina. Come abbiamo detto i risultati terapeutici furono pressochè nulli. In questo caso, poi, è verosimile ritenere che la ferita riportata in guerra al cuoio capelluto dal paziente, non abbia avuto importanza nell 'origine e nel decorso dell'infermità, sia per la lieve entità e l'epoca remota della lesione che per il fatto che, anteriormente al trauma, il soggetto aveva presentato alcune chiazze di alopecia areata del capillizio. Nell'ultimo caso le prove farmacodinamiche non djedero nette indicazioni di squilibrio vago-simpatico per quanto l'esame clinico fornisse ele-


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RICERCHE CLI:"l!C! !E SOI'RA UN GRL:I'PO DI CASI DI ALOPECIA AREATA

menti atti a far pensare ad uno stato di basedowismo latente, forse in connessione con disturbi della sfera ovarica. Il metabolismo basale era però nettamente aumentato con una deviazione jn più del 24 %. Si associava alb chiazza di ofiasi uno stato scborroico del capillizio che probabilmente ha contribuito all'istituirsi dell'alopecia. L'antitiroidina Moebius fu ben tolierata, associata al calcio ed ~llla cura locale a base dci comuni revulsivi ed ai raggi ultravioletti ha dato discreti risultati, ciò che può far sperare in una ulteriore remissione della forma. Per quanto i casi osservati siano pochi tuttavia essi sono abbastanza dimostrativi. Volendo risalire dai fatti osservati a deduzione d'ordine patogenctico, tenendo presenti le varie teorie sinora formulate e che abbiamo esposto nella prima parte di questo lavoro, dobbiamo rilevare che molti degli elementi eziologici invocati sull'origine dell'Area Celsi mancano, o per lo meno, non è stato possibile metterli in evidenza nei casi studiati: non eredità diretta famigliare alopecica, assenza di qualsiasi segno clinico e sierologico di sifili de congenita od acquisita, non segni clinicamente evidenti di infezione tubercolare attiva o pregressa e latente, nessun segno di gravi alterazioni o distrofie dentarie, assenza di pregressi fatti di shock emotivo, di malattie infettive acute febbrili, non alterazioni apprezzabili deducibili dall'esame clinico del sistema nervoso centrale e periferico e .pemmeno presenza di modificazioni anche minime dei liquores che avessero potuto deporre per turbe di tale genere. Resta da riportare l'origine di tali forme a turbe funzionali endocrine che possano essere spiegate dalle alterazioni rilevate a carico del sistema nervoso vegctativo, alterazioni che erano molto evidenti in due soggetti (I e III) c, meno chiaramente, anche nel IV caso. I sintomi clinici di disfunzione endocrina erano invero lievi e scarsi, ma evidenti sono stati i risultati delle prove farmacodinamiche nei casi I e III ed abbastanza probativi anche nel IV caso, specialmente se considerati insieme ai risultati ottenuti dalla determinazione del metabolismo basale. I risultati ottenuti da queste determinazioni sono molto contrastanti fra di loro: Lévy- Franckel, Juster c Van Bogaert su 22 alopecici trovarono in 14 valori inferiori alla norma; Genner su 70 ammalati di Area Celsi ebbe risultati incerti, Sanz de Aja e Puyon- Prot, nel 1928, ebbero pure risultati controversi: sia valori in più che in meno della media normale. Sabouraud, in 32 casi, trovò nei due terzi valori normali, in 7 casi valori superiori alla norma ed in 5 valori inferiori; Laureano Solla, Casalderey, nel 1931, thbero pure risultati discordanti. Gli AA. americani hanno trovato più frequentemente valori di metabolismo diminuiti rispetto alla norma (Fcith, 13indford, Throne e Myers, 1930). Recentemente A. Sézary, H orowitz e Lévy ( 1935) su 51 alopecici, tutti adu lti. trovarono in 2-3 (45 ~;.) un metabolismo basale normale, in 2 (4 ~v) metabolismo basale abbassato, cd in 26, cioè nel s.r "~ , valori superiori alla

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RICERCHE CLINICHE SOPRA UN GRUPPO 01 CASI DI ALOPECIA AREATA

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norma. In 3 di questi casi ottennero valori da + 41 a + 45, ed, in un caso, + 50. Questi risultati confermano la frequenza dell'ipertiroidismo nell'Area Celsi; è noto infatti, che l' ipersecrezione tiroidea è una delle cause pitl comuni dell 'innalzamento dei valori del metabolismo basale. Non possiamo naturalmente dare a queste prove un valore assoluto, nè nei casi esaminati per sè stessi, nè sul meccanismo di produzione delle alopecie areate in genere, così pure non arriveremo, concordemente con R. Sabouraud, a ritenere, come vorrebbero M. Lévy- Franckel, Juster e V an Bogaert, che in tutti gli alopecici esistano sempre alterazioni del metabolismo basale sia in eccesso che in difetto, espressioni di alterata funzione endo-

enna. E' per ciò che anche noi non possiamo fare a meno di pensare che le turbe del sistema neuro- vegetativo ed endocrino abbiano la loro importanza nel meccanismo di produzione dell'alopecia areata, perchè esse si r i~con­ trano con notevole frequenza anche se interessino talora l'uno e talora l'altro dci tratti del sistema neuro-vegetativo e colpiscano ora l'una ora l'altra delle ghiandole endocrine e se queste vi partecipino in misura diversa con deviazioni sia in eccesso e sia in difetto della loro secrezione. Con ciò, quindi, non pretendiamo escludere fattori eziopatogenetici dell'alopecia areata di ordine ben diverso, perchè troppe osservazioni incontestabili di alopecie di altra origine si trovano nella letteratura e sono di osservazione quotidiana e molti punti oscuri sussistono ancora su questo interes~ante capitolo della dermatologia che attendono di essere ulteriormente chiariti.

L'alopecia arcata dal punto di vista medico-legale militare. L'alopecia areata si presta ad alcune considerazioni nel campo medico legale militare sia dal lato della simulazione che dal punto di vista della interpretazione dell'art. 31 elenco A Infermità. Quando l' Area Celsi era ritenuta affezione di natura parassitaria- contagiosa e quindi dava luogo a provvedimenti medico legali, non era infrequente la simulazione di essa da parte dei militari o degli iscritti di leva. Sabouraud, nella sua magistrale opera sulle alopecie, Brocq, nel suo Trattato di dermatologia, e molti altri AA. descrivono casi di simulazione di chiazze di Area Celsi ottenute con mezzi abbastanza semplici ma facilmente riconoscibili che andavano dalla depilazione mediante pinzette (Sabouraud) o per g:attamento ripetuto, e dal taglio mediante rasoio~ all_a frizione con sostanze dl\·erse come pietra pomice (Co ustan), alla deptlazwne per str~pp~ment? consecutivo all'applicazione sul cuoio capelluto dt sosta_nze agglutl~attve (JIstc_rd~e dj cer?ttò piceo, lapis resi n oso di U nn~, ecc_. f R1valt~ l ) o d1 sostanz_e chtm1che e d 1 svariati cau tici sotto forma dt lapts, cerotti, ecc. che costituiscono i comuni depilato;i (di L aforest, Boettger, Redwod , Boutct, Plenk ,

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RICE RCH E CLI!':ICHE SOPRA UN GR L: PPO D: CASI DI ALOPECIA AREATA

ecc.). Il Riv:1lta enumera diverse di queste sostanze usate anche nella medicina popolare: il << rusma » degli orientali, l 'olio con calce, il trisolfuro di arsenico (Derblich) alcuni solfuri (di bario, calcio, stronzio), me~colate a polveri inerti con acqua e olio. Alcune di queste misture determinano la caduta delle radici in 10 minuti senza rossore o infiammazione apprezzabile (Devergie), ma molte altre provocano fatti di viva irritazione cutanea e determinano un'alopecia temporanea . Anche l'uso eli olio di ginepro e dell 'olio eli croton opportunamente mitigato in forma di lapis, dà la caduta dei capelli, ma con intensa infiammazione del cuoio capelluto (Landreit dc Lacharrière), così pure l 'applicazione di acido cloridrico commerciale (Huguet) o di vescicanti può provocare alopecia definitiva. Ma di queste forme di simulazione, del resto rare (uno su 289 di Area Celsi, secondo Moty), facìlmente riconoscibili per lesioni locali: alterazioni grossolane del cuoio capelluto, limiti troppo netti o troppo irregolari, conservazione del pigmento sulla chiazza punteggiata da follicoli pilo- sebace-i normali, presenza di peli normali nascenti nei follicoli, ecc., non è più il caso di occuparsi dato che l'Area Celsi, in piccole chiazze, non può ormai, in alcun modo, giustificare provvedimenti di natura medico legale. Non è nemmeno il caso di soffermarci sull'eventuale simulazione di alopecie generalizzate consecutive a somministrazione di acetato di tallio, metodo da pochi anni entrato in terapia, perchè questo mezzo, non scevro di inconvenienti,

a causa della sua alta tossicità non può adottarsi che per bambini e ragazzi di peso complessivo non superiore ai 30- J) kg., l'uso nell'adulto, in dose depilante, essendo seguito da morte. La somministr.azione del tallio non è consigliabile per giovanetti e tanto meno per adulti per la dose troppo alta che si dovrebbe somministrare : la tolleranza non sembra, infatti, esattamente proporzionale al peso del corpo (F. Radaeli). I raggi X vengono ormai comunemente usati in terapia per la depilaz ione. Essi costituiscono un mezzo di depilazione a scadenza fissa, danno un 'alopecia completa, senza evidenti reazioni cutanee, col quale la rinascita dei nuovi peli non si inizia che dopo qualche settimana. La distinzione fra alopecia da raggi X e alopecia areata è tutt'altro che facile. Il Rivalta, nel suo libro sulle dermatosi simulate, afferma che questo tipo di alopecia ~i distingue abbastanza facilmente dalle alopecie areate per la sua <c circoscrizione e localizzazione in zona nettamente circolare, circondata da alone di peli diradati e che si strappano facilmente )) , Non sembra tuttavia che sia

così agevole distinguere un tipo di alopecia dall'..tltro: applicazioni ben fatte, a dosi opportune sui vari punti focali del capillizio, danno alopecie che si possono ritenere perfette, senza alcun residuo di peli e senza modificazioni clinicamente apprezzabili della superficie del cuoio capelluto. Nella già citata opera il Sabouraud parla di un jndividuo che, a scopo suicida, si sparò alla testa. Il proiettile penetrò nella massa cerebrale dove, con numerosi esami radiologici, fu individuato. Il paziente tuttavia sopravvisse: le numerose ap-


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plicazioni dell'ampolla radioscopica provocarono una larga chiazza di alopecia. Il soggetto fu presentato alla Società Francese di Dermatologia come un esempio dimostrativo di alopecia traumatica da colpo di arma da fuoco, mentre evidentemente l'alopecia era da attribuirsi all'esposizione ripetuta della testa del soggetto ai raggi X. Lo stesso A. insiste sulla grandissima somiglianza delle due forme di alopecie e sulla facilità dell'errore diagnostico. Considerando l'eventuale simulazione di alopecie decalvanti ottenute artificialmente mediante i moderni mezzi fisici di epilazione (raggi X), eventualità che, per la necessaria complicità di elementi tecnici, è da ritener5i eccezionale; ed anche la possibilità che soggetti divenuti alopecici non a scopo di simulazione ma, ad es., per trattamenti radiodiagnostici della regione del capo, possano presentarsi al perito medico militare, sembra opportuno, ove facciano difetto i dati anamnestici (eventuale richiesta di informazioni ai RR. CC.), dato che queste forme sono facilmente confondibili con alopecie areate diffuse, ricorrere al procedimento dell'osservazione ospcdaliera, protratta sino all'epoca presumibile della rinascita dei capelli (in genere della durata massima di almeno 4 settimane), applicando l'art. 3 delle Avvertenze, poichè l'invio in osservazione non è attualmente previsto dall'articolo 31 Elenco A delle Infermità. L'art. 31 Elenco A Infermità 1930 (R. D. 1401 del 26 settembre 1930) così si esprime: << L'alopecia rappresentata dalla perdita completa, o quasi, e permanente dei capelli)). La dizione dell'art. è semplice e chiara: il perito medico, anche in sede di Consiglio di Leva, è autorizzato a giudicare permanentemente inabile al servizio militare qualsiasi soggetto che presenti la perdita completa o quasi dei capelli. Tale perdita deve essere permanente il che però non è agevole valutare in tutti i casi . Nelle forme di alopecie consecutive a traumi, a piaghe da bruciature, a processi infiammatori locali d'origine piogenica a tipo estensivo, cicatriziale (acne decalvante), nelle forme di follicolitj a chiazze di diversa grandezza, numerose. determinate probabilmente da germi speciali con consecutiva alopecia cicatriziale come nella pseudo- area di Brocq, o susseguenti a gravi causticazioni chimiche, o dovute ad alterazioni congenite dei peli constatabili in modo facile a piccolo ingrandimento come nell 'aplasia moniliforme, riesce abbastanza agevole emetter~ un giudizio di non idoneità permanente in base ad evidenti fatti obbiettivi: la presenza di cicatrici, la superficie, il colore, la consistenza, talora l'aderenza del cuoio capelluto modificati , i fo!licol i piliferi spesso completamente scomparsi, la mancanza di cape li i atrofici, fragili e, qualora ne esista, la presenza di qualche capello con aspetto normale, sono fatti tutti che depongono per una alopecia definitivamente costituita. Anche per le alopecie da cause parassitarie dovute al favo, ai diversi ceppi di trycophiton e di mycrosporon il perito può, con sano criterio, adot-


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tare un adeguato provvedimento medico legale inviando in osservazione gli affetti da tali infermità che abbiano anche forme estese di alopecia, in base all'art. 15 Elenco A, quali dermatosi di tipo parassitario-contagioso. Per queste forme gioverà tenere presente che, come è noto, ad eccezione delle tigne di Achorion Schoenleini e da mycrosporon (da noi rarissimo), i vari tipi di trycophiton, difficilmente si riscontrano al cuoio capelluto oltre il periodo della pubertà e sono eccezionali oltre i 18 anni, epoca dopo la quale si localizzarono in genere alla barba. Riferendosi alla causa morbigena originaria il giudizio del perito potrà pure essere pronunciato in maniera relativamente agevole nei casi di alopecie estese dovute ad affezioni generali: lupus volgare o eritematoso (art. Ir), lebbra (art. I2), mixedema (art. 6), eczema, hchen, psoriasi, eritrodermia esfoliativa (art. 15), sifilide tardiva gommosa (art. 8), ecc .. Ma nei casi Ji Area Celsi totale, nella cosidetta alopecia areata decalvante, come dovrà comportarsi il perito ? Nelle prime tre osservazioni si impone tale giudizio diagnostico. La caduta dei capelli è totale, ma si può ritenere veramente permanente ? Forse resterà permanente nel terzo caso, meno facilmente nel primo; nel secondo caso invece si è avuta, in un tempo relativamente breve, la rinascita completa dci capelli. Darier, ammette che si possano avere frequenti .recidive ma afferma che l'alopecia decalvante, in soggetti giovani, guarisce bene in un periodo che va da uno a quattro anni e che, nei soggetti più anziani, la guarigione avviene pure, sebbene spesso incompletamente. Anche altri autorevoli AA. ammettono la guarigione in un tempo più o meno lungo (Brocq, Sabouraud): essa è sempre possibile per quanto . incerta (Déhu). Si citano casi di alopecie decalvanti gravissime e di antica data guariti perfettamente (Watrin et Verain, Michelson, ecc.). Per l'Area Celsi generalizzata (compresa nella dizione generica di alopecia dell'art. 31) occorrerebbe, per dare luogo alla riforma, stabilire che essa è anche permanente. In base all'esame clinico questa eventualità di permanenza dell'alopecia non si può stabilire ed è da presumere che, di fronte ad un 'alopecia areata totale, qualunque perito, nella considerazione che non si può incorporare nelle forze armate, in base a evidenti considerazioni di estetica e di disciplina, un soggetto completamente calvo, è portata ad applicare il citato articolo promuovendo senz'altro la riforma dell'esaminando, anche se il medico possa pensare che una tale alopecia, in un periodo relativamente lungo, ha la possibilità di migliorare e di guarire sino alia restitutio ad integrum. Nella sua attuale dizione l'art. 31 non ammette altre vie di uscita (tranne quell a in verità poco giustificata e, nella forma morbosa in discussione, certamente poco usata dell'art. 8 delle Avvertenze), nei casi di Area Celsi totale. che la riforma. A noi sembra che l'ammettere il provvedimento della rivcrtibilità anzichè quello immediato della riforma nei casi di alo-

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pecia areata totale sia giusto ed opportuno perchè essa è un'infermità della

quale, entro un periodo di tre anni, quale è quello massimo ammesso per la rivedibilità, molti giovani possono guarire perfettamente. Non si eliminerebbe così definitivamente dall'Esercito, sin dalla prima visita, un numero di giovani che per il resto possono essere perfettamente validi, come nei tre soggetti d~scritti, che prestarono regolare servizio militare, numero che forse non è trascurabile: Una dizione dell'art. 31 Elenco A, meno generica avrebbe anche il vantaggio di rendere il perito più sicuro nell'applicazione dei provvedimenti medico-legali in tutti quei casi di alopecie decalvanti non cicatriziali nei quali, per difetto di evidenti segni di alterazione del cuoio capelluto, possa sorgere 11 dubbio che esse possano essere non definitive. AUTORI.~SSIJNTO. Dopo uno sguardo sintetico alle varie forme di alopecie l'A. si sofferma più par ticolarmente sull'alopecia areata esponendone le varie teorie e:z.iopatogenetiche. D escrive quattro casi di alopecia areata g rave, espone i risultati di varie ricerche in essi esperite, ricerche indirizzate ad individuare alcuni dei momenti eziopatogenetici e, dai risultati da queste ottenuti, si orienta verso un'ori gi ne neuro-endocrina delle forme osservate. Dall'esito terapeutico completamente favorevole ottenuto in uno di tali casi trae argomento per un breve commento sulla valutazione medico legale dell'alopecia areata ne-l campo militare sia dal lato di possibili simul'!zioni media nte mezzi fisici moderni, che dal lato dell'applicazione dell'art. 31 - A del vigente Elenco delle Infermità, proponendo la rivedibilità nei casi di alopecia areata totale.

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IUCEfi.CHE CLINICHE SOPRA CN GRUPPO DI CASI DI ALOI'ECIA AREATA

JoRDAN: DermatOI. Wochcnschrift. n. 3, 19~5. LÉvY- FRANCKEL et )uSTER: Pelade avec troubles du système sympathique chez un bies..·é de guerre - Origine endocrino-sympathique de la pc/ade. - Bull. de la Soc. frane. di ,Jermat. et syphil., 1923, pag. 113. U.vY. FRANCKEL, JUSTF.R et VAN BocAERT: E.rude du métaboliuue basai du"z /es pélad1ques. - Hull. de la Soc. Franç. de dcrmatol. et dc syphil., 1923, pag. 290. Uvr- FRAl"CKEL et JusTER E.: Recherches sur le mécanisme physi<rpathologique de la pelade. - Bull. <.le la Soc. <.le Dermatol., 14 juin 1923, pag. 290. LÉvY- FRANC'KEL et )USTER E.: Le rolc du ,;y.ctème endocrino-sympat. dans la pathogenie de certaines troubles trophique> cuuwés. - Presse Médical 1923, pag. 66o. U.vY FR.~NCKEL, GuiLLAUME. JusTER E.: Examen de la àrc~tlation dans la pélade et la vitiligo. - Bull. dc la Soc. Franç. de Dermat., 1925, n. 7· LÉvr - FRANCKEL et JusnR E.: Recherches su le mécanisme physio-pathologique de la pélade (II. Péltzdes traumat. par choc emotif.). - Journ. de Derrnat. et de Syphil., 1928, pag. 285. LÉvr - FRANCKEL et JUSTER E.: Reche1·che.r su1· le mécanisme physio-pathologique de lu pélade (Il. Pélades traumat. par choc emotif.). - Journ. de Dermat. et de Syphil., 1931, pagg. 1074- 1088. LÉvr- FKA:-;CKEt et CAILI.IAU: Rccizaclles sur le méetmisme physi<rpathologique de la pélade etc.. - Annalcs dc Dermat. et de Syphilogr., 1935, n. 5, pag. 391. MARURI C. A.: Étude du mécanisme de l'action de l'intraderm<rproteinothérapie dans la pélade. - Anna!. de Dcrmat. et Syphil., 1935, febbraio, pagg. 137-148. MEREI'DLER J.: Sur /'étiologie de J'alopécie en aires. - Acta dermato-venereol., 1935, pag. 404. MIDANA A.: Sulle alterazioni dd liquor nell'alopecia areata. - Arch. ital. di Dermat. e Sifil., 1934, pag. 539· MIRAILLIÈ et WEIL. - Presse Médical, 1918, pag. 49· MoNTIER et LEGRAIN: La pélade traumcuique. - Annal. dc Derma t. et de Syphil., 1928, pagg. 268-282. RAI'>AELI F.: Malattie cutanee. - Milano, ' 934· REISS H.: Sur le traitement de la plaque de pélade. - Acta ùermato-,·enereol., 1932, pag. 202, vol. XII I. HlVALTA R.: Dermatosi e patomimia simulate. - Forlì, 1912. SABOliRAUI> R.: Pélade et alopt(cies en aires. - Masson, Paris, 1929. (lvi si troverà una bibliografi:J complera sul1':1rgomt>nto sino al 1929). S.~BOUI!.\D R.: Diagnosri,tue et thérapeutique des affections du cuir chevelu. Masson, Paris, 1932. SÉZARY A., HoROWITZ A. çt LÉvv G.: Les séro-reactions sypllilitiques et le métabolùme basa! dans la pélade. - Bull. dc la Soc. Franç. de Dermat. et de Syphil., 1935, 2, pag. 330. SPILLMAN: Alopecie en aires et glandes endoC1·iues etc.. - Bull. de b Soc. Franç. de Dermat. et dc Syphil., gennaio '935· STi.iMPKE G.: Hautkrankheiten und endokri'lles System. - Karger, Berlin, 1934· TouRAINE: N/ade et Syphilù. - Bui!. de la Soc. Franç. du Dermat. et du Syphil., 1 935· n. 3· pag. s•6. VAN DEN MAIREN: Contrihution ù l'éwde de la pseud<rpélade. - A nn. de Derma t. et de Syphil., 1933, p::~g. 928. WATRIN et VERAIN: Un etl S de pélade decalvantr remontant a 12 ans guéri par le tratitement opotempique etc.. - Hull. de la Soc. Franç. dc Dcrmat. et de Syphil., gennaiO 1935.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANI ERA SANITÀ MILITARE B. CERE~•Ew•cz. -

Effetti degli aggressivi chimici suUa. truppa. (« Przegbd Pie·

choty ''• n. 9; 1936). In un chiaro ed esauriente articolo, il tenente Cereniewicz riferisce che durante la guerra mondiale, molti esempi hanno posto in luce gli dfetti catastrofici degli aggressivi chimici sul morale dei soldati, fattore questo di particolare interesse quando si pensi al diuturno amorevole e lungo lavoro di educazione da parte degli ufficiali per tener vh·o ed alto lo spirito aggressivo e guerriero della truppa. Lo scopo precipuo della

gunra chimica è di ridurre cxl aumentare tale fattore.

'

Il segreto, il mistero, la sorpresa, coefficienti di alto ,·alore per· l'offensiva ·chimica, demoralizzano e creano uno stato di costante incertezza nell'animo del soldato, cosicchè, al momento della prova determinano una reazione dannosa che spesso si tramuta in panico. Anche il combattente più esperto nella guerra, persuaso che nè l'artiglieria, nè le mitragliatrici e le trincee blindate potranno proteggerlo contro questo invisibile nemico, perde il coraggio c si smarrisce. Illustra lo stato psichico de! soldato obbligato a portare la maschera prima, durante e dopo il combattimento su terreni e tra cose inquinate e sospette, timoroso di covare in sè i germi della morte. A tal riguardo afferma l'utilità che il soldato sia illuminato e convinto che il gas di guerra può e dev'essere dominato: tanto per prepararlo alla . difesa, quanto per farne un mezzo per opporsi alla propaganda disfattista del nem.1co Dopo di avere citati alcuni esempi cennati da Vittorio Lefèvre nel suo volume F.nigmi del Reno e sostenuto come in una futura guerra, l'interesse debba rivolgersi allo studio dci mezzi di difesa antigas anzichè a quello dei nuovi aggressivi chimici, propug na che, una diligente preparazione dev'essere rivolta ai mezzi di prottzione. Nei riguardi dell'addestramento del soldato alla difesa antigas, l'A. s'indugia ad illustrare la necessità di impartire a tutti i soldati un'accurata istruzione da svolgersi con ordine e con metodo sotto il continuo personale controllo c.lei comandanti dei reparti c.'d in merito dà alcuni insegnamenti da seguire per addestrare il soldato, come quello di infondergli nell':10imo la fiducia nel respiratore che ha in distribuzione; di abituarlo a considerarlo un'arma e ad usarlo come il proprio fucile; di allenarlo ad indossarlo per lungo tempo e nelle più svariate esercitazioni di guerra e servizi (durante il fuoco, nei servizi di porta-ordini, trasmissioni telefoniche, durante lo scavo di trincee ecc.); di abituarlo alla rigorosa osservanza delle prescrizioni protettive; di persuaderlo, infine, che !'uso disciplinato della maschera può assicurare l'esecuzione dei vari compiti ed il l•uon successo dell'azione. Solo ,così essi potranno acquistare, insieme alla più grande capacità di rendimento, la massima fiducia nel mezzo dj protezione loro assegnato, e la convinzione assoluta che dalla sua buona co.nscrvazione e dal suo perfetto impiego può dipendere b vita c.li chi lo porta. E' del parere che glj ufficiali debbano essere d'esempio durante rale genere d'istru· zione e conclude che da siffatto addestramento non vengano esclusi gli ufficiali dei comandi d'artiglieria c quelli addetti all.o S. M. e che, base dell'addestramento non deve essere l'esagerazione del pericolo, ma l:a nozione che la maschera è bensì un'arrn:1 difensiva, ma anche uno strumento ~i lotta e di vittoria . BoRRozz 11-:0. 6 -

Giorno!.· di medicina militar~.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALit\NA E STRANIERA

IGIENE .BELCtucAnANu. -

Lotta contro la tubercolosi nell'Italia fascista. (<• Revista Sani-

tara Militara "• n. 6; g iugno 1936-XIV). L'A .. tenente colonnello medico nell'esercito romeno, renùe conto in questo arti· <.alo, della lotta contro la tubercolosi conùotta in Italia da l 1927, dopo la promulgazione delle leggi sui Consorzi provinciali e sull'Assicurazione contro la tubercolosi, mettendo in rilie\·o i risultati <.Iella campagna che ha fatto disccnùcre la mortalità per tubercolosi polmonare da 51267 Jecessi, quanti se ne \·crificarono nel 1927, a 35420 nel 1935. Tale successo pone in evidenza - dice l'A. - la soli <.la organizzazione e i sacrifici enormi che lo Stato Fascista ha fatto c continua a fare per combattere il grave flagello. TANoN, RocHAIX e CAMBEssÉ~>ì:s. -

Considerazioni sull'efficacia e sulla durata della

immunità nella vaccinazione an ti tifoidea. (« 13ull. de l' Acac.lémie de Méd. ~> , t. l 16, O. 36; 1936).

Se vi è ancora qualche mente rcfrattarb, dicono gli AA., a riconoscere nell'evidenza dei fatti la pro\'a irrcfut:1bile ddl'dlìcacia della vaccinnione antitifica per via sottocutanea (la sola di cui qui si occupano), non è r.erto oggi il c::~so di rimettere in discussione t:1le efficacia. Piuttosto è la durata di tale aziot~e protetti\·a che attende ancora una risposta precisa. Questa nozione, riconosciuti ormai inadeguati i metodi di valutazione sperimentale a tutt'oggi escogitati (renioni umorali e allergiche), non potrà derivarci se non dalla prova diretta della resistenza al contagio n::~turale. Ed è appunto dallo studio di due epidemie di febbre tifoide, quella di Lione ( 1928) e quella di Parigi (1933), che gli AA. hanno cercato di desumere quei dati statistici che potessero portare un contributo alla interessante questione. Difficoltà incontrate nella loro indagine per la incompletezza delle indicazioni nei riguardi di un preesistente stato vaccinate antitifìco, contenute nei certificati di denuncia, non hanno permesso agli AA. di poter fornire una Jocumentazione esatta degli interessanti rilievi che, tuuavia, è stato loro possibile desumere in via ind iretta: comparanùo, cioè, il numero dei casi di febbre tifoidc della popolazione maschile, vaccinata contro talt: malattia duranrte il servizio militare, con quello della popolazione femminile la quale sfugge, si può dire nella quasi totalità, alla vaccinazione antitifica. Questi rilievi, particolarmente avvalorati dalla grande somiglianza d'andamento delle due curve epidemiche studiate, hanno fornito indicazioni le quali a prescindere da una nuova documentazione dell'efficacia della vaccinazione anùtifica, dato che ve ne fosse ancora bisogno, sono dagli AA. essenzialmente valorizzati nei r iguardi della durata di ta.lc efficacia, apparsa notevolmelllte maggiore di quella che abitualmente si ritiene. E' risultato infatti con chiara evidenza una preponderanza globale numerica dell'infezione ti foide nell'elemento femminile c, quel che più ha valore, tale predominanza si accentua .allorchè si prendono in considerazione i casi di malattia in rapporto alle varie età. Così, tenendo conto che i dmi sono pressochè simili per le due epidemie, nella epidemia di Lione mentre fino ai 15 anni si nota persino una maggiore, seppurc lieve, rcrcentuale a carico dell'elemento maschile (470 uomini per 417 femmine), a partire dal 20° anno di età il rapporto si inverte t con coefficenti proporzionali notevolmente mag-

giOri a carico dell'elemento femminile. L'indicazione più importante che g li AA. rilevano dall'analisi dei dati statistici è quella relativa alla lunga durata della protezione vaccinale antitifìca. Essa è desunta


RIVISTA OELLA STAMPA MEDICA ITALIA:-IA E STRt\NI ERA

dalla constatazione che nell'elemento femminile il numero dei casi osservati tra i 20 e i 40 anni è ben 7,76 volte superiore a guello osservato nell'elemento maschile; resta triplo dai 40 ai 50 e doppio dai so ai 6o. Portati pertanto a concludere per una notevole durata dell'immunità artificiale atti va antiLifica gli AA., rilevato come sia iegittimo ritenere inutile di moltiplicare le rivaccinazioni, vengono a proporre uno schema di vnccinazione antitifica da attuarsi, in associazione con quella antidifterica e antitetanica, in tutti gli individui a partire dalla prima infanzia. Età questa, come gli AA. hanno altre volte rilevato, nella quale l'infezione tifoide pur presentandosi generalmente con caratteri di minor gravità incide n o tevolmente (a Lione 889 casi fino a.i 15 anni di contro a 657 dai t6 ai 30 anni), mentre d 'a ltra parte la vaccinazione è molto ben tollerata. N on ,·'è dubbio che il presente studio, portato sopra due epidemie occorse in localn:ì ed in epoche distinte, venga a portare nuovi e più precisi elementi d'osser...-a zionc obietti,·a a conforto dell'opinione già da tempo espressa da altri autorevoli studiosi nei ri g uardJ di una durata dell' immunità vaccinate antitifica maggiore ùi quella che classicame nte si ritiene (3-4 anni secondo la Commissione inglese). Tuttavia anche per esso, dato lo stesso metoclo indiretto Ji valutazione adottato, permangono le riserve che a suo tem po furo no fatte ad analoghe ossc.:n·azioni di numerosi ricercatori (Chauffard, Achard, E . Serge nt. ). Renault, Lernierre, Vincent, Bajla ecc.) .

.'\. GIROt:D,

A.. RAROTO RATSIMAMANGA, M. A . MACHEBOEUF, H. CHEFTEI., M. L. T~l'lJ ILLOT.

- Contributo allo studio dd valore antiscorbutigeno delle conserve alimentari. ( u Bull. de la Soc. Scicn. d'Hyg. alimentairc ''• n. 5-6;

1936).

Il problema dd valore antiscorbuùgeno delle conserve di vegetali, già da tempo so lle\'a to, può o rm ai ritenersi risolto in base alle ricerche effettuate in questi anni sorramtto Ja studiosi americani e tedeschi. E' risultato infatti, e confermato an,che da rece nt i controlli, che la sterilizzazione col calore (metoclo Appert) lascia pressochè invariato il contenuto in vitamina C delle frutta c degli ::Itri vegetali acidi c lo mantiene in proporzione notevole nelle conserve di legumi. Gli AA. del presente studio hanno tuttavia ritenuto non privo d'interesse riprendere in ~same la questione sostituendo ai metodi biologico (curva del peso e stato dell' animale in vita) c anatomopatologico (lesioni caratteristiche d'autopsia), finora esclu· sivam c ntc impiegati, i metodi chimici con i quali, alla luce delle acq uisizioni sulla localizzaz ione elettiva della vitamina C nell'organismo animale, è possibile ,·aiutare il contenuro in a. ascorbico dci vari organi c tessuti. Impiegando il metodo di Tillmans, per il dosaggio dell'a. ascorbico, essi hanno i$titui to un primo gruppo di ricerche sia su animali (cavie) carenzati nei quali a vari periodi veniva ripresa l'alimentazione esclusivamente con legumi in conserva, sia su animali che dall'alimentazione abituale d'allevamento venivano poi sottoposti ad esclusivo reg ime di conserve vegetali. Per portare le cavie in stato di carenza vitaminica hanno impiegato il regime scorbutigeno della Randoin e per l'alimentazione esclusiva di conscrve vegetali quelle costituite di piselli, carote, lattuga pressata, navone, fagiuoii biancni e verdi, macedonia di legumi e spinaci. l risultati ottenuti. determinando quantitativamcnte l'a. ascorbico degli organi che lo contengono in maniera elettiva c in maggior misura (surrene, rene, fegato e testicolo), hanno contermato che l'alimentazione con legumi in conserva apporta un quaotitativo apprez zabile di vitamina antiscorbutigcna. . Interessanti, fra le altre, sono le considerazioni che gli AA. fanno a nguardo della dissociazione osservata negli animali fra la utilizzazione plastica e quella. vitami ni:a d egli alimenti cotti. E ' risultato che gli animali i quali vengono souoposu a camb1a-


R:VISTA [JELLA ST.\IIH'A MF.UICA IT ALI.\ ~A E STR :\ :"\TIER.'\

mento di regime dall'a limento crudo a quello cotto del le consen·e presentano, nei confronti dei controlli alimentati con k:gumi crudi. una cul!'va del peso nettamente supe-

riore, mentre il contenuto in a. ascorbico degli organi d1mostrJ un iniziale rapido abbassamento, seguito poi da una netta riprt·sa. Secondo gii AA. l'aumento pondcrale, g ià da precedcrni sperirnenratori, sarebbe tb attribuirsi al fatto che, anche per g li animali che consumano abitualmente vegetali crudi, la cottura aumenta la digeribilità e l'assimibzione degli alimenti; per contro il diverso compo rtamento nella utili zzazione della totalità dd contenuto di viwmina C. presente negiÈ al imenti cotti, starebbe a dimostrare la neccssit3 d i un periodo d i adattamento :rlla nuo,·a :~lim e ntazione . Questa ipotesi sarebbe suffra gata da l fatto che se si prosegue l'alimentazione con conserve per parecchi mt·si non si osserva alcuna lesione da scorbuto. Anche questa u ltima n ozione, g ià acquisita sem pre con metodi biologici. g li AA. h anno voluto completare con un secondo gr up po di ricerche chimiche su cavie allevate per più generazioni con un regime unicamente costituito d i legumi in conserv:l. A tal ~: scopo si sono ser viti della dimostrnion e isto-chimica del contenuto in a. ascorbico degli organi (tessuto cortico-surren:lle, tessuto intersti z iale del testicolo, tessuto luteinico del!'ovaio e lobo :lnteriore dell'ipofisi) impiega ndo il metodo del l' impregnazione argentica (A. Giroud e C. P. Leblond) per via endo\'enosa. H anno così potuto mettere in evidenza che la intensità delb reazione al nitrato d'argento degli organi a più forte contenuto di vitamina C (specie le surrenali) degli animali a li mentati con conserve ì: com parabile a quella osservata negli animali alimentati con k g umi crudi ricchi di vitamina C e sensibilmente eguale a quella di cavie alimentate normalmente. Queste interessanti rice rche port:mo gli AA. a confe rmare. con metodi di valutazione diretta del contenuto degli organi an imali ir. vitamina C, quanto precedenti sperimentatori, con metodi indiretti (lesio ni cliniche o anatomopatologiche da carenza dj os~ervato

ritamina C) avevano già dimostrato e cioè che nell'alimentazione con legumi in conserva vi è un apporto apprezzabile di vitamina C. E ssi fanno inoltre osservare che quando si vog liano trasportare questi risultati sperimentali da lla cavia all'uomo, nutrendosi questi prevalentemente d i le!,'llmi cotti, non sarà certamente da temersi il disagio dd periodo di adattamento a ii';Jiimento cotto, osserv:tto nella ca"ia.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE

La diffusione della tularemia per via idrica. come nuovo fattore nella sua epidemiologia. (<< Journ. Bacter. >J , vol. 32· n. } pag. 243; 1936).

K ARPOFF

e ANToNoFF. -

I roditori sono considerati come le principali fonti di infezione della tularemia nel mondo esterno. Nella repubblica dci Soviety è ben nota la parte che prende nella diffusione di questa malattia il ratto d'acqua; negli Stati Uniti del ~ ord America in vece la fonte più importante è rappresentata da l coniglio selvatico. In Norvegia è stata dimomostrata l'importanza del ratto selvarico. Ma, al tri rod itori possono intervenire nella diffusione dclb malattia come sorgenti d'infezione (marmotte, scoiattoli, ccc.). Altri ani m ali, che non appa rtengono alla classe dci roditori, come ad es. la volpe, l'opossum, sono stati a nche ricorda ti come fonte d'infezione. Sono state bene studiate anche le modalità con cui si verifìca l'infezione (contatti con an imali infetti o con le loro carcasse, trasmissio ne a m ezzo di m osche, pulci. pidocchi dc i ratti, ecc.). L a possibilità di

infezioni per via idrica, accennata da Miller, rice\'e ora, dalle \'aste ricerche sperimentali ed epidem iologiche degl i AA. piena conferm a. L'epidemia di cui si tratta \Coppiò nel 1935 a T omsk (Siberia) fra contadini occupati alla falciatura del fieno: 43 pazienti, ricoverati in Ospedale, furono esaminati cd accur:uarnente studiati dag li


ss

RIVISTA DELLA STA MPA MEL>ICA ITALIANA E ST RAN IERA

:\A. ; gli alt.ri, non ricoverati non fmono seg uiti. I sintomi della malattia appan·ero dopo 2-8 giorni dal ritorno dai campi di ticno; i paz ienti sono stati di1·isì in tre g ru ppi, il primo. più numeroso, presentava la forma :tnginosa, che poi prendeva ! ':~ spetto rlella forma bubbonica, il secondo gruppo pres('ntava h forma buhhonica pura, il terzo la iorma tifoide. Non si verificò nessun caso d i morte, ma la malattia, dd la durata media di 12- 16 g iorni lasciò in tutti uno ~tato Ji debolezza c di prostrnione che si pro~ r:J sse per lungo tempo . L'agglutinazione, nel periodo av:mzato tlella malattia o nella convalescenza è regolarmente positiva ( t : 1000, 1 :sooo) verso una sospen sione uccisa di B. rularense. Dalle cavie, infettate con pus estratto dalle linfoghiando le suppurate di due pazier:tti, si onennero culture p ure di B. tularense. L 'indagmc epidemiologica, eseguita nell a zona, in cui i contadini si erano ammalati pres~ochè contemporaneamente, accertò che si erano infettati tutti coloro che avevano bevuta acqu a di un ruscello; coloro che avevan o bevuta acqua del m ed esi mo ruscello, bollita, o quelli che si erano serviti del l'acqua del fiu me o di altri due ruscelli della zona non risentirono alcun danno. Lungo il ruscello incriminato non fu ritrovato a lcun animale di nessun genere; taluni contadini riferivano di aver visto nei campi qualche ratto nero e qualche topo campag nolo . Campioni di acqua del ruscello sospetto furono inoculati sottocu.te, alla dose di 10 cc. a delle cavie. Tutti g li animali si infettarono di tularemia; fegato, milza, ghiandole linbtiche delle cavie erano gremiti di coccobacilli, dalla morfologia dc~ B. tulare nse. Oa questi organi ino ltre fu isolato nel terreno di Mc. Coy e Chapin, il germe specifico, che r iprodusse la malattia in altre cavie. I 19 ceppi di B. tu larense, isolati , erano agglutinati ad un tasso d~ 1:1500, t :2000 dai sierj dei pazienti. Le pro,·e fatte hanno stabilito dunque in maniera indiscussa che l'epidemia era stata cau sata dall'ingestionc di acqua di un ruscello, infetto abbondantemente di B. tulacense. L'importanza di tale modalità di infezio ne non occorre che venga sottolineata. G li A A. non spiegano come sia potuto av ve nire questo inquinamento m assivo dd ruscello; d ato che non fu notata abbondanza d1 animali, con~idera ti come serbatoi del virus, si de\·c arg uire che il 13. tula rense, anche se portato nell'acqua d:t un qualche roditore infetto, si sia moltiplicato enormemente nell'acq ua del ruscello e che abbia avuto la capa· cità di resistere a lu ngo in quel mezzo. Comunque l'epidemiologia della tularemia si è :arricchita J i nuovi cd interessanti dati, che v:w tenuti in seria con siderazione. RF.ITANO.

MEDICINA INTERNA P. AM Et: ILLE, EL. e CH.

K uDEl.S KI .

Problemi delle tubercolosi abortive. (•• La

Presse Médicale )), 10 ottobre t<))6, n. 82). La esatta comprensione del concetto di tubercolosi abortive~ ha nella nosografia della

tubt"rcolosi importanza teorica non solo, ma anche e più pratica, c pertanto molto utili risultano i contributi che g li AA . .apportano al lo scopo di precisare di essa il sig nificato c- d i rile\·a re e lumeggiare gli dementi anatomici e clinici, nonchè le questiorfi sociali relaù1·e. G rande è la difficoltà, anche da parte di medici, a comprendere che la tubercolosi col pisce quasi tutti i componenti delle popolazioni che \·i\·ono in aggr uppamenti densi; resta però con notevole frequenza allo stato brente. E ss:t nei primi anni della vita inizia col complesso primario, ganglio-polmonare, che può costituire il punto dt partt n7A1 di poussées evolutive ossee o viscerali solo in una percentuale molto bassa dei colpiti. D i solito il complesso primario è senza storia clinica e gl'i ndivid ui, pur avendo nella cicatrice, che ad esso residuà, badili \'Ì\'Ì e virulenti , app:tiont, in pcrfeua salute, non tubercolosi.


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RIVI STA DEU.A ST.-\MPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Ancora nell 'età aJIU ita si possono re:liizzarc :~Itri focobi simili, che esitano pure 1n cicatrici contenenti bacilli tubercolari vivi e virulenti. senza che l'individuo presenti manifestazioni cliniche. Queste ksioni tubercolnri costituiscono la tubercolosr abortiva, secondo la denominazione di l:k1rd. Per essa quindi d..:ve intendersi non una tubercolosi ad evoluzione breve e benigna, nè lesioni e\'oluti,·e guarite. ma una tubercolosi ad estensione limitata ne l tempo e nello spazio. scnz:~ le m:Jnifc:st:tz.ioni cliniche e senza le conseguenze patologiche proprie della tubercolosi e,·o luti\'a, breve, la tubercolosi abortiva è una wbcrcolosi che non solo non evolve, ma che neppure si mnnifcsta. La sua esistenza attualmente è rilevata dalle reazioni tubercolitiche <: dall'indagi ne radioh:gica Jcl torace su ,-asta sc:lia pr:Hicara; gii\ prima però <bgli anatomo-parologi era segnalata in base ai risultati delle l-ezioni praticate ~u indi,·idui deceduti per tutt'altra m:~latti:J che b tubercolosi. Il signifìc:Jto della denominazione è pertanto diverso da yuello che di solito le si attribuisce in patologi:l. Tale consmt:1zionc è importantissirm. in quanto indic:J che nelle popolazioni, che vivono in densi aggrupp:~menti, men tre la tubercolosi-infezione colpisce quasi b totalità. solo nel 4·6·7 ·~.. l:a ndattia si manifest:~ (tubtrcolosi e,·oluti va), e nei rimane mj è:. la tubercolosi :1horti ,.a che si è stabilita. Di qucst:l gli AA. precisano le note anawmichc, che si mo~trano sotto due forme: 3 1 rditjuati dd complesso prim:~rio, particobrmc:ntc r:~pprese nlati dalla componente ghiandolare di esso, poichè quella polmonan:: di solito scompare e se riJe,·abile, il che è molto raro, ha cccc? ion:Jimc nte sede api e:~ le (tubcrc·o/o_;i abouit·a pnmarur); 2 " cicatrici :~pic:1 li dell'adulto o del vecc hio, reperto frequentissimo (fino al too ~~. ) alla sezione di soggetti ckceduti per altre malattie. Queste.: bioni apirali non corri~pondono :~Ila componente p:~rcnchim:~ lc del complesso primario, eccezionalmente a sede apicale. nè sono esiti di un processo tubercolare gu:~rito, in q~tlanto il soggetto non ha mostratO mai segni di malattia. Esse sono invece esiti di focobi tubercolari determinatisi nel corso della vita, senz:t m:mifesta7.ioni cliniche c risentimento della salute dell'individuo, quindi rappres~:ntano l'rlcmento :Jnatomico dclb tubercolosi aborti,-a dcli'età adulta o del vecchio (tubercolosi abortiva tardit"J) . L'esame radiologico d rmostra macchie calcif i c:~te più o meno ampie o noduli Jisselnin:Jti o agglomerati, che si possono riscontrare in qualsiasi punto dei polmoni, ma più frequentemente agir :rpici. Tale indagine. sistemotic:~rncnte praticata, ha dimostr:Jto anche che la frequenza di tali lesioni :.t lltl1Cill:l c-o n l'età, onde mentre nei f.olù:~ti si rilevano esse solo nel 4 '~ò, nei vecchi irwece, oltre il 6o 0 anno, raggiungono il 26 •·... (~uindi a miwra che l'individuo av:~ma negli anni. h:~ più probabi lità di f:Jrc una tuh:rcolosi abortiva. l)':~lua parte è da ricordare che l'indag ine anatomica nei vecchi dimostra queste lesio ni nel roo 0 , , onde si deve concluckre che anche l'esame radiologico rcull='l fa rib·are in ' / , dei c:~si. Clinicamente la tubercolosi .lhorti,-a non ha manifestnioni, ma non sempre è così, e di ciò la r:~gione principale ~ta forse nel fatto che un limite netto tra tubercolosi ~.bortiva ed c,·olutiva non esiste. La manifestazione più frct]uemc è l'emottisi. che è di solito Jie,-e e di breve durata; a volte (- unica, ma può anche ripetersi e per un lasso di tempo anche molto lungo. Lo stato generale del soggetto è però buono; neg:~tivo l'esame clinico c radiologico Jcl torace. Talvolta. per quanto molto raramente, si può ossc::rv:lrc espettorato bacillare c più rrecisamcntc pauci-bacil.larc, e ciò rende a noi comprensibi li quei r:~ri c:~si in cui indi,·idui, clinic:~mcnte e radiologic:~mentc sani, h:~nno espettorato con bacilli di Kcch , dirnoswrbili mcdi:Jnte l'inoc.ulazionc in cavie. Gli AA. ne) loro intercss:•nre la\'oro considerano ancorl J"e,·enienza .. in cui in ~oggetti portatori di lesioni g iudicate abortive, e tali m:mt..:nuresi per molti anni, si r: 1 :~n ifesti una tu bercolosi e,·olutiva e t:Jlw•lta anche grave. Ciò in verità si verifica

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

n1olto raramente (4: 120) e comunque in percentuale non superiore a quella riguardante soggeni presunti sani. Nessuna terapia richieJe la tubercolo~i abortiva, sia perchè quasi tutti doHemmo c~sere sottoposti a cura, sia perchè di nessun mezzo disponi:m10 per agire su di essa, sia infine perchè qualunque terapia non riuscirebbe ad impedire che il 4·5 n;, di tubcr· colosi abo rtive e\'Ol\'a verso la forma evolutiva. Ciò non esclude che l'emottisi c l'espettorazione bacillare, quest"ultim:. molto rara, impongano sorveglianza e norme prevalentemente igieniche, intese a sorprendere ogni e,·oluzione del processo e ad im pedire la diffu~ione del contagio. La conoscenza della tubercolosi abortiva presenta al medico anche problemi rigum·datlti la capacità lavomtiva e l'idoneità al servizio militare del soggNto. Le wnsi· daa:;ioni dianzi esposte sull'essenza del processo portatJO a concludere che, cca:11o i msi in cui si riscontrano /t'noment emottoici ed ejpettorato bacillare, per gli altri, e s'Jno la gran maggioranza, il git4dizio in go1emle deve orientarsi considaando come ,ani tali individui. R. o' ALESSAl'OIW. G. ALSno. La pilorina nella terapia t:henschrift "• 29 agosto 1936, n. 35).

dell'anemia perniciosa. (.. Klinisrhe Wo-

Dopo i felici risultati conseguiti nella terapia dell'anemia pcrmc10sa con l'impiego dì preparati epatici, un decisivo progresso è stato segnato da Castlc c suoi collaboratori c da Srurgis ed Isaacs con l'introduzione di preparati di stomaco di maiale. Ciò non ha mtere~sato solo la terapia, ma ha :mche fatto progredire le nostre conoscenze sull'etiopatogcnesi dell'affezione, dimostrando che lo stomaco è l'organo di produzione di quel principio normoemopoietico o antipernicioso, la cui assenza Jetermina la sindrome clinica, principio che viene nel fegato immagazzinato, donde è successivamente immesso ir; circolo. Ulteriori contributi e chiarificazioni ha portato ancora Meulengracht. clinico medico Ji Copenaghen, il quale ha potuto precisare, che sono le ghia ndole della sezione pilor:ca. dd cardias e quelle duodenali di Brunncr, che specificamente producono il fattore antiancmico intrinseco dj Castle cd ha denominata ta le sezicne << organo ghiandolare piloric0 l> . Le ghiandole im·ece del fondo dello swmaco, che nrl maiale occupano circa !a metà della mucosa gastrica, producono solo pepsina ed acido cloridrico e non il fattore antia ncmico, in quanto . preparati ottenuti esclusivamente da tale ~ezio ne rlel!'org:lllo si mostrano terapeuticamente inefficaci. Dopo i primi tentativi di terapia del l'anemia di Bicrmer con mucosa della sezione pilorica dissecata e polverara, coronati da successo. Meulengracht ha consigliato la fabbric:~zione di un preparato allestito esclusivamente dalla parte attiva antiancmica dello Homaco. che è stata denominata pilorina << Pylorin Mcdix ». G. Alstcd. della clinica di Meulengracht, ha cercato di stabilir.: la dose di pilorina .. .. . da somministrare c la sua efficacia mediante ricerche portate su 14 ancm1c1 perniCIOSI, cmalOlogicamente accertati, alcu ni dci quali erano già stati sottoposti a terapia epatica o y..1strica totale. La dose quotidiana di stomaco totale ritenuta efficace da Sturgis ed Isaacs oscil la cb 30 a 40 grammi. Ciò ha grande importanza, anche economica, perchè data la lunga durata jelfa cura ed il costo del prodotto, ben si comprende come il fattore economico 1<0n sia da trascurare. Anche da tal punto di vista quindi la pilorina, la cui efficacia <b·'essere valutata doppia di quella del (( Ventriculin l), va presa in considerazione come preparato da somministrar.: in modo continuativo nella terapia dell'anemia pern1c1osa. Per la pilorina, come per altri preparati, non è agevole st~bilirc la d~se . e~~cace, per molteplici fattori che possono intervenire. Sono qui da constderare nell attiVIta del


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preparato le oscillazioni stagionali, non controllabili, non disponendo attualm.e nte di un test biologico e chi mico; ancora, l'età del malato. l'entità della malattia, altre affezioni, specie febbrili 1 complicantiJ sono tutti elementi, che, con vario meccanismo interferendo, rendono m.cessarie dosi di1·erse. 'niinc il giudizio sui risultati dev'essere emesso con riserva, potendos1 avere remissioni, cui, con intervallo di tempo variabile da poche ~lttjmane tino a 10·15 :~nni, segue una recidiva. Pur con tali riserve l'A. ha tranato con pilorina 14 ammalati. In un primo gruppo (7 amm::dati). che, per lo Mato della malattia e la durata della terapia, si può considerare più omogeneo. la dose quotidi:ma d i 10 grammi di pilorina si è dimostrata suffi. ciente. ed efficace per migliorare lo stato generale e la crasi sanguigna in 5, mentre in 2 non si sono avuti risult:Iti apprezzabili riguardo al reperto ematologico, pur essendo migliorato lo stato generale. 1'\ell'altro gruppo di 7 ammalati per malattie complicanti e per fattori contingenti si dovette v,ariare la dose quotidiana, che in un caso fu portata a 30 grammi. I risultati in 3 furono soddisfacenti, in 4 non si costatò una regressionc

della ili<llattia sicuramente apprez:t.;1bilc. In quest'ultimi però altre malattie complicanti c lo stato stesso della malatti:l rendevano più ardua la terapia e quindii perfettamente comprensibik la sua scarsa efficacia. Conci udc l'A. pertanto, in base alle: sue ricerche, che la pilorina nella cura dell'anemia di Rìermcr ha un'efficacia tcrapel!tìra per lo meno doppia degli altri prcpa1 nti gastrici finora impiegati, che la dose quotidiana di solito sufficiente è di 10 grammi, che malatuie complica nti, l'età del soggetto, lo stato particolarmente gra\·e dell'emopatia possono indurre ad aumentare la dose, c che anche in tal caso il risultato può non essere soddisfacente. Pertanto è necessario che nel singolo raso un rigoroso controllo <.matologico guidi .la teraJ>ia, onde renderla per guanto è possibile aJeguata a migliorare la crasi sanguigna nonchè lo stato generale. Tale criterio del resto ha una portata generale, in quanto riguarda ogni mezzo ter::1peutico di cui disponiamo. Le ricerche e le o.c.re,·vazioni di Meulengracht circa la sede piloriw-d uodenale della produzione del principio antipemicioso dJ Cast/e richiamano e fino ad un certo puTito possono chiarire un'altra questione mo/10 imporlt/JIIt'. E' stato segnalato da ematologi, speCie francesi, che In terapia chirurgica dell'ulcera gastrica e duodenale, praticata co11 estesa re.rezione dell'organo, era stata seguita dopo variabile lasso di tempo dalla com· J-arsa dell'anemia di Biermer. La que.>tione agitata da mc·dià e da ch irurgi, diverJa· me,Jte di.<po.<ti nella ma t'alutazione, può dirsi non ancom defì111ta. Non possono le riccnhe di Mculengracht, prescind~ndo da ogni precouatto oriw· lamento, portare ad es.<tl un cm/e contributo ed indirizzare il chirurgo nell'intervento operativo verso una duplice finalità , cioè di curare la regione u/cerosa , ma, tenendo pre.cttlU

le Jue partirolarirà fisiologiche, cercare anche nell'intervento di risparmiare

quanto più ~ pos.<ibilc la .<ezione pilorica dello stomaco c quella del duode110? R. o' ALESSA:-:ono.

TRAUMATOLOGIA

J. L EvwF e H . GooAl\1). L• incavigliamento osseo nelle fratture dettt avambraccio nel bambino. (« Journal dc Chirurgie 'l, dicembre 1936). Gli AA. pur convenendo che, secondo la regola ;~enerale. ogni frattura delle due dell'avambraccio deve essere trat tata in principio con i metodi ortopedici, d1cono subito che, nonostante i progressi della tecnica di riduzione, numerose fratture ron i procedimenti ortopedici non possono essere ridotte in modo soddisfacente o perchè la riduzione non è stata fatta immed iatamente o pcrchè la disposizione anatomica della frattura (irregolarità dei framm~:nti, interposizione muscolare, ecc.) ha imped ito una o~sa

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buona coartazione. Ciò costituisce un grave inconn:niente, sopratuno nel caso particolare delle fratture ddl'avambraccio, specie nel bambino, dato che non sempre si può contare sulla crescenza e sulla mera vigliosa facoltà di adattamento dd f:Jnciullo per corre!!~cre i risultati poco buoni di una ridu zione ortopedica insufficiente. Per questi casi e per evitare incapacità funzionali spes~o molto elevate, g li AA. consigliano ricorrere alla riduzione cruenta applicando, non già l'osteosintesi metal lica, ma la protesi ossea. Essi infatù nelle fratture diafisarie del le due ossa J ell'a\·amhraccio da rarecchio tempo usano l'incavigliamento centrale con un frammento J'osso. prele\ ato sul soggetto stesso a livello della faccia interna della tibia, il quale ha lo scopo di ma ntenere la riduzione della frattura fino all'applicazione dell'app:trccchio gessato. Questo metodo presenta, in confronto alla protesi metallica, il \'antaggio di evirare ulteriori inter venti, dato che la caviglia ossea è sempre totalmente riassorbita, e di ottenere sempre la con~olidazi one della frattura nelle migliori condizioni, :tnchc se la riduzione non sia stata assolutamente perfetta, da to che la caviglia ossea si adatta perfettamente <lÌ di\·crsi

incidenti che possono sopravvenire nel corso del l'evoluzione ùi un focolaio di frattura . Tecnica; intervento precoce, .tsepsi accurata isolando tutto il campo operatorio e circondando l'arto con un tubo di jcrsey ~teri l e incollato con una pasta speci:tll" alla cioramina, incisione attraverso lo jersey che ne limita i margini e rende la pelle im·isibile e sterile per obliterazione di tutti i pori Jelle gh i::~ndole sudoripare. L'innesto, della lunghezza di 20 mrn ~: dello sp<:ssore Ji 4 mm. (un po' più negli adu lti), ~arà prelevato con la sega elettrica e sarà poi diviso in due segmenti leggermente ineguali, di cui il più gr:mdc sarà riservato per l'incavigl iamento del r:tdio. Le estremit3 ossee saranno accuratamente liberate, i coaguli, i frammenti di periostic saranno tolti con dolcezza e il canale midollare sarà calibrato. Al momento dcll'incavigliamento, bisognerà affondare la caviglia in uno dci fr:~mm cnti in man iera che penetri con forza e sia molto stabile, mentre la p:trte lihera Jella cavifrlia che si (arà penetrare nell'altro frammento ·d eve ,JVere un calihro che le permetta di entrare agevol:neote senza attrito nel canale midollare. Dopo l'op_crazione l'avambraccio viene messo per qualche giorno su una doccia di Poeckel e, dopo verifica radiografica della riduzione, viene applicato un apparecchio g~ssato -.:ircolare che comprende anche il gomito. Trascorse 48 ore, è indispensabi le fare un 'altra verifica; se persiste una leggera deviazione si correggerà age\·olmentc sotto i l cnntrollo dei raggi X. L'immohilizzazione nel bambino deve essere mol to lunga, sei s~:tlima ne almeno, per evitare inflessioni scccndarie tardive, e durante questo perio<.lo al fanciullo si faranno eseguire movimenti delle dita e della sp:.dla. Questo metodo ha dato agli AA. risult:tti eccellenti ed è parso, nei hambini, superiore a rutti gli altri procedimenti.

Nel lavoro sono riportati parecch1 radiogr:~mmi molto dimostrativi c la numerosa statistica dei casi operati e g uariti in modo completo. F LORIOIA.

RADIOLOGIA E. L. RusiN. - Studio radiologico dd cuore nell'asma ed enfisema. (" The Lancet >~. 7 novembre 1936). Si ritiene generalmente che sia abituale un ingrandimento del cuore in soggt·tti da lu ngo tempo affetti da enfisema e che ciò conduca poi all'insufficienza cardiaca. E' spccialmc:nte l'ingrandimento del cuore destro che viene rig~ardato _com~ tipico .. Questo repcrt~ non viene però in genere confermato dall'oss~rva~JOne r a~IOiogtca. deglJ enfise~ matos1. Per studiare gli effetti dell'enfisema sul cuore c ottima pratica nfenrs1 a soggetti


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RI\"ISTA OELJ,\ ST\ MPA M EDICA IT .\LIANA E STRANIER1\

~tfTcui da asma bronch1ale che molto spesso presentano lesioni enfisematose senza altre

malattie cardiovascolari che potrchhero influire sul muscolo cardiaco. L' A. h a potuto ~tudinrt in due anni 55 ca~i che :1\·C\·ano una lunga storia di asma bronchiale, i quali l •rcsenta\:lnO enfisema di \'<JrÌO grado.

l soggetti er;mo studiati :1llo schermo radioscopico e con radiogrammi presi alla distan z.a di 2 m etri colle norme:: attuali dci riferimento all'età, peso, altezza di ogni paziente. Da ilo stud in accurato di questi r-asi, corredalO da reperti elcttrocardiografici, l'A. n~:ga che si abb ia nell'enfisema cro nico un ingran<li mento dcl cuore destro, come pure manca un:l preponduanza ventricobre destra. Per spiegar e questi risultati contrari all'opinione: ch e il vcnt ricolo destro deve nel· l'enfisema dilatarsi per l'ostacolo maggiore che la corrente sanguigna incontra nel passa~gio anr:we rro il polmone in cui il letto capillare è più o meno obliterato, rA. ha studiato rcffclto ddla prm·a di Valsalva, espirazione forzata attra\·er~o la glottide chiusa, mdagando il profilo del cuore Jllo schermo radiologico. St potè così ossen ·are durante questa prov:t che il cuore diminuisce di gr:mdczz:t, mentre con al tre ricerche si può wnst:J!:u e l'aumento della pressione intr:-~pleuric:t e ,·cnosa. Durante il movimento inspi' a torio normale, col l 'ahh:~ss:-~mento dd diaframma e l':IUmcnto della pressione negntiva nella cavità plcurica l '~Hiusso di san g ue nel ventricolo destro è nccclcrato e si ha una concomitante riduzione dd la rm:ssione \'Cnosa. Ma ncll 'cnliscma il diaframma è oi3 in posizione bass:t in~pir::noria c la pressione nel torace rJggiungc valori positivi. Il ritorno del sangue al cuore è quindi impedito. do nde l':tumcnto della pressione venosa gcneralm<:nte tJ ovato n ell'enfis~:ma. Ciò induce a pensare che nell'enfisema il vrntricolo destro imccc di essere soprJriempito per l'ostruzione della circobzione polmonare viene risp:tr· r:lÌato rx-r il diminuito :t!Tiusso di san~ue e analogam ente la riduzione dell'area cardi:tca ndb prova d i Valsalva sembra dovu to all'identica ragione del ritardo della corrente \"Cnosa affluente :ti cuore. Alcuni AA. americani a,·e, ano già fatto n ota re che la riduzione della superficie c~rdiac:t. quale si riscontra nell'esperimento di Valsalva. doveva verificarsi anche nell'attacco asma tico. L'A. ha potuto cc;nfe rn~a rc ciò osservando radiosco picamente un asmatico durante l'accesso paros~i s tico tipico nel quale fu in grado di riscontrare u n'evidente diminu7ionc JeJJ'arca c:ln]J:lC:l, hcnchè rdevazione del diaframma tipica della forma espir:rtoria potesse simul:~re im·ecc u n ingr:t ndimcnto, come accade nei cuori orizzontaleg-

gianti a diaframma rialzato. Il rilie,·o della diminuzione delrarea del cuore (; senza dubbio associato alla diminuita gettata cardiaca e all'ahbass:~mento della pressione s:tnguigna arteriosa che sono stati riscontrati dura nte gli accessi asm:uici. BERT OLUCCJ.

NEURO-PSICHIA TRIA

v. C nALJ.JoL. - Elementi diagnostici delle più comuni sindromi neurologiche. (« Opera medica "· edita a cura della Snc. A. W:~sscrmann , g iugno 1936. n. So). Questo recentissimo volumetto d elb ben nota serie dt pubblicazioni mediche edite ~otto gli a uspici della Casa W asserm.mn merita di essere segnalato per molte ragioni. An z itutto esso illu~tra i ~cgn i fondament:tli delle ncuropatic e queste ,·engono util· mente raggr uppate a St"conda dd prevalere di questa o di quella delle manifestazioni morbose più e\·identi ::tnche ::ti profano (corne le p::tr:Jiisi, le convulsioni , il coma); poi , partendo dal sintomo per risalire alle sindromi anche le più complesse, è una guida realmente preziosa per il medico ge nerico nel raggi u ngimcnto d i un giudizio di:tgnostico; inoltre, con uno stile volutamcnte piano, lineare, e con un vocabolario scevro di inutili astrusità terminologichc, esso costituisce una breve, ma complet:t sintesi delle princi p:tli malattie d el sistema nervoso centrale c periferico.

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UCO J'indice dei capitoli che compongono il voi umetto: [l doJor di C:!po. - J dolori agli arti d i natura primariamente nervosa. - Apoplessia e coma. - Le vertigini. - Le conrulsioni . • Emiplegia. · Paraplegia. - Monoplegia. - Le sindromi sensili,·c. - Scmcio!ica della mano e del piede.• I movimenti involontari e le alterazioni del wno muscolare. L'incoordinazione motoria . • Le atrofie muscolari. • Le alterazioni ddLtpparato visivo. . r disturbi del linguaggio. Nella sua schematicità tale indice è, forse. sufficiente d i per S:: a dare un'idea dell'utilità e del valore di questa accurata e :nteressante monografia.

CARLO RIZZO.

G. Gt.l'F1SL - Il rinforzo del fenomeno di Babinski. (<<Rivista spe rim ent:~le di Frenia· tria "• marzo 1936).

L'A., tre a nni addietro, studiando la semtlouca delle lesioni del fascio piramidale, notò ''"'e applicando simult<IOC(In1entc m! metodo di Babinski (stimola:t.ione piantare) e quello di Oppenheim (stimolazione lungo la tibia) si poteva ottenere la flessione dorsale del p0llice del piede più facilmente c chiaramente che non usando uno solo dei due rroccdi m enti. Egli ha successivamente applicato questo abbinamento delle due classiche manovre.: in numerosissimi soggetti, ed ha trovato che effettivamente si suole :~vere così una netta J'O!'iti"it3 del segno di Babinski in portatori di lesioni piramidali nei quali co n la tecnica sòlita la flessione dorsale del poli ice del piede era scarsa o dubbia; mentr~ in soggeni a 1·ic piramidali integre la doppia eccitazione simultanea ebbe st:mpre per conseguenza una flessione piantare del tutto normale. Questa semplice tecnica proposta dal Ganfini me rita di essere speriment:tta, potendo riuscire effetti,·amente utile in qualche caso di lesione piramidale sospetta o dubbia. CARLO RIZZO.

G. GM>TALDL -

In tema di rapporti fra radiodiagnGstica cranica ed epilessia essenziale.

( .. Rivista di Patologia nervosa e mentale>>, marzo-aprile 1936). L'A., prendendo lo spu nto da una frase dello Schiiller ( << Un esame radiologico sistematico di tutti i casi di epilessia finisce col convincere che, a base dell'epilessia, sta sempre una malattia organica. Anche un caso di cosidetta epi lessia genuina <> idiopatica si rivela poi all'esame radiologico una epilessia sintomatica »), ne sostiene l'infondatezza in base ai risultati dell'esame radioi:,JTafìco del cranio di 25 wggetti malati di epilessia essenziale . Infatti. dalle sue osservazioni l'A. è indotto a concludere <t che la stragrande maggiOranza dci casi di epilessia idiopatica r imangono tali anche all'esame radiologico il quale, per lo più, altro non fa che porre un suggello di più alla diagnosi c li nica >> . Ed, in realtà. le lesioni craniche radiologicamente apprezzabili in quei 25 casi furono scarse (si trattò, nel 30 % circa dei casi, di segni d'ipertensione, nel 10 ~~~ di reazioni sellar i, r.lcntre 10 più della metà dei casi il reperto fu normale o quasi), e - di più - esse lesioni non furono patognomoniche, nè in un qualche rapporto colla precocità, la graIÌtà o 1:1 frequenza degli episodi convulsivi. Seg uono interessanti considerazioni sulle cause alle quali i moderni ricercatori attri buiscono i sintomi radiologici dell'ipertensione endocranic:~ (che, come si è detto, l'A. ha constatato anche in taluni suoi casi). Da tali consideraz.ioni emerge che i segni radiolugici giudicati comunemente d'ordine idrocefalico sono, per lo meno, suscettibili di altre interprct31.ioni che nulla avrebbero a che fare coll'ipertensione, essendo - piuttosto espressione di caratteristiche individuali della teca cranica, della vascoJarizzazione Jdla diploe, ecc.. CARLO R1zzo.


Rl\'JSTA DE.LJ•• A STAMPA M EDICA JT.\LIA:--IA E STR.\~IERA

OFTALMOLOGIA

Influenza dello spessore della cornea e del cristallino sulla rdrazione totale dell'occhio. (" Ann~1li ottalmologia e Clinica oculistica •l, febbraio 1936-XV).

M. SMALTII'O. -

L'A. si è proposto con <.Juestc importanti ricerche di studiare il comportamento del potere diottrico dell'occhio col variare dello sp~.:ssore della corne:~ e del cristallino. Le ricerche sono state condotte su occhi schcmatici. Per valutare l'influenza delle variazioni Ji spessore della cornea l'A. ha scelto l'occhio schematico di Gulbtrond e per le variazioni di spessore <.kl cristallino ha preferito l'occhio schematico semplificato di Gullstrond. L'A. stabilisce così che variazioni di spessore della cornea non influiscono in modo ~tnsibile sul potere diottrico dell"occhio c che variazioni dello spessore del cristallino apportano solo modificnioni così lievi del pot::re diottrico dell'occhio da fare escludere l'esistenza di un::t ametropia, ;;pecie clinicamente determinabile, che sia do-vuta esclusi,·am~.:nte ad uno spessore del cristallino diffcn:nte dalla media J ei valori fisiologici. TESTA. TouLANT e SARRor. - Le manifestazioni oculari della dissenteria bacillare. (.. Archives d'Oph talmologie })' luglio 1936). L'A. premette che generalmente si considerano allo stesso livello i sintomi oftalmici da dissenteria bacilbre e quelli da dissenteria amchica, mentre così non è perchè questi ultimi non sono caratteristici e di esistenza anche dubbia. LJ più frelJUente complicazione della dissenteria bacillare t: la scler<Kongiunù,·ire che coincide molto spesso coll'artrite e qualche volta anche colla uretritc <.ostituendo co~ì i:1 sindrome congiuntivo-uretro-sinoviale di Fiessinger e Leroy. Questa complicazione ap· pare dal decimo al ventesimo giorno e cioè quando in alcuni dissenterici non gravi sono persino ~comparsi i sintomi intestinali. La congiuntiva è rossa specialmente a livello dci fornici; intorno al limbus si nota una iniezione pcrichcratica di color rosso - viola, poca Secrezione e scarsa reazione. La gu:~rigione si verifica in pochi giorni cd anche senza akuna cura. L'irite è molto pill rara dclh1 sclcro-congiuntivitc, c quando si manifesta è bilaterale nei 2/3 dci casi, presentandosi in media dai 20 ai 40 giorni dopo l'insorgenza della malattia, ed è da rile,·are che le sinechie che si producono sono facilm ente rotte dall'uso dell'atropina, contrariamente a quello che succede nelle iri ti luetiche e tubercolari. Anche per questa complicazione si ha una rapida guarigione ma si possono anche avere recidive. La ciclite spesso accompagna l'irite determinando un afgravamemo dei fenomeni n attivi. ma non è mai causa d i aumento di tensione. Sono state segnalate anche ulccri e cheratiti durante il decorso della dissc:ntcria bacillare. L'A. porta il contributo di una sua osservazione personale, discute le teorie patogcnctiche che ancora o~gi si aggirano tra le bacillnri e la tossiemia, e riconosce la gran t!ifficoltà di giungere ad una sicura conclusione su questo tanto dibattuto argomento. Circa la cura segnala che per Jlcuni AA. ogni trattamento è inutile, che i vaccini n l i sieri antidisscnlerici sono st:lti utilizzati nelle uveiti e conclude che la chemioterapia 11on deve essere abb:~ndo nat::t tenendo presente che i prodotti arsenicali cd i sali di oro sembrano essere utili. TeSTA.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA IT:\LIAN,\ E STRANIER.\

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OTO-RlNO-LARINGOLOGIA A. MALAN. - Considerazioni sulla patogenesi e terapia della tubercolosi laringea. (« Minerva Medica n, 51, dicembre 1936). l recenti acquisti di tisiologia hanno indotto i laringologi ad una riforma di ci:ls· sifìca del~e lesioni specifiche dell'organo vocale e a modiliche sostanziali nella questione del mecranismo delle lesioni stesse, e in conseguenza, su base di diagnosi più esatte qualitativa meme, ad una terapia più razionale. Ormai si sa che la lesione laringca può p:~s­ sare a g uarigione mentre il processo pulmonare continua, c all'endoscopista è data la soddisfazione di portare una sorveglianza conti nua ed agevole sulla evoluzione del p:r<r cesso laringeo, come non può fare l'internista, i n modo che il giudizio è basato su constatazioni dirette di valore più persuasivo che non un giudizio di cicatrizzazione pulmonare basato su dati clinici. E' ancora discusso ~e l'organo vocale può esser primitivamente colpito: un vero com plesso di Ranke o localizzazione prima in ordine cronologico ed in assenza di btti obbiettivi pulmonari; solo l'indagine necroscopica può autorizzare ad affermare la pri-

mìtività. Questa forma dovrebbe aver origine inalatoria : è noto come le cariche batte· riche v<>ngano arrestate nelle fosse nasali e nel faringe ed in modo molto ridotto ar.ri\·ano al laringe. U n complesso primario di Ranke non è dimostrato a livello del laringe che per \"ia sanguigna, nel 2° stadio, della bacillemia, cioè subirebbe la fissazione micobatterica: la locali;~.zaz ione laringea si produce su rj5 dei casi nello stadio della generalizzazione (Safranek, osservaz. su 4000 casi). Metastasi ematogena dunque : essa è fuori discussione in soggetti a sputi bacilliferi o a localizzazioni extrapulmonari (tbc. cenale). Ne consegue che la bacillemia è causa di forma gravissima miliare o di forma localizzata alla corona laringea, senza invadere l'endolaringe. La regione aritenoidea come la p~ù tormentata nel tubercoloso che tossisce, è la più invasa, perchè la tubercolosi colpisce organi a tessuti di funzionalità molto attiva, e perchè il regime circolatorio locale favorisce la fissazione di emboli batterici. La evoluzion e ad ondate del processo tubercolare in laringe (De Reynier) spiega la via ematica rii infezione e le successive mandate baciiUfen: che verrebbero ad arrestarsi dì preferenza nell'organo vocale per ragioni non ancora chiarite. Le conclusioni cui vengono T amurri, Motta, Salvadori circa la metastasi lintogcna (XXX Congresso Italiano di Otorinolaringologia, 1934) dànno come eccezionale tale possibilità. Nel 36 stadio, tubercolosi terziaria di H aj<Ck, le secrezioni polmonari ricche di bacilli ristagnando nei recessi laringei realizza no la infaionc per via acrogena, cana licolare : un a vera inoculazione sui punti più esposti e traumatizzabili (apofisi vocali, corde vocali). Certo la distribuzione dci vasi sanguigni e scarso sviluppo di vasi linfatici (Bilancioni, Zanni) e la scarsezza di anastomosi fra plessi a rteriosi dei due lati con scarsissimi rami terminali in alcuni territori favoriscono zone di deficit di irrorazione che faciHta l'attecchimento bacillare. Segnalata una certa preferenza di attecchimento a 11\·eJio dei c umuli linfoidi laringei (Citelli, Giuffric.la) con manifestazioni a lento decorso. per marcata reazione tissurale, con lo spiccato linfotropismo della infezione bacillare IDi Vestea) si è spiegato come i soggetti adenoidei risultano scarsamente colpiti da infezione pulmonare, tanto da far supporre che valido elemento di difesa può considerarsi b tonsilla fa ringea (Rubaltelli, Arslan e Argentina, T anturri). Le manifestazioni locali si presentano nelle due forme basil<1ri di ordine essudatiYo c di ordi ne produttivo, come nelle lesioni pulmonari; la grande varietà dei quadri e decorsi clinici, dipende da numerosissime cause, fra le quali importantissima lo stato di


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RIVISTA DELLA ST.'\MP.-\ MEOICA ITALIANA E STRANIERA

allergia del soggetto. Infatti se nei casi molto acuti all'edema circoscritto ai punti di inoculazione può seguire una rapida necrosi o una vigorosa reazione di difesa a seconda della virulenza batterica, con forma essenzialmente produttiva (Safranek), in stadi avanzati le forme essudati,·e necrotiche prevalgono per le scemate resistenze individuali, sia in loco che generali e per il contatto continuo con espettorato bacillifero. La diagnosi qualitativa costjtuiscc una vera necessità di ordine prognostico e terapeutico. Dal punto di vista prognostico il tipo produttivo rivela un tentativo spontaneo di limitnione dci focolai, all'oppo~to di quanto avviene nel tipo es~udativo necrotico in cui già l'edema costituisce f:more debilitante tissurale. Attualmente con linea di condotta assai più ragionata la terapia si adatta alle condizioni generali del paziente, alle reazioni indiviJuali e spesso a fattori d'ambiente. Inoltre procede nella cura d'accorJo col tisiologo, infatti si notano i benefici effetti sull'organo vocale da trenicoexeresi, da pneumotorace, da toracoplastica. Le cure locali r:~ggiungono effetti molto limitati; più effiC:lci sono i pron-edimenti che si ispirano alla legge generale di terapia tubercolare: immobilizzazione: qut'sta, è vero, è molto più ardu·i raggiungere pel laringe. La modificazione della lesione in superficie come in profondità si raggiunge con l'azione di mezzi fisici , si intende senza illudersi su un loro potere microbicida (Pal· mieri); infatti la fisioterapia non agisce in maniera antibatterica ma in modo indiretto. con la modificazione provocat<l nei tessuti lesi. Fotor.erapia in tutte le sue ,·arietà, rontgenterapia a fuochi incrocinti e a dosi regolate scrupolosamente secondo il tipo di lesione; irradiazione indiretta alla Manoukhint' o alla Maragliano son mezzi a disposizione del laringologo che solo di rado ricorre alla galvanocaustica per processi necrotici che si espandono o processi proliferativi che restringono il lume. Il Malan nell 'ospedale di S. Luigi Gonzaga ha esaminato 2745 pazienti nel biennio 34-35 dei quali 2o84 con lesioni di varia gravità; in essi 213 ottennero la guarigione totale, 346 con postumi cicatriz.i~li importanti per la st.-1tica t: motilità laringea. Nei 213 guariti laringei in 65 si ebbe marcatissima miglioria pulmonare, in 81 lieve, in 52 nes~una, in 15 peggioramentç>. Concludendo: si può ottenere modiflcazioni del laringe molto evidenti indipendentemente dai fatti pulmonari che possono proseguire fino all'esito letale, come fu riscontrato al controllo autopsico. RAFFONE.

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE N EGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbaU pervenuti a lla Direzione Gene rale d i Saallà militare n el dicembre J936.XV)

- --·· - - ANCONA+ Tenente colonnello medico GuiDo FEuctANCELI: L'asu:;so /r<ddo nella sua t'tiologia, patogetiUI, cura, con presentazione di un interessante caso cl11uco.

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BARI • Tenente colonnello med!co CAMILLO MAZZOCCOSE: Le vtdutt modemt m/ vtrus filtrabile tubercolare. L'O. inizia la sua conferenza accennando alle ragioni cliniche c profilattiche che conferiscono importanza all'argomento, come del resto è ~tato dimostrato dall'interesse di tutti quei patologi e batteriologi che in vari congressi ne hanno parlato. Descrive le diverse forme che può assumere il bacillo di Koch t: pass.1 ad esporre le prime ricerche sul virus filtrabile, compiute dal Fontès, il quale ha ottenuto bacilli acidoresistenti dalle glandole di cavie, iniettate con succhi di glandole c milza, di animali precedentemente trattati con materiale tubercolare. Riporta le diverse esperienze in senso favorevole. Il Vaudrcmer e Handuroy, iniettando culture su patate giiccrinate hanno ottenuto filamenti acic.lo-rcsistcnti sotto vane forme. Il Cou,·elaire, injettando succhi di glandole linfatichc e di visceri appartenenti a feti nati da m:Jdri rubercolotiche, ha riscontrato, a volte, b:~cilli acido-resistenti. Calmctte ha sostenuto che nei materiali tubercolari esistono clementi invisibili anche con i più forti ingrandimenti, capaci di attraversare i comuni filtri Berkfelc.J. jelim, seminando il filtrato del micobatterio Flei in brodo glicerinato, ha ottenuto un bacillo dapprima non actdo · resistente, quindi acido- resistente, come avviene per il bacillo tubercolare. Il Ninni ha iniettato il filtrato tubercolare di culture in terreno sintetico Sauton dtrcttamente nelle glandole cervicali, cd ha ottenuto strisci con bacilli acido- resistenti èal primo al vemesimo giorno. Il Sanarelli e l'Alessandrini hanno racchiuso in sacchetti di collodion, filtrato tubercolare ed hanno compiuto due specie di esperienze. Alcuni sacchetti cosl preparati furono deposti nel peritoneo di cavie, le quali sacrificate dopo un certo tempo, hanno mostrato una peritonitc plastica. Altri sacchetti furono. messi in provette contenenti ~iquido Sauton; dopo qualche tempo in alcune di esse fu notato un certo intorbiùamento e al microscopio, ~i è: dimostrata la presenza di gran uli acido- resistenti. Casagrandi, con i suoi discepoli, servendosi di bacilli tubercolari, privi del loro involucro di cera, ha ottenuto forme filtrabili molto attive. Secondo Nasta, Jovin, Blechmann, i filtrati sottoposti all'azione del calore e di alcuni agenti chimici (sublimato corrosivo, acido feruco) perdono la loro virulenza, epper· dò essi conterrebbero un quid che è virus e non tossina. Invece, il Mudd, lo Jessener ed il Capuani hanno dimostrato che le culture di virus ottenute, non sono che precipitati Le esperienze sul mycobatterio Flei non sono state confermate dal Capuani. Per il Micheli, la tossina tubercolare attraversa i sacchetti di collodion. quindi per il Capuani le lesioni riscontrate sul peritonco sono dovute alla stessa tossina, come confermano i risultati ottenuti con filtrati sterilizzati.


go

CONFEREt'.ZE F r;I •\ 10STHAZIONI CLINICHE EC'C.

Hababou ha ottenuto identici risultati iniettando filtrato tubercolare scaldato a So• per venti minuti, e tubercolina bruta. Circa le esperienze del Ninni. che ::1 prima ,·ista sono cosl dimostrative. non si riesce a spiegare il perchè nei primi giorni i succh i delle glandole cervicali sono così ricchi di bacilli, che poi scompaiono; così desta meraviglia l'osservazione che, mentre le glandole ltnfatiche presentano lesioni anatomiche, queste mancano nei linfatici che nascono da esse e negli organi dove i linfatici stessi affluiscono. Fra gli AA. favorevoli alla esistenza del ,·irus filtrabile non esiste accordo circa b n<.ccssità della presenza o meno della glicerina sul terreno di cultura, come non esisti! accordo su llc lesioni a natomiche c ~ullc reazioni immunitarie da esso prodotte. Perciò si può concluckre che allo stato attuale non è stata dimostrata in modo inoppugnabilc la esistenza del virus fìltr:thile tubercolare. Forse con una tecnica pili precisa si potrà riuscire a risolvere dcfiniti,·amente questo problema che a sua volta potrà essere la soluzione tli tanti aitri che riguardano la patogenesi e le rnanfestazioni anatomiche e cliniche della tubercolosi.

BOLOGNA •

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Maggiore medico prof. PTETit(l NtGRISOLI: !<apporto /,.a trauma e tumort.

L'O., premesse brevemente alcu ne nozioni generali, espone le diverse opinioni dei

principali AA. e conclude considerando il trauma. n(ln come causa determinante unic~. ma come concausa nello sviluppo dei tum(Jri. Jllustra poi, corredandolo con radiografie e preparati anatomici macro- e microscopici, un caso di frattura patologica dell'omero da sarcoma a mieloplassi, veriiicatosi in un militare che, operato in quell'Ospedale sei mesi or sono, di r.esezione dell"omero, sinora decorre bene e che può considerarsi come un caso tipico in cui la insorgenza del tumore ha coinciso con il ripetersi di traumi sulla estremità superiore dell'omero. L'O. presenta in seguito altri tre casi, nei quali si può ritenere che il trauma abbia avuto notevole influenza sullo sviluppo del tumore, ed altri tre invece nei quali,

ripetuti traumi all'ascella avevano determinato una lesione vascolare rara (pseudo-trombotlebite traumatica) con manifestazioni locali tali da simulare una grave forma tumorale. Alla d iscussione prentlono parte: il ten. colonnello medico prof. A1..FREUO GERMINO, direttore dell'Osp<;dalc; il ren. colonnello medico prof. GIOVANNI PICCOLI e il magg. medico U MBERTO CoMEJ.J.I. • Tenente colonnello metlico prof. GtOVAN:->1 PH;cou: Un caso d; morbo di Hodgkm. L'O. presenta un caso di morbo di Hodgkin insorto da qualche mese in un militar e rrduce J::tll' A. O. l. Dopo avere esposto i dati clinici che conducevano ;1lla diagnosi di presunzione di linfogranuloma maligno, e i risultati dd reperto istologico di una ghiandola cervicale a~portata mediante biopsia che \·eni\·ano ad :!ccertare la diagnosi presunta, passa ad esporre i criteri discrimi 1.1 ati\·i per la diagnosi differenziale con altre affezioni morbose a caratteri clinici similnri. Si sofferma poi a parlare diffusamente della sinromatologia c dei vari aspetti che pcrseuta tale malattia nei suoi vari perioùi, e a seconda ddlc localizzazioni regionali. In ultimo presenta al microscopio il preparato istologico di una sezione della ghia n dola ammalata a:sporrata per far vedere e illustrare quindi il cbssico ll:èSSutò di Stemberg, caratteristico del IJnfogranuloma maligno.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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CAGLIARl + Maggiore medico SALVATORE ANGELo MuRA: Il pronto soccorso e la chi-

rurgia di guerra secondo le modeme vedute.

+ Maggiore medico RAFFAELE PECORARIO: Cotltn'buto all'interpret~zione etiologica del fagedenismo, con illustrazione di caJi clinici.

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UVORNO + Scttotenente medico RtCCAROO CoRNELL GERRI:TTSON: Sopra alcuni cast di fibrotorace.

+ Prof. RaDOLFO PoRCELLI: Sifilide e malattie veneree e loro danno sociale in Italia (demografico, lavorativo, militare, finanziario).

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NAPOLI + Tenente medico orof. FRANCEsco CANTANI: L'immunità locale ne/Le sue concezioni dourinarie, nei suoi risultati pratici, nei suoi 01-ientamenti tcrapeutici. L'O .. dopo a,·er esposte le principali concezioni d ottrinarie legate al meccanismo dj produziOne dell'immunità locale, illustra i reperti sperimentali ottenuti da lui e da Scala, cd enuncia le conclusioni di tali ricerche per cui l' I. L. non sarebbe da mettersi in rapporto con l"antivirus di Besredka, bensì con una entità biologica meno astratta rapprestntata :Jal germe o dai costituenti del suo endoplasma a funzione antigena e vaccinica. Dopo aver tracciato il quadro dell'l. L. nel campo dcll'immunjzzazione dell'intero organismo, ne delimita i confini dottrinari c ne illustra le larghe possibilid di applicacazione pratica in molti campi della patologia umana, e specialmente nel dominio di talune infezioni cutanee ed intestinali. Basandosi sulla propria esperienza e sulla rigorosa uisamma. dei risultati finora ottenu ti, l'O. illustra inoltre talune vantaggiose associazioni tldl'imrnunizzaz10ne locale con altri trattamenti terapeutici, nonchè gli stretti rapporti intercorrenti tra vaccinotcrapia locale c chirurgia. Infine l'O. conclude col mettere in luce le ulteriori possibilità di sviluppo dell'immur.izzazione locale in taluni campi che già appaiono suscettibili di essere favorevolmente iufluenzati dal più moderno sistema di terapia biologica confermando cd estendendo il dogma del Besredka: Ogni virus ha il suo organo, ogni organo la sua immunità. • Sottotenente medico ALFONSO D'AviNo: La terapia bt oncoscopica in alcune af-

jezioni broncopolmonan·.

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NOVARA + Sottotenente medico ERMANNO VtsoccHt: Cistite da flagellati monozotct, ctm presentazione di un cP.so clinico.

PADOV A

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+ Capitano medico VINCENZo BELLA: La pit'lografia discendente nella calco-

losi uret"ale, ctm presentazione di radiogrammi. • Sottotenente medicò MARIO CAPELLATO: Un caso di spirochetosi ittero-emorragica

di Weil. 7 - Giornale dj mt'dicina milit4rc.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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PERUGIA • Maggiore medico RAFFAELLO PEPE: Amebiasi, sue meta;tasi pzù tm portanti e rare nei vari organi e trattamento terapeutico.

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SAVIGLIANO • Maggiore medico ()svALDO 0ELFIKO: Un caso di lir1/ogranulomatosi sub-acuta o malauia di Nicola; e Favre.

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TRIESTE • Capitano medico fRA:-<CEsco STAcKITTI: LA malattia di Grancher. L'O. illustra un interessante caso di affezione polmonare. Un soldato ha presentato per circa 8o giorni una sintomatologia obiettiva localizzata alla base dell'emitorace sinistro consistente in fremito vocale t:mile indebolito, m:~rcata ipofonesi e respiro bronchiale intenso i n- cd espiratorio. L 'ipofonesi arri\·ava in alto sino aJ un ditO trasverso sotto l'angolo della scapola, e non sorpass:wa anteriormente la linea ascellare posteriore: il soffio bronchiale era presente su rutta la zona ipofonetica. In contrasto con i segni fisici evidentissimi, le con dizioni subietti\·e e generali si sono mantenute sempre buonissime. Il paziente ha avuto qualche lieve rialzo termico nei primi giorni della malattia, durante la quale aveva poca tosse con scarso espettorato muco-purulento; nessun altro disturbo. La puntura esplorati va ha dato esito negativo. Ndl'espettorato il bacillo di Koch era assente. La cutireazione praticata con tubercolina vecchia di Koch era negativa. All'indagine radiologica b regione parailare inferiore sinistra risultava opacata per fatti intìltrati\·i. Seni costofrenici liberi. Curve diaframmatiche nette, regolari, ben e mobili. Da altro esame radiologico praticato quando la sintomatologia obiettiva era in regressione, risultava che tale opacità era scomparsa e nella sede di essa si notava soltanto lieve accentuazione del disegno polmonare. · L'O. in una discussione diagnostica su basi cliniche ed anatomo-patologiche esclude tutte le comuni affezioni (pleurite, bronco-polmonite, polmonite lobare atipica a lenta risoluzione, carnificazione del polmone, polmonite tubercolare ecc.). Espone in un quadro sintetico quanto è noto sulla splenopolmonite o malania di Granchcr nelle sue due più importanti forme: quella semplice determinata dal pneumococco, dal bacillo dell'influenza o da altri germi, c quella tubercolare che si identifica colle forme recen temente descritte sotto i nomi di epitubercolosi o di para tubercolosi. E conclude affermando che nel soggetto in esame si tratta di una tipica splenopolmonite semplice.

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VERONA • Sottotencnte medico P.>.oLO CoLOMBO: Aneurisma dell'arteria polmonare di origine tifica. L'O. espone brevemente i dati anamnestici ed obbiettivi riferentesi ad un giovane alpino inviato in osservazione per disturbi vertiginosi di origine labirintica, da pregresso intervento operativo sulla mastoide. Nell'osservando. che 4 anni prima aveva sofferto di tifo addominale, complicato da probabile endocardite, l'esame clinico c radiografico mettono in evidenza una manifesta alterazione del tronco dell'arteria polmonare, traducentesi clinicamente in un soffio rude


CON FERENZE E DlMOSTRAZIONI CLINICHF. ECC.

99

olosistolico, con fremito felino intenso a tipo di thrill aneurismatico, localizzati in secondo spazio intt.-rcostale s inis tro, alla parasternalc. Lo studio della volume tria cardiaca, pressochè normale, confortato tlal reperto telrortodiagrafico, molto dimostrativo, inducono l'O. ad ammettere, dopo l'esclusione di malformazioni congenite del c u ore come pure di altri vizi cardiaci acquisiti, l'esistenza di un aneurisma del tronco d e ll":uteria polmonare. L'O. si sofferma quindi ad illustrare i pochi casi consimili registrati nella lettemura tratteggiando al tempo stesso i caratteri anatomo-patologici della arterite tifica. A tale proposito cita i dati classici di Vulpian e Bariè, secondo i quali detta alterazione 1asale potrebbe essere anche unicamente << parietale "· A spiegazione eziop:nogenetica dd caso in esame l'O. invoca l' infezione eberthiana, sofferta 4 ann i addietro dall'osser· vando e valorizza sopr atutto il dato anamnestico della insorgenza cki disturbi cardiaci durante il periodo di stato d e li ' infezione tifosa. L'O. giunge così alla esatta interpretazione d'ogni dato sia clinico che radiologico ~ rileva l'importanza del caso , in ragione della estrema rari tà della diagnosi clinica di dilatazione aneurismatica dell'arteria polmonare. • Maggiore medico FILIPPO G R! l'l: Trattamento delle jrarture esposte m guet-ra, ttma svolto all'ultimo congresso nazionale di ortopedia. • Fratture della colonna vertebra/e, tema svolto nell'ultimo congresso nazionale di chirurgia. Considerazioni e presentazione di casi clinici di recente osservati.

7'


BIBLIOGRAf iA MEDICA MILITARE ITALIANA ANCELINI Gio,·anni , tenente medico. Ricerche ematologiche e biopsia midollat·e 11(!//a febbre ricorrente. 11 Atti della Società Medico-Chirurgica di Padova >>, Serie Il, fase. 5, I9J6-XIV. Autonàssunto. - Ricerche eseg uite nel corso di un ristretto focolaio epidemico di febbre ricorrente ori1,rinato n el Tigr~ll a carico di 23 ascari eritrei rivolte a mettere in chiaro via via i caratteri clinici e la risposta ;;IJ'inter vcnto terapeutico della forma morbosa; la va ri età di febbre ri corrente in cau sa, interpretata come febbre ricorrente cosmopolita trasmessa da pidocchi ; le possibilità di ricerca dell'agente etiolog ico nel midollo osseo medi:mte puntura stern ale, risultate infruttuose; i! quad ro ci tologico del ~angue periferico c del midollo. Infine viene studiata una tarda recidiva di uno dei casi, importa nte sopr:ttutto per la questione della latenza Jel virus e quindi dei portatori. BARTUN E Luigi,

tenente med ico. Ricerche sperimerlltlli mJl'immunità passiva nella tuber-

colosi. " Folia m edica », n. r 3, 1936-XIV. Riau unto. - Dopo un a bre,·e rassegna sui lavori relati,·i all'immunità passiva :>ntitubercolarc, l'A. riferisce i risultati di sue ri cerche praticate in piccioni e coni g li_ Conclude ammeuenJo che il siero di piccioni, preventi va mente inoculati con bacilli tubercolari bovini attenua in vi tro la ,·irulenza dei germi, h a scarso potere preventivo, mediocre potere curati vo.

-· l/ me~uboli;mo degli idrati di carbonio nella parotite epidemica. « Incurabili >~, n. 7, 1936-XIV. L'A. stud i:J il comportamento degli idrati di carbonio nel corso della parotitc epidemica, praticando ripetute curve glicemiche da carico io sedici malati. Trova quasi costantemente un 'alterazione del ricambio dei carboidrati, che però è temporane<~. Non sa precisare a che si debba attribuire la turbata g licoregolazione se alla flogosi della parotite o a flogosi pancreatica o a meioprag ia ep:1tica.

Riassunto. -

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La pre.csione arterio.;a nel corso del tifo. Ouervazioni e rica che. «Folia medica » . n. 8, 1936-XIV.

Autoriauunto. -

L 'A. premesse alcune nozioni di fisiopatologia dell'apparato circolatorio, illustra i risult:Jti ottenuti dallo studio della pressione arteriosa in 40 malati di tifo d ell'età dai 20 ai 55 anni. Conclude ritenendo costanlte l'ipotensione arteriosa nel corso della malattia, ed espressione di complican ze (bronco-polmonite, perforazione inte~tinale) l'interposizione di impreviste elevazioni della pressione. BASSI Guido, ten ente medico . Considerazioni sullo studio di 750 casi di VIZIO orgamco di cuore. <l Il Policlinico» (Sezione medica), anno 1936-XlV. (Recensito nel fascicolo XI, novembre 1936 di questo Giornale).

w studio delle prove /t•n zionali cardiache nei vizi valvolari compensati. cc Cuore e circolazione >>, anno XX (nuova serie) 1936-XJV. ( Recensito nel fase. XII, dicem bre 1936 di questo Giornale). BRACALONI Lorenzo, maggio re chimico farmaci sta. Alla memoria del Comm. Edoardo Baroni, farm acist-a capo di x• classe nel R. Esercito. Scuola tipografica orfanotrofio cc Madonna del Grappa li, Rifredi - Firenze, 1936-XI V. Ra ffaele, maggio re medico. L'igiem• e la profilassi tiell'organizzazùme ! Oflltaria in Africa Orientale durante i dodici mesi luglio 1935 - giugno 1936. « gl'I ncu-

CoNFALOI"E

rabili l>, n. 4; 1936-XI V.


RIBLI<XiRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

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- 1/tmavaccino T ABCh nell'immunizzazione delle truppe in A. O. c• Giornale italiano di Malattie Esotiche e Tropicali n, n. 7, '936-XIV. Autoriassunto. L'A., esposto il concetto scientifico dell'immunizzazione Jdl'organismo ai fini profilattici, accenna ai vari metodi di vaccinazione adottati nell'Esercito italiano ed ai risultati ottenuti. Prendendo occasione dalla vaccinnione delle truppe in A. 0., che è necessario immunizzar.: validamente per le malattie del gruppo tifoideo cd anche per il colera, pone in rilievo i vantaggi che si wno ottenuti c che si potranno ottenere, coll'uso del tetra vaccino T ABCh del Castellani, in confromo ad altri vaccini, ~ia per la possibilità di immunizzare le truppe contemporaneamente per quattro malattie c sia perchè questo metodo permette di arrivare allo scopo con due sole iniezioni, ciò che: rappresenta un grande vantaggio per un esercito in gtterra. Conclude che il tetra vaccino T ABCh rappresenta, in guerra ed in colonia, !"ideale cidla vaccinazione e fa voti perchè questo metodo sia reso obbligatorio oltre che per i militari r gli operai anche per tutti coloro che intendono comunque trasferirsi in A. O.

DE CESARE Giannino, primo capitano medico. Gli aggressivi chimici. Note di terapia. '' Rassegna clinico-scientifica " • n. n, 1936-Xl V.

DE PAOLJ prof. Paolo, primo capitano medico. Il fegato 11t:lle malattie tubercolari. Un ,.c,lume di pagine 346 con prefazione del sen. prof. E. l\'laragliano, edito a cura J d la Federazione italiana nazionale fascista per la lotta contro la tubercolosi, Roma 1936-XlV. (L. 25).

f .~RAO:-:E Antonio, primo capitano medico. Le paraepiles.cie (sindromi epilettico - simil1). " Rinnovamento medico », anno 1936-XIV. Giuseppe, primo capitano medico. Ricerche fisiopatologiche sul bromuro di cianogeno. cc Il Policlinico » (Sezione pratica), n. 32, 10 agosto t936-Xl V. R1a.;.cunto. - Sono state eseguite ricerche sperimentali sul CNBr per stabilirne la rossicità e il limite di toller:mza. I risultati ottenuti sugli animali dimostrano che il CNBr esercita una duphce azione: irritante locale sull'apparato respiratorio e tossica generale da riassorbimento. L'indice di tossicità è variabile cd è essenzialmente in rapporto colle concentrazioni respirate. Il limite di tolleranza, per l'uomo, è di circa mgr. 45 di prodotto per mc. di ana. hRR.'\LORo

GAGLIARDI Pasquale, primo capitano medico. L'atelt>ttasia polmonare posi · operatoria. <~ Bollettino e memorie della Società piemontese di chirurgia >>, vol. VI, fase. 12. Seduta dell'n luglio 1936-XIV. Riassunto. - L'A. presenta due casi di atelettasia polmonare post-operatoria, e sulla scorta dei dati raccolti nella letteratura rileva la frequenza della malattia ris!lctto alle altre complicanze polmonari post-operatorie. Il quadro ematologico in operati di 1·esezione gastrica studiato parallelamente al chimismo gastrico e all'esame radiologico prima e dopo l'intervento. <<Clinica chirurgica », n. to, 1936-XIV. Riassulllo. - L'A. ha studiato in un gruppo di 40 operati di resezione parziale dello stomaco il quadro ematologico parallelamente al chimismo gastrico e all'esame radiolog1co, prima c dopo l'intervento. In un gruppo di 27 operati ha riscontrato una forma dì anemia ipocromica, simile alla a. i. e. senza alcun carattere di vera gravità; in un gruppo di 6 operati ha riscontrato una forma di anemia perniciosiforme senza alcun ca. rattere di gravità come l'altra forma; in un gruppo infine di 7 operati ha riscontrato un quadro ematologico pressochè normale.

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BlflUOGRAFIA MEDICA

MILITAR E ITALIANA

GIANOTTI Mario, tcnentt: meJico. Su alcuni ca.<i di frattura della colonTia vertebra/e da salto mortale. « In tortunistica e traumawlogia del lavoro >>, fase. I-IV, 1936 - Xl V.

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Le lesioni da sci. " lnfortunistica e traumatologia del lavoro "• fase. VII· VI II , r936-XIV.

MAsTROJANNI Dccio, capitano medico. Probabile tuherculide dis.•emi11ata o tipo erùematoptrpuloso. u Bollettino delle sezioni regionali della Societ3 ir::tliana di dermatologia e ~ilìlologia >>, n. 2, giugno ..r936-XIV. tviENNONNA prof. Gerardo. capitano medico. Contributo alla conoscenza della ma/a,-ia soma/a. Risultati degli accertamCTiti mie1wcopici. l< Archivio italiano d i sctenze mediche coloniali e d i parassirologia >>, fase. 11, r936-XV. Riassunto. - L'A. sulla base Ji alcu ne migliaia di esami microscopici praticati da varf ricercatori per l'accertamento della malaria, tratta della distrihuzione dei tre parassiti nelle più svariate sedi della Somalia: complessivamente il Plasmodium vivax e il Plasrnodium falciparum risultano press'a poco ugualmente presenti; ma in diverse località la loro distribuzione è assai ineguale: il Plasmodium falciparum ha, per esem p io, zone di netto dominio, come quella di Villabruzzi; il Plasmodium malariae è dappertutto raro. Riferisce alcune osservazioni su speciali forme d i par:;ssita e su alterazioni ematiche, negli ultimi anni qualche volta riscontrate da alcuni ricercatori. MoNGUZZI Umberto, colonnello medico. Norme igieniche e consigli all'aviatore perchè manterrga la pietra efficienza fisica e psichica. « Rivista aeronautica Il, n. 9, r936-XIV. ( Recensito nel fase. XI, novembre 1936 d i questo Giornale). MoRSELLt Giuseppe, capitano veterinario, del Laboratorio di Microbiologia della Sanità Militare, Roma. Comportame11to dci mbstrati putridi usati come terreno culturale per alcum· batteri dissente1·ici. (Noto preve11tiva). « Diagnostica c tecnica di Laboratorio))' n. 4• r936-XIV. Riassunto. - L'A. ha osservato che i batteri dissenterici di Flcxner, di Schmitz e di Sonne, coltivati in un particolare terreno nutritivo ricavato da carne putrida, modificano il colore del terreno stesso, facendolo vira re dal giallo chiaro al bruno scuro. Controllata la specificità di tale fatto, lo ritiene utilizzabile come mezzo diagnostico per i predetti germi. NtcASTRo Arturo, primo capitano medico. Il comportamento del fenomeno d'ostacolo nei bambini tallizzati a scopo di depilazio11e tempeutica. cc La riforma medica >>, n. 34• 1936-XI V. Riassunto. - Studiando il comportamento del F. O. in numerosi bambini tricofì. tici depilati con acetato di tali io l'A. r iscontra un netto aumento dei valori dal 4"-6" giorno ed ascesa rapida sino al 1)0 ·18° giorno; i valori si mantengono a quasi uguale altezza sino al 25"-28" g iorno c diminuiscono gradualmente con ritorno al normale tra il 35" cd il 40" g iorno. L'azione de l tallio provoca a lterazioni anatomiche e funzionali notevoli su tutto !"orga nismo ed in particolare sui tessuti ed organi di origi ne ectodermica; ciò provoca complesso e vasto sq uilihrio b iochimico. I follicoli piliferi del territorio pi ù direttamente influenzato dall:1 regolazione m escnccfalica (capillizio), per doppia influenza (transitoria) Jcprcssiva e cioè tossica locale e ncurotrolìca (da lesioni nervose) sono inibiti c lasciano cadere il capello. Per il notevole squilibrio biochimico si avrebbe una maggiore e liminazione d i sostanze azotate capaci di provocare il F. O.


BIBLIOGRAFIA MEDIC I\

MILITARE lTALIAI'IA

103

Antonino, tenente colonnello medico. La ptialo-reazione di la m brini. Nota 2" . •· L'Ospedale Maggiore di Novara n, fase. IV, '936-XJV.

P.ll\AGIA

Riassu11to. - A seguito di un 'altra sua ,• Nota pubblicata nel fascicolo di dicembre 1935 del Giornale di Medicina Militare, l'A. illustra una nuova reazione (ptialo- reazione di Zambrini) che, praticata, in modo molto semplice, sulla saliva d'individui sani <•mmaJati, darebbe l'indice di resistenza organica degli stessi. Accenna all'importanza Ù1 essa nel campo medico-legale, infortunistico, chirurgico ecc. Riferisce sui risultati ottenuti avendo praticato la reazione stessa su circa 2000 militari presunti sani e su qua~i 8o ammalati di forme morbose varie. Avanza l'ipotesi che la reazione sia dovuta a rottura dell'equilibrio acido-basico. Stanisbo, primo capitano medico. Sulla terapm rHtccf!uca delle brucellosi. " Terapia li, n. 2o6, agosto 1936-XIV.

PAOLILLO

A utoriassun.to. -

Premesse alcune nozioni sulla terapia vace i n ica antibrucellare, l'A. Cllmunica il favoQrevole risultato ottenuto dal trattamento endo\·enoso con eterovaccino l. S. M. in tre casi clinici personali. REITA~o prof. Ugo, maggiore medico. Recenti con11·ibuti alla costiruzione anugene del

batterio tifico con particolare riguardo all'immunologia deLl'infezione tifoide. " IJollettino dell'Istituto sieroterapico milanese >>, ottobre 1936- Xl V.

t!utoriassunto. -

Sono esposte le ricerche di Felix e collab. sul nuovo fattore anti-

gto~ " Vi '' del batterio tifico. Esaminati i contributi sperimentali, portati da diversi AA.

su quest'argomento, si fa rileva.r e come esistano tuttora molti dubbi sul significato del fauore u Vi '' nell'immunologia dell'infezione ùfoide, significato che è prudente comunyuc non sopravalutare. Sono discussi infine alcuni aspetti pratic·i ddla preparazione e ùcll'c(ticacia dei vaccini antiùfici.

- Comiderazioni sulla gutrra miCI'obica. <( Rivista di Fanteria ••, n. t , gennaio 1937-XV. Riassunto. -

Sono presi in esame i vari aspetti della guerra microbica per quanto

~i riferisce alla preparazione dei germi patogeni, alle modalità di diffusione, ai fattori il

t ui concorso deve ritenersi necessario per l'efficacia dell'arma microbica. Roo1:-;ò prof. Nicokmtonio, primo capitano medico. Cenni di profilassi immunitana

dd/e no.< tre truppe in Africa Orientale. <( Studium », n. 1 1, '935· ~ Igiene militare. Capitolo III dalle « Lezioni di igiene dell'anno Accademico '935-1936 »,

dirette dal prof. O. Casagrandi. Grupf>oQ Universitario Fascista, Padova, 1936.

Offe;a c difesa chimica, dalla <<Guerra aerea ed aerochimica e protezione antiaerea ''· Lezioni tenute agli insegnanti elementari di Trento nel maggio-giugno 1936. Tip. Casimiro Aor, Tre nto, 1936. TESTA

IJ go, capitano medico. Oxicefalm ed alterazione dei fori ottià. (Comunicazione

al XXXlll Congresso della Società Oftalmologica Italiana). <c Rassegna italiana d'ottalmologia », n. 3-4, 1936-XTV.

Riassunto. -

L'A. espone un caso clinico di oxicefalia con reperto radiografico di rcstringimento dei fori ottici, e conclude ammettendo che la etiopatogencsi nelle alterazione del nervo ottico può trarre origine sia da una vera e propria infiammazione del nervo ottico c sia da una compressione esercitata sul nervo in parola o dal restringi-


1 04

3lllLJOGRAFIA MF.O ICA MILITARE ITALIANA

mento dei fori ottiCI o dal g inocchio della carotide, capitata a contatto col nervo per

una malformazione dd canale ottico. Inoltre fa rilevare tutta !"importan za medico-legale della conoscenza delle lesioni monoculari della sindrome oxicdalica ai fini della re:llizzazione di indel!lnizzi in in fortunistica sia militare che civile.

Contributo clinico ed istolugico alla C"OtlO.rcenza dei tumori deila plica semilunare e delle sue formazioni ghian dolari. •< Rassegna italiana d' ottalmologia >> , n. 7- 8, 1936-X IV.

Riassunto. -

L 'A. dcscri\·c Jal punto d i vista clinico cJ istologico un ang iofibroma

della plica semi lunare, nella qu:~k ha anche rile\·ato una formazione ghiandolare del tipo delle g hiandole dj Krause. prof. Domenico, primo capiw no medico. In tema di causalità lesiv.11 di servizio in Medicina Legale militare. « Archivio di Antropolog ia criminale c Medicina legale>>,

VIOLA

vol. LVI , 1936 (fascicolo su pplementare).

--~. --


RIVISTE MEDICHE MILITARI ARGENTINA.

Rivista de la Sanidad Militar. -- Ministero della guerra, Buenos Ayres, Anno XXXV, settembre 1936. Relazione della D irezione generale di Sanità militare per l'anno 1935 (contÙJuazicm~)-

Pasqualini e Ferloni: L'esame dell'apparato cardio-vascolare nelle visite ai militari di truppa. A cuna: Com pendio di geografia medico-militare argentina (contirmazion~). Garcia dd R io: Elettrocardiografia pratica (continuazione). Reperti: Anemia perniciosa e secrezioni interne. Brevi note mediche.

BELGIO.

Archives Médicales Bdges. -

Direzione superiore del serv1z1o di sanità dell'esercito belga. (Redazione: Ospedale militare di Liegi). Fase. 12, dicembre 1936.

Tho1zé: Considerazioni sul valore della velocità di scdimentazione. Presenta essa interesse dal punto di vista del reclutamento ? Bollettino internazionale. BRASILE.

Revista de Medicina Militar. -

Directoria de Saùde da Guerra, Rua Moncovo Filho, 34, Rio de Janeiro. Fase. 2, aprile-giugno 1936. de Castro Caiado: Flemmone sottolinguale o «Angina di Ludwig '' · Marq ucs Torres: Semciologia clinica dei ritmi di galoppo. Bore/ho: Dermatosi e stato costituzionale. Villas Boas: Sifilide terziaria; ostco-periostite gommosa. Pires: Cancro roelanotico dell'occhio. Montc-iro : L'educazione fisica negli eserciti. Barcdlos: Ambulanze miste. Sa1z zio: Cassa di previdenza degli ufficiali del Servizio sanitario. Vieira da Fonseca: Sul dosaggio del bismuto nel liquido cefalo-rachidiano.

CECOSLOVACCHIA.

Vojenské Zdravotnické Listy.- O rgano scientifico dci medici, veterinari e farmacisti militari cecoslovacchi. (Redazione: Praga, Bubcnec, MNO. - ZJrav. oddoleni). Fascicolo IV, 1936. Charvàt: Influenza delle emozioni sul sistema endocrino. T(>TT!àsek: I batteri possono essere impiegati come arma di guerra ? Kvitek: Una nuo va tasca di sanità per le Guardie nazionali. D(>TT!ansky: Broncopolmoni te dei polli da çorinebatterio del cavallo.

CILE.

Rcvi.sta dc Sanidad Militar. -

Pubblicazione della Direzione di Sanità militare. Santiago del Cile (S. Ig nazio, 242). Fase. l , maggio-giug no 1936.

Meza O/va e Andrate: Angi na di petto con arterite obliterante degli arti inferiori. Sinay Scstopal: Dietetica ospedalicra.


1 06

RIVISTE MEDICHE MILITARI

Conferenze cliniche negli ospedali militari. Conzalez: Considerazioni sul sen·izio odontoiatrico nell'esercito. Sua importanza m pace e in guerra.

FRANCIA.

Revue du Service de Santé Millta.ire. -

Direzione del servtzw di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. V, novembre, tomo CV, 1936. Talbot: Trattamento delle fratture dell'omero. Comier: La malattia della << fragilità delle ossa "· Carillo11: L 'arteriografia. Worms: Le << reuotubariti 11 . Boiotte e l.Anet: Miopia tr3nsitoria.

GERMANIA. Der deutsche Militararzt. - Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e deTI'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantenblaner, Berlino W g, Linkstr. 23-24. Fase. Vlll, novembre 1936. Ott: Sguardo retrospettivo sugli sviluppi nel campo della diagnostica radiologica in questi ultimi anni. Scheid: Sulla prominenza ossea dorsale nella prima articolazione cuneiforme- metatarsale. Muthschail: Una slitta di fortuna allestita con gli sci per il uasporto di malati sulla neve (con due tavole). Ruge: La lotta conuo le malattie veneree nella Marina da guerra. Lottig: I mportanza e metodica del giudizio sulla personalità per l'idonei tà al volo degli aviatori. Ziegelmayze: L'impiego della pectina come emostatico.

POLONIA.

Lekarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Cenuum Wyszkolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. g, 1° novembre- N . 10, t5 novembre 1936.

Missiuro: I fenomeni respiratori durante il riposo che segue gli sforzi prolungati (N. g). Zalewski: Simulazione delle malattie chirurgiche durante il servizio militare. (N. 9 t: IO - continua). Melanowski: La protezione del l'apparato visivo durante il lavoro (N. 9 e 10). Woiciechowski: Sulle ricerche della sifilide occulta nei sottufficiali di carriera ch e contraggono rafferma (N. 9). Karpowiczowa: I fìlms pedagogici e loro applicazione in medicina. (N. g). Zwierz: Studio sul virus del tifo esantematico nei ratti. (N. 10). Brokmnn: Reumatismo articolare acuto nei fanciulli e suo trattamento, tenendo conto della cura balneare. (N. 10). Buraczewski: La funzione e la missione c.lel medico reggimentale. (N. 10). Il gencr:~le medico Rouppert, per dicci anni direttore della Sanità militare polacca. (N. w).

ROMANIA.

Revista Sanitara MiUtara. -

Redazione e amministrazione: Ospedale Militare « Regina Elis;~bctta », Bucarest. Fase. VIII, agosto 1936. Crintescu: Conuibuto allo studio dell'aconito di Romania. PicotJ: Il bismuto nella cura della sifilide.


RIVISTE MEDICHE MILITAR!

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lonescu - Matiu: Contributo allo studio della purezza, delle alterazioni e conservazione delle sostanze medicamentose. Solncolt4 e Koi/o: I caratteri dell'essenz:t di menta piperita estratta dalle piante coltivate in Romania. Fabre: La tossicologia dell'arsenico. Vintilescu: Il catgut romeno. lone>cu - Matiu e lchim: Il dosaggio degli alcaloidi nell'oppio e dei loro derivati . Deleanu e Dick: Preparazione della provitamina A (carotene). lonescu - Matiu c 1/iescu: Contributo allo studio dell'identificazione degli alcaloidi a Ilo stato di picrati. Solacolu e Margareta Comtantinescu: L'applicazione dei metodi biologici di dosag~io, allo studio della digitale. Cerbulescu: Quale sarebbe la migliore organizzi'zione di un Deposito Centrale Sanitario moderno, capace di soddisfare ai bisogni dell'esercito in pace c in guerra. Angelescu: Le emulsioni dal pumo di vista fisico-chimico. RUSSIA.

VO(nnO Sanitamoe Ddo. -

Gosudarslwennoe, isd-wo. Mosca, n. 8, agosto 1936.

Krivoscein: L'organizzazione del servizio sanitario nell'esercito rosso. Zodidix: Nuovi metodi per la cura delle ferite infette. Krivorotov: La cura delle lesioni profonde provocate dall'iprite. Kotov: Gli stati febbrili persistenti. Artemiev: L'opera sanitaria in alta montagna e nelle foreste siberia ne. Ratchov: Esperimenti per la resistenza alla sete durante le marce delle truppe nelle zone dell'Asia Centrale, scarse di acqua. Sceinuk: L'azione del << pantocrino l> sull'organismo umano. Osservazioni fatte su autisti. Aminev: Il risultato delle visite di !eva in rapporto al nuovo elenco delle infermità esoneranti dal servizio militare. Boe v c T ciubarov: Considerazioni sull'esito delle visite mediche ai richiamati dell" armata rossa negli ultimi cinque anni. U tra bi n: L'esito delle misure profilattichc, constatato alla chiamata della classe 1913. uvenstein. Luscinskaia e Milovidova: Circa i casi di tubercolosi constatati in occasione delle chiamate alle armi. Buratov: La necessità di una maggiore selezione durante le visite di leva, nei riguardi delle malattie dell'occhio e dell'orecchio. N. 9, settembre 1936.

Gop: La necessità di uno studio sistematico, storico-militare, del serviZIO s.rnitario. Novikov: Il nuovo sistema di trasporto dci feriti, senza barella, a mezzo di cinghie. A mcelicvitch : L' utilizzazione degli sci per il trasporto dci feriti. Gorbenko: La respirazione artificiale. Veklenko, Kaprievsky e Riumin: Le fratture degli arti, cut sono soggetti i paracadutisti. Klebausky : La cura delle a!fe2.ioni causate ùa ingestione di pesce guasto. Buldighim: La sicroterapia nell'accertamento della presenza del bacillo del tifo. Mascimenko: Circa la potabilizzazione dell'acqua. Usciakov: La cura delle otiti croniche, secondo il metodo Belogolov. Miscenin: La tecnica della strrilizzazione del sangue. M iscenin: Circa l'uso dei sieri.


I OS

RI\'ISTE MEDICHE MILITARI

STAT I UNITI.

The Milltary Surgeon. - Army Medtcal Museum ancl Library. Washington. Vol. LXXIX, N. 4, ottobre 1936. Griffith: Il servizio sanitario ed ospedalicro dd Corpo dei veterani. Grissinger: Aspetti sanitari delle m:.~nonc dell'Esercito al « Pine Ca m p )). (New York, agosto 1935). Majw1: La cura Orr delle fratturt comminute eu il problema delle fratture di guerra. Sim pso n: Manifestazioni extra-oculari da sforzi visivi. /Jcmton: Drenaggio verticale. Dea ne: Una proposta di soluzione del problema dei feriti intrasportabili. Rudolph : Un tipo di lavanderia per mensa. Burrage: Osservazioni sui tra~porti sanitari durante ìa guerra mondiale. Vol. LXXIX, N. 5, novembre 1936.

Ryons: La direzione generale di Sanità militare degli Stati Uniti negli anni I861· I865. Roddi.;: Servizio sanitario marittimo durante la rivoluzione americana. Tasket·: Un'epidemia di febbre tifoide in un campo del Corpo della Guardia Civile. Shuman: Economia della mensa. fensen : Perchè è necessario il medico aviatore ? Hetrick: L'ospedale chirurgico. Bethea, Kelly e Bitner: Caso di rottura spontanea intraperitoneale della vesciCa, seguito da guarigione. Lull: Il colera propagato nel 1867 dal 38° reggimento fa nteria. Berwald: Avvelenamento da monossido di carbonio. Skinner: Il pneumotorace nei tropici.

SVIZZERA.

Viertd jahrsschrift fiir Schweizerische Sanita.tsoffiziere. -

Rivista trimestrale del Corpo

sanitario militare svizzero. Basilea, n. 3, agosto 1936.

.

V ~1/enweider: Comu nicazione del presidente della società degli ufficiali medici

SVlZZCTI.

T h omann: Sesta sessione dell'(< Ufficio interna7.Ìonalc di documentazione di Mcdicina Militare >>. · Congresso di Medicina Legale Militare a Monaco Principato. - Inizia . mento alla farmacia militare.

T URCHIA.

Askeri Sihhiye Mecmuasi. -

Rivista trimestrale di sanità militare dell'esercito turco, edita dall'Ispettorato di sanit3 (Stamperia della sanità militare, Costantinopoli). N. 16, 1936.

Vahdettin Ozan: La data ddl'invenzione del laringoscopio. Necat Kulakci: Lavaggio del polmone. Fikret Arihan: Epidemia d 'avitaminosi. Nurf'ttin Savci: Il servizio radiologico militare e suo rapporto con la clinica. N uri Omer Erg c ne: La cultura di co:1gulo sanguigno nella diagnostica della febbre tifoide.

-- ~-,..--

ll


NOTIZIE 11 direttore di sanità militare deWA.. O. I. promosso per meriti eccezionali. Il colonnello medico MAURIZIO BEDEI, già direttore di sanità al fronte sud durante la guerra d'Etiopia e attualmente direttore di sanità militare per l'A. O. 1.. con bo llettino dd 28 gennaio c. a. è stato promosso maggiore generale per meriti eccezionali, con la seguente motivazio n e: <( Ufficiale medico di eccezionale valore tecnico-professionale, va· lente specialista, rese nella campagna A. O. segnal:lti servizi alle truppe e alle popolazioni n.

Bollettino dd Corpo sanitario militare. Ufficiali m~dici. MA.CCIORl GENERALI. NAPOUTANI Melchiorre. I n data 8 gen naio 1937-XV è collocato 1n ausiliaria, 0 per e1à, con anzianità I gennaio I935-XIII. PRIMI CAPITANI. SIKISALDI Guglielmo, ospedale militare .Roma (campo climatico sanatoriale Anzio). - Per effetto dell'aspettativa per motivi privati di mesi dodici, l'anzianità relativa dell'ufficiale è rettificata nel senso che egli seguirà nel ruolo il pari grado Cultron~ Salvatore. FEscA Edgardo, 462 ospedale da campo A. O. l. - Ospedale militare Firenze. FENG,\ Edgardo, ospedale militare Firenze. - Confenna'to per l'anno accademico 1)136-1937, quale assisten te militare presso la clinica neuropsichiat rica R. Università Firenze. T ENENTI.

ScRò Nicola, 243• fant. - 196 fa n t. Dal Bel/mino ufficiale, disp. I", 7 genn aio 1937-XV.

* Ufficiali medici. T ENENTI COLONNELLI .

. SAUM Alessandro, ospedale militare Catanzaro. In data 24 dicembre 1936-XV c collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 13 dicembre 1927-V l. M.mcERI Nicola, R. corpo truppe colon iali Eritrea. - Ospedale militare Verona, cessando come sopra dal 5 dicembre I936-XV. PRIMI CAPITANI. LEoNARDr Francesco, direzione sanità militare corpo armata Roma. militare Mi lano.

Ospedale


IlO

~OTIZIE

TENENTI. MAì"GA:-IlELLO Luigi, ro~ fant. -- 1'' art. div. fant.

U f/iciti/i chimici farmacisti. CAPITANI. CuRATOLO Lorcn?..o, ospc.:dalc militare Roma, e comandato laboratorio clumico centrale delle dogane. - lstitulO chimico farmaceutico militare Firenze, cessando come sopra dal 1° gennaio 1937-XV. Dal Bolhttmo uffiàale, Jisp. 1'', 14 gennaro 1937-XV.

*

V f ficiail medici. MAGGIORI. PECORELLA Gio,·anni, o~pc.:da l c militare Roma (collegio medico legale). - Il R. decreto 17 agosto 193s-XIll riguardante la promozione a maggiore è rettificato nel senso che egli deve intendersi promosso al grado stesso con anzianità 9 dicembre 1934-XJII anzichè 16 agostq 193s-Xlll. Seguirà nel ruolo il pari grado Cabgaris Carlo. PRIMI CAPITANI. PALERMO Carmelo, A. O. l. Somalia. -

Ospedale militare Palermo.

CAPITANI. SoTTIN I Gio,·anni, se:l.JOnc sanità, divisione fant. Sabauda. niali Eritrea dal 10 ottobre 1936-XIV.

R. corpo truppe colo-

T ENENTI INCARICATI DEL GRADO IJI CA!'ITA NO. ARAGONA Filippo, 244u fam. - Ospedale mi.litare Chieti. T ENENTI. PANTÈ Domenico, 52" art. div. fant. - 1'' an. alp. Co11.DERO Adriano, 61 ° fant. - 24" fant. Dal Bollettino ufficiale, disp. 3•, 21 gennaio 1937-XV.

*

V f ficiali medici.

CoLONNEl-LI. BEDEI Maurizio. - l n d;:na 1'' gennaio 1937-XV, ~ promosso maggiore generale mcdico. per meriti eccezionali, eJ è collocato fuor i quadro perchè disponibile per il MiniMero Colonie. TF.~ ENTI

COI.ONNEJ,J_I.

BA'ITISTINI Camillo, in aspettativa per infermità provenienti dal serv12.10. - In data 15 luglio 1936-XJV, è collocato a riposo per infermità pro,·enienti da cause di servizio.


NOTIZIE

III

DE Lrso Carlo, ospedale militare Bari. - In data 25 genna1o H)36-XIV, collocato fuori quadro perchè trasferito R. corpo truppe coloniali Libia. PRtM! CAPITANI. 1 seguenti pnm1 capitani sono collocati fuori quadro dalla data a fianco di ciascuno indicata perchè trasferiti nei Regi corpi truppe coloniali a fianco indicati: PALER~IO Carmelo, ospedale militare Alessandria. - Dal 2 ottobre 1935-XIII (Libia). PoTENZA Luigi, r• gran. - Dal 25 gennaio 1936-XIV (id.). CutTRERJ\ Francesco, 1° art. corpo arm. - Dal 27 gennaio 1936-XlV (id.). BARBIERA Giuseppe, ospedale militare T rieste. - Dal 7 agosto 1936-XIV (Eritrea). VIMERCATI Luigi, 9" bers. - Dal 1° agosto 1936-XIV (Somalia).

TENEl'TI . MEOAS Mario, R. corpo truppe coloniali Libia. dal 26 gennaio 1937-XV.

3" art. cci. cessando come contro.

Ufficiali chimici farmacisti. T ENENTI INCARICATI DEL GRADO 01 C!IPI1"ANO. CRESTE Baldo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Chieti, cessando come sopra, dal 29 gennaio 1937-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 5\ 28 gennaio 1937-XV.

Lutti della Sanità militare. Il 19 gennato, 10 Africa Orientale, è morto il capitano medico in s. p. e. SILVIO GIACALONE. Era nato a Marsala il 17 settembre 1903 e dal 28 marzo 1929 apparteneva al Corpo sanitario. Già decorato della medaglia commemorativa per la Libia, aveva preso parte alla guerra d 'Etiopia prodigandosi con entusiastico slancio e con infinita abnegazione nell'adempimento delle sue mansioni presso formazioni campali. Ai congiunti del compianto capitano, perito nel fiore degli anni nei territori dclnm pero. porgiamo le commosse condoglianze della famiglia medica militare.

Avanzamento degli ufficiali di complemento del Corpo sanitario. A norma degli articoli 20 e 114 della legge 7 giugno 1934, n. 899, per l'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito, con circolare n. 23, Giornale milirat·e del 14 gennaio, sono stati stabiliti, con le norme relative, i limiti di anzianità entro i quali sono compresi gli ufficiali di complemento delle varie armi, corpi c servizi, che debbono e)sere presi in esame per l'avanzamento ad anzianità ed a scelta, per la iscrizione sui rdativi quadri di avanzamento 1937-1938, nelle età fiss:ne col seguente specchio: MAGCJORI {jnità di r~ linea er.à so• anno compr. Unità ausiliarie età s6• anno compr. Unità territoriali età s8" anno compr.

PRIMI CAPITANI Unità di r• linea età 45° anno cornpr. Unuà ausiliarie età 52° anno compr. Unità territoriali età 56° annocompr.

TENENTI E SOTTOTEK . V nità di 1• linea età 40° anno compr. Unità ausiliarie età 48° anno compr. Unità territoriali ttà 55" annocompr.


NOTIZIE

II2

I suddetti limiti di anzianità di grado sono così determinati per gli ufficiali del Corpo sanitario: Ufficiali medici: maggiori · 31 dicembre 1925; primi capitani • 31 agosto 1924; tenenù · 31 dicembre 1930; sottotenenù - 31 dicembre I933· Ufficiali farmacisti: tenenti · 31 dicembre 1930; sottotenenù - 31 dicembre 1933·

L'epidemia influenzale. Durante l'attuale epidemia influenzale che ricorre in tutta Europa è notevole che nell'Esercito italiano l'indice di morbilità per tale infezione si dimostri relativamente assai basso, tanto che dali 'inizio della manifestazione epidemica c cioè dalla seconda quindicina dello scorso novembre fino al 21 gennaio c. a., sono stati denunciati complessivamente 1727 c.asi. E' da rilevare inoltre che le complicazioni a carico dell'apparato respiratorio hanno rappresentato l'eccezione c si sono deploraù solo due decessi. Il Ministero della Guerra dette tempestivamente istruzioni alle dipendenti Dire7.ioni di Sanità per l'attiva vigilanza sanitaria fra le truppe e per pronte misure profihttiche mercè l'isobmento dei colpiti, le disinfezioni e l'applicazione rigorosa di tutte le norme di igiene generale con speciale riguardo al non affollamento dci dormitori e alla difesa da cause reurnatizzanti.

Conferenza del generale medico Martoglio sul Servizio sanitario nella guerra d'Etiopia. Il 30 gennaio in Milo no, a palazzo Marino, per iniziativa dell'Accademia Medica Lombarda, il generale medico Ferdinando Manoglio, già direttore di Sanità del Corpo di spedizione durante la guerra d'Etiopia, ha tenuto una .interessante conferenza sul ,, Servizio sanitario militare in A. O. ll . Erano presenti S. A. R. il Duca di Bergamo, l'on. prof. Raffaele Paolucci, medaglia d'Oro, il conte prof. Castellani e tutte le più alte autorità civili e militari. Presentato dal Presidente dell'Accademia, prof. Carlo Baslini, il generale Martoglio ha fatto una lunga esposizione dell'opera compiuta durante la guerra vittoriosa dal Corpo Sanitario Militare, e ha terminato con l'appello dei Caduti del Corpo, che è stato ascoltato in piedi dagli intervenuti, i quali, ad ogni nome, hanno risposto «Presente ! ll. La conferenza, corredata da proiezioni, è stata seguita con la massima attenzione dall'eletto uditorio e coronata alla fine da vivi applausi.

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Rivista di Parassitologia ,,.

Col nuovo anno ha visto la luce un elegante, nitido, accuratissimo periodico: la

Rivista di Parassitologia. Esso viene ad arricchire la stampa medica nazionale di un organo specializzato, indispensabile ai progressi di questa attualissima branca dello scibile medico, la quale vanta proprio in Italia la sua migliore tradizione formativa. nei nomi chiarissimi di Maestri e di cultori insignì che ne segnarono principi e scoperte fondamentali. E' diretto dal prof. A. Missiroli, tanto noto negli ambienti scientifici internazionali per la imponente messe dei suoi lavori nella specialità, particolarmente per quanto concerne la malariologia. Ne sono redattori studiosi di salda tempra, quali A. Corradctti, A. Giovannola, E. Mosna.


NOTIZIE

ll3

Il prilmo numero si apre con un riuscitissimo ritratto d1 uno Jci più benemeriti parassitologi italiani, il Pcrroncito, e contiene studi di grande interesse, mentre in un supplemento monografìco è pubblicata una notevole memoria della prof.ssa L. La Face sulla << Fauna anofelica delle Colonie italiane ,,, La lJirezionc e l'Amministrazione della Rivista hanno sede in Roma, \'i a G. B. ~bnini . 6. Il prezzo dell'abbonamento annuo è L. 6o, ridotto a L. 50 per gli abbonati alla Rivista di Malnriologia o agli Annali di Igiene.

Ndh R. Clinica ddle malattie tropicali e sub-tropicali di Roma. Presso la R. Clinica delle malattie tropicali e sub-tropicali, dÉretta dal Senatore Conte Castellanj, dal corrente anno accademico sono istituiti i seguenti corsi: 1° Corso di specializzazione in medicina tropicale c subtropicalc (biennale). 2 ° Corso di perfe-Lionamento in medicina tropicale e $Ubtropicale (annuale). 3" Corso dj preparazione in medicina tropicale e subtropicale (bimestrale).

n Congresso Nazionale della Società Italiana di Anestesia. Ncll'ottobre c. a. avrà luogo a Torino il II Congresso della Società Italiana di anestesia. Il tema di relazione verte su « L'anestesia nella traumarologia di pace e di guerra " · Per la parte dd tema che riguarda l'anestesia nella traumatologia di guerra ~ stato nominato relatore il tenente colonnello medico prof. Pietro Camoriano.

Congresso Nazionale di Medicina e Igiene Coloniale. li Congresso Nazionale d1 Medicina e Igiene Coloniale, del quale demmo nouz1a nel fascicolo Vll dello scorso an no, avrà luogo a Firenze dal 12 al 17 aprile p. v. con la presidenza dd senatore prof. Aldo Castellani conte di Chisimaio. Segretario generale il prof. Ig:ino Jacono. La sede della Società e della Segreteria del Congresso è presso b R. Clinica delle malattie tropicali e wb-tropicali, Policlinico Umberto l, Roma.

Per la Medicina Coloniale italiana. Un'ampia sintesi, storica e di attualità, di quanto è stato fatto in Italia per la Medicina Coloniale, trovasi in fase. l, 1936-XV di A cta Mdica ltalìca, per intero dedic:.to a tale argomento c nel quale sono ricordate tutte le pubblicazioni dei singoli studiosi italiani di malattie esotiche c la attività scìentifica svoltasi a cura della Società Italiana dj Medjcina Coloniale. Può considerarsi un complemento al suddetto fascicolo dj Acta M~dica ftalica il testo della conferenza su « Medicina Coloniale di Roma antica e moderna >>, tenuta dal prof. P. Piccinini sotto gli auspici della Associazione per l'alta cultura. Notevole importanza dimostrativa di quanto si è fatto in Italia avrà pure la ·• Biblioteca di Medicina Coloniale Italiana >> che si sta attuando nella sede del Sindac:.to Provinciale Fascista dei Medici di M ilano e che servirà anche per consult:1zione da parte degli studiosi dj Medicin a Coloniale. Allo scopo sempre di favorire gli ~tudt e le iniziative in rapporto alla Medicina Coloniale, il prof. Piccinini ha attuato u na « Fondazione>> (presso la R. Università di Roma) dotata di lire centomila di rendita 5 % e desti nata a premiare ogni anno gli


NOliZIE

studi' - e anche le iniziative - nd campo della Medicina Coloniale. La Commissione che deciderà b assegnazione di t:tli premi sarà ogni anno nominata dal Rettore Magnifico delb R. Università dì Roma. Lo Statuto dì tale Fondazione, a firma del Rettore S. E. prof. P. Dc Francìs,ì, port:l la d:tta del 9 ottobre 1936-XIV, ed è stato pubblicato in Rivùta di Terapia Modema e di Medicina Pratica nel numero Ji novembre 1936-XV. Altra ,, Fondnìone ,, che è stata giudicata dì sìngolar-: interesse pratico da S. E. il senatore prof. Castellani, è pure stata a ttu:Jta pn:sso la R. Università di Roma, per la ,. dotazione in perpetuo nella R. Clinica delle Malattie tropicali e sub-tropicali di un letto da denominarsi alla memoria del defunto prof. Massimo Piccinini, padre del don:ttorc ,, . Con lettera in data 16 dicembre 1936·XV S. E. il prof. Oe Francìscì comunÌc:l\'a al prof. Piccinini lo schema dello Statuto anche per questa ~econda " Fondazione ,,, notihcandoglì altresì cortesemente dì avere trasmes~o copia dello stesso schema aJ sena· tore Castellani, Direttore della R. Clinica per le Malattie tropicali c sub-tropicalì in Roma. Queste varie iniziative per la Medicina Coloniale Italiana hanno incontrato la approvazione dell'Istituto Coloniale Fascista, la cui Sezione Lombarda, presieduta dall'on. Luigi Sìlva, svolgerà un'intensa azione anche scientifica mediante una apposita Commissione, nella quale sono compresi medici, naturalisti, biologi, veterinari ecc. e che sarà presieduta dal Segretario del Sindacato Provinciale Fascista dei Medici di Milano.

Riunione Neurologica Internazionale. Il prossimo 8 luglio avrà luogo la riunione internazionale indetta dalla Società di Neurologia di Parigi, e sarà trattato il tema generale: Il dolore in n~urologio , suddiviso nelle seguenti parti: ,o -- Introduzione. Fisiolot,ria e patologia generale del dolore. - Relatori: A. Baudouin e H. Schaeffer (Parigi). 2" - Il dolore nelle malattie orga niche del sistema ner voso: a) Sistema nervoso centrale. · Relatori: Riddoch e Critshley (Londra). h) Sistema periferico. · Relatore: Dechomme (Lione). 3" - Il dolore ~impatico e viscerale. - Relatore: G. Ayala (Pisa). 4• - Il dolore visto da un psichiatra. - Relatore: Noel Péron (Parigi). 5" - La diagnosi obbiettiva del dolore. Considerazioni medico-legali. - Relatori: Crouzo n e Dcsoille (Parigi). 6r - La terapia del dolore: a) La neurochirurgia del dolore. - Re latori: Leriche (Strasburgo). b) La radìoterapia del dolore. - Rel:nori: Hague nau e Gally (Parigi).

Il 2° Convegno internazionale dd « S. A. S. » a Vienna. Con austera semplicità, nell'aub dell'Istituto dì Antropologi:~ dell'Universid di ienna. in via Vao Swietengasse 1 , davanti ad un pubblico scelto composto di antropologi di varie Nazioni, è Hato inaugurato il 3 gennnio u. s. il II Convegno del Comitato internazionale per la standardizzazione dci metodi e la sintesi in Antropologia ed in Eugenica (S. A.$.). Dopo il saluto dato ai conven uti dal Presidente del Comitato locale prof. Josef We ninger, titolare della cattedra di Antropologia dell'linivcrsità di Vicnna, ha pronunciato il discorso inaugu rale il Presidente del S. A. S. prof. F:tbio 1

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l'IOTIZIE

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Frassetto dell'Università di Bologna, trattando dell'attività svolta <..ktl Comitato dopo il suo primo Convegno tenutosi in Bologna nel marzo del •934· Messa in evidenza la notevole ed importante attività data <..!ai vari membri del Comitato ai più svariati problemi riguardanti l'unificazioni dci metodi, il Presidente non ha mancato òi accennare anche al contributo recato dai numerosi collaboratori, lumcggiando i proficui risultati raggiunti, che confermano al S. A. S. un lusinghiero apporto nel bilancio scientifico internazionale ed un sicuro avvenire. Il Con\'egno è continuato nei giorni 4, ) e 6, e si è chiuso nel giorno i· Larga plne dei lavori è stata dedicata :lÌ problemi di attualità riguardanti l'analisi raziale delle popolazioni, lo studio antropologico delle famiglie dei tipi costituzionali individuali. problemi che hanno suscitato importanti discussioni. T emi di fotogrammetria e di stereofotografia furono :tnche oggetto di apprezzate comunic1zroni. Il contributo fattivo dato dal S.A.S. per la soluzione dei problemi che interessano l'unificazione dei metodi iha messo in chiara evidenza l'opcr:~me funzionalità del Comitato e l'efficacia dell'iniziativa it,lliana, che va sempre più perfezionando~i.

Prani per studi di Medicina del Lavoro. L'Istituto l'azionale delle Assicurazioni mette a disposizione della Società Italiana di Medicina del Lavoro la somma di lire cinquemila, da assegnarsi in premi ai lavori pubblic:ai nell'anno XV dell'Era Fascista che re dimostrino di qu:~nto la \·it:l umana viene abbreviata a causa dei vari lavori nei quali l'attività dell'uomo si esplica e dimostrrno inoltre la frequenz:a e le cause che determina la invaliditn totale permanente do\'uta ai Ya ri lavori dell'uomo ». Inviare i lavori al Presidente della Società Italiana di Medicina del LaYoro (Prof. Luigi Ferrannini, Direttore della R. Clinica Medica di Bari) entro il 28 ottobre •937·

Fondazione Giuseppina Petazzi. Allo scopo di onorare la memoria della propria moglie Giuseppina, deceduta il 27 marzo 1936-XIV e che fu una eletta Donna coloniale per sentimento, per comprensione e per \'e ntennaJe soggiorno, il marito gr. ulf. dott. Ercole Pct;;zzi, ha costituito una <• Fondazione Giuseppina Petazzi ,. per l'assegnazione di un premio biennale perpetuo di L. 5.000, da aggiudicarsi al Clinico o Chirurgo o comunque al Sanitario che nell'Africa Orientale Italiana ed in Libia ed eventualmente in Italia, <1bbia nel frattempo fatto fare alla scienza positivi progressi per prevenire, o in qualche modo migliorare, il trattamento preventivo e curativo dei tumori maligni, o di altra m:~lattia mal nota, particolarmente grave, insidiosa, di difficile diagnos! tempestiva. La u Fondazione Giuseppina Pctazzi ,., eretta ad Ente morale con R. decreto r" ottobre 1936-XIV, è posta sotto la tutela ed amministrazione del Ministero dd le Colonie a cui è de\'oluto anche il compito di nominare la Commissione incaricata di provvedere alla dt.:stinazione del premio. L'assegnazione del premio avrà luogo, ogni biennio, il 27 marzo, giorno anniversario della morte di Giuseppina Petazzi.

Premi Rinaldo Rossi per laureati in mediciaa. Il Primo Istituto Dietetico Italiano Rinaldo Rossi S. A. Milano, su parere favore\ole del Consiglio Nazionale delle Ric;rche, istituisce per l'anno 1937-XV cinque premi


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NOTIZIE

di lire duemila ciascuno, da assegnarSI ai cmque migliori la,·ori sperimentali inediti,

sui seguenti terni a scelta : Terapia e dieteut·a del diabete. Terapia e dietetica dell'obesità. L'alimentaz ione infantile. I Medici che desider_ano concorrere, devono a,·er conseguito, m una Università del Regno, la laurea entro gli anni 1934, 1935, 1936. La Commissione per l'aggiudicazione dei premi, sarà nominata dalla Presidenza del Comitato Nazionale per la Medicina del C. N. R.. Le domande di iscrizione saranno inviate al Comitato Nazionale per la Medicina

(Consiglio Nazionale delle Ricerche • Viale delle Scienze · Roma) entro il mese di dicembre 1937·XVI , allegando certificaro d i laurea legalizzato e tre copie dattilografate Jel lavoro o dei gruppi di lavori co ncorrenti. Il Comitato Nazionale per la Medicina invierà i lavori designati per il premio e la relazione del Concorso, ali'Uffic.io Scientifico del Primo Istituto Dietetico Italiano (Via T emperanza 7/9), che provvederà ~dia stampa dei !avori premiati. I premi saranno rimessi ai vincitori dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

RR. Terme di Valdieri. La prossima stagione di cura alle RR. T erme di Valdieri andrà dal 1° giUgno al ottobre. Ai med:ici sono concesse le cure gratuite e una riduzione del 15 % sulla retta del Grand Hotel. Per tutti i funzionari civili e militari (non medici) è praticato lo sconto del 40 % sui prezzi delle cure con una riduzione del IO ~~ sulla retta d'albergo. Per informazioni e chiarimenti rivolgersi all'Amministrazione delle R R. T erme (Torino, Corso Oporto, 57). I•

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Diretto-re responsabile: Prof. Dott. LoRETO MAzZETTI, tenente generale medico. Redattore; Prof. Dott. V IRGIN IO DB BERNARDINIS, tenente colonnello medico. ROMA, GENNAIO 1937·XV • TIP. REGIONALE • CARLO CATTANEO,

20


Anno LXXXV· Fase. Il

PUBBLICAZIONE MENSILE

FEBBRAIO 1937 -XV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate virtus in armis.

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROllA


'

RESOLUTIN RUSSI RISOLVENTE • POLIVALENTE - CENTANNI

Influenza Polmonite influenzale Tifo - Paratifo febbre puerperale Infezioni piogene e setticemiche Eresipela - Gonorrea Affezioni reumatiche e allergiche USO INTRAMUSCOLARE

RUS S l

c. - ANCONA

Autorlzzatlone R. Prefettura • Ancona , n. Tl:1 dell'll-1·1936.


ANNO LXXXV - FASC. Il

FEBBRAIO 1937-XV

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sanitate <virfas in armis

MINISTERO DELLA ROMA

OUERRA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. I :~hh<m~mcmo i: annuo

c decorre da l t 0 gennaio al prezzo eli L. 32 (Eqcrn 1.. 4-ll· Per gh ufficiali m~"thcc c chimici-f:c rmacisti del R. E>crcito, in servizio cd in cong-edo. cl prcz:w ddl"abbtmamento è riclcmo n L. 24 anticip:Hc . . Per )!li ~tc;si ufficiali e per quelli ddb Sanit.Ì miluarc m:crittim.l. in qu.,lun<JU<.: po,j. zconc M lr(•Vmo, i: arnm~sso un abbonamento cumubtivn :cl Giomclil' di .\f<orliciua .\lihtc1rr cd :egli AJ111Dii di Medicina Nal·alr " Colonia/l' al prezzo di L. 42 :cnnuc . . 11 prcno del supplemento ·cnntcncntt· 1 Ruoli di cm: iamtÌI. rlrl é.orf'o :am!oirÌo mdito~rc c d1 L. !1.

NORME PER I COLLABORA TORI. Le opiri11ni •nauilcMatc dagli autori non impegnano h rc<pons:chilctil ciel pcrwtlccr.. Agli autori sono offerti gratuitamente so cstr.ctti cnn wpcrun.1 st.un p.Ha. fr.111tc,pi7u•. 1111 P".!!'"a.tura c numerazione spcci~lc. Gli <·~traui nchic~ti in numero m.•ggcore suno .u!clcbltatl a prczzn <l i cow1 • . Per dcspo~i?ionc elci Con~iglco nazionale delle rin:rchc t\ ci.c\l:un l:l\ oro dc' c CS>t·rc lll11l0 un breve :JU toria"unto (nr.n più di 10 righe). Le srcsc per clcché, c l:lVolc fuori teSt<> sono a corico degli :cutori. l m.tllt>!CI itti non si rcstituiS<:ono. .

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SOMMARIO La

na>cit.t dd Pronci~ di

Napoli

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LEZIONI E CONfERENZE LU:-: A. -

Il sistema motore cxtrapiramidalc

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LAVORI ORIGINALI MAR UI .LI. -

Cont ributo allo studio delle gastropa tie

profcsstonali da

; timolnioni meccaniche r-ORTJ . - Contributo alla pratica ri ~<>luzionc dd problema lrasfusionale ai fin i civili cd a quelli mili tari. Jllumazionc di un nuovo appatcc.c hio

Pag .

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•

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da tra>f usionc CALENDOL! Un sag~to tlclb p:uolog•a ocul.u c della Tripolitania AGOST!NI. - La lebbra in Eritrea. (Condizioni presenti : Rilievi nosogratici, t·pidemiologici e ptotibttici) MANI ERL - Il sabsso nel pt o nto >OCcorso dci colpiti da aggressivi chimtci di guerra .1d aztone sotTocantc. Nota di tcrapid pratica .

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

-.

CO!'IJROP ERICON DRITE Eliminazionr spontanea delle cartilagini tiroidi

dr.

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c:l>uthia11a . -

BoMBF..Lu

F.PJIJ EMI E (L(.") COME MEZZO BELLICO NELLA STORIA. - TH . G~os. IMMUNIZZAZIONE ANTIP 'EU MOCOCC ICA Provc d ' pu ìnalazionl' -

ExcHAQUF..T

IPE RTENSIONF ARTERIOSA Della sa·lta ddl'mtavcnto nella -

ncntc. Effeni del i:-l.x'o no,·ocai nico degli spb ncnici arteriosa

J'>C't'm anente.

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pt:rma-

ncll"ipcltc:~sionc

LutcHE

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çtttdio dei - ncii'Ajrìca Equatorìal: Francese, c vacdna:;Ìonc anrimrningococrica. - SAt.El'N c CECCALDI • M!CETJ Svilttpppo spontcmro dì - sui tappi di sughero dì rccìpit:tlli COli .<oluziom mrdicametllo.<c c ndle ;oluziotli stesse. MOTTA MUSCOLI EXTR AOCU LARI. lst:;logia dci J~,· tNE. . NEUFO- LUE. La riattit'azione dr/ lìquor nrì casi sospciiÌ di - P o PPI SIF ILIDE La profilassi della 11rltesaciro. - DE VmiA . T UBERCOLOSI Sulla - tidia congiuntiva . - ALIQUÒ • MAZZE! V EL()('! T A' DI SED!MENT t\Z!ONE. - CoMùirra~iotli sul 11alorc dt>lla MENINGOCOCCHI

l'rcsctata essa interesse dal punto di vi,ta del reclutamento ' -

THONÉ

CONfERf:NZE E DIMOSTRAZIONI CLJNICHf: NEGLI OSPEDALI

LITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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199 203 202 198

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19()

MI· Pag. 205

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2 15


LA NASCITA DEL PRINCIPE DI NAPOLI

11 t 2 febbraio nella Reggia di Napoli, fra l'esultanza della Nazione Italiana, ~ nato Vittorio Emanuele di Savoia Principe di Napoli, figlio seeondogenito delle LL AA. RR. i Principi di Piemonte. Il nuovo Nato, dal nome augurale dei Suoi grandi Avi, ha dischiusi gli occhi alla luce sotto i più lieti auspici nella Città ancora risonante delle acclamazioni agli armati, partiti dalle sue sponde alla conquista dell'Impero. L'Italia dei Fasci, mentre procede forte e fidente sul solco tracciato dal possente Capo al suo destino, guarda con infinita tenerezza alla nuova culla,


con le più rosee speranze per le inscindibili fortune della Patria immortale e della sua gloriosa Dinastia. Percbè anche nelle pagine del nostro Giornale rimanga il ricordo del faustissimo çvento, dçcoriamo questo fascicolo dei ritratti dell'Augusta Famiglia. Fra l'elmetto e il sottogola splende il maschio volto dell'Erede del Trono. La Principessa Maria Josè è ritratta nelle vesti di Dama della Croce Rossa, come La videro al foro capezzale, negli ospedali sul campo e sulle navi, i feriti e i malati della vittoriosa campagna africana, sempre prodiga degli affascinanti conforti deUa Sua benignità Regale. Presso il florido pargolo, è la piccola graziosissima Principessa Maria Pia in atteggiamento di ineffabile dolcezza infantile. Riportando queste immagini, care al cuore di tutti gli Italiani, innalziamo • ferventi voti deffa Sanità Militare alla Casa Reale e Imperiale, per le Sue glorie nuove e crescenti, neUa tradizione dieci volte secolare delle Sue virtù guerriere e civiche, ne( costante esempio della intemerata v:ita familiare, nella oontinua adesione alfa coscienza Nazionale, di cui è il più alto simbolo vivente.


LEZIONI E CONfERENZE OSPEDALE MILITARE DI P ALER MO

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IL SISTEMA MOTORE EXTRAPIRAMIDALE

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Conierenz.a del Prof. Emerico Luna, Direttore del Gab]netto di Anatomia umana nor111ale &~ della R. Uni"ersità di P:~ lermo, agli Ufficiali medici Jd Presidio .militare (autoriassuntohxr!!-'(_v· )\

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L 'i.ndag.in.c anatomica ha dimostrato l'esistenza di tm . fascio di fibre le qualt, ongmate nel nucleo rosso del mesencefalo, term111ano nella sostanza grigia del midollo spinale; e poìchè il nucleo rosso ricetle fibre cortiàf.ughe, si è ammesso che iL fascio rubrospù1ale costituisce u11a via di co·nne.rsione indiretta corticospinale. Altre indagini dimostrarono una connessione corticocerebellare e cerebello-spÌtJale, per cui gli stimoli provenienti dalla corticalità cerebrale, interrompendosi nel cervelletto, fatJno sentire la loro azione sul mtdollo spinale. Questi due importanti elementi anatomici, insieme con qualche altro sicuramente dimostrato per lo meno in alcu11i animali, integrati con reperti anatomupatologici e con appropriate indagini semeiologiche e cliniche, /wnno fatto costruire ad Anatomisti e Patologi la dottrina della via motoria extrapiramidale, e cioè quella dottrina che ammette, accanto alla ben nota via piramidale volontaria, la esistenza di altre vie di connessione corticobulbospinali, involontarie, con funzione prevalentemente tonogena, ma deJtinate anclze al trasporto degli stimoli per i movimenti automatici. Vi ha tutta una sindrome, legata specialmente alla encefalite, dte è dovuta appunto alla leJione del siJtema motore extrapiramidale; ma si pensa oggi che tante altre malattie sono legate ad alterazione di questo sistema, e n oè le sindromi miotoniche, il catatonismo, la corea, l'ateto.ri, le distonie, i tremori, le ipertonie. Sarebbe una esagerazione affermare che il sistema motore extrapiramidale co.•tituisca una costruzione ipotetica, imposta dalla necessità di dare u11 fondamento anatomico alle' diperse e complesse manifestazioni del tono muscolare in condizioni normali e patologiche; ma non si può 11egare che, di fronte alla complessità di questa costruzione, gli elementi anatomici sicuri .;ono, specialmente nell'uomo, molto scarJi, siccllè si può oggi affermare che per molti elementi della via m otoria extrapiramidale s'impone ancora un lavoro di revùione; per molti elementi però si tratta addirittura di costruire delle basi. E però è desiderabile che si moderi lo slat1cio dei Patologi uella asseg11azione al sistema extrapiramidale di pit't com plesse attribuzioni, mentre

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I L SISTI: MA MOTORE EXTKAPIRAMIDALE

d'altro lato è consigliabile che si effettuino ricerche di laboratorio che determinimo la vera posizione anatomica e funziouale del detto sistema. Si deve però tenere conto che i risultati che potrà dare l' esperimwto non potranno essere senz' altro riferiti all' uomo, perchè è arbitraria l'illazioue che un fascio di fibre abbia nell' uomo la ste;·sa costruzione che esso ha - quando e_;iste - negli altri animali; le nostt·e conoscenze sulla diversa importanza delle vie piramidali uelle diverse classi zoologiche s0110 in proposito molto istruttive. E però si richiede la integrazione delle indagini anatomiche con uno studio sistematico anatomopatologico e casistica. Ciò premesso, io esporrò brevemeute quanto oggi generalmente si afferma sul sistema motore extrapiramidale. Ho già accennato alle fibre rubrospinali, che originano cioè dal nucleo rosso e si portano al midollo spinale. Per comprenderne il significato bisogna tener presente che al nucleo rosso arrivano diverse categorie di fibre: fibre del pedum:olo cerebellare .ruperiore provenienti dal cervelletto, fibre del talamo ottico, fibre della corteccia del lobo frontale e parietale, fibre che pro· r:engono dal corpo striato (via striatorubm o pallidorubra ). Dal tJucleo rosso poi si dipartono le già dette vie rubrospinali; alcune di esse si fermano nei 11uclei della formazione reticolare del bulbo e del ponte (fibre rubroreticolan), nei nuclei motori bulbopontini e nel nucleo del lemmigo laterale. Per mezzo di questo sistema, che è più sviluppato in quei mammiferi nei quali il fascio piramidale è poco importante, gli stimoli che arrivano al nucleo ro~·so dalla cot·ticalità cerebrale si portano agli organi effettori controlaterali, mentre gli stimoli che arrivano al nucleo rosso dal cervelletto a mezzo del peduncolo cerebellare superiore .ri portano, a causa del doppio incrociamento nel peduncolo cerebellare superiore e nella decussa.zione di Forel, negli organi effettori omolaterali. Il nucleo rosso è dunque intercalato 11el decorso di importanti vie motrici. Ciò spiega perchè si tende vggi a considerarlo come centro di primùsimo ordine per la funzione della posizione e del tono muscolare, ed anzi come il più importante dei centri degli archi riflessi tonogeni sopraspinali. Questa funzione tonogena, che negli animali più bassi è esercitata fra l'altro dal nucleo rosso, nell'uomo, nel quale i fasci rubrospinali sono poco svilupfJati, è assunta dal centro tegmentale mesencefalico di Castaldi, costituito dalla porzione magnocellulare del nucleo rosso, dal mtcleo della commessura posten.ore, dal nucleo interstiziale ecc.. Fra le fibre che arrivano al nucleo rosso, bisogna ricordare in prima lmea le fibre striatorubre. Eue vengono anche indicate come fibre pallidorubre, perchè provengono dal lobo pallido (del nucleo lenticolare ). Conviene dire qualche parola su qHesto nucleo lenticolare, anche per potersi orientare nella terminologia.


IL SISTEMA MOTùRE EXTRAPIRAMIDALE

E' noto che il corpo striato è costituito dal nucleo caudato e dal uuc/eo lenticolare. Il nucleo lenticolare è formato da due parti che, procedettdo dall'esterno verso l'interno, sono il putamen e il globo pallido; al gLobo pallido st dà anche il nome di pallidum. Sicchè possiamo dire che il corpo striato è formato dal nucleo caudato, dal putamen e dal pallidum. Ora le ricerche di Anatomia comparata hanno dimostrato che filogeneticamente il putamen e il nucleo caudato costituiscono la parte più recente del corpo striato (Neostriato), mentre il pallidum è la parte più antica (PaJeostriato). Dopo queste premesse, possiamo comprendere perchè alle vie striatorubre si dà il nome di pallidorubre; eSJe difatti provengono dal pallidum. E' appunto il pallidum un' altra stazione di primo ordi11e rlella via motoria extrapiramidale. Si ammette da diversi AA., e specialmente dal Mingazzini, che al pallidum e al corpo striato in genere arrivino fibre prot·enienti dalla corteccia cerebrale (fibre cortìcostriate), mentre per altri le connessioni della corteccia col corpo striato si stabilirebbero indirettamente a mezzo del talamo ottico (pie cortico-talamo-striate ). Però la maggior parte degli AA. che si sono occupati d('l/'argomento, quasi univocamente, negano le connessioni col putamen e le ammettono solo col pallidum. Dell'argomento ci occupiamo attualmente nel nostro Istituto anatomico; Monroy conduce esperimettti in cani, e fino ad oggi non ha trovato connessioni dirette corticostriate. Il paLlidum a sua volta emetterebbe fibre (fibre pallidofughe ) pallidotalamiche, pallidorubriche, pallidonigriche, etc .. Si ammette oggi che anche la sostanza nigra costituisca un nucleo ÌtJtercalato nd complesso della via motoria extrapiramidale. A dire il vero, quello che noi sappiamo sulla costituzione atJatomica della rostanza nigra è molto scarso, e ben poco si è aggiunto a quello cl1e ci ha indicato Mirto D. con le sue ben note ricerche. Le cellule della sostanza nigra sono prevalentemente del tipo primo di Golgi; i neuriti si portano in part~ nel tegmento e in parte nel piede del peduncolo. Quelli diretti verso il t~gmento terminano nella sostanza reticolare, costitue1ldo con ogni probabilità la via nìgroreticolare. Ma bisogna dire che questa via non è ancora sicuramente dimostrata, e se ne ammette L'esistenza in via ipotetica. La so.ctanza nigra ndl'uomo si divide in due parti con differente struttura : una ~ quella dorsale, media/e e caudale ed è ancora detta zona nera; l'altra è vetJtrale, laterale e craniale ed è detta zona rossa ( Spatz). E' la zona tJera che contiene molte cellule nervose ricche di mclanina, e ad essa si deve il colore scuro della sostanza nigra. La sostanza rossa ha invece il colore arancione del nucleo rosso e d~l globo -pallido. La zona rossa si assomiglia quindi al pallidum, e nell'uomo è ad esso unita (Mirto) anche a mezzo di sottili tratti di lOStan za grigia.


IL SISTEMA MOTORE EXTRAPIRAMIDALE

Le conneSSioni della sostanza nigra, nonostante gli studi recenti, ÙJten a metterne in rilievo (importanza fisiologica e fisiopatologica, sono ancora poco conosciute. Oltre alle fibre nigroreticolari anzidette, 1zon ancora sicuramente dimostrate e che rappresenterebbero il primo tratto di utla funga vra diretta uerso Le zone ptù caudali del sistema nervoso centrale, si ammettono connessioni della sostanza n igra con il pallidum (fibre strionigraLi), con la cortect:ia cerebrale, coi nucleo caudato, coi putamen (Rrese) e coL corpo dz Luys. E ' certo che La distruzione del nucleo caudato e del pallidum dete1'· mina 1wtevole atrofia della sostanza nigra, in vece la lesione della corteccia cerebrale determitJa ne/La sostanza nigra scarsa atrofia. Marburg ammette anche una connessione tra sostanza nigra e nucleo rosso. E' appunto per tutte queste cotme..;sioni, più o meno dimostrate, che la JOsta7JZa nigra è stata ammessa a far parte del sistema complesso extrapù·a· midale. E' certo però che se, come tutto porta a far credere, lo striato fa parte del .rùtema motore extrapiramidale, anche la sostanza nigra deue farvi parte, perchè è stato dimostrato che i etlinclrassi delle cellule nigriche vanno in maggioranza uello striatum (Ferraro). Non così diniostrate sono le connessioni deLlo striatum con quegli altri nuclei, che si considerano anch'essi intercalati nel sistema motore extrapiramidale, e cioè col nucleo de] tubcr cinercum, con il corpo di Luys ecc:.. Forse Le migliori ricerche in proposito restano ancora quel/e di Mirto. Secondo questo A. il neurite delle cellule di questo nucleo, dopo essersi ripiegato all'i11temo del nucleo e di aver dato delle collateralt, prende parte alla formazione dello strato più interno della capsula che avvolge il nucleo. F.•~·o si porta verso la base del pcduncolo. Secondo lo stesso A ., nguardo ai destino ulteriore del ueurite si può affermare che alcune cellule mandano d loro neurite; attraverso ai segmento posteriore della capsula intema, nel nucleo lenticolare. Esistono però altre cellule che mandano il Loro neurlte in basso, verso la parte dorsale della sostanza nigra e la parte ventrale del nucleo rosso; ma nulla si può affermare sul loro ulteriore destino. Un altro sistema di connessione molto importante è quello con i cc11trr nervosi caudalmente posti, c specialmeute con i centri motori del bulbo; si ammettono anche conneuioni col talamo ottico e con la corteccia cerebrale. Come risulta da questa schematica esposizione, si hantlo buone ragiou1 per pensare che ancl1e il corpo di Luys faccia parte del sistema motore extrapiramidale. Ma del sistema motorio extrapiramidale fa anche parte il Cervelletto, c011 la sua corteccia, e i suoi 11ucfei. Il Cervelletto riceve fibre della corteccia cerebrale (fibre corticopontine e fibre pontocerebellarr), e manda fibre al nucleo rouo e al midollo spinale (fibre cerebellorubre e fibre cerebellospi1Jali). A11ch'esso costituisa: u11 centro motore. La sua funzio1Ze, come risulta dalle ricerche di Luciarzi, si esplica in una azione neuromu.rcolare tonica, stenica e statica, cioè con una azione compleJSa per cui:


IL SISTEMA MOTORE .EXTRAPIRAMIDALE

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a) si accresce ii grado della tensione in cui si trovano, rturante Le paust· funzionali o nel riposo, gli apparecchi neuromuscolari della vita animale (azione tonica); b) aumenta l'energia che eSJi tmpiegano durante gli svanati atti volontari, automatici e n/lessi (azione stenica); c) accelera il ntmo degli impulsi elementari, da cui risultano com· posti i detti atti, e si ha la fusione e la continuità regolare dei medesimi (azione statica). Le deficienze cerebellari quindi si esprimono co11 fenomeni neuromuJ"colarì atonici, astenici ed astatici. Fra queste tre categorie di fatti, i disturbi del tono rappresenta110 la parte fondamentale; forse, secondo Simonelli; costituiscono l'elemento unico, al quale possono ricondursi le più complesse manifestazioni. Difatti mentre f'astasia può consistere in uno speciale fenomeno di compensaziOne funzionale da parte di organi clonici extracerebellari, l'astenia potrebbe derivare, almeno in parte, dalla imperfetta azione tonica fis.ratrice di certi gruppi mu.rcolari (Rossi G.). Nel sistema motore extrapiramidale si ha dunque un componente cerebellare ed u1~ componente pallida/e, al quale si connette anche il mesencefalo. Ma vr ha anche un componente cerebrale, come ammettono Donaggio ed altri patologi. Il centro tonogeno corticale avrebbe sede, secondo Milis, net lobi prefronta/i. Es.ro sarebbe collegato da speciali fibre al corpo striato, il quale avrebbe anche l'ufficio di raggruppare e coordinare gli stimoli to11o· geni corticofugali. L 'esperimento e la clinica ci hanno insegnato elle ii sistema motore extrapiramidale si deve considerare il sistema tonoregolatore del nostro orgamsmo. Complessa è la funzione del tono. Con questa parola noi indichiamo non un fenomeno, ma un complesso di fenomeni (Rom). Nel tono cioè si hanno diversi compotzen.ti, e così si spiega perchè vi siano parecchi centri (centri tonogeni e centri regoiatori o inibitori del tono), e come Ji parli anche di centri pontini, buibospinali, e di centri tonogeni :impatici. Scrive CaUigaris, al quale dobbiamo uno studio completo sul sistema motore extrapiramidale, che il sistema tonico è per certo molto esteso e molto complicato, perchè disparati sono gli elementi e numerosùsime sono le fonti, che concorrono alla sua regolazione. Il pensare, come oggi credono aLcuni AA., che sia il Corpo striato la sua sede specifica, è, secondo il Calligaris, concetto troppo semplicùta. Quantunque ancora non si conosca il 12umero c.ratto e la sede precisa di questi centri, che reagiscono gli uni sugli altri, si può credere però che tutto il neurasse vi prende parte: la cortecci~ cerebrale~ i gangli della base, i cetztri del mesencefalo (nucleo rosso, locu~ nrger, nucfe.l pontini), il cervelletto, il nucleo di Deiters, il talamo e i centrt sottotalamw.


IL SISTEMA MOTORE EXTRAPIRAMIDALE

il bulbo, il midollo spinale, il sistema simpatico; smza dire da ultimo che, oltre ad :m elemento nervoso, esiste anche un elemento miogeno, intramufcolare autoctono del tono (Fra ne, Lewy, Gutherz ). La conclusione del Calligaris, col suo agnosticismo forse ben foudato, ci dà il senso della vertigme l ..... Naturalmente si è cercato di stabilire quale è l'importanza dell'uno e dell'altro dei componenti principali (cerebellare, pallida/e, mesencefalico, cot·ticale) 11ella determinazione del tono normale e nelle sue deviazioni patologiche. Qui ci addentriamo in una vera foresta di dubbi e di ipotesi, nella quale sono specialmente le ricerche di Magnus e di Rademaker quelle che ci tracciano la via per un cammino più agevole. Si è ammesso da alcuni che esiste una funzrone antagonistica tra sistema pallida/e e sistema cerebellare, e cioè il cervelletto sarebbe il generatore del tono, mentre il corpo striato sarebbe il moderatore del tono. Se ne trae la conclusione che per la lesione del cervelletto si ha depressione del tonQ (ipotonia), mentre per la lesione del corpo striato si ha esaltaziotze del tono (ipertonia). Ma non tutti i Neurologi sono di accordo su questo punto. Incerta apparisce pure la funzione specifica delle singole parti del sistema pallida/e. Difatti per alcuni (e Castaldi fra questi) il sistema corticopallidonigro sarebbe un sistema inibitore (rcgolatorc), mentre il componente mcsencefalico sarebbe il vero centro tonogeno. Osserva difatti Castaldi che, se pallidum e sostanza nigra fossero direttame11te tonogeni, sarebbe inconcepibile la ipertonia, proprio qua11do il patfidum e sostanza nigra sono lesi. Rademaker invece pensa che il nucleo rosso non sia un centro genera · tore del tono e perciò passivo di inibizione da parte di altri centri, ma sarebbe esso ltesso un centro inibitorio sugli altri; a questa concezione però si oppongono gli esperimenti di Rossi G., che sono fondamentali. Sono questi i punti principali della controversia; ma ve ne sono poi tanti altri di importanza secondaria. Questa breve e rapida corsa nel campo del sistema motore extrapiramidale dà una pallida idea della sua complessità anatomica e futzzionale; ma ..-ovratutto mostra come, di fronte agli elementi sicuramente dimostrati, quelli ipotetici fiano estremamente numerosi e spesso uacillanti. La luce, anche in questo campo, ci verrà dall'indagine anatomica rigida c.• lineare; molto essa dovrà costruire e molto es:a sicuramente distruggerà.

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LAVORI

ORIGINALI

ISTITUTO MEDICO-LEGALE PER L' AERONAUTICA « BENITO MUSSOLINI >> ROMA

CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTROPATIE PROFESSIONALI DA STIMOLAZIONI MECCANICHE Dott. Alberto Marulli, tenente colonnello medico, direttore.

Credo interessante riferire alcune osservazioni, che ho avuto modo di compiere nei riguardi del personale addetto agl'impianti Aerodinamici della R. Aeronautica (Guidonia) e che mi sembrano meritevoli di considerazione quale contributo allo studio di uno dei fattori morbigeni da ambiente lauo· ratiuo sul cui valore esistono ancora oggi dubbi ed incertezze in rapporto alla genesi delle gastropatie professionali. Voglio accennare agli scuotimenti e t1ibrazioni, prodotti dalle macchine in azione e trasmessi direttamente al corpo dell'uomo, che si trovi sulla macchina stessa o comunque abbia il suo posto di lavoro su piattaforma soggetta a movimenti vibratori pi(, o meno intensi. Come è noto, tale elemento è stato segnalato da vari anni nel campo della patologia professionale, quale causa di disturbi digestivi e del sistema nervoso, per quelle forme cioè che assunsero il nome di sidero-dromosi ( o~Ò1Jpo 1 : ferro e 8pl · 11oa: corso). Esso fu tratto in causa appunto dalla frequenza dei detti disturbi nel personale ferroviario in genere (ferrovieri, tramvieri, macchinisti, fuochi~ti, carrettieri ecc.) e dalle statistiche veram ente impressionanti per alcuni gruppi di malattie digestive, in rapporto alla morbilità generale di detti lavoratori. Così le statistiche della Krankenkasse di Lipsia (19I0) davano una percentuale di malattie degli organi digerenti pari al 16,27 % e quelle compilate più tardi dal Meda ( 1923) sui dati raccolti nella clinica delle malattie del lavoro di Milano, mettono in rilievo il 57 % di morbilità gastrica per 1 ferrovieri ed il 40 ·x, per i tramvieri. Senonchè, come avevano già osservato Fabbri e Tognetti al 4° Congresso Nazionale per le malattie del lavoro (Roma 1913), le impressionanti percentualità di morbilità gastrica nel personale viaggiamte non trovano quale unica ragione prima ammissibi le il fattore m eccanico dianzi cennato, dato che il detto personale travasi abitualmente esposto ad una serie di condizioni diverse, il cui valore morbigeno è indiscutibile ed alle quali l'autotità del Devoto dà gran rilievo. Basta all'uopo ricordare la mancanza abituale di orario nei pasti, l 'uso frequente di cibi freddi , l'abuso di bevande


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DE LLE GASTROPATI E PROFESSIOI'ALI ECC.

alcooliche, il sentimento acuto di responsabilità di fronte ad incombenze spesso pericolose, freddi e calori estremi, coutatti col pubblico, vita nomade, ecc. Ora è appunto di fronte :t tale pluralità di cause morbigene che gli studiosi sono rimasti sempre perplessi nel valorizzare gli stjmoli meccanici (vibrazioni c scosse) dei quali ci occupiamo, pur non potcndosi aprioristicamente negare ad essi un ruolo di una certa importanza nella genesi delle forme professionali, particolarmente di quelle a tipo nevrotico. In una interessante pubblicazione, alla quale rimando per brevità, il Capelli (r) prospettando la questione delle gastropatie professionali nella sua completezza, ammette come molto probativo che le vibrazioni continue di tutto. l'organismo ingcnerino modificazioni funzionali dello stomaco, quali •manifestazioni parziali di fatti morbosi a carico dei sistema nervoso e del-

l'economia generale delL' orgaTJismo. D 'altra parte, che questi stimoli vibratori non abbiano un ruolo del tutto negativo fra i fattori patogenetici legati ad alcune condizioni lavorative, lo dimostrerebbero altresì le osservazioni fatte sugli operai che maneggiano i martelli pTJeumatici e nei lluali si determinano spesso disturbi localizzati in special modo agli arti sotto forma nevrotica (Loriga) (2). Ma anche uscendo dal campo della nevrosi, la questione delle scosse e vibr:tzioni, quale causa morbigena di gastropatie organiche, non può dirsi ancora risoluta. Basterebbe ricordare le teori e meccaniche ancora oggi citate per la patogenesi dell'ulcera gastrica (I3erg) ed il concetto informatore della teoria traumatico-digestiva prospettato dal Baggio, che, a parte ogni condizi'Jne di predisposizione della parete gastrica, tende a valorizzare altresì gli urti, che i cibi esercitano sulle pareti dello stomaco, « che anatomicamente e fisiologicamente sono destinate a subirli più o meno maggiormente ». Si tratterebbe qui naturalmente di un'azione indiretta o comunque possibile a verificarsi in coloro che lavorano a stomaco pieno, ma ad ogni modo la questione resta pur sempre aperta ad ulteriori osservazioni c controlli. Riepilogando, allo stato attuale delle conoscenze, non siamo ancora in grado di affermare se, in quale grado ed in quale modo lo stimolo agisce, il che giustifica la ricerca nel campo clinico e sperimentale. L'interesse dei casi da mc esposti scaturisce: a) dalle peculiari condizioni lavorative, cui sono sottoposti gli operai addetti alle gallerie aerodinamiche e nelle quali l'elemento « vibrazioni ,, agisce isolatamente da altri fattori morbigeni, all'infuori del rumore dei motori, di cui parleremo a suo tempo. Ciò crea delle condizioni quasi sperimentali in rapporto alla valutazione dello stimolo in esame; b) dalla disciplina stessa del lavoro, con la possibilità quasi di un dosaggio dello stimolo; ( r) c."'ELLI: " Palol()gta gastnca di origine professionale » . La mt"fhtilla dd latJoro 7 luglio ' 932·X. (2) LoRrc;., : " 11 lavoro coi mandl i pnmmatici '' · Boli. Tsrrn. Lavoro. Roma. ' 9'' c rq r3.


CO:-n RJBt.;TO ALLO STUDIO DELLE GASTR011 t\TIE PROPESSIONALI ECC.

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c) dal fatto che le osservazion i riguardano soggetti dì .costituzione diversa, quindi con tendenze diverse, arruolati in condizioni dì idoneità militare c che da varì anni sono addetti a tale lavoro. Per chi non ne abbia conoscenza dirò che le gallerie aerodinamiche sono costituite da grossi impianti, destinati a sperimentare la resistenza al vento degli aeromobili, in forma di modelli o di parti dì essi, che vengono infatt.i esposti a fortissime correnti d'aria (vento dì km. 144) prodotte da grossi ventibtorì, azionati da motori della potenza di 450 HP e convogliate in grossi •<tunnel » all'estremo dei quali sì espone il corpo in esame, sostenuto da speciali apparecchi di misura, o bilance aerodinamiche, per la determinazione delle forze o dei momenti; o collegato a manometri, quando si vogliono rilevare le pressioni sulle singole parti ( r ). Al << tunnel » , che costituisce la parte centrale dell'impianto, è annesso un sistema dì passerelle e piattaforme, quali posti di osservazione e dì co· mando, sui quali appunto deve permanere il personale addetto al fun7.ÌOnamento. Ora questa grossa impalcatura in ghisa risente l'azione del motore in marcia con vibrazioni che, pur attraverso i più moderni accorgimenti della tecnica costruttiva, sono sempre di notevole entità, tanto che - per usare una espressione del Balla - « una chiave che cada sul pavimento, letteralmente saltella ». Il personale addetto agli esperimenti (capi tecnici, assistenti, preparatori dì esperienze) è sottratto in modo assoluto ali 'influenza del vento, trovandosi naturalmente all'esterno delle gallerie, ma subisce gli effetti della vibrazione dell'impalcatura su tutto l'organismo per la durata delle prove sperimentali, che si può calcolare in media ad un tempo non minore di due o tre ore giornaliere per ciascun operaio. Durante tali esperimenti l'attivi tà del personale è di ordi ne principalmente psichico; essi difatti lavorano seduti e svolgono intensa attività attenti\·a c1 per regolare il vento », e controllare i vari dispositivi di misurazione. Dì m assi m a il lavoro viene oggi eseguito lontano dai pasti, avendo l 'esperienza dimostrato che es .-o riesce 110tevolmente penoso a stomaco pieno; anzi da qualche anno si preferiscono le ore antimeridiane, come quelle nelle quali il lavoro offre minore molestia. A parte l'elemento (( vibrazioni ))' non esistono pci moderni impianti, altri elem enti disturbatori degni di rilievo, oltre il rumore dci motori, fattore q uesto che non potevo trascurare nelle mie indagini , tanto che, come appare dalle storie cliniche raccolte, gli operai da mc visitati hanno tutti subito l'esame otorinolaringologìco presso lo speciale reparto del nostro Istituto. E ' peraltro a notare fin d'ora che il personale in esame non h a mai sentito il bisogno di. mezzi protettori dell'orecchio (tamponi di cotone, tappi (1) A. Et·L\: " Condtzioni e lcndcn7c 'ctt-lrAcrodinarnicJ ~rcrirncntale " · L'Auott'Oiica, a_gostoscucmbre T9_H· X1.


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTROPATIE PROFESSIONALI ECC.

di gomma, protettori di Elliot ccc.) come accade per quelli delle « Sale prova motori >> e solo eccezionalmente qualcuno di essi ha lamentato disturbi, richiamanti l'attenzione sugli apparati acustico e vestibolare. Viceversa da alcuni anni, e particolarmente con l'entrata in funzione dei grossi moderni impianti, il personale addetto ha lamentato disturbi di stomaco (dolori epigastrici, senso di costrizione, senso di peso dopo il pa~to ecc.) a carattere più o meno incostante, ma in evidente rapporto con la entità della speciale attività lavorativa. Come si rileva dalla seguente esposizione dci 12 casi, da me più particolarmente studiati per incarico della Direzione superiore degli Studi ed Esperienze, tre soli di essi riguardano operai rimasti assolutamente insensibili alle suddette condizioni lavorative, mentre nove operai hanno, chi più chi meno, sofferto di stomaco ed uno di essi è .rappresentato da un operaio con circa venti anni di anzianità di lavoro e che nel 1928 dovette essere operato di gastroenterostomia per ulcera peptica. Abbiamo quindi fra i nostri operai una m edia fortissima di gasuopazienti (circa il 75 %) che, pur tenuto conto del numero di casi relativamente esiguo, può dare adito ad alcune osservazioni. Riassumo intanto brevemente i casi studiati così come risultano dai protocolli degli esami praticati presso il nostro Istituto: OssERVAZIONE N. I. - Capotemico S. A., nato il 19 dicembre 1886 a Pitigliano. In Aeronautica dal 1912 quando fu addetto agli impianti aerodinamici, dove trovasi tuttora in servizio. Anamnesi familiare: Padre vivente e sano. Madre morta a 71 anni, per nefrite. Sette fratelli morti in tenera età per malattie imprecisate. Anamnesi personale: Nato a termine da parto eutocico; esclude gli esantemi dell'infanzia; 16 anni or sono ebbe una uretrite di non chiara natura, guarita in 6 giorni. Del resto è stato sempre bene. Dopo 5 o 6 anni che occupava il posto sopra indicato, cominciò ad avvertire senso di pesantezza gastrica appena accennata a digiuno, più manifesta dopo l'ingestione dei pasti, specie di quello della sera e qualche volta senso di vertigine. Non ha mai avuto vomito, ematemesi o melena. I suddetti disturbi si mitigavano e scomparivano durante la notte. Gli alcalini e la pancreatina non portarono alcun notevole effetto. Qualche fugace miglioramento si verificò con la tintura di noce vomica; viceversa sostanziali miglioramenti ottenne con vitùtazione congrua e con riposo, ma fin da allora non

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è stato mai completamente bene, specie nei periodi di maggiore attività lavorativa. Modicissimo fumatore di sigarette, beve pochissimo ai pasti. Esame obbiettivo: Brachitipo con scheletro robusto e masse muscolari ben sviluppate, toniche. Pannicolo adiposo florido, particolarmente eccedente all'addome. Sanguificazione buona. _Statura m. 1,63; perimetro toracico m. 0,92; addome superiore m. 0,90; peso kg. 71. Indice somatico del Pignet = o. Apparato respiratorio: Negativo. Apparato circolatorio: Aia in limiti. Toni netti su tutti i focolai con accen tuazione del Il sui focolai della base e frequenza del polso = 72 al m'. Riflesso ortostatico e riflesso oculo-cardiaco: negativi. Pressione arteriosa: Pachon ore II,JO: Mx. us; Mn. Bo. Apparato digerente: Lingua piuttosto grassa, leggermente patinosa. Addome globoso. Alla palpazione nessun riiievo obbiettivo, nè dolorabilità. Limite inferiore dello

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CONTR IBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTROPATI E PROf'ESSIONALI ECC.

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stomaco due dita trasverse sopra la ombelicale: non guazza mento, nè altri fatti patologici. Fegato e milza nei limiti. La radioscopia dell'addome a digiuno mostra la presenza <.li grossa bolla gastrica con discreto livello liquido. All'esame col comune pasto opaco lo stomaco si riem pie in modo normale, è modicamente ipotonico, ad uncino, non deformato per difetti di riempimento o per presenza di immagini riferibili a nicchie. Nessun punto dolente gastrico od extra gastrico. La peristalsi, vivace durante l'ingestione, tende poi a rallentarsi ed il giuoco antrale, come anche il riempimento del bulbo e delle varie porzioni duodenali, avviene in modo normale, senza particolari alterazioni nella forma, volume e profilo di esse. Lo svuotamento completo dello stomaco avviene in tempo poco più lungo che di norma. L'esame del sistema nervoso dimostra lieve iperreflettività profonda e qualche oscillazione alla prova del Romberg sensibilizzato. L'esame otorinolaringologico mette in evidenza ipereccitabilità vestibolare, maggiormente accentuata a destra, dimostrabile con la rotazione. Abbassamento della soglia cronassimetrica bilateralmente. Esame dd succo gastrico, previo piccolo pasto di Ewald: mette in evidenza tpoacidità totale e cloridrica. Acidità totale = 1,320 "/ 00 • Acidità cloridrica o,63o "/oo· Esame dell'urina: Nessuna nota degna di menzione. D~duzùmi diagnostiche: Dispepsia a ti po ipoacido in soggetto braditrofico leggermente ipoteso.

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OssERVAZIONE N. 2. - C. E ., di anni 45, da Monterotondo, capo-operaiO gallerie aerodinamiche. Anamnesi familiare: Il padre soffrì durante la sua vita una forma dell'apparato gastro-intestinale imprecisata e morì a 50 anni per polmonite. Madre morta per tumore maligno all'utero. Ebbe cinque parti eutocici e nessun aborto. Anamnesi personal~: Nato a termine da parto eutocico, ha avuto deambulazione c dentizione normali. Nell'infanzia soffrì le comuni malattie esantematiche e pare abbia anche sofferto turbe dell'apparato gastro-enterico. N ega lues ed altre malattie veneree. Lavorò in varie officine meccaniche fin dall'età di undici anni. Nel 1916 entrò in Aeronautica e fu addetto alle gallerie aerodinamiche. Da tale epoca fino al 1922 non avvcrù mai disturbi di sorta, all'infuori di un certo nervosismo durante il lavoro. Nel 1921 sposò donna sana, dalla quale ha avuto tre figli viventi e sani. Nd 1922, durante la stagione calda, cominciò ad avvertire, accessionalmente, dolori di stomaco, accompgnati da scariche diarroiche senza sangue. Non febbre, nè vomito. Tali disturbi durarono all'incirca un mese e scomparvero con regime dietetico appropriato e con l'uso di akalini. Ma essi ricomp;~rvcro periodicamente negli anni successivi, particolarmente n elle stagioni calde, intensificandosi accessionalmente, senza mai scomparire del tutto, nei lunghi intervalli fra i detti periodi critici, durante i quali egli andava soggetto spesso a senso di pirosi, che si attenuava con l'ingestione di alimenti. Non ricorda di aver mai avuto ematemesi, nè mdcna. Nel 1928, durante un periodo di maggiori sofferenze, il paziente presentò quasi improvvisamente una sindrome da perforazione, tanto che, ricoverato di urgenza al Policlinico Morgagni, venne colà operato di gastro-enterostomia per ulcera gastrica perforata. Da quel tempo ad oggi non ha più accusato sostanziali disturbi e fin dal 1929 ha potuto riprendere }a sua professione e sorvegliare gli operai presso le gallerie aerodinamiche, partecipando altresì a numcrosissime esperienu senza inconvenienti. Egli ha solo cura di aversi riguardi di ordine igienico, che gli consentono oggi un benessere prcssochè assoluto ed un'efficienza lavorativa prcssochè completa. E>ame obbi(ttivo: Individ uo brevilineo a tipo astenico, con iposchclia e sistema muscolare mediocremente sviluppato ed alquanto ipotonico. Pannicolo adiposo scarso al


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torace ed agli arti, più abbondante all'addome inferiore. Sanguificazione discreta. Apparato genitale ipoevoluto. Statura m. 1 ,64 ; perimetro toracico m. 0,78; perimetro addominale superiore m. 0,76; inferiore m. o.R4 ; peso kg. 50. Indice somatico del Pignet = 34· Nulla di notevole a carico del roracc: e Jell'apparato respiratorio. Cuore in limiti con toni normali, lieve accentuazione del II ~ul focolaio della polmonare. Polso ritmico. piuttosto raro (65 al momento dd la visita) ipoteso. Riflesso oculo-cardiaco: positivo. Pressione arteriosa: Mx. ''5i Mn. 6o (Pacho n, ore antimeridiane). Ling ua detersa. Addo me leggermente globo~o. Cicatrice o peratoria nella regione epigastrica lungo la linea alba. Cicatrice chirurgica all'inguine destro per operazione radicale di ernia. Addome trattabile senza punti particolarmente dolenti. Qualche rumore di gorgoglio in corrispondenza del colon ascendente. Alla percussione notasi aumento di timpanismo, specie per una larga zona del quadrante superiore destro. Spazio ~emilunarc di Traube diminuito. ' ulla di patologico nei rig uardi del fegato e della milza. Indagini radiologicbe : Al giungere della sostanza opaca nel punto declive dello stomaco SI vede il defluire di essa attraverso la bra nca efferente del digiuno. Lo svuotamento dello stomaco a ttra verso tale via è abbastanza rapido, con ritmo regolare e le onde gastriche dirigono il contenuto verso la bocca anastomaùca. L 'ansa d igiunale efferente è lievemente dilatata nella sua porzione iniziale, riprendendo poi il calibro normale. 11 piloro si presenta pervio cosi che l'evacuazione dello stomaco, avvenendo per le due Yie, si presenta globalmente accelerata. N ulla di notevole a carico del sistema nervoso centrale c periferico. L 'esame delle urine mette in evidenza tr:.lcce minime di albumina e tracce di urobilina, senza alcun altro rilievo degno di menzione. Deduz ioni diagnostiche: Esiti di gastro - cntc:rostomia ( per ulcus) in soggetto ipoplasico ed a temperamento astenico, senza disturbi degni di rilievo. N. 3· - P. G., di anni 32. cb Roma, disegnatc,re e sperrmcnt::no rc. Anamnesi familiare: Negativa. Anamnesi personale: Nato a termine da parto eutocico; sviluppo c cre$cenza normali. Non ricorda di aver sofferto le comuni malattie esantematiche. Nel r925 soffrì pleurite essudativa sinistra, ritenuta di origine reumatica e della quale g uari a suo dire perfettamente. Da circa otto anni tro,·:Jsi impieg:Jto pn.sso le gallerie aerodinamiche in qualità d1 sperimenratore e fino al 1934 assicura Ji no n a,·er sofferto sostanziali disturbi. Vc.rso la fine di dettO anno però, in un periodo di maggiore attività, cominciò ad avvertire, Yerso le ore dicci del mattino, dolori all 'epigastrio e senso di costrizione con irradiazione ai lombi. Successivamente tali disturbi cominci:.1rono ad incoglierlo anche nelle ore pomeridiane senza una regola precisa ed indipendentemente dalla quantità e qu:.1lità dei cibi ingeriti. Una sola vol ta ebbe vomito al ime ntare, non mai diarrea. Im pensierito da tali disturl>i <' non soddis(atto de i consigl i e prescrizioni ùcll'Ufficiale medico del reparto. ricorse, verso la metà del 1935, :Ji S:Jnitori ùcll'Ospcdole di S. Spirito in Roma, e colà, prcvic le din:rse ind:~gin i del caso, n:nnc d iagnosticata una stndrome solare·. Praticò cure di,·ersc. alcaline cd a ntiva~:-.l i , poi finì ;xr convincersi che per lui la migliore cura consisteva nel riposo e nel regime dietetico. Da alcuni mesi assicura di sentirsi assai meglio, pn:sentandosi i disturbi in modo più tollerabile e ad intervalli d i tempo maggiori. fa :~ncora uso in ta li periodi d i canine con belbdonna. Kon è stato mai be,·itore, nè fumatOre. Esame obbi('ltivo : Soggetto mcdiolineo con scheletro robu!to, pannicolo adiposo ben sviluppato. leggermente eccedente :~1 petto cd all'aùdome. Sanguificazionc ottima. Masse OssERVAzro~F.


CONTRIBUTO ALLO ~TUDIO DELLE GASTROPATIE PROFESSIONALI ECC.

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muscolari toniche. Genitali bene sviluppati. Statura m. 1,70; perimetro toracico m. o,88; addome superiore m. o,8o; peso kg. 66. Indice somatico del Pignet = 16. Nulla di notevole a carico degli organi endotoracici. Polso ritmico, con tendenza bradicardica (75 al momento della visita) normoteso. Pressione arteriosa Mx. 125 ; Mn. 75· Riflesso ortostatico: neg:nivo; riflesso oculo-cardiaco: debolmente positivo. L 'esame fisico dell'apparato gastro-intestinale e delle glandole annesse offre un reperto negativo. Lingua tumida, rossa e lucida. La radioscopia dell'addome a digiuno fa notare I:,rrossa bolla d'aria gastrica con discreto livello liquido. Il riempimento dello stomaco col comune pasto opaco avviene in modo normale. Non si notano deformazioni per difetto di riempimento o presenza di immagini riferibili a nicchie, ma la configu ra zione sta per uno ~tornaco ipotonico ad uncino. Fondo a due dita trasverse al disopra della bis-iliaca. La pemtaisi inizialmente l~:ma ha saltuariamente delle onde vivaci ta nto che ne risente anche il giuoco antrale ed il riempimento del bulbo con le v:~rie porzioni duoJenali, senza però che si notino particolari alterazioni nella forma, volume e profilo di essi. Lo s\·uotamento gastrico completo è ritardato di circa un o ra rispetto alla norma. L'esame del succo gastrico, eseguito nelle on.: del mattino, prrvio piccolo pasto di pro\·a (Ewald) non dimostra elementi abnormi, ma l'acidità totale e cloridrica è decisamente aumentata. Acidità totale = 3,8~ 0 /on- Acidità cloridrica libera 2,920 "/ 011 • Nulla di particolare all'esame del sistema nervoso, se si esclude una vi\·ace reatth·ità vasomotoria (dermografismo rosso pronto e persistente) e lieve accentuazione dci ri O..:ssi rotu lci. Esame acustico e vestibolare: Normali. Esame delle uri n'e: Discreta ossaluria. Deduzioni diagnostiche: Dispepsia a tipo iperacido in soggetto vagotonico. OssERVAZIONE N. 4· - M. A., di anni 48, da Roma, capo officina e sperimentatore. Anamnesi familiare: Padre morto a 65 ann i per emorragia cerebrale. Madre vi\'C nte e sana ( 71 anni). Anamnesi personale: Non ricorda di :lVer sofferto i comuni esantemi d'infanzia. 1 d 1912 sposò donna sana, dalla quale ha avuto due figliuoli. Nel 1913 soffrì di tifo. poi è: stato sempre bene e da 10 anni è impiegato in Aeronautica. Da circa sei anni va soggeuo a disturbi di stomaco sotto forma di dolori all'epigastrio con lieve senso di pirosi, che si calmerebbe con l'introduzione di cibi. Tali disturbi, cui egli attribuisce la causa di un continuo 11ervosismo, sarebbero particolarmente molesti in primavera eJ in autunno, ma non scomparirebbero mai completamente, ripresentandosi anche nelle altre stagioni, nei permodi di maggiore attività lavorativa. Nel 1931 gli parve di emettere feci picee, ed, impressionato profonJamcnte, ricorse al consiglio di medici privati e si sottopose due vol te ad indagini radiologiche che esclusero l'esistenza di lesioni ulcerative gastroduodenali. Successivamente ha f:mo fronte .ai suoi disturbi con preparati alcaJinj e di bismuto che prende tuttora saltuariamente ed in ~ostanza ha potuto continuare il suo lavoro, avendo solo cura di tenere un regime di vita molto igienico. Alvo abitualmente regolare, ma tendenza alla stitichezza. Non fumatore, nè bevitore. Esame obbiettivo : Individuo macrosplancnico a tipo iperstenico, con scheletro robusto, muscolatura ben sviluppata e tonica. Pannicolo adiposo florido alquanto abbondante all'addome. Sangu1ficazione ottima. Genitali ipercvoluti. Statura m. 1,68; per. toracico m. o,B9; addome superiore m. o,88; peso kg . 70. Indice somatico del Pignet = 9· Nulla di notevole all'esa me clinico degli organi cndotoracici. Cuore bene sviluppato, lic\·e accentuazione del Il tono aortico. Polso ritmico, di media frequenza, a pressione leggermente aumentata. Pressione arteriosa: Mx. 190; Mn. go (Pachon ore antimeridiane). . L'addome è globoso: il limite inferiore dello stomaco è all'ombellic~le trasversa; ara di Traubc leggermente ingrandita. Nessun punto dolente. Non rumon da guazza2 -

C:iorntJle di m~dicimt militarr.


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CONTRIBUTO ALLC STL' DIO DELLE GASTROPATI E PROFESSIONALI ECC.

mento alla succussione. Si nota lieve grado di meteorismo addominale. Fegato e milza nei limiti. Esame del sistema nervoso dimostra iperreflettività superficiale e profonda. L'esame delle urine è negativo. Esame radiologico: L' esame dello stomaco, praticato col comune pasto opaco, fa rilevare uno sromaco tipicamente :~d uncino, medianizzato, con grossa bolla d'aria gastrica e livello liquido di discret::l intensità. Nessuna alterazione del profilo della grande e piccola curvatura e così pure nel gi uoco antrale che si presenta normale. Nessun punto dolente si nota sia su l'area dello stomaco che sulla proiezione duodenale. Il duodeno si presenta normale sia nel suo riempimento che svuotamento in tutte le sue varie por· zioni. Lo stomaco si vuota in tempo normale. L'esame del succo gastrico, eseguito nelle ore del mattino, previo piccolo pasto di Ewald, non mette in evidenza componenti anormali. Acidità totale = 1,277 °/00 • Acidità cloridrica = 0,912 °/00 • Deduzioni diagnostiche: Neurosi gastrica a tipo principalmente motorio in soggetto i persten ico. Oss~;RVAZIONE N. 5· R. P., di anni 53, da Monterotondo, celibe. Preparatore di espenenze. Anamnesi familiare: Negativa. Genitori morti di malattia imprecisabile. Anamnesi pe1·so1zale: Nessuna malattia deg na di nota fino all'età di venti anni. Nega lues ed altre malattie veneree. Non bevitore, nè fumatore. Ha compiuto il servizio militare, partecipando alla guerra. Nel 1917 fu ferito lievemente in varie parti del corpo per scoppio di granata. Nel '9'9 in Albania contrasse malaria, che guarì in circa due anni, nè ha dato successivamente più alcuna recidiva. E' in Aeronautjca dal 1925 e dal 1927 trovasi impiegato presso le gallerie aerodinamiche. Riferisce che dal 1929 cominciò a soffrire di stomaco per dolori all'epigastrio, che l'incoglieva no accessionaJmente in alcune epoche dell'anno, irradiandosi a cintura. Tali disturbi si verificavano principalmente nelle ore del mattino, calmandosi con l'ingestione dei cibi, ma riprendeva no durante la digestione. I dolori si calmavano :~nch e con l'introduzione di alcalini. Spesso si aggiungeva diarrea; ma non mai vomito, nè melena. Il soggetto riferisce di aver fatto uso di magnesia bisurata; dj essersi fatto varie volte visitare, anche da medici di sua fiducia, che avrebbero constantemente esclusa <jualsiasi malattia organica. Successivamente i ripetuti disturbi si sono ripresentati a periodi di · circa un mese, con intervalli più o meno lunghi, molcstandolo in p:~rticolar modo nei periodi di maggiore attività lavorativa. Assicura che le sue sofferenze si sono molto mitigate da quando il lavoro è stato limitato alle ore antimeridiane, ossia da un paio di anni fa. Esame obbiettivo: Soggetto brachitipo a temperamento iperstenico. Scheletro robusto; pannicolo adiposo ben sviluppato cd uniformemente distribuito. Masse muscolari tra fiche c toniche. Genitali iperevoluti. Statura m . 1,6o; perimetro toracico m. o,88; addome superiore m. o,8o; peso kg. 62. Indice somatico del Pignet = 10. Sanguificazione ottima. All'esame degli organi toracici non si riscontrano note patologiche, se si esclude una Jie,·issima accentuazione del II tono aortico. Polso ritmico, di media frequenza (So al momento della visita) a pressione leggermente aumentata. Riflesso ortostatico e oculo-cardiaco: negativi. Pressione arteriosa: Mx. 150; Mn. 8o misurata col Pachon nelle ore antimeridiane. All'esame dell'apparato digerente non si riscontrano alterazioni fisiche c funzionali da parre dello stomaco, intestino e glandole annesse. L'esame radioscopico dello stomaco fa rilevare grossa bolla d'aria gastrica e discreto livello di liquido (radioscopia sen7.a mezzo di contrasto). Con pasto opaco si ha riempi· mento normale dello stomaco, che si presenta a (orma di corno di bue, medianizzato. lievemente seghettato nella grande curvatura, ipertonico. Nessuna immagine che depongJ per diverticoli o nicchie dello stomaco. Lo svuotamento è più intenso che di norma,


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTROPATIE l'ROI'ESS!ONAU ECC.

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nessuna alterazione del profilo e forma dell'antro e duodeno, nei suoi vari segmenti. Svuotamento totale dello stomaco in un'ora in meno del normale. L•csame del sucw gastrico, eseguito al mattino, previo piccolo pasto prova (Ewald) dimostra: Acidità totale == 1,752 "'/oo- Acidità clori drica == 0.949 °/00 • Non elementi abnormi. Esame del sistema nervoso: normale. All'esame otorinolaringologico si riscontra: faringite catarrale. Esiti di otite cat:~rrale bilaterale con ipoacusia ed in probabile rapporto con tale forma (ipertensione dei liquidi labirintici) lieve !abilità funzionale dell'apparato vestibolare. Esame delle urine: normale. Deduzioni diagnostiche: Neurosi gastrica a ti po principalmente rnotorio in soggetto iperstenico. OssERVAZIONE N. 6. B. E., da Paganica (Aquila), d i anni 36. Preparatorc di esperienze. Anamnesi familiare: Padre morto a 74 anni per emorragia cerebrale. Madre morta a 54 anni per malattia imprecisabile, pare per forma settica. Anamnesi personale: Nato a termine, non rìcorda di aver sofferto i comuni esantemi d'infanzia. Dal 1917 al 1923 prestò servizio militare senza soffrire malattie d i nota . Nel 1920 fu operato di ernia. Ammogliato con d ue figlioli viventi e sani. Dal 1920 è in Aeronauùca e da circa cinque anni presta servizio presso le gallerie aerodinamiche. Solo nei primissimi tempi di tale impiego, soffrl di cefalea, poi totalmente scomparsa. Non ha mai avuto malattie di sorta, nè disturbi gastro intestinali. Segue un regime di vita molto igienico ed un regime di lavoro pari a quello dci suoi colleghi, sperimentando in media fra le tre e le quattro ore al giorno. Modicissimo fumatore. Non bevitore. Esame obbiettivo: Soggetto mediolineo a tipo iperstenico, con scheletro robusto e masse muscolari ben sviluppate e toniche. Apparato genitale iperevoluto. Statura m. r,68; perimetro toracico m . o,83, addome superiore m. 0,76; peso kg. 66. Nessuna nota patologica a carico degli organi endotoracici. Modica tachicardia (88 a riposo) polso ritmico a pressione media. Riflesso oculo ·cardiaco: negativo. Pressione arteriosa: M x. 135; Mn. 70. Addome trattabile, indolente senza note patologiche a carico degli organi in esso (Omen uti. E same radiologico dello stomaco: Stomaco medianizzato, a riempimento normale, con piccola bolla d'aria gastrica a scarso livello liquido. Nulla di anormale nella configurazione, profilo, cinesi dello stomaco e così pure del duodeno. Svuotamento gasuico in tempo normale. Esame del succo gastrico: praticato previo piccolo pasto di Ewald, non dimostra componenti anormali. Acidità totale == 2,993 ''!no· Acidità cloridrica = 2,190 °/w D~duzit~ni diagnoJtiche:

Lieve ipcrcloridria di origine costituzionale senza disturbi

subbiettivi di sorta. O ssERVAZIONE N. 7· - C. G., da Aci · Catena (Catania), d) anni 45· Preparatore di espenenze. Anamnesi familiare: Madre morta a 52 anni per emorragia cerebrale; padre vivente (83 anni) è affetto da alcuni an ni da emiparesi sinistra, sulla cui origine non sa dare ragguagli. Anamnesi personale: Durante l'infanzia soffri una forma intestinale; nel '9'9 febbre 11 spagnola l) , Esclude di aver mai contratto malattie veneree <> sifilide. A 29 an m sposò donna apparentemente sana, la quale ha avuto due aborti e 3 figli. Di questi uno morì di infezione scarlattinosa; due sono viventi e sani. Dal 1929 è in Aeronautica ed è addetto alle gallerie aerodinamiche. Riferisce di non aver risentito per vari anni


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CONTR IBUTO ALLO STUDIO DELLE GA)TROI'ATIE PROfESSJO>iALl ECC.

alcun ~isturbo, ma da qualche anno, in coincidenza con l'aumentata potenzialità delle macchine (?) ha avvertito talvolta - durante il lavoro - un senso di costrizione in corrispondenza della regione epigastrica, oppressione al torace e qualche volta palpita· zione, tanto che è stato costretto ad interrompere il lavoro stesso e ad uscire all'aperto. Del resto esclude di aver avuto mai di~turbi dispeptici di entità. Alvo a suo di re regolare. Non è stato mai bevitore. Da vari anni non fuma. Ejame obbiettivo: Individuo brachitipo, iperstenico, in ottime condizioni nutritive, con pannicolo adiposo alquanto abbondante all':!ddomc. Sanguifìcazione buona. Muscolatura ottimamente sviluppata e tonica. Apparato sessuale iperevoluto. Statura m. t,66; perimetro toracico m. 0,92; addome ~uperiore m. o,g); peso kg. So. Indice somatico del Pignet = 6. Torace ampio tendente al quadrato. Negativo l'esame dell'ap· parato respiratorio. L'esame dell'apparato can.liovascolarc mette in evidenza lievissimo aumento dell'aia di ottusità relativa Ìt1 toro, toni forti con secondo accentuato su l focolaio aortico. Polso ritmico, di frequenza leggermente inferiore alla norma (72 al momento della visita) a pressione aumentata. Riflessi ortostotico cd oculo-cardiaco : negativi. Pressione arteriosa: Mx. r8o; Mn. go (Pachon). Nessun rilievo a carattere patologico offre l'esame dell'apparato gastro intestinale e delle glandole annesse. Da parte del sistema nervoso si notano fatti di eretismo nella sfera dei riflessi profondi. L'esame delle urine non dimostra clementi chimici o microscopici abnormi. Le indagini radiologichc offrono il seguente reperto: Campi polmonari chiari con regioni apicali ben rischiarabili. Regioni ilari ben evidenti, diaframma sia a. destra che a· sinistra mobile con escursioni ampie e simmetriche, seni complementari chiari. Cuore medianizzato di forma che tende alla scarpa, con punta al V spazio e che sporge dalla mammillare di circa 3 mm. punta ben dissociabile. La tonalità dell'arco aortico è lievemente aumentata rispetto alla norma, però non si nota aumento del dia-

metro c nelle varie proiezioni il mcdiastino si presenta sempre libero. Esame dello stomaco: Stomaco con grossa bolla d'aria gastrica che aumcma dopo l'ingestione del pasto opaco comune. Il riempimento avviene normalmente. 11 fondo è. a un dito al disopra dell'ombelicale. La configurazione dello stomaco è ad uncino. La motilità :attiva e passiva è buona c non si n·ota alcuna immagine che deponga per nic·chie o diverticoli. Peristalsi normale. Formazione antralc, immagine e cinesi del bulbo nelle sue varie proiezioni, mostrano nulla di patologico. Lo svuotamento gastrico avYiene in modo normale. Esame del succo gastrico: Non componenti anormali. Acidità totale = 2,125 °/ 00 • Acidità cloridrica = 1,560 %o· R. di Wassermann nel sangue: Negativa. Esame delle urine: Nessun rilievo a significato patologico. Deduzioni diagnostiche : Lieve sindrome ipertensiva. Nessuna ripercussione sull'apparato digerente di origine lavorativa. N. 8. - L. M., da Roma, di anni 34· Preparatorc di cspenenze. Anamnesi familitJt·e: Negativa. Anamnesi personale: Nato a termine da parto eutocico. Morbillo c pertosse nel!'inf<Anzia. A 15 anni soffrì otite media purulenta sinistra e vari anni dopo fu operato di radicale dallo stesso lato. Nega malattie \·encree e lues. A 27 anni sposò donna sana, dalla quale ha avuto due figli sani. Dal gennaio 1920 è in servizio presso il Genio aeronautico e da circa nove anni è impiegato presso le gallerie aerodinamiche quale preparatore di esperienze. Assicura di aver sempre seguito un regi mc di vita molto igienico. Modicissi.mo fum~tore. Non bevitore. Circa sette anni or sono cominciò ad andare soggetto intermJttentemente a disturbi di stomaco, consistenti in spasmi dolorosi che lo incoglievano quasi accessionalmente nelle ore del mattino, irradiandosi talvolta ai lombi e che veciOssERVAZIONE


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTR0PATIE PROF' ESSIONt\LI ECC.

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"ano troncati dall'ingestione di alc:~lini per ripresentarsi 3 o 4 ore dopo il pranzo, tanto che egli era costretto a fare iargo uso di magnesia bisurata. A quanto riferisce, tali sofferenze non sono mai definitivamente scomparse, :~ccompagnandosi ad acidità, eruttazioni, sal ivazione, stitichezza e recrudescenza per una ventina di giorni tre o quattro volte aU'anno, alternati a lunghe pause, durante le quali egli gode quasi di perfetta ~alutc.:. Nci primi anni :lttribuì le sofferenze ai cambiamenti del tempo, poi si accorse che esse coincidevano con i periodi di maggior lavoro. Nel 1934 si vide costretto a ricorrere all'aiuto del medico presso l'Ospedale di S. Giovanni , dove fu anche sottoposto ad e~a me radiologico, che escluse qualsiasi lesione organica gastro-duodenale. Non ha avuto mai vomito, melena, nè dimagramento, nè ;:stenia. L'ah-o si regolarizza nei periodi Jntervallari. esame obbiettivo: Indjviduo longilinco a tipo ipcrstenico con m:.ssc muscolari toniche. Nuttrizione florida. Cute bruna. Mucose rosee. Apparato genitale iperevoluto. ~latuta m. 1,72; perimetro tora-:ico m. 0,90; perimetro addominale superiore m. 0,79; peso kg. 70; indice somatico del Pignet = 12. Nulla di notevole all'esame fisico c funzionale degli organi endotoracici. Modica tachicardia (92) polso ritmico, a pressione aumentata leggermente. Riflesso oculo-cardiaco negativo. Pre~sione arteriosa: Mx. 145• Mn. 85 Addome trattabile, indolente (il soggetto da un mese non ha sofferenze). Lo stomOìco raggiunge, in decubito supino, l'omb<.:licalc trasvcrsa. Spazio di Tr~ubc presscchè nei l imiti. Non puoù dolorosi. Non guazzamento. Nulla da p:trte dell'intestino, 1;ulla di patologico da pane del fegato e della milza. Radiologic:unentc, a mezzo di pasto opaco, si osserva che lo stomaco si riempie in modo norm:~lc ; è medianizzato col fondo un dito trasverso al disotto della ombelicak; grande bolla d'aria gastrica; motilità attiva e passiva buona; nessun punto dolente gastrico e extragastrico. Peristalsi normale. Nulla di patologico nel giuoco antrale e nelle varie immagini duodenali. SvuotanJento completo dello stomaco in tempo normale. L'<"same del succo gastrico, praticato di mattina, previo piccolo pasto di Ewalcl, non ha messo in evidenza elementi patologici. Acidità totale = 2,628 "fw Acido cloridrico libero = 1,533 "j.. ,. Esame del sistema nervoso : negativo. Esame otorinolaringologico: Esiti cicatriziali della radic;:\e subita nel 1932. Ipoacusia piuttosto accentuata per tutti i fonemi. Ncn disturbi Ja parte dell'apparato vcstiholarc. Esame urine: Reperto normale. Deduaioni diagnostiche: Neurosi gastrica a tipo prevalentemente motorio in soggetto ipcrtonico ed ipc::rstcnico. O ssERVAZIONE N. 9· - P. V., operaiO preparatore di espenenze, anm 32, coniugato senza prole. A nam nesi familiare: Negativa. Anamneji personale: Rosolia sofferta nell'infanzia. Non mali venerei. Nega lues. Modico fumatore di sigarette. Non bevitore. Entrò in Aeronautica nel 1928 e da tale qJOCa è addetto alle gallerie aerodinamiche quale p_reparatorc di esperienze. Per vari an ni non avvenì disturbi di sorta, ;na da circa due anni a questa parte, in coincidenza ton l'aumentata potenzialità dei motori, ha cominciato ?.d avve rtire saltuariamente qualche dolore vaga nte allo stomaco con leggero senso di pirosi. Tali disturbi si verificherebbero qualche ora circa dopo il pasto e cesserebbero dopo circa tre ore. Essi sarebb-.ro indipe ndenti dalla qualità e qulntità dci cibi ingeriti, ma si presenterebbero in pmicoìare modo nei periodi maggiormente làvOtàtivi. Pef la saltuarirtà J.ei disturbi e per la loro scarsa entità, l'operaio non si è mai indotto a sottoporsi a cure speciali, Jll'infuori di piccole dosi di bicarbonato di sodio. E.<ame obbiettivo: Soggetto brachitipo. Microschelia. Masse muscolari ipot~niche. f'aon.iwlo :adiposo abbondante specie all'addome. St~tura m ..1,68; pes~ 71; penmetro toraCJco m. o,89; perimetro addominale m. o,84. I nd1ce somatJco Jd P1gnet = 8.


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTROPATIE PROFESSIONALI ECC.

L'esame clinico dell'apparato gastro intestinale non dimostra note patologiche degne di nota, se si esclude lieve timpanismo dello spazio di T raube. L'esame degli altri sistemi organici cd apparati offre un reperto normale. Non disturbi funzionali di origine vestibolare. Esame radiografico: La radiografia dell'addome a digiuno mostra piccola bolla gastrica con scarso lfvcllo di liquiùo. Stomaco a corno di bue; si riempie normalmente con onde peristaltiche di intensità discreta. Lo svuotamento è abbastanza affrettato, bulbo abbastanza ampio ma regolare nel suo profilo. Nulla di patologico nei segmenti duodenali. Svuotamento gastrico completo in tempo più rapido che di norma. Esame chimico del succo gastrico: eseguito con piccolo pasto di prova (Ewald) ha dimostrato: Acidità totale 3,007 °/000 Acido cloridrico 2,460 "foo· Esame delle urine: non elementi chimici e morfolùgici abnormi. Ricchezza di urati. Deduzioni diagnostiche: Dispepsia a tipo iperacido di lieve grado in soggetto r.curo-artritico a temperamento ipostenico. OssERVAZIONE N. ro. - D. Es. E., da Roma, di anni 31. Preparatore di espenenze. Anamnesi familiare: Padre morto a 65 an !li per cardiopatia; madre sofferente da dicci anni di malattia epatica. Due fratelli in ottima salute. Anamnesi pet·sonale: Nato a termine, ha avuto nutrizione e sviluppo normali. Nella prima infanzia soffrì di morbillo cd a 7 anni di broncopolmonite. A 21 anni ebbe una bronchite durata due mesi. Nel 1926 entrò in Aeronautica come collaudatore di strumenti di bordo e dal 1929 è addetto alle gallerie aerodinamiche quale preparatore di esperienze. Fin da tale epoca ha sofferto, in modo intermittente e senia alcuna regolarità, disturbi di stomaco sotto forma di crampi all'epigastrio, alternati a senso di languore, specie nelle ore antimeridiane. Detti disturbi si calmerebbero con l'ingestione degli alimenti. Qualche anno fa si decise a consultare, quale medico di fiducia, il prof. Verdozzi, che gli prescrisse un regime dietetico speciale e l'uso di alcalini. Il paziente riferisce di non aver notato reale benefizio; viceversa assicura che i detti disturbi sarebbero costantemente diminuiti nei periodi di minore attività lavorativa, dileguandosi col riposo. Regime di vita regolare, non abitudini nocive, non fumatore, nè bevitore. Esame obbiettivo: Soggetto ·longilineo a tipo ipostenico con scheletro piuttosto sottile e masse muscolari ipotoniche. Apparato genitale ipcrevoluto. Pannicolo adiposo discretamente sviluppato e regolarmente distribuito. Cute e mucose rosee. Statura m. 1,81; perimetro toracico m. o,84; addome superiore m. 0,76; peso kg. 63; indice somatico del Pignet = 34· Nulla di patologico all'esame degli organi endotoracici. Polso a pressione leggermente diminuita; frequenza media (8o al momento della visita) con accenno ad aritmia respiratoria. Riflesso ortostatico: positivo; oculo-cardiaco: positivo; pressione arteriosa: Mx. 125; Mn. 75; misurata col Pachon nelle ore antimeridiane. All'esame dell'apparato digerente notasi: lingua alquanto patinosa, addome leggermente meteorico, abbastanza ben trattabile e senza punti dolenti. Timpanismo gastrico in basso quasi all'ombelicale, spazio di Traube leggermente aumentato, non guazzamento. Fegato palpabile all'arcata costale, senza caratteri patologici. Milza in limiti. L'esame radiologico dello stomaco a digiuno fa rilevare grossa bolla d'aria ga. strica con scarso livello liquido. Il riempimento col comune pasto opaco avviene in modo normale. La configurazione dell'organo è ad uncino; sinistroposto, ipotonico; senza difetti di riempimento ed immagini rifmbili a nicchie o diverticoli. Fondo (in posizione verticale) quasi alla bisiliaca. Peristalsi lenta, t.:osì cume è lento tutto il gioco antrale ed il riempimento del bulbo, senza particolari alterazioni di forma e volume


'..:ONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTROPATIE PROFESSIO:-IALI ECC.

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da pam di questo e delle varie porzioni duodenali. Svuotamemo gastrico ritardato di circa un 'ou rispetto alla norma. L'esame del succo gastrico, praticato al mattino previo piccolo pasto di Ewald, non ha mai messo in evidenza l't"sistenza di elementi anormali; esso ha permesso però alcuni rilievi molto importanti, relativamente all'acidità globale e cloridrica, per gli scarti notevoli controllati in giorni diversi e per la marcatissima tendenza ai crampi del cardias, che hanno reso molto difficile ed indaginoso il passaggio della sonda. In uno Ji questi esami non è stato possibile raccogliere succo gastrico; viceversa la sonda, 3J rcs~tasi al livello del cardias, ha estratto circa xoo cc. di liquido leggermente a lcalino e mucoso di carattere salivare, raccoltosi evidentemente nell'ultimo tratto dell'esofago dilatato. L"es:tme del sistema ner voso dimostra solo, da parte èel soggetto, lieve stato eretistico. L'esame otorinolaringologico non mette in evidenza condizioni anormali nei riguardi del vestibolo. Le urine offrono un reperto normale, se si prescinde da una discreta abbondanza di urati e dalla presenza di ossalato di calce. Dt:duzl(mi diagnostiche: Neurosi motorio-secretiva in soggetto con numerose note ipoevolutive, ipotonico ed ipostenico. N. 11. B. Le., di Antonio, da Isola Liri, di :tnni 27. Sergente maggiore assistente tecnico. A namnt:si familiare: Neg:ttiva. A nam nt:si personale: N:tto :1 termine da parto eutocico. Deambulazione e denti-zione normali. Enterite e comuni esantemi nell'infanzia. Non mali venerei. Nega lues. :--:on fumatore. Non bevitore. Nel 1929 entrò in Aeronautica come allievo sergente assistente tecnico e nel novembre 1930 fu assegnato alle gallerie aerodinamiche, dove tro,·asi tuttora in servizio. Nei primi anni di impiego non avvertì mai particolari disturbi, ma qualche anno fa, in un periodo di maggior lavoro, cominciò ad avvertire senso di peso all'epigastrio e di costri zione dolorosa 3-4 ore dopo il pasto, indipendentemente dalla qualità e qu:mtità dei cibi ingeriti. Tali disturbi, che non sono mai stati cosl intensi, da costringerlo ad interrompere il lavoro per lunghi periodi di tempo, si attenuarono unicamente col riposo, per ripresentarsi in seguito, sempre in periodi di ma~giore attività lavorativa senza una regola costante. Qualche volta ha avvertito senso di pirosi, ma non mai eruttazioni acide, vomito, diarrea. Alvo regolarmente normale. Non ha mai praticato cure speciali, tranne qualche dose di bicarbonato, che non !!li aHebbe prodotto sostanziale beneficio. ~ Ripetutamente interrogato ~ul proprio tenore di vita nelle ore di libertà, esclude di aver mai commesso stravizi di sorta, insistendo anzi sulla regolarità del regime da !u1 osservato. Esa m t: obbiettivo: Soggetto microsplancnico, in discrete condizioni di nutrrz1one e sanguificaziooe. Sistema muscolare ipotonico. Apparato sessuale iperevoluto. Statura m. r, 72; perimetro toracico m. o,86; perimetro addominale superiore m. 0,79; peso kg. 66. Indice somatico del Pignet = 20. Nulla di notevole all'esame fisico e funzionale degli organi endotoracici. Polso ritmico, a ~endenza bradicardica (72 al momento della visita io decubito dorsale, 8o in posizione rrett:t). Riflesso ocufo-cardiaco: negativo. Pressione arteriosa: M x. 125; M n. 65 (Pachon ore antimeridiane). Addome leggermente meteorico, ma ben trattabile, senza punti particolarmente ciolenti. nè difesa muscolare in alcuna zona. Il fondo dello stomaco si percuote un dito sopra l'ombelicale trasversa. Spazio semilunare del Traube :tppena eccedente dai confini normali. Non rumori nè sensazione di guazzamento. Nulla di patologico all'esame dell'intestino, del fegato e della milza. Radiologicamente, in. F.izione ve~ti~le, ~i c.~serva che lo stomaco è medianizzato, con fondo quasi alla b1s1haca. Esso SI nemp1e normalmente. Notasi grande bolla d'aria gastrica, motilità attiva leggermente ridott:~ , OssERVAZIONE


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTROPATIE PROPESSIONALI ECC.

passiva buona. Profilo della grande e piccola curvatura e del fundus normale. Peri-

stalsi normale. Nulla di patologico nella formazione antrale e nel rilievo delle immagini dei vari segmenti duodenali, eccetto un leggero aumento persistente del volume del bulbo. Lo svuotamento è lievemente ritardato. L'esame del succo gastrico, previo piccolo pasto di Ewald ed estrazione con la sonda, non mette in evidenza alcun elemento patologico. Acidità totale = 1,314 °/, 0 • Acido cloridrico libero = 0,730 °/00 • All'esame del sistema nervoso nessuna nota patologica tranne qualche lieve fatto cretistico (fini tremori delle dita a mani protese e dcii.! palpebre socchiuse. riflessi tcndinei piuttosto vivaci, dermografismo rosso pronto, discretamente persistente). L 'esame otorinolaringologico: Reperto normale. Deduzioni diagnosrichf:: Dispepsia a tipo ipoacido in soggetto ipotonico ed •postenico con ptosi gasurica di lieve grado. OssERVAZIONE N. 12. - G. G., di anni 31, da Barberino di Mugello ( Firenze). Motorista. Anamnesi famiNare: Negativa. Non aborti da parte della madre. Anamnesi personale: Nato òa parto eutocico. Non ricorda di aver sofferto alcuna malattia nell'infanzia. Nega lues. Nel 1929 soffrì malaria che curò fino a guarigione. Circa cinque anni or sono fu addetto alla sala prova motori, dove ha prestato sen·izio per quattro anni senza particolari sofferenze. Addetto alle gallerie aerodinamiche, ha incominciato ad avvertire dopo pochi mesi nelle ore del mattino crampi dolorosi all'epigastrio, grande nervosismo dopo le esperienze e qualche volta vomjto. Non sa precisare se i suoi ilisturbi si calmino con l'ingestione di cibi, ma assicura di aver tro,·ato un certo giovamento con l'uso di alcalini e col riposo. Non fumatore, nè bevitore. Esame obbiettivo: Longilineo a tipo ipostenico. Microschelia. Sistema muscolare discretamente trofico, ma ipotonico. Pannicolo adiposo scarso. Sanguificazione buona. Genitali ipoevoluti. Statura m. t,]o; perimetro toracico m. o,84; addome superiore m. 0,74; peso kg. 62; indice somatico del Pignet = 24. Nulla di notevole all'esame clinico degli organi rcspiratorii. Cuore in limiti, I tono leggermente parafonico, IJ leggermente accentuato sulla polmonare. Ritmo alqunnto concitato. Polso ritmico, di frequenza 92 al momento della visita, a pressione diminuita. Pressione arteriosa: Mx. 125, Mn. 65 (Pachon) nelle ore antimeridiane. Riflesso ortostatico e riflesso oculo-cardiaco pos•tivi. L'esame dell'apparato gastro-intestinale offre un reperto assolutamente normale se si esclude lieve ipersensibilità nella regione gastrica alla palpazione profonda. Addome trattabile, senza punti dolenti. Stomaco in limiti fisiologici. Non rumori da guazzamento alla percussione. L'esame radiologico fa notare: riempimento dello stomaco çol comune pas~o opaco in modo normale. Non si notano deformazioni per difetto di riempimento o presenza di immagini riferibili a nicchie. Configurazione, pmfilo e cinesi dello stomaco appaiono normali e così pure per il duodeno. Svuotamento gastrico in tempo pressochè normale. L'esame del succo gastrico non dimostra clementi anormali; acidità totale c cloridrica in limiti fisiologici. All 'esame del sistema nervoso si notano lievi fatti di neuro · t:retismo (fini tremori delle dita a mani protese c delle palpebre socchiuse, accentuazione dei riflessi rotulei, dermografismo rosso pronto e discretamente persistente). All'esame otorinolaringologico nessun rilievo degno di nota. All'esame d!ell'urina abhondanza di fosfati e discreta quantità di ossalato di calcio. Deduzioni diagnostiche: Lieve sindrome neurotica a tipo misto in soggetto ipotonico ed ipostenico.


CONTRlBUTO ALLO STl.ìDIO DELLE GASTROPATIE PROFESSIONALI ECC.

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Come ho già detto, i casi riportati si prestano ad alcune considerazioni: A) Come si vede dalle storie, dei 12 operai esaminati, 8 hanno presentato durante la loro carriera disturbi di stomaco riferibili a form e funzionali, variabili dal punto di vista del tipo, della intensità e della continuità, dimostrandosi particolarmente sensibili alle speciali condizioni lavorative e notando la diminuzione e la scomparsa di ogni disturbo nei periodi di tempo in cui sono rimasti sottratti al lavoro specifico per licenze o interruzioni di altro genere. Ciò induce ad ammettere da parte del lavoro l 'esistenza di lllna influenza perturbatrice sulla normale attività gastrica, influenza che si è .dimostrata più intensa durante la digestione, ma che non si è del tutto eliminata col provvedimento, adottatosi da circa tre anni, di far lavorare gli operai esclusivamente nelle ore antimeridiane e quindi a stomaco digiuno.

B) Se si dovessero pigliare in blocco le sofferenze accusate dai diversi soggetti, queste non potrebbero riportarsi a nessun altro quadro della patologia, !C non a quella forma di gastropatia nervosa, denominata per il passato in milk modi diversi (dispepsia nervosa nel senso di Leube, neurastenia gastrica nc:l senso di Burkart, neurastenia vago-simpatica nel senso di Ewald, dispepsia ncuromotrice nel senso d1 Mattieu ecc.) ed il cui disegno, come diceva giustamente Ewald « non si Lascia mai fissare tJettamente \) appunto per la variabilità dei suoi sintomi. Semo di peso e di pirosi gastrica, senso di costrizione alla sommità epi· gastrica, spasmi dolorosi più o meno irradiantisi ai lombi (come nel soggetto N. 3) rappresentano le sofferenze subbiettive accusate dai diversi soggetti, talvolta a stomaco vuoto, più spesso a diversa distanza dal pasto (2 o 3 ore) indipc.:ndentemcnte dalla qualità e quantità dei cibi ingeriti. Solo raramente, come nei soggetti N. 5, N. 8 e N. 9 è registrato l'influsso benefico degli alcalini . A tali sintomi si aggiungono in qualche soggetto senso di distensione dello stomaco, eruttazioni, scialorrea. Le funzioni intestinali tendono nella massima parte alla sti tichezza, ma con irregolarità saltuarie, senza per altro risultare, da parte di alcuno, diarrea vera e propria. Solo il soggetto N . I ha accennato a sensazione di vertigine. Solo· il soggetto N. 7 ha accennato ad ambascia respiratoria c senso di palpitazione <• che lo ha costretto talvolta ad allontanarsi dal lavoro >>; ma proprio in tale soggetto può escludersi che detti disturbi :siano secondari a disfunzionalità gastrica. Subbiettività dunque variabi lissi ma e, come appare dalle storie, non solo da soggetto a soggetto, ma altresì in ciascun soggetto preso isolatamente, in periodi di tempo diverso e, cosa molto importante, senza alcun rapporto diretto fra l 'anzianità di servizio di -ciaswn operaio e la entità delle sofferenze.

C) Se poi si considera la sintomatologia obbiettiva dei suddetti casi (anomalie dd tono e della peristalsi, della acidità globale e cloridrica, nonchè della sensibi lità gastrica) si nota anzitutto che non sempre esiste un parallelismo fra le sofferenze accusate da ciascun soggetto ed i relativi rilievi


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CONTIUBUTO ALLO HUDJO DELLE GASTROPATIE PROFESSIONALI ECC.

clinici. Anche da tale punto di vista i diversi casi non possono riportarsi ad una torma clinica costante, rifcribile all'unicità della condizione morbigena, ma rappresentano invece la esagerazione di tendenze individuali, sfociate in disordini variabili da individuo ad individuo, caso per caso. Così noi troviamo in quattro casi ipoacidità, senza alcun rilievo importante da parte della motilità attiva e passiva dello stomaco; in tre casi iperacidità di lieve grado, che si accompagna, nel soggetto N. 3, a peristalsi lenta con saltuarie onde vivaci, ma con svuotamento in complesso ritardato, nel soggetto N. r con fenomeni di ordine prevalentemepte spastico e nel soggetto N. 6 a nessun disordine motorio. Viceversa troviamo nel soggetto N. 9 peristalsi vivace e svuotamento decisamente affrettato, con acidità nei limiti del normale. E finalmente trovi::~mo in qualche soggetto nessun disordine motorio o secretivo, per modo che i disturbi risultano unicamente di ordine sensitivo. Del resto questa variabilità individuale e la mancanza di un rapporto costante ad es. fra ipotonia e dispepsia, tra ipercloridria ed ipochilia c dispepsia non può certo meravigliare, quando si pensi alla complessità neuro-funzionale del sistema intra ed extragastrico e si tenga presente che per nessun altro organo forse come per lo stomaco, la esteriorizzazione clinica della morbilità e della forma sintomatologica è legata ad uno stato di equilibrio o squilibrio del sistema stesso ed alla particolare eccitabilità di quelle vie sensitive, che trasmettono ai centri gli stimoli originati nella sfera locale. E' così che la indagine in merito al temperamento costituzionale di ciascun soggetto può più facilmente fornire la spiegazione di molti fatti , che a prima vista sembravano confusi e talvolta perfino contradittori. Ma anche sotto tale aspetto bisogna procedere con cautela, in quanto che, mentre in teoria si parla ancora di nevrosi gastriche vagotoniche e simpaticotoniche, come di due forme nettamente contrapposte, tale distinzione netta non trova pieno riscontro nella osservazione pratica, se non con molte riserve e son note del resto le discussioni in merito alla reale esistenza di una vera e propria sindrom e gastrica ipersimpaticotonica (Ramoud e Carie, Renoir, Renareu) in antitesi con quelle forme a tipo vagale particolarmente studiate dal Roger. Egli è che vagotonia e simpaticotonia nel senso di Eppinger ed H ess vanno oggi sempre più perdendo il carattere nettamente antitetico, a misura che la clinica mette in evidenza una perfetta ::~rmonia funzionale dei due settori neurovegetativi, che in sostanza presiederebbero fun zioni qualitativamente diverse, sicchè, come osserva il Pende, non è giusto parlare ad es. di atonia ed ipertonia gastrica, d'ipercinesia e d'ipocinesia in generale, potendo questi fenomeni interessare solo l'uno o l 'altro dei due grandi segmenti dello stomaco (il serbatoio costituito dal fondo ed il motore costituito dalla pars media e da ll 'antro) e coesistere ad es. ipotonia ed ipocinesi dell 'uno con ipertonia ed ipercinesi dell'altro e viceversa : « cosicchè ne risulta in effetti una distonia ed una discinesia gastrica )) .


CONTRJBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTROPATIE PROFESSIONALI ECC.

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Uno dei fenomeni, che ci !ha particolarmente colpiti nell'esame di que-

sti disfunzionali, è costituito dalla entità del riflesso del cardias al passaggio della sonda e qualche volta ha addirittura impedito lo svuotamento dello stomaco. Ora, come è noto, la motilità del cardias è particolarmente influenzata dal simpatico e quindi la ·coesistenza di tale fenomeno ipertonico con ipersecretività (dominio del vago) sembrerebbe inammissibile, se non si facesse astrazione dal vecchio concetto antitetico della Scuola Viennese in senso totalitario, secondo le più moderne vedute già del resto affermate dal nostro Ciampolini.

D) Per quanto riguarda l'elemento etiologico più direttamente responsabile della produzione dei disordini funzionali già descritti , non credo dubbio che esso sia rappresentato dallo stimolo meccanico delle vibrazioni. In :~ ltra parte della presente nota è stata però fatta una riserva, che qui è il caso di sciogliere: in vero i nostri operai sono soggetti non solo alla molestia vibratoria, bensì al rumore assordante dei motori. Qui non è il caso di ripett re quanto dalla letteratura risulta in merito ali 'influenza dei rumori assordanti sull'organo dell'udito (calderai, motoristi ecc.) ma proprio ad escludere ogni dubbio, in merito alla eventuale possibilità dii una ripercussione secondaria sull'apparato nervoso gastro- intestinale, ho desiderato che i miei operai subissero tutti contemporaneamente l'esame otorinolaringologico ed i relativi già citati referti hanno per l'appunto determinata la convinzione ora espressa, cosa· del resto che trova riscontro nella statistica delle forme professionali da rumore, nelle quali difficilmente trovasi accompagnata una sintomatologia gastrica, quale quella che nei nostri casi passa in prima linea.

E) Se si prescinde da un solo caso (soggetto N. 2) che merita di es.sere discusso a parte, le gastropatie, da noi osservate, si limitano al campo della nevrosi, intesa nel senso lato della parola. In nessuno dei nostri operai, pur J traverso vari anni di lavoro ed a traverso disturbi funzionali talvolta di non lieve entità, si è sistematizzata alcuna forma organica ad es. di tipo gastritico, nemmeno in qualche soggetto atonico e ptosico, che - come gli altri - ha visto dileguare le proprie sofferenze appena allontanato dal lavoro. Ciò invero contrasta evidentemente la pluralità delle forme, di cui è ricca la patologia gastrica di origine professio~ale, specie nei ferrovieri. Certo che il fatto può mettersi ir:t rapporto alla limitazione lavorativa ed alle norme igieniche cui sono sottoposti i nostri operai. Ma se si pensa a quanto ho già detto nella prima parte della presente nota, circa la concomitanza di svariate cause morbigene, cui possono addebitarsi le gastropatie dei ferrovieri e tramvieri, mi pare che le mie constatazioni e principalmente quella relativa alla detta limitazione nel campo nevrotico, suona non altro che una conferma della opinione dei più autorevoli studiosi come il Devoto, secondo la quale le irregolarità di vita, di alimentazione ecc. passano spessissimo in prima linea, nella produzione delle gastropatie e specie delle ga-


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE GASTROPATIE PROFESSIONALI ECC.

striti nel personale viaggiante. E del resto anche le poche osservazioni fatte a proposito degli operai che maneggiano utensili pneumatici (Loriga) hanno messo in evidenza fin'ora la produzione di forme a tipo nevrotico, ma non mai quella di malattie a tipo organico. Del resto come ho già accennato, i casi da me prospettati sono ancora !n numero troppo esiguo per poter autorizzare ad una parola veramente decisiva. Forse le ulteriori osservazioni sullo stesso personale e ricerche speri mentali, che ho già fatto iniziare, potranno fornire elementi atti a preci$are maggiormente il rapporto fra stimolo vibratorio e patologia gastrica. F) E veniamo al caso, che ho riservato per ultimo: quello relativo al soggetto N. 2. Dalla lettura della relativa storia risulta che questi ba presentato l'episodio ulcerativo quasi al centro di una lunga carriera, avendo cominciato a soffrire nel 1922 ed avendo potuto riprendere la sua attività lavorativa suc· cessivamente al r928 dopo l'operazione, per continuarla poi in seguito senza ulteriori disturbi. Questo ultimo fatto rende il caso - a mio modo di vedere - particolarmente interessante. Se infatti è notorio il carattere squisitamente costituzionale deli 'ulcera pcptica e se lo stabilirsi di tale forma presuppone una predisposizione individuale, è altresì indiscutibile che elementi concausali, agendo su di un terreno predisposto, possano favorire lo stabilirsi ùell 'infermità. Ora, tenendo conto della forte proporzione di gastropazienti funzionali fra i nostri operai e di quanto si è osservato in merito al tipo di tali forme funzionali, sembrerebbe logico ammettere, almeno in via di possibilità, che il lavoro specifico del nostro soggetto abbia giocato una parte, non indifferente nel facilitare la estrinsecazione ed il decorso della malattia. Ciò sembrerebbe ancor più ammissibile considerando che l'ulcera, intesa quale trofoneurosi della parete gastrica, si associa sotto tale riguardo e si confonde a tal segno con le nevrosi costituzionali dello stomaco, da rendere impossibile talvolta segnare una netta distinzione di confine fra nevrosi e malattia organica. Da tale punto di vista non farebbe meraviglia che l'unica gastropatia organica verificatasi fra le diverse forme funzionali da me riscontrate, sia costituita proprio da un processo ulceroso. Senonchè - come si è detto - il nostro paziente ha potuto, dopo l'operazione riprendere il suo lavoro ed assoggettarsi per vari anni agli stessi stimoli vibratori (per quanto con certi riguardi) senza risentire più alcun disturbo. Tale constata· zione di fatto porterebbe a negare ogni valore all'elemento concausale precedentemente ammesso, ove però fosse possibile affermare, in modo tassativo, che le condizioni predisponenti all'ulcera, da parte del soggetto stesso, non abbiano subìto modificazioni per effetto dell'intervento operativo. E qui miriferisco principalmente alle mutate condizioni di canalizzazione gastro- intestinale. in rapporto alla elettività topografica dell'ulcera gastrica. Comunque sia, è certo che nei riguardi del nostro soggetto N . 2 non può ammet· tersi, in base alle attuali conoscenze, altra interpretazione dei fatti, se non


CO:-ITIUBVfO ALLO ~TUDIO I>E'LLE GASTROPATIE PROFI5SIONAU ECC.

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quella già riportata per i diversi nevrotici, che cioè lo stimolo in questione, ben !ungi dal rappresentare la causa determinante specifica della malattia, abbia costi tuito un elemento concausale, atto ad esagerare una tendenza precsistente ed a facilitare l'evoluzione di quella formazione patologica, che di detta predisposizione rappresenta una logica conseguenza.

Riepilogando. I pochi casi da me riferiti meritano considerazione unicamente per la

particolarità delle condizioni lavorative dei nostri operai e ciò ai fini di una più esatta valorizzazione dello stimolo meccanico in questione, ancora molto discusso in altri campi lavorativi, dove esso agisce sempre in unione ad altre cause morbigene. E credo altresì che l'argomento meriti particolare considerazione neli'ambiente militare, oggi che la motorizzazione e l'uso di macchine si è fortemente imposto quale mezzo di potenziamento degli eserciti. Per ora le osservazioni fatte autorizzano alle seguenti

Conclusioni. a) Gli operai addetti al funzionamento delle gallerie aerodinamiche presentano, più o meno saltuariamente, ma in una forte percentuale, disturbi di stomaco a tipo neurotico, riferibili etiologicamcnte alle intense vibrazioni trasmesse dai motori all'intera impalcatura, sulla quale essi debbono lavorare. h) Detti disturbi non possono riunirsi in una sindrome unica, a tipo speci fico in rapporto al tremolio delle piattaforme, dimostrandosi invece variabili da soggetto a soggetto in rapporto a condizioni individuali e principalmente alle tendenze del temperamento costituzionale di ciascuno di essi. c) Il suddetto stimolo, anche a traverso molti anni di esercizio professionale, non ha provocato lo stabilirsi di forme organiche di sorta, forse anche in rapporto al frazionamento del lavoro ed alla limitazione di esso alle sole ore antimeridiane. d) Nell'unico caso di ulcera gastrica osservata è molto verosimile che le vibrazioni abbiano favorito lo stabilirsi del processo morboso e l'evoluzione di esso, m a resta escluso in modo abbastanza probativo, che ne possano aver rappresentato la causa prima.

f =".


CONTRmUTO ALLA PRATICA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE AI FINI CIVILI ED A QUELLI MILITARI ILLUSTRAZIONE DI UN NUOVOAPPARECCIDO D.A TRASFUSIONE Prof. EmUlo Forti, Docente di Clinica Ostetrico-Ginecologica nella R. Università di Modena.

Molto è stato scritto sulla trasfusione dd sangue; la letteratura internazionale vastissima che da anni tratta l'argomento dimostra, come in ogni nazione i vari A.A. abbiano cercato di coordinare con progetti l'applicazione trasfusionale sia a scopi civili che a scopi militari. L 'importanza t l'utilità della trasfusione è compresa; i problemi biologici inerenti alla incompatibilità e compatibilità siero sanguigne sono per i contributi di Landsteiner, Lattes ed altri, ai fini pratici risolti; pure si possono considerare risolti i problemi organizzativi inerenti le disponibilità dei donatori. Un punto era rimasto ancora non praticamente e completamente risolto ed era quello della tecnica pratica trasfusiona1e. La trasfusione è richiesta, è ormai diffusa, è entrata quale effettivo sussidio terapeutico nelle cliniche e nei grandi ospedali e nei centri ove, organizzazioni di donatori di sangue, consentono di usufruire dei loro mezzi tecnici ali 'uopo studiati ed offerti. Ma nella pratica clinica, nei luoghi ove non vi è un addestramento costante e confidenziale con la trasfusione, questa, pe-r le difficoltà tecniche che presenta non è applicata che in percentuale limitatissima, limitando evidentemente i grandi benefici ch'essa può apportare. Al I Congresso Internazionale della trasfusione del sangue tenutosi in Roma nel settembre 1935, Palaz1.0 e Tenconi di Buenos Aires, consci

deila necessità di organizzare un servizio trasfusionale che rispondesse alle esigenze civili e militari della loro nazione, comunicarono su di un loro schema di organizzazione basato su quattro punti: 1° Intima collaborazione fra servizi çjvili e militari per la trasfusione in tempo di pace. 2° Obbligatorietà della estrazione sanguigna nella popolazione non combattente. 3• Adottazione necessaria, ampia e pratica di apparecchi e preparazione di medici tra~fusori.

4" Uso su vasta scala di sangue conservato. Come schema di organizzazione può essc:re preso in considerazione, ma noi obbiettiamo che la collaborazione fra servizi civili e militari in tempo di pace non può avvenire che per la catalogazione dei donatori e


CONTRIBUTO ALLA PRATICA RISOLuZIO:-JE DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC.

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che infine per rendere la trasfusione definitivamente attuabile non devono esistere dei medici specializzati così detti trasfusori ma tutti i medici devono essere in grado di compiere questa operazione, e per raggiungere questo scopo non vi è che semplificare la tecnica rendendola il più semplice possibile. Nell'applicazione della trasfusione non si deve ricercare l'operazione complicata nè circuirla d'un certo virtuosismo tecnico; ma cercare unicamente di compiere la trasfusione. Percj L. Oliver che ha trattato anche dell'argomento organizzativo, suggerisce di sviluppare una tecnica adatta per conservare il sangue. La scuola russa rappresentata da S. S. }udine, Schamof, Bielenkj, Irger che con una ricca messe di studi ed esperienze illuminarono sul valore trasfusionale del sangue di cadaverè o conservato con soluzioni stabilizzanti, vedono la risoluzione del problema trasfusionale ad uso civile e degli eserciti, nelle riserve di sangue. Il Dreifuss ha rilevato che il sangue conservato, rapidamente perùe le sue proprietà biologiche, rilevabili anche in vitro con una rapida diminuzione dei globuli bianchi e delle piastrine. Ciò può avvenire ad esempio con la soluzione stabilizzatricc di citrato di sodio che agisce precipitando i calcio-ioni del sangue. Hesse di Leningrado pur condividendo il concetto dd Dreifuss, che il sangue conservato è biologicamente inferiore a quello fresco, afferma che il suo uso è molto utile e che la sua azinne non è inferiore a quelle del sangue fresco. Riscontra egli nel sangue conservato con varie sostanze (ci trato di sodio al 40 % - soluzione di Mosca I.P.K. etc) alcune cause per cui il sangue si rende inutilizzabile, cause imputabili all'emolisi (56 %), ali 'inquinamento (27 %), alla formazione di coaguli (12,7 %) ed in questo caso il sangue prima della trasfusione va filtrato. Noi pensiamo che questo maneggio non solo non sia pratico ma alteri non poco gli eritrociti già resi !abili. Hesse rileva infine, che il sangue conservato, che ritiene trasfondibile per 28-30 giorni, può presentare dei fenomeni di emolisi latente dopo il decimo giorno, o delle alterazioni per sovrariscaldamento prima dell'uso. Comunque egli afferma che l 'esperienza di molte centinaia di trasfusioni eseguite in Russia con sangue conservato, consente la sua applicazione che si è dimostrata rispondente agli scopi. Martelli riferisce che in Francia 1l col. Piiod ha iniziato l'organizzazione n eli'esercito francese delle prime stazioni per la trasfusione di sangue conservato (Bttll. de l'Union Fédérale des Médecins de Réserve, r936). Da quanto siamo venuti acl esporre risulta che l'orientamento dei vari A.A. tende alla ricerca ed al perfezionamento di un mezzo che permetta il prelievo e la conservazione del sangue per un determinato tempo. E' da porsi qui la solita domanda. Si deve trasfondere sangue puro o sangue stabilizzato ?


148 CO"'TP 113l·TO ALLi\ PRATICA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC. E' questo un settore del complesso problema trasfusionale che va esaminato dal lato scienrifico e biologico e dal lato pratico. Non vi è dubbio che il sangue fresco, integro e ricco di ogni suo elemento, soddisfa scientificamente e biologicamente ed è quindi, ove è applicabile, da prderirsi al sangue stabilizzato e conservato. Ma ai fini civili dei grandi centri, a quelli ancor più dei piccoli centri ed ai fini militari in cui la trasfusione dd sangue può venire richiesta in gran massa, la trasfusione di sangue puro è pressocchè inattuabile. La densa schiera dei sostenitori della trasfusione di sangue puro, alza la sua voce contro i fautori della trasfusione di sangue conservato e sono appunto questi ultimi che vedono, nelle difficoltà dell'applicazione pratica della trasfusione l'elemento principe, che pone in un grado di inferiorità pratica la trasfusione di sangue puro e la sua diffusione. Questa, come già dissi, è prcferibile, è attuabile ed attuata mercè tre elementi essenziali: I • la perfetta tecnica trasfusoria ; 2° l'uso di apparecchi particolarmente complicati e di alto costo; 3° la presenza del donatore; elementi questi sempre presenti in ambienti clinici, ove l'e'sperienza dei sanitari e l'adottazione del necessario strumentario consente la eclettica applicazione trasfusionale. Ma la trasfusione non deve essere intervento riservato agli ambienti ospedalieri, essa deve essere applicata anche fuori dell'istituto, nell'ospedaletto di provincia, nel paese isolato, nella casa privata. Abbiamo appreso dalla completa relazione di Dogliotti come la trasfusione abbia ormai le più ampie indicazioni; òallc malattie del sangue alle malattie chirurgiche, dalle malattie infettive a quelle del ricambio, dalle malattie endocrine a quelle ostetriche, dalle malattie professionali a quelle che compendiano i grandi traumi . Non vi (: più campo della patologia eh~ non richieda, in particolari casi, il sussidio della donazione sanguigna; e queste medesime forme curabili con la trasfusione nei più grandi attrezzati istituti clinici, devono avere il medesimo trattamento terapeutico, che la scienza ufficiale ha ormai sancito, anche nei piccoli ospedali od in qualsiasi altro luogo. E' appunto in questi minori ospedali, nelle condotte, nella pratica privata, nei posti avanzati di una nazione in guerra, nei centri abitati e colpiti da calamità quali possono essere i terremoti, le epidemie, le lesioni da tossici per incursioni aeree, sulle navi da trasporto e sulle navi ospedale che la trasfusione diretta di sangue puro è per le ragioni già ricordate, inattuahile; ed in queste evenienze, che dalla trasfusione trarranno grande aiu to~ è la trasfusione di sangue stabilizzato che troverà la sua precisa assoluta applicazione. La trasfusione quindi deve essere resa di pratica attuazione.


CONTRIBUTO ALLA PRATICA RISOLUZI(J~E DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC.

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Noi non possiamo allontanare il nostro pensiero dali 'applicazione che la donazione sangugna può trovare negli eserciti e nc::i grandi centri popolosi in tempo di guerra; in questa contingenza il problema della risoluzione pratica e della semplificazione del metodo trasfusorio, diventa assillante. Alle indicazioni mediche della trasfusione in tempo di pace, in tempo di guerra, due ne vanno aggiunte che si possono considerare specifiche del momento: - le grandi emorragie da traumi e da ferite sui campi di battaglia; - le lesioni da gas tossici sia nella truppa operante che nella popolazione civile. O gni esercito ha cercato ed ha, si può affermare, una organizzazione trasfusionale propria. Dalla limpida relazione del ten. colonnello medico prof. De Bernardinis al suddetto Congresso internazionale, conosciamo lo studio e l'organizzazione fatta per mettere la Sanità militare italiana nelle condizioni di usufruire della trasfusione. Il Ritter, in una ampia sua relazione sulla organizzazione trasfus.ionalc negli eserciti, studia le indicazioni, i momenti urgenti in cui è necessaria la trasfusione stessa (emorragie-schocks traumatici), i luoghi in cui la trasfusione può essere praticata (posti di primo soccorso · sezioni di sanità dietro la prima linea), i metodi con cui può venire sostituita la massa di sangue perduto (donatori, liquidi sostitutivi, l>angue conservato, sangue di cadavere), gli appa· recchi e l'assegnazione del materiale. I donatori non mancano. E' S•jlo necessario renderli rintracciabili, selezionarli e tenerli in carico. Fra le popolazioni civili le organizzazioni dei donatori di sangue (Italia, Francia, Inghilterra, Olanda, Giappone, Belgio etc.) sono le fornitrici dei donatori di gruppo selezionato. Negli eserciti vi è la tendenza di selezionare fra i soldati dei donatori di gruppo universale (O) e di adibirli in falangi numericamente varianti alle bisogna di ogni divisione. E' qui che affiora il problema dell'uso del sangue comervato e del metodo di conservazione. Mai da noi si potrà usare sangue di cadavere, sia perchè il nostro sentimento rifugge dal ricorrere ad una simile utilizzazione, e poi perchè leggi sanitarie ci impediscono di toccare i cadaveri prima di un dato numero di ore. Ricorreremo quindi al sangue estratto dai donatori, e dato che conservare il sangue ed usufruire di esso nelle grandi quantità che potrà essere richiesto per le indicazioni sopraccennate, vorrà dire avere superato un punto cruciale dell'applicazione della trasfusione, noi ci orienteremo verso la stahilizzazione sanguigna. Da noi in Italia, a questo problema è stato apportato un contributo di alto valore scientifico e di immenso valore pratico. 3 - Giornoil<" di nl<"dicitla 111ilitt1re.


150 CONTRIBt:TO ALLA PRATICA RI SOI.UZIO:-.:E I)J:.L PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC.

Per essere stato fra gli elementi direttivi, dalla sua fondazione, della Organizzazione donatori di sangue italiana e per la mia attività chirurgica, ho sempre appassionatamente seguito i problemi inerenti alla trasfusione del sangue e precipuamente quelli legati alla pratica applicazione. Sono convinto fautore della grande portata benefica della donazione sanguigna, delle sue indicazioni e dei suoi successi, ma ho potuto anche convincermi come le sue difficoltà tecniche, inerenti alla ricerca del gruppo, all'uso dell'istrumentario, alle anomale condizioni dei vasi venosi che si possono rilevare nei riceventi (deviazione, malformazione, ipotensione), ed il timore dei possibili incidenti postrtrasfusionali, inibisse fra i medici il desiderio manifestato e la volontà di adottare la trasfusione. Si preferisce talora la somministrazione di liquidi sostitutivi quale la soluzione fisiologica ; la fleboclisi è facile, non richiede ricerche, non richiede apparecchi. Ma alla luce dell 'odiema terapia, la fl eboclisi è indicata quale momentaneo compenso dello squilibrio idraulico circolatorio, in caso di grande perdita della massa sanguigna, ed in attesa che si possa trasfondere sangue. Ecco perchè ho indirizzato i miei studi e le mie esperienze nel settore pratico della trasfusione ricercando un mezzo atto: - a stabilizzare il sangue umano in modo ch'esso non perda le sue essenziali caratteristiche dei sangue fresco; - a rendere il più semplice possibile la tecnica trasfusoria; - a porre a disposizione di ogni medico, anche privo di m ezzi tecmci la possibilità di fare la trasfusione, semplicemente, garantendolo di poterla eseguire; - a porre a disposizione di grandi comunità quali, le formazioni sanitarie d 'esercito, gli aglomeramenti dei campi di concentramento, i centri densi di popolazione civile, gli enti assistenziali sanitari con caratteri d'urgenza guaii, la Croce Rossa, i pronti soccorsi, gli ospedali grandi e piccoli; i mezzi tecnici resi applicabili per praticare la trasfusione. Con mie ricerche risalenti all'inizio del 1935 c comunicate al l Congresso Internazionale della trasfusione del sangue, ero riuscito a stabilire l 'azione anticoagulante d'una sostanza che venne poi studiata e preparata dal prof. Pieroni dell'Università di Parma. E' appunto in collaborazione con lui e con altri eminenti studiosi che si svolsero nuove e fruttuose ricerche. Chimicamente la sostanza potè essere definita un Poliacetilendiossisulfonato sodico ottenuto d'a una Resi na (Pieroni), che sperimentalmente venne chiamata « P >> e la di cui soluzione ad uso trasfusionale porta ora il nome di cc Transfusol >>. Le mie esperienze e quelle di Margaria, vt·nnero :1 stabilire attraverso i relativi tempi di coagulazione, le dosi necessarie per mantenere incoagulata definitivamente una data quantità di sangue in vitro ed in vivo. Vennero


CONTRI!lUTO ALLA PRI\TICA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC. 151

pure stabilite le dosi tossiche pro chilo d 'animale da esperimento (coniglio 5 ctg. pro kg., cane 7 ctg. pro kg.). Con esami istologici sul rene e sul fegato degli animali sacrificati, dopo trattamento con dosi massive e ripetute di cc P », dimostrai l'assoluta tollerabilità del prodotto da parte dell'organismo e misi pure in evidenza (dimostrazione microfotografica) come il cc P >> rispettasse ancora dopo un determinato numero di giorni la morfologia dell 'eritrocita mentre, quello di controllo, trattato con altro anticoagulante apparve alterato e spinoso. Il Margaria venne inoltre a stabilire il meccanismo d 'azione del « P », potendo affermare, dai risutati delle sue esperienze, che il « P » non è capace di denaturare permanentemente il fibrinogeno del sangue e che quindi il suo meccanismo d 'azione consiste nel rendere inattiva la trombina. Il cc P » quindi risulta essere una antitrombina. Il Lattes studiò pure il cc P >1 dimostrando che : - la riducibilità dell 'ossiemoglobina del sangue non risulta modificata dali 'aggiunta di « P »; - il globulo rosso trattato con « P » mantiene invariata la sua capacità di cedere e riprendere l'ossigeno anche dopo 15 giorni; - l'emolisi spontanea si .svolge assai lentamente e praticamente inizia dopo il 7-8° giorno e viene alla conclusione, che il sangue trattato con « P » conservato in frigorifero a circa 6-8•, si mantiene in ottime condizioni certamente adatte all'uso clinico-terapeutico per un periodo di una settimana. Il Margaria confermando questi risultati ed istituendo ricerche sulla resistenza globulare dell'eritrocita trattato con « P », conclude che la stessa è superiore per il globulo rosso trattato con « P » che non per quello sotto l'azione di altri stabilizzatori. Sperimentalmente egli ha trasfuso in animali sangue conservato dopo I O giorni con esito perfetto. Il valore del Transfusol, quale stabilizzatore sanguigno ai fini della trasfusione estemporanea ed a quella della conservazione del sangue appare quindi veramente vantaggiosa. Essendo esso infatti una antitrombina, non altera, ptr mantenere fluido il sangue, la sua compagine bi~chimica, non fa precipitare i calcio-ioni del sangue come il citrato di sodio (S:1bbatani), non abbisogna di notevole quantità come l'arsenobenzolo (15 ctg. per ogni 100 c. c. di sangue) o di grande quantità come la sol. glucosata che porta il sangue da trasfondere ad una diluizione elevatissima. La soluzione di citrato sodico inoltre, a prescindere dagli eventuali denunciati incovenienti descritti dai vari A. A., non può essere conservata, essa va in contro a facili alterazioni per cui il suo uso è legato alla sua recentissima preparazione. La soluzione di cc P » (Transf~sol) va aggiunta al sangue da trasfondere in minima quantità (5 c.c. ogni roo c.c. di sangue) è inalterabile, atossica e sempre pronta in fiale per l'uso.


152 CONTR!fll•TO ALLA PRATICA RISOLUZJO:-.:E DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC.

Dopo gli esperimenti di laboratorio sono passato, per prim o, all'applicazione clinica sull'uomo, cd ho praticate di già, oltre 50 trasfusioni prive di ogni incidente. Venticinque di queste furono oggetto di una mia pubblicazione, e vennero eseguite per varie indicazioni mediche, pre-operatorie, post-operatorie, inf<>ttive, ostetriche. Attraverso queste esperienze mi potei convincere della superiorità assoluta di questo metodo in confronto agli altri e sopratutto potei constatare come il sangue trattato con questo stabilizzatore avesse e conservasse tutti i caratteri della sua integrità biologica e biochimica. Nessuna alterazione a carico degli organi emuntori venne rilevata nei riceventi, nemmeno in quelli in cui la trasfusione venne ripetuta due ed anche tre volte a distanza di poch i giorni. Praticai trasfusioni di sangue conservato 2-3-4-6-7 giorni . Appartiene alla mia casistica la trasfusione fatta a Napoli il 29 luglio '36 con sangue prelevato a Milano e colà trasportato. Con q uesto metodo, che consente il prdievo, la trasfusione estemporanea e la conservazione del ~angue senza che questo vada incontro ad alterazioni ripercuotibili dannosamente sul ricevente, vengono superati i m aggiori ostacoli che si erigevano, fastidiosamente insistenti, proibendo la diffusione della trasfusione. E' ora possibile invece la sua pratica applicazione in qualsiasi luogo, non vi è tema che il sangue prelevato coaguli, il metodo consente al trasfusore tutto il tempo possibile per i suoi preparativi e per gli esami che crederà opportuno istituire, permette una tranquilla ricerca della vena del ricevente e la sua eventuale preparazione e consente pure una tranquilla e sicura immissione dd sangue nel circolo dell'ammalato. E' possibile anche il prelievo di sangue da un donatore controllato appartenente ad un centro trasfusionale ed il trasporto o l'invio del sangue stesso in un luogo anche lontano. Per i piccoli lontani centri il problema è così risolto. Il sangue trasportato perviene integro ed è sufficiente riscaldarlo a bagno maria a 37,5"-38" nella stessa buretta ove è stato raccolto, per essere atto ali ' uso. Potrà essere ora consentita anche alle cliniche la raccolta e la conservazione in frigorifero a temp. variante fra i 4" ed i 6•, in matraci da 400-500 c.c. del sangue per il loro uso interno. Ugualmente potranno fare i centri trasfusionali e questa raccolta e conservazione di sangue pronto per essere trasfuso, senza ricorrere a manipolazioni o filtrazioni come sono obbligati a fare i russi, coscienti che il globulo rosso che si trasfonde ha la sua capacità respiratoria integra ed attiva, il che significa che il sangue pur conservato è vivo, rappresenta avere constantemente a portata di mano la possibilità deOa trasfusione, apportatrice ovunque dci suoi sanciti valori terapcutici ed umanitari.


CO:-.ITRIBUTO ALLA PRATICA RISOLUZIONE DEL PROBLEM t\ TRASFUSIONALE ECC.

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I 53

Risolto il problema della conservazione del sangue nei lim iti fisiologici, che per lo studio degli A. A. italiani, assurge ad importante contributo in questo ramo di scienza, mi sono preoccupato di semplificare la tecnica della trasfusione per portare questa alle possibilità di tutti. Ho studiato a questo fine un apparecchio che limita l'intervento trasfusionale alla tecnica semplice di una iniezione endovenosa.

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L'apparecchio, costitUito di parti semplici e sostituibili, è sterilizzabile con l' ebo!lizione. Il suo costo è limitatissimo. Esso serve per la raccolta c conservaziOne del sangue e contemporaneamente alla trasfusione, estemporanea ed a distanza. Passo alla sua descrizione: l'apparecchio completo (vedi fig. 1) consta di:


154 CONTRIBL·TO ALLA PRATICA RISOJ. UZ IONE DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC. 1 " una bevuta in vetro di Jena graduato a 400 c.c.; 2°

peso metaltico forato (a~piratore) bordato di un cerchietto di

gomma ; 3• tubo di gomma lungo 30-35 cm. che congi unge il peso metallico al rubinetto a due vie ; 4• rubinetto metall ico a due vte;

Fig. 2.

5• siringa vetro 20 cc., a beccuccio eccentrico con ago adatto per tmeZlOne endovenosa. 6" coperchio metallico copn bevuta;


CONTRIBUTO ALLA PRATICA RISOLUZION E DEL PROBLEMA TRASFU$10NALE ECC.

155

Quali accessori ha : 1° un tubo gomma con ago per estrazione (7); 2 " un tappo gomma (per tappare la bevuta qualora il sangue raccolto si conservasse); 3" cerotto adesivo, cotone, fialette di tintura di odio, laccio emostatico.

Fig. 3· Per praticare la trasfusione si procede secondo i seguenti 4 tempi: ~tcriliz7.ato con l'ebo1Ji7.ione tutte le parti dell'apparecchio, si lascia scolare la bevuta tn modo che si eliminino i residui d'acqua ch'essa potrebbe contenere. Quindi il: 1" TEMPO: consiste nell'immcuere nella bevuta la soluzione di Tr:1nsfusol, dalla fiala graduata, in ragione di 5 c.c. di anticoagulante per roo c.c. di sangue da raccogliere ('·eùi lig. 1).


156 CONTRiBUTO ALLA PRATICA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC. consiste nell'estrarre il sangue dal braccio del donatore facendo sì che il sangue cada direttamente (secondo la fig. 3) nella bevuta, usando l'avvertenza di dare a questa, durante la raccolta del sangue, dei movimenti oscillatori onde bene avvenga l'omogeneizzazione fra sangue e soiuzione stabilizzatrice. Se il sangue raccolto deve essere conservato per qualche ora, basta tappare, con il tappo apposito di gomma, la bevuta, e tenerla pure a temperatura ambiente; se invece la conservazione deve avvenire oer giorni la bevuta va tenuta in frigorifero a 2" TEMPO:

+ 4" - + 6".

Fig. 4· 3" TEMI'O: consiste nel preparare l 'apparecchio per la trasfusione. Si immette nella bevuta contenente il sangue raccolto il pesin& metallico attacc:Jto al tubo di gomma (ii tutto s'intend-: sterilizzato) in moclo che il pesino vada ad appog . giarsi sul fondo della bevuta stessa. Si innesta il capo distale del tubo al rubinetto a due vie al quale pure s'innesta la siringa e l'ago da endovena. Si applica il copn-he,.uta in met:~llo. Si aspira nella siringa orientando il manubrio del rubinetto verso il tubo di gomma, l'aria contenuta nel tubo stesso, aria che si farà uscire, ed un po' di sangue (vedi fig. 4). 4° YEMJ•O: consiste nel praticare la trasfusione.

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CONTRIBUTO ALLA PRATJCA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC.

157

Disposto. il braccio del ricevente secondo la fig. 5, ed applicato il laccio emostatico a monte, previa disinfezione della regione, si innesta l'ago montato sulla s.iringa. odia vena prescelta. Onde garantirsi di essere nel lume della vena stessa, si odenta il manubrio del rubinetto verso il braccio del ricevente, indi si aspira qualche goccia di sangue, fatto questo, si orienta nuovamente il piccolo manubrio verso il tubo, si aspira nella sirjnga il sangue, che verrà, riorientando il manubrio verso il ricevente, immesso nella vena. E così di seguito fino ad esaurimento del sangue (vedi fig. s).

Fig. 5·

Cosl agendo, la trasfusione diventa operazione semplice, 'docc, pulita. Non si perdt. una goccia di sangue nè nel prelievo nè nel l'immissione pcrchè non occorre innestare preventivamente nella vena J'ago, come necessita fare, usando ad esempio la siringa dello Jubé o l' Atrombhit, o l'apparecchio di Be-eh o quello di Tzanck. Finita la trasfusione risulta quasi superflua la solita medicatura compressiva del braccio. Il problema pratico trasfusionale appare così risolto, risolto scientificamente pcrchè è stato possibile per gli studi e le ricerche di Forti e Pieroni, e successivamente per quelle di Margaria e Lattes, ricercare e preparare una sostanza capace di stabilizzare d sangue e di non denaturarlo delle l>ue proprietà biologiche, conservandolo integro ed atto all'uso terapeutico per un tempo> che se non è illimitato, è pur sufficiente ai fini pratici cui si tende.


158 CONTRIBUTO ALLA PRATICA RISOLUZIONF DEL PROBLEMA TRASFUSIONALE ECC.

La risoluzione scientifica del problema ha portato quale logico corollario la risoluzione di quello pratico, che è infine, quello che interessa la grande massa dei medici e le organizzazioni sanitarie civili e militari.

L'apparecchio illustrato, opportunamente studiato, è d'una semplicità quasi ingenua, ma appunto per questa sua dote che non richiede particolari accorgimenti nè di sterilizzazione, nè di preparazione, nè di uso, lo rende atto a rispondere allo scopo nel modo più completo, in ogni dove e per ogni bisogna, per cui la trasfusione venga richiesta. E nei luoghi ove questa assurga a contributo d'urgenza, la semplice nuova tecnica la renderà presente, ove prima l'attuarla, rimaneva spesso per superiori contingenze, amara illusione.

••• Trattato l'argomento della conservazione del sangue è facile conside-

rare quale grande importanza possa avere il servizio trasfusionale negli eserciti in campo. Può non essere agevole rendere in cifre le possibili necessità trasfusionali di un esercito come l'italiano. Ma. calcolando la massa di 1 milione e soo.ooo fra morti e feriti avuti nella grande guerra, si potrebbe pensare che almeno il 10 % <li questi avrebbero avuto vantaggio dalla trasfusione; forse molte vite si sarebbero salvate ! Si sarebbero allora praticate complessivamente 150.000 trasfusioni, per le quali sarebbero abbisognati almeno 40-50 mila donatori. Non è questa una cifra astronomica e nemmeno impossibile a raggiungere, ed un esercito, come il nostro, di 8 milioni di uomini deve appunto poter disporre di un piccolo esercito di 5o.ooo donatori. Rimanendo, ben inteso, riservata alle competenti Autorità militari la risoluzione di tutti i problemi organizzativi <:he possono riferirsi ai bisogni delle Forze Armate in pace e in guerra, ci sembra opportuno tracciare a grandi linee uno schema di organizzazione trasfusionale civile. Nei grandi centri civili si dovrà organizzare un'assistenza trasfusionale. E' ancora difficile calcolare le necessità, potendo queste essere limitate o presentarsi improvvise ed immani come, ad esempio, dopo incursioni aeree e bombardamenti. Comunque sia, all'evenienza grave, un centro cittadino importante deve essere preparato e deve provvedere ai donatori, alla raccolta del sangue ed alla sua distribuzione. I donatori possono essere reclutati fra i : volontari della Associnione Nazionale Datori del Sangue; fra i cittadini ali 'uopo mobilitati. Necessita la costituzione di un Centro estrattivo che potrà avere sede ncll'istitlllto de li 'organizzazione trasfusionale della città e che dovrà disporre


CONTRIBUTO ALLA PRATICA RISOLUZIONE DEL PROBLEMA TRASFUS IONALE ECC.

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di una stanza frigorifera capace di qualche centinaio di recipienti raccoglitori (bevute da 4 00 cc.) e di un autocla\-·e per la sterilizzazione delle stesse. n Centro provvederà a chiamare per il prelievo i catalogati del gruppo universale ch'egli ha in carico, ed i donatori universali mobilitati fra la popolazione civile. Credo sarà utile ed opportuno limitare la conservazione e quindi il rifornimento esclusivamente del gruppo sanguigno universale, inquantochè prevalentemente questo verrà richiesto ed usato. Fra una popolazione civile di un centro di un milione di abitanti, come potrebbe essere Milano, pur calcolando che circa la metà della popolazione, in caso di guerra, sarà decentrata, non sarà difficile reclutare dai 15 ai 20.000 donatori . Rappresentano essi una riserva di ro.ooo litri di sangue. Sempre dal Centro estrattivo i vari ospedali cittadini, provinciali, sussidiari ed i posti di assistenza, dovranno prelevare il quantitativo di sangue in dosi fisse di 400 cc. (in apposite bevute pronte per l'uso) di cui crederanno di avere bisogno. Ad evitare che una forte quantità di sangue estratto per la conservazione, venga alterato od inutilizzato, si dovrà predisporre affinchè, in tempo di guerra e mobilitazione, gli ospedali richiedano per l'uso quotidiano sangue conservato. Si avrà così il consumo, la rotazione dei volontari per il prelievo, ed il rifornimento recente. Nel caso poi che un certo numero di dosi rimanessero inutilizzate, si potrà usare di questo sangue il siero, che trova ampia applicazione nel campo medico chirurgico. E veniamo alle cifre. Calcolo che città di un milione di abitanti, quali potrebbero essere Roma, Milano, Napoli, necessitino in caso di guerra, di una riserva, per l'uso improvviso, di almeno 1000-1200 litri di sangue, valevole per 3'4 mila trasfusioni. L a raccolta di questo qu.antitativo richiede il prelievo da 2-3 mila donatori il che non è affatto impossibile ottenere. Riassumendo per i grandi centri urbani ci si dovrà valere : per ~a raccolta dei donatori, dell' Ass. organizzata e della popolazione civile; di un Centro estrattivo, dotato di autoclave e stanza frigorifera, che provvederà alla raccolta del sangue ed alla sua conservazione. La conservazione sarà limitata al gruppo O. Dal Centro E, verranno riforniti gli ospedali della citd e della provincia nonchè gli altri enti di assistenza. La dotazione rli materiale è limitata ad un'autoclave, ad una stanza frigorifera, a xo.ooo bevute in vetro graduate di tipo unico atte alla raccolta ed alla conservazione del sangue nonchè alla trasfusione, alla soluzione stabilizzatrice e ad un camioncino per il trasporto ed il ritiro delle bevute stesse.


160 CONTJ!!Bt."TO ALLA PRATICA RISOLU%10NE DEL PROBLEMA TRASFUS!ONALE ECC.

Personale necessario: medici dirigenti, medici assistenti, in ferm iere alla sterilizzatrice, tecnico al frigorifero, persone alla pulizia delle bevute di ritorno, persona per iJ magazzino e per il trasporto. RIA~SUNTO. L 'A. trotta di ciò che è ~tato detto e scritte dai vari AA. sulle possi· bilità trasfusionali nei grandi cemri ci\'ili e negli eserciti. Discute e riporta le idee altrui sull'uso di sangue consC"rvato e suii:J sua possibi le ::epplicazione su vasta scala. Dimostra come la trasfusione di sangue puro negli eserciti e fuori dai centri clinici attrezzati non risponda praticamente agli usi richiesti. Riferisce sulle esperienze conclusive fatte in Italia sul Transfusol, col quale pmdotto, si ottiene b st::bilizzazione del sanfrue che conserva le sue J•roprierà biologiche integre ~ia per la trasfusione estemporanea che per quella a distanza con sangue conservato per molti giorni. Illustra un nuovo apparecchio da trasfusione :.empllce c pratico la Ji cui applicazione unitamente ::ti Tr:msfusol risoh·e tecnicamente il problema della transfusione. Riporta uno schema di organizzazione per la tr:tsfusione di sangue consen· :~to ad uso delle popolazioni civili in tempo di guerra.

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UN SAGGIO DELLA PATOLOGIA OCULARE DELLA TRIPOLITANIA Prof. Savttio CaltndoU, generale medico.

Un nuovo vasto campo di studi e di osservazioni si è aperto per i medici italiani e per la medicina coloniale con la conquista dell'Impero Etiopico. Gli illustri nostri cultori di malattie tropicali, con a capo il Senatore Prof. Castellani, e l'odierno attrezzamento ed ordinamento della Clinica per malattie tropicali, diretta da questo insigne Maestro, nonchè l'opera delristituto Coloniale Fascista e della Società Italiana di Medicina Coloniale Jan no affidamento che l' Italia si appresta, con rinnovato fervore, ad altre conquiste in questo campo. Nelle belle conferenze testè tenute nella Clinica Oftalmica di Roma dal maggiore prof. Sarnelli, cultore di patologia oculare coloniale, è stato affermato il concetto che l'oculistica nelle nostre colonie merita di essere considerata sotto un suo proprio aspetto di specificità. Questo concetto ebbi a guida quando, dopo lunga esperienza precedentemente acquistata in un buon periodo di fervido lavoro in Eritrea, andai a dirigere in Tripolitania il servizio oftalmico militare ed ebbi anche la fortuna di tenere in Tripoli per più di tre anni, oltre ad un reparto oftalmico ospedaliero, un ambulatorio oftalmico, al quale accorrevano in gran numero sopratutto gli indigeni (solo :tll'ambulatorio 77245 visite; 5842 ammalati nuovi). E comechè gli arabi, per loro natura nomadi, dai diversi paesi clelia Tripolitania affluiscono verso Tripoli e viceversa, mi parve lo

studio di questa massa di ammalati, avvalendomi della larga esperienza acquisita, atto a trarne un saggio di patologia oculare di quella colonia, clhc rendt?sse un particolareggiato quadro dell'aspetto e della frequenza in essa delle m a lattie oculari. Nell'odierno nuovo fervore per tali studi, ritengo opportuno tracciare qui i dati essenziali di questo mio studio.

Malattie della congiuntiva. TRACOMA. - Come in tutto il Nord-Africa, terra classica del tracoma, è questa la malattia oculare di gran lunga più frequente ed importante in Tripolitania. La sua frequenza rispetto al totale di ammalati di occhi ri sulta

di ci rca il 62 ·~·.. La percentuale è un po' più elevata negli arabi anzichè negl i ebrei e nei primi si constatano più numerose le complicanze del la malattia. In tre anni di ambulatorio visitai 3381 ammalati nuovi di tracoma (funzionava a T ripoli un altro ambulatorio oftalmico egual mente affollato):


162

l lN SAGGIO DELLA PATOLOGIA OCULARE DE!.Lt\ TPIPOLITANIA

questa cifra, messa in rapporto alla popolazione della città, dà il concetto di quanto sia diffuso il tracoma in quella regione, pur essendo sicuramente inferiore di quello che è in Egitto (9o % della popolazione) e forse anch~ di quello di Algeri e del Marocco. · Tutti i dati riguardanti la insufficiente igiene nelle condizioni di miseria di quella popolazione (abitazioni e nutrimento improprì, scarsezza di acqua ecc.); le condizioni climatiche e quelle atmosferiche, i'abbondanza di mosche ecc. unitamente allo stato costituzionale predominante (tipo linfatico torpido misto con particolari stigmate morfologiche, dinamico-umorali e psichiche, con frequenti forme di diatesi essudativa) costituiscono elementi che predispongono al contagio e lo facilitano. La vita nomade concorre alla diffusione della malattia. Ma ha particolare importanza per ia diffusione del tracoma in Tripolitania la congiuntivite di Koch-Weeks; questa infezione purulenta acuta assume anzi un valore duplice in rapporto al tracoma: da un lato rappresenta col secreto un mezzo per veicolare il contagio; dall'altro lato viene a creare in chi si contagia uno stato di più facile vulnerabilità e quindi di maggiore ricettività rispetto al tracoma. Generalmente gli indigeni si accorgono di essere ammalati solo quando assiem<": alle complicanze corneali cominciano i disturbi visivi; anche quando il paziente porta la malattia da assai lungo tempo e si sono manifestate gravi complicanze, egli tollera bene il suo stato, ciò che in parte è dovuto alla apatia insita nella sua natura, ma in parte si deve certamente al fatto dell'eccezionale lentezza nel decorso dell'affezione. In rapporto ai sintomi obbiettivi, ho distinto le forme cliniche del tracoma della Tripolitania in due grandi gruppi: 1• forma. All'inizio granulazioni piccole, giallette, piatte, sparse sulla congiuntiva tarsale superiore o più spesso nel cui di sacco, rasente il margine superiore del tarso: iperemia; tenui papi ile. Lento moltiplicarsi dci granuli e delle papille. Rare intermittenzc, rarissimi miglioramenti spontanei del morbo si alternano con lunghi periodi a progresso poco sensibile. Così, man mano, granuli e papille si estendono a nuovi tratti della mucosa, finchè hanno luogo i primi indizi della fase regrcssiva, che anche essa evolve con straordinaria lentezza: sottili strie cicatriziali, via via costituiscono un fine reticolo. Anche in soggetti che portano il tracoma da molti anni, si vedono spesse volte solo scarse e sottili strie biancastre, ordinariamente assieme a zone iperemiche con ipertrofia moderata delle papillc. La malattia, con questo subdolo decorso, suoi durare quanto è lunga la vita, cosicchè col tempo, la palpebra superiore sopratutto assume l'aspetto di una tavolozza da pittore, che fa notare irregolarmente intrecciate le diverse fasi di sviluppo della mal attia. Estendendosi le cicatrici, la palpebra si va in pari tempo incurvando e raccorciando. In tanti casi le granulazioni si riscontrano anche nel fornice e nella tarsale inferiori ; d'ordinario però le alterazioni del tarso


U:-.1 SAGGIO DELLA PATOLOGIA OCULAR E DELLA TRIPO LITAN !A

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inferiore si cominciano a manifestare solo dopo che quella superiore ha già subito profonde modificazioni. I~ un gran numero di casi gli stati sovraccennati con cicatrici tenui non rappresentano la fase finale dell'affezione; col succedersi infatti di una serie di efflorescenze di granuli, il tessuto sottoepiteliare diventa la sede di una infiltraziOne linfoide sempre più accentuata; le alterazioni cicatriziali si fanno sempre più profonde; quindi ancora partecipazione del tarso al processo. scomparsa del seno superiore con raggrinzamento ed atrofia del tarso stesso. Soventi si accompagnano gravi complicanze; ma la maggior parte dei casi non arriva a questi stati di eccezionale gravità. Non dunque in questo tipo di tracoma eruzioni rapide ed abbondanti di granulazioni e meno ancora sviluppo esagerato, per numero e volume, di papille; non forme floride insomma; ma invece sviluppo moderato con continua torpida progressione di papille e granulazioni. Tale la forma più comune di tracoma in Tripolitania. 2a forma. Si osserva in un terzo dei casi o poco meno. E' la forma di tracoma diffuso (tipo Stellwag): abbondante sviluppo di granulazioni, che si sono fuse per modo da formare con le papille uno strato uniforme, in cui non riesce più possibile distinguere i singoli elementi. Ma tale forma ordinariamente in Tripolitania non si accompagna con quella reazione infiammatoria viva, quell'esagerato sviluppo di papille con edema palpebrale accentuato e forte rossore e turgore della congiuntiva con secrezione abbondante, quale si trova descritta nei trattati classici. Più tardi, col verificarsi della degenerazione mucosa, la congiuntiva tarsale e del seno superiore;, nel complesso od a chiazze, fa rilevare uno strato opaco, grigiastro; ma mai tale da assumere l'aspetto di cotenna lardacea rilevante. Sviluppo lento, secrezione moderata, remittenze meno accentuate che nella prima forma. A differenza di questa però, qui la congiuntiva tarsea tutta quanta o per ampie zone assume un aspetto tendineo. E' questa la forma che dà luogo agli esiti più gravi. TRACOMA IN TRIPOLITANIA. - Guadagnando subdolamente terreno la malattia, le complicanze si succedono, esse pure, lentamente, insidiosamente, dalle più lievi alle più gravi, come anelli di una catena. Quando la malattia è passata a fase cicatriziale assai inoltrata, molte volte la sequela delle complicanze ha già percorso a gradi a gradi la sua ampia e fastosa gamma : accartocciamento della palpebra superiore, entropion , atrofia del tarso, riduzione dei fornici e blefarofimosi. L'occhio finisce con l'acquistare in certi casi un aspetto caratteristicamente deforme: la retrazione del sacco congiuntivale gli dà forma rotondeggiante, con palpebrè piccole e sprovviste di ciglia e con bordi ridotti ad una sottile plica cutaneomucosa arrovesciata in dentro. Le lesioni corneali che ordinariamente si acCoMPLICANZE DEL


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UN SAGGIO DELLA PATOLOC.lA OCULARE DELLA TF IPOLITANIA

compagnano a tali casi, e non jnfrequcntemente la sderosi congiuntivale, contribuiscono ad accentuare la deformità.

Le complicanze corneali hanno egualmente un'evoluzione torpida, lenta ed insidiosa, salvo che la perforazione della cornea, che si verifica in tanti casi a motivo sopratutto della trascuratezza abituale degli indigeni, non dia improvvisamente e tumultuosamente luogo alle conseguenti lesionj del bulbo, non dipendenti direttamente dal tracoma. Ho riscontrato quali complicanze del tracoma: Ulcere corneali, nel 14 % di tracomatosi, per lo più centrali, indolenti, cctasiche. In circa il 42,50 %, macchie corneali, delle quali il 32 % non accompagnate ad altre complicanze della malattia, mentre nel 68 % si notavano lesioni gravi, esito di perforazione del bulbo. Stafilomi corneali, in circa il 6 'X. ; ectasia della cornea, nel maggior numero dei casi parziale, nell'II % dei casi; stafilomi sclerali nel 2,43 % dei tracomatosi (questi ultimi solo nell' I, I 4 o~. di occhi non tracomatosi). Concludendo sul tracoma in Tripolitania, possiamo affermare che questa malattia essenzialmente cronica, manifesta in quella regione questo carattere in modo assai spiccato, assumendo un decorso straordinariamente lento c subdolo. Tale fatto ritengo sia dovuto da una parte al temperamento torpido-linfatico degli arabi (su siffatto terreno i processi morbosi evolvono generalmente in modo lento); d 'altra parte al fatto che jJ decorso di questa

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malattia è determinato in certò modo dalle infezioni che si sovrappongono ad essa: le alterazioni che possono sovrapporsi al tracoma in Tripolitania modi_ficandonc il decorso suo proprio sono di scarsa importanza, salvo la congiuntivite di Weeks, la quale ha durata piuttosto breve ed affetta sopratutto i bambini. La gravità del tracoma in Tripolitania è da mettersi in rapporto al fatto chr l'indigeno si contagia presto della malattia e la porta per anni ed anni, spessissimo trascurandola. Come in Egitto ed in tutti 1 paesi dell'Oriente e dell'Estremo Oriente, si manifesta ogni anno in Tripolitania, durante i mesi più caldi (generalmente dal luglio all'ottobre), in modo epidemico, la congiuntivite contagiosa acuta da bacillo di Koch- Weeks. Queste epidemie in Tripolitania non assumono eguale intensità tutti gli anni: generalmente sono piuttosto tenui, ma qualche anno, forse per il predominare di eccezionali condizioni climatologiche e metereologiche (straordinaria caldura, forti venti, ecc.) appaiono violente. Affettano sopratutto i bambini. Salvo quando l'epidemia si manifesta assai intensa, si ha la complicanza di ukere corneali solo in pochi casi e queste passano a guarigione con completa restitutio ad integrum o con l'esito di nubecola. Nelle epidemie gravi si riscontrano ulcere con maggiore frequenza e di maggiore gravità e che

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ALTRE MALATTI E CONCIUNTIVALJ. -

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lJ1'\ SAGGIO DELLA PATOLOGIA OCULARE DELLA TRIPOL!TANl A

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arrivano talora alla perforazione : in questi casi ho rilevato la presenza di stafilococchi assieme al bacillo di Weeks. Rarissimi i casi, durante questa epidemia, di intensa congiuntivite purulenta dei bambini, a decorso particolarmente grave: in essi riscontravo accoppiato al bacillo di Weeks il gonococco. Comunemente però le congiuntiviti purulente in Tripolitania sono dovute - al contrario che in Egitto, ove è frequente la congiuntivite gonococcica - al bacillo di Weeks. Ho già ricordato che la congiuntivite acuta di Weeks presenta condizioni atte in modo particolare al contagio del tracoma, mentre preciispone allo sviluppo dell'infezione granulosa in chi non n'è ancora affetto. Rara è negli indigeni della Tripolitania, come fra gli Egiziani, la congiuntivite follicolare ; egualmente raramente si constatano casi ben accertati di catarro primaverile. E' probabile che, come in Egitto, se è rara la forma btJlbare, lo è m eno quella palpebrale e che quest'ultima in tanti casi sfugga all'osservazione per il sovrapporsi dì altre forme congiuntivali e sopratutto perchè l'indigeno la tollera bene e non ricorre quindi per essa all'oculista. In conclusione due forme congiuntivali dominano nella patologia dell'occhio in Tripolitanìa e cioè il tracoma e la congiuntivite acuta contagiosa: ì'una eminentemente cronica, è più frequente nell'adulto e si osserva con eguale frequenza in tutte le stagioni; l'altra, eminentemente acuta, affetta a preferenza i bambini e domina nei mesi più caldi. F requente l'obliterazione e la stenosi dei punti e canalini lagrimai i; frequenti egualmente le diacrocistit;i purulente, in rapporto alla trascurata igiene, sopra tutto con l 'abuso di tabacco da annusare e con la frequenza del tracoma_.:. MALATIIE DELLE VIE LAGRIMALI. -

Malattie del bulbo. Le affezioni corneali delle quali abbiamo notato la frequenza nel tracoma, si riscontrano con discreta frequenza anch€ nei non tracomatosi. In effetti in questi ultimi si constatano ulcere ed ascessi corneali in circa il 6 % dei cas.i: l 'ulcus serpens in poco più del 2 %, ed in via assolutamente ecceZIOnale l'ulcus rodens. Ho riscontrato leucomi nel 9,5 % dei casi, per lo più dovuti ad ulcere in complicanza di forme congiuntivali acute o di congiuntiviti fl ittenualari; ma in un certo numero di casi a pregresso vaiuolo. In molti di questi pazienti si trattava di leucomi multipli e frequentemente il leucoma si accompagnava ad ectasia della cornea. In pochi casi ho rilevato fistola corneale e nell' 1,20 % dei casi, stafiloma cornea!~. Molto raramente ho riscontrato la cheratite parenchimatosa, fatto in contraddizione con la frequenza negli indigeni della sifilide e di altre malattie oculari in rapporto alla sifilide, e che ritengo dovuto a che la cheratite parenchi4 -

Cio-mole Ji mrdicino milil4re.


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l ' t'< SAlìG IO DFLLA PATOLOGIA OCULARE DELLA TRIPOLITANIA

matosa costituisce una vera forma luetica dovuta all'azione diretta delle spirochete cd a che negli indigeni, appunto per la frequenza della lue, vi è come una sifilizzazione più o meno latente ed in certo modo preservatrice. MALATTIE DELLA scLERA. - L'episclerite si riscontra con frequenza alquanto maggiore che in Italia e più di frequente ancora si rilevano stafilomi sclerali (in quasi il 2 % di ammalati di occhi), più spesso ciliari cd intercalari ; considerevole il numero dci casi nei quali questi si accoppiano a quelli. Molte volte anche è dato rilevare lo stafiloma circolare della sclerotica anteriore, con forma a pera od a cucurbita o con altra grave deformazione del segmento anteriore dell'occhio; cecità ed impossibilità di chiusura delle palpebre. La causa di stafilomi sclerali così frequenti rimonta nd maggior numero dei casi, a tutte quelle affezioni oculari che abbiamo visto rosì comuni negli oftalmici della Tripolitania, che danno luogo ad aumento considerevole e continuato della pressione oculare (ectasie corneali, seclusione ed occlusione pupillare, leucomi aderenti ecc.) senza tuttavia escludere che vi sono casi preceduti da un processo infiammatorio sclerale, in dipendenza sopratutto della sifilide. L'ectasia del segmento posteriore della sclerotica (stafiloma postico) è invece (salvo negli israeliti) tanto rara quanto frequente quella del segmento :m tenore. Segnalo qui la frequente osservazione negli indigeni di chiazze pigmentate della congiuntiva bulbare (melanosi), senza alcun significato patologico, per ricordare che, benchè raramente, queste chiazze possono affettare anche la sottostante sclera. AFFEZIONI DELL' IRIDE E DEL CORPO CILIARE. ·- !riti ed irido-cicliti in poco meno del 3 % negli ammalati di tracoma ed in poco più del 2 % nei non tracomatosi; leucomi aderenti in circa il 9 % dei tracomatosi; stafilomi corneali ·quasi nel 6 % dei tracomatosi. Con una statistica così elevata di affezioni dell'iride e del corpo ciliare (676 casi in 5842 ammalati di occhi), solo in un assai limitato numero di casi (23) ho riscontrato fatti flogistici acuti spiccati; d'ordinario invece i fatti reattivi erano poco accentuati ed il decorso dell'affezione subacuto od affatto latente ed insidioso, interrotto da lievi riacutizzazioni, che davano luogo a nuove aderenze, donde frequenti esiti in sinechie posteriori, seclusione ed occlusione della pupilla, atrofie dell'iride, atrofie bulbari. L 'irite nella maggior parte dei casi mostrava notevole tendenza alla formazione rapida di sinechie (forma plastica). Nell'etiologia di tutte queste forme domina sovrana la sifilide. MALATIIE DEL CRISTALLINO. - Ho riscontrato la cataratta in 217 casi ossia in quasi il 4 % degli oftalmici, escluse le cataratte in rapporto a disturbi


U :-> SAGGIO DELLA PATOL()(;I :\ OCUL ARE DE.LLA TRIFOl.IT/\:'-/1 ,\

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di nutrizione del cristallino (per glaucoma, malattie coroidcali gravi ecc.); tra essi il 2,65 'Io era rappresentato dalla cataratta senile. Questa ultima, specialmente se si considera che in tanti casi non è constatabile - dato che negli indigeni di età avanzata spesso le complicanze del tracoma sono arrivate a dare lesioni gravi della cornea - è alquanto elevata rispetto alla frequenza presso di noi. Frequente è anche riscontrare questa cataratta in età relativamente poco avanzata. Molto facilmente capitano all 'osservazione cataratte allo stato di ipermaturità.

Malattie dd fondo dell'occhio. Scarsissimo il numero delle iualatt1e del fondo che si può riscontrare fra gli indigeni in rapporto a quelle del segmento anteriore: in una regione òove il tracoma è m alattia affatto predominante, è naturale che la patologia del fondo dell'occh~o resti ancora, diciamo così, nel dominio del futuro. Si aggiunga che l'indigeno per sua natura trascura i difetti fisici che non ap-paiano esternamente e che quindi non è premuroso ad accorrere all'ambulatorio oftalmico per malattie del fondo dell'occhio. E' da ritenere dunque che le malattie del fondo deli 'occhio non siano rra gli indigeni meno frequenti che fra noi. La frequenza della tubercolosi e sopratu no della sifilide devono indurre a questo concetto; la corioretinite sifilitica e la retinite pigmentosa si riscontrano infatti abbastanza di frequente. Ma meritano speciale menzione alcune alterazioni del fondo che si rilegano a lesioni vasali e propriamente all'arteriosclerosi, che è frequente negli indigeni, dovuta all'esaurimento, effetto della miseria, all'impropria alimentazione per cui è comune vedere in essi la senescenza precoce; ma principalmente alla si filide. E' frequente dunque rìscontrare - per quanto io consente l'osservazione del fondo dell'occhio negli indigeni - disturbi vasali del fondo dell 'occhio arteriosclerotico, il quadro del fondo dell'occhio arteriosclerotico: vasi serpenti n i e ristretti od a calibro ineguale e talora pulsanti; talora anche una linea biancastra che fiancheggia arterie e vene; vasi a contorni sfumati . Abbastanza frequente è anche il riscontro della trombosi e di quella forma che viene indicata come embolia dell'arteria centrale, insomma l'ostruzione dei vasi della retina, che dobbiamo ritenere dipendente da proliferazione endoteliale (endoarterite proliferante) in rapporto ad arteriosclerosi. Egualmente. non sono infrequenti ambliopie ed amaurosi passeggere e talora recidivanti, bilaterali od unilaterali, dovute a spasmi dei vasi retinici (contrazioni dell'arteria centrale e delle sue branche o dei capillari). Queste devono mettersi però in parte anche in rapporto all'epilessia ed all'intossicazjone tabagica, fequenti negli indigeni. Qui è a ricordare che sono frequenti pure le ambliopie tossiche. Ho riscontrato anche in un certo numero di casi l'atrofia del nervo ottico, a causa


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UN SAGG IO DEU.A PATOLOGI :\ OCULARE DELLA TRIPO LITA N IA

oscura; ma tutte queste affezioni devono considerarsi pure in probabile rapporto con la sifilide e conseguente ateroma dei vasi. Con una certa frequenza ho notato anche l'ambliopia essenzi~le, in rapporto al cattivo stato di nutrizione ed ai pat1menti dovuti aUa miseria ed alla vita nom:1de. Rarissimo il glaucoma acuto; elevata invece, specialmente fra gli israeliti la percentuale del glaucoma cronico (certamente più frequente dell' 1,5 % degli oftalmici riscontrato all'ambulatorio, in quanto che, ad es., diversi casi della frequente atrofia del bulbo devono rappresentare l'ultima fase di un glaucoma primitivo). Sappiamo che l'arteriosclerosi starebbe a base del glaucoma cronico semplice, che è appunto la forma più frequentemente riscontrata in Tripolitania. Frequente anche il glaucoma infantile, affezione di probabile origine luetica. E' superfluo poi ricordare la straordinaria frequenza del glaucoma secondario, dopo guanto si è detto in riguardo al numero stra,ordinariamente grande di affezioni dell'occhio che apportano ipertensione bulbare. Spesse volte si riscontra lo strabismo. La frequenza di macchie corneali negli arabi e negli ebrei, di ipermetropia nei primi, di miopia in questi ultimi, ci dà la ragione di questo fatto. Fra le malattie dell'orbita è a ricordare la frequente periostosi del bordo orbitario, di natura tubercolare e più spesso luetica. Non rare le malattie congenite dell'occhio (o,8 %); frequente sopratutto ia cataratta congenita (s per mille oftalmici). Anche qui si deve ricordare l 'influenza tossica della sifilide e della tubercolosi suil'embrione, ed in ol tre, per l'importanza che essa ha nell'origine delle malformazioni oculari, la frequenza di matrimoni fra consanguinei. Come vizi di refrazione ho riscontrato negli arabi non infrequente l'astigmatismo ipermetropico (secondo la norma), mentre negli ebrei è assai frequente la miopia. Non raro il riscontro di discromatopsie, il più spesso acquisite, con lesioni organiche dell'occhio (da intossicazione nicotinica ecc.) o senza di esse (in isterismo, epilessia ecé., affezioni cornuhi tra gli indigeni). Per concludere ricordo la grande frequenza della cecità fra gli indigeni (3 %), la quale però non è paragonabile a quella assai più grave che si riscontra in Egitto. La cecità è dovuta sopratutto ad esiti del tracoma ed anche ad esiti di congiuntiviti gonococciche, di irite, di irido- cicli te, del vaiuolo oculare, ecc.. GLAUCOMA. -


DIREZIONE DI SANITÀ DELL' INTENDENZA A. O. Direttore: maggiore generale medico F ERDINANDO MARTOCLJo GRUPPO OSPIIDALIERO MILITARE PER INDIGENI DEL SEMBEL PRESSO ASMARA

Direuore: maggiore medico Al'G~ t.o Fusco

LA LEBBRA IN ERITREA (Condizioni presenti: Rilievi nosografici, epidemiologici e profilattici) Capitano medico di complemento Marc.ello Agostiol, gi:ì assistente: c..l ella R. Clinica Dermosifilopatica e assistente dfettivv drll'Ospetbk: di S. Gallic:lno in Roma

Fondamento diretto di quanto esporrò sono le osservazioni raccolte durante più di un anno di permanenza in Colonia c, in special modo, durante i m esi trascorsi quale caporeparto dermoceltico presso la grande unità sanitaria per soli militari indigeni del Sembel. Stimo degno e interessante riportare dapprima i dati riguardanti gli infermi di lebbra potuti seguire nel mio reparto ( 1), omettendo di trattenermi sopra uno o due altri occorsimi nel periodo di servizio prestato presso la 350" Sezione di Sanità in quel di Quihà (Macallè), in persona di indigeni borghesi che, per ovvie ragioni, non mi fu possibile nè seguire, nè studiare. Passerò quindi a trarre considerazioni e rilievi casistici e generici in tema di epidemiologi a e profilassi, pur nella lusinga di riuscire a recare un contributo, sia anche forse modesto, allo studio dei primarii argomenti e questioni riflettenti la lebbra, malattia onusta di particolare gravità dal lato individuale e sociale. In special modo

intendo contemplare quante attiensi alle condizioni attualmente esistenti nel vasto territorio eritreo-etiopico, in talune regioni del quale la lebbra riscontrasi tuttora con relativa frequenza. ubbra maculo-am:stetica. - A se. Salomon Cassai, di anni 2 0 ( 19° battaglione, Ricovera il 29 gennaio 1936-XIV. Nato e sempre vissuto ad Aulè T sorù (località del Commissariato di Addì Caieh !J<>Sta tra Decamerè e Saganeiti), contadino. copto. È figlio dell'infermo di cui al caso seguente. Non offre .1ltro che la presenza di d ue sole chiazze sulla cute, stabilitesi da circa sei mesi in corrispondenza della regione masseterina sinistra e glutea destra. Esse sono ipocromiehe, con margini lievemente ipercromici, delle dimensioni di una moneta da uno scudo, sec..le di completa anestesia. Riuscitomi a conoscere dall'anamnesi che il padre era affetto da molti an ni da una dermatosi con mutilazioni alle estremità degli arti, feci richiedere c..lalla Direzione dell'ospedale la sua presenza onde poter anche convalidare la diagnosi dell'affezione; relativa al soggetto. I. -

1'" compagnia).

( t) Ebbi già occ.1sionc di riferire :;lcuni cenn i r iguardanti pochi fra essi nel. mio prec.cdcntc. ~avoro.: .. Consider azioni c rilievi di dcrmosilìlopaùa ]n colonia: (Eritrca-F.Iiopia) "· C torno/~ d t medtc:mR mtlirare. f:lsc. 11°, 1936- :h"V.


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LA ! EBBP A fN ERITREA

2. - Lebbra tJervosa mutilante. Indigeno borghese Cassai Futur, di anni 48, religioso copto (cascì), originario di Aulè Tsorù (v. caso precedente) ove ha sempre vissuto, ad eccezione di un periodo òi quasi due anni ( 1911 e 1912) trascorso da militare in Cirenaica, a Roma e a Napoli. Sei anni or sono notò la comparsa di alcune chiazze discromiche alla cute del dorso con iperestesia e successiva ipo- e anestesia. In

Fig. 2. - Caso 20 - Lebbra mutilante (mutilazioni parziali delle dita del piede d.).

seguito vennero ~tabilendosi le rimanenti lesionj. Oggi presenta pronu n ciata amiotrofia dei segmenti distali degli arti, formazioni bollose intermittenti; mano ad artiglio, mutilazione parziale delle dita delle mani c dei piedi; chiazze acromico-ipercromiche Fig. 1. - Caso 2° - Lcbbr:1 mutilante (mutilazioni parziali cii alcune dita delle mani). completamente anestetiche sparse su lla cute del tronco e degli arti; male perforante piantare; cheratite ncuro-paralitica a sinistra (oculista tén. medico dott. Tagliaferri). La sintomatologia era tale da i m porre la diagnosi e la corroborava pertanto anche nel figlio. 3· • Lebbra tegumen.tat·ia nodulare. - 'Asc. Bahatà Humed, di anni· 25 (27" battaglione, 4' compagnia). Ricovera il 3 marzo 1936-XIV. Nato e sempre vissuto ad .'\usibì (Commissariato di Barentù), contadino, rnussulmano. Proviene dall'ospedale civile « Regina Elena >> di Asmara ove la diagnosi fu potuta convalidare dall'esito · positivo della ricerca del bacillo di Hansen. E' stato sottoposto a varie diecine di iniezioni ipodermichc di preparati chaulmoogrici dal settembre 1934-XIII ad oggi con allegata miglioria. Presenta una tipica " facies leonina n, lepromi numcrosissimi sulla cute e sulla mucosa del palato, dell' ugola e dei pilastri tonsillari: sedi queste ultime di ulcerazioni molte-


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plici. Orchiepididimite bilaterale. Esame oculare negativo (oculista ten. medico dott. Tn. gliafcrri). Esame delle urine: negativo. Nulla di attendibile è in grado di riferire circa le condizioni di salute dei suoi familiari: non cita comunque stati morbosi a loro carico. l\"on ha febbre; è in condizioni generali soddisfact:nti. 4· - Lebbra macu/o-anestetica. - Greg. Ascebir Ghilasghì, di anni 20 (Banda Gasc- Seùt). Ricovera ai primi di marzo 1936-XIV, inviato dal medico del corpo con diagnosi di: «lebbra >1. Nato e vissuto in localit<ì di M:1i Mefalfs lCommissariato di Adi Ugri), contadino, copto. Da un anno ha dimorato col proprio reparto nelle località l-agnate dai fiumi Gasc c Sctit, in Asmara e in Adi Ugri. Una zia materna cd alcuni cugini sono a suo dire, lebbrosi. Da 6 mesi artralgie agli arti e febbre. Malarico da circa un anno e piuttosto scaduto nelle conùizioni generali. Presenta sulla cute del collo, del tron<:o e degh arti, chiazze in apparenza ~immetriche, sparse, varie in dimensioni, vitiligoiciee, ipocromiche al centro, ipcrcromiche alla periferia, sede di insensibilità dolo.. rifica a<:certata: la sensibilità tattile ap!'are invece conservata, dubbio resta l'accerta· mcmo di quella termica. 5· - Lebbra maculo-anestetica. - Asc. Ailé Uoldedait, d1 anni 35 (16° batwglione, 4" compagnia). Ricovera il 27 gennaio 1936-XIV. Nativo del villaggio di Debrà Sinà (1) (Commissariato di Adi Ugri), contadino, copto. Un fratello morto, a suo Jirc, per lebbra. Presenta sulla cute degli arti delle chiazze sparse delle dimensioni di un palmo di mano, acromiche al centro, ipercromichc alla periferia, qua e là atrofiche, sede di insensibilità completa, termica, tattile e dolonfica. Tali chiazze comparvero circa otto anni or sono e \'Cnnero empiricamente dallo stesso inf. già curate con oscissioni parziali e consecutiva applicazione di caustici ignei e di altra natura. 6. - Lebbra maculo·anestetica. - Asc. di sanità lloldesillasè Zuoldì, di anni 30 (Ospetlale da campo 463 in Adì Caieh). Ricovera il 15 aprile 1936-XIV, inviato dal medico del proprio reparto << in osservazione>> per sospetto di lebbra. Contadino, copto, uato e sempre vissuto al paese di Zagher (Commissariato Hamasièn). Due fratelli sono morti per lebbra: la madre, a quanto riferisce, è affetta da mutilazioni aiJc mani e ai piedi e da « ulcere » alla bocca. Da cinque mesi sono comparse sulla cute della regione cieltoidea e mammaria sinistra due chiazze che oggidì prescntansi con margini policiclici, delle dimensioni di una mano distesa, l'una, di uno ~cudo l'altra, ipocromiche, c.on orletto ipercromico alla periferia, sede di completa anestesia dolorifica c di parziale anestesia termica. Addì 16 maggio 1936-XIV si ha occasione di presentare l'infermo a S. E. il prof. Aldo Castellani, dal quale viene anche confermata la diagnosi. L'esame microscopico del secreto nasale per la ricerca del bacillo di Hansen, anche dopo somministrazione di IK per bocca, dà risultato negativo. A scopo bioptico si preleva un Fezzo di cute da una delle chiazze: le sezioni, di cui si occupa il sottotenente medico dott. Filippo Franchi, sono in via di allestimento. 7· . Lebbra mista. - Asc. Tuoldebrahan Guangul, di anni 26, nato e sempre vis· suto a Coazien (Commissariato Hamasièn), copto. Non cita fatti morbosi riferibili al!'i nfezioue lebbrosa fra i familiari. Da quattro mesi si sonv stabiliti dolori continui alle gambe, sulla cute delle quali sono comparsi in seguito alcuni rilievi. Ricovera il 4 mag· gio 1936 - XIV. Attualmente presenta prostrazione di forze, tumore di milza, febbre (1) Ricorre nella toponomastica del territ. eritreo-etiopico più volte il nome di ." Debrà Sinà " · l.n Er-itrea <.'SÌste alrr~ localicl omonima più importante nel tcrrit. del Commissar. d1 Cheren. Ad CV l·

rare equivoci, ribadisco il D. S. relativo all'infermo in oggetto uovasi, come ho potuto controllaJc io stesso, nel territ. del Commissar. non di Chcrén, ma di Adi Ugri.


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LA LEBBRA IN ERITREA

wntinuo-remittentc; wlla cute degli arti inferiori, distribuiti simmetricamente, rilievi nodulari del volume da un pisello a un ecce: di essi alcuni sono ulcl:'rati. Sul tronco chiazze ipocromico-ipercromiche. Anestesia dolorifica alle gambe; ipoe~tcsia su tutte l'ambito degli arti inferiori. La ricerca dei bacilli di Hansen da uno dei noduli e dal sangue periferico dà esito positivo (batteriologo-igienista ten. medico prof. Igino Poggi). 8. . Lt:bhro maculo-an~st~tica. - Ase. Tesfazièn .Mebratù, di anni 21 ( 11 • battaglione, 2" compagnia), copto, nato e sempre vissuto a Addì Nocò (Commissariato di Adi Ugri). Da un anno è militare c con le truppe operanti è stato prevalentemente nello Scirè. Il padre, a suo dire, è morto per lebbra all'età di 35 anni, 20 anni fa. L'inizio dello stato Jttuale risale a circa rre anni or sono, allorchè notò la comparsa, in corrispondenz.-1 della cute degli arti, di alcune chiazze discromiche, ~ulle quali Ja sensibilità andò mano mano attenuandosi, fino a sopprimersi del tutto. Due anni fa cominciò a wrarsi per ~uo conto ricorrendo a rimedi empirici in uso nelle sue regioni; rcscissc così progressivamente i tratti anestetici, applicandovi poscia un miscuglio di sostanze animali c vegetali ritenute giovevoli. Pertanto, presso altre unità sanitarie donde proviene, è stato curato genericamente per << piaghe » agli arti inferiori, ove, effettivamente, notansi tuttora, alla data del ricovero al Sembel nel febbraio 1936-XIV, la presenza delle lesioni provocatesi a s-copo di empiri~mo tcrapeutico, in parte non ancora cicatrizzate. Ma c.ltracciò, dura n te la degenza, si ha occasione di assistere alla comparsa spontanea di altre chiazze, sulla cute del volto c della coscia destra, acromico-ipcrcromiche, sede di anestesia completa, controllata alla pari delle zone cicatriziali c~ito delle lesioni provocate anzidette.

Fig. 3· -Caso 9° - Lebbra mutilante (mano ad «artiglio»; mutilaz1oni parziali di alcune dita delle mani)

9· - Lebbra nervosa mutilant~. · Greg. Beiené Nosghì, di anni 25 (Banda dell'Agamé), c:opto, nato <: sempre vissuto a G henaatÌ (piccola località sita a pochi chilometri da Adigrat), contadino. Ricovera il 31 maggio 1936 - XIV. Non cita fatti morbosi a carico dei familiari. I primi ~intomi di quanto oggi presenta, vale a dire le manifestazioni cutanee al tronco, furono rilevati dallo stesS<l paziente cinque anni or sono; un anno fa si accorse delle prime lesioni a carico delle mani . Avverte dolori diffusi alla regione sacrale c agli arti. In corrispondenza della cute della 1egione sacra le e degli arti osservansi ampie chiazze, festonate, ipocrorniche - ipercromichc, in parte atrofiche a! centro: mutilazioni parziali ad alcune dita delle mani per riassorbimcnto delle falangi ungueali. Ai piedi: ipercheratosi piantare diffusa, più accentuata a sinistra e


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ulcerazione mummulare anestetica all'aJluce destro. Insensibilità dolorifica completa a carico degli avambracci e della superficie dorsale della mano sinistra e destra ad eccezione delle quattro prime dita, parziale insensibilità in corrispondenza delle chiazze cutanee al tronco. Esame delle urine: negativo. L 'esame microscopico del secreto nasale per la ricerca del bacillo di Hansen, ripetuto anche dopo somministrazione di IK per bocca, dà risultato negati,·o. 10. - ~bbra

maculo-am:stetica. - Asc. Gheriesùs Uondùm, di anni 27 (11 " battaglione, 3• compagnia), copto, contadino, nato e ~empre vissuto in località Addi-Addà (Commissariato di Adi Ugri). Militare da 16 mesi, è stato col proprio reparto ad Asmara, Cheren, nel Tigrai, nello Scirè, nel Semièn e nella zona del Tana. Non cita fatti morbosi speciali a carico dei fami]jari. Due anni or sono cominciò ad avvertire forte dolore !ungo l'arto superiore sinistro; successivamente si ~taoi li va insensibilità completa estesa dal limite del terzo inferiore dell'avambraccio al braccio e alla regione penorale. Da sei mesi, in corrispondenza della cute di quest'ultima secie, è comparsa una chiazza che è andata lentamente estendendosi, fino a raggiungere le attuali dinH:nsioni di una mano distesa, ipocromica a! centro, ipcrcromica ai margini. Alla regione deltoide.a prossimiore, due cicatrici nummulari esito di punture ignee praticate a scopo rivulsivo antidolorifico vart mesi or sono. Negativa la ricerca dei bacilli di Hansen dal muco nasale, ripetuta anche dopo somministrazione di IK per bocca. 11.- Lebbra maculo-anestetica.- Asc. Araià Uoldù, a. 40 ( 16° Gruppo Camellieri),

copto, contadino, nato e sempre vissuto al villaggio · di MaiJaham Maragus (Commissariato di Adi Ugri). Entra in ospedale il 30 marzo 1936-XIV, inviato dal medico del corpo con diagnosi di: « Dermatite anestetica ai piedi (allegata lebbra non riscontrata)». Padre, un fratello e la prima moglie morti in giovane età per malattie imprecisabili: non cita casi di lebbra fra i familiari. Da circa 20 anni avverte sensazioni dolorose agli arti, diurne e notturne e da sette mesi ha osservato la comparsa delle chiazze simmetriche che attualmente presenta in corrispondenza della cute del lato posteriore degli avambracci e del dorso dei piedi, ipocromiche al centro, lievemente ipercromiche alla periferia. Ha notato inoltre da pari tempo lo 5tabilirsi di uno stato ipcrcheratosico con profonde ragadi, diffuso alle regioni plantari. Esiste anestesia dolorifica agli avambracci, alJe gambe e ai piedi. Negativo risulta l'esame per la ricerca del bacillo di Hansen sia nel muco nasale, ripetuto anche dopo somministrazione di IK, che nel liquido di bolla provocata in corrispondenza di una delle chiazze discromiche degli avambracci. Nel giugno 1936-XIV si ha occasione di mostrare l'infermo al prof. Aldo Castellani durante una delle sue visite ispettive: S. E. conferma la diagnosi soprascritta, nonostante la negatività degli esami di laboratorio.

Lebbra maculo-ancstetica. - Asc. Mcsghennà Debbas, di anni 22 (12" compagnia presidiaria), copto, contadino, nato e sempre vissuto al villaggio di Dccchì Gobrù (Commissariato Hamasièn). Padre morto per lebbra, scssamenne, 16 anni fa tl. mutilante). Da circa un anno dolori continui agli arti: da dicci mesi sono comparse le chiazze cutanee che oggi. osscrvansi simmetri~ente dispo~te agli arti superiori, alle regioni glutee, alle cosce e alle gambe, delle dimensioni da uno scudo a una mano distesa, simili pel rimanente a quelle descritte nel caso 9"- La loro rispeuiva suP,erfìcie de]jmita altrettante zone di anestesia completa che in talune sedi oltrepassa i limiti di esse, sfumando negli immediati contorni. Durante questi ultimi quattro mesi epistassi ripetute da ambedue le narici. Sintomo di Le Dantec presente. Palpabili nt:lla doccia olecranic.a, ingrossati c dolenti, a guisa di cordoni uniformi, i nervi cubitali. Spiccata arniotrofia degli arti; deperimento organico generale. 12. -


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Esame microscopico del sccreto nasale per b ricerca del bacillo di Hansen, npetuto anche dopo somministrazione di fK: negativo. Esame delle urine: negativo. Entrato in ospedale il 16 luglio 1936-XfV con diagnosi di << malaria 11 (di cu1 1 primi attacchi febbrili ris:tlirebbero a otto mesi fa , mentre trovavasi in quel di Massaua). La lebbra quindi, nonostante l'appariscenza della sintomatologia, non era stata ancora riconosciuta.

Qualche parola di commento ai casi riportati. Il I 0 di essi riguarda una forma allo stadio iniziale, in cui tutto si riduceva alla presenza di due sole chiazze discromiche, nummulari, sede di disturbi della sensibilità. Il paz. era stato visitato da altri colleghi specialisti che avevano creduto di poter escludere l 'infezione lebbrosa o per lo meno assai dubbiosi si erano m ostrati nei suoi riguardi: ed invero la diagnosi di lebbra, data la scarsezza della sintomatologia e la poca appariscenza delle lesioni, non si presentava del tutto agevole: forse meno ancora lo sarebbe stato in lt.alia o in paesi ove la lebbra va considerata quale malattia di relativamente rara occorrenza. Fu a dir vero lo stesso paziente che, insistendo nel proclamarsi malato di lebbra, mi fece por mente, una volta riuscito a raccoglierne l'anamnesi, di provocare la venuta e la visita del genitore: il risultato di questa valse ad illuminare il quadro clinico e la giusta via alla diagnosi; e contribuì eziandio a far indirizzare il mio giudizio verso la presenza effettiva della lebbra in occasione di visite ~uccessive praticate ad infermi portatori di manifestazioni non dissimili. Dal caso in considerazione scaturisce ancora la importanza da annettere alla visita ai familiari, e non solo dal punto di vista diagnostico (dei casi dubbi e sospetti), ma anche, come di leggieri intendesi, statistico, epidemiologico e profilattico. Nel caso 2° le lesioni nervose e neurotrofiche avevano certamente la prevalenza. Ne !l 'insiemt: tratta vasi di una forma del tipo maculo-anestetico o trofoneurotico, in cui, nonostante la molteplicità, l'estensione e l'entità delle lesioni, era conservato un ottimo stato generale. (E' noto del resto per l'appunto come tali forme sogliano assumere un andamento più cronico, ed insieme relativamente più benigno, in confronto di quelle della cosi detta << lebbra nodulare ))). Il caso 3° si riferisce invece a una classica e tipica forma di lepra nodulare con localizzazioni interessanti, oltre la cute, anche la mucosa faringeo-palatina, ove era dato osservare la presenza di lepromi ulcerati molteplici. L'esame microscopico del materiale prelevato da queste ultime lesioni aveva dato risultato positivo per la ricerca del bacillo di Hansen. Come è noto il reperto bacillare è di solito nei casi del genere abbondantissimo; costante la dimostrazione microscopica. E di ciò pertanto va tenuto conto anche agli scopi profilattici, poichè tali individui, portatori di lesioni aperte tegumentarie, riccamente bacillifere, debbono considerarsi certo assai più contagiosi o, per lo meno, diciamo


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éosì (in considerazione delle tuttora incerte modalità secondo cui il contagio lebbroso si effettua), « vettori bacillari n più pericolosi che non, a mo' dì esempio, altri affetti da forme chtusc, semplicemente maculose, a reperto e contenuto bacillare sicuramente più scarso. E voglio a questo proposito porre in rilievo la ripetuta negatività degli esami batteriologici dcll 'agente causale risultata nei miei casi di form e maculo-anastetiche sia nel materiale nasale che nelle chiazze maculose stesse (riscontrisi, p. es., il caso u "). Ciò sembra contradire a quanto viene riferito da akuni ricercatori, fra cui lo Sticker ( 1 ), i quali annettono a tali esami, specie del materiale nasale, convenientemente raccolto, grande importanza, perchè « frequentemente » positivi, anche in casi frusti o in stadio di btenza sintomatica ( « portatori di bacilli »). Il caso 4" somigliava per l 'aspetto clinico delle localizzazioni cutanee 0 al I ; se ne differenziava pel numero e l'estensione maggiore delle chiazze. Nd caso 5" not.wasi la presenza di alcune ampie chiazze i cui preminenti caratteri obbiettivi erano costituiti dall'atrofia centrale e dali 'orlo ipercromico periferico. Qui però andava considerato, e in un certo senso vagliato, quanto nelle lesioni atrofiche fosse spettanza dell'esito cicatriziale delle causticazioni ignee e con altri mezzi provocatesi sui tratti di cute già spontaneamente alterati, e quanto non fosse invece diretta conseguenza delle lesioni specifiche. Col caso 7° siamo di nuovo di fronte a un infermo di lebbra nodulare. Trattasi di un individuo colto probabilmente in una fase di diffusione, evolutiva della malattia, con compromissione dello stato generale, elevazioni febbrili , reperto positivo dei bacilli dai noduli e nel sangue circolante periferico (setticobacillemia leprosa). Il caso 9" ci presenta invece un classico esempio di forma nervosa con incipienti mutilazioni. I casi 10° e 11 ° riguardano forme maculo anestetiche con lesioni nervose di diversa entità clinica e distribuzione: emilaterali, più ingenti nel caso I0°, simmetriche e a carattere eminentemente torpido, nel caso seguente. L'ultimo infermo presentava un quadro tipico dì lebbra nervosa con spiccate amiotrofie e rimanente corteo sintomatologico. Da notare anche qui la ripetuta negatività dell'indagine microscopica del materiale nasale, nonostante eziandio il dato anamnestico delle pregresse, ripetute epistassi, indice dell'esistenza molto prohabile di localizzazioni endonasali. Passando a considerazioni di ordine generico, rileverò che per quanto riguarda il periodo d'incubazione, in base ai dati potuti raccogliere, rivestenti carattere, se non di assoluta certezza, di probabilità e verisimiglianza, esso si aggirava intorno a una media di venti anni. Tale periodo, che da alcuni (Radaeli) vorrebbesi meglio comprendere e definire sotto la specifica ( r) Citat-.> da Martino M~yer nel libro: " Malattie esotiche b (U.T.E.T .• T ori no , l\ll6). capitolo sulla Lebbra , pag. r68 e ~gg ..


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Agordàt, Commiss. regionale del Bassopiano occ1.d . f territ. . .di ..1· B ternt. ul arentu Commiss. regionale di Cherèn territ. di Assab Commiss. regionale del Bassopiano orient. territ. dì Massaua territ. di Tiò

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n. n. n. n.

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Totale n.

Unendo e confrontando pertanto i dari da me raccolti con quelli figu-

ranti in questo specchio, appare come il numero maggiore di malati riconosciuti, esisterebbe nel territorio di Adi Ugri (i 5 i 12 della mia casistica). Esisterebbero poi altri due focolai, meno numerosi; l 'uno nel territorio dell'Hamasièn, l'altro del Bassopiano occidentale (Barentù, Agordàt), mentre il territorio del Bassopiano orientale con Massaua, Tiò ed Assab, albergherebbe lebbrosi in numero assai più esiguo. In via di schema sembrerebbe quindi che le zone maggiormente colpite della Colonia fossero quella centrale (Hamasièn-Asmara), l'occidentale e la meridionale (quest'ultima soprattutto). Ciò potrebbe portare a concludere, in via di verisimiglianza, che i lcbbrosi si trovino distribuiti prevalentemente nelle regioni giaçenti lungo le direttrici dd le vie di maggior traffico del territorio (direttrice Asmara Cheren - Agordat- T essenei - Càssala: direttrice Asmara·Adua per Adi Ugri:


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direttrice Asmara- Adigrat per Adldi Caièh). E che tanto abbia a verificarsi nei riguardi della distribuzione geografica dei focolai principali dell'endemia lebbrosa è fatto notorio, dappoichè varcando i confini delle nostre Colonie africane, tanto ricavasi anche dai dati forniti dallo studio degli at. tuali maggiori focolai mondiali: indocinese, australiano e sud· americano. Circa le forme cliniche, ha prevalso nella mia casistica il tipo « nervoso » (lebbra maculo-anestetica). In particolare abbiamo avuto: t forma maculo-anestetica : 8 casi · . . Lebbra nervosa ' ~ forma maculo-anestettca e mutalante 2 cas1 Lebbra mista r caso Lebbra nodularc 1 caso Le ragioni di tale forte disparità nella rappresentanza numerica delle forme dioiche osservate non saprei pel momento suffragatamente spiegare. Tuttavia ulteriori ricerche proseguite su basi più ampie e concernenti maggiori aliquote di casi di lebbra, comprendenti, oltre l'Eritrea, anche i territori etiopiCi, potranno valere a indicarci; dapprima, in quale reale ed effettiva proporzione si trovino rappresentatii i differenti tipi clinici della malattia ; tanto riconosciuto, lumeggiarci eventualmente, in secondo luogo, circa le ragioni delle disparità nella distribuzione degli stessi tipi. Considerando comunque la questione momentaneamente da un punto di vista generale, c'è da chiedersi se, per avventura, fattori molteplici costituiti dalla razza, dalla costituzione, da speciali sensibilità individuali (recettività da parte di taluni organi e sistemi) e dall'azione di influenze climatiche, non · contri buiscano al determinismo delle varie forme cliniche che l'infezione lebbrosa viene ad assumere nell 'uomo. In proposito maggiori suffragi può raccogliere l'ipotesi dell'esistenza di affinità, di « tropismi >> diversi da parte dd virus lebbroso stesso verso l'uno· o l'altro sistema dell 'economia. Noto risulta del resto come la classica distinzione della lebbra in « nervosa >> e << nodulare » risponda a criteri di indole più che altro accademica e didattica, senza che in pratica e in realtà tale netta distinzione trovi r.affronto nell'essenza e nel vero aspetto di ogni singolo caso. Le forme << miste >> (nodulari e nervose insieme) sono infatti, secondo gli AA. e secondo l'esperienza mia diretta personale limitata in antecedenza alla casistica osser vata, .non in Colonia, ma, in Italia, presso la Clinica dermosifilopatica e l'ospedale di S. Gallicano nel periodo di un quindicennio, quelle di più frequente occorrenza. Peraltro è da ricordare che: « mentre nella lepra tu berosa le lesioni dei nervi sono quasi costanti, è assai più difficile che la forma maculo-anestetica dia luogo anche a manifestazioni di lepra nodosa o tuberosa » (I). Come già ho avuto occasione di notare nel commento alla casistica di cui sopra, va rilevato il fatto della difficoltà incontrata nel giungere alla dimo( t) Vedi: MONTI\SANO V.: " Manua{~ di mala.tti~ crttanu " · ·- Vol. Il, p3g. 202 . Edit. Pozzi, 1929.


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strazione del reperto bacillare nelle forme maculo-anestetiche. Penso che nelle forme del genere i bacilli probabilmente abbiano ad essere indovati sopratutto lungo gli stessi tronchi nervo~i: qui naturalmente il reperto verrebbe ad urtare contro ovvii, maggiori ostacoli di indole pratica. In corrispondenza delle manifestazioni cutanee maculose certo i bacilli debbono trovarsi in assai più scarso numero che non nelle maniftstazioni nodulari. Difatti nei miei casi rivestenti forma nodulare, il reperto bacillare riuscì in ambedue positivo, tn uno di essi anche nel sangue circolante. Per quanto riguarda ancora il rilievo della sintomatologia clinica in genere e neurologica in specie, voglio fare notare la constatazione delle difficoltà offerte nella pratica degli indigeni, trattandosi di individui, non solo esprimentisi con altro linguaggio e, il più delle volte, esclusivamente con quello, ma anche incapaci, o quasi, salvo rare evenienze, di percepire e discernere sensazioni somatiche fini, al risultato delle cui analisi va tuttavia annessa importanza cospicua onde pervenire a confermare od escludere la diagnosi di lebbra. Per chi climora nel territorio di questa Colonia l'avere occasione di prestare servizio presso unità sanitarie militari credo che, nelle odierne condizioni, costituisca una favorevole pre10gativa allo scopo di poter studiare più da vicino l 'infezione lebbrosa negli indigeni. Ci è in dipendenza dal fatto ~:he i militari vengono a trovarsi sottoposti ineluttabilmente a una sorveglianza sanitaria maggiore di quanto non si verifichi per la popolazione civile sparsa nel vasto, multiforme territorio e nelle sue talvolta anche poco accessibili regioni. Per tali ragioni, diciamo così genericamente topografiche, da un lato e per la riluttanza ad accedere a visite e cure mediche, anche da parte di chi si sa o sospetta essere affetto da lebbra (gli indigeni per lo più sono assai esperti nel riconoscerla, indicandola, nelle regioni ove è parlato il tigrignà, coll'appellativo di « grande malattia » [ abbì hemtJm l, quasi a designare davvero fra di loro una delle grandi malattie o addirittura la « grande malattia >> per eccellenza), per la quale è risaputa, in gran numero di casi, la inanità delle cure, anche condotte al lume dei migliori raziocinii, negli ambulatori e nei reparti delle unità ~anitarie civili, l'affluenza dei lebbrosi è molto lungi dall'essere conguagliata al numero di essi effettivamente esistente nella Colonia. Assai di frequente rimane notorio come essi preferiscano ricorrere a rimedi empirici della più varia · specie (di cui alcuni ho avuto occasione di citare nel corso della casistica di questo lavoro), ali' espletamento di pratiche superstiziose e miracolistiche, ad abluzioni nelle diverse, cosidette << acque sante» del territorio, cui affluiscono talvolta a frotte, fiduciosi di riuscire a godere nella decantata, misteriosa magia eli quei, non di rado, sorclidi liquidi, tante di quelle virtù benefiche che la scienza terapeutica ufficiale forse avrebbe loro financo negato. E il ragionamento, limitato a un punto di vista strettamente individualistico, potrebbe anche essere ammesso: come conseguenza sussiste però il fatto dannoso che, venendo, per tali guise, a sottrarsi


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alla vigilanza e controllo sanitarii, manca del tutto o è reso, se non altro, assai meno agevole o, ad ogni modo, incompleto, il loro riconoscimento e il loro censimento; gran numero di essi credo sfugga tuttora ad ogni identificazione, si sottragga quindi alle cure e, ove occorra, ad essere convenientemente appartato ed isolato. Qui è il punto importante, il vero « nodo >> deUa questione; giacchè è ormai da tutti condiviso che uno dei cardini principali in tema di lotta antilebbrosa, riposa appunto nel riconoscimento quanto più precoce è possibile dei casi di malattia e nel loro razionale isolamento. Non vi è dubbio alcuno che da qui debba muovere il cammino dell'opera iraesa al riscatto sanitario delle popolazioni che la nuova conquista di un Impero ha posto sotto la bandiera italiana. Dal lato profilattico, di pochi altri mezzi efficaci possiamo disporre, e, nell'ignoranza ancora esistente intorno alle più precise e dirette modalità secondo cui il contagio lebbroso si verifica, non ci troviamo in grado di sancire e diffondere altre norme particolari ed assolute dirette ad impedire il possibile stabilirsi della malattia. Risulta solo ormai certo che occorrono rapporti diretti e molto prolungati, fra individui, forse> in condizioni di particolare recettività, affinchè si effettui il contagio ( 1 ).

Terapia - Epidemiologia - Lotta antilebbrosa. La lebbra, malattia infettiva ad andamento per lo più eminentemente cronico, non ha ancora trovato il suo rimedio specifico: anzi devesi purtroppo confessare che, nella maggior parte dei casi, si rimane impotenti terapeuticamente ad impedire il suo fatale procedere. La congerie tanto numerosa di rimedi, dei farmaci, d~i mezzi curativi proposti, i varii prodotti chemioterapici, la sierotJerapia (Carrasquilla), la vaccinoterapia (Gougerot; anche per mezzo degli autovaccini sperimentati dal Porcelli), gli agenti fisiurerapici, non hanno, si può dire, corrisposto che in modo incerto o nullo. E, omettendo di sciorinare qui la relativa nomenclatur~, nel tJentativo di darne un 'elencazione forzatamente monca e di limitato interesse pratico, mi attengo a riferirne, schematizzando nei seguenti tre punti quanto al giorno d'oggi, a mio avviso, la terapia della lebbra può dare rli meglio: 1 ° osservanza delle più consone ed appropriate norme d'igiene generale e individuale; 2° congruo impiego dell'olio di chaulmoogra e dei più acconci fra i numerosi suoi derivati fitochemioterapici ; 3° terapia sintomatica. (1) FuNCliJNI e GIOJU>AI'O (• Patologia e parassitologia dei paesi caldi » - Stab. poligr. Artioli, Modena, 1934-Xlll), in base a ricerche e indagini personali c di :ùtri studiosi, aggiungono <"sscrc molto probabile che esista altresì u11 agente trasmettitore, verosimilmente un insetto, che, col passaggio del v1rus attraverso il prop1io corpo, lo renda idoneo alla trasmissione dal malato al sano. Insetti e paras"ti in genere agenti trasmel.titori dell'infe?.ione lebhroso , come è noto, sono stati imp~tati più yoltc. Zanz:~rc, pulci, cimici, acari ~ anche mosche a loro turno: da molti è ritenuto tuttavia. che ess1 non abbiano una parte molto attiva nel determinarsi del contagio, o meglio soltanto facoltauva.


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E ' fuori di dubbio che nella lotta antilebbrosa va attribuita grande importanza ad una scrupolosa applicazione di tutte le norme profilattiche. Tale lotta in genere <:: , particolarmente, ove la si voglia trasportare, come oggidì è mestieri, fra le popolazioni d eli 'I m pero coloniale di recente conquistato col valore delle nostre armi, non risulta semplice nè facile, inquantochè i problemi acl essa connessi offrono aspett,i, oltre che strettamente sanitari, anche sociali, etnici ed economici. Essa deve anzitutto trarre radici dal conseguimento di una generale elevazione del livello sociale e del grado di progresso civile, immediatamente poi basarsi sull 'identificazione, la più totalitaria possibile (da espletarsi attraverso accurate indagini in seno alla popolazione) e sul consecutivo isolamento degli infermi. Così impostato il compito da svolgere, ci s'accorge facilmente come la campagna di tale lotta venga ad innestarsi intimamente nell 'opera di penetrazione politica e sociale che l'Italia, per m ezzo del suo illuminato Regime, ha voluto degnamente assumersi nelle terre conquistate. Opera nel cui svolgimento è riservata all'attività del medico in Colonia un'importanza del tutto primaria, secondo quanto veniva testè una volta ancora altamente riconosciuto ed affermato da S. E. il Maresciallo Badoglio, il quale, esprimendosi circa le linee fondamentali dell'azione che l'Italia è chiamata a svolgere in Etiopia, affermava tra l'altro che: punto essenziale della penetrazione effettiva in Etiopia è quello della costituzione di corpi selezionati di insegnanti e di medici, e continuava rilevando la necessità che a l più presto venga abbattuta la barriera costituita dalla impossibilità di comunicare direttamente col popolo etiopico per mezzo della parola. Di conseguenza bisognerà che maestri e medici parlino la lingua del Paese (I). Nelle sagge parole pronunciate da S. E. Badoglio viene anche una buona volta riconosciuta per intiero l 'importanza relativa a !l 'uso della lingua, già in tante e tante contingenze palesatasi (di cui talune anche di grande momento; basti qui incidentalmente ricordare l'equivoco lingui· stico, poi abilment.e sfruttato a suo vantaggio dall'Abissinia, scaturito a proposito dell 'interpretazione del famoso trattato di Uccialli) nel corso d ei nostri rapporti cogli indigeni (2). Sono questi per l'appunto i mezzi assai importanti ed indispensabili, se pur indiretti, di cui occorre che ci si serva nell 'opera di riscatto sanitario e di graduale redenzione delle popolazioni abissine: impiegando tali m ezzi dobbiamo mirare ad accattivarci sempre pi\1 il loro animo, infondere, diffondere e coltivare lo sviluppo di una sempre più radicata fiducia verso di noi. ( r) Vcditsi giorna le « Il Policlinico • (<ez . pr~tica), 22 giug no 193G·XIV: rubrica "Echi della im presa a(ric:ma ». (2) C~de 9u i acconcio ag)!iungere come nel vasto territorio wmalo-eritreo-etiopico, acca nto all:t hn~ua " amhara " ceppo e madre di ah re a lei affini, p~rlata <b larga parte del la popolazio ne dc:ll" Abis.<inia. csiswno varii altri idiomi, qu~h ad es. il tigre, il cunama, l"assaortino, il d~ncalo, il so malo. il galla, p~rlaù nelle: r isp<·ttivc regioni c presentanti profonde differenze fra di loro. Tanto appena ac· ccnnato in proposi to, puÌ> essere su fficiente a far comprendere vieppiù meglio e lum cggiar e la rcla· tiv~ complessità della qu<·stio nc ddl "uso c conoscenza della lingua nel territorio posto sotto la nostl3 inllucm;.l.

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Coli 'impiego di tali mezzi collaterali deve anche completarsi, armonizzarsi una ben condotta lotta antilebbrosa; così perverremo ad ottenere che i malati a noi si dirigano ognor .Più fiduciosi, tutti compresi del bene che loro si vuole apportare: ('On tali mezzi, e attraverso i risult:tti immancabili che ne scaturiranno, perverremo a rinsaldare ognor più i vincoli da cui le popolazioni etiopiche devono andare a noi legate. Così, per quanto riguarda i problemi sanitari e qui, in specie,. quelli inerenti alla lotta antilebbrosa, giungeremo ad identificare gradatamente tutti o una grandissima parte dei malati esistenti nella Colonia, curarli e appartarli in acconce località. Qui tutta la dovuta importanza andrà attribuita al nuovo, imprescindibile villaggio-lebbrosario, la cui istituzione c filantropica offerta il nostro Duce ha, nello Sua lungimirante previdenza e sollecitudine, non solo accolto ed altamente approvato, ma eziandio sostenuto, deliberando di già l'assegnazione di adeguati fondi per la pronta attw.tzione del relativo progetto. Tale grande villaggio, destinato a tutti i lebbrosi del l 'Eritrea e dell'Etiopia, sorgerà, come è noto, nelle vicinanze di Adua, in località opportunamente prescelta e rispondente sotto i molteplici punti di vista. Criterii di speciale praticità e grandiosità ne guideranno l 'allestimento, sfruttando l'esperienza ricavabile dall'organizzazione di altri villaggi del genere sparsi per i continenti e, nella nostra Somalia, a Gelib sul Giuba. E' verosimile che in Etiopia la lebbra sia rappresentata da un numero relativamente maggiore di casi che non in Eritrea. Fra i vasti, multiformi territorii, nei riguardi dei quali mancano adeguare investigazioni in proposito, è da supporre ne restino ancora celati non pochi. Già il dott. De Castro ( r), fra gli altr~, più di venti anni or sono, segnaiava che alcune regioni. quali il Goggiam, sarebbero addirittura devastate dalla lebbra. Nè è a credersi che oggidì tali condizioni possano essere ancora gran che mutate. Le prossime, future ricerche che al riguardo la sollecitudine del Governo vicereale vorrà deliberare, non dovranno anche mancare di stabilire rapporti con le comunità ecclesiastiche dei non pochi cenobii e monasteri sparsi per l'Abissinia e l'Eritrea, mèta notoria, non infrequente, di pellegrinaggi e di periodiche trasmigrazioni annuali di indigeni lebbrosi. Il Ministro delle Colonie S. E. Lessona, in una recente intervista concessa alla stampa, affermava fra l'altro, parlando intorno ai problemi della colonizzazione in Etiopia, che cc lavoratori efficienti son quelli sani mora). mente e fisicamenoc, riscattati dall'avvilimento secolare delle malattie. L 'opera dei nostri sanitari, anche durante la guerra, è troppo nota per essere qui ricordata. Essa sarà proseguita ed estesa con crescente vigore n . La Reale Accademia d'Italia, in una delle sue ultime riunioni (giugno 1936-XIY), auspicava cc nel desiderio che ogrzi aspetto di vita delle nuove regioni felice,

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(r) Cit3to nel • Manuale d"iJ; iCnc gcn. c colnniale " d el Prof. G. S..:-oR EI.LI, (G. Barbera, editore, Ftrcnu. 1914).

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Giomu/~ di

mC'diciua militar.- .


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mente annesse al dominio italiano possa per nostra iniziativa e per nostra opera essere studiato e conosciuto » di poter conseguire i suoi alti fini scientifici valendosi anche del contribuw di rilievi e di notizie raccolti da ogni ufficiale appartenente alle Forze· Armate dislocate in A. O. (V. giornale Il Corriere della Sera, 17 giugno 1936-XIV). Possa questo mio lavoro, in ossequio al voto approvato ed emanato dall'alto Sodalizio, rappresentare anch'esso un contributo allo studio e alla conoscenza di uno dei principali argomenti sanitari cui la « nuova » patologia coloniale dell'Impero ci ha posti di fronte, nell'intento di redimere e riscattare fisicamente e socialmente le popolazioni che ne fanno parte, promuovendone di giorno in giorno vieppiù la fiducia e l'j]}imitata fedeltà. Sarà questa ancora ragione certa di rafforzamento, ogni dì più inconcusso e incontrastabile, del nostro alto prestigio fra di esse. Il fine dell'opera è meritorio: motivi di ordine sociale, demografico e di amor patrio stanno ad attestarlo, dappoichè, gioverà rammentarlo, la lebbra, con le gravi, permanenti inabilità da essa causate, toglie irrimediabilmente uomini alla società, braccia al lavoro, soldati all'esercito; è cagione di notevoli danni demografici attraverso l'inf luenza, direttamente o indirettamente da essa svolta, anche sulla stessa prole e discendenza. E ancora: la lotta impegnata significherà presidio e salvaguardia per la salute dei nostri colonizzatori, garanzia di duratura efficienza per le falangi dei nostri militi del lavoro. L'impresa merita per tal modo l'impiego di tutta la lena e di ogni nostro fervore; tutta l'importanza e la dignità del fine ce ne viene appieno additato; elevazione e potenziamento delle attitudini civili e militari dell'individuo, mercè la difesa del patrimonio della salute e progressiva sua bonifica fisica e morale. RIASSUNTO. Vengono riferiti dodici casi di lebbra provenienti dall'Eritrea e potuti seguire presso il reparto dermoceltico dell'ospedale militare per indigeni del Sembcl presso Asmara. Dallo studio e commento di essi si passa a considerazioni di ordine nosografico, epidemiologico e profilattico, nell'intento di riuscire a prospettare i lati precipui che il problema della lotta antilebbrosa presenta, con speciale riguardo alle condizioni esistenti nei territori del nuovo Impero eùopico da noi conquistato.

Sembel (Asmara) A. O. l., febbraio-agosto I9J6-XIV.

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SCUOLA DI APPUCAZIONE DI SANITÀ MlLlT ARE

Laboratorio di Ftaiologia e terapia dd gassati .

IL SALASSO NEL PRONTO SOCCORSO DEI COLPITI DA AGGRESSM CHIMia DI GUERRA AD AZIONE SOFFOCANTE NOTA DI TERAPIA PRATICA Dott. A lberto Manlerl. primo capitano medico

Dai risultati di alcuni esperimenti, sui cani, di recente pubblicati (R. Andreoni: « Il salasso nella terapia degli animali colpiti da aggressivi chimici soffocanti ll , - La Clinica veterinaria e Rassegna di Polizia Sanitaria e di Igiene, 10 ottobre ry36-XIV), sull'dficacia dd salasso come rnezw di pronto soccorso e di terapia nei colpiti da aggressivi chimici a prevalente azione asfissiante, si potrebbe rimanere perplessi, o in ogni modo in dubbio, se continuare o meno a servirsi di tale mezzo nella pratica della tossicologia di guerra. A parte la considerazione che l'indagine sperimentale sugli animali, ndla maggioranza dei casi, per la diversa sensibilità che essi offrono e per le modalità stesse di esperimen tazione, non sem pre corrispondenti allo scopo, non sempre permette di ricavare deduzioni prati<:he da riferirsi, per analogia, all'organismo umano, rimane, fra l'altro, il rilievo, da farsi nel lavoro riferito, se il salasso fu praticato nelle itJdicazioni previste. Difatti esso venne eseguito, indi~tintamente, a tutti i casi in esperimento ed è quindi da presumersi che la percentuale di mortalità notata, nei salassati in confronto dei non salassati, debba, forse, riferirsi a quei casi in cui il salasso non solo non è utile, ma dannoso (cianosi grigia nell'uomo, con polso piccolo, etc.). Pur non volendo fare una critica al lavoro in parola, essendo scopo di questa nota, semplicemente, la messa a punto su questo importante argomento, non ci sembra dt potere adire, senz'altro, alla conclusione a cui perviene l' A . quando afferma che: << il salasso non fa che impoverire l'organismo di una certa quantità di sangue proprio nel momento in cui, per il formarsi dell 'edema polmonare che diminuisce la superficie respiratoria e per il conseguente originarsi dello stato anossiemico, an;:he poche goccie di s~ngue, quale captatore e veicolo dell' ossigmo atmosferico, dive12tano preziose » . A non ingenerare confusione, o d ubbi di interpretazione, si ntiene perciò opportuno chiarire questo concetto confermando, innanzitutto, che il salasso, insieme all'ossigenoterapia, rappresenta ancora oggi, nell'uomo, il pronto soc<:orso ideale nei casi di edema polmonare provocato dagli aggressivi chimid ad azione soffocante.


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IL St\LASSO NEL PRONTO SOCCORSO DEl COLPITI DA AGGRESSIVI ECC.

Anche se mancano ancora nozioni fi~iopatologichc definitive che ne spieghino chiaramente il complesso me-ccanismo, le indicazioni del salasso sono oggi più precise ed i risultati più convincenti. Solo occorre badare che sussistano yueste indicazioni, cianosi bleu o rossa, pressione alta asfittica, polso valido, per potcrne constatare i non dubbi risultati. La pressione venosa si abbassa, cosicchè la corrente dalle arterie alle vene diviene più rapida ; i tessuti sono più prontamente provvisti di ossigeno; più facile avviene il passaggio di liquidi e di scorie dai tessuti nel sangue; meno gravoso diviene il lavoro del cuore. Si ha diminuzione della cianosi e della dispnea, senso di benessere; scompare la cefalea ed il senso di costrizione al torace, mentre subentra una fase dì calma che permette di potere riposare e dormire. Se è vero che la massa sanguigna diminuisce, in un primo tempo, e quindi anche il numero degli eritrociti, quali captatori e veicoli dell'ossigeno atmosferico (Andreoni), non sì può non tenere presente che appunto per l 'azione dello stesso sa lasso si ha una pronta rì produzione delle emazie sottratte, per stimolazìone dell'attività del midollo delle ossa e degli altri organi omopoietici, come lo dimostra la presenza, in circolo, di forme giovani di eritrociti (Snapper). , D 'altro canto l'afflusso di liquido dai tessuti nel sangue porta ad una diminuzione della viscosìtà di questo, la quale può durare sino a tre settimane dopo il salasso (Kohman). I colloidi nel sangue restano diluiti e la diuresi rimane più facile ed abbondante. Risultati, questi, ampiamente riportati nella casistica e confortati dalle prove cliniche di controllo che permisero di constatare come i salassati precocemente presentavano un decorso più breve della loro infermità, per quanto non si fosse riuscito a stabilire con chiare:-zza se <( un salasso precoce potesse costituire metodo per prevenire l'edema polmonare )> . Nè sembra che i cani debbano presentare un così diverso comportamento quale è riferito dall'A. In fa tti esperienze condotte in America da Underlich e dai suoi allievi , nel 1918, confermarono l'utilità del salasso nei casi di intossicazione da soffocanti, specie se seguito da iniezioni endovenose di soluzione fisiologica. Questi ricercatori dimostrarono così che, nei cani « gas....ati », in un primo tempo vi era tendenza ad una piccola diluiz ione del sangue e la concentraz ione grave del sang ue si verificava soltanto dopo molte ore dalla gassazione. Underlich ed allievi praticavano quindi il salasso e, dopo qualche ora, la fleboclisi con soluzioni fisi ologiche rìpctendola quando, mediante l 'esame del sangue, si vedeva salire il tasso dell'emoglobina verso i 140. I cani così trattati avevano una sopravvivenza maggiore degli altri semplicemente salassa ti. Identici esperimenti, e sempre sui cani, furono ripresi da ricercatori tedeschi. Tali esperimenti portarono alle seguenti conclusioni:


IL SA LASSO NEL PRONTO SOCCORSO DEl CO LPITI DA t\ G\. RESS IVI ECC.

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a) che le iniezioni endovenose ipertoniche di cloruro di sodio sono piuttosto dannose; b) che le iniezioni endovenose di soluzione fisiologica determinano sì una diluizione del sangue, ma questa, a differenza di quella ottenuta col salasse, è molto passeggera; c) che l'efficacia dell'intervento è solo dovuta al salasso col quale si vuole ottenere il rilasciamento vascolarc, cosa che viene ostacolata se, al salasso, si fanno seguire le iniezioni endovenose. Però dobbiamo osservare che nessuno esperimento sugli animali ha potuto riprodurre le condizioni che si verificano nell'uomo nell'asfissia grigia (con grave collasso circolatorio) e perciò nessuna prova, come ci risulta dalla letteratura consultata, è stata fatta sugli animali in queste condizioni ! Ma a parte la casistica su riportata, la pratica di guerra e di pace ha luminosamente dimostrato l'efficacia indiscutibil~ del salasso nell'edema polmonare sempre che, è utile ripeterlo, ne sussistano le opportune indicazioni. Nè sembra vi sia più alcun dubbio o discussione su tale argomento. A conferma si potrebbe citare l'opinione di tutti i patologi e clinici che con larga esperienza si occuparono di questi studi. Così H egler (Deutsche Mediz. Woch. 1928, 37) riferi.sce i risultati ottenuti, col salassa, nei casi di intossicazione da fosgene avuti nel disastro di Amburgo nel 1928. Questa è la più chiara e precisa documentazione clinica m argom.:nto. Frugoni ( c< L 'edema polmonare acuto ». - Editore Pozzi. Roma, 1934) nel suo magistrale e completo volume sull'edema polmonare acuto, a pagina 220, sostiene l 'efficacia del sa lasso; a risultati identici perviene A. Ramsbottom (British Med. fournal del r 6 febbraio 1935). H éderer ed lstin (« L'Arme chimique et ses blcssures )) . Libr. Bailliere, Paris, 1935) a pag. 224 affermano che: << fra gli altri mezzi suggeriti, noi guardiamo con preferenza a quelli che hanno f::ttto le loro prove durante la guerra e che si conciliano con le grandi regole della terapeutica razionale: il salasso. Il salasse, nello stato attuale delle nostre conoscenze, è tanto indispensabile per combattere l'edema polmonare incipiente e facilitare la circolazione, quanto la legatura di un 'arteria per arrestare l'emorragia >> . Lustig A., ( (( Patologia e Clinica delle Malattie da gas di guerra » . /st. Sier. Mil., IV, Ed. 1937-XV) a pag. 124 afferma che: c< pilastri indispensabili terapeutici sono il salasse e le inalazioni di ossigeno puro: il primo per combattere l'edema polmonare, sia esso in atto od in via di formazione, le seconde per fa vorire l'ematosi . . . ; ma qui occorre però notare che mentre il salasse riesce di indubbio giovamento in tutti i casi di cianosi bleu, riesce invece inefficace, ed a volte dannoso, nei casi di asfissia pallida con grave collasso circolatorio >>. Queste citazioni, fra le più note e più recenti, e che rappresentano il compendio di tutta la bibliografia precedente, ci sembrano sufficienti a so-


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IL SAJ.ASSO NEL PRONTO SOCCORSO DEI CC'LPITI DA AC;G RESSIVJ ECC.

stenere la nostra premessa sulla utilità non solo, ma indispensabilità del salasso nei colpiti da « soffocanti ». Purtuttavia non si nasconde che i risultati del lavoro citato ci avevano un po' disorientati tanto da indurci, anche per dovere di insegnanti della materia, a conoscere quale fosse l'opinione in proposito del ben noto ed autorevole dott. Otto Muntsch, libero docente all'Università di Berlino, direttore della sezione gas di guerra (terapia speciale) dell'Accademia Medica Militare di Berlino. Egli così si esprimeva in proposito, nel dicembre u. s. (1): « • . • nostre esperienze tedesche su uomini ed animali stanno contro gli esperimenti del dott. Andreoni relativamente all'impiego del salasso sui fosgenati. Già l'esperienza di guerra, però anche ricerche su animali, hanno a noi tedeschi dimostrato il ~alasso come un così importante ed utile mezzo terapeutico, che in nessun caso vogliamo ad esso rinunziare. Certamente anche noi, per il tempo e la misura di questa terapia, teniamo conto dello stato del cuore ». Dopo quanto è stato esposto in questa breve nota, ci sembra doveroso affermare, che allo stato attuale delle nostre conoscenze, « il salasso rimane, per l'uomo, uno dei pilastri fondamentali fra i mezzi di pronto soccorso e di terapia di scelta nei col piti da aggressivi chimici ad azione soffocante ,, .

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Gennaio HJ37· pag. 26.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE TH. GRos. Le epidemie come Welt », 1936, n. 36 e 37).

mezzo bdlico nella storia.

(<< Di.: Medizinische

La questione della possibilità di una offesa batteriologica in guerra, è ancor sempre di attualirà, perciò diamo un largo sunto di una interessante e recentissima pubblicazione:: di Th. Gros dell'Istituto d'Igiene dell'Università di Haiùelbe:rg. Questi arlte omnia rammenta che la << Reformierte Schweizer Zeitung " di Zurigo, pubblicò nel novembre 1935 la notizia sensazionale, che alla presa della città santa dt A.xum da parte degli italiani, gli abissini abbiano liberati ed armati tutti i lebhrosi per lanciarli sul nemico. Per scongiurare una grave sciagura era stato necessario di uccid:.:rli tutti col fuoco mgl.. A questo proposito venne nuovamente in discussione un argomento di cui si è già parlato molto, se cioè fosse possibile:: l'uso di e[pidemie o di agenti epidemici quale arma bellica. Di questo tema si è già occupata la Società delle Nazioni: in base al paragrafo 7 del Concordato di W:tshington (2 febbraio 1922) le Potenze contraenti si obbligano di rinunciare in caso di guerra all'impiego di gas tossici o asfissianti e chiedono che la stessa rinuncia sia fatta da tutte le Nazioni come facente parte del diritto dci popoli. La Lega delle Nazioni nella sua seconda riunione incaricò una Commissione temporanea mista di elaborare un rapporto ~ulle possibilità dell'impiego dei gas tossici in una futura guerra. Una Sottocommissìone, proposta da questa Commissione, ebbe poi alla terza riunione della Società l'incarico di dare il suo parere sulle possibilità della guerra batteriologica; così si ebbe finalmente alla quarta riunione della Lega delle 1\azioni << La Relazione della Commissione per lo studio della guerra chimica e batteriologica >> (Ginevra 1924). Dalla relazione risulta che, contrariamente a quanto venne stabilito per l'arma chimica, l'arma batteriologica non ha .finora trovato impiego in guerra. I relatori proff. Pfeifter, Bordet, Madsen e Cannon espongono le ragioni io base alle possibilità d'a· zione di quest'arma, ma non esauriscono l'argomento poichè, :se le loro conclusioni sono abbastanza convincenti per il presente, esse chiamano .l'attmzione sopra delle possihihtà che potrebbero derivare da un ulteriore sviluppo della scienza batteriologica e quindi sulla necessità di non cullarsi in una sicurezza fallace. Nella relazione si osserva inoltre che gli effetti, non misurabiii nè localizzahili, dell"arma batteriologica colpiscono la popolazione civile, che: potrebbero facilmeme estendersi al di là delle frontiere e perdurare anche dopo la chiusura delle ostilità: l'arma bau~riologica si rivolgerebbe quindi contro l'intera umanità. l relatori ritengono che questo mezzo bellico non possa modificare l'esito di una guerra, poichè esistono dei mezzi per combatterne gli effetti: all'inquinamento delle acque con culture di tifo o di colera SI può opvorre la filtrazione ed il trattamento con cloro delle acque dei fium1. Sarebbe assai difficile che il nemico, con lancio dai velivoli, riuscisse ad infettare l'acqua già .filtrata contenuta nei serbatoi, ma anche in tal caso la popolazione potrebbe essere sah-aguardata con la vaccinazione profilattica. La diffusione della peste a mezzo di ratti infetti sarebbe ugualmente pericolosa per amici e nemici, poichè questi roditori spanderebbero l'infezione di q ua c di là delle frontiere. Del resto oggi si sa arginare anche la peste c non farebbe tremare nemmeno più la minaccia di una diffusione del tifo esante· matico a mezzo di pidocchi dei vestiti. Inq uanto all'inquinamento delle armi stesse i rdatori credono che i germi ad hoc (streptococchi, stafilococchi, bacilli del carbonchio o della morva) non resterebbero a lungo vitali $Ulle superfici metalliche; messi invece nel-


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA lTALIAt'A E STF.ANIERA

l'interno di proiettili, andrebbero certamente distrutti all'atto dell'esplosione. Un serio pericolo potrebbe venire unicamente da cilindri di vetro riempiti di germi e lanciati da-

gli aeroplani. Nell'opinione della maggioranza degli scienziati, la batteriologia non sapn:bbe fornire un materiale infettivo atto a danneggiare seriamente il bestiame o il raccolto di un pncse. Soltanto il rdatore prof. Cannon non condivide quest'idea e ritiene che si potrebbe distruggere un raccolto, lanciando dai ,·clivoli g ran numero di parassiU sopra un'enorme distesa di campi coltivati. In conclusione i quattro rclatori esprimono la convinzione che l'igiene e la batteriologia saprebbero oggi limitare la diffusione di epidemie provocate nell'esercito o nella popolazione civilt c che l'arma batteriologica non avrebbe un'influenza decisiva sull'esito dd le ostilità; tuttavia essi consigliano di seguire attentamente i progressi della scienza batteriologica. Il prof. Bordet ricorda a questo proposito il rinvenimento di culture di morva nell'Ambasciata tedesca di Bucarest, culture che dovevano servire ad infettare la cavalleria rumena. Il 17 g1u~no 1925 venne firmata una convenzione nella quale 33 Stati si obbligano a rinunciare in ogni evenienza all'arma batteriologica. La stessa questione fu ancora presentnta nel 1932 alla conferenza del disarmo, ove si propose di includere nelle conclusioni anche la suddetta convenzione quale forma qualitativa del disarmo. Quantunque la Commissio111e della Società delle Nazioni abbia rilevato che l'arma batteriologica non sia finora mai stata usata, sorge pure la dom<~nda se ad un attento esame non si trovino nella Storia casi di provocazione intenzionale di epidemie a ,;copo bellico. Nella letteratura medica si vede infatti che le epidemie ebbero un'influenza grandissima su molte campagne del passato, in modo che il succ:esso o l'insuccesso di una impresa bellica si doveva spesso mettere in relazione con la comparsa fulminea di un'epidemia. Sorge così il pensiero che si possn opportunamente favorirne la comparsa e che ciò sia forse già stato tellllato nel passato. J. F. Hecker descrive ad es. l'opera dei soldati mercenari a questo riguardo: « Così come i vizi si diffondono in tutte le ·lirezioni per opera dei lanzichenecchi g,irov::aghi, così questa categoria corrotta di uomini spande anche il contagio di malattie maligne nelle città e nei villaggi . Nella loro opera di diffusori dei veleni i lanzichcn.c·cchi sostituiscono i pellq,trini eli Roma e la confrr.ternita dei flagellatori di un tempo » . Roberto Koch così descrisse la tremenda azione delle epidemie sugli eserciti: 11 Già in tempo di pace l.e epidemie :maccano subdolam ente il midollo delle armate; quando però s'illumina la torcia della guerra, esse lasciano i loro nascondigli, levano in alto il capo e distruggono tutto ciò che s'incontra sul loro cammino. Le epidemie decimarono e perfino distrussero dei fieri eserciti; sono esse che decidono delle guerre ed insieme del destino dei popoli "· Ecco alcuni esempi di trasmissione ùztenzionale delle malattie infettive, con conseguente aumento delle epidemie, senza però che vi fosse un nesso diretto con avvenimenti bellici. A Sencca risale il detto « Pestilentia manufacta >> accettato in seguito come termine tecnico. Nel « dc ira » II, 9 egli dice: non descripsit subiectam patriae cit~is

manu flammam et agmina iufestorum equitum ad inquitt:11das prosn·iptomm latebra.< circumvolitantia et violaras fontes venetzis et pcstilentiam mantt factum ... Nell'anno 90 d. C., sotto l'imperatore Domiziano vi fu una grave epidemia in Roma. « Alcuni ebbero la malvagia idea di intingere nel << vele no >> degli aghi e di pungere con essi le persone prescelte. Così molti morirono in tutto il Regno >> . Un fatto analogo avvenne sotto Commodus durante la epidemia del t89/ 190, ove " molti

perdcttero la vita per opera di persone infami che, dietro pagamento, li punsero con aghi sottili >>. La scien za ha stabilito che trattavasi in questi casi di epidemie di vaiolo. E' facile immaginare che il virus vaioloso sia stato diffuso con la puntura mcdinnte aghi infetti (Sticker).


RIVISTA DELLA STAMh\ MEDICA ITALIANA E STRAN IERA

Nei secoli susseguenti la violenza della peste suscitò ripctutamente nel popolo il sospetto che le epidemie fossero provocate artificialmente. Sticker riferisce d i numrrosìssimi processi fatti agli untori, i quah processi venivano fatti con la procedura usata per le streghe e condussero alla condanna di migliaia di individui. Diversi autori sostt:ngono che molti dci condannati si siano veramente serviti di questi infami mezzi. In tutti i paesi si raccontava di becchini che premeditatamente lasciavano cadere oggetti inquinati da carri funebri, per dare nuovo nutrimento alla epidemia che per loro costitui va un guadagno. Durante la peste di Padova si spandevano per la città pezzi di tela provenienti dagli appestati, oppure si preparava c distribuiva del sapone conte· nente del pus pestoso (1555). Il chirurgo Ambroise Paré ammette anch'egli che la peste sia stata premeditatamente dHfusa dai cc mescolatori del veleno 11 i quali con grande malignità insudiciarono muri e porte con pus pcstoso tolto dai bubboni. A Besançon, nel 1628, i becchini gettarono nelle fontane gli empiastri tolti ai pestosi, allo scopo di inquinare l'ac<Jua. Il barbiere Moro ( 1) allestiva degli unguenti col liquido che fuorusciva dai cadaveri e li distribuiva. Notoriamente un tale liquido costituisce una (Ultura quasi pura di peste, per cui è molto probabile che l'unguento in queslione abbia realmente diffusa l'epidemia. Il 27 luglio 1630 a Milano vennero condannati due uomini (2), l'uno percht: aveva preparato un simile unguento, l'altro per averlo applicato e diffuso. Nel 1654 i medici go\'ernativi austriaci Managetta e Rczer denunciavano gli infermieri dci pcstosi di diffondere la peste nelle campagne, mettendo sulla bocca dei cadaveri pane c frutta c distribuendo poi questi alimenti infetti aJla popolazione. Di fatti analoghi dà relazione anche Martin Lutero con una !ettera (scritta in tedesco antico) nella quale afferma che vi sono persone che diffondono la peste per sbarazzarsi di individui a loro molesti; che vi sono pestosi che vanno visitando case sane per il piacere di portare il rnJie a chi non l'ha; che questa geme andrebbe c:onscgnata aJ boia essendo peggio di assassini. Queste cose incredihili, egli dice, sono vere e ci si domanda se i tedeschi siano uomini oppure diavoli. Durante la peste di Danzica (1661) un uomo perverso applicò sul finestrino della porta del \·icino un impiastro tolto da un. bubbone pcstoso; allorquandv il vicino guardò fuori dal finestrino il cerotto gli rimase appiccicato alla barba c fu causa della sua morte. !:atti simili sono stati raccontati anche da Nicola Sclneccerus. Uettcrodt fa il seguente racconto: '' E' accaduto effettivamente che alcuni gruppi di lcbbrosi abbiano fatto delle congiure contro gli abitanti di qualche città )). Si può dubitare della vcridicit~ di questi racconti; tuttavia essi vengono messi in rilievo da un processo che si concluse a Calcutta nel 1935. Infatti il « Volkische !.kobachter 11 di Monaco pubblicò una notizia col titolo: t< Bacilli pestosi come arma mortale >1 . L'accusa era stata portata su di un milionario indiano, Benoyandra Pande, e su di un medico molto stimato, il dott. T. N. Bhattacharya. Essi a\·cvano trafugato delle culture di peste dall'Istituto di Bombay per lo studio della peste, allo scopo di infettare con esse il fratellastro del milionario Amarenda. Già due volte era stato fatto il tentativo di uccidere quest'indiano. Una volta erano stati applicati dei bacilli del tetano sui suoi occhiali; i germi gli penetrarono in una leggera graffiatura, provocando soltanto una lieve infezione. Al secondo attentato il medico di Pande, con un ago da siringa pieno di baciiJi pcstosi, punse Amarenda al momento che egli scen· deva da un treno; questi non s'era accorro di nulla, ma poi ammalò di peste che lo portò a morte. lì milionario ed il suo- medico ebbero la condanna a morte, m~1 nel genr.~aio 1936 questa ~n:. venne mutata in cnrcere a vita. (1 ) E" probabile si trani non di Moro , ma di quel Mor;~. di cui fa cenno Alcs$andro Mnnzoni nel suo immortale romanzo c sopr~uuno nella Storia della Colonna infamt•. (2) L"A. si riferisce certamente alla Storia ddla Colonno infame.


RIVISTA IJELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Si conoscono anche akuni casi di trasmissione premeditata di malattie veneree provocati per motivi politici oltre per vendetta: di uno di questi si è servito ii Maupassant nel suo romanzo << La Boule de suif '' in cui racconta di una inglese che volle infettare Napoleone con un'orrenda rnalattia contagiosa che si era fatta inoculare, ma che fu presa da subitaneo pentimento e debolezza all'ora dell'appuntamento fatale. A questo stesso propositO si deve pure accennare alla malattia di Venceslao II, Re di Boemia, che fu '' avvelenato >> nel 1305 dalla bellissima Agnese e morì putrefatto, non volendosi far curare per vergogna. Ricordiamo pure Re Francesco I di Francia il quale, volendo usare del suo antico diritto regale di far sua la bella moglie del mercante Ferronier, fu punito dal marito di essa, che premeditatamente infettò sè stesso di si fili de cosl che la moglie a sua volta ne contagiò il Re. La stessa sorte ebbe Ladislao, Re di ~a­ poli e donnaiolo per eccellenza. Un medico di cui il Re volle la figlia diede alla ragazza un unguento da applicare in vagina, che avrebbe accresciuta la voluttà dell'amante. Il Re ebbe una rapida morte, andando in putrcfazione dai genitali fino al cuore. Il testo latino dice: « Morb'J correpws ex illùo genitalibus a scorto Pt:rusino ut pt:r quae peccaret per ea puniretur >>. I suddetti episodi fanno ricordare le <<ragazze dei veleni » (visa kanya) dell'India, che venivano preparate wn un'erba velenosa detta E/ bis, considerata un:>. delle meraviglie dell'lncha. I Principi indiani mandavano queste ragazze con dei doni ai Re, i quali trovarono sicur:a morte tra le loro braccia. Molto si legge su questo tema nelle opere sanscritte e nelle loro traduzioni in arabo. Nelle descrizioni medioevali di viaggi si racconta nel libro del Cavaliere Mandeville di una isola ove le vergini nascondono nel ventre: dci serpenti, i quali mordon<' ed av·ielenano colui che per primo osa avvicinarle. Come contrapposto si conosce l'antica fiaba del Re M.inos ùi Creta che uccick ogni sua amante, essendo il suo seme costituito da veleno di serpenti, scorpioni e scolopendre. La !< ragazza dei velc:ni >> SI c ritrovata nei tempi odierni. l soldati tedeschi della grande guerra assicuravano che le donne dei nemici diffondevano intenzionalmente tra loro le malattie sessuali. Il fatto non è provato daila letteratura ma Stickcr affermava che nelie città delle retrovie si ofTrivaoo ai combattenti donne affette da forme veneree che potevano procura~re a loro un malanno da tenerli qualche mese lontano dal fronte. Osservazioni analoghe sono state fatte in ogni paese. Heilbronn (Mcd. Klinik 1927) descrisse un'epidemia di blenorragia in un campo di prigionieri in Russia. ove era dimostrato che gli uomini speravano con l'aiuto dell'iniezione di farsi ricoverare in un ospedale. E' chiaro che negli esempi sopra riportati spesso si parla di ,, veleno )> quando effettivamente è questione di infezione. I motivi determinanti ed i metodi usati ricordano ciò che è stato detto in riguardo alla guerra batteriologica: basta sostituire il risptrtivo agente ousak alla parola c< veleno " e si ritroverà facilmente un ·analogia. Ntlla relazione alla Societ~· delle Nazioni è dette che difficilmente l'esito delle ostilità potrà essere modificata da un'epidemia: ciò potrà essere esatto per i temt~i moderni in cui si è allenaci alla lotta contro i germi infettivi, ma non vale per i secoli prima della scoperta dci bacteri, nè per le guerre del passato ove le condizioni igieniche erano ben peggiori che .ndla guerra mondiale. L'infezione più temuta è sempre stata la peste, per cui si cercava di evitare tale diagnosi; perciò Federico il Grande, nel 1745, quando la peste comparve nell'Alta Slesia, fece diffondere la voce che tratta. vasi di « febbre purulenta n, persuaso che la paura della peste avrebbe avute peggiori conseguenze per l'esito della guerra che non l'attacco del nemico. La Storia ci dice dunque che nel passato le epidemie avevano un 'influenza indubbia sull'esito delle guerre e non di rado esiste\·a il sospetto che fossero provocate artificialmente dal nemico. Un'importanza particolare ha assunta la ep1demia attica nel 43o-425 a. C. che fece stragi terribili; Tucidide afferma al riguardo: c< Nulla poteva danneggiare di più la


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potenza degli Ateniesi di quest'epidemia, nella quale perirono in un anno oltre 4400 opliti e 300 cavalieri, non contando un enorme numero di al tri soldati, tra i quali Pericle >> . Si vociferava allora che le fontane del Pireo fossero state avvelenate daj Pcloponnesi. L'esercito di Cartagine che assediò Siracusa nel 395 a. C. venne annientato dal vaiolo. Nel 1190 fu distrutta, pure da un 'epidemia, l'armata dei crociati che :J$sediò Antiochia ; ia stessa sorte toccò ai crociati tedeschi nel IO<J7, quando appena sbarcati vennero assaliti dalla peste. Uetterodt racconta della morte di Federico II (1250) : «aveva appena npresa la sua lotta contro il Papa quando venne colpito da una forma di dissenteri:J che, in mancanza di ogni assistenza medica, lo portò a morte in mt'no di 15 giorni ,,_ Pil. volte condottieri e generali si videro costretti a sospenderr i combattimenti e perfino a rinunciare a delle campagne in seguito :tlla repentina comp:JrSa di un'epidemia, che io poco tempo riduceva un magnifico esercito in piena combattività a scarsi c mis<::ri resti d'uomini. Nel 1323 l'esercito spagnuolo che combatteva in Sardegna perdette la metà delle truppe per la febbre intermitt<:ntc. Durante la peste t! i l:lrem:J, nel 1350-5 1, innumerevoli cadaveri rim:Jsero insepolti ncllt> vie della città assediata. Nel fervore del combattimento i cittadini spalancarono le porte per b~ciar entrare il nemico, ma questi b:mè subito in ritirata, terrori zzato dagli orrori dell'epidemia e della tlistruzione. La morte nera, nella sua corsa attraverso l'Europa giunse nel 1348 a Calais che era assediato dagli Inglesi, c tanto s'inferocì contro vtncitori e vinti che si dovette concludere immediatamente un armistizio. Nel 1563 all'assedio di Le Havre gli Inglesi dovettem abba ndonare la città perchè la peste vi faceva strage. H olinshed .1ffermò allora che b infezione fosse stata provocata con premeditazione; egli però non dice in quale modo. Nell'epidemia milanese di peste del 1348 vi erano persone che confessarono d'essere state pagate per farla comparire; alla ricomparsa della peste in Milano nel r63o si tornò a dire che fosse stata introdotta e diffusa per ordine dei Re d'Inghilterra e della Francia onde facilitare la presa della città. In modo simile la peste di Messin:~ venne attribuita all'opera degli Spagnuoli che volevano distruggere il popolo. Nella Stcria della guerra elci trent'anni si incontra continuamente la fr:1se: " in conseguenza ai continui passaggi ed acquartieramenti di truppa, ai saccheggi ed alle miserie d'og ni specie scoppiò la peste, oppure il tifo, o la dissenteria ,, _ Quando nel 1690 un esercito dt 12.000 austriaci assediò l'Ungheria, nel campo paludoso scoppiò una epidemia e pose rapidamente fine alla infruttuosa campagna. Le epidemie belliche continuarono la loro opera di distruzione durante tutto il secolo XVIII, ostacolando ed in parte annientando ogni successo militare. Nel 1789 c.iopo la battaglia di Abukir, comparve la peste tra le truppe francesi, obbligantlo Napoleone al ritorno in Europa. Intanto alle note epidemie belliche si era aggiunto, specialmente nelle Indie, anche il colera; nel 1780 le truppe che attraversarono il Gandscham perdettero in 48 ore 3000 soldati per colera; nel 1818 il generale Hastings su r8ooo uomini ne pcrdctte 9000 in dieci giorni per la stessa malattia. Analogamente al colera si sviluppò, per effetto delle guerre Napolconirhe il tifo europeo. Questa forma assunse grande importanza nella gutrra franco-prussiana del 1870. Burkhardt così scrisse allora : « ci viene comunicato da persona competente che urge far cadere Metz, visto eh(. il X Corpo d'Armata è colpito da tifo c dissenteria, presentandosi giornalmente nuovi casi "· Ed Esmarck: « Comparvero forme epidemiche, !a tlissenteria, il tifo, il colera, lo scorbuto. Già nel dicembre la mortalità fu talmente :1lta che ,·ennero distrutti interi reggimenti. Le epidemie fecero 3-4 volte' più vittime che le ferite )) . E' dunque vero per le epidemie belliche ciò che Uetterodt dice a proposito del tifo esantematico: ,, Questa malattia interviene a modificare l'andamento della Storia, distrugge con la morte gli eserciti, sparpaglia le masse come fossero strame al vento e ripctutamente ha annullato piani di guerra profont.lamente studiati e preparati, toglicntlo valore alle


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più sagge disposizioni >1. La guerra mondiale è itata la prima della Storia TJella quale si t·iuscì con misure igit:nid1e e profilattiche a tener testa alle epidemie. In conclusione si può con ragione asserire clte le epidemie ebbero nel passato una enorme influenza sull'esito delle guerre, tanto da giustificare il continuo sospetto della pestis manufacta, cioè della pro,·ocazione premeditata di epidemie. Th. Gros cerca di dimostrare con alcuni esempi che un tale sospetto non è del tutto ingiustificato. Le possibilità per una tale provc•caziom: possono essere diverse e cioè: 1. Ncll'assnlio di città o castelli t.d anche nd combattimento aperto ,·enne lanciato sul nemico del materiale che, senza proprio ferirlo, poteva da nneggiarlo i n di rettamente. Così Annibale nella battnglia navale presso Pergamon ( 191 a. C.) conq uistò la ,·ittoria per an:r lanciato supenti velenosi sul nemico: <• lmpemvit qua m plurimas vent:1l(Uas ser.nentes vivas co/ligi, rns1ue m Msa fictilia conjici l> . Durante h guerra dei trent'anni, gli assediati di una cittaJina del Baden misero in fuga il nemico lanciando dm bastioni su di lui i loro alveari. l soldati ,·enneto così malamente ride-tti dagli inserti che si do" et te interrompere l 'attacco P. togliere l'assedio: da allora la cittadina prese il nome di "MuggensJurm >•. All'assedio di Gaffa (1346) da parte dei S:~raceni, tra gli assedianti si era sviluppata la peste, con una mortalità di oltre 1000 ind ividui al giorno. I S:~rnccni allora a mezzo dei loro ordigni di guerra gettarono i cadaveri nella città, ove presto comparve la peste che aH'ievolì cgni resistenza e penò alla resa. Molte altre volte i condottieri, i cristiani non meno dei pagani, ebbero ricc;:so ai mezzi più tnfami c ributtanti per spandere un'infezione a svantaggio del nemi ..:o. Fu così che si ebbe la resa del Castello di Schwanau nel I 333 per aver il nemico lanciato nell'interno tonnellate di sterco e di letame. Lo stesso mezzo venne usato ma senz'alcun succe:-sso nell'assedio del Castello Carlstein in Boemia; il Signore del Castello seppe procurarsi la saivezza adoperando la disinfe:zione con calce viva. 2. L'altro mezzo tentato più volte nella Stori:1 è stata la diffusiOne delle infezioni per contatto da uomo e uomo. Così Fallopia parla di un'epidemia di sifilide d iffusasi fu lmineamente nell'esercito di Carlo III nel 1495 durante l'assedio di un Castello vicino a Napoli, infezione che si dice ~ia stata provocata premeditatamente tra i soldati francesi da parte degli Spagnuoli assediati. 3· - Si ebbe pure ricorso alle inondazioni per pcrtar~ con le loro conseguenze ad un indebolimento dd nemico. Nel 1748 la regione di Herzogenbusch era stata messa volutamente sott'acqua all'inizio delle ostilità; quando il suolo cominciò a riasciugarsi comparve un 'epidemia malarica. Nell'assedio di Napoli (1528) da parte di Lautrec (Francesco T), questi fece sbarrare le condutture che portavano l'acqua alla cird, ma si dimenticò di prov,·edere al suo defl usso; in conseguenza tutto il campo si mutò in palude. Comparve allora tra le tru ppe un tremendo tifo (?) che distrusse quasi l'intero esercito assediante compreso anche il suo c;;po. Nell:l fortezza di .Mantova assedia ta d:.~i Francesi (1796·9i) la malaria faceva strage tra gli austriaci ed era comparsa dopo che \'ennero provocntc artificialmente delle inondnioni. 4· Altre notizie parlavano dell'avvelenamento di generi alimentari c parti colarmente dell'inquinamento d.i acque. Fin dal Medioe"o ed ancora nelle ultime guerre i popoli s1 accusarono ~cambievolmente dell'avvelenamento dell'acqua di fontane, specie in territori che do,·e,·a no cadere in mano nemica. N:lturalmente !a p:~roia generica << ,·eleno •J spesso significa in realtà infct.ionc o v iru ~ infettivo. Gii Spagnuoli che assediarono nel 1495 la citt~ di Somma sulle falde del Vesuvio, furono acc.mat; di avere aggiunto ai depositi di vino sangue infetto e di avere poi abbandonata la città; i Francesi che bevettero di tale vino fu ro no tutti colpiti di Morbus Gal/icus, così riferisce Andrea Cisalpino. U no stratagemma analogo ~ descritto anche da Frontin come. espediente bellico. Il generale cartaginese Maherbal, conoscendo le virtù narcotizzanù Jella mandragora, mescolò tale droga alla scorta di vino del suo accampamento e finse poi una ritirata per cadere quindi sul nemico intontito, vincendolo facilmente. Anche


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dei Cdti st racconta che abbiano lasc.iaru al nemico depositi di viveri avvelenati con un 'erba che provocava coliche e diarrea. Al tempo di Carl omagno si racconta di una gra\·e moria tra il bestiame, ch e l';-~rcivescovo Agobadus attribuì al fatto d i avere Grimvaldo, Duca di Benevento, malignamcnte fatto avvelenare campi, montagne e praterie. 5· Va accennato infine all'avvelenamento delle stesse armi, del quale si parla in quasi ogni gu rra. Nel '700 il commercio dei veleni era diffusissimo ed era quasi un'abitudine quella di avvelenare le lame delle armi, così che anche una lieve ferita uccideva il colpito, poichè moriva in un secon do tempo per marasmo. In tutto il Meciioevo i veleni si usava no a nche a scopo politico; al te m po di Federico il se ne h ceva tale un abuso che fu nect."lisario emanare un apposito editto che ne proibiva il possesso : 11 chi possiede o vende veleno di freccia oppure altro veleno non utile nè necessa rio come medicinale, sarà impiccato >>. Ben noto è anche il veleno di freccia dtgli Indiani. I Francesi accusarono i Tedeschi dei peggiori sentime nti a questo riguard o, tanto che Paré potè scri vere: 11 i soldati nostri che eran o stati feriti morivano wni, si può dire, così da dover sospettare che fossero medicati con unguenti avvelenati >1 . Secondo Uetterodt anche nella g uerra del tll7o si pensava che le armi bianche dei tedeschi fossero avvelenate poichè davano ferite d i car:me re assai maligno. Si trattava nella maggioranza d ei casi di \·eleni chimici, ma un resoconto di Zeissler. pubblicato nella '' Med. Klin. >>, 1934, pag. 825, dimostra che la stessa probabi lità esiste per i veleni di natura batteriologica. " Verso la fi ne del secolo passato i pescatori norvegesi adoperavano per la caccia alle balene nei Fjordi di Bergen delle frcccic iufc:ttate con spore eS'siccate di carbonchio sintomatico (B. C ha uvoei) e di parasintomatico (vibrione settico). Occorrevano circa 10 di queste freccie per infettare sicuramente la balena; 3-4 giorni dopo la caccia gli animali si potevano facilmente traspor· tare alla riva perchè gravemente ammalati. Il batteriologo danese, veterinario Christiansen, descrisse il procedimento usato ed idenrificò erroneamente come '' bacillo della setticemia d i balena " la miscela batterica usata per avvelenare le freccie. Secondo Gros da tutto quanto precede si può dedurre che il timore di una guerra batteri,.logica neon è: del tutto ingiustificato. visto che la Storia ci riferisce che in alcuni casi il metodo ha piename nte corrisposto allo scopo. Se dopo la scoperta dei microrganismi patogeni l'arma batteriologica non è ancora stata utilizzata, lo si deve al fmo che la scienza non disponeva ancora della necessaria esperie nza per poter indicare un procedime nto sicuramente atto a provocare la voluta epidemia nelle fi le del nemico. t\on si creda che la rinuncia sia stata dettata da ~entimenti umanitari, giacchè in guerra è sempre essenzialmente ed unicameme questione di opportunità. E' probabile che allo stato attuale della tecnica si sappia usare l'arma batteriologica in qualche forma, forse non tanto contro l'uomo stesso, quanto contro i ~uoi mezzi d i alimentazione. In ultima analisi è altrettanto 11 umano )> infettare a mezzo di aeroplani il bestiame o le coltivazioni nelle retrovie del nemico, che cercare di r aggi un gere con un blocco il m~­ de.simo fine che è quello di fiaccare o annirntare la resistenza nemica.

A. L.

IGIENE ). P. ExcHAQUET. -

Prove d'immunizzazione antipneumococcica per inalazione. (« An·

nales de I'Institut Pasteur >>, vol. 56, 1936, n. 6). Il polmone, per la sua considerevole superficie d'assorbir.1ento, sembra ch e si presti molto bene come via di somministrazione dei mcclicamc:nti e delle sostanze immunizzanti. E ' noto che talune sostanze raggiungono i~ torrente circolatorio in modo piì'1 rapido quando sono iniettate in trachea, che non per via sottocutanea. Ciò spiega l'im-


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portanza considerevole attribuita in questi ultimi anni :~!l'inalazione nella medicina spc::· rimentale. L 'A., dopo di aver ricordati i princip:.li studi condotti al riguardo, con intenti veramente pratici, specie da ricercatori americani, espone le proprie esperienze sulla immunizzazione amipneumococcica per vla inaiatoria. Egli ha utilizzato, in tutte le sue esperienze, un ceppo di tipo 1° di pneumococco, isolato da un espettorato di polmonitico. Ciò sia perchè solo il tipo 1 ° permette di ottenere una immunit.ì duratura, come ha dimostrato Stillmann c sia perchè i soli ceppi virulenti da lui isolati all'inizio delle sue ricerche erano del tipo I 0 • Per le inalazioni si è servito di una emulsione di pneumococchi uccisi col calore, tenendo conto che questo mezzo fisico non attenua il potere antigeno del pncumococco, il quale può essere riscaldato anche a 100° per 30', senza perdere tale potere (Killian). Il ceppo da lui impiegato non presentava, in origine, una virulenza sufficiente e perciò lo esaltò con passaggi nel topolino. Per no\'e mesi è riuscito a conservare il ceppo stesso, impiegando il metodo di Ncufcld, cioè prelevando asetticamente il cuore e la milza dei topolini morti di setticemia pneumococcica, seccandoli nel vuoto e qu1nt.li conservandoli alla temperatura di laboratOrio. Un frammento di uno di questi organi, seminato in brodo, era sufficiente per dare una cultura abbondante e di virulenza costante. In una prima serie di esperienze è riuscito ad ottenere regolarmente l'infezione mortale, facendo inalare ai topi dei pneumococchi virulenti; ma il numero di inalazioni necessarie per determinare l'infezione pneumococcica era assai variabile. La inalazione di pneumococchi virulenti dà, ~ccondo le ricerche Jell' A., risultati incostanti, mentre il metodo di Neufeld, cioè l'istillazione nasale sotto narcosi di una emulsione degli stessi pneumococchi virulenti, determina costantemente l'infezione mortale del topo, accompagnata spesso da polmonite. L'A. è riuscito ad immunizzare dei topolir.i facendo loro inalare pncumococchi uccisi col calore; gli animali così trattati hanno resistito sia all'inalazione che all'istillazione di pneumococchi virulenti. L'iniezione intraperitoneale di prova ha permesso di controllare ancora meglio questa immunità dci topi dopo un mese di inalazioni ripetute, in quanto è risultato che essi hanno sopportato l 'iniezione di 250 dosi mortali. Portando a sei settimane la durata del trattamento per inalazioni, l'A., è riuscito ad immunizzare dei topolini contro 500 dosi. Egli ritiene che il grado di immunizzazione dipenda dalla quantità totale di antigene inalato. Ha fatto inoltre delle p:ro\'e di immunizzazione dei topi facendo loro inalare la frazione add<>-solubile del prneumococco. Il valore immunizzante di questa frazione è stato meno notevole di quello dd pneumococco intero. Ha potuto anche constatare che l'antigene contenuto in tale {razione può penetrare nell'organismo per la via respiratoria e conferire al sorcio un debole grado di immunità. Studiando, inoltre, il potere protettivo del siero del conig lio immuniz7.ato, ha trovato che l'inalazione di pneumococchi uccisi col calore fa apparire nel siero del coniglio delle sostanze immunizzami. Jn due conigli sottoposti per sette settimane ad ina.l azioni bisettimanali di emulsioni concentrate di pneumoccocchi uccisi, ha ottenuto un siero che, inoculato nella dose di cc. 0,5 per via sottocutanea ai topolini, ha fano sì che essi sopportassero dopo 12 ore l'iniezione intraperitoneale di 500 dosi mortali, come pure l"inalazionc e l'instillazione di pneumococchi virulenti. L'iniezio ne contemporanea di cc. 0,5 di siero sotto la pelle e di pneumoc.o cchi virulenti nel pt:ritonco, ha permesso la sopravvivenza dei topolini che avevano ricevuto sino a 50 dosi mortali. Invece la iniezione del siero sei ore dopo l'infezione non ebbe alcun effetto.

Il problema del/~. vaccinazione per inalaz ione . è stnt~ di recente stu.diato anch~ d~ un tlOstro medico mrlttare, il cap. dott. De Alesst Evasro. Questo A., m una sen.e dr 01-iginali esperienze, compiute nel laboratorio d'igiene_ militm·e della ~cr~ola di satJ~·r,ì_, sulla « Vaccinazùme antitifica per inalazione 1>, ha spemncntato nel comglto la sommttllszrazio'ne di un vaccino idrico antitifico per via ÌT1alatoria in un ambiente c011jinato


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(Giornale di mcd. militare, J 936, fase. Il). I risultati ollenuti COTl questa modalità tlaccinante concordano con quelli avuti dai precedenti ricercatori che usarono t'imroduziotJe dei vaccini nel polmone per puntura transtracheale: cioè, l'assorbimento dei vaccini stessi e la loro funzione antigene. Il De A/essi ha confermato inoltre la perfetta tolleran za degli animali al metodo e pensa che la vaccinazione per via inalatoria, specie per talu11e malattie iL cui agente infettivo si suppone penetri per via aerea, possa avCT·e una cCT·ta Ùtiportanza pratica nell'avvenire, in quanto riproduce lt: modalità d'infezione e come· guenti reazioni difensive che si svolgono naturalmente. Le ricerche dello stesso A. hanno un particolare interesse in quanto da esse risulterebbe confermata la possibilità, non soltanto della vaccinazione, ma anche della diffusione di malattie infettive per via poi· monare (come del resto aveva accertato Martim· per la peste polmonare) e ciò potn:bbe avue importanza anche a u·opo bellico (guerra batterica). PtAZZ .....

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE G. SALWN e J. CE<:cALDI. -

Studio dd meningococchi, nell'Africa Equatoriale Francese, c vaccinazione antimeningococdca. (« Bull. de la Soc. de Pathol. exouque "•

T. XXIX, n. 9, 1936). La mening1te cerebro-spinale è notoriamente una malattia cosmopolita, tuttavia nei rig11ardi parti..:nl:w dell'Africa Centrale si ntiene che la sua comparsa risalga ad una data rdativamente recente. E in una breve premessa gli AA. ne ricordano le probabili orig1ni (A&ica Orientale) e le vie di diffusione del virus segnalando le prime osservazioni b:muiologicamente accertate, della malattia nel Congo Belga ( I9I7-I9I8). Anche nell'A&ica Equatoriale Francese ne sono stati segnalati dei casi fin dal 1917 ed anzi gli AA., per il notevole numero verificatosene nel 1918, sono propensi a ritt:ncre cÌle già in detta epoca la malattia esistesse allo stato endemico. Sino ad oggi, peraltro, mancava qualsiasi rilievo dei caratteri c della evoluzione delle prcgresse epidemie locali. L'epidemia che forma oggetto del presente studio è quella verificatasi a Fort· Archambault nel febbraicrmarzo 1936 per propagazione del contagio dal Sudan Anglo- Egiziano ove i primi casi di meningite cerebrcrspinale insorsero nel novembre 1935· Sono note le difficoltà particolari che si incontrano nell'ambiente indigeno colcr niale per lottare contro la diffusione delle epidemie: condizioni di esistenza, ignoranza e incomprensione d'ogni norma igienica, scarsa efficacia dei cordoni sanitari per l'impossibilità di controllare gli spostamenti dell'indigeno, il quale se spesso percorre pistr poco note, allorchè si sente sorvegliato, ne escog1ta delle più impensate per ovviare alla sospensione quarantenaria del traffico. Queste considerazioni d'ambiente e la speciale situ:uione del focolaio epidemico di Fort-Archambault - centro di numerose vie di comunicazione - facendo temere una rapida estensione dell'epidemia, indussero il Gcr vernatore dell'A. E . F. a richiedere l'opera dell'Istituto Pasteur di Brazzaville allo scopo di attuare una pronta profilassi vaccinale. Gli AA., incaricati della missione, riferiscono dettagliatamente in questa memoria i tempi veramente serrati, mercè l'impiego della via aerea, da essi segnati dal momenro in cui ricevettero l'incarico alla pratica attuazione della vaccinazione antimeniligococcica a tutta la popolazione indigena, eseguita con vaccino alle~tito con ceppi isolati dal fcr colaio epidemico. . . La loro opera profilattica ha anche reso possibile uno studio completo del opo dt meningococco in causa (tipo << A >>), nelle sue proprietà culturali! ant~gene e patogene~ per cui essi ci offrono, oltre un saggio preciso e lineare di tecmca dt laboratono, dau


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RIVISTA DELLA STAMPA MEOICA ITALIA.NA E 'iTRANIERA

cd osservazioni interessanti e d'indubbia utilità per una corretta applicazione di tale misura profilattica in lontane regioni coloniali. Nei riguardi del!a vaccinazione antimcningococcica, ricordati i vari tentativi Iniziati nell'uomo dal Davis nei 1907 ed i tipi di v:~ccino sinora usati, riportano il procedimento di prep:~razione da essi adottato servendosi di tre ceppi di meningococco <• A , isolati dal focolaio epidemico e le prove d'immunità - com'essi dicono - o meglio di attività antigen:. dimostrate dal loro vaccino in 14 soggetti inoculati con una o più dosi vaccinati. Sperimentalmente (rilievo del t:lsso di agglutinine) è risultato loro che per ottenere una solida immunità la vaccinazione deve essere praticata con due iniezioni, distanziate di 8 giorni, nella dose rispettiva di 1 e 2 cc. di vaccino ( 15 miliardi di germi complessivamente). Una terza iniezione non sembra che aumenti la intensità dello ~taro immunitario. Epidemiologicamente, per la rapida soppressione del focolaio epidemico e la mancata estensione della malattia ai territori vicini, ì: stata pienamente confermata la reale efficacia della V<Jccinazione antimeningococcica c la sua importanza come misura profilattica in ambimti coloniali. Di interesse particolare inoltre sono i risultati incoraggianti, se non assolutameme probativi, ottenuti dal lato terapcutico con alcuni tentativi di auto-vaccino-proteinotera pia, attuata con l'inoculazione sottocutanea del liquido c. · r. purulento, del malato stesso, previamentc trattato per un'ora col calore a 6o~ C. Se infatti l'efficacia di questa pratica terapeutica fosse ulteriormente confermata, il medico coloniale, costreno spesso ad agire con mezzi di fortuna, avrebbe a disposizione un mezzo curativo semplice ed attuabile anche nelle condizioni d'ambiente più misere. ~1a l'interesse di questa documentazione, di una campagna proli lattica immuni . taria condotta in particolari difficoltà d'ambiente, ci ~embra risieda sopratutto nella valorizzazione dd mezzo aereo come sussidio indispensabile per assicurarne il successo. Ciò è posto in giusto rilievo dagli AA. i quali riconoscono che unicamente a mezzo dell'aviazione è stato loro possibile bruciare rapidamente le tappe che anche la più perfetta organizzazione sanitaria deve segnare allorchè, in pieno periodo epidemico, si accinga a condurre una campagna profilattica in1munitaria in regioni lontane da laboratori scientifici. E nel caso particolare, d:Jta l:t squisita !abilità del germe da isolare c conserva re per l'allestimento del vaccino, si può ben dire che solo in virtù dell'impiego del mezzo aereo si è potuta affinare e valorizzare l'arma immunitaria. N ANNI.

MEDICINA INTERNA

Considerazioni sul valore della velodt.ì di sedim.entazione.. Presenta essa. interesse dal punto di vista dd reclutamento? (c< Archives médicales belgcs ll ,

THoNÉ. -

n. 12, dicembre 1936). Se il giudizio d'idoneità al servizio militare è> tutto dominato dal riconoscimento di uno stato morboso, nella sua essenza e gravità attuale ed avvenire, appare ovvio che a taie scope, debbano concorrere tutti i mezzi d' indagine, sia clinica che di laboratorio, di cui la diagnostica d1spone, onde da! low concorso possa derivare un giudizio, .::h~ più al singolo caso si adegui e corrisponda. Grande considerazione da parte nostra merita quindi lo studio, che il maggiore medico Thoné, dell'ospedale militare di Liegi, ha fatto sulla velocità di sedimentazione, mettendo in rilievo l'importanza di un suo aumento allo scopo di riconoscere forme morbose latenti o quasi, c per le quah il servizio militare potrebbe essere causa di aggra\·amento.


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L'A., dopo aver illustrata la tecnica della ricerca, riferisce i fattori determinanti il fenomeno della sedimentazione, dando particolare importanza al quoziente proteico del plasma sanguigno, il che .in vero non ì: tutto. Tra i diversi metodi per dettrminare la velocità di sedimentazione Thoné preferisce quello di Westergrocn, limitandosi però ad una sola lettura, un'ora dopo aver messa la ricerca, c che nell'uomo normale fornisce cifre oscillanti tra mm. 1 e 3, con cifre limiti 4-7; nella donna invc;.;e i valori sono alquanto p~ù elevati. Già in condizioni fisiologiche, per d. dopo i pasti, la velocid di sedimcntazione può aumentare, il che avviene in modo caratteristi..:o c costante nella donna durant<.: la gy-avidanza, in cui al quinto mese raggiunge 50 mm. L 'A., riportando dati già acquisiu, ricorda l'aumento della velocità di sedimcntazione in condizioni patologiche, specie nella polmonite, bronco-polmonite, as..:csso polmonare ed in altre malattie gTavi. Importante è il comport;amento del fenomeno nella malattia di Bouilleaud o poliartrite acuta reumatica, in cui pasi~ aumento della vdocità di sedimentazione finchè il soggetto è ir. preda del processo infettivo, anche nelle sue fasi di latcnza, quindi esso indica al mcJico la necessità di continuare la cura saliciJica, onde evitare ulteriori localizzazioni. Numerose sono poi le ricerche sul comportamento della velocità di sedimentarione nella tubercolosi e, per consenso quasi unanime, si :Ittribuiscc, più che valore diagnostico, valore prognostico ad un aumento di ess;., come già le ricerche non più recenti (1919"20) di Westergreen hanno dimostrato. L'A. ai fini del reclutamento ha sistematicamente impiegata tale indagine in iscritti e militari inviati in osservazione all'ospedale militare di Liegi e su 30 dlei .po esaminati ha riscontrata aumentata la velocità di sedimcntazione (tra 8-22 mm.). Cil> lo ha indotto ad ulteriori esami, clinici e radiologici, con particolare riguardo alla . tubercolosi polmonare ed ha avuto risultato positivo in 12 su 13 che presentavano valori di scdimentazione più elevati. Senza sopravalutare tale elemento Thoné ne precisa l'importanza nel senso che esso induce a più accurati esami clinici e di laboratorio. che, nel loro complesso valutati, potranno portare al riconoscimento di una malattia, che altrimenti sarebbe passata inosservata. La semplicità della ricerca dovrebbe indurre il medico militare a ricorrere ad essa con maggiore frequenza. Ancora in medicina legale militare l'utilità della determinazione della velocità di sedimentazione si dimostra nello studio della simulazione, quando l'interessato accusa malattie che si accompagnano ad aumento di essa, persistente anche dopo che i segni clinici sono regrediti. Un reperto normale della sedimentazione costituisce per noi un elemento prezioso di giudizio, che, sempre all'esame clinico collegato, può consentirci una quasi certezza nell'affermare l'inesistenza dell'accusata malattia o, per lo meno, nel farci ritenere esagerati i disturbi allegati. Qu~stc /~ osservazioni e le deduzioni, co11

cui l'autvre conclude il suo studio mol-

lo int~r~ssante.

Ad use però ~ da obiettare che, in base alle conoscenze più universalmenre accettate sui fattori determinanti un aumento delia velocità di sedimentazione, mal si comprt>nde, nel caso della tubercolosi polmonare, come l'esame clinico e radiologico non abbiano rilevato prima /esùmi polm01zari, che mcllorzo itz evidenza esami poi ripetuti, in quante l'aumento della velocità di sedimentazione è legato a lesioni tubercolari llttive, evolutive c quindi uzli da incidere con seg•;i più o meno evidenti, ma qttasi .;cmpre da attento esame rilevabili, sullo stato generale e sull'apparato respiratorio.

R. o' ALEsSANDRO. 6 -

Giornalt: ii medicina milirart:.


PIVJSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

CHIRURGIA GENERALE

Della scelta dell'intervento nella ipertensione arteriosa permanentt. Effetti dd blocco novocainko degli splancnid nell'ipertensione arteriosa permanente. (« Rcvue dc Chirurgie >>, novembre 1936).

R. LERICHE. -

Non sappiamo ancora, dice l'A., quale sia l'intervento migliore nell'ipertensione arteriosa. Tutto fa pensare che forse un gran numero di ipcrtensioni stia per divenire di dominio della chirurgia fisiologica. Ma la certezza sulla scelta dell'intervento non può venire l"hc da una esperienza compar:1tiva Jei divcrsi metodi. Richiederà perd.:, Jcl tempo e sarà difficile, dovendosi tenere gran conto dei valori evolutivi reali di ciascun caso, se differenti, dato che è accertato che le ipertensioni arteriose non sono sempre identiche fra loro. Fr:; i vari metodi proposti (surrenalectc>mia unilMerale, sezinne degli splancnici di sinistra, surrenalectomia subtotale bilaterale, enervazione renale, ecc.), l'A. ha ottenuto buoni risultati con la sezione degli splancnici. Però, per studiare meglio le indicazioni individuali, dà la preferenza al metoJo dell'infiltrazione novocainica degli splancnici, recentemente raccomandato da Pende, creatore nel 1924 della sezione degli splancnici nella ipertensione. Se la tensione si ahhas~a notevolmente dopo l 'infiltrazione, e sopratutto se, essendo bassa, non risale che molto lentamente, in tre o quattro giorni, èlecito p~nsare ragione\ o! mente che la ~ezione nervosa è indicata. Se invece la tensione v~ri:. poco o se essa ris:~ l e rapidamente, c'è da remcre che la sezione dello splancnico darà scarsi n sultati. Gli effetti della infiltrazione dello ~plancnico sono, dice l'A., in certi casi assai curiosi: in alcuni secondi, si può vedere, do!JO una infiltrazione unilatctale fatta all'allezza della dodicesima costola e della prima vertebra lombare, il massimo abbas.l>a• mento da ono a dieci punti e questo abbassamento puè persistere due, tre giorni e più. Si può anche osservare che, dopo un tempo più lungo, la massima non sia an cora ritornata al suo livello primitivo. Quando è così, è probabile che la sezione dello splancnico s<irà efficace. I noltre, di fronte a tale: efficacia, si può pensare che il blocco ddlo splancnico o degli splancnici potrebbe essere una medicazione d'urgenza nei bruschi stati ipenensivi. Ma l'A. aggiunge subito di avere l'impressione che non sempre e in rutti i casi l'infiltrazione dello splancnico abbassa, e in modo durevole, la tensicne. Riguardo alle indicazioni operatorie negli ipertesi, l'A. è del parere che bisogna astenersi in quelli che hanno un risentimento renale manifesto c che qualche volta sono stati azotemici, anche se sono ritornati alla norma. Invece crede che la minaccia dì ictus, rappresentata da violenti mal di testa e da crisi dolorose negli arti, da fenomeni vaso-costruttivi passeggeri (disturbi della memoria e della parola), dovrà costituire us:a indicnione di urgenza. L'A. infine richiama l'attenzione sul fatto (he, negli ipcrtesi a forte ·tensione letinica, l'operazione, se fa abbassare la tensione generale, lascia invariata quella oculare. Nel chiudere l'interessante lavoro, l'A. si riserva di comunicare i risultati operal ori delle altre osservazioni personali. FLORIDIA.

OFTALMOLOGIA A. ALIQuò- MAZZEI. - Sulla tubercolosi della congiuntiva. (<< Bollettino d'Oculistica >•, n. 8, agosto 1936). L'A. premette che nonostante le molte osservazioni fatte finora su questo intere~­ sante argomento si può ancora oggi affermare che la tubercolosi della congiuntiva, in ~enere, rimane pur sempre una malattia relativamente rara.


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Una buona parte dì casi della letteratura concerne forme secondarie s•a a tubercolosi polmonare che del bulbo oculare o di altri organi oppure diffusesi alla congiuoti\·a per contiguità dal naso c dalle vie lacrimali di deflusso o dalla faccia. Meno frequenti invece sono i casi di tubercolosi primitiva della congiuntiva, o per lo meno presunti tali, per cui sì può afferm:m: che questa rappresenta veramente un'affezione abbastanza rara. L 'A. descrive due casi di tubercolosi della congiuntiva, studiati l'uno d:tl punt<> di vista ciinico e batteriologico e l'altro anrhc.: dal punto di vista istoparologico. Nel primo caso si trattava di una forma ulcerativa, nel secondo invece di una forma mista ukerativa-nodulare-fun6osa. Circa la patogenesi l'A. ritiene che nel primo caso si sia trattato di tubercolosi secondaria della congiuntiva di origine endogena c nel secondo caso di tubercolosi primuia, cioè di origine esogena.

Per quanto secondo la maggioranza degli AA. la malattia assuma un decorso relati\·amente benigno, tanto che ne sono stati descritti rasi di guarigione spontanea, la prognosi deve essere sempre fatta con una certa riserva potendosi l'affezione propagare al bulbo, e talvolta dare luogo per metastasi a complicazioni meningee od a tubercolosi polmonare o laringea. Nella forma nodulare a caranere torpido ed in quella neoplastica la prognosi è in genere assai migliore potendo la malattia assumere un decorso assai benigno. · La fonna ukerativa, invece, non presenta per solito alcuna tendenza alla cicatrizzazione ed alla regressione spontanea ma tende piuttosto a progredire con lentezza ma costantemente. E' da consigliarsi pertanto l'intervento pronto ed energico che sarà scelto molto opportunamente caso per caso. Quando la lesione è limitata, e particolarmente nelle forme nodulari e neoplastiche, può essere consigliabile l'excresi completa della parte ammalata c la successiva cautenzzazion e della sua sede; è da sconsigliarsi invece in modo assoluto il raschiamento della parte lesa potendo esso favorire la disseminazione della infezione. La terapia medicamentosa locale ha scarsa influenza sull'andamento della malattia e la si impiega sopratutto come cura complementare. I medicamenti locali impiegati con un certo successo dai vari AA. consistono in toccamenti dell'ulcerazione con tintura di iodio, nell'uso dcll'iodoformio, dell'acido picrico in pomata, dell'argirolo, della pomata all'ossido giallo di mercurio, nelle iniezioni sottocongiuntivali di formalina all'I: 10.000, in lavande con soluzioni antisettiche di sublimato, formalina, di acido lattico al 3 %, di etilato iodico ecc.. La terapia tubercolinica avrebbe dato a vari AA. buoni risultati, ma bisogna tener presente che l'impiego della tubercolina non è del tutto privo di pericoli. l o questi ultimi anni è stata pure impiegata con successo la terapia fisica sotto forma di raggi ultravioletti, elioterapia, finsenterapia, roentgenterapia, radiumterapia. Le conclusioni terapeutiche a cui è giunto l'A. in seguito alle sue interessanti osservazioni sono che mentre la terapia ultravioletta locale non esplica una notevole azione nelle lesioni tubercolari della congiuntiva o per lo meno questa azione è lenta, la roentgentcrapia invece esercita un'azione curativa assai efficace e rapida, e che l'antico precetto d i asportare, ove sia possibile, la parte di tessuto invasa dal processo tubercolare TESTA. non deve essere negletto.

s. R. I Rv i NE. - lstologia dd muscoli cxtraoculari. ((( Archives of Ophthalmology >l, maggio 19)6). L 'A. nOta che molte particolarità istologiche distinguono altri muscoli striati, sia nell'uomo che negli animali inferiori.

muscoli oculari dagli


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Non è stato finora dimostrato che queste:: particolarità strutturali in aggiunta a quelle ordinarie si siano determinate nell'uomo in seguito :t differenze funzionali come ad esempio la presenza della visione stereoscopica. L'A. afferma che da un punto di vista embriologico si può affermare l'origine splancnica dei muscoli oculari. Ciò spiega una certa identità di innervazione tra questi muscoli e quelli facciali, che hanno infatti un'origine splancnica, contrastante colla innervazione dei muscoli scheletrici che hanno invece origine somatica. Inoltre istologicamente i muscoli oculari mostrano certe caratteristiche che non si trovano nei muscoli scheletrici, e cioè sottili fibre di aspetto nor. comune, una notevole, anzi eccessiva, dice l'A., quantità di tessuto clastico, non comuni fibre costituite da fibrille intrecciantisi a circolo, fibre ricche di saccoplasma ed altre a fibrille intrec· ci an ti si ad arco. Questi dettagli formano un quadro istologico che l'A. trova rassomigliante a quello che si osserva nei muscoli in degenerazione: per mixedema od altre miopatic.

La innervazione dei musceli oculari è· notevole per la sua abbondanza t per il suo aspetto terminale che ricorda, in definitiva, i tipi primitivi di innervazione e con caratteristiche che si osservano in :alcuni muscoli non normali. TESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA

SvUuppo spontaneo di micdi sul tappi di sughero di recipienti con soluzioni medicamentose e nelle soluzioni stesse. (<c Il Valsalva », novembre

R. MorrA. -

1936, n. II). f.' importante far rilevare che le infezioni micetiche sono invero molto più frequenti di quanto non si sospetti. Lo scarso numero di osservazioni è dov uto a varie ragioni, di cui una è quella che i:n genere non si sospetta che u n micete possa essere la causa di una data affezione, e che spesso i disturbi sono di scarsa importanza. Il fatto che l'etiologia micetica è misconosciuta ha importanza sulla prognosi e sulla cura del l'affezione, perchè le sostanze medicamentose, che si adoperano comunemente, come es. nelle affezioni auricolari, non solo non hanno azione contro i miceti, ma spesso nt: favoriscono lo sviluppo. Vi t: di più: talora l'infezione micetica è- causata proprio da i medicinali adoperati. Il problema della micosi nel campo oto-rino-laringoiatrico, come già l'A. ha fattv rilevare al 11 Congresso Intc:rnazionale di O. R. L. di Madrid, bisogna considerarlo in blocco, non da (( puri specialisti >). Pertanto dato il fatto ch e gli organi, di cui gr1 otorinolaringoiatri si occupano, sono in diretto ràpporto con l'esterno, è necessario con siderare i miceri dell'ambiente e delle sostanze che possono venire a contatto con gli organi stessi, e specialmente sulle sostanze medicamentose che noi adoperiamo più frequentemente. L'A. alcuni anni addietro lha già fatto notare come spesso si abbia lo sviluppo spontaneo di miceti sulla faccia inferiore dei tappi di sughero di bottiglie contenenti soluzioni medicamentose (protrargolo, cocaina, argirolo, ecc.) e dentro le soluzioni stesse. Questi miceti hanno l'aspetto di una patina più o meno sottile, di colore vario, gene· ra lmente grigiastro o fuligg1noso. L'A. ha esaminato tappi di bottiglie contenmti soluzioni medicamentose, che. oltre quelle suddette, erano le seguenti : mistura Baccelli, soluzione di cocaina - adrenalina, ed ha osservato che su di essi, faccia inferiore, si sviluppano miceti macroscopica· mente visibili. Di questi egli ha isolato i seguenti: Penicillium crustaceum, Pericilliurn ltalicurn, Penicillium digitatum, Penicilliurn lutcum, Aspergillus sp., Asperg111us glaucus, Steri g-


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matocjstis polichroma, Hormoclendron Cladosporioides, Pheoscapulariopsis sp., Cc:!•ha· losporium Acrcmonium, Pachjbasium pjramidale, Crjptococcus sporigenes, Monilia Krusci, Geotrichum candidum, sporotrichum flavians. Su tali reperti l'A. fa le seguenti considerazioni di non lieve import:tnza clinica l dottrinale : 1) Le micos• •m piantate sull'orecchio esterno guariscono solo con i medicamenti ;.datti (alcool salicilico, acido borico, sostanze alcaline); 2) Il protrargolo non impedisce lo sviluppo del miccte; 3) Alcuni di questi miceti (Cephalosporium Acremonium, Crjptococcus, Monilia, Geotrichum candidum, ecc.) sono causa tra l'altr<• cii affezioni tonsillari; 4) Per evitare lo sviluppo dci miceti è bene o::hiudere le bottiglie contenenti soluzioni medicinali con tappi di gomma o di vetro, adoprrare acqua distillata sterile, e quando si può, sterilizzare la soluzione ed il recipiente che la contiene; 5) I miceti trovati dall'A. sono saprofiti c possono diventare patogeni; 6) Le sostanze medicamentose in esame praticamente conserva no la loro azw:1e elettiva. Il lavoro è arricchito da figure chiare ed assai istruttive, e, come dice l'A., esso anà ulteriore sviluppo in un altro prossimo.

s. VITALE. Eliminazione spontanea delle cartilagini tiroidi da condropcricondritc cbcrthiana. (« L'Oto-rino-laringologia italiana ,,, anno VI, dicembre 1936).

BowsELu. -

La compartecipazione del laringe nell'infezione tifosa prende tutti i tessuti del· l'organo , dando luogo in ordine di gravità e frequenza, alla forma eritcmatosa, difteroide edematosa, flemmon06a, ulcerosa; la forma miopatica sta a sè, quale fatto non Oogistico, ma tossi-degenerativo. Il virus tifogeno con le tossine provoca le lesioni della mucosa, sottomucosa, pericondrio c, trombizzando i vasi, formazioni di ulceri, su le quali l'inevitabile innesto di strcpto - stafilococchi, agirebbe per causare la forma flemmonosa e condropericondritica (Bendix e Bickel, Jakson). Le cartilagini tiroidi sarebbero attaccate per ultimo, iniziandosi il processo dalle aritenoidi ( Egidi); il fusto cartilaginoso laringco in preda a processo condropericondritico post-tifo.o si può in parte eliminar<: con l'espulsione di sequestri sia per via naturale affiorando nelle ulcerazioni, sia per fistolizzazione esterna (Hajeck). L'A. descrive un caso caduto sotto la sua osservazionr in cui la eliminazione spont;~nea delle cartilagini tiroidi costituisce fattore di notevole interesse e visto a distanza dalla guarigione locale, faceva notare una discreta statica delle corde vocali, per cui la voce laringea risultava intelligibile ed il cavum in parte occupato da prolasso di mucosa in mancanza di sostegno cartilaginoso, con discreta pervietiì per non proclum: notevole disturbo respiratorio. Scomparso il S06tegno scheletrico capitale del laringe, i muscoli intrinseci e estrinS«i privi di appoggio, per quanto non alterati da fatti tossici, non potevano tendere le corde vocali, che nella fonazione presenta,·ano una flaccidità flottante, inoltre la deglutizione di boli solidi comprimeva in parte e momentaneamente la laringe abolendone la pervietà per la durata del passaggio dal faringe nell'esofago. Ne risultavano disturbi funzionali sopponabili che, come si è detto, si attenuarono in parte data la maggior consistenza locale acquistata in conseguenzél del tessuto cicatriziale sostituitosi allt: piastre tiroidee. Sono interessanti alcune osservazioni r.he l'A. ì: portato a fare per l'anormale andamento del caso; La scomparsa della disfagia, istituitasi per l'eliminazione dello schel~tro laringeo, si ebbe per l'aumento del tono dci muscoli intrinseci, che non possono


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c:ssere rimpiazzati nella funzione dalla epiglottide, che più che un semplice opercolo devesi in bioge11esi intendere come una doccia atta a convogliare l'aria delle fosse nasali al laringe, e perciò assai sviluppata nei corridori. Inoltre la scarsa stenosi del cavurn dopo sì importante perdita di sostegno rigido è dovuta a formazione di cercine cicatriziale quasi rigido come la cartilagine espulsa. L'astensionismo chirurgico dO\'Uto al fatto che l'ammalato era venuto sotto l'osserYazione ad episodio trascorso e così f~:­ licemcme ch iuso, non potrebbe essere preso ad esempio in considerazione dell'esito spon · tanco e favorevole, tanto più che mezzi moderni e più agili dànno :lffidamento per una t·erapia chirurgica SCC\Ta di rcliyuati compromettenti la funzione. RAFFONE.

DERMO-SIFILOGRAFIA ENRico DE Vw1A. -

La profilassi della sifilide nell'esercito. (<• Revista de la sanidaJ

militar>), Buenos Aires, agosto 1936). L'A. dopo aver trattato dell'andame:Ho della sifilide nell'ambiente civile, si excupa diffusamente della stessa infezione neiJ'ambiente militare, sia in tempo dj pace che jn tempo di guerra. Riferendosi al problema dei sifilitici impegnati in combattimenro, egli sostiene che sia un errore fondamentale dal punto di vista dell'igiene sociale permettere che i sifilitici lascino la trincea, per essere inviati in ospedali lontani dal fronte, facendo sì che l'infezione sifilitica riesca quasi a costituire un privilegio per i colpiti che a\'rebbero così la sicurezza di sfuggire i pericoli del fronte, per poi forse propagare ad altri l'infezione acquisita durante la guerra. Il medico militare non può certo rimanere inatti\·o di fronte al grave problema Jella lotta contro la sifilide. Egli ha un grande mezzo per combatterla con successo: la profilassi generale e personak, nonchè il trattamento coscienzioso del contaminato. L'A. ritiene necessario che il soldato di leva, non appena giunto alle armi, pri vo di ogni esperienza, riceva subito un'istruzione dettagliata circa il carattere dell'infezione sifilitica, le fonti dalla qua!e proviene e il modo di proteggersi contro di essa, e a tal uopo foglietti istrutti\'i dovrebbero ess~re distribuiti ai soldati, foglietti redatti in form:1 semplice ed accessibile a tutte le intelligenze. Per il tempo di guerra , insiste che si proceda anzittutto :1d una severa regolamentazione della prostituzione. Il sifìlìtico, impegnato nella linea del fuoco, deve affrontare i pericoli della guerra per lo meno nella stessa proporzione del ~oldato sano. Da questo punto di vista l'A. condivide l'opinione del Reith - Fraser il quale ebl::e fin dal 1925 a proporre che i soldati sifilitici, non appena scomparse le manifestazioni visibili) fossero concentrati in compagnie speciali, nelle quali un adatto servizio sanitario dovrebbe consentire la continuazione del trattamento specihco, nelle meclesime trincee. Propone poi che all'atto della smobilitazione i combattenti s1ano sottoposti ad un esame in modo da poter for mare quattro gruppi : 1" Uomini completamente sani, che potrebbero essere subito licenziati. 2° Uomini con precedenti sifilitici, ma che :1l momento dell'esame non presentano alcun sintomo somatico nè sierologico, i quali dovrebbero ricevere un'adatta istruzione per le cure da effettuare a domialio. 3" Uomini a carico dei quali non risultano precedenti sifilitici, ma che però al momento dell'esame presentano una reazione sierologica positiva, sempre quando questa non provenga da un'affezione n0n sifìlitica. 4• Uomini che presentano al momento dell'esame lesioni somatiche sifìlitiche visibili, i quali dovrebbero essere sottoposti ad un trattilmento intenso e completo O · spcdaliero, prima di essere congedati.


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T rattando in modo assai particolareggiato della profilassi antisifìlitica ~·nso nalc, l'A., dopo aver discusso dci medicamenti all'uopo raccomandati, dà la ~ua l' rder.:nza alla pomata di Metchnikoff - Gauduchcau, adottata nell'esercito argentino. (Anche il nostro esercita adotta tale formula). Si sofferma, poi, lungamente sul quesito « quando si debba realizzare la prolilassi 11 e cioè quanto tempo dopo del contagio l'applicazione locale di un profìlaLtico chimico prometta esito favorevole. Dopo aver accennato alle esperienze di Pcarce e Hrown che rinvennero le spirochete nei g:10gli inguinali dopo 24 ore dall'inoculazionc sonocutanca del virus praticata nello scroto, ed alle esperienze del Kolle cd Evc.rs sulla velocità migratoria della spirocheta e che riscontrarono la presenza dd virus sifilit.ico nei gangli del coniglio appena 5 minuti dopo il contagio, l'A. oppone le risult.1nze sperimentali della Worms che ebbe a segnalare la possibilità che il medicamento r rofilanico giunga aj gangli per assorbimento nello stesso tempo e talvolta anche prima che la spirocheta. Le esperienze della Worms concordano con i risultati ottenuti (!al Metchnikofi e Roux c dal Nichols c Schereschcwski, i quali poterono di btto realizzare una profilassi locale efficace in capo a 5• 8, lino anche a quasi 20 ore dal contagio. In contrasto con Mantefeul che crede necessario prescrivere la profilassi subito prima c subito dopo il coito, data la discrepanza delle opinioni, l'A. sostiene concordemente con la \.Vorms, che non è necessario essere poi tanto rigorosi e che una profilassi praucata non eccessivamente tardi può essere tuttavia efficace. In ogni modo, di massima, può ritenersi che trascorso un quarto d'ora dal contagio, il fattore sicurezza diminuisce considerevolmente. L·A., citando i risultati lusinghieri ottenuti con la profilassi antisifilitica ndla marina am(:ficana, in quella francese, nell'esercito britannico c nell'esercito tedesco, nota i buoni suçq:ssi ottenuti nell'eserçito italiano mercè l'uso della pomata di Mctchnikoff-· Gauducheau cd elogia i risultati raggiunti in Italia mercè la propaganda e la divulgagazione, non solo fra i militari, ma anche fra la popolazione civile, della conos.:enza e dei pericoli delle malattie sifilitiche e della p<>lle A. For1.

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U. PoPPL riattivazione dd Uquor gennaio 1937).

nei casi sospetti di neuro-lue. (" Athcna ~>,

E" noto che mentre un siero di sangue negativo in alcuni luetici può trasformarsi in positivo mediante l'iniezione per vie abituali di preparati scientifici, altrettanto non può dirsi per la reazione del liqwdo cefalo-rachidiano. Spetta alla scuola del Riquier e precisamente al Quarti ( 1931) l'aver osservato che in certi malati con sindrome ncuro-luetica clinicamente sicura, ma con R. W. del liquor negativa, l'iniezione negli spazi subaracnoidci di piccola quantità di Trcpol determina b positività della R. W. Il Quarti, intento al problema della terapia con preparati di bismuto della neuroluc, non dette molta importanza all'osservazione fatta c non pensò di trarne profitto dal punto di vista diagnostico. Un anno dopo ( 1932) AA. americani, al corrente di tali ricerche, proposero la in· troduzione di sali di bismuto per via subaracnoidca per la riattivazionc d<"lla R. W. sul liquor nei sospetti di ncuro -tue, a vendo ottenuto una positività del 100 per cento nei casi esaminati. Nel 1934 il Rcnzetti, della clinica neurologica di Bari, riprese le ricerche sulla rianivazione del liquor, giungendo ~ conclusioni concordanti con .quelle degli AA. suddetti, ma con percentuali di positività inferiori a quelle degli AA. americani. Per ottenere la riatt.ivazione con tale metodo si iniettano, dopo prelcvamento di un po' di liquor per gli esami, mgr. 25-40 di bisiacol o di qualche altro preparato bi-


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smutico in sospensione oleosa, ad azione e posologia corrispondente. Per la facilità del dosaggio sono consigliabili le speciali confezioni per bambini. Dopo 5 · 7 giorni si preleva nuovamente il liguor con puntura lombare e si confrontano le reazioni ottenute nei due campioni prelevati con la prima e la seconda puntura. Oltre alla R. W. è necessario praticare il conteggio delle cellule a fresco, l'esame morfologico del sedimento, il dosaggio dell'albumina, la ricerca delle globuline e la reazione di flocculazione colloidale. L'A., d'accordo con Renzetti, ritiene opportuno di praticare la R. W. su due campioni di liguor, uno inattivo e l'altro non inattivo, perchè una positivit.à sul solo campione non inattivo potrebbe avere la sua importaoza, specie se accompagnata da modificazioni della reazione di flocculazione. L'introduzione del bismuto per via subaracnoidea non porta inconvenienti maggiori di quelli consecutivi ad una comune puntura lombare, eccettuato un modico aumento di temperatura per qualche giorno, e una riacutizzazione di breve durata dei dolori lancinanti. Si ritiene che per la riattivazione basti una sola iniezione, ma, se necessario, se ne possono fare anche due o tre alla distanza di una settimana l'una dall'altra, esaminando il liquor prelevato con ogni puntura, perchè non è escluso, benchè raro, che la R. W. sul liguor, negativa dopo la prima introduzione, possa diventare: positiva in seguito ad altre iniezioni. La riattivazione sul liquor trova l'indicazione precipua nei casi sospetti di tabc: dorsale, in cui il liquor è spesso negativo; di atrofia ottica cosl detta tabetica; di paralisi progressiva, in cui, per guanto raramente, il liquor può risultare negativo; di psicosi luetica; di gomma cerebrale; di meningite con paralisi dei nervi cranici; di mielitc c di mielosi funicolare, nelle quali forme il liquor può essere negativo in una percentuale non indifferente di casi; in tutte le manifestazioni nervose anomale, sospette e dubbie. L"A. riporta un caso sospetto di tabe osservato in clinica, col quale mette in evidenza l'interesse della riattivazione sul liquor, che ha dato quella certezza di diagnosi, lhe prima mancava, e che ha permesso di intraprendere un trattamento specifico con ottimi risultati. Comunica che nella clinica da lui diretta sono in corso ricerche sulle modificazioni cellulari del Liquor secondario a introduzione di bismuto negli spazi subaracnoidei nelle varie fasi della sifilide e nelle varie forme della neuro-lue. Conchiude che il metodo della riattivazione umorale e cellulare con sali di bismuto debba prevalere sul metodo dell'acqua bidistillata, già adoperata precedentemente al bismuto, sia per la maggiore tollerabilità e sia perchè, trattandosi di una sostanza ad azione specifica, è presumibile che anche le reazioni provocate da essa abbiano in sè qualche cosa di specifico, come sarebbe dimostrato dal comportamento della R. W. CARLUCCI.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal nrball pernautl alla Dlredoae Generale di SuiU. militare ael gennaio 1937·XV•

ANCO NA + Tenente colonnello medico BRu"Ko BAKZELt.OTit: L'amebiasi e le me complicazioni, cQn illustrazione di un caso clinico. L 'O., dopo aver brevemente accennato all'etiologia, patogenesi, diagnosi dell'ame· hiasi, si diffonde in particolari sulle complicazioni ascessuali cui essa può dar luogo indicando le vie di propagazione e gli organi principalmente colpiti. Illustra un caso la cui diagnosi nei primi giorni si mostrò particolarmente difficile Fnchè, pur essendo dimostrato che il soggetto, durante la permanenza in A. O . l. aveva sofferto di amebiasi, presentava anche malaria in atto. Nei primi giorni la cura medica, combinata di emeùna c chinino, aveva dato la re missione degli accessi febbrili. I n seguito si ebbe una precisa forma di peritonitc acuta diaframmarica destra saccata. L'interven to subito eseguito, previa puntura esplorativa (in sede del dolore e della massima resistenza addominale) che aveva mostrata la presenza di pus, fu eseguita per via transpleurodiaframmatica con resezione parziale della 1• costola, e dimostrò un ascesso sulrfrenico alto. Svuotamento e drenaggio della cavità ascessuale. Durante il decorso si ebbero due tipici accessi malarici curati col chinino. Il paziente fu dimesso guarito.

Alla discussione prende part;: il rcn. colonnello medico FELICJ h NGELI, capo del reparto medico che ebbe inizialmente in cura il paziente e lo seguì nel decorso postopcratorio.

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BARI • Sottotenente medico GAETANO BRtNDICCI: Il morbo d1 Hodgkin , con illustra· zi071e di un caso clinico.

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CAGLIARI + P rimo capitano medico CARLO BEI.LELU: Sulla Roentgen-terapia in alcune forme morbose dell'anello linjatico di Waldeyer. L'O. dopo brevi cenni sulla anatomo-fisiopatologia dell'anello linfatico di Valdeyer, discute l'efficacia dd la cura irradiante nelle tonsilliti croniche, dimostra come la X-terapia, almeno per ora, non possa sostituire l'intervento chirurgico. Ritiene però che essa debba essere sempre preferita quando si tratti di soggetti in condizioni generali scadenti o affetti da discrasie.

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CHIETI + Sottotenente medico SA V ERtO DE Sa wNE : di sangue.

Gruppi sangwg111 e trasfusJOtle

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LIVORNO + Prof. PAOLO L ILU, primario ospedale civile "C. Ciano , : La diagnosi precoce della tubercolosi renalt:. L'O. comincia coll'affermare la necessità di inquadrare nella gigantesca lotta che il Regime sta sostenendo contro la tubercolosi, anche lo studio della tubercolosi unnaria, che ha pur essa i suoi grandi pericoli individuali e sociali.


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COt-.:1-F R El'Z~

E DIMOSTIUZIO~I C LI NICHE ECC.

Dopo aver brevemente chiarito il concetto di diagnosi precçce,. pressochè impossibile allo stato attuale delle cose, afferma che per una lotta utile, propizia, è sufficiente una diag nosi tempestiva che permeha cioè al chirurgo· urologo di inten·cnire col minimo rischio. Di qui l'utilità d i diffondere i principi su cui può ba~ars i il diagnostico di tbc. renaie nd l:i sua fase iniziale. L a tbc. del rene deve venire sospettata <bila constatazione di una sindro me clinica di cistite cronica spontanea , specialmente se rccidìva nte a più o men6 brevi inter,·alli, ~enza tener conto di eventuali esami batteriologici negativi, quasi sempre falhtci c pri,·i di sig nificato: deve essere conferm:na da una esplorazione cistoscopica che, con i d:ni che ci permette di ri levare, potrà farci affermare una tubercolosi vescicale, sempre si no nimo dì tuhe rcolosi renalc. Ma una maggiore certezza diagnostica, e sopratuno un maggior numero di ind icazioni specie in rigu:~rdo alla terapia ce la forniranno la cromatocìstoscopìa. il cateterismo degli · ureteri, la urogralia endovenosa. L'O. desc rive particola rcggiatarnente ciascuno di questi metodi rilevandonc l'importanzn e ì dati che se ne possono ric:~va rc, specialmente al rig uardo del cateterismo urcterale, il quale forn endoci dci dati comparati vi, ci permette dì stabilire un fatmre d't capitale importanza per la diagnosi dì sede; c cioè l'abbassame nto del potere dì concentrazione per i cloruri e per l'urea dal lato ammalato, abbassamento che non sì verifica in alcun 'altra lesione distrutrìva dell'apparato urìnarìo, col g rado che sì osserva ne lla tubercolosi del rene. Passa ad esaminare i vant:1ggi dell'indagine urografica, alla quale se può negarsi il pregio dì ottenere valutazioni funzionali, no n bisogna negare il valore dì indagine probativa, specialmente in quei casi in cui sono impossibili gli esami strumentali. Cita :~nche l'importanza di guesto esame nel far rilevare perfino il carattere anatomo- patologico di molte lesioni specifiche del r~ne (forma papìllo-calicolare, localizzazione di caverne, forme pionefrìtìche ccc.) con somma utilì_tà del chirurgo, che può accinge rsi all'intervento con un piano prestabilìto. Dimostra numercse urografìe endovenose, ed ì pezzi anatomici corrispondenti.

MILANO • Maggiore medico

ENRICO

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L OMBARDI :

" La febbre dì Axum "·

L'O., che è stato capo ufficio di sani tà della Di visio ne "Gr:;n Sasso ,, mobilitata in A. 0., dopo aver descritto la conca dì Axum t>d aver parlato della storia della città santa etiopica, traccia le caratteristiche sintomatiche dcl!a fchbre, da lui detta di Axum, secondo la seguente circolare diramata il 2 gennaio 1936-XIV, a tutti gli enti sanitari dcii:! Divisione allora colà dislocata: cc Durante i me!i · di dicembre - gennaio- febbraio cin·ola tra la popolazior1e abitante Axum e la sua conca una forma febbrile, a rarattere epidemico, (ld andamento benigno e di breve durata. '' E' caratterizzata da febbre, che si presenta con forte brivido, cefalea a carauen: frontale, pìuttono intenstl, duratum , fotofobia, dolori lungo il t'achide e le regioni lom bmi, dolori ai polpacci. Oltre a ciò lingua arida, patinosa, arsura alle fauci , sapore amaro in bocca, inappeten za. Addome trattabile non doltmte, alvo chiuso. Fegato e milza nei limiti. Orine molto colorate. " La febbre, co11 leggere remissioni mallìnali, dalle ore 8 alle 13, ma setl'~a ÙJ~~:>·­ ruzioui vere e propn·e, dura da 3 a 4 giomi. Cade senza sudore, anzi la pelle ~ arida. Lascia profonda astenia mugo/t~re. << Facilmente r erò essa, dato lo sbalzo di temperatura esi.ctcntc tra quella diumu c quella nottttrr.a in questa z ona, può complicarsi, in molti casi ad aUezioni r;'eJI'nlbet·orcspirato·rìo (polm onite, bronco-polmonite. pleurite).


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI C U N ICHE ECC.

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cc Pare

che l'agente trasmettitore debba essere una ucca, dal corpo schiuccwto di colore nerailro (che del resto sarebbe il colore Iom/e, poich(: qua anche la polt1 tre è dt ,o/ore ardt·sia) senza occhi, che travasi frequentemente nt'Ì tukuls e nelle mpant.e, anchr disabitate. cc Il germe potrebbe forse essere una spirochete. " E pertanto richiamo la vigile attenz ione di tutti gli uf/itiali m edid dipendenti a portare la loro particolare cura per individuare il primo manift·starsi di detta forma. « Cureranno altresl di consigliare nelle periodrche riunioni agir uffici~!J ed alle r• uppe tutte, di prendere l'abitudine di indouare gli indumenti più pesanri (t'appotli, mantelline, farsetti a maglia, ventriere) dall'imbrunire al levare del sole e non incorrere rn qudle facili disattenz ioni o spavulderie di stare a capò scoperto o in succinta veste in ore serali e nottume. E dò in unione alle consuete norme dr igiene personale e col/etti va. cc Cor.siglieranno altresì di evitare di frequentare o entrare in tukuls o capanne abifo1te od abbar1donate per non euae evt~ntualmente_ m orsicati dalle zecche, probabili vt·t· tori dj detta malattia. " Nelle relazioni quindiciuali vermnno segnalate anche queste manifest.N.ioni "· L'O. fa una disamina tra la così detta " febbre di Axum )• e la febbre Ja pappataci, il dcngue e la influenza, insistendo nel voler mantenere tale denominazione fino a quando studi approfonditi sulla eziologia di essa non ne abbiano stabilita la vera entità. Comunque constata che il richiamo alla suddetta forma morbcsa da lui fatto con la circolare sopra riportata è valso: a) ad evitare perplessità o timori in tutte le truppe dipendenti; b) ad impedire una ospedaliZI.nione tumultuosa di ammalati facilm ente recu· perabili, nelle unità sanitarie da campo :livisiohali insufficienti al ricovero di forti masse di am malati; c) a richiamare l'attuazione di nonne profilattichc e di igiene generale atte a pre· \'Cnire l'insorgenza della febbre; d) a sollecitare l'attenzione e lo studio da parte degli ufficiali medici dipendenti, della forma morbosa in questione. I suddetti scopi sono stati raggiunti se si constata che la ospedalizzazione, proprio nel periodo di tempo considerato, non fu che del o,81 ";, di ricoverati al mese, e che la ~ta mpa medica si interessa della cosidetta c< febbre di Axum "· Alla fine della conferenza hanno preso la parola il ten. colonnello prof. TENAGI. IA, il maggiore medico prof. CIOVINI e il primo capitano medico prof. CAVANNA. H a riepilogato la discussione, parlando sull'argomento con deduzioni conclusive, il direttore dell'ospedale, colonnello medico prof. GIARR usso.

+ Primo capitano medico NICOLA SACCHE,.,: Etiologia dell'accesso epilettico sccundo le moderne vedute. L'O. dopo aver ricordato brevcmer;tte gli stucli pit': recenti fatti sull'argomento in quest' ultimo decennio, conclude che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, pur ri· manendo accertata l'esistenza di una lesione cerebrale nella maggior parte delle epilessie, l'etiologia di queste poggia verosimilmente sopra una predisposizione individuale non bene identificabile nè sempre uguale in tutti i casi, predisposizione che nel gruppo più ristretto di e pilessie genuine è causa unica c sufficiente per l'esplosione dell'ascesso cpi· lcttico. Alla fine della conferenza ha parlato sull'argomento, il direttore dell'ospedale, colonnello medico prof. GIARRusso, accentuando il significato patogenetico che assume la costituzione nelle sindromi epilettiche c specialmente nelle cosidette epilessie essenziali.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

• Primo capitano medico prof. DoMENICO VIoLA: Tubercolosi e trauma. L'O., dopo brevi premesse sulla interpre-tazione dei criteri giuridici della causalicl di servizio, traccia un quad ro dei concetti generali fondamentali relativi allo studio dei problemi della traumatogenesi tubercolare, esaminando in modo particolare il fattore tempo intercorso tra il trauma c lo sviluppo d<>lla malattia, l'azione localistica del trauma. ed il criterio yualitativo della intensi~à del fatto traumatico. Premesso ciò, espone distintamente le diverse interferenze tra trauma e tubercolosi, e cioè se e quando è possibile che il trauma determini la tubercolosi in soggetti sani, se il trauma può fare penetr::tre nell'organismo umano dall'esterno il virus per inoculaziont diretta, se il trauma ag<:ndo sopra un organo sano di un organismo tubercoloso può localizzarvi i germi tubercolari, se il trauma può aggravare una malattia tubercolare preesistente nella regione colpita, se infine il trauma può risvegliare germj liberi ed inattivi annidati in seno ai tessuti in istato di microbismo latente. Dopo di che l'O. trae le conclusioni medico-legali generali e prospetta le particolari applicazioni che dei criteri esposti si possono fare in campo mc· dico-legale militare. Ha interloquito il primo capitano medico prof. CAVANNA e la discussione è stata riassunta dal direttore colonnello medico prof. GJ.~RRusso.

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SAVIGLIANO • Sottotenente medico ANTONIO Lo CELSO: fratture. delle costole.

Terapia moderna delle

Premessa una hreve critica sui mezzt tcrapeutici esistcnti fino ad oggi per la terapia delle fratture delle costole, l'O. passa ad illustrare un nuovo sistema di cura ideato e messo in pratica dal prof. Latteri. Tale metodc> consiste nella alcoolizzazione dei nervi intcrcostali, che produce una paralisi temporanea (circa 3 mesi) dei muscoli intercosta!i: ciò basta da solo per una perfetta contenzione dci monconi, nonchè per la cessazione di qualsiasi sintomatologia subiettiva. Dopo una breve descrizione anatomica e funzionale della parre, espone la tecnica della terapia, consistente nell'iniettare 2 cc. di alcool a 5o• nei punti di re pere, previa iniezione di 2 cc. di soluzione di novocaina al 2 ~:• .

TORINO • Maggiore medico TERESIO CARBONE: Un caso di rumore aurico/m·e oggettivo. L'O. presenta un caso di rumore auricolare oggettivo, accenna alle varie perversioni uditive, tratta della eziologia dei vari rumori auricolari soggettivi t.d oggettivi e conclude con considerazioni medico-lega!~. • Maggiore medico GIUSEPPE GERMA:-:o: Il quadro radiologico delle coxopatie defo,..

manti in rapporto all'esame clinico ed ai quesiti medico--legali. L'O., dopo aver tratteggiato schematicamente l'immagine radiologica dell'articolazione coxo-fcmoralc nell'adulto e nel bambino, illustra numerosi radiogrammi di lussazioni congenite dell'anca e di o.steo-condrite, mettendo in evidenza il valore dei dati radiologici per la diagncsi e per i quesiti medico-legali. Si sofferma quindi sulla etiologia di tali forme c sulla diagnosi differenziale con la coxite tbc., e colle forme acute gonococciche, di cui presenta un caso seguito dall'inizio fino alla guarigione clinica.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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+ Maggiore medico VINCENZO TELESE: Un caso di linfosarcoma della regto11e la· tcr<>-eervicale destra. L 'O. nell'esporre la storia del paziente, rit.hiama l'attenzione sull'insorgenza quasi subdola e insidiosa del processo in contrasto con la rapida evoluzione di esso. Poichè il soggetto presenta emiparalisi ed emiatrofia linguale destra ccn un certo stato d'ipotwfia dello sternocleidomastoideo dello stesso lato, l'O. considera l'ipotesi di un morbo di Pott sottoccipitale con conseguente propagazione del processo specifico alla più vicina stazione linfatica; ipotesi che esclude attraverso un'accurata disamina della fenomenologia clinica, più che per la negatività del reperto radiologico, non sempre di sicuro aiuto in tale evenienza. Passa quindi in rassegna le affezioni Jinfoghiandolari, la cui sintomatologia abbia ·. affi.n ità col presente quadro morboso: ricorda in rapida sintesi le note cliniche c le indagini sussidiarie delle varie linfomatosi e rileva i dati differenziali di ciascuna col processo in esame. Apprezza molto l'importanza dell'esame istologico di una ghiandola ucl gruppo interessato, ma fa presente che il responso non sempre riesce a dirimere il dubbio diagnostico. Per la proprietà dimostrata dal processo di rimanere localizzato alla sede di origine, per la rapida evoluzione, per il suo carattere neoplastiforme, aggressivo, rivelatosi con fenomeni d'irritazione e di compressione in dipendenza, senza dubbio, dello sconfinamento oltre la capsula ghiandolare e dell'investimento dei tessuti vicini, l'O. formula la diagnosi di linfosarcoma tipo Kundrat. TRIESTE + Maggiore medico EooAROO CARVACLIO: fragmatica.

Un

caso di eventmtio dia-

L 'O., presentando un interessante caso di eventratÌQ diafragmatica in un milit:lre, prende occasione per parlare dell'anatomia e fisiopatologia del muscolo diaframma, dcscrivendo poi tre affezioni di tale muscolo: l'eventratio diafragmatica, l'ernia diaframmatica e la paralisi del diaframma. Espone i criteri sulla diagnosi differenziale prima fra queste forme cd altre affezioni a sintomatologia simile, poi fra le tre forme stesse e fa rilevare quanto la diagnosi differenziale delle tre affezioni fra di loro sia difficile e come, talvolta, specie fra ev~:l ­ tratio e paralisi del diaframma, essa sia impossibile a farsi, almeno come diagnosi di certezza. Parla infine della prognosi ed accenna alla cura e ai provvedimenti medico-lega!i da prendersi nei vari casi.

+ Primo capitano medico GIANNINO DE CESARE: Lo questione della contagiosità della lebbra. L 'O. ha ritenuto opportuno riportare all'ordine de! giorno questa importante questione, di notevole interesse sopratutto per i giovani medici che si recano a svolgere la loro umana opera nei vasti territori del nuovo Impero coloniale italiano, ove questa mab ttia è notevolmente diffusa per le misere condizioni igieniche delle popolazioni. Dopo aver passato in rapida sintesi lo stato attuale delle numerose ricerche praticate s11 tutle le secrezioni ed escrezioni del corpo umano, ha rammentato che il mer.canismo del contagio ci è tutt'ora sconosciuto, che non pow!diamo un terreno per la coltura dci h. di Hansen e che non esiste ancora un rimedio specifico contro questa affezione. Dopo aver messi in rilievo il contributo notevole finora apportato anche tl:l 'alt-nti studiosi italiani, ha prospettato le promettenti nuove possibilità di ulteriori indagini nel copioso materiale umano del nostro Impero coloniale.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

VERONA + Colonnello medico VtNCE:>~zo AccoRJNTJ: Considerazi01;i medico-legali militari in rapporto agli otorroici. L'O. ha ricordato come nel nuovo elenco delle imperfezioni di infermità ~;;~imer. ti dal servizio militare sia stato affrontato il problema degli otorroici. Mentre questi prima del 1923 venivano incorporati e dichiarati idonei al servizio incondizionaro, rosteriormenre furono assegnati, coll'istituzione dell'elenco R., ai servizi sedentari. L'otorroico è un malato in potem·~1, esso va facilmente soggetto a riacutizzazioni, a diffusioni di processo, a complicanze intra- ed estracraniche, per cui, a parere dell'O. bisoguerà rivedere ancora quell'articolo e togliere dalle file dell'esercito gli affetti da ororrea, pur !asciandoli nel gruppo « B >> della mobilitazione civile. L'O. da una statistica di un biennio dello ste:sso ospedale di Verona deduce che in caso di mobilitazione gli otorroici non solo non sarebbero di llcuna utilizzazione nel servizio militare, ma ingombrerebbero molti posti-letto degli ospedali territoriali con intralcio del servizio ospedalicro.

+ Maggiore medico ENRICO MoRINO: C(tmplic:lzioni endo- ed estracmniche dd l' otite media purulenta. L'O. dopo aver accennato ai varii coefficienti che influiscono sulla evoluzione delle otiti medie purulente acute e croniche e sul determinismo !n genere delle complicaziorLÌ otitiche, si sorTerma particolarmente sul coefficiente amtomico, illustrando ampiamente i rapporti topografici dell'orecchio medio e le particolarità anatomo-morfologiche che possono costituire le vie di diffusione del processo otorroicv. Documenta tale trattazione con la proiezione di alcune diapositive, con pezzi anatomici (forniti dal colonnello medico Accorinti) e con schemi grafici. I n seguito tratteggia le singole comFlicazioni estracraniche (otomastoiditi), endocraniche (pachimeningite, ascesso estradurale e sub-durale, meningiti otitiche, cncefa!iti suppurate cerebrali c cerebellari, flebiti del ~eno laterale e seni endocranici, labirintiti) dal lato anatomo-patologico, patcgenetico e clinico. Infine, dopo aver accennato ai due atti operativi che costituiscono gli interventi basaJi della cura delle complicazioni otitiche (antrotomia cd antroatticotomia) e ad alcune considerazioni pratiche orca il tempo, il modo e le indicazioni di essi, riferisce sui reperti operativi delle più importanti complicazioni endocraniche (ascesso estradurale, cerebraJc, cerebellare, flebiti del seno laterale) indicando gli interventi utili per ogni singola forma.


RIVISTE MEDICHE MILITARI .Ann.ali di Medicina Navale c Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLII, Vol. Il, fase. V-VJ, novembre-dicembre 1936-XV.

Mirra: Caratteri biochimici e biologici dei B. Coli di provenienza diversa. Studio sulla questione della loco unità sierologica. Guerrieri: Due casi di insufficienza muscolare isolata ed unilaterale del piccolo obliquo di destra da trauma orbitario. Calvini: Sul valore della vaccinoterapia endovenosa nell'infezione blenorragica. Magliano: Amebiasi, ascesso epatico ed emctinoterapia.

Bulldin International des Services de Santé des Armées de terre. de mer et de t•air. - Pubblicato dall'« Office lnternational de Documentation dc Médecinc Militaire >>. Liegi (Belgio). N. r, gennaio I937·

Schickelé: La convenzione di Ginevra e la guerra moderna. l nchieste internazionali: Distruzione delle cimici nelle caserme. Commissione medico-giuridica: La regolamentazione internazionale dell'arma chimica. Una proposta olandese per la protezione della popolazione civile contro i mezZI moderni di guerra. L 'umanità nella guerra. Elenchi dei direttori generali di Sanità delle forze Armate dei diversi paesi. Rivista internazionale. Ufficio internazionale di Documentazione di medicina militare : Schede bibliografiche delle riviste del mese. Riviste mediche militari. Bibliografia medica militare. ARGENTINA. Ministero della guerra, Buenos Ayres, Anno XXXV, ottobre 1936. Relazione della Direzione generale di Sanità militare per l'anno 1935 (continuazione). Hartleben: Sintomi ed interpretazioni dubbie nell'esame del cuore per il giudizio di idoneità al servizio militare. A cuna: Compendio di geografia medico-militare argenti na (continuazione). Garcia del Rio: Elettrocardiografia pratica (continuazione). Vidaurreta: La vaccinazione col B. C. G . nell'esercito argentino. Cataldi: Granuli a curabile del periodo pre·allergico. BRASILE.

Revista de Medicina Militar. -

Directoria de Saùde da Guerra, Rua Moncovo Filho, 34, Rio de Janeiro. Fase. 3, luglio-settembre 1936.

Editoriale: Medici militari. Camara u al : Considerazioni su lle lesioni frontali. M uniz de Aragào: Ferita d'arma da fuoco con ritenzione del proietto nell'articolazione del ginocchio destro.


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RIVISTE MEDICHE MLLITARI

Santos e Lcitào: Un caso di morbo di Addison con estrema ipotensione arteriosa. Santos: Lesioni pre-cancerose in dermatologia. Saleiro Pitào: Selezione dei donatori di sangue fra i militari di sanità. Guimaràes Filho: Lesioni dentarie per voli a grandi altitudini.

FRANCIA.

Rcvue du Strvice de Santé Militaire. -

Direzione del serv1z1o di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. VI, dicembre, tomo CV, 1936.

Mcidinger, Demontes e Via/: Il Servizio sanitario nel corso delle operazioni di polizia del Djebel Sagho. Schickelé: L'aviazione sanitaria nei territori francesi d'oltre mare. Des CiUculs, Sabri~ e Kerny: Nuovi dati :.ull'organizzazione e il fun zionamento del Servizio sanitario negli eserciti stranieri. Bouissou: Temi per esercizi pratici sul Servizio sanitario di campagna. Lemaire: Storia dell'ospedale militare di Dunkerque.

GERMANIA. Der Deutsche Militarirzt. - Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantenbliitter, Ber)jno W. 9, Linkstr. 23·24. Fase. IX, dicembre 1936. Henting: L'attività del Servizio sanitario tedesco nella guerra mondiale. Gutschmidt: Lo smalti mento delle acque di rifiuto con particolare riguardo agti stabilimenti militari. Szerreiks : Un caso di blocco totale del cuore in un militare in servizio atti,·o. Deubner: Esperienze ospitaliere sulla narcosi all'evipan. Pfander: La prevenzione dei disturbi uditivi prodotti da cannone a scudo corazzato. Schlichting: l bagni col sistema Stanger nel trattamento del reumatismo.

GIAPPONE.

Gun' ldan-Zassi. -

Pubblicazione ufficiale del Corpo ~anitario dell'esercito giapponese, T okio, n. 5, maggio 1936.

Husegarvu: Tr:mamento delle lesioni pro<.lotte dalle cal:t;ature. Matsumut·o: Sulle malattie veneree. Nakajima: Preparazione sintetica dell'anestetico Evipatmatrium utilizzato per le anestesie locali. N ishimura: Sul trasporto dei malati in vettura-ambulanza o ~u camion ordinario. Shimnzu : Studio sul bacillo paracoli.

GRAN BRETAGNA.

Journal of the Royal Army Medicai Corps. -

Edito da )ohn Baie. Sons and Daniellsson.

Ltd. Londra, Fase. ottobre 1936. Bridges: L'im piego del perossido di mercurio come antisettico. Craig: Metodi di profilassi della malaria a Giava. Keith Bruh: Il tifo nelle montagne di Simla. Lindeman: Il funzionamento dei servizi sanitari d'imbarco a Southampton. Luce: Note di guerra di un medico militare metropolitano. l combattimenti di Gaza.


RIVISTE MEDI CHE MILITARI

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Wright : Note sulla melano-flocculazione di H enry e l'aiuto che essa apporta nella diag nostica della malaria. Editoria/~ : L'epidemiologia sperimentale. PARAGUAY.

iaista dt Sanidad Militar. - Giraduria de la Sanidad Militar, calle sargcnto Duré, 339· Asuncioo. Fase. 8o-81, agosto-settembre 1936.

Noguù e Miranda: Pneumolisi intrapleurica. Ugarriza: Tricotilomania defie ciglia e delle sopracciglia. Andia e Alvar~z: Note sulla semeiologia dell'attenzione e dell'affettività. POLONIA.

Lckarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyszkolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 11, I dicembre - N . 12, 15 dicembre 1936. Ciechanot~~ski :

Le scienze mediche in Polonia e la loro missione in rapporto alla

Staro (N. II). Brokman: Reumatismo articolare acuto nei fanciulli e suo trattamento, tenendo conto della cura balneare (N. I I e 12- continuazion~ ~fin~). Zal~t~~ki: Simulazione delle malattie chirurgiche durante il servizio militare (N. u · continuazione e fine). Zachert; Il tracoma e la difesa del paese (N. u). Grzezulko: L'influenza dei gas che si sviluppano dal motore sulla salute dell'aviatore (N. 11). B()rtkiet~~icz- Rodziet~~iczowa : In memoria del prof. Safarewicz (N. 12). Szulc: Le prove militari di marcia e di corsa con gli !>Ci alla luce delle ricerche scientifiche (N. 12). Malinowski: L'orgamzzazione del servizio psichiatrico in tempo di guerra (N. 12). Michalotvski: Trattamento chirurgico della criptorchidia (N. 12). fastrzebski: La ricerca del tiodiglicol nelle orine (N. 12).

STATI UNITI.

Thc Military Surgeon. -

Army Medicai Museum and Library. Washington. Vol. LXXIX.

N. 6, dicembre 1936. Il nostro nuovo Presidente. Atti del 44° Congresso an nuale della Società dci medici m ilitari degli Stati Uniti (Detroit, 29-31 ottobre 1936). Mc Kim: Il servizio del Corpo veterinario nell'approvvigionamento dci reparti motorizzati.

SVIZZERA.

Vicrtdjahrsscbrlft fiir Schwelzcrischc Sanitatsoffizicrc. -

Rivista trimestrale dd Corpo

sanitario militare svizzero. Basilea, l'l. 4, ottobre 1936. Società degli ufficiali medici svizzeri (Relazione per l'anno 1936). T homann: Stud1 sull'utilizzazione delle automotrici ferroviarie per il trasporto rlei feriti. Bleuler: Sull'idoneità al servizio militare. De Kalbermatten: La coramina, la calcio-coramina e loro pratica applicaziont ne Il' esercito. 7 -

Giorno/~ di

mtdicina militar~.


RIVISTE MEDICI-lE MILITARI

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Jung: Recenti osservazioni sulla fisiologia dei muscoli e della nutrizione. Ram~/: Eritema nodoso e assicurazione militare. Bianchi: Il compito del medico nella commissione federale delle pensioni . TURCHIA. Askui Sihhiye Mecmuasi. - Rivista trimestrale di sanità militare dell'esercito turco, edita dall'Ispettorato di sanità (Stamperia della sanità militare, Costantinopoli~

N. 17• 1937· Oveis Maskar: Alcune indicazioni sui principi generali per il controllo delle carni e sui caratteri particolari della carne da macello. Ismet: La chimografia del cuore. Murat Cankat e lzzet Hìra11d: Un caso di necrosi acuta del pancreas. Ncdim Akgun: Il trattamento dell'ascesso e della gangrena polmonare con lmezioni intravenose di benzoato di sodio. Turk: Cura della malaria. Muhittin Olkcr: Il reintervento nelle antiche pseudoartrosi già più volte operate e suoi risultati. Haytktr Ariman: Gli intimi rapporti fra il testicolo e la prostata, loro relazioni con l'ipertrofia prostatica. Mazlum Boysan: Studio sul servizio sanitario reggimentale in combattimento.


NOTIZIE Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufficio/i medici. CoLONNELLI. -

CASTIGLIOLA Orlando, in aspettativa per infermità provenienti da cause di serviZIO. In data x• settembre 1936-XIV è collocato in ausiliaria per età. TENENTI COLONNELLI.

PELLEGRINI Oreste, ospedale militare Bari. - In data 19 ottobre 1936-XIV collocato io aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mesi dodici. PETITI Pasquale, accademia militare artiglieria e genio. - Ospedale militare Bari, (comandato presfdio militare Rodì). MACCIORI. RIGHI Giuseppe, R. corpo truppe coloniali, Somalia. - Ospedale militare Livorno. Cessando come sopra dal 2 aprile 1937-XV. CATERINJ Federico, ospedale militare Catanzaro. - Comando base A. O. Napoli, dal 31 maggio 1935-XIII (V. 0.). CATERINI Federico, comando base A. O. Napoli. - Scuola allievi ufficiali complemento Lucca. BAsso Giov. Battista, A. O. l. Somalia. - Ospedale militare Savigliano. T ARCHI Virgilio, ospedale militare Bari (comandato presidio militare Rodi). Ospedale militare Genova. GJW.(ECNA Giovanni, 3" genio (batt. scuola A. U.). - Accademia militare artiglieria c genio. PRIMI CAPITANI. BuA Giuseppe, ospedale militare Alessandria. - 3" genio (batt. scuola A. U.). MuRRu Giacomo, A. O. I. Eritrea. - Ospedale militare Firenze. M.o\STROCJACOMO Guido, A. O. l. Somalia. - Ospedale militare Torino. CALCAGNI Amato, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Ospedale militare Brescia. Cessando come sopra dall'II novembre 1936-XV. PANDOLFI Edoardo, A . O. l. Eritrea. - Scuola applicazione sanità militare Firenze. DE LISio Giovanni, 2° genio pont. - Comando base A. O. Napoli, dal 25 agosto 1935-XIJI (V. O.). DE LISio Giovanni, comando base A. O. Napoli. - Infermeria presidiaria Parma. MALLOZZI Amerigo, scuola allievi ufficiali complemento Lucca. - Ospedale militare Bolzano. LEONARDI Domenico. - Al provvedimento che lo riguarda inserito a pagina 67, c.!isp. z• Bollettino ufficiale 1937 leggasi : Domenico anzichè Francesco. (V. bse. 1 c. a., pag. 109, di questo Giornale). CAPITANI. CERNICLIARO Michele, distretto Trapani, in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause dì servizio. - In data 28 novembre 1936-XV richiamato in servizio effettivo e destinato fanteria.

ss•


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NOTIZIE

$ANTILLO T ommaso, R. corpo truppe coloniali Libia. - 2° gran., cessando come sopra dal 31 dicembre 1936-XV. FERRAIOLI Ferruccio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Scuola applicazione sanità militare Firenze, cessando come sopra da: 15 febbraio 1937-XV. DE CHIARA Fedele, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 92° fant., cessando come sopra dal 23 febbraio 1937-XV. TENENTI INCARICATI DEL CRAI>O DI CAI'11"AN0. GioRDANO Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Libia. - Ospedale militare Trieste, cessando come sopra dal 21 marzo 1937-XV. SANTACATI Francesco, R. corpo truppe coloniali Libia. - 3" bers., cessando come sopra dal 3 febbraio 1937-X V. Ufficidi chimici farmacisti. PRIMJ CAI'ITANI.

CHIOFALO Biagio, ospedale militare Messina. collocato in ausiliaria per età.

In data 13 febbraio 1937-XV, è

CAPITANI. FocHt Roberto, ospedale militare Napoli. - Comando base A. O. Napoli, dal 20 settembre 1935-XIII (V. 0.). FocHt Roberto, comando base A. O. Napoli. - Ospedale militare Napoli. Dal Bollettino ufficio/~. disp. 8•, 11 febbraio 1937-XV.

*

Ufficiali m~dici. T ENENTI COLONNELLI.

DE PoRCELr,rNrs Carlo, direttore ospedale militare Caserta. - In data 4 settembre 1936-XJV rientra nei quadri pcrchè da tale data cessa di appartenere al R. corpo truppe:: coloniali Eritrea. MAcGIORt.

CAsTELLI Epifanio, A. O. l. Eritrea. - Ospedale militare Milano. Fwcc1o Francesco, ospedale militare Catanzaro. - Ospedale militare Trieste. PRIMI CAPI1"ANI. N uRRA Antonio, A. O. l. Somalia. -

regg. gemo ferrov.

CAPITANI. Dt:: LoREl'ZO Leonardo, R. corpo truppe coloniali Som:1lia. - 6r 0 fant., cessando come sopra, dal 15 febbraio 1937-XV. Cucca Francesco, A. O. I. Somalia. - Officina automobilistica R. esercito Bologna. BoNELLI Michele, ospedale militare Trieste. - 3" gran. TENENTI. Dr MoorcA Pietro, 222° fa nt. - 3" fa nt. CANCELL01ìl Enrico, R. corpo truppe coloniali Eritrea . gia, cessando come sopra, dal 10 febbraio 1937-XV. 1)::11 Bollettino ujficial~. disp. 9'. 18 febbraio 1937-XV.

Ospedale militare Peru-


•

NOliZ ll

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*

Ujficiaii medici. TENENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI. Con anzianità 31 dicembre 1936-XV: BERTELLI Enrico, dirt>ttore ospedale Livorno. - Come contro. DE PoRCELLINIS Carlo, direttore ospedale Caserta. - Come contro.

Con anzianità 1° gennaio 1937-XV: FABRIZI Nicola, direttore ospedale Chieti . - Come contro. MAGGIORI PROMOSSI TENENTI COLONNELLI. Con anzùmità 24 dicembre 1936-XV: h!PERBLE Cesare, ospedale militare Genova. -

Come contro.

Con anzianità 31 dicembre 1936-XV: B.~sso Gio\•. Battista, diYisionc Pcloritana A. O. l. Come contro. Clo:-<INI Giulio, A. O. l. Somalia. - Come contro. CASTELLI Epifania, A. O. l. Eritrea. - Come contro. MAFFEO Luigi, ospedale militare Napoli. - Come contro. SABATINI Angelo, ospedale militare T orino. - Come contro. Con anzianità 1° gennaio '9.n-XV: SACCOMANI Giorgio, ospedale:: militare P:~dova. - Come contro. PRIMI C.~PITA NI PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 24 dicembre 1936-XV: :\11GNANI Vittorio, ospedale militare Bologna. -

Come contro.

Con anzianità 31 dicembre 1936-XV: ScARPA Angiolino, ospedale militare Trieste. - Come contro, scelta speciale. AMBROSI Luigi, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. GIANNETTI Bernardo, comando scuole centrali militari. - Come contro. NANSI Carlo, Scuola applicazione sanità militare. - Come contro. VITALE Nicola, ospedale militare Torino. - Come contro. LIPANI Antonino, ministero guerra. - Come contro. GATTI Giovanni, 1° art. arm. - Ospedale militare Torino. TARQUINI Cairoli, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro, scelta speciale. FROSINI Dino, ospedale militare Bari, istùuto igiene R. univ. Bari. - Come contro. LEPORE Francesco, ministero aeronautica (f. q.). - Come contro. MAzZENG., Giacomo, ospedale militare Padova. - Come contro. Con anzianità 1° gennaio 1937-XV : R1zzo Carlo, collegio medico legale, ministero guerra. speciale.

Come contro, scelta

T ENENTI INCARICATI DEL GRADO SUPERIORE PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità 31 germaio 1937-XV:

De MEO Enzo, ministero aeronautica (f. q.). - Come contro. ZAFFIRO Edoardo, ospedale militare Gorizia. - Ospedale militare Firenze. LABELLARTE Orazio, R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). - Com r. contro. RoM.\NO Camillo, 30" fant. - Come contro.


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NOTIZIE

BARTOLOMUCCI Domenico, x8• art. div. fant.. - Come contro. LAPEI'TA Innocenzo, A. O. L Eritrea. - Come contro. OuvERto Alvise, R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). Come contro. LoNGO Giuseppe, 57" fant. - Come contro. MENNILLO Francesco, Lane. « Aosta». - Come contro. Izzo Arduino, 41° fant. - Come contro. CAssONE Antonio, legione CC. RR. Messina. - Come contro. PREtTE Mario, reggimento carri armati. Come contro. ALEANDR1 Giacomo, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Come contro. GoMEZ .DE AYALA Augusto, 90° fant. - Come contro. MORETTI Giov. Battista, R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). - Come contro. GtoRDANO Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). - Come contro. Rost Vittorio, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. ZocCALI Fortunato, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. DE Qw.nRO Nicola, II5° fant. - Come contro. TARSIA Giuseppantonio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. MAZZOLA Vincenzo, 7" art. arm. - Come contro. GRELLA Ernesto, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. DE GREGORIO Gaetano, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. PASETTt Ferdinando, 26" fant. - Come contro. MEo.-.s Mario, 3" art. contr. - Come contro. Incaricato del grado di capitano dal 0 I luglio 1936 c promosso dal 31 gennaio 1937. STtSI Matteo, 6" fant. - Come contro. MASSARA Gaetano, R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). - Come contro. ZoPPI Zelio, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). Come contro. Incaricato del grado di capitano dal r• luglio 1936 e promosso dal 31 gennaio 1937. MERCURIO Rocco, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. TENENTI PROMOSSI CAPITANI. Con a11ziatJÌtà 31 dicembre 1936-XV: FR... NICH Emilio, R. corpc truppe coloniali Somalia. - Come contro, scelta speciale. CuTuu Francesco, A. O . l. Somalia. - Come contro, scelta speciale. MANDÒ Alfredo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro, scelta speciale. TAGLIAf.ERRt Enrico, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Come contro, scelta speciale. lADEVAIA Francesco, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Come contro, scelta speciale. TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. Dal 31 dicembre 1936-XV: DE LtPSIS Fortunato, le-gione CC. RR. Lazio. - Come contro. GASPARRO Umberto. 63° fant. - Come contro. PALLERONI Dino, 7" fant. - Come contro. NAPOLITANJ Enrico, R. corpo truppe coloniali Somalia. Come contro. GwsTt Aldo, R. corpo 1ruppc coloniali Somalia. - Come contro. PISERCHIA Natale, 6° art. arm. - Come contro. Bo1-rAsso Giulio, scuola centrale militare alpinismo. - Come contro. Dt MoNACO Michele, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). -Come contro. PASSARELLA Fabrizio, R. corpo truppe coloniali Libia tTripolitania).- Come contro. CAL.~BRÒ Salvatore, ministero g uerra. Come contro. PRESTILEO Vincenzo, R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). - Come contro. Aucusn Mario, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro.

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BuccrcRossr Nicola, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Come contro. PEPE Giuseppe, 7" art. corpo arm. - Come contro. LuPo Guido, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. fARINA Antonino, R. corpo truppe coloniali Libia. - Come contro. IMPALLOMENr Sebastiano, A. O. l. Eritrea. - Come contro. DE RocAns Antonio, 10° fant. - Come contro. MoNTAINA Guido, 8° art. arm. - Come contro. ZECCA Cosimo, ospedale militare Bari. - Come contro. Dal I0 gennaio I937-XV: D1 MARTINO Ferdinando, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. ~1tRENCH I Ugo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Come contro. C.~PORALE Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Come contro. GARCIA Giovanni, R. corpo truppe coloniaLi Eritrea. - Come contro. CM-~NILLO Cataldo, R. corpo truppe coloniali Somalia. Come contro. T ROTTA Enrico, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. CANCELLOTTI Enrico, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Perugia. SIMOLA Mario, ministero aeronautica (f. q.). - Come contro. BURLA Tito, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Come contro. SAI.SANO Pietro, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. ZoiLo Giuseppe, A. O. I. Somalia. - Come contro. CACNAsso Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Come contro. D1 GroRCI Pietro, R. corpo truppe coloniali Libia. - Come contro. MAzzou Fernando, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. TEoNr Giulio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. Auer Guglielmo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. LIBERI Federico, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. Ufficiali chimici farmacisti. TENENTI PROMOSSI CAPITANI. Co11 anzianità 31 dicemb1·e 1936-XV:

RoLFO Federico, A. O. I. Eritrea. -

Come contro.

TENENTI INCAIUCAT! DEL GRADO DI CAPITA!>IO. Dal 31 dicembre 1936-XV: RICCAJlDI Giuseppe, ospedale militare Messina. - Come contro. Ufficiali a disposizione Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI. C011 anzianità 1° gennaio 1937-XV: D'ANNA Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. GATTI Dionigi, direttore ospedale militare Savigliano. - Come contro. Avrebbero seguito nel ruolo del s. p. e. il pari grado Fabrizi Nicola. Ufficiali invalidi riassunti o 1·ichiamati in m·vizio sedentario. Ufficiali medici. PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI. C011 anzianità 31 dicembre 1936-XV: MoNTINI Giovanni, ospedale Trieste. - · Come contro. LAINO Rosario, direzione sanità militare C. A. Roma. - Come contro. Avrebbero preceduto nel ruolo del s. p. e. il pari grado Scarpa Angiolino.


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Ufficiali collocati a dùposizione (Art. 30 legge avanzamento). Ufficiali medici. COLONNELLI. Dal 31 dicembre 1936-XV: Con anzianità 5 onobrc 1931-IX : C.>\S,\ GRAND!

Clauco, direttore sanità militare C. A. Alessandria. -

Come contro.

MAGGtORI. Dal 31 dicembre 1936-XV: MARINUCCt Marino (mantenuto in servizio), ministero aeronautica, f. q. - Sotto la stessa data 31 dicembre 1936-XV, promosso tenente colonnello. Come sopra. CosTAGLIOLA Antonio, ospedale Bari. - Sotto la data 1° gennaio 1937-XV, promosso tenente colonnello. Come sopra. Con anzianità 30 giUgno 1924-ll :

CAMPISt Baldassare, A. O. l. Somalia. - Come contro. VASS!.LLI Gio\•anni, ospedale Napoli. - Come contro. Ufficiali chimici farmacisti. P RI MI CAPITANI. Dal 31 dicembre 1936-XV : Con anzianità 6 maggio 1928-Vl :

GAROFALO Vito, ospedale militare Verona. -

Come contro.

Ufficiali collocati fuori ot·ga1llco (Art. 110 legge avanzamento). Ufficiali medici. T ENENTI COLONNELLI. Dal .31 dicembre 1936-XV: Con anzianità 5 giugno 1926-IV:

PERRIER Stefano, istituto superiore di guerra. - Trattenuto, come contro. Precederà nel ruolo il pari grado Candid01·i Enrico. Ufficiali collocati fuori organico (Art. 26 legge avanzamento). Ufficiali medici. PRIMI CAPITANI. Dal 1° gennaio 1937-XV : Con anzianità 27 ottobre 1918:

D'AGOSTINO Agostino, 3" art. div. fant. DE BLAsiO Guido, legione CC. RR. Trieste. SALOMONE Giuseppe, ospedale milit<~re Palermo. CIPOLLINA Ulisse, 12° bersaglieri. VENDITTI Emilio, 3• granatieri. MERLINI Camillo, 225° fanteria. DE BERNARDO Francesco, 10° art. div. fant.


~OTIZIE

Con anzianità 31 marzo 1923-I : MESSINA Angelo, dir. san. miL c. a. Udine. ALLOCCA Antonio, 28° fant. URTOLER Fernando, 21 ° art. div. fant. BoRACNO Giuseppe, regg. genio ferrov. MAcRONF. Amedeo, ministero guerra. Bomt Teresio, 3" art. div. celere. - Come contro, trattenuto. PETIT-BoN Lodovico, Ospedale Ancona. 0EUCENIO Antonio, 4° art. arm. - Come contro, trattenuto. Con ar1zianità 30 giugno 192-1-II: LA MA.RTINA Rosario, 6° fant. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 104 , 18 febbraio 1937-XV.

Onorificenze. Onorificenze concesse nella forma del moto Proprio Sovrano, per bt•nemrrenze acqttistate durame la campagna in A. O.. Ordine det SS. Maurizio e La zzaro. Cavaliere : tenente colonnello medico CosiMO SuMA. Ordine della Corona d'Italia. Ufficiale: maggiori medici GIUsEPPE BucLIARI , VINCENZO GuERRA. Onvrificenze concesse ad iniziativa del Ministero delle Colo11ie. Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Ufficiale: maggior generale medico FERr>INANDO MARTOGUo. Cavaliere : tenente colonnello medico RosOLINO MEREU, maggiore medico c~Mll.l..O DECI:>IA.

Lutti della Sanità Militare. Il 16 dicembre u. s. è morro a Verona il tenente generale medico a nposo comm. ToM~tAso CARINO. Nato a Falerna (Catanzaro) il 2 aprile 185s, aveva militato tn servizio effettivo nel Corpo Sanitario dall'ottobre 1879 al marzo 1919. Il generale Carino possedeva in grado eminente le migliori doti militari e professionali ed era particolarmente versato in chirurgia, nella quale specialità s'era perfezionato in un bjennale tirocinio di assistentato presso la R. Clinica chirurgica di Pavia. In guerra, od 1915, quale direttore di Sanità del X Corpo d'Armata mobilitato, era stato proposto ad avanzamento per meriti eccezionali. Successivamente aveva retto le ètrezioni di Sanità dei Corpi a disposizione e della 2a Armata, sempre distinguendos"t per le sue elette virtù e per il talento organizzativo di eu~ già aveva dato chiare prove in servizi di pace, specialmente come direttore degli ospedali militari di Perug ia c di Napoli. Era commendatOre della Corona d'Italia ed ufficiale dei SS. Maurizio e L:nz:uo ed era decorato della Croce al merito di guerra e della medaglia di bronzo per i benemeriti della salute pubblica. Alla Consorte del compianto Generale, e al figlio Pietro, Prefetto del Reg no. porgiamo le vive condoglianze della Sanità militare.


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L'inaugurazione dell'anno accademico alla Scuola di applicazione di Sanità MiHtare. Con cerimonia austera e solenne nel mattino 20 febbraio è stato inaugurato il nuovo anno accademico della Scuola di applic:lZionc di Sanità militare in Firenze. Il rito s'è svolto nell'Aula Magna, alla presenza delle più alte autorità militari, politiche, accademiche, civili e religiose della provincia, con l'intervento del Corpo insegnante c ò 833 allievi ufficiali, di cui 724 medici e 109 chimici farmacisti . Il direttore della Scuola, colonnello medico prof. Giuseppe Giordano, nell'esporre la consueta relazione, ha innanzi tutto revocato, in felice sintesi, i grandiosi avvenimenù dello scorso anno: l'impresa africana, la fulminea vittoria, l'Impero; e innalzando il pensiero agli eroi caduti fra i quali ha ricordato con commosso orgoglio i q uattro giovanissimi valorosi ufficiali medie! uccisi sui campi di battaglia, ha riletta l'incisiva motivazione della medaglia di bron:w al valor militare, concessa al Corpo Sanitario. Passando a trattare delle attuali deficienze di accasermamen[o degli allievi, tanto cresciuti di numero negli ultimi anni, s'è dichiarato lieto di annunziare che la soluzione del grave problema è finalmente entrata nel campo della pratica attuazione mercè l'autorevole pre· rnuroso interessamento di S. E. il Prefetto, dell'on. Podestà e del Segretario Federale, ai quali ha espresso i sentimenti di gratitudine di tutta la Sanità militare. Ha quindi riferito ampiamente sulle attività educative, didattiche e scientifiche della Scuola e infine dichiarando, nel venerato Nome di S. M. il Re Imperatore, aperto l'anno accademico, ha dato la parola al maggiore medico Raffaele d'Alessandro per la lezione inaugurale. L'O., da vari anni insegnante di Medicina Legale militare e direttore del rispettivo munitissimo Laboratorio, ha parlato su l fattori scientifici c le finalità della Medicina Legale milita,·e. Ha prospettato, nei limiti di tempo concessigli, le finalità che la Medicina Legale militare persegue, finalità che hanno grande importanza militare::, eùca e ~ocial c::, e consiStt'nti, a prescindere dallo studio della simulazione, nell 'ammettere e mantenere nelle file dell'esercito solo individui in perfetto stato di efficienza fisica e psichica e nella valutazione e precisazione di rapporti di causazione tra eventi di servizio e danno dal militare riportato. Per raggiungere tali finalità, che importano soluzioni di questioni essenzialmente e squisitamente mediche, la Medicina Legale militare ha come basi fondamentali la diagnostica e la etiopatogenesi delle forme morbose. Il progresso conseguito dalle mediche discipline nell'una e nell'altra hanno per· tanto avuto benefiche e importami ripercussioni anche in Medicina Legale militare, nella quale di conònuo opinioni, idee e tecnica sono state revisionate e rinnovate, onde ai risultati dubbi ed empirici di una volta, altri attualmente sono subentrati, prodotto di conoscenze mediche precise e di metodi di indagini perfe-Lionati. L 'Esercito così selezionato e salvaguardato, risponde pienamente alle finalità ad esso assegnate e costituisce quella vigorosa giovinezza, quale è plasmata dall'Artefice dell'Italia Fascista Imperiale, ed il cui inno rappresentativo porta il nome, le note cd i fremiti di «Giovinezza » e le cui mètc segnate, sempre e dovunque raggiunte, sono la Vittoria e la Gloria. La relazione del direttore e la prolusione del maggiore d'Alessandro, attentamenre st·guite dall'eletto uditorio, sono state calorosamente applaudite. La cerimonia s'è chiusa col saluto al Re Imperatore e al Duce.

Conferenze alla Scuola di applicazione di Sanità Militare. Come nei precedenti anni accademici, alla Scuola di applicazione di Sanità militare in Firenze, durante gli attuali corsi per allievi ufficiali del Corpo Sanitario, si sta svol-


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gendo un ciclo di conferenze cliniche e di scienze mediche da parte di eminenti pro· fessori universitari, secondo il seguente programma: 25 febbraio. - Prof. Nicola PENnE, Dtrettorc deii'Istitut6 di Patologia Medica della R. Università di Roma: l miei due quozienti biometrici nella valutazione costituzionale militare. 4 marzo. - Prof. P. Agostino GEMELLI, Rettore Magnifico ùeii'Universit3 Cattoli.:a del Sacro Cuore di Milano: l prob~emi della Medicina Aeronautica. Il aprile. - Prof. Mario DONATI, Direttore della Clinica Chirurgica della R. Uni\·ersità di Milano : Criteri di trattamento delle fratture esposte. 29 aprile. - Prof. BALAtMO, Direttore della Clinica Oculistica della R. Università èi Padova; L'oftalmologia nei suoi rapporti con le altre branche della medicina. H anno anche ade rito il prof. Ferruccio ScHUPFER e il senatore conte prof. Aldo CAsTELLANI, i quali si sono riservati di far conoscere gli argomenti prcscelti e le date delle loro conferenze.

Rivaccinazione antitifica. Dal Foglio di o1·dini del Ministero della guerra, disp. 7', 15 febbraio: u In ottemperanza alle disposizioni in vigore, si dispone che i militari di truppa attualmente alle armi siano rivaccinati contro le infezioni tifoidi e paratifoidi, mediante due iniezioni di idrovaccino formolato antitifico T.A.B. (la x• di cc. t/2 e la 23 di cc. t), òa praticarsi a distanza di 7-8 giorni l'una dall'altra. " Dovranno essere osservate le norme tecniche, di cui ;~, Ila circolare n. 463-I dd 31 marzo '93s-XIII. '' Dalla rivaccinazione di cui rrattasi dov ranno essere esclusi i militari vaccinati da meno di sci mesi, nonchè gli allievi delle accatlemic militari, gli allievi ufficiali di complemento, gli allievi delle scuole militari ed i militari a ferma permanente, per la cui vaccinazione sono in vigore norme a parte. " Questo Ministero farà affluire alle varie farmacie militari il vaccino occorrente entro la ta quindicina di marzo p. v.. Pertanto, non appena in possesso di detto vaccino, ~ corpi e reparti debbono iniziare la rivaccinazionc di cui trattasi, la quale sarà portata :1 termine non oltre il xo aprile. cc Risultando però che alcuni corpi d'armata hanno in giacenza idrovaccino antitifico, la cui validità scade il 15 marzo p. v., essi anticiperanno l'inizio delle rivaccinazioni in modo da utilizzare detto vaccino prima che ne scada la validità "·

Cure balneo - termali. Il 28 maggio p. v. si riapriranno gli stabilimenti balneo-term<;li militari di Acqui di Ischia ove si svolgeranno turni di cura di 15 giorni ciascuno, in numero di sette presso lo stabilimento di Acqui (fino al 3 ottobre) e di otto presso quello di Is<.hia (fine• al 22 ottobre). NeJia circolare n. <)6 Giornale Militare dell't r febbraio, sono fissati i turni e stabilite le norme per l'ammissione alle cure. t

Un monumento ai Caduti della Sanità Militare. In Adi Ugri (Eritrea), all'ingresso dell'ospedale da campo n. 179, gli ufficiali e il personale di truppa di quel luogo di cura han no fatto wrgert un artistico monumento dedicato alla memoria dei Caduti della Sanità militare in A. O ..


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Sul basamento che sorregge una statua simbolica, è riprodotta la motivazione della medaglia di bronzo al valore, concessa al Corpo sanitario per la vittoriosa campagna. Il Din:ttore generale della Sanità militare ha fatto pervenire alla direzione del· l'ospedale epressioni di vivo compiacimento.

Mor.umcnto ai C:l(luti della Sanità milit3rc . in Adi Ugri (Eritrea).

IX Congresso internazionale di Medidna e Farmada militare. Come abbiamo già annunciato nei fascicoli di settembre e novembre 1936, dal ::1. al 10 giugno si terrà a Bucarest il IX Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militare. La relazione ufficiale italiana sul terzo tema, concernente la Organizzaziotle e ii funzionamento del Servizio chirurgico presso le truppe motorizzate, sarà svolta dal tenente colonnello medico Carmelo Manganaro, insegnante di Servizio sanitario alla Scuola di applicazione di Sanità mi l it:.~re.


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Le comunicazioni sui tem1 1scntt1 ail'crdinc del giorno, sole :.mmesse alla Jiscus-

sione, non dovranno oltrepassare sci pagine di testo. Per la esposizione di esse saranno concessi dieci minuti. Per poter figurare all'ordine dc! giorno è necessario che i titoli e i riassunti delle comunicazioni siano rimessi :tlla segreteria del Congresso (lnstitutul ~anitar Militar, Bucarest Il-c.) per il 1° maggio p. v.. Potranno essere presentate altre comunicazioni su temi liberi, però senza impegn" ùa parte del Congresso ad ammetterle alla discussione. Sarà deciso in merito durante le sedute, secondo il tempo disponibile. Queste comunicazioni sar<>nno pubblic:He negli Atti, possibilmente per intero, oppure in riassunto, c il Comitato Permanente si riserva i! diritto di scegliere &a esse quelle che per la loro importanza potrebbero costituire temi per il futuro Congresso. Il programma e il regolamento del Congresso possono essere richiesti al la segreteria suddetta.

Giornata delle due Croci - Vll Campagna antitubercolare- Anno XV. La cc Giornata del Fiore e della Doppia Croce » e la cc Giornata del la Croce Rossa Italiana ,., con il nome unico di u Giomata d~lle Due Croci "• saranno celebrate nell'anno XV, il 4 aprile. La cc Giornata delle Due Croci " sarà preceduta dalla cc Terza settimana nazionale prr la diagnosi precoa "• manifestazione importante, preparatoria ed imt:gr::ltiva nel tempo stesso della Campagna, che si svolgerà dal 28 marzo al 4 aprile c sarà organiz7.ata direttamente dalla Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro !a tubetcolosi ~ traverso le proprie Sezioni regionali c'd i propri Fiduciari provinciali, sempre in collaborazione coi direttori dei Consorzi provinciali antitubercòlari. Alla cc Giornata delle Due Croci >> seguirà la l< VI! Campagna nazionale ptr t/ francobollo antitubercolare chiudilettera ~>, che si inizierà il 4 aprile c continuerà fino al 6 maggio. L'organizzazione delle manifestazioni - condotte con armoni:~ d·intenti dalle due benemerite Associazioni e dai Consorzi provinciali antitubercolari - ~ affìd:~ta, come negli anni scorsi, alla Federnione Italiana Nazionale F;Iscista per ia lotta contro la tubercolosi e del Comitato organizzatore farà partt: un mpprescntante della Croce Ross::. Italiana.

Corso di Malariologia. Dal 5 luglio al 15 agosto c. a. l'Istituto di Malariologia et Ettore Marchiafava » tcrrà un corso per laureati in medicina. L'insegnamenro comprende lezioni, dimostrazioni pratiche ed esercitazioni, escursioni :t località mabriche e ad alcune bonifiche. Per essere ammessi gli aspiranti devono presentue 15 giorni prima dell'inizio del corso : una dom:~nda in c:1rta bollata da tre lire diretta al Direttore dell'Istituto; i titoli di studio 0aurea o certificati che attestino gli studi compiuti) e i documenti che l'allievo ritenga utile produrre per dimostrare 'la sua cultura. Il numero degli allievi da ammettere sarà limitato dalla Direzione. La tassa di iscrizione è di L. 100 più una quota di L. 100 per le gite di istruzione. Le spese di viaggio, vitto e alloggio nelle gite di istruzione sono sostenute dall'Istituto. E' obbligatoria la frequenza. Alla fine del periodo di insegf'amento gli allievi possono ottenere il certificato di irequenza o il diploma di esame.


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Il diploma è dato a c.oloro che superano l'esame che consiste in una prova orale. Per informazioni rivolgersi alla Segreteria dell'Istituto: Policlinico <<Umberto I " Roma. « Patologia e clinica delle malattie da gas di guerra ».

Come è noto, è questo il titolo del classico trattato sulla medicina degli aggresstn chimici, dettato dal senatore prof. Alessandro Lustig e pubblicato in ricca, elegantissima veste dall'Istituto Sieroterapico Milanese. Ora l'opera è giunta alla sua quarta edizione, aggiornata ed aumentata, consistente di 422 pagine di test~, 37 nitide tavole fuori testo in nero e a colori, 35 figure intercalate nel testo e 6 tabelle. Fra le nuove figure illustrative ve ne sono di molto belle ed espressive, messe a disposizione dell'A. dal Direttore del Servizio Chimico Militare, S. E. il generale Ricchetti. Come alle precedenti, non potrà mancare a questa nuova edizione il migliore successo in Italia e anche all'estero, ove il trattato è già diffuso con traduzioni in polacco c in spagnolo, mentre sono in corso le traduzioni in inglese e in romeno. Pubblicheremo nel prossimo fascicolo una recensione dell'opera; intanto ci preme partecipare che per cortese concessione del benemerito Istituto editore, i nostri abbonati possono acquistare il libro, che costa L. 50, al prezzo di L. 25.

Conferenze dell' On. Prof. Chiurco in Germania. Nello scorso gennaio l'on. prof. Chiurco che nella guerra d'Etiopia valorosamentt

diresse una importante unità sanitaria campale, ha tenuto a Berlino, a Francoforte sul Meno e a Monaco di Baviera un ciclo di conferenze, illustrate da parecchie proiezioni, sulla <<Sanità in Abissinia durante la guerra italo- etiopica e sulla vittoria dell'Italia " · Le conferenze presenziare da alte autorità locali e da spiccate personalità mediche, oltre che dai rappresentanti diplomatici e consolari e dai maggiori esponenti delle ri · spettive colonie italiane, furono ovunque accolte con viva simpatia ed entusiastici consensi.

Premi « Littorio » dell' anno XV. La presidenza della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, nella seduta dd

16 gennaio u. s. ha conferito, fra gli altri, tre premi <<Littorio >> dell'Anno XV E. F., ai seguenti soci per iavori di Medicina da essi presentati alla XXV Riunione di Tripoli : Prof. Mario Girolami: I progressi della Patologia Coloniale in Italia durante /'Era Fascista. Maggiore medico prof. Tommaso Sarnelli : LA cecità 11ei Paesi Coloniali e i mezzi per prevenir/i. Prof. Mario Tripodi: Malattie dominanti nella T,·ipolitania: osservaztont e problemi di studi.

Programma del Concorso al XVI Premio « Riberi » di L. 20.000 (1935-1941) , La Reale Accademia di Medicina di Torino apre il Conc01·so al XVI premio Riberi di L. 20.000 (meno la tassa di manomorta) alle seguenti condizioni: a) Possono concorrere i lavori scientifici di argoOlento appartenente alle discipline mediche in genere pervenuti a quell'Accademia entro i termini stabiliti al


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comma d) e tali che segmno un importante progresso nel ramo dello scibile cui si riferiscono. b) Sono ammessi i lavori stampati, scritti a macchina in lingua italiana, latina, francese, inglese e tedesca; se i lavori sono stampati, questi devono essere editi dopo il 1934· c) I lavori saranno inviati in piego raccomandato in doppio esemplare all'Accademia della quale rimarranno proprietà. Qualora l'Accademia aggiudichi il premio ad un lavoro scritto, questo dovrà essere stampato dall'autore prima che scadano i due anni dal conferimento del premio: l'ammontare di questo sarà consegnato solo dopo l'invio all'Accademia di un doppio esemplare· del lavoro stampato. d) Sono accettati per il Concorso i lavori che risultino spediti all'Accademia non oltre il giorno 31 dicembre 194 L In ogni caso scorsi due mesi da questo termtne, il Concorso s'intende chiuso, ed i lavori giunti dopo, anche se spediti in tempo utile, non saranno presi in consider:azione. c) Gli autori nella lettera di invio, accenneranno alle parti o agli argomenti più importanti dei loro scritti ed opere che stimano dovere maggiormente fissare l'attenzione dell'Accademia giudicante.

Premio « Ettore Marchiafa.va •. La Commissione per lo studio e la prevenzione delle grandi calamità istituita presso la R. Accademia Nazionale dei Lincei, per onorare la memoria di Luigi Razza, di Ettore Marchiafava e di Mario Baratta, pone a concorso tre premi di L. 5.000 ciascuno, a scadenza triennale, da assegnarsi una volta tanto. Possono prender parte al concorso soltanto giovani di nazionalità italiana, che abbiano consfguito la laurea in una Università de! Regno, non anteriormente al quinquennio che precede il 31 dicembre 1936-XV. I lavori debbono essere inediti c non possono essere stati presentati ad altri concorsi, come deve dichiarare espHcitamente il concorrente. Dovranno essere presentati od inviati alla R. Accademia dci Lincei, Roma, entro il 31 dicembre 1939-XVIII. Si fa cbbligo di presentarli in triplice copia dattilografata. l vincitori saranno proclamati nella Seduta Solenne dd giugno 194o-XVIII. Il tema assegnato per il prcmjo u Ettore Marchiafava » è il seguente : l problemi epidemiologici dell'Africa Orientale, con speciale riguardo ai turitoriitaliani. Si consiglia di seguire le direttive tracciate dal prof. Arcangelo Ilvcnto nello studi<t " Le malattie epidemiche nel bacino del Mediterraneo» pubblicato nel secondo volumt della serie scientifica edita dalla Commissione.

Premio « M. Picdnini » •

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E' istituita presso l'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria, presieduta dal gr. uff. prof. P. Capparoni, la Fondazione <<M. Piccinini » per le rivendicazioni inedite italiane nel campo delle scienze sanitarie a tutço il ~ecolo XIX. Il premio, per l'anno in corso, è costituito da lire 2 .000 lorde, pari agl'interessi di due annate del capitale di hr·e 20.000 (rend. 5 %) che costituisce la Fondazione. T ale somma, per decisione dd Pre5idente, approvata da~ Consiglio Accademico, è divisibìle in due premi da lire 1.000 ciascuno. l lavori dovranno essere consegnati alla Segreteria dell'Accademia (Prof. A. Pazzin.i), in triplice copia dattiloscritta contrassegnata da un motto a cui.' in busta chiusa~ corrisponderà il nome del concorrente, entro il 28 ottobre dell'anno t~ corso. L'esito del concorso sarà reso noto la seconda domenica di gennato 1938.


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Premio « Zannctti » • E' aperto il concorso al Premio quinquennale di L . 500 istttmto dall'Accademia Medico-fisica· e dalla Società Filoiatrica Fiorentina col titolo Premio Zannetti. T ema per il concorso: La 1·ipresa funzionale del rene e delle sue vie di ew·ezione dopo tolta la causa di ostruzione. Il termine utile per la presentazione dei lavori scade il 31 gennaio 1938-XVI c il premio sarà conferito secondo norme stabilite, in apposito regolamento, dalla suddetta Accademia Medico-fisica (Firenze, via Alfani, 33).

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Direttore responsabile: Prof. Dott. LoRETo MAzzEITI, ~enente generale medico. Redattore: Prof. Dott. V IRGINIO DE BERNARDINrs, tenente colonnello medico.

ROMA, FEBBRAIO 1937-XV • TIP. REGIONALE • CARLO CA"n'ANEO, 20


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Anno LXXXV· Fase. III

PUBBl/CAl/OKE MENSILE

M A RZO 1937- XV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate virtus in armis.

DIREZIONE ED AMMIN:STRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

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T~ND~

COLONIALI

MATERIAlk PIR ATTINDAM~NTO


ANNO LXXXV • f ASC. 111

MARZO 1937-XV

DI

MEDICINA MILITARE Cum saniiaie 'Virlas In annis

MINISTERO DELLA GUERRA ROM A

CONDIZIONI DI ABBONAIIIENTO. L'~bbonamento è annuo c decorre dal 1° gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali medici e chimici-farmacisti dd R. Esercito, in servizio cd in congedo , il prezzo dell'abbonamento i: ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficia li e per quelli della Sanità militare marittima, in qua lunque posi~-ione si trovino, è ammesso un abbonamento cumulativo al Giornale di Medicina Militare cd agli A11na/i di M<'dicina Nat·a/e e Colonia/t' al prezw di L. 42 annue. Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di anz ianitù dt'l Corro s<IIJitario militarf' i: di L. !t.

NORIII.E PER l COLLABORA TORI. Le opu:toni manifeMate dagli autori non impegnano b re~ponsabilità dd periodico. Agli autori sono offerti. g.r aruitamente so estratti con copertina ~t:unpat:t. frnnh·<piz iu . impaginatura e numerazione speciale. G li estratti richiesti in numero magg•orc sono addebitati a preuo di costo. Per disposizione dd Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro dcYe essere unito un breve autor iassunlo (non più di 10 righe). Le spese per dichés e tavole fuori testo sono a carico degli :~utori. l manoscritti non si restituiscono.


SOMMARIO LEZIONI E CONfERENZE FIRE.CCIA. RaJiolog ia c tubt·rcolosi pulmor.are . MARTI N01TJ - Linfogranulomatosi inguinale di Nicolas, Fa vre e Dunnd

LAVORI ORIGINALI BlJCCIANTE. Il servizio oculisticu ncWEsc.rciw italiano durame la guerra mondiale. La questione del tracoma ncWEscrcttO IMPALLOMENI. - Di 22 casi di bilharzia'i uro.vcscicalc osservati in Libta ANG F..L!Nl. - l mufficicnza di metodi biopsici (punrura dd midollo osseo, della milza c dd fegato) per la diagnosi d 1 febbre ricorrcnrc . FlLIBECK. - Su tli un caso di reticolo-cndott'iiumatosi con prctlominio di dementi cn,inof11i (linfogranuloma di Stcrnbcrg a tipo cosinofi lo ?) MOJ.:ZETII. In izia le, primo impianto dcll' lstiwto sicro-vaccir.ogcno d i Asmara per la peste bovina GAROJ'ALJ. Le pleuriti cssuJa tive nei mili tari c l'opera di prcvcn· t!onc nei prcmiliwr i . GOFFREOI. La presenza del la ca nfora ndld Mcri,tndra lxnghal~n,is .

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA AMAUROSI Emiplegia COli - twilat~ralt· com·omita,tc, 111 1111 cardiaco UREC HI.\ c DRACOMIR CA~fOMILLA. lpt:mm.<ibilità alla Ftvou COR0.'EA. /.<t dcgenuazionc nwrgi11ah· dd/(1 FR•'<\1115. FEMORE L 'ar,·hitt:ttura ddi'Ntrrmità supcrior<" tic/ llt lf'ttomo. Suoi rapporti con le fr~tturc del collo anatomi.:o. VtLLEM IN c SJMEOS GAS DI GUERRA . Patologia c clinica delle ma/atti(' da - Lvs·11c . MAl. A TTIE (!.e) DEL I, AVORO " IN AR IA COMPRESSA "· - LAw:t.L~z MIOPI A Nt'gh i11divtdm aUt'l:t da mrdir1- srn~o /C.cioni tid fondo owf<1rc, a re fazione t'f.11rclla. 1i l1o una nitidezza tli in11uagint' rr.tinic.~fl t:on1c ll('g /i cmmefl·cpi ? MAZZE! NUCLEI DIF.NCF.FAUC I Il ruolo dci - ndla t•im t•egrtatiM c m·lla vita SALMO:< psicllim PACHIMEN!Nt;rrE tNTERNA EMORRAG[CA Rapporti fra - c trauma, - l; vARFSCIIJ PRI:-.iCI I'I O ANTIPERNICIOSO. Cumribm" ulla fi.<iologia del R C'TH . SEHVIZIO SA!'\ITARIO l.'aiiÙtitJ dd - rctlc-sm dttrllltt<' la guara mon· ilmlr. - K ERSlT \ G SISTEMA RETICOLO-El'\OOT ELI ALE Su/l'rsplolltziom: del - in tlettro· psichiatria. AMICO . . STAF'ILOCOCCHI Disr.ribuzionc <' significato degli - a colonie lisce r 1h-gli - a w/onic mg~Jse- nrlla e/Ile palprbnJ/c t: m·lla congittmtva - BASILE TUBERCOLOSI La ft)rlllllla lrltcoàtoria quale clcmcnto di prognosi dr/la PtFRR I:.·BOuGJ,O IS c I>O L'()I.'H·)SESSt:Y polmcmJrc. ULCfRA (Sull' ) TROrtCA LE. FR \:-<Cl-l t VACCINAZ IONE (SttllrlJ Al'\TITIFOII)EA. Il mo impiego pttù ruerc cstun obNigatot'Ìtmuti/C o/la popol.tzionc civile ? --- Vt:o< CENT

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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LEZIONI t: CONfERENZE OSPEDALE MILITARE DI GENOVA

RADIOLOGIA E TUBERCOLOSI POLMONARE Conferenza del Prof. Gioacchino Breccia, Delegato Regionale per la Liguria della Federazione I. N. F. per la lotta contro la tubercolosi, agli ufficiali medici del Presidio militare

L'O. si dice lieto di accettare L'invito a tenere la cotwersazione, che inizia, non per la speranza di dire cose degne degli ascoltatori, ma per mostrare l'affettuosa solidarietà, che egli e tutti gli ufficiali medici in congedo, che ebbero la tJentura di partecipare alla guerra, 'hanno per il Corpo sanitario militare, che considerano come la propria famiglia, tanto più che ora come fascisti dell'epoca dell'Impero sentendo l'otzore di essere i primi ottadùzi-soldati del Duce, obbediscono all'alto comando del Re: cc Cittadini e soldati siate un esercito solo >>. Non è possibile opporre radiologia e clinica in alcuna ricerca diagnostica. Esiste un'unità della ricerca, perchè ricerca cl/nica è tutto ciò che serve alla c< conoscenza e a/la cura dei morbi ». La ricerca clinica è una : fisica e funzio?Zale. Fisica, che può essere esoscopica con l'ausilio dell'ispeziotze, palpazione, percussione e ascoltazione del malato e con ogni altra indagine organolettica, e può essere endoscopica 11ei vari rami e cioè diascopica o radiologica, autoscopica o dì visione diretta intracavitaria, bioscopi ca, o citoscopica su elementi prelevati dai tessttti, elettroscopica ottenendo un elettrogramma (elettro- cardiogramma, elettro- broncogramma), grafica ecc.. La ricerca chimica e microscopica può essere d'ordine fisico, se indaga la ;;uotç, lo stato morfologico o strutturale, degli organi dei tessuti, e di ordine funzionale se tnzde a svelare l'effetto dell'attività fisiopatologica di essi. Lo stesso si dica della ricerca biologica cioè quella che si serve dell'animale vivente o di altri sperimenti che impegnano i meccanismi più elevati della vita animale. La ricerca diascopica non è che una parte della ricerca unica e indivi.<ibile. Anche una parte è la ricerca esoscopica inspettivo-palpatoria, e plessicoacustica. Parti importanti ma non esclusive. Tutte le ricerche cliniche inermi od armate non sono .rupplementari, ma complementari e inopponibili fra loro anche se in casi speciali una di esse risolva un problema clinico da sè sola senz' altro aiuto. Ma un problema clinico non è tutto il compito clinico.


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RAOIOI.OU ir\ E H JBERCO I.OSI PO LMOI'AR E

Come tutte le ricerche cliuiche la ricerca esoscopica e la diascopica hanno limiti, anzz limiti eguali; essi sono l'entità o intensità del fenomeno da rilevare, la estensione in spazio del fenomeno, la sua topografia (superfidalità o attingibilità), il contrasto che fa con le condizioni percepibili delle immediate vicir~anze. Ciò vale per le modificazioni visibili all'ispezione, per ìe variazioni di resistenza palpatoria e del fremito, per la segna/abilità plessica, per la percepibilità acustica dei rumori e delle variazioni quantitative del respiro o vcscicolarità. Ed inoltre vale per la visibilità delle ombre radiologiche; focolai di addensamento di poca entità, di poca estensiotze e danti poco contrasto con la trasparenza adiacente, ed infine posti in sedi meno attingibtli e coperte, possono sfuggire, perciò mentre possono rendersi visibili le minime calczficazioni polmonari, possono apparire trasparenti estese adenopatie infantili poco dense, sfuggire forme ulcerative oscurate di addensame11ti anteposti o giustasposti o da ombre viscerali e passare inosservati foci essudanti be:rz segnalabili esoscopicamente, ma di dwsità ottica lieve. Per queste ragioni della visibilità la radiologia ha per particolare obietto di svelare gli addensamenti di maggior contrasto, che spesso hanno sede nello stroma, nelle sue varie parti: ilare, pcribronclziale e perivasale, angio-

linfatico e del connettivo di sostegno o trama. L'indagine plessico-acustica svela di preferenza gli aumenti e la diminuzione del carico d'aria o l'ae-razione del sistema tubulare o aerifero del polmone. Certo i reperti esoscopici e diascopici possono alle volte essere coincidenti, dato che la densità del polmone è una funzione anche della sua aerazione, ma non saranno mai soprapponibili. Perchè tuttavia i reperti esoscopici e diascopici pos!ano essere ravvicinabili, si richiede che le rispettive semeiotiche e formulazioni di reperto siano adeguate e coordinate fra loro. Specialmente occorre1·à che la percussione (superficiale e profonda, leggera o forte secondo il bisogno) sia topografica, per isvelare variazioni parcellari contigue; il medesimo si dirà pel fremito, fino dove è possibile e che siano accuratamente comparative, quando, come sempre bisogna, si confrontino i reperti dei due lati omologhi. Ed occorrerà equiparare le condizioni .ctatiche e dinamiche nei due tsami, per esempio, esame del torace e dell'addome in posizione verticale oltre che orizzontale, ricerca delle aie totali, non soltanto le scoperte dei vari visceri. specialmente del cuore e del fegato, questo anche plessicamente e sotto la inspirazione profonda pel limite addominale, delimitazione dello stomaco anche in posizione eretta con la percussione ascoltata o metodo della transoua12za gastrica, che dà risultati quasi diascopici, ecc. ecc.. Sarà inoltre necessario rendere uniforme per tutti la tecnica dell' indagine radiologica per avere radiogrammi perfettamente paragonabili e sicura-


RADIOLOGI:\ E TUBERCOLOSI POLMONARE

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mente leggibili. Lo stesso si dica della formulazione radiodescrittiva e radioconclusiva. Per quest'ultima bisogna ricordare che il radiologo non vede che focolai o rzuclei d'ombra a caratteri precisabili, il cui pa/ore non dovrebbe essere ipotecato con denominazioni, che hanno un valore preciso nella nomenclatura nosografica e questa richiama nell'accezione comune come : broncopolmonite, peribronchite, sclerosi, Ù1{iltrazione, espressimti che radiologi- f'~­ ca mente è opportuno sostituire con altre meno perentorie come : ombre- ~~:;;(.. macro-micro-medionodulari a distribuzione broncopolmonare, strie d'ombra a (;::: si~temazione para~ronchiale; ed altre espress!o_ni ~orfologiche, ~zotz etio/o- :(0'~~~ grc~e e patogenetzch~, a n:eno ~he non. st arrwz pnmn ad una unrversale &r:r,(j~1- ~\. Ja::tone del valore bz~log1co dez repertt: . . . . . _'-;~~~ .-;}.. l n fine occorre rrcordare che la radrolog1a avv1sta der procem anatomiCI, ~-:~.; ma difficilmente dà la possibilità di stabilire dal lato radiologico elemeuti di diagnosi differmziale etiologica per alterazioni comuni a più cause. · E' pure necessario tener presente che il giudizio radiologico di attività Ji foci, come i tubercolari, suscettibili di vario decorso clinico, non è possi· bile se non su la base di osserpazioni radiografiche .reriali, che presentino variazioni di reperto, a condizione che le condizior1i di presa della pellicola siano sempre identiche. Egualmetzte per le due ricerche occorre precisazione della tecnica e del Mlore dei risultati, ed abbandono in semeiotica delle deuominazioni nosografiche e dei giudizi di natura, di attività e di processo. La lunga pratica di auatomia patologica, fatta sul materiale clinico precisamente studiato dall'O., i11segna che vi sono molti casi di form~ polmonari mute alla radiologia, tJOtJ alla esos,·opia clinica, e mute a tutte e due, nOtl alla sintomatologia funzionale ed anche mute per questa. Ciò premesso, ecco quello che più facilmente è visibile alla esoscopia clinica e alla diascopia radiologica.

(.'SJ

Alla esoscopia clinica sono riievabili : 0 t Molte forme di iperaerazione del polmone, che non fa11no contrasto ottico col tono luminoJo de! << jo12do ll , ma danno iperso12orità ed ecta!Ìa della proiezione dei margini polmonari. 2 " Molte ipoaerazioni del polmone non danti addemammto sufficiente a produrre ombra circoscritta o neppure uniforme o minot·e luminoSità dei campi polmonat·i, ma danti sonorità meno itztensa e più alta, sia iu seguito a cagioni organiche come, per esempio, la debolezza muscolare mspimtoria, sia funzionale come nell'ipertono nervoso espiratorio del polmone nelle corrispondenti disoegetotonie. 0 ] Molti fatti essudativi o degeneratit,i, in complesso liquatiui, che 11on danno un sufficiente stato di addensamento ottico rilevabile Ì1z contrasto, in generale, ma che possono dare iposonorità, ipervibra:::ione toracica, ipove-


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RADIOLOGIA E TUBERCOLOSI POLMONARF.

scicolarità del respiro con tonalità oscura, iperchiara o infantile, ed anche soffiante od infine rantoli di qualsiasi grandezza o ronchi di ogni tipo. l Alcuni essudati pleurici, che non danno sufficiente distacco delle due sierose e si preJentano quindi di non grande spessore, ma danno già per eHudato liquido o plastico iposonorità, ipovibrazione, iporespirazione. 5' Le sinechie pleuriche con scarsissimo impessimento (meno di due millimetri di spessore) in sede marginale, parietale, precordiale o epicardiaca che sono et:idetltissime con rilievi plessico-acustici banalissimi. 6" Le marginaliti o pleuroalveoliti (dette anche pleurocorticaliti) del margme. 7° L'effetto respiratorio basale, mentre è più inducibile ai raggi in sede apicale arguendolo dalla variabilità sotto tosse. Alla diascopia radiologica sono rilevabili: r• Lo stato cinetico dei visceri (movimento del cuore, del diaframma, peristalsi cardiaca e gastriointestinale). La loro morfologia cioè la forma, il volume, il tipo strutturale in quanto arguibil'e su L'omha. 4 2 l rapporti topografici dei contenuti cavitari visibili o visibilizzati. La precisione però di questa ricerca, con speciali accorgimenti come la .(tratigrafia, le posizioni di contrasto, l' insufflazione aerea diagnostica ecc. no11 deve -:uere .ropravalutata. f L 'esistenza di addensamenti o di rarefazioni del polmone e dei visceri visibili o visibilizzati, che non raggiungono l'este11siorJe, il grado, la .cuperficialità, il contrasto plessico da essere rilevati con la percussione. l La localizza-zione e i rapporti relativi di formazioni viscerali visi· bili anche re segnalate esoscopicamente. 5• Le iper- e le ipo-illuminabilità polmonari senza segrli di iper- o ipo-sonorità ple.rsica e senza ectopie dei margini fissati da aderenze. 6" La massima parte di stromopatie, cioè di modificazioni dello stro· ma, nella sua sezione ilare, perioangiobronchiale e trama/e, le linfopatie intrapolmonari e le estrapolmonari di una sufficiente densità, le calcificaàoni, i corpi estranei e molti parassiti animali anche di piccolo volume. 7• L e aderenze pleuric!te in quanto modificano i profili organici visibili e la figura del seno costodiaframmatico. Le modificazioni mediastiniche sopra-, para- e retro-cardiache, purchè atte a dare un buon contrasto. 9" Le interlobiti, anche se diano qrl<alcl1e rilievo plessico caratteristico, che altrimenti non sarebbero esplorabili nella loro estemione, rapportt, evoluzione e regressioni. 10" l cosidetti infiltrati (precoci e t·otondi) cioè tutti quegli addensamenti polmonari epolutivi facilmente liquanti e rarefacienti, nella loro entità e decorso. Le caverne, cavernule, bronchiettasie, ascessi.

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RA DIOLOG IA E T UBERCOLOS I POLMOl': AR E 1 1 " La morfologia del pneumotorace spontaneo o terapeutico.

l segni di tubercolizzazione polmonare agli usi della diagnosi precoce della tubercolosi o di attività tubercolare, e della medicina preventiva bonificante. 1 ]" Le modificazioni sostantive subesoscopiche cioè poco o punto apparenti all'esame plessicoacustico, a sorveglianza dei decorsi morbo.ci. Co.-1 la radiologia è utl necessario e ùzsostituibile complemento della clinica inerme, di cui risolve quesiti fondamentali e fornisce dati d'accertammto non altrimenti ottenibili, ma non può contrapporsi o sostituire la ric~rca clinica inerme o sperimentale, che la completa a sua volta f01·mando il concetto clinico definitivo e unitario. 12 °

Alla fine dell'esposizione vengono proiettate alcune diapositive, radiografiche polmonari relative a quanto fu discusso.


OSPIIDALE MILITARE DI BOLOGNA

LINFOGRANULOMATOSI INGUINALE DI NICOLAS, FAVRE E DURAND Conferenza del Prof. Martinotti, Direttore della Clìnica Dermosifilopatica della R. Univcrsit~ di Bologna, agli ufficialì medici del Presidio militare

Il prof. Martinotti porge il saluto della Facoltà di Medici1za e ringrazi,z il Direttore di Sanità prof. Simula ed il Direttore dell' Ospedale Militare prof. Germino della cortese accoglienza, auspicando la cordiale e feconda collaborazione tra i medici militari ed i medici civili in tempo di pace ed in tempo di guerra. L 'O. inizia il suo dire mettendo in evidenza l'importanza delia linfagranulomatosi inguinale, malattia il cui Jtudio è tuttora in evoluziorze e ricordando come gli stessi AA. ai quali si depono la descrizione particolareggiata e la delimitazione del quadro della malattia, Nicolas, Favre e Durand ( 1 913), ammettano che a tale malattia debbano essere attribuiti, almeno una parte, dei casi descritti in passato sotto la denominazione di adeniti strumose, bubbone climatico, ecc .. La linfogranulomatosi, afferma l'O., si differenzia nettamente dal morbo di Stemberg, al quale era stata ravvicinata più che dal punto di vista clitJico da quello anatomo-patologico, mentre in realtà si tratta di una diversa entità clinica ed anatomo-patologica, l'O. passa quindi ad u12a chiara esposizione del quadro clinico; la lesione iniziale, dopo un periodo d'incubflzione non ben definito ma che si aggirerebbe irz media tra gli otto cd i venti giomi, qua1ldo è reperibile, il che: spesso uotz si avvera, si presenta il più di frequente sotto forma di una semplice erosione per sè non cm·atteristica ma nettamente differenziabile sia dall'ulcera venerea sia, dal nfìloma iniziale. Il p. generalmente si accorge della malattia per un senso di dolore e di stiramento alla regione inguinale ope con andameuto subdolo si sviluppa una adenite seguita da fatti di periadenite, il processo infiammatorio si tstende gradatame11te e lentamente a nuove glandole dando luogo alla formazione di un pacco glandolare nel quale in secondo tempo si formauo focolai multip.li di rammollimento che danno luogo a tragitti e ;eni fistolosi (bubbone strumoso degli antichi AA.). Per ciò clze concerne l'aspetto istologico della linfogranulomato.•i inguinale, non è possibile parlare di un quadro tipico, caratteristico; si tratta di una struttura a focolai multipli, costituiti prevalentemente da leucociti ueutrofili, possono essere c sono frcqucrJtcm~TJte prcscrJti plasmacellulc,


Ll;-\FOGRANULOMATOSI ING UINA LE DI NICULI\S FA VRE E DUR:\ :"'<D

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mastzellen e rarissime cellule giganti, le cellule di Sternberg rappresentano un reperto molto raro. L 'eziologia della ma./attia rimane tuttora non chiarita, l'esame del materiale prelevato dal/e lesioni ha dimostrato la f.resNJ Za volta a volta di svariati germi, si è avuto il reperto di germi del tipo micrococco di Bruce, germi acido remtetJti, forme a tipo di Nocardia, pseudo difterici, ecc.. Le ricerche di Hellerstrom, Wassen, tendo·n o attualmente ad includere il virus della linfogranulomatosi nel gruppo dei virus filtrabili, 11e è provata la filtrabilità per candela, inoltre ne è stata dimostrata la capacità a provocare per introduzione nella cavità cranica del coniglio, veri processi di mcefalite quali si hanno col virus erpetico. E' stato possibile provocare costanti fatti di encefalite 11ella sàmmia mediante virus ottenuto da gangli di cavie infettate con f!irus di prove11ienza umana. Molti validi elementi cotltribuiscono duuque a far ritenere che il virus della linfogranulomatosi sia da ascrivere al gruppo dei virus filtrabili. Si è cercato di mettere in evidenza i rapporti della linfogranulomatosi con altre malattie e particolarmente con la lue, la tubercolosi, l'ulcera venerea; pur essendo certamente possibile la concomitanza, l'influen za reciproca deve essere intesa esclusivamente come l' effetto di una sfavorevole coincidenza atta a diminuire le forze di resistetzza dell'organismo colpito . In questa malattia le reaziotJi sierologiche, Reaz ione di Wassermann, Reazione di flocculazione, Reaz ioue di lto-Reemtierna per l'ulcera venerea, sòno di regola negative. Grande importanza per la diagnosi è invece da attribuirsi alla intradrrmoreazione con l'antigeno preparato con la tecnica descritta dal Frei, il quale si è occupato di queste ricerche per consiglio del suo Maestro fada.csolm; l'antigeno viene preparato con la Jierosità, non già col pus, prelevata dalle linfoghiandole prima che esse giungano alla suppurazione, come anche col siero di sangue e con la sìerosità della flittena provocata dal cerotto cautaridato. Alla reaz ione fu attribuito al principio valore assoluto, in effetto essa nsultava positiva con grandissima frequen z a (98-100 %) sia nelle localizzazioni inguinali della malattia, sia nelle altre più rare localizzazioni (sottomandibolare, latero-cervicale, ecc.) oggi pur costatatJdone l'alta specificità non è più possibile escludere in modo assoluto la po.uibilità di risultati aspecifici. l fatti clze dep01zg01to in questo senso sono i seguenti : 1 ° Esistono casi di linfogranulomatosi clinicamente ttptca con R. Frei negativa. 2° Esistono 1zumerosi casi di R. Frei posztrva in soggetti clinicamente sani, particolarmente in prostitute. Se si interp1'etano questi casi come comprovanti l'esistenza di portatrici di germi e si considera come nella donna


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l.lr\FOCRANULOMATOSI JNGUINALE DI NICOLAS

FAVRE E DURANO

la tipica sindrome della linfogranulomatosi sia estremamente rara, si può trovare in questi fatti la spiegazione dei casi di infezione di origine occulta. ]" Esistono casi di R. Frei positipe in altre malattie e particolarmente ·nel sifiloma ano retta/e del Fournier, lesione itzfiltrativa perirettale che porta a stenosi e jistolizzazioni e si perifìca di regola nei vecchi luetici e nell'estiomene lesione ulcerosa vulvare a decorso cronico, spesso accompagnate da elefantiasi. Questi fatti da un lato giustijìca11o il dubbio sulla assoluta specificità della t·eazione e d'altro lato porta110 ad allargare il campo della litzfogranulomatosi, come oggi si ritiene da parte dei più. La malattia pur rimanendo localizzata alle manifestazioni glandolari, dà luogo tuttavia ad un risentimento generale dell' organìsmo che è messo in eàdcnza sia da uno stato febbrile ad andamento irregolare che può accompagnare i fatti locali e sopratutto dalla già detta possibilità di preparare l'antige11o a11che dal liquido ottenuto mediante vescicanti e dal siero di sangue. La cura potrebbe all'i.11izio dell'infezione essere chirurgica con l'ablazione delle prime linfoglandole infettate, ma l'asportazione in masse delle glandole espone il p. allo stabilirsi di fatti di linfangiti ricorrenti, ai quali tuttavia può portare anche la malattia stessa provocando la progressiva distruzione delle glandole linfatiche e a conseguente formazione di stati elefantiasici. La cura medica si vale con buoni rùultati di preparati iodici, arsenicali (sopratutto sotto forma di arsenobenzolt) ed antimoniali. Con questi mezzi si giunge di regola alla guarigione sì che la prognosi della malattia può in complesso considerarsi fausta per quanto la durata sia t•eramente esasperante per il malato. L 'O. termina l'interes.rante conferenza ricordando l'importanza di qu~­ sta malattia anche dal punto di vista del medico militare e medico legale, data la lUtJ f!.hissima durata dell'affezione e la reale impossibilità del p. di attende~"e alle sue tzormali attività durante la malattia stessa. La crmferenza è stata resa più istruttiva e completa dalla presentaziotze di interessanti casi di linfogranulomatosi in vario stadio di evoluzione e di belle ed interessanti fotografie e tavole.

Dott. M. BALLAJUNI.


LAVORI

ORIGINALI

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE - UFFICIO STORICO

IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO DURANTE LA GUERRA MONDIALE LA QUESTIONE DEL TRACOMA NELL'ESEROTO. Prof. Alfredo Bucdaote, generale medico

Si può ritenere che nell'Esercito non esista la questione del tracoma, almeno dal punto di vista epidemiologico e della morbosità, poichè il tracoma è da molto scomparso dall 'ambiente militare. Vi è stato però molto diffuso durante un lungo periodo di tempo, piuttosto remoto, tanto che, nel decennio anteriore al x88o, i tracomatosi curati negli stabilimenti militari, costituivano il 12 °/oo della forza media alle arm i, ridotti nel decennio successivo al IO 0 /oo. Sono poi andati man mano diminuendo fino a raggiungere, nel 1900, 1'1,84 °/oo e successivamente una cifra

addirittura trascurabile. Si è potuto conseguire un tale risultato attraverso la esclusione dalle file dell'Esercito non solo dei tracomatosi genuini m.a, con essi, di tutte le forme croniche congiuntivali e perfino delle forme dulbbie, al punto che cc era più facile e frequente il caso della esclusione dal servizio militare di un iscritto di leva affetto da congiuntivite semplice, che non quello di ammissione nell'Esercito di un caso di tracoma >> (I). Questo processo di epurazione ad oltranza risulta particolarmente intenso nel sedicennio 1873-1888 durante il quale il numero dei riformati, per congiuntiviti e cheratiti croniche si elevò al I0,2I 0 /~o dei visitati, disceso, nel sedicennio seguente (1889-1904) al 5,45 •foo (2). mentre la cifra assoluta per i vari titoli di inabilità, rimaneva pressochè costante. Da questi dati noi non possiamo desumere il contingente rappresentato dal tracoma, essendo esso conglobato, nella stessa massa dei riformati, con tutte le altre forme di congiuntiviti croniche. Un indice, largamente approssimativo, può esserci fornito dai dati raccolti dalla Sanità Pubblica sulla leva del 1906, nella quale, per la prima volta i Consigli di leva hanno distinto il tracoma dalle altre congiuntiviti ero(1) Trom bctta Edmond o - Notizi~ storit·ht' <' st&tisticht' sul tracoma spccialnuntt: riguardo agli Es~rcito, anno 1!)06. fase. Xli ). •~l St:ltlsnca ufficidl~ militare: Scd•ccn niiJ 1873-1888 : visita li 6.139.632, riformati 62.697. pcrccnl\Jalc 10,21 l ,. S<:d tecnnio 1~89- 1 904: visitati 6.1!58·952, ri fo11nati 39·374· percentuale 5·45 °/••

mwti (Gior na 'c medico dd R.

°


IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO

ITALIANO

ECC.

niche: su 481.729 visitati, si sono avute 7404 dichiarazioni di riforma e di rivedibilità per tracoma e altre congiuntiviti croniche (15,37"/oo) e 4257 per solo tra coma (8,84 "l oo) ( 1). Tali cifre, non sono, di certo, attendibili per un computo numerico esatto dei tracom:1tosi esdusi d:1l servizio militare, in quanto comprendono i riformati insieme ai rivedi!Jili, servono però bene a darci un criterio di relatività e sopra tutto ci consentono di giungere alla constatazione pratica che, per una lunga serie di anni, la profilassi antitracomatosa nell'Esercito ha portato alla esclusioue di un numero quasi doppio di reclute non tracomatose. Per alcune regioni, anzi, questa cifra proporzionale risulta ancora più elevata: in Calabria, p. es., per ogni tracomatoso sono stati eliminati 3 non tracomatosi e negli Abruzzi il rapporto è nientemeno di 1 a 14,50 (1). Ma le cose dovettero andare ben più gravemente nel ventennio sopra ricordato. Dopo ciò è agevole comprendere come, attenendosi ad una profilassi così rigorosa, l 'Esercito si :t divenuto pm,sochè indenne dal tracoma. Profilassi sovrabbondante, adunque, resa possibile dal gettito delle leve di gran lunga superiore alle esigenze della forza bilanciata, ma profilassi unilaterale, in quanto l'amministrazione militare, perseguendo una data esclusiva finalità, prescindeva completamente dalle esigenze della profilassi generale e nazionale.

Con l'entrata dell'Italia in guerra e la chiamata alle armi di un ingente numero di congedati e poi di riformati, visitati nei Comigli di leva e nei distretti da medici generici poco pratici o timorosi di mala intesa responsabilità, m an mano pmctrarono, tra le truppe della zona territoriale, individui affetti da tracoma. Il disservizio di reclutamento si ripercosse presto in zona di guerra fin dal primo semestre 1916, specialmente tra le truppe della 2~ e 3" Armata e della zona Carnia che traeva i complementi dalla Sicilia. Nella 2• metà del 1916 la infiltrazione nei presidii territoriali e nei depositi era divenuta notevolissima, particolarmente in Sicilia; dalle caserme i malati di tracoma si riversavano, naturalmente, nei luoghi di cura, costituendovi ingombro di letti, congestione dei servizi, fomite di contagio e di indisciplina. Le maggiori autorità scientifiche levarono la voce anche sui giornali quotidiani - chè allora così si costumava - ed il Ministero dell'Interno richiamò insistentemente ad una più vigile attenzione sul pericolo, per la salute pubblica, della trascurata profilassi antitracomatosa nell'Esercito, ricordando precedenti storici di altri Eserciti (2). ( 1) T3bdl:t "' lcg:tt3, (V. p3g. 2<;1,,. ( l) Im ponenti epid emie di o[t31mite cont3giosa sono regi strate nella storia rli tutte le ):'ucrre e di cuui gli Eserciti . ~enza risalir~ a li~ oftalmia castrcm~ dei 10m3ni. ricordiamo la w~ve e


IL SERVIZIO OCULISTICO

NELL 'ESERCITO

iTALIANO

ECC.

Il Ministero della guerra, di fronte ad una situazione che ogni giorno più si aggravava, adottò, nel settembre 1916, il provvedimento del richiamo puro e semplice all'osservanza dell'art. 41 dell'Elenco delle infermità per la immediata eliminazione di tutti i malati di congiuntivite cronica. Le cose volsero rapidamente al peggio, poichè il provvedimento ministerialc ebbe per effetto di ricacciare nella popolazione civile una vasta ondata di tracomatosi veri e spuri, e non quello di purgare e preservare l'Esercito dal contagio tracomatoso. Inoltre l'art. 41, rimesso in attivo vigore, servì di incitamento ai male intenzionati e provocò in Sicilia una esplosione di tracoma procurato sia tra i militari sotto le armi che fra quelli non ancora chiamati, gli uni per essere eliminati, gli altri per essere esclusi. L'autolesionismo tracomatoso e pseudotracomatoso divenne imponente t mlla fine del 1916 la situazione assunse i caratteri di una gravità preoccupante, non più contenibile con le ordinarie tzorme di servizio. Infatti su 54.820 militari rivisitati , nel XII Corpo d'Armata (Palermo) jl 7,6o % fu riconosciuto affetto da malattie oculari e di essi il 43 % era costituito da autolesioni sti ( 1 ). Dalla Sicilia la pratica del procurato tracoma si propagò rapidamente al fronte, ove i casi si moltiplicarono e diffusero come faville di un morbo epidemico. L 'ansia di contrarre il tracoma non era soltanto nei militari, ma anche e più nelle loro famiglie che inviavano ad essi dettagliate istruzioni e bene spesso obbligavano un congiunto ad affrontare un lungo viaggio con quanto occorreva per eseguire la pratica criminosa. Vi furono centri importanti, come Girgcnti e Caltanissetta, completamente infestati dal tracoma procurato. In alcuni reggimenti - 5\ 6", 76" e 86" fanteria e 36" artiglieria (presidi di Messina, Girgenti, Caltanissetta, Palermo) - il numero degli autolesionisti oculari raggiunse le percentuali più alte (2). •·•1u diffusione in Eu1npa, c 'pccialmente in Italia, ciel com~gio trasportatO d all'Eserci to napoleon1co reduce d:tii'Egiuo . Il Corpo di rruppc inglesi. dopo il r itorno d a •\ bukir , propagò il trJcoma a Malta, in Sicilia, a <·•btlrerra. tr~ i t eggimcnti irb ndesi c poi in Inghil terra . in numcr·•sc guarnigioni c fra la JV>pulnlone civile. Il Governo inglese dovè ecigcrc un apposito osp<.~blc; furnno risconu-ari )OIJ<> tnvalid i ciec hi ai qua li lr. Stato pagava 100 m1la sterltnc d i pensione :tll' anno (Griifc·Saemisch). ~on m eno im ponente fu l'epidemia che infuriò nell'Esercito prussi:mo dal 1813 al 1820, con JO.ooo colpi ti dd qu al i 1. 100 ciechi (Com. Baltr . G r;ifc-Sacmisch , p. 16)). Special mente violenta fu la oftalm itc nell' armata olandese <rcata con tru ppe provenienti <b i Paesi Rassi. Junk en , chia. mato a Bruxelles per la lotta antitr acom~tnsa. riferisce che :i no all 'a nno 1<)34· vi erano 14<><> ciechi e to.ooo scm iciechi. Particolare importante : lo Junk en raccom andava d t rimandare in pa tm i soldati col piti da oftalmitc c in conseguen za essi diffusero il cont3jQ!io in modo spavcntcvolc Fra la poJl<>ln ione civile (Grafc-Saemiscl1) . O>nvincimento generale però è che non si sia trattato di contagio puramente tracom atoso, ma rii epidem ia di tracoma c di congiunliv itc bl enorr~gica insieme. ( 1) Cirincionc G. · Relaz ione sul tracoma ~ l Mini stero della Guerra 19 17. (l) Furono idcnùficati veri spacci d i pus trawmatoso: ogni goccia di pus co~tava 5 lire e l'mnc~to per tre volte consecutive to lire (relazione Cirincione).


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IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO HALIANO ECC.

L'autorità militare dovette pertanto convincersi che in Italia si andava rapidamente incontro ad una imponente epidemia artificiale, di fronte alla quale la sorveglianza più rigorosa si rivelò indifferente, e le denuncie ai T ribunali Militari si dimostrarono inefficaci, anche per l'evidente impossibilità dì un pratico risultato punitivo e preventivo. Alla situazione gravissima della zona territoriale fece riscontro nel x• trimestre 1917 quella, parimenti imponente, della zona di guerra, specie nella 2a Armata, ove, coi primi di gennaio, si iniziò un aumento rapidamente crescente di autolesionisti oculari che, nel primo semestre 1917, raggiunsero la enorme cifra di 2374 (nella sola 2" Armata) pari al 20,36 % dei malati di occhi. Frattanto in Sicilia, oltre la pratica del tracoma procurato col contagio diretto, si generalizzava l'altra della autoinoculazione negli occhi del pus blenorragico. Questo mezzo terrificante di autolesionismo oculare fu inizialmente adoperato nel presidio militare di Girgenti, donde si diffuse a quelli della provincia di Caltanissetta e poi a tutta la Sicilia. Solo qualche caso sporadico hanno dato le altre regioni d 'Italia. Il triste primato della blenorragia oculare è sempre rimasto a Girgenti e a Caltanissetta donde, coi battaglioni di marcia e i reduci dalle licenze invernali, si propagò nella zona di guerra, divampandovi con una imponenza raccapricciante. La presunzione della provocazione di congiuntivite blenorragica si fondava sulla mancata coesistenza della blenorragia uretrale, mentre la coesistenza di entrambe le localizzazioni faceva considerare la forma congiuntivale spontanea. Ma, in secondo tempo, gli autolesionisti, edotti di tale criterio seguito dai medici per le denuncie, si procacciavano prima la blenorragia uretrale, e poi se ne inoculavano il pus negli occhi. Così, mentre dei II7 casi osservati dal Di Marzio nel x• semestre 1917 - di cui 54 nel solo primo trimestre - la quasi totalità risultò immune da blenorragia uretrale, in un secondo tempo si perfezionò la frode, attraverso gli ammaestramenti dati dai più perversi, come risulta da due lettere s<'questr:tte nell'ospedale di Bari dal ten. col. Pellerino. In una leggesi : « ... vi fo sapere che ieri è venuto un altro paesano nostro e se volete stare con me, dovete avere coraggio e così venire a trovare 20 paesani, giacchè siamo proprio venti. Dovete però capitare una femmina impestata e prendere lo scolo >>. Alle istruzioni seguono gl i incoraggiamenti con altra lettera: « ti façcio sapere che hanno fatto così e si trovano già con me Cipolloni Calogero, Avanzato Giuseppe, Ignazio Menani, Luciano Mobile, Gagliano ecc. ecc. )) .


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Molto elevato fu il numero dei òechi per congiuntivite blenorragica (1) e molto più impressionante è il fenomeno se si considera che molti di tali ciechi avevano la ferma convinzione che c.hi aveva loro suggerito la pratica per ottenere la <.:ecità, avrebbe poi suggerita - a guerra ultimata - quella per ricuperare la vista perduta. Una vera forma di follia ! Il seguente prospetto riassume le percentuali regionali dei militari affetti da malattie oculari procurate nel r" semestre 1917 nella 2a Armata, ove il fenomeno si appalesò più grave : Marche Lombardia Umbria Veneto Abruzzi Piemonte Sardegna Emilia

7 % 8 % 8,5 % 9· % 9·5 % % IO Il

12

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Toscana Calabria Lazio Basilicata Liguria Puglie Campania Sicilia

12 15 17 18

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19 % 19·5 %

26

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Dei 4532 malati di occhi della Sicilia, ricoverati nel r• semestre nell'ospedale di concentramento della 2' Armata, ben II5I furono riconosciuti affetti da congiuntiviti procurate. Dei malati di congiuntivite blenorragica il 78,90 % è rappresentato dalla Sicilia e il 2.1,10 da tutte le altre regioni d'Italia (2). Gli altri eserciti non restarono immuni di questa grave forma di infezione. Tra le relazioni sanitarie pubblicate in Germania, trovo la interessante comunicazione fatta da Lindner (3) su 56 casi di congiuntivite blenorragica verificatisi in uno stesso reggimento austro-ungarico di stanza a Lublino. L'episodio endemico merita di essere testualmente riferito: << Nell'assenza del medico effettivo - scrive Lindner - il servizio reggimentale restò affidato ad uno studente di farmacia il quale curava tutti i malati di forme oculari congiuntivali con istillazione di protargolo al ro %, a palpebra rovesciata, senza lavarsi le mani fra una m edicatura e l'altra. Punto di partenza dell'endemia oculo- blenorragica fu il primo soldato trovato affetto da blenorragia uretrale e congiuntivale; le mani sporche del farmacista propagarano l'infezione oculare a s6 altri soldati. H I predetti militari vennero denunciati per autolesione, ma poi fu acclarata la vera causa del contagio e tutto fu mc.sso a tacere mentre il farmacista venne mandato per punizione in x• linea (Frontdienshtauglich)! ». ( 1l

Casagra nd• - Esiti di autoluior~i oculari. (Cnt3nia

19 22).

(2) Dci 117 militari con congiuntivite blenorragica ricoverati nell'ospedale oftalmico di Udine.

35 sonn divenuti ciechi di un solo occhio e 16 di entrambi (J) Lindncr:

Bd. 65 s. 637.

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occhi. Klin. Mon:lnolat. f. Augcn h.

U~b~r ~ÌmT End~mie von 56 GonobletiiiOr'rhoir~ .


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Altri casi però di autoinfezione blenorragica oculare furono sicuramente accertati nell'esercito austriaco e Elsching riferì di averne osservati in gran numero con lo scopo di ottenere la riforma. Lindner riferì anche su 21 casi di infezione mista (blenorragia-tracoma) e Waldmann osservò non meno di u8 casi di congiuntivite blenorragica solo in un ospedale di riserva in Ungheria ( 1) .

••• L' Ufficio sanitario del Ministero della Guerra, affrettatamente costituito nel settembre 1916, per fronteggiare le gravi e subentranti esigenze sanitarie del fronte e coordinarle con i bisogni molteplici del Paese, fra i più assillanti problemi trovò quello della revisione dei riformati, per evitare il richiamo di altre classi di leva. Si imponeva, per tanto, la necessità di modificare l'Elenco delle infermità esimenti dal servizio con varianti che consentissero non solo un maggiore rendimento della leva, ma la eliminazione di abusi e di frodi sanitarie e le evidenti sperequazioni fra i vari titoli di riforma. Urgevano provvedimenti straordinari e radicaii e l'Ufficio Sanitario del Ministero della Guerra non ne vedeva altro più adeguato e risolutivo di quello dell'abrogazione dell'art. 41, per colpire la frode alle radici, previa riorganizzaz.ione del servizio oculistico in zona di guerra e in zona territoriale sulla rigorosa base della competenza specializzata. Un provvedimento di tanta gravità non poteva trovare ben disposti gli ambienti amministrativi responsabili, sia per ragioni funzionali degli organi di reclutamento, sia perchè in netto contrasto con la mentalità medico- legale militare dominante e che aveva nell'Ispettorato di Sanità Militare la sua espressione più concreta e autorevole. Nessuna meraviglia perciò ~e la speciale Commissione dell'Ispettorato di Sanità Militare, incaricata dal Ministero della Guerra di preparare uno schema di modifiche d eli 'Elenco, mentre fece proposte aderenti alle emerse necessità di guerra, introducendovi anche il nuovo concetto medico - legale militare della idoneità relativa, si mantenesse ferma ai tradizionali concetti

stabilizzati per le congiuntiviti croniche in genere e per il tracoma in specie. Ma le acute necessità del momento avevano frattanto persuaso il Ministro della Guerra in favore della radicale riforma proposta dall'Ufficio Sanitario. Egli, pertanto, invitò la Commissione speciale presso l'Ispettorato a riprendere in esame la questione delle congiuntiviti croniche e tracomatosc « non più nel senso di ricercare i mezzi più adatti ad impedire l'entrata dei tracomatosi nell'Esercito o ad assicurarne la pronta eliminazione, ma t·ispetto (l) Wolm:ori n: KrigJ~rfe~hrung"'' auf dt: m Gt'l>it:Jc dm Opiialmo-BJennorrlto~a adultomm. Leir.~chr. fur Augcnh . Bd. 38 S. 117.


IL

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OCULISTlCO

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alla gravissima situazione sanitaria e disciplinare che:, attraverso L' auto!esionùmo oculare, era ve11uta a crearsi nell'Esercito )) (Ministro Morrone).

Si ebbe così l'adesione di massima della Commissione speciale e la discussiOne ulteriore si svolse sulle modalità della formulazione dell 'articolo SOStltUtJVO del 41 de Il 'Elenco. La forma però involgeva principalmente una questione di sostanza: gli organi sanitar1 militari avrebbero preferito limitare la idoneità del tracoma alla sola fase asciutta, mantenendo la non idoneità per le forme secernenti. Una tale soluzione non poteva soddisfare le maggiori Autorità scientifiche, fra cui il Cirincione che più di tutti insisteva nel rifiutare il criterio base della secrezione, perchè troppo elastico e suscettibile di abusi. Il tracomatoso ben curato e non autolesionato - diceva il Cirincione - presto supera la fase sccretiva e, se si hanno disturbi ripetuti e gravi, avviene perchè il tracoma ha maltrattato la cornea, senza di che le sofferenze (inCipacità al lavoro) non esisterebbero. Dunque - Egli concludeva - c< la cornea deve essere il punto di mira nella disposizione riguardante il tracoma, per la deficienza visiva e per la deformità che esso produce (cntropion, ectropion e trichiasi )>, . E soggiungeva, con evidente trapasso polemico, cc se la cornea non ci fosse, il tracoma sarebbe paragonabile ad un eczema qualsiasi (sic) e quindi nessun provvedimento del caso >>. La formula da loi proposta era la seguente: « E' causa di inabilità il tracoma congiuntivale, come ogni altra congiuntivite cronica, quando presenti sulla cornea complicanze che si presumono inguaribili e che riducono ia funzione visiva nei limiti dell'art. 44 e ciò dopo accertamento in ospedale e sempre dopo il periodo della rivedibilità >> . •c Con tale formula concludeva il Cirincione - a nessuno verrà in mente di autolesionarsi col tracoma e, se le complicanze corneali sono di poca entità (panno incipiente ecc.), possono, con cura breve e adeguata, dare l'abilità al servizio. Infine si sopprimerebbe ogni elasticità pericolosa perchè i fatti corneali, essendo indelebili, possono osservarsi da chiunque ed in ogni tempo. Così ogni forma e fase di tracoma rientra, come è giusto, nel gruppo delle malattie curabili. <l I secrcganti, inviati a casa, sono pericolosi; tenuti nel plotone possono perfettamente guarire e definitivamente, non essendoci guadagno nell'interessato a provocare riacutizzazioni. Pertanto sr toglie un fomite di infezione materiale e morale >>. Le argomentazioni sortirono l 'effetto desiderato e i concetti propugnati dal Cirincione vennero sostanzialmente accolti in pieno nell'art. 33 del nuo,·o Elenco, così formulato: cc La congiuntivite granulosa (tracoma) e le altre co11giuntiviti croniche, sia 1'una che le altre riuscite ad esiti imanabili, di cui agli art. 37 (logoftamo, ectropion::. entropion e trichiasi) e 34 (riduzione del l'acutezza visiva), acrertata in osservazione in ospedale militare. 2 -

Giomnl~ di m~dicina militar~.


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c< Art.

7· - I militari affetti dia congiuntivite granulosa secernente saranno curati in reparti speciali non ospedalieri. « Quando la forma morbosa non sia più secernente, il militare sarà adderto, previo un periodo di osservazione in un reparto contumaciale, in reparti di truppe speciali per oftalmici ed adibiti esclusivamente a servizi sedentari (art. 4 e 5 El. B) ». Il passo decisivo era fatto; molto rimaneva però da compiere nel campo dd l'attuazione. Mi sono intrattenuto sui particolari della faticosa elaborazione della decisione presa, non solo per dimostrare che essa è stata tutt'altro che affrettata, come qualcuno ha affermato, non solo per gl'insegnamenti che vi s1 contengono, ma perchè, purtroppo, noi dimentichiamo, con una curiosa disinvoltura, quel che laboriosamente abbiamo già discusso ed esperimentato e, al ripresentarsi degli stessi problemi, incominciamo da capo con gli stessi assaggiamenti preliminari e le stesse esitanze di chi si avventura in terreno 'lon mai esplorato. Vedremo in appresso come, dopo di aver fatto un doppio salto indietro, si sia dovuta rifare una nuova esperienza per riprendere e ripercorrere, solo in parte, la stessa via.

La traduzione pratica della innovazione richiese una mmuz1osa preparazione di norme, di tecnici specializzati e di mezzi. Occorreva cioè costituire dal nulla un poderoso e adeguato congegno sanitario-disciplinare, atto ad incanalare e trasformare in energia militare la toribida e promiscua massa dei tracomatosi che la chiamata alle armi d ei riformati avrebbe immessa nelle file deil 'Esercito. A tale scopo venne costituito, a base fondamentale dell'azione da svolgere, in ogni Corpo d 'Armata, un unico ospedale oftalmico nel quale furono concentrati tutti i malati d'occhi, fino allora sparsi in reparti dei numerosi ospedali del Corpo d 'Armata stesso. A capo di ogni ospedale oftalmico di Corpo d'Armata venne destinato un ufficiale superiore medico specializzato in oculistica, di provata energia ed esperienza, coadiuvato da un consulente universitario e da un congruo numero di ufficiali di complemento oculisti. Effettuato il concentramento, venne disposta la costituzione di battaglioni di militari affetti da tracoma in fase di quiescenza, a cia~cuno dei quali venne addetto un ufficiale oculista coadiuvato da 4 aspiranti opportunamente istruiti al trattamento :mtitracomatoso, in modo da assicurare la continua ed efficace sorveglianza curativa e profilattica dei singoli individui. [J ibattaglione doveva trovare impiego in lavori militari territoriali, anche dclb zona di guerra.

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Si provvide inoltre all'impianto, in ogni Corpo d ' Armata, di una caserma-deposito per tracomatosi da servire di scarico per gli ospedali oftalmici e di sostegno per i battaglioni tracomatosi. Allo scopo, infine, di affrontare in pieno il fenomeno de Il 'autolesionismo, tutti i tracomatosi con lesioni corneali, dovevano affluire da tutta la zona territoriale in un ospedale unico, con sede in Roma. A fianco del Direttore di Sanità di Corpo d'Armata e dell 'oculista preposto al centro oftalmico, vennero chiamati i rispettivi direttori delle RR. Cliniche Oculistiche in qualità di consulenti, mentre il Ministero della Guerra investiva delle funzioni di Ispettore straordinario, per tutta la zona territoriale, il D irettore della R. Clinica Oculistica dell'Università di Roma, professar Cirincione. Ma per evitare che la nuova organizzazione fosse sorpresa dal tumultuoso affluire della massa dei tracomatosi della classe 1900 e delle 16 classi più anziane revisionate, il Ministero della Guerra escluse le reclute tracomalose dalla chiamata generale alle armi dei dichiarati idonei delle dette classi (ammontanti ad oltre I milione e I /2). Esse vennero chiamate a parte, con provvedimento a sè stante, il 25 luglio 19I8. Solo allora, le I 1.532 reclute tracomatosc furono incorporate in speciali battaglioni che andavano ad aggiungersi a quelli già costituiti presso alcuni com<1ndi di Corpo d'Armata con le reclute avute dalla prima applicazione del nuovo Elenco delle infermità del 22 luglio 1917 abrogante la non idoneità del tracoma.

L 'ardimentosa riforma fu in vario moJo interpretata. Sostenuta dal D i-

rettore Generale della Sanità Militare Gen. Mcd. Della Valle, mente chiara ed aperta, furono convinti della sua necessità i tre Ministri che si sono allora succeduti nel Dicastero della Guerra - Morrone, Giardino, Alfieri - intelletti superiori per saggezza politica e per sapienza mi litare; la Direzione Generale della Sanità Pubblica manifestò la sua piena adesione; prestarono la premurosa collaborazione i più eminenti oftalmologi d'Italia. Numerose altresi furono le avverse opinioni. Esse derivavano da presunzioni dottrinarie, avvalorate dagli inevitabili inconvenienti dell' attuazEone pratica, ovvero dalla inconsapevolezza della reale gravità della situazione sanitaria e disciplinare creata dall'autolesionismo, da preoccupazioni di carattere sociale, dalla sproporzione evidente tra la portata del provvedjmento e il rendimento puramente militare. I tradizionalisti, per cos1 dire, si sono sempre ispirati al concetto della difesa ad oltranza del l 'Esercito dal contagio tracomatoso e fra essi erano gua~i tutti i Direttori di Sanità di Corpo d'Armata, che, nella lunga carriera militare avevano informata la loro educazione mentale a tale orientamento


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e perciò non sorreggevano, con la necessaria attività (r), il lavoro arduo e complesso degli ufficiali preposti al servizio oculistico. Addebito su cui molto si è insistito, fu quello della sottrazione di braccia all'agricoltura che ne era tanto abbisognevolc. Osserviamo di rimando, preliminarmente, che, secondo autorevoli scrittori, l'asserzione sarebbe fondata su dati erronei o troppo limitati, pcrchè <c la maggior parte dei tracomatosi non era costituita affatto da laYoratori della terra. Il tracoma invero non è malattia delle campagne '' (Calendoli). << Il tracomatoso non curato è, solo per pochi giorni di ogni mese, atto al lavoro in mezzo alla polvere e alla luce viva, ed infatti egli non ha dato mai un contributo sensibile all'agricoltura, tanto è vero che nei siri ove il tracoma è più diffuso, ivi le terre sono state da anni abbandonate (prov. Girgcnti, Caltanissetta, Alghero, Oristano ecc.) >> (Cirincione). Ma ciò potrebbe non essere anche da per tutto e in tutto ;:satto. L'importante è che tale addebito non è pertinente alla questione, poichè qui si tratta delle esigenze militari - in ampio senso intese - e non di quelle dell'agricoltura, le quali devono essere vagliate insieme alle varie altre necessità civili e nazionali, in separata sede e da Farte di superiori organi del Governo, con disposizioni ben dirette e proporzionate ai rispettivi scopi e non con metodo empirico, indiretto e sommano. E non bisogna dimenticare infine che per espressa raccomandazione del Ministero « i militari tracomatosi - una volta messi in condizione di lavorare (battaglioni) - , fruivano largamente di licenze ed esoneri agricoli i n base alle norme vigenti in tale materia )) (2). Meno di ogni altra, poi, erano fondate le preoccupazioni di ordine sociale, per una magt,Tiore diffusione artificiosa del tracoma conseguente alla applicazione della nuova disposizione ed anche per un peggioramento delle sue condizioni. Sta a dimostrare taie infondatezza l'andamento della diffusione del tracoma, seguito in quegli osservatori avanzati che sono gli ambulatori comunali. Il prof. Morgano - dirigente dell'ambulatorio tracomatosi di Catania - ci fornisce al riguardo una interessante documentazione (3). Dalla sua Relazione prendiamo i seguenti dati: 1. Durante il 1 ° anno di guerra (1915- primo trimestre 1916) afnucnza negli ambulatori di individui tracomatosi con obblighi di leva, col manifesto scopo di munirsi di una diagnosi di tracoma ai fini della esenzione dal servizio. 2. Durante il rimanente r916 enorme diminuzione dei tracomatosi con obblighi di leva che trascuravano intenzionalmente ogni cura allo scopo di ottenere la riforma, dopo avere ottenuta la rivedibilità. ( 1) C:1lcndo!i - l tracomatvJi m:lla guorn fu mra. (1) M lllhl rn Zurpdli. R i<po't~ $Criu a ad intcrr<>):azioni d cll't>n. Dorc (Atti p~rla mcnt:l i'Ì ()) Prnf. Mor~-::.nn - t\rch . • li O(Jal molo~:ia J. 19 17 p. 238.

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3· -

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Affluenza sempre maggiore durante il 1917 dei congiunti dei tracornatosi aventi obblighi di leva i quali, trascurando ogni norma igienica, oltre la cura, con lo scopo di mantenere florida l'affezione, diffondevano più facilmente il contagio ai figliuoli e alla moglie. Tanto che - ha rilevato il Morgano - durante il 3° trimestre 1917 si sono avuti nel suo ambulatorio 278 nuovi tracomatosi (88 uomini e 190 donne) di cui 113 di età da I a 10 anni. Si è avuto cioè il 69,9 % di donne e il 40,6 % di bambini di fronte rispettivamente al so-6o ",. e al 2)·28,4 % dei trimestri e degli anni precedenti. c< Se si continuasse di questo passo concludeva il prof. Morgano la sua Relazione del settembre 1917 - io non terno di sbagliare affermando che, dopo guerra, il numero dei tracomatosi in tutta Italia sarebbe triplicato e in Sicilia addirittura quadruplicato >> . Appare dunque evidente che l'aggravamento del processo morboso c la diffusione sempre maggiore per contagio e per autolesione, scaturivano dalla disposizione della esenzione dei tracomatosi dal servizio militare e non dal provvedimento della idoneità adottato nell'ottobre 1917, appunto per rimuovere la causa fondamentale dell'uno e d eli 'altra. E' parimenti erronea l 'affermazione che per effetto della nuova disposizione « si perfezionassero i mezzi di autolesionismo (inoculazione di pus blenorragico, provocazione di leucomi corneali con applicazione di fiammiferi ecc.))) (I). Ciò avvenne su vasta scala nel secondo semestre del 1916 e nel 1917, prima cioè e non per effetto della chiamata dei tracomatosi alle armi , come abbiamo esaurientemente dimostrato (2). Dal momento che nessuna forma di tracoma importava esenzione dal servizio e che tutti i tracomatosi, per il combinato disposto delle prescrizioni, venivano contenuti nel sistema ospedale-deposito-battaglione, ogni tendenza a procurarsi aggravamenti risultava automaticamente frustrata. Per fino a quelli affetti da complicanze corneali, le quali potevano cioè motivare la esenzione per diminuzione del visus, era sbarrata la via di uscita, essendo prescritto il loro ricovero neil 'apposito ospedale centrale di Roma, sotto il controllo dello stesso Ministero. Molto si è insistito sul poco rendimento militare e già una attiva resi. stenza era stata opposta - in linea presuntiva - anche dalla Sezione Sani· taria dell'Intendenza Generale, confortata dall'autorità del Generale medico Ispettore. a I reparti tracomatosi così scriveva al Ministro della Guerra - sarebbero molto difficilmente in grado di fornire un utile rendimento per la facilità con la quale i tracomatosi andrebbero soggetti a riacutizzazioni della malattia e costituirebbero un ingombro negli ospedali di campagna e un fattore di possibili contagi » (3). r 1) Prof.

Col~ia nni Gru seppe • Giornale di Medicina Mil ita re

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Di Marzio Quirino · Relazione sanitaria ' 9'ì· tì) Ministero Guerra · Div. S. M. 10 aprile 19 18, n. '>9005·

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2°.


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Ad onta di tutto ciò, il Mini stero della Guerra, d'accordo col Comando Supremo disponeva la costituzione dei primi dieci battaglioni (della forza ciascuno di 300 uomini) che vennero inviati in zona di guerra nell' aprile 1918, altri otto il 20 maggio 1918, e man mano, a richiesta sempre più insistente del Comando Supremo, raggiunsero sulla fine di ottobre 1918, 88 battaglioni, pari alla forza di circa 30.000 uomini . Venne eseguita una rigorosa inchiesta sul loro rendimento dall'Intendenza Generale e, dai rapporti dci singoli Comandi di Armata e dello stesso Ispettore Generale di Sanità, risultò che i battaglioni tracomatosi venivano impiegati in lavori di riparazioni agli argini fluviali e stradali, di impianti teleferiche, di carico e scarico materiale, di costruzione di piazzuole, di manutenzione delle linee difensive, di resistenza ecc. Le perdite subite da ciascun reparto erano quas1 nulle; l'ospedalizzazione, per riacutizzazionr del processo tracomatoso, oscillante dall'I al 3%. Certo che, dove, alla naturale avversione dei Comandi militari per un tale elemento poco desiderabile, si aggiungeva la scarsa sollecitudine e incompresione degli organi sanitari, il rendimento è stato molto ridotto. Così il Consulente della 3& Armata, benemerito del servizio oculistico specialmente nel campo dell'autolesionismo, non prestò opera veramente attiva e convinta pei tracomatosi. Li giudicò sempre elementi ingombranti e pericolosi di male esempio c di contagio. A tal punto egli rimase al di fuori della lotta che, nell'aprile 1918, faceva voti che, dalle Commissioni di leva territoriali, i tracomatosi fossero « in qualche modo esclusi, potendo essi rendere servigi a casa loro, specie se agricoltori mentre qui non servono che d'intralcio al buon andamento dei servizi >l (Pasetti). In qualche Armata si sono avute manifestazioni di speciale indisciplina accompagnate da insistente riluttanza al lavoro, ma non bisogna dimenticare che dei battaglioni era entrata a far parte anche la massa dei tracomatosi autolesionisti e cioè il fondaccio della delinquenza mentre l'inquadramento fu quasi sempre insufficiente e inadatto. Specialmente nella f Armata, all'inizio, tale situazione diede luogo a notevoli inconvenienti tanto che si dovettero adottare speciali misure di rigore e procedere anche (nella 168" compagnia) a due esecuzioni capitali. Ma, in secondo tempo, il numero giornaliero dei chiedenti visita era ridotto a 5-6, la disciplina normalissima, il rendimento costantemente buono. Valga, per tutti, quanto riferiva il ten. col. medico prof. Samperi, consulente oculista della i Armata, nel luglio 1918 (1): << Il periodo di assestamento nelle varie compagnie non poteva essere più breve: il personale tecnico appositamente istruito, le frequenti ispezioni, il ( r) <;amp<'ri - lntcnd. 7a Armnta: Rd. Sanit:tria

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giusto rigore contro i recalcitranti fecero sì che le irritazioni congiuntivali, constatate in numero allarmante in principio, presto scomparissero. << Cosicchè, da queste compagnie, formate in gran parte da vecchi autolesionisti, sfuggiti alle sanzioni penali prima e al servizio incondizionato poi, si è potuto ricavare, a confes.<ione degli stessi comandanti, il massimo t·endimento » . Nella relazione trimestrale successiva (I 3 ottobre 191 8) il Sa m peri aggiunge: cc I 3/4 degli individui non hanno avuto mai bisogno di cure speciali ma di un semplice trattamento igienico. Il numero degli ammalati giornalieri, in tutte le compagnie, non ha mai sorpassato la media del 4 %. Di essi vennero ospedalizzati alcuni per forme medico-chirurgiche, ma nessuno per forme oftalmiche. cc Nel settembre ultimo, in seguito a disposizione del Comando Supremo, fu eseguita una accurata visita a tutti i militari presenti nelle compagnie tracomatosi, dalla quale risultò esistere in esse dei militari senza alcuna manifestazione di tracoma in atto. Evidenteme11te trattavasi di vecchi autolesionisti nei quali la forma congìuntivale irritativa si era per un certo tempo nascosta sotto la forma di un falso tracoma. re I nomi di tali militari in tutto 108 - furono segnalati al Comando che provvide al loro trasferimento nei reparti di marcia. cc Trattandosi però di militari esperti nell'autolesionismo furono avver· riti i comandi per la necessaria sorveglianza. Avvertimento opportuno perchè dieci dei provenienti dalla 151A compagnia, che erano riusciti a farsi inviare al deposi to tracomatosi di Romano Lombardo, poterono, in virtù di esso essere riconosciuti e versati nei reparti degli idonei incondizionati >l . I dati di fatto, adunque, hanno incontrovertibilmente dimostrato che i tracomatosi, anche con processo in atto, inquadrati bene e secondo una razionale e sufficiente organizzazione sanitaria e disciplinare - presupposto fondamentale - , non danno affatto gl'inconvenienti presunti o lamentati (r). in base a manifestazioni episodiche, i quali, invece, si verificano quando sono abbandonati a sè stessi, senza guida e senza controllo. Il raffronto delle nostre norme straordinarie antitracomatose, con quelle degli Eserciti stranieri, non soccorre la opinione contraria. Infatti l'Austria non aveva affatto bisogno di adottare provvedimenti straordinari poichè vi era vigente prima della guerra un sistema di profilassi civile e militare molto attivo e ben coordinato. Il Governo austro-ungarico aveva da tempo istituito per la cura del tracoma nella popolazione civile uno speciale servizio organizzato guasi militarmente sotto la sorveglianza di un ispettore sanitario con sede al Ministero dell'Interno. Non solo la visita pel tracoma veniva praticata normalmente nelle scuole, negli opifici, nelle ca( 1) Colaia nni: TI traroma in rapporto alle eJigen::e dt"ila vira milita~ . Giornale di med. mi l. 1932, fase. :z 0 •


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serme, ai militari che andavano m congedo, ai lavoratori provenienti o partenti da qualunque paese del Regno, ma, per scovrire i focolai del morbo, si facevano le cosidctte t·icerche di orie11tamento. Dichiarato infetto un comune, l'autorità comunale era obbligata ad istituire un ambulatorio ove gli ammalati dovevano farsi curare fino a guarigione. Le reclute trovate - alla prima visita (Consigli di leva) - affette da tracoma, erano, ip.ro facto, ricoverate in un ospedale civile a loro spese o del comune di provenienza. Alla chiamata della classe, se non guarite, venivano curate, per qualche mese, negli ospedali militari e poi inviate nei reggimenti di soldati tracomatosi composti da individui con residui di tracoma allo stato cicatriziale. Eppure l'autolesionismo tracomatoso fu diffusissimo fra le truppe austriache e raggiunse fin dal principio della guerra proporzioni così vaste che furono aperti grandi ospedali nella Monarchia A. U. per la cura relativa, a Brunn, a Vienna, a Nagyvarad, a Losoncz, a Ljetenan. In quest'ultimo ospcd:dc nell'ottobre 1916 erano in cura 1400 militari affetti da tracoma procurato. Fin dal febbraio 1916 furono costituiti reparti speciali << tracomatosi » (trachom Abtei lung). Più tardi, riunendo tali reparti, furono formati il 104° reggimento fanteria e il 3II" reggimento Honved. Nelle retrovie del tratto di fronte di dislocazicne dei battaglioni tracomatosi, fu rono istituiti ospedali speciali. I reggimenti << tracomatosi >> sono stati impiegati soltanto nella difensiva e in regioni di alta montagna. Tutti i disertori sulla fronte della 4• Armata hanno dichiarato di essersi procurata la congiuntivite ad arte (I). In Germania la lotta contro il tracorna non è stata meno attiva, sebbene il tracoma vi sia poco diffuso (0,55 °1oo della forza). Per le armate tedesche si può affermare che, durante la guerra 19141918, il contatto delle truppe sane con popolazioni fortemente infette di tracoma non ne ha provocato diffusione contagiosa (2). I vari oftalmologi tedeschi in servizio militare ripetono la stessa constatazione, per quanto le truppe tedesche si sieno trovate nei territori invasi della Polonia e della Galizia a contatto con estesi focolai tracomatosi e numerosi prigionieri russi con grave affezione congiuntivale in atto, sieno stati trasportati in Germania. Nei campi dei prigionieri in Germania n~ssun inglese, nè francese, nè belga è mai stato trovato affetto da tracoma. (t) Rclnionr su incb.l(ini eseguite nei Ccmri di

raccolta di prij;!ionieri 5 settembre 19 17. Ani

ulfictali. (2) Albcrt Pctcrs in Rc•stock : Di~ in frktionrn Hinddumtcrkratl kungçn; in Wcltkriegc, p.

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253

casi di tracoma recente nel I 0 anno di guerra fra i soldati tedeschi

si riscontravano solo eccc:-zionalmente malgrado la forte possibilità di contagio. Soltanto F eilehenfeld (r) ne ha citato parecchi casi. Anche nei successivi anni i -:asi di infezione recente furono sempre limitati (Birschfeld, LOhlein, Bielschonks, Kri.icttmann, Fleischer, Augstein, Uhthoff, Helmbold). Gli scrittori stessi attribuiscono concordemente tale notevole risultato all'efficacia delle disposizioni sanitarie preventive, al poco contatto tra la popolazione e truppe, alla separazione dci soldati tracomatosi dai sani.

Clausen (2) ne ha dato il merito anche alla poca possibilit.ì di lavarsi, pel fatto che i soldati non potevano infettarsi con asciugamani sporchi. Negli Stati Uniti il tracoma pressochè non esiste. In Francia la percentuale dd tracoma fra la popolazione civile è trascurabile ed è addirittura nulla in Inghilterra.

In conclusione, nessuno degli addebiti ha base seria e concreta. Si sono senza dubbio verificati errori e abusi, ma di ordine esecutivo

e non di carattere concettuale; destinati perciò a scompari re man mano, come, difatti, sono prontamente scomparsi dove non si sono avute deplorevoli trascuratezze. Ad ogni modo di fronte alle deficienze e agli inconvenienti discutibili, resta la importanza sociale e nazionale del provvedimento straordinario, che ha dato alla lotta antitracomatosa il potente concorso dello orgtmizzaziotze militare, come sta di fatto che il provvedimento ha risposto pienamente allo scopo di stroncare l'autolesionismo tracomatoso-blenorragico.

E' continuato in verità, per tutta la ulteriore durata della guerra, lo stillicidio dei casi di congiuntiviti procurate coi consueti mezzi di provocazione, come di tutte le altre forme di autolesionismo, perchè il servizio oculistico, pure essendo ottimamente organizzato, non era raccordato ad un adeguato congegno preventivo e punitivo (disciplinare, giudiziario e politico) e perchè la speciale forma autolesiva era irriducibile oltre i limiti della ordinaria delinquenza. Ma il fenomeno eclatante cessò di botto. La lotta si è chiusa, adunque, con la piena vittoria; ma quale complesso

di danni e di oneri !: un notevole numero di tracomatosi per procurato contagio, grande diffusione del morbo in ambienti sani militari e civili, elevato numero di ciechi , ingente quantità di pensionati, carico er:uiale incalcolabile. La riforma venne salutata con vero entusiasmo nel .campo scientifico igienico-profilattieo e specialmente dai due più grandi oftalmologi italiani del tempo, proff. Cirincione e Angelucci, che, con la partecipazione deli 'Eser( 1) Fcilch cnfdd: D. Mcd. W. ' 9 '5· S. '4'i9· p ) Clauscn: Sitzungsbt'r d. Ophth. Gescllschaft. Hciddbc.rg, 191fì, S. 2.)5·


254

IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO

ITALIANO

ECC.

cito alla campagna antitracomatosa, congiuntamente all 'autorità sanitaria <::ivile, videro la lotta antitracomatosa nazionale entrare finalmente nella fase risolutiva. E in verità questo era l'intendimento della Direzione Generale della Sanità Militare. « Il compilatore dell'art. 33 ha bene meritato del nostro Paese », disse dalla cattedra il prof. Angelucci ( 1 ). « La legge mil itare ha iniziato con tale provvedimento, quanto mai civile, la lotta contro il tracoma. Dopo ciò non nutro alcun dubbio che il Ministero dirigente la Sanità Pubblica emani le leggi necessarie per vincere l'oftalmia tracomatosa ». E il prof. Cirincione scriveva (2): « Una volta cominciato il risanamento dei tracomatosi per opera dell 'Esercito, e una volta dimostrato quanto esso sia facile a conseguirsi, appare ovvio che, dopo la pace, l'opera altamente benefica della Sanità Militare, sarà continuata dalla Sanità Pubblica che anch'essa ha molto efficacemente contribuito alla soluzione del grave problema » . Purtroppo non fu così ! Finita la guerra, cessate le necessità contigenti, l'Elenco delle imperfezioni ed infermità esimenti dal servizio militare fu rimaneggiato con intendimento diverso e vennero rialzate le vecchie barriere, contro tutte le congiuntiviti croniche, con apposito R. D. 19 agosto 1921 che, con l'art. 33, ricollocava fra le malattie inabilitanti al servizio militare « la congiuntivite granulosa e le altre congiuntiviti matJifestamente croniche, sia le une che le altre accertate con osservazione in Ospedale militare e dopo trascorso il pen'odo della rivedibilità ». Una apposita commissione mista studiava, intanto, la revisione di tutto l 'Elenco «per uniformarlo alle ordinarie esigenze dell'Esercito in regime di pace >l e ne venne fuori l'Elenco 1923 che con l'art. 46 (sostitutivo dell'arricolo 33) confermava come motivo di non idoneità, indistintamente, « la congiuntivite granulosa (tracoma) e le altre congiuntiviti manifestamente croniche, riservando l'invio in osservazione solo nei casi dubbi o sospetti >> . Il tracoma tornava a rimescolarsi con le altre congiuntiviti croniche e si rinunciava, per di più, alla garanzia dell'osservazione specializzata in Ospedale militare. La esperienza dimostrò subito che il vecchio criterio, riesumato e applicato con misura sbrigativa, andava accumulando inconvenienti di carattere sanitario e militare. Infatti l'Amministrazione Militare, riform:mdo individui affetti da tracoma e da congiunti viti croniche, prom1scuamente, è andata perdendo an(l) Angcl ucci - Annali di oftalmolngia, 1()17. (::) Cirìncione · C iorMic Medico Militare. 19111.


lL SERVIZIO OCULISTICO

NELL'ESERCITO

ITALLANO

ECC.

255

nualmente, in media 2000 reclute, affette da congiuntiviti croniche non tracomatose (e perciò non contagiose), facendone altresì una categoria di privilegiati (t). E mal si comprendeva, inoltre, come, pur non volendosi derogare dal criterio geJJerale profilattico antitracomatoso, si riconoscesse, come motivo di inabilità assoluta, anche il tracoma spento non complicato, persistendo cioè su una linea avanzata di demarcazione non sorretta da ragioni di difesa profilattica, nè da altre esigenze militari. Queste considerazioni, esposte in occasione di una specie di referendum mdetto dalla Direzione Generale di Sanità Militare tra oculisti militari (2), concorsero senza dubbio, a persuadere l'Amministrazione a tornare sui suoi

passi. Ma, sono occorsi altri sette anni, per giungere ad una nuova edizione de!l 'Elenco che è quello del 1930, tuttora vigente. Jn forza di esso la congiuntivite granulosa (tracoma) è stata di nuovo distinta (art. 46) dalle altre congiuntiviti croniche, le quali insieme alla congiuntivite tracomatosa, sicuramente spenta, e non complicata, motivano da allora l'assegnazione ai servizi sedentari (art. 4, Elenco B). L 'accertamento in un Ospedale militare è stato nuovamente prescritto per tutte le forme di congiuntivite cronica. Notevole e sostanziale progresso hanno senza dubbio apportato le suddette innovazioni, in quanto l'Ammi nistrazione: Militare non solo utilizza gli individui affetti da congiuntiviti croniche, ma avanza, sia pure di poco, nel campo trincerato della congiuntivite granulosa, fino ad includere nella idoneità la forma di tracoma sicurammte spento. Troppo poco, in verità. Quale, infatti, è stato il pratico rendimento derivato dalla chiamata di tali tracomatosi ? In altri termini quanti tracomatosi in fase sicuramente spenta sono annualmente recuperabili per effetto della nuova disposizione ? Confrontando i dati della leva 1930 - precedente la nuova prescrizione - con quelli p. es. del 1934 - a nuova prescrizione in piena attuazione - dobbiamo rilevare che gli idonei oscillano sulla stessa cifra media. Progresso, perciò, notevole di principio, ma praticamente irrilevante. Bisognava andare oltre e, pur volendo procedere cauti e rimanere vincolati :al criterio tradizionale, includere, nella nuova prescrizione, almeno i tracomatosi in fase sicuramente cicatriziale, sia perchè i disturbi ne sono ordinariamente trascurabili, sia perchè il tracoma, giunto a tale fase, può praticamente considerarsi tlOtl contagioso (3). Siffatte disposizioni sarebbero meglio rispondenti ai criteri scientifici e ai dettami della esperienza della vita mititare concordanti con quelli di valutazione della capacità lavorativa. Dati sta'tistici: tabclb annc'>a (v. pJg. 256). p) Bucciantc Allredo - Propost~ di modi[ich~ all"Eit"nco d~llc infcrmitù stcro della Gut.rra. 19:1.6. (3) Cuèood c Nata.f . Le traehome. (Musson et C., Editeurs. 1930). ti)

· Atti del Mini·


!L !'LkVIZIO 0CULISTICO

NELL'ESERCITO

ITALIANO

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RISULTATI DELLE OPERAZIONI DI LEVA MILITARE DELLA CLASSE 1906 (Dati provvisori)

l o rivedibili R iforme ù

Riforme e rivedibilità per tracoma e cong.ti croniche l

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2,4~

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2,22

Lombardia.

67-766

199

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71

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71

l

Venezia Giulia

6 .825

28

4, 10

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Venezia Tridentina

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l

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Emilia

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5 975

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Lazio

16.804

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Abruzzi e ~Iolise

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15,47

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40 869

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Liguria

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Puglie .

JO.J-!8

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6), l l !

Basilicata

5.811

46

7,92

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Calabria

18.023

396

21,97

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s.os

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2.276

50,74

1.242

27,69

15-3-P

1.124

73.26

859

55,99

148

3

20,27

7-404

15.37

Sicilia.

•

Sardegna Zara

-

R egno

481.729

l 4-257

-

8,84

Rasulu dai tbti suC>(X>$ti: •" Che le riforme c le rivcc.hbilitit per rracuma, duranTe Il 1916, hanno rappresentato più della metà delle dichiarazion i globalt dt inabilità as~oluta c pcrm:menre al servizio militare. ctfct· tuate in base all 'art. -t<' (tran.>m3 c con!;iunt.iviti cronache). ,o Che tra i 48t.p<) vi,it.tti duranTe le opera:~.ioni di leva della classe t9fl6 suno 511:11a. per nmo il Rcgnu, nscontr:ni 4~57 etsi di tracoma, ossia 8,84 per mille vi~itati. 3" Che il mag~:ior numero dci c:tsi di tracoma si è riscontrato tra gli iscritti app:lrtcncnu :ollc seguenti regioni: Sardegna (~5·99 per mille); l'uglic (37. 14 per miilc) ; Sicilia (li,6<.J per malie); Campania l9 ..P per m1llc).


IL SERVIZ IO OCULI STICO NELL"ESERCITO

ITALI A:'-iO

ECC.

257

Ma noi, convinti sostenitori durante la guerra, della idoneità relativa al servizio militare della congiuntivite granulosa in tutte le fasi e le forme , escluse beninteso le complicanze corneali, auspichiamo il ritorno puro e semplice dell'art. 33, così come è stato allora formulato col concorso delle più alte autorità sanitarie. Noi non riusciamo a persuaderei del perchè, anche durante la pace, i tracomatosi non debbano essere inquadrati in speciali reparti di truppe, igienicamente controllati, per essere sanitariamente assistiti, quando occorra, in .apposite sezioni ospedaliere o in ambulatori militari di presidio. Una sezione ospedaliera per ciascuna delle zone territoriali che danno maggior contingente di reclute tracomatose e un limitato numero di ambulatori militari, basterebbero a .coprire ogni bisogno, senza una sensibile spesa e senza aumento di personale sanitario, essendo all'uopo più che sufficienti .i nostri congegni sanitari militari e i valorosi specialisti di cui già dispone l'Esercito. Essi ascriverebbero a motivo di particolare soddisfazione il potere esplicare opera professionale tanto proficua per l'Esercito e per la Nazione, quanto semplice e agevoie. I pretesi inconvenienti, di carattere prevalentemente presuntivo e dottrinario, sono molto discutibili, mentre i benefid sono concreti ed evidenti e fra questi : I. L'Esercito potrebbe contare su un rilevante contingente di truppe risanate e militarmente istruite per i servizi sussidiari, di cui sempre più con la guerra moderna addimostra il bisogno. 2. Si agevolerebbe il còmpito della mobilitazione civile per la quale sono riservati i tracomatosi dichiarati inabili al servizio mi li t are in modo assoluto, dopo la revisione dei rjformati. 3· - Si darebbe alla lotta antitracomatosa nazionale quel concorso militare, venuto a mancare quando più vi si faceva assegnamento, per integrare il complesso ordinamento di provvidenze promosse e sussidiate dallo Stato, con la legge speciale del 1922. In applicazione di tale legge sono stati istituiti ambulatori per la cura gratuita e reparti ospedalieri speciali per tracomatosi, ambulatori scolastici, .corsi tecnici-pratici ai medici e ai maestri. Opera i12tegratrice assistenziale va svolgendo l'Istituto Nazionale Fasctsta pet- le Assicurazioni Sociali che ha istituito, nei centri operai più colpiti dal tracoma, una rete di bene attrezzati ambulatori. Meritevole di ricordo è la speciale organizzazione che si è data nelle provincie della Sardegna, della Sicilia, della Calabria con l'Ente provinciale per il tracoma. Lotta, adunque, perseguita con intensità e con fervore , ma con azwne ancora dissociata e con mezzi di gran lunga inadeguati.


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IL SERVIZIO OCU LISTICO NELL'ESERCITO

ITALIANO

ECC.

Manca la cooperazione militare che è indispensabile per realizzare un concreto successo; perchè l'azione metodica, razionale, persisterJte che è uecessaria per malati abitualmente trascurati e riottosi alle più semplici norme igienic!Je, .ri realizza facilmente in ambienti regolati dalla disciplina; perchè potrebbe addivenirsi ad una agevole consegna di essi, da parte del! 'autorità militare, alle autorità provinciali, all'atto del congedo, pel proseguimento della cura e della vigilanza igienica. Concorso, adunque, al risanamento di reclute per renderle più e sempre meglio utilizzabili per servizi sussidiari, concorso alla costituzione di quella coordinata, auspicata organizzazione profilattica nazionale rispondente ai dettami del Regime corporativo e più che mai resa necessaria ora che il movimento delle truppe coloniali ha moltiplicato i contatti con i focolai tracomatosi e i tramiti di diffusione di contagio fra Esercito e popolazion e civile.

Roma, 10 febbraio 1937-XV. (Continua).

-

-4.

111==~ ·--


UFFICIO DI SANIT A MILIT ARE DELLA LIBIA ORIENTALE Capo Ufficio: tenente colonnello mt:dico Gumo SI:-~ISI.

DI 22 CASI . DI BILHARZIASI URO-VF.SCIC.ALE OSSERVATI IN LIBIA Dott. Rosario lm pallomeni, capitano medico Dirigente il Posto di Medicazione della << Caserma Gen. Torelli » in Bengasi.

Molto si è scritto sulle Schistosomie umane. E ciò potrebbe far credere superfluo lo scriverne ancora. Molti problemi ad esse inerenti sono, però, ancora degni di attenzione e di studio, e certi aspetti meritano di essere riveduti, lumeggiati ed impostati in termini più precisi e più chiari. Ogni contributo di studio, anche se non ~ccasse acquisizioni nuove, giova a chiarire e ribadire i fatti noti, che, per quel che riguarda la nosologia, non sono mai troppi. Credo, quinoi, utile rendere noti i rilievi da me fatti in 22 casi di contemporanea osservazione di Bilharziasi uro-vescicale, anche nella considerazione che le osservazioni precedentemente fatte in Libia si rifaivano a pochi casi, in cifre lontane dal numero di osservazioni che sono oggetto e motivo di questa nota.

La distribuzione geografica delle Schistosomie nella intera Colonia Libica è conosciuta, per gli studi di num erosi osservatori, ma in modo spcciaJe per le sistematiche ricerche dello Zavattar i. E' anche noto che, al di fuori dei centri individuati di endemia, esistono in molte località le condizioni ideali per il trapianto della infestione. La forma presente in Libia è la Bilharziasi uro--vescicale (B. u. v.). Per evitare una maggiore diffusione della malattia, e per una più precisa conoscenza della sua distribuzione, le autorità sanitarie militari di questa Colonia hanno frequentemente segnalato il problema della B. u. v. agli ufficiali medici dipendenti, intervenendo con i provvedimenti opportuni, quando q ualche caso se ne r ivelava. Così, appena segnalata da un ufficiale medico (tenente medico Grande) la presenza di alcuni casi di Bilharziasi in un reparto Sahariano mobile, composto di elementi provenienti dal Fezzan Tripol ino, (regione .a forte endemia bilharzica, secondo gli studi di Zavattari e di altri osservatori che lo hanno seguito) l'ufficio di sanità militare della L ibia Orientale disponeva che tutti gli individui infestati venissero inviati a Bengasi, allo scopo di impedire la diffusione dell'infestione in luoghi finora indenni della Cirenaica, e per il rapido recupero dei militari malati .


2 60

Ul

22

CASI DI BlLI-lA HZlr\S l URO · \'ESCI CALE OSSERVATI JN LHIIA

Il 25 maggio 1936 si presentavano, al posto di medicazione da me diretto, 22 militari indigeni libici, segnalati come affetti da B. u. v., per essere curati ambulatoriamente. Essi erano individui di varia età, da 20 a 45 anni: 14 nativi di località diverse della Tripolitania, sparse per tutto il territot;.io; 6 nativi del Fezzan; 1 nativo della Tunisia; 1 dell'Algeria. Erano giunti in Cirenaica circa 6-7 mesi prima, provenienti da Brak, località dell 'Uadi Sciati, nel F ezzan, dove tutti avevano avuto dimora, in servizio militare, per un periodo di tempo piuttosto lungo, che, per i non nativi del luogo, andava da un minimo di 2 anni ad un massimo di 8 anni. Tutti accusavano, come sintoma essenziale della loro malattia, ematuria terminale più o meno abbondante, ematuria che durava da epoche diverse nei vari individui: - datava da 5 anni circa in due soggetti che avevano risieduto a Brak per soli due anni, ma erano nati e vissuti nel Fezzan, ad Ubari; - datava rispettivamente, da 3 anni, 2 anni, 9 mesi, I mese negli altri soggetti nativi dd Fezzan (1 ancora di Ubari e 3 di Brak). Il primo di questi 4 malati viveva a Brak da 5 anni; - nei rimanenti r6 individui osservati l'età dell 'ematuria variava tra un massimo di 3 anni ed un minimo di 4 mesi. In essi l'ematuria era comparsa dopo varii anni (6-7 in alcuni) di soggiorno a Brak. In 8 si era manifestata soltanto dopo la partenza per la Cirenaica, cioè da pochi mesi, in seguito alle lunghe marce a cammello. D egno di nota il caso di un ascari nativo di ez-Zintan, sul Gebel Tripolino, che da 6 anni aveva preso dimora a Brak. Egli asseriva di aver sofferto, dopo qualche mese di soggiorno nel Fezzan, d ella stessa infermità attuale, per la quale era stato ricoverato nell'ospedale coloniale di Tripoli , e ne era guarito dopo cura endovenosa. Dopo -circa 5 anni era ricomparsa l'ematuria. Varia era stata, in tutte le osservazioni, l'intensità dell 'ematuria. Notevole nei periodi di m aggior lavoro, era stata minima nei periodi di riposo, fino a scomparire in qualche soggetto, assieme ai disturbi subbiettivi che l'accompagnavano. Disturbi subbiettivi di scarsa enti tà nella maggioranza dei casi, costituiti da bruciori e dolori alla minzione, localizzati all'uretra ed alla regione sopra pubica, ed in pochi estendentisi alla regione perineale ed alla radice delle coscie. Tutti i soggetti esaminati asserivano che l'intensità dell'ematuria era maggiore nelle ore più calde della giornata, nelle prime cioè, del pomeriggio. Per quel che riguarda l 'importanza dei traumi sul manifestarsi d el! ' infestione è degno di rilievo che in un caso l'ematuria, datante da 2 anni, era comparsa subito dopo una caduta da camello, nella quale il soggetto aveva riportato contusioni jn varie parti del corpo, e h ~ ne avevano reso necessario il ricovero in ospedale per circa 15 giorni. Non sono !>lati rilevati dati anamnestici anteriori alla comparsa della ,ematu ria, che potessero comunque e~sere riferiti alla infestione. In nessun


01 22 CASI DI BILHARZI.\SI URO-VESCIC:;\LE OSSERV:\TI lt\ LIBI.\

26!

caso vi erano state eruzioni cutanee, edemi, prurito od altri segni che potessero tar pensare al manifestarsi di uno stato tossiemico dovuto alla parassitosi. Nessuno accusava disturbi dello stato generale, deil 'apparecchio digerente, nè di altri apparecchi. L'esame clinico obbiettivo dei soggetd è stato negativo: si trattava di individui di varia statura, armonicamente costituiti, in buono stato di nutrizione e sanguificazione, con m~scolatura tonica e trofica, eccettuati 3 soggetti, costituzionalmente microsplancnici, provvisti di scarsissimo pannicolo adiposo e con mediocre sviluppo muscolare. L 'esame delle varie regioni del corpo aveva dato rilievi normali. In tutti i soggetti gli organi ipocondrìaci, fega to e milza, erano stati trovati nei limiti fisiologici, senza alcuna modificazione dei loro caratteri fisici. L 'esame m acroscopico delle wine ha rilevato in tutti i c:~si ematuria terminale, a caratteri notevolmt:nte variabili. Talvolta era costituita da un ultimo getto sanguigno, rosso o rosso-brunastro, che intorbidava le urine pre-

cedentemente emesse, e dall'emissione di qualche coagulo. Talvolta si manifestava con poche gocce nettamente sanguigne, o appena tinte di rosso, che chiudevano la minzione. Nel periodo necessario per eseguire gli accertamenti diagnostici, nel quale i malati rimant:vano a riposo, i caratteri del l 'ematuria si modificarono. Essa divenne meno intensa, si ridusse a poche gocce di sangue, che comparivano solo in qualcuna delle minzioni della giornata. In qualche caso si presentava saltuariamente in alcune giornate, riuscendo in altre negativa anche la ricerca microchimica del sangue nelle urine. L'esame mjcroscopico del sedimento urinario rilevò la presenza di abbondanti globuli bianchi e rossi e di caratteristiche nova a sperone polare di Schisrosoma Haematobium. Pertanto, mentre si rilevava in ogni esame di sedimento la presenza dei corpuscoli ematici, il rilievo delle uova del parassita è stato saltuario. Il primo esame del sedimento rilevò soltanto in un terzo circa dei casi la presenza delle uov..t . In alcuni c..1si furono necessarie ripetute e pazienti ricerche prima di trovarle. Ricerche successive, in soggetti il cui sedimento urinario aveva già presentato uova di Sch. Hac., anche in discreta quantità, risultavano frequentemente negative. Questa s:~ltuaria eliminazione delle uova, negli individui infestati da schistosomi, è nozione già da tempo acquisita e va tenuta presente nelle rio~ rche diagr.ostiche della infestione. Le quali debbono essere le più pazienti e ripetute ai fini di una diagnosi di certezza. Con continue e pazienti ricerche mi è stato possibile dimostrare, in tutti i 22 casi osservati, la presenza delle uova di Bilharzia. Non ho potuto integrare lo studio clinico dei casi descritti con indagini ematologiche, non essendo l'attrezzatura del posto di medicazione adatta ad un tal genere di ricerche. H o avuto, invece, la possibilità di eseguire personalmente ricerche radiologiche nell'ambito dell'apparecchio urinario di molti dei soggetti osservati, in un gabinetto radiologico militare del presidio. Tali indagini sono 3 -

Ciomalt." di medicina milirart.


262

DI 2~ CASI DI BILHARZIASI uRO-VESCICALE OSSERVATI IN LIBIA

Ra<Jingrafi:a n.

1.

Radiografia n.

2.


DI 22 CASI DI Bll.l-1 .'\RZIAS I URO-VESCICALE OSSERVATI IN LIBIA

~63

state condotte in 12 dei 22 individui studiati, selezionati in modo che fossero sottoposti all'esplorazione radiologica specialmente quelli che presentavano ematuria di più antica e di più recente data ed alcuni di quelli che presentavano una durata intermedia del periodo ematurico. Sono state es<::guite l'indagine R. diretta, la cistografìa, 1' urografìa endovenosa.

Radiografi~

n . 3.

L 'indagine R. diretta non ha rilevato, in nessun caso, ed in nessun tratto dell'apparecchio urinario, ombre riferibili a calcificazioni, nè presenza di calcoli. Nemmeno in quei soggetti, nei quali l'infestione risultava manifesta da alcuni anni, compresi i due originari del Fezzan, con ematuria datante da 5 anni. La cistografia, eseguita con Toriofanina Erba, e senza . insufflazione di aria ha dato risultati soddisfacenti, specialmente a piccolo riempimento. Essa ha messo in evidenza in tutti i casi studiati alterazioni morfologiche, i cui rilievi davano sufficienti ragguagli sulle condizioni anatomiche dell'urocisti. Nel caso di più recente manifestazione dell'infestione, nel quale, al momento dell'indagine, l'ematuria durava da poco più di un mese, la cistografia ha fatto rilevare (R. n. r): retrazione della metà sinistra dell'immagine vescicale, la cui opacità non era omogenea ma presentava aspetto spugnoso,


264

1)1 22 CAS! DI B!LH.'\RZ IASI URO-VESCICt\ LE OSSERVATI l~ LIBIA

R:tdìo~rnfìa

n. 4·

RadJOgmfìa n. 5·


DI

22

C ASI DI l:liLHARZ it'.SI t.: RO· VF.<;CICALE OSSF.RV i\ TI l N LI BIA

265

per numerosi, piccoli ed incompleti difetti di riempimento: il profilo dell'immagine vescicale era frastagliato in tutta la sua metà sinistra ed in qualche breve tratto della metà destra. Aumentando il riempimento (R. n. 2) il profilo dell'ombra vescicale diveniva regolare, i'opacità omogenea, ma permaneva, seppure lieve, la retrazione della metà sinistra dell'immagine. La poliposi vescicale, che già in questo caso era manifesta, si rendeva evidentis-

R.ldiografia n. 6.

sima in un cistogramma a piccolo riempimento ottenuto da un soggetto nel quale l'ematuria datava da 5 anni. In esso (R. n. 3) si rilevava: immagine vescicale retratta ed irregolare, d'aspetto spugnoso, con molteplici difetti di riempimento, con profilo irregolarissimo e notevolmente frastagliato. Interessante è stato il rilievo cistografìco fornitoci da un soggetto ematurico da 18 mesi. 'A piccolo riempimento l'immagine vescicale presentava (R. n. 4) una lacuna, corrispondente quasi ad un quarto di tutta l'immagine e che interessava l'angolo superiore destro di essa e più della metà della volta vescicale; la rimanente ombra cistica aveva aspetto spugnoso, piccole frastagliature del profilo nella metà destra ed irre~olarità nella metà sinistra. Aumentando il riempimento l'immagine cistografìca (R. n. 5) si presentava


266

DI 2 ~ CASI DI BlU IAR/,1.\Sl L' RO-H $CIC,\ LE OSSI:. R\' AT I t:-; LIIJIA

incompleta, come amputata dd suo angolo superiore destro conservando l'a-

spetto spugnoso e le irregolarità dd profilo. I rilievi fatti erano da riferirsi ali 'esistenza in vescica di tumori infiammatori peduncolati diffusi, e di tumori pianeggianti, estesi specialmente sulla volta vescicale ed in prossimità dello sbocco urcterale destro. Poichè non si rilevava reflusso vescico-urcterale, fenomt:no in,·cro non rilevato in nessuno dci casi osservati,. reflusso che avrebbe dimostrato rigi dità ed incontinenza dello sbocco ureterale per infiltrazione e consecu ti va rigidità delle circostanti pareti vcscicali, si poteva dubitare che le formazioni papillomatose rilevate potessero interessare lo sbocco ureterale destro restringcndolo èd occludenclolo. Il quesito fu risolto mediante l'urografia endovenosa (R. n. 6) che, oltre alk alterazioni già rilevate delrimmagine vescica le, dimostrò perfetta pcrmeabiliù degli sbocchi ureterali. Tutti e due gli uretcri pre~en tavano aspetto ipertonico. Nei casi studiati con l'uro::rrafìa da eliminazione non si rilevò nessuna alterazione morfologica o fun zionale dei bacinetti renali e degli ureteri. Per quel che riguarda i rilievi vescicali il metodo endovenoso si dimostrò nettamente inferiore aila cistogr:-dìa ascendente, sia per l'intensità d'ombra delle immagini ottenute c.on l'Uroselectan, notevolmente inferiore a quella data dai composti di Torio, sia pcrchè molti dettagli sfuggivano o si rendevano meno precisi. Pur con minore precisione di dettagli , però, l'urografìa endovenosa permetteva il rilievo piuttosto grossolano di poliposi vcscicale, specialmente se si aveva l'avvertenza di iniziare l'indagine a vescica vuota. ~

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**• Sull'insieme;; elci fatt i fin qui esposti parecchie considerazioni si possono fare : innanzi tutto in rapporto alla località di origine dell'infestione. Abbiamo prima derto che nel F·:zzan la B. n. v. è presente ed a grande diffusione, secondo lo Zavattari. l soggetti da noi studiati sono venuti dal Fezza n in Cirenaica, ed in questo territorio hanno percorso località fin 'oggi in denni dall'infestione della quale ci stiamo occupando. Essi sono stati sempre lontani dal territorio di Derna, unico centro di endemia di B. u. v. individuato in Cirenaica. E' evidente che solo nel Fezzan i nostri soggetti po~sono aver contratto J'infestione. Le località di ttuesto territorio nelle qual i è avvenuto il contagio potrebbero essere individuate in Ubari e Brak. Il Bullinus Contortus, il più comune gasteropode ospite intermedio della B. u. v., è stato rinvenuto in tutte c due le località (Zavattari, Giordano, Lodato). Si può concludere che in Ubari abbiano contratto la malattia i due soggetti, che, nati e vissuti in quella località, erano affetti da ematuria già da qualche tempo, quando stabilirono la loro dimora a Brak. In questa loc;llità debbono averla contratta gli altri 20 individui, che videro a Brak iniziare la loro ematuria e dopo un periodo più o meno lungo di soggiorno. Vi potrebbe essere dubbio nei riguardi del soggetto ongmano di Ubari e

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C :\ SI DI HILH ARZJASl L'RO-VESCIC.\LE OSSERVATI l ~ UBI.\

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divenuto ematurico dopo aver vissuto per :2 anni a Brak, tenendo conto della possibilità di lunghi period i di latenza della infestione e della possibilità di brevi ritorni al luogo di ori gine durante il periodo di soggiorno a Brak. Non credo vi possa essere dubbio per il caso del soggetto originario di ez-Zintao, dove, almeno per le conoscenze attuali, non sembra ci siano le condizioni per la presenza della infestione. Ad ogni modo anche guesta possibilità va tenuta presente ne!rcventualità che <;i dovessero indi,·iduarc focolai di B. u. v. anche sul Gebel Tripolino. Altro fatto degno di rilievo è l'assoluta mancanza, in tutti i soggetti osservati, di disturbi anteriori alla comparsa dell'ematuria. li rilievo non è nuovo. E' noto che spesso il primo segno dell'infestione è l'ematuria, se nza precedenti manifestazioni di carattere tossiem ico, o disturbi localizzati cistouretrali, pur porendosi avere eliminazione di UO\ a dci parassiti con le urine. Fenomeno importante guesto, in rapporto alla diffusione della mJlattia, non essendo riconosciuti come malati i soggt·ni in cui esso si verifica, e sfuggendo alle misure di profilassi. Importante è il reperto positivo di uova di Sch. Hae. nelle urine di tutti i soggetti osservati. Il reperto non è stato positivo in ogni ricerca eseguita : è stato saltuario. Ciò dimostra la necessità di freguenti c pazienti ri cerche nel sedimen to urinario, chè non bastano pochi esam i per poter ·::scludere I 'eliminazione di uova. Bisogna sapere insistere nella ricerca per otten ere una notevole frequenza di positivit~ nei reperti di uova dd parassita nel sedimento. Questo rilievo fa pensare che debbano essere rari i casi di B. u. v. latente, nella guale, cioè, non ~ i riesce a dimostrare la presenza di uova di Sch. Hae. nel sedimento urinario, e che alla latenza, ove esista, concorrano speciali condizioni. Nei casi nei quali non si rileva sulla mucosa vescicale alcuna manifestazione, e solo l'esame anatomico rileva la presenza delle uova di Sch. Hae. negli strat! più profondi dell'organo, è presumibile che speciali ~ondizioni ;:matomiche si siano opposte alla progressione delle uova verso la mucosa r. all a loro eliminazione. Oppure, quando le lesioni anatomiche della mucosa e degli altri strati della vescica esistono e si rilevano, e per il loro complesso impongono la diagnosi di lesioni da B. u. v., anche a reperto urinario negativo, si può pensare che le condizioni di sclerosi, di calcificazione della parete, di iperplasia, di proliferazione, di poli posi della mucosa abbiano impedito l'ulteriore eliminazione delle uova di Se h. Hae., o che si tratti di casi nei quali l'infestione si è esaurita per ultimato ciclo vitale dd parassita, c le manifestazioni rilevate siano residue formazi oni anatomiche irreversibili cd incancellabil i, come sono le calcificazioni ed i tumori infiammatori, i guaii per la loro stessa e sola presenza possono dare disturhi di varia entità; a sc(;onda della loro estensione c, per quel che riguarda i tumori, delle !oro dimensioni, conformazione c natura.


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DI 22 CASI DI'llll.Ht\R/.IASI URO-\' ESCIC ALE OSSERVATI IN LIBIA

Poche parole bastano per richiamare l'attenzione sulle variazioni di intensità dell 'ematuria e sui rapporti intercorrenti tra ematuria e traumi.

Basti notare cht nei periodi di riposo l'ematuria diminuiva, fino a scomparire in qualche caso per qualche giorno, e pur persistendo la eliminazione ddle uova, per ricomparire od aumentare in seguito al lavoro, alle fatiche, ai traunu. Ma i rilievi di maggior interesse sono quelli radiologici. Le calcificazioni nell 'ambito dell'apparecchio escretore del rene e spe.. cialmente della vescica erano state 1~ manifestazioni radiologiche per prime descritte e ritenute, sotto certi aspetti, caratteristiche della B. u. v., pur essendo considerate come manifestazioni tardive dell 'infestione. Esse d ebbono essere, infatti, molto tardive. Nei r:asi di nostra o~servazione l 'indagine diretta non ha rilevato alcuna ombra di calcificazione, nemmeno in quelli che da 5 anni accusavano ematuria, nè in quel soggetto che, prima dell'attuale infcstione, dat<Jnte da un anno circa, ne aveva sofferto 6 anni fa e ne era guarito. E ' da ritenersi quindi c:he le deposizioni di sali di calcio nelle pareti degli organi uri n ari e ~ulle lesioni anatomiche da Scb. H ae. richiedano lungo tempo prima di effettuarsi o che abbiano bisogno di speciali condizioni, forse in rapporto con l'intensità dell'infestione. Negativo è st:tto anche il rilievo della calcolosi, che pure è ritenuta frequentissima negli affetti da B. u. v .. H o osservato con frequenza eliminazione di frustoli di mucosa infarciti di uova di Sch. Hae., di coaguli san guigni, e di grandi quantità di urati amorfi, di cristalli di acido urico, di ossalato di calcio, di fosfato triplo ammonio-magnesiaco. Vi sarebbero state quindi nei nostri casi le condizioni e gli elementi necessari per la litogenesi, non mancando nemmeno lo stato infiammatorio della mucosa vescicale. Mancavano forse le condizioni fisico-chimiche che sono la vera causa della calcolosi e delle quali non abbiamo conoscenze certe. Le indagini con mezzo di contrasto sono state più fortunate. Esse hanno dimostrato la presenza di vegetazioni della mucosa in tutti i casi sottoposti alla ricerca, persino nel caso di più recente manifestazione della malattia. E sse sono quindi da espe-rire in tutti i casi di B. u. v. per le notizie che possono dare sulle condizioni anatomiche dell'apparecchio urinano. Dai rilievi fatti con questo metodo d'indagine tre ordini di osservazioni sono da mettersi in evidenza : r• - La m ancanza di lesioni sopra vescicali. Nulla di patologico è stato notato a carico dei bacinetti renali e degli ureteri. Le manifestazioni a carico di questi organi sono da ritenersi molto tardive, compre~e le dilatazioni de-

gli urcteri descritti dagli AA. Nei casi osservati gli ureteri conservavano il calibro ed il tono normali. In un caso, anzi, con ematuria datante da J8 mesi, essi si presentavano ipertonici. lpertonia, a mio parere, costituzionale e perfettamente estranea all'infestione.

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DI ~l CASI DI BILI-IARZIASI liRO-VE:;~:t CALE OSSER \ ' :\TI IN LIHii\

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Per le ricerca delle manifescazioni sopra vcscicali da B. u. v. il metodo più indicato è l'urografia da eliminazione, che dà, contemporaneamente rilievi anatomici e fisiologici, e che è sempre possibile, mentre le proliferazioni mucose della vescica, che sono più accentuate nel trigono ed in vicinanza degli sbocchi ureterali, possono impedire la visibilità di questi e q uindi l'urografia ascendente, la quale può essere anche ostacolata dalla rigidità degli sbocchi c del tratto intramurale degli uretcri. 2" - Le manifestazioni a carico della vescica. Sono le più varie. Esse LOnsistono nel rilievo della retrazione totale o parziale dd! 'urocisri, delle deformazioni dell'immagine vescicale, dei tumori infiammatori caratteristici dell'infestione. Dai casi illustrati è facile desumere l'importanza di queste ricerche. Nelle quali è preferibile la via ascendente con i col loidi di Biossido Ji Torio, fl occulabili o stabi lizzati. 3• - L 'assenza di rcflusso vescico-ureteralc rilevata in tutti i casi. In conJizioni normali non si ha il reflusso perchè la via ascendente è preclusa alle urine contenute in vescica dal tono del la parete muscolare di questo orga no c specialmente dei fasci muscolari che circondano il tratto intramural c dcll'uretere e costituiscono il così detto fascio chiatle. Il reflu:sso si verifica nelle infiltrazioni delle pareti vescicali che interessano lo strato muscolare t questo (asdo, injbendone la funzione. Si presenterà nella B. u. v. quando le altcr:<zioni anatomiche, dovute alla infcstione, saranno passate d:illo strato mucoso allo strato muscolare, irrigiclcndolo e provocando ratonia del fascio chiave. Nei casi di nostra osservazione si può concludere, per l 'assenza del reflusso vescico-ureterale, che se infiltrazione esiste delb parete muscolare della vescica infestata nei soggetti esaminati, essa è di grado lieve e tale da non forzare gli sbocchi ureterali. Le lesioni provocate dalla presenza dci parassiti e delle loro uova sono, se non esclusivamente, preva lentemente localizzate sulla mucosa. E' ovvio, a conclusione di questi rilievi, notare quale.: valore abbia una razionale indagine radiologica nello studio diagnostico della B. u. v., indagine alla qualr: bisognerebbe ricorrere sempre, specia lmente quando è necessario lumeggiare sintomi e disturbi che esorbitano dal quadro semplice di una Bilharziasi non complicata.

••• La terapia che ho praticata nei miei soggetti è stata quella antimoniale. L'antimonio è il rimedio più in uso e più efficace nelle Schistosomie. Sono noti i disturbi che, per la loro tossicità, possono dare il Tartaro Emetico e, in misura minore, gli altri preparati stibiati attualmente in commercio, distu rbi che obbligano ad. una prudente somministrazionc, diluita nel tempo, dd preparato. Per evitare questi disturbi ed abbreviare la durata del


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CASI DI nJLIIARZI \SI t.:RQ . VESCICALE OSSERVATI IN LIBIA

trattamento ho preferito saggiare un preparato di ::mtimonio pentavalente, ancora in fase sperimentale, prodotto da una Fabbrica Italiana (Zambeletti), il quale aveva dimostrato una scarsa tossicità nelle esperienze sugli animali e nelle ricerche di tollerabilità nel! 'uomo. Con questo preparato ho trattato ambulatoriamente 20 dei soggetti osservati. Esso è stato perfettamente tollerato. Non ha dato alcun disturbo, pur essendo stato somministrato in breve spazio di tempo, per via endovenosa. Ho somministrato la dose terapeutica totale (in media gr. o,85 di antimonio) nel corso di una settimana, iniettando per alcuni giorni IO cc. pro çiie del prodotto, dose pari a ctgr. 18 di antimonio. L'iniezione endovenosa non ha provocato alcun disturbo, salvo senso di vertigine in qualche caso, durato per qualche minuto dopo l'iniezione. In qualche caso si è avuto un moderato movimento febbrile, mai superiore ai 38">5.• che scompariva sospendendo per qualche giorno il trattamento. Il risultato terapeutico è stato ottimo. Già dopo le _prime iniezioni ematuria e disturbi subbiettivi diventavano meno intensi, le uova eliminate con le urine si mostravano sempre meno vitali, presentando da prima embrione immobile che diventava in seguito granuloso, fino a che si presentavano in evidente e completo disfacimento. Infine ematuria, bruciori ed uova nel sedimento scomparivano del tutto. T alvolta ciò avveniva contemporaneamente alla fin e del periodo di cura. Ma, nel maggior numero dei casi, l'eliminazione delle uova continuava oltre questo periodo per una o due settimane ancora. La eliminazione di uova, in questo caso, diveniva sempre meno abbondante mentre più evidente ne era il disfacimento. In una diecina circa dei casi l'eliminazione di uova disfatte, ed una lievissima ematuria, poche gocce di sangue in qualcuna delle minzioni della giornata, sono durate oltre due settimane. Ho somministrato in questi soggetti, a dosi giornaliere di cc. w , altri 20 cc. del prodotto (in un caso 30 cc.), che <;ono stati tollerati benissimo e, nello spazio di una settimana ancora, o poco più, hanno portato alla fine di tutti i disturbi, dell'ematuria, e dell'eliminazione delle uova colle urine. Ho controllato giornalmente le urine di tutti i soggetti trattati co n questo preparato di antimonio, durante tutto il periodo del trattamento e quello successivo, fino alla guarigione. Avevo notato durante queste osserYazioni che negli individui, i quali dopo le prime iniezioni endovenose del prodotto presentavano ipertermia, si verificava, dopo di questa, una rapida c sorprendente chiarificazione del sedimento urinario. L 'ematuria diminuiva e scompariva prestissimo. La guarigione, con b completa scomparsa dalle urine dell e uova del parassita, si veri ficava più rapidamen te che negli altri casi. nei quali la curva termica non aveva presentato alcuna variazione in rapporto al trattamento. Ciò mi aveva fatto avanzare l'ipotesi che la febbre uccidesse il parassita o lo sensibilizzasse all'azione dell'antimonio. Due osservazioni avvalorarono la prima ipotesi. Queste osservazioni si riferivano a due malati, i quali non avevano potuto essere sottoposti al 'trattamento antimoni ale. Poichè si erano contagiati di ulceri veneree, in uno a tipo fagede-

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DI 21 CAS I 1)1 BILIIAR~f:\S! L!RO-VESCIC ALE OSSERVATI IN LILIIA

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nico, nell'altro complicate con adenite inguinale, avevo dovuto ricovcrarli nell 'ospedale colon iale di Bengasi. Quivi essi non denunziarono l'ematuria e la Bilharziasi non fu rilevata. Furono quindi sottoposti, per l'affezione venerea, a trattamento vaccinico endovenoso, che provocò per alcuni giorni reazioni febbrili violente con temperature elevate (4o•- 40,5"). Di messi dal! ·ospedale guariti delle ulceri veneree quesù due soggetti non presentavano più ematuria, non soffriv~ n o più di nessuno dci di.:>turbi cisto-uretrali ine· renti alla B. u. v., presentavano urine limpidissime. Ripetuti ed attenti esami ciel sedimento non rilevarono più presenza di uova di Sch. H ae. Si può considerare, quindi, fondata l'ipotesi che la febbre uccide gli Schistosomi. Si affaccia allora la possibilità di un nuovo metodo di cura delle Schistosomie: la piretoterapia. La terapia febbrile viene attualmente praticata con la inocubzione della malaria, con la somministrazione endovenosa di vaccini, con lo zolfo e con mezzi fisici, specialmente con applicazioni dj correnti ad alta frequenza me· diante generatori diatermici, e di radiazioni ad onde corte. L 'elettropiresia con onde corte avrebbe dimostrato, secondo la più recente letteratura, un 'efficacia terapeutica superiore a quella ottenuta con gli altri metodi di piretoterapia. Indico quindi questo mezzo terapeutico come il più raccomandabile nella cura della B. u. v., nella quale infestìone è prevedibìle che dia veramente risultati sorprendenti.

AuToRIASSUNTo. L 'A. discute i rilievi fatti in 22 casi di B. u. v. contratta nel Fezzan Tripolino, manifestatasi soltanto con cmat uri a terminale e sc:~rsi disturb! subbietti,·i vescico-uretrali, con presenza in tutti i casi di uova di Sch. Hae. n el sedimento urinario. L'indagine R. diretta non ha rilevato in nessun caso calcific::~z i oni dell'apparecchio urinario, nè calcolosi; l'ind::~gin-= con mezzi di contr::~sto ha rilevato presenza di tumori pianeggianti o peduncolati nella urocisti, senza alcu na manifestazione sopra vescicalc, nè reflusso vescico-ureteralc. La terapia pr:lticata con un preparato antimoniale pochissimo tOssico, somministrato in breve volgert.. di tempo, ha portato a guarigione 20 casi trattati, senza inconvenienti, eccettuata una mcderata ipertem ia, verificatasi in qualche soggetto e che ha influito beneficamente )Ulla cura. Questo rilie,·o e l'avvenut:t guarigione della B. u. v. osservata in 2 casi sottoposti a cura endo\'enosa di Ulcuvaccino, la quale provocava ipertemie notevoli, permette all'A. di avanzare ]"ipotesi che la terapia febbri le possa trovare utile applicazione nella cura della B. u v ..

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CASI DI BILIIARZIA$1 URO-VESCICAL.E OSSERVATI IN UlliA

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OSPEDALE DA CAMPO 93 - A. O. I. II

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Brigata Indigeni d'Eritrea : Scloa nord-orientale

INSUFFICIENZA DI METODI BIOPSICI (PUNTURA DEL MIDOLLO OSSEO, DELLA MILZA E DEL FEGATO) PER LA DIAGNOSI DI FEBBRE RICORRENTE Dott. Giovanni A ngellni, tenente medico dì complemento, direttore. Assistente all'Istituto di Patologia Speciale Medica della R. Università di Padova (Direttore: Prof. G. A. PARI)

Tale insufficienza s'intende riferita a quei casi, o meglio, a quei periodi della malauja in cui gli ordinari accertamenti risultano infruttuosi. In un precedente lavoro (1), che raccoglie le ricerche, d'indole prevalentemente ematologica, eseguite in ventitre ascari eritrei nel corso di un focoLaio epidemico d1 febbre ricorrente (forma cosmopoli ta trasmessa da pidoccb i) nel Tigrai (Macallè), si è dedicato un paragrafo alle indagini comparative rivolte in ogni caso alla dimostrazione delle spi rochete nei comuni preparati di sangue periferico (per striscio ed in goccia spessa) e nei preparati di midollo osseo ottenuto mediante puntura sternale. Queste ricerche si proponevano essenzialmente lo scopo di chiarire (come già si era fatto in ammalati di malaria) l'eventuale valore diagnostico di questo m etodo di biopsia di un tessuto profondo, e pure facilm ente accessibile, nei riguardi dell'agente spirochetico, in fasi della malattia nelle quali non riesce, almeno con i metodi usuali, la dimostrazione di esso nel sangue periferico, vale a dire principalmente nel periodo di apiressia. I risultati allora furono molto concordi nel provare che all'esame del midollo osseo non spetta alcuna prerogativa vantaggiosa di ausilio diagnostico, in confronto ai metodi comuni di ricerca delle spirochete nel sangue circolante (fra cui eccellente quello della goccia spessa) : giacchè in nessun caso fu dato di riscontrare spirochete nel midollo che al tempo stesso non esistessero e fossero reperibili anche in circolo e viceversa, con un parallelismo costante di reperti positivi e negativi; tutt'al più ri~contranclosi alcune volte una maggior ricchezza di spirochete nello striscio midollare che in quello periferico. Con ciò neppure poteva essere attribuita al midollo osseo la qualifica di asilo di spirochete cc visibili », allorquando dopo la crisi dell'accesso febbrile, esse scompaiono, almeno dal punto di vista pratico, dal circolo. ( l ) A'<CFI. I" I G.: Riccrchc cmatologich~ c bi'1pria midollarc nella Jcl>/>rc ricorrcnlt" . dcii~ Società M<·dico-Chirut gic~ di P~clov~. Anno Xl V. serie Il. f:t<c . 5" · t<);ll.

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1:\SUHICIENZA D! METODI BIOPS ICI l' ER LA l>l:\lìNOSI DI FEBBRE ECC.

Eppure riferimenti molteplici della letteratura (1), cui s'informa anche qualche interpretazione patogcnctJca del fenomeno della ricorrenza febbrile, sembrerebbero indirizzare le indagini in questo senso, in quanto che sarebbe possibile nscontrare in tessuti e visceri profondi le spirochete superstiti al primo aw.:sso febbril e, le quali colà troverebbero rifugio ed in seguito moltiplicandosi darebbero luogo, secondo alcuni, ad un nuovo accesso febbrile e così via fino al predominio completo delle difese organiche. (La poipa splenica, con i suoi elementi dotati di intensa attività fagocitaria. sarebbe anche di più una sede elettiva a cui rivolgere le investigazioni allorchè le spirochete sono scomparse dal sangue periferico; m entre il fegato così profondamente interessato nelle manifestazioni morbose costituisce un altro focolaio di predilezione al fine d'una simile ricerca). Tuttavia si contrappongono a queste ipotesi; addotte a spiegazione del ritmo ciclico della malattia, altre vedute suffragare da fatti di grande valore, che invocano a tal fine un ciclo evolutivo del parassita, con uno stadio spirillare visibile ed uno stadio invisibile (schizogonico): di quest'ultimo sarebbe privilegio quasi esclusivo la virulenza e la riproduzione (si veda il potere infettante di cui sono dotati il sangue del malato nella fase di apiressia. il liquido cefalo-rachidiano e la sostanza cerebrale a lungo dopo cessata la malattia, non riscontrandosi allora in essi spirochete, e così pure il pidocchio nel periodo in cui non contiene spirochete visibili; si veda anche il fatto che nei passaggi sperimentali il nuovo attacco avviene contemporaneamente nell'animale infettante ed in quello infettato). Ora in un recente focolaio di febbre ricorrente (varietà cosmopolita trasmessa da pidocchi) io mi sono rivolto ad altri metodi di biopsia viscerale, per accertarne il valore ai fini della diagnosi in primo luogo, quindi per rendermi conto se i reperti infruttuosi avuti con la puntura sternale siano da considerare come limitati ad un determinato distretto, in altri organi avendosi effettivamente rifugio di spirochete e possibilità di ritrovarle, ovvero se (•) B:tsti <)Ui una dt.l?.ionr dal cln-,ic<' tratt~to dd ~kns.:: " Sulb quc,tionc della presenza di 'pircx:h~t<· negli o r)'!:tn i il broro di Rabinowitsch forruscc minu?.ao>c anformnioni. Si trovano spirochctc lihcre c fagvCIWlc. in individui morti nel prrmo c nd secondo accesso, l'clb prama c nclb sccomb crisi c nel pramo paiodo di npircssin. ndla malz.t ~condo \ Vicnc:r ivi p:tnicolnnncntc uumt:ro:.c

(OI~a Blk o wn), nd fegnto (cellule epatiche c cdlulc

~tdlntc di K upfer), ncgl1 epitdi elci tubuli rcnali c dci glomeru li, ndlc cellule del

pancreas. ne~ li cpnda polmonara . ne! muscolo carcla<~co, n('J vasi, nd lume de• canalicoli rcnnh che spesso ne app~tnnn cumplct:JmCiltC otrur:ni. P:~ramcnti si trovano •pirnchctc nel m idollo spi nale (Wicncr). Inoltre ric"e la damostr a'- ione eli c~~c t:cl liquido suharaca!tlidec> 1W icner) c nelle surrcna li (OIJ!a Hakt>w:r). Sono :.t~tc dimo<tr:~tc ~ nche spirochetc ~ggom i tob tc c forme di tlcgcncrnzionc. La <J " "'Ilit1t di ,pirochet·; trovate è ' ariahilc. Con ciò soni' conferma te le più vecchie affcrm.lzluni <h Trcni n dcll.a uhi4unà ddk spiroc httc c:d è confutata la pretesa esclusività :>mmessn da Mctchnakotf i''" la mil1.a . il cui cont~nuto di $pÌ rochctc anche ·i n vivo secondo Aravantinos no n SU )>l'ra qucllt> tkl Mn~'llc. Vcro,anlllnacntc la m•gra7.i11nc llcllc spi rochctc nelle cellule degli organi presuppone altaa· zanni dc:! la p:art•te dci vasi » . (Rt:GF H. Ri.' cH.\I.I,l' lf.JJf.R fin Mense C.j : Handlmd 1 der TropcJ/kr,w · klu·itcn. - lhnh , Lcipzig, l<pq, Vol. ; {1, P•l)!)!. 424·';j4). Merita qui r:trtiwlarc mcm.ionc il reperto di Suld cy, il qu~ic pmè. in due individui mnrn per fchhrc africa na cb 7Ccche. 17 o;c dopo la morte mcclia mc pun1ur3 tld fcg:lto ancora tro,·a re $fU· rochctc. (Snr>r.v E . W.: Dìagnrutic post-mf;rtcm dc In fièt-rc ri-otrrt'll!~ pnr In po11ctio.1 h~pariquc Uull. Soc. Path. Exm. 1<124; vol. ' i · n. 6. P"!!· 4i)l.


l:'\SUFFICIENZA DI METOD; BiOJ>SICI PER LA DIAGNOSI DI J:EBBRE ECC.

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l 'assenza di esse nel midollo non corrisponda ad una condizione generale, per la quale l'agente morboso viene a sottrarsi, almeno nei suoi aspetti consueti, alla nostra dimostrazione in certe fasi della malattia. Esigenze pratiche pongono in primo piano questo quesito e ne stJmolano la soluzione, insieme alle ipotesi patogenetichc wi sopra si è accennato. Per quanto riguarda i bisogni della pratica, è da ricordare come non poche volte accada che un malato sia ricoverato in Ospedale verso la fine dell'accesso febbrile e che per ciò la crisi intervenga prima che un accertamento si sia effettuato (da tener pre~ente anche l'eventualità, pure verificata, che le spirochete non siano di mostrabili in circolo, già guakhe tempo, anche 24 ore, prima che avvenga la defervcscenza). Se ciò avviene in periodo di epidemia, generalmente bastano i fenomeni critici insieme al reperto clinico a m ettere sull 'avviso, a far porre il malato fra i sospetti, in isolamento e sorveglia nza; altrimenti - a meno di non ricorrere a complessi metodi di diagnosi sierologica d'impiego lontano dalla pratica - la diagnosi rimane per lo più imprecisata ed insa.~pettata, con danno non trascurabile delle norme profilattiche più elementari e forse anche di una terapia valida (ho potuto infatti constatare in qualche caso che l'iniezione neosalvarsanica, se praticata in periodo di poco successivo alla crisi, riesce altrett:mto efficace nel troncare la malattia al primo accesso, non richiedendosi per questo effetto la presenza in circolo di spirochete all'atto della iniezione). Mi sono valso dei due metodi più in uso di punture viscerali diagnostiche, cioè di quella della milza e di quella del fegato, che offrono anche il vantaggio di rivolgersi agli organi, in cui sarebbe da presumere più fruttuosa la ricerca ( r). Ma si può dire senz'altro che da questi primi tentativi nessun dato è scaturito che ne incoraggi ulteriormente l'applicazione al fine proposto. Ecco brevi ragguagli sulla casistica, per guanto si riferisce solo all 'argom ento jn questione. ( 1} Le p unture dci du e or~ani i rocondri:~ei vennero cst·~uitc con le caudc che l"c~pcrienza h;1 ,·alsc. orm~i a ben liss~re - cioè con aghi p iuttosto sottili e ben pumuti (Nicollco) con. r~ccordo d i ~omma fra ago e si ringa aspirarrice che cons<·ntn. soprattutto nella punrura splcnic:t, libero j!ioco al!c: oscillazioni rcsp.i ratorie dell'ago (Lucatello. Schupfcr), con impiego di adrenalina !'rima c dopo clelia punrur.a. al fine di un a splcnocontrazione (Serio) - e non si ebbe a lamentare il minimo mcon,·enicnrc. T ali precauzioni del resto sono da ritenere tutt'altro che superflue. <pccic per <~uanto riguarda la puntura dd la milza, di cui sono note Il" alterazioni, fra le più costanti, al risconu-o anatomico in quc~ta malauia (conr:cstione c rammollimento della polpJ, infarti emorrag ici, rouura della capsula per wapida tuntctaztone ("Cc.). c quando anche si abbiano presenti le manifestazioni di eliatesi emorragica che spesso i~:tcrvengonn nel quaclm morboso, delle quali le piì1 comuni da osscr· ' "are sono le epistassi, tah•olta considerevolissime. all'atto della crisi, forse lcgmc a moclilicnioni del meccanismo di coagulazic.ne meritevoli di maggior indagine. Ceno SI è chr: la puntu ra della mil za trova un vi~cerc molle, in cui l"a:go penetra con f:lcilità se nza netta scnsnionc di resistenza a livello della c~!'sula, c che per lo !>iÌt l'aspirazione si rende superflua, poichè spontaneamente si vede il sangue affiorare all' impugnatura dell 'ago : indice a p· pu nto dello stato di conj!cstione c di rammollimento dcll"or~ano. Scarso liquido fornisce la puntura cpMica.


1:--:SUFFJCIFNZA DI METOL>I HIOPS!C I Pl~R LA DIAC;NOS I l)J FEfiRRE ECC.

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l. - Zigta Ocsd, :.tsc. X 13att. Er., 3" compagnie. In 'luesto primo caso - l"unico d i decesso su oltre una cin<]u:.tntina di malati di f. ricorrente 3\"Uti in osservazio ne c in cura, nel quale wttavia la morte intervenne nel corso della crisi per condizioni in gran parte indipendot:nti dalla malattia, essendo stato il p. colpito da malore fuori del ricovero ospedaliero - le punture degli organi ipoconJriaci vennero pr:nic:ne il giorno successivo alla morte (e alla crisi). Ricoverato il 15 lugl io, quinto giorno dall'inizio della malattia Goccia spessa: .cpirochete m olto numerose, sparse ed intrecciate m grossi accumuli ( + + + + ). r7 lugl io. T emperatura g ta 111 decrescenza. (h. ro) Neo L C. I. o,6o endo\'. Nella notte d;JI 17 al r8 luglio deceduto. 18 luglio. Puntura spfcnica: numerose cellule di tipo isriocit;1rio; non spirochctt!. Puntura epatica: qualche piccolo ammasso di cellule probabilmente del parenchima; piuttosto numerose !e cel lule a carattere istiocitario; no-n spirochett·. (Scarsissimo materiale s i ottiene da entrambe le punture, praticate con grosst aghi ). OssERVAZ!O:"E

IL - Noan1 Ghere nchié!, asc. Sez. Sanità, II Brig. Er.. agosto. T erza g iornata di un ascesso secondario ( non sottoposto a trattamento)·. nella notte crisi spontanea. Goccia spessa : spirochete in modico numero, sparse ed in piccoli intrecci ( + + ). Puntura splenica: Formula degli elementi dei succo splenico (su soo): .Metamiclociti neutrofili. 1,4 ":, . G ranulociti neutrofili 55.2 %, eosinofili o ~~ ~ basofili 0,4 ", . Elementi linfocitari 36.8 ":•. Elementi monocitari 3,6 %. Ceilulc di Ti.irk 2 ,0 <';, . Plasm;;cc!lule 0 , 2 " .. . Cellule istiocitaric macrobghe 0,41 ~:.. Elementi in d isintegrazione. Spirochete in discreto numero ( + + ), più nume rose che nel corrispondente striscio periferico ( + ); nello striscio splenico le spirochete hanno spesso un evidente aspetto segmentato (minima interruzione ogni 1/2-1 spira), aspetto che è appena accennato talora nello striscio periferico, non sono generalmente rav\·olte a cerchietti. 3 agosto. Apiressia spontaneamente raggi unta dopo la crisi della notte (ipotermia postcritica). Goccia spessa: non spirochete. Puntura epatica: scarso liquido verdiccio, conteneme pochi elementi cellulari em at ici ed epatici, non .<pirochete. Successivamente non più accessi febbrili. OssERVAZ I O:"E

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III. - Me rdb Mahmud, asc. Sez. Sanità, Il Brig. Er.. 3 agosto. Quarta giornata del primo accesso febbrile (non sottoposto a tratta m ento). Goaia spe.csa: spirochete numerose, disseminate c talvolta riunite in piccoli in-

OssERVAZIO="E

trecci ( + + + ). Puntura epatic·a: scarso liquido ematico, contenem:e elementi del sangue e qualche rara cellula epatica. Spn-ochete in disrreto numero ( + + ), all'incìrça quanto in uno striscio periferico corrispondente ( + + ); nello striscio epatico, le spirochete hanno mo lto più e\·idente un aspetto w me seh>mcntato (v. sopra); rar~ le forme in avvolgimenti. 6 agosto. C ri$1 sponta nea in settima giornata. 7 agosto. rpotermia postcritica. Coccia spessa : non spirochete. Puntura splenica : Formula degli elementi del .<ucco splenico (su 500): !'vJielociti neutrofili 1,2 "~ . Mctamielcciti neutrofili 2,4 ";,. Gra nulociti neutrcfili 62,6 6..:, , eosinofili 0.2 'Y., , basofili o % . Elementi linfocitari r8.6 "{.. Elementi monocitari 13.6 ~:-. Cellule di Ti.irk 0,4 "~•. Celiule di Rieder 0.4 ';:•. Cellule istiocitarie m:.tcrofaghe •0 .6 <>;~ . Molto frequente c m:~rcuro il fcnom.c no di v::~c uol izza zionc c di granula2.ioni tossich e nel citoplasm:.l dei granulociti ncutrofili. Molti monociti a caratttri cndotelioidi , tal\'ol ta


1:-ISUI FICIENZA DI ME.TODI HIQPSICI PER LA OIAGNOSI DI FF. IIBRE ECC.

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con vac uoli e inclusioni nel citoplasma; frequenti aspetti di bip:Jrtizione nucleare. Elementi in disintegrazione. Non spirochctc. Iniezione di Neo l. C. l. 0,45 endov. dopo la ws1; non più acccsst, solo piccole elevazioni termiche in seguito.

IV. - Cofl6m Tesfam:lriam, asc. X Batt. Er., 1a compagnia. 7 agosto. Seconda giornata del primo accesso febbrile (non sottoposto a trattamento). Goccia spessa: spirochete numerose., sparse cd in piccoli intrecci ( + + + ). Puntura epatica : liquido contenente elementi ematici ed altri pochi privi di caratteristiche, spirochete scarse disseminate ( + ). 8 agosto. Goccia spessa : spù·ochetc molto numerose, sparse ed in piccoli 1n· mxci ( + + + + ). 12- 13 agosto. Nella notte del settimo giorno crisi spontanea. 13 agosto. lpotermia postcritica. Goccia spessa sangue periferico: non spirochete. Puntura splc-nica: Goccia spessa succo splenico: non spirochete. Formula degli ele-menti del succo splenico (su soo): Promielociti neutrofili o.2 %. Mielociti neutrofili 0,4 %. Metamielociti ncutrofili 1,8 "1, . Gr:;nulociti neutrofìli 63,2 %, eosinofili o,6 ~~ . basofili o 0 1, . Elementi linfocitari 14,8 %. Elementi monocitari 15.6 "t{, . OssERVAZIONE

Cellule di Ti.irk 0,4 "~ . Cellule di Ricder 2,0 %. Cellule istiocitarie macrofaghe 1 ,o %. Anche qualche elemento monocitico in fagocitosi. Numerose le forme monocitarie con aspetti di bi-tripartizione e frammentazione nucleare. Elementi in disintegrazione. Non spirochc-te. Dopo la crisi Neo I. C. l. o,45 endov.; dopo una dozzina di giomi modeste elevazioni termiche (goccia spessa: non spirochete). OssERVAZIONE V. - Tccleabraham Aptemariam, asc. Rep. Com., lf Brig. Er .. 9 agosto. Terza giornata del primo accesso febbrile (curato). Goccia spessa: spirochete in discreto numero, sparse ( + + + ). to agosto. Quarta giornata di malattia. Goccia spessa: spirochete molto numerose in grossi intrecci ( + + + + ). Puntura epatica: liquido di puntura ematico; clementi dello striscio in massima parte ematici. Spirochete presenti in gran numero disseminate ( + + + ); di osservazione molto frequente un loro aspetto distintamente segmentato (che non appare nella goccia spessa). 1\eo I. C. I. 0,45 endov .. 11 agosto. NeUe ore vespertinc crisi (i n seguito a iniezione). 12 agosto. Goccia spe-ssa: non spirochete. Puntura splenica: non spirochftt:. Successivamente per parecchi giorni elevazioni termiche, pre,·al entemente vcspertine, di modica entità (goccia spessa: non spirochete). OssERVAZIONE VI. - Tuoldé Mcretab, asc. Sanità, H Brig. Er .. 14 agosto. Quarta giornata del primo accesso febbrile (curato). Goccia spessa: spirochete numerose, disseminate ( + + + ). 15 agosto. Quinta giornata. Goccia spessa: spirochcte numerose, sparse ed in piccoìi intrecci ( + + + ). Puntura splenica: Formula degli elemt:Tlfi del succo splenico:

Metamiel;ociti neutrofili 0,4 %. Granulociti neutrofili 43,8 %, eosinofìli o %, b:~so­ li\i 0,4% . E\ementi linfocitari 44,o<>;, . Elementi monocitari Io,6%. Cellule di Tiirk 0,2%. Ce\\u\e di Rieder o,2 %. Cellule istiocitarie macrofaghe o,4 °~ . Elementi in disintegrazione. Spirochete numerou, disseminate ( + + + ), spesso con aspetto segmentato (non evidente nella goccia spessa) e spesso anche avvolte a cerchi. 4 -

Giornale di nwlicina militarr.


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INSUFFICIENZA DI METODI BIOPSICI PER LA DIAGNOSI DI FEBBRE ECC.

Neo l. C. l. o,6o endov. 16-17 agosto. Nella notte crisi (in seguito a iniezione). Dopo una diecina di giorni di apiressia secondo accesso. VII. - T esfallassé Uoldesillassé, asc. I Gr. Art., VII Brig. Er .. 25 agosto. Prob. terzo giorno del primo accesso febbrile (curato). Goccia spessa: spirochete numerose, disseminate ed in piccoli intrecci ( + + + ). 26 agosto. Goccia spessa sangue periferico: spirochete molto numerose in grossi accumuli ( + + + + ). Puntura epatica: Goccia spessa succo epatico: spirochete numerose disseminate ( + + + ). Striscio: elementi prevalentemente ematici, tal uni anche del parenchima epatico; piuttosto numerosi gli elementi di tipo istiocitario event. in funzione macrofaga. Spirochete numerose disseminate ( + + + ), talora con aspetto segmentato, spesso in avvolgimenti. Neo l. C. l. o,6o endov .. 27 agosto. Crisi (in seguito a iniezione). OssERVAZIONE

VIII. - Luul Asghed6m, asc. Comp. Genio, I Brig. Er.. 22-26 agosto. Accesso secondario (non sottoposto a trattamento). 24 agosto. Terzo giorno dell'accesso. Goccia spessa: spirochete in modico numero, disseminate ( + + ). 26-27 agosto. Nella notte crisi spontanea. 27 agosto. Ipotermia postcritica. Goccia spessa: non spirochete. Puntura epatica: scarsissimo liquido leggermente ematico, contenente elementi m gran parte del sangue, qualche raro epatico, non spirochete. OssERVAZIONE

Le conclusioni che si possono trarre da queste osservazioni sono chiare e SI lasciano esprimere brevemente: 1" - Mediante la puntura splenica o la puntura epatica, è possibile dimostrare spirochete nello striscio o goccia spessa dei corrispondenti liquidi di puntura quando si riscontrano spirochete in contemporanei preparati di sangue periferico. 2° - Non si trovano spirochete nei preparati allestiti col liquido di puntura della milza e del fegato, quando mancano le spirochete all'esame del sangue circolante: ciò accade anche in ricerche praticate il giorno successivo alla crisi di accessi, primitivi o secondari, sottoposti o non a iniezioni curative. 3" - Questi risultati si accostano e valgono a convalidare quelli ottenuti mediante la puntura del midollo osseo. 4" - Nel complesso si trae la convinzione che non è su questi metodi biopsici, tanto utili in altre forme morbose, che si può fare affidamento per la dimostrazione dell'agente etiologico (in forma spirochetica) in circolo non reperibile, essenzialmente nei perjodi di apiressia. Come notazioni accessorie sono da ricordare il quadro dello splenogramma, che nei casi studiati (in accesso o poco dopo) sembra essere caratterizzato da una prevalenza degli elementi della serie granulocitica, con comparsa anche di forme immature; altre particolarità dello stesso quadro trovano riscontro in quelle illustrate per il sangue periferico o per il midollo

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INSUFFICIENZA DI METODI BIOPSICI PER LA L>IAG:-.IOSI DI FEBBRE ECC.

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osseo nel lavoro già citato. Inoltre il frequente aspetto di segmentazione che negli strisci di succo splenico ed epatico assumono le spirochete, fatto di cui non si conosce spiegazione; si può anche sottolineare che il reperto di spirochete nei preparati da biopsia splenica od epatica non sempre è più ricco di quello fornito dai comuni preparati di sangue periferie~ (1). Infine soprattutto nel caso in cui le indagini furono praticate post-mortem (probabilmente in ragione delle modalità tecniche, cioè dell'impiego di grossi aghi non usabili in biopsia, e della minor congestione degli organi), ebbero adeguato riscontro nei preparati da scriscio le manifestazioni di aumentata attività del reticolo-endotelio che sembrano caratterizzare il reperto istopatologico. Nel campo delle ipotesi patogenetiche questi risultati farebbero propendere verso l'interpretazione piuttosto di una trasformazione del virus all'atto ddla crisi, che di un immagazzinamento e rifugio di forme spirochetiche, in tessuti profondi, a meno che queste non siano ridotte a così scarsi esemplari che ogni loro ricerca mediante semplice puntura sia vana. R IASSIJNTO. Ricerche diagnostiche mediante puntura della milza c del fegato in vari periodi della febbre ricorrente, le quali si accostano nei loro risultati ad altre precedenti eseguite con puntura del midollo osseo e insieme provano l'insufficienza di questi metodi biopsici per la dimostrazione di spirochete, allorquando queste non s1 riscontrano nei comuni esami di sangue periferico nel periodo di apiressia.

Debra BrehatJ, agosto I9J6-XIV. ( •) Le conclusioni di questa nota, come informazioni 1ksumc d:11la letteratura successivamente alla sua compilazione mi cons<-ntono di precisare, per quanto si riferisce ~ll~ milza. che sono pienamente in accordo con i risultati ottenuti da Ara,anrinos (di Atene) in una serie molto numerosa. di punture splcniche (120 ca~i) nella febbre ricorrente. Mi piace qui riportare le conclusioni di così vast:a ~spcrienza io proposito. L"A. ba constatato che le spi:·ochete non si riscomraoo affatto pitt frequentemente nella milza che nel sa.ngue; al conturio verso la fine dcll'acGcsso si nota che esse scompaiono <blla milza prima che dal sangu~ e all'inizio dell'accesso esse appaiono nel sangue prima che ndla milz.a. Inoltre si riscontrano spirochctc nel sangue in numero maggiore che nella mtlza: nel succo splcnico si trovano le spirochctc piuttosto fra gli clementi del sangue che fra gli clementi della milza. L'A. non ha riscontm to spirochete in disgregnione nè in forma granulare ; non ha osservato la fngocitosi delle spirochcte nè nel sangue. come Ivanoff pretende di aver visto costantemente, ne nella milza , come hanno osservato Mctchnikoff, Lcvaditi c altri (anche le QJie ricerche a questo riguardo furono sempre negative, così nel sangue che nel p1odotto delle varie punture biopsiche). L'A. ha trovato un certo parallelismo fra leucocitosi del s;~ngue periferico in accesso, o poco prima o poco dopo, c predomini'> dei polinuclcati nel succo splcnico. Interessante sopra tutto la constataz.ione fatta dall'A. mediante inoculazionc in soggetti volontari di o ,2-0,5 di succo splcnico ottenuto il Ili-IV giorno dopo un primo accesso ~cccrt~to di fchbrc ricorrente, che non solo le spirochcte nei primi giorni di apiressia fanno difetto nel succo splcnico, ma che questo m iettato ali 'uomo non trasmette la malattia: negli stessi soggetti fu possibile in un secondo tempo provocare l'infezione mediante rcinoculazionc con sangue contenente spirochctc. L" A. conclude dunque di aver ottenuto risultati contrari all'opinione, fin allora sostenuta, della parte importante assunta dalla milza durante l'apiressia com~ luogo di soggiorno dell e spirochctc; egli rile"o·a pure giustamente che questa opinione è fondata sopra tutto su esperienze di laboratorio e sull'esame di organi di malati deceduti per febbre ricorrente, ma che runavia i risultati di tali esperienze, anche fatte sulle scimmie. non possono sempre essere applicati all"uomo c che l'individuo mortO per [ebbre ric01 rcnte ba in fine soggiaciuto alla infezione spirochetica, non avendo i suoi organi potuw reagire efficacemente ed offrire quella resistenza che !"organismo vittori<Jso oppone. (AKA\' AS· nsos A.: u rolt' dl' la rott' dons la fièvrc réct~rrt:ntc . A nn. lnst. Pastcur 1919, vol. 33• n. 6. pagg. ·P5·435)·


CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA. Direttore: Prof. P. L. BosELLINI

SU DI UN CASO DI RETICOLO-ENDOTELIOMATOSI CON PREDOMINIO DI ELEMENTI EOSINOFILI (LINFOGRANULOMA DI STERNBERG A TIPO EOSINOFILO ?) Dott. Giuseppe Fllibeck. capitano medico.

C. P. Facocchio di anni 53, da Colli del Tronto (Ascoli Piceno). Entra in Clinica il 18 dicembre 1933· Padre morto per tubercolosi polmonare all'etj di 43 anni; la madre morta a 51 anni per emorragia cerebrale, ha avuto r r gravidanze tutte condotte a termine, dei nati 5 morirono in tenera età per affezioni imprecisabili. Nulla il paziente sa riferire circa gli ascendenti e i collaterali paterni e materni. Ha 9 figli che godono tutti ottima salute. Il paziente ha avuto 3 mogli. Nato a termine da parto eutocico, ebbe allattamento materno. Sposatosi all'età d"1 23 anni con donna apparentemente sana, ebbe da questa sette figli tutti viventi e sani. La moglie morì per un attacco appendicolare. Dopo la guerra (r915-I918) contrasse nuovamente matrimonio. Da questa seconda moglie ebbe un figlio, ma entrambi, dopo qualche mese vennero a morte per polmoni.te franca. Sposatosi una terza volta con donna apparentemente sana ebbe da questa due figli , che godono buona salute. Forte bevitore e mang1atore, modico fumatore. Nega lues ed altre malattie veneree. Ha sofferto varicella e morbillo nell'età infantile. Non ricorda di aver sofferto altre

malattie degne di nota, all'infuori di una bronchite febbrile che durò circa un mese, all'età di 32 anni. T re anni fa, soffrendo di dispepsia da qualche tempo, si fece visitare da un sanitario che gli riscontrò una cardiopatia. Poco dopo il paziente notò La comparsa sulla cute degli arri superiori (mani e avambraccio) e degli arti inferiori (piedi e gambe), di piccole formazioni nodulari di grandezza variabile da un chicco di riso a quella di un lupino, di colore biancastro, fortemente pruriginose specie di notte. A detta del paziente una piccola parte di queste formazioni persistevano invariate dopo la comparsa, mentre la maggior parte regredivano e scomparivano in tempo piuttosto breve con lieve pigmentazione residua. Nel settembre 1932 essendo sempre tormentato dal prurito, speCialmente intenso durante la notte, applicò, dietro consiglio di un farmacista una pomata che gli procurò sollievo; ma dopo breve tempo avvertì che la cute del dorso delle mani e dei piedi si era gonfiata uniformemente, formando come un cuscinetto, assumendo colorito cianotico. Perdurando questo stato c soprattutto per l'intensa molestia procura-

tagli chiese ricovero in Clinica Medica, da dove fu trasferito in Clinca Dermosifilopntica E. O. Indi viduo di terza costituzione morfologica, psiche tranquilla, sensorio integro, decubito indifferente, scheletro brachitipo, simmetrico, normale. Articolazioni normali. Sistema muscolare ben sviluppato, tonico, trofico. Pannicolo adiposo ben sviluppato in rapporto alla costituzione. Apparato ghiandolare superficiale, fondamentalmente normale.

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SU DI U~ CASO DI RETICOLO-ENDOT.ELIOMATOSI CON PREDOMINIO ECC.

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Pelle. Non sollevabile in pliche, trofica. I n corrispondenza degli arti superiori ed inferiori, senza particolare predilezione per la superficie estensoria o flessoria, nonchè in qualche piccola zona del tronco (specie nel dorso) si trovano disseminati dei noduli di grandezza varia (in genere inferiore a quella di un pisello), di coloriro rosso blu:•stro, :1 superficie tesa, liscia e lucente, di consistenza soda e quasi elastica, a sede dermica o ipodermica, nonchè delle chiazze di colorito giallo bruno, della grandezza variabile da una lenticchia a quella di un palmo di mano. Sul tronco anteriormente e posteriormente chiazze lenticolari e nummulari di colorito roseo o caffè latte, altre bianche:: di aspetto pomfoidc. Gli elementi cutanei non sono dolenti nè spontaneamente nè alla pressione. Apparato respiratorio, non si rileva nulla di anormale. Apparato cardio-vascolare. La percussione fa rilevare aumento di estensione dell'ottusità aortica sulla parte superiore dello sterno e ingrandimento del vcntricolo sinistro. All'ascoltazione, accentuato il secondo tono aortico. Fegato, si palpa un centimetro al disotto dell'arcata costale. Milza, si paJpa appena nelle profonde inspirazioni. Sistema nervoso, memoria, attenzione: media. Riflessi pupilla ri e oculari normali. Sensibilità tattica, termica, dolorifica, normale. Esami collaterali: Urine: peso specifico 1009, albumina assente, zucchero assente, indacano tracce, urca 10,32 °{00 , cloruri 7 °/ooSedimento: qualche raro cilindro jalino-granuloso. Reazioni di Wasserman c Meinicke: negative. Glicemia 1,05. Azotemia o,61. Cutireazione con t v. Koch, leggermente posmva. Esame ematologico. Kb. = 0,75· Emazie 3900000. Globuli bianchi u8oo. Valore globulare o,89. Formula leucocitaria: polinucleati neutrofìli 34 %, bawfìli 1 %, cosmofili 35 %. linfociti piccoli 13, linfociti grandi 9, monociti 8. Pressione arteriosa: Mx. 234, Mn. 104. Radiografia del torace. Cuore ingrandito specie a carico del ventricolo sinistro. Mag· giore opacità del peduncolo vascolare. Non masse ghiandolari profonde mediastiniche. In esami ematologici successivi si notò qualche rarissimo globulo rosso nucleato, con nuclei in segmentazione e protoplasma policrom:ttofìlo. A carico dci bnfociti alcun~ forme però presentano nucleo, protopbsma, aspetto, proprietà tintoriali ecc., da fark assegnare al gruppo dei linEociti istioidi: nucleo a reticolo· cromatinico delic:no. a l'olta con IO· 12 nucleo! i, protoplasma debolmente o intensamente basofilo. irregolare di forma (fusato ecc.) con granulazioni azzurrofilc. Il paziente rimase ricoverato in Clinica dal 18 dicembre r933 al 23 dicembre 1933 (biopsia gamba destra). Rientrò poi il 25 gennaio 1934 e ne uscì il 4 febbraio 1934 (prelevamento ghiandola inguinale). Rientrò nuovamente l'x 1 aprile 1935 e ne uscì il 15 dello stesso mese. In questo ultimo periodo fu praticato un nuovo esame ematologico che dette il seguente risultato: neutrofili 55, eosinofìli 15, basofili o, linfociti piccoli 11, grandi 7• istioidi 3, monociti 8, istioidi x. Nulla di patologico alla serie rossa, spiccata eosinofilia. I linfociti grandi pre· sentano numerose grosse granulazioni azzurrofile nel protoplasma e nucleo con reticolo cromatinico delicato. Le forme istioidi presentano ampio protoplasma, granulazioni azzurrofile e irregolarità di forma del protoplasma a tipo clementi endoteliali.

Del caso riferito, a parte la ipertensione da sclerosi renale, quanto interessa a noi è l'eruzione cutanea caratterizzata da infiltrato solido, a tipo nodulare, diffuso agli arti.


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SU DI uN CASO DI R ETICOLO- ENDOTELIOMATOS I CON PR EDOMINIO ECC.

A questo fatto obbiettivo se ne aggiunge un altro, l'eosinofilia sanguigna, nonchè uno subbiettivo: il prurito. Come si vede dal lato clinico nessun dato che possa indirizzarci verso una diagnosi, la necessità quindi di ricorrere all'esame istologico in quanto debbono essere prese in considerazione diverse entità morbose, quali la neurodermite generalizzata (prurigo nodularis), manifestazioni cutanee aspecifiche lìnfomatose; forme specifiche e aspecifiche di linfogranulomatosi.

Fig. I.

Vengono quindi prelevati un nodulo della gam ba destra e una ghiandola della regione inguinale sinistra. Fissazione e colorazione d'uso.

Nodulo della gamba destra : a piccolo ingrandimento, normale l'epidermide, se si eccettua una leggera iperchcratosi in desquamazione e una spiccata ondulazione della linea dermo-epiderrnica. Nulla a carico dd papillarc e parte superiore del reticolare, nel quale si possono osser,·are soltanto, bene evidenti, i vasi della rete superficiale. Rari


SU DJ IJN CASO DI RETI COLO-ENDOTEL!OM.'\TOSI CO~ PREDOMIN IO ECC.

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iollicoli piliferi ed assenza completa delle ghiandole sebacee. Nella parte più profonda dd reticolare e più verso il cellulare, massa infiltrativa del tipo nodulare (Fig. r). Completamente distrutto l'elastico e scomparsi anche i fasci di tessuto connettivo in corrispondenza dei focolai di infiltrazione. Speciali alterazioni a carico dei \·asi: tra le fibre muscolari vacuolizzate di essi si osserva uno sviluppo più o meno accentuato di tessuto di granulazione, che può osser· varsi anche nell'interno dd vaso stesso. Ma l'infiltrazione si osserva soprattutto nelle vene della rete profonda, più volte circondate da essa. Il vaso è riconoscibile soltanto dall"anello di fibre elastiche, perchè tessuto di granulazione si osserva anche nell'interno di esso (Fig. 2). A medio ingrandimento: gli elementi che costituiscono gli infiltrati sono in mass.ima parte rappresentati da granulociti eosinofili; non mancano però gli elementi monolinfocitari, le cellule epitclioidi, le endoteliali ed i fibroblasti ; non si osservano mitosi.

Fig. 2.

Al Bidsckowskj: nei punti che sono occupati dall'infiluato si osserva un carattenstico fine reticolo che costitutscc l'impalcatura dell'infiltrato stesso (Fig. 3). Per quanto si riferisce alla ghiandola prelevata: a piccolo ingrandimento, ben conM:n'ata la capsula e così i setti nella quasi totalità. Solo in un pumo infatti la capsula appare alquanto aumentata dì spessore. Tanto nella capsula quanto nei setti possono osservarsi clementi infiltrativi. Il tessuto parenchimatoso ha perduto la sua normale. strUttura c mentre in alcuni punti appare fortemente tingibile in altri è accentuatamente sbiadito. Così pure mentre in taluni punti si osser\'anO gli elementi cellulari costitutivi addensati, in altri si nota una spiccata rarefazione. Sempre a piccolo ingrandimento la grandezza degli elementi cellulari non sembra variare di molto. U maggiore addensamento degli dementi cellulari si osserva attorno ai vasi òei quali la ghiandola appare ricca. A medio ingrandimento: nei punti dì maggiore addensamento cellulare dementi granulocitici del tipo acidofilo abbondantissimi e per lo più giovani. predommando


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SU DI Ul'i C1\SO DI RETI COLO-ENDOT EL!OMATOSI CON PREDOMINIO ECC.

quelli con un solo ammasso nucleare (Fig. 4); elementi monolinfocitari (cellule a nucleo rotondo, intimamente colorato e solo visibile: linfociti); cellule con nucleo più grande, alquanto chiaro, con lieve alone protoplasmatico più o meno eccentrico; elementi a nucleo grande, povero <;li cromatina, irregolare di forma, con uno o due nuclei; elementi

con nucleo alquanto più grande di quello dci monociti, fortemente tingibilc, circondalto da un abbondante alone protoplasmatico (cellule endoteliali), elementi, infine, con niUcleo a fuso a forma ovalare (fibroblasti) che in alcuni punti predominano si da far pensare ad una produzione mesenchimale.

Fig. 3·

Nei punti rarefatti, là dove cioè si è avuta una manifesta regrcssione del costituemt parenchimatoso della g~iandola, si possono osservare in maggiore abbondanza gli elementi a rete cromatinica delicata e con nuclei più o meno grossi, più o meno deformati (vedi Fig. 5). A immersione: tra gli elementi cellulari descritti si notano meglio che a m ed io ingrandimento, specialmente nei punti di rarefazione, gli elementi endoteliali e epitelioidi. Di più mitosi multiple. Riepilogando: nella ghiandola che ha perduto la sua normale struttura, attorno :ai vasi ectasici c più o meno ripieni di sangue. si osservano elementi monolinfocitari, granulociti cosinofili abbondantissimi, cellule endoteliali, cellule epitelioidi, mitosi, zone di connettivazionc.


SU DI liN CASO DI RETI COLO-ENDOTELIO MAT OS l CON PR EOOMINIO ECC.

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Fig. 4-

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Fig. 5·

In base al reperto istologico, trattandosi di forma pruriginosa, non possiamo certo prendere in considerazione lo strofulo, nè la prurigine di H ebra per una diagnostica differenziale, in quanto i dati clinici - nodulo tipico -


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SU D I UN CASO DI RETI COI.O-E='D<JTELIOMATOSl CON PREDOMINIO ECC.

ci fanno escludere tali entità morbose, nè d'altra parte le alterazioni istologiche che abbiamo osservato si avvicinano, sia pur lontanamente, a quelle dello strofulo e della prurigin~ di Hebra. Infatti per quanto si riferisce all'epidermide, che nel nostro caso è normale, nelle produzioni del tipo strofulo, non trattandosi più di forma iniziale, nella quale si notano le alterazioni proprie del pomfo dell'orticaria, si dovrebbe avere la necrosi epidermica a zona lenticolare costituita in parte di cellule epidermiche rigonfie dall 'edema, da leucociti immigrati e da siero essiccato, il tutto coperto da uno strato corneo in parte inalterato e in parte paracheratosico. Lo strato circostante alla necrosi inoltre è edematoso. Per quanto si riferisce al derma il corpo papillare è più o meno rigonfio per edema, contiene più o meno numerosi· leucociti polinucleari e infine una raccolta, però mediocre, di cellule linfa e lcucocitarie attorno a vasi dilatati , nel derma profondo. Nella prurigine di H ebra poi si ha generalmente acantosi circoscr1tta a carico dell'epidermide; a carico del derma edema del corpo papillare e del derma reticolare, infiltrazione perivascolare dei vasi linfatici c sanguigni, che per lo più si limita allo strato papillare e sotto papillare, raramente si estende agli strati profondi del derma. N ei noJ ul i più irritati è più o meno intensa la partecipazione di g ranulociti tr;; cui spesso numerose· cellule eosinofile. Ora nel nostro caso \"eosi nofilia è predomi nante, non si osserva però a li-

vello del papillare nè della parte alta del rcticolare, ma più profondamente, fin verso l'estremo del cellulare ed essa, insieme ad altri elementi: cellule epitelioiJi, cellule endoteliali , monolinfociti c fì.broblasti, costituisce, proprio profondamente, ckllc vere raccolte del tipo granulomatoso; di più non v'ha acantosi epidermica; l 'epidermide del tutto normale, se si eccettua la lieve ipcrcheratosi, è com e spinta in :tito dalle raccolte descritte; manca poi ogni stato edematoso a carico del papillare e reticolare e le alterazioni vasali sono di tutt'altro caratter e che quelle di una semplice dilatazione con discreta infiltrazione. E ' da prendere piuttosto in considerazione la neurodermite generalizzata del tipo di prurigo nodularis, ma gui lo strato corneo è guasi sempre paracheratosico, allo strato granuloso sottostante manca la cheratoialina e lo strato parachcratosico viene ad essere a contatto con le cellule spinose ingrossate e rigon fi e per edema ; esiste anche edema intercellulare e da ciò allargamento cavitario intr:tcellulare e interccllu!are con trasformazione spugnosa della cellula stessa; nella cavità e vescicole si possono osservare sia elementi epitelial i liberi, sia polinucleati immig rati. A carico del derma papi llare e reticolare vasi e spazi linfatici dilatati con infìltrato in massima parte linfocitario con partecipazione di leucociti più o meno in maggiore quantità e dipendenti da fatti secondart; singole mastzellcn , occasionalmente phsmazellen. Nulla: di quanto si è detto a proposito dell'epidermide nel nostro caso; a carico del derma poi non edema del corpo papillare e del reticolare; non


S U D! Ul': CASO DI RETICOLO-EN DOTEL.IOMATOSI CON I'R EDOMII'-:10 ECC.

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$piccati fatti a carico dei vasi della rete superficiale; soltanto un infiltrato dt tipo granulomatoso nelle parti profonde del derma. Escluse così, per sommi capi, le forme pruriginose citate e nelle quali, come si è detto a proposito della prurigine di H cbra, è a volte facile vedere predominare l'elemento eosinofilico, per il carattere delle raccolte infiltrative profonde sorge la necessità di prendere in considerazione altre entità morbose e precisamente le forme linfomatose, linfosarcomatose, la micosi fungoide, la linfogranulomatosi. Diciamo subito che nelle linfoadenosi linfemiche e alinfemiche, l'infiltrato, sito in reticolo adenoide consta di linfociti, linfoblasti, emocitoblasti. Nella linfoadenosi mielogena si hanno mielociti, promielociti, elementi del tipo megacariocita, che in tali forme predominano. Ora, nel nostro caso, l'esame istologico per la mancanza assoluta degli elementi sopra ricordati, ci allontana da tali entità morbose. Potrebbe trattarsi di manifestazioni aspecifiche? Ci soccorre per escluderle l'esame ematologico. Ogni atipia neoplastica manca per prendere in considerazione la linfosarcomatosi. Quanto alla micosi fungoide ed alla linfogranulomatosi il polimorfismo cellulare è proprio delle due malattie. Nel quadro istologico della micosi fungoide in un reticolo fibrillare, più o meno delicato, più o meno grossolano, spezzettato, irregolare, sempre ben differenziabile dal tessuto collageno si ha un infiltrato rappresentato oltrechè da elementi linfocitoidi, plasmazellcn, e mastzellen, sulla cui ricchezza ha richiamata l'attenzione Leredde, anche da elementi più o meno caratteristici come cellule a nucleo arrotondato e povero di cromatina, a protoplasma poco abbondante, che secondo Unna sarebbero delle plasmazellen imperfette o forme di transizione tra queste e le fisse; nuclei piccolissimi non riconducibili ad alcuna forma e che per Dominici sarebbero elementi propri dei tessuti linfoidi; cellule giganti caratterizzate da un considerevole numero di nuclei e da un protoplasma schiumoso descritte da Philipshon e da Cappelli; grandi cellule contenenti nel loro protoplasma delle granulazioni basofile irregolari (tingible Korper di Flemming); eosinofili; fatti infine di cromatolisi e citolisi che si osservano quasi in tutti i periodi della malattia. T aie in filtrato occupa in prima linea la zona superiore della rete vascolare raggiungendo l'estremità dello strato papillare. Ora nel nostro caso il papillare e buona parte del reticolare è libero da ogni infiltrato, se si eccettua una lieve raccolta perivascolare a tipo linfocitario, mentre la massa infiltrativa del tipo granulomatoso sta in corrispondenza della parte profonda dermica. Di più mancano nel nostro caso fatti di necrosi acuta che può dirsi caratteristica della micosi fungoidc e che non si riscontra mai nella linfogranulomatosi.


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St.: 0 1

u:-; C:\ SO 01 RETJCOLO-ENDOTELIOMATOSI CON PREDOMINIO ECC.

Esclusa così anche la micosi fungoide non resterebbe in campo che la linfogranulomatosi, ma se sono presenti le cellule eosinofile in abbondanza, le cellule epitelioidi, le cellule endotelioidi, i fibroblasti, i fatti cariocinetici, i fatti di connettivazione, manca l'elemento che può dirsi patognomonico per la linfogranulomatosi e cioè la cellula di Sternberg. In verità non mancano in letteratura casi che, nonostante l'assenza di tali elementi, e con quadri istologici atipici e non caratteristici (Gans), sono stati considerati quali granulomi di Sternberg. In tali casi, secondo Scott Warthin, la proliferazione abnorme di tessuto linfoide, o la presenza di tessuto fibroso, costituirebbero la base di morbo di H odgkin. Micheli afferma che, qualche volta, all'inizio del processo, si può avere, anzichè il quadro tipico del linfogr~muloma quello di una semplice iperplasia del tessuto linfatico accompagnata da proliferazione e tumefazione degli endoteli dei seni linfatici. Backens, in una sicura linfogranulomatosi rilevò un'alterazione della pelle affatto caratteristica, nella quale vicino ali 'infiltrazione cellulare non specifica di natura infiammatoria cronica, furono osservate vicino a forte riempimento dei vasi, una infiltrazione diffusa costituita da linfociti, fibroblasti, plasmacellule, cellule epiteliodi e singole cellule giganti. Dossekers riporta un caso di sicura linfogranulomatosi degli organi interni ove in un tumore della pelle, già da lungo esistente, si rinvenne un tessuto di granulazione, che conteneva una quantità variabile di cellule giganti, epiteliodi e fibroblasti in un reticolo più o meno ricco di vasi; mancavano invece, in modo assoluto, le cellule tipiche di Sternberg. Comunque, l'assenza di un dato, che come si è detto, viene da tutti gli AA. considerato patognomonico e caratteristico, deve essere tenuta nella debita considerazione. Nel nostro caso si ha predominio di elementi eosinofili. Si sa quanto è frequente nel morbo di Hodgkin I'eosinofilia s1a tissurale che sanguigna e quanta importanza si sia ad essa data. Favre e Colrat hanno definito il granuloma maligno come un'adenia eosinofila pruriginosa. Vernoni nel suo pregevole trattato « Tumori maligni » dice testualmente così: << se il riconoscimento della linfogranulomatosi è molto facile negli stadi avanzati della lesione, quando cioè si vedono le caratteristiche cellule mostruose di Sternberg ed eventualmente zone necrotiche, negli stadi iniziali questo riconoscimento è difficile e bisogna regolarsi tenendo presente che sin dall'inizio è manifesta la regressione del costituente parenchimatoso della ghiandola, cioè degli elementi linfoidi, il cui posto viene progressivamente occupato da una proliferazione di elementi a rete cromatinica delicata, con deformità del nucleo, alterazioni che per misura e frequenza non sono comuni a riscontrarsi e perciò debbono fare subito pensare alla linfagranulomatosi sopratutto poi si vi è presenza di numerosi eosino.fili.

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SU DI UN CASO DI RETICOLO-ENDOTELIOMATOSI CO!'\ PR EOOMI N IO ECC.

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Tali elementi, talvolta, sono così numerosi da simulare un sarcoma ad dementi eosinofili (Sabrazès). Ora dal punto di vista istologico possiamo sentirei autorizzati di porre una diagnosi di linfogranulomatosi? L 'assenza della cellula dì Sternberg, nonostante il polimorfismo potenziale degli istiociti (cellule epitelìoidi, cellule endotelioidi, fibroblasti) ci fa rimanere come si è detto in dubbio. La presenza aboondante di granulociti acidofìli, non crediamo, nonostante quanto si è detto, che possa risolvere la questione in quanto tali complicazioni essudativo-granulocitiche è pur vero non essere della sola linfogranulomatosi. Dobbiamo dunque appoggiarci anche e principalmente, per quanto si riferisce al nostro caso, ai dati clinici. Da questo lato troviamo il prurito tenace, il modico tumore di milza e l'eosinofilia sanguigna intensa. Mancano le tumefazioni glandolari, ma abbiamo visto essere le ghiandole stesse microscopicamente interessate e riperenti il quadro istologico cutaneo. E' mancata però la febbre, che: secondo Rced e Gravitz è un sintomo regolare e caratteristico; la reazione alla tubercolina è stata leggermente posi tiva, mentre nella grande maggioranza dei casi citati in letteratura si è avuta completa assenza dell 'ipersensibilità della cute alle proteine del baciBo di Koch. E ' vero che, per quanto si riferisce alla febbre, si è potuto vedere che in un certo numero di casi la curva termica si è svolta nei limiti normali per lunghi periodi ed essere interrotta da rialzi termici lievi e di breve durata che sfuggono al controllo (Dalla Volta e Patrizi) oppure l'insorgenza febbrile si è osservata in stadi terminali e per breve tempo; è vero anche, a proposito del1'anergia tubercolinica, che questa è mancata in casi di linfogranulomatosi certa (Mario, Brusa, Trenti, Dalla Volta e Patrizi, De Bernardinis), ma quanto a nostro modesto parere, dal lato clinico, deve essere preso in seria considerazione, è lo stato generale del pazimte, che da informazioni assunte fino a poco tempo fa, è ottimo, se si eccettua la persistenza invariata del1e manifestazioni ct,ttanee e ciel prurito ancora intenso e tutto ciò alla distanza dì circa 5 anni dali 'inizio clelia malattia. Non mancano, certo, in letteratura casi dì linfogranulomatosi il cu·I decorso è stato eccezionalmente lungo. Ricordo il caso di Mayer che raggiunse i 7 anni; quello di Schitfner il cui obitus si ebbe dopo II anni; quello di quasi eguale durata descritto dal Reed; quello di Gilbert che durò 14 anni; l'osservazione del Westphal in cui il decorso raggiunse 17 anni; quello recente di Barchi ove la durata della malattia è stata di un decennio; quello di Geipel e Linser venuto a morte dopo 9 anni dall'inizio ; quello di Sti.ihmer, di cui dopo 9 anni ne riferiva Hovelborn, confermandone le buone condizioni generali, il progressivo miglioramento delle lesioni cutanee, l'assenza di linfoghiandole palpabili e così


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SU DI lJN CASO DI Rf.TI COLO-ENDOTELIOMA TOSI CON PREDOMINIO ECC.

il normale volume degli organi ipocondriaci; quello di K yrle che riguarda un'infermiera in ottime condizioni generali, la quale 12 anni prima aveva presentato lesioni cutanee con cellule di Sternberg istologicamente. Le lesioni cutanee regredirono e l'apparato linfatico si mantenne normale; quello di Frei, tuttora in buone condizioni, benchè 12 anni prima avesse presentato noduli cutanei con tipico infiltrato di Sternberg; quello di Arndt venuto a morte 20 anni dopo dall'inizio della malattia. Nonostante tali dati però per l'assenza dal lato istologico delle cellule di Sternberg, per la mancanza di rialzi termici, per la mancata anergia tubercolin.ica, per le condizioni generali ottime del paziente alla distanza di circa 5 anni dall'inizio del male, e tutto ciò in assenza completa di ogni cura, tenendo presente quanti insignì AA. come il Bosellini, dicono a proposito delle forme reticolo-endoteliali e cioè che « a volte è impossibile dire dove cominci e dove finisca la iperplasia per lasciare posto a forme anaplasiche, perchè quelle barriere anatomiche e cliniche che in passato si erano erette rigide fra i vari processi hanno ~rduto molto valore, nessun carattere essendo patognomonico », noi ci limitiamo, per ora, di riferire intorno al caso osservato e di porre la diagnosi indubbia, per quanto generica, di reticolo-endoteliosi, lasciando al tempo di stabilire se possa trattarsi o meno di una linfogranulomatosi a lento decorso attraverso l'evoluzione clinica ulteriore ed attraverso ulteriori esami istologici. L'A. riferendosi su di un caso caratterizzato, dal lato clinico da prurito tenace, formazioni nodulari cutanee, modico tumore di milza, eosinofilia sanguigna in individuo afebbrile e in wndizioni generali buone alla distanza di circa 5 anni dall'inizio della malattia e dal lato istologico da un infiltrato polimorfo del tipa granulomatoso sito profondamente nel derma, che si ripete esattamente nel tessuto ghiandolare, là dove si è avuta la regressione del costituente parenchimatoso normale e che è costituito da abbondantissimi elementi granulocitici del tipo acidofìlo per lo più giovani, da elementi monolinfocitari (cellule a nucleo rotondo, intensamente colorato e solo visibile: linfociti), da cellule con nucleo più grande alquanto chiaro con lieve alone pr<>toplasmatico più o meno eccentrico; da elementi a nucleo grande, povero di cromatina e irregolare di forma con uno o due nuclei; da elementi con nucleo alquanto più grande di quello dei monociti, fortemente tingibile, circondato da un abbondante alone protoplasmatico (cellule endoteliali); da elementi infine con nucleo a fuso a forma ovalare (fibroblasti), predominanti in alcuni punti tanto da far pensare ad una produzione mesenchimale, inoltre da m1tosi multiple, per l'assenza di <:ellule di Sternberg, per le condizioni generali ottime alla distanza di circa 5 anni dall'inizio della malattia, mentre pone la diagnosi indubbia per quanto generica di reticol~endotelìosi, si d~ manda se non possa trattarsi dì una linfogranulomatosi a lento decorso e ciò per la presenza di elementi a nucleo povero di cromatina e più o meno irregolare di forma, clementi ai quaU taluni AA. (Vernoni) danno molta importanza per una diagnosi trt linfogranulomatosi specie se accompagnata da intensa eosinofilia, e anche per l'esistenza in letteratura di casi che, per le condizioni generali ottime e per la durata non diversificano dal caso che l'A. ha preso in considerazione, ma a tale doma!1da non può rispondere, certo, se non i~ tempo attraverso l'ulteriore evoluzione clinica e gli ulteriori r.sami istologici. RIASSUNTO. -

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SU DI UN CASO DI RETICOLO-ENOOTELIO MAT0$1 CON PREDOMI:--:10 ECC.

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INIZIALE, PRIMO IMPIANTO DELL'ISTITUTO SIERo-VACCINOGENO DI ASMARA PER LA PESTE BOVINA Dott. Eliseo Mouetti, tenente colonnello medico

Ben si conosceva da qualcuno anche nel passato - ed ora generalmente lo si conosce - che la principale, se non unica, ricchezza delle genti etiopiche consisteva nel bestiame. Il Governatore delrEritrea, Ferdinando Martini, si rese conto del! 'importanza di questo patrimonio e fu suo pensiero di apportare quel rimedio che si rendesse possibile al flagello della peste bovina che, ora sporadicamente, ora sotto forma epidemica, menava strage. Non saprei sul momento dire con precisione quale percento dei colpiti riuscisse a salvarsi: indubbiamente era bassissimo e d'altra parte tra totalitario il numero dei bovini che ne andavano affetti. Certo è che quei pochi capi che avevano superato il morbo, salivano ad un prezzo due, tre volte, più alto degli altri che non lo avevano subìto, siccome, una prima volta incoltine ed immunizzati, più non andavano soggetti a contrarlo di nuovo. Nella contingenza prevedibile, henchè al momento il morbo non fosse quasi in atto; coll'occasione di venire in Italia ne parlai di proposito al Martini, il quale mi incaricò di sentirne dallo insigne Angelo Celli, professore di igiene nell'Università di Roma. Il Cciii, quale deputato, era col Governatore in amichevole parlamentare confidenza e con me in ottima conoscenza e relazione stante ali 'avere, sotto di lui, compiuto un corso di igien e. Egli, al sentirne, non mancò di dirmi che l'impianto di un Istituto siero-vaccinogeno per la peste bovina era una cosa seria : la pratiça non era ancora di uso corrente ed esigeva sicure garenzic. Però, da quel che fosse nei due, tre ultimi anni, la scienza avca conseguito dei notevoli progressi. Mi venne, intanto, fin dai primissimi passi, richiesto se, a çapo dell'istituto, io desideravo un civile o un militare. Di pienissima fiducia egli aveva i suoi distintissimi allievi ed assistenti, il De Blasi e il Casagrande, l'uno ora Professore di Igiene a\l"Università dj Napoli ed anche Accademico d'Italia, e l'altro Professore pure alla Università di Padova: entrambi godevano presso di lui la massima stima. lo gli risposi che avrei preferito un militare, dato che fosse della stessa sua piena fiducia, inquantochè ai diver si Commissariati della Colonia erano preposti o tenenti o capitani, o maggiori e l'intendersi, fra militari, riusciva pitl facile, rimanendo estraneo il timore di vedere altri, eventualmente, sovrapporsi in talune funzioni di comando delle popolazioni. Mi aggiunse, allora, il Celli, di aver sottom ano un militare nella pcrwna del tenente medico Giovanni Memmo, non d ifferente, nella sua estimazione c fiducia, agli altri due testè nominatimi : era conoscitore anche di lingue estere da poter prendere cognizione dei recenti,

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INIZIALE, PRIMO iMPIANTO DELL' ISTITUTO SIERQ.VACC INOGENO ECC.

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ultimi studi in materia. Per tal modo ci si aa:ordò sul nome di Memmo, il quale a sua volta, scelse per aiuti il ten~nte medico Martoglio e il tenente veterinario Ada n i che, grazie ai loro studi, andavano dotati, nel l 'Igiene, di speciale coltura. Venuto il Memmo all'Asmara, non tardò a mettersi, di buona volontà, al lavoro: si installò alla meglio nei locali e, provvisti gli animali sani e pestosi, confezionò il voluto siero con tutta scienza e diligenza. Venne, poi la volta degli esperimenti : e siccome io tenevo, !'resso il mio servo abissino Aptè Moabà, 17 bovini di varia età - sempre di mia proprietà, ma dall' Aptè supposti di sicuro a lui regalo coi futuri relativi frutti, allorquando io fossi rimpatriato - li feci tutti portare all'Istituto siero-vaccinogeno, ove, egli presente, furono vaocinati, lasciando il bne pestoso insieme ad essi. Naturalmente, ove la vaccinazione non fosse stata efficace, o tutti o in parte sarebbero stati esposti a morte, la quale, invece, non ebbe per alcuno ad avvenire. E l'Aptè Moabà, di buona e seria intelligenza, li seguì

con la sua osservazione, interessandosi al massimo e rimanendone persuastssirno. Cosl lo inviai al suo paese, sito oltre Debaroa, su quel di Tevamni (Serae), affinchè ne trattasse col Cicca (Sindaco) e parlasse in modo da indurlo nella sua stessa ferma persuasione, aggiungendo essere tanta Ja sicura fiducia mia e del Governo che questo avrebbe per intero indennizzato di ogni bovino che, in seguito alla vaccinazione, fosse deceduto. Intesi che s'ebbero tra l'Aptè Moabà, il Cicca e la gente del paese, ci si recò sul luogo e si addivenne alla vaccinazione, che fu praticata, se non isbaglio, su circa settecento capi di cui uno solo ne morì e per malattia estranea. Se lo pagò egualmente, nello scopo di evitar possibili discussioni che potevano essere messe, a sproposito, in campo, adducendo che la malattia trovavasi, sì, in wrso, ma che era stata fatalmente aggravata per morivo della seguita vaocinazione. Esito migliore non potea attenersi nella prova del b vaccinazione e in tutta la Colonia, nonchè oltre confine, se ne sparse immediatamente la lieta notizia con infinite manifestazioni di riconoscenza e lodi al Governatore per l 'immenso beneficio che ne srava apportando. Però, circa il su descritto primo esperimento sulla buona preparazione ed efficacia del siero, successe un inconveniente, non del tutto preveduto, benchè fino ad un certo punto inevitabile. E ' noto, infatti, che la vaccinazione antioestosa dei bovini ha c arattere contagioso e non è innocua - per intendersi meglio - come quella jenneriana contro il vaiuolo. Ne conseguì che in paesi contermini dei vaccinati senza possibilità, per la natura delle abitazioni, di ben isolar! i e disinfettarli - la peste alquanto si diffuse e non si potè, di un subito e interamente, ad essa far fronte a cagione della insufficiente quantità di siero preparato. Ma questo, in brevissimi giorni, non tardò ad essere approntato ed alle insistenti, pressanti richieste degli indigeni si potè rispondere convenientemente, quantunque man mano ~he si procedeva con la 5 -

Giornale di mcdil"ina militare-.


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vaccinazione, man mano la peste o;j vedesse infiltrarsi in altri vicini paesi, importando, specie in quei primi tempi, un lavoro assai gravoso e tale da dar pensiero. Per motivo di aver avuto altrove mission<:, non mi fu dato seguire da sopraluogo lo s~iluppo dell'Istituto siero-vaccinogeno di Asmara, così bene iniziato. Da informazioni poi apprese, seppi che nella Somalia si ebbe cura di fare un egual impianto e che pure in Addis Abeba fu chiesta l'applicazione della vaccinazione .mtipestosa, onde tentar di preservare, nel vastissimo lmperb, un tanto patrimonio, che il Degiac di Baie e dipendenze, mi riferiva, un tempo, di possederne, da solo, un milione di capi; patrimonio che, specialmente in allora, nel riguardo della migliore prosperità del Paese, doveva ritenersi addirittura v1talc. Un problema che credo sia ancora da risolvere e che senza dubbio sarà risolto, in ispecie ora che può divenir fonte di un notevole commercio e di una ben hrga industria, è quello dell'esportazione dei bovini vivi e della varia utilizzazione delle loro carni. In ciò fa d'uopo andare oltremodo cauti e guardinghi. Mediante diligenti e sicure osservazioni corroborate da opportuni esami microscopici c di gabinetto, occorre stabilire quanta, in relazione al tempo, sia l 'incubazione del morbo; se il contagio di questo persista nella congelazione, e se, nei diversi maueggi della confezione dei scatolaggi, esso persista. Nessuna autorità, invero, potrebbe volersi rendere responsabile della esportazione senza essersi assolutamente accertata sulla piena innocuità. Lo esigono i riguardi dell'immenso d:mno che sì verrebbe ad apportare in quei Paesi d'importazione dove la peste bovina non si trovasse endemica, qualora il germe morbigeno non avesse cessato da ogni malefica sua attività. Vazzola, dicembre 1936-XIV.

Pubblichiamo uoh:ntit.ri questa 110ta del tenente colonnello medico Mozzetti, valoroJo pioniere della Midicinu Coloniale italiana. Egli ha voluto ricordare opportunamente, in qtteftO primo anno dell'Impero, il sorgere di un Istituto dei/a SatJÙtÌ mltit.are assai benemerito della nostra penetrazione cit,ile in A. O. Per arginare i graui.i.•imi dan11i che larghe e frequenti epizoozie di peste bollina arrecavano all'economia della Colonia Eritrea, distruggendo le mandrie con mortalità c-he andatili dal 60-70 al 90-95 e fino 100 •j., , S. E. l'o n. Ferdinando M artmi, Governatore del tempo (!?. Commissario), negli ultimi del 19 0 2 richieJe wmiglio al Prof. Angelo Cc/li per mezzo dell'allora capitano medico E. Mo'::::;;etti, persona di sua fidt./CÌa, in colonia fin àa!. 1887, che avella at'uti importanti incarichi politici dai varii gouematori militari precedenti e che era stato col hatraglione di Calliano assediato a Macallè.


INIZIALE, PRIMO IMPIANTO DELL"ISTITUTO SIERO-V:\CCINOGENO ECC.

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li Prof- Ce/li suggerì di inviare sul posto personale tecnico capace, per i necessari studi preliminari; ed cu,endo il Governatore accolta la proposta di impiantare in Asmara un laboratorio per lo studio delle epizoozie ed epidemie Localz, fu lui a proporre il tenente medico G. Memmo già suo assistente, il tenente medico F. Martoglio ed il terJente vrterinario C. Adani, suoi allievi anche que.cti. Detti Ufficiali, costituiti in Missione diretta dal tenente Memmo, sbarcarono a Massaua il 10 maggio 1903. Individuata esattamente /'infe:àone e prodotto un siero molto attivo mediante iperimmunizzazione di bovini che uvevano superata La peste naturalmente, fu sperimmtata largamente in laboratorio l'immunizzazione mediante siero-vaccinazione secondo il metodo contemporaneo di Kolle e Turner. Au11ti risultr.ti costantemente molto favorer,oli, con mortalità da vaccinazione di o o fra.zione '>,{, , si p:wò ulla vaccinazione di tovini dei pa~$ar1i; compito facilitato dal Capitano Mo zzetti, molto noto e che godeva di ascendente presso le popolazioni locali. E le prime vaccinazioni in pieno paese ùzdzgeno, eseguite sotto la direzione del tenente Martoglio, ebbero ugualmente esito molto favorevole. Esaurito così, con pieno successo. il proprio compito, la Missione si sciolse col rimpatrio del tenente Adani (ottobre 1903) e del tenente Memmo (gennaio 1904). Ed il tenente Martoglw ebbe da S. E. l'on. Martini la direzion~ del Laboratorio, con l'incarico di organi·zzare stabilmente il servizio per far fronte alle moltissime richieste di vaccinazione che giungevano da tutte le regiotJi della Colonia e da oltre confine. Del Laboratorio vennero a far parte il tenente medico V. Stella ed il tenente veterinario M. Carpano. Le vaccinazioni furono disciplinate con rigi.dé disposizioni sia per i turni che per le mùure di isolamento, in modo da evitare sicurameute diffusione di contag1o. Il Laboratorio, mantenuto in principio, per giuste ragioni di economia, nei limiti strettamente necessari, fu ingrandito costruendo zm uasto fa~bricato di 16 ambienti per i soli gabinetti di microscopia, parassìtologia, microfotografia, etc., biblioteca; oltre a grandi scuderie, magazzini, alloggi, etc.; con t·a.cte praterie circostanti a disposizione. l buoi siet·o-produttori da IO furono portati a 300, sempre in piena attività, co11 . una produzione di circa 8o.ooo dosi di siero all'anno; applicate poi sempre, e tuttora, con azione ininterotta che ha consentito la ricostituzione delle mandrie con un numero più che triplicato di capi. Sulla fine deL 1904, Ìrt considerazio·n e della grande diffusione del vaiuoLo umano nella Colonia ed in tutta l'Abissinia e delle difficoltà di avere subito, quando occorreva, vaccino fresco, dovendo commissionarlo in halia, da dove arrivava con ritardo e spesso attenuato per le alte temperature del Mar Rosso, il tenente Martoglio organizzò una sezione speciale per la produzione sul posto del vaccino, onde paterne disporre sempre in grandi qua11tità adeguate agli improvvisi bisogni e perfettamente attivo. Vacci11o che è


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INIZIALI:. I' RIM ,; IMPIANTO DELL'ISTITUTO SIERO·VACCINOGE~O ECC.

servito per la immunizzaziOne sistematica della popolazione eritrea e che è stato i1wiato largamente anche in. Abissinia e nel Sudan Anglo-Egiziano, con notevole azione di propaganda politica. Fu allora che, sorta una così vasta organizzazione, il tenente M artoglica, con relazione ai Governo coloniale (reLazione sottoposta all'esame del Prof. A. Ce/li, che espresse parere pienamente favorevole), propose le fosse dato il nome di « Istituto Siero-Vaccinogeno » per lo studio delle malattie diffusive delLa Colonia e per la produzione e l'applica zione mediante siero-vacciuazione del siero contro la peste dei bovini e per la produzione del vaccino contro il vaiuolo umano. La proposta fu accolta ed attuata con decreto di S. E . il .R. commùsario (V. Bollettino Ufficiale della Colonia Eritrea 11 . 38, anno XV, 23 settembre 1905). Ed il tenente Martoglio fu nominato direttore dell'Istituto; carica che tenne fino al marzo 1917, qumzdo rimpatriò per prendere .parte alla grande guerra. L'!Jtituto in quel periodo si è occetpato anche di importanti studi sulle malattie dif]usitJe localt dell'uo m o e degli animali utili, resi noti con parecclzie pu~blicazioni. Nell'aprile 1910, S. E. il Senatore G. De Martino, prim o Govematore della Somalia italiana, a conosce11za che anche in quella Colonia la pe.>te dei bovini arrecava gravi dam1i, dopo visto l'Istituto di Asmara aveva chiamato a M ogadiscio il capitano Martoglio per lr: proposte del caso (Decreto Governatoriale 11. 504 del 19 maggio 1910). Ed il Martoglio, visitate varie regioni ed impiantato un Laboratorio a Brava per studii ed esperienze di controllo, con relazione al Governo in data ottobre 19J0 propose che anclze nella Somalia fosse organizzato rm Istituto 5iero-VaccinogetJO, con fu11zio ni analoghe a quello di Asmara . La proposta fu accoila e l'Istituto sorse poi a Merca, aiutato per il primo impianto da quello di A rmara e con per.conale che i vi aveva fatto la pratica 7l<'<euaria. M erita essere ricordato che durante la campagna per la conquista dell'l m pero L'Istituto Siero-Vaccinogeuo di Asmara ha roo preziosi servizi consentendo di dominare il vaiuolo nelle regioni di nuova occupazione, dove era endemico, mediante la produzione di grandi quantità di ottimo vaccino per l'immunizzazione delle popolazioni locali, che accorrevano fiduci"Jse.

(N. d. R.)

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LE PLEURITI ESSUDATIVE NEI MILITARI E L'OPERA DI PREVENZIONE NEI PREMILITARI Dott. Fillberto Garofali, tenente mt:dico

----Torno sull'argomento delle pleuriti per trattare una parte a cut stno ad oggi non si è mai accennato. Sorvolo quello che fu argomento di magistrale relazione del d 'A!essandra nel 40" Congresso di Medicina Interna (1) c quelle osservazioni antiche e recenti, di notevole valore, fatte dal Mariotti - Bianchi ( 2). Il problema delle pleuriti si è agitato tanti anni fa non da noi soltanto ma anche in altre Nazioni dove riveste un carattere di gravità; lo si agita oggi dopo progressi notevoli nell'i~ e n e e nella med icina sociale. E' bene, pur sorvolando, sfiorare appena alcuni argomenti sostenuti dal Mariotti-Bianchi, tanto più che come vedremo, nuove istituzioni, nuove prorvidenze, hanno fatto superare il problema c.omc fu impostato. Noi~ che modestamente ci occupammo del problema della tubercolosi anche dal lato sociale, abbiamo rilevato che il fenomeno dell 'esplosione di una lesione specifica non è iimitato ai soli militari, ma si estende anche ai giovani di ambo i sessi che emigrano in città a lavorare; e sopra tutto a quella falange di gioventù femminile rigogliosa che viene in città per fare:: le domestiche. Il fenomeno patologico che riguarda queste varie categorie di giovan i, appunto per i loro venti anni, per la emigrazione dal luogo di nascità .11 centro dell'urbanesimo, ci fanno ammettere che si ha a che fare con un complesso notevole di fattori più o meno sconosciuti ma che sono intimamente legati all'ambiente in cui armonicamente viviamo fin quando si è sani. Quindi non si può dare maggiore valore all'elemento freddo, ritenuto fattore primo dal Mariotti- Bianchi, il quale d emento, se può costituire

un fattore non indifferente per i militari, è trascurabile e nullo quasi per gli altri nei quali però il fenomeno del risveglio avviene parimenti. Il fattore freddo deve, invece, avere, certamente um influenza diretta e specifica nel provocare le pleuriti reumatiche che la generalità degli studiosi non vogliono ammettere. Ponendo a parte la ragione istologica ddl'analogia del nodulo reumatico di Aschoff, con il tubercolo, con la localizzazione nella parete vasale; le polisierositi reumatich~ così frequenti debbono fare ammettere anche la possibilità della lesione in una unica sierosa. Occu(IJ Magg •orc medico R. o'AL~ssA:<IJRO: Le plcuropatù: 11eii'Egrcito . Atti dtl 400 Congress<> italiano eh Medicina inter na . F.ditorc Pozzi . Roma, ouobrc 1,34. (2) Generale medico G. B. MARtOTTt-BIANCHI : Pleuriti usudative e ido11eittÌ al scmizio militi1YC - • '-<ma conu:o la ruhercolosi " • n. g, ~cncmbrc ' 935·


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LE l'l EURITI r_<;!;UD.\TI\'F. !':El MILITARI E L"OPERA DI PREVENZIONE ECC.

pandomi da anni dell'infezione reumatica. ho sovente constatato come varie persone della stessa famigl ia sono colpite dal reumatismo in alcune determinate sierose. Si deve ammettere che anche per il reumatismo vi siano proprio delle prcdisposizioni crerlitarie cd anzi col -=ompianto Dionisi, ammettere un vero tropismo da parte di germi od ultra virus per i varii organi e per c varie sierose secondo gli individui. Ciò a prescindere da un 'altra considerazione. Il freddo è un momento favorente nella riacccnsione dci processi tubercolari, del quale attualmente è stata riconosciuta tutta l'importanza, c sotto tale aspetto è considerato con esauriente documentazione d <t d'Alessandro nella relazione sopra citata. Il Mariotti - Bianchi preoccupate per il servizio militare si rivolge due domande: 1° "E' proprio vcro che chi ha sofftrto di una lesione t. b. c. guarita è sempre un soggetto che non può rivestire la divisa r>• 2° « Ma allora, dice, chi è che farà la guerra, dal momento che più dd 90 ..... degli uomini adulti hanno nell'organismo l'infezione t. b. c. ?l• Alla prima domanda per una grande ed unica ragione, si deve rispondere d'accordo col d 'Alessandro : se nella vita militare, si ha quel complesso di fattori che provocano la prima esplosione di una infezione speci fica latente in giovani di venti anni , gli stessi fattori maggiormente e con più facilità potranno risvegliare, ai venti anni, una lesione tubercolare clinicamente guarita. Riferendoci alranatomia patologica e quindi alla clinica, bisogna distinguere le caratteristiche di una cicatrice per ferita tubercolare guarita ai venti anni, dalle caratteristiche di una cicatrice invecchiata di oltre dieci o quindici anni. Quindi mentre pensiamo di risparmiare ai ventenni portatori di tali cicatrici il collaudo precoce della viLa militare, crediamo invece che i portatori trentcnni o quarantenni di cicatrici ormai collaudate possano essere inviati in guerra quando domani la Patria ne avesse bisogno. Generalmente si constata come la pleurite sia il preludio patologico Ji una tebcrcolosi polmonare. A guarigione clinica avvenuta non possiamo affermare quale sarà l 'ulteriore destino di queste affezioni prcgresse; solo possiamo ammettere che è ben diverso il destino immediato con le ricadute, dal destino remoto di anni quando, favorita anche òall'età, si sviluppa spesso la sclerosi plcurogcna che può dirsi una !'alv<.~guardia tenace:, anche ammettendo le minorate funzioni fisiologiche che può determinare. Il Mariotti -Bianchi afl<'rma più innanzi che: << se guarito e ben guarito anche il tubcrcolotico polmonare può nei limiti della possibilità ria~e il suo braccio alla Patria, naturalmente dopo parecchi anni dalla avvenuta guarigione e purchè le condizioni anatomiche e funzionali del suo apparato respiratorio siano tornate tali da -:-onsl'lltirlo ».

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LE PLEURITI ESSlJDATIVE NEl MILITARI E L'OPERA DI PREVENZIONE ~CC.

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Solo è da rilevare che per accertare tali condizioni anatomiche e fun zionali noi non disponiamo attualmente di elementi clinici, radiologici ~ sierologici, che, se non con sicurezza, almeno con grande probabilità ci possano guidare. Resta l'import<Jnza del fattore tempo. Credo che della stessa longanimità si dovrebbe essere anche per i plcuritici in genere ai venti anni, e per giovani già portatori, a vent'anni, di lesio ni t. b. c. guarite, che però non hanno il collaudo dei << parecchi anni >> trascorsi dall'avvenuta guarigione. La seconda domanda del Mariotti- Bianchi implica un'affermazione che necessita interpretare alla luce dci fatti ohhicttivi che la esperienza giornaliera ci presenta. • Il destino del 90 "i• di coloro che hanno latenti l'infezioni tubercolari è ben diverso Fer l'avverarsi o no dell'esposizione, dell'evoluzione, della guarigione di tale infezione.

E' diverso non solo tra gruppi ma persino da singolo a singolo paziente; altrimenti nella società, riferendoci a tale percentuale di infetti, dovremmo avere un numero enorme di tubercolotici che al contrario non VI sono. In tale percentuale bisogna distinguere un numero non indifferente, che anzi costituisce la maggior parte di quelli così detti pauci-bacillari, di coloro che presero l'infezione t. h. c., cioè una scarsa, lieve carica di bacilli di Koch nella vita sociale comune. L 'altra parte, la minore come numero, è costituita da coloro che hanno ricevuto una carica enorme, non indifferente di bacilli di Koch per essere convissuti con genitori, con fratelli, con amici c con compagni di lavoro, affetti da tubercolosi aperta. Quindi del 90 'X· che la reazione del Pirquet ci fa ritenere portatori Ji infezione specifica ma facendoci però ignorare ! 'entità della infezione, solo un gruppo, il minore, ha un destino, si potrebbe Jire prestabilito per l'immancabile esplosione della infezione specifica latente. Qui evidentemente la questione riceve luce dalla migliore conoscenza nostra sulla tubercolosi abortiva, cioè quella forma clinicamente quasi muta, a volte rilevabilc radiologicamen te, con estrema frequenza (90-1 oo '}{,) in vece dimostrata dagli anatomo-patologi. I portatori di tale affezione, secondo la concezione della maggioranza dei tisiulogi, dando particolare significato all'aggettivo <l abortiva», non sono dei malati, nè lo sono mai stati. Sono però soggetti in stato di allergia c quindi a cutireazione positiva. Il giudizio sulla idoneità loro al servizio non è discutibile. Il progresso raggiunto nelle provvidenze medico-sociali, ed il sorgere di istituzioni preziose in Regime Fascista hannv eliminato le giuste preoc-


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LE PLEURITI ESSUDATIVE N!EI ~HLITARI E L"OPERA DI PREVENZIONE tCC.

cupazioni del Mariotti - Bianchi, facendo superare molti problemi a carattere umano e nazionale. In un lavoro di anni fa scrivevo come il Regime Fascista con le sue molteplici previdenze veniva a proteggere l'uomo, il lavoratore dalla culla alla tomba. Non è più la ca6tà, la henelìcienza ai cui criterj noi tentammo di ribellarci sin dal dopo - guerra; ma è lo Stato che vigila sulla maternità e seguendo.. lo sviluppo del ragazzo sin dalla culla, apporta continuamente quelle provvidenze salutari pe rchè la razza si mantenga forte e sana. Si può dire quindi che sino alla soglia di questo massimo collaudo fisico che è la vita militare, j giovani siano accompagnati con ogni . genere di provvidenze, che purtroppo mancarono alle generazioni passate. Basta dare uno sguardo indietro e vedere come le nostre truppe nell'impresa africana si siano adattate ed hanno resistito ai caldi tropicali <lei piano, al clima d elle altitudini, alle fatiche, alle p rivazioni di marcie celeri ed impervie; per persuadersi quale robustezza possano vJJntare le nostre fanterie, che sono costitu ite in masse dalla gente dei nostri campi. Eppure, contemporaneamente, le truppe dei nostri presidi territoriali, come per es. Roma, hanno dato in questo anno una percentuale alta di militari con pleuriti. Questo potrebbe confermare come i fattori della vita di guarnigione in città siano ben diversi da quelli dell 'ambiente rurale e del1 ':1ria lihera delle campagne e si ricollega al fattore « urbanesimo », çosì importante nella diffusione e riaccensione della malattia tubercolare. Ma noi, orientandoci verso altri criteri, crediamo invece intravedere in tale fenomeno rigidamente obbiettivo, come nei militari, non ostante la loro robustezza, difetti qualche cosa che riguardi direttamente la tubercolosi. Il problema deile pleuriti, come scrivevo, è stato ed è argomento di osservazione, di studio, anche in altre nazioni, lo è stato in Italia parecchi anni fa e se ne ha una prova di indiscutibile valore nella illustrazione d elle autopsie eseguite nel 1907 dallo stesso Mariotti- Bianchi. Orbene, egli scrive, in 212 casi (di autopsia) 107 contenevano lesioni delle pleure e più particolarmente in 57 si trattava di antiche pleuriti, guasi sempre estese e spesso letali. Però tale percentuale riguarda le pleuriti constatate nei morti, quindi si ignorava quale fosse la percentuale delle pleuriti in gue ll 'epoca diagnosticate clinicam ente c per cui, guariti, convalescenti o con postumi, i militari venivano inviati in licenza od in congedo per riforma. La preparazione fisica a) collaudo della vita militare è oggi ben diversa da quella delle generazioni anteriori al Regime. Ciò nonostante, se di fronte alla tubercolosi le attuaJi generazioni, così ben preparate, presentano una deficienza come quelle antiche, vuol dire che c'è qualche cosa di particolare nell 'organismo umano che deve essere appositamente, direttamente stimolato. C 'è un sistema di difesa, di lotta, di reazione che bisogna mettere

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LE Pl-EURITI ESSUDATIVE KEI MILITi\Rl E L'OPERA DI PREYENZ IONE èCC.

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in movimento: forse quella -stessa difesa eh<:' è infine il processo naturale d i guarigione e che viene poi stimolato, accelrrato, moltiplicato nella sua potenzialità dalla stessa malattia. Per attuare questa nuova provvidenza, che risponde perfettamente a criteri scientifici c medico-sociali, oggi esiste, per opera del Regi me, una poderosa organizzazione: qud la dei prernilitari, che si è imposta tra i primi e grandi problemi, quello di selezionare subito questa enorme massa di g1ovani dividendo ed isolando quella piccola minoran za, si potrebbe dire, patologica. · Quindi già è iniziata l'opera di studio, di osservazione per individuare, definire, val utar<:: le defici;:-nze organiche, per eliminarle o compensarle subito precocemente. Chi si occupa specialmente d ella patologia rurak legata cd in imerdipendenza con i fattori di ambiente, con la vita, con le abitudini , con le occupazioni ed i lavori specifici, constata subito come nell 'opera sanitaria per i premilitari possa risiedere la base vera e concreta dell'altro colossale problema discusso, cioè la prevenzione della tubercolosi. Oggi, con ingenti spese, si provvede all'organizzazione per la cura dei tubercolotici; ebbene senza spese e con più efficacia possiamo dar inizio ad un 'opera di prevenzione, specie quando v'è una organizzazione che seleziona e prepara questi gio~ani che potranno essere salvati. Come la bonifica integrale delle Paludi Pontine, la bonifica preventiva della nostra gioventù di fronte alla tubercolosi ci farà ritenere ancora una volta pionieri nel campo della Medicina sociale dal monclo intero. Sarà un nuovo e più grande còmpito umano, soc1:-tle, nazionale a cui, con fede sicura, ci impegniamo nel clima propizio creato dal Regime Fascista.

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DIREZIONE DI SANIT À MILIT ARE INTENDENZA F. A. E. Direttore: maggiort: genera !t: med1co FERDJNAND::J

MARTOGLIO.

LA BORATORIO CHIMICO-BATTERIOLOGICO-TOSSICOLOGICO, Di rettore: maggiore m<"d•co CARLO CALIGARI5.

LA PRESENZA DELLA CANFORA NELLA MERIA NDRA BENGHALENSIS Dott. Ettore Goffredi, capitano chimico r~lr111:lCÌSta.

La Meriandra bcnghalensis è una bella pianticdla del l'altipiano Eritreo che comincia a comparire verso i 2200 metri e diventa sempre più abbondante a misura che si sale. A 2600 metri è l'arbusto più abbondante c copre vaste esttnsioni di terreno sia pianeggiante che collmoso, sia coltivato che incolto. In lutti i tratti il cui terreno raggiunge l'altitudine mimma indicata, la pianta romp::m: e mentre dapprima essa è in concorrenza nell'occupare il suolo con 1! Rumex nervosu~ (Hak-hot degli indigeni), poco più su essa domina e la campagna mostra tutto in giro la tinta verde grigiastra delle sue fronde. La Mcriandra benghalcnsis può raggiungere i metri due d'altezza. Ha fog lie con picciolo lungo fin o a cm. 2, nettamente ahto; le superiori sono scssili, tutte hanno aspetto peloso come i ramoscelli. Le infiorescenze disposte a mo' di lunghe spighe, constano di numerosi fiori disposti in falsi verticilli globosi. 11 calice lungo mm. '5·8 è ovale, campanulato, peloso, munito di dicci nervature, bilabbiato, ingrossato al t.empo della maturazione, con gola aperta ; il labbro superiore è largo, concavo, intero ed appare tridentato; l 'inferiore è bi dentato. La parte più importante della pianta è rappresentata dalle foglie. Nelle piante selvatiche la Mt:riandra è ramosissima c tende a crescere in altezza cd in larghezza. Almeno la metà dci cespugli raggiunge l'altezza di m. 1,50 c più ed un diametro uguale. Ma ciò che prevale in questi cespugli è la ramaglia ; essi si presentano come un groviglio di rami tortuosi e secchi i quali solo alla loro estremità portano fogli c. Queste foglie non sono distanti tra loro, ma disposte in ciuffi di numerose fog lie delic quali le più grandi non eccedono per lo più i 50 millimetri di lunghezza e 15 nella larghezza massima, mentre la maggior parte delle altre è di dimensioni minori e quelle più alte, più vicino alle sommità fiorifere sono assai piccole. Tutte queste foglie sono fittamente pubesccnti c per ciò <-1uasi grigie, e nelle piante che allignano nell e zone più secche c su ik alture sassose, appaiono scmisccche.

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l.A PRESENZA DELLA CANFORA NELLA MERtANDRA BENGHALENStS

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Questi caratteri indicano che la pianta lotta contro la siccità che tende ad inaridirla. L'acqua che le radici numerose e tortuose succhiano dalla terra e che è scarsissima, deve salire per lungo tratto di rami legnosi pt:r raggiungere la parte veramente vegetativa della pianta, e vi giunge in così scarsa quantità, da non bastare al pieno sviluppo delle parti verdi; si ha un disagio nutritivo che è anche dimostrato dal fatto che questi cespug li più esposti al secco fioriscono prima degli altri, cioè mostrano quella accelerazione del ciclo vegetativo che è caratteristica delle piante quando sono minacciate da denutrizione. La lotta che il lembo fogliare deve compiere per difendere il suo scarso patrimonio d'acqua dalla evaporazione è dimostrata dai peli, che massime alla pagina inferiore sono fittissimi e dalla grande quantità di ghiandole contenenti canfora, le quali si potrebbero pn:surnere che siano destinate a creare intorno al lembo un sottile velo d'aria satura di canfora che impedisce l'evaporazione dell 'acqua dai tessuti. Il cespuglio dci campi coltivati, che è rigcrmogliante, è fitto di foglie dalla base. Il cespuglio rigermogliato è più corto e meno largo di quello selvatico ed ha una forma più allungata, ma è fitto di fronde e fornisce anche parecchi chilogr:-~mmi di foglie. Questi arbusti nel marzo, epoca della maggiore siccità, hanno i fiori ancora allo stato di bottone, mentre quel li selvaggi, sono già in piena fioritura. La foglia si P!'tsenta denticolata ai bordi, essa è percorsa da una nervatura mediana da cui ad angolo acuto si staccano nervature secondarie che si intrecciano poi variament.e fra di loro dando alla foglia nella pagina inferiore un aspetto caratteristico. Di colore verda~tro superiormente, le foglie appaiono biancastre inferiormente per fitta peluria che le riveste. Soffregare fra le dita esalano un odorè speciale, su cui predomina infine quello della canfora. Sottoponendo le foglie della Meriandra a distillazione in comuni apparecchi, passa dapprima un olio gialliccio e poi compaiono sulle pareti del tubo di vetro dei cristalli che odorano intensamente di canfora, e che aumentano sempre più fino ad ostruire completamente il tubo, sì che occorre sospendere frequentemente la distillazione onde procedere alla raccolta dei crist.a Ili. Detti cristalli liberati dali 'acq ua e dali 'olio per mezzo della pressione hanno dato un punto di fusione più 145•. Questa massa pressata per liberarla ancora dall'olio fu sciolta in etere, filtrata per liberare la soluzione dalle impurezze e lasciata evaporare si ebbe un residuo bianco che presentò un punto di fusione a + 156" - - 16o•. Eseguite parecchie cristallizzazioni dall'alcool si ebbe un prodotto bianchissimo odorant.e intensamente di canfora, dotato di un profumo più fine di quello della canfora ordinaria. Detta sostanza si presenta sotto forma cristallina, traslucida di odore aromatico e penetrante, di sapore prima bruciante ed amarognolo poi fresco.


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LA PRE~ENZA DELLA CA NFORA l'ELLA MERIANDRA 13ENGHALENSIS

Brucia con fiamma fuligginosa ed è volatile anche a temperatura ordinaria, sublima col riscaldamento. Quasi insolubile in acqua, facilmente solubile in alcool, etere ed oli grassi. Gettata in piccoli frammenti sulla superficie dell 'acqua prende forte movimento rota torio. Triturat.a con parti eguali di clorario idrato, mentolo, timolo, salolo, ·resorcina, dà masse liquide. Si scioglie nel! 'acido solforico concentrato e freddo e riprecipita inalterata per aggiunta di acqua. Triturata con acido solforico alla vaniglina (r: IOo) dà una colorazione gialla, che passa in seguito al rosso, poi al violetto c finalmente ali 'azzurro. Punto di fusione + 175" - 176°. Eseguendo ancora ripetute cristallizzazioni detto punto di fusione non cambia. Si tratta CJUindi certamente di canfora ordinaria. L'olio giallino ottenuto dalla distillazione delle fogli e presenta le seguenti costanti chimico-fisiche: Densità a + rs" o,95o6 Indice di acidità 3,06 Indice degli eteri 13,95 Indice di saponif. 17,01

Solubilità in alcool a 70•, 2 volumi Solubi lità in alcool a 95", 1/2 volume Indice rifrattometrico a 20•, 79''.

Sottoponendo detto olio a raffreddamento esso si rapprende in una massa butirracea che pressata per liberarla dali 'olio, dà una massa bianca di odore intensamente di canfora con punto di fusione + 162" - 165". Ricristallizzando ripetut.amcnte detta massa dall'alcool essa presenta un punto di fusione di + 175" - 176u e tutte le reazioni caratteristiche della canfora ordinaria. L'olio liberato dalla massa butirracea è stato distillato in corrente di vapore per averlo puro. In detta distillazione passa prima un olio incolore, dapprima perfettamente limpido c poi torbido per cristalli, però ad un dato punto il tubo refrigerante si ostruisce di una massa cristallina bianca, che odora intensamente di canfora, tale da non poter più continuare la distillazione. Liberato il tubo refrigerante, da quest.a massa cristallina, continua la distillazione fino ad avere un olio giallo più colorato del primo, nmanendo nel pallone una massa catramosa bianca più pesante dell'acqua. La massa di cristalli ottenuta, pressata, si present.a sotto aspetto quasi niveo, di odore intenso di canfora e ricristallizzata dall'alcool presenta un punto di fusione + 175" - 176". Le prime porzioni dell'olio ottenuto per distillazione in corrente di vapore, sono state rettificate raccogliendo ciò che passava :1 + rso• a + r6o''. Sul liquido ottenuto fu fatto la ricerca del pinene col metodo indicato dal Villavecchia nel trattato di chimica analitica applicata, preparando cioè il nitrosocloruro di pinene, il quale sciolto in poco cloroformio e riprecipipitato con alcool metilico ed infine ricristallizzato eia! benzolo dava una so-


LA PRESE:>IZA DELL:\ CANI-"ORA NELLA MER!A:>IDRA UENGHALE~SIS

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stanza che fondeva a + 103• in un liquido che schiumeggiava e che si colorava m rosso sangue.:. Il rendimento di olio ottenibilc varia da pianta a pianta in relazione a diversi fattori, in media si mantiene dall '1,20 al 2 "0 , mentre il rendimento della canfora pura varia dal 30 al 35'Yo dell 'essenza.

Conclusioni. L a presenza nella nostra Eritrea di una pianta contenente canfora ordinaria, conosciuta fin dal 191 I in seguito a ricerche del dott. Baldrati e dcscrit.ta dal prof. Pietro Giacosio, assume in questo momento un 'importanza non trascurabile, se si pensa all'enorme sforzo dell'industria nazionale per svincolarsi da quella straniera, e se si tien anche conto dell'enorme consumo che di questa droga si fa nell'uso medico e sopra tutto n eli 'industria, la quale però rimedia con la canfora sintetica. La quantità di canfora estraibile non è indifferente e quindi potrebbe essere esame di uno sfruttamento industriale. Occorre tener conto però di p:Irecchie cose: La pianta raccolta così allo stato spont.aneo non dà quella ricchezza richiest.a per uno sfruttamento, occorre quindi che la pianta sia coltivata non intendendo con questo una coltivazione razionale, perchè si è visto che una pianta di Meriandra coltivata in un vaso ed innaffiata come si suoi fare colle pianre da fiori, muta C<~ratterc, <resce rigogliosa con foglie quasi glabre, le ghia ndole sono assai ridotte, e la foglia stropicciata esala solo un lieve odore di canfora. Una norma da seguirsi nella coltivazione è di lasciare la pianta nelle sue condizioni normali. Il terreno non deve essere innaffiato, ma deve avere il tenore d'acqua rispondente alle condizioni climatiche naturali dell'altipiano Eritreo. In altre parole la coltivazione deve limitarsi alla moltiplicazione ed alla potatura razionale della pianta, perchè quando si tralascia di recidere, una parte dell'attività vegetatà.va è dedicata a rinforzare i rami, che non contengono canfora, i quali producono piccola quantità di rami teneri fogliferi, che sono quelli che danno il rendimento della canfora. E ' consigliabile anche rli sottoporre le foglie alla distillazione quanto più sono allo stato fresco, si ricava così subito molta canfora che si può separare dali ' olio con la semplice pressione e la si ottiene bianchissirna, evitando così una seconda distillazione. Il materiale di foglie che non può essere immerliatamentc distillato, deve radunarsi in locali aereati al riparo del sole per evit;lre l'ossidazione Jel contenuto ghiandolare, ed una perdita di canfora per volatilizzazione. A~"TORtAssu:-:To. -

L'A. dopo aver descritta la Meriandra Bcnghalcnsis, parla dd\ cstr:w.1one della canfora ordinaria dal lato industriale tenendo conto della colti,·azionc e \ld\a distillazione per avere un massimo rendimento. .


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE A. Lusnc. - Patologia e clinica delle malattie da gas di guerra. (Istituto Si~roterapico Milanese, IV Ed., gennaio 1937-XV). Il rapido esaurirsi dtl le prime tre edizioni del trattato del Lustig ~ui gas di guerra,

già tradotto in lingua polacca c spagnola, è la più bel!a prova del fa\'orc ccn il qu:!le è stato accolto dal pubblico, me dico e non medico, che si interessa di un argomento d i cosl grande importanza. Il volume, edito in bella e ricca veste tipografica a cura dell'Istituto Sieroterapico Milanese, corredato di trcntasette ta\·ole fuori testo, trcntacinque figure intercalate nel testo c sci tabelle, è statO dall'A. accuratamente riveduto, aggiornato cd aume ntato. Ecco perchè sentiamo il dO\·ere di segnalare agli studiosi - come le precedenti anche questa IV Ed . che, cambiata pure nel ti tolc in « Patologia e clinic<t delle malattie da g~1s di guerra » , rapprescnt;;, cert:1menre il testo più co mpleto in materia. Il vol ume è diviso in due parti: una parte generale in cui è fatto un largo cenno stor~co sulle orig1ni dell 'arma chimica; ;1 ! suo sviluppo n'e gli ultimi tempi; alle mod:l· ìi tà di impiego cd ai ma.zi più moderni c più recenti; alle varie classificazioni: ai vari metodi per la determinazione della dose mortale e del potere irritante; alle inùicazioni generali e sui metcdi di neutr:dizzazione dcg!i aggressivi chimici e termina col capirolo sulla patologia genualc degli an·denamenti da gas di combattimento, nel quale sono passate in r:tssegna le ,·arie \'i e d i penetrazionc o di adsorbimtnto dei gas e d c: i va pori nell'organismo uma no cd animak. Sopr:<tuno interessante c di non trascurabile importanza il problema dcll'assorbimt·ntc attraverso la cute, che mentre come rivestimento protettivo del corpo, dispone di un potere di resistenza relati vamente grande Vl:rso le sostan ze tossiche in genere, tssa risu lta invece stran nmcnte poco protetta di fronte a quelle solubili nei lipoidi. Di g rande interesse pratico ci sembrano, sopratutto, le norme di prcnto soccorso e di ter:~pia, completamente aJ!giorna te, per ciascuna classe dei singoli gr uppi di aggres~i \'i. CGsl, dopo una analitica e ragionata rassegna dei vari mezzi proposti e dei metodi consigliati, rimango no sempre ed ancora « pilastri indispensabili terapeutici il ~alasso ~ le> inalazioni di ossigeno pun;" per i colpiti da soffocanti, per combattere l'ede ma polmonare e J'anossiemi:o ; l'antiflogistina come mezzo protetti vo ed il trattamenro umido (soluzione sapo ncsa, ;1 ! Fen11:111ganato di po tassio, all'ipoclorito di sodio, ccc.) per la bonifica dci colpiti da vescicatc ri; la respirazione artificiale, la somministrazione di cccitanti del cuore, l"ossigenazione del sangue negl.i avvelenamenti da gas che si sviluppant; nclb detonazione o dcflagr:.zio ne degli esplosivi. Altri capitoli sono dedic:ui all'intossicazione da aggressivi chimici a pn·,·alcntc azione irrit:mte da selen io-iprite e da composti met:1llici. Una larga esposizione è riscn·:>ta alle complicazioni ed ai postumi in se~;,ru ito al l':nionc degli aggressivi chimici di g uerra e la cui conoscenza è tanto impana nte per le :•pplicazioni pratiche nel campo medico legale e della in fortunistic:J. Descritti i va rì metodi da u~a rt nel pr:Hicare la rcspirnzio ne artificiale ~ia manu:Jic (Sih·cstc::r- Brosch, Howard, Schacffcr), sia con apparecch i o semplici (Panis, fnh:1bml. Zumaglini, Cherùn, Cot. H é<Urrer) o insufibtori ed nsriratori polmonari (Pulmotor), vengono passa ti in rassegnJ gli apparecchi per l'innlazionc dell'ossige no puro (DcgcaAudos Auer, Driiger, Davics- Gi!christ) e della miscela di ossigcn(J ed anidride carlx• nica ( Oriìgcr, H édcrer, M:1gnc). Tutti appart'cchi, questi ultimi, più o meno ada tti per


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una razionale somministrazione di ossigeno ai colpiti da aggressivi chimici, ma mentre essi non offrono alcuna difficoltà d'uso negli ospedali territoriali, presentano invece alcuni inconvenienti per potere essere adottati, su larga scala, nelle zone di combattilnento, compresi gli ospedali da campo, per il notevole ingombro delle bombole, la possibilità di scoppi, ecc. Per rimediare a questi inconvenienti sono stati perciò costruiti degli inalatori ad ossigeno solido e ad ossigeno liquido; non sono invece da prendersi in seria consideranone le iniezioni endovenose e sottocutanec di ossigeno. Segue quindi la descrizione degli apparecchi protettivi contro gli aggressivi chimici e delle loro caratteristiche e requisiti: evoluzione della maschera antigas fino ai più moderni esemplari nazionali ed esteri; le modificazioni che questi apparecchi inducono nella respirazione; l'importanza dell'allenamento a portare la maschera; il filtro e le sue proprietà assorbenti c neutralizzanti. L 'ultimo capitolo del vol ume tratta della ~rotezione degli alimenti e degli animali dagli aggressivi chimici d i guerra. MAi':! ERI.

KERSTING . -

L'attività dd servizio sanitario troesco durante la guerra mondiale.

(" Der Dtutsche M1litiirarzt ,, n. 9, dicembre 1936).

La relazione sul serviZio sanitJrio di guerra nell'esercito tedesco, elaborata w documenti ufficiali dall'Ispettorato di ~anità del Ministero della Guerra tedesco (Edit. E. S. ~littler e Sohn, Ber]jn S. W. 68) offre una completa visione di tutto quanto fu compiuto dal Servizio sanitario durante i quattro anni di aspra lotta. Dall'albo d'onore risulta che, durante la grande guerra, lasciarono la \'ita 1724 ufficiali medjci, compresi gli asprranti medici; 663 caddero in combattimento, 206 m or~ rono in seguito a ferite riportate, e gli altri 855 decedettero nella lotta contro le malattie epidemiche o per altre malattie. Dei 24 798 medici che, dal 1914 fino al termine della guerra, prestarono servizio militare nell'esercito ne caddero il 35 °/,,, e ne morirono, per malattia il 34,5 °/00 ; un totale di perdite dunque del 6~),5 °f,,v· Nd complesso furono impiegati 26292 medici, di cui 1359 nella Marina e 135 nelle truppe coloniali; al fronte e nelle retrovie prestarono servizio 18709 ufficiali medici, nel territorio nazionale 7583. Se si pensa che, poco prima della guerra, il numero dci medici in Germania no n raggiungeva i 35000, appare chiaro come i 2/3 di essi furono impiegati in servizio militare, al fronte o in patria. l còmpiti che dove\'<l :tssolvcre l'esercito tedesco erano enormi e non potevano esser pre,·isti, nella misura che la durata e l'estensione del teatro di guerra impose, da nessun() dci paesi !xlligeranti. I lavori preparatori, espletati per la mobilitazione dei medici e dd personale sanitario, e le pro,·videnze che si resero necessarie durante il corso della guerra, per le truppe combattenti, per le formazioni sanitarie campali, per gli ospedarr al fronte ed in patria, per gli abitanti in territorio nazionale c in determinate zone, e per il continuo apporto di personale c di materiale, sono veramente di importanza storica. Inoltre si do,·ette provvedere a completare la preparazione scientifica e professionale degli studenti di medicina, impiegati come personale sanitario assistente, prima di dar loro le attribuzioni di medici. Gli ufficiali medici di carriera e in congedo esistenti non erano sufficienti a coprire i bisogni, per cui fu necessario impiegare, anche al fronte, medici che non avevano alcun obbligo di servizio o che erano addetti alla milizia territoriale. Nonost«nte tutte le difficoltà, si riuscl, per merito della Direzione sanitaria (F eldsanitatschd), a mantenere fino in ultimo un"al ta efficienza fisica e morale di tutto il personale sanitario. Oltre ai medici e all'abbondanza di mezzi in strumenti, apparecchi, materiale sanitario e medicine, si provvide anche ai dentisti e agli odontotccnici, al personale di


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amministrazione, all'addestramento dì guello in sottordinc e di quello, di fresco immesso nell'esercito. Va inoltre ricordato il lavoro degli infermieri militari, dci portaferiti, di cui molti lasciarono la vita, al servizio dei camerati. A tutti vada ìa gratitudine del popolo tedesco! Interessante riesce l'esauriente descrizione dell' Organizzazione del servizio sanitario, dal Capo del servizio al fronte e dal Rip:mo Sanitario al Ministero della Guerra in patria, fino ai medici dei riparti combattenti in linea. Particolarmente importante fu la creazione della carica di Capo dd servizio sanitario nel settore orientale della guerra, che sovraintendeva al l'andamento di tutto il servizio all'est. A secon.d o dell'ampiezza del teatro dì opera7.ioni e dell'ingrandimento delle armate. di pari passo con l'istituzione delle :tlte c:1riche sanitarie, furono create nuove formazioni S<ln itaric. Il Materiale sanitario. prescritto dopo molti studi, fin dal tempo di pace, in gencr( rispose bene allo scopo; talvolta però si rese necessario, per particolari contingenze, un cambi:tmento nella forma e nel contenuto dei colli. altre volte si dovette procedere co11 mezzi di fortuna. Il Servizio sanitario pre;so le truppe si svolse in genere in base alle norme stabilite. secondo •che si trattava di guerra di posizione o di movimento. Tra i posti di medicazwne e le formazioni sanitarie a tergo delle truppe operanti era stabilito un coll~1;a· mento più o meno lungo. Le Compagnie di sanità, il cui numero e la cui wmposizionc presso i corpi c le divisioni, dul!'ante la guerra subì diversi cambiamenti fino a che si ripartirono in '' Com· pagnic sanitarie divisionali » e <l Compagnie sanitarie d ' armata n, furono rese più agili c più mobili. In queste unità sanitarie "igeva il principio di eliminare tutto il m.neriale superfluo, lasciando invece i più moderni attrezzi. Tutte le compagnie sanitarie possedevano ·i cani sanitari, che resero notevoli servizi nei diversi settori del fronte. Anche g li Ospedali da campo che avevano carattere di rnaggiore stabilirà delle compagnie sanitarie, subirono durame la guerra dei cambiamenti nella loro composizione. li loro lavoro era spessissimo assai duro e faticoso e poteva essere compiuto merci: l'abnegaz ione dei medici e di tutto il personale. [ feriti vi potevano restare lungo tempo, vici ni al fronte, o esser rinviati in linea dopo le cure. In tempi tranquilli poi il perso· naie era comandato ad altre formazioni o impiegato in lavori di igiene o all'addestra· mento di altro personal.: sanitario. E' d egno di nota come, anch e nelle circostanze più sfa,·orcvoli. il personale riuscisse ad installare gli ospedali e ad offrire un confortevole n covcro ai camerati malati o feriti. In rot:~lc, du ra nte i guattro anni di guerra, furono installati 592 ospedali da campo. Particolari provvidenze richiese la Guerra di montagna dove si fece assegnamento su specÌ;1li mezz i di trasporto, descritti nella relni one. Nella Zona delle rctrovie (Etappe) funziona\·a un ben organizzato servizio sanita rio per i m:tlnti e feriti, che si espletava per mezzo del " riparto trasporti », degli ospedali d:t cam po e ùepositi sanitari di tappa. il tutto dipendente dal medico di tappa. ln quest:t zona era possibile un più accurato e tr:ln<:Juillo trattamento dei feriti, guivi si provv~deva alla sostit uzione ed a l rifornimentCJ d el materiale sanitario occorrente, c da ()Ui i feriti ed i malati er:tno avv iat i in patria. Si compiv:J. insomma un lavoro enorme. Le Fcrmazioni sarntarie di tappa. che al principio della guerra erano assai sem· plici, si ingr:mdirono poi secondo i bisogni che si presentavano. Il Riparto tra.<porto malati (K. T. A.), il più importante strumento nelle mani dc! medico di tappa, si estendeva per tutto il territorio dd l'nrmata, regolando tutto il vasto c complesso se n· i~. io degli sgcmbri, c, tal\'olta, in tempi di tranguillità, come accadeva :ti fron te- occidentale. spinge\·a i suoi te-ntacoli fin nelle immediate vicinanze dd fronte. (~li ();pedali di guerra ( Kri~gslazarcttc), come qu elli da campo, a\'t:\'ano molto da f::lrc: a secondo delle ci rcostanze di tempo c di luogo, essi pote,·ano inst:J.lbrsi con


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le modalità degli ospedali di pace, provvisti di rep:mi specializzati, di reparti per malati lievi e istituivano anche Ospedali per prigionieri di guerra. [ Depositi sanìtari di tappa (uno per ogni armata) si ingrandirono notevolmente d urante la guerra; essi costituivano spesso dei magazzini succursali o dei magazzini avanzati per provvedere tempestivamente al rifornimento di materiale sanitario per le truppe e per le formazioni sanitarie. Il deposito aveva un certo numero di mezzi autocarrati (potabilizzatori, apparecchi per disinfezione, apparecchi radiologici da campo). Con la formazione dd Riparto di autoambulanze di tappa (primavera del ' 935) tutù gli automezzi furono tolti al deposito s~nitario c assegnati a detto riparto. E' da ricordare l'istituzione delle Lavanderie degli ospedali di guerra, che erano costituiti da parecchi carri e che dovevano provvedere alla lavatura della biancheria di un ·armata; esse fecero ottima prova nei vari fronti, ma si dimostrarono molto costose. Di non minore importanza era il Servizio sat1itario in patria e presso le truppe di guarnigione. Come s'è accennato, la direzione era rappresentata dai Riparti santum dei ministeri della guerra della Prussia, della Sassonia, della Baviera e del Wurtcnberg : Medizinalabteilungen) che presiedevano ai servizi igienici, alla lotta contro le malattie infettive diffusibili, al rifornimento di materiale sanitario e di medicinali, al servizio delle infermiere volontarie, ccc .. Un'istituzione del tutto nuova fu il Riparto difesa ani/gai, che sorse nel 191 ;. quando già esisteva il reparto chimico del Ministero della guerra. Dal riparto sanitario dd !:.t Prussia dipendeva l'Accademia l mperatorc Guglielmo, con i suoi laboratori, i suoi musei, il suo ufficio statistico, il senato accademico, la biblioteca, ecc.; oltre che il Commissariato per i trasporti sanitari, i depositi generali sanitari ed i magazzini sanitari. Trasporto dei malati c /C'riti. Mentre nel territorio delle operazioni il traspone. era affidato al K. T. A., in patria era còmpito dell'alto commissario per i trasporti sanitari e dei commissari, ripartiti nelle stazioni ferroviarie di confine. [ ma lati ed i fer iti erano muniti di una tabella, che conteneva tutte le indicazioni necessarie, aggiunte man mano, a cominciare dal primo posto di medicazione. Dai posti di concentramento i malati ed i feriti erano trasportati in patria per mezzo di Treni oipcdali di d iverso tipo (Lazarettezuge · H ilfslazarettezi.ige • Vereinslazarettezi.ige) e di treni ptr malati (Krankenzi.ige). Complessivamente furono impiegati 149 treni ospedali, che servivano, in gran parte, per il trasporto di militari giacenti. [n complesso furono compiuti 25000 viaggi coi treni ospedali, funestati da 142 incidenti, di cui 13 dovuti ad incursioni aeree del nemico. Il trasporto con navi o.cpedalc, navi ausiliarie e navi per malati (Laz:Jrettschiffen · Hilfslazarettschiffen. Krankenschiffen) non raggiunse mai la portata delle vie ferrate. Veramente benefico ed assai fruttuoso si addimostrò il Servizio igienico nell 'esercito; questo argomento è ampiamente svolto nel trattato di Schjering (« Arztlichen Er· fah rungen cles Weltkriegs 11 , B. VU, edito da W. H offmann). Gli igienisti dei corpi c i consulenti igienisti, in stretta collaborazione con gli internisti e patologi, consulenti d.1 arma ta, svolgevano la loro attività nella profilassi c nella lotta contro le epidemie di guerra. Fu possibile così, anche per il collegamento con l'amministrazione civile, di mantenere esente da epidemie la popolazione civile e militare, permettendo le opernzioni delle varie armate. La lotta tontro i pidocchi, come vettori di epidemie, particoiarmente del tifo petecchiale, condusse all'installazione di stazioni di spidocchiamento nei diversi settori del fronte e ai confini della Germania, ad all'istituzione di speciali truppe, addette al risanamento ed all'accertamento di eventuali focolai epidemici tra In popolazione civile (Seuchen. und Saniaungstruppe). Degno di rilievo fu l'Approvvigionamento idrico. la depurazione ddle acque, lo smaltimento delle acque luride, il servizio igienico dei ricoveri e degli alloggiamenti. \'istituzione òi stabilimenti balneari all'aperto e coperti, e tutto il lavoro relativo al scp?C\\imento dei cadaveri. Sono da ricordare ancora i di versi modelli di latri ne, studiati per ic circostanze più vane, le disposizioni per la lotta cot1t1·o le mosche, e gli appresta 6 - Giornale di medicina militare.


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menti per il riscaldamento e la refrigerazione, specialmente per le baracche e tende per malati. Notevole ed altamente benefica fu sempre l'attività degl i Infermieri volomari c delle infermiere durante i quattro anni di guerra. In totale il numero del personale, maschile c femminile, al fronte ed in patria raggiunse i 200.000. L ' ultima parte della rel:tzione tratta dei Prigionieri di guerra (già ampiamente svolta nel trattato dello Schjering). Non è agevole certo di sintetizzare in poche pagine tutta la somma di argomenri interessanti, di dati, di noti z ie, di tabelle, racchiusa nella relazione. Il libro va letto per intero e attentamente meditato. Si deve esser grati all'Ispettorato :;anitario e particolar· mente al dott. Jungblut e suoi collaboratori che hanno elaborato, dopo seri studi e intenso lavoro, questa prima parte della relazione. Anche la seconda sarà ricca di no· zioni interessanti ; si avrà così completa la fisionomia ~anitaria della guerra mondiale. Un corollario da tuttociò balza fuori: Senza servizio sanitario non è possibile far la guerra. REITANO.

IGIENE

Sulla vaccinazione antitifoidea. n suo impiego può essere esteso obbligatoriamente alla popolazione civile? (c< Bull. dc l' Académie de Méd. », t. 116,

H. VtNc.ENT. -

n. 36, 1936} H. Vincent, forte di una vasta e documentata sperimcntazione personalmente rac· colta e vagliata in tanti anni di attiva partecipazione alla profilassi vaccinale anritilica umana, raccoglie in questa memoria le osservazioni epidemiologiche essenziali e più probative che lo hanno indotto nel convincimento assoluto della necessità di una più estesa attuazione della profilassi immunitaria antitifica, concludendo la sua esposizione col presentare all'Accademia di Medicina di Parigi la seguente proposta: « Al compa· rire, sia di casi isolati, sia di una epidemia di f. tifoide o paratifoide, la vaccinazione antitifo-paratifica sarà applicata obbligatoriamente e quanto più precocemente sarà pos· sibile a tutti i membri della famiglìa che sono in contatto con il malato come a tutti quelli che lo avvicinano. Si terrà conto, per questa pratica, dello stato di salute delle persone da sottoporre alla vaccinazione e delle controindicazioni usuali alla vaccinazione. La stessa vaccina7.ione sarà consigliata, per mezzo di affissi, agli altri abitanti della !oca· lità colpita dall'epidemia l> . Non è qui possibile, nonchè riassumere, anche scrnplic<..mente elencare i numerosr dati statistici da Vincent riportati a sostegno della sua tesi: essi comprendono il trcnten· nio che va dal r909 al 1928, riguardano esclusivamente la Francia e sono prevalente· mente scelti dagli episodi epidemici che l'A. ha più da vicino osservato e, come chiara· mente è dimostrato con suggestivi quanto p,recisi dati numerici, concorso a soffocar<. con un tempestivo intervento della profilassi vaccinale. Più che portare nuove prove, certo oggi superflue, dell'efficacia della vacci nazione antitifica, · egli ne documenta ampiamente: la innocuità d'impiego in pieno periodo epidemico con l'evidente beneficio Ji una estinzione locale dell'infezione, la lunga durata dell'immunità conferita (a que· sto riguardo si li mita a riferire i risultati ottenuti coll'impiego del suo vaccino all'etere). e sopra tutto la dimostrata · efficacia protettiva sugli individui che per essere più diretta· mente a cont:Jtto col primo focolaio dell'infezione, se non sono protetti dalla profilassi immunitaria, così frequentemente c pressochè fatalmente ne sono a loro volta contagiati per insufficiente applicazione delle comuni norme d'igiene e profilassi (epidemie familiari). A questo riguardo, anche nel caso che vi sia stato un fattore comune di conta


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minazione (acqua, latte), donde il particolare carattere esplosivo assunto dall'epidemia, Vince nt ritiene in base alla sua esperienza di poter :~ffermare che la vaccinazione pron· tamente attuata può evitare la febbre tifoidr nei soggetti in periodo d'incubazione recente (da 4 a 5 e, forse, anche da 6 a 7 giorni) mentre l'attenua e abbrevia in quelli in periodo d'incubazione più ava nzato. R(·sta peraltro indiscusso che la vaccinazione è contro indicata nel periodo prodromico del la m alattia. L 'A. già nel 1921 fece parte di una Commissione, nominata dall'Accademia di Mrdicina, la quale chiamata a deliberare sulla questione della vaccinazione obbligatori;, contro la f. tifoide nella popolazione civile, si pronunciò negati vam ente all'unanimilà. Oggi, alla distanza di 15 anni, si domanda se in base alle argomentazioni portate, pur ritenendo tuttora prematuro l'estensione di d rtta vacci naz ione a tutta la popolazion e civile, non sia possibile e doveroso estenderne l'obbligatorietà in condizioni epidemiologiche facilmente determinabili. L'Esercito, la Marina, gli studenti di m c;dicina, gli inferm ieri . . . sono oggi. in Francia, sottoposti alla vaccinazione obbligatoria antitifica, sola od associata a quelle antidifteriC3 e antitetanica. Unicamente in alcuni paesi del Protettorato francese, come il Marocco, ove la f. tifoide è endemica, tale obbligo è esteso anche alla popolazione civile. Ma se ancora oggi, dice Vincent, si può riten~e prematuro estendere l'obbligo della vaccinaz ione 2ntitifica a tutta la popolazione civile anche in considerazione che il sua ~pirito non può essen·i preparato, dato che molte regioni della Francia sono tuttora inden ni dall'infezione tifoide, ogni difficoltà pratica può esser facilmente superata allorchè tale obbligo venga ìimitato ai membri delle famiglie nelle quali compaia un caso di f. tifoide. L'importanza di tale misura profilattica è stata del resto riconosciuta da tempo: nel Belgio, ad esempio, già prima della guerra vigeva la disposizione per cui in ogni caso d i f. tifoide, accertata da parte del Servizio d'igiene, si doveva procedere alla vaccinazione obbligatoria di tutti i membri e del personale di servizio della famig lia dell'ammalato e, in alcuni casi, a tutti gli abitanti del villaggio ove si era verificato il primo caso della malattia. Gli indubbi benefici rilevati anche in Francia in numerosi casi di epidemie familiari e rurali nei quali tale misura profilattica, fu , d 'iniziativa, prontamente attuata, non permett ono più alcun indugio ed al Vincent appare oggi di grave responsabilità morale ogni riserbo od astensione al r iguardo D'altra parte la diffusione raggiunta dalle pra· tiche vaccinati più diverse, la ormai larga conoscenza dei principi che le informano, l'uso che se ne fa anche a scopo terapeutico, hanno diminuito le apparenti diflicolt?: d'appli;::azione della vaccinazione antitifiC3 specie nei limiti di obbligatorietà proposti òaJ Vincent, tanto da non ritenere ardito presumere che in molti casi, in seguito ai salutari benefici che le fami glie ne ritrarranno, i membri stessi di esse verranno a chiedere spontaneamente d i essere vaccinati. A dirimere ogni dubbio sulla necessità di lottare energicamente contro l'infezione tifoide anche nel proprio paese, l'A. documenta la notevole morbosità (circa 300.000 casi) e mortalità (23.000) globalmente rilevata per t:tle malattia durante il periodo di 12 anni che va dal 1919 al 1921 e dal 1925 al '933· La proposta, più sopra riportata, presentata da Vincent è stata adottata all'unanimità dai membri dell'Accademia di Medicina di Parigi nella seduta del 24 novemhre 1936. NANNI. A. LANCELEz. - Le malattie del lavoro «in aria compressa ». (<<La Presse Médicale )), 21 ottobre 1936, n. 85). Tra le a:klioni professionali, oltre quelle ad agenti chim!ci, ad intossicnioni propriamente dette, ad infezioni ed infestazioni, ve ne $Ono altre, ugualmente molto importanti, dovute ad alcuni fattori fisiéi.


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L 'A. in que-sta puhblica;t:ionc s'interessa ~pc:cialmcnte Jci disturbi che si vcn· ficono durante il lavoro in <• oria compressa )>. Nella maggioranza dei casi il lavoro in ari:;~ compressa si esplica quando si tratt,\ di lavorare sott'acqua o in cavità in cui è necessario avere una pressione artificiale sufficiente per respingere l'acqua dai terreni scavati. Questo lavoro può essere fatto d:J più persone ed :tllora si utilizzano a volte i u cassoni ))' a volte i « boucliers », che si possono paragonare a cassoni rovesciati. Qu:Jndo il I:Jvoro è individuale si usa un <~pparecchio conosciuto sotto il nome di Kafandro. In tali condizioni si determinano nell'uomo disturbi in quanto come egli è sensibile alle diminuzioni di pressione (male degli aviatori), ugualmente lo è alle pressioni aumentate, disturbi che provengono da due cause: dalle qualità dell'aria respirata e dal suo stato baroscopico. Pertanto ad un'atmosfera già la voce acquista un timbro nasale; l'udito diminuisce; l'operaio non riesce più a fischiare. In questo momento possono sorgere disturbi dell'odorato, alterazioni del gusto e qualche volta verificarsi anche, benchè raramente, emorragie nasali, boccali, timpaniche, polmonari. Nello stesso tempo la traspirazione diviene abbondante e si stabilisce una sensazione di stanchezza. Tali disturbi si veri· ficano durante il periodo della compressione, sono molto variabili e ciifticilmente mancano del tutto. Durante la decompressione poi il quadro clinico può presentarsi molto più grave ed alle volte addirittura drammatico. Difatti gli operai possono avvertire prurito insopportabile, dolori articolari forti, specie ai ginocchi, c presentare emorragie nasali, auri· colari, cerebrali, polmonari, sincope ed altri accidenti mortali ritardati, che si manifestano parecchie ore dopo l'uscita dalla camera di lavoro. In definitiva si ha un quadro clinico dominato da disturbi nervosi, che possono essere di varia origine c cioè: cerebrale, bulbare e midollare. La patogenesi della sindrome è stata diversamente interpret:lta. Dimostratasi non sostenibile la teoria tossiemica per arresto del metabol ismo dei tessuti sotto l'aumento di pressione, insufficiente qucllJ mC'c.:anica da atllusso di sangue all:J periferia e conseguente ischemia degli organi interni clurante l~ òecompn:ssione, attualmente gorle maggior favore la teoria pneumatica o delle cc bolle gassose)>. Essa è dovuta a Ben, il quale in base a reperti autoptici cd a ricerche sperimentali ha dimostrato che durant~ la compressione una notevole quantità di aria (ossigeno ed azoto) si scioglie nel sangue per ripartirsi poi nei tessuti dell'organismo, specialmente nel tessuto adiposo. . \l momento della decompressione si libera dal sangue l'aria in eccesso sotto forma di bollicme, e mentre poco dannose sono quelle di ossigeno, perchè rapidamente fissate dai tessuti, non così quelle d'azoto, che molto più lentamente si riassorbono, cin.olano quindi nei capillari, ove possono determinare embolie, la cui sede ~piegJ i fenomeni morbosi che si osservano: embolie od emorragie ccreerali, spinali, rulmonari, c<..c. Il fatto che il tessuto adi poso assorbe più azoto degli altri tessuti ci lascia com· prendere la più frequente localizzazione dei fenomeni morbosi in organi ove quel t<'S· suto r più abbondante. Fattori principali di profibssi wno: 1) permettere l'eliminazione completa e lenta dell'azoto; 2) occupare in questi lavori uomini perfettamente sani; 3) eliminare i giovanissimi (meno di 16 anni) e quelli troppo vecchi (45 anm m poi); 4) gli operai osservino il riposo prescritto; 5) uscendo dai cassoni gli operai si coprano molto bene e bevano una l)( \'an da calda t: stimolante; 6) riduzione del tempo di perm:menza nei ca~soni o nei « bouclicrs )>; 7) sorvegliare il rinnovamento dell'aria nel corso del lavoro.


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RIVIHA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN IERA

Il trattamento poi quasi specifico Jella malattia dei cassoni è quello di rimettere pressiOne gli operai che presentano rlisturbi . L.1 decornpn:~sif•f•C: deve e$Sc::rc ef. fettu:lt;) in seguito con prudenza ed os~ervando molto attentamente l'evoluzione :lei sintomi. A tale scopo è necessario avere in ogni tèmpo, sui luoghi di lavori (t in aria •ompre~sa », una s;~l:l eli ricompressionc in pc.:rfctso st:ttn Ji avviamento e s<:mpre pronta ;Jer :un zionare. ~otto

S.

VITALE.

MEDICINA INTERNA FR. Ronr.- Contributo a& fisiologia del principio antfpcrnldoso. chenschrift », 3 ottobre 1936, n. 40).

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((( Klinische Wo-

Nuove e sistematiche ricerche da ogni parte condotte tendono sempre più a chiarire la nosografìa della mal atti:. di Biermer ed a precisa re il meccanismo intimo della terapia, la quale oramai è avviata verso i più brillanti successi. L'A. ha praticato nella clinica medica di Brcslavia impowmti ricerche tendc:nti a meglio lumegg:iare la fisiologia e l'essenza del principio anripernicioso nel fegato conte· nuto. portando alle questioni notevoli contributi, che moJific:mo alqu:mto le nostre attuali conoscenze. 11 principio anripernicioso, di cui il fegato è particolarmente ricco, si trova anche in altri organi e tessuti, e da Reimann e collaboratori, che l'hanno particolarmente studiato, è stato denominato emogeno. Però mentre l'emogeno epatico si dimostra terapeuricamente attivo, non così quello che è contenuto negli altri organi c tessuti, onde se appare logica la deduzione che lo stato di esso dev'essere diverso, occorre però stahilire in che consiste questa diversità. Sempre secondo Rcimann l'emogc no o princ1pio antipernicioso allo stato inattivo contenuto nel fegato è in esso trasformato in sostanza attiva a seconda che l'organismo di essa ha bisogno. In considerazione della ricchezza in fermenti del fegato, l'A. ha pensato che tale trasformazione sia dovuta ad un processo fermentativo e precisamente autolirico, proct'sso che dopo la morte dell'animale si esalta notevolmente. Per ciò dimostrare ha allestito secondo lo stesso processo dd « Campolon '' un estratto di kga.to, utilizzando !'organo subito dopo la morte dell'animale, onde evitare ogni processo autolitico postmortale. Tale: preparato, somministrato in dosi molto superiori a quelle solite dd t« Campolon » e per parecchio tempo, si è d i mostrato in malati di anemia di Biermer, sicuram:-nte accertata, completamente inefficace, m<:ntrc pochi eme. dj •< Campolon " bastavano a determinare m essi effetti favorevoli. Tali risultati ci port:mo ad alcune considerazioni molto importanti. Anzitutto, la quantità di principio antipernicioso attivo nel fegato è relativamente scarsa ed è sol o sufficiente ai bisogni che a mano a mano nell'organismo si presentano, mentre si trova in quantità rilevante sotto la forma inattiva, come negli altri orga!li. Ancora, se la trasformazione dell'emogeno avviene nel fegato e non negli altri organi, ciò non è dovuto alla presenza in esso del principio antipernicioso, ma a quella dj un fermento capace di trasformarlo nella forma attiva, fermento .:he determina un processo di autolisi graduale in vita e massiva o quasi dopo la morte dell'animale. Qui in modo suggestivo, per la migliore comprensione del fenomeno, l.' A. riporta i'analogia, sempre in rapporto a~ fegato, tra glicogeno e glucosio, ed emogeno e principio antipcrnicioso attivo. ln~ne è esaminata l'essenza dell'emogeno di Reìmann e si conclude che esso è un cosutuente necessario della cellula di tutti gli organi e tessuti e che esso pertanto non serve solo all'eritropoiesi. Ciò risulta dall'osservazicne che l'epatoterapia negli ane·


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA Il"i\ LIANA E STRANIERA

mlCI perniciosi non porta solo ad aumento degli eritrociti, ma anche dei leucociti e trombociti. Lo stato generale ancora migliora, e talvolta pri ma deUa crasi sanguigna. E' opportuno qui segnalare l'ipotesi che la glossite di Hunter, caratteristica dell'anemia di Biermer, non è altro che indice di una distrofia in rapporto a deficienza o mancanza del principio antipernicioso; dif:.mi la lesione migliora sotto l'azione della terapia epatica. Se nell'anemia di Bicrmer la sindrome si manifesta prevalentemente a carico dell'emopoiesi, ciò riese~ comprensibile m quanto il sangue, più degli altri organi c tessuti, è sottoposto a carenza di una sostanza, rhe è un costituente cellulare necessario cd in conseguenza maggiormente n e risente gli effetti. l risultati dall'A. conseguiti e le considerazioni relntive hanno per noi grande importanza, in <.JUanto, sia nella pratica clinica che nelle ricerche sperimentali, ci possono renth:re conto di alcuni insuccessi tr:ra 1>cutici, e ciò a prescindere d:tlla loro importanza tconca m rapporto alla migliore comprensione dell'essenza e fisiologia del principio antipernicioso.

R. o' ALESSANDRO. PIERRE- BouRcEo•s e M. BouQuET- JEsENSKY. -

La formula leucocitaria quale elemento

di prognosi della tubercolosi polmonare. (« La Presse MédiGJ!e ''• 7 novembre 1936, n. 90)· Numerose sono le ricerche sulle modificazioni morfologiche d el sangue nclb tu· bercolosi polmonare condotte a scopo diagnostico e più a quello prognostico: basti ricor· dare lo schema neutrofilo di Arneth e l'emogramma di Schilling, che sono quelli che hanno raccolto maggiori consensi. Lavori di Cunningham, S:tbin, Doan e De Sanctis Monaldi hanno dimostrato. in rapporto al comportamento dei leucociti nella mbercolosi sperimentale, che tra l'evoluziont> della malattia e l'indice o rapporto linfociti - monociti esiste una stretta corrispon<lenza. Mediar e successivamente Moriss e Wilson hanno tra· sportata la ricerca in clinica e ne hanno dimostrato la grande importanza dal punto di .·ista della prognosi della tubercolosi polmonare. Gl i AA. hanno pratic:Ha tale indagine su circa 130 tubcrcolotici polmonari, dei guaii 28 sono stati esaminati sistematicamente sia dal lato clinico, che del comportamento dci leucociti in generale e dell'indice linfociti - m onociti in particolare. Confermando le ricerche di Mediar hanno constatato che nel corso della tubercolosi polmonarc la formola leucocit:Jria può inquadrarsi in tre tipi caratteristici: 1 ° trpo settico, con marcata ìeucocitosi e polinucleosi, Jinfociti al disotto dclb norma e monociti aumentat i; il rapporto linfociti - monociti si abbassa fino a zero. Esso indie:. una tubercolosi polmonare evolutiva c g rave; 2° tipo re.<istente, con leucocitosi m oder:;ta, aumento dei linfociti lino ad ugu ag liare il numero dci polinucleati, mo nociti al disotto del 10 o~ e rapporto linfociti- mo· nociti costantemente elevato. Esso indica una tubercolosi polmonare a decorso benigno r comporta quindi un giudizio prognostico favorevo le; 3° tipo iperpla.<tico, con lcucocitosi lieve, poli nucleari su 6o "{, , linfociti su 25 ",. , moncciti al disotto del 10 %; il rapporto linfociti - monociti è basso o del rutto invertito. Questo tipo. caratterizzato da monocitosi, indica formazione di num·e lesioni o ripresa evoluti,·a di quelle precsistenti. Se in prosieguo aumentano i linfociti (oltre il 30 ",.) si può sperare un 'e,·oluzione benigna. Per quanto tale classificazione possa apparire schematica, le ricerche degli AA. dimostrano tUWJ\"ia che, in hasc ad essa. si può con grande probabil!d valutare le inten· zion i evolutive della mabttia tubercolare, e che indice sufficientemente sensibile si dimostra il rapporto linfociti- monociti. Un caso dagli AA. 1iportam in modo molto sug· )!estivo climcsrra la perfetta corrispondenza tra le modificazioni leucocitarie e specialmente


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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dd rapporto linfociti - monociti e le mute\·oli vicende tlcl decorso clinico dc.:lraffczione. Gli AA. poi, anche in base a ricerche comparati\·e fatte con la renione di Vernes :~Ila resorcina e con la velocid di sedimenrazione, g1ungono alla conclusione che il ra pporto linfociti- monociti ha fornito alla prognosi elementi più precisi e sopra tutro più precoci che le altre ricerche, spc:cie per qu:mto ri guarda la necessità di un imervc.:nto ed il risultato di esso.

Gli elementi dagli AA . riportati non sono nuovi. Già Calmette e Schilling hanno dun ostrato che nell'infezione tubercolare la leucocitosi co-n monocitosi wdica diffusion~ c gravità del processo, c·he la leucocitosi con polinudeosi (fase tJeutrofila di lotta .<econdo Schtlling) indica gravità defl'infezione, che evolve verso processi ulcerativi e dùtnmim , mentre l'aumento det linfocit'i, accompagnato a leggera eosinofilia (fo-rmula di resi;tenzt'l d1 Ca/mette). indica decorso benigno e regressione del p1·ocesso. Tali modificaz/o-ni leucocitarie sono sttlte ande dal solloscritto studiate nel 1934 nelle pleuriti tubercolari e riscontrate n spondenti alle modalit(ì di evoluzione ed a/l'cj·tcnsione del/'affc:::.io-11(: pleurica e della malattia fo-ndamentale che la ;-o;-teneva. Quindi, per quanto sotto nuova forma, gli AA . non hanno portato nuove conce:::.Ìarll, ma importanti contributi dimostrativi a quelle già e;istenti. R. u'ALESsA:-;nRo.

TRAUMATOLOGIA GuAREsCHI. - Rapporti fra pachimenmgitc interna emorragica e trauma. (u Jn fortunistica e traumatologia del lavoro 11 , vol. II, n. 5 e 6, 1936). Forme morbose che possono va ntare oltre che un 'eziologia patologica idiopatica, anche una eziologia traumatica, assu mo no in medicina legale c in infortunistica speciale 1mponanza, e nel campo assicurativo dan luogo al .comodo " post hoc, ergo proptcr hoc )) . Perciò le manifestazioni tardi ve di t raumi al capo hanno cospicuo interesse oltre che cl in i co anche medico-legale. La pachimeningite interna emorragica fra forma id iopatica e traum:aica presenta molte interferenze (Antonini) ed è una delle forme morbose endocraniche che più si presta a discussione per nessi di causalità e cor.causalità ed occasione fra trauma e malattia. L ' A. illustra un caso: un contadino in agosto cade da una sc:~b a pioli, no n perde ! sensi e può tornare a casa con i propri mezzi. Presentava il giorno dopo, alb visita, poche abrasioni all'occipite, febbre modica di 24 ore, dolenzie ai tessuti superficial i del capo. Verso la fine di ottobr,e: cambi amento di carattere, perdita della volontà, incapacità lavorati\·a, deperimento; il 5 nove mbre perd ita involontaria di feci ed urine, ..:oma, con obitus il 15 novembre. Alla sezione: 250 grammi di sangue fluid o raccolto sotto la dura parietale di destra e placca ossea nella dura parietalc d i sinistra . Diag nosi di rnal:lttia e di morte facile, difficile il giudizio medico-legale per ammettere od escludere la dipendenza della ma lattia mortale dal trauma dell'agosto precccJente. P assate rapidamente in rassegna le forme morbose della duramadre (sclcromeningi_re l~i G~itrac, pachimeningite ossificante Bri gidi) notate in \·cechi luetici o :tlcoolis tt , ~hcnau; e gli altri esiti di pachimeningite sia acute che cron iche, idiopatiche o traumauche, ~morragiche o non (Cro uvel hier) e~primc il parere che ta li in fiammazioni possono p1ù frequentemente che non si creda venir a guarigione e possono passare inosservate le forme emorragiche che si siano limita te al solo assudmo senza em:nwna, m:mre_co~ trasformarsi di placche pachimeningitiche in cicatrici o, con :tpporto di sali Òl c:t\c~o, 10 placche ossee si notano manifestazioni epilettiche jacksoniane o Jltri disturbi nmos1 (A ntonini).


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA lTALIAN;\ E STRANIERA

Nel caso osservato oltre a sangue fluido con alcuni coaguli sotto durali a destra si nota una placca ossea meningea a sinistra: il concadino in un tempo relativamente lontano aveva sofferto di pachimeningite interna a ~inistra senza manifestazioni, e al trauma cranico, riportato tre mesi prima della morte non sembra potersi riconoscere alcuna influenza genetica diretta o indiretta essendo esso trauma troppo recente in rap porto all'età delle lesioni pachimeningitiche di sinistra. Le calcificazioni meningee post· traumatiche appaiono a discanza di anni (Rizzani, Betocchi). Esiste però nel caso studiato una p::~chimeningite int. cmorr. destra che presenta segni di attività recente (sangue Auido): il trauma ha agito riaccendendo una antica pachimeningite int. emorr. idiopatica destra similare di quella sinistra o ne ha prodotto una nuova? Differenze fra p. i. c. idiopatica e traumatica dovrebbero essere sufficienti: 1° for· mazione lamellare delle membrane nuove, connettivali, che nella forma idiopatica si organizzano ed insaccano ogni stravaso successivo interstiziale, mentre nella trauma· tica la membrana è l'esito dell'emorragia (Kolisko); 2° la forma traumatica è più cir· coscrit ta, con tessuto neoformato più compatto e tendente alla sclerosi (D'Ancona). Oltre :t queste considerazioni anatomo-patologiche, occorre tener presente i criteri puramente medico-legali; proporzionalità lesiva, criterio topografico e cronologico, esclusione di forme morbose precedenti capaci di prcvocare una p. i. e. Nel caso stu· diato la proporzione lesiva non si può in vocare (Orth, Borri, Benassi, Antonini) per· chè il trauma per produrre una di quelle emorragie dello strato di Jores sottodurale, avrebbe dovuto aver intensità lesiva tale da provocare intensi fatti immediati. Il criterio topografico non può essere applicato che con grande restrizione: ha battuto il con tadino la regione parietale destra o l'occipite, come sembra, per le lesioni occipitali? Il criterio cronologico è in questo caso :mche elastico: l'intervallo fra trauma e morte da p. i. e. è compreso in limiti molto vari. Se la morte avviene a distanza non sono mai assenti i sintomi intervaUnri (Bruck- Symptomen dei tedeschi), che nel caso trattato non si manifestarono. Non vi fu continuità di sintomi, garanzia somma ddl'at· tendibilità di ogni nesso causale. In ultimo l'esclusione di precedenti morbosi nell'infortunato, capaci di produrre pach. int. emorr. non può attuarsi: ~oggetto anziano. bevitore, esiti di pach. int. ossifitaca a sinistra, notevoli alterazioni arteriali a carattere obliterativo, fanno sospettare un'origine luetica, causa indubbia di prcçessi emorragici idiopatici della duramadre. L'A. conclude che il trauma cronico subito tre mesi prima della morte rimane un episodio senza evidente relazione di causa o concausa di essa. R AFFONE .

F.

L'architettura dell'estremità superiore del femore nell'uomo. Suoi rapporti con le fratture dd collo anatomico. (« Revue d'Orthopédie "•

VrLLEMIN e

A. S I MÉoN. -

gennaio 1937). Il lavoro è basato sull'esame di 100 femori di adulti dei due sessi e di età varia· bile fra i 18 e gli 8r anni. I femori sono stati sezionati con la sega e divisi i n lamelle òello spessore da tre a quattro millimetri circa. Le sezioni sono state fatte in tutti i piani e, quando si notava presenza di particelle di grasso, sono state sottoposte ad una ebollizione prolungata nell 'acqua e carbonato sodico. Gli AA. si sor.o anche serviti della radiografia che permette di vedere delle disposizioni trabecolari non solo sulla superficie di taglio, ma anche nello spessore dell'osso, dove vengono rivelati dettagli di architettura che a ltrimenti avrebbero potuto sfuggire alla sezione. Gl\ AA., dopo un dettagliato e completo studio delle varie sezioni, vengono alle seguenti con.clusioni:


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA N A E STRANIERA

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1° - L'architettura dell'estremità superiore del femore è essenzialmente costituita da tre grandi fasci di lamelle: il fascio cefalico, il fascio trocanterico, il fascio arciforme e da una piccola lamina, prolungamento della parete diafisaria posteriore sono il piccolo trocantere, la lamina di Rodet. 2 ° - La lamina sopra-cervicale c· l'angolo chiave di volta che esistono su alcune sezioni sono dovuti ad errori di interpretazione. 3" - Le cartilagini di coniugazione: non sono sostituite nell'adulto da lamine ossee della medesima estensione. 4 • - Esistono nel sistema architetturale dei femori normali punti deboli situati fuori dei grandi fasci di lamelle; questi punti divengono dci centri di rarefazione ossea. 5° - La disposizione delle travate ossee, le loro modifica7.ic ni con l'età, spiegano di ,·crsi tipi di frattura osservati a livello del collo anatomico del femore. Completano l'interessante lavoro numerose figure iliustrative. FLORIDIA.

NEURO-PSICHIATRIA D. AMico. - Sull'esplorazione del sistema reticolo-endoteliale (« Neopsichiatria >), n. 3, maggio- giugno 1936).

in neuro -psichiatria.

Da anni il Buscaino e parecchi altri studiosi italiani e stranieri hanno posto in e\'idenza svariate lesioni nell'organismo dei dementi precoci, accertando che tali lesioni per lo più di natura infiammatoria cronica o degenerativa - interessano principalmente il rubo digerente e il fegato. Col che si tende a dimostrare il carattere in gran parte orbranicistico di questa grave psicosi che non può essere spiegata, come un tempo si pensava, con semplici, mal fondate e, per lo meno, insuthciemi Ipotesi invocantt una deviazione o degenerazione dci processi psichici. Allo scopo di mettere in luce queste alterazioni entero- epatiche - e non solo nella demenza precoce, ma nelle malattie mentali in genere - · la funzionalità del fegato è stata esplorata, da numerosi AA., in tutti i sensi e nei vari malati di mente. Si è studiata, in modo particolare, la funzione antitossica di quest'organo; e poichè tale funzione è principalmente devoluta alle cellule del Kupfer che, come è noto, hanno grande importanza nella costituzione del sistema rcticelo -endoteliale epatico, si è cercato anche di studiare la funzionalità del sistema reticolo- endO[eliale dell'organismo, posto che tale studio equivale, in certo qual modo, all'esplorazione della funzione antitossica del fegato. Un buon indice della capacità funzionale del sistema reticolo- endoteliale si è visto essere dato dalla proprietà degli elementi di questo sistema di fissare le sostanze coloranti acide (rosa Bengala, rosso Congo, ecc.) introdotte in circolo. L'Amico ha esplorato 6o psicopatici (40 dementi precoci e 20 amenti) colla prova del rosso Congo, ed è giunto alle conclusioni - collimanti coi risultati degli AA. precedenti - che negli infermi di mente esiste un'alterazione della funzione del sistema 1eùcolo- endoteliale, di natura verosimilmente tossica, specie ;,elle forme schizofreniche; che tali reperti confermano l'importanza del fattore tossico nell'eziologia deila demenza precoce; che l'alterazione del suddetto sistema è ralvolta rilevabile anche in casi in cu1 la malattia mentale non è ancora clinicamente ben definita, sicchè la prova del rosso Congo può fornire un utile criterio d'orientamente diagnostico. CARLO Rizzo.

A. SAx..\loN. - Il ruolo dei nuclei diemcefalld nella vita vegttativa e nella vita psichica. (cc R ivista sperimentale di Freniatria )), fase. 4• 1936). L'A. - valoroso cultore degli studi attinenti ai centri vegetati vi dell'encefalo traccia, in questo suo recente lavoro, una completa sintesi dei rapporti anatomici e, spec-ialmente, delle funzioni dei nuclei diencefalici.


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RIVISTA DELLA STMJPA MEDICA ITALIA NA E STRANIER.>\

E' noto che nel diencefalo, e, più precisamente, nel pavimento del III ventricolo, esiste una serie di ammassi cellulari la cui natura vcgctativa ha rice\·uto numerostsstm( c sicure dimostrazioni fisiopatologiche cd a natomoclinichc, e la cui attività si esercita principalmente influenza ndo le principali funzioni cosidettc « autonome >> dell'organ~ :.mo : il sonno, la diuresi, il metabolismo dd grasso c dello zucchero, la regolazione tcr· mi ca, l'emopoiesi, la pressio ne arteriosa, ecc. Si sa pure che tali centri sono connrssi, direttamente o indircu:uncntc, coll 'adiacente ipofisi, col talamo, colla cor teccia frontale, coi surreni ed altre ghiandole a secrezione interna. L 'esistenza. le connessioni (c correlazioni) dci nuclei vcgetativi diencefalici e la loro azione prevalenteme nte di na tura simpaticotonica ci spiega no con sufficiente esattezza la complessa fenomenologia derivante dalle loro lesioni. dai loro perturbamcnti, c ci con· ferm ano altresì la loro altissima dignità funzio nale dal punto di vista della vita vc:getati,·a dell'organismo. L'A. passa in ri vista le pri ncipali sind romi diencefaliche e ne illustra la ge nesi. Poi si soffenna sull'importanza dei nuclei ipotalamici nei ri.bruardi della vita psichica; c pur non accettando - a buon diritto - l'opinione di taluni studiosi (come l'Hascovec) per i quali nel diencefalo avrebbe ro addirittura st.-dc i ce ntri psico- affettivi, r itiene cc non azzardata la tesi che i nuclei di encefalici, al tempo stesso che sono dotati di una azione regolatrice sul sonno, d eterminante le più notevoli modifi;;azio ni della psiche, esercitino una notevole influenza e fo rs'anche una azi one regola tricc sulle funzioni psico-affcttivc "· Lo studio del Salmon è corredato da una ricca c recente letteratura, che l'A. ma· neggia abilmente a sostegno cd illustrazione delle sue vedute. CAlU.O RIZZO.

C. l. UaEcHIA e L. o~AeoMt R. -

Emiplegi.l con amaurosi unilaterale concomitante, in

un cardi.lco. (•< P aris Médical », 15 agosto 1936, n. 33). La coesistenza di una emiplegia con amaurosi unilaterale dovuta ad embolia dcll'nrteri:t ce ntrale della retina costituisce una eventualità molto rara. Gli stessi AA., com· puls:tndo la letteratura, ne hanno potuto riscontrare qualche caso che si riferi sce a rammollimento arterio-sclerotico o ad emorra gia. L'argomento in parola è trattato dagli AA. perchè alla loro osservazione si è prc· sentato il seguente caso interessa nte per la pratica: Si tratta di un giovane di 27 ann i di età la cui anamnesi registra solo un 'infezione blenorragica a 25 an ni. 'cl febbraio 1935· mentre era a caccia, ad un tratto si acrorgna di non vedere più con l'occhio sinistro e contemporaneamente dalla sua mano destra gli cade,·a il fucile; c mentre si curvava per prend ere il fucile colla mano sinistra cadev<t a terra senza conoscen za. L'indomani egli acquista conoscenza ma ha il lato destro paretico; è afasico; pronun cia solo qualche pnrol:l; non può legge re nè ~criverc ed il visus dal lato sinistro è completamente abolitO. D opo due giorni si nota un leggero cenno di mi glioramento poichè l'ammalato comincia a muovere i suoi arti paralizzati cci a pronunciare parecchie pa role. Dopo c!uattro m esi di malattia l'afasia è molto migliorata t:lnto che l'infermo può sostenere una com·crsazione; contemporaneamente con l'ccchio sinistro comtncia a d istinguere gJi O)!gctti. A questO punto l'ammalato sperando in una più evidente miglioria s1 ricovera in clinica. I vi. all'esame obietti\ o si ri,·cla : stenosi cd insuffi cienza mitralica; polso regolare ma a lquanto accelerato (90-96); tensione arteriosa 10.5-8 (Vaquez- Laubry). Niente di anormale negli altr i org:a nÌ dell'addome e del torace.

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RlVISTA DELLA STAMPA MEOICA ITALIA:>:A E STRANIERA

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All'esame òel sistema nervoso si constata: emiplegia sinistra con i segni e I'Jttitu· dine caratteristica, più evidente a carico dell'arto su periore. Tale emiplegi:. di media entità è accompagnata da una marcata atrofia dell'estremità distale dell'arto superiore sinistro con limitazione dei movimenti; at rofia muscobn: che si è S\'iluppata subito dopo l'inizio della malattia. l riAesi tendinci sono esagerati Jal latu de~tro; il segno di Ba· binski è assente, come pure quello di Oppenheim e di Mendcl- Bechtcrew. l riflessi cutanei addominali sono incostanti e d iminuiti a ocstra. Non si notano disturhi dei!a sensilità tattile, termica, do lorifica o profonda. Le pupille sono uguali con cowrno ir· regolare, e la reazione alla luce ed all'accomodazione è norm:.~le ed uguale. La convergenza del globo oculare è abolita. All'esame dell'acutezza visiva si constata : Occhio destro norm:~le; occhio sinima : r::stringimento concentrico a ) 0 • All'esame oftalmoscopico: atrofia ottica a smtstra

consecutiva illl'embolia dell'aneria centr:Jle della retina. Niente di anormale :JII'csame:: C'tOlogico. La puntura sotto-occipitale è ncgati,·a. Dopo l'esposizione concisa ma molto ch iara del caso es:uninato gli AA. vengono :.Ila discuss ione circa l'etiologia delle lesioni osservate e dicono : l'ammalato in esame è di giovanissima età e non ha avuto alcuna mabtti:! infettiva, come per es. la sifilide o un'altra causa che possa spiegarci la sua cardiopati:t (insufficienza e stcnosi mitralica). A vendo egli esplicato il servizio militare si de"e pensare che tale affezione si sia prcscnt3ta dopo il congedo dalle armi, e siccome l'infermo ha contratto la blenorragia all'età d i 25 anni, bisogna pens:1re che (: questa infezione la causa determinante, con molta probabilità, della sua cardiopatia. A tale proposito bisogna rit:ordare che i cbssici tratt:ni considerano tale e,·entualità, e qualche A. (Cierc) ha illustrato largamente l'importanza che ha l'infezione gonococ· cica nella etiologia dell'affezione mitralica. Nd nostro ammalato, tale malattia si è svolta silenziosamente (come non mramcnte capita) senza attirare minimamente l'attenzione del l'infermo. In un dato momento poi, sotto lo strapazzo fisico di una partita di caccia, essa ha prO\'(lCato due embolie concomitanti, un'embolia nella arteria centrale della retina sinistra cd un'altra nella si lviana con emiplegia ed afasia. La rara coincidenza di queste lesioni dà a l c:~so osservato tutta l'importanza di un process~ patologico non comune c quindi utile a conoscersi .

S. VITALE. · ~~::.

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OFTALMOLOGIA A. MAZZE!. -

Negli individui affetti da media miopia senza lesioni del fondo oculare,

a rdrazione corretta, si ha una nitidezza di immagine retinica come negli emmetropi? (<c lb~segn a Italiana d'Onalmologia ''• setrembre . Ottobre 19.)6-XIV). ..-'.•

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L'A. part.:ndo da note formule di ottica ed eseguendo interessa n ti esperienze in molti indiviùui affetti da media miopia ha potuto dimostrare che nei casi di miopio di 4·5 d. senza lesioni del fondo ocu lare, a 1 cfr azione corretta, si ottie ne un "isus uguale a IO 10, però la nitidezza dci caratteri non è ug11ale :t quella degli indi\'idui emmetropi; che l~ non c~mpleta nitidezza delle imagini retiniche non è in rapporto ad imperfetta corre7.10ne otuca, ma ad un maggior diametro de: forame pupillare; che non è possibile, praucamente, modificare l'ampiezza del forame pupillare perchè essa, presumibilmente, è data da un imperfetto equ ilibrio fisico-chimico degli clementi Sl·nsoria li. T ESTA.


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RIVISTA DELLA ST AMPA MEDICA ITALIANA E STRA'llERA

Distribuzione e significato degli stafilococchi a colonie lisce e degli stafilococchi a colonie rugose nella cute palpebrale e nella congiuntiva.

G. B. BAsiLE. -

(Atti del XXXIII Congresso della Società Oftalmologica Italiana . S. T. Edizioni Romane). I germi possono subire modìficazioni morfologiche, biochi miche, culturali e sierologiche per azione di cause ester ne. In una cultura che ha subìto queste modificazioni (variazioni o dissociazioni batteriche) si notano colonie normali a margini netti, a super· ficie umida e liscia, e colonie variate a margini irregolari e dentellati, a superficie secca e rugosa. Gowen per primo nel campo oftalmologico, partendo dal concetto ammesso che le colonie rugose non siano altro che trasformazioni di colonie del tipo liscio, prcle· vando materiale batterico dalla cute delle palpebre, potè Habilire che, sempre che esista no fatti infiammatori in arto della cute palpebrale, nelle culture eseguite la percen· tuale delle colonie di srafilococco a tipo rugoso è bassa rispetto a quella dd tipo liscio t che man mano che queste collldizioni patologiche si dileguano la percentuale delle colonie rugose sale notevolmente. L'A. molto opportunamente ha voluto controllare le esperienze di Gowen estendendole però anche alla congiuntiva c trame anche utili deduzioni per la clinica. E dalle numerose, interessanti e diligenti ricerche ha potuto concludere che nelle culture che si eseguono con materiale prelevato dalla cute pelpebrale o dai fornici con gìuntivali, si rinviene sempre una percentuale dì colonie di stafilococco di tipo liscio molto alta rispetto a quella del tipo rugoso. La percentuale delle colonie lisce è parti· colarmente elevata quando esistano processi flogistici in atto. Man mano che i fatti in· fiammatoci si vanno dileguando si abb::~ssa sensibilmente il numero delle colonie lisce, mentre aumenta la percentuale delle colonie rugose. Questo fatto - secondo l'A. va interpretato come un fenomeno di attenuazione dei germi per cui, allorchè si rÌ· scontra in soggetti predispostj ad affezioni recidivanti degli annessi oculari una tendenza ad elevarsi della percentuale delle colonie rugose, si può stabilire senz'altro una prognosi favorevole circa la guarigione definitiva .

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TESTA.

J. FRANçols. - La degenerazione marginale della cornea. (•• Archives d'Ophtalmologie ••, giugno-agosto r936). La degenerazione marginale della cornea è una affezione cronica, ordinariamente bilaterale e più o meno simmetrica caratterizzata da un assottigliamento diffuso o eire(} scritto e da una vascolizzazione superfic;i;tle del ;nargine corneale, dalla formazione di un solco c poi infine da una ect.1.sia periferica perfettamente trasp;;rente; la zona corneale aiterata è limitata all'esterno da una zona di cornea sana ed imernamente da una stria opaca. Questa affezione si riscontra eccezionalmente e T errien Ea considera come la più rara di tutte le malattie della cornea. Ne sono stati pubblicati finora .:irca 130 casi. L 'A. ha osservato due casi di questa malattia, di cui fa una dettagliata ed esauriente descrizione dal punto di vista puramente clinico e da quello biomicroscopico. Nella sintomatologia descri ve quattro stadi, c cioè, nel primo si nota una vascola· rizzazicne periferica ed una opacità marginale paragonabilc al gerontoxon, nel sccondCJ si nota un assottigliamento diffuso o circoscritto della periferia corneale, una vascolariz· zazione di questa periferia ed una opacità, rassomigliante al gerontoxon, che limita il solco dal lato interno, nel terzo stadio la porziòne di cornea assottigliatasi cede lenta· mente alla pressione intraoculare e diviene ectasica, e finalmente nel quarto stadio, te rminale, si manifesta l"ectasia della cornea.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN IERA

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In seguito alle ricerche di Cattaneo si può a,·cre or:l un qua<Jro biomicroscopico ass::~i tipico di questa mabttia. Andando dal centro verso la periferia ci si imbatte in quanro zone differenti; nella prima la cornea ,di,·iene più refra.ngcnte c vi si not:~no fini opacità a fiocchi; nella seconda queste stesse op:~cità diventano più opache, più dense c pi ù voluminose; nella terza zona si nota che la cornea è :~ssottigliata a spese degl'1 strati superficiali mentre gli strati profondi sono in torbid:ni cd è ::~ppunto a questo livello che si forma prima il solco e poi l'cctasia; nella quarta zona, pJr:llimhare, più omogenea, biancastra, dj spessore normale, si notano numerosi piccoli vasi. Circa la patogenesi l'A. fa presente che due teorie principalmente:' si contendono b ~picgazione della malattia e cioè una in!ì:lmmatoria ed un'alrra <.kgencrativa. Vi sono poi non pochi AA. i quali vedono un rapporto diretto tra l'arco senile (gero ntoxon) e la degenerazione m ::.rginale della cornea. Comunque l'A. riconosce che la patogenesi di questa malattia è ben lontana dall'essere ~t:~bilit~l. Circa il trattamento ne disting ue uno puramente profibttico tendente ad ottenere c.he nelle cornee affette da degenerazione marginale non si producano rotture da traumalismi, ed uno curativo che a sua volta suddivide in medico, o ttico e chirurgico. TESTA .

DERMO-SIFILOGRAFIA F. FRo\NCHI. Sull'ulcera tropicale. (« Giornale Italiano di malattie eso tiche e tro· picali ed Igiene coloniale)>, gennaio 1937·XV).

L'A. durante la sua permanenza in A. O. l. ha avuto occasione di ossen'are un notevole numero di pazienti affetti da ulcera tropicale. Già su questo giornale (ottobre 1936) ha riferito dettagliatamente sull 'allergia cutanea c sui risultati della vacòno-terapia nell ' ulcera tropicale eJ ora con la sua ben nota compete nza, dopo aver :nesso in evidenza alcuni rilie\·i di ordine generale su tale lesione che è e ndemica in tutto il territorio dell' A. O. l., specie lungo le coste e nei 1-assopiani. do\·e inoltre presenta una minore tendenza alla guarigione, passa n parlare della sicrolvgia e della terapia locale. P er quanto riguarda la sierologia l'A. fa noto d'ave r praticato la reazio ne di Wasserma nn e la reazione: di S;1chs- Witcbsky sul siero di sangue di una quarantina di pazienti, affetti da ulcere tropicali, che duravano da un mi nimo di un mese: ad un mass1mo eli sette anni, localizzate agli arti inferiori, di grandezza variabile da una m oneta di un centesimo al palmo di una mano, alcune superficiali, altre e~tese in profondità fino ai piani muscolari ed al periostio. In due soli casi i sieri hanno dato reazione positiva. ma in entrambi coesisteva sifilide pregressa insufficientemente curata. T ale reperto non consente di concordare con alcuni AA., che nelle deviazioni dd complemento da loro osservate, vorrebbe ro vedere un altro dato in favore della natura spirochctica delle lesioni. Pe r quanto riguarda la cura locale l'A. ha esperimentato un metodo già largamente adott::.to presso la clinica dermosifilopatica di T orino per le ulcere veneree to rpide, eccessivamente estese e resistenti ai comuni mezzi di cura e cioè l'uso sulle lesioni di polvere di iodoformio in strato piuttosto spesso, seguito da un'applicazione (per avvicinamento) di galvano o termocauterio. In tal modo nello spazio di pochi sééondi si ottiene la trasformnione della polvere di iodoformio in un liquido nerastro da cui si sprigionano vapori violetti, pesanti, irritanti sulle mucose. Cessata l'azione del calore irr:Jdiato si forma una specie di patina che aderisce alla perdita di sostan za, ricoprendola interamente .


RIVISTA OELLA STAMPA ~~.EDICA ITALIANA E STRANIERA

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Dopo la prima o la seconda applicazione il fondo dell'ulcera comincia a detergersi c la secrezione diminuisce e nelle successive applicazioni la crosta si presenta sempre meno aderente, cosicchè si elimina spontaneamente rinnovando la medicazione. In secondo tempo si assiste ad una ripresa della granulazione cd il fondo lentamente si solleva fino a colmare la perdita di sostanza. A questo punto si sospendono le applicazioni iodoformio + termocauterio e si medica ia lesione giornalmente con una pomata leggermente iodoformica o ittiolata. L'A. ha adoperato con buoni risultati una pasta al Granugcnolo. Le cicatrici che residuano sono molto !abili e su di esse l'ulcera può riformarsi e quindi occorre prevenire le recidive, proteggendo ancora la p:lrtc, fino a perfetta solidificazione della cicatrice. Le applicazioni iodoformio + termocaurerio si ripetono oggi tre-quattro giorni ed il numero di esse è variabile da caso a caso, in rapporto a fattori molteplici. L'A. ha curato con tale metodo ventuno pazienti con un minimo di una ad un massimo di 12 applicazioni, ottent"ndo risultati favorevoli in un tempo molto minore di quello richiesto da tr:mamenti di a ltro tipo. L'A. prima di lasciare l'A. O. ha iniziato qualche trattamento misto con la eu m vaccinica endovenosa, streptobacillarc o streptococcica e con la cura locale iodofor· mio+ termocauterio, che non ha però potuto portare a termine. Afferma però che le lesioni trattate, già dopo la prima o la seconda applicazione e la prima o seconda iniezione endovenosa, s'erano nettamente trasformate e quindi non esita a credere che i due metodi associati potranno dare risultati buoni e più rapidi di qualsiasi altro trattamento. L'A. infine richiama l'attenzione di associare al trattamento dell'ulcera, sia locale che generale, una cura dello stato generale, che in genere è sempre compromesso. CA.RLUCCI.

c. FtVOLI. -

lpcrscnsibilità alla camomilla. (Dermatite e fenom~i generalz). («n

Dermosifilografo >>, n. 12, dicembre 1936). L'A. descrive un caso di dermatite del i e mani da causa esterna, insorta in un giovane di 24 anni, il quale affermò che la dermatosi fu causata dal contatto con pianticine di camomilla, e che già precedentemente altre due volte aveva notato la stessa eruzione nelle medesime circostanze. Al dorso delle mani, delle dita c della parte distale dell'avambraccio la cute si presentava arrossata, edematosa e cosparsa di numerosissime vescicole. Le prove cutanee con fiori di camomilla, il trasporto passivo con il siero delle vescicole e le reazioni generali piuttosto imponenti in seguito ad ingestione di decotto di camomilla, confermarono in pieno l'ipersensibilità del soggetto in esame alla camomilla. L'iperscnsibilità per questa pianta, così benefica, non pare sia molto comune e difatti i casi descritti in letteratura sono rarissimi, mentre l'uso del decotto di camomilla è molto diffuso. La reazione della cute al contatto dei fiori non ha alcun carattere specifico. E' una reazione dermo-epidermica, con prevalenza a carico dell'epidermide. La reazione generale è caratterizzata da un vero attacco a tipo anafilattico, con sintomatologia imponente, con asma c con leucopenia e il p. si avvantaggia moltissimo con una iniezione di adrenalina. CARLUCCI.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE N EOLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Dir ezione Generale di Sanit/l militare nel febbraio 1937- XV)

ANCONA • Primo capitano medico ANTONIO PAVONE: Tubercolosi e sCI'VIZIO militure.

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BRESCIA • Tenente colonnello medico RosERTo LovAcuo: Un caso di endocardiu

lenta.

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CAGLIARI • Tenente chimico farmacista GIUSEPPE MoRONI: Relazione fra stt'Uttura moiecoiare e azione aggressiva nei composti prevalentemente lacrimogeni. Dopo aver ricordato che la chimica biologica considera l'azione delle varie sost:~nze sull'organismo, effetto di una reazione di indole chimico-fisica tra la sostanza ed il protoplasma cellulare e che è già noto, p. e., dalla farmacologia come l'azione specifica di vari medicamenti sia da attribuirsi a particolari gruppi atomici presenti nella molecola di quei composti, l'O. passa in rapida rassegna i più noti aggressivi chimici e le loro varie classificazioni, soffermandosi poi ad esaminare la struttura molccolare dci com posti prevalentemente lacrimogeni per far notare come la maggiore aggressività sia prn·alcntemente in diretto rapporto con l'influenza di alcuni gruppi elettronegativi sugli 1l?gcni che sono gli elementi pressochè immancahili nella molecola delle sostanze lacnmogen e.

CHIETI •

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P rimo capitano medico PIERO MACCJO: Migrazw ne e desmoplasia cellulare

nella genesi dei nei e dei tumori melanotici.

La capacità di produrre melanina fu inizialmente riferi ta dagli istologi alle sole cellule epidermiche, considerandosi gli elementi del derma a contenuto melanico come semplici veuori del pigmento. I n segui10, per opera del Ribert si g iunse ad una concezione opposta, ritenendosi che le sole cell ule mcsodcrmichc fossero capaci di produrre pigmento, cedendolo successivamente all'epidermide. A precisare questi concetti si diede il nome di melanoblasti :~gli elementi generatori di pjgmento e di cromatofori agli elementi vettori di questa sostanza ed, a seconda delle teorie, il melanoblasta rimaneva per alcun i di natura epiteliale per altri di natura connet tivale. Unna, prendendo in esame i nei cutanei, potè d imostrare che le cellule neviche del derma derivano da un dislocamento di cell ule epidermiche, che, invadendo il derma, finivano anche per mutare forma, avvicinandosi a quella propria degli elementi con· netti vali. In una serie di indagini, cominciando da certi stati fisiologici, per passare a certe al terazioni cutanee di natura flogistica, dist rofica, ed ipe rplastica, l'O. h a potuto dimostrare, da parte sua, la grande frequenza di cosiffatti dislocamenti cellulari dell'epidermide nel derma, con successive modifìcazioni morfologiche degli elementi dislocati versc una vera meta plasia connettivale. Nella istogcncsi dei nei pigmentari questi dislocamenti cellulari dell'epidermide banno luogo attraverso una serie di complesse modifìcazioni di forma c di struttura, ad un processo di vera desmoplasia, associata alla comparsa di una sostanza intercellulare fibrillare, simile al reticolo collageno e precollageno del comune connettivo.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

nei bleu e le m::~cchie mongotiche sono forme nevichc sost~nzi::~lmente d iverse d~i 'lei epiteliali . perchè in esse l'elemento rosti tutivo è f:mo di cellule di natura prettamente con nettiv:~ l e e provviste d i attività pigmentigenea. ciò che autori zza a conside1are dette cellule come ve ri e propri melanoblasti a fianco di quelli di natura epiteliale. L 'indagi ne istologic:~ di ti pici tum ori mebnotici, ha dimostrato, a secon da dei casi. la nawra epiteliale o connettiv:tlc degli clementi blastomatosi, corrispondentemente alle due d iverse forme di nei cutanei, distinti fondame ntalme nte per o ri gine in connettidc ed epitel i:.a le. L'O. illustra le sue ri cerche con una ricca documentazione di pre parati istologici.

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• Sottotentcnre medico Uco SoRRENTJNO: A zio ne dd Regime nella prevenzione e

cura della tuberco!oJi. Dopo aver accennato alla vi\·a attualità del l'argom ento, dato come tema ai Littoriali Nazional i d ella cultura dcll':~nno XV pel co~vegn o di Medicina, l'O. passa ad cssen•are in rapida visione panoramica quanto in Italia si è fatto contro il terribile morbo. Ricorda che è vanto c prim:lto dell'Italia Fascista avere intesa !a lotta contro la tubercolosi come sacro dovere dello Stato nei cou (romi della salute fi~ica ù d la razza. Cita gli inizi di questa lotw !n Ital ia che risalgono ben al t6oo, all'epoc:t dei Comuni, c quanto si è btto prima del Fascismo fra le difficoltà più g ravi, ed afferma come solo colb d ichiarazione XXV!f della Cart:~ del La voro si si:~ arrivati ad una afferm:tzione teorica e di principio talmente netta J a poter ser vi re di punto di partenza c di base per un fronte unico antitubercolare. Tale fronte unico si (: tradotto in realtà mediante rutta una serie di opporruni provvedimenti legislativi ; ed una efficace azione preventi va e cura tiva nei rigua rdi de!b malattia, rispettivame nte esplicantesi attraverso l'opera dei Dispensari dei Consorzi Provincial i Anti tubercola ri, e la catena degli ospedali sanatoriali dell'L N. F. P. S., per cui l'ltali:t s'è posta :-all':::vanguardia delle Nnioni in questo campo di lotta. Col ling uaggio delle cifre, il pi ù efficace, l'O. ricorda che nel 1934 sono state esa· minate nei dispe nsari 8oo.ooo persone; che con l'attuale estensione dell'assicurazione obbligatoria w ntro la tubercolosi agli agricoltori , rs.ooo.ooo di italiani ve ngono a beneficiare della provvida tutela assicurativa; che nel '937 saranno in funzione 6o fra Sana· tori ed Ospedali Sanatori:>li con un totale di 20.000 posti letto.

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FIRENZE • Sottotcncnte chimico farmacista MARIO BtcACLI : Il sistema di rifomi· mct: to di materiale sanitario dal Paese alle linet' più avanzate.

+ Maggiore medico prof. At.FoNso MACLIULO: l più ,·ecenti concetti m/ trattamento delle ferite osteo-articolari dt gueri'O.

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MESSINA • Tenente colonnello medico INnt:t.tCATo, maggiori medici ZAFFIRO e LA RoSA, primo capitano med ico PERRICONE, c:tpitani medici FlstCHELLA e MARtCLIAl'O:

Conferenze Ju! Servizio sanitario in guerra e dimostrazi011e pratica del funziona· mento delle varie unità sanitarie.

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N APOLI • M aggiore medico prof. GIACINTO FEt.sANI: Sindromi di deficit vt>scicalc

sessuale ed algiche da altemzioni della colonna lombo-sacra/e. L'O. dopo aver riassu nt i i precedenti storici delle varie sindromi che sono consiclcr::atc come en tità nosografiche peculiari per il loro carattere di maggiore freq uenza e

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CONFERENZE E D1MOSTRAZIONI CLINICHE f.CC.

ò i complesso sintomatico più costante; tlopo <WCr ricortlaLO come ~ia no stati sopratuuo gl i ufficiali medici delle varie nazioni a segnalare, forse tra i primi, la loro frequenza affiorata dalla laten:za appunto per le esigenze della vita militare, ed aver ricordato il largo contri buto della scuola italiana ( Hertoloni), egli ha illustrato le diverse spc:cic di anomalie vertehrali, dovute a disformismo o a processi patologici sul--doli ddla primrt età, con altera:.:ioni meningee, funicolitichc , raJicolitiche o soltanto compressione tkllc

radici. Ha richiamata l'attenzione specialmente sulla enuresi, su alcune.: forme attt'nuatc òi disuria cd anche di insuftìcicnza sessuale (coeundi) da deflcit di inncrvazione, sulle statistiche tratte dalla indagine radiologica sistematica (Piccinini) per la interpretazione p.:nogenetica di molteplici impotenze o insufficienze sessuali giovanili, ed infine sulle hequentissime lombalgìe e ischialgìe dell'ambiente militare, rivelate dalla pratica ginnica e dallo sforzo in genere e spesso non d iagnosticate o per asst:n:ta di concrt:ti .segni n e urologici o per prevenziont: ambientale di atteggi:tmenti utilitarii. Ha osservato che per questi ultimi casi c per la enuresi; la ricerct radiologica sul tratto lo mbo-sacralc costituisct: elemento indispensabile di indagine, no n solo inùiretta, per identificare eventuale sacralizza:zionc della quinta lombare, rachioschisi ed in genere deforma:.:ioni \"Crt cbrali. E ritiene che se è vero che tale identificazione ricorre con sensibile frequenza anche in soggetti che non ebbero mai correlative turbe fun7.ionali , non è questa ragione sufficiente, in mancanza di altra obbiettivazionc clinico-anamnestica, per escluderle quando sieno accusate. E ciò per la frequenza c<m cui tali anomalìe si rit rovano in g io vani sofferenti non dubit:1bili, e sia anche perchè molto spesso la mentalità loro è così primiti\·a, che d:1 sola esclude la possibilità di un :trtificio a loc:1lizzazione specifica in un settore dove si ric:sce a svelare un corrispettivo anatcmo-patolog1co, cht: può ormai consid!erarsi quasi specifico, almeno st atisticamente.

+ Maggiore medico prof. GucuEt.Mo MATTOZZJ · ScAFA: Sistema Jeticolo-endorclialt'. L 'O. tratta la fisiologia e la fisiopatologia del sistema reticolo-endoteliale, fondandosi prevalentemente su nozioni di patologia generale. Dimostra i ra[Pporri intercorrenti fra il sistema reticolo-endotelia le, i pare nchimi ed il tessuto emopoietico. Affronta infine lo studio delle reticolo-endoteliosi sulla guida dcii t: c lassi fiche di Cesa · Bianchi e dd F errata.

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NOVARA + Maggiore medico PIERTNO GuRGO: Un caso d1 tors1onr: del funicolo. L'O., dopo aver esposto le conoscenze odierne sull'argomento (etiologia, anatomia patologica, sintomatologia, prognosi c cura), dimostra un caso di torsione del funicolo sinistro, osservato in una Guardia di Finan za ricoverata al reparto chirurgico dell'Ospedale. Mette in evidenza la rarità del caso e la difficoltà della diagnosi, che è di capitale tmponanz:t per il pronto intervento e la conservazione dell'organo.

I n seguito, sono state esposte alcune considerazioni medico-lcg:tli da parte del tenente colonnello medico PAKACtA, direttore dell'Ospedale.

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PALERMO • Tenenti colonnelli medici S.w..o,RINO c SclllEl'Tt., maggiori mediçj PlvEnl, CERNIGLIA e PASSALACQUA , primi capitani medici PAVONE e CALVELLO: Confercuze sul Servizio sanitario in gut"rra t' dimostraziont" pratica dt"i funzionamento dellt va,-ic unità sanitarie. -

Ciornulr di mrdi(inu mililnrr.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICI lE ECC.

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PERUGIA • Capitano medico prof. GALENO Ct.C:CARF.LLI: Tumori maligni d~//e ossa

c loro rapporti coi traumi. L 'O. prende occasione di due casi di ostco · sarcoma del femore osservati in rm· litari degenti in quell'ospedale nel reparto chiru rgi co, per descrivere il quadro patologico e clinico dci tumori maligni e primitivi delle ossa e specialmente dello scheletro degli arti. Sulla scorta di una casistica personale, mette a punto l'aspetto radiologico offerto da questi rumori, di cui fa rib·arc la difficoltà e la importanza della diagnosi precoce. Soffermandosi quindi sulle possibilità terapcutiche nei confronti dei vari tipi di tumori, ri ferisce i concetti che attualmente si han no in ra.pporto alle patogenesi trau matiche, così spesso acquisite in questi ncoplasmi e quindi al problema medico-legale che vi è connesso. • Primo capitano medico MARIO GIANNANTOSI: Cirro.;i t'patiche.

ROMA • Maggiore medico G IOVANNI Guwo: Contributo alla cura delle a m da echi-

nococco del polmone. L 'O. prende spunto, per la tratta7.ione dell'argomento, da cinque casi di ci~ti da echinococco del polmone recentemente da lui operati e ricorda che lo stesso argomento f. stato tema di relazione del pen u ltimo congresso della Società ltali:.ma di Chirurgia. L 'O. accenna ai vari punti sui quali è caduta la discussione, sia in sede di congresso, si::~

da parte di vari eminenti chirurghi che si sono particolarmente occupati dell'argomtnto.

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Varie interpretazioni vennero finora date, e tuttora si danno al valore diagnostico di alcuni sintomi clinici propri delle cisti idatidee del polmone (per esempio, il segno di Carducci) c differenziali fra a ltre affezioni polmonari. L'O. b una discrimina di tu tta la sintomamlogia clinica, mettendo in giusto rilievo quei principali segni che possono aver valore più o meno probativo, senza per altro essere veramente patognomonici per le cisti da echinococco del polmone. L 'O. tratta poi del ,·alore diagnostico della eosinofilia e delle varie pro\·e biologiche: più frequentemente in uso e, fra queste, specialmente della reazione di Casoni e ddb Ghedini. Weinberg. Dove l'O. particolarmente si soHerma ,è sulla diagnosi radiologica, giacchè i reperti che una volta erano dati come esclusivi per la cisti idatidea del pol mone sono oggi d::~ valenti radiologi, e specialmente dai francesi cd argentini, considerati di minor valore diagnostico o addirittura attribuiti nettamente ::~d altre affezioni Jet polmone. Le ombre rotondeggi::~nti endotoraciche a contorni netti, tracciati 11 <"Ol compasso l), non costituiscono il reperto costante c sicuro delle cisti idatidee, potendo essere invece le immagini di sarcoma, di cancro, di fibroma, di :meurisma dcll':10rta, di cisti vcrmoidi, di g:1nglio-ncuroma, di tubercolosi, di gomm::~ sifilitica, di angioma, di linfogranulomatosi, dì pleurite intcrlobare.

L'O. accenna brevemente alb anatomi:t p:ttologica Jcll'iòaùde e alle allcr~wi oni del tessuto polmonarc concomitanti c consccuti,·c a cisti da echinococco. Trattando delb cura chirurgica, l'O. espone i metodi oper;,tori oggi più in uso c tendenti tutti a raggiungere la cisti, · aprirla, vuotarla completamente e a far chiudere al più presto possibi le la cavità del parcnchima che accogl i cv:-~ la cisti. Espone quali sono i vantaggi cd i possibili inconvenicmi a volte gravissimi. di ciascun metodo, pr<.:ndendo in esame quello di Pos::tdas (o della sutura ~enza drenaggio). di Gcrulanos (o ddb m:~rsupializzazionc in un tempo). di Larn:1s ·Mondino· Prat (o della marsupializzazionc in due tempi), ùi Antonucci (mcxlihc:tzione del metodo Posadas con l'aggiunta del

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

pneumotorace artificiale), di Saucrbruk (o dello scollamento pleuroparietalc con introduzione di paraffina) c di Valdoni (in due tempi, con piombaggio post·opcratorio). L'O. presenta, quindi, tre degli infermi recentemente da lui opcr:ui col mc.:todo Valdoni, essendo gli altri già dimessi perfettamente e rapidamente guariti. e. con larga documentazione radiografia, dimostra i Yari momenti curativi e le guarigioni complete e rapide ottenute col metodo seguito. Tale metodo va sempre più affermandosi e rappresenta indiscutibilmente un netto progresso nella cura chirurgica delle cisti idatidee del polmone.

+ Maggiore medico GIOVA:"'KJ PECORELLA: Co.<tltu::Ìor;e morjolog1w dei predi.>pom alia tuberco/o.;i e disendocrinie nel determinismo dell'abito tisico. L'O. dopo aver esposto l'enorme disseminazione del bacillo tubercol:lre, tarlo m:..l.:fico divenuto purtroppo ospite ordinario, costante cd inevitabile di ogni umana collettività, soprattutto ndle ordinarie condizioni dell'urbanesimo, si indugia nello studio delle predisposzioni alla tubercolosi in rapporto al valore del terreno organico. Espvnc la dottrina anatomica sostenuta da lppocrate e da Arateo di Cappadocia, che ammisero l'esistenza di date caratteristiche somatiche, tenute in considerazione posteriormente

:mche da Silvins, da Bcnnct, da Constatt, fino alle più moderne ricerche di Rokitanski e di Bcnccke, che convalidarono lo srudio delle costituzioni morfologiche, con i dati rile,·ati al tavolo anatomico. Parla degli studi de! Brechmcr e di Stiller, delle classifica· zioni di Sigand di Lione riprese poi da Chaillon e da Mac Auliffc, soHermandosi ampiamente sul grande apporto delle Scuole italiane con gli studi magistrali di De Giovanni, di Castellino, e del Viola, il quale ha basato la sua classificazione delle individualità sui due criterii della massa assoluta e delle proporzioni relative. Successivamente l'O. ha illustrato l'importanza spettante alle anomalie del sistema endocrino quali basi di diatesi, riferendo come F erranini, Castellino c Pende abbiano attribuito a distrofia degli organi endocrini. le anomalie antropologiche dei predisposti alla tubercolosi. Parla infine delle ricerche di Pende sui rapporti fra sistema endocrino simpatico ed abito tisico e sulla « formula endocrina ,, particolare di ciaKuna costituzione morfologica.

+ Primo capitano medico prof. E~u:>~uELE TREPtCCI0:-11: l tumori polmonari dal punto di vista clinico e diagnostico. Quadro d'insieme della sintomatologia clinica dei tumori polmonari, primitivi e secondari; valutazione critica dei segni fisici e funziona l i e delle ,·arie reazioni biologiche proposte, con finalità diagnostiche più o meno specifiche. Conclusioni di ordine pratico prospettanti la reale complessità dei problemi della diagnosi relativamente precoce; problemi che, allo stato attuale, non di rado possono avere la loro giusta soluzione solo dalla attenta e protratta osservazione dell'infermo e dalla discriminazione sistematica dci molteplici processi morbosi pleuro - polmon:1ri che possono confondere le loro manifestazioni con quelle dci neoplasmi.

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S AV IGLI ANO + Maggiore medicoGwsErrE GER~IASO: Un caso di tumore a mielopla;~i dell'epifisi superiore del perone. L'O. dopo aYer messo in evidenza il grande valore del metodo radiologico per la diagnosi precoce dei tumori dello scheletro, presenta radiogrammi di un caso di tumore a mieloplassi della epifisi superiore dd perone che raggiungerà la grandezza di un grosso uovo di tacchino, e non dava clinicamente alcun sintomo che potesse farlo sospettare. ì" -

Giur~,.,/~ di

Mcdicù1a Mili11m:.


CONFERE:--lZE E DIMOSTRAZIO:'-ll CLINICHE ECC.

Parla della Jìagnosi Jiffercnzìale con l'osteite cistica dì Recklìnghausen ùì cm presenta pure radiogrammi riferentisi ad un caso operato chirurgicamente, e poi complìcat~i, a distanza di un anno, con frattura patologica del 3" inferiore del femore; con l'encondroma di cui presenta pure nitidt r:~diogrammi riferenti si ad un . caso scoperto radiologicamcnte alla regione del gomito in un sol<t;:tto che non presentava clinicamente alcun sintomo sospetto, cd era stato inviato all'Ospedale con diagnosi di distonione del gomito. Passa in rassegna le varie classificazioni dei tumori dello scheletro; parla dell~ terapia chirurgica e specialmente radiologica, come quella che ha dato i migliori risultati e conclude con !"affermazione che ii metodo radiologico è senza riserve il più fecondo di risultati, forse superiore alla biopsia stessa, secondo molti AA., sia per la sua praticità, sia per la sua innocuità per il paziente, sia per l'apporto di elementi utili non solo per la diagnos i precoce m:t anche per !:t terapia precoce, fattore unico, questo, nrlla profilassi dti tumori. •

Maggiore chimico f:lrmacista GIOVAI\:-11 ZtNt: Le t•lfamme.

*

TRIESTE • Primo capi tano medico prof. ANGELO Sc,wrA: Un cnjo di Jcishmaniosz

cutanea. L'O. ha presentato e illustrato oralmente un caso di leishmaniosi cutanea, autoctono della provincia di Agrigento, mettendone in rilievo le varie particolarità clinic<rmorfoiogiche atipiche e discutendone le possibili diagnosi differenziali. H a fatto osservare a] microscopio il chiaro reperto di leishmanie tropiche, contenute specialmente in grosse cellule mononucleari o macrofagi. L 'O. quindi, per inquadrare il caso in esame, ha accennato alle principali nozioni su l vasto capitolo della leishmaniosi, e si è soffermato di proposito sull'attuale distribuzione geografica della forma cutanea in Italia per richiamare l'attenzione sulla relativa frequenza di essa in numerose provincie della penisola. Accennato all'importa nza dei flebotomi, quali ospiti intermedi e vettori delle leishmanie, l'O. ha infine analizzato la terapia attuale dell'affezione morbosa in esame.

*

VERONA • Sottotenentc medico FRANCEsco CoRNEUO: Marconiterapia.

L'O., dopo aver accennato alle origini della Marconiteropia, è passato a trattare ~a parte tecnica degli apparecchi che ser vono alla terapia a mezzo delle correnti oscillatorie ad alta ed altissima frequenza. Ha distinto 5li apparecchi a spinteromctro (tipo vecchia diater mia e deriva ti dai primi apparecchi del D'Arsonval) e apparecchi a valvola. Con entrambi i sistemi st possono generare opportunamente onde lunghe, medie, corte. Colle prime si ha la darsonvalizzazione, con le seconde si ha la· diatermia, con le onde corte si ha la vera e propria Marconiterapia. H a accennato all'azione selettiva delle otide corte sui tessuti , alle malattie curate con applicazioni locali di cui i migliori risultati sono stati ottenuti nelle aderenze addominali post-operativc, nelle colecistiti non calcolose, nell'appendicite cronica, nelle periduodeniti, nelle gastriti e in tutte le forme spastiche. Per l'azione analgesica vengono bene influenzate le mialgie, artralgie, nevralgk c neniti, le contusioni, le distorsioni, i postumi di frattura. Buoni risultati si sono avuti nella paralisi spinale spastica, nell'atrofia muscolare progressiva, nella sclerosi laterale amiotrofica; e, fra !t.: malattie della pelle, n ell 'herpes zoster, nell'eczema, ecc ..


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLI:-JICHE ECC.

L' ElettropirtJSJa, ottenuta a mezzo di potenti apparecchi a onde corte, tende a sostituire la piretopiressia provocata con la malaria e con le sostanze chimiche. La para· lisi progressiva viene largamente trattata (4o-50 ore in diverse sedute) e poi l'emiplegia, la poliomielite, la polinevrite, le micliti, il m. di Parkinson, la sclerosi a placche, la tabc hanno maggior probabilità Ji successo se curate presto. Con applicazioni generali si trattano anche la gotta e l'obesità c inlinc l'ipertensione, le arteriti, la mabttia di Reynaud, reczema, la corea, la sclerodermia, le annessiti con Wassermann ribelli. · L'O. ha trattato infine delle applicazioni delle correnti oscillatorie in chirurgia, ricordando che le oscillazioni smorzate degli apparecchi a spintcrometro danno azione coagulante immediata con conseguente più lungo periodo per la cicatrizzazione, mentre ìe oscillnioni persistenti degli apparecchi a \'ah•ola danno un taglio più netto, con emorragia uguale a quella ottenuta con bisturi comune, ma in cambio si ha una guarigione molto più rapida.

+ Capitano medico GIOVAI"NI VERTECHJ: Malattia di Nicolas e Fa ure (ccui dinin). Lt: in1radermoreazioni nel campo della vetureologitJ.

L'O. tratteggia il quadro c:linico, della malania di Nicolas e Fane spiegando il perchè delle varie denomin:lzjoni della forma morbosa e presenta casi clinici di linfagranuloma puro cd associato 3d affezione da strcptob~lClllo di Ducrey, capi tati nel reparto dcrmoccltico di quell'ospedale. S'intrattiene anche su alcune localizzazioni c.:xtra-inguinali della malatti3 osservate nella sezione dermosifilopatica dell'Ospedale.: civi le di Verona e di cui presenta un moulage. Parla della terapia icdo·antimoniale e vaccinica ed affronta la questione medicolegale. Descrive la intradermoreazionc di Frei. specifica della malattia, e da lto-Reenstierna per l'affezione da strcptobacillo di Ducrey, presentando v::~rì pa:tienti in cui dette reazioni ebbero risultato positivo.


RIVISTE MEDICHE MILITARI Bulldin International des Services de Santé des Armées de terre. dt mer d de l'air. Pubblicato dall'« Oflì.q: lnternauonal dc Documentation de Métlecine Militaire >>. Licgi (Belgio). N. 2 , febbra io r927. IX Congresso Internazionale di Medicina e Farmacia militare. Younis: Sguardo generale sull'epidemia di ùengue in Grecia nel 1928 e misure prot-ilatuche nel! 'esercito ellenico. Commissione medico-giuridica : La Com·enzionc di Ginevra e la protcz.ione dclk popolazioni ch·ili. Protezione della popolazione civile contro i nuovi strumenti di guerra. Rivista intemazionale. Ufficio internazionale di Documentazione di medicina militare: Schede bibliogra· fiche delle riviste dd mese. Riviste mediche milit;tri. Bibliografia medica militare.

ARGENTINA.

Rivista de la Sanida.d Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, An no XXX\',

dicembre 1936.

Bacigalupo: Su un caso di tripanosomiasi americana o malattia di Chagas. /ribarren: Complicazioni oculari della parotite epidemica. A cuna: Compendio di geografia medico-militare argentina (continuazione). Gottesbueren: Quali specie di anestesia possono essere impiegate in campagna. Vega Hen·era: Sulla pressione arteriosa nell'aviatore. Bulacio N unez: Mal di montagna. Ca/andria: << Sarampion purpuriforme >>. M esa e Casalim Molinari: Accidenti post- :mestetici negli imen·enti odontologici. Brevi note mediche.

FRANCIA.

Revue du Service de Santé Militaire. -

Direzione del serv1zJo di sanità, Ministere della Guerra, Parigi. Fase. l, gennaio, tomo CVI, 1937·

Meersseman: Le forme acute risoluti\'C della tubercolosi polmonare ddl'<Jdulto. Marmoiton: Le laringiti tubercolari. Cazalas: I scg:n i della pressione sanguigna nell'insufficienza cardiaca. Malm·d c Delpmt: Considera7.ioni chimiche ed e pidemiologiche su 4.)0 cas i di beriberi, ossen·:ni nella 18' regione, d<~l 1929 al 1936.

Archives de Médecine et Pharmade Navales. -

Servizio centrale di Sani tà, Ministero della Marina, Parigi. Fase. Il1, luglio-sc;Uembre, tomo CXXVI, 1936.

Saint- Sanin: Gcsnouin primo farmacista capo dd la Marina (nota storica). Pa mcix: Infrazioni e fratture isoh te dello scafoide. Bri.<ou: Le s:dmosellc. Pen,ès c Badclon: L'anestesia intra\·enosa all'evipan sodico. Matmmdy: 1{:~ p porto sanitario della campagna della Marina nell'Africa occidentale

francese. Mora n d: Note sull'esplornione biochimica della funzione renale. Goda/: Lipomatosi nodulare.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

331

Mt1S14r~ e Le /1/thaurt:: Su un caso di buhbont: misto (ulcera molle, sitìlidc c malattia di Nicol:ls- Favre). Masure, Le .Héhauté e Hallé: Su due casi tbridi di sitìlidc c tuberco losi cutanea.

GERMANIA.

Der Deutsche Militarirzt. -

Rivista mensile per gli uffic iali dc.:l la Sanitù militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, 13urcau der l\lcdizini ~c hcn Rcfcrantcnbl ~itter, Berlino W 9· Linkstr. 23-24. F ase. I, gennaio 1937 ·

ll'alther: La malattia di Bang latente, nell'esercito. Sondermann: Sull'essenza del med ico soldato. Pomani: Il problema della dcterminazionc cki gruppi sangui gni nelle ricerche in massa. ,\fiiller- Osten: T rattamento e protìbssi della malaria ndla Marina da guerra negli a nni 1920· 1935.

JUGOSLAVIA.

Vojno Sanitetski Glasnik. -

Rivista trimestrale di medic ina, farmacia e Yeterinari.I dd l'esercito jugoslavo. (Redazionc ed amministrazione: O spedale militare di Belgrado). N. 3, tomo V II , 1936.

Pat•lot'itch: La polmonite franca, n ell'esercito. PER Ù.

Revista de Sanidad Militar. -

Ministno d ella guerra, Lima. N. 31.32, gennaio . dicem·

bre 1936.

Editoriale: La preparazione specialiaata dei m edici militari. Fernandez Dovila : Conferenze preliminari su! Servizio sanitario in campagna . Pere z Aranibar : Organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario in c:nn· pagna presso le truppe. Snona : InstaJiazione e igiene degli acc:mtonamenti e dei bivacchi. Cuneo: Igiene delle marcic. Chueca: Organizzazione c funzionam ento del Scn·izio igienico-prolìlattico.

POLONIA.

Lekarz Wojskowy. -

Organo aegli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyszkolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 1, 1° gennaio 1937.

Glowinski: In memoria del colonnello m edico Zienkiewicz. Marynotuski, Bortkietuicz- Rodziewiczowa e Rodziewicz : Studi sull'aria di montagna artificiale. Cemach ~ Halpern · WieJicMnski: T rattamento delle ustioni da iprite. Kotlowski: Sul trattamento dell'eresipela. RUSSIA.

Votnno Sanitamot Ddo. -

Gosudarslwennoe, isd-wo. Mosca, n. to, ottobre 1936.

Rogazin: I vaccini a base di anatossina. Grizzai: La profilassi antimalarica col chinino. Michelson: Gli apparecchi uasportabili per la disinfezione con i vapori di formalina.


\ 332

RIVISTE MF.DlCI lE MILITARI

Michdson: L'uso degli apparecchi di disinfezione a vapore caldo, a tiraggio diretto ed indiretto. Voskresensk y : Reazioni fisiologiche osservau in individui durante l'applicazione della maschera antigas per 48 ore- consecutive. Subotnik: Gli effeui sugli sciatori, dei preparati tonico-eccitanti a base di kob. Kurvìtch e Vassilie v: La semplificazione del trasporto della tenda da campo. Feofilov: L'assistenza sanitaria negli ospedaletti da campo. Axe11ov e Slobodkina: Metodo semplice per l'accertamento del grado di acidità dei grassi commestibili.

STATI UNITI.

The Milltary Surgeon. -· Arrny Medicai Museum and Library. Washington. Vol. l.XXX. N. 1, gennaio '937· Il centenario della biblioteca della Sanità Militare di Washington. Rolleston: TI discorso commemorativo del , • centenario della fondazione della bi blioteca della Sanità Militare di Washington. Wellington Jones: Le felicitazioni auf,'Urali d"oltremare per il centenario della biblioteca deJia Sanità Militare di Washington. Mayer: Dal disegno alla fotografia a colori. Hume: Fabbricati per la biblioteca della Sanità Militare. Danilson: La scuola di medicina navale d<; gli S. U .. Francis: Tularemia. Calle nder e Gentzkow: Avvelenamento acuto da zinco ed antimonio contenuti t n bibite di limone, conservate in secchielli di ferro galvanizzato. SVIZZERA.

Vierteljahrsschrift fiir Schweizerische Sanitatsoffizier,. -

Rivista trimestrale del Corpo sanitario militare svizzero. Basilea. N. I, febbraio '937·

Thoma1111: Misure prese dalla Sanità militare svizzera per assicurare il mantenimento in buono stato del materiale sanitario destinato alle truppe e per costituire delle riserve sempre pronte di questo materiale. Ritter: La trasfusione del san!,'Ue negli eserciti, in pace c in guerra. UNGHERIA.

Honvédorvos. -

Rivista scientifica trimestrale degli ufficiali medici ungheresi. Budapest, lX Gyali- 17. Fase. ottobre· dicembre: 1936.

Rekz: Lesioni degli organi del cavo inguinale nelle fratture del bacino. Praznovszky: Marconjterapia dell'apparato digerente e degli organi cavitari. Lichtnecke?·t: Esame chirurgico nelle visi re di reclutamento. Hattyasy: T ecnica elettrocardiografica. Frakn6i: La terapia medicamentosa delle affezioni bronchiali.

---";~. -:1/f- = . . - -

l


NOTIZIE Il nuovo Corpo Sanitario aeronautico. Dal R. decreto-legge 22 febbraio 1937-XV, n. 220, sull'Ordinam~nto d(/la R. Aeronautica, pubblicato ne.lla Gazzetta Ufficiale del ' 3 marzo, riportiamo le seguenti disposizioni concernenti il Servizio sanitario. Il Corpo sanitario aeronautico è costituito dagli ufficiali medici d'aeronautica ed eserci ta funzioni direttive c tecnico-professionali intese ad accertare la idoneità psicofisica, ai servizi generici e speciali, dei personali aeronautici, a curarne l'integrit~ fisica e tutelarne l'igiene, provvedendo all'allestimento ed ai rifornimenti dei servi?.i e dei materiali occorremi ai fini di cui sopra. Il Corpo sanitario aeronautico presiede al funzionamento tecnico c amministrativo: - degli Istituti medico-legali della Regia aeronautica ; - degli Uffici sanitari dei Comandi di z,ona aerea, dei Comandi di :leronautica e del Comando superiore di aeronautica per l'Africa Orientale Italiana: - di depositi e stabilim'!nti vari. Al servizio sanitario della Regia aeronautica per le infermità di carattere generale si provvede altresì con gli stabilimenti sanitari del Regio esercito e della Regia marina, previ accordi con i Ministeri interessati. E ' còmpito del Corpo sanitario aeronautico lo svolgimento delle pratiche medico· legali interessanti il personale aeronautico. L'organico degli ufficiali del Corpo sanitario aeronautico (da raggiungere in cinque anni) è quello risultante alla seguente tabella. Con successivo provvedimento saranno stabilite le norme per la prima copertura dei posti dell'organico. ORGA"lCO 0 R A D l

(Ufficiali medici)

:\faggior generale . Colonnelli . . . . Tenenti colonnelli Maggiori Capitani Tenenti

al t• Gennaio

al 10 Gennaio l• Genn•io

al l • Gennaio

1937-XV

1938 XVI

1939-XVll

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1911-XlX

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102 273

249

• Igiene Militare )) • Nel 1933 questo Giornale annunciò c poi recensì brevemente la prima edizione del '( Trattato d'Igiene >• compilato per cura del prof. Ottolenghi con la collaborazione <.li provetti cultori di questa branca della medicina, ed edito da Vallardi. Il capitolo del· l'Igiene mi_li~re fu affi~ato al ten. colonnello prof. N. Bruni. Nel 1934 apparve la seconda edJzJone, accresciUta e migliorata. ln quest'anno il Bruni ha pubblicato ;n un volume staccato l'Igiene Militare (prof. Nicola Bruni: « Igiene militare ''• Milano, Società editr. Libraria, L. 6o) ampliato di circa duecento pagine e di numerose altre figure.


."()TIZIE

Il n<,Hm ( ,j,,rr..,le c :,~ r!i c;;ar !"annua~i(j di un'ope-ra che torna ' ·eramc:ntc ad cmr.trc .Jd C~.trP"J ~<tOJIArio mlhUrt C che r.u;!a ha da IO\ idJare ad a] tre opcn: dd gmae.. ;,ppar<,c di r.;:ct:nte a!l"nu:rr,. L ' lpcr.e ~h i1ta rc del Bruni è: un ,·ero trattato ccmp lcto ed a_g/!;r,rnaii\\Jmr, in c~nunc, de1 <jUtndici capiwli che lo couiruiscono: la ,.asta dcnrina ckll A., la ~nc.-u ddl'int<:flto e l'amc,re posto nella sua lunga fatica danno a quest'opera un' m• ,,n,nu eh JK:TV,naln~. che :lOP. si tre' a di certo nei Ja,·or i di erudita compil2zione. Il Corpo ~an1tarÌù militare ha ora il wo Trattato d' lgi<:11c. che resterà classico c che ~n j dJ guida 31 gwvani wllc7hi che iniziano la carrier a delle armi c: di UliJistima comuh.azu,nc a tutri i mcdJCJ militari. ai quali sono aftidati la salute ed il ben~ ~c dc·llc t ruppe.

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Il giuramento degli allievi ufficiali del Corpo Sanitario.

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TI 2o mar,..,o, a Firenze, ndla Scuola di applicazion e d i Sanità militare, a cospetto dd nwnumt:nto ai .'vfcdici caduti in guerra, il Batta glion e allic,·i u fficiali medici e chimici·far macisti ha proceduto ai solenne rito dc! « Giuramento >'.

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Il giur~mcnto degli nllicvi ufficiali del Corpo Snnitario.

Dopo un bre\'e, incisi,·o Jiscorso del Direttore della Scuola, colonnello medico prof. Giordano, c dopo la lettura della " formula », un potente (<lo giuro >> ha risu<:> n:lto grave c posscntc, mentre gli inn i della Patria ne raccoglievano la promessa e ne cclchr:w ~mo la fede. Indi il Bnttaglionc, agli ordini del Comandante ten. colonnello Asselle, in perfetta forma e con impeccabi le manowa, ha sfilato in parata dinanzi al Direttore della Scuola, al Corpo Insegnante c alle Autorità intervenute. L'austera c suggèsti\'a cerimonia si è chiusa co] saluto al Re Imperatore e al Duce. A mezzogiorno. poi, alla Caserma " Vittorio Veneto » è stato servito agli allie\'i ufficiali medici c chimici-farmacisti un rancio, al quale hanno partecipato cameratesca · mente tutti gli insegnanti della Scuola e gli ufficiali che inquadrano il Battaglione.

..


NOTIZIE

;.

Il Labaro della 5anità Mil itare presso il monumt·nto aa Medici caduti an guerra. durante il giu ramento.

. ~

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335

'

Il clircttorc della Scuola passa an rivista gli allievi.

Modificazioni al Regolamento sul Servizio sanitario territoriale. Con R. Decreto 1° febbraio 1937-XV (circolare 151 Giornale militare del 4 marzo) i paragrafi 668, 671 e 672 dell'art. 153 del Regolamento sul servizio sanitario territoriale del Regio Esercito, approvato eco R. Decreto 17 novembre 19,32-XI, sono sostituiti dai

seguenti :


!'<OTIZIE

Paragrafo 668: I militari di truppa della Regia aeronautica (avieri, avieri scelti e primi avieri) aventi obblighi di leva subiscon·o gli stessi provvedimenti medico-legali prescritti per i militari di truppa del Regio esercito nei riguardi della idoneità generica al servizio; e ciò sia dopo osservazione, sia al termine di cura, sia in seguito a proposta degli uffi. ci ali metlici dei corpi aeronautici. Paragrafo 67 1: Quando per la rassegna si adoperano model li 43 forniti dall'ospedale e non dai corpi aeronautici e perciò mancanti delle variazioni matricolari, i modelli stessi, som· mariamente compilati con i <.lati risultanti dal biglietto di entrata all'ospedale mod. 2089 e muniti della r elati,·a dichiarazione medica da scriversi nella apposita pagina come è

detto nel paragrafo 646, saranno trasmessi dalla direzione dell'ospedale al centro di reclutamento e mobilitazione di zona :1erea territoriale o di aeronautica insulare cui il milirare appartiene (centro Ji reclutamento e mobilitazione della r• Z. A. T . - Milano: centro Ji reclutamento c mobilitazione della 2" Z. A. T. • Padova; centro di reclutamento e mobi litazione della 3" Z. A. T. - Benevento; centro di reclutamento c mobilitazione dell'aeronautica della Sicili:~ - Catania; c~ntro Ji reclutamento e mobilitazione dell'aeronautica della Sartlegna - Cagliari) perchè siano completati delle variazioni matricolari e poi direttamente tnsmessi al Ministero dell'aeronautica. Paragrafo 672: I militari di truppa della Regia aeronautica con obbligo di volo (piloti, motonstl, montatori, radiotelcgrafìsti, armieri ed artificieri) o senza obbligo d i volo ma con obbligo di ferma (elettricisti, fotografi, automobilisti, aiutanti di sanità, aerologisti, assistenti tecnici e di governo) non subiscono mai asservazionc presso gli ospedali militari, bensì presso gli lstiwti medico-legali della Regia aeronautica i quali, peraltro, sono auto:rizzati a richiedere agl i ospedali militari, mediante pagamento_ in b:Ise alle tariffe stabilite dal Ministero della guerra, quegli esami clinici e quelle ricerche di gabinetto che per ragioni contingenti non fossero nella possibilità di poter effettuare: gli ospedali in tali casi si limiteranno a trasmettere un semplice referto sui risultati ottenuti dai detti esami e ricerche. I suddetti militari con obbligo Ji volo o di ferma, che siano ricoverati in cura in ospedali, e che, al termine della cura stessa, si presentino in tali condizioni da non essere idonei al servizio in genere saranno deferiti al gi udizio degli Istituti medico-legali della aeronautica della rispeniv.1 circoscrizione, ai quali viene trasmessa la cartella clinica.

Corso allievi sottufficiali di Sanità. Secondo le disposizioni contenute nella circolare n. 163 Gior·nale Mifitare del 9 marzo e:: nel relativo manifesto, il 15 maggio 1937 avranno inizio i corsi allievi sot· tufficiali per le varie armi e specialità del Regio Esercito. Essi avranno la durata di dieci mesi. Per la Sanità il corso, di 6v allievi sottufficiali, sarà tenuto presso l'ospedale militare di Firenze. Gli aspiranti all'atto dell'ammissione, dovranno assumere la ferma di due anni. Le domande, indirizzate al comando Jel Corpo d'armata di Firenze, dovranno essere redatte su carta bollata di L. 4 e presentate al più presto possibile c, in ogni modo, non oltre il 20 aprile 1937 ai comandi dei distretti militari di residenza, o di leva, se gli aspiranti non si trovino alle armi, ed ai comandi di corpo, se si trovino alle armi.


337

NOTIZIE

Titolo nuntmo di studio per l'ammissione al corso: licenza elementare superiore o certificato comprovante di aver compiuto con ~uccesso gli studi delle prime cinque. classi elementari. Sarà data la preferenza a chi sia muniro di maggiori titoli di lavoro e professionalt: (attestati conseguiti presso associazioni di pubblica assistenza, ospedali, cliniche pri,·are ecc.). A parità di titoli eli lavoro e professionale, s:1rà data la precedenza a co loro che abbiano maggior titolo di cultura generale e successivamente maggior punto di ido neir:1 fisica. A parità di graduatoria sarà data la precedenza :.1gli orbni di guerra e :~gli orf:m·• dei caduti per la causa nazionale. Seguiranno l parità di condizioni gli :.1 spiranti che si trovino già alle armi.

Lotta contro le mosche. Dal Foglio di ordini del Ministero della guerra, d isp. 10• dell'8 mar:w: '' Si dispone che anche in quest'anno venga attu:Jta ia lotta contro le mosche. « Essa deve essere condotta il più intensamente possibile, iniziata al primo ap· parire degli insetti in parola ed integrata da una scrupolosa pulizia di tutti i locali c di tutto l'ambito delle caserme. « Ci.rca le norme da seguire, si rimanda a quanto è stabilito ncli:J "Istruzione sul servizio delle disinfezioni e delle dismfestazioni - ediz. 1932, Anno XI - pag. 36 e seguenti". << Le singole Direzioni di sanità debbono segnalare al più presto a questo Ministero Direzione generale di sanità militare il fabbisogno di miafonina e di Hquido insetticida a romatico occorrenti per la campagna di prossima attuazione, con l'indicazione dello stabilimento sanitario al '}Ualc dette sostanze debbono essere avviate. « Nel calcolare detto fabbisogno dovrà essere tenuto conto di cventu:di giacenze esistenti delle sostanze di cui trattasi ».

Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI. RA1TAZZI T ullio, A. O. l. Eritrea. - Ospedale militare Alessandria. MAGGIORI. ScALFAT! Alberto, ospedale militare Livorno.

GIUDICE Camillo, 14'' fant.

Ospedale militare Piacenza.

PRIMI CAPITANI. 6~ bnt. (Se. Ali. Uff.).

CAPITANI. CANCIELLO Francesco, ospedale militare Cagliari. Sono accettate le volontarie dimissioni dal grado. CozzOLINO Federico, R. corpo truppe coloniali Somalia. - R. corpo truppe colc:r niali Libia (Tripolitania)., dal 19 gennaio 1937-XV. TENENTI. MoNACO Bruno, z" bers. In data 10 ottobre 1936-XIV collocato fuori quadro perchè disponibile per il ministero aeronautica.


NOTIZIE

TRIGILA Sebasti:lno, 146'' fan t. - 4 ° fant. AucusT1 Mario, R. corpo truppe colc)l1iali sando come sopra, dal 5 febbraio 193i·X V.

Libi:~.

-

Comando truppe Zara, ces-

U / ficinli du miei j01macisti.

TENEI'TI. PoRTELLI Giuseppe, intendtnza Libia. Infermeria presidiaria An zio (campo climatico sanatorialc). Dal Bollellino ufficiale. disp. 11 ', 25 febbraio 1937-XV.

*

Uffìcùdi medici.

TE:-IENl'l COLONNELLI. St:M.~

Cosimo, osped;~le militare Torino. -

Ospedale militare Roma.

PRIMI CAPITANI. PARI51 Ennio, A. O. l. Somali:.. - Regg. chim. mi!. SALVATI Giuseppe, distretto Napoli. - R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania), dal , • febbraio 1937-XV, d"n11torirà. CAP[TANI. PELLIOCRINO Francesco. R. corpo truppe coloniali Eritrea. sando come sopra l'u dicemhre 1936-XV.

Ministero guerra, ces-

Uffiànli clumici farmncùti.

PRIMI CAPITA NI. TREVES Aristide. - In d:.ta 6 marzo 1937·XV, è collocato 111 :lllsiliaria, per erà, con anzianità 6 maggio 1928-VI. Dal Boi!Nuno ufficìnle. disp. l2", 4 m:.rzo 1 9~ 7 -XV.

*

Ufficiali chm1ici farmacisti.

PRIMI C:\l'I1'ANI. DE PALMA Filippo, ospedale militare Napoli. - Ospedale militare LiYorno. Dal Bolletti11o uffìciale. disp. 13', II marzo 1937-XV.

*

Ufficiali medici.

TENENTI COLONNELLI. CocLJAn- DEZZA Giuseppe, ospedale militare Ancona. In data 23 gennaro 1937-XV, è collocato in aspetrativa per infermità temporanee pro\'enienti da cause di servizio, per mesi dodici. MACCIORI. SCANAVI~O Zeffirino, A.

O. l. (Eritrea). -

Ospedale militare Genova.


NOTIZIE

339

PRIMI CAPITANI. LuccA GUTHIIERT Guglielmo, ospedale militare Udine.- In data 8 gennaio 1937-XV,

è collocato in aspettativa per inftrmità temporanee non pro,·enicnti da cause di servizio per mest sc1. CAPITANI. PEDROLI Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Ospedale militare Roma, cessando come sopra, dal 23 gennaio 1 ~)37-XV. AccARDI Antonino, R. corpo truppe coloniali Libia. - Ospedale militare Firenze, cessando come sopra, dal 4 febbraio 1937-XV. GIORDANO Giuseppe. - Al provvedimento che lo riguarda, pubblicato a pag. 338, ùisp. 8", Bvllcttino uffh·iul~ 1937-XV (l'ufficiale allora era ttncntc), dovrà intendersi cessato di appartenere al R. corpo truppe coloniali L ibia, il 2t maggio 1937-XV, anzichè: 21 marzo stesso anno. TENENTI. Cuswnu Antonio, distretto Sassari, in servizio condizionato . - In data 17 dicembre 1936-XV, è collocato in aspettativa per infermità temporanee non pro,·enienti da ca use di servizio per mesi dodici. T oc uA Canio, 4° art. corpo àrm. In data 2 gennaio 1937-XV, è collocato in aspettativa pe r infermità temporanee non provenienti da cause di servizio per mesi dodici. MASSARA Gaetano, R. corpo truppe coloniali Libia. 1° art. arm., cessando come sopra, dal 2 marzo 1937-XV.

Ufficiali chtmici farmacùti. MAGGIORI. FoRTUNATO Leonardo, ospedale militare Genova. - In data 12 gennaio 1937-XV, ~ collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio, pec mesi sei. Dal Bollettino ufficiale, disp. 14', 18 marzo 1937-XV.

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Ufficiali medici. PRIMI CAPITANI. PArr l Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Direzione sanità militare corpo armata Bolzano, cessando come sopra il 13 marzo 1937-XV. RosA Guido, A. O. l. Eritrea. - Ospedale militare Firenze. CAPITASI. I seguenti capitani cessano da fuori quadro per rimpatrio dai Reg i corpi t ruppe colo niali a fianco indicati : Ftstc HELLA Gian Battista, ospedale militare Messina. - Dal 18 settembre 1936-XIV (E ritrea). D'ATTILIO Evandro, 8° art. corpo armata. Dal 26 novembn: 1936-XV ( Libia). BoNELLr Michele, 3° gran. - Dal 19 novembre 19_36-XV (Somalia). Dal Bollettino ufficiale, disp. 15\ 25 marzo 1937-XV.


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NOTIZIE

Ricompense al valor militare. MEDAGLIA DI BRONZO. Glt.NNELLI Angelo, sonoteneme medico 6o 0 reggimento fanteria: <<Ufficiale mediclJ di un battaglione, in una ardita operazione di sorcor.w lungo la ferrovia interrotta da ribelli, visto un gruppo di salme di nazionali, scendet'a dal trer10, malgrado l'intenso fuoco del nem1c0 e con 1111 gruppo di animosi si recava a com pl(:re la pietosa miHione d1 ricupero e di riconoscimento. Richiamato indietro, caum l'andamento dell'azione, uditi lamenti, animosamente tomava sul posto con pochi fanti e ricuperava con per.<onale rischio un ferito gravissimo». Dukan, 7 luglio 1936-XIV. ~ KoENIG Alfredo, sottotencnte medico di com plemcnto 225" reggimento fanteria: "Ufficiale medico di un battaglione di secondo sraglione, durante il fatto d'arme del giorno 2 marzo 1936, alla nouzia che un altro battaglione. impegnato in combattimento, era momentaneamente privo del posto di medicazione, /a;ciava il proprio reparto, che non era ancora interamente in azione, e, spontaneamente, dando esempio di calma perfetta e di profondo senso di attaccamento al dovere, si portava in una zona più esposta al nemico di quella nella quale era il prop1-io reparto, e, improvvisando in una buca di granata un posto di medicazione. prestava, infantirabile, la sua opera a beneficio del r(' porto impegnato )), Sclaclacà, 2 marzo 1936-XIV. CROCE DI GUERRA AL VAL~R MILITARE. DE MARINIS Aurelio, m~ggic.re medico in s. p. e. 2' sez. sanità divisione di fanteria «Gran Sasso » : cc Comandante di una sezione di sanità al seguìto di una colonna op(· rante, durante una giornata di combattimento, organizzava con perizia il sollecito sgom· bero dei caduti e l'opera di soccorso ai feriti. Profìlatosi un tentativo di aggiramento, con miziariva raccoglieva i soldati di sanità ed i t'Onducenti di altri re pani, i m partendo ordini per una effìcr.ce difesa ». Af Gagà, 25 dicembre 1935-XIV. Bt.GGI Giorgio, scniore medico sezione di sanità, 2" divisione CC. NN. << 28 Ottobre I l : « Comandante di sezione di sanità.. in dum combattimento, assicurava il fun· zionamento de! servizio dando prov.1 di capacità e di alto senso del dovere, prodigandosi nella cura e nello sgombero di numerosi feriti >l . Uorch Amba, 27 febbr~o 1936-XJV. Pt.RISET Pietro, seniore medico comandante la 3• sezione di sanit3, 3" divisione CC. NN. a 21 Aprile l) : « Comandante di una sezione di sanità divisionale, duranie tre giornate di aspra battaglia, prodigandosi instancabilmente, con alto senso del dover( e sprezzo del pericolo non astante le numerose e non lievi difficoltà, assicurava il continuo e perfetto junzio11amento delia sua sezione per la racr.olta c lo sgombero dei feriti n. Selaclacà, 29 febbraio - 2 marzo •936-XIV. PucuEsE Matteo, seniore medico, 2" sezione sanità, 2• divisione CC. NN. « 28 Ottobre )) : a Dirigeme il servizio sanitano di una divisione di CC. NN. , in quattro giorni di combattimento, assicurava il funzionamento del servizio prodigandosi di persona per· chè i numerosi feriti venissero rapidamente curati e sgombmti. Nell'espletamento del suo compito dava prova di calma ed abnegazione .1 . Passo Uarieu, 21-24 gennaio 1936-XIV. R1zzo Goffredo, sottotenc.nte medico di complemento del 225° reggimento fanteria: « In zona a.csai battuta, a.rsicurò il funzionamentc.. del posto di medicazione '' · Selaclacà, 2 marzo 1936-XIV.

Onorificenze. Onorificenze concesse in via straordinaria su proposta di S. E. il Capo del Governo e Ministro della guerra, in considerazione di particolari benemerenze. Ordine della Corona d'Italia. Uffìàale: tenenti colonnelli medici Gwvt.NNJ Gt.LtOTTI, ANTONIO Prc.~z10. VJN· CE!';(O POLOSA.


NOTIZIE

Lutti della Sanità Militare. Il generale medico a riposo gr. uff. Luigi Montanari è morto a Parma il 1 ° marzo, all"età di 104 anni. Scompare con lui una delle figure più distinte del Corpo sanitario, resa ancora più cara alla famiglia medica militare dal privilegio di una eccezionale vec· chiezza, trascorsa fino agli ulùmi giorni in chiara lucidità di mente e sempre avvivata dalla fiamma dei più puri ideali. Era diven uta per noi una devota consuetudine quella di vigilare con venerazione amorevole sugli anni avanzati del nostro illustre decano, e ad ogni suo compleanno si rinnovava il cordiale scambio dei n<r stri \'OÙ augurali con le sue g rate espressioni, anco ra vergate con ferma mano, ispirare a l nostalgico ricordo del lungo tempo trascorso fra le nostre file e alla inesti n g~ibile fede nei destini della Patria ch'egli aveva servita con tanto ardore e che finalmente, da fervente fa· scista, vedeva assurgere al glorioso destino da lui sognato fin dalle remote campagne del g lorioso Risorgimento. Il generale Montanari era nato a Parma il 24 febbraio 1833· In quella Università si era laureato in medicina l'11 agosto 1855 e in chirurgia il 12 mar-

zo r86o. Con decreto dittatoriale del 29 agosto 1859 fu nominato medico di hatta· glione di 1 6 classe nell'artiglieria da campagna dell'Emilia e venne poi incorporato nell'Esercito Sardo con R. decreto del 25 marzo 186o. Successivamente prestò ininterr·otto servizio presso Cor· pi di truppa ed Enti sanitari militari Il gcncr31c medico Luigi Montanari. fino al 1 • aprile 1895, quando, da c<r lonnello medico direttore di sanità, fu collocato in posizione ausiliaria, conseguendo poi la nomina a magg10re generale, il ·24 dicembre 1~. Aveva partecipato alla campagna della Bassa Italia del 186o. Nel 1862 fu ad Aspr<r monte con la co-Jonna PaJiavicino. Durante la campagna del 1866 si trovò all'assedio di Capua e di Gaeta e alla battaglia di Custoza. Era decorato della Croce di Ufficiale dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Croce di Grande Ufficiale della Corona d'Italia. II nostro Giornale lo ebbe a suo apprezzato collaboratore fin dal 1863 pubblicando in quell'anno sue interessanti Storie e osservazioni scientifiche ed in seguito accogliendo le seguenti memorie: Sulla natura della malattia di Brigh (1867) • Allacciatura della arteria iliaca esterna (1870) - Emorragie intraarticolari (hemart1·on), idrartrosi semplici, e con corpi mobili articolari · Contributo al diagnostico della creatinemia, dell'uremia e dell'ammcmiemia (1875) - Di una forma speciale di itterizia dominata in Ar.cona durante l'anno 1878 (1879) • Contribuzione allo studio dd /a sede, del processo e della 11a· tura ddla eresipela - Cistotomia perineale e successiva uretrotomia esterna ( 1881) · Tra·


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SOTIZIE

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cheotomia eseguita felict'Tncnte in 1111 agonizzante per asfissia da edema sintomatico della glottide ( 1882). Il generale Montanari anche dopo arer lasciato il semzio atti,·o, fino agli ultimi suoi anni, con inesausta passione continuò a colti,·are le scienze mediche c noi avemmo il singolare piacere di riportare nel fascicolo IV Jel 1929 una dona e lucida conferenza sul l ;-~ funzionalità epa tica da lui tenuta il 18 gennaio dello stesso anno, quando egli già cont:l\'a 96 anni Ji età. Oltre che al dovere e allo studio, tutta l'intem<.:rata sua vita fu dedicata alla famiglia. La sua vecchiezza venne funestata dall'inconsolabile dolore della perdita dei suoi due egregi figli, Umberro, generale d'armata e senatore del Regno e Cesare, Consigliere di Cassazione. La figlia Amelia è stata la sua angelica compagna amorosa fino agli ultimi suoi g iorni. A lei sono pen·enuti centinaia di telegrammi di cordoglio da ogni parte d'Italia c per prime le condogljanzc di S. A. R. il Duca di Bergamo. Il Corpo Sanitario militare rende omaggio alla memoria venerata dell'illustre gene· rale che tanto lo ha onorato con le sue opere e le sue virtù. LA DIREZIONE.

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Sullo scorcio del decorso anno si spense nel nativo Friuli, a 87 anni, dopo lunga malattia, il generale medico conte Luigi MJchiell Zfgoooi. Era da circa un trentennio fuori del servizio attivo; fu di.rettore dell'ospedale militare di Udine e poscia Ji quello di Verona. Richiamato durante la grande guerra, ebbe, quale colonnello la presidenza di Com· missioni per visite speciali nella zona territoriale. Successivamente venne promosso generale, c nel lungo periodo di q u iescen7.a occupò anche cariche pubbliche locali. Fu uomo di animo buono e retto; galantuomo c gentiluomo dell'antico stampo, eh~ nella lunga carriera militare, come nella vita civile ebbe per m<tssima costante l'adempi· mento del dovere e la più scrupolosa probità. Alle fig lie e alla famiglia tutta le nostre condoglianze, alla memoria dell'Estinto un reverente omaggi~ deg li antichi e memori ufficiali dipendenti.

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Il primo capitano medico fuori organico cav. Veodra Salvatore è deceduto a Pia· nello, sul lago di Como, il 28 febbraio u. s .. Era nato a Sommatino (Caltanissetta) il 18 novembre 1885 cd apparteneva al Corpo Sanitario dal gennaio 1913. A,·cva preso parte alla guerra italo-turca e alla grande guerra dall'inizio delle ostilità fino al 19 marzo 1917, quando, sul fronte maccdone, presso un reparto in linea, durante un ~Htacco con gas, nd prodig:~tsi coraggiosamente al soccorso dei colpiti venne anch'egli a sua ,•olta investi to riportando lesioni grari dell'apparato respirawrio. Ufficiale di dist inta capac ità professionale, si era dedicato con pieno successo alla specialità neu.ro-psichiatrica dopo :wer compiutn negli anni 1925·26 un diligentissimo c lodato tirocinio presso l'Istituto Neurologico Vittorio Emanuele If, in Milano. Dal luglio 1934 an•,·a l:lsciato il scrvi7.io a ttivo per essere collocato prima in aspet· ta ti,·a per m::~ l:mi a pron~niente da c::Juse di servizio e poi fuori organico, dal 16 gennaio 1936.

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VI Congresso nazionale di medicina e igiene coloniale. Dnl 12 al r 7 apr ile si adunerà a Firenze il 3° Congresso naz ionale di studi colMi:tli. ad ini7i:ni,·a del Centro di studi colon iali di Fircn7.e e d'intesa con l"Istituto Coloniale F asr ista.

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NOTIZIE .

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I lavori saranno ripartiti in 8 Sezioni, di cui una ~arà destinata alla medicina e all'igiene coloniali; questa Sezione costituirà il V l Consegresso della Società italiana di me· J icina e igiene coloniali. 11 Congresso nazional-:: di medicina e igiene coloniali sarà presieduto dal scn. professor Aldo Castellani, conte di Chisimaio, presidente della Società. L'organizzazione del CongTesso è affidata al vice-presidente della Socità, gen. mcd. Mariotti Bianchi. Per infor" mazìoni rivolgersi al segretario generale, prof. Igino jacono, R. Clinica tropicale, Policli· nico Cmberto I, Roma. Secondo disposizioni contenute nel Foglio d'O rdini del 29 marzo del Ministero della guerra, compatibilmente con le esigenze del servizio, gli ufficiali medici che lo desiderano. sono autorizzati a partecipare, a loro spese, alle sedute del Congresso.

VI Congresso nazionalt di microbiologia.

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. ' Il Congresso. indetto dalla Sezione italiana della Società internazionale di microbiologia, si terrà in Milano dal 21 al 24 aprile, presso la Sezione Universitarià dell'Istituto .Sieroterapico Milanese, sotto la presidenza del prof. A. Azzi. Relatori e temi : V. Puntoni: << Moderne concezioni sistematiche degli attinomiceti)>; P. Redaelli: « La biologia dei miceti parassiti dell'uomo ed il suo valore ai fini della sistematica »; G. Andrei e P. Ravenna: « Etiologia del reumatismo articolare acuto)); C. Fiorio: « Diagn~i microbiologica e sierologica della gonococcosi »; G. Dessy: <<La \'accioazione profilattica e curativa de! la tuberçolosi ., ; D. Carbone: " La macerazione mìcrobìologica delle piante tessili » ; L. Lattes: << Il mosaico degli antigeni individuali» . li sen. Castellani terrà una conferenza su un tema di parassitologia. Al Congresso sono ammesse comunicazioni su temi prossimi a quelli che sono oggetto di relazione. Quota d'iscrizione con diritto al volume degli « Atti )' L. 25 (quota di partecipazione ad una gita sul Lago di Como L. ::20; quota di partecipazione al banchetto sociale L. 30). Per informazioni rivolgersi alla segreteria, via Darwin ìo, Milano.

Una conferenza del prof. Castellani a Parigi. 11 sen. prof. Castellani, invitato dal Ministro francese della Sanità Pubblica, ha tenuto il 20 febbraio a Parigi, nella grande sala della Sorbona, una conferenza sul la <l Organizzazione del servizio sanitario in Etiopia >l. Erano presenti l' Ambasciatore d'Ita. lia, il Maresciallo Franchet d'Esperey, alte personalità tra cui i maggiori rappresentanti

della Medicina della capitale francesc1 ~Là riunione era presieduta dal prof. Manin, dirct·

tore dell'Istituto Pasteur. \ Il prof. Castel lani fu accolto da una vera ovazione, seguito con interesse e ripetuta· mente applaudito.

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« Annalf dell'Istituto Carlo Forlanini » • E uscito, col suo primo fascicolo, il nuovo periodico mensile Annali dell' Istituto " Carlo Forlanini )), diretto dall'on. prof. Eu~enio Morelli. ·Ne è redattore cap0 il prof. At tili6 Omodei·Zorini. Come ~l\·verte l'illustre direttort> in una sua nota introduttiva, il Giornale ha lo scopo precipuo di raccogliere e Jiffondere la larga produzione sci::ntifìca dd.b Catttdra ·uni\·tr· sitaria d i Tisiologia e della Scuola che fanno parte integrante del grandioso Istituto, sul quale g ià converge l'attenzione degli studiosi di tutto il mond().


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NOTIZIE

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Gli A rwali pubblicheranno non solo i lavori schiettamente scientifici, ma anche qudli di indole sociale e lezioni dioiche. Il primo fascicclo contiene una memoria e una nota d i tecnica dello ~tesso prof. Morelli, con altri importanti studi di suoi aiuti c assistenti. Tutti i la \'Ori sono riassunti in italiano, francese, tedesco e inglese. La sede del Giornale è presso l'Istituto, Monteverde Nuovo, R()ma. Il prezzo d'abbonamento annuo, per l'Italia e l'Impero Coloniale, è di L. 50.

« ltalica Medicina ~ . 'Come già abbiamo annuncia to nel fascicolo V dello scorso anno, è sorto a New York, in un grande edificio, il 11 Centro Medico Italiano>> (ltalian Medica/ Center 135 East 55th Street) che oltre ad accogliere un rilevante numero di infermi, esplica importanti funzioni di intesa e di collegamento nelle attività mediche italiane e amer icane. Per cura dello stesso Centro, col nuovo anno ha visto la luce un periodico mensile, ftalica Medicina, che già col suo primo fascicolo, per il contenuto e per la forma, si annunzia di vi"o imcresse c di sicura efficacia per la propaganda wlturale italiana nella grande Repubblica. Dopo una nota programmatica del direttore, dott. Soresi, nel fascicolo, oltre importanti memorie scientifiche, sono contenuti attraenti articoli, fra i quali uno dedicato alla Scuola medica italiana ed un altro alla luminosa memoria di Guido Baccelli. La direzione del periodico rivolge un caloroso invito Ai colleghi d'Italia, dai quali attende ispirazione, consigli e aiuti scientifici, per far conoscere e apprezzare in America la vita medica italiana e l'opera dei nostri grandi Maestri. Ai medici r esidenti in Italia è concesso uno speciale abbonamento annuo al prezzo di L. 75·

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Errata-corrige. A pagina 2 03 del precedente fascicolo d i febbraio, al secondo rigo della recensione del la m emoria di U. Poppi su << La riatùvazione del liquor nei casi sospetti di neuro· lue », invece di scientifici, leggasi: .• paifici.

Direttore rcspon.<ahì/e: Prof. Dott. LoRETo MAZZETII, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. VIRGINIO DE BERNARDINIS, tenente colonnello medico. ROMA, MARZO 1937-XV • TIP. REGIONALE - CARLO CATIANEO, 20

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Anno LXXXV ·l•"asc.IV

PUBBLICAl/DKE MENSILE

APRILE IH:>7 -XV

.GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate virtus in armis.

DIREZIONE ED AMMINJ STRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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APRILE 1937-XV

ANNO LXXXV - fASC. IV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate <virtus in armis.

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MINISTERO DELLA GUERRA ROM A

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo c decorre dal 1° gennaio al prezzo di L . 32 (Estero L. 44). Pa gli ufficiali medici c chimici-farmacisti del R. Esercito, in servizio ed in congedo, il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficiali e per quelli della Sanità militare mHittima, in qu ~ lunquc posizione si trovino, i: ammesso un aboonamcnto cumulativo al Giornale di Medicina Militar<' cd agli Armali di Medicina Nat·ale c Coloniale al prezzo di L. 42 annue. Il prezzo dd supplemento contenente i Ruoli di anzitmirÌI dd Corpo sanitariO militar<" é di L. 8.

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NORIIIE PER I COLLABORATORI.

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Le opir.ioni mauif~state rlagli autori non impegnano b rc<ponsabilità del periodico. Agli autori sono offerti graruitamentc 50 estratti con copertina stampata. Erontnpizw. impaginatura c numerazione speciale. Gli estratti richiesti in numero maggiore sono addebitati a prezzo di costo. Per disposizione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun bvorc) deve css"rc unito un breve autoriassunto (non più di 10 righe) . Le spese per clichés e tavole fuori testo sono a carico degli autori. l manoscritti non si restituiscono.


SOMMARIO LEZIONI E CONfERENZE HIZ7.0ZERO. -

Uotw>slrJtllnli clmtchc .

LAVORI ORIGINALI HUC(;l ,\NTE. - Il scrvitio ucul"1ico :l cll" Escrcito i 1.tlt~nn duran te b guerra m o Pc! ta le. L· auwlc,tun l\!Ileo oculare nella guerra mnnd 1.1lc (fantillttllzionr) BARILE, PI\'ETrl c CASTELLANA. Protib.-i comm l'imponazionc di 111alauic diffusive a mezzo di truppe reduci cblb guerra colo111alc. Campo coniUmactalc c rh l><mitica io111u11u a Siracu>a per ti nmpauio del 7')' rcggtmt"niO famcna FERRALORO. Il m cluclo ·• Guuadt.Jphol • ncll'mw''''·"'unc .(., ><>lfuro dt cHic btdorur.no (iprllc) . FERRO-LUZZI c ROSI. Il bnurc~ antiscorbutico nelh r.tzton: .tluncmarc clcllc nostre truppe <.h wlorc TETI. - Dtagn•»• c tcrapta pr~'Cocc della pleurite. Influenza dd dnrurn dt calcio sul poter<" as,nrhcutc della pkura FURNERJ. Tct ..mo tard tvn circoscnuo, localizzato nll'arto "'pcnnrc COLONNELLO. l'achtmrn tngnc interna t•mnrrag•c:• apoplctlllu>mc BRI<:ANTI. Il servizio •xlomoiattico ncl l'nmbtlaturtu eli 1\>rn.tra.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA A:"ESTESIA (L') PI-. RIDURALE m d1irurgia. D"tc:~t ASCESSI DEL POLMONE . /.,1 puntura s1strmatùa ndla d1agnosi. nr/111 pro· gnosi, nd tratamrnto dcgh SnF,.'it:<I . AU01710:-:E Il lu111tc sup~nm~ di - 111 pouma d1 omgrno. - H IRTI>!\!\:< CONFLITIO ETIOI'I CO. L 'orguni:::o::10nr dr/ srr111Z10 samt,IIIC n11l11urc itc·liano t" la protr:iouc tlt'glt rOruit'i dttr.ln/~ il Ht' \RU . OIAr!ETE ZUCCIII-.RINO. A propnmo di rod10trrctpw ipojisarm nrl - Bcxc 11t DISAKTICOLAZIOI'E DELLA i>I>HZIONE POSTER IORE DI'L Pl EOE Tre mrtodi di - (Rit ·,11·d, sul/oanr.1gahra r Symr) in l'~ntitrc OSSt'rJICI:;ioni. l-h o~•o c Rovt 1 > EMOANC IOEN l )( rt EI.IOMA di in<olito aspt'llo. ad .tccrc·-comcnt<> imr.tva· ~cobrc. S\'olup!>alo\1 <ulla p.lfctc .mtcnorL dd ~acco l;ocrun.tlc. 1!11 rn EI'IDI:.MIE l' hO\ OC:\'1 E. A propOSI/o dt l'u:t>LL> FAl''IA ANOFF.U:-.:ICA tldlc cnlnntc italtanc. - L1 1'., r (,L ,\l'COMA l ! - dr1 gwwm. C•r•f.n., c Momot<l . <a.:ERRA (Sulla) Cllll\IICA. l'tt' Rl' MEIW.; I:"c\ I'A\',\I.E E TROPICALE. Errorr diagnost111 nr/J,, MtiiU 's MICROSI'OI\0:" FL:RFUR Sul/'a:10nr 11cromi::::antr dr/ nr1 11rn.

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MI· LITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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LEZIONI E CONfERENZE ISTITUTO DI CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R . UNIVERSITÀ DI TORINO

DIMOSTRAZIONI

CLINICHE

agli ufficiali medici dd Presidio di Torino, tenute dal Direttore Prof. En:o Biu ouro, tenente colonnello medico di complemento.

l - II. A lopecia Areata. Presenta una giovane donna con sintomi di ipertiroidismo (emotività, tachicat·dia, tremore ecc.) affetta da alopecia areata totale. Ricorda le ricerche di Sabouraud e quelle sperimentali di Sainton sui rapporti fra alterazioni tiroidee e arr:a Gelsi. La paziente, curata co11 antitiroidina Moebius, senza alcun trattamento locale, ha visto ricrescere i capelli in meno di due mesi. Uua seconda paziente, basedowiana, co1z chiazze di area Gelsi, verrà sottoposta alla stessa cura. CASI

CAso III. Sclerodattilia. Uomo di 6o anni che presenta le dita delle mani

di colorito biancastro, f redde al tùlto. assottigliate, con cute fortemetzte aderente ai piani sottostanti; movimenti articolari delle falangi molto ostacolati. La sclerodattilia si inizia con i sintomi del morbo di Raynaud e dagli arti .superiori si diffonde centripeta mente (sclerodermia): la pro gnosi è infausta. Fra i diversi momenti eziologici invocati per questa malattia vi è la disfutzzione paratiroidea, talora con calcemia elevata (messa in libertà del calcio specie dalle ossa delle estremità). Cura: opoterapia, acetilcoliua, legatura delle arterie tiroidee inferiori (che irrorano le paratiroid1). Focolaio di t.essuti morti fica ti, della grandezza di una motzeta da 10 cetttesimi, roto1ldeggiante, con escara 11erastra incassata nel derma, circondata da alone eritematoso al terzo medio della gamba sinistra di un uomo di 55 anni. Dalla lesione è stato isolato uno streptococco di particolare uimlenza; che inoculato intradermicamentc ad un coniglio} ha riprodotto la lesion·e osservata sull'ammalato con gli stessi caratteri morfologici. Cura: liquido di Dakin; iodoformio. CASO IV. Gangrena cutanea.

CAso V. Acne fonmcolosa. Sulla regione posteriore del collo di un giovane si nota110 numerosi piccoli ascessi, che hanno tendenza a cronicizzare, insieme a gran numero di comedoni e di cicatrici depres.ce, deformanti. In questa speciale forma di acne la cura consiste anzitutto nel regolare la dieta e le funzio1li intestinali e localmente raggi ultravioletti, p(Jste allo zolfo.


l>IMOSTRAZIO:'-il CLINICHE

CASI VI -VII- VIII- IX. Linfogranulomatosi inguinak o malattia di Nicolas e Favrc. Parla della diffusione crescente di questa malattia nel Pie-

monte (nello scorso anno furono osservati nella Clinica Dermosifilopat~ca di Torino 129 cast) e della ma ;mportan~a dal punto di vista demografico per ia sterilità che può provocare nel/t- donne in seguito ad alterazioni degli organi pelvici. Presetzta due uomini coil voluminose tumefa:zioni ghiandolari a piastrane, dure, di colorito cianotico, fistolizzate in più punti, discutendone la diagnosi differenziale con le adeniti di altra natura. Fa rilet,are la compartecipazio?Ze al processo delle ghiandole iliache profonde ed accenna alle com· plicazioni di questa malattia nell"uomo cd a quflle comuni ai due sessi: uretriti, epididimiti, elefantiasi dell'aJta, artriti, psoite, metastasi polmonare. Mette in rilievo la specificità della intradtrmoreazione di Frei nella diagnosi della linfogranulomatosi. Presenta infi11e due donne cotz estiomene (ulcera cronica della vulva) accon;pagnata da elefantiasi delle piccole labbra, trattan· do la diagnosi differenziale coll'ulcera molle e col sifiloma. In queste pazienti la reazione di Frei è intensamente positiva. La diffusione del virus ai iinfatici ed al tessuto perirettale provoca la stenosi retta/e (forma morbosa un tempo attribuita a sifilide o a tbc.). Altre complicazioni ne/h donna possono euere i processi infiammatori dell'utero e degli a1messi. Cura: preparati di iodio e di antimonio per via endovenosa ed endomuscolare. Capitano medico CtAMPOLILLO.


LAVORI

ORIGINALI

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE- UFFICIO STORICO

IL SERVIZIO OCULISTICO NELL' ESERCITO ITALIANO DURANTE LA GUERRA MONDIALE L'AUTOLESIONISMO OCULARE NELLA GUERRA MONDIALE Prof. AUredo Bucdante, generale mediço

(Continuazione).

Uno dei campi preferiti dall'autolesionismo, negli altri Eserciti non meno che nel nostro, è st:tto quello oculare, non solo per la relativa prontezza dell'effetto voluto, data la sensibilità dell'organo della vista è dei suoi annessi e la loro facile accessibilità, ma perchè, come ha osservato anche Rudolf Raucb per l'Eseròto austriaco e Fromaget per l'Esercito francese, la frode non ha trovato la generalità dei medici addestrati nella pratica delle affezioni oculari. Per raggiungere la esenzione dal servizio militare attraverso le affezioni oculari per due vie bene aperte potevano inoltrarsi gli autolesionisti, quella cioè della riduzione del visus, ovvero quella delle .congiuntiviti croniche (x). Quest'ultima, senza confronto più ampia e più agevole, ha attirato jl maggjor numero dei male intenzionati, talchè il capitolo più ricco dell'autolesionismo oculare è costituito dalle congiuntiviti acute e croniche provocate. cc E ' oltremodo sorprendente scrive il Rauch che si è in modo speciale occupato di autolesionismo fra le truppe austriache - la varietà del materiale che fu estratto dai ripostigli e dai tascapani clei soldati per quanto riguarda i mezzi autolesivi di predilezione ». E in verità sono innumerevoli i mezzi usati in tutti gli eserciti e anche nel nostro dalla industriosità fraudolenta che si è. sempre più scaltrita, man mano che si andavano diffondendo fra i medici le speciali cognizioni e perfezionando i mezzi di accertamento. Ebbero da principio largo impiego gli agenti meccanici con lo scopo di irritare la congiuntiva o di riacutizzare vecchi processi infiammatori cronici. Fra essi, oltre i fregamenti, è da ricordare la introduzione, nei fornici congiuntivali, di corpi estranei a superficie levigata e che, quando sono piccoli, possono rimanere allogati sul fornice superiore anche per lunghi mesi (Ovio);. dì grani di riso, pezzettini di cera, p_arlicellc di mandorle, polveri insolubili e inerti come il talco, la farina di frumento e di riso. l l) Art. 45 c 33 dcll'ek·nco imp<:rfcziuni e in fcrmitil . 1917·


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Le congiuntiviti procurate con mezzi meccanici non hanno avuto grande sviluppo, essendo il quadro clinico facilmente riconoscibile. Con frequenza tnaggiore, sono stati usati materiali ad azione irritante: tabacco, cenere di sigaro, sapone, sabbia ecc.; ovvero ad azione più o meno caustico-irritante a ~econda della quantità usata e della molteplicità delle manovre: polvere di calcinaccio, polvere eli sublimato, allume, nitrato d'argento, ~olfato di rame, sal prunello, sali di piombo, capocchie di fiammifero· e di cerini, acidi diversi, soda e potassa caustica, succhi di lattice e di erbe e piante, polvere insetticida, feci, urina, strigliatura di cavallo. Ogni regione aveva la sua sostanza preferita e avveniva perciò spesso che medici già resi particolarmente provetti dalla quotidiana esperienza, diagnosticassero non solo la congiuntivite provocata, ma ne intuissero a colpo d'occhio il materiale adoperato e da questo individuassero il paese di provenienza d eli 'autolesionista. Con tali mezzi, semplici e primitivi, venivano molto spesso provocate form e facilmente identificate per la loro evidente b::malità e grossolanità; tal 'altre però passavano per genuine, all'osservazione della maggioranza dei medici, i quali, ingannati da queste nuove form è morbose non ne hanno potuto impedire la propagazione. Ma a questa ~pecie di giuoco piccolo della fraudolenza di quartiere si passò, subito dopo, all'uso di sostanze speciali inconsuete. Anche le manovre si andarono perfezionando con scaltrita malizia: i comuni criteri della unil:neralità della lesione, della ordinaria preferenza data all 'occhio destro e alla congiuntiva inferiore, vennero man mano a mancare poichè la malattia veniva provocata accortam('nte nella congiuntiva superiore e inferiore e nei due occhi contemporaneamente. Ne risultavano quadri morbosi pscudo-tracomatosi e pseudo-bknorragici tali da indurre in errore o da rendere perplessi gli oculisti stessi, specie quando le lesioni provocate si sovrapponevano a forme congiuntivali croniche preesistenti. Nè molte volte a confortare il sospetto di provocazione soccorreva la indagine microscopica. Si è molto insistito p. es. sul valore differenziale dell'eosinofilia e sul fatto che essa si riscontra normalmente e in modo evidente solo nel catarro primaveri le. Ma si osservò che, se è vero che la spiccata eosinofilia è caratteristica nelle forme provocate, essa però si riscontra soltanto in quelle che datano da un certo tempo (B1ctti). E parimenti si è dovuto riconoscere che anche l'esame batteriologic'J è incerto e infido, poichè la presenza di germi non autorizza ad escludere la provocazione se non quando allo speciale germe individuato non corrisponda il rispettivo quadro clinico congiuntivalc (congiuntivite da diplobacillo Morax- Axenfeldt, da Koch -Weeks ccc.), senza dire che alcuni germi si rattrovano saprohticamentc nel sacco congiuntivale prima ancora che vi insorga la congiuntivite provocata (es. pneumococco, stafilococco albo non liquefaciens ccc.) e senza parlare delle congiuntiviti acute genuine non


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dovute a microrganismi e perciò a reperto batteriologico negativo, pur non essendo provocate. Ma col diffondersi dei casi e col moltiplicarsi degli esamt clinici, gli oculisti si accorsero che tali congiuntiviti, qualificate per « ribelli » si presentavano con caratteri peculiari, da costituire quadri clinici speciali non rispondenti a nessun quadro clinico noto, ma bene differenziati l'uno dall'altro, riferibili ciascuno ad un dato agente provocatore repertato dai medici o rivelato dagli stessi autolesionisti. Meritano speciale menzione le seguenti forme :

Congiuntivite da ipecacuana. Nel primo periodo della guerra la polvere di ipecacuana è stata molto di moda n eli 'Esercito francese (Kalt) introdotta vi dai corpi coloniali e poi anche nel nostro; come surrogato si ricorse alla polvere del Dower che ne contiene in determinate proporzioni, ovvero all'alcaloide della ipecacuana cioè J'emerina. Se l'applicazione è cauta e protratta, a dosi leggiere, le papille si iperplasizzano e assum·o no il tipo clinico del tracoma che induce facilmente 1n errore. A dosi più forti il quadro clinico diventa caratteristico: inizio violento e doloroso, palpebra tumefatta, mancanza di secrezione o talvolta scarsissima, colore rosso vinoso o come di gengiva pallida della congiuntiva palpebrale interessata, per infiltramentCI sieroso della sub-mucosa, più o meno edematosa, con netta demarcazione rispetto alla zona sovrastante indenne; assenza di partecipazione corneale, decorso rapido, tendenza alla guarigione spontanea. La congiuntiva bulbare, quando è interessata, ricorda l'aspetto della congiuntivite primaverile pel suo colorito pallido lattiginoso, ma ne è faci l m ente differenziabile. Se poi a queste note si aggiungono la unilateralità, la preferenza data all'occhio destro, la presenza nel punto di diretta applicazione - fornice e cong. tarsea inferiore - di una pellicola trasparente che sembra un fiocco di muco ma che realmente è un'escara superficiale aderente alla mucosa, la resistenza e l'aggravamento ad ogni tentativo terapeutico, l'aspetto eczematoso della cute palpebrale circostante, croste di secreto giallastro che al mattino si trovavano rae<:olte nei bordi palpebrali non di muco-pus, ma dovute all'essiccamento dell' umore sieroso che trasuda daJla congiuntiva infiammata, il quadro è completo e la identificazione immediata. Ecco perchè l'uso dell'ipecacuana in polvere e dell'emetina venne abbandonato e soppiantato, nel largo favore degli autolesionisti, dal seme di ricino. 1° -

2" - Congiuntivite

da seme di ricino. Leggiere strofinazioni sulla congiuntiva con la polpa del seme di ricino, dopo qualche ora provocano una notevole ipercmia, chemosi della con-


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giuntiva !bulbare, fotofobia, lagrimazione, edema palpebrale diffuso. Ripetendo le applicazioni a modiche dos1 e ad intervalli, i fatti flogistici iniziali si attenuano e compaiono granulazioni giallastre pseudotracomato~e. Quando lél manovra è stata bene condotta e si sia avuto l'accorgimento di estenderla alle congiuntive tarsah delle due palpebre e dei fornici superiori, si ottiene la riproduzione del quadro della congiuntivite tracomatosa florida, traendo in inganno anche i più provetti osservatori (1). Se le strofinazioni sono ripetute e generose, il quadro cambia aspetto e si fa imponente, con chemosi della congiuntiva bulbare, specie verso la caruncola, secrezione abbondante, edema acuto palpebrale di colore rosso cupo. Sulla rigogliosa ipertrofia delle papille proliferanti in ammasso, a grappolo, si protende una caratteristica pseudo-membrana grigiastra (sottile e diffusa escara da causticnionc). In tali casi l'aspetto clinico ricorda la congiuntivite blenorragica, dalla quale può essere disùnto - oltre che batteriologicamente - per il tipo della secrezione e della ipertrofia papillare, per la mancata partecipazione della cornea e per la speciale pseudomembrana. Questa è, come abbiamo detto, sottilmente aderente anche fra le insenature delle produzioni papillomatose della congiuntiva e si distingue Lhiaramcnte dalla m~mbrana della congiuntivite pseudomcmbranosa, la quale è spessa e lardacea e si distacca facilmente dalla congiuntiva sottopost:t, sanguinante.

La complicanza corneale, di regola, man~a, ovvero si produce un'ulcera corneale che non ha tendenza ad estendersi e che ripara con esiti trascurabili. Si sono però osservati talvolta anche vaste distruzioni corneali (Calendoli, Pellerino), nei casi in cut la polpa sia rimasta abbondantemente e lungamente nel sacco congiuntivale. Il Calendoli ne denunciò due che si presentarono alla sua visita con ancora un pezzo di seme di ricino nel sacco congiuntivale. In questi casi, che egli giustamente caratterizza per bestiali, la forte chemosi congiuntivale era accompagnata da edema duro delle palpebre, difficilmente divaricabili; cute circostante critematosa, ros~a e lucida; scarso secreto della rima palpebrale. Col diminuire dei fatti flogistici si poteva osservare la falsa membrana e la sottosta:nte superficie granukggiante e sanguinante. In questa forma è - scrive il Calendoli - quasi sempre interessata la cornea; ulcerazioni multiple si manifestano con larghe chiazze di necrosi del tessuto corneale e spesso lo distruggono in toto lasciando solo la Descemet la quale resiste benissimo; indi si forma uno stafiloma nel quale sono fuse cornea e iride in un unico tessuto fibroso. ( 1) " In nlcuni casi - scriv~v~ il Gug!J.Jnclli nell'aprile dd 1918 c cioè d o po tre ;tn ni di cspc· ricnza - , cadut;t l'cSCJrJ provootJ dal rio no . si rendeva no evidcntt. nei forn1ci. gr~nulazion i sìm1li ai ~ranu!J tr.acommos1. Se pertan to q ues te forme dt w ng1untl\·iti non si osservano nel loro s~dio iniziJic, di fficilmente ~i d iiTcrcnz1 ano dal tracom a c ~<Jl o il decorso potc\'a chiarire la causa d ell a mal•ttta ».


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Quando la cornea pa1tecipa decisamente al proce~so, il quadro mentisce in pieno quello del!' oftalmite blenorragica. In conclusione la congiuntivite da ricino può, nei casi lievi, essere confusa con la tracomatosa in 1 ° stadio, a trattamento autolesivo moderato, con quella pseudotracorriatosa e nei casi spinti con quella blenorragica; ma alcuni caratteri propri ne fanno un quadro tipico, a sè, differenziabile ad una attenta osservazione, dai quadri clinici genuini coi quali, durante la guerra, è riuscito a confondersi coi suoi sintomi ingannatori, dando luogo a innumerevoli provvedimenti di esenzione dal servizio e a numerose concessioni di pensione.

3° - Congiuntivite da iequiriti. E' stata relativamente rara, non solo per la difficoltà di procurarsene semi, ma per la prevalsa diffusa prefermza accordata al ricino. Identificata, specialmente dopo gli studi del Romer, con l'abrina (prinòpio attivo del iequiriti), ha manifestazioni che ricordano quelle prodotte dalla ricina. A fianco delle due forme di congiuntiviti, tipicamente carattc::ristiche, da ipecacuana, e da ricino, sono state individuate alcune :tltre forme provocate, anch'esse più o meno caratteristiche, ma molto meno praticate, e registrate, piuttosto, come focolai ambientali. 4 • - Fra esse merita menztone la congiu-ntivite da nitrato di piombo ottenuta strisciando sulla congiuntiva tarsale la capocchia di cerini speciali (pro mutilati). Si provocava così un aspetto singolare per la superficie congiuntivale cosparsa di numerosi punti di infiltramento di colorito biancogrigiastro, a riassorbimento lentissimo, fino a scomparire del tutto, o quasi, dopo diversi mesi. Il Parpacone l'ha bene identificata ~ descritta dopo ripetute osservazioni e una serie di riproduzioni sperimentali, dimostrando altresì che essa non era dovuta al fosforo, nè al biossido di piombo, ma al nitrato di piombo, altro componente della pasta dei cerini allora messi in commercio.

5° - Congiunti11iti da lattice di euforbiacee. Dei succhi lattici forniti dalle euforbie si sono serviti a preferenza i contadini meno evoluti, per quelle conoscenze empiriche che hanno del loro erbario medicamentoso e ignari dei mezzi più r:tffinati sopra elencati e degli speciali accorgimenti di impiego e appunto perciò si presentavano manifestazioni monoculari e congiuntivale inferiore di per sè sufficienti a segnalarne l'artificiosa natura. 11 potere fortemente irritante del lattice sulle congiuntive è stato molto largamente utilizzato in guerra nell'Esercito austriaco, come vedremo, e più limitatamente anche da noi. Si 'ìono avuti focolai circoscritti di tale forma,


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specie in alcune contrade della Sicilia ove cresce abbondantemente l'euphorbia dentroide (voìgarmente commarsone) (r). Le congiuntiviti, così ottenute, non hanno una sintomatologia caratteristica; presentano una secrezione fibrino-purulenta, con formazione di pseudomembrane, senza chemosi della congiuntiva, nè partecipazione della cornea. I poco pratici pensavano ad una forma difterica, ma, la mancanza dei su accennati sintomi congiuntivali e corneali la fa da essa prontamente differenziare, anche senza ricorrere all'esame batteriologico che, naturalmente, è decisivo.

6" - Sono da ricordare le congiuntiviti da sostanze organiche fermentauti o putrescenti, commiste a materiali indistinti, più o meno irr-itanti. E' da segnalare tra esse la congiuntivite da striglio di cavallo, di cui si sono avuti focolai notevoli fra le truppe a cavallo anche precedentemente alla guerra (Samperi, Gradenigo ecc.). La forma genuina, insorta cioè per la penetrazione accidentale nel sacco congiuntivale della lieve quantità di polvere, diffusa nel governo dei cavalli, riveste i caratteri di una congiuntivite follicoìare; quando invece lo stesso materiale da striglio viene introdotto nel sacco congiuntivale abbon-

dantemente, si provoca un quadro clinico caratteristico le cui note salienti sono un accentuato edema palpebrale, una secrezione vischiosa, la formazione d! pseudomembrane, iperplasia papillare più pronunciata nella congiuntiva palpebrale superiore, chemosi della congiuntiva bulbare. La cornea però non partecipa, d'ordinario, al processo infiammatorio e con le sole cautele igieniche si va alla guarigione spontanea con restitutio ad integrum dei tessuti. E' stata anche descritta una forma di congiunttvttc molto gra~e d~ sudiciume interdigitale dei piedi. Calendoli ne ha accertati numerosi cast

nell'ospedale Malaspina di Palermo, a reazione acut~ssima, purulenta, da confondersi con la congiuntivite blenorragica e che ha dato luogo talvolta . ' a ccctta. Ma si è trattato di manifestazione episodica di ambienti dominati dalla sporcizia, dalla ignoranza e dalla prevalenza dei bassi istinti.

Forme miste. Le forme provocate che hanno avuto maggiore diffusione e maggtore successo sono state quelle elaborate su preesistentc tracoma. Nel primo periodo della guerra si osservavano militari tracomatosi generalmente affetti da tracoma in fase cicatriziale, assoc~ato .td iperemie con( 1) In Abruzzo ~i è r~no spccial mcmc LISO dei semi tlcll" ccb~ llium (cocomero ~sinino) contcncm i un principio aui,•o (ccball in:l) caustico irritante.


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giuntivali o a congiuntiviti di natura non tracomatosa per evidente sovrapposizione di un altro processo flof!istico settico o per manovre artificiose. Man mano che inoltrò la guerra, apparvero sempre più numerose le infiammazioni congiuntivali acute e subacute con sintomatologia analoga a quella della congiuntivite granulosa florida. Il Guglianetti, che portò su tale massa di oftalmici la sua attenta osservazione fin dall'inizio, aveva notato che tali congiuntiviti non si propagavano mai con carattere epidemico, che mai si constatavano veri contagi involontari e che comparivano abitualmente in gruppi di soldati reduci dalla licenza. Si trattav3 evidentemente Ji antiche congiuntiviti granulose riacutizzate artificiosamente e spesso di congiuntiviti provocate con vari agenti e scambiate col tracoma, come l'esperienza successiva acclarò. Molto spesso inoltre una forma provoc1ta con un dato agente, appariva sovrapposta ad altra forma, pur essa provocata, in modo che ne risultava un quadro clinico travisato dalla coe~istcnza di caratteri promiscui . Forme più raffinate ancora si sono ottenute con applicazione di semi di ricino e cii ipecacuana, combinate con puntura di spilli. La tecnica di tah manualità veniva impartita ai soldati specialmente dai famigliari, con lettere contenenti istruzioni e materiale preparato, come è documentato dalla lettera che riproduciamo: 11 Da un tuo compagno fidato o tu stesso se sai farlo scriveva la moglie ad un soldato del 6• fanteria (Palermo) - strofina sugli occhi, internamente, la polpa di questo seme (cartina acclusa nella lettera); dopo qualche giorno, con uno spillo farai o ti farai fare, dentro le palpebre, delle punture e poi col dito intinto nella polvere, strofinerai questa sulle puntùre fatte )> (Calendoli). Ammaestramento muliebre perfetto ! E inoltre, all'azione del seme di ricino, veniva spesso associatJ l 'appl icazione del lattice ddl'euphorbia dendroides (cammarsone dei Siciliani) per potere provocare complicanze corneali non determinate dal ricino e per ottenere specialmente il panno corneale più a lungo persistente (Bietti).

••• Se l'ordinario campo di manovre autolesive è stato 11 sacco congiunti·valc, con gli svariatissimi mezzi che abbiamo passato rapidamente in rassegna, n on sono mancati tentativi ardimentosi sulle parti più esposte del bulbo oculare e perfino endooculari. Primeggiano le forme corneali:

C lzeratiti provocate. - Oltre gl'innumerevoli casi di cheratiti complicanti le congiuntiviti acute e cronich e e dei processi ulcerativi post-traumatici con tutti gli ordinari esiti, sono stati registrati molti casi di lesioni esclusive della cornea, sia di vero e proprio tatuaggio corneale, sia di cheratiti centrali provocate specialmente coll'applicazione diretta sulla cornea di capocchie di fiammiferi e di cerini.


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Vna singobre forma è stata prodotta con speciali cerini (contenenti nitrato di piom bo), leggermente bagnati prima dell'uso, e applic.1ri sopra la cornea. Essa non è da confondersi con le cheratiti da causticazione con fiammiferi - vere e proprie causiticazioni della cornea, con più o meno diffusi e densi kucomi consecutivi - ma riveste i caratteri di una forma a sè, patognomonica, bene descritta e anche sperimentalmente riprodotta (Pasetti). Parecchi casi ne vennero accertati nell 'Ospedale Oftalmico di T orino, in militari provenien ti d:db Sici lia al ritorno dalla licenza: identica lesion ~ della cornea, assenza di j ni ez i on~ p ericheratica e ciliare e di altri consueti fenom eni infiammatori concomitanti dei processi infiammatori corneali, e di infiammazione ci rcostante (Borsello). Fin dal novembre del 1916 il professore Cavara, ocul ista della 3" Armata, aveva avuto occasione di osservare qualche caso di tale form a di cheratite che egli giudicò sicuramente procurata ad arte ma senza riuscire ad acclararne il modo di produzione. Altri casi furono poi individuati dal Prof. Pasetti, consulente d ella 3.. Armata, durante il 1917, ma essi sono divenuti numerosi e diffusi nel secondo trimestre d el 1918, ed il Pasetti ne precisò i car:Hteri clinici e anatomo-patologici, confermati poi da al tri osservatori. La sostanza propria della cornea e la Bowmann vengono infiltrate d a una sostanza bianca candida in modo irregolare come le spennellature di una vernice densa; limiti elci tatuaggio bianco sempre netti e circondati da un alone di colorazione meno intensa. Si può avere l'aspetto di più macchie confluenti se la lesione è provocata in più tempi . La macchia si mantiene così inalterata e stazionari:.~ per un te1npo illimitato. Modica reazione congiunti rale e talvolta pcricheratica. Si era convinti, come òicemmo, che trattavasi di forma provocata, ma solo la confessione di un malato valse a precisarne la causa (capocchie di cerini). Se l 'applicazione è unica e superficiale la macchia tende a scomparire in pochi giorni. Casi di tale provocazione si verificarono per tutta la durata della guerra. Nel 2° trimestre del 1918 il prof. Pasetti ne individuò x6, quasi tutti nell'occhio destro e di essi I I appartenenti al Distretto di Girgenti. Interessanti sono i casi del genere accertati nell 'ospedale oftalmico di Bari dal Pellegrino al quale riuscì di avere la riprova del materiale adoperato e della tecnica seguita da una lettera sequestrata (1). N ell'Ospedale Oftalmico di Alessandria furono individuati dal Bedei ci nque casi di cherat ite provocata col nin:tto òi piombo, altri da Pardo nel(q Mau~ !:1 Jl<"n.t d t rì prntlurre l< >tu~lmcn tc la lcucr:l:

• Cart"'"'' fr:udlu. comprali t cerilli promu u b tt. ne pìj!li c.nqne e li metti tutu tn grupp<~ c te lo apJ>< •).!)-:1 wl ce ntro ckl la put>tliJ th un ocd-uo , il clcsrro; ve<li che ri deve b ruciare'. tu soiTn. f'-'Ztcnza c 'l'lr.u eh~ u cc>tnp:u irit '""' pi u a (m:tcc h t:t). T i raccomando di no n farti ,·cxlcrc c se 11 pur)!:t nun uo<c.uti l":tltro occhu). F:1i tul!o pcrcl1~ no n ti testa niente, facc ndo b cura co n il miu p1:tccrc c )131 !)JClln.> ~ .


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l'Ospedale di Genova, eia Giordano nell'Ospedale di Ancona e casi sporadici in tutti gli altri ospedali oftalmici, con le stesse caratteristiche sopra descritte.

Cataratte provocate. - Una delle forme più insidiose e raffinate di autolesionismo oculare è stata quella delle cataratte traumatiche, segnalata nel 2 ° semestre 1917 e poi, a casi isolati o aggruppati, nei vari ospedali oftalmici (Messina, Ancona, T orino, Palermo). Il Calendoli ne ha individuati cinque casi nei quali era evidente un piccolo leucoma puntiforme sul margine del disco corneale prepupillare, esito del tragitto seguito dall'ago di escissione. Non vi poteva essere dubbio sulla provocazione ad arte, per la mancanza di ogni elemento anamnestico o sintomatologico da far pensare ad una forma di cataratta genuina. Venivano, infatti, addotte:: cause traumatiche inattendibili come l'urto contro l'occhio di un pezzo di carbone in ferrovia (Osped. Bari) o da puntura accidentale perfino da spina di fico d'India (Ospedale Messina). In zona di guerra vennero segnalati tre casi dal Pasetti nella prima metà del 1918. Erano soldati sic il iani, del distretto di Palermo, con lesione perfettamente identica e cioè con rottura della cristalloide anteriore nella parte centrale con cataratta traumatica all 'O. D . Nessuna lesione corneale poteva rilevarsi tranne un leucoma lineare, della lunghezza di 2 millimetri in corrispondenza dell'estremo interno del diametro orizzontale della cornea, difficil m ente visibile perchè cadeva sulla parte del lembo più vicino all'angolo irideo, sottilissimo e disposto secondo la direzione del meridiano orizzontale. Nessuno dei tre soldati ricordava di aver avuto il più piccolo trauma e ciascuno asseriva che il male era venuto spontaneamente. L'occhio non presentava alcuna alterazione, nè si mostrava minimamente irritato. Evidentemente le dette cataratte erano state procurate ad arte per mezzo della puntura del cristallino, previa dilatazione della pupilla: convinci-

mento avvalorato dalla perfetta identicità dei tre casi, dalla coincidenza della stessa regione, dalla m;ncanza di dati anamnestici, dalla ubicazione della ferita corneale, rarissima nelle ferite accidentali e facilissima a sfuggire anche a ricerche molto accurate. Richiamata l'attenzione degli oculisti militari, i casi si sono rivelati in maggior numero e con tecnica sempre più perfezionata. Infatti non era più appariscente il punto di infìssione dell'ago perchè la penetrazione avveniva per via sclerale (Osped. Firenze), o sotto la congiuntiva presso il bordo sclero-corneale. (Osped . Bari). Questi ed altri ca:si raccolti dal Ministero della Guerra, più che una progredita scaltrezza di manovra da parte deli 'autolesionista, dimostrano il concorso di persona tecnica.


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lL SERVIZI O OCUL1ST1CO NELL"ESE RCITO !TALIA.-.JO ECC.

Purtroppo, ad onta del convincimento certo degli oculisti che si trattasse di forme provocate ad arte, nessun caso ha potuto essere denunciato, mancando le prove della frode, valevoli presso l'autorità giudiziaria militare.

Dacriocistite provocata. -

Sono stati accertati parecch i casi di dacriocistite provocata mercè un lc:nto c ripetuto martellamento sulla regione del sacco lacrimale in modo da determinare gradatamente una flogosi del sacco, con un po' di catarro, gonfiore pastoso che dava appunto la parvenza di una autentica dacriocistite. Il sospetto sorgeva per la constatazione di un leggiero colorito rossastro (ecchimosi) della regione del sacco e per la guarigione spontanea che si verificava dopo un tempo piuttosto breve. Anche queste manovre si perfezionarono e apparvero così dei casi di dacriocistite ottenuta con iniezione di sostanze irritanti e leggermente caustiche. Il Calendoli ne ha segnalati tre casi, convinto che le iniezioni erano state eseguite attraverso i punti lacrimali.

*** Negli altri eserciti l'autolesionismo oculare non fu meno attivo e vario. Nelle truppe austriache, fra le malattie prodotte artificialmente, le affezioni oculari stanno, per il loro numero, al secondo posto, e vi sono registrati tutti i gradi delle alterazioni infiammatorie dell'occhio, dall a semplice irritazione congiuntivale, fino alla più grave panoftalmia. Il mezzo preferito tra le dette truppe è stato il seme polverizzato di gettacone (Agrostemma githago) che, secondo la durata dell 'applicazione, ha danneggiato in varia misura l'occhio. Vi si è fatto anchr largo impiego del seme della Gypsophilia - che, per il suo contenuto (saponina), si accosta al seme del gettacone - e del seme dell 'ippocastano. Sono stati molto usati gli organi sotterranei, bene sminuzzati, di alcune varietà di ellebori c di anemoni, le radici dell' Aconito (Aconitum napellus), della fitolacca (Phytola.cca decandra), del ramolaccio (Armoracia rusticana), dell'elleboro nero (Veratrum nigrum), i semi di ricino (Ricinus communis), di stramon io c di (Ìtimolo (Euphorbia Iathyris), le foglie del tabacco e quelle di belladonna. Importante a notarsi è il largo uso che si è fatto di bruchi triturati, mescolati a foglie d1 tabacco, attenendone uno dei mezzi flogogeni più efficaci per provocare gravissime forme di congiuntivi, scambiate per tracoma e per congiuntiviti blenorragiche (1) essendo il bruco molto simile alle cantaridi c possedendo materie irritanti molto energiche e tali da dare anche infiammazione suppurativa. ( r) Prime!!gtano fr;t i bruchi adopcr3tÌ per le mcscol:!nzc il P3t"d.:rus liwr:•lis (stn fi lino comunt) c il P.tcdcricus •~nguinicol is, non pMossi ti , m• cMniwm, ,Jondc i nomi tedeschi di Morder ("s'a'"ni) c cJi R.cub~r (masnad tcn).


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Fra le nostre truppe si sono verificati rarissimi c.:tsi del genere. Un caso tipico troviamo annotato in una Relazione ddla 3" Armata in data 15 febbraio 1916: un soldato presentava eritema paipebrale con diffusione alla regione zigomatica destra, congiuntiva oculo-palpebrale fortemente irritata e arrossata, lagrimazione, fotofobia. Nel sacco congiuntivale inferiore permanevano granelli minutissimi di colorito giallo verdastro come di foglia secca. L'esame mostrò trattarsi di brucus processionarius così chiamato perchè i singoli membri camminano sempre a due a due ed hanno pelo di potere irritantissimo, prontamente vescicatorio (Pasetù). Fra le sostanze chimiche preferite dalle truppe austriache vennero identificati il sublimato corrosivo, l'allume, la calce viva, la lisciva di soda, la soda, il solfato di zinco, il fulminato di zinco, il fulminato di ossido di mercurio e, degli acidi minerali, l'acido solforico concentrato, l'acido nitrico e l'acido cloridrico. In verità la gamma dei mezzi usati dai nostri autolesionisti è stata molto più semplice e monotona. Krantschneider ha pubblicato uno studio molto interessante su alcune centinaia di autolesionisti oculari, capitati alla sua diretta osservazione: congiuntiviti provocate con allume, sapone, tabacco, pepe rosso, fulminato d'ossido di mercurio. Figurano fra essi, oltre le t'orme leggere di irritazioni, resistenti ad ogni cura, molte forme di causticazione ottenuta con Yarie sostanze nascoste in borsellini, portamonete, buste da lettere ecc. oppure cucite nella giacca. Ne ha scoperte in tali nascondigli talvolta in quantità enormi bastevoli per un centinaio di uomini. Cita specialmente i danni causati col lapis copiativo: forte chemosi della congiuntiva del bulbo, cornea intorbidata lattiginosamente; la durata di 4-5 settimane, mentre la colorazione violetta scompariva in pochi giorni. Anche nell'E~ercito tedesco si sono verificate numerose autolesioni degli occhi ottenute più con mezzi meccanici che con mezzi chimici, ma le indagini bibliografiche mi sono riuscite partkolarmente difficili per estrema rarità dei periodici contenenti le pubblicazioni su tali argomenti. Ubthoff registra parecchi casi di autolesioni congiuntivali e corneali provocate a preferenza con calce viva (a. 1917). Pherson e Doyn si sono occupati delle autolesioni nelle truppe del! 'India, diffuse largamente per applicazione di croton, ricino e iequirity e conseguenti infiammazioni e chemosi della congiuntiva c formazione di vaste escare e simblefaron parziale. Nell'Esercito russo la preferenza è stata d:1ta alla calce, al vetriolo, ai vari acidi e sopratutto al tabacco. Per provocare lesioni corneali furono anche usate le istillazioni di nitrato d'argento e di ocra.


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IL SERVIZIO OCUL!STICO NELL' ESERCITO ITALIANO ECC.

Trascuro di intrattenermi sull'Esercito francese nel quale il vasto capitolo del! 'autolesionismo oculare è molto a nalogo al nostro per diffusione, forme cliniche e varietà di mezzi, come risulta dalla ricca letteratura sull'argomento.

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L'autolesionismo oculare, nelle varie forme passare rapidamente in rassegna, era pressocchè ignorato, prima della guerra, non soltanto dai medici generici ma dagli stessi oculisti. Avevano una certa familiarità con le sue forme più comuni, i pochi specializzati nel campo degli infortuni sul lavoro) nel quale gli operai che maneggiavano nelle officine soda, calce, acidi, ammoniaca ecc. nonchè gassisti, minatori, ecc. avevano già appreso a coltivare le forme traumatiche di congiuntiviti, aggravandole con artifici irritativi. Si erano anche appalesate, in quel campo speciale, numerose lesioni corneali provocate con spilli riscaldati e che, denunciate quali prodotte dal lavoro erano state indennizzate e, col ripetersi e moltiplicarsi dei casi, identificate per procurate ad arte. Ma a tutto ciò erano rimasti quasi estranei gli ambienti militari, che non ne avevano alcuna esperienza pratica, talchè, quando col richiamo alle armi delle classi anziane, masse di operai, addestrati nelle manovre autolesive, entrarono nelle file dell'Esercito, la frode ebbe facile modo di propagarsi e di raffinarsi nella tecnica e nel polimorfismo. Le autorità militari si trovarono di fronte al fenomeno già conclamato e le autorità politiche se ne allarmarono quando i focolai di insorgenza erano già disseminati in tutto il territorio nazionale e di guerra donde le faville della produzione dolosa sprizzavano improvvise, inattese, nelle forme più ingegnose, dissimulate dai più strani camuffamenti. Gl'individui erano incoraggiati dalle lontane famiglie, protetti dai compagni associati alla stessa attività delinquenziale, assecondati da speculatori, favoriti dalle nostre procedure disciplinari e giudiziarie che giungono alla presa di contatto della realtà 1 colta dal medico1 quando essa~ svanita nel tempo o deformata nella sintomatologia, è ridotta ad espressioni equivocabili, per confondersi nel vasto campo indiff<:"renziato delle forme patologiche affini. Si comprende perciò facilmente che una situazione, divenuta tanto grave e complessa, non poteva essere dominata con le ordinarie misure disciplinari. Furono poi emanate dali 'Intendenza Generale e dal Ministero della Guerra istruzioni c circolari illustrative, con tassative disposizioni di procedere alla denuncia ali 'autorità giudiziaria anche dei casi sospetti. Ma, a parte il fatto che i medici addetti ai corpi nella quasi totalità non potevano essere in grado di sceverare le forme oftalmiche provocate dalle genuine, non essendo preparati a riconoscere neppur queste, le denuncie ai

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IL SF.RVlZfO OCULISTlCO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

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tribun:~li militari si concludevano, normalmente:. in :~ssoluzioni per mancan-

za degli estremi del dolo. E pertanto le denuncie sortirono effetto nullo e, in certo senso, dannoso: nullo, perchè non bastava il giudizio neanche d'un collegio medico, fondato su criteri clinici e induttivi, per giungere alla sanzione penale, occorrendo per questa la prova del dolo che il medico raramente poteva fornire specialmente nel campo oculistico; dannoso, perchè, con le laboriose more istruttorie, i denunciati realizzavano lunghe degenze ospedaliere, principale fomite di malesempio e di indisciplina. L'andamento generale del fenomeno autolesivo oculare dimostra che alla fase rapidamente ascendente del 1° anno di guerra, calcolata al 10- 12 °(, di forme procurate, rispetto a tutte le malattie spontanee oculari, è seguita quella, protrattasi per tutto l'anno 1917, stabilizzatasi sulla cifra del 20-25 "{, , discesa nell'ultimo semestre della guerra al 5-7 %. Non è possibile però basarsi, neanche in linea approssimativa, sulle cifre assolute delle forme provocate e sospette oculari, registrate dalle statistiche, perchè è evidente che molte altre di esse sono rimaste inglobate e comprese nelle forme genuine. Infatti la .congiuntivite semplice a tipo catarrale, che fu l'affezione oculare più diffusa, si manifestava spesso - scrive il Guglianetti - con aspetti clinici e con decorsi atipici, quali non soglionsi osservare nella pratica civile : nelle forme acute la secrezione era talora scarsa, non proporzionale all'imponenza degli altri sintomi e le forme croniche avevano di solito una iperplasia notevole delle congiuntive tarsali; il decorso poi, era ordinariamente più lungo del consueto c la guarigione ritardata spesso da recidive. Molte di queste congiuntiviti erano da ritenersi simulate e prolungate ad arte o aggravamenti persistenti di lievi stati patologici spontanei e non vennero annoverate fra le forme provocate solo perchè mancavano gli elementi specifici del dolo. Ma ad avvalorare la presunzione della provocazione concorrevano, con l'anomalia dei segni clinici e ciel decorso, il fatto rilevabile in tutte le relazioni e le statistiche dei consulenti d'Armata, che esse apparivano in gran numero e più ribelli al trattamento nei periodi in cui il morale delle truppe era più depresso o delle più intense azioni belliche o quando fu più notata la diffusione dell'autolesionismo congiuntivale, senza che venisse notata la loro propagazione fra le truppe con i caratteri del contagio epidemico. Inoltre, nella maggior parte dei casi il reperto batteriologico della congiuntiva era negativo per i germi patogeni. Le congiuntiviti purulente, per lo più eli origine blenorragica, sono state nella grande maggioranza riportate &a le affezioni spontanee, mentre in quasi tutti i casi erano molto sospette di proYocazione dolosa, per il fatto che si presentavano con decorsi lunghi e irn::gulari, in militari reduci dalle 2 -

Giornale di Medicina Militare .


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IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

licenze o che cambiavano corpo e che non avevano blenorragia uretrale in atto. Le congiuntiviti tracomatose sono state molto spesso confuse con le pseudotracomatose e, per quanto in gran parte provocate, non sono state differenziate, nelle statistiche, da quelle genuine. E pertanto dei 95 mila casi di congiuntiviti acute e croniche, quanti all'incirca se ne verifì~arono durante la guerra, almeno la metà è da annoverarsi tra le forme provocate o riacutizzate ad arte. In conclusione, jJ fenomeno dell'autolesionismo oculare è stato imponente; si è mostrato indifferente a tutte le misure di carattere disciplinare e giudiziario, ed ha ceduto, solo in parte, quando il servizio oculistico fu riorganizzato sulla esclusiva base della competenza specializzata. Solo allora la simulazione venne annientata e le forme procurate, riconosciute prontamente per tali, presso le formazioni sanitarie avanzate (ambulatori e ospedaletti da campo specializzati) potettero essere in gran parte bloccate. Ma il successo pieno non si è mai e in nessun settore realizzato, perchè è mancata l 'azione integrativa della polizia e perchè le varie funzioni (sanitaria specializzata, Jisciplinare, medico-legale, giudiziaria e politica) hanno operato in maniera dissociata, come sarà meglio esaminato nell'altro nostro lavoro sull'autolesionismo in generale. Quando invece queste forze operarono a tempo e bene raccordate fra di loro, come all'inizio della recente campagna d'Africa, i tentativi fraudolenti delle provocazioni oculari, che in Sicilia si ripresentarono, con le stesse forme della grande guerra, furono stroncati sul nascere, specialmente perchè le provvide disposizioni sanitarie furono sorrette da quella azione disciplinare e giudiziaria che l'Autorità Militare può armonizzare in maniera efficacissima in Regime Fascista. (Continua). BIBLIOGRAFIA. GAUDENZI e MoRPURGO:

Delle congiuntiviti provocate con polvere d'ipecacuana. -

Atti

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l


IL ~F.RVIZIO OCUUSTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

KALT: Sulla ricerca della polvere d'ipecamana intt·odoua nell'occhio. -

An nalles d'ocu-

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DIREZIONE DI SANIT A MILlTARE DELLA SICILIA

PROFILASSI CONTRO L'IMPORTAZIONE DI MALATTIE DIFFUSIVE A MEZZO DI TRUPPE REDUQ DALLA GUERRA COLONIALE CAMPO CONTUMACIALE E DI BONIFICA ISTITUITO A SIRACUSA PER IL RIMPATRIO DEL 75° REGGIMENTO FANTERIA Dott. Felice Barile, colonnello medico, direttore. Dott. Fraocesc:o Pivettl, maggiore medico, igienista. Dott. Antonio Castellana, capitano medico di complemento, addetto

E ' noto fin dai tempi più antichi come gli eserciti m guerra debbano difendersi dalle malattie infettive, non meno che dalle offese dd nemico. La guerra infatti, col movimento degli eserciti, stabilisce delle correnti migratorie artificiali che, oltre a essere, a volte, molto cospicue, !lon sempre possono, neanche nei tempi attuali, essere di~ciplinate dalle norme consuete di difesa sanitaria delle frontiere. Il fenomeno si rende più notevole nelle guerre coloniali, perchè la diversa nosografia dei vari continenti produce spesso nelle truppe di spedizione delle m~lattie per esse nuove o insolite, che, col ritorno delle unità, o dei militari isolati, possono facilmente essere trasportate nella madre patria. Questo principalmente può avvenire per le infezioni trasmissibili a mezzo di portatori guariti o sani. Molti eserciti europei nelle passate guerre coloniali sono stati assai duramente provati dalla diffusione di malattie endemiche delle terre occupate, diffusione che veniva spesso favorita dal clima e dai disagi, ai quali i bianchi non erano convenientemente allenati. Nella gue·rra contro i Cafri del 1878-79 gli Inglesi, secondo il Frolich, perdettero per malé!ttie 314 soldati e 15 ufficiali. Gli stessi Inglesi durante la campagna egiziana dall'agosto ali 'ottobre 1882, su I 3013 uomini ne ebbero ricoverati in ospedale 7 490, cioè il 583,3 per mille e ne morì il IIj,2 I per mille, dei quali più di un terzo per malattia; su 541 ufficiali, se ne ammalarono 253, pari a 476,6 per mille, e ne morirono 4, cioè il 7,39 per mille. Le truppe inglesi di occupazione delle Indie tra il 1862 e il x88r furono funestate dal colera, avendosi delle medie oscillanti tra 24 e 26 ammalati per mille tra le truppe europee, e 9 c 46 per mille tra le indigene. Secondo il Belli ( 1) la mortalità tra le truppe francesi di spedizione fu tra il XVII e XVIII secolo più del 300 per mille, e i Tedeschi negli anni ( • ) .BeLI.l:

f gù:nc- Cofo11ùtfc . -- Unione Tip. Ed. Torinc.<c ,

JtpS.


PROf'IL:\SSI COKTRO L'IMPORTAZIONE DI MALATTIE DIFFUSIVE ECC.

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I 890-95 ebbero nel

Carne rum una mortalità del II2 per mille e ne Il' Africa orientale dell'89 per mille. Certamente il progresso dell'igiene e dei !>ervizi sanitari ha migliorato notevolmente queste condizioni e negli ultimi tempi le cifr.e della mortalità n elle truppe di spedizione risultano assai modeste. Un esempio è dato dalla spedizione punitiva ciegli Inglesi in Abissinia, nella quale le perdite per malattia furono assolutamente minime a causa della buona organizzazione sanitaria. Sempre in grazia del progressivo miglioramento dei servizi di igiene, la mortalità degli europei nelle colonie è andata sempre più decrescendo, tanto da essere assai vicina o uguale a quella dei paesi civili. Non si può per altro affermare che, data la particolare nosogralia di certe regioni colonizzate e il loro clima, qualche volta eccezionale, il pericolo della diffusione di speciali infezioni tra i colonizzatori sia del tutto escluso, e con esso anche quello della importazione nel paese di origine. Per quanto riguarda la Somalia Italiana, che è stata pur essa teatro nell'ultima vittoriosa conquista imperiale, secondo le notizie fornite dall'Ilvento (1) la nosografia non è sostanzialmente differente da quella nazionale, se si eccettuano alcune infermità essenzialmente tropicafi, quali la schistos.omiasi, l'elefantiasi, la framboesia, la febbre ricorrente, il vaiuolo, ecc. Dalla relazione del sen. Castellani (2) si rileva inoltre che, mentre molte malattie infettive diffusive inficrivano durante la recente guerra sullo esercito abissino, le nostre truppe ne restarono completamente, o quasi, immuni; ciò vale principalmente per il tifo petecchiale, la febbre ricorrente e il vaiuolo. Una certa diffusione fra le nostre truppe ha avuto in vece una malattia, considerata in passato come prettamentc tropicale, ma ritenuta in seguito a più recenti studi, endemica anche in Italia da diversi AA. [M. Ascoli (3); Izar (4); Franchinil, e cioè l'amebiasi. Nella citata statistica dell'Ilvento risultano in Somalia 96 casi di dissenteria, non meglio specificata, fra truppe di occupazione ed operai, e 1593 n ella popolazione indigena. Il Castellani (5) dà invece per tutti i contingenti operanti un numero di 453 casi di dissenteria e chiarisce che la grande maggioranza dei casi è da attribuirsi alla infezione amebica. Queste cifre, come vedremo meglio in seguito, devono ritenersi inferiori alla realtà, almeno per quanto riguarda gli individui infetti. (t) ILVEI'TO A.: CiOtnalc di Medicina Militare. Aprik 19.)6. (2) CASTELLA): t A. : le Forze Sanitarie. Agosto, 1936 n. 16, p~g. 1013. (3) AsCOLI M.: T>isuntcria amcbica ru·lla Sicilia Occidmtnlc. Riv . Sanita• ia Stciliana, an· no • ')~•. n. , 5 , ( ~) l7.AR: Amrf>irui. Ed. Giannotta. Catania, 1')22. t';) Loco citato .


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PROFILASSI CONTRO L'IMPORT.-\ZIONE DI MALATTIE DIFFUSIVE ECC.

La presenza di forme dissenteriche da ameba nelle truppe di occupazione si rilevò molto più sensibile in Somalia, dove questa infezione, come riferiscono l'Ilvento e il Franchini (I), è molto diffusa. Essa si manifestò maggiormente fra le truppe della Divisione « Peloritana », e il 7i/ Reggimento Fanteria ne fu il più colpito.

Storia del Reggimento. Il 75• Reggimento Fanteria fu mobilitato nel febbraio del 1935 con elementi forniti principalmente da 3 Regioni d'Italia (Lazio, Sicilia e Sardegna), in massima parte uomini robusti fisicamente e per lo più contadini ed operai. Previa vaccinazione antivaiolosa (quella antitifica fu per mancanza di tempo praticata subito dopo lo sbarco in Somalia), la partenza avvenne il 5 e 6 marzo (Comando del Reggimento, I 0 e 2° Battaglione) ed il 14 aprile (3° Battaglione). L'intero Reggimento sbarcò a Kisimaio (oltre Giuba), paese situato sul mare a circa 6o km. al disotto dell'equatore, tra marzo e aprile 1935. Tutti i reparti, poco dopo l 'arrivo, cominciarono ad essere impiegati nei lavori del campo trincerato di Kisimaio, che si costruiva a 3 km. dall'accampamento del 1° battaglione (campo radio) e ad una distanza un po' minore dall'accampamento del 2° e 3° battaglione (campo Amhara). In novembre a Kisimaio si verificarono casi sporadici di amebiasi nei militari, alcuni dei quali presentarono una relativa acutezza con frequenti scariche diarroiche, tenesmo, emissione di muco e sangue, ed anche con elevazioni di temperatura. Furono ricoverati negli ospedali, dove si praticò l'esame coprologico con risultati negativi per l'entamoeba histolytica, e, poichè clinicamente guariti o migliorati, furono rinviati ai propri reparti. Nel gennaio del 1936 il numero dei colpiti aumentò sensibilmente, sino ad aversi una forte percentuale, durante i mesi di febbraio, marzo ed aprile. Per lo più si verificarono forme di enterocolite acuta, raramente febrili, e nelle quali la ricerca dell 'entamoeba histolytica era positiva all'esame microscopico delle feci. Tuttavia non si ebbe alcuna complicazione e nessun esito letale. Gli affetti da queste forme furono sino al possibile ospedalizzati net vari ospedali da campo e quivi soggetti alla cura emetioica. Verso la fine dd maggio ed ai primi di giugno tutti i ricoverati vennero assoggettati a nuovo triplice esame coprologico, l'esito del quale, di massima, risultò negativo. (t) FMSCHJSJ : Forze Sanitarie. -

Anno

1036.

gc nn3io. pag.

13.


PROFfLASSl CONTRO L'IMPORTAZIONE DI MALATTIE DIFFUSIVE ECC.

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Frattanto furono rimpatriati parecchi militari, le di cui condizioni di salute erano molto scadenti, e che presentavano anche disturbi funzionali cardiaci, dovuti verosimilmente alla cura cmetinica. Le condizioni sanitarie del 1° battaglione che si trovava a Merca, si sono mantenute invece sempre buone sino al momento del rimpatrio. La morbilità per amebiasi fu minima per i militari del 1° battaglione, mentre fu alta per quelli degli altri due battaglioni e del Comando. In tutto il Reggimento nessun caso mortale per questa forma morbosa.

Ritorno del Reggimento. Impianto del campo contumaciale c di bonifica. Nei primi del luglio 1936 il Ministero della Guerra comunicava a questa Direzione il probabile prossimo rimpatrio di unità dall'A. O. e disponeva che fossero apprestati i mezzi adatti per la bonifica dei militari eventualmente infetti e per l 'attuazione delle necessarie misure profilattiche. Questa Direzione diede subito agli organi dipendenti le istruzioni del caso, ed in seguito a successive più precise disposizioni ricevute, ed alle più sicure notizie su!l 'arrivo del 75° Reggimento Fanteria, nonchè sulle condizioni sanitarie delle truppe rimpatrianti, cercò di preparare un'orga· nizzazione sanitaria perfettamente rispondente alle direttive impartite dal Ministero. Data la natura dell'infezione, della quale si presumevano affette le truppe del Reggimento rimpatriante, si imponevano allo studio tre ordini di provvedimenti. 1 ° - Misure per la profilassi delle altre truppe della località, dove il Reggimento doveva sbarcare e svolgere le operazioni di congcdamento. 2 ° - Misure per la profilassi della popolazione civile. 3" - Bonifica dei militari eventualmente infetti. In ordine alle prime misure di profilassi, la prima condizione da stabilire era l'isolamento del Reggimento in arrivo, in modo però che potesse ne!Jo stesso tempo godere di alloggiamenti comodi e bene attrezzati, nei quali fosse possibile attuare u n regime di riposo, giustamente rispondente ,a lle fatiche sopportate in Colonia e allo attuale stato sanitario. Gli alloggiamenti dovevano inoltre essere forniti di tutti gli impianti sanitari per gli accertamenti diagnostici e le operazioni di bonifica collettive ed individuali. Questa Direzione, dopo un esame minuto di tutte le possibilità che si offrivano, e tenendo presente le necessità di isolare il Reggimento in vicinanza di un centro, nel quale fossero facili i vari approvviggionamenti, anche ai fini sanitari e profilattici, nonchè il vivo desiderio della città di Siracusa di fare degne accoglienze al proprio Reggimento, che rimpatriava dopo una gloriosa campagna - desiderio espresso chiaramente dalle locali Autorità civili - orientava specialmente le sue ricerche in quella città.


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PROFILASSI CONTRO L' IMPORTAZIONE DI MALATTI E DIFFUSIVE ECC.

Attivamente coadiuvata in questo studio dal Comandante del Presidio di Siracusa, riusciva a trovare nel Campo Coloniale e nei contigui locali deWex Stabilimento Pulejo i requisiti fondamentali per l'organizzazione sanitaria da attuare, mentre nei vicini locali dell'albergo << Villa Maria ))' si offriva un conveniente e confortevole alloggio per gli ufficiali del Reggimento, realizzando nello stesso tempo per essi un sufficiente isolamento. Nel Campo Coloniale esistevano già due grandi baracche della capacità complessiva di 500 uomini circa, e, coll'impianto di un numero adeguato di altre baracche, si sarebbe potuto alloggiare comodamente tutto il Reggimento. Vi era inoltre spazio sufficiente per gli impianti sanitari di bonifica

(stufe per disinfezione, autobagnj, carri~hotte, stazione delle autoambulanze, magazzino per il materiale di disinfezione). Nell'ex Stabilimento Pulejo si trovavano locali sufficie-nti ed adatti per l'impianto del laboratorio per gli esami coprologici, per gli uffici del Reggimento, nonchè per un'ampia infermeria della capacità di oltre so letti. La città di Siracusa disponeva inoltre di un ospedale contumaciale, anResso alla Stazione Sanitaria Marittima, della capacità di circa so letti, chiuso da tempo, e dove, con opportuni adattamenti e arredamento, avrebbero potuto essere ricoverati quei militari infermi, che non potevano essere sgombrati subito negli Ospedali Militari. Stabilite le basi fondamentali del programma, lo scrivente faceva pro· poste concrete al Comando del Corpo di Armata, dandone contemporaneamente notizia al Ministero della Guerra. Il Comando del Corpo d 'Armata approvò il piano preordinato, e diede le necessarie disposizioni per l'impianto delle baracche e l'esecuzione delle altre opere per la sistemazione definitiva del campo. Intanto questa Direzione prendeva contatto con le Autorità Civili di Siracusa, allo scopo di utilizzare tutte le risorse locali. Così per tramite e col vivo Ùlteressamente di S. E. il Prefetto, poteva ottenere la cessione per il tempo necessario, dell'Ospedale Contumaciale della Stazione Marittima, e di tutto il materiale sanitario, di cui questa disponeva: una stufa Giannolli, n. 50 vasi coperti per il prelevamento delle feci, ed altro. Nella organizzazione sanitaria svolta, questa Direzione, oltre a tenere sempre presenti le direttive impartite dal Superiore Ministero, è stata guidata dall'esempio delle misure profilattiche adottate nd giugno del 1931 della Direzione di Sanità Militare di Napoli, per un episodio epidemico di dissenteria bacillare, avvenuto in Reggio Calabria fra le truppe del 20" Reggimento Fanteria, che si trova riferito in una chiara e dotta memoria, pubblicata in questo stesso giornale (1 ). ( 1) M.,z'l.tTTJ c G~RMJJ<O: Giorn~lc di Medicina Militare, 1932, fase. 3" c seguenti.


PROFILASSI CONTRO L'1MPORTAZIONE DI MALATTIE DIFFUSIVE ECC.

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In quella occasione il Tenente Generale Medico prof. Loreto· Mazzetti, allora Direttore di Sanità del Corpo d 'Armata di Napoli, allo scopo di evitare un ulteriore diffondersi del male: fra le truppe del Reggimento colpito, dispose con pronta e proficua intuizione che esso, dagli alloggiamenti disadatti e malsani in cui si trovava, si trasferisse in altra località, ritenuta salubre da tutti ! punti di vista, e fornita di abbondante acqua potabile, costituendo quindi uno speciale campo contumaciale, che sotto molti aspetti può somigliare alla organizzazione creata a Siracusa. L 'idea, che poteva sembrare ardita,· date specialmente le condizioni di salute, in cui si trovava il Reggimento raggiunse facilmente il suo scopoJ anzi gli effetti furono così lusinghieri, che a1 primo spostamento ne furono fatti seguire altri e con risultati sempre migliori, riuscendo infine ad arginare e poscia a debellare completamente una epidemia, che minacciava di straripare oltre l 'ambiente militare. Questi risultati erano principalmente dovuti al fatto che, data la natura del male, che determinava un facile inquinamento del terreno, colla continua eliminazione degli ammalati e portatori, unita allo abbandono delle località infette, si venivano ad annullare gradatamente tutte le sorgenti della infezione. Così il G enerale Mazzetti, che nella giusta comprensione dei problemi suole soffermarsi con larghe e geniali vedute sul lato realistico e pratico delle cose, senza indugio e senza titubanze rese attuabile in quella circostanza una disposizione, rimasta prima sempre nel campo teorico, rendendosi benemerito di un sistema capace di brillanti risultati. Nel caso nostro non si rendeva necessario l'ulteriore spostamento, perchè il campo era destinato a funzionare solo per pochi giorni, e tutto il contingente di truppa, dopo discriminati gli immuni dagli infetti, doveva essere sgombrato, andando i primi in congedo, e gli altri essendo ricoverati nei luoghi di cura per la bonifica. Il Campo Contumaciale di Siracusa fu predisposto e completato nel volgere di pochi giorni, e pronto a funzionare per il giorno 19 agosto, data di arrivo del Reggimento. Come si può vedere nella aero-fotografia, che ne dà la prospettiva planimetrica, era costituito da 2 baracche grandi e 20 piccole, disposte a conveniente distanza tra loro, attorno ad un'aerea ellittica, già destinata ~• Campo Sportivo, il tutto cintato da muraglia. In prossimità di un gruppo di sei baracche, esisteva la comunicazione con la Casa Pu!ejo: in vicinanza dello stesso muro limite erano schierate le stufe e gli autobagni. Nel piccolo fabbricato, esistente tra una delle baracche grandi e 11 gruppo di 4 baracche piccole, erano installate le cucine, ampie e ben disposte.


370

PROFILASSI CONTRO L' IMPORTAZIONE DI MALATriE fJlHUSIVE ECC.

Campo Coloniale di Sir~cus~. Veduta pnnoramica .

Nel Campo erano ·inoltre impiantati parecchi lavandini con acqua corrente e numerosi rubinetti. Esso era stato anche provvisto di fosse fisse coperte per le immondizie ed i rifiuti della cucina, di latrine da campo, costruite in cemento con ampia fogna fissa, disinfettabile e sfiatatoi, e di una tettoia per disinfettanti (calce e cloruro di calce). Era stato costruito infine un apposito canale di scolo per le acque di rifiuto dell'autobagno, che erano così immesse in una fossa, che veniva giornalmente disinfettata.

Sbarco del Reggimento. La mattina del giorno 19 agosto 1936 il 75° Reggimento Fanteria sbarcava nel porto di Siracusa. Le condizioni generali della truppa si presentavano buone. Immediatamente dopo lo sbarco e le cerimonie di rito, il Reggimento si portò negli alloggiamenti approntati. La truppa fu comodamente allogata nelle 20 baracche di legno di nuovo impianto con lettini biposto e in una delle baracche grandi, già esistenti, essendo l'altra rimasta a disposizione del Comando Truppe Coloniali di Napoli , per conservazione di materiale. Negli ambienti a piano terreno di Casa Pulejo trovarono posto il Comando, gli uffici, l'alloggio e la mensa dei sottufficiali, nonchè la infermena.


PROFILASSI CONTRO L' IMPORTAZIONE DI MALATTI E DIH ' IJSIVE ECC.

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Un'ala del r 0 piano fu destinata ad alloggio di ufficiali, che non potevano trovare posto a t< Villa Maria )) , nell 'al tra, alla quale si accedeva con scala completamente a parte, fu impiantato il laboratorio batteriologico. Questo era così disposto: una stanza per visita e scritturazionc, una stanza per la somministrazione della purga, una per la deposizione delle feci, due camere bene illuminate per la ricerca microscopica, una stanzetta per 'il personale, un'altra per l'ufficiale medico di guardia, 2 latrine, una per la truppa, che serviva anche per il lavaggio e la disinfezione dei vasi, e una per gli ufficiali. Il laboratorio era fornito di 5 microscopi, di un termostato, e di tutto l 'altro materiale necessario al suo funzionamento. Vi erano addetti 5. ufficiali batteriologi per gli esami, sotto la direzione del maggiore medico di complemento La Rosa prof. Gaetano, libero docente di batteriologia. Era addetto inoltre al laboratorio un ufficiale medico a turno del 75a Fanteria, per la raccolta dell'anamnesi e la visita preliminare, un aspirante medico per la somrninistrazione delle purghe e per la disciplina dell'ambiente, 5 militari di sanità per i servizi accessori. l militari, dopo il bagno, il taglio dei capelli e la disinfezione degli abiti, affluivano al laboratorio a gruppi di dieci, e ad essi veniva raccolta l'anamnesi, fatta la visita e somministrata la purga. Dopo due ore circa tornavano al laboratorio, per deporre le feci della seconda evacuazione, recando con loro la scheda, sulla quale veniva annotato l'esito dell'esame. L e schede erano quindi passate a registro, e raccolte. Nella valutazione degli immuni, oltre il reperto coprologico, macroscopico e microscopico, nettamente e ripctutamente ·negativo, venivano tenuti presenti i dati anamnestici, i precedenti sanitari durante la permanenza 1n Somalia, e lo stato fisi co attuale. I militari immuni passavano quindi agli uffici per le operazioni di congedo: gli infetti e i sospetti venivano ricoverati all'infermeria ed all'ospedale contumaciale, da dove una parte di essi veniva giornalmente trasferita aU 'O spedale Militare di Messina. Ai militari infetti, inviati negli Ospedali Militari, cd a quelli rimasti a Siracusa, veniva subito iniziato il trattamento di bonifica; i sospetti erano sottoposti periodicamente a successivi esami. Il trattamento terapeutico, indicato da questa Direzione per la bonifica individuale, era di massima il seguente : Previo accertamento delle condizioni cardio-renali dd soggetto: 1 ° - ciclo di IO giorni di cmetina, alla dose dì 5 ctg. al giorno, somministrati in due volte, e cominciando i primi due giorni con dosi gradatam e nte inferiori, per saggiare la tolleranza del soggetto. Si raggiungeva così durante i 10 giorni la dose di 45-50 ctg. di emetina. Indi un giorno di riposo ed esame delle feci;


372

PROHLASSI CONTRO L'IMPORTAZIONE DI MALATTI E DIF-FUSIVE ECC.

ciclo decadale di jatren 105 (3 pastiglie al giorno nei primi 5 giorni in tre volte, 4 pastiglie al giorno per altri 5 giorni, in due volte, dopo i pasti). Altro giorno di riposu ed esame di feci; 3• - ciclo decadale di stovarsolo (r pastiglia al giorno di ctg. 25 per primi 5 giorni, 2 pastiglie al giorno in due volte per altri 5 giorni dopo 1 pasti). Nuovo esame di feci . D opo ogni esame negativo di feci, s1 ripeteva la ricerca per altre due volte, a giorni al terni. I degenti, che in tre esami (Onsecutivi davano risultato negativo, potevano essere dimessi con i provvedimenti del caso. Tutte le operazioni sanitane si svolsero nel campo tra il 19 agosto e li 1° settembre 1936. Il Laboratorio eseguì circa 200 esami al giorno, e al 30 agosto 1936 tutti i militari del 75• Regi:,rimento Fanteria erano stati esaminati. Secondo le istruzioni clate da questa Direzione, gli esiti degli esami sono stati distinti in 3 gruppi: negativi, positivi, sospetti. Questi ultimi erano quelli nei quali, pur avendosi un reperto negativo per l'ameba histolytica, i caratteri delle feci, o la sintomatologia clinica, o i rilievi anamnestici facevano sorgere un fondato dubbio sulla esistenza della parassitosi. I sospetti erano sottoposti ad altri due esami successivi, secondo l'esito dei quali poi venivano ascritti ad uno degli altri due gruppi precedenti. 2" -

Considerazioni sui reperti coprologici. NeIl 'elenco seguente wno rirtssunti i reperti parassi tar i degli esami praticati: I'ROT07.01

Numero dei casi ri~contrati

Entamocba histolytica . Entamoeba coli . . . Endolimax nana Dicntamoeba fragilis . Balantidium coli Lamblia intcstinalis . Tricomonas intestinalis Chilomastix Mesnili . Entoromonas hominis .

Forme solitarie

Forme assooate

468

ì59

109

)33

j6J

170

!27

120

107

7 25

3 19

18 154

4 6 4

1)2

36

24

222 12

31

IO

21

'4

Nell'eslme delle cifre colpisce anzitutto la notevole diffusione della ameba histolytica, che ascende a 468 casi, che, sulla forza del Reggimento di 2142 uomini, rappresentano una percentuale del 21,84 %.


PROFILASS I CONTRO L'IMPORTAZIONE DI MALATTIE DIFFUSIV E ECC.

3/3

Questa cifra, veramente insospettata, era tale da sorprendere per la sua importanza, specialmente dopo che le statistiche ufficiali di tutta la zona di operazione portavano per la malattia in oggetto un numero di casi inferiore (Relazioni dd Prof. Ilvento e del Sen. Castellani). Qttesta apparente contraddizione viene subito spiegata dal fatto che le statistiche riportavano soltanto i casi di malattie denunziate, e non tutti gli individui parassitati, per stabilire i quali occorreva una ricerca sistematica, quale noi, credo per la prima volta tra le truppe di occupazione, abbiamo eseguita a Siracusa. Nè la percentuale del 21,84 ~~ è tale da sbalordire, se la sottoponiamo ad un esame più minuto. Bisogna pure tener presente che, secondo le concordi opinioni dei due succitati AA., la dissenteria, specialmente nella forma amebica, è molto diffusa in Somalia, e le 1593 denunzie riferite nella statistica dell'Ilvento riguardano probabilmente ammalati accorsi volontariamente alla cura del medico per una sintomatologia clinica evidente, e quindi, anzichè attenuare la vera situazione epidemiologica della parassitcsi, ne costituiscono un esponente assai significativo. Alcuni AA., in comunità ritenute pressochè immuni, hanno trovato percentuali di individui infetti da ameba dissenterica veramente impres. . stonano. Il Boch (1), avendo esaminato le feci di 1000 individui ben portanti del nord-est della Germania, ha trovato una percentuale del 5,7'X. di portatori di ameba histolytica. Il Grisolia (z), su zoo persone abitanti in uno dei distretti della Città di Granata in Spagna, ha trovato l'ameba dissenterica nel 9% di casi. Il Tarro (3), su 500 soggetti esaminati a Messina, ne ha trovato il 3,6 % di infetti di ameba dissenterica, e il Grasso (4) a Catania su 6o individui ricoverati nella Clinica Medica per affezioni varie, in massima parte non del tubo digerente, trovava ameba dissenterica nel 35% dei casi. L 'Izar (5), in base alle proprie osservazioni, ritiene che nella Sicilia Orientale si trovavano cisti di ameba histolytica nel r3,2X, di soggetti sani, che non furono mai in Colonia, nè al fronte, durante la guerra Europea. · Lo stesso A. nel suo volume sull'amebiasi (6), riporta alcune statistiche di Mackinnon e di Yorke. Il primo A., su 666 soggetti esaminati a Southampton, nel cui anamnestico si potevano escludere turbe enterocoliche o fenomeni sospetti, trovò il ( 1) Bocn F. W.: Zcitschr. f . Hyg., anno 1932. (2) G a oot .IA M.: Bull. Olf. lntcrn. Hyg. Pubi., anno 193q, f. 730,

(3) TAuo : Il Morgagni, giugno 1932. (~) GRASso : Rivista Sanitaria Siciliana, anno 1933, pag. 386. ()} lu a : Policlinico. - Sez. Pr:ttica, anno 1923, pag. 843· (6) lull.: Amebiasi. - Ed. Gi anootta - Catania, 1022.


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PROFILASSI CONT RO L'IMPORTAZIONE 01 MALATTIE DIFFUSIVE ECC.

I0,8 ){, di casi positivi; e iJ secondo su militari, che non lasciarono mai l'Inghilterra, il 7,8 '}~ , e su un contingente dì reclute il s,6 %. Inoltre il Poublan a Parigi, su 343 individui, che non avevano mai lasciato la Francia, trovava il 5,8% di infetti da ameba dissenterica. Se poi guardiamo qualche statistica del continente asiatico ed africano, troviamo cifre ben maggiori. W. E. Mac Kullach (I) ha trovato tra gli indigeni della Nigeria del Nord il 36,24 % di infetti da ameba histolytica, il Kessel (2) a Seul in Corea il 41 'Yo, e a Pechino l'8,5 % ; fatto curioso: gli stranieri tanto a Seul, che a Pechino danno una percentuale dd 25 %. Infine il Talamonti (3) nella Somalia Italiana, e propriamente nella regione del basso Uebi-Scebeli, ha trovato l'amebiasi nella proporzione di circa il 30% della popolazione. Il 2I,84, da noi trovato fra le truppe reduci da una zona, dove l'infezione appare così largamente diffusa, non rappresenta dunque una per-

centuale allarmante, ma piuttosto sta a dimostrare la efficienza delle misure sanitarie e profilattiche adottate. Le forme cistiche figurano nei casi riscontrati per più di una metà, e ciò evidentemente deve riferirsi alla cronicità della infezione e alle cure emetiniche praticate, che c~giscono prevalentemente sulle forme vegetative. Dei 468 amebiasici rinvenuti, solo in 222 figura nella anamnesi questa parassi tosi; altri 29 soffrirono di disturbi enterici, non bene definiti. Per quanto riguarda le condizioni attuali, 82 degli infetti non avevano alcun disturbo subbiettivo· e presentavano feci normali, e di questi 65 erano portatori di cisti, e I 7 di forme vegetati ve e miste. In tutti gli altri si rinvenivano nelle feci alterazioni da flogosi intestinale, consistenti per lo più nella presenza di muco o di muco e sangue. Anche questi però erano in massima parte ben nutriti ed avvertivano disturbi subbiettivi di lieve entità, tanto che potevano disimpegnare il loro normale servizio e sottoporsi alla normale vittitazione. Per spiegare le deficienti manifestazioni cliniche degli infetti da ameba histolytica, non si può invocare nel nostro caso una eventuale confusione di questo parassita, con l'entamoeba dispar di Brumpt, non patogena, per le seguenti ragioni : 1• Il criterio epidemiologico, avendo trovato nella massa degli infetti parecchi individui, che avevano sofferto vere e proprie manifestazioni dissenteriche. 2" Le alterazioni delle feci, che, se pure non dimostrano in generale

una grande virulenza del germe, ne auestano sufficientemente l'azione patogena. (1) MAc Kv1.ucH: Rc,uc d'Hygienc, anno 1930, pag. 159. (2) Ktssn: Rcvuc d 'Hygicnc, anno 1930, png. '59· (3) T .,LAMO!< TI L.: i\rch. lc ::~liano di Sc1cn:r.e Mediche Coloniali, 1933, pag. 111 .


!'ROFII.ASSI CONTRO L'IMPORTAZIONE DI MALATTIE DIFFUSIVE ECC.

375

3• - Il fatto che la diagnosi delle forme vegetative fu fatta principalmente in base al carattere della inclusione di emazie. Dati tutti questi elementi, era superfluo, e del resto non sarebbe stato possibile, ricorrere alla prova biologica sui gattini. Come si osserva nella tabella precedentemente riportata, l'ameba histolytica si trovò per circa un quarto dei casi associata con altri parassiti. Questi risultarono in massima parte flagellati, generalmente ritenuti non patogcni (tricomonas, enteromonas, chilomastix). Molto rare invece si rilevano le associazioni dell'ameba dissenterica con aJt1e amebe non patogene (II volte con l'endolimax, 2 con la coli, I con l'entamocba fragilis). Questo fatto è reso più notevole dalla grande, contemporanea diffusione delle forme coli ed endolimax, ma la sua spiegazione non è facile. L 'idea della trasformabilità di una entità unica nelle diverse specie di ameba, per cui si potrebbe supporre il prevalente insorgere di una specie a scapito delle altre, non sembra accettabile. Il Gauducheau (1) ed altri avevano pensato alla possibilità di trasformazioni reciproche tra diversi protozoi parassiti dell 'intestino, ma questa opinione non ha avuto seguito e specialmente dopo le precise osservazioni di Walker (2), di Walker e Sellard, e gli studi di Dobel (2), la entità e i caratteri distintivi delle diverse specie di amebe devono intendersi nettamente stabiliti. Per spiegare la rarità della coesistenza nell'intestino umano dell'ameba histolytica con le altre amebe, non resterebbe che invocare la esistenza di un certo antagonismo, che !iÌ verrebbe a stabilire nell'intestino dell'ospite, e che potrebbe attribuirsi, per pura ipotesi, alle manifestazioni chimiche e biologiche, dovute al processo flogistico ulcerativo, determinato dalla forma histolytica. In appoggio a queste ipotesi può valere il fatto che l'ameba coli, che nei nostri reperti si trovava associata con l'histolytica soltanto due volte, coabitava invece con l'endolimax ben 52 volte, e ciò nonostante che la frequenza di questa ameba fosse circa la metà della prima (227 su 468 casi). Negli esami coprologici eseguiti, l'ameba coli ed altri parassiti intestinali risultano presenti in maniera rilevante. Si può anzi ritenere in generale che il clima speciale della regione SI presti molto allo ~viluppo di questi protozoi parassiti dello intestino umano. L'indice parassitario per i protozoari fu nelle truppe sottoposte all'esame circa il 73 %, indice veramente eccezionale. Infatti le cifre più alte, che abbiamo potuto riscontrare nella lett~ra­ tura, sono quelle di Pirot (3) nella popolazione di Tolone, che, su 181 indivi(1) L:itato eia lUll: Am~bian. Ed. Gian nott~ . - Ca tania , 1922. (2) h.AI\: Amtl>zasi. Ed. Giannotta. - Ca tania , 1922.

(3) Pti\OT: Bullctin lnstitut Pastcur, anno 1932, pag. 108.


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PRUFILASSJ CCNTRO L'JMPORTAl:JONE Dl MALATilE DIFFUSIVE ECC.

dui esaminati, trovò il 36,2 di parassitati, compresi anche gli affetti da elmintiasi; di Hill e Astudillo, che, su I 30 bambini, ne trovarono il 70 % con infestazioni intestinali da. protozoi e da elminti; del Boch, che, su xooo soggetti apparentemente sani del nord-ovest della Germania, rinvenne il 34 'X> di portatori di protozoi parassitari, e, tra i ricoverati di un asilo di alienati, il 52,15%; e quelle di Tarro (r); che, su 1260 tra i ricoverati e personale di assistenza del manicomio di Messina, trovava il 56,s % di protozoosi intestinali. Una quistione molto dibattuta sta nella patogenicìtà di alcuni tra i protozoi da noi riscontrati. Nello specchio seguente sono segnate le forme solitarie dei vari parassiti rinvenuti (tranne l'ameba histolytica) con lo stato delle feci e i rilievi anamnestici relativi. Sì sono escluse le forme associate, perchè evidentemente da esse non è possibile trarre un giudizio preciso sull'azione dei singoli parassiti. PROTOZOI I'ARASSITI

Entamoeba coli . Endolimax nana . Dientamoeba fragilis Balantidium coli Lamblia intestinalis Tricomonas intesti nalis Chilomastix Mesnili Enteromonas hominis

Feci normali

Feci patologiche

363 I20

347 n8

t6

3

.

24 IO

.

Anamnesi

Numero delle forme solitarie

I9 I4 132

l

3 I8 I2 I28 23 lO

2

s8 I6

-

I 2

4 I o

Amebiasi

-

Disturbi intestinali 19

-

I 2 20 r 2

3 l

I 4 2

-

Per maggiore chiarezza distinguiamo nello specchio seguente, tra i reperti di feci patologiche, quelli con anamnesi negativa, quelli con anamnesi di amebiasi, e quelli con anamnesi di enterite semplice. Numero N. delle feci patologiche delle forme nelle forme solitarie solitarie

PROTOZOI PARASSITI

Entamoeba coli . Endolimax nana Dientamoeba fragilis Balantidium coli Lamblia intestinalis Chilomastix Mesnili Enteromonas hominis . Tricomonas intestinalis

363 120

.

3 I9 14 24 IO I32

Anamnesi nei reperti di feci patologiche Negativi

r6

3 I

2

-

-

l

4

l

I I

2

9

-

T

l Enrerite l Amebiasi

-

-

-

l

-

t

-

I

4

2

I

(t) TARRO: Bollettino dcll'lsùtuto Sicrot. Milanese, 1933, pag. 561 .

J


PROFILASSI CONTRO L'IMPORTAZIONE DI MALATTIE DIFFUSIVE ECC.

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Dai dati sopra esposti nsulta una percentuale molto scarsa di alterazioni patologiche delle feci nelle infestazioni dei diversi parassiti riscontrati, escl usa l'ameba histol ytica. Questa percentuale diventa addirittura mtmma, se togliamo quei c:-tsi, n e lla cui anamnesi risulta l'amebiasi, alla quale potrebbero riferirsi i disturbi riscontrati. I dati delle nostre osservazioni contrastano, pl'r quanto riguarda specialmente il balantidium toli e la lamblia, con l'opinione generalmente diffusa, che fa di questi protozoi dei parassiti patogeni. Infatti la patogenicità della lamblia è ammessa anche da recenti AA. {Gourevitch (1); Poggi (2); Penso (3)1. Per quanto riguarda il Balantidium coli, la patogenicità di questo parassita è sicuramente ammessa dai moderni trattatisti (4, 5, 6) i quali parlano anche di una vera e propria dissenteria balantidica. Recentemente Franchini e T addia (7) studiando la balantidiosi in Italia, affermano che questa infezione è cosmopolita, trovandosi tanto in Europa, che in altri continenti. In Italia è stata riscontrata, oltre che a Bologna, a Modena, Ravenna, ecc. Gli AA. ammettono, assieme all 'esistenza di ammalati con segni morbosi assai pronunziati, anche la presenza di portatori senza manifestazioni cliniche. Altri casi di balantidiosi con manifestazioni dissenteriche sono stati segnalati da Schneider San Roman in Spagna nel 1932 (8). Il Penso (9), il quale lta potuto riprodurre la forma dissenterica in alcune scimmie con la inoculazione intrarettale del parassita, non ammette dubbi sulla patogenicità di esso. Dei casi di balantidiosi riscontrati tra i militari del 75° Reggimento Fanteria, in uno solo le feci non si presentavano normali, per la presenza di muco; mancando però ogni altro segno clinico, non si poteva pensare ad una forma dissenterica. Questo individuo, come tutti gli altri infetti dal parassita, doveva quindi considerarsi come semplice portatore. ( •) Goru,·•rcu: Bullctin !st. P~~teur, anno 1933· p~ g. 6o6. (2) POGcl : Arch. l t. Scicnu Mcclithc c: Coloni~ li. maj!gio HJ3.)· P"l!· 332. \.3) Ptsso: Annali Mcd. Nav. c Coloniale. b se. 3° e 4ù, $CtL e ott. 1929 . (4) St:.H ill l'<c: Molanic da prorozoi - ;, Mollr c Staehdin . - Tr~ uato di Mcdicin3 Interna. Vo · lu me l, parte 2•. t)l ALESSA'<ORISI: ParoJ1 itologia. In : Trattato Italiano d'l)!icnc. Un. Ti p. EJ. T o rinese. T o· nno, 1<)29. (6) Ro~oo~ 1 : Ciliati paroJSiri dd/" uomo r dt"gli u11im alì - in Lll;tig • .\lalallil! infcuive dl"ll' uomo t drgli animali. Ed. Vallardi, Milano, 1921. (7) Fa.M,CHI~r e T.\DDTA: i\rch. lt. di Scienze Med. c Col. '933• pag. 321. (8) ScHNl;JDtR SAN RoMA N: Officc lnternational d 'Hygicnc pubblique, 1933· pag. 344· (<J) PE~so: Il Policlinico, anno 193'· n. 8, pag. 255.

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Giornale di Ml'dicina Militare.


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PROFILASSI CON1RO L' IMPORTAZIONE DI MALA1TIE DIFFUSIVE ECC.

Il risultato delle nostre osservazioni non infirnìa però (.Crtam ente il giudizio di autorevoli osservatori sulla patogenicità di quèsti protozoi, ma deve piuttosto ascriversi alle speciali condizioni fisiche degli individui infetti, tutti giovani sani e robusti, che, prima della partenza per l'Africa, erano stati scelti attraverso una visita rigorosa. . Questa idea trova riscontro nella osservazione dei militari infetti da entamoeba histolytica, agente patogeno spesso assai virulento. In essi la espressione clinica ass:ti blanda della epidemia viene confermata anche dal fatto, che non si è avuta in 468 casi alcuna delle normali e frequenti complicazioni di questa parassitosi, nemmeno in quei soggetti, che l'avevano contratta in data più antica. Per gli altri parassiti riscontrati negli esami di Siracusa, i dati da noi riportati ne confermano la qualità di ospiti immuni dell'intestino umano. Nei riguardi dcll'entamoeba coli, i 16 casi di feci patologiche nelle 363 forme solitarie, non possono assumere alcun significato per la loro scarsa percentuale (più scarsa ancora, se si tolgono i 4 già affetti da amebiasi d ella forma histol ytica). E' notevole però il fatto che in questi 363 casi l'ameba histolytica, pur non essendo presente, figura nell'anamnesi ben 58 volte, fatto ancora più singolare, se si pensa alla tenace persistenza di questo parassita negli ind ividui, che ne sono st:tti infetti. Questo altro dato avvalora l'ipotesi di un probabile· antagonismo parassitario tra le due specie di amebe. Nei nostri reperti non figura la iodoameba Butschlii, specie che suole trovarsi molto frequentemente associata con le altre amebe. Data la rapidità e l'indole profilattica degli esami coprologici praticati, per cui essi furono fatti qua-si sempre a fresco, non riusciva agevole la distinzione di questa specie dalla coli e dalla cndolimax, per cui non ne fu presa speciale nota. Qualche osservazione resta da fare sulle infestazioni da elminti dei militari del 75° f:tnteria. Queste parassitosi si ritengono assai diffuse in Somalia. L ' llvento (1) riporta nella sua statistica sanitaria del 1935 casi di anchilostomiasi e schistosomiasi e il Franchini (2) dà queste infestioni come molto diffuse nella Somalia Italiana. Il T alam onti (3) ha trovato nella regione del Basso Uebi Scebeli, nella Somalia Italiana, molto diffusi l'anchi lostoma, l'ascaris, l'oxiuris, l'anguillul a e il trichostrongi l us. ( t) ILI F.:>To: Loco citato . (2) fMA:O.CIII :-<1 G. : Forze Sanitari.:-, 15 gennaio HJ36, pag . ' 3· (3) TAt,A~Io:<Ta : Arch. di Scacnze ancdacht c Coloniali , febbraio ' 933·


PROFILASSI CONTRO L'LMPORTAZIONE DI MALATTIE DIFFUSIVE ECC.

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Le elmintiasi figurano invece nei nostri reperti per cifre assolutamente minime, e la bilarziosi e l'anchilostomiasi, che wno le parassitosi da vermi più diffuse nella regione, non .figurano affatto. Anche questo fatto dimostra l'alta educazione igienica delle nostre truppe, ed il perfetto funzionam ento dei servizi sanitari.

Sgombro dd militari infetti. Provvedimenti per impedire la diffusione della parassitosi. Durante il corso delle ricerche, i militari infetti o sospetti venivano inviati all'Ospedale Contumaciale della Stazione Sanitaria Marittima, e all'Infermeria dc] Campo. D ato il numero rilevante di detti militari, questa Direzione dispose che l 'Ospedale Militare di Messina portasse a 200 il numero d ei posti letto, ad essi destinati, che l'Ospedale Contumaciale d ella Stazione Marittima di Siracusa apprestasse un minimo di roo letti , e che altri 100 posti fossero preparati nell'infermeria del campo, occupando gradatamente gli am bienti resisi liberi per il congedo dei militari immuni. Dispose inoltre che altri 70 posti-letto fossero approntati dall'Ospedale Militare di Palermo. Lo sgombro a Messina venjva fatto a mezzo di 3 autoambulanze, m esse a disposizione del Dirigente il Servizio Sanitario del Campo Contumaciale. Tutte le spedizioni erano guidate ed assi stite da un ufficiale m edico, ed i carri erano stati forniti, oltre che d el necessario per un pronto soccorso, di cassette speciali inodori, contenenti calce in polvere, per la eventuale defecazione degli ammalati. A Palermo erano inviati i militari infetti senza manifestazioni cliniche; ogni gruppo di questi era accompagnato da un uffici ale m edico per l'assistenza sanitaria e la necessaria vigilanza disciplinare e profilattica . Negli Ospedali .Militari gli amebiasici furono ricoverati in ambienti separati, con cesso a parte, e serviti da personale apposito, e tutte le altre necessarie misure profilattiche furono attuate rigorosamente. Inoltre per ogni militare dimesso veniva dato speciale avviso all 'Ufficiale Sanitario del Comune dj residenza. Allo scopo di sgombrare al più presto il Campo Contumaciale, fu disposto che, a mano a mano che si rendevano posti liberi nell'ospedale contumaciale di Siracusa e negli Ospedali Militari di Palermo e Messina, vi fossero trasferiti i militari degenti nell 'infermeria. In tal modo il giorno 20 l'infermeria del Campo Contum aciale era completamente sgombrata.


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PROFILASSI CONTRO L' IMPORTAZIONE DI MALATTIE Dlf· FUSIVE ECC.

Deficienze notate durante la campagna di profilassi e di bonifica per il rimpatrio dd 75° Reggimento fanteria. Il Campo Contumaciale e di bonifica di Sir~cusa, per ! 'organizzazione e il funzionamento ha risposto in complesso allo scopo per cui .fu creato, tenuto conto sopr:ttutto della gran massa dei rimpatriati contemporaneamente ed immediatamente da isolare e bonificare, nonchè della ristrettezza di mezzi per speciali condizioni locali. Devesi beninteso osservare che, data la improvvisazione di questo nuovo organismo sanitario e prcfilattico, destinato ad assolvere speciali esigenze create dalla guerra in A. 0., non era possibile che riuscisse sin dal suo nascere perfetto in ogni sua parte, e con maggiori risultati per le finalità igieniche social i. Una delle deficienze fu dovuta al non assoluto, stretto rigore dello isolamento delle truppe al campo, per la estrema difficoltà di impedire evasioni di qualche piccolo gruppo. All'uopo furono stabiliti speciali servizi di guardia con numerose sentinelle e ronde dci RR. CC. Ma, data la grande massa di uomini quasi tutti in buone condizioni di salute e desiderosi, dopo una lunga permanenza in Colonia, di prendere contatto con l'ambiente civile e di concedersi qualche svago, e data la facile violabilità del recinto poco alto e di grande estensione, bisognò molto lavorare c vigilare, per reprimere eventuali infrazioni agii ordini emanati. Difatti occorre dire che ciò fu più facile, col diminuire della forza e l'adozione di misure più restrittive. Altro incoveniente si rilevò nella deficienza delle organizzazioni ospcdalicre locali e nella necessità di ricorrere per il ricovero della maggior parte degli infetti ad Ospedali assai lontani. Trattandosi però, nel caso specifico, d'individui con scarse manifestazioni cliniche ed in buone condizioni generali di salute, il trasporto, organizzato con le necessarie cautele igieniche, potè effettuarsi senza inconvenienti, sia riguardo alla salute dei trasferiti, che dal punto di vista profilattico. Anche l'infermeria del campo e gli ospedali. non essendo preparati ad accogliere contingenti così cospicui di tali ammalati infettivi, hanno dovuto ricorrere spesso a mezzi di fortuna; ma può ritenersi che in complesso hanno assolto molto bene al loro compito, realizzando le condizioni indispensabili per un regolare trattamento di bonifica e per l'attuazione delle mtsurc profilattiche richieste.

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PROFILASSI CONTRO L ' IMPORTAZIONE DI MAI.ATIIE DIFFUSIVE ECC.

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Considerazioni ed osservazioni. Il Campo Contumaciale e di bonifica, impiantato a Siracusa per il rimpatrio del 75° Reggimento fanteria, costituisce forse in Italia il pnmo esperimento del genere. Altri campi contumaciali sono stati impiantati in occasione della Grande Guerra europea, lungo il fronte, ma essi accoglievano militari di diverse provenienze, che rientravano dalle linee perchè già ammalati, e i campi suddetti non avevano altro obiettivo che l'accertamento diagnostico e lo smistamento. I soggetti, dopo subiti gli accertamenti, rientravano nei rispettivi reparti o neg~i Ospedali Militari. Anche in tempo di pace sono stati creati, con risultati assai efficaci, Campi Contumaciali Militari per speciali contingenze epidemiche, qual'è qnello ideato ed attuato dal Mazzctti a Reggio Calabria pel 20° Reggimento fanteria ( r). Gardenghi (2) cita l 'esempio pitl gigantesco di queste battute profilattichc avutosi in America nell'inverno I917-18. ln occasione di numerosi casi di mcningite cerebro-spinale m anifestatisi nella 89a Divisione nel Campo di Funxton nel Kansas, fu praticata la ricerca dt:i portatori su tutti i 40 mila uomini della Divisione, ed eliminati l{Uesti in numero di 3290, l'epidemia cessò. II Campo Contumaciale di Siracusa invece, oltre ai compiti normali, comuni colle precedenti istituzioni del genere, aveva lo scopo specifico di costituire un filtro per contingenti sospetti di speciali infezioni , dominanti nella regione, dalla quale provenivano. Attraverso il vaglio, la maggior parte dci reduci doveva essere nel più breve tempo restituita alla vita civile. Pertanto esso assumeva una speciale importanza, anche come organismo profilattico per la difesa nazionale contro la diffusione di morbi esotici, o comunque infettivi. Per quanto creato da improvvise e speciali contingenze, si può ritenere che esso ha assolto un compito, chè non avrebbe potuto essere disimpegnato da nessuna delle organizzazioni sanitarie esistenti. Il funzionamento di esso è stato connesso a necessità logistiche e militari, che non potevano essere previste, nelle condizioni normali del traffico colle colonie. L'arrivo di una ingentissima quantità di uomini, inquadrati in un organismo militare ed in buona parte infetti o sospetti di una parassitosi che, bcnchè esista sporadicamente in Italia, costituiva sempre per la sua diffu( t) MAU.trrt c Gu:-u:-:o : Loco citato. (2) GAkDtSCHt: Prufiltusi gc11~ra/'" d~llt: malattie tmsmissibili . l; nione

Tipografica Editrice Tnrinrse. . Torino, HJ21l.

In Trattato Italiano d' Igiene.


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PROFILASSI CONTRO L' IMPORTAZIONE DI MALATTLE DLFFUSIVE ECC.

sione eccezionale un nuovo grande pericolo per la salute pubblica, doveva richiedere l'attuazione di misure e di impianti eccezionali. Questa Direzione, sulle direttive impartite dal Superiore Ministero, ha affrontato l'arduo problema, risolvendolo pienamente nella parte essenziale, sebbene con mezzi quasi improvvisati. La truppa al suo arrivo fu subito isolata ed alloggiata in locali salubri e bene attrezzati, anche dal punto di vista del benessere materiale del soldato. . Tutti i militari, rimpatriati furono sottoposti a rigoroso esame coprologico, e quelli infetti vennero subito appartati in luogh! di cura. Tutti gli impianti sanitari predisposti funzionarono regolarmente con grande rendimento. Furono prati<ati circa 4500 bagni e disinfettati Jlla stufa 2200 corredi personali cd effetti lettcrecci per 3600 posti letto. Prima della chiusura del Campo Contumaciale, tutte le baracche e gli ambienti vari furono sottoposti a larghissima ed accurata disinfezione. Al personale addetto ::~i rliversi servizi del Campo venne praticato in ultimo l'esame coprologico. Da questo risultò che di essi si erano infettati n. 4 uomini di sanità e n. 2 automobilisti, fatto questo di una grande importanza epidemiologica, pcrchè dimostra la grande contagiosità del male, che può d.iffondersi anche nel personale sanitario di assistenza, che per la sua speciale educazione, dovrebbe ritenersi più difeso dalle comuni cause di contagio. Tutti i militari infetti sono stati sottoposti a bonifica. Essi venivano dimessi dopo reperto negativo accertato per tre volte di seguito. Certamente questi provvedimenti non so11o da ritenersi assolutamente sufficienti a garentire la popolazione civile contro una maggiore eventuale diffusione della parassi tosi, data specialmente l 'indole del contagio, e la lunga persistenza de!l 'infezione negli individui che ne sono affetti, la quale è ammessa da autorevoli osservatori (l zar, Walker e Sellard, Wenyon e O ' Connor) (x). Il Flandin (2) cita in proposito un caso di recidiva avvenuto dopo 33 anni dalla prima infezione. Occorrono poi frequentemente alla osservazione del medico ricadute di forme dissenteriche dopo un periodo di breve apparente guarigione, e metastasi avvenute dopo anni di una infezione primitiva, che poteva ritenersi guarita. L'individuo una volta infettato, resta quindi una sorgente continua di parassiti, che riesce tanto più temibile, in quanto può restare occulta e durare per un tempo inòeterminato. Il Fischer (3) ha messo in evidenza la facilità del contagio in alcune comunità (accampamenti, caserme, ecc.), c altri AA. hanno segnalato la ( •)

Cit~to

da

Jz:~r.

(2} FLA:<Dt:<: Pre~sc

(3)

FtSCII >.R:

Mcdicalc, ~n no 1926, p~~ - C)S) . In Ko llc, Kr aus, Ulcnhuth. Vul. VIII . Ed. Fi,chcr. -

lena 1930·


PROFILASSI CONTRO L'IMPORTAZIONE DI MALATTIE Dli'FUSIVE ECC.

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frequenza del contagio famigliare [0Jinto di Oliveira ( r), Bobillcr, (2), Spolverini (3), lzar ( 4), Boch (5), Castellana (6)1. Sono stati studiati. pure episodi epidemici, che hanno avuto origine da portatori che disimpegnavano funzicni di cuoco e di cameriere (Kaplan (7), Williamton e Geiger (8), Ravaut (9), Yorke (10), Arkwrigt (n)L Altri numerosi veicoli di contagio indiretto sono stati studiati e messi in rilievo dagli AA. Ricordiamo tra i più comuni l'acqua flzar ( 12), Fischer (13), Arkwrigt (14), Musgrave e Clegg (rs)l, le mosche lBuxton (r6), Venyon e O' Connor (17)1, gli animali .domestici e specialmente il gatto [Kesscl (r8), Ware (r9)1, le verdure LFranchini (2o), Pappalardo (2r), Tallo (22), Castellana (23)1. Data la frequenza del contagio indiretto, si capisce come ogni nuovo caso di amebiasi possa costituire la causa della propagazione dd male a parecchi individui. Da ciò l'importanza e la necessità che un forte contingente di am::biasici non si riversasse in stato di contagiosità nell 'ambiente civile. Con i provvedimenti adottati da questa Direzione, tutti gli amebi:tsici venivano messi in libertà in condizioni di accertata immunità. Occorreva però che, per evitare una nuova speciale diffusione della parassitosi nella popolazione del Regno, le misure attuate nel compo militare fossero integrate e continuate con provvedimenti dcii 'autorità sanitaria civile, in modo che gli individui già bonificati venissero tenuti ancora sotto vigilanza sanitaria e sottoposti, se del caso, a nuovo trattamento curativo. Per questo scopo importantissimo tutti questi individui sono stati segnalati, come abbiamo detto, ali 'ufficiale sanitario del Comune di residenza. (!) 0Li:>ro u~ ÙLII'hlllll: Citato da !zar. (l) Oosn.LER: Citato d~ !zar. U) SPOL\ ER1s1: La Pediatr-ia, anno 1922. (4) l ZAR: Rivista Sanitaria Siciliana, n. 19 . 191!1 . (5) BocH: Citato da rischer in Kollc, Kraus, Uhlenhuth. Vol. V II. anno 1930. (6) C...snu.ANA: Rivist3 Sa r.itaria Siciliana, n. 8, l•J3L (7) K APL~N: Citato da FiS<:hcr. (8) Wu.LJ.AloiTON c C:EIC~R: Citati da Fischcr . (9) (IO) ( 11) RA\ AIJT, YORKE, ARK WRICT: Ci tati da l zar t n: A mrbi.ui. (12) h.AR: Rivist·1 Sanitaria Siciliana, n. 19, anno 1928. ( 13) Loco cita w. (!4)ARKWRJCT: Citato ,(i Fischcr. (15) Mt·S<;tt.wE c CLEC<;: Citati da Pappalardo. Annali d' Igiene, 1919 . ( 16) Rt:XTON: Britisch Mcd. Journal, 1920. ( 17) Citati d. ll:ar, ( 18) K=~EI.: Bullctin !st. Pastcur, t':ll9, pag . 443· ( 19) W ARE: Cit31o da Pappalardo. Annali d ' Igiene, anno 1 9~•). (.z.o) FM:"CIU:>1: Annali Pastcur, 1923, pag . 879. (2 1) PAPPALARoo: Annali d"lgicnc, t929. (22) T .•LLO: Ri vista Sanita ria Siciliana, g iu!(nO 1932. (2 3) C.unLL""": Loco citato.


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PROFILASSI CONTRO !L'IMPORTAZIONE DI MALATTIE DIFFUSIVE ECC.

Conclusioni. L 'organizzazione sanitana attuata a Siracusa per l'arrivo del 75• fanteria, colla istituzione del Campo Contumaciale e di bonifica, nonostante qualche inevitabile imperfezione, ha risposto benissimo allo scopo, e, nelle linee fondamentali, potreiJbe servire di qualche guida per altre evenienze del genere. 2" · - N egli esami esegui ti sul poste si sono trovati n . 468 militari infetti da ameba histolytica con una proporzione sulla forza del Reggimento di oltre il 20 'X,. Data la notevole diffusione della parassitosi nella zona, dove operava il Reggimento, tale cifra non è da ritenersi molto elevata, a nzi dimostra la dficacia dei provveclimenti profilattici adottati nella campagna coloniale. 3'' - Anche l'indice parassitario per i protozoi intestinali non si è rive1° -

lato dagli esami eseguiti eccessivamente elevato, essendo risultato non molto superiore a quello ri~contrato da parecchi AA. in altri contingenti che godevano un regime più normale di vita. 4° - L 'assenza nelle truppe del. 75° fanteria di alcune parassi tosi caratteristiche della zona occupata, come la bilarziosi e l'anchilostomiasi, dimostra pure l'elevata educazione igienica e la ottima assistenza sanitaria delle nostre truppe di occupazione. 5• - Gli accertamenti diagnostici e tutti gli altri provvedimenti profilattici adottati a Siracusa per le truppe del 75° fanteria, e principalmente la bonifica rigorosa degli infetti, integrati dai provvedimenti delle Autorità Sanitarie Civili, che sono state regolarmente informate di ogni singolo caso di loro competenza, potranno dare una sufficiente garanzia contro il pericolo di una maggiore diffusione della parassitosi amebica nel territorio Nazionale. Palermo, novembre 1936-XV.

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SERVIZIO CHIMICO MILITARE Cetltro Studi di Fisiopatologia di Firenu

Direttore: sen. prof. A. Lusnc.

IL METODO u GUTTADIAPHOT , NELL'INTOSSICAZIONE DA SOLFURO DI ETILE BICLORURATO (IPRITE) Dott. Giuseppe Fe:rraloro, primo capitano medico.

l. - Descrizione del metodo e precauzioni·- da usare. . Fra i vari metodi in uso per l'esame del sangue è stato recentemente introdotto in Germania il così detto metodo Guttadiaphot ( = goccia esaminata con la luce trasmessa) di M eyer, Bierast e V. Schilling. Il Guttadiaphot è costituito da un telaio di cartone spesso nel quale sono incluse tre striscie di carta adsorbente dai coJ,o ri: rosso, verde chiaro e celeste. Il telaio ha lo scopo di tenere le striscie ben stirate (senza che formino pieghe) e sollevate in modo che esse non si curvino troppo durante l'adsorbimento del sangue, e non vengano a contano con la superficie del tavolo su cui vengono poggiate. Questi telai debbono essere conservati in luogo asciutto, e prima dell'uso vanno asciugati all 'aria, a modico calore, per rendere i risultati più sicuri, poichè se sono umidi possono dare risultati inesatti. Per l'uso i telai devono essere posti orizzontalmente su un tavolo, e per agevolare l'evaporazione è consigliabile poggiarli su una stoffa asciutt.l e a superficie liscia o meglio su due appoggi egualmente alti (bacchette di vetro od altro). Sulle tre striscie di carta si fanno poi cadere delle goc<:ie di sangue venosc . Le goccie devono occupare la parte centrale delle striscie, c quanto alla quantità di sangue necessaria occorre rcgolarsj in modo che allorchè, la goccia si espande sulla carta essa non deve risultare troppo piccola perchè in tal caso riesce difficile l'interpretazione dei risultati . I preparati migliori sono quelli costituiti da gocce .:he raggiungono, asciutte, il margine del telaio. Anche quando la goccia raggiunge in qualche parte il telaio il preparato può essere adoperato purchè esistano dei margini che non sono a contatto col telaio. Occorre adoperare il sangue appena prelevato perchè il sangue che comincia a coagulare non è più adatto per l'esame: è utile perciò lavorare con una discreta sveltezza. Qualora si adoperi sangue prelevato da una vena occorre toglàere la compressione della vena non appena questa è stata punta poichè sembra che un ristagno eccessivo del sangue è capace di falsare i risultati.


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IL METODO « GUrfADIAPHOT » NEI.L' lNTOSSICAZION E DA SOLFURO ECC.

Fatta cadere la. goccia di sangue si deve lasciare il G uttadiaphot in ambiente asciutto ed aspettar<: che le goccie siano completamente adsorbite dalla carta. La kttura dei risultati si fa solo a preparato perfettamente asciutto e quindi dopo alcune ore o nel giorno seguente; però la striscia celeste spesso è riconoscibilmente positiva già dopo pochi minuti e ciò può ser vire per una diagnosi preliminare. Il processo di asciugamento non deve essere accelerato artificialmente potendo ciò dar luogo a cause di errori. Per fare la lettura dei risultati il preparato deve essere osservato contro luce, sia contro la luce solare, sia contro una lampada smerigliata o un vetro smerigliato illuminato. V. Schilling afferma di avere avuto ottimi risultati adoperando un piccolo Guttadiascop appositamente costruito: una piccola cassetta a forma di leggìo con un vetro smerigliato, su cui possono disporsi due cornici, illumin ato da una lampada di 25 candele. I preparati si possono conservare per molto tempo perchè, per q uanto perdano un po' di chiare-.lza, sono ugualmente adoperabili come dati di paragone per posteriori esami.

2. - Interpretazione dd preparati. Per l 'intt:rpreta zione dei risultati occorre tener presente che i Guttadiaphot ottenuti con sangue normale ed esaminati con la luce trasmessa, risultano formati da macchie che, specie sulla striscia di carta rossa, mostrano una linea marginale più scura che contrasta spiccatamente e linearmente con la carta; .a volte può anche notarsi un alone, cioè una zona scura staccata al margine, ma anche qufsto a)Qne contrasta spiccatamente e linearmente con la carta. Lo stesso vale per le altre due striscie benchè la vera linea marginale spesso è meno marcata sulla strisci:t verde. Sempre con sangue normale può aversi sulla striscia verde una macchia uniformemente colorata cioè senza che ci sia sbi:ldimento totale o parziale, e sulla striscia celeste una macchia uniformemente rossiccia senza che r i.sulti più colorata verso i margini ed a margine spiccato lineare. In tutti questi casi i preparati debbono esser considerati come negativi inquantochè denotano che non vi è alterazione dd sangue. I preparati danno invece risultati positivi quando mostrano delle deviazioni dalle forme già descritte e cioè quando: a) sulla striscia rossa si nota: un margine poco chiaro perchè la linea marginale manca o è interrotta, o piccole protuberanze senza margine, o un alone rosso chiaro attorno alla macchia; b) sulle striscie verde e cele~te si not1 uno sbiadimento totale delle macchie; c) sulla striscia celeste si nota un margine verde attorno alla macchia; d) sulle strisce verde e celeste si notano dei cerchi liberi variopinti attorno alle macchie, giallastri sulla striscia verde, azzurrini sulla striscia celeste.


IL METODO « GUTTADfAPHOT » NELL'INTOSSICAZIO!"E DA SOLF·URO ~CC.

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Tra queste forme estreme possono trovarsi delle forme intermedie; così per esempio sulla striS<ia rossa si può notare um linea marginale interrotta in qualche punto o un alone rosso scuro con linea marginale interrotta. In tali casi i risultati dell'esame devono consideram come dubbi. Generalmente la striscia celeste risulta la più sensibile dando più spesso una colorazione marginale, in alcuni casi però risulta più sensibile la striscia rossa. Oltre questo facile metodo di interpretazione (Meyer-Bierast) esiste un metodo di interpretazione più dettagliato ma più complicato descritto da Schilling, al cui lavoro si rimanda per maggiori particolari. Per l 'interpretazione dei Guttadiaphot ottenuti nelle nostre ricerche i caratteri differenziali sopra riportati ci sono sembrati più che sufticicnti.

3. - Cenni storici e considerazioni critiche. Descritta così la tecnica per l'applicazione pratica e l'interpretazione dei Guttadiaphot, accenneremo agli studi che possono considerarsi come precursori del metodo, e alle teorie che sono state emesse per spiegare le caratteristiche dell'adsorbimento delle goccie di sangue da parte della carta adsorbente. Il primo a occuparsi notoriamente del problema fu lo Schonbcin che nel 1861 riferì, alla Società di scienze naturali di Basilea, « su alcune azioni di separazione ottenute con l'adsorbimento della carta attraverso le capillari pii ifere » . Nel 1919 Goppelsroeder, dopo avere elaborato un metodo perfezionato basato sulle indicazioni di Schonbein, mise in evidenza l 'estrema sensibilità dell'analisi capillare (così egli chiamò il procedimento). Infatti dimostrò che si riesce a produrre una tinta ro~:t sopra una striscia di seta bianca immergendola in una soluzione acquosa di fucsina al titolo di mgr. o,oo54 di prodotto per litro d'acqua, e adoperando la carta sugante si può dimostrare la presenza dell'azzurro di metilene perfino alla concentrazione di mgr. o,ooo.o25 per litro di acqua (vale a dire mgr. o,ooo.ooo.o25 in un cc. di acqua). La prima applicazione pratica del metodo dell'analisi capillare per ricerche sul sangue, fu fatta però nel 1901 dal Pertot il quale adottò una tecnica tutta speciale. Questo A. però non ebbe l'idea di lavorare col sangue in toto pensando che in tali condizioni il sangue non era adatto ad essere adsorbito dalla carta perchè i! suo notevole spessore e il suo potere coagulante avrebbero impedito ogni ulteriore penetrazione nei pori della carta stessa. Egli perciò si servl di piccoli tubetti capillari (quelli dell'emoglobinometro di Fleischel-MieS<her) coi quali misurava cc. 0,025 di sangue che versava in un cc. di acqua potabile; faceva poi cadere una certa quantità di questa miscela, esattamente misurata a mezzo della pipetta capii-


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IL METODO " GUTTADIAPHOT ., NELL'IYfOSSICAZIONE DA SOLFURO ECC.

!are, nel centro di · un pezw di carta sugante di una quaìità speciale da lui trovata adatta dopo lunga ed infruttuosa cernita. Con questa tecnica Pertot osservò la formazione di macchie umide, del diametro di 23-24 mm., alla cui periferia compariva un anello rosso, di diversa intensità e larghezza a seconda del sangue adoperato. Fra le varie altre particolarità osservate da Pertot, accennerò al fatto che adoperando sangue anemico si ottenevano anelli più stretti e più pallidi, e così pure le macchie erano più piccole e pallide; dal che egli ne concluse che: « ciò era una dimostrazione fedele del notevolissimo annacquamento del sangue e dell'impoverimento del liquido sanguigno in emoglobina ed albuminoidi >>, e che pertanto: << con questo metodo si poteva avere, intorno alla profonda alterazione della composizione sanguigna, un ' idea molto più chiara di quella fornita dalla semplice indicazione percentuale del contenuto in emoglobina e del numero relativo degli eritrociti ». L'argomento fu ripreso nel 1925 dalla Sluitcr la quale adottò però la tecnica di Goppelsroeder, cioè l'immersione della carta sugante nel liquido da esaminare. Anche la Sluiter anzichè servirsi del sangue in toto adoperò per le sue esperienze: plasma citrato, sangue defibrinato, sangue lavato e diluito in soluzione di Ringer. Il liquido da esaminare veniva messo in un piccolo recipiente di vetro e in esso immergeva l'estremità di una striscia di carta sugantc tenuta in posizione verticale, mettendo poi il tutto, per 30 minuti, in termostato a 20° C., mantenendo uniforme il grado di umidità dell'aria. Osservava poi fino a quale altezza .il liquido era adsorbito dalla carta sugante. Per cercare poi di spiegare le caratteristiche dell'adsorbimento nei vari casi, la Sluiter procedeva contemporaneamente ad a ltre prove sul medesimo liquido in esame, e così per mezzo dello stalagmometro (1) di Traube (pipetta che misura le gocce) misurava la tensione superficiale e la viscosità del liquido, e contemporaneamente determinava anche la velocità di sedimentazione del sangue. In base alle sue ricerche la Sluiter opinò che le differenze di reperto nell'immagine prodotta sulla striscia di carta sugante si possono attribuire da un lato alla diminuzione della tensione superficiale del sangue, dall'altro al maggior agglomeramento degli eritrociti che dà al liquido la possibilità di raggiungere liberamente la periferia, e venne a queste testuali conclusioni: << che l'adsorbimento dipende da numerosissimi fattori, specie per una sostanza così complessa come lo è il sangue coi suoi colloidi, cristalloidi, lipoidi cd al tri componenti organici che tutti influiscono sull':1dsorbimento e sulla tensione superficiale, rendendo impossibile di spiegare in forma semplice il fenomeno dell'analisi capill:1re ». Ma sia il metodo di Pertot che quello della Sluiter erano molto complicati e quindi di difficile applicazione specie nella pratica corrente, ed è ( t)

D:o otiÀU'YflOç;

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merito di Meyer e Bierast (1928) di aver proposto un metodo facile, veramente alla ·portata di ogni medico ed eseguibile al letto del malato. Questi AA., inoltre, furono i primi ad adoperare il sangue in toto per le loro espenenze. Già Pertot aveva fatto notare le difficoltà trovate per procurarsi una carta adatta; Meyer e Bicrast dimostrarono che la qualità della carta ha una importanza massima nella riuscita del metodo, ~ questo fatto fu pienamente confermato anche da V. Schilling. Alla fibra cartacea va infatti data non solo una importanza morfologica, sibbene la sua composizione è importantissima nella interpretazione elettrica del fenomeno giacchè la carica negativa di &onte agli elettroliti spiega il loro adsorbimento, mentre i colloidi vengono fissati soltanto quando l'attività superficiale è notevole : ora sia la carica elettrica sia gli elettroliti propri della fibra possono oscillare sensibilmente anche quando esternamente la carta si presenta uguale (Schilling). Altro fattore importantissimo è dato dai colori che si adoperano in determinate miscele e che spesso non è facile produrre sempre del medesimo tipo. Per tutte queste considerazioni gli AA. del metodo affermano che la fabbricazione della carta deve essere attentamente e costantemente sorvegliata ed hanno perciò brevettato la produzi.one dei Guttadiaphot. Ma per quali bttori insiti al sangue stesso la macchina assume determinate caratteristiche che variano col variare del sangue adoperato per l 'esame? 11 margine estremo della macchia è formato visibilmente da eritrociti, come già la Sluiter aveva messo in evidenza. Gesenius immergendo nel sangue l'estremità della striscia di carta (con la tecnica perciò già adoperata da Goppelsroeder e poi dalla Sluiter) riuscì a dimostrare che in condizioni normali partt degli .::ritrociti si innalza fino al limite superiore del liquido adsorbito, mentre questo innalzamento o non avviene o avviene soltanto in scarsissima misura nell'anemia perniciosa o in altre malattie che danno dei Guttadiaphot fortemente positivi. Egli infatti notò che con sangue policitemico si ha innalzamento massimo degli eritrociti, con sangue normale si ha innalzamento normale, mentre con sangue luetico l'innalzamento è ostacolato e nell'anemia perniciosa non si ha alcun innalzamento degli eritrociti. Insieme a ciò osservò che le immagini ottenute sulla carta immersa nel ~angue hanno una piena rispondenza con le immagini prodotte dalla goccia di sangue sul Guttadiaphot. Inoltre Gesenius, ciò che era stato già intravisto dal Pertot, dimostrò la grande importanza che assume nei risultati del Guttadiaphot la quantità di acqua contenuta nel sangue. Egli infatti procedette alla determinazione del ·residuo secco del sangue e trovò che nella policitemia il contenuto acqueo del sangue è in media del 74,56 %, nel sangue normale dell'8o,58 %, nella lues dell'83,SI % e nell'anemia perniciosa dell'89,76 o/., . Ora precisamente i Guttadiaphot risultano positivi nei casi di lues e fortemente positivi nei casi


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IL METODO « GUTT:\DIAPHOT ,, NELL'INTùSSlCAZIONE DA SOLFURO ECC.

di anemia perniciosa, e ciò dimostra in modo evidente che una grande importanza nella comparsa di immagini positive spetta indubbiamente al contenuto acqueo del sangue. All'acqua si deve la maggior rapidità e diffusione dell'adsorbimento (sbiachmento, formazione di alone, cerchi liberi attorno alle macchie). Ma con ciò non vengono spiegate le variazioni di adsorbimento degli eritrociti. . Alcune prove fatte da Schilling hanno poi mostrato che esiste un certo rapporto con la tensione superficiale c la viscosità del sangue. Infatti versando sangue, appena prelevato, in piccoli tubetti di vetro a punta strozzata, e mettendoli in un porta provette con la punta rivolta in giù, egli trovò che il sangue molto anemico defluisce molto più rapidamente del sangue normale, e il sangue sifilitico sta, come rapidità di efflusso, presso a poco in mezzo tra il sangue normale e quello anemico, e constatò che i tempi di deflusso spesso erano in rapporto col grado dell 'immagine patologica del Guttadiaphot. In complesso si può pertanto dire che non è stata ancora data una esatta e completa spiegazione intorno alla formazione delle immagini dei Guttadiaphot. Tuttavia i vari studi hanno messo bene in evidenza ch e in molte malattie si hanno reperti positivi e caratteristici dei Guttadiaphot. Però, contrariamente aìle vedute iniziali di Meyer e Bierast, i quali ritennero che questo metodo fosse specifico per svelare il sangue luetico (dato che le prime applicazioni furono da loro fatte appunto sul sangue dei luetici) Schilling ha potuto dimostrare - e gli stessi Meyer e Bierast hanno in seguito dovuto ammettere - che il Guttadiaphot deve ritenersi, almeno allo stato attuale, UJJ metodo aspecifico di esame del sangue e che quindi non è utilizzabile per la differenziazione delle malattie. Questo metodo infatti non serve ad altro che a dimostrare se il sangue è o no alterato: esso rivela una particolare composizione del plasma - essenzialmente un aumento della percentuale acquosa - spesso riscontrabile in varie forme morbose, mentre sembra non abbia alcuna relazione diretta con le cellule sanguigne (Schilling). Pertanto si dovrà attendere una positività del Guttadiaphot soltanto nelle malattie che determinano la sopradetta alterazione del sangue; ma siccome forme morbose di diversa natura clinjca pos.Sono determinare una simile alterazione, così si possono ottenere Guttadiaphot fortemente positivi in malattie che nulla hanno di comune fra loro. D 'altra parte, come ben dice lo Schilling, siccome altri metodi aspecifici di esame sono entrati, e con utilità, nella pratica corrente, data la semplicità di tecnica di questo metodo, la rapidità c la facile interpretazione dei resultati, anche il Guttadiaphot può senza alcuna difficoltà essere associato in moltissimi casi alle altre ricerche. O. Muntsch ha adoperato per primo il mttodo Guttadiaphot per l'esame del sangue degli animali intossicati wn solfuro di etile biclorurato. Egli


lL METODO u GUTTADIAPHOT » NELL'INTOSSICAZIONE DA SOLF URO ECC.

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sperimentò su cavie, conigli e gatti intossicati sia per via inalatoria, coi vapori di iprite, sia per via cutanea con l'iprite liquida. Dopo qualche tempo dall'avvelenamento faceva cadere alcune goccie di sangue venoso sulle tre striscie del Guttadiaphot ed ha notato che le goccie di sangue si circondavano di un alone che, come abbiamo già detto, bisogna considerare come patologico. La reazione era tanto più manifesta e si presentava tanto più presto quanto più forte era il grado dell'avvelenamento generale; quando le concentrazioni respirate dagli animali erano molto alte, o l'avvelenamento conduceva rapidamente a morte, il fenomeno si è manifestato anche dopo poche ore dall'avvelenamento. Il Muntsch pertanto, pur precisando che con tale metodo solamente non si può e non si deve fare diagnosi di avvelenamento da iprite, considerando che l'ufficiale m edico nelle prime lince non può eseguire, nelle condizioni speciali in cui si trova e coi mezzi a sua disposizione, altri più completi esami di sangue, consiglia di servirsi in tali casi del metodo Guttadiaphott tbe, insieme ad altri dati, può serVite di orientamento per un3 diagnosi differenziale.

4. - Esperienze personali. Ho voi uto an ch 'io portare un contributo allo studio dcii' eventuale applicazione pratica del Guttadiaphot per l'esame del sangue nell'avvelenam ento da solfuro di etile biclorurato. Le mie ricerche, che per ragioni ben comprensibili sono state eseguite solo sugli animali, hanno avuto di mir9, oltre che di controllare i risultati del Muntsch, di cercare di stabilire se esiste un parallelismo tra la positività dd Guttadiaphot ed il grado del-

l'intossicazione ed entro quali limiti il metodo dà risultati positivi. Per tutte le esperienze ho adoperato delle cavie, alcunt: delle quali vennero intossicate facendo loro inalare~ in camera a gas, delle concentrazioni di solfuro di etile biclorurato, mentre altre vennero trattate con applicazioni sulla cute di iprite liquida, poichè si può provocare anche in tal modo, come è risaputo, un'intossicazione generale per riassorbimento del prodotto attraverso la via cutanea. In tutti i casi sono state adoperate dosi di prodotto che, in base ai dati ottenuti in precedenti esperienze, risultavano o sicuramente inortali o almeno tali da produrre la morte del 50 % degli animali in esperimento. Prima di ogni esperienza si allestivano dei Guttadiaphot col sangue venoso dell'animale normale, e dopo l'intossicazione si allestivano altr.i preparati sia alcune ore dopo l'esperimento, sia, nei casi di sopravvivenza degli animali, nel giorno successivo e nei giorni seguenti : in tal modo si son potute seguire le eventuali variazioni delle immagini dei Guttadiaphot, la più o meno precocità di tali variazioni, nonchè il grado di esse nei. :singoli casi.


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IL METODO « GUTTADrAPHOT >•

NELL'INTO~SICAZIONE

DA SOLFURO ECC.

Sono stati adoperati i Guttadiaphot originali tedeschi, brevettati, che siamo riusciti a procurarci malgrado le notevoli difficoltà incontrate.

Per l'osservazione contro luce dei preparati mi sono servito di una lampada smerigliata da 25 candele.

Risultati e considerazioni. Come si può riscontrare nella tavola alle- gata, in cui sono riprodotti fedelmente ed a grandezza naturale alcuni dei preparati ottenuti nelle esperienze, nell'avvelenamento da solfuro di etile biclorurato, provocato sia facendo inalare agli animali concentrazioni tossiche sia applicando il prodotto liquido sulla cute, risulta che i Gutt3diaphot mostrano delle alterazioni che sono in diretto rapporto col grado

dell'avvelenamento deil'anitrtale. Infatti, riferendoci a quanto è stato esposto quando abbiamo parlato del! 'interpretazione dci risultati, si nota che l'immagine del sangue degli animali ipritati mostra nei diversi casi : degli sbiadimcnti totali della mac-chia, delle protuberanze senza margine, il margine indistinto, il caratteristico alone sbiadito attorno alla macchia, fino ad arrivare alle caratteristiche formazioni di cerchi variopinti attorrto alle macchie> i quali caratterizzano il grado più elevato dell'alterazione sanguigna. Non si notano invece differenze apprezzabili tra i Guttadiaphot allestiti con sangue di animali intossicati per inalazione o per via cutanea, sempre che sia analogo il grado dell'intossicazione generale. Fatta questa constatazione dobbiamo però avvertire che, sia in base ai preparati riprodotti, ma più ancora dall'insieme dei preparati allestiti in serie · - parte dei quali abhiano creduto superfiuo riprodurre - abbiamo potuto convincerci che i "Guttadiaphot risultano nettamente positivi solo quando l'intossicazione generale raggiunge un certo grado, e che le maggiori alterazioni del! 'immagine si riscontrano nei preparati allestiti col sangue degli animali affetti da i ntossicazione grave. Pertanto questo metodo non ci sembra abbastanza sensibile per svelare le lievi alterazioni del sangue provocate dal solfuro di etile biclorurato e quindi utilizzabile per una diagnosi precoce : fatto questo spiegabilissimo se, come risulta dagli studi cui abbiamo accennato, la positività del Guttadiaphot è in relazione con l'aumento percentuale di acqua dd plasma. Anche con questa limittazione riteniamo però che il Guttadiaphot potrà portare un notevole contributo, come metodo sussidiario, nella diagnosi di intossicazione da solfuro di etile biclorurato. 11 metodo è risultato abbastanza semplice e rapido, e salvo alcune particolari e delicate operazioni di tecnica, che si possono facilmente acquistare coh l 'espérienza, non presenta particolari difficoltà. Anche l 'interpretazione dei risultati è abbastanza semplice tenendo conto di quanto abbiamo detto quando è stato descritto diffusamente il metodo.


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IL METODO « GUTTADIAPHùT » NELL'INTOSSICAZIONE DA SOLFt.;RO ECC.

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Conclusioni. Dal complesso delle esperienze eseguite possiamo concludere: 1" -L'esame del sangue col metodo Guttadiaphot è abbastanza semplice e può essere eseguito in ogni circostanza di luogo e di tempo; 2° - Il sangue degli animali intossicati col solfuro di etile biclonJrato dà immagjni ncttam~nte positive (sbiadamento, alone sbiadito intorno alla macchina, cerchi liberi), qualora l'intossicazione è di notevole grado; 3" - Nell'intossicazione di grado lieve i Guttadiaphot risultano in alcuni casi negativi in altri di dubbia interpretazione, e pertanto questo metodo è poco utilizzabile per poter arrivare ad una diagnosi precoce. Ci riserbiamo di applicare il Guttadiaphot nell'intossicazione da altri aggressivi chimici bellici. RIASSUKTO. - L'A. <.lescrive il metodo di esame del sangue così detto Guuadiaphot ( = goccia esaminata con la luce trasmessa) e accenna alle interpretazioni che sono state date per spiegare l'adsorbimento del sangue attraverso la carta sugante. Rife· risce poi su alcune csperiem:e personali eseguite con tale metodo sul ~a nguc <.li animali intossicati con solfuro dt etile biclorurato e viene alla conclusione che nell'av\'elena· mento grave il Guttadiaphor risulta spicc:ltamente positivo mentre neg:Hi\·i o dubbi sono i risultati nei casi di intossicazione !eggera o in izi:~ le. BIBLIOGRAFIA SCHOI'REIN : Chem. Zentralb. 881' I861 - ve,·handlungen der Naturforsdenden Gesellschfat zu Base/, 1861- 1864 (citato da V. Schilling). GOPI'EJ.SROEDER: Kolloid. Zeitschr. 4 e 5, 1909; 6, 1910 (citato da V. Schilling). PERTOT: Beùrag zur Blutuntersuchung am Krankenbett. - Wien. Klin. Woch, vol. l.f, 1901. StUITER E.: A nalyse capillaire du san g. - Are h. Neerlandaise Je phisiol. de l'hommc et dcs anim. Vol. I O, 1925. r-,,i f,·ER F. und BIER.~ST W.: Deutsche mcd. Woch., 1928. SclllLLl:"C V.: Guttadiaphot nach Fr. Meye1· und. W. Bierast ein inter1:ssanter ncuer Weg z ut· klinùchen Blutuntersuchut:g. - Med. Klin, H. 17, 1928. MEYER F .• BIERAST W. und ScHILLINC V.: Das Guttadiaphot l. Das Guttadiaphot. eine fur die tiigliche Pmxis bestimmte 11eue und einfache Methode zum Narhums tt01J kranken B!ute. - Zeitsch. f. Klinische Medizin, vol. 19, 1928. GEsE:-~rus H.: Das Guttadìaphot Il/. Zur Kliimng der Grudlangen de; Guttadiaphotverfahrens nach Meyer- Bierast- Schilling. - !bi d. ScHILLII'C V.: Das Guttadiaphot. - G. Fischer, Jena, 1929. ML•:-:rscH O.: Das Guttadiaphot - V erfahren als diagnostiches Hilfsmittel bei der Gelbkreuzkampfstojfschiidigung. -- Gasschutz und Luftschutz, I<)35· SPIEGAZIONE DELLE FIGURE DELLA T AVOLA Tutte le figure riproducono fedelmente ed a grandezza naturale i preparati originali quali si presentano osservati contro luce. N. I. - Guttadiaphot in bianco. N. 2. - Guttadiaphot con sangue di cavia normale. 4 -

Giomo/e di MeJicino Militare.


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IL METODO « GUTTADIAPHOT » NELL'INTOSSICAZIONE DA SOLFURO ECC.

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Guttadiaphot con sangue di cavia intossicata per via. cutanea - 24 ore dopo il trattamento - L'an i male è sopra vissuto. Si osserva qualche picoola protuberanza con linea marginale non netta. Guttadiaphot con sangue di cavia intossicata per via cutanea - Due giorni dopo il trattamento - L'animale è morto dopo 7 giorni. Qualche piccola protuberanza senza linea marginale sulla striscia celeste. Guttadiaphot con sangue di cavia intossicata per inalazione - Due giorni dopo il trattamento - L'animale è sopravissuto. Piccolissime protuberanze sulla striscia celeste all'infuori del distretto degli eritrociti. Guttadiaphot con sangue di cavia intossicata per via cutanea - Due giorni dopo il trattamento - L'animale è morto dopo tre giorni. Diffuso alone sbiadito attorno alla macchia sulla stdscia ross:t; spiccate protuberanze senza linea marginale sulle altre due strisce. Guttadiaphot con sangue di cavia intossicata per inalazione - Tre giorni dopo il trattamento - L'animale è morto dopo 5 giorni. Spiccate protuberanze senza linea marginale sulle strisce rossa e verde; piccola protuberanza sulla striscia celeste. Guttadiaphot con sangue di cavia intossicata per via cutanea - Quattro giorni dopo il trattamento - L'animale è morto dopo 5 giorni. Formazione di cerchi liberi attorno alle macchie su tutte e tre le strisce. Guttadiaphot con sangue di cavia intossicata per inalazione - Tre giorni dopo il trattamento · L'animale è morto dopo 4 giorni. Sbiadimento della macchia suHe strisce verde e celeste; cerchio libero attorno alla macchia sulla striscia celeste. Guttadiaphot con sangue di cavia intossicata per inalazione - Due giorni dopo il trattamento - L 'animale è morto dopo 6o ore. Alone sbiadito sulla striscia rossa; formazione di cerchi liberi attorno alle macchie sulle altre due strisce.


CORPO LIBICO DI OCCUPAZIONE DEL GARAMULLATA E BATTAGLIONE CARRI D'ASSALTO DI HARRAR (Colonna Margbinottl) (GRAUA)

IL FATTORE ANTISCORBUTICO NELLA RAZIONE ALIMENTARE DELLE NOSTRE TRUPPE DI COLORE Prof. Giovanni Ferro Luul, docente ed aiuto di Patologia Medica Dott. VIttorio Emanuele Rosi, capitano medico, dirigente il servizio sanitario.

Alcune osservazioni di indole prevalentemente pratica sul tipo di alimentazione delle truppe di colore ci hanno indotto a prendere in esame il valore del quoziente antiscorbutico nella dieta delle popolazioni situate in località desertiche o predesertiche dell 'A . O. I.. Com 'è noto queste regioni sono abitate da scarsa popolazione che, per ovvie ragioni ambientali, è a tipo essenz.ialmente nomade e che trae gli elementi fondamentali della propria nutrizione dalle scarse risorse locali o dall'approvvigionamento che le possibilità della carovana permettono di apportare come riserva. Ne segue - - e ciò è stato da noi accuratamente controllato - che i suddetti nomadi sono costretti a trascorrere lunghi periodi di tempo, durante i quali la loro alimentazione è esclusivamente costituita da farina di cereali impastata e cotta, da olio, da carni prosciugate e volta per volta cucinate, e da bevande, tra le quali predominano quelle a base di té e di succhi vegetali fermentati. Mancano as:SOlutamente verdure fresch~, frutta e in modo particolare gli agrumi, commestibili cioè che rappresentano i vettori principali della vitamina antiscorbutica. Malgrado ciò, da numerose osservazioni personali ci risulta che tra questi indigeni, posti in suddette condizioni di nutrimento che per i soggetti bianchi sarebbero certamente deleterie, i casi di scorbuto sono rarissimi, per non dire assolutamente eccezionali. D ette osservazioni sono state compiute a Nalut (Tripolitania) nel periodo decorrente dal 1932 al 193'5, sulle popolazioni dell 'Ogaden (bassopiano :SOmalo) c sulle truppe libiche di occupazione dell 'Impero Etiopico (Colonna Marghinotti), k quali dal 4 marzo all'8 maggio 1936 traversarono, per la quasi totalità a piedi, il bassopiano somalo (Brava-H arrar), essendo sottoposte per il periodo di giorni 65 al tipo di alimentazione suddetta (come bevanda usavano solamente il tè). L'opinione corrente a questo riguardo è che i soggetti indigeni delle regioni desertiche o predesertiche offrono, per il lungo allenamento e per una specie di adattamento all'ambiente, una particolare resistenza allo svi-


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IL FA1TORE ANTI SCORBUTICO NELLA RAZION E ALIMENTARE ECC.

luppo di fenomeni caren1.iall, tale da permettere ottime condizioni di vita m un ambiente così povero di fattori vitaminici. Tale soluzione ci è sembrata eccessivamente semplicista e non troppo fondata su elementi sperimentali. E' evidente che la suddetta ipot<..:si non può di per se sola spiegare l'interessante fenomeno, sopratutto perchè verrebbe a trovarsi in netto contrasto con le fondamentali nozioni, acquisite su basi sperimentali nel campo delle vitamine. Ci è sembrato pertanto logico sospettare che, contrariamente ali 'opinion e comune, gli abitanti delle zone desertiche avessero modo di provvedere all'assunzione di vitamina antiscorbutica con altri alimenti che non fossero quelli più comunemente noti come vettori di vitamina C. Un esame <Kcurato e dettagliato eseguito a questo scopo sul tipo di alimentazione degli indigeni nomadi ci ha permesso di accertare alcuni particolari dietetici di notevole importanza per la soluzione del problema da noi posto. La nostra attenzione è stata precisamente attratta dall'abuso costante e totalitario che, presw queste popolazioni, viene fatto di condimenti a base di sostanze piccantissime, il cui nome e tipo varia da regione a regione. Questo condimento, più in uso specie tra le popolazioni di razza musulmana, è un particolare tipo di peperone rosso, quasi comunemente noto col nome di « felfel >J (dicitura .traba). Esso viene fornito per lo più disseccato c si usa o in piccoli frammenti frammischiati ai cibi o mescvlandone l'infuso con gli dtri condimenti. In Tripolita ni~ e in Somalia (Benadir, Ogadcn ecc.) viene usato il « felfel » arabo su larga scala o anche vari altri tipi di frutti, o di radici con sapore urente del tutto simile a quello del « felfel » originario. Che un tale condimento rapprc~enti una necessità per gli abitanti delle suddette regioni (è anche molto diffuso tra lt popolazioni costiere c d e i centri colti vati), lo dimostra il fatto che esso viene indifferentemente mescolato a quasi tutti i cibi, che viene spesso usato come medicamento per alcune affezioni e che rappresenta l 'indispensabile scorta dei nomadi situati in queste regioni. La sua somministrazione fa anche parte della razione alimentare di tutte le nostre truppe di colore. Era evic)ente pertanto l'opportunità di ricercare in questo condimento la riserva di vitamina antiscorbutica. In questo ~enso ci hanno anche indirizzato le ricerche di Szcnt-Gyorgy che, com 'è noto, oltre a stabilire la perfetta identità tra vitamina C e acido :1scorbico, hanno dimostrato che la cc paprica » ungherese (condi meno molto analogo al << felfel » arabo) è una sostanza ricchissima di acido ascorbico, c quindi di fattore antiscorbutico. Le nostre ricerche, così orientate, presentavano una facile soluzione pratica.

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U, FATfORF. Al':TISCORBUTICO NFLLA RAZ!ONE ALlME:-ITi\RE ECC.

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A questo scopo, difatti, ci siamo proposti di dosare il quantitativo di acido ascorbico contenuto nel << felfel » arabo, riservandoci di trarre dai risultati ottenuti le deduzioni più opportune per la soluzione del nostro problema. Come metodo dm indagine abbiamo scelto qut:llo indicato da Martini e Bonsignore e già applicato a suo tempo da uno di noi (vedi Ferro-Luzzi G., Biochimica e Terapia sperimentale, 1935) allo scopo di accertare l' importanza dell'acido ascorbico nella genesi dei fenomeni ossido-riduttivi dei tessuu. Abbiamo eseguito le ricerche su infuso di << felfel » a differenti concentrazioni. Come « test » di controllo abbiamo usato un succo di limoni italiani. Per i dettagli di tecnica rimandiamo al sopracitato lavoro, soggiungendo che per ovvie ragioni (r) abbiano dovuto limitare le nostre indagini ad un dosaggio molto approssimativo, riservandoc1 per conseguenza di prendere in considerazion e soltanto quei valori che per la loro evidenza non dessero adito ad incertezze di sorta. I risultati dei nostri esperimenti sono stati dci più dimostrativi: abbiamo potuto nettamente constatare che quantitativi anche piccoli di << fclfel » risultano ricchissimi di acido ascorbico, con valori anche superiori a quelli forniti dai nostri limoni. Non è il caso di discutere partitamente il significato delle suddette esperienze, data l'eviclenza dei valori da noi riscontrati. Come logica deduzione ne segue, in base a quanto abbiamo accennato, che appunto in questi condimenti le popolazioni delle zone desertiche trovano iJ fattore antiscorbutico, del guale sono privi i cibi usualmente consumati nelle suddette località. Ciò gi ustifica pienamente l'abitudine locale, sorta quasi a necessità, di arricchire la dietetica con condimenti a forte valore vitaminico, la cui mancanza potrebbe verosimilmente provocare il guadro della carenza di vitamina C.

Conclusioni. Il reperto di un grande guantitativo di acido ascorbico nel condimento nominato << felfcl n ci induce ad ammettere che l'abuso di questa sostanza (e di altre affini) da parte delle popolazioni indigene di regioni priYc di vettori al! mentari antiscorbutici, derivi dalla necessità di regolare con questo mezzo l'mdispensabile apporto di vitamina C. Ciò è tanto più verosimile qualora si tenga presente la facilità con la guale il detto vettore può essere conservato e trasportato. Pur essendo convinti che le condizioni ambientali abbiano in qualche modo aumentata la resistenza dei suddetti individui verso i fenomeni cal •) I_nbni. il 1>rc~~ntc l~voro è stato ideato cd eseguito in zona di opcrnwni , c prcci~amcntc durante sl CiclO npnatlvo d t occupnionc del G:~r~ rnul l a t~ <b fKirlC dt:ll a "colnnn:l M.trghsnotll " ·


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IL FATTORE .'\NTISCORBt.:TICO NELLA RAZIONE ALIMENTARE ECC.

renziali da vitamina C, noi crediamo però che le condizioni dietetiche di essi non sarebbero biologicamente compatibili col normale funzionamento dell'organismo, qualora venisse totalmente a mancare il fattore antiscorbutico che, secondo il nostro modo di vedere, è sufficientemente rappresentato dal quantitativo di « felfel >> , che detti individui ingeriscono giornalmente. Come pratica deduzione delle nostre indagini segue l'inutilità della somministrazione di succo di agrumi o di altri vettori di vitamina C a truppe indigene operanti in zone desertiche, qualora la fornitura di condimento <c felfel » possa essere regolata giusta le vigenti disposizioni.

Graua, settembre I9J6-XIV. BIBLIOGRAFIA. Bioch . J., 1928, n. 22. E. e BoNSIGNORE A. : Boli. Soc. l t. Bio!. Sper., 5, 1934, p. 3S8. F ER RO - Luzzi G. : Biochim. e Ter. Speri m., 1935, n. 3, p. 92-99.

SzENT- GYi:iRGY: MARTIN I


DIAGNOSI E TERAPIA PRECOCE DELLA PLEURITE INFLUENZA DEL CLORURO DI CALCIO SUL POTERE ASSORBENTE DELLA PLEURA Dott. Domenico Tdl, tenente medico

Il problema delle pleuriti ha assunto un'importanza sempre maggiore da che le numerose tendenze anatomo-patologiche, districandosi da incerti valori, vanno dimostrando sempre più la prevalenza e l 'importanza della etiologia tubercolare. Questo vast.o capitolo rientra perciò nel quadro del « flagello >> assumendone tutte le incertezze ed i dubbi; sia diagnostici che terapeutici, che ne conformano la fisionomia. Nel fervore di opere e di provvedimenti che sotto un impulso nuovo e vigoroso ba suscitato nel campo della previdenza il Governo Fascista, risalta e s'impone assoluto un vecchio precetto: << Formulare una diagnosi precoce del male per instituire una terapia più che sia possibile tempestiva ». Solo seguendo tale precetto si potrà arginare l'impressionante dilagare del flagello.

La diagnosi delle forme pleuriche non sempre è faci le nè è scevra di difficoltà specie negli stadi iniz-iali. Fra le forme pleuriche quelle che presentano le maggiori difficoltà, sia diagnostiche che curative, sono senza dubbio le forme secche e quindi in esse più che mai si impone la necessità di una diagnosi precoce. Sono forme ad inizio subdolo e lento; la sintomatologia ali 'inizio è scarsa e si instituisce per g radi attraverso una gamma di progressione che culmina poi nei sintomi: dolore e sfregamento. Nelle pleuriti si possono distinguere clinicamente: r• forme primitive; 2 ° forme secondarie. Tale distinzione è clinica, ma spesso essa è semplicemente seme10t1ca, poichè, il fatto primitivo o secondario, è molto spesso solo questione cii osservazione. Il decorso anche in forme inizialmente pleuriche svelerà spesso una lesione tubercolare in altri punti. E' stata anzi descritta u na forma plcurica dell'infezione tubercolare con localizzazione apicale, quando quest'ultima si svela solo in un secondo tempo (Sergent, Stanganelli). Vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che le forme pleuriche, specie le secche si svelano più frequentemente di quanto si creda dopo affezioni catarrali acute dei bronchi . Il più delle volte però si tratta di una pura successione semeiotica, poichè un processo bronchiale non influisce in gene;e


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DIAG NOSI E fERAPJA PRECOCE DELLA PLEURITE

sulla pleura almeno che non sia di natura specifica, ma esso svela spesso, rompendo l'equilibrio di latenza, delle forme assopite od iniziali, specie se la forma bronchiale è di natura influenzale. Iniziai le mie osservazioni nel 1930, mentre ero nell'allora Infermeria Presidiaria di Gorizia, dove le forme acute erano frequentissime e dove ebbi abbondante campo di osservazione. Fra i numerosi casi di pleuriti mi sono intrattenuto specialmente su 30, su cui svolsi la parte sperimentale delle mie osservazioni. Di questi 30 casi, 16 erano di forme essudative (sierose e sierofibrinose) e 14 di forme secche (fibrinose). Su questi casi, 6 si iniziarono con processi bronchiali acuti (casi n. 3, 5, r3, '9• 26 e 29). Percentuale abbastanza alta dunque. Tale osservazione fu convalidata poi in molti altri casi, sia nella mia pratica militare che nel l'esercizio priv~o. In molte form e bronchiali si osserva spesso che dopo un periodo di regressione, con le cure appropriate, il processo si riaccende o si cronicizza, presentando un'ostinata persistenza di rumori in zone circoscritte, accom pagnandosi spesso con elevazioni termiche serotine e sudori a carattere 1pmco. Tal i rumori hanno il carattere dei rantoli crepitanti o sotto-crepitanti e da principio potrebbero essere confusi con quelli detti « ipostatici o da collasso » che insorgono tanto spesso nel corso o dopo affezioni acute respiratorie, da meritare da parte di alcuni patologi, il nome di c< fisiologici >> . L'<>rrore può essere tanto più facile in quantochè tali rantoli sono superficiali e sebbene la loro sede più frequente sia nella regione infrascapolare, che rappresenta il punto più declive nel decubito supino, pure si ascoltano molto spesso sia alle basi che agli apici, posteriormente. Ora sono queste le sedi che per lo più predilige la pleurite. Per eliminare i dubbi, più che il criterio clinico che non sempre può essere invocato in tale periodo (condizioni generali, febbre, decor~o), vale l'esatto esame scmeiotico con tutti i suoi accorgimenti. I rantoli da stasi sogliono essere per lo più fugaci. Bisogna far compiere all'ammalato degli ampi atti respiratori ed ascoltare le differenze acustiche nel passaggio dalla posizione supina alla seduta (Devoto e Preti). I rantoli da stasi non persistono dopo tali manovre. Un altro buon metodo è quello di far compiere una respirazione forzata e di a~coltare durante la fase inspiratoria. I rantoli !abili da stasi scompaiono o si attenuano dopo tale manovra. Si deve eliminare così il primo dubbio che è il più semplice. Più indaginosa è invece spesso la distinzione acustica tra rumori bronchiali infiammatori e quelli pleurici iniziali che si nascondono spesso sotto i primi. H o già Qetto come ali 'inizio il rumore pleurico possa mentire dei rantoli crepitanti, o sotto-crepitanti, nè basta la superficialità del rumore per


Dli\GNOSI E TERAPIA f>RE'.X>CE DELLA PLEURil' E

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giudicare della differenza, poichè anche i rantoli si ascoltano spesso come se insorgessero sotto l'orecchio. E' utilissimo ascoltare prima e dopo aver fatto tossire l'infermo a più riprese, poichè i rantoli si modificano e badare alla circoscrizione persistente dei rumori che depone sempre per quelli pleurici, alla loro insorgenza durante la fase inspiratoria, all'aumento con la pressione ecc .. Altra manovra utilissima è quella di ascoltare nelle regioni laterali del torace sul prolungamento delle ascellari dove i rumori pleurici si svelano più spesso specie all'inizio, come avviene per i piccoli versamenti, essendo ivi più attive le escursioni polmonari. Dall'esatta interpretazione e valutazione dei vari rilievi, scaturisce una diagnosi che se posta fin dali 'inizio può arrestare il male. Il rilievo acustico però può mancare del tutto mentre già l'infiammazione è piuttosto progredita. Ho potuto osservare come sia freq uente, specie nelle forme basal i cd in particolar modo in quelle diaframmatiche, un altro sintoma che se rileYato sin dali 'inizio, può fare porre una diagnosi direi quasi precocissima dcii' affezione. Questo sintoma che precede molto spesso ogni altra manifestazione pleurica obiettiva è rappresentato da: « un a diminuita espansione polmonare della base affetta e del seno costo-diaframmatico che corrisponde poi ad una diminuita retrazione se si fa compiere una respirazione prolungata '' · Tak sintorna che può presentarsi sia nelle forme primitive che in quelle secondarie, è naturalmente più facile ad osservarsi in quest'ultime, poichè nelle forme primitive la sintomatologia pleurica è quella che colpisce per prima l'attenzione del medico e del paziente. Si può osservare così che in molte forme bronchiali, dopo una diecina di giorni in media dacchè si vede persistere tale sintoma, insorgono il dolore c lo sfregamento che svelano la forma pleurica. Tale ;intomatologia, credo, si debba riferire a quello stadio anatomopatologico detto « iperemico » che precede il vero e proprio stadio infiammatorio. Per meccan.ismo nervoso riflesso, si avrebbe, specie quando partecipa la pleura viscerale, una minore espansibilità e retrattilità aggravata ancora da un certo grado dt collasso della cupola diaframmatica. E' noto che tutti questi fattori, nello stadio avanzato del male, costituiranno altrettanti fenomeni di aggravamento e di complicanze quali: organizzazioni, aderenze, 1 • atetectaste. Si comprende di leggeri come una dìagnosi posta in questo periodo, provocando una terapia tempestiva, influisca sul decorso del male t possa anche fare regredire l 'affezione in via di sviluppo. Per ottenere ciò bisogna osservare bene l'ammalato, ma specialmente « seguirlo >> giorno per giorno.


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DIAGNOSI E TERAPIA PRECOCE DELLA PLEURITE

Tale periodo è brevissimo nelle forme essudative pure, è più lungo in quelle siero-fibrinose, e più ancora in quelle fibrinose. Quando nel corso di affezioni bronchiali si riesce ad osservare una persistenza di tale sintoma, bisogna sempre pensare a processi pleurici in via di sviluppo. Il processo di guang10ne anatomica delle pleuriti è rappresentato dall'assorbimento dell'essudato e dal riassorbimento dei depositi fibrinosi. La mancanza di questi fattori porta al contrario all'organizzazione dei depositi fino ad arrivare a quelle gravi forme di pleuriti dette « plastiche o fibrose)>. Ora l 'assorbimento ed il riassorbimento avvengono attraverso ie zone di pleura ancora sana in virtù del suo « potere assorbente )> (P. A.). Su tale P. A. della pleura le osservazioni furono numerose e discordi. Secondo il Castaigne, esso è sempre aumentato nelle forme non tubercolari mentre nelle forme tubercolari è sempre diminuito. Widal e Ravaut invece hanno raggiunto valori meno assoluti, e sebbene ammettano le forr1e puramente (( reumatiche )), hanno potuto osservare che anche in esse tale P. A. non sempre è aumentato. Comunque sia è certo che tale proprietà è un fattore preponderante nel processo di guarigione di ogni pleurite, sia nelle forme sierose per l'assorbimento del l 'essudato, sia nelle forme siero-fibrinose e fibrinose quando è avvenuto il disfacimento molecolare della fibrina. Nelle forme sierose e siero-fibrinose interviene anche attivamente il meccanismo renale poichè è, attraverso una buona diuresi che viene eliminato il liquido riassorbito. Nelle forme fibrinose invece, dove liquido n on c'è, è il meccanismo pleurico che regola tutto il processo ed in esse il P. A. ha un valore decisivo. Fui da queste considerazioni clmiche ed anatomo-patologiche spin to ad instituire in tali forme una terapia che esaltasse il P. A. della pleura per accelerare il processo di guarigione. A vevo potuto osservare che: nelle forme essudative il cloruro di calcio dava netti vantaggi, non solo nel primo e secondo periodo come diuretico, ma che esso riusciva specialmente utile, se somministrato ad uso protratto, nel terzo periodo del cc riassorbimento >J per evitare aderenze e reliquati o per ridurle notevolmente. Era evidente dunque che esso non fosse soltanto un diuretico. Dacchè il Blumm introdusse tale preparato assegnandogli un'azione esclusivamente diuretica, ne era stato tassativamente limitato l 'uso fino a pochi giorni dopo l'effetto diuretico. Anche il Klotz ed altri avevano ribadito su tale concetto.


DIAGNOSI E TERAPIA PRECOCE DELLA PLEURITE

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Ora! se ciò fosse stato assoluto, sarebbe stata una grave difficoltà, poichè, se evidentemente, la semplice azione diuretica è sufficiente in una forma essudativa, non lo è nelle forme fibrinose dove il processo di riparazione è più lento ed avviene con un meccanismo diverso e dove, più che mai si affaccia il dubbio della natura specifica. Perchè un preparato sia utile in tali forme è necessario che risponda alle proprietà : I) di aumentare il P. A. della pleura per un periodo protratto; Il) di agire elettivamente sull'infiammazione pleurica aumentando poteri di difesa organica e l'azione antitossica; III) di influenzare beneficamente il riassorbimento dei depositi come l'assorbimento dell'essudato, agendo quindi sia sui reni come diuretico che sulla pleura. Al primo interrogativo sull'uso protratto della cura l'osservazione sperimentale rispose molto favorevolmente. Potetti osservar.: come le cure intraprese con dosi inizialmente deboli e gradualmente aumentate, siano quelle che apportano più facilmente dei disturbi senza dare risultati molto efficaci e tempestivi . Anche nelle forme essudative si sa quante modifiche abbia avuto la primitiva formula di Blumm (da 4 a 15 gr.). Dannose riescono invece le dosi troppo alte (12- 15 gr.) e quasi inutili quelle iniziate con dosi troppo basse, apportandol come ho potuto osservare nei miei casi, più facilmente a disturbi vari quando poi si arriva alle dosi massime. Io mi avvalsi di dosi da 8 a ro gr. al giorno associati all'adrenalina. Utilissima l'associazione con l'adrenalina che, oltre ad agire direttamente sulla diuresi, aumenta l'assorbibilità del calcio. Sono riuscito ad usare le dosi suddette fino a 15 giorni di seguito, senza notare in massima alcun disturbo. I deprecati e tanto temuti disturbi digerenti li notai solo in 4 dei miei pazienti e furono rappresentati da dispepsia gastrica con lieve tachicardia e qualche volta diarrea. Tutti e quattro tali casi presentavano un netto abito ipcrsimpaticotonico. Ora si sa che sia il calcio che l'adrenalina sono ad azione simpaticotropa e perciò essi, negli individui disposti per temperamento, risvegliano disturbi in dipendenza del sistema vegetativo e, secondo altri, del gruppo endocrino simpatico. Infatti basta sospendere per qualche giorno l 'uso perchè i disturbi scompaiano. Molto più laboriose e pazienti dovettero essere le ricerche per dimostrare l'azione del cloruro di calcio sul P. A. della pleura. Per provare ciò mi sono servito del metodo di Widal e Ravaput (iniezione nella cavità pleurica di 1 eme. di una soluzione al 30 % di salicilato di sodio e ricerca poi nelle urine con soluzione officinale di percloruro di ferro). Tale metodo offre il vantaggio:


Ult\G:SOSI E TER,\PlA PRECOCE IJF.l.LA PLEURITE

1) di avere un tempo Ji eliminazione (T. E.) più breve sia, del bleu

di metilenc che della rosanilina comunemente usati; II) di essere assolutamente innocuo per i reni. Divisi le mie esperienze in due gruppi: l gruppo: prove su pazienti affetti da forme secche od essudati\ e senza ~llcun trattamento; Il gruppo: prove su pazienti pleurici durante il trattamento con cloruro di calcio (iniziai i rilievi in tale caso sempre quando si era già stabilita eia almeno 48 ore l'azione diuretica).

Per evitare che i valori dell'esperienza venissero falsati da affezioni rcnali in atto, feci precedere in tutti i casi un accurato esame di urina e dd sedimento. Infatti si sa che mentre le forme nefrosiche producono un:1 maggiore permcabilità reoaJe, le forme ncfritiche (inter~tiziali) prod ucono invece una notevole ritcnzionc. Tale misura precauzionale mi portò ad osservare d'altro canto quali benefici effetti, apporti il calcio alle dosi e nel modo succitati, nelle form ::: nefritiche, al disopra e meglio dt qualsiasi :1ltro medicamento. Negli individui normali, come dalle prove di controllo ed in correbzione di guanto avevano trovato Widal e Ravaut, il tempo di eliminazione si aggira attorno alle 8-9 ore. In undici dci casi in esperimento fu po~sibilc dimostrare nel periodo di degenza la natura tubercobrc da concomitanze morbose e con i vari es~ mi di laboratorio e radiologici (casi n. 1, 2, 4, IO, 12, 14. 15. 20, 22, 23, 27)· Notevole il risultato che in tutti questi casi il P. A. si dimostrò concordemente diminuito tino ad arrivare aò un massimo di eliminazione di 14-15 ore in due casi rappresentati da una forma di polisierosite e da una pleurite si erosa bilaterale (casi n. 2, 20). Nelle altre forme in cui la natura specifica non si svelò i dati si dimostrarono più oscilbnti. Col secondo gruppo di esperienze, in St"guito a trattamento con cloruro di calcio, ho osservato che le forme sicrofihrino~c furono quelle che rist:ntirono un C'fletto più deciso dal cloruro di calcio, dando un aumento maggiore del P. A. In qualche caso la eliminazione avvenne in 7 ore, mentre nelle forme sierose e specialmente in quelle fibrinose il tempo di eliminazione (T. E.) si dimostrò più torpido. In questi casi per lo più l'azione assorbente pleurica e !a permcabilità rcnale si dimostr<lrono çoncordi. Non così nelle forme sierose, in cui mentn.: il filtro renale si normalizzò in un tempo piuttosto breve. il P. A. tnvecc si dimostrò sempre più torpido, risentendo un effetto meno deciso.


DIAGN:>SI E TERAI'IA PRECOCE DELLA PLEL;RITE

Le forme fibrinose mi fornirono il più utile materiale di osservazione poichè in ~sse ho potuto valutare più netttamente l'azione rcnale di fronte al meccanismo pleurico. Infatti l'aumento della diuresi si ha in media dopo 48 ore e va aumentando fino al 4•-5• giorno arnvando ad un massimo di 3500-4000 eme. Dopo tale periodo l'aumento si mantiene stazionario per qualche giorno e poi degrada stabilizzandosi sui valori medii di circa 2500 eme. Ora fu proprio in questo periodo che il P. A. mi risultò più attivo; ciò che è probativo per dimostrare che il cloruro di calcio ha due azioni distinte che si esplicano : una sui reni come diuretico e l'altra sul P. A. delle pleure c che il suo meccanismo principale di azione nelle pleuriti è da imputarsi principalmente alla sua influenza sul P. A. più che alla sua azione diuretica. U P. A. non aumenta di colpo nè di molto, come avviene per la diuresi, ma si dimostra una persistenza di azione, dopo trattamento col cloruro di calcio, anche per parecchi giorni dopo la sospensione della cura, e ciò, data la lunghezza del processo di riassorbimento, ha il massimo valore terapcutico. In genere mi avvalsi di periodi di 15 giorni di cura ripetuti magari dopo un congruo periodo di riposo, variabile secondo le condizioni del paziente e che si aggirava in media attorno ai 10-15 giorni. Il P. A. si dimostrò in aumento sempre per parecchi giorni dopo la sospensione del trattamento col cloruro di calcio. I n seguito all'uso del cloruro di calcio il P. A. subì in tutti i casi un aumento, con una gradazione come ho già detto, maggiore per le .forme siero-fibrinose, minore e su valori quasi egual i per le forme sierose e fibrinose. Dimostrativo questo rilievo concordante per due forme anatomo- patologicamente tanto differenti ed indipendentemente dal meccanismo renale. Importante pure il rilievo che quanto più le varie forme si avvicinano allo stadto in cui nella pleura c'è solo deposito fibrinoso o al periodo .colliquativo, si abbiano valori mcdii quasi uguali , pur dimostrandosi un persistente predominio a favore delle forme siero fibrinose. Ciò dimostra che in tale periodo è devoluto al P. A. plcurico il còmpito del riassorbimento, che in concomitanza delle reazioni biologiche ed umorali organiche è quello che deve portare al la guarigione. Questo dal lato sperimentale. Dal lato clinico ho potuto osservare che il decorso in genere viene abbreviato in modo netto e deciso; le condizioni generali degli infermi così trattati si mantengono sempre discrete e si ottiene sempre una netta influenza anche sulla temperatura che, eccetto nei casi di natura specifica dimostrata, cade in un periodo di tempo più breve. La massima parte dei casi guariscono senza portare a quei reliquati gravi di forme plastiche e di pachipleuriti o di aderenze organizzate. Ho svolto le osservazioni sperimentali nel 1931 su militari di varie Armi (come da tabella).


DIAGNOSI E TER,\PIA PRECOCE DELLA PLEl'RITE

TABELLA RIASSUNTIVA. .o r:·g, .o , O$

N.

Nome e Cognome

Reggimento

Forma clinìca

l

Natura

~8 r:lp..

f-<'0

accertata

illtaltamsalo

l

B. P.

24° fant.

2

D. A.

23" camp. polisierosite

3

B. G.

6 " camp.

bronchite acuta pleur. siero-fibr.

4

B. E.

23" camp.

pleurite sierosa bilaterale

5

G. O.

6° camp.

6

7

C. F. D. L.

8

pleurite essud. sin.; e pericardite

t. b. c.

IS

14

t. b. c.

15

14

IO

8

12

IO

pleurite siero fibrinosa sinistra

I2

lO

6 " camp.

pleurite fibrinosa destra

IO

9

23" fan t.

pleurite essudat. destra (sierosa) .

Il

IO

F. M.

3° mont.

pleurite siero-fibrinosa .

IO

7

9

M. E.

23

o

c:unp.

pleurite essud. sin. (siero-n br.)

IO

8

IO

B. S.

I l•

san.

pleurite cssud. destra- bronchiol.

IJ

II

II

B. L.

11° autom.

pleu ri te fi br i nosa destra

IO

9

12

C. D.

6'' camp.

pleurite fibrinosa destra

14

13

IJ

c. L.

11 •

bcrs.

pleurite fibrinosa basale destra

12

IO

14

C. GB.

3°

mont.

pleurite essud. destra pericardite

14

12

IS

D. S.

6° camp.

pleurite essud. destra

12

IO

16

L. G.

3" mont.

pleurite fibrinosa destra

I2

II

17

12°

fant.

pleurite fibrinosa sinistra

Il

lO

18

G. V. M. F.

2 " lane.

pleurite fibrinosa postpneumonica

TI

9

19

o. c.

6 ° camp.

icatarro bronc. diffuso - pleur. ess.

12

lO

20

O. P.

6° camp. :pleurite essud. bilater. s1erosa

15

I4

2I

S. F.

6° camp. 1pleurite fibrinosa destra

12

IO

22

T. E.

6" camp. pleurite fibrinosa sinistra

t. b. c.

13

12

23

v. c.

23° fant.

catarro bronc. - pleur. essud. sin.

t. b. c.

I4

12

24

F. A.

6 ° camp.

pleurite fibrinosa sinistra

I l

lo

25

R. M.

6'' camp. pleurite fibri nosa sinistra

12

lo

26

M. P.

23° camp.

bronc. diff.- pleur. essud. sin.

12

lo

27

S. A.

3" mont.

pleurite essud. bilater.- bronchiol.

14

13

28

D. A.

6° camp. pleurite fibri nosa destra

II

9

29

B. G. N. E.

23° camp.

12

lo

n

lo

30

t.

u. c.

. t. b. c.

t. b. c.

t. b. c.

t. b. c.

t. b. c.

pleurite fibrinosa sinistra

23" camp. pleurite fibrinosa sinistra

t. b. c.


DIAGNOSI E TERAPIA PRECOCE DELLA PLEURITE

407

Per ragioni climatiche fra le varie Armi quella che dette la percentuale di gran lunga superiore, fu l'artiglieria da campagna, ma oltre ai fattori climatici, c'era senza dubbio da invocare il fattore costituzionale, che in tale Arma dava una predisposizione maggiore alle forme pleuriche. Dal 1931 fino ad oggi mi sono avvalso del metodo curativo descritto, in numerosi casi e con risultati sempre soddisfacenti, per cui credo di poter esporre con coscienza, al vaglio dell'esperienza clinica e di laboratorio, eh~ tale metodo è utilissimo se non da preferirsi ai vari metodi di terapia calcica orale. Fra i vari casi caduti sotto la mia osservazione nella pratica privata, ne ricordo uno particolarmente interessante di morbo di Pick (pleurite bilaterale, pericardite, peritonite) aggravato da una imponente nefrite emorragica bilaterale che guarì in circa due mesi con tale metodo, col riassorbimento completo di tutw il liquido e con l'esito di veder ritornare l'inferma ai suoi pesanti lavori di campagna, in piena efficienza. Tali ricerche potranno avere apporto ulteriore e più vasto di quello che abbiano potuto fare le mie modeste osservazioni e da esse il sano concetto terapeutico ne avrà maggiore impulso per la lotta di prevenzione. RIASSU!'>Tu. L'A. s'intrattiene su alcuni accorgimenti scmeiotici per svelare precocemente le forme pleuriche, specie le secondarie. Mt:tte in risalto il valore del P. A. della pleura nel processo di guarigione e ripara zione, in rapporto all'alto valore terapeutico del cloruro di calcio (dimostrato sperimentalmente col metodo di Widal e Rava ut), alla dose di 8 gr. al giorno. Si dimostra cosl che: l) il P. A. nelle forme sierose e nelle forme fìbrinose è meno attivo mentre più attivo si dimostra nelle forme sicrofibrinose; II) in tutte le forme pleuriche, dopo l'uso del cloruro di calcio si ha un aumento del P. A. con abbreviamento del T. E.; III) il cloruro di caìcio agisce nelle pleuriti elettivamente sul P. A. dimostrandosi non semplicemente un diuretico ed influendo specialmente nel periodo del riassorbirnento.

...-~ ·-


5° NUCLEO CHIRURGICO IN AFRICA ORIENTALE Direttore: primo capitano medico com m. prof. T. BIANCHERI.

TETANO TARDIVO CIRCOSCRITTO, LOCALIZZATO ALL'ARTO SUPERIORE Dott. Salvatore Furoerl, sc ttctenentc mc::dico, :1iuto chirurgo.

Camicia Nera M. Pietro, di anni 39 da Ottone. Padre vivente e sano, madre v i v~.:nte affetta da cardiopatia. Non ricorda di aver sofferto malattie degne di nota. Nel 1918. durante la Grande Guerra, fu ferito da bomba a mano alla regione glutca destra. Anamnesi personale prossima. Ricoverato all'Ospedale da Campo 020 il 9 m:1ggio proveniente: da Passo Uarieu. Chi lo accompagna riferisce che la serà prima mentre ritornava, seduto sulla sponda sin istra di un camion, da Abbi Addì a P:~sso Uarieu, ove era stato per servizio, in una svoìta era pre~ipitato dal camion che gli era passato sul corpo. Il malato stette senza conoscenza per tre ore. Ebbe cl.:tl medico che primo lo ,·ide i soccorsi d'urgenza e l'iniezione anti tetanica di 1500 U . 1.. Esame obbiettivo. L'ammalato si presenta sonnolento. E' disorientato nel tempo e nello spazio. Non ricord;:J l'incidente capitatogli. Polso r2o al r'. T. 37'',9. R. 24 al 1'. Risponde con lamenti alle domande.

Al cJpo presenta una vasta ferita triangolare con vertice anteriore estendentesi dal meato uditivo esterno, lungo il ponte zigomatico, fino al margine orbitario estuno e di qui in alto c posteriormente sino alla bozza parietale dc::llo stesso lato. L a cute. il sottocutaneo e una partt: della fascia del crotafite, compresi nel lembo, sono staccati e ribattuti posteriormente. Il crotafite è in parte dilacerato. Il condotto uditivo esterno è rotto ed il patliglione dell'orecchio ricacciato in basso e indietro di due dita trasverse. L'osso zigomatico, pa frattura dei suoi punti di inserzione è spostato indietro ed in basso. L'occhio è integro. Vi~us conservato. All'arto superiore destro si nota: asportazione di parti molli, comprendenti cute, sottocutaneo, fascic, fibre muscolari, estendentesi hubito dal disotto dell'inserzione omerate del deltoide fino all'unione del terzo inferiore col terzo medio dell'avambraccio e interessante il terzo esterno della circonferenza; frattura comminuta dell'omero all'unione del terzo superiore col terzo medio e del terzo medio col terzo inferiore, ccn forte spostamento dei frammenti; apertura dell'articolazione del gomito; interruzione del nervo radiale per un tratto di cm. 4 nel terzo inferiore del suo tragitto spirale. subito prima del suo ingresso nelle m:1ssc: muscobri epicondiloidee. Le ferite sono sporche di terr:l, di pagliuzze e di brandelli di stoffa. Impossibilità funzionale dell'arto per frattura. Impossibilità alla supinazione (paralisi dei supinatori) ed all'estensione del polso e delle prime falangi delle dita (paralisi degli estensori dell'ayambraccJO), zona di anestesia e ipoestesia variabile sul lato radiale. del dorso della mano, che dcnctano paralisi de! radiale. Circobzione dell'a rto buona. Cura e decorso. Si puliscono accuratamente le ferite escidcndone i lembi necrot1c1 o evidentemente destinati a necrotizzarsi e per nlcuni giorni si pr~ticano abbondanti lavaggi di soluzione di permang:~nato di K all' 1/100 fino alla completa detersione dcllt: ferite. indi si sostituisce il permanganato con impacchi a permanenza di soluzione sterile di Dak in. Nei primi due giorni ,·cngono praticate due iniezioni di elettrargolo. All'ano destro viene applicata una stccc:l di Thomns. Al 13° giorno essendo


TETA.'o/0 TARDIVO CIRCOSCRll"r O, LOCALIZZATO

ALL'ARTO SUPERIOR E

409

la ferita della faccia ben detersa si sutura all'apofisi orbitaria con un filo d 'argento l'osso :tigornatico, che nel frattempo era stato tir.ato in basso ed indietro dal muscolo massetcre. Dopo 30 giorni essendo l'osso zigomatico fisso~ malgrado un processo di 6steomiclite superficiale, viene tolto il pwuo. La temperatura ha oscillato, non sorpassando mai i 38°. Le condizioni dcll':~m ­ malato sono state sempre ruscrete. Il 29° ,giorno, quando ormai ogni pericolo sembrava scongiurato e le co ndizio ni locali e generali erano soddisfacenti, si ha un improvviso rial zo termico, che raggiunge 1 39°,5 di temperatura. Il giorno dopo durante la medicatura m':~ccorgo che l'nno traumatizzato è sede di contrazioni tetaniformi, durante le guaii l'arto viene irri gidito !n estensione, in pronazione e la mano assume l'attcggi:amento della « :TIJ<mo d'ostetrico " · Le contrazioni sono provocate dal minimo contatto durante la medica7.io ne c dur;mo 15"-20" ognuna. L'ammalato dice che le scosse sono iniziate nella notte mentre dormi,·a c si era svegliato credendo che qualcuno l'avesse urtato contro l'arto fra tturato. Essendo C\·idente che si tratta di manifestazione di tetano tardivo circoscritto, s'inizia la cura con siero antitetanico, la prima colle precauzioni suggerite da Bcsrcdb. Vengono, iniettati giornalmente 20 cc. (20000 U. 1.) di siero curativo nella radice dd braccio, ora nelle masse muscolari del braccio, ora nel pettorale. Due volte ho osserv:ato lic,·i fenomeni di anafilassi con rossore delle congiuntive, congestione dd capo c del collo perdentesi a sfumatura sul torace, tachicardia e lieve senso d'ambascia. Verso il 6° giorno di cura sono comparsi lievi dolori articolari e farri orticarioidi, cnratterizz:Hi da pomfi della grandezza da una lenticchia a quella di una moneta di centesimi 5• estendentisi per tutto il corpo con intenso prurito. N ei primi giorni le scosse tetaniche, pur restando circoscritte all'arto superiore, S<.'no andate crescendo d'intensità e di numero fino a raggiungere un massimo di 40 in un 'ora. In questo pe~iodo l'ammalato era agitato, preoccupato, insonne. Un rumore esterno, uno stimolo qualsiasi, come il chiamarlo, bastava per scatenare l'attacco. Un:a maggiore secrezione delle ghiandole salivari costringeva il paziente a deglutire contir.uamente cd anche questo movimento b.astava per scatenar<: l'attacco, e perciò !\•mmalato riduceva al minimo l'ingestione di qualsiasi alimento, anche liquido, per timo re delle sofferenze che venivano risvegliate. Nè obbiettivamente nè subbiettivamente SI e riscontrato rigidità della nuca, trisma (all'infuori della limitazione funzionale dovuta alla ferita del viso), disfa gia o interessamento di qualsiasi altro gruppo muscolare del corpo. Gli attacchi tctanici do po l':1nne sono diminuiti lentamente d'intensità e di numero. Alla dodicesima iniezione se ne coma vano uno, due in un'ora. Per questo motivo al 43° giorno ( 13" iniezione) prntico 3000 U. l. di siero e così per una settimana. Alla 19~ iniezione gli attncchi scompaiono completamente e l'ammalato comincia a riacquistare le forze. Per altri 10 giorni sono state praticate regolarmente 1500 U. I. pro dic per via intramuscolan:. Esito. Fu trasferito in via d'avanzata guarigione al 65° giorno di malattia in un Ospedale delle retrovie, dO\·endosi il Nucleo spostare.

L'insorgenza tardiva dell'infezione tetanica e l'essere rimasta essa localizzata, credo debba attribuirsi all'azione della siero-terapia profilattica, avendo agito questa sicuramente sui germi annidati profondamente nei focolai di frattura o nella articolazione aperta, penetrati insieme al tcrriccio :1l momento del trauma, attenuandone la virulenza. Con la scomparsa dell'azione immunizzante del siero e col diminuire delle resistenze dell'organismo, per il processo suppurativo esteso, i germi sono venuti man mano esaltandosi e dando luogo alle manifestazioni cliniche dell'infezione. Debbo 5 -

Giorn.tl~

di Medicina Miliuzre .


410

TETANO TARDIVO CIRCOSCRITfO, LOCALIZZATO ALL'ARTO SuPERIORE

dire che per w1a dimenticanza inspiegabile, forse dovuta al lavoro eccessivo di quel periodo, non risulta sia stata praticata la 2a iniezione preventiva al1'8" giorno. Non si può pensare in questo caso ad un inquinamento secondario della ferita, perchè è stata trattata con m ateriale sterile, con medicazione bagnata di liquido antisettico, che avrà avuto, invece, un'azione attenuante sui germi. Conoscendo che l 'infezione tetanica, tardiva e localizzata come nel caso che ho riferito, ha un decorso relativamente benigno, non ho creduto di ricorrere alle iniezioni per via endovenosa ed endorachidea, come viene suggerito nei casi gravi generalizzati, e mi sono limitato alla via endomuscolare, la quale sebbene sia meno pronta non è per questo meno efficace ed ha il vantaggio di essere meno traumatizzante e meno indagmosa delle prime, vantaggio non disprezzabile per ovvie ragioni. Il presente caso oltre ad essere interessante per il decorso clinico, tetano tardivo, circoscritto, è anche interessante perchè dimostra che, sebbene le ferite fossero inquinate, e i tessuti necrotici e maciullati fossero un ottimo terreno di cultura per lo sviluppo dei germi, la siero-terapia è stata efficace. La siero-terapia profilattica seppur talvolta non riesce come nel nostro caso ad impedire le manifestazioni del tet~no, tuttavia ne attenua la gravità e ne limita la diffusione. RIASSUNTO. L'A. espone un interessante caso di tetano circoscritto, manifestatosi in un ferito il 30° giorno, malgrado l'iniezione antitetanica profilattica, rimasto localiz· zato all'arto superiore destro, guarito in seguito alla siero-terapia specifica.

"-

l


OSPEDALE DA CAMPO N. 4J6 A . O. I. Direttore: tenente colonnello medico G. RAPISARDI.

PACHIMENINGITE INTERNA EMORRAGICA APOPLETTIFORME Dott. Francesc:o Colonnello, sottotenente medico.

Il caso venuto alla mia osservazione merita di essere descritto, per la giovane età del soggetto e per la fulmineità della sintomatologia che ha condotto a morte il paziente in quasi mezz'ora, con un quadro da emorragia cerebrale acutissimo. Vedremo nelle considerazioni api cri tic he come forse nella rapidità ddl'exitus, abbiano influito contemporaneamente due fattori sostenuti da una medesima causa. Il paziente venuto a morte è un militare di truppa, classe 1905, ri ~ chiamato, appartenente ad un reparto Genio Telegrafisti, dislocato dal settembre 1935 in Colonia, il quale in pieno benessere perde la coscienza e rapidamente viene a morte con ipertermia, polso tardo, pieno, qualche fatto convulsivo, edema polmonare. Si procede all 'esame autoptico per ricercare le vere cause della sindrome apoplettica. Cadavere di uomo della apparente età di an ni 25 , gi:~cente in decubi to supino indifferente. Nulla di particolare all'esame esterno del cadavere, tranne le solite macchie ipostasiche al dorso, alle regioni posteriori <Ielle coscie, polpacci. nuca. Rigidità risoluta agli arti ed alla mandibola. Cranio : nessun rilievo all'ispezione dei tegumenti esterni; tec he ossee integre. L:t dura meninge appare liscia e lucente con vent: superficiali dilatate, tortuose, congeste; la metà sinistra di essa appare considerevolmente sollevata in modo uniforme, di colorito rosso scuro intenso, di consistenza molle elastica. Questa tumesccnza della emimeningc sinistra si estende in senso antero posteriore dall'apofisi crista galli alla protuberanza occipitale interna, ed in altezza, dal seno longitudinale superiore al forame occipitale. Seno longirudinale integro. Appena praticata una finestra per procedere allo scollamento della dura meninge, fuoriesce discreta quantità di sangue misto a coaguli di media grandezza. La faccia interna della meninge si presenta cosparsa di abbondanti coaguli che facilmente si asportano; al di sotto di essi si rin viene una larga zona aggettante ~ulla faccia interna della meninge stessa, con superficie e margini irregolari, di cui la parte centrale più spessa, di colorito bianco brunastro, poco vascolar.izz:lta: mentre le zone eccentriche adiacenti appaiono formate da un tessuto più tenue, riccamente vascolarizzato, con numerose boccucce v:tsali beanti. Sull'emisfero sinistro un ematoma recente, a focaccia, i cui limiti sono quelli più sopra descritti. Le circovoluzioni cerebrali appaiono allargate, i solchi spianati. Asportando la massa encefalica, non si riesce a mettere in evidenza alcuna lesione dei seni della base. Nulla da notare anche a carico dei vasi encefalici. Al taglio la sostanza nervosa appare traslucida, pallida, edematosa; liquido a\llllentato nei ventricoli laterali. L'esplorazione accurata non .mette in evidenza alcun fatto emorragico a carico della sostanza nervosa. Torace: all'apertura, aia pericardica ingrandita verso sinistra; il foglietto parietale appa re cosparso di numerose piccole petecchie. I foglietti parietali e viscerali delle pleure REPERTO AUTOPTICO. -


4I2

I·ACHLMENlì"GITf. INTERNA EMORRAGICA APOPLETTIFORME

di ambedue i lati sono largamente e tenacemente aderenti tra loro lungo le doccic para-

YCrtebrali c le lince ascellari posteriori c medie, aderenze tenaci e totnli alle basi OYe il parénchima polmcnare subisce degli strappamenti nella asportazione. All'esame esterno k: pleurc appaiono di colorito bi:tnco grigiastro ispcssite, e ricoperte largamente da zone emorr:Jgiche della gr:mdezza di un centesimo. Polmoni aumentati di ,·olume, di con si~te nza molle elastica, con note di enfisema marginale. Linfaghiandole dell'ilo non aumentate eli "olume, succose anu·acotiche. Nulla di particobre lli rami dell'arteria polmonare; grossi bronchi congesti ricoperti di liquido rosso schiumoso. Al taglio dei polmoni nessuna lesione pregressa od in atto si può mettere in e\·idenza; alla spremitura fuoriesce abbond:wte liquido siero· schiumoso, rossiccio. Cuore: foglietto epicardico liscio e lucente, scarse petccchie nel solco della coronaria. Ventricolo sinistro aumentato di volume. Al taglio: nulla di patologico a carico della tricuspide e delle valvole polmonari; il margi ne libero della ,·alvola mitrale appare ispessito e mostra piccoli noduli biancastri, duri, non asportabili. Corde tcndince ispessite. N ulla a carico dell'ostio atrio ventricolare e delle valvole aortiche. Fascio di ccnduzione integro, ipertrofia delle carni del veotricolo sinistro, il quale è anche di latato. Non si rinvengono chiazze miocarditiche nelle carni. Aorta e grossi vasi integri. Addome: all'apertura: per itoneo parietale cosparso di numerose zone emorragiche, che ricordano per forma e dimensioni quelle già descritte a carico della pleura. Anse intestinali meteoriche, pallide; scarso liquido citrino nell'~ddome. Reni: appaiono aumentati di volume, di consistenza molle, con numerose petecchic sotto-capsulari. Capsula faci lmente svolgibile, ~uperficie liscia; la sostanza corticale appare ben delimitata dalla midollare, aumentata di volume, di colorito bianco giallastro. con qua e là alcuni puntini brunastri o rossastri, visibili specialmente a luce tangente; la midollare non presenta alterazioni degne di nota. Nulla ai bacincni, urcteri e vescica. Fegato: note di degenerazione tOrhido gr:~ssa. P(mcreas, Milza, Linjoghiandole: NN. Nel piccolo intestino si rilevano note di un processo infiammatorio catarrak a tratti. Dalla vescica si prelevano circa 50 cc. di urina che vengono esaminati: Esame orine: giallo chiare, 1025, acide, albumina 4 per mille, cilindri granulosi e ialini, globuli rossi in discreta quantità. Diagno.ci anatomica: esiti di pleurite bi laterale fihroadesiva, esiti di endocardite mitralica, nefrite subcronica (grosso rene v:~ricgato), p:1ehimeningite emorragica interna, emorragie sierose diffuse, edema polmonare e cerebr:Jle. Cau.1a della morte: edema poi monare.

NoTE EPICRITICHE. Le emorragie menmgce si osservano con una certa frequenza, e po~. ' . . . . . sono nconoscere o un ong1ne traumatica oppure una causa tossJca o tossmfettiva. Le prime più frequentemente occorrono sulla faccia esterna della dura (ematomi), per rottura della arteria meningea media o di uno dei suoi rami . Le tossiche o tossinfettive interessano nella maggior parte dei casi la faccia interna della dura meninge e sono a carattere cronico, progressivo. La etiologià di queste ultime non è unica, potendo essere determinata da fattori varii: alcoolismo, demenza paralitica, processi infiammatori del-


PACI-IIMENINGITE INTER:-:A EMORRAGICA APOI-'LE"ITII"ORME

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i'cncefalo, processi infiammatori a carattere cronico del polmone c del fegato, nefrosderosi, ecc .. Queste forme tossiche o tossinfettive di pachimcningite emorragica mtema non sempre danno segno di se in vita, ma spesso costituiscono un reperto accidentale di autopsia. Il D 'Antona distingue due forme di pachimeningite dal lato anatomopatologico : Ia forma idiopatica (tossica o tossinfettiva) in cui la meninge si trova preda di un processo infiammatorio diffuso, cronico progressivo, a carattere essudativo proliferativo, senza partecipazione del tessuto proprio della memnge; 2~ forma traumatica nella quale si rinviene un tessuto neoformato più regolare e compatto, con tendenza rapida alla sclerosi che porta alla estinzione del processo. Le modalità d'inizio della forma idiopatica non sono ancora concordemente accettate, ma in genere :si ammettono due possEbilità: Per alcuni la causa tossica o tossinfettiva agendo prolungatamentc sulla parete vasale, ne induce delle alterazioni che portano a pri mitive circoscritte emorragie, attorno alle quali si inizierebbe un p rocesso di riassorbimento e di organizzazione, mediante un tessuto riccamente vascolarizzato; 1 vasi di nuova formazione per una intrinseca fragilità, andrebbero incontro a facili roif:ture con conseguenti nuove emorragie che manterrebbero sempre attivo un processo essudativo infiammatorio a carattere cronico, con consegttenti secondarie emorragie. Comunque, nei casi recenti di pachimeningite emorr:tgica la superficie interna nella dura presenta una membrana sottile, di colore rosso vivo, riccamente vascolarizzata, che successivamente va incontro ad ispcssimcnto dei suoi strati, fra i quali per la fragilità dei vasi ncoformati, continuano ad aVYenire emorragie. Il processo frequentemente è bilaterale. li caso venuto alla mia osservazione, deve classificarsi tra le pachirneningiti emorragiche idiopatiche, d'origine tossica, con un decorso subdolo e con manifestazioni terminali rapi<le. Da informazioni assunte tra i compagni del defunto, è risultato che il paziente accusava a volte cefalea specie dopo j pasti od in coincidenza con sforzi fisici, ronzii, rapidi obnubilamenti della vista. In genere episodi passeggeri cui il paziente non aveva dato mai rilievo. Nell'ultima settimana era ricominciata pii:1 insistente la cefalea, alvo diarroico, lingua impaniata, scarso appetito. Avendo attribuito i suoi disturbi ad imbarazzo gastrenterico, il giorno dello exitus prese un energico purgan~e salino. Ma qualche ora dopo, prima che il paziente potesse avere bencfic10 dc~l'alvo, veniva a morte con la sintomatologia descritta. _Se te?tamo_ presente il reperto anatomo-patologico, dobbiamo ritenere che tl paztente tn età giovanile ammalò di una forma reumatica grave di


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PACHIMENfNGITE INTERNA EMORRAGICA APOPLETTIF'ORMc

cui gli esiti a carico delle pleure e della valvola mitrale ne fanno fede, contemporaneamente si stabilì una glomerulo nefrite acuta, che evolvendo verso la forma cronica, rappresentò una fonte di lenta e continua intossicazione

a carico del paziente. La pachimeningite deve essersi stabilita a seguito di questi prolungati stimoli tossici. Le condizioni di vita e di alimentazione speciali sopportati dal paziente durante la campagna, d evono aver avuto una influenza non indifferente per l'equilibrio renale, con riverberi sul processo meningco coesistente. Infatti in questi ultimi tempi, tra le truppe operanti nell'interno e da lungo tempo, abbiamo potuto notare un sensibile aumento delle forme renali, rappresentate sopratutto da lesioni a carico dei tuboli (nefrosi) o di semplice albuminurie, istituentisi in soggetti defedati e con disturbi vari a carico dell 'apparato intestinale. L 'alimentazione prevalentemente carnea e lo scatolame abbondantemente consumato nell'interno, hanno rappresentato dei fattori di superlavoro per gli organi della digestione ed Uf'lù stimolo tossico giornaliero a carico dell'organismo: manifestazioni frequenti; gli itteri catarrali persistenti con epatomegalia, epatomcgalie e splcnomegalie formatesi nel ~ilenzio di ogni sintomatologia subiettiva, di natura sicuramente tossica ecc .. Il nostro paziente con pregresse lesioni a carico del] 'apparato renalc er:1 in condizioni di risentire maggiormente questi stimoli tossici alimentari; è probabile che questi sommandosi, senza dare sensibili disturbi al paziente, hanno portato alla esplosione della sindrome uremica ed emorragica. Questa intossicazione ha inciso anche su lle sezioni periferiche dell'alher·o vasale determinando una capillarite grave, necrotica, con i,-neressamento speciale delle si erose; la rapida evoluzione della pachimeningite non ne sarebbe stata che l'espressione più grave poichè il fattore tossico ha agtt·'l su vasi già di per sè abbastanza fragili . Ad affrettare l'exitus ha influito l'edema cerebrale e polmonare.

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SERVIZIO STO MATOIATRICO - INTENDENZA AFRICA ORIENTALE Ispettore e Consulente: prof. SILVIO PALAZZI.

IL SERVIZIO OOONTOIATRICO NELL'AMBULATORIO DI ASMARA Dott. Antonio Briganti, primo capitano medico.

Come serv1z1o collaterale nell 'organizzazione delle provvidenze stomatologiche, gli ambulatori odontoiatrici hanno costituito, fin dali 'inizio della campagna in Africa Orientale, un elemento di importanza notevole che, con le ambulanze avanzate, ha portato ad una bonifica per quanto si riflette a casi d'urgenza ed a quei militari affetti da lesioni diffuse dell 'apparato masticatorio. Ho già in altra pubblicazione accennato a questo servizio, che in queste righe intendo illustrare nei particolari riguardi dell'ambulatorio di Asmara, il cui lavoro fu sempre notevole. Inizia tosi il servizio nel luglio 1935, il lavoro dell'Ambulatorio continuò ininterrotto fino alla fine della campagna ed oltre. Vennero prestate cure a tutti i militari del presidio e delle zone viciniori, oltrechè a numerosi militari che, o di passaggio o provenienti da zone avanzate del fronte, non avevano potuto sottoporsi a cure adeguate nelle ambulanze e nei gabinetti den6stici avanzati. Il lavoro di ambulatorio, che io ho iniziato nel mese di marzo continuandolo fino a tutto il mese di settembre del 1936, veniva svolto particolarmente nelle ore del mattino su un numero notevole di militari ed operai. Per quanto si riflette alla tecnica impiegata debbo dire che, data la grande trascuratezza nella quale generalmente viene tenuta la bocca di un grande numero di persone nella vita civile (il che si ripercuote poi nella vita militare), furono eseguiti numerosi interventi demolitivi. Si può dire che in ogni paziente che si presentava all'ambulatorio esistevano numerose radici putride e denti profondamente gangrenati. In questi si è proceduto, oltrecbè all'intervento di urgenza, anche alla bonifica dell'ambiente orale inquinato da radici putride periodontitiche e da monconi gangrenosi dci denti. Non mancarono in questo campo interventi .avulsivi di certa entità (denti inclusi nelle varie deflessioni e versioni, e denti della sapienza anomali). Dal lato conservativo ho procurato di porgere, nei limiti del possibile, un aiuto a chi ricorreva alle mie cure, con interventi sulla polpa e sulle radici: e non solo questi interventi conservativi furono eseguiti su denti affetti da pulpite, ma anche su elementi dentari affetti da gangrena .e da periodontite.


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IL SEI\VIZJO OOONTOIATRICO NELL'AMBULATORIO l)J ASMARA

Occorre rammentare che furono osservate con frequenza algìe dentarie violente coi caratteri della iperemia grave e della pulpite cougestizia in denti perfettamente integri nella loro teca amel<rdentinale. Queste forme, per le quali furono anche eseguite. avulsioni, sono raramente osservate fra noi in patria e debbono riferirsi a disturbi circolatori indotti dalla notevole depressione c rarefaz!ione dell'ambiente aereo della zona degli altipiani etiopici inerente alla grande altitudine ed alla regione tropicale. Si comprende infatti quale cqmlibrio possa intervenire in una polpa dentale che, racchiusa in una teca inestensibile, presentando fatti iperemici va incontro, data la mancanza di circolazione collaterale, a turbe di nutrizione inerenti al disturbo circolatorio stesso. In questi casi è opportuno soprassedere ad una terapia demolitiva ed eseguire una terapia conservativa attraverso la punzione della polpa (previa naturalmente apertura della teca amelo-dentinale in zona coronale che permetta un'adeguata accessibilità agli imbocchi dei canali). Occorre tener presente questo fatto poichè la pulpite chiusa settica presenta fenomeni analoghi a queste forme di grave iperemia d 'origine atmosferica. Per ciò che si riflette alla cura delle radici, ho impiegato con soddisfazione la colloid-terapia, largamente nota ed applicata in Italia ed all'estero. Detta terapia ha notevoli vantaggi che, in un ambulatorio militare, acquistano notevole rilievo per la brevità dell'impiego e per la praticità dell'applicazione. Mi fu possibile infatti curare parecchi denti gangrenosi di pazienti, che dovevano al più presto allontanarsi dall'ambulatori o per recarsi alle linee, applicando nella camera pulpare la pasta jodargentica, !asciandola in sito anche lungo tempo: dato che l'applicazione in questi casi fu sempre molto prudente, non si ebbero fatti reattivi ed a distanza di tempo si potè continuare nella cura regolare, secondo guanto è prescritto nella tecnica di questo metodo, nel quale mi sembra il caso di rammentare ancora la sinergia fra jodio ed argento, che, riuniti in un unico medicinale, esercitano un 'azione antisettica notevole e cumulativa senza produrre alterazioni secondarie, dovute ali 'inwmpatibiJjtà chi mica di due farmaci. Ricordiamo che l'azione dello jodio, efficace se impiegato isolatamente, c l'azione delt'argcnto nelle comuni combinazioni chimiche, in uso nella farmacologia moderna, pure impiegato in modo autonomo, non hanno più la stessa azione germicida ed antisporigena, qualora siano uniti, perchè jodio ed argento danno luogo ad una reazione chimica costante, che induce formazione di joduro d'argento caustico ed acetilene, dannosi a1 tessuti sui quali vengono applicati . L 'unione di questi due farmaci co~ti tuì un problema chimico di notevole importanza, risolto in modo positivo. Non è il caso di ripetere quanto la colloid- terapia abbia contribuito a risolvere problemi di tecnica con~cr­ vativa e guanto abbia contribuito ad una evoluzione favorevole dei mezzi moderni di terapia dentaria. Già molto si è pubblicato in proposito e ri-


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IL SERVIZIO ODONTOIATRICO NELL't\MIIULATORIO DI ASM:\RA

mando per questo argomento aJle pubblicazioni del Prof. Palazzi e dei suoi allievi. Nella mia pratica di ambulatorio ho constatato che, nelle particolari circostanze in cui si svolge il nostro servizio militare, l 'uso della colloid-terapia costituisce un mezzo efficace, che ha dato sempre ottimi risultati. Infatti i pazienti che richiedono le nostre cure sono in generale dci militari che, o per insufficiente conoscenza dell'importanza di una ordinata terapia conservativa, si astengono dal frequentare l'ambulatorio malgrado gli inviti che loro vengono fatti, .o da soggetti che vengono spostati per ragioni militari dalla sede nella quale hanno iniziato le eme; necessita pertanto che le medicazioni vengano ridotte aq uri minimo indispensabile e che ab. biano l'efficacia d~iderata per la eliminazione del processo morboso. La colloid-terapia ha corrisposto a queste nostre necessità : infatti i denti gangrenosi, dopo una sommaria pulizia della camera, venivano otturati previa immissione abbondante di pasta jodargentica: non sono mai intervenute complicazioni importanti e tali da dover far sospendere la cura. · Dal lato chirurgico ho poco da dire: ho dato molta importanza all'anestesia tronculare come quella che meglio corrisponde a quegli interventi demolitivi che con grande frequ enza in un servizio come il nostro vengono applicati. Il nostro lavoro sempre intenso, qualche volta febbrile, è sempre stato sorretto dalla sicurezza d ei metodi impiegati, per cui il suo svolgimento fu del tutto regolare e normale. Diamo qui sotto una statistica sintetica degli interventi eseguttt ed ognuno potrà rendersi ragione del cumulo di lavoro realizzato anche in giorni in cui si avevano condizioni eccezionali di J.ffollamcnto e di superlavoro. La nostra opera ha dovuto talvolta svolgersi in condizioni difficili di strumentario e di circostanze perfettamente compren<>ibili in periodo di un conflitto come quello itala-abissino e in una zona in cui erano difficili gli approvvigionamenti idrici. Lo scopo di queste righe va oltre l'obiettivo di dimostrare un 'opera degna di menzione nel complesso organismo sanitario dell'Africa orientale; queste note hanno più che altro lo scopo di dimostrare metodi e sistemi di cura che, per la bontà loro, hanno perfettamente servito ai compiti che si dovevano svolgere.

Statistica (media giornaliera). M edia dei pazienti curati. M edia delle avulsioni Media delle cure di denti gangrenosi ( colloid-terapia) .

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Media delle otturazioni

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Media dei piccoli interventi di chirurgia dentale c perid. Media delle cure di gengiviti e stomatiti . ·.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE

A proposito di epidemie provocate. li prof. Roasc:nda di Torino, avendo letta la nostra recensiOne della memoria di Th. Gros « Le epiucmie come mezzo bellico nella storia», pubblicata nel fascicolo dello scorso febbraio, ci segnala - c noi qui riproduciamo - quanto 1n propositO .si trova scritto nt:lle pagine 154-155 del libro ui Charles Nicolle: Nai.wmce, vie et mort de; maludirs infeaieuses (Parigi, Libreria Felix Alcan). •• Non si dovrebbe creuere che l'uomo ahhia atteso la scoperta dei microbi, per pensare all' utili zzazione delle malattie. In tutti i tempi, dei malcapitati sono stat1 accusati di trasmetter-: le malattie contagiose: lebbrosi, ebrei, stregoni, folli innOcenti d i ogn i specie. 1\:cllc epidemie di peste del passat-o, tanti sciagurati sono stati condannati, torturati col pretesto che essi propagavano i! flagello. Presso di noi li chiamavano untori della peste. Come avrebbero essi potuto assolvere l' abbominevole compito per cui erano perscguit:~ti, allora che si ignoravano le condizioni cs.1.tte del contagio? " Ma, a lato di queste accuse inique non si sono potu.ti effettuare dei veri tentati,·i criminali ? Niente ùi più verosimile. Si comprenue tuttavia che non sia possibile affermare nulla senza documenti irrefutabili. Di questi documenti uno solo senza dubbio ci è pervenuto. Lo si riuova nella corrispondenza scambiata fra il generale Amherst, governatore della Nuo,·a Scozia (Acadie) e il suo subordinato, il colonnello inglese Bouquet, a l tempo dell'affare Pontiac, nel I76J (<Non potremmo - scri\'c il generale - tentm·e di propagare il vaiolo fra le tribù

lfldiane che sono ribelli? In questa occasione bisogna usare di tutti i mezzi per soggù•garle. (( Io proverò - risponde il colonnello - a diffondere il vaiolo con delle coperte che noi troveremo il modo di far loro pervenire. « Voi farete bene approva il generale - a spargere cosi il vaiolo e ad u.care tuttt gli altri procedtmenti capaà di sterminare que.<ta razza abbominevolc. <• Non sappiamo se si deve ammettere, secondo la testimonianza del l'abate Maillard,

missionario dei selvaggi, ch e l'attentato avesse avuto i risultati che se ne ripromene,·ano gli autori. L'epidemia che \'Cnne in seguito rilevata, può essere anche stata conseguen7.3 di contagio non intenzionale, a,·endo ~l i europei importato il vaiolo con la loro sola presenza presso tutti i nuovi popoli che essi affrontavano».

L'organizzazione del servizio sanitario militare italiano e la protezione degli effettivi durante il conflitto etiopico. ((( Rcvue de Troupe~ Coloni ales », P arigi,

H t' ARo. -

febbra io-marzo 1937). Col suo l un~o e dettagliate, articolo l'A. illustra il modo col q uale il comando italiano ha condotto in paese tropicale grandi masse d'uo.n ini con perdite infime. La decisione presa dal governo italiano d i condurre la guerra con alcune centinaia di migliaia d'uomini, in maggioranza c:-uropci, im plicava, per precedenti storici, dci rischi estremamente seri ui perdite causate ua m31attie tanto nei lavori preparatori quanto durante la campagna mi! it:~ re, che fu una g uerra di mon tagna più chè ui'la guerra tropicale. Per attenuare il più possibile tah risch i, bisognava, sulla base di dati scientifici completi cd esatti, definire anzitutto una solida armatu ra profilattica e sanitari a, corri -


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

spondente agli effettivi messi in opera ed alle condizioni geografiche della guerra; si rendeva altresì indispensabile assicurare la sorveglianza sanitaria ed il trattamento alle popolazioni durante l'avanzata, allo scopo non solo politico ma eminentemente utile alla preservazione degli effettivi. Il servizio sanitario militare fu opportunamente condotto fin dal principio della campagna con la creazione di numerosi dispensari. L'Italia mancava di medici coloniali. In A. O. aveva poco personale e pochi stabilimenti ospedalieri. In Eritrea la capacità ospedaliera di Massaua e dell'Asmara non su pc· rava i 300 letti , nel giugno 1933, su di una popolazione di 4000 bianchi e 500.000 indi· geni. In Somalia il lazzaretto di Mogadiscio (300 letti) e alcune infermerie esistenti erano insufficienti. La potenza dello sforzo sanitario italiano appare dalle seguenti cifre raggiunte durante la campagna : P ERSONALE: 18oo medici dell'esercito; II7 della marina; 42 dell'aeronautica; 316 della milizia; 126 medici ,·i vili; 178 chimici farmacisti dell'esercito; 10 della marina . I').500 uomini di truppa di sanità militare dell'esercito; 639 di marina; 384 suore; 200 missionari. F oRMAZIONI SAN ITARIE:

a) Esercito: 135 Ospedali di base e da campo (con gabinetti di batteriologia e radiologia); 55 ambulanze; 30 ambulanze chirurgiche; 15 ambulanze radiologiche; 11 ambulanze stomatologiche; 4 istituti centrali d'analisi; 12 sezioni mobili di disinfezioni (175 autocarri); 139 stazioni idriche; 4 magazzini generali di materiale sanitario. b) Ma1·ina: 20 ospedali ed infermerie; 8 navi · ospedali. A1 principio della campagna l'Italia aveva solo 2 navi-ospedali. La flotta sanitaria f•J completata con 6 piroscafi moderni, ciò che consentì un'evacuazione su 6ooo posti-letto. Aeronautica: 22 infermerie. c) St'rvizi medici della colonia : 30 ospedali, infermerie e laboratori. Circa la preparazione scientifica, l'A. riferisce che essa fu perfezionata dall'fstituto delle malattie tropicali in Roma, nel quale passarono tutti i medici e tutte le infermiere della Croce Rossa destinati al servizio nel Corpo di spedizione. I. - Alla fine dell'ottobre 1935, il clispositivo realizzato in vista dell'avanzala su Macallè comprendeva: - 3 Centri ospedali eri: uno ad Adigrat con 6 ospedali da ran:po + 1 ambulanza chi rurgica; uno a Mai Uecc con 4 ospedaletti da campo + 1 nucleo chirurgico; uno ad Adi Abuna (Adua) con 3 ospedaletti da campo, 2 nuclei chirurgici ed 1 ambulanza odontoiatrica; 1 stazione mobile di disinfezione a Senafè (capacità per 1000 uomini al giorno). Il. - Al principio di febbraio 1936, periodo della concentrazione dci mezzi logistici e dell'organizzazione delle retrovie, il dispositivo dei centri ospedalieri così ~isultava: - 4 Centri ospedalieri: uno ad Adigrat con 8 ospedali, ro ambulanze; uno nella zona di Adua • Axum con 8 ospedali, un gran numero di ambulanze; uno nella zona di Enticciò con 5 ospedali e numerosi laboratori. III. - Al principio di marzo 1936, dopo la battaglia dello Scirè: ogni divisione disponeva al suo seguito immediato di t sezione di Sanità e di 2 ospedali da campo; al seguito di ogni corpo d'armata fu costituito un nucleo chirurgico; 3 centri ospedalieri furono creati sull'asse principale di marcia, verso l'Amba Alagi : ulteriormente a Dessiè; un centro avanzato a Quica con 3 ospedali da campo rinforzati di 400 letti+ 1 am bulanza chirurgica ;


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

un centro a Mai Macden della capacità di 1000 letti, più 1 ambulanza speciale; un centro ad Adigrat della capacità di 400 letti + I ambulanza chirurgica. Il dispositivo sanitario spinto il più avanti possibile era, beninteso, commisurato alle possibilità di trasporto su strada, le quali condizionavano non solo le manovre Iogistiche, ma in certa misura il dispositivo d'attacco. Più tardi, al contrario, tutti gli sforzi: militari, logistici, $anitari, vennero rivolti all'asse Adigrat - Macallè- Dcssiè, presagendo la colonna motorizzata su Addis Abeba, quando le condizioni tattiche e morali avrebbero reso possibile quest'atto audace e decisivo. L ' A. tratta in modo particolare del servizio chirurgico, accenna all'opera svolta dal Senarore Castellani e dal Gener:J ie Martoglio e Prof. Paolucci; elogia gli apprestamenti idrici forniti dal Genio e l'opera svolta in Patria dai sanitari militari nella selezione meticolosa degli uomini per l'A. O. L; riferisce che ad ogni movimento di truppe nci territori conquistati, corrispondeva un'azione dell'Ufficio d'igiene e di polizia sanitaria incaricato di studiare la morbilità della regione, d i prevenire le epidemie c d'esercitare una azione medica e nello stesso tempo politica sugli indigeni curati. Al seguiro ddle truppe, quasi sempre facevano ser\"izio pure gli autobagni, l'ambulanza odonroiatrica, e le sezioni disinfezioni. Tutti i malati erano non solamente evacuati verso ospedali speciali, ma anche in viati, quando il loro stato lo nchiedeva, nei sanatori e convalescenziari di Rodi. Accennando al bilancio sanitario in A. 0., l'A. così si esprime: " I risultati sanitari ottenuti fanno onore al servizio sanitario militare italiano e sono degni di plauso i nuovi progressi acquisiti dalla tecnica sanitaria nella guerra coloniale >>. E conclude dicendo: 11 Verso la fine del 1935, lo spettacolo offcrtoci da soldati di sanità, i quali momentaneamente disponibili dav:mo aiuto nella costruzione delle strade, pareva simbolizzare l'aspetto sanitario ddla campagna ». A. BoRROZZII'O. F1.uRv FErtotNANoo. -

Sulla guerra chimica. ((( Gasschutz c Luftschutz >>, marzo 1937).

Il prof. Ferdina ndo Flury, il ben noto biologo della Università di Wiirzburgo, ha pubblicato un importante articolo sulla guerra chimica, che riassumiamo qui molto brevemente. Non vi è dubbio che la guerra chimica possa, in condizioni favorevoli, portare ad altissime perdite specialmente se contemporaneamente si ha una azione su vasta scala e di sorpresa, con una protezione antigas insufficiente dell'avversario. Se il gas colpisce in pieno, esso è altrettanto efficace come il colpo in pieno dell'esplosivo. Nella guerra mondiale si ebbe in alcuni settori su 100 feriti circa il 30 % di danneggiati dai gas. Simili risultati però non sono regola generale ma bensì azioni si n gole, casi speciali, che non si possono generalizzare nè valorizzare per l'::rvvenire. In futuro le misure di protezione antigas saranno ben diverse d::r quelle dell'ultima guerra; giornate terribili, gravi di conseguenze come quelle di Ypern, ben difficilmente si ripeteranno in avvenire. Gettando uno sguardo generale sull'esperienza della guerra mondiale, noi scorgiamo un C)Uadro sorprendente : Uomini sotto le armi . os a So milioni Perdite complessive 35 » Casi di morte 1o u Danneg~ati dai gas meno di 1 milione Uccisi dai gas meno di 0,1 » Le intossicozioni letali da gas si calcolano oggi a etrc::r 6o.ooo-:- 70.000 casi, sempre però a meno di 100.000 casi, quindi meno dell' 1 'X, di tutti i casi di morte che sr sono avuti nella guerra mondiale. La cifra di mortalità per malattie è circa un decimo di quel!a delb mortnl it~ rcr ferite (Jungblut); i casi di morte per avvelenamento da gas sono assai


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al di sotto di un centesimo della totalità dei morti. Il risultato complessivo della guerra mondiale è dunque, riguardo all'azione del gas, sorprendentementc scarso. Se confrontiamo con questo modestissimo risultato le quantità di aggressivi chimici consumate e la loro presupposta attività, si arriva alla seguente visione: le quanti d di aggressivi prodotte complessivamente dalle Nazioni belligeranti si a)?girano intorno a 100.000 ...;- 200.000 tonnellate. Mettendo pure in conto soltanto 100.000 tonnellate c calcolando a 100 mgr. la dose letale per individuo, le quantità di aggressivi consumate - teoricamente parlando - avrebbero dovuto uccidere too miliardi tli uomini, quintli cin. quanta volte la popolazione della terra che si calcola di due miliardi. Ammettendo una produzione superiore di aggressivi e dosi letali minori, si dovrebbe facilmente poter distruggere una popolazione che supera cento volte quella del nostro globo. Se ora si confrontano queste cifre astronomiche con la effettiva mortalità, ecco che ci si trova di fronte ad un altro risultato sorprendente : l'effetto utile della guerra chimica tradotto in cifre, cioè il suo vero grado di attivid, risulta minimo se misurato in base al numero di morti che si sono effettivamente avuti; esso comporterebbe precisamente 1 : r milione. In altre parole: nella guerra mondiale per uccidere col gas un solo soldato si è consumato un quantitativo di aggressivo corrispondente ad un milione di dosi letali per uomo. Ma non bisogna lasciarsi ingannare da simili calcoli sull'azione che gli aggressm potranno avere in un dato caso isolato. Occorre sempre distinguere tra risult:lto complessivo - quindi effetto utile totale - ed azione ottenibile in un determmato punto del combattimento chimico nel quale si hanno perdite notevoli, tali che gli intossicati dal gas possono raggiungere un terzo delle perdite totali, avendosi tra i colpiti dal gas una quinta parte di casi letali. Cosa insegna dunque il grande esperimento della guerra mondiale ? Ne deriva anzitutto la constatazione che il concetto generale dell'azione stcrminatrice dei gas hellici è errato. Fatta astrazione dei casi eccezionali in cui il gas colpisce in pieno, bisogna convenire che la possibilità di uccidere col gas, distruggere cioè radicalmente con esso il nemico entro un determinato raggio d'azione, è straordinariamente scarsa. Ciò si deve alle condizioni sfavorevoli che si hanno in aperta campagna ed a[ continuo progresso nella protezione antigas. L 'efficacia della guerra. chimica è da cercare in rutt'altra direzione. Essa esiste indiscut:ibilmente, come è provato non soltanto dall'esperienza bellica della Germania, ma anche da innumerevoli dimostrazioni d'origine diversa, non escluse persone competenti dei Paesi neutrali. Non senza ragione la richiesta insistente di gas ai diversi Centri di rifornimento è andata sempre crescendo nel corso della guerra. Questo dimostra chiaramente che almeno in alcuni punti si è raggiunto coll'impiego dd gas il desiderato effetto militare, anche se è venuto a mancare l'azione decisiva con lo sperato grandissimo risultato. Se l'effetto militare non si è potuto raggiungere con l'azione sterminatrice dcll'ag· p.ressivo chimico, cioè con l'uccisione del nemico, dobbiamo andare alla ricerca di altre cause. In primo luogo deve entrare in campo un effetto morale. Già agli inizi della guerra chimica questa questione è stata ampiamente presa in considerazione ed è anche oggi molto discussa, come si vede nell'opera classica del Hanslian. Ognm arma produce un effetto morale, e così pure il gas. Non occorre rilevare quale grave, . terribile patema d'animo sia un attacco coi gas per il soldato e specie per il novellino. L'attacco colpisce in modo diverso i singoli individui, provoca una reazione che varia moltissimo da caso a caso, costringendo l'individu~ o _all'~zione, o. ali~ difesa, o anche alla fuga. Si comprende come ,una minaccia cost mtstenosa ~d mqu1etante, un pericolo così poco conosciuto e di cos• vaste conseguenze ass_alga m modo terribile tutte le forze psichiche dell'individuo. Non si affronta questo per•colo nello stesso modo come si affrontano altre offensive, cioè con la volontà,


Hl\'lSTA UEU.A STAMPA Ml.:.()ICA ITt\!. 1:\I'A E STRANIERA

con la presenza di spirito c col coraggio; l'arma chimica penetra negli strati più profontli della personalità, attacca gli istinti primitivi dell'uomo e finisce per anmentare ogni forza morale. Ma peggio ancora, non si ttatta di problema d'un individuo singolo; con la sua forza suggc.:sti,·a l'attacco di gas agisce sulla massa, sulle truppe e sulla popolazione civile, per cui il pericolo si vetle ingrandito, alterato, incommensurabile nelle sue conseguenze, non prevedibile nè arginabilc. Non la catastrofe in sè ma già l'imm:~htinarb conduce al panico. Perciò l'effetto utile dell'auacco non sta tanto ne\ numero delle vittime, guanto nella reazione dell'individuo che si vede minacciato, nella perdita della sua forza c prontezza al combattimento. Accanto ai mortalmente avvelenati cd ai danneggiati, cioè ai colpiti dal gas, noi abbiamo individui spiritualmente danneggiati, vale a Jirc gli " impauriti >• che non ebbero alcun contatto coll'aggressivo chimico, i deboli, la massa di quelli che si credono intossicati o che prendono involontariamente o volutamente la fuga. Questi ultimi offrono alla guerra chimica un terreno assai favorevole. Si può giungere in questo modo :!d un'enorme cifra di uomini che sono pertluti per il comhattimento vero e proprio, ma che non compaiono nella lista dei morti, nè in quella dei feriti o degli ammalali. Un tale disastroso risultato ì: evitabile soltanto in una popolazione, che non sia solo tecnicamente preparata alla guerra chimica, ma che sia anche spiritualmente educata cd allenata alla resistenza morale. La psicologi :t Jdla g ue1 ra chimica è fattore di grandissima, incalcolabile importanza militare. Essa può dare la spiegazione per alcuni dei risultati incomprensibili e delle conseguenze sorprendc:nti del nuovo metodo bellico. Tuttavia non è questo l'unico fattore in causa. Come sempre nelle lotte per l'esistenza così anche nella guerra l'individuo ricorre a due mezzi principali per la conservazione della vita: la forza e l'astuzia; mezzo fisico l'uno e psicologico l'altro. Nella guerra chimica ove manca la preponderanza della massa c la superiorità della forza, deve condurre alla meta la superiori tà dell'arma intellettuale, cioè l'acutezza della mente, la sorpresa e l'illusione; la sottigliezza dell'ingegno deve intervenire in mancanza della forza per vincere la potenza dell'arma chimica, per colmare le lacune e porre riparo alle manchevolezze. Così intesa l'arma dell'intelletto offre ancor oggi nella guerra chimka dci vantaggi incalcolabili e riesce a spostare favorevolmente la proporzione delle forze. Dalle primitive antiche forme sta sviluppandosi ai nostri giorni l'aggressivo chimico in un 'arma atta a modificare profondamente la natura dell'arte bellica moderna, allo stesso modo come t: accaduto già con l'arma aerea. La ricerca scientifica ha fatta sorgere dall'antich issim;~ astuzia guerresca un metodo m<XIerno efficace, incomparabile nella sua virtù pc)licdrica ed incalcobhi lc nel suo sviluppo ulteriore. L'aggressivo chimico sarà in avt·enire l'arma dei popoli spiritualmente superiori. Questi riconoscimenti devono portare a conclusioni e requisiti Importantissimi per le guerre del domani. Qui però ci si presenta una circostanza che deve essere vagliata dal suo lato psicologico. Nessun problema riguardante la guerra chimica può essere discusso senza tener presenti anche le misure di Jift:sa; la protezione antigas, infatti, è indissolubilmente legata alla guerra chimica, perchè soltanto con questa misura di difesa si completa la sintesi del problema e si giunge al concetto di una guerra chimica quale unirà. Questo unitario modo di vedere ci dà la chiave per una completa comprensione. Gli aggressivi con le loro molteplici aziom sull'uomo appaiono principalmente allora come dci mezzi che tendono ad uno scopo. In ultima analisi si raggiunge il grande risultato militare non direttamente e solo in piccola parte, mercè l'azione tossica letale: dell'aggressivo in sè; l'effetto no n si deve all'azione tossica stessa, ma all'angoscia, alla paura del gas, a tutti i fattori cd i sintomi che accompagnano l'attacco, cd anche alle misure che la difesa rende necess::1rie. Sembra un paradosso, ma in questo caso la questione apparentemente sccontl:rria acquista importanza primaria, ed in fine il tratto alla bilancia è dato dall'obbligo della difesa antigas e dalla necessità di munirsi della maschera. La protezione antigas ostacola i movimenti c le funzioni del corpo. Ciò è


RJVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

vero non soltanto per gli indumenti antigas che fanno rivivere le goffe armature degli antichi cavalieri, ma anche per tutti gli apparecchi di respirazione. Anche a questo proposito sorge Una moltitudine di fattori pert urbatori di natura psicologica. La maschera antigas è stata in origine aggregata al materiale sanitario come «arma di difesa »; noi però possiamo veder.e senz'altro in essa anche un'arma ùi offesa. Non diversamente di altri mezzi bellici, essa indebolisce l'avversario che la porta, fisicamente e psichicamente diminuisce la sua potenzialità militare in quanto ne ridu ce i movimenti, ne limita la visuale, gli rende più difficile la comprensione e l'uso delle armi, degli utensili ecc.. La maschera antigas si distingue da altre armi solo per il fatto, che mercè sua l'avversario diventa portatore di un arma rivolta contro sè stesso. contro la propr ia persona; essa si può chiamare il più umano di tutti i mez7.i bellici.

A. L.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE LA F.~cE L. -

Fauna anofdinica delle colonie italiane. («Rivista di Parassitologia )),

Vol. I, n. r, r937-XV).

La malaria è sempre stata uno dei prcblemi più preoccupanti per le colonie tropical i, tanto, qualche volta, da frustrare addirittura l'opera di colonizzazione. E , per una lotta, efficace, occorre innanzitutto conoscere le particolari condizioni localistichc, sia a ri gua rdo del terreno, sia a riguardo dell'insetto vettore. Ora, per quanto concerne le nostre colonie, uno studio sistem atico sulle loro condizioni dal punto di vista della infezione palustre mancava fino ad alcuni anni or sono, poichè le notizie che si avevano, specialmente a proposito delle specie di anopheft.s esistenti, erano quanto mai fragmentarie ed incerte. Ad esempio, in Cirenaica alcuni asserivano l'esistenza deglì anofelini, altri la negavano. Le ricerche di Franchini, Zavattari ed altri hanno portato, è vero, un notevole contributo alla soluzione di tale problema, ma, ancora, resta molto da indagare già per le nostre vecchie colonie e, si può dire, tutto da fare per quanto riguarda la nuova conquista etiopica. D'altro canto, per indirizzare bene tali indagini, è indubbiamente necessario conoscere le caratteristiche delle varie specie di anopheles. E questo prezioso lavoro ha svolto la Sig. La Face nella ~ua monografia sulla fauna anofelinica delle nostre colonie, nella quale, oltre riassumere in un quadro sinottico le specie di. anopheles fino ora

accertate, sia in Libia come in Eritrea ed in Somalia, e darci alcuni cenni di morfologia degli anofelini, descrive con mirabile precisione le caratteristiche particolari delle varie specie di anopheles. tanto per quanto si r iferisce alle uova come alle lar\'e ed agli insetti adulti. 11 lavoro è corredato di una ricca bibliografia e di magnifiche illustrazioni, di guisa che le indagini che dovranno indubbiamente svolgersi nella nostra nuova colonia etiopica saranno notevolmente facilitate d a questa utilissima pubblicazione della Sig. La Face.

N. BRUNI. MiiHLENs P. Errori diagnostici nella medicina navale e tropicale. (« Der Deutsche Militararzt », H . 3, pag. IOI, 1937). Ancora una volta l'eminente tropicalista richiama l'attenzione sugli errori diagnostici, che non infrequentemente ancora oggi vengono fatti nelle malattie tropicali, e sulle funeste conseguenze che tal volta possono apportare.


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Ecco alcuni esempi : Un individuo, proveniente dal Kamerun, ha fatto la profilassi chininica nel viaggio di ritorno in Germania soltanto fino a Las Palmas. Sulla nave si ammala con febbre; diagnosi del medico di bordo, che non ha eseguito resame del sangue: <~ ngina. All'arrivo ad Amburgo, .tltri accessi di febbre alta con gravi sintomi generali. Per sua fortuna il paziente capita nelle mani di un collega che, sospettando una forma malarica, fa un esame del sangue con risultato positivo per il parJssita mabrico, ed inizia il trattamento chininico. L'A. diagnostica una terza n a trop•ca, che guarisce con l' Atebr~n. Un altro paziente, di ritorno dall'A&ica occidentale, affetto da febbre e da disturbi gastrici, viene curato da un medico di un porto olandese per «catarro gastrico ». Arrivato ad Amburgo la diagnosi è confermata da qualche altro medico: le cure non apportano nessun miglioramento. Finalmente si decide ad entrare nell'Istituto per le malattie tropicali: si trattava di una )!ravc: in fezione· malarica, che cedette alle iniezioni di Atcbrin-rnusonat c di Chinin-cardiazol. In due settimane il paziente guadagnò bc01 nove kg. di peso. Su una nave di ritorno da Lagos (Nigeria), giunta in un porto tedesco, ammalarono con febbre alcuni componenti dell'equipaggio; poichè in quel tempo era in atto un'epidemia influenzale un medico fece senz'altro diagnosi di grippe. Quattro individui ,-enntro a morte; fu poi accertato che si trattava di terzana tropica. Quest'esempio _ricorda il tragico episodio del 1931, che portò a morte a bordo di una nave, per una forma malarica tropica misconosciuta, sette individui, fra i quali il capitano t-d un altro ufficiale, ed altri due episodi del medesimo genere occorsi in quell'anno su delle navi nor\'egesi, provenienti dall'Africa occidentale. Altre volte invece vengono curati come casi d'infezione malarica malattie come broncopolmoniti, febbri ricorrenti, febbri melitensi, tripanosomiasi. Interessante uo caso, osservato dal Muhlens, in cui si trattava di infezione mista malaria, tripanosomiasi - guarito col trattamento plasmochina-germanina. In un altro caso s'aveva da fare con un portatore di tripanosomi, in cui l'infezione non dava segni clinici della malattia (infezione muta) e che, diagnosticato come un caso di malaria era trattato, senza successo, con atebrin e plasmochina. Uo altro esempio ancora: un marinaio, ricoverato in un ospedale, da nove mesi subi,·a un trattamento antimalarico, che non arrestava il progressivo deperimento organico ed il continuo ingrossamento della milza e del fegato. Giunto all'osservazione dell'A. fu subito posta la diagnosi di kala-azar, confermata dal reperto positivo della puntura del fegato (numerose leishmanie). La cura con neostibosan guarì il malato. Altre volte sono trattati come sctticemie degli improvvisi attacchi malarici in individui che hanno lasciato da parecchi mesi - 4, 12 - una zona malarica senza mai aver manifestato segni di paludismo. Si tratta di individui che hanno un'infezione muta o di lunga l:nenza, profilassati o non profilassati, e nei quali l:a causa immediata del manifestarsi della malattia è rappresentata da un raffreddamento, da un'ubbriacatura, da un'operazione chirurgica, ecc. L 'A. descrive un caso, in cui l'accesso malarico fu provocato da un'operazione di appendicite; un medico non accorto avrebbe potuto pensare che si fosse trattato di una complicazione settica. Non Ji r3ro form e <.li pielite, febbre ghiandolare, febbre sifilitica, epatite e perfino di ascessi epatici sono traaati come malaria. Il Muhlens conclude il suo articolo insistendo sulla necessità di accurati esami dd sangue, delle feci, delle urine in tutti i pazienti che ritornano d:a paesi tropicali; esami che i meJici della marina mercantile e da guerra, prim:t del ]oro imbarco, debbono essere in grado di espletare correntemente e di bene intcrpetrare. Solo con un'adeguata preparazione nel campo delle malattie tropicali si possono evitare gravi e talvolta traREITANO. gici errori diagnostici.


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MEDICINA INTERNA G. BoscHI. - A proposito di radioterapia ipofisaria nel diabete zuccherino. (•<La Presse Médicale >>, n. 90, 7 novembre 1936). L'A., riferendosi ad un articolo « Ipofisi e Diabete >> comparso nei numeri 47·49 del 1936 della stessa Pr~ss~ Médical~ che ospita questa sua nota, documenta la sua priorità nella attuazione della radioterapia dell'ipofisi nel diabete zuccherino. Secondo gli autori di quell'articolo (Chabanicr, Peuch, Lobo-Onell e Lelu) <<sembrerebbe essen: stato Hutton il primo a tentare l'irradiazione dell'ipofisi ::sllo scopo di agire sul di::sbetc puro e semplice, con dei risultati non privi d'interesse "· Ora, il lavoro di Hutton è del 1933. Nel 1929, invece, era già apparso su Lil Gaz· zetta degli Ospedali t ddl~ Cliniche un lavoro del Boschi ·nel quale egli riferiva circa · la guarigione ottenuta in un caso di diabete zuccherino puro e semplice, mediante l'irradiazione profonda dell'ipofisi, da lui prescritta. Si trattava di una donna di 7' anni, diabetica da parecchi anni, nella quale delle dosi moderate di insulina avevano apportato una riduzione assai notevole del tasso della glicosuria. La diagnosi formulata dall'A. concordemente con quella fatta dagli altri medici che avevano visitata la paziente, fu quella di diabete zuccherino, ma la sua indicazione terapeutica fu ispirata da alcuni piccoli segni tubero-ipofisari, da lui rilevati in un attento esame· neurologico. Già dalla seconda seduta radioterapica fu dato constatare la scomparsa completa della glicosuria, malgrado un'alimentazione assai variata. L'A., mettendo in relazione il caso da lui descritto con quello riferito dai predetti AA., dopo un profondo esame critico di quest'ultimo caso e delle interferenze ipofìsarie nelle correlazioni etiogenetiche delle diverse forme dÉ diabete, ritiene probabile ma non ancora sufficientemente dimostrabile, che i benefici della radio-teraoia tubero-ipofisaria nel diabete zuccherino, siano dovuti ad inibizione funzionale della -ghian. dola ipofìsaria; per cui i risultati più favorevoli dello speciale trattamento si otterrebbero nei casi in cui sia dato di identificare segni di un eretismo o di un disordine ipofìsario.

H_ ScHuLTz_ -

Contributo alla questione dell'origine di nevrosi cardiache da servizio

in guerra. (<<Klinische Wochenschrift >1, n. r, 2 gennaio 1937). L 'A. nella clinica medica dcii' Accademia di Diisseldorf h:a studiato ed accuratamente descritto dal punto di vista clinico ed anatomo-patologico un caso di interesse medico-lega1e notevole. Riguardà un soggetto di anni 41, il quale du rante la guerra 1914·1918 prestò servizio nell'esercito tedesco al fronte, dove fu due volte ferito e ricoverato in ospedale. Durante la prima degenza ammalò anche di tonsillite acuta; fu dimesso dopo 4 settimane guarito e rimandato in trincea. Durante il ricovero per la seconda ferita (dopo 4 mesi dalla prima) presentò disturbi a carico del cuore (tachicardia, senso di angoscia precordiale dopo lavori anche lievi), che furono giudicati di natura nevrosica, non essendosi rilevato alcun sintomo, che potesse far pensare a malattia organica del cuore. Fu pertanto giudicato non più idoneo al servizio in guerra ed assegnato al servizio territoriale. Sottoposto ad accertamenti sanitari nel 1919, venne riconosciuto affetto da nevrosi cardiaca determinata dai traumi psichici del combatùmento, con diminuzione della capacità lavorativa del 20 %, e gli fu assegnata la pensione corrispondente. Dopo ha disimpegnato lavori leggeri ed è stato sempre bene. Al principio del 1936 si presentano di nuovo disturbi a carico del cuore (tachicardia, angoscia precordiale, dispnea, senso di deliquio, tosse), onde ricovera in ospe6 -

Giorna/~ di

Mt'd icina Milit<1re.


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dale. I vi si osserva tachicardia, aritmia, stasi polmonare a destra; nessuna alterazione dei toni cardiaci. Racliologicamente cuore nei limiti. Elettrocardiografia: fibrillazione auricolare. Con adatta terapia il paziente migliora. Ma senza causa apparente dopo un certo tempo i disturbi cardiaci si ripresentano più gravi, anzi compaiono anche dolori irraùiantisi al braccio sinistro; all'esame obiettivo rinforzo del primo tono sulla mitr:lle, orccchictta sinistra dilatata, sfrcgamento pericardico. Si soopetta una stenosi mitralica, e la sindrome anginosa si mette a carico di embolia di un vaso coronario. Segue un miglioramento: scompare lo sfregamento pericardico, i dolori e l'angoscia precordiale si alleviano. Dopo qualche giorno improvvisamente l'infermo perde coscienza, presenta paralisi del la metà sinistra del corpo; polso e respiro molto frequenù; sintomi di edema polmonare. Poche ore dopo : exitus. Autopsia: raggrinzamento cicatriziale delle valvole mitraliche con insufficienza c stcnosi, ipertrofìa c dilatazione dcll'orecchietta sinistra e del cuore destro, degenerazione lipoidc delle coronarie. Embolia della silviana destra con rammollimento recente dci nuclei della base. Stasi polmonare, epatica c splenica. Le lesioni cardiache con le relative complicanze, causa dell'esito letale, sono mes~e in rapporto con la cardionevrosi constatata durante la seconda degenza in ospedale in zona di guerra e già riconosciuta dipendente da traumi psichici del combattimento, onde conseguire, nella continuità etiopatogenetica determinante, adeguato risarcimento. A questa concezione l'A. in vero, anche se con qualche riserva, tende ad accedere.

. Anzitutto è da preci.mre: nessun dato importante è rilevato nell'anamnesi aMe· riore al ricot1ero per la primil ferita, durante il quale ii soggetto presenu1 una tonsillite acuta, febbrile, elle dura circa 4 settimane; è dimesso guarito. Dopo 4 mesi pet· altra ferita si ha di nuovo ricovero, ed allora .<OtiO constatati disturbi cardiaci, qualificati ru:vrosici, ma di tc1le er:tità, che portano al provvedimento dell'allontanamento det paziente dalla zona di guctm. Dopo il soggetto si è dedicato a lavori leggeri cd ~ stato sempre be·n e, fino a che, dopo circa 20 anni, per disturbi cardiaci gravi è costretto al ricovero nella dir.ica medica di Diisseldorf, ove decede. Il t·eperto della sezione è molto dimostrativo. Cos1 impostata la questione medico-legale, bisogna anzitutto considerare se quei dùtut·bi nevro;·ici constntati duronu la degenza per la seconda ferita erano realmer1te disturbi funzionali in cotuegucnza di traumi psichici del combattimento e non già di natura organica (lesione mitralica). Se ricordiamo i criteri tenuti nell'esercito tedesco durante la guerra nella valutazione delle cardiopatie in rapporto al servizio di gucrm, dobbiamo ritenere che quei disturbi. per determinare l'allontanamento del soggetto dalla zona di operazioni, dr:vettet'O essere cet·tamente non solo di grave entità, ma a•1che persistenti, e tali caratreri mal si accordano con una cardiopatia pummente ftm.~io nale da trauma psichico. Essi depongono invece per una forma organica ed cvtden· temente per una lesione mìtralica, di cui i segni steto-acustià erano poco accentuati, undc non potettero esset·e t·ifeuati, tuttavia si manifestava con tachicardia ed angoscia prn ordiale do fibrilla zione tmricolare. (. he tale lesione sia stata ponata per circa 20 anni senza eccessivo disturbo tcom prensibi!e per il tenore di vita particolnrmente adatto terJUto dopo la guerra dal p:;~;entc.

Ancora, della /(•.;ione mitralica l'etiologia ci appare chiara, se teniamo pre.<ente che durante la degenza per la prima ferita il soggetto ha sofferto una tonsillite acuta , febbrile . che è durata 4 .cel/tmam•. L'importanza della quale nel detet·mitlismo dell'endocardite. grazie alle attuali conoscenze nostre sull'infezioni focali, è da tutti n'conosci/Ila, per quanto il meccanismo patogcnetico sia tuttora diversamente interpretato (azione tossica, bacillare, fc11om eni allergici).


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E' più consono quindi alle nostre conoscenze ritenere che l'angina sofferta abbia determinata un'endocardite con localizzazione e lesione mitralica ( stcnosi), la quale, dopo lungo periodo di compenso, per lesione delle coronarie abbia portato all' imuffi· cienza miocardica. L 'embolia defla silviana poi, causa immedima dell'exÈtus, è complicanza non mra, anzi caratteristica della stenosi mitralica. Breve: nel caso dall'A . studiato nor1 si tratta fin dall'inizio di 11evrosi cardiaca da traumi psichici del combattimento, ma di endocardite da angina acuta, ed è la valutazione di questa, che deve guidare ii giudizio medico-legale. R. o' ALESSANDRO.

t• omeopatia ' la t'rapeutica minima moderna. Dosi infinitesima.li ' dosi minime. (<< La Presse Médicale », n. 3, 9 gennaio 1937).

P. D tLoRE. -

L 'orientamento attuale della terapeutica verso le dosi minime ~ollc\'a la delicata c complessa quistione dei rapporti dell'omeopatia con la terapeutica minima. La terapeutica moderna s'orienta sempre più verso le piccole dosi basandosi su numerosi dati d'ordine clinko, farmacologico e biologico che non riflettono affatto l'omeopatia. Senza parlare dei fermenti e delle diastasi, di vitamine, di ormoni e di sostanze intermediarie in generale, senza parlare dei fenomeni di catalisi, si può dire che l'anafilassi e la sensibilizzazione, la vaccinoterapia, la colloidoterapia, l'ionizzazione, la cobraterapia, la crenoterapia e la utilizzazione dei corpi radio-attivi stabiliscano l'attività delle piccole dosi. La farmacologia con i suoi principii sempre più sensibili apporta alla terapeutica minima elementi di primo ordine che precisano specialmente la reazione tra la quantità del medicamento e la grandezza del suo effetto, e determinano la dose limite d'azione o la soglia d'efficacia.

Avvenire della terapeutica minima. Dosi fisiologiche e dosi minime. Tutta la scienza moderna tende verso le dosi infinitamente piccole; la fisica con l'atomo, la biologia con la cellula, la fisiologia con gli ormoni e le vitamine. Tale stadio però è già sorpassato, poichè oltre gli ormoni l'organismo mette in opera, senza dubbio, azioni più sottili ancora. I microdosaggi appariscono già grossobni ed insufficienti. Nessuno dubita che la terapeutica non subisca la stessa evoluzione. Ora, le dosi che essa impiega sono ancora molto lontano dalle dosi fisiologiche, e tale stato difatti merita una considerazione di grandissima importanza. La fisiologia mette in opera dosi infinitesimali. La dose fisiologica, dose giusta, sufficiente e necessaria, è la dose minima e senza dubbio costituisce una dose ottima. La dose terapeutica è, senza alcun dubbio, molto superiore alla dose fisiologica . Per tale ragione lo scopo della terapeutica è quello di avvicinarsi sempre di più alla dose fi siologica e quindi alla dose minima ed ottima. La dose ideale è quella dose giusta e sufficiente a ristabilire l'equilibrio turbato; cioè quella che la natura utilizzerebbe se l'organismo disponesse dell'agente terapeutico necessario. Inoltre vi è che la dose minima indirizza verso il dato importnntissimo della individualizzazione. In effetti, la dose minima fa intervenire il fattore individuale: \a soglia d'efficacia. Alla domanda che l'autore stesso s i fa circa la dipendenza di questo fattore, risponde: dal temperamento, dalla capacità di reazione, è al terreno. lo conseguenza di questi rilievi la terapeutica minima raggiunge la dottrina omeopatica e si trova legata alla medicina del terreno, alla medicina della persona. A questo punto s'impongono altre due considerazioni : 1•) il ritorno alla medicina di famiglia è una condizione di questa medicina i n di vidualizzata;


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2•) la specialità farmaceutica, poichè troppo rigida nelle sue dosi, è un ostncolo alla dose minima individualizzata, ostacolo che noi non troviamo nella tradizionale ricetta magistrale. E così essendo parti ti dal problema della piccola dose in terapeutica, siamo arrivati a considerazioni d'interesse molto generale che fanno intervenire nella quistione :mche l'orientamento e le condizioni della pratica mcdjca. I progressi delle varie tecniche permetteranno sempre di più di regolare la dose minima e farci concepire fin da ora che la terapeutica integrerà a poco a poco nel suo campo una vera scienza delle dosi infinitesimali. S. VITALE.

,C HIRURGIA GENERALE A. STEFANINI. -

La puntura sistematica nella diagnosi, nella prognosi. nel tratta-

mento degli ascessi del polmone. (« Revue de Chirurgie )), n. s, 1936). La diagnosi di ascesso polmonare può farsi a volte solo dopo la vomica. La leucocitosi elevata, il ricomparire del la febbre, il dimagrimento c il dolore localizzato,

spontaneo e provocato, in una zona del torace di un convalescente di pneumopatia acuta possono far sospettare l'ascesso polmonare. La certeu.a ddJa sua presenza può essere data solo dalla puntura esplorativa. Le ragioni per le quali la puntura esplOrativa è caduta in disuso sono, secondo l'A., che essa molto raramente ha dato buon esito e che è pericolosa. Egli sostiene che l'esito negativo della puntura del poLnone l: dovuto generalmente al fatto che non è stata eseguita nella giusta direzione e che il punto di elezione per essa risiede nella parte centrale della zona ove il dolore, così spontaneo come provocato, è localizzato. Il pericolo nell'esecuzione della puntura esiste ma non è grave c può essere evitato con alcune precauzioni: infiggere l'ago facendo trattenere il respiro, !asciarlo libero in modo che possa muoversi cogli atti respiratori. estrarlo facendo tr:menere il respiro. In tal modo la puntura esplorativa del polmone non solo permette di fare la diagnosi certa di ascesso polmonare ma rende possibile aa conoscenza dei germi che sono in causa e quindi anche la prognosi nonchè l'indicazione pel trattamento. Inoltre, secondo l'A., la puntura del polmone ha azione curativa, adiuvante la cura medica, sia per la benefica azione dell'evacuazione della raccolta purulcnta, sia per la possibilità di ottenere un autOvaccino, sia ancora per l'azione benefica del lipiodol che viene iniettato nella sacca ascessuale per l'esame radiografico. A conforto di quanto ha esposto porta l'esempio di due pazienti affetti da ascesso polmonare e da lui curati appunto nel modo sopraindicato. G . GALL'ETTO.

K. DENEcKE. L'anestesia peridurale in chirurgia. (« Zentralblatt fur Chirurgie ))' n. 3, 16 gennaio 1937). Seco.ndo l'A., l'anestesia peridurale non è scevra di inconvenienti. Eccone i principali: r") l'estensione molto ampia dell'anestesia (che va dai segmenti toracici superiori a quelli sacrali); 2°) la considerevole quantità dell'anestetico (4o-6o ccm.) occorrente, che costituisce un pericolo data la grande capacità di assorbimento per i liquidi. propria dello spazio peridurale, dalla quale. p<>ssono derivare complicazioni come nausea e vomito e sopratutto vere e proprie intossicazioni. L'A., dal canto suo, ha cercato di ovviare ai sopracennati inconvenienti avv al en dosi di una serie di so anestesie peridurali dalle quali avrebbe ricavato le seguenti con-

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RIViSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E ':>TRA:--'IU<A

elusioni: t") che la durata dell'anestesia viene influenzata dall'uso della pantocaina e tblla sua concentrazione, e che l'aggiunta di adrenalina, diminuendo il sopradetro potere di assorbimento dello spazio peridurale, rende minore il pericolo dell'intossicazione; 2°) che l'estensione dell'anestesia ai vari segmenti può essere limitata con l'aumentare la \'iscosità della soluzione impiegata t ciò l'A. avrebbe ottenuto con l'uso di soluzioni di pantocaina mescolate in parti uguali ad una soluzione d,i gelatina al 5 %; 3") che l'esecuzione della tecnica per l'anestesia peridurale ne risulterebbe abbreviata per il solo fatto che viene usato un minore quantitativo di anestetico, ove si adoperi pantocaina mescolata a gelatina, nelle proporzioni sopra indicate. L 'A. aggiunge che l'iniezione dell'anestetico, eseguita sull'operando in posizione di fianco, dà luogo ad un'anestesia che va da tre segmenti al di sopra a tre al di sotto del punto di iniezione e indica i punti elettivi dell'anestesia peridurale per le varie operazioni tra: 1' 83 e la 9' vertebra toracica per le operazioni sull'epigastrio, tra la Io" e l'u" vertebra toracica per le operazioni sull'epigastrio, e tra la 12a vertebra toracica e la 1' vertebra lombare (e più in basso) per le operazioni sulla regione inguinale e sulle estr~mità inferiori. Nelle persone grasse è necessario pungere lo spazio peridurale un tre segmenti più in basso del punto di elezione; mentre nelle persone molto magre bisogna praticare la puntura un poco più in alto, sempre del punto di elezione. Egli rileva ancora che, nella anestesia peridurale, la lunga durata (circa 6 ore) agi rebbe fa vorevolmente sull'andamento post- operatorio della n:spirazione ~oracica e addominale. In conclusione l'anestesia periduralc, così modificata, dovrebbe entrare in modo definitivo nella pratica chirurgica.

E. ZAFFIRO.

Tre metodi di disarticolazione della porzione posteriore del piede (Ricard., sottoastragalica e Syme) in ventitre osservazioni. ((( Revuc Je

P. HuARD e P. RoQuEs. -

Chirurgie», dicembre 1936). Gli AA. in questo interessante lavoro, in base alle osservazioni personali e alla letteratura consultata, espongono la loro opinione suJl'argomento. Prima di tutto descrivono dettagliatamente i vari tipi di inter\'enti che interessano il tarso posteriore, dando per ciascuno di essi le indicazioni, la tecnic:~ operatoria, i risultati anatomici e i risultati funzionali post-operatori. Si soffermano a parlare più a lungo della disarticolazione tibio-t:~rsica con il metodo di Syme · Ollier che considerano uno dci migliori perchè con esso l'appoggio osteocutaneo talloniero rimane normale. A dimostrazione di ciò, gli AA. distinguono le amputazioni che interessano il tarso posteriore in tre gruppi : 1 ° Quelle che si propongono di lasciare un piccolo pie-de mobile nella gamba (sotto-astrag:~lica, operazione di Ricard). 2° Quelle che conservano una porzione del tMso ricoperta dai suoi regumenti naturali allo scopo di farla saldare alle OS$a della gamba (operazioni osteoplastichc). 3° Quelle infine che sopprimono totalmente il tarso disarticolando il piede. ~onfrontandole fra di loro, si vede, dicono gli AA., che le operazioni che sacr:_ificano una parte del tarso posteriore, come la sotto-astragalica c la Ricarci, sembrano le più soddisfacenti. Vengono poi le amputazioni osteo-plastiche b Pasquier- Ldon e la Pirogotf. Il risultato anatomico della disarticolazione, aggiungono, è evidentemente meno ~disfacente. di ~uell~ delle operazioni conservati\'e. Il piccolo piede in miniatura mob~'~· che.lascta u~a Rtcard e sopratutto una sotto-astragalica, è di aspetto infinitamente ~m. este~co d~l ngonfi~mento a clava della Syme. I malati peraltro accettano più volentiCI:l un ablaz10ne parztale che la perdita totale del piede. Da questo punto di vista,


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA iTALIANA E STRANIERA

dunque, la Syrnc è in un certo grado di inferiorità. Ma se invece si considera l'utilizzazione del moncone nella marcia e nella stazione eretta, questa inferiorità r imane discutibile, essendo stabi liro in maniera irrefutabile che la Syme- Ollier offre un appoggio terminale perfetto. Comw1que, concludono g li AA., l'e\'iÙente superiorità della disarticolazione d ei piede è data dalla costanza e dalla regolarità dei risultati, qualunque sia il mezzo, settico od asettico, nel quale l'operazione è stata praticata. Infatti la Syme-Ollier, in grazia anche alla sua superiorità tec nica, dà appena il 5 ~~ d i cattivi risultati, mentre la R icard o la sott~astragalica, oltre a richiedere maggior quantità di parti molli, danno un numero incomparabilmente più forte di infermi . F. FLORIDIA.

NEURO-PSICHIATRIA A. A~nLCARELLJ. -

n tono vagate nelle psicosi affettive esplorato col rosso neutro.

(cc Neopsichiatria )) 1 n. 3• maggi~gi ugno 1936-Xl V).

E' noto da tempo che nelle varie m:1lattie ment:1li 1:1 fun7.ional ità gastrica è pm o meno nettamente alterata; ma il tipo di siffatta alterazione è ancora in parte controverso. E' altresì noto che lo stomaco presenta un'innervazione vagate funzionalmente ben definita (eccit~sccretoria), sì che è relativamente semplice e sccvro da errori lo studio de l tono del vago attraverso allo studio della secrezione gastrica provocata da iniezioni di rosso congo che ha appunto la proprietà di stimolare il vago. Partendo da tali premesse - fondate anche sul preliminare esame di venti soggctù normali - l'A. ha esplorato il tono del vago in 9 melanconici, in 7 maniaci ed in 6 sog getti con depressione ansiosa. Egli è giunto all' interessante conclusione che tanto nei melanconici quanto nei maniaci esiste una ipotonia vagale, mentre negli ansiosi si ha un'ipertonia del vago. Questi reperti - che converrà vagliare attraverso ad un molto maggior numero d"r soggetti - potranno essere convenit·ntemente utilizzati anche a fini terapeutici. CARLO RIZZO.

Delle anormalità endocrine nelle sindromi neurasteniche costituzionali. (« Rivista di Patologia nervosa e mentale>>, fase. t, lugli~agostu

D. BoLSI c G. GoMt.RATo. 1936-XIV).

Io 10 malati di tipica sindrome neurastenica costituzionale (di cui 8 longilinci e brevilinei) e - a scopo di controllo - in 4 giovani normali (2 longilinei e 2 bre· vilinei), in un adulto aoch' esso normale ed in una giovane affetta da virilismo surrenale, gli AA. hanno rilevato sistem:~ticamente la pressione arteriosa, la glicemia , la cloremia, la riserva · alcalina, il metabolismo basale, la velocità di sedimentazione delle emazie, il potere di d iluiz.ione del ren e e la formula leucocitaria. In base n tutte queste determinazioni gli AA. giungono all'importante conclusione che nei nevrastenici costituzionali ipotesi (anche se megalospbncnici) una ipofunzione surrcnalc - e forse, più propriamente, della parte corticale contribuisca alla pat~ genesi delle manifestnioni psiconenosiche. Però la riserva alcalina, presentando !n tali ammalati - valori a lti, non rientra nel quadro di un ipocortic~su rrenaJismo. Questa discordanza di dati fa ritenere probabile, agli AA., << la partecipazione anche di altre disfunzioni ghiandolari alla sindrome endocrina che, assieme alle anormalità neuro-vegetati\·e c psichiche, impartisce caratteri morbosi alla individualità dci sogge tti con neurastenia costituzionale )). CARLO Rrzzc . 2


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAI\ If:.R .\

C.

TRAsATIONI.

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Contributo allo studio dei riflessi controlaterali. (« Rivi~w di Pa-

tologia nervosa e mentale », fase. r, luglio - agosto 1936-XIV). del quale ci si è già occupati lo scorso anno (bse. V) a proposito di taluni. piramidali porta ora la propria attenzione mi riflesso spino-addutto rio crociato precisandone la storia, il meccanismo, il valore semiologico, ecc.. · Questo riflesso consiste in una contrazione dei muscoli adduttori e talvolta del quadricipite del lato opposto a quello stimolato con la percussione della spina iliaca antcriorsuperiore, a soggetto in decubito supino, con gli arti inferiori in semiflessione combinata e lievemente ruotati all'esterno. L'A. lo ha ricercato in 30 individui sani ed in sr infermi di svariate forme nervose e mentali ; ed ha, contemporaneamente esplorato - in modo sistematico - i seguenti altri riflessi: il rotuleo, l'achilleo, il mcdio-pubico, cd i rotuleo-, condilo-, malleolo-, achilleo- e plantarc-adduttorio. Nei normali - come pure nei funzionali e nei mentali - il riflesso spino-adduttorio crociato presentò una notevole costanza (mancando solo nel 5 ·Y., dci casi). Nelle sindrom i piramidali esso era più accentuato dal lato ovc esisteva o prevaleva l'interessJmento del fascio piramidale. In talune neuropatie a tipo periferico il riflesso era abolito dal lato d e lla lesione. Il Trabattoni conclude le proprie accu rate ricerche confermando che tanto il riflesso spino-adduttorio crociato quanto gli altri riflessi del medesimo ordine da lui studiati assieme a quello, esistono anche nei normali, ma possono costituire ugualmente un sussidio diagnostico se sono asimmetrici o se si tiene conto delle eventuali differenze &a risposta omo- e contro-laterale. CARLO RJZzo.

L'A. -

~intomi

OFTALMOLOGIA D. CAPPETI'A c A. MoTOLESE. settembre 1936-XIV).

n glaucoma dei giovani. ( « Bollettino ù'Oculistica

li ,

Gli AA. fanno anzitutto una distinzione tra il glaucoma infantile, o buftalmo, cd il glaucoma giovanile che assume invece in genere la forma clinica ùel glaucoma cronico semplice. P er gli AA. i limiti approssimativi in cui si maniftsta il glaucoma gio\•anile vannv dai ro ai 40 anni. Dopo di aver stabilito che lo scopo del le loro ricerche è di identificare un eventuale terreno organico in cui si stabilisce la malattia, e dopo un accur:tto es;1me bibliografico, gli AA. espongono I 7 casi clinici esaminati con ogni scrupolo dal punto di vista anamnestico e clinico. Le conclusioni a cui arrivano sono che la maggiore importanza va att ribuita all'ereditarietà, c che, in seconda linea, la infezione luetica, sia ereùitaria che acquisita, può avere, più di ogni altra malattia, la sua gran parte nella comparsa del glaucoma, specialmente negli individui giovani. Per cui bisogna in tutti i casi visitare sempre tutti i membri deUa famiglia e praticare sistematicamente la Wassermann. Per quanto si riferisce alla cura gli AA. hanno potuto stabilire che deve essere eminentemente chirurgica se si vuole arrestare il cammino fatale della malattia. T ESTA.

Emoangioendotelioma di insolito aspetto, ad accrescimento intravascolare, sviluppatosi sulla parete anteriore del sacco lacrimale. ((( Bollettino d'Ocu-

G. B. BrEnL -

listica >;, settembre 1936-XIV).

L'A. descrive una neoformazione che diagnostica per un emoangioendotelioma sviluppatasi sulla faccia anteriore dal sacco lacrimale prendendo origine da un o dci cosiderti vasa vasorum e precisamente dalla parete di esso.


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La caratteristica importante del tumore descritto dall'A. è costituita da uno sviluppo esclusivamente intravascolare, il che r:.~ppresenta una rarità sia nella letteratur:J oftalmologica che in quella ddranotomia patologica generale sicchè il quadro descritto può ben a ragione definirsi un:~ vera curiosità anatomo- clinica.

L'importante studio è anche corredato da vemitre figure. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA HARTMANN. -

Il limite superiore di audizione in penuria di ossigeno. (•< Luftfahrr.

medizine ))' I Bd.; III H .). Precedentemente si son fatte fine osservazioni' in soggetti m deficit di ossigeno, sia in stato di fatica, per aver raggiunto grandi altezze, sia in riposo corporeo con la rarefazione in camera a depressione, rivolgendo però l'attenzione a funzioni psico- scnsoriali. In seguitO sono state fatte indagini nelle medesime condizioni di deficit di 0 2 in riguardo alla funzione visiva, uditiva, gusto, odorato (Barcroh, Beyr.e, Hingston ecc.)

ma non si è stabilito il limite superiore dell'audizione se sia con certezza abbassato per un generale indebolimento sensorialc. L'A. ricordando che già nel 1918 furono eseguiti esperimenti in deficit di 0 2 per saggiare la soglia uditiva da K oschcl e Albrecht, ma solo con esami di trasmissione aerea e che il primo danno che si rivela a carico dell'orecchio interno per veleni esogeni o endogeni o per eccessivi stimoli sonori si sa che si manifesta con l'abbassamento del limite superiore della curva auditiva, ha esegu ito ricerche in 35 soggetti in camera ~ depressione, su proposta di Noltcnius, utilizzando la trasmissione per via ossea onde accertare l'abbassamento del limite superiore di audizione in deficit dn 0 2 • Previo accenamcnto prima dell'esperimento del potere uditivo di ogni soggetto con 1·ari esami stabilendo la curva singola uditiva con la trasmissione per via ossea, ogni individuo 1·enne esaminato col monocorda di Struyken in modo da determinare il limite superiore di audizione alle varie depressioni alle quali era legata una contem. poranea rarefazione di 0 2 • I risultati sono stati alquanto differenti fra individuo ed

individuo, e mentre in alcuni giù a 3000 m. si poteva notare un netto abbassamento del limite superiore, in altri tale f:mo si verificava a quote sensibilmente maggiori , in ogni caso però sempre prima cht: insorgessero segni di fame d'0 2 • L:a intolleranza al· l'alta quota era sempre maggiore nei primi. Essa però si è mostrata variabile a seconda dello stato del soggetto: un d\ssi ·esaminato dopo un certo periodo di inanizione, quindi non in possesso delle ordinarie sue forze, mostrò un'accentuata intolleranZ-a alb depressione e rapido abbassamento del limite superiore uditivo, in netto contrasto con altre prove sopport:ltc benissimo in antecedenza, in cui crasi trattenuto rispetti vamente 3 e 7 minuti ad una depressione pari a 9000 m. Ji quota. In altri soggetti affaticati a quota (xxJo con la1·oro al ciclocrgometro pari a 3- ')O<lO M/kg. il limi te superiore Ji audibilità mostrò un:t rapida <liscesa di 1·alori in confronto ai dati forniti prima del lavoro in cui ai'CI':mo potùto raggiungere indisturb::ni gli Hooo m. di quota. La intollera nza si eliminava nei va ri casi con la respirazione di 0 2 c in pari tempo, pur rim:mcndo ad una deprcssiont: pari ad alta quota, il limite superiore di audiz ione saliva

fino quasi a raggiungere quello determinato a quota zero. Abbassamenti del limite s uperiore, come comparsa di sintomato!ogia di mal J 'altczza si devono riportare 3 penuria di o~ c doi'C:lllnO esser chiariti con b dosin~ctria dcll'0 2 nel srmguc da cffwuarsi nel corso degli esperimenti.


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DERMO-SIFILOGRAFIA F. FRANCHI. -

suU· azione acromizzante dd microsporon furfur nd neri. (.. Il Dcr-

mosifilografo >>, gennaio 1937-XV). La maggior parte degli AA. ed in panicolar modo quelli della scuola di Gougerot, nella genesi di formazione della forma acromizzante della pityriasis versicolor, pur non escludendo come fattore prineip:1le un'azione meccanica protettiva verso i raggi solari esplicata dai miceli dd fungo, ammette una concomitante azione infiammatoria c tossica, secondo la quale i fenomeni infiammatori provocati dalla dermatosi stessa e la formazione di tossine liberatesi dal fungo sotto l'azione dei raggi solari sarebbero in grado di agire sullo Hrato basale in misura talt: da indurre una diminuzione ddla normale pigmentogenesi. Ricerche esperimentali eseguite in merito dall' A. (R1jorma medica, n. 9, 1936) confermano l'esistenza di fenomeni melanolitici in corrispondenza delle chiazze pityriasiche. Le osservazioni di casi di pityriasis versicolor acromizzantc in pazienti a cute nera riferiti da alcuni AA. confermerebbero il doppio meccanismo di formazione drlle acromie post-pityriasiche, permettendo di concludere che si tratta di vere acromie o depigmentazioni. Secondo altri AA. invece anche in questi casi non si tratterebbe di depig mentazione, perchè le ipocromie sarebbero dovute al fatto che il pigmento delle sporc è più chiaro del pigmento della pelle e per essi la denominazione più esatta di tali affezioni cutanee sarebbe quella di pseudo-acromie post parassitarie. Per contro alcuni AA. hanno sperimentalmente dimostr:lto che il fungo parassita sotto l'azione dei raggi ultravioletti provocherebbe una melanolisi, per cui il pigmento distrutto precipita sulle squame, che in primo tempo appaio no brune; più tardi le squame cadono e resta la depigmentazione. Non ostantc le ingegnose esperienze compiute in entrambi i campi, la spiegazione patogenetica di queste acromie non è parsa definitiva, non essendo stato raggiunto dai vari AA. l'accordo sull'argomento. L'A. durante la sua permanenza in A. O. l. ha avuto occasione di controllare in tre casi di pityrìasis versicolor in pazienti a cute nera le ricerche precedentemente eseguite in Patria circa il riconoscimento o meno dì un'atti vità acromizzantc esplicata dal microsporon furfur. Con la guarigione della dermatosi ha osservato la comparsa, senza che sia scata applicata alcuna irradiazione, di lievi, ma nette ipocromie nella stessa sede e della stessa forma c grandezza delle chiazze pityriasiche preesistenti, vedendo così realizzarsi spontaneamente quelle condizioni che nei pazienti di razza bianca aYeva cercato di riprodurre sperimentalmente con le irradiazioni. A riprova quindi di quanto 1' A. aveva sperimentalmeme dimostrato nei pazienti a cute bianca, resta così confermato che nella patogenesì delle lcucodcrmic post- pityriasiche si deve ammettere una vera e propria mclanoEìsi, esplicata dal parassita stesso in wrrìspondenza dci tratti di cute già affetti dalla lesione. Tali ipocromie negli individui di razza nera sono apprezzabili, a guarigione avvenuta della dermatosi, per la pìgmentazione di contrasto della cute circostante. CARLUCCI.

G. FALCHI. -

Le urdriti non gonococciche. (u Athena ))' n. I, gennaio 193j-XV).

L'A. con una chiara ed interessante trattazione delle uretriti non gonococcichc richiama l'attenzione del medico pratico sulla sintomatologia clinica delle varie cntit.ì


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morbose, sulle diverse eziopatogenesi, sul decorso, complicazioni cd esiti, percht: po~­ sano essere evitati per la maggior parte possibile gli errori che si ripetono frC(juCntc· mente circa la di:1gnosi e la terapia di cali forme. N ella denominazione di uretriti non gonococciche si comprende un complesso di affezioni uretrali, che traggono la loro origine da cause molteplici, in parte note, 1n parte non bene precisate o com pletamente oscure. Queste forme uretrali sono piuttosto frequenti, non sempre be nigne, facilmente soggette a complicazioni, spesso resis tenti alle cure e quasi sempre confuse con le oretriti blenorragiche e curate come tali con tutte le relative conseguenze. E' necessario premettere che si deve parlare di uretrite non gonococcica soltanto guancJo con tutti i procedimenti no ti, opportunamente usati, non si è potuto me ttere in evidenza il gonococco. Generalmente le uretriti non gonococciche vengono di,·ise in microbiche e amicrobiche, con fo rme intermed ie, che studi più accurati c pazienti potranno estendere o limitare. Con la denominazione di uretriti batteriche si comprende. il vasto g.:uppo di tn· fìammazioni uretrali, che ha nno la caratteristica di una secrezione, 1n cu1 accanto ad epiteli e leucociti si ha il reperto di germi. Si di vidono a loro volta in due g ruppi: uno in cui è dimostrabile l'infc-Lione dall'esterno con le sue varie modalità, compreso il contagio da rapporti sessuali (stafilococco, streptococco, colib:tcillo, sarcine, bacillo di Doderlein, bacillo fusaro, bacillo pseudodifterico), l'altro più numeroso c frequente che è dato da germi, o già presenti ncll'urctra, che diventano p:ttogcni per circosta nze varie o che vi pervengono dalla vescica, dalla prostata, dalle vescichette, dal bacinetto o da foci lontani per via ematica (tonsillite. foruncol i, ascessi ecc.).

Abbiamo poi le uretriti mìcotiche che Castellani divide in uretrìti da fermenti {saccharomyces, Cryptococcus, Monilia, E ndomyces) uretriti da 1\"ocardiacee e Cohnistreptothrix, uretriti da Oidium, urctriti da Emispora e uretriti da Aspergillus.; le uretriti originate da amebe, flagellati c spirochete; le uretriti da ulceraz.io ni (strcptobacillo di Ducrey, h~cillo di Koch) e da neoplasic. Con la denominazione di uretrite amicrobica si comprendono invece quelle forme caratterizzate da secrezione alle volte scarsa c alle volte abbondante, da urine lie\'Cmeme corpuscolate con filamenti, da reperto microscopico e colturale negativo per germi, da decorso lungo, tenace c resistente alle cure, con potogcncsi oscura. Fra queste forme di urctriti sono comprese anche q uella da inclusioni o protozoica, quella erpetica, quella traumatic~: (cause meccaniche. chimiche c termiche). quella congcstizia. e quelle da mal<~ttk generali. Per guanto rig uarda la terapia delle uretriti non gonococciche, occorre che sia t·ondotta con raziocinio e cautela, proscr i\'cndo qu:tlsiasi mezzo troppo energico, che porta ad aggra\'amcnti e a compl icazioni. P oichè nell'insorgere di tali uretriti sono in giuoco due f~tto ri impo rtanti c cioè le condizioni e b costiwz ione dd paziente da una parte e il virus dall'altra. se ne ded uce che tutt:t la ternpia deve essere duplice e cioè generale e loc::tle. Come cur:l generale occorre raccomanda re una alimen:azione buona e sobria, c,·itando o limit:111do i cibi irritanti, l'alcool, !:t birra, evitando gli esercizi violenti, i traumi diretti cd indiretti locali . Inoltre la dieta sarà ::d:lltata alla eventuale diatesi urica, oss:;. lurica. fosfnruricn e alle turbe del ricambio degli idrati di carbonio. Come terapia locale nelle uretriti amicr~biche sono consigliabili lavaggi antcric:ri o totali con soluzioni isotonichc di .cloruro di sodio, di cloruro di mag nesio :ti 25 ";,,n a giorni alterni. Nei casi resistenti wno indic:lte fa ,·ande con ittiol<> al 2 'X., candelctte all'ossido di zinco rf to, iniezioni uretrali di solu zio ne di solfa to di r:tme 0 .2 - 1 '.~•.


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Nelle uretriti postgonococciche amicrobiche sono utili Ja,·aggi con soluzione Ji acido borico al 3 %, iniezioni di soluzione di solfato di zinco al 0,2 - 0,5 %, di sottonitrato di bismuto all't- 2 %. Nelle uretriti microbiche da sta filo- streptococco lavaggi anteriori o totali con soluzione di permanganato di potassio x/sooo, alternati con ossici:tnuro di mercurio 0,15 °/00 ; in quelle da colibacillo e bacillo pseudo-difterico in~ri llazioni di nitrato d'argento o,5-1%; in quelle da bacillo di Doderlein, tetrageno, piocianeo, lavaggi con soluzione di ossicianuro di mercurio Ijxoooo; in quelle da miceti lavande con soluzione di acido borico 3 % ; in quelle da trichomonas instillazioni di tripaflavina. Nelle uretriti posr- gonococciche microbiche lavaggi con permanganato di potassio 1 6ooo, ossicianuro di mercurio t/Ioooo, cure endoscopiche, dilatazioni, sonde te rmiche. I n ogni caso la cura va integrata, secondo la necessitiì, con iniezioni endO\·enosc di urotropina, tripaflavina, arsenobenzoli, aulo o stockvaccini . Nelle prostatiti, vescicoliti, epididimiti usare secondo casi m :~ssaggi , di:~tc rmi :1, proreinoterapia, vaccini. ln alcune uretriti specifiche sono consigli:~te cure adatte e ,·ariabi!i c:~so per ca~o. Così nelle uretriti da streptobacillo di Ducrey si useranno il ,·accino specifico, can<klctte all'iodoformio; in quelle da spirochete cure locali con soluzione di arsenobenzoli; nel le erpetiche lavaggi con soluzione di acido borico 3 ~:, ; nelle uretriti da inclusioni iniezioni o instillazioni di soluzione di solfato di rame 0,3 - o,S%; in quelle da neoplasie (papillomi) diatermocoagulazione su guida endoscopica; nelle chimiche lavaggi con soluzione isotonica di cloruro di sodio o di magnesio; nelle tubercolari instillazioni di olio gomenolato, candelette all'ioJoformio, cura dei focolai profondi; nelle uretriti da malattie esantematiche lavaggi con soluzioni isotoniche di cloruro di sodio e Ji mag nesiO. CARLUCCI.

BROMATOLOGIA G . N 1ccou - VALLESJ. -

La «Nutra li a ». (<r Rivista Ji Commissariato e tb St:rvizi

amministrativi militari »: A. IV, n. t; gennaio- febbraio 1937 - XV). Non accade frequentemente di dover rilevare che un quesito di interesse colletLivo ' 'enga svolto - come nel caso che csomir.:amo - con tanta perizia e, sopratutto, in maniera così esauriente e completa da render vana la ricerca di un punto debole da illustrare e meglio chiarire o sul quale possa esercitarsi la critic:t. Si è che l':trgomento è della più alta e universale importanza - sociale ed economica - in quanto riguarda, in primo luogo, il pane; conseguentemente, la pasta a.limenra.re; e lo studioso che lo svolge, con profonda competenza, è il Maggiore commissario del R. E. Giuseppe Nic· :ol i-Vallesi, testè promosso al grado superiore per « meriti eccezionali ll . Abbiamo detto, semplicemente, " il pane l > - la di cui storia si identifìc:~ in quella stessa del progresso umano e della civiltà - e << la p:~sta ll,. una specialità autultica delb nutrizione italiana, che ha profonde e ferme radici nella rclati,·a fiorente industria; industria che trovasi da tempo in via di continuo s,·i luppo a causa - più che del consumo interno - della larga corrente di esportaz ione. Il problema ha imercss:1to perciò. in ogni epoca, gli scienziati, i governanti e massimamente i consumatori. secondo i relativi punti di vista, tecnico, sociale cd economico : perfezione e bontà della preparazione, sufficienza del proJotto, convenienza del prezzo di :~cquisto. Superfluo aggiungere che, nel caso specifico dell'alimentazione mi!it:~re. pane e p:.~st:-t costituiscono uno dci più solidi pilastri del vittCI del ~oldato. Riassumere in brevi note la pregevole monografia dell'egregio A. non è Impresa facile, tanti sono i molteplici aspetti sotto i quali il tema è stato considerato e tanto


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

densa è la materia trattata. Eppertanto ci limiteremo a esporre per sommi capi lo svolgimento, il quale prende inizio dalle innovazionj conseguenti alle disposizioni emanate col Decreto Ministerialc 24 febbraio 1936-XIV, sulla temporanea disciplina della produzione e vendita delle paste alimentari. Tali innovazioni - che, introdotte nella fase più acuta del periodo sanziorustico, mjravano a limitare il consumo ru grano duro e vigono tuttora per la conquista dell'autarchia economica - consistono principalmente nella eliminazione del tipo di cc pasta di pura semola ». Questo significa che resta abolita la pasta fabbricata esclusivamente con graniti di frumento duro, per cedere il posto alla qualità nella quale entrano sfarinati di tenero, in proporzione non inferiore al 40 %, o ad altro tipo - denominato '' pasta miscdata )) - in cui possono immettersi - nella misura massima del 20 % farine di cereali diversi o di leguminose o miscele di entrambe. Anche l'Amministrazione Militare - che prescriveva, per le proprie forniture, pasta allestita con semolini di grano duro - ha dovuto soggiacere alle disposizioni del citato Decreto. Ma essa ha escluso in modo categorico la « pasta miscelata >> ed ha ammesso invece quella cc di semola )), preparata col 6o% di sfarinati di grano duro e col 40 % di quelli di tenero, ciò che ha portato - per il nuovo tipo di pasta e in base a dati sperimentali e risultati anolitici - a rivedere e modificare le condizioni speciali d 'oneri preesistenti. Prima di entrare nel campo vero della questione, l'A. riassume i dibattiti sorti nell'ambiente sindacale a seguito delle proposte d'impiego delle farine integrative che tale è il nome con cui si designano le miscele di sfarinati di cereali e di leguminose - nella fabbricazione del pane e della pasta, avanti ancora che le particolari esigenze imposte dalla politica antisanzionista portassero all'emissione del Decreto il quale,

come si è visto e sebbene in limitata misura, le tollera. Successiv:unente, passa a clescri'-ere le caratteristiche di tali farine - commercialmente denominate <c Nutralia >> e non manca di accennare alle discussioni varie sorte tra gli scienziati, circa la utilità o meno del loro consumo in miscela con quelle di frumento. Considerando, tra l'altro, la maggiorazione del valore nutritivo decantato per le paste preparate con le miscele suddette - a ragione dell'alto titolo di sostanze proteiche delle farine di lcguminose egli richiama opportunamente anche gli approfonditi studi cbe, anni addietro, furono eseguiti da organi dell'Amministrazione della Guerra, allorchè fu posto il problema deila introduzione della farina di soia nella panificazione militare. Senonchè, questa interessante considerazione - se può ritenersi relati vamente pacifica per il valore nutritivo del pane - non si presenta invece altrettanto lusinghiera per la pasta, a causa delle caratteristiche che questa assume, come di seguito esamineremo. L'A. infatti - sulla scorta dei giudizi ragionati e positivi degli studiosi che si mostrano anersi all'utilizzazione delle farine integrative - si sofferma sui dati a carattere economico e tecnico da essi sostenuti. Tra i primi, sono da citare: la insufficiente produzione nazionale di legumi per i bisogni del mercato interno e quindi la necessità di procedere alle relative importazioni, come è dimostrato dalle statistiche ufficiali; le quotazioni più elevate di taluni legumi rispetto a quelle del grano; lo spostamento nei consumi col conseguente rialzo dci prezzi di derrate che - com'è il caso dci fagioli, dei ceci ccc. - sono di largo uso alimentare nel ceto agricolo cd operaio, In quanto alle risultanze tecniche poi, basta solo considerare, per le paste miscclate, la loro imperfetta e non uniforme cottura, nonchè la scarsa « resa in pentola l l ; e, per il pane, gli inconvenjenti - noti e sperimentati - che con l'impiego delle farine in oggetto si determinano nella lievitazione e nella cottura c che incidono sfavorevolmente sui caratteri organole:ttici e sulla gustosità del prodotto. Comunque, per le paste alimentari almeno, la questione deve ritenersi sopita di fronte a un decreto che n~ ùisciplina la produzione, sia pure in via temporanea. Pera!-


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tro, va tenuto presente che la pasta miscelata non menoma la sana alimentazione mentre, con la fabbricazione e lo smercio di essa, si è inteso di agevolare le classi meno abbienti procurando loro prodotti a più buon mercato, se non a pari rendimento. E infatti, per poco che l'attenzione si fermi sulla differenza del prezzo corrente fra la << pasta . comune » e la <<pasta commerciale miscelata con Nutralia », appare evidente e incontroverùbile che la « Nutralia » in discorso non può essere pr.:parata con farine pregiate (riso, fagiolj, ceci). E siccome queste hanno prezzi superiori a quelle di frumento, sorge legitùmo il dubbio che si faccia ricorso a derrate di bassa qualità o di scarto o a cascami di esse, alle quali è da imputarsi, in principal modo, se la pasta, alla cottura, si presenta , flaccida e collosa, lasciando altresì abbondante residuo. E' chiaro allora che questa degradazione della buona qualità dell'alimento, non disgiunta dalla perdita materiale di esso, viene a elidere quello scarso guadagno offerto dalla differenza del prezzo di acquisto. Per ovviare a questa grave menomazione, l'A. mette giudiziosamente in evidenza la necessità di una accurata solerte vigilanza la quale - se pure e indubbiamente viene posta in opera da parte degli uffici preposti alla tutela della salute pubblica - riuscirebbe certo più facile ed efficace ovemai si esercitasse alle origini e cioè negli st:~bilimenti di fabbricazione. Il controllo delle materie prime d'impiego risulterebbe allora più proficuo, contrariamente a qudlo che può esser.: offerto dalle prove sui prodotti finiti, massimamente quando entra in gioco l'esatta determinazione quantitativa delle percentuali della miscela. Tuttavia, l'A. non manca di accennare, in seguito, al valore che possono avere taluni metodi antichi e recenti di indagine microscopica per il riconoscimento del riso nel pane e nelle paste alimentari, in quanto la farina di riso entra sicuramente a far parte della « Nutralia >>. Ma rileva subito come il puro esame microscopico - basato sulle differenze morfologichc dei granuli d'amido del riso in confronto di quelli del frumento - non offre elementi sicuri di prova, a causa delle profonde modifiche che essi subiscono nelle operazioni di panificazione e di pastificazionc, mentre più esatti c appropriati si dimostrerebbero altri procedimenti: microchimici, microcolorimetrici, miecografici - luminoscopici recentemente escogitati. Ora se consideriamo che, in linea generale, il Capo del Governo - pur tenendo sempre presente le alte finalità del nazionalismo economico - non ha messo delle rccist: limitazioni alla politica deU'intercambio, così come lucidamente venne prospettato, durante l' « Assemblea delle Società per azioni » del febbraio scorso, dal dott. A. Pirelli, Presidente e da S. E. il Ministro delle Finanz.-: Thaon di Revcl, si giudicherebbe utile - come una delle possibili soluzioni di questo specifico problema - far ricorso :~p­ punto alla via dello scambio internazionale. Val quanto dire: importazione del quanùtativo dj grano duro nella misura rigorosamente adeguata alle necessità del Paese, contro l'esportazione di prodotti agricoli esuberanti: riso, ad esempio, o altre derrate.

Venendo infine a considerare il lato puramente militare del quesito e pur limitan· doci a tener conto dei biso,g ni del tempo di pace soltanto, noi ci dichiariamo perfettamente d'accordo col Ten. colonnello Niccoli- Vallcsi, il quale conclude richiamando l'attenzione sulla utilità che avrebbe l'istituzione della gestione diretta - da parte dell' Amministrazione Militare - del servizio della pastificazione per le occorrenze delle Forze Armate ed altre collettività statali. Solo con tale sistema - che già per se stesso costituisce una fonte dj no111 disprezzabile vantaggio economico - si otterrebbe la sicura garanzia sulla genuinità della pasta, senza che esso sistema possa giudicarsi di gra\·e ostacolo al vivere c prosperare della industria privata nazionale. A. PACNIELLO.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CliNICHE N EGli OSPEDAli MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai verbali pervenuti alla Direzione Genera le d i Sanità militare nel marzo 1937-XV)

ANCONA + Sottotenente rnt:dico MARIO PoLIDORt: Angina di Ludwig - Censo-t~!, con presentazione di un caso clmico. L'O. dopo aver esposto per sommi capi la storia, l'eziologia, la patogenesi e l'anatomia patologica della così detta Angina di Ludwig o meglio flemmone settico del pnvimcnto buccalc, p:1ssa alia prcsentnione di un caso clinico occorso alla sua osservazione nel Reparto Chirurgico, ad esito felice. Dopo aver discusso cd escluso i diversi giudizi diagnostici che nd c:-tso pote,·ono logicamente essere portati in campo, tratta della cura che è stata tempcsti,·amcnte chirurgica coadiu\'ata da dosi generose di siero antistrcptococcico polivalente e da irrigazione continua alla Carre!.

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ANZIO (Campo sanat. eli m. mil.) + Sottoteneme chimico farmacista PtETRO MuRA: Preparati dr oro nella terapia della tubercolosi. L'O. dopo a,·er accen nato ai preparati di oro dal lato chimico ed alla costituzione dei principali preparati sia in soluzione che in polvere, che si trovano in commercio, ha parlato delle appfìcazioni di questi preparati nella cura della tubercolosi polmonarclaringca e della tubercolosi cutanea, illustrandone il grado di tolleranza ed i risultati che se ne ottengono.

+ Sonotenente medico MARIO ZoLLo: Diag11osi precoce della tubercolosi.

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BARI • Sottotcnentc medico Rocco DE PAOLA: Meccm1ismo d 'azio ne del princtpro pancrearico ipotensivo; influenza sulla jun zi011e splenica di riserva sanguigna. L 'O. inizia la sua conferenza accennando all'importanza che ha assunto in questi ultimi tempi il principio pancreatico ipotensivo, sia nel campo sp<.-rimentale che in quello clinico e tcrapcutico, e descri\'c le ricerche di Roncato c Farini, Gley e Kisthinios, ecc .. Riporta poi il metodo di Gley c Kisthinios per ottenere l'estratto pancreatico disinsuli nizzato, ed espone l ':tzionc di esso sul cuore, sul sangue e sulla tensione oculare. Cita lo scopo delle ricerche, le mocblità deg]j esperimenti, espone il metodo usato in queste ricerche, i risu ltati ottenuti, arrivando alla conclusione che il principio pancreatico disinsulinizzato esplichi la sua azione ipotcnsiva attraverso la vasodilatazione degli organi centrali, specie dclh1 milza, e la \'asocostrizione periferica.

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BRESCIA + Maggiore medico Lu1c1 CELLINt : Caso di eritt·odermite essudativa diffusa da arsenobenzolo. Nella illustrazione dd caso l'O. mette in rilievo come la forma morbosa ebbe inizio in un carabiniere con prurito molesto alla 6" iniezione intramuscolarc di arseno-benzolo e quando comparve un eritema intenso con edema che dalla faccia si diffonde\'a ra pi· damente per tutto il corpo, il paziente si decise a farsi ricoverare in Ospedale.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI. MILITARI

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Per diversi giorni il quadro morboso andò peggiorando per il sopraggiung~re di una eruzione pustolosa crostosa squamosa, febbre alta, forte agitazione, insonnia nonostante la cura d i iposolfito alla Ravautj adrenalina, efedrina, pomata Mibelli, dieta lattea. Emuntori liberi. Iniziato poi il miglioramento sia locale che generale, questo gradualmente si è andato sempre più accentuando, tanto che a distanza di 63 giorni si ebbe la guarigione però con perdita completa delle ciglia e sopracciglia e numerose chiazze alopecid1e alle tempie e sul cuoio capelluto. Parlando della patogenesi esamina le varie teorie escogitate in proposito e dà molto più valore a quella tossica sul fegato. Dal caso trae questi ammaestramenti : a) prima della cura, attento esame generale dell'ammalato, spec1e per quanto riguarda la funzionalità del fegato e del rene; b) a cura iniziata sorveglianza massima di esso nei più piccoli rilievi soggettivi ed oggettivi, generali e locali per intervenire a tempo nella sospensione della cura o nel cambiamento di essa. Da ciò la necessità di tenere sempre presenti i vari accidenti immediati, precoci, tardivi che enumera. Parlando della terapia, alla luce dell't>spericnza dci ,·ari capi scuola, esamina il pro ed il contro dci van metocli sulla cura pr<-coce o tardi va, debole o massima, illustrando più diffusamente il metodo Rebaudi, e conclude che per ~sporsi al minore numero. uei rischi, senza pregiudizio dell'efficacia della cura, convenga attenersi ad una via di mezzo, cioè dosi sufficienti di arsenobenzolo alternate: con preparati di bismuto; ripetere le cure ogni 2-3 mesi nel primo an.no e distanziarle anche con dosi minori negli altri 2-3 anm.

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CAGLIARI + Sottotenente medico Enoi\E LucAs: Attino-terapia nella psonas1.

Dopo un breve cenno sulla etiologia, patogenesi, anatomia patologica e sintomatologica della psoriasi, l'O. ha passato in rassegna i varì metodi tcrapeutici medicamentosi e fisici di questa importante dermatosi, con particolare riguardo all'azione dci raggi solari, che possono dare degli ottimi risultati, quando tutti gli altri rimedi sono falliti. E ' necessario però praticare l'elioterapia quando il fenomeno di Kobner è assente, altrimenti gli insuccessi sono più che possibili. Accenna ai rapporti tra pigmento (che è appunto il processo quasi di protezione che si pretende dall'elioterapia) e psoriasi e quindi, di conseguenza, a quelli possibir1 tra psoriasi e sistema nervoso vegetativo (ghiandole surrenali).

+ Sottotenentc medico RucGERO SPERA: La vaccinoterapia nel tifo.

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CffiETI + Primo capitano medico PIETRO MAGGIO: Cura chirurgica dell'ulcera gastroduodenale in rapporto ai fattori patogenctici ed al processo anatomo-patologico.

L 'O. sulla guida dei risultati ottenuti dagli AA. ed in base alla esperienza della propria osservazione nelle Cliniche e negli Ospedali, ribadisce il concetto che in rappono alla varia patogenesi dell'ulcera gastro-duodenale, la cura chirurgica deve tener presenti la causa presumibile della malattia, le sue differenti localizzazioni ed i varì momenti del processo anatomo-patologico, La resezione è il processo di cura che dà la migliore qualità di guarigione e la minore percentuale di recidive, perchè con essa si apportano profonde modificazioni nella inncrvazione della parete gastrica, si riduce la secrezione cloridrica con l'asportazione


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di gran parte del fondo c della zona di stimolo alla ipercloridria. si elimina tutro o gran parte del terreno flogistico, tenendo in tal modo conto di quasi tutti i fattori c:~usali della malattia. Essa è l'operazione di elezione nell'ulcera gastrica, in quella pilorica e_ d~ll~ _vi~inanze, di quelle duodenali in atto, specie se posteriori e te.r ebranti negli Orgam VICIOIOri. La gastro-digiunostonia trova la sua indicazione essenziale quando si vuoi deviare il vuotamento gastrico, modificando, nel contempo, con l'abolizione della stasi, lo

spasmo e col reflusso duodenale alcàlino l'acidità del chimismo gastrico. E' applicabile pertanto, solo nelle stenosi cicatriziali del piloro, nelle ulcere stenosanti del duodeno, nelle ulcere attive non sanguinanti della parete anteriore del duodeno nelle quali si farà pure l'infossamento dell'ulcera, nelle ulcere perforate duodenali , a complemento della sutura cd infossamento dell'ulcera, allorchè le condizioni del malato consigliano di attenersi ad una operazione minima. La duodeno-sfìnterectomia permette una apertura pilorica larga come una gastrodigiunostomia cd ottiene così la soppressione dello spasmo sfinterico e la neutralizzazione delle secrezioni acide con quelle alcaline duodenali, ma ha scarsa possibilità di applicazione, limitandosi alle ulcere non molto lontane dal piloro ed a quelle della parete anteriore del duodeno, che sia mobilizzabile. L 'O., dopo aver ricordato tutti gli altri processi di chirurgia conservativa, demolitiva e mista, conclude che quando la patogenesi dell'ulcera gastro-duodenale sarà meglio chiarita, anche il chirurgo avrà intervemi più fisiologici ed efficaci degli attuali per il bene dei malati e della scien7.a.

+ Metodo di Termù:r nella cu1·a delle flebiti post-opemtoric Il trattamento delle flebiti post-opcratorie con le sanguisughe, rimedio assa1 10 uso un tempo e caldamente raccomandato d<Ji vecchi AA., è stato rimesso in Ol!lore dopo le comunicazioni di T ermier nel 1922 e 1925 in occasione dei Congressi francesi di chirurgia, tenuti in tali epoche. Il metodo consiste nell'applicazione di 3 a 5 sanguisughe intorno alla radice dell'arto ammalato per tre o quattro volte, alla distanza di 48-36 ore, a seconda. della imponenza dei sintomi locali, dell'arresto della loro progressione e dell'inizio e celerità della loro regressione. Come per la maggioranza dci metodi di terapia, questo continua ad avere partigiani cd avversari. L'O., che ha compiuto sull'argomento delle indagini sperimentali e cliniche può affermare che la irudinizzazione secondo T ermite risponde allo scopo, facendo regredire rapidamente un processo flcbitico iniziale, con conseguente scomparsa della febbre c dd dolore, senza dar luogo ad inconvenienti di sorta. Circa l'intimo meccanismo con cui il sanguisugio agisca, l'O. propende più per una azione locale rivulsiva, vaso-dilatatrice e linfagoga, che per un'azione anticoagulante generale, gi:Jcchè il tempo di coagulazione, quello di emorragia e la viscosità della massa sanguigna non vengono modificati in modo sensibile dall'azione delle sanguisughe, nè la guarigione si verifica se le sanguisughe si applicano in siti lontani dagli ani , sede dei processi flebitici .

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FIRENZE+ Sottotcncnte medico TRISTANO CASTELLANI: Pt·eserltazione di alcuni casi di tubercolosi polmonarc tmttati con collassotcrapia. Viene succintamente riferita l'anamnesi c brevemente esposta l'obbiettività di quattro infermi ricoverati per tubercolooi polmonare. In due di tali pazienti è stato praticato pncumotorace terapeutico unilaterale; i l terzo di fronte alla impossibilità tecnica di praticare tale terapia è stato sottoposto a fre-


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nico -excresi; l' ultìmo, affetto da forma bilaterale cavit:Jria, è stato trattato con intrcxluzione di aria bilateralmente. Nella totalità si sono avuti ottimi risultati sia dal punto di vista generale che in rapporto alla obbiettività polmonare, il soggetto con pneumotorace bilaterale ha dimostrato una netta tendenza alla fibrosi del polmone destro (dove si t: escrcit:~ta la m:~ggiore compressione) e un netto miglioramento nello stato del sinistro. L'O., avendo premesso lo scarso interesse generale che sembra offrire l'esposizione di una pratica terapeutica oggi ampiamente usata, trae tuttavia lo spunto per raccoma ndarne l'applicaz ione nei casi anche sospetti di tubercolosi polmonare, per ritrarne i notevoli vantaggi di cui fra l'altro fanno testimonianza i casi esposti. Il tenente medico Gumo BASSI si intrattiene brevemente sulle attuali modalità della prdtica pneumotoracica, riferendo pure in breve g li ultimi pr(}gressi nel campo ddla tecnica e le moderne vedute circa l'indicazione all'uso di tale terapia. Particolarmente insiste sulla necessità di considerare il pneumotorace curati\'O alb stregua di un intervento di facile applicazione, nonchè destinato a fornire incalcolabili vantaggi, come nell'infermo affetto da forma cavitaria diffusa nel quale il collasso bil:lterale ha nettamente arrestato il progresso della malattia già decisamente avvi:Jta ad una eYoluzione maligna e insensibile alle comuni cure.

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MILANO • Primo capitano medico GABRIEl-E CAVANNA: Medicina del lavoro. L'O. ha fatto cenno dei fondamenti e dell'importanza sociale della Medicina del lavoro ed ha colto l'occasione per commemorare la figura del Sen. Prof. Luigi Devoto parlando dei suoi meriti scientifici e sociali e dell'apporto da lui dato, quale Generale m e dico consulente, durante i quattro anni della guerra europea. • Capitano medico PAsQUALE PALMINJELLO: Le vedute attuali sulla eu m della s1{zlide. L 'O. stabilisce anzitutto l'assoluta necessità della sicura diagnosi prima di iniz iare qualsiasi cura antiluetica. Discute quindi sul momento più conveniente per l'inizio della cura ed esamina le vedute di molti neurologi ed internisti che consigliano di cominciare le cure antiluetiche quando si è generalizzata l'infezione, cioè al momento in cui si presentano le manifcst.1zioni cutanee del periodo secondario. Ciò determinerebbe uno stato di autovaccinazione, per cui gli ammalati verrebbero in seguito preservati dalla sifilide viscer:lle in genere, e dalla nervosa in ispecie. Ciò secondo i sifilografi è errato, perchè la sifilide ncr\'OSa è sempre l'appannaggio di quei malati che si sono malamente curati o non si sono curati affatto; per cui conclude che è necessario iniziare subito le cure appena accert:Jta la diagnosi. Discute dci pregi, indicazioni e controindicazioni dei vari prodotti arsenobenzolic1 trivalenti e pentavalenti, dei preparati bismutici, mercuriali, iodici ecc. c conclude con uno schema generale di cure che potrà essere volta per volta adattato ai singoli casi.

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NAPOLI • Primo capitano medico prof. V1~CENZO CERFOCI.IA: Il contagio e la diagnosi precqu delle malattie tubercolari. L'O. dopo di avere accennato bre\·emente al problema della lotta ::Jntitubcrcolare ed al modo come l'ha impostata il Regime in Italia, passa a parlare del compito che ha il medico in questo campo, specie per quanto riguarda la diagnosi precoce d elle malattit: tubercolari. 7 -

Ciomal" di i'ùdicina Militare.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

Dopo un sommario accenno all'eziologia tlelle malattie tubercolari, specialmente riguardo alrereditarietà, alla trasmissione ereditaria delrultravirus recentemente scoperto, ed ai fenomeni prodotti da esso, si intrattiene sul contagio recente negli adulti c sul contagio precoce dell'infanzia, soffermandosi specialmente su quest'ultimo come c:Jusa principale della trasmissione delle malattie tubercolari. Passa poi a trattare della necessità di una diagnosi precoce della tubercolosi, basandosi sopratutto sui fenomeni provocati dalla tossiemia tubercolare, che è la prima manifesta zione dell'infezione tubercolare nell'adulto, illustrando partitamente ciascuno dei segni tossiemici, in base ai quali è possibile formulare una diagnosi precoce, anzi preCOCISSJma.

+ Maggiore medico RAFFAELE SQUILL.~CIOTI: La cura chirurg1ca del gozzo esof· talmico. L 'O., passate in ri vista le tlivcrse teorie sulla infermità in parola, enw1cia i diversi metodi operatori proposti per la sua cura soffermandosi in particolar modo sulle operazioni sul simpatico e sulla tiroide. Accenna inoltre alle correlazioni tra timo e tiroide e le altre ghiandole a secrezione interna e termma enunciando le indicazioni e controindicazioni ai vari interventi.

NOVARA

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+ Maggiore chimico farmacista PIETRO ARr'Il'O: Cannabis Indica di Lomark

e Ca11nabis Sativa di Linnco. Dopo un breve cenno storico in c~i fa notare come la Cannabis Indica fosse s1n dai tempi più remoti conosciuta ed adoperata come sostanza inebriante e medicinale. l'O. passa ad esporne i caratteri botanici, la composizione chimica, le varietà commerciali ed i diversi preparati usati in Oriente a ~copo voluttuario. Fa quindi una dissertazione sulla sua azione fisiologica facendone risaltare le molteplici sue estrisencazioni in rapporto alle varie circostanze contingenti. Passa poi in rassegna i diversi preparati ad uso tcrapcutico, indicando le varie forme morbose in cui sono stati o vengono abitualmente impiegati, e termina con una breve allocu7.Ìone sul b Cnnnabis Sativa dimostrandone l'identità di azione, in modo però c proporzioni ass:Ji più modeste per cui nella pratica abituale viene fatto esclusivo uso della varietà Indica. • Primo capitano medico BARTOLOMEo SctALDONE: Herpes zoster.

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PALERMO • Maggiore medico FRANCEsco Ptnrrr: l serVIZI d'igiene e profilassi dd

nostro Esercito in campagna. Sezione di disinjcziot1e. •

Tenente colonnello medico GAETANO ScJBETIA: Dimos11·azione dettagliata de/ie

modificazioni sinora apportate sia alla costituzione organica, che al materiale ed al fun · zionamcnto delle varie utJità samtarie di mobilitazione; creazione e radicale trasform azione di alcune di esse. • Capitano medico ANTONIO ToMASELLI : Agl'·essivi chimici, mezzi d1. proteziot.e c ioro efficienza pratica (e.m-citazio·ni con l'intervento della Compagnia chimù·,z).

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PERUGIA • Tenente medico ENR ICO CANCI.\LJ..OTTI: Ulcera tropicale. L'O. mette in rilievo la grande importanza che ebbe l'ulcera tropicale durante la campagna in Africa Orientale per il suo largo diffondersi, specie in alcuni periodi dell'anno, nelle truppe indigene.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI C LINICH E NEGLI OSPI'.DAU MILITARI

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Dopo aver passato in rivista i numerosi m ezz.i rer::~peurici che fu rono te nta ti per l'addietro c sempre con scarsi risultati, riferisce esperienze che furono fatte presso l'Ospedale per indigeni di Sembel in Eritrea, sulla terapia dell' ulcera tropicale. Infi ne dopo aver accennato al metodo di Gargiulo e Tombolini per la terapia dell ' ulcera tropicale con lo iodio nascente (così chiamata dagli AA.), mette in rilie\'Q le interessant i ricerche del Franchi sulla vaccinoterapia c sul trattamento con idoformio-termocauterio dell'u~c~~ t~opicum ed i brillanti risultati che ha ottenuto con tali mt:todi, specialmente se unm 1nstcme.

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ROMA+ Maggiore medico prof. CoRRAL>tNO GIACOBBE : Teonori maligni pnmirivi degli organi genitali maschtli. Dopo aver riferito alcune osservazioni personali. l'O. passa io rapida rivista sintetica i tumori maligni primitivi degli organi genitali maschili, che - come è noto sono rappresentati quasi esclusi va mente da tumori che si originano in co rrispondenza del testicolo e del pene; mentre assai rari son0 quelli dell'epididimo, del cordone sperm atico, delle vcscicole scminali c della vaginalc. Questi ultimi, sono ..:osì estremamente ra ri che i trattati classici non ne parlano nemmeno; sono pertanto poco conoscimi cd incompletamente studiati. Accenna alla natura ed istogenesi di tali neoplasie, all'importanza dei sintomi iniziali per poter pervenire ad una d iagnosi precoce da cui dipende il tempesti vo trattamento, che è di dominio de lla radio-chirurgia.

TORINO + Sonotenente medico ANTONIO BoBBIO: La malattia post·operatorin. L 'O. dopo aver esposto le principali modificaz10ni che intervengono nell'operato a carico delle principali funzioni della vita vegetativa, in particolar modo si è soffermato sulle modifìcazioni circolatorie, sulle modifìcazioni del ricambio (acidosi) e sulle modifìcazioni della funzione epatica e cenale. Accennata la patogenesi di queste manifestazio ni, le quaJi riconoscono un substrato causale comune in rapporto a stimoli nervosi abnormi e a stimoli tossici provenienti dal campo operatorio, l'O. ha indicato i mezzi profìlattici e tcrapeutici più adatti ed efficaci a vincere il circolo vizioso, che unisce le varie manifestazioni della malattia post-opcratoria aggravandole, soffcrmandosi particolarmente su quelle sostanze medicamentose che ristabiliscono le deviate condizioni del circolo, sulla somministrazione di soluzioni glucosate e clorurate, le quali ovviano w g ran parte alle modifìcazioni del ricambio c alia disfunzione degli organi parenchimatosi.

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TRIESTE + Tenenti colonnelli medici ABATE e PELLEGRINO, maggiori medici FILOCRANA e ScARPA, capitani medici STAGNITTI e BoNELLI: Conferenze sul Servizio sanitario in guerra c dimostrazione pratica del funzio=mento delle vm·ie unitrì sanitarie.

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RIVISTE MEDICHE MILITARI Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

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Robin : Antica c moderna concezione della cura c della profilassi chininica della malaria. Richard: Studio elettro-fisiologico della intossicazione cianidrica. Applicazioni tera pcutiche. Ferry e Henri : Le risorse attuali della fisioterapia nelle lesioni delle vie motrici. BtrtJa1'd : Memorie di Gabriel Besse-La lande, chirurgo nella Grande Armata. GERMANIA.

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whr: Il valore dcii 'arteriografia per la diagnostica radiologica nelle lesioni del craruo. Genz: La lussazione abituale dell'articolazione della spalla ed il suo trattamento operatorio nell'esercito tedesco. Schoneberg: Sulla cura della meningite tpidemica col gas di Narcylen (acetilene purificato) secondo O. Zellcr.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

Steuber: L'otite influenzale, con particolare riguardo alle osservazioni fatte nella clinica otoiatrica dell'Università di Wiirzburg durante l'epidemia influenzale 1934-1935. Toegel: Lesioni ungueali da benzolo, in un militare automobilista. Strughold: Ricerche sugli effetti delle gra ndi altitudini sul sistema nen·oso animale.

GRAN BRETAGNA.

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Edito da John Baie, Sons and Dan ieib~on.

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Bensted: Difterite con lesioni cutanee. Bridges e Ounbar: Un nuovo bacillo del gruppo delle Sal monelle: K irkce " · Molla n e Fii n t: Nuovo dispositi,·o per barelle negli autocarri. T honuon e Oxon: Distruzione delle zanzare col metodo di James. Winter: L 'istruzione del personale delle ;~mhul anze da campo.

« il

bari !lv

JUGOSLAVIA.

Vojno -Sanitetsk.i Glasnik. -

Rivista trimestralc di medicina, farmacia e \'Cterinaria dell'esercito jugoslavo. (Redazione ed amministrazione: Ospedale militare di Bel· grado). N. 4• tomo VII, 1936.

Mi/oche Yantchitch: Dosaggio dori metrico dell'azoto totale de l sangue. Kostitch e Gradoyevitclz : Influenza dell'istidina e del triptofano sulla forma zione del callo osseo. Mi/oche Sekoulirch : Rapporto fra si licosi c tubercolosi polmonare Chahovitch : A proposito di un caso di cancro del polmone.

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Kurharskt e Makowki : Ricerche concernenti l'idluenza dell'applicazione cnJo,·cnosa della sospensione di carbone attivo mll'organismo umano e animale (continua). 8ol'tkiewicz- Rodziewiczowa, Ma,.ynowski e Rodzicwicz: Studi sull'aria di monta· gna artificiale (continuazione e fine). Zaleski: L'org anizzazione della trasfusitme del sangue negli ospedali militari. Resoconto del Centro di Istruzione del Servizio Sanitario per l'anno scolastico 1935-

1936. N . 3, 1° febbraio 1937.

Owczarewic·:; : Il problema delb disinfezione e disinfestazione m relazione alle p:tr· ticolari condizioni epidemiologiche della Polonia. Kudzar.,·ki c Makowki: Ricerche concernenti l'ihflucnza dell'applicazione c n dove· nosa della sospensione di ca1bone attivo sull'organismo umano e animale (cont;,wa· zione c fine) . Ciszkiewicz c Pek.m: L'l hrangrena gassosa come complicazione di appenJiccctomia. RUSSIA.

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RIVISTE MEDICHE MIL ITARI

447

ltkJn: Il perfezionamento del meccanismo delle doccie. Vochmianin : I risultati delle cure nei sanatori. BorscevkJ : L'allenamento per i voli ad alta quota. Misure precauzionali per C\' l· tare alterazioni dell'apparato uditivo. Zaiontchikoschy e Kalan: l requisiti del l'apparato visi,·o necessari per l'ammissione nell'aviazione.

STATI UNITI.

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Siler: Anticorpi protettivi nel siero del sangue dopo vaccinazione antitilica. Hall: Immunizzazione contro il tetano coll'anatossina. Darling: Progetto per la modernizzazione dei trasporti sanitari di un reggimento di Sanità militare degli S. U. Matz: Uno studio sul diabete mellito nei militari in congedo. Forsee: Sperduto sulle montagne di Ma una Loa. /okoun: Tumore maligno del testicolo (teratoma testis). /ohnston: I nfezione da « Necator Americanus" (Anchilostom:. duodenale) nelle truppe indigene eli Portorico. Lubowe: Profilassi delle m:o:lattie veneree. Clark : Recenti studi sull'anestesia locale. UNGHERIA.

Honvédorvos. -

Rivista scientifica degli ufficia li medici ungheresi. Budapest, IX Gpli17. Fase. gennaio-febbraio 1937·

Péri: Semplice intervento chirurgico in un caso d i sindattilia. Thury: Meccanismo dell'adsorbimento. Schmidt: Casi abortivi e diagnosi del morbo di Heine-Medin. Héjia: Esperienze chirurgiche nella guerra d'Etiopia.


NOTIZIE S. E. il tenente ,. generale medico capo Cav. di Gran Croce Luigi Franchi. Nd Consiglio dei Ministri del 13 aprile è stata confer ita al tenente generale mcdico Cav. di Gran Croce LuiGI FRANCJH la nomina a tenente generale medico capo con rango di Eccellenza,, in riconoscimento delle benemerenze acquisite nella prepa· razione sanitaria della guerra d'Etiopia. Il Direttore Generale della Sanità militare, rendendosi interprete dell'esultanza del Corpo sanitario per il grande onore dem:tato al Capo che lo diresse nel vittorioso conRitto, ha invia w a S. E. il generale Franchi il seguente telegramma: cc Lietissimo alto riconosc-imento tue benemerenze t:sprimoti mie fervide feiÌc/tllzio rJÌ e sensi devoto compiacimento Corpo sanitario. - Generale Mazzetti ». S. E. il generale Franchi ha risposto nei seguenti tcrm vni : « Commosso per cordiali sentimenti espressimi anche nomt: Corpo sanitario militare ri11grazioti vivamemt:, fiero avere servito con fedeltà e cmort: grandt: Patria Fa$CÌS14Saluti cordiali. - Generale Franchi ». Altri telegrammi e indirizzi gratulatori sono giunti d'ogni parte all'illustre Generale, che pure ha voluto rendere partecipi della sua viva soddisfazione i suoi più diretti collaboratori facendo loro pervenire espressioni di memore sentimento.

Modificazioni agli elenchi delle imperfezioni ed infermità riguardanti l'attitudine fisica al servizio miHtare. Con R. decreto 1" marzo 1937- XV, n. ~03 (Circolare n. 222 Giomale Militare c. a.) sono apportate le seguenti modificazioni agli elenchi delle imperfezioni ed inferm ità riguardanti l'attitudine fisica al servizio militare, allegati al R . dt:creto 26 settembre 1930, Anno Vlll. n. 1401 : Art. 1. Gli articoli 2, 3, 23, 40, 41, 47• 59<! 83 dell'elenco A a llegato al R. decreto 26 S<'ttl'mbre 193o-VIII, n. 1401, sono rispettivamente sostituiti d.ai seguenti : " Art. 2. - La debolezza di costituzione grave, trascorso il periodo della riveciibilità ». '<Art. 3· - Il deperimento organico notevole, trascorso il periodo dd la rivedibilità; n -.:i militari, dopo infruttuosa cura c dopo i periodi di licenza di cui al n. 5 delie avvertenze generali>>. « Art. 23- Le lussazioni antiche, male ridotte o non più riducibili di quakuna deHe principali articolazioni; l'anchilosi e la notevole rigidità articolare, i corpi mobili articolari quando abbiamo sede in una delle principali articolazioni, ovvero in pa;ecchie articolazioni, anche se meno importanti, persistenti oltre il periodo della rivedibilità e dopo osservazione in ospedale militare>>. « Art. 40. La riduzione grave del campo visivo determinata da lesioni oculan pro~rcssi ve e da malattie del sistema nervoso, accertate con osservazione in ospeuak militare, dopo trascorso il periodo della rivedibilità o, nel militare, dopo infruttuosa cura ed i congrui periodi di licenza d i convalescenza di cui al n. '5 ddle avvertenze gLnerali >> . «Art, 41 . - La blef<trop~osi bila.ter<!lc:, çongenita a grado tale da impedire o disturbare notevolmente la visione; se acquisita, dopo trascorso il periodo della ri,·edibilit.à. In tutti i casi, dopo osservazione in ospedale militare e, nel militare, previa adatta eu ra e dopo i periodi di licenza di convalescenza di cui al n. 5 delle avvertenze generali 11 .


NOTIZIE

« Art. 47· -

449

La afachia bilaterale, dopo asservazione in ospedale militare "·

u Art. 59· La mancanza e la carie estesa e profonda della massima pane Jci denti con evidente insufficienza della masticazione e conseguente decadimento della nutrizione generale. Nei casi dubbi l'accertamento sarà fatto con osservazione in ospedali m ilitari )). " Art. 83. - L'erma inguinale bilaterale; l'ernia inguinale unilaterale non riducibile e non contenibile, entrambe accertate con osservazione in ospedale militare. Tutte le altre forme di ernie viscerali non riducibili e non contenibili con opportuni apparecchi, accertate con osservazione:: in ospedale militare "·

Art. 2. Gli articoli 31, 43 e 91 dell'elenco A allegato al R. decreto 26 settembre I9J0-\'1Il, n. 1401, sono soppressi. Art. 3· Gli articoli J, 4, 11 e 15 dell'elenco B allegato al R. decreto 26 st:tt<:mbre 1930-VIII , n.

1401,

sono r ispettivamente sostituiti dai seguenti:

'' Art. 3· - La emeralopia essenziale e le forme di emeralopia sintomatica >> . " Art. 4· - Le congiutiviti manifestamente croniche, le blefariti e le forme di tracoma sicuramente spente )). « Art. I I. - Il varicocele voluminoso e nodoso; l'idrocele cistico della vaginale dd testicolo; l'idrocele comunicante ». << Art. 15. - Il piede piatto bilaterale, con inclinazione al lato interno dell'articolazione ti bio tarsica; le dita sopranumeraric dei piedi e quelle altre deformità che ri. chiedano speciale calzntura c che siano di impedimento alla marCia » .

Art. 4· All'elenco B allegato al R. decreto 26 settembre 193o-Vlll, n. 1401, sono aggiunti seguenti articoli: '' Art. 19. - La blefaroptosi unilaterale ncccntuata )). << Art. 20. - L'ernia crurale e l'ernia epigastrica; tutte le altn:: specie di erme fuorchè quelle allo stato di punta ». <• An. 21. - Le lussazioni recidivanti delle principali articolazioni •>. " Art. 22. - La afachia unilaterale ». « Art. 23. - La paralisi del facciale )). « Art. 24. - Le paresi che non raggiungono il grado per la riforma >•.

Accertamenti medico-legali. L 'articolo 5 della Legge 11 marzu 1926-IV, n. 416 prescriveva che la Commissione di seconda istanza presso gli Ispettorati di Sanità Militare, cui è devoluto il giudizio in appello negli accertamenti medice>-lcgali, dovesse essere composta dal generale medico ispettore, da un ufficiale medico superiore, con funzioni di segretario, e da un altro ufficiale medico superiore che veniva prescelto caso per caso. . Allo. sc~po di semplificare tale procedura, che spesso importava un notevole intralcio nel d1sbngo delle pratiche medico- legali, col R. D. L. 25 gennaio 1937 - XV, n. JOI (~ire. 218, Giornale Militare c. a.) viene modificata la costituzione di detta Commis~tone, nel s~n~ che. ~i essa vtngono chiamati a far parte il generale medico ispettore c 1 due ufnCJ.ah meùtct normalmente addetti all'Ispettorato.


NOTI~ lE.

450

Concorso per tenenti chimici farmacisti in s. p. e•• Con circolare n. :95 Giornule :'vfilitare del 22 aprile è resa nota la seguente graduatoria dci dichiarati idonei nel concorso indetto con decreto ministcriale 2 dicembre 1935 Anno XIV per 4 posti di tenente chimico farmacista in s. p. e.: 1" GRAVII'O Michele di Francesco, sottotencme chimico-farmacista di complemento. 2 ° Mol'TANARI Angelo di Giovanni, sottotenente chimico-farmacista di complemento. 3" ALLECRE·n·1 Guido di Mario, sottotenente chimico-farmacista di complemento. 4" PASSALACQUA Eugenio di Ferdinando. sottotenente chimico · farmacista di complemento. s· M.~RROCCO Michele di Giuseppe, sottoienente chimico-farmacista di complemento. h" BLuNoo Salvatore di Giorgio, militare di truppa in congedo. 7" SoRoMo Alfredo di Vincenzo, sottotcncnte chimico-farmacista di complemento. 8" ScARI'ITTI Armando di Pasquale, sottoltenente chimico-farmacista di complemento. I primi 4, dichiarati ,·incitori del concorso, saranno nominati tenenti chimici-farmacisti in s. p. e. c la loro nomina sarà pubblicata sul Bollettino ufficiale.

Bollettino del Corpo· sanitario militare. Ufficiali medici.

MAGGIORI. CENTINEO Sante, A. O. L (Somalia). -

Ospedale militare Palermo.

PRIMI CAPITANI. MANFREDI Arnaldo, 16" fant. trattenuto in servizio limitato. - In data 20 gennaio 1937-XV cessa da tale posizione perchè idoneo al servizio militare incondizionato. AMBRos• Luigi, ospedale militare Bari. - Divisione gran. Savoia dal 21 ottobre

'936-XIV. AMBROSI Luigi, divisione gran. Savoia. R. corpo truppe coloniali Eritrea dal 12 no\'embre 1936-XV, d'autorità. CAPITANI. BoRGHI Leonida, 2° art. div. cel., trattenuto in scn'IZIO limitatr. - In data 11 gennaio 1937-XV, cessa da tale pos1zronc pcrchè idoneo al servizio militare incondizion:Ho. TENENTI. PALMAS G iuseppe, 46" fant. -

16° :lrt. div. bnt.

Ufficiali chimici farmacisti. TENENTI INCARICATI DEl. GRADO DI CA: ll'ANO. I seguenti tenenti incaricati del grado di capitano sono promossi capitani nel

corpo stesso : Con anzianità 13 febbraio 1937-XV: RtP.~RBEL.LI

Roberto, ospedale militare firenze. -

(A scelta speciale). Continua

come sopra. Con anzianitù 14 febbraio 1937-X V:

CRESTE Baldo, ospedale militare Chieti. - Continua come contro. CARLISI Ferdinantlo, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Continua come contro. :-.IAZURACCHIO Bernardino, R. rorpo truppe colon. Libia. - Continua come contrc•.

l


451

NOTIZIE

TENENTI. RorrECLIA Enzo, A. O. I. Eritrea. - Istituto chimico farmaceutico militare Firenze. Dal Bollmino ufficiale, disp. 17", r• aprile 19.n -XV.

*

U fficia/i medici. TENF.NTI. SALVATORE Francesco, R. corpo truppe coloniali Somalia. sando come sopra dal 14 aprile I937-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 18\ 8 aprile I937-XV.

3° art. di\'. f:~nt. Ccs.'

*

Ufficiali medici. PRIMI C-\PITANI. RosA Guido, ospedale militare Firenze. - Comandato per l'anno accademico 19361937 quale assistente militare presso la clinica chirurgica R. università Firenze. CAPITANI. C.-.PuTo Biagio, A. O. I. Somalia. - Ospedale militare Torino. CAPUTO Biagio, ospedale militare Torino. - Comandato per l'anno accademico 1936-1937 quale assistente militare presso la clinica chirurgica R. università Torino. ToMASELLI Antonino, A. O. L Eritrea. - 10° bersaglieri. TENENTI INC:\RICATI DEL GRADO DI CAPITANO. IMPALLOMEN! Sebastiano, A. O. I. Eritrea. - Ospedale militare Messina. Dal Bollettino ufficiale, disp. 20", 15 aprile 1937-XV.

*

Ufficiali medici. T ENENTI COLONNELLI. CrACCio Vito, ospedale militare Roma. - In data 1° marzo 1937-XV, nomin:ltv membro effettivo della commissione medica per le pensioni di guerra Roma. . Lucci Americo, ospedale militare Roma, membro effettivo della commissione m<.:dJca per le pensioni di guerra Roma. - I n data 1° marzo 1937-XV, cessa di far parte della commissione stessa. RAITAZZI Tullio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Divisione fant. della Sila (Catanzaro), cessando come sopra il 23 febbraio I936XIV. PRIMI CAPITAI'!. . C~~vo Attilio. - In data 28 aprile I937-XV, è collocato in :lUsiliaria, per età, con anz1amta 6 maggio 19z8-VI. PLASTINA Mario, A. O. L Eritrea. - Ospedale militare T orino. T F.KENTI. CRESCIMANNo Bemardo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. -:ome contro dal_ 17 giu~no 1937.xv. Dal Boflettmo uj{iCJale, disp. 22", 22 aprile 1937-XV .

88° fant., cessando


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NOTIZIE

Ricompense al valor militare. CHO<.;t:

Ul

GUERRA AL VALOI< MILITARE.

CoLOSIO Giovanni fu Pietro e di Caritta Margaritella, da Genova, centurione medico 1 14" legione CC. NN.: '' Dirigeme ;z servizio sanita,·io dtl/a colonna.. d'attacco pet la conquista di aspra posizione montana, si prodigava sotto il fuoco , inintenottamcntc, per la cura c lo sgombro dci feriti. Assicurava la continuità del servizio w modo ammirevole, dimostraudo, per tutta l'azione, paizia c serenità ». (Uork Amba, 27 febbraio 1936-XIV).

*

LAMENDOLA Andn."a fu Bernardo e di Genoveffa Caruso, da Vicari (Palermo), centurione medico 2" divisione CC. NN. « .l8 ottobre » : cc Comandante del 2° rcpm·to somcggiato ed intcrinalmcnte della 2" sezione di sanità, durantt quattro giorni di combattimento regolava in modo ammirevole il servizio di mediet1ZÌ01le c di sgombro de1 feriti, dando a tutti i suoi dipcndroti uempio di instancabile operosità, di piena serenità di spù7to di fronte al pt:ricolo e di alto senso del dovere ». Passo Uarieu, 21-24 gennaio 1936-XIV.

Onorificenze. Onorificenze concesse, in via straordinaria, su proposta di S. E. il Capo del Go. verno, Ministro della guerra, in considerazione di particolari benemerenze. Ordine della Corona d' italia. Com mendat01·e: colonnelli medici IGNAZIO FIORENZ.\. HoBERTo EJ::RTo .MoNGUZZI, 0NOfiUO RINALDI, UBALOO SIMULA.

L.~NDRIANI,

UM·

*

Onorificenze concesse su proposta di S. E. il Capo del Governo, Ministro della guerra, in occasione della cessazione dal servizio. Ordine dei SS. Maurizio c Lazzaro. Ufficiale: maggiore generale medico MELCHIORRE NAPOLITANI. Cavaliere: tenente colonnello chimico farmacista N ALDO GHERARDINI, maggiore medico GIOACCHINO BATTAGLIA, maggiore chimico farmacista ALESSANDRo SoLARO. Ordine della Corona d' Italia. Grande ufficiale: colonnello medico ORLANDo CASl'JGLIOLA. Cavaliere: primo capitano chimico farmacista EMIDIO SAccocCIA.

*

Onorificenze conct·ssc nella ricorrenza del Natale di Roma su proposta di S. E. il Capo del Governo, Ministro della guerra, in considerazione di particolari benemerenze. Ordine della Corona d'Italia. Ufficiale : colonnelli m t-dici SANTJ BRIGUGLio, GIUSEPPE D' A:-~NA, DIO:siGI GATTI, tenenti colonnelli medici SALVATORE FoRtNo, FRANcEsco PELLF.GRINJ. Cavaliere: primo capitano medico FEDERICO TeRZI, capitani medici ALBERTO NoR· LESI;HT, ACHILLE PARRELLA.


453

NOTIZIE

Lutti della Sanità Militare. Nell'ultimo Albo delle perdite del Corpo d'occupazione dell'Africa Orientale Italiana, fra gli ufficiali morti per causa di servizio e malattie nello scorso marzo, sono segnati i nomi del capitano AUonao D'Angelo (Formia) e del tenente medico Ascanio De Pitro (Nocara). Con commosso orgoglio rendiamo omaggio alla memoria dei valorosi colleghi, che trapassano onorati e benedetti nella schiera gloriosa dei nostri Caduti per l'Impero.

LA DlREZIO NE.

*

Il 2 febbraio u. s. mancò ai v1v1 m Udine il maggior generale medico a riposo Pier V ittorio Loseh i. Era nato a Follina (Treviso) nel r86o; fu in Africa come te nente medico nel 1889-91; prestò poi servizio presso vari Enti e infine, per parecchi anni, presso l'Ospedale militare di Udine. A sua domanda, venne collocato in p. a. nel 1912 col grado di maggiore. Richiamato durante la grande guerra come tenente colonnello, e poscia come colonnello, ebbe la direzione di ospedali di riserva in zona di guerra. Ricollocato in congedo nel 1920, ottenne successivamente la promozione a maggior generale. F u uomo di rara integri tà di carattere, coscienzioso fino allo scrupolo, forni to di profonda ed eclettica cultura. Anche durante gli anni di quiescenza coltivò con amore g\j studi e fece apprezzate pubblicazioni e comunicazioni su argomenti di indole medicofilosofica e sociale, ricche di osservazioni c di considerazioni acute ed originali (come: Studio sulla teoria della relatività di EinsU'in. · Noia morbosa o T aedium vitae. - Il sogno nella psicar1alisi. · Il subcosciente. . L'istinto del sacrificio. - Il bacio. · Il riso e il comico e /aro influenza sulla vita umana). Il genc:rale medico Loschi è da annoverarsi fra coloro che, modesti e schivi Ji ogni esibizionismo, hanno tuttavia onorato il Corpo Sanitario militare per la vita internerata, la cultura, l'elevatezza dell'animo e della mente, la devozione illimitata al dovere. Alla sua memoria il reverente ed affettuoso omaggio dei colleghi; alle sorelle e ZANuniNI. parenti tutti le nostre vive condoglianze.

*

Il 3 aprile è morto a Torino il tenente colonnello medico in a. r. q., richiamato in servizio presso quell'ospedale militare, cav. Roberto Pez:ali. Era nato a CoiUelve (Padova) il 6 aprile 1881. Già ufficiale di complemento nel· l'Arma di fanteria, dal 21 giugno 190(} eo passato al Corpo Sanitario e dal 24 aprile 1910 era stato assu nto in servizio permanente. Aveva partecipato alla guerra di Libia (191 1 • 1913) e alla grande guerra (1915 · 1917). Nell'ottobre del 1920 fu collocato in p. a. s. e successivamente, per lunghi periodi, ,·enne più volte richiamato in servizio. Era decorato della croce al merito di guerra e della croce di cavaliere negli ordini dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Italia. Il tenente colonnello Pezzati, in pace e in guerra, seppe ovunque guadagnarsi la stima più lusinghiera per egregie doti professionali e militari e per squisita signorilità e bontà d'animo.

Facilitazioni per cure a Salsomaggiore. Come negli anni passati, anche per la prossima stagione estivo-autunnale sono state concordate con la gestione delle RR. Terme di Salsomaggiore, faci litazioni al personale dell'Amministrazione della guerra negli alberghi termali « Edoardo Porro e (( Cio· vanni Valentini », per turni fissi di quindici giorni ciascuno ed a condi zioni stabilite con circolare n: 297 Giornale militare del 22 aprile. )>


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NOTJZ!E

Medicina indigena delle nostre Colonie. Presso la Reale Soci<..tà Geografica Italiana e all'Accademia d i Storia dell'Arte Sanitaria, .in Ro ma, il maggiore medico prof. Tommaso Sarnelli, del R . Istituto superiore orientale di Napoli, ha tenuto applaudite conferenze, con proiezioni, sul tema:

Mngln c misticismo nella Mcdil'inn ind1gena delle 1JO.<tre colonie.

II Convegno dd Chirurghi del Nord Italia. Organizzato dalla Società Lombarda di Chirurgia in unione con la Società italiana di Anestesia ed Analgesia è stato inaugurato il 18 aprile u. s. in Milano il secondo convegno dc i chirurghi del Nord Italia. L 'inaug urazione ha avuto luogo alle ore 10 con l'intervento delle Autorità nella Sala d el C'..onsiglio del Castello Sforzesco do\"C circa quattrocento cong ressisti, chirurghi e studenti sono stati ricevuti dai dirigenti le Associazioni promotrici, dal prof. Mario Donati, d::ll prof. Della Mano e dal segretario generale del Convegno prof. E ttorre. Accolro da calorosi omaggi è giunto S. A. R. il Duca di Bergamo il quale ha espresso il desiderio d i assistere ai la\"Ori del Convegno. Fig uravano, fra g li imervenuti, rappresentan ze di chirurghi germanici (Killia n H. d i Friburgo, Naegeli Th. d i Bor;n), austriaci (Gold E. di Viennn), francesi (Le G ac P., Claoué C., Bécart L. di Parigi), svizzeri (Rusca F. di Locarno). Il Podestà ha recato ai coJWenuti il saluto di Milano, il prof. Cuzzi quello del Segretario Fnlerale, il prof. De Francesco l'adesione d eii'Uni\·crsità di Pavia, il generale medico Gelonesi quella del Ministero della Marina. Il tenente colonnello medico

Camoriano Pietro inviato in rappresentanza del direnore generale della Sanità Militare dd Ministero della G uerra ha pronunciato il seguente discorso:

A ltezza Reale, Eccellenze, Stgnore, Signori, Al pro f. Mario Donati, ai partecipami al secando Conveg11o dei chit·urghi d ell'Alta l talia, re.; o più sole!i ne dtt!l' A ugusta presenza di V. A., pwto l'adesione t'd il .wluto del Direttore generale della Sanità militare dell'Esercito., i sentimenti di solidarietà e d1 simpatia del Corpo Sanitario, che qui ho l'onwe di rappresentare. Posso affermare con sicura coscienza, che mai, come in qt4esto umpo di intensa preparazione materiale e spirituale, che il popolo italiano va compiendo, secondo il comandamento del Duce; mai, come in quest'atmosfera imperiale della Patria rinnovata, la Sanità militare hn sentito In necessità di essere presente ovunque si agitino idee o si pongano problemi d'imere.<se virnle al junzio11nmcnto dell'organizzazione logisticasanirnria del nostro glorioso Esercito. Possedere una organizzazione snnùarin che risponda nel miglior modo possibile n/le esigenze della gueu·a manovrata, di posizione, coloniale, avvalendoci oggi in fase preparatoria, delle più modeme acquisizioni della scienza e dell'industna, costituisce lo scopo ideale, a cui tendiamo con tutta la forza della nostra volontà e della nostra fede. Altezza Reale, gli è pet· questa sup1·ema finalità umanitaria, militore, squisitam ente Fascista, che il mio Capo, il tenente generale medico pro/. Mazzetti, ringmzia, a mio mezzo, il prof. Mario Douati per il particolare invito rivo/togli e fa voti affincM· In nobilissima fatica di questo secondo Convegno dei chirurghi dell'Alta Italia, sia, come quella del primo, coronal11 dal più completo successo. Il prof. Mario Do nati, sal utati a sua volta le Autorità, le rappresentanze, i dl irurghi imerven~ti ha ~sto. in rilievo _ l ' importanz~ del Convegno~ il secondo del genere che segue a distanza dt cmquc anm quello tonnese, ha tracciato il programma dei lavori eù ha d ato la parola al prof. G ino Pieri il quale ha trattato il tema di relazione sull'anestesia peridurale.


NOTIZIE

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L 'O. ha illustrato questo mewdo di anestesia tlovuto alla genialità di un p:uologo italiano il prof. A. M. Dogliotti, ne ha esposto con grande chiarezza i dati anawmici e sperimentali, la tecnica, le indicazioni, i risultati. statistici. Comunicazioni sul tema di relazione hanno fatto: Gionlam:ngo G. (Torino), Lasio G. B. (Milano), Rolando L. (Novar:~), Redi R. (Siena), Trin·llini A. (Mi lano), Parenti G. C. (Modena), Ciarla E. (Udine) ed altri. Discussione sul tema di relazione Naegeli Th., Killian H., ccc.. Nel pomeriggio i lavori sono continu;Jti a sezioni separate con la trattazione di argomenti di anestesia ed analgesia. La prima giornata si è conclusa con un pranzo ufficiale e trattenimento all'Albergo Continentale dove hanno dominato, su uno sfondo di squisita signorilitit, i sentirnenu di colleganza e di schietto c:~meratismo fra i congressisti. Lunedì 19 aprile i congressi$ti hanno assistito alle sedute operatorie dei proff. Donati, Lasio, Majocchi, San venero- Rosse!! i con dimcstrazioni pratiche sui vari metodi di anestesia; sono stati ripresi i 13vcri scientifici nelle due sezioni presiedute dai profes· sori Donati e Castiglioni intorno :od interess;Jnti argomenti di chirurgia generale e di n <.:uro-chirurgia. 'd pomeriggio i congressisti hanno visitato il nuovo Ospe<.ble Mnggiore guid:lti d:tl presidente degli Istituti ospedalicri gr. utf. Della Porta. Alle ore 19 ad un ricevimento ufliciale dd Podestà di Milano a Pala zzo Marino i congressisti hanno potuto :tpprezzare la calda simpatia delle Autorità milanesi cd ammirare le opere d'arte del sontuoso palazzo ddla Podesteri;;. Martedì 20 aprile. Dopo nuove sedute operatorie alla R. Clinica Chirurgica, Urologica, al Padiglione Moscati ed all'Istituto Lomhtrdo per la cura dci mutilati del ,·iso e dopo varie altre intercss:tnti comunicazioni scientifiche nelle sale del Castello Sforzesco si !>Ono chiusi i lavori del 2° Convegno dei chirurghi del Nord Italia. La chiusura ha avuto luogo nel pomeriggio al Castello alla presenza di S. A. R. il Duca di Berga mo. I congressisti si sono infine recati al Sacrario de.i Caduti per la Rivoluzione fascista dove hanno deposto una corona.

VI Congresso italiano di Medicina e igiene coloniale. S'è tenuto a Firenze, dal 14 al 17 aprile, il III Congresso di stud~ coloniali, di cui ha fatto parte, come Sezione, il VI Congresso italiano di Medicina e igiene coloniale. All'inizio dei lavori, il generale medico prof. Mariotti Bianchi ha pronunciato fervide parole all'indirizzo del senatore conte Castellani, recatosi a tenere conferenze negli Stati Uniti. Sono state svolte c animatamente discusse le relazioni del prof. Cro,·eri di Torino sul tema Il gruppo delle febbri ~santematich~ trasmess~ da artropodi e dd prof. G. Franchini sulla Spirochetosi ricorrente nelle nostre coi011ie. Nella discussione di quest'ultimo tema, fra l'altro, il Relatorc h:~ accennato alla priorità della ricerca fatta dal generale medico Rizzuti in Libia, nei primi tempi dell:1 nostra occupazione, sulla possibilità di trasmissione della febbre ricorrente :1 mezzo dei pidocchi. . E' stato an~he. ampiamente trattato il tema Diretlive di profila.rsi idrica antìmalanca nelle colonz~ ttailane. Un particolare rilievo ha avuto il nuovo metodo di M. Ascoli per la cura della malaria cronica. . N~mer~se ed interes~anti le comunicazioni, fra le quali quella del generale medico R1zzun su La malan.a nelle nostr~ Colonie africane. Il Congresso si è concluso a Roma, in Campidoglio, alla presenz::t del Ministro

Lessona.


NOTIZIE

Vll Congresso di Medicina Legale e delle Assicurazioni (Napoli 15-18 Ottobre 1937-XV). Il Vll Congresso Nazionale di Medicina Legale e delle Assicurazioni si terrà in Napoli nei locali dell'Istituto di Medicina Legale e delle Assicurazioni della R. Università, nei giorni 15, 16, 17 c 18 ottobre venturo, con i seguenti temi di relazione: 1° - Il giudizio prognostico medico-legale. Relatore: prof. Vittorio Siracusa, Direttore inc. dcll'lsti tuto di Medicina Legale e delle Assicurazioni della R. Universjtà di Messina. 2° - La medicina legale dei reati contro l'integrità e la sanità della stirpe. Relatore: prof. Giorgio Canuto, Direttore inc. dell'Istituto di Medicina Legale e delle Assicurazioni della R. Università di Perugia. 3" - L'indirizzo costÙuzÌ01111listico nella scienza e nella pratica criminologica. Rela-

tore : prof. Benigno Di Tullio, liber.o docente in Antropologia Crimanale, docente presso la Scuola Superiore di. Polizia Scientifica in Roma. Per informazioni rivolgersi alla Segreteria del Congresso presso l'Istituto di Meilicina Legale e delle Assicurazioni della R. Università di Napoli (Via Luciano Armanni, n. 3 · Santa Patrizia).

Studi dannunziani. Il primo capitano medico Mario Gianna n toni ha scritto La vita di Gabriele d'A Il· nunzio in un elegantissimo li bro edito da A. Mondadori. Il valore dell'opera è stabilito in una lettera del Comandante all'A.: " Tu sai rutto di me, anche le più !ietli cose dileguate dalla mia memoria l) .

E non soltanto si ammirano in questo bel libro la fedeltà e la fine indagine storica, ma anche il pregio dello stile e la passione artistica del nost ro valoroso letterato che già aveva dato altro chiarissimo saggio con La Medicina rzell'opera di Gabriele d'Annun zio (Le Monnier, Firenze 1929), pure onorata dell'alto plauso del Poeta:

''01' .rcarso amore e con molta presun zione intorno alla mia arte e alla mia vita, il vost1·o mi sembra bellissimo e sincet·issimo "-

u Di sopra a tanti libri C"ompolti

Premi Gaiani, Sgarzi e Malaguti per il 1938. La Società Medica Chirurgica di Bologna per onorare la memoria dei compianti scci GAlANI, ScARZI e MALAGUTI bandisce i concorsi ai seguenti premi: Premio Gniani di lire millecinquecento: sarà conferito ad una memoria scientifica sul tema: " Scmeiologia elettrocardiografìca delle affezioni miocardiche di origine vasa.le l> . Premio Sgt1rzi di lire mille: sarà conferito ad un:t memoria scientifica sul tema: 11 La radioterapia dei neoplasmi dello scheletro >> . Premio Malaguti di lire mille: sa d conferito ad una memoria scientifica dal titolo: 11 Le recenti ved ute sulle emorragie cerebrali non traumatiche e la loro importanza dal punto di vista medico-legale >J . l termini per la presentazione delle memorie scadono il 31 marzo 1938. Per le condizioni dei concorsi rivolgersi alla Segreteria della Società (Bologna, piazza Galvani, 1).

Diretto1·e responsabile: Prof. Dott. LoRETO MAZZETn, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. V mC IN 10 DE 8ERNARDINis, tenente colonnello medico. ROMA,

APRILE 1937-XV • TlP. REGIONALE · CARLO CATrANEO, 20


Anno I...XXXV • Fase. V

'U88l/CJ!IOIE ME/fS/LE

MAGGIO 1937 -XV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate 'Virtus in armis.

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA ROMA


1 l

l

T~NDI; COLONIALI MATERIAlk P~R ATT~NDAM~NTO


ANNO LXXXV - fASC. V

MAOOIO 1937-XV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitafe <virfus in

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CO NDIZIONI

DI ABBONAMENTO.

L'ab~namenro è annuo e decorre dal 1° gennaio al prezzo di L. 32 (E stero L. 44). Pu gh ufficiali medici e chimici-farmacisti del R. Esercito, in servizio ed in congedo, prezzo ~ell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. . Pc~ gh stessi ufficiali e per quelli della Sanità militare marittima, in qualunque posi~one ~ 1 trovino, è ammesso un ablx>namc:nto cumulativo al Giorno/~ di Medicina Milita~ il

agh Atmali di Medicina Navale ~ Colonia/t' al prezzo di L. 42 an nue:. è dU pr~zw del supplemento contenente i Ruoli di anziafiÌI<l dd Corpo sa11itario militare l

l. 8.

NORME PER l COLLABORA TORI. Le _opi~ioni mauifestate dagli autori non impegnano la rc~pomabilità del periodico. A~h autori sono offerti gratuitamente 50 estratti con copertina stampata, front,·spizio, . 1 ~d~103.tura e numerazione speciale. Gli estratti richiesti in numero m aggiore sono

e 11311 a preu.o di costo. . Per disposizione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere UDito un breve autoriassunto (non più di 10 righe). Le spese per clichés c tavole fuori testo sono a carico degli autori. l manoscritti non si restituiscono ,

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SOMMARIO

1

LEZIONI E CONFERENZE CANNATA. Mnrbo di Hcinc Medio PA VO~E. Auu~lità in uruloj!Ìa (piclogr3tia)

Pog

459

•

400

Pag

46J

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472

LAVORI ORIOINALI ChSSINIS. -

Con;idnaziont su l cuore di militari spor1ivi c nnn sporuvt

~1 ENNONNA ~ DE LORENZO. -

O~scrvnioni

intorno alrarruolamcnto dci

Som31i REITANO. Rin :rchc sul potere pato!(C n<> del B. putriticu s vcrrucosus Zcis>ln (B. >l><>rngcnc') in :I>:.O~t:ozionc con :1hri germi VITALE c LA ROYER E. lu cro emolitico da nitroglicerina .

•

COI.OMRA. Osscrvnioni su alcuni casi di cataratt.t ipcrm.ttur3 TESTA. - l>uc casi di paralisi traumatica a distanza, di un muscolo motore dell 'occhio

•

NICASTRO. -

Le myasi cutanee nclruomo .

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483 494 510

..

"

516 522

Pag.

534

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545

•

543 534

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ALBUMINURIE Rijll'Jsioni sulle -

inlt'l'lllittrnti. -

M ERKLES

ALTERAZIONE LUETICA DEL SA:-.iGUE. Sulla questione

dt•/1' -

dt'il't'sstnza

S.<CIIS

ANOMALIE OSSEE del polso e del pit·<k in rap p<>rtO alb ratliologia c in· fortuniMica. W ATKI'<S API'ARt\TO

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Vl:.Sl lliOLARE

SISTEMA

NEURO. VEGF.TATIVO.

K OH1.A

COLEkA. Il hattrnofago

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profilam {' ntllu tua pia dd -- s.. IFI l R1'

DIFESA CH IMI CA Prol>lrmi di /isiologict nppltmla ""'' -

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StMOSF.LI.I

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532

1-r. R'k l

DOCUMEI'TI SE.NESI D EL DUGENTO. Spunti di orgauizzazionc sani•

•

EMORR1\GIA CERFI!Rt\LE. Os.scrvtlzioni dimdtf' cd <lll<ltom o-p.uologidu· !Ilil' DI kl l' CCIII

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541

EPILETTICI / .11 prOl'll tlt>l/'ipt'rpm·ll m·gli - : studio c/i11ico c aontJssimrtnco. G•R~- ~ ro c Ro MLRO.

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purul-1//tl. - 7.Fu. tok . :-< ARCOS I. .1/t 1111c twdutc sulla quc.<tirmc dr/1<1 - grurralt· <' dd l'm:cstr· ·'"' /m'ti/t' uclla dumrgia tuld<>mm:dt• - FktF ORtCII PESTE. Immuni: ::tzionr c·ontro lfl - con un t•aaino t•it·u. - (h 1 ~s

TECNICA FARMi\CE.UTIC:\; con .tppcndicc <kl la Lcgi;koztonc vigente. Bt K S.\ Rnt ULCERA PFf-TI CA R1j/cu ioui critit lu: .<u/1' -

Jf'<·rimcma/t' cd umtllla e m/ SitO lral/,mtl'llfo c·ou l'ù wlma . Probalnlr ll:touc dt'll'i;ramina . - JACOR

CONFE~ENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE

LITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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547

542 54-1

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538 537

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NEOLI OSPEDALI MIPog.

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LEZIONI E CONfERENZE OSPEDALE MILIT ARE DI PALERMO.

MORBO DI HEINE MEDIN Conferenza del Prof. Sebastiano Cannata, Direttore della Clinica Pediatrica della R. Università di Palermo, agli Ufficiali medici del Presidio militare

L'O. ricorda che il morbo di H eine Medin in questi ultimi anni ha presentato in Sicilia una riaccemione nel suo carattere erulemico. EspotJe lo stato attuale delle cotwscetJze sulla etiopatogenesi e sulla possibilità di ottenere la coltura del virus, coltura riuscita per la prima volta a Flexner e Noguchi in America. Richiama sinteticamente i diversi quadri clinici che la malattia suole presentare e cioè: la forma spinale, la più frequente, la pontina, la menitJgitica, quella decorrente come paralisi ascendente del Landry e l'encefalitica. PaJSa infine a trattare della terapia, sulla quale, egli dice, si soffermerà più a lungo, non solo per l'interesse che il problema terapeutico preswta in ogni malattia, specialmente itz una così grat~e come quella di Heine Medin, ma anche per il fatto che !i tratta di una questione all'ordine del giorno in molti paesi. Esamina dapprima il trattamento con siero di convalescenti: ricorda (Ome esso, preconizzato dal Netter, abbia, in u11 primo tempo, aperto l'animo degli studiosi a molte speranze, che, purtroppo però, /'ulteriore esperienza ha in gran parte deluse, anche per il fatto che non riesce facile procurarsi !e quantità ingenti di siero (6o-8o cc. da iniettare ogni volta), ritenute net-essane. Parla poi della cura secondo Petitt, praticata, cioè, con siero di cavallo o di scimmia, immunizzati mediante il medullo virus. La sua larga esperienza personale gli permette di affermare che bw ppco c'è da attendersi con questo metodo. D el resto l'osservazione clinica trova conferma nei risultati dell'indagine sperimentale. Infatti del tutto recentemente il Pauli con accurati esperimenti potè dimostrare come non sia possibile staccare, mediante, il siero, il virus già fissatosi 11ella sosta11za nervosa, e come, infine, soltanto il siero di scimmia fortemente immunizzata è capace di neutralizzare in vitro il medullo virus, mentre quello di cavallo si mostra inattivo. Ricorda infine gli ultimi tentativi: quello del Pacchioni, clze impiega il siero antibotulinico e quello di Baria Szabo che tratta gli ammalati cotl v;rus


ATIUAL!TA IN UROLOG IA (PIELOGRAFIA)

rabico. L'efficacia di quest'ultimo è .stata fortemente scossa dai risultati dei controlli praticati nella Clinica Pediatrica di Bologna. Conclude dicendo che il problema terapeutico della poliomielite non è ancora risolto e che la difficoltà pritzcipale è data dal fatto che al momento in cui si interviene sono già stabilite lesioni irreparabili a carico delle cellule gangliari motrici. E' da sperare che i recenti tentativi di alcuni AA. per la preparazione di un vaccino preventivo siano coronati da successo.

OSPEDALE MILITARE DI PALERMO.

ATTUALITÀ IN UROLOGIA (PIELOGRAFIA) Conferenza del Prof. Michele Pavone, Incaricato di Urologia nella R. Università di Palermo, agli ufficiali medici del Presidio militare (riassunto)

L'O. descrive i due principali metodi di esplorazione pielografica delle vie urinarie, traccia le indicazioni e le controindicazioni di ciascuno di essi e si domanda: che valore ha il metodo pielografìco nella diagrzosi delle alterazioni delle vie urinar-ie ? Dopo un esame delle modificazioni che l'ombra pielografica subisce nelle varie entità patologiche, sulla guida di pielogrammi e fotografie dimostrative, afferma che la pielografia ha valore assoluto insostituibile quando si vuole cercare un'anomaLia renale (rene doppio, unico, a ferro di cavallo, ecc.); offre elementi di probabilità e spesso di certezM nei tumori del bacinetto, nel rene policistico, ÌrJ alcu·n i casi di calcoli traspm·enti ai raggi X; dà indicaziorzi precise nelle idronefrosi, ttelle pionefrosi, chiaretldone a volte la causa: inginocchiamenti, stenosi ureterali, calcolosi latente, ecc. Nella tubercolosi renale dà, a volte, indicazioni nette, ma spesso la negatività delle immagini in confronto di quelle del lato sano è la sola guida che ci può indir-izzare, ir1 mancanza di altri elementi più sict1ri (cateterismo ureterale, esami funzionali, ecc.), alla indicazio11e operatoria.


LAVORI

ORIGINALI

CONSIDERAZIONI SUL CUORE DI MILITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI (Comunicazione al congresso intemaz. dt medicina deUo sport - Berlino, lugUo Prof. U. Casainis, tenente colonnello medico

Le numerose osservazioni fatte fino ad oggi sul cuore dello sportivo hanno portato ad una conclusione comunemente accettata e spesso troppo a mal partito richiamata nella pratica : <( lo sport a lungo esercitato determina un ipervolume del cuore ». Gli studi di Deutch e Kauff, quelli recenti di Knoll e Herxheimer, Gotthard, Rautmann e fra noi di Viziano, Ratti e miei, non sono tutti concordi. Taluno sostiene che certi sport influiscono sul cuore determinando un aumento mentre altri sport non esercitano alcuna azione; talaltro sostiene che nessuno sport determina aumento del volume dd cuore se questo è sano e se l'applicazione del lavoro muscolare è fatta con metodi razionali e appropriati alle capacità di adattamento dei singoli oggetti. Herxheimer attribuisce ad alcuni sport nessuna azione, ad altri prevalente azione sul ventricolo destro e ad altri sul ventricolo sinistro. Per seguire queste vanazwni dopo aver tentato di tener conto del diametro longitudinale e trasverso e della superficie del cuore tutti gli AA. si sono limitati al solo diametro trasverso ed alcuni al calcolo della superficie cardiaca, misure che con meno errori si possono determinare nei teleradiogrammi. Il diametro trasversale non è tuttavia espressione esatta dellr dimensioni del cuore perchè col mezzo diametro destro esprime la larghezza dell'orecchietta destra, col mezzo diametro sinistro quella del ventricolo sinistro. Preoccupato certo di ciò Rautmann recentemente ha tenuto conto delle due metà del diametro trasverso separatamente e le ha seguite dopo lo sforzo trovando diversità di comportamento.

Come afferma Viola, la v:.tlutazione del cuore è la più importante determinazione dell'esame costituzionalistico perchè offre un criterio fondamentale per giudicare, all 'infuori di ogni manifestazione morbosa, il grado di robustezza dei singoli individui, sia che si tratti di scegliere i candidati a certe professioni, o di assegnare i militari a certe armi o specialità, sia nel campo della ·medicina applicata all'educazione fisica e· agli sport.


462

CONSIDERAZIONI SUL CUORE DI MILITARl SPORTIVI E NON SPORTIVI

In questo campo, scrive Benedetti, le nostre acquisizioni sono quanto mai limitate e per di più in massima parte sub-judice in causa dei vari difetti che infirmano i procedimenti finora seguiti, come accade specialmente per le indagini condotte sugli atleti in genere e sugli individui dediti alle varie forme di attività ~portiva. Malgrado la copiosa letteratura internazionale le nostre conoscenze in materia sono incertissime. · Si è voluto fino ad oggi arguire della grandezza complessiva dell'organo dalle misure del cuore in proiezione frontale, quasi che le variazioni individuali in più e in meno del volume cardiaco rispetto alla norma fossero sempre rigorosamente proporzionali alle variazioni delle misure rilevate nel piano frontale. Ciò non si verifica in realtà, accade a nzi ~hc per le figure somatichc in genere, che esprimono la grandezza corporea secondo l'una o l'altra dimensione dello spazio, intervengono compensi reciproci (Viola) in base ai quali l 'aumento di una misura tende a coincidere con una relativa diminuzione delle altre. Il metodo di valutazione tridimensionale del cuore introdotto da Benedetti e Bollini è basato sulle determinazioni, nelle teleradiografie, del diametro longitudinale e del diametro di larghezza che indica bene l'altezza dei due ventricoli dall 'asse longitudinale in posizione dorso-ventrale; e sulle determinazioni del diametro antera-posteriore in proiezione laterale destrosinistra. Moltiplicando ha loro queste tre misure lineari e moltiplicando il prodotto per il coefficiente di correzione (0,45) empiricamente determinato dagli AA. in base· allo studio dì un gruppo di modelli cardioplastici si ottiene un volume cubico indicato come (( valore tridimensionale del cuore >l o più semplicemente (( valore cardiaco >l (V. C.) che fu adottato come indice della grandezza complessiva dd cuore. Queste tre misure lineari del cuore presentano la proprietà di essere indipendenti o quasi dalla inclinazione del cuore sul piano frontale, rispettivamente sagittale, il che non si verifica nel caso di altre misure come il D. trasverso, e neppure nel caso di Diam. massimo antere-posteriore orizzontale che fu adottato da Rohen ( 1915) e recentemente da KahJstorf ( 1932) nei loro studi cardiovolumetrici. Questi diametri diretti orizzontalmente non sono in grado di esprim ere la reale grandezza dell'ortodiagramma in proiezione dorso ventrale e rispettivamente laterale perchè risentono in grado notevole l'influenza dell 'inclinazione del cuore. Il valore cardiaco determinato col metodo tridimensionale ha anche il pregio di avvicinarsi di molto alla grandezza reale dell'organo in vita.

••• Abbiamo penanto confrontato il volume cardiaco così determjnato j n I r r militari presi a caso dalla massa, appartenenti a tutte le anni, riconosciuti sani ed idonei ad incondizionato servizio nelle visite di accertamento

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CONSIDERAZIONI SUL CUORE DI MILITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI

463

diagnostico. I singoli soggetti erano sottoposti ad alcune misure antropometriche, a quelle morfologiche sufficienti per dedurre i valori fondamentali, a radiocardiografia in posizione antero-posteriorc e laterale per lo studio dei diametri cardiaci. Tutti erano poi sottoposti ai seguenti esami funzionali in istato di riposo: frequenza del polso; pressione anteriosa mx. c m n., forza di pressione, trazione orizzontale e verticale; frequenza del respiro; spirometria. Ogni soggetto eseguiva quindi r' di corsa sul posto (impropriamente detto saltdlo) e subito dopo erano esaminate la frequenza dd polso, del respiro e la spirometria. Dopo un altro minuto e dopo 5 minuti erano ripetuti questi esami per la determinazione del residuo tachicardico, tachipnoico e spirometrico e per il tempo di ripristino. I soggetti sono stati divisi in due gruppi: uno formato da coloro che fecero sport prima dell'arrivo alle armi o lo continuarono a fare sotto le armi anche come allenamento preolimpionico (tot. 46 militari): un altro di coloro che non fecero mai alcuno sport (tot. 65 militari).

••• Pur essendo del parere della nostra scuola costituzionalistica che, rifcnre le misure delle parti costituenti il nostro corpo e degli organi interni alla statura e al peso, sia un errore e perchè la statura comprende elementi eterogenei fra loro e per di più esprime la grandezza del corpo esclusivamente in senso longitudinale, e il peso del corpo è una misura al massimo grado eterogenea e sottoposta nei singoli individui ad oscillazioni accidentali dipendenti dallo stato di nutrizione e di grassosità dell'organismo, e tanto meno può essere considerato un indice dello sviluppo muscolare come alcuni ritengono, abbiamo voluto farlo perchè è una abitudine ormai inveterata in tutti gli studiosi di que~to argomento. Ce ne astrarremo alla fine della nostra esposizione. Così anche non abbiamo voluto tras.curare il diametro traverso del cuore, oggi come si è detto ancora da tutti usato, per dedurre della grandezza dell'organo e delle sue variazioni, e vedremo come si accordi nelle deduzioni con quanto possiamo trarre dalla determinazione del volume cardiaco col metodo tridimensionale. Dei I II militari pertanto:

7 presentarono statura media di I58,s cm. 166 3I )l )l s6 175 )l 17 183,4 III Totale 170,7 cm. ))

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Risulta evidente dalle tabelle annesse che, nei due gruppi col crescere della statura cresce il peso e aumentano in proporzione tutti i dati antro-


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CO"'SIDERAZIONI SUL CUORE DI MILITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI

pometrici e morfologici studiati e di conseguenza la superficie corporea. Ma ciò che assume notevole interesse è il fatto che tutte le misure sono maggiori negli sportivi é per una stessa statura il gruppo degli sportivi mostra di appartenere sempre alle stature più elevate (V. tavole annesse): solo i valori del cranio sono inferiori negli sportivi. Il volume cardiaco che nelle tavole annesse è riportato secondo le diverse stature, dimostra di aumentare coll'aumentare della statura in rapporto al comportamento dei singoli diametri (come è riassunto nello specchio seguente per ognuno dei gruppi), ma di essere sempre maggiore negli sportivi. Considerato complessivamente: alla media aritmetica di 579 cc. nei non sportivi corrisponde una media di 757 cc. negli sportivi, con oscillazioni fra un minimo di cc. 284 e un massimo di 810 nei non sportivi ed un minimo di cc. 407 ed un massimo di cc. II33 negli sportivi. T.w. I.

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CONSIDERAZION I SUL CUORE DI MILITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI

465

Più particolarmente si può osservare che: il diam~tro cardiaco trasverso come si è d etto, considerato fino ad oggi quale indice della grandezza del cuore oscilla nel gruppo degli sportivi fra un minimo di cm. II,2 e un massimo di cm. 14,7 e nel gruppo dei non sportivi fra un minimo di cm. 10,7 ed un massimo di cm. 14,2. Complessivamente presenta nei nostri una media aritmetica di cm. 13,3 negli sportivi e 12>3 nei non sportivi. Quanto sia errato trarre da questa misura il concetto di grandezza del cuore lo dimostrano questi esempi: TAv. Il. NON SPORTIVI Statura

/Diam. trasv. cm.

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A valori presso a poco uguali di diametro trasverso corrispondono cioè, il più frequente, valori molto diversi di grandezza reale del cuore . Volendo seguire un metodo esatto bisognerebbe abbandonare la determinazione del diametro trasverso, che del resto Benedetti ha dimostrato statisticamente misura non esatta, e limitarsi a quella dd solo valore cardiaco col metodo tridimensionale. I diametri necessari a questa determinazione si sono comportati nei due gruppi come segue: Il diametro longitudinale oscilla nei non sporttvt tra un minimo di cm. 13 e massimo di cm. 15,8 e negli sportivi fra un minimo di cm. 10 e un massimo di cm. 16,4 ; media complessiva cm. 14,2 nei non sportivi e cm. 15,3 negli sportivi. Il diametro di larghezza oscilla nei non sportiVI tra un minimo di 9,5 cm. e un massimo ~i 12, 1 cm. mentre n egli sportivi presentò un mi-


466

CONSIDERAZIONI SUL CUORE DI MILITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI

nimo di cm. 7,8 e un massimo di cm. 13,2; media complessiva cm. IO net non sportivi e cm. u,7 negli sportivi. Il diametro an/ero-posteriore oscillò fra un mmtmo di cm. 6,9 e un massimo di cm. 9,7 nei non sportivi ed un minimo di cm. 6,7 ed un massimo di cm. 10 negli sportivi ; media complessiva di cm. 8,1 nei non sportivi e 9, I negli sportivi. L 'aumento del valore cardiaco negli sportivi è quindi certo in parte da attribuire agli sport praticati ed in parte, non certo la minore, all'aumentata massa somatica che è sempre evidente nei singoli soggetti praticanti gli sport.

Non possiamo, dato Jl piccolo numero considerato in questo lavoro preliminare, ter.er cont0 del tipo morfologico, tuttavia si trovano fra i NON SPORTIVI (6 5). longi tipi 45 brevi tipi t6 normotipi 4

SPORTIVI (46). longi tipi brevi tipi normotipi

27 9 IO

Il valore cardiaco mantiene nei due gruppi le stesse caratteristiche; è maggiore nei brevilinei, minore nei normolinei, ha valore intermedio nei longilinei.

Esami funzionali. In istato di n poso: La pressione arteriosa massima è superiore, se pur di poco, negli sportiVI (md. 149,3 mmH g. in confronto di 146,2), la minima è inferiore (md. = mmHg. 74 in confronto di 81 nei non sportivi). Di conseguenza la media della pressione differenziale è di 75 mmHg. negli sportivi, e di 65 nei non sportivi. La spirometria è maggiore negli sportivi (media cc. 4322 in confronto di 3384 nei non sportivi).

' La forzJ di pressione della mano destra e sinistra è superiore negli sportivi (md. = Kg. 38,6 e 25,3 in confronto di 31,5 e 24•4 nei non sportivi). La forz:1 di trazione orizzontale è notevoleme n te superiore negli sportivi (Kg. 16,8 in confronto di 12,1) e quella di trazione verticale anche (Kg. 141,7 in confronto di 96,6 nei non sportivi). Differenze tutte che trattandosi di soldati idonei a incondizionato servizio acquistano un innegabile valore. L'esame della risposta della funzione respiratoria e circolatoria alla prova di lavoro, dimostra (come è evidente nelle tavole annesse) che la frequenza del polso aumenta di meno negli sportivi (media + 13,7 pulsazioni subito dopo il lavoro in 38 sportivi, in confronto di + 32,8 pulsazioni in 64 non


CONSlDERAZIONI SUL CUORE DI MILITARI SPORTIVI E NON SPORTI VI

467

sportivi). La frequenza del respiro mal si presta ad un esame esatto pcrchè non riflette gli scambi gassosi essendo impossibile da essa dedurre della quantità d'aria che passa per i polmoni (è aumentata di 4,3 atti respiratori in 31 sportivi ed è diminuita di 4,6 atti in 12 sportivi, mentre è aumentata di 5,5 atti in 50 non sportivi ed è diminuita di 8 atti in 3 non sportivi) d ato che la sua frequenza aumenta o diminuisce dopo compiuto un lavoro mentre può essere identica la ventilazione. Comunque là dove aumenti o diminuisca è sempre più marcata detta variazione nei non sportivi. Dopo queste prove l'abbiamo definitivamente unita all'esame della ventilazione. Il residuo tachicardiaco è stato di + 12,6 pulsazioni dopo un minuto dalla fine del lavoro in 32 sportivi in confronto cii + I x,8 in 33 non sportivi, circa la metà di ogni gruppo si è normalizzato già nel primo minuto. Il residuo tachipnoico è stato pressochè uguale come valore, solo che è stato minore il numero degli sportivi che lo hanno presentato ( + 4,9 atti d opo un minuto dal compimento del Lavoro in 12 sportivi in confronto di + 4•7 in 45 non sportivi). La spirometria è aumentata subito dopo il lavoro in 8 sportivi in m edia di cc. 358,7, e in 9 non sportivi di cc: 233,3 ; è invece diminuita in media di cc. 154 in 5 sportivi e di cc. 422. in 25 non sportivi. Il lavoro quindi anche modico, quale la corsa sul posto per I ', provoca subito dopo in molti soggetti modificazione della frequenza del polso, del respiro e del valore della capacità vitale in modo meno evidente in chi è abituato all'attività sportiva. Il ripristino della frequenza del polso, del respiro e della capacità vitale è più rapido negli sportivi il che è logico. Se poi consideriamo che gli sportivi, sia in rapporto coll'aumentata massa somatica, sia per effetto dello sport stesso, presentano i cuori di maggior volume, dobbiamo dedurre che questi cuori si dimostrano in rapporto alle modificazioni funzionali del respiro della capacità vitale e del polso, in linea di massima, più atti a richieste brusche di maggior lavoro che non i cuori di volume normale dei non sportivi. Le considerazioni in ·questo caso devono esser fatte individuo per individuo essendo tale :eazione cardiaca del tutto particolare di ogni soggetto.

Conclusioni. Il confronto fra i due gruppi di militari, l'uno composto di soggetti che avevano fatto sport per vari anni, prima della chiamata alle armi o che ancora li continuavano, l'altro di soggetti che non avevano mai fatto sport, ha messo in evidenza: nel gruppo degli sportivi maggior statura, maggior massa somatica, maggiori forze muscolari, escursione respiratoria, capacità vitale, volume cardiaco e pressione arteriosa (sempre in limiti fisiologici), minor frequenza del polso e del respiro, maggior rapidità di ripristino.


468

CONSIDERAZIONI St:L CUORE DI M1LITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI

Il maggior volume cardiaco è in gran parte in rapporto colla maggior massa somatica, tenuto conto anche che la maggior parte di tali militari da circa un anno non aveva ripreso gli sport, ma. come gli altri aveva vissuto la vita militare. Il maggior volume è tuttavia accompagnato da una maggiore dimostrazione di adattabilità del cuore allo sforzo. MEDIE ARITMETICHE DI VARIE MISURE ANTROPO- MORFOLOGICO FUNZIONALI I N 111 MILITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI.

T .w. I.

Totale soggetti: 7· Non sportivi Sportivi statura peso diam. biacrom. penm . torac. mass1mo perim. torac. medio penm. torac. m1mmo escursiOne resp. penm. brace. destro penm. brace. sinistro penm. cosc1a destra perim. cosc1a sinistra penm. addom. medio lunghezza sternale lungh. xifo-cpigastr. lungb. epigastr.-pubica lungh. giugolo-pubica altezza tot. addome lungh. arto inferiore lungh. arto supcnore diam. tor. trasv. ant- posteriore diam. ipocond. trasv. diam. 1pocon. ant.-post. diam. bisiliaco valore toracico

l 58·5

N.N.

54·3 54·3 88.5 86.2 83.4

)) )) ))

))

))

5

))

26.4

))

33

))

~-5

))

48.3

))

71.7

))

13.8 13.2

)) ))

22.1

))

49· r

))

35·4

))

70.1

l)

53·5 25.3

))

19.9 24.5 18.5

26.7 6.9

)) )) ))

))

l>

Non sportivi Sportivi valore add. superiore 5·9 valore add. inferiore 10.6 valore add. totale 16.5 valore tronco 2 3·4 valore arti 123.6 diam. trasv. cranio 14.9 diam. ant. post. cranio 18.5 altezza cranio 15.1 volume cranico cc. 422.4 superf. corporea mq. 164 diam. cardiaco trasv. 12.3 diam. card. di luogh. 14 diam. card. di largh. 10.3 diam. card. ant.-post. 8.1 valore cardiaco cc. 487 forza press. mano destra 30.1 forza press. mano sinistr. 26.8 forza traz. orizzontale 12 forza traz. verticale 98.7 press. arteriosa mass. 1)0·7 press. arteriosa min. 8r.4 capacità vitale 307° freguenza polso m' 79· 1 frequenza resp1ro m' 22

)) ))

)) )) )) ))

)) ))

)) ))

)) )) ))

)) )) )) ))

)) ))

)) )) ))

))

))

Totale soggetti: 3I.

statura peso diam. biacrom. pc n m. torac. massimo penm. torac. medio penm. torac. mm1mo

N.N.

Non sportivi

Sportivi

(26)

(s)

164·9 55·6 36.6 89.1 86.1 80.3

l6J.I 6o.4 38·5 93-8 88.1 87

TAV. II. Non sportj vi Sportivi escurs. respirat. pedm. braccio destro perim. braccio sinistro . . penm. cosc1a destra perim. coscia sinistra penm. addom. medio

5·3 26 25 48.1 47·5 6g.1

6.8 27 26.r 51.3 so.8

7!.3


CONSIDERAZIONI SUL CUORE DI MfLITARI SPORTIVI E NON S l'ORTLVI

46 9

Segue T.w. Il . Non sportivi lunghezza sternale 1 4·5 lungh. xif<repigastr. 13.6 lung h. epigastr.-pubica 2 3·4 l ungh . giugol<rpubica 51.6 a ltezza totale addome 37· 1 Jungh. arto inferiore 74·2 lungh. arto superiore 55·3 diam. torac. trasver. 26 diam. torac. ant. post. 19-2 dia m. ipocondr. trasv. 24·4 diam. ipocon. ant. post. 17·5 diam. bisiliaco 2 7·7 valore toracico 7·3 valore addom. superiore 5·8 valore addom. inferiore 11.8 ,·alore addom. totale 17.6 valore tronco 24.8 valore arti 129 diam. trasv. cranio 1 4·9

Non

Sportivi

14-3 I4.2

spo rti VI

diam. ant. post. cranio altezza cranio

r8.9 '5

42~

2 4·9

valore cranico cc.

53·5 39· 1 74

superf. corporea mq. !.58 diam. card. trasv. 11.6 diam. card. di lungh. l 3·9 dia m. can.l. di largh. 10.9 diam. card. ant. post. 8.I valore cardiaco 518 press. arterios3 mass. 143 press. arteriosa mm. 76 frequenza polso m' 8o capacità vitale 31 39 frequenza respiro m' 20 forza press. mano destra 28.4 forza press. mano sinistr. 2J.8 forza traz. orizzontale I 1.8 forza traz. vertica le 84.1

56

26.8 1 9·9 24.8 r8.6 28.4 7·8 6.5 l I.7

19·5 2 7·3

130

Sportivi

18.2 I4·5 3958 1.67

I2.) I 3·9 I O.)

8.4 626 l) I

79

68 4o6o 21.) 36·5 28.2 ' 7·2 124-7

15

Totale soggetti: 56.

T AV .

Non sportivi

Sportivi

(27)

(29)

sta tura 175 peso 61.8 diam. biacromiale 39·9 perim. torac. massimo 90·3 penm. torac. medio 86.7 penm..torac. minimo 83.1 cscurs. respirar. 6.2 perim. braccio destro 25.8 pc~ m. braccio sinistro 25. r pcrtm. cosct3 destra 49·7 perim. coscia stntstra 49·4 peri m. addom. medio 71 ·4 lunghezza sternale 15 lungh. xif<repigastr. 12.8 lungh. epigastr.·pubica 25.3 lungh. giugol<rpubica 53-3 altezza totale addome 38.2 lungh. arto inferiore 79· 1 lungh. arto superiore 58·5 diam. torac. trasv. 26.8 diam. torac. ant. post. 19.5 di3m. ipocon. trasv. 25.6

176 6g.5 40.1 g6.6 94·6

92.6 7· l 28.6 28.4 55 54·5

76. 1 15·7 15·4 22.7

53·9 38.6 8o 58·7 28 20.3 2 5·9

III.

Non sportivi Sportivi diam. ipocon. ant. post. diam. bisiliaco valore toracico valore addom. superiore valore addom. inferiore IJ valore addom. totale 18.8 valore tronco 26.5 valore arti 137·9 superfice corporea mq. 1.69 valore cranico cc. 2 43 5 diam. cran. trasv. 1 5·3 diam. cran. ant. post. 18.6 diam. cran. altezza 15.2 12.2 diam. card. trasv. diam. card. lunghezza 1 4·5 diam. card. larghezza Il. l diam. card. ant. post. 8.; valore cardiaco cc. 620 1 44·4 press. arteriosa mass. press. arteriosa min. 76.6 frequenza polso m' 8J·4 capacità vitale 3497

18.2 2 9·5

8.7

7·6

'3

20.6 30 138.9 1.84

4031 l).!

18.8 14.2 13.2

'5·'

11.4 8.7 733-9 1 47·9 7!.7 6g.T 4393


470

CO!'ISIDER i\ZIONI SUL CUORE DI MlLITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI s~gu~ TAV.

. 'on ~porti\·i

Non

Sportivi

frequenza respiro m 20 forza press. mano destra 28.8 for:.-a press. mano si n istra 24.2

'5

40·4 34-4

sporu vi forza traz. orizzontale forza traz. verticale

peso diam. biacromialc penm. torac. ma~s1mo pLrim. torac. medio perun . torac. m1mmo tscurs. respi rat. pcnm. braccio d estro penm. braccio sinistro pcnm. cosc1a destra perim. COSCI:J Sll11~tra pcrim. addom. mnlio lunghezza ~tcrnal e lu ngh. xifo-epigastrica lu ngh. epigastr.-puhica lu ngh. giugolo-pubica altezza totale addome lungh. arto inferiore lungh. arto superiore diam. torac. tra~v. diam. torac. ant. post. diam. ipocon. trasv. diam. ipoccm. ant. post. diam. bisiliaco va lore toracico

Sportivi

11.5

24·2

76.7

1 42·4

T.w. IV.

Totale soggrni: 17.

~to tura

III.

Non sporti VI

Sportivi

(5)

( 12)

182.4

184.6

]0·5

4°·7

78.2 41.2

96·J

! 00

9 1 ·7 89 7·3 2 7·4 2 7·3 51.4 56.7 72 16.4

95·8

15.8

24·!! 54·9 37·8 !!2.1 61

29 20 26.2

d~-9

JO 9·1

84·7 7·6 30 28.8

56 56.5 ]l.]

17-2 18.2 2 3·7

58.9 41.!! 84-9

61.5 29.1 21 26.8 21.7 J0.6 9·7

Non

S porU\ ..1

valore addom. SUpt'rJOfC 7·9 valore addom. inferiore lj.6 valore addom . to tale 2t.6 valore tronco 30·7 valore arti 1 43· 1 superfice corporea mq. 1.88 d iam. cranico trasv. 15.6 diam. cran. ant. post. 1 9·5 altezza cranio 15·7 valore cranio cc. 47i7 diam. card. trasv. 13·5 diam. card. di lunghezza 15 diam. card di larghezza 11.3 diam. card. ant. post. 9 valore cardiaco cc. prcss. arteriosa mass. 147 So prcss. arteriosa min. frequenza polso m' lh capacità vitale 3830 18.8 frequenza respiro m' forza prcss. mano destra j8.8 forza prcss. mano sinistra 33-4 for7.a traz. orizzontale 1J-4

9·9 15

. . sportivi

25.2

35·9 1 45·9

1.99 15 18.5 15·7

4357

693

forza traz. verticale

13.6 16.1

"·9 9·4 9 13 1

49

72 ·5 73·9 4509 20

38.8 39·6 25·9 150

127

VARIAZION I DELLA FUNZIONE RESPIRATO RIA E CIRCOLATO RIA DOPO PROVA DI LAVORO. N~i

militari IlO/l sportivi (65):

Aumento frequenza respiro subito dopo: Residuo tachipnoico dopo l ' Aumento capacità \"itale subito dopo Re~iduo spirometrico dopo 1 ' .

10

Diminuzione C:IJXICitlt vitale subito dopo: Residuo in meno dopo t' .

ll

Aumento frequenza polso subito dopo: Residuo tachicardico dopo 1' .

55 sogg. media nun1. + 7·5 aLti resp. ll ll ll + 5·8 Il )l

)) 24 )>

9

ll

6

)>

26 19

62 .. 32

Il

l)

))

"

))

,,

+ 277 cc. + 243 cc.

l>

- 502 cc.

)l

)l

))

))

"

))

))

))

))

))

)l

..

- 461 cc.

+ 36,6 pulsaz. + Il. ))


471

CONSIDERAZlONI SUL CUORE DI MILITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI

N et militari sportivi (46): Aumento frequenza respiro subito dopo: Residuo tachipnoico dopo r' . Aumento capacità vitale subito dopo Residuo spirometrico dopo 1' .

m 30 sogg. media aum. + 4·2 atti resp. >l

14

))

8 8

Aumento frequenza polso subito dopo: Residuo tachicardico dopo I ' .

,.

))

))

))

))

))

))

)l

)) 10

))

)l

)\

)\

))

))

))

)l

))

)l

)\

))

))

))

Diminuzione capacità vitale subito dopo: Residuo in meno dopo 1' .

))

7 )) j8 )) 21

+ 3·7 + 389 cc. + 276 cc.

))

))

- 286cc. -202 cc.

+ 53· 1 pulsaz. + 15 ))

SPECCHIO RIASSUNTIVO DEI CARAT TERI MORFO - FUNZIONALI STUDIATI NEL GRUPPO DI MILITARI SPORTIVI E NON SPORTIVI. Total e soggetti: u 1. N. sogg. 111 Non Misure sportivi

TAv. V.

Non sportivi Sportivi

Sportivi

(6s)

(46)

statura media 170.2 peso medio 6o.6 diam. biacrom. J8·4 perim. torac. mas. 91 . perim. torac. med. 87.6 perim. rorac. mi n . 83-9 escurs. respirat. 5·9 perim. brac. dest. 26.4 perim. brac. sin. 2).1 perim. coscia sin. 49·4 perim. coscia dest. 49· 2 perim. add. medio 71 lungh. sternale 1 4·9 lungh. xifo epigast. 13.6 lungh. epig. pubica 2 3·9 alt. tot. addome 37· 1 lungh. arto inf. 76·4 lungh. arto super. 57 diam. tor. tr. 26.7 diam. tor. ant. post. 19.6 diam. ipcon. tr. 2S.I diam. ipcon. ant. post. t8.t diam. bisiliaco 28.4 valore toracico 7-7

175·9

69·3

39·9

96.8

92.8 88.1 7· l 28.; 2 7·7 54· 1

53-9 73 1

5·7 1 5·9 2 3·7

39·8 79·6 58.7 2 7·7 20.4

25.8 1 9·5 2 9·5 8.7

valore add. super. valore add. inf. valore add. totale valore tronco valore arti

superf. corporea

6.4

8

I 2.2

13.2

8.6 26.3 133-4

31.4 31 138.2

l

mq. r,69

diam. cranico trasv. l 5·1 diam. cranico an t. post. 18.8 altezza cranio 15.2 valore cranio cc. 4397 d. cardiaco trasv. l2.4 d. cardiaco lungh. f4·3 d. cardiaco largh. 1'0·9 d. cardiaco an t. post. 8.4 valore cardiaco 579 forza pres. mano d. JI.S forza press. mano sin. 26.9 T2.1 forza traz. orizzont. 96.6 forza traz. vertic. 81 freq. polso riposo press. art. mass. 146 press. art. minima 78 20 freq. respiro riposo capacità vitale cc. 3384

1,83 15

18.5 14.2 4115

•3-1 5·3

1

11.2

8.8 757

38.5 34 22.4 1 39

70 1

49

74

r8,6 4320(*)

(' ) Queste cifre rappr~scntano le- medie aritmt'lichc delle cifre riportate nelle T:w. precedenti. N. B. - Questi dati rono stati cl~bor~ti st~ tisticamcntc c geogrJfìcamcmc dal Dou. Dino Vampa 3ssistcnte di Statistica .R. Univ. di Rom~ c sono in corso di pubhlicazionc su Endocrinologia.


UFFICIO DI SANITÀ DEL CORPO INDIGENI DELLA SOMALIA ITALIA N A. Capo ufficio di Sanità: ten. colonnello medico A. RITUCCI - CHINNI

OSSERVAZIONI INTORNO ALL'ARRUOLAMENTO DEI S.OMALI Prof. Gerardo Mennonna, capitano medico, igienista del Corpo Indigeni Dott. Leonardo De Loren:o, capitano medico, direttore dell'ospedale da campo 453

Assai semplici sono le poche norme che attualme-nte regolano il serviZIO militare dei Somali nel « Corpo Indigeni » della Somalia. L'arruolamento è volontario. La ferma è biennale e decorre dal giorno successivo a quello dell'arruolamento; compiuti gli obblighi della ferma, i militari indigeni possono essere ammessi a successive riafTerme annuali. Il congedamento per fine di ferma o di riafferma può essere sospeso con ordine Governatoriale, su proposta del Comandante delle truppe, in casi di mobilitazione generale o parziale, di operazioni di polizia coloniale, di speciali situazion i polico-militari, o di pubbliche calamità. Gli indigeni atti alle armi che, dopo aver prestato servizio militare, siano stati congedati e siano o sudditi o residenti in Colonia, sono iscritti nei ruoli della forza in congedo. Gli iscritti nei ruoli della forza in congedo hanno l'obbligo di n spondere alla chiamata indetta per qualunque ragione. Circa le norme sanitarie per l'arruolamento, esse non sono ancora state oggetto di una apposita regolamentazione: ci si è sempre attenuti alle norme vigenti in Patria nel nostro Esercito, naturalmente con tutta la larghèzza di vedute e gli accomodamenti richiesti dal particolare ambiente e dalle caratteristiche razziali dei Somali. La grande impresa coloniale ci ha lasciato l'esperienza di una formidabile organizzazione, che, anche nel campo sanitario, ha suscitato problemi nuovi e imposto la revisione di problemi antichi . Tra quelli di una certa importanza, sicuramente va posto l'arruolamento del contingente indigeno. T ale problema, basilare nella costituzione e nella organizzazione profilattica di ogni esercito, con riflessi in ogni campagna d i guerra, diventa

tanto più importante nell'ambiente coloniale, nel quale la forza e l'insidia delle malattie superano spesso la stessa insidia dell'arma nemica. In questa Colonia poi, per la vasta distribuzione di alcune malattie, come la malaria, la lue, la tubercolosi, l'arruolamento pone inevitabilmente di fronte ai relativi problemi sociali, obbligando a distinguere gradi diversi di queste malattie ed a stabilire i limiti di compatibilità con il servizio militare.


OS~ERVAZIONI

INTORNO ALL'ARRUOLAMENTO DEl SOMALI

473

Il vasto arruolamento al quale abbiamo assistito, dovette per necessità ispirarsi alle esigenze militari del momento: era necessità reclutare un esercito numericamente folto, in poco tempo. Chi ne ebbe il compito e la responsabilità non poteva e del resto non doveva ricercare quel complesso di garanzie, che abitualmente si domandavano un tempo agi i aspiranti ali 'arruolamento, che, in numero sproporzionatamente superiore, concorrevano alle esigue richieste dell'organico dei battaglioni. Accadde così quello che abitualmente si verifica quando le maglie del filtro selettivo si allargano, a somiglianza di quanto suole accadere nelle nazioni a vasto reclutamento o in quelle che vi siano eccezionalmente costrette da esigenze di guerra. A campagna ultimata, nell'apprestarci a chiudere il bilancio sanitario, abbiamo voluto dare uno sguardo d'insieme al vasto esperimento, e, dall'esperienza recente, da quella antica di altri arruobmenti, e dal nostro lungo soggiorno coloniale, derivare qualche suggerimento per l'avvenire. Prima, ci pare utile premettere qualche dato sui provvedimenti mcdico-legali di riforma, che hanno dovuto prendersi nell'anno 1935, immedia-

tamente: successivo alla mobilazione in Somalia (27 dicembre 1934). Il ritmo delle eliminazioni fu intenso dal febbraio al giugno (II56 eliminati) e, sebbene meno intenso, sempre alto nel l] semestre dello stesso anno (733 eliminati). Le cause di eliminazione sono raggruppate nella tabella I e disposte in ordine di importanza. Risulta da questa tabella che hanno di gran lunga prevalso tra le cause di eliminazione il deperimento organico, la tubercolosi polmonare ed extra polmonare, il catarro bronchiale cronico, la malaria cronica, le ulcerazioni e piaghe tropicali. Tra le altre molteplici cause meritano di essere ricordate l'isteroe-pilessìa, gli esiti di bronco-pleuro-pneumoniti, le cardiopatie, il reumatismo articolare etc. Nella voce « cause varie >> sono stati inclusi anche i pochi casi di ernie (6), di appendiciti croniche (5), di n eoplasie (3), di paralisi e paresi (6). Questo insieme di dati rappresenta il più positivo insegnamento, che la grande esperienza compiuta poteva darci: la progressiva eliminazione dei non validi ha nello stesso anno 1935 notevolmente contribuito al miglioramento delle condizioni sanitarie del Corpo Indigeni, come uno di noi meglio dimostra in altro lavoro, in corso di pubblicazione, sulla morbilità c sulla mortalità delle truppe indigene, in Somalia, in quell'anno. Per avere un'idea della entità delle eliminazioni nei vari trimestri del 1935, utile riesce la tabella Il, nella quale sono raffrontate la forza media presente alle armi con il numero degli eliminati per ciascun trimestre: in complesso nel 1935, su circa 40.000 arruolati, sono stati eliminati ò alle fila del Corpo Indigeni circa 2000 individui. z -

Giornale di mt"dicina militare.


474

OSSERVAZIO:-Jl JNTOR:--:0

ALL ' ARR UOLAMENTO DEl SOMALI

TABELLA 1 . - Cauu di diminazione nd 1935.

Eliminati n et vaf'i mesi .Q .2

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Deperi mento organico

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28 64 119 IlO 64 43 70 39 17 43 34 63t

T bc. polrnonarc

-

q

Ulcera zioni c piaghe Catarro bronchiale cromco

-

Malaria cronica

-

l

37 t3

Istero epilessia

-

1

Esiti di pleuro - bronco - pncumoniti

-

l

13 7 17 l t 26 I8 15 -

Tbc. extrapolmonare

-

3

Cardiopatie . Artropatie

- - I -

Nevriti e neHalgie

-

Malattie degli occhi

- l - - - - -

Reumatismo articolare

Esiti di traumatismi Lue

"

Frenopatie Malattie delle orecchie

5 6

Totali .

-

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Paralisi e paresi Cause varie .

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73

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l

TABELLA Il. -

Forza media ed eliminati nel 1935.

Forza media

N. complessivo

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21.5')0

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4 %

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40

29·500

454 279

TRI MESTRI

0,9%


OSSERVAZIO:-JJ INTORNO ALL'ARRUOLAMENTO DEl SOMA LI

475

Questa cifra è notevole, perchè non comprende gli indigeni presentarisi o chiamati alle armi e giudicati subito non idonei, bensì solo quelli già giudicati idonei e successivamente, dopo pochi o diversi mesi di servizio, elimin ati. Ma, anche in questo particolare lato del vasto problema sanitario, ammirevole risulta l'attività dei merlici militari, che hanno sempre limitato al minimo indispensabile le eliminazioni, strenuamente lavorando per ridare la salute a tanti militari indigeni, mal tarati dalla malaria, dalla lue, con piaghe tropicali o con altre affezioni croniche, riservando l 'eliminazione a quelli inruvidui risultati, in seguito a tutte le possibili cure, di difficile o impossibile recuperabilità. Comunque, ritornando a tempi normali, il Corpo Indigeni, non deve adonare lo stesso criterio di larghezza nel giudizio di idoneità, perchè il contingente da arruolare sarà relativamente basso e si potrà agevolmente scegliere tra gli aspiranti. Fin da ora ci sembra pertanto utile tendere ad una migliore disciplina dell 'arruolamento, ed anzitutto suggeriamo l'opportunità di compilare delle norme legi:slative, che regoJino l'arruolamento: norme che, codificando il frutto di antiche e nuove esperienze, segnino una traccia inderogabile ai giovani medici coloniali e permettano unicità di indirizzo per i diversi centri di arruolamento. Nell'ultima campagna abbiamo sentito la mancanza di queste norme. Soccorsero in parte l'inesperienza dei nuovi arrivati alcune circolari emanate dall' Ufficio di Sanità, che raccoglievano in sintesi l'esperienza giornaliera nei reparti e i grani della piccola saggezza che ogni medico derivava dal suo esercizio professionale. Ma ora che la vastità di un grande impero e l'importanza alla quale assurgeranno ragionevolmente alcun~ presidi pongono il nostro Governo di fronte alla necessità di una più vasta e complessa organizzazione militare, ravvisiamo tutta l'importanza di una· tale compilazione, anche senza arrivare a un vero e proprio elenco delle infermità, come quello, che, nella madre Patria è valso a inquadrare e perfezionare il meccanismo dell'arruolamento per l'esercito metropolitano. Riteniamo necessario che si estenda lo stesso criterio di cernita anche nell'arruolamento dei dubat. La compagine di questa caratteristica milizia di confine, tante volte chiamata alla ribalta dalla recente guerra, ha imposto la sua importanza per l'alto contributo di sangue, per generosi ardimenti e per quantità numerica; se pertanto i nuovi ordinamenti militari vorranno mantenere queste formazioni speciali, alla loro costituzione dovrà concorrere il medico, la cui o~ra riteniamo debba esercitarsi massimamente ali 'atto dell'arruolamento, quando essa è più utile;· non limitarsi solo, più tardi, all'assistenza sanitaria delle bande ed a giudizi di eliminazione.


476

OSSERVAZIOI"l INTORNO ALL'ARRUOLAMENTO DEl SOMALI

Nelle norme per disciplinare l'arruolamento, un accenno particolare merita la dibattuta questione dell'ammissione delle varie cabile all'onore delle armi. Una prima e grande divisione di questo popolo, che si fa discendere da un Illeggendario, lo divide in Somali e Sab: questi ultimi raccolgono i gruppi nei quali la purezza di razza è stata contaminata da incroci con galla e ancor più con negri, e pertanto potrebbero utilmente essere esclusi dall'arruolamento. I Somali, con le divisioni in Dir. Darot, H auia, comprendono le cabile pure di razza, le cabile nobili, alle quali soltanto dovrà continuare a rivolgersi l'arruolamento. Cabile nobili, nel concetto della popolazione somala, ma nobili davvero anche per noi per l'intelligenza e la versatilità e per il magnifico spirito militare che hanno portato alla guerra; cabile nobili, che devono conservare ali' esercito quel concetto di casta elevata, nella quale servire è onore alto ed ambito; cabile nobili, che assicurano il magnifico aspetto esteriore e quella estetica della compagine, che è tanta parte d eli 'alta considerazione delb quale i reparti militari sono circondati in Somalia. Il muscolo bruto della cabila inferiore più utilmente può essere conservato ai lavori grezzi e duri, dei quali la vita coloniale avrà pur sempre necessità in cento diverse manifestazioni. Norme tassative furono emanate nel Regolamento per le matricole delle Truppe Indigene del R.C.T.C. della Somalia Italiana (Ed. 1934): in esso è riponaro l 'albero genealogico delle tribù somale, con la specificazione delle cabile ammesse e di quelle escluse dali 'arruolamento. Queste norme non sono state osservate durante le recenti operazioni, ma ad esse occorrerà ritornare per i comuni bisogni della pace . . Norme dovrebbero essere dettate anche sulla età, sulla statura, sul perimetro toracico, sulla valutazione delle malattie più diffuse, su altre quesuont. Sarebbe utile contrarre l'ampio limite di età nel quale si può concorrere all'arruolamento e che pone soggetti troppo giovani accanto a soggetti troppo avanzati in età. Se spesso ragioni d 'ordine politico e di ordine sentimentale lasciano nelle fila elementi in cui l'età e molti anni di servizio abbiano ridotto notevolmente l'attitudine e il rendimento, è invece evitabile l 'immissione di individui troppo giovani, di soggetti chiamati precocemente dalla sonnolenta vita di boscaglia all'impegno fisico ed alle esigenze del servizio militare, non bene graduati per età troppo giovanili; di organismi, che, accanto allo sforzo di rapidi adattamenti, conservano ancora e per molti anni cospicui bisogni di materiale plastico di accrescimento. Sono soggetti che non sempre riescono ad adattarsi e che dànno un buon contributo alle cifre di eliminazione, con conseguenti danni economici e a volte con riverbero sulle loro condizioni di salute. Il somalo non è, come E TÀ. -


OSSERVAZIONI INTORNO ALL ' ARRUOLAM ENTO DEI SOMALI

477

forse potrebbe ritenersi, un popolo <! sviluppo precoce: a quindici anni 1! somalo è pur sempre un bambino. Si potrebbe con utile elevare il minimo di età richiesta per l'arruolamen to ai 18 anni, creando anche un limite massimo variabile da grado e grado. E poichè molti somali ignorano la precisa data della loro nascita c poichè manca una anagrafe per essi, quella età che, con sufficiente approsi mazione, si segna all'atto dell'arruolàmcnto sul foglio matlicolare, può essere uffìciaJmente assunta a tutti gli effetti ed anche per i limiti di anzianità consentiti. STATURA. - Trattandosj di un popolo con molti esemplari alti, si potrebbe fissare un minimo di statura non inferiore a metri I ,6o. Lo reclamano le inderogabilj esigenze di estetica e di prestigio, alle quali abbiamo già accennato, ed anche la necessità di armonizzare la lunghezza del passo dei vari costituenti della stessa collettività militare. D'altra parte, nessuno ignora quale arma poderosa sia per un reparto di colore l'atti tudine e la resistenza alla marcia e quante le occasioni di valersene. PERIMETRo TORACico. - Ha valore preponderante nel giudizio di idoneità alle armi non come valore a sè, ma riferito ad altri valori come l'altezza e il peso. Sono stati precisamente i rapporti di questi diversi valori, che, da noi, hanno ispirato formule varie, aritmetiche, non interpetr:tbil i certo rigidamente, ma capaci di fornire preziose indicazioni sulla robustezza di un organismo. Ci risulta che tentativi del genere furono fatti anche in questa Colonia con rilievi tra truppe già arruolate e prescrizioni per gli arruolandi; ma la pratica dovette dimostrarli poco utili, se essi furono più tardi abbandonati e non più ripresi in esame da parecchi anni. A noi non par e che il giudizio di idoneità dei Somali possa irretirsi tra le maglie dei numeri e delle formule: basterebbe in proposito tener conto delle numerose e sostanziali differenze tra razza e razza dello stesso popolo Somalo. Non possono gli stessi valori ad esempio ispirare uno stesso giudizio per due soggetti, dei quali uno appartenesse al Benadir e l'altro alla Migiurtinia. Uno di noi che ha vissuto per un anno in un presidio nell'in~erno rnigiurtino, che aveva vera e propria funz1one di centro di arruolamento, ha potuto constatare come fosse necessario abbassare la soglia dei valori nell'esprimere il giudizio Ji idoneità, tra genti il cui tipo rappresentativo caratteristico è il vero c proprio longilineo: un tipo alto, snello, con grande apertura di braccia, con scarso valore tronco, con distribuzione della massa in altezza e piccolo valore ponderale: un tipo a torace stretto e lungo, a muscolatura poco voluminosa, ma di buona tonicità. Successivamente la lunga permanenza negli stessi reparti Migiurtini mostrò la giustezza dell'osservazione e l'opportunità di pn:scindere da pre-


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OSSERVAZIONI INTORNO ALL 'ARRUOLAMEI'TO DEI SOMALI

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supposti teorici ed aritmetici, e come, evitando soltanto i gradi accentuati di ectipia e un 'età troppo giovanile nei soggetti, si potessero ottenere degli a-scari, che alla tradizionale vivacità d'intelligenza, accoppiassero magnifica attitudine sportiva, . resistenza generica di fronte ai morbi, capacità adattive alle fatiche e ai sopralavori di servizio, resistenza e velocità di marcia. Pertanto la nostra esperienza personale ci permette di suggerire che agli efletti pratici per il perimetro toracico basti assumere come valore minimo la cifra di 78 cm. e che per la razza migiurtina tale valore minimo può essere senza danno abbassato a cm . 77, per l'altezza base di m etri r ,Go .. Tra le malattie quelle che piÙ meritano menzione per la vasta diffusione e perchè dominanti la nosografia di questa Colonia, sono in ordine di importanza la malaria, la lue, la tubercolosi : le tre malattie sociali della Colonia. Malaria. - Per la malaria non esistono finora prescrizioni tassative ; è evidente però che l'arruolamento non può escludere i malarizzati, che in alcune regioni, demograficamente importanti, raggiungono una elevatissima percentuale, come si desume dall'indice splenomegalico infantile, che spesso ci occorse di determinare ·in ricognizioni ed inchieste sanitarie effettuate in località diverse, in occasione di campi e manovre. Nel vasto contingente che la campagna di guerra ha portato alle armi uno di noi ha potuto accertare la percentuale dei pregressi malarici, prendendo in considerazione i casi clinicamente accertabili: nel 50 % degli uomini alle armi si è così potuto accertare la pregressa malaria. E' bene però escludere dall'arruolamento quei soggetti a voluminoso tumore splenico e con epatomegalia : soggetti nei quali la malattia ha indotto lesioni visccrali importanti, stati di disepatismo e danni sugli organi emoformatori, da doversi considerare incapaci di pratico rendimento nell'esercito. Per glj altri invece le cure periodiche, razionali, attuate presso i reparti, costituiscono un recupero certo ai fini militari e un enorme vantaggio dal punto di vista sociale. Tubercolosi. - A differenza della malaria, la tubercolosi deve essere considerata causa di inabilità, in qualunque forma ed in qualunque stadio sia possibile accertarla. Occorre tener presente, come indice di guida, b disseminazione toracica di cicatrici da punte di fuoco, esiti di interventi curativi 1 ichiesti da pregrcsse malattie de !l 'apparato respiratorio, delle quali bisogna sospettare anche l'indole tubercolare. Ricercare attentamente le lesioni iniziali a carico dell 'apparato ghiandolare e del sistema osseo. Anche nell'esame dell 'apparato respiratorio, tener presente la possibilità e ricercare lesioni iniziali: le lesioni iniziali dell'apparato respiratorio non infrequentemente nei somali hanno una modesta espressione semeiotica: questa razza è tutt 'altro che vergine di fronte al contagio tubercolare e non raramente si riscontrano forme quiescenti) croniche, esito ed anche testimonianza della lotta VALUTAZIONE DI ALCUNE MALATTIE. -

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OSSERVAZIONI iNTORNO ALL'ARRUOLAMENTO DEl SOMAL!

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antica e continua che il Somalo va inconsapevolmente combattendo contro la tubercolosi, acquisendo verso di essa la possibile relativa resistenza. Lue. - Questa malattia si impone. per la vasta diffusione: è morbo ubiquitario nelle genti somale. F ermo restante il bisogno di eliminare, temporaneamente, dalle fila i soggetti con manifestazioni in atto contagiose, accogliere gli altri e sottopodi a cure razionali, significa partecipare alla lotta contro i danni di un così vasto male sociale. La sifilide tropicale è sempre ricca di efflorescenze in tutti i periodi del l 'infezione. Facilitano inoltre la diagnosi le manifestazioni ghiandolari, i dolori osteocopi. I soggetti che ne sono affetti si giovano rapidamente delle cure specifiche. Cardiopatie. - Non frequenti, capitano tuttavia all'osservazione. Ci sembra che per esse non vi siano da modificare i criteri adottati nell'arruolamento de Il 'esercito metropolitano. Ulcerazioni e piaghe tropicali. - Possono essere arruolati giovani con limitate ulcerazioni e piaghe tropicali in atto, tenendo presenti i risultati definitivi e rapidi delle buone cure e soprattutto i benefici che derivano da quella alimentazione più varia e più completa che consente all'ascari la sua paga e i benefici di una vita igienica, regolata ed assistita in tutte le sue espressioni. Sono invece da escludersi i soggetti con ulcerazioni e piaghe troppo vaste, per le quali si presuppone un lungo periodo di cure e un tardo recupero e quelle che abbiano già indotto disturbi sensibili nel trofismo dell'arto. Lebbra. - La visita di arruolamento può essere importante perchè capace di sorprendere fasi iniziali, che possono essere segnalate alle autorità civili per l'inoltro nelle colonie dei lebbrosi , da tempo organizzate in questa Colonia. Psicopatie. - Occorrono alla ossenazione casi frequenti di disordini nervosi, non ancora fatti oggetto di studio sistematico e non ancora bene classificati. Secondo la nostra esperienza, domina la patologia nervosa l 'isterismo: vi sono soggetti nei quali non è difficile discernere un vero e proprio carattere isterico, con manifestazioni motori e imponenti, di grandi isterismi, che dopo accessi convulsivi violenti dànno spesso un periodo di pose plastiche e spessissimo terminano con la fase delirante, sovente a contenuto religioso. Sono casi che difficilmente si possono diagnosticare all'atto dell'arruolamento e nei giorni di esperimento e che devono essere eliminati ·man mano che si palesano, per l'impotenza delle cure che può attuare il sanitario del reparto, per il limitato rendimento dei soggetti stessi, e per il turbamento che queste manifestazioni potrebbero indurre nell'ordine disciplinare. Endocrinopatie. - Poche come frequenza, poco conosciute e di difficile diagnosi. Si può segnalare la mancanza di qualunque manifestazione


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QSSERVAZIONI INTORNO ALL'ARRUOLAMENTO DEl SOMALJ

di gozzismo, e la relativa frequenza di stati di ipogenitalismo puro, senza gravi perturbamenti di <tltri organi endocrini, e casi di ..infantilismo ipofisario. Malatte del ricambio. - Non comuni tra i giovani somali; non ci è mai capitato di accertare tra essi un caso di diabete. Malattie degli organi dei sensi. - Interessano massimamer:te quelle della vista e d eli 'udito e per esse non reputiamo necessario le indagini rigorose e le sottigliezze dei medici specialisti, e le diverse gradazioni nelle quali ogni vizio vie-ne ripartito in rapporto al grado diverso di idoneità al servizio. E' sufficiente la determinazione:: approssimativa di una utile vista ed uJito, ciò che può determinarsi con i mezzi semplici ed ambulatori che ogni medico ha a ~ua disposizione in qualunque località. Occorre avere un criterio restrittivo per le congiuntiviti croniche, ricercare e allontanare i casi di tracoma, che nella popolazione somala risultano veramente rari. Dermatomicosi. - In questa Colonia sono .assai diffuse, spesso am-

piamente estese, polimorfe: non arrecano danno al ren9imento dell'individuo e pertanto ci si può limitare alla esclusione delle forme contagiose, di quelle abbisognevoli di lunga cura, di quelle che potrebbero suscitare ripugnanza negli altri componenti della collettività. Accogliere gli altri, che troveranno anzi nell'esercito il modo e i mezzi per utili cure, spesso definitive. Deformità, malformazioni. - Quelle gravi, troppo appariscenti, non giungono fino alle S("di dcii 'arruolamento. Per quelle lievi, che il sanitario stesso pone in rilievo, anche se compatibili con it servizio incondizionato, è necessario essere severi, più di quanto non accada nell'esercito metropolitano, per le supreme esigenze di prestigio e di estetica, che non bisognerebbe mai trascurare nel reclutamento dci reparti di colonia, tanto più se volontari e se di razza somala: razza di magnifici esemplari e sempre sollecita della sua estetica. Dopo avere brevemente esposto il modesto frutto della nostra esperienza su diversi lati del complesso problema, utile ci appare accennare alla marcia di prova e al periodo di esperimento. E' questa una modalità di arruolamento ancora in uso nei reparti somali: si sottopone il candidato a una lunga marcia di prova (6o chilometri) alla quale segue una seconda visita medica, e si trattiene chiunque ha superato questa prova, per un periodo di osservazione di dieci giorni, dopo i quali l'arruolamento diventa definitivo. Senza negare l 'importanza che può a-ssumere l'esame di un l)q;anic;mo sottOposto a uno sforzo fisico completo, come quello di marcia, ricorc.lìa•no che quello che più conta invece, ciò che costituisce la finalità dell'istruz!one è il lento, graduale allenamento fisico, fino a toccare alti valori. Quello ('he più informa dello stato di un organismo è il sorvegliare appunto tali allenamenti, non la constatazione di uno sforzo violento, eseguito dopo pochi


OSSERVAZIONI INTORNO ALL'ARRUOLAMENTO DEl $0M:\LI

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giorni e che per qualche soggetto può essere sproporzionato allt: possibilità fisiologiche, delle quali dispone all'atto . della. candidatura. Pertanto mentre riteniamo doversi destituire ia prova di marcJa di tutto quel valore che finora ad essa è stato attribuito, riteniamo opportuno in\'ece il periodo di osservazione, che dovrebbe anzi essere elevato Ja dieci giorni a un mese ed anche più, dovendo questo periodo sostituirsi alla osservazione ospedaliera praticata nella madre Patria anche a qualche mese di distanza dall'arruolamento. I risultati saranno di grande utilità agli effetti della profilassi e dell'econonùa, c inoltre il medico, potendo seguire i soggetti durante l'adattamento alla nuova vita, evtterà le penose ocçasioni di dover compilare un modulo di riforma, a volte pochi giorni dopo aver pronunziato un giudizio di idoneità. Data la vastità della Colonia, specie dopo l'aumento territoriale avutosi con le nuove conquiste, ci pare di poter consigliare l'arruolamento regionale. Il trasferimento a grandi distanze che le esigenze del la guerra hanno reso necessario per la truppa di colore, hanno mostrato come nuovi dimi, nuove terre abbiano esaltato la morbilità dei reparti, che vi hanno trov~no cause nuove c varie di malattie, senza contare lo sforzo di adattamento che agli organismi richiede un nuovo complesso climatico. Sr. <.JUCste ragioni non fossero sufficienti, noi possiamo ancora citare altri fattori che lo (Onsigliano: fattori morali-sentimentali che legano il Soma lo alla terra nativa, che lo legano a interessi che ha sempre da custodire, pur servendo l 'esercito (bestiame, casa, sciamba); fattore demografico, che assurge a valore preponderante e che si impone a chi regge le sorti della Colonia: spesso la donna indigena pur consentendolo i comandi, per ragioni di varia indole, non può seguire il marito nelle sue migrazioni militari. Ci pare così anche di poter consigliare, contrariamentè a quanto r·on è stato praticato finora, che l'arruolamento consideri ìe diverse specialità a cui l'ascari è chiamato, rispondendo ai requisiti ed alle esigenze che ogni specialità richiede, determinandoli specificatamente, senza l asciarli aJl 'arbitrio e al giudizio personale dei diversi giudicanti. Da rimanere immodificate, pcrchè rispondenti a un criterio logico e pratico, riteniamo le modalità delk rafferme: l'ascari che pc.:r Juc anni ha dato un buon rendimento al servizio, viene sottoposto ad una nuova visita medica, il cui giudizio è facilitato dalla osservazione continua e dalla conoscenza da parte del m edico nei riguardi del raffermando. Un ultimo problema che si ingrana intimamente con i precedenti è il richiamo delle riserve, che da qualche anno sì è cominciato a praticare in yuesta Colonia ed al quale abbiamo avuto occasione di partecipare: anche noi ne ravvisiamo l'utilità; ma, se questo richiamo potrà arcora dfettuarsi neli 'avvenire, magari frazionatamente ogni anno, si suggerisce 1'opportunità di annettere una maggiore importanza alla visita sanitaria dei soggetti, per poter poi fare un preciso assegnamento sui quadri ddla r;serva.


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OSSERVAZ ION I INTORNO ALL'ARRUOLAMENTO DEI SOMALI

E rcrminiamo, con l'augurio che l'arruolamento dei Somali sia riveduto e perfezionato nel suo meccanismo. E ' questo un popolo lieto di c.Hrire alla patria un magnifico esercito per la tutela dei suoi diritti coloniali antichi e nuovi, un esercito di esemplari che hanno vanto di aristocrazi:1 di razza tra tutte le genti di colore, che popolano il continente nero. I Somali in cento occasioni, specialmente nella recente guerra, sull'UebiGestro, a Birgot-Hamanlei e in tutti gli scontri, banno scritto pagine veramente belle di generoso ardimento, di superba donazione della \' ita, di leggendario eroismo. Perfezionarne l'arruolamento significherà esaltare l 'efficienza bellica di questo popolo, sempre pronto a servire la gran Madre Patria.

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LABORATORIO DI MICROBIOLOGIA DELLA SANITÀ MILITARE - ROMA

RICERCHE SUL POTERE PATOGENO DEL B. PUTRIFICUS VERRUCOSUS, ZEISSLER (B. SPOROGENES) IN ASSOCIAZIONE CON ALTRI GERMI • Prof. Ugo Reitano, maggiore medico, direttore.

Ne Il ' eziologia polimicrobica della gangrena gassosa spesso prende anche parte, come han dimostrato le numerose ricerche fatte durante la grande guerra e nel dopoguerra, il Bacillus sporogenes. Il potere patogeno di questo germe anaerobio dei processi putrefattivi è stato oggetto di lunghe discussioni e di con troversie, che ancora oggi lasciano perplesso chi esamini tutta la questione. Sembrerebbe che esistano dei ceppi del tutto avirulenti, e sarebbero la più gran parte, veri saprofiti della sostanza organica morta, e degli stipiti invece dotati di potere patogeno e produttori di una tossina molto attiva. Bergey, nel suo manuale, classifica il Clostridi.um sporogencs come non patogeno (not patlwgenic), e Robertson del pari non attribuisce alcun valore pltogeno al germe suddetto. Se.:-ondo Weinberg e Séguin, taluni stipiti di B. sporogenes in cultura pura possono causare alla cavia una gangrena gassosa putrida ad esito letale; con la tossina, ottenuta dal filtrato di cultura in brodo glucosato poi, si uccide la cavia, alla dose di 2,3 cc. per via endovenosa : secondo Bcrthelot anche il coniglio sarebbe sensibile ai fi ltrati di B. sporogenes. Zeissler attribuisce la patogenicità di taluni stipiti di B. sporogenes alla mescolanza di questo germe col B. Novyi; anche Sordelli ha constatato che u na cultura di B. sporogenes, clas:.ificata come pura, conteneva un'alta percentuale di B. Novyj (sin. B. oedematiens). Zcissler ha creduto opportuno, per evitare equivoci ed erronee interpretazioni di fatti sperimentali, di creare nel 1918 la specie B. putrificus verrucosus, che rappresenterebbe il B. sporogenes puro, agente di processi putrefattivi e del tutto privo di potere patog<.:no. Lehmann e Siissmann accettano la classificazione di Zeissler, giudicando che il B. sporogenes non rappresenti una specie :1 sè, ma la risultante di un 'associazione di diversi germi, di cui il più frequente è il B. N e-vyi. Ma Weinberg, convinto che il B. sporogenes abbia un'individualità propria, non crede che si possa accettare senz 'altro la nuova specie creata da Zeissler. In collaborazione con Miss Howard, Weinberg, parrendo da un ceppo avirulento di B. sporogenes, è riuscito a fare acquistare potere patogeno a questo germe, facendo dei passaggi ripetuti e ravvicinati ~n pappa di cervello con i'aggiunta di soifato ferrico; al 33° passaggio uccide la cavia. Riinsemenzato in brodo glucosato, il B. sporogenes


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RICERC H E SUL I•OTERE PATOGENO DEL B. PUTRIFICCS VERRUCOSUS, ECC.

uccide la cavia di 300-400 gr. alla dose di 2 cc. per iniezione intramuscolare; la virulenza, così ottenuta, si mantiene per qualche tempo nelle culture tenute in ghiacciaia. Weinberg e collaboratori han fatto rilevare anche gli effetti dell'associazione dd B. sporogenes con altri germi aerobi ed anaerobi : in associazione col li. coli e col B. proteus, l'azione di questi due germi risulta esaltata mentre scompare dalla lesione lo Sporogenes. In associazione col B. perfringcns !'.attività 1>roteolitica dello Sporogenes è accresciuta al massimo; in unione col B. histoliticus, lo Sporogenes dà luogo a delle lesioni putride della pelle, del cellulare sottocutaneo e dei muscoli, notevoli; associato col B. bifermentans, provoca tumefazioni passeggere, c col B. putrificus di Bienstok, determina nelle cavie flittene ed edema esteso della parete addomjnale, che peraltro guarisce lasciando uno spesso piastrane indurito. Altri germi anaerobi, riscontrati nella gangrena gassosa putrida c descritti durame e dopo la grande guerra come specie nuove, sono da considerare come appartenenti al genere Sporogene!); così il bacillo di Reading, il bacilJo a lancetta di orologio di Pfeiffer e Bassau (Uhrzeigerbazillus), il bacillo controsporogenes di H all, il bacillo parasporogenes di Mc. lntosh, ed anche il Paraplectrum foetidim di W eigmann. Gli AA. inglesi del Medicai Research Committee ( 1920) considerano la specie Putrificus come un 'intima mescolanza di B. sporogenes e di Bacillus coclcarius. Secondo Kleinschmidt, Zeissler, Lehmann e Neumarin, l'intima mescolanza del B. putrificus verrucosus (B. sporogenes) con altri germi ha dato luogo ad errori e confusioni nella sistematica degli anaerobi; e così il B. putrificus di Bienstok non sarebbe altro che il B. putrificus verrucosus in associazione col B. saccharoburyticus di SchattenfJTeh e Grassberger (sin. B. amylobacter di van. Tieghem- B. tertius di H enry). Ma Weinberg non accetta questo modo di vedere e, basandosi su1 lavori di revisione di R cddish e Rettger e su quelli suoi e dei collaboratori, riafferma l'autonomia del B. putrificus Bienstok. Lehmann e Neumann son del parere che quando il B. sporogencs è del

tutto avirulento allora si ha da fare con ceppi puri di B. putrificus verrucosus; il binomio B. putr. V(rruc. + B. Nevyi, è uguale al B. sporogenes patogeno. Ma questa patogenicità risulta però inferiore a quella posseduta dal B. Novyi da solo, perchè i fermenti del saprofita, in simbiosi, attenuano e distruggono poi la tossi n a del B. ocdcmatiens; fatto questo dimostrato da Weinbcrg e Séguin. Per essere sicuri di avere in mano una cuJtura pura di B. putrificus vcnrucosus, bisogna servirsi delle piastre di ag:tr sangue glucosato in anaerobiosi, secondo la tecnica di Zeissler, in cui le varie specie di germi anaerobi presenterebbero una particolare fisionomia di sviluppo (Wuchsformen) che permette di differenziarli: e così, mentre il bacillo dell 'edema maligno, B. ocJematiens, si presenta nella Wuchsform Il , il R. putrif. verruc. si iden-

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RICERCHE SUL POTERE PATOGENO DEL B. PUTRIFICUS VERRUCOSUS, ECC.

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tifica nella forma VI. Le culture miste hanno differente aspetto, che non è da paragonare a nessuna delle Wuchsformen. Si fa osservare da taluno però che i caratteri stabiliti da Zai~sler per i diversi anaerobi nelle piastre di agar sangue glucosato non sono sempre costanti, e perdono quindi buona parte del valore diagnostico loro attr ibuito. Il B. putrificus verricosus, come si sa, è largamente diffuso; la sua costante presenza ovunque vi siano e vi siano stati processi putrefattivi induce a pensare che questo germe ha una parte importante nell 'economia della natura. Metchinikoff, come è noto, lo isolò per la prima volta da contenuto intestinale di individui sani e malati; con grandissima frequenza è stato poi riscontrato nelle feci, e Zcissler e Rossfeld l'han trovato nell'8o'X, dci campioni di terra, provenienti da diverse località del\ 'Europa centrale.

Ricerche personali. Avendo avuto occasione tra il 1934 e il 1935 di isolare incidentalmente quattro ceppi del genere Sporogcnes, dal fegato di manzo, dal latte, da organi in putrefazione di un coniglio e di una cavia, ne volli intraprendere lo studio sistematico, specialmente per quanto riguarda l'eventuale potere patogeno in cultura pura ed in associazione con altri germi. Poichè le indagini motfologicbe, culturali, biochimiche, sierologiche, e gli esperimenti sui piccoli animali da laboratorio, mi avevano permesso di constatare che tuuj e quattro gli stipiti presentavano il medesimo comportamento, ne scelsi uno e lo inviai a Zeissler, che lo classificò come B. putrificus verrucosus (B. sporogenes). La succinta descrizione che ne darò e le ricerche fatte sugli animali, si riferiscono a questo ceppo, che chiamerò n. 1. Il germe fu isolato in cultura pura da tubi di brodo fegato con pappa di fegato, in preparazione per la cultura di anaerobi, insufficientemente sterilizzati all'autoclave, per un errore di persona addetta a questo compito. Si tratta dunque di un bacillo mobilissimo, con spore centrali c subterminali, raramente terminali, di forma ovalare che sorpassano lo spessore del germe ; nelle culture giovani sempre Gram-positivo. Le dimensioni variano notevolmente, a seconda che si tratta di bacilli colorati col Gram, con la fucsina-bleu .:ii m etilene e col metodo Mirone ali 'inchiostro di Chinafucsina: va da una lunghezza di 1.1. 2 a !J. 6, e da uno spessore di tJ. 0,5 a tJ. 1,5. Si presenta isolato o in catenelle di due o più elementi. Quantunque lo sviluppo ottimo si ottenga con una buona anaerobiosi, tuttavi~ si sviluppa anche in semianaerobiosi. A si ha sviluppo più o meno rapido, con o senza produzione di gas in tutti i comuni terreni di cultura liquidi e solidi; i terreni più adatti sono però quelli al fegato, al cervello, al siero di sangue, al sangue intero.

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RICERCHE SUL POTERE PATOGENO DEL B. PUTRJF!CUS VERRUCOSUS, ECC.

In brodo fegato si osserva inbrunimento del terreno, in pappa di cervello alla von H ibler si ha annerimento dopo due, tre giorni. Peptonizza il latte lasciando il siero limpido soprastante, fluidifica rapidamente la gelatina, liquefa il siero di sangue coagulato, produce idrogeno solforato e scarse quantità di indolo, emolizza entro 48 ore le emazie di uomo, di montone, dì coniglio, dì cavia. Attacca con sviluppo di gas i seguenti idrati di carbonio: glucosio, galattosio, saccarosio, levulosio, malto~io, sorbite, eritrite, salicina, inulina, amigdalina, destrina, glicerina; poichè su questo ar gomento i pareri dei diversi AA. non sono affatto concordi, le prove sono state ripetute più volte, adoperando acqua peptonizzata al 2'Yo con l 'idrato di carbonio all'I 'X,, e come mdicatorc il tornasole e il bleu di bromotimolo, partendo da un pH di 7+ In brodo fegato a pH = 7,4, dopo 24 ore si ha regolarmente un abbassamento del pH a 6,4, che si stabilizza poi, anche dopo 30 giorni intorno a 6,2. La produzione delle spore in brodo fegato è precoce ed abbondante; dopo 6-7 giorni di termostato nella cultura si osservano per la mc.ggior parte spore libere. Queste sono tesistentissime al calore: dopo 90 minuti a 100" sono ancora capaci di svilupparsi. Nelle piastre di agar sangue gluco~ato, preparate secondo l'indicazione di Zei~sler, dopo due giorni d 'incubazione <l 37\ in ottima anaerobiosi, si notano ad occhio nudo colonie rotoncieggianti del diametro di 2-5 mm. opach e, di color bianco grigiastro e grigio giallastro, circondate da un netto alone di intensa emolisi, di aspetto rugoso, poco rilevate sulla superficie del terren o, al quale aderiscono tenacemente, col centro più chiaro dei margini frastagliati. Osservate a piccolo ingrandimento, si nota un centro di aspett,o vermicolare ed alla periferia come una raggera di sottili filamenti. Questa d escrizione non corrisponde esattamente a nessuna delle WuchsforCQen di Zeissler, ma si avvicina alla Wuchsform II (B. putr. verr.). I caratteri dominanti, che fan subito sospettare d i trovarsi in presenza di questo germe, a prescindere dalla morfologia, sono l'intensa azione proteolitica e il violento odore di putrefazione. PROVE SUGLI ANIMALI.

Per via sottocutanea, intramuscolare, endoperitoncalc, endovenosa, culture in brodo fegato di 24 ore, inoculate a cavie adulte (3oo-5oo gr.) alla dose di 2-3-6 c.c. non producono alcuna alterazione apprezzabile; tre lotti di 4 cavie non han dimostrato di risentire alcun danno. Nei conigli adulti (t8oo-2ooo gr.) per via endomuscolare (tre animali) c per via endovenosa (tre animali) alla dose di 5-8-10 c.c., non si è riscontrata alcuna lesione. Nei ratti adulti (6 animali) per via endomuscolare e sottocutanea, alla dose di 1-3 c.c. il risulrato è stato nullo. Il filtrato di culture in brodo fegato di 48 ore su candela Berkfeld N, alla dose di 3-5 c.c. per via intramuscolare, endoperitoneale, endovenosa , è risultato inattivo in 6 cavie; dosi di 5-8-to-15 c.c. per via endomuscolare ed endovenosa in 8 conigli si sono addimostrate prive di tossicità. Dopo 48 passaggi in pappa di cervello, fatte a distanza di 2·3 giorni l'un dall'altro, il germe, inoculato a cavie, per diverse vie, è risultato sempre sprovvisto di potere patogeno.

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RICERCHE SUI. POTERE iPATOGENO DEL B. PUTRIFICUS VERRUCOSUS, ECC_.

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Se l'inoculazione di c.c. 2 di cultura in brodo fegato è preceduta da quella di c.c. o,J-<>,2 di acido lattico, nei muscoli della coscia di una cavia, allora si ottiene un quadro morboso grave che può condurre a morte l'animale. In due cavie, così trattate, si è osservato da principio edema dolente alla radice della coscia, cui segue n ei giorni seguenti una vasta ulcerazione necrotic:a dci tessuti, che emana un intenso odore putrido; in una cavia (19) tutto l'arto è andato in sfacelo ed in settima giornata l'animale è morto. Alla superficie della lesione necrotica, insieme ad una flora batterica varia, in prevalenza coccica, si riscontrano dei bacilli sporulati, che morfologicamente sono da riportare al putr. verruc.; nei tessuti profondi viciniori e così pure negli strisci del fegato, della milza e del sangue del cuore non si riscontrano germi; però dalla cultura del fegato e di frammenti di tessuto muscolare profondo vicino alla zona necrotica, in anaerobiosi si ottiene un germe sporulato mobilissimo (putr. verr.) associato ad un batterio Gram negativo, poco mobile, c.li cui non fu fatta l'identificazione. Due c.c. di tale cultura mista sono inoculati nei muscoli della coscia d. alla cavia n. 21; dopo poche ore l'animale dà segni di sofferenza e si nota un cospicuo edema locale; la mattina seguente è trovato morto. Presentava lo scroto enormemente gonfio di gas, fuoriuscita dal punto di inoculazione di essudato siero sanguigno ùi odore intensamente putrido, essudato con i medesimi caratteri tra i muscoli della coscia, della parete addominale e nello scroto, pelle e tessuti profondi di color grigio ~porco e facilmente spappolabil i. Gli strisci fan notare il bacillo sporulato Gram positivo (putr. \'CTruc.) e un bacilletto Gram negativo. Dalle culture in brodo fegato dall'essudato si ottengono i due germi. La cavia o. 20, trattata come la 2I riesce a guarire, lentamente, dalla vasta ulcerazicne necrotica, con esito in cicatrice adeFotogr. n. 1 • rente e retrazione dell'arto. La fotografia n. 1 rappresenta la cavia 20 in r8• giornata di esperimento, con la lesione locale in via di guarigione e con la retrazione dell'arto. STUDIO DELL'AZIONE IN VIVO DEL B. PUTRIFICUS VERRUC. ASSOCIATO AD Al..TRI GERMI.

AssocUzzione B. putr. verruc. + B. coli comune. Le cavie n. 22 e 23 sono inoculate nei muscoli della coscia d. con 2 c.c. di cultura in brodo fegato di 24 ore di Putr. verruc., io cui erano state mescolate rispettivamente una o due ansate di B. coli. Ad CXGeziooe di un lieve infiltrato loc<tlc, che peraltro scompare dopo 4·5 giorni, le cavie non mostrano notevoli segni di sofferenza; la cavia 23 perde 6o gr. di peso, che però riacquista dopo qualche settimana. Un altro lotto di tre cavie (24, 25, 26) è inoculato per via endoperitoneale con 2 c.c. di cultura di putrif. verme. cui si aggiunge rispettivamente una, due, tre ansate di


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RICERCHE SUL J·OTERE PATOGFNO OEL B. PUTRIFICUS VERRUCOSUS, ECC.

B. coli; la cavia 24 non mostra alcun segno di sofferenza; la cavia 25, dopo alcuni giorni di malessere (pelo arruffato, rifiuto del cibo) riprende il suo aspetto normale; la cavia 26 muore nello spazio di 48 ore di peritonite da B. coli. E' da notare però che la dose di tre ansate di quello stipite colihacillare, per via endoperitoneale, in saggi preliminari aveva ucciso due cavie su tre.

Associazione B. putrifh·us verrucosus + Proteus vulgaris. Accertato che la dose letale di questo stipite di proteo, per cavie di gr. 350 circa, via endoperitoneale, è di quattro ansate, si inoculano le cavie 27, 28, 29 con 2 c.c. ciascuna di brodocultura di putriL verruc., ai quali si aggiunge rispettivamente t, 2, 3, ansate di proteus. Soltanto la cavia 29 ha dato qualche segno di sofferenza,, dalla quale peraltro si rimette dopo alcuni giorni. Un lotto di altre tre cavie (30, 31, 32) è inoculato con l'a stessa dose di germi per via intramuscolare. L'iniezione si è dimostrata del tutto innocua.

Associazione Bacillus putrificus verrucosus + Streptococcus piogenes. (Lo strepto· cocco era stato isolato qualche settimana prima da un flemmone del collo in un soldato, saggiato sulla cavia per via sottocutanea alla dose di 1·2 c.c. di brodocultura produceva degli ascessi, dei quali peraltro gli animali guarivano). Si inietta per via sottocutanea I c.c. di cultura in cervello di putrif. verruc. e I c.c. di brodocultura di streptococco (cavie 33 e 34). Si ottengono le medesime manifestazioni morbose, già osservate nel!.: cavie iniettate col solo strcptococo: da principio infiltrato dolente, lentamente poi si forma un ascesso, che viene inciso. Nel pus si ritrovano gli streptococchi, ma non vi è più traccia del putrif. verruc.; anche le culture restano negative per quesro germe. Gli animali guariscono perfettamente. Associazione B. putrificus vt:rrucosus + Stafilococcus piogenes aureus. (Isolato alcuni giorni prima da un patereccio, il potere patogeno sulla cavia non fu sagg1ato). Le

cavie 35 e 36 sono inoculate sottocute rispettivamente con 1,2 c.c. di cultura di putrif. verruc. in cervello con l'aggiunta di 1 c.c. dì brodocultura di stafilococco. Le manìfe· stazioni locali appaiono meno marcate di quelle verificatesi nelle cavie 33 e 34; si forma un infiltrato dolente ma non arriva a formarsi la cavità ascessuale. Dopo to-15 giorni si riassorbe completamente, mentre le condizioni generali degli animali si mantengono sempre buone.

Associazùme B. putrificus vetTUC. + filtrato di B. piocianeum. (Ceppo di laboratorio del tipo A di Gessarci, il filtrato di una brodocultura di 48 ore, alla dose di 1,2 c.c. per via sottocutanea, apporta alle cavie manifestazioni di sofferenza, dalle quali si rimettono dopo pochi giorni). Le cavie 37 e 38 sono inoculate sottocute con I c.c. di cultura in cervello di putr. verr. e 1 c.c. di filtrato di piocianeo; dopo una serie di fenomeni di sofferenza nei primi due giorni gli animali riacquistano il loro normale stato di salute. Le cavie 39 e 40 sono inoculate con dosi doppie della precedente; in entrambe si manifesta un edema locale dolente, quindi la pelle si ulcera c ne risulta una piaga necrotica, dalla quale emana cattivo odore. La piaga guarisce molto lentamente. Il B. putrif. verruc. si ritrova negli strisci dell'essudato ed in cultura in stretta anaerobiosi; due c.c. di questa cultura sono inoculate sottocute rispettivamente alle cavie 41 e 42; non si nota alcun segno di sofferenza. Saggi col B. typhi, parat)'phi A e B, B. coli, Vibrio cholerae. (Coltivati nel filtrato di B. putrif. verruc.). 100 c.c. di cultura in br.odo fegato di 48 ore di putr. verruc., dopo a\·ere riportato il pH a 7,4, sono filtrati su candele Bcrkfeld N; il filtrato si distribuisce in provette in ragione di 5-6 c.c. ciascuna. Accertata la sterilità del mezzo, si insemenzano i vari tubi con i germi sopraindicati (stipiti dj laboratorio). Le culture di 48 ore, bene sviluppate, si inoculano endoperitoneo a cavief in ragione di c.c. 1 per ciascuna. Sono trattati 5 lotti di cavie di 3 ciascuna, rispettivamente con ciascun germe; nessun animale


RICERCHE SUL POTERE PATOGENO DEL B. PUTRIFICUS VJ::RRUCOS US, ECC.

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muore, ma in taluni, nei primi due, tre giorni, si osservano segni di sofferenza. Dopo 4-5 giorni tutte le cavie si rimettono. La medesima esperienza, ripetuta su cinque animali, inoculati però per via sottocutanea, non fa rilevare alcun fenomeno morboso nè locale nè generale. Associazione B. putrificus verrucosus + B. prodigiosum. (Ceppo Roma, ben pigmentato; alla dose di 2-3 ansate, per via sottocutanea riesce inoffensivo per le cavie e per i ratti). La çavia 63 (gr. 300) si inocula alla radice ddla coscia d. con t c.c. di cultura in cervello di putr. verruc. e un'ansata di B. prodig.. L'animale il giorno dopo dà segni di sofferenza; localmente si nota un modico turgore, tutto l'arto è rigido. In quarta giornata la cavia muore; si nota scarso essudato purulento lievemente emorragico in sito, modica quantità di liquido siero-ematico nel cavo peritonealc. Negli strisci dell'essudato purulento di cattivo odore si osservano rari bacilli sporulari, che per la morfologia sbno da riportare al germe inoculato; non si ritrova il B. prodig.. Culture della milza ·c del sangue del cuore restano sterili; dall'essudato invece si coltiva il putrif. verruc .. La cavia 64 (gr. 36o) è inoculata con le medesime modalità. Si osserva una modica infiltrazione locale, dolente, che man mano si riassorbcj dopo 12 giorni l' animale sta perfettamente bene. La cavia 65 (gr. 355) riceve per via intramuscolare alla radice della coscia d. 2 c.c. di cultura in cervello di putrif. verruc. e tre ansate di B. prodig.. Il giorno dopo l'animale appare molto sofferente; localmente si nota edema cospicuo, djfficol tà dei movimenti dell'arto. Nel pomeriggio la cavia muore: l'arto è notevolmente edematoso, di color nerastro, incisa la cute fuoriesce un liquido siero- ematico con forte odore di putrefazione; la pelle si scolla facilmente fino al torace, le carni sono di colore Fotogr. n. :a. di carne lessata, spappolabili. Nulla di notevole agli organi interni. Nell'essudato si osservano baciUi Gram positivi, in gran parte sporulati, isolati o in catena, e dei coccobatteri che assumono una colorazione bipolare; dalle culture dell'essudato su piastre di agar a temperatura ambiente si sviluppa il B. prodig. e dalle culture in brodo fegato, in stretta anaerobiosi si sviluppa il tipico B. putrif. verruc .. Dalla milza c dal sangue del cuor(' si ottiene solo il B. prodig.. Con c.c. o,2o di essudato della cavia 65 si era inoculata la cavia 66, alla radice della coscia; ne consegue un focolaio di infiltrazione dolente, che dopo ro giorni si apre dando luogo ad un'ulcerazione necrotica, della <JUale la cavia guarisce lentamente. Nella piaga si ritrova ancora nei primi giorni il B. putrif. verruc. e il B. prodig... Con la cultura in brodo fegato, ottenuta dall'essudato della ca\·ia 65, si inoculano le ca\•ie 67 (gr. 390) e 68 (gr. 300), 2 c.c. alla radice della coscia. Nella cavia 67 si 3-

(ìiornalc di medicina militare.


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RICERCHE SUL POTERE PATOGENO DEL B. PUTRIFICUS VERRUCOSUS, ECC.

csserva il giorno dopo uno stato di malessere generale e infiltrazione dolente al punto di inoculazione. Dopo alcuni giorni segue una necrosi dei tessuti superficiali e rctrazione dell'arto; dal margine superiore dcll' ulcerazione necrotica si parte un sc:no fistoloso, lungo la parete dell'addome in alto per circa 4 cm., dal quale fuoriesce pus d't odore putrido molto intenso. Lentamente i fatti locali migliorano e dopo circa un mese la cavia guarisce del tutto.

Fotogr. n. 3·

Fotogr.n. 4·

La fotografia n. 2 dimostra la cavia 67 con l'ulcerazione necrotica e col seno fistoloso, dal quale fuoriesce del pus denso, in 7.. giornata di esperimento. Nella cavia 68 si osservano i medesimi sintomi, ma assai _più attenuati, si forma un'escara meno ampia, senza seno fistoloso. La guarigione completa si ottiene in 22' giornata. Con la prima subcultura in brodo fegato, della cavia 65, si inocula la cavia 6<) (gr. 370) 2 c.c.; si osserva soltanto un lieve edema transitorio. Con la seconda subcultura i.n brodo fegato si inoculano le cavie 70 (gr. 400) e 71 (gr. 390), rispettivamente con 2 e 4 c.c.. Assenza di qualunque fenomeno locale e generale Si ripete l'esperienza della cavia 65, inoculando con le medesime modalità le cavie 72 (gr. 365) c 73 (gr. 430). La cavia 72 muore in seconda giornata con lo stesso quadro anatomo-patologico della cavia 65. La cavia 73 presenta una vasta ulcerazione necrot.ica, che dalla radice dell'arto si estende verso l'addome. La piaga si deterge lentamente e, in capo a 37 giorni è completamente guarita. Permane retrazione dell'arto.

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RICER~HE

SUL POTERE PATOUEì'<O DEL R. PUTRIFICL:S VERR L:C1JSL:S, ECC.

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La fotografia n. 3 dimostra la cavia 73 con l' ulcerazionc in via di g uarigio ne, in 24 • gio rnata di esperimento. Le prove fatte sulle cavie si ripetono sui ratti albini. Un lotto di 4 ratti, del peso medio di gr. 170, si inocula alla radice della coscia post. sin. un mezzo c.c. di cullUra in cervello di putrif. verruc. cd una ansata di B. prodig.. In tutti c quattro si om·n·a edema locale accompagnato da malessere generale; dopo 4·5 giorni l'edema è riassorbim e gli animali riprendono il loro aspetto normale. Un altro lotto di 4 ratti rice\·e un c.c. di cultura in cervello di putrif. verruc. ed una ansata di prodig.. Tre ratti g uariscono lentamente, dopo avere presentato un'ulcerazione necrotica più o meno ampia; un altro (n. 13) muore in 21 a giornata. I tessuti dell'arto posteriore d. erano in sfacelo, e non restava che un monconcino osseo; il prccesso nccro tico si era notevolmente esteso anche verso la parete addominale, dalla piaga emanava odore nauseabondo. 1\cgli strisci dell'essudato necrotico si rinvengono i bacilli sporulati, dalla morfologia del B. putrif. verruc. ma il prodigioso non si ricava neanche dalle prove culturali, fatte anche dagli organi interni e dal sangue del cuore. Un terzo lotto di ratti (15, 16, 17) riceve 2 c.c. di cultura in cerYello di pmrif. verruc. e due ansate di prodigioso. Tutti e tre i raui muoiono dopo I0-15 gio rni, d i gangrena putrida, col q uadro anatomo-patologico e batteriologico non dissimile da q uello presentato dal rateo 13. La fotografia n. 4 mostra il ratto 13 subito dopo la morte. Si osserva l'estensione della gangrena e la distruzione pressochè completa dell'arto inte ressato.

Considerazioni e conclusioni. D elle esperienze brevemente esposte risultano alcuni dati che meritano dj essere ricor dati e discussi. E ' confermato che il B. putrificus vermcosus, da solo, è apatogeno per i piccoli animali da laboratorio qualunque sia )a via di inoculazione; non risulta che esista un'azione sincrgica unilaterale e reciproca se si associa questo bacillo col B. coli, Proteus vulgaris, Strcptococco e Stafilococco. Germi del gruppo tifo-coli e il vibrione colorigcno non esaltano il loro potere patogeno se coltivati nel filtrato di putrif. verruc. E' dimostrato che il filtrato del B. piocianeo, se inettato ad una certa dose insieme al putrif. verruc., esplica un 'azione sinergizzante, per cui si ottiene nella cavia una necrosi superficiale dei tessuti. Ma .i risultati degni di qualche rilievo sono quelli ottenuti associando il putrif. verme. al B. prodig.; entrambi questi due germi, da soli, cioè inoculati separatamente ad animali diversi, anche a dosi rikvanti, sono inoffensivi, come avevano dimostrato i saggi preliminari. Iniettati pe rò contemporaneamente esplicano un'azione sincrgica, sicuramente documentata, che si rivela con la produzione di una gangrena putrida, più o meno estesa, con una scala di gravità che può giungere sino ad apportare la m orte dell'animale. Che il B. putrif. verme. sia diventato patogeno è dimostrato dalle lesioni predette in sito, che sono sovrapponibili a quelle ottenute quando, mediante l'introcluzione preventiva di piccole quanti tà di acido lattico, si mortificano i tessuti, nei quali il B. putrif. verruc. può esplicare la sua inten sa azione proteolitica; e inoltre dalla presenza prcssochè costante del germe putrefacente nella lesione. E ' ancora da tener presente che con l'essudato, contenente il B. putrif. verruc. e il B. prodig., si riproducono le


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RIC ERC:IlE St.:L POTERE PATOGE!\:0 DEL B. PUTRIFJ CUS VERRUCOSUS, ECC.

medesime locali, osservate ueil 'animale da cui fu tratto l'essudato stesso, e che con la prima cultura pura di B. putrif. verruc. ottenuta dall'essudato, si ottiene una vasta ulcerazione necrotica . Il potere patogeno però, come s'è visto, nelle successive subculture si perde. . Ma anche il B. prodig., in associazione col germe anaerobio, acquista una virulenza che non possedeva; in tal uni casi il germe si è comportato co~e u~ piogeno e si è diffuso anche in circolo, dando luogo ad una vera setucemta. Il putrif. verruc. invece, solo in via del tutto eccezionale passa in circolo; la sua azione si esplica loc:1lmente distruggendo più o meno rapidamente i tessuti. Riesce difficile in verità di dare un'esauriente spiegazion~ dell'intimo meccanismo della sinergia microbica fra questi due germi, giudicati abitualmente come innoqui e banali. Vien fatto di pensare subito che il B. prodigioso, germe avido di ossigeno, renda il terreno più adatto allo sviluppo del bacillo anaerobio, come accade in vitro; ma non basta. Il putrif. verrucosus agisce e si moltiplica sui tessuti morti o mortificati, ridotti cioè in uno stato per cui le difese immunitarie locali non riescono più ad avere ragione del germe stesso; bisognerebbe quindi ammettere che la sua azione dapprima si esplica attorno all'infiltrato e sulla parete della cavità ascessuale che si è formata. Il prodigjoso preparerebbe dunque il tessuto favorevole perchè il putrific. verruc. riesca patogeno. Ma non si comprende perchè questa medesima azione, che possiamo chiamare preparante, non sia esplicata dallo stafilococco e dallo streptococco; ciò farebbe supporre che sono i prodotti di secrezione del B. prodig., più che il germe stesso, che danneggiano i tessuti e stimolano l'attività del putrif. verruc. Un'altra serie di esperienze potrà forse dimostrare la fondatezza o meno di questa ipotesi. Sono note le esperienze, non più recenti, di Bertardli, che riuscì a rendere virulento il B. prodig. associandolo allo stafilococco e allo streptococco, e quelle di Marx, che giunse a fare acquistare il potere patogeno al prodigioso associandolo al vibrione settico. Ed inversamente Roger potè dimostrare come il prodigioso esalti la virulenza di uno stipite di vibrione settico dapprima inoffensivo. D 'altra parte Besson aveva osservato che le spore del vibrone settico, pure e private della tossina mediante lavaggio e riscaldamento a 8o 0 , non si sviluppano nei tessuti viventi e sani purchè non siano associate al B. prodigioso. Anche Penzo, associando il vibrone settico al prodigioso, ottenne un aggravamento del quadro morboso. L 'associazione del prodig. col B. Chauvaei, secondo Roger, arreca al coniglio, animale refrattario al carbonchio sintomatico, una malattia rapidamente mortale. Azione sinergica avrebbe il B. prodig. anche sul B. perfringens, secondo Novyi, e sul B. tetani, secondo Vaillard e Vincent e secondo Debrand. L 'azione sinergica del B. prodig. verso taluni germi anaerobi era dunque conosciuta; ma le vecchi~ esperienze, accennate, furono eseguite asso-


RICERCHE SUL POTERE PATOGE:-10 DEL B. PUTRI FIC L,S VERR CCOSl:S. ECC.

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ciando il prodig. con anaerobi patogeni, e provvisti in genere di tossine spesso molto attive. Con le mie ricerche è stato dimostrato, per la prima volta, il valore dell'associazione in vivo del B. prodig. con un germe squisitamente saprofita , quale il putrif. verrucosus. Questi studi meritano di essere ampliati e approfonditi, perchè non hanno solo un interesse puramente sperimentale, di cui bisogna tuttavia tener sempre conto, ma anche per i riflessi che potrebbero avere in patologia umana nel capitolo che riguarda le piaghe putride e le gangrene gassasse pudride, così temibili nella chirurgia di guerra. RIASSUl'TO. - Dopo aver accennato alle opinioni dei diversi AA. sul B. putrifìcus verrucosus (B. sporogenes), l'A. espone bre\'emente le ~ue ricerche sugli effetti che ha, in vivo, l'associazione del suadetto bacillo - che da solo è innocuo - con altri germi. Mentre che non risulta esistere alcuna azione sinergica tra il B. putrif. verruc. o il suo filtra to con alcuni germi del gruppo tifo-coli, col proteus, col vibrione colerigeno, con lo stafilococco e lo streptococco, è stata osservata un'azione patogena in associazione col .fìltraro del piocianeo e, sopratutto, col B. prodig .. La sinergia 13. putrif. verruc. + prodig. conferisce ad entrambi i germi, ma particolarmente al bacillo putrefascente, un notevole potere patogeno, che si esplica con la produzione di una ga ngrena putrida, negli animali inoculati, più o meno grave, e talvolta anche mortale. L'A. fa notare il ,·alore di questo fatto, per la prima volta messo in luce, non solo in patologia sperimentale, ma probabilmente a nche in patologia umana.

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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE Direttore: colonnello medico pro f. GtusEPPE GIORDA!\0. LABORATORIO DI MEDICINA LEGALE Direttore: maggiore medico RAFFAELE o' ALESSANDRO.

ITTERO EMOLITICO DA NITROGLICERINA Dott. Salvatore Vitale, primo capitano medico. Dott. Giuseppe La Rovue, capitano medico (1).

Nel gennaio di quest'anno il tenente colonnello medico Signorino ha pubblicato nel Giornale di Medicinu Militare un lavoro : << Su dieci casi di tossiemia da nitroglicerina », caratterizzati dal seguente quadro clinico: « Cute di colorito grigio-scuro, cianotico, unghie delle mani e dei piedi di colorito

scuro bluastro, mucose visibili delle labbra, della bocca, della lingua e del faringe di colore violaceo; al cuore soffio inorganico sul focolaio mitralico; polso frequente, ipotonico, depressibile, piuttosto vuoto. Milza aumentata dì volume in toto, di consistenza molliccia. Fegato aumentato di volume e debordante dall'arco costale in modo apprezzabile. Al torace nulla d'importante da rilevare. Profonda astenia e cefalea, riflessi cutanei, mucosi, tendinei normali. Pupille midriatiche, riflessi pupillari normali alla luce ad all'accomodazione. Temperatura 37°,5- 38°,5. « Questo quadro in un caso assunse tale gravità da richiedere urgente ncovero in ospedale )).

Le ricerche praticate sul sangue degli ammalati hanno fatto rilevare 1 seguenti dati : << Sangue di colorito scur()-piceo, ma che riprendeva il colore rosso-vivo se agitato a contatto dell'aria. La ricerca della metaemoglobina sia sul sangue in toto che sul siero di sangue è stata negativa. Marcata ipoglobulia: globuli rossi da x.8oo.ooo a 3-tso.ooo; tasso emoglobinìco 51 ~" ; valore globular.: o,8o. Non malaria, nè lue; R. W. negativa. Formula leucocìtaria : normale; si notava wlo la presenza di un discreto numero di macrociti. La prova della resistenza globular.e non potette essere praticata. Esame del

liquido cefal()-rachidiano: neg:1tivo. L'esame delle urine aveva dato: come elemento degno di nota: urobilìna presente in modo sensibile; pigmenti biliari: assentì; nulla di patologico all'esame microscopico l> .

Le suddette osservazioni fatte presso l'ospedale militare di Palermo riguardavano dieci casi: di essi sette appartenevano allo stesso paese di origine e tre a paesi finitimi. P<:r quanto riguarda poi la provenienza dalle caserme : tre appartenevano allo stesso reggimento, cinque ad un altro reggimento e due a corpi diversi. ( •) l.e èspcri cnzc sono st~tc conrlottc in mlbhorn ione; la not:1 è st3U redatta dal dott. Vit:tle.


ITIERO EMOLITICO DA NITROGLICERI1"A

NS

Tali elementi fecero sorgere il sospetto che si potesse trattare di un quadro morboso dolosamc.:nte provocato. Accurate ricerche permisero di ''enire in possesso, in seguito a perquisizione, della sostanza sospetta, il cui esame praticato presso un gabinetto di chimica ed uno di farmacologia portò alla constatazione che si tratta va di nitroglicerina mescolata con sostanze inerti e zucchero. In conseguenza furono praticate ricerche sperimentali sui conigli presso l'Istituto di Farmacologia della R. Università di Palermo. 1 risultati ottenuti si possono così riassumere: « Il sangue estratto dopo due ore e sino a sei ore dopo si presenta,·a di colorito bruno ed agitato a contatto dell'aria assumeva sfumature di colore verde-bottiglia carico. Entro questo periodo la ricerca spettroscopica metteva in evidenza la caratteristica banda di assorbimento della metaemoglobina. Il numero dei globuJi rossi diminuiva sensibi~ mente. Le urine si presenta\·ano scure c ricche di urobilina, mentre la ricerca dell'emoglobina e dell'ematoporfìrina era negativa. Il colorito delle mucose visibili , dopo ingcsrione della sostanza, diventava cianotico. I n conclusione la ricerca sperimentale confer· mava l'osservazione clinica >•.

I dati clinici e sperimentali forniti dalla nota del ten. colonnello medico Signorino, per quanto molto interessanti, poichè portano notevoli e positivi contributi alla conoscenza di una forma morbosa provocata, tuttavia non sembra che precisino il quadro nosografico della patomimia nella sua essenza e nella sua patogenesi, nè forn .iscano, il che per noi assume grande importanza, elementi per il riconoscimento preciso e precoce di essa. Difatti dalle ricerche già praticate e riportate non si rileva quali alterazioni la sostanza tossi-ca ingerita determini a carico dei globuli rossi, nè il comportamento di essi nelle diverse fasi della malattia e dell'esperimento. Ancora la mancata ricerca della resistenza globulare nulla ci fa rilevare circa l'essenza dei fenomeni morbosi. Infine la non rleterminazione dei prodotti dell'emolisi nel siero fanno sì che il quadro clinico ed il ' suo determinismo non risultino abbastanza chiariti. A tale scopo, per consiglio e sotto la guida del maggiore medico d'Alessandro, direttore del Laboratorio, abbiamo istituito delle ricerche sperimentali. Esse sono state portate sui conigli, scegliendo animali in perfetto stato di sanità} del peso medio di kg. 2,500, tenuti in gabbie separate nelle migliori condizioni igieniche ed alimentati esclusivamente con erbe fresche. La nitroglicerina è stata iniettata sottocute in soluzione alcolica al 5 %. L 'animale dalla sera precedente veniva lasciato a digiuno; il mattino successivo veniva pesato e dopo si faceva la conta dei globuli rossi, dei globuli bianchi, la ricerca dell'Hgb, quella spettroscopica e la formula leucocitaria. Indi si estraevano dal cuore o dalla carotide 15 o 20 cc . di sangué per la determinazione della resistenza globulare e della bilirubinemia. Quotidianamente si ricercava nelle urine l'albumina, la urobilina e la bilirubina.


ITTERO EMOLITICO DA NITROGLICERII'\A

Il secondo giorno, al mattino (ore 9) si iniettavano all'animale sottocute 3 cc. della soluzione di nitroglicerina fino a raggiungere, gradatamente, in qualche animaie la dose massima di 7 oc .. Nello stesso giorno, dopo sei ore dall'iniezione, si ripetevano gli esami e cioè: conta dei globuli del sangue, ricerca della Hgb., ricerca spettroscopica, formula leucocitaria ed esame delle urine. L'esperimento continuava fino a raggiungere un grado tale di intossicazione da determinare la morte d eli'animale. l risultati ottenuti da tali ricerche sono esposti nello specchio annesso, ma prima di procedere alla disamina e valutazione di essi stimiamo necessario, anche se succintamente, premettere alcune nozioni sull'azione della nitroglicerina. La nitroglicerina, trinitrina o trinitrato di glicerina CHz ON02 - CHONOz -· CH~ ON02 si scompone nell'org::mismo in glicerina e nitrato, che si trasforma, a poco a poco, in nitrito. Questa riduzione comincia nel sangue e continua poi nei tessuti. Nell'uomo la nitroglicerina provoca un'intensa cefalea. La vasodilatazione comincia molto presto e persiste per un periodo di tempo superiore a quello provocato dal nitrito d 'amile. Quest'azione intensa proviene dall'assorbimento rapido attraverso la mucosa intestinale del nitrato proveniente dalla nitroglicerina, che nello stomaco non si è liberata dali 'acido nitroso. Una parte di nitroglicerina si elimina tale e quale con le urine, per cui la cefalea è attribuita alla molecola rimasta intatta. Per ciò che riguarda poi l'azione specifica sui vari organi ed apparati dei nitriti, a noi interessa ricordare: r 0 sulla respirazione si ha aumento del numero della ampiezza dei movimenti respiratori; 2° sul rene si verifica che piccole dosi aumentano di poco la diuresi, forti dosi diminuiscono la secrezione dell'urina e si può avere anche l 'anuria in seguito al notevole abbassamento della pressione; 3• sul sangue si ha che l'aggiunta di nitrito al sangue in vitro provoca la formazione di nitritometaemoglobina. Tale fenomeno si verifica dopo 2 o 3 minuti se l'aggiunta di nitrito sadico al sangue è nelle proporzioni dell'I 0 /oo ; si ha invece dopo una ora se l'aggiunta è all'I 0 /ooo. l globuli rossi non sono distrutti e la metaemoglobina finisce a poco a poco con lo scomparire} trasformandosi nuovamente in ossiemoglobina. Fortissime dosi di nitrito possono provocare la formazione di nitritometaemoglobina ed anche la formazione di nitritoematina. I nitriti sono in parte ossidati e l'urina contiene a volte nitrati e nitriti, ma la quantità totale dei nitriti assorbiti non si trova sotto le predette forme, il che fa pensare che essi subiscano altre trasformazioni nell'organismo. Ciò premesso nello specchio a pag. 498 e seguenti, riportiamo i risultati delle ricerche da noi praticate.

..


11TERO EMOLITICO DA NITROGLICERINA

497

Dall'esame dei risultati ottenuti possiamo stabilire quanto segue : trattamento del tossico, all'inizio ddl 'esperimento, sia per le condizioni generali, sia per la ricerca ematologica, si trovavano in perfetto stato di salute. 1 ° Tutti gli animali sottoposti al

Dopo la prima iniezìone si osservava notevole diminuzione di eritrociti, fatto questo che in verità non è da attribuire solo all'effetto della sostanza iniettata, ma anche al salasso (15-20 cc. di sangue), che però, rispetto alla massa corporea dell'animale, è da considerarsi molto lieve e quindi da solo non potrebbe spiegare la diminuzione stessa. Essa difatti nei giorni successivi continua progressivamente, per quanto in grado meno marcato del primo giorno. Ciò mentre conferma l'azione emodistruttrice della nitroglicerina fa pensare che, col progredire d eli'intossicazione, l'animale reagisce contro di essa aumentando i suoi poteri di difesa . Di tale fatto si ha una prova nel coniglio n. 2 nel giorno 7° dell'esperimento, in cui si può discriminare l'azione del salasso sulla diminuzione degli eritrociti da quella dovuta alla nitroglicerina. 2°

3o Dalle ricerche risulta non dubbia l'azione emolitica della sostanza iniettata, azione che viene confermata ancora da altre indagini da noi praticate e precisamente : la bilirubinemia, che in condizioni normali oscilla tra m gr. o,s-o,8-x %, e che tale risulta nel primo giorno dell'esperimento, successivamente aumenta e raggiunge negli animali valori che oscillano da un minimo di mgr. 2 ad un massimo di mgr. 2,90%. Bilirubina questa a reazione indiretta e che per consenso unanime è ritenuta esponente, nella generalità dei casi, di aumentata emolisi, come la clinica dimostra in modo evidente negli itteri emolitici. L'emolisi determinata dalla sostanza iniettata è ancora dimostrata dalla presenza di urobilina nelle urine, ove compare fin dal secondo giorno del trattamento e permane aumentando sempre fino alla morte dell'animale. Questo reperto è generalmente· interpretato come indice di aumentata emolisi (Nockt) e di sofferenza della ceUula epatica (Banti), sofferenza che talvolta, nei nostri esperimenti, si traduce anche con tracce di bilirubina nelle un ne. 4° L'esame ~pettroscopico dimostra, a misura che procede l'esperimento, presenza di carbossiemoglobina e metaemoglobina. Tali elementi trovano agevole spiegazione sia nell'azione della sostanza tossica sulla sostanza colorante del sangue, sia nel fatto, per noi molto importante, che la diminuzione progressiva degli eritrociti fa sì che questi non siano più sufficienti ad espletare la loro specifica funzione nel ricambio gassoso, onde la presenza di carbossiemoglobina. La presenza poi di metaemoglobina viene a segnare la prima tappa nel disfacimento dei globuli rossi per cui dall'emoglobina si giunge all'ematina ed alla urobiJina.


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499

ITTERO EMOLITICO DA NITROCLICER lN:\

DELLE RICERCHE PRATICATE Resistenza Esame urina

NOTE

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Tinta subitterica alle: sclcrc.

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Dopo circa 7 ore dall'imezionc di nitrogliccrin~ il coniglio muore. Tinta subincrica accentuata alle sclcrc. Feg:oto di consistenza aumentata c' leggermente ingrandito. Mod ico tumore splcnico.

id.

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Albumina: presente. Urobilina: presente.

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Tinta subiucrica alle sclere.

Urobilina : presente. Bilirubina: tracce. Urobilina: presente.

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Urobilina: presente . Bi lirubina: tracce. id.

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Si estraggono 20 cc. di sangue.


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HTERO EMOLITICO DA NITROGLICERINA

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ITTERO EMOLITICO DA l"ITROGLICERINA

DELLE RICERCHE PRA T ICATE Resistenza

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Urobilina: presente. Bilirubina: tracce . id.

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NOTE

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ITTERO EMOLITICO DA NITROGLICERJNA

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ITTERO EMOLITICO DA NITROGLICERINA

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so8

ITIERO EMOLITICO DA NITROGLICERINA

5° La resistenza globulare risulta verso gli ultimi giorni di vita degli animali aumentata rispetto al primo giorno dell'esperimento. Tale dato che, a prima vista, potrebbe sembrare una contraddizione dell'essenza e dell 'andamento del fenomeno, è invece una conferma di preciso significato. Difatti sotto l'azione della nitroglicerina, come di tutte le sostanze ad azione emolitica, sono distrutti gli eritrociti, ma evidentemente prima cedono quelli meno resistenti, onde alla fine dell'esperimento restano solo quelli più resistenti (eritrociti più g1ovani), per cui il risultato ottenuto dalle nostre ricerche, !ungi dall'infirmare l'azione emolitica della sostanza tossica, viene viceversa a confermarla. 6" Per quanto riguarda la serie bianca degli elementi del sangue si parte da cifre normali, indi si nota, se pure in modo non costante, prima un aumento dei kucociti e poi una diminuzione, che di solito prelude e poi coincide con la morte dell'animale. Ciò riesce comprensibile in considerazione alle reazioni che ogni organismo presenta di fronte ad agenti morbosi ad azione distruttiva. Difatti noi sappiamo che l'organismo da essi si difende esaltando i propri mezzn di difesa t:he aumentano tempestivamentt:, mentre in seguito, persistendo e progredendo l 'intossicazione, si esauriscono e si ha leucopcnia, che coincide di poi con la morte dell'animale. Non caratteristica e non sempre di agevole spiegazione è l'interpretazione relativa al comportamento della formula leucocitaria, ove si è notato che i polinucleati neutrofili ed i linfociti hanno presentato modificazioni che probabilmente sono Ja riferire sia alla sostanza tossica, sia alle reazioni difensive dell'animale. 7° Per quanto riguarda l'esame dell'urina oltre al reperto dell'urobilina, già discusso, si è notato anche diminuzione di essa e qualche volta tracce di albumina e di bilirubina. n significato di tali elementi è stato illustrato in precedenza. 8° Lo stato generale degli animali è progressivamente decaduto come si può rilevare dal peso; il colorito delle sclere era fin dal secondo giorno subitterico ed andava sempre più accentuandosi; infine si è notata dispnea in dipendenza della deficiente e.matosi, conseguenza questa dell'emolisi. 9" Alla sezione gli animali presentavano modico ingrandimento della milza e lievissimo del fegato, fatti questi di agevole comprensione nelle sindromi emolitiche.

Conclusioni. Dalle ricerche da noi praticate che, eccetto lievi deviazioni non evitabili nell'esperimento, si m ostrano in generale e nell'essenza concordanti, e dalle considerazioni fatte sui risultati conseguiti si può dedurre:


ITTERO EMOLITICO DA !'JTROGLICERINA

509

y" Che, nonostante sia stata negata un 'azione emolitica della nitroglicerina e dei nitrati in genere, questa risulta dimostrata dalle nostre ricerche, per cui ci riteniamo autorizzati ad affermare che ci troviamo di fronte a fenomeni di emolisi provocata dalla nitroglicerina. Emolisi questa che può essere causata anche da altrl: sostanze, alcune delle quali sono state già da molto tempo riconosciUte ed impiegate anche nel campo sperimentale. Tale azione emodistruttrice ci rende conto, anche se con qualche limitazione, del quadro clinico cd ematologiço osservato nei casi riportati dal ten. colonnello mt"dico Signorina, come anche nelle nostre ricerche, e che sostanzialmente si osserva negli itteri emolitici da sostanze tossiche, forme morbose già note in clinica, nella patologia dd lavoro e nelle ricerche spe-

rimentali.

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2" Lo stato grave,

talora osservato in qualche soggetto, è pertanto da riportare ad intensa azione emolitica e conseguente grave anossiemia, quale si osserva talora anche nell'ittero emolitico costituzionale (tipo Hajen-Widal), in cui ricorrenti crisi di deglobulizzazione, cioè rapida e massiva distruzione globulare, mettono in pericolo la vita del soggetto. 3" Dalle considerazioni suesposte i quadri morbosi osservati nell'ospedale militare di Palermo certamente sono da riconoscere come « itteri emolitici >> dolosamente provocati da sostanza tossica (nitroglicerina). Ritenia-

mo quindi di potere cosi chiarire suffìcientemeflte l ~ patornimia. osservata, la quale in verità non è poi del tutto nuova, in quanto già nel 1917 il professore sen. Davide Giordano segnalò l'ittero provocato da solcnite, di cui però non precisò la natura ( (( Il Policlinico >> Sez. pratica, n. 23, 1917). AUTORIASSUNTO. ·Gli AA. con ricerche sperimentali hanno dimostrato l'azione emolitica della nitroglicerina sui conigli, nei quali la sostanza tossica provoca il quadro rrorboso dell'ittero emolitico. Ri tengono pertamo Ji poter concludere che anche i casi osservati nell'ospedale militare di Palermo debbono rientrare nello stesso quadro morboso.

BIBLIOGRAFIA. Di~ hepato-lima/en Erkrrmkungcn. -

Berlino, Springc r, 1920. MICHELI F.: Le splenomcgalie emolitiche. Relaz.ione al Congresso di Med icina Interna. Genova, 1929. S rcNORINO R. : Su dicci casi di touiemia da nitroglicerina. Giorn:1le d i Medicina Militare, gen naio 1936-XIV, fase. l. SrsTo P.: M ieroscopia e Chimica clinica. - U. T. E. T., 1929. ZuNz E.: E:léments d~ Pharmacodinamic spécialc. - Paris, Editeurs Masso n et C.ic, rq.n . EPPI:-<CER:


OSPEDALE 77 D' INTENDENZA A . O. I. Direttore: tenente colonnello medico C. PERRETTI

OSSERVAZIONI SU ALCUNI CASI DI CATARATTA IPERMATURA Dott. N icolò Colomba, capitano medico, capo reparto oftalmici.

Per quanto frequenti siano i casi di cataratta ipermatura, tuttavia comunemente si ha occasione di osservare cataratte, il cut stadio di ipermaturità data da un tempo relativamente breve. D urante la mia permanenza in Colonia ho avuto occasione di osser-. vare, in soggetti indigeni dell 'Eritrea, tre casi di cataratta in istadio di ipermaturità da almeno venti anni, che per i caratteri clinici ed anatomoistologici che ho rilevato, mi sembrano degni di rilievo. 1 ° cAso. Abdalla Mohamed di anni 8o circa, maomettano, da Renda- Como (Dancalia). Il paziente riferiva che, circa venti anni or sono, incominciò a notare una diminuizione della vista in entrambi gli occhi, diminuizione che andò gradatamente accentuandosi, sino a divenire cieco in un periodo di due anni. Data la difficoltà di recarsi dal medico per la distanza dei ctntri e per le sue condizioni di miseria, si era ndattato al suo stato. Da un interrogatorio accurato, facilitato da una discreta intelligenza del soggetto, si riuscì a sapere che dopo 5-6 anni di cecità, il paziente ebbe, per un breve periodo, un lieve ripristino della vist:l: distingueva gli oggetti a breve distanza. Successivamente però la vista ritornava a diminuire. Recentemef\te consigliato da un Sanitario Militare, che ebl:e a soggiornare in quella Regione, si decise a portarsi in Asmara per il ricovero nel Reparto Oculistico. Esame obbiettivo oculare: O. O. Annessi normali, cornea trasparente, camera anteriore profonda, pupilla normale c reagente. Opacità completa del cristalli no, di colorito uniformemente bianco. Dopo la dilatazione della pupilla il cristallino appariva re· tratto e la sua superficie anteriore pianeggiante. Non si riusciva ad esplorare il fondo in nessuno dei settori. La proiezione luminosa era conservata in tutti i quadranti, discreta la percezione cromatica. Tensione endoculare leggermente ridotta. Reazione Wasscrmann: Negativa. Esame urine : Ncgat.ivo. Anamnesi famigliare e personale senza importanza. Condizioni generali, in rapporto all'età, discrete. Venne sottoposto ad estrazione della cataratta col metodo combinato. Il taglio corneale col Graefc e l'iridcctomia non presentarono particolari difficoltà, mentre nell'incidere la capsula col cistotomo si avvertì una resistenza c durezza tali da non consentire la sua lacerazione. Si ritenne opportuno quindi di procedere alla capsu· lectomia con la pinza. Avvenne che, solo divaricando le branche della f>inza fino ai bordi della pupilla discret:Jmentc dilatata per l'anestetico, si riuscì a far presa sulla cataratta e stringendo le branche della pinza, là cataratta usci va in toto, ripiegata in due. La cataratta venne subito esaminata macroscopicamente. Appariva come una massa, a disco quasi piatto, in ambedue le superfici e di spessore assai ridotto. Non si riusciva con un ago a differenziare la capsula dalla massa lenticolare; nè si riscontr:.~va liquido di sorta nelrinterno della massa, dopo che questa venne spaccata a metà.


OSSERVAZIONI SU ALCUNI CASI DI CATARATT\ IPERM'ATURA

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Fu eseguito l'esame istologico dopo fissazione in formalina 10 % e inclusione in paraffina. Le sezioni al microtomo furono quanto mai difficoltate dalla durezza della massa che permise solo sezioni grosse (6o-8o ~J.)· Le colorazioni (ematossilina, eosina ecc.) mostrarono che si trattava grossolanamente di sostanza amorfa, poichè non si riusciva di vedere traccia eli struttura morfoiogica. Il paziente guariva abbastanza rapidamente e non si osservava nel campo pupil· !are traccia alcuna di residui knticolari e ciò confermava che l'estrazione era avvenuta tn toto. A 25 giorni di distanza dall'intervento, vennero praticati tutti gli esami per rilevare in quale misura fossero conservate le funzioni retiniche in un occhio, nel quale per oltre 20 anni era stata presente una cataratta. Fondo: Nessuna alterazione apprezzabile. Vùus: 8fzo con + 10,50 sf.. Campo visivo: Pressochè normali i limiti per colori principali, mentre leggermente ristretti i limiti per il bianco. Senso luminoso: Nessuna alterazione di sorta. Il paziente non venne operato ali 'altro occhio, perchè parenti lo ricondussero a casa. '2° CASO. Gobrù Hadgli di anni 77• da Tucul, di religione copta. Il paziente venne accompagnato ad Asmara dal figlio, il quale riferiva che il padre era cteco da non meno dj 20 anni. Dodici anni or sono però era stato sottoposto ad un intervento operativo all'occhio destro da un indigeno, tenuto in considerazione come individuo capace di ridare la vista in casi di cecità. In seguito a tale pratica operatoria il soggetto aveva ripreso la vista per un giorno, ma l'indomani l'occhio si era presentato infiammato con dolori notevoli al bulbo ed alle tempie e la vista si era completamente spenta. Esame obbiettivo oculare: O. D. Zone cicatriziali della congiuntiva palpehrale superiore da pregresso tracoma. Simblefaro posteriore al fornice congiuntivale. Globo in :!trofia con aplanatio corneae. (Esito dell'intervento operativo subito). Purtroppo ancora nell'ambiente indigeno esistono individui, i quali praticano atti operativi con metodi e mezzi mclto primitivi. Mi soffermo brevemente su questi interventi eseguiti da indigeni, riferendomi e ricostruendo' le notizie particolareggiate avute in proposito: l'intervento per cataratta viene eseguito a mezzo di uno ~tiletto metallico appuntito o con l'estremità appuntita eli una foglia di agave. Senza previa anestesia, l'operatore infigge lo strumento nella congiuntiva c sclera lungo il meridiano orizzontale {parte esterna) un po' indietro all'inserzione dei corpi ciliari e lo affonda nell'interno. Quindi procede in modo da portarsi sulla faccia anteriore nel cristallino, fìnchè la punta dello strumento è visibile attraverso la pupilla. Facendo leva sulla sclera, ribatte il cristallina all'indietro con lo scopo di lussarlo nel vitreo. Dopo l'intervento il paziente viene sdraiato in riposo per qualche giorno. Nessuna medicazione ulteriore. L 'esito di questi interventi, sia nei casi da. me personalmente osservati, sia da informazioni assunte presso gli indigeni stessi è, nella massima parte, ilegativo, perchè sopraggiungono complicazioni da riferirsi o ad iridociclite o ad infezioni post-operarorie, le quali riducono il bulbo in atrofia. L'occhio destro del soggetto in parola è un·a delle 1antc vittime di tali pratiche operatone. O. S.: Traccie di tracoma cicatriziale nella congiuntiva tarsale superiore. Cornea perfettamente trasparente. Camera anteriore di profondità accentuata. Iride normale per disegno e colorito. Pupilla discretamente reagente. Cristallino di colorito bianco, tendente leggermente al grigio, in modo uniforme e appiattito nella sua faccia antenore. Tensione normale. Fondo inesplorabile. Proiezione luminosa e percezione cromatica buone.


512

GSSERVAZIONI SU ALCL.i:--;1 CASI DI Ci\Tt\RATTA !FERMATURA

Visus: Riesce a contare un po' indistintamente le dita a cinquanta centimetri. Esame generale: In discrete condizioni di nutrizione c sanguificazione. Nulla a ~arico dell'apparato cardio-vascolare e respiratorio. Negativo l'esame degli altr i organi ed apparati. Reazione Wassermann: Negativa. Esame urine: Negativo. Nulla all'esame batterioscopico degli strisci del sangue. Il paziente venne operato di estrazione della cataratta all'occhio S. col metodo com· binato. Anche in questo secondo caso, non si riuscì ad incidere la capsula a mezzo del cistotomo. Si ricorse allora alla pinza, e la cataratta per la rottura della zonula, determinata dai ripetuti tentativi di estrazione, venne a sporgere, con la metà superiore, m camera anteriore. F u necessario a llora ncorrere, pçr l't:strazion(;, ali'ansa di Snellen. Esaminata la cataratta, si ebbe a constatare che la massa opacata era ridotta assai di spessore ed appariva come una membrana pergamenacea. Metà di questa venne conservata per l'esame istologico, mentre l'altra fu esaminata con metodi chimici che svelarono la presenza di sale di calcio. L'esame istologico incontrò le stesse difficoltà che nel caso n . 1 e, malgrado fossero state eseguite le colorazioni, non si misero in evidenza particolarità strutturali. Il pazieme guariva in un tempo piuttosto lungo, in quanto si ebbe un lieve impegno di un cornetto del colobona iridco. Il campo pupillare appariva perfettamente libero da qu;Jlsiasi massa leoticolan: e il visus con correzione raggiungeva i JO/JO. Fondo normale. Gli esami del campo visivo e de lla sensibilità luminosa confermarono una buona conservazione del le funzioni retiniche. 3" cAso. - Abdallà Mohamed di anni 82 circa, della regione di Cheren. li paziente era cieco da non meno di 20 anni, però da 4 anni avc,·a riacquistato una buona visione all'occhio destro in seguito ad intervento per cataratta eseguito da uno specialista. Esame obbieuivo oculare: O. D . Coloboma irideo quadrante superiore; afachia. Fondo normale. Visus con correzione 5/10. O. S.: Annessi normali, cornea trasparente, camera anteriore aumentata di profondità, riflesso fotomotore presente, ma torpido. Cristallino di colorito bianco uniforme con la faccia anteriore quasi appiattita. Tensione normale. Fondo : non alterazioni apprezzabili. Proiezione e percezione luminosa normali. Esame generale: Nulla da rilevare nei varì organi ed apparati. Reazione Wasserrnann: Positiva ( + + + ). Esame urine: Negativo. Il pazi<..nte venne operato di cataratta nell'occhio SlnJStro col metodo combinato. Durante l'intervento non si ebbero a lamentare difficoltà particolari perchè, anzichè far e uso del cistotomo, si fece pres;J sul cristallino solo con la pi nza a branche notevolmente divaricate. La cataratta usciva in toto ripiegata in due come nel primo caso. L'esame macroscopico della lente mostrò un assottiglinmento notevolissimo del suo spessore. La capsula bceva un tutto-uno con la massa lenticolare. La tlurezza era quella della cartapcrgamena. Anche in questo caso l'esame istologico non mise in evidenza alcun carattere strutturale. li pazie nte guariva, dop_o circa 15 giorni, senza che nel campo pu pillare residuassc lraccia alcuna di masse lenticolari. All'esame del fondo non si rilevò alcuna alterazione apprezzabile. Il visus con correzione raggiungeva i 6.'10. Gli esami del campo visivo e della sensibilità luminosa risultarono pressochè normali.

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OSSERVAZIONI SU ALCUNI CASI DI CATARATTA IPERMATURA

513

L'osservazione di questi tre casi, non comuni nella pratica, apporta un contributo non privo d'interesse alle conoscenze sui processi di regressione, ai quali può andare incontro una cataratta, qualora venga lasciata a sè per lungo tempo. Nei casi da me descritti, in complesso, si è rilevato: a) mjcroscopicamente : massa lenticolare appiattita, a forma di disco, di consistenza pergamenacea, con capsula invasa dal processo catarattoso e aderente in toro alla massa lenticolare; b) istologicamente: scomparsa di qualsiasi traccia di struttura, anche a carico d eli' epitelio capsulare. Da questi dati si deduce che in tutti e tre i casi è avvenuto un processo di regressione completo della cataratta. Interessante è il potere risalire agli stadi di ipermaturità che hanno proceduto quello da m e osservato, onde analizzare il processo, secondo il quale si è giunti alle condizioni attuali. Come sappiamo, la cataratta g.iunta allo stato di maturità, può ancora andare incontro a processi di regressione: in alcuni casi il cristallino può continuare a perdere la parte liquida e farsi in tal guisa più duro (cataratta ipermatura dura). In seguito può subire un raggrinzamento ed esercitare una trazione sulla zonula, la quale a sua volta può favorire o determinare una sublussazione del cristaliino stesso. Può ancora osservarsi una proliferazione degli dementi dell'epitelio capsulare, in seguito alla quale tali cellule assumono una forma allungata da ricordare un tessuto connettivo fibro~o, pur non essendo tale per la sua origine. In altri casi può avvenire che la parte corticale, continuando a degenerare, si trasformi in una poltiglia e successivamente in un liquido torbido, che in seguito può divenire anche trasparente. Il nucleo viene allora a depositarsi nella parte più declive e, specie a pupilla dilatata, si vede in alto una zona più chiara, di aspetto omogeneo ed in basso un 'altra giallobruna, a forma di menisco con la convessità rivolta verso l'alto e corrispondente al nucleo (cataratta ipermatura molle o di Morgagni). In tali casi, quando il malato china il capo, il nucleo si accolla aUa superficie anteriore dd sacco capsulare e, mentre in alto appare il colorito grigiastro della corticale liquefatta, in basso si osserva il colore bruno del nucleo a contorno supenore arcuato. Se il malato assume però la posizione supina, il nucleo si adagia alla superficie posteriore del sacco capsulare e la pupilla ha un aspetto uniformemente grigio. Se si guarda ad un piccolo ingrandimento si nota che la sostanza corticale è ridotta ad un ammasso di detriti frammisti a residui di fibre e che il nucleo non presenta alcuna alterazione. Ad un ingrandimento un po' maggiore si constatano nella .sostan~a cortica~e, finem~nt~ granulosa, sferule di Morgagni , che in alcum puntt vanno nducendost d1


- ~l 514

( SSERVAZION I SU ALCUNI CASI DI Cl\TARATTA lPERMATURA

diametro e circondandosi di un alone chiaro sino a ridursi a punti nen situati nel mezzo di vacuoli od avere cavità completamente vuote. Quando una cataratta ha subito questa fase degenerativa può darsi che la parte dapprima poltacea e liquida si riassorba e non rimanga che la capsula, le cui due superfici vengono a contatto tra di loro. Il nucleo del cristallino si porta allora nella parte più declive (il suo riassorbimento si deve wnsiderare come un fatto veramente eccezionale) e l'occhio si comporta come fosse afachicu. All'esame istologico si nota che l'epitelio spesso è trasformato in cellule vescicolari e qualche volta manca completamente. Ritornando ai casi da me descritti, poichè la massa catarattosa presentava un aspetto tutto uni(o, è logico pensare che il processo di regressione, abbia dovuto interessare l 'imieme della massa lenticolare, compreso l'epitelio capsulare. Con ogni probabilità in un primo tempo sarà avvenuto un processo di fluidificazione delle masse lenticolari. Successivamente sarà seguita la perdita del liquido intralenticolare ed una flocculazione delle sostanze proteiche sospese nel liquido, determinando una fusione di tutte le parti costituenti la massa catarattosa. Con tale meccanismo potremmo spiegar<:i l'aspetto omogeneo, uniforme deIl 'insieme della cataratta. Un rilievo ancora molto importante che si può fare dai dati riscontrati nei casi suddescritti è che, dopo l'estrazione della cataratta sia l'acutezza visiva, che il campo visivo ed il senso luminoso risultarono pressochè normali. Viene quindi spontaneo il pensare che un processo catarattoso, anche prolungato per molti anni, non debba influire sul! 'integrità delle funzioni retiniche. Mi permetto di spendere anche una parola nei riguardi delle moda· lità dell'intervento in questi casi. Si comprende bene che, essendo la capsula tenacemente aderente alla massa lenticolare opacata, l'uso del cistotomo per la · capsulectomia riesce superfluo e forse anche dannoso, quando si pensi all'impossibilità di ledere la capsula aderente in ogni sua parte e che i movimenti impressi con il cistotomo possono lussare la cataratta, specie che la zonula non si trova del tutto integra. Riesce utile invece l'uso della pinza a capsula, con l'avvertenza di divaricare le branche almeno sino ai margini della pupilla discretamente dilatata per l'anestetico. In questo modo si riusctrà ad afferrare la cataratta, la quale non sfuggirà sotto la presa dei denti della pinza e permetterà l'estrazione in toto, facilitata dalle condizioni favorevoli della zonula alterata.

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CSSERVAZI0:--11 SU ALCUNI CASI 01 CATARATTA lP ERMATU!tA

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Si obbietterà che con un tale procedimento si faciliterebbe la fuoriuscita del vitreo; ma per evitarne l'eccessiva fuoriuscita si potrebbe adottare la sutura preventiva del lembo congiuntivale o il lembo a ponte. Comunque io non vedo altro modo di estrarre la cataratta m simili casi, se non quello di ricorrere all'ansa di Snellen, il cuo uso è evidentemente più pericoloso. AUTORIASSUNTO. L'A. riferisce tre casi d i cataratta in istadio d'impermaturità da circa venti anni. Ne descrive i caratteri clinici ed anatomo-istologici e dopo avere ana· lizzato i processi di regressione, a cui può andare incontro una cataratta, giunta allo st1dio di maturità, risale agli stadi d'impermaturità, eh<! hanno preceduto quello da lui osservato. Fa rilevare che un processo catarattoso, anche prolungato per molti anni, non influisce sui1'integrità delle funzioni retiniche. Infine indica la tecnica operatoria da seguirsi in tali casi.

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R. CLINICA OCULISTICA DELLA R. UNNERSIT À DI TORINO Direttore: Prof. L. GuGUANETTI

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DUE CASI DI PARALISI TRAUMATICA A DISTANZA, DI UN MUSCOLO MOTORE DELL'OCCHIO Dott. Ugo Testa, capitano medico, assistente militare ·.:~.

Le paralisi dei muscoli motori del!'occhio possono essere ongtnate da lesioni nervose, in tratti diversi del decorso dei nervi, e da lesioni a carico dei muscoli stessi . Le lesioni nervose possono verificarsi : 1) nel tratto orbitario (paralisi orbitaria); 2) nel tratto basilare, cioè lungo il tragitto che essi percorrono dalla loro origine fino alla penetrazione nella fessura sfenoidale (paralisi basilare); 3) nel tratto radicolare, cioè nel loro tragitto intracerebrale, dali' origine apparente fino ai rispettivi nuclei (paralisi radicolari); 4) nei loro nuclei (parai isi nucleari); 5) nella subcorteccia e nella corteccia (paralisi subcorticali e corticali). Le paralisi muscolari isolate o non dei muscoli motori dell'occhio possono inoltre dipendere da un'azione traumatizzante esplicatasi sul corpo stesso del muscolo, e sono le paralisi dirette, a cui poi fanno seguito quelle indirette, dovute, ad es., a fratture ossee della cavità orbitaria" o dei margini orbitari anteriori oppure causate da compressioni endorbitarie di varia genesi. In questo gruppo di paralisi indirette va incluso un tipo molto raro a verificarsi e non am messo da tutti gli A.A. La modalità di produzione di queste eccezionali paralisi è dovuta al fatto che il bulbo oculare, su cui si estrinseca l'azione traumatizzante, restando integro anatomicamente e funzionalmente, diventa un vero e proprio proiettile secondario che esercita la sua azione in vi rtù della forza viva trasmessagli dal trauma stesso, e diventa perciò elemento essenziale nel determinismo della paralisi. Le descrizioni di questo tipo di par::tlisi indirette sono rare, anzi rarissime, e ne ho riscontrate appena tre nella letteratura. Al breve riassunto che intendo dare di queste tre descrizioni devo premettere che queste paralisi erano state già prese in esame nell'Enciclopedia francese dal Terson, il quale riferiva che Panas pur ammettendo l'esistenza di paralisi traumatiche iwlate dell'elevatore della palpebra superiore, n~ metteva in dubbio la genesi da trasmissione diretta deli 'azione traumatizzante attraverso il bulbo integro.

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DUE CASI DI PARALISI TRAUMATICA A DISTANZA, DI UN MUSCOLO ECC.

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Tirelli C. nel 1926 descrisse un caso tipico di queste paralisi verificatosi in un contadino che era stato colpito da una cornata di bue all'occhio sinistro, e che presentava ecchimosi della palpebra inferiore sinistra e ptosi della palpebra superiore dello stesso lato. Divaricando le palpebre si notava una ferita lacera della congiuntiva bulbare della lunghezza di circa 1 cm. in senso orizzontale a 3 mm. dal limbus in basso. Attraverso la ferita si vedeva allo scoperto il muscolo retto inferiore che però non appariva leso. E ' imporrante rilevare che il visus dell'occhio colpito era = Io/ro senza lenti. Non esistendo lesioni che potessero spiegare la p tosi, l'A. concluse che essa era dovuta a compressione dell 'elevatore della palpebra contro la volta orbitaria ad opera del bulbo oculare. L' A. non fece conoscere l 'esito definitivo della lesione. Vittadini nel 1935 descrisse due casi di paralisi traumatica a distanza di un muscolo motore dell 'occhio. Nel 1 " caso si trattava di un contadino che, come nel caso di Tirelli, fu colpito da una cornata di bue all'occhio destro c che presentava ptosi completa della palpebra superiore, ecchimosi di modico grado nella metà interna delle due palpebre, una piccola ferita interessante il margine palpebrale ali 'unione del terzo interno col terzo medio della palpebra superiore, ed una lacerazione di circa x/2 cm. di lungh ~zza della congiuntiva bulbare infero-interna in corrispondenza dell 'ora V circa del quadrante orario corneale, e distante pochi mm. dal limbus. Anche in questo caso il Visus dell'occhio interessato era = ro/JO senza l!!nti. Dopo un mese dal giorno dell' infortunio la motilità della palpebra superiore era tornata normale. Nel 2 ° caso descritto dal Vittadini si trattava di una contadina di 21 anni che, lavorando, fu colpita accidentalmente con un tridente alla palpebra superiore dell'occhio sinistro. Presentava una ferita superficiale da punta della cute palpt:brale al terzo interno ed imponente emorragia sottocongiuntivale alla' metà interna del bulbo. Sette giorni dopo il trauma la paziente accusava diplopia e dall'esame obbiettivo si rilevava: lieve grado di ptosi della palpebra ~uperiore, strabismo interno di IO gradi, diplopia omonima. Anche in questo caso il Visus era = rofw senza lenti. L' A. attribuì questa paralisi del retto esterno a compressione provocata dal bulbo spintovi dal trauma. Non si conosce l'esito finale di questo ca~o. Dopo di aver riassunto brevemente le descrizioni d ei casi rilevati nella letteratura sull'argomento, aggiungo subito due osservazioni che mi è stato possibile eseguire presso J'ambuiatorio della Clinica Oculistica dell'Università di Torino nei miei due anni di assistentato militare.


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DUE CASI DI PARALISI TRAUMATICA A DISTANZA, DI UN MUSCOLO ECC.

CASI CLINICI. CAso l. - C. Giovanni, contadino di anni 38, da Livorno Ferraris (N. 9819 Reg. Amb. 193s-XIII). Si presenta il giorno 8 ottobre 1935-:XIII all'Ambulatorio della Clinica e rifcrisct che il giorno 30 settembre, mentre stava in una stalla fu colpito con una cornata di bue aiJa regione zigomatica sinistra, e che poco dopo il trauma gli era stato impossibile aprire le palpebre.

B%v Schema dimostrante la direzio11e in cui ha agito il trauma sull'occhio, nei casi descritti finora. 1.

par~•lisi

2. -

dd m. retto çstcrno. 3· paralisi del m. elevatore della p~lpebra superiore.

O. D.: Normale; Visus = IO/ IO senza lenti. O. S.: Ptosi della palpebra superiore. Sulla regione zigomatica, a 13-14 mm. sotto i'angolo esterno una piccola ferita lineare in senso orizzontale, già in via dì cicatrizza. zione. Nulla a carico del bulbo. Visus = 10/10 senza lenti. T. = n. Si rivede l'ammalato un mese dopo, e cioè 1'8 novembre: la ptosi è completamente scomparsa, e la mobilità oculare è integra in tutti i suoi settori con Visus sempre uguale a IO/Io senza lenti. CAso Il. - D. M. Regina, contadina di anni 54, da Casale (N. 4823 Reg. Amb. 1936-XIV). Si presenta all'Ambulatorio della Clinica il 22 maggio 1936-XIV e riferisce che 20 giorni prima raccogliendo legna fu colpita all'occhio sinistro da un grosso ramo e che dopo poco cominciò a notare il prodursi della ptosi a carico della palpebra superiore. O. D.: Normale. Visus = 10/to senza lenti. O. S.: Piccola cicatrice lineare leggermente obliquata da fuori in dentro e dall'alto al basso nella regione zigomatica sinistra a 13· 14 mm. sotto l'angolo esterno. Ptosi della palpebra superiore sinistra. Entropion spastico della palpebra inferiore per la fasciatura piuttosto stretta. Nulla a carico del bulbo. Visus = IO/ IO senza lenti. T. = n. Si rivede la paziente 20 giorni dopo c si nota completa scomparsa della ptosi della palpebra superiore la cui motilità si è reintegrata in pieno. Visus = w /w senza lenti.


DUE C ASI DI PARALISI TRAUMATICA A DISTANZA, DI UN MUSCOLO ECC.

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••• I due casi da me descritti confermano anzitutto che carattenstJCa di queste paralisi a distanza è l'assoluta mancanza di lesione dei tessuti nelle immediate vicinanze del muscolo leso, e la loro costante presenza al lato opposto del bulbo oculare o dei suoi annessi, e la nessuna gravità della lesione che si riscontra al punto di azione dell'agente vulnerantc (Vittadini). lo aggiungerei come terza costante caratteristica la completa reinte· grazione funzionale, a più o meno breve tempo, del muscolo leso. Mentre nei casi di Tirelli e Vittadini vi erano delle lesioni palpebrali o congiuntivali, nei miei esse difettavano del tutto, e la ferita esterna prodotta direttamente dal trauma era esattamente, nei due casi, lunga circa r cm., orizzontale o leggermente obliquata, sulla regione zigomatica a I3· 14 m m. sotto l'angolo palpebrale esterno. Nei miei casi, dunque, l'azione traumatica esplicatasi sulla regione zigomatica, e precisamente nel limite di confine tra questa regione e il bordo orbitario inferiore, si è poi trasmessa al bulbo, che conservando la sua integrità, è stato spostato verso la concavità della parete orbitaria superiore dove ha compresso il capo muscolare stesso dell 'elevatore della palpebra supenore. Vittadini per spiegare come mai in questi casi non vi siano rotture del bulbo sostiene che quando il corpo vulnerante colpisce il bulbo in uno stato di fissità che sarebbe determinata da contrazione dei muscoli esterni, si produce allora una rottura della parete bulbare; quando invece l'agente vulnerante dovrà solo vincere la resistenza del tono muscolare, allora il bulbo sarà spostato secondo la linea di forza del trauma stesso. Però lo stesso Vittadini per spiegare l'incolurnità del muscolo retto superiore mentre resta invece colpito l'elevatore della palpebra superiore, si serve di quanto asserì T1relli e cioè che nel! 'istante in cui il bulbo è stato colpito dal trauma, per un movimento di difesa, la palpebra superiore fu abbassata ed il bulbo ruotato in alto così che l'inserzione bulbare del retto superiore viene a trovarsi dietro all'arcata orbitaria superiore e le sue fibre separate dalla parete ossea superiore dell'orbita dal grasso retrobulbare che ha servito in questv caso a smorzare il colpo. L'elevatore della palpebra invece, in estensione, è venuto a trovarsi direttamente schiacciato dal bulbo contro la parete ossea. Ora se si ammette che per una posizione di difesa il bulbo è ruotato in alto mi pare non si possa più parlare di un semplice stato di tono muscolare, perchè in simili condizioni vi è uno stato certamente contratturale di alcuni dei muscoli, e di rilasciamento di a'ltri antagonisti. Per cui il voler sostenere che per il verificarsi di queste paralisi occorre che il bulbo sia circondato da muscoli in stato di tono, perchè se vi fosse uno


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DUE CASI DI PARALISI TRAUMATICA A DISTANZA, DI UN MUSCOLO ECC.

stato di contrazione si avrebbe una rottura bulbare nei suoi punti deboli, mt pare non si accordi con la spiegazione stessa d1 Tirelli. Intanto è pur vero che vi deve essere una speciale condizione di fatto capace di spiegare il verificarsi di queste paralisi. Difatti il maggior numero di traumi esplicantisi sull'occhio determina rotture bulbari o nel punto stesso dell'azione del trauma, o nel punto esattamente opposto. Guglianetti stabilì che le alterazioni del globo oculare che vanno sotto il nome generico di « indirette » possono essere determinate in tre modi: 1) per azione dell'agente vulnerante sul bulbo stesso, quando le alterazioni avvengono in un punto non in corrispondenza dell 'urto; 2) per il solo spostamento d'aria causato dallo scoppio di un esplosivo; 3) per aziont dell'agente vulnerante a distanza del globo ocular~ (azione mediata), e questa azione può a sua volta effettuarsi in due m odalità, sia che il proiettile colpisca la regione periorbitaria senza penetrare nell'orbita, sia che vi penetri. Le paralisi traumatiche a distanza si possono benissimo includere nel terzo gruppo di Guglianettl sebbene l 'effetto del trauma sia estraneo al bulbo. Resta solo a dover dimostrare come esse si producono mentre è assai più facile osservare che i traumi alterino l'entità anatomica del bulbo stesso. Io credo che la ragione debba ricercarsi solo nel valore quantitativo della forza traumatizzante e nel punto in cui il trauma si esplica. Per quanto riguarda il valore quantitativo della forza viva credo si possa senz'altro ammettere che, se la quantità di essa fosse stata tale da determinare il prodursi di una controforza al punto di azione sulla volta orbìtarìa, allora la sorte del bulbo sarebbe stata indubbiamente quella di una rottura nei suoi classici punti deboli, c che se ciò non è avvenuto è stato solo per il fatto chè la forza viva stessa si è spenta per dir così, n el momento stesso in cui si esercitava sul muscolo che ne risultava colpito, e perciò poi paralizzato. Nei casi da mc descritti, dato il punto in cui si è esplicato il trauma è ben evidente che il bulbo oculare essendosi venuto a trovare tra un tessuto su cui si era esplicato il trauma ed il cuscinetto adiposo immediatamente sottorbitario, è venuto a costitujre con questi tessutj antistanti e retrostanti ad esso come un tutto unico attraverso cui la forza viva del trauma è passata senza esercitare la sua azione deleteria che ha avuto invece agio di bene esplicare nel punto terminale (come ho dimostrato nell 'interpretazione quantitativa della forza stessa) della sua traiettoria, cioè là dove sotto l'arcata orbitaria ha trovato il capo muscolare dell'elevatore della palpebra supenore. AuTORIASSUNTO. L'A. descrive due casi clinici di paralisi traumatica a distanza di un muscolo motore dell'occhio, discutendone la patogenesi e fissandone le caratteristiche cliniche.


DCE CASI D l PAR ALIS I TRAUMATICA A DISTAr-;ZA. DI UN MUSCOLO ECC.

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BIBLIOGRAFIA G~CLIANEnt: Sui trau m atismi di gu~ra d~/ bulbo oculare, con

particolare riguardo al/~ alterazioni indirettt: d elle membrane profonde. - Archivio di ottalmologia, anno XXIII, n. 1-3. TtRSON : Enciclopedia francese. - Paris, 19o6. TmlEN : Semiologie Oculaire. - Masson, Paris, 1928. TtRELLI C.: Annali di Ottalmologia e Clin. Ocul., 1926. RtcCHI: l traumi dell'occhio. Cappelli, Bologna, 19 29. rmAot:-;t: Due casi di paralisi traumatica a distanza di un muscolo motore dt'll'occh1o. - Rassegna Italia n a di Ottalmologi:., 1935).

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G10rnalr di m~di.-ina mi/ilare.


R. CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PALERMO Direttore: prof. L. ToMMASI.

LE MY ASI CUTANEE NELL'UOMO Dott. Arturo Nicastro, primo capitano medico, assistente volontario.

L a conoscenza delle myasi cut:mee rimonta ad epoca assai remota; ne troviamo sicuri indizi in antichi scritti : nell'Iliade dì Omero, in H erodoto (Melpomene), Galeno, Aezio. Plutarco neli'Artaserse descrive un atroce supplizio riservato in Persia ad alcuni condannati ai quali spalmavano il viso di miele e li lasciavano al sole mentre il corpo, ad eccezione delle mani e dei piedi, veniva rìnchimo in speciali canotti; sciami di mosche, richiamate dal miele, tormentavano gli immobilizzati prigionieri e deponevano numerose uova sulla cute, dalle quali, schiudendosi, si generavano grandi quantità di larve che penetrando e divorando arrivavano sino ai visceri. Fra le larve riscontrate più frequentemente nelle myasi (cutanee e delle cavità n aturali) wno da ricordare quelle della famiglia delle Sarcophaginae (S. carnaria, S. W ohlfahrtia), delle Calli phorin<!e (Cordylobia, Lucilia, Crysomia), delle rnuscinae (musca domestica), delle Anthomyinae (A. pluvialis, A. vescicularis), Achromia antropophaga (1). Le Jarve possono penetrare nel sottocutaneo (larve cuticole) o farsi strada attraverso gli orifici naturali nelle cavità dell'organismo (larve cavìcole). Non è ancora chiaro il meccanismo di penetrazione delle larve sottocute; secondo alcuni autori le femmine perforerebbero la cute sana coli'aviscatto e vi deporrebbero le uova; la maggioranza, invece, non ritiene possibile che l'oviscatto delle mosche possieda sufficiente forza di penetrazione da attraversare la cute e sostiene che le uova vengano depositate su piaghe, uJcerazioni o almeno 5U piccole abrasioni cutanee da grattamento con predilezione particolare P.er quelle zone che presentano composizione delle sostanze organiche ove le larve possono trovare adatto nutrimento. Nei casi descritti da alcuni AA. nei quali non fu rilevata lesione sia pur minima della cute, si deve ritenere che la mosca abbia deposto le uova su punti escoriati che si sono cicatrizzati prima che le larve si schiudessero dalle uova, rimanendo rinchiuse sotto cute. (t ) Per una com piera 11 .ll r:.zione delle c.1 r:mcri~tichc delle numerose· specie di lan·e di m osche~ causa di m psi c per la hibliografìa rimando .ti ~~~·ori di· CLt ss: Ud>ct mya;ù i ntl'r /111 t:d <'XI é'/"1111. l n<.ugur:t l Di<satation. Tubingcn. 1902. PoRTA A.: Lt· mya,i cuta11ec tic/l'uomo. Giorn. !t. delle ma buie I'Cncrc~ c cutanee . n. r. 19 1'i-


LE MYAS! CUTANEE NELL'UOMO

Non esiste per l'uomo parassitismo obblig:no nemmeno da parte di alcuni tipi di mosche; esse sono da considerarsi come parassiti occasiona\ i c temporanei in quanto il lorc parassitismo si svolge nel periodo larvaie mentre allo stato di ninfa e di insetto tornano liberi. La myasi cutanea si presenta sono tre forme cliniche: r•. - LA dermatite lineare migrante o malattia di Robert Lee caratterizzata da un 'eruzione lineare prima pruriginosa e poi fortemente dolente. Si inizia con un sollevamento papuloso o soltanto con una chiazza eritematosa o vescicolosa di lunghezza varia (sino a parecchi metri), serpiginosa, ondulata, a curve, che progredisce di circa 3-5 centimetri al giorno in rapporto al progredire della larva (larva migrans) sottocute o meglio sotto epidermica. E' nel punto più distale della linea (e talvolta qualche centimetro più in là) che può trovarsi la larva in corr"ispondenza di un rilievo papuloso, di una pustola o di un allargamento a forma di clava. 2 ". M yasi foruncolosa caratterizzata solamente da tumefazioni edematose di grandezza la più varia sino ad un uovo; la pelle diviene rossa, tesa, dolente; al centro, talvolta, si ulcera e può riconosccrsi infissa nei tessuti una estremità della larva. Il dolore a trafitture è particolarmente intenso rnan mano che ingrandisce la tumefazione. 3". - Myasi sottocutatzea a tumori. In un punto qualsiasi della superficie cutanea si inizia dol0re assai intenso per cui l'ammalato diviene insonne, agitato; compare una tumefazione rossa, edematosa; la pelle è tesa e lucente; ali 'apice si percepisce una netta fluttuazione, le ghiandole linfatiche regionali si tumefanno e diventano dolenti. Dopo un aumento progressivo dei sintomi durante alcuni giorni, si ha, successivamente, attenuazione e scomparsa sia dci dolori che della tumefazione, però, dopo poco tempo, in vicinanza della prima tumefazione se ne forma un'Jltra identica per forma e decorso. Soltanto dopo pochi mesi (3-4) nell'ultimo tumore la superficie si fa più lucida, acuminata e fluttuante, si apre spontaneamente e ne esce una larva. Questo carattere migrante è in rapporto col particolare sviluppo delle larve che ordinariamente determinano questa forma di myasi. Le larve delle diverse specie di mosche possono determinare le descritte varietà cutanee di myasi; tuttavia sono stati più frequentemente riscontrati alcuni tipi che di preferenza ne sono la causa. La malattia di Robert Lee è special mente dovuta a larve d el genere Gastrophilus (diffusa in Russia, Bulgaria, Danimarx:a e Rumania - Samson, Sakaloff, Boas, Bogrow, Neurnann, Kiimberg, Photinos, Wosstrikow, Laurent), hygoderma bovis (frequentissima in Europa, Asia, Africa ed America del Nord - Hoegh, Spencer, Duncan, Walker, Topsent, Smith, Balzcr, Laurent, Ribadeau, Dumas etc.); gnathostoma hispidum, spinigerum (Owen), Siamense (Tamira, Photinos, Levi nson) riscontrati specialmente in Cina, Siam, Giappone.


LE MY ASI CUTANEE NELL'UOMO

La myasi foruncolosa è dovuta principalmente alle larve di dermatobia, di hipoderma diana, di hipoderma bovis. La dermatobia cianiventris oltre che su li 'uomo depone le sue uova sui bovini, suini e sulle sòmmie; è molto frequente nel Brasile, nella Florida, nelle Antille, nel Messico c nel Perù; tutte le regioni del corpo umano e principalmente quelle scoperte, ne possono essere colpite (Hill, H ope, Roulin, Penniston, Goudot, Sangalli, Blancard, Raillet, Le Dantec etc.). L 'hipoderrna bovi:s diffuso iin tutta l 'Europa ed in molte regioni dcll 'Afnca e d eli' Asia preferisce deporre le uova fra i peli dei bovini da dove accidentalmente sono trasportate sull 'uomo; molti casi ne hanno descritto Duncau, Spencer, Boeck, Spring, Walker, Berretta, Condorelli, Joseph, Calman, Topsent ed altri. Meno frequenti sono le larve di hipoderma diana che si schiudono dalle uova direttamente deposte sulla superficie cutanea dell'uomo e che sono state trovate da Borù1en m Norvegia, da Volkel in Vestfalia e da J oseph in Slesia. L a forma sottocutanea a tumori è principalmente dovuta all'hipoderma bovis, Jineatum e diana con uguale distribuzione geografica e frequenza del tipo precedente. Oltre quelle ricordate possono riscontrarsi nelle myasi le larve di tutte le altre speCie di mosche le quali depongono le loro uova sulle carni in putrefazione, sulle piaghe e ferite lasciate allo scoperto, su zone di eczema, di piodermite, su epiteliomi ulcerati ed ovunque si trovino sostanze organiche in decomposizione ove le larve possano trovare sufficiente nutrimento. Le myasi sono più frequenti nei paesi caldi dove si riscontrano sotto cliverse forme ed in sedi varie dell'organismo anche perchè nelle zone tropicali le larve hanno maggiore attività; tuttavia non sono rare anche nei climi temperati essendo numerose le specie di mosche !e cui larve possono essere causa di myasi. Nelle nostre regioni sono più frequenti le larve degli Oestri, della musca domestica, le Sarcophaginae, Lucilia, Calliphorae ed Anthomjiae. Queste, oltre che sulla superficie cutanea, possono svilupparsi nelle cavità naturali e negli organi interni; !>ono state riscontrate nelle cavità nas..1.li, nei seni frontali, nel condotto uditivo esterno, nell'orecchio medio, nelle congiuntive, nel retto, in vagina, nello stomaco, nel fegato etc .. La deposizione delle uova avviene durante il sonno ovvero per ingestione di verdure, frutta, carni deteriorate. Nelle fosse nasali le larve determinano prima intenso prurito ed infiltrazione locale, poi dolori vivi, cefalea frontale, lesione dei vasi con epistassi copiose, talora infrenabili, secrezione fetida siero purulenta; attraverso i seni frontali possono perforare il tavolato interno del cranio ed. invadere le meningi determinando gravi fatti riflessi: convulsioni, vertigini, afasia, ipoacusia, disturbi della vista. Nell'orecchio danno luogo a vivissimi dolori, ronzio, abbondante secrezione muco purulenta, enfiagione del condotto uditivo esterno che si rileva


LE MYASI CUTANEE NELL ' UOMO

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in alcuni punti sanguinante per piccole ulcerazioni, vertigini, vomito, fatti convulsivi, febbre, insonnia. La perforazione della membrana del timpano e la invasione delle larve nell'orecchio medio, mastoidi e meningi dà il quadro sintomatologico di affezioni acute di questi organi. La myasi oculare non è molto frequente e si può determinare sia per diretta deposizione delle uova nella congiuntiva e ndla cornea, sia per passaggio delle larve attraverso il naso od i seni mascellari; si ha il quadro di una congiuntivite acutissima con chemosi, vivo bruciore, sulle congiuntive tumefatte si vedono mobilissime piccole larve bianche che determinano ulcerazioni della cornea, distruzione purulenta dell'orbita. L'invasione delle vie urinarie avviene attraverso il meato urinario; le larve si fanno strada lungo l 'uretra risakndo verso la vescica per particolare conformazione del corpo fornito di setole disposte lateralmente e posteriomente; nella vescica si detemina cistite acuta con vivo bruciore alla minzionc, urinazione frequente, ematuria, senso di bruciore e dolore al perineo, al glande, all'ipogastrio, talora lesioni infilttative delle pareti vescicali allo sbocco degli ureteri con idronefrosi. Sono frequenti le infezioni del canale digerente da parte di larve di mosche che vengono introdotte cogli alimenti (carni, verdure, formaggi guasti o in decomposizione) e provocano nausea, vomiti, diarrea, febbre, coliche addominali; le feci sono talvolta commiste a sangue <:d a muco-pus. Diagnosi. - E ' necessario ritrovare le larve; ciò riesce facile nelle piaghe verminose per invasione da parte delle larve di zone di cute precedentemente ulcerate; nelle myasi sottocutanee (lineare, foruncolosa, a tumori) è necessario ricercare la larva nel punto più distale della dermatosi lineare migrante o nella più recen te tumefazione cutanea ovc:: può trovarsene infissa nei tessuti una estremità. Nelle nasomyasi, oto ed oculomyasi le larve si trovano mobilissime ed in discreto numero nelle secrezioni siero-purulente; la ricerca nelle feci delle myasi intestinali è spesso positiva. Complicazioni. -Per le forme cutanee sono possibili linfangioiti, lesioni vasali, processi suppurativi profondi, infezioni secondarie gravi, localizzazioni multiple. Nelle myasi interne le complicazioni sono possibili per penetrazione delle larve in organi importanti (fegato, meningi, seni frontali etc.). Ma tutto ciò, in complesso, è assai raro, che anzi, come dirò fra poco, le larve di mosche sono state utilizzate in terapia. Prognosi: buona nelle forme cutanee superficiali e localizzate; riserrata in quelle diffuse, cavitarie nelle quali vi è invasione di larve nei più svariati organi e che determinano nell'infermo cachessia, febbre, ittero grave, diarrea. Ricorderò, fra tutti, due casi assai gravi per infestione di larve: quello riferito da Moniez: un cenciaiolo ubriaco fu trovato in un fossato nei pressi di Parigi; nel cuoio capelluto pieno di tumori rotondi, perforati con secrezione di essudato fetido brulicavano una gran quantità di larve che avevano


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pure invaso e perforato la cornea, il naso, le orecchia; altre se ne trovavano nei contorni dell'ano e nel prepuzio. Ed il secondo da Calendoli che dice di una mendicante che presentava per tutta la persona una gran quantità di larve specie al cuoio capclluto1 alle orecchia, sugli occhi; la donna era in grave stato di marasma. Ci si potrebbe, però, in questi casi gravi così ecceziomli, chiedere se veramente rutto il quadro tumorale e distruttivo sia dovuto alle myasi come mostrano di credere gli AA. ovver;:> ciò che appare più probabile si sia trattato di tumori o granulomi di altra natura in isfacelo . . . . . . su CUI SI s1a Impwn tata una myasr. Cura. - Asportazione, detersione e disinfezione della ferita o piaga nelle forme superficial i; in quelle sottocutance impacchi di soluzione di sublimato (Bottelli), di etere, d'alcool, apertura dei focobi ed estrazione delle larve. Nelle otomyasi : lavaggi, con speciali schizzctti, di soluzioni di bicloruro di mercurio (I : 2000), di cloroformio, etere, alcool, benzina, acido fenico seguiti da irrigazioni con acqua calda ; installazioni di sostanze resinose, glicerina (Sacco), asportazione meccanica delle larve. Nelle myasi del naso : inalazioni di cloroformio, di solfuro di carbonio (Rugam), latte cloroformizzato al ro-2o ?l.. (Castellani), estrazione delle larve con pinze; nelle forme intestinali la,·aggio gastrico, somministrazione di santonina (Franchini), felce maschio, stovarsol per os. (Franchini), calomelano, timolo, olio di chenopodio, clisteri medicati . Non è recente l'osservazione che le ferite che contenevano larve di mosche guarissero assai rapidamente e non si determinassero complicanze suppuratìvc. Paré e Larrey fecero già fin dal XVI secolo tale constatazione che venne successivamente confermata nel 1847 da Malgaigne, il quale comunicò la benefica azione dei bachi nel trattamento di fratture complicate. Baer notò, nell'ultima grande guerra, che dei soldati feriti c rimasti per alcuni giorni senza asssitenza, non presentavano nè febbre nè complicanze settiche; le ferite però brulicavano di larve e dopo deterse apparivano granu lcggianti e tendenti alla guarigione. Da allora furono usate larve di mosche, appositamente preparate, nel trattamento d i varie affezioni piogene e tubercolari con ottimo risultato. Baer trattò 89 casi di osteomieliti piogene c tubercolari; Wilson, Doan e Miller han no usato larve di Lucilia sericata e Phormia Regina in 26 casi di osteomiel iti acute e croniche; Livingston, invece, preparò larve di Calliphora Cr ythocephala che adoperò in 200 casi d'osteomieliti croniche) fratture infette, oste iti tubercolari etc.; Kauffmann, in un qso di gangrena polmonare ed Ombredamne in sci osteomiditi croniche trattate con larve di Lucilia sericata riferi scono risultati soddisfacenti; Cuzin ha trovato efficace il trattamento dcll 'ozena con estratto di larve.


LE MYASI CUTANEE

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Tutti gli AA. sono concordi nel giudicare ottimi i risultati avuti, però considerano il trattamento colle larve come un buon coadiuvante per la guarigione ma avvertono che da solo non è sufficiente a guarire; il trattamento chirurgico rimane sino ad oggi, specialmente nelle osteomieliti, la cura principale. Sembra che l'azione delle larve si esplichi per meccanismo biochimico o perchè determina una reazione locale; T ommasi pensa che la voracità delle larve per le particelle morte o disfatte sottragga pabulum ai batteri; comunque le larve ripuliscono le ferite delle più piccole particelle residuate e forse impediscono lo sviluppo dei germi rendendo alcalino il terreno. Si è pensato alla formazione di un principio attivo del tipo del batteriofago o di un fermento proteolitico; sino ad oggi, però, le opinioni non sono concordi. Liringston e Prince costatarono che l'azione benefica persiste dopo la morte delle larve ; usarono filtrati ed ottennero uguali ottimi risultati.

Le myasi cutanee sono assai più frequenti nei paesi caldi sia per la maggiore attività delle larve, sia per la frequ enza di piaghe ed ulcer:azioni particolari dei tropici sia per la necessità di usare indumenti più succ inti a cagione dell 'alta temperatura e quindi presentare una superficie cutanea maggiormente es.posta all'offesa di parassiti e di insetti. Ritengo, perciò, opportuno accennare alla frequenza delle myasi nelle Colonie, specialmente in quelle che costituiscono l'Impero Italiano dell'A. O. Mol ti lavori di AA. stranieri sull'argomento dimostrano l'importan za e la frequenza della myasi nelle varie regioni dell'Africa, specialmente in guelle tropicali. Frequentemente riscontrate sono state le larve del genere Cordylobia, specialmente la C. antropophaga trovata nella regione del Tchad, nel Senegal e nel Congo, nel Sudan e nella Guinea Francese (Bérenger- Feraud, Cobbold, Boyé, Le Dantec, Austen, Peringucy ccc.); la C. Rodhain riscontrata nd Congo, colpisce sia bianchi che indigeni ; poichè non è stata trovata negh animali, sembra svolga il suo ciclo !arvale solamente sull'uomo (Rodbain, Broden, Pulieri, Skrozki, Blanchard). L ' oestrus ovis, parassita allo stato !arvale nei seni frontali degli ovi ni può, per contaminazione, passare sulla superficie cutanea dell 'uomo; più facilmente però la deposizione delle larve avviene durante il volo degli estridi che senza posarsi fanno cadere rapidamente le larve sulle narici c labbra degli uomini specialmente quando sono addormentati all'aperto; assai studiato è stato questo genere nelle regioni del Sahara dal Sergent. N ella Somalia Italiana ed in Eritrea i casi di myasi sono fr equenti, provocati sia da larve del genere Cordylobia che da altre numerose specie. V eneroni ha trovato che la maggioranza di esse era data da Lucilia argyrocephaLa che si trova con frequenza nella stagione delle piogge nei pressi di armenti e di stalle. Le larve attaccano l 'uomo, gli ovini e bovini e determinano con preferenza una forma cutanea avvicinabile alla myasi foruncolosa. Ha riscontrato anche localizzazioni intestinali determinate da


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altri tipi di larve. La conoscenza di queste forme parassitarie in Abissinia è quanto mai scarsa dato lo stato rudimentale dell'organizzazione sanitaria. Brumpt, dopo lunghe osservazioni, riferisce che le larve di Pycnosoma putoria infestano sia gli uomini che gli animali in Abissinia; Chambaneix e Vitalien hanno riscontrato lo stesso genere in vari casi, in alcuni dei quali le lesioni erano talmente gravi da richiedere interventi chirurgici di notevole importanza. Passato brevemente in rassegna quanto conosciamo sulle myasi cutanee ed accennato alle più comuni forme nei tropici e principalmente nelle regioni dell'Impero Italiano dell'A. O. ritengo non priva d'interesse la descrizione breve di due casi di myasi cutanea da Sarcophaga carnaria riscontrati e curati uno nella Clinica Dermosifilopatica della R. Università ed il secondo nell'Ambulatorio del la Legione della R. Guardia di Finanza. CAso I. - Carv. Angela, di anni So, sposata, mendicame. Il padre le è morto a 45 anni per paralisi cardiaca, la madre a 6o anni per nefrite. Non ha avuto fratelli nè sorelle. Nulla di notevole nell'anamnesi personale remota. Circa 20 anni fa notò la comparsa alla regione occipito-parictale destra di una tumefazione emisferica, regolare, del volume di una grossa noce con pelle sovrastante normale, di consistenza molle clastica, indolente. Operata dopo qualche mese stette bene sino a circ<l 6 anni fa quando ricomparvcro nella regione occipitale numerose tumefazioni uguali a quella precedente con sviluppo sempre maggiore e con tendenza alla confluenza. Soltanto da due settimane si sona iniziati dolori vivi a tralìtture con maggiore arrossamento ed edema della pelle che ricopri\'a le formazioni cistiche; contemporaneamente si venivano a formare ulcerazioni alle basi delle tumefazioni con secrezione di liquido siero-purulento icoroso, fortemente fetido. Si ricovera in Clinica. E. O. Soggetto avvicinabile al normotipo; condizioni generali assai scadenti; tessuto sonocutaneo scarsissimo; la cute pall ida, giallastra, sollcvabile in alte pliche, anelastica; muscoli ipotonici, ipotrofici. Nulla a carico delle ossa, non distrofie ungueali. Pressione: Mx. 100, Mn. 6o. Indice oscillometrico 4·5· Respiro misto, frequ enza 20. Temperatura 36,4. L'esame del cuore e dei vasi rivela soltanto soffio mitralico anorganico; polso molle, elastico, compressibile, poco valido, ritmico, frequenza 90· Torace. Non esistono alterazioni di conformazione; all'ascoltazione si rile\'a aécentuato respiro aspro w tutto l'ambito polmonare e rantoli a medie e piccole bolle più accentuati alle basi; colla percussione non si appre?.Zano fatti di addensamento. Nulla a carico dell'addome e degli organi in esso contenuti. Sistema nervoso. La malata è alquanto depressa; si nota un ritardo della comprensione delle domande ed un notevole grado di apatia ; ciò in rapporto alla età avanzata, :~Ile misere condizioni di vita e alle sofferenze e dolori dell'ultimo periodo. Esame locale. La regione occipit:~le presenta una massa consistente, sferica, delb grandezza di una testa di feto che fa corpo colla galea capit:is e forma un pro. lunga mento dell'asse longitudinale del cranio; ha contorni abbastanza netti cd in quasi tutta la sua circonferenza la p:~rte sana è separata dalla ncoformata da un solco sinuoso che segue il contorno delle varie tumefazioni che formano la massa. La superficie mamcllonata e bcrnoccol uta è coperta da cute rossa, tesa, lucente e calda specialmente all'apice delle tumefazioni; esse · in numero di 14 sono di grandezza b più varia


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sino ad un grosso uovo, sono ellittiche col maggior diametro ir. senso verticale; libere per una metà della loro grandezza, fanno corpo in ba~so colle tumefazioni vicine; ognuna è rossa e lucente all'ispezione, dolentissima, calda, edematosa e quasi crepit3llte alla palpazione, ricoperta in parte da radi ciuffetti di capelli ; presenta sulla sua superficie, pressocchè liscia, una o più ulcerazioni (specialmente alla base ed in corrispondenza dei punti di unione delle varie tumefazioni) a contorni c margini irregolari, a fondo anfrattuoso, tal une profonde a seno fistoloso, di colorito grigiastro; da esse fuoriesce un liquame siero-purulento, spumoso, fetido che riempie le anfrattuosità e scola in discreta quantità, continuamente. In mezzo a questo liquido icoroso ed in

mezzo a grumi di sangue si notano corpiccioli biancastri, mobilissimi. Specillando i var1 seni fistolosi si rivelano cavità profonde ~ino alla scatola cranica comunicanti &a loro ampiamente; non esistono sul fondo lesioni ossee e periostee. R. Wasscrmann, R .. di Meinicke chiarificazione, R. di Kahn: negative. lntradcrmoreazione alla tubercolina secondo Trambusti: negativa. Esame delle urine: nulla di patologico. Esame emocromocitometrico : H b 70; emazie 3.;oo.ooo; leucociti 8.;oo. Numero di iodio nel siero di sangue (Reazione di M. Ascoli) 6;. Vengono asportate le larve con sonde e piccole pinze; una parte viene inviata all'Istituto di Zoologia ed una parte si trattiene nel Laboratorio della Clinica per l'identificazione.


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Cura. Viene sc rupo losamente continu:ll:l la toilette ddie ulcerazioni e dci seni listo. \osi con lavagg i di acqua ossigenata, alcool diluito, im pacchi di permanganato di JlOtassio all' I 0 / 00 , sprem itura dei vari focol:ti. Le larve raccolte sono state poste in condizioni adane per lo svilu ppo cercando di mantenere il mig liore ambiente per assicurarne la Yitalità. Sono state collocate in grosse c:tpsulc di Petri riempite per circa metà ùi terra umida e g rassa e di pezzetti di carne; le larve si sono ben nutrite c sono no tevo.lmente aumentate di volume pur mantenendosi mobilissime; dopo 3-4 giorni hanno perduto la mobilità e si sono infossate nella terra umida c:-1Jendo in letargo e ci rcondandosi di m embrana chitinosa ed entrando nel periodo di n in fa . Si è avuto cura di toglie re i pezzctti di carne putrefatta per cYitare un rammollimento putrcbni,·o per i rll·:tsione batterica o per azione delle ptomaine (Majocchi). Dopo 12- 15 g iorni si sono schiusi g l'insetti perfetti che sono stati identi ficati per mosche de l tipo dc lb Sarcophaga camaria ch e bcilmente si riconosce per la tes ta gùllastr:~, i palpi neri poco marc:~ti , il torace con striature grig io-giallastre, chiazzette color cenere nell'addo me. La Sarcophaga camaria si troYa sulle ca rni in ,·ia di putrefazione, sui cadaYeri, sulle ferite c pi:~ghc l:lsciate scoperte. Il suo ovidutto può contenere molte migliaia di uova (sin a 15 -20 mila); si comprende quindi come sia nlcessario un enorme quamicl di sostanze per nutrire sì g ra nde numero di lan·e. Esse sono state tro1·ate oltre che sulla superficie cutanea (piag he, ferite) anche nelle cavità nasali, nelle congiuntiYe e n elle c:~vità natural i (stomaw, intestino, fegato, ano, vagina ccc.). E' facile comprendere come si sia potuta determin are la deposizione di u ova da p:~rte dclb Sarco phaga: tr:tttasi di una YCcchia ottantcnne, mendicante, che ha 1·issuro in pessime condizion i ig ieniche con numerose cisti seb:Jcee sul cuoio capelluto. di esse qua lcuna suppu ra ta sia per la scarsa pulizia, sia per piccole abrasioni dctermi n:~te d:~l pcdiculum capitis o da grattamcn to con forcine. In q tJeste condiz ioni le mosche hanno trO\'ato un ottimo terreno per dcporvi le uoYa ; le bn·e ori gin:rtesi in seguito, hanno :~vuto suffic iente nutrimento ncila sostanz:t grassa delle cisti e del cuoio capelluto.

CAso IL - Gcn. Gius., eli anni 33· coniugato, militare. Nulla nel genti liz io e nell':~n ~11nnesi pcrson:1 le. Il 10 g iug no preYia anestesia locale con pcrcai na, viene operato di estirpazione dell'unghia dell'alluce ùcstro incarnù·a c suppurante . A lle succcssiYc medicazioni la superficie ddla matrice si presenta già granuleg· gian tc; la notte del 18 gi ug no avverte un vivo dolore al dito cd ha l'impressio ne di trafìtturc n ella ferita e la sensnionc di piccoli corpiccioli mobilissimi che prima determinano un ,·ellic:~mcnto fastid ioso e poi un dolore YiYo come se i tessuti venissero rosicchi:ui. D opo una notte imonne ed agitata l'ammalato ,-iene per la m edicazione. La fascia e b garza sono bagnate ùi secrezione sicro-em:nica fetida: sulla ferita si notano brulicare numerose piccole lan·e (circa una cinqu:-rntina) d i colorito bianco-sporco, alcune infisse nella matrice, altre nei cui di s:-rcco form:llisi d opo l'estirpazione dell' unghia. Cura. Sono SUlli sufficienti due im pacchi con etere per fare scomparire le larve che non avevano potuto, dato il pro nto inten ·ento, produrre distruzione di tessuti. Per l'identificazione delle lan·e si è p roceduto come nd primo caso. Le uova de1 ono essere st:lte d eposte o durante un a medicazione (cosa poco probabile) ov,·ero più Ycrosimilmcntc in seguito a sfasci:nur::r del dito ::r,·,·enuta occasionai m ente un pomcri!!gio tlurante il sonno per mol'imenti incomposti che fecero rim:merc quasi al lo scoperto la ferita chirurgica.


LE MYASL CUTAt-:EE t'\ELL'UOMO

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AUToRIASSUNTo. - L'A. descrive i vari tipi di myasi cutanea e i generi di larve che più spesso li determinano. Accenna brevemente alle forme cavitarie, alla 9iagnosi, dle complicazioni ed alla cura. Si sofferma sulle myasi più fre<]UCnti nelle zone tropi· rali e specialmente nelle colonie dell'Impero Italiano del l'A. O. Descrive, infine, due casi di myasi da larve di Sarcophaga carnaria.

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RIVISTA DELLA STAMPA .MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE G.

SIMONELLt

e G.

FERRI.

-

Problemi di fisiologia applicata alla difesa chimica :

Apnea volontaria. (c< Archi,·io di Fisiologia », VI, 1936). Ai quesiti posti dalla Direzione del Servizio Chimico Militare: a) quale il tempo massimo di apnea volontaria della maggioranza degli uomini di un reparto; b) se la capacità all'apnea può esser migliorata con opportuno allenamento; c) se convenga introdurre esercizi di respirazione c di apnea nelle istruzioni regolamentari dd soldato; gli AA. hanno, con ricerche cd esperimenti, rispostO in modo del tutto soddisfacente, come rilevasi dalle conclusioni. L'apnea volontaria è esscnzialmen te diversa da quella provocata: questa consiste nel la sospensione involontaria del ritmo respiratorio per insufficienza di stimoli sul centro respiratorio e per elevazione della soglia di eccitamento di esso, mentre la apnea volontaria è frutto di inibizione volontaria dci movimenti respiratori, resistendo agli impulsi che tendono a ristabilire la respirazione: da una parte condizioni organiche e staw di eccitazione del centro respiratorio, dall'altra capacità di inibizione del soggetto. La rapidità con cui viene raggiunto il grado massimo di eccitazione del centro respiratorio, dominabile con lo sforzo apnoico, dipende dal momento metabolico: minima in condizioni di ricambio basale, massima durante l'affaticamento; vi concorrono poi capacità compensatoria del sistema circolatorio. riserva alcalina, efficienza Jegli emuntori, ecc.. Così in soggetti a maggiori risorse fisiologiche, più lentamente si raggiunge il limite massimo di tolleranza apnoica. Son fanori di grande importanza ancora sullo sforzo di inibizione quelli psicologici, di circostanze contigenti, quale l'imperioso impulso dell'istinto di conservazione. Se per l'apnea in genere sono in gioco meccanismi umorali, legati a variazioni di tensione di C0 2 e di 0 2 nel sangue arterioso e forse nel centro respiratorio, più preei$amente, in quella volontaria , quei meccanismi umor:1li sin da principio hanno valore supraliminale e vanno crescendo di in. tensità fino a superare lo sforzo inibito rio. L 'apnea diviene insopportabile quando l'aria alveolare ha raggiunto una detenninata composizione, soprattutto per quanto riguarda la pressione alveolare di C0 2 ; ma anche la tensione di 0 2 ha i suoi eHetti: l'inalazione di miscele ricche di 0 2 prolunga l'apnea (Hill e Flack). Fra le prove destinate a stabilire l'idoneità all'aeronautica, Flack introdusse appunto quella della apnea volontaria per saggiare la capacità dell'individuo a sopportare le sensazioni determinate dalla diminuita tensione di 0 2 nell'aria alveolare, sopratutto basandosi sulla durata dell'apnea stessa e distinguendo i soggetti in: buoni con ~" di apnea, affaticati qucili con 51" e rifiutabili quelli con 49". Differenze queste però poco persuasive. Gli AA. hanno completato una serie di ricerche su vari soggetti e divisi in due. sezjoni: Ricerche ri volte a chiarire condizioni fisiologiche attraverso cui si fosse stabilito un eventuale allenamento in condizioni barometriche normali o in pressioni ridotte, eseguite a Firenze. L'altra affidata alla Sezione di Fisiopatologia del Scrvi:zio Chimico Militare, eseguita a Roma e in località ·d i montagna. Segue una minuziosa esposizione degli esperimenti individuali e collettivi, corredata di chiari grafici e tabelle dimost!fative, per soggetti in riposo, in lieve affaticamento, in ,·arie altitudini (1 300 e 2000 m.) in montagna.


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RIVISTA DF.LLA STAMPA MEDICA ITALIAI':A E STR:\:'-liF.RA

Gli AA. vengono alle seguenti conclusioni: La durata dell'apnea volonraria presenta ,·ariazioni a secondo degli individui e ddl'addestramento, esse però non sembrano riferibili a determinate capacità funzionali di apparecchi organici, di natura biologica, a sopportare diversi gradi di anossiemia, ma dominata da fattori psichici, capaci di resistere allo stato progressivo di disagio fisiologico, determinato dalla sospensione di ventilazione pulmonare. Il risultato delle ricerche dimostra che: a) esercizi di allenamento convenientemente eseguiti, conducono nello spn10 di poche settimane ad aumentare al 100 ·;{, la capacità all'apnea in un reparto; b) detto vantaggio vico mantenuto anche dopo mest di cessazione deJr al· lenamento; c) la capacità all'apnea è [egata, come si è detto, a fauori psichici; d) non è facile fornire valori-base per quanto si riferisce alle condizioni di affaticamento, variando le cose secondo l'intensità di lavoro e corrispondente richiesta di

rentilazione pulmonare; e) per la acquisizione dovuta all'allenamento è consigliabile di introdurre gli esercizi di apnea non solo tra le istruzioni regolamentari del soldato, ma tra gli esercizi di educazione fisica nelle scuole e nel tirocinio premilitare; f) l'allenamento riesce tanto più proficuo, quanto più ha carattere di addestramento individuale; g) le depressioni barometriche sotto i 2000 m. non hanno influenza sulla capacità all'apnea; sopra i 2500 m. la durata dell'apnea diminuisce del 13 - 18 "~ a riposo, del 30 "o dopo modica fatica. RAFFONE.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE L

OrrEN.

-

Immunizzazione contro la peste con un vaccino vivo. (<< lndi:m Journal

of medicai research », vol. 24, pag. 73, 193()). In questo giornale è stata già data notizia dei primi risultati ddla profilassi immunitaria contro la peste a mezzo di un vaccino vivente, ottenuti in India da Otten e al Madagascar da Girard (Giorn. Medie. Milit., fase. Xl , 1935 e fase. II, 1936). Nella presente memoria completa, Otten riferisce ampiamente su tutta la questione, che è del più alto interesse per la patologia esotica. Nel 1935, oltre le rivaccinazioni che ammontarono a 236.000, furono vaccinati 2 milion i di individui, senza che si verificasse alcun incidente. Con questa vaccinazione massiva, l'A. calcola che !'85-90 % della popolnione sia stata vaccinata; gli effetti sono stati evidenti, in quanrochè la mortalità è stata ridotta a r/10. Di più non si potrebbe ottenere, tenendo conto dci casi di peste polmonare, non infrequenti a G iava, pei quali la vaccinazione preventiva non ha alcun benefico effetto. Per ciò che riguarda la tecnica della preparazione del vaccino e la scelta del ceppo, !'A. premette che nessun giudizio può trarsi circa la virulenza o meno di uno stipite chlla forma delle colonie e dal loro aspetto, a differenza di qu::tnto han sostenuto Bessonowa e Lenskaja, Burgess, Wedder, che ha voluto stabilire una correlazione tra forma delle colonie, virulenza e potere antigene di un dato stì pite di peste. Le due ,·arietà cc S >l e " iR n possono essere entrambe avirulente, come accade per il ceppo T jiwidej, usato da One n per le vaccinazioni. D'altra parte può accadere che uno stipite, considerato come a\"irulento, presenti accanto a delle colonie del tutto avirulente altre virulente. L'A. insemenza in 10 rubi di agar IO colonie perfettamente separate s u piastra di agar sangue; con culture di ogni singolo tubo .inocula 10 cavie, che debbono sopra\'vivere senza aver presentato segni di adenite pestosa. Ma, poichè ciò non sarebbe sufficiente, si b una seconda prova: da una delle dieci colonie (che sono state trapi:mt;lte in doppio) si


RIVISTA DELLA STAivfPA MEDICA ITALIA}):\ E STRANIERA

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pratica una subcultura, e da questa si trapianta in altri TO tubi. La cultura intera di ognuno di questi tubi è inoculata aJ altrcnante cavie; se anche quest'altra prova dà un 1isultato uguale a quello ùella precc:denre, allora soltanto lo stipite sarà considera~to a virulento, c non vi sarà possibilità, secondo l'A., che esso abbia ad acquistare la virulenza perduta. Ma non tutti gli stipiti avirulenti sono dotati di potere immunizzante; il potere antigene varia, e anche tra i ceppi che ne sono sprovvisti, si osserva una notevole differenza tra le prove sulle ca,·ie e quelle sui ratti. Otten pensa che in ogni stipite avirulento, dotato di proprietà antigene, debbano esistere almeno due diversi antigeni, di cui l'u no dotato di proprietà immunizzanti per le cavie e l'altro attivo per i ratti. Per la vaccinazione umana è necessario scegliere gli stipiti, forniti in larga misura dei due antigeni. E' stato notato da Otten che la perdita di virulenza di uno stipite è del tutto indipendente dall'età delle culture; vi sono dei ceppi, isolati, anche 15 anni prima e conservati a 5", che si dimostrano ancora virulenti. Le numerose indagini di laboratorio, descritte dall'A. in dettaglio, e la vasta esperienza della vaccinazione in massa, farebbero dunque ritenere che si è raggiunto un notevole progresso nella questione della vaccinazione antipestosa. REITANO.

SEIFFERT

G. -

Il batteriofago nella profilassi e nella terapia del colera. (et Arch.

Schiffs-u. Tropenhyg ))' B. ·40, 1936, pag. 46o). Nelle Indie britanniche in questi ultimi anni sono state compiute numerose ricerche per accertare il v:;lore del batteriofago come mezzo profìlattico e terapeutico contro il colera. L'impiego profìlattico, che consiste essenzialmente nell'immissione del batteriofago nell'acqua dei p<YL.Zi, insieme alla terapia batteriofagica, ha dimostrato che realmente si può ottenere una riduzione del numero dei casi di colera, nei confronti con quelle località, in cui ta le impiego non è stato fatto. Anche se la profilassi col batteriofago non riesce ad interrompere la catena epidemiologica, tuttavia essa ha un notevole influsso nel limitare la diffusione dell'epidemia. Il suo valore è accresciuto dalle misure parallele di vaccinazione anticolerica, ma tutto ciò non deve esimere dagli altri provvedimenti profilattici di ordine generale. La cura col batteriofago poi abbassa l'indice di mortalità, rendendo il quadro ::linico meno grave. e sembra anche che offra una certa protezione per tutti gli individui di una determinata località. Dall'insieme di questi risultati si trae il convincimento che torna uti le persistere nelle indagini che servano ad illuminare particolari aspetti dell'epidemiologia del colera, così di ffìcili a spie: gare. REITANO.

MEDICINA INTERNA PR. MERKLEl'. -

Riflessioni sulle albuminurie intermittcnti. (1• Paris Médical », 9 ge n-

naio 1937, n. 2). Per quanto la letteratura sulle albuminurie intcrm ittenti o funzionali sia molto vasr:~, poichè l'argomento, d'importanza capita le per la tera p ia e la medicina legale, ha in ogn'1 tempo appassionato patologi e clinici, tuttavia bisogna riconoscere che siamo ben lontani da una soluzione. che possa rispondere alle esigenze dell'osservazione clinica. Di ciò ragione fondamentale è che di dette albuminurie la patogenesi si dibatte tuttora fra concezioni quanto mai discordanti. Una prima questione: sono esse d'origine renale o extrarenale? Argomenti, anche se non precisamente probati,·i, sono stati portati m favore delt'una e d ell'altra concezio ne. Se depongono contro la prima la curabilità e l'asse nza di


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note cliniche d'insufficienza renale in queste albuminurie, l'osservazione che ncfriti accertate possono completamente guarire, che spesso segni d'insufficienza renale sono stati wnstataù in albuminurie funzionali inducono però ad esser meno c~egoric i. L'A. pertanto, anche se in via d'ipotesi, giunge ad una concezione intermedia, più accettabile, cioè che nell'albuminurie funzionali ci si trovi dì fronte a reazioni renali, univoche n ella formula gen erale, ma variabili nel grado, rispetto a fattori extrarcnali diversi (ortostarismo, lavoro, digestione, crescenza, ecc.), i quali resterebbero senza effetto se nell'individuo, su cui agiscono, non esistesse uno stato deficitario della cellula epiteliale del re ne. Contro questa concezione è stato osservato che è sufficiente un rallentamento di circolo nei reni, perchè si determini il passaggio di albumina attraverso l'epitelio renale c çj ha l'albuminuria cosidetta da stasi. Osservazioni successive però hanno dimostrato che se la stasì renal~ in alcuni soggetti determina albuminuria e non in molti altri, deve evidentemente nei primi intervenire un fattore renale (uno stato di speciale fragilità, di meiopragia, comunque di deficienza dell'epitelio renale), anche se non precisabile. Su~gestiva è l'osservazione di Vaquez il quale in un albuminurico ortostatico provocò albumi nuria somministrando solo rs grammi di cloruro di sodio, tenendo il soggetto coricato, fenomeno che non si verificava mai in soggetti sani. Il concetto della coesistenza di un fattore renale, che sta alla base dell'albuminurie funzionali accanto a fattori extrarcnali ~ stato successivamente affermato da molti A.'\. (Linossier, Hutinel, Ramond, Achard, ecc.), che della questione si sono particolarmente interessati, portando ad essa importanti contributi. Ancora, Marf:Jn, cercando di precisare questo particolare stato delle cellule renali (che è transitorio e proprio dell'età giovane e perciò si distingue dalla debolezza renale di Castaigne, che è congenita e permanente, e spesso è stata invocata nell'albuminurie funzionali) pensa all'azione esercitata sulle cellule renali da uno stato particolare di ormoni ghiandolari, proprio di quell'età, e da lui denomi nato efebocrasia, per quanto non precisato nella sua essenza. L'esistenza negli albuminurici funzionali di una disfunzione endocrina nella crescenza s'è sempre più andata affermando, poichè il solo fattore stasi renate, comunque determinata, s'è dimostrato non suffìdente per l'interpretazione del fenomeno. Bisogna però riconoscere che, non ostante molto si sia ~critto sull'argomento, scarsi sono tuttavia i contributi probativi finora portati e forse la constatazione più dimostrativa è quella di Jean Girard, il quale ha messo in rilievo l'arresto di alcune albuminurie funzionali fin dall'inizio della gravidanza, quando modificazioni della statica addominnle non sono ;:ncora av,·cnute c solo interventi endocrini possono quindi invocarsi. Risulta in ogni modo la deficienza delle nostre conoscenze in proposito. Anzitutto nrm è stata ancora esattamente interpretata l'azione del fattor.: base meglio acquisito di queste alb uminurie, cioè la stasi. Secondo Achard e Demanche si produrrebbe ncll'ortostatismo in ogni individuo una stasi nel sistema della cava, onde fuga di sangue negli sp<1zi lacunari e consecutiva concentrazione in proteine del sangue. Ristabilisce l'equilibrio nel normale l'intervento di meccanismi regolatori, che sono deficienti nelralburninurico lunzionale. Ma in che essi consistono? Ancora, non conosciamo quale deficienza endocrina sia in causa, si è parlato solo di uno stato morboso generale, malattia ortostatica di Parlicr, di cui !"albuminuria è una manifestazione. Nt: la genesi di quest'albuminuria è sicuramente chiarita, e ciò è in rapporto alle nos!re conoscenze tuttora incomplete sulla funzione renale ed in specie sul meccanismo di !,:~ssaggio dell'albumina attraverso l'epitelio dci reni. Govacrts rit.icne che ncll'albu;ninurie funzionali cd in quella dei cardiopatici si verifichi una dibrazione ùci c:1pilbri r<: n~li e successiva diminuzione della impermeabilità della parete di essi per i colloidi, cnde si avrebbe un'albuminuria senza lesione infiammatoria rcnale. Ma anche qui sono da fare delle riserve: nei cardiopatici, dopo ripetuti scompensi, si stabilisce una vera ncfropatia, nefrite d'origine cardiaca di Chauffard, concetto largamente seguito da altri


"1 RI\'ISTA DELLA STA~tl':\ MEDICA ITALIA:-:A E STRANIERA

AA. Ciò non si osserva ncll"albuminuria funzionale, per la quale si richiama in causa l'imervemo di un fattore endocrino, per quanto non precisato, che con la stasi determinerebbe il pass:~ggio di :~lbumin:J :JLtr:n·erso i'epitelio rcnale. Evidentemente ndl'alhuminurie funzionali la in com p/eta conoscenza dei fattori istologici e dei meccanismi patogenetici rendono tut/Ot"(t dt/ficilc la definizione nosografica Ji esu, e tale deficienza si ripercuote Ùitegralmente sulla condotta terapeutica e sulla valutazione medico-legale. La quale ultima attualmente, in attesa che la questione e.rca dalle concezioni teoriche cd, impiantata 11el campo biologico, trovi adeguata soluzione, dct'C limitani al dicvo dd sintomo nlbominuria c questo valutare in sè stesso, tlt:i /allori causali nel singolo caso accertati e nelle sue interferenze e •·ipercussioni sulla fu n:uone degli altri apparati de/l'orgamsmo e sullo stato generale. (N. d. ree.).

R. o'ALESSANDRO.

Riflessioni critiche sull'ulcera peptica sperimentale ed umana e sul suo trattamento con l' istidlna. Probabile azione deU'istamina. ( La Presse Méd ic:t le "•

A. J.\cos. -

(<

6 gennaio 1937, n. 2). rn una serie di ricerche preli min:tri l'A. dimostr:J che le prepara zioni d'istid in:t del commercio no n sono assolut:uncntc pure, ma contengono tracce attive e dosabili d'istamina. In conseguenza di tale constatnione egli, dopo aver ricordato le proprietà farmacodinamiche dell'istamina, si domanda in quale misura questa sostanza abbia potuto influire nella prevenzione delle ulcere sperimentn!i nel corso delle ricerche di W ciss cd Aron e sugli effetti terapeutici ottenuti in clinica. Dopo uno studio critico delle tecniche sperimentali, l'A. porta il suo contributo nell'a rgomento da lui preso in esame. Egli, seguendo la tecnica di Mano e W illiamson, come Weiss cd Aron, trana 4 cani con l'isum1na con una dose di tfxo di mill igrammo !li giorno cd osserva che nessun cane così trattato presenta un'ulcera perforata. Dopo q ueste esperienze l'A. passa a trattare un ceno numero di casi clinici con lo stesso metodo ed ha potuto osservare : I) che la scomparsa della crisi si ot tiene dalla terza alla quarta somminist rnione d'istamina; II) che il pass:~ggio dci cibo attraverso lo stomaco miglior:l; Hl) che l'infermo va aumentando di peso, Per inter pretare questi fatti l'A. si basa sulle proprietà gi3 note dell'istamina ~om· ministr:lta a piccole dosi. E' risaputo che, in queste circostanze, l'istamina pro,·oca la dilatazione del sistema capillare del tubo digesti~o di cui essa stimola la muscol:uur:1. Da ciò scaturirebbero le condizioni favorevoli per la cicatrizz:tzione e l'accelerazione del (( transito '' g:~s trico. Vi è poi da segn:tlare l'effetto scd:nivo dell'istamina già conosciuto e sul qu:~lc si bas:Jno le a pplicazio ni terapcutichc nel campo èelle algie muscol:~ri o articolari . L'A. fa inoltre uno studio critico dettagliato della teoria della carenza istidinica enunciata da W ciss cd Aron e dice, con l'aiuto di :Jrgomenti clinici e fa rmacodin:Jmici, che questa non può essere sostenuta e r.el campo sperimentale c, sopratutto, nel c:1mpo dinico. I nfine con una dis:unina generale dei (a,·ori tedeschi della scuola di Achoff . Buchner d'indole anatomica cd anatomcrpatologica. completati dalle ricerche della scuola di Leriche, ricerche queste essenzialmente d"mdole 1-isiologic:J, l'A. stabilisce u n'ipotesi p:ttogcnica tanto per l'ulcera sperimentale eh:: per l'ulcera spontanea dell'uomo. Per concludere possiamo dire che il Jacob. nonostante i numerosi argomenti riuniti nel suo la,·oro, arriva a conclusioni molto prudenti che egli stesso ri tiene come semplici indicazioni da com plctarc con ricerche in cor~o.

s. VlTALP..


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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CHIRURGIA GENERALE

Alcune vedute sulla questione della narcosi generale e deU~anestesia locale nella chirurgia addominale. (« Zentralblatt fiir Chirurgie " • n. 7, febbr. 1937).

R. FRIEDRicH. -

Nella chirurgia addominale la tecnica operatoria, fatte alcune eccezioni, ha raggiunto il vertice del progresso. Tuttavia occorre ancora progredire in certe condizioni di svolgimento dell'atto operatorio, che rivestono una particolare importanza. Una volta il tempo disponibile per l'atto operatorio veniva limitato dal fenomeno dolore. In ~eguito la limitazione era data dalla tossicità della narcosi. Oggi si cerca di aumentare ancora il tempo a disposizione dell'operatore, allo scopo dt metterlo in condizioni di tranquillità d'animo tali da poter compiere la sua opera colla minor fretta e la maggior esattezza possibili. Principale fattore da studiare è l'influenza della narcosi c della anestesia locale sulla circolazione. La vita dei pazienti sottoposti ad interventi addominali non è messa in pericolo tanto dalle alterazioni dci centri circolatori, quanto dal venir meno del circolo periferico c, più particolarmente, dalla perturbazione della circolazione addominale. la cui dilatazione c conseguente emorragia (in seguito a vasoparalisi) possono condurre alla contrazione a vuoto del cuore e quindi al suo arresto. Egualmente anche la maggior parte delle complicanze postoperatorie è dovuta alle perturbazioni circolatorie periferiche e principalmente a quelle d<.>i vasi addominali. Queste perturbazioni dei vasi addominali si possono dimostrare sperimentalmente con la diminuzione del potere di assorbimento del peritoneo; ciò che avviene appunto nella narcosi generale eterea. La suddetta perturbazione circolatoria, propria della narcosi generale eterea, è dovuta. come si è detto, alla vasodilatazione addominale, alla diminuzione dei movimenti pendolari dell'intestino (che agiscono da pompa premente) e delle escursioni respiratorie addomjnali, oltre che all'azione delete ria sulle capsule surrenali (esercitata anche dai processi peritoneali in genere) con conseguente diminuzione della pressione sanguigna, ed infine all'abbassamento del tono dei muscoli dello scheletro che si ripercuote sulla circolazione periferica. Per queste ragioni la narcosi generale etere:t .Jonebbe essere scartata nelle operazioni addominali di lunga durata, e se ciò è soltanto desiderabile nelle operazioni in campo asettico, diventa invece necessario nelle affezioni acute (peritoniti, occlusione intestinale), nelle quali la circolazione addomin:tle è notevol mente compromessa ed un'ulteriore azione perturbatrice su di essa può riuscire fatale. Le statistiche infatti riportano, per gli interventi in tali affezioni addominali acute, un'alta percentuale di mortalità. L'anestesia locale ha aperto nuovi orizzonti appunto perchè essa non provoca apprezzabili perturbazioni circolatorie; ma non è sufficiente nel caso di interventi di lunga durata (peritonite generalizzata, occlusione intestinale) praticati sull'addome. In questi ultimi tempi invece ha dato ottimi risultati l'associ:tzione della anesresi:t locale con la narcosi a mezzo di gas esilarante, vtrificandosi, con essa, soltanto lievissime perturbazioni della circolazione periferica e dell'equilibrio acido-base. Concludendo, l'A. dice di essersi voluto limitare acl indicare gli inconvenienti, m:lb chirurgia addominale, della anestesia generale eterea (non parlando di altre anestesie generali perchè sarebbero già quasi da tutti abbandonate) in confronto alranesresia loc:tle ed asserisce di avere esperimentato l'efficacia dell'associazione " 11arcosi con gas esi/a. rante - anestesia locale >> senza per altro avere espressamente voluto entrare in merito ad altri narcotici più moderni ed in ispecie a quelli somministrati per \·ia endovenosa, sia perchè da lui non adoperati, sia perchè le esperienze bue su di essi non si possono dare, ancora, entrate in una fase conclusiva. G .ULETTO.

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I"Jiornalc di mcd:cina muitar~.


RIVISTA DELLì\ STAMPA . MED!CA ITALIAN<:\ E STRANIERA

H . ZELLER. Sul ottobre 1936).

trattamento della meningite purulenta. («,Revue de Chirurgie "•

Premessa una rapida rassegna dei metodi curattv1 m uso nella meningite purulcnta

e affermata la necessità di eliminare il focolaio suppurativo, l'A. espone il proprio metodo con il quale egli onjene il dren aggio degli spazi aracnoidei senza ricorrere all'apertura delle grandi cisterne, pericolosa per la facilità di infezione. Detto metodo consiste nella puntura lombare con insufflazione di acetilene pura nel rachide: in tal modo il liquido cerebro-spinale defluirebbe alresterno ed il gas lo sostituirebbe impedendo una notevole depressione e faci litando la fuoriuscita del liquido stesso. Nel caso che la puntura lombare fallisse, bisognerebbe eseguire la puntura sottcccipitale e se il liquido cerebro-spinale è molto denso bisognerebbe cercare di diluirlo con iniezioni endovenose di soluzioni ipotoniche. Come adiuvante, n~ caso che sia occluso un ampio tratto degli ~pa zi aracnoidei, specie alla base, si può ricorrere alla puntura orbitari:a c, previa imufflazione dell'acetilene pura, all'irrigazione con Prontostl attra,·erso la puntura orbitaria stessa verso quella lombare o sottoccipitale. Il pronto riformarsi del liquido cerebro,.spinalc si ot tiene con iniezioni endovenose di unJ soluzione ipotonica di cloruro di sodio al o,2 % (300 cc. nell'adulto) c colla concomitante stasi alla Bier praticata al collo (tre volte al giorno per trenta minuti). La scelta dell'acetilene è dovuta al fatto che essa è molto solubile, che non dà luogo ad embo.lie, come l'ossigeno, e che viene riassorbita molto presto. Questo gas, inoltre,. ha azione narcotica ed aumenterebbe pure il potere battericida del sangue. Tecnica. La tecnica del metodo dello Zeller può riassumersi così: fatta la puntura lombare, si fa scorrere il liquido ccr-:hro - spi nale fino a che il paziente non accusa cefalea, dovuta alla caduta della pressione endorachidea. Allora si procede all'insufflazione di narcilene, finchè l'aumento della cefalea non ci indica che la pressione del gas è troppo forte. Si fa nuovamente scorrere il liquido cerebro- spinale e ci si accorge del vuotamento completo degli spazi aracnoidei quando escono numerose bolle d'aria dall'ago. Col drenaggio degli spazi arac:1oidei, ottenuto col suo metodo e riperuto quotidianamente, Zellcr dice di aver avuto buoni risultati in casi gravi di men~ngite purulenta e consiglia infine, di applicare il metodo descrittCl precocemente a nche nelle meningiti che appaiono benigne sostenendo la necessità dell:l diagnosi precoce di tale malattia.

E. ZAFFIRO.

RADIOLOGIA

w. WATKINs . -

Anomalie ossee del polso e del piede in rapporto a!lla radiologia e infortunistica.. (« The Journal of American - Mcd. Association u , 23 gennaio 1937).

L ' indennizzo per infortuni è divenuto uno dei maggiori problemi della nostra organizzazione sociale e il trattamento di lesioni nelle varie forme dell'assicurazione industriale è uno dei campi più vasti nella pratica della medicina. Nelle lesioni dei lavoratori quelle che riguardano le mani costituiscono il gruppo più vasto, quelle relative al piede vengono subito dopo; esse probabilmente costituiscono il 50 ·:.;, degli incidenti. La valutazione dell'infortunio è largamente influenzata, forse troppo, dalla presenza o assenza di lesioni ossee. Conseguentemente la conoscenza delle variazioni anatomiche nelle ossa c nelle articolazioni è assolutamente indispensabile per evitare confusioni nella valutazione dei radiogrammi. Probabilmente la più importante anomalia del polso è quella riguardante la bipartizione deilo S<:afoide. Come le altre ossa del carpo, esso sviluppa da un singolo nucleo


RIVISTA DELLA STAMPA MEDECA lTt\LlANA E. S.TR~:--IIER~>\

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di ossificaziooe, ma qualche volta da due che poi si saldano insieme. Abbastanza spesso nel radiogramma si osserva la incompleta fusione c a volte l'osso può esser trovato diviso in due frammenti, usualmente di differente grandezza. Si conoscono casi diagnosticati come fratture in cui in seguito a un accurato esame istologico si sono trovate due ossa distinte ricoperte di cartilagine regolare. Anche ii semilunare, meno frequentemente, può presentare iden~ico aspetto. Queste due ossa nella loro articolazione col capitato formano la chiave di volta dell'articolazione del polso. L'importanza clinica di uno scafoide o semilunare bipartiti consiste nel fatto che ciò rappresenta una condizione difettosa nella meccanica artic<.larc. Dislocazioni \·erso l'osso capitato avvengono più facilmente e il trauma è usualmente seguito da una reazione ossea difficile a essere distinta c.Ia una vera frattura. Quando una persona co11 tali anomalie del . polso si ingaggia in un lavoro che sottopone l'articolazione a un lavoro intenso, il primo radrogramma eseguito dopo un po' di tempo ri vela quasi sempre un osso denso e devitalizzato, la cosiddetta sindrome di Preiser o Kieutock. E' chiaro qui ndi che l'apprezzamento radiologico è di primaria importanza. Altra difficoltà può sorgere nell'i nterpretazione del cosiddeno osso triangolare o processo stiloide ulnare suddiviso. L'esistenza di un osso addizionale distinto dal processo stiloide si dice sia ~aro; c.:rto è imbarazzante decidere se il frammento osseo tro\"ato all'esame radiologico praticato dopo l'infortunio sia una vera anomalia ossea, o una vecchia frattura non saldata, oppure una frattura t.ecente: Quando essa è associata con una frattura di Colies ha naturalmente minore importanza e subirà la sua ri parnionc ossea o fibrosa unitamentc all'epifisi radiale. Può anche risco ntrarsi un osso pisiforrne soprannumerario che si vede più distaimente dell'osso triangolare. • Le altre anomalie, se ne citano complessivamente dodici, sono più rare e di minore Importanza. Piede. Al piede c alla regione tibio astragalica esistono pure varie anomalie che è importante conoscere. 1. - Os trigonum. La parte -posteriore dell'astragalo è scavat<~ per il tendine del lungo flessore dell'alluce. Esternamente a questa doccia è un tubercolo prominente, il processo posteriore, al quale (; attaccato il legamento taio peroneale. Questo processo varia grandemente di g randezza e forma. In circa il 10 "!, dei casi esso si presenta come un osso separato o incompletamente fuso. Quando un frammento così distaccato è visto su un radiogramma del piede, immedtatamente dopo un infortunio, non è faci le formuJare urn giudizio preciso. Si deve decidere se esso è un 'anomalia anatomica di nessuna importanza clinica o se si tratta del processo posteriore astragalico fratturnto,

probabilmente associato con ronura del legamento taio pcroncalc. Qualche volta l'esame radiologico può chiaramente stabilire che si tratta di una bipartizione congenita o che il frammento- è stato distaccato assai anteriormente tanto che wno intcn'Cnute delle modificazioni strutturali. Usualmente la questione di un distacco traumatico può essere risolta da una serie di radiogrammi intervallati nel tempo. 2. - Osso tibia/e esterno. Due anomalie sono comprese s~mo questo nome. L'una è un scsamoide nel tendine del tibialc posteriore, l'altra, più importante, è una di\·isione della tuberosità dello scafoidc. Ambedue sono assai frequenti. Il sesamoide è di regola assai distante dallo scafoide, cosicchè difficilmente insorgono Jubbi. Può invece suscitare imbarazzo un esatto apprezzamento del vero tibiale esterno o tuberosit?l scafoidca suddivisa. Poichè il tendine del tibiale posteriore è inserito a questa tuberosità formando uno dei muscoli principali della flessione piantare, una flessione forzata di esso può provocar·e un distacco osseo. Il chirurgo e il radiologo hanno assai spesso la responsabilità di distinguere una frattura in atto da uno scafoide suddiviso. Raùiogrammi del lato opposto aiutano fino a un certo punto; il Pfitzner, una delle più grandi autorità


RIVISTA DELLA STAMPA MEIJICA ITALI-ANA E STRANIERA

in materia, dice di aver trovato questa anomalia, in più di un terzo dei casi, da un lato !.olo. 3· · Os peroneum. E' un osso sesamoide nel tendine del lungo peroneo dove questo passa sotto il cuboide; non è in genere d'importanza clinica. 4· - Os vesalianum pedis. Esso si trova alla base del 5" metatarso la cui tuberosità prossimale può essere 6ìpartita. E' assai raro nel piede adulto; nel piede in vi:J di sviluppo è costan:e come una epifisi separata che si salda verso il ventesimo anno. Una lesione al piede in un individuo di questa età può far nascere la questionr se il frammento distaccato è l'epifisi non ancora unita o una tuberosità che è s,tata fratturata dal trauma. 5· - Os ca/cis secundarium. Le variazioni nella forma e nel contOrno del processo anteriore del calcagno sono molteplici. Spesso lo -spazio interosseo fra questo processo e lo scafoidc e il cuboide è affatto vuoto e riempito da cartilagine; in esso per un process(l di calcificazione può svilupparsi un os calci~ secuncr.larium. L'A. in due casi ha diag nosticato erroneamente tale anomalia come una frattura; si deve quindi sempre ripetere l'esame dopo il trattamento chirurgico appropriato e dopo un periodo di varie settimane. 6. - Osso intermetarsico. Esso è situato fra il cuneiforme interno e i primi due metatarsali. Dwight dice he esso è frequente circa nel Io o/., dei casi. L'A. dice di averlo trovato una sola volta in modo sicuro, anche questo erroneamente giudicato come frattura, diagnosi corretta in seguito coll'esame di successivi radiogrammi. 7, 8, 9· - Il cuboide .<Ccondario, il ctu:eiforme interno suddiviso. l'intercuneijom 1e-, sono assai rari. xo. - Sesamoide bipartito dell'alluce. Quest'anomalia è frequente . Quando s1 trova in un paziente che ha ricevuto un grosso peso sul piede è difficile convincere il chirurgo eh~ si tratta quasi sempre di un'anomalia e non di una frattura.

r r. • Suddivisior1e 11ella punta del malleo/o peror.iero. Quando è trovato in connessione con una distorsione della caviglia richiede la massima attenzione da parre del radiologo e grande fiducia in esso da parte del chirurgo per decidere che il f rammento non è distaccato in conseguenza della distorsione. Qualche volta la decisione può esser presa con sicurezza, a volte no. 12. - Suddivisione nella punta del ma/leo/o intemo. Anche qui, come nel caso precedente, può presentarsi seria difficoltà nel giudicare se si è di fronte a un'anomali:l ossea o alla conseguenza di un trauma. In conclusione anche in questo campo deve essere affermata la pi.ù stretta collaborazione fra il radiologo c 1l chirurgo. Solo la più ~crupolosa accuratezza nell'esecuzione e interpretazione dei radiogrammi, accoppiata con una severa critica dei resultati, sulla guida di esatte cognizioni anatomiche c:: fisiologiche saranno in grado d i pre\·enire ingiustizie nei riguardi del pniente o errori diagnostici assai costosi. BERTOLUCCI.

NEURO-PSICHIATRIA S. GARErro e A. RmlERo. - La prova deU'iperpnea negli epilettici: studio clinico e cronassimetrico. (" Ri\'ista di Patologia nervosa e mentale \), fase. r, luglio-agosto 1936-XIV). La prova dell'iperpnea cscogit:'lta nel 1909 da l Vernon - è stata di\'crsamente \·alorizzata nello studio degli epilettici, ed una ormai ricca letteratura cc ne conferma l'importanza si3 agli effetti di provocare la comparsa dell'accesso, sia per mettere in e\·i. denza o per meglio precisare anomalie della reAettività c simili. Gli AA. hanno applicato tale prova a 20 epilettici . Fra i reperti ottenuti è: pa~ti­ colarmente interessantt' il fatte che mcdinnte l'iperpnca \'Olontaria, praticat3 per qum-


.'i4 r

RJVlSTA DE.L.LA STAMPA MEDICA ITAL.IAI":\ E STRAr-:IERA

dici miouù, venne determinato in un solo caso lo scattnarsi di un \'ero accesso ·epilettico; mentre in tutti gli altri casi furono rilevati fatti di tetania preculuti - generalmente - da aumento della refltttività propria dci muscoli, da ~cosse clonichc cd anche, tal volta, dal comparire del fenomeno di Babinski. In sei dei loro soggetti gli AA. praticarono anche l'esame cronassimetrico e trolarono costantemente un'alterazione del rapporto delle cronassie tra flessori cd estensori dell'alluce, con tendenza. all 'inversione; l'alteraziùr ~· era unilaterale in un c:1so nel gualc trattavasi d'epilessia jacksoniana. Da ciò Garette e Romero co ncludono che " la ricerca dctriperpnea vclcntaria negl i tpilen ici è d'impor tanza diagnostica quando non si voglia attendere lo scatenarsi d'una ,·era crisi epilettica, ma si ponga mente all'ipcrrdkuività ed alla comparsa di lievi iaui piramidali c specialmente :~!l'alterazione cronassimetric:~ di tipo piramid:~l e del rapporto flessori - estensori dell'alluce n; ed aggiungcnCl che sifbtta alterazione « è l'i nJi<:c de lle lesioni centrali esistenti negli epilettici, e pare essere il fatto più costante c s1gni fica ti vo rivelato negli epilettici dall'i per p n ca volo ntaria, :~n<:he in assenza di fatti cbhietti\·abili clinicameme )). CARLO

C. RERLuccH t. -

R17.70.

Osservazioni cliniche ed anatomo-patologiche sull'emorragia cerebrale.

(" Rivista di Patologia nervos:J e mencale ,., fase. 2, settembre-ottobre •9i6- XIV ). L ' A. - sulla scona di ono c:1si personali d 'emorragia rnassi\'a dd\'enceblo, studiati acc uratamen te sia dal punto di vista clinico sia nei rig uardi anatcmo- ed isto-p:no logici - svolge una vasta trattazione dell'emorragia cerebrale, soffermandosi specia lmente sui molti punti tuttora oscuri o controversi dell'argomento. Il Berlucchi ri;lSsume, anzitutto, lo svolgimento del pensièro medico in tem:t di apoplessia, a partire dalle concezioni di Ippocr:Jtc, di Celso e di Galeno per g iungere agl i AA. più recenti, ponendo in giusta luce i contributi dei ri cerc:nori italinni fra i quali primeggia il Morgagni, vero precursore de! moderno concetto di emorragia ce reb rale. Di pari passo con questa trattazio ne storica l'A. illustra le v:J rie :1cquisi z ioni succcssiYe in tema di eziologia, patogencsi, substrato anatomo-patologico, ecc. di questa forma m or bosa, senza nascondersi le di\'C!rgenze che sono andate man mano rivelandosi fra le concezioni dei differenti AA. Vengono, così, passate in rassegna e discusse le pri ncipali controversi e s ul modo Ji for mazione del foco laio emorrag ico, sui distmbi circo!atcri (generali ed c.ncefalici) che precederebbero o si accompagnerebbero all'ic tus, sui rapporti fr<l emorragia e rammo llimento, sull'esisuenza e il significato delle piccole formazio ni aneurismaticlhc e di altre lesioni vascolari .che fav orirebbero - in date co nd izioni - la successiva rottura d ell 'arteria, sull'importanza di queste diverse cond iz.ioni (ipertensione, improvvisi sq ui librii circolatori, ~pasmi, r:Jilen tamenti del circolo c fenn· meni di prestasi e di stasi), ecc .. L ' A., poi, presenta la sua casistica (illustrata da .chiare fotograiÌe dt:i focola i cmor· ragici repertati); quindi passa ad esporre le proprie considerazioni cliniche ricordando e disc utendo al tempo stesso le osservnioni d egli AA. precedenti. l n ti ne l'A. confronta quei suoi o no casi di emorragia massi va dell'encefalo co n parecchie altre osservazioni personali di rammollimento cerebrale, per precisare i car:Jttcri anatcmo-patologici d iffcrenziali fra questi diversi processi morbosi e per me!!lio chiarire il prohlcm:J p:1togr· ne1ico dtll'emorragia cerebrale. 'on è possibile riferire in una recensione la massa di notizie, di discussioni e di reperti ori g inali contenuta nell'ir, --•:mte Ja,·on: del Rcrlucchi. Credi:1mo, tuttavia. utile rrattenerci su un lato della q\Jc~tio ne che è dr precipuo inten:sse cli nico: s ulla


RfVISTA DELLA STAMPA MEDICA !TAUANA E STRANIERA

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diagnosi differenziale, cioè, fra l'emorragia compatta ed ii rammollimento causato d:1 vari disturbi circolatori cerebr:.~li. Stando anche all'esperienza clinica tlell'A. basata, oltrechè sui suoi casi controllati anatornc-patologicamente, su altre 2.50 osservazioni cliniche personali - le note distinzioni semiologiche tra l'emc,rr:~gia ed i1 cosidetto rammollimento trombotico sonu lontane dall'essere realmente e costantemente caratteristiche per l'uno o per l'altro de1 due processi. Nè il criterio dell'età (più avanzata nei casi d i rammollimento trombotico che in quelli d'emorragia cerebrale), nè quello dell'importanza e frequenza dei sintom"• prodromici di disturbata circobzione encefalica (lievi e rari nell'emorragia), e nep· pure quelli relativi allo stato del polso (debole ed irregolare nel rammollimento, pieno duro e raro al momento dell'ictus apoplettico), al colorito del volto (pallido nel rammollimento, arrossato nell'emorragia), alle condizioni dei vasi retinici (arteriosclerotici ne! primo caso, con emorragie ed anche aneurismi nel secondo), ecc. sono sufficientemente netti e costanti sì da poter caratterizzare sicuramente l'una o l'altra delle due forme morbose. Sembrano più caratteristici, invece, questi <Jltri due criteri: la gravità del quadro clinico (maggiore nell'emorragia, ove l'ictus si stabilisce sempre con perdita d • cosci<.nza cd ove lo stato d'incoscienza o aduirittura di coma suoi durare parecchi giorni), ed il comportamento della temperatura (iE rialzo termico post-apoplctico è particolarmente precoce - entro le 24 ore - (;d elevato allorchè si tratta di emorragia massi\":J che non nei casi di rammollimento). I nfine, neanche fra l'apoplessia da emorragia cerebrale e quella da embolia (di cui l'A. ha -studiato :~natomo-clinicamente tre casi) esisterebbero netti clementi distinti\"i. ln par ticolare, l'apoplessia Ja embolo non fu, nei suoi casi, così fulminea come si vorrebbe, nè il coma fu sempre poco profondo, nè mancò costantemente il rialzo termico a poche or'! dall'ictus.

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OFTALMOLOGIA --

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G. Lo CAscio. Infezioni focali ed affezioni oculari. (" Rassegna clinico-scientific:~ )•, n. 2, 1936-XIV). L'A. fa la storia dcll:t nuova teoria d elle infezioni foca li, di cu1 1 veri precursori sono Hunter e Passler, mentre rc:sta merito di Rosenow avere gettat'o le basi della patOlogia focale e di avere sviluppato la dottrina delle infezioni focali sulla scorta di nurnc.rosissime osservazioni cliniche e di ricerche sperimentali originali. E' merito del Frugoni c della sua scuola di aver sottoposto ad una analisi minuziosa la dottrina delle infezioni focal i, c l'A. che ha avuto la possibilità di seguire a lcune di tali ricerche ha acquistato la piena convinzione che talune forme di affezioni ocui:Jri banno sicuramente una etiologia focale . Prima della dottrina delle infezioni focali l'etiologia di numerose affezioni oculari. rimaneva cornpktamente oscura, o. quel che è peggio, si consideravano di natura luetica o tubercolare alcune forme oculari sebbene gli esami clinici o sicrologici non avt"sscro dimostrato alcun segno di infezione tubercolare o luerica. La terapia specifica non da\'a alcun risultato o risultati molto scarsi. Alcune forme oculari poi, nelle quali si escludeva l'etiologia tubercolare o luetica, ~i facevano rientrare nel campo molto vago dc! ~ c affezioni reumatiche o delle affezioni uricemiche. Per il Lo Cascio, che è un convinto sostenitore della teoria focale, chi applica i principi di quest:l dottrina trova che !e affezioni dcll'uvea di natura tubercolare sono un po' meno frequenti di quel che si credesse per il passato, anche se, seguendo le recenù direttive di Meller si pratica un es::tme generale completo c si ricorre alle emoculturc col metodo di LOwenstein per la ricerca del bacillo tubercolare.


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l casi di affezioni oculari che alla luce delle moderne conoscenze devono farsi rientrare n ella categoria delle affezioni focali sono 1appresentati in generale da forme con andamento cronico ed a carattere recidivante, $ia a carico della cornea, della sclcrotica, dcll'uvea e del nervo ottico. Ma il maggior contributo alle affezioni oculari di natura focale è dato dalle affezioni dell' uvea. Ed ecco le stesse parole dell'A. con cui egli conclude questo interessantissimo studio: t< A me sembra che, soprattutto in casi di ;;(fezioni dell'uvea e del nervo ottico, sia ormai doverosa una ricerca completa dal punto di vista d i eventuali foci, e ciò anche se ricerche cliniche e sierologiche dimostrino l'esistenza di una infezione luetica o ùi lesioni tubercolari di altre parti dell'organismo. Cu) perchè non può escludersi che un:J affezione ocu lare in uo soggetto luetico, ad esempio, non sia di natu ra luetica ma da causa focale. E' naturale che in simili casi debba essere curata l'infezione luetica, ma è 1·erosimile che l'affezione oculare non possa andare a guarigione senza l'ablazione dei foci che ne sono la causa. Ritengo quindi che la tecnica per l'accertamento delle infezioni focah debba essere ben conosciuta da tutti gli oculisti, c che in questo campo. forse ancor pìù che in altri, abbia grande importanza la collaborazione dell'cx:ulista d:J una parte, dell'otoiatra e dell'odontoiatra dall'altra. Nè deve essere trascurata la possibilità che la cervice uterina c la prostata rappresenti no dei foci. (( Per quanto riguar<la la terapia, a parte quella locale, logicamente potrebbero seguirsi due vie, cioè: o la terapia vaccinica, usando ben s'intende un :mtovaccino preparato con germi isolati dai vari foci, o la terapia radicale, che però può evidentemente eseguirsi soltanto in alcuni casi, cioè srxcialmente in casi di tonsillite o di granulomi dentari. Non ho alcuna esperienza personale in fatto di vaccino-terapia delle affezioni oculari focali, ma, se devo giudic.are dai risultati avuti dagli AA. americani, devo concludere che l'allontanamento completo dei foci dà m:1ggiore pcrcentu:Jie di guarigioni rispetto alla vaccino-terapia. (t Quest' ultima, associata ad una opportuna ter:1pia focale dei foci, mi sembra che debba essere riservata a quei casi nei quali non è possibile la terapia locale dei foci, ad esempio in casi di cervicite o di prostatitc n .

La teoria focale è auai suggestiva. Essa sarebbe .<ufficiente a spiega1 ci tante maLattie sulla cut eziologia è rimasto finora il più fitto mistero. Ad esempio la oftalmite simpatica potrebbe benissimo essere considerata come una malattia di materia focale, Ì11 cui il " foca '' sarebbe dato da/l'occhir! simpatizzante nel quale i germi acquisterebbero la u oculofilia ,, necessaria alla localizzazione nell'occhio che diviene simpatiz:r.ato quando condizioni locali o generali ne alterano la normale resisten za. (N. d. ree.). T~:-sH.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA Konu. - Apparato vestibolare e sistema neuro-vegetativo. (u Acta Oto-Laryn ~olo­ gica ''• v. XXV, f. l, febbraio 193?). L'A. studiando nella Clinica di Precechtel (Praga) i rapporti fra apparato v~tihc· !are e pressione sanguigna, ha dovuto indagare inizialmente i rapporti fra appara to vcsribolare e sistema neuro-vegetativo. Premesso che ancora non si è in possesso di procedimenti d'esame atti ad apprezzare le più fini manifestazioni funzional i che. ingenera l'eccitazione labirintica o del gran simpatico, tanto che i tentativi fatti per stabilire misure intern~zionali (Bar~è, Fischer, Ar~lan, Weil ecc.) sono !ungi da risultati positivi, tratta delle 1nfluenze rec1proche fra


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a. v. e s. nv., manifestazioni vestibolari da eccitazione da parte del para e ortosimpatico, manifestazioni neuro-vegetative da irritazione da parte dell'a. v.. Tutte però sonE> sotto l'influenza psichica: non è infatti facile dtterminare con e~attezza i fenomeni che nel sistema n. v. sono dovuti a eccitazione vestibolare e quelli che sono dovuti a circostanze accessorie (riflessi, emozione · Leidler) e ancor più difficile è lo stabilire se o quando l'eccitazione si è esercitata sul labirinto o sulle vie retro labirinticbe o sui cmtri. In ogni modo è noto che le manifestazioni neuro-vegetative constatate dopo eccitazione vestibolare sono caratterizzate d:: midriasi, hippus dopo breve miosi, abbassamento della pressione sanguigna, breve la inspirazione c prolungata la espirazione, energiche contrazioni delle fibre longitudinali del tenue ecc. (Spicgel, Leidlcr, Allers; lwamoto nel piccione trova elevazione termica). Il gran simpatico esercita un'influenza su l'apparato vcstibolarc a mezzo di contra. zioni delle fibre delle sue arterie nutritizie, a mezzo della permcabilità vasale, a mezzG della pressione sanguigna (Spiegcl), producendo con la vaso-costrizione ipoeccitabilità labiri~ica, rilevata con aumento del tempo di latcnza nella prova calorica e accentuazione del nistagmo (Spiegel, Demetriadis); con la permeabilità vasale, aumentò di pressione nei liquidi labirintici (Migind, Barany); con la pressione sanguigna, alterazioni di quel regolamento automatico dei rapporti fra liquor e !iquidi labirintici, che si deve ammettere, se non ancora dimostrato (Murphy). In. considerazione di altre ricerche rivolte a saggiare l'influenza del sistem:~ n. v. sul labirinto a mezzo di agenti farmacodinamici capaci di agire sull'orto e parasimpati.:o, ha l' A. effettuato personali ricerche su 20 soggetti, proponendosi di determinare se:: l'eccitazione artificiale del labirinto lserciti un'influenza sul sistema n. v. Determinando prima il riflesso oculo-cardi::~co e quello solare, rcgistrandolo con tracciato oscillografico, sottoponeva il soggetto, dopo un'ora, a eccitazione rotatoria o a prova calorica di Kobrak c determinava di nuovo il riflesso oculo-cardiaco e quello solare. Dette ricerche portano l'A. alle conclusioni seguenti : 1) l'apparato vestibolare esercita considerevole influenza sul sistema n. v.; 2) la ro~azione aumenta il tono neuro-vegetativo agendo di preferenza sul para· 'simpatico; 3) la prova calorica attutisee il tono neuro-vegetativo ed agisce in modo più pro· nunziato sull'<>rto-simpatico. La rotazione suscita fenomeni labirintici p•Ù intensi che la prova calorica e questa attutisce il tono neuro-\·egetativo per eccitazione del vago a traverso la branca auricolare di esso. RAFFONE.

DERMO -SIFILOGRAFIA P. J. VAN PurrE. - Profilassi individuale delle malattie veneree. (" La Prme Médicale », 13 gennaio 1937, n. 4). Sotto molteplici aspetti e specie di quello sociale e demografico il trattamento personale preventivo delle affezioni veneree ha in pratica un'importanza d'inestimabile valor11. Purtroppo, nonostante i numero~i mezzi proposti cd attuati e le nonne dettate da igienisti c \'Cncreologi, oggi non ancora noi disponiamo di un medicamento pratico, sicuro e non nocivo, che somminjstrato per via oraJe, nssicuri una protezione soddisfacente contro il contagio e l'evoluzione sia di una sola che di tutte le malattie veneree. Secondo quanto dice l'A. ogni coito extr:l-coniugale si deve considerare infetto, poichè le prostitute, di età molto giovane e quindi quasi prive di conoscenze igieniche, sono affette da malattie veneree quasi il cento per cento.


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11 mezzo usato dal Putte per la profilassi esterna (non cndouretrale) è una soluzione dì jodo ed alcool così composta: tintura di jodo (al 10 %) 20; alcool diluito (al ìO '".,) q. s. per 100. T ale mezzo profìlattìco con una percentuale di jodo del 2 'X. ha s~mpre d:llo ottimo risultato all'A., che ne descrive particolarmente la grande efficacia. L'applicazione delle norme e del r imedio proposto si svolge nel seguente modo: Il paziente comincia col levarsi pantaloni e mutande e poi urina per cercare Ji svuotare completamente la vescica e fare uscire le ultime gocce d'urina con l'espressione del canale ureuale. Dipoi lo sì fa coricare sull'apposito lettino e messo a nudo i genitali, il medico, con un batuffolo d'nvatta arrotolata su di una piccola asta di legno (che poi viene gettata), passa la tintura di jodo al 2 ~(. accuratamente sul pene stirando il prepuzio, badando di non trascurare le nicchie formate dal frenulo ed eventuali escoriazioni microscopiche. Fatto ciò il glande viene ricoperto dal prepuzio. Indi si passa accuratamente la stessa timura sul pube, sullo scroto, agl'inguini e sulle facce anteroimerne delle coscie, che sono sedi frequenti di ulcere. E' bene assicurare il paziente che, se la tintura gli provocherà dolore, specit: a contatto di qualche escorinione, si tratterà di djsturbo passeggero. Dopo si passa alla disinfezione del canale uretrale. L'A. ha scelto, a questo scopo, « l'argirolo » al 5 %, che irrita meno del protargolo nella stessa concentrazione, e di cui non è meno antisetticamcnte atti,·o sul gonococco. Si comincia col far cadere neil'uretra qualche goccia d'argirolo al 5 •;... In seguito si inietta 1 cc. della stessa soluzione che si farà uscire nello stesso tempo che si tira la siringa dal meato urinario. Immediatamente dopo se ne iniettano 2 cc. e ritirando la siringa si farà uscire il medicinale spont<incamente. Dopo si fa la stessa operazione con 3 cc., poi con 4 cc., ed infine con 5 cc. A questo punto il soggetto resta sempre coricato c sul meatù urinario il medico applica un batuffolo di cotone per raccogliere l'eventuale gocciolio d'argirolo. Quando il batuffolo s'è bagnato si esprime ancora l'uretra a partire dal bulbo per fare uscire ancora l'argirolo rimastovi ed in ultimo si fa un 'irrigazione di una seconda dose di 5 cc. d'argirolo. Dopo si applica un batuffolo di cotone al glande per l'eventuale gocciolio e s1 raccomanda al soggetto d'att<ndere almeno un quarto d'ora prima J'urinare e di non lavare i genitali prima di otto ore. L'A. afferma che usa da sette anni questo trattamento come profilassi contro le malattie veneree e non ha avuto a lamentare neanche un insuccesso. Ritiene ancora che il trattamento, effettuato da 5 a 12 eJ anche 24 ore dopo il roito sospetto, deve essere applicato dallo stesso medico, non potendosi affidare all'individuo le cure in quistione. Tutto al più, dice il Putte, il soggetto potrà fare da sè solo quando avrà usatO, sono la guida del medico, soluzioni a titolo più basso: tintura di jodo a mezzo % ; argirolo a me-.t.zo 'ì~ , e solo quando avrà imparato ad usare tali mezzi, potrà applicare le soluzioni più concentratc e garantirsi così contro tutti i contagi futuri. S. VITALE.

H. SAcHs. -

Sulla questione ddl'essenza dell'alterazione ludb dd sangue. (<< Klini-

sche Wochenschrift », 31 ottobre 1936, n. 44). L'A., il cui nome è legato ad alcune siercreazicni per la diagnostica dcii;, sifilide, a proposito di un lavoro di Gyorffy e Lissak, comparso su Khnische Wochenschrift (n. 29 del 20 luglio 1935), sull'erigine e natura delle « reagine Wassermann )' e recensito in questo Gior nale (ottobre 1935·XIII ), procede ad un'::ccurata disamina critica della questione, allo scopo di dimostrare che, non ostanre frequenti affermazioni in contrario, la reazione Wassermann è una vera reazione antigene-anticorpo. Cerca anzitutto d ' in-


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terpretare nel loro determinismo le reazioni non specifiche, così frequentemente citate, e la reazione Wasserm:mn in rapporto alla diagnosi sierologica dell'infezione sifilitica. Se reazioni di fiss:tzione del complemento si osservano in malattie infettive diverse dalla luc, nella gravidanza ed in alcuni animah, anche in condizioni normali, onde si Farla di reazioni non specifiche, in guanro non legate ad alterazioni specifiche del siero rispetto alla malattia, ma ad oltcrazioni dei suoi costituenti proteici, per cui una maggiore !abilità, ciò è anzitutto, secondo Sachs, da riferire a deficienza di tecnica e ad impiego di reagenti non adatti, e perfezionamenti in questo campo hanno reso queste reazioni molto più rare. Tuttavia esse si osservano ancora e bisogna pur tcnerne como, in guanto, dato lo sviluppo che in pratica la sierodiagnosi della lue ha raggiunto, s'impone la necessità di dare al medico nonne, per guanto è possibile, precise di orientamento per la val utazione dci risultati. La dimostrazione sperimentale che la reazione.: Wasscrmann sia una reazione antigene- anticorpo, ripetuta mente con diverse modalità tentata, è sempre fallita. E' però da osservare che le ricerche di Landsteiner mediante l'immunizzazione di combinazione, e successivamente quelle di Sachs, Klopstock c Wcil hanno dimostrato che gli estratti di organi impiegati nella sierodiagnosi della lue non contengono antigeni completi, capaci d'immunizzazione, ma ~ol o cromosomi di essi, l( apuni », i quali acquistano proprietà immnnizzante solo per inclusione d'antigeni proteici estranei. La prova quindi di una reazione antigene-anticorpo nella sierodiagnosi ·della lue appare ben fondata. Essa riceve ancora una conferma formale d<tl fatto che, con adatta elevazione termica, gli anticorpi, legati per mezzo della flocculazione ai costituenti degli estratti, possono essere separati, c siffatta riestrazione della sostanzo efficace dal complesso antigene-anticorpo è caratteristica della natura di anticorpo. Tale processo poi permette, secondo l'A., di differenziare, nell'interpretazione dei risultati sierodiagnostici della luc, le reazioni spe· cifiche dalle non specifiche, conoido-chimichc, cioè legate a particolare !abilità colloidale delle sieroproteine . Nell'acuta disamina deli'intrigata questione, venendo al punto cruciale di essa, Sachs mette in rilievo che la reazione di fissazione del complemento o di flocculazione decorre in due fasi, di cui solo la seconda è visibile; la prima fase invece, la specifica, la fissazione antigene- anticorpo non è immediatamente visibile o decorre subvisibilc, ed è resa manifesta CÙilla iissazione del complemento o flocculazione - seconda fase che sono processi secondari, determinati sia per reazione di anticorpi, sia per reazione colloidale non specifica, cd in questo secondo caso si hanno le reazioni di !abilità colloidale non specifiche o pscudoreazioni. Breve: tutti gli estratti d'organi impiegati nella sierodiagnosi della lue celano due capacità di reazione: l'una specifica, caratteristica del la lue, l'altra è funzione della natura colloidale del substrato. Dopo tali premesse l'A. ritiene di poter ri battere le obiezioni sollevate da Gyorffy e Lissak anzitutto raccomandando la esatta tecnica e l'impiego di estratti ben preparati . Mette poi in rilievo che se in alcuni casi, per aumentata !abilità delle sicro-proteiue, può apparire positiva la reazione Wassermann, ciò riguarCÙI non la fase specifica o prima fase della reazione, ma solo la seconda, non specifica, in , ui l'aumentata )abilità colloidale del siero fa apparire positiva la reazione per un rnccc<lnismo diverso da quello, che è alla base della dimostrazione sierologica della lue. In ogni modo è necessario che il medico tenga presente nella valutazione dei risultati la possibilità di non specifiche reazioni. Ciò però non infirma il principio che nella sierodiagnosi della sifilide si tratta di una reazione antigene-anticorpo, anche se nel ~iero di sangue vi sia aumento di globuline e quindi maggiore !abilità. La quale non è decisiva sul risultato dell'esame, come il comportamento del liquido cefalo-rachidiano dimostra, in cui con minimo contenuto protcico, nell'affezioni luetiche del sistema nervoso, acbiamo reazioni nettamente posi·


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rive, la cu1 1mportanza diagnostica è da tutti riconosciuta. Evidentemente qui risalta l'importanza degli anticorpi nel determinismo della reazione. Ancora in rapporto all'aumento della frazione più labile delle plasmoproteine, il tibrinogeno, come fattore determinante la positività della reazione Wassc:rmann, Sachs rileva che tanto nella lue, quanto in tutti quei processi che si accompagnano ad aumentata !abilità del siero, aumenta la capacità di reazione di esso di fronte ai lipoidi, aumento ?t=rÒ che ha di,·ersa origine: nel primo caso è funzione di anticorpi, nel secondo è funzione di proprietà colloidale non specifica. La prassi della sierodiagnostica deve tendere sempre più ad indebolire le possibilità di reazioni colloidali, mantenendole in quei limiti necessari, onde la manifestazione dell'azione degli anticorpi sia possibi le. Altra obiezione contro la reazione di anticorpi nella sierodiagnosi della lue è fondata sul fatto che estratti d'organi possono essere sostituiti da miscela fenolo-alcool (Nin ni e Molinari) o emulsione di paraffina (Silber e Friese). Ricerche di Sachs e Sollazzo hanno però dimostrato che con la miscela fenolo-alcool e forse anche con l'emulsione di para[~ fina non si sostit uiscono gli estratti d'organi, ma si attivano gli antigeni lipoidci in stato di d ispersione sottosatura e si rendono capaci di reazione.

Alla m·ingente e lotta rassegn:z critica fatta da Sachs è però da obiettare: anche ;e nella reazione specifica e 110n specifica o colloido-chimica l'essenza del fenomeno è di· verso, nella pratica di quali mezzi può disporre il medico, euendo simile il n';ultato ultimo, per differenziare l'una dall'altra? E' questo il nodo della questione. Si può rùpondere: il criterio del clinico, che deve valutare il risultato della reazio11e. Ma la richiesta dell'esame non indica un dubbio, che si cerca in base al risultato dell'indagine del laboratorio confermare o eliminare? Evidentemente la questione della diagnosi siero/ogica della lue ~ molto più com· p/t'sia di quanto Sachs vuole rappresentarcela. Ciù è dimostrato r;ltre che dalle attuali divergenze di conazioni circa il suo determinismo, ar.che dal numero sempr·e cr·escente di ricerche indicate e di modalità tecniche tendenti a pafezionare la esecuzione di esse. (!". ù. ree.). R. o' At.ESSANDRO.

G. SANNrcAsoqo. La eresipeloidt stafilococdca. (u Il Dcrmosifìlografo ''• n. dicembre 1936-XV).

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L'A. illustra un caso t1p1co di que~ta affè~Ìonc molte. rara, b quale ~pcsso v i1· n~ -.:onfusa con l'eresipela streptococcica. L'osservazione è interessante anch~ per l'esito favorevole dell\nfezionc, che ha avuto un decorso subacuto e si è complicata ad artrite purulenta di a:-nbeduc le gt· nocchia. T rattasi di un operaio di 32 ann1 ncoverato con diagnosi di ercsipcla ddla facci::~. il quale in corrispondenza della pinna r.asale destra presentava un:1 piccola tumdazione rotondeggiante, rilevata, formata dall'agminazionc di parecchie pustole. con cute circostante fortemente arrossata, edematosa, infilt rata c con temperatura di _.;8" - 38•,5. Fatta diagnosi di cresipela stafilococcica, (;Cnfermata in seguito dall'esame microscopico del pus e dalla cultura che fu positiva per lo stafìlococco aureo, si applicò la sierorerapia specifica associata a medicazione locale con ittiolo puro. Con ciò non si riuscì ad arrestare l'evoluzione dell'infezione che progredì rapidamente verso la metà destra della faccia, invadendo la regione periorhitJle e la fronte. Con la diffu sione del processo peggiorarono le condizioni generali con fehbre a 40•- 40°,5, continua, remittente.


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Sulla cute colpita comparvero numerose pustole e i fenomeni infiammatori si fecero più imponenti, per cui la cute stessa acquistò UJla durezza Jjgnea. Dopo circa quindici giorni di degenza si manifestò un'artrite purulenta, prima al ginocchio destro e poi a q udlo sinistro. Dopo tre mesi l'ammalalo fu dimesso guacito. L'evoluzione dell'affezione in questo caso si djstacca nettamente da quella tipica, che presenta una sindrome estremamente grave, complicata a tromboflebite del seno cavernoso e quasi sempre preludio di una sepsi mortale. CARLUCCI.

STORIA DELLA MEDICINA A. GARosJ. -

Spunti di organizzazione sanitaria di guerra in documenti senesi dd

Dugento. (« Riv. di Storia delle Se. Mcd. c Nat. >>, fase. 7- 8, 1936-XIV). Se oggi si ripetesse la domanda già fatta da W illiams e Percy nel 1813, e cioè se presso le soldatesche dei Comuni sia esistito un servizio sanitario, la risposta sarebbe assai più favorevole di quello che poteva essere per il passato, quando mancavano tante preziose notizie che poi dagli studiosi ven nero mano mano raccolte c documentate. Imponanre è quella recentemente pubblicata da un appassionato cultore di Storia della medicina senese, il Don. Garosi, relativamente all'organizzazione sanitaria di guerra in assistenza alle truppe che combattevano sotto le bandiere e al soldo del Comune di Siena. Ed è importante perchè non sono molte ancora le documentazioni al riguardo ri· salenti fino al XIII secolo, mentre la presente viene a riconfell'mare in modo indubbio che anche allora taluno almeno dei governanti si interessava c prendeva cura dei feriti d'1 guerra con una organizzazione del servizio, sia pur rudimentale, ma studia ta, predì· sposta e codificata fin dal tempo di pace. Nel 1267, in due soli episodi guerreschi e non di pdmaria importanza, il Comune di Siena mobilitò 17 sanitari, mentre, e in tempo opportuno, aveva anche ben predisposto per lo sgombero c per il ricovero dei malati e feriti : sgombero che doveva effettuarsi esclusivamente con trasporto a soma, anche quando le distanze da superare erano tut· t'altro che inilifferenti; ed è interessante notare come tali trasporti venissero spesso a gravare sull'erario con somme ben superiori alla mensile ~etribuzione stabilita per i professionisti assoldati. Ma altri fatti pur assai interessanti ha potuto dimostrare il Garosi sulla base dei suddetti documenti: e, cioè, il diritto che acquistavano i feriti di guerra all'assistçnza anche di più tli un sanitario; no n solo, ma il diritto ancora a consulenze, mentre era tutt'altro che trascurata la sanzione medico-legale. Infatti, in caso di morte di un combattente, di fronte al dubbio se essa fosse o meno in relazio ne a lesioni riportate in combattimento, venivano deputati uno e talora due medici ad eseguire regolari accertamenti ed a stendere le relative perizie. Nel chiudere questo lavoro, che apre un altro buon spiraglio di luce sulla storia del servizio sanitario mili tare nel secolo decimoterzo, il Gar osi si chiede se esistesse veramente allora un 'autentica categoria di specialisti nella cura delle ferite, quella cioè dei medici vulntrum, o se la denominazione fosse del tutto occasionale. Dai documenti che l'A. allega non si può ricavare, come Egli ben nota, che un'am· bigua rjsposta; è però logico ritenere che anch'essa dovrebbe essere probabilmente affermativa, per analogia anche con quanto si verificava altrove; poichè, mentre Firenze nel 1259 provvedeva per le sue armate lanciate proprio contro Siena tanto i medici vul-


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neratorum come q uelli ad curandos infirmOi, nel regn() di Napoli occorrevano speciali nomine e speciali esami per l'esercizio di alcune branche chirurgiche come la traumatologia; e poichè ancora, per ricordar solo qualche esempio, il Comune di Cremona nel 1240 voleva i m~dici d~ plagis per il suo esercito, mentre più aòòietro, e cioè nel secolo dodicesimo, ai malati e feriti delle milizie apponunt medici fomenta, suantque chirurgi t!Uinus. Per cui, a prescinder.: dal minore concetto in cui era tenuta la chirurgia, la specializzazione tuttavia esisteva anche in seno alla chirurgia stessa; cd è probabile che a tali specializzati, potendo, di preferenza si ricorresse. F. PELLEGRI!'òl.

FARMACOLOGIA A. BERs..\.RDL Tecnica farmaceutica.; con appendice della Legislazione (Nicola Zanichelli, Editore; Bologna, 1937-XV. Prezzo : L. 8o).

vigente.

Di quanta utilità - per la preparazione teorico-pratica inerente al corso <.li stuJi per la Laurea in Farmacia e, successivamente, durante lo stesso esercizio professionale sia da ritenersi il magnifico libro che, con attenta cura, è stato compilato d:~l chi:~ro prof. Alessandro Bernardi della R. Un i versità di Bologna, potrà sicuramente emergere dall'esame che ci accingiamo a farne. E~ame che - per quanto particolareggiato -riuscirà necessariamente sintetico, data l'ampiez.z,t della materia trattata e i suoi multif.:.rmi aspetti. Per comprendere subito l'importanza dell'argomento, basterebbe - in primo luogo - tener conto che il lavoro venne compiuto smto gli auspici dell'insigne prof. Gaetano Charricr, degno continuatore nella cattedra di Chimi~a Farmaceutica del glorioso Ateneo Felsineo - di quel grande e non mai abbastanza compianto Maest ro Dioscoridc Vitali, che ha lasciato indelebile orma della sua sapienza e della sua feconda attt· ,·ità scientifica nel campo specifico degli studi farmacologici e rossicologici. Vi sarebbe poi da osservare - e r:on sembri fuori luogo - l'invaden-za dell'industria che minaccia seriamente la vita della Farmacia e la naturale reazione di questa che - nel nobile intento della più idonea difes!l delb salute umana mirerebbe a reintegrare l'esercizio farmaceutico nel menomato campo del classico lavoro galenicc, deil'officina. E' qui che tornerebbe nuovamente in onore l'applicazione del1:1 Fitotc· r:1pia - attualmente alquanto trascurata - mentre, col sussidio dei mezzi naturali e massimamente dei prodotti abbondantissi mi della nostra flora medicamento~a. sia del territorio nazionale e sia di quella ancora più ricca di promesse delle nuove colonie, si porterebbe oltre a tutto un concreto contributo alla realizzazione dell'autarchia economica. Infine - e questa considerazione è della massima importanza - con la recente disciplina impressa dal Ministero dell'Educazione Nazionale alle Facoltà e ai Corsi di studi universitari, a mezzo dei Regi Decreti 28 novembre '935-XIV, n. 2044 c 1" ottobre 1936-XIV, n. 2498, si è sanzionata la completa scissione della Farmacia dalla Chimica, riportando la prima a quella dignità formale che può derivarle dall'assq.mazione del titolo di Laurea ma, sopratutto, per dare ad essa un indirizzo pratico di studi. che - mentre ne ripristina la funzione vera e reale - dovrebbe servire altresì di argine allo sconfinamento della Chimica nel ~uo specifico campo. Era dunque sentito il bisogno di provvedere e non solo teoricamente, a dare ai giovani studiosi l'appropnato e necessario abito professionale con l'essenziale insegnamento della « Tecnica farmaceutica >>, di ve nuto ormaì obbligatorio. E poichè esso costituisce la bilse concreta della professione e si trova in corso di continuo sviluppo, è da


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augurarsi che venga elevato a Cattedra di ruolo, in luogo di essere affidato per mcanco come attualmente si verifica. Questi brevi e necessari cenni di premessa potrebbero prest:lrsi a suscnare non poche discussioni, poicbè fanno capo a ta nti di versi e opposti interessi. Ma la constata. zionc am a ra c incontrovertibilc è purtroppo che, col grave peso di studi lunghi c onerosi, con notevoli capitali d 'impiego e una logorante attività di lavoro, il farmacista - pure e levato :1! dignitoso titolo di dottore - deve costantemente trovarsi alla prese oltre che con le complesse difficoltà tecniche J ell'esercizio con le contabilità minuziosc e assillanti prescritte dalla Tariffa e dai Regolamenti va ri, col dilagare delle specialità fa rmaceutiche e con tutta una multiforme c o pprimente legislazione: sanitaria, fiscale, sindacale, di pubblica sicurezza ccc., che fini scono col nuocere seriamente ~l progresso d i quella che gi ustamente era conside rata un 'arte e, nella sostanza, era ed è una Jisciplina scientifica. Convinto della bontà dd suo ass unto - messo in chiaro da una lucida e lusing hiera prefazione dell 'esimio prof. Charrier - l'A. svolge il poderoso argomento col dividere opportunamente la materia in tanti distinti e completi capitoli. N el primo di essi compendia brevemente la storia della Farmacia; nel secondo e nel terzo rrende in esame la pan e generale del tema, occupandosi delle operazioni di peso e di misura, nonchè della raccolta c co nservazione dei medicamenti naturali. ri ferendo a nche sulle recenti opportune disposizioni di legge in m ateria di erboristeria. Le diverse operazioni farmaceu!iche son.1 magistralmente ed esaurientemente trattate nel Capitolo IV dove - pur rispettando il classico inquadra mento dell'esposizione - l' A. ha aggiunto notizie particolarmente utili come, ad esempio, la raccol·ta dei più recenti metodi per saggiare e controllare la purezza dei solventi normalmente usati in farmacia . Fanno seguito :~lrri sette capitoli nei quali sono pescritre le diverse forme dei com· posti farmace4tici, secondo le indicazioni delb Farmacopea Ufficiale, a mpliate però con opportuni commenti e con frequenti raffronti con le Farmacopee estere e, segnata· mente, coi nostro cc Ma nuale dei Medicamenti usati negli Stabilimenti ~anitarl militari )). Questa esposizione è completata dalla descrizione di molti medici nali non iscrini nell ~ F. U. del Regno, ma di uso comune o di particolare interesse. L'aver qui racc~l~o ~ vari metodi suggeriti per la determinazione quantitativa di molti dei principi attiVI ~ 1 quali i medicamenti debbono la loro azione farmacorerapica, costituisce un pre.g~<;, particolare di quest'opera e cos~ l'aver messo in evidenza le teorie scientifiche chimiCofisiche che regolano la stabilità di alcune particolari preparazioni (emulsioni, pillole, un· guenti), è indice sicuro della serietà degli intendimenti che hanno g uidato l'egregio A. nella compilazione del suo tratta to. L1 tecnica della sterilizzazione ed ì medicamenti iniettabili formano oggetto del Capitolo X II, che raccoglie con chiara precisione quan to può interessare più da vicino l'opera tore pratico. Ma j Capitoli XIII, XIV, XV, XVI - sui preparati chemioterapici del.rars~nico, del bismuto, dell'antimonio; sui fer menti c prodotti enzimoterapici ; sulle v1tam1nc e le preparazioni vitaminoterapiche; sugli ormoni e i medicamenti ormonotcrapici - a~· giornatissimi secondo le ultime accertate notizie, rappresentano delle vere e prop~IC monog rafie che potrebbero anche stare a sè e quali oggi la letteratura italiana non oftre in alcun tesw di intonazione pratica. L 'A. merita quindi un vivo plauso per 3 '·crc:, com'egli stesso afferma nella Prefazione, integrato questi capitoli con l'esposizione reo: rica e lo studio delle configurazioni chimiche di queste particolarissime sostanze, pc~che solo in q uesto moJo si rende possibile ricavare un concetto esatto sulla loro preparazwne per sintesi e sulle difficoltà deilc inerenti operaziCJni çli laboratorio. Tabelle esplicati ve ed elench i accurati completano i capitoli a nzidetti.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA l:rALIANt_\ E STRANIERA


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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I medicamenti sieroterapici e vaccinoterapici, i sieri artificiali e le soluzioni fisicr logiche sono trattati nel Capito~o XVII, dove ne è dato un quadro succinto e tuttavia completo, sulla base delle moderne conoscenze. Interessanti e oltremodo chiari si presentano, infine, i due ultimi capitoli: l'un<\ sulla ricetta, in cui si rileva il particolare pregio della esemplificazione quasi del tutto originale, e l'aJtro sulla conservazione dei medicinali. Segue poi la raccolta, rigorosamente esatta, di tutte le disposizioni di legge riguardanti l'esercizio della Farmacia e chiude il libro un utilissimo compendio delle norme e disposizioni che regolano l'« Esame di Stato>> per l'abilitazione all'esercizio della Farmacia. E poichè questa parte è corredata di un vade-mecum riflettente le modalità di $volgimento degli esami, così essa sarà grandemente apprezzata non solo dai necrl:lllreati, che dovranno sostenere questo esame, ma anche da coloro che intendessero partecipare ai Concorsi per tenente chimico-farmacista in s. p. e .. E' opportuno accennare altresì che il volume si presenta in accuratissima veste tipografica - quak non poteva mancare da parte della rinomata Casa Editrice Zanichclli che l'ha pubblicato - e che numerosissime e nitide illustr:lzioni, intercalate nel testo, sen•ono utilmente a integrare e chiarire gli argomenti cui si riferiscono. Questo è, per sommi capi, il vastissimo tema con scrupolosa diligenza svolto dal prof. Bernardi nel suo modernissimo trattato, nel quale egli ha avuto cura di distribuire armonicamente le varie parti, sì che esso interessa tanto lo studente di farmacia e il fa rmacista, quanto il direttore di laboratorio e il cultore Ji d.iscipline farmaceutiche. Per cui, nel constatare la completezza dell'opera - alla quale dànno w pore di originalità i sobri richiami di farmacologia, fatti a scopo di coordinazione mncmonica tra discipline così stretwmente attinenti fra loro - sorge spontanea la previsione che essa avrà sicuramente un largo successo. Eppertanto, nella certezza di una prossima ristampa, noi vorremmo suggerire al distinto A. di tener conto che un maggiore sviluppo dei metodi e processi inJustriali - oggi largamente praticati - e una più ampia trattazione delle forme farmaceutiche usate in veterinaria accrescerebbero il pregio di quella praticità che, in ogni c::~so, egli può considerare di avere ormai raggiunto. . A. PAGNIELLO.


CONft:RENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGL l OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzione Generale di Sanltl militare nell'aprile 1937-XV)

ANZIO (Campo san. clim. milit.) + T<"nente chimico farmacista GwsEPPE PoRl'ELLI:

Composizione degli alimenti c lor' conknuto in vitamine c sostanze assimi/abi/1 riferite alla dieta.

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BOLOGNA + Primo capitano medico AKTONIO CAM!•ANA: LA sindrome di Adic.

L'O. riferisce su questo nuovo complesso sintomatOlogico -

pupilla lonica (falso

\rgyll Robertson), ariflessia tendinea (in genere limitata agli achillei o ai rotulei o a entrambi), assenza d i sifilide - e ne illustra l'importanza diagnostica oltre che dal lato prognostico anche da quello sociale, per la stretta affinità che esso presenta col quadro iniziale della tabc dorsale. La sindrome di AJie, stando ai casi pubblicati sinora, è una malattia a carattere benigno (bwign disord", c.ome la definisce l' A.), non associata ad ::d tre lesioni nervose, e di cui non è ancora ben chiara l'etiologia. L' Adie la mette in ra pporto con lesioni del sistema vegetaùvo; tali lesioni, però, raramente sono state dimo· ~trabili e, certo, non sono sufficienti a spiegare l'ariflessia tendinea.

+ Diplegia facciale cd acustica da meningitc basale luctica. L'O. presenta ed illustra un caso importante per la precocità della lesione del nevrasse in rapporto all'epoca del contagio sifilitico c per la rapida esplosione e diffusione Jd processo iniziatosi quasi improvvisamente con un.1 paralisi del VII di sinistra (i sintomi premonitori meningitici erano passati pressochè inosservati).

+ Maggiore medico UMBERTO CoMELLI: Il quadro radiologico delle alterazioni sei· lari sull'adenoipofisi con sind,·omc acromcgalica.

L'O., descritta la tecnica da adottarsi per Io studio della sella turcica, accenna al valore della stcrcoradiografia nel rilievo delle modificazioni q uantitative e qualitative ù i questa. Presenta un caso clinico di acromegalia proveniente dal Reparto Osservazione e Ù<:scrive il quadro radiologico sellare. Mette in evidenza i caratteri diff erenziali dei

tumori endosellari c dci tumori soprasellari ricordando come la sindrome radiologica non ~ia più differenziabile nei casi estremi, quando cioè il tumor ipofisario abbia distrutto il corpo sfenoidale. Afferma infine che le alterazioni del profilo sellare sono sempre presenti nell'acromegali.a, quindi debbono essere accuratamente ricercate e, se bene interpretate, portano a sostenere i sintomi clinici non solo :na servono anche ad indicare al chirurgo, come già ùisse un Maestro, la via più raziona le per aggredire l'ipofisi.

+ Maggiore medico 0RESTE GIALLOMBARDO : Glaucoma. + UTJ caso di congiuntivite provocata.

+ Maggiore medico EMANUELE VITOL.O: L'esame vcstibolat·e nei militari. L'O., dopo alcune premesse d' indole gen erale riguardanti la funzione del labirinto sia dal punto di vista acusùw sia dal punto di vista dell'equilibrio, passa a parlare dell'imoortanza che assume questo esame nei militari, soprattutto in alcune specialità.


CO:-JFEHNZE E DIM0STRAZIONI CLIN ICHE NEGLI OSPEDALI Mll.ITAR I

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Parla degli avieri nei quali l'integrità del vestibolo è di assoluta necessità, e poi dnche di altre categorie particolari quali gli alpini, i telefonisti, i radiotelegraiìsti, i militi dei carri armati. Tratta inoltre di tutte le malattie d'indole catarrale e suppurative che possono determi nare alterazioni dell'orecchio interno e anche di tutta la patologia nasale che con tanta facilità si ripercuote sull'orecchio. Si diffonde a trattare dei metodi che possono svelare alterazioni di funzione del labirinto cd in specie tratta delle prove rotatoria, calorica, galvanica per l'importanza che me hanno nel provocare uno dei riflessi labirintici più tipici e più facili allo studio, quale quello del nistagmo. Infine si diffonde a parlare sulla necessità di prendere in esame anche la funzionalità di quest'organo nelle visite mediche preventive delle dette specialità, data l'importanza che essa· funzione va assumendo nel servizio militare moderno.

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CAGLIARI + Souotenente medico RA FFAELE Cocco: La malarioterapia e la guaribilittì della paralisi progressiva.

+ Sottotenente medico ADRIANO VACCA: PortotOI'i di amoeba hùtolityca e malati di amebiari, con particolare riguardo a numerosi amebiasici sardi, reduci dall'A. O. I., osservati presso quell'ospedale militare.

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CATANZARO+ Primo capitano medico GIOVANNI ScAMBIA: Sindrome addominale de."tra.

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LIVORNO+ Prof. GIULIO ANZILOTII: Sulle lesioni da arma da fuoco delle anù·olazioni e loro postumi. (Anatomia patologica delle lesioni delle articolazioni da arma da fuoco in genere e per le singole articolazioni. Forme cliniche di tali lesioni. Cura delle ferite in generale nei vart periodi con ricordi di anatomia chirurgica c di medicina operatoria. Esame delle singole ferite di ogni articolazione. Studio clinico dci postumi delle ferite delle articolazioni e loro cura. Terapia fisica, interventi ortopedici).

+ Maggiore medico DARIO BARONtO: Sull'appendicite cromca. Diagnosi clù:rca. l ndagini radiologiche. Diagnosi differenziale. + Prof. MARIO TINTI: Alcuni rapporti fra apparato dige1'ente e sistema emopoieti<·o. Dopo alcune considerjlzioni generali, d'ordine fisio-patologico, che concernono i r:tpporù &a apparato digerente e sistema emopoietico (quali ad esempio quelle che: riguardano la leucocitosi digestiva, la crisi emoclasica di Widal, il digiuno, la varia alimentazione, ecc.), l'O. passa a considerare partitamente l'influenza che l'atti\·ità chimico-biologica dei varì tratti dell'apparato gastro-intestinale ha sulla emopoiesi stessa. Viene così in primo luogo ricordato il rapporto che passa fra stomaco ed emopoiesi iJlustrando brevemente le teorie moderne sulla patogenesi delle anemie perniciose. òclla :memia ipocromica essenziale, delle anemie cosidette agastriche, e di qualche caso di mielosi aplastica, passando in seguito a considerare quei quadri di eritremie iperchilichc, cht: costituirebbero la faccia opposta di questo doppio rapporto fra stomaco ed emopoiesi. Rapporto che, se è ben !ungi dall'essere chiarito, pur tuttavia è intercssnnte conoscere: per gli spunti patogenctici e terapeutici, cui ha potuto dar luogo. 7 -

t;iornal" di medici11a mi/iran.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLI:-.JICI-IE '!EGLI OSPEDALI MILITARI

Venendo in seguito a considerare i rapporti fra intestino ed emopoiesi, dei quali ben poco si sa, ma tlci quali si sa abbastanza per non trascurare alcuni dati di fatto, egli riferisce sui quadri ematici relativi alle cosidette autointossicazioni intestinali, alle anemie perniciosiformi da intossicazione fenolica, alle reazioni leucemoidi da coliti semplici ed ulcerose. Tralasciando di considerare poi quelle interferenze morbose che corrono fra airerazione delle grosse ghiandole annesse all'apparato digereme (fegato, milza e pancreas) c la loro attività cito-ematogena, egli passa infine a ricordare i rapporti fra sistema emopoietico ed avitaminosi, fermandosi in particolar modo sui moderni rapporti che si son visti intercorrere fra avitaminosi C ad esempio c l'emopoiesi stessa. E per quamo tutti questi rapporti non siano oggi che allo studio, cosicchè più che di conoscenze acquisite si debba parlare per ora di nuovi orientamenti, alcuni dei quali fino a poco tempo fa insospettati, pure è opportuno proseguire nella osservazione dei fatti con guestc nuove tlirettivc che possono avere, come è inbtti avvenuto, risultati pratici c terapcurici importanti e possono consigliare di tributare alla patologia dell'apparato digerente ed alla dottrina della alimentazione umana, una maggiore attenzione, specialmente uecessaria oggi presw popolazioni od ammassi di truppe in guerra, che sono costretti per forza maggiore ad un regime di vita e di vitto, spesso, se noo sempre, precario.

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NAPOLI + Tenente colonnello medico prof. LuiGI M11FFEO: Riflnrotcrapia nasale. L'O. prima di trattare dei riflessi nMali e della cura delle malattie a mezzo di essi, riRessi che si dipartono od arrivano alle fosse nasali, parla diffusamente delle altre specie di riflessi come quelli fisiologici, di cui si conosce il meccanismo d'azione nella cura delle ma lattie, perchè trovano riscontro nella conoscenza delle nozioni di anatomia c di fisiologia; guclli anche fisiologici con meccanismo di azione meno conosciuto; a carattere chimico-organici. spiegabili con le onde luminose colorate; psico-organici, attr:lVerso fenomeni di natura elettromagnetica; zor10li; Ji centroterapia nasale del Bonnier; di owllo-terapia deli'Abramns; ed infine più particolarmente dci riflessi omeotcrapici. Si attarda poi a dimostrare le connessioni nervose c vascolari della mucosa nasale con gli organi viciniori od anche lontani, attraverso le fibre nervose della prima c seconda branca del V, del VH, IX e X per spiegare la genesi di molte sindromi, specie di quel h vasomotoria nasale, nelle varie manifestazioni morbose. Espone le ragioni del fallimento della ccntroterapia del Bonnier su cui Asuero aveva fondata la sua cura. Infine l'O. conclude che « la terapìa con i riflessi >> nei diversi metodi noo realizza mai tutta la cura della malattia. Essa, aggiunta però alle altre cure, ne eleva straordinariamente il coefficiente di efficacia, chè nulla è assoluto in medicina; aumentare la pom1ta ddla sua relatività è progresso; chè se la riRcsso terapia in genere tal volta è taC· d:na dj empirismo, non è men vero che, secondo Mainot, l'empirismo costituisce i tre quarti tlella medicina. La conferenza fu illustrata da cartogrammi.

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NOVARA + Primo capitano medico ElToRE ALBERTI: InfeziOne focale stomatogena.

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PERUGIA+ Sottotenente medico FILIBERTO Sco\RI'ONI: L'importan za delle vitamirzc 11CIl'alimt ntnzione.


CONFEJlENZE E [;lMOSTRAZIONI CLI NICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

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TRIESTE • T enente colonnello medico Al.ESSANf)RO ABATE: Vedute generali Circa la

fisiopatologia d'd muscolo cardiacn; m etodi grafici indispensabili per la diagnosi delle aritmie. Fisio-patologia ~ nomenclatura delle varie aritmie e loro forme cliniche principali. Importanza dei disturbi del ritmo cardiaco nella medicina legale militare.

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UDINE • Primo capitano medico ANTONIO fARAONE: LA cherauneurosi. L '0., precisato il concetto etimologico e clinico di cherauneurosi (Hoche, Oppcnheim, Eulemburg), presenta un s. in cui è valutabile una tal sindrome, derivante da una forte scarica di corrente elettrica; richiama una recente osservazione ospcdalier:t di emiplegia isterica insor ta in seguito a caduta di fulmine, tr:1endone argomento per rie,·ocare, illustrandolo, un interessantissimo ca:;o, studiato nc ll'imrnedi:Jto dop<>-guc.rr:l nel Centro Neu rologico militare di Bari, diretto cbl prof. G. Boschi, di cui l'O. er:1 assistente. Trattavasi di ufficiale, da ben quattro anni paraplegico in seguito a scoppio d'r granata, e sul quale clinici anche insignì avevan prospettato ampie riserve quoad valerudinem, ammettendosi i a natura organica dell'affezione. Accertatasi invece una classica paraplegia funzionale, l'ufficiale veniva dal prof. Boschi sottoposto a psicoterapia, ottcnendone la completa g;uarigione in un 'unica seduta, alla quale assisteva l'O.. Il caso, di cui ebbe anche ad occuparsi la stampa ,lell'epoca, fu oggetto di una Comunicazione dell'O. alla III C onferc::nza lnteralleata per g.li In validi di Guerra, tcnutasi in Roma nell'ottobre 1919.

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RIVISTE MEDICHE MILITARI Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centr:~ l e della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLIII, Vol. I, fase . III-IV, marzo. aprile r937-XV.

T alarico: Aneurisma a rtero-venoso post-tr:lumatico della femorale. Intervento. La Terza: Ricerche sulla elettività organotropica sperimentale di stafìlococchi coltivati in terreni con organi. A canfora: Il bacillus Rhamnosifermcnta ns (Castellani). Spalluto: PapiIla da stasi unilaterale da sifilide ignorata. Conti: Comportamento della secrezione acida dello stomaco nel passaggio dai climi

temperati a quelli tropicali.

Bulletin Intemational des Services de Santé des Armées de terre. de mer et de 1•air. - Pubblicato dall'« Offìce lnternational de Documentatìon de M~decine Militai re ». Lìegi (Belgio). N. 4, aprile 1937.

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fX Congresso Internazionale di Medicina e Farmacia militare. 7a Sessione dell'Ufficio I nternazionale di Documentazione di Medicina militare . Capek: Il limi te fisiologico altimetrico dell'aviatore. Commissione m edico-giuridica: Filosofia e guerra totale. Rivùta intem azùmale. Ufficio internazionale d1 Documentazione di medicina militare : Schede bibliog rafiche. Riviste mediche militari. Bibliografia medica militare.

ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, Anno XXXVI,

febbraio 1937.

Cataldi: L'infezione primaria tubercolare. Forme cliniche del periodo prima rio. A cuna: Compe nd io dì geografia medico-militare argentina (contintiOZ IO'Tle). Breescher: Esperienza chi r urgica dei paesi alleati nella guer ra 19 14-T918. Opizzi e Furer: Ginnastica addominale. Vidaurreta: Fra ttura del terzo metatarso. Direz ione genf."t'ale di Sanità milita1e: La carretta di sanità a due ruote .

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FRANCIA.

Rcvue du Service de Santé Militaire. -

Direzione del serv1z1o di sanità, Ministero della Guerra, P arigi. Fase. III, marzo, tomo CVI, 1937·

Sieur: Sei mesi di direzione del Servizio sanitario del XX corpo d'armata (28 luglio 191 4 - 15 febbraio I915). Sabrié : La VI Sessione dell'Ufficio Internazionale di Documentazione dì Medici n :~ Militare. Bouiuou : Esercitazioni pratiche di servizio sanitario di g uerra.


RLVISTE MEDICHE MILITARI

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Archives de Médecine d Pharmacie Navales. ·-

Servizio centrale di Sanità, Ministero della Marina, Parigi. Fase. IV, ottobre-dicembre, tomo CXXVI, 1936.

Avbous: Pier Luigi Delaporte, primo chirurgo capo dd la Marina francese. Bndelon c Morvnn: Malattia post-operatoria. Audiffren e Buffe; Sulla calcemia. Cla uit:r: Ricerche antropometriche. Baron : Le malattie veneree nella M::~rina, ne! Marocco e a Casablanca. Pervès: Note di pratica urologica. Goda/: Sifìloma del d ito medio sinistro. GERMANIA.

Der Deutsche Militarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen RcferantcnbHitter, Berlino W 9, Linkstr. 23-2-f. Fase. I II, marzo 1937.

Urhemann: Sul perfezionamento scientifico degli ufficiali medici di Marina. Miihlt:TIS: Errori diagnostici nelle n1alattie tropicali. Magnus: Sulle modalità dell'anestesia a bordo delle navi. Heim: Operazione di un glioma (astrocitoma) delle circonvoluzioni cerebrali. Bauer: Lesione della volta cranica, con emorragia del seno, dovuta al propulsore di una macchin·a . Nadler: Moderno servizio sanitario a bordo delle navi da guerra. Schlichting: Costituzione e mal di mare. Weber: Sui risultati ottenuti coi bagni di fango nell' osped:tle di Marina di \Vilhelmsh:1ven. Caanitz: Sulla acrom;,topsia totale. Witte: Sulla questione delle alterazioni dell'udito da rumori, a bordo. Klebe: Studi sull'eredità nel popolo e nelle forze armate. GRAN BRETAGNA.

Journal of the Royal Army Medicai Corps. -

Edito da )oho Baie, Sons and Daniellson.

Ltd. Londra, Fase. dicembre 1936.

Campbe/1: La peste uella guarnigione di Hyderabad. Downes: Ciò che la medicina deve alla guerra e ciò che la guerra deve alla medici na. Finny: La diagnosi di appendicite acuta nell'esercito. - La febbre gialla. POLONIA.

I.aarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyszkolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 4, 15 febbraio 1937.

Rose: Le cefalalgie e loro trattamento. Brzosko: Ozena (continua). umber: l problemi del Servizio sanitario ne! campo oftalmologico, in guerra. Suroz: Le malattie veneree nel Corpo di spedizione degli Stati Uniti durante la guerra mondiale (continua).


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RIVISTE MEDI CHE MILITARI

N . 5, 1" marzo 1937 .

Modrakowskr: Procedimenti fisioterapici. Brzosko: Ozena (continuazione e fine). Rapczetvs.ki: Le sostanze capaci di rimpazziare il thè e loro produzione. Dobaczctvski: Indicazioni eugcniche. Suroz: Le malattie veneree nel Corpo. di spedizione degli Stati Uniti durante la guerra mondiale (continuazione e fine). RUSSIA.

Votnno Sanitarnoe Delo. -

Gosudarslwennoe, isd-wo. Mosca, n. 12, dicembre 1936.

Luvusky e Raev: Osservazioni di caratrere sanitario durante il campo inve-rnale •

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::ui monti del Kazbek. Drobin.< ky: li contributo della batteriologia nella cura della dissenteria . Kartascevsky: La conservazione del sangue per 1::1 trasfusione. Tkatich: Considerazioni su 300 interventi chirurgici in ospedali da campo. Passascenko: La sicroterapin negli ambulatori. Fortunatov: Reazioni fisiologiche constnta:e sui soldati durante e dopo lunghe marci e. Madlino: Metodi per l'accertamento delle discro1natopsie. Plikas: Le condizioni visive in rapporto alla precisione del tiro. Reiner: I bendaggi protettivi delle ferite. Tcemiscevsky : L'illuminazione notturna delle camere operatorie negli ospedali d n cnmpo. Gheorghievsky: Circn la impermeabilità delle te111dc degli ospedali da campo. Schpak: Un npparecchio portatile per la immobilizzazione degli arti negli ospedali dn campo. Schibaev: L'uso dell'apparecchio « P. O . S.,, nel! 'assi$tenza dei çolpiti da gas. Egorov : Un sinema per assicurarsi della sufficiente stagnatura dei recipienti di rame per la cottura del rancio. Grubin: La cura della gonorrea secondo i metodi di Ballengher e di Elder. N ovicov: La rianivazione della respirazione con inalazioni di '' carbogeno "

(02 + CO~). N. 1 , gennaio 1937. Reincr: Miglioramenti nella organizzazione del Servizio sanitario militare. Ptmin: Lo sgombero dei marinai feriti. German: Perfezionamenti delle barelle per i feriti imbarcati sulle navi. A n d ree v: Miglioramenti del Servizio sanitario nella Marina. More v: Le condizioni igienico-sanitarie dei locali .adibiti come infermerie, sulle navi . Sburginsky: Considerazioni sulle vi.~ite mediche passate ai palombari. Bumatziam : Il Servizio sanitario presso reparti di carri a rmati, in azione. Ouipcnko: Il riscaldamento negli ospedali da campo. La relativa sorveglianza igienico-sanitaria.

Galant(mik: La musica e la chirurgia. La musicJ quale mezzo di sollievo e di distrazione dei pazienti, durante gli interventi chirurgici.

STATI UNITI.

The .Military Surgeon. :

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Army Medjcal Museum and Library. Washington. '{ol. LXXX,

N. 3, ma.rzo 1937. Armstrou g: L'importanza del coordinamento della Sanità militare e navale con la civile.

Sanit~


RIVISTE MEDICHE MILITARI

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Millspaugh: Sifilide sieronegati\'a. Fairbank: Il servizio odontoiatrico nelle forze armate americ:me. H ulctt: Congressi c relazioni.

Sorter : L'iniezione endovenosa. Skinner: Trattamento della dissenteria ne1 tropici. - Previsioni sui futuri av\'enimenti. Bakekr:t: Pionieri del Corpo degli ufficiali medici dd la riserva. Fali.si: Alcune osservazioni medico-militari concernenti la malaria. Mattews: L'occlusione acuta intra-vasale dell'arteria mesenterica. TURCHIA.

Askeri Sihhiye Mecmuasi. -

Rivista trimestrale di sanit3 militare dell"esercito turco, edita dall'Ispettorato di sanità (Stamperia della sanità militare, Costantinopoli).

N. 18, 1937. E/dal Asar : L'esame radiolog1co delle mucose e le immagini in rilie\·o ne!le malattie dello stomaco. Nevzat Cankat : Il tetracloruro di carbonio nel trattamento dell'elmintiasi. Sadettin Tosun: L'ematuria. N ciad Kulakci: Le angine c l'adenopatia di Valdayer. UNGHERIA.

Bonvédorvos. -

Rivista scientifica degli ufficiali medici ungheresi. Budapest, IX Gyali • 17. Fase. marzo-aprile 1937·

Skalou d : Trattamento delle fratture della mandibola.


NOTIZIE La medaglia d'oro al valor militare alla memoria del sottotenente medico Enrico Muricchio. Fra le ricompense al valor militare annunciate nell'occasione della grandiosa celebrazione òcl primo annuale dell'l m pero, è comprc:sa la medaglia d'oro aiJa memoria dd sottorcnentc mc<lico ENRICO MuRICCHJo, con la seguente motivazione: Ufficia le medico di un battaglione Impegnato in aspro e sanguinoso combattimento, rimaneva Intrepido s ulla linea di fuoco prodigandosi con abnegazione nella cura del numerosi feriti. Resosl Impossibile Il funzionamento del posto di medicazione per l'e· stre ma violenza de l fuoco avversarlo, partecipava animosamente all' azione col fucile e con la pistola. Es aurite le munizioni persisteva nella lotta scagliando pietre sul nemico, Incitando l vicini alla resis tenza. lnnegglando all' Italia . Contro l' avversario, che Incalzava sempre phì da presso, Irrompeva infine alla baio· netta s comparendo da eroe nella mischia furiosa. (Gundulla, M. Dunum 19 maggio 1936-XIV). Rimane così acquisita ai fasti della Sanità militare la suprema decorazione al valore, guadagnata daiJ'intrepido ardimento e dal sublime sacrificio di un nostro eroe. Il sottotencnte medico Enrico Muricchio eli Giuseppe e di Luisa Muricchio, ultimo dci nostri caduti sul campo nella travolgente guerra etiopica, era nato a Por to Cannone (Campobasso) iE 22 maggio 1910; il 26 gennaio 1934 era entrato alla Scuola di applicazione òi sanità militare conseguendo la nomina a sottotenente medico il 5 luglio dello stesso anno. Sbarcato a Mogadiscio il 10 ottobre 1935, aveva partecipato alle azioni del fronte sud con il IX battaglione arabo-somalo e con questo stesso reparto il 19 maggio 19)0 si trovò impegnato nel fatto d'armi di monte Dunum (Neghelli), ovc incontrò la glorio. sissima sua monc. Il Corpo Sanitario serberà culto imperituro della memoria del valorosissimo camerata e ne esalterà la prodezza che eccelle fra le gesta più luminose dci conquistatori dell'Impero.

Lutti della Sanità Militare. Nell'Albo della gloria, fra i morti per cause di servizio in A. O . nello scorso aprile, sono annoverati sei ufficiali medici: c:olon nclio G luaeppe D ' A n na, maggiore Pietro SaaduUI, capitano Alberto N orfenghl, sottotenenti Enrico MO&CheUa, Celestino Di D ionisio, Salvatore Ciuffo. La Sanità militare rende onore alla memoria dei camerati caduti sulle vie dell'Impero, i cui nomi sono sacri alla gratitudine nazionale.

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Il colonnello medico D'ANNA, nato a Palermo il 16 aprile 188o, apparteneva al Corpo sanitario dal 20 agosto 1907. Aveva preso parte alla guerra italo-turca, alla guerra mondiale e alia guerra d'Etiopia per tutta la durata delle campagne. Era decorato della medaglia d'argento al valore e di tre croci al merito di guerra. Era cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro e cavaliere ufficiale nell'Ordine della Corona rl'ftalia.


NOTIZIE

Il maggiore medico SANDULU era nato ad Avellino il 12 maggio Il)Hg. Chiamato alle armi per mobilitazione il 24 maggio 1915, nel gi ugno successivo conseguì la nomina a mttotenente medico. Il 17 settembre 1916 fu promosso tem:nte in s. p. e. pc:r merito di guerra. Dopo a ver prestato servizio presso reparti combattenti fino all'agosto del 19 17, promosso capitano, tenne in seguito ccmandj di reparti di sn.ioni di san ità fino al termine del conflitto ed in zona di armistizio. Fu di poi in Cirenaica c in Alta Slesia. Nel 1929 c 1930 venne addetto come assistente militare ?resso la Clinica oto rinol:lringoiatrica della R. Uruversità di Torino, ow conseguì il di ploma di specializznione. Era decorato di medaglia di bronzo c di croce al valor militare, di croce al merito di guerra ed era cavaliere della Corona d'Italia. A vev:. meritato due encomi solenni. uno nel luglio 1915 e l'altro, in Africa per una segnalata azione di coraggio e d'altruismo. Il capitano medico NoRLENGHt era nato a Roma il 18 gennaio 189r. Aveva parte· cipato alla gra nde guerra e dal ro marzo 1928 era st:lto assunto in s. p. e. Era decorato della croce al merito dì guerra e della croce di cavaliere della Corona d'Italia.

Concorsi per tenenti in s. p. e. nel Corpo sanitario. Con decreto ministcriale del 10 aprile c. a. pubblicato nella Gazzetta Ufficic~lc del

q maggio (Circ. 361 Giornale militare del 20 maggio), sono indetti concorsi, per ti toli ed esami, a 55 posti di tenente medico e a 4 posti di tenente chimico - farmacista nei ruoli del servizio permanente effettivo del R. Esercito. A tali concorsi potranno partccipàrc gli ufficiali in s. p. e. e di complementO, i sonuflìcial i e militari di truppa in servizio o in congedo, di qualsiasi arma o corpo, nonchè gli altri cittadini del Reg no, i quali tutti non oltrepassi no il 32" anno di età alla data del decreto. Detto limite massimo di età è aumentato: di 5 a nni per coloro che abbiano prestato serviZIO militare d ura nte la g uerra 1915- 1918 e per coloro che abbiano partecipato, nei reparù mobilitati delle Forze armate dello Stato, alle operazioni militari svoltesi nelle Colonie dell'Africa Orientale dal 3 ottobre 1935-XIII al 5 maggio 1936-XIV; di 4 anni per coloro che risultino iscritti -ai Fasci di combatùmcnto, senza interruzione, da data anteriore al 28 ottobre 1922. Gli aumcnù non si cumulano. I concorre.nti dovranno far domanda, in carta da bollo da L. 6, indiriv:ata at Ministero della g uerra (Direzione generale personale uflìciali - Divisio ne 2~), con l'obbligo di presentarla, non oltre 6o giorni dalla data di pubblicazione del decreto, sulla Gazz~tta Ufficiale, al comando del distretto ..:ui sono effetti vi, oppure, se in servizio militare, al comando del corpo od ente dal quale dipendono, ovvero, in tutti gl i altri casi, al comando del distretto nella cui circoscrizione risiedono. Seguono, nel decreto, le altre condizioni e le modalità dci concorsi e i programmi d'esame.

Bollettino dd Corpo sanitario militare. Ufficiali a disposizione. Ufficiali medici. C OLON NELLI.

CAS.\ GRANDI Glauco. E' promosso maggiore generale medico, con anzianità r 0 gennruo 1937-XV, ed è nominato ispettore di sanità militare per la zona di Verona. Dal Bollettino ufficiale, disp. 13", II marzo 1937-XV (variazione omessa nel fasci· colo di marzo di questo Giornale).


NOTIZIE

*

Ufficiali m edici. CoLONNELT.r. FIERRO Michele, direttore ospedale militare Padova. - In data 25 febbraio 1937-XV, nominato direttore di sanità militare dd corpo armata Alessandria.

TE:-<ENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONN.ELLI. Con anzianità 20 febbraio 1937-XV: FoRINO Salvatore, direttore ospcJale militare Torino. -

Come contro.

TENENTI COLONNELLI. seguenti tenenti colonnelli sono nominati, dal 10 marzo 1937-XV, direttori ddl'ospedale militare a fianco di ciascuno indicato : OccERo Cesare, ospedale militare T orino. - Piacenza. CARBONE Vincenzo, direzione sanità militare corpo armata Alessandria. - Alessandria. Lucc1 Americo, ospedale militare Roma. - Catanzaro. MAGGIORI PROMOSSI TEN ".NTJ COLONNELLI. Con anzianità 20 febbraio 1937-XV: PAWMBo Giuseppe, ospedale militare Napoli. - Come contro. PRIMI CAPITA:-<! PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 20 febbl'aio 1937-XV : ScALA Enrico, ministero aeronautica (f. q.). - Come contro. PRIMI CAPITANI. T uFANO Raffaele, 70" fanteria. - In data 25 novembre 1936-XV, collocato in aspet· tativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mesi sei. Prccaou Ermenegildo, A. O. L Eritrea. - Ospedale militare Chieti. CrccrMARRA Gaetano, A. O . I. Eritrea. - Direzione sanità militare corpo armat3 di Bari. C.~PI TA N I.

ZAMBRA Ettore, 40° art. di v. fan t. -

14 ° fanteria .

TENENTI INC:\RIC:\TI DEL GRADO 1)1 CAPITANO. Dal r 0 gennaio 1937-XV: IAscoN~ MAGLIERJ Giuseppe, lancieri •c Vittorio Emanuele Il >>. Come contro. Precederà nel ruolo il pari grado Teoni Giulio. OTTAVIANO Fausto, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. SrRJANNJ Carmelo, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. Seguiranno nel ruolo il pari grado Liberi F ederico. Con anz ianità 20 febbraio 1937-XV: Ross i Boni facio, R. corpo truppe coloniali: Libia (Tripolitania). Come contro. MAXJA Cosimo, A. O. l. Eritrea. - Ospedale militare Cagliari. GoRa Giovanni, R. corpo truppe coloni:.1li Eritrea. - 22° fanteria cessando come sopra dal 24 aprile 1937-XV.


NOTIZIE

U f finali chimici farmacisti.

T ESENTI I NCARICA f1 DEL (;!:ADO 01 CA!' l fANO. Dal 13 febbraio 1937-XV: SA~"TEUSANO Mario, infermeria presidiaria Parma. -

Come contrtl.

Ufficiali a disposizione. MAGG IORI MEDLCI fRO~OSSJ 1'1-. NioNTI COLOSroiE L!.I.

Con anzianità zo febbrato 1937-XV: CuiPISJ

Baldassare, A. O. l. Somalia. -

Come: contro.

\'ASSAI.!.! Giovanni, ospedale m ilitare Napoli. - . Come C<Jntm. Anebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il pari wado Palumbo (1iu ~cppc. Dal Bollettino ufficiale, d isp. 23•, 29 aprile 1937-XV.

*

Ufficialt medtci. MACCIOR I.

DE Cuu GWU\'O. ospedale milit.arc: Cdinc. - In data 20 fcbhratr1 llJ ~7 X V, c· coifocato in aspc:u.aòva per infermità temporanee non prO\c:nicnti da cau\e di \Cf\' l'l.I C1 1

per mCSJ SCI . TEsE~-rJ.

Sn·UT"-"0 GiWCf?C.

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min. - Io dal3 20 febhrai<J 1937·X\·, c: Cfl ilrJ<.at(J m 25p:txariYor pa 11:!1mr.JU tc.mporanet pro\·tnicnti d a cau~ d1 ~n i.r.lf1, JY.'f r nr\1 tlt>l flt. J

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R. corpo truppe colc;m;,Jj Lih1a. d:. l

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c:!ui.Ui chtmu:i farmaciui. T L''DTI.

W....EU..!. \-.::;.:;c-...c.=n. iL crx;;(> t.-u;-:.>e cri.<..nÌ4!1 & 1:ro. - h•:·•J'I• d·.:::-.~.;,, fa:rr.;, W;xo ::-_...:-..z~ F~ =~~ come. wm:ro. ~ 15 icj<:.:rJ r~ :.;-~:\·. \·:~ u: G.: ::.=r;. ~- =r.r.;Q rr.:::"X crÀ<"A:u:, E.•:r~. i .~: ·~:o ·:r.:::-.:·-" f:.:~- ... ~J

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NOTIZIE

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U f ficia/1 medici. TF.NENTI COLONNELLI.

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FADDA Siro, R. corpo truppe coloni:tli Eritre:t. come sopra d:tl 21 maggio 1937-XV.

Ospedale militare Roma, cessando

MA<GCIORI. BucLr.~Rt Giuseppe. In data 1° maggio 1937-XV, è collocato in ausiliaria, a domanda, con anzianità 2 diccmhre 1929- VIli. Rrcc1 Antonio, ospedale militare Livorno, trattenuto in servtzto limitato. - In data 7 marzo 1937-XV cessa dalla predett.a posizione perchè idoneo al servizio militare incondizionato.

l'RIMI CAPIHNI. Lo BrANCO Domemco, ospedale militare Roma. - In dat:t 6 febbraio 1937-XV, collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mcs1 sc1. FoNTANA Nicolò, A. O. l. Eritrea. - 66° bnteria. COLOMBRITA Filippo, R. corpo truppe cobni:tli Eritrea. - Ospedale militare Fi· rl'nze, cessando come sopra, dal 6 luglio 1937-XV . BoNELLt Aurelio, A. O. l. Somalia. - Dire-.!ione sanità militare Firenze (capo sezione disinfezione).

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CAPITANI. GRECoRINI Pietro, R. corpo truppe coloniali Eritrea. come sopra dal 2 agosto 1937-XV.

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TENENTI INCARICATI DF.L Gl\ADO DI CAPITANO.

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FARINA Antonino, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Alessandria, cessando come sopra dal 14 aprile 1937-XV. NAPOLITANI Enrico, R. corpo truppe coloniali Somalia. - 8° bersaglieri cessando come sopra dal 12 giugno 1937-XV.

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T ENE!'•o'Tl . RIBAUDO Antonino, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 21° art. div. mot., cessando come sopra dal 17 maggio 1937-XV. LOMBARDI Mario, R. corpo truppe coloniali Somalia. - 2° alp., cessando come contro dal 24 giugno 1937-XV.

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Ufficiali chimiei fm macisti. TENENTI INCARICATI DEL GRADO SUPERIORE PROMOSSI CAPITANI. Con an zianità 14 febbraio 1937-XV:

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RICCARDI Giuseppe. ospedale militare Messina. -

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Come contro.

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l.oNco Fulvio, A. O. I. Eritrea. ·- fnfcrmeria presidiaria T rento. T ERMNOVA Sah-atcrc, intcrmeri:J presidiaria Trento. - Ospedale militare Messina.


NOTIZIE

Ufficiali fuori organico. PRIMI CAPITANI MEDICI.

VENDJTTt EmiJjo, ospedale militare Cagliari. Distrcuo \'ircrbo. Dal Bollmmo ufficiale, djsp. 26.., 13 maggio HJ37·~'-'·

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CoLONNELLI.

TEooe Giuseppe. in aspettativa per infermità provenienti da cause di st·rvizio. In data 29 gennaio 1937-XV, è coilocato a riposo per infermità provenienti dal seni zio inscritto ne.lla riserva con anzianid 26 giugno 1932-X.

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CAPITANI. MAsALA Mario, R. corpo truppe coloniaJi Eritrea. - Infermeria Presidiaria Anzio. Cessando come sopra dall'u maggio 1937-XV. D:1l Bollmino uffir:iak, d.isp. 27•, zo maggio 1937-X\'.

Ricompense al valor militare. MEDAGLIA 01

tlt:ONZO.

fu Giuseppe e fu Rocchi Maria, da Pisa, capitano meJico s. p. c. comandante il 3" reparto della 1o" sezione eli Sanjtà: u Comandante di reparto porta fmti in combattimento, si prodigava itutnncabilmcntt:, portar1dosi anche di sua iniZIO· flva, presso il posto di medicazione di un battaglione di 1° scaglionl', auraversando zona battuta da intenso fuOèo nemico. Ccm il suo zelo e sprezzo del pericolo, ,·ontri· buwa validameme al sollecito sgombero dci feriti della li11ea >•. Adi Achciti . Bclcsat, 13-15 febbraio r936 ·XIV. $oTTI NI Giuseppe

C.ROCE 1)1 GUERRA AL VALOR Mll.ITARf.

PALA Mjchcle, da Luras (Sassari), teneme medico in s. p. e. nel Corpo Indigeni ddla Somalia: •• Ufficiale medico del Quartiere Generale del Comando Forze Armate. durante l~ op~razicmi per In conquist{l di Harrat·, si prod1gava in ogni circostanza incu· rantc di fatich~, disagi e rischi per assolvere completamente il suo compito. Al seguito dì S. E. il Comandante compiva numuos1 voli, taluno dci quali nel cido nemico ''· Zona di Harrar, 15 aprile- 10 maggio 1936-XIV.

Onorificenze. Onorificenze concesse su proposta di S. E. il Capo del Governo c Ministro della Guerra per il collocamento in ausiliaria. OllOlNB D'El

Cavali~re:

ss. M-wtuZIO E LAZZARO.

tenente colonnello medico ALEssANDRo SALEM, maggiore medico ANTo-

Nio PtDRINt. OJWtNE DELL.A CoRO!>I'I

Ufficial~:

o'ITALIA.

primo capitano medico S.wlNo PRovviDENZA.


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NOTIZIE

La morte del Prof. Micheli. Il 13 maggio. dopo breve malattia, s'è spento a Torino il proL senatore FERDINANDO di quella R. Università, colonnello medico della ri su n. L'improniso gravissimo lutto che ha funestato la Scuola Medica itaJiana è stato profonJamcmc conJi,·1so òal Corpo sanitario, del cui cordoglio s'è subito reso interprete d Dircnor~ (;cner:~le Jella Sanità militare facendosi rappresentare alle esequie dal Direttore di ~anità di Torino, incaricato di porgere profonde condoglianze alla derelitta Spesa. che ha \Oluto esprimere in una sua nobile lettera sentimenti di riconoscenza per il nostro Corpo. l\on occorre c non sarebbe possibile profilare in una breve nota le attività e le bencmcr<.nzc scientifiche, didattiche e civiche del prof. Micheli. Non v'è medico in h:~lia che non le wnosca e fuori dell 'ambiente sanitario e anche all'estero si sa con quanto c>norc, con quale illimitata dc,·ozione egli abbia se.r vito l'Arte da lui professata ed insegnat:l con fcn·orc di apostolo e nobilitata dalle più alte idealità connaturate nel suo spjrito. Laurc:nosi a Turi no, fu nominato prima assistente e poi aiuto di Clinica medica. Oncnne in seguito la cattedra di patologia medica nelle Università di Cagliari, di Siena r ùi Fin.nzc; più tarùi, fu richiamato a T orino alla direzione di quella stessa cattedra di Clinica meùica, ove con tanto decoro aveva iniziata la sua carriera coll'illustre predecessore c Maestro prof. Bozzolo. Dci suoi lavori, si ricordano gli studi e le ricerche sulle malattie del sangue, sull'anemia perniciosa pr<>gressiva, sulle anemie ipocromiche, suJla emoglobinuria parossistica, sull'endocardite, sull'encefaliti! epidemica, sul diabete renate, suTia sierodiagnosi dd cancro, sulle splenomcgalie emolitiche, sul reumatismo, sugli itteri , sulla tubercolosi, ccc.. ~IJCHELI, ùircttorc della Clinica medica

Fu inolrrc un \'aioroso realizzatore della politica sanitaria dd Regime; la lotta contro la tuhercolosi lo tbb.: tra i migliori fau tori, come trattatista e per quello che si riferisce alla diagnosi precoce. Era membro di numerose Accademie scientifiche e di molte istituzioni snnitttrie c filan tropiche. Fondò il Centro antitubercolare dell'O. N. B. di T orino; fu condirettore del •• Centro Tumori », fondato dall'amico suo e collaboratore profcssor Puc.Jrolo. Era consulente dell'Augusta Famiglia Reale. S. M. il R:: Imperatore, all'annunzio della sua morte, si è degnato telegrafare alla Vedova nei seguenti termini: « La Regina cd lo abbiamo appreso con profondo cordoglio la tristissima notizia e teniamo ad esprimerLe le più vive nostre condoglianze per la dolorosa perdita, che è anche lutto della Scienza 1\ lcdica "· Durame la grandt. guerra rivestì il grado di maggiore e di tenente colonnello medico di complemento e prestò servizio all'ospedale militare di T orino, ed a Firenze, nel R. l stituto Superiore di Studi di Perfezionamento per l'insegnamento della Patologia speciale medica, per incarico della Direzione di Sanità militare, apportando in ogni sua mansione il tesoro della sua dottri na c del suo adamantino carattere.

Conferenza del Prof. Castellani alla Scuola di Sanità militare. 11 senatore prof. Aldo Castellani conte di Chisimaio, il 13 maggio ha tenuto u na conferenza alla Scuola di applicazione di Sanità militare in Firenze, illustrando « Lo

stato sanitario de/lç truppe durantç il conflitto ila/o-etiopico n. Come di consuetudine, questa e le altre conferenze universitarie tenute alla Scuob nel corrente anno accademico, secondo il programma già annunciato nel fascicolo di febbraio, saranno raccolte in un volume, di cui a suo tempo daremo ampia recensione.


NOTIZIE

Mostra nazionale delle Colonie estive e dell'Assistenza all'infanzia. La Mostra nazionale delle Colonie estive e dell'Assistenza all'inf:Jnzia, che si inaugura a Roma in questo giugno, ospita numerose Mostre-concorso con cui si tende a suscitare una feconda gara tra quanti - enti, studiosi, specialisti, industriali, commerCianti - hanno il dovere e l'interesse che l'azion: di tutela dell'infanzia, nei suoi multiformi aspetti, sia perfezionata e sviluppata secondo le direttive e verso le alte finalità sociali volute dal Regime. Due di queste Mostre-concorso sono dedicate agli alimenti del bambino nella prima infanzia e all'allevam ento del bambino. Fra le iniziative collaterali devono essere segnalate in modo particolare le due mostre-concorso, strettamente coUegate l'una :~ll'altra, sull'abbigliamento del bambwo

e l'arredamento della camera del bambino e su/l'm-redamcnto di camere per bambmi in comunità, particolarmente colonie estive e perma.nenti. Sono stati inoltre banditi quattro concorsi, la cui importanza si rileva agevolmente dalla semplice enunciazivne dei temi d i ciascuno, e precisamente: mostra-concorso per progetti di colonie climatiche temporanee e per progetti di colonie climatiche permanenti, fino a 200 posti, da 200 a 400 posti, da 400 a 6oo posti; mostra-concorso per pavimenti razionali e rivestimenti ra zionali dell:: pareti di colonie climatiche ed elioterapiche; mostra-concorso per infissi razionali in rapporto all'illuminazione ed all'aereazione, per colonie climatiche permanenti e temporanee; mostra-concorso per progetti di impianti igienici per colonie climatiche temporanee e permanenti. Completano questo gruppo due concorsi destinati ad accogliere, il primo progettimodello di palestre coperte e scoperte, e il secondo, che è diviso in quattro sezioni: progetti di costruzione di scuole all'aperto, tipi di banco, di sgabelli-banco, di tavoli razionali. T utti i concorsi sono dotati di importanti premi in danaro, medaglie d'oro, d'argento, di bronzo, diplomi : l'importo dei premi assegnati alla sola mostra-concorso per progetti d1 costruzione di colonie climatiche permanenti e temporanee supera le cinquan tamila lire. Altro settore importantissimo dei vari concorsi e mostre-concorso è dedicato alle attività intellettuali ed editoriali della Nazione, comunque operanti a scopi educativi e ricreati vi e particolarmente rivolte alla gioventù italiana. Le iniziative che saranno attua te in oc.::asionc della Mos~ra, tendono a portare un utile contributo di mezzi selezionati all'opera educativa e formativa della Scuola fascista, mirano a dare maggiore impulso alle attività editoriali dedicate alla gioventù e vogliono favorire la formazione di nuove imprese. A questi criteri è inspirata la Mostra-concorso aperta a tutti i giomali e le riviste per ragazzi che si pubblicano in Italia. Agli insegnanti, scrittori, artistj, studiosi di problemi sociali è particolarmente dedicato il concorso per capitoli d'igiene da inserire nei libri di studio per la seconda, la terza, la q uarta, la quinta classe elementare, e per le scuole di avviamento al lavoro, concorso che è organjzzato d'intesa con il Ministero dell'Educazione Nazionale, la Confederazione fascista dei Professionisti ed Artisti, l'Associazione fascista della Scuola. I testi dei va ri capitoli potranno essere corredati d~ illustrazioni in nero ed a colori, ed in essi, oltre l'insegnamento specifico delle norme igieniche - che deve essere, naturalmente, commisurato alla capacità intellettuale degli alunni delle singole classi, ed in armonia con le norme in vigore sull'insegnamento nei vari gradi della Scuola primaria - i con correnti debbono porre in rilievo ed illustrare in modo adeguato la vasta azione sociale del Regime Fascista.


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NOTIZI E

Questo concorso è di viso in cinq ue sezio ni, tanù quanti sono i gradi di scuola ai quali esso si rife risce, c cioscuna sezione è dotata di tre premi in danaro, che variano da un minimo di 3-500 ad un massimo di 9.000 lire. Segue il Concorso per un tralf.llto di ginnastica medica e ginnastica differen ziale (terza infa n zia, pubertà, giovinezza), trattato che .deve essere compilato tenendo presente che esso è destinato agli insegna nti di educazione fisica delle va rie organizzazioni del Regime e delle scuole primarie e secondarie, ed agli studiosi di problemi sociali, non medici. Pertanto i lavori, pur essendo impostati su basi rigorosamente scientifiche, dovranno svolgere la materia in forma agile, di immediata accezione, attraente. Al concorso sono assegnati tre premi in danar:> di diecimila, cinquemila, tremila lire. Conclude la serie di manifestazioni comprese in questo gruppo il concorso per un film cducal;vo e ricrt•ativo, per la elaborazione del quale <: lasciata la pià ampia libertà nella scelta dell'argo mento. · Tutte <jUCste iniziative sono o rga nizzate, come è intuitivo, d'intesa e in collaborazione con le varie orga ni zzazioni nazionali di categoria interessate, le quali saranno rappresentate nelle commissioni giutlicauici delle singole gare. Ad esse, od anche alla Giunta esecuti va della Mostra Nazionale delle Colonie E stive e dell'Assistenza all'Infanzia (Circo Massimo, Roma), possono dunque rivolgersi gli interessati per og ni ulteriore chiarimento .

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Dtrettor~: responsabile : Prof. Dott. L ORETO MAZZETTI,

Redattore: Prof. Dott.

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tenente generale m edico. tenente colonnello m edico.

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T I P. REGIOI'Al.E ROMA· VIA CARLO CAn'ANEO, 20- MAGG IO

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At1no LXXXV·Fasc. VI

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GIUGNO 1937 -XV

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DIREZIONE ED AMMIN !STRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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MEDICINA MILITARE Cam sanitale 'flirlas in armis.

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO . L'ab~namc~no è annuo c decorre: dal t 0 gennaio al prezzo di L. 32 (F..5tcro L. 44). Per gh uffic1ali medici c chimici-farmacisti del R. ucrcito, iu servizio c:d in congedo, i l prezzo ~ell'ab_bonamcmo è ridotto a L. 24 anticipate:. . . P~ gl1 ~tcsst ufficiali c: per quelli della Sanità militare marittima, in qualunque poslztonc: ." trovmo, è arnmts50 un abbonamento cumulativo al Giornal~ di Medicina Mtlitare cd agli Atmali di M~dicina Navale ~ Colonia/~ al prc:z7.0 di L. 42 annue. 11 . . prezzo del supplemento contenente i Ruoli di an::tanitil del Corpo sanit11rio militare

c dt L. 8.

NORIIE PER l COLLABORATORI. Le

_opmio~i manifestate: dagli autori non impegnano la rcsponsahilità del pcri<Xhco.

A_~lt auton $Ono offerti gratuitamente 50 estratti con copertina stampata, frnnrcspizio,

~~~abg.m:~.tura c: numerazione speciale. Gli estratti richiesri in numero maj!I(10rc sono 1311

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cc ' :' prezzo di costo. un·t Per d~srxniziooc: del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro tlcvc essere 10 un re ve auroriassunro (non piì1 di 10 righe) ;~ s~sc ~cliché$ c tavole fuori testo sono a· c.1rico degli autori. man~r11t.1 non si restituiscono.


SOMMARIO IX

Cong-rc~so

lntcrn:lzionalc dl

lvfcdic.inu c

f.nrn1:acin

militare (Bucnrcst,

giugno 1937-XV)

Pag .

571

Pog .

578

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584 s88

Pag.

591

LEZIONI E CONfERENZE UFFRf:.DUZZ I. Gli addominali di guerra PALMJERI. - Importanza della radiologia per scoprire c valutare le :~no· ma lie e le: malformazioni ossee congenite COZZOLI. - Un nuovo metodo di sorpresa per le .1mbliOpic simulate

.. •

LAVORI ORIOINALI CORSI. - Resoconto statistico clcll'auività chirurgica operatoria negli sta· l:ilimcnti sani tari militari del Regno durante il 19~6 GANCI. Importanza della vcntibzionc artificiale nella profilassi c nella te1••pia del colpo di calore PICCOLI. - Caso di {cl=brc ghiandolare di Pfciffcr 10 adulto, a rC:JZionc linfocitica BOHM. Il servizio chirurgico nell'ospedale da campo RIZZUTI. La malaria ucllc nostre colonie africane MASSA. Esperimento di profilassi preventiva della mai:Jria con nuovi rimedi sintetici, in Somalia

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA AVIAZIONE (L') sanitaria civile nel 1937· - · BtHAG llE BATTERI. (>essono cssue impirgoti i - come armo di guerra? - To~tÀSEK CORNEA. L'adiposi primaria della - CAVARA DIETETICA OSPEDALIERA. NAt'M S1:-~Av StsTOI'.IL OIFT~RITE. Rer~:irmr di Schick. Rea zio m: di Rech. 1'eSIS di recruivitiì c d'in. m unità di front~ allo - TRoN c ToRELLI ESSENZE VEGETALI. L'industrir1 italicwa drlfc - RovEsTI FRENJCOEXERESI. L'militò della - PETRI\'ALSI(J LATTE. Il controllo igienico Jd - destinato ad esser~ consumato crudo. CERRIJTTI c BOFFA DSTEOMIELITE (L') del mnscellnrc inferiore d'origine dcntam nell'adulto. FREII)EL PIEDE PIATTO. Sul tmttamemo del - secondo il metodo opuatorio dd pro/. Pern'valsl(i. C&~TOMIR SENI PARANASALI. T rapporti anatomo-topogm[ici dd - con particolare rigut.rdo r1 qudli fra il scno mnscellor~ con il labirinto etmoidale. FLORII)IA SIFILIDE. L'importr~nzo della reoziollt' di chitJrificr~::ionc di Mci•1icke (M. K. R. /f) nel liquor p~r lo dir~g11osi della - cerebrale. - LIPPELT TUBERCOLOSI. Valore dd/o ricrrco del bacillo di Koch nel contemJtO gastrico rarco/ro a ditmo per lo diagnosi della - po/mo11arc - AR.\IANll • DEI.ILLE c K F.RAMBRU:<

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MI· LITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI NOTIZIE

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IX CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA E FARMACIA MILITARE (Bucarest, giugno 1937-XV). Dal 2 all'8 giugno s'è svolto a Bucarest il IX Congresso internazioruk

di medicina e farmacia militare. Vi hanno partecipato delegati e numno!>i congressisti di 25 nazioni: Belgio, Bulgaria, Cecoslovacchia, Cina, Cuba, , Estonia, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, lr,m. ,. ~':J Italia, Jugoslavia, Giappone, Lettonia, Lituania, Norvegia, Olanda, Poloni .1, ...,>-t;; , Russia, Svezia, Svizzera, Turchia, Uraguay. Il Comitato internazionaiL dtll.t (, ;.,: ~rocc Rossa e il Sovrano militare Ordine di Malta avevano inviato loro p.tr<~ >·~~~ tlcolari rappresentanze. ~: ·.- _:, ·· .."' ~Z· La ddegazione italiana era costituita dal presidente, tenente gcncr.dc'-.. .. , : medico prof. Loreto Mazzetti per il Ministero della guerra e dell'aeronaulict, '')..t.~/ dal maggiore generale medico prof. Gregorio Gelonesi, per il Ministero della ~.~J marina, dal tenente colonnello medico prof. Virginio D e Bernardin is membro per l'Italia, del Comitato Permanente dei Congressi internazionali di medicina c farmacia militare e dal tenente colonnello medico Carmelo Manganaro, insegnante titolare alla Scuola di applicazione di Sanità militare, rclatore ufficiale del 3" tema del Congresso. La Croce Rossa Ital iana era rappresentata dal tenente generale medico prof. Filippo Caccia. Sono inol tre Intervenuti il tenente generale medico Arturo Tobia, il colonnello m edico Antonio Soggiu, i tenenti colonnelli chimici farmacisti, deii ' Isti n rto chimico-f.mn,tce~tico militare, dott. Carlo Gorreta e dott. Enrico Musso e il maggiore chimJco farmacista dott. Mario Palmieri, dello stesso Istituto. Un commovente rito s'è svolto al camposanto italiano di guerra, m'l . nposano più di mille nostri soldati periti in prigionia, le cui tombe sono ,tlnorosam entc custodite in fioriti recinti intorno ad un artistico monumento, sul q.uale, alla pr~senza di tutti gli ufficiali italiani e di rappresentanze dell'csnCit~ ro~eno, Il R. Ministro Sola e il Capo della nostra delegazione, dopo una cenmoma religiosa, hanno deposto una corona di fiori, rinnovando :;uhito dopo l~ ste~so omaggio nel contiguo cimitero dei soldati romeni. d' ~por~a~o qui di seguito le conclusioni approvate dal Congresso per i I~ersJ te nu d1 relazione e pubblicheremo quanto prima la relazione italiana su terzo tema che, presentata e discussa nella prima giornata di lavori, ha plauso e cons~ns1· d a parte dall'attenta e folta assem bi ea, presrct · 1uta dottenuto C 1 a apo della delegaztone italiana. N::7erose e di notevole interesse sono state le comunicazioni , fra cui q 11 ule e. e generale Gelonesi c del ten. coionnello Manganaro su argomenti d e pnmo tema.

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In sedute preliminari e giornaliere del Comitato Permanente si è provveduto al disciplinamento dei lavori del Congresso e sono state esaminate le attività e le iniziative e si sono attuati ritocchi nello statuto di questo istituto internazionale, già tanto benemerito nel campo degli studi medico-militari, di cui è centro propulsore e coordinatore. E' stata anche stabi lita la sede negli Stati Uniti dell'America del Nord, del Congresso del 1939, con il relativo programma che riportiamo in fondo a questa breve cronaca. E' notevok che il primo tema è stato prescelto e assegnato all'Italia, per gli insegnamenti che possono trarsi dalla vittoria sanitaria conseguita nella guerra d'Etiopia, e che si è imposta alla incondizionata ammirazione di tutti gli ambienti tecnici del Congresso. Il Congresso di Bucarest era stato preparato minuziosamente e con grande larghezza di mezzi dai Comitati locali, sotto la presidenza del generale medico Iliescu, ispettore capo dd la sanità militare dell'esercito romeno, egregiamente coadiuvato dall'infaticabile segretario generale, capitano medico Popescu Buzeu e da un eletto stuolo di ufficiali dd Corpo sanitario. AUe sedute scientifiche si sono alternate visite assai interessanti ed istruttive agli stabilimenti della Sanità militare romena, fra cui primeggia il grande ospedale « Regina Elisabetta » in Bucarest, veramente ammirevole per i suoi edifici c per gli impianti tecnici -aggiornatissimi. Sono stati anche visitati istituti scientifici e ospedalieri civili, così da rendersi conto del noto avanzamento della Scuola medica romena. Il programma delle feste, dei trattenimenti e delle escursioni è stato di una larghezza e di una prodigalità eccezionali. Si sono seguiti sontuosi ricevimenti, dalla Reggia al Parlamento, dalle splendide sale del Circolo militare alle sedi degli istituti ospedalieri, con banchetti e rinfreschi offerti dalle maggiori autorità politiche e amministrative. Una serata di gala ha avuto luogo al teatro dcii 'Opera di Bucarest, con la rappresentazione di un attraentissimo spettacolo folcloristico. Incantevoli escursioni a Sinaia, sul lago Snagov e altrove, hanno coronato le manifestazioni della fastosa ospitalità romena, dischiudendo ai partecipanti indimenticabili visioni delle più ridenti contrade del Paese. l congressisti sono stati invitati ad assistere ad una vistosa rivista militare in onore d el Presidente della Repubblica di Polonia, ospite in quei giorni di S. M. il Re Caro! II ed hanno anche potuto ammirare la cosiddett:l 11 F est1 della giovinezza >l nella quale 1 '8 giugno in un suggestivo g·uadro, imponente per bt>llezza e disciplina, sono passate annualmente in rassegna le org:mizzazioni t>remilitari e paramili tar i, a tipo fascista, che fioriscono in tutta la Rorn nnia. La ddegazione italiana è stata ovunque oggetto di cordialissime accoglienze. Premurosamente assistita da un distinto ufficiale medico addetto, il capitano medico Giurgiu, nella estrinsecazione di ogni suo mandato ed in tutte le circostanze ha incontrato sempre le più schiette simpatie.


IX C:ONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA E FARMACIA ~ilLITARE

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Al ritorno dalla gita sul lago Snagov, in un banchetto offerto a tutti ! congressisti dalla Municipalità di Bucarest con l'intervento di alte autorità e spiccate personalità accademiche e mediche della Capitale, il generale Mazzetti, delegato dal Congresso, ha pronunciato il seguente discorso:

Signor Sùtdaco di Bucarest, P" designazione del Congresso io ho l'alto onore di porgere a Voi, primo Magistrato di questa magnifica metropoli, il grato omaggio dei Vostri ospiti che Voi avete poluto qui adunare per offrire loro atJcora un pegno della cordiale sigttorilità romena. Sono fiero del privilegio che mi è concesso, di esternar Vi i sentimenti di noi tutti che siamo stati conquistati dalla gentilezza e dalle attrattive di ques/4 nobile terra, fin dal noftro primo ingresso 11el felice Vostro paese, dalle sterminate piane, colme di messi, dalle molteplici bellezze paesistiche delle zone montane e boschive, dall'incanto dei laghi e dei parchi che abbiamo or ora goduto in questa meravigliosa escursione. Noi siamo qt~i giunti, animati dal fervore dei 1tostri stud1 e dall'elevatezza dei comp{ti di queste nostre assisi, le quali rispondono a finalità capaci di tenere il piano dei nostri lavori in una superiore atmosfera ideale che, Jovrastando alle vicende della vita dei popoli, ne .serba incorrotte le conquiste civili in utt gen"oso anelito di solidarietà umana. Non potevamo sperare e trovare ambiente più propiizio ai nost1·i lavori e per la rassegna bicmzale dci contributi portati dalla nostra organizzazione alle /attive itJtttfe fra le Sanità militari di quasi tutte le forze armate del mondo. Abbiamo subito sentito e sentiamo intorno a noi tutta la stmpatia che ci circonda. Le premure di cui siamo oggetto, l'inesauribile squisitezza delle cortesie che ci sono prodigate ci riempie l'animo di commossa gratitudine, quale io, signor Sindaco, temo di non saperVi eJprimere in t-t.na maniera adeguata al mandato che mi è commesso dalle delegazi01zi di Paesi tanto 11t~merosi c diversi e pt~re ugualmente comprese di questo nostro comune debito di riconoscenza. E perchè io ne sia interprete più fedele, mi sia cotzJentito di affidarmi a quella schietta confidenza che affratella popoli dello .stesso sangue, i quali già si riconoscono tlelle linee del volto, nella simiglianza dell'idioma, nelle più diverse manifestazioni di quella civiltà latina che qui avete custodita e difesa da quando vi si irraggib con le legioni di Traiano, ddl' Ottimo Principe, acclamato Padre della Vostra Patria, la· quale anche nel nome !erba il simbolo fulgente di Roma. Vogliate dunque, sigtzor Sindaco, accettare l'espressione dei nostri sentimenti eh~ io Vi porgo in devozione, mentre tutti innalziamo il pensiero alla Maestà di Caro/ Il e facciamo i pit~ fervidi voti per le fot"ttme della Romania, della sua bella capitale, e per la vostra salute.


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IX CONGRESSO INTER:-IA710ì':i\LE DI MEDICINA E FARMACIA MILITARE

Conclusioni dei temi di relazione approvate dal Congresso. 1"

TEMA.

Relatori: ten. col. med. H uME e cap. med. M ANN (Stati Uniti); ten . col. mcd. MARTYN (Gran Bretagna).

Organizzazione e fun zionamento del Servizio sanitario nelle operaziotzi combinate dell'esercito e della mari11a. Per un effi cace rendimento del Servizio sanitario degli eserciti e delle marine da guerra, nelle loro operazioni combinate, tanto nell'offensiva che nella difensiva, necessita quanto segue: a) un piano d 'operazioni preventivamente stabilito; h) il mantenimento della cooperazione e della coordinazione fra i due Servizi con l'istituzione di una direzione unica, tenuta dal Capo del Servizio sanitario addetto al Comando delle operazioni; c) lo sgombro e la ripartizione degli sgombrati sulle navi, si giovano della protezione della Convenzione dell'Aia; d) l 'aggiornamento della Convenzione delJ 'Aia in quanto concerne le navi- ospedale e i canotti di sgombero. 2~) Ogni operazione combinata degli eserciti e delle marine deve disporre obbligatoriamente di una base che funzioni inizialmente a bordo delle navi -ospedale che accompagnano la spedizione navale, ed in seguito, a terra. 1 ")

3") L' unificazione di massima del materiale impiegato negli eserciti e nelle marine, faciliterebbe l'espletamento del servizio a terra. 4") L 'organizzazione delle città o località sanitarie marittime presenterebbe dei vantaggi considerevoli. Noi qui ricordiamo l' interesse che v1 sarebbe a condensare in una Convenzione internazionale unica, tutte le :Esposizioni relative alla protezione dei feriti e dei malati. 2"

TEMA.

Rel;!tori: col. mcd . MuNTSCH (Germania); ten. col. med. RADOULOV ITCH e RADoVAN (Jugoslavia).

Trasporto, ospedalizzazior1e e trattamento dei feriti gauati. 1") La questione del trasporto, dell 'ospedaEizzazione e del trattamento dei feriti gassati è dominata dallo stato e dal genere delle lesioni. 2°) Il trasporto non comporta alcun problema speciale. 3") E ' possibile assicurare il trattamento e l'ospedalizzazione, sta tn una formazione sanitaria per gassati, provvista di reparto chirurgico, sta m un reparto ch.irurgico che disponga di una sezione per gassati.


IX COZ..:GRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA E FARMACIA M1LITARE

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4') La seconda di queste due soluzioni sembra la migliore, poichè la tecnica chirurgica esige una più grande specializzazione e materiale appropriato. 5°) Se le circostanze dimostrano che il numero dci feriti gassati è assai elevato, è da considerare la creazione di formazioni sanitarie specializzate. 6") Le operazioni di disimpregnazione tossica concernente le persone, appartiene in proprio al Servizio sanitario, sia che si tratti di misura profìlattica o di trattamento terapeutico.

3• TEMA. Relatori: ten. col. m ed. MANGANARO (Italia); gen. med. ispert. lLtEscu e magg. med. GILORTEANU (Romania).

Organizzazione e f.unzionamento del Servizio chirurgico nelle truppe motorizzate. r•) Poichè le unità motorizzate utilizzano la velocità e combattono spesso indipendentemente e anche isolate, è necessario che le formazioni sanitarie-chirurgiche che sono loro assegnate, le seguano con lo stesso ritmo c: siano completamente dotate e abbondantemente provviste, perchè ciascuna conservi la propria indipendenza. Fino alla divisione inclusa, tutte le formazioni sanitarie-chirurgiche saranno motorizzate. 2°) 11 punto principale dell'attività delle formazioni sanitarie-chirurgiche consiste nello sgombero dei feriti verso le formazioni :1rretrate. Le cure chirurgiche sono difficili a prestarsi in reparti il cui requisito è la mobilità. Tuttavia, fino alla divisione inclusa, saranno trattati i casi di estrema urgenza e di urgenza, ma nelle situazioni tattiche sfavorevoli, l'attività consisterà soprattutto in sgombri massi~ rapidi, verso qualsiasi formazione sanitaria appropriata. 3•) Poichè il fattore dominante è lo sgombero dei feriti, occorre con~iderare gli sviluppi nuovi dei mezzi di sgombero presso i diversi reparti. f) Più che negli altri casi, occorre che i capi delle formazioni sanitarie posseggano, oltre che qualità tecniche, solide conoscenze militari che permettano loro di adattarsi rapidamente e senza errori .alle variabili condizioni del combattimento.

4• TEMA. Relatori: col. farro. YAMAGUCHI e ten. col. med. HoRIGUCHI (Giappone); col. farm. THOMANN (Svizzera).

Utilizzazione dei metodi colorimetrici d'analisi nei laboratori. 1") I metodi calorimetrici possono essere presi in considerazione per i diversi dosaggi, dopo un controllo rigoroso in rapporto ai metodi gravimetrici e titrimetrici. Essi possiedono l'enorme vantaggio di permettere spesso


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IX CONGRESSO INTE RNAZIONALE DI MEDICINA E FARMACIA MILITARE

il dosaggio di quantità minime di sostanze, impossibile ad effettuarsi con i metodi ordinari, come è il caso nelle analisi tossicologiche, biologiche e anche industriali. 2") Ricercare, se è possibile, dei metodi di dosaggio colorimetrico che siano praticamente esatti all'x %. 3") Per ovviare agli inconvenienti della calorimetria propriamente detta, adottare, secondo i casi, il metodo volumo-colorimetrico o ancora quello della cellula foto-elettrica. 4") L'utilizzazione di questi metodi nei laboratori di ricerche per i liquidi biologici può essere agevole, a condizione di avere delle soluzioni esattamente titolate. Assicurarsi, con uno · studio minuzioso della reazione, in quali condizioni la quantità di materia colorante formata sia proporzionale ai corpi da dosare (in funzione della temperatura, della concentrazione, del tempo, della ionizzazione e illuminazione). s") Prima di giungere ad una adozione ufficiale di questi metodi colorimetrici occorre studiare per ciascun prodotto il metodo calorimetrico o volumo-colorimetrico, al fine di assicurarne la necessaria precisione; eccezion fatta per la determinazione colorimetrica del pH, i cui metodi sono sufficientemente precisi.

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5• TEMA. Relatori: gen. med. REIMMLER (Russia); ten. med. dentista CARYDis (Grecia); uff. dentista della riserva PoELSTRA (Olanda). ·i t

Gli sdentati negli eserciti. Definizione. Trattamento. ApparecChi di protesi. Utilizzazione militare degli sdentati in tempo di pace e ;n tempo di guerra.

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r ") La perdita dei denti, parziale o totale, non è causa di esenzione dal servizio, se essa può essere efficacemente compensata con la protesi, prescindendo da ogni questione d'estetica. 2") Dal punto di vista militare è sdentato l'uomo il cui deficit funzionale della dentatura è suscettibile di conseguenze sullo stato generale e capace di diminuire l'idoneità al servizio. 3") Il trattamento di scelta fin dal tempo di pace è l 'apparecchio di protesi, quando sia indispensabile dal punto di vista funzionale, dop<? aver bonificata la cavità orale liberandola dai focolai settici d'origine dentaria. 4") In tempo di guerra gli apparecchi di protesi devono essere fatti e riparati nella zona delle armate e, in regola generale, non devono motivare sgombri sul territorio.


IX CONG RESSO INTERN AZIONALE D I ME DICINA E FARM ACIA MlLITARE

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6" TEMA. Relatori: ten. colonnello di ammin. DIONISI (Francia); col. med. AsDi.iL KADIR e magg. med. ZEKI URAL (Turchia).

Studio comparativo dell'approvvigionamento in viveri e dell'alimmtazione dei malati e dei feriti in tempo di pace e in tempo di guerra. x") E' impossibile standardizzare le razioni alimentari, ma è assai desiderabile raggrupparle in categorie. 2") L 'alimentazione dei malati e feriti deve beneficiare dei progressi della scienza e delle ricerche di fisiologia alimentare, dando un largo posto agli alimenti protettivi. 3") Occorre profittare di ogni moderno perfezionamento nell'arredamento delle cucine e dei refettori; utilizzare cucine a gas o a elettricità, speciali forni per fritture, mescolatori; servirsi di apparecchi frigoriferi per la conservazione delle derrate. 4") Creare, se è necessario, delle scuole per cucinieri, sì da affidare la preparazione degli alimenti esclusivamente a persone di mestiere. Organizzare negli ospedali dei servizi. di dietetica che per la loro precisione permet-

tano di somministrare ad alcune categorie di malati l'alimentazione speciale che loro conviene.

s•) Sorvegliare la preparazione e la presentazione delle vivande, che devono essere gradevoli al gusto dei malati.

Temi di relazione per il X Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Stati Uniti - J939) c Paesi rdatori. I) Organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario nelle spedizioni coloniali (Italia -Stati Uniti). 2) La previsione delle perdite in tempo di guerra e relativi metodi di calcolo (Germania- Stati Uniti). 3) Procedimenti pratici d'anestesia e d'analgesia nella chirurgia di guerra (Brasile - Stati Un iti). 4) Organizzazione e funzionamento del Servizio chimico- farmaceutico militare (Argentina- Cecoslovacchia). 5) Trattamento d 'urgenza c primi apparecchi nelle fratture di guerra de1 mascellari (Francia - Stati Uniti). 6) Specializzazione tecnica degli ufficiali di amministrazione del Servizio sanitario (Messico - Stati Uniti) .

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LEZIONI E CONfERENZE OSPEDALE MILITARE DI TORINO.

GLI ADDOMINALI DI GUERRA Conferenza del Prof. Ottorino Uffteduui, Diretttore della Clinica Chirurgica ddla R. Università di Torino, ng li ufficiali m edici dd Presidio miJitare, raccolta dal primo capitano medico PASQUALE GAGLIARDI.

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Il problema terapeutico degli addominali di guerra lza sempt·e richiamato irz modo speciale, per la sua gravità e per la sua importa1zza, l'attenzione dei chirurghi, i quali dalle esperienze delle ultime guerre hanno tratto utili ammaestramenti per modificare vecchi criteri di terapia. All'itzizio della guerra mondiale i chirurghi erano dominati nei rigum·di dei feriti addominali da un errore di visuale e da u1z fallace ottimismo, ambedue basati su.i dati statistici delle guerre precedenti (guerra anglo-boera, guerra russo-giapponese, guerra italo-turca, guerra balcanica). L'errore d i visuale era dovuto al fatto che dei feriti addominali la maggior parte moriva sul campo e solt-anto una percentuale minima, sulla quale si faceva110 le osservazioni, giungeva alle formazioni sanitarie arretrate per le opportune cure; ii fallace ott;mismo derivava da molteplici fattori, quali zl carattere di minore gravità delle ferite d'a. d. f. constatato nelle guerre precedenti, per la prevalenza di ferite da proiettili incamiciati di fucile sulle ferite da proiettili d'artiglieria (rispettivamente 90% e 10%), la forttmata guarigione di ferite addominali penetranti con lesioni dell'intestùzo per il prolasso della mucosa che chiudeva la soluzione di contùzuo intestinale o per l'azione protettiva di uti lembo di epipioon, la spontanea guarigione senza complicanz e di ferite dell'ipocondrio destro con lesioni superficiali e facilmente ripm·abili del paretzchima epatico (così detti colpi felicz). Si era perciò creata la convinzione che il miglior trattamento dei feriti addominali fosse il trattamento astemiottista . Ma ben presto, dopo pochi mesi dall'ùzizio della guerra europea, si riconobbe l'errore di tale ottimismo, poichè una prima statistica dello Stato Maggiore tedesco potè dimostrare come su 100 feriti addominàli si aveva l'altissima percentuale del 90 %, di mortalità. Di questo 90 1Yc, il 70% moriva sul campo, l'altro 20"{, moriva 1lelle formazioTJi sanitarie avanzate e solo il I O';{, giungeva alle formazioni sanitarie arretrate (ospedali di rirùerva), ove si aveva mzcora utz 2';0 di mortalità per complicanze tardive. Fu così che nell'aprile del 1915 a Bruxelles si tenne dai chirurghi tede.rchi un 1 ° Congresso, ove contro la tendenza conservativa, già propug nata da v. Bergmann e Kuttner ai Congre.rsi del 1906 e del 1913 e soste11ttta da


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Korte, ebbe favore per merito di Schmiedetz la tendenza interventista, basata sopratutto sull'esperienza dei prim'i mesi di guerra. Da taLe esperienza era derivato il giusto concetto che l'intervento precoce eseguito in formazioni sanitarie avanzate ed attrezzate diminuisse notevolmente l'alta percentuale di mortalità dei feriti addominali. Nella guerra europea la frequenza delle ferite addominali, benchè la parete anteriore deltaddome rappresenti il 3° o il 4° di tutta la superficie corporea, è stata rappresentata rispetto a tutte le aLtre ferite da tma percentuale del 4,3 'J{, secondo una statistica tedesca, del 4,5 % seco11do una statistica francese e del 3,7 ':{, secondo una statistica american,r, mentre l'u,8 'X. dei caduti sono morti per ferite dell'addome e del bacino. Tale apparente contrasto fra l'estesa superficie della parete addominale e il numero relativamente pircolo dei feriti addominali si spiega coo la di.. versa posizione del combattente all'atto del ferimento (posiziotJe di fiatu:o, posizione frontale, posizione prona, ecc.). Le ferite addominali d'arma da fuoco possono essere classificate in: - ferite della parete non penetranti; - ferite del peritoneo penetranti; - ferite penetranti degli organi parenchimatosi; - ferite penetranti del canale gastro-enterico; - ferite perforanti a canale completo; - ferite a fondo cieco con ritenzione del proiettile; - ferite tangenziali. Vi sono ancora le cosidette ferite fortunate del Kiittner, attraversanti l'addome senza che diano luogo a lesioni dei visceri (1 su 30, 5,4 ?t{, de/le ferite addominali secondo Etzderlen). Di queste ultime ferite sono più frequenti le ferite che si verificano nell'asse frotltafe, rare le ferite nelf'asse trasversale. Le condizioni di gravità variano a seconda dello stato dell'individuo (meno gravi le ferite negl'individui grassi, meno gravi le ferite che si verificano negli individui con anse vuote e afflosciate al momento del ferimento). Sono da ricordare in fìtu le ferite d'arma da fuoco retro ed extraperùoneali che ledo·n o i pÙceri non completamente rivestiti di peritoneo (colon , duodeno, pancreas, rmi, segmenti della ve!cÙ.:a urinaria ripiena, ecc.). La frequenza delle lesioni dei singoli orgatJi presenta percentuali diverse. L'intestt'no è leso con una percentuale del 60,9 cy,, di cui il tenue con la percentuale del 45 '){,, il fegato con la percentuale del 16,1 ~:~, lo stomaco con la percentuale del 7,3 %, il rene con la stessa percentuale del 7,3 %, ;t mesentere e i vasi sono lesi nella percentuale del 5 'ì•'• , la milza nella percentuale del 2,7 °{, , il pancreas nella percentuale del 0,4 °/., . La gravità delle ferite varia a secotJda della qualità e della forza viva del proiettile. Sono meno gravi le ferite da proiettile incamiciato di fucile, quando naturalmente la ferita si verifica per proiettili partiti da una dùta11za 110n inferiore ai 400 m., al di fuori cioè della zor1a entro la quale possono


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verificarsi ferite co12 fenomeni di scoppio. !11 tali condizioni le ferite dànno perforazioni nette; tuttavia nelle ferite de!l' ioteJtina la speranza che U1J tappo di mucosa chiuda la perforazione è eventualità rara e priva di valore pratico. Anche la chiusura delia ferita da parte dell' epiploon è eventualità rara e sulla quale tl011 si può contare. Le ferite da proiettile di artiglieria sono più gravi ed, oltre a provocare Lesioni più importanti della parete addominale, dànno squarci, sezioni complete dell'intestino, disinserzione del mesentere. La gravità inoltre varia in relazione al segmento del tratto gastroenterico interessato. Così le lesioni del tenue sono più frequenti e più gravi, poichè - data la lunghezza dell'intestino e la disposizione delle anse nella cavità addomÌ1lale - il proiettile può provocare perforazioni multiple (fino a 8-ro-12 perforaziont) e il contenuto più fluido dell'intestino tenue si versa più facilmente nel peritoneo . Le lesioni del colon sono gravi per la maggiore setticità del contenuto; tuttavia la mortalità è minore, in relazione. alla maggiore consistenza del contenuto e a/la minore facilità di versamento peritoneale, per cui più facilmente si stabiliscono peritoniti saccate. Da questo punto di vista le ferite del colon sinistrO e de/ sigma SOnO metlO gravi de/le corrispondetllÌ del co/011 destro, in quanto il contenuto del primo è costituito da feci già formate e e il contenuto del secondo è costituito da feci più fluide, che più facilmente si versano nel peritoneo. Le ferite dello stomaco sono meno gravi di quelle dell'int.estino, soprgUttto perchè il suo conte11uto è molto meno settico. Così pure le ferite degli organi parenchimatosi, quando non sono lesi vasi importanti e quando si producono senza fenomeni di fcoppio, possono guarire facilmente. Le ferite dfJ proiettili di artiglieria possono a volte determina1·e ampi squarci della parete addominale con prolasso dell'intestino e maggiore facilità d'inquinamento da parte del peritoneo. Qualche volta lo squarcio dd!a parete può essere così ampio da 1·appresentare una controindicazione all'intervetzto per mancanza di stoffa che possa chiudere la breccia addominale. E però le ferite da proiettili d'artiglieria sono più gravi da questo punto di vista, oltre ad essere gravi per le loro peculiari caratteristiche dovute alla forma dell'agente vulnerante, alla ricchezza di germi che si trovatJO sulla sua superficie e che vanno ad inquinare ?a capità peritoneale. Sono da rico,·dare ancora fra le lesioni addominali di guerra: le ferite da punta e da punta e taglio, dovute a colpi di baionetta, di coltello, di pugnale, più rare rispetto alle ferite d'arma da fuoco, e i traumi chiusi contusivi, dovuti a spolette, a proiettili interi d'artiglieria o scheggie con ·scarsa forza viva che possono ledere gli organi Ì11terni senza ledere le pareti addominali. Questi traumi chiusi contu.rivi sono uguali 11el loro meccanismo palogenetico a quelli che si verificano nella comune pratica di pace per l'azione di frane, sterri, passaggio di veicoli sull'addome, ecc..


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La sintomatologia delle ferite addominali è dominata da due ordini di fatti, i caratteri del tragitto della ferita e lo stato dell'ammalato. Il tragitto della ferùa può indurre tuttavia in en·ore, perchè anche congiungendo con tma linea ideale i fori d'entrata e d'uscita del proiettile non si può con sicurezza stabilire quali lesioni debbano esser.si verificate a carico degli organi interni, dipe1ldendo la lunghezza e la direzi01ze del tragitto dallo stato delle pareti al momento del trauma, dalla posizione del roggetto, dallo stato dei visceri addominali. Comunque molte volte dall'esame dei fori d' etJtrata e d'uscita del proiettile si può ricostruire il tragitto e si deve tener presente che le ferite trasversali sono sempre più gravi delle ferite anteraposteriori. L'indagine sull'ammalato fa rilevare sintomi generali e sintomi locali. Fra i sintomi generali è da ricordare anzitutto lo stato di shock che segue alle ferite addominali. Lo shock è dovuto alla intensa stimo/azione dei ricchi p/essi nervosi dell'addome, si manifesta con un polso piccolo, frequente, ipoteso. La faccia del ferito è una faccia ansiosa da tJOn confondere con la jacies abdominalis, la quale è indice già di fatti peritonitici e non può quindi esistere subito dopo il trauma. Di cattivo pronostico nelle prime ore è il cosidetto decorso incrociato dd polso e della temperatura, per cui con un polso piccolo e frequente di I.!o-140 battiti si ha una temperatura normale o subnormale. Tale decorso ? frequentissimo nelle ferite del tem-1-e; mentre nelle ferite del colon prima che si stabiliscano fatti peritoneali la temperatura può essere alta per fenomeni d'assorbimento del contenuto settico dell'intestino. Esiste inoltre utuJ tensione e contrattura di difesa della parete addominale e un respiro a tipo coJtale. Vi è spesso un meteorismo, non dovuto alla distensione delle anse intestinali, come si verifica nel meteorismo della peritonite, ma dovuto alla penetrazione nella cavità peritonale dalla soluzione di co·n tinuo dell'intestino di aria e gas libero, per cui si ha la scomparsa dell'aia epatica. Quest'ultimo segno è della massima importanza e det/essere metodicamente ricercato. Il dolore o è assente o è appena accetmato: fa anzi contrasto il benessere subbiettivo dell'ammalato, che non si lamenta e dice di sentirsi bene, con lo stato del polso e della temperatura di prognosi decisamente infausta. Il versamento peritoneale è poco evidente o tutt'al più può essere rilevato qualche volta con la percussione delle parti più declivi dell'addome o con l'esplorazione retta/e, che mette in mostra il Douglas pieno. Vi è a volte nelle prime ore singhiozzo, dovuto ad una lesione del diaframma, e vomito. Il vomito iniziale con sangue ~ quasi sempre sintomo di lesione dello stomaco, ma esso si verifica nelle prime ore in 1/3 circa dei casi di ferite dell'intestino e in una metà dei casi di ferite del fegato. Possono esservi infine i segni di emorragia interna. Per la diagnosi giova la ricerca dei sitttomi descritti. Qualche volta può esservi la fuoriuscita di materie fecali dalla ferita; e ciò naturalmevte


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GLI :\DDOMINALI DI GUERRA

elimina ogni dubbio diagnostico. Un utile sussidio diagnostico è rappresentato dal cateterismo, che serpe ad escludere o accertare lesioni dell'apparecchio urinario. La prognosi degli addominali di guerra è sempre molto riservata, in determinati casi decisamente infausta. La morte è dovuta in primo luogo a periJonite. Da una statistica recente di Schmieden si è osservato che su 134 casi di feriti addominali morti per peritonite: 21 52

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E veniamo ora a parlare del trattamento. La cura degli addominali di guerra è chirurgica, come del t·esto è chirurgica la cura degli addominali di pace. Il trattamento chirurgico tuttavia è subordinato in guerra, oltre che all'accertamento precoce della diagnosi, alla possibilità di curare tali ferià nelle primissime ore succes.àve al trauma. Naturalme11te tale possibilità è in fuuzione dell' organizzazio1ze del Servizio sanitario e delle caratteristiche della guerra, guerra di posizione e guerra di movimento. Nel primo caso è possibile attrezzare formazioni chirurgiche molto avanzate (nuclei chù·urgici, ambulanze chirurgiche), le quali possano sopratutto agire su quell'alta percentuale del 70 0), di feriti addominali, che muoiono sul campo e per la gravità delle lesioni, e per mancanza di protzto soccorso chirurgico. Nella guerra di movimento il prublema organizzativo è pir~ grave, dati anche gli spostamenti rapidi di grandi masse di uomini nella guerra modema, che ha portato <ld una larga motonzzazione dei mezzi di offesa; e va n"solto con la rapidità sopratutto dei mezzi di trasporto (trasporto aereo). Di tale mezzo si è fatto anche uso sia pure limitatamente, nella recente guerra itala-etiopica. Accet·tata la ·diagnosi, l'indicazione operatoria è netta e non ammette indttgi. Bisogna viucere anzitutto lo stato di shock. Ut1a volta si diceva che lo shock controindicava l'intervento; oggi invece f!Ì è un assolutismo più raz ionale: bisogna vincere lo shock e operare subito specialmente se lo stato di shock coesiste con l'emorragia, nel qual caso vi è utz'indicazi012e di urgenza. Per vincere lo shock abbiamo due mezzi: fleboclisi, eventualmente adrenalinizzate, e trasfusione di sangue. Per quest'ultima noi siamo fautori della trasfusione di sangue puro, che presenta evidenti vantaggi sulla tr(J.Sfusione di sangue citratato. Tuttavia nelle speàali contingenze della guerra di movimento può essere necessario /'uso di sangue conservato, non essendo sempre facile avere in ogni caso pronti i donatori di sangue. Vit1to lo shock bisogna operare: 1) quando vi è emorragia; 2) quando vi è pro/asso dell'intestino; 3) quando è certa la perforazione dell'intestino; 4) quando la perforazione intesthzale è soltatJto probabile;


GLI ADDOMINALI DI GUERRA

5) quando vi sono squarci della parete addominale da proiettili di artiglieria;

6) quando vi è lesione della vescica. Vinto lo shock è consentita un'attesa di I o 2 ore, che ci potrà illuminare sulla condotta da tenere in seguito, soltanto in uno dei seguenti casi: a) quando la diagnosi è incerta; b) quando si tratta di lesioni del diaframma o dell'ipocondrio , e senza sintomi di emorragia; c) quando vi è ferita antera-posteriore da proiettile di fucile senza aziotJe di scoppio; d) quando si tratta di utJ trauma contusi(lo chiuso. Controindicazione assoluta all'intervento è rappresentata dal cattivo stato generale del paziente, per cui si presume che l'intervento non può assolutamente mutare la sorte del ferito . Ed è bene ricordare al proposito che fra gli addominali il chirurgo di guerra deve sapere fare una cemita: abbandonare ai loro destino i più gravi e operare gli altri che si suppone- per lo stato generale e per l'entità delle lesioni -- possa1to trarre giovamento dall'intervento. Così pure la controindicazione all'intervento è data dalla gravità delle bioni, come ad esempio gli e1tormi squarci della parete addominale da proiettili d'artiglieria o le graui lesioni collaterali di altre regioni del corpo o di altri organi. E finalmente l'interpento può es.<ere contrOÌ1Jdicato o da mancanza di sufficienti mezzi tecnici o da necessità strategiche, che in una guerra di movimento hanno naturalmente la prevalenza su tutte le altt·e necessità. Per la tecnica dell'intervento accennerò di sfuggita ad alcuni particolari. lA laparotomia mediana è la più indicata, come quella che dà una luce ampia e permette di praticare una revisione completa dell'intestifJO. Insisto su questa revisione completa, sia pure rapida, per evitare che sfuggano all' osservazione delle lesioni perforanti dell'intestino, tenendo presente che molte volte tali lesioni sono in tutta vicinanza dell'inserzione mesenteriale e possowJ quindi essere nascoste alla vista. .. Se si tratta di una perforazione unica basterà l'affondamento a borsa di tabacco, se si tratta di perforazioni multiple vicine può essere indicata la resezione del segmento intestir1ale che presenta le perforazioni. Quando è consentita l'attesa nelle circostanze indicate, la cura conser(lativa (Murphy) consisterà nel riposo, nella posizione semiseduta, 11ella rettoclisi, nella somministrazione di preparati di oppio. Per .finire accennerò ancora ad alcune complicanze tardive degli ad. dominali. Anzittttto vi può essere la peritonite tardiva, la quale sopravviene a distanza di IO, 20 30 giorni dal trauma per tma perforazione di tm segmento del tubo gastro-enterico, dovuta a necrosi della parete, successiva all'effetto c01ztusivo del trauma. Vi può essere inoltre l'ascesso peritoneale


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tardivo, più facile a verificarsi nelle ferite del colon e per il quale è indicata la semplice apertura della sacca peritotJeale, come negli ascem· di origitJe appendicolare. Per lo stesso meccanismo che dà luogo ad una perforazione tardiva e a una peritonite, può stabilirsi una fistola intestinale o utJ ano preternaturale. Sono a11che da ric01·dare i casi di occlusione intestinale dovuta a briglie cicatriziali ed aderenze formatesi per fatti di peritonite circoscritta. I proiettili ittcuneati possono dar luogo a disturbi e indicare l'intervento. Bisogt1a tener presente tuttavia che la camera di attrizione nella quale è cotJtenuto il proiettile è ricca di germi allo stato di latenza; e qttindi le manovre operatorie possono esaltare la loro t:irulenza e dar luogo all'imorgenza di fatti s.uppurativi. Deriva da ciò la necessità di vagliare caso per caso l'indicazione precisa dell'intervento, di cui i t-ischi debbono essere cmztrobilanciati dai vantaggi che l'intervento stesso può apportare. Vi sono ancora le emorragie tardive che possono complicare il decorso post-operatorio degli addominali. Si tratta in questi casi o dell'usura di un.a scheggia di proiettile ritenuta, che lede la parete di tm vaso, o della colliquazione di un trombo settico che dà luogo ad emorragia. E infine ricordo le ernie posi-traumatiche e post -laparotomiche e le lesioni del diaframma, le quali ultime possono dar luogo a quel quadro di trasposizione di visceri addominali nella cavità toracica, denominata << eeventratio diaframmatico », o ernia diaframmatico di origine traumatica.

OSPEDALE MILlTARE DI BOLOGNA.

IMPORTi\NZA DELLA RADIOLOGIA PER SCOPRIRE EVAiUTARE LE ANOMALIE E LE MALFORMAZIONI OSSEE CONGENITE Conferenza del Prof. Gian Giuseppe Palmlerl, Incaricato dell'inscg~mcnto della Radiologia nella R. Università c Dirigente Tecnico Radiologo dell'Istituto del Radio di Bologna, agli ufficiali medici del Presidio, raccolta dal maggiore medico U MBERTO CoMELLI.

E' cotz viva gratitudine che ho riceputo ed accettato l'invito n"voltomi dalla DireziotJe di Sanità Militare del Corpo d'Armata di Bologna per intrattenermi coi Colleghi carissimi, con Maestri e Allievi del Corpo Sanitario Militare, in questo Ospedale, a cui mi lega1zo cari ricordi del servizio prestato in comunione spirituale, mentre mi è gradito che il mio primo Aiuto di Glittica abbia l'i11carico della Direziotle del Gabinetto Radiologico di questo Ospedale, Direzione ch'io stesso ho tenuto negli anni 1919-1920.

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IMPORTANZA DELLA RADIOLOGIA PER SCOPRIRE E VALUTARE ECC.

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Ho scelto per tema di questa Conferenza un argomento che reputo di grande importanza per i medici civili, ma anche e soprattutto per i medici militari, per il suo carattere peculiare come questione che interessa tanto dal punto di vista clinico, quanto da quello ìnfortunistico e medico-Legale. Tale argomento si riferisce all'importanza che ha la radiologia per scoprire e vaLutare le anomalie, le malformazioni ossee congenite. Tale studio dimostra l'alta p~centuale di questi errori dell'impulso evolutivo, di queste varietà nell'ambito dì quella che è la jluttuaziotze 11ormale, cioè nell'ambito della costituzione intesa nel senso della Setto/a costituzionalistica di De Giovanni, Viola, Pwde. Tali anomalie erano note già agli anatomici, tanto che il Vesalio ha lasciato descritto il sacro costituito da sei anzichè da cinque elementi (latebrali, ciò che per noi costituisce quella varietà nota col nome di sacralizzazione del V metamero lombare. Dal punto di vista storico e morfologico ci troviamo di fronte a peculiarità di forme, a difetti di differenziazione nei punti di passaggio fra un segmento vertebrale e l'altro, come, ad es., nel caso dell'ultima vertebra dorrole che tende ad assumere la forma di quelle lombari, ecc.. Ed è noto il valore della sacralizzazione della V lombare, che non rappmwta solo una curiosità scientifica, ma si accompagna non di rado con 11na sindrome dolorosa a carattere sciatalgico, costituendo quella sindrome descritta nel 1916 dai Berto/otti, che va appunto .conosciuta cot nome dell'lllustre Maestro. Da queste cotldizioni si vede adunque come debba essere ritenr~to importante il fatto che da una condizione normale con una varietà anatomica ri passa nel campo patologico e che, dal punto di vista pratico, si esce dal campo costituzionalistico per entrare nel campo cli11ico. Lo Shinz n· è occupato di stabilire il rapporto fra le malformazioni ossee e stato patologico giungendo ad una conclusiorze pratica, in base .alla quale ronsidera essere campo patologico, ossia clinico, quando l'anomalia comincia a dare origine a disturbi funzionali. Così ad esempio si può notare una fo;sa claveare piena in caso di costa cerpicale sopranumeraria, oppure un ~ppiattimento della normale lordosi lombare in caso di mancata differen ziaoÌone del V metamero, ma è il fenomeno algico che si accompagna al fatto anomalo che ci porta nel campo della patologia. Considerato sotto questo aspetto, il problema resta lumeggiato dal punto di vista anatomo- radiologico e clinico; consideriamolo ora dal punto di vista patologico. Se ci re11diamo co11to del problema pq.togenetico, possic1mo risolvere la questione medico-legale in cui il medico civile ed il medico militare possono trovarsi d'accordo per la valutazione pratica.

ln un numero non piccolo di casi queste anomalie sono cons;derate ereditarie nel senso della genetica mendeliana. 2 -

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IMPORTANZA DELLA RADJOLCX;IA PER SCOPRIRE E VAL UTARE ECC.

Per certi AA. l'anomalia rientra nell'ambito delle costituzioni : si tratterebbe di soggetti che preJentano variazioni nel campo della specie; altri invece considerano il fattore endocrino, tossico ( alcoolismo), ùzfettivo ( luettco). Il problema patogenetico considera il perchè e come dal campo costituzio?Jale e cioè da una pariazione morfologica si passa ad una sindrome dolorosa, patologica. La costa cervicale sopranumeraria determina .una forma algica accompagnata tlon di rado da altre manifestazioni, d'ordine trofico, come nella malattia di Raynaud; ma in generale è una sindrome soltanto o pritzcipalmente dolorosa. A questo proposito bisogna tetJer presente che mentre il fattore costituzionale è congenito - emùpondilo, sacralizzazione - la sindrome clinica mvece è tardiva: talvolta tardiva di parecchi anni. Non è sempre duratzte ii periodo della ossificazione che si producono i dolori ma persùzo all'età di 50 o 6o am1i. Tale sitJdrome tardiva dolorosa associata alla malformazione può insorgere in seguito a trauma. Ma non è sempre il trauma che determina questo stato patologico. In una donna di 30 anni affetta da sciataigia con sacralizzazione emilaterale il dolore era contt·olaterale; la sciatalgia scoppiò dopo che, in rapporto al suo mestiere di lava,Jdaia, aveva tenuto per un certo tempo i piedi nell'acqua fredda. In questo caso la causa reumatizzarzte non è dubbia ed ha determinato una sindrome dolorosa. A proposito dei trauma rimane il fatto che in seguito a traumatismo può scoppiare una sit1drome dolorosa senza lesione ossea dimostrabile nella sede di una anomalia: una sciatalgia traumatica non è infrequente quand() eJiste una sacralizzazione. La silldromc dolorosa, si è detto, è data dal fatto che le radici nervose dovendo impegnarsi per forami ristretti dalla anomalia coJtituzionale possono essere sottoposte ad un stiramento, ad una compressione in seguito a trauma. Nel campo speciale della sacralizzazione il Bet·tolotti già nel 1916-1918 accennava che le alterazioni morfologìche rappresentano una locus minorts resistentiae all'agente traumatico, facilitando la presenza di alterazioni artritic!Je a carico delle neoartrosì anomale. Questi fatti osservati e consùl erati dal clinico radiologo sono stati ripresi da Puttt e Scaglietti 11e/ 1931- 1952 con studi praticati in serie su numeroso materiale ven.uto al tavolo anatomico. Ora la scuola del Putti ha dimostrato clze nei forami intervertebrali anomali le radici 11ervose passano molto bene senza dar luogo a fatti di .ftiramet1to o compressione, mentre in molti casi ad una determinata età si sviluppano sui forami di passaggio delle formaziotli osteofitiche, che rappre.-entano processi di artrosi e artriti apofi.iarie.


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In definitiva il Putti conferma e C(Jnsidera il fattore artritico (artrosico) e artralgtco: Ì1l altre parole in questi casi non si tratta di neuriti,ma di lesioni ossee nel senso di lesioni articoLari, che posso11o svilupparsi in seguito a traumatismij a fattori reumatizzanti o diatesi neuroartritiche. Perciò la presenza di anomalie osteo-articolari in presenza di una sindrome doLorosa impone di conseguenza anche il problema articolare. Stando così le cose, dobbiamo tener presente che noi siamo dei bioLogi, quùzdi il problema meccanico deve essere completato dallo studio di esso recando il concetto biologico. Per Caiot l'artrosi deformarzte dell'anca è di origine congenJta, net .remo delia alterazione del cotile, della testa femorale e deLla incongruenza articolare; manca qui il concetto biologico. Il Viola è partito da una osservazione acutissima ed è giunto a conclusioni diverse. Già il Busi apeva dimostrato che in molti casi inviati per lo studio radiologico dell'apparato urinario (es. calcoloSI) si riscontrava come reperto accidentale la presenza di qualche anomalia scheletrica lombare. Da questa constatazione passò all'ipotesi che l'anomalia vertebra/e dovesse svelare utz vizio morfologico più complesso a carico delle vie urinarie (Ptosi renale, inginocchiamento dell' uretere, ecc.). Il Maiuoldi e successivamente il Passati hanno dimostrato che u11 certo numero di soggetti portatori di alterazioni morfologiche, quali la sacralizzazwne, presentavano spesJo associate a queste dismorfie scheletriche, anomalie dell'apparato urina rio. Il Viola come accennavo, accogliendo questi fatti emise la segue1lte rpotesi: La malformazione ossea è la spia visibile delle condizioni a110tomiche anomale del metamero o dei vari metameri corrùpondenti, come pure della anomalia funzionale che risale alt' ontogenesi ed alia filogenesi nel senso familiare. In altre pm·ole utz soggetto portatore di uua /abilità metamerica dovuta ai vizio costituzionale presenta un focus minoris resistentiae, non solo come fatto meccanico, ma anche come fatto biologico, per cui questo soggetto lza in quella sede uua particolare recettività morbosa agli agenti traumatici, fisici e tossi-infettivi. Ora ci troviamo qui di fronte a malattie, da comprendersi tra quelle che, secondo Viola e Martiu r, sono da comiderarsi di natura costituzionale, Ùz quanto un agente morbigeno ba11ale trova nella malformazione ossea, attestante l'arresto o l'esagera'GÌ(Jne dell'impulso evolutivo, il terreno propizto per provocarvi uno stato morbcso. Nel campo medico-legale ùzfortunistico, u11 individuo cl~e in seguito a traurnatùmo liepe prese11ta tma sindrome sciatalgica e nel q(f({le l' eJame radiologico dimostra una sacralizzazione è indennizzabile. Infatti prima del trauma, pur persistendo l'anomalia ossea, lo stesso Ì11dividuo p~teva a~itualmente attendere al proprio lavoro clze ha dovuto interrompere rn segmto ai fatto accidentale violento determinato dall'infortunio.


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IMPORTANZA DELLA RADIOLOGIA PER SCOPRIRE E VALUTARE ECC.

Passando alla dimostrazione dei radiogrammi di alcune anomalie relativamente rare, ai limiti del 11ormale, mentre poss0110 essere cotzfuse con fatti di natura traumatica, l'O. rileva come importante sia la constatazione che queste malformazioni ossee non solamente si verificano nelle vertebre di passaggio, ma anche ne-i metameri intermedi. Così dimostra un caso di abnorme sviluppo dell'apofisi traversa della 3.. e 4~ emivertebra destra, articolate fra loro per tm processo di sacralizzazione, ed itwltre l'irzgrossamento fusiforme del processo trasverto con articolazione e differenziazione del nucleo dell'apofisi trasversa, che potrebbe essere interpretata ad un esame superficiale come frattura.

OSPEDALE MILlTARE DI CHIETI.

UN NUOVO METODO D.I SORPRESA PER LE AMBLIOPIE SIMULATE

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Conferenza del Prof. Giulio Co:zoli, Docente di Clinica oculistica, agli ufficiali medici del Presidio militare.

Nel lungo periodo della mia pratica professionale quale perito medicolegale, fiduciario di Istituti Assicuratori ed anche come Ufficiale MedicoOculista, avendo dovuto ricorrere ai tanti metodi per scoprire le simulazioni, ho potuto in certo qual modo sceverare le prove più semplici ed eminentemente pratiche da quelle che, per essere complesse e piuttosto lunghe 11ella esecuzione, retzdono il soggetto indocile all'esame. Poichè negli accertamenti della potenzralità visiva è necessario - a mio modo di vedere - tenere in debito conto il fattore sorpresa, che impotze, per attuarlo, grande brevità di tempo. A tal uopo, e per ottenere dei rùultati più precisi e rapidi, non bisogna esser mai soli nell'esame, ma farsi coadiuvare da utz i1ltelligente cooperatore: l'assistente. In questo modo l'osservatore non perde mai il controllo degli occhi dell'esaminando, il quale - come spesso avviene negli ùzdividui intelligenti e bene addestrati - può chiudere momentaneamente uno degli occhi e controllare quale sia quello in prova, obbligando in tal caso il medico a sospendere, per prudenza, l'esperimento. Sebbene da taluni sia stata consigliata l'applicazione di un blefarostato ad ambo i lati, pure devo dichiarare che 11011 mi son mai avvalso di u11 tal metodo, che i11asprisce l'animo dell'esaminando e prolunga la ricerca dell'accertamento i11 utzo stato antipatico di diffidenza e di resistenza . Meglio è, invece, cambiare subito la prova con una delle tante a nostra disposizio11e.

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UN NUOVO METODO DI SORPRESA PER LE AMBLIOPIE SIMULATE

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l n generale, prima di iniziare un qualsiasi controllo fu?Jzionale, accertatomi se l'individuo ha bisogno di correggere eventuali vizi di refrazione, io p:ovo uno dei mezzi di sorpresa più comu11i. Più frequentemente mi son ser11tto : Della prova del Baroffio: lente di + r o diottrie all'occhio sano, lente neutra o correttiva all'occhio supposto cieco. Se tinditiduo chiude alternativamente gti occhi per controllare il metodo in esame, io mi pongo subtto dinan.z i a lui, tra i suoi occhi c gli ottotipi; lo ammo11isco cortesemente e passo ad altri metodi. Della prova del Jakson : vetro semplice innanz i all'occhio supposto amaurotico; due lenti cilindriche di eguaL grado e segno contrario all'occhiO sano. Appena iL soggetto comincia a leggere, imprimo a ma insaputa un giro di 90 gradi al cilindro, escludendo quest'occhio dalla visione. La lettura dei righi degli ottotipi, evidCTJtemetzte, avviene con L'occhio alligato amaurotico. Della prova di Sncllen: ottotipi a Lettere rosse e verdi, alternate. Vetro rosso all'occhio sano. Leggendo Le lettere verdi, l'esaminando lo fa con l' occhio supposto ambliopico. Della prova dello specchio: in caso che l'individuo leggesse qualche rigo degli ottotipi, ad es. il f, il /,a luce diffusa, con L'occhio ambliopico, io lo faccio entrare in camera scura, lo pongo di spalla agli ottotipi illuminati a luce elettrica, e di fronte allo specchio, alla dùtanza di 5 metri. Se negli ottotipi riflessi nello specchio, e che si trovano. quindi ad una distanza doppia, egli legge il ]" e il 5" rigo, vuoi dire che iL soggetto aveva rispettivamente 6 / 10 O 10/ 10 di VÌSUS. Poco uso ho fatto della prova coi prismi dei Gracfe, a mezzo dell'apparecclzio del Baudry, poichè è soltanto indiziaria; di quelle del Baldanza, a mezzo della cassetta ottometrica a somiglianza degli ordinari stcreoscopi, e dell'altra del Magnani, coi prismi uniti per i vertici, perchè sono un po' lurlghe. La prova del Santamaria, col prisma ad a11golo retto, e quella del Trombetta, coll'attometro di .Scheiner-Parent, basate sulla produzione della diplopia, sono ingegnose, ma tutt'altro che rapide e semplici, come pure quella coll'apparecchio del Vagliasindi, e l'altra coi diploscopi del Remy e del Tarducci, alle quali ho ricorso in casi di particolare resistenza agli accertamenti. Nella continzione formatqmi dalle mie e!perienze che il principale fattore dell'accert:1mento della simulazione dell'ambliopia sia la sorpreJa, sorw riuscito a trovare un metodo che, fondandosi su di essa, è semplice, rapido ed alla portata anche del medico generico, che spesso è chiamato a rilasciare certificati ai propri clienti. Eccone la descrizione: Metto il soggetto da esaminare ai prescritti 5 metri di fronte agli ottotipi, presso ai quali deve stare un assiste11tt- per richiamare l'atten zione del soggetto, mentre l'esaminatore in vigila gli occhi del pazie11te. All'inJaputa di questi, io preparo la montatura delle !enti con un vetro smerigliato e con


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UN N UOVO METODO DI SORPR ESA PER LE AMBLI OPiE SIMULATE

un disco di ovatta e garza dalla parte dell'occhio sano. Applico la montatura. L'individuo dice di non vedere. Lo invito allor·a a guardare con tutti e due gli occhi, e 1zello stesso tempo tolgo il disco di ovatta e garza di sotto alla lente smerigliata. L'individuo legge gli ottotipi, e precisamente il numero dei righi possibili, credetJdo di vedae anche con l'occhio sano; in pece egli vede solo con l'occhio ambliopico, poichè la montatura dalla parte dell'occhio sa11o è coperta ancora dalla lente smerigliata. L'esaminando è stato ingannato dal disco di ovatta che è stato tolto ed ha creduto di vedere con i due occhi. Devo qui dichiarare di aver fatto sempre uso degli ottotipi della R. Clinica Oettlistica di Roma, nei quali, come negli ottotipi internazionali, il visus è espresso in decìmi, e perchè in questi non si passa, come in quelli di De Wecker e di Snelle1t, con troppa rapidità negli ultimi righi. Ho potuto col mio metodo accertare non solo ln simulazione, ma anche la precisa potenzialità visiva di parecchi simul1tori. Il metodo non è applicabile, come altri, ai monoculi, nei quali l' accertamento della simulazione è sempre u11 problema arduo e che esula dai fini della presente nota.

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LAVORI

ORIGINALI

DIREZIONE GENERALE DELLA SANITA' MILITARE.

RESOCONTO STATISTICO DELL' ATTMTÀ CHIRURGICA OPERATORIA NEGLI STABILIMENTI SANITARI MILITARI DEL REGNO DURANTE IL 1936 Dott. Alfredo Corsi, maggiore medico

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Le operazioni chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari del Regno durante il 1936 sono riunite nella Tabella A, che segue, secondo la sede anatomica, la natura de Il 'intervento e l 'esito, nella Tabella B secondo gli stabilimenti sanitari. Nella Tabella A, in un gruppo affatto distinto, sono riuniti gl'interventi di minore rilievo, dei quali si è avuta notizia, in tutto I 1.784, eseguiti in numero maggiore negli ospedali di Roma (1.238), Napoli (r. 191), Torino (1.II7) e Bologna (1.109). Più frequenti furono le incisioni di ascessi superficiali (3-771) e le riduzioni incruente di frattura (1.920), quindi le suture di ferite cutanee (1.360) e le punture evacuative (1.253). Le operazioni chirurgiche di maggiore importanza elencate nella Tabella A furono 6.5u, mentre nel quadriennio 1930-33 furono, in media, 5·433, nel 1934 5.o6r e nel 1935 5·757· Si avverte, però, che, contrariamente agli anni precedenti, sono stati compresi nel gruppo dei minori interventi le incisioni di ascessi tonsillari e peritonsillari (314), le ablazioni di calazi (182), le gal vano-cauterizzazioni (I 53) e le miringotomie (75): in tutto 724 interventi, che dovrebbero essere aggiunti ai 6.5II considerati per valutare con maggiore esattezza di quanto fu superiore l'attività chirurgica esplicata nel 1936. Comunque, anche portando a 7.235 il numero delle operazioni di maggiore importanza, l'aumento, in confronto degli anni precedenti, non è certam ente in rapporto con l'aumento ben maggiore della forza alle armi. V ~lgono in proposito le considerazioni fatte nel precedente resoconto statiSt_lco_ (v. 9uesto Giornale: 1936, fase. VII): l'aum ento della forza fu dato dai r_\Ch\a~a.tJ , ~er i quali le imperfezioni e i difetti fisici erano già stati, durante ù serv~zto dt leva, causa di interventi operatori o di eliminazione, e d'altra \)~rte m parecchi casi un intervento non indispensabile non sarebbe stato giu~t\hc.ato nelle speciali condizioni del momento. . ~nche gueste operazioni furono eseguite in maggior numero n eli'ospetla\e dt Roma (1.023), quindi in quelli di Torino (718), Caserta (532) e Bo\ogna (426), Napoli (373), Milano (~61) e Udine (347).


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RESOCONTO STATISTICO DELL"AlTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Gl'interventi più numerosi caddero sull'addome, 3.2Io; quelli sul bacino, organi pelvici e perineo furono I .587, sulla testa 902, sugli arti 6or, sul torace 115 e sul collo 96. Più dettagliatamente, g l'interventi sull'addome sono così suddivisi: 1.6II sulla parete anteriore, 1.542 sulla cavità addominale e organi intrape· ritoneali, 5.7 sulla parete latero-posteriore e organi retroperitoneali. Le ernie operate furono complessivamente 1.566 (1.083 nel I935, r.279 nel 1934, 1.294 nel 1933, 1.408 nel 1932, 1.265 nel I93I, 1.339. nel 1930), delle quali 1.472 inguinaJi o inguino-scrotali (110 bilaterali, 50 accompagnate da varicocele, 12 da idrocele, 3 da cisti del funicolo, 15 da ectopia del testicolo, I da lesione del testicolo, complicazioni contemporaneamente operate), 33 crurali, 6 ombelicali, 55 della linea alba. Delle inguinali erano strozzate IO, delle crurali I, e in tutte e undici l'intervento ebbe es.ito felice, mentre per quelle non strozzate si ebbero, per complicazioni sopraggiunte, 5 decessi. 0.32 % (4 in operati di ernia inguinale, 0,27 %, e I di ernia crurale, 3,03%). Degl'interventi nella cavità addominale 1.416 riguardano l'appendice, così suddivisi: 337 appendicectomie per appendicite acuta, con 23 decessi, 6,82 %; 1.060 per appendicite subacuta, recidivante o cronica, con 5 decessi, 0,47 %; 2 con cecopessia; I con colecistectomia; r6 incisioni di ascesso appendicolare e di flemmone della fossa iliaca, con I decesso, 6,25 % : la mortalità complessiva in tutti questi interventi fu di 2,05 %. Negli anni precedenti gl'interventi per l'appendice furono: 4I5 con 9 morti (2,17 %) nel 1930, 6o2 con IO morti (1,66 %) nel 1931, 822 con 15 morti (1,82 %) nel 1932, 99I con 17 morti (1,72 %) nel 1933, 904 con 13 morti (1,44 %) nel 1934, I.IOI con 3I morti (2,82 %) nel 1935· Per ulcere, lesioni traumatiche e altre affezioni morbose del tubo digerente addominale e annessi gl'interventi furono 126, con 28 decessi, 22,22 '?io, raggiungendosi in questo gruppo la più alta mortalità. Nel terzo gruppo degl'interventi sull'addome sono comprese 47 lombotomie, delle quali 18 per vuotamento di raccolte ematiche o purulente, con 4 decessi, I I per nefrectomia, 9 per pielotomia, 6 per scapsulamento del rene, 2 per nefropessia , I per ureterotomia: mortalità 8,51 %. Le operazioni sul bacino riguardano: 33 lo scheletro e parti molli; 8. l'uretere pelvico, la vescica urinaria e la prostata; 826 il retto e il perineo poste· riore, con 5.75 escissioni e cauterizzazioni di noduli emorroidari e 165 spaccamenti di fistole anali; 720 il peri neo anteriore, l'uretra e i genitali, con 303 circoncisioni e 240 flebectomje o legature del plesso venoso anteriore per varicocele. Si ebbero 2 decessi per flemmone pelvico e pelvico-addomino-scro· tale da infiltrazione urinosa e I per metastasi polmonare di tumore del testicolo sinjstro, circa un mese dopo l'emicastrazione con asportazione dd deferente' e di tutti i gangli inguino-lombari aggredibili. Gl'interventi sulla testa sono distinti in quelli sul cranio, 7 riguardanti le parti molli e 242 il cranio osseo e suo contenuto, e in quelli sulla faccia,

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RESOCONTO STATISTICO DELL' ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

593

28 riguardanti le parti molli, 1 I le ossa mas<:ellari, 188 la cavità orbitale, i] globo oculare e annessi, 12 l'orecchio, 157 il naso, le cavità annesse e il cinofaringe, 256 la lingua, il cavo orale e l'orofaringe e 1 le glandole salivari. Tra quelli sul cranio si segnalano 218 interventi per mastoidite e propriamente 199 mastoidotomie, con 5 decessi, 2,51 %, 13 operazioni radicali, con 1 decesso,

7,f>9 %, 3 operazioni radicali con legatura della giugulare interna e apertura del seno sigmoide e 3 operazioni radicali conservative: mortalità comples.siva 2,75 %. Nel 1930 si ebbero per la stessa infermità 148 interventi con 4 morti (2,70 %), nel 1931 142 con 2 morti (I,4I %), nel 1932 170 con 5 morti (2,94 %), nel 1933 149 con 4 morti (2,68 %), nel 1934 155. con 13 morti (8,39 %), nel 1935 256 con 14 morti (5,47 %). Furono inoltre eseguite 20 cranioresezioni o regolarizzazìoni di focolai di frattura, con 6 decessi, e I cranioresezione per ascesso cerebrale, con esito letale. Negl'interventi sulla faccia, tra i quali sì segnalano 231 spezzettamenti tonsillari e tonsillotomie, si ebbero 2 decessi, l 'uno in un militare con necrosi del palato duro e sinusite del mascellare sinistro, operato di raschiamento del palato e apertura dello sfenoide, l'altro in un militare, che figura tra gli operati di discissione di cataratta traumatica, ricoverato per frattura esposta della regione temporale sinistra e ferite penetranti in entrambi gli occhi con cataratta traumatica da scoppio prematuro di mina.

Gl'interventi sugli arti furono richiesti in buona parte da lesioni traumatiche, che in 8 furono letali. Altri 2 decessi si ebbero per osteomielite e I per flemmone gassoso del braccio di destra, che si era esteso alle regioni laterocervicale e pettorale dello stesso lato. Delle II5 operazioni sul torace 23 riguardano le parti molli e la glandola mammaria, 92 la gabbia toracica e il suo contenuto. Tra queste ultime si segnalano 62 resezioni costali per empiema, pjopneumotorace e seno fistoloso, con 9 decessi; 2 per ascesso polmonare, con I decesso; I per ascesso pararenale, con esito letale; 2 pleurotomie intercostali per ascesso polmonare, con I decesso; 8 inçjsioni transpleurodiaframmatiche di ascesso epatico, con 3 decessi. Negl'interventi sul collo, laringe e trachea sì ebbero 3 decessi, dei quali uno per flemmone profondo del collo, uno per ascesso dello spazio circoglosso epiglottico e il terzo per cancro laringeo, che aveva resa necessaria la tracheotomia. Riepilogando: molte operazioni furono richieste da lesioni riportate durante il servizio, più nell'attività ginnastica e nelle esercitazioni sciatorie, che non per violenza di quadrupedi, investimenti e altri accidenti. Molte altre, come si è visto, furono eseguite per rimuovere o attenuare imperfezioni fisiche o infermità preesistenti all'incorporamento, come le ernie, i varicoceli, le emorroidi. Altre, in numero egualmente rmlevante, furono eseguite per infermità insorte o, com'è il caso più frequente, aggravatesi durante il servizio militare, quali le appendiciti e le otiti complicatesi a mastoidite. Si segnalano,


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594

RE:;OCOI'TO STATIST!CO DELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

tra le altre cause che richiesero l 'i ntervento chirurgico, le neoformazioni benigne superficiali e profonde (circa 200), i tumori maligni (9), le ulcere gastroduodenali o loro esiti (64), l'echinococco (25, di cui 15 del fegato e IO del polmone). In 6.5rr interventi di maggiore importanza si ebbero u3 esiti infausti (1,74 %), dei quali si è g.ià fatto cenno partitamente, dovuti in grandissima parte alla gravità delle lesioni, pochissimi a complicazioni postoperatorie. Nella grande maggioranza dei casi l'esito fu felicissimo, venendo rimosse cause letali o menomanti l'integrità fisica. Si riassumono le segnalazioni più importanti fatte dai chirurghi capireparto nelle relazioni, con le quali hanno accompagnato gli elenchi degli interventi. OsPEDALE DI T ORINO.

Primo reparto di chirurgia: maggiore Bugliari. - Per quanto concerne il materiale è consigliala la confezione del catgut a secco in bustine, invece di quella attuale su asticelle di vetro a punte aguzze in tubetti, non scevra di inconvenienti. Secondo reparto di chirurgia: tenente Bogetti. - Di grande vantaggio è stata la cura postoperatoria degli empiemi metapneumonici con medicamenti locali all'olio di fegato di merluzzo: introduzione nella cavità, dopo 4-5 giorni dali 'intervento, di una emulsione, quindi, nell'assenza di riaJzi termici, applicazione della pasta fino a stipare completamente la cavità. Con tale mezzo, un operato di costotomia per empiema metapneumonico (fuoriuscirono circa cinque litri di pus), venne dimesso perfettamente guarito dopo soli 34 giorni di degenza. · Si accenna anche ad una sindrome appendicolare in colpiti da influenza durante l'ultima epidemia.

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OsPEDALE DI GENOVA.

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Reparto di chirurgia: maggiore Imperiale. - E' segnalato iJ caso di un alpino, ferito in combattimento in Etiopia con ritenzione di proiettile nel lobo parietale di destra. Durante la licenza di convalescenza il paziente cominciò ad avere crisi convulsive e notò perdita di pus attraverso un fine tramite fistoloso. In un primo tempo si praticò il vuotamento di un ascesso stabilitosi nel lobo parietale, successivamente si procedette all'asportazione dd proiettile, un pezzo di piombo, a contorni estremamente irregolari, del peso di gr. 14, situato assai profondamente nel lobo parietale stesso. Scomparsa dell'epilessia iacksoniana e no'tevolissimo miglioramento dell'emiparesi sinistra. OsPEDALE m MrLAl\O.

Primo reparto di chirurgia : maggiore Malice. - E' messo in rilievo un caso di ernia, che per contenuto aveva l 'appendice infiammat<l e si accompagnava a ectopia del testicolo: appendicectomia e orchipessia .


RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVJT,\ CH IR liRG ICA OPER.\TORIA ECC.

595

Reparto otorinolaringoiatrico: ten. col. prof. Tenaglia. -

Sono stati constatati gli ottimi pregi (efficacia e durata dell'anestesia) della pantocaina per iniezione sottocutanea e sottomucosa e per applicazione w lle mucose. OsPEDALE DI BoLZANO.

Reparto di chirurgia : t<·nente Sparano. -

Sono segnalati pregi d egli strum enti costruiti in acciaio inossidabile.

grandi

ll\"FERMERIA PRESIDIARIA DI TRENTO.

Reparto di chirurgia : dott. Bresadola. - Nella chirurgia di urgmza c negli atti operativi di breve durata si è dimostr:tto di impiego utile, pratico e vantaggioso l'Eunarcon, per via endovenosa, dando una narcosi che per molti lati somiglia al sonno fisiologico. OsrEnALE

nr UDINE.

Reparto di chirurgia : maggiore Massimo. -

Da rilevare un caso di rorsionc del funicolo con avanzata asfissia del testicolo, determinatasi dopo una veloce corsa in operato d'ernia congenita circa sei anni prima: con l'intervento, completato dall'orchipessia, si potette conservare l'organo. OsPEDALE DI GoR IZIA.

Reparto di chirurgia : primo capitano Lista. -

Si sono ottenuti risultati \'eramente sorprendenti dall'applicazione d ella pasta di LOhr, all'olio di fegato di merluzzo, nelle osteomieliti, ferite infette, paterecci sottocutanei e tendinei, adeniti suppurate. OsPEDALE DI TRIESTE.

Reparto di chirurgia : ten. col. Adinolfi. -

Nelle appendiciti acute complicate con peritonite è stato adoperato con ottimo risultato il siero antiperitonitico << Sev » per irrorazione durante l'intervento e per iniezione endomuscolare nello stesso giorno dell'intervento e in quelli successivi. Nei casi di ascessi epatici è stato somministrato n ei giorni successivi all'intervento preparato di fegato (Eparema I.R.I.). Reparto otorinolaringoiatrico : primo capitano Montini. - In un solo caso di mastoidotomia fu adoperata l'anestesia generale, pcrchè vi era estrinsecazione sottoperiostale; negli altri rispose compiutamente l'anestesia locale con la pantocaina all'x "/oo, c.he si dimostrò di azione più pronta, più profonda c più duratura che non la novocaina. In un caso, che dovette essere rioperato, perchè la mastoide era tornata molto dolente, si trovarono altre cellule rimaste incsplorate al primo intervento e un manicotto di granulazioni fungose intorno al seno sigmoide, che furono asportate; in un altro caso si giunse durante l'atto operativo a un ascesso epidurale, che fu vuotato: in tutti e due esito in guarigione.


596

RESOCONTO STA·nsTJCO DELL'ATIIVITÀ CH IR URGICA OPERATORJA ECC.

Due casi di sinusite cronica fronto-etmoido-mascellare furono operati in tre tempi, con guarigione per primam e risultato estetico eccellente: 1) rascruamento dell 'etmoide previa asportazione del turbinato medio; 2) operazione radicale di Ogston- Luc per il seno frontal e; 3) operazione radicale di Caldwell - Luc per il seno mascellare. OsPEDALE m

BoLOGNA.

E' segnalata l'alta percentuale delle appendiciti acute gravissime, giunte al tavolo operatorio con fatti peritonitici già avanzati, da attribuire, più che al tenore di vita e al tipo di alimentazione dei militari, al fatto che si tratta di giovani forti e sani, spesso dediti prima del servizio militare a rudi lavori manuali, che non dànno di solito soverchia importanza al primo dolore addominale e spesso lo curano di propria iniziativa con forti purganti, senza consultare il sanitario. Tra gli altri casi importanti, si rileva il distacco di tutto il blocco dei mascellari superiori in un ufficiale caduto dall'aeroplano, ridotto e contenuto con apparecchio craniofacciale, con ottimo risultato estetico e funzionale. Poichè se ne fa cenno anche in altre relazioni, riportiamo: « • • • sarebbe opportuno, che l'assistente assegnato al reparto fosse già indirizzato alla cura di ammalati chirurgici e l'assegnazione avesse carattere di assoluta continuità. Questo perchè l'attività operatoria, cioè la più importante e la più preoccupante di un reparto chirurgico, può essere opportunamente esplicata solo se vi è perfetto affiatamento tra i vari componenti il servizio chirurgico, affiatamento che si stabilisce soltanto dopo parecchi mesi di bvoro assieme ».

Reparto di chirurgia: maggiore prof. Nigrisoli. -

OsPEDALE DI PADOVA.

Reparto di chirurgia: maggiore Calzavara. -

Sono dettagliatamente esposte le cure pre e postoperatorìe, specialmente negl 'interventi per ulcere gastriche e duodenali, allo scopo di evitare le complicanze broncopolmonari: nella preparazione all 'intervento digitale e canfora per regolare e rinforzare il sistema cardiovascolare, pulizia del cavo orale, disinfezione delle cavità nasali con olio gomenolato, ginnastica respiratoria; dopo l ' intervento autoemoterapia, olio canforato, ginnastica respiratoria, posizione semiseduta, rettoclisi glucosata e adrenalinata a gocce (di rado fu necessario il lavaggio gastrico, percbè di rado si ebbero ristagno ed emorragie in tra gastriche dopo l 'adOzione della sutura di Wolfl er). Nell'appendicite acuta fu sempre associata all'ablazione chirurgica dell'organo leso l'infusione in cavo peritoneale di siero antiperitonitico e, nei giorni successivi, l'iniezione dello stesso siero per via intramuscola re nei casi di m edia gravità, per via endovenosa nei casi più grav1. OsPEDALE m

LrvoRNO.

Reparto di chirurgia : maggiore Baronia. -

Si consiglia di rendere lo sparadrappo adesivo più robusto, confezionandolo ad esempio con tela di vela.


RESOCONTO STATISTICO DELL' ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

OsPEDALE m

597

RoMA.

Primo reparto di chirurgia: maggiore prof. Giacobbe. - I concetti informatori seguiti nel trattamento delle lesioni traumatiche degli arti (il re· parto è prevalentemente traumatologico) sono così riassunti : ristabilire la forma dell'osso ed evitare lo stabilirsi di accorciamenti muscolari e di tutte le alterazioni che possano compromettere la restaurazione della funzione dell'arto. L e norme della condotta operatoria sono state: a) esame radiografico, praticato immediatamente e ripetuto anche più volte durante il periodo di riparazione; b) riduzione immediata delle fratture. sottocutanee in anestesia locale mediante infiltrazione nel focolaio con soluzione di novocaina al 0,50 %; c) intervento immediato nelle &atture esposte: detersione meccanica, emostasi accurata, revisione e rcgolarizzazione dei monconi ossei, asportando soltanto le schegge decisamente condannate alla necrosi; d) contenzione con i vari sistemi di osteoestensione, tra i quali è da preferire il metodo di Kirschner (trazione diretta col filo), semplice e innocuo, oltre che efficace, purchè applicato a regola d 'arte e in anestesia locale; e). limitazione del trattamento cruento alle sole fratture della rotula t dell'olecrano e a qualche frattura articolare; {) nelle ferite - fratture del cranio iniezioni endovenose di urotropina, che esercita un'azione profilattica contro l'insorgenza della meningite e fino a un certo punto curativa; g) nelle sindromi di aumentata pressione endocranica consecutiva a lesioni traumatiche iniezioni endovenose saline ipertoniche e punture lombari. Si segnalano: - una contusione dell'addome da calcio di cavallo con ampia rottura sottocutanea della prima ansa digiunale (il paziente morì per peritonite generalizzata, già rilevata all'atto operativo); - una rottura sottocutanea multipla del fegato con cospicuo emoperitoneo (il paziente, sottoposto tempestivamente a intervento chirurgico, è guarito senza postumi apprezzabili); - un'ulcera peptica in soggetto operato parecchi anni prima di gastroenterostomia (s'intervenne con degastroenterostomosi, enterectomia dell'ansa digiunale portatrice dell'ulcera, anastomosi termino-terminale del digiuno e ampia resezione gastroduodenale: il decorso postoperatorio fu regolarissimo); - una voluminosa cisti da echinococco del polmone, operata in due tempi secondo il metodo Valdoni. Secondo 1·eparto di chirurgia: maggiore Guido. - Si dànno notizie delle nuove sale operatorie e di tutte le altre installazioni, che formano un complesso organico veramente efficiente e moderno, degno dell'ospedale militare della Capitale.


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598

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATfiVJT,\ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Si segnalano i brillanti risultati ottenuti col siero antiperitonitico della Casa Meister Lucius nei casi in cui si aveva ragione di temere iJ diffondersi di una peritonite iniziale o circoscritta; i buoni effetti, nelle forme settiche, specialmente se superficiali, della marconiterapia, che fa regredire il processo settico o ne migl iora sensibilmente l'andamento; l'utilità delle bende orlate di mussola specialmente nel drenaggio della cavità addominale e della toracica; la piena calma e il lungo sonno crepuscolare ottenuti con una o due iniezioni di DiJaudid-Scopolamina Knoll prima dell'anestesia locale. Reparto otorinolari.r1goiatrico: maggiore Ferrari. - Sono segnalati tre casi di otomastoidite cronica con tromboflebite del seno sigmoide, nei quali fu praticata l 'allacciatura delJa giugulare interna e l'apertura del seno. In uno di essi, con tromboflebite bilaterale, l'allacciatura di tutte e due le giugulari interne non diede disturbi di circolo a carico del cervello e l'esito fu in guarigiOne. CAMPO CLIMATICO MILITARE DI ANZIO (Operatore:

pnmo capitano Siniba/dz).

L 'intervento più frequente fu la frenicoxeresi per tubercolosi polmonare, esegui ta quando il pneumotorace non era praticabile o non dava garanzia di riuscita per esistenza di aderenze pleuriche, o quando vi erano lesioni cavitarie e ulccrosc con tendenza alla fibrosi e a decorso scarsamente evolutivo; in alcuni casi associata al pneumotorace, sia per completare il collasso polmonare, sia per dim~nuire il trauma inspiratorio, specialmente nelle forme con aderenze basali; efficace non solo nelle lesioni a localizzazione inferiore e basale, ma anche in quelle apicali e specie parailar1, se circoscritte da parenchima polmonare che dimostrava di conservare un buon grado di elasticità. L'interruzione di 6-8 centimetri fu sempre sufficiente per ottenere una paralisi compiuta e definitiva del l 'emidiaframma corrispondente. OsPEDALE DI

BARr.

Reparto di chirurgia: maggiore Cassitto. ·- Nelle algie traumatiche delle articolazioni si è ottenuta quasi sempre cessazione dei dolori e miglio... ramento dei movimenti e della deambulazione con l'infiltrazione novocainica dei tessuti periarticolari alla Leriche. Lo stesso metodo è stato adottato nelle fratture senza scomposizione di frammenti. Si segnalano .: - una cisti odontogena del mascellare superiore destro (apertura del seno mascellare, vuotamento di abbondante lìquame fetido e asportazione della mucosa di rivestimento della cavità. - Operatore : ten. col. lapoce); - un lungo diverticolo di Meckel, libero, riscontrato in un intervento per appendicite recidivante (fu escisso e il moncone affondato con doppia sutura sierosierosa). Reparto oftalmico: maggiore prof. Trerotoli. - Importante per la diagnosi, accertata con esame istologico, un caso di sarcoma delle palpebre di


RESOCONTO STATISTICO DELL' ATTIVITÀ Cl-ltRL:RG lCA O PERATORIA ECC.

599

sinistra : due noduli della grandezza di un grosso ecce, posti l 'uno di nncontro all'altro al terzo interno dei due bordi palpebrali. OsPEDALE DI NAPOLI.

Reparto di chirurgia : maggiore Squillacioti. - E' stata estesa la rachiancstesia alle operazioni sull'alto addome, usando la pcrcaina che, in confronto della stovaina, non causa mai ritenzione vescicale, è meno tossica e, se impiega un po' più di tempo ad agire, dà una anestesia di più lunga durata. Si fa precedere (mezz'ora prima) una iniezione di Efedrina Merch per ovviare alla caduta della pressione arteriosa. Negl'interventi, che si presume non debbano durare più di 15 minuti, ha ben risposto l'Evipan per iniezione endovenosa, che dà una narcosi istantanea, come un sonno calmo, con completa risoluzione muscolare. Nelle operazioni di appendicite acuta è stato usato il siero antiperitonitico Berhing per irrorazione della cavità peritooeale e per iniezione endovenosa; nei casi di peritonite è stato eli grande vantaggio il siero Coliperin. Operando sette ascessi epatici di origine amebica, si è tratta la convinzione che guariscono meglio quelli operati in secondo tempo, quando si sono circondati di una capsula limitante, anzichè quelli recenti. Per questo e perchè è possibile la guarigione anche senza intervento operatorio, deve essere prima espletata una intensa cura emetinica. OSPEDALE DI CASERTA.

Primo reparto di chirurgia: maggiore Musto. - Per il metodo di anestesia si confermano gli ottimi risultati della rachianestesia con la percaina e dell 'anestesia generale con l'iniezione endovenosa deli'Evipan sadico. Viene segnalata, tra gli altri interventi, una craniotomia in un ferito di guerra, che non presentava altro disturbo, che un gemizio purulento da tramite fistoloso esistente nel mezzo della cicatrice: all'intervento si constatò l'affondamento di diverse schegge ossee e la ritenzione di un proiettile deformato che non aveva leso la meninge. OsPEDALE DI CAGLI ARI.

Reparto di chirurgia : maggiore Mura. - E' da rilevare, per l'interesse anatomo-patologico, un caso di fistola tireo-glossa che originava dalla base della lingua e fuoriusciva a livello della quarta cartilagine tracheale, con due diverticoli originanti dal solco bronchiale inferiore : fu praticata la totale escissione dei tessuti, con guarigione perfetta.


6 00

RESOCONTO STATISTICO DELL"ATTIV1Ti\ CHfRURGlCA OPERATORIA EOC. TABELLA A. - El~nco

qua/itativo e numen"co d~g/i interventi. Numero ed esito degli imaventi

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

M. T.(•)

G.

CRAN I O

o) PARTI MOLLI: Ablazione di neoformazione benigna superficiale Asportazione di frammento di tumore del cuoio capelluto a scopo biopsico

Totale

6

-

6

l

-

I

7

-

7

2

-

2

-- - - - -

---- --

b) CRANIO OSSEO E SUO CONTENUTO: Svuotamento eli ascesso sottoperiosteo Regolarizzazionc di focolaio di frattura Cranìoresczione per frattura

Cranioresezione per asportazione di proiettile dalla zona petrosa

.

Cranioresezione per ascesso cerebrale Cranioresezione decompressiva per tumore Mastoidotomia (antroccllulotomia) Operazione radicale (vuotamento petto - mastoideo) Operazione radicale con legatura della giugulare interna e apertura del seno sigmoide Operazione radicale conservativa

T otal~

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ToTALE DEL GRUPPO

Il

5

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2

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3

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-

-

I I

I

-

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l

194

5

199

12

l

13

3 3

3 3

229

I3

242

236

13

249

FACC I A

2

a) PARTr MOLLI: Sutura e plastica di ferita l. c. alla guancia con parziale clisinserzionc del naso Incisione di nscesso profondo o flemmone Asportazione di fistola mentoniera Asportazione di cheloide fistolizzato Asportnzionc di cicatrice c plastica del viso Asportazione dì glandola paroridea (•) G = Guariti. M = Morti. T = Totale.

5 -

5

2

-

2

l

-

J

2

-

2

3

-

3

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RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

601

Segue: TABELLA. A. - El~nco qualitativo e numerico d~gli i7lterventi. Numero ed esito degli interv-enti SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

G.

M.

Il

-

Il

l

-

l

2

-

2

28 -

28

5

-

5

l

-

l

I

-

l

Asportazione di neoformazione benigna superficiale Escissione di angioma del labbro Asportazione di tumore misto della parotide

Totale

T.

b) OssA MASCE.L LARI: Rélschiamento della mandibola Scquestrectomia della mandibola Innesto osteoperiosteo per pseudoartrosi della mandibola Asportazione di cisti del mascellare Estirpazione di epulide Riduzione e relativa contenzione del distacco di rutto il blocco dci mascellari superiori Raschiamento del palato duro necrosato e apertura dello sfenoide

Touzle

l l

l

-

l

l

-

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-- ,_ - IO Il - - - - --

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c) CAviTÀ ORBITALE, GLOBO OCULARE E ANNESSI: Estirpazione di cisti dermoide del sopracciglio Asportazione di angioma cavernoso sopraciliare Ablazione di neoformazione benigna palpebrale Asportazione di sarcoma nodulare del bordo palpebrale inferiore e ricostituzione del bordo Blefaroplastica Sutura congiuntivale Plastica congiuntivale per scorrimento Ablazione di cisti, papilloma o granuloma congiuntivale . Operazione per simblcfaro Asportazione di pterigio Asportazione di pinguecola Incisione di ascesso o flemmone del sacco lagrimale Stricturotomia Dacrioc.isteétoinia futirpazione di cisti orbitaria

3 -

Giqrnak di medicina militare.

7 -

7

l

-

I

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-

T

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-

3 4

2

3 -

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5

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8 -

8

10

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IO

25

-

25

3 -

3

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602

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: T AllllLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero cd esito degli intcrvc:nti SEDE ASATOMICA E NATURA DELL'I NTERVENTO

G.

Tt notomia dci mm. retti per strabismo Tenotomia e avanzamento dci mm. retti per strabismo Sclcrectomia • Excntcratio J) del bulbo oculare Enucleazione dd bulbo oculare P.eracentesi corneale lridectomia . Estrazione lineare semplice di cataratta Discissione di cataratta traumatica

Totale

M.

5 3 7 IO t 6

6

-

4

-

2

T.

6 5 3 7 lo l

6 4 I

3 - - -l 187 r8 8 -- -- --

d) ORECCH IO : Plastica del padiglione Asportazione di neoformazione benigna del padigHone As portazione di polipi, cisti o granulazioni del condotto uditivo Asportazione di granulazioni della cassa .

Towle

I

-

l

2

-

2

8

-

8

-12 -

l 2

l

-

t

l

-

l

12

-

l 2

Sl!

-

58

29

-

5

-

29

l

--

l

e) NASO, CAVITÀ ANNESSE, RINO • FARINCE : Asportazione di cisti dermoide della radice dd naso ~mecchiotomia . Rcsezione di cresta o sprna del setto Settotomia sottomucosa Dc:corùeazionc di turbinati T urbinectomia Asportazione di neoformazione benigna del rino- faringe Etrnoidotomia Svuotamento CleJI'eunoide (cura radicale) O perazione radicale deJ seno frontale Trapanaz.ione dd seno mascellare O perazione radicale deJ seno masccllare (svuotamento)

Totale

4 -

J2

5

32 -1

2

-

2

2

-

2

3 s. -- -- - -8 '57 157 3


RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

603

Segue : T AB ELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero cd esito degli interventi SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'I NTERVENTO

G. J M T. --------------------------------------------------~-/) LINGUA, CAVO ORALE, ORO- FARINGE: -

Asportazione di fistola gengivale . Incisione di ascesso o flemmone faringeo Incisione o asportazione di ranu]a . Asportazione di neoformazione benigna Asportazione di epitelioma della lingua Spezzettamento dell'ugola Spezzettamento tonsillare e tonsillotomia Aspor tazione di adenoidi

l

2

2

5

5

2

Totale

-

-

2

2 '11

231

13

13

- - -- - 256

-

l

-

256

- - - - --

g) GLANDOLE SALIVARI: Asportazione di calcolo salivare della glandola sottolinguale TOTALE DEL GRUPPO

3

COLLO, LARINGE, TRACHEA Asportazione di cisti congenita . Asportazione di fistola tireo-glossa Incisione di ascesso profondo o flemmone Incisione di antrace della nuca Asportazion~ di neoformazione benigna superficiale Ecuclenione di nodi linfatici . Asportazione di rumore benigno profondo Asportazione di gozzo cistico e parenchimatoso Freni co- exeresi Asportazione di tumore benigno del laringe Tracheotomia T oTALI:: DEL GRUPPO

4

TORACE

3

J

2

z

20

2

22

3

3

2

2

9

9

2

2

18

18

23

23 9

9 2

- - - - - -3

- -- - 96 93

3

a) PARTI MOLLI, GLANDOLA MAMMARIA:

Incisione di ascesso profondo o flemmone Asportazione di fistola e sbrigliamcnto di tramite fistoloso

4

3

4 3


604

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATnV ITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: TABELLA A. - Ele11co qualitativo e numerico degli interventi. Numero ed esito degli int::rvcnti

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

G.

Asportazione di neoformazione benigna superficiale Asportazione di adenoma sottoascellarc Asportazione di lipoma . Asportazione di angioma cavernoso della parete . Estrazione di proiettile e di altro corpo estraneo Enucleazione di cisti con resez1one della mammella Asportazione completa della mammella

.

M. l T.

l

3 3

3

l

I

3

5 5 l -- --- - _, 2' 23 - -- - - - 2

2

l

I

l

Totale

l

b) GABBIA TORACICA E SUO CONTENUTO: Pleurotomia intereostale per ascesso polmonare Incisione transpleurodiaframmatica di ascesso subfrenico Incisione transpleurodiaframmarica di ascesso epatico di origine amebica Idem di orrgme non indicata Resezione costale per osteomielite e carie . Resezione costale per empiema, piopneumotorace e seno fistoloso Resezione costale per ascesso polmonare Resezione costale per echinococco polmonare Resezione costale per ascesso subfrenico di origine amebica . Resezione costale per ascesso pararenale

Totale T oTALF. DEL CRUPPo 5

ADDOME

l I

2 l t

1

21

4

6

l

1

I

2

53

9

62

l

l

2

4

ro

-

4

-

I

o

2 -- - 15 i7 92 --= 100

2

l

l

- - 15 ITS

a) PARETE AI)DOMINALE ANTERIORE, ERNIE: Estirpazione di cicatrice Incisione dj flemmone della parete Asportazione dj neoformazione benigna superficiale Plastica parietale per laparocele postoperatorio Occlusione di fistola p:orietalc postoperatoria Ampia escissione di can-.ro della parere e plastica Asportazione di angioma cavernoso della regiOne ipogastrica Cura radicale di ernia inguin:lle c inguino-scrotalc .

l

-

l

-

6

-

26

-

l

l

6

l

26

s

5 l

-

l

-

1377

l

l

4

l J8


RESOCO~TO STATISTICO DELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA O PER ATO RIA ECC.

605

Segue : TABELLA A. - Elenco qualitativo e rmmerico degli interventi. Nu mero ed esito deg li int-:n •cm i SEDE ANATOMICA E NATURA DELL't NT ERVE!"TO

M.

G.

T.

- Cura radicale di ernta inguinale e varicocele Cura radicale di erma inguinale e idrocele Cura radicale di ernia inguinale e cisti del funicolo Cura radicale di erma inguinale e orchipessia Cura radicale di ernia inguinale e orchiectomia Cura radicale di ernta crurale Cura radicale di ern•a ombelicale Cura radicale di ernia della linea alba 1 Cura radicale di ernra inguinale strozzata !Cura radicale di erma crurale strozzata Cura radicale di idrocele comunicante bilaterale (Bassini)

Totllle

so 12 31-

so

15

-

15

l

-

I

32

-

32

CAVITÀ ADDOMI)'.;ALE,

ORGANI

INTRAPERITONEALI

3

s

l

6

55 -

55

IO

IO

l

4

-

-

l

4

-- -- - 16o6

=

b)

P2

5 161 I --

--

(TUBO DIGERENTE

AI>DOMINALE .E ANNESSI): l

lLaparatomia esplorativa

. . . . . . Laparatomia per contusione addominale . 1 ' Laparatomia e sutura gastrica o intestinale per f. a. f. Laparatomia per emorragia interna da degenerazione tumorale dci mesentere con perforazione intc:stinale Laparatomia e viscerolisi Laparatomia per occlusione intestinale Laparatomia per peritonite acuta diffusa da rottura di ascesso epatico di origine amebica Idem da cause non indicate Laparatomia per peritonite tbc. Laparatomia per tubercolosi di ghiandole lomboaortiche Laparatomia per ascesso pararenale Laparatomia per ascesso retrocolico sottoepatico 1SutUia di ulcera gastrica, pilorica o duodenale Gastrectomia per ulcera Duodenogastrectomia per ulcera Duodenosfinterectomia anteriore alla I udd Resczione di tratto dell' epiploon a scopo istologico m linfocitoma \ intestinale . l

4

3 2

2

4

3

3

4 -

4 2

3

2

7

s

2

9 7

l

2

2

4

2

6

2

l

3 8

7


606

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITÀ CHIRURG ICA OPERATORIA ECC.

Segue : TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero ed esito degli inter.•e1ù SEDE ANATOMICA E NATURA OELL'INTJ::RVENTO

G.

M.

Resezione di ansa ileale con anastomosi termino-terminale 4 Operazione di Witrey per stenosi esofagea . Resezione alla Polya per ulcera duodenale . Resezione sub-totale alla Polya per carcinoma gastrico Gastroenterostomia anteriore Gastroenterostomia posteriore 28 Degastroenterostomizzazione e anastomosi termino-terminale alla Polya Appendicectomia per appendicite acuta . 3f4 Appendicectomia per appendicite subacura, recidivante o cronica 1055 Appendicectomia e cecopessia 2 Appendico- colecistectomia Incisione di ascesso appendicolare e di flemmone della fossa iliaca 15 Laparotomia per sutura del fegato . Epatotomia per ascesso o cisti da echinococco 6 Colecistectomia 3 Colecistoduodenectomia

l

Totale

c)

PARETE

LATERO- POSTERIORE,

ORGANI

RETRO- PERil'ONEALI

l T. 5

l

14

3

31 I

337 5 to6o

23

-

2

16 2

3 6 3

57 1542

---- ---- (RENE,

BACINETTO, URETERE ADDOMINALE):

Estrazione di corpo estraneo dalla regione lombare . Asportazione di fistola e di scheggia metallica . Asportazione di angioma dorso-lombare . Asportazione di voluminosa cisti della regione vertebrale Lombotomia .esplorativa Lombotomia per vuotamenro di raccolta ematica o purulenta perirenale Ureterotomia per asportazione di calcolo Nefropessia Scapsulamcnto dd rene Pielotomia Nefrectomia

Totale TOTALE DEL CRt:PPO

2

-

2

l

4

4 2

-

2

14

4

18

2

--

2

6

6

9

9

Il

Il

4 53 57 ------- - -- -

· 3144

66

J2IO


RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVIT;\ C HIRL' RGICA OPERATORI A ECC. Segue: TABELLA

607

A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero ~d esito degl i interventi

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'I NTERVENTO

G.

6

M.

T.

BACINO, ORGANI PELVICI, PERI NEO

a) PARETI DEL BACI NO (sCtlELETRO E PARTI MOLLI): Incisione di ascessi profondi e ~i flemmoni . Asportazjone di fistola ischi<Koccigea . Asportazione di cisti dermoide sacr<Koccigea Scucchiaiamento del pube per ostcomiclite .

3

Totale

21

21

8

8

33 -

33

2

-

2

l

-

2

-

2

2

-

2

8 -

8

=== b) URETERE PELVICO, VESCICA URINARIA, PROSTATA: Incision e di flemmone della prostata . Asportazione per via transperi neale di calcolo prostatico . Litotripsia per calcolo vescicale . Cistotomia soprapubica Ureterotomia pelvica per calcolo

Totale

:=..-;;==

c) RETTO E PERJNEO POSTERIORE :

A!'portazione di proiettile dalla regione perianale I ncisione di ascesso perianale Incisione di ascesso o flemmone del cavo ischio-rettale . Cura di ragadi anali Spaccamento di fistola ischio-rettale Spaccamento di fistola anale Ablazione di papillomi anali . Ablazione di polipi del retto Riduzione cruenta di prolasso del retto Escissione e cauterizzazione di noduli emorroidali Cura radicale delle emorroidi alla Whitehead .

l

15

15

20

20

35

35

3 165

3 r6s

l

-

l l

l

-

l

5 575 5 Totale

l

5 ?75

5


J

t.

608

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERAl

Segue : T ABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli i

l

l l

• !'

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERV ENTO

L '

l

'J

1

t

d) PERI NEO ANTERIORE, URETRA, GENITALI :

.•

Incisione di ascesso o flemmone pcrinealc Incisione di flemmone pelvico e pclvico-addomino-scrotale da infilt zione urinosa Incisione di ascesso periuretrale Incisione di flemmone dell'asta Obliterazione di fistola uretrale . Escissione di condilomi giganti e cisti dell'asta Uretrotomia esterna Uretrotomia interna Perineotomia e uretrorrafia Plastica dello scroto Resezione dello scroto per varicocele Flebectomia per varicocele Legatura del plesso venoso anteriore e sospensiOne del testicolo 1 varicoccle . . . . . Estirpazione di cisti del funicolo e dell'epididimo . Asportazione di fibrocondroma del fu nicolo e dell'epididismo Eversione della vaginale per idrocele . Resezione della vaginale per ematocele Epididimectomia Orchipessia Sinorchipt:ssia alla Wit:.:d Orchiotomia Orchiectomia Plastica del prepuzio Amputazione dell'asta e vuotamento delle regioni inguinali per e telioma Circoncisione

4

t '

t.

r t

1 •

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i

l

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T otale

t.

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't.:'

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j,

! l•

"

T OTALE DEL GRUPPO

7 l t

ARTI Estirpazione di cicatrice Innesto dermo-cpidermico alla Thiersch


RESOCONTO STATISTICO DELL ' ATI'IVITÀ CH IRURGICA OPERATORIA ECC.

609

Segue: TABELLA A .• Elenco qualùativo e numuico degli interventi. Numero cd esito degli interventi SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

Asportazione di dita soprannumerarie Plastica per sindattilia Interventi vari per dita a martello . Estrazione di corpo estraneo dalle parti molli Estirpazione di tramite fistoloso Incisione di ascesso profondo o flemmone . Asportazione radicale di unghia incarnata . Ablazione di neoformazione benigna superficiale

5

5

7

7

3

3

24

24

2

ss

-

2 I

59

33

33

5

5

Asportazione di tumore benigno profondo .

14

14

Riduzione cruenta di ernia muscolare Asportazione di nodulo di miosite ossificante Sbriglìamento di tendini Asportazione di calcificazioni tendinee T C"norrafia Tenoplastica Estirpazione di cisti tendo-sinòviale (ganglio) Estirpazione di igroma e borsite . Legatura dell'a. cubitale Legatura dell'a. radiale U:gatura dell'a. femorale Allacciatura di aneurisma anero-venoso della femorale per f. a. f. Estirpazione di aneurisma Safenectomia per variCI Enucleazione di glandole inguino-crurali Neurorrafia . Simpaticectomia perinervosa dello sciatico Simpaticectomia perivasale Capsulorrafìa Artrotomia per idartro Artrotomia per piartro . Artrotomia per estrazione di corpi mobili endoarticolari e (ram· menti ossei Artrotomia per lesione dei menischi e meniscectomia Artrotomia per ipertrofia cronica del legamento adiposo Artrotomia per ricostruzione del legamento crociato del ginocchio

4

4

2 -

2

2

-

2

l

-

I

12

I2

9

9

20

20

20

20

2 I

-

l

-

I

-

2 I

3 27 19

3

27 19 3 3 6

3 3

2

2

2

6

-

2

3

3

6 31

6

3f

I

-

l

-


IO

RESOCONTO STATISTICO DELL"ATIIVITÀ CH IRURGICA OPER ATORIA ECC.

Segue: TABELLA A. - Elenco qua/itativo ~ num~rico d~gli intt:rvmti. Numero cd esito degli interventi SEDE ANATOMICA E NATt:RA DELL'INTERVENTO

Plastica della tibia Ablazione di esostosi Hegolarizzazione di callo osseo deforme Osteotomia per osteomielite Ostcotomia per trocantcritc specifica Raschiamento osseo, sequestrectomia, ecc. Osteotomia per alluce valgo Asportazione di cisti ossea . Asportazione di osteoma e osteocondroma Riduzione cruenta di frattura Scheggectomia e regolarizzazione di focolaio di frattura esposta Regolarizzazione d i moncone d'amputazione Osteosintesi della clavicola Osteosintesi dell'omero Osteosimesi dell'olectano Osteosintesi del radio Osteosintesi dell'ul n a Osteosintesi dd femore Osteosintcsi della rotula Osteosintesi della tibia Applicazione di filo di Kirschner Applicazione di chiodo di lmez (>(T frattura completa della gamba Resezione dd terzo superiore dell'omero per fra ttura patologica Asportazione dell'epicondilo interno dell'omero Resezione del capitello del radio Asportazione dell'uncinato Asportazione del semilunare . Resezione della tibia e del perone Resezione Jel ginocchio per anch ilosi ossea Asportazione del mallcolo pcroniero per lussazione esposta dell'articolazione tibio-tarsica Astragalectomia Disarticolazione di dita e falan gi Disarticolazione di meta tarso Amputazione dd braccio

J

1l

li

2

2

7 I

2

-

45 l

9 45

-

l

7 8

7 8

5

5

22

22

IO

IO

J

-

J

3 2

3

-

2 I

2

3

IO

IO

2

-

2

12

1

12

-

l

1o

IO

1

-

l

1

-

l

1

-

l

1

-

l

I

3

3

40

40

4

4 l

-

--..~-

l


RESOCONTO STATISTICO DELL' ATTIVITÀ CH IRURG ICA OPERAT O RI A ECC.

6r I

Segue: TABELLA A. - El~nco qualitativo t: numerico degli interventi. N u rnno -;:d csitn degli interventi SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO

G.

Amputazione dell'avambraccio Amputazione di dita e falangi Amputazione della coscia Amputazione della gamba Am putazione del piede

2

M.

2

-

IS

5

ToTALE DEL c Ru r ro TOTALE CENE RAtE

.

T.

15

5

IO

4

4

2

3

590

Il

6 01

- --- - -- ---

INTERVENTI DI MINORE RILIEVO Nurncro

Sutura di ferita cutanea Incisione di piccola raccolta purulenta superficiale Incisione di ascesso odontogeno e fistola dentaria I ncisione di ascesso tonsillarc e peritonsillare Incisione di ascesso freddo inquinato Gal vano- cauterizzazioni vane Miringotomia Puntura evacuativa Estrazione di corpo estraneo sottocutaneo Estraz ione semplice di corpo estraneo congiuntivale o corneale Estrazione semplice di corpo estraneo dal condotto uditivo Estraz ione di corpo estraneo fari ngo- esofageo Ablazione di calazio Ablazione di piccola neoformazione e cisti superficiale Estirpazione semplice di unghia incarnata Riduzione incruenta di frattura Riduzione incruenta di lussazione Apparecchi gessati, corsetti, busti

1360 377 1

ss 3 14

8

153 75

1253 202

43; 247 16 J8l

6 13

002 19 20 1()2

383

T otale

11784

l

(


6 12

RESOCONTO STATISTICO OELL'ATilVITA CHIRURGICA OPE. TABELLA

S E DE

.. .. 8.~ K~ t.:

.,

v ·-•

.,

.."' ·-g "; . -~ ;; ..,, .., :; .., c

A l' ATOMICA

0 ro é)Z o].( èì( Q.•

CRAN!O n) Parti molli

. ..

b) Cranio 01no ~ suo contenuto

l

-

-

- -

63

-

3

FACCIA

.

c 1 Cavltl orbiule, a lobo ocu lare e anneaal

- . 3 - 22 - - -

d) O recchio

-

a) l'arti molli

l

b) Ou a mucellari

.

. -

- - 68 - - - 36

•l l' aao, ca ntl an nesa e-, rino-farinae f ) Lioaua, cavo oral~. oro-farinae

-

.

1) G landol e aalivari

. .

8

CoLLO, LARINGE, TRACIUA

.

l

.

T OR.'IQ:

- - l 8 5

a) Parti mol li, alandola mammaria b) Gobbi a toracica e ouo contenuto , ADDOME

a) Par~~ addominale anteriore, e.r;nie

128

-

b) Cavitl addominale, orpni intraperiton eali .

184

-

2

-

c) Parete late rcrpootuiore, o rpni re1Toperiton~all

- 3

- -

DAMNO, ORGANI PELVICI, PEIIINEO

- - - - - 59 l 83 6 48 13 l -- -- - IO- l -- -- --

a) Pareti de l bacino b) U retere pelvico, v escica urinaria, pr01111 a c) Retto e perineo posteriore

ti) Perineo anteriort>. ur ~ tra, emitali ARTI

T otale

l ntuveoti di minore rilievo

.

718

19

lll7 307

92 221


613

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC. l li

=

ptr stabilimenti sanitari. STABILIMENTI

SA:-IITARI

l

l

l

1~ ~ -3 1: -1 ~6 1: - s ~ ~< ~ ~ ~o ~ ~ l ~ l

3

-

4

2

2

7

2 6

J l

! -

12

22

16

2

-

5

15

7

6

2

ll

12

20

2

6

2

2

61

19

J

-

-

IO

15

17

3

s

9

13

8

2

s

2

-

188

Il

9 -

32

2

I S7 ~5 6

-

96

2

5

23

IO

11

21

18

52

12

75

3-1

28

38

21 256

25

71

16

8

93 112

23

4\! 143 IU·I

31

83

3 288

17

33

3

4

2

9%

3

3

2

3

5

143 248 1 17

Il

58

•Il

18

161

l

68

73

27

16

25

22

1542

6

s

l

61 3

21

-

-

17

IO

l

!

Il

l~

19

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23

-

-

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2

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-

27

2

2

212

Il

8

2

~ ~o

-

5

5

-J

l i

l

l

17

l

·l

5

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33

l

-

l

•

•

•

16

1

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~9 .z ~~ :21 ~6 41 ~8 3~ .6

826

l!

11

31

1

7

l

SO

76

20

20

21

IS

IS

720

11

1

3o

531 16

13

2

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4

60

532~~ 197 120 203

70

6S I l

2781 87

61

H

-

l

4

30

:

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-1

46

~ ~ _:~ _s ~ _1

23 14

.

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3

.

.

15

•

26

26

15

55

13

12

s

1

88

10

•

1

56 1023

84

4

29 19·1

16~ ~ 177 347 100 244 ·126 226

9 187 182

at? 183 l%3 69·1 119 1911109 267

19 Soil8 149 227 1238 210

4

•

IO 373

--t--l---1--------------- - - - -- - --- ~--~------~~---·

~~

74 207 347

22 1191

82 435 290

8


, IMPORTANZA DELLA VENTILAZIONE ARTIFICIALE NELLA PROFILASSI E NELLA TERAPIA DEL COLPO DI CALORE

l.

l

Prof. Salvatore Gaogi, colonnello medico, libero docente di Patologia Speciale! Medica Dimostrativa nella R. Università di Roma.

Problemi importanti, in gran parte risoluti, che un ostinato disinteressamento aveva relegato nella cripta dell'oblio, tornano oggi in discu s-sione con sapore di attualità, sotto l 'impulso delle nuove esigenze coloniali, per essere rinverditi, ma soprattutto per essere utilizzati nel campo pratico. Fra questi argomenti d 'interesse m edico e sociale si può annoverare lo studio del 'colpo di calore, flagello non trascurabile nei nostri possedimenti dell'Africa Orientale. Nel 1915, dopo due anni di accurate ricerche su tale argomento, raccolsi e coordinai i risultati delle mie esperienze in una monografia dal titolo : Il colpo di calore (1). Oggi che numerose falangi di connazionali, rispondendo all 'appello della Patria, emigrano verso i luoghi non immuni dal deprecato flagello ritengo urgente il dovere di sfruttare le conoscenze dottrinali per n cavarne suggerimenti pratici nei riguardi della profilassi e della terapia .

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Sebbene una rispettabile schiera di studiosi sostenga tuttora che il colpo di calore sia un'entità morbosa nettamente differenziabile dalla insolazione, è tuttavia noto che valorosi ricercatori in quest'ultimo ventcnnio, pur seguendo vie diverse, si siano accostati concordemente al concetto unitario da me propugnato; individualizzando n el fattore termico la causa degli accidenti constatati anche sotto l'azione diretta dei raggi solari. Numerose osservazioni condotte con rigorosi criterii scientifi ci, e sulla scorta di accurati dispositivi, hanno gradatamente svalorizzato l'azione patogena dei raggi chimici esaltata dai sostenitori della teoria dualistica ed

hanno portato alla identificazione del fattore termico come causa basilare e principale an che nella genesi del colpo di sole. Questa precisazione non ha solamente un v:~ lore dottrinale; essa spiega l'origine d elle varie manifestazioni morbose, inquadra il meccanismo parogenetico unitario ed indica la via da seguire per la ricerca della difesa proli lattica e curativa. E' nell 'azione patogena diretta ed indiretta del fattore termico c he si impernia l'aggressione agli organi vitali e specialmente ai polmoni ed al cu ore.

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( •) " li colpo d i c~lore " · -

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Ca t~nia . Tiptlgr~ha

V. G i~ nnot r:t, 1915.


u'\fPORTANZA DELLA VENTILAZIONE ARTIFICIALE NELLA PROFILASSI ECC.

615

Non starò qui a riferire le ricerche da me eseguite per studiare le alterazioni anatomiche e la patogenesi del colpo di calore; dirò solo che il panor~a anatomo-patolç>gico, 'ed il meccanismo patogenetico riscontrati ne~li esemplari esposti all'azione diretta dei raggi solari apparve perfettamente uguale a quello degli animali che erano stati sacrificati per opera del ca[ore secco ed umido operante in un termostato. Lo spasmo della glottide, il volumen pulmonum auctum, lo spasmo del cuore sinistro, dello stomaco e degli intestini fu un reperto a sfondo tostante in tutti gli esemplari esaminati; solo raramente si trovava qualche eccezione di dettaglio, in relazione alla eventuale !abilità congenita od acquisita dii un organo vitale, che cedendo in anticipo alla stretta micidiale del calore, arrestava con la morte il decorso clinico abituale e naturalmente mutava anche qualche sfumatura del reperto anatom<rpatologico. Un fatto però emergeva costantemente anche attraverso. le sfumature di dettaglio: la elevata temperatura del corpo dell'animale provocava un progressivo spasmo acuto dei muscoli specialmente dell 'apparato respiratorio r~ circolatorio. compromettendo profondamente la funzione cardio-respiratoria, e trascinava l'animale alla morte attraverso il trinomio asfissia, stasi, paralisi cardiaca. Da tale visione emergeva ben fondata la deduzione che occorreva cercare nel raffreddamento la base della terapia causale del colpo di calore. Provai diversi sistemi di raffreddamento e sin dalle prime ricerche fui orientato dalla possibilità pratica verso l'azione benefica dell'ombra e specialmente della ventilazione. L'efficacia dell'aria mossa dal ventilatore nel prevenire gli accidenti da calore affiorava di già dalle esperienze deli'Aronne. Io mi proposi di approfondirne lo studio e con metodiche ricerche volli controllare gli effetti della ventilazione:: naturale ed artificiale, sugli animali viventi, su organi di animali vivi messi allo scoperto e similmente su organi di esemplari morti di recente per colpo di calore. D elle mie esperienze riferirò in succinto solo quelle che sono strettamente necessarie alla dimostrazione della tesi. L 'Aronne, esponendo d'estate al sole due scimmie, di cui una mantenuta sotto l'azione di una corrente d'aria mossa dal ventilatore, potè constatare che mentre l'animale non ventilato decedette con le .tipiche manifestazioni del colpo di calar~, l'esemplare protetto dall'aria mossa rimase in vita. Ripetei la esperienza servendomi delle cavie e dei ratti albini ed ebbi la conferma dei risultati dell'Aronne ; l'esemplare non ventilato decedeva c<r stantemente, mentre quello ventilato rimaneva tranquillo per delle intere giornate nella sua gabbia muovendosi e mangiando regolarmente. E potei esporre per parecchi giorni consecutivi il medesimo esemplare, senza che l'animale risentisse alcun effetto nocivo dalle prolungate e ripetute esposizioni al sole durante un'estate calda.


616

IMPORTANZA DELLA VENTILAZIONE ARTIFICIALE NELLA PR<

In un'altra serie di ricerche mi proposi di paragon;u esposti al sole l'azione protettiva dell'ombra proiettata da con l'eventuale interferenza dell'aria mossa da venti legge Jissime dei giorni estivi. Esposi al sole ratti albini assicurati ad un cavalletto a precedenza introdotto nel retto il bulbo di un piccolo termo assicurato alla coda. E ciò nello intento di controllare le vari: pera tura dell'animale. L 'animale collocato sul davanzale di un'ampia finestra modo che la coda ed il termometro ad ossa assicurato riman Seduto accanto alla finestra controllavo constantemente la termometro seguendola ogni 5 m'. Allorchè l'ombra di qualche nuvola raggiungeva l': indugiava per un tempo breve, si vedeva la temperatura c trollata sul termometro abbassarsi molto lentamente, salvo a l'ombra della nuvola si fosse allontanata. Provai l'azione fìcialmente provocata riparando l'animale con uno scher per un periodo di tempo uguale a quello effettuato dalla fu identico. Assai diverso era invece il comportamento della temi male esposto al sole sotto l'influenza della ventilazione s artificiale. Appena l'animale veniva investito dall'aria agitata, tura rettale si abbassava in modo rapido e sensibile, salvo a certo tempo dal ritorno dello stato dell'aria morta ed anch1 termico era lento. L'effetto della ventilazione artificiale I quello della ventilazione naturale. Volli provare anche l agitata sull'animale che presentava di già manifesti segni calore e nelle varie fasi di gravità. Anche allora l'aria agitata dal vento e dal ventilatore r sollievo all'animale: solo nello stato agonico e pre-agon rimaneva senza effetto. Emergendo sempre più manifesta l'efficacia della v controllare l'azione dell'aria mossa sul cuore messo allo rana viva soprariscaldata. Per mezzo di chiodini conficcati nelle estremità dell la rana ad una tavoletta di legno in modo che poggiasse Sl domi di una piccola forbice e di una pinza asportavo la cl scheletro della regione precordiale, in maniera da rendere <:he restava però rivestito dal pericardio e veniva successi' da un vetrino di orologio disposto in modo che lo riparasse contatto dell'aria esterna.


IMPORTANZA DELLA VEJ- .;TILAZIONE i\RTIFICI:\LF. NELLA PROFILASSI ECC.

617

Immergevo quindi il treno posteriore della rana in vaso di vetro contenente acqua a temperatura di 37 o di 40 gradi, facendo in modo che il cuore rimanesse al di sopra del livello dell'acqua. Il cuore nei primi momenti mostrava normale la frequenza dei battiti e l'ampiezza delle oscillazioni; però la frequenza dei battiti cominciava in seguito ad aumentare e quasi contemporaneamente si .vedeva diminuire l'ampiezza delle diastoli. In una fase successiva il numero delle pulsazioni cominciava a diminuire, il ventricolo appariva notevolmente diminuito di volume, contratto, la diastole era rappresentata da semplici accenni che finivano col cessare ed allora l 'organo restava immobile. Se appena avvenuto l'arresto del cuore toglievo la rana dal bagno caldo e ne immergevo il treno posteriore in acqua a temperatura di 1 I gradi e la tenevo alla temperatura dell'ambiente chiuso (12 C), il cuore riprendeva lentamente e gradatamente ie sue pulsazioni con crescente frequenza ed energia. Se invece mettevo la rana estratta dal bagno caldo in un ambiente ad aria leggermente agitata per riscontro o per l'azione dt un ventilatore lontano, la risoluzione dello spasmo cardiaco era rapida e si completava in periodo di tempo breve. Constatata la efficacia della ventilazione nel combattere lo spasmo cardiaco, mi proposi di verificare se uguale benefica azione esercitasse contro lo spasmo acuto dei muscoli dell'apparato respiratorio. Non mi fu possibile, come avevo fatto per il cuore, praticare la esperienza su animali ancora vivi. ma già in preda all'enfisema acuto da calore (volumen pulmonum auctum). Potei raggiungere ugualmente lo scopo sperimentando sui polmoni messi allo scoperto di ratti albini appena morti per colpo di calore. AlJ 'apertura del torace eseguita rapidamente dopo la morte i polmoni apparivano sempre ripieni di aria. Alle volte erano fortemente distesi, più spesso si trovavano in semi-distenzione, costantemente apparivano di colore coriaceo ed ischemici (volumen pulmonum auctum). Se l'animale era lasciato esposto all'aria dell'ambiente chiuso (12 C) si vedevano i polmoni svuotarsi gradatamente dell'aria contenuta; man mano che i polmoni si svuotavano, diminuivano di volume e si vedevano diventare sempre più congesti. Si aveva l'impressione che fuoruscendo l'aria dagli alveoli polmonari, il sangue del cuore destro trovasse un più facile accesso nell'ampia rete sanguigna del polmone. Difatti mentre i polmoni si riempivano di sangue il ventricolo destro che fino allora si era mostrato disteso e sovrappieno, cominciava anche esso a diminuire di volume ed a contrarsi. In queste condizioni di esperienza la sistemazione era definitiva entro i 20 o 25 m'. 4 -

r.iornalc di nudicina

militar~ .


618

IMPORTANZA DELLA VENTILAZION E ARTIFICIALE NELLA PROFILASSI ECC.

Se invece esponevo l'ammale morto ed a torace aperto in un ambiente ad aria mossa per riscontro od agitata da un ventilaton: lontano, la sistemazione cardio-polmonare avveniva con ritmo rapido ed era completa entro pochissimi minuti primi.

* * "" L'efficacia pratica della ventilazione nel prevenire e nel rallentare la morsa spastica provocata dal calore nel campo cardio-polmonare a me sembra sufficientemente dimostrata dall'esito concorde delle diverse ricerche sperimentali. Aggiungerò che la esperienza dei medici militari, anche attraverso la storia, ha potuto precisare che gli accidenti di calore durante le esercitazioni estive non si verificano mai nelle giornate di vento; mentre sono frequentissimi nei giorni o nelle ore ad aria morta, anche se l'azione diretta dai raggi solari è mitigata dalla presenza di nuvolaglia o di foschìa. Or~ le quotidiane esigenze della vita civile e militare nelle regiom a clima torrido non consentono di limitare il lavoro e eli scegliere i giorni e le ore ad aria mossa per evitare le tristi conseguenze del calore. Da ciò la necessità di utilizzare il soccorso della ventilazione artificiale, che mentre possiede tutta la efficacia necessaria per prevenire e combattere i tristi effetti deli 'elevata temperaura, può essere effettuato dove e quando il bisogno lo richieda. Queste due qualità ne rendono evidente la grande importanza e la pratica utilizzazione. Senza entrare in merito al valore della terapia chimica nei casi gravi, tema del quale mi occuperò in una successiva comunicazione, ritengo mi sia lecito esprimere j) convincimento che la ventilazione artificiale ha il valore di una vera e propria terapia causale; e direi quasi un rim.ed io concreto, già controllato dalle ricerche sperimentali e suffragato da una lunga esperienza nei lavori sotterranei. Essa infatti affrontando il fattore termico combatte la principale causa degli accidenti da calore. E la sua importanza si avvantaggia dal fatto che è in grado di fronteggiarlo sia nel prevenirne l'azione deleteria, sia nel rimediare alle conseguenze della compromessa funzione cardio-respiratoria, che dalla ventilazione riceve il soccorso più urgente e proficuo: l'aria mossa forni sce l'ossigeno per fronteggiare l'asfissia, mentre svolge col raffreddamento una energica azione anùspastica nel campo cardio-polmonare rallentando la morsa fatale: l'artiglio della morte . Convinto della reale efficacia della ventilaz ione artificiale, suggerii nel 1915 l'adozione di ventilatori portatili per l'assistenza ai piccoli reparti nuJitari operanti nej mesi esùvi. Feci anzi costruire un modello di facile 1mp1ego, che può essere trasportato a spalla in una tasca-zaino.


rMPORTANZA DELLA VENTILAZIONE ARTIFICIAL E NELLA PROFILASSI ECC. 619

Oggi data la diffusione degli automezzi e la facilità del trasporto su di un veicolo motorizzato, il ventilatore potrebbe essere costruito in dimensioni più ampie, in modo da dare un rendimento maggiore di quello modellato nel concretare l'idea in armonia con i mezzi di trasporto dell'epoca. Il ventilatore da me ideato è costituito di una cassetta rettangolare, che nelle sue pareti opposte più larghe, è provvista di un'ampia apertura protetta da rete metallica. Attraverso l'apertura passa l'aria agitata da un congegno contenuto nella cassetta stessa, che può essere facilmente azionato per mezzo di una manovella innestata al momento opportuno. La cassetta è provvista allo esterno di una staffa metallica che per mezzo di una cerniera consente di elevare dal suolo il ventilatore e di manovrarlo in modo da portare la corrente d'aria all'altezza c nella direzione voluta. La corrente d'aria fornita dal ventilatore portatile è sufficientemente forte; può essere utilizzata nel soccorso di varii colpiti, se giacenti vicino l'uno ali 'altro. Il costo modesto dell'apparecchio, la facilità del trasporto e del funzionamento consentirebbe l'assegnazione alle piccole unità. Per le grandi unità in marcia od accampate e per le masse operaie addette ai lavori all'aperto accorrerebbero mezzi adeguati alla imponenza degli assembramenti. I tecnici specializzati nella costruzione di congegni agitatori di forti masse d 'aria potrebbero studiare il problema, forse non facile nella sua pratica soluzione. Ma tale studio, a mio avviso, si impone: è quasi un impegno morale da parte degli studiosi per la rapida valorizzazione del vasto Impero coloniale. La vittoria sul deprecato flagello, oltre a dare un maggiore rendimento nel lavoro, specie in quello eseguito all'aperto, co~tituircbbe una spinta morale non trascurabile nello sviluppo della corrente emigratoria, ed incoraggerebbe le giovani energie a fissare definitivam ente la loro dimora nell'Africa Orientale Italiana.

25 ge nnaio 193 7-XV. AUToRrAssuNTo. - L'A. in base ai risultati concordi di ricerche sperimentali dimostra che la ventilazione artificiale, come quella naturale, è in grado di prevenire e di rallentare la morsa spastica cardio-polmonare che nel colpo di calore costituisce la b:~se principale degli accidenti c della morte. Mette così in rilievo la grande importanza della ventilazione artificiale nella profilassi e nella terapia del colpo di calore.

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OSPEDALE MlL IT ARE DI BOLOGNA.

CASO DI FEBBRE GIDANDOLARE DI PFEIFFER IN ADULTO, A REAZIONE LINFOClTICA Prof. GiovannJ Piccoli, tenente colonnello medico, capo- reparto medicina.

Ho creduto non privo d'interesse pubblicare il presente caso, prima di tutto per la sua rarità specie tra i soldati. Tra le migliaia di militari ricoverati in diversi anni nel Reparto Medicina dell'Ospedale Militare di Bologna, questo è infatti il secondo caso caduto sotto la mia osservazione. Rarità che del resto ha riscontro anche nella pratica civile, almeno in Italia e nei Paesi Latini in confronto di quelli anglo-sassoni e tedeschi, stando ai risultati della letteratura medica. Secondariamente, per attirare l'attenzione dei colleghi su questa malattia, essendo scarsa la conoscenza che di essa hanno i medici pratici, onde impedire che qualche caso possa sfuggire alla diagnosi esatta, non per ragioni di terapia, essendo questa prettamente sintomatica, quanto invece per il giudizio prognostico, poichè essendo a decorso benigno in modo assoluto e costante, potrebbe essere eventualmente scambiata con qualche altra forma morbosa ad esito sfavorevole, più che per la sintomatologia clinica, a causa specialmente della non giusta interpretazione del reperto ematico. In terzo luogo, per recare un contributo sia pure assai modesto allo studio di questa forma morbosa, in relazione ai diversi problemi tuttora in discussione, e per prendere criticamente posizione nei riguardi della dibattuta questione nosografica ed eziologica. Soldato M. Guido di Carlo della classe 1913, del Distretto Militare di Bologna, in servizio al 6° Autocentro. Gentilizio negativo. Da piccolo ha sofferto i comuni esantemi della infanzia. All'età di 16 anni, subì l'asportazione parziale delle amigdale, ma anche in seguito andò soggetto a frequenti tonsilliti. Il 22 febbraio 1935 venne ricoverato nel Reparto Medicina accusando malessere generale, dolenzia diffusa muscolare ed articolare, cefalea, dolore di gola, febbre elevata. EsAME OBIETTIVO: Normotipo, in buone condizioni di nutrizione e sanguificazione, con masse muscolari bene sviluppate, toniche. Si palpano numerosi gangli alle regioni latcro-cervicali, ascellari ed inguino-crurali che variano per dimensione dalla grossezza di un pisello a quelJa di una noce avellana. Alla regione inguinale destra, un ganglio ha le dimensioni di una noce di Sorrento. Nulla d'importante all'apparato respiratorio. L 'aia cardiaca è nei limiti normali. Toni netti nei vari focolai: il 1° è un poco debole alla punta. Si ascolta un leggero, dolce rumore di soffio sistolico nella regione mesocardica: il 2° tono non è accentuato nei focolai della base. Polso piuttosto molle, alquanto frequente, con qualche aritmia. Lingua leggermente impaniata. Si nota accentuata iperemia delle fauci e delle tonsille che sono tumefatte: più ingrossata è la tonsilla di sinistra, che presenta un'ulcerazione ricoperta da essudato bianco-grigiastro piuttosto aderente.


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CASO DI FEBBRE GHIANDOLARE DI PFEIFFER IN ADULTO ECC.

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62 1

Addome normale per forma e volume, leggermente meteorico, indolente, trattabi le. Il fegato è lievemente ingrandito: il margine inferiore si palpa sotto l'arcata costale destra nelle profonde inspirazioni. La milza è aumentata di volume: il margine anteriore trovasi tra l'ascellare anteriore e la mammillare, e il polo inferiore si palpa sotto l'arcata costale si nistra da cui deborda di un tre dita e mezzo trasverse, lungo l'emiclaveare. Nulla d'importante si rileva a carico del sistema nervoso e degli altri organi, apparati e sistemi.

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EsAME RADIOLOCICO DEL TORACE : Nulla di notevole a carico del disegno polmonare e della moti Lità diaframmatica. Disegno ilare irregolare aumentato, con nuclei di opacità inclusi a sinistra. EsAME DELLE URINE: Colore giallo·paglierino, odore normale; aspetto torbido, densità 1022; reazione acida; albumina in tracce; zucchero assente; mucopus assente. Assenza di elementi patologici nel sedimento: precipitazione di urati. EsAMI SPECIALI: Mediante biopsia si estraggono due gangli dalla regione cervicale, della grossezza ognuno di una noce avellana, c si pratica in uno di essi l'esame istologico (ved. fig.). Il carattere della struttura istologica della linfoghiandola si presenta sotto diversi aspetti, e cioè in alcuni campi si osserva una iperplasia di tipo linfoadenico omogenea, con qualche zona che richiama i centri germinativi, e in altri campi si osserva una manifesta i perplasia del reticolo. L'altra ghiandola venne con la più rigorosa asepsi pestata in un mortaio e parte della poltiglia e del succo venne inoculata nella cavità peritoneale di una cavia, parte venne insemenzata in brodo, ma senza risultati positivi. L 't"mocuftura in brodo con sangue prelevato io 2 3 giornata, è stata negativa. In 3 .. gwrnata, furono prelevati da una vena del gomito alcuni cc. di sangue e immediatamente inoculati nel pcritoneo di un coniglio, ma senza risultati probativi.


622

CASO DI FEBBRE GHIANDOLA RE DI PFEIFFER IN ADULTO ECC.

Negative le reazioni di Wassermann, Meinicke e Khann. Cutireazione alla tubercolina = negativa. L'esame batteriologico dell'essudato tonsillare, ha mostrato presenza di numerosi germi comuni banali. 1° esame morfologìco del sangue: Esame a fresco: emazie ben colorate, disposte m pile di monete: non anisocitosi, nè poichiloci tosi :

Hb. = 90

G. rossi = 4·700.000 Leucociti = 15.000

v. gl. = 0,95

Formula leucocitaria: Granulociti ncutrofili )l cosinofìli l) basofili )) mielociti Mononuclcati grandi

N. percentuole (%)

N. reale per mmc.

- t8 = I •5 = I = o.s = l 3·5

2.700 225 ISO

75

N. percentuale (%)

Li n foci ti grandi )) mcdi )l piccoli Cellule di Turk

-

4 = 8 = 52 = I '5

N. reale per mmc.

6oo 1.200 7.8oo 225

2.025

RIASSUNTO DEl DIARi. - La temperatura, che da princ1p10 oscillava tra 38" al mat· tino, e 39°- 38",5 alla sera, andò gradatamente diminuendo, sicchè al 7" giorno il p. era divenuto apirettico. Col diminuire della temperatura febbrile, anche i sintomi subiettivi andarono gradatamente scomparendo. Così pure i vari sintomi obiettivi patologici rilevati (angina, aumento di volume del fegato, della milza, dci gangli linfatici), dopo una settimana circa, incominciarono a ridursi in modo graduale, ma assai lentamente. Dopo un mese di degenza, persisteva ancora un lieve tumore di milza, e qualche ganglio era ancora leggermente tumefatto. Il più lento a rientrare nella norma, rra il reperto ieucocitometrico, come risulta dai sotto elencati esami, tanto che al so• giorno di degenza in cui il militare venne dimesso con una licenza di convalescenza, persisteva ancora una leucocitosi sia pur lieve, con un aumento della percentuale dei linfociti a detrimento dci granulociti neutrofili. 2° esame morfo/ogico del sa11gue eseguito i11 4 1 giomata: Leucociti = 15·500. Granulociti neutrofili )) eosinofìli )) basofili )) Mielociti Mononucleati grandi

N. percentuale (%)

N . reale per mmc .

= 1 5·5 = 2,5

2.402 387 I 55 155 t.86o

= I = l = 12

N. perc<ntuale (% )

Linfociti grandi )) mcdi )) piccoli Cellùle di Turk Cellule di Rieder

= .,

N. reale per mmc .

= 7 = 56 = 1,5 = 0,5

465 1.085 8.68o 232 77

N. p<rcentuale (%)

per mmc.

.)

l c>same eseguito in 8& giornata : Leucociti = 14.6oo. Granulociti neutrofili )) eosinofili )) basofili )) Mielociti Mononucleati grandi

N. percentuale (% )

N. reale per mmc.

= 19·5 .,

2.847 438 292 73 1·533

= .) = 2 = o,s = 10,5

Li n foci ti grandi )) medi )) piccoli Cellule di Turk Cellule di Rieder

= 3 = 5 = 55 = r,s

N. rcàle

438 730 8.030 219


"l'P. CASO DI FEBBRE G HIANDOLARE DI PFEIFFER IN ADULTO ECC.

623

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"]

4. esame eseguito in 16• giornata :

Leucociti = 12.400. N. percentuale (% )

N. reale per mmc.

= 31 = 2 = 4·5

3·844 248 568

Granulociti oeutcofili )l eosinofili )) basofili )) Midociti Mononucleati grandi

-

7·5

N. percentuale (%)

Li n foci ti grandi )l medi )) piccoli Cellule di Ti.irk

-

2,5 = 5·5 = 46 =

l

N. reale per mmc.

310 682 5·7°4 124

930

,

l l

.l ~

•

5° esame eseguito in 24a giornata :

Lcucociti = 10.200. \

N. percentuale (%J

N . reale per nunc .

= 40,5 = 2,5 = 4

4·131 255 408 663

Granulociti neutrofili eosinofili basofili Mononucleati grandi ))

,,

= 6,5

N. percentuale (% )

Linfociti grandi medi )) piccoli Cellule di Tiirk ))

-

3

= 4 = 39·5

N. reale

l

per mmc .

300 408 4-029

6" esame eseguito m 32~ gzornata:

.

••

Lcucocì ti = 8.600. N. percentuale (% )

N. reale per mmc.

= 47·5 - 2,)

4·o85 215 172 301

Granulociti neutrofili )) eosinofili basofili Mononucleati grandi

= =

))

2

3·5

Li nfoci ti grandi )) medi piccoli ))

N. percentuale (% )

N. reale per mmc.

= 4 = 5.S = 35

344 473 3-010

r.

f l

70 esame eseguito in 4o• giornata : Leucociti = 8.400. N. percentuale (% )

N. reale per mmc.

= 54 = 3·5

4·536 336 168 336

Gronulociti neutcofili )> eosinofilì )l basofili Mononucleati grandi

s· esame eseguito

-

2

-

4

%11

N . percentuale (%)

Li n foci ti grandi )) medi )) piccoli

=

N. reale per mmc.

- 4·5 = 28

336 378 2-352

N. pcrcentual e (% )

per mmc.

4

5d' gzornata :

Leucociti = 7-500. l

Granulociti neutcofili )> eosinofili l) basofili Mononucleati grandi

N. percentuale (%)

N reale per mmc.

= 58,5

4·387 150 112 300

- 1,5 - 4 2

Linfociti grandi )) medi )l piccoli

= 3 ,) = 5 = 25·5

N. reale

262

375 1.912

\


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624

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CASO DI FEBBRE G HIANDOLARE DI PFEIFFER U-1 ADULTO ECC.

Nel 1922, W. Schultz richiamò l'attenzione degli studiosi su di una particolare forma di angina a tipo difteroide od ulcero-membranosa con tumefazione linfoghiandolare localizzata, o talvolta anche generalizzata, aumento di volume della milza e spesso del fegato, febbre eievata, e reperto ematico particolare, caratterizzato da leucocitosi di modico grado e notevole monocitosi, stato generale non grave, esito sempre in guarigione. T ale forma morbosa la denominò angina monocitica. Dopo i primi sette casi di Schultz, ne furono descritti alcuni altri. Ma già nel 1918 Deussing aveva descritto un quadro simile sulla base di 12 osservazioni sotto il nome di angiua difteroide con reazione linfatica. E nel 1920 Sprunt ed Evans pubblicarono alcuni casi sotto il titolo di mononucleosi infettiva, il cui quadro ritennero come espressione di una entità nosografica ben definita, caratterizzata da febbre, tumefazioni ghiandolari al collo ed in altre regioni, angina, tumore di milza, e nel reperto ematico, leucocitosi con mononucleosi. Alcuni Autori (Morse, Tidy e Morley, Longoope, Tidy e Daniel) vollero identificare tale forma morbosa con la così detta febbre ghiandolare descritta da E. Pfeiffer nel 1885. Ma tale opinione venne combattuta da altri, specie da Downey e Mc Kinley i quali sostennero che la febbre g hiandolare di Pfeiffer per il suo carattere epidemico, per il f~tto di manifestarsi esclusivamente nell'infanzia, per l'assenza di una vera e propria angina, non poteva essere identificata con quell'altra forma caratterizzata da un'angina ulcerosa non epidemica manifestantesi negli adulti, e che essi denominarono linfoadenosi acuta con linfocitosi. Dopo i casi descritti dallo Schultz, quelli pubblicati in appresso da altri studiosi, furono ispirati quasi tutti al concetto di angina monocitica come entità nosografìca in sè. Lo stesso Schultz nel 1927 in collaborazione con Mirisch, pubblicava le forme descritte da lui e da altri sotto il nuovo titolo di Angina linfoidocellulare o a cellule linfoidi. Però il dibattito su la questione di un'unica o duplice entità clinica ed èziologica dei diversi quadri descritti nelle molteplici pubblicazioni non è chiuso, poichè anche in questi ultimi anni se un grande numero di Autori (Baldridge, Robner e H ausmann, Chevallier, Schwarz, Glanzmann, Lehndorff, Nyfeldt, Kongsberger, Sievers, Becker, Morawitz, E. Schultz ed altri) si sono pronunciati in favore della dottrina unitaria, ritenendo che i diversi quadri non rappresentino che varietà di decorso caratterizzato dal prevalere di uno o dell'altro sintomo e identificando tali forme con la febbre ghiandolare di Pfeiffer, vi sono altri (Comby, Horing, Rosenthal e W enkebach, Naegeli) che sono contrari a tale dottrina uni cista difendendo il punto di vista di W. Schultz. In Italia ne sono stati pubblicati pochi ca~i, e la tendenza almeno nei lavori più recenti, è quella di ritenere l'angina monocitica identica alla febbre ghiandolare di Pfeiffer .


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Difatti, nel marzo 1934 il dr. Penati della Scuola del Michdi, ha descritto 4 casi della malattia in questione, che egli à preferito definire con il termine di << Linfomonocitosi adenopatica infettiva >J anzichè con quelli di « Febbre ghiandolare o di mononucleosi infettiva >> accettando la concezione clinica ed eziologica di essa con la forma descritta da Pfeiffer. Sotto la denominazione di febbre ghiandolare di Pfeiffer, il Clinico di Perugia prof. Silvestrini nell'aprile successivo, descrisse un caso tipico di angina monocitica. Sotto il titolo di « febbre ghia1Jdolare di Pfeiffer in adulto >> , è stato pubblicato ndl'ottobre dello stesso anno, un caso di forma sporadica, tipo angin oso-varietà linfocitica, dai dottori Picasso e D ettori della Scuola del prof. Lotti, patologo di Pisa . Nel 1931, ho illustrato un caso di tale forma morbosa caduto sotto la mia osservazione: ma in detto lavoro, pubblicato sotto il titolo di « Contributo allo studio dell'angina monocitica di Schultz » non ho affrontato la questione su l 'identità o diversità nosografica dell'angina monocitica di SciJUltz con la febbre ghiandolare di Pfeiffer, quantunque potesse sembrare dal titolo, di parteggiare per la distinzione nosografica dei due quadri clinici. Il contrasto dipende essenzialmente dal fatto, che è sconosciuto l'agente eziologico di tale malattia. Certo si è che il complesso dei sintomi clinici è quasi uguale in ambedue le forme. Che se è pacifico che la così detta febbre ghiandolare di Pfeiffer insorge esclusivamente nell'infanzia, con un carattere contagioso e spesso epidemico, e che in essa è assai spesso assente l'angina nella forma ulcerosa, difteroide, poichè col carattere eritematoso catarrale esisterebbe sempre, almeno in principio, come pure è vero che la così detta angina monocitica di Schultz si verifica solo nell'adulto, senza carattere contagioso e in forma sporadica, è pur vero però, perchè lo è stato dimostrato, che anche nella febbre ghiandolare di Pfeiffer dei bambini, l'angina vi si può manifestare anche a tipo difteroide ulceroso, e d'altra parte non presentarsi con questo carattere ma con quello semplicemente eritematoso negli adulti nella forma di Schultz, in cui anche il carattere contagioso ed epidemico vi si può talvolta verificare, come lo sarebbe stato constatato da qualche Autore (Gianzmann, Schultz, Schittenhelm). Se si aggiunge poi che il rercrto ematologico è uguale sia nella forma epidemica (bambini), sia in quella sporadica (adulti), e che nel siero di ammalati di ambo le forme, è stata riscontrata spiccata la reazione agglutinante eterofila di Paul e Bunnel, in contrasto con quanto si verifica in altre forme morbose similari quali adeniti acute, leucemie linfatiche, linfogranulomatosi, angine lacunari, agranulocitiche, di Plaut-Vincent ecc. in cui è costantemente negativa (Bunnel, Friedmann e Beer, Deicher, V. Rosenthal e G. W enkebach, Boveri), ci si sente autorizzati ad ammettere che le due forme morbose non siano da ritenersi due diverse entità nosografiche, bensì due modi diversi di decorrere della stessa malattia, a seconda che essa si manifesta nei bambini che sarebbero forse per ragioni costituzionali

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umorali ed istiogene, intnibili sebbene non dimostrate, particolarmente ricettivi, ovvero negli adulti piuttosto refrattari all'agente eziologico. Ora per le considerazioni su esposte, e per il fatto che l'infiltrazione ghiandolare, più che l'angina, costituisce un sintomo fondamentale della malattia, tenuto conto che l'Autore che per primo ha descritto ed individuato tale forma morbosa, è stato lo Pfeiffer, mi sembra più giusto e più semplice anche per evitare confusioni, denominarla «febbre ghiandolare di Pfeiffer )) .

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CLINico, - La malattia in questione, pur potendo decorrere con risalto maggiore o minore di qualcuno dei sintomi, è limitata e ben definita nei suoi segni fondamentali. L'importante inoltre si è, che essa ha un decor so assolutamente e costantemente benigno, e non ha bisogno di una particolare terapia. Il caso su descritto, come pure quello da noi pubblicato nel 1931, sono due forme tipiche svilupatesi in adulto (forma sporadica). La malattia esordisce con dei sintomi prodromici rappresentati da m alessere, cefalea, inappetenza, senso di astenia, che possono essere di breve durata, oppure decorrere per qualche giorno. Insorgono quindi i sintomi principali della malattia quali la febbre, l'angina, le tumefazioni linfo-ghiandolari,lasplenomegalia, talvolta una lieve epatomegalia, la reazione leucocitaria . La febbre è costante, si manifesta subito, raramente è preceduta da brividi, per solito è di media intensità, oscillando tra i 38°,5 e 39°,5, a tipo remittente e della durata media di una settimana circa, ma può talvolta variare da un breve periodo di tre giorni a oltre dieci giorni, e suole scendere per lisi . Durante il periodo febbrile e in rapporto con il comportamento di esso, si nota lingua impaniata arrossata ai margini, alvo pil!lttosto stittico, sensorio sveglio ma alquanto depresso. L 'angitJa è uno dei sintomi principali della malattia. Mentre negli adulti assume quasi sempre il tipo difteroide pseudomembranoso od ulceroso, nei bambini invece ha per solito un carattere eritematoso catarrale. Il tipo eritematoso catarrale, essendo talvolta poco appariscente, può sfuggire all'osservazione se non molto accurata, specie nei bambini, ed è per ciò che probabilmente alcuni casi sono stati descritti con assenza dell 'angina. Ciò sarebbe comprovato dal fatto che in qualcuno di questi casi pubblicati come esenti da angina, fra i sintomi subiettivi prodromici, v'era accennato il dolor di gola. Talvolta l 'angina ulcerosa o difteroide è tardiva pcrchè consecutiva ad una forma eritematosa catarrale. Gli studiosi non sono d'accordo sul significato e sulla natura dell'angina. Più che un fenomeno concomitantt:, noi siamo propensi a ritenere l'angina, anche per analogia con altre malattie infettive come ad es. il reumatismo articolare acuto, una manifestazione inerente allo stesso agente eziologico della malattia, per cui le fauci costituirebbero la porta d'entrata dell'infezione producendo QuADRO


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uno stato infiammatorio cioè un 'angina eritematosa, che faciliterebbe poi l'attecchimento e lo ~viluppo di altri germi comuni presenti, ai quali si dovrebbe quindi imputare la forma ulcerosa o pseudomembranosa. Le tumefazioni linfoghiandolari sono un altro sintoma fondamentale della malattia in questione: sin torna assai precoce, e fra gli ultimi a scomparire. Per solito sono interressate le ghiandole superficiali delle comuni stazioni linfatichc, ma spesso anche le profonde. Quasi sempre i primi gangli ingorgati sono quelli del collo e la diffusione alle altre regioni avviene in modo graduale. Qualche volta il processo rimane limitato a una o poche regioni. La grossezza delle singole ghiandole è varia: talvolta può raggiungere la dimensione di un uovo di gallina. Alla palpazione hanno consistenza dura elastica, poco o nulla dolenti . Il reperto istologico delle ghiandole consisterebbe, come si è veduto nel nostro caso, in una iperplasia degli elementi linfocitari con proliferazione più o meno spiccata dello stroma e degli elementi reticolo-endoteliali dei seni. Non sono state osservate mai alterazioni specifiche od anche solo caratteristiche. Non sono da ritenersi probative quindi , nei casi in cui si trattava realmente di febbre ghiandolare del Pfeiffer, i quadri di tipo leucemico, o linfogranulomatoso descritti da qualche Autore. La splenomegalia è un altro reperto costante . Secondo Chevallier, tale sintomo si ritroverebbe nel 5 0 (X, dei casi, ma ciò deve intendersi come milza palpabile. Difatti secondo Glanzmann, la milza anche se non palpabile, risulta sempre ingrandita alla percussione. Il tumore di milza che si manifesta di pari passo alle tumefazioni ghiandolari, è per solito di modico grado, di consistenza elastica, indolente, molto simile a quello che suole riscontrarsi nell'infezione tifosa, ma un pò più consistente. E' stato descritto però qualche caso in cui la splenomegalia era assai cospicua (forma splenica di Chevalier). Anche l'ingrandimento del fegato, come nel nostro caso, è un reperto che suole riscontrarsi non raramente. QuADRO EMATOLOGICO. Il reperto ematologico ha una importanza grandissima, costituendo . un elemento fondamentale discriminativo che serve ad individuare la malattia come entità nosografica a sè. La serie rossa non subisce notevoli alterazioni; spesso si nota come nel nostro caso e in quello precedente già pubblicato, una leggera anemia di carattere secondario. Le modificazi.oni avvengono invece nella serie bianca. Il numero dei globuli bianchi subisce un aumento che per solito è di modico grado: in media il numero oscilla tra Jo.ooo e 25.000. Possono aversi valori superiori, ma ciò costituisce una rarità. La leucocitosi si inizia precocemente e raggiunge in media il massimo tra il 5" e il 10° giorno. I leucociti dopo un periodo di stato, gradatamente ma assai lentamente diminuiscono di numero.


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CASO DI FEUBRE Gl·II ANOULARE DI PFEIFFER IN ADULTO ECI; .

Il comportamento dci granulociti, come risulta dai miei due casi e dai dati della letteratura, è il seguente: l polinuclcati neutrofili subiscono una evidente diminuzione di numero relativa e anche assoluta, come risulta bene manifesta nel nostro caso. Secondo lo schema di Arneth, i neutrofili sono deviati prevalentemente verso sinistra. Talora, come anche da noi, è stato osservato in circolo nei primi giorni di malattia, qualche forma immatura (mielocita). ln quanto ai granulociti eosinofili. in contrasto con quanto avviene in molte malattie infctti\'e, non scompaiono mai dalla circolazione, e nella convalescenza talora sogliano anche aumentare di numero oltre la norma. Anche i granulociti basofili presentano per solito, come nel nostro caso, un comportamento .simile a quello degli eosinofìli. Comportamento diverso e di maggiore rilievo, sia dal punto dottrit•ale che pratico, presentano invece gli elementi bianchi agranulocitici. L'aumento dei globuli bianchi nella febbre ghiandolare è dovuta infatti agli elementi monocitici e linfocitici. Il Di Guglielmo, parlando del quadro ematico della febbre ghiandolare, ba scritto che in essa si rileva (( aumento relativo ed assoluto degli agranulociti, i quali in alcuni casi sono prevalentemente della serie linfocitica, in altri della serie monocitica >> . E difatti a seconda del reperto ematologico, Schultz e Mirisch avevano dapprima proposto di distinguere le cosidctte angine monocitiche in: 1) angine Jinfoidocellulari a reazione linfatica; 2) angine monocitiche nel senso stretto della parola. I due tipi di reazione ematologica monocitica e linfatica bene distinti e manifesti, come appare del resto nei due tipici casi da noi descri.tti, costituiscono due varianti del quadro clinico della febbre ghiandolare, per cui non appare giustificato dal lato dottrinale almeno, il fatto di non tenere conto di questa differente reazione ematologica e il considerarla in un unico complesso comprendente linfociti e monociti, non tenendo calcolo dell'origine e natura diversa dci due tipi dì elementi agranulocitici. Ultimamente Schultz c Mirisch avevano proposto di denominare indistintamente le suddette forme morbose, angine a cellule lirlfoidi. Nel mio lavoro su citato, scrivevo a tale proposito, sembrarrni 11 poco felice o per lo meno poco appropriata tale denominaziOne, in quanto che con essa potrebbe far sorgere il sospetto che siano ritenute di natura linfoide tutte le diverse cellule monocitiche riscontrate numerose nel sangue circolante. « E tale supposizione sarebbe avvalorata dal fatto, che lo Schultz propende per il concetto di Arneth. secondo il quale i monociti deriverebbero dai linfociti grandi, di cui rappresenterebbero un ulteriore stadio di sviluppo l> . E proponevo di denominare angine a reazi01ze linfocitica quelle in cui predomina l'aumento dei linfociti veri e propri, e angine a


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reazione monocitica quelle in cui predominano similmente al caso allora pubblicato, le cellule monocitich~, riunendo in tale gruppo tutte quelle forme in cui prevalgono sia i monociti veri e propd (mononucleati grandi e forme di passaggi9), sia le cellule monocitoidi ed endotelioidi. Ora il caso rla me descritto nel 1937 sotto il nome di angina monocitica dello Schultz, per le considerazioni sopra esposte e per il fatto che detta malattia si è riscontrata in adulto e quindi in forma sporadica, tenuto conto inoltre della prevalente cospicua monocitosi, più propriamente avrebbe dovuto intitolarsi, a mio modesto parere, « Caso di febbre ghiandolare di Pfeifler in adulto a reazione monocitica », e i.l presente, manifestando invece una accentuata reazione linfocitica si dovrebbe denominare, come del resto ho fatto, « Caso di febbre ghiandolare di Pfeifler in adulto a reazione linfocitica ». Nel caso attuale in esame, i cosidetti monociti o mononucleati grandi, si trovano nei primi giorni di malattia alquanto aumentati di numero; in seguito, il loro numero ritorna pressochè normale. Nessuna anomalia nè morfologia nè tintoriale si è potuto rilevare mai in essi. I linfociti sono nella quasi totalità, del tipo piccolo. Si è notata in circolo qualche rara forma che ricorda il linfoblasta, dal quale però si discosta per una struttura nucleare a trama più grossolana, il che del resto era stato osservato in alcuni casi anche dal Glazmann. Nel caso già pubblicato nel 1931 a reazione monocitica, in 18• giornata i vari sintomi erano scomparsi, tutto era ritornato nelle condizioni normali, ad eccezione del reperto citologico del sangue. Mentre nel caso attuale i lin.fociti nella grandissima maggioranza, come si è detto, sono del tipo piccolo, in quello invece a reazione monocitica, i linfociti appartenevano solamente al tipo grande e medio. L'esame morfologico del sangue eseguito in 4a giornata di malattia, ossta nell'acme, aveva allora dato il seguente reperto: . Gl. bianchi = 14.031; lin.fociti (grandi e medi) = 12 ' 5 ot /0 , Monociti = 30 %; Forme di passaggto - 0,5 %; Monocitoidi = 28,5 %; Granulociti neutrofìli = 26 %; Granulociti eosinofili = 0,5 %; Granulociti basofili = 0,5 %; Cellule di Tiirk = 1,5 %. L 'aumento delle cellule monocitiche non era dunque costituito, come si vede, dai linfociti veri e propri, la cui percentuale anzi è diminuita, bensì era costituito dai monociti - i così detti mononucleati grandi - reperibili nel sangue periferico in condizioni normali nella percentuale media del 5 %, e da cellule che io ho chiamato monocitoidi. ~< Se noi - scrivevo allora nella discussione del caso prendiamo in c?n~i~er~zione i caratteri morfologici e tintoriali di questi elementi monoCI~Oidi, s1 deve riconoscere che non può esistere alcuna identità di essi con gh elementt maturi ed immaturi della serie linfocitica e granulocitica. Se


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per molti di essi è ammissibile um grande rassomiglianza strutturale e tintoriale con i monociti propriamente detti, non si può arrivare ad amm etterne l 'identità. Poichè non è dei comuni monociti la grandezza delle cellule, la irregolarità dei contorni protoplasmatici, la quasi costanza dei vacuoli, talvolta la pre~enza di due nuclei in una stessa cellula. Non può trattarsi di monoblasri, presentando questi una struttura più grossolana dd nucleo a blocchi di cromatina con presenza di nucleoli, protoplasma meno abbondante, a limiti netti. Alcuni di essi - pochi però - si possono identificare con i così detti istiociti piccoli o cellule di tipo linfocitoide delle dimensioni di un grande linfocito e protoplasma ba·sofilo non abbondante con fini granulazioni azzurrofile. Altri più numerosi, hanno grande rassomiglianza con gli istiociti grandi o cellule endotelioidi secondo la distinzione del Fontana, o cellule reticolo-endotelioidi secondo il concetto del Di Guglielmo, essendo caratterizzate da dimensioni uguali od anche superiori a quelle di un monocito, con nucleo a reticolo cromatinico a maglie strette; alcuni però con nucleo costituito da reticolo cromatico a blocchi più o meno grossi, senza nucleoli visibili , con protoplasma ampio, fogliaceo, di form e irregolari, con qualche prolungamento pseudopodico, talvolta vacuolato, leggermente basofilo, per solito senza granulazioni. Ma non si possono con questi identificare per non avere mai osservato in essi processi di cariocinesi, nè presenza, talvolta almeno, di policromatofilia del protoplasma per ossifilia sia a chiazze che diffusa, nè fatti di fagocitosi, inclusioni cioè di globuli rossi o di polinucleati neutrofili, o di cellule linfocitiche, o presenza di corpi scuri, o di granulazioni o di corpi piastrino-simili. Nè ho ravvisato in essi tendenze ad unioni sinciziali. In qualche elemento ho notato, come ho già detto, presenza di due nuclei ben separati. Tali elementi presentano quindi caratteri intermedi tra le:: cellule endotelioidi e linfocitoi.di e si possono quindi identificare con quegli elementi che il Fontana ritiene rari e che denota m onocitoidi >>. Senza entrare nella spinosa <.Juestione sull 'origme dei monociti, certo si è che l'esistenza delle differenze morfologiche riscontrate nei vari monociti del sangue circolante in detto caso, deporrebbe per una loro diversa genesi, di cui accertata deve ritenersi per parte di alcuni elementi l 'origine dall'apparato reticolo-endoteliale, sebh<:-ne dette cellule appaiano in circolo nel loro carattere più o meno trasformato. La natura infettiva della febbre ghiandolare di Pfeiffcr, deve ritenersi come opinione pacifica. Del resto il carattere epidemico e contagioso della malattia nei bambini, talvolta anche negli adulti , il decorso, lo stato febbrile, i segni generali concomitanti, sono i sc::gni sicuri di una infezione che colpisce l 'organismo. li contrasto invece sussiste su l'agente eziologico di tale infezione. NATURA ED E ZIOLOGIA. -


CASO Dl FEBBRE GH IANDOLAR E DI PFEJFFER IN ADULTO ECC.

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Furono fatte ricerche colturali sugli essudati dell'angina, ma vennero isolati i più svariati germi (streptococchi, stafilococchi, bacilli di Pfeiffer, bacilli difterici o difteroidi, associazioni fuso-spirillari), ai quali venne attribuito dai diversi A.A. un significato eziologico; ma la molteplicità, la banalità, la incostanza dei germi rinvenuti e la varietà delle lesioni tonsillari, dimostrano che in detti reperti batteriologici non possa darsi alcuu valore specifico probativo, ma interpretarli come infezione secondaria dovuta a flora saprofitica cresciuta sul tessuto tonsillare infiammato ed alterato dal virus specifico. Lo stato eritematoso dell'angina sarebbe dovuto secondo Lehndorff, all'azione dell 'ignoto germe specifi co. Fu cercato dai vari studiosi di isolare direttamente il germe infettivo, mediante coltura nei terreni più svariati, dal sangue, dall 'urina, dall'espettorato, dal liquido cerebro-spinale, dalle linfoghiandole, dagli essudati tonsillari ddl 'ammalato ma senza risultati probativi. Solo alcuni Autori (Bland, Gahran, Smith e H unt, Lehdorff e Kovacs) iniettando direttamente sangue di ammalati di febbre ghimzdolare in alcuni animali da laboratorio (conigli, cavie, scimmie), sarebbero riusciti ad ottenere un quadro morboso trasmissibile da animale ad animale, molto simile a quello dell'uomo, e avrebbero isolato un protozoo del tipo toxoplasma al quale sarebbe attribuito l'infezione. Ma ciò non è stato ancora confermato da ulteriori ricerche. Aage Nyfeldt avrebbe avuto qualche risultato interessante, avendo isolato un germe che ha chiamato bacterium monocytogenes hominis, germe molto affine per caratteri morfologici, culturali, e azione patogena, al bacillo rnonocitogene isolato dal coniglio da Murray. Detto germe scoperto dalla Nyfeldt. inoculato nel coniglio, avrebbe prodotto in questo animale un quadro clinico, specie per quanto concerne il reperto ematologico ed istologico delle linfoghiandole assai ingrossate, assai somigliante a quello osservato nell'uomo ammalato di febbre ghiandolare. Però i risultati della Nyfeldt sebbene molto suggestivi, non hanno trovato sinora conferma da parte di altri studiosi, e per il fatto poi che il

quadro clinico prodotto nel coniglio è simile sì, ma non affatto identico, sovrapponibile a quello umano (Lehndorff), si deve concludere che la questione dell'agente eziologico sia da ritenersi ancora insoluto. Anche noi, come risulta dai protocolli, abbiamo fatto dei tentativi per cercare di individuare il germe specifico. L'esame batteriologico dell'essudato anginoso, mentre nel primo caso già pubblicato, ha dimostrato una associazione fuso-spirillare, nel secondo ha messo in rilievo la presenza di comuni germi banali. L'esame culturale del sangue (brodo agar) prekvato al principio e all 'acme della malattia, è stato completamente negativo. Così pure la brodocoltura con succo di ghiandola asportata mediante biopsia, è stato negativo. . ~~trono fatte inoculazioni a cavie e a conigli, di sangue prelevato al prmc1p10 della malattia, e di poltiglia di ghiandola, ma senza alcun risultato positivo.


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CASO DI FEB BRE GHIANDOLARE D I PFEIFFER IN ADULTO ECC.

Il problema eziologico non è adunque ancora risoluto. Ad ogni modo, possiamo formulare delle ipotesi, basandoci su criteri epidemiologici, clinici, ematologici, per cercare indirettamente di venire a conoscere la natura del germe infettivo. La prima, caldeggiata da alcuni studiosi (Tiirk, v. Neusser, Bauer, Feer ecc.), è che si possa trattare di uno speciale modo di reagire del sistema linfatico di certi individui per disposizione costituzionale, alle infe~ioni diverse. Che si tratt~ cioè di un germe non specifico, nel qual caso l'entità nosografica della malattia non esisterebbe e si ridurrebbe a una semplice sindrome. Tale ipotesi si deve scartare per criteri essenzialmente epidemiologici, poichè non è ammissibile che tutti i colpiti durante una epidemia, possano avere il $istema linfatico particolarmente sensibile all'azione aspecifica delle tossine di germi diversi, mentre poi sarebbero stati osservati casi con assenza di reazione linfati(a in soggetti di manifesta costituzione linfatica (Deussing, Kéinigsberg). Inoltre individui colpiti, saggiati con sostanze linfotrope, avrebbero dato reazioni normali (Molteni). Nè in tali individui si può inoltre parlare di una meiopragia costituzionale del tessuto midollare granulocitico, per cui è da ritenere che questo sia inalterato. La seconda ipotesi, è che si possa trattare di germi comuni diversi, a peculiare azione linfotropa. Ma se così fosse, è strano che questi germi comuni non si siano potuti mai isolare non ostante le ricerche culturali e i tentativi di trasmissione dell 'i nf('Zione. Inoltre è strano l'ammettere che germi diversi che abbiano sia pure acquistato uno speciale tropismo linfoghiandolare, possano dare tutti e sempre quel medesimo quadro morboso ben definito, quello stesso reperto emawlogico, e specialmente il costante decorso benigno, per cui anche questa ipotesi si deve eliminare. La terza ipotesi, è quella di un virus specifico ancora sconosciuto, a tropismo linfoghiandolare con azione eccitante sul tessuto linfocitico, monocitogeno e reticolo-istiocitario, e un poco deprimente su quello granulocitico. Esistono già infezioni che hanno un potere monocitogeno come la malaria cronica, il vaiolo, la rosolia, la febbre da pappataci, ed infezioni che hannÒ una azione linfogena come la leucemia linfatica. Se si riflette poi che, come a dietro si è ricordato, inoculando in animali da laboratorio sangue del malato si è avuta produzione di reazione ematica linfomonocitaria (Bland, Lehndorff, Kovacs), si verrebbe a confermare sperimentalmente l'esistenza di un virus specifico. Tale ipotesi è caldeggiata da diversi A.A. (Schultz, Chevallier, Glanzmann, Schwarz, Lehndorff, Siever, Becher, Morawicitz e altri). DIAGNOSI DIFFERENZIALE. - La diagnosi discriminati va con altre forme morbose similari, non è difficile. Per quanto concerne il reperto ematologico, vi sono m alattie infettive come il tifo, la melitense, la malaria e specialmente la rosolia che hanno


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una reazione linfocitica o monocitica. Ma a prescindere dal fatto che questi reperti ematici per molti aspetti sono facilmente differenziabili da quella della febtre ghiandolare, vi sono tanti altri sintomi clinici distinti, per cui è da ritenersi inutile e superflua una discussione in merito. Per quanto riguarda l'angina, che si riscontra nei casi sporadici degli adulti, se vi sono forme di angina come quelle da lue, di Plaut-Vincent, in cui si può riscontrare nel sangue una leucocitosi, un aumento dei monociti e talora anche dei linfociri, si deve considerare che questo aumento è però assai limitato, e non si accompagna mai a forme immature o ad atipie morfologiche come nella febbre ghiandolare, inoltre manca il complesso degli altri sintomi, per cui la discriminazione diagnostica è assai facile. In quanto all'angina agranulocitica di Schultz, 3 parte il carattere ulceroso e difteroide dell'angina assai accentuato e tendente alla necrosi, vi è in questa forma il frequente ittero da epatite, il quadro ematologico caratterizzato da intensa leucopenia, con accentuata diminuzione ed anche scomparsa delle cellule granulocitiche neutrofile e eosinofile, il decorso inoltre della malattia quasi sempre infausto che ~ervono a differenziare senza difficoltà, questa forma morbosa dalla feb~re ghiandolare sporadica. La tumefazione delle ghiandole linfatiche e il tumore di milza, potrebbero ad un'esame superficiale far pensare a una sepsi o ad una linfogranulomatosi. Ma la setticemia si distingue specialmente per il decorso febbrile, per l'emocultura e per la manifesta neutrofilia del reperto ematico, e la linfogranulomatosi, per il reperto ematologico caratterizzato da una · modica leucocitosi polinucleare con diminuzione del numero dei linfociri, e talvolta con eosinofilia e negli stadi avanzati da leucopenia, e per il decorso, e massimamente per lo specifico reperto istologico delle ghiandole asportate con biopsia dove si rileva il caratteristico tessuto di Sternberg-Paltauf. La m alattia, con la quafe si potrebbe confondere, è la leucemia !infatica acuta, specie quella di tipo aleucemico o subleucemico. La leucemia pe1ò, a differenza della febbre ghiandolare, presenta intensi fenomeni di diatesi emorragica, dolori ossei, una anemia intensa e progressiva, piastrinopenia, presenza frequente nel circolo periferico di linfoblasti tipici o emocitoblasti, almeno negli ultimi stadi della malattia, decorso assai più lungo, con progressivo peggioramento delle condizioni generali, esito costantemente letale, e reperto necroscopico che mette in evidenza fatti di iperplasia e metaplasia linfadenica, sisternatizzata in tutti o quasi tutti gli organi.

RIASSUNTO. L'A. descrive un raro caso sporadico dì (( Febbre ghiandolare di Pfeiffer in adulto, varietà linfocitica >>. Espone le ragioni per cui ha usato tale denominazione, e non quella di (( Angina monoeitica dì Schultz » adottata in altro caso descritto in precedenza, simile all'attuale, però a reazione spiccatamente monocìtica, accettando la concezione unitaria cliniéa ed eziologica delle due forme morbose.

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Giornale d t medicina militarr.


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Esposto cd illustrato sulla scorta delle sue osservazioni e dci dati della letteratura il quadro clinico c qJJello eniatologico della malattia, si soffcrma a discutere su Je que. stioni riguardanti l'individua lit.1 nosografìca ed eziologica dcllz malattia.

BIBLIOGRAFIA

J.

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OSPEDALE DA CAMPO 626 - AFRICA ORIENTALE (5" Divisione Alpina c Pusteria 1>)

Direttore: capitano medico F. COLACCJ.

IL SERVIZIO CIDRURGICO NELL'OSPEDALE DA CAMPO Dott. Guido BObm, tenente medico, chirurgo capo - reparto.

In dotte relazioni, improntate ad idee teoriche od a concetti pratici quali poterono derivare specialmente dali 'esperienza della grande guerra europea e dalla conoscenza degli imponenti mezzi di cui può disporre l'Esercito in campagna, Alessandri, Putti, Camoriano ed altri stabilirono i criteri da scguirsi in caso di conflitto armato, per ciò che riguarda raccolta, smistamento, destinazione e cura dci feriti. Grande importanza viene giustamente data alle Ambulanze Chi rurgiche ed agli Ospedali specializzati, cui anche i feriti più gravi possono affluire in poche ore di viaggio. Per i traumatizz:lti trasportabili a più lungh-! distanze ed abbisognevoli di lunghi periodi di cura e per i malati chirurgici non urgenti sono a disposizione gli Ospedali territoriali con la ricca quantità di mezzi e di personale specializzato già funzionante in tempo di pace. Gli Ospedali da Campo, che seguono a pochissima distanza le truppe operanti, debbono provvedere alle cure più urgenti e di regola trattenere i feriti intrasportabili e quelli recuperabili in pochi giorni. A qualcuno di questi è aggregato un Nucleo Chirurgico, dipendente dalla Sezione di Sanità~ per gli interventi urgenti sugli individui non trasportahili. Dm ante la campagna d'Africa l'organizzazione del servizio chirurgico si trovò ad essere necessariamente alquanto modificata. Ciò fu dovuto alla rapida dislocazione dell 'Esercito operante in un vastissimo territorio privo di qualsiasi costruzione igienica, e semprt più lontano dagli Ospedali apprestati nei territorii già in no~tro possesso. Massima importanza ebbe il fatto della mancanza di strade, ad impedire il trasporto rapido dci malati alle org~mizzazioni chirurgiche retrostanti. Solo le formazioni sanitarie più leggere furono sempre in grado di seguire le truppe. Anche i Nuclei Chirurgici non poterono talvolta proseguire, e spesso si dovette far calcolo, oltre alle Sezioni di Sanità, solamente sugli Ospedali da campo divisionali che talvolta furono costretti a trasportare a dorso di mulo il solo materiale più necessario. Parlando con numerosi colleghi. alcuni dei quali dotati anche di lungo tirocinio chirurgico, questi mi manifestavano la difficoltà di procedere ad interventi operatorii delicati in un Ospedale da campo, quale quello divisionale.


IL SERVIZlO CHJJ< URGICO NElL'OSPEDALE DA CAMPO

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Per ciò che riguarda il mio Reparto, non si è mai dovuro manifestare questo scetticismo ed abbiamo sempre cercato Ji fare.: dd nostro meglio. Anche dopo .finita la guerra, que!>to Reparto Chirurgico si trovò a dover assolvere per un lungo periodo tutta la chirurgia. Dalla fin..: Jel mese di maggio alla metà di !>ettembrc a Dessiè e per tutta la regione circostante le formazioni chirurgiche erano rapprest:ntate da una Sc:zione-Ospedak per indigeni ove venivano ricove1ati ~d . operati gli inJigeni e le truppe di colore, ed il Reparto Chirurgico del nostro Ospedale da Campo, che ricoverava i militari nazionali di tutti i Rep:u ti eJ i civili. L 'inol tro dei malati si sarebbe potuto fare solo su Quoram (km. 300 circa), ma durante b stagione delle grandi pioggie <.: prima che la strada fosse definitivamente.: sistcrnata accorrevano talvolta dieci giorni per arrivarvi. Non solo quindi gli interventi urgenti, ma tutti quelli necessari si dovettero fare nel nostro Reparto. L 'O spedale funzionò sempre nelle tende. A Dessiè i 'apparecchio radiologico, lo strumento per m icroscopìa c la farmacia poterono trovare sistemazione in due stanzette dell'ex Ospedale Americano. La c< tenda baracchetta » per operazioni è una piccola costruzion(: robusta bene intelaiata in legno, fornita di lucernario c di finestrine; internamente la superficie è di m. 3,36 x 2,82, l(' pareti rivestite di un telo azzurro, il pavimento costituito da lastre di una compo~izione metallica. 11 letto è semplice, pieghevole, ma permette tutte le principali posizioni. Una an titenda sen·e per le medicazioni e per la preparazione operatoria. In pratica si sono dimostrati utili alcuni espedienti, come tenere chiuse tutte le tendine e cospargere il pavimento di creolina o sostanze analoghe il giorno prima dell'intervento per evita-re la introduzione delle mosche specialmente dalla inter~apedine tra tclù esterno ed mterno e quindi dal vano delle finest:Ie. Spesso si spruzzava il telo interno con seiformol. Jn zone ricche di formiche si è creduto bene talvolta di mettere dei barattoli o dei piattini d i metallo con liquido insetticida sotto alle gambe del lettino per ev itare che qualcuna di quelle vi si arrampicasse, una volta riuscita a penetrare tra le commessure del pavimento. A fornire ~ma buona temperatura generalmente bastava il sole; quando questo mancava o comunque quella era scarsa, si è dimostrato sufficiente un fornelio a gaz di petrolio per r iscaldare l'ambiente in pochi mmutJ. Per illuminazione, di giorno ci si è serviti della luce proveniente dal lucernaio sopra il letto, dopo chiuse tutte le tendine de!Je finestre laterali, di notte della lampada ad acetilene, o meglio di una lampada a gaz di petrolio. L 'autoclave per O spedali alpini è un po' più piccola di quella degli altri, ma rispose sempre bene per sterilizzare ]a biancheria, il materiale di m~icazione ed i guanti di gomma. Lo strumentario si è dimostrato suf.fì-


IL SERVIZIO CHIRURGICO NELL'OSPEDALE DA CA!

ciente per tutte le operazioni, considerando naturalmcnt1 parte del chirurgo. L'Ospedale per Reparti alpini è dotato anche di un . logico facilmente montabile, azionato da un gruppo ele fu sempre di moltissima utilità, n·ndendo possibile la senza camera oscura mediante un criptoscopio a soffietto. g rafici vennero praticati di sera, per la necessaria manovra licole, fino a Dessiè. ove fu possibile Jllestire una camer Il ricovero dei malati veniva effettuato in tende mo td o, di m. 9 x I I (esternamente) con 16 lettini, o di m. ti ni. Durante la stagione delle grandi pioggie si fecero u n a massicciata di sassi. Il personal<:: operatorio era costltUJto, oltre al chirurl :tssistente e da tre soldati infermieri. Dal gennaio 1936, in cui l'Ospedale arrivò in Coloni: Alpina, esso fu per lunghi periodi in piena attività, altre g.tto in attesa di movimenti o di impiego. Comunque c 2 2 settembre il Reparto Chirurgico ricoverò 455 indivicit f~:riti leggeri ricoverati tra l' r cti il 3 aprile furono fatti Ospedali retrostanti nei giorni imm~.:diatamente successiv gioni di posto. Furono quindi in cura 236 tra feriti e ma Tra questi si ebbero cinque decessi (2 %), tutti tra i hraio in seguito all 'azione su Amba Aradam. Si trattava di un cranico con sfacelo delle ossa nasali, dell'orbita di del anteriore; un midollare con interruzione del tratto cervi naie con perforazioni multiple, giunto in condizioni pict< rabile; due toracici, di cui uno ferito al polmone destro c1 c decesso poco dopo per emottisi, ed uno con una va taglio infetta scoprente il polmone sinistro. Furono allora ricoverati sei feriti al torace con pcnet tra i guariti uno presentava ferita da arma da fuoco a si scita del proiettile, ferita da taglio a destra lungo l'ascd

motorace ed enfisema sortocutaneo dai due lati; un altro tola trapassante le due cavità pleurichc in prossimità , lesioni apprezzabili del rnediastino, c determinò fatti di 1 tica bilaterale. Esclusa la piccola chirurgia, la sutura di ferite super: di corpi estranei superficiali (compresi quelli degli occhi), l: membrana timpanica per otite media, la cura delle ferit comune chirurgia suppurati va (compresi gli ascessi ton si ll; le cure ortopediche, ccc., figurano dal registro operatorio Nelle operazioni asettiche si ebbe sempre guarigione z ione, con cicatrizzazione rapida delle ferite . Tutti gli o


IL SERVIZIO CHIRURGICO NELL'OSPEDALE DA

C.\~IPO

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guangwne sollecita, ed in media dopo ro-12 giorni venivano avviati alb Commissione M. O. per la licenza di c:onvalesccnza od ai Corpi con un congruo periodo di riposo. L'anestesia più usata f~.; la locale per infiltrazione di novocaina (in 48 casi). Per piccoli interventi si usarono le fiale fornite dall'Istituto Chimico Farm. Militare; per maggiori quantità si preparavano a cura della Farmacia dell'Ospeclale delle soluzioni al 0.75 ''{, od :1ll't ",. di Novocaina di Braun, che rispose sempre molto bene. La narcosi eterea fu impiegata I I volte, quella cloroformica 3 volte. Furono operate 1 r appendiciti, generalmente con inciSione di Mac Burney, talvolta par:-~rettale. Si trattava per lo più di forme acute o nacutizzate; una volta si ttovò una appendice gangrenosa in via di perforazione; in un solo caso si mise un sottile zaffo, trattandosi di esito di ascesso in cui si era trovato un agglomerato di tessuti, costituito da cieco, intestino tenue, epiploon e pcritoneo parietale, con al centro l'appendice amputata della punta e circondata ancora da un po' di fibrina. P er le ernie inguinali si fece sempre la pbstio della parete second o Bassi n i. Nel l 'idrocele si praticò l'eversione della vaginalc. Nei casi di varicocele doloroso per lo più si fece l'allacciatura di gran parte del pacchetto, seguita da avvicinamento dei monconi. La cura delle emorroidi fu fatta mediante allacciatura per transfissionc ed escissione dei noduli con termocauterio. Due volte, trattandosi di grossi nodi riempiti di coaguli, fu fatto il vuotamento di questi e poi una sutura occlusi va. Si intervenne due volte sulla mandibola, una volta per ostcomielite del l 'angolo di d~stra in seguito ad estrazione dentaria, l 'altra per frattura della porzione orizzontale per cui fu fatto il bloccagg1o con filo d'argento. Oltre le suture tendinee, una volta fu eseguita la sutura del nervo ulnare di destra e del suo perineurio. Tra le estrazioni di corpi estranei, una volta si intervenne nell'articolazione de Il 'anca sinistra sotto il controllo radioscopico; altra volta si tolse un proiettile dallo spazio vescico-peritoneale. Tre volte si dovette intervenire ~ulle mani per gravi lesioni da scoppio: una volta si fu costretti .ld amputare la mano sinistra, quasi completamente distrutta; in un altro infortunato si disarticolò un dito indice c si fece la plastica dei monconi di altre tre dita delle due mani; nel terzo si potè salvare tutta la mano mediante plastica delle parti molli e trazione a filo sulle dita fratturate. Nel campo otorinolaringologico si intervenne due volte sulla mastoide, una volta per una forma acuta, un'altra per mastoidite secondaria a trauma. La tonsillectomia Yenne praticata in un- paziente con le forbici, in man-

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IL SERVIZIO CHIRURGICO NELL'OSPEDALE DA C

c.tnza di strumentario specialistico. La paraceotesi della guita due volte per otite media purulenta. Nel campo oculistico si dovette procedere ali 'e1 bulbo in seguito a grave lesione da scoppio e fu fatta la gi untiva. Si ebbe a togliere una scheggia di pietra pen1 c coroide, oltre numerose estrazioni dj scheggie dalla c giunti va. Oltre a questi furono eseguiti i più svariati intervc ~o no limitato a riferirne alcuni gruppi interessanti ch irurgia. In seguito si ebbe ad intervenire, tra l'altro, and dd ginocchio (meoiscectomia per frattura di un menisco (colecistectomia per grave riacutizzazione di colecistite Nella cura delle ferite delle parti molli ci si regolò d nl volte si puliva il focolaio e si suturava subito, lascian< <t!tre volte si è creduto più opportuno limitarsi alla puli• razione asettica, per provvedere poi alla plastica in quarta Tra le cure di minore im_1Jortan:ta ricordo ancll della seconda branca del trigemino ili sinistra al foro d a nevralgia ostinata, seguita da ottimo risultato. Si ebbe anche un caso di flc:-mmone gassoso del w seguito a puntura di insetto; fu curato con apertura all a Dakin-Carrel, e generosa sieroterapia. La oconteozione delle fratture agli arti fu geuer apparecchi gessati, fenestrati nei casi di fratture esposte pa rti molli. Agli arti inferiori fu applicata due volte la t in assenza di altro strumentario. La trazione a filo fu frattura dei metacarpi e delle dita con gravi lesioni delle altri casi furono applicate stecche metalliche. Per le fratture costali si usò la fasciatura con cerot Complicazioru e malattie intercorrenti furono rare: hare ed una recidiva malarica in operati di appendicect01 e miosite reumatica in un oper ato di ernia. L'apparecchio radiologico ci fu sempre di molta utili per malati inviatici dagli <Ùtri Ospedali ed ambulatori: dci Corpi. Furono praticate 51 indagini radiografiche e circa Si eseguiJOno specialmente esami sullo scheletro, compr, cerche di corpi estranei. Si esaminò alcune volte l'ap] qualche volta gli apparati digerente ed orinario senza r


lL SERVlZIO CH IRURGICO l"ELL"OSPEL>ALE DA CA MPO

Conclusioni. Ho esposto in breve c per sommi capi come si svolse il funzionamento del mio Reparto Chirurgico durante la campagna d'A&ica. Ho voluto con ciò portare un contributo alla dimostrazione che l'Ospedale da Campo divisionale, quando se ne presenti la necessità, può essere in grado di assolvere qualsiasi còmpito chirurgico. Ed infatti da noi ogni malato che presentasse necessità d i intervento è stato operato con i nostri soli mezzi, senza dover provvedere ad inviarlo a formazioni chirurgiche più attrezzate, il che talvolta voleva dire sottoporlo a lunghe giornate di viaggio in condizioni di strade e di tempo tutt'altro che favorevoli. A noi veni vano trasferiti per intervento anche i malati degli altri Ospedali. I risultati furono sempre ottimi, considerando che tutte le ferite cicatrizzarono per prima intenzione e che non si ebbe a lamentare alcuna perdita negli operati. Certamente è nectssario che l'Ospedale disponga di personale adatto; ma è anche indispensabile che questo sappia aciattarsi ai mezzi e possieda un certo spirito organizzativo. Soprattutto il chirurgo deve avere il convincimento che anche con mezzi ridotti, se bene impiegati , può ottenere gli stessi risultati che si esigono dagli ambienti più attrezzati. R1Assu:-;1o. - L'A. dimostra che nell'Ospedale da Campo si può praticare tutta la .:hirurgia e riferisce sul funzionamento del t uo Reparto durante la campagna d'Africa, accen nandone i risultati.


LA MALARIA NELLE NOSTRE COLONIE AFRICANE Comunicazion:: del generale mt:ùico G. RiuuU al 3" Congresso di studi coloniali (Firenze. aprile 1937 - XV).

L'A. che già trattè. lo Hesso argomento nel 1° Congresso di studi colo.. niali del 1931, si richiama alla relativa relazione pubblicata negli atti di quel Congresso, per quanto riguarda i dati già esposti. Tali dati riflettevano le ricerche personali eseguite in Tripolitania e in Cirenaica, alcuni cenni sulla climatologia delle nostre colonie africane, indispensabili per lo studio del l 'epidemiologia rnalarica, i caratteri particolari d ell'endemia malarica, mettendo in rilievo quanto era a nostra conoscenza fino allora, sulle forme malariche predominanti, sulle complicanze e sul grado d 'immunità relativa verso l'infezione, acquisita dalla popolazione indigen a. Alle considerazioni precedenti l'A. ha ora aggiunto ntlla sua Comunicazione quanto è stato osservato in materia, da vari ricercatori, in maggioranza medici militari, sul fronte nord e sul fronte sud nell 'Africa orientale italiana, durante la guerra coloniale e ne !l 'immediato dopoguerra. Dopo un cer.no sulle zoue malarichc dei due fronti, egli parla delle forme di malaria ivi predominanti ; riportando i relativi dati statistici finora regtstratJ. In Eritrea e nel Tigrai la forma piLI frequentemente accertata è stata la terzana primaverile ed il Pistoni ha dato al riguardo recentemente maggiori particolari in rapporto alla topografia regionale, al tipo d'infezione ed all'intensità dell'endemia. Così nelle vallate dell 'al6piano eritreo e del Tigrai si ha in genere un periodico stato di endemia, a prevalenza dal pl. vivax, con decorso d'ordinario benigno. Nel bassopiano occidentale si verifica l'endemia con spiccata fase d 'ipercndcmia a prevalenza dal pl. vivax in luglio, agosto e ~ettembrc ed iperendemia da pl. falciparum alla fine di settembre, ottobre e primi di n ovembre, con decorso in genere piuttosto grave. N el bassopiano orientale stato endemico con esaltazione a fase iperendemica nei mesi di gennaio, fehbraio e marzo, a prevalenza da pl. falciparum, con fen om eni clinici spesso gravi (malaria tropica). N ella Somalia mentre si riteneva che la forma di malaria predominante fosse da per tutto l'estivo-autunnale, con le osservazioni successive, sopratutto del Mennonna, si può precisare meglio la proporzione tra le varie forme malariche, a secondo delle località, dove fu contratta l'infezione: così mentre v'è poca differenza fra il numero dei reperti da pl. vivax e da pl. falciparum per le località costiere e molte località dell'interno, per altre località dell 'interno, specie lungo l'Uebi - Scebeli ed in quelle del Villaggio Duca degli Abruzzi, è nettamente predominante il pl. falciparum. Nella valutazione delle forme predominanti della malaria in zone tropicali v'è da tener conto di alcune particolarità morfologiche dei parassiti


LA MAL AR IA t'ELLE t-:OSTHE COLOSIE AFRIC:\NE.

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malarici, per cui talvolta si rtmane incerti nella diagnosi microscopica e nella classi ficazione ad una delle tre forme di parassiti comunemente ammesse. Così in qualche caso è stato osservato in Somalia, dopo che avev:1 messo suli'avviso il prof. Castellani, !1 reperto di parassiti simili al pl. ovale di Stephens, con forme adulte analoghe a quelle del pl. m:alariae della quartana, cui però ha corrisposto in alcuni casi un decorso tcrzan~uio. In presenzJ di casi di dubbia diagnosi, come suole verificarsi nella malaria tropicale, è buona pratica di ricorrere alla metano- flocculazione di Henry, che s'è dimostrata ottimo mezzo diagnostico in Somalia, dove l'hanno eseguita, su vasta scala, il Mariani e Besta con risultati soddisfacenti, specie nei casi di malaria ad andamento tifo-simile. Altri punti fondam entaii trattati riguardano la sindrome malarica nelle zone tropicali, la sua gravezza, il suo polimorfismo cd il grado d'immunità acquisita e di resistenza verso l'infezione della popolazione indigena in confronto degli immigrati. Seguono brevi considerazioni sul modo di comportarsi dei periodi prccpidemici e deUe variazioni stagionali della malaria: nelle zone tropicali a forte indice endemico, la malaria vi si può contrarre quasi per tutto l'anno. Ciò è in rapporto al grado d i temperatura, favorevole ad una più frequentt ripetizione dei cicli del parassita malarico negli anofeli , che, come è noto, non si compie al di sotto di + 20 + 25 gradi, abbassamento che si verifica

in determinati periodi dell'anno nelle zone temperate. Trattando della profilassi medicamentosa e della bonifica umana, l'A . accenna alla chemioterapia per la sua azione più rapida e pronta in rapporto alla breve durata dei periodi preepidemici e per il suo potere gamcticida. Al riguardo ricord1 che il metodo atebrin-pbsmochina che si sta sperimentando in un reparto di truppa della Somalia, ha dato fin ora a quanto ha riferito il Massa, buoni risultati. Infine sono riportate le varietà anofeliche riscontrate nelle nostre colonie africane, in aggiunta a quelle riportate nella precedente relazione. Il numero è andato gradatamem:e aumentando e con tutta probabilità potrà aumentare ancora, con l'intensificare delle ricerche nell e altre zone occupate: molte delle specie africane, secondo La Face, sono \e_aate al variare delle condizioni metereologiche e sopratutto all 'alterna vicenda della 3tagione piovosa con la stagione secca, alcune specie sono presenti ed attive tutto l 'an no, mentre altre compaiono sol tanto dopo le pioggie e scompaiono nella stagione secca, per cui è opportuno protrarr,e le ricerche per parecchie stagioni consecutive. Alla fine della comunicazione l'A. formula il voto, già fatto nel 1° Congresso di studi coloniali, che anche da questo 3" Congresso prendano nuove ed alacri mosse per lo studio del problema malarico nelle nostre colonie africane, secondo le moderne vedute, trattandosi di un problema di capitale importanza, ora che s'è e~teso il campo d'azione civilizzatrice, dopo la conquista dei vasti territori etiopici. (A utoriassunto ).


COMANDO DELLE FORZE ARMATE DELLA SOMALIA DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. - DIREZIONE DI SANIT A Direttore: tenente colonnello medico

PnRELu NICOLA.

ESPERIMENTO DI PROFILASSI PREVENIIVA DELLA MALARIA CON NUOVI RIMEDI SINTETICI, IN SOMALIA Don. Filippo Massa, maggiore medico, igienista.

Da lungo tempo <:ra senti to il bisogno - nel campo curativo e profilattico della malaria - dì migliorare, completare l 'azione plasmocida della chinina, il medicamento dì elezione sempre usato nella lotta contro questa malattia così diflusa allo stato endemico in tutto il mondo. Sono ben noti infatti alcuni svantaggi ed iucompletezze della chinina: sopratutto la sua limitatissima azione sui gametociti semilunari della forma estivo-autunnale e la controindicazione di uso nella febbre emoglobinurica, della quale ha :mzi possibilità di provocare un attacco. Vennero perciò condotte, in questi ultimi decenni, sistematiche ricer~ che su serie di sostanze la cui composiziOne stmtturale chimica lasciava sperare determinate proprietà antiparassitarie. E l 'armoniosa e fruttifera collaborazione - nello studio e nella applicazione pratica fra chimici e chemioterapisti portò a risultati notevoli: si scoprirono nuovi prodotti plasmocidi; se ne riconobbe, per alcuni di essi, una particolare influenza su un dato tipo di parassita o su determinate fasi della sua evoluzione. Cosa, quest'uhima, che permise di gi ungere ad una separazione specifica dei rimedi in schizonticidi e gametocidi. Sopratutto - fra i molti nuovi preparati mesc;i in commercio - si sono affermate vittoriosamente l'« atebrin » e la « plasmochina » . Varie centinaia di pubblicazioni scientifiche testimoniano ormai probatorìamente il progresso raggiunto dalla chemioterapia antimalarica con questi due farmaci sintetici la cui azione si può così riassumere : A teérin: Nella terzana benigna e nella quartana può permettere la scomparsa degli agamonti al terzo giorno, dei gameti al 4°- 5°. Una cura di cinque giorni con una dose complessiva d i gr. 1 ' / 2 riesce spesso sufficiente negli adulti - ai quali sempre mi riferisco in questa nota a troncare l 'attacco dando anche in non pochi casi la guarigione completa. Nelle forme più tenaci occorre ripetere la cura in due o tre serie un po' distanziate. La sua efficacia vantaggiosa - rispetto al chinino e nei confronti dei pl. vivax e malariae - consiste quindi in un abbreviamento del periodo terapcutico ed in una pitt rara permissione delle recidive.

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ESPERIMENTO DI PROFILASSI PREVENTIVA DELLA MALARIA ECC.

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Nella malaria estivo-autunnale il suo potere schizonticida è ugualmente.:: forte, ma si esplica un po' più lentamente (5-7 giorni). Non si dimostra invece adatta ad infh!enzare le forme sessuate. L'« atebrin >> è bene tollerata nell'idiosincrasia da chinino; nella febbre emoglobinurica non provoca accessi e guarisce l'infezione. Nel campo profilattico ha già dato buoni risultati somministrata con lo schema di 2 compre5se da gr. 0. 1 due volte, distanziate, alla settimana nelle zone a malaria mite, di 3 comprt:sse ogni 3 ed anche 2 giorni nelle zone a malaria grave. Il Sl.i'o impiego pratico in questo settore deve essere però considerato ancora troppo limitato. Per quanto riguarda la tolleranza non presenta controindicazione da parte di alcun apparato 0 sistema. Quel colorito gialliccio della cute - che spesso provoca - non è da attribuirsi a pigmenti biliari ma alla sostanza colorante acridinica contenuta nel farmaco e non arreca molestia ai pazienti. Plasmochina: Esercita una azione elettiva, tossica, sulle forme sessuate, sui gametocidi semilunari dell'estivo-autunnale. Nume.r ose prove hanno diniostrato infatti che: 1) quantità minime di plasmochina danneggiano gravemente anche semilune morfologicamente intatte provocando fenomeni degenerativi bene osservabili microscopicamente - tali da non premettere più lo sviluppo in oocisti; 2) la formazione di semilunc nuove, nel sangue degli ammalati, t: spesso arrestata dopo alcuni giorni di cura; 3) le zanzare nutrite ..:on sangue di portatori di gametociti sernilunar L trattati con plasmochina sono incapaci di infettare. Sugli schizonti della stessa forma esercita un effetto insufficiente. Nella malaria terzana benigna e quartana, se impiegata da sola, non apporta vantaggi particolari. La plasmochina va dunque considerata come il rimedio di elezione per distruggere le forme sessuate dell'estivo-autunnale, ma ha bisogno, per una lotta efficace contro il pl. praecox, di. essere unita all'atebrin o al clùnino. Atebrin- plasmochina semplice: Nell'associare questi due farmaci si possono seguire due metodi diversi: quello della somministrazionc in periodi successivi a quello della somministrazionc contemporanea. Il primo sistema viene, in genere, praticato con atebrin per s-8 giorni (3o ctgr. ndle 24 ore in tre volte) e successivamente per altri 4-6 giorni pla- . srnochina semplice (gr. 0.03 nelle 24 ore in tre volte). E' da molti preferito perchè evita, nei sensibili, quei disturbi del tubo digerente, e talora anche di circolo sanguigno, che si possono osservare con la somministrazione contemporanea. Per il secondo sistema si usa l'atebrin per 7-8 giorni (3 volte al giorno gr. 0.10) dando al s"-6°-]"-8° anche:: plasmochina· semplice (gr. o.or 3 volte


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ESPERIMENTO DI I'ROFILASSI PREVENTIVA OELLA MALARIA ECC.

nelle 24 ore). La durata della cura viene così vantaggiosamente ridotta ad una sola settimana. Questi schemi terapeutici - che nelle forme più tenaci e resistenti vanno ripetuti in 2-3 serie distanziate - sono oggi i più usati per combattere il plasmodium praecox sia che si tratti di infezioni recenti, di recidive a brevi o a lunga scadenza, di reinfezioni. Buoni risultati hanno dato anche nella terzana benigna e nella quartana. Chinina e plasmochina: L 'associazione di tali farmaci vale sopratutto a prevenire le recidi.ve che secondo James si dividono in trè tipi: recrudescenze (entro 8 settimane dal primo accesso); ricadute (entro 8-24 settimane dal primo accesso); ricorrenze (oltre 24 settimane dal primo accesso). S'impiega specialmente la chinoplasmina: 3 compresse al giorno per tre settimane (1 compressa = gr. 0,0 1 di plasmochina più gr. 0,30 di solfato di chinino) con controindicazione di uso nella ipersensibilità alla chinina e nella predisposizione alla febbre emoglobinurica. Per quanto riguarda la profilassi medicammtosa è già dimostrato sperimentalmente che ia plasmochina può evitare l'insediamento del pl. praecox nell 'organismo umano agendo così sugli sporozoiti nel senso di una profilassi causale. Non si ritiene però raccomandabile - per ora - l'impiego di questo solo preparato in quanto che non è ancora approfondito lo studio per precisarne, dal lato quantitativo, il suo effettivo valore. Risultati pratici veramente lusinghieri si sono ottenuti combinando tale profilassi causale della plasmocbina con quella del chinino da considerarsi principalmente sintomatica in quanto che non raggiunge spesso che lo scopo di evitare, mitigare le manifestazioni morbose acute. l preparati d'associazione: chinoplasmina, plasrnochina composta (gr. o.oi di plasmochina semplice più gr. o. 125 di solfato di chinina, per pastiglia) possono essere somministrati con vari metodi secondo anche la gravità del paludismo, la recrud~scenza dell'infezione ecc. ecc. : a dosi giornaliere piccole, a dosi alte discontinue, a sistema scalare, alterando i due prodotti. Viene infine oggi raccomandata dalla Ditta produttrice per le regioni ad endemia grave - la profilassi ltebrin più plasmochina semplice che non mi risulta però ancora estesamente impiegata. Quest'ulti mo sistema è stato prescelto per un esperimento comparativo col chinino fra le truppe metropolitane della Somalia in considerazione -- sopratu tto - delle costanti guarigioni osservate quaggiù curando i malarici (infezione da pl. falciparum) con l'associazione di tali due farmaci. Riferisco in succinto il trattamento praticato - per s6 giorni e durante una stagione di intensa recrudescenza epidemica - presso una Compagnia del Genio Pontieri costretta, per il suo impiego, a risiedere presso il corso dello Scebeli.


ESPERIMENTO DI PROFILASSI PREVENTIVA DELLA MALARIA ECC.

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Del Reparto, costituito da 5 ufficiali e 156 militari di truppa, 70 uomirnt seguirono la profilassi atebrin più pbsmochina semplice con due schemt differenti: I gruppo (35 persone): . lunedì 2 compresse di atebrin da gr. or; giovedì 2 compresse di atebrin da gr. 01; sabato 2 compresse dt plasmochina da gr. 0 1; Il gruppo (35 persone): lunedì 3 compresse di atebrin da gr. 0 1 ; giovedì 3 compre5se di atebrin da gr. 01; sabato 3 compresse di plasmochina da gr. o.or. Tutti gli altri ingerirono giornalmente ctgr. o.6o di solfato di chiorno m una volta. TABELLA INDICANTE l

R1SULTA TI OTIENUTI.

Profilassi

.' plasmoI gruppo: ate br in ptu china semplice . . . II gruppo: atebrin p .tu' plasmo-

china semplice Chinino

. . .

.

Fo rma malanca

da pL praecox.

35

2

5, 84 0/ 1O

35

o

o

. . 9I

II

I2,09 /<J

.. .

.

N. N. milit. militari amm.a- Percentual• profi- latiai di ma larici lusati malaria

o·

n scontra la

da pl. praecox.

Le dosi complessive di atebrin c plasmochina ingerite furono rispetti,·ame nte di gr. 3.00 e gr. 0.16 per il primo gruppo; gr. 4.60 e gr. 0.24 per il secondo gruppo. Nessun disturbo degno di rilievo verme constatato negli individui sottoposti ad esperimento. Anzi in alcuni, leggermente deperiti, si notò un miglioramento delle condizioni generali attribuibile, forse, all 'efficace azione dcll'atebrin. Numerosi i lievi coloriti giallicci della cute. I due profilassati con atebrin-plasmochina che contrassero l'infezione ebbero ie prime manifestazioni morbose uno nella I, ed uno nella II settimr.m a di trattamento e guarirono dopo un periodo di 7 giorni di cura con gr. 0.30 di atebrin e 20 g0ccc di adrenalina quotidiani più gr. 0.03 di plasmochina semplice al 5°-6"·7° giorno. Gli undici chininizzati ammalarono invece uno nella l , quattro nella II, due nella III, uno nella IV, due nella V, uno nella VI settimana di esperi~e~t? e giunsero a guarigione : quattro dopo un ciclo e sette dopo due ctcli Intervallati di cura << atebrin-plasmochina-adrenalina » . ~

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ESPERIMENTO DI PROFILASSI PREVENTIVA DELLA MALARIA

A cinque mesi di distanza nessuna recidiva constatata. Le osservazioni fatre nell'esperimento riferito permette le seguenti conclusioni : 1) l'associazione medicamentosa (( atebrin-plasmochin: strato di possedere - per la profilassi preventiva della malari una efficacia nettamente superiore a quella del chinino; 2) per evitare l'insediamento del pl. praecox nell'erga impiegando il sistema profilattico discontinuo necessitano gr bri n il lunedì e giovedì e gr. 0 ..03 di plasmochina il sabato di o Dosi inferiori permettono l'insorgere di qualche infezione c manifesta benignamente c viene vinta con facilità; 3) l'atebrin c l<1 plasmochina nelle dette quantità se· sono essere somminisrrate - nell'uomo sano e robusto di 2 per due mesi, e certo anche per tempo più lungo, senza dan intolleranza. H o la convinzione che appljcazioni pratiche più estese, al di poter contribuire, confermeranno essere l'associazione cc a ch ina semplice » il rimedio sicuro, da tempo cercato, per modo preventivo le popolazioni viventi nelle regioni tropic:

BIBLIOGRAFIA Or GucLIELMO: Direttive moderne nrlla cura della malaria. ·- BoLI. ~ Catania, r935, n. 2. LAM BUSTA: Profilassi antimalarica nelle zone tropicali con speciale tigu. Colonie irz A. O. - Ann. di Mcd. Nav. CoL, 1936, Vol. l , Fase. · 0TTOLENCHI: Untersuchungen uber die medikamentose prqphylaxe d Arch. f. Schiffs u. Tropenkig. Pathol. u. Ther. esot. Krh., t. 36, J P ERYASSU : Prophilascia da malaria. Meios de rviter que a malaria cont al'madas nos nossos grandes rios. - A. A. Folha Medica 1933, v. 1 (Rio dc Janciro). SoEsrLO : En procfneming atebrin « te veldc '' 3" mcdcdecling. - Geneesl Ncdcrlandsch, Indie, 1934, p. 394-41 r. ZscHUCK.E: Sui modcmi progressi della chemioterapia antimalarica. rapta, 1933, n. 4· \VA.t.LACE: Further fie/d experiments tvith Plasmochina m oiled aud u, Thc Malaryan Medicai Journal , 1936, vol. 8, n. 3, p. r45-162.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE ToMAsEK. Possono essere impiegati i batteri come arma eli guerra? (« Vojenské Zdravotnické Listy », Praga, n. 4, 1936). L'A. tratta diffusamente delle possibilità della guerra batterica. Dapprima ricapitola lr conoscenze che si hanno sulle passate epidemie di guerra e di pace e pone in rilievo i fattori intrinseci e le condizioni accessorie che hanno speciale importanza nell'origine e per la durata delle epidemie. Sottopone ad una discussione critica le proprietà biologiche dei microbi (propagazione, vitalità, resistenza, virulenza) e ne valuta la contagiosità e la trasrrùssibilità in rapporto alle possibilità pratiche di determinare infezioni artificiali a fini bellici. Circa la produzione del materiale occorrente, l'A. si domanda se dc$Sa non porti pregiudizio all'etica medica, ed aggiunge: << i medici cesserebbero di essere i custodi della salute umana, per la quale missione hanno ottenuto alcuni privilegi, cd essi diverrebbero, in diritto, dei malfattorì specialmente detestati dall'umanità >>. L 'A. ritiene poco efficace e pericolosa per gli stessi propagatori, la diffusione dei germi a mezzo di aeroplani e di proiettili di artiglieria. Altro mezzo sarebbe quello di creare con adatto materiale infettante, dei focolai di malattie infettive in determinate località, servendosi di agenti segreti. Fra i numerosi contagi assunti per le vie respiratorie, è preso in particolare considerazione il virus dell'influenza: una propagazione artificiale di una siffatta epidemia è poco probabile, attese le proprietà misteriose di questo virus e l'evidente riversibilità del rischio per l'attaccante. Così si afferma per i pneumococchi e per i bacilli del carbonchio, della morva e della peste. I germi delle infezioni croniche non si prestano ad una propagazione artificiale. La difterite riguarda particolarmente l'età infantile e per essa hanno tanta importanza i portatori di germi. Contro il vaiolo si dispone della vaccinazione antivaiolosa. Gli esantemi infettivi dell'infanzia non hanno alcuna importanza in una guerra batterica. L 'A. ammette che fra le numerose sorti di materiali infettanti, i più adatti per una diffusione artificiale sono i germi che determinano l'infezione per le vie digerenti e cioè quelli del colera, della dissenteria e specialmente del tifo e dci paratifi. In simi li casi le misure indispensabili sono una rigorosa vigilanza igienica, la sorveglianza, il controllo e la sterilizzazione delle acque da bevanda e ad uso alimentare, la vaccinazione preventiva. In quanto alle infezioni trasmesse da insetti, merita speciale attenzione il tifo esantematico. Per una sua propagazione intenzionale sarebbe difficile disporre di una sufficiente quantità di pidocchi infetti ed assicurarne la disseminazione. La propagazione dell'epidemia presuppone una invasione naturale di pidocchi nella popolazione. Le disinfestazion i praticate durante la grande guerra hanno contenuto il diffonde['si dell'infezione. La diffusione della febbre ricorrente, della malaria e della febbre gialla sarebbe praticamente inattuabile. L'A. non pensa che si possa essere presi alla sprovvista da una infezione nuova e considera come fantastica la scoperta di un nuovo microorganismo infettivo; così anche non avrebbe valore la possibilità di un aumento della virulenza dei microbi. Malgrado tutto, però, non può essere disconosciuta l'eventualità di una guerra batte· rica ed è pertanto indispensabile assicurare in tutti i modi la protezione dell'esercito c della popolazione contro simili attacchi. La difesa deve essere organizzata secondo tre direttive: servizio di controllo e sorveglianza, istruzione della popolazione, organizzazione speciale delle misure di difesa 6 -

Giornak di mt:dicina militart:.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIJ\ NA E STRJ\NIEHA

\. attrezzatura baneriorogica. Il controllo c la sorveglianza devono esplicarsi sulle persone provenienti dall 'estero e sui vel ivoli che sorvohno il paese o vi atterrano. I noltre occorr e ~orvegliare g li approvvigionamenti idrici, nonchè le scorte di carne in piedi, come le de rrate crude. I n caso di morti sospette si procederà sistcmatic::~ mente ad esami autoptic i. '\.cl quadro delle misure speciali rientrano: un numero con siderevole di baneriologi con personale ausiliario be ne istruito, laboratori batteriolog ici m obili e permanenti , sezioni d, disinfezione, ospedali per malattie infetti"e, sufficie nti riserve di materiali, apparecch i t. istrumcnti. Già in tempo di pace occorre assicurare sufficiente quantità di animali da laboratorio c favorirne l'alleva mento d a parte d i privati. E' indispensabile prcordinare , provvedere i ma teri a li profilarrici e curativi necessari: sieri, vaccini. L'A. conclude cltc l' impiego dci batteri a scopo bellico è teorica m ente possibile, ma ~-~tremamente difficile: è da escludere che un ta le tentatiYo possa dimostrarsi efficace lJ Uando si sia già pronti ad una efficace difesa contro piani nemici di simil genere e , o ntro il panico d elle popolazioni.

AVIAZIONE SANITARIA B EHAGUE. -

L'aviazione sanitaria civile nel 1937. ((<Lo Presse M édicale )), n. 16, 1937).

Il dott. Bchague, pilota, vice presidente del Comitato Centrale francese per J' a,·ia:~ ion c sanitaria, espone nel suo scritto lo stato del servi zio sanitario ciYilc con aeromc bili . ,ja in patria che nelle colonie all'inizio del !937· Premesso che è sorpassato il tempo in cui difficoltà erano pari nlle delusioni c ricordato come si com inciò a notare l' utilità d ell'evacunionc di malati e feriti nei corpi d i spedizione in territori a comunicazion i lente c difficoltose (nel Marocco dal 20 al 33 : <'\'acuati 4452; in Siria 2007) c come il pericolo di altitudine deve passare in seconda b nea anche per certe categorie di in fermi (non vi è questione fra l'indug iarsi aJh percussio ne d i un addome pieno di coaguli e rischiare un a possibile inondazione pcritoncale). mostra In necessità assoluta dcl!'a,·iazionc sanitaria nelle arma te coloniali durante le c ,unpagnc, c non meno assolu ta in patria e an che nelle colon ie in tempo di pace. In Francia ricchezza di strade fcrrovi:ltic cd ordi n arie, abbondanza di centri chirurgici, degni del nome, fanno preferire il trasporto Yia terra; nella zona di Parigi, m :~l­ g rado la modicità di prezzo, malgrado un apparecchio ortimam cnte attrezzato, con equipaggio pronto alla partenza a mezz'ora dalla chiamnta, in due anni la \'ia ae rea fu u tilizzata una sola vo[ta. Che cosa fa impedire l'uso dd ,·clivolo sanitario? Non la paura, perchè aumentano ogn i giorno i passegg-eri per via aerea, per cui necessita aumcnrarc lince ed app:Hccchi ; il prezzo neppure. che di j1(XO è su periore a quello via terra. Anno iano l'ammalato il tra~bordo alla partenza c all'atterraggio. le alce meteorologiche del percorso; le fermate doganali. ccc.. lv!a ciò non vuoi dire che ogni attività sanitaria aeronau tica in patria è ' ota t a n li'i n successo. !\ielle colon ie l'a\·inione s:mitaria è d i assoluta necessità : l'A. passa ndo in ri vista l'atti,·ità aviatoria sanitaria nei paesi del ~orcl (in Norveg ia c SYezia salvataggi di feriti o sperd uti sui ghiacci; in Sibera ove il velivolo è im piegato in modo orcliiJario per tra~porti m alati e feriLi; in Olanda O\' e accanto a passeggeri diretti a l mercato carichi di pollame cd o rt:-~ glie un p;ran medico accom pagna m:1la_ti o feri ti alla consultazione) dice : sostituiamo ;-~Ile distese g hiacciate i deserti c ritrovi:~ mo nelle nostre colonie le medesime necessità c cond iz io ni. Nel nord Algerino dal 14 luglio 1936 :~ l 14 dicembre il velivolo per il trasporto sanita rio fu richiesto sette volte : non molLo, 111:.1 è appena all'inizio d i una istituzion e. Q uello che è grave è che i sette c\'acuati son morti.


RIVISTA IJELLt\ STAMPA MEI)IC.\

IT:\1.1 ,\:'-' .\

E 5TRAN IERA

L 'A. rib·a varie deficienze .nel servizio: fu chiamato il veli,·olo alle 8 c fr:1 rag~iungimento del posto ovc trov:~,·asi l':~mmalato e viaggio con esso per l'ospnblc, il ricovero avvenne anche dicci ore Jopo. Ii tempo può ancora esser aumcnt:~to se condizioni atmosferiche obbligano ad atterraggio intermedio o ad :mcrr:-~ggio nottu rno; tuui fattori che hanno ritardato l' intervento e g l• ammabti son morti. Concludendo l'A. propone : gli :~pp:~rccchi dcnmo esser pronti n d punto di p:-~r­ tenza; devono esser molto veloci c muniti ·di ogni dis positivo di sicurezza e di comunicazioni; il pilota d eve esser dci più provetti di sen ·i;;:io di linea; il terreno d':tttcrrag~io attrezzato per atterraggi notturni; un:~ son·cnzione si rend e necessari:~ per cui gli ''econom icam ente deboli » possano sen ·irsi del m ezzo. Allo stato attuale, Bchague dice che nessuna di queste condizioni sono realizzate ncll'a,·iazione sanitaria ci,·ile in Franc ia.

IGIENE CERt:nr e BoFFA. -

11 controllo igienico del latte destinato ad essere consumato crudo.

(a Revuc d'hygiène >>, n. 4, aprile 1937). Gli AA., dopo aver ricord:1 to quale irnportantt: e bcilc veicolo di malanie possa r;;pprcscnta r e il bttc ed a qu:mti pt:ricoli si lr<l\'Ì quindi esposto il consumatore di tale imporrante :1limento, fanno la storia dd latl<: destinato ad esser ccnsumato crudo, nato in America. in s~gu i to alla energica c:Hnpagna condott:l <b H enry C. Cc it c dai suoi coJlai\Qratori . l'c~li S. U., da molti anni viene prodotto un btre g:Jr:llltito (cenificd milk). sotto il contro' lo d i apposite commissioni s:Jn itarie, che esercitano una strett:J sorn·gli:tnz:l sul prcx:lotro. attr;werso esami chimici c lxmcrio logici, e sulle condizioni sanitarie, e delle mucche, e dd perwnalc :Jddctto. l n Ital ia . l::t produzione dd l:nte d :t consunwrs i crudo, è disciplinata da uno speciale rcgo!:>mento (D. R. n. 9<H dtl 9 m aggio 1929): gii animali prod u ttOri . il cui stato di sa lurc dcn: esser controllato ogni due mesi, sono sottoposti ogni sei mesi alla prova tlclb tubercolina. Il pnsonale addetto al besri:w1e c alb mungitura deve esser s:~no c peric..;dicamcntc anclù~sso 'iene sottoposto a ,·isitc s~nitarie di controllo. Le stnlle c i local i annessi demno rispondc.: re :1 pitt S<..\ cri rnJti isiti i!!ieniri ed il l::ttrc. appena munto . d <. ve tssere fìhr:ao c subito raffreddato :1 5" C.: opponun:l· mente imhonigliaw, dcn? tsscr c<mscn·ato in fri_l!nrifc.:ro. fino :d momento d ella ,·endita . Cherio ri disposizioni ministcriali fissano il tasso limite del contenuto batterico di questo ùpo d i btte a non più d i )r,.oc;o germi pc.:r ogni cc .. Gli AA., in questo !:J,·cro h:~n no ri as~unro le rict:rchc f:ntc c i risultati om:nuti

durante 16 mesi di controllo continuo, esercitato sulla produr.ionc dc:l latte crudo di uno stabilimento autorizzato ddb pro,·incia di Asti. Es~i csamin:tY:mo due campioni alla 10lta, che rirnont:t1·ano rispeni ,·amcntc alla mungitura della sera precedente e :1 quella del mattino stes~o : i campioni c r:>no mantumti in gh i acci:~ i a fino al momento dell'esame.:. Per ciascun c:tmpicnc. gli 1\. f\ . procedt:rono a varie ricerche : I. - Detr:rmina-;;ione a,,l/'andità. - In tutti i campioni e~amin:ni, l':tcidit3, detcrminat:t col mcrcdo coiorimctnco con il bleu di bromotimolo ttualc indicatore. come j] metodo <hgli AA . ritenuto pi ù es:ttto c piLt sensibile, ha sempre oscillato entro limit i pH 6.2-6,8; gr::tdi Soxhlet ] .6-].8, che dehhnno cPnsidcr:usi normali p<·rchè in rapporto ad un basso tasso microhico. Il ~rado di acidità ,·a ria notc,·olmcntc in r:1pporto al ti po di alirm.:ntazione ::t! quale sono sottoposte le mucche: questo ci spit·ga l'acidità elt:\·a ta, che tolora si riscontra in un latte a t:-tsso microbico non alto. I I. · Determinazione dei potere ,·iduuiuo. - l n Danimarca. do,·c a quest'esame si dà molto valore, viene comiderato ottimo quel latte che non dà lungo ad :tkuna dcco lo-


RIVISTA DELLA STAMPA MED ICA ITALI ANA E STRA NIERA

razione entro 5 ore e 40 minuti, mentre viene considerato pessimo quel latte che riduce il bleu di metilene entro 40 minuti. Gli AA. non hanno mai osservato decolorazione in meno di 5 ore: questo, a loro parere, perchè la prova è poco appropriata al controllo del latte destinato ad esser bevuto crudo, il cui contenuto in microbi oscilla leggermente entro limiti piuttosto bassi, inferiori a quelli ai quali questa prova è sensibile. III. - Conta dei germi conterJUti in un cc .. - Gli AA. si sono attenuti al metodo prescritto dali'American public H ealth Associatiotl, come quello più largamente e lungamente sperimentato, praticando diluizioni progressive di 1 cc. di latte in tubi contenenti ciascun 9 cc. di acqua distillata sterile. Per la conta dei germi, impiegarono le prime due di1uizioni (r:ro-r:roo), praticando la semina in piastre di agar, e procedendo quindi alla conta, servendosi dell'apparecchio di Buck, dopo 48 ore di termostato a 37°. Praticarono così l'esame di ben 317 campioni, constatando che il tasso dei microbi si mantiene al disotto di una media di 20.000 per cc.. Gli AA. considerano questa ricerca come il miglior indice della buona qualità del latte, perchè, se è vero che nel latte si ritrovano numerosi germi, costituenti la flora normale della mammella della vacca, non è men vero che la massima quantità di germi riscontrati nel latte, derivano da fattori estrinseci all'animale, in rapporto alla mungitura non bene effettuata, a colui che la pratica, e all'ambiente, non sempre rispondente ai requisiti igienici, nel quale la mungitura viene eseguita. A questo criterio di giudizio si attengono infatti quasi tutti i Paesi, gli S. U. per i primi, che hanno stabilita una classificazione dei vari tipi di latte, in base al numero di germi contenutivi. Gli AA. affermano che un aumento improvviso e notevole del contenuto di germi al disopra della media suddetta, deve essere sempre considerato come la spia di qualche grave deficienza nello stabilimtnto produttore, specie per quanto riguarda l'igiene con la quale vengono effettuate la mungitura e la raccolta del latte. Non fu notata alcuna influenza stagionale sul tasso microbico: questo in rapporto alla pratica della filtrazione c del raf&eddamento eseguito sul latte appena munto. Gli AA. in questa ricerca hanno considerata, oltre la media aritmetica, anche quella logaritrnica dei valori trovati : ed attribuiscono a quest'ultima una grande importanza perchè, grazie ad essa, viene in parte attenuata l'influenza, che hanno i valori estremi sulla determinazione del tasso microbico, permettendo quindi un apprezzamento più esatto del valore del latte. Però detti valori estremi non debbono essere trascurati, in quanto ispezioni, contemporaneamente eseguite, hanno dimostrato piccoli errori e negligenze nel funzionamento dello stabilimento, che, se trascurate, possono diventare origine di gravi c pericolosi inconvenienti. IV. - Ricerca e conta del B. coli. - Gli AA. seminarono dosi crescenti di latte, da o, 1 cc. a 5 cc., in tubi di Durham, contenenti brodo lattosato semplice: da quei tubi poi, nei quali si era avuto sviluppo di acidi c gas, seminarono su piastre di agar lattosato al tornasole o su agar Levinc; in tal modo poterono mettere in evidenza germi del gruppo coli, che, in seguito, con la prova del rosso metile o con quella di Voges- Proskauer. distinsero in Coli Escherich (fecale) ed in Coli aerogenes non fecale. Trovarono che solo il 6,9 % dei 330 campioni esaminati, contenevano coli in un cc. c che, per di più, trattavasi di campioni del primo periodo di ricerche, quando cioè i proprietari e il personale dello stabilimento ancora non s'erano potuti adattare alle norme igieniche, che debbono regolare la produzione di questo particolare tipo di latte. Gli AA. concludono che il latte da consumarsi crudo non dovrebbe contenere abitualmente B. coli in un cc.; insistono inoltre sull'importanza di questa ricerca, come complemento u tile e necessario della precedente, in quanto il coli sta a denunciarci un inquinamento fecale . V. - Ricerca dd bacillo tubercolare. - Gli AA. hanno ricercato nel latte la presenza del b. di Koch, sia seminando crema di latte su Petragnani, sia praticando la prova biolo. gica sulle cavie. Hanno ottenuto sempre esiti negativi e per la forma umana, e per la oovina: questo fa pensare, che sia stata sufficiente la selezione fatta degli animali produttori, a mezzo della prova con la tubercolina.


RIVISTA DELLA STAMPA MF.DIC r\

IT,\LIAl"A E STRANIERA

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VI. - Ricerca dei ge1mi del gruppo Brucella. - Dal sangue di cavie, inoculate con crema di latte, gli AA. isolarono germi del gruppo Brucella: messi in allarme da questo reperto, praticarono subito le opportune ricerche sierologichc sul latte di tutte le mucche, riuscendo così ad individuare 3 animali infetti, che furono subito eliminati. VII. - Ricerca dello streptococco emolitico. - Gli AA. furono spinti a questa ricerca dal fatto che la mammella delle mucche è di frequente sede di mastiti, spesso decorrenti silemi, dovute a streptococchi che facilmente possono esser eliminati col latte, infettando così il consumatore. Gli AA. americani ed inglesi hanno descritto numerosi casi di angina ~ettica nell'uomo, dovuta allo S. epidemicus Davis, che dà nella mucca una mastite quasi sempre senza sintomi rilevabili, con eliminazione abbomlantc di germi col latte. Su 55 campioni esaminati (semina su terreni all'agar-sangue), circa 27 dettero luogo a sviluppo di colonie emolitiche, dovute a S. mastiditis e a S. pyogenes. In base a questi reperti, gli AA. concludono che la pasteurizzazione del latte, destinato ad essere consumato crudo, si impone come l'unico mezzo capace di assicurare e di garantire l'innocuità del prodotto, in quanto diminuisce il numero dei germi contenuti nel latte ad un minimum trascurabile e dà l'assoluta sicurezza che gli eventuali germi patogeni sono stati distrutti, senza peraltro aherare le qualità nutritive di tale importante alimento. Solo in tal modo, il latte destinato ad esser consumato crudo può meritare l 'intera fiducia del pubblico e quella sopra tutto del medico e del pediatra. FERRAJOLI.

Reazione di Schick. Reazione di Reh. Tests di rtcettività e dp immunità di fronte alla difterite. (« La Presse Médicalc ll, n. 12, 10 feb-

G. TRoN e A. T oRELLI. braio 1937).

Il valore della cuti-reazione alla tossi na difterica che Reh ha proposto nel 1934 per sostituir e l'intradermo-reazione di Schick è stato confermato recentemente dai lavori di Ruelle, di Nelis e Vandenhouten. Secondo Rch la cuti-reazione offre grandi vantaggi sull'intradcrmo-rcazione ormai classica di Schick. La cuti-reazione è parimenti specifica come la reazione intradcr!l1ica, ed ha ancora che è più semplice e di più facile esecuzione. Essa si pratica con una tossina pura, non diluita e facile a conservare; è d'interpretazione più sicura, non provoca pseudo-reazione c permette una lettura più rapida, anche dal secondo giorno. T ale reazione non è mai nociva e pare che essa produca anche un ceno grado d'immunità per la minima quan tità di tossina che lascia penetrare nell'organismo. Su tali principi e per determinare il grado di concordanza tra i due « tests >> gli AA. hanno studiato, nell'ospedale degl'infettivi di Milano e in una scuola della città, su più di 300 soggetti, la cuti-reazione alla tossina difterica secondo il processo di Reh, ottenendo risultati che, pur non essendo completamente identici a quelli della intradermoreazionc, presentano una grandissima concordanza con essi. Le ricerche sono state fatte dagli AA. seguendo scrupolosamente la tecnica del Reh mediante l'impiego di due tossine a potere tossico elevato, una dell'Istituto Pastcur e l'altra dell'Istituto Sieroterapico Milanese. La lettura dei risultati può essere fatta dal secondo giorno. Secondo Reh la reazione apparirebbe in questo momento per divenire poi più chiara al terzo giorno; essa si mantiene il giorno seguente per attenuarsi in seguito e scomparire dall'ottavo al quindicesimo giorno. Dopo 24 ore dall'aver praticata la cuti-reazione gli AA. hanno osservato 3 tipi di reazione: 1) reazione completamente negativa; . 2) reazione completamente positiva. Questa reazione non muta suoi caratrcri nel g1orno seguente; i suoi segni sono definitivi dalle prime 24 ore; 3) reazione dubbia.


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Circa le pseudo-reazioni il dubbio può sorgere dopo 24 ore, ma la lettura fatta il giorno seguente deciderà per la vera interpretazione. L1 cuti-reazione è assai utile in ospedale, in quegli ammalati che presentano un'angina dubbia. Con la sua precocità essa è estremamente vanraggiosa nei portatori di bacilli difterici affetti da angine banali. Gli AA. hanno sottoposto sistematicamente alla reazione di Reh gli ammalati che ricevevano con diagnosi di difterite e che erano stati precedentemente vaccinati con l'anatossina o che avevano sofferto la difterite precedentemente. Negli ammalati che presentavano forme di angine atipiche e molto leggere essi non praticavano la siero-terapia prima di aver conosciuto, oltre il risultato dell'esame batte· riologico, la risposta della cuti-reazione. Altri AA., come Andrien e Tourmaire, su tale concetto osservano che la cuti-reazione alla tossina difterica pura non può essere considerata che come un procedimento approssimativo per valutare la recettività dell'organismo all'infezione difterica. A ciò gli AA. rispondono giustamente col dire: ma ai cc tests >> non bisogna domandare più di quanto essi non possono dare. La reazione di Schick, si domandano gli AA., è o non è infallibile e non è essa un « test >> approssimativo come la maggior pane delle nostre reazioni biologiche ? La reazione di Reh avrà certamente una larga applicazione nel controllo della vaccinazione antidifterica, specialmente in ospedale, ove con la sua precocità, essa può offrire grandi vantaggi come << test » di recettività e di immunjtà di fronte alla difterite.

s. VtTALE.

MEDICINA INTERNA

Valore della ricerca dd bacillo di Koch nel contenuto gastrico raccolto a digiuno per la diagnosi della tubercolosi polmonarc.

P. F. ARMANo- DELtLt.E e G. KERAMBRuN . -

(«La Presse Médicale )), n. 10, 3 febbraio 1937). Alla diagnosi precoce. della malattia tubercolare dei polmoni, che in ogni tempo è stata mèta perseguita dal clinico, i contributi portati, sia come esame diretto dell'amm2lato, che come ricerche di laboratorio, sono stati in quest'ultimi tempi molto numerosi cd importanti. Certamente anche qui occorre un lavoro ~evcro di controllo e di selezione, onde eliminare quelle indagini, che, se teoricamente inappuntabili, non rispondono alle esigenze della pratica clinica quotidiana, cd abbandonare quelle, che si sono mostrate inteddi e qwndi fonte di errori diagnostici. L1 dimostrazione del bacillo di Koch, il signum crucis della diagnosi, ha sempre tormentato i ricercatori, i quali hanno creato e modificato tecniche e ricerche, portate sul materiale più diverso, onde renderlc più rispondenti allo scopo. L'esame sul succo gastrico, per dimostrare il bacillo tubercolare portatovi con l"inge~tione del sccreto bronchiale, fu praticato fin dal 1898 da Mcunicr c ~uccessivamente da altri; ma, dopo i risultati in prevalenza negativi, fu abbandonato. Dal 1927 esso è stato ripreso dagli AA. e, con opportune modifiche di tecnica, raccomandato come mezzo d'indagine molto importante per la diagnosi precoce della tubercolosi polmonare. La ricerca è praticata suJ conrenuto gastrico estratto il mattino a digiuno, il cui sedimento viene trattato con soluzione di addo solforico al 15 %; dopo 20' di contatto si neutralizza c si centrifuga. Col centrifugato si allestiscono strisci per l'esame diretto col metodo di Ziehl e si prepara ancora con acqua fisiologica una diluizione, della quale metà s'impiega per insemenzare da 2 a 8 tubi con terreno di Loewcnstein e metà viene inoculata sotto la cute della coscia di due cavie. I risultati ottenuti con tale ricerca, praticata su più di mille soggetti, e che in laboratori ben attrezzati è relativamente semplice, si sono mostrati superiori a quelli finora


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consegutt.1 con alrri metodi ed hanno permesso prcçocemente la diagnosi di tubercolosi polrnonare con quella cenezza, che non poteYa dart' l'esame clinico e r:~diologico. Oa tali risultati rile vasi che nelle diverse forme di malattia tubercolare dci polmoni, mentre l'esame dello striscio dà una percentuale di esiti positivi mediocre, essa s'innal:t.a nott'\'olmentc praticando la cultura su terreni adatti (terreno di Pctroff o meglio quello di Loewenstein) e l'inoculazione in cavia. Quest'ultima dà .il maggior numero di esiti positivi, però la cultura presenta su essa il gr:mde vantaggio di una risposta più temp<:stiva, mc·ntrc la cavia non muore che dopo 2-3 mesi, cd anche se ci si vuole accontentare dell'esame e della cultura del ganglio inguinale corrispondente al punto d'inoculazionc, occorre per lo mt·no un mese. Gli AA. riportano ancora i risultati che con [a stessa ricerca hanno ottenuto altri osservatori e che in generale sono con quelli da essi ottenuti concordanti. Da ciò risulta che l'indagine indicata per la semplicità della tecnica e la bond dei risultati merita di essere impiegata in clinica su più larga scala allo scopo di concorrere efficacemente a quello che è uno dei cardini fondamentali nella lotta contro la tubercolosi, cioè la diagnosi precoce di essa. R. o' AussANt>RO. SINAY SESTOPAL. Dietetica tiago de Chile, n. I, 1936).

NAUM

ospedaliera. ((( Rcvista de Sanidad Militar,,, San-

Fra i problemi di grande importanza per la vita c la ciYiltà di un popolo, occupa un posto speciale lo studio della dietetica ospedalicra, o scienza dell'alimentazione. Gran numero delle affezioni, non solo della via gasU'o-cntcrica, ma anche infermità della nutrizione da avitaminosi, e ancora del campo generale della patologia medica e chirurgica, sono in causa nella dietetica-terapia, intesa come base o come completamento dd trattamento. L'applicazione della dietetica e la sua conseguente effic:tcia dipende: 1) dal medico; 2) dall'infermo; 3) dall'esatta prescrizione, e razionale preparaziOne dd vitto. li medico deve valutare la dietetica come fattore di prim'ordine nel trattamento dei numerosi quadri morbosi, e pertanto deve nè sprcgiJrla e sottovalutarla, nè cadere in senso opposto nel regime di sovra alimentazione senza prima precisare con esattezza il terreno sul quale deve applicarla. Egli deve pure specificare la durata di una speciale dieta inquantochè il prolungamento inadeguato di questa può provocare quadri di deficit di alimentazione, iperavitaminosi, ccc.. In riguardo all'infermo, la mancanza di cultura di questi, il suo carattere capriccioso e il fatwre atfetto da parte dei famigliari possono alterare l'essenza della dieta, e da ciò la necessaria sorveglianza che si impone sul soggetto. L'esatta prescrizione den~ essere convalidata da una ottima preparazione degli alimenti, il che presuppone la scelta c la competenza del personale di cucina. Sotto l'aspetto fisiologico l'alimentazione ha per oggetto : I) di conservare integra la composizione dei tessuti vivi; 2) di mantenere costante la temperatura del corpo; 3) di produrre l'energia assorbita dal lavoro; 4) di permettere l'accrescimento o la riparazione dci tessuti durante la convalescenza. Per determinare se l'alimentazione risponda a detti requisiti l'A. sostiene che bisogna saggiarla nei suoi coefficienti calorifico e proteico. Dopo avere passato in rassegna il sistema di alimentazione in uso presso diversi Ospedali del Cile, lamenta che si è usi a generalizzare troppo il regime dietetico comune; in generale si sogliono eccettuare solo gli epatici, gli enterici, gli ipertesi, i ne·


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&itici, gli ulcerosi e gli anemici. Tuttavia se si tenessero più in conto i fenomeni di allergia alimentare, si vedrebbe come e di quanto aumenti il numero degli stati patologici in coloro che sono sottoposti all'aUmeotazione comune, sopratutto quando r isulti leso il sistema ncuro-vcgctativo. Passando a parlare delle dietetiche speciali l'A. riterrebbe ideale il poter dare quasi una precisione matematica alla dietetica, cioè a dire : « per tale _ammalato, tale dieta >> ecc. ma conviene che tale ideale non è praticamente raggiungibile. Cita quindi un formulario di regimi, adottato dall'Ospedale Van Buren. Detto formulario contempla tre regimi fondamentali : 1) un regime comune; 2) un regime ipoazotato; 3) un regime idrico, oltre a delle diete speciali (antidiabetiche, antianemiche, per diarroici), nonchè dei regimi a scopo investigativo, quali sarebbero i regimi di Schmidt, il regime per scoprire emorragie occulte e il digiuno di Ewald. Il regime i poazotato dovrebbe essere somministrato nelle cardiopatie compensate, arteriosclerosi, ipertensione, convalescenze di nefropatie, nelle epatiti, nelle colecistiti croniche, nei reumatismi cronici e nelle litiasi. Il regime idrico dovrebbe considerarsi come un trattamento transitorio da somministrare all'inizio delle affezioni febbrili, nelle diarree iniziali, nei quadri addominali acuti, in alcune nefropatie e cardiopatie, regolando l'ingestione in rapporto all'eliminazione, nonchè come cura disintossicante. Riferendosi alle diete speciali l'A. cita come base il regime di Miller per i diabetici, la dieta di Si ppy per l'ulcera gastrica e il regime Minot- Murphy per l'anemia perniciosa. I n quanto alla dieta lattea egli adotta il tipo di Karel (200 gr. 5 volte al giorno). Suggerisce poi che nelle forme diarroiche fermentative si adotti un regime iperproteico e nelle forme putrcfattive un regime ipo-azotato L'A. ch~ude il suo studio insistendo che negli ospedali specialmente sia molto curato il personale di cucina che oltre a possedere i requisiti di indubbia capacità tecnica dovrehhe essere indirizzato con una speciale preparazione ai delicati compiti cui è assegnato per riuscire effettivamente di valida collaborazione al medico curante.

A. FoTI. CHIRURGIA GENERALE

Sul trattamento dd piede piatto secondo il mdodo operatorio- dd Prof. Pdrivalskj. (cc Zentralblatt fili Chirurgie», n . 5, gennaio 1937). '

V. CEsToMtR. -

Il trattamento del piede piatto dipende dall'entità delle alterazioni che lo hanno provocato. Dal punto di vista patogenetico le cause che conducono al piede piatto possono riassumersi in due gruppi : 1° cause che agiscono dall'esterno; 2° cause, di natura locale o generale, in rapporto alla costituzione individuale. Al primo gruppo appartengono la prolungata stazione eretta e l'andatura col piede ruotato verso l'esterno. Il peso del corpo, in tal caso, grava in prevalenza sul lato interno del piede e l'osso calcaneare ne risulta spostato in posizione di valgismo, mentre l'arcata piantare tende all'appiattimento. Al secondo gruppo appartengono malattie generali dell"organismo, quale il rachitismo. I nfatti nell'osteomalacia rachitica esiste una sproporzione fra il peso del cor po e la capacità di sos~cgno dell'arcata piantare cosicchè questa, venendo sovraccaricata, si abbassa, cioè tende all'appiattimento. Anche le malattie t.b.c. dell'articolazione tibioastragalica, oltre al reumatismo articolare c muscolare delle estremità inferiori, c le fratture delle ossa dd piede e della gamba, nonchè le debolezze organiche generali, Kli i nflussi della pubertà c dell'età in genere debbono esse.r e poste in questo secondo gruppo.


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Ma assai sovente il piecle piatto è congenito: allora tra le sue cause etiopatogenetichc stanno in prima linea lo sviluppo irregolare dello scheletro od alterazioni da riportarsi alb vita embrionale. Perciò il piede piatto, secondo l'A., deve essere considerato come una vrra e propria malattia sociale, essendo più spesso in rapporto al lavoro gravoso od eccessivo e sopratutto al lavoro che deve essere fatto stando in piedi o camminando. Dal punto di vista del trattamento si deve fare distinzione tra il piede piatto con e quello senza alterazioni scheletriche più o meno gcavi. Il piede piatto senza alterazioni ossee viene trattato con metodo conservativo; quello con alterazioni ossee con intervento operatorio. Molti sono i metodi proposti per conseguire uno stabile innalzamento della volta piantare, cioè per la correzione ortopedica \'era e propria del piede piatto; ma i risultati fin qui ottenuti stanno a dimostrare che nessuno di essi risponde allo scopo. L'A. descrive un nuovo metodo, ideato ed eseguito dal suo maestro prof. Petri. valskj, il quale, prima dell'operazione, prepara il soggetto con bagni caldi ai piedi cd esercizi ortopedici e fissa poi il piede in posizione di supinazione ed adduzione, a mezzo di un bendaggio gessato, per la durata di due, tre settimane. Dopo di che esegue il metodo operatorio, in narcosi eterea, nel lllodo seguente. Tecnù·a del metodo: La via d'accesso è rappresentata da due incisioni, di cui una sul lato amero-interno del tratto distale della tibia, l'altra sul lato interno del piede. La prima incisione è lievemente convessa sul davanti, la seconda ha forma di semiluna cd ha inizio al di sotto del malleolo interno per arrivare sino al primo cuneiforme. Divaricate le parti molli, si mette bene in evidenza l'apparato legamentoso tutt'all'intorno dell'osso scafoide. Con uno scol· laperiostio si distacca un tratto di periostio della lunghezza di ID-12 cm. dalla porzione distale e mediate della tibia, se ne afferra con una pinza il capo libero e si rovescia così tutto il lembo periosteo verso il basso, fissandolo con alcuni punti in seta al suddetto apparato legamentoso. In tal modo, secondo l'A., l'arcata piantare viene innalzata ed il piede è ben mantenuto in supinazione ed adduzione. Eseguito l'intervento, il piede viene fissato in posizione di supinazione con un bendaggio gessato, per nrca tre mesi. Bagni caldi, calzature ed esercizi ortopedici portano a termine il trattamento. L'A. ha praticato tale metodo operatorio in cin<Jue pazienti ed in tre casi sottoposti a controllo, dopo quattro- sei anni dall'operazione, i risultati sono stati buoni, poichè il piede era in lieve posizione di adduzione e l'arcata piantare solidamente consolidata. I tre soggetti controllati potevano dichiarare di attendere al loro lavoro senza inconvenienti, sebbene questo si ripercuotesse in modo particolare sulla pianta del piede trattandosi, rispettivamente, di un viaggiatore di commercio, di un maniscalco c di un fornaio. Dcgl; altri due casi operati uno, sebbene non sia stato sottoposto a controllo diretto, dava notizie di sè soddisfacenti, ed il quinto caso, dopo quattro anni dall'intervento, dovette subirne un secondo consistente nel rinfòrzo del lembo periosteo mercè l'aggiunta di tesSilto connettivo, isolato dalla cute a colpi di forbici, e, successivamente, fissato con punti di seta sul lato interno dello scafoidc. Il metodo del prof. Petrivals.kj, così com'è stato descritto, trova, secondo l'A., la giustificazione del suo impiego nella chirurgia del piede piatto per i buoni risultati che ne conseguono. GALLETIO.

]. P ETRIVALSKJ. - L'utilità della frenicoexeresi. (« Zentralblatt fiir Chirurgie », n. 5, gennaio 1937).

La frenicoexeresi non è sempre unicamente un intervento ausiliario per la guarigione della t .b.c. polmonare, poichè anche col solo mezzo di essa alcune volte si possono ottenere. suc~essi curativi soddisfacenti; e precisamente tanto nella t.b.c. del lobo poimenare mfenore come anche del lobo medio (destra) o del lobo superiore, quando vi siano


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delle aderenze nello spazio interlobare. Nei pazienti giovani, e specialmente nella pubertà, focolai recenti di t.b.c. polmonare si possono influenzare anche col solo bloccaggio del n. frenico a mezzo di sc hiacciamento, di alcoolizz:azione. ecc.. In altri pazienti colpiti da affezione recente di t.b.c. polmonare il bloccaggio, la frenicotomia o In frenicoexeresi rappresentano un intervento più utile del pncumotorace il quale, in tali casi, può dar luogo ad un aggravamcn'to dell'affezione per immissione in circolo di prodorti tossici provenienti dalle caverne; e ciò è dimostrato dall'aumento della temperatura e dal peg~ioramento delle condizioni generali dell'infermo. La frcnicocxeresi è indicata in modo particolare nelle caverne del lobo polmonare inferiore, quando il tessuto che le circonda è ancora elastico ed il diaframma, paralizzato, può rappresentare il riposo necessario alla guarigione. Nei focolai t.b.c. del lobo polmonare medio cd anche acl superiore c particolarmente in caverne del lobo medio ed in quelle situate in \·icinanza dell'ilo, la frenicoexcresi da sola, od insieme a pneumo.. torace, può essere molto giovc\'olc: 1) se il tessuto polmonare attorno al focolaio è ancora clastico cd ha tendenza al raggrinzamento; • 2) se lo spazio laterale plcurico è libero od è riempito solo da sottili aderenze; 3) quando esistono aderenze nello spazio intcrlobare superiore o, meglio, quando questo è addirittura obliterato. La frenicocxcresi è poi an.:ora utile: nei casi di emottisi recidi vanti c nei casi in cui, per l'esistenza di aderenze, non è possibile praticare un pneumotorace; inoltre, nei casi di t. b. c. bilaterale, essa è utile se applicata dal lato del polmone maggiormente colpito in modo da saggiare la capacità funzionale dell'altro e la ulteriore possibilità di un piombaggio o di una toracoplastica. G li insuccessi della frenicoexercsi sono dovuti principalmente alla persistenza delle anastomosi del nervo frenico con il vago, col simpatico, coi nervi intercostali (5"- 6") e coi nervi succlavio ed ipoglosso, o persino alla presenza di un nervo frenico accessorio che prende origine dal 5° nervo corticale. L 'A. quindi raccomanda che negli interventi vengano interrotte le predette anastomosi così da ottenere anche un miglioramento della circolazione polmonare basale quale conseguenza di un'azione \'asomotoria. Inoltre raccomanda di ricercare con la rontgen-chimografia c colla r.adiografia rispettivamente le condizioni delle cavità pleuriche (aderenze) c l'espansibilità polmonarc allo scopo di poter indicare con sufficiente esattezza ed appropriazione il tipo dell'operazione da attuarsi nei singoli casi. A dimostrazione di ciò, l'A. riporta infine alcune statistiche che valgono a stabilire l'efficacia curativa della frenicoexeresi.

E. ZAFFIIlC.

OFTALMOLOGIA CAVAJU VJTTORIANO. naio, 1937).

L'adiposi primaria della cornea. (u Bollettino d 'oculistica », gen-

La comparsa di grassi, e particolarmente di lipoidi, nei tessuti oculari non è sempre soltanto un reperto istologico accessorio, ma ha non di rado un'importanza predomiItante in taluni quadri patologici. l quadri clinici meglio definiti che si riferiscono a processi di adiposi della cornea sono i seguenti: 1) arco senile, 2) degenerazione grassa primaria della cornea, 3) degenerazione grassa secondaria della cornea, 4) alterazioni corneali nella xanthomatosis bulbi. Escludendo i casi di adiposi primaria della cornea che si può osservare eccezionalmente nella sindrome di Christian-Schiiller, bisogna riconoscere che gli aJtri casi di adiposi primaria della cornea sono sinora rari. Questo tipo, avente una netta fisonomia di-


RI\"ISTt\

DELLA ST.-\MP:\ MI: DICA IT .\1.1 :\:--,"A E STRA:"<II·.IU

nica, \"a divisa in due g ru ppi: un primo gruppo comprende i casi su cui la mabttia lssume l'aspetto di un arco lipoide perifcriw con tendenza più o meno spicc:Ha ad cstcndersi centralmente; il secondo gru ppo comprende i casi in cui l':~He7.ion e cornea!..: si inizia centralmente con tendenza più o meno spicc:Jta alla progressione verso la periferia. L 'A. d:11l"esamc clinico ed istologico di alcuni casi c:1pit:1ti alb sua osscn ·azione trae le seguenti conclusioni. Qualunque sia l'aspetto Jcli:t lesione cornca!c, si riscontrano costantemente dei vasi neoformatì, supcrfìcinli o profondi, che dal limhus si dirigono nella cornea, come pure sono quasi costanti dei fatti irritativi accessuali più o meno intensi, specialmente nei casi ad andamtnto progressivo. l casi gravi, sopratutto quelli a tipo d iscoide, si accompagnano talora ad una flOgosi iridea più o meno intensa, n ella cui interpretazione vi è ancora dubbio. 1\:cll'adiposi primaria del la cornea prevalgono la colestcrina c g li ctcri di colestcriru, ma a queste sostanze possono associars i, :wchc in lnrga mis ur::t, gli aciJi g rassi cd i grassi neutri. T :.Jlora il grasso si trova sotto forma di imprcgnnzione diffusa delle lamelle. tal':.1hr:o souo forma di zolle. di g ranuli o di gocce sit uati ndle lamelle o negli spa7i intcrlamclbri. l'ci casi gravi il deposito adi fX)SO determina una nozione istiocit::t ria note\·ole con formnione di tipiche cdlule schiumosc. Dal punto di vista ctiopatogcn ctico si può ritcn.ere assodato che a base del processo locale esiste un'alterazione del metabolismo dci lipoidi e in p:.lrticolare dd la colestcrin::t, che è stata messa in evidenza specialmente colla prova di carico. Rcstn oscura b ragione: per cui la colesterina precipiti in seno alla corn ea. Mentre il processo m orboso abbandonnto al\'e\·oluzionc spontanea tende ad estendersi nella cornea fino ad in vaderla talora completamente, si può colb r:~diotcrapia arrestarne il decorso coll'esito di una trasformazione dd tessuto colpito in un tessuto cicatrizi::tle sclerotico. Le cure m ediche risultano di efficacia molto scarsa. L'interessante studio su un r. rgomento che può ben dirsi :1ll'nrdine de l giorno dcll'oftal rnoiatria italiana cd estera è anche corredato da nitide: e belle figure illustrati\•e. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA

I rapporti anatomo-topografici dd seni paranasali con particolare riguardo a quelli fra il seno mascellare con il labirinto etmoidale. (Estratto d:~­

F. FLonmrA. -

gl i Atti della Clinica Otorinolaringoiatrica della R. Università Ji Roma, Anno 1936). Allo scopo di studiare più da vicino i ra pporti topografici del labirinto etmoidale con il seno m ascella re c le al tre formazioni anatomiche vicine, l" A. ha cscgu ito delle ri cerche s u 25 cadaveri appartenenti a soggetti adulti di differente età. In ci:Jscun soggetto, dopo a\"cre prelevato il massiccio facciale, ha fatto tre sezioni saginali: una mcdi:ma passante per il punto di mezzo del frontnle e delle fosse nnsnli; e due parnmcdiane p::tssant.i per il terzo interno del contorno superiore della base dell'orbita. Col ta~li o me. diano ha messo allo scoperto le pareti laterali delle fosse nas:Jii con tutte le loro formazioni; col taglio para mediano la cavità del seno mascellare e la parete media le dcll'orbitn. I n rutti ha rcsecato il turbi n alo medio, seguendo la sua lir.ca d i inserzione all'etmoide, per vedere bene la regione del meato medio. Nello studio dei vari pezzi, l'A., aiu to nell' Istituto d i Traumarologìa della Scuola di Sanità Militare ed allievo della Clinica Otorinobringoiatrica della R. Uni\·crsir21 di Roma. h a fatto dei rilievi molto importanti, che in gra n par te concordano con quelli descritti da altri AA. e permettono di rettificare qualche concetto sull'an:ttomia ddlc formazioni, cui si ri ferisce l'interessante la voro.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Dal risultato delle ricerche personali e dallo studio topografico del labirinto etmoidale con il seno mascdlare e le altre formazioni anatomiche vicine, l'A. trae un dupHce ordine di conclusioni: anatomcxhirurgiche e patogenetiche. Ha, egli, infatti riscontrato come il seno mascellarc non si apre direttamente nella fossa nasale, ma nella fossetta ovale, per mezzo della quale si mette in comunicazione contemporaneamente colla fossa nasale (canale mascellare) e con il gruppo di cellule etmoidali antero-esterne (condotto maxillo-etmoidale). Inoltre il seno mascellare, nel 3 % dei casi studiati, con il suo angolo postero-superiore viene ad assumere rapporti di intima vicinanza con la cellula posteriore del gruppo etmoidale posteriore, molto sviluppata, dalla quale è separata da un tramezzo osseo assai sottile. Questi rapporti assai stretti sono stati trovati anche posteriormente tra il labirinto etmoidale e il seno sfenoidale. Così pure ha rilevato come l'angolo infcro-mediale dell'etmoide viene ad interporsi fra la parete nasale e la parete orbitaria del seno mascellare; la massa laterale si mette quindi in rapporto, per una estensione variabile, con la cavità antrale, rimanendone separata dai sepimenti ossei limitanti le cellule posteriori. Per queste considerazioni, in ogni caso, il seno mascellare, come ha dimostrato anche Silvagni, offre una via d'accesso apprez. zabile alJ'etmoide posteriore (e attraverso di esso al seno sfenoid'!le), che, quando non vi siano ostruzioni anormali superiori, è così facilmente dominato per intero. Questa via, nei casi in cui è applicabile, permette infatti di dominare completamente la patologia .della regione ed offre la possibilità di conservart la integrità anatomica e funzionale dd turbinato medio, quando non sia coinvolto nel processo flogistico. Ed anche la regione dell'agger nasi, a sua volta, che è con frequenza notevole pneumatizzata, costituisce la via d'accesso endonasale più sicura c diretta per il seno frontale, dati i rapporti di contiguità fra cellule etmoidali più anteriori e pavimento del seno frontale. L'accesso chirurgico attraverso tale 7-0na è sccvro dal pericolo di ledere la volta delle fosse nasali. In quanto poi alle conclusioni patogcnctichc, l'A. afferma e dimostra che l'etmoide per la sua situazione anatomica cd i suo1 rapporti, c per avere riscontrato, fra l'altro, che alcune cellule etmoidali ameriori (le cellule ungueali di Mourct) si aprono nel seno masccllare per mezzo del condotto maxiiJo-etmoidalc e della fossetta ovale, partecipa in tutto od in parte al maggior numero di affezioni degli altri seni. Così la concezione clinica dell'etmoide viene ad essere completa. L'interessante lavoro è completato ed illustrato da una serie di nitidissime tavole. MANlERI.

DERMO -SIFILOGRAFIA

L'importanza della reazione di chiarificazione di Meinicke (M. K. R. ll) nel liquor per la diagnosi della sifUide cerebrale. (« Klinische Wochenschrift » ,

H. L I PPELT. -

12 dicembre

'936, n. so).

La difficoltà da tutti rilevata del riconoscimente diagnostico della sifilide in periodo precoce ed in sindromi anomale, sia come manifestazioni cliniche che dati anamnestici, ha fatto sl che ogni indagine di laboratorio, tendente ad agevolare tale compito, sia stata da ogni medico auspicata e molto apprezzata. Per molto tempo la ricerca classica è stata la reazione di fissazione del complemento c reazione di Wassermann (Wa. R.). Successivamente la diagnosi sierologica si è conso... lidata c completata mediante reazioni di flocculazione, di intorbidamcnto c di chiarificazione, le quali però nulla hanno tolto all'importanza della reazione di fissazione del complemento. Affermatesi tali indagini nella sierodiagnosi, si è successivamente esteso il loro i Inpiego all'esame del liquor - liquordiagnosi - cd iJ vantaggio che ne è derivato al


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clinico nella diagnostica della sifilide nervosa è stato in vero cospicuo. Ancora, in tale <ampo si è cercato di completare ed affinare le ricerche. Alla W a. R. si è aggiunta la reazione mastice, poi quella di flocculazione ed infine, per opera principalmente di Mci. nicke, una speciale reazione di chiarificazione modificata e detta perciò reazione di chiarificazione II di Meinicke (M. K. R. II). L'importanza di ogni indagine te ndente a svelare precocemente una lesione luetica del sistema nervoso appare evidente, in quanto viene attuata ed indirizzata la terapia, il cui successo è subordinato all'impiego precoce di essa. L'introduzione pertanto della M. K. R. II ha rappresentato un sostanziale progresso per la di:~gnostica del liquor e, senza nulla togliere al valore della Wa. R., è stata largamente insieme ad essa praticata. L'A. nel suo lavoro fa uno studio comparati vo dei risultati della Wa. R. e della M. K. R. II, basandosi su 1085 esami di liquor, numero evidentemente elevato e che permette di trarre fondate conclusioni, tanto più che l'A. ha avuto la possibilità di controllare i risultati stessi con l'esame clinico cd attraverso l'evoluzione della malattia sotto l'azione della terapia. Su xo8s liquores esaminati si ebbero 307 reazioni positive, di cui 182 (59 %) positive alla W a. R. ed alla M. K. R. Il, 122 (40 %) solo alla M. K. R. II e 3 reazioni positive non specifiche. Rilevasi anzitutto la maggior sensibilità della reazione di chiarificazione che quella di fissazione del complemento, e la differenza è notevole: 40 %. Ancora, si ebbero reazioni positive solo a!Ja M.K.R.II in casi iniziali ed in forme già trattate e che clinicamente si mo... stravano guarite. Ciò aumenta evidentemente il valore dell'indagine, in quanto nel primo caso permette al clinico l'intervento terapeutico precoce, e nel secondo indica che la guarigione non ancora è conseguita e occorre quindi continuare la terapia. L'A. interpreta il fenomeno ammettendo che le reagine del liquor, cui è dovuta la reazione di chiarificazione, da una parte compaiono precocemente e dall'altra sono straordinariamente resistenti al risanamento. Altro pregio della reazione di chiarificazione è la bassa percentuale di reazioni non specifiche, le quali inoltre con opportuna diluizione del liquor si possono individuare, come nei 3 casi riportati, in cui era in causa una meningite purulenta, che fu batte. riologicamente poi accertata. Infine la M. K. R. II presenta sulle altre il vantaggio di richiedere modesta attrezzatura, di essere di esecuzione relati vamente semplice e della facile leggibilità dei risultati. Ciò non ostante l'A. tiene a precisare che la W a. R. sul liquor, come sul sangue, conserva incontestabile la posizione principale nella diagnostica, in quanto la sua minore sensibilità trova compenso in una maggiore specificità, e quindi dev'essere sempre insieme all'altra praticata. In base alle sue ricerche Lippelt conclude mettendo in rilievo i pregi delle M. K. R. Il, e precisamente: semplicità di tecnica, minore quantità di liquor per l'esecuzione della ricerca, elevata sensibilità con grado otùmale di specificità. I nfine, e ciò è nota molto importa nte, essa più precocemente delle altre reazioni si dimostra positiva sul liquor e, nella regressione dell'affezione, è l'ultima a diventar negati va. R. o' ALESSANDRO.

STOMATOLOGIA C. FRElDEL. - L'osteomidite dd mascellare inferiore d'origine dentaria nell'adulto. (cc La Stomatologia ''• dicembre 1936 e <<La Province Dentaire, n. 4, 1935). L'osteom ielite del rnascdlare inferiore nell'adulto è nel 99 o/o dei casi di origine dentaria. La causa di gran lunga più frequente è la monoartrite apicale suppurata secon-


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RIVlSTA DELLA STAMPA MEDiCA ITALIAN:\ E STRANIERA

daria al volgare quarto grado della carie. In molti casi è incolpabile il dente della saggezza incluso o in evo! uzionc. Rare le altre cause: cisti latenti, ascessi piorroici, infiammazione dei monconi ossei nelle fratture, ecc.. Il processo infettivo del dente di solito resta Eatente per lungo tempo. Perchè a u n certo momento questo processo si virulenta e di viene l'origi_nc di una osteomiclite ? E' stata sollevata la questione dell'estrazione t< a caldo ». L'A. la esclude nel modo più categorico. Egli è decisame nte d':l\·viso che bisogna estrarre i denti << a caldo >> appunto per prevenire le possibili compl icazioni delle pcriodontiti. Il processo, egli dice, è paragonabilc a ciò che avviene nell'appendicite: oggi non si attende più che l'appendicite si raffreddi. perchè il raffreddamento può arrivare fino alla morte. Naturalmente va esclusa, sempre, la anestesia locale o regionale, ricorrendo. se è necessario, a quella generale. I n quanto al tratwmento curativo delle osteomieliti in arto, esso deve mirare a ciue scopi: eliminare, anzitutto, la causa ùell'i nfezione e cioè estrarre il dente in causa, c lottare comro l'invasione dell'infezione. In grncre, pur essendo uno solo il dente che ha provocato J'ostcomiclirc, anche i denti vicini si presentano mobili c dolenti. In q uesto caso vi sono due scuole : alcuni dicono che bisogna estrarre Lutti i denti mobili , altri che bisogna togliere solo il dente che costituisce la lesione iniziale. L'A. sostiene che va esLratto soio il dente causale. conservando gli altri_ Spesso si vedono denti votati a una morte prossima che si riconsoliùano con una facil i tà sorprendente. in alcuni si è obbJi. gari a intervenire secondariamente per estrarre i denti che man tengono la suppu razionc, ma in primo tempo il precetto deve essere di e:strarre solo il dente causale. rùserv:mdosi di estrarre gli altri, se necessario. in secondo tempo. Per limitare e combattere l'ostco(lemmone, praticare incisioni di scarico s·ia dal lato ,·estibolare che da quello lingualc, aprendo le raccolte suppurate esistenti. A qu~:sto stadio flcmmonoso segue lo stadio della formazione di uno o più sequestri. Bisogna aggredire il sequestro solo quando esso è ben netto, quando il morto è già se~arato dal \'i\·o, mai prima, c aggredirlo per la via più diretta, do\•endo con la massima del le prec:tuzioni mantenere la continuità dell'osso se si vuole più tard i fare una protesi efficiente c ristabilire la funzione masticatoria. Seguire la via intrabuccale o estrnbu ccal ~ secondo la posizion: dci sequemi. Quelli dell'angolo c i ~equestri posteriori della branca montante van no aggrediti con incisione sotto-angolo-masccllare e scollamento del massetere. L'A. illusLra quesri concetti con nu merosi casi scelti dalla sua casistica person ale. In quanto alla cura coadiuvante generale, l'A non è entusiasta della vaccinoterapia che tra l'altro modifica notevolmente la curva termica. cosicchè non si può più fa re conto del criterio termico, c ciò, egli dice, è noioso per sorvegliare l'evoluzione di un processo infiammatorio. Infine l'A. accenna sommariamente al tr:mamento protesico. Questo s'impone in Juc fasi differen ti: duran te lo stadio di sequestrazionc e in seguito alla rigeneraz ione . Nello st:1dio di sequcstrazione, allo scopo di evitare la frattura spontanea patologicr. dell'osso, si costruiranno del le gronde di contenzion..: cementate su denti sani che conterranno i punti deboli dell'osso. Nella fa se succcssi\·a si costmirà la protesi più idonea pca ripristinare la funzione masticatoria e quella estetica . PICCARRETA.


RIV ISTA DEL LA STt\MP.\ MI·.DICA ITt\Ll:\:--.A E STIC\:-.:ll·.R.-\

FARMACOLOGIA G. RovEsTI. t•tndustria italiana delle essenze vegetali. (u Ftdcr:nion<: ì'nion3lc Fascista degl i Industriali dci Procloni Chimi.:i u ; Rom:~, 1936-XV). La Fcderazionc.: Nazion:1le F::tscista ckgli Tndustri:tli dei Prodotti Chimici St c 3S· sunto il compito - da q ualche tempo, orm:ti - di puhhlicarc una serie d i int<:rcss:tnti mono~r:tfìe, nel nobile e ,-ant:Jggioso intento di illustr:Jre i p:lrticobri :tspetti deii:J fi orente industria chimica nazionale, sti molandola ali:J magg-iore perfezione. Il chiaro prof. Guido Ro,·esti - :tpprczzato Direttore Tecnico dc.:lb Federazione stessa - col suo preg-evole lavoro sulle essenze vc.:gctal i, ui cu i ci stÌ:Jmo occupanclo, è \'Cnuto ad ar ricchire la collana di tal i stud'ì. La nuova fatica del prof. RO\·esti si presenta, come meglio ,·cdrtmo in seguito. di speciale notevole interesse in quanto mette in mostr:t le nc·ce~s it:'t di una inJustri:t che ha bisogno di essere tenuta in giusto rilie,·o, non solo per le.: possibilità che ha in potenza, ma per i bcndìcl economici che può offrire al nostro P:tese. L'A., inf:tni, h:1 Yoluto anch<. egli port:Jre il suo non sterile contributo :tllo sforzo che l'ltali:t sta compiendo per ra~­ g1ungere l'auspicata ind ipc.:ndcnz:t economica . Il contributo ~ t:mto più dric:tcc, in qu:tnto gli argomenti tratt:ui dal Ho,·esti - mn compt·ten:.r.a di studioso c di tecnico - non si muo\·ono nel campo delle astr:tzioni o delle ipotesi, ma sono vi,·e di :tmwlitù c contemplano una situ:JZione che - csamin:Jta nella ~ua compkt:• intao.za - ~pi n ge 1':\. a t.srorre tutto un piano di coordinai'.ione per la felice c utile soluz.ione dd pn.blrma ri~uarùante lo sviluppo c il progn:sso dell'industria ntllc -:sscnzt n.aurali . Ritcni:tmo opportuno far rikv:trc, nc:ll:t circost:Hl'l.:J, che del <fuesito colla ter:~lc e non ln>:'llO importante, che riguard:J l'industria udle essenze artiiÌcÌ:di, l'egregi() 1\ . si è p.ia interessato di recente e noi non mancammo di rifcrirne ::unpi:tmentc su qunto stessv Giornale ( r). l\"ella prima p:trte del ia,·oro il Ro\"l'Sti si cccup:1 ddla n:llur.t Jelle c.:ssl'I17C: loro origine, formazione c deposito in spc:ci:di orga ni ddlc piante: nonchì: dci sistemi v:Jri di estrazione : per spremi tura, per distillazione con \':t por d"ac<JU:l, per solu;ione nei gras~i Il· nei soh·tmi ,-obtili ccc., soffcrmandosi altresl sui procedimtnti di rcttitìr:tzione c concentr.t7.ionc dci prodotti grcz7.i e sull'an:tlisi fisico-ch imira, ll<Xes~:Jria a st~1hilire lo stJtO di purezz;~ delle cssenzt ottenute. ln nc.:ssun Paese.: al pari del nostro l'industri;.~ c:N:n~itr:J ha una storia che si perde tanto lon tano nel tempo. Per le condizioni proprie dd nostro clima. che ha sempre favorito lo sviluppo J i una flora nazionale rnrricoJarmuHc \ :1ria, il numero delle pi<tnte da cssc m~e e meuicinali - che n:1scono spont:tnec o che vi sono colùvate - è stragr:tnde. Si giu<titic:mo pcn:iò tutti gli sforzi tendenti all:t loro piena ,aJorizz:l7.ionc; c il Rovesti - con b sua tn."ntmn :~lc cspt:rien:ta di indmtrialc c di cultore di erboristtria - traccia q ui, in sintesi felice, una breve storia di tutti i proccdinKnÙ di cstrai'.ionc delle c~scnze, da quelli più nntichi, origin:tri ~.-d empirici, ai più modnni. illustrandoli con bellissime e .i ntcress:~nti figure riprodotte d:J fotog-r:JIÌe da lui Sllsso eseguite. Eg-li poi, rilc\'ando pregi e difttti dci sistemi più in uso. facendo spesso rafiromi con l'industria essen7icra francese, segnala quali progressi si siano compiuti in quc~ti ultimi t<:mpi c lJU::tli pron·edimcnti si impong:tno, pcrch~ l:1 nostra inuustria poss:t trarre il pieno ,·::tntaggio dall:t ricche7.za ddl:1 flor:1 tcrritori:tlc. Questo primo c:tpitolo della puhhlicnionc offre un intl'r~·sse tutto jXtrticol:tre a coloro che si dedicano allo sfruttamento delle pi:~nte nnionali d:t csscnzc c merita un attento C'lame in quanto l'A. h:. compendiato in es~o. non solo ciò che la tecnica più moderna

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l•_)_ R•"r.sn:_ l."wtlullrio ilultull<l tiri po/11111i sÙIIt'tin. :\. 1.:\:\Xlll. b,c . V\ ll . R<>n1a, agosto 1931- Xlll: pag. ;lìfi.

Giurn~lc di :-lcdicuu

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1UVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN

suggerisce, ma l'intelligente e sapiente esperienza di un trentennio, da specifici laboratort di produzione. Il secondo capitolo è dedicato ai precedenti storici dell'industria E' noto a ogni studioso che abbia il culto delle civiltà passate com fosse largamente esteso fra i costumi dell'Età Romana. In un'epoca di raffinati, nel corso di tempi in cui il pregio dell'estetica e della prestaJ in grandissimo onore, era naturale che l'impiego dei profumi trovasse Ji ffusione. Molto opportunamente, perciò, l'A. - con chiari cenni riassunti la sroria delle essenze attraverso i secoli; e, muovendo dalle prime notiz via via - attraverso il Medioevo, il Rinascimento e fino ai tempi at' la documentazione di artistiche e nitide illustrazioni, una piacevolissi cammino che il commercio delle essenze ha percorso attraverso le vru nella fine del capitolo - con l'accennare più diffusamente all'attività in questo campo - egli richiama l'attenzione degli Organi responsal attuale delle industrie essenziere, insistendo massimamente nella segn cienze che si sono finora lamentate e che bisogna colmare. Il terzo capitolo contiene una minuziosa e particolareggiata rassef essenze della flora sia spontanea che coltivata d'Italia. Il Rovesci, fin dai primi anni di questo secolo e segnatarnente mondiale - quando cioè le difficoltà del rifornimento dei prodotti este le lacune e le necessità della nostra produzione in essenze - aveva r zione al modo più indicato per attivar:: la produzione delle piante da nostra flora, poteva trovare una grande facilità di sviluppo; e, con tecnici valenti, si era accinto a un dettagliato lavoro di indagini. Tale lavoro venne proseguito con lena non minore dopo l'avven nell'ultimo capi rolo della sua monografia, l'A. offre la sintesi delle rice1 elencazione dei vari tipi - i più idonei - della flora nostrana. Piante indigene ed esotiche vi sono descritte con attenta cura e il lettore trova a sua disposizione l'apporto di uno studio completo il < segnala lacune e difetti, dà consigli ed auspica provvedimenti; mentre, tratteggia la necessaria opera di integrazione per valorizzare e poter attività che può ritenersi tipicamente italiana e mediterranea. L'interessante pubblicazione del prof. Rovesti è completata con pendke di somma attualità, dovuto al di lui esimio figliuolo, dott. Pao prospetta le possibilità essenziere dell'Impero Etiopico, offrendo le p dibili sulla flora della nostra vastissima colonia dell'A. O. l., dove h tempo e proceduto a studi e indagini sulla flora del luogo. La monografia si conclude, infine, con una serie di proposte che volge alle competenti autorità, nella lusinga e con l'auspicio che, con slazionc, venga disciplinata l'attività intorno alla industria delle essen derla uno strumento di sicuro progresso per la economia della Naziom

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali penenati alla Direzione Generale dJ Sanltl militare nel maggio 1937-XV)

BOLOGNA • Primo capitano medico prof. FRANCESCO BoNou.: Le moderne vedute

sui riflessi osteo·t~dinei. L'O., premesse alcune generalità sulla funzione riflessa, tratta in particoh1re modo dei riflessi osteo-tendinei accennandone l'arco diastaltico, e le caratteristiche funzionali. Descrive poi i riflessi costanti, gli accessori, il loro modo di ricerca ed i loro centri mi dollari. Si intrattiene sulle manifestazioni che permettono di stabilire la normalità, l'attenuazione e l'esagerazione di detti riflessi e le condizioni patologiche che determinano questi vari stati. Parla infine dell'inversione dei riflessi ostco-tendinei, del suo determinismo e della sua importanza per la determinazione topografica delle lesioni midollari. •

Maggiore medico UMBERTO CoMELLI : li valore della indagiue radiologica nella

dÌI1gnosi e terapeutica delle anomalie costituzionali del tubo digerente. lllum·azione di un caso personale di " mt:senterium commune "· Embriogenesi, rat:Uologia e cliuica.

L'O., classificate le anomalie di costituzione del tubo digerente fra gli errori ontogenetici nel senso di un arresto dell'impulso evolutivo, passa alla descrizione delle varie forme conosciute. Dimostra con proiezioni che nelle prime settimane dello sviluppo embrionario l'abbozzo del canale alimentare penae éla un unico mesentere: il cc mesenterium commune >>. DaiJa s• alla 10 • settimana l'ansa ombelicale di Toldt compie due movimenti: uno di riposizione nella cavità aJJominale e l'altro di rotazione. Quest'ultimo movimento avviene da sinistra verso destra, cioè in senso inverso alle lancette dell'orologio, si svolge intorno all'asse rappresentato dall'arteria mesenterica superiore c, nei casi normali, è completo sotto un angolo di 270° rispetto alla posizione iniziale, sagittale, dell'ansa. La mancata rotazione parziale o totale dell'ansa ombelicale, oppure la inversione deJ movimento e la precoce o non avvenuta coalescenza dd mesentcre portano a quelle forme note coi nomi di c< mesenterium commune », di c< duodenum liberum », di cieco mobile, di duodeno mobile e di distopie del cieco con le varietà intermedie che ripetono appunto le condizioni che si riscontrano nella ontogenesi. Presenta una osservazione personale di << mesenterium commune )) di cui ricorda la rarità e la scarsa letteratura. L'O. riferisce i dati obbiettivi clinici e radiologici della malformazione soffermandosi ad illustrare i radiogrammi di insieme e di dettaglio. Discute la anomalia in rapporto col quadro clinico rilevando nel caso speciale, i caratteri di una sindrome d<~ altera:done del sistema neuro-endocrino-vegetativo. Riporta il con· cetto della Scuola costituzionalista che considera l'anomalia un focus mùums resisremiae e riferisce i casi noti nella letteratura in cui è stata dimostrata una lesione organica associata. Conclude _rile~ando il valore dell' indagine radiologica dal lato diagnostico e da quello tcr~peu_uc~ 1n quanto indica al chirurgo la via da seguire in caso di intervento per comphcazJom consecutive. 7 -

Giurnuk

di nt~dicina militart.


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CO~FERFNZE E DIMOSTRAZIO~I CLINICHE NEGL1 OSPEDALI MILITARI

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CAGLIARI + Maggiore chimico farmacista DINO Lw: u vitamine; evoluziOne della vita. minologia; la vitamina C t: la D in particolare.

L'O. esordisce mettendo in luce Ja notevole importanza as.sunta dalla vitaminologia nel campo delle scienze biologiche e specialmente in fisiologia vegetale e animale, bi~ chimica, biofisica, bioenergetica, embriologia, microbiologia, medicina preventiva e curativa, igiene alimentare, medicina veterinaria, agricoltura. IJiustra ampiamente l'evoluzione storica degli studi vitaminici lumeggiandone le diverse fasi. Al primo periodo puramente clinico per le inchieste etiologiche minuziose e sopratutto per i risultati ottenuti nella cura e nella prevenzione di alcune sindromi morbose (beri-beri, scorbuto, pellagra, cheratomalada) è seguito il periodo sperimentale per cui si son potute riprodurre negli animali sindromi prossime alle malattie umane c prevcnirle o guarirle con sostanze ricche di vitamina. Successivamente accenna agli studi metodici e profondi sulla estrazione, isolamento e purificazione dei principi vitaminici. Espone in sintesi la classificazione delle vitamine comprendendole io due grandi gruppi : vitamine idrosolubili e liposolubili. Tratta estesamente della vitamina C e della vitamina D illustrandone la parte st~ rica, le proprietà chimiche e fisiche, 1a formazione e distribuzione negli organismi ani· mali, la presenza negli alimenti, la sintesi, la valutazione delle concentrazioni in U. T. T., le indicazioni terapeutiche.

Conclude infine riassumendo succintamente le proprietà più importanti deJle vitamine accennando brevemente alle relazioni genetiche, sinergetiche e antagonistiche di queste con gli ormoni e trattando rapidamente dal punto di vista igienico i sistemi di conservazione dei prodotti alimentari, che distruggono i principi vitaminici.

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FIRENZE • Tenente colonneUo medico QUINTILJO VANNOCCI: Lu.ssazione della spalla sinistra con distacco dello grande ruberosità dell'omem.

L'O. imustra un caso clinico di lussazionc sottoglenoidea della spalla sinistra con distacco della grande tubcrosità dell'omcro.

Mette in evidenza la rarità del caso secondo i concetti traumatologici più moderni sul meccanismo di produzione del distacco della grande tubcrosità nelle lussazioni della spalla.

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GORIZIA +· Primo capitano medico DoMENICO LtsTA; Un caso di leishmaruosi cutnn et~ (region~ zigomatica sinistra) in un militare della provmeta di Chieti, trattato chi-· ,.u,·gicamentc (asportazioue dei noduil).

+ Un caso di frattut-a da schiacciamento del costato s. con emopneumotoract' consecuttvo. + Un caso di frattura esposta sopracondiloidea dell'omt1'0 d. in seguito a colpo d'elica di aeT·oplano.

+ Primo capitano medico prof. PtETRo MARIN; Un caso di febbre ondulante. + Un caso di meningite a:rebro-.rpma/e.


CONFERENZE E DI MOSTRAZIONI CLIN ICHE NEG LI OSPEDr\Ll MI LITARI

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LIVORNO + Prof. Uco FACCINI: l nefasti dell'appu:du·iJe.

L 'O. ha svolto in modo completo l'argomento di patologia chirurgica che riguarda questa forma morbosa che tocca così frequentemente anche gli ospiti dci nostri ospedali militari. In un primo capitolo ha svolto in modo veramente piacevole r.d interessante la storia della scoperta dell'appendice, nell'organismo umano, ri vendicando all'Italia, con lo Zambeccari, il primo appendicectomizzatore. E' passato in un secondo capitolo a lumeggiare, secondo idee attuali e con l'apporto di reperti personali del turto originali, i paragrafi della .embrio~ogia, della anatomia si· stematica, della anatomia topografica, della fisiologia dell'appendice. Quindi il conferenziere ha affrontato, su basi strettamente anatomo-patologiche e batteriologiche, i complessi problemi <.tiologici e patogenetici dell'appendicite, riferendo su studi del tutto recenti, intesi a ri vedere e, forse, mutare, tutto il quadro nosologico dell'appendicite. 1n fine, affermato che la cura chirurgica dell'affezione appendicolare è ormai per la maggioranza dei chirurghi l'intervento di assoluta precocità, ha illustrato, sui dati embriologici ed anatomici esposti, ed esaurientemente prospettato in una sintesi chiara e precisa, tutto il diagnostico differenziale.

+ Sottotenente medico PRIAMO CLMJ: La m alaria e 1 mezzi per combatterla nel Grossetano.

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PADOVA + Sottotenente medico FHANCEsco CATTA NEO : Un caso di sepsi reumatica.

+ Tenente colonnello medico GIORGIO SACCOMA NI: U11 caso di sicosi tricofittca, associata a chiazze di Kerion tricofìtico. · Caporale Z. Guido. Presenta da dieci giorni una manifesta·zione cutanea, che interessa la zona pilifera del volto, escluso il labbro superiore, e si estende alla nuca c all'occipite con chiazzctte irregolarmente disseminate. L-. regione della barba è ispessita, arrossata, cosparsa di follicoli suppuranti, con notevole infi ltrazione perifoll icolare e i peli si lasciano staccare facilmente. Alla nuca e regione occipitale si osservano alcune chiazze

rotondeggianti, ben delimitate e rilevate sul piano del cuoio capelluto circostante, dis· seminate di punti giallicci, di consistenza molle; alla sprenÌitura fuoriesce poco pus, commis to a frammenti di capelli. F.acile riesce il distacco dei capelli nelle zone viciniori. L 'esame microscopico è stato positivo per il tricophyton. Rapida guarigione con impacchi di AJi bour e iniezioni jodiche.

+ U n caso di eritema polimorfo. Soldato M. Luigi. Un mese pri ma del suo ricovero: turbe intestinali e dolori diffusi, sa ltuari, muscolari; modica febbre; all'<.tto del suo ingresso in Ospedale presentava un'eruzione eritematosa diffusa, cosparsa di piccole papule rilevate, prevalentemente alle zone estensorie degli arti, alla faccia, al collo, al dorso delle mani e dei piedi, di color rosso vjvo, scarsamente secernente; alla compressione l'arrossamento scompariva per breve tempo, residuaodo pigmentazione bruna del fondo; dopo qualche giorno numerose vescicol~. ~l dorso ~e~l~ mani e dei piedi, grosse bolle, con modico bruciore e prurito. Cura sallc J!t~ e top•c• merti. Miglioramento e guarigione in una ventina di giorni. All'atto dell'usata resJduavano chiazze di pigmento bruniccio.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONl CLINICHE NEGLI OSPEDALI MlLIT ARI

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PERUGIA • Maggiore medico RAFFAU.LO PEPE: Tube,·colo.ci miliare c sctticemia tubc,.colart:; dimostrazione dt rm caso clinico. L'O. dopo aver illustrato un caso di tubercolosi miliare avuto nel suo reparto, nella persona di un aviere deceduto dopo 37 giorni di degenza, s'intrattiene su tutte le varie forme di tale malattia che la patologia distingue, espone tutte le difficoltà che esse presentano per un:l diagnosi precoce, desumendoli dai rebrivi sintomi con cui si accompagnano, dando infine grande importanza al reperto radiografico che, se interpretato bene, riesce di valido aiuto nei casi di difficile diagnosi.

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UDINE • Capitano medico ANTONIO NtCOLOst: Un caso di polmone policistico. L'O. presenta un caso di polmone policistico riscontrJto in un militare della classe 1915. Dopo aver esposto i dati clinici passa ad illustrare il quadro radiologico, che è quello a cerchi multipli interferenti. Ogni formazione delimitata da una linea sottile può essere perfettamente circolare, oppure prcscnt:lrsi faccettata, con figura poligonalc. Nel complesso si ha una immagine reticolata a maglie più o meno larghe. Si sofferma indi, sia dal lato anatomo- patologico che radiologico, sul polmone cistico da bronchiettasie, sull'enfisema bolloso, sulle immagini a tipo cavitario e sul vero c proprio polmone c istico; ritenendo quest'ultimo come alterazione unitaria e integrale secondo i concetti del Nicotar. Accenna all'importanza della broncografia la quale permette di apprezzare !"estensione delle alterazioni, e cioè se siano limitate alla sola parte resptratona, . oppure interessanti anche i bronchi, con la possibilità quinài di poter formulare una diagnosi di c.errczza con più probabilità. Ma per tale esame l'O. esprime il parere che nei militari è buona misura prudenziale non praticarlo, non essendo privo d'inconvenienti. Per il caso in discussione, trattandosi di alterazione interessante in modo totalitario ed esclusivamente il lobo superiore destro, per l'assenza di qualsiasi alterazione della pleura, di processi sclerotici, di tumor tin senso lato) del mediastino, di corpi estranei nelle vie bronchiali, l'O. conclude che si hanno, con il solo esame diretto, clementi sufficienti per porre diagnosi preferenzialmente di polmone policistico puro. Come provvedimento medico-legale si ritiene applicabile la riforma a mente dell 'articolo 73 El. A. imperfezioni ed infermità, trattandosi di malattia non suscettibile d i miglioramento, ma bensì soggetta ad aggravarsi.

• Un caso di pseudo-artrosi tongenita della clavicola. L'O. presenta un radiogramma ddla clavicol:! sinistra di un militare ricoverato n el febbraio scorso nell'ospedale, nel quale rilevasi una netta pseudo-artrosi in corrispon denza del 3• medio con piccole formazioni cistiche al capo distale. L'alterazione è di notevole interesse non solo per la sua rarità, poichè nella le tteratura ne sono citati p<r chissimi casi, ma altresì perchè senza l'aiuto della radiologia sarebbe stato impossibik fare diagnosi di certezza. Il militare infatti asseriva di aver incominciato a notare dopo l'arrivo alle armi, c precisamente da quasi- due mesi. la comparsa di una tumefazione ad andamento graduale nella sed~ suddetta, che gli impediva di poter elevare il braccio; escludeva gual siasi pregrcsso trauma.


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L'esame clinico metteva realmente in evidenza una tumefazione della grandezza dì una piccola noce, di consistenza dura, liscia, interessante la pane scheletrica, senza compartecipazione dei tessuti molli e senza disturbi trofici a carico dell'articolazione scapolo-omerale dello stesso lato. In base al solo reperto clinico molte ipotesi diagnostiche avrebbero potuto essere formulate, con forse qualche consecutivo provvedimento m edico-legale di attesa. L'esame radiologico faceva piena luce. Data !a mancanza assoluta dì alterazioni fu m ionali a carico dell'arto, nessun provI'Cdimento mcùico-iegalc è da applicare al caso in oggetto.

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VERONA + Colonnello medico VINCENZO AccORINTI: Sordità cocleare. I traumi sulla capsula periotica, le affezioni piogene discendenti cd ascendenti, alcuni farmaci, come i salicilici ed il chinino, possono dare la sordità cocleare sintomo di ncurolabirintitc. In medicin:J legale mi litare e ncll'infortunistica, il sintomo sorditÌJ non può esse re rilevato coll'esame funzionale del campo uditivo tonate, perchè esso ri esce scn1pre negativo. LI perito deve ricorrere per la misurazione qualitativa ai riflessi sia del labirinto anteriore, che posteriore. Questi riflessi che l'otologo deve ben conoscere sono: il riflesso cocleo-blefarico, il cocleo-pupillarc, il cocleo-cdalico, il cocleo-muscolare, il cocleovascolare. Mentre i riflessi del labirinto posteriore sono: il nistagmo, e tutte le prove del senso statico e dinamico. L'O. presenta una sordità cocleare da meningite cerebro-spinale epidemica in un militare nel quale l'organo del Corti è completamente distrutto e che presenta disturbi di equilibrio. Questi infermi rieducati rendono in certi mestieri, ed in questi casi tkvono essere dichiarati idonc·i al lavoro proficuo.

+ Maggiore medico GINO BERTOLUCCI : Cenni radiologici sulle sindromi dolorose lombari. L' O. dopo aver illustrato colla scorta di numerosi radiogrammi le principali forme attinenti alla patologia del segmento lombo-sacralc viene particolarmente a descrivere un caso di sacrileite tubercolare che ha avuto l'andamento tipico di una sciatalgia a tipo plessulare.

+ Maggiore medico AucusTo DAL CoLLO: Un caso anomalo di memngrte cerebro·' Pino/(. L'O. commenta un caso di meningite cerebro - spinale epidemica, accertata con ]·esame del liquor purulento e con i caratteristici cocchi intraccllulari appaiati, decorso protratto oltre 2 mesi, ribelle alla terapia con siero endovenoso c endorachideo e con vaccino polivalente antimeningococcico, e che negli ultimi giorni di degenza aveva as~unto la forma setticemica pseudomalarica, con febbre a giorni quasi alterni, fino a 4c 0 , preceduta da brivido inteso. L 'autopsia ha fatto rilevare, macroscopicamcnte, riparazione del processo. all'esame delle meningi e delle cavità ventricolari. • Maggiore medico VITTORIO MIGNANI: Un caso di appendicite a decrJrso non comune e un mso di orchrepidemite specrfica, ope·rati. Dimostrazioni cliniche e anatomop:nolcgiche.

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RIVISTE MEDICHE MILITARI - - - ··--ARGENTINA.

Rtvista dt la Sanidad Militar.

Ministero della guerra, Buenos Ayres, Anno XXXVI.

marzo 1937· l vanissevich: Varicocclc. Telatycki : I problemi medico-legali della tubercolosi fra i militari di carnera. Reyes : Brucellosi nel territorio di Formosa. Acufia: Compendio dì geografia medico-militare argentina (continuazione). Perona: Sopra alcune latenze chnico-radiologiche del polmone (tr~duzione della conferenza pubblicata nel fascicolo di agosto 1936 del nostro Giornale).

FRANCIA.

R.evuc du Scrvice dt Santé Militaire. -

Direzione dd servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. IV, aprile, tomo CVI, 1937.

Merz : Le indicazioni della via dorsale negli interventi per lussazione del carpo. Marty: Le ernie diafrarnmatiche. Diagnosi c trattamento. Clave/in e Carillon: Il trattammto degli ustiona ti nelle formazioni sanitarie presso gli esercì ti . H assenforder e LArger: Reiazione su un grave accidente (esplosione di un obice) avvenuto nel campo di tiro di Maisons Laffìtte (17 luglio 1934) e risultati chirurgici ottenuti.

GERMANIA.

Der Deutsche Militarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficial i della Sanità milit:lre del-

l' esercito, della marina e dell'aerona utica, Bureau der Medizinischen RC"ferantenblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. IV, aprile 1937. Franz: La dottrina della pressione idrodinamica per spiegare gli effetti del proietto nel cervello è veramente superata? Willimzik: Contributo alla conoscenza della difterite ascendente dei bronchi. Fuchsberger: Osservazioni sul disturbo del ricambio della carotina c della vitam ina A io u n caso di xantclasma. Thiirauf: La determinazione dell'alcool del sangue secondo Widm:ark sulla b a se delle esperienze militari. Gemeinhardt: Una nuova materia prima per bendaggi ricavata dalla cellulosa. Brar1gs: Il Corpo sanitario dell'esercito ìnglcse (continua). Backmund: L'alimentazione dei [Piloti di alta quota.

GRAN BRETAGNA.

Joumal of the Roval Armv Medicai Corps. -

Edito da John Baie, Sons and Daniell sson .

Ltd. Londra. Fase. gennaio 1937. Bensted: La \·irulenza del filtrato di ernocoltura in cento casi di febbre tifoidc. Craig: La lotta contro la malaria nella regione di Changi. Cii/es pie: Due utili pomate.


RIVISTE MEDICI-lE MILITARI

671

Hildreth: Il Sobìta (tartrato di bismuto e sodìo) e suo impiego. Hyatt e Buckland: Un caso di epistassi grave e dì recidiva dopo uso del veleno di Oabola come emostatico. Lipsc<»nb: Contributo allo studio delle nevrosi di guerra. Mapother: Neuro-pschiatria di guerra. Thomp>on: L'approvvigionamento idrico della costa dì Cherat. X ... : Il gozzo endemico.

POLONIA.

ltkarz Wojskowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyszkolenia; Sanìt. Gornoslaska, 45, Va.rsavia. N. 6, 15 marzo 1937.

R ouppert : Il problema della fati.ca negli eserciti. Dybotuskì: La pressione sanguigna come indice dell'affaticamento e del riposo dopo gli sf()Czi più importanti. Pastecki: Lo stato dell'industria del paese e i rifornimenti in materiali sanitari. RUSSIA.

Voc.nno Sanitarnoc Ddo. -

Gosudarslwennoe, isd-wo. Mosca, n. 2, febbraio 1937.

In m emoria di Sergio Orgionikdze, i: grande patriota. Baranov: Nel XIX annivenario- del servizio sanitario militare sovietico. Ghi/dcnsknold: Il servizio sanitarìo nelle azioni notturne. Alcxandrov: La trasfusione del sangue. Gli accertamenti sui datori. Kaplan: La preparazione e la conservazione dei pacchetti dì medicazione destinati alle dotazioni di mobilitazione. Ghcorghievsky: Un progetto di .a mbulanza a trazione animale, al seguito dei reparti di cavalleria. Eskin : I traumi che possono essere occasionati da speciali esercizi ginnastici. Kotcev: Un apparecchio per la misurazio ne delle arcuazioni degli arti inferiori, in occasione della visita dì leva.

STATI UNITI.

Thc Milltary Surgcon. -

Army Medicai Museum and Lìbrary. Washington. Vol. LXXX.

N. 4, aprile 1937.

Wilson: Indirizzo ed avviamento negli studi di medicina militare. Darnall : Servizio sanitario in guerra ed evacuazione di un ospedale da campo. Moxness: Congressi medici.

Carbone// e Campb~l/: T rattamento sieroterapko della p<>lmonite lobare. V okoun : Il banale raffreddore. Bisher: Cistometria e sfioterometria. Pr~tiss : Mieloma multiplo. Lewis: Il Corpo sanitario militare. Kidner: I provvedimenti che l' Inghilterra ed il Canadà prendono in favore degli invalidi reduci di guerra. Gillmor: L 'VIII annuale del reparto d'istruzione medico-militare della fondazione.

,, Mayo ll.


NOTIZIE La festa dd Corpo sanitario. Il 4 giugno in tutti gli st:~bilimenti sanitari militari è stata celebrata, con austere

raccolte cerimonie, la festa del Corpo sanitario, nella ricorrenza del 104" annuale della sua fondazione. Come negli anni passati, il rito s'è svolto in ciascuna st:de con l'intervento di gerarchi del Regime, di alte autorità militari, civili ed ecclesiastiche e di spiccate personalità mediche e accademiche. Nell'Ospedale militare di Roma la festa è stata presenziata da S. E. il generale Nicolosi, delegato dal Sottosegretario di Stato alla guerra, dalle rappresentanze dei Comandi e dei Corpi del Presidio, dal prof. Sabatini per il Federale, dai professori Alcssandri, Perez c Dalla Vedova della Facoltà medica di Roma, da inviati del Vescovo castrense, della Croce Rossa Italiana, nella persona del senatore Di Cossilla, del Sovrano militare Ordine di Malta, delle direzioni di sanità delle altre Forze Armate, dalla Consorte di S. E. il Sottosegretario alla guerra, dalla marchesa Targiani Giunti, ispe~­ tricc generale delle Dame infermiere. Sono intervenuti gli ufficiali medici e chimici farmacisti presenti nella Capitale, con le loro famiglie, c numerosi generali e ufficiali in congedo del Corpo sanitario. Il Direttore generale della Sanità militare, assente pe-r servizio, era rappresentato dal generale medico Martoglio. La Compagnia di Sanità ha reso dapprima omaggio alla memoria dci militari del Corpo caduti in guerra, deponendo una corona di fiori presso il monumento eretto in loro onore nell'atrio dell'ospedale. Vi è stato poi lo sfìlamento in parata, ammirevo~e per contegno c precisione. Successivamente S. E. il g.enerale Nicolosi ha appuntato sul petto del tenente cappellano Padre Luigi Ferraris dii Celle la medaglia di bronz.o al valor militare guadagnata in A. O. Il discorso ufficiale è stato pronunciato dal direttore di sanità del Corpo d 'armata, colonnello medico Modestini, che con elevate parole ha rievocato le vecchie c nuove glorie e le tante benemerenze patrie e umanitarie del Corpo sanitario. Dopo il discorso s'è proceduto alla solenne premiazione degli infermier i che s'erano maggiormente distinti nelle loro prestazioni assistenziali. Infine ha avuto luogo un riuscitissimo saggio ginnico-sportivo e corale che ha ancora meglio rivelato l'alto grado di efficienza e di prestanza militare della truppa di Sanjtà, in un bel quadro di forza, armonia c disciplina, secondo lo spirito dei tempi nuov1 che pervade la nostra giovinezza alle a.rmi. Al termine della festa è stato servito un rinfresco, consumato nella più cordia]e collegialità fra gli invitati, gli ufficiali c le loro famiglie. Presso gli altri istituti della Sanit~ militare il trattenimento s'è svolto con prOgrammi analoghi a quello ora sommariamente descritto, con i più significativi autorevo I i consensi degli ambienti cittadini e con larga eco nella stampa politica, come a simbcle~giare l'appassionata solidarietà nazionale per i grandi compiti della Sanità militare, vigile tutrice delle nostre g:1gliardc Forze Armate. Quest'anno, poi, la celebrazione dd la fausta ricorrenza s'è animata dei fulgen. ti rifless; della guerra d'Etiopia e ciascun oratore ha potuto con legittimo orgoglio illustrare il contributo della Sanità militare aUa vittoria delle nostre Armi, le quali hanno potu~o esplicare tutte le loro attività combattive con la migliore possibile assistenza e la più valida protezione dalle occulte insidie dei morbi diffusibili, mercè ingenti apprcstame nt.i di ricovero, di cura, di sgombero ed igicnicCFprofiJanici, senza precedenti nella storia dj spedizioni del genere. A questo riguardo sono state ricordate cifre che da sole dànno conto dell'impor. tanza assunta dal settore sanitario nella travolgente campagna, secondo gli intendimenti


r NOTIZIE

del grande Capo che nulla volle fosse risparmiato per la più efficace salvaguardia del superbo esercito d'oltre mare. Furono infatti mobilitati per l' A. O. 2100 ufficiali medici, 220 ufficiali chimici farmacisti, 15.500 sottufficiali e militari di truppa di Sanità e venner<J colà inviate 309 unità campali, &a ospedali, sezioni di sanità, nuclei chirurgici, ambulanze chirurgiche, radiologiche, odontoiatriche, sezioni di disinfezione, laboratori , magazzini di sanità, stazioni di bonifica, con dotazioni, medicinali e matcria)j vari per oltre ventimila tonnellate. Sono stati anche deg namente commemorati i nostri morti sulle vie dell'l m pero, dei quali 4 ufficiali e 3 2 militari di trupp:~ caduti in combattimento, 15 ufficiali e 114 sottufficiali, caporali c soldati deceduti per malattia. E si è ricorso con commosso pensiero alla memoria dei tredici ufficiali medici, periti, soccorrendo e combattendo, sui sanguinosi campi delle battaglie di Dogali e di Adua, senza che il loro eroico sacrificio fosse rischiarato dalla divina luce della v:ittoria. Secondo la nuova consuetudine, s'è dunque compiuta la rmsta annuale del nostro pattirnonio spirituale, accresciuto dai successi conseguiti dalla Sanità militare nella e pica impresa con cui la Patria fascista s'è av viata al suo destino imperiale. Accanto alle medaglie d'argento al valore militare g uadag nate nelle g uerre di Libia e europea e alle due medaglie d'oro per civiche benemerenze, che s'appuntano sul nostro Labaro, sta ora la medaglia di bronzo decretata alla bravura del Corpo sanita rio nell' ultima campag na africana, mentre altri azzurri segni del valore hanno rimcritato il coraggio e l'abnegazione dei nostri eroi, fra i quali g randeggia la luminosa figura della medaglia d'oro souotenente medico Muricc.hio. Con questi alti auspici la Sanità militare, dopo la sua giornata di festa, riprende l(fena e operosa il suo cammino nella certezza di tenersi deg na dell'appannaggio delle sue virt ù guerriere.

Bollettino del Corpo sanitario miUtare. Ufficiali medici. T ENENTI.

DE ANDREIS Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Somalia. come sopra dal 19 maggio 1937-XV. Dal Bollettino ufficio/(, disp. 29', 27 maggio 1937-XV .

6" bers., cessando

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Ufficiali m(dic;. TENENTI COLONNELLI.

SICNORINO Rosario, R. corpo truppe coloniali Eritrea. In data '5 novembre •936-XV, collocato fuori quadro perchè trasferito come sopra. DE L1so Carlo, R. corpo truppe coloniali Libia. - In data 17 novembre 1936-XV, rientra nei quadri perchè cessa di appartenere come sopra ed è destinato ospedale militare Bari. MAcc iORt.

ScANAVINO Zeffirino, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Divisione Saballlda I, cessando come sopra dal 19 maggio 1936-XV (v. o.). ScANAVINO Zeffirino, divisione Sabauda I. - !R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 21 agosto 1936-XIV (v. o.). ScANAVINO Zdfirino, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Divisione Sabauda l, ces· sando come sopra dal 30 agosto '936-XlV (v. o.).


NOTI ZII:.

PRIMI CAPITANI. CAsTRoNovo Gaetano, 75" fant. limitato per mesi sei.

In data 23 febbraio 1937-XV, trattenuto in servizio CAPITANI.

Fucc10 Giovanni, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Gli è conferito l'avanzamento straordinario per meriti eccezionali. cc Attivo e capace ufficiale nel t·ampo professionale medico, ha raputo assolvere, con

sicure prove di eccezionali qualità morali, intellettuali e fisiche, delicati compiti politici c miiit~ri, riuscendo di prezioso aiuto durante il periodo preparatorio della campagna il4ioetiopica e durante il suo svolgimento n. Per effetto di tale avanzamento l'anzianità di grado è portata dal 9 luglio I929-VII al 30 giugno I925-ll1. Conferitagli la qualifica di primo capitano. Seguirà nel ruolo il pari grado A voiio Caro Guido. Mt:.OAS Mario, 3" art. contr. - In data 9 febbraio 1937-XV, rientra nei quadri perchè da tale data cessa di appartenere al R. corpo truppe coloniali Libia, CoLACCI Francesco, A. O. l. Eritrea. - 3" art. alp. TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO.

Dr GIORGI Pietro, R. corpo truppe coloniali Libia. - In data I7 febbraio 1936-XIIl, collocato fuori quadro perchè trasferito come sopra. PEPE Giuseppe, 7° art. corpo arm. - In data 5 dicembre 1936-XV, rientra nei qùadri perchè cessa di appartenere al R. corpo truppe coloniali Libia. Ufficiali chimici farmacisti. MAGGIORI. AccossATO Ermenegildo, commissariato generale per le fabbricazioni di guerra. In data 10 dicembre 1934-XIII è collocato a disposizione in base all'art. 30 della legge 7 giugno 1934-Xfl, n. 899, e dalla stessa data è promosso tenente colonnello nella posizione stessa. CAPITA!'!. CRESTE Baldo, ospedale militare Chieti. - In data 29 gennaio 1937-XV, rientra nei quadri perchè da tale data cessa di appartenere al R. corpo truppe coloniali Eritrea. T ENENTI. GoRtA Angelo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. cessando come sopra dal 16 giugno 1937-XV.

Ospedale militare Alessandria,

Ufficiali a disposizione. Ufficiali chimici farmaàsti. TENENTI COLONNELLI. AccossATO E r mene8J'lclo, commissariato generale per le fabbricazioni di guçrra. Il R. decreto 17 novembre '934-XIII, è annullato e consideralO come non avven uto nella parte relaùva al collocamento a disposizione c alla promozione al grado di tenente colonnello nella posizione stessa dal 10 dicembre 1934-XUI.


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NOTIZI E

Ufficiali fuori orgarllco. Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI. RoMBOL.\ Antonio, disponibile ministero finanze perchè membro effettivo C. M. pensioni guerra Livorno. In data 1° agosto 1936-XIV, assegnato C. M. pensioni guerra Firenze. PRIMI CAPITANI. Bucc1 Paolo, distretto Trieste. - In data le aprile 1937-XV, richiamato m temporaneo serv1z1o. Dal Bollettino ufficiale, disp. 30\ 3 gtugno 1937-XV.

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Ufficiali medici. PRIMI CAPITANI.

c...

LVELLO Salvatore, direzione sanità militare della Sicilia (capo seziOne disinfe. zione). - 6° fant. VIMERCATI Luigi, R. corpo truppe coloniali Somalia. - 28" art. div. (ant., cessando come sopra dal 24 maggio 1937-XV. CAPITANI. To~o~....SELLI Antonio, 10° bers. disinfezione).

Direzione sanità militare della Sicilia (capo sezione TENENTI.

BELLIA Francesco, scuola centrale genio Civi tavecchi:~ . Eritrea, dal 18 aprile 1937-XV, d'autorità.

R. corpo truppe coloniali

Ufficiali chimici farmacisti. T ENENTI.

I seguenti candidati vincitori del concorso indetto con decreto ministeriale 2 dicembre 1935-XIII sono nominati tenenti in S. P. E. nel corpo sanitario militare (r uolo ufficiali chimici farmacisti) con anzianità assoluta 16 maggio 1937-XV, con riserva di anzianità relativa e con decorrenza degli assegni dalla stessa data. Essi sono destinati agli ospedali militari a fianco di ognuno indicati, cui dovranno presentarsi il mattino del 10 giugno I937-XV. GRAVINo Michele di Francese~, sottotenente chimico farmacista complemento distretto Caserta. - Padova. MoNTANARI Angelo di Giovanni, sottotenente chimico farmacista complemento distretto Roma I. - Bolzano. ALLEGRETTI Guido di Mario, sottotenente chimico farmacista complemento distretto Pisa. - Verona. Dal Bollettino ufficiale, d isp. 32", 10 giugno 1937-XV.

Onorificenze. Onorificen ze concesse per la ricorrenza della festa dello Statuto su proposta di S. E. il Capo del Governo, Mi nistro della Guerra.


NOTIZIE

ORDINE DEl

ss. MAURIZIO E LAZZARO.

Cavalier~:

colonnello medico ENRJco BERTELU, tenenti colonnc:lli medici prof. NICOLA BBUNI, CARLO CRESPELLANl, ANTONIO TURILLI.

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Onorificenze concesse ad iniziativa di altr<= Amministrazioni. ORDINE DELLA CoRONA n'ITALIA.

Commendatore: colonnello medico prof. SALV~TORE GANe t (Ministero Finanze). Ufficiale: colonnello medico GtOVANN t PERRONI (Ministero Finanze). Cavaliere: primo capitano medico prof. ToMMASO LucHERINI (Ministero Finanze), capitano medico G tuSEPPE L ORENZtNt (Ministero dell'Africa Orientale), tenenti medici M ICHELtNo PALA (Ministero dell'Africa Orientale), fRANCEsco ScAGLIONE (Ministero Interno).

Graduatoria dd dichiarati idond nel concorso per la nomina a tenente medico in s. p. e. Con circolare n. 368 Ciornal~ Mtlitm·e del 27 maggio è resa nota la seguente graduatoria dci dichiarati itionei nel concorso indetto con decreto ministeriale 2 dicembre 1935-XIV per 55 posti di tenente medico in s. p. e. 1. CoMo Mariano di Filippo, sottotenente medico di complemento. 2. VEDOVATO Silvio di Ferdinando, sottotencnte medico di complemento. 3· MARTORANA Aldo di Giuseppe, sottotencnte medico di complemento. 4· R1zzr Vincenzo di Enrico, sottotenente medico di complemento. 5· c~sERTA Vincenzo di Antonino, sottotenente medico di complemento. 6. Nmo Salvatore di Michele, sottotenente medico di complemento. 7· GALLI della LocGIA Domenico di Ernesto, souotenente medico di complemento. 8. D1 PRJMIO Francesco di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. 9· BARBERI Renato di Pietro, sottotenente medico di complemento. 10. CANGELOSI Gaetano di Antonio, sottotenente medico di complemento. 11. Mus11..L1 Clemente di Gaetano, sottotcnente medico di complemento. 12. GRENGA Luigi di Napoleone, sottotenente medico di complemento. 13. MoNA Corradino di Matteo, militare di truppa in congedo; 14. Voc1 Vincenzo di Nicola, sottotcnentc medico di complemento. 15. CoLIMODtO Pasquale di Antonio, sottoteocnte medico di complemento. 16. ANZALONE Salvatore di Gioacchino, sottotencnte medico di complemento. 17. SPANJ MoLELLA Pietro di ValcntinQ, sottotencnte medico di complemento. 18. MELCHIONDA Evclino di Nazario, sottotenentc medico di complemento. ' 9· PERRONE- CAPANO Federico di Carmine, sottotenente medico di complemento. 20. CuTVLI Antonio di Pietro, sottotencnte eli artiglieria di oomplemc.nto. 21. NICOLÒ Rocco di Antonio, sottotencnte medico di complemento. 22. GuAPAGNO Mario di Francesco, militare di truppa in congedo. 23. ALBERCHINA Giuseppe di Gaetano, sottotenentc medico di complemento. 24. TROISJ Michele di Attilio, militare di truppa in congedo. 25. BocHICCHto Vincenzo di Nicola, sottoten.::nte medico di complemento. 26. fAvA Camillo di Antonio, sottotenente medico di complemento. 27. Dt MAURO Nicola di Eduardo, sottotcnente medico di complemento, 28. Rocco Alessandro di Alessandro, sottotenente medico di complemento. 29. 0ENZ.~ Paolo di Felice, sottotenente medico di complemento.


NOTIZIE

30. ORTOLANI Antonino di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. 31. Z AMPELU Gennaro di Tiberio, sottotenente medico di complemento. 32. LACCHÈ Fernando d!i Augusto, sottotenente medico di complemento. 33· TALtENTO Aniello d i Francesco, sottotenente medico d i complemento. 34· DE GENNARO Giuseppe d i Nicola, sottotenente medico di complemento. 35· RoMITO Ovidio d i Vincenzo, sottotenente medico di complemento. 36. FocuA Felice Antonio di Giovanni, sottotcnente medico di complemento. 37· PoLIDORI Valcrio di Umberto, sottotencntc medico di complemento. 38. PuucHEDDu Salvatore di Salvatore, sottotcnente fanteria di complemento. 39· lEMMI Carlo dt Artemisjo, sottotenente medico di complemento. 40. Ptzzun Giuseppe di Pi.:tro, sottotenente medico di complemento. 41. MICALIZZI Filippo di Mario, sottotcnentc medico di complemento. 42. GoRJ Desiderio di Febo, sottotencntc medico di complemento. 43· SEvERINO Antonio di Luigi, sottotenentc medico di complemento. 44· DE NtEDERHAUSERN Arnoldo di Odoardo, sottotcnente medico di complemento. 45· GREco Pasquale di Antonino, sottotcnente medico di complemento. 46. TuMJNO Giovanni di Giovanni, sottote ncnte medico d i complemento. 47· IACOMINO Ettore di Giuseppe, sottotcnente medico di complemento. 48. NEsLER Luigi di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. 49· GAUDIANI Pasquale di Luciano, sottotenente medico di complemento. 50. SANTORELLJ Marie di Guglielmo, sottotcnente medico di complemento. 51. CAPIZZI Ignazio di Salvatore, sottotenentc meJico di complemento. 52. GoTELLI Massimo di Raffaele, sottotenente medico di complemento. 53· BARBERO Angiolo di Pietro, sottotcnente medico di compicmento. 54· GIORDANO Gerardo di Raffaele, sottotcncntc medico di complemento. 55· AMMENDOLA Gaetano di Giuseppe, sottotenente medico di com plemento. s6. CANNELLA Andrea di Antonino, sottotenente medico di complemento. 57· D 1 S t ENO Antonio di Pasquale, sottotenente medico di complemento.

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58. Lw Samuele di Giovanni, sottoteneme medico di complemento. 59· GuARNIERI Francesco di Nicola, sottotenente medico di complemento. 6o. PEPE Umberto di Er:nesto, militare di truppa in congedo. 61. BRuNo Emilio di Enrico, sottotenente medico di complemento. 62. D'AMICO Antonino di Ernesto, sottotencnte medico di complemento. 63. SonARo Francesco di Salvatore, sottotcnente medico di complemento. _ 64. M t cALE Raffade di Giuseppe, sottotenente medico di complemento. 65. PARANINFO Filippo di Angelo, militare di truppa in congedo. 66. Ot SANTO Pietro di Antonio, sottotenentc medico di complemento. 6]. PIFANO Giovanni di Vincenzo, sottotenente medico di cornplemcnto. I primi 55, dichiarati vincitori del concorso, saranno nominati tenenti medici s. p. e. e la loro nomina sarà pubblicata sul Bollettino ufficiale.

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VI Congresso nazionale contro la tubercolosi (Tripoli, gennaio 1938). Il prof. Fedcrigo Bacchetti, Segretario Generale della Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi, è stato ricevuto a Tripoli da S. E. jJ Go,·ernatore della Libia, Maresciallo Balbo, a cui è stato illustrato il programma del Congrcss~ Nazionale per la lotta contro la tubercolosi, che avrà luogo a Tripoli dal 4 al ro gennato 1938 c che sarà presieduta dal Presidente della Federazione stessa, on. pr<>lessor Raffaele Paolucci. S. E. il Governatore si è vivamente interessato dei lavori scientifici e sociali òi detto C<mgrcsso cd ha permesso, dando notevoli aiuti, che un medico tisiologo dell'esercit·.>,

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NOTIZIE

cap. mcd. prof. De Paoli, ed un altro inviato da!la Federazione contro la tubercolosi, con un'ambulanza radjologica, partecipino alla mjssione sanitaria organizzata dal Governo della Libia, in partenza imminente per l'interno del Gebd tripolino e del territorio militare del Fezzan. Oltre questi studt sul particolare aspetto dell'infezione tubercolare nell'interno dell'Africa, a T ripoli, da parte del direttore dell'Ospedale coloniale prof. Ci~ tola e suoi collaboratori si stanno eseguendo ricerche sistematiche cliruche, batterio!~ giche, radiologiche nei vari campi famiglie di arabi e nelle varie collettività di razze diverse. Inoltre, per facilitare la partecipazione di numerosi congressisti italiani ed esteri a questa imponente rasseg na delle forze scientifiche e sociali di lotta contro la tubercolosi, la Federazione Nazionaie Fascista per la lotta contro la tubercolosi organizza una grande crociera in partenza da Genova c Napoli e della durata complessiva di 8 giorni. Sono stati presi accordi con l'Ente Turistico della Libia perchè siano visitate da parte dei congressisti tutte le località dell'interno della Libia, che custodiscono le impronte della nostra romana grandezza.

Il XXI Congresso della Società Italiana di Psichiatria (Napoli 22-25 aprile 1937-XV). Nell'Aula Magna della R. Università di Napoli, alla presenza di numerosissimi cultori delle discipline neuro-psichiatrichc convenuti da ogni parte d'Italia e coll'intervento delle Autorità cittadine, venne solennemente inaugurato - la mattina del 22 aprile il XXI Congresso di Psichiatria. Il Magnifico Rettore della R. Università, il Prof. O. Fragnito, Direttore di quella R. Clinica Neuropsichiatrica, il Prof. M. Sciuti Direttore dell'Ospedale Psichiatrico provinciale ed il Prof. A. Donaggio Presidente della Società pronunziarono i discorsi inaugurali. Quindi S. E. il Prefetto di Napoli dichiarò aperto il Congresso. Tre relazioni erano all'ordine del giorno. La prima - concccncntc: La clinica c l'anatcm~ia patologica dell'atrofia cerebrale circoscritta (malattia di Pick) - ven ne svolta dai Proff. V. Challiol e F. Bonfìglio. l rclatori trattarono analiticamente l'importante questione dal punto di vista storico, dottrinario, clinico cd anatomico, illustrando anche con numerose proiezioni la ricca casistica personale. La seconda relazione - dal titolo Psicosi ~ ma/atti~ del ricambio - fu svolta dal Prof. P . Penta e da.I Dott. A. De Marco ed E. Zara in un duplice senso: lo studio dei disturbi mentali nelle malattie del ricambio e lo studio delle alterazioni del ricambio nelle psicoparie. In proposito i Rclatori insistettero soprattutto sull'alterato metabolismo dei grassi, delle proteine e degli idrocarbonati in varie malattie mentali analizzandone i rispettivi e reciproci rapporti di causalità. . Il terzo tema di relazione riguardava: l metodi d~ll'~rgoterapia applicati alle va,.le sir1dromi psicopatologiche: relatori i Dott. G. Fattovich c M. Emma. La terapia del lavoro nei malati di mente, nata in Italia (come opportunamente ricordò in discussione il Prof. Donaggio) deve essere sottoposta ad un sereno vaglio critico, specialmente in ,·ista delle esagerazioni con cui la si è andata applicando ç>ltralpe. Ed i rdatori esposero tale particolareggiata revisione sia considerando le differenti forme psicopatiche, sia analizzando il tipo di laYoro al quale ciascun gr uppo d'infermi può essere più opportunamente sottoposto. per Delle numcrosissime comunicazioni presentate al Congresso ven nero svolte esigenze di tempo - solo le seguenti: DoNAGClO A.: Nuovi dati sul meccanismo d'azione delle so!Umze anestetiche .(ulle fibre 11ervose.


NOTIZIE AYALA

G.: Contributo alla conoscenza delle sindromi del nucleo rosso.

DELLA PIETRA

v.: Un nUOtlO metodo d'impregnazione argentica per r oligode1J·

draglia. C.~cCIAPUOTI G. B.:

LA pallestesia nella ncurolue, nel diabete e nelle leucopatie. T.: Una nuova f01·ma di osst:ssione: l'esoftalmo-fobia. B.uoi F.: Il canto quale mezzo di ri~ducazione del linguaggio negli r.rfaSICÌ. BoLSI D.: Correlazioni morbose morfologiche e fun zùmali, omolaterali e crociate, in varie sindromi neuropatiche e psicopatiche. GEMELLI A.: Le odit:rne dottrine dei riflew condizionati c del comportamento nelle loro applicazioni alla psichiatria. j E~LOWSRt P. : LA reazione di Donaggio nell'epilessia motoria cosidetta essenziale. BARJ~ON F. ; Gastrogrammi di demen-ti precoci mericisti. ToLONE S.: L'intossicazione sperimentale da cia11uro di potamo nei rapporti t1·a fegato e ct:rvello. OcctONI G.: Glicemia e curva glicemica nei parkinsoniani encefalitici sottoposti a tura bulgara. CoLUCCI G. : La funzione epatica dei malati .dj mente saggiata med/Qnte l'indice indacano-indolo. BosCHI G.: Le cure diencefalo- rachidiane in psichiatria. SANTANGELO G. e ARNONE G. : Indicazioni pratiche per l'impiego con succc.<so del mnodo Medun·a nella terapia della demenza precoce. FtAMBERn A. M.: Accessi a carattere epilettico provocati con l'introduzione sottoc· cipitale di sostanze vasodilatatrici. MARIOTTT E. e SctuTI M.: Terapia intracerebrale nelle malattie mentali: contributo alla psico-chirurgia. AccoRNERO N. e BtNI L.: Osu•rt~azioni cliniche su schizofrenici trattati con l'insulino ·choc- terapia. SENISE

f

)

Nella seconda giornata dd Congresso veniva inaugurato, presso l'Ospedale Psichiatrico Provinciale di Napoli che a Lui si intitola, un busto a Leonardo Bianchi. In tale occasione parlarono nobilmente del Maestro illustre i Proff. Donaggio, Fragoito e Sciuù, tratteggiandone la grande figura e ricordandone le Opere principali. I lavori del Congresso - al quale presero parte anche parecchi specialisti dell'Esercito e della Marina - si chiusero con lo :stabilire che Firenze sarebbe stata la sede del Congresso prossimo, per il quale vennero altresì fissati i seguenti temi di relazione: 1. L 'elettroencefalografia (Relatorc il Prof. M. GozZANO). 2 . Le tossinfezioni nell'etioparoge11esi delle psicosi acute (Relatore il Prof. A. M. Ft&\IBERTI ). CARLO

Rtzzo. •l

Convegno regionale ligure antitubercolare. TI 29-30 maggio nel palazzo comunale di Imperia, con molto concorso, dt medici, di cittadini e di signore, è stato celebrato il Convegno della Sezione Regionale Ligure della Federazione I. N. F. per la lotta contro la tubercolosi. Ospite il Comune e salutato dal Podestà, presenti tutte le autor-ità e gerarchie, il convegno tratt-ò i più importanti problemi concernenti il tema Bo-nifica c Profilassi. . Presiden_te il Senatore Maragliano, il Prof. Sabatini Direttore della Clinica Medica di ~enova dice il discorso inaugurale, spiegando in cinque punti i bisogni della lotta a~u~bcrcolare ed esaltando l'importanza dell'azione femminile nella prescrvazione sani~Ja della_ nazione, e propone un voto inneggiante alla proclamazione della Leva FemmmJic FascJsta contro la Tubercoiosi, che il Convegno approva per acclamazione.


68o

NOTIZIE

Facendo seguito ad una comunicazione della Dott. Clelia Lollini D i rettore del Consorzio .Antitubercolare di Massa su le gare per la bonifica della ::asa, promosse da quel Consorzio, il Prof. Breccia Delegato Regionale Ligure della Federazione illustra l'im. portanza dell'opera femminile per migliorare a scopo profilattico e curativo la casa meno adatta ed il Convegno acclama il voto del Prof. Sabatini per la istituzione di comitati femminj]i consultivi provinciali, a cui i Consorzi possano informarsi sui problemi sanitari della famiglia e della casa nel territorio. A comunicazione del Prof. Scotti - Oouglas Medico Primario degli Istituti Ospedalicri di Santa Corona a Pietra Ligure, illustrata anche da quel direttore Dott. Antonio Fara, su proposta del prof. Sabatini il Convegno fa voti che i fanciulli destinati a cure climatiche specialmente marine siano scelti da persone competenti, possibilmente dal dirigente: dei luog hi stessi di cura, fra i soggetti soltanto che possono oucnerne un vero c congruo profitto non altrimenti ottenibilc, lasciando gli aJtri ad altri tipi di assistenza. Fra le numerose comunicazioni notammo quella del Prof. Polleri Direttore del Consorzio Antitubercolare di Genova su la vaccinazione antitubercolare preventiva, de! Prof. Poggio di Genova, del Dott. Marchesa uff. sanitario d'Imperia, del Prof. Rabino di Torino su la recisione delle aderenze che impediscono la cura col pneumotorace, su la cui indicazione, effetti, ut!lità, il Prof. Breccia conferì rievocando le difficoltà che i primi pneumotoracisti, lui compreso, incontrarono applicando il metodo del Forlanini, del Dott. G liozzi Direttore del Consorzio a ntitubercolare d'Imperia su l'attività del Consorzio stesso ecc. ccc.. Su comunicazione del Dott. Macary, uff. sanitario del Consorzio dei comuni climatici della Provincia, il convegno approva il voto del Prof. Breccia per una più stretta ed efficace difesa delle stazioni climatiche daHa tubercolosi clandestina e d'importazione straniera. Il Senatore Maragliano chiude il Convegno inviando un telegramma al Duce di q ucsto tenore : << Il Convegno Regionale d'Imperia della Sezione Ligure della Federazione L N. F. per la Lotta contro la Tubercolosi invia il suo deferente saluto all'E. V., fondatOre dell'I mpero e rinnovatore delle fortune d' Iralia e considerando che la Donna I taliana, mirabilmente provata per romana devozione alla patria in pace e ìn guerra, fanciuHa, sposa e madre, è consapevole inspiratrice del costume, formatrice del carattere, regina della famiglia, educatrice della nazione, fattore fondamentale della elevazione materiale, spirituale c politica dello stato, fa \<oti che sia or.mai bandita la leva kmmioile fascista per la lotta contro la tubercolosi, nella quale al comando dell'E. V. e sotto i segni di questa Federazione dall'E. V. voluta e diretta si compendia c potenzia la difesa integrale della razza per la grandezza e per l'impero e per la maggior giustizia verso i ceti umili del popolo italiano. - Firmati: Maragliano, Sabatiru, Breccia n. Al convegno era rappresentato S. E. Petragnani direttore generalr di sanjtà pubblica e avevano dato adesione S. E. Paolucci Presidente della Federazione, il Prof. Bocchetti. segretario generale della Federazione, parecchi comuni liguri ccc. ecc ..

Errata- corrige. Al 5" e al 6'1 rigo della pagina 555 del legga si: cl:eraunoneurosi.

Dirt·ttore responsabile: Prof. Dott. Redattore : Prof. Dott. VtRGINto ROMA,

GIUGNO 1937-XV •

invece di cherau nf!urosi.

tenente gcne:rale medico. tenente colonnello medico. CATIANEO, 20

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Anno LXXXV-Fase. VII LUGLIO 1937-XV l

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Spedizione in abbonamento postale

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GIORNALE

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DI

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MEDI-CINA MILITAR.E Cum sanitate virtus in armis.

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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

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T~NDI; COLONIALI MATERIALI PIR ATTINDAM~NTO


ANNO LXXXV • fASC. VII

LUOLIO 1937-XV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sani/afe <{Jirfus in armis.

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L 'abbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali medici e chimici-farmacisti del R. Esercito, in servizio cd in congedo, il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficiali e per quelli della Sanità militare marittima, in qualunque posizione si trovino, è ammesso un abbonamento cumulativo al Giornal~ di Mdù:ina Milita~ cd agli A'mali di Mdicina Na11al~ ~ Coloniale al prezzo di L. 42 annue. Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di am:ianiril dd Corpo sa11irario militar~ è di L. 8.

NORME I'ER l COLLABORATORI. Le opmtoni manifestate dagli autori non impegnano la responsabilità del periodico. Agli autori sono offerti gratuitamente so estratti con copertina stampata, frontespizio, impaginatura c numerazione speciale. Gli estratti richiesti in numero maggiore sono :tddebit:lti a prezzo di costo. Per disposizione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriassunto (non pitì di 10 righe). Le spese per clichés e tavole fuori testo sono a carico degli autori. I manoscritti non si restituiscono.


• l

SOMMARIO Pag .

Il tencntt generale medico Fr:mcc~co della Valle

684

LAVORI ORIGINALI

... \

CORSI. Dalla rdnione medico - statistica delle condizioni sanitarie del R. Esercito nel biennio •9.B· 34

.'

Pag .

BUCC!ANTE. Il servizio ocuhstico nell'Esercito i1aliano durante la gucrrd monùialc - t) rganinazionc rcl lc varie armate (continuazion~) DI MAGGIO . -

•

Speciale reperto cristallogratico del iiquido cefalo rachidia no

AUDI$10. Studio preliminare sulle acque termali di Addis Abeba (Fonti di Fi l - Uà)

704

741

•

752

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA CALAZIO. Courributo allo studio dt:l/'rziologia r della patog~m:si del

Pag .

SOLICNOC

7&5

CANCRO. l metodi di muso 111 evidcllza dci liujarici sul vivente appli·

..

.'

c~ri allo studio

del prt;blrma dc/ -

R ooRICUEs

CHERATOCONO. Un nwodo prrsonalr 1/i terapia dr/ -

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ALA1~10

_ EUGLOBUL.!NE. !_c rc'lzioni sicrologid1t: do~·lllc tdh: -- CHDRISE

- -~

GAS DEI MOTORI. !nquinamnllo dr/l'aria nl'i N'livo/i, da :a sul prrsonalc di bordo. RnF

t ma injlum-

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GAS D I t~UERR :\.

Coutributi n/la valuta:iom: di cffcui tardivi degli ar111dcnamcnti da M l'STSCH

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MALAITIA DI BANG (1..-a) latcntt", nell 'esercito. MASTOIDE.

Cicatrizzaziofl~

PANCREA~ c

ricambio del cloruro di so<lio. -

PEMFIGO.

L,, c1tra del

ritardata dopo imcrvcnti m/la

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AouantRc c WACHSTEI:<

con il preparato llayrr 205 (G,rnwnina).

SENETAZZO

»

769

nrrvosa 1/ srgno di Argyll - Rob~tson cd i suoi rcpporti cotl l'atrofia iridra. S ct,.EFER e Llc E.R

»

768

SIFILIDE Le modifìcazioni dei riflessi pupillari nrlla

CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MI· Pag. LITARI .• ., BIBLIOGRAfiA MEDICA MILITARE ITALIANA » RIVISTE MEDICHE MILITARI D NOTIZIE .

771

773 779 783


IL TEN. GENfRALE MEDICO CA V. DI GR. CROCE

fRAN CESC O DELLA VALLE


'

E morto il tenente generale medico a riposo cav. di gr. croce Frattcesco della Valle. La sua limpida giornata terrena s'è conchiusa il 27 luglio nella pace di una borgata del Casertano, suo preferito rifugio in questi ultimi suoi a1wi inoperosi. La triste notizia, per quanto potesse essere nell'ordine normale della caduca vicenda umana, è stata appresa con sirzcero dolore in tutti gli ambienti sanitari del Paese e dai vecchi ufficiali del Corpo sanitario col più sconsolato rammarico, poi che n011 v'era nessuno di questi che non avesse imparato ad ammirare e stimare il gratzde e modesto Capo della nostra Sanità militare, che tanto gli deve per gli sviluppi della stta organizzazione e per i successi de/lungo turbinoso periodo durante il quale fu co·nfidato tzelle sue sagge mani.

La sua vita fu tutta uno specchio di virtù; s'adunavano in lui superiori doti native d'animo e d'intelletto che egli pose incondizi01itttame1lte al servigio del Corpo sa11itario militare, di cui aveva fatta una sua seco-n da famiglia. Fu buono e genero.co, come fu energico e combattivo, senza mai perdere di vista, nemmeno per istanti, gl'imperativi del dovere, che egli concepiva religiosamente nella dedizione perenne di tJAtte le sue fattive energie e col più entusiastico slancio uel seguire i superiori ideali di patria, di umanità e di sapere, connaturati nel suo spirito. Così egli passò ÙlC01Jtaminato e incontaminabile per le gra1zdi prot'e che gli serbava il destitw, quasi ad illuminare maggiormente u12a così eccezionale tempra di medico e di soldato. Era nato a Caserta il 2 febbraio 18 58 e per cinquanta anni, dal dicembre del 1883 fino al febbraio del '9JJ, militò nella Sanità militare. Dopo i primi anni di servizio trascorsi presso reparti di truppa, già dal maggio del 1888 venne chiamato, a11cora ter1ente, al Ministero della Guerra. Da allora, con incarichi di sempre maggiore importanza, fino al co11seguimento del massimo


IL TENENTE GENERALE MEDICO FRA~CESCO DEL LA VALLE

685

grado della nostra gerarchia, per quanto mutassero i tempi e gli uomini che .rovrastava11o- all'Amministrazione centrale, non si volle più rinunztare alla ma opera, rivelata!i preziosa i71 ogni circostanza; e la sua carriera fu meritata·mente brillante, con.dJte promozioni a scelta eccezionale nei gradi di maggiore, il 26 gennaio del 1908, e di maggior generale} il 9 settembre del 1917. Qu.est ultima distinzione era venuta a premiare sue ber1emerenze che si 1

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immedesimano con la fortunosa e gloriosa storia sanitaria italiana nel co11/li~t.....&;-"\·(*~\~\ . <' ....... '

mondiale.

Quando la patria sorse in armi per affrontare l'immane cimento, subito n appalesarono gli immensi problemi dei serpizi sanitari assistenztali e profilattici, pa l'esercito sce.w in campo con effettivi giganteschi} che, in continuo rapido aumento per le esigenze del vasto fronte} erano man mano logorati dalla cruentissima lotta. Ben presto apparvero superate le previdetJZe anche più vaste e ad un certo punto si temette di rimanere al disotto delle improrogabili necessità che urgevano d' ogni parte per adeguare gli organismi della 1

Sanità militare a tutti i suoi gravissimi compiti. Si trattava di coordinare e convogliare per la guerra tutte le risorse sani1

tarie del Paese di utilizzare al massimo grado uomini e cose per l adeguato 1

rendimento del servizio, con mfficienti garanzie d'ampiezza e di capacità tecniche. Occorreva contemperare i bisogni del territorio con quelli delle zone di azione} suscitare La creazione di nuope formazioni che portassero sulle linee i soccorsi chirurgici più appropriati ed immediati, come si erano dimoJtrati indispensabili fin dal comir1ciamcnto della campagna; sopratutto era necessario erigere barriere efficaci al dilagare di epidemie castrensi, che

già facevano loro allarmanti apparizio·n i su alcuni pu11ti della fronte di combattimento. In questi decisivi frangenti della prima fase della guerra si rivelò tutta la sapienza organizzativa del colonne/io della Valle che dalle limitate man1

sioni originariamente assegnategli presso gli organi e reparti direttamente dipendenti dal Comando Supremo mobilitato, fu man mano chiamato a dare opera per lo studio dei provvedimenti ora accennati} da concretare con l'Intendenza Generale e col Govemo centrale. Sorsero così le ambu/anzf: chirurgiche, operanti in vicinanza delle linu, affidate a clinici di grande fama; tutti

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686

IL TENENTE GENERALE MEDICO FRANCESCO DELLA VALLE

r serutzr specializzati venncm sistemati con adatto personale che faceua capo ai coruulenti d'Armata; e subito fu Jtabilito -

per mezzo de.gli

ospedali contumaciali e di una severa organizzazione alla quale collaborava la Sanità ciuil~ -

q.uel provuido filtro igienico-profilattico che valse a pro-

teggere la madrepatria dai morbi diffusibili, perseguiti fino alle fonti di corztagio e circoscritti e spenti nei primi focolai di manifestazione. Parallelamente ebbero suiluppo e furono portati alla massima efficienza gli stabilimenti di ricovero e di bonifica, i mezzi di sgombero, i laboratori e gli altri impianti tecnici campali, mentre anche tutt1 la importank materia medico-legale -

dalle definizioni di ina~ilità, ai ,·icuperi, agli awiamenti

pensionistici -

rimaneva rigorosamente disciplinata con criteri e attuazioni

di assoluta equità. A tanta mole di lavoro il colomlello della Valle attese pit:ga11do gli eventi cotl infinita abuegazione, col privilegio di una profonda competenza sCÌe1ltifica e amministratiua nella trattazione delle più complesse questioni sanitarie, col sereuo equilibrio del suo lucido intelletto, con la squisita sensibilità dell'animo suo che lo faceva accorto e tempista, sì da trarre per il servizio ogni vantaggio, setlza alcuna impulsiua precipitazione, ma sempre come risultato di maturo esame e di un igenito e quasi itJfailibile intuito di tutti gli aspetti, a11che riposti, delle più diverse situazioni materiali e psicologiche. Questi erano i segreti dei suoi successi, congiuntamente ad una impeccabile signorilità di modi, da perfetto gentiluomo, e ad una forbita degar1za del Jire e dello scrivere per cui sapeva tradurre e tra:"/ondere il suo limpido pensiero nei modi più persuasivi, con l'irresistibile fascino dei suoi convinti inesausti entusiasmi per ogni buona causa, per ogni possibile perfettJbilità. Assestati i seruizi sanitari di guerra nel robusto telaio dì provvidenze in cui egli li aveva tanto saggiamente intessuti, tJel settembre dd 19r6 fece 1·itorno al Ministero Otle seppe con rinnovata lena e pari successo provvedere al coordinamento dei seruizi dei terrttorio con l'esercito mobilitato, mediante ia sistemazione degli ospedali di riserva e la riorganizzaziotJe delle direz ioni di sanità. Quivi poi l'attendeva un altro grande compito con la creazione e il disciplinamento della Direzione Generale della Sanità Militare, alla quale ft4 degnamente preposto dal 16 settembre del r920 al 20 luglio del 1925·


lL TENENTE GEKERALE MEDICO FRANCESCO DEL!.:\ VALLE

687

Queste nuove incombenze si allacciarono armo11icamet1te con le opere compiute rtella zona delle operazioni, come queste stesse si erano giovate della .cua lunga precedente esperienza nei maggiori problemi della Sanità militare. Co.d ne derivarono metodici piani organizzativi, con l'inestimabile pregro di una diritta continuità, quale era nella sua mente lun girnirante, nella sua vigile coscienza sempre anelante a maggiori conquiste per il prestigio del Corpo sanit1rio. Successivammte, chiamato alla presidenza della Commissione medica superiore per le pensioni di guen·a, tenne con sommo decoro tale incarico fino al ! 0 febbraio !933· Abbiamo ricordato per rapidi accenni soltanto alcuni dei periodi più tl Otevoli delle molteplici attività del compianto nostro Capo e non sarebbe possibile scendere in particolari, in questa affrettata nota che noi scriviamo tlel commosso cordoglio per la sua dipartita. Qui basterebbe aggiungere quale stretlUO

dife·n sore egli sia stato delle prerogative e delle benemere11ze della Sanità

militare, specialmente nel torbido periodo che precedette l'avvento dei Fasci; nè mai potrebbe essere dimenticata l'apoteosi dei medici caduti in guerra, da lui voluta nella forma di uno dei più solenni e suggestivi riti naziomlli, a consacrazione di quel monumento fiorettàno che narra in un poema di pietra c di bronzo il generoso tributo di sangue e di vite, apportato alla Vittoria dal

Corpo sanitario. E la sua sollecitudine non si limitò ad onorare degnamente la memoria dei nostri, che più non tornarono dall'epica impresa, ma nel corso degli anni successivi al loro eroico sacrificio, si rivolse premurosa e patema verso gli orfani, assistiti fino al collocamento professionale dall'apposito Comitato da lui istituito e presieduto. Il generale della Valle era anche assai noto negli ambienti medici militari internazionali, sia per i riflessi delle sue opere di pace e di guerra a capo del Corpo sanitario ddl'Esercito italiatto, sia per i contributi dati e promossi nel campo degli studi di medicina militare. Nel 1923 fu presidente apprezzatissimo del 2° Congresso intemazio!lale di medicina e farmacia militare, che sz terme a Roma con pieno successo e gli valse da parte dei numerosissimi cotJgressisti, co11venuti da tutto il mondo, la considerazione più lusinghiera pe·r la orgatzizzazione e lo svolgimetJto del Convegno e per la vasta messe dei lavori,

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688

JL TE.''-IENTE !.ENERALE MEDICO FRANCESCO DELLA VALLE

raccolti in due ponderosi volumi, editi dal nostro Giornale. Da allora divemze Presidente d'onore del Comitato Permanente internazionale di Sanità militare che l'ebbe sempre in grande stima e riverenza. Era decorato della croce al merito di guerra, della medaglia d'argento per i benemeriti della salute pubblica, per l'opera prestata in occasio1~e dell'epidemia colerica in zona di guerra nel 1915- 16, della medaglia mauriziana per il merito militare di dieci lustri. Progredendo negli ordini cavalleresclzi, aveva conseguita la nomina a grande ufficiale dei SS. Maurizio e Lazzaro, a cavaliere di gran croce della Corona d'Italia e a cavaliere magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta. Dal gen.naio del 1920 era Accademico ordinario della R. Accademia medica di Roma. Durante il tempo della sua direzione generale, il Corpo Sanitario ottenne la medaglia d'argento al valor militare per la campagna 1915 - 18 e la medaglia d'oro dì benemerenza della salute pubblica. Egli, il 3 novembre 1920, ricevette il nostro Labaro dalle mani del Re. E noi ora idealmente chiniamo i11 saluto questa gloriosa Insegna dinanzi alla sua bara.


LAVORI

ORIGINALI

• DIREZIONE GENERALE DELLA SANITÀ MILITARE.

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI SANITARIE DEL R. ESERCITO NEL BIENNIO 1933-34 Dott. Alfredo Corsi, maggiore medico.

A l termine della elaborazione dei dati statistici sulle condizioni sanitarie del R . Esercito nel biennio 1933-34 si dànno le notizie più importanti sulla morbosità, sulla mortalità e sui provvedimenti medico-legali.

Morbosità. La morbosità fu di 573 per 1ooo della fo,rza media nel 1933, di 558 nel 1934. Per confronto si ricordano le proporzioni dei tre anni precedenti: 522 nel 1930, 567 nel 1931, 597 nel 1932. Nel 1932 la morbosità fu in sensibile aumento soprattutto per l'influenza, che infierì in forma epidemica nei mesi di marzo e di aprile, quando era aJlc armi il massimo della forza; diminuì nel 1933 e più ancora nel 1934, pur senza scendere fino aUa proporzione del 1930, che fu la più ba%a del quinquennio. Poichè il maggior numero relativo di ammalati si ebbe negli anni 1932 e 1933, è opportuno tener presente, nella valutazione delle cause morbose, anche questo dato : nel 1932 e nel 1933 le reclute furono incorporate nel mese di marzo, quando alla rigidezza tuttora persistente della cattiva stagione si aggiunge la incostanza, mentre negli altri tre anni furono incorporate in aprile. Il numero medio giornaliero dei degenti per 1000 presenti fu di 20,2 nel 1933, di 20,3 nel 1934 (di 20,2 nel quinquennio 1930-34); distintamente, secondo i luoghi di cura, nel 1933 fu di 13,9 negli ospedali militari, di 1,8 negli ospedali civili e di 4,5 nelle infermerie di corpo, nel 1934 di I 3,5, di I ,8 e di 5,0. La durata media della degenza per ogni ricoverato fu, nel 1933, di 18 giorni negli ospedali militari, di 19 negli ospedali civili e di 6 nelle infermerie di corpo; nel 1934, rispettivamente di 17, di 20 e di 7· Le cause più frequenti della morbosità furono le febbri infettive di breve durata (130,8 per 1000 ammalati nel 1933, 140,5 nel 1934), in prevalenza di natura reumatica, alle quali si potrebbe riunire il reumatismo muscolare (18,2 nel 1933, 16,1 nel 1934), e i leggeri stati di malessere generale (n2,1 nel 1933, 120,1 nel 1934). Seguono le malattie della bocca e delle fauci (u3,8 nel 1933, 103,8 nel 1934), quindi, nel 1933, le malattie della pelle e del tessuto cellulare (77,9), le lesioni violente accidentali (77,5), i catarri gastroenterici (70,7) e il catarro bronchiale acuto (67,6);

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DALLA RELAZIONE MEDICO -ST.\TISTICA DELLE CONDIZIONI ECC.

nel 1934, le lesio~i violente accidentali (82>9), i catarri gastroenterici (76,s), il catarro bronchiale acuto (75,6) e le m~lattie della pelle e del tessuto cellulare (74,7). Si segnalano, inoltre, tra le malattie infettive le venereosifilitiche (44,4 nel 1933 e cioè la blenorragia 31,1, l'ulcera venerea 4,6 e ia sifilide 8,7; 48,8 nel 1934 e cioè la blenorragia 33,9, l 'ulcera venerea 6,2 e la sifilide 8,7); quindi, nel I933• l'influenza (38,2), la malaria (16,6), la parotite epidemica (14,8), il reumatismo articolare .acuto (9,5) e il morbillo (6,8); nel 1934, la malaria (17,1), la parotite epidemica (r6,2), l'influenza (n,7), il morbillo (7,3) e il reumatismo articolare acuto (6,6); in ultimo la tubereolosi (2,~ nel 1933 e propriamente dell'apparato respiratorio o generalizzata r,9, degli altri organi 0,9; 2,7 nel 1934 c cioè dell'apparato respiratorio o generalizzata 1,7, degli altri organi 1,0, escluse le forme sospette che raggiunsero la proporzione di 5,2 per 1000 ammalati nel 1933, di 4,9 nel 1934) e l'infezione tifoidea (r,8 nel 1933, 2,1 nel 1934). Tra le malattie dell'apparato respiratorio predominarono nel 1933 le pleuriti (9,7) e le broncopolmoniti, polmoniti e pleuropolmoniti (complessivamente 8,8), nel 1934 prima queste ultime (8,9)~ quinùi le pleuriti (8,5); tra quelle dell'apparato digerente e annessi le appendiciti, periappendiciti e peritoniti (9,4 nel 1933, 9,5 nel 1934), le ernie viscerali (7,6 nel 1933, 7,9 nel 1934) e le malattie dd fegato (4>5 nel 1933, 4,6 nel 1934). Le malattie dell'orecchio raggiunsero la proporzione di 23,2 nel 1933, di 21,6 nel 1934; dell'occhio di 14,7 nel 1933, di 13,2 nel 19:34; del naso e dei seni di 6,8 nel 1933, di 5,9 nel 1934· La frequenza delle diverse forme morbose secondo il luogo di nascita dei ricoverati, indicato dai distretti e dalle divisioni militari, si rileva dalla Tabella I. Tanto nel 1933, <jUanto nel 1934, anche se con qualche variazione di ordine, si ebbero le maggiori proporzioni di malati nei nati nel territorio delle divisioni di Catanzaro, Cagliari, Messina, Pa.lermo, Napoli, Roma, Gorizia e Bari; le minori in quelli delle divisioni di Milano, Asti, Brescia, Trieste, Novara, Padova, Piacenza e Ravenna; la più alta morbosità nei provenienti dal distretto di Napoli. Questi dati coincidono, in generale con quelli dei due anni precedenti, per i quali tale rilevazione è stata fatta. La morbosità secondo il luogo di residenza oscillò, nel 1933, da 733 ricoverati per rooo della forza media nella divisione di Torino a 444 in quella di Imperia, nel 1934 da 736 ugualmente nella divisione di Torino a 378 in quella di Chieti, come risulta dalla Tabella II, nella quale i dati dci due anni in esame sono messi a confronto con quelli dei tre precedenti e con le medie del quinquennio. Per la molteplicità di fattori contingenti, che intervengono nello sviluppo delle malattie e che possono variare da un anno all'altro, gl'indici di morbosità non sono in generale costanti, nei diversi anni, nelle singole divisioni. Si può segnalare, tuttavia, tanto per il biennio 1933-34, quanto


' DALLA RELAZIONE MED ICO-STATISTICA

6gr

DELLE COND IZION I ECC.

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Luogo di

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nascita, secondo

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C;atanzaro . ....... .

Coxlian • • ...• ..•..

802,4 Reggio C ...• • .••• Catanzaro. .. . .... . Cosenza.. .. ... ... . 1~6 .8 Sassari........... .

Cal!l inri.· .....••.. Oristano .. ....... . ~ 1 c!Ssin2

......... .

P alermo ... .. •.. . .

Kapoli .. . . . .. ... • • .

}( ) ma . . . . • . .

. . • .

Lorixia . . . ....... .

l!•ri .... .... . .... .

Abbii.ZIO · ... •.... . • Perugi3 ... .. . .. . _.

1.1\'0mo ... .•.. . ...

F1r~nze ... . ...... .

Ch•~•i

. . . .• ..•.•.

703, 1 Catania . . . . . . . . .

Siracusa . ....... . Ragusa. Mtutna . . ...... . 752 .o Palermo. Trapani. Calunisset t a. AICrillt'nto. 735 .l Napoli. Sal•mo. Avellino .• Benevento. Cuena. Aver.sa. Nola. 6ì1.6 Roma. Vitert.o. Frosinone. Gaeta. bì1.2 Gorizia. 668. ~ Lecce. Ba.r i. TaraPto. Foggiu.

87 ·L S ltnperin ... .. ..... . 80 l. •l T o ri no ....... .. .. . 73b.b

55 l. 8 S.-·ona. 530 , 0 Tor ino.

9117.9 U<>lnno . ... . ... . •.

529.1 Trento Bolzano. !\ 12.9 Alessandria. Genova.

78<o .2 i28. 1

. -\ lessa.ndd:1 ...... .

803.2 793 . ~, 793 .l CUI neo . . · .....•... 7H1 , :!

831.7 Bolojlno . •• . .. .•... 720.0

715.3

6H l. 7 Ancona ...... . ... . 1 . 2~ -1.~ 709.~

703.4 Ve-rona . . . ..•.....

671!.5 619.7 569.7 Udine . . · · ....... .

471.3 755 ,(, Raven na .. ....... .

535.2 518 .8 6°15 .ij

5 25.8

1 ..ortomt.

3111. 1

~86.5 Cunro.

513.6 465,1 537.5 454.2 4'13.4

Mondovì. Rologno Modena. Rel(l(io E. 477.6 Pesaro 18~. l

52 l . '}

501.5

Ancona l\1lacernta <167 ,3 Vicenza

407 .o

472.3 471.5 4Sb. l

Mantova 457 .O Udine Saci le 448 · ·l Rn,·cnna

587.6 287.8 ,175 . 4

Ferrara

4 52.~

666.6

Forli.

451.6

Rovigo

416.7 467.7

4~0.1

o77,2 Piucenza ... . ... .. .

·140.3 Pincen1.a

755 .9 102 .a Ps-d ova ...•.• .• . •.

Porma 436.2 Venet.iu Pado,·a

687.7 fJ'"!' .... 1 U•,IJ ,II

SOJ. 7 l"ovaru . ... . ...•.. 61-1.0 716.2 58·1.4 Trieste . . ...•..•. . 457,5 Brescia .. . ..... •.. 63 1.4 1>07.8 581.7 551.0 650.1 Asti ........ . • .. ..

Campobasso. Chieti. Teramo. Ascoli P. Sulmona.

Chivasso.

670.5

Barletta. 609, l Perugia. Orvieto. . S poleto. 595 .l Pis 1 . G ross. •o. Lucc-a. Ma.srA. 5 90 •9 Firenze. Aretzo. Siena. Pistoia. 518. l AquHa.

551.8 M0.3 339. 1

Verona.

Potenza.

6H.O Pota.

(

•175 ·" 445.R

Tn~vi~o.

430.6 36;,.3 500.8

Belluno

594.1 561.4 Milano .. . ....... .

502.5

4!!4, 3 l vreo

Vercelli Novara 401,5 Trieste ~93.2 !lresciù. Sondrio JJergamo.. Crcmonn.

404.9 ~00.4

. •

Como Varese

Lodi Mon•n

l

-J27 . 6 . .

38R,5 21 ·L Z 382.8

36-1. 1

522.2 422 . 2 336.3

P;t\'la

78•1,1

407. 5 485.8 45 1.(o

•.

Trc:v1g ho 376 . 1 C'osai• M. Pjoerolo 352 . O M il ano

617.4 597.6 581,6 469.6

·138 .s

420.6

•

3!!2.0 268,4

204.7


DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI ECC. T A 8 E L L A l . · A. 1934

Luogo di

Luogo di

Luogo di

Luogo di

n.n.scita, secondo

nascita, SCC'ondo

naec.i ta. secon do

nasci t a, aecondo

fa divisione

il diatretto

Ju divisione

il diatretto

militare

militare

militare

militare

Cagliari ..•..... ..•

Messin a ...... ... ..

••• t•

Catanzaro .........

:1

li

r

Palermo ..•.•..... •

't

(.

Napuli ....... . ....

809.8 Sassari Cagliari Oristano 800 ,6 Messina Catania Siracu.. Ragusa 776 , 3 Reggio c. Catanzaro Cnsenza. 714, ·1 Palermo Trapani Caltanissetta Agrig<nto 69b . 4 Napoli Salerno Avellino

888.0 830,2 723.8 Udine .. 826,6 81\9,9 Rol01fna. ... .. .. 787.6 738.0 898.0 lmp~rin 787.0 Dol:<ano

..........

.. ········ ........

MS,S

770. •1 Ancona ........ . .. . 701,6 700.4 611.2 Aleuandria -•.••... 1.070.8

..

732,2

Bari

6·11.2 Piacenza . ••...... . 637.4 630.9 Novara ... • ....... 593 . 1 480,8 6QS,9 f.\.sri ........... . . . 718,6 Cuneo ......... . .. 672.6 583.8 432.2 Padova . ...... ..... 736,7 678,8 647,6 Rav,enna .. 606. 7

Bari d t n

544,3

Porcnza

523,2 671.3

Caser tP Benevento

' .l

'· Gorizia ..•..... •. ,

Roma ...........

,l

Ilari . ........ , ....

Perugia ...........

Livorno ...•.......

Firen.ze .. ... ... • •.

T orino... ... .... .. A bb..-.ia ... ....... .

c hieti

•••••••• o •• •

..

Aversa Nolo 6; 5.9 Gorizia 639,1 Roma Viterbo Frosinone Gaeta 623,4 Lecce Ta ranto Fogl!i•

607.7 Perugia Orvieto Spoleto 578,7 Grosse:to Lucca Pisa Mossa 56·t.J F'iren~e Siena . Arezzo Pistoja 552.1 ·rorino Chivasso 517,2 Pota S36.o Aquil• Chieti Teramo Asooli P.

····· ....

6 l :i,7 ~rescia ..... .......

·176,6 604,0

603.7 592.6 522,7 rrieate ..• 62-I,S :VtJiano .•....... • .

........

547

. .

.o

525,8 503 , 2 M2.2 ·104.6 547 , 2 671,2 5 92 ,~

534.8 512.9

Campobasso Sulmona 502 , 8 Ud ine. Sacile ·198.1 BoJoana R"ggio E. Mode.n a 497.0 Savona .•....... 493.2 Tremo ••• . •.•.. Dolnno. 49 1,6 Pesaro . Macerata •••••.

.

.. .

..

Ancona ••• . 488.7 Ales.<andria Genov11 Tortona 412,5 Piace-nza Parma 457,8 Ivrea Vercelli t:'/ovara . 450.1 Piaerolo .. Casa le M. ·1-18.6 Cuneo Mondovi ·138,2 Venezia Padova 1-'reviso . Belluno. 437,7 ferrnra ••• . . .

.

..

.

..

•

Forli

o

o

o

.... .

Ravenna . Rovigo •. 390.4 Brescin Sondrio • Cremona Bergamo

.

Trevi~.tlio

389.6 Trieste 352.5 Milano Pa,,ia Va.rese Como Lodi Monza

'

.

. .

.

506 . o 417, 2 610, 3 35~, 4 555 • 3 475, 5

443. 8 497. fl 527 , 4 443, 2 506 . 8 496, 5 474, l {)53. 3 520. 9 317. s 516. 2 442, o 526, 7 459 . 2 421. 6 <ISS. 5 H7, 6 497, l 404, l 465, 6 445, 8 434, 6 386,6 472. 2 4~1. 9 442 . l 381. 6 489, J 48Z. 1 382. 7 376 . l 2·1 ~ • l 389 ,6 498 .o 407 . 4 361 ,O 358 .8 225 .o& 204 .l


693

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI ECC.

per il quinquennio considerato, un numero di ammalati proporzionalmente alto nelle divisioni di Torino, Firenze e Verona, basso in quella di Bari. Le medie dd quinquennio sono più elevate, in ordine decrescente, nelle divisioni di Torino, Napoli, Verona, Piacenza e Firenze; più basse, in ordine crescente, in quelle di Brescia, Roma e Bari.

.

D l v

1930

.... . - . .. ..

N0\'3ra . .. . . . . .. . ......... .... - ..

A•ti ..... . . Aleuanclrin • ... . ....... . .. .. . . . . ••

•

•

••••

o •••••• •

•••

Cuneo . •..... . .... . ............ f m~ ri a . . . . .......... . ...... ...

Milono ....... . ... .. .... . . .. . • . . Piacenza ••••• •

• •••• •

••

•

o

•

•• •

•

•

Brescia .... . . . . . . . . ........ .. .. . . Vt rona .... . . . . . . . . . .. . · · · · · · · · ·

.. . . .

.. .. . . . . . .. Bolzano Padova . •. · .... . . · ..... · · · · · · · · · Udine . • .... . ......... ·········· Go ri zia.. .. . .. . . .. • ..... .. . . ..... '"rriest~.- ... . .. . .. • . . . . ..... .• .. Abbozia ...... . . ... . ....... . .... .. . Bologna . .•...... · •·· ·· · ·· · ·· · · · · · · •

o

•

•••

Ricoverati per 1000 della forza m t dia

r s r o !'l l

Torino . .... . . . .. .. •

TABELLA Il.

61~

526 505 50.) 513 579 448 640 478 578 134

460

l

1931

l

1932

704 471 5Rb

729 57R 697

~ 97

542

5'13

69S

597 510 506 683

-~33

4i4

546

565

674 542 ·199 503

;:w 626 541 608 637 652 481 628 5 12 683 661

C atanz aro ... . .... . . . . .. .. . . ....

514 423 563 453 535 505 512 596 573 463 613 486 535 67<1 513

Palermo .... • ......... ... .. . . .. . ~1e1sina ... . . .. . . . . ..... . . . ... .. Cagliari. ...

465

575 545 777 710 490

...... ......... .. ...

460 500

<193

457 583 482 547 14-1 563 547 589

523

sn

ll'l TOTAL.& .,,. , . , . . •

SZ2

567

Ra ...·enna .. . . ... . ....... .. .... ... Ancona .... . . . • . . ....... . ..... . .

Firenze .... ..... . ..... . .. . .. .. . Livor-no .. . ........... . ....... . .

Rom a .. . ............. • .. •. . . ... Pc:r·u gia .... .• . ........... . . .. .. .

Bari C hie ri. . ..... . ......... . ..... . .. Napoli .. ...... .. ... •. . . ....... . •

•

•••••••••••• • •••••• •

o

•

••

6 1-l

598 418 591 575 587 605 592 472 564

l

7.J4

--- 597

1933

Morbosità medi n del

l

733 535 53<1 530 654

1934

703 531 $85 512 594 513 522 656 486 668 553 521 551 559 567 516 555 533 566 645 594 489 54 7 497 503 695 604 512

T36 5.47 6.()4

·186 6 12

444

~

572 625 51 7 700 621 537 5-15 503

52 1 639 526 649 $44

570 586

618 4<61 63 1 51()9 570 5<00 6.37 •15 l 541 5.24 149

559 595

5 13 471 550 724

606 514 453 ·195 SII

376

632 687 53b

646 545 522

SIO

499 49b

603

-- ---573

quinquennio

l

5.58

SIO

5•13

l

5S3

La morbosità per armi e corpi nel 1933 e nel 1934 e nel quinquennio 1930-34 risulta dalla T abella IIL. Non ostante le variazioni da un anno all'altro, spiegabili per la moltepl~cità dei fattori ,causali, alcuni dei quali affatto contingenti, in tutti gli annt, anche se in grado vario, la morbosità è maggiore per i militari di alcune an~i e _minore per quelli di alcune altre. La più alta si riscontra sempre neg~1 all1evi carabinieri (nel 1934 raggiunse la proporzione di 1.358 su rooo), s1a perchè si ~ rruolano in gran parte a 18 anni, volontariamente, sia


694

DAI..LA REI.A%10 Nf. ~IEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI ECC. T AB E L L A Ili. Proporzion i per 1000 d ella forza media dci ricoverati nei luoghi di cura

ARMI E CO RPI

1930

Granatieri . . ....... . .. . . .. ... . . . Fant e ria .... . ... . ....... . ... .. .. BersaJ( Ii «::ri ....•.......... . ..... Alpini ......................... Cavalleria . . . ..... ..... ........• Artiglieria da montagn a. . .... . . ~ • da c omp &gna c c ava ll o. co ntrarrcJ, pc l' . c e m p. l e le11g ... . ............ pcl'ì ar.t e . Arrigli e ria da COf' tD C arri armati ... . .. . . . ..........

.

•

'

l

620

69S 528 660 604

,

504

l

l

l

1932

l- - l

581 676 7b3 618

661

639

727

706 1>17

6~

MI

713

~7 2

702 720 573 684 545 635

~· 9

648

bi6

693

à5~

63~

595

524

1931

bZO

.

M ed ie del

l

787 656

1933

1 9 3~

\IUinqucnnio

666

829 692 668 608 686 550 590

683 727

597 6&6

l

6J8

l

·~()

45 1

32U

514

C; eni o . ... ........ . ...... . ... .. Alli e \•o carabinie ri . . .. . .........

S1 1l

oso

b7 7

45-1 Oli

7bJ

1.032

943

l. 119

C arabin te ri. ... .. . .. ...... .. .... Reparti d is treuualo ( t ) ......... "cvmpagn i e-di 17lni~:~ ~di sussiStenza ..... . . Autom o bili s ti. ..... . . .. .... . . .• . CompaRni~ et i co rre z io ne ... , ...

15·1

157 441

168 ~05

605

6~3

63~

195 309 6 18

4~6

6<12 597 4115

S26

377

542 502 405

574 402

·HO

557 406

513

567

517

573

558

564

•

I N TOTALE ••• , •.••• ,

-

SOR

(1 ) Il pers onal e dei r•parti d i• trenu~li

--fu computato fino a

362

420

561 1,358

615 1.055

177

170

3~7

29~

597 525 606

biS 5 1~

tut<O il 1930 con la fsntcria.

perchè sono assoggettati a una istruzione più intensiva e ai servizi d"istituto con i carabinieri. Al contrario si registra una morbosità relativamente molto bassa per i carabinieri, che, però, è bene ripetere, è calcolata su un numero di ammalati inferiore al reale, perchè diversi di essi, in un 'aliquota non precisabile, sono curati nelle rispettive caserme, non essendovi in molte località di residenza ospedali militari o civili, e perciò non figurano nelle rilevazioni statistiche. Seguono, per una maggiore morbosità rispetto ai militari delle altre armi, i bersaglieri, esposti forse, per le caratteristiche della specialità, a più intensa e frequente azione delle cause per&igeranti, i cavaJieri, che hanno molti lesionati in incidenti da quadrupedi, i fanti c i granatieri. Questi ultimi presentano, in generale, un indice di morbosità superiore a quello medio di tutto l'esercito, ma diverso da un anno all'altro, passando dal primo o secondo posto, in una graduazio.oe discendente della morbosità, come negli anni 1922, 28 e 29, fino al dodicesimo, tredicesimo posto, come nel 1927 e nel 1926, e ciò forse in dipendenza. del fatto, che, avendo essi guarnjgione soltanto in una o due città, risentono di più delle condizioni ambientali, senza possibilità òi compenso, che ai militari delle altre armi, è offerta dalla diversità delle condizioni sanitarie delle molteplici residenze. Ma se si considera, che i granatieri nei due anni in esame, come nella mag-


DALLA RELAZIONE MEDICO·STATI<;TICI\

DELLE CONDIZIONI

ECC.

695

~or parte dei precedenti, occupano (si vedrà in seguito) i primi

posti per k perdite subìte in morti, riforme, ficenze c dichiarazioni di limitata idoneità, soprattutto per forme tubercolari accertate o sospette, e per malattie dell'apparato respiratorio, si può afferm:ue che la loro morbosità è alta e dipende in gran parte da fattori insiti nella loro costituzione organica, della quale l 'alta statura è una caratteristica. H anno minore morbosità, dopo i carabinieri , i militari dci reparti distrettuali, addetti a preferenza a :.crvizi sedentari, gl'incorporati nelle compagnie di correzione e i carristi. Per gli artiglieri la morbosità fu più alta, nei due ann1 m esame, in quelli della specialità contraerei, pesante campale e leggera, mentre nei due anni precedenti fu più alta in quelli della specialità da campagna e a cavallo ; restò più bassa in quelli della speci alità da montagna e da costa e pesante. Nella Tabella IV si dà il numero medio giornaliero dei ricoverati nei luoghi di cura per 1000 della forza media al gwrno. TABELLA lV. Per 1000 dr Ila forz1• presente fu rono ricov.;rnti giornalmente

s 1

;\l F.

1930

Gennaio ..•••.••. •. • • ......• ••. • Ptbb raio ..•.•.•. ••. . ..•.•.. . . . Mano .. . ... , .. Apri!e .......... •

•

o

•••••• •

•

•

•

•

••• o

••

................! •

•

•

•

•• •

o

••••

Mogg1o ... ...... tr1ugno •• ••••• o • • • • • • • o • • • o o o

Luglio ..... . .. .

,\~osto ...... . ..

• • • • • o. o

00

••••••••

0

0

••••

1931

l

IQ34

quinquenni o

1.6 l •7 2 .·1

1.& l .8 l.b

1.7

l .f

:LI

1,?

l .1.

1.7

I.U

l.~

1.:; 1.4 1,·1 l ..l

l .h

l.b l.b 1.2

1.6

1932

1. 3 1.·1

:!.2

1.2

2.1

1.1

1,4 1.3 1.8

1.7

l ,7 2.0

1.7

·• ..' -:L2

I.R 1.7

1.9

•••••••••••• o •• o

1,3

l ..

1. 1

1. 1

••• o

l ,l

l .•

l ,l l. l

l. l l. l 1.0

1.4

l .6

seucm bre .... •. .... ..... ..... .. ouobrt ,.....•• \'ovemòre .. ... . D icrmhrt

l

•

•• o

••••••• •

••••

00

•

o •• •

•• ••••••• o

•

••••

o •• •

••

AN reO l ;NTBIU.l

.. . . .

l

M«lic del

l

1•133

..

~

1.3 l .:1

l

- 1.6 l . ,,

l .; l ~

l .,

1.2

1.2

1.2

1,1

1.2

l,l

1.2

1.2 l .2

1.2 l. l l. l

1.6

1.6

J.S

J.s

l l

Nel 1933 la morbosità fu più alta nel mese di marzo, soprattutto per i maJesseri febbrili e le febbri così dette reumatiche, per l'influenza e il catarro bronchiale acuto; nel 1934 nel mese di aprile per i malesseri febbrili e le febbri reumati::he: in tutti e due gli anni nel mese, cioè, nel quale furono incorporate le reclute (dal 1° al 9 marzo nel primo, dal 4 al 9 aprile nel secondo). Nel 1932 la morbosità pitt alta si ebbe nei mesi di marzo e di aprile, quando si trovò aile armi il maggior numero di reclute, soprattutto per l'influenza, le febbri reumatiche e i malesseri febbrili, le tonsilliti e il ~tarro bronchiale acuto, in parte anch'essi di origine grippale; nel 1931 m gennaio e in febbraio ugualmente per l 'influenza, che fu però meno diffusa ed ebbe un decorso più benigno; nel 1930 in luglio specialmente per gli stati febbrili da infezione di breve durata e per j catarri gastroenterici.

{.


696

DALLA RELAZIONE MEDICO -STATISTICA DEL LE CONDIZIONI ECC.

La morbosità fu più bassa negli ultimi mesi. Si può ritenere, che in generale il maggior numero relativo di malati si ha nel periodo di allenamento delle recl ute, specialmente se coincide con condizioni atmosferiche avverse, come per lo più si verificano in marzo, e con epidemie di malattie di grande diffusione, come l'influenza.

Mortalità. La mortalità fu di 2,6 per woo della forza media tanto nel 1933 quanto nel 1934, inferiore alla media del quinquennio 1930·34, che fu di 3,0, e a quella dei tre anni precedenti. Le cause più freque nti, nei due anni, furono le malattie dell'apparato respiratorio (50,49 per 10o.ooo della forza media e t~,2 per 100 casi di morte per ogni causa nel 1933, rispettivamente 51,99 e 20,3 nel 1934), la tubercolosi (rispettivamente 49,02 e 18,6 nel 1933, 49,23 e 19,2 nel 1934), gl'i nfortuni (40,61 e 15,4 nel 1933, 41,75 e 16,3 nel 1934), le malattie dell'apparato digerente (26,34 e 10,0 nel 1933, 28,75 e II,2 nel 1934), i suicidi (18,29 e 7·0 nel 1933· 14,97 e s,8 nel 1934), l'infezione tifoidea (15,37 e s,8 nel 1933· T3,79 e 5·4 nel 1934)· Tra le malattie dell'apparato respiratorio predominarono la broncopolmonite (25,98 e 9·9 nel 1933, 24,42 e 9,5 nel 1934), la polmonite (20,85 e 7,9 nel 1933, 22,06 e 8,6 nel 1934) e la pleurite (1,83 e 0,7 nel 1933, 3,15 e 1,2 nel 1934); tra le affezioni tubercolari quelle a carico del polmone o generalizzate .(32,93 e 12,5 nel 1933, 35,45 e I 3,8 nel 1934) e, a distanza, quelle delle meningi e del sistema nervoso centrale (9,88 e 3,8 nel 1933, 9,85 e 3,8 nel 1934); tra le malattie dell'apparato digerente le appendiciti (II ,34 e 4•3 nel 1933, n ,82 e 4,6 nel 1934)· Nel quinquennio le cause di morte più &equenti furono le malattie dell'apparato respiratorio (6o,64 e 20,1), la tubercolosi (57,21 e 19,2), gl 'infortuni (39,36 e 13,4), le malattie d eli 'apparato digerente (25,57 e 8, 7), l 'infezione tifoidea (2r,24 c 7,1), l'influenza (r9,42 c 5>4 > per l'epidem ia dd

1932), i suicidi (15,58 e 5,4). La mortalità secondo il luogo di nascita, indicato dalla divisione militare territoriale della quale fa parte, è data nella Tabella V, sia per il 1933 e il 1934 sia per i tre anni precedenti, in cifre proporzionali a 1000 presenti nati nel territorio delle singole divisioni. Nel biennio, come in tutti gli altri anni precedenti, la mortalità nei Sardi fu proporzionalmente molto più elevata (6,17 in confronto della media di 2,63 nel 1933, 6,29 in confronto della media di 2,56 nel 1934). Fu anche elevata, nel 1933, nei nati. nel territorio delle divisioni di Messina, Imperia, Abbazia, Asti, Livorno, Chieti, Napoli e Perugia; nel 1934, delle divisioni di Imperia, Alessandria, Abbazia, Bologna e Napoli. Fu invece bassa, nel 1933, per i provenienti dal territorio delle divisioni di Trieste, Mila no,

4 l


697

DALLA RELAZIONE MEDICO -STATISTICA DELLE CONDIZI0:-.:1 ECC.

Udi ne, Bologna, Brescia e Verona; nel 1934, delle divisioni dì Verona, Mjlano, Piacenza, Brescia e Trieste. Conviene, però, tener presente che specialmente sulla mortalità hanno buon giuoco, anche per il numero r.;:larivamente esiguo dei morti, i fattori occasionali del luogo di residenza. Nel quinquennio !930-34 ebbero le medie più elevate i nati nel territorio delle divisionj di Cagliari, Imperia, Perugia, Catanz:lro, N::~po li, Messina, Gorizia e Firenze; le medie più basse i nati nel territorio Jclle divisioni di Trieste, Milano e Brescia. TABELLA V.

secondo In divisione mililare 1930

1

1931

--------------------~------- ------

--r orino ......... ... . .. . ...... .•. ~· o,·

ara ... .......... .. ... . •....

i\Sti •• • · • • ..•. . ... •. • ..• . • • • •. • •

,\ JI!ss:and ria ......... . . . . ....... .

Cuneo ... .. ..... .. ............. . Jm..,crl a

. ...•.•.• . •..•. .• , ..•. •

~ltlano ... - ..•.•... . ..•..•..• . . -

PJ:tccnza ....... . .... . ... ..... . . Brescia . ... ....... • ..... • ...... \'t rona .. ... . . . . ...•.....•.. ... . llolzano ........... _ . • . . Padova •. . .. •. ..•..... .. - · ···· .. Lidine.. . . ... . . .. ..... ..... ... . Gori zi a ........ .... ... .. • .. ... . T rieste . . ... -. -- ... .... .. • .. . ... Abbozi a ... - .. - . ---.- ..... . . . ..• Uolo ~na .. . - ..•... . .... _ . . .... _. ltavenn a .. .. ... • . • ..... . Ancona.. . .. . . . · .... . ..... . Firtn7e . .. ..• . ........ • . . ...... l .. a\'orno ..... • .. .•.. ... .• . .. .... lìoma .. - .. . . •.. · ·.- . . ..... . Perugi a ........•........ . ..... . Bari .. . .. .... . ..... ...•. . ... . . . Chieti ..••...•••..•••...• • ....•.

l

M orti per lflUO presenti nali nel tcrruorio di ciasc urta divione

LUOGO DI NASCITA

3.73 1.29

0. 84 2,62 l. 73 3.55

1

------------~ :'jumqu en10 1932 l 1933 19.14

--------------

4 ' 19 3.11

3.M

4.8? 2 . -S'l

1.96 ·• .o~

3.-1:! 2 .l q 2 .Q2

·1 .6-1

4.0U •l. ò6

\1cdic del

2.65 2.15

4.26

3,90

°

------~-----

2.03

3 .36

2.97 2,27 3 .SI 2.30 4.Q5

2 .HO

2.6H 2.97 2,99

l.3l 2.32

2 .S-I

3.~3 J , tJb

3 . 3H

:L iO

l .2 1)

-1. 15 1.6'7 2,23

2 .Il

2.6-1

2 .~!-&

2.03 2.12

2.83

2 ,89

2 ,•15

1 ,40 0.84

3.26 2.80 2.85 4 .33 6.43

1.80 1. 07

3,60

3.30 4 .32 2. 69 2.6H

1.<7 1.8·1

2.Si

2.80 2.99

3 .98 3.16

1.66

3.13

1 ,Ilo 3, 10 4, &4 2.96 3.54 ·1.51 ·1.30

1.56 1.6R l ,98

1.74 2.47 1.62

2.97 3.25

3,09 3.05 3 .•IO

5,65

l .(,Q

4 .61 4.00 4.62

2.04 O,U6 3.47 l. 71 2.54 2.37 2. 73 3. 12 2,81 3.18

3.86

2,90

1.82 2.24

3 .55 3.33 3.58 4.16

3 .$9

2,95

3.H2

3 . 26

Napo li. .... - - .. ·· .... .... .... ·· t:atanzaro... . . .. . . . . .•.•. , .. . Polcrmo ......... . .. · -- . ... - .. ..

3.18 3.29 2 ,33

4.18

3 . 25

5.56

Ì\1tssina .... ... ... · · · · · • .... . •. . CaR iia ri ... - •.. - .. · · · · · ..... . .. . l'ati all'estero.··· . . . . . . .... .. . .

3 ,2Y A.40

4 .35 4 , 0b 2,1a 3.35 8 .23

6.22 5. 19 Il .85

2 • .i3 2.S J 3 ,65 6.17 ?

IN TOTAl-E ••••••••••••••

2 .69

3 .33

3,84

?

l

2 .63

l ,27

z ,l:!

1. 84

2 .35 3,06 3.53 1.59

3.33

3 , lb

3.~0

2 .92 2.40 3.00 3.52 3.29 3' 11 3.72 3.29

3.02 2 .Il

2.61 2.97 2 .6-1 2.J6 2 .4fo 2.~H

2 ,2i 3,00 3.17 2.~5

t ,34 2.62 () .~9 ?

z.s&

3. 16

3.63 3.68 3,24 3.62 8,19

3 .01

In rapporto alla residenza dei militari morti si hanno le cifre della Tabella VI, proporzionali a rooo della forza media. Il numero esiguo dei morti avuto da ciascuna divisione può in parte spiegare, perchè da un anno all 'altro si abbiano notevoli oscillazioni della mortalità. E' tuttavia da notare, per il 1933, l'alta proporzione che essa raggiunse nelle divisioni di Cagliari (4, 77) principalmente per le lesioni traumatiche, la tubercolosi e la polmonite o broncopolmonite, di Piacenza (3 150) per la tubercolosi e le lesioni traumatiche, di Brescia (3,34) per la polmonite o broncopolmorute e la tubercolosi, di Imperia (3,27) per la polmonite o broncopolmonite, le malattie intestinali e le lesioni traumatiche; z -

Giornale di medicina militare.


6g8

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA DELLE CONDJZlONI ECC. T ABEL LA VI. MortalitA per 1000 della forza media

ol vlsl oN l 1930

Torino .•.•........•.••.••...... Novara ................. . ..... . . A1ti .............. . ..... .. . . .... Alessandria ................... .. Cuneo .. . ... .. ................. . I mperia ..•.... .. . ........ .. . ... Piacenza...............•........ Brescia . ...•.••. .. ...•••.... ....

VHona .. ....................... Bo lzano .. · ... , ... , .•.• . .. . , .. .. Padova ............... .. .... .... Udine ...... ................ .... Gorjzia .... .. .................. Trieste ... .................. .. . . Abbazia ... ••.....••.•...... .. . . Bologna .......... . ............. Ravtnno ............ • •.. .•... . .

An con a .................... . .... Firenze.......... . ...... .. ...... L ivorno .... . ..... . .......... . ..

Roma ......................... .

Peru~ot ia ..•..............•.•..•..

Bari •.... . ...................... Chie t i ....................... . .. Napoli. ........................ Cata nzaro Palermo ........................ Messina ...................... . .. Caglia ri

............. .. ...... . o

••••••••••••• ••

•

l

1932

4 ,89 3,01 3,% 3,41 3 ,50 4.07 3.35 2,88 2,44 2,58 3,98 2,29 2,88 4 ,36

2,08 2,85 1,34 1,59 2,55 3.37 2 , 77 2,77 2.32 2.00 2 .f>l J. 'i2 1,86 3,30 3,93 2.39 3.42 1.77 3,07 3 ,60 2.30 2.59 2.86 3 .03 2,83 2.68 3,19 2,87 2.43 5,23

Milano .................... . .. . .

•••••••

1931

l

4 ,27 4.1 5 3,98 4,79 3 .Il 3,88 2 ,00 3,78 1.33 3 . 74 4 .04 3.27 3.59 6. 75 6 ,79 4 ,17 4.48 3,66 3,56 3,71 2.99 3,52 2.90 2,93 3,05 3,74 2,74 2,90 2,65 6. •18

•L28

2.76 3,42 4.42 3,36 2,48

2,58 2,SS 3,09 4,03 2,91 3. 17 5,3S 4 .l~ 2,15 3,52

l

l

1933

Medi• del

l

2 , 68 2,37 1.67 2.99 2,60 3.27 2,64 3,50 3.34 l ,3 1 ) ,39 2.99 2.60 2,e2 2 , 65 3.24 2.511 2.78 2,22

2.40 2,53 2.52 2,28 1.81 2.46 3.09 3,20 1.99 3 ,] 2

1934

q uinquenni o

2,36 2,60 3.07 3.07 1,81 2 ,Jl 1,66 3.18 2,15 -2,05 2,37 3,90 1,79 3,55 3,10 1,75 3,19 3,53 3, 11 2.99 2,86 2.33 2,35

3.26 3,00

2.70 3. 17 2.71 3,34 2.48 3,22:

2,32 2 , 3-4

2.88 ~.83

2 ,5<1 4 ,16 4 , 15 2,86 3,46 3,23 3.06 3 ,o~• 2,65 2 , 70 2,70 2.80 2,79 3 . IO 3,68

~,18

2,69 2 ,83

4 ,77

3,88 1.19 l .60 3,55

2.63

2 .56

2,o1

2,39 4 ,7 l

- - - -J.S 10TAl.E. , , •• , , , ,

3 .33

2.69

3.84

S.tl

per jl 1934, nelle divisioni di Padova (3,90) per la tubercolosi e .le lesioni traumatiche, di Cat~mzaro (3,88) per la polmonite o broncopolmonite, di TABELLA VII.

.

lVI ortalitA per 1000 della forza media

!\Il ed i e

AR..\111 E CORPI

del 1930

GT"an ati eri ••.... •..• •.••..••• •• •. FGnteria ..... · · ...•... .. •••• . . ... Bersngli<ri •.... .. •..•........ ... Alpini .. ....................... Cavalleria . .....•....•.... . .... . Artil!lierin da montagna ...•. . . ...

• •

da campagna e n cavallo . c-ontraerei p es. camp .

c (,gg ...•...........•....... ArtigJierin da costa e pesant~ .... Carri Armati ...... . . . . •.. ... ..•

Genio., .................... . ... Allievi Carabinieri .... .... .. . . ..

Carabinieri. . . . .. ............. ...

Reparti dis t rettu ali .......... . .•. Compagnie d i sani t~ ..... ....... .. di sussistenza . . , ..... •

l

8.05 2.57 2.84

l

l

1931

3.33 3.33 2.85

l.H9

6. 1 ~

2.55 2,73

2.31 4.63 4.03 3 .37

2.66

2,49 1.82 1,89 3.27

-

~.25

A utomobilisti ...................... Compagnie di cor rezione ..... ..... . ..

2.42 2.16 1.84

IN 'T(rrA l Il , ••• , ••• , , • •

2.69

l l

l

l

1932

2,6'1 4,29 4. 26 5,08 3.23 2.25 4 ,5·1 2,40

l

1933

3.91 2,50

2.92 3 ,0·1 1.411

3.26 2.77 3,25

-

3,57 2 ,63 2.98 2 ,29 3 .44 3,22 3.H 4.57 3.36 4,98

2.33 4,46 3 . 27 l ,55 3.07 2,24 1.67 8,20

3.33

3 .84

2.13

2,22

-

2.()2 4, 60

3,78 l . 95

2.37 2,66 2.04

2,!9

-

l

1934

quinqull!nnio

4 ,04 2,55 2 ,47 2,63 !L32 3,5Q 2.46 1,54

4.39 3,05 3.07 3.7b

2,70 3.R5 2,53 2,29 3,05 1,70 3,34 1,37 2 .42

l

l

l

2.38 6.os J., 78

1.79 2,<16 3,12 3.36 1,68 2,87

2,65 2.53

-

3,00

2.56

3,01


DAU.A RELAZIONF MEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI ECC.

699

Cagliari (3,55) per. la tubercolosi e la polmonite o broncopolmonite, di · Gorizia (3,55) per l'infezione tifoidea e per la tubercolosi, di Ravenna (3,53) per la tubercolosi e la polmonite o broncopolmonite. La mortalità secondo l'arma, cui appartenevano i defunti , si può rilevare dalla T abeBa VII : Anche qui l'esiguo numero dei morti di ciascuna arma o corpo spiega ìn parte le oscillazioni della mortalità da un anno all'altro, tanto più se la forza media presente di alcuni gruppi, come degl'incorporati nelle compagnie di correzione e degli allievi carabinieri, è relativamente scarsa. Una valutazione comparativa non sarebbe quindi giustificata. L'andamento della mortalità nel 1933 è caratterizzato dai massimi valori in febbraio (0,93 per 100.000 della forza m edia al giorno), in dipendenza soprattutto della tubercolosi, della polmonite o broncopolmonite e delle lesioni traumatiche, e in marzo (ugualmente 0,93), in dipendenza della tubercolosi, dell'influenza e della polmonite o broncopolmonite; da valori relativamente alti in agosto (0,82) principamente per le lesioni traumatiche, la tubercolosi e le malattie dell'apparato digerente, in settembre (0,79) per le lesioni traumatiche, la tubercolosi e l 'infezione tifoidea, in luglio (o, 75) per le lesioni traumatiche. Nel 1934 si ebbe la maggiore mortalità in ~ettembre (1,04) soprattutto per l'infezione tifoidea, la tubcrcoìosi c le lesioni traumatiche; fu anche alta in febbraio (0,90) per la tubercolosi, la polmonite o broncopolmonite e le lesioni traumatiche, in maggio (o,83) e in gennaio (o,81) per la polmonite o broncopolmonite e le lesioni traumatiche, in luglio (0,77) per le lesioni traumatiche, la tubercolosi e le malattie dell'apparato digerente. Nel quinquennio il numero medio di morti più alto si ebbe in aprile, quindi in settembre, marzo, febbraio, agosto e gennaio; più basso in novembre, quindi in dicembre e in ottobre. Può essere interessante il confronto, reso più facile dai grafici che seguono, tra l' andamento della mortalità e quello della morbosità secondo i mesi. Nel 1933 il decorso fu quasi identico, con i massimi in febbraio e in marzo e i minimi negli ultimi mesi; nel 1934, invece, il massimo della morbosità si ebbe in <tprile soprattutto per i malesseri febbrili e le febbri reumatiche, il massimo della mortalità in settembre per le lesioni traumatiche, la tubercolosi e l 'infezione tifoidea. Dai dati, infine, riguardante l'età e gli anni di servizio dei militari morti si rileva, tra l'altro, che nei due anni, come del resto in quelli precedenti, le cause più frequenti di morte furono le malattie acute dell'apparato respi ratorio nei militari nel 21 • e nel 22° anno di età e nel x• di servizio, la tubercolosi nei militari nel 23", 24• e 25° anno di età e nel 2°, 3°, 4" e 5" di servizio; furono anche più frequenti nel primo gruppo, sempre relativamente alle altre infermità, gl'infortuni e, nel 1933, l 'influenza; la infezione tifoidea e le malattie dell'apparato digerente non predominarono in modo


]00

DALLA RELAZIONE MEDICO-ST ATISTICA DELLE CONDIZIONI ECC.

Morbosità e mortalità secondo i me s i

----

-

Ammalati per 10 00 della forza media al giorno M orti per 100.000 presenti al giorno 1933

2.5

2,5 2,4

2,4

2,3 2,2

lj

2,1

2.0 1,8 1,6 1,5

l

-

2,3

'

J

1,9 1, 7

l

11

l

2.2 2,1

2,o 1,9

~

1

1,8

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....... ....

1,7

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......

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.........

-

1, 1 1,0

,,.. .........

0,9

0,8 0,7

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0,6

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-

1,6

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1,4

--

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0.40,3 0,2

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0,8 0,7

,.

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0,5

t,4 t,3 t,2 t'1 t,O o,9

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0,6

0.5 0,4 ~3

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0,1

0,1

o

o

G

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A

M

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L

A

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o

N

D

sensibile nell 'uno piuttosto che nell'aJtro gruppo; le esantematiche figur~o con più alte percentuali nel primo gruppo, quelle del sistema circolatorio nei militari di età più avanzata.

Provvedimenti medico - legali. Nel 1933 furono eliminati per provvedimenti medico-legali: 123,04 per 1 000 della forza media e propriamente 85,01 per infermità considerate anteriori ali 'incorporamento, nella visita presso i distretti o durante il primo mese di servizio, e 38,03 per infermità considerate posteriori ;

'


DALLA REL'\ZIONE MEDICO-ST ATISTICA DELLE CONDIZIONI ECC.

70 1

Morbosità e mortal ità secondo i mesi - -

-

-

Ammalati per 1000 dalla forza media al giorno Mor11 per 100.000 presenti al giorno 1934

~

2l

2.1 2.0

2,1

1,9

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1,9

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N I D

del primo gruppo 24,42 furono mandati rivedibili, 9,47 inviati in licenza di convalescenza, 30,95 rifonnJti, 20,17 dichiarati hll}itatamente idonei in modo permanente al servizio militare ; del secondo gruppo 18~47 inviati in licenza di convalescenza, 11 ,64 riformati, 7,92 dichiarati limitatamente idonei. Nel 1934 furono d iminati: 144,18 e propriamente u 3,67 per infermità considerate anteriori all'incorporamento e 30,51 per infermità considerate posteriori ; del primo gruppo 35,08 furono mandati rivedibil i, 13,24 inviati in licenza di convalescenza, 36,49 riformati, 28,86 dichiarati limitatamente

idonei; del secondo gruppo 14,64 inviati in licenza di convalescenza, 9,08 riformati, 6,79 dichiarati limitatamente idonei.


J02

DALLA RELAZI ONE MEDI CO·STATISTICA DELLE CONDIZIONI ECC.

Si riportano i dati corrispondenti del 1932: eliminati 158,37 e propriamente 122,39 per infermità considerate anteriori all'incorporamento c 35,98 per infermità considerat<: posteriori ; del primo gruppo 38,o6 furono mandati rivedibili) 12,63 inviati in licenza di convalescenza, 42,09 riformati, 29,61 dichiarati limitatamente idonei ; del secondo gruppo 19,09 inviati in licenza di convalescenza, II ,I6 riformati, 5, 73 dichiarati limitatamente idonei. Da un anno all'altro le differenze sono notevoli sia nel numero complessivo degli eLiminati, sia nel numero degli eliminati per ciascun gruppo, e dipendono, in buona parte, dai criteri più o meno restrittivi di eliminazione seguiti nel le visite di arruolamento ai consigli di leva e d'incorporamento ai distretti, per cause non :sempre sicure e individuabili. In qualche anno, come nel 1932, la maggiore eliminazione, specialmente per rivedibilità o licenza e per giudizio di limitata idoneità, dipese anche dalla possibilità di una selezione più severa, essendo stato il numero degli arruolati superiore al contingente preventivato da incorporare. D all 'esame dei dati, che comprendono tutte le perdite, definitive e temporanee, subìte dall 'esercito nel 1933 ~ nel 1934 per morte, per riforma, per invio in licenza di con valescenza superiore ai 90 giorni e per dichiarazione di limitata idoneità, si rileva : Riguardo al luogo di nascita, si ebbero le perdite maggiori, nei due anni, come nei precedenti, nei nati nel territorio delle divisioni di Palermo (con proporzione maggiore, nel 1934, nei nati nel distretto di Palermo, minore in quello di Trapani), di Messina (con proporzione minore, in rutti e due gli anni, nei nati nel distretto di Ragusa) e di Cagliari (in questi, come in generale nei precedenti anni, con proporzione minore nei nati nel distretto di Oristano); quindi, nel 1933, nel territorio delle divisioni di Abbazia, di Roma (con proporz ione maggiore nei nati nel distreno di Roma, minore in quelli di Viterbo e di G aeta) e di Bari (con proporzione maggiore nei nati nei distretti di Lecce e di Foggia, minore in quelli di Barletta e di T aranto); in tutti e due gli anni nel territorio della divisione di Catanzaro (con proporzione maggiore nei nati nel distretto di Reggio Calabria, m inore in quello d i Cosenza) e del distretto di Napoli. Si ebbero inoltre perdite elevate, nd 1933, nei nati nei distretti di Aquila, Ravenna, Trento, Mondovì, Bologna~ Torino e Reggio Emilia; nel 1934 in quelli di Campobasso, Lucca, Lecce, Torino e Cuneo. Invece le perdite più basse si ebbero, nel 1933, nei nati nel territorio delle divisioni di Brescia, Nova· ra e Milano e dei d istretti di Tortona, Sacile, Parma, Ascoli Piceno, Man· tova, Ancona, Modena e V enezia ; nel 1934, delle divisioni di Milano, Brescia, Abbazù, Novara e V erona e d ei distretti di Gaeta, Modena, Mondovì, Chieti, Vi terbo, Pesaro, Pinerolo e Spoleto.


DALLA RELAZIONE MED!CO·STATIST!CA DELLE CONDIZIONI ECC.

703

In quanto al luogo di residenza, ebbero le perdite maggiori, nel 1933, le divisioni di Catanzaro, Gorizia, Messina, Verona, Bologna e Padova; nel 1934, di Gorizia, Bologna, Catanzaro, Padova e Palermo. Nel 1933 ebbero perdite minori le divisioni di Brescia, Imperia, Novara, .Bol-zano e Perugia; nel 1934 quelle di Imperia, Novara, Cagliari, Asti e Bolzano. Le perdite, poi, secondo le armi furono maggiori, nel 1933, ne[ granatieri, nei militari della sanità, in quelli della sussistenza e nei carristi; nel 1934, innanzi tutto, come nel 1932, negl 'incorporati nelle compagnie di correzione (specialmente per le licenze di convalescenza, mentre nel 1932 per le riforme), quindi nei granatieri, nei militari della sanità, nei carristi e nei militari della sussistenza. Nel 1933 ebbero perdite minori gl'incorporati nelle compagnie di correzione, i carabinieri e gli allievi carabinieri; nel 1934 gli allievi carabinieri~ i carabinieri, gli artiglieri della specialità da montagna e i militari dei reparti distrettuali.


COMANDO DEL C"oRPO DI STATO MAGGIORE - UFFICIO STORICO

IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO DURANTE LA GUERRA MONDIALE. ORGANIZZAZIONE NELLE VARIE ARMATE Prof. Alfredo Bucc!ante, generale medico

(Continuazione).

In nessun altro campo medico-chirurgico gli effetti della impreparazione òel servizio sanitario specializzato, nell'ultima grande guerra, sia nel nostro che negli altri Eserciti, sono stati altrettanto gravi e appariscenti, come in quello oftalmologico. Vero è che la guerra, fin dal suo primo inizio, ci ha sbalzati improvvisamente nel pieno di una realtà tanto diversa e di gran lunga più vasta e molteplice di quella presunta, ma, a giudicare dal modo come vennero, all'atto della mobilitazione, distribuiti gli ufficiali medici nelle varie unità sanitarie e dai mezzi diagnostici e curativi in esse contenuti, risalta evidente che, purtroppo, le affezioni oculari quasi non furono previste, almeno per numero e importanza tali da richiedere l'opera specializzata. A questa erronea congettura ha contribuito, senza dubbio, la diffusa credenza che la guerra sarebbe stata di breve durata e di movimento e che perciò ci saremmo ritroyati, presso a poco, nelle condizioni sanitarie di quelle franco-prussiana e russo-giapponese. Dalla esperienza di queste guerre, infatti, tutti gli Eserciti avevano derivato indirizzo, ammaestramenti e dati statistici, elevati, da trattatisti e studiosi, a valori assiomatici che tutti vennero poi smentiti dalla realtà. Così, p. es., relativamente alle ferite e alle lesioni oculari, le proporzioni di relatività, fissate sulle statistiche dei precedenti conflitti, rispetto alle ferite e alle lesioni delle altre parti del corpo umano, si sono appalesate non solo erronee, ma addirittura invertite e distanziate notevolmente, come vedremo, in senso m verso. A determinare però un tale sconvolgimento di calcoli e di previsioni ha concorso precipuamente il nuovissimo impiego, e su vasta scala, dei proiettili ad alta azione esplosiva i quali hanno, si può dire, soppiantato il proiettile del fucile. Di tal che il corpo umano, invece di essere colpito dal piccolo proiettile incamiciato di 7 mm. (appunto perciò detto umanitario) è divenuto bersaglio di una enorme quantità di scheggie metalliche e di frantumi di materiali di ogni genere c forma, proiettati direttamente o per rimbalzo contro le sue parti più esposte. Per rendersene immediato conto, ci basti ricordare il meccanismo d 'azione dello shrapnel - responsabile di buona parte delle ferite da proiettili


IL SERVIZIO OCULISTICO

~ELL ' ESERCITO

ITALIANO ECC.

705

di artiglieria - : lungo la traiettoria l'involucro di acciaio si apre e vengono lanciati fuori i proiettili di piombo indurito (300-500); l 'involucro si spezzetta successivamente in 2-3 miia frantumi irregolari, in schegge finissime, laceranti e in particelle polverulente. Analoghi effetti hanno le bombe, le granate, le mine e i tubi esplosivi caricati con spezzoni metallici o con liquidi corrosivi e gas velenosi e irritanti. Sono altresì da considerare le ferite oculari do\'ute a scheggie di pietra che nella guerra in montagna hanno avuto grande prevalenza rispetto a tutte le altre, nonchè quelle per infortunio sul lavoro, che a causa dei grandiosi e innumerevoli apprestamenti di offesa e di difesa in alcune zone - come nella x• Armata - superarono (56.57 <]{,) i traumi riportati in combattimento (43.15 %) (Guglianetti). Tutto ciò rende intuitivo il perchè le ferite oculari da proiettile di fucile, sieno apparse, nella grande ultima guerra, come una rarità (8,75 ·:,) (Grignolo), rispetto a quelle da proiettili ad azione esplodente (91.25 '}<, ), mentre nelle precedenti guerre, es. quella franco - prussiana, avevano avuta una grande prevalenza (6r.4 o/..) a quei le di artiglieria (38.6'X, ). Ed appare altresì manifesto come, pur rappresentando l'occhio umano la o,15a parte della superficie del corpo, data Ja vulnerabilità e delicatezza dei suoi tessuti, incomparabilmente superiori a quelle di tutte le altre parti del corpo, parimenti esposte, le lesioni traumatiche oculari in combattimento e per infortunio, abbiano raggiunte in tutti gli Eserciti la enorme proporzione del IO % (Lowenstein) n,29 ',';, (Grignolo), rispetto al complesso delle ferite, mentre nella guerra franco- tedesca sono state limitate al o,85 '}{, (Kern). Nè meno importanti e significativi sono i dati relativi alle ferite della testa (20-25 % rispetto alle altre regioni del corpo), se si considera che l'organo della vista, vi è rimasto leso nella proporzione del 32.65 %. Torneremo più particolarmente su tali argomenti nel capitolo sui traumi oculari. Limitandoci per ora ad uno sguardo d'insieme, per le considerazioni di carattere generale che ne derivano, ricordiamo che nella sola zona di guerra, ii nostro Esercito ha avuto la enorme massa di 270 mila infermi oculari, dei qua/i il 6o (;~ affetti da malattie spontanee le più diverse, antiche e nuove, che la patologia oculare abbi'J finora illustrate, il 30 "., da forme traumatiche, dirette e i11dirette e il 10 o~ da forme autole[tue. Sono stati, pertanto, più di Bo mila i feriti oculari di guerra passati attraverso le nostre formazioni sanitarie da campo, in una altissima aliquota dei quali la funzione visiva e la capacità lavor::~tiva è rimasta più o meno menomata.


ì06

IL SF.I<V!ZlO OCULIST!CO NELL.ESERCITO ITt'.LIANO ECC.

Abbiamo, infine, la dolor0sa falange di 15 mila ciechi di guerra, di cui oltre duemila bilaterali, senza tener conto del numero non esiguo dei ciechi non pensionati. Bilancio analogo presentano gli altri Eserciti, com e può desumersi dalle più importanti pubblicazioni straniere e specialmente dalla monumentale ;·d azione tedesca ( 1) . Lavoro immane hanno compiuto gli oculisti, su tutti i fronti, per opporre all'azione dei morbi e alla violenza dei traumi, scienza e amore pari alla nobiltà dell'organo colpito. Ma l'opera del medico non poteva ritenersi esaurita nella funzione puramente assistenziale. L 'immane conWtto ha offerto, anche nel campo oculistico, presso tutti gli Eserciti, un immenso e prezioso materiale di studio che scienziati di tutto il mondo vanno da un ventennio esaminando ed elaborando, onde problemi oscuri di fisiopatologia oculare e cerebrale sono stati illuminati, rapporti di causalità, specie nel campo traumatologico e delle malattie generali sono stati precisati, forme morbose nuove si sono individuate, provvidenze terapeutiche sono state stahilite specialmente per le forme infettive c nella chirurgia oculare di urgenza, precetti profilattici sono emersi a completare la nostra dottrina oftalmologica. Non è compito di questo lavoro esporre particolarmente tali argomenti importantissimi che sono già ampiamente illustrati nella ricchissima produzione scientifica specialmente estera, ma ne sarà fatto man mano un sommario cenno, solo in quanto abbiano attinenza coi problemi immanenti della guerra. Scopo principale del mio lavoro è invece quello di prendere in esam e la molteplice e doviziosa messe di dati, di osservazioni, di avvertimenti di carattere professionale e organizzativo i quali, per la loro grande importanza pratica non devono rimanere nel chiuso della esperienza dei singoli, ma meritano di essere utilizzati, non soltanto a dare precetti normativi per In generalità dei medici addetti allo speciale servizio, ma ad illuminare i ·' uperiori organi direttivi .sanitari e militari per utJa futura guerra. Quale che sarà per essere il ca1attere di essa, certa cosa è che il compito sanitario sarà molto più arduo e complesso, almeno dal punto di vista org a nizzativo, poichè difficilmente avremo, in nostro favore, le condizioni veramente ideali dell'ultima guerra. Infatti le unità sanitarie da campo hanno avuto possibilità di ampliarsi, differenziarsi, coordinarsi, specialmente perchè sorrette dalla vasta zona di alimentazione costituita dal retrostante territorio nazionale, mentre le grandi organizzazioni ospedaliere civili e le eli(1) T. 1914•19 18).

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IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

707

niche universitarie, più modernamente attrezzate, costituivano, a sostegno, importanti centri di raccolta e di cura. La nostra preparazione mentale non consentiva, però, agli organi direttivi sanitari di affrontare la vastità dei nuovi problemi organizzativi, di là dalle rigide formule regolamentari, attanagliata altresì da criteri logi· stici, che, molto spe~so, erano in antitesi netta coi criteri sanitari. E pertanto, pur avendo la nostra organizzazione oftalmologica rag· giunta, nell' ultimo periodo della guerra mondiale, una fase veramente am· mirevole di sviluppo e di efficienza, come vedremo, dobbiamo riconoscere - per trame insegnamento - che non abbiamo saputo giovarci, in pieno, dei m ezzi che l'ambiente e le circostanze ci offrivano, in modo da rispon· dere adeguatamente non solo al compito sanitario e militare di guerra, ma alle finalità umanitarie e sociali che sono 1nsite in esso. Purtroppo è mancata la superiore funzione regolatrice e coordinatrice generale di tutto il servizio specializzato, sicchè non si è mai realizzata un'attività coordinata e sinergica fra le varie armate e non si è potuto stabilire ii necessario raccordo col rispettivo congegno della zona territoriale. Non poteva accadere diversamente: i superiori centri direttivi non si improvvisano nel tumulto delle complesse necessità che urgono d'intorno, ma devono essere preordinati di lunga mano secondo i dettami della scienza c dell 'esperienza. 11 · servizio oculistico in zona di guerra è passato attraverso tre fasi di funzionamento. La prima fase, protrattasi dalla nostra entrata in guerra (maggio 1915) per tutto il successivo semestre, è caratterizzata, come abbiamo sopra accennato, dalla mancanza quasi assoluta di una organizzazione specializzata. In conseguenza i malati e i feriti oculari, che affluivano dalle prime linee alle Sezioni di Sanità o ai posti di concentramento venivano promiscuamente disseminati nei reparti comuni dei vari ospedali da campo di Corpo d'armata o d'Intendenza e affidati - di norma - al trattamento di medici e di chirurgi generici ovvero venivano sgombrati negli ospedali delle retrovie territoriali, i quali risentivano anch'essi della stessa deficienza di organizzazione. I militari con difetti o disturbi visivi, non potendo essere visitati sul posto, per mancanza dei necessari mezzi oftalmoscopici, venivano rimandati ai centri di mobilitazione per l'osservazione e gli accertamenti medico-legali. Ne derivarono, come è ovvio, notevoli inconvenienti ed abusi per la mancata assistenza agli infermi e, più ancora, per le vie largamente aperte al transito dei sirnulatori e degli autolesionisti verso la zona territoriale. Ma i danni più gravi riguardavano i bulbi oculari feriti, specialmente con ritenzione di schegge, i quali, purchè la visione si dimostrasse o si presumesse spenta, venivano, con procedimento sommario, enucleati. I segni più manifesti - se non i più gravi - di un tale disservizio si sono avuti con le autolesioni oculari, pnrna sporadiche e man mano dif-


708

IL SERVIZIO OCUJ lSTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

fuse attraverso le sconnessure e le dissociazioni del servizio, fino a raggiungere la impone..'lza di una vera forma epidemica in tutto l'Esercito tanto della zona di guerra che territoriale. L2 seconda fase è caratterizzata dalla istituzione di reparti oculistici nei vari settori per far fronte alle necessità più gravi delle rispettive zone, ma sforniti di mèzzi adeguati, senza direttive generali e coordinazione funzionale. Nel 2 ° anno di guerra si giunse finalmente alla terza fase in cui si può veramente parlare di una razionale organizzazione caratterizzata dalla istituzione della consulenza di Armata posta a centro di un sistema di reparti specializzati, con attribuzioni stabilite secondo un piano organico e tale da poter garantire un completo servizio assistenziale, curativo, profìlattico e medico - legale. La innovata organizzazione del servizio oculistico di Armata rispondeva al seguente schema: 1° - la i~tituzione di un piccolo reparto per ogni Corpo d'Armata in un ospedaletto destinato ad accogliere feriti e malati di occhi della zona corrispondente; 2" - la istituzione di uno o più reparti specializzati nella zona degli ospedali di tappa; 3° - il collegamento e la coordinazione dei reparti di Corpo d'Armata coi reparti di tappa e con quelli d1 riserva. Questa organizzazione consentiva tre wcccssiv~ selezioni : nei Reparti di Corpo d'Armata avr<.>bbero dovuto essere trattenuti i feriti oculari leggie.ri e le forme simulate e provocate banali; nei Reparti di tappa, gli abbisognevoli di piccoli ioterver.ti o di cura per una ventina di giorni; nel reparto di base - ordinaria sede del Consulente di Armata - , quelli con fer ite più gravi e complicate da corpi estranei e gli a fletti di forme meritevoli di spc. ciale osservazione. In conseguenza, passando sempre il ferito o malato oculare per reparti specializzati, diveniva sempre più raro un incongruo trattamento e quasi impossibile che sfuggisse una forma simulata. Altro notevole vantaggio derivava dal fatto di poter trasferire direttamente, per opera del Consulente di Armata, in reparti specializzati della zona territoriale i malati e feriti d'occhi che prima venivano sgombrati e disseminati promis<:uamente, per i vari ospedali di riserva, secondo le necessità logistiche del mom<.>nto. Il servizio si andò man mano assestando e perfezionando sul nuovo piano regolatore anche per merito dei singoli oculisti che hanno premurosamente messo a disposizione apparecchi e ferri propri. Senza questo generoso slancio il funzionamento del servizio oculistico, che richiede competenza tecnica specializzata, ma ha bisogno altresì di mezzi strumentali speciali ,


>

IL SERVIZIO OCULI&TICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

709

sarebbe stato impos~ibile, essendone i reparti sforniti e assolutamente sprovvisto il mercato. Notevoli beneficii sono derivati dal servizio così riorganizzato e fra essi particolarmente importanti riguardavano: a) i traumi oculari di guerra e da infortunio; b) la simulazione e l'autolesionismo oculare; c) il recupero ai fini militari e sociali; d) la disciplina dello sgombero fuori zona di guerra. Di altri utili effetti di carattere logistico-sanitario e scit!ntifico, meno evidenti, perchè non riflettenti la urgenza delle necessità belliche, parleremo man. mano trattando del servizio nelle singole Armate e nelle conclusioni. Per evitare inutili ripetizioni e divagazioni, ordineremo la materia in modo da esporre nella prima parte, analiticamente per ciascuna Armata, i dati dimostrativi della organizzazione e del fun zionamento del servizio oculistico nelle successive fasi di sviluppo; i dati statisti.ci Jssoluti e relativi delle varie affezioni, delle complicanze e degli esiti più importanti, specie in riguardo agli atti demolitivi del!'organo. Nella seconda parte tratteremo le forme morbose (traumatiche, spontanee, e procurate) sinteticamente e globalmente considerate dal punto di vista pratico professionale e militare. Vedremo, infine, quali insegnamenti e precetti si possono trarre dalla vasta esperienza nostra e degli altri Eserciti, ai fini sanitari (curativi e profilattici), ai fini militari (organizzativi, logistici e del re.cupero), ai fini umanitari e sociali (funzione visi:va e capacità lavorativa) e finalmente ai fini dell'Erario nazionale per cui la mancata previdenza e le insufficienti tempestive provvidenze si risolvono nel gravame di spese imponenti.

Prima Armata. Nel 1 ° anno di guerra entrarono man mano in funzione quattro reparti oftalmici in ospedali da campo situati nelle retrovie e cioè a Vicenza (ospedale 0100) a Brescia (ospedale oiO) a Breganze (ospedlale 004) e a Verona (ospedale 212). Con la istituzione della consulenza di Armata (magg. med. prof. Guglianetti, settembre 1916) il servizio venne riordinato in conformità dei criteri generali sopra esposti, tanto che ha potuto man mano rispondere alla situazione sempre più compl,essa creata dall'andamento della guerra.

Dislocazione d~i r~parti. Dal settembre 1916 al novembre 1917 rono presso i seguenti ospedali da campo:

reparti oftalmici funziona-


710

IL SE!t\'IZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALLA.NO F.CC.

Sull'Altipiano di Asiago : Ospedale 142 (r), Fossa, per il XX Corpo d 'A .. Val Brenta: Ospedale 01 xo, a Carpanè, per il XVIII Corpo d'A .. Altipiano di Asiago: Ospedale 004 (r), a Breganze, per il XXJI Corpo d'A.; Ospedale 03, a Santorso, per il X Corpo d'A.; Ospedale o62, a Vestone, per la 6' Div. (III Corpo d'A.); Ospedale ow, a Brescia, per il III Corpo d'A. e retrovie; Ospedale oroo, a Vicenza, retrovie; Ospedale 212, a Verona, retrovie; Sezione San. 32' Div., a Ala: ambulatorio oftalmico; Ospedale 029 (2), ad Avio, per il XXIX Corpo d'A.; Ospedale o88 (3) (1), a Bassano per il XVIII Corpo d'A .. Val Camonica : Ospedale o61, ad Edolo, per il III Corpo d'A.; Ospedale 0125, a S. Michele extra (presso Verona): autolesionisti; Ospedale o61 (3), ad Edolo, per il III Corpo d'A.; Osp,cdale 0102, a Schio (40-50 letti), per il V Corpo d'A.; Ospedale 007 a Marostica. Nel novembre- dicembre 1917, durante le azioni sull'Altipiano di '\siago e in Val Brenta i reparti oftalmici ebbero le seguente dislocazione : Ospedale 142 (4), a Bassano, per il XX Corpo d'A. ; Ospedale 007 (4), a Marostica, per i Corpi d'A. XXII e XXV; Ospedale 004 (4), a Breganze, per il XXVI Corpo d 'A.; Ospedale 069, a Thiene (23 posti), per il X Corpo d' A.; Ospedale 0102, a Schio, per il V Corpo d'A.; Ospedale 051, a Avio, per il XXIX Corpo d 'A.; Ospedale oro (s), a 13re~cia, per il III Corpo d'A. e retrovie; Ospedale oroo, a Vicenza, per le retrovie; Ospedale 0125 (6), a S. Michele extra: autolesionisti, retrovie; Ospedale 212, a Verona: Reparto di consulenza d'Armata; Ospedale tappa, Verona, '< Sezione Angeli » : reparto tracomatosi e osservazione per ambliopie e ametropie. ( r) Passati alla 6" Armat:1 nel 2° trimestre: 1917 per ripassar<" in ottobre alla 1• Armata. (2) Apc:rro nel g'·nnaio 1917, trnsfcrito in seguito a l>'a1. (3) In sostit11 zionc Ji quello dell'osp. or ro abolì t<>. htituito nel fcbbr1io. (4) Ceduti alln 6~ Armatn nel mano 1918. (5) Passato alla 7• Armata nd marzo 1918. (6) Abolito in febbraio 1918.


IL SERVIZIO OCULJSTICO :'-IELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

7II

Il Reparto principale dell'Armata, diretto dal Consulente, fu sempre mantenuto nell 'ospedale ove funzionavano un Reparto chirurgico e il Reparto stomatoiatrico e un completo servizio radiogr afico. Dislocazione Reparti Oftalmici t• Armata.

E' doverosG qui ricordare che, per UllZtativa del magg. mcd. Infante, compianta vittima del dovere, venne prontamente istituito nell'Armata un largo servizio radiologico, con apparecchi da campo, opportunamente integrati c modificati. Molto proficua fu l'opera dell 'Infante che persont~lmente dirigeva il gabinetto radiologico di Verona (ospedale 212), impiantato da lui presso il Reparto di chirurgia e il Reparto oftalmici realizzando fin dal primo periodo ddJa guerra la necessaria coordinazione del servizio radiologico con quello chirurgico e oculistico, specie per la localizzazione dei corpi estranei endoo· culari e endoorbitari. Egli è riuscito, nel periodo iniziale della guerra e coll'apparecchio da campo Ferrera di Cavallerleone, a mettere in opera la tecnica radiologica più progredita e utili zzando la diversa direzione dello sguardo e la doppia posa sullo stesso cliché, ha potuto fornire all 'oculista indicazioni precise per la immediata estrazione dei corpi estranei endobu1bari (Y. fig. r -5). Movimento ospedaliero degli oftalmici. Dall'ottobre 1916 al dicembre 1918 i malati e feriti oculari ricoverati in Reparti specializzati della I~ Armata furono 25448 e di essi :


712

1L SERVl/.10 OCULISTJCO NELL"ESERCITO ITALIANO ECC.

13773 ritornati in servizio; r289 (1) trasferiti in reparti non oftalmici dell'Armata; traslocati in ospedali territoriali ; 6 morti; 170 rimasti al 31 dicembre 1918 o non classificati. 102 10

Fig. t. - Soldato P. A. 139° fam .. Fc~it;l ~· S. (Asiago). Frammento metallico endoocularc · Doppto cltché in diversa posizione òcllo sguardo.

Interessante è il confronto fra il num ero dei m ilitari ritornati m ser vtzio nel 1916-17 e quelli dell'anno 1918: (t) I 1289 trasferiti nei rcpaui non oftalmici dcii" Armata per altre affezioni o ferite, erano quasi tutti guariti o non più abbisogncvoli di cure oculari .


7I 3

!L SlR\'lZIO OCULISTI CO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

1916-t 7 1918

Rnorn3ti in scrvit1o

1 55 2 4

7648 6ns 1953 II76

9760 3'586

1918 (l" trim.) 1918 (3° trim.)

z. -

Usciti

2342

Recupcro

49· 2 ",, 60.2 ''1,

54·6 ".. 75·1 ·:..

Soldato Il. G. 74" fan t. Gro.s:1 ~Ùleg~:t:~ mculht~ emlol ulbar.: O. D. ncll1 pus:~

ad QCchio lhso. (V. fig. 3).

Durata della degenza degli oftalmid nei Reparti. Le giornate di degenza degli infermi nei Reparti· oftalmici - computate su 23995 militari usciti per ritornare in servizio o per trasferimento in 3-

Clotrtd/e ài nuJicùw militare.


7 14

Fig. 3· -

lL SERVIZIO OCUUST!O) NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

hl. fig.

2,

con occhio ruorato in alto. L'ombr~ della scheggia, essendo cndobulbarc, segue l'occhio nella rotazione.

Z. T. (esclusi i 1289 trasferiti in Reparti non oftalmici del!' Armata) furono 197844 con una media giomaliera per ogni infermo di giomate 8.24. Rimasero più a lungo degenti nei Reparti gli autolesionisti denuncia6 che si dovevano trattenere fino a guarigione completa o fino all'ordine di

traduzione nelle carceri. Nella seguente tabella (v. pag. 717) gli oculari ricoverati nei reparti ospedalieri mobilitati sono distribuiti per malattie spontanee, traumi e malattie provocate.


!L SERVIZIO OClJ I.ISTI CO

~ELL'ES.tRCITO

IT :\I.IAM) ECC.

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Fig. 4· - Tcn. R. M. 159° fant. Ferita nrm~ da fuoco :•lla faccia. Schcggic metalliche nel mascellarc inf. c nell'orbit~ dcstr:t, di cui una rctrobulba re.


IL SERVIZIO OCULISTICO NELL ' ES ERC ITO ITALIANO ECC.

'to O. D. :1 S. Os,•nldo . Fig. 5· - Solda to R. F. 32 u fantm· a. F"r ~ 1 :1 sguardo fisso . Gro>sa scheggia 1eu obulb:~r~ c p1·cco1a ··ndobulbarc, •

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717

ll. SERVIZIO OCLILJSTJCO 'lELL'ESERCITO IT:\LJM.;o ECC.

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Ottobre 1916

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Novembre 1916

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28

Dicembre 1916

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Gennaio 1917

i39

Febbraio 1917

2

60

452

38

463

5

32

518

6

5

61

811

837

h

5

51

902

Marzo 1917

1242

Il

35

72

1360

Aprile 1917

1465

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181

95

1818

Maggio l~l7

11 06

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1479

Giugno 1917

1014

236

138

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1499

Luglio 1917

873

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1·1l

81

1121

Apo 1917

755

33

59

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Seucl11bre 1917

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13

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Novembre 1917

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53

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Dicembre 1917

1013

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61

87

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Gamaio 1918

994

Il -~

73

91

1272

Febbraio 1918

940

88

28

IlO

ll66

Marzo 1918

1062

24

18

97

1201

Aprile 1918

702

5

31

57

795

Maggio 1918

621

16

t3

55

705

Giugno 1918

770

18

17

60

865

Luglio 1918

824

26

12

69

949

Agosto 1918

565

27

lO

70

672

Settembre 1918

624

21

6

55

706

Ottobre 1918

349

15

50

41 4

Novcmbr~

1918

-151

34-

36

521

Dicembre 1918

314

55

55

379

21018

1403

1349

25448

Ottobre 1917

Totale n.

1178


718

IL SFRVIZIO OCUL!STIC'O NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

Malattie spo11tanee. Dei 25448 oftalmici, ricoverati nei reparti specializzati della zona d i guerra, 21018 (82.25 ·:..) sono stati affetti di malattie spontanee ripartite come appresso : Malattie delle palpebre . Malattia dell'orbita e dei seni Dacriocistiti ed epifore . Congiuntiviti Tumori d e!Ja congiuntiva Pterigion Malattie della cornea Scleriti ed episcleriti Irido- cicliti Cataratte Malattie della retina e della coroide Malattie del nervo ottico Glaucoma Anomalie congenite del bulbo . Nistagmo ParaJ isi dei museo) i estrinseci Emeralopia essenzi3le Ametropie Ambliopie allegate Casi senza lesioni riconosciute Totale .

N.

846 7

))

526 ,, 12014 3 32 9 2079 36 258 !26 271 149 4 34 82 ))

)) ))

))

))

)) ))

))

)) ))

J)

))

77

))

31 3780 330 )) 36 N . 21018 ))

)\

))

Il maggior numl'ro è dato dalle congiuntiviti di cui si ebbero 12014 casi nelle forme sotto specificate: Congiuntiviti sem plici a tipo catarrale . Congiuntiviti difteriche e pseudomembranosc Congiuntiviti colla sindrome del Parinaud Congiuntiviti purulente (blenorragiche) Congiuntiviti tracomatosc Congiuntiviti follicolari Congiuntiviti flittenulari . Congiuntiviti primaverili . Iperemie della congiuntiva Totale

N. 6424

,,

3 2

"

ISO

/l

Jl ))

)) )) ))

3078 901 208 79

rr69

N. 120][4

In un rilevante numero di casi l'aspetto clinico e it decorso atipico, più lungo del consueto facevano presumere trattarsi di forme aggravate ad arte.


Il. ~ERVIZIO OCI.:LISTICO l" ELL'F.S l'RCITO ITALl:\:" 0 ECC.

Le ametropie sono sutc molto numerose : 3780 ca-;i dei quali: 1929 miopie, 762 ipcrmctror1t, 712 astigmatismi, 38 anisometropic. Fra le altre forme me1 itano rilievo i 2054 casi di malattie della cornea, dei quali 919 con opacità òelb membrana, per prcg1 esse ksioni, pretcstate per ottenere provvedimenti mcdico-kgali e 29 ca~ i rli che:: ratìrc parcnchìmatosa di origine sifilitica; i 25~ casi di iriti e irìdo-cìcliti tra reumatiche e sifiììtic he, i 126 casi dì cataratte prcgresse; i 271 casi di malattie dcll.1 retina di cui 59 casi di retiniti pigmentose (oltre Jl casi dì emeralopia ts<;t::1L: ialc), e 15 casi di distacco retinico; i 330 ra~i di ambliopie in gran parte simulate. Numerosa e molteplice casistica sulla qua le torneremo ad occupar.:i I'<:"i riepilogo generale, per le importanti considemzioni logistichc, meclìco-lcgali nonchè scientifiche che suggeriscono. Lesioni t:·aumatiche.

Il prof. Gugiianetti che nella s.ua Relaz10ne - come abbiamo ricordato - si limita al periodo della sua comulcnza rli Armata dall'ottobre 19r6 al dicembre 1918 - riferi$ce su 3252 casi ricover ati nei vari reparti oftalmici dell'Armata, dei quali 1403 in combattimento c 1849 per infortunio, poco numerosi i primi, per la limitata :1zione bell ica di quelle truppe, rispetto ni casi del secondo gruppo, ri portati n~.:i lavori di ·made, trincee, mine, ecc. La classificazione dei traumi risFettO agli Jgenti vulncranti, rist•lta dalla seguente tabella (Guglianetti):

Agmti

vulnçr~nti

1kstro

Granate Bomrc a mano Boml: ~ rdc

Petardi Shrapr.ell Bombe di acroplanr Scoppio d i mmc Proiettili da fuciie Proiettili esplosivi Proiettili di IT'Ì!rag!;:u ice Tubi esplosi\· i Cause ignote

· ;;:

-..r:. § ~

(!cchio Occh:,

213 162 26

19i l 169 14

~

•

4

15

lO

.

T ot:Jli n. Congiuntiviti da yprite Congiuntiviti da ùri g:;.s Tota!i g..::1. n.

l

-

28 6

l

l

..

8

-

-

-

16

-

-

-

l

l

79

17

2

19

1056

313

22

33!i

34.2 5

- l -

h03

313

l ll8

11

·-

-

435

16

l

24 12

4 k)

445

3

48 30 13

-5~1 ' ,_

512

13. 101 16 3

-

11

-

9 7

l l

Il

-

T ot.tlt

·-

-

342 5

Hm •

125 94 15

17

40

M 1111.

4H 359 46 8 26

3 l

Tut:tlc

Cast d t cccttà

-

-

-

.!: u

..;

4

-

15 14

29 13 l

3-J.

l

-

l

= "' " ;: ·- - "' .5- 71. ..;

Sllll!io:r<

l

11

6

27 12

3

-

6 l

l 22

335

l


720

IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

Per gli effetti \ ulneranti le lesioni sono raggruppate nella seguente tabella (Guglianetti): -

Casi di cecità

Trau mi in comhattim~nto

Occhio Occhio

:0 ·-

destro sin istro

::: ~

, • Lesioni dc gli annessi senza l interessamento del buJI::o 101 :2° Lesioni non perforanti dcii a cornea 120 3° Contusioni e lesioni indirette del bulbo senza perdita completa della vista 60 4° Contusioni c lesioni indirel · te del bulbo con completa cecità . 5 5" Ferite perforanti con perdita del bulbo 87 6° Ferite perforanti con conservazione del bulbo e cccita' completa . 68 l Ferite perforanti senza perçlita della vista 8° Traumi non precisati -

Congiuntiviti da yprite . Congiuntiviti da altri gas Totali gen. n.

E C •~ Totali

C:.:

!':

--

... ,....

c.

l

Mon.

Bi n.

Totale

75

29

-

205

-

-

-

88

15

-

223

-

-

-

57

6

-

123

-

-

-

-

Jl

-

-

16

16

73

12

-

172

160

12

172

69

10

-

U7

137

lO

147

-

-

-

-

-

-

-

l -- - -

Il

512

445

-

-

342

-

-

5

512

" cc: l:: ~

l

-

Totali n.

ef;

UJ"4

l

~

445

88

435

ll

l l

-

-- --

1056

. 313

-

342

-

5

-

11

16

313

-

22

33 5

-

-

-

-

----~-

11 l 1403

-

22

335

Non sono qui considerate le lesioni indirette di traumi cranici e facciali fra le quali sono da annoverare i casi più gravi di alterazioni endoculari , di emianopsia, di ambliopia e di amaurosi, prodotti da lesioni cerebrali, ricoverati nei reparti di chirurgia e di stomatoiatria. Le ferite degli annessi senza inte1 essa mento del bulbo costituiscono il 19.4 '}{. di tutti i traumi oculari riportati in combattimento e ricoverati nei reparti oftalmici; le contusioni del bulbo e le lesioni indirette prodotte j n esso da traumi a distanza dal globo il 13 % (139 casi); le ferite perforan ti del globo (478 casi) il 45·7 % e di tssi 319 (66.7 %) perdettero in primo


t IL SERVIZIO OCULISTICO NELL 'ESERCITO ITAUANO ECC.

721

tempo completamente la vista dell' occruo leso, fra cui 172 casi con perdita del globo oculare o per azione diretta o per complicanze consecutive. In 159 casi con ferite perforanti, si ebbe conservata la percezione luminosa o un certo grado di vista. In 66 casi fu osservata la cataratta traumatica. I casi di panoftolmite ammontano a 66. Non si è verificato nessun caso di oftalmite simpatica. I traumi con perdita completa della funzione visiva furono 335 di cui 313 casi per cecità monoculare (37.2 %) e 22 casi di cecità binoculare (2.6 'Yo ) su 840 traumi del bulbo, non comprese le cataratte traumatiche c le gravi contusioni del bulbo che raramente, a guarigione completa, raggiungevano un visus utilizzabile e che talora - come annota il Guglianctti - per il sopraggiungere di complicazioni, perdevano completamente la visione. E' da ritenere, pertanto, che la perdita della funzione visiva nei traumi in combattimento abbia superato il 50 % dei bulbi colpiti. Data. la gravità di questi traumi, pochi furono i feriti in combattimento che poter<>no essere guariti nei Reparti Oftalmici e appena il 18.6 % sono tornati in servizio, come si può desumere dalla seguente tabella di movimento:

Feriti in combattimento

tornati in servizio . trasferiti in reparti non oftalmici dell'Armata traslocati in Ospedali territoriali morti in Reparti oftalmici .

)) 42 )) 1094 )) 6

Totale N. 1403 Le lesioni oculari da gas riguardano in tutto 342 casi (ricoverati nei Reparti Oftalmici) con manifestazioni analoghe a quelle verificatesi m altre Armate e delle quali perciò tratteremo nel capitolo riassuntivo.

Traumi oculari per infortunio. Gli innumerevoli apprestamenti delle posizioni di offesa e di difesa inerenti alla guerra, e gli scoppi accidentali di esplosivi e di proiettili, furono causa di 1849 casi di lesioni oculari accidentali con interessamento di ciascun occhio e di entrambi, nelle seguenti proporzioni:

857 casi occhio destro occhio sinistro 760 casi entrambi gli occhi 225 casi

46.5 (X, 44.2 °G 12.2 '){..

La classificazione dei traumi da infortunio in rapporto ai vari agenti, coi - casi di <:ecità relativi a ciascuna causa, risulta dalla· seguente tabella (Guglianetti):


IL SERVIZIC OCULISTICO NELL'ESE { :rro ITALIANO ECC.

722

Casi di cecità

:0 O<chio Occhio E~ ~ ~ clc>tro >iniSLrO C:.::

l ,. ,"lusc

'é c: ·;;

:s o ~ T mali

~ ,...!; c c.. L:.JC(l ~

Mon.

Bi n,

-

T otalt

-Schcggic sul lavoro Scoppio di mmc Scoppi accidentali di armi da fuoco, proiettili cd esplosivi Urti e cadute Ustioni c causticazioni Materie esplosive· Agenti ignoti . T otali n.

340 180

317 136

19 129

-

676 445

25 109

131 143 26 2 35

108 139 21

37 9 23

-

54 29 3

-

-

-

39

8

7

276 291 70 2 89

857

760

225

7

1849

-

-

43

25 152 67 29 3

13

-

-

18

3

21

238

59

297

I traumi più gravi si ebbero per scoppio di mmc, con la percentuale delle cecità del 34.1 ~{. , di cui il 9·7 % binoculare .

Da rilevare la mancata preventiva proteziom: metallica degli occhi dei militari e degli operai addetti ai lavori di mina, per quanto gli oculisti ne segnalassero insistetllemente la necessità assoluta. Gli scoppi accidentali di armi da fuoco e di proiettili provocarono gravi lesioni col 24.3 % di cecità degli occhi colpiti. Molto interessante e istruttivo è conoscere le varie cause degli scoppt accidentali, precisate nella seguente tabella (Guglianetti): Traumi monoculnri

binoculari

Scoppi accidentali di bombe a mano . )) Il di esplosi vi (capsule di gela. tina, fiaschi di benzina, ecc.)

86

15

l ol

47

IO

Scoppi accidentali di fucili )\ )> di cartucce )) di petardi " )) di granate

31

l

57 32

27 27

3

3\1

5

:!2

~

2

(,

C:tusc

..

,

»

n

Il

,,

))

"

"

..

..

dj spolettc dj bombarde di bombe incendiarie di lancia bombe di cannoni Totali n.

Tr:~umi

Tot:llo

.'

5 8

-

l

-

l

l

-

l

2

-

2

239

l

37

,,

276


'

723

IL SERVIZIO OCULISTICO NEI.L "f'SFRC ITO ITALIANO ECC.

Secondo la classificazione adottata per i traumi riportati in combattimento, le lesioni da infortunio corrispondono ai seguenti dati (tabella Guglianetti):

Traumi per in footu n io

Casi di cecità

- g -1 ;;; ~ é

Ccd11u Occhio

:.c.:""' ·-

tlcst ro si nistro

....

-

~~

~el..

E c: :-: ~

~

T otali

~

Bi n.

Mun .

Tot.11i

-- -degli annessi senz:1 interessamento dd bulbo 2° Lesioni non perforanti della cornea j" Contusioni e lesioni indirette del bulbo senz:1 perdit a completa della vista Idem con c.ompleta cecità 4• Ferite perforanti con perdita del bulbo Idem con conservaziOne del bulbo e completa cecità Idem senza perdita completa della vista Tramni non precisati

--

1" Lesioni

T otali n.

149

136

54

-

339

,_

-

325

298

68

-

69L

-

-

109

94

12

7

215 16

-

9

-

63

39

27

-

129

65

55

32

-

137

131 -

32

-

-

-

857

760

225

--

-

-

l

-

-

-

102

27

129

J 52

120

32

152

300

-

-

[(j

16

-

-

- - - - --- - - - 7

7

7

11?49

-

238

59

297

Nel seguente specchio riassuntivo (Guglianetti) sono messe in confronto le percentuali dei traumi per infortunio e di quelli riportati in combattimento e riferite ai casi principali: 1045 in combattimento e 1842 per infortunio: Tra umi on

Tr:IUmi ncr

Ct> m batti mento

inforttulm

1 9·5 ·;,, 1) Lesioni degli annessi . 2) Lesioni non perforanti della cornea 21.3 n,..' 3) Contusioni e lesioni indirette del bulbo senza ferdita completa della vista . I I. 7 1( , I • 5 o·u . Idem con completa cecità 4) Ferite perforanti con. perdita del bulbo. 16.4 '\, Idem con conservazione del bulbo e completa cecità . 14.0 "/ Il' Idem senza perdita completa della vista. I 5.2 "(,

..

I

8·4 n"

39· 6 "" I (.

6 ,,,"

o.8 •·,·. 7 o,,, •

IO

8.2 ·Y,, 16.1 o;)

Fra le contusioni del bulbo da infortunio (complessivamente 226 casi) sono citati 6 casi di irido- dialisi, 5 di sublussazion"e del cristallino, 5 di cataratta, 6 di distacco retinico.


724

!L SERVIZIO OCULJSTICO NELL'ESERCITù ITALIANO ECC.

Nei bulbi con ferite perforanti senza perdita completa della vista (3oo casi) fu notata in 71 casi la cataratta traumatica e in 31 casi· la presenza di corpi estranei endoculari. I casi di panoftalmjte furono 36 (6.1 %) fra i s8r casi con ferite perforanti del bulbo, così ripartiti: N. 12

Panoftalmiti m segwto a ferite per scoppio di mine . )) )) )) da schegg1e sul lavoro )) )) )J da scoppi accidentali di proiettili o arm1 da fuoco Panoftalmiti m seguito a urti e cadute )) l) cause ignote

,.

5

l)

II

))

5

))

3

Totale N . 36 Sono m enzionati nella relazione 45 casi di cheratite con ipopion, generalmente consecutiva a lesioni della cornea da piccole scheggie per traumi durante i lavori manuali o per scoppio di mine : il loro decorso però era d'ordinario benigno, senza residuo di estese opacità corneali compromettenti in modo notevole il visus (Guglianetti). Nessun caso di oftalmite simpatica. I casi di cecità da infortunio furono 297 di cui 238 monoculari (15.7 ~o ) e 59 binoculari (3·9 <X,.) di cui 43 per scoppi di min! su 1503 traumi accidentali del bulbo. La guarigione di questi traumi, ottenuta nei Reparti Oftalmici, col ritorno del militare in servizio, si ebbe neJ\a proporzione del 45 % sul totale dei feriti, come risulta dal seguente specchio (Guglianetti): ~

rornati in' servizio .

N. 8so

Feriti per infortunio ) trasferiti in reparti oftalmici del!' Armata ~

traslocati in Ospedali territoriali .

.

.

>>

55

>>

944

Totale N. 1849 Notevole è, dunque, - conclude il Guglianetti - la differenza delle proporzioni dei guariti nei reparti tra feriti in combattimento e quelli per infortunio e la maggiore percentuale corrispondente ai traumi per infortunio dipende oltre che dalla minore gravità delle ferite, anche dal fatto che, verificandosi molti infortuni nei periodi di sost~, i feriti non gravi, anzichè sgombrati sollecitamente, potettero essere trattenuti negli ospedali da campo fino a guarigione. Malattie provocate.

Nella relazione ufficiale del consulente prof. Guglianetti, figurano soltanto n78 casi dei quali 5n accertati e 667 sospetti. Egli stesso però avvertiva che il numero delle autolesioni fu molto superiore perchè molte


IL SERVIZI() OCULJSTICO l'ELL 'ESERCITO ITALIAìSO ECC.

725

congiuntiviti provocate andarono confuse colle spontanee. Una attenta disamina degli aspetti clinici dei decorsi ci induce a ritenere che dci 120 14 casi di congiuntiviti, almeno un terzo è da presumersi fondatamente provocato o aggravato o prolungato dolosamente e, per g li stessi rilievi clinico anamnestici circa 200 casi di ambliopia e non meno di ')OO casi di malattie corneali sono da trasferirsi in questo c:1pirolo quali casi di simulazione e di esagerazione. Possiamo quindi calcolare una massa di 5-6 mib casi di autolesionismo fra certi e sospetti di cui ci occuperemo particolarmente in apposito capitolo. Pd XX Curpo d'Armata, data la dislocazione eccentrica di alcuni reparti di truppe c la forte efficienza del Corpo d'Armata, il servizio oftalmico fu diviso tra l'ospedaletto avanzato N. 16 (Valle Maron) e l'ospedaletto 142 (Fossa). Nell'ospedaletto N. 16, completamente baraccato, per guanto esposto al tiro dell'artiglieria nemica che ebbe a colpi• lo, il servizio procedette ottimamente e oltre il ricovero di feriti c malati , potè funzionare l'ambulatorio, provvisto adeguatamente di cassette di lenti e di schiascopio di proprietà del Capo Reparto. L 'ospedaletto 142 era adibito all'isolamento dei tracomatosi e delle forme purulente. Provvisto di una completa camera operator1a, numerosi feriti bulbari vi trovarono immediata assistenza chirurgica. L 'ospedaletto 004 (Breganze) sorldisfaceva in pieno alle esigenze del XXV Corpo d 'Armata con 40 letti, mentre l'ospedaletto 007 (Marostica), con roo letti rac<:oglieva i feriti e malati oculari del XXII Corpo, disponendo di eccellenti infermerie, di reparto d 'isolamento di osservazione e di operazione e di un completo armamentario chirurgico e diottrico offerto dal capo reparto cap. med. Denti. I due ospedaletti sgombravano sul R eparto oftalmico dell'Ospedaletto oroo di Vicenza (I Armata) ottimamente attrezzato. Il Reparto d'Intendenza fu istituito a Cittadella (osped. 020), capaoe di r 30 letti, con ampia sala di medicazione, stanza -d'operazione, infermerie che consentivano di tener distinte le principali forme morbose mediche e chirurgiche, camera per ufficiali e di isolllmen to. Il consulente prof. Pardo mise a disposizione oltre la cassetta di lenti, le scale per schiascopia, d microscopio corneale e il completo strumentario chirurgico di sua proprietà. Di notevol e entità è stato il funzionamento di questo Reparto, data la importanza del settore di cui era posto al centro. Il movimento dei feriti e malati del semestre maggio-ottobre 1918 è stato di 3901 oftalmici di cui 1729 rientrati ai Corpi guariti (recupero di circa il 45%) e n. 2168 sgombrati nelle retrovie.

Riproduciamo, a titolo di esemplificazione; il quadro degli ammalati (A), dei feriti (B) (: delle operazioni più importanti (C) nel detto semestre ;


726

IL SER VIZIO OCULISTICO NELL:ESERCrro IT ALIANO ECC.

QuADRO

A.

Malattie del sacco lagrimale s6; n della palpebra 78; >> della congiuntiva 122tl (di CUI 458 congiuntiviti tracomatose e 62 blenorragiche); >> della sci era r 4; u della corne~ 277; )> dell'iride 10; >• del cristallino (cataratta !'pont::mea c opaci tà puntiformi) 12 . QUADRO

B.

Orbita : frattura 18. Ferita alle palpebre 231; " alla congiuntiva 275; ,, alla sclcra (di cui 46 penetranti) 67; 11 alla cornea 336; 11 al cri stallino (cataratre traumat:t hc) 71; 11 alle panoftal miti r8. QUADRO

C.

Fra le operazioni più importanti sono da ricordare : estrazioni di cataratte (in gran parte traumatiche) 4 1; plastiche palpebra! i di urgenza 39; suture della sdera 9; su tura della cornea 2; iridectomie (per ferite procidenti) 29; exentcratio orbitae 2; exentcratio bulb.i 52; enucleazioni 8; estrazioni di scheggic (limitate a quelle corneali e della camera anteriore, nOtJ dtspo11mdo il reparto di magnete) 16.

In questa Armata, la organizzazion ~ 0culistica ha avuto, dopo il primo anno, una impostazione razionale e tmo sviluppo am mirevole, ma non può dirsi che sia stata esente da gravi lacune e da notevoli deficienze sia ijn rapporto alla evidente dissociazione fu nzionale, sia pel fatto che il Reparto di base, a distanza enorme dalle linee di .:ombattirnento, è rimasto sempre sprovvisto dci necessari mezzi diagnostici c curati vi specialmente per te ferite bulbari complicate (magnete gigante, s~Jeroscopio, microscopio corneale ccc.) per cui l'opera degli eminenti oculi,sti che vi erano addetti, non sempre ha potuto esplicarsi tempesti Yamente e in pieno.

J


lL SERVIZIO OCULISTICO NELL 'ESERCITO ITALIANO ECC.

727

Sesta Armata. Dislocata nella zona C<lntigua alla 1" da cui trasse alcune granJi unità di truppe e molte formazioni sanitarie. La Intendenza funzionò autonomamente solo nel 2° e 3" trimestre 1917 c il servizio oculistico vi è stato organizzato con gli stessi criteri già sperimentati nell'altra Armata (magg. mcd. prof. Pardo). Le istruzioni date erano informate a yuestc direttive: truttenere in cura ambulatoria presso i Corpi le forme cong iuntiva/i semplici avviandole ai reparti speciali al primo indizio di complicanze ; intensificare la vigilanza <;u\le forme provocate o riacutizzatc ati arte ; isolare i tracomatosi c i blenorragici m Reparti appositi; accertare con preventive viJite ambulatorie nei Reparti Oftalmici avanzati gli allegati disturbi r;isiri; ricot,erare diret/J.tmente e immediatamente nei Reparti Oftalmici tutti i malati e .feriti oculari che richiedessero un periodo di degenza ospedaliera non superiore, presumibilmcnte, ai 30 giorni; concentrare nel Reparto di consulenza i casi dubbi e le forme più gravi e le osservazioni mertico- legali; sgomhrarc in territorio le forme di maggiore durata e per i provvedimcn ti medico -legali. I Reparti vennero dislocati come appresso (v. schema topogratìco): Ospedale N. 16, . a Valle Maron; Ospedale N. 142 a Fossa, pel XX Corpo d'A . data la dislocazione eccentrica di alcuni reparti di truppa e la sua forte efficienza; Ospedale 004 a Breganze, per il XXVI Corpo d' A. ; Ospedale 007 a Marostica, per il XVUI Corpo d'A.; Ospedale 109 a Fastro, per il XVIII Corpo d'A.; Ospedale o88 a Bassano, per lo sgombero della Val Brenta e dw~ reparti di P astro e Fossa; Ospedale Riserva Vicenza (r); Ospedale 020 a Cittadella: Reparto di consulenza, ottimamente attrezzato. Il movimento degli ammalati e dei feriti d'occhi nei suddetti Reparti specializzati nel trj mestre aprile-giugno 1917 fu di circa 2000 militari di cui 700 rientrarono ai corpi guariti. Nei due trimestri di funzionamento della Intendenza della 6' Armata (aprile -settembre 191 7) sono stati curati nei Reparti speciali de!l'Armata 3584 oftalmici di cui 500 ambulatoriamente. Importante è il movimento dei feriti oculari avvenuto nel 2 ° trimestre 1917 in gran parte determinato dai combattimenti dell'Ortigara, giugno 1917, in cui si ebbero 20404 feriti d ei quali 3053 feriti al capo (8,1 •;G). (1) D<:$ig na1o per lo sgombero dei Reparti di ~farostic~ c Flrcgan7c che. per<'>. d'fcni ,·:unentc sgomh avano ncli'Osp. o roo dclb •• Arm ata (Vicenz a).


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I traumi oculari in combattimento (250 casi) aggiunti ai 200 circa, dovuti ad infortunio diedero in quel breve periodo una massa di oltre 450 feriti oculari (1'11,45 % circa di feriti al capo) che misero a prova l'organizzazione sanitaria preordinata, soverchiandone la potenzialità ospedaliera e imponendo lo sgombero direttamente sugli ospedali territoriali con treni sanitari. Si sono avuti 50 ciechi monoculari e 8 binoculari. Si sono eseguite 24 demolizioni totali del bulbo (n con exenteratio e 13 enucleazioni). Nel XX Corpo d'Armata - maggiormente impegnato nelle azioni belliche - si è verificato un notevole episodio di ittero infettivo con numerosi malati. Il Consulente di Armata mis.e in rilievo la presenza - nella quasi totalità dei casi - di fenomeni emeralopici, portando un interessante contributo al capitolo della emeralopia di guerra, constatata in tutti gli eserciti e su cui torneremo ad occuparci nel riassunto generale di questo lavoro. Limitato il numero delle forme oculari provocate se non vogliamo presumerne esistenti tra i 113 casi di congiuntiviti tracomatose riacutizzate. Nessun caso dì oftalmite simpatica.

Seconda Armata. Nel Frimo anno di guerra il servizio oculistico procedette alla meglio con pochi reparti staccati e sforniti dei necessari mezzi di accertamento e di cura. Nel settembre 1916 si addivenne ad una razionale sistemazione organica di tutto il servizio, disciplinato e coordinato a catena, per cui si realizzò prontamente un vero modello di funzionamento per opera del consulente ci'Armata prof. Speciale- Cirincione. La dislocazione dei reparti oculistici specializzati risulta dal seguente grafico (pag. 730). Il rendimento è stato notevolissimo non solo per l'assistenza curativa effettuata con grande beneficio dei malati e dei feriti, ma per l'alta cifra dei recuperi. Basti ricordare che dai soli reparti di tappa di Cormons e di Cividale e da quello di Udine, nel 3" trimestre r9r6 (primo del nuovo funzionamento), su 2376 degenti, 1035 rientrarono al Corpo e cioè il 43,14 %. Sono anche meritevoli di rilievo i seguenti altri dati statistici : 399 vizi di refrazione vennero nel trimestre diagnosticati e giudicati: ebbero immediato trattamento operativo 490 feriti del bulbo e annessi, fra cui 67 con ;)Chcggie penetranti e permanenti nel bulbo oculare (20.6 'Yo); furono identificati e bloa:ati 153 autolesionisti, denunciati o rinviati al corpo sotto spe· ciale ~orveglianza. 4 -

Giornale di mc-dirirw militare.


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!l SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

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IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

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Va qui ricordato il Reparto oculistico org~mizzato a Manzano (Udine) presso l'Ospedale N . 4 della Croce Rossa Italiana, alla dipendenza delh Delegazione diretta dal prof. Salvi. Tale reparto (cap. med. C. R. prof. Fava), centro oculistico degli ospedali avanzati della C. R. l. delb II Armata. essendo situato su lla strada rotabile Gorizia- Udine, divenne uno dei pil'1 importanti dell'Armata, sia per .il pronto soccorso dei traumi oculari che per la cura delle for mc oculari spontanee e procurate ( 1). Il servizio oculistico vi potè funzionare in modo completo specialmente per le lesioni traumatiche, non solo per i mezzi di cui era provvisto, fra cui il magnete, ma per l'attiva collaborazione dell'Ambulanza R:1diologica della C. R. I. della II Armata, e per il servizio chirurgico e stomatologico ottimamente organizzati nello ~tesso ospedale per le ferite multiple delle altre parti del corpo coesistenti con quelle oculari in un'alta percentuale. Meritevole di speciale ricordo è l'apprestamento oculistico della base di Udine (cap. med. prof. Di Marzio), organizzato io maniera mirabile :anche per la coordinazione col servizio di radiologia, di stomatoiatria c di chirurgia generale. Il reparto di Udine accoglieva gran parte dci feriti oculari gravi da tutto il fronte della II Armata c fu l'elemento più vigoroso e attivo di quel congegno specializzato contro cui andò ad infrangersi la torbida ondata d egli autolesionisti blenorragici che coi battaglioni di marcia risalì

dalla zona territoriale tra la fine del 1916 e il I trimestre del 1917 c si riversò nella II Armata. Collaborazione appassionata ed efficacissima prestò all'oculìstìca il servizio radiologico diretto dal compianto capitano medico effettivo Pietro Mignacca, tragicamente finito nel disastro di S. Osvaldo in cui andò distrutta anche la ricca e prcziost~ ·collezione radiologica relativa alla localizzazione ~ei corpi estranei endoculari ed endocranici.

Zona Carnia (XII Corpo d'Armata). La consulenza oculistica vi fu istituita nel giugno r9r6 con reparto di consulenza n ell'o~pedale da campo 077 (sede a Venzone) situato sulla confluenza dei due settori Fella c Valdogna. DJ Venzone gli oftalmici venivano direttamente sgombrati sull'Ospedale di Udine. L'andamento del servizio fu prontamente regolato sulla base delle buone norme generali e cioè: 1) trasporto immediato di tutti i malati e feriti oculari; 2) visita sopraluogo del consulente per i non trasportabili; 3) visite periodiche del consulente per la viglianza e coordinazione del servizio nei vari reparti avanzati della zona. (•) A. F"v": Diciotto mesi di clinica e chirurgia oculare di guerra. S(:OZa

193 1.

Tip. A. Franno. Co·


732

IL $ERVlliO OCULJH!CO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

La istituzione di un ambulatorio esterno presso lo stesso ospedale 077 agevolò notevolmente il servizio, concorrendo ad elevare l'immediato recupero ad una percentuale dltissima (7o-8o%). Le forme provocate, data la possibilità di dominare tutto il servizio, bene regolato e accentrato, per la speciale conformazione della zona e per le energiche misure adottate furono scarsissime e in :1lcuni trimestri addirittura inesistenti. Si sono avute lesioni traumatiche da infortuni e in combattimento abbastanza numerose - relativamente alla torza - (9o- 100 per trimestre) pari al 13,30% dei ricoverati. Un rilevante contingente era dato dagli addetti ai lavori stradali c di mine. Il servizio si è andato sempre meglio organizzando con rendimento notevole. Nel 2" trimestre del 191 7 su 619, dimessi dall 'ospedale, 507 tornarono ai corpi in servizio e cioè 1'8o o/., .

Terza Armata. Nel primo periodo della guerra troviamo funzionanti alcuni reparti oftalmici nella zona dell 'Armata e cioè uno (osp. 119 - cap. med. prof. Pasetti) a Borgo Freda di Terzo pel VII Corpo d'Armata t: due n ella zona

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d 'Intendenza (osp. 037 a Cervignano e osp. di riserva a Palmanova). Successivamente l'osp. II9 fu spostato a Papariano e venne istituito un altro reparto a S. Giorgio di Nogaro (osp. 234) per l' Università Castrense (reparto di consulenza). Questi Reparti erano numericamente e per dislocazione insufficienti alla forza e ai bisogni dell'Armata: basti considerare che, mentre gli oftalmici del settore S. Giorgio - Cervignano- Monfalcone potevano essere raccolti nei reparti speciali scaglionati lungo la linea, quelli proven ienti dalle


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IL SER\'lZIO OCULISTICO NELL.ESERCITO !Ti\Lf.\N() ECC.

truppe dislocate Vt"t so Gradisca, dovevano percorrere un lungo tragitto per raggiungere il Reparto di Palmanova. Da ciò derivava la lamentata disseminazione delle forme ritenute lcggierc nei Reparti comuni dei vari ospedaletti da campo e il frequente sgombero diretto sulle formazioni territoriali di numerosi oftalmici feriti, malati c abbisogncvoli di accertamento della funzione visiva. Accennate tali considerazioni, ci soffermiamo sui dati dd reparto oftalmico del l 'ospedale da campo 234 che era :l Ila diretta dipendenza del consulente oculista. Durante il trimestre ottobre-dicembre 1916 vi vennero ricoverati n. 475 oftalmici ·raggruppati nel modo seguente: Congiuntiviti (di cui 75 tracomatose e 2 blenorragiche) Pterigio Cheratiti ed esiti Corpi estranei della cornea e della congiuntiva lriti ed irido-cicliti Cataratta Coroidi te Retinite pigmentosa Atrofie della papilla ed altre lesioni del fondo Blefariti Altre affezioni delle palpebre Strabismo e paralisi dei muscoli oculari esterni Affezioni delle vie lagrimali " Contusioni dd bulbo Lesioni gravi del bulbo con perdita dell'organo e della funzione Lesioni esterne della regione orbitaria . Nistagmo .

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Totale n. 475 E' da notare il numero dei casi di retrmte prg mentosa e che sono da riferirsi agli incompleti accertamenti fatti sui riformati delle varie classi chiamate a nuova visita.


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IL SEKVlZlO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO

Riguardo ai provvedimenti presi, i ricoverati nd tr gruppati nel modo seguente: Sgombrati su ospt:dali territoriali Sgombrati per provvedimenti medico-legali (osped. di Padova) Sottoposti alla Giunta Sanitaria per idoneità relativa Inviati ai convalescenziari Inviati al Corpo . D egenti alla fin e del trimestre Morti Totale Del reparto oculistico dell'ospedale nova, abbiamo un preciso r·endiconto clinico- statistic< prof. Contino che ne tenne la direzione dal novemb: bre 1916. In tale periodo si è avuto un movimento ospcdalie oculari così distinti : Palmanova.

Malattie spontanee: Traumi di guerra Traumi di infortun io In osserYazione Fra le malattie spontanee sono <.:omprese 14:29 congi' catarrali e fli ttenulari, 317 tracomatose, 27 blenorragici 4 7 esiti di prcgressc affezioni corneali ; 37 dacriocistiti; lattie delle palpebre. • Fra i traumi di guerra sono da rilevare 350 ferite J oculare, 42 ferite orbitarie; 193 traumatismi contusivi < estranei infissi nella cornea. Fra i 414 ricoverati in o~servaz10 n e meritano rilic Vizi di refrazione Cataratte Leucomi corneali Paralisi e paresi muscolari e nistagmo Affezioni della retina e della coroide Affezioni dd n. ottico ( t) Tra tt~si di u.1 c~~ . se non unico certo molto r~ro , della lcucr:ll bau. l'lombard.) fcritn pcncuan tc <lei l:ulbo crcul:trc S. c: frnttura <i cll'• )!r.ttln l'a,portazionc delle schcgl!ic os~cc c la tropannionc dd reno f~ont: All'autopsia (pro(. Uioni>i): fnmur~ dd tavolato esterno Jcll'orbi ta i frontale c: int('gritti dci tavol:uu interno dello ~tc:sSQ seno. . La diagnosi ncc:roscopica fu perciò di lcpto-mcningitc purulcnta prop~

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IL SERVIZIO OCUliSTIO) NELL 'ESERCITO ITALIANO ECC.

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Sono registrati cinque casi di emeralopia. Dobbiamo ricordare, infine, un caso di cisticerchio sotton:umco e un caso di buftalmo infantile ( !) con atrofia completa dd n. ottico. La casistica traumatologica del pro f. Con ti no nH.:ri tt:rebbc di essere integralmente pubblicata e c'è veramente da rammaricarsi che tanta dovizia di osservazioni c ci i ammaestramenti (documentaz ione di progressi rapidamente realizzati dai nostri oculisti fin dal primo anno di guerra) sicno rimasti allora ignorati, mentre pubblicazioni del dopo guerra dimostrano che il nostro servizio oculistico, quando e dove ha potuto funzionare, ha dato risultati non inferiori a quelli di altri Eserciti in cui la organizzazione sanitaria era stata preordinata con mezzi c con critt:ri di gran lunga superiori ai nostri. Il prof. Contino riferisce dettagliatamente su 86 casi di ferite limbosclero- corneali, più o meno vaste, tutte compli cate ad impegno dell'iride o della coroide e prolasso del vitreo, nel 6o •X, a ritenzione di schcggic metalliche e in 8 casi ad afflosciamento del globo. Sull ' immediato trattamento conservativo praticato dal Contino, parleremo nel capitolo dci traumi oculari. L a cecità momx·ulare è stata inferiore al 20 % dci feriti c la perdita della forma del globo del 10-12 ';G. Tale favorevole risultato è dipeso dal pronto trasporto dci feriti nel reparto oftalmico come si è dovuto lodevolmente constatare durante l 'azion e dell'agosto 1916. Il servizio oculistico ha funzionato bene nei vari settori, ma il consulente non ha potuto esplicare la necessaria funzione ispettiva e coordinativa, come nella 2~ Armata. Dopo che fu consolidata la fronte del Piave (V. relaz ione Pasctti) il servizio dei reparti di specialità potè essere meglio organizzato e si addìmostrò più efficiente, ma neppure allora vi dominò completamente il concetto integrale unitario. l l servizio per l'autolesionismo fu disciplinato in maniera molto cffi. cace e le varie forme procurate o sospette, ammontanti ad r,5 circa del totale delle congiuntiviti, trovavano nel suo funzionamento, la barriera vigile e la repressione pronta. Furono anzi identificate form e nuove, come quella delle cataratte procurate e della cheratite da nitrato di piombo (cerini pro-mutilati), dal prof. Pasetti le cui relazioni servirono a richiamare su di esse l'attenzione anche degli oculisti delle altre Armate. Le ferite oculari ebbero un trattamento chirurg ico completo c merita menzione la speciale organizzazione per l'estrazione delle schcggic metalliche intraoculari a mezzo di una elettro- calamit:1 gigante costruita in modo da poter esser annessa al carro radiologico cd essere attivata con la stessa corrente.


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IL SERVIZIO OCULISTI CO NELL'ESERCITO LT ALIANO ECC.

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Nel gennaio 1918 il servizio oculistico era assicurato con un reparto in ogni Corpo d'Armata, un reparto di consulenza per feriti e malati urgenti a Mira e un reparto di osservazione a Rovigo. 11 numero degli entrati durante il trimestre fu di 21 1 1 dci quali la maggior parte - N. 924 - nell'ospedaletto 184 di consulenza nel quale erano concentrati prevalentemente i feriti e gli abbisognevoli di osservazione. Nell'ospedale 204, adibito per le lunghe cure e per i provvedimenti medico - legali, ne vennero ricoverati 8o6. Di questi, 74 vennero dichiarati idonei incondizionatamente, 226 assegnati a compagnie presidiarie e 96 inviati a Firenze per provvedimenti medico- legali. In conclusione il :recupero si aggirò su! 35-40 %. I feriti furono 428 (i 2/5 dei ricoverati) di cui 166 per infortunio c 262 in combattimento. Le autolesioni furono 73 accertate e 37 sospette. Per ogni trimestre i ricoverati nei vari Reparti Clmmontarono a 4-4500 tra malati e feriti di occhi. Nel solo 2° trimestre 19 18 si ebbero nella 3" Armata 4420 oftalmici ospedalìzzati (circa l'n r;b dei ricoverati). Di essi 1980 rientrarono direttamente al corpo (circa 45 '7{. di recupero). Si ebbero 483 les.ioni traumatiche di cui ~ accidentali e 414 in combattimento quasi tutte nella seconda metà di giugno. Fra queste 14'5 lesioni gravi del bulbo che portarono alla necessità di 66 interventi demolitivi, e per le rimanenti, ben 4/5 degli occhi andarono perduti specialmente per ferite gravi dovute a pallottole di fucile e di mitragliatrice. La calamita gigante ha avuto l..trgo impiego e il Consulente, nella sua relazione, insiste sulla indispensabilità di questo prezioso mezzo a cui egli giustamente attribuisce la conservazione totale o parziale della funz.ionc VISiva m molti occhi condannati alla cecità.

Quarta Armata. Durante il primo anno di guerra gli oftalmici venivanv ricoverati nei comuni ospedaletti della zona di guerra c ivi trattati alla meglio dai medici e chirurgi generici o sgombrati negli ospedali della zona territoriale, non esistendo alcun reparto oculistico specializzato. A fine aprile 1916 cominciò a funzionare presso l'ospedale di riserva di Belluno un reparto oculistico di cui assunse la direzione il 26 maggio il cap. medico prof. Colangeli, senza però l'incarico di consulenza, che solo disimpegnò nei casi di urgenza, a richiesta delle direzioni dei vari ospedaletti ove,. per avventura, fossero degenti feriti d'occhi c previo assenso della Direzione di Sanità dell'Armata. L'ordine di massima era di sgombrare sul Reparto di Belluno « i feriti, gli ammalati con forme oculari gravi e


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IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

con lesioni sospette di essere procw·ate o mant<:'nutc ad arte, gli abbisognevoli di esami diottrici e quelli da sottoporre a provvedimenti medico· legali » . Gli inconvenienti non tardarono a manifestarsi tanto che la stessa Direzione di Sanità con circolare dd 15 maggio 1916 lamentava che « per i feriti agli occhi troppo frequentemente, negli ospedaletti e negli ospedali della zona, si era proceduto ad atti operativi demolitivi del globo oculare l> soggiungcndo di riservare •< simjli interventi~ solo in casi urgenti >> . Altra prescrizione del 7 luglio 1916, della stessa Direzione d'Armata, rilevava che, contrariamente agli ordini, << infermi di malattie oculari che potevano essere trattenuti nelle formazioni di prima linea, erano sgombrati sugli ospedali di Riserva e viceversa venivano trattenuti infermi gravi suscettibili di miglioramento c guarigione con lunghe: cure>>. Si presumeva, cioè, da parte della Di rezione di Sanità d'Armata che i medjci generici o specializzati in altra branca, avessero la capacità di sceverare le forme sospette dalle genuine e quelle lcggiere dalle gravi, anche nel campo traumatologico oculare e pertanto i feriti agli occhi, disseminati dal le prime linee nei vari ospedaletti, o furono sottoposti a precoci atti demolitivi o, vennero sgombrati quancio le condizioni oculari non rag· ~ungevano a giudizio dci medici generici, lo stadio di gravità che spesso risultava irreparabile. Si spiega così la grave affermazione che troviamo nella Relazione dell'agosto 1916 del prof. Colangdi: « mi sono dovuto convi ncere che in questa guerra, un occhio ferito è quasi sempre un occhio perduto >l . Per quel che riguarda il Reparto oculistico di Belluno, le statistiche dimostrano che il servizio vi procede\·a, fin dal maggio 1916 in modo più che soddisfacente. In fatti nel reparto, durante il quadrimestre maggio· a~osto 1916, furono ricoverati 11 70 infermi (con una media giornaliera di 6c; ammalati) dei quali 6oo uscirono guariti (51 ~{,)e 532 sgombrati (4q o/,.). Degli entrati 921 provenivano, per secondo sgombero, da altri ospedali e 249 dal presidio. Le forme traumatiche (35 '}{, dei ricoverati) erano costituite in prevalenza da ferite da scheggic metalliche: su II 70 ricoverati, di cui circa 4 00 feriti, si sono avuti 6 accecati in ambo gli occhi, 44 in un occhio solo, dci quali però 7 con conseguente notevole riduzione del visus dell'occhio superstite. Relativamente frequenti e quasi sempre gravi, erano le ferite corneali da punte di reticolati le quali davano quasi costantemente cherato- ipopion con- successiva perdita o gravissima menomazicne funzionale dell 'occhio. Assai nu merose furono in questo periodo le forme congiuntiva/i provocate con le comuni sostanze (tabacco, polvere di peperone, solfato di rame, calce, polvere di Dower, semi di ricino, ecc.) con prevalenza di forme pseudotracomatose. Si è fatto largo uso della denuncia giudiziaria con sterile effetto.


IL SERVIZIO OCUI.!STJCO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

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Motivo di grave disservizio era costituito dal fatto che gl'infermi abbisognevoli di provvedimenti medico- legali, dovevano essere inviati a Napoli per mancanza di mezzi oftalmoscopici di osservazione nel Reparto di concentramento di Belluno. Molti soldati, per semplice difetto visivo, passavano di ospedale in ospedale e finivano per e~sere sgombrati fuori zona di guerra (Colangeli). Nell'ottobre 1916 la consulenza di Armat:1 fu assunta, d'ordine dell'Ufficio Sanitario dd Comando Supremo, dal cap. medico prof. Mosso, ma anche la sua azione veniva parimenti lim~tata dalle òisposizioni dcll.t Direzione di Sanità dell'Armata, ribadite con apposita circolate. « Per quei casi d1 lesioni o malattie oculari per cui si credesse opportuno consultarlo, gli ospedaletti ed ospedali dipendenti telegraferanno a questa Djrezjone specificando la le.cio11e o malattia. << Si fa nel contempo noto che pei casi urgenti si può dagli ospedali viciniori ricorrere all'opera dei seguenti speci.alisti in Clinica oculistica: magg. mcd . Bialetti prof. Clemente - Dircttorr ospedale N. 030 in Maser; cap. medico Broccio prof. Domenico - Comando Fortezza Cadore Maè in Pieve di Cadore; cap. medico Rubino dott. Salvatore - ospedale di tappa Montebelluna >>. Nel marzo 1917 venivano istituiti - oltre il repartc dell'ospedale di Belluno - due aìtri reparti per malati di occhi rispettivamente presso l'ospedale di Tappa di Montebelluna e presso l'ospedaletto 030 di Maser, ma, con eire. 3154 del 17 marzo, veniva precisato che essi dovevano servire ~olo per « i casi di difficile diagnosi o richiedenti cure particolari c non per sgombrarvi tutti gli ammalati di occhi >> che dovevano invece essere trattenuti e curati negli ospedali generici della zona di operazione o della In zona delle retrovie, per non ingombrare troppo i reparti specializzati. Tali disposizioni che derivano, l'una dopo l'altra, da un permanente errore concettuale di base, bastano a spiegare chiaramente come il servizio oculistico deUa 4 Armata non siasi mai potuto normalizzare, nè evolversi secondo le progressive indicazioni della esperienza, açi onta del buon volere degli ottimi oculisti che vi erano addetti. Notevole è stata, peraltro, l'azione spiegata dal Consulente di Armata cap. medico prof. Mosso, sia con frequenti sopraluoghi nei vari ospedaletti, sia con conferenze tenute all'ospedale di Belluno. Fra esse ricordiamo <]Uella sulla emeralopia e sui metodi pratici (Reymond) per accertarla c sulle congiuntiviti provocate fra cui numerosi casi di forme blenorragiche oculari ricoverati, nell'inverno 1917, ncll'ospeòale di Pieve di Cadore. 11 prof. Mosso ha anche illustrato il fenomeno delle retiniti da scoppio e le lesioni oculari da gas (iprite), con considerazioni scientifiche e pratiche di cui parleremo in seguito. 4


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IL SERVIZIO OCU LISTICO N ELL ' ES ERCITO ITALIANO ECC.

Ma nella 4~ Armata non ba potuto trovare possibilità di attuazione e non se ne può far, certo, colpa a lui - il precetto fondamentale che le malattie e le ferite oculari Jeggiere o gravi, spontanee o provocate, debbano in ogni caso e, fin dall 'inizio, essere trattate esclusivamente da oculisti competenti, in reparti provvisti dei necessari mezzi di osser vazione e di cura, coordinati fra loro in modo da costituire un unico sistema organico, sotto la direzione attiva e la responsabilità diretta del Consulente.

(continua).

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CLINICA NEUROLOGICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI MILANO Direttore: prof. CARl.O BESTA

SPECIALE REPERTO CRISI ALLOGRAFICO DEL LIQUIDO CEFALO RACHIDIANO Dott. Fraoc:e:sco Dt Maggio, capitano medico.

E' noto che lasciando evaporare a temperatura ambiente il liquido cefalo rachidiano si forma un deposito cristallino che è certamente costitui.to per la massima parte di cristalli di cloruro di sodio, sostanza inorganica la quale vi è contenuta nella concentrazione di circa sette grammi per litro. Se l'evaporazione si fa su di un vetrino portaoggetti e si osserva al microscopio il deposito cristallino, essiccando qualche goccia di liquor normale, si mettono in evidenza particolari formazioni a croci massiccie, grossolane con contorni frastagliati, ad immagine quadrangolare, prl5matica ed a foglie di felce, dalle quali si staccano delicate ramificazioni quasi in ordine dicotomico. Le formazioni felciformi si trovano alla periferia della goccia e s'allungano verso il centro in modo ravvicinato. A queste caratteristiche formazioni, che pare siano esclusive del l 'essiccamento del liquido cerebro spinale, si vuoi dare grande importanza medico legale per la diagnosi differenziale con altri liquidi organici. Già Levinson ci aveva fatto conoscere che con l 'evaporazione del liquor di ammalati del sistema nervoso centrale si formavano dei cristalli di aspetto diverso da quello del liquor normale. Mott parla della presenza di cri.stalli di colina in liquidi patologici e Thomson ammette che vi sia un radicale acido dovuto all'acido fosforico in cristalli osservati nel liquor, in casi di meningite pottica. Ma l'interesse su queste formazioni cristalline venne ridestato dalle osservazioni eli H enning e Norpoth i quali, studiando al microscopio una goccia di succo gastrico normale ed una · goccia di succo gastrico d 'individui affetti da gastrite, osservarono dei cristalli a forma di foglie di felce e di belle figurine stellate e rettilinee (immagini a grata). Però la loro maggiore attenzione fu rivolta alla zona periferica che a forma di anello delimita la goccia essiccata. Questa zona periferica, con la reazione xantoproteica e con il reattivo di Millon fu dimostrata di natura albuminoide. I predetti osservatori chiamarono questa zona !enome1w dell' a11ello e, misurandone in micron la larg hezza, vennero alla conclusione che questa si trova in un certo rapporto con la quantità d'albumina. Successivamente Henning e Beck applicarono questo metodo d'indagine semplice, rapido,


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di facile lettura e di particolare sensibilità, al liquido cefalo rachidiano per la grande importanza che ha nella diagnostica liquorale la conoscenza dell 'aumento di albumina. L'interesse non venne solo destato dal fenomeno dell'anello, ma anche dal particolare quadro morfologico che presentava la zona dei cristalli nei liquores patologici. Infatti i predetti A.A. trovarono nella meningite tubercolar:e e nella meningite purulenta, oltre alla aumentata larghezza d('lla zona periferica ad anello, la presenza di formazioni stellate di uniforme grandezza che nella meningite purulenta erano molto tenui, vicine e con sottili ramificazioni. Oltre a queste formazioni stellate osservarono anche delicati elementi ramificati e formazioni a fiore . Essi conclusero che un leggero aumento d'albumina provoca, in un preparato a secco di liquor, la formazione di una zona anulare:: periferica la cui larghezza è in diretto rapporto con il contenuto d'albumina e che l'aumento d'albumina provoca un 'alterazione nella morfclogia delle formazioni cristalline. In Italia Rossi studiò il quadro d 'asciugamento di 25 liquores normali, di 23 liquores di lues cerebri a sindrome paralitica c di un caso di meningit~ tubercolare. Anch'egli concluse che l'aumento della quantità di albumina determina al margine della goccia essicata la formazione di un orletto trasparente (fenomeno dell'anello) che compare quando il tasso d'albumina supera di poco la norma. Tale orletto cresce in larghezza parallelamente alla quantità di albumina e perde la sua omogeneità e trasparenza, assumendo un aspetto spugnoso, in casi con forte aumento d'albumina. Solo una stretta zona periferica conserva la sua omogeneità e trasparenza. Confermò pure le variazioni nella morfologia delle formazioni in rapporto allo au rnento d'albumina e la presenza di formazioni a stella con quasi scompars:t delle figure a croce nel caso di meningite tubercolare. Anche dalle osservazioni successive di F at:tovich risulta un rapporto fra le variazioni della morfologia della zona a grata e l'aumento d'albumina con prevalenza delle formazioni a tipo vegetale, in preparati in cui era presente il fenomeno dell'anello, sulle formazioni a croce. Quest'A. però non trova una precisa corrispondenza fra larghezza della zona anulare e quantità di albumina del liquor, poichè raramente ad una data quantità d'albumina s'è visto corrispondere una determinata larghezza dell'anello marginale. Lenti estese le sue osservazioni sul liquor di diversi animali, cani, gatti, conigli, ovini, bovini ed osservò sempre immagini simili a quelle umane, variando soltanto il volume dei cristalli negli animali di g rossa taglia e la distanza fra questi elementi. N elle pecore però non osservò le formazioni felciformi. Anche il liquor dissec.:-ato dei cadaveri, prelevato sette o nove ore dopo la morte sia per via lombare che sotto occipitale o ventricolare non

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subisce modificazioni dell'immagine normale. Però quando s'iniziarono le alterazioni cadaveriche o l'imbibizione dei tessuti l'immagine si modifica profondamente nella disposizione e forma dei cristalli. Egli, partendo poi dalla possibilità enunciata da H enning e Norpoth di probabile differenziamento di quadri morbosi con l'osservazione micrcr scopica del preparato essiccato, rivolse la maggiore attenzione alla caratt<.:r istica dei cristalli e concluse che esistono delle variazioni incosranti della disposizione dei cristalli in rapporto alle varie malattie ed al tasso d'albumina. Nel suo lavoro sono riprodotte: delle belle figure di quadri cristallografici in diverse malattie. Le più interessanti sono quelle ottenute dal liquor della meningite epidemica purulenta in cui comparvero piccole croci a tn.ste presagio: quelle ottenute dal liquor della mcningitc tubercolare in cui le croci sono assai stipate e quelle ottenute dal liquor J ' un tetano grave con piccoli ghiaccioli distanziati fra loro. Conclude che il metodo di H enning c Norpoth è pratico soltanto p~r dimostrare l'esistenza di una sofferenza meningea anche passeggera, ma fa le più ampie riserve sulla proporzionalità della ampiezza della zona anulare con la quantità di albumina contenuta nel liquor e nella disposizione degli clementi dei cristalli, come caratteristica delJe varie malattie del nevrasse. In considerazione dello speciale interesse che ha suscitato il reperto cristallografico del liquido cefalo-rachidiano, ho creduto meritevole di essere conosciuta la seguente osservazione fatta in clinica nel 1934. Nei primi di quelranno veniva ricoverato il giovane Br. il quale presentava una ~intomatologia neurologica d'ipertensione endocranica con prevalenti disturbi delle funzioni cerebellari. Sottoposto il giorno 9 dello stesso mese ad encefalografia alla Bingel, fu notato blocco dei ventricoli cerebrali. L'esame del liquor, estratto in quella circostanza, diede i seguenti risultati: aspetto limpido incolore, Nonne A + , Pandy + Weichbrodt + . Albumina (Nissl) 0,25 '}{, . Citometria 7,03 elementi per mmc. (cellula di Fucks Rosenthal). Assenza di reticolo di Mya dopo parecch ie ore. Il sedimento del liquor centrifugato e colorato con May Griinwald e Giemsa, dopo fi~azione con la miscela di. Nikikoroff, mise in evidenza dei linfociti e qualche polinucleato ncutrofìlo. Wassermann, Miiller, Meinickc: negative sul sangue e sul liquor. A causa del blocço il giorno u aprile fu praticata la puntura vcntricolarc al1a De Martel. L 'esame del liquido ventricolare diede: aspetto limpido incolore Nonne 1- Pandy - Weichbrodt - Albumina (Nissl) tracce. Citometria: 0,3 linfociti per mmc. Assenza di reticolo di M ya. Convalidatasi la ipotesi di un tumore della fossa cranica posteriore il giorno 23 aprile l'ammalato venne sottoposto ad intervento chirurgico dal Prof. Donati, che mise allo scoperto ed asportò dall'emisfero cerebellare sinistro una massa tumorale i cui caratteri macro e microscopici erano quelli di un tubercoloma. Dopo


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l'intervento l'ammalato migl iorò rapjdamente e presto cominciò a lasciare il letto. Ma il 18 maggio fu colto improvvisamente da brivido intenso: seguì temperatura alta e si manifestarono presto segni di risentimento meningeo. Una puntura lombare eseguita nella stessa giornata diede esito a liquido

Fig. t. Formazioni a pugnali cd a foglie plurilobate.

xantocromico ed opalescente con positività delle reazioni globuliniche, au· mento di albumina, (0,25 per mille IN1ssill) e di elementi cellulari. Il giorno appresso la medicatura della regione operata si presentava inzuppata di liquido colato dal drenaggio, di as_petto puriforme. Si stabi· liva rapidamente una si ntomatologia d'ipertensione che consigliava l'estra·


SPECIALE REPERTO CRISTALLOGRAFICO DEL LiQU IDO CEFALO RACHIDIANO

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zione di liquido ventricolare il quale era di aspetto xantocromico e torbido. Gli esami diedero : positività delle reazioni globuliniche: Albumina 0,25 per mille (Nissl): presenza di 100 cellule per millimetro cubico che, osservate sia a fresco che colorate, avevano per la maggior parte i caratteri d'istiociti e di cellule epitelioidi. Era dunque netta una dissociazione cito albuminoidea. Aggravatosi ancora lo stato del l ' infermo, il quale si lagnava di dolori urenti alla schiena, il 28 maggio fu eseguita con puntura lombare l'estrazione di 10 centimetri cubici di liquido che si presentò xantocrornico, torbido, e formò, dopo qualche ora, un reticolo di Mya nelle due provette. Fortemente positive le reazioni globuliniche. Albumina 0,48 per mille (Nissl). All'esame citologico si notò una quantità enorme di elementi corpuscolari, 629 per mmc., (cellula di Fuchs Rosenthal) di forma e grandezza diversa, in massima parte, dalle solite cellule. Le tracce di bleu di metilene, usato per mettere in miglior risalto le cellule all'osservazione a fresco, ne avevano colorato solo la parte marginale. Per meglio studiare questi elementi che a piccolo ingrandimento sembravano in gran parte dei cristalli, centrifugai subito parte del liquor e di~posi delle gocce del centrifugato su vari vetrini, alcuni dei quali, dopo asciugamento a temperatura ambiente e fissa zione furono colorati con May Gri.imwald e Giemsa, altri con il metodo di Ziehl Nielsen per la ricerca del

bacillo di Koch ed altri li lasciai senza fissazione e colorazione. Preparai pure dei vetrini con gocce di liquor non centrifugato dei quali solo alcuni furono fissati. In tutti i vetrini fissati, in q uelli non fissati ed in quelli colorati notai al microscopio un quadro cristallografico sui generis caratterizzato anzitutto dalla presenza di numerosissimi cristalli che no~ avevano , l'aspetto solito sia perchè mancavano le forme di piramide quadrangolare, proprie del cloruro di sodio e le forme simili a fogiie di felce in vicinanza dell'anello periferico, sia perchè le formazioni a croce, anzichè essere grossolane e tozze erano costituite da travature armoniche sottili ed a contorni quasi tutti netti (fig. 1). Inoltre il loro numero, anzichè diradarsi verso il centro dci preparati, si rendeva molto più fitto e la loro forma molto più piccola (fig. 2). Accanto a questi caratteri differenziali, di orginc generale, l'osservazione metteva in evidenza la presenza di belle formazioni a pugnali ed a foglie pluri]obate, entrambe di grandezza molto varia, come le formazioni a croce, e di elementi lunghi aghiformi, quasi tutti disposti verso l'orlo periferico della goccia (fig. 3). Su parecchi di questi poi si notava l'impianto ad angolo retto di altre formazioni aghiformi più piccole seghettate o no. Il reperto dunque era abbastanza insolito perchè i cristalli erano già preformati nel liquor e perchè la forma e disposizione di essi nei vetrini erano diverse da quelle osservate in casi normali ed in casi patologici. 5-

Giornale di medicina militare.


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SPEC IALE REPERTO CRISTALLOGRAFICO DEL LIQUIDO CEFALO RACHIDIANO

Richiamo l'attenzione sul tempo di formazione dei cristalli per dire che, sebbene nel liquor non essiccato si sia notato qualche volta la presenza di scarsi cristalli, come in un caso di rottura di cisti della tasca di Ratke a seguito di ventricolografìa, capitato in clinica, in cui si videro alcuni cristalli aghiformi, disposti a ruota e costituiti di tirosina, tuttavia non è stata mai osservata la presenza così numerosa di essi del tipo da me notato. Delle

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Fig. 2. Parte centrale di un preparato in cui i cristalli so no fittissimi, ma s1 riducono nelle dimensioni in modo notevole.

figure riprodotte solo la prima è ricavata da un preparato colorato con May Griimwald e Giemsa. Si \jfde in questa che il colore ha tinto parte del margine delle travature, mentre la seconda e terza figura sono riprodotte da preparati non colorati. A completamento riferisco che la ricerca del bacillo di Koch fu nega· riva e che l'ammalato, contrariamente al parere dei medici, fu dimesso per volontà della famiglia che lo condusse fuori Milano e non fu più seguito dal personale della clinica. Decedette circa 20 giorni dopo la sua dimissione. Abbastanza incuriosito dallo strano reperto, volli portare l'attenzione su altri liquidi patologici ed eseguii numerose ricerche, specie sul liquor pro-


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veniente da ammalati oper.1ti sul cranio, nei quali il prelevamento, a scopo decompressivo, sia per via lombare che per via ventricolare, trova la necessaria indicazione. Dirò subito che non mi fu possibile ritrovare cristalli nei liquidi non essicati. Ho dovuto perciò ricorrere al prosciugamento delle gocce.

Parte periferica del

Fig. 3· preparato in cui risultano i

cristalli aghiformi.

I risultati mi portano a raggruppare i reperti in quattro categorie: 1) reperti di liquor spinale e ventricolare di ammalati vari ; 2) reperti di liquor proveniente da operati sul cranio; 3) reperti di liquor proveniente da emorragie cerebrali; 4) liquidi di cavità cistiche. Della prima categoria, liquor spinale e ventricolare di ammalati vari, ho osservato n. 3 casi di tabe dorsale, quattro di paralisi progressiva, quattro di tumori cerebrali, due di tumori cerebellari non operati, uno di ascesso cerebellare da otite media purulenta, un caso di parkinsonismo post-encefalitico, 5 di epilessia post-traumatica con idrocefalo, uno di gliosi spinale, due di sclerosi in placche, due di tumori del midollo prima dell 'i ntervento, uno di


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SPECIALE REPERTO CR ISTALLOGRAFICO DEL LIQUIDO CEFALO RACHJDIANO

meningite tubercolare, quattro liquidi ventricolari di tumori prima dell'intervento, uno di ascesso cerebrale da ritenzione di proiettile di data antica prima dell'intervento. Totale dei casi della prima categoria n. 31. N ei liquidi dei suddetti ammalati riscontrai di diverso dal reperto normale solo la presenza delle formazioni a foglie plurilobate. Tali formazioni furono notate nel caso di ascesso cerebellare ed in quello di meningite tubercolare i cui liquores avevano forte reperto infiammatorio con pleiocitosi. Della seconda categoria, liquor spinale proveniente da operati sul cranio, ho osservato tre casi. In due di essi il liquor, per prelevamenti successivi, a causa di ipertensione, fu seguito periodicamente. L'intervento operativo non si era limitato in questi due casi alla sola decompressione, ma erano stati asportati pezzi di tessuto turnorale. Il reperto cristallografico non si allontanò dal normale tranne che per prevalenza di formazioni a croci tozze su quelle piramidali quasi scomparse. Nel terzo caso, il liquido spinale fu prelevato qualche giorno dopo e fu negativo. Della terza categoria, liquor proveniente da emorragia cerebrale, osservai due casi: nel primo si trattava di un soggetto il yuale un mese prima riportò frattura del!a base cranica ed aveva nn liquor spinale xantocromico, pochi giorni dopo l'ictus, e liquor incolore privo di globuli rossi, dopo trenta giorni. Fu appunto n el primo caso e nel liquor del secondo caso che ritrovai delle formazioni a croce molto simili ai reperti precedenti, con assenza dei cristalli a foglie plurilobate ed a lunglù aghi. I vetrini del liquor provenienti dall'ammalato con frattura della base del cranio, per omissione involontaria, furono fissati alcuni giorni dopo di guisa che l'umidità ambiente li alterò in parte. Comunque nella figura riprodotta (fig. 4) si riconosce la presenza di numerosissimi cristalli a croce molto piccoli e più tozzi di quelli delle figure precedenti, ma molto simili specie a quelli della zona intermedia della seconda figura. La fig. 5 riprodotta dal secondo caso: 2a puntura lombare, fa vedere nettamente le croci molto più eleganti delle comuni e molti simili a quelle della prima tavola. Quasi nel centro vi è poi una form azione a stella a sei punte . In queste formazioni a croce si vede però che le travature hanno delle inserzioni aghiformi di minor rili.evo delk travature stesse e che si devono attribuire a precipitazioni di altre sostanze chimiche diverse dal cloruro di sodio, a giudicare dal loro potere rifrangente (fig. s). Nei liquidi cistici accanto a qualche cristallo a croce tozza vi erano formazioni a foglie di felce, a lame, spade seghettate, di minor rifrangenza di quelle date dal cloruro d i sodio, che costituivano una trama continua su tutto il preparato.

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Concludendo le mie osservazioni mi portavano ad ammettere che il particolare reperto cristallograiico era dovuto a due fattori: iniiammazione meningea ed emorragia intracranica di data non recente.

Fig. 4·

Fig. 5·


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SPECIALE REPERTO CR ISTALLOGR i\FICO DEL LIQUIDO CEFALO RACHIDIANO

Infatti le forme plurilobate erano state notate in liquidi infiammatori (meningite settica e meningite tubercolare) e le forme a croce ed a pugnale nei liquidi prelevati da soggetti con emorragia cerebrale, dopo scomparsa dei globuli rossi, cioè a distanza di tempo dali 'episodio emorragico. Non rividi le formazioni a lunghi aghi. Debbo f:trc un particolare cenno sul reperto cristallografico del liquor studiato in clinica dai clottori Porta e Disertori e portato a conoscenza in un loro lavoro con il titolo: « Una particolare sindrome liquorale per probabile malformazione della barriera ». Detto liquido, che era caratterizzato da xantocromia e coagulazione massiva, in assenza di compressione midollare, non presentava un reperto cristallografico speciale. Basandomi sulle ultime considerazioni volli osservare se il liquor venisse modificato nel suo quadro cristallogr;tfico mescolandolo a sangue con siero o solo aggiungendovi dei globuli rossi. Per quest'ultima esperienza mi sc::rvii dei globuli rossi di montone. Il liquor usato fu quello proveniente dai due casi di tumore cerebrale operati in cu i il liquor era stato prelevato a varie riprese e mantenuto sterile, tranne che in due provette bsciate senza turacciolo a temperatura ambiente. I preparati furono allestiti dopo quattro giorni, dopo dicci giorni, dopo un mese e dopo sei mesi. Nei liquidi sterili le formazioni cristalline non presentarono speciali modificazioni della loro morfologia, mentre per i liquidi lasciati in provetta senza turacciolo notai che i campi microscopici erano cosparsi di cristalli di cloruro di sodio a forma quasi tutti di piramide quadrangolare e che dalla periferia del preparato si allungavano verso i\ centro le sobte formazioni a forma di felce. Queste formazioni erano come immerse in una trama a minor rifrangenza di spade seghettate, di lame orlate e di alghe. l caratteri ottici perciò facevano supporre che quest:t trama fosse costituita da sostanze chimicamente diverse òal cloruro di sodio. L'esperimento dungue aveva dato esito negativo. Tale risultato mise in rilievo che nelle prove eseguite mancavano, molto vervsimilmente, condizioni speciali legate alle proprietà vitali delle mening1 e degli spazi pcrivasali. Non bastava cioè mescolare sangue e liquor ed aspettare la distruzione degli elementi corpuscolati per ottenere una particolare cristallizzazione di sostanze disciolte. Occorreva forse la partcipazione attiva degli apparati che regolano il deflusso ed il riassorbimento del liquor, certamente alterati nel caso descritto, per avere delle modificazioni morfologiche del quadro cristallografico. Concludendo queste osservazi.Pni mettono in rilievo che solo in particolari processi patologici a carico del sistema nervoso la forma e disposizione dei cristalli possono su bi re delle modificazioni tali da essere tenute in particobrc considerazione. Ulteriori ricerche potranno chiarire la vera


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essenza del fenomeno osservato e port::ue ad evenwali nuove conoscenze sulla fisiopatologia del liquido cerebro-spinale. R1~SSUNTO. Viene riferita l'osservazione di numerosi cristalli nel liquor non essiccato, i cui caratteri, osservati su preparati asciutti, mostravano pecuiiarità diverse dci comuni cristalli dci liquidi spinali e vcntricobri c dci liquidi cistici. Dette peculiarità, in base ad ulteriori osservazioni cd <·spericnze, vennero attribuite ad alterato dcflusso c riassorbimcnto del liquor in presenza di sangue c di fatti infi:.unmatori delle mcningi e degli spazi pcrivas:~li.

BIBLIOGRAFIA DISF.RTORI: Fisiologia dd liquor. - Pozzi Editore. Rom:l, ' 9.!5· HEN:-JJ..;G e NoRr•oRTH: Z. Klin. Mcd. 1, 1933· HENNING e A. BEcK: Klin. W. n. 7, 17 febbraio '934 · G. F.-.rrovrcH: Note e riviste di psichiatria, n. 2, 1935. 1-.AFK~: Die Cerebrospinal fluSS!gkàt. Dcutsckc, 1()30. P. LENTI: Aspetti ,·aratteristici del liquido cefalo rachidiano. - Società medico chirurgica Veneziana, 20 maggio '935· LtVINSON: CerebrospÌI:al fluid. Kimpwn London, 1929. UJPot..o: Das verhalten Kristallinischer Stoffe in der Hirm. - Ruckcnm:~rkfliis sigkeit Archiv. f. Dermat. u. Syphilis 17 febbraio 1922, aout 1935, p. 112. M. Rossi: IL quadro di aSC"iugamento del liquido cefalorachidiano. - l{ivista di Neurologia, fase. VI, 1934. PoRTA e DISERTORI: Una particolare sindrome liquorale per probabile malformazione della barriera. - Rivista sperimentale di freniatria, f. H, '935· TIIOMSON: Note 011 certain peculier crùtals found in the ccreérospinal fluid form a case os lcptic Meningitis. - Lancet, Londor. 1915, 653. ZEI~ER · H ENRtKSEN: Formation de cristaux daru le L. C. R. et signifìcation diagnostique . - Revue Neurol, t. 64, n. 4· octobre 1935. pag. 5'3·


DIREZIONE DI SANITA MILITARE - INTENDENZA A. O. I. Direttore di Sanità: generale medico MAURIZIO BEnEI. Laboratorio chimico batteriologico e tosaicologico d' armata.

STUDIO PRELIMINARE SULLE ACQUE TERMALI DI ADDIS ABEBA (Fonti di Fil- Uà) Dott. Giulio A udisio, tenente chimico farmacista, direttore del Laboratorio.

La tradizione vuole che la città di Addis Abeba s1a stata costruita per permettere alla Regina Taitù di frllire più comodamente delle. acque termali che sgorgano in un punto centralissimo di quella che adesso è la capitale dell'Impero Italiano. Anche non volendo dar peso a simile leggenda, il fatto tangibile che pure oggi, ed anzi oggi forse p iù dei tempi dell'ex Impero Etiopico, un numero grandissimo di indigeni, di ogni ceto ed ogni classe, usa a scopo curativo e con immensa fiducia tali acque, mi ha indotto ad esaminare con tutti i mezzi a mia disposizione le acque in parola, tanto più che da indagini condotte pare che analisi complete non siano mai state eseguite, e che quindi la fiducia che gli indigeni hanno n elle virtù terapeutiche di queste acque, che sono usate in s:variate forme morbose, reumatiche e cutanee, abbia un'origine esclusivamente empirica. Ma l'empirismo non può essere ammesso più oggi che queste terre sono all'ombra della nostra Bandiera. A vendo avuto l'incarico di esaminare chimicamente le acque termali delle fonti di Fil - Uà, ritengo non siano privi di interesse i primi risultati ottenuti, sia perchè, come s'è detto e a quanto mi risulta, nessuno ha mai fatto conoscere, in precedenza, la composizione chimica di d ette acque, sia perchè potrebbero servire per la continuazione c:: l'ampliamento di tali studi. Altre ricerche chimiche più complete sono anche in corso in questo stesso laboratorio. Le acque delle sorgenti di Fil- Uà sgorgano m polle disseminate in una vasta zona di terreno situata quasi al centro di una grande depressione, che divide la città vera e propria dalla stazione ferroviaria, e si può st:1bi· lirne la posizione esatta dicendo che tale zona si trova quasi al centro di una retta ideale che unisce l'ex Ghebbì Imperiale alla stazion e ferroviaria c a circa rso metri ad Est dal punto di confluenza del Torren te Curtumi con il T orrente Gamelè. Il terreno in cui sgorgano tali palle è di natura cretacea ed è circondato, dove non esistono costruzioni, da un folto bosco di eucaliptus: come costruzioni di una certa importanza esistono nell'immediato dintorno un oleifìcio ed un Albergo (Albergo Europa) oltre k Terme vere e proprie, di cui vengo a dire.


STUDIO PRELIMINAR E SULLE ACQUE TERMAU DI ADDIS ABEBA

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Le attuali Terme, così chiamate molto pomposamente dall'ex Imperatore, per quanto non presentino, non dico una parvenza di quelle chè nei Paesi civili si direbbero comodità ma neanche le necessarie norme di igiene, furono costruite nel 1928 a cura del N egus Ailè Selassiè Tafari e dirette dal 1930 sino al giorno della nostra occupazione dallo indigeno Gabramedhin Likiasu dal quale ho attinto le notizie testè date. Le acque vengono convogliate in due vasche in cemento, di forma rettangolare e scoperte, di dimensioni di circa m. 5 x 3 e sopraelevate dal terreno di circa 4 metri, che raccolgono le polle più importanti e di maggiore potenzialità. A queste due prime vasche ne segue una terza di dimensioni uguali, nella quale si riversano le acque debordanti dalle prime due. A queste sono inseriti dei tubi di condotta che conducono le acque all'Albergo Europa, ai lavatoi pubblici per indigeni, e alle vasche per i bagni. Le Terme vere e proprie sono costituite da tre grandi costruzioni: la prima di queste comprende quattro grandi vasche in pietra, per i bagni in comune per gli indigeni delle classi più povere : una seconda costruzione è suddivisa in dieci vani ognuno dei quali ha due o tre vasche per bagni singoli (escluso un vano che ha 8 vasche ed uno 5) ciascuna delle quali ha il proprio rubinetto per l'immissione delle acque. La terza costruzione infine comprende altri pochi vani, ove sono situate 12 vasche per bagni singoli, che erano riservate, prima ddla nostra occupazione, per i Ras; accanto a queste poi, esiste una vasca particolare costruita nel 1934, riservata alla Imperatrice Menen. Tali edifici, adattati, potrebbero servire come nucleo per la costruzione di nuove Terme e di nuovi bagni, degni di tale nome, dove si potrebbero veramente godere i benefici che queste acque, razionalmente sfruttate, potranno dare. Dire della probabile origine di queste acque, non è cosa facile, sia perchè non esistono studi geologici profondi della zona, sia per la mancanza, per il momento, di tutti quei mezzi necessari a tali studi: riporto perciò senz'altro i risultati ottenuti nel corso degli esami chimici. Al momento del prelievo del campione (2 ottobre 1936: ore 16) le condizioni atmosferiche erano le seguenti: - temperatura ambiente: 22" C.; - cielo: leggermente nuvoloso; - atmosfera: leggermente ventilata.

ESAME FISICO E CARATTERI ORGANOLETTTCI :

(Il campione è stato prelevato, con tutti gli accorgimenti necessan, direttamente nelle due vasche di raccolta delle polle, e i dati chimici sono riferiti ad un campjone delle due vasche).


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STUDIO PRELIMlNARE SULLE ACQUE TERMALI DI ADDIS ABEBA

Temperatura nelle vasche di raccolta: Nella prima vasca : 72v C.; Nella seconda vasca : 53" C.; Nella vasca raccogliente le acque debordanti dalle prime due: 48" C.; Sapore: salino, allappante;

Aspetto: limpido; Colore: incolora, con riflessi azzurri, per trasparenza; Odore: nessuno; Sedimento : nessuno.

ESAME CH iMI CO :

Reazione: alcalina (tornasole tintura e alla fenolftaleina); Peso specifico : r,oo28; Residuo fisso a no·· C.: gr. 2,3770 per mille; Residuo fisso a 180° C.: gr. 2.3540 per mille; Sostanze organiche: gr. o,oo n I per mille; Ione Calcio: o,oo41 per mille; >> Magnesio: gr. 0,00299 per mille ; Ione Bario: tracce mtmme;

Ione Ferro: gr. 0,0699 per mille; >• Alluminio: gr. o,or6o >> >l Sodio: gr. o,6541 » >> » Potassio: gr. 0,0372 » L itio: tracce mi nime » >> Nitrico: tracce minime » >• Solforico: gr. 0,1686 » Cloridrico: gr. 0,04964 » >> Carbonico (libero e semicombi nato): gr. o,968o per mille; Ione Carbonic0 (com binato): gr. 0,2420 per m ille; Si lice: tracce.

La ricerca di altri ioni (Rame, Arsenico, Iodio, Mercurio, Stronzio, Manganese, Piombo, Zinco, Ammonio, Fosforico, Solfidrico) ha dato, in questi primi esami, esito negativo. H o però in corso ddle ricerche più accurate per svelare la eventuale presenza di alcuni di essi (Rame, Arsenico, Iodio, Mercurio), anche in tracce minime. L 'analisi è stata eseguita esclusivamente:: con mezzi di dotazione del Laboratorio Chimico Batteriologico e T ossicologico d'Armata, da me diretto, mezzi, come è noto, sufficienti solamente per un 'analisi preliminare di primo orientamento. Il peso specifico è stato determinato col Ficnometro di Ga,j-Lussac ; le sostanze organ iche sono state determinate col metodo acido di Kubel : il calcio è stato determinato quantitativamente sotto forma di carbonato; il magnesio sotto forma di pirofosfato: l'alluminto ed il ferro sono stati determinati, il primo sotto forma di sesquiossido per pesata, il secondo per via vol umetrica (previa riduzione a sale ferroso) con il permanganato di potassio: il sodio ed il potassio sono stati determinati pesandoli sotto forma di cloruro il primo c sotto forma di cloroplatinato il secondo: l'aci· do nitrico è stato ricercato col metodo della brucina in acido solforico: l'acido sol fori co è stato calcolato pesa n dolo sotto forma di solfato di bario:


STUDIO PRELIMINARE SULLE ACQL;E TERMALl D! ADDIS ABEBA

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il cloro è stato determinato per via volurnetrica seguendo il metodo di Fr. Mohr: l'anidride carbonica libera e semicombinata col metodo Pettenkoffer- T rillch: totale col metodo Frescnius Classen e la combinata è stata calcolata per differenza. Non è stata possibile la determinazione dei gas liberi disciolti nelle acque, la determinazione della conducibilità elettrica e della radio attività non essendo per il momento questo laboratorio attrezzato per si m ili ricerche. Esse formeranno in un secondo tempo c non appena possibik, unitamente ad altre ricerche, oggetto di un mio nuovo studio. Ho eseguito anche un'analisi sommaria dci terreni che si trovano nelle immediate vicinanze di alcune pollc si tuate al di fuori delle T erme e che non sono mccoltc n~ convogliate, ma ~he sgorgano libere, in terreno aperto. Tale analisi mi ha rivelato la presenza di forti quantità di idrogeno solforato e di acido fosforico, spiegabili però col fatto che su tali terreni gli indigeni portano a compiere lun ghe immersioni, nel fango che naturalmente si forma, numerose mandrie di hovini, che con le loro deiezioni cambiano naturalmente la costituzione del terreno. Riguardo all'origine e al percorso delle acl1ue di Fil- Uà, per il mcmento, comt- già ho detto, nulla è possibile stabilire con esattezza: le carattri istiche delle acque quando sgorgano alla superficie (forte pressione, alta temperatura, me~colanza con vapori, forte percentuale salina) e l'ubicazione delle sorgenti, possono però far pensare che tali acque siano di provcnienzJ molto profonda e che attraversando, allo stato di vapore e sotto forti pressioni, strati permeabili di terreno, si condensino negli ultimi tratti al di sotto della crosta terrestre trascinando in soluzione parte dei sali che incontrano lungo il loro percorso. Ma, come ripeto, per ora non sono possibi li, per molteplici ragioni, deduzioni o affermazioni complete c più sicure, ma certamente tali studi verranno compiuti col tempo e, integrati dalle necessarie ricerche geologiche, potranno dare il loro contributo per hl maggiore valorizzazione di

queste acque che presentano proprietà terapeutiche veramente utili. Concludendo : dai risultati analitici su descritti le acque delle Fonti di Fil - Uà si potrebbero definire acque termali alcaline - carbonate -clonirate - sol fate- sodico- ferruginose, leggermente litiosc. Bisogna però aggiungere che esse sono potentemente ferruginose, come si può notare confronta ndo il contenuto in ferro ione (gr. 0,0699 per mille) al contenuto in ossidulo dr. ferro (gr. 0,054 per mille) delle acque di Santa Caterinl in Val Furva (Italia) che sono considerate le acque più potenti ferruginose italiane. E' da tener presente anche la forte quantità di alluminio (gr. o,or6o per mille), di sodio (gr. o.6541 per mille) e Ji acido solforico (gr. 0,1686 per mille), dati, tutti questi, che possono essere molto utili per lo studio delle possibilità di uno sfruttamento terapeutico razionale delle acque.


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STUDIO PRELlMlNARE SULLE ACQUE TERMALI DI ADDIS ABEBA

Queste, già usate empiricamente dagli indigeni per forme reumatiche, post-reumaùche e per molte affezioni cutanee d1 natura varia, hanno dato e danno risultati veramente ottimi: da notizie raccolte e da osservazioni mie dirette ho potuto stabilire che individui colpiti da gravi manifestazioni articolari, trasportati a braccia alle Terme, dopo una cura eseguita rimanendo immersi per circa tre-quattro ore al giorno dopo un periodo di quattr<><inque giorni, ritornavano alle loro case guariti o quasi. In forme cutanee di vario genere poi, mi sono stati riferiti casi di miglioramenti veramente n otevoli, nonchè di rapide guarigioni. T ali risultati, nel caso di affezioni reumatiche e post-reumatiche si possono facilmente spiegare per il meccanismo .hsico della temperatura delle acque: nel caso delle affezioni cutanee si può prevalentemente pensare all'azione del] 'acido carbonico libero, dell'alluminio e dello ione S04 • I risultati medicamentosi di queste acque e la conoscenza dei loro componenti, meritano veramente uno studio accurato e profondo delle loro proprietà terapeutiche perchè indubbiamente si potranno avere nella Capitale dell 'Impero, delle T erme utili in molti casi, tanto più se si pensa che oltre alle applicazioni cui ho accennato, si potrebbero sfruttare anche pe;· via interna, come acque ferruginose, con modalità da stabilirsi, in tutte qucllc forme di anemie, es:aur.imenti, debolezze generali ecc., in cui le acque ferruginose possono arrecare giovamento, tenendo però presente che il contenuto di solfati e d1 cloruri conferiscono loro un leggero potere lassativo. Si può anche tener presente la possibilità di uno sfruttamento secondario delle Terme, convogliando i vapori, fortemente alcalini, in adatti impianti da inalazioni per il trattamento di quelle affezioni d eli 'albero respiratorio per cui tali inalazioni si rendono giovevoli. RIASSUNTo. -Dati i risultati ottenuti, le acque delle Fonti di Fil - Uà si possono con. siderare acque alcalino- carbonate - clorurate - solfa te- sodico - ferruginose, termali, c'he possono essere sfruttate a scopo terapeutico in molte forme cutanee e in forme reumatirhr e post - reumatiche.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE Contributi alla valutazione di effetti tardivi degli avvelenamenti da gas di guerra. (« Veroffentl. aus dem Gebiete des Heeres- Sanitatswcsens », Hft.

O. MuNTscH. -

102, 1937)· La perizia medica del dopoguerra incontra spesso delle grandi difficoltà nella valutazione di effetti secondari e tardivi degli avvelenamenti da gas bellici; molto si è peecato in questo campo non soltanto da parte dei c:tcciatori di pensioni, ma anche per opera di medici che sono incorsi in numerosi, ma perdonabili errori. Infatti in nessun altro campo della scienza medica vi sono tante incertezze come !n questo, ovc d'altra parte l'esperienza è ancora molto scarsa, non avendosi ancora nozioni sicure c definitive sulla genesi e la patologia delle malattie da aggressivi chimici. Fortunatamente l'interesse e la comprensione dei medici sono andati aumentando in questi ultimi anni, mentre l'esperienza del dopoguerra viene a creare delle basi sicure, rispondenti alle circostanze della pratica. Per poter giudicare il rapporto causale esistente tra avvelenamento da gas di guerra t conseguenti stati tardivi bisogna avere nozioni sufficienti sugli avvelenamenti da gas. Orco Muntsch ha visto nel passato anno una perizia fatta da un Istituto Universitario che doveva avere valore legale: e che è stata revocata volontariamente due mesi dopo, in seguito ad un attento esame della speciale letteratura. Un fatto simile va a discredito di tutta la professione medica; solo colui che possiede competenza teorica c pratica deve assumersi la responsabilità di una perizia che ha grande importanza nell'avvenire di un malato; in caso contrario deve avere il coraggio di rifiutare l'impegno. Per poter dare una perizia su di eventuali conseguenze di un avvelenamento da aggressivo chimico bisogna: 1) studiare a fondo la rispeçtiva letteratura; 2) dimostrare l'esistenza di un ininterrotta serie di sintomi fra l'avvelenamento effettivamente sofferto ed j fenomeni tardivi ad esso attribuiti. Già la constatazione che l'individuo in questione è stato effettivamente vittima di un attacco di gas incontra delle difficoltà. Nell'archivio sanitario militare germanico che si riferisce alla guerra mondiale non si trova altra indicazione nelle cartelle degli ammalati colpiti da attacchi di gas che « avvelenamento da gas >1 o cc leggero avvelenamento da gas>>; non si fa quindi nessuna distinzione tra i var1 tipi di gas impiegati allo scopo, nonostante la diversità dci sintomi da essi determinati. Importa invece avere la diagnosi esatta nel singolo caso, la quale può essere tratta dai sintomi annotati, le cure fatte, e da altre altre piccole circostanze accompagnatorie. A maggiore chiarimento Muntsch cita il seguente esempio: il moschettiere X attribuisce ad un attacco di gas sul fronte occidentale, capitato nel 1916, una schizofrenia di cui soffre e che è stata curata la prima volta nel 1928. Una perizia fatta nel 1929 da uno specialista per malattie nervose, esclude l'esistenza di un ra pporto tra la schizofrenia e l'attacco di gas, perchè durante la guerra X non ha mai presentato fenomeni nervosi, perchè i fenomeni dati dall'avvelenamento da gas si limitarono a fatti trache::ali. come risulta dalle registrazioni dell'ospedale militare, e perchè la alterazione psich ica iniziò soltanto nel 1926 e vi fu un tentativo di suicidio nel 1928. I n base a questa perizia venne da prima negata la richiesta pensione, in seguito a ricorso del paziente e nuova perizia a lui favorevole invece concessa nel 1931, in base ad un verdetto che riconosce nella schizofrenia di X una conseguenza tardiYa ddl'av\'elen:tmcnto da g".!S


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sofferto nel 1916. Prendendo in esame il suddetto caso Muntsch si è chiesto anzitutlo quale tipo di gas era stato adoperato nell'attacco di cui X fu vittima. Dalla testimonianza di un compagno d'armi risultò che nel combattimento presso Tahure, nel giugno 1916, i Francesi avevano gettato delle g ra nate a gas, le quali caddero anche sul riparo ove si era rifuggiate l'X. Il fatto è confermato dal Bollettino militare della 12' compagnia del 112" Reggimento di Fanteria tedesca, nel quale viene riferito che X fu colpito da avvelenamento da gas il 28 giugno 1916, causato da granate nemiche a gas. 11 fatto del subìto avvelenamento da gas d cvrebbc perciò essere sicuramente dimostrato. Ma già la prima assistenza sanitaria avuta da X e da altri soldati contemporaneamente trovati nel distrutto riparo, rende perplessi, poichè essa consistette nella pratica della respirazione artificiale per rianimarc g li uomini svenuti. Lo specialista non ig nora come le istruzioni di servizio vietino la respirazione artificiale in simili avvelenamenti a causa del pericolo di una lesione traumatica polmonare. Nel 1916 non poteva trattarsi che di g:~s croce verde (Fosge ne) di cui gli effetti si localizza no sul polmone e consistono pri ncipalmente in ed ema polmo nare tossico acuto; più che mai. in questo caso em dunque conrrowdìcata la respirazione aru[iciale. Più strano anco ra è il fatto che X dice di sè e dci suoi compagni di sventura, che decedettero in seguito, di essere stati tuni svenuti con bal'a a lla bocca. Questa affermazione, se 1·eritiera, esclude l'azione di un gas di guerra, che provoca svenimenti o, caso mai, soltanto nello stadio finale della malattia, quando la g ravi tà dell'edema polmonare mette in evidenza il compone nte tossico narco tico dell'acido carbonico, e non v'è più salvezza. X però non solo si salvò, ma il suo avl'de. narnento da gas non ha nemmeno reso necessario il trasporto all'Ospedale. Risulta dalla sua cartella che è rimasto 8 giorni nell'ospedaletto da campo, per CS· sere poi mandato nel lazza reuo delle rctrovic per una infezione difterica. Dur31llC la sua degenza non si ebbe il più piccolo reperto ai polmoni, mentre Ì! stata positiva la ricerca del bacillo difterico. Si è detto che X fu trovato con la schiuma alla becca; questo sintomo è caratteristico dell'edema polmonare, il lJUale però nel caso in questione mancò, come dimostra il reperto negativo dei polmoni. Ma si riscontra anche in altre condizioni schiuma alla bocca, ad. es. nell'alterazione od interruzione della respirazione ad es. nell 'asfissia. Volendo anche ammettere che in X siasi trattato di un avvelenamento da gas, non è porsibilc vedere un rapporto fra questo e la schizofrenia comparsa nel 1928. Gli effetti tardi vi del gas croce verde (Fosgenc) riguardano quasi esclusivamente i polmoni c soltanto rarissimamente qualche altro organo; su 10.000 colpiti da gas nella grande guerra non si trova fra i combattenti germanici un unico caso di schizofrenia come effetto tardivo. Tra tutti i gas di guerra quello che tardivamentc colpisce il sistema nervoso è l'ossido di carbonio. Questo gas si sviluppa nella detonazione di proietti, specialmente nell'esplosione di g ranate; durante la guerra esso ha causato d egli avvelenamenti quando le g ranate esplodevano in ambienti male ventilati, come ripari, trincee ecc. L'avvelenamento da ossido di carbonio si accompagna spesso a svenimento e come primo a iuto si usa in simili casi la respira zione artificiale. Tutti questi fatti giustificano nel caso X la diagnosi retrospettiva di un avvelenamento da ossido di car· bonio capitato in individuo seppellito in un riparo semidistrutto c quindi molto mal~ acrcggiato. Tuttav ia, seguendo nei suoi particolari il quadro morboso offerto da X dopo il suo risveglio dallo svenimento, noi non troviamo in esso - è Muntsch che l~ Jice - punti d i appoggio per un avvelenamento da ossido di carbonio e questi non si pos~ono rintracciare nemmeno durante la degenza nel lazzaretto, ove mancarono ass<r lutamente sintomi da parte del sistema nervoso centra le c del cervello, come indizio dr un avvelenamento da CO. Dimesso dal lazza retto, X ha ripreso normale ~cr v i zio al campo e al ritorno dalb guerra si è sposato cd ha lavorato bene per quasi dieci anni. Dato questo lungo intcr· vallo di indisturbata salute, Muntsch esclude l'esistenza d i un rapporto causale tra


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avvelenamento da ossido di carbonio e schizofrenia nel caso che. si volesse ammc::ncre l' esisten za di un avvelenamento da ossido di carbonio. L ' A. però per le rag ioni su esposte, ha escluso que:;ta possibilità, in appoggio della quale parlt'rebbc soLt:mto lo svenimento avuto da X c dai suoi compag ni ; egli crede di poter spiegare l'accaduto ammettendo che una granata esplosiva abbia fatto cadere i! riparo, sotterra ndo i soldati che vi si trovavano. Per mancanza d'ossigeno essi a ndavano incontro all'asfissia se non fosse g iunto l' aiuto. E' notorio eh •: alla morte per :tsfissia prcceJe il solito svenimento con schiuma alla bocca; come primo soccorso si pratica in simili casi la respirazione artificiale. Con questa semplice spiegazione appare an che chiaro come X no n abbia pre:.entato alterazioni delle v ie respiratorie e dci polmoni, nè sintomi a norm ali da p arte del sistema nervoso. Non vi fu avvelenamento di sorta,, e lo ~venim e nto era causato unicamente dalla mancanza dii ossigc:no. La sch izofrenia comparsa in X nel dopogue rra, non p uò aver avuto alcun ra pporto coll'accidente capitato nel 191 6. Il caso riferito dall' A. mette ::mzitutto in luce l'importan za delle registrazioni ospitalicre, che non sono una semplice necessità burocratica, m a possono avere g ran de valore a nche per le diagnosi retrospettive; inoltre esso di m ostra quanta competenza, esperien za e senso critico possa richiedere la perizia su di un avvelenamento da gas ed i suo1 effetti ta rdi vi . Un altro caso viene riferito dal Muntsch per dimostrare come una diagnosi errata possa portare grande danno econ omico :tll'ammabto. Il dott. -M. muore nel 19_33 per grave insufficienza cardiaca (cor bovinum con dege nerazione del miocardi o e dilata?.IOOC dell'aorta). La ved ova vede un diretto rapporro tra la mabttia cardi:tca c he portò a morte ed un grave av,·clenamento da gas, d i cui M. fu vittima nel 1917, e reclama un a pensione. Il tribunale in vece dichiara che la malattia di cuore è conseguenza di un reumatismo articolare sofferto da M. circa 10 anni più tardi e neg a l'assistenza dello Stato alla vedova, affermando che mancano i necessari sin tomi d i ponte tra l'av,·elt·namento e la malattia che portò a morte. Al ri corso della vedova, Mumsch è in vi tato di far e la perizia e di dichiarare se effettivamente un avvele namento da gas possa ledere il cuore e se questo fu iD caso nel dott. M .. Alterazioni cardiache compaiono spesso se non regolarmente dopo gli avvelenamenti da gas e sono da sole in grado di condurre a morte. Esse appaiono all'autopsia in forma di ipertrofie dei ventricoli e sono gravi non soltanto nel periodo acu to dell'avvelenamento, ma soprattutto come effetto tardivo. Questo fatto è ampiamente dimostrato e confermato dalla letteratura. Su 83 casi esaminati molto tempo dopo l'avvelenamento Sandal trovò nel 14 % cardiopalmo, nel 26 % dilatazione e rumori cardiaci anormali, nel 45 % tachicardia; Lian ha constatato numerose volte insufficienza cardi aca dopo avvelenamenti da gas; Rivoire descrisse una serie di lesioni cardiache permane nti, spe-

cialmente tachicardie ed insufficienze; Dautrebande parla di «cuore irritabile » permane nte e Lustig non soltanto conferma questo reperto, ma riferisce nel suo volume - dice Muntsch - di numerose miocarditi capitate come effetti tard ivi di avvelenamenti da gas. E. dunque indiscutibile che gli avvelenamenti da gas in ge nerale ed in particolare quelli da fosgene producono come effetti tardivi delle malattie d i cuore. Il dott. M. era Chimico in un Laboratorio per lo studio e la prova dei gas di guer ra e come tale ha spesso esposto la sua vita. N ell'esperimento ch e lo ha così gravemente danneggiato e che si occupava di nu ove granate a gas, . un suo collaboratore trovò la morte a suo fianco. M. stette oltre 5 settimane nel lazza retto d i T., poi olt re 8 settimane in un Ospedale Militare. Durante la degenza il suo bollettino parla spe.sso di « attività cardiaca e circolatoria insoddisfacenti », di « toni cardiaci im puri »; non v'è quindi dubb io che il suo cuore ha realmente sofferto di questo incidente. Il reumatismo arti colare di cui M. fu colpito var~ anni dopo, ha trova to un cuore danneggiato e compro messo e questa grave complicazione condusse a lla catastrofe. La peri zia fatta da Muntsch, stabilì ed affermò un nesso causale tra l'avvelenamen to da gas sofferto nel r9 r7 e la morte del dott. M. dovuta ad insufficienza cardiaca ed avvenuta nel 1933·


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L 'esempio riportato dimostra come non sempre i sintomi dì ponte siano chiari per tutti, ma possono richiedere talvolta grande competenza ed un attento esame di tutte le circostanze. In riguardo a lesioni permanenti l'A. divide gli avvelenamenti da aggressivi chimici in due categorie: quelli che alterano le funzioni di un organo e ·quelli che determina lesioni anatomiche. I casi del primo gruppo, al quale appartengono gli avvelenamenti da gas lacrimogeni e da gas croce azzurra (Difenilcianarsina), in generale non presentano lesioni permanenti, essendo l'effetto della sostanza tossica superficiale e passeggero. Nel secondo gruppo, ove entrano in causa i gas croce verde (Fosgene) e croce gialla (Iprite), si possono riscontrare lesioni permanenti sopratutto alle vie respiratorie, ai polmoni ed al cuore. L 'A. rimanda in merito alla letteratura ed afferma soltanto che tra le lesioni pol:monari stanno in prima linea il tipo bronchitico (bronchite permanente od obliterans, bronchiectasia) e quello asmatico. Importante è anche il cosidetto tipo pseudotubercolare, che si differenzia dalla vera tubercolosi solamente per l'assenza del bacillo di Koch. Negli avvelenamenti da croce gialla (Iprite) va sempre tenuta presente l'azione di assorbimento c l'effetto dannoso sull'organismo in generale; questo vale anche per gli avvelenamenti cronici, in segui·ro a continuo assorbimento di pic:colissime quantità della sostanza tossica, come possono accadere nei laboratori o nell'imbottigliamento dei gas. Parlando delle perizie negli avvelenamenti da gas Flury così si esprime: « Nessun altro campo della tossicologia pratica offre al perito tante difficoltà come gli avvelena· menti da gas e vapori tossici. Ogni singolo caso presenra le sue particolari difficoltà di cui la soluzione richiede molta esperienza c senso critico. Colui che vuoi dare giudizi

su avvelenamenti. da gas deve avere personale conoscenza delle loro caratteristiche e non può basarsi esclusivamente sulla letteratura e sulla esperienza altrui 11. Muntsch vuole sottolineare questo parere, il quale mette i medici di fronte alla necessità di studiare a fondo questa materia per acquistare intima conoscenza della genesi e di tutte le particolarità degli avvelenamenti da gas tossici. Il sottoscritto reputa suo dovere aggiungere di suo che le conferenze, le lezioni ed ogni altra forma di propaganda sugli aggressivi chimici di guerra e sugli effetti da essi provocati, dovrebbero essere affidate soltanto a coloro, c particolarmente ai medici mili· tari, che durante da guerra mondiale e nel dopo guerra hanno potuto acquistare almeno le nozioni fondamentali di fisiopatologia, di clinica e di terapia su li' importante argomento. Nulla vi è di peggio delle obbligate o volontarie improvvisazioni. A. L.

AVIAZIONE SANITARIA

Inquinamento dell'aria nei velivoli, da gas dei motori, e sua influenza sul personale di bordo. (c1 Luftfahrtmedizin l', l Bd. II H.).

S. RuFF. -

Dal sempre piil diffondersi dell'uso di miscele antidetonanti nei carburatori per motori di vclivoln, sorge la questione dell'influenza dci gas di scappamento sul personale di bordo. Gi~ con l'introduzione dell'antidetonante etilico si notarono manifestazioni, che con l'aument:lrc della potenza dei motori e di \·elocità, data l'accresciuta quantità di gas di scappamento che possono invadere cabine di pilotaggio, di osservatori e di passeggeri. son da considerare pericolose. N ei )!as da combustione oltre l'CO in diverse concentrazioni, attira l'attenzione la presenza di anidride carbonica, aldeide e acroleina, alcooli, acetone, fenolo, acidi c com· posti org:mici solforati. N ei carl:ìuranti etilizzati anche i composti di piombo. I gas da


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combustione di oli contengono aldeide sotto forma di composti: metilaldeide, paraformaldeide, etilaldeide, ma fra essi l'allilaldeide provoca irritazione di ogni mucosa con cu1 vien a contatto; l'acroleina riesce anche tossico mortale in diluizione di o, rs - 0,2 per kg. negli animali da esperimento (Lewin). Da quanto sopra l'A. in altra sua comunicazione fa notare come le gastriti dei piloti, frequenti, non ultima causa hanno nel ripetuto apporto di composti aldeidici che raggiunto il cavo orale con l'aria, disciolti nella saliva pervengono nello stomaco. Avanza anche l'ipotesi che dato Puso di tetraetile di Pb come antidetonante vi siano possibilità di avvelenamento cronico da piombo : ben il 54•45 % di piombo tetraetile vi è nella miscela, oltre al 36,36 % di bromuro d'etile, contro il 0,09 % di neutralizzante (monocloronaftalina) c denaturante (colorante per disposizione di legge) il o,ox %. Il contenuto in Pb nei gas d i scappamento che interessa è in relazione alle condizioni dei motori ed è calcolato dalla D. A. P. G. (Deutsch-Amerikanisch Petroleum Gesellschaft) in 24 mmg. di Pb per mc. di gas di fronte ad una concentrazione di o,o8 eme. per litro di carburante ed il 3 % di CO. [Ho riassunto questi dati di interesse tecnico-medico, per dare una idea dei fattori di inquinamento qualitativamente come quantitativamente a cui è esposta l'aria respirata daJ personale di bordo, che per il muoversi dell'apparecchio in piena libertà tli sconfinate masse d'aria, non sembrerebbe dovesse impensierire]. Invece - e l'A. si dilunga sui dispositivi tecnici ed installazioni per assicurare l'allontanamento dci gas da scappamento - basta pensare alla pressione minore che regna nella cabina in confronto a quella esterna in cui l'aria è violentemente compressa, dal motore e dalla progressione dell'apparecchio, su le pareti di questo, per spiegarsj. come gas di scappamento possano esser aspirati per interstizi anche minimi di pervietà intorno alle porticine d'ingresso in maggior o minor quantità che però per lunghi viaggi può esplicare azione nociva. In considerazione di quanto sopra e di numerose osservazioni di leggeri avvelenamenti da CO, l'A. ha esaminato numerosi apparecchi al fine di determinare il contenuto di CO nell'aria dei vari ambienti (di pilotaggio, d'osservazione, dei passeggeri) e nelle varie posizioni dell'apparecchio (volo orizzontale, in salita, in discesa, in virages) che influenzano sia la espulsione dei gas da combustione come la loro eventuale aspirazione negli ambienti. I campioni di aria erano prelevati con ingegnose dispositivo d) bottiglie di 2-3 litri piene di soluzione di cloruro di sodio 3 % che vuotandosi per un rubinetto del fondo di esse determinava il vuoto nel recipiente rimpiazzato dall'aria in esame portata al collo della bottiglia per un tubo il cui estremo libero la aspirava in vari ambienti. Il contenuto in CO è stato sempre superiore al o,ot vol. % compatibile nell'aria ambientaJe, in apparecchi senza collettore di gas da combustione, mentre in quelli provvisti di tubi di scappamento i percento di CO variano secondo le varie posizioni dell'apparecchio in volo, in assetto orizzontale, virate, discesa, e secondo la quota, nelle cabine passeggeri sempre al di sotto del minimo tollerabile, nel posto di pilotaggio o di osservazione sempre superiore. Tenendo conto che con l'aumentare della velocità e della quota di altitutline i motori bruciano meno completamente i carburanti, per cui i gas di scappamento son sovraccarichi di elementi nocivi, l'A. conclude per l'adozione di dispositivi di scarico coi quali negli ambienti di bordo non si debba in nessuna occasione superare una concentrazione di CO di 0,0025 % in volume per esser sicuri che non ne deriva d:mno alle persone. In base a queste considerazioni il collaudo dci nuovi apparecchi in Germania vene anche su la determinazione della concentrazione di CO nelle cinque varie condizioni di volo, che non deve superare la cifra stabilita come minima tollerabile. R.~FFONE.

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Giornale di medicina militare.


RIVISTA DElLLA STAMPA MEI)ICA ITALIANA· E STRANTERA

IGIENE \V ALTNER K. -

La malattia di Bang latente. neu·eserdto. (t( Der deut. Militararzt )),

fase. I, gennaio 1937). Fra le malattie infettive che son<i state osservate i n questi ultimi a nn t m Germania, rt veste un particolare interesse per gli igienisti militari la malattia di Bang, altrimentt detta febbre ondulante da brucella abortus Bang. Le indagini dell'A. si riferiscono agli an ni 193<>-1933• al tempo cioè in cui l'esercito tedesco non era costituito che dai 100 mib uomini volontari della Reichswehr. La più gran parte di qu~sti soldati volontari proveni va daUe campagne, dove avevano avuto contatti più o meno frequenti, a causa del loro mestiere di contadini, con bestiame e materiale infetto da Br. abortus; era giusti· hcato quindi il sospetto che un certo numero di ~ssi avesse potuto contrarre l'infezione in forma latente o del tutto asintomatica. Complessivamente le ricerche furono compiute su 4741 soldati, di cui 3741 erano ra ppresentati da individui con forme intestinali non ben definite e per i quali s'imponeva l'accertamento diagnostico di laboratorio, e 1000 da militari, ai q uali era stato prelevato il sangue per la reazione di Wassermann. Nel primo gruppo (A) furono trova ti 383 sieri che agglutinavano la Br. abortus, ad un titolo variante da 1 : 100 a 1 :6oo, n m prevalenza dei titoli da 1:100 a 1 :200; nel secorndo gruppo furono trovati 36 sieri che davano l'agglutinazione positiva, ad un titolo da 1:50 a I :200, con predominio dei titoli più bassi. In totale 419 sieri positivi, uguale all' 8,84 %· Poichè un'agglutinazione positiva per la Br. Bang, ad un titolo non molto elevato. non può essere giudicata :tssolutame::nte probativa per la diagnosi di infezione da Bang, .tnche in forma latente, ad evitare errori di valutazione, l'A. ha compiuto sui medesimi soldati altre ricerche, tenendo conto soltanto di quelli che avevan fornito una aggluti· nazione positiva da r :200 a oltre. Furono praticate pertanto comparativamente le seguenti prove: fissazione del com· plemcnto, reazione allergica intracutanea, sedimentazione dei globuli rossi, esame nu· mcrico c morfologico dci lcucociti, cultura c iniezione del sangue a cavie. E' ampiamente descritta la tecnica delle singole prove con riferimenti bibliografid, e sono anche ri portati alcuni casi clinici più dimostrativi. A prescindere da cinque casi, in cui la ricerca culturale e quella su l'animale si dimostrò positiva, l'A. attribuisce maggior valore alle prove delJa reazione intracutanea, della sedimenta2.ione delle emazie, c del quadro ematologico, anzichè alla semplice agglutinazione, inquantochè un titolo di agglutinazione di I :300, r :400 non rappresenta una prova sicura di reazione immuni. ta ria. Nei casi, in cui tutte queste prove si dimostrarono positive, si trattava d i individui :mcora capaci di infettare, e pertanto pericolosi dal punto di vista epidemiologico, anche dopo molto tempo dalla contratta infezione. L'A. ha anche osservato che la positività dell'agglutinazione e dctfa reazione dermica non viene affatto influenzata dalla fatica tìsica (marcia di prova di 25·30 km.). Una dcrmoreazione positiva va considerata come segno specifico d'infezione. REITANO.

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CHoRJNE. - Le reazioni sierologiche dovute alle euglobuline. (<t Annales de l'inscitut Pasteur », T. 58, 1937).

L'A. fa uno studio accurato sulla parte che in alcune reazioni sierologichc prendono le . eu ~lobulio e. Esamina .anzitutto la reazione di Heruy per la malaria alla quale incomtncta col negare la natura specifica: la melanina ha potere antigene solo negli albini


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c dd resto differisce completamente daM pigmento malarico ; la separazicne del siero dal coagulo accelera la scomparsa della positività; mentre gli anticorpi hanno bisogno di qualche tempo per form:mì la r. di Hmry diventa positi,·a dopo 3-'7 giorni dalla malarizzazionc; inoltre essa si svolge ad una concentrazione di sali molto inferiore a quella che inibisce l'azione degli anticorpi. D1luendo un siero malarico in acqua distillata ed in soluzioni saline a concentrazioni crescenti la curva di flocculazione è parallela a quella ottenuta con la r. di Henry, ma quella si arresta prima macroscopicamcntc, mentre facendo le osservazioni al fotometro il parallelismo è perfetto e la differenza di opacità è dovuta all'opacità propria della melanina aggiunta. Facendo un paragone tra sieri diversi si nota che la flocculazione dei sieri normali è quasi nulla, piccola nei sieri sifilitici, maggiore nei sieri malarici, massima nei sieri di kala · azar. Secondo l'A. la melanina non fa altro che rendere più evidente la reazione e, considerata la difficoltà della sua preparazione e titolazione, propone di sostituirla con una sospensione di carminio (tutti e due agirebbero aggregandosi ai fiocchet ti di siero rendendo più visibile il fenomeno). Nella reazione sono le euglobuline che agiscono ed in proporzione deUa loro quantità; ma vi intervengono altre sostanze tra cui dci complessi lipo-proteici non ben definiti come dimostra l'indebolin·.ento della reazione che si ha lavando i sieri con l'etere. Le sierine ostacolano la reazione, mentre le psetidoglobuline non vi pigliano parte. L'inattivazione dci sieri inibisce la reazione per alcalinizzazione dei sieri dovuta all'allontanamento dell'anidride carbonica. Passando alla reazione di V t>rnes l'A. ha studiato quale parte delle frazioni protciche del siero ha importanza aggiungendo a dei sieri normali le diverse proteine scriche. In tal modo ha potuto stabilire la netta influenza dell'aggiunta di euglobuline. Di queste più attive sono quelle ottenute per dialisi tra le quali maggiormente attive sono quelle insolubili ad una concentrazione di cloruro di sodio superiore al 4 %- L'aggiunta di sierine ostacola la reazione. Nel kala-azar il disquilibrio proteico del siero raggiunge la massima intensità. La formolo-gelificazione viene intensificata dall'aggiunta di euglobuline ed in minore grado dall'aggiunta di pseudoglobuli ne, mentre le sierine ostacolano la reazione. La formoloopacificazione invece viene favorita dalla frazione più insolubile delle euglobuline. L'acqua distillata, il fenolo, il tannino e l'alcool agiscono analogamente per la loro azione flocculante sulle euglobuJine. L'A. viene alla conclusione che le euglobuJine non hanno una composizione omogenea, ma di esse si possono separare frazioni differenti fra loro probabilmente per la presenza di diversi complessi lipo·proteici. Nel corso delle varie malattie' una di tali frazioni viene man mano a predominare e determina la reazione caratteristica dell'infezione, finchè l'aumento complessivo non diviene tale da superare la barriera della specificità cd allora tutte le reazioni delle euglobulìne di\·entano positive. Attualmente non abbiamo un metodo di dosaggio che ci permetta di precisare la proporzione delle diverse frazioni presenti in un siero. FLORIO.

MEDICINA INTERNA D. AnLERsBERc e M. WAcHsTE IN. - Pancreas t ricambio dd cloruro di sodio. ( u Kl inische Wochenschrift >>, r6 gennaio 1937, n. 3). Rapporti tra il ricambio degli idrati di carbonio c dei cloruri sono stati· rib·ati da Meyers, Meyer-Bisch, Chebanier ed altri in base all'osservazione che diabetici non curati presentavano, accanto ad alti valori glicemici, notevole abbassamento della cloruremia, mentre la terapia insulinica portava ad abbassamento della glicemia ed a norma-


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li11.1Zione della clorureinia. Ciò, mentre lasciava intravvedere rapporti non dubbi tra il ric:tmbio dei carboidrati c quello dci cloruri, permetteva ancora di prospettare la que, tannc dell'importanza del pancreas sul ricambio dei cloruri, oltre a quella ben nota 'ul ricambio degli idrati di carbonio. Allo scopo di precisare tali rapporti gli AA. nel la t ' Clinica medica dj Vicnna, di rctt:J da Eppinger, hanno intrapreso importanti ricerche sperimentali e cliniche. Le prime condotte su. cani di grossa taglia, sottoposti all'asportazione del pancreas, h.111 no dato risultati molto c\imostrativi. E precisamente: subito dopo l'intervento nOle:\ ..le abbassamento nel sangue e nei tessuti dei cloruri, la cui eliminazione per l'orina t 1:1 molto aumentata. Coincideva aumento dell'azoto residuo. Durante tale periodo ipodort'lnico era diminuita la sensibilità per l'insulina, della quale, per raggiungere l'equilibrio glicemico, erano necessarie dosi molto elevate. Ancora in animali privati di pan,.,, ·" il vitto ipoclorurato faceva aumentare in modo rilevante la glicemia e la glicosuria, 111< allre l'aggiunta di cloruro dj sodio all'alimentazione portava ad un miglioramento dei ,!J,turbi del ricambio dei carboidrati, di cui la utilizzazione aumenta\·a, e si poteva 1. 1 g,~iungere la normalizzazione somministrando un numero di unità d'insulina molto piì1 basso che nella dieta aclorurata o ipoclorurata. Pertanto i risultati di tali ricerche portano alla dimostrazione Ji un rapporto tra il ricambio dci carboidrati e dci cloruri non solo, ma anche dimostrano l'importanza del 1'·1n.:reas sul ricambio di quest'ultimi, con meccanismo però non precisato. In linea d'il'otesi gli AA. in base alla conoscenza che animali surrenectomizzati soccombono in corna ipocloremico come gli animali, cui si è asporuto il pancreas, deducono rapporti iunzionali tra pancreas e surrcni. Le ricerche cliniche, che dovevano convalidare quelle sperimentali e portare la 'luc:stionc nel campo pratico terapcutico, sono state meno dimostrative. Se Mc. Quarrie in bambini diabetici riuscl a migliomre la tolleranza dei carboidrati somministrando 1 ~ grammi dj cloruro di sodio per kg. di peso corporeo, gli AA. in diabetici adu l~i di ,·,tria gravità non hanno ottenuto risultati molto evidenti, a prescindere dall'intollera n za di .akuni ammalati per dosi elevate di cloruro di sodio. Di qui la deduzione che il d iaht·tt· dell'adulto dev'essere diverso, per quanto ciò non sia dimostfabile, da quello del h.111thino. Però, come già Wilder, anche gli AA. hanno osservato buoni risultati con la somlll ll t i ~ trazione di cloruro di sodio in diabetici complicati ed iposcnsibili o del tutto resi>lcnti all'insulina, nei quali si ottenne miglioramento della tolleranza per i carboidrati t ' l potette diminuire il numero delle unità d'insulina quotidiano. Tali osservazioni, anche se non permettono conclusioni precise, pure offrono alla terapia del diabete un'altra risorsa, cioè la somministrazionc di cloruro di sodio, l:a cui importanza è notevole, qualora si consideri che essa può rendere utili servizi propr io nn casi di diabete grave, quando fe nomeni complicanti (gangrena, ecc.) e la scars:t dlt,:acia della terapia insulinica rendono la prognosi molto ~iservata, se non del tutto t!•l.t usta. Se gli AA. in base ai risultati delle loro ricerche non sono pervenuti ad una cont• tinne, se non molto ipotetica, sul meccanismo intimo dei rapporti tra ricambio dei ··tal n1idrati e quello dei cloruri e dell'azione del pancreas su quest'ultimo, è da rilevare 'lot' indagini recentissime di Frcy e Glatzel, condotte su animali e su individui sani ' d1.1betici portano in argomento qualche chiarificazione, avendo essi dimostrato che l .t;•one dell'insulina sul fegato è legata alla presenza di determinate quantità d i dc>' tll" di sodio. Ulteriori rìccrche sono necessarie per meglio chiarire l'importante questione. R. o' ALESSANDRO.


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CHIRURGIA GENERALE I metodi di messa in evidenza dd linfatid sul vivente, applicati ano studio del problema del cancro. (« Re\'ue de Chirurgie >>, gennaio 1937).

A. RooR!cuEs. -

L 'A., nel corso delle ricerche sul sistema lin :atico fatte nel Laboratorio eli Chirurgia sperimentale della Facoltà di Medicina di Porto, ha perfezionato i metodi che permettono di mettere in evidenza il sistema linfatico a tal punto da affermare che no n esiste oggi alcun territorio del sistema linfatico che non sia suscettibile di essere messo in evidenza sull'animale vivente. T ali metodi sono: il metodo radiologico. che consiste nell'iniettare delle scstanze opache (come il tordiol, il thorotrast e ultimamente il perabrodil) nei territori linfatici periferici di un organo o nei gangli linfatici, allo scopo di riprodurre su un film le vie linfatiche efferenti di un organo o i grandi tronchi collettori linfatici; e il metodo diretto che permette di osservare i vasi linfatici al momento stesso dell'atto operatorio, dopo che sono stati colorati con l'iniezione intra-linfatica di una soluzione di indacocarminio al 4/ 1000, soluzione che li colora di bleu e li fa così distaccare nettamente dai tessuti vicini. Questi metodi hanno permesso .11l'A. di realizzare varie indagini su certi problemi di fisio-patologia del sistema linfatico. Il posto importante preso dal sistema linfatico in tutti i capitoli dcll'oncologia e la conoscenza delle pratiche Ji guesti metodi di osservazione sul vivente, portano a credere, d ice l'A., che esse potrebbero arri vare a costituire dei preziosi mezzi per chiarire l'importante problema del cancro nei suoi diversi aspetti, nei capitoli della patogenesi, della diagnosi, della terapia e, in generale, nella sua chirurgia. Cosl, dal punto di vista patogcnetico potrebbero chiarire le incertezze che esistono ancora nel meccanismo di generalìzznione dci tumori maligni, se cioè la propagazione del cancro avviene per via puramente linfatica o per la via linfatica associata alla via sanguig na. Dal punto di vista della diagnosi, potrebbe darci preziose informazioni, in certi casi, la conoscen,za delle condizioni di pcrmcabilità o di trombosi dei tronchi linfatici che emanano dalle zone cancerose, permeabilità che il metodo radiografico può perfettamente far conoscere. Come per es. per il canale wracico la conoscenza della semplice infiltrazione o l'obliterazione completa cancerosa, nel malato ancora vivente, sarebbe di alta importanza per la scelta della rispettiva terapia. E lo studio conveniente dei diversi aspetti radiologici dei vasi linfaticì secondo il grado di invasione neoplasica potrebbe fornire dei dati precisi sulla estensione delle lesioni, estensione che è difficile valutare con la semplice esplorazione clinica cd in certe localizzazioni del cancro. In certi casi il metodo radiografico di mettere in evidenza i vasi linfatici potrà anche illuminarci sulla struttura di alcuni t umori di difficile biopsia, come per es. del reticolo-endotelioma lìnfatìco (tromba, epididimo, cordone spermatico), costituito essenzialmente da una grande proliferazione dei vasi linfatici. . La terapia del cancro può anche avvantaggiarsi dall'applicazione pratica di questi metodi all'uomo, perchè la medesima tecnica di introduzione della sostan za opaca ai raggi X o della sostanza colorante, permetterà di fare l'introduzione, direttamente nei territori linfatici efferenti di zone cancerose, di sostanze radioattive, ciò che, combinato all'azione locale del radium o all'irradiazione con i r:~ggi X, darà al terapista un mezzo più efficace forse per agire sulle neoplasi~ e per an nu llare la loro disseminazione lungo i t erri tori lin fati ci. M a, continua l'A., è sopra tutto nella chirurgia del cancro che tali metodi possono rendere preziosi servizi ed avere il posto più importante, perchè indicano al chirurgo, durante l'atto operatorio, dopo che la zona in cui si svilu ppa la neoplasia è stata debita-


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RIVISTA DELLA STAMP:\

MEDICA ITALI ANA F. STR .'\N l i:.RA

m<.: nte iniettata e colorata, il territorio linfatico rispettivo, come i gangli che deve esmpan:, in modo da mettersi al riparo da recidive. Tali sono le suggestioni che lo studio perseverante del sistema linfatico ed il fa~t:ino acquisito nell'applicazione dei metodi di osservazione dci linfatici sul vivente han no fatto nascere nello spirito dell'A .. Noi che ne condi vidiamo la giustezza della concezÈone, ci aug uriamo che la realizzazione di ulteriori profonde ricerche saprà confermare l'applicazione di questi metod i all'uomo. Il lavoro è arricchito di numerose, chiare e molto d imostrative radiografie. FLORIDIA.

OFT ALMOLOGIA Au rMo BtActo. Un metodo personale di liana d'Ottalmo logia l>, 1936, n. 11-12).

terapia del cheratocono. ~(t Rassegna Ita-

L 'A. premesso che il chcratocono, malattia grave e progressiva della cornea, lascia aucora molte incertezze sulla sua etiopatogenesi e perciò sulla sua terapia, consiglia un ~uo m etodo di cura che ha potuto sperimentare con notevole successo in parecchi casi. ri metodo, a dire dell'A., è semplicissimo e tollerato perfettamente dal paziente ( dal bulbo oculare; egli lo definisce rapido, sicuro, efficace. Il metodo Alaimo consiste pertanto in applicazioni diatcrmiche non perforanti, rcalrzza te da un piccolo elettrodo a sfera (da 1 1 /~ a 2 mEllimetri di diametro) collegato al polo positivo dell'apparecchio, mentre il polo negativo con placca si dispone indifferen temente alla coscia o alla nuca. L'elettrodo si applica in corrispondenza dell'apice del cono f.acendo passare una corrente dai 50 ai 6o M. A. per la durata di 1-2 secondi. Ne residua una opacità definitiva ed a tutto spessore, che, per la sua piccolezza e per il fano c he di solito l'apice del cono si trova spostato un po' all'esterno ed in basso rispetto al polo anteriore della cornea, lascia libera la porzio ne inte rna del disco prepupillare della cornea per dove passa l'asse visivo consentendo così un sufficiente visus senza bisogno di ricorrere aU'iridectomja a scopo ottico. L 'A. nei pazienti operati col suo metodo ha potuto constatare riduzione di ametrop ie da 6 a 12 diottrie, a parte. s'intende, il residuale astigmatismo che si accompagna ;l tu tti i processi di riparazione. TESTA.

C.. SoLJcNoc. - Contributo allo studio dell'eziologia. e. della patogenesi del cala.zio. (e< Annales d'oculisùque " · febbraio 1937). l mteressant~ studio sperimentale istologico e batterioEogico, in cui anzitutto l' A. b

L necessarie premesse storiche dalle quali si rileva la grande quantità di stud~ com· piu ti s u questo argomemo che, pur rift rendosi ad una m alattia benigna e la cui importam~a può sembrare secondaria, ha interessato sem pre, e molto, i ra ri ricercatori e su cui ciò nonosta nte non è stata fatta ancora luce completa. Per la maggior parte degli oss~rvatori l'aspetto gra nulomatoso della lesione indie~ una infiammazione cronjca, ma ne varia l 'agente causale. Sono stati tirati in causa ' germi più banali, c da alcuni AA. accu[ati anche i bacilli t ubercolari del tipo aviario atte nuato, c da a ltri anche dei parassiti non ben identificati. Vi sono AA. invece che csçludo no ogni intervento microbico ritenendo che la reazione infiammato ria locale sia dov uta a riassorbimento di grassi immobilizzati per ostruzione dei canali escretori delle


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ghiandole di Meibomio e diffusisi per la consecutiva degenerazione dei cui ui sacco ghiandolari. L'A. dopo :tccurati esami istologici e batteriologici, dopo :Jver compiute prove cul-

turali con calazi asportati o col contenuto di essi ottenuto mediante aspirazione, è giunto alla conclusione che il calazio è un processo infiammatorio cronico, per fagociwsi di grassi, processo nel quale l'infezione microbica, \ungi dall'avere un'importanza principale, risultò come sovrapposta e relativamente poco frequente. T ESTA .

OTO-RINO-LARINGOLOGIA A . MALAN. - Cicatrizzazione ritardata dopo interventi sulla mastoide. (11 n Valsalva )• , n. 2, febbraio 1937-XV). Il Prof. Malan, in una comunic:J7.ione al Gruppo piemontese di O. R. L. nel di. cembre 1936 a Torino, ha fatto partecipi gli Otoiatri di interessanti rilievi che Egli ha potuto fare nella sua pratica quotidiana a rig uardo della cic:Jtrizza7.ione rit:~rdata dopo interventi sulla mastoide. L'A. ha constatato che, in modo eccezionale, la ferita mastoidc:J, invece di colmarsi rapidamente di rigogliose e buone granu lazioni e di chiudersi completamente dopo un periodo di tempo variabile da 3 a 5 settimane, presenta un anda mento particolare. Dopo un primo periodo normale, ad un tratto e per cause non sempre ch iarite il processo di ~tra nulazione rallenta, il tessuto connettiv<Jie neoformato si affloscia e la breccia già quasi totalmente riempita viene nuovamente ad approfondirsi e l'antro si riapre ampiamente verso l'esterno. T ale decorso nnormale si verifìcn nssni spesso in conseguenza di una mnla ttia in-

tercorrente (bronco-polmonite) e ad onta di tutti i rimedi (raggi u. v., cauterizzazione con nitrato d'Ag., cloruro di Zn., scucchiaiamento, ecc.) oppure per aumentare il potere di ri gc.nerazione dell'organismo (insulina, calcio, fosforo, ecc.) si stabilisce sempre una fistola antrale. A volte si ha una epidermizzazione completa dei diversi la ti della breccia, che viene poi a trasformarsi in un pezzo che termina nell'antro. Ancora si può avere che il vano operativo per sepimenti connettivali prende la parvenza di tessunto spugnoso, e 1n qualche caso si è constatato anche l'insorgere del tipico colesteatoma dc:>po parecchi mesi (16-18) dalla mastoidectomia. La suppurazione auriculare può scomparire del tutto o permanere sotto forma di una goccetta di pus sieroso o mucoso e può ancora ricomparire al minimo raffreddore. Questo particolare post-operatorio si osserva quasi unicamente in soggetti giovani ed in bambini di gracile costituzione, adenoidei di lieve grado ma soggetti spesso a recidive di adenoiditi. Ora, dice l'A., se la patogenesi di questa cicatrizzazione spesso è dovuta al permanere di un focolaio infiammatorio nasale o rino-faringeo, non bisogna escludere che nella tuba, a causa di questo focolaio, possono prodursi tali condizioni da permettere la fuoriuscita di secrezioni mucose e di aria nella mastoide ancora aperta per lo stabilirsi di una corrente ascendente spinta da una rapida espulsione di aria dalle vie aeree superiori. A tale uopo era necessario creare una chiusura artificiale all'orifizio periferico del corridoio della tuba. I nfatti si è sorpresi di assistere, dopo una pbstica bene eseguita (crucn tazione della zona già epidermizzata, scollamento ampio dei lembi, ecc.). allo stabi lirsi di una cicatrice solida, riposante su di un piano resistente derivato dall'organizzazione di un nuovo tessuto di granulazione formatosi appena interrotto il contatto dell'a r ia col fondo della breccia.


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Tale metodo in alcuni casi non raggiunge il successo, oppure non può essere adottato per abbondanza di secrezione; cd <àlora è indicato ricorrere all'apertura nel condotto uditivo della breccia mastoidea. Prcvia resczione di gran parte della parete posteriore dd condotto membranoso cd abbassamento più spinto possibile della sponda ossea anteriore mastoidea, si chiude l'apertura cutanea mastoidca e si drena mastoide ed antro dal condotto. T ale procedimento, che non è nuovo, ha dato all'A. parecchi esiti buoni: la mastoide rapidamente si colma e l'apertura operatoria del segmento posteriore del condotto si riduce rapidamente chiudendosi, a volte, anche completamente. La breccia mastoidea può essere colmata anche con la plastica per mezzo del musèolo temporale. Alla fi ne della sua magistrale ma pratica esposizione il Prof. Malan non manca di avvertire che tutti i procedimenti enunciati non sono da attuare se si è verificata una trasformazione colesteatomatosa del rivestimento epiteliale della trincea m astoidea.

S. V ITALE.

DERMO-SIFILOGRAFIA

Le modifiuzioni dd riflessi pupillari ndla sifilide nervosa. Il segno di Argyll-Robertson ed i suoi rapporti con l'atrofia iridea. ( « L a Presse

H . ScHALFER e LÉcER. -

Médicale », n. 2, 6 gennaio 1937). Premessa l'importanza ddle modificazioni dei riflessi pupillari fotomotori nella sifilide del sistema nervoso, gli AA. studiano : 1° le forme frustre di al terazioni del riflesso fotomotore; 2° il segno di Argyll- Robertson; 3" l'irregolarità pupillare e l'atrofia itidea. Fra le forme frustre di alterazioni del riflesso fotomotore, alcune, benchè non siano specifiche del.la sifilide, presentano un sicuro valore scmeiologico. Così l'esaurimento anormale del r. fotomotore, che si rivela con l'allungamento del tempo di latenza (intervallo tra l'iJlunùnazione della pupilla e l'inizio della contrazione), e che norma]. mente è inferiore a 1/5 di secondo; le modificazioni dd tempo di contraziouc c di dilatazione pupillare, di cui la più frequente è l'accorciamento della contrazione e della djJatazione pupillare, costituiscono già delle modificazioni patologiche. Il torpore pupillare può manifestarsi talvolta con una breve contrazione pupillare, se~ta da una dilatazione prolungata o con alternative di contrazioni e dilatazioni della pupilla. Anche il riflesso consensuale, che generalmente subisce variazioni parallele a quelle del riflesso diretto, può qualche volta presentare delle divergenze profonde. Tali variazioni del r. pupillare - che va determinato in camera oscura a mezzo di sorgente luminosa di data intensità o con registrazione cinematografica (LOwenstein) - posson far sorgere fondato sospetto di sifilide dd sistema nervoso. Dinanzi alla concezione di Babinski, che mette al segno di Argyll- Robertson delle condizioni perchè esso abbia tutto il suo valore semeiologico - permanenza del disturbo pupillare; invariabilità della rigidità pupillare, qualunque sia l'intensità lum inosa o la durata dell'oscurità precedente; dissociazione dei rifle!si e cioè abolizione del r. fotomotore e conservazione dell'accomodazione- convergenza; assenza di lesioni della retina e del n. oculomotore comune; bilateralità del disturbo, raramente unilaterale; miosi delle pupille, eccezionalmente di dimcozioni normal i concezione sostenuta dai neurologi anglo-sassoni e l'altra, per cui il segno di A. R. è considerato come semplice dissociazione dd riflessi pupillari con perdita del riflesso foto- motore e conservazione della contrazione all'accomodazione - con\'ergenza, gli AA., dopo aver esaminato 39 casi di abolizione


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del riflesso foto- motore, concludono che la concezione della maggioranza dci neurologi, i quali intendono per segno di A. R. la semplice dissociazione del riflesso pupillare con perdita del foto-motore e conservazione dell'accomodazione- convergenza, può sostenersi, se si ha la certezza che la perdita del riflesso fotomotore è permanente e che l'immobilità della pupilla non varia con l'intensità d'illuminazione e la durata dell'oscuramento. Dupuy- Dutemps, nell'attirare l'attenzione sulla frequenza della irregolarità pupillare e dell'importanza dell'atrofia iridea nella sifilide nervosa, ha rilevato che l'irregolarità pupillare può osservarsi senza atrofia iridea e che l'atrofia dell'iride è sempre consecutiva alla perdita del riflesso foto-motore. Tali constatazioni sono confermate in gran parte dagli AA. i quali hanno osservato che fra i loro 40 ammalati, in 29 vi era anisocoria, in 18 irregolarità pupillare e che di questi 9 non presentavano atrofia iridca; e concludono: esistono delle paresi localizzate dell'iride con ariflessia fotomotricc scgmentaria, senza atrofia iridea nel territorio corrispondente. L'irregolarità pupillare è frequentemente associata ai disturbi del riflesso fotomotore nella sifilide, trovandosi frequentemente nel segno di A. R., sia questo associato o non ad atrofia iridea. Al di fuori delle lesioni infiammatorie dell'iride, l'atrofia iridea è un eccellente segno di sifilide nervosa. Essa è quasi sempre associata alla perdita del riflesso fotomotore e sembra che nella maggioranza dei casi, per Dupuy - Dutemps, l'atrofia iridea sia consecutiva alla perdita dd riflesso fotomotore. Ma in un buon numero di casi sembra che essa evolva parallelamente alla scomparsa del riflesso fotomotore, e si possono osservare dei casi di atrofia evidente dell'iride, in cui il r. fotomotore non è completamente abolito. Di più sembra esistano dei casi, eccezionali senza dubbio, in cui Wla atrofia dell'iride riievante si associ a r. fotomotore sensibilmente normale. Infi ne la perdita del riflesso fotomotore è lontano d'essere sempre seguita da atrofia iridea. Gli AA. propendono ad ammettere l'esistenza di una doppia !esione anatomica, che spieghi nella sifilide la perdita del riflesso fotomotore e l'atrofia iridea, emettendo l'ipotesi che questa ultima dipenda da una lesione periferica localizzata a livello del neurone ciliare, a meno che essa non interessi Jirettamente l'iride, il che sembra più verosimile. PANOOLFI.

G. BENETAzzo. -

La cur.l dd J'(mfigo con il preparato Bayer 205 (Germanina). («Ii

Dermosifilografo », n. 11, novembre 1936). Il pemfigo e le dermatiti bollose costituiscono ancora oggi un campo molto oscuro nella dermatologia, sopratutto nei riguardi dell'etiopatogenesi, cosicchè i mezzi tentati per la cura sono stati diretti a combattere soltanto i singoli sintomi, che si presentano di volta in volta negli ammalati. Ciò spiega come numerosi siano i metodi terapeutici tentati, i quali se qualche volta sono valsi a far ottenere dei risultati brillanti, nella maggior parte dei casi non sono riusciti' a raggiungere lo scopo voluto. In questi ultimi tempi al numeroso armamentario terapeutico si è aggiunto un nuovo mezzo, completamente diverso da quelli finora usati, e che pare sia riuscito in molti casi ad ottenere vantaggi notevoli. E' la così detta Germanina o Bayer 205, preparata per combattere la tripanosomiasi, in cui si è dimostrata particolarmente efficace, determinando la guarigione in una discreta percentuale di casi e specialmente in quelli trattati precocemente. La terapia del pemfìgo con la Germanina fu tentata per la prima volta dal Veiel in Germania nel 1931.


no

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI I'.NA E STRANIERA

I risultati raggiunti con la nuova cura dapprima sembrarono ottimi e certamente una buona parte degli AA. si è venuta a creare molta incertezza sulla efficacia del preparato, dando così esito a idee contrastanti. La via di introduzione del preparato più comunemente usata è quella endovenosa, ma anche quella endomuscolare è utilmente seguita nei casi gravi o complicati da altre affezioni. Viene iniettata ogni 5-6 giorni, incominciando da gr. 0,50 e arrivando subito alla dose singola massima di gr. 1, con una dose totale variabile da gr. 4>50 a 7· Mentre alcuni AA. si sono limitati ad un solo ciclo di cura, altri hanno ripetuto la cura due o più volte a distanze varie di tempo, sopratutto in quei casi in cui il primo mtervento era riuscito vano. Il trattamento non è scevro di inconvenienti, potendo dar luogo ad elevazioni termiche, a forme eczematose e principalmente a fenomeni di ritenzione urinaria e a nefr iti gravissime emorragiche. Questi fatti indusstro alcuni ricercatori a sospendere senz'altro la cura, altri a conti nuarla in modo più blando con dosi basse e con iniezioni intervallate da periodi più lunghi. Occorre tener presente però che negli ammalati di pem6go si osservano fret] uentemente alterazioni renali !egatc alla malattia stessa, tanto che alcuni AA. hanno continuato la cura anche in casi di lesioni renali, somministrando il rimedio a dosi basse c per via endomuscolare cd hanno ottenuto la scomparsa della complicazione suddetta. L'A., dopo una rivista sintetica sui risultati della cura con questo nuovo preparata t: sulle complicanze a cui può dar luo~o, descrive cinque casi trattati con la Germanina presso la R. Clinica Dermosifilopatica di Padova, traendo deJle conclusioni in complesso piuttosto favorevoli sull'efficacia del rimedio, che può essere tanto più notevole, tt uanto più precoce· ne è l'impiego. ~ uperiori a quelli ottenuti con altri mezzi, ma in seguito in

CARLUCCI.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Direzion e Genera le d i Sanità mili tare nel giugno 1937-XVI

A NZIO (Campo sanat. clim. mi!.) • Sottotenente medico CAt<MELO ARACONA: Chirurgia del simpatico.

• Capitano medico MARio MASALA: Il Sert' I Z IO sanitario nella gue-rra etiOpica.

CAGLIARI •

*

Sottotenentc chimico f:Jrmacista DoMEI'ICO DEt.r- tr;o: La fun zione dei

sanitari r~ello Stato Corporativo.

*

CATANZARO • Sottotenentc medico GwsEPPE C.w .~LI ERE: Le appendiciti acute.

• Sottotcncnte chimico farmacista ALESSANl>RO PErE Toco: La guerra chimica e /<1 popolazione civile.

*

LIVORN O • Sottotenente medico prof. VALERIO N•coLETn: Diagnosi e terapia precoce della sifilide recente.

L'O., dopo aver parlato, a grandi tratti, della sifilide. quale malattia sociale, passa ad illustrare i vari metodi di indagine per giungere :~ Ila di:>gnosi della luc, soHermandosi particolarmente sulle reazioni di flocculnicne che dà nno un reperto positivo assai più prcccx;cmc ntc del la Reazione Wasscrma nn .

Le suddette reazioni, afferma l'O., si verificano, in media, una settimana prima della reazione Wassermann e ciò non perchè i due tipi di reazione rivelino nel siero due diversi anticorpi, ma percnè le teazioni di floccu lazione, sono capaci di rivdare q uantità di anticorpi così piccole che sfuggono alla meno sensibile R. W. e quindi sono già positive, in un momento in cui la produzione d i anticorpi ed il contenuto di essi nel siero sono ancora relativamente scarsi. Infine l'O. prospetta i vantaggi terapeutici che si detraggono da una diagnosi precoce.

*

PERUGIA • Dott. ANTON IO SEVERI , ddla Clinica chirurgica della R. Università di Perugia: Gli ascessi subfrenici.

L'O. ha illustrato sei casi di ascessi subfrenici occorsi alla sua osservnione e trattati ch irurgicamente. Si è intrattenuto sullo studio della ctiopatogencsi. della sintomatologia clinica c dc:lla terapia di tale forma morbosa.


772

CONFERENZE F. DJMUSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI

TRIESTE •

*

Sottotenentc medico GIORGIO CuRIEL : Sull'elettrocardiogramma.

• Tenente colonnello medico VINCENZo FIUMEFREDDO: Schlatter.

Malattia di Osgood ·

L'O., premesso un cenno sullo studio delle distrofie ossee giovanili, capitolo relativamente recente della patologia di cui è tuttora ignota l'esatta etiologia, ma di grande interesse in relazione ai più comuni traumatismi nei giovani militari alle armi, passa più particolarmente a parlare dtll'apofisite tibiaJc anteriore (malattia di Osgood- Schlatter). Accennato all'insorgenza subdola negli adolescenti ed alla ~intomatologia varia, parla del reperto radiografico sul quale esclusivamente si appoggia la diagnosi. Ricordato il normale processo di ossificazione della tuberosità anteriore ddla tibia, passa in rassegna le numerose c diverse ipotesi messe avanti dai varii AA. per spiegare l'etiopatogenesi; per la quale alcuni pensano ad alterazioni traumatiche, altri a processi infiammatori ed altri ancora a turbe evolutive, discutendo specialmente il valore infinitamente variabile attribuito all'elemento trauma per l'insorgenza della malattia : fattore indispensabile e fondamentale per alcuni, di nessuna importanza per altri. Conclude che al lume dei più recenti casi studiati è da ritenere che per determinarsi la maJattia di OsgoodSchlatter sia necessario il concorso di due fattori: un'aJterazionc acquisita o congenita che determina un perturbamento della normale ossificazione della tuberosit~ tibiale rcn· dendola deficiente ed un fattore traumatico, grave o leggero, unico o ripetut~, che avrebbe l'effetto di sostenere, aggravare c talvolta mettere in evidenza la malattia. Prende occasione infine dalla precedente rassegna per illustrare un caso, occorso aJI'osservazione della C. M. 0., di traumatismo al ginocchio sinistro che per l'incertezza dello studio aveva dato luogo da due anni a giudizi diagnostici contrastanti ed a provvedimenti medico-legali non sempre appropriati e per il quale un accurato rilievo radiograilco permise di accertare gli esiti di una contusione Jel ginocchio in soggetto con chiari segni di apofisitc ùbialc bilaterale e per ciò con morbo di Osgood · Schlatter riacutizzato; giudizio questo che ha permesso nel caso in discussione una più giusta valutazione medico-legale in relazione, principalmente, alla idoneità o meno del soggetto al servizio.


BIBLIOGRAfiA MEDICA MILITARE ITALIANA Giovanni, tenente medico. Caratteri della febbre ricorrente e del tUo esantematico osservati nelle truppe indigene nello Scioa. « Atti della Società medico . chirurgica di Padova )), anno XV (serie II), fase. 1, 1937-XV.

ANGELINI

-

Sui rapporti fra tifo esantematico e febbre ricotTente e sulle infezioni combinate. re Giornale italiano di malattie esotiche e tropicali ed igiene coloniale ll, fase. 2, febbraio

1937. xv. Conclusioni e riassunto. - In base all'esperienza acquisita in focolai epidemici, di modesta entità, di febbre ricorrente e di tifo esantematico, originati nello Scioa a carico di ascari eritrei (nel semestre giugno- novembre 1936 · XIV), vengono tratteggiati, con la scorta di informazioni desunte dalla letteratura, i rapporti epidemiologici e clinici che intercedono fra le due infezioni, le quali riconoscono lo stesso agente trasmettitore e posson o variamente combinarsi nello stesso individuo. Nel campo epidemiologico, più frequentemente è registrato l'instaurarsi del tifo esantematico successivamente alla febbre ricorrente, allorchè l'epidemia di questa infez ione si avvia al declinare: questo tipo di decorso epidemico venne appunto osservato nei focolai in questione. · Nel campo clinico, fra i vari tipi di as$oci:1zionc delle due forme morbose nel medesi mo soggetto, più di frequente si osserva che il tifo esantematico fa seguito alla febbre ricorrente: di questo tipo di combinazione appunto si forniscono esempi, desunti dalla casistica personale. E' osservazione concorde che il decorso del tifo esantematico in tal caso sia improntato a particolare benignità: l'esperienza personale conferma pienamente questo asserto; te n de inoltre ad assegnare, in questo senso, particolare importanza alla successione immediata o assai ravvicinata del tifo esantematico alla febbre ricorrente, poichè in altri casi in cui le due infezioni decorsero nello stesso individuo più o meno distanziate (da 45 giorni a parecchi mesi) l'attenuazione del quadro clinico del tifo esantematico non venne constatata. Si trae partito da questa esposizione per qualche nota clinica sul tifo esantematico negli indigeni eritrei e sulla insufficienza terapeutica di preparati mcrcuriali impiegati per via endomuscolare cd endovenosa, anche precocemente. c< Pediculus vestimenti )) trasmettitore di febbre

ricorrente nello Scioa. cc Minerva me-

dica », fase. 7• 18 febbraio 1937 · XV.

Riassunto. - In ricerche rivolte a dimostrare l'importanza del pediculus vestimenci come agente trasmettitore di febbre ricorrente in un focolaio di questa malattia nella regione nord-orientale dello Scioa, sono messi in evidenza i periodi di comparsa dell'agente spirochetico (nella forma consueta e nella forma metaciclica) negli cctoprassiti, in rapporto con le fasi della malattia e con il reperto positivo o negaÙ\'O di spirochete nel sangue del malato. CASELLA prof. Benedetto, maggiore medico Prove per svelare la simulazione della sordità. Memoria onorata dalla Società Italiana di Otologia con il premio c< Gradenigo » per il 1935 · XIII. Editore Luigi Pozzi, Roma (L. ro). CAsTF.LLI prof. G. Dario, primo capitano medico e BRASCHI Dott. A. Parassitologia delle più comuni et~terocoliti osservate durame la campagna itala-etiopica fra le truppe


774

BIBLIOGRAFIA MEDICA MLLITARE ITALLANA

nazionali del fronte nord. « Archivio italiano di scienze mediche coloniali e di parassitologia », fase. 3, marzo 1937-XV. Riassunto. -

Dalle osservazioni raccolte in dodici mesi di servizio ospedaliero gli AA. traggono le principali notizie relative alle forme di enterocolite più comunemente riscon· trate fra le truppe nazionali operanti sull'altipiano etiopico. La patologia castrense dell'A. O. I. si arricchisce di un contributo cointeressante dd pari la parassitologia c la clinica delle affezioni intestinali singolarmente trattate. DE CEsARE Giannino, primo capitano medico. La qu~stior.~ d~l/a contagiosità d~lla l~bbro. << Giornale italiano di malattie esotiche e tropicali ed igiene coloniale», fase. 1, gennaiO '937·35· C oLOMBA Nicolò, capitano medico. Sul comportameflto del poter~ di accomodazione r1egli indigeni eritr~i. << Archivio italiano di scienze mediche coloniali e di parassitologia 11 , fase. 12, dicembre 1936-XV.

Riassunto. - Partendo da alcune occasionati O!servazioni di presbiopia precoce negli indigeni Eritrei, l'A. ha compiuto uno ~tudio sistematico sul comportamento del potere accomodativo nelle varie età su 32 nazionali e su altrettanti indigeni. H a rilevato che, mentre i valori dell'ampiezza accomodativa negli Eritrei dai 10 ai 20 anni sono pressochè uguali a quelli constatati nei nazionali della medesima età, i valori invece trovati negli indigeni dai 20 anni in su, rispetto a quelli ottenuti nei nazionali della stessa età, sono lievemente inferiori sino a 30 anni e notevolmente inferiori dai 30 ai 37 anni. Inoltre ha constatato che dai 37 anni in ~u il potere accomodativo negli indigeni è del tutto scomparso o quasi. L'A. spiega questa maggiore progressiva diminuzione dell'ampiezza accomodativa negli indigeni Eritrei dai 20 anni in su, come un fenomeno fisiologico della sclerosi dd cristallino, che negli Eritrei si manifesterebbe in un periodo di vita più precoce rispeuo agli Europei e verosimilmente starebbe in relazione col ciclo di vita più breve della razza. F LORIDIA Francesco, capitano medico. l rapporti anatomo-topog'·aficl dei s~ni parana;-a/i con particolare r·iguardo a quelli del seno masc~llarc con il labirinto etmcndale. <<Atti della C linica otorinolaringoiatrica della R. Università di Roma 11, 1936. Ree. fase. VI c. a. di questo Giornale. GAGLIARDI Pasquale, primo capitano medico. La J1'attura d~i menischi associuta al lipoma arboresc~nte nel ginocchio. " Bollettino e memorie della Società piemontese di chirurgia », vol. VI, fase. 14-15. Sedute del 13-19 dicembre 1936-XV.

Autoriassunto. -

L'A. descrive due casi di frattura dci menischi associata a li poma arborescente nel ginocchio; e .da tale associazione trae argomento per insistere sulla importanza del trauma nella genesi del lipoma arborescente monoarticolare.

Fratture delle apofisi trasv~m: lombari ~ ossificazione dei muscoli int~rtrasvcrsa/i. <• Bollettino e memorie della Società piemontese di cl~irurgia >>, vol. VII, fase. 3· Seduta del 13 febbraio 1937-XV.

Riassunto. - L'A. riferisce un caso di esito di frattura delle apofisi trasverse lombari con ossificazioni dei muscoli intcrtrasversali, rileva la rarità dell'ossificazione in corrispondenza di tali muscoli e richiama l'attenzione su alcune particolarità d 'ordine clinico e patogenetico. A nastomo.ri uretao-int~stinal~ secor1do Kirwin. vol. Xl V, fase. Jl, 1937-XV.

u Archivio

italiano di urologi:J ''·


Bli5LIOGPAFIA MEDICA MILITARE JTAUANA

775

Riassunto. - L 'A., dopo una breve rassegna dei metodi più importanti Ji anasto. mosi uretero-intestioale, descrive il metodo di Kirwin, e riporta i risultati del metodo sperimentato nel cane. ldropionefrosi gigante da vaso anomalo. <t La medicina contemporanea ''• an no III, 1937-XV. Riassunto. - L'A. descrive un caso d'idropionefrosi gigante da vaso anomalo senza sintomi urinari, rilevando come il caso si pre~ti a considerazioni importanti d'ordine clinico e patogenetico. GIANOITI Mario, tenente medico. Sulla cura delle jrattu1·e della clavicola (cOn pa,·tlcolare riguardo al metodo Couteaud). « ln fortunistica e traumatologia del lavoro ll, fascicolo IX-XII, 1936-XV. lMPALLOMENI Rosario, capitano medico. Rilievi radiodiagnostici in a/Clini ca.;i di bilMziasi uro-vesciscalc osservati in Crrenaica. << La Radiologia Medica "• fase. VI, 1937-XV. MARIANI dott. Giacomo e MASSA FiJippo. maggiore medico. Ricerche sui ponatori di bacilli tifo-paratifici nella Somalia Italiana. '' Giornale italiano di clinica tropicale >>, n. 4• aprile 1937-XV.

Conclusioni. - t") Praticando 1646 esami delle feci nessun portatore di b. b. tifopar:.Jtifìci è stato accertato nella popolazione di colore della Som<llia Italiana. 2°) La non constatata presenza di una così importante sorgente di infezioni fra gli mdigeni deve essere considerata come una delle cause principali che si oppongono alla diffusione - laggiù - delle febbri tifo-paratifoidee. 3") Contribuiscono a rendere estremamente rare queste malattie - come gli AA. hanno dimostrato in una precedente nota - l'ambiente idrico (pozzi) poco propizio alla vita del b. di Eberth, l'azione chimica e termica del sole e quella del vento che diminuiscono la resistenza dei germi del gruppo in c:same negli altri veicoli atti alla propagazione di tali infezioni. 4 °) Fra i metropolitani, scesi nella nostra più lontana Colonia del continente nero per la grandiosa impresa dell'A. 0., sono constata bili portatori di b. b. del tifo e del paratifo B. Alla loro presenza - che se valutata proporzionalmente ai nostri risultati non è indifferente - devono di certo attribuirsi i pochi casi sporadici, appunto di tifo e paratifo B., osservati negli anni 1935-1936. MASSA Filippo, maggiore medico e DE V1vo Antonio, tenente medico. Episodio epidemico di dengue a Be11dir Cassim, nel golfo di Aden. « Giornale italiano di clinica tropicale », o. 3, marzo 1937-XV.

Riassunto. - Gli AA. descrivono una epidemia di dengue manifestatasi fra la popolazione « bianca» di Bendir Cassi m e non diffusasi fra gli indigeni vivmti nella stessa località. Il quadro clinico non fu sempre conforme alle descrizioni classiche del dcngue. Probabile agente di trasmissione fu il « culex-fatigans >>. MENNONNA prof. Gerardo, capitano medico. Somalia sanitaria. « Giornale italiano di clinica tropicale», n. I, gennaio 1937-XV. -

e MoDUGNo Gastone, sottotcnente medico. Prime osservazioni uosografiche sulla zona Og~den- Harrariè. « Archivio italiano di scienze mediche coloniali e di parassitologJ.a >>, fase. I, gennaio 1937-XV.


IHBLIOGRAflA MEDTCA MILITARE ITALIANA

Riassunto. Gli AA. espongono le loro osservazioni e riferiscono notiZie imorno alla nosografia della zona Ogaden - Harrariè, testimoniando dell'incuria nella quale vive,·ano le popolazioni di questo territono, fino al momento della nostra occupazione. Esprimono la certezza che neli'Harrariè, dopo una vasta e profonda bonifica sanitaria, potrà affluire e vivere bene la nostra gente. ~fo oucNo Gastone, sottotenente

medico. La febbre ricorrente m Somalia. u Giornale italiano di clinica tropicale », n. 2, febbraio 1937-XV.

Autoriassunto. - L'A. descrive una epidemia di febbre ricorrente africana verificatasi in Somalia nell'estate- autunno 1935. Tratta dell'andamento clinico ed epidemiologico della malattia, mettendo in particolare rilievo specialmente le forme a sintomatologia nervosa. Delinea la possibilità di una fase invisibile della spirocheta nell'uomo capace di determinare però lo malattia. Parlando della terapia afferma che usando gli arsenobenzoli, la dose di attacco migliore è quella da o,6o in su di Neoiacol o Neo l. C. l. pc.:r via endovenosa. Descrive da uhimo un imponente tentativo di profilassi générale coo il liquore arsenicale di Fowler. NrcASTRO Arturo, primo capitano medico. La diagnosi precoce della lepra. <<Rivista sanitaria siciliana », n. 1 , vol. XXV, 1937-XV.

Riassunto. - In seguito a ricerche accurate l'A. ha rilevato la particolare e.lettività del blu di metilene di fissarsi su tutte le lesioni leprose anche iniziali e clinicamente poco :-~ppariscenti. Invece nè la cute nè le lesioni eritematose infiltrativc e granulomatose di ;rltra etiologia trattengono minimamente il colore blu. Ritiene di poter includere, come mezzo diagnostico precoce, la colorazione col blu di mctilene degli eritemi iniziali leprosi poco o punto infiltrati.

Pt.ouuo Stanislao, primo capitano medico. Il sondaggio duodenaJe i11 ta·apia cpatobilwre. '' Rinnovafl}ento medico >>, anno 1937-XV. Autot·iassu7ltO. - L'A. si è servito del sondaggio duodenale in un gruppo di itt<~ri da assorbimento a scopo terapeutico, oltre ·che di:-~gnostico. Riporta i risultati clinici ddla esperienza e fa delle considerazioni sul meccanismo d'azione del sondaggio in qudlc for me che più 11e trassero vantaggio. Conclude esprimendo giudizio favorevole al metodo curativo che dà nel tempo stesso criteri utili alla diagnosi della forma morbosa. Paolo, tenente medico. Il volume del cuore nei vizi cardiaci. Tipografia editrice Pacini Mariotti, Pisa. (L. 5).

QuATTRINI

Riepilogo. - a) I metodi radiologici in cui il volume cardiaco viene calcolato matc· maricamente sopra i dati desunti da un solo radiogramma (antera-posteriore) sono meno :~dercnti alla realtà, di quelli che si basano sulla valutazione tridimensionale, cioè in cui con la presa di un radiogramma laterale viene valutato anche il diametro di profondità. b) La determinazione radiologica del volume cardiaco può praticamente servire d'orientamento nel senso che riscontrando valori più o meno superiori alla norma si deve pensare di trovarsi di fronte ad un cuore patologico. c) Non è possibile arrivare a delle diagnosi specifiche di vizio di cuore poichè non SI possono assegnare dei limiti per i diversi tipi di vizio. d) Le variazioni del volume cardiaco, calcolato con i metodi radiologici, corrispondono abbastanza fedelmente a quanto in realtà iJ_vviene cd è clinicamente apprezzabile. e) I valori del diametro trasverso in rapporto con quelli del volume cardiaco hanno una maggiore importanza che no:n i valori del Dio, in quanto che i primi aumentano proporzionalmente con l'aumento del volume cardiaco.


BIBllOGIIAFIA MEDICA MILITARE ri ALIANA

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RooiNÒ prof. Nicolamonio, primo capitano medico. Sul/n importanza dd ricor;oscimt:ntu dei funghi. << L'igiene moderna >>, n. 2, 1937-XV.

Autoriassunto. - Accennalo alla scamt tutela annonari:~ contro i fun"hi cd :1] rea le b valore nutritivo ddle specie eduli, viene dimostrata la ncccs~ità di conoscere la morfologia fungina, unico mezzo per discernere le specie mangerccct: dalle veknosc e si riportano alcuni metodi biochimici di facile applicazione - acido, alcalo, cmociano, precipito-reazione - atti a riconoscere frammenti o frustoli venefici. Classificati i funghi velenosi n seconda dell'org:motropisrno delle loro tossi ne n t· i gruppi clinico-tossici, emet<Katanici, emolitici e tossi nici, è tr:>ttata la sinwmntologia, la diagnosi, la prognosi, la cura c la profilassi. prof. Tommnso, maggiore mediw. L'impor·umza della chirurgia plamca nei postumi delle malattie rxulflri tropicali. Comunicazione f:m:J al Il Congn:sso d ella Società italiana di chirurgia riparatricc plastica ed estetica (R oma, 22 ottohre 1936-XV). "Giornale italiano di dinica tropicale Il, n. 2, febbraio 1937-XV.

SARSELLI

Riauunto. - ln una comunicazione accomp::agnata da pruiczioni, fatta :al Congresso della Soc. ltal. di Chirurgia riparatrice plastica cd estetica, tcnutosi a Roma nel 19jfi, l'A SC"gnala l'importanza che questa branca della Chirurgia può riv<:~tirc nei paesi tropic.all, specialmente quando sia chiamata l:~ggiù - come è da spcrarsi - al servizio degli ohalmologi, per correggere le deformità oculari do,•ute alle svariate manifestazioni morhose rhe son proprie di quei paesi.

- La cecità nei paui coloniali t: r mezzr pe1· prevt:mrla. " ~ocictà iwli:tna per il progresso delle scienze"· Roma 19\7 XV. SIMO:o-~ELLI dotr. G. e FERRI Cuido. 111:lt!giorc mt·diw.

Problemi di fisiologia 4pplicata u/i(, difeso chimrca: l'apnm volonturiu. (Reccns. nel fnsc. V, ma?gio c. a. di questo

Giornale). Pasquale, capitano medico. uz reazione di Takata - fc·zler nello studio delle affezioni epatiche fra gli i11digeni ddlu Tripollfania. " Archivio it::& :m o di scienze mediche coloniali e di parassitologia n, n. 3, marzo 1937-XV.

ScADUTO

Riassunto. - L'A. riporta i risult::ati ottenuti con la R. di T:~bt::a- )ezler fra gli 1ndigeni della Tripolitania c conclude che la reazione può riuscire utile nello studio ddlc offezioni epat.ichc,: come indirizzo cli:.lgnostico per le cirrosi ed anche, in alcuni casi almeno, da~ punto di vista prognostico. Un caso di br()Tlcospirochetosi del Castellani a Tarhuna (Tripolitania). " Archivio italiano di scienze mediche coloniali e di parassitologia >>, n. ), marzo 1937-X V. Primo, primo capitano medico. Contributo ulla conosunza i.aologica della duro madre enc4alica dell'uomo. " Rivista di patologia nervosa c ment:tle ll, fase. l. gennaio-febbraio 1937-XV.

TAPPI

Riauunto. - L'A. in base a ricerche eseguite su 30 dure madri e ncefaliche umane. tenendo conto del le modificazioni che possono verificarsi nelle varie età ed i n l' aTie condizioni, traccia un quadro isto!ogico di questa rneningc allo scopo di st:1bi lire quali aeperti debbano essere considerati patologici e quali invece semplici modificazioni mor!()logiche. 7" -

Giorno/~

dt nudicina militan.

'


BIBliOGPAFIA MEDICA MILITARE lT ALI ANA

TESTA Ugo, capitano medico. Azione mzotJca della pilocarpÌiza su alcutze mzdr1asi medt. camentose. u Rassegna italiana d'ottalmologia ))' vol. V, n. 11-12, 1936-XV.

Riassunto. - L'A. ha eseguito delle esperienze per stabilire la differenza di azione miotica tra la pilocarpina al 6% e quella al 2% sulla midriasi medicamentosa ottenuta con atropina (1 %) o con euftalmina (5 %). Ha potuto stabilire che sulla midriasi atropinica le due soluzioru di pilocarpina non hanno alcuna azione, mentre sulla midriasi euftalmica la pilocarpina al 6% ha una capacità miotica pronta, completa e duratura. ZoooA Aldo, capitano chimico farmacista. Azione batoct·omica dì tl.lluni b. dissenterici sui terreni culturali puu·idi. « Diagnostica e tecnica di laboratorio)), n. 3, marzo 1937-XV.

Riassunto. - E' stato preso in esame, dal lato biochimico, l'imbrunimento prodotto dai B. dissenterici di Flexner, di Schmitz e di Sonne nei terreni culturali putridi. Sono state eseguite delle ricerche su filtrati di B. putrìficus verrucosus Zeissler (B. sporogcnes) c.: su questi stessi imbruniti per azione dei suddetti B. dissenterici. I risultati ottenuti hanno fatto inquadrare il fenomeno in una ossidazione dei composti fenorici, probabilmente polifenolici, contenutJ nei terreni putridi, ad opera dell'ossigeno atmosferico attivato dagli t·nzimi batterici. Si è passato quindi allo studio dei sistemi di ossidoriduz,ione dei B. dissenterici, individuando la causa della diversità di comportamento del B. di Shiga rispetto agli altri: una più intensa attività riduttrice per mobilizzazione dii idrogenioni. Si ritiene utile approfittarne come mezzo diagnostico.


RIVISTE MEDICHE MILITARI Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzio.le centrale della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLIII, Vol. l, fase. V-VI, maggiogiugno 1937-XV.

Gelonest: I microbi invisibili. Ovazza: Reperti radiologici nella broncospirochetosi. Cusciam1a : Ulcera tagedenica scrpiginosa (datante da 10 mesi) trattata con vaccino di Nicollc. Guazzeri: Rotture spontanee deiJa milza e malaria. Jacono: Ulteriore contri buto alla proposta di una nuova classifica dci tripanosomi.

Bulletin lntcrnational des Servicts dc Santé dts Arméts dc terre, de mcr et de l'air. - Pubblicato dall' <t Oflìce lntcrnational de Documcntaùon dc Médccine Militaire » . L iegi (Belgio). N. 5, maggio 1937. I X Congresso Internazionale di Medicina e Farmacia militare.

7'• Sessione dell'Ufficio Internazionale di Documentazione di Medicina militare. Georgevitch: La febbre tifoidc nell'esercito jugo~lavo dal 1931 al 1935· Capek: li limite in altezza del volo umano. Saavedra : Profilassi delle malattie veneree nell'esercito portoghese. Ctnnmzssione medico-giuridica: Per impedire la guerra. La guerra totale e il Progetto di Monaco. Rzvista internazionale. Ufficio internazionale di Documentazio-ne di medicina militare: Schede bibliografiche. Riviste mediche militari. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Rcvista de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, Anno XXXVI,

aprile 1937.

Bacigalupo: Biopsia della peli:: nella ricerca del bacillo di Hansen. Croceo: I difetti dell':1ccomodazione e i servizi in campagna. Caviglia: Cervicite cronica. Acuiia: Compendio di geografia me-Iico-militare argentina (conti,nuazione). Farache: L'iprite nella guerra chimica. FRANCIA.

Revuc du Suvicc dc Santé Militairc. -

Direzione del scrvtzto di saniù, Ministero della Guerra, Parigi, Fase. V, maggio, tomo CVI, 1937·

Laurens e Gauch : La tubercolosi nel Marocco. Blancardi: La silicosi polmonare e i problemi che essa comporta nell'ambiente militare. . Cast11lon: Il kala-azar in Francia. Fauqué: La parassitosi intestinale ignorata, nell'ambiente militare. 7 -

Giornale di medicina militare.


RIVISTE MEDICHE MU. ITARI

GERMANIA.

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Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica. Bureau der Medizinischen Refenmtenblattcr, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. V. maggio •937·

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Vojno -Sanitdski Glasnik. -

Rivista trimcstrale di medicina, farmacia e ve te nnana dell'esercito jugoslavo. (Redazione ed amministrazione : Ospedale mi litar e di Belgrado). N . r, tomo V llJ, 1937.

Jivkovitch: La psicotccnica al servizio dell'esercito, dd la marina e de ll'aeron autica. Vessitch: Le malattie veneree nell'esercito e la lotta contro di esse. Kostitch: Contributo a11o studio dell'epidemiologia malarica nella Serbia del Sud. POLONIA.

Lekarz Wojkowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Ccntru m Wyzskolenia ; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 7, 1° aprile 1937.

Marynoevski: L'esame nel sangue dci malati collocati nell'aria di montagna aruliciale (con tinua).

Alekmndrotvicz: Il sangue conservato per la trasfusione. Kaczanowski: Le ricerche sull'eccitabilità elettrica dci nervi motori n e l corso del· l'epilessia.

Konopka : La biblioteca medica principale e il museo medico della San ità m ilitar( polacca.


RIVISTE MEDICHE MLLlTARl

N. 8, 15 aprile •937·

Szulc: 11 problema del tifo esantematico. Prusmycki: l compiti dell'Ufficio d'igiene di Stato nella lotta contro il tifo esantematico. Marynowskt: L'esame dd sangue dei malati collocati nell'aria di montagna arti· fìciale (contznuaztonc). Michalowski: Le reazioni biologiche nel corso dei neoplasmi del testicolo. Bob~: Un caso di pancrealite cronica. fastrubski: Un nuovo metodo di detrrminazione dd tiodiglicol nell'orina. RUSSIA.

Voenno Sanitamot Ddo. -

Gosudarslwennoe, isd-wo. Mosca, n. 3, marzo 1937.

Zodiks : La lotta contro la malaria. La relativa organizzazione ed i risultati. /ac~vlev, Oriov, Aisenb"Y e Gribocdov: La diagnosi e la cura della malaria. Kas.stanov e Voltzkov: Le marcie lunghe e rapide. Come debbono essere regolate. Klein, Miamlin e Lisscnko : Considerazioni fisiologiche sulle marcie lunghe e rapide. Lidsky, Voskrest>mkY, V olkov e Liubarsky: Constatazioni fisiologiche su un reparto Ji truppa durante c dopo una marcia di 6oo km. a tapfÌC consecutive. Konovalov: La disinfezione a vapore delle bende. Raehkov: Il san.'ltorio montano " Ca bo ». Le constatazioni fatte nel 1936. ZnamenskY: Circa la potabilizzazione dell'acqua. ZnamenskY: Circa le iniezioni antitifiche. Tarcemov: La rettificazionc delk acqut: troppo ricche di calcio. Bc/t"n kov: L'utilizzazione del !arte nel l:! batteriologia. STATI UNITI.

The Mllit.ary Surgton. -

Army Medicai Museum and Library. Washington. Vol. LXXX.

N . 5, maggio 1937.

Milis: Gli agenti fisici esterni c l't:nergia umana. Makel: Un caso di neuroma. Ferguson: Un caso di tubercolosi renale b.ilatcrale. Forscc: li porta-immondizie c la di fesa contro le mosche. V koun: Un caso di ilei te. Burragc: Un centro ospedaliero americano in Francia, durante la guerra mondiale. Sargent: Trattamento di una diffusa epidemia di micosi fungoide ai piedi, a bordo del << Bushnell >>. Boston: L'odontoiatria nell'esercito. Grecn: Un caso di meningite sifilitica simulant<> una meningite cerebro-spinale cpidetnica. Reif: Roentghenologia spenrale. Mc Grctu: Tempo e denaro economizzati nel trattamento della febbre da fieno. BotQen: Febbre tifoide a bordo della << Victoria City n. Stcind/cr: L'efficienza e l'igiene delle marci e. Bhtch: Un caso di encefalite emorragica da arsenico.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

SVIZZERA.

1

Vierteljahrsschrift fiir Schwdzerische Sanitatsofiziere. -

Rivista trimestrale del Corpo

sanitario militare svizzer.o. Basilea. N. 2, maggio 1937· Comunicato della Società svizzera degli ufficiali del Corpo sanitario. Thomann: IX Congresso internazionale di medicina e farmacia m ilitare. Rcdaz.: Il generale medico ispettore Mignon (1854 - 1936). Dubs: Il pCifezionamento medico-mi litare degli ufficiali del Corpo sanitario. Ritter: La trasfusione Jcl sangue negli eserciti, in pace e in guerra (continuazio11r). 'l

UNGHERIA.

Honvédorvos. -

Rivista scientifica degli ufficiali medici ungheresi. Budapest, IX Gyali 1 7· Fase. maggio - giugno 1937·

Roszt6czy: L'allenamento c il medico dello sport. ;

•


NOTIZIE - -- - -

Guglielmo Marconi c la Marconiterapia. La morte di Guglielmo Marconi, dd luminoso Genio italico onorato e compianto dalla latera umanità, ba suscitato nella stampa nulonale e mondiale ampie rassegne e rievocazlonl doriche della miracolosa scoperta che cl ba condotto al dominio degli spa%1, fulmineamente 1uperati, al eli là di ogni ostacolo, dal pensiero e dal sentimenti dell' uomo, sulle onde elettromagnetiche, di cui Egli seppe strappare alla natura il misterioso segreto. Roma e Bologna, tutta l'Italia, con commossa fede fascista, tutto Il mondo civile banno celebrata tanta purls&ima gloria, In attonito dolore per l' amarissima perdita. Incblnaodoci riverenti, con orgoglio di Italiani, dinanzi alla lacrimata tomba prematuramentt cfisehiwa, qui In un giornale di mwicina, vogliamo solta nto ricordare i benefici tratti per i sofferenti dalla invenzione che segnerà nel secoli uno dei maggiori ; fastigi attinti dalla mente dei mortali. Intendiamo dire della M.vconifer~pia. che, secondo personali Indicazioni di Colui al qual e s'Intitola, si serve com'è noto, delle onde corte, ultracorte e delle microonde per portare profondamente e con maggior rapidità e uniformità che non cogli altri metodi, nella intlmità dei tessuti l'azione risolutiva del calore, con applicazioni le più avariate e promettenti in un notevole numero di infermità di diversa specie. Questa nuova applicazione terapeutlca e le altre tante utilizzazioni mediche della più soctorrevole conquista umana, rendono la nostra arte della salute meglio partecipe del riconoscente omaggio mondiale alla Immortale memoria del grande &tinto.

Avanzamento degli ufficiali. Ndla d ispensa 44" del l'Il luglio c. a. del Giomale militare (ci rcolare o . 456) è riportato il R. decreto-legge t 6 gi u gno 1937-XV, n. 944, recante aggiornamenti alla legge 7 giugno 1934-XII, n. ~9, sull'avanzamento degli ufficiali del R. esercito.

Assistenti militari alle cliniche e agli istituti scientifici delle RR. Università. Con cùrcolare n. 449 Giornale Milita~·e 1° luglio c. a., si dispone che, anche per il prossimo anno accademico, ufficia li m edici in S. P. E. siano inviati alle cliniche cd agli istituti scientifici delle RR. Universid del Regno, quali assistenti militari. Potranno aspirare all'assegnazione, di cui trattasi, i prim i capitani c ca pitani medici cd i tenenti medici, incaricati del grado superiore . L'assegnazion e sarà limitata come segue:

3 posti di assistente militare presso cliniche chirurgiche; posti di assistente militare presso cliniche orori nolaringoiatrichc; J posto di assistente militare presso un a clinica oculistica; 2 posti di ass istente militare presso cliniche neuro-psichiatrichc; 1 posto di assistente presso una clinica der m osifilopatica; 2 posti di assistcnte militare presso istituti di igiene; 2 posti di assist ente presso istituti di radiologia. 2


NOTIZIE

Potranno concorrere per ciascuna specialità - tutti gli ufficiali che si trovi no nelle sopraindkatc condizioni di grado, purchè abbiano già prestato servizio nella specialità stessa in qualità di capo reparto o di assistente, o possano dimostrare di possedere in essa una buona preparazione. Saranno esclusi quelli comunque in aspettativa o in licenza di convalescenza c quelli che hanno già preso parte ad altri corsi di specializzazione. Gli ufficiali che intendono concorrere all'assegnazione dovranno, per il tramite delle direzioni di sanità, farne domanda al ministero - direzione generale di sanità militar<: - unendo, eventualmente, quei titoli o documenti che crederanno opporruni a d imostrare il possesso di attitudine generica e specifica alla specialità richiesta. Nella domanda dovrà essere indicata la branca che essi desiderano coltivare, senza far cenno di sede gradita, riserbandosi il ministero di fare l'assegnazione di sua scelta. I direttori di sanità dei corpi d'armata faranno pervenire direttamente al ministero - direzione generale di sanità militare - non oltre il 1• settembre p. v., le domande cd i documenti annessi. accompajmando ciascuna domanda con una breve relazione, la quale ponga in evidenza non solo i titoli dei candidati, ma anche la loro attitudine e la loro preparazione nella specialità prescelta. Qualora necessità di servizio lo richiedessero, il ministero si riserba di aumentare il numero dei posti di qualcuna delle specialità messe a concorso. Gli ufficiali che saranno comandati alle cliniche od a?li istituti scientifici verranno d i massima - al termine del corso - destinati agli ospedali militari a seconda ddlr. esigenze del servizio.

Bandiera bianca a aoce rossa. Secondo disoosizioni contenute nella circolare n. 450 Giamale militare 1° luglio c. a.

e con le norme ivi sancite, gli stabilimenti sanitari militari, ne11e ricorrenze e solennità, devono esoorre sugli edifici, affiancata a quella di Presidio, la bandiera b ianca a croce rossa, stabilita dalla Convenzione di Ginevra.

Corsi Istruttivi sui Nucld Chirurgici e sulle Ambulanze Radlologlche. Nei _giorni 24 , 25 e 26 giugno decorso hanno avuto luogo presm ~li osoed:1li mili· tari di Milano, Roma e Napoli corsi istruttivi sui Nuclei Chirurgici. oe·r 120 ufficiali medici di complemento, e sulle Ambulanze Radiolol!iche, per ?o di detti ufficiali c

70 tra sottufficiali aiutanti radiologi e soldati meccanic~Yelettricisti. Ai corsi, essenzialmente oratici. furono comandati, con temporaneo richiamo in servizio, distinti chirurj!Ì e radiolol!i, ai quali si fecero conoscere la costituzione e le oarticolarità di funzionamento delle due importanti formazioni ~anitari"e campali, la loro utilizzazione, il loro rendimento. Gli ufficiali medici intervenuti mostrarono vivo interessamento ai corsi. Questi ~i sono svolti in un'atmosfera di cordiale camer:~tismo con ?li ufficiali medici in s. o e. preposti all'istruzione, ciò che conferma come nel nuovo clima instaurato dal Fa$cismo gli ufficiali di complemento siano pervasi da alto spirito mmtare, presupposto indispcn· sabilc perchè qualsiasi istruzione di tal genere sia impartita con vero profitto.


NOTIZJE

Bollettino del Corpo sanitario militare.. Ufficiali medici.

MAGGIORI. GIALLOMBARDO Orest<::. - In data 12 giugno 1937-XV, è collocato m ausiliaria, per età, con anzianità 30 giugno 1925-III. PRIMI CAPITANI. CAPUn Giovanni, ospedale militare Bari, tranenuto in serviZio limitato. - In data 10 aprile 1937-XV, cessa da tale posizione perchè idoneo al servizio militare incondizionato. SANTOBONI Umberto, R. corpo truppe coloniali, Somalia. - Ospedale militare Bol zano. Cessando come sopra dal 7 giugno 1937-XV. CAPITANI. PALMINIELLO Pasquale, ospedal..: militare Milano. - ln data 27 febbraio 1937-XV, trattenuto in servizio limit.1t0 per mesi sei. SANTORQ Nicolino, A. O. l. Eritrea. - Legione territoriale CC. RR., Firenze. CuTULI Francesco, A. O. 1., Somalia. - 1° gen. TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. BuRLA" Tito, R. corpo truppe coloniali, Somalia. - 51° fan t. Cessando come contr<J, dal 16 maggio 1937-XV. CAPORALF. Giuseppe, R. corpo truppe coloniali, Eritrea. - 11° art. corpo arm. Cessando come sopra, dall'n agosto 1937-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 33\ 17 giugno 1937-XV.

*

Ufficiali medici.

PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 1° gennaio 19.36-X IV: MANFREDI Arnaldo, t6° fant. - Ospedale militare Firenze. Preceder~ nel ruolo il pari grado Zaffiro Giovanni. Con anzianità 1° maggio 1937-XV: MoRI Annibale, R. corpo truppe· coloniali Somalia. - A scelta speciale. Come sopra.

PRIMI CAPITANI. SALVATI Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Libia. - In data l 0 febbraio 1937-XV, collocato fuori quadro perchè trasferito come sopra. GuGUELMINO Lucio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale milit:1rc Trie~te. Cessando come sopra dal xS luglio 1937-XV. CAPITANI. I seguenti capitani rientrano nei quadri dalla data per ciascuno indicata pcrchè cessano di appartenere ai regi corpi truppe coloniali rispettivamente indicato: DE CHIARA Fedele, 92° fant. - !Eritrea, dal 23 febbraio 1937-XV. DE LoRENZO Leonardo, 61° fant. - Somalia, dal 15 febbraio 1~)37-XV. FERRAJOLI Ferruccio, scuola applicazione sanità militare. - Eritrea, dal 1~ febbraio 1937-XV.


NOTIZIE

SANTILLO Tommaso, 2° gran. - Libia, dal 31 dicembre 1936-XV. GIORDANO Giuseppe, ospedale militare Trieste. - Libia, dal 21 maggio I937-XV. PELLEGRINO Francesco, ministero guerra. - In data I 1 dicembre I936-XV rientra nei quadri perchè cessa di appartenere al R. corpo truppe coloniali Eritrea. VENTURA Vittorio, A. O. l. Eritrea. - Ospedale militare Milano. MANGIONE Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 5° fant. Cessando come sopra dal 4 agosto 1937-XV. IADEVAIA Francesco, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Roma. Cessando come sopra dal I 0 agosto 1937-XV. TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAI'ITANO.

Dal 4 aprile 1937-XV: PISTILLI Giulio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. -

Come contro.

Dal t 0 magg;o 1937-XV: DAsTOLT Domenko. R. corpo truppe coloniali . - Come contro. f seguenti tenenti incaricati dd grado di capitano rientrano nei CJUadri dalla data per ciascuno indicata perchè cessano di appartenere al R. corpo truppe coloniali rispet· tivamente indicato: CANCELLom Enrico, ospedale militare Perugia. - Eritrea, dal to febbraio I937-XV. SANTAGATI Francesco, 3° bcrs. - Libia, dal 3 febbraio I937-XV. AuGuSTI Mario, comando presidio militare Zara. - In data 5 febbraio 1937-XV rientra nei quadri perchè cessa di appartenere al R. corpo truppe coloniali Libia. T ENENTI.

I seguenti ufficiali di complemento e militari di truppa in congedo, vincitori del concorso indetto col decreto ministeriale in data 2 dicembre 1935-XIV, sono nominati tenenti in s. p. e. nel corpo sanitario militare (ruolo ufficiali medici) con anzianità assoluta t 0 lug-lio I937-XV, con riserva di anzianità relativa e con decorrenza degli asseRTJi dalla stessa data. Essi sono destinati all'ente a fianco di ciascuno indicato. Distretto che lo ba in for%a

CoMo Mariano di Filippo, sottotenente medico di complemento.

Napoli

VEDOVATO Silvio di Ferdinando, id. id. id. MARTOR.ANA Aldo di Giuseppe, id. id. id. RIZZI Vincenzo di Enrico, id. id. id. CASERTA Vincenzo di Antonino, id. id. id. N IRO Salvatore di Michele, id. id. id. GALLI DELLA LoGGIA Domenico di Ernesto, id. id. id. D 1 PRtMIO Francesco di Giuseppe, id.

Napoli

id. id.

Ente al quale ~ deatinato

R. aeroporto di Boccadifalco (Palermo)

20° art. div. fant.

2° fan t. carrista

Napoli

31° fant.

10° art. arm.

Milano l Reggio C.

3° fan t. carrista

28° fant.

1° art. alp.

26° art. div. fan t.

Foggia Napoli Napoli

id. id. DARBERI Renato di Pietro, id. id. id. CANGELOSI Gaetano di Antonio, id.

Ente pretso il quale presta aer•izio

Novara Palermo

s· art. div. fant.

Ospedale militare Napoli

2° art. div. fanr.

68" fant. 2

o

•

gen. mtn.


NOTIZIE Dia t retto ehe lo ba

io forza

MusrLLI Clemente di Gaetano, id. id. id. GRENGA Luigi di Napoleone, id. id. id. MoNA Corradino di Matteo, militare di truppa in congedo. Vocr Vincenzo di Nicola, sottotenente medico di complemento. CoLrMooro Pasquale di Antonio, id. id. id. ANZALONE Salvatore di Gioacchino, id. id. id. SPANI MoLELLA Pietro di Valentino, id. id. id. MELCHJONDA Evdino di Nazario, id. id. id. PERRONE - CAPANO Federico di Carmine, id. id. id. Curuu Antonio di Pietro, sottotenen· te artiglieria complemento. NrcoLÒ Rocco di Antonio, sottotenente medico di complemento. GUADAGNO Mario di Francesco, allievo aspirante ufficiale medico. ALBERCHINA Giuseppe di Gaetano, sottotenente medico di complemento. TRorsr Michele di Attilio, militare di truppa in congedo. BocHrccRro Vincenzo di Nicola, sottotenente medico di complemento. fAVA Camillo di Antonio, id. id. id. Dr

MAURO

Nicola di Eduardo, id.

Roma l

ORTOLANI Antonino di Giuseppe, id. id. id. ZAMPELLI Gennaro di Tiberio, id.

id. id. Lo.ccHt Fernando di Augusto, tenente id. id. ÌAUENTO Anidlo di Francesco, sottotenente id. id. bE GENNARO Giuseppe di Nicola, id. id. id. Ro~o~rro Ovidio di Vincenzo, id. id. id.

s· art. arm.

Catanzaro Salerno

s· gcn.

9° art. corpo

5° gen. I" gen.

pont.

4° art. div. fan t.

Messina Roma l

Ente al quale ~ deotinato

arm. 87° fant. 30° fant.

Roma l Potenza

2° gen. pont.

2

o gen.pont.

Foggia Bari

9" gen.

Catanzaro Napoli

Ospedale militare Roma

Salerno

Scuola applicazione sanità militare I2° art. corpo arm.

Catania

57" fant.

7" art. div. fant. 1° art. div. cci.

r 0 fan t. carrista

Napoli

27° fant.

Potenza

73° fant.

Catanzaro Salerno

id. id. Rocco Alessandro di Alessandro, id. id. id. DENZA Paolo di Felice, id. id. id.

Ente preuo il quale prn ta aerviz.io

Foggia

Ospedale militare Catanzaro R. aeroporto di Grottaglie 13° fant.

Salerno Genova Benevento Roma l Nola

Ospedale militare Genova Ospedale militare Torino 1° reggimento avieri Roma Distretto militare Nola

Napoli

31° fant.

Bari

Scuola allievi ufficiali Potenza

2° fant.

55° fant. Cav. cc Monferrato » 9° al p.

J 0 al p. 245° fam. 1° art. contr. I 5° art. di V. fant.


NOTIZIE

FocLIA Felice Antonio di Giovanni, sottotenente medico di complemento PouDORJ Valerio di Umberto, id. id. id. PuLICHEDou Salvatore di Salvatore, id. id. id. lEMMI Carlo di Artemisio, id. id. id. M IC:ALIZZI Filippo di Mario, id. id. id. GoRt Desiderio di F ebo, id. id. id. SEVERINO Anronio di . Luigi, id. id. id. DE NIEDERHAUSEN Arnoldo di Odoardo, id. id. id. GRECO Pasquale di Antonino, id. id. id. TuMINO Giovanni di Giovanni, id. id. id. IACOMJNO Ettore di Giuseppe, id. id. id. NESLER Luigi di Giuseppe, id. id. id. GAUDIANt Pasquale di Luciano, id. id. id. SANTORELLI Mario di Guglielmo, id. id. id. CAPIZZI Ignazio di Salvatore, id. id. id.

Dia trotto cbe lo ba in forza

Bnte preaso il qu ale preata servizio

Cosenza

Ospedale militare Roma 8 1° fant.

Roma I

Ente al quale ~ destinato 1

Siena Benevento Modena Catanzaro Como Nola

• gen. mm.

' 57• fant.

Oristano Parma Catania

o

40° art. div. fant. 1 • al

Ospedale militare Firenze

p.

4" alp.

33• fant. 2° art. di v. cd.

Ospedale militare Bologna

66" fant. Cav. «Saluzzo» 9° bers.

Distretto militare Como 12° art. div. fan t.

1

°art. corpo

arm. 6° alp. 17" fant.

Milano Salerno

2° art.

Bari

w • fant.

6o 0 fant.

Palermo

Ospedale militare Palermo u • art. div. fan t .

2° gcn.

c;oTELLI Massimo di Raffaele, id. id. id. BARBERO Angiolo di Pietro, id. id. id.

Genova

GIORDANO Gerardo di Raffaele, id. id. id .

Catanzaro

AMMENDOLA Gaetano di Giuseppe, id. id. id.

Bari

Vercelli

c9ntr.

Ospedale militare Novara Stabilimento militare produzio. ne mangimi concen tr ati Maddaloni to" geo.

34" fant. Scuola militare alpinismo Aosta 24° fant.

Ufficiali chimici fat·macisti. TENENTI COLONNELLI PROMOSSI tOLONNELLl. Con anzianità 26 maggio 1937-XV: MozZANA Carlo, direttore istituto chimico farmaceuùco militare. MACCIORI PROMOSSI TENéNTI COLONNELLI. Con anzianità 26 maggio 1937-XV : A.LVICI NJ Giorgio, ospedale militare Alessandria. - Come contro.

Come conuo.


NOTlZlE

PKIMI CAI' ITANI 11 ROMOSSI MAGCIORI . Con anzianità 27 apri/c 1937-XV: DE PALMA Filippo, ospedale militare Li vorno. - Come contro . Con anzianità 26 maggio 1937-XV : R1zzo Gaetano, ospedale militare Roma. - Come contro. TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. Dal 27 aprile 1937-XV: TANCREDI Gabriele, istituto chimico farmaceutico militare::. -

Come contro.

Dal 26 maggio 1937-XV: COLELLA Viuoriano, istituto chimico farmaceutico militare. -

Come contro.

UFFICIALI COLLOCATI A DISPOSIZIONE (Art. 28 legge avanzamento). Ufficiali chimici farmacisti. CoLONNELLI. Dal 26 maggio 1937-XV: Con anzianità 26 maggio 1932-X: PAGNIELLO Alfredo, ministero guerra. - Come contro. T ENENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI. C011 anzianità 26 maggio 1937-XV: MARINI Carlo, comitato mobilitazione civile. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del s. p. e. il pari grado Mozzano Carlo. PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGG IORI. Con anzianità 26 maggio 1937-XV: GAROFALO Vito, ospedale militare Verona. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del s. p. e. il pari grado Rizzo Gaetano. U HICIALI FUORI ORGANICO. V/fidali mcdici. T ENENTI COLONNELLI . CRISCIONE Gaetano. - ln data '5 giugno 1937-XV, è collocato m ausiliaria, per ctà1 con anzianità 31 dicembre 1924-IIJ. Dal Bollmino rl/ficialc, disp. 35•, 24 giugno-XV.

*

Ufficiali mt:dici. TENl':NTI COLONNEL!-1. TuRILLI Antonio. - In data 11 giugno 1937-XV, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 21 giugno 1926-IV. CAPITANI. MAZZOL.A Vincenzo, 7° art. arm. - · R. corpo truppe coloniali Somalia dal 1° giugno 1937-XV, d'autorità. BATTAGL.IA Michele, A. O. I. Eritrea. - Ospedale militare Udine.


NOTIZIE

MoRElli Giovanni, R. corpo truppe coloniali Libia. sopra, dal 21 agosto 1937-XV. INGRIA Lorenzo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. sopra, dall'Il luglio 1937-XV. MANDÒ Alfredo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. sopra, dal 1° agosto 1937-XV.

26" fant. Cessando come I0°

bers. Cessando come

14° fant. Cessando come.

T ENENTI INCbRICATI DEL GRADO DI CAPITANO. Ross1 Bonifacio, R. corpo truppe colopiali Libia. - Scuola centrale genio. CI!Ssando come sopra dal 2 luglio I937-XV. TENENTI. R. corpo truppe coloniali Somalia, dal 20 aprile

NAPOLEONE Andrea, 17" fant . .1937-XV, d'autorità. ANTENUcct Elpidio, 9" art. corpo arm. - R. corpo truppe coloniali Somalia, dal 1• giugno I937-XV, d'autorità. RIBAUOO Antonino. - Al provvedimento che lo riguarda pubblicato a pagina 2002 dd Boll~tino ufficial~ 1937-XV, djspcnsa 26a del 13 maggio, L~ggasi: Cessando come contro dal 31 maggio 1937-XV, anzicM: dal 17 maggio 1937-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 36", 1° luglio 1937-XV.

*

Ufficiali m~dici.

TENENTI COLONNELLI. DE Oo~<ENTCO Francesco, 1 corpo armata A. O. I. trea , dal 1 giugno 1936-XIV (V. O.). MAGGIORI. BARONE Giovanni, 178 ospedale campo A. O. dal 2 agosto 1935-XIII.

R. corpo truppe coloniali Er~

R. corpo truppe coloniali Eritrea, o

PRIMI CAPITANI. GAGLIARDI Pasquale, distretto Torino. - Ospedale militare Torino. Cessando col 31 luglio 1937-XV di essere comandato quale assistente militare presso la clinjca chirurgica R. Università Torino. CAPITANI. CASTANA Vincenzo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. -- !58° fant. Cessando come sopra, dal 17 agosto 1937-XV. PROCOPIO Bellarmino, legione territoriale CC. RR. Padova. - 10° fant. MIRABELLA Clauruo, ospedale militare Padova. - Ospedale militare Padova. Cessando col 31 luglio 1937-XV di esser,e comandato quale assistente militare presso la dioica chirurgica R. Università Padova. T ENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. BorrASSO Giulio, scuola centrale mjlitare alpinismo. zionc truppe Egeo.

Direttore reparto rusinfe-

UjficiaJi chimici farmacisti.

MAGGIORI. MoLISANt Ricciardo, ospedale militare Padova. - Istituto chimico farmaceutica militare Firenze. Dal Bollettino ufficiale, disp. 37\ 8 luglio I937-XV.


l 791

NOTIZIE

*

Ufficiali medici. MAGGIORI. MAssA Filippo, R. corpo truppe coloniali Somalia. (igienista), cessando come sopra, dali'S luglio 1937-XV.

Direzione sanità militare Roma

PRIMI CAPITANI. VrRGtLLO Saverio, ospedale militare Milano. - Ospedale militare Bari. G IULIANO Celestino, pirotecnico R. esercito Capua. - Ospedale militare Piacenza. UFFICIALI A DISPOSIZIONE. V fficialj m~dici, T ENI::NTI CO!LONNELLI. CosTAGLIOLA Antonio, osp<!dale militare Bari. - Ospedale militare Napoli. Dal Bollettino ufficiale, disp. 38\ 15 luglio 1937-XV.

Ricompense al valor militare. CROCE DI GU"ERRA AL VAt.OR MILITARE. AUGUSTI Mario, tenente medico in s. p. c.: « Ufficiale medico di battaglione, du· rante due giorni di aspri combattimenti si prodigava, con abnegazione e sprezzo dei pericolo, rJdl'apprcstart sotto /'inunso fuoco 11emico le t·urc ai feriti ,-ecaudosi di >ua znzztativa in primissima linea per medicare i più gravi >•. Gianagobo, I6-I7 aprile 1936 . Anno XlV. LoLLI Leonida da Guiglia (Modena) tenente medico di complemento nel l gruppo artiglieria cammellata: << Combatrentc della grande g1tt:rra, volontario in un gruppo di batterie camme/late, c(m rara perizia professionale e spirito militare m·ganizzava il set• vizio satJitario del gruppo durante lunghe mar·ce e duri combattimenti. « Durante aspro combattimento in cui il gruppo era assegnato in appoggio a bat· taglzoni soma/i fortemente impegnati, prodigava le sue cure ai feriti de/ gruppo e di vari reparti in terreno .rcoperto e fortemente battuto da fucileria e artiglieria 11emica. !< Giunto tra i primi in posizione conqui.rtata continuava la sua opera sul/a linea dd fuoco a feriti nostri e nemici. Contribuiva con la sua prcgn::a, la m-cna calma, l' cm:rgia e la grande perizia ad infonilere sicurezza nt:i combattenti, molti dci quali curati, ritorTUJrono al fuoco. Già distintosi in precedenti fatti d'arme )). Birgo[, 24 - 25 aprile 1936 Anno XlV.

Onorificenze. OllDlNE DEI ss. MAURIZIO E LAZZARO. Cavaliere: maggiore medico GIOVANNI GutDQ, ad iniziativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri; capitano medico ARTURo BoNELLI, ad iniziativa del Ministero dell'Africa Italiana.

Lutti della Sanità Militare. Il colonnello chimico farmacista in p. a. cav. dott. Carlo Marini è morto l'n luglio nell'ospedale militare di Bologna.


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NOTIZJE

Nato a Perugia il 17 luglio 188r, apparteneva al Corpo sanitario militare dal febbraio del 1907· Aveva partecipato alla guerra di Libia nelle campagne I9II-r2-!J e alla grande guerra nella campagna del 1918. Nel 1923 tenne alla Scuola di applicazione di Sanità militare in Firenze il corso di chimica bromatologica e merceologia per i tenenti chimki farmacisti nominaù in $Crvizio permanente effettivo, meritando un encomio dal Ministero della Guerra. Nel gennaio del 1924 fu nominato « osservatore indu!triale », passando nell'ottobre del 1925 alla dipendenza del Comitato per la Mobilitazione Civile, presso cui rimase fino al luglio del 1929. A questo stesso Comitato fu nuovamente assegnato nell'ottobre del 1933 e quivi ancora prestava servizio, quando l'incolse la brevissima malattia mortale. In tali incarichi speciali, preceduti e alternati dai comuni servizi negli stabilimenti del territorio, ed ancor più nelle circostanze di guerra, in ospedali da campo e in magazzini avanzati di materiale sanitario, il dott. Marini dette costanti prove di superiori doti militari e professionali, di spiccate qualità organizzative, di fervida instancabile operosità. Gli ufficiali del Corpo sanitario, rimpiangendo l'immatura fine del distinto benemerito Collega, porgono alla sua derelitta~ sposa e ai suoi figli giovanetti, l'espressione della loro profonda condoglianza.

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Il 15 luglio, all'età di So anni, nella villa Bertini a Castel D'Orero di Montenero (Livorno) si è spento il tenente colonnello medico della riserva cav. AUonso Abate. Laureatosi a Napoli nel 188o, l'anno ;;uccessivo venne a far parte: del Corpo san itario militare, rimanendovi in servizio attivo fino al 19f>S presso reggimenti e, per molti anni, come aiutante maggiore dell'ospedale di Cava dei Tirreni. Poi aveva volontariamente interrotta la promettente carriera e si era ritirato a vivere nella sua terra natale della Valle Caudina, ove ricoprì cariche pubbliche e per lunghi anni dette disinteressatamente la valente sua opera professionale a beneficio di quella popolazione. Fu anche più volte richiamato per essere destinato, quale Regio Commissario, a bordo di transatlantici, per la protezione degli emigranti. Al principio della grande guerra domandò di tornare in servizio e, nominato direttore degli ospedali di. riserva istituiti a Salerno, ·mantenne degnamente tale incar ico fino al termine del conflitto. Uomo di versatile ingegno c di profonda cultura, si dedicava con viva passione agli studi classici e umanistici. Di lui, esimio latinista, rimangono lodate traduzioni, in bellissimi esametri, dell'Inferno c di alcuni canti del Purgatorio della Divina Commedia. Ma sopra tutto rimane l'esempio di tu tta la sua nobile esistenza, sempre tenuta, in raccolta modestia, ad un superiore livello di dignità e di probità. Questo lutto è da noi particolarmente sentito in quanto colpisce nostri egregi colleghi, nelle persone del figlio dell'estinto, tenente colonnello medico Alessandro, direttore dell'ospedale militare di Trieste e del tenente colonnello medico Carmelo Manganaro, insegnante alla Scuola di applicazione di Sanità militare, m~rito della sua diletta. nipote dott. Lina. Ai nostri camerati e alle loro famiglie il Direttore generale della Sanità miHtare ha fatto pervenire le espressioni di vivo cordoglio degli ufficiali del Corpo sanitario.

Per la tutela della maternità e dell' infanzia. La Mostra nazionale delle colonie estive e dell'Assistenza all'Infanzia, rassegna imponente della vasta e vigile azione del Regime Fascista in difesa dell'Infanzia, va


NOTIZIE

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riunendo gli studiosi italiani ed esteri 10 una sene di Congressi scientifici nei quali sono esaminati tutti i problemi relativi alla tutela della maternità e dell'infanzia. Alla complessa organizzazione di questi Congressi pa!rtecipano attivamente, a fianco della Giunta esecutiva della Mostra, la Direzione Generale della Sanità Pubblica, il Ministero dell'Educazione Nazionale, . il Ministero di Grazia e Giustizia, l'Opera Na. zionale Maternità ed Infanzia, l'Opera Nazionale Balilla, la Sezione Medici condotti della Associazione Fascista del Pubblico Impiego, i Sindacati nazionali fascisti dei Medici e delle Ostetriche, enti, associazioni, istituzioni varie, le Cliniche pediatriche c ostetriche, gli Istituti di medici11a legale delle Regie Università del Regno. Finora si sono tenuti con pieno successo i seguenti convegni: 26-28 giugno: « Propaganda igienica, profilassi e cura stomato-odontoiatrica a1 bambini nelle scuole ». 4- 5 luglio: « L'importanza delle suppellettili scolastiche razionali ed il valore educativo della propaganda mmaria e cinematografica nelle scuole » . :8- 9 luglio: << Possibilità e limiti di collaborazione dci medici condotti nella profilassi ed assistenza sociale >>. IO- rr luglio: <( Le stazioni climatiche ed idrominerali italiane a servizio della ortogenesi e della profilassi infantile>>. 12 - I 3 luglio: « La vigilanza c la propaganda igienica nelle colonie estive >>. 14- 15 luglio: <<Le levatrici in funzione di visitatrici ai fini della prevenzioe.ne dell'aborto, della nati-mortalità, della neonati-mortalità, della morbilità e mortalità puerperalc ». 17 - 18 luglio: « I fattori dell'ambiente fisico c sociale della mortalità infantile ». :24-25 luglio: « I giuochi razionali e l'educazione fisica dell'infanzia •>. Sono indette per il prossimo settembre le seguenti adunate: :2- 3 settembre: « I doveJri del medico nella politica demografica del Regime Fascista )). 4- 5 settembre: « La valutazione delle deficienze psichichc del fanciullo e l'igiene mentale in rapporto alla formazione della personalità)). 5 settembre : conferenza di S. E. Giovanni Novelli sul tema: u La rieducazione dei minorenni dal punto di vista scientifico-sociale giuridico )). 6 - 7 settembre: << L'almentazione del bambino n. 8 - 9 settembre: <<La dichiaraziOne obbligatoria delhi gravidanza al terzo-quarto mese)). 18- 19 settembre: «La cartella bio-clinico-radiologico-ortogenetica individuale quale mezzo di accertamento e di medicina preventiva dell'infanzia )). 20 - 21 settembre: << Problemi assistenziali della maternità e dell'infanzia)). Oltre questi Congressi, che vengono organizzati direttamente dal Partito Nazionale Fascista, nel Padiglione dei Colllgressi della Mostra si svolgeranno anche le seguenti Jriunioni scientifiche nazionali ed internazionali: il II Congresso Internazionale per la protezione dell'Infanzia (23- 26 settemb_re), il Congresso Nazionale di Ostetricia e Gin ecologia (25 settembre) organizzato dalla Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia, infine dal 27 al 30 settembre, il IV Congresso Internazionale di Pediatria.

l a Settimana medica internazionale a Salsomaggiore. Sotto la presidenza d'onore di S. E. Thaon de Revel, Ministro delle Finanze e con la presidenza effettiva del Senatore Prof. Nicola Pende, dal 29 agosto al 5 settembre p. v. presso le RR. Terme di Salsomaggiore si svolgerà la 1• Settimana Medica .fn~nazionale con il seguente programma : ·

Domenica 29 agosto: O re 10. - Seduta inaugurale alle Regie Terme Berzieri.


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Ore 16. - Trattenimento al Poggio Diana in onore dei Congressisti. Lun~d1 30 agosto: Ore IO. - Conferenza del Prof. Odore di Lione: « La médecine et la scicnce de l'homme ». Ore I 1. - Proiezione di un film "Luce" sonoro, fatta dal Prof. Sen. N. Pende: << SuUa selezione scientifica degli sportivi e dei futuri atleti >> . Ore I6. - Conferenza del Pro f. Temesvàry Miklos di Budapest: <<Endocrinologia ginecologica con speciale riguardo all'amenorrea >> (con film dimostrativo). Ma1·tedl 31 agosto: Ore 10 . - Conferenza del Dr. Cawadias di Londra: << La pn:vention cles insuffisances gonadalcs chez Ics adolescents ». Ore II. - Proiezione fatta dal Sec. Prof. Pende di casi di anomalie di sviluppo sessuale degli adolescenti e di cure preventive della sterilità maschile e femminile. Ore 16. - Conferenza del Prof. Acconci di Genova: « Sulle leggi e le provvidenze del Governo italiano nel campo preventivo della sterilità femminile n. M t:rcoledl 1° settembre: Ore 10. - Conferenza del Prof. Vignes di Parigi: <<La tbérapeutique thermominérale en gynecologic >>. Ore 11. - Conferenza del Prof. Theodor Brugsch di Berlino: « Insufficienza ovarica e costituzione ». Giov~d1 2 settembr~ :

Ore 10. - Conferenza del Geheimr Prof. Seitz di Frankfurt A/M: « Uebcr endokrine Strorungen bei der Frau und ihre Behandlung durch Badekuren >>. Ore 1 I. - Conferenza del Prof. Alfieri di Milano: « Le malattie ginecologiche curabili a Salsomaggiore ». Venerd1 3 settembre: Ore 10. - Conferenza del ProL Bernard Aschner di Vicnna <<Problemi attuali della ginecologia e terapia costituzionale )). Ore 1 r. - Conferenza del Dr. Martiny di Parigi: << La specificité biologique )). Ore I6. - Conferenza del Prof. Cova di Torino: << La donna sportiva e le funzionj materne >>. Sabato 4 settembre: Ore 10. . Conferenza del Prof. Daniel di .Bucarest: << La thérapeutique de la stérilité féminine et l'action favorable cles eaux et cles traiternents thermaux n. Ore I 1. - Conferenza del Prof. Gaifarnj di Roma: « Lesioni ginecologiche prepube. rali c profilassi della sterilità». Ore r8. - Chiusura del Congresso. Sede del Congresso: Istituto chimico demaniale. Sede della Segreteria: RR. Terme Berzieri. La iscrizione al Congresso è necessaria, anche per le Signore, per poter ricevere la tessera di riconoscimento, godere delle facilitazioni locali, partecipare ai ricevimenti, ecc.. I partecipanti al Congresso potralll1lo usufruire del ribasso del 50 % sulle Ferrovie dello Stato da qualunque stazione dd Regno a qudla di Salsomaggiore, secondo m<r dalità che verranno indicate. Un Comitato di Dame si occuperà di ricevere e intrattenere le Signore dci congressisti. Per ogni informazione rivolgersi alla segreteria generale della « 1• Settimana Medica Internazionale >> di Salsomaggiore.


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l n onore dLi Congn.:s~isti s:mJnno or~:mizzatc m:Jnifcst:;zio ni l'arie :l s~lsom a ggiorc e visite alle città e alle località turistiche vici ne: Spettacolo lirico all'aperto. Tranenimento diurno al Poggio Diana. Ser:lla di danze alle T erme 13err.ieri. s~ rata d i danze al Poggio Diana. Pclltgrinaggio ai luoghi Vercliani (Busseto - Ro ncole - Sant'Agat:t). Concerto della grande Orchestra tklle Regie T erme.:. Visita alle opere d'arte ddla città eli Parma. Visit:t alla città di C rcmon::t in occ:tsiouc delle ft:~te centenarie Stradil'ariane.

Bicentenario della nascita di Luigi Galvani. Le Celebrazioni comme morati ve ùcl Il Centenario ùdla n::tscna ùr Luigi G:r ll'ani, p romosse daii'Att neo bolognese in unio ne con la Ci ttà <.li Bologna, avr:111no il ' loro <.legno coronamento nei giorni 17- 18 - 19 - 20 del prossi mo ottobre. Si sta predispum:ndo la migliore :Jttuazio nc d el programma approvato dal Duce il quale intt:nd e che all'avvenimento 1•cnga data quell'importanza che non sia solo di carattere nazionale, ma che richia m r l'attenzione, c, più ancora, l'adesione degli ambimti scientifici e culturali di tutto il mondo per render~: un clei!no 0111:1ggio alla memoria dello Sc?pritore dei!'Eirrtricità ani rm lt:. Sono state g1à diramate apposite ci rcol:rri a numerosissimi scienziati di fam::1 m o ndiale italiani e ~trani ~ ri pt:r il loro in tervento Ji tre Raduni Scientifici che si terranno nelle g1ornate di ottobre che coron~:ranno le celcbrnioni Galv:1nia ne c cioè i tre Congressi di Fisica, Radiobiologia e Biologia Sperimentale. Le assise saranno inaugu r:ue in una solennissima seJura plena ria. Sarà celebr:na una funzione religiosa nell'artistico e swrico tempio del cc Corpus Domini " (dc.:tto la Chiesa della Santa) dove si trova la tomba di Luigi Galvan i, situata in una cappella ccstruita nel 1873 a spese dell'erario comun:ile; cappella che è in corso di abbellimento, Jato l'avvenimento cclcbratil'o. Alle cerimonie a carattere uffici:lle e scientifico si aggiunger:'r una adunata dc! la cittadinanza bolog nese, che legittimamente aspira ad essere chia ma ta in massa a dare onore a l grande Concittadino, che precorse altri gra ndi ge ni del suo tempo nel cam po della elettricità con il suo meraviglioso trovato che· nuova gloria, accrebbe al nome della sua Bologna. L'apposita Commissione Esccutiv::r. ndk w c recenti adunanze. ha deliberato anche di lancrare pubblicazioni rigua rdanti Luigi Galva ni. Una interessantissima Mostra di autogralì, stampe e cimeli, ~arà org:mizz:rta nell' Archiginnasio. Il Comitato Ordinatore ri volge vivo appello :1 yuanti wnnazionali o str::rnicri possano avere cimeli, manoscritti, opere scientifiche o quant':1ltro possa servire a onorare la figura e l'opera del grande italiano. L'invio del materiale bibliografico, iconogranco od altro, clcl·e essere fa tto alla Commissione Esecutiva per le Celebrazioni del Bicentenario di Luigi Gall'ani, Palazzo Universitario, via Zanboni, 33 - Bologna.

La Scuola Salernitana. _ Il prof. Federigo Bocchetti nella sua qualità di Redattore Capo de Le Fo,.ze Samtartc, ha illustrato nel numero del 30 aprile della Ri vista edita dal Sindacato Nazionale dei Medici, la riproduzione, testo originale e tradu zio ne italiana, della famosissima Re-


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gola Sanitaria Salcrnitana che la Rivista ha pubblicato m occasione delle Manifestazioni Salernitane. Giustamente il Bocchetti proclama la celebre scuola italiana una <<tappa di civiltà. faro di luce, lotta contro l'umano dolore ! >>. Dimenticata nelle tenebre del Medio Evo la medicina ippocrarica, distrutt:l la Scuola Greca di Alessandria, cadute in rovina le monumentali opere igieni che della civiltà romana, osserva il prof. Bocchetti, b medicina del Medio Evo Cristiano si era concentrata nella preghiera e nelle pratiche religiose. In qu~sta oscurità Salerno emerse quale faro di luce, forse unico: Et lux ir1 ~nebn·s lucet: Salernum. Il Regime11 Sanitatis, vero trattato di medicina popolare e d'igiene elementare, diffuso verso il secolo Xll in rutta Europa e tradotto in tutte le lingue, fu il codice io cui si conservarono le conquiste dell'antica medicina, ·fino a che questa risorse nella gloria delle grandi Università Italiane. E il Bocchetti condude con una nobile propos·ta: che sorga a Salerno nuova un tempio, un arco, un monumento insomma il quale ricordi ai posteri l'antichissima Civi· tas Hippocratica e quell'universalità degli insegnamenti che non potevano essere se non romam e mediterranei.

La nuova legge infortuni in un volume del Patronato Nazionale. La Presidenza del Patronato Nazionale per l'Assistenza Sociale. Organo delle Con· federazioni Fasciste dei Lavoratori, ha pubblicato in questi giorni un volume in cui ha raccolto le disposizioni emanate dal Governo fascista per l'assicurazione degli infortuni sul lavoro e dd le malattie professionali, entrate in vigore, com'è noto, il 1° aprile u. s. fJ volume si apre con un commento sulla nuova legge, nel quale, con chiara cd ef. ficace sintesi, sono passati in rassegna gli istituti fondamentali della nuova legge e ne sono posti in rilievo le più importanti innovazioni rispetto alla legge abrogata. Segue il resto della legge (T. U. 17 agosto 1935·XIII , n. 1765), delle Dispodzioni integrative (R. D. 15 dicembre 1936-XV, n. 2276) e del Rego~amento (R. D. 25 gen· naio 1937-XV, n. 200), con opportuni riferimenti alle norme dei trè Decreti e il richiamo alle disposizioni legislative citate dai Decreti stessi. Chiude il volume un repcr· torio alfabetico-analitico, che rende :tssai agevoli! la consultazione del vol ume stesw. La pubblicazione. come vedesi, ha un carattere eminentemente pratico e riuscirà certamente di grande utilità per quanti s'interessano dell'import:Jnte riforma, che affida al Patronato Nazionale, quale Ente assistenziale delle Associazioni professionali dei la· voratori, la tutela e il patrocinio degli infortunati.

Diuttot·e responsabile : Prof. MAZZETII, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. VIRGtNIO r[J~~EFtNARDIINIS, tenente colonnello medico. ROMA ,

GIUGNO

1937·XV • TIP.

REGIONALE

•

CARLO

CATTANEO, 20


Spedizione In abbonamento postale

A 11no I.JXXX V· Fase. VIII

PUBHLICAl/ONE MENSILE

AGOSTO 1937- XV

GIORNALE DI

EDICINA MIL.ITAR.E

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

HO .MA


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ANNO LXXXV • FASC. VIli

AGOSTO 1937-XV

Ol ORN ALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sanita f~ <rJirfus in arm{s.

MINISTERO DELLA GUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo c decorre dal 1° gconaio al prazo dt L. 32 (Estero L. 44). Pct gli ufficiali medici c chimici-fllrmacisri del R. Esercito, in servizio cd in congedo, il prcz:to dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli ste$51 ufficiali c per quelli della Snniti milimc marltnma, in qualunque posi:r.ionc si trovino, è ammesso un abl>onamento cumulativo al Giornale di Mdiçina Militare ed :agli Armali di Medidna Nava/ç ç Colonia/ç al prc:zzo di L. 4:1 annue. 11 prezzo del supplemento contenente i Ruoli di amsillnità dd Corpo ra11itar1o militare

è di L. 8.

NORME P:ER l

CO LLAB ORATOR~

Le opimoni manifcsl:ltc dagli autori non impegnano la rcsponsabilitù del periodico. Agli autori sano offerti grutwl:lmcnte 50 estratti con copertin:~ stampata, frontespizio, tmpaginatura e numerutonc speciale:. Gli c:strutti richiesti in numero .m:~ggtorc sono addc:bibti a prazo di costo. Pc:r disposiztonc del Consiglio naz1on:llc delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unuo ua breve autoriassunto (non più di ro righe). Le spese per cliché$ c tavole fuori testo sonu 11 carico degli auton. l manoscritti non si JCSrituiscono.


SOMMARIO LAVORI ORIGINALI LUSTIG. - Intorn o ~Ile clourinc su l m~ccanismo d'azione elci [osgcnc (CO Cl,). Trattamento dci fosgcnari CASELLA. - La cronassia dd nervo vestibolarc oel personale areonaviganre c negli aspiranti al pilotaggio POGGI c RONCORON I. pia no nord Etiopico

Ricerche sulla ocfritc tra le truppe nell'Alto-

PALAZZI. - La terapia delle fratture mascellari con mezzi stomatologici semplici, alla portata dd meuico pratico . AGOSTINI. -

Aspetti dc.ll'infczionc luctica fra gli indigeni dell'Impero

O'ANGELO. - Ricerche sul valore della reazione di Kline nella sicroiogia della sifilide BORIANI. -

Influenza del clima sull'aspetto radiologico dello stomaco

SENSI e CARLISL -

Sulla composizione chimica dd lal!c somalo

Pag .

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8o6

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ASCESSI Sopra 1111 metodo di tra/lamento degli ern1isjeri ct:rebrali. -

VJJ'o.!CKNT,

DAVID

e

JUbacttti c cronici degli

AsUl'ASY

Pag.

.

AVIAZIONE (L') SANITARIA civile nel 1917.- BEHAGUE

))

CHIM ICA Tra/Ialo tli - analitica applicato. Metodi c norme per l'esamc chimico ed il contml lo dci principali prodotti industriali ed alimentari. YILLA\'ECCHIA • FRA lTURE. Sul rrauamemo dt:!le

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)AKO\'LJEVI C e L• K&E~SCHMDIT

INFEZIONE (L') VACCINICA negli embrioni di pollo. -

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MoLIKA

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MA LATTIA OEL SONNO. Sulla lcsio11c primarùt c l'i~tcubazionc della GRAP . MALATTIA REUMATICA. La dùsoda::ionc aurit·olo-vcntricolarc nel corio della - Al!BERTI ... , RoBEllT. LhY c c.. cAUI.T . MIELITE BRUCELLARE c t~rapia specifica. -

BuscAI:<O c D1 GucuEI.MO

PANNA Riccrch~ e considerazioni mila - montata in vendita ndl~ latterie di Tori11o, co11 particolare riguardo alla prt:u11za ;, cua di germi del gc11t:rc Bmcclla c del micobanuio tubercolare. - PACNINI . TRACOMA. Co11tributo alla COIIOS<'ell:;n ddll' tlt:gou·rnzio11i corneali nel - SMALTINO TRACOMA cd affezioni ddlo: vie bcrimali di deflusso. TUBERCOLOSI delle tonsille e malatlic interne. -

A.t.IQUÒ • M.,ZZEI LEUBNElt

TULAREMIA Sorgc111i d'i11jaion~ c andamc11to sragio11ale della l'uomo. FRANCJS

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MI· LITARI Pag. RIVISTE MEDICHE MILITARI • NOTIZIE . •

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LAVORI

ORIGINALI

~~~ INTORNO ALLE DOTTRINE SUL MECCANISMO D'AZIONE ~~.:Y DEL FOSGENE (CO 0 2). TRATTAMENTO DEI FOSGENATI .. .--:J~~x C:>

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Sen. Prof. Alessandro Luallg, Direttore del Centro Studi di Fisioterapia di FircnztC ·.': ' !JJJ 'f\..->--: -v\:·":-, ' ., , ..,.,,,~• (Servizio chimico militare). ,~

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~ Nel numero di maggio u. s. del periodico Gasschutz un d Luftsclzutz . che si pubblica a Berlino, rivista tecnica diffusa ormai ovunque si studiano problemi pratici, che riguardano l'impiego degli aggressivi chimici di guerra, il col. medico dott. Otto Muntsch, libero docente nella Università di BerImo, Capo reparto (Sezione gas) nella Accademia medica militare, si occupa in modo molto lusinghiero e cor tese, della quarta edizione del volume : (( Patologia e Clinica delle malattie da gas di guerra », da me pubblicato quest'anno con la collaborazione del primo capitano medico Dott. G. Ferraloro. Il Muntsch rileva, ch'io ho esposto nel volume, con notevole ampiezza, vari problemi di tossicologia di guerra, e le dottrine dominanti sul meccanismo d'azione dei diversi gas soffocanti; che mi sono indugiato sulla esposizione della dottrina del francese Kling, e l'abbia contrapposta a quella dei tedeschi Laquer e Magnus, ma che ho trascurato di ricordare i risultati delle ricerche di Munts:ch e Schiitz, comunicate dal Muntsch stesso, in una conferenza da lui tenuta a Nauheim in Germania verso la fine del 1935, nella quale egli rettificava le \edute di Laquer e Magnus, ed in parte le completava e le consolidava. Nel precitato volume metto, infatti, soprattutto in evidenza la dottrina di Laguer e Magnus, che spiega il meccanismo d'azione del fosgene (CO Clz, ossicloruro di carbonio, o cloruro di carbonile, detto Croce verde dai tedeschi), e concludo con l'affermare, perchè questa è, per ora, la mia opinione, che le alterazioni meccaniche del respiro nell'avvelenamento da fosgene si possono riferire al concorso di due fattori: l'ipereccitabilità dei ~ami sensitivi vagali nd polmone fino al primo stadio, e, nella seconda fase, il riempimento del polmone con édema. Il francese A. Kling ha avanzato una teoria che si fonda su presupposti puramente chimici, poichè egli dà soprattutto peso ad una attivazione dei grassi depositati nel fegato, e specialmente della colesterina; si tratterebbe di una idrofilia per immediata azione della molecola del fosgene. Io però non ho fatta mia questa ipotesi, espressi anzi i miei dubbi su questa dottrina, dicendo che mi pareva che Kling non avesse portato un con-

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INTORNO ALLE DOTTRINE SUL MECCANISMO D'AZIONE DEL FOSGENE ECC.

tributo concreto nella interpretazione dd meccanismo d 'azione dei gas asftssianti, ed in particolare del fosgene sui polmoni. Mi soffermo ora alquanto sulle ricerche e sulla dottrina di Laquer e Magnus. Questi due ricercatori poterono dimostrare con sicurezza, con esperimenti eseguiti durante la guerra mondiale, che nell'animale fosgenato la respirazione si appiana in conseguenza di una eccitazione del nervo vago: le inspirazioni sono arrestate più precocemente, mentre s'iniziano prima le espirazioni. Soltanto dopo la comparsa dell'édema polmonare si fanno sentire gradualmente gli effetti della raccolta di liquido nei polmoni. Quando aumenta il volume dci polmoni si ha contemporaneamente una diminuzione della loro elasticità, e il maggiore lavorio a cui è costretta la muscolatura respiratoria e quella sussidiaria1 fa quindi sorgere il quadro della dispnea. La partecipazione del vago al processo in parola fu dimostrata sperimentalmente, poichè praticando agli animali la vagotomia si riesce ad impedire la comparsa dell'édema polmonare. E da tutto ciò si può trarre la conclusione che delle alterazioni polmonari, che sorgono dopo avvelenamento con fosgene sono responsabili le fibre sensibili del vago che vengono irritate dal gas tossico (Laquer e Magnus). A questo punto mi pare opportuno ricordare al lettore, che al centro dell'avvelenamento per fosgene - vale a dire di quel gas velenoso, che . è il gas tipo fra quelli che si scindono al contatto con i liquidi dei tessuti con formazioni di acidi - sta l'édema polmonare tossico acuto. Più tardi, Muntsch e Schiitz, ripresero lo studio sperimentale di questo interessante e ancora discusso e contrastato problema: e sono queste le ricerche ch'io non ho ricordato nel mio volume, perchè quando il Muntsch me le fece conoscere, la quarta edizione era già stampata a Milano. Muntsch riferisce di aver controllato, con la collaborazione di Schiitz, i reperti di Laquer e Magnus, ripetendo esattamente il procedimento usato da questi due studiosi. I risultati però furono diversi. Ed ec·coli esattamente quali furono esposti nel corso di perfezionamento, per i medici militari, tenuto a Naubeim dal Muntsch. La vagotomia non soltanto non ha potuto mai impedire la comparsa dell'édema polmonare da fosgene, ma tutt'al contrario è bastata in molti casi per sé sola a determinare un'édema polmonare dell'aspetto e delle proporzioni dell'édema da fosgene, senza che fosse stato respirato del gas tossico. Secondo Nissen e Cokkalis la vagotomia lede in modo permanente la isoidria del sangue, e l'equilibrio nell'organismo tra acidi e basi di penderebbe dalla funzione normale dei legami nervosi tra centro respiratorio e polmone. Tenendo presente il rapporto tra permeabilità ed equilibrio ionico, si dovrebbe poter trovare una via per spiegare la comparsa dell'édema polmonare in seguito alla vagotomia. Tuttavia, la effettiva partecipazione del vago ali 'avvelenamento da fosgene ha potuto essere confermata da M. e S. con un'altra prova sperimen-


r lNTORNO ALLE DOTTRINE SUL MECCAN ISMO D'AZJONE DEL FOSGENE ECC.

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tale, e cioè con l'elettrocardiogramma registrato durante e dopo l'avvelenamento da fosgene. In collaborazione con Schiitz, Muntsch ha introdotto gli elettrodi in un ambiente intossicato col gas, nel quale trovavasi legato un gatto in narcosi da uretano. Già durante l 'avvelenamento si registrava l'elettrocardiogramma nel noto apparecchio Siemens. Già nel primo minuto di respirazione in un ambiente gas tossico- aria la funzione cardiaca rallenta sensibilmente, fino a ridurne alla metà ed oltre il tempo. Questa bradicardia dura per tutto il tempo della respirazione dd gas tossico. Non appena avviene l'introduzione di aria fresca nell'ambiente intossicato il rallentamento cessa abbastanza presto, così che dopo pochi minuti la respirazione è nuovamente normale. Una tale azione sulla funzione cardiaca è spiegabile unicamente ammettendo una irritazione riflessa del vago. Oltre la funzione cardiaca viene rallentata nettamente anche la respirazione del gas tossico. Togliendo l'animale in esperimento dall'atmosfera intossicata, la respira({,t.~ zione si fa, dapprima, un poco più rapida, quindi, a poco a poco, la respira~i?ne si accellera .fino a raggiungere gli ~lti valori ben noti nello stadio d:le.~:.y l edema. Contranamente a quanto assenvano Laqueur e Magnus - dtce ).;7~ Muntsch - dopo la respirazione del gas tossico il respiro non si fa più ,(.~~ ,1;~ rapi?o, ma anzi più lento, ma si ~c~~lera dopo che l'animale è .stato tolt<@.t,'~ · ~ dali atmosfera avvelenata. Questo rntztale rallentamento va anch esso attri- ~1 ~~·· buito ad uno stimolo riflesso esercitato sul nervo vago, m entre il successivo '&~ acceleramento sta in rapporto con gli effetti dell'édema polmonare. Da ._,. lungo tempo si conosce il rallentamento riflesso della fun zione cardiaca, che può andare fino all'arresto del cuore, in seguito all 'azione di gas irritanti sopra le mucose delle vie respiratorie; essa fu citata come esempio di una trasmissione centrale di un'irritazione, dal sistema respiratorio a quello della circolazione. Già nel r87o Kratschmer riferì di questo strano parallelismo che si osserva ad es. nella inspirazione di ammoniaca, etere o alcool. Tale riflesso fu però noto soltanto come stadio della breve durata di pochi minuti. Può darsi che la intensità e la durata dd riflesso come si osserva nell'avvelenamento da fosgene sia in rapporto coll'azione enormemente superiore del fosgene. Ad ogni modo le prove fatte da M. e S. mettono nuovamente innanzi il problema se la compartecipazione dei due sistemi respirazione e circolo agli effetti irritanti d 'un gas tossico, deve essere interpretata come una semplice azione a distanza, oppure come una partecipazione e reazione in comune nel vero senso della parola. E' chiaro che questa straordinaria irritazione del vago, ed un così forte rallentamento della funzioni cardiaca, porti, secondariamente, ad alterazioni della pressione sanguigna e della velocità del circolo. Mancano ancora :icerche precise in questo campo, ma la diminuzione iniziale della pressione trovata da Laqueur e Magnus nell'esperimento sull'animale, trova senz'altr~ la sua spiegazione nel rallentamento della fun zione cardiaca riscontrata da M. e S.


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INTORNO ALLE DOTIRINE SUL MECCANISMO D'AZIONE DEL FOSGENE ECC.

Non sarà cosa inopportuna ricordare, a questo punto, che l 'édema polmonare tossico acuto si sviluppa in seguito alla penetrazione del plasma sanguigno nei polmoni, ed è caratterizzato da una frequenza della respirazione, che va gradualmente crescendo, ed è la conseguenza della mancanza di ossigeno. Nel corso di alcune ore la respirazione va sempre più spianandosi e si giunge in fine ad intensissima dispnea, forte cianosi ed all'asfissia esscnd0 ostacolato il ricambio gassoso. Se la esposizione del gas tossico è di breve durata, o se ne sono state inspirate soltanto concentrazioni basse, si vedono prevalere i disturbi circolatori, che devono essere interpretati, non come effetto tossico, ma come fatti meccanici nel piccolo circolo, insorgenti per la stasi determinata dall'édema polmonare primario. Aumentando la viscosità del sangue, che va perdendo del suo liquido, e diminuendo la rapidità della corrente sanguigna, gli ostacoli cir colatori si fanno sempre maggiori, finchè deve cedere il cuore, insufficientemente provvisto di ossigeno. L a diagnosi precoce di questo édema polmonare tossico e acuto è molto importanr.:, poichè da essa dipende il rapido inizio della cura adatta; ma questa diagnosi precoce è spesso resa difficile da un periodo di latenza della durata di alcu: ne ore, durante il quale si riscontrano raramente sintomi obiettivi. Negil stadi ulteriori invece vi sono sintomi caratteristici infallibili, quali i rantoli dell'édema che si sentono spesso anche a distanza, l'espettorato schiumoso, color ruggine e di aspetto simile al sugo di prugne cotte, nonchè dispnea e cianosi assai pronunciate. Il concetto più semplice sul modo come agisce nell'organismo il fosgc· ne si basa sul notorio fatto che la molecola di fosgene viene scomposta com· pletamente e repentinamente dall 'acqua c da liquidi acquosi. L 'édema tos· sico acuto è opera dei prodotti di scomposizione del fosgene, dunque dell'acido cloridrico e dell'acido carbonico; però la maggior importanza spetta .al primo dei due prodotti. In seguito all'inspirazione del gas tossico ad alta concentrazione il polmone presenta un chiaro quadro di una scottatUra. d~ acidi; anche le grandi quantità di ematina che si riscontrano in quals1as1 caso di avvelenamento da fosgene, devono riferirsi all'acido cloridrico in scissione idrolitica. Resta a sapere se l'acido cloridrico che si forma dopo inspirazione del gas a bassa concentrazione, sia sufficiente a provocare una scottatura così grave, estesa e prolungata, pur attribuendo un 'attività più intensa all'acido cloridrico in stato nascente. E' molto strano osservare come il gas cerchi il suo punto d'attacco nelle profondità dei polmoni, negli alveoli polmonari, mentre risparmia quasi completamente le vie respiratorie superiori, ove pure deve compiersi la scissione dell'acido. Muntsch ha fatto nel gatto il tentativo di determinare chimicamente nella saJiva l'aum entato contenuto in acido cloridrico dopo inspirazione di fosgene. Egli si valse allo scopo della reazione al rodanato, lusingandosi di dare con essa al medico una prova obiettiva per i casi dubbi, e per favorire la diagnosi duran-


INTORNO ALLE DOTTRINE SUL MECCANISMO D'AZIONE DEL FOSGENE ECC.

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te il periodo di latenza privo di sintomi. I risultati negativi ottenuti mostrano chiaramente l 'impossibilità di spiegare con una semplice reazione chimica di scomposizione un processo tanto complicato come lo è l'édema polmonare tossico. Ma vi è, come è noto, una seconda teoria per spiegare il meccanismo d'azione di questo gas; essa è diametralmente opposta alla teoria dd HCI. Essa si basa sul reperto anatomico della « purpura cerebri », cioè di piccolissime emorragie puntiformi nella sostanza bianca ed in quella grigia del cervello. I sostenitori di questa dottrina vedono in queste emorragie l'azione immediata della molecola non !.composta di fosgene; essi credono ad una lesione primaria del sistema nervoso centrale per opera del veleno e spiegano l'édema polrnonare tossico come conseguenza de li 'azione primaria nel cervello. Gli oppositori a questa ultima dottrina invece affermano, con ragione, che simili emorragie si trovano, dopo avvelenamento da fosgenc, non soltanto nel cervello, ma in quasi tutti gli organi, non esclusi i muscoli, e si riscontrano anche in altre gravi malattie, ad es. nell'influenza, nel carbonchio ematico (Lustig); le emorragie (purpura haemMragica) non sarebbero dunque specifiche e vanno interpretate essenzialmente come emorragie secondarie da stasi dell'édema polmonare primario. E di questa opinione sono anch'io per esperienze personali. La terza teoria interpretativa del meccanismo d'azione del CO Cl2 sui polmoni dà la massima importanza alla lesione primaria dei polmoni. L'ef. feno principale deriverebbe dalla molecola di fosgene non scomposta, che irriterebbe i polmoni creando in essi uno stato di iperemia, stasi e trombosi; a quest'azione si sommerebbe poi quella dell'acido cloridrico scisso. A favore di questo concetto, che attribuisce il vero e massimo effetto al fosgene, parla il fatto che nella inspirazione l 'acido cloridrico è 8oo volte meno tossico del fosgene. A questo proposito Muntsch fa presente, nella predetta conferenza, un nuovo punto di vista: l'antagonismo ionico nella vita celi ulare. Dagli studi di Gellhorn si sa che esiste un rapporto intimo tra eccitazione ed alterazione della permeabilità di una membrana cellulare e che la permeabilità dello strato marginale della cellula dipende dalla composi.. zione salina dell'ambiente. Più l'equilibrio ionico è disturbato per l'aggiunta di sali, e più grande è l'aumento, graduale, della permeabilità. Gli ioni del siero di sangue e dei succhi dei tessuti mantengono in condizioni ottime lo stato colloidale delle proteine celi ulari e dei ~essuti. Lo spessore cl egli ioni H ed OH, di cui già piccole oscillazioni possono mettere in pericolo la vita della cellula, è mantenuto dall'organismo in equilibrio costante; ogni alterazione artificialmente voluta di questo equilibrio porta con sè i più gravi disturbi della vita celi ulare. Bisognerà controllare queste condizioni fisiologiche nel caso speciale dell'avvelenamento da fosgene, prima di pronunciarsi per l'una o per l'altra delle teorie sul meccanismo d'azione sopraesposte.


804

INTORNO AL LE DOTTRINE SUL MECCANISMO D'AZIONE DEL FOSGENE ECC.

In quanto al trattamento dell 'édema tossico polmonare da avvelenamento con fosgene Muntsch insiste sulla necessità di tenere il paziente in assoluto riposo, allo scopo di ridurre il fabbisogno in ossigeno ed a diminuire l'attività respiratoria. Secondo la letteratura americana corrisponderebbe molto bene, negli animali intossicati con fosgene, l 'impiego della narcosi completa con Avertina (tribromoetanolo, un narcotico di uso rettale e intravenoso, che non produce un periodo d'eccitamento, che sembra ridurre del 50 % la mortalità). Alcuni studiosi credono ad un'azione specifica dell'Avertina in questo trattamento. Muntsch non è di questo parere; egli attribuisce l'efficacia dell'Avertina alla immobilizzazione di tutta la muscolatura ed al conseguente diminuito bisogno di ossigeno. In prove di orientamento da lui fatte con altri narcotici, esclusa la morfina, e perfino con semplici sonniferi quali il Noktal ed il Pernokton, Muntsch ha ottenuto gli stessi effetti vantati dagli americani, ma egli si riserva di dare un gjudizio definitivo alla fine degli esperimenti, e consiglia inoltre nell'avvelenamento da fosgene il 'tecchio e ben noto trattamento con ossigeno, ch e influisce beneficamente sulla respirazione e sul circolo sanguigno. In Germania però si adopera l'ossigeno soltanto per inalazioni, mentre altrove si ricorre con vantaggjo - anche nell'asfissia d'altra natura - alle iniezioni sottocutanee. In prove fatte nei cavalli da Richters (il volume sui gas del Richters, insegnante della scuola Veterinaria di Berlino, è in corso di preparazione, a Milano, in italiano) ha chiaramente dimostrato che l'organismo malato (cavalli) e bisognoso d 'ossigeno assorbe questo gas in poche ore, ed anzi sembra meglio giovarsi del lento ed uniforme assorbimento dato dalla iniezione sottocutanea che non dalla rapida introduzione mediante l'inalazione. Nell'ostruzione delle vie respiratorie, nelle stenosi, negli spasmi d ei muscoli bronchiali ecc. Muntsch ritiene che la via sottocutanea sia l'unica introduzione possibile. E' quindi necessario imparare tale terapia e praticarla pur non dimenticando che il metodo dell'inalazione è spesso, almeno per l'uomo, la via migliore, più rapida e più sicura per l'introduzione ddl' ossigeno. Nella recensione del mio volume il Muntsch mette in particolare rilievo il fatto ch'io gjustamente attribuisco - come lui - nel trattamento det fosgenati un grande valore al sa/asso. E' naturale che sia così, dal momento che potei personalmente convincermi della decisiva efficacia di questo intervento terapeutico. E a proposito del trattamento ai fosgenati, mi permetto di richiamare, da questo luogo, l'attenzione dei colleghj sopra quanto segue, e rappresenta, una parte, delle istruzioni da me compilate in uno Schema ch'ebbe in que:sti ultimi mesi larga diffusione fra i medici italiani. PRONTO SOCCORSO Al FOSG.ENATI.

Allontanare al più presto i colpiti dalla zona gassata, evitando ad e:ssi ogni qualsiasi s.forzo muscolare, anche il camminare : quindi trasporto con


INTOR.'lO ALLE DOTTRINE SUL MECCAN ISMO D"AZIONE DEL FOSGENE ECC.

805

.mezzi adeguati, in posizione orizzontale nella barella e n eU'autoambulanza. Non avendo subito a disposizione mezzi adeguati lasciare momentanea·

mente il colpito all'aria libera sdraiato nel riposo più assoluto. Nel cambiare mdumenti ai colpiti evitare sforzi muscolari. Coprire il gassato. Per evitare l'édema polmonare sa/asso precoce (5oo-8oo gr.), e far precedere l'iniezione di caffeina (0,25 gr.) o olio canforato. E' proibita la respirazione artificiale perchè dannosa. Caffè e perle d'etere. Sommi?Zistrare ossigeno senza pressione. Non :si devono somministrare bevande di nessun genere ai colpiti in deliquio. Nei casi con grave dispnea i colpiti troveranno sollievo seduti. Evitare ipodermoclisi e fleboclisi. Trasfusione del s<~ngue di dubbio effetto. Essere prudentissimi nella somministrazione di t.metici ed espettoranti, per il pericolo degli sforzi muscolari. L'ipecacuana si è data per provocare vomito (che è molto utile), ma occorrono da prima alte dosi per ottenere effetto emetico. Si badi all'azione ipotensiva dell'ipecacuana che potrà poi essere sostituita dal cloridrato di emetina (fino a 5 milligrammi di sostanza attiva sciolta in soluzione fisiologica ~terile, nelle 24 ore). A volte giova nei casi lievi l'applicazione di senapismi sul torace. AssiSTENZA osPITALIERA.

Eventualmente ripetere i salassi (5oo-8oo gr.). Seguitare con la respirazione di ossigeno senza pressione. Sorvegliare molto attentamente il cuore, somministrando contro la sua debolezza stimolatJti (canfora, caffeina associata alla terapia strofantica, stricnina) ma senza abusarne, perchè la canfora provoca aumento di secrezione bronchiale e il caffè forte e la caffeina dànno insonnia ed irrequietezza. La pratica dimostra che riposo assoluto somatico e psichico riesce molto vantaggioso per il malato. Le iniezioni di solfato di stricnina si sono dimostrate utili contro l'astenia, in dose da 3 a 6 millligrammi nelle 24 ore. Non corrispondono le inalazioni di ammoniaca nemmeno contro il cloro. Utili gli analeptici del gruppo della efedrina (efetonina, simpatolo). La morfina va al caso somministrata con estrema prudenza. Contro i dolori gastrici il bicarbonato di sodio. Dannosi: carbonato d'ammonio, l'apornorfìna, l'aspirina in forti dosi, la fenacetina, e poco efficaci il lattato di sodio, la digitalina. Utili in certi casi il glucosato di calcio, le soluzioni di glucosio, i bromuri, il ioduro di potassio, la solvochina, la transpulmina.


ISTITUTO MEDICO LEGALE PER L'AERONAUTICA • B. MUSSOLINI :. - ROMA. Direttore: te n. colonnello medico A. MARULLI.

LA CRONASSIA DEL NERVO VESTIBOLARE NEL PERSONALE AERONAVIGANTE E NEGLI ASPIRANTI AL PILOTAGGIO Comunicazione del prof. Benedetto Casella, maggiore medico, al 32° Congresso della Società Italiana di Otorinolaringologia (Torino 9- 11 ottobre 1936- XIV).

Le ricerche elettrofisiologiche moderne hanno mostrato che il concetto della misura dell 'eccitabilità elettrica basata esclusivam ente sulla intensità della correntt è errato, e che invece è necessario impiegare per tale scopo un sistema di misura espresso in funzione non della sola intensità1 ma anche della durata del passaggio della corrente. E ' noto infatti che mentre Dubois Reymond aveva ritenuto, fin verso la metà del secolo scorso, che il tempo della eccitazione doveva considerarsi un fattore trascurabile nello studio dell'eccitabilità muscolare, altri sperimentatori quali H oorweg, Engelman, \Veiss hanno mostrato che l'eccitabilità neuro- muscolare non può essere misurata in base al solo criterio della intensità, cioè alla così detta soglia galvanica classica, ma deve essere stabilita in relazione anche ad un secondo fattore che è la durata di eccitamento, e cioè il tempo. Luigi e Marcello Lapicque studiando il problema sui nervi ed i muscoli degli animali hanno meglio messo in evidenza tali concetti, stabilendo che l'ec· citabiljtà deve considerarsi caratterizzata da due fattori (parametri), che hanno rispettivamente chiamato: Reobase e Cronassia. La reobase è la intensità necessaria per ottenere la soglia di eccitamento con una chiusura prolungata della corrente continua; è quindi la soglia galvanica classica. La cronassia è invece il tempo rrunimo necessario per provocare la m edesima soglia di eccitamento a mezzo di una corrente di cui l'intensità 'è doppia di quella della reobase. La cronassia e la reobase sono quindi espressioni di significato diverso, e mentre l' una varia soltanto con le condizioni che fanno variare l'eccitabilità, :1d esempio la temperatura, l'altra è soggetta a variazioni in rapporto ai mezzi di stimolazione, quale superficie degli elettrodi, distanza degli ele-ttrodi, ecc. Dalle ricerche dei suddetti AA. è derivata quindi la nozione che le vari.e eccitabilità si possono ricondurre alla medessima formula facendo variare soltanto il coefficente tempo, che va caso per caso indicato con una particolare unità. E così m entre i muscoli volontari ed i loro nervi motori hanno cronassie di qualche decimilbimo di secondo, i muscoli lisci presentano ero-


LA CRONASSIA DEL NERVO VF.STIBOLARE NEL PERSOI':ALE ECC.

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nassie invece che si avvicinano al minuto secondo; fatto questo che deve fare supporre, secondo Lapicque, come tra l'eccitabilità dei muscoli lisci e quella dei muscoli volontari, esistono soltanto differenze quantitative non qualitative, contrariamente all'opinione di altri AA.. Lo studio della cronassia si è quindi esteso oltre che ai muscoli, anche al !.istema nervoso della vita vegetativa e ad alcuni nervi specifici come l'ottico ed il vestibolare. Limitandoci a questo ultimo nervo, diremo che i primi studi sulla cronassia normale del nervo vestibolare nell' uomo furono fatti da G. Bourguignon e da Renè Déjan, i quali giunsero alla conclusione che la cronassia del nervo vestibolare è molto più grande di tutte le altre cronassic attualmente conosciute nell'uomo, in quanto il suo valore oscilla tra r 4 e 22 sigma con divisione dei soggetti in due gruppi: l'uno che va da 14 a 18 sigma e l'altro da r8 a 22 sigma; i primi sarebbero gli emotivi, i secondi gli stabili. Inoltre, secondo questi AA., tali valori avrebbero la spiegazione nella funzione stessa del nervo vestibolare, in quanto l'eccitazione del vestibolo è il punto di partenza di riflessi organovegetativi sicchè il nervo vcstibolarc sarebbe legato intimamente al sistema simpatico. Le cronassie motrici e sensitive generali sono invece comprese fra o,r e 0,7 sigma e le cronassie del nervo ottico fra 1,2 e 2 ,8 sigma. Molti altri AA. si sono occupati tanto all'estero che in Italia dei valori della cronassia del nervo vestibolare, sia normale che patologica, ma i risultati non sono affatto concordi. Altenburger usando una tecnica alquanto diversa (metodo monopolare, elettrodo attivo sul processo mastoideo) trovò nei soggetti normali cifre più basse e cioè da 2 a 10 sigma. Vogel trovò valori dello stesso ordine di grandezza di quelli di Bourguignon con oscillazioni più grandi in alto ed in basso. Prezzolini stabilisce i valori stessi tra 14 e 25 sigma; Vigi concorda anch'egli in questi dati. Princigalli riferisce che i valori trovati oscillano tra 12 e 30 sigma. Le ricerche fatte su soggetti patologici hanno dato i seguenti risultati : Ferreri e Meldolesi nei vertiginosi trovano generalmente diminuzione della cronassia nelle lesioni periferiche, nessuna modi ficazione nelle lesioni centrali. Vigi nei vertiginosi trova cost<mtemente un aumento. Altenburger in traumatizzati del cranio non trovò alterazioni costanti che potessero avere valore diagnostico. ·Bourguignon nel mongolismo r.d in un catatonico trovò valori più alti di un secondo, in schizofrenici agitati un abbassamento. T eppati e Visintini avendo fatto ricerche su 61 soggetti di cui 20 normali, trovarono in questi ultimi oscillazioni tra n e 22 sigma; mentre in ammalati di forme chimrgiche leggere, nelle forme lievi ed iniziali si ha dapprima un abbassamento, in un secondo stadio un aumento della cronassia.


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LA CRONASSJA DEL NERVO VESTIROLARE NEL PERSONALE ECC.

Partendo da tali concetti ed allo scopo di applicare tanto al personale aeronavigante in servizio, quanto agli ammittendi ai corsi di pilotaggio la ricerca della cronassia, onde poter trarre dai vari risultati un migliore possibile orientamento circa l'attitudine al volo, si è praticata la ricerca della cronassia del nervo vestibolare in 183 soggetti (1) così divisi: r • Aspiranti piloti 77 2 ° Piloti in servizio da meno di tre anni . 34 3" Piloti in servizio da oltre tre anni 72 La ricerca è stata fatta dopo accurato esame otorinolaringologico per escl udere i soggetti che presentassero alterazioni degli organi interessati ed, ultimato l'esame della cronassia, era eseguita per tutti l'eccitamento labirintico con la prova rotatorìa abituale (xo giri in 20 secondi a destra ed a sinistra, a testa eretta, per i canali orizzontali; e 5 giri in IO secondi a destra cd a sinistra a testa flessa, per i canali verticali). Tale ultimo controllo si rendeva indispensabile non solo, perchè essendo esso l 'abituale stimolo labirintico usato in aeronautica deve, almeno finora, considerarsi il migliore, per le sicure deduzioni cHniche che può fornire, ma anche perchè fosse possibile dedurre, dal raffronto tra i risultati delle due prove, un possibile criterio pratico :1l quale deve sempre mirare ogni nostra ricerca. L'apparecchio adoperato è stato quello classico di Bourguignon, costruito dalla casa Walter; la ricerca veniva eseguita applicando al soggetto un casco nel quale ciascun elettroJo auricolare è infisso in un pezzo di ebanite. Gli elettrodi sono quelli impolarizzabili all'argento ed al cloruro d'argento preparati elettroliticamente. Il metodo adoperato è stato quello bipolare biauricolare; e l 'esaminan· do era posto in posizione seduta con il dorso allontanato dallo schienale della sedia, con le braccia pendenti lungo il corpo, con lo sguardo diritto e con i piedi poggiati sul legno. L 'apparecchio è unito al casco a mezzo di fili conduttori i quali sono fissati con un bottone a vite. Come soglia della stimolazione labirintica veniva utilizzata la inclinazione del capo verso la spalla dal lato ove trovasi il polo positivo; non si è ricorso a speciali accorgimenti per segnalare il movimento della testa perchè questo è stato sempre abbastanza netto, solo si è curato di fare il minore numero di eccitazioni possibili, perchè come giustamente osserva Vogel, durante l'esame, la cronassia può salire. Nelle tabelle qui accluse riportiamo i valori ottenuti nel personale da noi esaminato. ( t ) Per concessione ministerinlc i risultati di alcune esperienze sono serviti allo stud ente Franchi Emerigo per lo svolgi mento della tesi di laurea sullo stesso argomento.

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Tab. VIII.

PILOTI DA OLTRE 3 ANNI r.l

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LA CRONASSIA DEL NERVO VESTIBOLARE NEL PERSONALE ECC.

82 I

Esaminando le varie tabelle si os5erva quanto segue: 1. Aspiratzti piloti. N egli aspiranti piloti il valore delle varie cronassie ha oscillato da un minimo di I 1 ad un massimo di 28 sigma. Dei· 77 soggetti esaminati 18 c precisamente i numeri 1, 5, 6, n, I2, 14, 20, 21, 22, 23, 45, 46, 6o, 61, 63, 67, 68, 75 hanno presentato cronassie basse (da I I a 18 sigma) mentre negli altri 59 la cronassia è stata piuttosto elevata. Le reazioni subiettive sono state minime tanto in quelli che avevano valor bassi, come negli altri. Tutti hanno dichiarato di avvertire sensazione di puntura nell 'orecchio ovc agiva il polo positivo, e senso di rotazione dei globi oculari; alcuni anche manifestazioni vertiginose, però tale ultimo fenomeno è stato sempre di intensità minima. D'altra parte, mentre seconrlo Bourguignon i soggetti con cronassia al di sotto dei 18 sigma devono considerarsi emotivi, e quelli al di sopra devono ritenersi stabili, gli esami psicofisiologici praticati non hanno così recisamente confermato tali vedute, anzi molte volte si è osservato il contrario. Considerando poi la durata del nistagmo post- rotatorio essa ha oscillato da un minimo di I 7 secondi :1d un massi m o di 40 secondi per i canali orizzontali, e da un minimo di 7 secondi ad un massimo di r5 secondi per i. canali verticali. Tali limiti devoflo considerarsi assolutamente fisiologici, in quanto, come da tempo ha già osservato Casella, il nistagmo post-rotatorio ottenuto con la solita rotazione oscilla nei normali da 18-20 secondi a 40", 45" per i canali orizzontali c a meno della metà per i verticali; però esaminando i valori stessi e raffrontandoli con quelli della cronassia si osserva che non vi è fra questi corrispondenza diretta. Infatti mentre in soggetti con cronassia bassa dovrebbe aversi u:n nistagmo di lunga durata, spesso si è osservato il contrario, ed in alcuni casi n. 4, 28, 33, 43, 62, 74, 76 i quali hanno presentato cronassie molto elevate (27, 28 sigma) il nistagmo ha avuto durata breve, ma non inferiore alla cifra di 20 secondi. 2. Piloti in servizio da mer1o di tre anni. Il valore della cronassia ba oscillato in tali soggetti da un minimo di 13 ad un massimo di 32 sigma. La media bassa al di sotto dei 18 sigrna si è avuta in 16 soggetti, al di sopra nei restanti 18. Le reazioni subiettive sono state scarse cd il raffronto tra !a durata del nistagmo e il valore della cronassia molte volte in contrasto, come si osserva nei casi n. 2 (cronassia 14 sigma, nistagmo 35"), n. 17 (cronassia 14 sigma, nistagmo 34"), n. IO ( cronassia 32 sigma, nistagmo 25 ' ')> e n. 28 (cronassia 30 sigma, nistagmo 24"). 3· Piloti in servizio da oltre tre anni. - In tali soggetti il valore della cronassia ha oscillato da un minimo di 12 ad un massimo di 32 sigma,


822

LA CRONASSIA DEL NERVO VESTfBOLARE NEL P ERSONALE ECC.

con. prevalenza di valori più elevati rispetto a quello che si è verificato nelle due categorie precedenti. Infatti. i valori minori si sono avuti soltanto in 19 soggetti, mentre negli altri 53 la cronassia è stata sempre molto alta raggiungendo in sei casi 32 s1gma. Tale fatto concorderebbe con quanto fu già osservato da Balla, Casella, Galeone e Malan a propt>sito· del nist:"cigtno post- rotatorio e recentemente da Princigall! sulla cronassia del vestibolare., cioè che l'abitudine al volo renderebbe il labirinto ipoeccitabile ai vari stimoli attenuandone le sensibilità; però al solito il raffronto tra la durata del nistagmo ed i valori della cronassia non sono mai concordanti. Infatti proprio in quei soggetti in cui la cronassia è più alta (ipoeccitabili), anche il nistagmo ha durata più lunga (n. 5, 15, 17, 28, 40, 48, 51,

55· 6o, 72). In un lavoro apparso di recente nella rivista « Les annales d 'oto-larjngologie » Bourguignon afferma che la piccola cronassia vestibolare è compresa fra 12 e 17 sigma e la grande cronassia tra 17 e 22. Inoltre egli esperirnentando su 9 soggetti avrebbe trovato che a ciascun. canale semicircolare corrisponde una reobase propria precisamente il canale semicircolare verticale av·rebbe la reobase più alta, mentre quello orizzontale avrebbe la più bassa. Il valore della cronassia è invece inverso a quello della reobase in quanto il più alto apparterrebbe al canale frontale ed il più basso al canale orizzontale. I movimenti della testa per i quali sarebbe possibile osservare la soglil della eccitazione sono tre, rispettivamente per i vari canali, e cioè, stimolando il canale frontale, la testa avrebbe un movimento di inclinazione laterale; eccitando il canale sagittale si avrebbe un movimento di abbassamento della testa all'avanti e all'indietro, o, come egli lo definisce, un movimento di saluto; eccitando il canale orizzontale si avrebbe quello di rotazione. Per quanto tali fenomeni siano stati da noi r icercati con la maggiore

attenzione, soltanto negli ultimi 35 soggetti devesi sinceramente affermare che mentre non si è mai notato il movimento di saluto, si è avuto soltanto quello di inclinazione laterale che qualche volta era anche accompagnato da rotazione della testa. Però tali due movimenti non si avevano con valori diversi tanto della soglia reobase quanto di quella della cronassia, ma in genere hanno sempre COlnCISO.

In due soltanto si è rimasti in dubbio se effetltivamente si aveva prima il movimento di inclinazione laterale e poi quello di deviazione della testa, ma in ogni modo il fenomeno non è stato mai chiaramente visibile e per lo meno dalle esperienze da noi praticate, non si può dedurre come precisamente afferma il suddetto A., che tali singoli movimenti esistono in relazione alle varie stimolazioni dei tre canali semicirc:olari.


LA CRONASSIA DEL NERVO VESTIBOLARE !'\EL PERSONALE ECC.

823

Conclusioni. Per il numero delle esperienze fatte e dall'insieme dei dati ottenuti SL possono dedurre le seguenti conclusioni : 1" La cronassia del vestibolare nei normali si estende da 12 a 28 sigma, senza però che sia possibile poter fare una netta distinzione dei soggetti in due categorie: emotivi quelli a cronassia bassa (12-18 sigma) e stabili quelli a cronassia alta da 18 sigma in su. 2" Nei piloti d'aviazione i valori della cronassia tendono piuttosto ad elevarsi confermando le osservazioni già fatte con altri stimoli che l 'abitudine al volo renderebbe il labirinto ipoeccitabile. Però tale criterio non è affatto assoluto in quanto alcuni tra i migliori piloti hanno cronassie bassissime. 3" La grande oscillazione dei valori cronassimetrici senza la sicura indicazione dello stato di efficienza del vestibolare rende l'esame con la cronassia, al m eno finora, un "buon mezzo sussidiano, ma non principale n eli 'indagine del vestibolo stesso ( r). 4" Non esiste alcun sicuro parallelismo tra i dati forniti dall'esame del vestibolare con la croP.assia e quelli ottenuti con lo stimolo rotatorio, il quale u ltimo, allo stato attuale, deve ancora ritenersi il migliore per l 'indagine vestibolare negli aspiranti al pilotaggio e nei piloti in servizio. BIBLIOGRAFIA. ALTENBUJtGER E.: Beitriige Zur Vestibu/aris chronaxie. - Z. Ncur. 13!!, 1932. BouRGUIGNOS G. et 0ÉJEAN: Cronaxie norma/ du m:rf vestibulrurc dc l' homme. Revue Neurologique, 1927. BouRCUIGNON G.: La aonaxic chez /'h o~:~::e. - Paris, Masson 1923. BouRCUIG!'\ON G.: Electrode impolarisable biauricolaire pour la mésure de la cronaxtc du 11erf vcsttbulairc. Comptes rendus cles séancr.s de la société dc biologie, 1929. BouRCUICNON G.: Relation de la cronaxie vestibu/atre avec i'emottVité, à l'etar uormal et da.ns le pseudomongoltsme et la demenu pr&oce. Comptcs rendus dc:s séanccs de I'Academie des scicncrs, 1931. BoURGUIGNON G. : Les trois cronaxtes vestibulaires et Ics trois canaux semicirculatre; chez /'homme norma/. (Association françaisc pour l"avanccmcnt cles scicnces. Congrès de Chambery, 1933). D1 Mt~.cco S.: La cronassia i11 condizioni norm!l/i (' pato/ogtdu;. - Riv. pat. sperimentale, Vol. l, 1926. FERRERI e MELDOLESI: La cronassia del vestibolare nei vertiginosi. - Rivista oto-neurooftalmologica, VI, pag. 115-'31, 1929. FuRERI e MELOOLESr: La cronassia del nervo vcstibolar.: nelle malattie dell'orecchio w · temo. Primo Congresso internazionale d'otorinolaringologia. Copenaghen, 1928. ( 1) In una re~nt: comunicnicne il Prof. Pocron insq.;name di fisiologia delle sensazioni alb Sorbona riferisce che a suo modo di vedere la c.roll~»ia dal punt<l di ,·ista tecnico non può avere: alcun valore.


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LA CRONASSIA DEL NERVO VESTIBOLARE NEL PERSONALE ECC.

LA PICQUE L.: L'excitabilité en fonction du temps. - Ed. Les presses universitaires, 1926. PIERON: La crortaxte vestibulatre. - Bulletin de l'lnstitut national d'orientation professionelle. Avril, 1934. PREZZOLINI: La misura dell'eccitabilità nervosa agii stimoli elettrici e la cnmawa dd nervo vestibolare. - L'otorinolaringologia italiana. Agosto, 1930. PRINCICALLI : Osservazioni sulla c1·onossimetria vestibolare con particolare riguardo alla seleztone del personale aeronavigante. - 11 VaJsaJva. Dicembre, 1932. TEPPATt c VISINTINt: Rt,·et·che sulla cronassia del nervo vestibo/are. - Rivi~ ta oto-neurooftaJmologica, 1934. VIGt F.: Contributo allo Jtudio della CJ·onassia del nervo vestibolare. - Atti della Società italiana di otorinolaringologia XXVI, 1931. Vo<;EL: Be1triige zur Phy.dologie des Vestibulares system beùn Mmschen. Pfliigers Arch . 230, 1932·

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DIREZIONE DI SANITA INTENDENZA A. O. I. Direttore: Generale Medico MAURIZIO SEDEI.

RICERCHE SULLA NEFRITE TRA LE TRUPPE NELL'ALTOPIANO NORD ETIOPICO P rof. Igino Poggi, tenente medico, direttore d el Laboratorio chimico- batteriolog ico in Adigrat e dott. Caue Roncoronl, sottotcnente medico, capo reparto di medicina all'ospedale da campo 405·

I frequenti casi di nefrite yerificatisi tra ie truppe soggiornanti sull 'Altopiano nord Etiopico, dal giugno all'ottobre 1936, ci hanno fatto ritenere opportune alcune ricerche su tale entità morbosa e sulle circostanze in cui questa si è verificata. Ci interessammo all'argomento dai primi del mese di settembre in avanti, quando i casi di nefrite erano più numerosi. La località ove noi ci trovavamo, Adigrat, era particolarmente indicata allo studio propostoci poich è veniva ad essere, nello smistamento dei malati, ~u un passaggio obbligato ed eravamo favoriti dalla presenza del Laboratorio Avanzato Chimico Batteriologico, che poteva disporre di buoni mezzi di indagine. Prima di descrivere le varie ricerche eseguite, riteniamo opportuno dire anche delle circostanze ambientai i e riportarne alcuni dati. L 'osservazione dei dati meteorologici fatta in Adigrat, a 2480 metri sul livello del mare, può ritenersi valevole anche per dedurne considerazioni generali sull'Altopiano Etiopico, poichè le condizioni oro-idrografiche si ripetono ivi con poche varianti. Riportiamo i dati meteorologici dei mesi dal giugno ali 'ottobre 1936, per il periodo cioè in cui si veri.Ecarono con frequenza i casi di nefrite.

-

Pr<.ss. baro m. riùon a a o0 media in m m .

minima

G iug no

575

Lug lio

Ml!'SC

.

Agosto

.

Settembre

Media temperatura

Pil)ggia mm .

massama

Umidità relat. 'X. (media)

g,6

26,8

54 ·4

8g,g (giorni ro)

574

10,6

u ,g

85.3

572

ro,r

571

8, r

l

141 , I (giorni 24)

23,2

8g.7

201 ,5 (giorni 25)

26.2

78·4

55 (giorni 13)

Ottobre

.

572

4·7

2),9

71 ,2

45·4 (giorni 6)


826

RlGERCHE SULLA NEFRJTE TRA LE TRUPPE NELL' ALTOPIANO ECC.

Perchè questi dati possano avere un valore in riguardo al tema propostoci, debbono logicamente essere considerati in confronto a tutti i mesi dell 'anno: riportiamo quindi alcune considerazioni sui valori meteorologici delle altre stagioni, senza peraltro darne specifico resoconto, che riteniamo inopportuno in questa breve nota. . La pressione barometrica non dimostra grandi varianti nei vari mesi: si rilevano minimi di 5~ m m. e massimi fino a 578 m m.; durante temporali la pressione ha subito qualche repentino abbassamento sempre tuttavia nei limiti sopradetti. Riguardo alla temperatura vi sono delle variazioni notevoli neì vari mesi, con minimi più forti nel periodo tra le grandi e le piccole pioggie (ottobre -marzo). In tale periodo si hanno anche le massime escursioni, m entre nel periodo delle ·grandi pioggie esse sono più ridotte: infatti nell'agosto, che è stato iJ mese più piovoso, si ebbe una escursione media giornaliera di appena 13•, a differenza della stagione asciutta in cui le escursioni sono di 25• - 30•. L'umidità relativa (: logico che nel periodo delle grandi pioggie si sia mantenuta, come media giornaliera, molto alta; nei periodi di secco tale umidità si riduce spesso al 25-30% in alcune ore del giorno, r isultandone tuttavia sempre una media più alta per la maggiore umidità che a nche in tali periodi vi è nella notte. La pioggia caduta nell'anno in corso, durante il periodo delle grandi pioggie, non è stata molto abbondante (5oo mrn. circa) in confronto di altri anni, poichè non raramente si raggiunge il metro.

• •• Dopo questi rilievi d 'indole generale, che solo indirettamente possono interessarci all 'argomento, passiamo a dire del piano delle ricerche così come venne da noi seguito nello studio delle ndriti, premettendo alcuni dati statistici sui casi da noi osservati nell'Ospedale da Campo 405 in Adigrat. Mentre dal mese di novembre 1935 a tutto il maggio 1936 i casi d~ nefrite furono 8, dal giugno a tutto l'ottobre 1936 essi risalgono a 165, così distribuiti: giugno n. 6, luglio n. 27, agosto n. 25, settembre n. 90, ottobre n. 17. Dai registri dell'Ufficio Smistamento Ammalati si rileva che nel mese dj maggio furono ricoverati nei diversi Ospedali di Adigrat, o direttamente smistati su Ospedali retrostanti, n. 9 nefritici, nel mese di giugno n. 48, in luglio n. 81, in agosto n. 102, in settembre n. 205, n. 68 in ottobre. Da notare che questi dati sono inferiori al vero poichè non raramente entra· vano in Ospedale nefritici con altra diagnosi. Questo progressivo aumento di ne&opazienti si rispeccbia anche nel registro degli esami del Laboratorio Chimico Batteriologico di Adigrat, ove ricorrevano gli Ospedali locali.


8-27

RICERC HE SULLA NEFRITE TRA LF. TR UPPE N ELL .ALTOPIANO ECC .

Riportiamo in uno specchietto riassuntivo gli esami di urma praticati al suddetto Laboratorio dal 16 luglio a tutto ottobre : Esame di urina

Luglio

Agoslo

Negativi Con tracce d'albumina 1/2 "foo albumina

23 38 2

l . , 00

••

l l

IO

,"

IO

. .

2 ., 00 3 4 •t•• 5 ·t~. 6 "f. o 7 "loo 8 "foo 9 "l ••

.,.o

Scucmbrc

Ouobrc

Tomlc

41

5'5

6t

84 83 t8

203 348

12

106 20 21 12

6

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Il

4 5 4

9 13 5 5

l

46 39 30 16 tG

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3

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l

4

2 2

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-

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-

-

6 5 7

l

4

-

14

157

333

204

798

Oltre il to / 00

2

104

.

7

4 8

l

Totali

l

1

0

-

2

51

4

)l

IO • j oo

l

Da quanto sopra si rileva che nel mese di settembre gli esami di urina furono più numerosi. Dei 203 esami che risultarono negativi per la ricerca dell 'albumina, 143 dimostrarono, all'esame microscopico del sedimento, presenza di globuli rossi in maggiore o minor quantità. Osservando i dati dell'ottobre si nota non solo una riduzione del numero dei casi di nefrite ma anche appare evidente come questa, all'esame delle urine, si presenti in una forma molto più blanda che nei mesi precedenti. Non essendo possibile studiare tutti i casi che venivano alla nostra osservazione venne stabilito uno studio particolare solo su un certo numero di t:ssi, non tralasciando tuttavia di fare quei rilievi clinici sulla totalità, che maggiormente ci parvero avere interesse. Per tutti i nefropazienti presi in esame venne compilata una scheda ove venivano fissate, oltre alle generalità, reparto ecc., le seguenti notizie: Data di sbarco in colonia . Località di soggiorno con particolare riguardo agli ultimi tre mesi · Speciali disagi sopportati - Dormi va in tenda od in baraccamento ? - Alimentazione negli ultimi tre mesi - Acqua usata per bere · Malattie pregresse - Medicamenti usati ultimamente - Località ove insorse la malattia (altitudine, condizioni oroidrografiche ccc.) . Ha sofferto ultimamente disturbi intestinali ? · Ha sofferto di angina ? - Ebbe febbre all'inizio della malattia ? • Soffrì di dermatosi (foruncolosi, piedermite, esantemi, ecc.) ? - Di nevralgie dentarie ? - Primi sintomi accusati.

Nella scheda nosografica a queste notizie seguiva un accurato esame obbiettivo con particolare riguardo a quegli orgam che più potevano essere


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RICERCHE SULLA NEFRITE TRA LE TRUPPE NELL'ALTOPIANO ECC.

interessati dall'affezione. renale. Successivamente annotavamo il decorso clinico. Gli esami di laboratorio vennero distinti in due categorie: quelli relativi all'esame dell'urina da una parte, dall'altra tutti quelli che credevamo opportuno eseguire nell'interesse delle ricerche propostici. Queste ultime consistevano principalmente in esami batteriologici e culturali delle urine, del sangue ed eventualmente di essudato tonsillare in quei rarissimi casi in cui si ebbe tonsillite. Nelle urine vennero ricercate anche eventuali sostanze t<>ssiche (mercurio, piombo ecc.) c medicamenti (chinino, urotropina, salicilici ecc.). Le ricerche in questo senso sono sempre risultate negative. I casi da noi particolarmente studiati furono 20; in questi eseguimmo tutte le ricerche suddette. Le osservazioni che esporremo sono ricavate anche da oltre 150 casi seguiti nell'Ospedale da Campo 405. Tralasciando di dire di ogni singolo, cosa non agevole in una breve nota, esporremo ora sinteticamente le deduzioni a cui siamo giunti seguendo il complesso dei casi. Per quanto riguarda la permanenza in Colonia dei soggetti risulta che tutti vi soggiornavano da almeno 8 mesi. La località di soggiorno è stata nria, nella quasi totalità degli individui ad una altitudine sul livello del mare di oltre 2000 metri; pare accertato che in certe località ed in determinati reparti la malattia si sia manifestata più frequentemente che altrove. I colpiti da nefrite non avevano sopportato particolari fatiche in con· franto ai compagni che non ammalarono. Non è dimostrabile un rapporto col soggiorno sotto tenda od in baraccamento o in locali in muratura: tuttavia essendo la grande maggioranza attendata, è ovvio che nella stati~tica risultassero colpiti in prevalenza assoluta coloro che soggiornarono in tenda; di contro si notano vari nefropazienti che avevano riposato in baracche od in locali in muratura da oltn: tre mesi. Nulla di particolare si rileva per quanto riguarda l'alimentazione : tuttavia moltissimi si nutrirono quasi esclusivamente con viveri a secco ed in conserva; in alcuni casi sì è trattato di soggetti che usufruivano di mense organizzate. L 'acqua usata per bere è stata di pmvemenza quanto mai varia (sor· giva, di fiumi, di cisterne, ecc.), quindi raramente potabile in modo certo, nè nella grandissima maggioranza venne potabilizzata (steridrolata, bollita, filtrata), o vennero usate acque minerali da tavola in bottiglia. Nelle anamnesi, sia remote che recenti, raramente figurano forme morbose che sogliano complicarsi con nefrite (tonsilliti, tossiemie, scarlattina ecc.): non figura in alcun caso pregressa nefrite. Riguardo ai medicamenti usati, non vi sono particolari rilievi da fare, se si eccettuano un certo numero di soggetti, pochi, che usarono, senza abusarne, di urotropina e chinino.


RICERCHE SULLA NEFR ITE TRA LE TRUPPE !" I~ LL' r\LTOI'!Al'-'0 ECC.

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La malattia è insorta in località con altezza sui m. 2500, durante il periodo delle pìoggie, quindi in con<.lizioni di notevole umidità ambientale; ripetiamo qui che è risultato che nella medesima località alcuni reparti vennero colpiti maggiormente di altri. Tra le località piti colpite risultano la zona di Dessiè, Amba-Aiagi, Macall è, Adigrat: questi dati tuttavia meglio potrà trarli chi è preposto ali 'Ufficio Statistica ed l g1ene. Nei venti casi da noi studiati c nella massima parte degli altri osservati, risultarono evidenti e dall'anamnesi recente e dali 'esame obbiettivo, disturbi vari intestinali, senza peraltro che fosse evidente una caratteristica sintomatologia : modici dolori diffusi all'addome, scariche diarroiche ecc .. Molti soggetti soffrirono anche di dermatosi, particolarmente furuncolosi: nei 20 casi di Cllli sopra la furuneolosi fi gura in cinque soggetti, in un caso si ebbe esantema passeggero di probabile natura tossi-intestinale. Alcuni individui sembrano aver sofferto di recenti nevralgie dentali in rapporto a carie che ci è parsa manifestarsi sull'Altopiano con particolare frequenza. Raramente figura nell'anamnesi un'angina, anche lieve da poter essere messa in rapporto con la nefrite: nei venti casi la tonsillite figura una sola volta, insorta per altro in pieno cor~o di malattia. Riguardo alla febbre al principio della malattia non è possibile dare dati precisi, poichè poche volte venne controllata: dall'interrogatorio dei pazienti si può dedurre che in oltre il soo/., vi fossero lievi rialzi termici non ()l'tre i 38", raramente noi riscontrammo febbre elevata. La sintomatologia iniziale sì è manifestata in genere con fenomeni non imponenti : facile stancabilità, lieve cefalea, brividi serotini, dolori ai lombi, dopo alcuni giorni edemi modesti; in alcuni casi peraltro l'esplodere della malattia è stato quasi improvviso e già dopo 2-3 giorni di mal essere si riscontrarono edemi cospicui. Venendo all'esame obbiettivo, non s1 nota nulla dì particolare all'esa~ me generale sistematico se si eccettuano le condizioni di nutrizione e di sanguificazione spesso scadute. Gli edemi vennero osservati di frequente, in pochi casi però imponenti. Temperatura in genere normale o subfebbrile. P olso frequente, quasi mai teso, ritmico. La pressione alla radiale è risultata quasi sempre normale o di poco superiore alla norma, rare volte alta. A carico delrapparato respiratorio non si riscontrò nulla di particolare a notare. L 'apparato cardio-vascolare non ha quasi mai mostrato forte risentimento per l'affezione ··enale: in genere cuore nei limiti, lieve accentuaz~one del secondo tono sull'aorta. A carico dell'apparato digerente non si notò nulla di particolare rilievo se si eccettuano lievi dolori alla palpazione dell'addome, che spesso ~i presenta meteorico, in r elazione ai disturbi ai quali più sopra abbiamo accennato. In un sol caso rilevammo versamento addominale. 3 -

Giornal~

di medicina

militar~.


- -· 830

RICERCHE SULLA NEFRITE TRA LE TRUPPE NELL 'A LTOPIANO ECC.

)

Fegato generalmente ingrandito, dolente la pal pazione del suo margine inferiore. Milza nei limiti. Logge renali dolenti al la palpazione e spesso spontaneamente. Indenne il sistema nervoso nei 20 casi studiati, negli altri 150 si ebbe 5 volte chiara fe.nomenologia uremica. Dagli esami del sangue è risultato che la quasi totalità dei soggetti presentava circa 6 milioni di globuli rossi, con valore globulare sull'unità, e 9 mila globuli bianchi, nulla di notevole nella formula leucocitaria. L 'azotemia era in genere nei limiti normali o di poco superiore: infatti il tasso d' urea nel siero di sangue non passa il o,so01,.o : rari casi presentarono un taso d'urea sull' I 01oo, ma per breve tempo. Le prove della diluizione e della concentrazione (eseguite non in tutti i casi per la difficoltà della cosa in un ospedale da campo e in un periodo di grande affluenza di ammalati), il decorso della forma morbosa, gli esami di laboratorio concludono per una glomerulo-nefrite talora diffusa, talora a focolai; non raramente edemi imponenti ci fecero ritenere anche trattarsi ,d j fatti nefrosici sovrappostisi. Esponiamo ora brevemente il risultato delle nostre ricerche riguardanti gli esami culturali e le prove biologiche in animali: osservazioni que.ste che ci hanno portato a deduzioni che crediamo .degne di nota, per cui ritenemmo opportuno 1endere pubblico questo studio sulla ndrite. Gli esami culturali vennero in tal modo predisposti: semine in brodo dd sangue e delle urine; semine in brodo di essudato tonsillare; semine in agar dd sangue e delle urine; semine in bile del sangue e delle urine; semine in Sabouraud delle urine; semine in terreno di Drbohlaw e di Dobell-Latdlaw del sangue e delle urine per la cultura di eventuali protozoi ; semine in agar-siero di Noguchi e di Novy-Neal-Nicolle (N. N. N.) del sangue e delle urine per la cultura di eventuali spirochete (per la prepanzione di questo terreno usammo sangue defìbrinato di lepre anzichè di coniglio essendone sprovvi sti). Le emoculture furono praticate attenendosi a tutte le regole dell'asepsi e r.osì pure le urine vennero prelevate asetticamente con cateterismo della vescica. Tutte le semine in terreno di Drbohlaw è in terreno di Dobell-Laidlaw diedero sempre risultato negativo per lo sviluppo even tuale di am ebe, nè mai queste furono riscontrate all 'esame del sedimento urinario. Pure le semine in terreno di N oguchi e di Novy- N eal - Nicolle per lo sviluppo di eventuali spirochete furono negative. Le semine delle urine in terreno di Sabouraud in 4 casi su 20 hanno dato luogo allo sviluppo di ifomiceti diversi che riteniamo di nessuna importanza.

~l


RICERCHE SULLA NF.FRITE TRA LF. TRUPPE NF.I. L'ALTOP\ANO ECC.

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Le semine dd sangue c Jelle urine in brodo ed in ag:u meritano particolan.: menzione; le semi n~ in bile vennero fatte solo in 8 casi per difetto di tale mezzo di cultura. Ci riferiamo nell'esporre i risultati solo ai 20 casi che furono oggetto di studio partiwlare. L 'emocultura in brodo è risultata 8 volte posittva per un cocco Ji cui diremo in seguito; l'emocultura in agar tu solo 4 volte positiva sempre per lo stesso cocco. La semina delle urine in brodo ha dato sempre esi to allo sviluppo di germi vari, quasi costantemente cocchi, r.ar:11ncnte bacilli, tra questi in 4 casi si ebbe lo sviluppo di un bacillo difteroide pseudodifterico di H ofmann); tra i cocchi venne riscontrato in 5 casi lo sviluppo di uno stafilococco dotato di notevole virulenza poichè l'inoculazionc endoperitoneale nella lepre produsse nelle 48 ore una peritonitc mortale. Dalle nrine, oltre ai germ i vari di cui sopra, venne isolato II volte con le semine in brodo e 8 volte con le semine in agar un cocco con gli stessi caratteri di q uello isolato nelle ernoculture. Ecco alcune caratteristiche di questo germe: Forma prevalente di cocco con aspetto rotondeggiante, ma anche con el ementi fusati ; si dispone in forme a diplo o ira corte catenelle di 4-::-6 elementi. Si osservano .m.::he piccoli accumuli. Talora si notano anche forme allungate con aspetto di corti bacilli. In brodo comune si ha sviluppo abbondante con intorbidamento uniforme del mezzo e lieve deposito fioccow che si solleva per agitazione dal fondo del tubo. · In agar si ha sviluppo di minute colonie con aspetto brillante e nettamente trasparente (a goccia di rugiada). Acidifica gli zuccheri senza produzione di gas: glucosio, maltosio, levulosio, saccarosio, mannite, galattosio e modicamente il lattosio. Non fermenta l'insulina. Prova di N eufeld (aggiunta alla brodocultura di bile di bue nella proporzione del 10%); non dissoluzione del germe. In acqua peptonizza ta col 20?(. di bile si ha sviluppo rapido con i caratteri della cultura in brodo e più abbondante che in acqua peptonata semplice. Prova di resistenza al calore : una lbroJocultura riscaldata in bagnomaria a 6o• per mezz'ora e poi striscìata in piastra, dimostra sviluppo del germe che resiste a tale temperatura. Per alcuni caratteri sopra indic:lli il germe in questione può essere classificato per un entc:rococco. Queste germe viene agglutinato I: 100, 1: 200 dal siero dei nefropazienti, mentre non lo è da quello dei sani; una sola volta avemmo agglutinazione del germe ::mche da parte del siero di un soggetto sano, un infermiere dell'Ospedale da Campo 405.


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RICERCHE SULLA l'<EFRIT E TRA LE TRUPPE NELL'ALTOPIANO ECC.

La virulenza delle culture non si è mostratà nelle inoculazioni in diversi animali (scimmie, cavie, lepri) molto spiccata: anche emulsioni di cc. 5 di cultura iniettate in peritoneo non sono mai state mortali; nelle cavie si osservò per 4 o 5 giorni modico rialzo termico. T anto .il sangue che l'urina dei nefritici inoculati negli animali di laboratorio non hanno mai dato luogo a particolari manifestazioni morlx>se; nelle cavje ISÌ osservò rialzo termico lieve per 2-6 giorni. Bcnchè allo stato attuale delle nostre ricerche non riteniamo esaurito lo studio sulla nefrite verifica rasi tra le truppe sull'Altipiano Nord-etiopico, pensiamo tuttavia di poter affermare la natura microbica dell'affezione mor-

bosa. Alcuni soggetti vennero da noi curati con una serie di iniezioni di autovaccino (idrovaccino fenicato) e la cura ebbe buon esito; i casi trattati tuttavia sono troppo pochi per poter trarre delle conclusioni in merito. Al presente le osservazioni continuano anche sotto questo aspetto. Facendo seguito alla breve esposizione dei fatti e collegandone i vari elementi emergenti, riteniamo di poter giungere alle seguenti conclusioni: La nefrite in oggetto può ritenersi di natura microbica. La caratteristica dei germi isolati e i disturbi a carico del tubo digerente, che hanno preceduto l<.t malattia, ci fanno pensare ad una esaltazione della flora batterica intestinale, per cui si può ritenere la for:na morbosa di origine batterio-tossi-intestinale. Infatti assistiamo senza dubbio ad un turbamento della funzione epatica ed intestinale; i veleni circolanti ledono l'epitelio renale donde il primo fatto dell'albuminuria, la quale assume soprattutto il significato di un elemento rivelatore delle condizioni tossiche generali. Le condizioni ambientali (freddo, umidità, pressione atmosferica) debbono essere considerate come clementi che preparano il terreno all'insediamento dei germi e all'azione delle tossine da essi elaborate, mai però come cause determinanti, a ciò si aggiungono le diminuite condizioni di r esistenza dell'organismo, quali qudle che si verificano fra truppe operanti. L 'insieme di questi fattori ha portato ad una !abilità renale da noi accertata con molti esami di urine in individui sani, che presentavano spesso tenue velo di albumina e nel sedimento globuli rossi e talora rari cilindri jalini. Sono in corso altre ricerche per poter stabilire entro quali limiti l'alterata funzionalità epato-intestinale possa influire sulla manifestazione renaie nelle condizioni ambientali già descritte e ci riserviamo di renderne noti in seguito i risultati.

A. O. I, germaio 1937-XV.


ISTITUTO DI CLINICA ODONTOIATRICA DELLA R . UNIVERSITÀ DI PAVIA

LA TERAPIA DELLE FRATTURE MASCELLARI CON MEZZI STOMATOLOGIO SEMPLICI, ALLA PORTATA DEL MEDICO PRATICO Prof. Silvio Palau!, direttore.

E' noto che le fratture dci mascell ari, secondo i canoni della moderna stomatolog1a, devono essere curate con mezzi così detti « stomatologici >> che permettono non solamente la restitutio ad integrum per quanto riguarda la continuità del l 'osso fratturato, ma altresì la realizzazione di un obiettivo fisiologico che è il combaciamento dei denti, esatto e perfetto, combaciamento che è alterato più o meno profondamente in caso di frattura. Pertanto se in una frattura di ossa lunghe o di ossa piatte un buon affrontamento dei frammenti in modo da ricostituire nella sua continuità l'osso colpito è l'obiettivo principale da raggiungersi, nelle fratture mascellari non occorre solo raggiungere questo obiettivo di ristabilire la continuità, ma anche l'altro scopo di ristabilire il perfetto combaciamento con l'arcata a ntagomsta. Se noi infatti in una frattura, ad esempio dell'omero, otteniamo come risultato un accorciamento ,mchc di un centimetro dell'osso, il danno non è grave ; se al contrario noi otteniamo un accorciamento dell'arco mandibolare o mascellare, quale esito finale della terapia di una frattura, noi abbiamo ottenuto sì la continuità dell'osso, ma non otteniamo più il perfetto combaciamento delle arcate c per conseguenza la funzione masticatoria così importante per la fisiologia è profondamente alterata. Il raggiungimento di questo obiettivo si ottiene solo con i mezzi stomatologici . E' ovvio che i medici pratici, i medici militari in ospedali da campo, di guarnigione, di ospedale militare non dotato di bboratorio stom atotecnico, trovano una difficoltà inwrmontabile nella realizzazione degli obiettivi suddetti. Con questa breve nota desidero port:.tre a conoscenza dei medici pratici un mezzo di fortuna che con una terapia stomatologica sem plice permette dì ottenere i migliori ri sultati senza l'aiuto del laboratorio stomatotecnico. Durante le operazioni militari in Africa orientale nel Reparto stornatologico dell'Armata sono stati impiegati dallo scrivente i mezzi di fortuna cui ho accennato con risultati perfetti. Tali mezzi di fortuna, come ho detto dianzi, possono essere impiegati anche dai medici pratici con uno strumentario molto modesto, ottenendo risultati veramcnt~ notevoli. Lo scopo di questa mia nota, pertanto è essenzialmente pratico e credo possa notevolmente giovare :1i chi rurghi, ai medici degli ospedali da campo.


LA TERAPIA DELLE FRATTURE M.ASCELLARl ECC.

degli ospedali militari che ricevono subito dopo il trauma i fratturati della mandibola e dei mascellari ~upcriori . Da questa comunicazion:.: i colleghi possono trarre le direttive e.fficaçj per una opportuna contenz10ne dei massicci masceiJare c mandibolare frat-

r

BlocchJ con ferule di fortun3

turati che, è noto, abbandonati a sè, anche per pochi giorni, rendono difficile poi la riduzione e la contezione per una terapia da eseguirsi lege artis. L'esperienza della grande guerra e le conclusioni offerte dalla osse!\'Jzione della pratica civile, hanno dimostrato che tutti i sussidi terapeutici delle


LA TERAPIA DELLE FRAITURE MASCELLARI ECC.

fratture della mandibola, altra volta tenuti m gran conto (suture ossee, incavigliature metalliche, suture ed incavigliature associate), sono stati abbandonati come inefficienti allo scopo da raggiungere, non solo, ma dannosi agli effetti di una buona contenzione e di una felice evoluzione del callo osseo. Si è venuto affermando e diffondendo quindi il criterio di terapia stornatologica per il quale le fratture dei mascellari vengono curate con mezzi opportuni, preordinati nei laboratori di stomatotecnica, mezzi che hanno dimo-

Blocco di fortunn da frattura complessa

strato una indiscutibile superiorità sui metodi chirurgici di incavigliatura e sutura precedentemente ricordati. E' noto che il m etodo ormai riconosciuto come il migliore per la terapia delle fratture delle mascelle è il così detto « blocco dei mascellari ». Esso si realizza ponendo (previa riduzione della frattura) in perfetta occlusione ed in istretto antagonismo, il mascellare fratturato contro il mascellare sano ed in caso di frattura tanto del mascellare superiore quanto dell'inferiore, questo blocco viene realizzato ugualmente previa riduzione di ambedue le fratture. Ma per contenere una frattura ridotta occorrono delle ferule che generalmente vengono costruite nei laboratori di stomatotecnica. Queste ferule possono essere in mancanza di acconci laboratori, costruite con un filo di ferro crudo comune, di quello generalmente usato per delimitare, legato a pali, dei recinti di terreno. Esso ha di solito un calibro variante da mm. 1 a 2 e, data la sua costituzione, è agevolmente pieghevole con un comune tenagliolo e pertanto è facile con e~so costruire un arco che segua la serie dentaria

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LA TERAPIA DELLE FRA'ITURE MASCELLARI ECC.

del mascellare fratturato. Legato quest'arco ai singoli denti vestibolarmente, mediante le solite legature in filo di bronzo (contenuto nei cofani degli ospedali da campo) si viene a costituire una ferula che può agevolmente contenere la frattura quando essa sia ridotta. Identica ferula si applica al masccllare antagonista. Occorre avvertire a questo punto che le legature dei fili tra ferula e dente devono essere tenute leggermente allentate per poter concedere al mascellare fratturato quei movimenti necessari per un perfetto assestamento del focolaio d~lla lesione. Costruite così le ferule, si passa alla perfetta riduzione della frattura ponendo il mascdlare fratturato contro l'antagonista. Si tratta di un intervento di non facile esecuzione talvolta, data la

Blocco di fonunn in frauura comminuta da proiwilc esplosivo

contrazione di gruppi muscolari che spostano i monconi più o meno tra loro. Realizzata la riduzione, le ft rule vengono strette ai denti, indi tra loru legate con fili di bronzo, che passano da una ferula aJl 'altra. Si stringono poi i fili e si ottiene la perfetta occlusione di un mascellare contro l 'altro. Si ha così una perfetta riduzione che permette al focolaio di frattura di evolvere gradatamente verso la guarigione. E ' ovvio ricordare che la chiusura, in perfetto antagonismo dei mascellari, non ostacola la nutrizione cbe può essere eseguita con cibi liquidi o Eemisolidi attraverso lacune della serie dentaria. se esistono, o attraverso lo ~pazio retromolare quando la serie dentaria sia Integra.


LA TERAPIA DELLE FRATTU RE Mt\SCELLARI ECC .

Generalmente la chiusun in blocco dei mascellari può essere mantenuta fino a completa consolidazione del callo senza che intervengano fant di anchilosi delle articolazioni temporo-mandibolari : si sa a tale proposito che queste articolazioni non soffrono di una prolungata inerzia e del pari i muscoli masticatori ricostituiscono le loro funzioni in modo quasi perfetto poco dopo l'asportazione del blocca. Quando sia possibile per un chirurgo, dopo questo blocco di fortuna, affidare il paziente ad uno stomatologo per la confezione di un blocco di contenzione eseguito con metalli preziosi e con impronte accuratamente rilevate, ciò permetterà una prosecuzione della cura lege artis; qualora al contrario, manchi il mezzo di realizzare un blocco esattissimo, il blocco di fortuna potrà ugualmente contenere la frattura in modo da portare alla guarigione perfetta della lesione. Questi mezzi così semplici, rapidamente descritti, possono pertanto essere di valido aiuto a chirurghi e medici militari i quali si trovano con frequenza dinnanzi a fratture masccllari determinate da traumi della vita militare, calci di mulo, di cavallo, cadute ecc .. L'esperienza delle operazioni militari contro l'Abissinia ha accertato che questa terapia con blocco primitivo dà risultati veramente ottimi. Su 74 casi di fratture mascellari, alcune delle quali gravemente complicate e comminute per proiettili esplosivi, si sono avute 72 guarigioni perfette con restituzione completa della continuità dell'osso fratturato, non solo, ma con reintegrazione perfetta della occlusione e della funzione masticatoria. Dopo il mio ritorno dall'A. O. ho esperimentato ancora nella mia clinica questi mezzi di fortuna, e si sono dimostrati anche in questi casi perfetti, per la realizzazione degli obiettivi che il chirurgo si propone di raggiungere. Lo strumentario è semplice: fil o di ferro crudo del calibro di 2 millimetri, oppure di Randolf, del filo di bronzo comune da legature, una tronchese, una tenaglia universale e permette anche a mani poco esperte di ottenere risultati perfetti.


DIREZIONE DI SANITÀ DELL' INTENDENz, Direttore : maggior generale medico MAURIZIO GRUPPO OSPEDALIERO PER INDIGENI DEL SEMB.EL

Direttore: capitano medico GIOVANNI T oR

ASPETTI DELL'INFEZIONE LllJETICA FRA DELL'IMPERO Dott. Marullo Agoatlnl, capitano medico di complemento, ca1 assistente effettivo dell'ospedale di S. Gallicano e già assis1 dermosifilopatica di Roma.

l o in questi paesi ma alla fine cosa gettato dei semi e, durranno frutto a Card. GucLIELMO

N el vasto e multiforme campo di attività, di ini la conquista e la graduale, m etodica, totalitaria pen ha dischiuso, reputo degno di interesse rivolgere l'atten: lue fra gli indigeni , una delle malattie più diffuse in pi ù g ravida di dannose conseguenze individuali, fam ili degno in specie nella lusinga ch'esso possa essere di e rappresenti un contributo all'opera di civilizzazione < e demografico con tanta illuminata benemerenza assun <.ial Regime con numero di così poliedriche e lung La ventura connessa all'alto onore di essere chiar al servizio della Patria, ha voluto che trascorressi h grandiosa unità sanitaria del Sembel e avessi la possib fluire di numero ingente di indigeni affetti da lue, 1 da q uasi tutte le regioni dell 'Impero, perfino le più nativi o in esse chiamati a prestar servizio. In una mia precedente Memoria in cui mi ero contributo personafe ad un'indagine comprensiva sui rr l'Impero (« Giornale di Medicina Militare », fase. X: occor reva di rilevare come, fra gli indigeni, all'infezi< il primato di diffusione fra le altre venereopatie. A 1 ci tà ed effettiva corrispondenza di tale rilievo, posso ora dati seguenti tratti dallo spoglio di tutte le cartelle clin per un periodo di dodici mesi riflettenti comparativa! più importanti:


ASPETTI DELL'INFEZ IONE !..UETICA FRA GLI INDIGENI

DELI. 'J MI'i~RC

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Numero complessivo dei casi affluiti nell'Ospedale del Sembcl nell'annata febbraio 1936-XIV- febbraio 1937-XV, di : Ulcere veneree (con e senza complicazioni) Blenorragia (con e senza complicazioni) Sifilide Al pari di molti altri capitoli di patologia coloniale, ben poco è rinvenibile nella nostra letteratura - che io sappia - circa la sifilologia indigena. Ricordo solo qualche lavoro frammentario o di semplice terapia, concernente in più special modo, se non erro, la Libia. Tanto vale a darmi sprone e lena ancor maggiori nell ' intraprendere il presente assunto, s' intende, poichè è motivo costante d'intima soddisfa zione aver la ventura di dissodare zolle ancora intatte o quasi: il frutto del lavoro, qualunque ne sia mole e riuscita, viene ad esserne già di per sè più rimunerativo. Fondamento di quanto intendo qui esporre costituirà pertanto lo studio tratto dall 'importante nucleo di infermi occorsimi nel periodo di tempo dianzi citato. Ad .: lcune note e rilievi di indole generale faranno seguito considerazioni speciali suggeritemi dalla pratica esperienza e dal tirocinio clinico.

Rilievi clinico-statistici. Dall'intera caSlStJca occorsami potei trarre i dati numerico-statistici seguenti cui mi piace rivolgere debita attenzione : Numero complessivo dei casi (nel periodo di un anno): 6r o.

Di essi : In stato di latenza : 264 (43 %). Con manifestazioni cliniche: 346 (57 ~o). Fra questi ultimi n. 83 risultarono essere stati già curati (23 %) ; n. 263 mai ancora curati (77 %). M ai curati : 420 (68%). Curati: 83 (23 %). Appartenenti al periodo primario: 165 N. B. 73 casi portatori contemporaneamente di manifestazioni primarie e seAppartenenti al periodo seco11dario: 234 condarie, vennero numericamente inclusi sia nell'uno Appartenenti al periodo terziario: 20 che nel! ' altro periodo. Circa i caratteri delle lesioni iniziali (N. r6s), potei rilevare quanto segue :


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ASPETrt DELL'INFEZIONE LUETIC,\

FRA GLI INDIG ENI DELL'IMPERO

a) Varietà clinica (1): n. 143 rivestivano il tipo nodulo-erosivo; n. 16 ~l tipo nodulo...ulcerante; n. 5. il tipo cosidetto gigante; n. I il tipo fagedenico. b) Sede: n. 147 erano gmitali; n. 18 extragetJitali (12 ~·o) (n alla regione pubica, 5 alle regioni inguinali - 4 di sinistra, 1 di destra - I al 2° dito della mano d. e I al labbro inferiore). c) Numero. In 129 casi erano uniche; in 36 molteplici (21 % - circa I ogni 5 casi). Ed ora qualche parola di commento. Fra gli individui risultati curati nessuno (salvo uno o due fra essi) aveva praticato una cura « completa » (nel senso che oggi dalla maggior parte dei clinici e terapisti si conviene di annettere a tale attributo). A tale insufficienza quasi « totalitaria » delle cure ~petta in parte la ragione dell'aliquota percentuale relativamente elevata (23 %) degli individui che, pur precedentemente curatisi in tempo più o meno remoto, presentaronsi portatori di manifesta· zioni cliniche in atto. Circa le lesioni iniziali desidero ulteriormente sottolineare la frequenza maggiore rispetto a quanto suole osservarsi fra i bianchi, con la quale accorsero quelle a tipo « ulcerante >> e « gigante ». A un tanto deve positivamente concorrere la diffusa negligenza di ogni regola igienica la quale fa sì che con più facilità si sovrappongano infezioni banali agenti quale causa irrita· tiva, richiamo ed esaltazione dei treponemi « in loco >> . Altre cause più re· condite possono poi concorrere al determinarsi di tali peculiari aspetti; così quelle insite nel terreno, nella specie stessa del « virus » e forse altre ancora non identificate. Riguardo alla sede, noto come fra quelle extragenitali, n. 1 I fossero !oca· lizzate alla regione pubica e 5 in prossimità di quest'ultima, vale a dire alle regioni inguinali. La ragione della relativa frequénza di sedi . consimili ritengo debba ricercarsi nell 'abitudine assai diffusa di radersi periodicamente le regioni suddette e nella rilevante diffusione della scabbia. Evenienze le quali, come facilmente s'intende, portando seco loro lesioni di continuo cutanee nelle regioni iuxtagenitali considerate, possono rappresentare altrettante porte d'ingresso dell'infezione sililitica. Ebbi ad osservare un solo caso di lesione iniziale del labbro. Come è noto, per ordine di frequenza, tale sede figura subito dopo i genitali (labbro inf. prima, super. dopo): rappresenta cioè la più frequente delle sedi extragenitali con un 'aliquota all'incirca del 5 % (vedansi in proposito i dati riferiti, fra gli altri, dal Fournier A. e dal Jeansclme nelle comprensive statistiche dei lo'ro rispettivi libri). ( t ) Nel trascriver~ <JU:tnto ~1ui atticnsi :ti varii aspetti clinici sotto cui la lesione inizi:ùc clelia sifilide può prcsent:trsi. intendo piit che :tltro tifcrirmi :~ll'nntica, cla:;sic:t distinzione ri oortat:l tl3 AHrcdo Fournier, som mo clinico òclla mareria. l >Uoi srudi c le sue indagini serbano. pur oggi prégio tutto spçd~lc, nor.nstantc ris~lgano in m~ssi ma pmc ~d era in cui. nè le prové sierologich~. nè la dimostrazione trcponcmica, nè le moderne cure chemioterapiche fossero ancora state intrO· dotte. Forse anzi ~:~li circostanze contribuiscono ad acc re~ccrnc valore c merito.


ASPETTI DELL'INFEZIONE LUETICA FRA GLI I!':DIGEN I DELL' IMPERO

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Orbene la relativa rarità emergente dalla mia presente casistica, ove cscludansi fattori meramente occasionali, e in attesa comunque di eventuali conferme, penso possa esser dovuta alla corrispettiva rarità, nella massa dei luetici indigeni, delle lesioni mucose orali contagiose e, forse, anche a fattori inerenti a speciali pratiche usate nel commercio sessuale. Nei riguardi del numero delle lesioni iniziali aggiungo di aver osservato che con relativa frequenza, i portatori di lesioni multiple, sopratutto sull'asta, erano anche degli scabbiosi. Mi occorse in due o tre casi di osservare la presenza fino a nove e dieci sifilosclcrosi iniziali disseminate sul pene: in tali casi coesisteva sempre una scabbia, talvolta da tempo relativamente lungo. Essendo noto come tale dermatosi parassitaria abbia per l'appunto all'asta una delle sue sedi di predilezione, ci si rende conto della possibilità che il « virus )) sifilitico penetri primieramente in altrettante le!'ioni di continuo quante già, diciamo così, la dermatosi scabbiosa glie ne aveva approntato. Non mi soffermo ulteriormente su quanto esponevo nella mia memoria dianzi citata sulla relativa, anzi la grande frequenza, con la quale si assiste alla trasformazione, scaduto il corrispettivo periodo incubatorio, di ìes.ioni di natura venerea in lesioni primarie o secondarie luetiche. Tanto oggi qui non posso che confermare. Naturalmente fra la moltitudine degli individui affluiti non ancora curati va tenuto conto come molti fra essi non avevano ancora praticato aicun trattamento per ragioni di forza maggiore di indole cronologica (ricoverati in principio di malattia dai rispettivi sanitari dei corpi). Tali individui costituivano però minoranza. Le matzifestazioni del periodo secondario erano in grande maggioranza rappresentate dalle localizzazioni cutanee e mucose. La cute, il te&rumento esterno dell 'indigeno di colore, dell'eritreo ·etiopico, può dirsi rappresenti per l'appunto quel sistema in cui la lue suole localizzarsi con maggiore, se non con straordinaria frequenza. Ciò può spiegarsi, almeno in gran parte, col prendere in considerazione l 'influenza di fattori molteplici. Intanto la vestizione in genere sommaria fa sì che la cute rimanga particolarmente esposta alle ingiurie o comunque agli agenti atmosferici e meteorologici : occorre poi tener presente la speciale frequenza già di tutte le lesioni cutanee Ji origine vuoi parassitaria che traumatica non di rado agenti a loro volta quali punti di richiamo di quelle specifiche. Queste considerazioni potranno valere a darci un adeguato conto del particolare ufficio devoluto all 'apparato tegumentario degli indigeni, al loro « mantello >> vero e proprio in cui la funzione di difesa viene ad essere di gran luqga esaltata rispetto a quanto mole rimaner proprio dell' individuo di razza europea. Già l' abbondanza dello strato di pigmento cutaneo deve andar considerata, io mi credo, nella filogenesi razziale dei neri come l'esponente di una speciale attitudine di difesa e di protezione ad essi per ragioni di necessità da natura largita. Per-


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ASPETTI DELL' INFEZIONE LUETH :A FRA GLI INDIGENI DELL'IMPERO

tanto non fa meraviglia che anche la sifilide abbia occasione di localizzarsi e di trovare con tanta frequenza suo luogo di richiamo nel loro apparato cutaneo ( 1). A lato della cute, le mucose. Fra le localizzazioni di queste ultime, frequentissime quelle genitali e perianali: meno frequenti invece, anche in confronto di quanto non soglia occorrere &a i bianchi, quelle orali e faringee. Quest'ultima differenza sarà tanto più apprezzabile ove si tenga presente la diffusione relativamente assai notevole della sifilide presso gli indigeni. Cause di essa ritengo debbano rappresentare da un lato la minore diffusione dell'abitudine del fumo, dall'altro la scarsa vulnerabilità del sistema dentario in genere e la più rara occorrenza di alterazioni da parte degli organi linfatici tonsilla- faringei, tali da renderli maggiormente attaccabili da parte dell'infezione spirochetica. Le lesioui dell'apparato locomotore (periostio, ossa e articolazioni) vanno considerate per ordine di frequenza subito dopo quelle cutaneo- mucose. Invero, sopratutto le localizzazioni ossee e periostee, rappresentano evenienza molto comune ad osservarsi, sia sotto parvenza di soli fatti dolorosi per lo più a tipo « osteocopo », sia delle altre note forme obbiettive. Per rendersi però conto della reale frequenza delle localizzazioni periostee, dei focolai periostitici con la loro tipica sintomatologia, occorre essi vengano di volta in volta deliberatamente e con cura ricercati. Il poter disporre dell'ausilio òell'indagine roentgenologica, varrebbe forse a svelarne numero anche maggiore. Il periostio tibiale appare quello colpito con maggiore frequenza; ven· gono poi, in ordine, lo sterno, le costole, le ossa dell'avambraccio e del braccio. Molto diffuse le affezioni articolari. Muscoli e tendini mi apparvero colpiti così come è dato osservare nei nostri paesi. Con frequenza invece maggiore che non fra i bianchi, occorrono le localizzazioni testicolari ed epididimarie, nel periodo secondario e terziario. Stimo ora degno di interesse e commento riportare l'enumerazione clinico- diagnostica relativa ai venti casi occorsimi ascriyibili al periodo terziario. 1 ° - Parestesie da

polineurite degli arti supenon. 2 ° - Aortite (fumatore da molti anni). 3o - Atrofia del nervo ottico. 4° - Osteoperiostite del radio. 5° - Atrofia del nervo ottico. 6° - Sifiliderma nodulo- ulcerante. (t) Mi pi~ce qui riferire qu~nto, fra gli altri, il prof. Gaetano Salvioli (v. " Malattie infe-ttive esonche » ; U.T.E.T. 1929-Vll, pag. 208 c scg.) scrive circa la ripartizione dcii~ lesioni secon darie sul/n pt'llc esposta iu prcctdcnza alle radir.zioni solari. E!:li ricorda in proposito la dimostrativa ossen·aztone del Tommasi il qu3lc r.otò che in indiviclui che erano stati sulla spbggia, le mani!cst:tzioni secondarie apparivano nctt.: cd evidenti nelle regioni cutanee che non erano state protette J;:ol costume dalle irradinioni del ~ole. Tale osservazione concorre a dimostrare qu:-t lc valnre abbiano le stimobzioni sulla cute a deteqninarc un _richiamo o a.ccemuazione delle man i(csrazioni della sifilide ~ui tcgumenti.

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ASPETI! DELL'INFEZIONE LUETICA FRA GLI INDIGENI DELL' IMPERO

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7" • Aortite. 8° - Orchite a tipo sclero - gommoso. 9• - Osteoperiostite tibiale. 10" - Orchite a tipo sclero- gommoso. 11 ~ - Orchi te a tipo sclero- gommoso (il p. era contemporaneamente portatore di lesioni mucose ascrivibili al periodo secondario). 12" - Orchi te a tipo sclcro- gommoso. 13" - Orchite a tipo sclero- gommoso. 14• - Nodosità iuxta- articolari. 15° - Osteoperiostiti tibiali (infezione congenita). 16° - Orchite a tipo sclero- gommoso.

q• - Osteoperiostite tibiale (infezione congenita). I 8° -

Orchi te a tipo sclero- gommoso. 19° - Osteoperiostiti tibiali e cubitali. 20° - Gomme ulcerate del braccio. Le lesioni testico lari (cui con la relativa aliquota del 35 % spetta la prOporzione m~ggiore fra i terziarismi occorsi) regrcdirono in tutti i casi, e in tempo più o meno breve, in seguito alla cura specifica. Più di uno dei rispettivi infermi non era mai stato nè era blenorragico, nè presentava fatti imputabili all'infezione tubercolare: in taluni casi, d 'altro lato, potei assistere all'insediarsi della lesione luetica a seguito di epididimiti od orchiepididimin originariamente uretrali- gonococciche. In uno o due individui la lesione testicolare costituiva l'unico appannaggio clinico di un'infezione ignorata e per altre guise silente: gli infermi venivano inviati « in osservazione >> dai rispettivi corpi con la diagnosi generica di << orchite ». Le lesioni osteoperiostee costituivano il 25 % dei casi. F ra esse ho anche compreso N . due forme di lue congenita tardiva poichè le lesioni in tali casi occorrenti possono per varie guise assimilarsi a quelle del periodo terziario della lue acquisita. Le manifestazioni cutanee, quelle a carico dell 'aorta, le lesioni del nervo ottico erano rispettivamente rappresentate dal I O %. A un caso di nodosità iuxtarticolari e a un altro di polineurite spettava infine il 5 %. Quanto alle lesioni aortiche aggiun go che in due o tre infermi compresi fra i cosidetti « latenti » avrebbe potuto invero mettersi in eviàenza una lieve ectasia con rinforzo del 2 ° tono aortico. Stante la scarsezza del rilievo sintornato logico clinico non mi era sembr~to opportuno i ncluderli senz'altro tra gli « aortici », nonostante sia mia convinzione che a un tale destino clinico fossero, a scadenza più o meno breve, votati. I casi di aortite appartenevano entrambi a individui curati in precedenza con cure specifiche; come al solito insufficientemente. Credo comunque poter rilevare in base all'esperienza ricavabile anche da questa casistica che le affezioni cardioaortiche luetiche occorrono fra gli indigeni in numero proporzionatamente minore che


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ASPETTI DELL ' I~FEZIONE LU ETICA FRA GLI INDIGENl DELL'IMPERO

non fra i bianchi. Resto ad ogni modo in attesa che tale mio attuale rihcvo, in collaborazione con i colleghi internisti, possa o meno andar confermato. Di nodosità iuxtartlcolari ebbi effettivamente ad osservare (come rife. rivo nella mia dianzi citata Memoria) non uno, ma due casi. Qui purtuttavia non credetti poter comprendere fra i terziarismi il secondo, stante l'assai breve scadenza di comparsa delle nodosità dalla data del contagio luetico. Del resto sono le n. iuxtarticolari da annoverarsi fra le manifestazion, ascrivibili al cosiddetto periodo terziario ? Domanda, secondo me, tuttora aperta, poichè, pur ammettendo nei miei due casi (e, ritengo, senza dubbio alcuno) l'origine loro da parte delb lue (insorgenza in individui certamente già luetici; influenzamenro, fino alla completa regressione clinica, da parte delle cure specifiche), prescindendo poi da criteri puramente cronologici, ad essa sembrami non possa oggidì rispondersi, stanti le lacune esistenti nei riguardi di una perfetta conoscenza di esse nodosità: quale infatti, fra l'altro, la loro precisa patogenesi, i dati istologici strutturali esaurientemente completi, rifcribili e assimilabili o meno ad altre manifestazioni proprie del periodo terziario ? Potrebbero esse per avventura andar considerate più che altro quali modalità di reazione da parte dell'organismo di fronte a caus:: morbose varie ? A questo indurrebbe a pensare la circostanza che esse, oltre che nella sifilide, possono trovarsi nella frambocsia ed anche, secondo alcuni, in determinate fi.lariosi. Perchè poi avrebbero con tanta m aggior fre.

quenza a riscontrarsi solo nelle regioni esotiche ? Credo tali cenni vadano sufficienti onde prospettare, per lo meno sommariamente, i lati della que· stione. Non so peraltro se le recenti pubblicazioni e comunicazioni dei ocr stri AA. (Sparacio, Sannicandro e Truffi) abbiano, e fino a qual punto, messo al corrente l'argomento. Mi manca qui la possibilità di consultarle.

Gonsidtrazioni gmerali. Soggiungo subito di non potermi associare a quanto si legge nel libro di R. Ruge, P. Miihlens e M. Zur Werth, pur per tante guise pregevole, (cc Malattie e igiene dei paesi tropicali »; Edizione « Minerva Medica », To· rino, 1933) nel capitolo dedicato alla sifilide tropicale, sulla frequente man· ca nza della roseola. H o avuto occasione di osservar!a diecine e diecine di volte durante quasi oramai un biennio di permanenza nell'Impero, e ritengo pertanto anche fra gli indigeni valida senz'altro l'asserzione di Alfredo Four· nicr che la roseola invece « non manca mai ». Certo, per varie ragioni, non sempre è dato accorgerci della sua presenza: dapprima in dipendenza del momento in cui l'i. giunge alla nostra osservazione, di poi a causa della non rara fugacità della manifestazione, da ultimo, nella fattispecie degli etiopici, pel fatto che il colore stesso della pelle ne rende meno facile rilievo e perce· z1o ne; quindi ancora più sfuggevole il reperto. Alla roseola quindi, mani·


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festazione clinica controllata, resta annesso, an che nell 'indigeno etiopico, un grande valore diagnostico pel fatto che l'accertamento di essa costituisce sintomo inconfutabile di infezione sifilitica, quale di questa appannaggio costante. Nei riguardi della durata dei singoli stadi non posso affermare di avere osservato differenze sostanziali in confronto degli europei. Si associano però con relativa frequenza, specie negli individui. non curati, sotto l'influenza del sudiciume e di cause debil itanti offerte da malattie intercorrenti, i $in . romi terziari a quelli secondari. Come è noto, nei casi del genere, il succedersi dei singoli stadi segue un ritmo anomalo, più accelerato, la sifilide :1Jiora « galoppa »; talvolta, appena all'inizio del periodo secondario, assistiamo già all'insediarsi di manifestazioni proprie di periodi assai più tardivi, a carattere profondamente infiltrativo e distruttivo ( « terziarismi precoci », « sifilide maligna precoce »). Tanto per l'appunto osservasi fra gli indigeni. Evenienza di cui ebbi ad essere con grandissima frequenza $pettatore, fu ancora quella della comparsa, al periodo iniziale dell'infezione, a sifilosclerosi tuttora in atto, di esantemi apparentemente primari, rivestenti però già il tipo papuloso (papulo - pustoloso, micropapuloso- acneiforme, varicelliforme), di focolai - propri invece per lo più del periodo terziario -- periostei ed ossei d1ffusi e profondi. Nei numerosi casi del genere potei rilevare quasi costantemente l'azione collaterale delle influenze ora accennate (debolezza costituzionale, malattie intercorrenti debilitanti, fattori irritativi o traumatici di vario genere). Peraltro, una volta queste caratteristiche poste in rilieyo, debbo dire di non aver avuto nel complesso alcunchè di tale ad osservare che desse adito alia creazione di una o di quella particolare {( sifilide degli indigeni » dalle forme già segnalatamente gravi e distruttive, pur da non pochi AA., anche per i territori dell'A. 0., impugnata o supposta. All ':lSSenza o relativa rarità di tali forme, nonostante la mancanza o la ineguatezza delle cure specifiche in genere, concorreranno forse fattori di varia origine, ma precipu:unente, io credo, immunitarii: ad essi mi basta per ora aver accennato. Nulla di particolare ho da dire circa la sifilide conge1lita degli indigeni. Rileverò soltanto la compromissione assai m inore del sistema dentario in confronto di quanto non soglia osscrvarsi fra gli eUtopei. Occorrerà peraltro che la sifilide congenita negli indigeni dell'Im pero venga ulteriormente studiata, sopratutto per quanto riguarda la sua effettiva presenza, reale diffusione e i suoi aspetti clinico - sierologici.

Sifilide nervosa. Credo meritevole dedicare qualche cenno speciale a tale questione ne1 rapporti degli indigeni etiopici. 4 -

G10mal~

di nudicina militare


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ASPE.TII DELL'LI\;FEZIONE LUETICA · FRA GLI INDJGENl DELL'IMPERO

Già non va dimenticato come il tessuto nervoso rappresenti una delle localizzazioni preferite dal u virus >> sifilitico : su tale, direi quasi, elettività patologica, già da lungo tempo da parte di una ~chiera di studiosi è st.·m richiamata l 'attenzione: mi basti qui solo ricordare i nomi di un Mingazzini, di un Nonne, per non citare forse che i maggiori. l progressi raggiunti oggigiorno nella ricerca clinica e, più, nelle indagini di laboratorio, affinando ognor maggiormente i nostri mezzi di investigazione, non hanno valso che a meglio e vieppiù porre in luce la relativa frequenza, per lo meno tra i bianchi, dell'evenienza della neurolue. Nè è da dissimulare che · quest'ùltima rappresenta per il sifilografo pràticante una sorta di assillo e di preoccupazione nei riguardi della prognosi e del destino degli infermi che a lui si affidano. Resistenza ai farmaci e :1gli altri mezzi di terapia, inaggredibilità o difficile aggredi bili tà dci focolai di localizzazione; frequente fatale evolvere dei casi : per tutto questo appunto evenienza deprecabile che, per di più, non sempre, purtroppo, le cure meglio condotte praticate in precedenza e le più tempestive, riescono a scongiurare. A questo proposito, J. Strandberg in una sua recente pubblicazione riporta le seguenti note conclusive tratte dall'osservazione di 461 casi eh si filide tardiva del sistema nervoso (1). Di tali infermi, c< 132 presentavano sifilide cerebro - spinale, 211 demenza p;iralitica, 75 tabe dorsale e 43 tabo- paralisi. Di questi casi circa il 56 % non erano mai stati curati o curati solo ali 'apparire dei sintomi nervosi, il 40 ~.. erano stati curati in modo insufficiente, mentre il 4'j{, era rapp1·esentato da casi elle fin dal!'i1lizio erano stati curati in modo razionale e completo. l sifilitici curati razionalmente c tempestivamente danno quindi solo una debole perccn· tuale di affezioni nervose tardive (4 %) : per prevenire anche questi casi è opportuno controllare la avvenuta guarigione con l'esame del liquor e, quan· do i risultati non sono del tutto soddisfacenti, istituire senza indugi una cura malarica ». D'altronde resta oggimai acqujsito che le possibilità di guarigione o di una relativamente lunga remissione e sopravvivenza, divengono altrettanto maggiori per quanto più precocemente i primi sintomi di una neurolue furono potuti stabilire (talvolta basandosi su diagnosi di sola probabilità). Di conseguenza il sifìlografo dovrà sentirsi strettamente interessato a seguire con ogni attenzione e vigilare ciascun soggetto anche dal lato neurologico, spiando coll'avvalersi di tutti i mezzi di ricerca clinica e di laboratorio. anche in collaborazione con altri colleghi specialisti, il primo apparire di qualunque segno che di una localizzazione nervosa possa considerarsi l'esponente. T ale in succinto lo stato dei fatti. Ne balza evidente quale speciale importanza dal lato medico e ~ociale si riconnetta al problema della neurolue (1) V.: " Jncbgini sulla prognosi della siF.lidc con speciale riguardo alla recidiva nel ccrvdlo e nel midollo 'l"n:.Je " · (lieta Drrmato-t't'IICrtologim . 11. 4, I<J3(i · Rcccns, in " Policl in•co ''• se~. prat.. t6 nov. 1936-XV, p~g . 2 0<) 1).


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e come pertanto spontaneo, per così dire, fra gli studiosi sia sorto il desiderio di istituire indagini e raffronti in proposito anche fra le collettività indigene. Voglio subito soggiungere: che, nonostante gli studi compiuti o qua e là abbozzati, la questione al riguardo non mi sembra ancora definita con certezza e sufficientemente chiarita. Parlare e riferjre di rarità, di estrema rarità o magari anche di mancanza assoluta di casi di tabe e di paralisi progressiva fra gli indigeni, rappresenta un tanto cui sento di potermi anch'io associare m linea di massima. Ritengo purtuttavia che ancora non si disponga cii una documentazione clinico- statistica tale, così comprensiva e irrefragabilmente attendibile, da poterei far conoscere e adeguatamente illuminare sull'esistenza e in quale eventuale proporzione, della neurolue, e particolarm ente della tabe e della paralisi progressiva, fra le popolazioni indigene tropicali e fra i nostri in specie fr:t i quali pure la lue trova così cospicua diffusione. Quali poi i fattori determinanti, per certo complessi e molteplici, questo << risparmio >> del sistema nervoso centrale da parte della lue << indigena >> ? Frattanto sottolineo che nei miei 610 luctici non ebbi a riscontrare, pur avendo cercato di raccogliere ogni dato cl inico con la più attenta diligenza e col maggior possibile scrupolo, alcun caso sia di tabe che di paralisi progressiva. Fra i venti infc:rmi di sifilide terziaria (di cui appositamente ho voluto riportare i singoli enunciati diagnostici) mi occorse un caso di polineurite e due di atrofia del nervo ottico. In tutti c tre mancava per certo quel minimo di dati sufficiente a porre sul momento una diagnosi di cc tabe n; d'altronde lo stato psichico mostravasi integro, facevano difetto sintomi ulteriori riferibili a una forma anche iniziale di paralisi progressiva. Resta positivo il fatto che - a m eno di speciali, eccezionali evenienze - qualora mi fosse occorsa un'eguale aliquota di individui nazionali, avrei avuto occasione di osservare un maggior numero di pazienti c( nervosi >>. Giova notare che, in non pochi dei miei malati indigeni il contagio luetico risaliva anche a varii anni: vale a dire anche a un periodo di tempo capace di comprendere la scadenza media di insorgenza di una paralisi progressiva o di una ta!be. Ed anche la stessa cefalea occorre certamente fra gli indigeni luetici con fre<Juenza minore che non fra i bianchi: quella cc cefalea >> h1gace o persistente, precoce o meno, non di rado primo sintomo clinico, prima avvmsaglia di un interessamento specifico del sistema nervoso centrale: quel primo segno, unito poi attraverso una sorta d'invisibile legame al manifestarsi a suo tempo e luogo di una sifilide nervosa conclamata. Nell'area così vasta del territorio imperiale sarà d 'uopo istituire ricerche anche fra la popolazione civile Qa collettività militare donde ho tratto le presenti osservazioni ritengo peraltro valga in egual modo a rendere un'idea verosimile e più o meno approssimativa delle condizioni esistenti anche fra la popo~azione civile, poichè di questa, come è ovvio, diretta propagine e rappresentanza): col progredire dell'organizzazione statistico- anagrafica,


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tuttora oggi allo stato embrionale o del tutto mancante, rivolgere le indagini anche sulle cause di morte, controllare i decessi, cercando di raccogliere intorno ad essi dati costanti e ognor più completi (età, sesso, professione, mestiere ecc.): svolgere d'altro lato attiva opera di graduale penetrazione per mezzo di tutte le provvidenze sanitarie rese di volta in volta più accessibili in seno alla popolazione sparsa nelle multiformi ed estese regioni, financo le più remote e lontane. Popolazioni fra di esse differenti anche sotto i varii aspetti economico - demografico, razziale, sociale e religioso. Organizzare e fornire i servizi in modo da poter disporre anche nei casi dubbi dell'opera consultiva di specialisti autentici, non solo, ma anche dell'ausilio di tutte le indagini complementari atte di volta in volta a rendere edotti della presenza di una neurolue o viceversa poterla escludere (esame del l. c. r., prove sierodia,gnostiche, etc.). Tali, io credo, le basi per la raccolta dei dati atti a fornirci un concetto adeguatamente comprensivo e preciso sulla reale diffusione .o meno della sifilide nervosa. Che essa frattanto debba ritenersi assai meno diffusa fra i nostri indigeni che non fra gli europei, mi sembra tuttavia, pur con le dovute, già premesse, riserve, elemento di massima da non poter mettere in dubbio. Circa i fattori che a tale effettiva rarità o, mettiamo, eventuale assenza, contribuirebbero, esistono opinioni ':lolteplici e in parte disparate. E' probabile <.he col progredire delle ricerche si pervenga a meglio precisarli ponendone in evidenza la molteplicità e la varietà. G. Salvioli, nel libro qui dianzi citato, scrive che nei paesi esotici la sifilide suole assumere un orientamento diverso verso i varii tessuti organici per fattori, influenzanti la recettività relativa dei tessuti stessi. Nei bianchi, la spirocheta della sifilide trova nel sistema nervoso centrale, attivo nelle sue funzioni, nelle sue difese, egregia· mente differenziato e perciò più recettivo, una facile sede per svilupparsi: negli uomini di colore, la pelle più esercitata nelle sue funzioni protettive ed immunitarie rappresenta invece la sede di elezione del trepotzema. Andrebbe quindi esclusa ogni distinzione tra « virus >> dermotropo e neurotropo, intesa quale separazione netta di due entità morbigene. R. Ruge, P. Mi.ihlens e Zur Werth nel già citato libro, scrivono dal canto loro che la sifilide dimostra nei tropici preferenza per l'ectoderma: che alcuni AA. fanno risalire alla cura energica l'insorgenza della tabe e della paralisi e fanno rilevare l'importanza patogenetica delle abitudini di vita europea contratte dagli indigeni. Affermano trattarsi però di problemi si nora troppo poco chiariti perchè ne sia possibile un'esposizione sufficientemente esatta e completa. Aggiungo per mio conto che l'opinione ora esposta intorno all'influenza delle cure energiche può essere verosimile nel semo che la scarsi tà o la mancanza di esse nella sifilide contribuiscano a che il treponema si localizzi e si mantenga meno disturbato e quindi con maggiore elezione, sui tegumenti esterni, mobilizzandosi più di rado verso i visceri e il sistema nervoso centrale: potrebbe inoltre ammettersi che gli stessi tegu-


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menti esterni alberganti il treponema in fun z ione antigenica e da esso stimolati, venissero a esplicare con attività anche maggiore la funzione loro propria di organi deputati alla formazione di anticorpi specifici e per tal modo pervenissero a legare, trattenere, e forse anche ad eliminare, trcponemi in maggior numero: (funzione immunitaria deLùr cute: vedasi per analogia quanto è stato ammesso per altre malattie in fett ive accompagnantesi di solito con manifestaz ioni esantematiche; riscontrisi in più special modo i fenomeni immunitari i svolgenti si nell 'infezione tubcrcobre). Ruge, Miih.lens e Zur W erth hanno trovato rara nei tropici la sifilide cerebrale, quella degli organi interni, gli aneurismi e l'arterite luetica, mentre affermano fare quasi del tutto difetto tabe e paralisi. Secondo loro, la rarità della paralisi sarebbe forse dovuta in parte al fatto che i malati muoiono prima che tale malattia si renda palese e che certe malattie infettive accompagnantesi con febbre elevata e relativameute più diffuse in molti paesi trapiea/; (malaria, tifo, febbre ricorrente), potrebbero ancor p1ù ritardante l'intzio. Si veda in proposito l'od iernl pratica applicazione àei metodi piretoterapici nella cura della neurolue (malaria, diatermia, mt:todo di Kettering, ecc.) associati alla chemioterapia parenterale di cui riuscirebbero ad esaltare l 'efficacia. Gaetano Arcoleo nel suo libro di pratica coloniale .c Cenni di m edicina esotica e tropicale. Igiene e profilassi dei paesi caldi » (Ediz. Corbaccio, Milano, ·1936-XIV) scrive che bisogna pur dire che la sifil ide nervosa non esista presso gli orientali (r). Forse, aggiunge, vi co ntribuirà la varietà di germe dermotropo assai diffuso, m entre è assai raro quello neurotropo. Ritiene che il genere di vita stesso conferisca quest'immunità: osserva, infatti, come l 'indigeno per sistema, riduca al minimo la sua attività, sia indolente, sobrio, tranquillo, indifferente, nemicç, metodico di ogni « surménage 11 intellettuale. Ma io ho la percezione che tutto il problem:1 del lo studio del la sifilide nervosa nella razza nera oltrepassi di per ~è stc~so il semplicismo e l'empirismo, sia pur parziale, degli enunciati di cui oggidì qua c là si ha notiz ia in argomento, coinvolgendo motivi più vasti, vari e complessi. E ritengo che solo da un 'ind2gine armonicamente condotta, per un periodo di tempo sufficientemente protratto, su larga c comprcnsi va casistica, potranno trarsi deduzio ni esaurienti. Lo studio del problema deve dilatarsi a comprendere indagini, oltrechè mediche, anche demografich e, antropologiche, razziali, psicoe sociologiche, corredate da opportuni e precisi rilievi statistici. Nel trarre raffronti con le condizioni esistenti presso le popolazioni europee, andranno ad esempio rilevate le risultanze delle ricerce sullo stato sia psichico che culturale della massa delle popolazioni etiopiche : per tal modo sifil ografi, psichiatri e antropo-sociologi vengono convocati a collaborare, integrando fra ( 1) Fra gli • oriemali • I"A. evidentemente con$idcra anche gh afric:uli che qui ci interc>sano.


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loro, in vista sempre del comune scopo, i risultati delle singole, rispettive ricerche. Qui, in quest'Etiopia, nostra oggi per nostro valore, ma a noi passata retaggio secolare di ignavie di sedicenti governi e difformi potentati, fra mezzo alla cronica disorganizzazione e al perenne stato di diffusa ribellione e conseguente selvaggia :1narchia, nulla era stato mai compiuto del genere, nè vi si era forse mai neppure pensato, nè, fino alla nostra conquista e affermazione, nulla di simile sarebbe mai stato effettuabile. L 'espletamento delle ricerche al riguardo nel campo psicologico e culturale varrà altresì a meglio farci conoscere le popolazioni, a meglio renderei edotti di alcuni lati del loro ammo. N el trattare degli aspetti della si filide del sistema nervoso negli indigeni dell 'Impero mi hasti per ora di aver tanto accennato, ribadendo pur anco due punti ormai definiti e, per così dire, cruciali che, a mio avviso, sono da considerarsi affiancati e uniti da rapporti di reciprocanza: · 1• - l'ingente diffusione della lue in genere; 2" - la relativa rarità delle localizzazioni nervose, dall 'altro. Ripeto ancora che lo studio sulle cause, sui vari, complessi indubbiamente, fattori determinanti la rarità della neurolue, comporta, a parer nostro, indagini trascendenti il ~o l o ambito della medicina, interessando eziandio, oltre che problemi di biotipologia, anche antropoetnografici, razziali c culturali. La nostra Italia, culla di tanti Maestri, patria di un D e Giovanni, di un Viola, di un Pende (alle cui dottrine io qui intendo ispirarmi) e dei loro degni Allievi, ed insieme di larga schiera di solerti e distinti studiosi, oggi, nel segno potentemente vivificatore, nel simbolo di per sè stesso dinamico del Littorio, non sarà a meno del presente come di compito alcun altro che, attraverso la conquista di un benessere sempre maggiore fra le popolazioni imperiali, persegua il raggiungimento di un'aHcrmazione ognor più totalitaria fra di esse (1).

Cura. Preparati arsen icali, bism utici, mercuriali c iodici vanno usati secondo le norme note solite a scguirsi. L·occorrenza così frequente di individui portatori di manifestazioni contagiose, in fase di piena attività e eyoluzionc della malattia, farà ricorrere alla scelta di quei rime.di dotati di azione più pronta ed energica: di essi (arsenicali e bismutici) in definitiva verrà fatto uso prevalente. La tolleranza rispettiva mi risultò buona; gli effetti terapeutici rapidi e pressochè costanti. Non potrei segnalare alcun caso di vera e propria arseno- o bismutorcsistenza. Più rari i segni eli flogosi orale da Bi o H g ( •) 1\'ol trnttorc ]•:~rgomcr:to ddl~ n~umlu~ frn gli indig<-ni. ho :IUinto anche idee c tratta?.Ìoni tli problemi al rl_!!llaH!o da uno degl i .in tcrcss:10ti c doni lihn . ricco di dati antropolo)!ICÌ c h•osociol~gic~, ~:1 pmf. L1d io Ci~na~ti: .: " Uo a"urdo etnico: l' Impero etic>pico " (R. Bcm pora<l e F., ed1ton. hrcnzc) . Ad <'S~o nnv>O t l !ettr·rc des•<kroso.


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stante le migliori condizioni in generale del sistema dentario e la meno diffusa abitudine del fumo. Tuttavia lo stato della bocca dovrà pur sempre costituire oggetto dì assidua sorveglianza, prima, durante e dopo la cura. D esidero peraltro richiamare l'attenzione sull 'importanza speciale, sopratutto al momento di intraprendere cure arscnobcnzolichc, da annett<.:re anche all'accertamento più completo possibile delle condizioni di funzionalità del fegato, della presenza di un eventuale ittero (osservazione delle sclere: il colorito itterico non traspare che ben di rado·sulla cute nera degli etiopici). Tanto perchè nelle regioni dei tropici, come già ho avuto occasione di accennare nella mia citata Memoria, numerose c frct]Uenti sono le malattie capaci di apportare nocumento anche al fegato: la mabria, la stessa sifilide, le varie enteropatie, fra cui l'amebiasi e le elmintiasi, il tifo, la febbre ricorrente, per non citare che le principali . Ora, essendo noto come l'As, già di per sè stesso, abbia la proprietà di agire, talvolta anche se somministrato a dosi terapcutiche, quale veleno elettivo della cellula epatica, ne consegue come il suo impiego debba essere intrapreso con la massima prudenza e ocu latezza, pronti assai spesso a proscriverlo senz'altro negli indiviJui recanti ~cgni di alterata funzionalità epatica (diminuita << funzione disintoss~cante )) ' ecc.). In casi non rari va poi tenuto presente come le varie cause dannose possano unirsi, divenire alleate e cospirare sommando la loro azione rispettiva. D 'altro lato bisogna pur considerare la necessità, il più delle volte di interycnire somministrando una cura più che possibile attiva, ncll~intento di combattere e di porre argine ai danni di cui la lue si mostra capace: corrisponde allora in genere, in luogo dei preparati arsenicali, l'impiego del bismuto, uniformandosi pur sempre all'osservanza di ogni nota norma precauzionale inerente a tale terapia. Altre volte è presumibile che la lue o da sola, o per azione prevalente, sia la responsabile di una lesione epatica : talaltra poi, come già avvertivano il Milian insieme con altri, rimane impossibile giungere l tutta prima, o per lo meno non bcile, a discriminare l'etiopatogcnesi dei segni di alterazione epatica in un luetico. In proposito non poco è stato scritto; accenno appena a tutto il complesso dei lavori sull'ittero nella sifilide e ai vari rapporti possibili a intercorrere tra l 'uno e l'altra, non sempre peraltro univoci nè facili a precisarsi. Ebbi ad osservare qualche raro caso di crisi a tipo nitritoide, per solito immediata, ma senza caratteri di gravità: un caso di grave tossidermia arsenicale venuto poi a morte per complicazioni broncopolmonari. Non rara l'insorgenza di ittero durante il corso di cure arsenobenzoliche: simile occorrenza valse per l'appunto a indurmi ai precedenti cenni ora trascritti. A parte tuttavia le possibili sue azioni dannose e le conseguenti misure precauzionali da adottare, all'uso degli arsenobenzoli n on va omesso ancora una volta il riconoscimento di tutto il suo alto valore, non solo terapeutico (specifico e accessorio) ma anche profilattico. Di esso gli indigeni da tempo mostrano di andare ben consci, manifestando a più riprese tutta la loro fiducia, quasi,


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dtrei, la loro idolatria per la cura delle << endovenose » : cura da loro ritenuta la << sola » efficace, la « cura » cioè per antonomasia della lue, poichè, anzi secondo la loro m entalità, ogni rimedio propinabile o propinato per la :via venosa dovrebbe avere scopo antiluetico. Pregiudizio che io mi sono sforzato di combattere durante la pratica, dimostrando il posto che compete, ogni qual volta il caso lo indichi, anche alla terapia endomuscolare applicata lege artis: terapia che oggi comprende, fra l'altro, l 'impiego dei bismuùci ai quali, come oramai una prati<:a trilustre non ha potuto via via che confermare, deve pur riconoscersi una spiccata efficacia e cui va rivolta conseguente fiducia. Infine bisogna ancora osservare, tenendonc dovuto conto, quanto l 'abissino non debba forse al clima per la difesa da buon numero di malattie altrimenti evolventi verso forme gravi e mortali. « Il restare per lunghe ore del giorno all'aria aperta; il poter beneficiare di un sole quasi sempre sfolgorante; l'andare vestiti in modo sommario e rudimentale, il gran moto di lunghe marce., sono cause che favoriscono il perdurare di condizioni di salute relativamente soddisfacenti)) (v.: Arcoleo: libro citato). Così anche per la sifilide non potrà essere a meno di ammettere la partecipazione di tali fattori e il contributo della loro influenza.

Conclusioni. Ho tentato di prospettare gli attuali aspetti propri della lue fra gli indigeni dell'Impero: ho inteso rappresentarne l'alta diffusione e le conseguenze capaci di derivarne. Qualora speciali contingenze non me lo avessero impedito, avrei anche desiderato rivolgere la mia attenzione, fra l'altro, al comportamento sierologico della lue indigena, in base alla raccolta di risultati di prove severamente controllate. Ad altre ricerche il compito di occuparsene. Ho trascritto queste note sfruttando i soli dati di giorno in g10rno potuti raccogliere sul posto dall 'attenta ed oculata indagine obbiettiva, avvalendomi di quanto mi era stato possibile apprendere dallo studio e dalla pratica di tre lustri di ininterrotto lavoro clinico- ospedaliero. Qui in Africa tutto ciò ho potuto utilizzare col soccorso di un'ancor vigile memoria. Così, una volta tanto, posso dire di aver fatto a meno di ricorrere alla consulta· zione ripetuta di periodici, libri e trattati, italiani cd esteri, sul! 'argomento della sifilide in genere e di quella indigena in specie. (Consulti del resto c hi oggi lo desidera, oltre ai Trattati sulla sifilide dei proff. A. Fournier e E. Jeanselme c al Trattato sulle malattie tropicali del prof. A. Castellani e del Chalmers, il << Cours de Dermatologie exotique )) del prof. E. Jeanselme edito dal Masson e « La syphilis arabe » di G. Lacapère, edito nel 1923 d al Doin: questi libri vanno menzionati con l'augurio, se non con la certezza, che presto, conquistato l'Impero, se ne aggiungano degli altri italiani).


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La lotta da noi combattuta contro le m alattie diffuse fra gli inJigeni si prefigge un duplice intento, il I" diretto, il 2" indiretto: I") cercare di migliorare ognor più le loro condizioni di vita e il loro livello sociale, proteggendone e preservandone fin dove è possibile le attitudini razziali e l'efficienza collettiva; 2") curare anche la salvaguardia della salute dci connazionali, la loro eugenetica e integrità di stirpe ; oggid1 in specie che, per ineluttabilità di eventi gloriosi, i rapporti loro con le popolazioni del\' A. O. L, a tanta grandiosa importanza sono dovuti assurgere. E concludo ripetendo di non avere osservato nel complesso particobri, segnalate gravità nell'evolvere della lue indi gena, tanto da permettere di parlare in modo speciale e a parte di essa. A parità di condizioni e di rapporti, anche fra connazionali, in tanti e tanti casi, sarebbe stato oltremodo probabile che fosse stata per assumere del tutto, o press'a poco, eguale fisionomia. Non credo (tali rosee prospettive sono, allo stato attuale delle cose, vietate) che la lue sarà in breve per scomparire dall'Etiopia analogamente a quanto può esser lecito sperare al riguardo di altri morbi e epidemie; certo, potrà diminuirne la diffusione e, in un ayvenire più o meno lontano, aversene lotta e di prevenzione in proposito un declino ognor più sensibile. I mezzi sono ai più ormai troppo noti perch'io abbia qui a enumerarli e passarli in rivista ancora una volta: oggidì la loro applicazione viene perfettamente a inquadrarsi in seno alla vasta opera di penetrazione e di affrancamento dai ceppi di una secolare barbarie assuntasi dali 'Italia cui spettava per legittimità e alto dovere il còmpito di espandersi nei territor~ oggi conguistati col valore delle armi e il sacrificio di tanti caduti; pionieri del passato, legionart di jeri e di oggi . La Patria ne adorni l'imperitura memoria con riconoscenza e deyozione perenn1.

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RIASSUNTO. In base a una casistica di più di seicento indi\'idui potuta raccogliere presso il reparto dermoceltico del Gruppo ospedaliero per indigeni del Scmbel in A. O. l. nel periodo di un anno (febbraio 1936-XIV- febbraio 1937-XV), viene trattato cldla infezione luetica fra gli indigeni dell'Im pero sotto i vari suoi aspetti, clinici, statistici, nosografici. Speciali considerazioni sono dedicate all'nrgomento dd la neurolue, gli aspetti suoi, e, i n particolare, l'odierna sua presumibile diffusione, le multiformi circostanze che quest'ultima possono influenzare, le differenze comparative rispetto alle collctti\·ità europee.

Sembel (A. O. /.), marzo 1957 -XV.

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CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSlTÀ DI SIENA Direttore: Prof. G. FALCHI

RICERCHE SUL VALORE DELLA REAZIONE DI KLINE NELLA SIEROLOGIA DELLA SIFILIDE Dott. Mario D' Angelo, tenente medico, assistente volontario

Le reazioni sierologiche che si praticano attualmente per la diagnosi della sifilide si possono, come è noto, distinguere in due grandi gruppi : reazioni basate sulla fissazione del complemento, e reazioni basate sul fenomeno della flocculazione. Debbo subito far notare come oggi anche la R. Wassermann, la quale è la più tipica reazione di deviazione del complemento, possa considerarsi anch'essa in ultima analisi come una reazione di flocculazione, inquantochè secondo le ricerche di Jacobsthal, l'intimo meccanismo di detta reazione si identifica con quello delle reazioni di floccu lazione. Questo concetto spiega come la reazione di Wassermann, avvenga anche in presenza di antigeni non specifici (estratti di organi diversi). Il fenomeno della flocculazione scaturito dallo studio di alcuni fenomeni fisico-chimici provocati dai sieri sifilitici sui colloidi, è stato praticamente utilizzato per le indagini sierologiche da Meinike (1917) e da Sachs e Gcorgi (1921). Dopo i lavori di questi AA. sono state proposte negli anni successivi numerose reazioni sicrologiche di flocculazione, data la tendenza a ricercare metodi siero-diagnostici semplici ed al tempo stesso più sensibili e specifici, requisiti questi posseduti in maniera evidente dalle indagini sierologich e basate sui metodi accennati. Uno studio comparativo e di controllo per le diverse reazioni sierologich e per la sifilide è stato fatto dietro invito della Sezione di Igiene della Società delle Nazioni, ed i risultati di tale studio sono stati discussi in due conferenze a Copenaghen nel 1923, ed a Montevideo nel 1930. In queste varie riunioni si è concluso in linea di massima per la superiorità delle reazioni di floccul azione sulle reazioni di fissazione del complemento per ciò che concerne la sensibilità, c per la parità circa la specificità. Oggi possiamo distinguere le reazioni di flocculazione per la diagnosi della lue in quattro gruppi fondamentali a seconda del modo come avvie ne c si presenta la formazione dei fiocchi. r. - Reazioni d'intorbidamento. - Fiocchi minutissimi, non distinguibi li ad occhio nudo che danno luogo ad una più forte opacità del liquido (reazione d'intorbidamcnto di Mcinike).


RICERCHE SUL VALORE DELLA REAZIONE DI KUNE NELLA $IEROLOGIA ECC.

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Reazioni dì flocculazione. - Fiocchi più grandi, visibili nd occhio nudo o con una lente di piccolo ingrandimento (reazione Citochol di Sachs e ,Witebskt, reazione di Khan). 3· - Reazioni di conglomerazione. - Fiocchi dapprima diffusi c che poi si riuniscono in unico agglomerato globoso sospeso nel liquido (reazione di Mi.iller). 4· - Reazioni di chiarificazione. - Fiocchi dapprima diffusi nel liquido, che in un secondo tempo sedimentano, provocando la chiarificazione del liquido sovrastante (reazione di chiarificazione di Mcinike). Le reazi.oni particolari da noi citate come prototipo dci vari gruppi sono -quelle che hanno dato i migliorì risultati riguardo alla sensibili tà e specificità e sono per<iò attualmente più in uso ne1 laboratori. Onde raggiungere una maggiore rapidità e sempliciù dì metodo si è cercato e si cerca tuttora di perfezionare sempre più la tecnica non solo delle reazioni dì flocculazione, ma anche quella stessa della reazione di Wassermann. A questo proposito in America nel 1926 è stata proposta da B. S. Kline una nuova reazione sicrologica rimasta poco conosciuta per molti anni e che h.a richiamato di recente l'attenzione dcgl i ~tudiosi per la celerità d'esecuzione, la facilità della tecnica e la specificità dci risultati. Numerosi AA. americani, inglesi e tedeschi, che si sono recentemente oocupati dì controllare questa reazione ne confermano le doti dj sensibilità c specificità, quali prospettò l'A. che la propose. · L a reazione di Kiìne è una reazione microscopica di flocculazione che sì esegue con una scarsa quantità di siero sopra una adatta lastrina dì vetro. In Francia A. Ullmo si è occupata della nuova reazione e ne ha confermato i pregi consistenti nella ce1erità, facilità d'esecuzione e specificità. In Germania, Schrnitz ha controllato la reazione dì Kline su 2400 sieri, praticandola contemporaneamente aìla R. W., alla M. T. R. ed alla M. K. R. Il, anche egli mette in evidenza la facilità c celerità di esecuzion e e ritiene che la reazione di Kline circa la sensibilità e specificità è da porsi in un punto intermedio fra la M. T. R. e la M . K. R. Il. In Italia le indagini di Beltraminì svolte su circa 1200 sieri gli hanno permesso di concìudcre che la R. Kline risponde notevolmente meglio che la R. W., e per lo meno è pari alla M. K. R. II. Tarantelli di recente in una pubblicazione in cui riferisce l'esito di ricerche comparative ~seguite con la Kline su 506 sieri di cui 91 luetici, con· elude che la reazione in quanto molto sensibile dà percentuali elevate di aspecificità e fa qualche critica sulla difficoltà d'esecuzione e dì lettura dei risultati. In base ai dati stabiliti da Kline e dagli altri AA. abbiarno creduto opportuno eseguire a scopo di studio la reazione sui sieri che venivano contemporaneamente $Ottopostì alla R. W., alla Meinike cd alla Citochol. 2. -


8S6 RICERCHE SUL VALORE DELLA REAZIONE DI KLI NE NELLA SIEROLOGIA F.CC. Nel totale le ricerche che si sono svolte nel primo semestre del 1936 si riferiscono a circa 500 sieri in cui troviamo sieri di luctici in vario stadio dell'infezione e della cura e sieri di malati sicuramente non luetici. Prima di passare ad esaminare i risultati ottenuti ricorderemo qualch e cenno sul principio e sulle modalità su cui è basata la K line. Essa in fondo è una reazione di flocculazione che si svolge in condizioni particolari, di cui la più interessante è la piccola quantità di siero occorrente, siero che può essere attivo od inattivo, particolare questo non trascurabile sotto molti punti di vista. E' interessante notare che nella reazione di Kline a differenza di quello che siamo soliti fare nella M. K. R. II e nelle altre reazioni di" flocculazione l'antigene viene ad essere aggiunto alla emulsione di colesterina e ciò allo scopo di rafforzarne la sensibilità. Premettiamo qualche cenno sulle modalità con cui è allestito l'antigene, come si prepara la emulsione di colesterina, il reattivo per la reazione e i vetrini su cui essa va svolta. Sento il dovere di ringraziare il Prof. K line al quale ci siamo rivolti per avere indicazioni sul modo di procurarci i reagenti e che con squisita cortesia ha voluto inviarci con l'antigene, la soluzione di colesterina, e lo strumentario occorrente.

Tecnica della reazione. La reazione di K line si può eseguire sul siero di sangue, sul sangue defibrinato e sul liquor. Per le reazioni sul sangue vi è una tecnica differente, secondo che si tratta di sangue defibrinat9 in toto, di siero fresco ancora attivo o di siero inattivo. Noi abbiamo eseguito la reazione di Kline solo sul siero inattivo. L 'antigene impiegato per tutte le reazioni è il medesimo, solo differisce la maniera come si prepara la diluizione cd il tasso di questa diluizione. Questo antigene è un estratto alcoolico di cuore di bue evaporato 3 secco c poi ripreso con acetone che di nuovo si decanta, per risciogliere il residuo ceroso in alcool etilico assoluto. L1. preparazione del! 'estratto deve essere fatta esattamente secondo le prescrizioni di Kline, specialmente i vari tempi devono essere strettamente osservati. Secondo Kline l'estratto si conserva molto bene a temperatura ambiente, in piccole boccette di vetro chiuse con tappo di vetro smerigliato. In queste condizioni l'antigene si mantiene inalterato senza subire alcuna mociificazione circa la sua sensibilità e specificità per un periodo di 4 mesi. Preparazio11e dell'emulsione di colesterina. - La soluzione di colesterina usata per la reazione di Kline si pn:para sciogliendo la colesterina pura in alcool assoluto; per favorire lo scioglimento l'alcool e la colesterina


RICERCHE SUL VALORE DELLA REAZIONE DI KLINF. NELLA SIEROLOGIA. ECC. 8SJ

vengono posti in una bottiglia a tappo di vetro per 45 minuti, in stufa a 5o•~6o• e durante questo periodo, ogni 15 minuti, agitati leggermente. La soluzione di colesterina si conserva in termostato a 37°, in queste condizioni si mantiene inalterata per due mesi. Personalmente ho potuto constatare che la soluzione alcoolica di cole~ sterina si mantiene in perfetta efficienza se conservata nelle condiz·ioni su esposte anche per oltre 4 mesi. Preparazione del reattivo per la reazione. - In una provetta di vetro, munita di tappo di gomma si pongono cc. o,85 di acqua distillata, misurata con una pipetta fine, a pH = 6; non c'è bisogno di titolare esattamente il pH per le reazioni con siero inattivo, ciò è invece necessario per le altre reazioni. Si lascia in seguito scorrere lungo le pareti della provetta 1 cc. della soluzione alcoolica di colesterina all'r %, si agita la provetta contenente acqua distillata più soluzione alcoolica di colesterina dolcemente per 20 secondi, poi si aggiungono sempre inclinando la provetta e facendo scorrere il li~ quido lungo le pareti cc. 0,1 di antigene misurato in modo esatto con pi~ petta adatta. La provetta viene tappata ed agitata vigorosamente dall'alto in basso per un minuto primo, dopo ciò si aggiungono cc. 2,45 di soluzione fisiologica, si tappa e si agita nuovamente per un minuto, ma meno vig?~ rosamente della prima volta. Partendo da questa soluzione madre, si preparano altre 2 diluizioni, in quanto su ogni siero s1 eseguisce una doppia rcazior1e a concentrazione d'antigene differente. Per ottenere la prima diluizione si pone I cc. della diluizione madre in una provetta che si colloca a bagn~maria a 35• per 15', il reattivo è così pronto per l'uso. Per ottenere la seconda dilwzione si pongono in una comune provetta da centrifuga 2 cm. della diluizione madre, si lascia in bagno-maria a 56° per 15' qlilndi si centrifuga per 15' a 2200 giri al minuto, si decanta il liquido sovrastante al sedimento, si asciuga l'interno della pr~ vetta fin quasi al livello del fondo con della garza e si aggiunge al sedi~ mento cc. 1,5 di soluzione fisiologica; questa seconda diluizione è pronta anch'essa per l'uso. L'antigene così diluito si mantiene a temperatura am~ biente inalterato per circa 48 ore. Li reazione di Kline in quanto si svolge su limitata quantità di siero si eseguisce su vetrini in cui secondo le indica~ zioni dell'A. si costruiscono dei cerc.hietti di paraffina. K.line adopera dei vetrjni grandi e fa in ciascuno di essi 12 cerchietti di paraffina, noi abbiamo usato gli usuali vetrini porta~ggetti (23 x 73 mm.) facendo in ciascuno di essi 4 cerchietti cioè il numero occorrente per eseguire la reazione su due sieri. Per fare i cerchietti, Kline adopera un semplice apparecchio costituito da un anello di filo metallico rivestito di filo di lino, montato su un ma~ nico di legno; l'anello ha un diametro interno di 14 millimetri.


8s8 RICER CHE SUL VALORE DELLA REAZIONE Dl KLINF. NELLA SIEROLOGIA ECC.

Si scalda una piccola quantJtà di paraffina in una capsula di porcellana alla temperatura di 12SO, vi sì immerge l'anello metallico e lo si posa rapidamente a stampo sul vetrino che deve essere ben sgrassato; in tal modo su questo resta un anello di paraffina dello spessore di qualche millimetro e del diametro interno di 14 mm. I vetrini così preparati si pongono su supporti dì cartone a fondo nero, numerati ai margini, di modo che si possono eseguire un numero notevole di reazioni senza bisogno di numerare singolarmente i vetrini. Esecuzione della t·eazione. - In ciascuno dei due anelli di par::~ffina si pongono cc. o,os di siero inattivo, perfettamente limpido, misurato esattamente con una pipetta; al siero si aggiungono nel primo cerchietto una goccia dclb prima diluì;.--ioue, gocoa che deve essere intorno a cc. o,oo8. (Klìne impiega per qucstéL minima quantità pipctte capillari del diametro interno di 5 mm. e forn<.:nti circa 62 gocce per cc. 0,5). Nel secondo cerchjetto si lascia cadere una goccia analoga (cc. o,oo8) della seconda diluiz ione, btto ciò si imprime al portavetrìni un movimento rotatorio a piatto sul tavolo per circa 4 minuti dopo di che si procede alla lettura. L'apprezzamento dei riLettura ed interpreta zione dei ,·isnltati. sultati va fatto esaminando i vetrini al microscopio ad un in grandimento di 120 diametri. I sieri positivi sono caratterizzati dalla presenza in un liquido, assolutamente limpido, eli agglomerati di grandezza più o meno notevole, secondo che il r isultato è positivo o fortemente positivo. In certi sieri fortemente positivi si vedono pochi di questi agglomerati, 3-4 per ogni campo microscopico, eccezionalmente voluminosi. I sie ri negativi sono c~tratterizzati dalla presenza di numerosissimi granuli piccoli, isolati, di egual volume, in un liquido torbido. L 'apprezzamento dei risultati dubbi presenta una certa difficoltà, inconveniente que~to che è del resto comune anche alle altre reazioni. In genere le reazioni positive si distinguono bene gia ad occhio nudo, invece è necessaria l'indagine microscopica per le reazioni meno mtensamente positive o dubbie. E' soprattutto la reazione che avviene nel primo cerchietto di paraffina (quella che Kline chiama diagnostic-test) che deve essere utilizzata per la diagnosi; la seconda reazione (denominata da Kline exclusion-test) sebbene sia più sensibile della prima, viene utilizzata quando essa è negativa, in questo solo caso, Kline afferma che ha grandissima importanza per c-;cludere la presenza della sifilide. I risultati della reazione di Kline vanno notati con due segru, il primo corrisponde al test-diagnostic, il secondo al test-exdusion così si indicano con :j: i s1eri fortemente positivi, con + + i sieri positivi, con ...;.- + i sieri dubbi, con - - i sieri negativi.

t


RICERCHE SUL VALORE DELLA REAZIONE DI KLINE NELLA SIEROLOCIA ECC.

859

Nell 'esprimere graficamente i nostri risultati :tbbiamo creduto oppor-

nmo per maggiore chiarezza di usare la segnatura abituale già nota in sierologia e cioè + + + positivo netto, + + positivo meno intenso, +_ - dubbio, - - -- negativo.

Ricerche personali. A scopo di controllo e per formarci un concetto ~;ul valore delb R. Kline nei riguardi della sensibilità, specificità e praticità, l 'abbiamo praticata su circa 500 sieri provenienti in maggior parte da pazienti ricoverati nella Clinica e su sieri provenienti dai vari Istituti del Policlinico. Per il fine accennato, su tutti i sieri, accanto alla Kline, è stata eseguita la R. W. con tre antigeni, la M. K. R. II e la Citochol. Dei s·o o sieri esaminati, 76 appartenevano ad individui sicuramente luetici, gli altri 424 a soggetti affetti da dermatosi, d:a urctriti gonococciche più o meno acuti o complicate, da malattie generali a tipo acuto o cronico; ad individui affetti da tumori, a rnalarici e a donne in vario periodo di gravidanza. I risultati nel loro complesso sono i seguenti : T ABELLA I. N. casi

76

Sieri di i11dividui sicuramente luetià.

lIntensità della reazionel R. W. l M. K. R. II l Citochol + + + + +

-- -

_)6 8

27 8 41

32

Klinc

1' ::u

36

7 34

10

30

In particolare nei riguardi dei risultati riportati nella tabella precedente abbiamo osservato: T ABELLA II. N. casi

lintensità della reazione

R. W.

+ + +

Sifìlomi iniziali. M.K.R.II

Citochol

Kline

2

4

4

4

3

I

I

l

l

5

-- -

I sieri esaminati appartenevano ad individui che per lo più presenta-

vano il sifiloma da brevissimo tempo (pochi giorni) ed in cui ancora non si notavano esantemi cutanei o reazioni linfatiche molto pronunciate.


860 RICERCHE SUL VALORE DELLA REAZIONE DI KLINE NELLA SIEROLOGIA ECC.

Come è già stato reso noto y_uando si studiavano le prime reazioni di flocculazione, anche questa volta si ha una precoce segnalazione di positività nella Citochol, M. K. R. II e nella Kline, quindi anche a questa. reazione nel periodo recentissimo dell'infezione si può conferire pieno valore e significato, e ciò assume la sua importanza per le conseguenze diagnostiche e per l'indirizzo terapeutico da seguire nel tipo ed intensità della cura (cura abortiva). TABELLA III. N. casi

II

Sifilide dei periodo recente con manifestazioni zn atto.

l

Intensità della reazione

+ + + + +

l

R. W.

l

M. K. R. Il

l

Citochol

KJine

9

IO

IO

IO

2

I

I

I

Negli n casi riguardanti soggetti con manifestazioni in atto sia cutanee che mucose del periodo recente osserviamo una quasi completa concordanza tra la R. W., le reazioni di flocculazione, e la R. Kline in particolare. Nei sieri in cui la R. W. e le altre, davano esito positivo non nettamente intenso, si trattava di individui con recidive per cure non completate o per scarsa efficacia del preparato usato. Questo perchè l'interpretazione dei risultati era esatta nel vero senso della parola, inquantochè non ci si trovava davanti a quei rari casi in cui non si ha perfetta rispondenza tra manifestazioni e reperto sierologico. TABELLA IV. -

Sifilide tardiva.

N . casi

Intensità della reazione

R. W.

M.K.R.II

Citochol

KJine

3

.)

~

3

3

5

+ + + + +

l

2

2

2

l

-

-

-

---

Nei sieri di questo periodo noi avevamo 2 casi di pazienti con manifestazioni a tipo noduJo-gommoso e 3 casi con lesioni a carico dell'apparato cardiovascolare (Aortite). Nei primi si è avuto una netta concordanza di tutte le reazioni, negli altri una maggiore sensibilità delle reazioni di flocculazione e tra queste della Kline sulla R. W ..


RICERCHE SU(. VALORE DELLA REAZIONE DI KLENE NELLA SIEROLOGIA ECC.

TABELLA V. N. casi

2

Sifilide ccm ge nita.

lIntensità della reazione l R. W. lM. K. R. I; l Citochol + + +

86I

l

Kline

I

-- -

I

Il numero dei pazienti affetti da sifilide congenita è piuttosto scarso, comprende due soli pazienti, uno con cheratite parenchimatosa, l'altro figlio di genitori sicuramente luetici ma ~enza manifestazioni in atto o segni di distrofie. Anche qui la concordanza nelle varie reazioni è ottima. TABELLA VI. N. casi

53

Sifilide latente e curata.

lIntensità della reazione l R. W.

l

M. K. R. Il

+ + + + + +

15 6

2.0

IO

20

- --

22

6

7

l

Citochol

Kline

19 6 14 14

20

8

16 9

In questo gruppo di sieri che è il più numeroso tra i luctici esaminati e che riunisce pazienti in cui per Paflezione prcgressa più o meno curata con ritmo regolare la risposta delle siero-reazioni ha notevole importanza, dobbiamo rilevare come la R. Kline abbia dato risultati superiori indubbiamente alla R. W . ed intonati quasi regolarmente con le altre reazioni di flocculazione. Tenendo presente che si trattava di pazienti in cui l'affezione era stata certamente accertata, i risultai della Kline assumono un significato che deve essere fatto rimarcare, confrontandolo con le reazioni di flocculazione e con la R. W.; con le prime troviamo nella positività completa perfetto accordo, nella positività incompleta una superiorità nei riguardi della M. K. R. II e della Citochol, nel positivo debole invece la Kline è inferiore alla M. K . R. II, ma superiore alla Citochol; in rapporto alla R. W. superiorità nel positivo netto, nel positivo completo, e nel positivo incompleto. Se questi risultati li riportiamo al significato dei singoli sieri e cioè al periodo della malattia, ai dati delle cure praticate, troviamo che le differenze in favore per la Kline, tornano in suo vantaggio nel senso che dimo5 -

Giorno/~

di mt!dicina m ilitnr~.


862 RI CERCHE SUL VALORE DELLA REAZIONE DI KLINE NELLA SIEROLOGlA ECC.

strano un'alta sensibilità talvolta superiore a certe delle reazioni di floccu lazione (Citochol) più in uso. Negli altri 424 s.ieri che si riferivano ad individui certamente non luetici e che come si è accennato erano affetti da varie affezioni sia cutanee che viscerali, la R. Kline diede sempre esito negativo netto senza risultati dubbiosi e ciò in accordo con le altre reazioni praticate. Si noti che fra questi sieri ne esistevano due gruppi di particolare interesse per le questioni che si agitano ancora oggi sulle reazioni sierologiche aspecifiche. Un primo gruppo era costituito da sieri di donne in vario periodo di gravidanza e l'altro da sieri di pazienti affetti da forme neoplastiche gravi ed inoperabili. In entrambi questi gruppi di pazienti, sia la Kline che le altre reazioni furono sempre completamente d'accordo nel dare risultati negatJvi. Dobbiamo tuttavia segnalare come in un caso di eritema essudativo si ebbe in parallelo alla R. W., M. K. R. II e Citochol, la Kline positiva. Poichè i dari anamnestici e la morfologia indiscutibile della dermatosi, permettevano di escludere un'infezione luetica in atto o pregressa, il paziente fu seguito con ripetute indagini sierologiche e si potè notare che a mano a mano che ci si allontanava dalla guarigione della malattia tutte le reazioni diventavano e si mantenevano negative. Poichè identico rilievo è stato m esso in evidenza in un altro caso di eritema multiforme (dove però la Kline n on fu eseguita) si può dedurne che questa positività delle varie reazioni deve avere un vero e proprio significato aspecifico, legato probabilmente ai turbamenti umorali che si stabiliscono durante la malattia. Quindi nel riportarci alla R. Kline in particolare siamo della opinione che, riferendosi anche a quanto si ebbe ad osservare con altre reazioni, l 'aver dato un risultato completamente positivo nel caso accennato non ne può infirmare la specificità ed il valore. Certamente il reperto osservato è interessante dal lato sierolog]co ma, per darne un definitivo giudizio ed una interpretazione occorre avere la possibilità di eseguire altre ricerche su un numero maggiore di casi. Nel complesso da quanto si è osservato in questo gruppo abbastanza numeroso di sieri si può concludere che la reazione di Kline ha un significato importante _!Jcrchè si mostra dotata di una sensibilità e specificità non inferiore all e altre più comunemente usate nella pratica.

Conclusioni. Dall'esame dei risultati osservati, per quanto il limitato numero della casistica non permetta dcùuzioni definitive ma solo un certo orientamento sulla reazione di Kline, dobbiamo dichiar:ue che dal lato della sensibilità


RICERCHE SUL VALORE DELLA REAZIONE DI KLINE NELLA SIEROLOGIA ECC .

863

e specificità questo metodo d'indagine sicrologica è ottimo sotto tutti i punti di vista. Non abbiamo avuto modo di osservare casi di aspecificità quali sono stati denunciati da certi AA.: Tarantcllo 7 ~{,, Chargin e Rosenù1al r7';;, , Ullno I%, K line I ';(, . Si noti che noi abbiamo voluto esegui re la rea4.ione allo scopo di valutarne la specificità, in gravide, in pazienti affetti da neoplasmi, in malarici, senza aver mai ottenuto un risultato aspecifico. Indubbiamente la reazione è molto sensibile, però di quella sensibilità che troviamo anche nella M. K. R. II e nella Citochol; sensibilità che trova una sua applicazione utile ed interessante sia nel periodo iniziale della malattia, che nelle forme latenti e curate. E davanti a queste doti bisogna essere lieti di avere una nuova reazione di più che permette di farci un esatto giudizio per l'avvenire di questi pazienti. Su questo punto bisogna riconoscer! c una superiorità sulla R . W.; come abbiamo già accennato nel sottolineare cd interpretare i risultati singoli, questa superiorità della Klinc rientra in guanto è già noto per le altre reazioni di flocculazione, ma naturalmente con questo non intendiamo infirmare il valore della R. W. che r imane intatto nel suo significato sierologico. Dal lato della tecnica d'esecuzione della reazione, se è vero che essa è abbastanza veloce quando ci si sia impratichiti bene, bisogna tuttavia riconoscere che non è così semplice come vorrebbe l 'A. se si pensa alla delicatezza della preparazione dell'emulsione, alla vetreria occorrente molto esatta (pipette), tutto un complesso eli cose che fanno sì che questa reazione può essere solo svolta in un laboratorio bene attrezzato. Nei riguardi poi del dedurne che per le doti di sensibilità, specificità e semplicità d'esecuzione essa possa sostituire la classica R. W., non ci sentiamo di sottoscrivere per due punti di vista: anzitutto perchè oggi i dati sierologici hanno il loro valore in quanto costituiti da varie reazioni eseguite contemporaneamente con vari metodi su un unico siero; in secondo luogo perchè sarebbe troppo pericoloso affermare ciò per le conseguenze che ne potrebbero derivare, quali quella per cui ciascuno potrebbe arbitrarsi di fare la diagnosi di lue eseguendo la sola reazione di Klinc. Le nostre indagini che si aggiungono a guelle degli altri AA. stranieri ed italiani, portano una nuova conferma alla specificità, sensibilità e praticità della reazione di Kline e permettono di consigliarne l'uso con piena sicurezza, accanto alle altre più correnti c già affermate reazioni di flocculazione, quali la M. K. R. II , la Khan, la Citochol. RIASSUNTO. L'A. ha esperimentato la reazione di Klinc confrontandol:t con l:~ R. W., M. K. R. Il, Citochol. Ha constatato che la R. Kline è una reazione molto sensibile, specifica e di rapida esecuzione; non ha notato casi di aspccilicit3. Ha riscontrato


864 RICERCHE SUL VALORE DELLA REAZIONE DI KLINE NELLA S!EROLCXìlA ECC. che la tecnica d'esecuzione della reazione non è molto semplice, in quanto esige l'uso di uno strumentario esatto e di misurazioni scrupolose. Ritiene utile l'uso della R. Kline se praticata contemporaneamente alla R. W. e a!Je altre già note e provate reazioni di flocculazione. BIBLIOGRAFIA KLINE B. S. : At. J. of Syphilis, pag. 636, 1926. KLINE B. S.: J. Lab. A. Clio. Mcd., pag. 477, 1927. KLINE B. S.: J. La b. A. Clin. Mcd., pag. 398, 1931. ScHMITZ l.: Clinische Wochensch., pag. 1320, 1935. ULLMO A. : Ann. de Dermatologie, pag. 52, 1935. ULLMO A. : Ann. de Dermatologie, pag. 701, 1935. CHARGIN U. - RosENTHAL T .: Am. J. of Syphilis, pag. 405, 1935· BELTRAMIN I A. : Giorn. di Dermatologia e Si f., n. 3, pag. 46, 1936. TARANTEI.LI E.: Rif. Medica, n. 40, pag. 1373, 1936.


OSPEDALE MILITARE DELLA SOMALIA ITALIANA - MOGADISCIO Direttore: ten. colonnello medico G1uL10 ClONI SI

INFLUENZA DEL CLIMA SULL'ASPETTO RADIOLOGICO DELLO STOMACO (*) Dott. Giuseppe &rlani, tenente medico di comp., direttore dd reparto radiologico.

Premetto subito che colla parola <~ clima >> intendo le particolari condizioni d'ambiente legate ad un determin:uo luogo e non quelle legate alle variazioni stagionali; in al tre parole, pur non usando la parola « acclimatamento >> di significato forse troppo specifico quando sia ri ferita ai fatti che or ora dirò, intendo tuttavia qualche cosa di simile. Entro senz'altro in argomento dicendo che voglio qui riportare alcune osser vazioni che ho avuto occasione dì fare durante il mio servizio di T enente Medico Direttore del Gabinetto Radiologico dell'Ospedale Militare della Somal ia; osservazioni che si riferiscono ali' aspetto radiologico normale dello stomaco. Aspetto radiologico norm::d e: quale è questo u aspetto radiologico norm a le » ? Può essere fissato entro lim iti ben definiti ? Esiste forse uno schema ch e possa essere considerato come il tipo <i normale » ? Bisogna dire senz'altro di no. Infatti prendendo in considerazione successivamente: sede dello ~tornaco a tronco eretto; posizione; forma, che è da ritenersi strettamente legata alla posizione, noi vediamo che nessun trattatista fi ssa in definitiva quali ne siano i limiti normali. Vennero fis sati dei limiti alla sede dello stomaco a tronco eretto, limiti che in realtà non .esistono. Vennero descritti tre tipi morfologici principali dello stomaco: lo stomaco a corno di torello ( Holzknecht); lo stomaco ad uncino (Rieder); lo stomaco allungato. Naturalmente nessuno oserebbe affermare che uno stomaco la cui forma uscisse da questi tre tipi, fosse anomalo o patologico. Bisogna inoltre considerare che, come ho già detto, il concetto di « stomaco normale », almeno come l' intendo io, è formato da un vero e propr ~o quadro in cui la forma entra solo come un elemento accanto alla sede, cioè non è possibile considerarlo separatamente e perciò stabilirne volta a volta la norma per ciascuna di esse. Piuttosto è da dirsi che l'aspetto radiologico normale dello stomaco viene for-

mandosi nella mente del radiologo attraverso l'esperienza in modo che ognuno di noi, iniziando una indagine radiologica, può sempre pensare di trovarsi J 'innanzi a quello che si suole definire uno « stomaco normale l> qualora lo riferisca alla somma di tutti gli altri stomaci esaminati e giudicati normali o no. In altre parole noi diciamo norm::lle uno stomaco quando corrisponde (•) Comunicnion~ tenuta al XXVII Con)!JCsso dei R:•tliologi Emiliani .


866

INFLUENZA DEL CLIMA SULL"ASPETTO RADIOLOGICO DELLO STOMACO

a quel quadro mentale che, attraverso l'esperienza nostra e degli altri, ci ~iamo andati componendo. In questo quadro entrano come elementi la sede, la forma, la posizione, ma enLrano pure la peristalsi, il tono, !l tempo di vuotamcnto, molti altri clementi cioè di facile osservazione e di difficile valutazione. T utti questi elementi poi naturalmente vanno riferiti al tipo morfologico del malato ed i limiti del quadro dello stomaco normale adattati ad esso tipo, in modo che, imbattendoci in uno stomaco a disposizione trasversale in un individuo longilineo, possiamo ritenerci in presenza di un caso, se non anormale, poco comune e cercarne le cause, se esistono (notevole quantità di gas nell'addome ad es.). Ora io vorrei dimostrare che, se questo piccolo bagaglio di cognizioni desunte dalla pratica è adatto alle nostre latitudini - ognuno di noi ha esaminato, nella grandissima maggioranza dei casi, soggetti che vivono n ei luoghi dove sono nati - , non può più servire quando ci si trovi in climi tropicali e ci si accinga ad esaminare soggetti ivi trasportati e nei quali entra in campo il fattore « acclimatamento ». E mi spiego. Quando, giunto in Somalia, iniziai il mio lavoro di radiologo, ebbi a notare che ben raramente, nelle indagini del tubo digerente, mi imbattevo in uno stomaco che, secondo la mia pratica, avessi potu!O definire normale. Trovavo stomaci allungati; vivacissime peristalsi; vuotamenti assai rapidi. Questi reperti mi lasciavano perplesso, specie l'iperperistalsi poichè è noto come questa possa essere considerata un segno indiretto di ulcera duOdenale; segno indiretto che ha perduto oggi molto del suo primitivo valore ma che, nondimeno, non si deve trascurare tanto più, quando il Radiologo avendo una funzione fiscale, non può essere soccorso dall'anamnesi che p er forza troppo spesso è falsata. Tale perplessità mi induceva a prolungare l'esame ed a rinnovarlo, e pian piano venivo formandomi la convinzione che tali aspetti radiologici dello stomaco non potessero essere considerati, almeno per la Somalia, come anormali. Venni allora nella determinazione di esaminare la casistica raccolta in poco più di un anno di lavoro del reparto radiolog1co dell'Ospedale Militare per vedere se la mia osservazione trovaya conferm a nella casistica stessa. Ho raccolto così i risultati di circa quattrocento indagini di tubo digerente (esattamente 397) : di esse ho trascurato quelle che hanno messo in evidenza un qualche fatto patologico (ulcera, appendicite, colite, t>cc.) perchè naturalmente una malattia ha il suo riflesso sul comportamento dello stomaco all 'indagine radiologica: questi erano più di un terzo (159); gli altri (238), che ho considerati normali, li ho suddivisi in esami che non mettevano in evidenza nulla di anormale ed esami in cui si notava iperpcristalsi, senza o con vuotamento rapido (nella maggioranza dei casi), oppure altri reperti insufficienti, da soli, a definire patologico uno stomaco. Ora di reperti assolutamente normali, nel senso, diciamo, comune della parola, ne ho trovati solamente una cinquantina (52) e forse meno, se si


INFLUENZA DEL CLIMA SULL'ASPETIO RADIOLOGICO DELLO STOM:\CO

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pensi che negli ultimi tempi spesso non annotavo neppure più nei registri il reperto di iperperistalsi, mentre ho trovato ben r86 indagini su 238 in ctù lo stomaco si mostrava appunto con peristalsi assai vivace; quasi quattro volte più numerosi sono dunque gli esami in cui sia risultata questa specie di irritabilità gastrica rappresentata da iperperistalsì. Si deve forse considerare anormali o quanto meno patologici questi reperti ? Io ho pensato e penso di no. Era troppo contrario alla realtà dei fatti che dimostravano in definitiva la buona salute dei soggetti il volerli dare come malati. E non vale l'obiezione che, se in ospedale erano, qualcosa dovevano avere, perchè un Ospedale Militare, appunto per le sue funzioni fiscali, può benissimo, anzi deve, spesso, ospitare soggetti perfcttarnent~ sani. E' vero che il pasto opaco da me solitamente usato era più spesso di bario all'acqua che di bario all'acqua con latte, ma non ho assolutamente notato differenze nel comportamento dello stomaco n eli 'uno o neli 'altro caso, all'infuori, si capisce, di una certa diminuzione del tempo di vuotamento col pasto bario- acqua. H o pensato pure che questa iperperistalsi dipendesse realmente da un lieve stato di gastrite legato alla qualità dei cibi Jugeriti, però non credo che questa possa essere ritenuta una vera causa in quantochè: 1) molti soggetti non avevano nessun disturbo (ad es. controlli radiologici fiscali per l'idoneità alla permanenza in colonia), 2) non è da ritenersi sempre vero che la qualità del cibo fosse scadente o poco variata; molto spesso invece era precisamente il contrario, specie per i militari che (<rano nei grandi centri, come Mogadiscio. Non credo che neppure il fattore morfologico possa essere preso in considerazione. Infatti il materiale che passa abitualmente in un Ospedale Militare direi che rappresenta l'optimum, per indagini come la presente. Si tratta di soggetti abbastanza uniformi come età, fisicamente selezionati, e che appartengono certamente ad ognuno dei tipi morfologici descritti. lo credo piuttosto che, come tutta la fisio- biologia del nostro corpo va incontro a speci~!i mutazioni ed adattamenti in rapporto al clima del luogo ove l 'individuo si venga a trovare, così anche lo stomaco deve risentire di questi complessi fenomeni che si radunano sotto il termine di (< acclimatamento ». Non può in fatti, secondo me, essere il fenomeno da me descritto, spiegato semplicisticamente appellandosi all'una o all'altra di quelle cause che ho prima menzionate; ripeto non sono fattori fisici, come il tipo del pasto di contrasto o come la qualità del cibo, nè fattori bio-tipologici, assolutamente fuori causa; deve essere invece un complesso di fattori funzionali che interferiscono nella lotta contro l'ambiente che l'individuo deve sostenere e che determinano una modificazione della funzionalità dello stomaco che si marùfesta radiologicamente appunto col reperto così frequente di iperperistalsi. Come corollario a quanto ho detto ritengo che, anche ai fini fiscali, il quadro radiologico dell'« aspetto normale dello stomaco » vada adattato ai luoghi ove soggiornano i soggetti in esame, deducendo quale debba essere


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INFLUENZA DEL CLIMA SULL'ASJ>E"ITO RADIOLOGICO DELLO STOMACO

. questo aspetto radiologico normale, luogo per luogo, dall'insieme dei caratteri più frequentemente presenti nei yari esami praticati, e ciò al fine di non ritenere anormale quello che invece è la norma in quel determinato paese. AuTORIASSUN1'0. - L'A. ritiene che il concetto radiologico di <<stomaco normale >> vada modificato secondo i climi dove vivono i soggetti in esame, ed a sostegno di questa tesi cita la sua casistica personale (Reparto Radiologico dell'Ospedale Militare della Somalia) da cui risulta che su 238 indagini di stomaco negative per lesioni, ben 186 dimostravano fatti poco comuni o addirittura patologici per i nostri climi (iperperistalsi, vuotamento rapido), espressione invece, secondo l'A., di fenomeni di acdimatamento per la Somalia.

Modena,

23

magg1o 1937·XV.


DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DELLI!: FORZE ARMATE DELLA SOMALIA ITALIANA - DIREZIONE DI SANITÀ Direttore: generale medico MAURIZIO BEDEI. Laboratorio chimico-bromatoiogic:o -tossicologlco ·batteriologico d'Armata

SULLA COMPOSIZIONE CHIMICA DEL LATTE SOMALO Prof. Guglielmo Sen:sl, djrettore L1boratorio chimico d'Armata di Mogadiscio, primo capitano chimico farmacista Dott. Ferdinando Carlisi. capitano chimico farmacista

Il latte di vacca nella giurisdizione di Mogadiscio. Preposti alle analisi chimiche bromatologiche degli alimenti che giornalmente vengono consumati nell'Ospedale Militare della Somalia Italiana, tra le tante particolarità che si sono osservate nelle analisi delle derrate alimentari consumate dal suddetto Ospedale ed acquistate dal comm ercio o direttamente sottratte ai prodotti naturali della regione, un fatto caratteristico ba attr:.tto la nostra attenzione, fatto che per appartenere al latte, alimento completo usatissimo sopra tutto per diete speciali, meritava di essere studiato a fondo e denunciato per vedere se era possibile di togliere di mezzo gli incovenienti che esso apportava a chi ne faceva uso. L'osservazione medica giornaliera aveva segnalato un gran numero dì casi di intolleranza nella alimentazione lattea ed aveva fatto rilevare che in molti individui questo alimento sì presentava di difficile digeribilità e fornite di tutti quei disturbi che accompagnano una digestione stentata e laboriosa. La cosa era tanto frequente da far pensare se non fosse necessario sosti· tuire al latte naturale normale di vacca il latte sterilizzato in scatole, ma se da una parte questa sostituzione poteva essere facile data la quantità d.i latte in scatola che poteva fornire il magazzino dei medicinali, dall'altra il sapore del latte sterilizzato (non del tutto gradito) ed il di fctto di vitamine, si opponevano al suo uso in certe malattie nelle quali la dieta lattea deve essere prolungata. Questa constatazione non poteva )asciarci indifferenti e vo le n ti eri ci siamo assunti il còmpito di indagare la causa dì questa indigcribilità, anche perchè uno studio sul latte dì vacca somalo e sopra tutto su quello della giurisdizione di Mogadiscio, non ci consta sia m ai stato fa tto, sicchè, alb più brutta delle ipotesi, se non sì fosse riusciti ad indagare la causa dell'inconveniente denunciato, questo studio poteva servire a stabilire le costanti chimico-fisiche del latte, molto necessarie per determinarne la genuinità.


$LiLLA COMPOSIZION E CHI~flCA DEL LATTE SOMALO

Ma uno studio chimico tendente a scopi così interessati non poteva farsi senza conoscere dati e fatti che illustrano la vita degli animali che danno il latte e per questo ci sarà concesso di far precedere allo studio chi~ mico tutte quelle notizie che abbiamo potuto raccogliere dai proprietari degli animali, dalla cortesia del Direttore dell'Istituto Siero~Vaccinogeno di Merca e dalla visione della poca letteratura che esiste sull'argomen to.

I bovini ~ono tutti gibbosi, cioè Zebù e possono distinguersi in due grandi gruppi o razze : Macien o Giddù o Surca e Gasara o Gherra ( r ). Quelli allevati nella zona di Mogadiscio e che hanno servito a fornirci il latte per l'analisi, sono l'incrocio delle due razze. Il risultato di questo incrocio è una razza che ha più i difetti che i pregi delle due, poichè gli ammali non raggiungono la grandezza dei Giddù nè sono piccoli come i Gherra. Quasi sempre presentano i caratteri di mezzo e così frammisti da rendere addirittura impossibile la loro elencazione. Quasi tutti gli animali osservati hanno il lipoma molto sviluppato in spessore; la pelle grassa ·e le corna, quando si trovano, grosse e svih1ppate. Il loro genere di vita ha più importanza per la produzione del latte. Essi sono quasi sempre magri e mal nutriti, con gambe lunghe ~ sçheletriche e tali da dar subito l'impressione d'appartenere ad animali muniti di poca resistenza e vitalità; invece non è così. La mancanza di foraggio fresco c nutriente, l'acqua che bevono, la vita che conducono se servono a dar loro una carne filacciosa e poco apprezzata ed a rendcrli scarsi datori di latte, non ne accorcia la vita e ciò forse è dovuto al fatto che essi non lavorano mancando attorno a Mogadiscio, e per una vasta zona, la possibilità dì adoperarli in lavori campestri. L'inazione completa alla quale sono costretti giustifica anche come possano mantenersi in vita con uno scarso nutrimento e con un beveraggio fatto con acqua molto dura e fortemente sal~ mastra. Vivono all'addiaccio in recinti a stecconate, in ambienti poco igienici che non possono neppur chiamarsi stalle, ma solo luogo di soggiornamento. Il pavimento in questi stecconati è formato di sabbia melmosa resasi tale per la deiezione degli animali. Manca in chi custodisce queste scorte vive, la conoscenza della più elementare norma igienica e questa mancanza rende i posti di soggiornamento veri luoghi d'infezione. E' noto infatti, che i buoi sornali sono sovente decimati dalla peste bovina e dalla tripanosomiasi, due ( r) Dott. G rusEPPE SCASSF.r.LATI SFOR701.1'11: L'agricoltura nella Somalia lralia11a. Con appendice: La Soc•cril Agricola lralo-Som:rla (S ..'\ .1.5 .). Estratto dall3 « Rassegna Economica d elle Colon ie n , fcbbraro, marzo, aprile 1<13<>-VII , nn . 1, 1, 3· 4· Roma, Ministero delle C nlonie, lstiruto Poligrafìco dello S raw, Lihrcna ' 93o-VIII , pag 26 c scgg.


SULLA COMPOSIZIONE CHIMICA DEL LATIE SOMALO

malattie terribili contro le quali oggi il Governo Italiano rivolge sopra tutto le sue cure con risultati molto soddisfacenti (r). Il peso di questi bovini Zebù va da un minimo di due quintali ad un massimo di tre, ma questo non dovrebbe essere il loro peso normale come è stato dimostrato dall'Istituto Siero-Vaccinogeno di Merca dove bovini selez ionati vengono alimentati con vitto normale e nutriente. I bovini in quest'Istituto sono belli e robusti e noi abbiamo potuto vedernc dei buoni campioni che raggiungevano il peso di 400 kg.. Le vaccine di proprietà degli indigeni mangiano poco ed hanno una vita molto irregolare. Durante il periodo di siccità vengono nutrite con pochissimo fieno, sterpi, steli, raramente addizionati di poca crusca di dura, tutoli & granoturco, pannello di sesamo, in quantitativo complessivo che solo eccezionalmente raggiunge Io kg. (2) ma il più delle volte, per effetto della povertà delle famiglie che le mantiene e sopratutto delle difficoltà di acquisto di questi alimenti ingrati, la razione del foraggio arriva appena a 6 o 7 kg. L 'acqua ch e bevono, se è sufficiente al loro beveraggio, è tanto dura e salmastra da non offrir loro un alimento confacente. E' noto del resto che l'acqua di Mogadiscio ha u na durezza che oltrepassa spesso i roo° Fr. giungendo fino ai 180° ed ha una quantità di cloruri media che si aggira sui gr. r ,3o- .1,40 % (3). Differentemente si nutrono nel periodo delle pioggie. Allora se la vita loro si rende più dura perchè sono soggette a tutte le intemperie della stagione, hanno la possibilità di procacciarsi un vitto più buono, poichè, durante il periodo di sosta d'acqua, vanno al pascolo e nelle zone erbose esse hanno nutrimento sano e sufficiente. Sufficiente, però, ma non mai abbondante e tale da rimetterle in came perch~ lo spirito di risparmio dei somali non le lascia completamente libere, ma le limita nel loro nutrimento per mietere il fieno e serbarlo poi per le stagioni di siccità. Il loro rendimento di latte è assai scarso. Anche subito dopo il parto producono il quantum sufjicit per n utrire miseramente il vitello il quale viene slattato presto, aiutato e nutrito poi differentemente; dopo l' allattamento e nel periodo d i siccità le vaccine giungono a dare un solo litro di latte giornaliero; nel periodo delle pioggie, in quel periodo cioè di pascolo libero ad erbe, producono invece circa 4 litri, piccola quantità che nei nostri ( r) Da informazioni assunte :tll"lstituto Siero-Vaccinogcno tli Mcrca sembra che i microrganismi che producono questa m alattia si trovano frequentemente nelle acque. All'indigeno è noto questo pericolo c si crede: s<:ongiurarlo diminuendo il ècvcraggio alle vaccinc le quali non sempre sono abeevcratc tutti i giorni, ma condotte ai pozzi ogni due ~ior n i. (2) Queste informazioni ci sonr. state date dal Dott. Rosse tll Giuseppe, veterinario civaie di Mogadiscio e conkrmatc poi dal Dirctt•Jre dcll'lstitmo Sicro-V:accinogeno di Mcrca Dott. Battaglini Ugo . Ci sia permcs:.c ringraziarli per l'interesse dimo;trato c per le utili notizie dateci. (3) Sull'approttvigioucmmto idrico di Mogadiscio. Nora dd Dott. Carlisi Ferdinando, tcn. chimico farmacista in s. p. e., Direttore del Laboratorio chimico civile di Mogadiscio e del Dott. Mar ian i, Direttore del Laboratorio batteriologico civile di Mogadiscio. « L'igiene moderna » . Gc· nova 1936, numero di aprile.


SULLA COMPOSJZJO:-J E CHlMlCA DEL LATTE SOMALO

paesi non giustifichercbhe il mantenimento delle vaccine, ma Jn Somalia è sufficientemente giustificato poichè le scorte vive sono un titolo di ricchezza, il latte è un alimento prezioso, i pascoli sono gratuiti e la raccolta di sterpi ed altri prodotti vegetali che servono per l'alimentazione delle vaccine costa solo la fatica della raccolta, la quale poi, a sua volta, è sostenuta non dal l 'uomo ma dalla donna, considerata come un essere di lavoro, sottomesso, che deve provvedere tutto ciò che necessita per l 'alimentazione della famiglia. Da ultimo diremo che la mammella della vaccina è poco sviluppata e staremmo per dir<: che confrontata con quella delle nostre vaccine appare rei ati va mente atrofica. l somali della costa di Mogadiscio fanno molto uso di latte anzi diremo che questo, con la carne e la dura, è l'alimentazione principale dei pastori che costituiscono la quasi totalità della popolazione. Questa alimentazione viene usata ancora vastamente malgrado che .1 Mogadiscio e dintorni la popolazione, nei riguardi del vitto, per ovvie ragioni, si sia un po' europeizzata e vada gradatamente adottando il regime di vita alimentare italiana. Da ultimo il latte viene ingerito non allo stato fresco, ma acido, quando è rappreso. Per renderlo omogeneo gli indigeni sogliano sbatterlo a lungo per impedire la formazione di grossi coaguli di caseina e la relativa separazion~ del siero dal coagulo. Questa ultima informazione si dà a scopo di curiosità, essa non ha valore per il nostro lavoro, poichè il latte che serve per l'alimentazione della popolazione metropolitana deve essere fresco e fresco e non coagulato era quello che ha servito per le nostre analisi .

••• I campioni portati in laboratorio per lo studio erano molto curati. Persone incaricate da noi e capaci della bisogna si occupavano della mungitura e della confezione dei campioni in modo che il latte non giungesse mai manipolato; noi stessi del resto siamo garanti del campionamento perchè più volte abbiamo presenziato alle varie operazioni di mungitura ed imbottigliamento. In laboratorio, poi il campione veniva conservato con le dovute precauzioni cò i vari saggi venivano fatti rapidamente sbattendo volta per volta il latte in modo da curare l'omogeneità del liquido da saggiare. I caratteri organolettici furono sempre controllati diligentemente ed a <JUcsto proposito dobbiamo dire che essi non sono salienti come quelli del latte nostra! e. Manca quel gusto speciale del burro, quell 'aroma caratteristico che si rileva nel latte italiano e svizzero, ed il liquido, se non è disgustoso, è insipido, leggermente dolciastro e privo di abboccati speciali. Una constatazione che può avere la sua importanza dal punto di vista dci car:ntcri organolettici è anche questa: nei locali dove avvenivano le mamanipobzioni del btte cd in quello dove soggiornavano gli apparecchi ado-


SULLA COMPOSIZIONE CI-IIMl CA DEL LATfE SOMALO

perati per i saggi in attesa della pulizia non si è avvertito mai quell'odore acre che: produce il latte nostrano, anche quando, a bella posta, residui di campioni sono stati lasciati da noi per molto tempo perchè fermentassero. La fermentazione non produce quell'odore ingrato noto nel latte andato a male. L'esame microscopico non rileva nulla d'anormale. I corpuscoli del latte sono grandi e nuotano in un liquido opaco bianco. La reazione del latte è anfotera. Per saturare l 'alcalinità della reazione anfotera, servendosi della laccamuffa come indicatore, furono necessari cc. I ,50 di H2SO. N/IO per Io cc. di latte e per saturare l'acidità si adoperarono quasi .costantemente cc. 2 di alcali N/IO per la stessa quantità di latte. Ciò coincide con le ricerche del Sebelien c sta a dimostrare che malgrado la composizione chimica del latte somalo si scosti un poco da quella dei nostri latti, i componenti non influiscono gran fatto sulla reazione anfotera del liquido. Il latte fermenta rapidamente. Tutti i campioni di latte, se non venivano tenuti in ghiacciaia, cosa che avveniva solo per determinazioni speciali, dopo tre ore dalla mungitura non resistevano alla bollitura e dopo cinque o sei ore presentavano già i primi fiocchi di coagulo mentre la coagulazione era completa dalla settima all'ottava ora dalla mungitura. E' conveniente però aggiungere che la temperatura in laboratorio si manteneva costantemente sui 300, ciò per effetto del clima somalo costiero che è caldo e non offre delle grandi oscillazioni. Crioscopia. Il punto di congelamento del latte fu determinato con un apparecchio di Bekmann e fu riscontrato da noi un po' superiore al normale. L'abbassamento del latte in esame oscillava da t::. = - o,6o a t::. = - o,65, supera quindi l'abbassamento dei latti nostrali che vart autori danno tra t::. = e t::. =

-o,ss

- o,s8.

Viscosità. La viscosità del latte è molto varia, ma è sempre superiore :l quella dei latri nostri ordinari. Col viscosimetro di Engel a 15• la viscosità va da 55" a 6o", come si vede, molto alta in confronto dei latti nostrali dove non raggiunge mai i alla stessa temperatura.

ss"

Peso specifico. Fu determinato con il !atto-densimetro di Quevenne, m:t poichè questo strumento, come è noto, non raggiunge mai una grande precisione, così ogni dato veniva poi controllato con la bilancia di Westphall e questa a sua volta col picnomentro. Le variazioni ottenute con questi strumenti sono leggerissime tanto c~e noi non teniamo conto della quarta cifra offertaci dal picnometro molto più che ordinariamente la densità del latte è sufficientemente determinata con i primi due strumenti. Nei numerosissimi esami non si è mai avuto nel latte un peso specifico inferiore a 1029 e superiore a 1034 a 15•. Anche nel nostro caso la densità aumenta col trascorrere del tempo dalla mungitura e raggiunge il massimo mantenendosi poi a questo solo dopo


SULLA COMPOSIZIONE CHI~fiCA DEL LATTE SOMALO

24 ore. Questa osservazione è valida solo per uno studio scientifico, essa, non ha valore pratico. Dd resto il clima molto caldo, come è stato detto, inizia con rapidità la fermentazione del latte ed il laboratorio, nelle analisi fiscali~ e a meno che non si adottino dei sistemi speciali per conservare i campioni di latte sequestrati, sarà difficile che si possa avere un latte il quale non abbia già subito un principio di coagulazione. Le densità del latte prelevato per uso fiscale sino a che non sarà coagulato, saJanno quelle che saranno. Noi ricordiamo però che le variazioni del peso specifico tra un latte appena munto e portato a 15° ed un latte lasciato in frigorifero per 24 ore sono poco apprezzabili col !atto-densimetro di Qucvcnne poichè riguardano solo la quarta cifra decimale. Per curiosità poi aggiungiamo che un latte lasciato alla temperatura dell'ambiente raggiunge una stabilità nella densità dopo 2 o 3 ore. Dopo guesto tempo il latte lasciato alla temperatura dell'ambiente coagula con l'ebollizione (r). Quando nell'esame di campioni di latte prelevati all'Ospedale o fornitici dalle autorità civili per la verifica, si è avuta una densità inferiore a 1029, si è subito pensato ad un annacquamento ed il nostro dubbio è stato pienamente giustificato poichè in quei campioni si è trovato dell'acido nitroso e ciò perchè l'annacquamento era stato fatto in modo grossolano con acqua di pozzo che, sempre nella zona di Mogadiscio, è ricca di acido nitroso. Concludendo, i valori della densità di un latte normale genuino debbono oscillare sempre tra 1029 e 1034; densità al disotto di queste possono essere considerate non normali e quindi attribuibili al latte ·annacquato. Per il momento però, per quello che si è detto sopra e che riguarda l'uso delle acque adoperate per l'alimentazione indigena, la &ode dell'annacquamento del latte è, nella giurisdizione di Mogadiscio, poco attuabile c poco probabile. Il somalo ha un fondo d'onestà di cui ancora ci si può fidare poichè è religiosissimo e teme al massimo le autorità civili e militari. Pochi sono stati i casi in cui si è riscontrato l'annacquamento, tanto che possiamo dire che questa sofisticazione rappresenta una vera e propria eccezione. Col tempo forse la frode potrà prendere piega anche qua, ma per diventare frequente ha bisogno di vincere molte condizioni di fatto. Così bisognerà prima che l'indigeno comprenda la necessità di usare per l'annacquamento del latte l'acqua distillata, e ciò non è tanto facile perchè detta acq\1:1 costa, per di più è di difficile acquisto e, da ultimo, dall'indigeno è poco apprezzata per essere insipida, mancante cioè di quel sapore salmastro che egli richiede alle acque della sua ordinaria alimentazione. Ad ogni modo abbiamo voluto vedere come cambia il peso specifico dc] latte con l'annacquamento e nella tabella seguente sono registrati i valori della densità in relazione ali 'aggiunta di acqua tanto per il latte a peso specifico a 1029 come per quello a peso specifico a I034· (1) L~ tcmpcrarura dcll'c$pcri mcnto era ed è ~emprc stata quclb dd giorno, invariabilmente di 31 • .


SULLA COMPOSIZIONE CH IMICA DEL LATIE SOMALO

Le determinazioni furono fatte con la bilancia dì W cstphall - Mohr: Densi t~

Latte puro )) con 5 % acqua ))

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IO % 15 % 20 % 25 % 30 %

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10290 10275 !0261 }0247 10233 J0217 10203

10340 10325 10310 10293 102~0

10264 10249

Dallo specchio si vede che la variazione nella densità del latte è di o,oo14- o,oo15 per ogni aggiunta di 5 cc. di acqua. Questa costanza nella variazione la si è riscontrata anche per campioni di latte con densità intermedie sicchè noi non siamo alieni dallo stabilire che questo scarto della densità, quando si conosca quella del latte genuino, può fornire buone indicazioni per determinare il quantitativo di acqua aggiunta. Come si vede però l'annacquamento è facilmente scopribile per il latte poco denso; per il latte denso o per il latte a densità intermedia occorre che l'annacquamento raggiunga almeno il IO % o sorpassi questa percentuale. Avanti di chiudere questo capitolo sulla densità del latte torna conto denunciare una particolarità caratteristica riscontrata in un campione esaminato. E' unica per il momento, ma non manca di un certo interesse : Una vacca di 4 anni, all'ottavo mese dal parto, riscontrata da noi in buono stato di nutrizione (apparteneva ad una famiglia meno disagiata delle altre e veniva tenuta ad un vitto speciale per uno di quegli orgogli contadineschi che spingono alle volte a far sacrifici pur di avere il vanto di possedere un animale eccezionale - produceva ben otto litri di latte al giorno - ) offriva un latte con peso specifico molto basso: 1024- 1026 a I5·· Il latte esaminato conteneva dal IO all'II % di grasso e differiva da quello degli altri campioni sol<1 per la variazione di quelle costanti che al grasso sono connesse. All'esame microscopico si osservavano grossi corpuscoli di colore leggermente giallo nuotanti in un liquido opalino.

Densità del siero. La densità del siero non è uguale a quello della densità del siero del latte nostrale. Nel latte somalo si ha un leggero aumento che va da o,oor a o,oo15; di modo che la densità del siero di vacca som ala va da un minimo di 1030 ad un massimo di I O~S· Questo aumento della densità del siero, messo in relazione con la viscosità ci ha dato molto a pensare e, pur non potendolo per il momento assicurare con una certezza matematica, ci permette d'avanzare l'ipotesi che il latte esaminato da noi deve contenere qualche sostanza mucillagginosa pro-


SULLA COMPOSIZIONE CHIMICA DEL LATTE SOMALO

veniente dalle piante che servono di nutrizione agli animali. Ma ritorneremo sull'argomento quando saremo sicuri di portare un contributo maggiore alla conoscenza scientifica della composizione del latte di questi paesi. Anche per il siero si è voluto determinare come varia la sua densità per effetto dell'annacquamento e nella tabella seguente sono registrate le variazioni avute nei sieri di latte genuino annacquato per questo scopo. Anche qui i valori della densità furono ottenuti con la bilancia di W estphall-Mohr: D ensità del siero di latte genumo 10307 + 5 H 20 10292 )) )l + IO H20 10275 )) )) + 15 H20 1o26o )l )l + 20 H20 10252 )) )) )l + 25 H20 10237 )) )) + 30 H20 10222 ))

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10353 10339 10320 10301 10284 102~

10251

Grasso. La determinazione del grasso non fu fatta da noi nè col metodo del pioscopio, troppo primitivo, nè col metodo volumetrico di RamshenFouard. Si è fatto uso dell'apparecchio ufficiale, il }atto-butirrometro di Gerber controllando poi i valori ottenuti con questo strumento con metodi per pesata e, trattandosi di dover stabilire tra l'altro costanti chimiche del latte perchè servissero al laboratorio chimico come basi per determinare Ja sofisticazione, tra i tanti metodi consigliati si è adottato quello ponderale di Gottlieb Rohrig, metodo che se è più lungo è più sicuro e preciso. Il metodo di Soxhlet, come metodo di controllo al !atto-butirrometro dì Gerber non è consigliabile perchè con esso si estraggono anche dèlle sostanze non grasse e sì hanno valori superiori ai reali. Per correggere questi valori occorre un lavoro lungo e delicato che al nostro caso è apparso inutile. Il metod'o di Gottlieb e Rohrig, come .è noto, è basato sulla proprietà che ha una mescolanza di alcool, etere ed etere di petrolio di sciogliere il grasso trattato con ammoniaca. Il metodo fu eseguito così: IO cc. di latte sono stati introdotti nel tubo di Gottlieb e Rohrig e aggiunti di 2 cc. di ammoniaca a densità 0,910. Si agitava e poi si aggiungevano 10 cc. di alcool a ~0, 25 cc. di etere solforico a densità 0,720 e 25 cc. di etere di petrolio bollente tra 50° e 75". Si agitava ancora accuratamente, poi si lasciava a riposo per circa 6 ore e, trascorso questo tempo, quando cioè lo stato ·etereo era completamente separato da quello acquoso, usando il rubinetto .laterale dell'apparecchio, si faceva passare in un matraccio pesato una parte aliquota dell'estratto etereo totale esattamente letto nel tubo graduato. L'etere veniva evaporato ed il residuo, tenuto in stufa a 100° sino a peso costante, veniva pesato. L'aumento di peso rappresentava il grasso che con i calcoli si riportava a 100.


SULLA COMPOSIZIONE CHIMICA DEL LA1TE SOMALO

Il grasso non è mai stato riscontrato al di sotto del 4,50 % ed ha raggiunto il 6,6 ed anche in qualche caso il 7 % e più. Non registriamo però questa ultima cifra la quale si è avuta solo raramente nei campioni numerosi esaminati. Il 4,50 'fo invece come minimo ha un valore indiscutibile e viene presentato da pochi campioni di latte mentre i rimanenti superano questa cifra e giungono con facilità al 6,6o %. Se si dovesse stabilire una percentuale basandosi sul valore del grasso dei campioni esaminati questa dovrebbe essere la seguente: il 12 % tra il 4,5.0 ed il 5 %; il 77 % tra il 5 ed il 6,6 %. l' II % oltre questa cifra. Per la densità si è osservato che, in linea di massima, questa è in ragione inversa del quantitativo di grasso, ma con questo noi non vogliamo stabilire che esista un certo rapporto tra la quantità del grasso ed il suo peso specifico, poichè il latte esaminato presenta delle caratteristiche speciali che, come vedremo in seguito, perturbano certi rapporti rendendo difficili concordanze che nei nostri lattì ordinariamente si osservano. Riservandoci di studiare a parte il grasso, per il momento diremo che quello estratto dal latte esaminato è un liquido oleoso, di odore lieve dì burro, di colore leggermente giallognolo che liquefa tra + 33" e + 38o e solidifica a + 26" e + 28° rapprendendosi in una massa pastosa bianca. Estratto secco. L 'estratto secco del latte esaminato da noi è maggiore dì quello dei latri italiani. A renderlo più alto concorrono 1 sali i quali sono in forte concentrazione nel latte. Infatti come risulterà dalla analisi delle ceneri, sono in quantità notevole rispetto al latte nostrale i cloruri, provenienti con molta probabilità dai continui beveraggi di acqua fortemente salmastra; anche i sali di calcio sono in aumento ed in aumento pure sono i fosfati. Il metodo usato per la determinazione dell'estratto secco è quello ufficiale che fu eseguito su IO cc. dì latte ed i dati ottenuti variano dal I 4 al 18 "·~ con una media di circa il 16 ~{, , L'estratto magro in conseguenza varia da 9,50 % a II:4 °f, e l'acqua in relazione all'estratto oscilla tra 1'86 •Y,, e l'82 ''>{, , Queste cifre confermano la maggiore viscosità riscontrata nei campioni di latt<:- esaminati e permettono di fare qualche considerazione sulle varie formule proposte per la determinazione indiretta delle sostanze fisse. Come è noto il Fleischmann ha proposto la seguente formula per dcterminare la quantità di sostanze solide conosciute, il grasso % ed il peso specifico a 15°. 100 p 100 s = 1,2 G 2,665 -____,=--P 6 -- Giomal~ di

m~dicina

militari!


SULLA COMPOSIZIONE CH I~IlCA DEL LATTE SOMALO

dove S indica la quantità delle sostanze solide, G il grasso %, P il peso specifico del latte a 15°. Ora nei molti campioni di latte da noi esaminati quando si è voluto usare questa formula, come semplice controllo del nostro operato, si sono avuti dei dati troppo distanti per poterla adottare. Nè sono valsi tutti i nostri tentativi a modificare le costanti 1,2 e 2,665 per ottenere una formula che potesse soddisfare al calcolo c ciò noi l'abbiamo attribuito al forte tenore di grasso contenuto nel latte somalo ed a quelle anomalie che si son denunciate e che fanno pensare a qualche sostanza forse mucillagginosa mantenuta nel latte e che si manifesta nella perturbazione della densità del siero e della viscosità del latte. Ora ciò conferma le vedute di Kuhn, il quale ha dimostrato che L1 formula di Fleischmann non può essere adottata in via generale perchè carn pioni di latte di densità eguali non hanno sempre la stessa composizione. Questo A . giustifica il suo giud izio dicendo che non esiste un rapporto costante tra la quantità dei costituenti principali: ceneri, proteine e zucchero, quale era stabilito da Vieth: 2: ro: 12, e soggiunge che un diverso rapporto non sempre esercita una influenza sul peso specifico della sostanza secca priva d1 g rasso. Nel nostro caw poi sta a dimostrare che le anomalie n ella composizione dei numerosi campioni di latte esaminato sono molto superiori a quelle che si hanno nel latte di altre localiù. Queste anomalie ~~mo in atto per la vita che conducono le vaccine nella pl<>ga di Mogadiscio e risaltano in modo molto evidente, ma ci a1.1guriamo che con la penetrazione italiana la popolazione, raggiungendo uno stato di civiltà superiore, possa farle sparire perchè ad esse, molto probabi lmente, sono dovuti tutti quei fenomeni di intolleranza che hanno dato origine al nostro lavoro. Anche la formula di H ehncr e Richmond non è adottabile per lo stesso mottvo. Infatti nell'equazione:

T = o,25 P + 1,2 G + o,14 entra sempre in funzione la densità P ed il grasso, e la densità cd il grasso entrano in funzione anche nella formula di Babeoch che serve a calcolare le sost:mze fisse meno il grasso, iJ così detto. residuo m agro:

F= (

1oo-GP 100 ·- 1,0753 GP

) (IOO -

G) 2 5 '

Numero d'azoto. E' stato determinato col solito metodo dj Kjeldhal partendo da I o cc. di latte. I numerosi numeri d'azoto hanno dato un valore che si aggira su 0,58 o;, · o,68 ~b in N pari a ~ostanze albuminoidi 3,62 - 4,30 % usando come coefficiente di moltiplicazione 5,25 e pari a 3,67- 4,33 % col coefficiente 6,37, usato per la caseina e per la !atto-albumina.


SULLA COMPOSI:liONE Cll!MlCA DEL LA1TE. SOMALO

A scopo di controllo, si è voluto anche determinare le proteine contenute in 100 di latte col metodo di Ritthauscn, che però per essere assai lungo e delicato è poco consigliabile c non sempre offre risultati concordanti. Queste cifre fanno considerare il latte.: esaminato come un prodotto molto nutriente poichè già la cifra di gr. 3,62 o 3,67 di sostonze proteiche è superiore alla media pubblicata dal Guareschi nella monografia sul latte di vaccina in confronto con quello di donna (1). Queste sostanze albuminoidi sono formate di cascina, ]atto-albumina c di altre sostanze azotate non precipitabili con la soluzione satura di solfato di magnesio e col calore in soluzione acida per acido acetico. Per la caseiua si è usato il metodo consigliato dal prof. Spico nel su0 ottimo Trattato di Chimica Bromatologica (2). Qu~sto metodo è una modificazione di quello originale di Scbclien c si è eseguito così: 20 cc. di latte furono diluiti con So cc. di una soluzione satura di solfato di magnesio e il miscuglio è stato saturat.o con solfato di

magnesio solido. Il precipitato fu raccolto su filtro e lavato 7-8 volte con soluzione satura di solfato magncsiaco sol ido c poi si è dosato su esso l'azoto col metodo di Kieldahl e dal peso d'azoto se ne è dedotto quello ddb cascina moltiplicandolo per il fattore 6,37· I risutati ottenuti furono controllati con il metodo di Van Slyke e Bosworth, precipitando la caseina con acido acetico titolato in eccesso e titolande l'eccesso con soluzione titolata di alcali. Applicando la formub A - - - B = % caseina (dove A è la quantità di acido acetico agg1unto; 2

B la quantità di alcali titolato adoperato per neutralizzare il latte). J risultati ottenuti anche con questo metodo si avvicinano molto :1 quelli ricavati col metodo sopra enunciato (3). Per la !atto-albumina si è utilizzato il filtrato delle determinazioni della caseina, questo fu diluito con acqua, c, dopo acidificazione con poch~ gocce di acido acetico, fu scaldato all'ebollizione. Il coagulo ottenuto, raccolto su filtro, ci ha servito per la determimzione ddl 'azoto col solito metodo di Kjeldahl. Anche qui si è moltiplicato il valore trovato in azoto per 6,37 per ottenere la quantità di latro-albumina. Sottraendo i valori della caseina da quelli deJJa !atto-albumina si ha uno scarto il quale sta ad indicare una certa percentuale di protidi azotati, i quali non vengono nè precipitati con soluzione satura di solfato di magnesio nè con acido acetico all'ebollizione. ( •} Su pplen1cnto " Ann. Encicl. Chi m . " ' 9' i · vol. XXXII. P~.~. '37· (l) Dott. Pietro Spica, professore onhn:tno di chimica farm aceutica c tossicologia ddb R. UnivC'r su :\ di Padova. Riassunto delle lezioni di ch1mica brc.m:Holog ica dcuatc nell a R. Uni,·ersità Ji P ad ova. (•< Padov:t C,-<ldm " 1928, VI , pag . 180). (.3) ALBERTO Sc.u: Applica?:iw~ di fi;ica ~ d11'mica <~ll'igiwc. - Torino. • U.T .E.T. n, 1926.

pag. 341.


88o

SULLA COMPOSIZION E CHIMICA DEL LATfE SOMALO

Le medie dei valori trovati sono le seguenti: Caseina 2,82 3,35 Latta-albumina 0,5421 o,62r4 Se dal numero di azoto si sottrae la somma della caseina e della latto· albumina si ottengono i seguenti dati : 3,6900 4·33°0 3·3621 3·97 1 4 (2,82 1- 0,5421) = ---=~o,35b6 0,3279 che rappresentano la quantità di protidi azotati i quali non vengono precipitati nè dalle soluzioni alcaline nè dal calore in ambiente acetico. Questi dati hanno bisogno di essere discussi. Ordinariamente il rapporto tra la caseina e la !atto-albumina sta come I O: 1 ; qui invece si ha un rapporto come 5: r e questo potrebbe a nche spiegare quei fenomeni di intolleranza lattea che si sono verificati con tanta frequenza. E' noto come la caseina sia un prodotto di difficile digestione e ciò lo si riscontra molto bene nell'allattamento dci bambini. Nel latte di donna il rapporto tra la caseina e la !atto-album ina è di I :2; in quello di vacca il rapporto è di 5: I o 6: 1 (r). Ora i bambini con il loro stomaco delicato possono essere dei rcattivi di digeribilità e si sa che quando ad un lattante si somministra del latte di vacca senza diluirlo con qualche reagente che serva ad agevolare la sua digestione, si hanno subito degli inconvenienti i quali spesso sfociano anche in una m alattia intestinale di certa gravità. Anche nei nostri paesi il latte il quale ha una quantità di caseina minore di qu ella da noi denunciata e trovata nel latte esaminato, non è per tutti un al imento di facile digestione e dà fenomeni di intolleranza che, se non sono frequenti, hanno il loro valore; qua a Mogadiscio questo fenomeno se non è generale è assai più accentuato e prove fatte in vitro confermano pienamente le nostre osservazioni. Della pepsina purissima controllata da noi e riscontrata all'I: 100, digeriva in 3 ore gr. 10 di albume d' uovo coag ulato di recente; la stessa pepsina aggiunta a 5 cc. di latte nostralc conservato lo digeriva nello spazio di un paio d 'ore) mentre per digerire il presame di 5 cc. di latte da noi esaminato metteva un tempo assai maggiore anzi a parità di pcpsina non si riusciva ad ottene re una d igestione completa. Ma ecco come si è preceduto nella prova. Controllo della pepsina. La pepsina era una pepsina di Parke Dawis tn polvere minuta di colore lievemente giallastro. Il suo potere djgestivo era (1) D-1 lssocuo · LA dJimica degli altmrnti -

.. u. T. E.T. " . up; . Vol. Il, p3g . • ~•. Cfr. Gua·

rc~c hi : Suppl. « Ann. Enc•clopc<lia Chunic1 » , ~<p;. Vol. XX XII. p:•g. ' 37·


SULLA COMPOSIZIONE CHJMlCA DEL LATTE SOMALO

88r

stato dichiarato dell'I: 100 ma noi, seguendo le norme suggerite da Hager l 'abbiamo voluta titolare. Il metodo di Hager è il seguente: un uovo fu fatto assodare mantenendolo per 10' in acqua bollente. Dopo questo tempo si ritirava dall'acqua bollente e si immergeva in acqua fred'da sino a fargli riprendere la temperatura clell 'ambiente. A questo punto si apriva l'albume dal guscio, dalla pellicola che l'avvolgeva e dal torlo. L 'albume così mondato veniva triturato finemente; IO gr. di tale albume si poneva in un matraccio da 250 cc., si addizionavano con centigr. I O di pepsina e si poneva il tutto a bagno-maria mantenendolo alla temperatura di 45°, agitando ogni quarto d'ora la miscela. Dopo tre ore si aveva un liquido leggerissimamente opalino.

Controllo della digeribilità del latte. Controllata la pepsina e riscontrata l 'esattezza del suo potere digestivo si procedeva alla prova di digeribilità del latte. Cc. 10 di latte introdotto in un matraccio da cc. 250 veniva diluito con 100 cc. di acqua distillata a 50°, poi addizionato di cc. 0,50 di acido cloridrico ed infine con gr. 0,2 di pepsina. La mescolanza si poneva in un bagnomaria e si manteneva alla temperatura di 45•, agitando ogni quarto d'ora ed osservandolo. Contemporaneamente si faceva una prova con latte sterilizzato Nestlè, unico latte che noi abbiamo potuto procurarci per poter fare la prova di controllo. Il tempo occorso per la digestione da parte del campione di latte in esame è stato dalle sette alle otto ore, mentre per il latte sterilizzato si compiva solo in tre ore. Queste prove furono ripetute più voJte con campioni di latte differenti ottenendo dei risultati che si corrispondevano assai bene. A queste prove si potrà obbiettare che la qualità dd latte preso come termine di confronto e che il tempo intercorso per la digestione della caseina del latte esaminato e quello sterilizzato è dovuto esclusivamente alla maggiore quantità di caseina contenuta nel latte in istudio, ma tanto alla prima come alla seconda obbiezione risponde la differenza del tempo occorso per la digestione del latte preso in esame, differenza che ci permette di poter concludere sfavorevolmente sulla qualità di digeribilità del latte stesso.

Determinazione del lattosio. Lo zucchero di latte è stato determinato con i due metodi : chimico c polarimetrico. I risultati ottenuti hanno sempre corrisposto nei limiti dell'errore sperimentale e l'oscillazione non ha offerto una differenza saliente dal latte nostrale. Il lattosio trovato oscilla da un minimo di gr. 3,50 % ad un ma·s-


882

SULLA COMI'OSIZIONf. CHIMICA DEL LATTE SOMALO

s1mo di 5,6 % con quantitativi che sono in scala con questi mmuru e maSSlmt. Anche in questo nostro studio si è voluto prendere in esame le variazioni subìte dalla rotazione polarimetrica per latte annacquato e i risultati sono quelli elencati nella seguente tabella dove nella prima si danno le variazioni ottenute su un latte contenente il minimo del lattosio, nella seconda le variazioni per il latte più ricco dello stesso zucchero.

N. x. Tabell a dci mm1m1 lattosio gr. 3·50 ,v. l)

Rotazione Lattosio e clc. Lattosio eff. .

Siero dì bttc pum

Si cru di latte con 5 cc. tla H,O

Siero d i latte con IO CC. d t H JO

Siero di lallc con l ) cc . .li 11 ,0

3,70 3>5 1 3>50

3>42 3·44 3>3 2

3>53 3,36 3· 1 5

3·44

Siao di latte

Siero di laue con 20 cc. di H, O 2

Rotazione . Lattosio e clc Lattosio eff.

Cf' Il 2) cc. di

3,2 7 2

o

H~

3,00 2,85

3· 5 },<>9 2,8o

2,63

·97

Siero di btte C<lll 30 cc. di H.,O

2,70 2 >57 2,45

N. 2 .

Rotazione Lattosio e d c. Lattosio eff.. Rotazione . Lattosio e dc . Lattosio eff.

Siero di bile puro

Siero di lalle con 5 cc. di H,O

Sa ca o di lauc con 10 cc. d i H~ O

Siero di latte con , 5 cc. di H.o

5>9° 5·70 5>70

5,84 5,56 5·4 1

5·7° 5>42 5> 13

5,58 5>3 1 4·94

Sacro d a I<Ht: con 20 cc. di H.O

Siero d a la Ile con 25 cc. d t H, O

COtl 30 CC:. eh 11.0

5>44 5· 17 4,66

5,20 4·95 4· 23

4,98 4>74 4>99

Siero di l ~ 11e

Come si osserva, le variazioni polarimetriche anche per un annacqua· mento di lieve importanza sono alquanto rilevanti e possono essere di valido ai uto per la scoperta della frode. Cloruri. I cloruri furono determinati direttamente sul latte col metodo

di Volharcl, cd i valori ottenuti sono st.1ti molto vari. Si ebbero campioni di latte che davano un quantitativo di cloro di gr. 0>36oo ed altri di gr. 0,2268 valori che riportati a cloruri di sodio sono rispettivamente gr. 0,5835 e gr. 0,3746.


SULLA COMPOSIZIONE CHIMICA ()EL LA1TE SOMALO

La quantità di cloruro di sodio quindi è molto rilevante se si considera che tutti gli Autori danno per il latte nostrale delle oscillazioni sul quantitativo di cloruro di sodio che vanno da gr. o,II2 a gr. 0,335 1.>. Sui cloruri dobbiamo fare anche un'altra osservazione. Il rapporto doro e lattosio determinato da Mai e Kcller (r) non corrisponde. Infatti questi esperimentatori trovano il seguente rapporto, ch'essi chiamano il Chlorzuckerzahl: II ,4

cl.

5,13 latt.

=

2,25

Nelle nostre determinazioni facendo la media tra i valori riscontrati del cloro e quelli riscontrati per il lattosio si avrebbe il quoziente seguente: .

39·34 cl. 4,6o latt.

=

s,s

Lo scarto è veramente grande, ma questa discordanza altri AA. la hanno riS<:ontrata per il latte di donna negra confrontato col latte di donna bianca e ciò può avvalorare in qualche modo la nostra opinione che la variazione di vita e l'ambiente possono influire molto sulle secrezioni mammane. Infatti il prof. Mario Camis nel suo bd lavoro sul contributo alla conoscenza di alcw1e sostanze alimentari in uso nella Colonia eritrea (2) trova che il rapporto tra cloro e lattosio nel latte di donna negra esaminato è il seguente: 12,4 cl.

5· 75 latt. valore molto distante e superiore a quello trovato da Mai e Kclkr nelle numerose analisi fatte sul latte di vacca e su quello di donna. Ecco questo valore:

3·45 cl. 7.48 latt.

Ceneri. Anche le ceneri del latte esaminato presentano dei rilievi assai marcati. Difficilmente si son trovate ceneri concordanti; sono molto alte con oscillazioni a gamma molto alte poichè vanno da gr. 0,7420 a gr. 1,4314%. Influisce sul loro alto tenore e su questa variazione il cloruro di sodio che, come è stato detro precedentemente, comparisce con valori molto vari (r) H. M~1 und A. KELLER: Zur Ùllt:rschicdwut vo11 Frauçnmilch rwd Kultmildt. - « Kl in. WochcnS(;hr. •, 1930, IX, 535· (l) Il lavoro è s1ato eseguito ncll'lstiruto di Fisiologia della R. Univcrsi1à di Parmn nel 1928.


SULLA COMPOSJZIO};E CHIM1CA DEL LATIE SOMALO

ed alti . Infatti se al massimo od al minimo del quantitativo di ceneri trovate si toglie il cloruro di sodio le ceneri acquistano un valore quasi normale, od almeno che si avvicina a quello dd latte nostrale. Esse infatti oscillano tra gr. 0,3674 e gr. o,8379, vicino ai gr. 0,40 e gr. o,8o del nostro latte (r ). Di più si deve tener calcolo che il valore del cloruro di sodio noi lo calcoliamo in base al cloro determinato col metodo di Volhard nel latte ed è noto che il cloro contenuto nel latte è falsificato anche col potassio metallo che gli animali ricavano soprattutto dalle sostanze vegetali di cui si cibano, ricche di questo elemento. Che del resto la composizione delle ceneri trovate nel latte studiato sia molto simile a quella dci !atti nostrali lo dice chiaramente l'analisi quantitativa delle ceneri stesse la quale è la seguente: K.O NazO CaO M gO Fez03

22,30% n I 1,05 /o 17,12% I,88'fo o,o9% so3 2,15% Pz05 17,42% Cl 28,42'Yu Questa tabella ha valori che apparentemente differiscono da quella normale data dagli AA. che si sono occupati dell 'analisi bromatologica del latte e così Konig (I), Schrodt (II), Fleischmann (III) (1) e Tarugi (IV) (2) pubblicano i loro dati che per chiarezza maggiore riportiamo.

K20 Na20 CaO MgO Fe203

sol

P2o 5 Cl

t

(I)

(II)

24,65 ':~

2),42,o 10·94 "'" 2 • 45o/ tO 2,54 ..,,,

8, 18% 22,42",', 2 ·59··:, 0,29''{, 2,52''G 26,28 ·;~

13,65% wo,58

(III)

. ..

.&. '

O, II ''~

.,.

4,1 r .. 24,II to

...

23,54 70 I I >44";'o 22,)7 "".o 2,84% 01

O >.) "" 1 . v O/

14 ,60'}~

3·75 10 27,68% 15,00''(,

103,28

107,13

l'l

(IV) o)/

25·49 ,, <>l 12,45 '" 24,08"{, 3,00 "" o,84 " 0/

- --

21,24 "l,., l 6·34O/ 103,48

. C)

Deduzione d'O. corrispondente a cloro

3,28 100,-

(1 ) l s~ocuo : op. cit. Vol. Il. P"!!· 123. (l) TARUG1: Trauato di chimica bromatologka. -

Milano, Va11ardi, 1930, pag. 21 9.


SULLA COMPOSIZIONE CHIMICA DEL LATTE SOMALO

sa 5

Questi dati non si scostano dai nostri poichè se immaginiamo per un momento che il cloro contenuto nel latte da noi esaminato fosse normale ed aggirantesi sul 15 %, media del contenuto in cloro nelle ceneri del latte nostrale, i valori degli altri componenti vanno rialzandosi raggiungendo a un dipresso le cifre pubblicate da questi esperimentatori. Catalassi. La catalassi è stata determinata col metodo Konig. 5 cc. di latte furono introdotti in un matraccio conico della capacità di 250 cc. e mantenuti per due ore a contatto con 5 cc. di acqua ossigenata all'I %. Dopo quesoo tempo si è acidificata la mescolanza con IO cc. di H Cl e quindi sono stati aggiunti IO cc. di soluzione di joduro di potassio al ro"i> . Trascorso un quarto d'ora dall'aggiunta di questi ultimi due reattivi si è diluita la mescolanza con 10 cc. di acqua e si è titolato l'jodio messo in libertà con soluzione N/IO di iposolfito. Contemporaneamente veniva fat.ta una prova in bianco partendo da 5 cc. di latte addizionato con 3 goccie di acido cloridrico e trattato come precedentemente, senza però aggiungere acqua ossigenata. La differenza tra la prima e la seconda determinazione moltiplicata per 20 e per o,oo17 dava milligr. 120-136 d'acqua ossigenata consumata che come si vede è un poco superiore a quella normale che secondo lo stesso A. non dovrebbe essere più di milligr. IIO . Reduttasi. Lo scoloramcnto del reattivo di Barthel ed Orlayensen avveniva nei campioni di latte esaminati in un periodo che variava tra le sette e le nove ore.

Valore calorico del latte. Prendendo le medie delle sostanze albuminoidi, dei grassi e dei carboidrati si ha che il latte di vacca della zona di Mogadxscio può sviluppare nell'organismo umano le seguenti calorie che vengono riferite a 100 cc. di latte: Sostanze proteiche (367-433)- media 4 Sostanze grasse (4,5-6,6)- media 5,75 Lattosio (3,5-5,6)- media 4·55 Totale

r6 -K 53,S-K

18,6-K 88,1

Tenuto calcolo che l'organismo d'un individuo sano c che compie un lavoro leggero ha bisogno dalle 3200 alle 3400 K mentre lo stesso individuo occupato ad un lavoro gravoso ha bisogno dalle 4000 alle sooo K, poichè il latte è un alimento completo, saranno sufficienti sei litri di latte giornalieri per assicurargli la vita. Il somalo è poi molto sobrio e se poco si affatica poco consuma, quindi il grande conto ch'egli fa delle vaccine per la nessuna spesa a cui va incon-


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SULLA COMPOSIZIONE CHIMICA DEL LATTE SOMALO

tro ~er il loro mantenimento è giustificato dal valore alimentare eh 'egli ne ntrae. Ed ora non ci rimane: c.he radunare i valori mass1m1 e mm1m1 trovati nelle numerose analisi di latte in istudio. Questi valori sono raggruppati nella tabella seguente: mass. D ensità del latte a 15" ~ mm.

1,0290 m ass. I,0353 D ensità del siero a r5" ~ rrun. 1,0307 86 mass. Acqua 7o . . mm. mass. 4·3° Azoto totale 'Yo . mm. 3,62 mass. 3·55 Caseina % . . . . . . ~~ 2,88 mm.

~

~

Lattoalbumina %

. ~ mm. 0,5421

mass. 0,621 4

Grasso % . . . ~ m ass. mm.

l

6,6o

Estratto secco 'Yo ~ mass. ~ mm. Estr. magro % ~ mass. II,40 ~ mm. 9·50 Cloruro di so- ~ mass. o,s83s ~ mm. 0,3674 dio % Latrosio

%

. ~ mass. ~ rrun.

Ceneri % ... ~ mass. 1,4314 ~ mm. 0,7420

· d.1 sod.10 ~ massimo o,8379 Cenen· detratto 1.1 cloruro . . mmlmO 0,3674 Questi valori sono stati già sufficientemente discussi, ma, a mo' di conclusione, noi ricordiamo che le tabelle municipali delle nostre città, per il latte intero, danno valori che corrispondono a quello di Mogadiscio solo per la densità. Il latte esaminato da noi ha costanti molti differenti da quelle dei nostri. E così le tabelle municipali italiane considerano genuino un latte che contiene dal 3 al 3,5 di grasso, un residuo secco compreso tra il 10 ed il r2 % ed un residuo magro non superiore al1'8,5 o J 9 %. Questi valori sono inferiori a quelli trovati nel latte di Mogadiscio. Per l'azoto i! latte di questa provincia coloniale è un po' superiore

al latte italiano e differisce da questo per il rapporto differente tra la ca~ seina e la }atto-albumina. Le ceneri sono assai forti, ma, la maggior quantità di ceneri dipende esclusivamente, come è ~ ta to detto, dalla quantità maggiore di cloruro di sodio che noi giudichiamo provenga al latte sopratutto dai beveraggi di acqua salmastra, attinta dai pozzi di Mogadiscio. Rimane ancora da stabilire l'anormalità che si riscontra nella densità del siero, ma su questo argomento ritorneremo in altro sto...1dio.

Conclusioni. Gli AA. prendendo le mosse da disturbi d'intolleranza prodotti dal latte naturale distribuito nell'Ospedale della Somalia, cercano di indagare


SULLA COMPOSIZIONE CHIMICA DEL LATTE SOMALO

le cause di t.ale intollerar1za e credono di averle trovate in un rapporto differente tra la !atto-albumina e la caseina che nel latte nostrale è di 5 : r o 6: r al massimo, mentre in questo di Mogadiscio arriva all'incirca ro: I. Con degli esperimenti fatti in vitro si danno ragione di questo loro modo di vedere, provando la velocità di digestione del latte esaminato e confrontandolo con latte naturale conservato. Dato poi che il latte di vacca di Mogadiscio non era ancora stato studiato da alcuno, essi hanno voluto studiarlo a fondo pubblicando le costanti chimico-fisiche del latte genuino, con la speranza ch'essi possano servire come termini-base per il controllo igienico-sanitario del latte stesso. N.B. - Ci sia permesso ringraziare il generale medico Maurizio Bedei, Direttore di Sanità, per l'aiuto datoci, il sottotenente medico Arnoldo Niederhausern per le informazioni d'indole medica forniteci ed in particolar modo il dott. ltalo Maglietta per la sua amichevole collaborazione.

Mogadiscio I I luglio r936-Xl V.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA AVIAZIONE SANITARIA BEHAcuE.- L'aviazione sanitaria civile nell937. (~< La Presse Médicale ''• n. r8; 1937).

L'A. in un precedente scritto (recensito nel n. 6, c. a. di questa Rivista) espose lo stato dell'aviazione civile sanitaria in Francia all'inizio del 1937, concludendo che attualmente non si può dire ~he in Francia ci sia una vera e pratica organizzazione ad hoc. Continuando in un secondo articolo si intrattiene su tre argomenti: materiale, personale. soccorso aereo, di massimo interesse. · Materiale. L'aviazione sanitaria utilizzata da altri, all'infuori dell'esercito, si serve di un apparecchio (Pclican) che si può considerare tipo, che può portare 4 persone comprl'SO il pilota, con motore di 140 c. v. In base a considerazioni di tecnica aeronautica (peso delle persone+ bagaglio + peso dell'apparecchio) l'A. considera il tipo in uso troppo pesante (relativamente al motore che lo sostenta) e pertanto abbisognevole di lungo terreno per il decollo, lenta presa di quota che d'altronde non potrà esser tale da superare catene di monti; scarsa resistenza alle vnriazioni atmosferiche, per cui dovrà partire senza pieno carico di carburante, onde scarso raggio di autonomia, che obbliga ad atteraggi intermedi, per rifornimento, con perdita di tempo e scosse non desiderabili. Impossibilità di istallazione a bordo di radio e dispositivi per volo notturno per evitare aumento di peso. Con tale apparecchio, il migliore attualmente. sono stati tentati gli esperimenti. Soluzione? Ve ne sono due: attrezzare il tipo in uso con radio e dispositivi per volo notturno, serbaLOi di carburante c ridurre il personale al pikta e al ferito o ammnlato; oppure adottare apparecchi più potenti, come trasporti passeggeri per effettuare u evacuazioni a convoglio ''· Il prezzo di tali apparecchi però è esorbitante. Si potrebbero utilizzare quelli di riserva dei servizi di linea, imbarcandovi personale e mezzi di soccorso. Questo vale per le colonie, che posseggono una certa ricchezza di mezzi di comunicazione; ma in quelle appena occupate (centro Africa) il problema varia: la necessità di gundagnar tempo è tale che anche l'apparecchio di mediocre potenza può esser utilizz:Ho in mancanza d'altro. Ma sul deserto equatoriale un apparecchio monomotore non può viaggiare senza pericolo, necessita un altro apparecchio di accompagnamento. Così si è sperimentato suli'Oubanghi- Chari e sul Ciad (kmq. 1.50o.ooo - abit. r.ooo.ooo) col Potez 29; nel 1934 si ebbero 9 evacuazioni con 88 ore di Yolo complessive invece di un minimo di 50 giorni di percorso terrestre; nel 1935 per 8 evacuazioni si percorsero 12.800 km. con 43 ore invece di 187 giorni; senza contare le ispezioni sanitarie che permisero ai posti isolati; e nei primi due mesi del 1936 furono effettuate evacuaz.ione 5· Dunque il velivolo di piccola potenza ha reso grandi servigi, più che altro per la leggerezza, ma i plurimotri darebbero maggior sicurezza. Perso11ale. ln questi ultimi anni oltre 200 « infermiere dell'aria ,, sono state creatè attra\·erso istruzioni, allenamenti con voli, un esame medico selettivo ed un e~ame specinle di idoneità tecnica; non astante il prezzo (1ooo franchi per candidata) dello speciale brevetto ed altre difficoltà, si mno dovute rifiutare numcrosissime aspiranti. In pace si è visto che l'accompagnatrice non era di assoluta necessità a bordo, se non costituiva un serio disturbo; vada per un ferito, ma in casi di malattia epidemica è prefcribile trasportare due ammalati anzichè uno accompagnato. In guerm sarebbe lo stesso: quale che sia il tipo di apparecchio, il numero di eYacuandi costringerà a far a meno di ogni personale di accompagnamento, per metter a loro posto quelli che necessitn trnsportare.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRi\NIERA

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Del medico però si vede la necessità a bordo. Nel futuro è desiderabile dunque il grande apparecchio sicuro e condotto da due piloti : di questi se uno è sanitario, tanto meglio. L'aviazione sanitaria da evacuazione ha un certo avvenire se adotta apparecchi idonei sotto tutti i punti di vista. Soccorso a~:reo. A lato dell'aviazione sanitaria da evacuazione, quella di soccorso, capace di portare su luoghi di accidenti i mezzi necessari. In Francia un apparecchio del Touring Club è a disposizione per accorrere sul luogo di disastri ferroviari o di via ordinaria e lanciare w l posto involti con materiale di medicazione e medicamenti. Se l'atterraggio è possibile, un chirurgo pilota con un aiutante è inviato sul posto. L 'apparecchio ha quattro posti con istallazioni per medicamenti e medicazioni: la possi· bilità del lancio con paracadute da parte di sanitari, lascia l'A. ancora incredulo; se il 18 gennaio u. s. in Russia 26oo soldati con tutte le armi pesanti sono stati '' depositati " con paracadute dopo trasporto in volo, non è lo stesso per un chirurgo che debba operare o medicare dopo discesa con paracadute, in condizioni improprie, se non anco ferito o contuso lui medesimo. Con paracadute si potranno oltre i medicamenti e materiale di medicazione «depositare l) viveri di confono, specie su le distese desertiche o ghiacciate. Nel soccorso aereo rientra anche il getto di messaggi a navigli in pericolo, ricerche di naufraghi. Si delinea così l' << equipaggio soccorritore >> formato di eccellenti piloti e navigatori sanitari capaci di scovare sperduti - comprendere segnafazioni - e di prenderli a bordo. Come sarebbe segnalato il velivolo sanitario ? In pace non si vede la necessità di un segno speciale; in guerra anche se codificata la neutralità del segno della Croce Rossa, molti punti oscuri rimangono: l'osservazione aerea non potrebbe in nessun modo esser impedita. Interdire all'avversario il sorvolo su le proprie lince, significa frustrare il più importante impiego del velivolo sanitario: la ricerca e l'evacuazione dei feriti. Certo dovrebbe esser sufficiente che l'apparecchio, il personale e materiale di bordo non dessero luogo ad alcun sospetto, ma proprio recentemente non è stato possibile adottare tale mezzo in un vicino paese in ebullizione. La neutralizzazione di territorio come facente parte di ospedali o formazioni sanitarie non è che un progetto. AJtri problemi, come la protezione sanitaria dei paesi civili da malattie contagiose. meritano ancora soluzione. In ultimo i « soccorsi sul terreno >>. Nell'immensa maggioranza dei casi i disastri aviatori avvengono in prossimità di aeroporti: atterraggio e decollo sono momenti carichi di rischi. Le organizzazioni di soccorso si sono mostrate deficitarie se, per collisioni, il disastro avvenne lungo la rotta. Si richiede un personale ininterrottamente pronto, come i pompieri, sostituibile automaticamente l'assente, interamente volontario, dislocato in moclo opportuno. Nel 1935 in 10 accidenti si è avuto il chirurgo sul posto 10-15 mjnuti dopo, che ha potuto fare quattro volte la trasfusione. Per un'organizzazione simile è necessario l' imeressamcnto del Ministero dcii' aria e del Comitato centrale dell'aviazione sanitaria. RAFFONE.

IGffiNE Ricerche e considerazioni sulla panna montata in vendita nelle latterie di Torino. con particolare riguardo alla presenza in essa di germi del genere Brucella e del mlcobatterio tubercolare. (<<Annali d'Igiene >l, n. 5, maggio 1937-XV).

PACNINI. -

In q uesto lavoro l'A. riferisce esperienze, condor te a valutare l'importanza del pericolo, che la panna montata, di cui si fa largo uso pressochè ovunque, può rappresentare per la salute umana, specie in rapporto all'infezione brucellare. L'A. è stato indotto a questo studio dall'import<lnza pratica che assume la risoluzione del quesito pr~


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postos1, m relazione ai casi non più rari di febbre maltese tra la popolazione di Torino, che Cerruti in una sua inchiesta epidemiologica anni or sono, ha dimostrato for temente colpita, denunziando altresì tra i veicoli di contagio, come aventi la più grande importanza (se si prescinda dal latte che in quella città si usa consumare bollito) alcuni derivati del latte stesso, quali la fKlnnfJ, il burro, formaggi freschi ecc .. L'A. ricorda inoltre che Micheli nel 1924. in r::~pporro ai numerosi casi di febbre ondulantc osservati in quell'anno, espresse il convincimento che, tra i derivati del latte, la panna avesse una importanza notevole, quale veicolo di cont::~gio: convincimento questo, spstenuto e convnlìdaw con <<l'evidenza d'un "esperienza » dalla constatazione di un'epidemia familiare di classica febbre ondulante, osservata in quell'anno, che colpì tutti indistintamente i mcmhri di una fnmiglia, più un giovine, che <ra stato invitato a pranzo un g iorno in cui era stata scrvica a tavola panna dì latte vaccino in gran copia. Ma, oltre che alle Uruccllc, l' A. ha rivolto la propria atten:z.ione anche al micobanerio tbc., dì cui è logico sospettare la presenza nella panna, e per la grande diffusione della tbc. bovina nelle campagne, e per il fano che nella panna, durantt" il suo affioramento naturale, è stato dimostrato aversi un \·ero arricchimento di germi, sia per guanto riguarda le Brucelle, sia per quanto riguarda i bacilli di Koch, che aderiscono ai globuli grassosi riunendosi soprawtto nella crema. L'A. ha osservato, nello spazio dì 4 anni, 138 campioni di panna monr:na (fiore di latte, più zucchero v;migliato, lungamente frullato), prelevati in diverse latterie in wmuni bicchieri opportunamente ~terilizzati, inoculandone 4 eme. nel sottocutaneo di due cavie, per ciascun c:1mpione. Su 276 cavie inoculate, 101 morirono per infezione intercorrente, pochi giurni dopo: e le culture eseguite dal sangue del cuore c dai \'arì organi dimostrarono i ge rmi più vari, rientranti tutti nell'ordinaria flora microbica de'l latte. Verso la 6'- 7a settimana, \·enne eseguita la siero diag nosi di Wright a t une le cavie sopravvissute, e qudle che dettero risultatO positivo dopo qualche giorno, vennero sacrificate, onde praticare un':ntcnta necroscopia e le opportune ricerche sia delle brucelle, sia del bacillo tbc. Dopo altre 5-6 settimane, tutte le restanti cavie vennero uccise e sottoposte a tutte le ricerche, relative alle due infezioni. Con culture dalla milza, in circa 23 cavie venne isolata la JJrucella abortuJ,, in 2 la Brucella melitensis: cifre queste che l'A. ritiene inferiori al numero dei campioni di panna che sono riusciti ad infettare le cavie di brucellosi; e, perchè non in tutti gli animali con Wright positiva (b quale, secondo Klimmer, de\'e ritenersi specifica nelle cavie per tassi sopra 1 :s) \'enne isolato il germe, e, perchè, sebbene raramente, le culture eseguite dalla milza possono riuscir negative mentre sono positive quelle da altri organi, e, perchè, infine, la cultura dalla milza spesso riesce negativa dopo 7- 8 settimane dall'inoculazione, forse per sopravvenuta g uarigione della covia ~tessa. Per quanto riguarda il bacillo tbc., esso venne riscontrato in 14 casi. Da queste esperienze risulta la notevole frequenza delle Brucelle c Jel mlCO· batterio tbc. nella panna montata, che quindi deve essere considerato un alimento pericoloso e per i bambini c per gli adulti; per questi in relazione al suo contenuto in brucelle, per quelli in rapporto alla frequente presenza in essa di bacilli della tbc. bovina. Senza tener conto poi, dell'alta carica batterica della panna montata (dovut:t al farto già detto che una parte molto cospicua ùei germi di inquinamento del latte si raccoglie nella crema), causa del ri levante numero di cavie venute a morte per malattie intercorrenti: carica batterica, alla quale, secondo l'A., potrebbero essere riferiti i numerosi disturbi gastro.enterici, ai quali vanno tanto soggetti specie nell'estate, i bambini in ge nere e gli adulti predisposti a tale specie di disturbi. Nè vanno inoltre dimenticate, nella valutazione del pericolo che può costituire la panna montata quale alimento. le molte po~sibìlità che ha la panna stessa di inquinarsi di germi patogeni, quali il tifo e parntifì. F. FERRAJOLI.


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L. MoLINA. - L'infezione vaccinica negli embrioni di pollo. (« Bollettino dello !.S.M. n, marzo 1937). L'A. dopo di aver esposto la storia ed i tentati vi di culturJ (term ine improprio, perchè l'embrione di pollo ed i suoi annessi rappresentano un organismo vivente in cui l'inoculazione di virus vaccinico provoca una vera e propria infezione) del virus vaccinico sulla membrana corion - allanto idea di uova d i poJlo feconda te rilt:va come g li AA. siano discordi sopratutto circa le oscillazio ni dd la virulenza del . virus nel corso dci trapianti e durante la co nservazione del vaccino in ghiacciJia. Ha istitui to poi una ~e rie di ricerche ed ha adoperato in un primo g ruppo di csperienze un neurovaccino per essere certo d i usare un materiale esente d ~1 ogni in<] uinamento batterico e dotato di alta virulenza. I noculò così 1 2 uova al 12° gio rno di incubazione e dopo 3 giorni di incuba zione le Jprì e ne isolò le membmnc corion - alla ntoidce, dieci delle qua li contenevano il vir us e di esse nove risultarono sterili. Da q uesto materia le preparò un'emu lsio ne glicerinata che gl i ser vì a d inoculare un altro gr u ppo dì sci uo va. Operando nello stesso modo fece dicci pa ssa~-tgi e nella maggio r p:mc J cl ma teriale ottenuto potè dimostra re l'esistenza del ,·ir us, che doveva sicuramente essersi mo ltiplicato, perchè il neurovaccino dopo 15 gie;rni d i perma nenza ncll" incubatrice non produce più alcuna reazione vaccinica, mt·ntre per arri,·:.rc al 10" pa~sJgg i o an·,·a dovuto restarvi 30 g iorni. L 'osser vazione anatomica cd isto!ogica delle membr:.nc sicu ra mente infette da virus vaccinico lascia notare come esse vaJ:mo incontro a processi infiamm:Hori. degc· n e rati vi, necrotici e metaplasici e, mc mre nei tcs~ u ti cp,iLeli:Jl i l' A. ha risccntrato dci corpi di Guarnieri, in quelli con nettivali ha not:no delle incl usioni cd lul:J ri che egli inter preta come nuclei di globuli ro~si o resid ui nucleari inglobati nel protoplasma degli istiociti, la cui attività motoria c fagoci taria è nata esa ltn t~t <b i processo infi;t m matorio. Tali lesioni sono specifiche, poichè l'A . non h n potuto o ttencrle inoculando emulsione in soluzione fljjiologica di cervello di conigl io no rma le e tryp:l nbl:tu a l 4 ",,. Allo scopo di chiarire la cama dclb morte degli embrioni (a \" ven uta in 9 su 6G n el primo g ruppo di ricerche) l' A. ha istituito u n'al tra serie di ricerche inoculando con ocurovaccino 5 gruppi di uov:~ al 7", 10", 12°, 14" e 16° giorno d' incubn io nc ed estraendone gli embr-ioni dopo 3- 4- 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 giorni dalla inocula zione. Da essi isolava e teneva scpJrati il fegato, la milza, il cen ello, i mufcol i e la cute c su t:Jli org:1 ni ricercava il virus mediante l'inoculazione sulla cute del coniglio e gli esami istologici delle sezioni. Nei primi 4 giorni 29 embrio ni su 36 era no vi,·enti e di essi 3 infettati dal virus vaccinico; dopo il 4" giorno su 48 embrioni mo rti 35 co ntcne,·ano il virus, che dalle membrane si era diffuso nei vari o rg:mi i qua li presentav:mo g rav i alterazioni che avevano provocato la morte. L'A. espone il reperto istologico dci vari organi facendo rilevare c.:o me in ~s i non ha potuto mettere in evide nza forrnnio ni para nuclt·ari che potessero essere interpretate come corpi del Guarnieri, mentre il q u nJ ro istologico è identico a quelJo ottenuto nell'infezione vaccinica general izzat:l di a ltri a mmali. Anche in alcuni campioni di liquido vitelJino e di albume l'A. ha riscontrato la presenza del virus. L ' A. ha poi ripetuto le <spt.ric nzc u ~a ndo im·cce del neurovaccino la comune linfa vaccinica dclJ'Istituto vaccinogeno di Pavia, sotto posta ad un processo di depurazione consistente nel lasciare la polpa vacc inica per 4 mesi in g hiacciaia in una soluz ione glicer i n ata di ri va nolo all' 1 %. Con tale vaccino ha ottenuto gli stessi risult.1ti che col neurovaccino, tanto da far emettere all'A . l'ipotesi che l'inoculazione nell'embrio ne di pollo possa modificare i caratteri del dermovaccino. Il virus contenuto negli annessi e negli o rgani degli embrioni di pollo dopo una permanenza in ghiacciaia di 6 mesi subisce, secondo l' A., una tale diminu zione di virulenza da non p rodurre più sulla cute del coniglio le tipiche lesioni vacciniche. FLORIO.


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IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE GR.~F H. -

Sulla lesione primaria e l'incubazione della malattia dd sonno. (cc Arch.

fiir Schiffs und T rop_e n Hygiene >l, vol. 41, n. 2, pag. 213, 1937). La lesione primaria nella malattia del sonno è rappresentata da un processo reattivo della cute, simile ad un foruncolo, che però non produce pus e che appare subito dopo la puntura di una glossina infetta. Che questo accidente primario sia dovuto ai tripanosomi per se stessi e non ad una infiammazi.:>ne da puntura o ad un'infezione secondaria, è provato dal fatto che in sito si trovano un gran numero di tripanosomi, e che il trattamento con la Germanina fa subito scomparire la detta lesione. Secondo l'A. non vi può esser dubbio che la lesione primaria rappresenti la reazione dei tessuti ai tripanosomi, che si moltiplicano negli spazi linfatici per pa~sare poi djrettamente nelle ghiandole linfatiche viciniori. L'alta virulenza del parassita e la diminuita resistenza organica ddl' ospite favorisce lo sviluppo della lesione primaria; molto probabilmente l'infezione ematica ha luogo simultaneamente con la lesione iruziale; ma i parassiti s·l rinvengono in sito prima che nel fangue, dove è necessario attendere la loro abbondante moltiplicazione prima di poterli mettere in evidenza. Se il fenomeno della lesione primaria non ha attirato l'attenzione degli osservatori, ciò si deve al fatto che l'accidente iniziale, chiamato anche ulcera da inoculazione, molto spesso non riveste caratteri salienti e viene quindi trascurato nell'esame del malato; in questi ultimi tempi però da più parti è stato attirato l'interesse degli ~tudiosi su detto fenomeno. L'A. su otto casi di tripanosomiasi in Europei l'ha osservato sette volte, Zschucke l'ha constatato venti volte nelle regioni di Fernando Po, cd altre osservazioni del genere risulta che sono state fatte in diverse regioni dell'Africa. Nei casi ben manifesti l'ulcera da inoculazione consiste in una formazione a tipo di bottone duro, di color rosso scuro o violetto del diametro di circa to centimetri; i tessuti circostanti sono edematosi e molto sensibili alla pressione. L'effetto primario è sempre associato a sintomi generali gra vi, brividi, temperatura elevata, astenia, rapido deperimemo, g hiandole linfatiche ingorg:lte e dolenti. Quando la lesione primaria è poco sviluppata anche gli altri sintomi sono lievi; talvolta le lesioni primarie possono essere molteplici nel medesimo individuo. In rari casi può prendere l'aspetto di un'ecchimosi indolore o di una vasta zona purpurea. Il periodo d·incubazìone della malattia mostra variazioni considerevoli in rapporto alla virulenza dd parassita ed alla ~cnsibilità dell'ospite. In quei casi in cui la malattia insorge acutamente dopo l'infezione non vi è alcuna differenza fra quella determinata dal Tr. gambicnsc c quella del Tr. rhocbiense; ma sembra più frequente nella prima forma un pcriodo di latcnza più lungo. Nei casi che inizi:mo in forma acuta l'intervallo tra la puntura infe ttante c la compars::t dei tripanosomi in circolo è, negli Europei, di circa 10 giorni; ma quando la lesione primaria è molto pronunciata i tripanosomi si possono rinvenire nel sangue anche dopo sette giorni. Anche negli indigeni la malattia può insorgere acutam<:nte entro le due settimane circa dal momento della puntura ddia glossina. L'intervallo tra la puntura e l'insorgere dell'ulcera primaria fu in lln caso dell'A. di 5 giorni, cd in un altro caso di 3 giorni. Concludendo iJ Graf fa notare l'importanza diagnostica della lesione primaria e insiste sul fatto che i tripanosomi si rinvengono facilmente in essa come pure nelle ghiandole linfatiche viciniori, molto tempo prima che passino in circolo. Si tratta quindi di un metodo di diagnosi prt'coce, di cut è facile vedcrnc tutta l'importanza sia dal punto di vista tcrapeutico sia da quello profilattico. REITANO.


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E. - Sorgenti d'infezione e andamento stagionale della tularemia ndl'uomo. (« Public Health Reports ll, 1937, pag. 103).

fRANcis

La malattia che ha preso il nome dal distretto californiano, in cui per la pnma volta fu studiata e quindi denominata tularemia, si ossen·a in condizioni naturali, in oltre venti specie di animali selvatici, specialmente conigli selvatici e lepri. L'infezione è trasmessa all'uomo nelle manipolazioui che si compiono, senza aver cura di proteggere le mani, con le carni ed il ~angue di questi animali, o per il morso di insetti ematof:~gi che si sono precedentemente infettati succhiando il sangue degli animali serbatoi dd virus. La malattia è stata osservata in 46 degli U. S. A., in Giappone, in Russia, in ì\orvegia, nel Canadà, nella Svezia, In Austria. Negli U. S. A. sono stati segnalati, a partire dal 1924, 6174 casi di malattia nell'uomo, con 299 morti. Si pensa che in t:~luni stati del Nord America l' I % dei conigli e delle lepri viventi :~Ilo stato selvatico, sia infetto. In natura l'infezione viene trasmessa da animale ad anim:~le per mezzo di una zecca, H aemafhysalis leporis palustris, ed anche per il tramite di pidocchi c di pulci; quella zecca però non punge l'uomo e quindi è di scarsa importanza per l'epidemiologia umana. Nei conigli domestici l'infezione è sconosciuta, probabilmente perchè in essi non albergano le zecche. Sono esposti principalmente al pericolo di contrarre la malattia la gente di mercato, i cacciatori, le m:~ssaie, le cuoche. Generalmente il germe penetra. attraverso una piccola soluzione di continuo, ma può attraversare anche la cute intatta. Nell' Utah si osservò un'infezione massiva su tre nta contadini che lavoravano i campi a dorso nudo. La malattia può essere trasmessa all'uomo dngli scoiattoli, opossum, lupi, cani di prateria, skunks, dalle volpi, ecc. come pure anche dai gntti; si pensa che gli animali da preda riescano infettanti quando hanno divorato qualche :~ltro animale infetto. In tredici diversi istituti biologici di varì pae~i si sono verificati finora 41 casi di infezione di laboratorio. In cinque famiglie si wno ammalate venti persone di tularemia, con 12 casi di morte, a seguito di ingestione di carne di coniglio sch·atico non ben · cotta. Sembra che un'epidemia di 43 casi in Russia si debba attribuire all'uso dell'acqua di un pozzo inquinata da feci di ratti; ancora in Russia si c:~lcob che vi siano stati ben rooo casi di infezione in individui addetti alla caccia dei ratti d'acqun, dai quali si trag· gono delle buone pelli; in 68 ca~i il punto d'ingresso del germe è st:~to la congiuntiva. Le variazioni stngionali del numero dei casi di malattia negli U. S. A. si possono agevolmente spiegare pensando che la caccia ai conigli selvatici è permessa soltanto in dicembre, che il periodo di maggiore sviluppo e di attidtà delle zecche v:J dal mese di marzo al mese di luglio e quello delle mosche cavalline dal giugno al settembre. La dia· gnosi dell'infezione negli animali si fa, dopo 3-5 giorni dalla puntura dell'insetto ema. tofago, con la dimostrazione del B. tularense e del potere agglutinante del siero di sangue verso questo germe; i medesimi metodi batteriologici servono per accertare la diagnosi nell'uomo. l sintomi clinici più frequenti ad osservarsi ~ono: ulcera a bordi rigonfiati al punto d'ingresso de! germe specifico, adenite dei gangli linfatici viciniori, dopo tre giorni d'incubazione, febbre, sposs:nezza e tutti gli altri segni di un'infezione generale. La durata della malattia è, in genere, di tre settimane e l:~ convalescenza è sempre molto lunga. Segue di massimà un 'immunità duratura. Non si conoscono casi di trasmissione della malattia da uomo a uomo per cont:mo. La profilassi consiste nell'uso di guanti durante il maneggio di animali sospetti, nella disinfezione accurata di eventuali ferite, nella buona cottura delle carni di animali che potrebbero essere infetti, nella lotta con· tro i tafani e le zecche. Isolamento dei malati c disinfezione delle camere non sono necessan. REITANO.

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Giornale di mt'dici11a mi/ilare.


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MEDICINA INTERNA H . LwBNER. - Tubercolosi delle tonsille e malattie interne. (« Klinische Wochcnschrift >>, 29 mag~o 1937, n. 22).

La patolog1a tonsillare, in rapporto alla dottrina dell'infezioni focali così ricca di risultati ed ancora promettente, sia per la concezione patogenetica di molte affezioni, sia per le applicazioni nel campo terapeutico, è stata finora studiata unilateralmente, in quanto nelle malattie di orig1ne tonsillare sono stati dai medici internisti considerati solo i fattori coccosettici o coccoallergici. Poco si è valutata l'importanza delle affezioni tonsillari in rapporto alla malattia tubercolare, e ciò perchè sulle tonsille malate ed asportate mai sistematiche ricerche istologiche e batteriolog1che sono state condotte allo scopo di dimostrare, anche se l'esame macroscopico nulla faceva sospettare, lesioni di natura tubercolare. I risultati di tali ricerche da pochi AA. praticate, per quanto abbiano dato percentuali di positività per la tubercolosi diverse secondo il materiale esaminato e la tecnica seguita, sono nmavia per il medico internista motivo di serie considerazioni per la giusta interpretazione eti<rpatogenetica, oltre che per l'adeguata terapia, di forme morbose, che appaiono contemporaneamente o a distanza dalla malattia tonsillare. Una prima constatazione è che la tubercolosi tonsillare è molto più frequente di quanto comunemente si crede. Ancora, contrariamente a quanto avviene per l'infezioni stafilo- streptococciche, le tonsille nella gran maggioranza dci casi non rappresentano la prima tappa (porta d'entrata) dell'infezione tubercolare, ma una localizzazione secondaria di essa, cioè una rcinfezìone a mezzo dell'espettorato bacillare, o per via linfatica o, più frequentemente, per via sanguigna. A dimostrazione di queste concezioni generali l'A. dettagliatamente riferisce su due casi osservati nella clinica medica di Graz c da essi deduce, in concordanza alle osservazioni di altri AA., che alla tubercolosi tonsillare spetta un'importanza di primo piano nel quadro generale della malattia tubercolare, per le sue ripercussioni immediate o a distanza su altri organi. La prima osservazione riguarda una ragazza di 17 anni, ricoverata in cli nica in stato gravissimo, con febbre alta, che durava da settimane, e presentante al lato destro del collo un pacco di numerose ghiandole, della grandezza di una prugna, delimitabili c spostabili, che si estendevano fin sotto la clavicola. Si :.ospettò per lo stato generale una tubercolosi miliare, ma l'esame clinico e radiologico dell'apparato respiratorio dimostrò solo piccoli focolai di tubercolosi polmonare di antica data; si pensò allora per il reperto ghiandolare ad un granuloma maligno in fase terminale. Fenomeni di disfagi:~ in rapporto a tonsillite acuta, specie a destra, imposero la tonsillectomia. Seguì rapido miglioramento generale e dopo akuni mesi guarig1one. L'esame istologico, batteriologico e biolog1co delle tonsille e del pacchetto ghiandolare, asportato in secondo tempo, dimostrò in modo idealmente concordante la natura tubercolare della lesione. La localizzazione del bacillo di Koch nelle tonsille e success~ vamente nelle linfoghiandole cervicali destre era secondaria a focolai tubercolari latenti e riatti\'ati in seguito a raffreddamento. La \'ia di diffusione, come risultava dal succedersi dci fenomeni morbosi, dettagliatamente riportati, era da ritenere la ematogena. La seconda osservazione riguarda una ragazza di 22 anni, che, in seguito a tonsillite acuta decorrente con stato generale gra\·e, fu operata di tonsillectomia. Subito si ebbe pleurite sinistra e dopo 6 mesi pleurite destra, ambedue con versamento sieroematico e di natura tubercobre. Tubercolosi agli apici polmonari. L'esame delle tonsille asportate dimostrò lesioni tubercolari.


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Abbiamo quindi flogosi delle pleure di origine tonsillare. T ale constatazione è di notevole importanza sia per la parte dottrinale nosografica, sia per le pratiche deduzioni da es~a derivami. A questo punto l'A. per analogia pone la questione: se l'infiammazione molto frequente delle articclazioni in rapporto a malattia tonsillare (poliartrite acuta reumatica) non sia da riportare all'etiologia tubercolare come Reitter, Lòwenstein ed altri in quest'ultimi tempi hanno ritenuto. In effetti, se nel caso riferito ad una tonsillite di natura tubercolare è seguita una pleurite tubercolare bilaterale, nulla vieta di ammettere lo stesso processo per l'infiammazione delle sierosc articolari verilicantesi nelle stesse condizioni. Se ciò non è sufficien temente dimostrato, gli è che finora è mancato il sistematico esame istologico e batteriologico delle tonsille. Tale indagine quindi è indispensabile onde meglio lumeggiare nella loro essenza e patogenesi quadri morbosi coinci" denti o consecutivi a tonsiliiti. Il contributo portato dall'A. ai rapporti tra malattia tonsillare e tubercolosi è notetlole e merita da parte nostra la maggiore considerazione, specie per quanto riguarda !'acurtamento di lesioni tubercolm·i delle t01uille. Per la etio/ogÙl tubercolare della poliart1"Ùe acuta reumatica però è da osse1-vare che da LOwenstein, in base all'emocultura, essa già fu sostenuta. E nell'oscurità, che regna tuttora nell'etiologia della malattia, l'affermazione apparve suggestiva e, perchè no, anche terrificante. Ma l'osservazione clinic:l metodica, in base a precise 110zior.i d1 patologia generale, ha stabilito che durante un processo acuto da focolai tubercolari latenti possono esset·e immessi in circolo bacilli tubercolari, con l'emocultura dimostrabili, i quali nessun rapporto etio-patogenetico hanno con la malattia in quesiÌOtle. SotiO i bacilli di sortita, come felicemente li denominò E. Sergent. Essi, contrariamente a quelli di fissazione, sono eliminati per gli emunt01-i naturali dall'organismo, sul quale 11011 esplicano azione di sorta. o' ALESSANDRO.

CH.

AusERTI N,

R osERT- LÉvv,

P.

CAcAuLT.

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La dissociazione auricolo-ventricolare

nel corso della malattia reumatica. (« Paris médical ))' 1° maggio 1937, n. 18). Se nell'infezione reumatica ben note erano le lesioni cndocardiche e pericardiche, quelle miocardiche invece, per quanto precisamente dimostrate dalle ricerche istologiche di Aschoff e di T awara, in clinica talvolta sospettate nelle forme lievi ed affermate solo in quelle gravi, erano fino a poco tempo fa ritenute come poco frequenti, in quanto passavano inosservate. L'indagine elettr<Xardiografica, specie se in serie p~aticata, ha dimostrata la grande frequenza delle lesioni miocardiche nel corso del reumatismo articolare acuto, lesioni che talora decorrono silenziose, spesso con manifestazioni fruste e quindi non sempre rilevabili e prccisabili con l'esame clinico. Si è in conseguenza rilevata la particolare predilezione del virus reumatico per il sistema specifico del cuore, le cui lesioni, come l'elettrocardiografia dimostra, si traducono a seconda della loro entità, con depressione della conduzione auricolo- ventricolare, con dissociazione parziale, incompleta o totale. Frequentissima e quasi costante nella malattia di Bouillaud è la depressione, più rari sono gli altri disturbi, che però ricerche sistematiche recenti dimostrano discretamente frequenti. L"osservazione di due casi dagli AA. studiati elettr<Xardiograficamente (con esami in serie) ci porta a meglio stabilire tali disturbi di conduzione nella loro ctiopatogenesi, essenza e prognosi. Sulla scorta della casistica diligentemente studiata e raccolta nella letteratura si possono distinguere diversi blocchi di natura reumatica, e precisamente: una dissociazione parziale, intermittente sia irregolare, sia regolare, riu11ata, tipo Luciani- Wencke-


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bach; una dissociazione incompleta propriamente detta, la quale dalla precedente si di t ferenzia per la costanza del ritmo d 'interruzione; una dissociazione completa o blocco totale, per cui indipendenza tra le contrazioni auricolari c le ventricolari. Il ritmo ventricolare è qui di solito bradicardico, ma sono stati anche descritti casi con ritmo ventricolare di frequenza normale ed anche un po' tachicardico. Extrasistoli e fibrillazione auricolare possono complicare i disturbi di conduzione. Anzitutto sono da considerare le condizioni etiologiche ed evolutive del blocc(} reumatico. Il quale si può osservare al primo attacco della malattia reumatica, durante una crisi iterativa di essa; nelle forme gravi, come nelle fruste e larvate, oligo- od ab:Jr· ticolari, senza alcun segno rilevabile di lesione pericardica, endocardica ed anche miocardica; può infine manifestarsi durante la regressione della malattia. L'indagine elet· troc:~rdiografica sistematica dimostra che il blocco è preceduto da una depressione progressiva della conduzione: allargamento progressivo dello spazio P R. L'instabilità della dissociazione reumatica, onde l'alternarsi del ritmo dissociato e del ritmo sinus::~le, c la scomparsa del blocco con la regressione della crisi reumatica soni! caratteri peculiari dell'affezione: il blocco reumatico è pertanto transitorio. Se tale constatazione, non rimasta in verità senza obie1.ioni, comporta una pro-gnosi a distanza benig na, la letteratura tuttavia riporta osservazioni con accidenti sincopali da blocco completo, reumatico del cuore e 5 casi di Adamas • Stokes con esito letale. Non ben chiarita è la patogencsi della dissociazione auricolo- ven tricolare reum:nica. Se in alcuni casi i noduli di Aschoff sono stati dimostrati a livello del fascio di con· duzione, in altri si sono notate: solo alterazioni infiammatorie banali, in altri infine l'esame è risultato negativo. Quindi scarso aiuto ci dà l'indagine anatomica. E' ammesso però da tut'j che il vago ha un'azione depressiva sulla conducibilità atrio-ventricolare, onde un blocco reumatico pregresso può riapparire sotto l'eccitazion<' dd vago (osservazione di Mackenzie). E' nota ancora l'ipertonia vag~Ie nella malattia reumatica. Rilevasi pertanto come per la concorrenza del fattore miocardico e di quello vagotonico si possano esteriorizzare con sintomi di blocco alterazioni del fascio di conduzione. h i più che di lesioni definitive si tratta di alterazioni discrete, che si possono riparare, e spesso si riparono completamente, oppure di disturbi funzionali per impregnazione tossinica p:~sscggera da parte del virus reumatico. o' A LES5ANDRo.

TRAUMATOLOGIA JAROVLJEVIc V. e L rNo.ENscHMIDT M. - Sul trattamento delle fratture. (« Zentralblatt fur Chirurgie )), n. ro, marzo 1937- XV).

Il trattamento delle fratture, in conseguenza dello sviluppo dell'industria, dello slancio dell'attività edilizia ed a causa della quasi totale motorizzazione dei mezzi cdierni di comunicazione rappresenta uno dci problemi più attuali e della più considerevole importanza pratica nel campo della terapia chirurgica. Gli AA. hanno ritenuto perciò di fare cosa utile raccogliendo, in una pubblicazione, tutto il materiale relativo alle fratture da essi curate negli ultimi tre anni ed ordinandolo in un prospetto statistico nel quale è tenuto conto dell'età dei fratturati, del trattamento eseguito (riduzione manuale, trazione scheletrica, osteosintesi, ecc.) e dei risultati ottenuti. Scopo principale cui hanno mirato gli AA. nel trattamento curativo è stato il ripristino funzionale, ponendo invece, per così dire, quasi in seconda linea ia riduzione ideale delle fratture sebbene essi osservino che ad una ottima riduzione consegue per lo più un ottimo ripristino della funzione. Scnonchè, sempre a detta degli AA., esi~{ono


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STRA~!ERA

casi nei quali il voler ottenere .1 tutti costi una ridu zione ideale trae seco un difetto nella capacità fun zionale dovuto alla posizione, spesw non naturale, in cui si è stati costretti a fissare col bendaggio gessato la muscolatura e l'articolazione ddla parte interessata. Tali casi ricorrerebbero con grande frequenza nelle fratture periarticolari. I migliori successi funzionali che gli AA. hanno potuto conseguire dipenderebbero, secondo essi, dall'avere limitato gli interventi operatori ai soli casi di m::~ggiore gravità, applicando su larghissima scala il tratt::~m ento ortopedico. Le più freque nti cause dei difetti fun :z.ionali nel trattamento delle fratture sarehbero da imputarsi ad alterazioni anatomo-fisiologichc a carico della muscol:ttura. E, per ispiegare coteste alterazioni, gli AA. si intrattengono s ulle varie fasi evol utive del focolaio di frattura insistendo sulle alterazioni ddle parti molli ed in modo particolare sulle lesioni dei muscoli la cui rete vascolare, al pari di quella del periostio e del tessuto osseo, sarebbe gravemente compromessa dai traumi. Stabilita, a tal punto, una distinzione tra gli ematomi che si stabiliscono ndl'immcdiata prm:simità dei &ammcnti c quel li che si formano nella muscolatura circosr::mte essi ne descri vono le varie fasi evolutive di organizzazione con tendenza prev:tlcnte alla -:onnettivizza.zione, ma con possibilità di de\·iazioni, in qualche caso, nella direzione dell'osteogenesi con successiva comparsa del la cosidcua « miosite ossific:tnte >•. Alterazioni cosiffatte a carico dei muscoli possono ~t:tbilird, sempre secondo gli AA., tanto dopo un trattamento ortopedico quanto dopo un trattamento cruento. E Cjuali mezzi arti ad impedire tali deviazioni, in senso pawlogico, da parte dei processi che si svolgono io seno ai focolai di frattura rimarrebbero pur sempre, anzitutto il ri poso della parte lesa (nella posizione più com·eniente) c la precocità nella ri presa dei movimenti attivi. n massaggio invece verrebbe considerato sempre dannoso, wprattutto se effetruato troppo presto agendo esso precipuamente su quella stessa muscolatura che di solito è la più se-

riamente interessata fra le parti molli ~ovrastanti c circostanti alla fraltura. Nelle fratture, poi, le ossa subirebbero in primo luogo un intenso processo di iperemia (così come :tvviene nelle parti molli circostanti) che, st.-condo Lèriche, ra ppresenterebbe la fase inizi:tle di tutti i processi di ossificazione. Nel caw particolare delle fratwre l'iperemia costituirebbe la fase iniziale del callo osseo. Orbene se si pone mente al fatto che la causa della diminuzione fun zion:1 lc, dopo un<l frattura, risale tanto :JII'accomodamento della meùesima quanto anche alla c:voluzione e gu:Jrigione delle lesioni <1 carico delle parti molli ad essa circostanti, ne consegue appunto che non ci si dovrebbe preoccupare soltanto della riduzione e della consolidaz·ione dei fr::u nmcnti, bensì anche. dd reintegro del la muscolatura corrispondente alla regione colpita, tcnendola a riposo e rieducandola il più precocemente possibile con opportuni e gradu:tli movimenti attivi. Come g ià è sr.·no detto gli AA. hanno limitato gli interventi di riduzione cruenta 2 pochissimi casi e ne citano uno di « conquassatio femoris >> nel quale il trattamento è stato loro imposto dalla gravità stessa della lesione. In tutti gli altri casi di fratture complicate è sempre stato fatto almeno il tentativo di conservare l'estremità col pita prima di effettuarne la demolizione od altro. Nelle fratture del cranio (20 casi) è stato adottato un contegno diverso dal passato co!rastenersi il più possibile dagli interventi d'urgenza ed effettuando solamente quattro trapanazioni del cranio. Questo astensionismo sarebbe stato consigliato agli AA. dal rileva nte numero di fratture gravi dd cranio (con bradicardia accentuata, coma ed ipertermia) da essi osservate e guarite senza interventi chirurgici. Trattam enti di osteosintesi in fratture del co!lo del kmore sono stati effettuati in due casi ed im un terzo caso è stato pralicato l'infibulamento. Quest'ultimo caso è guanto meglio e prima dei due precedenti. A proposito di osteosintesi gli AA. si riferiscono brevemente ad una precedente loro comunicazione di 20 casi, trattati osteosinteticamente, per far rilevare che la vite adoperata non rimane al suo posto iniziale, mutando essa gradatamente la propria dire-


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zione obliqua in una posizione stmpre più orizzontale, e per constatare che di pari passo con questa modificazione della vite va l'accorciamento dell'arto. Accorciamento che sarebbe da imputare alla stazione eretta e, più ancora, alla deambulazione precoce, sebbene un accorciamento possa pure verificarsi in individui che non abbiano ancora preso a camminare Jopo la frattura: in questi ultimi casi l'accorciamento sarebbe allota spiegato con uno stato di contrattura dei muscoli. Oltre a fratture del collo del femore sono stati anche trattati, coll'inchiodamento, quattro casi di frattura del collo chirurgico dell'omero, in due dei quali è stata fatta l'artrotomia. T utti e quattro questi casi sono guariti completamente. Un caso di frattura intraarticolare della tibia, trattato coll'inchiodamento è guarito molto bene e così pure una frattura diafisaria del femore in cui è stato praticato l'infibubmcnto, ha conseguito ottimo wccrsso. Dell'ostcosintesi a mezzo di placche metalliche è stato fatto uso in 33 casi, in quattro dci quali (e cioè uno di frattura del femore, uno di frattura dell'omero, uno di pseudoartrosi dell'ayambraccio ed uno di frattura esposta dell'avambraccio) si è manifestata un'osteite suppurativa, come pure in un caw di frattura dell'olecrano nel quale l'osteosintesi era stata realizzata col filo metallico. Quale altra complicazione consecutiva ad osteosintesi gli AA. citano un caso di callo osseo difettoso in una frattura del femore ridotta e fissata a mezzo di placca meta!lica. Altre 33 fratture wno state trattate colla trnione schektrica applicata sul tallone (21 casi) e con l'estensione a meno d1 leucoplasto (12 casi) con esito anatomico e funzionale soddisfacente. Per quanto riguarda la frequenza e la mortalità, nelle fratture, dal prospetto statistico si rileva: che le fratture r icorrono colla massima frequenza tra il decimo cd il ventesimo anno d'età c che sono invece molto rare dopo i se~sant'anni; che la mortalità, al contrario, è più elevata dopo i sessanta anni. Quali cause di morte sono apparse, in 1 I casi, complicazioni meningocercbrali, in 3 casi processi settici generalizzati, in 2 casi marasma senile ed in 1 polmonite. Dei 512 casi trattati, complessivamente, sono morti in tutto 17, cioè il 3,4 %· Tutti gli altri casi, di cui non è fatto cenno esplicito, sono stati trattati coi comuni mezzi ortopedici e con risultati sempre ottimi. Fra le varie fratture sono ricorse colla massima frequenza quelle dell'avambraccio

e della gamba. A conclusione della loro esposizione gli AA. tornano ancora al fatto che soltanto in 33 casi essi sono stati costretti ad intervenire chirurgicamente (cioè nel 6,4 % dei casi) e precisamente in quei soli casi nei quali non era stato loro assolutamente possibile un trattamento ortopedico conservativo. In altre parole essi ritengono di avere cosl raggiunto lo scopo prcfissosi: quello di ripristinare la capacità funzionale e lavorativa nel maggior numero dci casi trattati, ivi com:presi pure alcuni molto complicati per i quali, a tutta prima, era potuto apparire Toro indispensabile un trattamento demolitivo o, comunque, cruento. G. G ALLETTO.

NEURO-PSICHIATRIA V. M. BuscAINo e G. Dr GucuELMo. - Mielitt brucdla.rc t terapia specifica. (« Rassegn:~ internazionale di Clinica '! Terapia )), vol. XVII, n. 23, 1936- XV). Gli AA. illustrano un raro caso clinico di mielite brucellare, in cui la diagnosi eziologica della lesione midollare non <:ra sospettabile, data la negatività delle reazioni specifiche (sitrodiagnosi, emocultura e sternomielocultura). Solo estendendo le ricerche al liquido cefalo-rachidiano - esa minato dal punto di vista immunitario - fu possibilr


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accertare l'eziologia brucellare dell'infermità, giarchè l'agglutinazione per la Brucella melitensis risultò positiva alla diiuizione di I: 350. Iniziato, subito dopo, un energico e prolungato trattamento specifico (costituito da iniezioni endovenose di vaccino antimelitense a dosi crescenti fino a 350 milioni di germi), la mielite andò gradatamente regredendo, finchè se ne ottenne la guarigione completa e definitiva. Benchè la localizzazione della brucella nel nevrasse costituisca un evento morbow assai raro, tuttavia l'osservazione dei due Clinici di Catania - interessante anche dal punto di vista del beneficio terapeutico - merita di essere sc~nalata, specialmente se consideriamo la diffusione della bruceilosi nelle guarnigioni sicule, e la possibilità che quivi si verifichi un qualche caso di ncuro-bruccllosi analogo a quello ora ricordato. CARLO RIZZO.

CL. VINCENT, M. DAvro e H . AsKENAsY. -

Sopra un metodo di trattamento degli ascessi subacuti e cronici degli emisferi cerebrali. (<( Jo urnal dc Chirurgie», t. IL, n. 1,

gennaio 1937). In questa pubblicazione, ricca di radiogrammi, schemi operatori, ecc., l'illustre neurochirurgo francese ed i suoi collaboratori si occupano esclusivamente di un particolare trattamento operatorio degli a~cessi cerebrali intraparenchimatosi non comunicanti coi ventricoli nè colle cavità aracnoidee. Il procedimento è, in sintesi, il seguente : larga breccia cranica, puntura esplorativa trans-durale per precisare la sede dell'ascesso e stabilire lo spessore e la consistenza delle sue pareti; se queste risultano sufficientemente solide si procede subito all'isolamento dell'ascesso ed alla sua ablazione in massa, evitando accuratamente di lcderne le pareti; poi - senza ricorrere ad alcun drenaggio - si richiude accuratamente la duramadre, si rimette in sito lo sportello osseo e si completa la sutura delle parti molli nel solito modo. Qualora, invece, la puntura cerebrale riveli che le pareti dell'ascesso sono ancora sottili e poco resistenti, ci si limiterà ad estrarre una buona quantità di pus, quindi , dopo elettrocoagulazione dell'orificio della puntura durale, si richiude regolarmente la breccia cranica (senza mai applicare drenaggi) c si sorveglia l'infermo attendendo che la parete ascessuale si sia sufficientemente ispessita. Ciò consente, attraverso al meccanismo della duplice decompressione (sportello osseo, aspirazione di pus) un sensibile miglioramento dd malato che renderà facile l'at tesa del consolidarsi della parete ascessuale. In secondo tempo l'ascesso verrà asportato in massa, nel modo sopra accennato. Il trattamento ora proposto è illustrato da un'interessante documentazione clinica. Sono cinque osservazioni che è impossibile riassumere e nelle quali - è fra l'altro ugualmente da ammirarsi l'abilità del chirurgo di fronte alle molteplici difficoltà incon-

trate e l'eccellenza dei risultati raggiunti. Gli AA. annunciano - chiudendo questo lavoro - altri capitoli non meno interessanti, concernenti la chirurgia degli ascessi cerebrali cronici e le cause dei rari iosuc· cessi constatati con i nuovi metodi proposti. CARLO R1zzo.

OFTALMOLOGIA SMALTINo M i cHELE. - Contributo alla conoscenza dtUe degenerazioni corneali nel tracoma. ( <( Boli. d'oculistica », gennaio 1937 - XV). T ra le varie forme di degenerazioni corneali che si osservano nd tracoma merita speciale considerazione quella ialino - amiloide messa in evidenza recentemente per opera di autori italiani. Essa è rappresentata da un focolaio grigio- giallastro, generalmente al limbus superiore, e che si estende lentamente ad invadere la cornea.


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E' da mettersi in evidenza che se la porzione degenerata viene asportata, tende generalmente a riprodursi. L'A. espone assai dettag!iatnmente cinque casi clinici di questa degenerazione, dci quali quattro in soggetti tracomatosi ed uno in individuo indenne da tracoma; l'esposizione è corredata da i ntcressanti reperti i sto- p:nologici e da bellissime figure. L'A. stima rara l'osservazione di questa tipica degenerazione nei tracomatosi ed ammette invece che possa s\·olgersi oltrechè in occhi con complicanze corneali tracomatose anche in occhi con cornee precedentemente colpite da altri proce~si flogistici. Per molti caratteri questa affezione corneale può paragonarsi alla degenerazione ialina e ialino- amiloide della congiuntiva. Circa l'etiologia l'A. riconosce che essa resta tuttora avvolta nell'oscurità ma, a m1o parere, non è da escludere che a fattori locali (flogosi corneale) si assocmo fattori generali. T ESTA. AuQuò- MAzzEI A. - Tracoma ed affezioni delle vie lacrimali di deflusso. di Otto!. e Clinica Oculistica )), gennaio 1937-XV).

(« Annali,

Riferite le idee dei vari AA. che hanno ammesso che il tracoma passi dalla congiuntiva ai canalicoli lacrimali e poi al sacco lacrimale, l'A. sulla scorta di numerose osservazioni cliniche di tracoma nei suoi vari stadi non ha trovato il corrispettivo di alternioni, clinicamente rilevabili, delle vie di scarico delle lacrime. Ma egli giustamente non si è accontentato della sola osservazione clinica ed ha eseguito l'esame anatomo-patologito di sedici casi di dacriocistite associata a tracoma. Solo in tre dci sedici casi l'A. h:. potuto rilevare la presenza di follicoli, i qual'1 però si riscontrano sovente anche ncll<: comuni dacriocistiti. Per tutto il resto l'aspetto istologico dei s:~cchi lacrimali era del tutto simile a quello che si riscontra ordinariamente nella maggior parte delle dacriocistiti datanti da un certo tempo. I n seguito a ciò l'A. ha potuto concludere che la diffusione del processo tracomatoso dalla congiuntiva alla mucosa del sacco lacrimale debba essere considerata come una evenienza non molto frequente. T ESTA.

CHIMICA

v. V!LuvEccHIA. - Trattato di chimica analHica applicata - Metodi e norme ~r t•esame chimico ed il controllo dei principali prodotti industriali ed alimentari. T erza edizione, volume II. (Ulrico Hocpli, editore, Milano 1937- XV. L. Il)). Nel fascicolo del luglio 1936- XIV di qursto Giornale, presentai il primo volume del <<Trattato )) Jel Villavecchia; ed ora è venuto alla luce il secondo sicchè l'opera ha potuto completarsi proprio pochi giorni prima che l'illustre A. chiudesse gli occhi per sempre a questa vita che gli dispemò molte morali soddisfazioni per il suo lavoro diuturno e sempre più perfetto nel campo della chimica e, più particolarmente, in quello dell'analisi applic<Jta all'esame dci vari' prodotti industriali ed alimentari. Questo secondo volume della terza edizione del u Trattato )) del Villavecchia è edito da Hoepli nella solita nitida veste tip(lgrafìca; è aggiornato ed ampliato, ma sempre con quel senso pratico che distinsero l'A., sicchè il volume risulta, come il primo, di faci le consultazione per i quotidiani lavori di laboratorio. Questo volume è suddiviso in dicianno,·e Capitoli : nel primo di essi sono ancora tratt.lte le << Farine, Amidi e prodotti derivati)) con un respiro più vasto per quanto


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ha riguardo alle farine propriamente dette. Il Capitolo II ha per argomento gli « Zuccheri e prodotti che ne contengono >> ed è interessante che il Villavecchia nella determinazione volumetrica degli zuccheri col liquido di Fehling abbia incluso il metodo Lane ed Eynon (Journ Soc. Chem. Industry, 1923, pag. 32) nel quale viene usatò com~ indicatore il bleu di metilenc, metodo fondato sulla proprietà che ha questo colorante di decolorarsi all'ebollizione in presenza di uno zucchero riducente in soluzione alcalina. Della << Birra » tratta il Capitolo III mentre nel ~uccessi,·o è più sviluppata tutta la parte sul << Vino». Il Capitolo V è dedicato agli «Spiriti e liquori » e tanto i metodi generali che la parte speciale risultano più completi. Il Capitolo VI, che nella edizione precedente nel 1922 era destinato alla « Carne e suoi derivati >> qui, invece, ha per argomento gli « Alimenti nervi n i e condimenti » ; così il caffè, tè, ma tè, cacao, cioccolata, le spezie, cannella, zafferano, chiodi. di garofano, il pepe e le conserve di pomodoro hanno una trattazione più estesa e particolare. La «Carne e suoi preparati », invece. formano oggetto del Capitolo VII e ncll'Vlll figurano il «Latte e suoi derivati >> mentre nel seguente Capitolo IX si tratt.:1 delle «Sostanze grasse >> e vi è parecchio aumentata la parte speciale in cui si ha un riferimento più esteso agli olii vegetali. Dei « Prodotti industriali della lavorazione delle materie grasse >> si occupa il Capitolo X e nel successivo si dettano i saggi da farsi sugli « Olii essenziali ». La << Trementina e suoi prodotti » sono trattati nel Capitolo XII mentre il Capitolo XIII svolge quanto ha riguardo con le «Vernici », ed il Capitolo X IV si occupa della « Gomma elastica e guttaperca », ed il Capitolo XV dei « Prodotti tannici ». Nel Capitolo XVI dedicato agli <l Inchiostri ))' vengono trattati separatamente, e, quindi, con maggiori dettagli, gli inchiostri da scrivere e disegnare, quelli da stampa, e gli inchiostri vari. Argomento del Capitolo XVII è il «Cuoio )>; del successivo Capitolo XVIII, invece, sono le « Sostanze coloranti organiche » che hanno ricevuto uno svolgimento più largo. Uno dei capitoli più importanti è il XIX, che è anche l'ultimo del volume. Esso tratta delle « Fibre tessili, filati, tessuti )>, tema interessantissimo per noi italiani che il doloroso, se anche vittorioso, esperimento sanzionistico ha messo decisamente alla ricerca della autarchia nazionale Seguono 28 tavole fuori testo, oltre le 173 illustrazioni e le 91 tabelle comprese nel volume; fra quelle tavole ve ne sono alcune, nuove e di attualità quali, ad esempio, quelle riproducenti la fibra artificiale dell'acetilcellulosa, la fibra artificiale cuproammoniacale, e la fibra alla caseina (Lanital).

R. CURATOLO.

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI {Dal verbali pen enutl alla Direzione Generale di Sanità militare nel luglio 1937-XV)

AN ZIO (Campo san. clim. milit.)

+ Primo capitano medico GuouELMO SrNIBALDI :

La me-ningite tubercolare. L'O. dopo aver tratteggiato il quadro della M. T . si sofferma sulle varie modalità patogenetiche, non escludendo la possibilità che la infezione della meninge possa, in determinati casi, verificarsi anche per contiguità da una vicina carie ossea tbc. Mette in rapporto la varia sintomatologia con i differenti quadri anatom<rpatologici e tratta in ultimo della meningite a placche mettendone in rilievo le particolarità anatom<rpatologiche, il decorso, e la possibilità della guarigione clinica.

+ Sottotenente medico VITTORIO BArocco: Le complicazioni del pneumotorace e loro cura. L'O. passa in rassegna tutte le eventuali complicazioni del pneumotorace terapeutico, ne discute le possibili cause, indicandone la cura. Si sofferma maggiormente sulla perforazione polmonare che pure non è troppo .érequente, ma parla con particolare insistenza delle pleuriti pneumotoraciche, data la ioro frequenza nei malati in pneumotorace terapeutico (6o- 25 %). Conclude sostenendo la quasi trascurabilità delle complicazioni in relazione alla grande importanza del pneumotorace come mezzo di cura della tubercolosi polmonare.

LIVORNO

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+ Maggiore medico GIUSEPPE RtcHI: Un caso di linfogranulomatosi maligna.

L'O. ha parlato di un caso di linfogranulomatosi maligna (morbo di Hodgkin) capitato alla sua osservazione nel Reparto Chirurgico ch'egli di rige. Si è iniziato con un granuloma del ganglio del Cloquet simulando, per turbe circolatorie, una flebite dell"arto inferiore sinistro. Si è avuta in seguito una granulomatosi generalizzata alle ghiandole retroperitonali, mesenteriche e mediastiniche, con rapidissima diffusione, tanto che in appena un mese il paziente è venuto a morte per compressione sui visceri toracici, esercitata dalle enormi masse granulomatose sviluppatesi dai gangli peribronchiali e diffusesi al polmone destro, invadcndolo fino alla corticale, con versamento sier<rematico da cortico-pleurite. Colpito pure il tessuto linfoidc del fegato e della milza. La formula leucocitaria non ha dato che un notevole aumento dei linfociti. L'O. ha parlato quindi dell'eziologia c patogenesi del morbo di Hodgkin, addentrandosi in quell'oscuro capitolo della patologia riguardante le pseudoleucemic, i tumori gigantocell ulari e le grandi malattie infettive a carattere cronico, cercando di stabilire dci punti di contatto &a queste diverse entità nowlogiche. Ha parlato della diagnosi differenziale colla forma prettamente tubercolare c col linfosarcoma, della prognosi e della cura, se di cura si può parlare.


CONFERENZE

E

DIMOSTRAZIONI

CUNICHE

NEGLI

OSPED:\Ll

MILITARI

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T ORINO + Prof. MARIO PioLTI: Isterismo ed epilessia.

L'O. messa in rilievo l'importanza medic<rlegale del differenziare l'accesso convul· sivo epilettico da quello isterico, afferma che sen·ono allo scopo, meglio che non i carat· teri dell'accesso in atto, i concenti generali che valgono a far classificare le due affezioni in due categorie morbose del tutto differenti e fra loro lontanissime. Illustra per sommi capi il carattere sindromico dell'epilessia, l'etiologia e la pat<r genesi della sindrome stessa, negando la legittimir3 della distinzione fra l'epilessia cosidetta essenziale e l'epilessia sintomatica, affermando la natura organica ed acquisita della sindrome epilettica. Descrive quindi il mecc:1n ismo che determina l'accesso, sof· fermandosi sul fenomeno della coscienza e sulla p:Jtologia, illustra la clinica dell'accesso epilettico nei suoi aspetti classici ed atipici, i fenomeni psichici di equi\"alem.a. Nella trattazione dell'isterismo, mette in rilie\"O, in opposizione con la sindrome epilettica, il carattere di malattia dell'affezione, meglio, di anomalia congenita, degenerativa, familiare, che si compendia in una caratteristica mt>ntalità isterica, somma e risultato di particolarità funzionali morbo:;e impre~te in ogni struttura nervosa de ll 'in· dividuo. Affermata la natura strettamente psichica dell'affezione, e fatta un'analisi critica di certe teorie patogenetiche psicologizzanti ad oltranza, individua i caratteri fondamentali della anomalia isterica e ne chiarisce il valore nel determinismo dell'accesso. Illustra infine la sintomatologia dell'accesso isterico, contrapponendola punto per punto a quella del, !"accesso epilettico e trattando della possibilità di simulazione. Conclude col negare la legittimità nosografica della cosidetta ister<repilcssia.

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TRIESTE • Maggiore FEDERICO BucLrARELLO: '' mesen~um commune >l.

Un caso di eterotassi totale con

L'O. presenta ed illustra, con ricca documen tazione radiografica, un caso di eterotassi totale con mesentmum commune. Premessi brevi cenni storici e la classificazione dcll'etuotassi in totale pura, totale mista, parziale toracica o addominale, segmemeria addominale, tratta delle ipotesi\ etiologiche, della teratogenesi, della fisiologia, della patologia, della clinica, dei pr<r blemi medico-legali connessi alla speciale anomala disposizione viscerale. L'O. conclude dicendo che l'eterotassi totale pura è sempre compatibile con il servizio militare; negli altri casi il provvedimento medico· legale dovrà essere variOt (idoneità, servizio condizionato, non idoneità) in rapporto alla entità magg iore o minore delle t urbe funzionali legate alle particolari deviazioni anatomiche dei varii casi; che non si deve mai trascurare di procedere ad u.n esame minuto della cavità sottodiaframmatica, se la radioscopia ha svelato o confermato un situs inversus toracico, specie quando il soggetto allega turbe gastrointestinali; che ogni eterotassico in genere, ogni portatore di mesenterium commune dcv' essere prevenuto dell'anomala topografia dei propri organi interni e dev'essere messo in grado di document:Jr!o al medico in caso di insorgenza di affezioni o complicazioni, talvolta gravi (processi occlusivi ed infiam· matori); che nei militari non bisognerebbe trascurare di annotare il fatto nel libretto personale ed anche, possibilmente, sulla tesserina militare (piastrine di riconoscimento).

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RIVISTE MEDICHE MILITARI Bulletin International des Services de Santé des Armées dt terre, de mtt et dt l'air. - Pubblicato dall' u OEfice lntcrnational de Documentation de Médecine Militaire ». Liegi (Belgio). N . 6, giugno 1937.

Capitunovicì: Alcune ossen·az.wnt sui principf e mezzi di sgombero in una divisione. in combattimento, secondo l"esperienza della gr:~nde guerra. Commissione medico-giuridica: La lotta per la protezione delle popolazioni e le convenzioni uma nitarie. Rivista internazionale. Ufficio intemazionale di Documentaz ione di medicina militare: Schede biblicr grofiche. Riviste mediche milit:Jri. Bibliografia medica militare.

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Revista dt la Sanidad Militar. -

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m ~•gg io 1937·

Lagomarsino: A proposito dd le fratture gravi del calcagno. Pasqua/in i: Considerazioni w un caso di diabete insipido. de Vedia: La scabbia ncì!'esercito. Schiuvont:' e lt01z: La reazione di Bordct-Wassermann nella porztone non prectpt· tabile del siero trattato con l'acido cloridrico.

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Revista de Medicina Militar. -

Directoria de Saùdc da Guerra, Rua Moncovo Filho, 34· Rio de Janeiro. Fase. 1, gennaio-marzo 1937.

T. O.: Voto di merito della Commissione per l'avan7.amento nell'esercito. A :evcdo Camara: Trattamento delle affcz.ioni da stafìlococco con l'anatossina. Puiva Confa/ves : Il tr:Jcoma e 1:! sua diagnosi clinica. Vil/as-Boas: Un caso di mal perforante palmare in un lebbroso. Leitào: L'importanza medico-militare dci paramorfìsmi e delle disrafie. de Castro Caiado: La Riserva del Corpo Sanit.1rio. . FRANCIA.

Revue du Service de Santé Militaire. -

Direzione del servtz1o di sanità, Ministero della Guerra, Pa rigi. Fase. VI, giugno I937·

le fJourdelll:s : La coltura del \'irus ienncriano c sue applicazioni vaccinali. Guibert e Lapeyre : Saggio di trattamento delle forme gravi di morbillo con stero di convalescenti. Lemmre: Le rcnioni sicrologiche della sifilide . Scelta necessaria di parecchi metodi di di ve rsi tipi. Goundle e Raoul: La disinfestazio ne con la cloropicrina. Studio critico del metodo nell'ambiente militare.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

905

GERMANIA.

Dtr Dtutscht MUitarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Mcdizinischen Referantenblatter, Berlino W 9, Linkstr_ 23-24. Fase. VI, giugno '937·

Brandi: Un nuovo apparecchio uni\'ersalc di distensione. Fuchsb~rger: Il problema dei casi di morte per embolia dopo il trattamento delle varici. Grasreiner: L'avvelenamento cronico da ossido di carbonio. Weidner : Contributo alle ricerche sull'azione di assorbimenro dd solfuro di etile biclorurato (Croce gialla). Stremptd: Il trattamento della blenorragia nei militari, con speciale riguardo ali:t cura abortiva e alla profil:tssi. Hoftmann: Il contributo tedesco alla lotta contro la febbre gialla. Degenhardt: Il simbolo della bacchetta di Esculapio. POLONIA.

Ltkarz Wofkowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Ccntrum Wyzskolcnia; Sanit. Gornoslaska, Varsavia. N . 9, 1° maggio '9.37·

Millak: L'influenza della marcia a cavallo nel soldato. Marynotvski: L'esame del sangue dei malati collocati nell'aria di montagna artificiale (cotztinuazione). Bornsztajn: Sulla terapia dt'lle malattie nervose organiche. Zalewsky: Seconda osservazione di radiodermire guarita con la trasfusione Jcl sangue. Szwarc: L'istruzione sulla idoneità al servizio militare concernente l'apparato visivo e l'organizzazione moderna nell'esercito. N. 10,

15 maggw

'937·

Kapuscinski: La psoriasi e la sua cura. Telatycki : Sulla reazione di Weltmann. Marynowski : L'esame del sangue dei malati collocati nell 'aria di montagna artificiale (continuazione ~ fine). STATI UNITI.

Tht Mllitary Surgcon. -

Army Medicai Museum and Library. Washington. Vol. LXXX.

N. 6, giugno 1937.

Cumming: T ipo di tecnica per l'esame batteriologico degli utensili da ta\"Oia. Gi/lespie: Endocardite gonococcica. Ramon: Una grave ferita della facc.ia da colpo di fucile. Leedham: Un metodo di lotta contro le zanzare. Makel: Lo shock. Dawson: Appendicite consecutiva a tonsilliti ed affezioni respiratorie. Armstrong: La determinazione della normale pressione del sangue e della frequenza del polso nella pratica degli accertamenti fisici.


I?IVISTI·

MEDICHE MILITARI

TURCHIA.

Askeri Sihhiye Mecmuasi. -

Ri1·ista trimestrale di sanità militare dell'esercito turco, edita dall' Ispettorato di sanità (Stamperia della sanità militare, Costantinopoli). N. 19• 1937.

Sirri Alich: La guerra e la chirurgia. Resat Ali Ulug: Le emorragie negli interventi sulla tonsilla; loro varietà, tempi di apparizione, cura e profilassi. Siireyya Tanay: Il reumatismo acuto essenziale (reumatismo infettivo, specifico) e sua anatomia patologica. Razi H. Maner: L'esame batteriologico dci grassi nell'esercito e l'importanza dci grassi nella trasmissione della febbre tifoide. lzzct Biraud: E morragie e trasfusioni.


NOTIZIE Ubcre docenze. Con decreto del 3 luglio c. a. del Ministero dell'Educazione Nazionale è st:lt:J conferita l'abilitazione alla libera docenza per l'Igiene ai maggiori medici in s. p. e. Raffaele CoNFALONE c Filippo MAssA, già igienisti presso le truppe operanti sui due fronti della .guerra etiopica. Agli egregi colleghi le nostre cordiali felicitazioni.

Promozioni per meriti eccezionali. Il primo capitano medico di complemento Giuseppe VITALI e il capitano medico del ruolo speciale prof. Tommaso LucHERINI, entrambi in servizio presso la Commissione Medica Superiore per le pensioni di guerra, sono stati promossi maggiori per meriti eccezionali, con le seguenti motivazioni: Primo capitano medico Vitali: In pace e in guerra dimostrò distinte doti organiz-

zative, spiccata competenza teCTiico-professi011ale e intelligt>nte attività. Capitano da/ 1917. (Boli. Uff. 15 luglio c. a.). Capitano medico pro f. Lucherini: U f ficia/e medico nella grande guerra, decorato al

valore. Ndla vita civile distmtosi per dottrina e per spiccate qualità direttive e m·ga11izzative. Primario negli ospedali civili di Roma. (Boli. Uff. 19 agosto c. a.).

Bollettino dd Corpo sanitario militare. Ufficiali medici. MAGGIORI. GuARALDI Carlo, ospedale militare Bologna. -

Direzione sanità militare Bologna.

PRIMI CAPITANI. RINALDI Orazio, ospedale militare Caserta. - 15° fant. BERTONE Giuseppe, 15° fant. - Ospedale militare Caserta. GucuELMINO Lucio, 1° corpo armata in A. O. l. R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 20 giugno 1936-XIV. CAPITANI. F ILIBECK Giuseppe, trattenuto in servizio limitato ospedale militare Roma. - In data 17 maggio 1937-XV, cessa da tale posizione perchè idoneo aJ servizio militare incondizionato. TENENTI INCARICATI DEL CRADO DI CAPITANO. GARCIA Giovanni, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 25• art. div. fant. cessando come sopra dal 25 settetrnbre 1937-XV. TENENTI. ScAGLIONE Francesco, distretto Roma I. - In data 1° maggio 1937-XV, è dispensato a domanda dal servizio permanente e dalla stessa data è iscritto, col proprio grado c con la propria anzianità (22 luglio 1932-X), nel ruolo degli ufficiali di complementot del corpo stesso.


NOTIZIE

RINALDI Antonio. go fant. - 31° fant. Au.occlllo Achi lle, 25° art. òiv. fant. - go fant. Pr.l\em•o Vincenzo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Capua. Cessando come sopra dal 5 luglio 1937-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 40', 22 luglio 1937-XV.

Pirotecnico R. esercito

*

Ufficiali medici.

MA<.:GIOI\1 Gl:::-iERALI. MARENGO Lorenzo. - ln data 1° luglio 1937-XV è collocato fuori quadro, per limite di comando, cd è comand:no presso il ministero delle finanze. MA!ìTOGLIO F erdinando. - in d:1ta 1° luglio 1937-XV è collocato fuori quadro, per limite di comando, continuando nella carica dì ispettore di ~anità militare per la zona di Roma. SANTA-MARIA Alberto. - In data 1° luglio 1937-XV è collocato fuori quadro ~r limite di comando, continuando ntlla carica di presidente del collegio medico legale. ZAI'UTI'INt Primo. - In data 1" luglio 1937-XV è collocato fuori quadro, per limite di com:~ndo, continuando nella carica Ji ispettore di sanità militare per la zona di Napoli. Bwr.1 Maurizio. In data 1° luglio 1937-XV, è collocato fuori quadro, per limite di comando. Dalla predetta data è còmandato presso il ministero dell'Africa Italiana. MAGGIORI .PRO~IOSSI TEI'E:--'Tl COLONNELLI. Con anzianità 1I giugno 1937-XV: PlvETTl

Francesco, direzione s:lnità milit:.re della Sicilin. -

Come contro.

PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 11 giugno 1937-XV. C IODARO Raffaello, ospedale militare Napoli. - Come contro. Con anzianità 12 giugno 1937-XV. FEDELE Pasquale, distretto Milano. - Ospedale militare Milano.

CAPITANI. htPALLO~tENI Rosario, ospedale militare Roma. In data 8 gennaio 1937-XV cessa di essere comandaro presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo truppe coloniali Libia. LEO Giacomo, ospedale militare Palermo. - In data 18 gennaio 1937-XV cessa di essere com:JntlatG presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo truppe coloniali Libia.

TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. Dal/'u giug110 1937-XV. CoRI Giovanni, 22 fant. - Come contro. Dal 12 giugno 1937-XV. CAVALIERE Gino, A.O.l. Somalia. - Come contro. SALSANO Pietro, R. corpo truppe coloniali Eritrea. sopra da l 1° agosto 1937-XV.

35° fant. cessando come


NOTIZI E

TENENTI. MoNTAINA Guido, 8" art. arm. - In data 22 febbraio 1937-XV cessa di essere eumandato presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo truppe coloni:1li Eritrea. DE LIPSIS Fortunato, legione CC. RR. Lazio. - In data 4 aprile 1937-XV cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Iwli:wa per rit:ntro dal R. corpo truppe coloniali Libia. MIRENGHI Ugo, R. corpo truppe coloni:1li Eritrea. - in data 22 luglio 1936-XIV comandato quale disponibile per il ministero dell'Africa Italiana c destinato come sopra.

V/fidali chimici farmacùti. MAGGIORI. BRAccio Giovanni, A. O . l. Eritrea. - Ospedale militare Perugia . Dal Bollettino ufficiale, disp. 41•, 29 luglio 1937-XV .

*

Ufficiali medici. CoLONNELLI. ZAFFIRO Antonino, mm1stero guerra ( membro colltgio mcd. legale). In data 1° luglio 1937-XV collocato fuori quadro con anzi:mità 5 gennaio 1932-X, ai sensi degli artlcoli 25 e 85 del R. decreto-legge 14 giugno 1937-XV, n. 944· Continua come sopra.

I seguenti colonnelli sono collocati fuori quadro d:tl 1° luglio 1937-XV, con anziamta per ciascuno indicata ai sensi degli art .. 25 c 85 del R. Decreto - legge 14 giugno 1937-XV, n. 944: Con anzianità 1 maggto 1932-X: MoNTANARI Attilio, direttore sanità militare corpo a rmata T orino. -

Come contro.

Con anzianità 16 dicembre 1932-XI: BARILE Felice, direttore sanità militare corpo armata Palermo. -

Come contro.

Con anzianità x febbraio 1933-XI: SuRDI Domenico, direttore sanità militare corpo armata Milano. -

Come contro.

Con anzianità 16 aplile 1933-XI : BALLA Alberto, ministero :Jcronautica. Come contro. Con anzianità 15 agosto 1933-XI: DEtoGU Gino, ministero guerra (incaricato funzioni direttore capo divisione). Come sopra. Con anzianità 20 settembre 1934-XII: GAIOTTINO Carlo, mm1stero finanze (presidente commissione medica pensioni guerr a Livorno). - Come sopra. MAGGIORI, AMBROSJ Luigi, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Ln data 12 nove mbre 1936-XV comandato quale disponibile per il ministero dell'Africa I taliana perchè trasferito come sopra. MAsTRANTONIO Vincenzo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Ancona, cessando come sopra dal 27 giugno 1937-XV. 8 -

r;iornal~ di medici11a militar~.


NOTIZIE

910

PRIMI CAPITANI. AR.\Cill Antonio, ospednlc mdit:~rc Firenze, trattenuto in serviZIO limitato. In data r3 maggio 1937-XV cess3 Ù3 tale posizione pere h.! idoneo al ~ervizìo rnilitareo incondizionato. PA1TJ Giuseppe, direzione sanità m i lit:~re corpo :lrmata Bolzano. - In data 13 marzo 1937-XV cessa di essere comandato presso il ministero delrAfrica ltali:tna, per rientro dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. CAPITMd. I seguenti capitani cessano di essere comandati presso il miniStero dell' Afric::t Italiana per il ricn tro dal R. corpo truppe coloniali rispettivamente indicato: Pm~tou Giuseppe, ospetble miiitare Roma. - Dal 23 gennaio 1937-XV (Somalia). MAssAitA Gaetano, 1° art. :Jrm . - Dal 2 marzo 1937-XV (Libia). AN>~AilU~I M A Ermanno, w" sezione ~:mid militare « Sah::JUda ». R. cor po truppe coloniali Eritrea, dal I3 diccmhre 1936-XV. T ENENTI. SALVATOltE Francesco, 3" art. div. fant. - In data I4 aprile 1937-XV cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo tr u ppe coloniali Somalia. MATTE! Federico, Cavali. « Alessandria )), trattenuto in servizio limitato. - In d:~ t:~ 21 aprile I937-XV cessa dalla predetta posizione perchl: idoneo al servizio militare incondizionato. Ufficiali chimici farm acisti. TENENTI. I seguenti tenenti cessano dalla data a fianco di ciascuno segnata di essere comandati presso il ministero dell 'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo .truppe colo niali dell'Eritrea. CoLELLA Vittoriano, (ora incaricato del grado di capitano) istituto chimico farmaceutico militare. - Dal 15 luglio 1937-XV. VICARI Carmelo, istituto chimico farm. militare. - Dal 6 maggio 1937-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 43a, 5 agosto 1937-XV.

Ricompense al valor militare. 1

MEI>AGLIA D ARGENTO AL VALOR MILITARE, O n. Giuseppe MAGG IO, primo capitano medico: « Ufficiale medico di r:ou1 C<lpaclttl e coraggio prendeva parte, volontm·iamente, ad azioni di combattimento. Nell'eserciz io delle sue fun zioni in prima lin ea veniz,a gravemente ferito. Quantunque conscio del pe· ,-h·olo di vita in cui versava, non aveva altro pensiero che per l'az ione, per la vittoria della Patria. per il Re e per il Duce, dando m.agnifico esempio di eroismo e di stoiat fierez za l> . Uadarà, 19 febbraio 1936-XlV.

Onorificenze. Onorificenze concesse su proposta di S. E. il Capo del Governo c Ministro d ell:t Guerra in occasione della cessazione dal servizio. Ot·dine della Corona d'Italia. Ufficiale: tenente colonnello medico CAMILLO BATTISTI Nl, pnmo capitano chimico farmaci sta B IAG IO CmoFALO.


NOTIZIE

Avanzamento degli ufficiali del Corpo sanitario in s. p. e. Secondo disposizioni contenute nella circolare n. 496, Giornale militare, 20 luglio c. a., a norma dell'art. 83 del H. decreto-legge 16 giugno 1937-XV, n. 944, che aggiorna la legge 7 giugno 1934-XII, n. 899, sull'avanzamento degli UJfficiali dd R. esercito, e successive modificazioni, i seguenti ufficiali dd Corpo Sanitario in S. P. E. debbono essere presi in esame pc:r l'iscrizione sui quadri di avanzamento ad anzianità od a scelta ordinaria per l'anno 1937. In applicazione del citato art. 83 non dovranno essere rinnovati, perchè validi a tutti gli effetti i documenti di avanzamento compilari anteriormente al 1° luglio 1937 nei riguardi degli ufficiali preti in esame per !"iscrizione sui quadri di avanzamento dell'anno 1937·38. Medici.

Tenenti colonnelli: INGRAVALLE Alfredo; MAs~ER:\NO Giulio; PELLEGR~NJ Francesco; BRUNI N icola; GERMINO Alfredo; ROMBY Paolo; LovAGl.IO Rocco Roberto; CAMo· kJANO Pietro; SrNGLITJCO Giuseppe; OccERO Cc~are; DE BcRI'AtmrNrs Virsinio; Cr~E­ SPELLANJ Carlo. Maggiori: DAL CoLLo Augusto; CERNIGLIA Domenico; ARGENTINA Giov. Battista; VAIOLA Nazzareno; DrsTEfA!\"0 Giuseppe; GALLO Arturo; DoNAOEO Vittorio; CEI Isidoro; SuNSERI Giuseppe; ScANAVJNO Zefferino; CARLUCCI Raffaele; CAsErTA Cesare; ANGELJNJ Antonio; DE CESARE Vincenzo; AROMANDO A ngelo; FoLENA Umberto; Dr PALMA Vincenzo; ScARPIERt Cesare; BINI Domenico; GIGLIO Rocco; PAssr:RA Tancrcdi; MAIMONE Dogalino; CRrSTINI Alfredo. Primi capitani: DE HrERONIMJS Ruggero; TEDESCHI Nicob; RomNÒ Nicola; fF.R· RALORO Giuseppe; LoRIA Giovanni; BARNABA Leonardo; PAVONE Giuseppe; PAGNOTTA Umberto; ALBERTJ Ettore; ToRRE Salvatore; Cor.A Francesco; lANNrzzorro Antonio; PArtlsr Ennio; BELISARIO Giulio. Tenenti: BEtLIA Francesco; SPINOSA Giuseppe; fEDERICO Vincenzo; ZAGAMI Antonino; SALERNO Alfonso; ANAGNI Mario; EusEt Carlo; MonuGNO Francesco; lACCARINO Giuseppe; RIBAUDO Antonino; GRANDE Pasquale; MELJLLO Mario; MARESCA Corrado; ZAMBELLI Antonio; MAXrA Cosimo; TERilANA Salvatore; Je RENSis Emilio; REBUFFAT Giulio; VICENTINI Antonio; LoMBARDI Mario; CRESCIMANNO Bernardo; BARTONE Luigi; SAVINO Luigi; ALVISI Elmo; CANCEil Luigi. I seguenti altri ufficiali debbono essere pres! rn esame per l'anno 1937• in baso. all'arL 29 bis, comma secondo, della legge di avanzamento (art. 20 del R. decreto-leg· ge succitato).

Capitani: LA.\fENDOLA Filippo; FtsCHETII Giuseppe; GIANNANTONI Mario; PuLTRoNE Raffaele; CAVANIGLJA Alfredo; D1 LoRENZO Odoardo; GAGLIONE Antonio; MuRRU Giacomo; MASTROGIACOMo Guido; TAPPI Primo; PAt~HERT Alfredo; AvELLONE Gaetano; FAJLLA Salvatore; NuRRA Antonio; Ross1 Mario; Duocmus Corrado.

Chimici farmacisti.

Maggiori: CoRTASM Silvio; fARINA Felice. Tenente : RorrEGLIA Enzo. I seguenti altri ufficiali debbono essere presr rn esame per l'anno 1937, in base all'art. 29 bis, secondo comma della legge dr a\·anzamento (art. 20 del R. decreto- legge ~uccita to).

Primi capitani: CoRRADI Pietro; MtLLINo Domenico.


NOTIZIE

912

Arruolamento volontario di militari specializzati nella Sanità Militare. Secondo disp<•sizioni e con le norm!: contenute nella circolare n. 627 (con annesso manifesto) Gioma/e Militare dd 19 agosto c. a., disp. 44", è aperto nel R. Esercito un arruol:uncnto volontario di 3300 speci:tlizz:ni. Per quanto concerne L:t Sanità Milit:.~re sono stabiliti i ~eguenti corsi di spccializzazione, d ella durata di 4 mesi, i qu:1l i ananno inizio il I 0 dice mbre p. v. 200 infcrmini rip:miti in gruppi di 20 per ciascuna delle compagnie di sanità di Alcss:Jndria, Milano, Verona, Bolog na, Firenze, Roma, Napoli, Udine, Palermo, Cagliari. (Jo aiutanti radiologi c di gabinetto batteriologico ripartiti in gruppi di IO per ciascuna delle cornp:1gnic di snnità di Milano, Firenze, Roma, Verona, Napoli, Palermo. 50 aiutanti odontotecnici ripnrti ti in gruppi di 10 per ciascuna delle compagnie di sJnità Ji Milano, Firenze, J{oma, T orino, Bari. 8o conduttori di caldaie a vapore· (r" compagnia di sanità) presso il reggimento Genio ferro,·icri di Torino.

Conferenze cliniche e di scienze mediche tenute alla Scuola di Applicazione di sanità militare (Vol. Xll). E' stato pubblicato, a cura del la Scuol:~ Ji applicazione di Sanità militare in Firenze, il Xri volume di "Conferenze cliniche e di Scienze mediche >>. Esw contiene !:1 Rela z ione de l direttore, colonnello medico prof. GroROANO e la profusione del maggiore m edico n'ALEsSANDRO, di cui g i3 :tbhiamo Jato notizie nel fascicolo dello scorso febbraio. Seguono le conferenze tenute :1lla Scuola, durante lo scorso anno accademico, da insign ì Maestri Jtlle Uni,·ersitn itali:me: Se natore prof. Nicola PENDE: La t'alutazionc costituzionale militat·e - l mid due quozienti biometrici di valutazione; prof. Mario DoNATI: Criteri di trattamento del/t' fratture esposte; prof. Biagio ALAJMO: L'oftalmologia nei suoi rapporti con le alt1·e dùci piine medico-chirurgiche; prof. Ferruccio ScHUPFER: I perazotemie ed uremic; Senoto re prof. Sir Aldo CASTELLANI, Conte di Chisimaio: Lo stato sanitario ddle truppe

durante il conflitto ltalo-Etiopiro. La confcn:nz.a Jd Conte Ca5tcllani sarà riportata integralmente su (jUCsto Giornale; delle a ltre daremo prossimamente ampie rt'ccnsioni. Il volume, di r6o nitide pa!:;-inc, è in vendita al prezzo di L. IO.

Biblioteca militare centrale. La Bibliotua militale Centrale del Ministero c.lclla Guerra conta cenlO\'entitrc ;1nni di vita, rimont:1ndo la sua prìmn ìstituz.io nc al t8I4, quando, dopo la Restauraz ione, il R. Go\'crno di S. M. il Re di Sardegna istituì a Torino la Biblioteca dd Corpo Reale dello Stato Maggiore e della Topografia. Man mano aggiornata ed arricchita, nel corso degli anni, la Biblioteca che assunse il suo titolo auu:~le nel 1891, ora dispone di 37-CCO pubblicazioni italiane c stranieri: con un complesso di circa 120.000 volumi. Tutto questo materiale non è costituito esclusivamente da opere di carattere militare, bensì anche, nella misura di un terzo circa, da opere diverse di letteratura, arte, diriuo, medicina, scienze fisiche, matematiche, naturali, politiche, economiche, ccc., poichè le tliscipline milnan in tutte le altre trovano le basi, gli elementi e i collegamenti per le loro attuazioni e per gli inccssanri ~\' iluppi.


NOTJZIE

La ingente mole libraria è cla!'.Sitìcata e ripartita nel !t: seguenti vcntun c:negonc: l. Arte militare (strategia, tattica, logistica); Il. Arte milit:-trc (organica, ordinamento, . disciplina); III. Fanteria e C:1rri Armati; IV. Artiglieria c Automobilismo; V. Genio c Fortificnionc; VI. Cavalleria e Truppe celeri; VII. Aeronautica c Guerra chimica; VIII. Marina (da guerra e mercantile); IX. Geografia, Gcolcgia, T op<>J.,rralìa, Guide, Viaggi, Atlanti; X. Legislaz ione, Amministrazione, Giustizia; XI. Scienze sociali, politiche, economiche; XII. Scienze m:ltcmatiche, fisiche, n:lturali, chimiche; XIII. Medicina e Chirurgia; XIV. Arte, Storia dell';;rte, Mestieri; XV. Letteratura (classica, amena, storica), 13ibliografìe, Enciclopedie, Oizion:1ri; XV l. Mi$cclbnca; XVI I. Regolamenti militari; XVIII. Periodici (A nnuari, Atti, ll<•lh:ttini, Riviste ccc.); X I X. Storia generale; XX. Storia militare. XXI. Colonie. E' uscito nello rcorso giugno il primo volume del Catalogo genende alfabetico della B.M.C. (Roma, tipografia del Senato, del d ott. Bardi), in una ch:g:1ntc nitid:1 ediz ione, di grande formato, di oltre 1400 pagine, egregiamente curata dall'attuale benemerito direttore consegnatario, tenente colonnello Susani, sì da costituire un organico testo di riscontro, d i facile c compiuta consultazione, come meg lio non potrebbe e~sert' desiderato dai ricercatori e <bgli studiosi, cui è riservato il beneficio di questa eccellente'. guida bibliografica. Il volume contiene, elencate a lfabeticam<.nte per nome di autore, o per titolo, le opere che costituiscono la dotazione della Bib!iOLeca. Esso è distinto in tre parti: I. - Opere di singoli autori. Il. - Regolamenti. III. - Periodici. Sarà in seguito aggiornato con supplementi semcst.rali. Sotto cia~cuna delle opere elencate nel volume sono indicati: il numero di posizione corrispondente all'ordinamento della Biblioteca, c che serve al materiale prelievo della pubblicazione; il numero dell'ordine progressivo, in ogni lettera d'alfabeto, numero che costituisce la base per i riferimenti del secondo volume, il quale ~arà un indice bibliografico per materia a chiave n u merica, e sarà pubblicato successivamente.

Mostra Nazionale delle Colonie estive e dell'assistenza all'infanzia. Lo svolgimento del vasto ciclo di congressi organizzati dal P:1rtit0 !\!azionale Fascista in occasione della Mostra delle Colonie estive c dell'Assistenza all'Infanzia, è ripreso e concluso nel settembre, come abbiamo già annunziato nel fascicolo dello scorso luglio. La giornata dd 1° settembre è destinata ad un com·egno dci medici sportivi Jcllc organizzazioni del Partito, e in esso sono esaminati i varì aspetti dell'assistenza sanitaria svolta dai Fasci giovanili di combattimento, c in modo particolare quella parte di tale azione assistenziale che concerne i traum:ltis:rni, la lotta contro le malattie veneree c la lotta alla tubercolosi. Numerosi sanitari prendono parte ::~1 Congresso - che si s\'olgc alla Mostr:t nei giorni 2 e 3 settembre ~ in cui viene trattato iì tema: l doveri del mcd1co nella politim demografica del Regime Fascista. I lavori si iniziano con la relazione del Segrct:~rio del Sindac:~to nazionale fascista dci Medici, che illustra nei suoi molteplici aspetti il tema generale c pone in rilievo il valore essenziale dell'opera affidata al medico in questo che è il settore più importante dell'azione sociale del Regime F:~scista, in quanto che al successo della politica d!mografica è affidata la tutela e lo sviluppo del n mpero. Ad essa seguono comunicazioni e conferenze che chiariscono alla Naz.ionc ed ai medici stessi come e quanto la collahora-


NOTIZIE

zione d ella Classe samtan:~ Sia ncccssana per conscgUJrc r:~pidamente le mete volute d:ù Duce. L'ig ie ne del puerpcrio nelle pri miparc come profil::~ssi delle sterilità secondarie, l'educazione fisica e lo sport e b loro influcnz::J sulla g ravidanza e sul parto, l'eùucazionc: ig ienica ddle madri per la prolìlassi della mortalità infantile nel primo anno di vita, l'importanza wcia le della prolì l:lssi e ddla terapia nelle sterilità da malattie veneree, la prevenzione dci th:litti contro l'integrità e la sanità fisica della Stirpe, l'igiene sociale: d el lavoro femminile nelle industrie dannose alla fecondità cd alla gravidanza, l'cduca 7.ionc biologica c l'educazione politica del medico nei rig uardi delle direttive demografich e dello Staro, g li indirizzi tlclla politica dcmogr::~fica dai vari punti di vista biologico, assistcnzi:.le, mor:.lc; il segreto professionale del medico nei confronti dd problema demog rafico, il contributo che ali:-~ sol uz ione di t:-~le problema portano le organizzazioni industriali e sindac:.li dci i :~ l'\azione, le org:miZ7.nioni assicurative, l'azione indiYiduale d ei medici pr:nici : gucsti e molti altri &ono i ,·ari aspetti de l problema generale che vengono esaminati nel congresso. Detti 1:1\·ori sono completati d a una serie di interessanti conferenze, nelk quali il Presidente dell'Istituto Nazio nale Fascista della Previdenza Sociale illustra Il contributo della Previdenza Sociale alla politica demografica del Regime, mentre i proff. Carlo F oà, sen. Val:.gussa c Vcrccsi trattano rispettivame nte i ~e~;,rue nti argomenù : C1·itica all'euge-

nica negativa: neo-malthusian<·simo , .cterilizzazio1zc coatta; LA nati- mortalità; L'aborto. A questo importante congresso segue nei giorni 4 e 5 settembre, l'altra riunio ne scientifica alla cui organizzazione ha attiv;:u nente collaborato il Ministero di Grazia e Giustizia, nella g ua le viene dìscu~so il tema generale : La valutazione dd/e defiàm :::e

l'·•iclzichc del fauciullo e l'igiene mentale in rapporto alla formaz ione della pcrso11alità. In questo cong resso è particolarmente posta in luce la gr<llldezza morale della legi slazìone fascista, vol uta dal Duce, per la repressione d ella delinquenza minorile, legislaz ione che è stata riconosciuta da tutti i competenti studiosi stranieri come una delle pì Ìl perfette cJ esemplari, e l'azione in atto per il recupcro c la rieducazione dei minorati psichici. Il tema ge nerale è esaminato, nella conferenza inaug urale.:, da S. E. Giova nni N ol'ellì, d irettore generale per gli Istituti di prevenzione c dì pena del Ministero d i Grazia e Giustizia. Ad essa seguono numerose rci:JY,ioni e comunic.nioni che illustrano il tem" dd congresso nei suoi partkolari aspetù dal punto di vista tcientifico, didattico, edu ca ti vo, formati vo, correzionale. Successivamente saranno tenuti gli altri Congressi indetti nello stesso mese di settembre, secondo il programma g ià riportato nel precedente fa~cicolo di questo Giornale-. Pe r in formazioni e per ogn i altra attinen za, occorre r ivolgersi direttamente alla Mostra nazionale delle Colonie estÌYC e dell'Assistenza all'Infanzia, Segreteria generale d ci Congressi - Circo Massimo - Roma.

Il IV Corso di Alta Cultura Medica a Salsomaggiore. Dal 4 al 13 ottobre p. v., presso le RR. Terme di Salsomaggiore, sotto il patronato d ella R. Università di Parma, sarà tenuto il IV Corso di Alta Cultura Med ica, che segue t]ucllì già s\·oltisi ann ualmen te, con pieno successo, da l 1934. In questo Corsosaranno trattati argomenti di fisiopatologia dell'infanzia c della pubertà, secondo il seguente programma: Lunedl 4 o ttobre, ore I I : Inaugurazione del Corso; ore 14,30 · 15-JO: Individualità cd ereditarietà - prof. Luigi Zoia - MiInno; ore 15,45 - 16,45 : Puericultura postnat::Jic - prof. Al/aria C. Uattista - T orino; ore 17- 18 : Anemie nella infanz ia prof. De To1zi Ciovan11i - Modena.


NOTIZIE

Martedì 5 ottobre, ore 14,30- 15,30 : Puericultura postn:Hale - prof. Al/aria G. Battista - Torino; ore 15,45 - 10,45: Armonie e disarmonie endocrine nell'infanzia prof. Trambusti Bruno- Parma; ore 17 - 18: Anemie nell'infanzia- prof. De Toni Giovanni - Modena. Mercoledì 6 ottobre, ore 14,30-15,30: Diatesi essudativa - prof. Comba Carlo Firenze; ore 15,45- 16,45 : Le avitaminosi nei ibambini - prof. Frontali Gino - Padova; ore 17- 18: Malattie allergiche, con speciale riguardo alle pneurnoallcrgie - pro/. Pincherle Mau 1-izio - Bologna. Giovedì 7 ottobre, ore 14,30-15,30: Diatesi essutlati\·a - prof. Comba Carlo hrenze; ore 15,45- x6,45: Le avitaminosi nei bambini - prof. Frontali Gino - Patlo\·a; ore 17 - r8: Malattie allergiche, con speciale riguardo alle pncumoallcrgie - prof. Pinclz"'"le Maurizio - Bologna. Venerdì 8 ottobre, ore 14,30 - 15,30 : Adenoidismo, difesa del rinofaringc prof. Trambusti Bruno - Parma; ore 15,45- 16,45: Tubercolosi inbntilc - Biologia, clinica e terapia - prof. N asso lvo - Milano; ore 17 - 18: Polmoniti e broncopolmoniti nella infanzia - p1·of. Zamorani Vitton: - Pavia. Sabato 9 ottobre, ore 14,30- 15,30: Tubercolosi infantile - Biologia, clinica e terapia · - prof. N asso lvo - Milano; ore 15,45 - 16,45: Polmoniti e broncopolmoniti nella infanzia - pro f. Zamorani Vitto-re - Pavia; ore 17 - 18: Tubercolosi infantile Biologia, clinica e terapia - pro/. Nasso lvo - Milano. Domenica 10 ottobre, ore 14,30- 15,30 : Puericultura prenatale - prof. Alfieri Emilio - Milano; - ore 15,45- 16,45 : Anomalie ovaro-mestruali nella pubertà - prof. Decio Cesare - Parma; ore 17- 18: Vulvovaginite infantile e sue conseguenze remote per la vita sessuale femminile - pro/. Vercesi Cado - Pavia. Lunedì I I ottobre, ore 14 1 30-15,30 : Pue!ricultura prenatale - pro/. Alfieri Emilio - Milano; ore 15,45 - 16,45: Anomalie ov:m:rmestruali nella pubertà - pwf. Dedo Cesare- Parma; ore 17-18: Vuh-ovaginitc infantile e sue conseguenze remote per la vita sessuale femminile - pro/. Vercesi Carlo - Pavia. Martedì 12 ottobre, ore 14,30-15,30: Cerebropaùe infantili - prof. Fiore Gennaro - Pisa; ore 15,45- 16,45 : Sifilide congenita - prof. Sa/violi Gaetano - Siena; ore 1718: Cerebropatie infantili - prof. Fiore Genna1·o - Pisa. Mercoledì 13 ottobre, ore 14,30- 15,30: Sifilide congenita - prof. Sa/violi Gaetano - Siena; ore 15,45- 16,45: Indicazioni e controindicazioni delle cure salsoiodichc nell'infanzia e pubertà - prof. Vararzini Mario - Parma; ore 17- 18: Importanza delle provvidenze idrominerali volute dal Regime - Prof. Valenti Adria11o -Milano. Tassa di iscrizione con diritto a legale Diploma di frequenza: per i Medici L . IJO, per gli studenti in medicina L. 8o. All'atto del pagamento verrà dall'Ufficio di Segreteria con-segnata ali 'interessato la Tessera di iscrizione al Corso. Ana~oga. tessera verrà pure consegnata a chi tlesitlera frcquel!tare il Corso come Udito-re rinunciando al diploma e ver~ando la quota di L. 50. In giorni da destinarsi, visite ai RR. Stabilimenti, a!Je Centrali di pompamento, ai Pozzi, all'Istituto Chimico Demaniale. Trattenimenti nelle Sale del R. Stabilimento Bcrzicri, al Poggio Diana, ecc.. Possibilità di gite nei dintorni che verranno organizzate dall'Ufficio CIT. Facilitazioni di soggiorno nelle pensioni ed alberghi. Tariffe speciali per gl• iscritti. Ribassi ferroviari del so %· Notizie, pagamento della tassa di iscnz•one, ntJro delle tessere, ecc.: Ufficio di Segreteria del Corso di Cultura Medica presso l'Ufficio Propaganda delle Regie Terme eli Salsomaggiore.


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NOTIZIE

Concorsi e Fondazioni « Massimo Piccinini » nell'anno XV E. F.. Diamo qui di seguito l'elenco schematico dci Concorsi intitolati alla memoria del Prof. M. PicCINI N!: 1° - Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria, Roma, Lungotevere in Sassia, 3· Tema: « Rivendicazioni inedite italiane nel campo delle ~cicnze sanitarie (a tutto il secolo XIX) n. - Premio: L. 2.000 - Scadenza: 28 ottobre 1937-XV. 2° - Cent1·o Italiano di Studi AmC1ù·ani, Roma, Via dei Funari, 31. - Temi: a) «Italia e Staù Uniti d'America >' (relazioni politiche, economiche, culturali); b) « Italia e America Latina (idem). - Due premi da L. 5.000 ciascuno. - Scadenza: 31 luglio 1938-XVI. 3° - Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, Roma, Palazzo Brancaccio, Via Merulana, 248. - Tema: <<A ntica medicina orientale». - Premio: L. 5.000. - Scadenza: 28 ottobre 1938-XVI. 4° - Istituto di Studi Romani, Roma, Piazza della Chiesa Nuova, Palazzo dei Filippini. - Tema: a Le Terme nel mondo romano ». - Premio: L. ro.ooo. - Scadenza: 21 aprile 1938-XVI. Convivio Letterario, Milano, Via E. Bassini, 40. - Tema: «Nuovi avviamenti della poesia italiana c loro cause». - Premio: L. 3.000. - Scadenza: 28 febbraio 1938-XVI. Altri Concorsi << M. PicCtNtNI '' saranno precisabili al più presto, essendo collegati . a «Fondazioni >> già effettuate e delle quali si attendono le superiori approvazioni. Per ulteriori informazioni rivolgersi ai singoli Enti dai quali sono banditi i Concorsi.

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Dù·ettore responsabile: Prof. Dott. LoRETO MAZZETTI, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. VmcJNto DE BERNARDINIS, tenente colonnello medico. ROMA, AGOHO 1937-XV • TlP. IU!GIONALE - CARLO CATTANEO, 20

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Spedizione In abbonamento postale

PUBBLICAZIONE MENSILE

Anno LXXXV • Fase. IX SETTEMBRE 1937- XV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate virtus in armis.

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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TI;NDI; COLONIAli

MATERIAlk PH~ ATTINDAMtNTO


SETTEMBRE 1937-XV

ANNO LXXXV • fASC. IX

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sanifate <oir fus én armés.

MINISTERO DELLA GUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBON AMENTO. L'abbonamento è annuo e decorre da l 1° gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali medici e chimici-farmacisti dd R. Esercito, in servizio ed in congedo, il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficia li e per quelli della Sanità militare mari ttima , in qualunque posizione si trovino, è ammesso un abbonamento cumulativo al Giornali! di Mt!dicina Militare ed agli Annali di Mt!dicina Navale- l! Coloniali! al pr<.-zzo di L. 42 annue. Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di amianirù dd Corpo sanitario militareè di L. 8.

NORM E PER l COLLABORATO RI. ~utori non impegnano la r<"sponsabilità ciel perindico. Agli autori sono offerti grarunamcnte so estratti con copertina stampata, frontespazio, impaginarura e numerazione speciale. Gli estratti richiesti in numero maggiore sono addebitati a prezzo di costo. Per d isposizione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun 13voro deve essere unito un breve autoriassunto (non pita di 10 righe) . Le spese per clichés c tavole fuori testo sono a carico degli autori. l manoscritti non si restituiscono.

Le opantoni manifestate clagli


SOMMARIO LAVORI ORIOINALI l- EHRI. - Rtccrchc sulla sensibilità indi,·ic.lualc della cure umana all'ipritc c ~opra alcuni fauori capaci di nwdì ficarla

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BUCCIANTE. Il servizio oçuhsrico ncii"Escrciro italiano durante la gucrr!l mondiale. Organizzazione nelle ,·arie armate (cominuazia.IC)

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PALAZZI. - · A propo:.ito dell ' impiego della nah;olina nelle gangrene con· sccu rivc a gravi traumi della faccia da proiettili d 'arma da fuoco

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BA1TISTONL Su alcuni c;•si di febbre interpretati come infezione tifoidea abortiva VIOLATO. Ussen·nion i cpicknuologiche c cliniche Hl i casi di lebbra v»ervari nel territorio dei Galla c dci Sidama .

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l'ERO . Nuove .c<:>noscenzc sull'(·tiologia dcll"acccs>o cpilcuico c Iom import31Jza in mcdic111a legale nulitarc FARAONE. - Sulla genesi di un dchrio sistcmarizzato primitivo .

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ATTEGGIAMENTI DIFETTOS I DEL PIEDE. L'omotomia obliqua dd m/cagno quale intcntrnto tirù·o nrgli LISDEMA!'<K BACl i.LlJ 01 !lANG. Suilfl qt~c·monc- dcll'ì,ft..:.ione latcmr da - Rn<m.R c FAt:SlT

BRUCELLE Studi Julla diJ.;ocwzion<' « in vivo » d~ll~ prr inom !a· zio ne ad fmima li tllbt.'rcolotici. - SARNOWIEC CANCRO La dùorticolaziom: intrrJCopolo - toracica llt!lla cllimrgia dd!~ rt:cidivl! dt'{ - dc/ Jt'IIO. J:ltiRARD e DARCEST CECITA" (La) NEI PAESI COLON IALI cd i mezzi per prcvenirla. SARS.ELLI CEFALEA. l.c1 Cllrtl del/ti - dopo tr1111mi dd rranio - SvoBoOA . COR IZZA DA FIENO Taapù1 ocidijìcantt: d<'l/a - OtSIR"IORI e R.•FfAET\ DIFTERITE Le: recidivt: dello Taos 011A1 ROF IA (Sull' ) FACCIALE PROGRESSIVA. lltst KALA-AZAR Out'rvozio11i mll'~pidt"T11iolo-gia del nd Sudan. ARCJIIB~D

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LESIONI DEI VASI c loro trattamento. KARI17.KJ UPIDOSI. fntcrt'ssc dr/io Jtlldio dr/le - Ll"l)() V A:< Bcx;M. R1" MASCHERA ANTIGAS. P<'r la fisiologia dd/o rrspirozio11c sotto lo LOEliNEil OSPEDALE DA CAMPO IN SOMALIA. SAvÀ PENUR IA 0 1 OSSIGENO. /nflut"IIZII ddt"rttÌ sulla rNÙtc11za alla- SCHW\R.~ POLMONITE da contusione ed atelettasia. - FLEISCHJ<E~ . POSTO DI SOCCORSO Come d<'t·"cucrc 1m m·lla dijc-m pauiva. PASIS SOCCORSI AEREI Prima cOlljrrt·n: tJ tecnica inumazionale dci co11 dimostrazioni t: cOti, OrJi. Mo"<ACO TERAPIA ARSENICALE Contribitto allo studio degli itteri che sopravG• \FF.\1< vrllgono nei corso dd/a TIFO (Il) ENDEMICO al Sen~gal. Stucl•o di un virus iwlato d:lll'uomo. Dl"RIEI!X e ARQctÈ VACCINAZIONE ANTITUBERCOLARE E1pcrimc·mi di - ncguìti sottr. il comroflo dd Comitato tecnico- sd t:,ltÌflco ddi'IJtituto VfiCrinogt:nt> .11111fubcrt·o(arc:. ASCOLI . . . . . . . .

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI .MI· LITARI Pag. RIVISTE MEDICHE MILITARI • NOTIZIE .

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LABORATORIO SPERIMENTALE DEL SERVIZ10 CHIMICO MILITARE Direttore: Prof. MARIO FoRNAINI.

RICERCHE SULLA SENSIBILITÀ INDMDUALE DELLA CUTE UMANA ALL'IPRITE E SOPRA ALCUNI FATTORI CAPACI DI MODIFICARLA Dott. Guido Ferri, maggiore medico, rapo della Sezione di fisiopatologia.

Fra le molteplici caratteristiche di cui è dotata l'iprite e che rendono questo aggressivo uno dei pìù interessanti finora noti, vi è quella che alla sua azione non sono ugualmente sensibili gli individui appartenenti a razze diverse, nè tutti gli individui della stessa razza, nè, per lo stessso individuo, le varie regioni della sua superficie cutanea. Perciò nei confronti dell'uomo, si devono distinguere una sensibilità di razza, una individuale ed una topografìca. Lustig (x) dopo aver rilevato che non tutti i colpiti da iprite reagiscono ugualmente, ricorda che nella guerra 19 15-18 le truppe di colore si dimostrarono in generale molto più resistenti delle bianche. Ritiene però che tale esempio non possa dare norma. Anche Muntsch (2) ricorda che durante la guerra mondiale le pelli nere risultarono meno sensibili delle bianche. Marshall e collaboratori (3) fecero uno studio presso l'Arsenale di Edgewood sopra alcune centinaia di uomini, fra cui 84 negri, usando soluzioni di iprite in olio di paraffina allo 0,1 e all' x %. Applicando una goccia di soluzione sulla cute di un avambraccio, giudicavano che la reazione era positiva quando si aveva la comparsa dell'eritema nelle 24 ore successive. Resultò che con la soluzione allo o,I %, nessun nero reagiva, mentre il 10 % dei bianchi ebbe reazione positiva. Con la soluzione all'I %, circa il 78 % dei neri non mostrò alcuna reazione mentre nei bianchi il percento dei casi negativi fu solo di circa il 30 % . Marsball studiò anche, qualitativamente, l'effetto della sudorazione sulla sensibilità cutanea ai vapori di iprite, rilevando che sulla pelle sudata l'azione dell 'aggressivo risultava più energica. Questo A. è del parere che in generale lo stesso individuo non diventa maggiormente suscettibile alle ustioni cutanee da iprite dopo ripetute esposizioni ai vapori. Vedder (4) descrive un metodo per saggiare la diversa sensibilità individuale all'iprite, impiegando tre soluzioni, in alcool a~oluto, allo o,o1, 0,1 e 1%. Con bastoncini di vetro, applica una goccia della soluzione allo o,o i e una di quella allo o,x % sulla superficie anteriore di un avam-


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RICERCHE SULLA SE:-;SIHILITÀ INDIVIDUALE DELLA CUTE UMANA ECC.

braccio, che esamina dopo 24 e 48 ore. Se ambedue le goccie hanno prociotto un manifesto arrossamento, l'uomo è ritenuto molto sensibile. Se in nessuno dei due punti si ha eritema, si applica um goccia all' t (}~ ; qualora nemmeno questa provochi reazione, si giudica che l'individuo è molto resistente. Anche Fries e W cst (5), Warthin e Weiler (6), BergenJortf (7), H<~.Jts­ lian (8), ed altri AA. che si sono occupati dell'iprite, non hanno mancato di richiamare l'attenzione sulle differenze che esistono nella sensibilità dei varii soggetti di fronte a questo aggressivo. Allo scopo di procurarsi una documentaz10ne sperimentale diretta in questo campo, la Direzione del Servizio Chimico Militare ha fatto intraprendere, da alcuni anni, ricerche sistematiche, di cui neila presente nota sJranno esposti i principali resultati finora conseguiti.

* .. * Una prima serie di prove fu diretta a stabilire, sperimentando sopra un notevole numero di soggetti, quali variazioni può presentare la reazione cutanea ali 'azione della iprite liquida. Queste indagini avevano anche il . fine pratico di permettere, in determinate circostanze, la selezione di personale, militare o civile, da imptegare per scopi speciali, quali ad esempio la formazione di pattuglie per la ricognizione chimica del terreno, o di squadre per la bonifica di locali e di ambienti ipritati; ovvero la scelta di maestranze opei:aie addette agli stabilimenti di fabbricazione del solfuro di etile biclorurato. Le prove si sono svolte in varie circostanze ambientali, e cioè, essenzialmente, in periodo estivo e durante l'inverno, e ciò al fine di verificare la eventuale influenza della temperatura esterna sull'andamento dei fenomeni biologici. Come soggetti si è usufruito di tecnici del laboratorio, e di ufficiali e militari del reggimento chimico che si sono tutti prestati volontariamente. Sono state impiegate soluzioni di y a concentrazioni variabili da o,os a I X, . Come solventi vennero usati, in un primo tempo, lo ftalato di etile, o il tetracloruro di carbonio. Le modalità di tecnica erano le seguenti: sulla cute della superficie volare dell 'avambraccio sinistro (essendo tutto il braccio denudato, per evitare compressioni e fenomeni di stasi), a circa tre dita trasverse al disotto della piega del gomito, si lasciava cadere, da una pìpetta graduata al centesimo, una goccia della soluzione di iprite in esame. Si aspettava che la goccia si asciugasse spontaneamente, mentre il soggetto rimaneva seduto, col braccio in posizione orizzontale. Successivamente si ricopriva la regione ipritata con i comuni indumenti, senza fasciarla e curando che non fosse compressa. Allo scopo di definire quali fossero le migliori modalità da seguire in queste ricerche, in alcuni soggetti si fecero anche applicazioni comparative


RICERCHE St..:LLA SE;-:SIBILJT:I. I:"DIVIDUALE DELLA Ct.:TE

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sulla cute della superficie dorsale di un piede; ed in altri si applicarono contemporaneamente sugli avambracci, a distanza l'una dall'altra, goccie di soluzioni di iprite in concentrazioni d1verse o in un diverso solvente, o goccie dei soli solyenti impiegati. Le applicazioni erano eseguite al mattino presto; i soggetti venivano poi osservati con regolare periodicità; il primo giorno dopo tre, sei e dodici ore, e nei dieci giorni successivi al mattino e nel pomeriggio. Per ogni individuo venivano registrate, oltre aJle condizioni sperimentali, le caratteristiche somatiche relative alla costituzione (normotipo, longilineo e brevilineo), al tipo (biondo o bruno), ali 'altezza, peso, perimetro toraCJco. Nelle prove compiute in periodo estivo si teneya anche conto della maggiore o minore pigmentazione cutanea dovuta all'azione dei raggi soiari, considerando che la grande maggior:mza dei soggetti era rappresentata da militari che compievano esercitazioni ail'aperto ed a torace nudo. .< ,-•: Le esperienze preliminari dimostrarono che lo ftalato di etile non era \ :-; un sho!vente ad.att~ per. i nostri fini. Infatti, oltre ~ ,ric~iedere. md?l~o r:mP? {~_-{. pere e 1a gocc1a st ascmgasse spontaneamente, e cwe nrca qum ICI mmutt, / ·,: impiegando concentrazioni di iprite inferiori allo o,s % non si osservaron9-:-,./~~:(~ reazioni cutanee apprezzabili. \.:~'.( ;;" La concentrazione dello 0,5 ·;.., esperimentata sopra ci rca 6o soggetti, '"\-(~ determinò il 73,6 /u di reazioni negative, il 21 % di casi lievi, il 3,6 '7u di tX~ media intensità, l' r,8 % di reazioni intense. ~7 Invece impiegando come solvente il tetracloruro di carbonio, la goccia si asciugava in pochi secondi, e anche le soluzioni diluite davano in molti soggetti una reazione ben visibile: Perciò il tetracloruro resultava di impiego più pratico e di maggiore sensibilità, e venne senz'altro adottato per la prosecuzione delle esperienze. La soluzione allo 0,05 %, saggiata in 13 soggetti, non determinò m alcuno di essi una reazione cutanea visibile. Le prove con soluzioni allo 0,1 e allo 0,2 % furono praticate sopra 16 soggetti utilizzando contemporaneamente lo stesso avambraccio. E' risultato che in 5 individui l'applicazione di una goccia di iprite alla concentrazione di o, I % non ha dato luogo a nessuna reazione cutanea visibile; negli altri II, dopo un periodo di incubazione di alcune ore (da 6 a 24) è comparsa

sulla zona di cute in esperimento una lievissima colorazione rosea a contorni sfumati, che il più delle volte non ha raggiu nto l'entità di un vero e proprio eritema. Dopo alcuni giorni il colorito della macchia volgeva al bruno, per poi scomparire. La soluzione allo 0,2% ha dato resultati negativi in due soggetti; negli altri 14 si è prodotto un leggero arrossamento cutaneo che però solo in 4 casi ha assunto l'aspetto di vero eritema, di media intensità. La reazione si manifestava in generak dopo un periodo di latenza più breve


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RICERCHE SULLA SESS IBIUTÀ ll'DIVIDUALE DELLA CGTE GMA.'iA ECC .

di quello della soluzione allo o,r ~~ ; così pure la colorazione bruna secondaria era più intensa e più persistente. Pertanto nelle nostre condizioni sperimentalì la soglia fisiologica della sensibilità cutanea all'iprite è risultata, per la maggioranza dei casi, sullo 0, 1 %. Anche a queste debolissime concentrazioni si sono potute notare delle: differenze nella reattività individuale, ma l'entità delle manifestazioni prodotte c::ra così scarsa da non consc::ntin:: w1a classificazione. L 'impiego della soluzione allo o,s 'Yu si è invece dimostrato assai ben rispondente allo scopo di saggiare la sensibilità individuale all 'iprite. Mentre, infatti, anche nei casi più evidenti la reazione che si produce riman ~ dd tutto localizzata e non provoca disturbi soggettivi nè obbiettivi notevoli, le manifestazioni cutanee hanno un rilievo netto, un decorso abbastanza lungo e presentano un complesso sintomatologico tale da consentire una graduatoria delle diverse intensità. Perciò con questa soluzione fu praticato il maggior numero di prove, estendendole, nel solo periodo estivo, a circa 3 00 individui. Le osservazioni compiute consentono di classificare il grado di reazione cutanea in tre categorie, che pure dovendosi ritenere convenzionali s1 presentano ben definite nei loro caratteri clinici mentre, d 'altra parte, i loro limiti sono con facilità individuabili quando si sia acquistata una certa pratica. In 3 individui non si r. avuta alcuna reazione cutanea visibile, ma questo valore è evidentemente troppo basso per poter stabilire .senz'altro una categoria di casi negativi. Il grado più lieve di sensibilità risultò rappresentato dai seguenti elementi: periodo di latenza piuttosto prolungato, variabile da circa 6 fino a 24 ore; comparsa sul punto di applicazione della goccia di una chiazza di colore roseo limitata in ampiezza, non rilevata, a margini sfumati, e che non presenta, oltre al lieve arrossamento, alcun altro carattere del processo infiammatorio. N on è accompagnata da sintomatologia obbiettiva, e passerebbe del tutto inosservata al soggetto se non vi fosse il richiamo dell'osservazione medica. Il lieve eritema scompare in pochi giorni, per dar luogo ad una leggier a pigmentazione bruna della cute, che in generale perdura per qualche settimana. Talora si ha desquamazione furfuracea. Quando la reazione è di media intensità, dopo tre o sei ore dalla applicazione della goccia di soluzione di iprite si osserva la comparsa di una chiazza ben visibile di eritema, di colorito rosso vivo, con margini netti e rilevati su lla cute circostante. L a manifestazione è accompagnata da alcuni fenomeni soggettivi localizzati , consistenti in prurito, lieve bruciore c senso di tensione. Il colorito rosso volge, dopo alcuni giorni, al ramcico, per passare poi al bruno più o meno intenso; questa pigmentazione persiste per alcune settimane, ed è segu ita da desquamazione furfuracea, con caratteristico aspetto zingrinato della pelle colpita; residua una lieve cicatrice biancastra.


RICERCHE SULLA SENS I AIUTA 1:\DIVIDU.-\LE DELLA Ct.:TE L:~i.-\:-:.\ ECC .

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Nei casi di reazione da noi giudicata intensa, il periodo di silenzio sintomatico è più breve, variando da 2 a 4 ore circa. Segue la comparsa di una chiazza eritematosa di colorito marcatamente rosso vinoso, che spesso occupa una superficie cutanea più estesa di quella di applicazione, e si presenta ben rilevata sulla cute circostante, con margini netti. La zona colpita è turgida, edematosa; talvolta è circondata da un anello ischcmico, mentre anche la pelle circostante è arrossata e lievemente tumefatta. Sono bene evidenti, sebbene localizzati, tutti i caratteri del processo infiammatorio, obiettivi e subiettivi; si ha inoltre prurito, bruciore e senso di tensione molesto. In qualche rarissimo caso I'uso del braccio fu lievemente minorato per qualche giorno; in cinque soggetti si ebbe anche la formazione di piccole flittene miliariformi. Il decorso successivo delle manifestazioni è quello caratteristico da iprite; la chiazza di eritema, attraverso una fase rosso-rameica, volge al colorito bruno che persiste per alcune settimane. Successivamente la cute assume un aspetto zigrinato, e desquama a piccole scaglie. Residua una cicatrice biancastra, superficiale, a carattere persistente, almeno ndl 'ambito di alcuni anni. In nessun soggetto si è osservata la comparsa di fenomeni generali da iprite, come nausea, malessere, anoressia, astenia, febbre. Le proporzioni osservate fra i vari gradi di intensità di manifestaziom cutanee furono le seguenti: -

reazione lieve, casi reazione media intensità, casi reazione intensa,· casi

II9 pari a circa il 40 'J{> 98 pari a circa il 33 % 8r pari a circa il 27 %

Totale Impiegando la soluzione di iprite all' 1 % in tetracloruro di carbonio la quasi totalità dei soggetti ebbe reazioni assai evidenti, e tali da rendere non facile una classificazione in rapporto al grado di sensibilità individuale. . Considerando i dati raccolti con la soluzione allo 0,5 % nei riguardi d_1 un eventuale rapporto fra il tipo biondo o bruno e la reattività all'iprite, s1 possono fare i seguenti rilievi : -

reazione lieve reazione media . . reaziOne mtensa .

Tipo biondo

Tipo bruno

41,26 % 30,51 % 28,23 %

39·33 % 40,66 % 20,01 %

Perciò dai valori riscontrati sembra che il tipo biondo sia più sensibile, s~pratutto nel sens? .eh~ ~a percentuale delle reazioni intense è stata maggiOre che non negli mdlVldUl bruni comprendendo fra questi anche i castanj, come di regola.


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RICERC II E SU LLA SE~S IBILITÀ I~DIVIDUALE DELLA CUTE UMANA ECC.

D alle attuali prove non è risultato che esista un rapporto ben rilevabile e costante fra la costituzione somatica e il grado di reattività individuale eu tanea a il 'ipritc. Infatti i n tutte le varie categorie di reazione che si sono stabilite si trovano compresi soggetti appartenenti ai diversi tipi costituzionali. A questo riguardo è però da rilevare che per le peculiari caratteristiche dell'ambiente, mil itare, in cui si sono svolte, le ricerche sono state compiute quasi esclusivamente sopra individui selezionati, nella grande maggioranza morfologicamcnte uniformi. e normotipi. La cute ipercromica per azione: dei raggi solari si è dimostrata m eno sensibi le all'iprite di quella normale. Nell 'esame giornaliero dei soggetti in esperimento durante le prove, si è rilevato che le manifestazioni cutanee da iprite avevano un aspetto differente a seconda delle ore del giorno in cui si osservavano. Più pallide al mattino ed alla sera, nelle calde ore meridiane esse apparivano notevolmente più colorate, tanto da potersi ascrivere ad una categoria diversa. Perciò per stabilire il grado di sensibilità individuale si teneva conto dei rilievi praticati sempre alla stessa ora, e precisamente la mattina, in cui il reperto non veniva influenzato da cause esterne, ed era da ritenersi più gcnumo. Le prove compiute durante !a stagione invernale sono state estese ad un centinaio di soggetti, impiegando sempre la soluzione allo 0,5 % di iprite in tetracloruro di carbonio. Si è rilevato che anche in queste circostanze a seconda della sensibilità individuale dei varii soggetti si hanno reazioni diverse e tali da consentire la classificazione nelle tre categorie sopra indicate, con uguali criteri. Però il periodo di latenza è, in generale, più prolungato e la percentuale di reazioni intense è risultata minore che non durante l'estate, mentre in alcuni soggetti è mancata ogni reazion~ visibile. Perciò è da ritenere che le basse temperature esterne rallentino l'azione dell'iprite, e ne diminuiscano la intensità. Si è avuto anche occasione di praticare alcuni esperimenti utilizzando soggetti con pelle di colore, e cioè libici, eritrei e sudanesi. La intensità della pigmentazione cutanea era diversa nei singoli gruppi di soggetti; in alcum sudanesi la pelle era di colore nero- ebano. Le prove furono eseguite nelJ'Africa del Nord, in periodo estivo. In un primo ciclo si impiegarono soluzioni deboli di iprite in tetracloruro di carbonio e cioè allo 0,2- 0,5 I e 2 Y,, , applicando via via una goccia della soluzione in prova sulla superficie flessoria degli avambracci, con la tecnica consueta. In sette arabi sperimentati si ebbe il seguente comportamento: uno solo reagì, debolmente, con la soluzione allo o,2'f., ; tre reagirono con la concentrazione dello 0,5; tutti alle concentrazioni di 1 e 2 %. Nei casi positivi il periodo di latenza fu più prolungato di quello che si osserva, in media, negli individui a pelle bianca. Le manifestazioni consisterono in chiazze


RICERCHE SULLA SENSJBJLITA INDIVID UALE DE LLA CUTE UMAj\;,\ ECC.

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di arrossamento, più o meno intenso a seconda della sensibilità ìrdivìduale ed anche in rapporto al grado di pigmentazione della cute. Sopra tre eritrei sperimentati non si ebbe alcuna reazione alle concentrazioni di 0,2, o,s e I %; dopo un periodo di latenza assai lungo, cioè di oltre 48 ore, in due di essi si notò una leggiera ipercromia cutanea, in corrispondenza della goccia di soluzione al 2 %. In base a questi resultati . sì passò ad impiegare, sopra altri soggetti, una soluzione di iprite più concentrata, cioè al 5 o;.,. In tre arabi, sopra quattro sperimentati, dopo I 2 ore circa di incubazione, sulla zona di cute colpita dalla goccia, si ebbe la comparsa di una chiazza di eritema intenso, accompagnato da edema sottocutaneo. Seguì b formazione di flittena. Nel quarto arabo, a pelle notevolmente più scura, la reazione fu attenuata, e non oltr!.!passò la fase dell'eritema. I 6 soggetti eritrei o sudanesi sperimentati reagirono tutti con la comparsa, dopo circa 12 ore, di una chiazza ipercromica, a sfondo rossastro, accompagnata da sollevamento della cute, più o meno evidente, ma :sempr:.: limitato al punto di applicazione della goccia. In due di essi, a pelle meno scura, si ebbe anche formazione di flittene. Sopra tre sudanesi a pelle intensamente colorata, si sperimentò anche una goccia di soluzione al I O 'fu, ottenendo effetti praticamente uguali a quelli della soluzione al 5 'fu . Finalmente una goccia di soluzione al 20 %, saggiata in 5 soggetti cl pelle scurissima, determinò in tutti la formazione di flittene. Dai resultati di queste prove, necessariamente non molto estese, si può dedurre : che le cuti di colore sono effettivamente e notevolmente meno sensibili di quella bianca all'azione dell'iprite ; che tale minore sensibilità è in rapporto al grado di pigmentazione della cute ed in alcuni casi pu.J essere uguale a circa un quinto di quella della pelle bianca; che anche fra i soggetti con cute di colore a tonalità praticamente uguale, esiste una diversa sensibilità individuale ali 'azione dell'iprite.

Oltre alla sensibilità individuale e di razza, presentava interesse lo studio della influenza che la sudorazionc può esercitare sull'azione cutanèa dell 'iprite. La letteratura segnala, in modo generico, che le regioni anatomiche più ricche di ghiandole sudoripare e sebacee, come le ascelle, i genitaii esterni, gli inguini, sono le più aggredi bili da Il 'iprite, ma non risul ta che siano stati raccolti dati sistematici al riguardo, in modo da poter dare un valore numerico, con utile approssimazione, a questo indice di esaltata efficacia del solfuro di etile biclorurato. Glebovic (8) ha studiato comparativamente l 'azione dell 'iprite liquida wpra la cute umana asciutta e su quella inumidita mediante un bagno caldo.


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RlCERCII E Sli LL.'\ SE~SIRIUTA 1;-IOlVIDUALE DELLA CUTE UMANA ECC.

Ha osservato che il bagno, specialme!lte a temperatura elevata, accelera la comparsa dci fenomen i infiammatori e li rende più intensi. In base ai risultati ottenuti l'A. è d'avviso che anche la semplice umidità della cute rappresenti una circostanza favorevole all'azione dcll'iprite. Era evidente l 'interesse, anche pratico, di raccogliere dati più numerosi e precisi in questo campo, considerando che in caso di guerra le truppe potranno spesso essere esposte all'azione dd l 'iprite mentre si trovano in stato di sudorazione. Perciò sono state eseguite ricerche al riguardo impiegando l'iprite sia allo stato liquido che sotto forma di vapori, sempre, s'intende, in quantità minime ed in modo da non arrecare alcun danno ai soggetti., offertisì volontari per le prove. Le modalità di tecnica adottate in un primo ciclo sperimentale eseguito con iprite liquida furono le seguenti. Sulla superficie flessoria di un avambraccio, si applicava a cute asciutta, una goccia di soluzione di iprite, in tetracloruro di carbonio, allo 0,1 o allo 0,2 %, !asciandola evaporare spontaneamente, ciò che accade, come sopra si è detto, in pochi secondi. Dopo l'intervallo di un'ora, che il soggetto trascorreva a nposo, si appiicavano intorno ali 'altro avambraccio alcuni strati di stoffa impermeabile, fissandoli con una fascia, e si esponeva il soggetto aJ sole; si provocava così una abbondante sudorazione dell'arto. Tolta la fasciatura, sulla cute ancora umida si applicava una goccia della stessa soluzione impiegata per l'avambraccio asciutto. In tal modo si avevano sullo stesso individuo due zone di cute corrispondenti e trattate ugualmente, con l 'unica differenza che una di esse era stata sottoposta ali 'azione d eU 'iprite mentre si trovava in stato di sudorazione. L'esame comparativo di 16 individui speri mentati ha fatto rilevare: sulla cute asciutta, la soluzione allo o, I% ha dato esito negativo in 5 soggetti, ed h a provocato una reazione lieve (secondo la dassificazione sopra esposta) negli altri II, mentre con la soluzione allo 0,2 i casi negati.vi sono stati 2, i lievi IO, quelli di media intensità 4; su!Ja cute sudata, l'applicazione di iprite allo o,J % ha determinato sempre una reazione cutanea ben visibile, che è stata classificata lieve in 5 casi e di media intensità negli altri. La soluzione allo o,2% ha determinato 3 casi di reazione media e 13 di intensa; in questi. ad un marcato eritema si accompagnava edema del sottocutaneo ed. in 5 soggetti. seguì la formazione di flittene. Per maggiore comodità di esame, i risultati ora esposti sono riassunti nella tabella che segue : Sol uzione 0. 1~. Renionc Negativa Lieve Mcdi"

Cute asciutta Cute sudata

5

2

II

5

Sol uzione 0,2% Reazione Media Neg:uiv3 Lieve

II

IO

4

3

Intensa


RICERCHE SULLA SE1'SIBII.ITÀ

I~DI\"JDUi\L. E

DELLA Ct:TE UMA:'\.\ ECC.

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E ' anche da rilevare che il periodo di latenza è stato notevolmente più breve nel caso della cute sudata. Ulteriori elementi di giudizio si sono ottenuti impiegando una tecnica diversa dalla precedente, e cioè comparando fra di loro gli effetti conseguiti mediante la bonifica di zone di cute, rispettivamente asciutta e sudata. Anzichè di soluzioni diluite si fece uso in questo caso di iprite disrillata, di cui si applicava una goccia sulla superficie flessoria di un avambraccio. Dopo un minuto si praticava la bonifica della zona contaminata, col me· todo in uso presso il servizio chimico, che :::onsiste nella asportazione meccanica del liquido e successivo trlttamento della cute con tetracloruro di carbonio. Dopo un 'ora di intervallo, che il soggetto trascorreva a riposo, si provocava la sudorazione locale dell'altro avambraccio, col sistema sopra descritto. Anche su questo si applicava poi una goccia di iprite distillata, praticando la bonifica dopo un minuto. Le attuali prove avevano anche lo scopo di verificare se la sudorazione, esaltando il potere aggressivo del· l'iprite, ne acceleri la penetrazione nella cute, rendendo più aleatorie le pratiche di bonifica e restringendo ancora i limiti di tempo utili per l'intervento. Un 'ampia statistica da noi raccolta in precedenza aveva dimostrato che praticando la bonifica cutanea col m etodo sopra descritto, fino alla distanza di tre minuti dalla contaminazione con iprite, si riesce ad evitare la comparsa di reazione apprezzabile. Gli esperimenti sono stati eseguiti sopra I 8 soggetti, ed è risultato che mentre sulla cute asciutta la bonifica dava esito perfetto, sulla cute sudata, dopo alcune ore si aveva costantemente la comparsa di una chiazza di eritema, accompagnata da edema del sottccutanco e seguita dalla formazione si flittene. Risultati analoghi si sono ottenuti in 9 soggetti riducendo a 30 secondi l'intervallo fra la contaminazione e la bonifica; però in queste circostanze la produzione di fli ttene si è- verificata soltanto in 5 degli individui con pelle sudata, anzichè sulla totalità di essi. Si è avuto anche occasione di sperimentare l 'effetto della sud orazione sulla pelle di colore esposta all'azione de!l 'iprite. Le prove furono limitate, per deficienza di soggetti, a due sudanesi, con pelle scurissima. Ad uno di essi, che nei giorni precedenti non aveva reagito sensibilmente a soluzioni di I e 2 % di iprite, da oltre 1 2 ore era stata applicata, sull'ayambraccio sinistro, una goccia di soluzione al 5 %. Presentava localmente una chiazza di ipercromia, con lieve sollevamento. Dopo avergli provocato una intensa sudorazione dell'avambraccio destro, vi si applicò una goccia di soluzione all' r %. Dopo circa 10 ore, nella zona così trattata comparve una chiazza di ipercromia, accompagnata dà edema del sottocutaneo; entro le 24 ore seguì la formazione di una flittena. N el contempo anche sulla cute, asciutta, su cui era stata applicata la soluzione al 5 °~ , si formò una flittena.


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RI CERCHE SULLA SE:-.:SIIIILITA li':J>JV(f)U ALE DELLA CUTE UMANA ECC.

Anche il secondo soggetto sperimentato aveva avuto nei giorni precedenti l'applicazione, su pelle asci utta, di una goccia per ognuna delle soluzioni r, 2 e 5 ';{,, Quest 'ultima ayeva determinato ipercromia e lieve edema locale, senza flittena. Sulla superficie flessoria deli 'altro avambraccio, in cui si era determinata sudorazione, si applicò una goccia di iprite all'I %. Si osservò una reazione evidente, con ipercromia e edema, cui fece seguito, dentro le 24 ore, la formazione della caratteristica vescicola. Oltrechè con iprite liquida gli esperimenti sulla influenza della sudorazione sono stati compiuti anche impiegando i vapori. Il metodo di tecnica seguito consiste nell'applicare sulla cute della faccia fl essoria di un avambraccio una coppetta di vetro dd diametro di 30 mm., in cui passa una miscela, in proporzioni note, di aria e vapori di iprite. Modificando opportunamente le concentrazioni ddla miscela e la durata del periodo di applicazione, si possono ottenere prodotti c x t (concentrazione x tempo) variabili a volontà dello sperimentatore. Numerose proye ese&TUite in precedenza presso questo laboratorio avevano dimostrato che per ottenere l 'eritema occorrono prodotti c x t diversi a seconda della sensibilità individuale, ma compresi fra 5 0 0 e 1000; la sensibilità media si aggira su 900 (dose-eritema). Le attuali prove si sono svolte saggiando comparativamente in uno stesso individuo, sia sulla cute asciutta che su quella sudata, concentrazioni diverse di vapori di iprite e per diversi periodi di applicazione. Sperimentando sopra IO soggetti con c x t variabili da 250 a Iooo, si è rilevato: - il prodotto c x t = 250 non ha determinato alcuna reazione sulla cute asciutta, mentre ha causato sempre la comparsa di eritema sulla cute sudata; - il prodotto c x t = 500 nelle prove con cute asciutta ha dato rcsultatì negativi in due casi e debolmente positivi jn altri due. La pelle sudata ba reagito sempre <:an eritema precoce e intenso; - il prodotto c x t = 750 ha dato esito debolmente positivo sulla pelle asciutta, provocando intenso eritema sulla cute sudata; - il prodotto c x t = 1000 ha provocato la comparsa di eritema evidente, .in ambedue i soggetti sperimentati, sull'avambraccio asciutto, e la produzione di una voluminosa flittena su quello sudato. La notevolissima differenza di comportamento, nello stesso individuo, tra la cute asciutta e quella sudata è documentata dalle figure 1 e 2. I rcsultati del complesso di queste prove portano a concludere: a) E' stato confermato che la sudorazione esalta notevolmente il potere aggressivo dell 'iprite, sia liquida che sotto forma di vapori, sulla cute umana. Le cause di tale aumento di sensibilità cutanea, sono, presumibilmente, molteplici, oltre al fattore umidità già messo in evidenza dal Glebovic, e cioè la presenza nel sudore di sostanze, specialmente lipoìdi, nelle quali l'iprite è assai solubile; l'aumento di temperatura della cute; la vasodilatazione.


r

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RtCERCHE SULLA SENSIBtLIT;\

tNDIVIDUALE DELLA CUTE UMANA ECC.

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b) L'aumento di potere aggressivo si può valutare in circa 3 a 5 volte, anche per la pelle di colore. c) Il tempo utile per intervenire con la bonifica quando la pelle è sudata, è ridotto a un periodo così breve che ali 'atto pratico è da ritenere che l 'efficacia della bonifica stessa risulterebbe grandemente compromessa e forse anche annullata.

J

1 Fig. 1. -

Sog)!CllO C. A. • A\·amhr:tccio ùcstr" - A~ionc elci vapori di iprite sutla cute a~ciu nn

(c x t =

f'ij:. :t. -

1000) .

Su;~)<() soggetto della figura precede mc - Avambraccio SlfliStro . Azione dei vapo:i

di tprite 5Uib cut~ sudat.1 (c x 1 -= 1000).


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RICERCHE SULLA S E:-JS IB!LITÀ IN DIVIDUALE D ELLA C UTE UMANA ECC.

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••• Un ulteriore gruppo di osservazioni ed esperimenti riguarda un campo che presenta notevole interesse teorico e pratico, e cioè lo studio del comportamento, nei riguardi della sensibilità all'iprite, di soggetti che siano stati esposti ripetutamente all'azione di questo tossico. La letteratura al "riguardo è, in massima parte, muta; solo pochissimi AA. accennano brevemente all'argomento. Marshall (3) che ha praticato alcune ricerche al riguardo, ritiene che in generale una ripetuta esposizione dello stesso individuo ai vapori di iprite non lo renda più sensibile. Infatti una serie di uonùni che fu sperimentata a varie riprese durante un periodo di quattro mesi, dimostrò solo piccoli cambiamenti nella reattività cutanea da una volta all'altra, e non accadde mai che chi aveva reagito originariamente, ad es. alla soluzione all'x %, si dimostrasse sensibile ad una soluzione molto più diluita. Questo A. ammette tuttavia che la pelle in vicinanze di antiche lesioni da iprite sia più suscettibile di essere contaminata. Le nostre ricerche hanno preso origine dalla osservazione del differente coll?-portamento presentato da alcuni individui che nell'agosto 1931 si trovarono esposti ad una atmosfera contenente vapori di iprite. La concentrazione di questi fu determinata, chimicamente, in circa 10 mg. per metro cubo d'aria. In tale circostanza molti soggetti presentarono i primi fenomeni reattivi in corrispondenza di zone di cute che in precedenza erano state trattate con soluzioni diluite di iprite, a scopo sperimentale. Lesioni che da alcuni mesi erano passate allo stato di esito e si presentavano con l'aspetto di cicatrici superficiali, biancastre o lievemente rosee, dimostrarono, improvvisamente, come una riaccensione del processo infiammatorio, caratterizzata· da ar rossamento, prurito, bruciore, talvolta edema sottocutaneo. I fenomeni localizzati ebbero la durata di qualche giorno; in alcuni casi furono seguiti dalla comparsa di sintomi cutanei estesi ad una maggiore superficie, ed anche di fenomeni a carattere generale come febbre, insonnia, anoressia. Tutta la fenomenologia presentò maggiore intensità e durata in quei soggetti che per ragioni di lavoro da alcuni anni maneggiavano iprite, anche se in piccole quantità. Questa osservazione, seguita successivamente da numerosi altri rilievi , portò ad ammettere che l'iprite sia capace di determinare nell'organismo una modificazione nella capacità reattiya del tutto simile ad uno stato allergico, ed in questo senso furono condotte ricerche sperimentali sopra un ceno numero di soggetti di cui fu possibile disporre. Le prove furono praticate impiegando sia soluzioni diluitissime di iprite, che basse concentrazioni di vapori. Dicia nnove persone vennero sottoposte all'applicazione, sulla superficie flessoria di un avambraccio, di una goccia di iprite allo 0 ,05 % in tetraclo-


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RICERCHE SULLA SENSIBILJT,\ INDIVID UALE DELLA CUTE UMANA ECC.

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ruro di carbonio. Sei di queste avevano avuto occasione di venire a contatto con l'iprite, ripetutamente, nel giro di alcuni anni e risultavano, per episodi precedenti~ assai sensibili anche a dosi piccole, incapaci di provocare reazione in soggetti normali. Designeremo tali persone con le loro iniziali: M. F.; E. BI.; G. F.; F. V.; G . S. ; D. B.. I primi quattro erano stati da noi sottoposti, alcuni anni prima, alla proya di sensibilità cutanea col metodo descritto nella prima parte di questa nota, impiegando la soluzione di iprite allo 0,5 % in tetracloruro di carbonio. In tutti i soggetti che non risultavano specialmente sensibili, 13, la soluzione allo o,o5 % non determinò alcuna reazione. Nei soggetti M. F., E. B. L., G. F., G. S. e D. B. si ebbe invece la produzione, in corrispondenza della goccia, di una zona di eritema, più o meno intenso, ma sempre evidente, che nei soggetti E. B. L., G. F. e D . B. si accompagnò ad alone infiammatorio, edema, prurito e bruciore, e fu seguito dalla caratteristica pigmentazione bruna della cute. La reazione in questi individui fu

praticamente equivalente a quella riscontrata qualche anno prima negli stessi soggetti con la soluzione allo 0,5 %. Il soggetto F. V. non reagì in modo apprezzabile; ma a questo risultato negativo non è però, forse, estraneo il fatto che avendo egli condotto da poco vita all'aperto, presentava la cute degli arti superiori notevolmente pigmentata dal sole. Le prove con vapori di iprite sono state condotte col metodo, già descritto, ddla applicazione sulla cute di un avambraccio di una coppetta di vetro contenente aria satura di vapori d'iprite. La durata dell'applicazione era regolata di volta in volta in modo da ottenere anche prodotti c x t (concentrazione x tempo) molto bassi. Si sono sottoposti alla prova i soggetti M. F., E. B. L., G. F., F. V. e D . B., già sperimentati con la soluzione allo o,o5, e in più il soggetto F. C. che da manifestazioni precedenti risultava

pure assai sensibile, per ripetute esposizioni a!l 'iprite. Si sono ottenuti i seguenti risultati : due soggetti (E. B. L. e F. C.) hanno presentato reazwne positiva col prodotto c x t = 50; tre soggetti (M. F., G. F. e D. B.) hanno reagito col prodotto roo; F. V. ha presentato reazione positiva soltanto con un prodotto c x t = 350, confermando in tal modo la sua minore sensibilità, già dimostrata con la prova della soluzione, in confronto degli altri soggetti. Nei vari individui che hanno reagito positivamente con uno stesso prodotto c x t, le manifestazioni si sono dimostrate differenti sia come periodo di latenza che come intensità della reazione. Pertanto, considerando come soglia media della sensibilità cutanea all '.iprite liquida la soluzione 0,5. %, e come dose-eritema media, impiegando i vaP_O~i, ~n ~~~ott~ c x t = 900~ dalle attuali prove risulta che ripetute espostztom alltpnte mducono nell organismo umano una maggiore recet6vità, la quale si manifesta nei confronti sia dell'iprite liquida che dei vapori.


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RICERCIIE St.:LLA SEl'\SiniUT.-\

I~DIVIDUALE

DELLA CuTE UM,\NA F.CC.

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Tale esaltazione della rcattività cutanea può essere più o meno intensa a seconda dei soggetti, ed in alcuni casi può rappresentare anche un aumento di r.:irca 20 volte sulla sensibilità normale media, e sulla sensibilità originaria di uno stesso individuo. Un fenomeno di cui si è potuto seguire lo sviluppo nel soggetto G. F . è stato il progressivo generalizzarsi della sensibilità cutanea. All'inizio si trattava di un fatto locale, ristretto alla regione compresa &a il pollice e l'indice della mano sinistra, nella sua superficie dorsale. L 'origine della maggiore sensibilità era da ricercare in ripetute esposizioni di quella zona di cute ai vapori proycnicnti da bottigliette che contenevano sollllzioni di iprite, usate per esperimenti. E' da rilevare la tenuità dello stimolo, trattandosi ogni volta di piccolissime quantità di vapori, mentre d'altra parte le singole esposizioni furono distanziate fra loro e non troppo numerose. In un primo tempo i fenomeni di aumentata sensibilità consistevano nella comparsa, in seguito alla esposizione a mi:1ime quantità di vapori di ipri te, di eritema locale, seguito dalla formazione di numerose~ piccole flittene, di aspetto miliariforme, pruriginose e persistenti. Successivamente la tendenza a dari! manifestazioni in seguito al più piccolo stimolo si estese al torace, e finalmente a tutta la superficie cutanea, con particolare intensità per le regioni più soggette a sudorazione. I fatti risultanti dal complesso delle nostre osservazioni e prove, esaminati al lume delle attuali teorie sulle ipersensibilità, portano a ritenere che la iprite si comporti nei confronti dell'organismo umano come un allergene, determinando la comparsa di fenomeni di iperergia. E' noto (n) che gli allergeni costituiscono una categoria vasta e non ancora ben definita di sostanze, fra le quali entrerebbero proteici e non proteici ed anche gas: il criterio di classazione consisterebbe solo nella constatazione di suscitata allergia. Allo scopo di stabilire se il fenomeno osservato sia suscettibile di trasporto passi vo sopra altri soggetti, è stata praticata una prova alla Prausnitz e Kustm:r ( L2) con le seguenti modalità : in 2 individui che non avevano mai avuto contatto con l 'ipr1te è stato iniettato, intraderma, nella superficie flessoria dell'avambraccio destro I l iO di cc. di siero di sangue del soggetto G. F., sensibilizz::tto. Nell'altro avambraccio, in posizione simmetrica, si è miettata una uguale quantità di siero di sangue di un individuo normale. Dopo 24 ore, in corrispondenza di ciascuna iniezione intradermica è stata applicata sulla cute una goccia di soluzione di iprite allo o,o5 %. Si è osservatO che in ambedue i soggetti è comparsa, dopo circa 24 ore, una chiazza di lieve eritema sul punto di applicazione della goccia di iprite sull'avambraccio sinistro, cioè dal lato corrispondente alla iniezione intradermica di sangue normale. La manifestazione ha avuto la durata di un giorno. Nessuna rcaz.ione si yerifìcò sull'avambraccio ~estro, cioè in corrispondenza della iniezione di sangue proveniente dal soggetto G. F., scnsibilizzato.


RICERCHE SULLA SENSIBILITÀ INDIVIDUALE DELLA CUTE UMANA ECC.

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Impiegando una soluzione di iprite allo o,r % si è pure notato in ambedue i soggetti la comparsa di eritema, lieve e fugace, soltanto dal lato del siero di sangue normale. Impiegando iprite allo 0,5 la fenomenologia è stata analoga ma più evidente. E cioè si è osservata la comparsa di eritema su ambedue gli avambracci, ma più precoce, accentuato e duraturo su quello sinistro, cioè dal lato del siero di sangue normale. Perciò da queste prime prove di orientamento sarebbe risultato: a) che la sensibilizzazione verso l'iprite non è suscettibile di trasporto passivo locale; b) che anzi il trattare una zona di cute umana con siero di sangue di individuo sensibilizzato è capace di determinare localmente una maggiore resistenza all'azione del solfuro di etile biclorurato. Questo comportamento è presurnibilmente dovuto alla produzione di anticorpi specifici. Resterebbe così confermata la ipotesi che l'iprite ha funzione di allergene. Mi sembra che i dati raccolti presentino un certo interesse anche pratico, e meritino di essere verificati ed ampliati con nuoye ricerche, dirette a farci meglio conoscere la complessa azione fisiopatologica dell'iprite. OPERE CON SULT ATE.

(1) LuSTic A.: Effetti dei gas di guerra. - 4n edizione- 1st. Sieroter. Milanese, 1937-XV. (2) MuNTSCH: ln-tiimcr iiber Moglichkeiten dcs Schutzes u. der ersten Hiljetl gege· 1934, niiber Einwirkung von Dichlordiathylsulfid-Gasschutz t4. Luftschutz. Heft I. (3) MARSHALL, VERON and HoMER: Ot1 Dichloroethylsulphide. Il variatiom of the skit1. - Journ. of Pharmac. and cxperim. Thcmp., '9'9• vol. XII. (4) VEDDER E.: The medica/ Aspects of Chemical Wnrfare. - Baltimore 1925. (5) FRIES an d W EST: Chemica/ Warfare. - LonJon 1921. (6) WARTHIN and WELLER: The medicai aspects of Mustard gas poisoning. - St. Louis 1919. (7) H .. NSLIAN und BERGENDORFF: Der Chemische Kn'eg. - Rerlin 1925. (8) HANSLIAN: Der Chemisc·he Krieg. - Bcrlin 1927. (9) GLEBOVIC A. A.: Azio-ne comparativa dell'iprite sulla pelle dell'uomo asciutta o umida e riscaldata (nell'opera << Ipritc » di Anickoff, Sclcneff e Lastockin - Poligrafico di Stato, Mosca 1931). (ro) In Fries and West- op.cit. (n) FaucoNt e MELLJ: Malattie allergiche. - Trattato di Medicina Interna di Ccconi, Torino 1932, vol. V. (12) PRAUSNITZ und KiisTNER H.: Studien ii ber die Ueberempfindlichkeit. - Ccntralblatt f. Bakt. etc, Bd. 86-H 2, Jena 1921.

2 -

Cìornal~

dì m~dìcìna militare.


COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE - UFFICIO STORICO

IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO DURANTE LA GUERRA MONDIALE ORGANIZZAZIONE NELLE VARIE ARMATE Prof. AUredo Bucciante, generale medico.

(Continuazione)

Settima Armata. La consulenza oculistica fu istituita nella t Arm. nell 'aprile 1918: aveva alla sua dipendenza il Reparto dell 'Ospedale oi o (Brescia), e due altn Reparti oftalmici avanzati - uno per Corpo d'Armata - e cioè quello dell'ospedale· da campo o89 in Vestone per il XIV Corpo d'Armata e quello- deldell'Ospedaletto 21 in Niardo, per il III Corpo d'Armata (Consulente ten. col. med. prof. Samperi). Direttive chiare e precise: « raccogliere gli oftalmici dei rispettivi Corpi, prodigando loro a seconda dei casi le prime cure o fare la prima osser·vazione; rinviare subito al Corpo i non abbisognevoli di cure ospedaliere nè di eventuali provvedimenti; trattenere quelli che rich iedessero cure semplici e di breve durata e trasferire coloro che necessitassero di cure speciali o di provyedimenti medico -legali al Reparto oftalmico 010 in funzione d i reparto di consulenza ». Venne, inoltre, istituito un ambulatorio oftalmico presso l 'Ospedale di tappa di Brescia. Successivamente, per maggiore aderenza alle necessità del servizio, il Reparto avanzato del XIV Corpo d'Armata fu trasferito dall'Ospedale da campo o89 (Vestone) all 'Ospedale da campo 143 (Ponte Caffaro). Nel 2° trimestre 1918, e cioè x• del funzionamento, i ricoverati oftalmici ammontavano complessivamente a 1366 dei quali, 904 vennero rinviati ai corpi, 49 in altri ospedali (circa il 70 y., di ricupero) e solo 310 sgombrati in ospedali territoriali per continuazione di cura o per provvedimenti medicolegali (poco più del 22 '%). La degenza media è stata di giorni 8,72. Sono stati inoltre curati ambulatoriamente n 81 oftalmici. Affezioni procurate sospette, limitatissime. La organizzazione e disciplina dd servizio oftalmico dei reparti tracomatosi ha dato l'elevatissimo rendimento già ricordato in altra parte di questo lavoro (r). (l) Bucci.\I<TE: /..a quutione dd Tracoma nt:ll' Esercito . -

Giorn. Med. Milit. •937·


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lL SERVIZIO OCULISTICO NELL 'ESERCITO ITALIANO ECC.

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Reparto Oftalmico Ospedale da Campo oro. Statistica Annuale dei ricoverati distinta per mesi, secondo le forme cliniche (1). Anno 1918. TR UP PA

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Emmetropia . . . . . . . . 8 5 7 8 8 l 2 57 I 6 l 3 6 5 Palpebre c bordo palp. 27 15 17 7 lO 8 8 9 8 IO 6 i2 137 2 Vie lacrimali . . . . 9 7 8 (i l o 5 ì 6 5 90 9 9 9 Congiuntivite comune . . 48 29 72 81 83 75 38 6 ~ 37 58 52 68 705 IO Congiunt. tracom<Jtosa . . A4 26 23 2~ 38 5~ 1-1 23 2.J 27 55 47 ·~Mo 2 .. ]J Congiuntivite primaverile - 3-2 2 Congiuntivite blenorr. . . 1 2 4 2 ·1 117 l LCongi umivitc psc:udo-difterica . . . . . . . . . l 11 -2--1-6 Cheratite traumatica 5 2 4 1o (i 9 1o l O 7 15 6 l 85 l Cornea . . 32 21 33 38 15 56 .J3 33 31 20 13 18 386 3 Sdera . . . . . . l l 1 l l J 6 Pterigion . . . . l 3 3 6 l 6 4 2 1 l 28 lride . . . . 4 2 5 8 12 1·1 12 8 8 6 l 2 82 7 Cristai!Jno . . . . 3 4 6 4 4 4 4 3 3 5 2 3 45 Coroide . . . . . . . . . 1 1 1 1 3 1 2 3 L 5 19 Reti n a .. ...... 1 2 2 3 8 6 5 1 1 2 3 3 37 2 Nervo ottico . . . . 2 1 .~ 2 3 6 1\ 6 3 2 35. Nistagmo. . .. · .. · 2 3 1 1 7 2 2 1 l l 4 25 Strabismo. . . . . . . · 2 2 ~ 6 5 12 5 8 8 6 3 5 66 l Paralisi dei muscoli oc. . 3 1 1 2 _ 1 2 2 2 14 Tumori. . . . . . . . . . 1 _ _ _ _ J 2 Contusioni del bulbo . . . 3 _ 4 2 5 2 7 7 7 3 4 44 l Lesioni da contraccolpo. . 1 8 4 2 2 l 3 ~ ·~ l 4 34 5 Panoftalmite metastasica . _

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Miopìa · · · · · · · · · · 21 20 15 15 23 28 29 36 36 17 15 5 260 Ipermetropìa. · · · · · · 13 2 3 5 16 19 8 12 12 11 3 4 108 Astigmatismo miopico . . 3 1 6 3 1 4 5 7 7 5 9 3 54 Asti)!Jnatismo ipermetr. . . 2 5 8 5 J 4 6 2 2 6 3 2 46 Astigmatismo misto · 3 l 1 1 l 2 9 Anisometropia. . . . . . 9 8 3 8 7 17 9 ~~ ·1- 5 5 · 4- 83 Emeralopia. . . . . . . . . _ _ 1 _ 2 3 3 1 l 11 Ferite perf. di 1 globo oc. 15 10 5 11 Il\ 12 21 15 lO 18 17 •l 154 Ferite perf. di 2 globi oc. 2 1 5 5 2 4 2 2 l 4 5 2 31 Affezioni provocate accert. 24 7 16 11 10 4 5 l l 3 3 3 88 Allezioni prov. sospette . ll 7 13 14 15 11 13 l 10 5 l 101 Totale .. ~ 197 Z75 295 349 372 286 256' 255 226 193 3347

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1

Militari visitati ambulatoriamente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ~ 1898 17 Militari tknunziati al Tribunale di Guerra per autolesione ., . . . . . . . . (r) L. CASAI.INO: Rnoconto ;flltistico Osp. 010. -

Glorn. Med. Mili1.

1910,

fase. LI.

3 2

2

43 137


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IL SERVIZIO OCULISTICO NELL' ESERCITO ITALIANO ECC.

TRUPPA OPERAZIONI

Sarcoma Exentcratio bulbi Enucleazione Cataratta lridectomia . Prolasso irideo Plastica congiunti vale Pterigion Plastica palpebrale Calazion . Entropion e trichiasi Estirpazione del sacco lacri male

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In secondo tempo i due reparti avanzati - 143 e 21 - si sono dovuti spostare per necessità di servizio, rispettivamente da Ponte Caffaro e da Miardo, a Vestone (o~) e a Ed'olo (o61) e per il XXV Corpo d'Armata sopraggiunto, venne istituito un reparto in un ospedale del Garda e venne costituito un nuovo reparto di osservazione presso l'ospedale di tappa di Brescia per gli esami del consulente. Nel 2° trimestre 1918 si ebbe un movimento generale di 2547 oftal mici di cui 1366 ricoverati in reparti ospedalieri (1049 nel reparto di consulenza) e n81 curati ambulatoriamente. E' da rilevare che, dei 1366 entrati nei reparti ospedalieri, 807 furono riconosciuti affetti da forme oculari contratte e apparse già in zo11a territoriale e 559 in zona di guerra di cui 95 traumatiche (41 in combattimento e 54 per infortunio); 109 con forme sospette. Nel 3° trimestre 1918 i ricoverati ammontarono a 1215 dei quali sono tornati in servizio 733 e 366 trasferiti ad altri ospedali per forme morbose diverse e soltanto uo sgombrati in territorio (recupero del 90 %). Il servizio oculistico della VII Armata ha avuto nel Reparto oftalmico dell'ospedale da campo 010, impiantato presso l'ospedale di tappa di Brescia, la sua base meglio attrezzata e più efficiente. Il detto Reparto, istituito nel maggio 1916, alla dipendenza della I Armata, accoglieva i feriti e i malati oftalmici proveni~nti dalla zona di operazione dallo Stelvio al Garda, comprendendo così la Val Camonica c la Val Giudicaria. Per la Val Camonica i feriti venivano trasportati dalla Sezione di Sanità in un ospedaletto di sosta che li sgombrava poi a Edolo - dove funzionava in primo tempo un piccolo Reparto oftalmico, successivamente am-


IL SERVIZIO OCULISTICO NELL' ESERCITO ITALIANO ECC.

937

pliato e integrato dal Consulente della VII Armata (Osp. o6r)- e di là sgombrati, per ferrovia, a Brescia una o due volte la settimana. Per la Val Giudicaria i feriti facevano una prima sosta negli Ospedaletti di Pontecaffaro e di Storo, donde in autoambulanza o in ambulanza a cavalli venivano sgombrati nell'Ospedale di Vestone, dove anche funzionava un piccolo reparto oftalmico saggiamente trasformato dal Consulente della VII Armata in un grande Reparto coll'impianto dell'ospedaletto 089. Da Vestone, per mezzo della tramvia elettrica con sgombero trisettimanale, gli oftalmici erano inviati a Brescia. Soste e passaggi, adu1zque, che richiedevano almeno I O giorni, con inconvenienti e danni evidenti . Gl'intrasportabili per altre ferite concomitanti, ricevevano quelle cure che il chi rurgo e il medico generico potevano loro apportare e che consistevano nel semplice lavaggio del sacco congiuntiyale (Casolino). D al maggio 1916 al dicembre 1918 il movimento del detto Reparto oftalmico raggiunse la cifra globale di 8750 di cui 2055 visitati ambulatoriarnente. Ci limitiamo a riferire i dati statistici dell'anno 1918 che direttamente interessano la VII Armata, anche perchè durante il detto anno i militari oftalmici feriti o malati appartenenti alla zona dallo Stelvio al Garda facevano sosta, quasi tutti al Reparto del oro che disponeva di 170 letti dei quali 7 per ufficiali. Il Reparto ha funzionato con lo strumentario dei singoli Capi Reparto, essendo l'Ospedale di Brescia sfornito anche dei mezzi oftalmoscopici essenziali e ciò sia ricordato a lode degli ottimi oculisti che si sono man mano succeduti nella direzione del Reparto stesso ( 1 ). Il numero dei militari feriti gravemente in combattimento non è stato molto elevato per il fatto che la zona non è mai stata teatro di grandi operazioni militari. Risulta invece molto alto i! numero dei ricoverati per traumi accidentali, in uno e in entrambi i globi oculari, dovuti nella maggior parte dei casi a scoppio prematuro di mine e di bombe a mano. Contemporaneamente alle lesioni oculari questi militari presentavano lesioni multiple nelle divene parti del corpo e non pochi di loro perdettero non solo la vista, ma anche le mani. Tra le affezioni oculari di grande importanza è da ricordare un numero piuttosto notevole di lesioni dei mezzi diottrici e delle membrane profonde in seguito a contusione diretta del bulbo oculare (87 casi) o per azione di contraccolpo (70 casi). In conseguenza delle dette cause si è notato, infatti, lacerazioni dell'iride, opacità parziale o totale del cristallino, versamento sanguigno abbondante nel vitreo, neurite ottica, commozione della retina, lacerazione e distacchi retinici, rottura della coroide (Casolino). (1) Capitani medici:

prof. Montalcini, prof. Vitcrbi, dott.

Perc~:ra,

dott. Casalino.


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lL SERVIZIO OCULISTICO NELL"ESERCITO ITALIANO ECC.

Torneremo su tale importante argomento nel Capitolo dei traumi oculari di guerra. Tutti i feriti appena ricoverati, venivano sistematicamente sottoposti ad esame radiografico. · Le estrazioni di schegge metalliche o di frammenti di pietra della cornea sono stati immediatamente praticate, e tutte le volte che l'esame radiografico ha rilevato la presenza di schegge metalliche endobulbari, i militari feriti venivano inviati d'urgenza a Milano, essendo il reparto sprovvisto di calamita gigante (I) e risultando insufficiente per l'estrazione la calamita di Hirschberg (I). Le operazioni demolitive sono state relativamente pochissime. L'exenteratio bulbi è stata praticata nei casi di panoftalmite traumatica c nei casi in cui vi era ampia rottura del globo oculare con fuoruscita di gran parte del contenuto (9 'X, di tutti i traumi del bulbo; I7 o/.. delle ferite penetranti bulbari); l'enucleazione del globo oculare, fatta molto di rado, nei casi di ampia rottura del globo oculare non infetta e con fuoruscita parziale del contenuto oculare (2,6'}{, di tutti i traumi del bulbo; delle ferite penetranti bulbari). (V. tab. p. 36). . I militari con ferite perforanti della cornea, della sclera c del corpo ciliare, con esame radiografico negativo, venivano trattenuti in osservazione per nn periodo di 15-30 giorni, pronti ad intervenire se vi fosse stata la minaccia dell'oftalmia simpatica che non fu vista mai sviluppare (Casali no).

s.s·x,

Corpo di spedizione in Albania e Macedonia. Albania. - Nel campo trincerato di Vallona il servizio oculistico è stato accentrato neii 'Oped. 089 ed ha funzionato regolarmente. · Per le truppe del! ' Albania meridionale (;he operavano in un vasto settore al di fuori del campo trincerato di Vallona, gli oftalmici erano affidati di norma alle cure di uno specialista con sede a Delyino, presso un reparto di scz,ione di sanità. Macedonia. - Il servizio oculistico fu organizzato con due reparti specializzati, alla base - Florina - rispettivamente negli Ospedali 0108 e 177 e con ambulatori per mili~ari e civili . . Nel secondo semestre dcd 1917 vi furono ricoverati 554 militari con forme oftalmiche così distinte: 132 traumatiche (23,8 ·(}{, ), 220 congiuntiviti, acute e croniche, 15 allegati disturbi visivi, IO vizi di refrazione. , In tutto il 1918 il numero degli entrati raggiunse i 1062 e cioè: 145 congiuntiviti semplici e 137 tracomatcse. Le lesioni traumatiche oculari sommarono a I I 2 di cui 19 per· ferite e 93 per lesioni accidentali. (1) " Dato il costo del ma!'ncte - sc.riv~va il Sa m pcri - si è .ritenuto essere ciò un lusso, ma non si pensa che dalb pronta cstr:l7.ione di una scheggia dipende spc>So la conscn•azionc. della tot.~lità o di una p:~rtc della funziun~ dell"occhio e che !"indennizzo che lo Stato accord:l per Ia perdita della funzione di un MJlo occh io è di gr:tn lunga superior e al costo del magnete stesso ».


IL SERVIZIO OCULISTICO NELL ' ESERCITO ITAL11\NO EC'C.

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Nessun caso di oftalmite simpatica. Non si ebbe alcuna denuncia per autolesioni oculari . Non sono registrate forme sospette di simulazione e di pro\'ocazione e, se pure se ne possono presumere tra le forme congiuntivali, si sarebbe trattato di un numero limitatissimo. Il recupero raggiunse l'89 'X,. Sono da mettersi in particolare evidenza questi due dati (recupero, cioè, e simulazione), che sono segni molto significativi dello stato sanitario e disciplinare delle truppe. Gli indici si mantengono inversamente proporzionali, in modo costante, nei corpi di truppe d'oltre mare, quando attraverso un capace. filtro di accertamento sanitario, il Corpo di spedizione sia stato depurato prima dell'imbarco degli elementi tarati o con forme morbose croniche latenti e quando il servizio sia stato tecnicamente bene organizzato, col criterio fondamentak della competenza specializzata. Con tali presupposti, si può contare su un rendimento delle truppe sempre elevatissimo, come dimostrano fedelmente il recupero <}lto e la simulazione quasi nulla. Si consideri che neanche i male intenzionati potevano trovare utile e artuabile la simulazione o la procurata infermità, quando erano costretti a ripensare che un mare di pericolosa traversata li separaya dal loro obiettivo e quando erano edotti che il congegno tecnico- sanitario li avrebbe bloccati immediatamente, al primo tentativo fraudolento. Il servizio oculistico h a fun zionato secondo i sani precetti curativi, anche nel campo della chirurgia conservativa, tanto che gli interventi demolitivi sono stati limitatissimi. Infatti su 254 lesioni traumatiche oculari che si sono avute globalmente nel 2° semestre 1917 e in tutto il 1918, sono stati praticati soltanto, fra exenterazioni e enucleazioni per panoftalmite e larghe ferite penetranti, II atti demolitivi e cioè il 4,3o':lo . Anche per questo Corpo, però, dobbiamo rilevare la scarsezza degli strumenti e apparecchi oftalmoscopici e la mancanza di un magnete gigante. I Corpi di spedizione, quando operano a distanza dalla base, anche se costituiti di pochi reparti di truppe, devono disporre di un servizio sanitario tecnicamente organizzato come per un'Armata. I dati statistico- sanitari del nostro Corpo di spedizione in Albania e Macedonia ne forniscono una chiara conferma.

••• La nostra organizzazione oculistica - come, in genere, tutta la organizzazione sanitaria di guerra - è stata molto analoga a quella francese, sia nella fase preparatoria che in quelle dei successivi sviluppi durante la guerra mondiale.


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IL SE RVI ZIO OCU LISTICO NELL' ESE RCITO ITALIA NO ECC.

L'una, come J'altra, si è andata, man mano, assestando sulla base della specializzazione sotto la spinta delle necessità, anzichè per applicazione del concetto della utilizzazione delle competenze. E' superfluo ormai ripetere che nè il servizio sanitario italiano nè quello francese erano pronti ad assolvere il loro compito allorchè sono esplosi gli avvenimenti del 1914 e non lo potevano essere perchè entrambi adattati alla teoria militare del rapido sgombero della zona delle armate e dell'immediata evacuazione di tutti i feriti, esclusi gli intrasportabili. La dottrina di ispirazione clinica, come bene osserva il gen . Mignon, (1) è subentrata lentamente alla prima, regolando e svi luppando il servizio sanitario in funzione delle cure da dare ai feriti, intese ad evitare le complicazioni settiche e a proteggere la vita degli uomini contro gli accidenti infettivi primari o secondari delle ferite. Il Comando, aggiunge il Mignon, ha assecondato la trasformazione della organizzazione sanitaria in base alle nuove concezioni, solo quando si è persuaso che esse elevavano il recupero dei feriti e assicuravano una mag1:,riore conservazione degli effettivi. Certo che il principio della utilizzazione delle competenze ayrebbe dovuto presiedere rigorosamente alla formazione degli specchi di mobilitazione in tempo di pace, essendo il derivato di un concetto elementare, intuìrivo, e cioè che nessuno è capace di ben fare quel che non sa o non ha l'abitudine di fare. Ma la concezione del servizio sanitario sulla base della immediata evacuazione, data la guerra di movimento, non ne ha consentita, come abbiamo detto, la tempestiva elaborazione e applicazione. Una volta però che i nuovi mezzi bellici e la stabilizzazione delle posizioni imposero il principio della competenza specializzata nel campo della chirurgia generale, la sua applicazione è stata reclamata dagli specialisti di tutte le categorie ed esso si sarebbe esteso -- commenta il gen. Mignon - fino ai callisti, se il Comando avesse voluto prestare orecchio alla loro assicurazione che con la loro opera specializzata si sarebbero potuti recuperare tutti i cattivi marciatori. Limitando, per ora, la nostre considerazioni al campo oftalmologico, rileviamo che, in Francia, il servizio oculistico ha attraversato presso a poco le stesse nostre vicende organizzative. Ad un primo periodo di assistenza, diciamo così, generica, protrattosi per oltre un anno, con danni e inconvenienti che provocarono, come vedremo a proposito degli atti demolitivi sul bulbo oculare, una vera esplosione di proteste nella pubblica opinione francese, seguì una fase di organizzazione, per così dire, di fortuna. Il gen. Mignon così la rappresenta: « Gli specialisti di oftalmologia c di otorinolaringoiatria venivano essi stessi a presentarsi ai medici di armata e reclamavano l'impiego nella loro (a) M u;~•>:-: A. mé<l. Ì$p. Gcncr.1l: " Le servicc dc S.tnaé pcnù:a nt la guerre •9 •4·1 yl 8 • ·


IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

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competenza. Essi si istallavano in una parte delle baracche del Corpo d 'Ar mata, in una delle camere di una ambulanza o in una casa del villaggio~ completavano gli apprestamenti coi loro strumenti e apparecchi personali; istituivano consultori ove i medici dei corpi e delle formazioni sanitarie inviavano ambulatoriamente gli uomini del loro servizio che si lamentavano deHa vista e dell'udito. Occhiali erano distribuiti ai miopi e ai forti ipcrmetropi. Il funzionamento di questi servizi era una conseguenza della loro stabilizzazione ». Questa organizzazione rudiimentale e occasionale, si andò man mano sviluppando e integrando, rimanendo però sulla base della suddivisione per settori indipendenti, nei rispettivi corpi d'armata e nelle armate, affidati alla iniziativa individuale, favorita, più che disciplinata e regolata, dalle Direzioni di Sanità. Noi ci siamo fermati a questa fase e ne abbiamo perfezionata la organizzazione in modo, però, che in ciascuna Armata i1 servizio specializzato faceva capo ad un centro unico direttivo, di controllo e di coordinazione (consulenza di Armata), organo della Direzione di Sanità d eH' Armata. In Francia si è andati oltre, fino a raggiungere un completo e perfetto sviluppo, con l'applicazione totalitaria del concetto del servizio specializzato, con direttive generali e univoche, in modo da comprendere le necessità assistenziali di tutta la zona di guerra, ·congiuntamente a quelle di tutta la zona territoriale e in modo da coordinare e subordinare alle .finalità sanitarie, le funzioni degli smistamenti e degli sgomberi. Giova intrattenersi su tale momento, per trame gli insegnamenti utili, non senza rilevare il mancato beni.ficio per noi dal non aver seguito, durante la guerra, quanto dall'esperienza analoga alla nostra, riusciva a trasportare nel campo organizzativo l'Esercito alleato. Sotto la pressione della pubblica opinione scientifi~a e politica, allarmata per i gravi inconvenienti e i notevoli danni sofferti dai ferì ti oculari, il Governo francese decise di regolare il servizio oculistico con direttive generali, applicabili a tutte le armate, su istruzioni fornite dai maestri d eli 'insegnamento d eli'oculistica e dell' otorinolaringologia. Il prof. Lapersonne - oculista e scienziato di rinomanza mondiale fu invitato a preparare Io schema dello statuto oftalmologico che il Sottosegretario di Stato tradusse in formule ufficiali. E così, una nota ministeriale del 9 marzo r9r7 sopprimeva la facoltà di organizzare il servizio oftalmologico per armata e dettava a tutte le armate un piano di organizzazione generale. In base a tali disposizioni gli oculisti dovevano essere messi in grado di assicurare sul posto la diagnosi e il trattamento dei difetti di vista, nonchè

la cura, fino a guarigione, dei malati e feriti recuperabili in cinque settimane e le cure urgenti dei grandi feriti degli occhi, indicando su una scheda personale la destinazione che i ce11tri di smistamento do11evano loro riservare.


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IL SERVIZIO OCULISTICO NELL'ESERCITO ITALIANO ECC.

Un chirurgo oculista venne assegnato in ciascuna delle grandi formazioni sanitarie, con reparto adeguatamente attrezzato, mentre un oculista, scelto fra i migliori, veniva investito delle funzioni di consulente. Ogni Reparto doveva essere còstituito di una sala per consultazioni esterne, una sala operatoria con annesso ambiente per la sterilizzazione e da infermerie con 30-40 letti, nonchè fornito di ogni mezzo per diagnosi e cura, con l'aggiunta di elettro-calamita per la estrazione immediata dei corpi intraoculari. Per sorvegliare la organizzazione e il funzionamento di tutto il servizio oculistico e Msicurare la perfetta tenuta delle cartelle cliniche, fu incaricato un oculista fra i più qualificati per titoli scientifici e valore professionale. Egli raccoglieva i rapporti mensili, annotava i resoconti che venivano poi trasmessi al Ministero attraverso il Gran Quartiere Generale. Lo stesso prof. Lapersonne e il prof. Lagrange, di pari valore e rinomanza, furono investiti delle funzioni di consulenti g,enera1i. La organizzazione oculistica presso l'Esercito francese, ha raggiunto così, sia pure dopo tre anni di guerra, la fase veramente perfetta. Noi ci siamo fermati, come abbiamo visto, ad uno stadio intermedio e perciò il servizio risentiva molto della diversa capacità organizzativa dei dirigenti e della preparazione e comprensione non sempre adeguata dei superiori organi sanitari, con dissociazioni funzionai~ impropria e irregolare ripartizione di personale e di mezzi. Ma i più gravi inconvenienti e danni sono derivati dalla mancata disciplina degli sgomberi e dal mancato raccordo fra i reparti specializzati della zona di guerra e gli ospedali territoriali. Sono stati troppo numerosi e frequenti i casi di feriti oculari trattenuti o sgombrati fuori tempo, di altri passati da un ospedaletto ad un altro e poi sgombrati alla ventura, per essere poi smistati e traslocati in altri ospedali o trasferiti in altra città, dando mqdo e tempo alla insorgenza di funeste complicanze settiche. Feriti oculàri con coesistenti lesioni multiple in altre regioni del corpo, non assistiti convenientemente in zona di guerra, per le lesioni oculari, sono stati sgombrati in ospedali sforniti di apprestamenti specializzati. In definitiva i casi più gravi e indaginosi venivano traslocati nei Reparti delle Cliniche Universitarie che funzionavano come la grande organizzazione specializzata di iiserva, ma molti casi vi giungevano con la funzione visiva già irreparabilmente compromessa o per atti demolitivi o per interventi riparatori sugli annessi resi molto difficili dalle vaste cicatrici consolidate. Per avere una idea degli effetti ultimi' delle deficienze inerenti aJla imperfetta organizzazione di tutto il congegno specializzato, bisogna portare l'analisi sulla massa dei feriti . accolti nelle . Cliniche. . Io ho esaminate tutte le cartelle clinic)1e della R. Clini~a Universitaria ili Roma e compilate con ammirevole precisione dal prof. Cirincione.


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Su 2oGo ricovt:rati durante la guerra, figurano 528 casi di traum1 m combattimento e da infortunio. Di essi, 336 finirono con cecità (di cui 23 binoculare) e cioè il 63,5 %. Risulta che, nella quasi totalità, i detti feriti, dopo avere peregrinato per vari ospedali, sono stati trasferiti nel Reparto della Clinica Oculistica da un mese a quattro-cinque mesi dopo l 'accidente traumatico; che è stato necessario praticare 46 atti demolitivi totali fra enucleazioni ed esenterazioni; che otto casi di oftalmite simpatica sono stati tardivamcnte accertati; chl' in 43 feriti si è dovuto procedere alla ricostruzione del sacco congiuntivalc o della palpebra per rendere possibile l'adattamento della protesi. Se spingessimo la nostra indagine fra tutti quelli passati per le Commissioni delle pensioni di guerra, i rilievi sarebbero ancora più gravi e dimostrati vi. In conclusione, la nostra organizzazione, pcl modo come è sorta e come si è sviluppata, fra le coesistenti immani altre necessità sanitarie e logistiche di guerra, ha reso molto c forse non poteva rendere di più, cui metodi di improvvisazione e di adattamento resi necessari dalle circostanze della guerra guerreggiata. Per soddisfare alle necessità assistenziali, curative e dd recupero occorrono radicali trasformazioni in base a precetti normativi da fissare fin dal tempo di pace, nel senso e nei modi da noi illustrati onde rendere possibile la piena attuazione del concetto della assistenza specializzata. Soltanto così intesa e attuata essa può rendere beneficii militari, umanitari e sociali incomparabilmente superiori a quelli ottenuti n eli 'ultima grande guerra.

(continua) .

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RRPARTO;.STOMATOLOGICO D'ARMATA PRESSO L'OSPEDALE DA CAMPO 77 IN A. O.

A PROPOSITO DELL'IMPIEGO DELLA NAFTALINA NELLE GANGRENE CONSECUTIVE A GRAVI TRAUMI DELLA FACCIA DA PROIETTILI D'ARMA DA FUOCO Prof. Silvio Pal3%z.i, della R. Università di Pavia Ispettore degli Enti Sanitari Stomatologici in A. O. e capo reparto stomatologo.

Ritengo opportuno segnalare un m ezzo di fortuna che fu impiegato nella terapia medicamentosa di tutte le lesioni, particolarmente gangrenose delle parti molli facciali, consecu6vc a grayi traumi prodotti da armi da fuoco (pallottole esplosive in particolare). Questo mezzo di fortuna fu la naftalina. Che la naftalina precedentemente sia stata già impiegata in queste lesioni non mi è dato affermare. H o ricercato in libri di farmacologia, riviste e trattati di chirurgia e patologia chirurgica ma non mi è stato dato di trovare che questo mezzo antisettico cd antiparassitario sia stato adoperato sistematicamente in tali affezioni. In Eritrea la naftalina è largamente usata per le manipolazioni delle pelli e vi si trova abbondante. H o impiegato questo medici nale nelle gangrene gravi, settiche con fenomeni putrefattivi imponenti, su vaste breccie maciullate dai proiettili esplosivi ed ho ottenuto dei risultati veramente soddisfacenti, risultati che mi hanno spinto a scrivere queste note. Dirò di più: questi processi gangrenosi, queste putrefazioni così ostinate e così imponenti, erano dovute in parte al fatto che si svolgevano su soggetti defedati per il clima, per l 'alimentazione irregolare, estenuati da lunghe marce, soggetti quindi a resistenza organica diminuita, n on solo, ma tali gangrene avevano particolare floridi tà poichè i feriti, nei lunghi spostamenti dalle linee fino alle zone retrostanti, non potevano essere regolarmente medicati. Quei casi che furono trasportati d'urgenza in volo poterono presentare delle gangrene settiche di non grande imponenza, ma a] contrario i pazienti che venivano dalle linee del fronte fino alle zone retrostanti e che dovevano permanere nelle ambulanze per lunghi giorni di viaggio, presentavano sempre dci fenomeni settici di gravità notevole. Su di questi in particolare, l 'applicazione della naftalina si è dimostrata veramente efficace. Questo antisettico viene impiegato in modo molto sem plice: dopo avere fatto una sommaria toeletta della superficie gangrenosa e dci tragitti purulenti (asportando quindi le parti già gangrenate non suscet-


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tihili di alcuna modificazione perchè cadute in necrosi totale), la naftalina viene applicata in polyere sopra tutta la breccia più o meno vasta che sia. Essa naftalina può essere messa impunemente anche nella bocca; se esistono dei tragitti profondi gangrenosi in corrispondenza dei quali non sia possibile applicare la polvere, si prenderà un cristallo di naftalina, si porterà con un Péan od un Koker fino in fondo al tragitto putrido: con i becchi e le estremità attive di dette pinze il cristallo verrà fratturato in modo che la polvere ed i piccoli cristalli risultanti da questa frantumazione si dispongano per tutto il tragitto. I risultati che sono stati osservati in parecchie decine di casi (ricordo che nel reparto stomatologico dell'Armata furono osservati fino a 2350 pazienti circa) molti dei quali presentavano fenomeni flemmonosi putridi superficiali e profondi, gangrene settiche, fratture complicate delle ossa mascellari; furono sempre ottimi. Entro 24 ore il grande fetore che emanava da queste ferite e ra già profondamente diminuito e dopo 48 ore era scomparso. Al terzo giorno la superficie, già gangrenata, andava incontro alla formazione di granulazioni ben costituite ed in breve tempo, abolita la secrezione, si poteya provvedere alla ricostruzione delle parti della faccia gravemente traumatizzate, con plastiche ed innesti. Dal punto di vista pratico devo quindi dire che l'applicazione della naftalina ha dato dei risultati veramente soddisfacenti ed in seguito a questi risultati, io credo opportuno raccomandarla. Poichè nella letteratura non si fa menzione di tale impiego, e poichè la naftalina non consta sia stata sistematicamente impiegata, o se lo fu, certa~ meqte avvenne in modo molto sporadico, io ritengo opportuno che su questo tema vengano fatte delle indagini nel senso di vedere se queste grandi dosi di naftalina poste su delle superfici granulanti con piccoli vasi beanti, non possano in seguito portare ad assorbimenti ed a fenomeni di intossicazione. Ricordo che in un vecchio testo di farmacologia, ho troyato che la naftalina fu adoperata come espettorante nelle gangrene polmonari. Ora sarebbe opportuno stabilire se la naftalina, che è stata applicata in corrispondenza di cosl vaste superfici non possa danneggiare l'apparato respiratorio od il rene o non possa d'altronde determinare altri fenomeni secondari. Noi non abbiamo mai lamentato alcun inconveniente. Per quanto si riferisce al meccanismo dell'azione farmacologica, anche questo naturalmente non si è potuto studiare perchè assorbiti da altre cure. Credo poi valga la pena di studiare l'azione della naftalina nei suoi elementi attivi per constatare quali siano i fenomeni modificatori che si realizzano nelle gangrene. Riporto ora alcuni casi nei quali la naftalina diede particolari buoni risultati:


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Muntaz T~clai z~mò di Sumò, nato a Teramni (provincia di Adi Ugri), della Banda di Serai: ferita d'arma da fuoco: frattura completa, esposta e comminuta della mandi. boia alla branca orizzontale sinistra, alla branca montante destra da proiettile esplosivo. Ferita transfossa della lingua, vasta perdita di sostanza nella regione della guancia sinistra, lesione periferica dell'ipoglosso (Fig. I). E' stato ferito il giorno 15 dict;Tllbre in combattimento presso Mai Maili nella zona del Tacazzè. Le prime cure furono praticate nell'ospedale da campo 464, fu trasferito poi all'ospedale 538, alla 66• sezione di sanità, all'ospedale da campo 430, all'ospedale da campo 94 indi all'ospedale 77 di Asmara ove fu inviato d'ord ine del direttorç di sanità generale Martoglio per essere ricoverato nel reparto stomatologico. 20 dicembre 1935· T. 39·339,4. Paziente in istato gravemente astenico che proviene da altri stabilimenti sanitari. Se ne denuncia lo st:lto. grave. Edema alla lingua aumentata di circa il quadruplo del suo volume, c caduta in basso di tutta la porzione anteriore della mandibola. Il paziente non può articolare parola. Non· è possibile pertanto eseguire indagi· ni anamnestiche. Si rimanda quin· di l' indagine ad edema ridotto. Solo si può conoscere, a confermn di quanto accertato, che domenic:> Fig. t. 15 dicembre nella regione del T acMrmtaz Tcdai Zcmò. 20 dic. 1935· - La breccia gancazzè, durante un combattimento, grenosa suppurante all'entrata nel reparto. fu ferito da pallottola di fucile. Foro d'entrata alla guancia E. O. In corrispondenza della regione della branca orizzontale sinistra della mandibola vasta breccia (esito dell'azione da scoppio del proietto), di forma triangolare i~ sede con base inferiore ed apice rivolto verso l'alto. I bordi della lesione sono irregolari, ma non presentano segni d'infiltrazione. Il law anteriore del triangolo isoscele che forma la lesione è discontinuo per una lacerazione secondaria che si prolunga in avanti verso la rima labiale. Non edema della cute circostante alla breccia, il fondo della quale appare in preda ad un processo di gangrena fetidissimo alla quale compartecipano tutti i tessuti molli della regione; la breccia comunica ampiamente col cavo orale: è secerncnte, e nello spessore delle parti molli si notano frammenti di osso appartenenti alla compagine delln mandibola. All'esame endorale: edema emorragico imponente della lingua che è estr<r flessa; il dorso coperto da una patina fetida puruloide, la porzione ventrale presenta un:.t vasta zona ecchìmotìca. La m:~ndìbola è frattur:~ta ìn modo comminuto alla branca orizzontale sinistra. Ecchimosi grave del labbro inferiore. Dato l'edema imponente della lingua non si può procedere a manovre riduttive della frattura. Gli si asportano frammenti staccati di osso mandibolare e lacinie di tessuto gangrenoso, Irrigazioni abbondanti di H 2 0 2 , mcd. naftalinica. Il p. è digiuno. da 5 giorni. Gli sì fanno ingerire soo gr. di latte con una pera di gomma. 21 dicembre. T. 38,5 - 38,6. La lingua è notevolmente ridotta di volume per riassorbimento dell'edema ematico, la breccia esterna sempre fetidissima e del pari il cavo

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orale. Anche il pavimento orale echimotico è in via di miglioramentò. Si ·applicano cerotti per avvicinare i margini della breccia. Si soprassiede al radiogramma date le condizioni di astenia del paziente. Si prevede nella giornata di domani, qualora l'edema linguale abbia un ulteriore miglioramento, di poter procedere ad una parziale riduzione della frattura. Il forarne di entrata del proiettile è in via di guarigione sotto crosta. H 2 0 2 , zaffo garza iod. e naftalina. Latte, uova, brodo, tre volte al giorno con sonda ga~trica. 22 dicembre. T . 37,2- 37· Ha pas~ato una notte tranquilla disturbato solo verso le ore del mattino dagli stimoli della sete. Si somministrano subito circa mezzo litro di acqua, mezzo di latte zuccherato con due uova a mezzo di sonda gastrica. Dopo questa ingestione il paziente si addormenta. Alle ore n,3o ti pratica la medicazione giornaliera. La breccia esterna si va detergendo. Il processo gangrenoso si riduce. Si asportan() frustuli necrotici e dalla breccia endorale un grosso frammento osseo appartenente alla branca montante dell' emimandibola destra, un altro frammento del moncone distale della frattura di sinistra. L'edema della lingua è molto ridotto, del pari ri<!otta è l'ecchimosi del pavimento. 23 dicembre. T. 36,6-37,r. Notte insonne; ha avuto dolori intensi alle regioni fratturate. Si procede alFig. 2. la solita toeletta giornaliera della fe- M11ntn:: Tcclai Zemò. 23 diç. 1955- • La breccia dopo rita. Il processo gangrenoso, grazie ire giorni di medicazione alla nahalina. alla naftalina, è ormai completamente dominato. Si praticano punti di sutura in corrispondenza' della irradiazione s~condaria deJla ferita. Si soprassiede ancora all'applicazione della ferula. Morfina per la notte. Nutrizione solita (Fig. 2).

Camicia nl!f'a B. Antonio. Classe ICJ07• I 15 batt. CC. NN. div. « 28 ottobre>>. Dia, gnosi : Frattura completa ed esposta della mandibola 3 · 2 (d'arma da fuoco). Tragitto del proietto: labbro inferiore a destra, regione sterno - cleido - mastoidea porzione àlta a sinistra. Perdita della tonsilla sinistra e del pilastro palato - glosso. Fistola sali vare della parotide (in azione di guerra). Proviene dagli ospedali 215 e 446. Ferito ad Addi Abbi il 26 febbraio 1936. 7 marzo 1936. T. 36,5- 37· Entra in reparto proveniente dall'ospedale n. 215. E. O. Presenta ferita superficiale in corrispondenza del labbro inferiore ad un cm. della connessura D. punto di entrata di un proiettile di fucile che ha attraversato il cavo orale con direzione obliqu·a attraverso la tonsilla· sinistra fuoriuscendo dalla p<>rzione alta della regi9ne sterno clcido · mastoidea omolaterale. La ferita di questa ultima regione è notevolmente suppurante e comunica col cavo orale. Dalla breccia fuoriesce :saliva mista a pus. La ·specillazione q~ostra che la lesione è prossima ai grossi vasi del collo; lo specillo ne risente le pulsazioni. Frattura della regione sinfisaria all'altezza dell'interstizio fra incisivi e canino destro, esposta. Deviazione della linea intercisiva verso destra. Mordex apertus su tutto l'ambito occlusorio a sinistra.


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Drenaggio del tragi tto suppur:mte, si soprassiede per ora ad interventi sulla m:md ibola. 8 marzo. T. 36,3 · 36,8. Secrezio ne notevolmente d iminuita. Condizioni gencr:1li buone. Anche in questo caso furono applicati i cristalli di na f~lina in corrispondenza dclb breccia mastoide:I. La secrezione è an(bta gradatamente diminuendo in pochi g10rm.

Cap. magg. B. Mario, 12" Rcgg. art. Frattura completa e~posta e commmuta della mandibola alla regione dell'angolo O. Osteitc secondaria a carattere cronico, formazione di callo fìhroso in frattura non ridotta nè conte nuta ed a monconi non giustapposti (da pallottola esplosiva in azione di guerra). 9 marzo 1936. Colpito il giorno 15 febbraio ,-iene inviato a questo reparto solo il giorno 8 marzo, 23 giorni dopo la lesione. Ricoverato in precedenza negli ospedali n. 11, 200, 432 e 446. E. O. I n corrispondenza della regione dell'angolo D. della mandibola si nota una vasta breccia irregolare coi bordi costituiti da g ranulazioni torpide ed esuberanti, sccernente attra verso un tragitto che comunica con la cavità orale. La secrezione è purule nta c fetida. Non notevole compartecipazione delle parti molli, ma cospicua reazione osteo • periostale tanto verso la branca montante quanto verso la branca orizzontale. All'esame endooralc: Mordex apertus su tutto l'ambito, tanto a si n istra quanto a destra, linea intcrincisiva spostata di 3 mm. verso destra, estensione del mordex apertus d i circa mezzo cm. Apertura della bocca a tre. quarti. All'esame del focolaio suppurante si nota frattura complet:J esposta e comminuta della ma ndibola. All'esame esterno non si notano residui radicolari ed clementi dentari (sarÌì indi spensabile l'esame Xg rafico per una diagnosi di precisione). Date le condizioni di osteite grave del foco laio di frattura si dovrà intervenire uno dci prossimi giorni. Prog nosi: per le condizioni di osteite dovute a mancato intervento precoce, si emette una prognosi riservata per quanto si riflette alla consolidazione della frattura malgrado gli interventi che potranno essere eseguiti in questo reparto. Da notarsi che SI è costituita nel focolaio osteitico, la formazione di un callo fibroso esuberante che si percepisce anche ad un superficiale esame esterno. Anche in questo paziente i fenomeni g:~ n gre nosi wppuranti furono rapidamente vinti dalla applicazione di naftalina. Camicia Nera L. Otello. Classe '903· Ferita d'arma da fuoco alla regione masccllarc inferiore sinistm. Frattura completa esposta e comminuta della mandibola (branca oriz· zontalc) da proiettile di arm:1 da fuoco in azione di guerra. O stcomielite secondaria. Vasta ferita muscolo· cut:~nea alla regione della spalla. Notizie dalla cartella clinica compilata nei precedenti ospedali: Nulla di notevole nell'anamnesi famigliare c personale remota. Ferito nell 'azione d i P3sso Mec:1n il 31 marzo 1936. Presenta ferita d'arma da fuoco al mascell:lt'C sin. Il proiettile è entrato nella bocca :~sportando i denti dell'arcata inferiore: incisivi, premolari, molari e producendo frattur::t complet:J ed esposta del ramo orizzontaJe. S. della mandibola: v:Jsto forarne di uscita. Proseguendo nella sua traiettoria il proiettile ha attra versato la regione della spalla con tramite rnuscolo · cutaneo uscendo alla regione inferiore clell'omoplata. 5 aprile 1936. Colluttorl. 20 aprile. Si trasferisce alla clinica del prof. Palazzi cui cr:J direno.


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22 aprile. Entra nel nostro reparto il 21 aprile dopo e.~sere passato attraverso all'ospedale 313 dì Senafè e 2078 di Saganeiti ove complessivamente fu degente 17 giorni. E. O. l n corrispondenza della regione della bram·a orizzontale S. grande breccia suppurante dai bordi costituiti da granulazioni wrpide. Notevole secrezione di pus. La breccia comunica ampiamente col cavo orale è fetida ed attraverso ad essa si vedono i monconi di frattura. All'esame endo- orale. Tutta l'cmimandihola S. è completamente edentula, gli clt:menti dentari sono l:tati perduti in seguito al trauma; superficie del focolaio di frattura suppurante. Osteomielite dei monconi che si diffonde verso l'opposto lato e verso la branca montante. Occlusione deviata \'crso il lato malato. Il masccllarc superiore è pri\'O di parecchi denti per carie pregressa. Intervento. Apertura del focolaio; asportazione di sequestri e di radici e granulazioni . Zaffo della breccia esterna e dell'endorale. 24 aprile. Asportazione di radici dci - 4 - S - 6. Non sec rezione dalla breccia, zaffo endoorale. Anche in questo caso fu curato con cristalli di naftalina con ottimi risultati.

Capo Squadra R. Carlo fu Giovmwi, classe 1901, da Macherio. Diagnosi: Frattura completa esposta e comminuta della branca orizzont::1lc Sllll · stra della mandibola (d'arma da fuoco in azione di guerra). Ostcomielite cronica del focolaio. Tragitto fistoloso osteo - cutaneo attraversante le loggie del pavim<nto orale. Cicatrice gravemente deforme per accartccciam,·nto della cute introflessa nella ferita . Entra in reparto il 18 febbraio 1936. A completamento di quanto (; e~posto nell'annessa cartella clinica dell'ambulanza speciale chirurgica E: Gentiliz~o ed anamnestico remoto privo di interesse per la forma in atto. Riferiscc che il mattino del 20 genn:tio alle ore 10 circa, durante un combattimento nella zona del passo Abarò, a monte Zeban Kerkatà, fu colpito da pallottola di fucile in corrispondenza della regione sottomascdlare sinistra. Ebbe i primi ~occorsi dopo 24 ore. Fu inviato in ospedaletto ed il 24 gennaio. all'ambulanZa E dove rimase fino al 17 febbraio. E. O. Nulla di semcioticamente rilevabile e particolarmente interessante per la forma in atto a carico degli apparati, organi e sistemi. Esame locale. In corrispondenza della regione sopraioidea D. orificio fistolow secernente, il cui tragitto decorre attraverso le logge del pavimento della bocca fino in corrispondenza della zona degli interstizi -5-6 ove la mandibola è fratturata. Apertura fistolosa anche a sinistra con cicatrice defor me, esito di processo purulcnto cronico della breccia prodotta dall'azione del proiettile c con ripiegatura della cute esito di lacerazione i cui margini non furono affrontati. L'apertura fistolosa di sinistra è secernente notevole quantità di pus verdastro fetido ed in comunicazione diretta col focolaio di frattura in corrispondenza dell'interstizio del 5 e del 6. Tutto il tragitto del proiettile (; secernente pus fetido. · In questo caso, l'applicazione di naftalina dopo gli interventi chirurgici diede in pochi giorni la completa eliminazione di ogni fenomeno purulento. Sergente M. Ermenegildo fu Dionisio, classe 1911, da Roma. Diagnosi: Ferita d'arma da fuoco (proiettile esplosivo in azione di guerra) delb regione genale D. con spappolamento della guancia e frattura mascellare superiore D., apertura del seno e perdita degli elementi dentari dall' 8 + all' 1 + . Gnngrena ~ettica secondaria. Stato setticemico grave. Ferito a Selaclacà il 29 febbraio 1936. Proviene dall'ospedale da campo N. So con le seguenti notizie:

3 -- Giornale Ji mttlidna milits:r~.


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i\ PROPOS ITO IJELL.IMPI EGO llEI.I.A

.AFTi\Lil'A NELLE GANG RENE ECC.

E. O. Ferita d':mna tla fuoco lacero contusa al mascellare superiore di destra, con spappolamento tldle pani molli e foro d'uscit:1 alla guancia destra. 1" marzo 1936. Medicazione. 2 marzo. Trasfcriw all'ospedale 538, 34 " nucleo chirurgico. Edema notevole della guancia O. e regione orbitaria. Necrosi del tragitto della ferita. Da trasferirsi all'o~pedale di Asmara N. 77 al reparto stomatoiatrico tl'urgenza a mezzo aeroplano. 3 marzo. Si trasferisce all'ospetlale militare tli Asmara. 4 marzo, ore 8. T. 38,2. Entra in reparto la m:mina del 4 portato d'urgenza d<: Axum in volo. Soggetto gravemente astenico per gra\'c perdita di sangue subita dopo il trauma c per mancanza di nutrizione caus:1 la vasta ferita alla t,JUancia ed al mascellarc 5uper1or e. Si denuncia subito lo stato grave. E. O. In corrispondenza di tutta l'emifaccia D. edema grave ed ecchimosi imponente periorbitaria, l'edema va diffondendod verso la regione alta del collo a D. Edema grave anche dal labbro superiore forarne d'entrata del proiettile in corrispondenza del phyltrum. Il tragitto del proiettile decorre attraverso lo spessore della regione genale sp:~ppolata in tutta la sua parete orale ed ha il foro d'uscita alla re&rione masseterina ad un dipresso vicino al margine anteriore del massetcre all'unione del terzo inferiore col terzo medio del muscolo. Foro d'uscita allungato a bordi estroflcssi. Tutta la regione spappolata appare in preda ad un processo di gangrena settica e fetida con fen omeni putrefattivi Ji alto grado. Lacinie di tessuto necrotico penzolano nel cavo orale. Edema della lingua. In corrispondenza del maseel!are superiore a D. frattura comminuta con perdita degli elementi dentari dalf' t + all' 8 + . Si procede a toeletta della lesione asportando le porzioni necrotiche del tessuto spappolato della guancia, framm enti ossei e residui di denti infissi nelle parò molli per l'azione da scoppio del proiettile. Naftalina. Znffo garza naftalinizzata. Morfina per la nott::. Il p. è affetto anche di i schi;ll~a D. per cui fu nnche ricoverato m ospedale nel mese di ottobre I935· Stato setticemlco. In questo caso l'applicazione della naftalina portò a risultati straordinariamente soddisfacenti.

Soldato G. Primo di Antonio, classe 191 I, da Riese. Diagnosi: Ferita d'arma da fuoco transfossa con forarne d'entrata alla regione dell::1 branca orizzontale ~inistra e vasta breccia alla corrispondente regione di D. (azione da scoppio). Frattura completa esposta c comminuta della regione mentonicra con grave perdita di sostanza ossea. Gangrena del pavimento orale (da pallottola e~plosiva in n ione di guerra). · Riferisce che stamane 1.3 febbraio 1936 alle ore 6 circa, durante un combattimento nclb pi<1na di Buie, fu ferito al mento. . E. O. Faccia: ferita di arma da fuoco transfossa con foro di entrata in corrispondenza dell'angolo della mascella destra con frattura. Esame r:~d ioscopi co: frattura comminuta delle branche orizzontali della mandibola in vicinanza della sinlìsi mentouier,l con notevole scomposizione dei frammenti. 16 febbraio 1936. T. 37,8. Entrato in reparto stomatologico oggi . Presenta: all'esame esterno il massiccio bcciale inferiore appare dissimmetrico per edema in corrispondenza :!ella branca oriz7.ontalc sinistra della mandibola e per ·lesione di continuo notevole della regione mandibolare della branca ori zzontale D. A si nistra foramc d'entrata dd proiettile alla metà della branca orizzontale all'altezza del margine inferiore, a destra vasta lesione di continuo della estensione di parec-


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chi cmq. La lesione è a forma triangolare con apice ri volto verso l'avanti e la base verso il collo: la ferita appare irregolare nei suoi margini ed in preda ad un processo grave necrotico - gangrenoso. Un lembo è staccato c penzolante. Notevole putrefazionc di tutta la zona in preda a processo gangrenoso putrefattivo. Edema del labbro inferiore e delle parti molli circostanti la lesione. All'esame enuorale. Tutta la porzione di mandibola corrispondente ai denti: ) - 4 - 3-2- 1 di destra c - 1 è necrotica completamente staccata ed aderente solo per esili lacinic gengivaJi vestibolarmente, mentre dal late linguale il pavimento appare spappolato ed in preda ad un processo necrotico e gangrenoso. Data l'impossiibilità di conservare la porzione di mandibola cosl gravemente traumatizzata, si asporta in toto con frammenti di proiettile e di osso necrotico affondati neJ tessuto del pa\'imento che appare in preda ad un processo flcmrnonoide. I monconi di~tali

della frattura sono mohili. Le superfici prossimali dei denti sono denudate: non

r possibile procedere ad un esame più accurato date le condizioni gernerali del paziente. T oeletta delle ferite esterne. Irrigazioni extra ed endoorale con Hz 0 2 • Polverizzazione di naftalina sulla breccia esterna ed in corrispondnza della lesione endoor:1le. Olio canforato. Nutrizione con sond:1 gastrica. L'applicazione della naftalina portò alla eliminazione rapida della gangrena.

Fig. 3· Soldato P. Felice:. - Il gtorno ~gucm~ ali entrala nel n05trO reparto ti 7 mar2.0

19J6.

Fig. 4· ~ol datn P. tr~u~mentt>

Felice

-

Un

mese dopo

con naft31ina c

il

cons~gucnti

plastiche.

Soldato P. Felice, 84" Regg. fant. Vasta ferita di tutto il massiccio facciale inferiore. Gangrena settica secondaria. Frattura della mandibola, completa ed esposta con perdita di tutto l'arco mandibolare dal 6 al- 5 (in azione Ji guerra). (Fig. 3). Stato settìcemico. Ferito da scheggia di bomba. Entra in reparto il 7 marzo. Operato più volte di plastiche. App. di protesi dent. e masccll. il 13 maggio. Questo paziente pre§entò la più grave ferita maxillc- facciale di tutta la campagna. Venuto nel nostro reparto alcuni giorni dopo la ferita con una gangrena florida ed in istato grave di rerticemia, fu curato con le polverizzazioni di nafralina. In pochi giorni vinta la gangrena, si potè procedere senz'altro alla ricostruzione del massiccio facciale inferiore spappolato e in gran parte perduto. Con successive pazienti plastiche (no: furono fatte ono) il paziente arrivò ad avere una ricostruzione delle parti molli come è dimostrato dalla figura 4·


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A PROPOSITO OF..L.L'IMI'If.CO DELLA NAFTAi..1NA NELLE GANGRENE ECC.

Operaio A. Alcide della Ditta Gondrand. Frattura del mascellare inferiore alla regione del 6-. Vasta breccia alla regione genale. Frattura dell'omero. Ferito il 13 febbraio 1936 :.1 Mai Lahlha (eccidio Gondrand). Entra in reparto il 9 marzo con processo di gangrena in corrispondenza del focolaio di frattura dell'omero e della mandibola. Medicazioni naftalinizzatc; in questo paziente i risultati delle medicazioni naftalinica furono otùrni. Ascari Gheremedin Selassit, 7° Btg. Indigeni . Frattura completa esposta e comminuta della mandibola alla branca orizzontale sinistra (da pallottola di fucile). Uloccato il 5 marzo 1936. Gua rito il 27 aprile. Ga ngrena ddle parri molli endo orali; medicazioni naftaliniche. Frattura guanta; la gangrena fu vinta in pochi giorni di applicazioni naftaliniche.

I casi ricordati che sono fra i più evidenti osservati durante il servtzuo stomatologico in A. O. dimostrano che l 'azione della naftalina è particolarmente efficace nei casi di gangrena delle parti molli. Dato che in corrispondenza della bocca i fenomeni putrefattivi intervengono facilmente partjcolarmente per ristagno di materiale purulento, con presenza di sequestri ossei putridi, la naftalina ha in questi casi particolare efficace impiego.


OSPEDALE MILITARE DI VERONA - OSPEDALE CIVILE DI VERONA

SU ALCUNI CASI DI FEBBRE INTERPRETATI COME INFEZIONE TIFOIDEA ABORTIVA Dott. Luc:lano Battiatool, sottotcnentc medico, assistente.

Durante il mese di luglio e agosto 1935, quale assistente al II reparto medicina dell'Ospedale militare di Vcrona, ebbi occasione di vedere alcuni casi morbosi con particolarità tali nel loro decorso, da renderli degni di una osser~azione più accurata. Non lo faccio con la pretesa di esporre cose ruove; tutti i medici militari riconoscerebbero, infatti, tra queste righe, la nota fisionomia di quella febbre che, per il suo mostrarsi nei mesi estivi, desta tanto spesso la loro apprensione nei riguardi dell 'agente etiologico e del pericolo di contagio, giustificata anche da una somiglianza dei primi sintomi con quelli dell'infezione tifo-paratifica; ma il fatto stesso che viene indicata ora come << febbre gastro-reumatica », ora come « reumatismo articolare», e in molti altri modi ancora, dimostra la incertezza diagnostica del medico nell 'analisi di sintomi che, non avendo una impronta particolare, suscitano anche il più legittimo sospetto di gravità. Nonostante tali incertezze, non mi risulta che abbia avuto una particolare trattazione: ed è per questo che ora, sulla base di alcuni casi, tenterò di rendermi interprete, il più fedele possibile, del frutto della mia osservazione che mi auguro corrisponda a quella dei miei colleghi medici militari. I casi, da me raccolti furono 89. La mia particolare fortuna si deve all'ammassamento di truppe nel territorio del corpo d'armata di Verona in occasione delle grandi manovre di fine agosto ai confini del Brennero. Per la insufficiente capienza dell 'allora infermeria presidiaria di Bolzano e dell 'ospedale di Trento, i malati venivano fatti proseguire direttamente per l'ospedale militare di Verona che, per il numero dei posti letto, e la efficienza del personale di assistenza (e ciò, massimamwte, per la sagacia del direttore ten. col. medico V. Accorinti) era in grado di far fronte alle esigenze del momento. Una metà circa del numero globale dei malati veniva dal <ampo ove i reggimenti si trovavano; l'altra metà, dai depositi reggimentali. Per ovvi~ ragi?ni _riteng? inutile riportare in tabella il nominativo dei singoli reggtmentt dat quali sono provenuti i casi e il nominativo di malati da essi fo~nito~ ~u? importare, inv~ce, di_ sapere che mentre nel maggior numero d_el cast st e avuto un masstmo dt due per reggimento, in quattro, invece, st è avuta la costituzione di veri nuclei comprendenti da 6 a 11 malati. ln aggiunta agli 89 vi furono altri ncoverati: ma in essi si trattava eli qualche mialgi~ reu"!atica o di conseguenze di uno strapazzo fisico non beue sopportato (heve nalzo termico, catarro intestinale « a frigore >> etc.):


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SU ALCUNI CASI DI FEBBRE INTERPRETATI COME INFEZIONE EC'C.

tutti disturbi di nessun conto e presto guurltl con una purga efficace e con uno- due giorni di riposo a letto. SINTOMI. - Il primo sintomo, e il più appariscente, è costituito dalla febbre. Dopo qualche giorno di svogliatezza, inappetenza, senso vago di m·dessere fisico, talora con brivido iniziale, talvolta senza, l'individuo viene colro da fetbre. Questa, nei casi con brivido, si eleva rapidamente a 39"-40°; nei casi senza brivido, vi arriva gradatamente in 2-3 giorni; in tale seconda evenienza la temperatura serotina supera di circa r• quella del mattino. Entrata, così, nel periodo di stato, il decorso ulteriore può avvenire in tre modi diversi: talora si mantiene elevata sui 39"-4oo, con remissioni giornaliere di pochi decimi, per 3-5 giorni, cadendo poi rapidamente a temperature minime (35°4) criticamente e con abbondantissima sudorazione. In un secondo caso, dopo essersi mantenuta elevata per 3-5 giorni ha una remissione di r• - 2•; risale però dopo 24 ore ad un fastigio che è sempre inferiore, magari di poco, a quello iniziale, per ridiscendere infine in 6-8 giornate, gradatamente, a temperature normali. Nel terzo caso, infine, dopo essersi mantenuta elevata per 3-5 giorni, scende di mezzo grado circa al giorno fino a raggiungere la temperatura normale in giorno circa (v. tab. ). Parallelamente al decorso della temperatura, i sintomi presentati sono stati i seguenti. N ei casi in cui la febbre si eleva rapidamente, brivido iniziale; altrimenti, esso manca. Senso di calore accentuato, cefalea spesso intensa paricto-frontale; talora sensorio ottuso, nessun dolore spontaneo ai bulhi oculari, non lacrimazione, nè fotofobia. Lingua asciutta, bocca arida, )ahbra screpolate; non tusse, non vomito; talora epistassi. Mai dolore di gola. Senso di peso alle spalle e di vaga dolenzia agli arti che vengono sollevati con g rande sforzo. Talora mialgie e ostealgie. Inappetenza. Sete continua. Alvo ora diarroico, ora stitico; spesso regolare. Obbiettivamente lingua ricoperta da una patina bianco-sporca, a margini e punta arrossati, asci una. Non ipcremia congiuntivalc, nè, alla pressione, dolori bulbari e retro-bulbari . Nulla a carico dell'apparato respiratorio c cardiovascolare : toni cardiaci netti, aia cardiaca nei limiti, polso il più spesso di frequenza pari alla temperatura (raramente al disopra delle I IO pulsazioni , talora di frequenza interiore a quanto la temperatura comporterebbe); non aritmie nè irregolarità. Addome sempre trattabile e indolente; in qualche caso modico mcteorismo. Con una certa frequenza, nei primi 7- 10 giorni, si palpava la milza al disotto dell'arcata costale, c, talora, debordante da essa: molle a margine liscio, indolente. In alcuni ca!'i si è trovata qualche roscola alla base antero-lateralc dd torace c sull'addome. Con la graduale evolu?.ionc della febbre verso la definitiva defervescenza, 1 Sintom i soggentv1 SI sono attenuati di pari passo con essa. In una diecina di casi, però, la febbre c i sintomi, anzichè attenuarsi persistettero

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SU ALCUNI CASI Di FEllBRE IN T ERPRETATI COM E INfEZIONE ECC.

Ospedale Militàre di Verona Reparto

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SU ALCUNI CASI DI FEBBRE 11'TERPRET A n COM E INFEZIONE ECC.

Gli esami di laboratorio eseguiti, in scarso numero in verità, data la fausta e rapida evoluzione, sono sempre stati negativi per qualunque malattia. Talora albuminuria scarsa, esponente più di un transitorio disturbo di origine circolatoria o tossica che di una lesione renalc. Nessuna alterazione:: della formula leucocitaria. Sierodiagnosi di Widal: il più spesso negativa. In alcuni dei casi caratterizzati da brivido iniziale, febbre elevata, sensorio ottuso, cefalea, remi ssione critica con sudore, roseolc, tumore di milza, fu positiva fino a I: 150 (due volte per il paratifo B e una per il tifo). Eccettuati questi, nei casi in cui la sintomatologia faceva porre clinicamente la diagnosi di f. tifoidea, la sicroaggluti_nazione fu negativa. Negative le ricerche per la mditense. Negativa la ricerca del parassita malarico ne~ sangue. Come possiamo nosologicamente identificare i casi più sopra descritti? Il più spesso sono entrati in ospedale con la patente di imbarazzo gastro-intestinale, febbre gastro-reumatica, quando addirittura non si trattava di tifo addominale, meningite, reumatismo articolare. Si differenziano: - dall'influen za per la comparsa nei mesi caldi, per l'assenza di epidemia e contagio, per l'assenza di dolori al sacro e agli arti, per la mancanza di complicazioni a carico dell'apparato respiratorio e digerente; - dall 'imbarazzo gastrico acuto per la assenza di fenomeni gastrici solo ridotti a lingua patinosa, arida e inappetenza e per la presenza sia di dolori ostco-mialgici che dello speciale andamento della curva termica; - dalla malaria. L'inizio con brivido, la febbre subitamente elevata c la defervcscenza con sudorazione, sono anche segni della malaria. Inoltre spesso si trattava di individui provenienti da zone malariche, che già avevano sofferto malaria anche se lo negavano, non ricordandolo, o non dando peso ad alcune febbri giovanili scomparse con il chinino. E in tale caso il tumore di milza preesistente conduceva facilm ente in errore. Ma la risoluzione nei giorni seguenti, senza la comparsa di nuovi accessi febbrili c senza la somministrazione di chinino; c la mancanza del parassita malarico nel sangue, decidono definitivamente contro la malaria; - dalle meningiti per la assenza dei segni di irritazione meningca : - dal reumatismo articolare acuto per l'assenza costante di obbiettivi tà :1 carico del le articolazioni, anche se il p. ~i lagna, talora, di atralgie vaghe c indeterminate nei movimenti di flesso-estensione degli arti. Piuttosto, talvolta, si è indotti ::t prendere in considerazione la varietà iperpiretica o cer<:bralc, sulla base di all egate artralgie, temperatura elevata, cefalea intensa cun scnsorio ottuso; ma l'assenza di fenomeni deliranti (idee pessimistiche


SU ALCUNI C ASI DI FEBilRE INTERPR ETATI

CO~IF

INI·EZIONE ECC.

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di morte certa) e, soprattutto, il rapido e favorevole decorso della sindrome, mettono presto sulla giusta via; così pure i dati anamnestici e la benignità del decorso la differenziano dalle malattie infettive a virus noto ed ignoto che << ab initio » pQSsono avere con essa motivo di confusione; - dalla jebb1 e da pappataci, detta anche febbre dei tre giorni : fa la sua comparsa nei mesi caldi, epidemicamente, in alcune caserme. E' dovuta ad un virus filtrabile, il phlebotomus pappatasii, trasportato da una piccola zanzara che vive nei sotterranei di :~!cu n e vecchie caserme. Il virus si trasmetterebbe con le uova del pappatace da madre a figlio; non attraverso l'uomo come avviene nella malaria. Questo spiega come tale febbre sia endemica per una determinata caserma o località, cosicchè un individuo, per esserne contagiato, deve non già avere relazione con altri affetto da febbre da pappataci, bensì vivere nell'ambiente in cui il pappatace infetto agisce. E così si dà il caso, come anni fa a Verona, che, di due caserme quasi confinanti, l'un:. era endemicamente colpita, l'altra immune. Dopo un breve periodo di incubazione si ha febbre alta della durata di tre giorni, cefalea, mialgie, forte iniezione congiuntivale (occhio da mastino), dolore retrobulbare alla pressione. Polso di poco superiore a 8o pulsazioni nonostante una temperatura di 40•. Decorso benigno così da aversi dopo tre giorni la guarigione. Anche in alcuni nostri casi si è avuta temperatura alta per tre giorni; ma mancavano i segni oculari, il polso era frequente, c, soprattutto, la maggior parte di essi proveniva da luoghi dove non alligna il pappatace. E neppure è il caso di pensare al colpo di sole, o al colpo..di calore, eventualità che già vengono escluse dai dati anamnestici. Ci ritroviamo, perciò, al punto di pam·nza. Nonostante la migliore buona volontà di inquadrare la manifestazione febbrile in una delle malattie più facili ad essere con essa confuse, e che presenti tale una elasticità di limiti da comprendere anche le eccezioni, non soddisfa pensare che i casi su esposti debbano essere trattati come eccezio'li. Chè, altrimenti, dovremmo totalmente modificare le nostre concezioni sui limiti delle singole malattie così da dover poi, in ultima anaiis1, dare ragione anche a chi identificasse il tifo n eli 'imbarazzo gastro-enterico o nel l 'influenza. Ciò che scientificamente sembra impossibile praticamente accade spesso: forse perchè l'errore pratico non è poi sempre tale ! Il decorso mite, fausto, asintomatico, non è stato quello di una malattia acuta infettiva. L 'assenza di contagio e la scarsezza di casi relativamente alla possibilità di una vera epidemia fanno anche escludere che possa essersi tratt~to di qualche virus inoculato dalla puntura di insetti analogamente a quanto Sl ha nella febbre da pappataci. Più facilmente potremmo ricercarne le cause nell'ambiente, comprendendo in questo termine generico tutte le condizioni legate . al singolo individuo e al mezzo nel quale vive. A queste, soprattutto, dobbtamo volgere la nostra attenzione, pcrchè, con l'esodo del


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SU ALCUNI CASI DI FEBBRE INTERPRET ATI COME INFEZIONE ECC.

soldato dalla propria caserma, per le esercitazioni estive al campo, vengono richieste ad un corpo esigenze fisiche che possono facilmente turbarne un equilibrio instabile pendente più verso lo .stato di malattia che di salute. E ' cognizione comune che la coincidenza dello sforzo fisico con le mutate condizioni climatiche può, in un organismo già tarato, provocare la comparsa di fenomeni morbosi. Così pure è notorio che i perturbamenti atmosferici possono essere causa di varie malattie, pure costituendo, sovente, .wlo un fattore determinante del processo dovuto ad una causa spesso di natura batterica. Esse dipendono dalla temperatura dell'aria, dalla pressione atmosferica, dalle sue variazioni, dallo stato di umidità, dalle eventuali precipitazioni, dalle irradiazioni solari e da quelle ad onde corte o lunghe, dai movimenti dell 'aria (venti , scirocco, etc.), ma, in special modo, dalle variazioni della temperatura nelle varie ore del giorno in montagna. Se coincidono freddo, vento e umidità massima, più facile è l'insorgenza di malattie. Potremo, giunti a tal punto, riconoscere che le insidie atmosferiche su accennate, aggravando quel tanto di anormale che alle abitudini del soldato viene imposto dalla nuova vita al campo, sono la sola causa della malattia agendo sul « microbismo » latente in ogni individuo; cioè, rendendo virulenti germi banali che vivono saprofiticarnente sulle nostre mucose allo stato di pericolo in potenza. Che questo sia possibile lo dimostra fin troppo chiaramente il comportamento del bacillo di Pfeiffer, il quale se ha perso completamente la sua importanza quale agente dell'influenza, ne ha acquistata una ben .più trista quale provocatore di setticemie gravissime quasi sempre prognosticamente infauste {9o% di mortalità secondo alcuni AA.) e, secondo Fiessinge r, sempre infauste se complicate da endocardite. Possibile, quindi, ma non probabile per le seguenti ragioni : 1 • - I casi si sono tutti verificati nella stagione calda, mentre le condizioui atmosferiche favorenti uno stato di malattia si hanno soprattutto nella stagione invernale. Durante il campo invernale mai un soldato è stato inviatv in ospedale con una simile forma morbosa sempre priva di fatti a carico del l 'apparato respiratorio. 2° - Pure volendo ammettere che anche nella stagione calda possano influire le particolari condizioni dell 'atmosfera, per trovarle bisognerebbe portarsi sempre a grandi altezze. Al contrario, non solo i reggimenti operavano ad altezze medie di mille metri, ma i casi affluenti all'ospedale nella metà circa del numero totale erano provenienti dalle proprie caserme. f - Anzichè aversi un aumento di malati nel mese di agosto, quando le truppe già provate da un mese circa di manovre, si stavano esponendo a maggiori fatiche e a crescenti disagi data b vicinanza dell'epoca del concentramento per le grandi manovre, si è avuta, invece, una diminuzione. 4" - Durante le g randi manovre dove maggiori sono stati i disagi fisici

(tra i quali quattro g:iorni sotto una pioggia ininterrotta) non si sono avuti casi come quelli osservati.


SU ALCUl'.'l CASJ DI FEBBRE INTERPR ETATI CO ME INFEZ IONE ECC.

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Sembrandomi esclusa, già da queste semplici considerazioni, l'importanza del fattore atmosferico, sono tentato di prendere in esame l'infezione da gruppo tifo-coli, allo scopo di accertarne la responsabilità nel deteminismo della forma morbosa in questione. Parrebbe illogico, a prima vista, voler ricercare attributi di parentela in sintomi che, se sono così chiassosi fino dall'inizio da far pensare all'infezione tifosa come prima malattia e a indurre a ricercarne l 'individuai ità nella sierodiagnosi, hanno, tutta via, una rapida scomparsa e una evoluzione di breve durata bene lontana dal ciclo tifoso delle quattro settimane. Eppure l'abbastanza frequente tumore di milza; la comparsa in qualche caso, di una tipica roseola, le prove di sieroagglutinazione talora positive a basse diluizioni, i casi di lunga durata non dichiarati tifosi per la sola mancanza di una Widal positiva. . . non sono tali da far pensare che alla positività di una ricerca di laboratorio si dà forse un'importanza maggiore di quella che realmente ha ? E che, di conseguenza, si escluda con troppa facilità la possibilità di una avvenuta infezione solo perchè la reazione di Widal è negativa ? Il problema è questo: possono coesistere infezione ebertia11a ed assenza di una sieroagglutinazione specifica ? Il parere degli AA. che se ne sono interessati è il seguente : Secondo V. dc Lavergne, che si accorda con l'opinione del nostro Sanarelli i bacilli ingeriti non si moltiplicano subito nelle formazioni !infatiche intesti nali, ma fagocitati da lcucociti, o insinuandosi tra le cellule epiteliali, penetrano, per mezzo dei vasi chiliferi, nei primi gangli mesenterici. Tale stadio di adenite non ha espressione clinica; ma viene un momento in cui. i germi penetrano nel sistema circolatorio attraverso il dotto toracico e vengono ernunti dal fegato e dal rene. Con la bile ritornano nell'intestino; ove, per la seconda volta, si trovano a contatto con le formazioni linfatiche della parete dopo un· periodo di 15 giorni circa. Ma durante tale tempo l'organismo ha acquistato lo stato allergico, come lo dimostrano prove di oftalmo-intradcrmo e cutireazione. Allora il tessuto .reticolato intestinale risponderà con un fenomeno infiammatorio violento ed escarotico, da cui l'ulcerazione delle placche di Pejer. Però, tale « fenomeno di Koch >l del! 'infezione tifo - parati fica, che, secondo V. de Lavergne, sarebbe esponente di invasione bacillare, secondo ricerche di Rei llj, eseguite in collaborazione con al tri AA., sarebbe esponente di un fenomeno tossico: dell 'endotossina bacillare, e del suo neuro· tropismo verso il sistema simpatico addominale. Le loro mirabili e numerose esperienze su cavie, conigli , cani e scimmie, li autorizzano a costruire tale ciclo. I germi introdotti nel ga nglio mcsentcrico vengono lisizzati e la tossina, liberata, impregna la terminazione nervosa dei filetti simpatici che, per gli stretti rapporti che li uniscono al tessuto reticolato della mucosa intestinale, provocano, in seguito a disturbi vasco!o - circolatori, la necrosi emorragica dell'intestino e delle placche di Pcjer. La moltiplicazione dci germi negli


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SU ALCUNI CASI 01 FEBBRE INTERPRETATI COME INFEZIONE ECC.

organi linfatici durante il periodo di incubazione, si produce per l'inerzia dell'organismo che, possedendo mezzi efficaci di difesa, non li sa adoperare. Infatti molteplici osservazioni hanno stabilito che, al debutto clinico di un tifo, la provocazione di uno schok violento può interrompere bruscamentè il corso della malattia. Il suo sistema difensivo, intatto, non .sa mobilizzare intorno ai gettoni inicrobici la reazione infiammatoria che si opporrà alla loro generalizzazione; tale attitudine - allergia tifica - l'acquisterà pi~ tardi quando la moltiplicazione dei focolai infettivi e la liberazione dei veleni che ne risulta, rischia di restringerne gli effetti. Ma se l'organismo può mettersi subito in stato di allergia tifica, è in grado di arrestare nella barriera linfatica l 'invasione microbica ? Le ricerche di Compagnon, Pham, Friedmann e compagni hanno risp~­ sto affermativamente. Un numeroso lotto di cavie e conigli, iniettati con bacilli tifo-paratifici, hanno avuto solo segni di obbiettività modicissimi, assenza di batteriemia (emocoltura negativa) e siero- agglutinazione pure assente: fatti interpretati come arresto di proliferazione dei germi nei gang!i linfatici. A tali forme abortive corrisponderebbero i casi in cui i malati sanno circoscrivere i focolai infet6vi. Grazie alla rapidità con la quale l'organismo durante il periodo di incubazione acquista lo stato allergico e lo rinforza, le cellule mesenchimali, ormai sensibilizzate, distruggeranno i ~crobi nelle ghiandole linfatiche e nella milza; risoluzione, che, mettendo fine alla set~­ cemia, limiterà il ritorno dei bacilli verso l'intestino per l'intermezzo del'la bile. Così, tali forme fruste del tifo, si caratterizzano essenzialmente per qualche turba generale, per la febbre e, talora, per una ipertrofìa pa~seg­ giera della milza anche se i segni intestinali sono poco marcati. E, in tal caso, non si potrebbe su essi fare diagnosi poichè l'assenza della batteriemia e dell'attacco tossico del simpatico addominale li spoglia di due elementi ai quali la febbre tifoide deve i suoi sintomi (Rivalier). A convalidare tale opinione porto i risultati di una mia osservazione fatta nel settembre 1934 in un paese della provincia di Verona. Da un mese circa, in una frazione di esso, infieriya una forma morbosa epidemica ad andamento acuto e che l 'osservazione dei sintomi ascriveva al gruppo tifoparati fico. In una diecina di famiglie, in condizioni igieniche non buone, vi erano uno e più componenti contemporaneamente colpiti. Ma quale varietà di insorgenza e decorso! Talora febbre iniziale con brivido; spesso febbre continuaremittente (anche di due gradi) con sudorazione; nella metà dei casi tumore di milza; sempre cefalea. Non a tutti potei fare un controllo sierodiagnostico trattandosi di gente povera; ma ovc lo feci ebbi, in una metà, risultato positivo per il tifo e paratifo B. In una stessa famiglia, di due malati occupanti un 'unica stanza, dopo una ventina di giorni: uno presentava febbre fortemente remittentc, l'altro, febbre con6nua ed elevata; entrambi con lieve tumore di milza, nel primo si ebbe Widal negativa, nel secondo, positiva per


SU ALCUNI CASI DI F ERRR E INTERPRETATI COME INFEZIONE ECC.

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il paratifo B. Così pure un altro O. ebbe per una diecina di giorni febbre elevata, lingua arida, cefalea; poi stette tre giorni apirettico: si alzò credendosi guarito e scese in giardino. A sera, con brivido, temperatura a 40". Cute scottante umida, lingua intensamente patinosa e fuliginosa, un poco arrossata alla punta. Milza debordante c a margine duro. Nei giorni seguenti, temperatura elevata serotina, spesso con brividi, remittente mattutina con sudori notturni. Widal positiva in quinta giornata per il paratifo B. Di tali osservazioni, che non mancarono di stupirmi, penso che queste siano le conclusioni: Nel primo caso, un gruppo di ammalati, esposti alla stessa fonte di contagio, hanno diversamente reagito alla infezione tifo- parati fica; alcuni, esaurendola come forma abortiva alla tappa linfatica così da arrestarne lo sviluppo batterico e il successivo passaggio n d sangue (emocoltura e sierodiagnosi negative); altri, acquistando il periodo allergico più tardi , quando i suoi effetti già più non si potevano contrapporre all'avvenuta moltiplicazione dei germi e alla liberazione delle loro antitossine (sierodiagnosi positiva). Nel secondo caso, un organismo, che, pure essendo riuscito a fermare in un primo tempo l'infezione ai gangli linfarici così da dare a sè e agli altri l'illusione della guarigione (tre giorni di apiressia), soggiacque, secondariamente al costituirsi di molteplici catene microbiche scaricantisi incessantemente nel sangue. E che l'infezione fosse, già « ab initio » , paratifica ne fanno testimonianza la presenza di tumore di milza e la sierodiagnosi positiva già in . quinta giornata (dall'inizio della presunta ricaduta). Da quanto sopra descritto potremmo, sulla base di autorevoli pareri e su quella di osservazioni pratiche, rispondere affermativamente che si può concepire infezione ebertiana anche se vi sia sieroagglutinazione negativa. Ma sarebbe una affermazione tautologica che non spiegherebbe perchè il processo infettivo si localizzi al distretto ghiandolare colpito nè dice quali mezzi l'organismo adoperi per riuscire a trasformare, con tale imprigionamento, in processo a decorso benigno una infezione altrimenti mortale. Ancora una volta Reillj, Rivalier, etc., si incaricano di dare una risposta. Sperimentando sul coniglio e sulla cavia stabilirono: 1" - L'iniezione di una emulsione di bacilli del tifo, poco patogcni, nel ganglio ileo-cecale di una cavia, conferisce a questa una protezione innegabile non solo contro un 'infezione tifoide, ma anche contro un 'infezione pararifica costantemente mortale. Ciò non può sorprendere: si sa, infatti, che i !'aggetti guariti da un tifo, sono, di regola, tanto al riparo da una febbre tifoide che paratifica. Una immunità conferita all'organismo dallo sviluppo di germi viventi non è solo limitata al germe omologo, ma si estende anche agli altri microbi dello stesso gruppo. 2° - L'iniezione nel ganglio mesenterico di conigli di una soluzione concentrata di peptone, protegge un certo numero di essi dall 'infezione pa-


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SU ALCUNI CASI DI fE»BRE INTERPRETATI COME lNt' EZION E FCC.

utifica. Il pcptone agirebbe producendo una reazione infiammatoria locale che permetterebbe, se non la distruzione dei germi, la costruzione di una barriera difensiva che si oppone alla loro disseminazione. Interessante simile esperimento sulla cavia : essa, p:ù sensibile del coniglio allo choc peptonico, aozichè risentime migliori vantaggi nella successiva inoculazione bacillare, cadde sempre in preda alla setticemia paratifica con esito letale, anticipato nel tempo rispetto alla sola inoculazione bacillare senza peptone. Tale evoluzione si spiegò facilmente all'autopsia che mostrò una tumefazione emorragica molto marcata del ganglio c del cieco, ayendo portato, l'estrema sensibilità dell'animale al peptone, ad una rottura capillare che aveva permesso la disseminaziùnc infettante. Forse l'impiego più cauto di una soluzione peptonica meno concentrata avrebbe dato un altro risultato ; ma ne deriva, comunque, una osservazione importante « l'introduzione di una stessa sostanza, per l'intensità diversa delle reazioni locali che suscita, esercita una influenza favorevole o sfavorevole suli'evoluzione del l 'infezione parati fica >•. Secondo che lo choc pepton ico determina una semplice reazione delle cellule mesenchimali , o, più violentemente, d elle rotture capillari, si assiste, nell'un caso, alla localizzazione del processo infettivo, nell'altro, alla sua diffusione. 3• - Pensando che la reazione degli elementi dei mesenchima allo choc peptonico fosse dovuta non già all'azione diretta del peptone sulle cellule, bensì all'irritazione da esso provocata sulle fibrille simpatiche con le quali le cellule sono in connessione, gli AA. credettero di poter ottenere lo stesso risultato mediante la faradizzazione dei nervi splancnici dopo inoculazione:intraganglionare di bacilli virulenti, anzichè previa iniezione di peptone. Ottennero risultato favorevole non solo mediante la faradizzazione, purch;. eseguita subito dopo l 'inoculazione e della durata di pochi secondi, ma anche ':On la semplice eccitazione meccanica. Non è chi non veda l'interesse di un tale fenomeno che mette in evidenza il ruolo essenziale del sistema n,eurovegetatiyo nella difesa dell 'organismo contro le aggressioni microbiche. Gli stessi esami istologici hanno dimostrato, nei casi con faradizzazione del n. splancnico, una reazione infiammatoria immediata circoscrivente i focolai così da permettere la lisi dei germi prima della loro pullulazione e da impedire In loro generalizzazione setticemica con una ulteriore sclerosi locale. A ciò si aggiunge un afflusso precoce di polinucleari; il che farebbe ammettere che il sistema neurovegetativo esercita anche un'azione sulle cellule libere che con lui non hanno connessione alcuna (Metalnikov). Si avrebbe, quindi, netto il quadro di una infiammazione iperergica mediante la quale il sistema neurovegetativo regola il decorso di una infezione tifoparatifica, sia riducendola ad una forma larvata, sia elevandola al rango di una setticemia. Lo stato allergico, permettendo attraverso il sistema n. v. l'afflusso sul luogo leso degli elementi difensivi, ha tanto maggiore probabilità di riuscita quanto più è precoce e quanto più gli stimoli del s. n. v. sono contenuti in


SU ALCUNI CASI DI FEBBRE I NTERPRETATI COME INFEZIONE ECC.

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limiti tali da poter accrescere l'afflusso dei leucociti, sviluppare le proprietà macrofagiche delle cellule fisse, orientare la loro attitudine di fibrociti: in una parola modificare, senza alterarlo, il dinamismo degli elementi mesenchimali. Una irritazione troppo forte, seguita da bruschi fenomeni di vasodilatazione .e di infrazioni vasali, comporta il rischio di una batteriemia, e, se lo choc sugli dementi simpatici è ancora più violento, si ha la produzione in situ di una vera necrosi. Alla produzione di uno stato allergico preventivo si pensò di poter .arrivare, sulla base delle cognizioni acquisite, mediante la yaccinazione antitifica: e i più solidi appoggi vennero dati a tale ipotesi dai risultati sperimentali che conclusero con la legittima asserzione che l 'introduzione neli'organismo di bac. di Eberth uccisi accresce la sensibilità cellulare in rapporto al bacillo omologo. Tale proprietà è devoluta alle albumine del bac. di E. e del bac. paratifico che, in quanto eterogenee, accrescono l'intolleranza specifica fino allora nulla o scarsa . E', in definitiva l 'iniezione preparante dell'esperienza di Richet: il B. di ·E. contagiando l'organismo suscita il secondo tempo. Crisi, quindi, d'ipersensibilità, o, diciamo pure di anafilassi; ma poco chiassosa, perchè insorgerà quando i microbi sono appena moltiplicati e l'antigene loro o, meglio, la proteina con la quale l'organismo è alle prese, non si trova ancora diffusa che in minima quantità. L'immunità conferita dal vaccino appare come una semplice reazione di difesa (MetalnikÒff) così precoce nelb sua comparsa da imprimere all'infezione un caratte-re latente (infezione apparente). A conclusione di quanto su esposto possiamo ora asserire: 1° - Ogni organismo è in grado di opporsi all'infezione del gruppo tifo mediante uno stato allergico. 2" - L'allergia tifica è il risultato di una stimolazione del sistema neuIOvegetativo. 3• - Essendo tale, a provocarla può bastare un adeguato choc proteinico come:: appunto si fa con la vaccinazione preventiva e con la vaccinoterapia. 4• ~ Poichè la difesa cellulare è in funzione del tono simpatico, è anche legata alle perturbazioni umorali e alk deficienze ormonali che reg~ ìano il tono stesso. In tale esplorazione il ruolo devoluto al terreno, alle cause dette adiuvanti, sia fisiche che morali, appare di una importanza finora troppo misconosciuta. Non è suggestivo dopo tante ricerche poslttve, assegnare all'infezione ebertiana tutta la responsabilità della sintomatologia ? E' venuto il momento di dire che tutti avevano subita la vaccinazione antitifica, come è regola generale dopo l'arrivo delle reclute ai corpi di desti~ nazione. E tutti, perciò, yenivano a trovarsi in quello stato di esaltazione allergica per cui, per quanto abbiamo visto, l'organismo poteva efficacemente


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SU ALCUNI CASI DI FF.BBRE INTERPRETATI COME INFEZIONE ECC.

opporsi alla generalizzazione dell'infezione, costringendola alla sola tappa linfatica e ivi distruggendola con le modalità su esposte di difesa e di attacco. E, infatti, avemmo febbre elevata con brivido, crisi con sudorazione, tumore di milza. Le roscole stesse, più volte trovate, starebbero quale indice della funzione immunitaria da parte del s. r. e .. (Già uno studio di Poehlmann mostrò che la loro struttura, anzichè essere data da una semplice reazione v. motrice attorno ad un ammasso di bacilli inclusi nei capi llari dermici, (: infinitamente più complessa, componendosi di un vero tessuto di granulazione dove gli istiociti predominano sugli altri elementi emigrati e giocano il ruolo principale nella distruzione microbica). Inoltre, mentre per la maggior parte dei casi, dopo la sintomatologia descritta, la malattia ebbe in breye esito favorevole, per alcuni pochi, invece, la persistenza dei sintomi, la loro maggiore accentuazione, la positività della sierodiagnosi di W idal, ne rivelarono l'origine ebertiana ed ebbero un conseguente decorso. Da notare che di questi, due non avevano subita la vaccinazione antitifica e, di conseguenza, si può pensare che non abbiano potuto beneficiare delle reazioni di difesa aumentate ed esaltate da un precedente stato allergico. Ora, poichè è incontestabile l'identità dei sintomi, e poichè si sono avuti casi di lunga durata, se pure con diversa risposta sierologica, perchè dovremmo negare la pre!:enza di un legame comune a tutti solo in quanto probabilmente i nostri mezzi d'indagine sono ancora imperfetti ? E non basta ! Una yolta immunizzati i soldati contro l'infezione del gruppo tifo- paratifico, non abbiamo alcun elemento per giudicare se nei mesi seguenti essi si sare)bero ammalati di tifo, senza la conferita immunità, o se questa sia stata veramente così efficace da preservarli da una iniziale infezione. L'osservazione in t::! e senso sarebbe possibile solo se una epidemia di tifo colpisse una intera popolazione civile; mentre, invece si trattò di casi qua e là sporadici. Orbene a me sembra che l'essersi ammalati di un classico tifo due non vaccinati, e la diversa reazione allergica dei vaccinati :alla presunta infezione tifosa, manifestatasi con sintomi più e meno chiassosi e persistenti, stiano a convalidare maggiormente l'ipotesi che nei nostri malati si sia trattato di infezione tifosa; la prima osservazione nel senso di una mancata immunità, la seconda, nel senso di risposta reattiva diyersa da parte di individui diversamente sensibili. T ale varia sensibilità, nei casi ipersensibili, nei quali la lievissima positività della siero- agglutinazione coincidr. con una sintomatologia chiassosa (brivido iniziale, febbre elevata, remis~ione con crisi sudorali, roseole) troverebbe corrispondenza nello choc peptonico della cavia. Cos.Ì pure l'essersi costituito in quattro reggimenti un piccolo nucleo di malattia (da 6 a 11), potrebbe confermare con la possibilità di maggior contagio esterno (acqua, cibi), la colpevolezza del bac. di Eberth. Si potrebbe obbiettare che non si può concedere yalore alla positlvità della sierodiagnosi di Widrtl, quando fu positiva, trattandosi di individui precedentemente vaccinati . Ed alcuni trattatisti, tra i quali il nostro Pirera,


SU ALCU:-·11 CASI DI FEBBRE INTERPRETATI COME INFEZIONE ECC.

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ne affermano tale menomato valore nelle persone vaccinate. Ma se questa fosse veramente legg~ generale, perchè ebbi io tante Widal negative in individui pure vaccinati ? Non si tratta, quindi, di legge generale. E se tale asserzione avesse valore anche per alcuni casi limitati anzichè per la totalità ? In tale caso potrebbe ayere un 'altra spiegazione: Dimostrare, cioè, una avvenuta crisi anafilattica, di notevole intensità, in seguito a penetrazione nell'organismo di una proteina microbica omologa a quella contro la quale è stato vaccinato. Solo il diverso grado di reazione tipersensibilità e iposensibilità) che può opporsi o meno al contagio, è b causa di una positività della Widal; la vaccinazione preventiva, cioè, potrà apparire come il primo tempo di un fenomeno reattivo che insorgerà solo dopo che la penetrazione dell 'antigene omologo avrà suscitato il secondo tempo; e dall'esito di tale contrasto, la cui yiolenza è in stretta relazione con il patrimonio umorale ~ simpatico dell'individuo, potrà aversi Widal posi~ tiva o negativa secondo che le barriere difensive siano state superate o si siano imposte. Questo meglio spiega a mio parere, alcune Widal positive nei vaccinati. L'attribuire all'infezione tifo- paratifica la responsabilità di tale forma morbosa non è cosa nuoya. Già da m olti anni Kelsch, Colin, Laveran, avendo messo in luce il parallelismo che esiste tra la comparsa di stati infettivi particolari - designati sotto il nome di imbarazzo gastrico febbrile e caratterizzati da inizio brusco, sintomi intestinali vari, evoluzione benigna e assenza di eruzione cutanea e splenomegalia - durante epidemia di febbre tifoide - ne avevano dedotta la comunità di origine. . Più tardi, con il progredire della tecnica di laboratorio, si è mostrato anche che, il siero di individui affetti da imbarazzo gastrico febbrile possiede, talora, un potere agglutinante per i bacilli del tifo e paratifo; ma, nell'incostanza di tali risultati, si volle ammettere un dualismo etiologico. Se questo, dal punto di vista nosologico, era giustificato, in quanto, una entiù così bene distinta come la febbre tifoide, pareya ingiusto che venisse con~ fusa con osservazioni che non avevano fornito prove della loro natura tific<t, pure non poteva impedire di pensare che vi fosse solo deficienza dei nostri metodi di esplorazione. E, infatti, gli esperimenti su ricordati, attestano e certificano che possa esservi infezione anche se, sierologicamente, non si ha un controllo positivo : ma infezione vi è stata, tanto che pezzetti di ganglio mesenterico o ileo-<:ecale, coltivati, hanno dato origine a molte colonie microbiche. Naturalmente, questo nell' uomo non è attuabile e noi dobbiamo basare la nostra certezza diagnostica solo sull'incertezza della sintomatologia. Ma, ciò che conta, è il sapere che tali forme fruste non sono contagiose pcrchè, fermandosi l'infezione ebertiana ai gangli linfatici, non vi~ne immessa nel circolo sanguigno quella scarica bacillare che, emunta dal fegato e dal rene, ~ poi causa di infezione attrayerso le materie fecali e le orine. La nostra defi~ 4 -· Giornal~ ài mt"dìcina militart".


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SU ALCUNI CASI DI FEBBRE ll'TERl'RETATl COME INFEZIONE ECC.

cienza d'indagine ci vieta tuttora di controllare positivamente anche le forme abortive dell'infezione ebertiana; ma il giorno in cui i nostri metodi di indagine saranno affinati, allora molte forme infettive polimorfe e benigne, potranno veramente essere considerate, secondo l'espressione di Léon Bernard « dcs marches cliniques dc la fièvre typhoide ». RIASSUNTO. -

L'A., in occ:-~ ~ionc delle grandi manovre dell'agosto 1935, ha osservato

e stud iato, nel 2 ° reparto medico dell'ospedale mtlitare di Verona, 89 casi morbosi che egli illustra e discute ;~Ila luce d..:lle moderne conoscenze immunologiche, ritenendoli dovuti ad infezione tifoidea abortiva in soggetti vaccinati.

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GòVHRNO DEI GALLA B DEl SIDAMA (OSP~DALE DA CAMPO 450)

OSSERVAZIONI EPIDEMIOLOGICHE E CLINICHE SUI CASI DI LEBBRA OSSERVATI NEL TERRITORIO DEI GALLA E DEI SIDAMA Prof. Andrea Violato, maggiore medico direnore, docente in Patologica Chirurg ic a, Clinica Chirurgica e Medicina Operatori :-~ .

Questa br cve nota sulla osservazione dci \:!SÌ rli lebbra nella popolazione dci territori sud- occidentali dell'ex imp.:ro etiopico non ha riferimenti a cognizioni teoriche patogeniche ed etiologiche sulla malattia, che tutti già conoscono P'~rchè consacrate sui t;attati. Le considerazioni rl'lativc alb epidemiologia c clinica sono basate solo :'ulla ossl'rvazione di casi incontrati quasi occasiona lmente durante la marcia della Unità Sanitaria da me diretta, al seguito immedi:uo della Colonna Gcioso, dal giugno al diccmhre 1936 e durante le soste nelle diverse località da Neghclli a Uondo, t: che ebbe per scopo l'occupazione del territorio dd Govct no dei Galla e dei Sidama. Mi sembra pertanto non privo di interesse, segnalare le osservazioni raccolte, che, oltre a portare una modesta esperienza personale, possono essere considerate come primi contr!buti di una metodica esplorazione sanitaria della regione. Che la malattia fosse presente nella vast:1 estensione dei territori etiopici è cosa già conosciuta fin dai tempi più remoti. Sembra che fin dai secoli prima di Cristo essa abbia avuto localizzJzione endemica sulle rive del Nilo, dove, forse si sarebbe sviluppato il primo centro morboso, tanto che gli Egizi ne furono colpiti in modo assai impressionante. Nulla vieta di pensare che in località così remote e lontane, la malattia si sia perpetuata nei secoli, pur rimanendo localizzata per l'isolamento di queste regioni da ogni comunicazione. I n circa sei mesi di permanenza in Somalia (Baidoa) dell'Ospedale da Campo 450, che si occupò anche della assistenza sanitaria degli indigeni locali, non fu osservato cb me che un solo caso di lebbra tuberosa, in un indigeno piuttosto anziano, che, pare abbia avuto occasione di spostarsi più volte verso le regioni interne dell'altipiano etiopico c: di cui la famigiia, pur avendo coabitato con lui, per parecchi decenni, rimase complctarnente immune da ogni manifestazione della malattia. Risultano pertanto pienamente confermate da questa personale esperienza, che si basa su un periodo piuttosto lungo di osservazione, che topograficamentc si può considerare spinta personalmente fino a Dinsor verso il Giuba c fino a Jet verso nord - est, con un raggio di circa 100 km., confortata anche dalle informazioni di altri


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OSSERVAZIONI EPIDEM IOLOGICHE E CUNICHE SU I CASI DI LEBBPA F.CC.

ufficiali med ici, i dati statistici riferiti dalla Direzione di Sanità Civile del Regno, circa i casi di malattie infettive denunciati nell'anno 1935, che non annoverano alcun caso di lebbra ndl 'Eritrea e nella Somalia Italiana. Si può con fond ata ragione escludere che n elle località della Somalia, comprese nella zona pianeggiante tra il Giuba e I'Uebi Sccbeli, v i siano manifestazioni di focolai m orbosi di detta malattia, pur essendo possibile la presenza di qualche caso importato. Questa vasta zona deUa pianura somala ha climatologia nettamente equatoriale, essa diversifica nettamente per le condizioni climatologiche, per le oscillazioni giornaliere e periodiche delb temperatura, per la m orfologia del suolo, per la vegetazione ecc. da quella immediatamente pitl interna, il mesopiano somalo -etiopico, da dove iniziano i contrafforti dell' immenso acrocoro centrale, la cui costituzione orografica fornisce un insieme di condizioni climatiche assai diverse dalle regioni pianeggianti che lo delimitano. E ' mio parere che lo studio della climatologia delle diverse regioni dell'Impero sia elemento basilare nelle m anifestazioni dei focolai infettivi delle più svariate malattie. Nella avanzata delh nostra Unità Sanitaria si è potuto constatare che la differenziazione climatologica iniz ia, sulla strada che da Dolo porta a Ncghelli, a circa 90 km. da D olo, nel territorio dei Digodia, c he comprende la zona pedemontana tra l'Uebi Gestro ed il Daua Parma. I due centri abitati di Bogol M agno e Filtù costituiscono piccoli agglomeramenti di abitazioni indigene che sono del resto molto disperse tra i due corsi di acqua e sulle quali non è possibile una investigazione così superficiale . Pertanto a Neghelli, che può ritenersi il primo centro abitato della regione dei Borana, non fu constatato alcun caso d i lebbra, in circa 25 giorni di permanenza n el m ese di giugno, sebbene l'ambulator io indigeno fosse già frequentato e l'osservazione tene&se conto delle informazioni di quel medico del Presidio di un periodo di circa tre m esi. N eghclli si trova già a circa 1300 m . di alt. e presenta le migliori condizioni sanitarie ambientali per una acclimatazion e delle popolazioni bianche, e può dunque riten ersi immune anche da casi di lebbra. In località Malca Guba sul Daua Parma a circa 90 km. da Neghelli ; in una depressione determinata dal passaggio del fiume (alt. m. 700) con un insiem e cli condizioni climatologiche paragonabili del tuttto a quelle della pianura somala, fu da noi osservato il primo caso di lebbra, in una donna di circa 20 anni, in condizioni generali ottime, a form.a tipicamente mutilante delle estremità superiori in cui il nostro esame no tò la mancanza completa delle JO dita fino alla inserzione dei rispettivi m etacarpi, mentre le piante di ambedue i piedi erano sede di profonde ulcerazioni fagedeniche. Non si osservò nel soggetto alcuna manifestazione a tipo nodulare, nè chiazze cutanee discromiche od anestetiche, il che fa pensare che le m anifestazioni maculo- anestetiche se pure n ella maggior parte dei casi debbansi considerare com e precsisten ti alle ma n ife-


OSSERVAZIONI EPIDEMIOLOGICHE E CLINICHE SUI CASI DI LEBBRA ECC.

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stazioni ulteriori (mutilanti e tuberose) possono mancare, e ad ogni modo è da rilevare il tipo segmentario della forma mutilante che inizia generaimente alle estremità distali degli arti, coesistente o non con il tipo nastriforme, secondo la distribuzione topografica dei nervi, delle manifestazioni discromiche. La donna era abbandonata da tutti nella boscaglia. La fotografia che allego (fig. I), nella quale non si osservano bene le lesioni riscontrate, può invece ritenersi un documentario delle condizioni di abbandono in cui versano tali malati, finora lasciati al proprio destino, lontani da ogni assistenza sanitaria. E' possibile che ia donna provenisse da località più avanzata, probabiJmente dalle regioni montuose degli Arero. E' comune credenza negli abissini, forse non ingiustificata, che la lebbra si curi nei climi caldi t:: con immersioni del corpo nelle sorgenti termali che sono numerose in Etiopia. A Mega (alt. r8oo) furono riscontrati in circa 20 giorni di permanenza 5 casi di lebbra, tutti in individui di sesso maschile, e tutti della forma tuberosa. L 'esistenza di un certo numero di casi di detta malatFag. 1. tia è probabile, qualora si consideri che le razzie, le m inacce dei nuclei ribelli abissini prima della nostra occupazione avevano tatto disperdere la maggior parte della popolazione indigena. A Javello (alt. 16oo) invece in circa 15 giorni di permanenza, nonostante la popolazione fosse rimasta nella località, non fu riscontrato alcun. caso della malattia, pur essendo stati sottoposti per affezioni varie a visita ambulatoria, circa 100 indigeni. Dai dati comunicati dal medico della Residenza all'Ispettore sanitario del Governo dci Galla e dei Sidama fino aJ dicembre 1936, alcun caso di lebbra fu rilevato. Si deve dunque ritenere che in tale importante località dove affluiscono anche numerosi indigeni delle regioni circonvicine (Conso, Tertale) e che si presenta, come condizioni climatologiche, ottima, specie per la ricchezza di acqua, non vi siano focolai di tale malattia. Nelle tappe successive dell'Ospedale e della Colonna Geloso ad Aghe remariam (alt. 18oo) fu possibile protrarre per circa 4 mesi il periodo ,Jj osservazione sulla popolazione indigena, nei riguardi della lebbra. Tale centro abitato si trova alla biforcazione della via, così detta imperiale che, diretta ad Allata, lascia, verso ovest, una importante diramazione che raggiunge Gardulla e Burgi, sul versante del lago Ruspoli. Gli indigeni locali


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OSSERVAZIONI EPll>EMIOLOGICIIE E CLINIC HE SUl CASI DI LEBBRA ECC.

visitati in tale località ascendono a parecchie centinaia e i casi di lebbra, rilevabili anche occasionalmente pcrchè queste popolazioni portano coperta solo la parte superiore del corpo, sono molto numerosi . La lunga permanenz:.:t dell'Ospedale in tale località diede la possibilità di seguire i casi clinici quasi giorno per giorno, di fotografa re quelli più dimostrativi, completare le osservazioni con ricerche microscopiche e con tentativi terapeutici. Le osservazioni cliniche che seguono si riferiscono quasi esclusivamente ai casi osservati ad Agheremanam. Da questa ultima località fino a Uondo, nella regione di Allata (alt. 18oo) la marcia dell'Ospedale fu piuttosto rapida , ma nelle numerose località attraversate, nel territorio dei Darassa e dci Sidama (Sammalò, Sadè, Domorsò, Miciccia, Dilla) pur essendo affluiti al passaggio della niOStra colonna numerosissimi indigeni, non sono state notate lesioni tube-

rose o discromiche degli arti) il che era stato molto eviékntemente osservato ad Aghcma,riam. E· certo che se anche malati di lebbra esistono in dette località, deve trattarsi di pochi casi sporadici. La stessa osservazione può farsi per Uondo, dove un soFig. 2. lenne atto di sottomissione verso la fine di dicembre fece accorrere un insieme di oltre tremila indigeni tra capi ed armati di tutta la zona di Allata (Uondo, Irgalem, Agheresalam). Una mia ispezione su detta massa indigena effettuata in tale occasione non fece rilevare alcun wlpito di lebbra, pur convergendo che la superficialità e la rapidità di tale osservazione abbiano potuto far sfuggire dei casi esistenti. Alla Infermeria Civile di Uondo in un periodo di osservazione di circa due mesi, ho osservato solo due malati di tale affezione. Una così limitata serie di osservazioni non può certamente offrire possibilità di considerazioni speciali circa la nosologia e patogcncsi di una forma morbosa quale è la lebbra che si presenta con una varietà di manifestazioni obbiettive c funzionali sui diversi apparati c sistemi) da ritenere che la infe-


OSSERVAZIONI EPIDEt.110LOGIC HE E CLINfCHE SU l C ASI DI LEBBRA ECC.

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zione bacillare risenta come e forse più che altre malattie in modo indubbio della influenza di fattori individuali. Mi pare però interessante riassumere alcune considerazioni sui caratteri peculiari delle lesioni lebbrose negli indigeni di razza negra, quali sono apparse al nostro esame. 1. ~ Le manifestazioni maculo-anestetiche. Si osservano nella popolazione indigena dei centri prima segnalati un certo numero di individui che presentano sulla superficie degli arti, specie inferiori, macchie cutanee di diversa grandezza ed estensione spesso isolate, a volte confluenti, da costituire, in quet'ultimo caso una larga chiazza ai colorito roseo. Queste manifestazioni sono certamente di origine lebbrosa poichè in ~olti di questi individui sono rilevabili anche lesioni a tipo granulomatoso. Esse sono nettamente

Fig. 3·

disposte secondo la direzione longitudinale degli arti (fig. 2), mai presentano il tipo segmentario e seguono il territorio di proiezione cutanea delle ramificazioni nervose. Spesso è colpita la superfici~ antera-laterale di una gamba e di ambedue le gambe mentre gli arti superiori in genere sono immuni. Sono più diffuse su]la regione peri-malleolare e si estendono in alto sin verso il, ginocchio o al massimo sin verso la metà Jella coscia. In alcuni casi si è osservata una localizzazione plessiforme, unilaterale o bilaterale interessante il territorio di innervazione cutanea delle radici del plesso crurale. In due casi si è osservata una localizzazione a tipo interco!itale, come lo zoster, interessante uno o due spazi intercostali. Alla semplice ispezione si osserva che queste macchie si presentano ancora più appariscenti di quello che non si veda nelle affezioni lebbrose dei bianchi, perchè il pigmento melanico s.i arresta nettamente al limite della zona di partecipazione del processo morboso; e quindi il contrasto cromatico


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OSSERVAZIONI EPIDEMIOLOGICHE E CLINICHE SUI CASI DI LEBBRA ECG.

rend e tali macchie più evidenti. Pet tanto, tra la zona centrale, nettamente acromica, sia per la distruzione del pigmento che per. la marcata ipotrofia del tessuto colpito, e la linea di demarcazione cutanea col pigmento normale, esiste una zona arrossata, iperemica, pur essendo· priva di pigmento. La zona centrale non si colora con iniezione dì sostanze coloranti per endovena (bleu di metilene) praticata a scopo di tentativo terapeutico, al contrario di quello che succede nella zona iperemica che riceve molto bene il colore iniettato. Sulle superfici mucose, specie delle labbra, dove normalmente manca il pigmento, tali manifestazioni sono simili a quelle riscÒntrate negli individui bianchi. Alla palpazione si è notato che tali zone maculosc risultano da un processo, probabilmente ad esito cicatriziale di focolai d 'infiltrazione flogistica che ha interessato la cute, il sottocutaneo, e gli strati profondi fino alla fascia, o ancora più profondamente 'fino al periostio. La superficie è dura, certamente costituita da tessuto fibroso di recente o di antica costituzione, non spostabile sui piani sottostanti, mentre la <:Ute periferica normale conserva tutti i caratteri della spostabilità. Le manifestazioni iniziali rivestono il carattere Fig. 4· del semplice disfacimento e caduta dell'epitelio, sotto il . . quale compare il derma assai arrossato. Le lesioni difiuse profonde ed aderenti costituiscono senza dubbio le forme più antiche. Esiste anche una relazione tra acromicità del fondo ed antichità della lesione anatomo-patologica. Le manifestazioni anestetiche in corrispondenza di queste macchie discromiche sono difficili a mettersi in evidenza in tali individui, e tanto più i fatti ùi iperidrosi e di dissociazione della sensibilità, qualora si considerino anche le difficoltà dell'interrogatorio, le differenze del linguaggio fra tribù finitime (i Borama di Neghelli, i Giam Giam di Agheremariam, i Sidama di Uondo non si comprendono fra di loro), la necessità di due o tre traduzioni successive per la domanda e la risposta. Questi indigeni locali del resto hanno sempre una sensibilità in genere assai ridotta, tanto da sopportare, senza


OSSERVAZIONI EPIDEMlOLOGICH E E CLINICHE SUI CASI DI LEBBRA ECC.

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sofferenze, incisioni cutanee praticate senza anestesia. Pertanto non è dubbio che nelle lesioni antiche discromiche vi sia completa assenza di sensibilità tattile c dolorifica, il che, come è noto, all'infuori di ogni manifestazione lebbrosa concomitante, è un carattere differenziale che le distingue dalle macchie di « vitiligo ». 2. l carattui delle lesioni infiltrative e nodulari. Tali manifestazioni appaiono nelle sedi più disparate del corpo, ma sono anche esse disseminate secondo la distribuzione periferica dei tronchi nervosi . Gli arti, specie gli inferiori, sono di massima la sede prediletta (fig. 3). Anche per tali neoproduzioni si osservano localizz(!zioni intercostali (fig. 4); in un caso era interessata una branca del trigemino (fig. s), la sotto-orbitaria, .con l'aspetto qi una linea arcuata di noduli a filiera, situati nel territorio cutaneo di d istribuzione di tale ramo. Lo scroto. e la regione perineale sono anche sedi predilette dei leprotni. In un altro caso, in rorrispondenza della regione perineale anteriore esisteva infatti una massa enorme tuberosa, mglobante i te~ticoli, l'asta, ~no al g~ande. L 'uretra era diventata a~solutamente im_pe~­ via al caterismo, tentato anche con .sottili. mìn.ugie'. . .. Queste infiltrazioni hanno sede primitiva nel ·dèrma, Fig. 5· solo secòndariamente interessano il sottocutaneo. Nelle iniziali manifestazioni si notano solo ispessimenti multipli, allineati lungo la direzione longitudinale degli arti. Quando le lesioni infiltrative assumono le dimensioni di piccole lenticchie, sono visibili all'ispezione c coll'accrescimento prQgressivo assumono la forma ed il volume di una nocciuola. Sugli arti tali manifestazioni nodulari si mantengono isolati , mentre sulla faccia (fig. 6), al lobo dell'orecchio, sul naso, sullo scroto, hanno tendenza a confluire costituendo \)na massa unica: La superficie dei noduli isolati è liscia, mentre quando essi sono ammassati si ha l'aspetto di una tuberosità mamellonata, di consistenza duro-elastica, con poca spostabilità sullo strato


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OSSERVAZIONI EPIDEM IOLOGICHE E CI.I NICI-IF. SUl CASI DI LEBBRA ECC.

fasciale, con nessuna riducibilìtà e con modica dolenzia. Sulla superficie dd naso e specie sulla mucosa nasale sì ha ulcerazìone precoce, probabilmente in rapporto ad infezion i secondarie batteriche, mentre le lesioni tuberose l'ulle altre regioni del corpo hanno poca tendenza alla ulcerazione. l fenomeni ulcerativi della superficie endo ed esona~ale possono provoca~e perforazione del setto e delle cartilagini alari. E ' stato notato nei casi soggetti a Ila osservazione, che ben raramente coesistono sulla stessa regione lesioni tuberose e lesioni maculo-anestetiche; spesso anzi in alcuni indil vidui mancano le une quando invece sono presenti le altre. A volte la coesistenza delle due manifestazioni si ha in regioni assolutamente lontane : vaste zone di macchie dit'Cromiche agli arti, manifestazioni minime nodulari all' orecchio o nel territorio d i uno solo dei rami del trigemJno. Riguardo agli speciali caratteri che i noduli lebbrosi presentano neg]j individui dì razza nera, è da rilevare che il sistema pigmentario della cute che sovrasta i detti noduli, non è per nulla alterato dalla comparsa di questi ultimi. La cute, del resto con tutti i suoi strati dimostra di tollerare benissi m o la resistenFig. 6·

za delle produzioni tuberose,

e per lungo tempo, a meno di ulcerazioni secondarie; il che è da mettere in evidenza qualora si osservi che nelle ~ anife~ tazioni maculo-anestetiche, sono proprio gli strati pigmentari cutanet quelh che sono precocemente interessati. Sulla superficie di sezione sia assiale che circolare di questi noduli si nota che il pigmento cutaneo conserva la sua disposizione morfologica normale mostrandosi per nulla dissimile a quello che si osserva nei tagli di cute normale. Particolare rilievo merita invece il fatto che la iniezione endovenosa di sostanze coloranti, praticata come si è detto a scopo di indagine terapeutica, fa rilevare nelle sezioni dei nodul i che la sostanza colorante si deposita intensamente ed in grado assai più elevato che negli strati cutanei normali,


OSSERV!~ ZlONI EPIDEM IOLCX; JCJ lE

E CLINICI Il~ SUI CASI DI LEBBRA ECC.

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nella massa centrale del nodulo, sì che questa si presenta più appariscente, quasi incastonata in mezzo ad un alone di colorito più pallido. Tale cromofilia del tessuto granulomatoso specifico è, come è stato rilevato recentemente da Monte!, a proposito del nuovo trattamento della lebbra con il bleu di metilene, indice sia dell'azione del germe, sia della reazione tissurale del granuloma. Mentre le manifestazioni maculo-ancstetichc arrestano la sostanza colorante al ìimite di marginazione con la cute normale, le lesioni infiltrative nodulari se ne imbibiscono, c pare anche fissino elettivamente il colore. Si pensa ad un rapporto esistente fra abbondanza dci bacilli, che come è noto sono abbondantissimi nei lepromi e la quantità di sostanza colorante fissata, tanto che sì tende a ritenere che tale proprietà cromofila sia specifica dei bacili i della lebbra (Lombardo, Mar.. dwux e Cherine). L'azione i... curativa del bleu di metilene come osservano coloro che

..

hanno usato tale preparato in vasta scala sarebbe duplice: da un lato la sostanza colorante agirebbe sui germi specifici atFig. 7· tenuandone la vitalità, dall'altro essa agirebbe per il tramite del sistema reticolo- endoteliale, accrescendo la formazione di altri corpi specifici ed aumentando inoltre il potere fagocitario. Sembra altresì che il bleu di metilenc sensibilizzi il bacillo di Hansen alla azione del chaulmoogra, aumentando il potere terapeutico di tale preparato. Lasciando pertanto da parte la questione sulla efficacia della azione terapeutica del bleu di metilene che è stata in questi ultimi anni esperimentata su larga scala con risultati contraddittori, è certo che questa sostanza colorante, come risulta dalle mie constatazioni, si accumula elettivamente nello interno delle produzioni nodulari leprose. A volta i noduli pur mantenendosi individualizzati rivestono intere superfici regionali cutanee, con sede di predilezione aIla superficie posteriore del gomito od anteriore del ginocchio. In alcuni casi la diffusione è così avanzata che tutto il corpo è rivestito da una cotenna granulosa costituita da piccole produzioni nodulari (fig. 7). 3· - Le manifestazioni tardive. Sono queste di natura essenzialmente trofica e colpiscono specialmente il sistema muscolare e le ossa. Le atrofie


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OSSERVAZIONI EPIDEMIOLOGICHE E CLINICHE SUI CASI DI LEBBRA ECC.

muscolari si manifestano quasi sempre nella eminenza tenare ed ipotenare, interessando consecutivamente i muscoli interossei ed i lombricali. Ordinariamente detto stato di trofismo degli arti è preceduto dalle manifestazioni dìscromiche nella stessa sede: le mani diventano prima prive del pigmento melanico in toto, quasi mani da europei, poi diventano scarnite con caduta precoce delle unghie, rigide, impossibilitate per paralisi muscolari a fun zionare più come organi di presa (fig. 8). La manifestazione è quasi sempre bilaterale, simmetrica, segmentaria. Nelle estremità inferiori invece prevalgono fenomeni di paralisi dei muscoli estensori, il trofismo è conservato, il piede è ingrossato, con ìspessimento osseo omogeneo, con ulcerazioni pro-

Pig. 8.

fonde. Le ulcerazioni consecutive sia agli arti superiori che agli arti inferiori, ma più gravi in questi ultimi, contribuiscono ai distacchi parcellari multipli i quali debbono però ritenersi più causati dai fenomen i di arterite obliterante che all'infezione secondaria. Si ha così per l'una e per l'altra causa la eliminazione dei segmenti più distali delle estremità; avvenuta la quale, specialmente in corrisponJenza delle mani, si ha buona tendenza alla cicatrizzazione. Sì osservano infatti parecchi casi di mancanza totale di parecchie dita delle mani di antica data, senza che il processo morboso abbia ulteriore estensione nella vitalità del monconc in corrispondenza dei metacarpi. Alle manifestazioni trofichc tardive sono anche da iscriversi le alterazioni ossee che si notano specialmente in corrispondenza degli arti inferiori. Sono interessati di ordinario i tratti distali della tibia e del perone in segmenti dove la cute ha subito fatti discromici. A volte tale ingrossamento di segmenti ossei degli arti inferiori è l'unica manifestazione della malattia,


OSSERVAZIONI EPIDEMIOLOGICHE E CLINICHE SUI CASI DI LEBBRA ECC.

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senza che l'individuo presenti in altra zona macchie acromiche o noduli leprosi; oppure nello stesso arto si notano mutilazioni distali per alterazioni osteomalaciche leprose con contemporaneo ispessimento nel segmento successivamente prossimale. E' evidente che in una malattia a decorso così cronico come la lebbra si verifichino, per quanto si riferisce al sistema scheletrico quelle condizioni constatate in altre affezioni croniche, cioè contemporaneamente fatti degenerativi e distruttivi e manifestazioni iperplastiche e produttive: laddove l'osso non cede all'azione diretta dei germi e delle tossine, dove non si verificano alterazioni arteritiche, il periostio entra invece in proliferazione osteogenetica e seguendo il processo di ossificazione normale passa per tutte le diverse fasi, dai processi di moltiplicazione cellulare iniziale sino allé!- formazione di nuovo tessuto osseo. E' da domandarsi se tale attività per iostea risenta nella lebbra di uno stimolo infiammatorio cronico determinato dall'azione del bacillo di Hansen, come si verifica nelle comuni osteiti batteriche croniche, piogcnc o parassitarie, o non sia piuttosto un elemento distrofico che ecciti la fun zi<1ne neoproduttiva delle cellule di rigenerazione ossea. Esistono, come è noto, nelle ::tffczioni del tessuto osseo, forme morbose nelle quali, più che l'elemento patogcnetico specifico ha influenza la speciale reazione organica dell'elemento osteoplastico, per cui lo stimolo aspecifico reagisce in maniera dtfferentc nei diversi individui, in alcuni determinando fenomeni di decalcificazione, disfacimenti, necrosi parcellari,

per azione del germe; deUe sue tossine, delle alterazioni vasai i concomitanti; in altri, fenomeni di neoproduzione ossea con partecipazione degli elementi cellulari che costituiscono il tf'ssuto osseo normale, in altri ancora formazioni pseudocistiche. A tali forme non ancora ben sistematizzate dal punto di vista patogenetico a cui sono per esempio da riferirsi sia le osteiti circoscritte tipo Kiembok- Kiimmel, sia l'osteite fibrosa di Recklinghausen, sia l'osteite cistica di Mikulicz, sia ancora molto probabilmente fra le forme classificate fra i neoplasmi connettivali a tipo osteogf'netico, la cui natura sarcomatosa è !ungi dall 'essere riconosciuta, conviene dare il nome di displasie ossee, volendo con tale denominazione designare più l'elemento costituzionale organico che subisce lo stimolo di natura diversa sul tessuto osseo, che la natura dello stimolo stesso. A me pare che nelb lebbra, in cui tutti gli apparati e sistemi organici sono interessati per alterazioni a lunghissimo decorso, si manifestino disfunzioni biologiche tali nelle quali molto verosimilmente partecipa il sistema endocrino-simpatico da potere ammettere, sia pure in via di ipotesi, che l 'attività osteogenetica del tessuto osseo sia l 'esponente più che di una azione tossinfettiva d eli 'agente specifico, una modalità di reazione dell'organismo alla stazione stimolatrice (infiammatoria o trofica) della funzione osteogenetica. Nessun dato conclusivo può desumersi dai nostri tentatiVI terapeuttcl col bleu di metilene, sia per il periodo di osservazione troppo breve dei casi


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OSSERVAZIONI EP IDISM IOLOG ICHE F. CLINICII E SUI CASI DI LEBBRA ECC.

trattati, sia per l'impossibilità Ji riferire le osservazioni su un numero determinato di individui sottoposti allo ~tesso trattamento. Abbiamo usato sia la soluzione del bleu di metilene all'riiOo sia una soluzione di bleu di Tripano Bay~r allo stesso tasso. L 'unica osservazione degna di nota è, come si è detto, la speciale affinità colorante per i noduli leprosi, e la constatazione che :1l microscopio i germi stessi si presentavano molto intensamente colorati c dissociati dai loro accumuli con cui normalmente sono osservabili allo stato normale. Rifcrendoci ai risultati di Montel (Bull. Soc. Path. Exot. 21-I-1936) che comunica il risultato di 351 ammalati trattati con tale medicamento senza e con il chaulmoogra, pur convenendo che il bleu di metilene, non possa, come si era sperato, considerarsi come specifico nella cura della lebbra, si può almeno ritenere che il trattamento terapeutico tentato possa avere notevole importanza nella terapia e che possa introdursi in larga scala, sia pure a titolo sperimentale, nelle località della Colonia colpite dalla lebbra. RIASSUNTO. -

L't\. segnala la presenza in alcune località del territorio d ei Gall~1

c dei Sidam:~ di nucìei di casi di lebbra. Riferisce condizioni epidemiologiche c clim:~­ tologiche. e si intrattiene sulle particolarità cliniche rilevate che sono state oggetto di osservaz ione, specialmente per ciò che riguarda il tessuto os~co. Febbraio. 1Qi7- XV.


CLINICA PER LE MALATTIE DEL SISTEMA NERVOSO DELLA R. UNIVERSlTÀ DI CATANIA. Direttore: prof. V. M. BuscAII'O.

NUOVE CONOSCENZE SULL'ETIOLOGIA DELL'ACCESSO EPILETTICO E LORO IMPORTANZA IN MEDICINA LEGALE MILITARE Dott. C. Pero, sottotcnentc medico, assistente.

Sembra strano a parecchi ricercatori che esistano variazioni metaboliche dell'organismo, le quali siano capaci di rivoluzionare le funzioni del sistema nervoso senza che lascino alterazioni anatomiche apprezzabili. Tali studiosi dicono: la lesione nel cervello dcii 'epilettico esiste sempre; noi non sappiamo trovarla in tutti i ca~i. Indubbiamente la lesione esiste; ma « la cicatriziola o il cespuglio gliale >l non rappresentano l'unico stimolo adeguato a produrre la scarica epilettica. La lesione esiste anche al di fuori delle nostre ricerche istologiche e non solo nel sistema nervoso, ma nell'intero organismo. La lesione è di natura bi.ochimica (Buscaino) in ogni caso e le alterazioni anatomiche dell'encefalo, quando ci sono, non rappresentano il primum movens dell'epilessia, ma solo una causa preparante (I) (Buscaino). . Osservazioni cliniche e sperimentali danno ragione di questa affermaztone. E' noto che in seguito a traumatismi cranici di vario genere, a tumori dell'encefalo, a emorragie può insorgere un'epilessia. Ma i craniotraumatizzati e i portatori di tumori sono tutti epilettici ? Vi sono individui che portano ormai da parecchi annj avvallamenti cranici e persino scheggie ossee t proiettili d'arma da fuoco a contatto con le meningi o con la sostanza nervosa, eppure non hanno mai avuto epilessia. Ciò significa che lo stimolo irritativo non basta da solo a scatenare la crisi. Occorre qualche altro fattore predisponente e questo si può individuare nella costituzione. Gli studi sull'epilessia si sono molto avvantaggiati della scoperta di una epilessia riflessa, da eccitamenti afferenti. Amantea ha osservato per primo nei cani, e dopo di lui parecchi ricercatori (Martino, Longo, Clementi, ecc.) hanno confermato, che, ponendo un dischetto di carta bibula delle dimensioni di I mm. di diametro, imbevuto in una soluzione di stricnina ali' I 'X>, sul centro corticale che corrisponde alla proiezione per es. di un arto, se si stimola per alcuni minuti con punzecchiature od altri stimoli tale arto, si (1) Non è c.o;cluso che le lesioni anatomiche riscontr:llc possa no essere t ~l voha sccontl~rie a ripetuti accessi convulsivi.


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NUOVE CONOSCENZE SULL'ETIOLOGit\

DELL'ACCESSO EPILEITICO ECC.

ottiene una crisi convulsiva. Essa ha inizio dalla regione stimolata con contrazioni che rapidamente si diffondono a tutto il corpo, a tipo tonico-clonico. L 'animale cade in incoscienza, guaisce, emette copiosa bava e perde le urine e talvolta le feci. Per chi ha l'occhio esercitato, in maniera indubbia, l'epilessia spenmentale del cane è del tutto simile a quella umana. N eli 'epilessia sopra descritta il dischetto imbevuto di stricnina rappresenta (Amantea) la causa preparante che irrita la corteccia. Però essa da sola non basta a scatenare la crisi; perchè questa si verifichi occorre un altro fattore: la stimolazione periferica, che costituisce la causa scatenant~. I fattori preparante e scatenante non sono però sufficienti a generare la crisi se non coadiuya un terzo fattore: la predisposizione, e ciò è confermato dal fatto che non tutti i cani, ma solo una frazione di essj (il 50 % in base ad una statistica di Buscaino), sono suscettibili di reagire epiletticamente alla tecnica di Amantea. I cani predisposti sono violenti, ringhiosi, sopportano meglio dei non predisposti il dolore dell'operazione (Amantea, Martino, Longo). Negli animali appartenenti a tale gruppo la cronassia corticale è bassa (Martino), il pancreas è più grosso che negli animali non predisposti e cos~ pure la tiroide (Lo n go). Non starò a dilungarmi oltre sui particolari d'ordine endocrino-vegetativo inerenti all'epilessia da eccitamenti afferenti. Per maggiori cognizioni su questo argomento e su quant'altro concerne acquisizioni recenti sull'epilessia, rimando il lettore alla monografia di Buscaino sull'etiologia dell 'eccesso epilettico. Ricorderò soltanto che Buscaino ammette per l'epilessia umana gli stessi fattori enunciati da Amantea per l'epilessia riflessa e in più, il gruppo delle cause facilitanti. L'uomo costituzionalmente tarato possiede una particolare iperreattività dei centri nervosi legata, m olto verosimilmente, ad una deviazione dell'equilibrio endocrino-vegetativo. I fattori di questa iperreattività costituzionale sono rappresentati dall'epercrinia del pancreas, della tiroide, della postipofìsi, dallo stato timico-linfatico e dall'ipocrinia dei surreni (Buscaino). La causa preparante può essere rappresentata, nell'uomo: 1 ° da un processo cerebropatico; 2" da fatti di sensibiliz:zazione verso proteine alimentari, o yerso prodotti a genesi placentare o renale (eclampsie delle gravide, pseudouremia eclam p ti ca) ; 3• probabilmente anche da fatti di sensibilizzazione verso proteine distiroidee. Le cause scatenanti sono, pur esse, molteplici: 1 o stimoli che salgono in via afferente dai punti più vari dell 'organismo (cute, zona cardioaortica, senocarotidea, pleure, ecc.);


NllOVE CONOSCENZE SIJ LL 'ETTOLOGIA 2° comparsa

OF.LL' ACCESSO

EPiLETTICO

ECC.

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in circolo di sostanze speciali .a derivazione ammo-

niacale; 3° ingestione dì determinati alimenti; f comparsa in circolo di prodotti distiroidei; 5° comparsa in circolo di prodotti placentari (eclampsia delle gravide); 6° comparsa m circolo di prodotti a genesi renale (pseudouremia eclamptica). Sono stati descritti anche nell'uomo parecchi casi di epilessia da eccitamenti afferenti (Pontano, Hiriger, Martino, Danielopulo, Longo, ecc.). Oltre ai fattori sopra elencati Buscaino ammette alcune cause facilitanti: le ore notturne. le mestruazioni, la gravidanza, lo spasmo dei vasi corticali, la vagotonia, le emozioni, l'ingestione dì forti quantità di liquidi, l'alcalosi.

Dato così uno sguardo d'insieme, invero molto sintetico, alle conoscenze sull'etiologia dell'accesso epilettico, quali risultano dal vasto materiale bibliografico consultato da Buscaino, passerò a chiarire alcuni fatti d 'ordine clinico e sperimentale che costituiscono il fondamento principale su cui poggiano le moderne acquisizioni sull'accesso epilettico. La costituzione, come ho già detto, rappresenta il fattore predisponente. Alla costituzione è legata una particolare )abilità del ricambio idro-salìnolipidico. · E' un'osservazione ormai antica che negli epilettici esiste spesso una oliguria preaccessuale o anche abituale (Laudenheimer, Van Den Velden, Hallager), ma non le si era mai attribuito alcun valore. Ci si è pensato dopo quando si è visto che !"ormone postipofisario antidiuretico, iniettato in epilettici che avevano subito un buon carico d'acqua per os, era capace di scatenare crisi convulsive. Spetta a Mac Quarrie (1931) il merito di avere per primo sperimentato l'azione epilettogena dell'ormone antidiuretico. Successivamente (1932) Arinstein riscoprì lo stesso fatto, adoperando la Tonephin Bayer. In seguito un buon numero di ricercatori si è occupato di questo argomento e Platania, per primo in Italia, ha eseguito nel nostro Istituto ricerche su 18 epilettici ottenendo il 55 % di casi positivi. Altri ricercatori danno percentuali maggiori, uguali, o minori a quelle di Platania e ciò in parte dipende dalla diversità di tecnica adoperata e daUa quantità di estratto antidiuretico somministrato. Engel afferma che regolando bene l'esperimento si può, quasi costante· mente, fare scoppiare un accesso entro le 24 ore. Anche altre constatazioni danno importanza al fattore ritenzionale nella genesi dell'epilessia. 5 -

Giorna/~

di medicina militare.


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NUOVE CONOSCENZE SULL.ETIOLOGIA DELL.ACCESSO

EPILETTICO ECC.

I bambini ad es. vanno maggiormente soggetti a crisi convulsive. In essi il contenuto in acqua del cervello e degli altri organi è indubbiamente maggiore che negli adulti. Tenendo per lungo tempo gli epilettici a una dieta povera d'acqua le cns1 si diradano (Hartemberger, T empie Fay). La terapia chetogena e la terapia del digiuno agiscono benignamente, molto probabilmente, per la disidratazione che provocano (Tempie Fay, Clcmmensen, Foldes). I purganti qualche volta sono capaci di scatenare crisi convulsive in epilettici che da buon periodo di tempo ne erano esenti. Le crisi si verificano in tal caso perchè i purganti, prima che l'acqua si riversi nell'intestino, producono idremia. Nello stesso senso possono riuscire epilettogeni alcuni diuretici. Io ho constatato che i diuretici mercuriali (neptale, novasurol) in 6 casi sui 10, che ho studiato insieme a Rubino, hanno dimostrato un'azione epilettogena. Quest'azione però non è da attribuirsi all'idremia generata dai m ercuriali, perchè tali diuretici producono idremia solo fuggevolmente e nei casi da me studiati le crisi non si verificayano durante la fase idremica, bensì dopo sei- nove ore dalla somministrazione del diuretico, quando alla fase diuretica

subentrava la fase ritenzionale. Le crisi da mercuriale ci sono sembrate quindi delle vere crisi da abnorme assorbimento di liquidi. Dirò infine che, a convalidare il concetto dell'attitudine ritenzionale propria della costituzione epilettica, negli esperimenti suddetti i mercuriali hanno dimostrato un 'azione diuretica scarsiss:ima c, nel maggior numero dei casi, nulla. L'esame chimico del sangue ha posto in luce una serie di dati i quali fanno del ricambio idrico il fulcro delle variazioni biologiche dell'epilettico. E' stato notato (Frisch, Cassarà), che la cloremia negli epilettici, in genere, è bassa e che si abbassa di più preaccessualmente. La calcemia è in evidente diminuzione, mentre il potassio è in aumento. Questi dati hanno notevole interesse perchè alla ipocloremia corrisponde un 'ipercloristia e quindi tendenza da parte dei tessuti a ritenere acqua; il calcio ha azione disimbibente sui colloidi tissulari, mentre il potassio ha azione imbibente, quindi un'ipocalcemia legata ad iperpotassiemia sta ad indicare tendenza alla ritenzione di liquidi. Altri corpi che influenz~mo l'equilibrio oncotico dei tessuti sono la lecitina e la colesterina c precisamente la prima aumenta la permeabilità delle membrane e favorisce la ritenzione, la seconda diminuisce ]a permeabilità ed ha funzione antiritenzionaJe. Per quanto riguarda gli epilettici i dati raccolti da Buscaino fanno rilevare iperlecitenemia con ipocoleste,·inemia, quindi tendenza a ritenere liquidi.


NUOVE CONOSCE.NZE SULL ' ETIOLOG IA

DELI, 'ACC:ESSO EPILET TICO

ECC.

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Stabilito così che esiste nell'organismo dell 'epilettico una tendenza alla ritenzione, ci si domanda in qual grado il ceryello partecipi .ad essa e come reagisca alle variazioni della medesima. Interessanti in proposito sono le ricerche istologiche eseguite da Von Meduna sui foci crampigeni di sette epilettici. Egli ha rilevato in essi rigonfiamento delle cellule nervose per maggiore assunzione d'acqua. In altre sindromi convulsive (uremia eclamptica, eclampsia delle gravidle, tetania), che hanno stretta parentela con l'epilessia (Buscaino), Mac Quarrie, Reichardt, Fiinfgeld hanno descritto edema cerebrale. E' noto anche che il contenuto in acqua del cervello aumenta negli animali trattati con acqua cd estratti postipofisari (Barbour). Il cervello dell'epilettico per la particolare tendenza idrofila, quando è in moto la causa scatenante, approfitta dell 'abbondanza d'acqua in circolo, si rigonfia: scoppia così la crisi. Il cervello dell'epilettico, mi si permetta la &ase, funzionerebbe quasi da spugna sull'acqua circolante. Ho creduto opportuno fare questa rapida sintesi delle conoscenze più recenti sull'epilessia e riferirne in questa Rivista perchè è proprio in medicina legale militare che più di frequente si impone un giudizio rapido sulle attitudini fisiche e psichiche a prestar servizio sotto le armi. Ch i scriye conosce quanto .sia interessante e spesso difficile discernere, in carriera civile e di più in quella militare, il malato dal simulatore. Sebbene l'accesso epilettico, per chi sia esercitato, offra caratteristiche tali da essere facilmente diagnosticato, non sempre il giudizio del medico può e·ssere rapido ed esatto. Si presentano in pratica casi di piccolo male in cui la fase di incoscienza dura solo pochi istanti e chi ne è sofferente difficilmente cade sotto gli occhi Je] medico e spesso sfugge anche all'osservazione degli astanti. Vi sono crisi epilettiche caratterizzate da opistotono, movimenti flessoestensori degli arti, smorfie del viso, con abnubilamento della coscienza e senza spiccate reazioni vasomotorie del volto. Tali crisi che rientrano nel quadro dell'epilessia extrapiramidale hanno molta somiglianza con le convulsioni pitiatiche e si prestano anche bene alla simulazione. Per esse il giudizio del medico bisogna che sia molto calmo e guardingo. Si presentano ancora ai distretti o ai reggimenti individui i quali dicono di essere epilettici. Le informazioni assunte dal paese di origine sono negative o incerte ; durante i quindici giorni d'osservazione non si manifestano convulsioni e l'individuo viene dichiarato idoneo. Vi è infine un esiguo gruppo di soggetti i quali non sono stati mai epilettici : il primo episodio convulsivo si manifesta sotto le armi in seguito a un'emozione intensa o ~ d una marcia faticosa. Per casi di tal genere è importante possedere un metodo per provocare a volontà gli accessi in modo che il medico abbia serie basi per il suo giudizio.


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NUOVE COI':OSCF.!'JZE SULL'ETIOLOGIA DELL'ACCESSO EPILETTICO ECC.

Fino ad oggi non possedevamo a tal uopo mezzi veramente efficaci. Ci si è serviti della iperventilazione polmonare protratta (manovra di Forster) che raramente riesce allo scopo. Ora disponiamo della prova della ritenzionc: idrica i cui risultati sono indubbiamente migliori di ogni altra. Essa ha il vantaggio di essere di facile esecuzione, niente affatto pericolosa e di fornire dati indiscutibili e rapidi. Il periodo di osservazione di quindici giorni stabilito dai regolamenti civili e militari non offre nei riguardi dell'epilessia una sicura garanzia per il giudizio. L'ambiente ospedaliero è il meno adatto perchè si verifichi l'accesso. La vita tranquilla senza emozioni e l 'alimentazione regolata, migliorano lo stato biologico dell'epilettico e tendono a diradare le crisi. C'è ancora un altro fatto che si oppone spesso ad un giudizio rapido ed è che le crisi si verificano di notte e nessuno se ne accorge. Ricordo in proposito un caso osservato durante il mio servizio militare e che riporto brevemente. C. M., soldato del 24" Fanteria (Gorizia) proveniente dal distretto militare dj Roma . In osservazione da coscritto presso l'ospedale mj)itare di Roma per allegati accessi convulsivi, venne dichiarato idoneo. Giunto al corpo egli fu visitato da vari medici che si succedettero nella dirigenza del servizio sanitario presso quel Reggimento e anch'io ebbi occasione di visitarlo. Egli accusava spesso cefalea, astenia generale, difficoltà nella respirazione c mi diceva che di tanto in tanto era colto da crisi di breve durata per cui, a stento, faceva a tempo ad appog1:,riarsi a un sostegno onde evitare la caduta. Informatomi dal comandante di compagnia se il soldato in oggetto soffrisse di attacchi convulsivi o se qualcuno lo avesse mai visto in preda alle crisi allegate, non potei raccogliere dati consistenti su cui basarmi per una diagnosi. Solo i compagni vicinj di letto dicevano che il paziente spesso di notte faceva scricchiolare i denti e si agitava molto sulla branda. Osservate le pratiche sanitarie sul conto di detto soldato, venni a conoscenza che egli era stato inviato in osservazione presso l'Ospedale Militare di Udine per la diffi. coltà respiratoria accusata, e ne era stato dimesso idoneo. Altresì egli era stato inviato, se mal non ricordo, presso la Direzione di Sanità di Corpo d'Armata, in base all'ultimo articolo contemplato dall'elenco A, e l'osservazione aveva dato esito negativo. Obbiettivamente l'infermo presentava: facies adenoidea, lieve deficit psichico, strabismo convergente dell'occhio sinistro, reflessi osteotendinei vivaci, andatura un po' goffa. Feci eseguire al paziente varie volte ìa pro\'a dell'iperpnea forzata con esito negativo. Questo individuo verso i primi mesi del 1934 fu ricoverato d'urgenza ali'OspcJale Militare di Gorizia in preda a una grave crisi di male epilettico e morì entro le prime due ore dall'ammissione. Eseguita l'autopsia per ordù1e del direttore di detto ospedale, notai la presenza di un notevole grado di edema cerebrale, microgiria del! 'emisfero sinistro e fatti di leptomeningite adesiva in corrispondenza della scissura perpendicolare esterna di sinistra. L'esame degli altri organi non fece rilevare alterazioni macroscopiche di wrta, tranne l'esistenza di grossi residui di timo.


NUOVE CONOSCENZE SULL' ETIOLOGIA DELL'ACCESSO EI' ILETflCO ECC.

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In questo caso non fu possibile pervenire ad un'esatta diagnosi perchè le crisi si presentavano sotto forma di assenza e mai alcun medico presenziò ad esse. Durante la notte l'infermo soffriva di manifestazioni ipercinetiche

molto probabilmente epilettiche, ma la testimonianza dei yicini di branda poteva costituire solo un indirizzo per la diagnosi, mai la certezza. In ospedale non si erano mai verificate convulsioni quindi il giudizio di idoneità pronunziato in sede di osservazione è perfettamente giustificato. Forse in tal caso la p-rova della pituitrina avrebbe fornito utili elementi per la diagnosii. All 'individuo da esaminare si somministrano di mattina a digiuno in varie riprese da rooo a 1500 cc. di acqua. In genere gli epilettici non si mostrano restii a ingerire in mezz'ora o in minor tempo la quantità suddetta. Caso mai insorgesse tendenza al vomito è bene non insistere molto, perchè anche con quantità di 500 cc. si possono ottenere buoni risultati. Finita l'ingestione dell 'acqua si inietta intramuscoli la pituitrina. E' bene adoperare estratti parziali del lobo posteriore che contengano solo l'ormone antidiuretico. Noi per gli esperimenti di clinica adoperiamo la neuroipofisasi Serono, o la tonephin Bayer, o il piton Degewopp. Dopo qualche minuto dali 'iniezione l 'individuo diviene pallido in viso ( qualche volta insorgono brivido e diarrea. A me è capitato di vedere scoppiare convulsioni dopo cinque minuti dall'iniezione, ma questa evenienza è assai rara. Se dopo un'ora e mezza non è insorta crisi alcuna si inietta ancora una fiala di pituitrina e, in caso negativo, ancora un'altra, dopo uguale intervallo. Così operando entro tre- sei ore scoppiano uno o più accessi. Caso mai entro ventiquattro ore non si verihchi nulla, si può il giorno élppresso ripetere la proya cambiando il preparato. Usando tale tecnica si ha una media, del 55 % circa, di risultati positivi in epilettici. Jn individui non epilettici appaiono soltanto i sintomi neuro vegetativi sopra descritti (pallore, diarrea, brivido), ma non scoppia mai alcuna crisi. E' bene notare che le crisi provocate con tale metodo non presentano sempre i caratteri classici dell 'accesso convulsivo, ma provocano di solito gli accessi che il malato presenta spontaneamente. Per tal motivo bisogna che sia attenta e intelligente l'opera del medico onde non lasciarsi sfuggire una crisi di piccolo male o un equivalente epilettico. Ho dato così una rapida scorsa alle conoscenze più recenti circa l'etiologia e la patogenesi dell'accesso epilettico, quali risultano dalle ricerche praticate in questi ultimi anni da vari ricercatori e in parte anche nel nostro Istituto. In avvenire, se questa è la strada giusta, è possibile che ne derivino notevoli vantaggi anche dal punto di vista terapeutico.


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NUOVE CONOSCE!>:ZE SULL' ETIOLOGIA

DELL'ACCESSO

EPILETTI CO

ECC.

RIASSVNTO. L'A. riferisce brevemente sulle conoscenze circa l'etiologia e la patogenesi dell'accesso epilettico. Si soffcrma ~ulle variazioni del ricambio idrico nell'epilessia e sul metodo recentemente sperimentato per provocare crisi convulsive a volontà, mediante inibizione della diuresi con pituitrina e contemporaneo carico di acqua. L'A. espone la tecnica di tale metodo e opina che esso può riuscir!! di notevole ausilio in med icina legale militare per giungere sollecitamente alla diagnosi di epilessia.

13IBLIOGRAFIA. A~I.~NTEA G.:

Epilessia spemnentale da eccitame11ti differenti.

Policlinico, Sez. med ..

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OSPEDALE MILITARE DI UDINE Direttore: tenente colonnello medico Al'TOSIO T t:KILLI.

SULLA GENESI DI UN DELIRIO SISTEMATIZZATO PRIMITIVO Dott. A ntonio Faraone, primo ca pitano meJico, capo rep:uto, specialista in malattie mentali e nervose

------La presente osservazione offre l'opportunità di controllo, non sempre possibile, del primo insorgere e sistematizzarsi di una tipica monomania; ed «è felice occasione - affermava il mio Maestro - poter segui re il passaggio di una personalità dallo stato sano alla oricntazione paranoide )) (Bianchi). Trattasi di un carabiniere Jclla classe 191 2 , senza precedenti neuropsicopatici familiari, con a namnesi personale remota irrilevante eu esame clinico generale r1egativo. Dopo aver subito nel luglio dello scorso a nno, a sua richiesta, intervento chirurgico per varicocete sinistro (con risultato tecnico perfetto, ineccepibile, senza alcun n:liquato funzionale o ne vralgico, categoricamente escluso U:l~ s. stesso), gli insorge il dubbio, Jivenuto in seguito certezza, che l'operazione non sia hen riuscita; in conseguenza - siccome rib ,asi da un rapporto delle superiori Autorità - vien preso da una forma ossessionante di p.reoccupazione, che lo induce a dirigere un cc ricorso >> a S. M. il Re cd a S. E. il Capo del Governo, manifestanJo in forma irruenta il suo risentimento per il presunto caso occorsogli: diviene inta nto di c:~r:.Jttcrc chiuso, taciturno, sfugge la compagnia, non ascolta ammonimenti e consigli; il suo comportamento passato e presente - conclude il rapporto - lasciando arguire che le sue condizioni di mente e di spirito non siano normali . Inviato pertanto in Ospedale per accertamenti neuropsicbici, è valutabile nel s. una caratteristica rum inazione mcntalt: qucrulomano - rivcndicatoria, rraducentesi in una <c didiaraziom: >> scritta, c he val di conto riprodurre nelhl sua inte_grità stilistica ed ortografica: <c ho scritto a S. M. il Re e a S. E. il Capo dd Governo per infc1rmarlo di quanto mi è accaduto, perchè venga messa su detti luoghi (di cur:t) m:~ggiore sorveglianza, perchè così no n possa più accadermi una disgrazi:~ dello stesso genere, perchè i miei fratelli non soffrira nno come ho sofferto io. Solo in quest'ultimo modo la mia patria può avere dci figli sani e forti, per difenderla ogni quah·olta ne abbia di bisogno. Quello di informare il Capo di un sinistro ( !) che sta per accadere o che è accaduto nella nostra gloriosa patria è dovere di ogni ottimo italiano. A che cosa è stata valida l 'operazione che io subii, essendo sempre effetto del solito male? Che cosa ha commesso il medico operante ? Prego ai lettori di es:1minn re il mio scritto e di dare le risposte alle mie domande )). Alla indagi ne psichica il s. appare bensì di intelligenza buona, corretto nei modi € nel conteg no, disciplinato, adattabile all'ambiente, senza smanie nè impazie nze; ma polarizzato nell'attitudine querulomane e falsamente intcrpretativa, osti nato cd irreducibile nell'assurda convinzione che l'intervento chirurgico sia non ben riuscito : vero blocco dì abnorme emotività cd insufficiente appercezione, contro cui si spunta ogni

tentativo di persuasione ed ogni dialettica, ·e che richiama il concetto metaforico del << mulino da farina che invece di macin:~r g rano macina sassi )) (Roubinowitch).

Il com plesso psicopatologico surriferito, che sintetizza una tipica forma di monom anìa dell'Esquirol - delirio parziale di Morel o primordiale del


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SULLA GENESI DI UN DELIRIO SISTEMATIZZA TO PRIMITIVO

Griesinger, delirio lucido di Trélat, sistematizzato primitivo (Snell) o paranoico (Sander), ecc. - trova una così perfetta corrispondenza nel dottrinale psichiatrico, da farmi ritener per giustificato qui riportarne qualche brano, che sembrerebbe proprio dettato per il caso in oggetto, tanta e suggestiva ne appare la identità: <<le monomaniaque, le délirant partiel, s ur tout autre point il traite de façon normale, suivant son degré d 'intelligence, mais sur le thème de son délire il demeure inébran1able, et toute dialectique ne fait que renforcer sa convinction .. . Ce sont toujours les memes plaintes et parfois des propos hostiles à l'adressc des médecins ... Il s'adresse aux autorités, et c'est souvent à l'occasion d'une de ces lettres qu'on l'envoic à

1'/nfirmerie Spéciale pour le faire examiner ». Superfluo l'indugiarsi a considerare i vari tipi di paranoia e nella d iscriminazione tra la « starre Konstitution » paranoia originaria e la cosidetta paranoia ·rudimentaria di Arndt, Westphall, Krafft-Ebing; quest'ultima da taluru AA. (Buccola, Tamburini, Tanzi) assimilata alle idee fisse od incoer· cibili: in sostanza alla psicastenia. Deve piuttosto esser formulato un quesito: perchè nel caso in discussione il giudizio di monornania (para noi de) e n on già quello di ossessione psicastenica ? Per la triade sintomatica iniziale - inquietudine, diffidenza, sospetto - (primo stadio della paranoia); per la falsa interpretazione dei fatti (paranoia per gli AA. francesi vuoi dire « esprit faux »); per l'atteggiamento spiccatamente querulomanc con ostinata reazione verbale e grafica; per l'idea delirante che non risulta affatto in contrasto con la personalità del s., il quale anzi vi si identifica appieno. Della ossessione psicastenica invece mancano i ben noti caratteri costitutivi: la coscienza dello stato morboso (psichico !), l'ansietà, l 'angoscia e la lotta per combattere l'idea ossessiva, riconosciuta tale ed assurda ed in contrasto con la coscienza stessa del s., che ne subisce, più o meno rassegnato ed impotente a liberarsene, il predominio. Non ho certo la pretesa di aver detto cose nuove, riservando ad altro mio lavoro alcuni rilievi psicopatologici ed anche tcrapeutici, assolutamente personali, sulla psicastenia; ma poichè si è fatto cenno alla ossessione psicastenica, mi sia lecito riassumerne almeno il meccanismo psicogenetico prospettato dal Prof. Puca nel Congresso di qualche anno fa con una dotta ed assai pregevole comunicaz.ione, che rammento esattamente per averla ben meditata: premesso alla base di ogni ossessione un nucleo di sensibilizzazione in risonanza emotiva, «se tale risonanza precede nel campo cosciente e si ferma su di una situazione attuale si ha la fobia; se si presentano aloni emozionali a contenuto ideativo deformato si ha la fobia ossessiva; se l'idea si presenta e suscita lo stato emozionale si ha l'ossessione. Ed è la psicastenia che costituisce la base, la modificazione dello stato mentale permanente sulla quale può svilupparsi, senza alcuna ragione di necessità, la ossessione quale manifestazione parossistica episodica )1 ,


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Concludendo: paranoia (originaria) in atto « monomania » l'antico termine di Esquirol, se non proprio etimologicamente, è pur sempre il più adatto nel soggetto : il quale naturalmente è stato esonerato dal servizio nell'Arma RR. CC. anche in considerazione di precedenti spunti querulomani per un provvedimento disciplinare ritenuto ingiustitìcato; ma si può esser certi che il nostro carabiniere avrà purtroppo ancor da fare con la psichiatria, per la evoluzione e trasformazione del segnalato primitivo episodio, sistematizzato in delirio interpretativo (Sérieux - Capgras); ed interessante sarebbe poterne seguire la catamnesi, specie nei riguardi della sua vita affettiva. L'A. riferisce e discute un caso d i << monomania n, soffermandosi particolarmente sul diagnostico differenziale tra idea delirante (paranoide) ed ossessiva (psicastenica) e sintetizzando taluni precetti dottrinari di attualità. RIASSUNTO. -

Marzo, 1937·XV.


OSPEDA LE MILlTARE Dl ROMA Direttore: tenente colonnello medico G1uuo MASSERANO.

u REAZIONE,

PSICHICA ABNORME IN SOGGETTO NORMALE Dott. Car lo Panara. capitano medico.

Il 14 dicembre 1934 fu ricoverato in osservazione, nel Reparto Neuropsichiatrico dell'Ospedale Militare di Roma, l'agente di P . S. V. Eugenio, per « stabilire se non fosse soggetto a qualche disturbo psichico avendo dato luogo ad una disgustosa pubblicità inveendo contro una donna >l. Risultava infatti dal rapporto dei superiori che « la guardia in oggetto, verso le ore 21,10 del 21 novembre 1934 trovavasi, in divisa, in una latter ia a sorbire una tazza di caffè e latte al banco, allorquando nel ritornare al posto da cui si era momentaneamente allontanato per prendere una pasta, notò che una donna da lui mai conosciuta e che trovavasi anche essa a sor bire un caffè al banco, ritirava in tutta fretta il braccio che aveva poco prima disteso verso la tazza del V. Questi insospettito dell'atto piuttosto furtivo della donna, ritenne che la medesima avesse versato nella sua tazza delle sostanze tossiche per cui si avventò improvvisamente contro la stessa spi n gendola in preda al timore di essere stato avvelenato. Recatosi subito al vi rino Ospedale di S. Giovanni, quei sanitari, dopo avergli praticato la l avanda gastrica, gli riscontravano nulla di obbiettivo circa l'ingestione di sostanze tossiche, ed il V. contro il parere dei sanitari che volevano trattenerlo in osservazione lasciava il nosocomio, prestando regolare servizio il giorno seguente ». Dagli accertamenti subito eseguiti non emersero estremi di alcuna relazione esistita prima di allora tra il V. e la donna la quale confermò rli non avere mai visto nè conosciuto il V. prima dell'incidente e dichiarò che il suo gesto, così male interpretato dalla guardia, era stato diretto semplicemente a prendere un cucchiaino di zucchero dal vassoio posto sul banco accanto alla tazza del V. mentre questi si era momentaneamente allontanato per prendere una pasta. Anamnesi: il padre c cinque fratelli sono viventi e sani: la madre morì a 49 anni per setttccmia. Non eredità neuropsicopatica. Il soggetto di anni 31 è nativo di Enna (Sicilia), OYe ha vissuto sempre in famigli:l, fino all'età di :20 anni, epoca in cui se ne allontanò per prestare servizio militare nella R. Marina. Congedatosi dopo :25 mesi, rimase ancora con i famigliari per altri due anni, coadiuvando il padre nella gestione di un piccolo negozio, ma poichè non ne ricavava un reddito sufficiente, nel 1930 si arruo lò nella P. S. O\·e ha prestato servi zio ininterrotto fino ad ora. Nella sua città frequentò i corsi elementari fino alb sa classe ed il 1° corso di av viamento professionale agrario. Non abusa di vino, nè di fumo, nega lue ed altre malattie veneree; sofferse lupus erircm:noso al viso all'età di 26 anni. Nell'estate 1934 fu 2ffetto da foruncolosi diffusa,


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ed albuminuria. Riguardo alla vita sessuale non risultano elementi degni di nora; il sog· getto cominciò ad andare a donne verso i 18 anni, avendo già praticato la masturbazione due anni prima; non ha mai ecceduto in questa nè nei rapporti sessuali che asserisce. di aver compiuto sempre in modo normale. Nel giugno 1937 ha contratto matrimomo. Completamente negative le informazioni dci RR. CC. circa eventuali precedenti neuropsicopaùci del soggetto; il quale durante il servizio prestato sino allora nella P. S. non aveva riportata alcuna punizione, ed anzi aveva in corso la domanda per l'ammis· sione agli esami aJ gTado di Vicebrigadiere. Opportunamente sorvegliato dopo l'incidente, per circa 20 giorni per consiglio del sanitario del corpo e pr~ma del ricovero in osservazione, il soggetto serbò contegno normale, disimpegnando regolarmente il servizio. Esame obbiettivo: Colorito bruno della pelle, dei capelli, Jelle iridi; statura media. Lieve asimmetria facciale. Condizioni generali di nutrizione e sanguificazione buone. Nulla da rilevare agli esami degli apparati respiratorio, cardiovascolare, Jell'addome e dei visceri ivi contenuti. All'esame neurologico, omettendo i dati negativi, si rileva soltanto tremore vibratorio delle mani protese con dita abdotte, assenza del riflesso faringeo. Nulla a carico della motilità generale e segmcntaria, délla reflctùvità profonda e della sensibilità, nelle sue varie forme. All'esame psichico si rivela con percezione pronta e corretta, bene orientato rispetto al tempo, al luogo cd alle pcr~onc c con attenzione vigile e ben mantenuta. Memoria ben conservata sia nel p:ocesso di fissazione, che in quello di rievocazione. L'espressione fisionomica è serena, !a mimica sobria e consona al colorilo emozionale del discorso. Il patrimonio ideativo è adeguato alle condizioni sociali ed al grado culturale del soggetto, l'intel ligenza generale sulle medie e i sentimenti vart sono ben conservati . Il V. non si dedica alla lettura perchè le esigenze del servizio non glielo consentono e benchè ne abbia il desiderio, a suo dire; c preferirebbe, in genere, libri di argomenti storici. A ripetuti interrogatori temaùci circa i fatti che determinarono il suo contegno abnorme, il soggetto pur discrimin2ndone la stranezza. risponde che ebbe l'idea che la donna avesse tentato di avvelenarlo, aggiungendo, a gu ifa di spiegazione, che essa « era tanto brutta » e che egli stesso era affaticato ed esnurito dal servizio. Durante la protratta degenza in osservazione, non furono notati tlisturbi scnsoriali , nè alterazioni del contegno : il soggetto si comportò sempre educatamente e correttamente con tutti; dimostrandosi socie\'ole, ordinato, tranquillo, di umore sereno. Il sonno è normale come le altre funzioni vcgctativc. La vita onirica è assai scialba; il soggetto afferma di sognare raramente, e di non ricordare affatto il tema dei sogni che non hanno mai contenuto terrifico o comunque emozionale. L'esame delle uri n:: ripetutamcnte eseguito rivelò t:raccc di albumina. La R. W. nel siero fu negativa, come le reazioni Citochol, Sachs, Witebsky. Durante la tlegenza ospedaliera il soggetto fu sofferente di un foruncolo alla coscin destra di cui guarì completamente in breve tempo. Dopo un periodo di licenza non es~endosi manifestati ulteriori disturbi psicbici, il V. riprese il suo regolare servizio; e a quanto mi risulta, dopo due anni di distanza dall'episodio riferito, non sono state segnalate alterazioni del contegno e della condotta. Riveduto attualmente, il V. si presenta in buone condizioni generali ; afferma di essere · stato sempre bene, e di avere ~cmpre disimpegnato bene il scrvi7,io, affrontando talora situazioni pericolose, senza provare alcuna emozione abnorme; ed insiste nella medesima giustificazione del suo atto di violenza, già riferita. All'esame psichico, ripetuto, non si rilevano alterazioni delle varie strutture.


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" REAZI O~E » PSICHICA ABNORME IN SOGGETTO !'<O RMALE

NoTE EP ICRITICHE: con tutta certezza si può affermare che la brusca alterazione del comportamento del soggetto non era da attribuirsi ad una sindrome confusionale (acuta) tossinfettiva o da cause tossiche endogene (glicosuria o albuminuria), sia per la breve durata del fenomeno (va ricordato che per 20 giorni successivi il soggetto disimpegnò regolarmente il servizio), sia per la mancanza di fenomeni clinici di ordine generale o neurologico soliti a manifestarsi in precedenza o contemporaneamente, nelle forme tossiche (cefalea, males~ere, febbre, disturbi pupillari ecc.). Ed anchè è da escludere, poichè il rapporto della questura già citato in anamnesi non ne fa cenno, che il soggetto fosse ubriaco o tossicomane, e, in particolare, cocamomane. Contro l'ipotesi di una psicosi cronica deponeva la negatività dell'esame psichico ed il normale comportamento del soggetto nel periodo di osservazione. Ed il tempo ha confermato i risultati dell'osservazione ospedaliera, poichè, come già ho riferito, nei due anni ormai trascorsi non son o affiorati disordini psichici di sorta, nè del contegno. Poichè i fenomeni presentati dal soggetto si manifestarono in forma episodica e non protratta non resta altra ipotesi che quella di una « reazione » . E' noto in proposito che il De Sanctis in uno dei suoi ultimi scritti, ha divis~ le reazioni della personalità in tre gruppi: caratterologiche, ncuropatiche e psicopatiche. Premesso, come lo stesso A. afferma, che ogni reazione trova la sua qualifica dalla personalità del reagente, a me sembra, in base alle considerazioni su esposte di poter escludere senz'altro il caso in esame dal gruppo delle reazioni psicopatiche. Occorre dunque considerare gli altri due gruppi . Benchè esistono nell'esame obbiettivo delle note somatiche isteriche rappresentate dall 'assenza del riflesso faringeo, e dai tremori, mancano i sintomi psichici propri dell'isteria, c cioè variabilità dell 'umore, ISuggestibilità, impressionabilità, volubilità ccc. che potrebbero autorizzare ad ascrivere la reazione del soggetto tra quelle neuropatiche vere e proprie. Non restano quindi che le reazioni caratterologiche che il De Sanctis divide in normali, eccezionali e morbose, Poichè a detta dell'A. quelle eccezionali sono solite a verificarsi in soggetti dal carattere anormale, e quelle morbose non sono che una varietà delle precedenti, e cioè rapide, inattese, esplosive, logicamente - dato che il soggetto non è un anormale - quella da esso presentata dovrebbe essere classificata tra le « normali » e cioè paragonabile alla <<bestemmia cosciente » o allo schiaffo contro un insultatore, citati dall'A. come esempi di reazione notroale. Ma il caso da me riferito se m: discosta alquanto perchè mentre negli esempi su riferiti e nelle reazioni caratterologiche in genere la reazione stessa è la conseguenza, bene o male adeguata, di uno stimolo realmente esistente, quella del soggetto è sproporzionata ed opposta ad uno stimolo irrilevante, e cioè ad un atto che, oltre a non contenere in sè alcun elemento nocivo o delittuoso, non era


.. REAZlOl' E " PSlC Hl C A AANO RME IN SOGG E.rro NORMALE

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nemmeno rivolto contro il reagente, ma fu da questo erroneamente interpretato come tale per ragioni non chiarite ma che, stando alla giustificazione;: addotta dal soggetto stesso, cioè che la donna « era tanto brutta 11 possvno far sospettare l'esistenza di una componente causale subcosciente. Da qu':'sto punto di vista cioè della componente psichica generica dello stimolo la reazione in esame si avvicina di più a quelle defin~te dal Jaspers come reazioni dell'individuo verso un'esperienza psichica e più precisamente alle cosiddette « patologiche senza rapporto comprensibile 11 con lo stimolo avvenimento; o a quelle che il Kretschmer denomina <~ reazioni della personalità » che avvengono in personalità sviluppate le quali vi prendono una parte attiva e cosciente. Ma anche qui non v'è che un semplice avvicinamento perchè le « reazioni >> descritte dai due AA. suddetti si riferiscono ad individui psicopatici o per lo meno con temperamento patologico; e sia la psicopatia che il temperamento patologico esulano dal nostro caso. Piuttosto a me sembra che si debba tener conto anche di un altro elemento nella valutazione della « reazione l> in esame e cioè della componente raziale del soggetto nel quale, come siciliano, le qualità psicologiche proprie di questa popolazione (iperemotività, passionalità, impulsività ed esuberanza nel contegno non disgiunte nel basso ceto - cui il soggetto appartiene - da diffidenza e superstiziosità), hanno affiorato improvvisamente ed in maniera esplosiva, ridestare sia dallo stato di stanchezza del soggetto e quindi di minor controllo di sè stesso, sia dall'emozione suscitata dalle qualità fisiche della donna. E' infatti comune credenza popolare che alla bellezza o alla bruttezza dd viso corrisponda la bontà o la cattiveria dell'animo; e si dice in Sicilia che « si cci leggi 'nta facci 11 « la facci currispunni a lu cori » « com'havi [a facci, havi lu cori l> e simili. In conclusione, da quanto si è detto, la sintomatologia rilevata nel soggetto non si inquadra in alcuno dei gruppi di « reazioni >l note, costituendo un esempio di « reazione» psichica che si può definire, genericamente, abnorme e provocata da stimoli in parte con tutta probabilità subcosciente, ed in parte antropopsicologica raziale. Il caso attuale suggerisce infine una considerazione che accenno solo di .s fuggita perchè non rientra negli scopi e nell'indole di questo modesto lavoro, ma che meriterebbe di essere esaminata più a fondo e sulla base di un'accurata statistica: forse alcuni delitti commessi da persone non psicopatiche e di cui il movente appare assurdo o sproporzionato non sono altro che « reazioni » a stimoli subcoscienti che eludono pe·r un istante e per cause occasionati il controllo, la « censura » esercitata dall'io cosciente. RIASSUNTO. L'A. esamina un caso di u reazione )) psichica non ri feribile a cause patologiche o caratterologiche, bensì a stimoli probabilmente subcoscienti ed antropopsicologici raziali, manifestatasi in un soggetto mentalmente sano.


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,. REAZIONE " PSICHICA AR:-.:ORME IN SO(]GETIO NORMALE 11IBLIOGRAFIA.

D E SANCTIS S. : Le Reazioni caratterologiche, neuropatichc e psicopatiche. Estratto da « Athena n , Rassegna mcns. di Biologia, clinica c terapia, ' 933· DE SANCTIS S. : Delle cosideuc <• reazioni » in caratterologia c psichiatria. Estratto dalla Rivista eli Psicologia, A. XXX, n. 2 , aprile- giugno, '934· jAsr•ERs K.: Psycopatologie generale. Trad. frane. - Paris, 192H (dal precedente bvoro del De Sanctis). KRETSCH:I.IEI\ E.: Manuel theorique et pratique dc p.<icologic medica/e. Trad. frane. Paris, 1927 (dal prec. lavoro del De Sanctis). DR.~corn G.: La Psicanalisi. Ed. L. Pozzi, 1926. Ltvt R.: Antropologia nei suoi rapporti con la medicina sociale. - Ed. Vallardi, Milano. PAsQUARELU M.: Il Folklo·rc nell'Antropologia Criminale. Archivio di Psichiatria, Scienze Penali cd Antropologia Cri minale. Vol. XVII (Vol. I della Serie II ). Fase. V-VI. T orino, F.lli Bocca Ed., l&.J6.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

- -·· - - SANITÀ MILITARE F. SAvÀ. -

Ospedale da campo in Somalia. (Bcmporad, 1937).

L'A. è primo capitano medico di complemento, decorato della Grande Guerra, il fervente squadrista di Fiamme d'oltre mare (Cels, Palermo, 1935), palpitante documento umano, che nel rivelare un'ardente passione vela l'autobiografia fatta di storia, di cronaca, di vita intimamente vissuta senza alcuna contaminazione del mondo fenomenico, ma solo alimentata all'ombra sacra dell'immolato Eroe di P::tlazzo Arcursio. Se Fiamme d'oltre mare su~citano il più vivo interesse c si leggono d'un fi:~to, in Ospedale da campo Ì11 Sr>1nalia il collega Savà h::t scritta la sua vicenda di volontario, vibrante di amor di patria, di coraggio di chirurgo, di immacolata fede fascista. Sono medici zingari in marcia per dune mobili, intricate boscaglie e l'ardente polvere tropicale più remi bile delle alluvioni; è l'ansia e l'ardore della vigilia d'armi; è la missione del medico pari a quella dd fante e sempre in prima linea; è il suo eroismo fatto, se non di sangue, di grandi, di continue rinunzie; è la fede eroica ed il sacrificio dci dubat, gli infantili banditi dai turbanti bianchi. La leggenda del marabut e dei coccodrilli, quella della fontana genitrice di razze umane, la triste storia dell'albino e la epopea leggendaria del Duca, che volle dormire in eterno nella sua seconda patria, ci mostrano un'anima indigena nella primitiva e sempre puerile bellezza. Il dubat ferito dall'orbita maciullata attende fatalmente le tenebre; l'indjgena dal oacino viziato è per dare stoicamente la sua giovanissima esistenza per una mortale maternità; il tritane, dominatore e domatore di tempeste, sessantenne medico reggiano volontario tra i volontari, sta per essere ghermito dall'anulare parassita ematico della perniciosa; ma la vigile, sapiente e divina opera del medico e del chirurgo compie i.l miracolo in una gloria di canti della natura selvaggia. La messa al campo su un carro armato, dinanzi ad un barellato indigeno neofita, ridesta acuta e mortale nostalgia per la patria lontana; l'episodio dell'amico ferito dalla pallottola umanitaria del buon fitaurari, che s'immola sciememcnte per la sua patria, dimostra quali severità di costumi possano albergare anche nell'animo indigeno; gli autisti nella loro grande abnegazione c gli stessi modesti stradini, i nomadi bianchi trapiantati nella vergine boscaglia, occupano nella scala del sacrificio il primo posto, e meritano nell'impresa etiopica il più fulgido riconoscimento, perchè grandi cd ignoti pionieri di civiltà. Il medico ed il fascista trovano in Graziani il condottiero dall'aspetto profondamente umano dinanzi al dolore del ferito, e sempre serenamente aud;;ce, previdente. prudente, sapiente, e pronto a scattare, a sbaragliare, a vincere, ad annientare. T errificante è l'episodio del carrista imprigionato col cadavere del compagno nell'ardente guscio metallico, il più moderno ~upplizio involontariamente creato dalla guerra meccanizzata; bella la figura del giornalista in guerra etiopica, sempre giovane penna anche se non più giovane d'annj; magnifico il solo simbolo che promana dalla legione dei Fasci italiani all'estero e dal battaglione Curtatone e Monranara, olezzante di giovinezza goliardica; grandiosa l'ora trionfale della patria, lanciata al mondo dall'Uomo I talico ed ascoltata col cuore in gol2 dai bianchi crociati dell'Ospedale da campo., militi sempre militanti i quali, ad occupazione effettuata, continueranno a lottare contro le malattie tropicali per la sanità della razza e nella gloria immortale della rossa Croce militare.


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Ecco che cosa in succinto racchiude il bel libro dell'amico Savà, libro che dovrebbe essere letto e meditato dai medici, specie da quelli, che conobbero il soffiare dei monsoni, perchè in esso risuonano per echi lontani i canti del dolce Benadir, così cari ai vecchi pionieri della lontana e nostalgica Colonia somala. RoorNÒ. L. LoEHNER. - P:er la fisiologia della respirazione sotto la maschera antigas. (<c Wiener klin. Wochenschr. \), 1937, n. 20, pag. 749). Nella protezione del singolo individuo contro gli aggressivi chimici hanno la più ampia diffusione, e perciò anche la maggiore importanza pratica, i cosidetti· dispositivi leggeri in forma .di un filtro con annessa maschera antigas. Il movimento dell'aria respirata si compie in questi filtri per un'unica via o per due vie: nel primo caso (respirazione a pendolo) la corrente d'aria si introduce e si elimina per una medesima via, pas~ando per il filtro; nel secondo caso (respirazione a valvola) la introduzione dell'aria si fa nello stesso modo, ma la eliminazione avviene attraverso una valvola speciale, applicata diversamente nei singoli tipi di maschera. Le valvole d'espirazione sono fabbricate in materiale leggero e, secondo il sistema adottato, si chiudono a scatto o a molla. Il processo della respirazione sotto la maschera comporta un maggiore consumo di energia e quindi anche una maggiore potenza di respirazione. Un tale superlavoro si deve al fatto che allo spazio morto fisiologico dell'organismo che respira si aggiunge lo spazio morto della maschera; inoltre la carica del filtro fa aumentare la resistenza respira· toria la quale si oppone al ricambio dell'aria. Nella respirazione in condizioni fisiologiche la resistenza alla corrente, che si oppone al movimento dell'aria, non è mai tanto grande da dare disturbo; sotto la maschera invece le cose cambiano, soprattutto per la maggiore dimensione che ha lo spazio morto e per la resistenza del filtro. Essendo uguali le condizioni in riguardo a mat eriale di costruzione, diametro e lunghezza della carica del .filtro, la resistenza respira tori a nel filtro sale e scer;tde con la rapidità più o meno grande della corrente d'aria. Il grado dell'azione protettiva di un filtro. contro i gas tossici va guasi parallelo col grado della resistenza respiratoria. D'altra parte non è giusto giudicare della bontà di un filtro in base alla resistenza respiratoria, poichè si deve anzitutto pretendere una buona azione protettiva, cercando nel contempo di tenere possibilmente bassa la resistenza alla corrente. Oggi i filtri molto capaci si applicano soltanto a maschere con due vie per il movimento dell'aria. L'esistenza della valvola d'espirazione fa sì che la forte resistenza respiratOria deve essere vinta una volta soltanto, guando, cioè, si inspira; la espirazione si compie poi con facilità, dovendo vincere solamente la scarsa resistenza offerta dalla valvola. Nello stesso tempo viene impedito che il vapore acqueo e l'acido carbonico contenuti nell'aria agiscano sul filtro. Nella inspirazione per una sola via, questi prodotti d'eliminazione vengono in parte trattenuti dal filtro e ne diminuiscono la durata d'azione. Ad una successiva inspirazione essi sono parzialmente spinti nell'aria, peggiorandola notevolmente. La respirazione a pendolo ha però il vantaggio di permettere l'effetto cosidetto «di lavaggio l) di fronte a certi gas tossici; nell'atto dell'espirazione una parte del gas è nuovamente cacciata fuori dal filtro, essendo per così di re lavata. Un simile lavaggio aumenta la durata del .filtro. Tn quanto all'esistenza del cosidetto << spazio morto>) l' A. fa la seguente spiegazione. Il tessuto alveolare costituisce il vero spazio d'azione dei polmoni in cui si compiono i processi della respirazione polmonare. Questo spazio è preceduto da uoa lunga via d'accesso, che va dalla bocca e dal naso fino ai bronchioli, la quale via non partecipa al ricambio gassoso respiratorio, ed è perciò chiamata <<spazio fisiologico morto >> . Quc·· sta denominazione è scelta male, in quanto si compiono nel suddetr.o spazio tanti lavori utili ed importanti che mirano alla purificazione, al riscaldamento ed all'umettazion e


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dell'aria respirata. Questo spazio può dirsi veramente uno spazio morto in riguardo al ricambio gaswso. Bisogna ricordare che dopo una espirazione superficiale il polmone contiene circa z8oo eme. tra aria di riserva ed aria residua. Con una susseguente ispirazione tranquilla si introducono circa 500 eme. d'aria nuova, di cui 140 rimangono nello spazio morto e gli altri 36o si mescolano coi 2800 eme. di aria stagnante già consumata. Per dare la misura della ventilazione polmonare si determina il rapporto tra l'aria fresca introdotta e l'aria contenuta nel polmone e si chiama questo rapporto «coefficiente: di ventilazione ». Ecco un esempio esposto dal Loehner: 500 eme. aria respirata- 140 eme. spazio morto 1600 eme. aria di riserva + 1200 eme. aria residua

36o _ - = o,1285 oss1a 1/7. 2!!00

Ogni modificazione nella grandezza dello spazio morto deve quindi essere espressa nel coefficiente di ventilazione. Per la meccanica della respirazione la parte maggiore de.l lo spazio morto cade nel territorio dei piccoli bronchi. Il loro lume interno e con ciò la dimensione dello spazio morto, sono determinati dal tono dei muscoli bronchiali lisci c quindi indirettamente dal tono del vago. Un restringi mento dell'albero bronchiale comporta nello stesso tempo un maggiore ostacolo per la corrente d'aria, e quindi anche un ostacolo per la respirazione. Se è scarso il bisogno di aria, sc:ma la ventilazione polmonare e lenti i movimenti respiratori, si ha la massima economia di rendimento col restringimento dei bronchi in qual caso si ottiene pure ·una riduzione dello spazio morto. Respirando sotto la maschera antigas si viene ad avere oltre allo spazio morto fisiologico anche uno spazio morto nell'interno della maschera, tra la sua superficie e la parete interna. Per ragioni faCilmente comprensibili bisogna cercare di restringere il più che sia possibile questo spazio morto della maschera, la quale cosa si ottiene legando molto in alto la carica del filtro, oppure adattando una maschera interna, sussidiaria, che fa da chiusura tra lo spazio per gli occhi e lo spazio per la respirazione. Infine si costruì il corpo della maschera con un materiale più solido che permetteva di dare un taglio migliore alla parte del viso, in modo da evitare che il corpo della maschera accompagnasse, per così dire, la respirazione del soggetto. Infatti le maschere fatte di materiale troppo leggero hanno la sgradevole proprietà di gonfiarsi ad ogni tspirazione, poichè l'aria non riesce ad eliminarsi abbastanza rapidamente attraverso il filtro. Nelle maschere in uso durante la grande guerra lo spazio morto aveva una capacità di 850 a 890 eme.; ndle maschere moderne esso è di 250 eme. Durante la respirazione lo spazio morto della maschera va riempiendosi gradualmente di aria espirata e perciò povera d'ossigeno e ricca di acido carbonico e di vapore acqueo. Nella successione degli atri respiratori una parte di quest'aria contenente co2 continua ad essere portata ai polmoni, col risultato di un aumento dello specchio di gas CO: nel sangue e di un aumento altresì della profondità di respirazione. Bisogna ricordare che aumento della profondit?. di respiro e maggiore ostacolo alla corrente d'aria, specialmente nel filtro, vuoi dire anche aumento dell'attività respiratoria e maggiore comumo di 0 2 • Negli esercizi con la maschera antigas molti consigliano di respirare come di consueto: respirazione profonda e lenta e quindi naturale. E' importante saper ridurre non tanto il bisogno di aria, quanto la rapidità della respirazione; la espirazione dovrebbe compiersi più lentamente della inspirazione. Ultimamente si sono fatte sentire delle voci che consigliano sotto la maschera un cipo modificato, speciale, dì attività respiratoria, che ricorda precisamente il modo di respirare di vecchi alpinisti. L'essenziale in questa particolare respirazione è che si copre il maggiore consumo d'aria richiesto dalla ampiezza di respiro, non pompando un supplemento d'aria, ma bensì espirando aria di nser va. Con questo tipo di respiro gli alpinisti fanno le salite con ritmo lento e regolare, accompagnando il primo passo con un'inspirazione cd i tre successivi passi con un'espirazione. L'alpinista facendo un'espirazione tre volte più lunga dell'inspirazione, aumenta 6 -

Giorno!~

di m~dicina militare.


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l'aria respirata di tutto il volume dell'aria di riserva ed inoltre vuota il suo polmone, !asciandovi soltanto i 1200 eme. d'aria residua. Praticamente si ottiene, con una così lunga espirazione, una riduzione dello spazio morto fisiologico di 1500 eme., cioè del volume dell'aria di riserva. Simili esercizi di respirazione si compiono oggi anche a scopo terapeutico onde fa\·orire meccanicamente la circobzionc s:mguigna. L'esercizio potrebbe essere utilmente condotto nel modo seguente: dopo una comune espirazione piuttosto superficiale, si fa fare al wggctto alcuni colpi di tosse, perchè si dia conto della sensazione che risentono i muscoli in consq,rucnza ad un 'OJ umentata attività espiratoria. Infatti in questi esercizi si sente i muscoli addominali contrarsi, la parte inferiore del torace premere verso l'interno, c perfino il dorso inclinarsi in avanti. Dopo questo esercizio preliminare s'incomincia quello effettivo, in cui si tralasciano i colpi di tosse, e l'individuo in piedi o coricato sul dorso inspira dapprima un po' superficialmente per il naso. Dopo una pausa si inizia la espirazione. non con la consueta tecnica. ma tirando in dentro l'addome e spingendo fuori con alito leggero ed a bocca aperta, il maggiore volume possibile di aria. Si può aiutare quest'atto espiratorio piegando in avanti il torace. Quando ìa espirazione, con alito leggero, non è più possibile, e si fa già sentire il biwgno di respirare, si passa senza sforzo all'atto inspiratorio, spingendo avanti l'addome ed alzando il petto finchè il bisogno d'aria è soddisfatto. Il corpo riprende allora la posizione normale e si incomincia da capo l'esercizio. compiendo nel minuto non oltre 8 a 12 atti respiratori. Tali esercizi si dovrebbero fare, prima senza e poi con la maschera, almeno 3-4 volte al giorno, prolungandcli all'inizio soltanto per 2 fino 3 minuti ed arrivando ~uccessivamente fino alla durata di 10 minuti. Le differenze esistenti tra la respirazione superficiale normale, la comune respirazione profonda e la respirazione tipo alpinista sono rese evidenti dall'A. in tre riproduzioni schem:Jtiche.

A. L.

Come dev•essere un « posto di soccorso» ndla difesa passiva. (•• Gaz de combat », maggto 1937 - J. B. Baillière e figli, Rue Hautefeuille 19, Parig i).

G. PANis. -

Molto spesso si sente parlare e discutere di difesa antiaerea, di difesa p:t!:si va, di segnalazioni di ailarme, di oscuramemo, di sistemi costruttivi di ricoveri collettivi, ma non mi risulta si sia almeno tentato il problema, non tanto facile a risolversi con pro •"edimenù improvvisati al momento del bisogno, dei cc posti di soccorso sanitario nella difesa passiva ». L'allestimento di « un posto sanitario nella difesa passiva» che può dirsi stia alla base fondamentale di tutta l'organizzazione della difesa attiva e passiva civile, implica -::ognizioni di tecnica costruttiva, di nozioni di tossicologia, di norme sanitarie ed imposta dei quesiti di non facile e semplice soluzione. Così, per es., per accenn are a qualcuno dei più importanti, un •< posto di soccorso sanitario nella difesa passiva », e se vogliamo anche nell'organizzazione sanitaria militare antigas, per quel che vi è di analogia, non può essere formato da un unico locale, sommariamente prescelto ed insufficientemente allestito, senza tenere presenti le varie contingenze che si possono presentare dall'uso ed impiego degli aggressivi chimici come arma di guerra. Certo che esso è un problema più facile a risolversi, sempre che se ne tenti lo srudio e la realizzazione pratica, nel campo dell'organizzazione della difesa civile, mentre si rende più difficile nel campo dell'organizzazione militare, ma rimane sempre di importanza capitale per quq~li insegnamenti che !C ne possono dedurre. Molti si domand;Jno qu:1li norme occorre seguire nel trattamento chirurgico dei colpiti da agg-ressivi chimici, contemporaneamente feriti e se questi, già intossicati,. possono subire una qualunque anestesia che si rendesse necc~sa ria per l'intervento.


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E' per queste ragioni, fra i<' molte :1ltre che affiorano, che ho creduto di riportare un largo riassunto della conferenza del dott. Panis. Criterio fondamentale per l'organizz:nione della difesa passiva dev'essere quello di stabilire un collegamento pronto e sicuro fra i vari m•.:zzi di cui essa dispone e di farla sottost:lre ad un unico comando. Solo così si può onencre l'immed iata esecuzione delle disposizioni impartite, di volta in volta, da chi ne è a capo ed a seconda delle più urgenti cd impensate esigenze, cui possono mettere di fronte le ini ziative dell'avversario. Il servizio sanitario stesso, pur dovendo rimanere autonomo per quanto riguarda l'attuazione pratica delle provvidenze tecniche in favore dci colpiti da aggressivi chimici, dovrà essere tuttavia strettamente collegato col comandante della difesa pas~ iva, sia per ricevernc disposizioni ed informazioni, sia per comunicare, a sua volta, le proprie momentanee necessità di trasporto e di sgombero. Ciò premesso viene riaffermata l:: primaria importanza del <<posto di soccorso" nella difesa pa~siva; posto di soccorso che dovn.:bbe essere piuttosto considerato come un v~ro e proprio piccolo ospedale.

Bisogna rendersi ben conto, infatti, che a questo cc posto di soccorso )J possono, in caso di attacchi ad aggressivi chimici, ricorrere con facilità anche tutti coloro, c sono molti, che vanno alla ricerca di un medico qualsiasi il quale pos~a, al più presto, prestare loro un soccorso. Soccorso che, molto spesso, può anche consistere soltanto in qualche parola di conforto atta a ristabilire la calma ed a prevenire quel senso di timor pànico, che forse costituirce il peggiore dci mali in q uelle circostanze. Le persone che affluiscono al « posto di soccorso >J in preda allo spavento lo fanno unicamente allo scopo di rifugiarsi in un ambiente sicuro e ben protetto dall 'a7.. ione degli aggressivi chimici. Da ciò la necessità che il funzionamento dci << posti di soccorso >) sia ben ordinato e molto Jisciplinato, perchè, in caso di aggressione chimica, il pcrson:1le addettovi è costretto, innanzi tutto, a fare i conti con un affolbmcnto ed una confusione che ne possono seriamente minacciare od addirittura paralizz:!re la preziosa attività nei confronti dei colpiti da aggressivi chimici e dei feriti in genere. L'af.flusso al posto di soccorso dev'essere assicurato da almeno due aperture con trapposte, a doppia intelaiatura, e precedute da una anticamera che ne rappresenta l'elemento capitale di prevenzione. In questa anticamera, come nel resto degli altri locali che verremo a descrivere, mediante l'adozione di speciali apparecchi, deve esistere una soprapressione che impedisca ai vapori tossici, eventualmente presenti nell'ambiente circostante di invadere il <<posto di soccorw J) durante l'apertura delle porte per l'entrata dei nuovi arrivaù. In questa anùcamcra i colpiti vengono sommariamente trattati (prima medicatura se feriti, bonifica se intossicati), così da potere, subito dopo, essere ammessi negli altri locali. La circolazione interna del te posto di soccorw >) deve avere senso unico: da una sola parte vengono fatte entrare le persone e da un'altra sola part<: esse vengono fatte uscire. All'uscita devono trovarsi i mezzi motorizzati, e particolarmente attrezzati, per il trasporto e lo sgombero. L'organizzazione interna del « posto di ~occorso)> consiste in una prima sala di smistamento nella quale si trova un medico particolarmente specializzato, ed assisùto da un personale espressamente istruito. A querto medico spetta un compito di primissimo ordine: quello di riconoscere rapidamente i colpiti da aggressivi chimici, classificandoli ad aJta voce, in modo che porsa esse-re subito apportato loro quel soccorso di urgenza che costituisce la ragione d'essere del posto stesso di soccorso. Una speciale distinzione dev'essere fatta per i colpiti da <c vcscicatori )) in quanto debbono essere comiderati come dci colpiti cont:~gi os i e d:mncsi, cosicchè per essi dev'essere prevista. nel posto di soccorso, una seconda sala (sezione bonifica per gassati). completamente separata c più particolarmente attrezzata, ed nlla quale vengono convogli :.~ ti. Dopo


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essere stati qui convenientemente tratt:ni, essi sono fatti uscire senza avere avuto quindi alcun contatto con gli altri, prima che avessero subito la bonifica. Recentemente il generale medico Rouvillois così si è espresso al riguardo dei vescicati: «non si deve giammai dimenticare che non è per il fatto di essere vescicati che non si abbia bisogno d'altro>>. Ciò che vuoi dire che i vescicati richiedono un trattamento speciale non soltanto antivescicatorio, ma, a seconda delle circostanze (ferite), anche nei confronti di altre eventuali lesioni concomitanti. Così, ad es., se un vescicato ha bisogno di un intervento chirurgico di urgenza, questo gli dev'essere praticato in modo diverso, nei riguardi delle precauzioni, di quello degli altri feriti. Di conseguenza nel « posto di soccorso» dev'essere prevista una sala speciale per la chirurgia di urgenza per i vescicati-feriti. Il chirurgo addetto a questo servizio, deve naturalmente preoccuparsi ed assicurarsi, anzitutto, della subìta ed accurata bonifica di questi vescicati, della soprapressione esistente nell'ambiente, dell'assoluta assenza di tracce di tossico (diversamente deve prevedere l'impiego per lui e per gli assistenti di speciali maschere foniche), dd tipo di anestesia occorrente che può usare, ecc .. A fianco di questa sala speciale per la chirurgia di urgenza dei vescicati, vi sarà una sala per la chirurgia comune per feriti non intossicati (allacciature di vasi, tratta· mento di fratture, ecc.). Un'altra sala, contigua alla sala chirurgica, sarà riservata al trattamento degli altri colpiti da aggressivi chimici e si suddividerà in due sottosezioni: una per il tratta· mento dei <c soffocati » ed una per gli c< intossicati >> ad azione generale. I colpiti da aggressivi chimici ad azione irritante (lagrimogeni e starnutatorì) medicati con rapidità debbono essere al più presto possibile sgomberati. Speciale attenzione dev'essere riservata invece ai colpiti da « soffocanti>> che sono da considerarsi sempre gravi, da trasportare barellati ed evitando loro qualsiasi sforzo onde evitare le possibili complicanze e l'aggravarsi dell'edema polmonare, quasi sempre mortale. Ciò premesso si comprende che a questi colpiti non va mai praticata la respirazione artificiale, mentre bisogna intervenire tempestivamente col salasso (cianosi rossa), con l'ossigcnoterapia a bassa pressione e per via inalatoria e ai cardiotonici. A tratta· mento ultimato, e ~cmpre barellati, saranno, al più presto possibile sgomberati sui luoghi di cura, ma mai molto lontano. Per quel che riguarda il trattamento dei colpiti da aggressivi chimici a prevalente azione tossica generale (ossido di carbonio, acido cianidrico) il soccorso di urgenza consiste pri~nc:ipalmentc nella respirazione artificiale associata all'ossigcnoterapia sotto pressione, ai cardiocinetici ed agli antidoti. Da quanto precede risulta che il <<posto di soccorso» può essere c~siderato piuttosto come un ospedaletto, dato il numero dei locali che lo costituiscono ed i mezzi di cui esso dev'essere dotato e del personale di cui deve potere disporre. Non bisogna dimenticare inoltr<: che tutte le persone che affluiscono al << posto di soccorso » presentano una sintomatologia varia (vomito, diarrea, ecc.) che rendono necessarie delle speciali istallazioni igieniche a fianco ad altri locali di uso generale. Tutto il personale di questi posti di soccorso dev'essere appositamente istruito: così i medici debbono essere specializzati nella tossicologia e nel trattamento dei colpiti da aggressivi chimici. Dei chirurgi uno dev'essere addetto alla sala chirurgica comune e l'altro alla sala chirurgica dei vescicati-feriti (da notare che in Francia vi è l'organizzazione Z; in Italia basta un solo chirurgo che abbia conoscenza della fisiopatologia degli intossicati da aggressivi chimici di guerra). Quest'ultimo chirurgo deve bene sapere che cosa è la chirurgia dei vescicati ed in che cosa differisce da quella comune. Ai farmacisti, nel posto di soccorso, è affidato un compito importantissimo oltre a quello loro specifico di preparare le soluzioni e di rib~are la presenza di tossico nell'ambiente; così può essere affidato loro lo smistamento, la direzione della bonifica ?:i vescicati, coadiuvare il medico nell'apportare i soccorsi di urgenza ai colpiti da aggresstvi.


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A fianco ai medici ed ai farmacisti opera il personale rappre~cntato da infermieri ed infermiere che, sopn1tutto, debbono rispondere ai seguenti requisiti: sapere ed ubbidire. Cosl concepito il 11 posto di soccorso>> è un mezzo di primissima importanza ai fini che si propone la difesa passiva ed alla quale esso può apponare realmente un impareggiabile cd indispensabile contributo di organizzazione pratica. MANI ER I.

AVIAZIONE SANITARIA A. Mo:-~Aco -

Prima conferenza tecnica internazionale dei soccorsi atrei, con dimostrazioni e concorsi. (u Rivista ae ronautica», n. 8, agosto 1937-XV).

Il colonnello medico Artu ro Monaco, direttore dci servizi sanitari del Ministero dell'Aeronautica, in questo suo lucido compendioso articolo riferisce sui lavori della Prima conferenza tec11ica internazionale di soccot·si aerei, tenutasi a Bucbpcst dall'ti al 14 giugno c. a., e particolarmente dà conto dell'attività svolm e dci successi consegu iti dalla delegazione italiana. Dopo avere accennato ai precedenti congressi di Aviazione Sanitaria, che ebbero luogo a Parigi nel 1929, a Madrid nel 1933 e a Bruxelles nel 1935, l'A. ricorda g li inizi e le benemerenze di questa particolare benefica applicazione della moderna aeronau tica, sia per portare sul luogo dd bisogno medici, medicine, mcdicaturc e materiale va rio di soccorso, sia per trasportare, in tempo utile, malati e ferit i in adatti centri ospedalieri. L'Aviazione Sanitaria che ha già reso scrvigi notevoli nei possedimenti d'oltre mare, francesi e italiani, trova utile impiego specialmente nei paesi con popol:lzione poco densa, superando in breve tempo le distanze, a volte enormi, che intercorrono fra i iuoghi abitati e g li istituti di cura, spesso allacciati da vie d i comunicazione mal sicure e poco praticabili. Nella guerra etiopica l'Italia si è giovata, su larga scala, dell' uso dell'aeroplano sanitario c dell'im piego dell'aeroplano da bombardamento, quale mezzo di trasporto di feriti e malati e di materiale di soccorso. Alla Conferenza d i Budapest parteciparono 25 nnioni e 20 di\'Crse associazioni. L'Italia che era rappresentata dallo stesso A. e da un ufficiale superiore pilota, prese parte ai tre concorsi fissati dal programma u fficiale: a) tr:lsporto, c:trico e sc:1rico di feriti e malati; b) lancio aereo di rifornimenti; c) colleg:~mento con la costa di una na ve incagliata mercè una corda lnnciata dnll'acropla no. Il nostro ufficiale pilota free un 'esposizione, con prc>iczioni, su I servizi di aerorij()rnimmto effettuati in Etiopia dumnte la recente campagna, suscit:~ndo vivo interesse. Le relazioni ufficiali, dato il carattere eminentemente pratico e dimostratiYo della Conferenza, furono esaurite in breve termine, per dar posto allo svolgimento dei concorsi, cui l'Italia si prcsentav:. con un apparecchio t< Ca 133 » trasformato in sanita rio. Questo apparecchio, nel primo concorso, trasportò, oltre il personale d i bordo costituito da due piloti, un ufficiale medico ed un infermiere, nove feriti o malati, di cui sei barellati e tre seduti. l soggetti che si prestarono all'esperimento dichia ramno di avere tollerato bene il volo. 11 loro carico e scarico si effettuò bcilmentc e rapidamente. L 'apparecchio al suo arrivo fu visitato minuziosamente dai membri della Commissione e destò la generale ammirazione. In questa prima prova noi riportammo il primo premio con punti 141 di fronte a punti 52 riporta ti da un apparecchio inglese e punti 46 da un apparecchio franct:se. Il nostro apparecchio «Ca 133 ,, p resen tava le seguenti caranuistiche ~anLtarie: possibilità di un sollecito carico e scarico di barellati; disponibilità di spazio sufficiente per apprestare le cure richieste, d ura nte il volo, dal medico e dall'infermiere;


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sufficienza di luce, di aerazione, di riscald:unentO; disponibilità di ossigeno, per ciascun barellato, con prese separare; completezza della dotazione sanitaria di bordo (meJicinali, mcdicature, armamentario, accessori, quali termos, pale, pappagalli, sacchetti imper· meJbili per i prodotti dd \'Omito, ecc.), prese d'acqua con b\'abo e cesso; ripostigli per biancheria pu lit:1 e sporca. La presidenza ddla Commissione tecnica, nel rapporto di chiusura della Conferenza, espresse un giudizio veramente lusinghiero sul « Caproni 133 >1 trasforrnJto in sanitario : " ... costituisce una realizzazione totale e quasi perfetta del problema posto. La soluzione che esso mppresenta ì: logica, razionale, pratica, elegante, si direbbe quasi artistica, talmente tutti i dettagli sono stati felicemente studiati e trattati. « Quest'apparecchio è perfettamente adatto a tutte le missioni sanitarie e deve poter 1endere i più grandi servigi dovunque sarà utilizzato . .. Realizza uno sfot·zo notevol(, che potrà essere imitato spesso, uguagliato a volte, ma molto difficilmetlte sorpauato " · Al primo concorso parteciparono anche un cc Fokker 7 » ungherese e un << Mo. nospar ,, bimotore, inglese. L':1pparecchio ung herese, a quattro barelle, aveva dispositivi adatti a facilitare le manovre di carico c scarico, che si svolgevano sollecite e senza arrecare disturbo ai barellati, sì da fornire utili riferimenti per eventuali moclificazioni degli stessi nostri apparecchi sanitari. L'apparecchio inglese, ad una barella, si dimostrò un esemplare pratico ed econ~ mico per i casi Ji trasporto di un solo barellato, ~enza che si sia costretti ad impegnare aeroplani di maggiore potenzialità. Oltre questj tre apparecchi, di prima categoria, presero parte al concorso apparecchi della seconda categoria, daci da aeroplani da turismo, trasformati in sanitari. Nessuno dei presentati, però, riuscì ad offrire una buona soluzione del problema, dal punto di vista sanitario. Tuttavia tre c< Caudron- Pelican >> francesi dimostrarono una certa facile possibilità di trasformazione da apparecchi da turismo in sanitari. La seconda prova, lancio aereo di materiale di soccorso, dette ottimi risultati per tutti i concorrenti. Noi lanciammo nello spazio prescritto (Jltr<: a 12 sacchi grossi di materiale Ji soccorso, un aerorifornitorc sanitario, con materiale sanitario bastevole per l'impianto di un posto di soccorso, del peso di 16o chilogrammi, cd un acrorifornitore con acqua del peso di 200 chilogrammi. · Alla terza pro\·a, quella riferentisi al collegamento tra un battello incagliato e la costa, la poca precisione della dizione de! regolamento dette luogo a qualche incon\·eniente. Ad ogni modo noi, pur essendo stati dichiarati fuori concorso, meritammo ugu31· mente un premio, perchè venne riconosciuto che 13 finalità del collegamento era stJt:l. raggiunta bene. Tre premi, guadagnati dall'Italia, per ordine di S. E. il Sottosegretario di Stato ge· nerale Valle sono stati dati in custodia alla Direzione dell'Istituto Medico Legale « Benito Mussolini '' di Roma, perchè, nel testimoniare una no~tra vittoria, siano per i medici della Aeronautica di sprone e d'incit3mento a sempre meglio operare in ogni campo di loro competenza.

w. ScHwAnz. -

Influenza dell'età sulla resistenza alla penuria di ossigeno. (« Luft-

fahrtmedizin ''• I Bel., I hf.). Sono state notilte differenti rcnioni in soggetti esaminati in riguardo alla respirazione c circolazione a gr:mde altezza o in rarcfazione di CY in camera a depressione. Per guonto riguarda la idoneità, già in America \'ien distinto il fainting type dal tmfainting type che è senz'nltro giudicato non idoneo per l'alta quota. Grant, Corbett e


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Bazett notarono negli esaminati per la respirazione in deficit di 0 2 dei subitanei collass: gravi e precoci, come li desig na Auner. L 'A. ha avuto l'occasione di esaminare un gran numero di piloti per controllo, nella camera a depressione, della loro resistenza al deficit di 0 2 e nel corso delle osservazioni ha rilevato una correlazione fra l'cd del soggetto e la wa resistf'nza alla rarefazione di o~. Si constata infatti che un gran numero di soggetti non oltre i 24 anni, nd una depressione di 374 mm. Hg pari ad una quota di 5500 m. d'altitudine è colpito da un fulmineo (schlagartig) collasso senza un accenno di sintomi premonitori. Tale fatto si osserva di rado in persone anziane. In 237 piloti esaminati dell'età di 18 a 49 ann1, 10 8 persone (3 ~~) di anni 2.2 fu sospeso l'esperimento a 5500 m. per necessità di respirazione in 0"; nel 26 % si ebbe collasso a 6ooo m. e cioè in 23 su 71 esamina ndi Ji 24 anni; a 6500 m. ebbero collasso il 43 /o, di età di 39 anni; a 7000 m. il 23,8 di et.l Ji 30 anni; il 4 ''.., raggiunse i

7500 m. senza bisogno di respirare 0 2 , ed era di ed di oltre 30 anni. Insomma con l'aumentare dell'età la media dei soggetti che posson raggiungere quote elevate senza disturbi aumenta. L'A. crede necessario far notare come questi soggetti anziani erano in parte piloti di guerra od osservatori, in parte radiotclcgrafisti di marina, però tutti senza attività di volo dalla fine della guerra. Non si hanno in letteratura dati circa questa riscontrata resistenza alle alte quote in soggetti anziani. L 'A. ha notato come in massima i soggetù che venivano a soffrire di improvviso collasso in deficit di o:z. ed a quote non ccccssi,·e, oltre ad esser giovani, avevano qualche tara rilevata all'esame neurologico o internista tanto da far prevedere che non avrebbero rf'sistito alla prova della depre ~s ione. l n genere soggetti gracili, astenici, vasolabili, cardìolabili, con scarsa stabilità di pressione, emotivi. I nfatti una !abilità circolatoria nei giova ni è costatazione ordinaria (Schellog, Heinemeier) e spiegherebbe il collasso per deficit di 0 2 • Ma l'improvviso, fulmineo suo comparire deve esser attribuito a fattori di carattere psichico: ogni esaminando si trovava in condizione di ans~a (in nere Spannung) o di preoccupazione (Angst) circa l'e~ito della prova da cui poteva dipendere il pro prio avveni re professionale. Negli anziani invece non entravano in gioco fattori psichici e la padronanza era maggiore. RAFFONE.

IGIENE

Esptrimtnti di vaccinazione amtitubercolare eseguiti sotto U controllo dd Comitato tecnico-scientifico dell'Istituto Vaccinogeno Antitubercolare.

ALBERTo Ascou.

Trattasi di una relazione di ben 297 p:~ gine, arricchita di numerose tabelle riassuntive, di grafici e di carte termometriche, che faci litano in sommo grado al lettore lo studio dello svolgimento dci numerosi esperimenti eseguiti e l'interpretazione degli importanti risultati otten uti. Questi esperimenti di vaccinazione antitubercolare, condotti dall'aprile 1932 all'aprile 1934 presso il laboratorio di PatOlogia comparata della R. Università e presso l'Istituto Vaccinogeno antitubercolare di Milano, sono stati eseguiti allo scopo di stabilire un confronto fra l'azione premunitrice dei nccini, costitu iti da bacilli tbc. vivi, che han no come maggior esponente il B. C. G., e quella c~plicata d:-t bacilli tbc. morti, dei quali il vaccino Maragliano è il rappresenta nte pi ù accreditato. Gli esperimenti, condotti su vasta scala su ben 94 vitelli, si possono distinguere in n umero di otto. Essi consistono nella v;;ccinnione dci varì vitelli, effettuata in alcuni per via sottocutanca, in al tri per via endovenosa, con b::tcill i vivi o con bacilli morti; così,


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RIVISTA D!:.LLA STAMPA MEDICA IT.\LIANA E STRAN IERA

alcuni ,·ennero inocubti con B. C. G . vivo, altri con B. C. G. ucciso, altri con hacilli 1be. virulenti uccisi, altri ancora con bacilli umani vivi, altri infine con vaccino Maraglia no. Le dosi furono varie, oscillanti per i vaccini vivi tra i 40 e 150 mmgr., per i vaccini morti tra 50 e 500 mmgr. : le dosi stesse vennero inoculate, i n alcuni vitelli in una sola volta, nei primi giorni dopo la nascita, in altri, pur subendo essi una prima inoculazione alla nascita, la vaccinazione venne ripetuta in un momento successivo. Tutti i ceppi, adoperati per le vaccinazioni, furono accuratamente controllati, per quanto riguarda la loro vitalità e virulenza, mediante inoculazioni su cavie. In 5 delle otto prove, comprendenti ben 39 vitelli, la capacità di difesa degli animali così trattati venne saggiata mediante inoculazioni endovenose di dosi, varianti tra 1 e 5 mmgr., di bacilli tbc. bovini virulenti: in 3 degli otto esperi menti, per i rimanenti 55 vitdli, il collaudo fu fatto median te la coabitazione degli individui vaccinati con animali affetti da tbc. polmona re aper ta. Nelle prove, nelle quali il collaudo è stato fatto mediante inoculazione endovenosa

di bacilli tbc. bovini virulenti, si sono ottenuti risultati, che dimostrano evidente l'azione protettiva esplicata dai vaccini costituiti da bacilli vivi. Infatti, i vitelli trattati con B.C. G. vivo o con bacilli umani vivi, hanno presentato rispetto agli altri un numero di sopravvivenze molto maggiore, dimostrando quindi all'abbattimento assenza di ledoni tbc., che invece si presentarono nette ed estese nei vitelli vaccinati con bacilli uccisi; detto aumento di resistenza è da considerarsi veramente notevole, in quanto si è dimostrato sufficiente ad evitare la comparsa di lesioni specifiche nei vaccinati, iniettati in secondo tempo con multipli della dose di bacilli bovini vin.)lenti, dimostratasi di regola capace di determinare rapidamente la morte, nei controlli non vaccinati, per polmonite tbc. miliare. Detta resistenza si mostrò maggiore e più netta negli individui che subirono vaccinazioni ripetute e nei quali l'iniezione virulenta e l'abbattimento ven nero eseguiti a breve scadenza dalla vaccinazione stessa, che quindi ancora non era in declino. La vaccinazione invece con bacilli u-ccisi, anche se ripetuta ed effettuata con grandi dosi, non è mai vals<t ad impedire lo sviluppo di lesioni speciJiche, che si riscontrarono notevoli all'abbattimento anche di quei pochi vitelli sopravvissuti al collaudo endovenow : alcuni di questi anzi si contagiarono tutti quando furono esposti alla coabitazione con individui affetti da tubercolosi polmonare aperta. Nelle tre prove, nelle quali il collaudo fu effettuato mediante esposizione al contagio di sta!Da, la vaccinazione eseguita wn bacilli uccisi è apparsa ugualmente sprovvista di ogni efficacia. L'adozione di misure igieniche negli esperimenti di esposizione aD contagio di stalla, e precisamente la somministrazione di latte sano e ì'isolarnento dei vaccinati nei primi tempi dopo la vaccinazione, mentre non ha dato alcun risultato nei cnsi d'individui vaccinati con bacilli uccisi, nei vitelli trattati con bacilli vivi, è valsa a preservare gli animali stessi dall'infezione, anche dinanzi ad un contagio di stalla triplo o quadruplo di quello comunemente adoperato quale collaudo : misure igieniche que$te, che quindi debbono essere raccomandate come mezzo per assicurare alla vaccinazione il pieno successo. FERRAJOLI.

w. SARNowiEc . -

Studi sulla dissociazione « in vivo '> delle Brucelle per inoculazlone ad animali tubercolotid. (« Annales de l'Institut Pasteur », 1937, n. 4).

L'A. espone rapidamente e succintamente gli studi sulle dissociazioni microbiche in genere e su quelle delle Brucelle in particolare e partendo da sue ricerche precedenti che gli avevano dimostrato un'azione fa vorevole della tubercolosi sullo sviluppo della 13r. abonus bovis si è proposto di ricercare se tale tipo di germe modificasse i suoi caratteri culturali ed il suo potere patogeno negli animali precedentemente infetti col b. di Koch.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIAKA E STRANIERA

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Ha adopcr:no ncll:: sue ricerche quattro ceppi di B. abortus di cui inocula,·a un cc. nel peritoneo di animali tubercolosi, dopo di averli coltivati per 24 or.! a 37° su agar. Gli animali erano stati infettati per via sottocutanca con bacilli del tipo umano o bovino, viventi, a dosi variabili da 1/10oo a J/Joooo di mjlligTammo. A titOlo di controllo l' A. ha operato anche su animali sani e su animali preparati col BCG o con bacilli tubercolari morti. Su tali controlli egli non ha notato alcuna modificazione del ceppo usato, mentre negli animali tubercolosi ha notato che due dei quattro ceppi si sono dissociati, rivelandosi nello stesso tempo identici. L'A. descrive i caratter i morfologici, culturali, di virulenza c sierologjci di partenza del ceppo c: poi quelli dei due ceppi di~sociati (S cd R) ottcnutj. I risultati possono essere ravvicinati a qudlj ottenuti da Burnct c sono in disaccordo con quelli di alcuru AA. che avrebbero ottenuto la dissociazione in vitro specialmen te per quello che riguarda le

proprietà sicrologiche. Negli animali tubercolosi l'infezione favorisce lo sviluppo del bacillo di Bang e ne aumenta la virulenza, mentre l'inocul:tzione pn:\'entiva di BCG ostacola lo sviluppo e del tuuo senza effetto riesce l'inoculazionc di bacilli tubercolari morti. L'A. coltivando la Brucella bovis su culture di bacilli tubercolari di tipo umano e bovino di differenti età non ha potuto onencrc alcuna dissociazione, avendosi tuttavia uno sviluppo più precoce e più abbond:Hltc in confronto a quello che si otteneva su agar ordinario glicerinato. FLORIO.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE

Il tifo endemico al Senegal. Studio di un virus isolat() dall'uomo. (•< Bull. Path. Exot. », 1937, pag. 343).

D u RJEux C. c: ARQuiÉ E. -

Gli AA. hanno osservato al Scncgal undici casi di una malattia febbrile tra europei cd indigeni, che si può riportare al gruppo del tifo esantematico. Dallo studio clinico, epidemiologico e dalle r icerche di laboratorio giungono alle seguenti conclusioni: 1° - Esiste nell'uomo, al Scncgal, una malattia febbrile, talvolta accompagnata da esantema, generalmente con esito in gu:uigione, a carattere endemico. Il sangue dei malati infetti dà reazione fortemente positiva col Proteus OX, '9· 2° - Il virus, isolato dal sangue dci malati ~ patogcno per le cavie, alle quali provoca una reazione febbrile, accompagna ta da periorchite; l'infezione è trasmissibile in serie da cavia a cavia. 3° - Questo virus immunizza la cavia contro i ,·irus murini di Dakar e di Casablanca, che alla loro volta immunizzano l'animale contro il ceppo umano. 4 • - I caratteri clinici cd epidemiologici d ella malattia, come pure le proprietà del virus, isolato dall'uomo, permettono :tgli AA. di affermare che questa forma morbosa si debba ricondurre al tifo ·e santematico endemico. REITANO.

ARCHIRALO e

MANsouR. -

Osservazioni snll'cpidemiologia dd kala-azar nel Sudan.

((c Transactions Royal Soc. Tropical mcd. and Hyg. », 1937, n. 4• pag. 395). L 'inchiesta, fatta dagli AA., riguarùa due ampie zone del Suda n: una al confine con l'Abissinia ad occidente del N ilo azzurro, distretto del Fung, l'altra lungo il confine dell'Uganda e del Kenya, tlistrctto dj Kapocta. I n entrambi qu~ti distretti si ha un minimo di precipita7.ioni aunosfcrichc di 10 pollici, con temperatura relativamr.nte non elevata ed alta umidità, condizioni queste necessarie per l'esistenza della


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALTANA E STRANIERA

malattia, che non si trova nelle zone aride del Sudan. L'infezione è abbastanza frequente, tanto che nel 1934 furono riconosciuti 289 casi e nel 1935, 171 casi; si osserva particolarmente negli adulti, nei \·ilbggi c nelle città, senza distinzione dello stato sociale degli individui colpiti. Clinicamente la malattia si presenta col quadro sintomatologico che si osserva negli altri paesi. Su 35 casi esaminati dagli AA., le Leishmanie furono trovate 7 volte nel secreto nasale; il guale riusciva infettante per le scimmie, non soltanto per via intradermica, ma anche mediante insufflazioni fatte con un polve· rizzatore sulla mucosa nasale. G li AA. hanno anche compiuto un gran numero d1 ricerche su molti animali, compresi i cani, per accertare se vi fossero eventuali serbatoi del virus in natura, nelle zone da loro studiate; ma il risultato è stato negativo. Anche lt' ricerche sugli insetti ematofagi (zanzare, cimici, pidocchi, pulci, zecche, mosche. flebotomi) non sono rimcite conclusive. Per contro sono riuscite positive alcune espe· nenze d'infezione per contatto su scimmie, tenute in locali assolutamente privi di insetti di qualsiasi genere; le scimmie indenni contrassero l'infezione dalle compagne infette dopo 85-113 giorni di vita in comune. Da queste esperienze gli AA. prudente· mente però non concludono che l'infezione in natura si debba contrarre per contatto; dicono anzi che il problema della trasmissione del kala-azar nel Sudan, come pure negli altri paesi, attende ancora una definitiva soluzione, sembrando a loro che non è affatto dimostrata la trasmissione per mezzo dei flebotomi. Le misure profilauiche che gli AA. consigliano si riferiscono alle accurate inda· gini tra la popolazione nei mesi di maggio e giugno allo scopo di accertare e curare il maggior numero di casi di kala-azar e diminuire così il numero dei focolai che si tramandano da una stagione all'altra. Il maggior numero di casi di nuova infezione avviene nel periodo luglio-ottobre a causa delle opportune condizioni climatiche che si presentano (pioggia-umidità), il resto dell'anno essendo asciutto ed arido come nelle altre zone del Sudan. R EITANO.

MEDICINA INTERNA B. DtsERTORI e D. RAFFAETÀ. Terapia acidificante della corizza da fieno. (« Policlinico>>, Sez. Pratica, 1937).

V. Porta -in una sua comunicazione alla Società lombarda di Medicina (1935) aveva proposto un metodo di cura sintomatica assai efficace per combattere la corizza da fieno. Il metodo era fondato sulla produzione di una permanente acidosi dell'erga· nismo infermo mediante la somministrazione di fosfato monobasico di sodio a dosi refratte costituite da pastiglie contenenti 40 ctgr. del farmaco, associate a 5 ctgr. di lattosio. La quantità di pastiglie da usarsi giornalmente (coll'avvertenza di )asciarle ~ciogliere in bocca con grande lentezza) potrà giungere anche a 30: · dose alla quale si deve pervenire gradatamente. Anche gli AA. hanno sperimentato il metodo Porta su 11 soggetti, e se n e mostrano molto soddisfatti: nessun pericolo, inconvenienti scarsi e riparabili, efficacia sicura riguardo alla sopp1·essione degli accessi . stacnutatort, della cinorrc:a, della lacci ma· z1one, ecc.. Questo metodo - che ha anche il grande vantaggio di poter essere graduato e modificato d::tgli stessi pazienti, in base ai risultati da essi di mano in mano ottenuti merit::t di essere largamente c.onosciuto e sperimentato nella corizza da fieno: disturbo tanto fastidioso e, sin qui, spesso ribelle anche alla terapia eziologica desensibilizzante. CARLO RIZZO.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:-.ill~ RA

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L. BINDER ed E. FAuszT. - Sulla questione ddl' infezione latente Bang. ((( Klinische Wochenschrift n, 3 aprile 1937, n. 14).

da badllo di

Gli AA., prescindendo dalla questione tuttora aperta sulla identità del micrococco melitense e del bacillo dell'aborto epizootico di Bang nel dete rminismo della febbre ondulante, affrontano le questioni delle modalità di diffusione e della diagnosi della forma latente dell'infezione da bacillo di Bang. La quale, è opportuno precisare, non si differenzia da quella determinata dal micrococco di Hruce non solo Jal punto di vista clinico, ma neppure in ricerche di laboratorio; solo la provenienza può guidarci nella discriminazione. Alla soluzione delle propostesi questioni gli AA. r.ella Ia clinica medica di Budapest hanno portato sistematiche ricerche su soggetti che bevevano latte crudo prove· niente da animali infetti e su altri che erano adibiti alla cura degli stessi animali nell'aborto, e che quindi si trovavano a cont::ato diretto con essi, anche senza conwmarne il latte. Per dimostrare l'infezione essi hanno praticato b prova dell'agglutinazione, tenendo conto solo dei risultati a diluizion~ 1 : 100 e superiore. Essa per comune consenso ha grande importanza diagnostica, sia per la sua comparsa precoce, sia perchè persistente per lungo tempo dopo avvenuta l'infezione o superata la malattia. La ricerca è stata fatta su 106 individui, in apparente staw di buona salute, e così ripartiti : a) 17 impiegati in fattorie, ove erano bovini, ma che per le loro mansi mi non ven tvano a contatto con gli animali infetti. Risultato dell'agglutinazione in tutti negativo; b) 67 individui, che non erano a contatto diretto con animali infetti, però consumava ne crudo il latte da questi proveniente: in 2 agglutinazione positiva a diluizione I : 100; rapporto 2,9 %; c) 22 individui, che venivano a contatto diretto con gli animali durante l'aborto. Risultato: 7 agglutinazioni positive, in un solo caso alla diluizione r: roo, negli altri a :Jiluizione superiore e quindi di più preciso significato; rapporto 31,8 %. Evidenti sono pertanto le deduzioni. Anzitutto la grande frequenza dell'infezione da bacillo di Bang tra il personale delle fattorie senza alcuna clinica manifestazione, quindi in forma latente. Inoltre la maggiore percentuale dei colpiti si aveva non fra quelli che bevevano il latte infetto, invece fra coloro che assistevano gli animali nell'aborto, onde la maggiore diffusione della malattia non per la via intestinale a mezzo del latte, ma per contatto diretto, attraverso piccole lesioni cutanee. T ali risultati, molto dimostrativi, confermano quanto già altri AA. avevano affermato, tra i quali principalmente un appassionato ~tudioso delle brucellosi, lo Schittenhelm. La precisazione di tali conoscenze poi ha importanza pratica notevole, in quanto indica esattamente la profilassi di una malattia, che, se a volte decorre latente, spesso per lunga persistenza delle sue manifestazioni, anche se con periodi di tregua, per le sue ondate febbrili recidivanti con costanza esasperante e per il decadimento dello stato g~nerale, riduce od annulla completamente e per molto tempo l'attività del soggetto. o' ALESSANDRO. F. F u;IscHNER. Polmonite da contusione schrift ll, 30 gennaio 1937, n. 5).

ed atelettasia. (« Klinische Wochen-

La questione della polmonite consecutiva a trauma toracico è ~empre attuale cd importante, sia per la sua frequenza, calcolata da Litten e Stern a 4•4 % e 2,8 % di tutti i casi di polmonite lobare osservati, ed anche a percentuale più alta secondo


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RIVISTA DELILA STAMPA MED ICA lTALl.>\J"'A E STRANIERA

Aufrecht, se con maggiore diligenza si indaga nell'anamnesi del soggetto, sta per l'alta morwlità (Frankel : 2 casi lewli su 71 Paterson: 3 casi letali su 5). La patogenesi è tuttora discussa, onde molto opportunamente le osservazioni dell'A. portano ad essa un notevole contributo. Ammesso in base a precise osservazioni sperimentali, cliniche ed anatomo-patele>giche che ad una contusione del torace può seguire una polmonite lobare sia nel lobo polmonare sottostante, come nel lobo del lato opposto, da alcuni è stata giudicata come fondamentale l'autolisi del tessuto polmonare, per cui sarebbe favorita l'azione di germi fino allora saprofiti. Da Beitzke si ritiene invece che la diminuita mobilità e la conseguente scarsa sanguificazione delle parti colpite abbassino la resistenza dei tessuti, onde l'azione di germi pamgcni già presenti. Patologi americani hanno di recente dimostrata l'importanza dell'atelettasia nell'insorgenza della polmonite e tale concezione comincia attualmente a richiamare l'attenzione anche in E uropa, specie nei riguardi della polmonite traumatica. Osservazioni prr.cise dell'A. hanno dimostrato che focolai atelettasici si stabiliscono in qualsiasi sezione polmonare, quando essa, qualunque ne sia la causa, venga scarsamente mossa e quindi mal ventilata, e ciò perchè la deficiente eliminazione del secreto bronchiale porta ad una stenosi del lume del bronco. Ripristinatesi la mobilità e la ventilazione nella sezione polmonare, l'indagine clinica e radiologica dimostra la rapida e completa regressione dell'atelettasia. La quale, secondo la concezione americana, costituisce un processo intermedio, un ponte attraverso cui, in seguito ad un trauma su una regione polmonare, si giunge a processi infiammatori di essa. Difatti è noto che l'ostruzione di un urctere può portare alla pielite, come quella di un bronco a flogosi della sezione di polmone che si trova oltre il punto stenosato od occluso, in quanto in tal modo \·iene compromessa la vitalità dei tessuti, e germi, fino allora innocui, esplicano azione patogena. Nei traumi toracici il soggetto limita la funzione respiratoria del lato malato e sopprime, per quanto può, la tosse, causa il forte dolore che ambedue provocano. In un caso osservato dall'A., in seguito ad una contusione toracica senza fratture costali e lesioni radiologicamente visibili del polmone (lacerazione od emorragia), per il solo dolore si erano formati foçolai atcletta~içi, çhe, çol çessare di esso e quindi çol ripristinarsi della mobilità polmonare, rapidamente erano regrediti. Da ciò la precisa indicazione terapeutica dopo un trauma toracico di lenire il dolore, onde l'ammalato possa normalmente respirare e tossire, eliminando il secretv bronchiale. In tal modo si previene l'atelettasia polmonare ed il successivo evolvere del processo infiammatorio. Infatti il grande promotore della terapia chirurgica della tubercolosi polmonare, Sauerbruch, ha decisamente affermato che dopo un'emottisi, contrariamente a quanto si .suoi praticare, tenere cioè l'ammalato a riposo e sopprimere la tosse con narcotici, è necessario che l'ammalato respiri normalmente e tossisca per prevenire la polmonite caseosa da aspirazione. Ancora, Reinberg e K aplan (Wìen. Klin. Wschr., 1936), sull'esperienza di un abbondante materiale infortunistico, nei traumi toracici con fratture costali eliminano il dolore mediante iniezioni locali di novocaina, onde l'infortunato possa respirare normalmente e tossire. In 410 traumatizzati del torace, con fratture costali anch e multiple, così curati non fu osservato un sol caso di polmonite. La patogcnesi della polmonite traumatica potrebbe quindi, secondo l'A., così concepirsi: il dolore del trauma impedisce la respirazione e fa sopprimere la tosse, onde si sviluppano focolai eli atdettasia polmonarc. Su detti focolai germi, fino allora presenti allo :stato saprofitico, esplicano azione patogena e può evolvere la polmonite. Una terapia pertanto mirante a sopprimere il dolore costituisce, la migliore profilassi contro la polmonite traumatica. o' A LESSANDRO.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA lTAI.l:\NA E STRANIERA

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G. T RoN. - Le recidive della difterite. (<• L1 Presse médicale •>, 3 marzo 1937, n. 18). La difterite provoca ordinariamente nei soggetti, che ne sono stati affetti, un grado d'immunità considerevole. Questa immunità però non t: assoluta e può a volte scomparire col tempo o cedere sotto l'influenza di cause diverse, che rendono il soggetto di nuovo recettivo. La percentuale delle recidive varia a secondo del genio epidemico. Durante un certo numero di anni, pochissimi casi di recidive sono stati osscrYati presso l'ospedale infettivi di Milano e la malattia stessa era poco diffusa in questa città. Invece in questi ultimi anni il numero dei casi è andato considerevolmente aumentando; la gravità della malattia s'è accresciuta cd il bacillo è diventato più aggressivo. Ugualmente i casi di recidive sono divenuti assai più frequenti. Nel periodo dal gennaio 1934 <~l giugno 1936 l'A. ha ricoverato 3500 casi di diherite e tra questi ha notato 34 recidivi sicuramente stabiliti ( 1 %). E qui l'A. si sofferma ad esaminare i fatti che fanno pensare ad una ricaduta e quelli che rispccchiano una recidiva. Egli dice che l'immunità creata dalla malattia può essere a volte tran~itoria e minima, ma sembra anche che nel corso della convalescenza e nelle prime settimane, che seguono alle manifestazioni cliniche della malattia, questa immunità è presente quasi in tutti i soggetti ed è di grado sufficiente per proteggerli efficacemente. Così le ricadute sono del tutto eccezionali; assai più frequenti sono le recidive che, generalmente, non si verificano nel corso dci primi mesi dopo la difterite. Nei 34 casi da lui osservati l'A. ha potuto constatare e concludere quanto segue: 1°) il decorso non è stato particolarmente grave, anzi nel maggior numero dei casi è stato lieve e non si è verificato alcun decesso; 2°) nei due terzi dci casi la recidiva è stata meno grave della prima affezione -: le false membrane sono scomparse con maggiore rapidità; in qualche caso il decorso .! stato più sevew e le lesioni più estese; 3°) le localizz<tzioni delle recidive in 20 casi hanno dato le stesse lesioni della prima manifestazione della malattia, in 11 casi si sono manifestate sugli stessi organi, in tre soli soggetti le lesioni difteriche si sono manifestate su organi differenti; 4 °) le localizzazioni più frequenti si sono verificate sulle tonsille e spesso sia nella prima che nella seconda manifestazione una sola e la stessa tonsilla è stata la sede delle false-membrane; 5°) che non è da pensare affatto che !a difteritt; cre1 ne1 tt'ssuti ove SI manifestano le lesioni uno stato d 'immunità locale; 6°) le ricadute sono molto rare; 7°) le recidive si osservano con una certa frequenza cd hanno un carattere S. VITALE. di benignità.

CHIRURGIA GENERALE La disarticolazione interscapoloJtoradca nella chirurgia delle recidive dd cancro dd seno. (« Revue de Chirurgie», febbraio 1937).

L. BERARD e M. DARcENT. -

Gli AA. sono del parere che, di fronte a tutte le r>rospettive !coraggianti cd a1 tentativi sempre palliativi per la cura delle recidive del cancro della mammella, la disarticolazione interscapolo-toracica è un'operazione eroica e i suoi rischi valgono la pena di essere corsi, perchè permette di liberare le lesioni da certe forme di recidive, 1estando il wlo intervento, qualche volta radicale, quando lo stato generale lo permette. Tecnica operatoria: 1° tempo: incisione ìungo la clavicola; sezione della clavicola o resezione parziale all'e~terno degli attacchi dello sterno-cleido-m:~stoideo. 2° tempo:


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.RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

legatura dei vasi sottoclavicol:tri il più alto possibile. J" tempo: sezione delle radici del plcsso brachiale, previa infiltrazione estesa di novocaina per evitare lo choc. l tempo: incisione rapida del lembo anteriore che permette di liberare in basso e in fuori le lesioni. 5" tempo: incisione e dissezione del lembo posteriore. 6° tempo: sezione rapida ùegli attacchi muscolari marginali ddl'omoplata. 7" tempo: ravvicinamento e sutura dei lembi, previa :~ppli cazionc di un drenaggio. Una trasfusione di 300 a 500 gramm·l Ì'. spesso necessaria. La mortalità è dovuta, in genere, allo choc e qualche volta all'embolia gasso~a unit-a all'emorragia . Indicazioni: i tumori primitivi ed estesi sono esclusi da questo studio. Fra le recidive, secondo gli AA., solo quelle che rispondono ad un certo numero di condizioni necessarie e sufficienti. Condizio11i necessarie: a) le recidive non devono aderire: n~ alle coste nè agli spazi intercostali; b) non devono accompagnarsi ad infiltrazione: del cavo sopraclavicol:~re; c) non devono essere associate a metastasi viscerali o scheletriche; d) non devono aver alterato lo stato generale, mentre i dolori che esse prov~r cano devono essere stati calmati. Condizioni suj{icit:tzti: a) le recidive devono essere aderenti largamente al canale br:Jchialc; b) devono dare segni di invasione realmente profonda e non soltanto venosa; c) devono essere sufficientemente voluminose. Sulle osservazioni di 16 casi trattati con questo metodo, gli AA. hanno ri ~con­ uato il 12,5 '){. di guarigioni In base a questi risultati incoraggianti, gli AA. affermano che vi sono dci cancri della mammella, maligni localmente, le cui recidive ascellari profonde con invasione del plesso sono ancora accessibili aila chirurgia, per cui invece di sottometterle ai trattamenti fìsioter:~pici o chirurgici p:~lliativi, devono essere estirpate largamt'nte. La disarticolazione interscapolo·toracica appunto sarebbe la sola operazione radi· cale da tentare quando lo stato generale è ancora soddisfacente. A causa della sua

gravità, le indicazioni devono essere lungamente discusse e ci si deve a!sicurare del· l'assenza di ogni propagazione sopraclavicolare, ossea o viscerale. Il trattamento sedativo dei dolori, intrapreso prima, ha la sua importanza nelb preparazione generale all'intervento. I risultati però non sono sempre soddisfacenti. Tuttavia la scomparsa dei dolori e la lentezza relativa delle recidive nei postumi ope· ratori restano degli argomenti in favore di questo grande intervento. Lo studio fatto dall' A. deve destare il nosuo interesse con la speranza che una più numerosa casistica venga a portare ulteriore luce sull'argomento. FLORIDIA.

l' osteotomia obliqua del calcagno quale intervento tipico negli atteggiamenti difettosi del piede. (" Zentralblatt fur Chirurgie >> , 16 gennaio

K. LtNDEMANN. -

1937, n. 3). In tutti gli atteggiamenti difettosi del piede, con diminuzione della funzionalità, esiste una deformazione a carico del calcagno che è necessario correggere intervenendo sulla parte posteriore del piede. I metodi di Rjdjgier e di Gleich, basati sull'incisione orizzontale del calc:~gno, accompagnata nei casi più gr:~vi dalla resczione di un cuneo osseo colla base rivolta verso la pianta del piede, non Iaggiungcrebbero lo ~copo. L'A., premesse le indicazioni per l'intervento cruento e ricordati ancora i metodi operatori di Hohmann, di .Mau c di Elsner (essi pure insufficienti) descrive la tecnica di quello che egli crede di poter additare come intervento tipico per la correzione degli atteggiamenti diiettosi del piede : cioè l'osteotomia obliqua del calcagno. Tecnica : incisione obliqua della cute e del sottocut:meo sul lato esterno del collo del piede, diretta in avanti c in basso sino all'estremità anteriore dell'osso calcaneare; essa c:ld( alrincirca tra il corpo e la tuberosità del calc:~gno. La linea dcll'osteotomia ha inizio vicino :~Ilo spigolo antcrior sup:riore della tuberosità del calcagno e termina in


RIVIS1A DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRAN IERA

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capo alla faccia piantare dell'osso calcaneare, distalmente alla tuberosità del calcagno. A tal punto bisogna effettuare lo spostamento del frammento posteriore di sezione onde portare l'estremità posteriore del calcagno nella posizione normale. Così, ad esempio, se la tuberosità posteriore del calcagno è rivolta molto aH'insù, bisogna abbassarla; se il calcagno è notevolmente addottO e supin:lto (piede equino-varo) occorre ruotare il frammento posteriore sino a portarlo nella giusta posizione. Il frammento posteriore viene poi mantenuto nella nuova posizione per mezzo di un chiodo. che viene conficcato dalla sua parte postero-inferiore verw l'avanti c l'insù, in senso cioè quasi verticale rispetto al piano dell'osteotomia, in modo tale da tenere bene affrontati i due frammenti ossei di sezione. Le parti molli vengono chiuse con un'unica sutura in seta che comprenderà cute e sottocutaneo. Infine viene applicato un bendaggio gessato. a partire dal di sotto dd ginocchio. Detto bendaggio gessato de\''C!:sere cambiato dopo tre, quattro settimane: in (aie occasione viene rimosso contemporaneamente il chiodo. In cinque, sei settimane il paziente può alzarsi e al massimo dopo otto settimane può essere definitivamente rimosso anche il bendaggio gessato. L'A. dice di avere e$eguito questo trattamento in 37 casi di deformità del piede, sempre con successo, e senza lamentare alcun inconveniente. Egli ritiene quindi che l'osteotomia obliqua del calcagno sia l'intervento di dezione per la correzione degli atteggiamenti difettosi del piede, in primo luogo perchè con essa si eviterebbe la trasposizione dell'inserzione dei tendini calcaneari (che negli altri metodi si impone); poi perchè l'incisione cutanea è limitata, il tempo occorrente per l'intervento è breve t.: la tecnica è semplice. Tuttavia egli imiste nel concetto che quest'intervento chirurgico, costituendo ordinariamente soltanto un romplcmcnto della totale correzione della deformità del piede perchè modifica una sola delle componenti della deformità stessa, cioè l'anomala posizione calcaneare, deve essere accompagnato da quelle altre misure correttive che da caso a caso possono variare, ma che cionondimeno sono necessarie pel conseguimento di una correzione totale e duratura dell'atteggiamento difettoso del piede. G. GALLETTO.

TRAUMATOLOGIA

H. J. SvoBonA. Chir. », n.

La cura dtUa cefalea dopo traumi dtl cranio. (« Zentr. tlir II,

13 marzo 1937).

L 'A., premesse varie teorie tendenti a spiegare la genesi della cefalea e di altri disturbi soggettivi che insorgono dopo traumi del cranio, e, premessi i risultati delle nceréhe sull'azione biologica delle soluzioni ipo cd ipertooiche, espone un metodo di cura della cefalea dei traumatizzati del cranio, che ha dato buoni risultati nella clinica universitaria di Gratz. In quanto alla genesi della compressione cerebrale traumatica e dei consecutivi sintomi soggettivi (cefalea, senso di vertigine ed obnubilamento del sensorio), l'A. dà la colpa all'aumen~ta formazione di lìquor; mentre altri ne cercano la causa o in un mancato deflu$so del liquor e concomitante anemia dei centri nervosi, o in un aume nto della pressione cerebrale, o in una meningitc sierosa circoscritta. Ricerche fatte sull'azione biologica di soluzioni ipertoniche ed ipotoniche hanno dato i seguenti risultati: 0 I - Con l'uso di soluzioni ipertoniche si nota un aumento della massa sanguigna ed un rimpicciolimento dei vari organi e tessuti per wttrazione a questi ultimi di una quantità di liquido proporzionale alla concentrazione della soluzione impiegata. In particolare si può osservare un abbassamento della pressione endorachidea ed una diminuzione del volume cerebrale. Si h:~ inoltre un aumento transitorio della gettata


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cardiaca al secondo e della pressione sanguigna. La quantità eccedente di acqua alla fine viene eliminata per mezzo dei reni, della cute e dei polmoni. 2° - Con l'uso di soluzioni ipotoniche si osserva una dimintUzione della massa sanguigna ed un aumento di acqua nelle cellule dci vari organi e tessuti. In particolare si ha un aumento della pressione enàorachidea cd un aumento della massa cerebrale. 3° - Dei tre fattori che costituiscono la pressione endocranica, e cioè della pressione sanguigna, della pressione dei liquor e della pressione della massa cerebrale, con l'introduzione di soluzioni ipo ed ipertoniche, viene influenzata principalmente la pressione del liquor, che si dimostra in prima linea responsabile della modificaziont: della massa cerebrale. In seguito ai risultati delle ricerche sugli effetti biologici delfe soluzioni ipo ed ipertoniche nella cura della cefalea consecutiva a traumi cranici, si è usata la osmorcrapia, controindicata però nei soggetti con affezioni renali o circolatorie. Kamniker preferisce le soluzioni ipertonichc di glucosio, giacchè le soluzioni iper· toniche di cloruro di sodio provocano un assorbimento immediato di liquido dai tessuti ed infine una compressione cerebrale, e quelle di solfato di magnesio possono dar luogo a fenomeni tossici. Parecchi seguaci dell'osmoterapia vantano buoni riwltati con l'uso di soluzioni Ìpertoniche di glucosio al 33 % o al 50 %, iniettate per via endovenosa nella quantità di 70.100 cc. ogni due, tre, quattro giorni c talora più volte in un giorno, a seconda dei casi. L'A. infine espone il seguente procedimento terapeutico, usato nella clinica universitaria di Gratz: 1) somministrazione profìlattica di urotropina, che oltre all'azione battericida, ha un 'azione ipertonica. Mediante tale profilassi nei traumatizzati del era· nio si è evitato per lo più l'insorgenza della cefalea; 2) glucoso-terapia nel caso che, nonostante la profilassi urotropinica, insorga la cefalea. Sono state usate soluzioni glucosate al 30 '% cd anche al 25 %, iniettate lentamente per via endovenosa nella quan· tità di 50 cc. per tre giorni consecutivi. Con queste dosi minime si sono osservate raramente trombosi della vena scelta per l'iniezione c si sono avuti ugualmente buoni risultati, facendo naturalmente rimanere il paziente a riposo assoluto a letto e faccn· dogli applicare il freddo (borsa di ghiaccio) sulla testa. E. ZAFFIRO. B. KARITZKJ. Lesioni dei vasi e loro trattamento. (« Zentralblau fiir Chirurgie )), n. r, gennaio 1937). Le ferite d'arma da fuoco in tempo di pace sono di poco meno importanti di quelle di guerra e sulla loro cura sono stati fatti stud~ cd esperimenti dalla Scuola del prof. Rehn. L'A., dopo avere richiamata anzitutto l'attenzione su alcune lesioni d'arma da fuoco dei vasi degli arti inferiori, le quali possono passare inosservate per la peculiare costituzione anatomica della parte colpita, e~ponc in particolare un caso, nel quale, in seguito a,d un caìcio al polpaccio sinistro, si era formato un ematoma sotto· aponevrotico per colpa del quale, a distanza di tempo, era sopravvenuta una sintomatologia da mancata irrorazione della parte distale dell'arto leso. Lo svuotamento dell'ematoma e la legatura del vaso leso hanno condotto alla guarigione della sindrome asfittica a carico principalmente del piede. Con la descrizione di questo caso, in analogia con quanto può verificarsi in conseguenza di lesioni d'arma da fuoco, l'A, vuoi dimostrare che una lesione dci vasi della gamba, a causa della capacità di tensione della fa~cia, può passare inosservata, mentre lo spandirnento di sangue al di sotto di essa può dare fenomeni gra\'i di mancata irrorazione sanguigna per la compressione che essa esercita sui vasi non :esionati, arrestando in tal maniera la circolazione. L a gravità di tali fenomeni circolatori rende necessario un intervento immediato consistente, anzi-


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tutto, nell'incisione dell'aponevrosi seguita dallo svuotamento dell'ematoma. Quanto alla lesione vasale, la cura può consistere nella doppia legatura del vaso interessato, ove si tratti di medie o piccole arterie, le cui funzioni irroratrici, rispetto al relativo territorio di distribuzione, possano essere sostituite da un circolo collaterale. Nel caso invece che si tratti di arterie di maggior .::alibro sorge la necessità di provvedere a mezzo della sutura (laterale o circolare a seconda del tipo della lesione), semprechè l'asportazione di parete vasale sia lieve. Qualora abbiasi a che fare con una cospicua asportazione di sostanza vasale (così di piccole e medie come di grandi arterie) si può ricorrere alla sutura diretta dei monconi previo allungamento di essi, per trazione, in eventuale opportuna posizione della parte colpita (posizione Ji scarico delle articolazioni nella sutura della succlavia e della poplitea; atti tudine della testa nella surura delle carotidi). Tale allungamento dei monconi vasali ha per conseguenza la diminuzione del volumeminuto di sangue circolante, la quale viene compensata dall'elasticità delle pareti nei soggetti giovani, mentre nei vecchi, in genere, cd in particolare negli arteriosclerotici tale compenso viene a mancare e la nutrizione nella parte ne risulta compromessa per i'insuffìcienza della massa sanguigna in c.-ssa circolante. A tale proposito, l'A. descrive il caso di una ferita d 'arma da fuoco a carico dell'arteria femorale, trattata colla sutura diretta previo allungamento dei monconi vasali, il cui esito è stato successivamente compromesso dal sopravvenire di lesioni arteriosclerotiche generalizzate che hanno dato luogo a gravi disturbi circolatori con conseguente cancrena delle dita del piede. Nelle gravi perdite di sostanza dei vasi, l'A., sulla scorta delle conclusioni a cui è giunto il prof. Rehn in seguito ai suoi esperimenti, consiglia una plastica con il trapianto di un pezzo di vena e riporta due casi clinici curati in tale maniera. Nel primo caso si trahava di un'aneurisma dell'arteria femorale, datante da pa-

recchi anni, curato con l'asportazione della sacca aneurismaùca e successivo trapianto di 18 cm. di vena (grande safena). Il decorso postoperatorio di questo caso è stato buono, con ripristino di una soddisfacente circolazione dell'arto benchè all'arteriografia, eseguita qualche tempo dopo col Thoratrast, si notasse un'ombra più lieve, più sottile, corrispondente al trapianto, con dilatazioni a forma tondcggiante distribuite a distanze regolari e dovute alle valvole venose non disposte nel giusto senso della circolazione arteriosa. Nel secondo caso si trattava di una vecchi:t ferita da scheggia di granata in corrispondenza dell'ultimo tratto dell'arteria femorale, seguita da aneurisma e da alterazioni circolatorie a carico del piede. Quest'aneurisma veniva curato con l 'asportazione c> col trapianto di un pezzo di vena lungo 12 cm. A sette mesi di distanza dall'operazione, il paziente era in condizioni da poter riprendere le proprie occupazioni e l'arteriografia dimostrava l'arteria femorale ben iniettata in tutto il suo decorso con due punti ristretti in corrispondenza dell'inizio e della fine deJ trapianto venoso. Secondo l'A., in conclusione, nella cura delle lesioni dei vasi si possono ottenere risultati soddisfacenti semprechè si tengano presenti i dettami della fisiologia circolatoria.

E. ZAFFIRO.

NEURO- PSICHIATRIA L.

BINI. -

Sull'tmiatrofia facciale progressiva. {« Rivista sperim entale di Frenia.

tria >>, vol. LXI, fase. I, 1937). L'A. prende lo spunto del suo importante lavoro - che riassume, coordina e vaglia quanto era a nostra conoscenza a proposito di questa non rarissima infermità da quattro osservazioni cliniche personali. 7 - · Giornale di medicina militare.


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Trattasi di un ragazzo, due fanciulle ed una donna, accuratamente studiati dal punto di Yista clinico, radiografico, vcgetativo-farmacodìnamìco, ecc. Risultati particolarmente interessanti fornì la prova dci colliri, la quale consentì dì rilevare, in tutti i casi studiati, uua peculiare «sindrome para~impatìca dissociata » da ipoeccitabilità parziale ddla sezione parasimpatica oculo-pupillarc. Il Bini passa, quindi, a discorrere della patogenesi - tuttora oscura e discussa dcll'emiatrofia facciale progre~siva. Egli enumera anzitutto le teorie patogenetiche più accreditate: quella che attribuisce il prodursi de! grave disturbo ad una alterazione della catena laterale del simpatico; quella che ne incolpa lesioni del trigemino; quella che chiama in causa lesioni dei centri vegetativi del fusto encefalico. Anche l'A. si schiera fra i partigiani di quest'ultima teoria c - più precisamente - f ra coloro che, col L~ri, attribuiscono le patologiche modifìcazioni dell'innervazione vegetati va nelle regioni della faccia colpite dalla malattia ad un'affezione dei cenu·i neuro,·egetativi superiori (diencefalici). Finalmente, circa l'etiologia Jdl'infermità in tli~çor~ l'A, ritiene - col Wartcn· bcrg - che il processo morboso sia, \<erosimilmente, legato - dì solito - a processi degenerativi abiotroticì, sì che le malattie infettive, spesso invocate quali causa dcll'emiatrofia, avrehhcro soltanto importanza rivelatrice - o accelt:ratrice dell'emiatrofia stessa. CARLO

Luoo VAN BucAJ::Rl". - Interesse dello studio delle n. 3 1, 17 aprile 1937 e n. 37, 8 maggio 1937).

RIZZO.

lipidosi. (« La Presse médicale >>,

Vasto e nuovo capitolo, di grande interesse per la neurologia, l'oftalmologia c la medicina interna, che l'A. tratta dividendo le malattie del metabolismo lipideo in lipidosi da fosfatidi, da cerebrosidi, da colesterina. Lipidosi da fosfatidi. L'idiozia amaurotica infantile, elevata ad entità clinica per merito di Warren Tay, oculista, e di Sachs, neurologo, divenne autonoma quando Schaffer descrisse la « degenerazione utricolare >>. Successivamente Schaffer e Spielmeyer riconobbero l'analogia della malattia di Tay - Sachs con la forma giovanile di idiozia amaurotica familiare, che Schaffer ritenne dovuta ad un edema primitivo dello jaloplasma, cioè del citoplasma amorfo interfibrillare, con precipitazione dei lipidi in una seconda fase, mentre Spidmeyer emise l'ipotesi che il proc~so fondamentale consistesse in un deposito sia nei corpi cellulari, che nei loro prolungamenti, di sostanze del gruppo dei grassi, molto vicine, per la loro colorazione, al lipocromo normale o senile. Si tentò di determin are la natura dì detta sostanza saggiandone le affinità tintoriali, ma data la poca sicurezza del metodo istochimico, cui Hueck negò qualsiasi valore, l'A., seguendo Benders, la classifica fra i lipidi. Il processo ganglionare di Schaffer costituisce il tratto comune alle varie forme di idiozia amaurotica, dalla malattia originale di Tay- Sachs, che colpisce i lattanti da 6 - 8 mesi, terminando sovente nel 1"- 2" anno ed è caratteri zzata da una chiazza rosso.. ciliegia sulla regione maculare, grave involuzione mentale, tetrapiegia flaccida, da fenomeni sp::1smodici generali c cecità, alla forma giovanile di Spielmeyer, consistente in demenza all'età ddla scuola, disturbi motori e visi vi ad evoluzione lenta. E' evidente l'importanza dell'esa me oft::~lmoscopi co, che costituisce la più preziosa guida non solo nella for ma di T ay - Sachs, ma anche in quella giovanile con retinite pigmentosa. Altro passo ava nti si fece quando Knox, Wahl e Schmeisser dimostrarono l'associazione dell' idiozia amaurotica con la malattia di Niem<~nn - Pick, affezione familiare e congenita S\'iluppantcsì nella prima infanzia, a preferenza nelle bambine ebree. con splcnomegalia. qualche ganglio, colorazione brunastra dci tcgumenti, ascite, edema delle mani, della facc ia, dei polmoni, leggera anemia, talvolta leucopenia. L'Obcrling giunse

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a definire l'idiozia amauroùca come <( una localizzazione nervosa Jel Niemann- Pick )), ossia come una affezione locale di un disturbo metabolico generale. L'origine della malattia amaurotica secondo lo Spiclmeyer va ricercata in un disturbo del metabolismo lipideo ed in particolare dei fosfatidi. Le ricerche sulle milze di Niemann- Pick avevano mostrato a Bloom e Kern, a Brahn e Pick che i li pidi intracellulari erano dei fosfatidi del gruppo della lecitina, con molti grassi neutri ~:d una piccola quantità di colesterina. Lipidosi da cerebrosidi. La scoperta delle relazioni fra idiozia amaurotica e m. di Niemann - Pick fa riaffacciare il problema del m. di Gaucher, affezione conosciuta attraverso lo studio di oltre 70 osservazioni e caratterizzata da epatosplenomegalia, pigmentazione ocra- bruna dei tcgun:tenti, lcucopenia c modificazion~:, generalmente lenta dello stato generale, che ricorda l'emawcromo~ i. La diagnosi si poggia sulle cellule ù piche presenti nella sostanza raccolta con puntura dalla milza. Epstein riscontrò nella sostanza di Gaucher una sostanza avente le proprietà della ccrebrina, del gruppo dci ccrebrosidi, e nello stesso anno, 1924, H. Licb ne iw lò la chcrasina. Lipidosi da colesterina. Gruppo 1~on ancora ben esplorato, se si esclude la malattia di Schuller- Christian. Rowland inditò nel 1928 i rapporti di questa malattia, rappresentata nei c:1si tipici dalla triade: lacune craniche, csoftalmia., diabete insipido, e la definì come una forma di xantomatosi, mostrandone, nello stesso tempo, le analogie con le malattie di Gaucher c di N iemann · Pick. Esiswno osservazioni della m. di Schiillcr - Christian con importante partecipazione del sistema nervoso, rilnabile con s.:gni clinici particolari. La m. può :lccompagnarsi ad alterazioni intracerebrali focali c diffuse, che sono certo differenti da quelle che sì conoscono nelle malattie di TaySachs, di Niemann - Pick e di Gaucher. Il meccanismo dei s intomi neurologici non è necessariamente la compressione cerebrale per masse durali, invocata si nora, ma molto particolare è il carattere chimico rivelalto dalle ricerche di Epstcin c Lorenz, per i quali le masse durali sono costituite da un complesso di grassi neutri: c di colesterina. L'A., valendosi dell'appoggio dd la fondazione Rockcfeller, si promette di continuare le ricerche sulle differenti forme di lipidosi, al cui studio necessita una vera gerarchia di discipline. PANDOLFI.

OFTALMOLOGIA ToMMAso SARNELu. - La cecità nc:t paesi coloniali cd i mezzi per prcvtnirla. («Atti della XXV Riunione della S. l. P. S. a Tripoli », Tip. Successori Fratelli Fusi, Pavia).

E' una conferen7.a che ~i legge tutta d'un fi:Jto perchè in ogni rigo traspaiono la passione c la conoscenza completa dell'argomento che fanno del prof. Sarnelli, maggiore medico del R. E., un autentico pioniere dello studio di questa branca dcll'oftalmoiatria, tanto impottànte oggi specialmente che possediamo un Impero coloniale. L'A. dopo interessanti considerazioni etnografiche e nosogeogralìche conferma che !: fuori d'ogni dubbio che le malattie oculari sono le più importanti c le predominanti /m quelle dei tropici e delle loro adiacenze, di cui è eloquente testimone la frequenza impressionante della cecità nei paesi tropicali- coloniali. Purtroppo non abbiamo una statistica della cecità nei paesi tropicali, ma quanto alle nostre Colonie, il nostro Im pero, possiamo avere la più ferma fiducia che inchieste serie, totali, sistematiche non tarderanno ad esservi istituite. «Vediamo, intanto, di penetrare le ra!c;ioni per le quali l'entità di un simile feno~eno non trova riscontro nelle proporzioni della cecità nei nostri paesi c di esaminarne le cause, che sono quelle che più ci preme conoscere. Ciò facendo, anche fugacemente, noi saremo entrati in pieno nel campo dell'oculistica tropicale .: disciplina che proprio


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dalle .:ause patogene, legate strettamente a tutte le condizioni ambientali, trae la certezza della sua dignità specifica; e che io vado da anni considerando una specialità costituita di due elementi disparati, quali sono la comune Oftalmologia e la Patologia generale tropicale, ma che l'esperienza clinica, che nasce unicamente dalla pratica dei tropici, è capace di cementare indissolubilmente in un'armonica e preziosa unità » . Gettate così le basi dell'oculistica tropicale l'A. esamina i fattori localistici che in Colonia favoriscono il deternùnarsi della cecità, e passa quindi ad elencare le cause morbose determinanti la cecità in generale, e poi quelle particolari che sono: di natura fisica (prima di ogni altra le radiazioni luminose, sempre eccetsive nei tropici a qualsiasi altitudine), di natura biologica, di natura tossica e carenziale. Mette in giusto rilievo il grave pericolo che costitÙiscono le manualità empiriche ancora in favore presso la maggior parte degli indigeni. Quindi passa a trattare del più gra nde problema dell'oftalmologia coloniale rappresentato dal tracoma. Qui l'A. accenna ad una sua ipotesi, maturatasi attraverso un'esperienza annosa fatta su tre continenti afflitti da tracoma, di una sua etiologia lcgatrt da una parte alla morfologia ed alla costituzione e dall':~ltra a cause molteplici esterne e di varia natura, ma le une e le altre dominate, attivate, coordinate e rese efficienti dalle radiazioni luminose così da poter ritenere il tracoma una « malattia da luce ». Sviluppa tutta l'importanza che ha nelle nostre colonie la lotta antitracomatosa e propugna l'istituzione di un centro specializzato di studi di oftalmologia tropicale nella Madre Patria, di un centro clinico di perfezionamento e di azione assistenziale, profilattico in Colonia, e di ospedali oftalmici mobili, viaggianti, per andare continuamente alla ricerca amorosa e premurosa degli ammalati, per curarli ed operarli, specialmente nei piccoli centri situati fuori delle grandi vie di comunicazione, negli angoli reconditi c defilati dall'attenzione generale. L'A. conclude dimostrando la necessità ed utilità pratica, etica e spirituale, di

una grandiosa azione preventiva da condursi nel piano dell'impero, (( per combattere nelle sue cause lontane c vicine la cecità nelle terre tropicali, e specialmente quelle che più di tutte ci riguardano, le nostre Colonie, affìnchè cessino di aggirarsi sul loro suolo tante maschere dolorose, reali e ben visibili testimonianze dci mali che vi regnano». T ESTA.

DERMO-SIFILOGRAFIA

Contributo allo studio degli itteri che sopravvengono nel corso della. terapia arsenica.le. («La Presse médicalc », t • maggio 1937, n. 35).

M. GRAFFAR. -

Diversa è stata ed è tuttora l'interpretazione etiopatogenetica dell'ittero che si osserva in luetici nel corso della terapia arsenobenzolica: ittero di natura tossica secondo alcuni, monorecidjva epatica determinata dal preparato arsenicale, e paragonabile alle neurorccidive ed alla reazione di H erxheimer, secondo altri, oppure ittero infettivo banale facilitato da uno stato di fragi lizzazione epatica da parte della sifilide e dell'arsenico. Concezioni patogenetiche diverse, anzi opposte, che, esorbitando d al campo puro dell'in vcstigazione teorica, assurgono ad importanza pratica notevole: come deve comportarsi il medico per la terapia ? Osservazioni preciS<" antiche e recenti hanno ~tabilito che nell'infezione sililitica si può osservare l'ittero, di cui è stata de~critta una forma benigna ed una forma grave. Quest'ultima mena all'atrofia acuta del fegato cd alla morte. La prim:1 evolve di solito con la sintomatologia dclì'ittero catarrale, da cui, non ostante tutto ciò che è stato detto e scritto, difficilmente si differenzia, onde alcuni AA. hanno negato ogni ra~ porto etiopatogenetico con b sifilide e l'hanno considerato come u na fortuita com plicanza di natura infettiva.


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E' ben stabilito però, specie per le ricerche di Freundlich e W olff, che la sifilide determina, anche precocemente, lesioni del feg:no, che ~i traduco no con note d'insufficienza dell'organo, tuttavia ciò non è ritenuto sufficiente per ammettere la natura luetica di questi itteri. I quali, mentre nel periodo presalvarsanico er:mo rari (o,s- 2 %). sono saliti al 5-6 '":~. con l'introduzione della terapia arsenolx.nzolica, onde si è parlato di ittero arsenobenzolico, e la denominazione ne indica chiaramente l'etiologia. Le note nosologiche di quest'ittero sono molt" simili a quelle dell'ittero sifilitico: assenza di febbre e di disturbi gastroenterici, appetito conserv:Jto, feg:no spesso ingra ndito. Il decorso di solito è benigno. Grande è la discordanza nell'interpretazione etiopatogenetica. Milian ha tenacemente sostenuto, in analogia alle neurorccidive, che t.1li itteri sono dovuti a riattivazione dell'infezione luetica, sotto l'azione degli arsenohenzoli, onde prescrive la intcnsificazione della specifica terapia. Gli argomeMi invocati a sostegno di tale concezione (comparsa dd la sinùrome ùopo la cura eù in casi insufrìcicnte· mente curati, coesistenza di altri sintomi di lue, positivitj della reazione Wassermann, guarigione con la terapia specifica, ccc.) non sono rimasti senza obiezione, anzi alcuni sono stati decisamente CQnfutati, onde l'assolutismo del sililografo francese ha trovato pochi seguaci. L 'origine tossica, sostenuta principalmente da Sicard, mal s'accorda con numerose osservazioni cliniche, dimostranti che gli stessi malati, che in un primo periodo hanno avuto l'ittcro, non l'hanno più ,Jvuto in periodi successivi, anzi spc~so sono guariti con k1 continuazione della cura. Che nel corso della terapia arsenobcnzolica si producano altcraz,ioni funzionali del fegato è stato in modo non dubbio dimostrato da Widal, Abrami ed altri, mediante la prova dell'emoclasia digestiva ed altre ricerche, ma ciò non ci autori~za ad una concezione arsenotossica degli itteri in esame. Il fattore ~ifilidc e quello tossico concorrono a diminuire la resistenza del fegato, a fragilizzarlo, onde più facilm ente banali infezioni possono determinare la sindrome itterica. Scaturisce così La terza concezione, più aderente all'osservazione clinica, per cui l'ittero cosidetto arsenobenzolico altro non sarebbe che un ittero catarrale comune in sifilitici sottoposti a terapia arsenicale, sifiliùe ed arsenico avendo più importanza di fattori coadiuvanti, facilitanti la infezione del fegato e delle vie biliari. Tale ittero in base a precisa casistica spesso si presenta sotto forma epidemica in famiglìe, in luoghi di cura di luetici, anzi si è osservato anche in medici ed infermieri ; come nell'osserva· r.ione dell'A. nella clinica dermosifilopatica dell'Università di Bruxelles. Questa concezione etiopatogenctica riceve ancora conferma dall'indipendenza dell'ittero dai sintomi clinici c sierologici dell'infezione luetica, dalla regolarità e dal tempo del trattamento e dal periodo in cui l'infezione si trova. Ancora, manifestatosi l'ittero durante un ciclo di cura arsenicale, difficilmente recidiva. L'affermazione che qucst'ittero è più frequente in periodo primario e secondario della sifilide è smentita da precise osservazioni statistiche, in quanto tale maggiore frequenza è apparente ed è solo in dipendenza del maggior numero di luetici, che in tali periodi sono sottoposti a terapia arsenicale. Dalle osservazioni dall'A. riportate e da altre raccolte nella letteratura risulta pertanto che la concezione patogenctica allo stato attuale più rispondente è che l' ittcro cosidetto arsenobenzolico è un ittero catarrale comune da infezic ne, la quale è dalla particolare fragilizzazione del fegato da parte della lue e della terapia arsenobenzolica iacilitata. T ale concezione indica c precisa la condotta del medico in rapporto alla terapia dell' ittero cd a quella arsenicale della lue. Quest'ultima, salvo particolari condizioni epatiche, non va interrotta, ma llltegrata dalla terapia ùell'ittl'ro catarrale comun;:-. o' ALESSANDRO.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Dlred one Generale dJ Saalll militare nell'agosto 1937-XV)

ANZIO (Campo san. eli m. milit.) • Primo capitano medico LuiGI BoLLA: Incidenti del

pm:umotomce trrrapeutico. L'O., dopo avere trattato per sommi capi dei vari incidenti che possono occorrere durame la pratica del pncumotorace terapeutico, si è soffermato sui due più importanti e particolarmente pericolosi per la vita del paziente: l'embolia e l'eclampsia pleurica. per postumi ormai molto rari, data la continua perfezione nella pratica pneumotoracica, indicandone la probabile e più logica genesi e la terapia d'urgenza, che elettivamente deve essere praticata caso per caso. • Tenente chimico farmacista GIUsEPPE PoRTELLI : Disinfettanti e disinfezio11i.

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Primo capitano medico DoMENICO LISTA: Un caso di infrazione dell' oc. cipitale co11 lesione da contraccolpo all'o-recchio medio s., in seguito ad investimento automobilistico.

GORIZIA •

• Primo capitano medico prof. PIETRO MARI N: Un caso di febbricola da ascc.<so appendicolare latente.

*

UDINE • Primo capitano medico ANTONIO FARAONE: La venereofobta. Un tipico caso di bleno-sifìlofobia ~ dall'O. illustrato in un soggetto, in serviZIO da oltre 15 mesi ed ormai prossimo al congedo, immune da precedenti famigliari e personali neuropatici o comunque morbosi. In seguito ad accoppiamento sessuale mercenario praticato un mese fa, il soggetto è addirittura ossessionato dalla preoccupazione di aver contratta una malattia celtica : giorno e notte è spinto irresistibilmente ad esaminare ed a far controllare da medici, infermieri e persino da altri ricoverati i propri genitali, nei quali teme di ravvisare segni di contagio; notevolmente depresso, avvilito e refrattario a qualsiasi ragionamento, « supplica di essere curato e salassato; rifiuta qualsiasi licenza. rifiuterà anche il congedo imminente, dichiarandosi a tu tto disposto - anche alla relegazione (sic !) - piuttosto che ritornarsene in famiglia., nel timore di apportarvi il contagio,,, ecc. Naturalmente l'esame clinico dei genitali, praticato anche dallo specia~ista ve ncreoiogo, risulta negativo, come pure la W . R. e l'analisi delle urine; negativo dd pari l'esame degli organi interni: i colori della floridezza rifulgono sulle gote del soggetto. nel quale peraltro si rilevano note di clistonismo neuro-vegetati vo, con una marcata iperidrosi ascellare emotiva del Besnier. Accennasi al trattamento psicoterapico praticato con un certo successo, sintetizzando il meccanismo p~ icogenetico della sindrome morbosa, in cui fatti di auto- ed eterosuggestione collimano ad instaurare uno stato fobico, talora spingendolo sino aJ :H· teggiamenti ossessivi.


RIVISTE MEDICHE MILITARI BuUdin Intematfonal dts Services de Santé des Armées de terre. de mer d de J•atr. - Pubblicato. dall'<, O(fice l nternational de Oocumcntation de MéJecinc Militaire "· Liegi (Belgio). N. 7• luglio '937·

Suhateanu: Saggio storico sulla medicina militare in Romania. IX Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militare. Comitato Permanente dci Congressi internazionali ùi medicina e farmacia mi litare. 7• Sessione dell'Ufficio internazionale di Docume ntazione di Med icina militare. Commissione medico· giuridica: Gaumier: La Corte Permanente di Giustizia Internazionale. Fuller: Gli aspetti della guerra totale. lstvanlfy: Importanza delle convenzioni concernenti la guerra aerea. Rivista internazùma/e. Ufficio internazionale di Documentaz ione di Medicina militare: Schede bibli<r grafiche. Riviste mediche militari. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, Anno XXXVI,

giugno '937·

Merlo Gomez: Esplorazione radiologica degli apici polmonari. Roca: F ratture di guerra. Lagomarsino, Dal lAgo e Loretti: Le lesioni sino viali nelle rotture dei menischi. O pizzi : Brucellosi. Carr6n: « Stardardizzazione >> della reazione di Mantoux. Le reazioni false. Mazza: Semplice apparecchio per il pneumotorace. Machicate: Alterazioni dentarie nella credo - lue. FRANCIA.

Archivts de Médecine d Pharmade Navaies. -

Servizio centrale di Sanità, Ministero della Marina, Parigi. Fase. I, gennaio-marzo, tomo CXXVII, 1937.

Bobichon: Un grande farmacista, un grande coloniale: il Governatore generale Victor Liotard. Pierre c Constans: Il centro di fisioterapia della Marina a Rochefort. Pt:rvès e Badelon: Studio di alcune recidive di lussazione della spalla (varietà antero-interna) dopo trattamento coll'operazione di Oudard c sue varianti. Brcui/ e Brun: Riflessioni sulle adeniti inguinali veneree osservate a Salgon. Andzjren e Buffe: Sulla determinazione dell'indice di polipeptidemia del siero di sangue. Malavoy: Relazione medica di fine crociera dei sottomarini Protéc e Actéon. Savès: Lesioni traumatiche rare del gomito. Masure, Savès e Pirot: Angio-lupoide o lupus tubelfcolare attenuato. Loycr: Ostcomielite del radio destro. Resczione sotto-pcriostea dell'osso. Guarigione. R igenerazione ossea. Loycr: Una punta d'ago ritenuta nella parete toracica.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

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Godal: Tossidermia professionale. Carboni c Laurent: Edema elefantiasico streptococcico recidivantc della verga c dello scroto dopo adencctcmia mgui no-crurale bilaterale per malattia di Nicolas-Favre. POLONIA.

Ltkarz Wojskowy. - Organo Jegli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyszkolcnia; Sanit. Gornoslaska 45, Var~:wia. N. 11, 1° giugno 1937·

Lonkosz : Studio sull'elettrocardiografia neglj sportivi. Prima parte. Gli sciatori. Kapuscin.rki: La psoriasi e il ~uo trattamento (contin uazione e fine). Sowiakowski: Il trattamento delle feri te, delle scottature e dei processi i nfiammatori con l'olio di fega to di merluzzo. Korczakowski : Ferite del cuore da istrumenti a punta. Sikorski: I mpressioni raccolte in visite a stabilimen ti industriali e farmaceutici in G(.ormania, in Svizzera e in Austria. Sarvicz: Le indicazioni e le controindicazioni concernenti il trasporto di malati c feriti in aeroplano.

N . 12, 15 giugno 1937· Gradzienski : Fisiologia e patologia del timo. ùmkosz e Zieza: Ipertensione arteriosa nei giovani dediti agli sp<>rts. FiumeJ : Influenza dello sci sull' attitudine fisica e psichica del personale volante. Krzewinski: Tossicologia nello sport. Rettinger : L'organizzazione dell'assistenza sanitaria negli sports. Mikowski: Assistenza medico-sportiva a Varsavia. RUSSIA.

Voenno Sanitamoe Delo. -

Gosudarslwennoe, isd-wo. Mosca, n. 4, aprile 1937.

La Direzione: I n memoria di l. P. Pavlov. Alkiniu: Il servizio sanitario presso l'Aeronautica m ilitare. Apollonov e Miroltnbov: l voli ad alta quota. Constatazioni sul consumo dj ossigeno in bombole, in relazione all'altezza. Krotkov : Uno speciale scafandro per i voli ad alta quota. Kalmikov: U na " tuta l> a riscaldamento interno elettrico per gli aviatori. Chodin: Come debbono nutri rsi gli aviatori. Zaìontz kovoki e Kogan: Gli occhiali per gli aviatori e per gli osservatori. Zirii11: La protezione degli •x:chi durante i voli artici o sui ghiacciai di alta montagna. l<ulikovosk,y: Àpparecchi di protesi per rinforzare l'uJito. O;:solichinn : L'apparato vestibolare nei riguardi degli aviatori. Alandarov: Statistiche di cJjminazione negli allievi aviatori in dipendenza di difetti dell'apparato vestibolare. Mìchein : L'i mportanza degli accertamenti relativi all'appa:rato vestibolare nella scelta degli allievi aviatori. Li11gast: Considerazioni sul servizio della Croce Rossa ndl'Acronautica, dopo un csperime.nto di tre anni.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

1021

STATI UNITI.

The Military Surgeon. -

Army Medicai Museum and Library. Washington. Vol. LXXX I,

N. 1, luglio 1937.

Castellani: Aspetti sanitari della guerra i taio-etiopica. Hume: Il più vecchio ospedale d'America. Coller: La cangrena gassosa nella chirurgia civile. Timberlake: Una rassegna di cento amputazioni i.A{I t:r: Contributo di Medicina sociale. Gillmor: La passione per la lettura di materie militari. Hendricks: Ferite degli occhi da arma da fuoco. SVIZZERA.

Vierteljahrsschrift fiir Schweizerische Sanitatsofiziere. -

Rivista trimcstrale del Corpo sanitario militare svizzero. Basilea. N. 3, giugno 1937.

de Kalbermatten: Sarebbe utile e possibile la creazione di una associazione medicomilitare svizzera ? Ritter: La trasfusione del sangue negli eserciti, in pace e in guerra (cominuazione).

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l

NOTIZIE Promozione per meriti eccezionali. S. E. il prof. Giovanni PETRAGNANI, direttore generale della Sanità pubblica, tenente medico di complemento, è stato promos~o capitano per maiti eccezùmali, con la seguente motivazione: Ujfiàale medico nella grande guerra. Rettore nella Universztà di Sie11a, Prefetto dd Regno. Diretto·re generale della santtà pubblica. Ndla vita civile ha ricoperto e ricopre i m p01·tantissime carie/se rendendo ottimi servizi e dimostrando elette doti organizzati ve e direttive. (Roll. Uff., 9 St"ttembre c. a.).

Bollettino dd Corpo sanitario militare. Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI. BASILE Antonio. - In data 26 dicembre 1935-XV, cessa di essere disponibile per il ministero finanze (commissione med. pens. guerra Chieti). PRIMI CAPITANI. CoRnCELLI Mauro, membro eff. comm.ne medica pens. guerra F irenze. 14 febbraio 1935·XIII, cessa di far parte della commissione di cui sopra.

In data

TENENTI. DI TRAPANI Salvatore, s6" fant. - R. corpo truppe coloniali Libia (Tri politania) dal 7 giugno 1937-XV, d'autorità. Dal Bollettirzo ufficiale, disp. 45", 12 agosto 1937-XV.

*

Ufficiali medici. MAGGIORI. MoAURO Aurelio, ospedale militare Chieti. - In data 14 giugno 1937-XV collocato m aspettativa per infermità provenienti da cause di servizio per mesi sette. PRJMI CAI'ITANI. D E MICHELIS Corrado, ospedale militare T orino. - E' autorizzata la rettifica del casato in Demichelis. MALLOZZI Amerigo, ospedale militare Bolzano. - In data 3 maggio 1937-XV colloc.ato in aspettativa per infermità temporanee provenienti cb cause di servi-zio per mesi sei. CAPITANI. MoltF.rrt Giovanni Battista, 26° fant. -

E' autorizzata la rettifica del nome in

<• Giovanni >>.

VAssoLo Antonio, ospedale militare Firenze. - In data 19 gennaio 1937-XV, collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mesi sei.


NOTIZIE

1023

Ufficiali fuori quadro. Ufficiali medici. CoLONNELLI. MoNTANARI Attilio. - In data 4 agosto 1937-XV, è collocato m ausiliaria, per età, con anzianità 1'' maggio I9J2· X. Dal Bollettino ufficiale, disp. 47", 19 agosto I937-XV.

*

Ufficiali medici. PRIMI CAPITANI. MEZZE11I Guido. - In data 3' agosto 1937-XV, è collocato in ausiliaria per ed, con anzianità 6 marzo 1928-VI. AoAMI Felice, distretto Verona. - Ir. data 8 aprile 1937-XV cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana per rientro dal R. corpo truppe coloniali Eritrea. G ....SPARRINI Nicola, ministero aeronautica. In data IO dicembre 1936-XV comandato presso il predetto ministero. CAPITANI. SorriNI Giovanni, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - In data to·ottohre 19)6-XIV comandato presso il ministero dell'Africa l·taliana perchè trasferito come sopra. T ENENTI INCARICATI DEL CRADO DI CAPITANO. DE GREGORIO Gaetano, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - In data 25 novembre 1936-XV comandato presso il ministero dell'Africa Italiana perchè trasferito come sopra. Dal Bollettino ufficiale, disp. 48", 26 agosto I937-XV.

*

Ufficiali medici. C!.PITANI. FtsiCHELLA Gian Battista, osP.Cdalc militare Messina. -

E' autorizzata la rettifica

del nome in « Giambattista >>. TENENTI. ~'At.Essio Giovambattista, R. corpo truppe coloniali Somalia. Ia r ettifica del nome in << Giovanbattista >>.

E' autorizzata

Ufficiali chimici farmacisti. Ufficiali fuori quadro. CoLONNELLI.

PA~NIELLO Alfredo. - In data 31 agosto 1937-XV, è collocato in ausiliaria per età con anZianità 26 maggio 1932- X. Dal Bollettino ufficiale, disp. 49", 2 settembre 1937- XV.


NOTIZIE

1024

*

Ufficiali medici. T ENENn COLONNELLI. DE DoMENICO Francesco, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Messina, cessando come sopra, dal 2 settembre 1937- XV.

Ospedale militare

M.AGGIORI. FRoGGIO Francesco, ospedale militare Trieste. - R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 29 luglio 1937- XV, d'autorità. SoFIO Santi, A. O. I. Eritres. - Ospedale militare Triestt:. CATERINI Federico, scuola allievi ufficiali complemento Lucca. - Id. id. Perugia. BARONE Giovanni, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Scuola allievi ufficiali complemento Lucca, cessando come sopra dall'il ~ettembre 1937-XV. CALLtGARIS Carlo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Direzione sanità militare Alessandria, cessando come sopra, dal 9 settembre 1937-XV. SoLERJ Giovanni, A. O. I. Eritrea. Ospedale militare Bologna. Id. id. Piacenza, cessando MoRI Annibale, R. corpo truppe coloniali Somalia. come sopra, dal 6 ottobre 1937- XV. ToscANO Vincenzo, id. id. id. id. Somalia. Id. id. Alessandria, cessando come sopra, dall'II ottobre 1937- XV. Fusco Angelo, A. O. l. Eritrea. - Id. id. Torino. PRIMI CIII'ITANI. PEcORELLA Mariano, 59° fant. - Distretto Siracusa. FALBO Enrico, A. O. I. Eritrea. - Legione territoriale CC. RR. Bologna. DEL FAllOR.E Guglielmo, A. O. l. Eritrea. - Ospedale militare Roma. FJsCH.ETTJ Giuseppe, 19" fant. - Id. id. Bari. CAPITANI. ' Sns1 Matteo, A. O. l. Eritrea. - 59• fant. MoRCANTI Paolo, R. corpo truppe coEoniali Eritrea. alp., cessando come conav, dal 24 agosto 1937- XV. TAGUAI'ERRO Armando, A. O. l. Eritrea. - Ospedale militare Alessandria. FKIINlcH Emilio, R. corpo truppe coloniali Somalia. Ispettorato sanità zona militare Roma, cessando come sopra, il 25 settembre 1937- XV. PARAGONA Pietro, A. I. Eritrea. fant. CAMPANELLA Arrigo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. 3• art. arm., cessando come sopra, dal 5 settembre 1937-XV. DEL PERCIO Silvio, R. corpo truppe coloniali Libia. Infermeria presidiaria Ravenna, cessando come sopra, dal 4 ottobre 1937-XV. ANNARUMMA Ermanno, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Centro esperienze artiglieria «Nettuno », cessando come sopra, dal 3 sctcmbre 1937-XV. 19° fant., cessando come DE Vtvo Giulio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. sopra, dal 17 settembre 1937-XV.

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TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. GASPAKRO Umberto, A. O. l. Eritrea. - •< Nizza >> cavali. Zo1w Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Somalia. - 4° art. alp., cessando come sopra, dal t ì settembre 1937-XV.


NOTIZIF.

1025

Gwsn Aldo, R. corpo truppe coloniali Somalia. - 11° alp., cessando come contro, dal 25 settembre 1937-XV. DASTOLJ Domenico, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Cagliari, cessando come sopra, dal 25 setcmbre 19.37-XV. T ENENTI. Rrs.wDo Antonino, 21 ° art. div. mot. - lo data 31 maggio 1937-XV, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italinna, per rientro dal R. corpo truppe coloniali dell'Eritrea. SALERNO Alfonso, R. corpo truppe coloniali Eritn:a. - 63" fant., cessando come sopra, dall'u agosto 1937-XV. Russo Sebastiano, A. O. I. Eritrea. - s" nrt. contr. AMl;NTA Audenzio. A. O. I. Eritrea. - 90" fant. ScARPITTI Mario, 13° fant. - Infermeria presidiaria Anzio. ScRo Nicola, 19• fant. - 2° gran. GRANDE Pasquale, R. corpo truppe coloniali Libia. - - s• art. alp., cessando come sopra, dal 5 luglio 1937-XV. MoouGNO Francesco, R. corpo truppe coloniali Somalia. - R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 29 giugno 1937-XV. U f {iciali d11mià fal'mucisti.

CAPITANI. ORLANDO Teodoro, R. corpo truppe coloniali Eritrea. zaro, cessando come sopra, daij'8 settembre 1937-XV.

Ospedale militare Catan-

T ENeNTI. GAMBINO Antonino, R. corpo truppe coioniali Eritrea. - Ospedale militare Napoli, cessando come sopra, dal 9 luglio 1937-XV. Aums1o Giulio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Roma, cessando come sopra, dal 19 agosto 1937-XV. SALTINI Pietro, R. corpo truppe coloniali Libia. - Istituto chimico farmaceutico militare Firenze, cessando come sopra, d:J I 24 giugno 1937-XV. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 51". 9 settembre 1937-XV.

Ricompense al valor militare. MEDAGLIA n'ARGENTO AL VALOR MILITARE. PEDROLI GwsEPPE (u Ubcrto e fu Angcletti Serafìna, nato il 22 agosto 1!:193 a Roma, capitano medico del R. corpo truppe coloniali della Somalia: '' Direi/ore di un ospedale

da campo avanzato e chirurgo di eccezicmale competenza, soldato di altissimi sentimenti. organizzatore brillante, nell'assolvimelltO della sua nobile missione si prodigò durante tutta La campagna in Somalia con esemplal'e spirito di sacn'(icio e di abnegazione. Prima e durante le operazirmi per la presa di Negllelli vclontariamente e ripetutamente si f'OI'IÒ sulle lù;ee più avanzate attraverso zone battute dal fuoco nemico. noncurante dell!l propria esistenza per salvare quella dei combattenti. « !lifirabile esempio di capacità professionale, di sen·no >-prezzo del pericolo, di intima spirituale fusione con l'anima dei combattenti ''· Ncghclli - Harrar, gennaio-maggio 1936-XIV. ME.OAGLIA O! BRONZO AL VALOR MILITARE.

STROPPA CESARE di Luib>i c di Sabacchi Luigia, nato il 30 settembre 1883 a Codogno (Milano), 1° capitano medico di complemento del corpo sanitario della Somalia:


1026

NOTIZIE

"Jlaler;te chirurgo, direttore di un o;pedale da campo ripiegato al seguito di una colonna operante. in due giornate di comhattimroto si prodigava nel compiere importatili inter· venti chirurgici presso la sezione di sanità impiantata in prossimilità delle prime linu, incurante del pericolo personale. Ultimata r assÌSIC11ZO dei /e'riti, partecipava validamente alh1 bonifica del campo di battaglia, scovando anch.e qualche 11emico disperso. Figura esemplare di soldato e profes.;ioni.<tu >>. Birgot, 24-27 aprile 1936-XJV.

0RTELLI GIUSEPPE fu Francesco e fu Colombo Elisa, n:no il 4 luglio 1903 a Luga no (S,·izzera), sottotenente medico del 1° gruppo sguadroni indigeni: u Ufficiale medico d1 111:a colonna operante i.;olatamente, si p1·odigava con slancio ed elet,ato .<entimento dd dovere nel soccorrere i feriti in punti scoperti c battuti dal tiro nl'1nico. Durante 1111 a/lacco notturno di nuclei ribelli all'accampamento, accorreva fl'·ontamente d'imziat1v11 nel punto dove maggiore era il pericolo, medicando e rincuorando con la parola i fenti sebbene fallo ripetutameme segno ai colpi dell'avversario . Durante l'ulteriore a1•anzalil della colonna, confermat'a le sue elette qualità di sanitario valoroso, instancabile ~ sprezzante del pericolo"· Torrente Maki-Lago H orrà-Abaita, 23-27 novembre 1936-XV. CROCE 1>1 GUEIIRA AL VALOR MILITARE. BERTI MARINI EuGENIO di Giovanni e di Pianegiani Luigia, nato il 16 ottobre 1910 a Todi (Perugia), sottotcnente medico di complemento del XVJI battaglione eritreo: " Ufficiale medico, mentre soccorreva alcuni feriti al posto di medìcaz10ne, fatto jegno a breve dùtonza al fuoco di un gruppo di ribelli resptnti da altra posizione, provvede1ra con calma e cOT·aggìo, con i pochi portaferlti a sua dùposì;;ione, a jronteggi11re {avversano e mettere a riparo i faiti ,,_ Debra Sina, 29 settembre 1936-XIV.

~

Onorificenze. ORDINE DEl ss. MAURIZIO E L.'ZZARO. Ufficiale: colonnello medico GiuSEPPE TEOOE (per il collocamento a riposo).

ORDINE DELLA CoRONA D'ITALIA. Ufficiale: primo capitano medico A~f.ATO CALCAGNI, capitano medico GwvA~:-It FRANCHINI (nella forma del moto proprio Sovrano); primo capitano medico Arrn.1o CALVO, primo capitano chimico farmacista ARISTIDE TREVES (per il collocamento in ausi· li aria).

Avanzamento degli ufficiali dell'ausiliaria, della riserva e dd ruolo speciale dd Corpo sanitario. Con circolare n. 673, Giomale militare Jel 9 settembre, a norma degli articoli 2 0 c 114 della legge 7 giugno 1934 n. 899 c successive modificazioni, sono stabiliti i seguenti limiti di anzianità entro i guaii sono compresi gli ufficiali dell'ausiliaria, della riserva c del ruolo speciale del Corp(l s:.mit;Jrio che debbono essere presi in esame per l'avanza· mento ad anzianità ed a scclta ord inaria per l'iscrizione sui relati vi quadri di aYanz:tmcnto per l'a nno 1937· In analogia a yuanw ùisp<Jnc l'anicolo 83 dd R. dec reto-legge r6 g iug no •937• n. 944, non dovranno essere rinnov:Hi, perchè validi a tutti gli effetti, i documenti di :1\'an-zamcnto compibri anteriormente al 1° luglio 1937 nei riguardi degli uEfìciali pre~i in esame per 1'iscri7.ione sui qu:ulri di aY:tnzamcnto per l'anno 1937·1938.

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'

NOTIZIE

Per quanto riguarda le modalità della compilazione degli specchi e l'epoca in cut essi debbono essere trasmessi al ministero, valgono le nonne contenute nella circolare 192

Giornale milita1·e c. a.

..

ANZIANITÀ Ol".ULI U~ ..'JCIALl DA PRR.NORRE l!'li ESAloll PKH L'A VASZAM&NTO

RUOLO

,,

1027

Tenen~i

capita· Primi tenen· ll Maggiori Primi n i e o.apitani ti e tenenti Sottotenenti

Colon nelli

colonnelli

1·1-'1002

S0-6-1927

!tl-12-1925

Sl-12-192:3

81-12-1930

81-12-1938

-

25-5·1932

Sl ·3-1924

29-3-1928

24.!).1930

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Hed<ici ()himici-farmaciwti

:

Avanzamento degli ufficiali di complemento del Corpo sanitario.

:.

Con circolare n. 672, Giornale militare del 9 settembre, a norma degli articoli 20 e I 14

..

della legge 7 giugno 1934 n. 899 e successive modificazioni, sono stabiliti i seguenti limiti di anzianità entro i quali sono compresi gli ufficiali di complemento del Corpo sanitario, che debbono essere presi in esame per l'avanzamento ad anzianità ed a ~celta per l'iscrizione sui relativi quadri di avanzamento per l'anno 1937· In :malogia a quanto dispone l'articolo 83 del R. decreto-legge 16 giugno 1937, n. 944• non dovranno essere rinno\'ati, perchè validi a tutti gli effetti, i documenti di avanzamento compilati anteriormente al 1° luglio 1937 nei ri gua rdi degli ufficiali presi in esame per l'iscrizione sui quadri di avanzamento per l'anno 1937-1938 . Per quamo riguarda le modalità della compilazione degli specchi e l'epoca in cui essi debbono essere trasmessi al Ministero, valgono le norme comenute ndla circolare n . .2.3 Giornale militare c. a. M.t.OOIOBI

R UOLO

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PRI>II CAPITA:"t

'rRNitXTI

SoT·TOTRN BN1' r

Ur&itit di pt-ima li nea .ffnil<t di prima linea f!ni ti& di prim fL linea etàfOO l\noo compreso età 45" anno compreso er.ù ·IO'-' aun.o cor11pr·eso (Ju iliL (f1tiilia,·ie lh •ilà ausiliarie Unillì au•iliarie età 56° anno compreso età 52" anno compri' SO età 41)0 Bit n o comprMO Unitit terrilorrali [fr&ilà terJ"Ìtorwli Unità terri torwli età 58" anno comt>reso eti\56° anno compreso eth 55° anno compriJl!O

Unità di prima li>1ea et.à 400 anno compreso Unità. attailiarie etil48" anno compreso l} ,.;ui territortali etn5SO anno compr eso

Alulici. • ..

81-12-1925

31-S-1924

24-5-1000

Sl-12-1003

Farmacisti

-

-

24-5·1930

31.-12-193.'1

Corso allievi ufficiali di complemento del Corpo sanitario. Secondo disposizioni contenute nella circolare n. 66o, Gioma/e militare del 2 settembre c. a., disp. 47\ il 1° febbraio 1938, presso la Scuola di applicazione di Sanità militare, in Firenze, avranno luogo i seguenù corsi : a) corso per allievi uffic iali medici di complemento. Il numero ùci posti per tal: allievi è di 78o; b) corso per allievi ufficiali chimici-farmacisti di complemento. Il numero dci posti per detti allievi è di 120. Ciascun corso avrà la durata di cinque mesi, e, quindi, terminerà alb data dd 30 gtugno. Presso il reggimento d'a rligl ieria di divisione di fanteria, a Firenze, sarà svolw un corso di equitazione, al quale dovranno prendere parte: gli aspiranti aJlievi uffici:di medici, che abbiano i requisiti fisici per le:: armi a cavallo.


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NOTìZLE

1028

Nella circolare, ed in annesso manifesto, sono spee1hcate le condizioni e le modalità per l'ammissione ai suddetti corsi. Il termine utile per la presentazione delle domande scade il 30 novembre p. v.

Congressi delle Società italiane di M~didna interna e di ChitVrgia. Dal 19 al 22 ottobre, sotto l'alto patronato di S. A. R. il Principe di Piemonte, si terranno a T orino, nel nuovo -grandioso Policlinico, gli annuali congressi delle Società italiane di Medicina interna (43°) e di Chirurgia (44"). Presiede il Comitato ordinatore del congresso di Medicina interna il prof. Gamna, direttore della R. Clinica medica di Torino. I temi di relazione sono i seguenti: Attualità nel campo della colite (rei. prof. Ferrata di Pavia); Fisiopatologia e patologia speciale della vecchiaia (rei. prof. Bastai di Firenze); Patologia e terapia ile/le sindromi neuro-ipofisarie, in comune con il congresso di Chirurgia (relatori: prof. Di Guglielmo di Catania, per la parte medica; prof. Chiasserini di Roma, per la parte chirurgica). Il congresso di Chirurgia, presieduto dal prof. Uffreduzzi, direttore della R. Clinica chirurgica di Torino, tratterà i seguenti temi: Risultati lontani delle operazioni per ulcere gastro-duodenali (rel. prof. Uffreduzzi); Risultati lontani della cut·a chirurgica dd/a litiasi urinaria (rei. prof. Taddei di F irenze).

3° Congresso della Società italiana di Anestesia e di Analgesia. Avrà luogo a Torino il 22 ottobre. Saranno trattati i seguenti temi di relazione: 1° - L'anestesia nella traumatologia di pace e di guerra. Relatori: prof. A. Trivdlini della R . Clinica chirurgica di Milano; ten. col. medico prof. P. Camoriano, direttore dell'ospedale militare di Gorizia, designato dalla Sanità militare.

Effetti degli anestetici sulle fibre nervose centrali e periferiche e sulle cellule t1ervose. Relatore: prof. A. Donaggio, direttore della R. Clinica neuropsichiatrica di Bologna. 2° -

Fondazione « Sottotenente medico Carlo Sola » . Con R. decreto 25 giugno c. a., n. 1317 (eire. 644 Gior11ale militare del 2 settembre) è stata istituita la fondazione « Sottotenente medico di complemento Carlo Sola » e ne è stato approvato lo statuto. La Fondazione è costituita allo scopo di onorare la memoria del sottotenente medico Sola, morto in seguito a malattia il 6 aprile 1936, mentre prestava servizio di prima nomina presso il reggimento cavalleggeri di Saluzzo. Essa trae origine dall'offerta, fatta dal padre del defunto ufficiale medico, della somma di L. 10.000 nominali in certificato di rendita 5% , la cui rendita sarà devoluta, in premi, ai militari di tr uppa di quel reggimento, che si siano distinti per scrupolosa osservanza dei propri doveri, per alto spirito di disciplina o per azioni particolarmente meritorie.

Direttore responsabile : Prof. Dott. Lo~:e-:LVI\ZZETrt, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. VIRGINto DE tenente colonnello medico. ROMA,

sEn·EMBRE

1937-XV

CATIANEO, 20

/1!1.


Spedltloae ia abboaameato poatale

PUBBLICAZIONE MENSILE

Anno LXX.X V ·Fase. X OTTOBRE 1937 -XV

·GIORNALE DI

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Cum sa.nita.te virlus in a.rmis•

•

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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TENDE COLONIALI• MATEDIALE PER ATTENDAMENTO

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OTTOBRE 1937-XV

ANNO LXXXV • fASC. X

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitafe virfus cn arm is.

MINISTERO DELLA OUERRA ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMEN TO. è annuo e decorre dal r 0 gennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali medici c chimici-farm3cisti del R. Esercito, in servizio cd i.n congedo, il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficiali e per quelli della Samtà mi litare marittima, in qualunque posi L'~bbonamento

zione si r.rovino, è ammesso un ablx>namento cumulativo al Giornale d i Medicina Militare ed agli Annali di Mdicina Naval~ c Coloniale al prczw di L. 42 annue. Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di anzianità del Corpo Jartitario milirare è di L . ~.

NORME PER I COLLABORATORI. Le opm•oni manifestate dagli autori non impegnano la responsabilità del periodico. Agli autori sono offerti gratuitamente so cstraui con copertina stampaw . fron tespizio, impaginatura e numerazione speciale . Gli estratti richic.sti in numero m.oggiorc sono addebitati a prezzo di costo. Per disposizione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriassunto (non pit'l di 10 righe). Le spese per clichés e tavole fuori testo sono a cari<;O degli autori. l manoscritti non si restitu iscono.


SOMMARIO Png.

1032

l'ag.

1036

Pag .

1 0~7

LEZIONI E CONfERENZE

LAVORI ORIOINALI PL\ZZ.-\. L"unponanza ddlc Lktcrminniuni nntmpomctriçhc negli e>acai <: l"mflucn.:a che ti ><"r"J'l.JO mtliwrc h:~ ~u lb roblJ>tczza ti"c3 dci ~llll,!()] J mdivHIU L ( Ricerc he , u i nulnan del proidio tli r ircn1.c) (<0 11(11:/111)

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L.-\:--:DRI.-\~;1.

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f:,p,:~·ìcn7<;

tli protil,,.,; c terapia ,uuun.llarica con l11 j._J,nncrcur:nv th m~ ng:lll<'>C cd C>trattu di mtlza (11 M . 3 11} M -\(;( :10. - lrudullu;azlonc c flch1 tc ~pcruncnt,tlc . S.\f.S,\:--:0. RdJt' \' 1 d uucu ·>I.IU>IICÌ ,u llc .ttfo .•oni <kll'app:~rato c.Jrt!Ju. "·"'"hrr: llt'.l!•' mdl)!cni dell' Entrca c del nnrtl-cunpico . SEY!YIOI.A. J'cm J x:r:Hur:~ n>cdl:t rc c rrcqut'IIZa del puho dd l' uomn bia nco 111 clnnd tropic,,Jc . C:\~SIN IS. (,ravc u:lllma to r.ICICO d :t c;tu.:l sp••rtÌ'' " . :-\!CASTRO. D:~nni tkmogratici cd t'C<OilCOilllCI tl.• <itil itlc. rilevati tl.ti documenti dd la R. Cli111cn ckrmu,,liJop:nica di l'alcr111o t bi 1''3 ' :1l

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MI· LITARI . !',. ,. RIVISTE MEDICHE MILITARI • NOTIZIE "

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ALESSANDRO LUSTIG


/ 1 2 3 settembre, J! Senatore prof. Alessandro Lustig s'è improvvisamente spento nella sua villa in Marina di Pietrasanta (Lucca). Aveva trascorso quel suo ultimo giomo tzel lavoro consueto, che anche nei tardi anni della florida vecclziezza era per lui indeclinabile metodo di vita. Po·i, per rùtorarsi delle lunghe ore di studio, era disceso nel giarditlO sul mare, ove l'accoglieva festant~ un suo grazioso nipotino al quale egli prodigava le ingenue tenerezze

del suo gran cuore. La serena gioia di quell'incontro fu d'un tratto tragicamente interrotta dall'attacco fulmÌ1leo del male che stroncò in brevi istatltl l'esistenza dell'imigne Maestro . Fra i libri e le carte rimaste sul .ruo tavolo di lavoro, vt erano scritti e stampe dedicati al nostro Giornale; poichè noi godevamo l'alto privilegio della sua assidua collaborazione, la quale si estendeva dalle do.tte memorie fino alle minute analisi della più importante produzione in quel campo della Medicina Militare, sulla patologia dei gas di guerra, della Ct-ti dottrina egli è stato, fra di noi, il più geniale e benemerito fondatore. Perciò sentiamo ancor più profondo il cordoglio per il grave lutto che non è soltanto della Scuola medica italiana, di cui egli fu sommo vanto e decoro, bensì anche della Sanità militare che, nella graude guerra, lo ebbe fra le sue file con alte mansiOtJÌ cotzsultive, senza poi più rallentare con lui i più proficui rapporti dottrinari. Del resto la sua multiforme attività, sempre fervida ed mtusiasta, notJ

conobbe mai tregua nè limiti angusti e seppe espandersi dal fulgore della sua Cattedra e dalle severe i11vestigazioni scie-ntifiche, fino a una delle maggiori Opere del Regime, i11 c-ostante inesauribile volontà di servire cotz tutte le for ze la Patria e la Scienza. Nato a Trieste il 5 maggio 1857, si laureò 1lel 1882 a Vienna. l n quella università e poi come assistente all'istituto di fisiologia di lnnsbruk cominciò


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/.a sua lumino.1a carnera .ccientifìca, passando poi a Torino, docente e direttore del Laboratorio fi.cio- patologico dell'ospedale dell' Ordine Mam-iziatw. Nel 1889 fu nominato professore ordinario di Patologia Generale nella

R. Università di Cagliari e l'anno dopo fu chiamato dalla Facoltà medica di Firenze, ove poi svolse tutta la rimanente mcrcwigliosa opera di scienc:iato e

di Maestro, la quale venne interrotta soltanto dalla grande guerra. Scoppiato il conflitto mondiaJ·e, egli, ardente irredentista e patrtota, domandò subito di servire presw le truppe mobilitate, portandosi al jro12te nell'agosto del 19151 quando, col grado di teue1Jte colon1lello, andò a far parte della Commissione hpettiva dell'Intenden za della 2 " Armata per la profilassi delle malattie infettive.

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Il 14 febbraio 1916 dal Comando Supremo dell'Esercito gli fu tnbutato

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encomio solenne per aver prestato opera atti vissi ma ed illuminata in occa-

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sione dell 'epidemia colerica che inlicrì dal luglio 1915 al gennaio 1916 presso l'esercito operante, riuscendo con la saviezza delle disposizioni prese e col continuo interessamento e zelo spiegati per ~o rvcgliarne l'esecuzione, a circo· scrivere e debellare il morbo. Promosso colonnello per merito di guerra il 28 ottobre 1917, da quell'epoca e fino a/luglio del 19 19 fu parte integrante dell'Uffìcio Tecnico dei Comando Supremo, riusce11do . prezio.io validis.rimo comigliere in tutte le questioni tecnico -sanitarie attiuenti ai gas, pur sempre conJinuando nel dare il suo grande cotJtributo alla profilassi delle malattie infettive. Organizz ò i servizi sanitari relativi alla nuova Arma chimica, che già menava strage sulle fronti di comhaJtimento, ed attese alla prepm·azione speciale dei medici con sue originali pubblicazio11i riflette11ti la cura dei colpiti dall'azione dei gas tossici, lacrimogeni, irritanti e vescicatori, pubblicazioni che furono molto apprezzate dagli specialisti degli c_;erciti alleati e da essi tradotte. Studiò inoltre e fece allestire tutto il particolare materiale di cura antigas per i posti di soccorso, per gli ospedali da campo e le dotazioni spectali da portarsi al seguito delle truppe. Durante tutto il 1918, oltre all'avere tenuto numerose conferenze ai medici delle Armate, si accertò di persona che tutto il Servizio sanitario arJti··

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ALESSANDRO LGSTIG

gas del fronte e tutti i posti di soccorso avanzati, fossero organizzati, provvedendo che la Scuola centrale di Collecchio, coi posti soccorso modello e con medici specialisti, venisse istituita e funzionasse ininterrottamente, cosl da Jiffondere fra i medici la conoscenza dei caratteristici metodi di cura per i gassati_ Così all'organizzazio11e belLica attinente ai gas, ramo offesa e ramo difesa, venne aggiungendosi, per merito esclusivo del colonnello Lustig, organizzata su basi scientifiche originali, la branca importantissima del Servizio sanitario per i compiti di terapia. A tutta questa grande mole di lavoro egli attese con infinita abnegazione e con indomita volontà, mai scosse, anzi rafforzate dalle picende più critiche del conflitto e dallo stesso suo strazio per aver perduto in guerra il suo figlio primogenito. Oltre alle distinzioni accennate, le sue attività di guerra gli valsero una medaglia di brorJzo al va/or militare, due croci al merito di guerra, una medaglia d'oro e urJa d'argento dei benemeriti della salute pubblica e 1zumerose onorificenze straniere. Gli studi sui gas da combattimento furono da lui continuati indefessammte anche dopo la vittoria, Jempre condotti sugli organici piani delle sue metodiche ricerche, in quel Centro Stuùi di Fisiopatologia, da lui creato e diretto a Firenze, alla dipendenza del Servizio Chimico Militare, con la collaborazione di distinti ufficiali medici, e di cui aveva formata urw Scuola laboriosa e produttiva, come ne fanno fede cinquantaquattro memorie sue e dei suoi assistenti, pubblicate Ìtl parte anche sul nostro Giornale. Ed il frutto dì tanta dottrina e di così appaJSionato lavo,ro rimane consacrato nel suo classico trattato di Patologia e clinica delle malattie da gas di guerra (edito dall'Istituto Sieroterapico Milanese), cui il pubblico internazionale degli studiosi ha decretato il miglior successo che mai abbia arriso a libri del genere, con un rapido esaurirsi delle prime tre e con la comparsa di una quarta edizio11e, accuratamente riveduta ed aume11tata, e tradotta, come le precedenti, in più lingue. A fianco della sua attivitù scientifica, dopo la guerr-a, il Senatore Lustig aumentò le sue patrie benemerenze con la preziosa attività spiegata come


ALESS ANDRO L LS I l(;

Presidente dell'Opera Nazionale Mutilati, la quale carica egli tenne dal 1920

Jino al luglio dell'anno cOI'1'CtJte, quando in ragione della sua età avanzata domandò di esseme dispemato. E qui piace ricordare con quali espressioni l'Associazione Nazionale Mutilati, nell'occasione di questo distacco, rese onore allo scienziato, al patriota, al padre esemplare, facendo vibrare le più

intime note dell'anima per esprimere i sentimenti di riconoscenza e di omaggio ali 'insigne Maestro che con disinteresse assoluto è stato così vi cm no ai mutilati d'Italia ai quali consacrò sempre la più forte passione patriottica e

umana, congiunta a luminosità di sapere e ad altezza di cuore, in sedici anni di ininterrotta fatica in cui aveva profuso il meglio della sua volontà ferrea c del suo sperimentato valore. Noi con questi brevi ricordi abbiamo voluto re11dere alla memoria del grande Estinto l'omaggio riverente che meglio poteva essere adeguato alla austerità della sua vita di uomo di studio e d'azione, alieno d'ogni vanitù, per cui non gradiva e non usava con.<entire esterioritù laudative ai suoi riguardi. Ci siamo attenuti, nel nostro campo, all'esempio datoci dagli allievi' della sua Scuola, che quando il Maestro, al compimento del 7) 0 anno di età. discese dalla sua Cattedra, gli offersero soltanto un rude elenco tenuto in oltre cinquanta fitte pagine di stampa -

con-

della grandiosa produ-

z ione scientifica sua e dei suoi collaboratori, di cui alcuni tetzgono ora posti di vetta negli lstitU'ti universitari italiani. Altri sapranno degnamente esaltare Alessandro Lustig nella più pura gloria delle Università italiane, nella sua mondiale fama di scienziato; 11oi qui vogliamo soltanto rievocare il soldato e il cittadino, votato con tutta la magnanimità del suo altissimo spirito, alle pirì sante cause della Patria adorata.

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LEZIONI t: CONFERENZE - - ··- - OSPEDALE MILITARE DI GENOVA

QUANDO NASCONO LE MALATTIE TUBERCOLARI Conferenza del Scn. Prof. Edoardo MaraRiiano, agli ufficiali medici del Presidio militare .

Parlo a Medici, a Colleghi, non è quindi proposito mio fare una lezione di Maestro a dtscepoli: desidero invece di comutJicarvi il risultato di annose osservazioui che può avere utili applicazioni nella esecuzione del delicato compito vostro, nella funzione selettiva che dopete esercitare fra gli twmi11i che sono sottoposti al vostro esame. Doppio è il compito vostro. Scegliere il fiore della giovinezza per la difesa della Patri11, conservare d'altro lato alla patria quanto più è possibile delle energie umane, correggendv a tempo gli organismi pericolanti. Ed il pericolo maggior;e per la razza, lo sapete, sta nella malattia caufata dalla it;fezio·n e tubercolare : queJt'infezione che si ha nella pluralitù degli uomini abitualmente malati per essa nella proporzione di circa 1 o ogni mille. Queste malattie nella massima parte dei casi si possono trotzcare ove siano scoperte al primo loro nascere. Di qui la ragione del grande movimento iniziatosi di questi ultimi tempi, ad opera della Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro la Tubercolosi, onde promuovere la dtagnosi precoce i·ndispensabile a raggiungere questa finalità conservatn.ce. Innanzi a questa tJecessità oggi si presenta impellente un quesito. Per diagnosticare la malattia che nasce è indispensabile sapere quando è che naJce e quali sono i segni che la rivelano. Fino a questi t.tltimi tempi si t'l'edeva di saperlo cercatJdo, a base di reperti semeiologici e radiologici, la comparsa di alterazioni tissurali dell'apparato respiratorio. Osservazioni ulteriori hanno dimostrato che i risultati 1zan erano quali si speravano e fu dimostrato che le forme cliniche ritenute da tempo incipienti, erano i11 fatto spesso malattie tu,bercolari del polmone be1ze confermate e talora perfino giunte alla distruzione di tessuto ed a formazione di cavità. Sono questi caJi più frequenti di quel che si possa credere, perchè qua11do le alterazioni di tessuti sono profonde possono sfuggire alla indagine semeiologica ed a quella radìologica. Ma prescindendo da questo gruppo di casi, meno eccezionale di quel che si crede, è un fatto indiscutibile che i segni fisici e radiologici sui quali oggi si basa la diagnosi detta precoce, sono fatti dimost1·ativi di un processo morboso gù} bene in.rediato e che ha già portato ad alterazio·n i del teuuto


QUANDO

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polmonare, se si tratta di localizza::::ioni nell'apparato respiratorio; di malattia quindi non più incipiente, ma già bene stabilita e quindi meno factlmente curabile. Innanzi a questo stato di cose, convinto che coi dati sino ad ora seguiti, si poteva solo sapere quando le alterazioni .si sono già effettuate, non quando tza.scono, ho da tempo portato la mia attenzione a chiarire possibilmente i! problema del quando uascono le malattie tubercolari, specie quelle dell'apparecchio respiratorio, che senza dubbio sono le più frequenti: il 95 % di tutte le malattie tubercolari. A tale uopo ho personalmente e col concorso di tutti quei bravi discepoli miei, che da oltre mezzo secolo si sono volta a volta raccolti intorno a me, per lavorare e produrre, istituite minute indagini anamnestiche nei soggetti in cui si hanno malattie tubercolari nei polmoni, avanzate cosl che 11011 si possa aver dubbio sulla loro natura. Da queste indagini è risultato che in tutti o pressochè in tutti prima che in essi fossero palesi i sintomi manifesti della malattia polmonare, si erano av.uti i segni della tossiemia tubercolare, senza che si trovasse alcun segtzo di lesioni localizzate sia nello apparecchio respiratorio, sia altrove. Che cosa è questa tossiemia tubercolare ? E' un complesso facilmmte constatabile di pertur/;amenti [u11zionali dell'organismo caratterizzati da {abilità termica, da progressivo dimagramento, da oligoemia, da fatti dispeptici, da turbata irmervazione; una sindrome che ricorda qudla detta da tempo dalla medicina militare con felice denominazione sintetica: deperimento organico. Quale ne è la ragione patogenetica ? Le indagini fisico--chimiche, le sperimentali e le diniche hanno oggt dim ostrato che ii virus tubercolare esercita la sua attività patogenetica ùz due modi distinti e nei loro effetti be11e differen ziati: versando cioè, materiali tossici nel campo circolatorio e creando alterazioni istopatologichc negli clementi anatomici dei tessuti. Quindi azio11e tossica generale, localizzazioni perturbatrici della loro nutrizione nei tessuti. Di questi sintomi oggz parlano tutti i trattatisti e ne riconoscono la esistenza. Tale tossiemia fu sperimentalmente dimostrata or sono trenta anni quando se ne ignorava l'esistenza, C01l ricerche sperimentali nella mia scuola. Da esse emerse la presenza di materiali tos.cici nei sangue dei soggetti colpiti da malattia tubercolare e la capacità del virus di creare negli animali inoculati la fenomenologia tossica. Fino ad ora, però, la tossiemia tubercolare non fu valutata nella sua personalità, non le ft4 assegnato valore proprio dagli osservatori, fu messa a fascio colle alterazioni tissurali, e ad essa non fu riconosciuto significato diagnostico. E' alle alterazioni tissuraii che v~nne attribuito valore come esponenti di malattia tubercolare. Smza la dimostrazione di esse, non venne ascritto significato diagnostico alla tossiemia. Eppure se portiamo la tzostra attenzione al decorso delle malattie tubercolari vediamo i fenomeni tossiemici nettame11te disti11ti da quelli caratteristici delle alterazioni tissurali.


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QUA;-;DO NASCONO LE MALAlTIF TUBERCOLARI

Le due modalità fenomenologiche si manifestano co1z caratteri propri e fra loro indipendenti. Se fate appello ai vostri ricordi troverete nella vostra memoria fatti clziaramente comprovanti questa divisione. Si tratta di soggetti con lesioni manifeste del tessuto polmonare, spesso cavitarie, i quali non presentano nè febbre nè dimagrammto nè alcun fatto di tossù:mia e vivono e attendono anche alle normali loro occupazioni. In essi fa tossìemia comparùce quando la malattia assume andamento progressivamente evolutivo, accompagna quei periodi che i patologi francesi chiamano di n·sveglio, scompare nelle fasi di sonnolenza: talchè si potrebbe dire che la tossiemia segna i momenti in cui esplode la attività tossica del virus. E poichè, indagando accuratamente si trova che nei soggetti in cui og;;r vediamo la malattia nella sua impressionante parvenza, questa un giorno nel passato, si è iniziata con soli fenomeni tossiemici, siamo obbligati a convenire che quando la malattia nasce i primi fenomeni morbosi che si palesano all'esame del medico sono quelli propri della intossicazione e di qui concludere che i sÌ1ttomi di essa, segnalano l'entrata in attività patogena del viru; tubercolare. E dico così perchè non si deve mai dimenticare che la presenza di bacilli tubercolari nell'organismo è puramente e semplicemente infezione tubercolare non malattia. E' un fatto questo ormai universalmente conosciuto e voi lo sapete. Vi sono portatori di bacilli e di bacilli viruletlfi pur essendo sani. E' cosa da tempo conosciuta ed oggi largamente confermata dalle 1·icerche di Lowmstein e di altri, dalle quali risulta la frequenza di bacillt tubercolari nel sangue senza malattia. So che questo punto è oggi molto dijCUsso. perchè {i11o ad ora sono pochi coloro che riuscirono a confermare ciò che Lowenstein ha veduto, ma queste divergenze sar·ebbero derivanti da peccata procedura tecnica. Del resto, que:te discrepanze non ci debbono meravigliare. Oggi è nota la tendenza di molti biologi a negare i fatti di cui n011 è chiara la ragione e gli osservatori che hanno il preconcetto di una qualche attività patogena del virus tubercolare, da essi accarezzata, negano qualsiasi fatto che contrasti con la loro convinzione. Ed in quanto riguarda le ricerche sperime11tali, spesw vediamo che in base al modo con cui so·no fatte si possorJo dedurre risultati i11 contraddizione fra di loro, a sostegno di opposte tesi. E' questa la ragione per cui oggi la. biologia pura non raccoglie più quella fede che raccoglieva per lo addietro, per quanto siano innegabili i vantaggi che ne ebbe la coltura generale, meno la coltura applicata. Ho fatto qt-testa piccola parentesi nel mio dire, perchè oggi è troppo invalso in coloro cl1e non possono penetrare il ret1·oscena delle riarche sperimentali, l'uso di invocare ricerche sperimentali cot1tradditorie a sostegno di determinate opposte tesi. Ritorniamo al virus tubercolare.

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QUA!'OO NASC0:-.10 LE MALATTIE T UBERCOLARI

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Oggi dunque si può affermare: che l'organismo umano alberga bacilli tubercolari senza averne danno. E le conquiste sulla immunità ce ne dicouo la ragione, perchè è ormai assodato che un organismo in possesso della normale sua irritabilità e reattività, si immunizza automaticamente, innanzi alla azione stimolante del virus. E si badi bene: non per na·turale resistenza, come si vorrebbe ancora da taluni, non per la così detta robustezza, ma per una specifica immunità creata dall'organismo in seguito allo stimolo del virus tubercolare. Tutto ciò premesso, in omaggio a fatti universalmente constatati 110tz a teorie, si deve rite11ere che in base alla osservazione clinica, le malattie tubercolari esordiscono con fenomeni tossiemici, quando non esistono ancora sintomi di qualsiasi natura, rivelatori di alterazioni dei tessuti. Badate bene, parlo di segni rivelatori per cui non escludo che qualche !esione tissurale possa esistere, senza che per la sua poclzezza possa esserne rivelata l'esistenza. E parlo di tutto questo, dal punto di vista clinico, parlo di forme cliniche iniziali delle malattie tubercolari in cui non si hanno segni dimostrativi di lesioni tissurali. Del resto in ordine a questo si deve ritenere che i perturbamenti futJzionali creati dagli agenti tossici sotlO come avviene in ogni qualsiasi irztossicazione pronti a manifestarsi: le alterazioni isto-patologiche dei tessuti richiedono un certo tempo per cui è logico il credere che i fenomeni tossici precedano in ragione di tempo quelli isto-patologici. Del resto di questa precedenza dei fenomeni tossici su quelli tissurali, oggi possediamo una dimostrazione in recenti ricerche sperimentali det miei valorosi collaboratori professori Figari e Sivori. EJSi in una importante serie di indagini sui veleni tubercolari, hanno veduto che le infezioni con bacilli virulenti danno luogo nelle cavie in primo tempo alla tossiemia la quale precede le alterazioni tissurali caratteristiche della tubercolosi. Questa distinzione fra fenomeni tossici e alterazioni istopatologiche, si deve ricordare, era già emersa 50 anni or sono dagli studi del nostro Maf}ucci tzelle sue ricerche sulla infezione tubercolare nei tessuti dell'embrione. Ad ogni modo, lo ripeto, dalla storia delle malattie tubercolari, risulta innegabile il fatto che la loro nascita è segnalata dalla comparsa dei sintomi propri della tossiemia tubercolare. Quindi oggi bisogna riconoscere che esistono forme cli niche di malattia tubercolare caratterizzate da fenomeni toSJid con assenza di fenomeni dimostrativi di lesioni localizzate. La più comune di queste forme cliniche è quella che io ho denominata malattia tubercolare. Essa esordisce con un complesso di fe11omeni morbosi consi.ìtenti in pertt,rbamenti termici, trofici e della innervazione che assumono una fisionomia caratteristica pel modo col quale JÌ manifestano e decorro11o.


QUA!\iDO :-.JASCONO LE MALATTIE T UBERCOLARI

Nei soggetti colpiti si hanno poco a poco aumenti serotini di temperatura in principio insignificanti. Si tratta di qualche decimo di grado al di sopra della cifra normale proprio di quel dato soggetto. Per molti giorni ed anche per settimane le oscillazioni restano fra

37,5 e 38. In proseguo gli aumenti poco a poco si fanno più cospicui ed i11 capo a qualche settimana raggiungono 38,5 ed anche 39, metztre al mattino si riscotJira abitualmente relativa ipopiressia. Questi aumentl si fanno poi più manifesti colla fatica e coi movimenti del corpo, fatto che del resto si può verifìcm·e 11ormalmente. Un medico militare austriaco li studiò, e dopo marcie prolungate di quattro e più ore constatò aumenti cospicui che in qualche caso toccarono perfino i 40 gradi centigradi, ma questi aumenti svaniscotJo completamente e, in breve tempo, dopo il riposo. Gli aumenti, invece, che la fatica crea nei roggetti tossiemici, persistono parecchio dopo il riposo. Nel campo del trofismo si notano cospicui perturbamenti caratterzzzati Ja perdita di peso che ordinan·amente toccano la misura di 50 grammi quotidiani ed anche più, talchè in complesso si raggiungono Ùz media perdite di pe:o mmsili, del 20 ed anche del 30 per cento della massa totale. E se come talora succede la situazione morbosa si prolu1zga si arriva perfino a perdite totali che raggiungono il 40 % ed eccezionalmente il 50 % del peso normale. Questa distrofia si accompagna con oligoemia e disordini me· struaii nelle femmine. Molteplici sono poi i disordini nella sfera dell'innervazione: miastenia via via crescente che rende i pazienti schivi di ogni lavoro e non solo dal ptmto di vista fisico ma anche da quello mentale, alterazioni secretive onde sudorazioni spesso intevse nelle ore nottume, perturbamenti dell'iunervazione uasomotoria onde facili congestioni e più o meno spiccata dermografia, cardiopalmo talora molesto assai. L'innervazione delle vie digerenti presenta notevoli deviazioni dal normale: sia dal punto di vista motore che da quello secretivo e sensitivo. Sono ipercioridrie a volta a volta ipocloridrie, ipopepsie, stasi, gastralgie per cu i spesso gli affetti presentano la sindrome spiccata dei gastro pazienti. E come tali sogliano presentat·si al medico al quale chiedono consigli esclusivamente per le loro soffereuze gastriche talchè essi in buona parte vengono ritenuti quali malati di stomaco e come talì invano trattati. Tutto questo crea utza situazione valetudinaria che gradatamente e lentamente si intensifica e per molto tempo i pazienti pur fltlendo la sensazione delle loro sofferenze, non vogliono essere malati 1zel sen..ro completo della parola e, per qua11to imperfettamente, attendotJo alle loro occupazioni. E non avendo nessut~ sintomo pertinente alle vie respiratorie, non tosse, tJOtJ espettorato, notz fatti emottoici, il loro pensiero è lcmtano da ogni possibile malattia tubercolare.


QUANDO :-JASCONO LE MAL1\lTIE T Uri ERCOLARI

Quando i·n nanzi alla progressiva intensifu:azio1le delle loro sofferenze, Ji decidono a consultare un medico, questi, per quanto li esamini minutamente, li percuota e li ascolti, non trova nulla nel loro apparecchio respiratorio, nè altrove e li cura come ammalati di stomaco o come ohgoemici e clorotici. Anche l'esame radiologico e radiografico quatzdo fu possibile risulta negativo. Se sottoposti ad un trattamento ricostituente questi soggetti migliorano, ritornano al lavoro e deperiscono poi un'altra volta finchè, finalmente, compariscono i segni classici di una malattia tubercolare localizzata e nella massima parte dei casi localizzata nei polmoni : la tubercolosi polmonare con tutte le sue note caratteristiche. Questo complesso di fatti morbosi pertitzenti all'organismo in generale, non è in massima sfuggito ad una gran parte di clinici. Nella massima parte dei trattati di patologia e di clinica, lo ridico, si trovano ricordati, ma non valutati, tJè tampoco ritenuti conseguenza dei virus. l più li confondono con la ~intomatologia fisica comune, alcuni li segnalano genericamente e li designano ,col nome di sintomi pretuberrolari, nessuno li valuta come prima manifestazione di una malattia tubercolare che nasce. Eppure così è. E per valutar/i nel loro vero significato, non bisogna considerarli isolatamente ad uno per uno ma nel complesso loro, 11el tempo e nel modo del loro decorso. Si tratta di fenomeni morbosi che nascono silmziosamente, che lentamente progrediscono raggiungendo il loro acme in capo a settimane ed a mesi: caratteristica questa che li differenzia da fatti consimili che si poJ·sono avere in molteplici situaziotzi patologiche. Gli aumenti di temperatura, il dimagramento, l' oligoemia, i perturbamenti di innervazione segnalati non sono sintomi specifici, ma sintomi generici e assumouo solo significato specifico pel modo di presentarsi e di svolgersi, così che non si trova nella patologia umana, alcuna entità morbosa definita, c.ui questi si possano ascrive-re, così c·ome si presentano e come decorrono. Nessuna delle malattie infettive acute nasce come nasc&no esse lentamente, ma in modo opposto : esordio violento decorso declinante. Nessuna delle note malattie ad andamento cronico esordisce e decorre con quei caratteri sovratutto con quei fenomeni di le.ra innervazione che richiamano subito ad un'intossicazione. I morbi costituzionali ben defi11iti, quelli che potrebbero presentare -tma fenomenologia in parte analoga, hanno poi tutti delle caratteristiche proprie che li individualizzano. Restano quelle situazioni morbose non definite di cui si ignora la ragione e che nella massima parte dei casi, sono appunto dovute ad una malattia tubercolare che nasce.


QUANDO NASCONO LE MA.Lt\TTI E TUBERCOLr\RI

Del resto t esame esatto di questi soggetti tzon rivela nulla che possa permettere di attribuire fenomeni sifjatti ad altri momenti patogenetict, elle l'esame nettamente esclude. In questi soggetti invece si riscontrano altri dati che possono essere significativi. In primo luogo si trova attiva la cutireazione alla tubercolina, segno questo uon di malattia tubercolare, solo di infezione tubercolare; ma subordinatamente si risco11tra poco attiva l'enzi moreazione e spiccata la sinforeazione. E questo dimostra che il movime1liO immunitario è alterato, che la difesa organica è decaduta: che l'attività patogena dei bacilli esisten.ti in quel dato orgauismo non è più frenata . E qui di sfuggita ricordo che nessuna delle iunumerevoli reazioni proposte, come dimostrative di malattia tubercolare, nessuna ha questo valore. Sono tutte m dici di i11/ezione tubercolare di presenza dei virus in quell' organismo, non di malattia. L'enzimoreazione e la sinforeazione sole costituisco?Jo un indizio possibile di malattia, ma non una prova diretta e univocabile. La diagnosi del morbo tubercolare quindi è tutta basata sopra criteri clinici. Che questi criteri siatw esatti basta a tn·ovarlo il fatto che coloro i quali oggi vediamo afflitti' da una malattia tubercolare del polmone, nella sua indiscutibile evidenza, hanno un tempo presentata tutta la sintomatologia della tossiemia tubercolare. Questo morbo tubercolm·e di cui vi parlo, 11on è sempre seguito da una malattia tubercolare localizzata; può invece guarire, se opportunamente curato ed anche guarire automaticamente per ripresa della attività immunitaria. E dopo es.cere guarito può di bel n uovo mwovarsi quando per qualsiasi ragione il movimento immunitario .siasi depresso. E posso dirvi che tlella storia di persone, ora malate con evidroJ.i localizzazioni polmonari~ si trovano ricordi di attacchi di mat·bo tubercolare guarito e poi rinnov.·atosi. li morbo tubercolare per sè tzon uccide, ma o guarisce od è seguito da localizzazioni e il più delle volte, nello apparecchio respiratorio. Ed ora vi invito ad una comiderazione che si impone. Come vi dùsi testè, questi fenomeni tossù:mici che caratterizzano il morbo tubercolare e che segnano la malattia che nasce, furono da una gran parte di patologi desig11ati .col nome di pretubercolari. Nou si volle riconoscere ad essi l' origi11e tubercolare e si ricor.re all'eufemismo di questa denominazione la quale, in sostanza, dimostra che la cotmessiotze col virus tubercolare si era ad essi imposta. Ma ossessionati da quel dogma arbitrario per il quale ogni stato morboso dovrebbe avere set1z'altro una localizzazione, poichè non la trovarono, 11011 vollero ricotwscere ad essi di essere come sono, segno di una malattia tubercolare che nasce. Questo è avvmuto pet·clzè negli studi sulla tubercolosi, cari Colleghi, si è poco a poco messa da parte la clinica e si credette che colle sole ricerche batteriologiche, biologiche ed istopatologiche fosse possibile giutzgere a co-


QUANDO NASCONO LE MALATTIE T UBERCOLARI

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noscere, a chiarire ed a comprendere la malattia a diagnosticarla senza aver bisogno della luce che esce dallo studio diretto del malato, delle sue sofferenze, del loro modo di nascere, di svolgersi e di finire: costitue11ti tutte quel corpo di conosce-nze che furono sempre la base della pratica med1ca. E si giume a tale eccesso che or sono pochi anni si legiferò e lo legiferò :'AccademUI di Medicina a Parigi, che non si potesse diagnosticare malattia tubercolare senza aver dimostrato in un qualche prodotto morboso, la presenza del bacillo; mentre la malattia tubercolare può decorrer·e parecchio senza la comparsa di bacilli, e bacilli si possono vedere senza che la malattia esista. Oggi quel dogma assoluto è ormai superato, deve essere superato anche questo che vuole la dimostrazioue di lesioni localiz.zate per parlare di malattia tubercolare. Già un clinico eminente, il mio caro e compianto amico Landouz y, un giorno, e sono ora molti anni, ebbe il coraggio di ribellarsi a questo dogma. Egli in alcuni infermi aveva riscontrato la comparsa 111 gran parte di quei fenomeni, che sono attribuiti alle malattie da infezione tifosa, ma aveva presto veduto che il decorso 11011 era quello di queste malattie, mentre d'altra parte ne mancavano i fenomeni propri fondamentali. Erano Ì1tfermi con note di profonde alterazioni fu11zionali del sùtema nervoso, di u11a intensa intossicazione che duravano molto più a lungo di una malattia tifica, .;enza che l'esame fisico, in cui egli era Maestro, rivelasse alcuna altra localizzazione all'ùtfuori di questa della innervazione. Innanzi a questa intossicazione egli, con intuito clinico superiore, diagnosticò quella malattia col nome dì tifo - bacilloJi, attribuendola ad infezione tubercolare per quanto ne mancasse la dimostrazione diretta. Il decorso dei fatti gli diede perfettamente ragione. Mentre che nelle autopsie di qualcuno venuto a mancare non fu scoperto alcun focolaio tubercolare, nei polmoni ed in altre parti del corpo; in altri sopravissuti si sviluppò, poi, una caratteristica malattia tubercolare dei polmoni. Landouzy a base della sua intuizione cli11ica avanzò due ipotesi: quella di una setti.:emia tubercolare, o quella di focolai glandolari occulti, fonte delle emanazimJÌ tossiche. Ricerche ulteriori di altri le confermarono, sovra tutto le localizzazioni glandolari: ma prescindendo da questi dettagli il fatto fondamentale è questo: che egli in soggetti che non presentavano alcun focolaio dimost rabile localizzato di lesioni tubercolari, scolpì il fatto della intossicazione che ritenne di origine tubercolare : giudizio che una serie dì osservazioni cliniche successive di moltissimi AA., hanno potuto coufermare, talchè oggi i' esistenza dì uno stato morboso con fenomerli di intossicazione a sindrome t ifica, dovuto alla infezione tubercolare senza dimostrabili localizzazioni, è universalmente ammesso, attribuito secondo le opi11ioni o a bacillemia od a focolai glandolari e nell'un caso e nell'altro, dovuto a tossiemia.


QUA t'IlO 1":\SCONO LE MALi\1TJE TU BERCOLARI

Se questo si ammette inuanzi a casi di intossicazione intema, come sono questi, di tifo-bacillo.ri è ovvio doversi ammettere per forme di intossicaziotJe me110 gravi quali sono quelle che si hanno in soggetti nei quali la malattia esordisce e sovraJutto pel fatto clinico che la massima parte dei soggetti colpiti da malattia tubercolare delle vie respiratorie, come dissi, hanno presentato all'inizio della loro malattia questa fenomenologia. Questo fatto clinico ha per sè un grande sig11ijicato, quale potrebbe averlo un esperimetzto, in quanto che ci dice che i primi fenomeni morbosi coi quali la malattia è esordita furono tossiemici. Io prescindo per ora da tutte le quistioni dottrinali che possono nascere c svolgcr.ri attorno al fatto clinico, per sè innegablie. Ce1·to che sarà più comprensibile quando potrà essere illustrato da ricerche sulla bacillemia dei singoli soggetti e sullo stato dei loro apparecchz glandolari per quanto valutabili: ma il fatto resta nè può essere distrutto da ipotesi e da argomenti puramente dottrinali. Ciò si può dire im~anzi al fatto per se stesso. Ma tutto quanto via via altrimenti si apprende, lo illustra. Come certo saprete, di questi giorni due eminenti allievi di Calmette Bouquet e Negré dello Istituto Pasteur, hanno curata la pubblicazi01Je della IV Edizione del trattato di Ca/mette sulla infeziotle bacillare, aggiomandotJe i vari capitoli. In uno di questi capitoli ex novo elaborati si leggatw le seguenti testuali parole: <l L'infezione dell'organismo umano 11011 si matzifesta sempre di przmo acchito colla formazione di tubercoli. Frequevtemente succede, sovra tutto nella giovane età, che questa infezione riveste in primo luogo i caratteri di una malattia da infezione generale, analoga alla febbre tifoide, senza lesioni localizzate che pet·mettano di caratterizzarle >> . E soggiungono: « Questa forma morbosa può essere benigna o frusta e dar luogo ad errori diagnostici. LA si prende per utza febbre mucosa a forma prolungata o per una manifestazione di grippe ». Gli AA. non clinici, ma batteriologi ed istologi, ne parlatzo così sommariat>;ente e vagamente, ma quello che importa notare è che essi amm-=t· tono - e lo ammettono in base a pluralità di osservazioni - che accanto alle !orme gravi se ne hanno delle benigne, senza localizzazioni ancora dimostmbili. Se avessero avuto la possibilità che ebbimo noi di ricercare in molti ammalati il modo con cui la loro malattia è cominciata, avrebberCJ veduto che l'inizio, con quelle forme che chiamano fruste, è cosa comune: quella da me denominata malattia tubercolare. Del t·csto la patologia sperimentale ha portato anche i suoi cotltnbuti alla spiegazione del fatto clinico di cui ci. occupiamo. Parecchi osservatori fra cui Calmette hamzo prodotto negli animali per mezzo di infezione ad arte


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procurata, una fenomenologia consimile con si!Jtomì tossici, senza cl1e si avessero lesioni localizzate all'infuori di qualche gruppo ganglionare. Aggiungasi a tutto questo il fatto, oggi evidente, della doppia capacità morhigena dei virus intossicatzte e determ)naute delle lesioni ùtopatologiche igrzorate per il passato, e si comprenderà la ragione dd/a esordiente sintomatologza tossica di cui si constata la presenza, come dissi, nella mas_(ima parte dei soggetti colpiti da tubercolosi polmonarc. Dico massima parte, non posso dit·c in tutti, perchè ve ne è una parte, la minore, che non ha chiara memoria dei fatti iniziali sofferti. Questa forma clinica iniziale tossiemica di cui parliamo, non deve essere confusa nè con la cosl detta tubercolosi latente, 11.è con quella larvata >Jè con quella abortiva . Latente è la malattia tubercolare in cui le Localizzazioni esistono e sono dimostrabili, ma non accompagnate da sintomi che le rivelino. Larvata, _ quando pur esistendo ed essendn dimo.rtrahili Le localizzazioni, si presentano con sintomi non propri del!'orgauo in cui si trovano. Abortiva, quando le localizzazioni esistorzo, ma il decorso è benigno. Così che la malattia prontamente si tronca e guarisce. Si tratta non di forme rivelatrici della malattia che nasce: questa di cui mi occupo invece dice che nasce una malattia tubercolare. E dopo questa prova richiamo per un istante la vostra attmzione sopra altra serie di fatti che a parere mio si riarmodano ad essa, ma oggi ve lo dico puramente per intuizione clinica, 11011 per dati che lo dimostrino chiaramente. intendo parlare di quella grande quantità di fenomeni morbosi intercorrenti nei quali ci imbattiamo durante la pratica professionale e che riscoutriamo specialmente nel primo ventermio della vita. Sono periodi transitori di svariato malessere, carattet·izzati dalla comparsa di qualcuno dei fenomeni tossiemici de tiÌ ho segnalati, che presto svaniscono, ma spesso si ripetono senza lasciare traccia durevole del loro passaggio. Questi si verificano in soggetti che ltmmo cutireazione positiva e spesso qualche adenopatUD, riscontrabile in qualche parte del corpo. In essi, per quanto si indaghi, non si scopre l'esistenza di alcun processo morboso che ne dia la ragione e, cosa rwtevole, tutti coloro che con m.e zzi diverJi hanno attuata la vaccinazione preventiva contro la tubercolosi, dicouo che nei loro vaccinati non hanno più riscontrati fatti di questa natura. Lo ha detto l'Ispettore Sanitario del Governo Argentino dopo avere seguito nel suo paese gli effetti del Vaccino Ferran; lo ha detto a Tokio un altro funzionario tl/ficiale dopo aver t•eduto quello che avveniva dopo la vaccina zione preventiva della tubercolosi, praticata con mezzi diversi ma tutti specifici; lo ha scritto in un documento ufficiale il Ministro Francese della Salute pubblica a proposito dei bambini trattati col Vaccino Ca/mette. Sono constatazimti non indiscutibili ma assai signifìcative. 2 -

Giomalc di m rdici11a militar<'.


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LE MALATIIE TUBERCOLARI

Del resto la ragione di tali fenomeni morbosi, per quaoto riguarda la loro patogenesi è sempre ignota ed io, innanzi ad essi mi ricordo sempre dellu tossiemia tubucolare e per analogia di ricordi dei fenomeni postumi lontani, di quella tossiemia sifilitica, che si prospetta sempre innanzi al pemiero dei pratici clze, ragionando in base all'ab juvantibus, la affermano mentre i dottri-nari, ùzvece, scandalizzati la respitzgono. A questo puuto ricordo ancora quello che scrisse uno dei più genialz fra i più geniali biologi e ricercatori francesi: Carlo Nicolle, sulle Infezioni inapparenti. Egli con questa denominazione ha designato il fatto di pertur· bamenti, transitori e incompleti creati da varie infezioni batteriche, le qua!1 rimangono abitualmente occulte e che sono rivelate dalla presenza di determinati germi nel sangue di soggetti apparentemente sani. Ecco un capitolo nuovo aperto da Nicolle alla osservazione dei clinici. Ed oggi la letteratura medica ha a questo capitolo già portati docume11ti probativi per tl dermo· tifo, per la detlgue, per la febbre gialla, per la poliomielite, per la febbre di Malta e per il morbillo. Questo capitolo detJe essere, quindi, d'ora innanzi aperto alle malattie tubercolari. Ho finito, cari ColLeghi, e mi auguro che vogliate ricordarvi dei fatt; che vi ho segnalato ogni qualvolta vi trovate Ìtmanzi a qualcuno di quei cast di deperimento organico che frequentemente vi occorrOtJO o quando si presentano alla vostra osservazione quelle sindromi morbose finora indefitJite che si verificano con maggiore facilità nei gtovani, ogni qual volta per svariati fattori, si attenua in essi lo stato immunitario. Sappiate che questi sttlli si vi11cono facilmente non con le cure geueriche, ma co11 i mezzi specifici, e sono specifici solo i mezzi di origine tuberbercolare di cui oggi la terapia è bene provveduta. Ricordate sempre che la patologia tubercolare in ogni sua parte è domt· 11ata dalla immunità, che ne guida la profilassi, la diagnosi, la prognosi, la terapia. Ed ora nei prendere congedo da voi presento al vostro insigne Capo, il Colonnello Direttore, i miei p1ù vivi ringraziametJti per la gioia cl1e mi ha procurato con lo invitarmi a vivere l'ora presente qui itz mezzo a vo1, cw mi legano memore affetto ed estimazione profonda. Sappiate che fra i momenti a me più cari della mia vita, primeggiano quei quattro atmi durautc i quali, in occasio1le della grande guerra, vissi in mezzo a Voi, là ove si pu· gnava, si vinceva e si moriva; che fra le otlortficenze di cui fui imig11ito, la Croce di Guerra che un valoroso Generale appese al mio petto, rappresenta il più caro fra i documenti della mia attività, segno visibile del glorioso le· game clze perennemente mi unisce a V oi.

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LAVORI ORIGINALI SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MlLITARE Laboratorio di igiene:

Direttore del laboratorio: colonnello mcdi.co prof. N1cou

BR UNI.

L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE NEGLI ESERCITI E L'INFLUENZA CHE IL SERVIZIO MILITARE HA SULLA ROBUSTEZZA FISICA DEI SINGOLI INDIVIDUI (Ricerche sui militari dd Presidio di Firenze) Dott. Guido Piaua, capitano medico.

I. - Le ricerche antropometriche in rapporto con l'educazione fisica. L 'importanza che ba sempre avuto negli eserciti l'educazione fisica, e maggiormente oggi che questa disciplina ha trovato il posto che meri~a anche nelle scuole ed in tutti gli istituti di educazione in genere, fece m me sorgere l'idea dì controllare le modificazioni che le istruzioni militan inducono nelle condizioni fisiche della truppa, in rapporto, non solo ai vari elementi che servono abitualmente come criterio per la valutazione dell'attitudine al servizio, cioè: statura, perimetro toracico e peso, ma anche in rapport0 ad un'indagine che seppure a prima vista complementare, riveste un:t importanza pratica non indifferente, quale è la spirometria. E mentre per la valutazione della robustezza fisica iniziale, per quanto riguarda il nostro esercito, ricerche vi sono state e numerose anche in passato, bastando ricordare l'opera fondamentaie del Livi sull'antropometria militare, quelle di controllo periodico durante il servizio sono state invece relativamente limitate, anche per la difficoltà che presentano dal punto · Ji vista pratico. D'altro canto tali indagini, a mio modesto parere, acquistano maggior valore quando sono eseguite sin dall'inizio e controllate successivamente da una persona sola, quindi con un unico criterio discriminativo, anche se relative ad un numero piuttosto limitato di individui. E' noto che l'Antropometria militare del Livi, che fino ad oggi costituisce, oltre che un'opera veramente fondamentale, l'unica che abbia messo in chiara luce quasi tutti i caratteri antropometrici ed etnografici degli italiani, sorse per iniziativa di un altro medico militare, il ten. col. Guida, il quale, nel 1879, in una memoria pubblicata nel Giornale di medicina miLitare, proponeva l'adozione del « foglio sanit.ario )) da compilare per o<mi soldato che veniva arruolato. In tale foglio non solo si sarebbero dovuti ~n­ r.otare i dati antropometrici e somatici che venivano presi all'atto della prima visita al corpo, ma anche le modificazioni che, durante il servizio, si


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verificavano nei riguardi delle tre misure principali (statura, perimetro toraci co, peso). All'atto del congedamento o della morte del militare tale foglio doveva essere inviato ad un ufficio centrale di statistica. Il Ministero della Guerra accettò la proposta del Guida, intravedendone subito la grande importanza scientifica e pratica, ed emanò delle disposizioni precise a tutti i medici dei corpi perchè la compilazione del foglio sanitario fosse attuata colla più scrupolosa esattezza. Tale foglio sanitario, secondo le prescrizioni emanate, doveva essere redatto indistintamente per tutti i militari di truppa incorporati e, quindi, tanto per quelli arruolati di leva, che per i volontari. Inoltre doveva essere compilato contemporaneamente in due copie, una delle quali costituiva una parte del libretto perso· naie del soldato e perciò lo seguiva sempre in tutti gli eventuali spostamenti di residenza e di aggregazione, l'altra parte era conservata dall'ufficiale me· dico del corpo che, personalmente, curava le necessarie annotazioni periodiche. Tutto ciò fn attuato per i militari della classe 1863, i cui fogli sanitari ammontarono a 300.000 e costituirono un materiale immenso e veramente prezioso, sia per le ricerche tendenti a studiare le questioni igieniche, mediche e di reclutamento, sia per quelle destinate a fornire dati sull'antropologia italiana (Livi). Così, per la geniale ispirazione del Guida, che seppe far valere la propria convinzione e cioè che, nelle ricerche antropologiche, fosse assolutamente indispensabile disporre di un numero il più vasto possibile di osservazioni eseguite tutte collo stesso metodo e colla stessa scrupolosa precisione, e, grazie all'opera tenace, paziente e veramente inestimabile del Livi , che ebbe l'incarico di ordinare e dirigere il lavoro di spoglio dell'immenso materiale, potè essere condotta a termine l'Antropometria militare, la quale, riferendosi alle popolazioni delle diverse regioni che allora entravano a far parte della penisola, costituì un 'opera nazionale. Se ricerchiamo quali possono essere state le origini dell'antropometria, troviamo che lo studio ddle misurazioni e delle proporzioni delle diverse parti del corpo umano rimonta ai Romani, i quali, neUa loro organizzazione militare, avevano in proposito delle norme precise. Vegezio ha descritto le misurazioni che venivano fatte per il reclutamento presso questo esercito e quali fossero le particolari esigenze specie riguardo alla statura. Ma, come ha ricordato lo stesso Livi, anche presso gli antichi Greci e Romani la misurazione del corpo umano non sempre fu fatta al solo scopo militare, ma anche a scopo puramente artistico (scultura, pittura). La vera antropometria militare si può considerare sorta in un periodo a noi più vicino e cioè verso la fine del XVIII secolo. L 'ambiente militare è indiscutibilmente quello che più si presta per questo genere di ricerche, dato il grandissimo numero di individui della medesima età che è possibik avere contemporaneamente a disposizione. Ed è risaputo che le statistiche militari hanno spesso fornito un materiale veramente prezioso per studi e ricerche di grande importanza scientifica e pratica. Lo studio, però, vera-

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mente accurato, non solo dei caratteri antropometrici, ma anche delle eventuali modificazioni bio-fisiologiche che la vita militare induce nel giovane soldato e dell'influenza che l'educazione fisica esercita sullo sviluppo somatico e psìchico della gioventù, può essere svolto soltanto con un lavoro paziente e metodico dai medici dei corpi, i quali hanno la possibilità di seguire i militari per tutto il periodo della ferma. Questo lavoro, esteso a tutto l'esercito e compiuto scrupolosamente, potrebbe portare a deduzioni di grandissima utilità. Un piano così vasto di ricerche fu compiuto, per la prima volta, dagli Stati Uniti d'America, durante la mobilitazione per la guerra di secessione. Il Baxter, che curò l'organizzazione di questa poderosa statistica, seppe ricavare dal complesso delle molteplici m isurazioni e dai rapporti fra esse intercorrenti, dei dati di importanza notevole, non solo per l'America, ma altresì per molte nazioni europee. Ma l'opera americana veramente colossale, in materia di antropometria militare, si può considerare quella condotta da Gould, per iniziativa della United States Sanitary Commission, nella quale per ogni individuo si doveva rispondere a ben 58 questioni. Durante la guerra mondiale, ancora negli Stati Uniti d'America, furono compilate delle statistiche ·sui militari della classe 1917-18, in base non solo alle osservazioni fatte all'atto dell'arruolamento, ma anche al momento della smobilitazione. Tali statistiche, in seguito raccolte in un volume, furono compilate, sotto la direzione del chirurgo generale dell'esercito M. W. Ireland, dai maggiori Charles B. Dovenport e Albert G. Love, aiutati da numerosi medici ed ufficiali combattenti. E' questa una statistica preziosissima, perchè prospetta molto chiaramente le caratteristiche antropometriche de!l 'uomo americano dai 21 ai 30 anni e le mette in rapporto alla salute, allo sviluppo, alla distribuzione geografica, alla razza ed al colore. In questo studio sono fondamentalmente analizzate le tre misure principali regolamentari nell'esercito, prese su due milioni di re-clute, con speciale relazione ai difetti fisici. Inoltre, allo scopo di stabilire delle cifre medie da utilizzare praticamente per la vestizione, su 1oo.ooo militari, all'atto della smobilitazione, furono prese oltre 17 misure, le più importanti delle quali furono la statura, il perimetro toracico ed il peso. Le altre riguardavano le dimensioni delle singole parti del corpo. Tali misure· furono studiate, sia isolatamente, sia nei loro rapporti reciproci. Uno studio comparativo, particolarmente interessante, riuscì poi quello tra le diverse misure riscontrate nelle reclute della guerra mondiale in confronto con quelle della guerra di secessione. Si trovò che le medie che riguardavano la statura erano pressochè invariate, ma è da notare che mentre le reclute del! 'ultima guerra appartenevano a tutti gli stati della repubblica stellata, quelle del 1864-6s comprendevano, in massima parte, gli individui degli


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Stati del nord; ora, dato che, nella popolazione del sud prevalgono le stature alte, la loro inclusione contribuisce, naturalmente, ad elevare la statura media. Riguardo alle relazioni tra lo sviluppo fisico e le varie affezioni organiche e funzionali, la statistica stessa ha messo in evidenza dei rapporti oltremodo . . mteressantl. Se consideriamo gli altri eserciti, troviamo che dal 1918 nella maggior parte di essi, col sempre pitt intenso incremento subito dalla educazione fisica, anche gli studi antropometrici sono stati ripresi su larga scala e con fini eminentemente pratici. Al medico militare, oltre al compito di visitare accuratamente i singoli individui, al momento della presentazione al corpo per mctterne in evidenza le eventuali infermità e stabilirne l'idoneità, è stato affidato anche quello di giudicarne il grado di robustezza fisica per mezzo delle principali mi.)ure antropometriche ed, in tal uni eserciti, per mezzo di adet,ruatc prove funzionali. Questo esame dovrebbe portare ad una selezione tra le reclute in modo da « adattare l 'istruzione a gruppi di individui, nel senso cioè di scindere i più robusti dai più deboli, regolando le esercitazioni in conseguenza di questa differenziazione, in modo da condurre tutti quanti allo stesso grado di allenamento, ma in un limit~ di tempo vario » · (Bruni). Boigey ha scritto in proposito che : « solo quando l'educazione fisica sarà controllata fisiologicamente, essa si imporrà a tutti in modo evidente >1 e che : << gli esercizi non spaventeranno più nessuno quando saranno proporzionati alla forza individuale e quando dalla loro pratica ben dosata, ne deriverà un beneficio alla salute ed uno sviluppo corporeo perfetto ,, , Questi principii sono entrati ormai a far parte degli ordinamenti che regolano l 'istruzione fisica nei vari eserciti. Per quanto riguarda l 'esercito francese, il Bellot, nel suo interessante lavoro su « L 'es.1me fisiologico nei corpi di truppa; l'allenamento fisico e la sua sorveglianza pratica ))' mette in evidenza come la visita medica e funzionale più importante debba avvenire al momento della presentazione al corpo, istituendo una « scheda fisiologica » (prescritta dal Regolamento generale di educazione fisica) c segnando, nello stesso libretto personale, oltre ai comuni dati , an<.he l 'indice del Pigne t. Questo esame ha lo scopo di classificare gli individui in due categorie a seconda della loro attitudine agli esercizi fisici . Perciò, non è soltanto un esame medico, ma anche fi siologico, che si rivela veramente indispensabile per la sorveglianza che dovrà essere esercitata, nel primo periodo di allenamento, in modo da evitare le forme gravi di fatica (surmenage). Le reclute subiscono anche degli esami funzionali, sia al momento stesso della presentazione al corpo, che dopo il quarto mese c delle prove fisiche (dopo la di.:iassettesima settimana), per la selezione di quelli che potranno praticare gli sports individuali e collettivi. In tal modo il medico può giudicare del valore fisiologico reale di ogni individuo e può attentamente sorvegliare gli effetti dell'esercizio sui '


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vari organi ed apparati, seguendo i. progressi de-llo sviluppo corporeo e le varie reazioni dell' organismo. Queste osservazioni morfologiche e fisiologiche, periodicamente eseguite, consentono la razionale educazione fisica e sportiva. Sull'importanza, poi, degli es:.~ mi funzionali c delle prove fisiche, come necessario complemento alle determinazioni antropomt·triche, nella valutazione degli sportivi: è stato ampiamente trattato anche in Italia, specie per opera di medici militari. Cassinis, che tanto si è occupato della questione, ha scritto che: « il medico militare deve imparare a diagnosticare e prognosticarc le capacità fisiche dell'uomo sano, come è stato abituato a diagnosticare e prognostic:tre le malattie che lo possono colpire», '.':d ancora che; « la missione che il medico militare ha sempre dovuto e deve ora svolgere con orientamento sempre più moderno è :tppunto quella di regolare, affiancato all'istruttore, l'attività di coloro che non potrebbero seguire i più forti senza ricevcrne danno. Felsani, in una interessante nota pubblicata in occasione del Congresso di medicina sportiva, nel 1933, sull'attitudine psicofisica al servizio militare, ha richiamato l'attenzione sulla necessità della valutazione funzionale e psichica in rapporto ai connotati costituzionali dci soggetti in esame, e sulla opportunità di una :tdeguata preparazione tecnica degli ufficiali medici nei riguardi della selezione fisica delle reclute e della medicina applicata agli sports. Il compito del medico diviene, poi, veramente delicato quando si tratta di giudicare dell'idoneità specifica e di controllare l'allenamento per talune specialità, come, in particolare, per le truppe alpine. Prat, in proposito, ritiene che la selezione dovrebbe essere rigorosissima, in base soprattutto alle prove funzionali più importanti, praticate dagli stessi medici dei corpi nel primo periodo dell 'allenamento. Tra i tanti AA. che, in questi ultimi tempi, si sono occupati di questo argomento, merita speciale menzione il Rolando, colono. med. della Regia Marina, il quale, nella sua memoria su: a La costituzione secondo le attuali vedute, nei suoi rapporti con la patogcnesi della tubercolosi e col giudizio di dipendenza da causa di servizio H, ha dedicato un capitolo veramente completo all'esame morfologico-funzionale (elementi antropometrici, indici di robustezza, valutazioni mentali) ed agli esami dinamico-umorale e neuro-p~icologico. Per giudicare rapidamente ed esprimere in maniera semplice il grado di robustezza dei singoli individui, non pochi studiosi hanno cercato di stabilire degli indici, ricavandoli prevalentemente dai rapporti fra le tre misure più import.1nti, cioè statura, perimetro toracico c peso. Tali indici oggi sono assai numerosi (ed ognuno presenta delle deficienze più o meno evidenti), ma i più largamente usati si riducono .1 due, cioè : l'indice numerico dell 'uomo, proposto dal Pignet (chiamato dal Rho indice inverso di robu-


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stezza) e l'indice ponderale del Livi, fondato su criteri scientifici ed impiegato anche ali' estero. Come è noto, l 'indice del Pignet è di uso molto comune e di attuazione pratica semplicissima, esso si ottiene sottraendo dalla cifra che esprime la statura, la somma del peso più il perimetro toracico medio. Pignet ritenne di poter ottenere una sufficiente valutazione della forza fisica basandosi sul rapporto di questi tre fattori antropometrici principali e cercò di ricavare dalla loro combinazione una formula semplice, dalla quale fosse possibile e praticamente facile dedurre una cifra che da sola bastasse a rappresentare il valore fisiologico dell'individuo, o «coefficiente di robustezza "· Altri, prjma di lui, avevano· tentato di raggiungere lo stesso scopo e specialmente il Makievicz aveva fatto in proposito lunghe e pazienti ricerche, ma aveva dovuto concludere che, sia il perimetro toracico, che il peso, considerati isolatamente, non presentavano alcuna particolare importanza. Pi·g net, che era arrivato alla stessa_ convinzione, notò il parallelismo quasi perfetto &a i valori delle tre principali misure ed osservò che, in genere, nell'uomo normale, il perimetro toracico è press'a poco uguale alla metà della statura, e che il perimetro aumenta con l'aumentare di essa, e che infine anche il peso presenta un accrescimento proporzionale. Ritenendo, pertanto, che questi tre valori dovessero presentare una differenza costante qualunque fosse la statura, arrivò alla convinzione che la formula della robustezza potesse essere rappresentata, in modo molto semplice, col sot- . trarre dalla statura la somma del perimetro toracico più il peso. Eseguendo in larga scala le sue determinazioni, e confrontando i singoli residui ottenuti con le annotazioni fisio-patologiche segnate per ogni individuo nei registri di arruolamento, riuscì a dimostrare praticamente che, in effetti, l 'iscritto era tanto più robusto quanto più piccolo era il residuo e viceversa. In base alle sue osservazioni, potè compilare la tabella degli indici di rabustezza che vale per gli individui che non presentano affezioni o rganiche e che siano tra i 18 e i 23 anni di età. Il residuo ottenuto dalla sottrazione fu chiamato da Pignet « indice numerico del l 'uomo >> c, pertanto, il calcolo da farsi per la determinazione della robustezza si esprime con la formula: Indice numerico -= statura- (perimetro toracico più peso) r. la scala degli indici di robustezza risulta così costituita: residuo minore di 10 = costituzione robustissima; residuo da II a 15 incl. - costituzione robusta; residuo da 16 a 20 incl. - costjtuzione buona; residuo da 21 a 25 incl. - costituzione buona-media; residuo da 26 a 30 incl. costituzione mediocre; residuo da 30 a 35 incl. - costituzione debole; residuo maggiore di 35 = costituzione debolissima.


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Secondo questo metodo, per esprimere la forza fisiologica dell'individuo, è sufficiente la sola determinazione dell'indice numerico. La costituzione buona-media è indicata dall'indice 22, al di sopra di tale cifra troviamo una costituzione meno buona, al di sotto le costituzioni più robuste. Qualora la somma del perimetro toracico e del peso risultasse uguale alla cifra della statura, e, quindi l'indice numerico fosse uguale a zero, oppure, qualora la somma del perimetro toracico e del peso superasse la cifra della statura e quindi l 'indice numerico risultasse preceduto dal segno+, la costituzione dovrebbe intendersi molto robusta (Trombetta). Mi sembra doveroso ricordare che questo metodo fu largamente sperimentato alla scuola di sanità militare da un nostro valoroso ufficiale mcdico, l'allora maggiore Trombetta, che potè sempre constatare la concordanza perfetta tra gli indici numerici e la costituzione degli individui presi m esame. Oggi, però, tale metodo, che pure sembrò dovesse reggere alle diverse critiche, non è più incondizionatamente accettato dalla totalità dei cultori di morfologia. Infatti si osserva, e non a torto, da taluni che in questo metodo le misure in centimetri sono mescolate con quelle in chili. Cassinis, rilevando tale abbiezione così si esprime: « E' certo problematico trarre da queste tre misure sole un sicuro giudizio di maggiore o minore robustezza fisica, perchè non possono tali misure darci un concetto delle proporzioni di sviluppo fra i segmenti scheletrici e gli organi interni toracici ed addominali, che tanta parte hanno nel determinare il grado di robustezza individuale ». Questo A. ha, nondimeno1 riportato nelle sue ricerche l 'indice del Pignet, però ritiene di non poterlo considerare « un ottimo indice strutturale (Sgarbi e La Porta) perchè è basato sull'empirismo e non su un sano criterio scientifico come sono quelli di Livi e di Rossi )) . Secondo Boigey, l'indice del Pignet può servire solo come aiuto e controllo, ma non come unico criterio per l'apprezzamento della attitudine fisica, in quanto: « il senso clinico e la scienza del medico esperto, applicati all'esame dei grandi visceri (cuore, polmone, fegato, reni) rimangono gli elementi fondamentali per l'apprezzamento del valore fisiologico d'un soggetto ». Bellot, in base a numerosissime determinazioni della robustezza fatte con questo indice, è arrivato alle stesse conclusioni di Boigey. E' da ricordare poi che l'indice stesso ha solo valore per i soggetti compresi tra i 18 c: i 28 anni, mentr·e al disopra di tale età e specialmente poi tra i 35-40 aiUlÌ, non modificandosi più l'elemento statura, ma variando frequentemente il peso, esso perde ogni valore. L'indice pondera/e Li~i è basato sul rapporto tra misure di differente natura. Gli AA., che prima del Livi avevano studiato il peso del corpo umano, lo avevano fatto mettendolo in rapporto aritmetico diretto con la statura, sia dividendo la statura per il peso, sia procedendo in senso inverso.


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L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

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Nel primo caso, il quoziente esprime il numero di unità della misura lineare che corrisponde ad ogni unità di peso, nel secondo caso il quoziente esprime il numero di unità di peso che corrisponde ad ogni unità di misura lineare. Però è chiaro che, sia procedendo in un modo, che nell'altro, questi rapporti non esprimono nulla nei confronti della vera importanza del peso e, con l'attuazione pratica, si può agevolmente constatare come con

.,

nessuna delle due formule (~e;) sia possibile ottenere un rapporto esatto.

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Per questi motivi, Livi ritenne che fosse necessario ridurre il peso ad una misura lineare, per poi poterla mettere in rapporto alla statura. Tale riduzione si ottiene facilmente estraendo la radice cubica del peso e tale radice cubica altro non è, come si esprime Livi, che: << l'altezza che avrebbe un cubo ripieno di una quantità d 'acqua uguale al peso del corpo ». Solo in questo modo si riduce tutto a due semplici linee tra di loro facilmente paragonabili. Questo rapporto, che Livi chiamò « indice ponderale n, SI esprime con la formula : Indice =

100

v3 , -- _ V ~

cioè J .

3

.

Indice =

100 X'

peso in Kg. Statura in decig.

Negli individui che presentano uno sviluppo armonico delle varie parti del corpo, ed in genere negli individui ben proporzionati, l'indice ponderale Livi oscilla attorno a 24. Quando discende sotto i 23 indica uno sviluppo dell'organismo pitt o meno deficiente; mentre quando sale sui 25 sta ad indicare, quasi sempre, una più o meno spiccata tendenza all'adiposità. Dovendolo applicare in larga scala, la difficoltà sarebbe rappresentata dalla perdita di tempo non inàifterentc richiesta per l'estrazione della radice cubica. Claudel, però, compilò Jelk tavole di facile consultazione che danno i cubi di tutti i numeri fino a ro.ooo e quindi permettono di estrarre la radice cubica di ogni peso possibile nel corpo umano con l'approssimazione di due decimali. Cassinis ha studiato il v;Ùore dell' indice ponderale Livi mettendolo in rapporto con l'altezza di 358 soggetti e paragonandolo ad altri indici. ed alle misure morfologiche . Egli trovò che: « sono i soggetti di altezza media quelli che presentano un indice pondcrale pitt vicino alla media di 24 >'· Livi, servendosi di questo indice nelle sue già citate determinazioni, trovò che << il peso aumenta regolarmente con l'aumento della statura e che la regolarità si conserva pressochè matematica finchè i gruppi di osservazioni corrispondenti ai singoli centimetri di statura sono assai numerosi '' · Le irregolarità si cominciano a rivelare quando tali gruppi sono al disotto de! migliaio e si accentuano col diminuire del numero dei gruppi stessi.

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L'IMPORTANZA DELLE DET ERMINAZI ONI AN TROPOMETRICI-l E ECC.

1055

Li vi potè inolitre dimostrare che l 'indice ponderale diminuisce regolarmente con l'aumentare della statura. L'importanza non indifferentt: che presentano le tre misure principali, sia nella valutazione generica della robustezza fisica, sia nel giudizio di idoneità specifica per il servizio nelle varie armi, è stata anche sostenuta e dimostrata da Frassetto, che ha proposto, in un suo interess::mte lavoro, delle formule di normalità fra statura, peso e perimetro toracico nei soldati italiani delle classi recenù, con speciale: riguardo all'arma di cavalleria . Questo A. convinto che: « per gli studi antropologici e costituzionalisùci, non fossero più sufficienti i dati ed i metodi del passato; e che alla valutazione generica della robustezza fisica e della idoneità alle armi, dovesse subentrare la necessità di una valutazione specifica, precisata nel grado massimo consentito dalla nostra attuale fase scientifica », ritiene che sia assolutamente indispensabile uo minimo di tre dati, rappresentati dalla statura, dal perimetro toracico e dal peso. Servendosi di guestt tre daù, nelle sue numerose ricerche di antropometria militare, è riuscito a stabilire, già da tempo, un sistema di due equazioni, che ha definito « sistema di normalità '' · Tale sistema ha lo scopo di << precisare i valori che, per ogni centimetro di statura, debbano avere il peso ed :il perimetro toracico, affinchè l'individuo in esame possa giudicar~i normalmente costituito ». Con le sue ricerche si è proposto di accertare per ciascuna di queste misure principali, i limiti dei valori normali t: paran:>rmali, non soltanto nei soldati delle classi recenti, insieme considerati, ma anche nei soldati delle varie armi, allo scopo di poter sostituire alla cernita fatta con criteri empirici o quas.i, criteri razionali e scientifici, per cui sia sempre possibile valutare il grado di normalità e robmte zza di un individuo del quale si conoscano questi tre dati fondamentali. Raccogliendo i dati riguardanti la statura, il perimetro toracico ed il pe-so di 3386 militari delle classi 1908-9 1910, appartenenti alle armi di cavalleria, fanteria ed artiglieria e provenienti da regioni diverse, ha potuto determinare le formule di normalità e di paranormalità che leg:tno tra loro la statura, il peso ed il perimetro toracico, sia considerati nel loro insieme, sia per ogni centimetro di statura. U I 0 cap. med. prof. Domenico Viola, pur riconoscendo l'importanza dello studio del Frassetto, riùene che: 1< è ammirevole lo sforzo della scienza pura e dell'elevata ricerca di laboratorio di concretare in formule matematiche l'indagine e l'esperimento; ma queste formule atterrirebbero ii pratico se gli si imponesse di applicarle nella sua ordinaria attività professionale » . Questo A. , che, non poche ricerche ha dedicato a tale argomento, ritiene poi che: « si troverebbe a mal partito il medico militare se fosse costretto a syiluppare una formula indice, q uale essa sia, od a consultare complesse tabelle per stabilire l'idoneità fisica al servizio, durante la febbrile atùvità in sede di consiglio di leva o di distretto >>. Egli non mette in discussione l'importanza che,. nel giudizio della robustezza fisica,


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L "IMPO RTANZA D ELLE DET E RMINAZIONI A:-JTROPOMETRICHE ECC.

può avere, in qualità di coefficiente, lo studio morfologico del soggetto, e conviene che i dati essenzialmente necessari siano rappres::ntati dalla statura, dal perimetro toracico <. dal peso, ma osserva che tali dati sono << uno dei coefficienti del giudizio della robustezza costituzionale » e richiama, in proposito, quanto ha affermato Pende, che cioè: « la costituzione è la risultante morfologica, fisiologica e psicologica delle proprietà di tutti gli dementi cellulari ed umorali dell'organismo». Perciò, egli ritiene che: << nella valutazione della robustezza fisica, l'applicazione del puro criterio morfologico potrebbe condurre ad errori di giudizio. L'applicazione di qualsivoglia formula indice può condurre al risultato di eliminazioni troppo empiriche, esageratamente vaste, sì da comprender anche elementi validi )>. La perfezione fisica, mentre porterebbe ad una selezione esemplare, ridurrebbe in maniera eccessiva il numero degli idonei. Per noi, medici militari, quello che; secondo questo A., « è indispensabile ed al tempo stesso sufficiente è il poter stabilire che non esistano stati morbosi già in atto e che l'individuo si trovi in condizioni di equilibrio dei vari componenti la sua personalità fisico-psichica )) . Ritiene, poi, il Viola che, nella pratica del medico militare, « le valutazioni mentali, derivate dalla pratica stessa e dalla esperienza (Cassinis), che non sono empirismo, ma sono invece fine apprezzamento scientifico del complesso strutturale, morfologico, statico e dinamico, umorale e neuropsichico dell'individuo, sono invece apprezzamenti imprecisabili con valutazioni strumentali ed aritmetiche». Un altro indice pondera/e, che si presta abbastanza bene, è quello proposto da Bouchard, che si ottiene dividendo il peso (espresso in chilogrammi) per l 'altezza (espressa in decimetri).

Q -"'

Peso Altezza

P (in chilogrammi)

= ----=---

H (in decimetri).

allo stato normale Q =

3 9 nella donna ' 4,0 n eli 'uomo.

L 'indice di Ruffier, dato dalla formula: indice = A + R - E = indice medio 13, nella quale con A si esprime la differenza tra 25 anni e l'età reale del soggetto (purchè tale età non sia superiore a 25 anni nè inferiore a 15); R rappresenta la differenza tra il perimetro toracico misurato in inspirazione forzata, a livello dei capezzoli, ed il perimetro addominale, preso in espirazione, in corrispondenza del punto in cui tale perimetro è più grande (Boigey). La cifra che si ottiene è tanto più alta quanto maggiore è il perimetro toracico. Colla lettera E si indica la differenza tra il peso espresso in chilogrammi c la statura indicata dal numero dei centimetri oltre iJ metro.

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L'IMPORTANZA OELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRI CHE ECC.

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L'indice di Amar, o indice armonico, espresso con la formula: altezza eretto altezza seduto

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= o,sr ne1 normot1p1;

è comodo per stabilire il rapporto tra lo sviluppo del tronco e quello degli arti.

L'indice di Quetélet, utile per giudicare dello stato di obesità o di magrezza, espresso dalla formula: peso in chilogrammi = indice normale 4 nell'uomo; altezza in decimetri 3,9 nella donna. Un quoziente di 3,6 indica magrezza; mentre un quoziente di 5•4 indica obesità.

L'indice di Koby, così rappresentato: (torace medio - addome) X (torace massimo -

torace minimo)

statura è basato sulle qualità che particolarmente spiccano negli individui che SI distinguono negli esercizi fisici. Secondo tale formula, si avrà: indice insufficiente da o a 0,3 >> mediocre da 0,3 a o,s >> buono da 0,5 a o, 7 » eccellente da o, 7 ad I o più. In certi soggetti l'indice può arrivare anche al valore 3, però Boigey fa osservare che al di sopra di 1 l'aumento della robustezza non avvtene più in modo proporzionale. Pirquet l1a proposto una formula che permette di esprimere, con una certa approssimazione, lo stato della nutrizione. Essa è rappresentata dalla radice cubica del peso del corpo (moltiplicato per ro) divisa per l'altezza della statura seduto (misurata in centimetri). Lo stato della nutrizione espresso da tale formula, è indicato dalla parola << pelidisi >> (che deriva dalla frase: pondus decies linearis divisio sedentis altitudo). Quindi: ~

pelidisi =

V

P . ~ Si

Il quoziente deve aggirarsi attorno a roo; quando supera questa cifra indica uno stato d i super-nutrizione, mentre quando è inferiore a 94,5 denota una deficienza della nutrizione. Spehl, moltiplicando il peso, espresso in chilogrammi, per la capacità vitale in centimetri cubi e dividendo questo prodotto per la statura, espressa in centimetr4 ha ottenuto un valore che ha chiamato « quoziente vitale )> , il quale, in genere, aumenta da 6 a 30 anni, mentre dopo tale età comincia a diminuire. Nell'adulto sano tale quoziente oscilla attorno ad 8oo.


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L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOM ETRICH E ECC.

Recentemente Pende, in una conferenza tenuta alla Scuola di Applicazione di Sanità Militare, trattando della valutazione costituzionale militare, ha fissato i (( punti fondamentali e pratici che possono trovare utile applicazione nelle nuove norme di antropometria e di biotipologia militare >· ed ha illustrato i due quozienti biometrÌci di valutazione da lui proposti. Secondo l'illustre Maestro di Roma, l'indirizzo costituzionalistico nella medicina militare, oltre a mirare alla valutazione esatta dcll 'individuo e perciò alla assegnazione di ogni recluta al posto più adatto, ha per scopo la <( normalizzazione dci soldati che fisicamente e psichicamente appaiono ancora, in qualche apparato o da qualche lato della loro personalità, immaturi o lievemente anormali, però suscettibili di normalizzazione mediante adatte cure ortogeneriche ». La valutazione biotipologica militare dovrebbe praticamente bas:mi, sui seguenti cinque cr.iteri semeiologici dì giudizio: 1" il criterio dello sviluppo della massa generale del corpo; 2 ° il criterio delle proporzioni rispettive della lunghezza e della larghezza del corpo; 3° il criterio dcii 'aspetto tonico e stenico od atonico cd astenico delle forme corporee; 4• il criterio del temperamento neurovegetativo - endocrino; 5" il criterio della varietà razziale a cui l 'individuo può approssimativamente riportarsi. In base alle osservazioni personali ed a quelle condotte dai. suoi allievi (Gualco, Beretta, Introna) egli ritiene che << le tre misure tradizionali (statura, perimetro toracico, peso) pun:hè esattamente messe in rapporto l 'una all'altra, siano sufficienti per una prima classificazione di normalità o di ceti pia morfologica d eU 'individuo ». Occorre, però, che il perimetro toracico sia quello medio respiratorio dinamico, cioè il perimetro respiratorio medio tra il massimo dell'inspirazione ed il massimo dell'espirazione, in quanto tale perimetro non solo indica lo sviluppo toracico in larghezza, ma anche la sua capacità dinamica. E quanto al peso, << non è il peso assoluto che ha valore per sè, ma il peso relativo alla statura; relazione che può essere fissata con un criterio nuovo, consistente nel dividere la statura espressa in centimetri per il peso in chilogrammi. Si ottiene, così, un quoziente che è molto sensibile per indicare se l'individuo tende alla magrezza o alla grassezza. · Nell'uomo adulto da 20 a 25 anni, ben conformato, il quoziente medio è di 2,54 ; nell 'uomo maturo è di 2,45· Nella donna il quoziente, a parità di statura e di età con l' uomo, è sempre superiore; così nella donna giovane è di 2,7; a 17 anni nella donna è di 3· Bastano oscillazioni di 20-30 centesimi in più od in meno per indicare se l 'individuo tende alla magrezza o alla grassezza. L 'A. ha trovato che <( i limiti oltre i quali si può parlare di adiposità e rispettivamente di magrezza morbosa sono 6o centesimi in meno dd


L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETR IC HE ECC.

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quoziente o 6o centesimi in più ». E, secondo la legge che ha chiamata << detta oscillazione limite dal doppio alla metà », i limiti estremi compatibili con la vita, oltre i quali la vita dell 'individuo è messa in pericolo, sono la metà ed il doppio del peso normale. Però, mentre il peso relativo serve per indicare se l' individuo è grasso, magro o dì peso normale, per valutare invece la massa totale del corpo occorre tener conto anche della statura assoluta. Tale valutazione della massa ha una grande importanza nello studio delle costituzioni, per le caratteristiche, sia funzionali che di resistenza e di predisposizione, proprie agli ipersomici, agli iposomici ed ai normosomici . Secondo Pende, t< basta associare il quoziente del peso con la statura: se questa è esagerata rispetto alla media ed il soggetto ha peso normale, 'egli è ipersomico, ancora più ipersomico egl i è se il quoziente è basso, cioè se il peso è eccedente; se la statura è bassa ed il quoziente del peso è normale od alto, il soggetto è iposomico: e così se la ~tatura è normale ed il quoziente del peso è alto ». Il 10 % in più od in meno della statura, rispetto alla media regionale della statura stessa, può essere considerato come frontiera, al di là delta quale il soggetto non è utilizzabile n eli 'Esercito. · Per stabilire l'indice delle proporzioni, l 'A . ha trovato che risponde ottimamente un semplice quoziente, quello della statura divisa per il perimetro toracico medio. Si tratta, cioè, dell'indice di Brugsch, che l'A. h~ .. statura . d 'l . mo d1'fi cato con 1 . a semprICe d'JVJsJone: perimetro , e sosutuen o 1 penmetro toracico respiratorio medio al perimetro toracico espi ratorio di riposo. Egli ha compilato una tabella di questo quoziente sui normali dì tutte le età e nei due sessi ed ha fissato, col metodo statistico, il suo valore normale ed i confini della normalità. « Nell'uomo giovane, adulto di 20-25 anni il quoziente del torace, che l'A. chiama quoziente lunghezza -larghezza, è di circa r,95·1,90; più il soggetto è giovane e più esso è alto, cioè il torace è più stretto; più il soggetto è maturo e più il quoziente scende, cioè il torace s'allarga ». Se il quoziente varia in su del quoziente medio il soggetto è longìlineo, se in giù il soggetto è brevilineo. Il quoziente è così sensibile per questa classificazione che bastano 2-3 decimi in più od in meno per caratterizzare un longilineo od un brevilineo. In base alle osservazioni compiute, Pende ritiene che (( il criterio, ancora mantenuto di cm. Bo di perimetro toracico come minimo per tutte le stature da 150 a 165 cm., e di un centimetro in più di perimetro per ogni 5 cm. in più di statura per stature superiori fino a 180 cm ., con un minimo di 84, per stature che raggiungono e superano cm. 180, abbia bisogno di revisione >> . Per l'apprezzamento del terzo criterio di valutazione morfologica, secondo l'A., « un'occhiata sapiente e larga del medico costituzionalistico può afferrare subito il grado di tonicità generale o di astenia ed atonicità generale


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L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

del soggetto ». E, così, può essere giudicato il soggetto normostenico od ipostenico. Sempre secondo le ricerche del Pende, « sarebbe utilissimo per la bonifica della stirpe italica se nel reclutamento si fissasse, quando è possibile, anche il tipo razziale dominante nell'individuo, servendosi dell'esame dei due diametri massimi anteroposteriore e trasversale del cranio e relativo indice cefalico, nonchè del colorito degli a<:chi e del colorito dei capelli >> . Tenendo presente la differenza che esiste tra le attitudini psicologiche delle varie stirpi, sarebbe così possibile assegnare ogni soldato ali 'ufficio più adatto alla sua natura psicologica profonda razziale. Oltre a questi indici principali, che ho ricordato sommariamente, altri ne sono stati proposti, quali: quello di Rohrer, Kaup, Broca, Brugsch, Rossi, ecc. Tutte queste determinazioni antropometriche e gli indici da esse detratti non possono assumere un valore veramente pratico se non sono completate da opportune prove funzionali. Purtroppo, però, queste prove richiedono, in genere, un tempo non indifferente e quindi non è possibile, neanche al medico di reggimento, di estenderle a tutti i militari per constatare periodicamente il loro grado di allenamento. Sempre per quanto riguarda l'esercito francese, le ricerche di Girod, Picquemal, Millo, Bellot, e di molti altri hanno dimostrato come le prove fisiologiche e fisiche abbiano un 'importanza notevolissima non solo per il controllo sanitario dell 'allenamento in genere, ma sopra tutto per quello di alcune specialità, come per le truppe destinate ad operare in montagna. Prat, occupandosi di tale questione, così ha scritto: « Tal une prove funzionali potrebbero essere imposte ai candidati ed alle reclute. Esse permetterebbero di apprezzare in modo esatto la capacità di resistenza del soggetto, di valutare la sua adattabilità futura alle fatiche della montagna, di diminuire al tempo stesso le cause di errore ». Come risulta da tutto quello che ho sommariamente riportato l'importanza che le ricerche antropometriche e funzionali hanno assunto negli eserciti, princip::~lmente nei riguardi dell'educazione fisica, è oggi dimostrata, oltre che dal numero dei lavori ad esse dedicati, dai regolamenti stessi, che, al pari di quanto ho riportato per l'esercito francese, cominciano a sancire, anche negli altri paesi, delle norme precise. Ma se tale è l'importanza che le ricerche antropometriche e funzionali hanno per il giudizio della robustezza iniziale:: dei singoli individui , non minore è quella che esse presentano per lo studio delle modificazioni che le istruzioni militari inducono nella robustezza stessa. E' di tale studio che mi occupo nella seconda parte di questo lavoro. (Cmttinua). --~1/1::--".

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DIREZIONE: DI SANITÀ DRL CORPO D'ARMAT A DELLA SARDEGNA

ESPERIENZE DI PROFILASSI E TERAPIA ANTIMALARICA CON LO JODOMERCURATO DI MANGANESE ED ESTRATTO DI MILZA (uM. 3,) Dott. Roberto Landriani, colonnello medico, Jircttore.

Nel corso degli ultimi anni la farmacologia ha posto a disposizione della lotta antimalarica nuovi e potenti presidi'. Ad integrare o sostituire, a seconda delle indicazioni, la benemerita chinina, sono venuti i derivati sintetici, sopratutto l'atebrina e la plasmochioa, ognuno dei quali vanta azioni elettive su determinati tipi di malaria e su determinate fasi dell'infezione. Abbiamo veduto tornare in onore ìa cura dell'Ascoli per le forme croniche splenomegaliche e raccomandata l'op0terapia splenica contro !o stato malarico cronico. Ma non ostante tutti questi sussidi terapcutici si deve riconoscere che il problema della profilassi e della cura della malaria è tuttora aperto. E' vero che con l'uso opportuno sia della chinina sia dei derivati sintetici si rie~ce a dominare con sufficiente regolarità le primitive malariche, per le quali la mortalità è ridotta a cifre minime ormai, m a è vero altresì che assai meno tacilc è l'evitare le recidive, anche coi preparati sintetici, come risulta da lavori r ecentissimi; e sopra tutto poi è estremamente diffi< ile l'attuare una profilassi medicamentosa realmente efficace. E' opinione concorde dei maJariologi che la chinina ha ridotto enormemente la mortalità per malaria ma ha influito assai poco sulla cifra della morbilità. Nè la situazione si è modificata con l'avvento dei derivati ~intetici, che sembrano anch'essi sprovvisti di azione antisporozoitica diretta e che per l'uso continuativo per lunghe permanenze in zone malariche, presentano fors~ una tollerabilità anche inferiore a quella del chinino. Sicchè la situazione attuale nei riguardi di questo importantissimo problema terapeutico e profilattico può essere così riassunta : Si posseggono farmaci di sicura ed alta efficacia per la cura degli accessi malarici acuti dei vari tipi, ciò che permette di dominare rapidamente l 'infezione nella grande maggioranza dei casi e di influire sulla mortalità, ma questi stessi farmaci hanno efficacia molto più limitata nei riguardi della guarigione radicale, poichè non riescono in molti casi ad evitare le recidive. Quanto poi alla profilassi non si possiede a tutt'oggi un preparato di sicura efficacia preventiva diretta, dovendosi attribuire ai chinino ed ai derivati sintetici usati profìlatticamente, significato di cure abortive dell 'infezione nella primissima fase del suo sviluppo, non già valore· di agenti capaci di ostacolare realmente l'attecchimento dell'infezione inoculata; ciò a parte 3 -

Gioma/to di medicina militari'.


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ESPERIENZE DI PROFILASSi E TERAPIA ANTTMALAR !C~ ECC.

ogni considerazione sulla difficile tollerabilità di tali farmaci, nelle dosi realmente efficaci per la durata di tutta una stagione epidemica. Considerazione questa che ha una importanza fondamentale, poichè il problema profilattico va considerato soprattutto nei riguardi delle grandi masse di popolazione o di truppe o di operai, che debbono soggiornare permanentemente in zone malariche cd essere conservate in piena efficienza di salute e di layoro. Dato questo stato di cose e data la grande importanza che il problema della mal aria assume per l'Italia oggi, in rapporto alle esigenze della colonizzazione dell 'Impero, appare doveroso non abbandonare le indagini che possono condurre a qualche progresso in questo campo, ovc, se molto si è fatto, molto resta ancora da farsi. Sewndo ogni probabilità la vittoria in questa difficile lotta è affidata non ad un solo mezzo ma ali 'uso accorto e opportunamente associato di tutti i mezzi che la farmacologia pone a disposizione del medico ; le ricerche devono qoindi essere inspirate ad un sano eclettismo, ugualmente lontano dagli eccessivi entusiasmi come dagli scetticismi aprioristici, e prendere in esame, obbiettivamente e rigorosamente, quanto di nuovo viene proposto per la profilassi e per la terapia della malaria, qualora naturalmente appaia basato su premesse teoriche attendibili c su dati sperimentali convincenti. A questo principio mi sono informato per l'esperienze che mi accingo a riferire, relative appunto ad un metodo di profilassi e cura della malaria recentemente proposto, che mi è sembrato meritevole di essere preso in considerazione perchè suffragato da dati sperimentali nuovi ed interessanti. Si tratta di un metodo che si stacca da tutti quelli proposti sinora perchè si basa non su un'azione antiparassitaria diretta, bensì sulla stimolazione dei poteri reattivi dell'organismo mediante l'impiego di due metalli, mercurio e manganese, a dosi oligodinamiche, e mira a determinare uno stato di refrattarietà rendendo il terreno organico inospitale per i parassiti malarici. Il preparato da me preso in esame è denominato « M. 3 » dai tre elementi che lo costituiscono, mercurio, manganese e milza, e contiene i due m etalli legati in forma di sale iodato, iodo-mercurato di manganese, e la milza in forma di estratto concentrato I : 300. Esso si ispira al concetto di utilizzare le proprietà antimalariche del mercurio, sulle quali esiste una notevole letteratura che risale al 1640 (Baillou, Willis, G . ed L. Franck, Bail)ie, Eberle, Collin, H ecker, Barlow, Cremonese, Kortwegh) potenziandole con l'associazione del manganese, metallo anch'esso ad azione emopoietica ed immunizzante (Piccinini, Gherardi, Lemoine, Madsen, Walbum) e dell 'estratto di milza sulle azioni del quale esiste pure una ampia letteratura sia nel campo delle infezioni in genere (Schroder, Kauffmann, Kogel, H arrover, V an Stockum, Piazza, Regain, Armand - Dellile, Mattausch, W atson, Giannatiempo, Tron, Legand , Fliegel) sia nel campo della malaria (Soula, Radji, Mannelli, Pollara, Sacchi, Tapic, Fau, Mangiacapra).

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ESPERIENZE DI PROFILASSI E TERAPIA ANTIMAJ.ARIC!\ ECC.

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Caratteristica del preparato è l'impiego dei suddetti metalli a dosi minime, secondo l'indirizzo inaugurato anticamente dal Franck e convalidato nel 1906 da Mariani, che dimostrò sperimentalmente sul coniglio l'azione immunizzante del mercurio contro diverse infezioni a dosi di mg. o,o1 = 0,03 e nel 1927 dal Walbum che estese le ricerche su questo tipo di azioni immunizzanti oligodinamiche con dosi da y o,o8 a mg. 2 a 42 metalli, fra i quali, appunto il manganese è risultato uno dei più attivi. Questo tipo di azioni oligodinamiche è assai importante nel caso del preparato in questione poichè, data la tossicità del mer~urio, il fatto che esso è usato a dosi minime permette di iniziare esperienze sull'uomo con sicura coscienza di non nuocere. Ed è stato appunto questo uno degli elementi che mi ha incoraggiato alle prove, dandomi la certezza che la cura, se non utile, sarebbe certamente riuscita innocua data la composizione del medicamento. Oltre a ciò mi è sembrato convincente l'esame dei dati sperimentali del Mariani e del Walbum, già citati, relativi alla possibilità di determinare con le minime dosi di metalli stati di resistenza di fronte a varie infezioni, e la considerazione che anche nel caso della malaria la guarigione definitiva è appunto affidata alle reazioni di immunizzazione graduale dell'organismo poichè nessun mezzo chemioterapico permette di raggiungere con una azione antiparassitaria diretta la sterilizzazione dell'organismo malarico. Ma sopratutto importanti mi sono sembrati i dati sperimentali raccoìti nel campo della malaria aviaria che, come è noto, rappresenta, per le grandt affinità con la malaria umana, un prezioso indicatore per lo studio delle terapie antimalariche. Le ricerche compiute in questo campo da Frattini col iodo-rnercurato di manganese hanno dato una prova sperimentale decisiva dell'azione antimalarica del mercurio, sinora affermata solo in base alle osservazioni empi· riche. Questo A. saggiando lo iodo-mercurato di manganese sui canarini in via profilattica e curativa ha dimostrato la possibilità di impedire con minime dosi di tale sale lo sviluppo dell'infezione malarica ne~rli animali inoculati e di accelerare la guarigione nei soggetti infetti. Di più ha potuto, per così dire, localizzare l'azione del iodo-mercurato di manganese, poichè avendo constatato che il trattamento preventivo preserva i canarini dall'infezione quando essa è inoculata mediante la puntura della zanzara, mentre non la impedisce quando è inoculata mediante l'iniezione di sangue malarico, ha potuto stabilire che esso è attivo contro la fase del parassita inoculata dalla zanzara, cioè contro ~li sporozoiti, mentre non ha alcuna azione contro le forme assessuate circolanti nel sangue. Nei riguardi della malaria umana questi dati sperimentali verrebbero a fissare l'indicazione nettamente profilattica del iodomercurato di manganese, escludendolo dalla cura degli accessi acuti, mentre l 'azione anti~ametica, pure osservata nei canarini, fisserebbe l 'indicazione per la cura della malaria cronica.


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ESPERIENZE DJ PROFILASSI E TERAPIA ANT IMA LARICA ECC.

In realtà profilassi e cura delle forme croniche sono le due indicazioni fondamentali che l'Istituto produttore assegna all'« M. 3 >> escludendolo dalla cura delle forme primitive e degli accessi acuti in genere. Poichè la profilassi e la cura delle forme croniche sono precisamente i due campi in cui il chinino e i derivati sintetici contano il maggior numero di in!.uccessi, mi è sembrato che il nuovo metodo proposto, il quale, ove risultasse veramente efficace sulla malaria umana, verrebbe ad integrare utilmente l'azione degli altri antimalarici noti, meritasse di essere sperimentato obbiettivamente e largamente. Circostanze favorevoli mi hanno consentito di avere a disposizione un campo sperimentale particolarmente atto ad uno studio di questo genere; 1l penitenziario di Castiadas, i cui dirigenti impegnati ogni anno in una dura lotta contro l 'infezione malarica, accolsero con volenteroso entusiasmo la mia proposta di istituire ampie prove comparative con l' « M. 3 >> e con la terapia chininica sul personale della Casa di Pena, agenti c detenuti. Questo campo sperimentale, come del resto avviene sempre quando si tratta di esperienze estese ad un gran numero di soggetti, presentava alcune condizioni favorevoli difficilmente realizzabili in altri ambienti, altre sfavorevoli, ma neutralizzabili in parte con l'assidua vigilanza. Circostanze favorevoli erano anzitutto il possedere i dati relativi all'andamento epidemico del penitenziario per tutto il quinquennio precedente al nostro studio.

il che rendeva possibile e proficuo il confronto coi nostri risultati; lo sperim entare su un vasto gruppo di soggetti tutti nelle stesse condizioni di ambiente, di alimentazione, di fatiche e di esposizione ali 'infezione, condizione fondamentale per eliminare una grande sorgente di errori di giudizio quando si tratta di prove comparative; la possibilità di una vigilanza continua dal principio alla fine del periodo epidemico, fatto che difficiimente si realizza nei gruppi operai delle bonifiche, soggetti a continui spostamenti; infine l'arrivo di cospicui gruppi di detenuti nuovi, indenni da malaria, prima del mese di maggio, il che ha reso possibile l'esecuzione di prove profilattiche di indubbia attendibilità. Fra gli elementi sfavorevoli va segnalato il particolare stato di spirito dei detenuti ed anche degli agenti. pei quali spesso l'infezione malarica è più desiderata che temuta, al fin e di ottenere un trasferimento, onde le cure sono seguite con scarso desiderio. Ma tale inconveniente è stato ovviato nei limiti del possibile con l 'assidua vigilanza organizzata dal Direttore della Casa di Pena (Dott. Carlo Mazzeo) e l'opera tenace del dirigente il servizio sanitario Dott. Emilio Piana, che con sacrificio personale ha sorvegliato la somministrazione dei farmaci, << M. 3 )) o chinino, e tenuto in continua osservazione oltre 1300 soggetti per tutto il perjodo di tempo, riuscendo anche a studiare in un centinaio di casi il comportamento ematologico. A questi due preziosi collaboratori porgo qui i miei ringraziamenti, poichè debbo all'opera loro di aver potuto compiere

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ESPERIENZE DI PROFILASSI E TERAPIA ANTIMALARICA ECC.

questo studio e raccogliere un nucleo di dati statistici della cut importanza il lettore stesso potrà giudicare. Come risulta dalla relazione inviata alla Direzione di Sanità Militare di Cagliari dal Dott. Emilio Piana, la campagna antimalarica · alla Casa di Pena ebbe inizio il 15 aprile 1936. Essa ha compreso, oltre alla profilassi e terapia medicamentosa, anche l'impiego di tutti i mezzi sussidiari per la lotta antimalarica a norma delle disposizioni vigenti, analogamente a quanto era stato fatto negli anni precedenti: ingambusiamento dei corsi d'acqua, verdìzzazione, reti metalliche, ecc. La somministrazionc dell'<<M. 3 » fu eseguita, secondo le prescrizioni, per 31 giorni nel mese di maggio, sorvegliata personalmente dal medico in ogni distaccamento. Furono trattati profilatticamente 200 soggetti sicuramente indenni, dei quali 150 erano costituiti da condannati di arrivo recente non ancora colpiti dall'infezione, e 50 da agenti, nuovi arrivati. Trattati a scopo di cura con l'« M. 3 » furono 850 ma larici cronici presentanti tutti recidive più o meno recenti, tumori di milza, anemia, in una parola i soliti sintomi di malaria cronica. La profilassi chininica fu applicata a 8o condannati arrivati quando la provvista dell'a M. 3 >> era esaurita, ed attuata con la somministrazione di 2 gr. di chinino per settimana, 5 pastiglie per 2 giorni consecutivi, durante tutta la stagione epidemica. Alla cura chininica furono sottoposti 170 malarici cronici con o senza recidive, cd inoltre i soggetti trattati con <<M. 3 >> e recidivati dopo due mesi dalla fine della cura. I dati raccolti sono di natura esclusivamente statistica e clinica, poichè è mancata ogni possibilità di esami di laboratorio regolari, i quali furono eseguiti solo in un centinaio di casi. Però questa circostanza non intacca iì valore delle conclusioni alle quali conduce l'esame dei risultati ottenuti, poichè il fattore clinico nel campo della profilassi e della terapia antimalarica ha importanza assolutamente preponderante. Passo senz'altro a riferire i dati numerici che raccolgo in diverse tabelle: TABELLA l. -

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ESPERIENZE DI PROFILASSI E TERAPIA ANTIMALAPJCA ECC.

I dati relativi all'anno 1936 sono i seguenti: Risultati complessivi. -. . ù.-·u .2 5 ~ 8 .... .. > -i ··'O> .. c c "''·a .c=g COI::Itv ·... o. ...

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Considerando separatamente i gruppi trattati con l'« M. 3 » e quelli trattati col chinino, le cifre complessive riportate per il 1936 sono così disribuite:

II. -

TABELL A

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Numero soggetti sani pro61usati

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ESPERLENZE DI PROFILASSI E TERAPIA ANTIMALARICA ECC.

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Dall'esame di queste tabelle risulta anzitutto che complessivamente la percentuale dei malarici riscontrati nel 1936 è la più bassa verificatasi in 6 anni essendo del 38 '!G in confronto a cifre di 82,8 - 42,5 - 53,8 - 89,8 - 49•4 % verificatesi nel quinquennio precedente. Ugualmente più basso è il numero complessivo delle primitive, 6o contro cifre di 400, 99, u7, 268, 95 del quinquennio precedente. Altri dati che colpiscono all 'esame delle tabelle sono la media delle giornate di degenza, che nel 1936 è stata di 8 giorni in confronto ad una media di 23-26 registrate negli anni precedenti e la éifra del consumo dd chinino che è scesa alla metà di quella degli anni precedenti, mentre, come si vede, i risultati curativi sono stati molto superiori. Molto più interessante ed istruttivo è stato poi l'esame dei dati riguardanti separatamente i risultati ottenuti con l' « M. 3 » e quelli ottenuti con il chinino. Nei riguardi della profilassi abbiamo 200 soggetti sani profilassati con 1' « M. 3 », nei quali si sono avuti 20 casi di primitiva pari al 10 %. Il relatore fa rilevare che il decorso di queste primitive è stato eccezionalmente benigno estinguendosi la infezione dopo una media di un accesso febbrile, alcuni senza recidive, alcuni con una sola recidiva. Con il chinino sono stati profilassati 8o soggetti, fra i quali si sono avuti 40 casi di primitiva, pari al 50 % con decorso più lungo e con una media di 5 recidive. Quanto alle forme croniche, gli 850 casi trattati con l'« M . .3 » hanno dato 270 recidive, pari al 31,7 %; i qo casi trattati con il chinino hanno dato 145 recidive, pari 85,3 %. Interessante è il confronto dei dati relativi allo stato della milza; con l'« M. 3 » la milza si è ridotta nell'So % degii individui, è rimasta stazionaria nel 19,8 %, aumentata in un solo caso; nei soggetti trattati con il chinino si è avuto solo il 4,7 % di riduzioni, mentre il 68,8 % ha presentato un reperto stazionario e nel 26,4 % si è avuto un aumento della splenomegalia. Poco vi è da aggiungere al confronto di questi dati che è di per sè solo eloquente. I risultati ottenuti con la profilassi e con la terapia chininica non si scostano da quelli consueti, ben noti a tutti coloro che si dedicano alla lotta antimalarica nelle zone infette. Poichè ben diversa cosa è curare un malarico fuori della zona infetta e in condizioni di buona nutrizione e di riposo e invece curare popolazioni malariche che non possono abbandonare la zona infetta e che si trovano in condizioni di stenti e di denutrizione. In (.1ueste circostanze gli insuccessi della terapia e della profilassi chininica toccano sempre almeno le cifre riscontrate nelle statistiche di Castiadas, ove se non altro i detenuti si trovano in condizioni di alimentazione sufficiente. Si deve quindi riconoscere che l' « M. 3 » nelle stesse circostanze in cui il chinino presenta una alta percentuale di insuccessi ha dato risultati di gran lunga superiori: per ridurre in cifre st può dire che nella profilassi gli


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ESPERIENZE DI PROFILASSI E TERAPIA ANTIMALAR ICA ECC.

effetti del chinino e dell't< M. 3 » sono nel rapporto da 1 a 5, e per la cura nel rapporto di 1 a 3 circa. Particolare interesse presenta il comportamento del gruppo degli agenti: negli anni precedenti fra il personale di sorveglianza si è avuto il 35 '/~ di casi di malaria primitiva e recidiva; nel 1936 si è toccato solo la cifra del 15 % e fra questi i casi di primitiva sono stati soltanto 2 in agenti arrivati in servizio dopo il giugno e quindi non profilassati con l'« M. 3 >,. Tutti gli agenti profilassati prima del mese di giugno sono rimasti indenni da malaria per tutta la stagione epidemica senza praticare Ja cura chininica; così pure gli agenti affetti da malaria cronica, che negli anni precedenti andavano soggetti a ripetute recidive non ostante la cura chininica, nel 1936, pur non prendendo chinino hanno presentato accessi solo nel 15 'Jb dei casi. A proposito di recidive il relatore attira l'attenzione sopra un fenomeno constatato nella cura dei casi cronici. Conformemente a quanto è precisato nelle istruzioni annesse all' « M. 3 », è stata osservata, in una percentuale oscillante dal 25 % al 30 %, esclusivamente nei casi cronici di malaria e non nella profilassi dei sani, la comparsa di accessi febbrili a metà cura e a fine cura; un xo % di reazioni si è verificato anche nei due mesi successivi alla cura. Secondo quanto è affermato dall'Istituto produttore, questi accessi non sono da considerare recidive malariche essendo semplicemente reazioni immunizzanti da disintegrazione dei parassiti ::nalarici. In realtà tali accessi, pure avendo i caratteri clinici della manifestazione acuta della malaria, si differenziano da questi per la durata breve, che non ha mai superato le 8 ore dal! 'inizio del brivido al completo sfebbramento, e per il fatto che scomparivano senza somministrazione di chinino. La ricerca dei parassiti in coincidenza dell'accesso non si ?-.potuta seguire. Come percentuale di recidive il relatore ha .:onsiderato esclusivamente quelle che si verificarono dopo scaduti i due mesi dal completamento ddla cura con l'« M. 3 » . Egli riconosce infatti che, conformemente a quanto è affermato dali 'Istituto produttore, i casi che hanno presentato questa reazione in cor so di cura o subito dopo, sono in seguito, nel 70 % dei casi , guariti completamente senza presentare più recidive o migliorando nello stato generale, nella sanguificazione e nelle condizioni della milza. Le conclusioni cui giunge il relatore sono le seguenti. Riguardo alla tollerabilità, essa è stata ottima nella generalità dei casi . Si sono osservati nel 3 '}{, di essi disturbi gastrici quando si sono raggiunte le dosi alte di 6-8 pillole; ma tale incoveniente è stato completamente eliminato somministrando la dose giornaliera in due riprese. Dal punto di vista della fun zionalità renale non si è osservato alcun disturbo. La profilassi con l'« M. 3 » ha dato il 90 % di risultati favorevoli: nella piccola percentuale (IO %) di casi il cui trattamento profilattico non ha impedito l 'infezione, questa ha decorso in modo assolutamente benigno essendo stata troncata generalmente senza recidive con poche dosi di chi-

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ESPERIENZE DI PROFILASSI E TERAPIA ANTIMALARICA ECL'.

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nino, risultato che non si è potuto ottenere nei casi di primitiva osservati nei soggetti profilassati con il dunino. La cura dei malarici cronici ha dato il 70 'ì{. di risultati favorevoli, intendendosi per tali l 'assenza di recidive per tutta la stagione epidemica senza uso di chinino, la riduzione del tumore di milza, l'aumento dell'indice emoglobinico e il miglioramento delle condizioni generali. Nei riguardi dj questi ultimi sintomi molto preziosi per giudicar~ dell'andamento della malattia, è da rilevare che il tumore di milza si è ridotto n eli '8o '?{, dei casi, è rimasto stazionario nel 20';{, , aumentando solo in un caso. L 'indice emoglohinico è aumentato nel 90 o/., . Il reperto paras· s1tano è stato rilevato soltanto ill un centinaio di casi. Questo limitato numero di osservazioni ha permesso di constatare che i repeni positivi, riscontrati nel 20 % dei casi prima della cura con l' << M. 3 » erano a fine cura e nei due mesi successivi ridotti al solo 4 <X., . Si n•HÌ che i soggetti che prc· sentavano anche reperto parassitario positivo eranù indenni da febbre. Il dato della diminuzione dell'indice parassitario può avere molta importanza anche nei riguardi della profilassi indiretta venendo in tal modo a diminuire le occasioni di infezione per l'anofele. L 'atunento del peso, dell 'appetito sono altri indici constatati dell'efficacia della cura. I dati statistici raccolti in questo gruppo di esperienze mi sono sembrati di tale importanza da indurmi a farne oggetto di pubblicazione. Anzitutto da essi emerge un fatto di grande importanza economica per l'Italia che è importatrice sia di chinino, sia dei derivati sintetici, atebrina e plasmochina: cioè la possibilità di sostituire con un medicamento nazionale, di costo inferiore c di efficacia almeno pari, questi costosissimi medicamenti esteri, nelle indicazioni che richiedono più largo consumo di tali farmact, cioè la profilassi e la cura dci casi cronici che sono legione. Anche ammettendo che i risultati dei chinacei e dell'l( M. 3 >> in questi due campi siano soltanto pari emerge senz'altro la convenienza di dare preferenza all'« M.3 » che evita l'esportazione di milioni di valuta. Ma i dati esposti dicono assai di più, poichè dimostrano che in questi due campi l' (( M. 3 » merita di essere adottato anche per la superiorità dei risultati poichè nel campo profilattico ha dato il 90 % di risultati favorevoli mentre il chinino ha dato il 50 % c nella cura dei casi cronici il 68 ~h di successi mentre il chinino ha dato solo il 15 ?{, . N è si può dire che le provvidenze relative alla lotta antilarvale, ecc. abbiano potuto in fluire su queste cifre poichè tale fattore è in gioco per entrambi i gruppi spnimentali. Piuttosto è lecito ritenere che queste cifre rappresentino il limite minimo dcil' efficacia della cura, in rapporto alla riluttanza dei detenuti ad eseguirla al fine, già ricordato, di evitare la guarigione. Concludendo, le nostre osservazioni, benchè limitate, sembrano confermare le azioni profilattiche e curative dell'« M. 3 >>. Pur riconoscendo c he un giudizio assoluto deve essere pronunciato solo dopv più ampie espc-


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ESPERIENZE DI PROFILASSI E TERAPIA ANTIMALARICA ECL'.

rienze, ritengo che i dati raccolti in queste prime prove siano sufficienti per dimostrare che il nuovo metodo merita di essere preso in seria constderazione e largamente sperimentato, sopratutto in ambienti che, come quello militare, si prestano per la rigida disciplina alla raccolta di dati incontrovertibili. Non mancano, purtroppo, nell'Italia insulare zone rnalariche atte a prove di questo genere, specialmente profilattico, prescindendo dall'ampio campo di osservazioni che ci offrono le terre dell'Impero. Ed io chiudo questa breve relazione, che ha solo lo scopo di segnalare agli studiosi e alle autorità competenti un campo di studio che appare promettente di risultati scientifici e pratici, auspicando che nuove ed ampie esperienze vengano istituite a controllo delle nostre osservazioni. RIASSUNTO. - L'A. riferisce i risultati conseguiti con un nuovo preparato anti· malarico a base di jodo-mercurato di manganese ed estratto di milza. · I risultati raggiunti con la profilassi su gruppi di indenni, e con la cura su malarici cronici, sono stati notevolmente superiori che sui gruppi trattati con la chinina. Su 200 indenni profilassati si ebbe il 90 % di risultati positivi; su So indenni trattati col chinino solo il 50 % di preservati. Su Sso malarici cronici di ottenne il 68 % di guarigioni; su 170 col chinino, in condizioni analoghe, si ebbe solo il 15 %11 nuovo trattamento migliora lo stato generale, l'indice emoglobinico, riduce la milza; economicamente: diminuisce il numero dei malarici, dimezza il consumo del chinino, le giornate di degenza, le giornate di mancata produttività.

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ESPERIENZE DI PROFILASSI E TERAPIA ANTIMAL.\RlC A ECC' ,

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R. UNIVERSITA' DI N APOLI - CLINICA CHIRURGICA GENERALE E TERAPIA CHIRURGICA Direttore: pro f. Lurm T ORRACA.

IRUDINIZZAZIONE E FLEBITE SPERIMENTALE

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Dott. P ietro Maggio, primo capitano medico, assistente militare.

Le flebiti e le trombosi post - operatorie offuscano il pronostico di ogni intervento chirurgico, giacchè, malgrado il progresso della chirurgia contemporanea, questi accidenti rimangono sempre come un rischio impossibile a prcvedersi cd una complicanza difficile a curarsi . Se scorriamo la letteratura, tra le numerose provvidenze terapeutiche che si sono sperimentate, quella della irudinizzazione ha avuto ed ha risultati così controversi che gli AA. non sono riusciti ancora a farne un metodo ben definito e di costante efficacia. Gli antichi impiegarono le sanguisughe nella cura delle flebiti ma senza alcuna base scientifica e ne attribuirono i buoni risultati al salasso con cui veniva pure sottratta la causa del male. Nel r884 H aycraft e Boudong, macerando le teste di sanguisughe, ottennero una sostanza, l'irudina, di cui accertarono subito l'azione anticoagulante del sangue in vitro ed in vivo. Questa sostanza fu studiata da Sable nel 1894 e da Weil e Boyè nel 1909 per defi nirne la natura e si accertò trattarsi di una antitrombina, il cui principio anticoagulante dovrebbe essere una proteina, e, secondo Rondoni, un peptide molto elevato, attaccabile dalla tripsina attivata o dalla pepsina. Una serie di lavori clinici e sperimentali ha cercato in questi ultimi anni di mettere in luce l 'azione del morso delle sanguisughe sull'organismo. E' noto che la ferita da morso di sanguisughe suole sanguinare lungamente c si è creduto che ciò avvenisse per lo stabilirsi di una emofilia locale. Ma da studi recenti sembra invece che il potere anticoagulante si faccia sentire sulla totalità del sangue in modo da dare una ipocoagulabilità ed una emofilia generale. Il Di Pace, infatti, applicando da quattro a cinque mignatte su una qualsiasi parte del corpo e distaccandole prima che fossero ben rimpinzate, ha visto che il sangue prelevato da un lobulo di orecchio o dal polpastrcllo di un dito fino a quattro-otto ore dopo il distacco delle mignatte, non coagulava e solo dalla 12A alla 48n ora la coagulazione si andava lentamente ed imperfettamente stabilendo. Gli stessi risultati ottennero Gonnet, Jeannin e Josscrand. Termier ha affermato che l'irudina sarebbe capace di ridiscioglierc in vive, un coagulo già formato, e vorrebbe spiegare in tal modo l'azione

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IRUOINIZZAZIONE E FLEBITE SPERIMENTALE

1073

favorevole che il sanguisug]o eserciterebbe nelle flebiti , ma Wirely, Somnea e Dimitriu ritengono impossibile che l'irudina, assqrbita in seguito ad un sanguisugio e circolante nel sangue in minima quantità, possa sciogliere la fibrina di un coagulo endovenoso aderente. La laccatura del siero di sangue, che Termier avrebbe riscontrato in casi di tromboflebite, è interpetrata dagli AA. quale esponente di una alterazione della resistenza globulare. Weil non ha potuto osservare dopo applicazioni di sanguisughe, modificazioni nella viscosità, nella composizione chimica c nel tenore in fibrina del sangue. Per contro avrebbe visto diminuzione dei globuli rossi, aumento dei mononucleati ed abbassamento del tasso emoglobinico. Gallane sostiene che l'irudina è una sostanza linfagoga, che modifica la permeabilità dei linfatici e permette il riassorbimento delPedcma nelle flebiti. Ledoux ha notato l'imputrescibilità del sangue irudinizzato per un esaltato potere fagocitario ed una aumentata secrezione battericida del siero. Trendelenburg e Kahn vogliono spiegare l'azione antiflebitica dell'irudina col fatto che essa ha un'azione vaso-dilatatrice per cui lo spasmo venosa, causa principale secondo il Leriche del dolore, dell'edema flcbitico e della estensione progressiva della trombosi, verrebbe a cessare. Secondo Gravcs e Schwartz bisogna riconoscere ali 'irudina anche un 'a-

zione anti-infettiva ed antiflogistica. Dimitriu e Somnea credono che l'irudina aiuti l'organismo a liberarsi di quei germi ad azione attenuata che secondo essi sono la causa delle flebiti post-operatorie. Tali germi, secondo questi AA. determinerebbero le flebiti allorquando viene a mancare l'azione difensiva del reticolo-endotelio, che avrebbe precisamente l'ufficio di distruggerli. Orbene, dopo un atto operativo di una certa entità, il reticolo-endotelio è di norma menomato nella sua efficacia; vi è una specie di blocco di tale sistema ed insieme una difficoltà della circolazione dei globuli bianchi nel sangue che, di conseguenza, impedisce all'organismo di sbarazzarsi degli agenti infettivi. L 'irudina in tali casi avrebbe il potere di forzare la barriera fra circolazione (leucociti) e reticolo endotelio, favorendo il ripristin.arsi delle proprietà pes-siche atte alla immobilizzazione e soppressione dei germi in parola. Dopo quanto si è detto il sanguisugio dovrebbe essere usato sistematica mente nelle flebiti. Pur tuttavia, il metodo terapeutico, abbandonato e ripreso di volta in volta sin dal x88o, continua ad essere molto discusso. Dopo le comunicazioni di Termier, ai Congressi Francesi di Chirurgia del 1922 e del 1925, in cui fu definito un sistema vero e proprio di irudinizzazione e furono presentate statistiche assai incoraggianti di miglioramenti e guarigioni, l'argomento fu oggetto di studio e di esperimento per parte di molti AA. Tra gli stranieri, Vidal, Clenet, Donay, Hamm, Gillot


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IRUDINIZZAZIO:-JE E FLEBITE SPERIMENTALE

et Flogny, Picot, J. Ch. Block e Nicolas, Fame, Rochety, Mayer etc., fra

gli italiani Di Pace, Coggi, Fusco, Rossi, Angeli, Macciotta, Bolli, Solieri ed :tltri hanno riferito risultati, in maggior parte buoni, nelle flebiti, specialmente iniziali, qualunque ne fosse l'etiologia. Ducuing, Soula, Waysbort, Cathala, Chavannaz e Magnant, Margulies ed altri, invece, in base alla propria esperienza, ritengono che i voluti buoni risultati non sono che semplici coincidenze o tutt'al più conseguenza di quel certo grado di emofilia locale provocato dal sanguisugio. Secondo questi AA., l'azione della irudina, si ridurrebbe ad un semplice salasso e il metodo della irudinizzazione sarebbe non solo inutile ma nocivo, perchè ostacolando la trombosi, che è un naturale processo di difesa, si viene a favorire la persistenza e la diffusione delJe infezioni, anche leggiere c, diminuendo la coagulabilità del sangue, si rende il trombo meno consistente, favorendo, così, l'embolia. J. Jeannin volle studiare sperimentalmente l'azione inibitrice della irudina su la produzione di una flebite chimica trombosante, ottenuta con la iniezione endovenosa di salicilato di sodio al 30 %. In conigli, che avevano ricevuto da tre giorni l'iniezione di salicilato di sodio e che non erano stati sottoposti al trattamento irudinico, le vene prelevate per l'esame istologico, mostravano la parete profondamente modificata e dissociata nei suoi elementi da un liguido fibrinoso, sin guasi all'endovena, con invasione di leucociti in prevalenza eosinofili. L'endotelio venoso era desguamato in blocco cd il lume occupato da un coagulo recente, nel cui reticolo fibrinoso erano ammassi di globuli rossi e bianchi. Alla periferia, vi era già un accenno di organizzazione. Contro le travate di fibrina si notavano delle cellule allungate del tipo connettivale. Negli animali in esperimento dallo stesso periodo di tempo, che, oltre ali 'iniezione endovenosa di salicilato, avevano ricevuto dieci minuti dopo una iniezione endovenosa ed una sottocutanea, corrispondente ciascuna all'estratto di quattro teste di sanguisughe, e due iniezioni sottocutanee della stessa dose nei due giorni seguenti, l 'aspetto delle vene sottoposte all'esame era totalmente differente. Non vi era, infatti, nessuna traccia di trombo, l'endotelio venoso era a tratti completamente scomparso ed in alcuni punti rimpiazzato da grosse celJule arrotondite e con nucleo grosso, qualcuno in via di divisione diretta; gua e là si vedevano leucociti ed eosinofili infiltranti la parete. Dopo 8 giorni negli animali non sottoposti a trattamento irudinico, la vena, nella quale era stata iniettata la soluzione di salicilato di sodio, si presentava ispessita ed attraversata da capillari sanguigni con le fibre muscolari rese irriconoscibili. Esse infatti apparivano come sdifferenziate ed aventi lo aspetto delle cellule mesenchimali. Il lume vasale era occupato da un trombo organizzato e canalizzato. Contro le travate di fibrina erano appli-

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cate delle cellule connettivali. Qua e là vi erano ammassi di globuli rosst e bianchi in via di emolisi e detriti di pigmento. Negli animali sottoposti a trattamento irudinico la parete venosa era ispessita, le fibre muscolari si presentavano di aspetto normale, salvo qualche accenno di infiltrazione linfocitaria. In corrispondenza dell'endovena, la parete era tappezzata da enormi cellule a protoplasma torbido ed a nucleo arrotondato, stipate l'una accanto ali 'altra senza che si potesse scorgere un limite tra esse. In un certo punto il rivestimento endovenoso era formato da cellule piatte a nucleo allungato ed era continuo, senza lacune. Negli animali in esperimento da venti giorni e non sottoposti a trattamento irudinico le vene esaminate presentavano la parete venosa unicamente formata da tessuto fibroso e da elementi elastici, ridotti in pezzi e dissociati. La parete era attraversata da capillari, il lume occupato da un tessuto connettivo vascolarizzato. Negli animali trattati con l'irudina la parete venosa sembrava del tutto normale tolto un certo ispessimento. L'endovena aveva nella quasi totalità un endotelio normale con cellule sottili ed a nuclei appiattiti. Nondimeno, in alcuni punti si trovavano delle cellule cilindriche a nucleo rotondo, solo residuo ddla lesione chimica endovenosa. Mettendosi presso a poco nelle identiche condizioni di esperimento del Jeannin, Ducuing praticò delle ricerche sui cani. Poichè i risultati di questo A. non risultano del tutto similiari a quelle di Jeannin, io li esporrò dettagliatamente. Nel cane in esperimento da tre giorni, che aveva ricevuto dopo la iniezione di quattro centimetri cubici di sal icilato di sodio al 30 %, il noto trattamento irudinico, le vene sottoposte ad esame non presentavano trombosi, l'endotelio non era stato leso, i nuclei si presentavano disposti come di norma. Nel cane non trattato con la irudina, nonostante l'iniezione trombosante di salicilato, la vena io esame non presentava trombo di sorta e quasi nulla si riscontrava a carico delle pareti. Per contro, in altri due cani, pure in esperimento da tre giorni, in uno fu riscontrato un trombo, malgrado la iniezione di irudina e malgrado non esistesse alterazione dell'endovena, e nell'altro, non irudinizzato, fu trovato un piccolo coagulo parietale fibrinoso, aderente ad una endovena erosa. In un altro cane trattato con irudina come i precedenti, in cui la vena fu esaminata in quattordicesima giornata dalla iniezione di salicilato, quasi tutto il lume vasale fu trovato obliterato da un tessuto d'aspetto granulomatoso con molti vasellini neoformati . L'esame praticato sulla vena di un animale, dopo 21 giorni dall'iniezione di salicilato e che aveva avuto il trattamento irudinico (una iniezioneendovenosa e due sottocutanee), non fu trovato alcun tromba e le tuniche vasali non presentarono alcuna alterazione, mentre nell'animale di controllo, il quale aveva avuto soltanto l 'iniezione di sal ici lato, si notarono evidenti


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alterazioni della endovena ed un coagulo, aderente alle pareti, m v1a dì . . orgamzzazwne. I risultati contradittori delle applicazioni cliniche ed i reperti contrastanti del! 'esperienza di laboratorio meritano molta attenzione e lasciano il campo ad ulteriori investigazioni. Ho voluto, così, istituire delle ricerche sperimentali per studiare le modificazioni che il metodo Termier può apportare nella evoluzione delle lesioni determinate m una vena dalla iniezione di glicerina, lesioni che già furono oggetto di altre mie ricerche per la cura flebo-sclerosante delle varici, e controllare, nel contempo, le modificazioni sanguigne consecutive alla irudinizzazione. In cani di grossa taglia, ho iniettato alla radice dell'arto, nella ven a femorale, dieci centimetri cubici dì glicerina, diluita nella proporzione dell'Bo% in acqua distillata, esercitando una compressione subito dopo, per uno o due minuti al disopra del punto della iniezione. Ultimata la iniezione, ho applicato sulla coscia quattro sanguisughe, ripetendo l'applicazione dopo 48 ore e dopo 56 ore, distaccando le sanguisughe prima che queste lo facessero spontaneamente e ricoprendo le punture con collodion. A ciascun cane irudinizzato ho corrisposto un cane di controllo, al quale era stato praticato soltanto l 'iniezione endovenosa di glicerina. I prelevamenti delle vene per gli esami istologici sono stati fatti dopo il 3•, 7" e 20° giorno dall'inizio delle ricerche. I pezzi sono stati fissati m liquido di Zenker; disidradati nella !>erie degli alcool, diafanizzati in olio di legno di cedro ed inclusi in paraffina. I tagli mic.rotomici sono stati colorati con le doppie colorazioni: emallume-eosina, emallume-Van Gieson, carminio boracico alcoolico, fucsina di Weigert, per mettere in evidenza le fibre elastiche. I preparati interessano sezioni trasversali di segmenti vari delle vene trattate. Ecco i risultati forniti dagli esam i microscopici.

Cani in esperimento da tre giorni. Cane irudinizzato. - La vena nella quale fu iniettata la glicerina non presenta traccia di coagulo intravascolare. L'endotelio è qua e là scomparso ed al suo posto si notano delle cellule rotonde a grosso nucleo in via di divisione. Molti leucociti infiltrano le pareti (fig. 1). Cane non irudìnizzato (controllo). - La vena ha iJ lume occupato da un coagulo costituito da stratificazioni di fibrina e globuli rossi. Là tunica intimale distrutta fa sì che il coagulo aderisca agli elementi della media, che sono profondam ente modificati ed infiltrati. L'avventizia è edematosa, t vaja vasorum sono dilatati e le cellule endoteliali in proliferazione (fig. 2).


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Cani in esperimento da sette giorni. Cane irudinizzato. - La vena è libera da trombo. Le pareti si presentano alquanto ispessite ed infiltrate. L' endovena presenta un rivestimento cellulare poco netto ma avvicinantesi al tipo endoteliale (fig. 3). Cane uon irudit,i:::zato. - La vena presenta un trombo ostruente, in via di organizzazione. Una intensa proliferazione degli elementi connettivali della parete, accompagnata da neoformazione di capillar i provenienti dai va.ca vasorum, si spinge nella massa del trombo che va disgregandosi. La proliferazione fibroblasta rende irriconoscibili le fibre muscolari della tunica media e si sostituisce ad esse (fig. 4).

Cani in esperimento da 20 giorni. Cane irudinizzato. - La vena è libera da trombi e si può rilevare un lieve ispcssimento delle pareti, ma le fibre muscolari sono normali ed il rivestimento endoteliale dell'intima non presenta alterazioni di particolare importanza (fig. 5). Cane non irudinizzato. - La vena è pressochè irriconoscibile. Si può dire che non è possibile distinguere un limite fra parete e massa trombotica che occupa il lume vasale in toto. E' u n po' ~utto un tessuto connettivo vascolarizzato, più o meno ricco di pigmento, con fessure, spazi lacunari a rivestimento endoteliale in cui si può notare anche del sangue fresco (fig. 6). Allo scopo di potere stabilire se l'azione inibitrice della trombosi, determinata dal sanguisugio, si yerifichi anche mercè un' azione non esclusivamente locale, ho eseguito altri esperimenti applicando le mignatte in punti del corpo lontani dagli arti, le cui vene erano state iniettate di glicerina. Gli esperimenti sono risultati negativi giacchè tutte le vene trattate hanno presentato i segni della flebite trombosante del tipo innanzi descritto.

Modificazioni nella crasi sanguigna. Ogni sanguisuga succhia circa 10 cc. di sangue e l'emorragia successiva comporta la perdita di altri 50 cc. di sangue od anche più, sicchè appare chiaro che l'applicazione di un certo numero di animali rappresenta un vero sal asso. Il morso delle sanguisughe può sanguinare anche lungamente, perchè, se è vero che dopo un certo tempo si può formare un coagulo al di sopra della piccola ferita, è anche vero che esso è friabile, aderisce poco, si distacca facilmente, permettendo in tal caso una nuova emorragia. Asportando con un bisturì largamente alcune ferite da morso di sanguisughe, lt> ferite che res.i duano sanguinano come di norma e l'emorragia


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si arresta dopo una certa compressione, al contrario di quello che st verifica per le punture lasciate a se stesse, anche sullo stesso animale. La determinazione del tempo di coagulazione col metodo di Sahli, di Block, di Avei e Gram dà delle cifre variabili e tali da non permettere di affermare un netto, considereyole e costante ritardo nei campioni di sangue

prelevati dopo 4, 8, 12, 18, 24 ore dal distacco delle mignattc. Lo stesso dicasi della determinazione del tempo di emorragia ricercato in punti lontani da quello morso dalla sanguisuga. In esso, infatti, le variazioni sono minime, con differenze in più o in meno di uno due minuti. Mai certo mi è capitato di notare le cifre considerevoli riferite dal Di Pace, secondo il quale il sangue prelevato dopo 4- 8 ore, non coagulerebbe neanche dopo 48 ore, a qualunque temperatura esterna, ed il tempo di emorragia sarebbe di 30- 45 e persino di 6o minuti. La viscosità del sangue, determinata con il viscosimetro di H ess, non appare neanche essa influenzata dal morso delle sanguisughe e non dà la sensazione della presenza nel sangue di una sostanza anti -coagulante. Il dosamento dell 'emoglobina mostra, a volte, una lieve diminuzione del tasso negli animali irudinizzati. Nell 'esame degli elementi figurati del sangue si registra una diminuzione dei globuli rossi ed un aumento sensibile e costante dei globuli bianchi, specie dei mono- nucleati .

Considerazioni generali. Sotto l 'influenza di una 1mczione endovenosa di glicerina, la vena in esperimento presenta dapprima desquamazione delL'endotelio e quindi formazione di un tromba ostruente il lume vasale ed i nfiltrazione delle pareti. Il tromba si avvia presto alla organizzazione, per il formarsi di un tessuto connettivo riccamente vascolarizzato che tinisce col sostituire anche gli elementi muscolari deile pareti, sicchè dopo venti giorni, della costituzione anatomica normale della vena non r imane quasi più traccia, il tutto essendosi ridotto ad un cordone di tessuto connettivo. La evoluzione della lesione da in iezione di glicerina, negli animali sottoposti alla irudinizzazione col sanguisugio, secondo il metodo di Termier, procede in modo ben oiverso. Sotto l'azione fortemente irritante della glicerina, l 'endotelio rimane desquamato, ma subito (lilla c là compaiono accumuli di grosse cellule a nucleo voluminoso, di aspetto pressochè sinciziale, che man mano si vanno adattando e sostituendo aLla tunica endoteliale distrutta. Nel contempo, l'infiltrazione linfocitaria ed edematosa delle pareti regredisce e scompare e verso il ventesimo g:orno la vena si può considerare quasi. tornata al normale. I reperti dei miei esperimenti sembrano, pertanto, indicare che l 'applicazione del sanguisugio su di un arto, nel quale si sia determinata una lesione


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endovenosa capace di portare ad una trombe- flebite chimica, ha impedito la trombosi e permessa la guarigione anatomica e funzionale della vena. Ciò non si è verificato negli animali in cui l'applicazione delle mignatte fu praticato in punti lontani dagli arti, le cui vene erano state iniettate di glicerina. Circa il meccanismo di azione, non sembra che il sanguisugio agisca in virtù di una diminuzione della coagulabilità sanguigna, giacchè il tempo di coagulazione, quello di emorragia e la viscosità della massa sanguigna non vengono modificati in modo sensibile. Che il salasse determinato dal sanguisugio influenzi benevolmente il processo può essere ammesso, ma che tutto debba ridursi a questo, come ritengono Sulger e Bolsin, non è ammissibile. Il morso delle sanguisughe determina sì una emofilia locale, ma tale carattere è acquistato soltanto dal sangue che passa attraverso la ferita provocata dalla sanguisuga e l'aumento dei tempi di emorragia e di coagulazione è evidentemente in rapporto con la presenza dell' irudina che resta fissata al la ferita. E non soltanto il sangue fluisce dalla ferita della mignatta ma anche la linfa si deye raccogliere nelle fessure tissurali e venire eliminata insieme al sangue. Per queste due influenze le condizioni circolatorie migliorano, le vene profonde si vuotano ed il ci rcolo collaterale può entrare in funzione per il trasporto del sangue. Sicchè, quanto più a lungo si protrae il deflusso di sangue e linfa dalle punture delle mignatte, tanto maggiore e più prolungato è l'effetto curativo delle trombosi. L'irudina che si assorbe dalle punture delle sanguisughe dev'essere tanto poca che non è facile metterne in luce l'azione, almeno con i comuni m ezzi di laboratorio, come è affermato anche dal Ducuing. Volendo concludere, si può affermare che di fronte a lunga serie di casi clinici, in cui il sanguisugio fu capace di dimostrare efficacia curativa, troncando il processo flebitico; di fronte alla conferma che ne abbiamo dalle ricerche sperimentali riportate, la irudinizzazione col metodo di Termier deve considerarsi una forma di terapia attiva in ogni caso di flebite, specie iniziale e qual unque ne sia la etiologia, con azione locale particolarmente r.ivulsiva, linfagoga, vasodilatatrice. RIAssuNTO. - Con ricerche sperimentali sui cani, l'A. ha riscontrato che la irudinizzazione col metodo di T ermìer oEtacola l'azio ne trombosante dì una flebite chimica, che normalmente si ha iniettando della g licerina in una vena. Circa l'intimo meccanismo con cui il s.anguisugio agisca nello stroncare un processo flebiti co, l'A. propende per una azione locale, rivulsiva. linfagoga , vaso- dilatatrice. più che per una azione gener:ale anticoagulante. BIBLIOGRAFIA. ANGELI:

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GRUPPO OSPE.DALIERO PER INDIGENI DI SEMBHL Direttore: magg. medico ANGELO Fusco.

RILIEVI CLINICO-STATISTICI SULLE AFFEZIONI DELL'APPARATO CARDIOVASCOLARE NEGLI INDIGENI DELL'ERITREA E DEL NORD-ETIOPICO Dott. Pldro Salaano, tenente medico inc. del grado di capitano, già assistente ordinario degli Ospedali Riuniti di Napoli.

Premessa. La permanenza di più di un anno presso il Gruppo Ospedaliero per indigeni di Sembel, mi ha dato la opportunità di osservare un abbondante materiale clinico. Difatti come ospedale di ultimo sgombero e con funzioni curative e medico -legali, esso ha accolto la massima parte dei militari indigeni ammalati, di tutti i paesi, dall'altopiano al bassopiano, dal Mar R.osso al Sudan anglo-egiziano, compreso il Tigrai. Ho potuto così rendermi conto delle malattie più frequenti a riscontrarsi nella nostra colonia primogenita ed in un secondo tempo anche delle popo· }azioni di alcune delle regioni occupate dell'Abissinia. Sono passati sotto la mia osservazione individui di ogni età, alcuni dei quali veterani della cam· pagna della Libia, che, presi dall'entusiasmo di servire l'Italia., hanno brandito il fucile e sono corsi a combattere agli ordini dei nostri ufficiali . Con la presente nota clinico- statistica mi propongo di trattare della frequenza e della natura delle affezioni cardiovascolari negli indigeni del-

l'Eritrea, della Dancalia e del Tigrai e di fare alcune considerazioni di ordine generico sulla resistenza della razza di fronte alle malattie dell'apparato cardiovascolare. Sulla scorta quindi ddle cartelle cliniche dei militari ricoverati a Sembel riferisco le peculiarità notate sulle affezioni dette, incominciando dalle ma· lattie organiche del cuore, per passare alle malattie anorganiche, a quelle delle :~rterie e infine alle malattie delle vene. Riporto in succinto le storie cliniche e l'esame obbiettivo dei casi più interessanti e dimostrativi, per gli altri mi limito a indicare i dati statistici. Alla fin e riferisco il concetto che mi sono formato sull 'argomento, con la spe· ranza di apportare un piccolo contributo alla nosografia medi ca del nostro impero coloniale.

Malattie dd cuore. Passo sistematicamente in rassegna tutte le malattie organiche ed anorganiche del cuore, richiamando l'attenzione su quelle riscontrate negli indigeni, c sorvolando sulle altre.


RILIEVI CLINICO-STATISTICI SU LLE AFFEZIONI DELL'APPARATO ECC.

Pericarditc. -

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Di infiammazioni del pericardio non ne sono state osservate, nè nella forma acuta nè in quella cronica, nè nella forma primaria, nè nella secondaria; eppure le malattie di cui la pcricardite è una complicanze (bronco-polmonite, polmonite, pleurite, ecc.) sono abbastanza frequenti negli indigeni. Veramente la mancanza delle forme primarie dovute al Virus della poliartrite reumatica si spiega con la scarsa frequenza del reumatismo articolare tipico n egli indigeni ; non così però può ripetersi per la forma di pericardite primaria da Virus tubercolare. E se qualche caso è stato osservato, esso era accompagnato ad infiammazione di altre sierose. Miocardite. - S'intendono processi da varia natura che colpiscono il miocardio in modo acuto o cronico. E' noto che le forme infiammatorie acute del miocardio riconoscono una etiologia batterica ed una tossica, e che tre sono le malauje infettive che più frequentemente determinano infiammazione del miocardio: il tifo, la polmonite, la difterite, poi vengono l'influenza, il vaiolo, l'eresipela, il morbillo, la scarlattina, la malaria ecc. Ora il tifo è certamente poco frequente a riscontrarsi tra gli indigeni, specie se si tien conto delle condizioni igieniche in cui essi vivono e dello approvyigionamento idrico primitivo cui ricorrono; la difterite non è stata mai da me riscontrata nella gran massa di ammalati che ho avuto l'opportunità di osservare; per le altre malattie ricordate, non vi è notevole differenza nella frequenza rispetto a quel che succede in Europa e negli europei. Eppure di vere e proprie miocarditi acute non si può parlare ! Se talvolta si è notato qualche carattere patologico a carico delle qualità del polso, nel corso di una malattia infettiva acuta, ciò è da mettersi in rapporto con disturbi funzionali dell'apparato neuro- armonico di tutto l'organismo, che risente sempre gli stimoli patologici derivanti dalle intossicazioni acute di natura infettiva. Per l 'etiologia tossica della miocardi te acuta, si può senz'altro affermare che essa manca assolutamente in mezzo a questi popoli primitivi. Al contrario posso registrare diversi casi di m iocardite cronica, e propriamente della forma arteriosclerotica, la miocardio - sclerosi. Sono casi che rientrano nel q uadro dell'arteriosclerosi generalizzata, e nei quali i segni di sofferenza del miocardio si aggiungono a quelli della sclerosi dei vasi. Sin· tomi di ipertrofia del cuore manifesta e grave non se ne sono rilevati. Nei casi osservati trattavasi di soggetti con segni manifesti di senilità, coi sintomi del l 'arteriosclerosi generalizzata e con notevole diminuzione della forza di riserva del miocardio; individui eliminati subito dalle file dell 'Esercito con rassegna. La sintomatologia subbiettiva si limitava in genere ad un impegno del sistema sensitivo cardiaco con cardiopalmo o cardialgia, talvolta vertigine, lipotimie, o turbe dispeptiche. Non si sono osservati i fenomeni di insufficienza renale, e mai si è avuta morte improvvisa per arresto del cuore sclerotico. Si sono ancora rilevati disturbi del ritmo a tipo extrasistolico, m ai a tipo di blocco e tanto meno è stata osservata la sindrone di MorgagniAdams- Stokes.


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RILI EVI CLINICO-STATISTICI SULLE AFFEZIONI DELL'APPARATO ECC.

Endocardite. - Di infiammazioni dell'endocardio nelle varie forme cliniche se ne sono osservate pochissime, e il materiale di studio è stato abbastanza vasto ! Un caso è stato osservato nel corso di reumatismo articolare riacutizzato ed ha prodotto insufficienza mitralica ben compensata; un altro lieve si è avuto pure come complicazione di reumatismo poliarticolare acuto. Vizi di cuore. -E' noto quanta parte ha il reumatismo articolare acuto .nel determinismo delle alterazioni dell'endocardio e quindi dei lembi valvolari specie mitralici ed aortici, ed è anche noto, secondo le moderne vedute, che a produrre lesioni infiammatorie dell'endocardio e delle valvole cardiache con le relative conseguenze, non è indispensabile il reumatismo articolare, ma è sufficiente anche una febbricola detta comunemente reumatica, una angina catarrale, un fatto settico banale, una forma artralgica. E posso affermare che tra gli ammalati indigeni passati per l'ospedale di Sembel, pur essendo frequenti le affezioni febbrili dette di natura e a carattere non determinato, i vizi .cardiaci accertati sono relativamente pochi, e prevalgono le insufficienze mitraliche. Ecco alcune cifre : su 7000 ricoyerati nell'ospedale di Sembel per affezioni di natura medica, dal giorno della sua costituzione (3 giugno 1935) a tutto il 3I agosto 1936 si sono osservati n. 50 casi di vizi cardiaci, e di questi n. 34 sono rappresentati da insufficienza mitralica, n. 12 da insufficienza delle semilunari aortiche, n . 2 da stenosi mitralica, e n. 2 da forme miste di cardiopatia. Dunque il 72 % è rappresentato da lesioni della mitrale, e di questo il 68 ~f, da insufficienza mi tralica. Insufficienza cardiaca. - Un discreto numero di casi di insufficienza cardiaca lieve, latente, si è notato in individui affetti dalle varie forme di nevrosi cardiaca, insufficienza che talvolta è giunta al secondo grado di insufficienza relativa. Casi invece di insufficienza assoluta, accompagnati da tutti i sintomi dello scompenso cardiaco, se ne sono avuti pochissimi. La causa è stata sempre un vizio cardiaco e si è trattato della classica insufficienza ventricolare caratterizzata da dispnea, edemi da stasi, cianosi, stasi venosa, fegat•J grosso e dolente, oliguria. Si escludono i casi di insufficienza terminale dd cuore nel corso di malattie acute dell'apparato respiratorio e di malattie infettive acute. Questo particolare comportamento si può spiegare con la maggiore resistenza dell'apparato cardiovascolare, e con la rarità della intossicazione alcoolica, la quale ha tanta parte nel determinismo della insufficienza cardiaca. Prima di passare alle nevrosi cardiache ritengo opportuno rilevare che il cuore nei numerosi casi di deperimento organico osservati, di varia origine, e spinto talvolta alla vera cachessia, non presenta segni evidenti di grave insufficienza e, tranne la tachicardia più o meno accentuata, funziona abbastanza da mantenere la fun zione circolatoria relativamente efficiente. Altra osservazione è che negli indigeni sani non si trovano cuori ipertrofici, ad altitudini non indifferenti, come in vece accade spesso nei nostri alpigiani.


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Nevrosi cardiaca. - E' meglio parlare di nevrosi cardio- vascolari, c intendere tutti i disturbi funzionali del cuore, non sostenuti da alcuna alterazione organica, che si manifestano con sensazioni subbiettive più o meno moleste del funzionamento del proprio cuore, o con disturbi del ritmo, obbiettivamente rilevabili. Al termine di nevrosi cardio-vascolari bisogna dare un significato estensivo, e comprendervi tutte le forme di tachicardie persistenti senza causa anatomica apprezzabile, alcune aritmie, tutti gli stati di eretismo cardiaco più o meno accentuato, tutte le forme sintomatiche di stato di denutrizione di varie origini, senza lesioni al cuore. Così intese le nevrosi cardiache da me osservate negli indigeni sono abbastanza numerose. E ciò in rapporto anche al fattore « guerra » che allo stesso modo con cui ha fatto aumentare in modo impressionante le nevrosi isteriche ed isteroidi (cherbè degli indigeni) ha determinato anche un notevole aumento del numero delle nevrosi cardiovascolari. Queste si sono riscontrate spesso in individui a sistema nervoso labile, con temperamentO isteroide, e allora stanno a rappresentare un sintomo della sindrome detta. Altre volte le ho riscontrate in soggetti perfettamente sani che, interrogati sulle loro sofferenze, indicavano subito il cuore e la regione precordiale come sede di tutto il loro male. Ad un esame accurato questi presentavano solo una tachicardia più o meno notevole con cardiopalmo e toni vibrati sui vari focolai di ascoltazione cardiaca. L'aia era nei limiti fisiologici. Talyolta la tachicardia si accompagnava ad aritmia di tipo extrasistolico. Questi individui, spesso robusti, subbiettivamente accusano facile stancabilità e dispnea nelle fatic he fisiche anche lievi, impossibilità di seguire il proprio reparto nelle marce e nelle fatiche di guerra. Eppure non presentano alcun dato di una qualsiasi pregressa malattia dell'endocardio o miocardio; solamente hanno il cuore eretistico che funziona ad un regime di frequenza maggiore. Come patogenesi in tali casi è da ammettersi una condizione di ipereccitabilità del sistema nervoso viscerale, sia sensitivo che motorio. Ma anche l'altitudine non è completamente estranea nel determinismo della tachicardia, la quale sta a rappresentare forse un sintoma di compenso atto a sopperire ai bisogni dell 'e~atosi e a controbilanciare la minore concentrazione dell'ossigeno atmosferico, che causa anche un maggior ristagno di anidride carbonica nel sangue. Negli ammalati passati sotto la mia osservazione, non ho potuto mai riscontrare un caso di angina pectoris, nemmeno della forma vaso- motoria, cioè funzionale, che si può far rientrare nel capitolo delle nevrosi cardiovascolari.

Malattie dei vasi sanguigni. Prima di passare in rassegna h: varie affezioni dei vasi sanguigni negli indigeni, ritengo opportuno fare qualche considerazione su due fattori etiologici che hanno la massima importanza nel determinismo di tali affezioni,


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RILIEVI CLINICO-STATISTICI SULLE AFFEZIONI DELL'APPAR:\TO ECC.

cioè la lue e il reumatismo articolare acuto. E' noto con quanta frequenza Ja sifilide, e nella forma ereditaria e in quella acquistata, colpisce i vasi sanguigni, cd è nota anche la grande diffusione dell'infezione luetica tra gli indigeni. Colpisce pertanto la relativa scarsezza di lesioni specifiche vasali negli uomini di colore specie se si pensa a quel che succede nella razza bianca ! Si ha l'impressione come se la sifilide risparmiasse negli indigeni gli apparati ed organi più delicati dell'economia: il cardiovascolare e il sistema nervoso. Varie ipotesi si possono fare per spiegare questa peculiarità di decorso; una è quella del tropismo del visus luetico, nel senso che di questo vi sarebbero delle varietà dotate ciascuna di una particolare tendenza ad attaccare un sùtema, un apparato piuttosto che un altro; le principali sarebbero la varietà dermòtropa e quella neurotropa. Qui in Etiopia di molto prevarrebbe la prima, e si spiega così il grande numero di sifilodermi, di lesioni delle mucose ecc., e la scarsezza di lesioni degli organi interni, del sistema nervoso, e dell'apparato circolatorio. E' questa una semplice ipotesi, non da tutti accettata e che appaga solo in qualche modo la nostra sete di sapere. Per quanto riguarda l'importanza etiologica del reumatismo articolare acuto nelle lesioni dei vasi sanguigni, dico subito che ne ho osservati pochissimi casi da riportarsi ad esso, data anche la scarsa frequenza con cui si presenta negli indigeni il reumatismo articolare acuto classico. Recentemente ne ho avuto uno in reparto con ver~amento alle articolazioni delle ginocchia: il cuore ed i vasi sono rimasti indenni . Interessante sarebbe ricercare sistematicamente se nella etiologia delle affezioni in oggetto, giocano una qualche parte altre malattie infettive parassitarie dei tropici; studiarne i caratteri anatomo-patologici e clinici, la loro localizzazione preferita, la fr equenza, le reazioni immunitarie, che si risvegliano, ecc. Ma per eseguire tutte queste ricerche è indispensabile avere un laboratorio bene attrezzato a propria disposizione e lavorare con vera ricchezza di mezzi ! In mancanza di tutto ciò, mi limito a passare in rassegna le varie forme morbose vasali. L'arteriosclerosi. - E' abbastanza frequente negli indigeni, a voler considerare i casi passati sotto la mia osservazione. Ne ho già diagnosticati 131 su 325 affezioni del l 'apparato cardio- vascola re e su circa 7000 casi di malattie di natura medica. Strettamente collegato con questo fatto è l'invecchiamento piuttosto precoce che si riscontra negli uomini di colore. Esso si manifesta con sintomi esteriori molto vistosi, come canizie, arterie temporali serpiginose e dure, pelle raggrinzata, polso radiale duro e spesso tesd, talvolta deficienza funzionale del miocardio. In qualche caso ai sintomi dell 'arteriosclerosi si associava l 'enfisema polmonare, che si può far rientrare nello stesso quadro patogenetico, rappresentando un processo eminentemente distrofico del parencbima dell'organo. Si sa che nell 'etiologia dell'arterio-

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RILIEVI CUNICO-STATISTI CI SU LLE AFFEZIONI DELL' APPARATO ECC.

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sclerosi hanno importanza vari fattori: infettiyi, di ricambio, tossici, ereditari; prendendo in esame tali fattori, risulta subito evidente che quelli tossici (alcool, tabacco, piombo, fatica), ereditari, e di ricambio (diabete, gotta), sono poco diffusi e rari a riscontrarsi negli indigeni; forse tra i tossici è da segnalare l'uso e l'abuso che essi fanno di alcune spezie (pepe, berberè) e di alcune essenze, di cui è risaputa l'azione nociva sull'elemento arterioso. Per quanto riguarda le malattie infettive acute, non si può escludere che giocano anche negli indigeni la loro importanza nel determinismo dell'arteriosclerosi ad una scadenza più o meno lontana. Certo esse sì riscontrano con discreta freq uenza e non devono essere del tutto estranee alle lesioni vasalì, date le condizioni tossiemiche che nel loro decorso si istituiscono. Per le malattie infettive croniche è da tener conto della malaria frequentissima a riscontrarsi nelle sue varie forme. Ma a spiegare ancora la grande diffusione dell'arterio~cle rosi sono da considerarsi le abitudini sessuali degli indigeni: precocità di funzione dell'organo e abusi venerei durante tutta la vita. A differenza di quel che succede di ordinario, essere cioè l'arteriosclerosi malattia a distribuzione eminentemente distrettuale, negli indigeni è piuttosto la forma diffusa che ho avuto occasione di osservare; forma relativamente benigna, se si considera la scarsezza degli scompensi circolatori in arteriosclerotici. Un'eccezione è rappresentata dalla sclerosi del miocardio, osservata con relativa frequenza tra gli arteriosclerotici, che però, non ostante tutto, ha consentito, con l'osservanza di alcune precauzioni prudenziali, benessere ed equilibrio funzionale nella economia del! 'organismo. Di arteriosclerosi dell'aorta sono stati osservati pochissimi casi, solo tre, e tutti della porzione iniziale e dell'arco aortico. Essi erano caratterizzati da pulsazione al giugolo visibile o solo palpabile, da aumento dell'aia di sub-ottusità del fascio vascolare cardiaco, dal primo tono oscuro o addirittura soffiante sul focolaio aortico, e dal secondo tono rinforzato o metallico. Da rilevare che in questi pochi casi di arteriosclerosi aortica non si sono mai osservati sintomi an ginoidi. Non ho avuto opportunità di osservare alcun caso di arteriosclerosi dell'aorta toracica discendente c della addominale. Di arteriosclerosi cerebrale non se ne sono avute; da notare solo un caso di emorragia cerebrale in arteriosclerotico iperteso, deceduto il 3 ottobre del 1935, una emiplegia sinistra da emorragia cerebrale in ipcrteso arteriosclerotico, e disturbi del linguaggio da lesioni vasali corticali in alcoolizzato arteriosclerotico. N<:5sun caso di dispragia arteriosclerotica a carico degli arti inferiori e dei superiori è stato osservato e neppure arteriosclerosi del piccolo circolo. Tranne i casi su ricordati non sono state osservate complicanze, come trombosi, embolia, rottura di vasi interessati dal processo. Sifilide dei vasi. - Si è già accennato alla grande frequenza della localizzazione della lue sull'elemento vasale, ed è noto che le percentuali dànno

•


RILIEVI CLINICO-STATISTICI SULLE AFFEZIONI DELL'APPARATO ECC,

dal 40 ali 'So % di aortùi luetiche rispetto ai casi di sifilide globalmente considerati. Ma anche nelle arterie periferiche la lue si localizza con frequenza. Appunto per questo colpisce la scarsezza di lesioni luetiche dei vasi e in particolare la rarità delle aortiti specifiche negli indigeni. Ne sono state riscontrate infatti n. 6 su circa 6oo casi di sifilide accertata. Aneurismi. - Sono rarissimi tra gli indigeni, e ciò non meraviglia, data la poca frequenza già rilevata di ogni specie di lesione vasale in questi individui. I casi che ho avuto l'opportunità di osservare sono quattro e cioè una ectasia aortica, un aneurisma della poplitea sinistra, un aneurisma della carotide primitiva con ectasia aortica ed insufficienza, un aneurisma della porzione iniziale dell'aorta. Descrivo questi ultimi due casi molto interessanti e dimostrativi: EcTASIA

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INSUFFICIENZA

AORTICA,

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DELLA

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Anamnesi: Luc non curata nel passato. Esame obbiettivo: Individuo Ji circa 45 anni: alla ispezione alla regione sternodcidomastoidea destra, tumefazione grande guanto una grossa noce, che si continua in basso nel giugulo : tale tumefazione è pulsante, la pulsazione è espansiva, sincrona col polso periferico e coll'itto cardiaco. Alla palpazione si sente un fremito; all'ascoltazione doppio soffio, raspante. Al torace zona di ottusità sternale debordante per due centimetri a destra e s·inistra del manubrio dello sterno fino alla terza costo!~: ipertrofia del ve ntricolo sinistro che si delimita al 6° spazio per la punta, sulla emiclaveare; il profilo destro è nei limiti. All'ascoltazione doppio soffio sul focolaio aortico. Toni sugli altri focolai. Modica ipofonesi alle basi polmonari e qualche rantolino. Niente altro agli altri sistemi e organi. Sciafat, marzo 1936. ANEURISMA DELLA PORZIONE I N IZIALE E DELLA RASE DELL'ARCO AORTICO.

Anamnesi: Lue nel passato non curata. Viene inviato all'ospedale da campo 18 di Assab con diagnosi di aneurisma aortico. Da circa cinque mesi ha incominciato ad avvertire dci dolori precordiali, c fac ile stancabilità nelle fatiche fisiche, dolori che s'irradiavano alla spalla c a tutto l'arto superiore sinistro. Esame obbiettivo: E' indi viduo di circa 30 anni. Alla ispezione della parete anteriore del torace rilevasi bozza abbastanza evidente al precordio; tale bozza è pulsante c la pulsazione è espansiva, sincrona coll'itto cardiaco. Alla palpazione si apprezza un fremito, che però non è costante. L 'aia di ottusità assoluta è aumentata nel diametro verticale c un poco anche in quello trasversale: va dalla seconda costola al limite inferiore, e dalla marginosternale sinistra alla emiclaYeare. All'ascoltazione si rile\'ano toni concit:ni e sulla bozza il primo è accompagnato da un soffio. Le pulsazioni cardiache si trasmettono alle carotidi e al tubo laringotrachcalc. Vi è ritardo tra il polso radiale e l'itto della punta. La pressione, misurata con l'oscillomctro del Pachon, dà i seguenti valori : Mx. 145, Mn. 105. La Wasscrmann è risultata positiva con due + +. L'esame radiologico ha concluso : << Aneurisma di discrete dimensioni alla porzione ascende nte c base dell'arco aortico. Lo spnio retro cardiaco è lie,·emcnte diminuito di ampiezza )). Sembel, agosto 1936.

In questi casi di aneurisma figura la lue nell'anamnesi, e nell'ul6mo essa è stata accertata anche con la Wassermann. E' noto infatti come la sifi-


RILIEVJ CUNICO-STATISTICI SULLE AFFEZJONI. DELL'APPARATO ECC.

1 091

lide attaccando i vasi disintegra le strutture elastiche e muscolari che dànno la resistenza meccanica, mentre l 'arteriosclerosi le rispetta molto di più, onde molto più difficilmente causa aneurismi. Quelli ad etiologja differente, consecutivi cioè ad .arteriti acute o croniche o a traumi o a ferite da arma da fuoco ecc. non sono stati osservati. Ipertensione esse11ziale. - L 'ipertensione essenziale cioè quella indipendente da arteriosclerosi e da lesioni renali, e accompagnantesi ad aumento del tono delle pareti vasali, non è stata mai rilevata negli indigeni passati sotto la mia osservazione. Ora se si tien conto che essa è una malattia costituzionale specialmente frequente nei soggetti artritici e neuro-artritici, si comprende come, dlata l'assenza quasi assoluta di stati costituzionali simili, anche l'ipertensione essenziale debba mancare negli indigeni. A mantenere questo stato di cose contribuisce anche il genere di vita che essi conducono, la dieta che adottano, e la scarsezza di tutte le cause che affaticano l'organismo e sono il prodotto della civiltà. Affezioni delle vene. - Per completare il quadro delle malattie dell' apparato cardiovascolare, ho preso in considerazione anche il sistema venoso, passando in rassegna le affezioni che possono colpirlo. Ho potuto così assodare questi tre dati: 1 ° le varici e gli stati varicosi in genere sono poco frequenti a riscontrarsi sia negli uomini che nelle donne ~ndigene; 2° i varicoceli sono quasi del tutto assenti ; 3° le emorroidi invece sono molto frequenti a riscontrarsi e massimamente negli uomini. La scarsa frequenza delle varici è da mettersi in rapporto con la costituzione prevalentemente longilinea della razza, con la rarità delle affezioni da alterato ricambio e forse anche con una migliore costituzione del sistema . val volare venoso. Certo sarebbe molto interessante studiare su di un cospicuo numero di casi la disposizione, la conformazione, e la distribuzione delle valvole venose, e non trascurare anche la struttura della parete, per considerare, in questa, la proporzione quantitativa degli elementi muscolari ed elastici in confronto a quelli connettivali; in considerazione del fatto che nella patogenesi delJe varici fondamentale importanza ha la qualità del tessuto venoso. Ma anche la mancanza del fattore meccanico deve avere la sua importanza nel senso che gli indigeni non adoperano mai lacci costrittivi agli arti. Per il varicocele è un po' più difficile spiegarsi interamente l'assoluta rarità di esso, perchè esistono le stesse cause anatomiche e m eccaniche dei bianchi. Bisogna riferirsi alla stoffa venosa ricordando che, varici e varicoceli sono manifestazioni diverse di una stessa diatesi, di una stessa varietà costituzionale riassurnentesi nella cattiva qualità del tessuto venoso. Per le emorroidi, che si presentano così frequentemente, l'uso smodato delle spezie (pepe, berberè, aromi, ecc.) non deve essere estraneo. Ma io penso che il fattore meccanico esplicantesi nella defecazione, ha la massima importanza determinante. E' noto invero che gli indigeni soddisfano i pro-


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RILIEVI CLINICO-STATISTICL SULLE AFFEZIONI DELL'AI)PARATO ECC,

pri bisogni corporali accoccolati a terra e a lungo permangono in questa posizione, cioè nella posizione migliore per la formazione delle emorroidi e per l'insorgenza anche del prol asso rettale, che spesso si accompagna alle pnme. Di flebiti sono stati osservati pochissimi casi, onde si deve concludere che sono davvero rarissime a riscontrarsi negli indigeni, specie se si tien conto della grande frequenz:1 delle ulceri tropicali in individui che hanno l 'abitudine inveterata di andare scalzi. Al termine di queste note clinico-statistiche, si può concludere : l'apparato cardio-vascolare degli indigeni di razza abissina è dotato di notevole resistenza ai vari agenti morbigeni che d'ordinario ledono tale sistema; è resistente alla pressione barometrica vigente nell'altipiano; è altresì resistente alla fatica muscolare; ed è noto a tutti quali ottimi camminatori essi siano. Certo le abitudini di vita, il genere di alimentazione, la scarsezza dei fattori tossici che sono il portato della -civiltà, devono avere la loro influenza sul particolare comportamento, ma, all'infuori di tutto ciò, devono esservi dei dati speciali riguardanti la qualità di struttura del tessuto vasale, che svolgono un ruolo importante. Sembel, ottobre 1936- XIV. RIAssuNTo. - L'A. passa in rassegna le affezioni dell'apparato cardiovascolare riscontrate negli indigeni dell'Eritrea c dd Nord Etiopico durante la sua pcrmancnu al Gruppo Ospedalicro del Scmbel; fa alcune considerazioni sulle peculiarità cliniche di di tali affezioni e conclude rilevando la resistenza maggiore che presenta il sistema cardiovascolare degli indigeni di fronte ai vari agenti morbigcni che d'ordinario lo attaccano.

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VI GRUPPO CANNONI R. E. PER DIVISIONE c TEVERE,.

TEMPERATURA ASCELLARE E FREQUENZA DEL POLSO DELL'UOMO BIANCO IN CLIMA TROPICALE Dott. Luigi Semmola, sottotenente medico, dirigente il Servizio sanitario.

Le indagini sono state condotte 1n Somalia su un gruppo di 6oo mìli· tari delle classi 1911, 1913, 1914, immuni da qualsiasi forma morbosa in atto o da postumi di malattie pregresse, appartenenti al Corpo presso il quale prestavo servizio (VI Gruppo Cannoni R. E. per Divisione « Tevere »). Essi vennero scelti in considerazione dei requisiti dì robustezza fisica tra 1000 soldati, tutti riconosciuti, da accertamenti sanitari precedenti, idonei al servizio militare in Colonia. I militari, durante le osservazioni, rimanevano sotto le tende dell'accampamento, sito a sette chilometri da Mogadiscio verso l'interno, nella tìpìo boscaglia somala dalla bassa vegetazione completamente secca. Le tende perciò non erano protette contro i raggi solari. l militari non erano sottoposti 11 lavori o esercitazioni molto gravose. Le indagini sono state iniziate ai primi del marzo 1936, cioè quasi due mesi dopo lo sbarco degli uomini in Somalia, e sono state condotte a termine alla metà di aprile dello stesso anno. Al mattino verso le ore sei, prima cbe i militari si fossero levati dai loro giacigli e avessero consumato il caffè, mi recavo alle tende; prelevavo la temperatura ascellare e rilevavo la frequenza del polso, tenendo gli indiVJdui in posizione seduta e coperti solo dalla camicia. Le stesse indagini ripetevo nello stesso gruppo di uomini nelle calde ore di riposo del pometiggio, tra le 13 e le 14, a tre ore circa di distanza dal primo rancio, Jasciando gli uomini a sedere sui loro giacigli sotto le tende e a torso nudo. Per i rilievi termometricì le ascelle venivano accuratamente asciugate del sudore sèmpre presente nelle calde ore pomeridiane. I dati atmosferici mi sono stati gentilmente forniti dal Gabinetto Metereologico dell'Ayiazione MjJitare della Somalia, sito a qualche chilometro dal nostro accampamento. La temperatura massima giornaliera all'ombra nel mese di marzo e nella prima metà d'aprile oscillava tra 30• e 35•, la temperatura minima tra 23• e 27". Da questi massimi e questi minimi giornalieri poco si discostavano i dati della temperatura atmosferica delle ore alle guaii venivano fatti i rilievi della temperatura ascellare e della frequenza del polso, dati da me presi sotto le tende. La pressione barometrica nei vari giorni 0scillava alle ore 4 tra 760,7 e 763,8 m m., alle ore Io tra 76r ,5 e 765,6 mm. L'umidità relativa oscillava alle ore 4 tra 70 e 90, alle ore IO tra 6o e 70. In guanto alle condizioni anemometriche, se si eccettuano rare giornate di perfetta calma (però non molto più calde delle altre), spi rav~ un vento di velocità 5-

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T EMPERATUR A ASCELLARE E FR EQUENZA DEL POLSO ECC.

oscillante fra un massimo di 7-9 metri al m" e un minimo di 2-3 metri al m". La sua direzione prevalente era di N . E. e E. N. E. per quasi tutto il mese di marzo (fine del periodo del monsone di N. E. che va da novembre a marzo), mentre verso la fine di marzo e nel mese d'aprile essa era mutevole tra E. e S. E. con molti giorni di calma (periodo intervellare fra monsone di N. E. e monsone di S. E. che va da maggio ad agosto). Riporto sinteticamente nei precedenti grafici i dati della temperatura ascellare e della frequenza del polso. Nella prima colonna sono segnati i numeri dei militari che presentavano la temperatura e la frequenza di polso a fianco segnate nella seconda colonna. Non è priva di interesse la constatazione che nelle ore calde del pome· riggio si riscontrano con una certa frequenza temperature ascellari superiori ai 37" (parte del grafico tratteggiata); gli indiyidui che presentavano temperature superiori ai 37' erano I 70 su 6oo, circa il 28,3 ~;.. La temperatur:1 riscontrata più frequentemente era di 37" nel pomeriggio, di 36,2 a] mattino. In quanto alla frequenza del polso, all 'ordinata massima corrispondono al mattino 70 -74 pulsazioni al minuto, al pomeriggio 8o- 84 pulsazioni. Nel seguente specchietto sono riportate le frequenze del polso degli individui con temperatura da 37" a 37°,5.

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di tutti gli individui presentanti la rispettiva fr<quenza di polso sopra stanata

E' evidente che con l 'elevarsi d'elle temperature diventano più numerose le frequenze più alte di polso. Dai valori percentuali riportati ai piedi dello specchietto, si vede che mentre individui tachicardici sono tutti o in gran maggioranza ipertermici, d'altra parte gli individui con polso meno frequente presentano solo in piccole percentuali temperature superiori ai 3l·

Considerazioni e conclusioni. Queste modeste indagini permettono qualche considerazione non del tutto priva d'interesse. Su un gruppo di europei, giovani e sani, viventi già


TEMPERATURA ASCELLARE E FREQUENZA DEL POLSO ECC.

1097

da due mesi in zona tropicale, in condizioni relativamente igieniche e ben protetti contro la inclemenza del clima, esiste una percentuale di individui (il 28 %) che presentano una temperatura ascellare superiore ai 37". Questa ipertermia non è associata nè a disturbi soggettivi, nè a segni obbiettivi di sofferenza organica. Ciò avviene in condizioni climatiche tropicali non delle peggiori, non potendosi considerare molto elevata nè la temperatura atm<r sferica (3o" - 35") nè fortissima l'umidità relativa delle ore calde (6o"- 70°) e non essendo da trascurare l'azione mitigatrice del vento. Dette condizioni ambientali di temperatura e umidità sono senza dubbio lontanissime da quelle artificialmente ottenute e sperjmentate nei riguardi della termoregolazione dell'organismo umano da vari AA. (dagli esperimenti di Blagden e Fordyce a quelli di Castellani), i quali sono riusciti in tal modo ad elevare notevolmente la temperatura corporea. Concludendo, è giusto emettere qualche dubbio su quanto è affermato in genere dagli AA., che la temperatura corporea possa rimanere nei limiti normali anche nei climi tropicali più inclementi per l'alta temperatura e la forte umidità atmosferica. La possibilità di incontrare n ei climi tropicali individui di razza bianca ipertermici in perfetto stato di benessere fisico va qujndi tenuto presente nella pratica medica, e specialmente dagli Ufficiali Medici in servizio presso i Corpi, dai quali possono essere giudicati come febbricitanti individui che simulano malattie o individui affetti da forme morbose non febbrili. In quanto alla frequenza del polso si può concludere che l'ordinata massima del mattino corrisponde alla frequenza di polso normale (7o- 74 pulsazioni al minuto), m entre quella del pomeriggio corrisponde ad una frequenza più forte (8o- 84 pulsazioni al mjnuto), come era stato già visto da Rattray molti anni or sono. Inoltre è evidente e naturale che ai rialzi corrispondano frequenze di polso elevate. termici sopra ai

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AuTORIASSUNTO. - L 'A. ha studiato la tempera tura ascellare e la frequenza del polso in 6oo soldati sbarcati da due mesi nella Somalia Italiana, rilevando che in una certa percentuale di individui in perfetto stato di benessere la temperatura ascellare è superiore ai 37° e che la frequenza del polso cresce in proporzione dell'aumentata

temperatura. BIBLIOGRAFI A. CASrF.LLANI A. : Clima e acclimazione. - Hocpli, Milano, 1933CASTELLANI and CHAL~ERS : Manua:l of Tropico/ Medicine. - Baillière, Tindall an d Cox, London, 1919. RATTRAY: Proceedings of the Royal Society of London, II, t87o. TrcusnoT R.: Trattato di Fisiologia dell'Uomo. (Traduzione di Quagliariello). U. T . E. T ., 1926.

(Pervenuto in redazione il 1 ° maggio 1937 - XV).


DIREZIONE GENERALE DI SANITA MILITARE Laboratorio .di Fisiologia applicata.

GRAVE TRAUMA TORACICO DA CAUSA SPORTIVA Prof. Ugo Cassinis, tenente colonnello medico, direttore.

Il giorno 13 se ttembre :1936 il maggiore dci RR. CC. P. G. di anni 45 prendendo p:me al Premio Reale a squadre in Chianciano caùde col cavallo. Jl peso dell'animale gravò sopratutto sulla gabbia toracica. Raccolto in ist:no di stupore e ricoverato ali'Ospe· ù:1le Ci,·ilc di Arezzo gli fu riscontrata una forte contu ~ione all'e mitorace destro riproducente la forma di uno zoccolo di ca,·allo, come descrisse nella cartella clinica il Diret· tore di quell'Ospedale, con frattura di più costole in due settori e cioè. sulla linea emi· rlaveare c ascellare posteriore. I monconi di frattura avevano perforato il polmone e il soggetto presentava perciò ~:nfisema sotrocutaneo diffuso al collo, al tronco, ai quadrati superiori addominali, eò emotorace. Le condizioni permasero gravi per molti giorni, poi lentamente iniziò il miglioramento e il 23 ottobre, riacsorbito l'enfisema sottocutaneo, si dimostrò riassorbiro anche l'emotorace i.n seguito al quale persistevano s&egamenti pleurici alla base destra e in minor grado alla sinistra dove solo verso la fine della degenza fu possibile rilevare frattura dell'11• costola. Usd dall'ospedale di Arezzo il 30 ottobre. Sembrava che il trauma, pure essendo ~tato grave, avesse colpito un numero limi· taro di costole (2·3 di destra, 1 di sinistra). Superata la convalescenza il r8 dicembre venne alla mia osservazione per l'accertamento dello stnto dciJ'apparato respiratorio. Es. ob.: Soggetto longi li neo con statura di m. 1,72, peso kg. 72,5. Buone condiziom di nutrizione c sanguifìcazione, un po' affannato, accusa senso d i oppressione toracica, qualche dolore, un certo grado di agitazione nervosa, che ancora gli impedisce il sonno tranquillo. Il torace presenta discreta asimmetria; l'emitoracc destro è retratto e fortemente avvallato nella regione ascellare media e si espande assai poco. Le misure e gli esami fu nzionali dimot tra no più chiaramente lo stato del torace e dci polmoni. Il perimetro toracico ispiratorio massimo è di cm. 97· Il perimetro toracico espiratorio minimo è di cm. 93· L 'escursione respiratoria di cm. 4 (normale d i cm. 6). Col toracimetro di fferenziale si può notare che l'emitorace destro è d i cm. 46, il si nistro d i cm. 49 a livello del 4 • spazio intercostale. Nelle profonde inspirazioni il destro raggiunge 4 7 cm., il sinistro raggi unge 51. Il diametro toracico tra.sversalc medio sempre a livello del 4" spazio intercostale è di cm. 28,5; in inspirazionc profonda di cm. 29,5; in espirazione profonda di cm. 27>5; con escursione respi ratoria di cm. 2. Il diametro amero-posteriore medio è d i cm. 22,5; in inspirazione profonda rimane di cm. 22,5; in espirazio ne profonda di cm. 21,5; con escursione di cm. r.

Spiromctriu cc. 3300. Ventilazione a riposo litri 7·5 al minuto con frequenza respi: aroria di 24 atti; quantità .d'a ria per ogni atto oscillante fra 200 c 400 cc. cioè una media di 333 cc. per ogni a tto respiratorio. Il tracciato del respiro si è ottenuto co n la sedia di Baglioni applicando le capsule a livello del 2° e 5° spazio intercot talc prima sull 'emiclaveare e poi sull'ascellare medi:1 di destra e di sinistra . !'el grafico A (v. fig. 1 emiclaveare) f i nota che le escursioni respiratorie costali dci due punti superiori (2° spazio interccstale d. c s.) w no sincrone; però sono leggermente meno :un pic, così nel ri poso che nel respiro profondo, que lle di destra. Le pause sono di mapgior durata e rappresmtate da una !inca quasi retta. Le


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IIOO

GRAVE TRAUMA TORACICO DA CAUSA SPORTIVA

e~cursiom mvece a livello dei due punti inferiori (5° spazio intercostale di d. e s.) sono molte limitate, invertite, e non partecipano alle respirazioni profonde. Nel grafico B (ascellare media) le escursioni del respiro normale e profondo si modificano. Quelle corrispondenti al 2 ° spazio intercostale nel cavo ascellare di destra

Fig. T.

Radiografia ;n po~izionc obliqua. Emitorace destro. (Gabinmo radiografico del Coll~gio medico legale).

(D. S.) presentano un aumento della pausa fra espirazione ed inspirazione mentre quelle di sinistra presentano un ripiano dell'acme dell'inspirazione. Al livello del 5° spazio mentre a destra si hanno escursioni quasi normali, a sinistra l'acme inspiratorio presenta uno sdoppiamento. Nel grafico C le respirazioni profonde sull'ascellare ;nedia mentre sono quasi normali a livello del 2° spazio destro e limitate ma regolari a livello del 5° destro, sono irregolari a livello del 2° sinistro ed invertite a livello del 5° sinistro. Le radiografie eseguite in posizione frontale e specialmente obliqua destra dimostrano : (v. fig. 2) a destra: frattura anteriore e posteriore dell'arco della 3\ 4.., s·. 6.. costola; i monconi distali della 5n e 64 sono spinti in dentro e molto probabilmente sono


GRAVE TRAUMA T ORACICO DA CAUSA SPORTIVA

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stati la causa della ferita polmonare con relativo emotorace ed enfisema sottocutaneo. Sono inoltre fratturate con accavallamento dei monccni la 7~ ed in modo più lieve 1'88 • A sinistra: sono fratturate con accavallamento dei monco n i la 53 e la 6• :in corrispondenza dell'arco, la 7" ed ga. incompletamente.

fig. 2. Rac.liogr3ÌÌa in posizione obliqua. Emitoracc sinÌ$hO.

A carico del diaframma destro, che è radioscopicamente poco mobile, si notano aderenze con deformazione della cupola, e scompar~a del seno; strie d'ispessimento del parenchima polmonare del lobo inferiore. A sinistra scomparsa del seno c minor deformità dell'emidiaframma.

Il trauma ha leso dunque 10 costole deHe quali 4 a destra in due punti,

anteriormente cioè e posteriormente ~ùl'arco costale, con notevole spostamento dei monconi che determina !'avvallamento della parete toracica nella regione ascellare. La funzione respir _toria parrebbe perciò notevolmente compromessa.


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GRAVE. TRAUMA TORACICO DA CAUSA SPORTIVA

Ma se analizziamo il gr Jfìco dd respiro al lume delle ricerche fatte, prima dalla scuola di Baglioni e poi presso la clinica delle malattie tubercolari specialmente dal Monaldi possiamo meglio interpretare le curve ottenute e valutare più esattamente di quanto sia menomata la meccanica respi -

Fig. 3· Radiografia frontale dell'emi torace dcslJ'o.

ratoria. Le osservazioni precedenti hanno dimostrato che nel soggetto normale: a) il movimento respiratorio non è perfettamente sincrono in ogm punto del torace; b) la massima ampiezza delle curve si ha nel 2° spazio lungo l'emiclaveare e, con dimensioni decrescenti, al 4 o, 6° spazio, che presenta uno sviluppo ridotto a circa la metà rispetto a quello del 2 • . L'ampiezza massima dell'escursione respiratoria si sposta dall'emiclaveare verso l'esterno e in basso

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GRAVE TRAUMA TORACICO DA CAUSA SPORTIVA

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per modo che sull'ascellare anteriore le maggiori dimensioni st hanno al 4° e spazio e sull'ascellare media al e 6"; c) . nella parte inferiore anteriore nelle respirazioni profonde si può talora osservare in corrispondenza dell'acme respiratorio fugaci inversioni; d) nel tratto invece compreso fra l 'ascellare posteriore e la para-vertebrale si presentano sempre ricntramcnti inspiratori e yarianti individuali notevoli ; inversioni di curve connesse alle modalità del respiro ma sempre più evidenti quando esso è. più profondo; e) fra i due cmitoraci non si nota quasi mai comportamento idenrico ma ordinariamente diversità per sede, per intensità e andamento. La zona di sinistra è quasi sempre un po' più estesa. E' stato poi osservato che nei longilinei il movimento sulla parete anteriore aumenta dall'alto al basso in rapporto diretto coll'allungamento e schiacciamento del torace. Nel nostro caso le curve respiratorie ottenute al 2" spazio sull'emiclayeare sono alterate in confronto di curve normali e per la durata e la forma della pausa e per l 'inizio della fase inspiratoria che si distacca ad angolo, per lo più acuto, e per l'aumentata durata dell'espirazione. Invece su li 'ascellare media, pur presentando delle alterazioni si avvicinano di più alle curve normali. Le curve respiratorie corrispondenti al 5" spazio sull' emiclaveare, in confronto alle normali, dimostrano da ambo i lati, una marcata diminuzione con costanti inversioni delle fasi a prevalenza espiratoria, mentre si riprendono verso la media normalità sull'ascellare m edia con qualche maggiore irregolarità a carico del 5" spazio intercostale sinistro. Si hanno cioè quelle .nodalità di respiro che normalmente si osservano sulla paravertebrale. Sostanzialmente la meccanica respiratoria è sensibilmente alterata a carico drlla parete anteriore a livello del s• spazio intercostale d'ambo i lati. Ciò può parere strano perchè in fin dei conti la continuità delle costole dell'emitorace sinistro non viene mai meno ed i calli ossei ristabiliscono bene l'unione <ici tratti lesi mentr:: a destra sono rimasti liberi i monconi della 3' , 4a, 5", 6' costola, ai quaii non si trasmette il movimento regolare di sollevamento ed abbassamento dovuto alla contrazione degli intercostali che ha per fulcro l'articolazione costo- vertebrale e per resistenza il tratto cartilagine- sterno. I l dissesto dell'architettura della gabbia toracica destra si fa sentire, allo ~tesso livello (v. spazio- emiclaveare), anche a sinistra. Lo sterno nelle inspirazioni rimane pressochè immobile mentre riesce ad abbassarsi nelle espirazioni (passivamente), come dimostra il comportamento del diametro antero posteriore toracico nonostante che le costole di sinistra si sollevino ed espan· dano l'emitorace. La differenza di escursione dei due diametri è anche da imputare alle c:onseguenze del trauma perchè mie osseryazioni banno dimostrato che in sr:oggetti dediti ad attività sportiva i due: diametri presentano uguale variazio ne

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GRAVE TRAUMA TORAClCO f)A CAUSA SPORTIVA

respiratoria. In questo caso la variazione del diametro trasverso, che è di 2 cm. fra espirazione ed inspirazione, si fa quasi completamente a carico dell'emitorace sinistro come dimostra la differenza fra i due emiperimetri toracici. Questa minor funzione meccanica dell'emi torace destro si riflette di certo sulla funzione del polmone aggravata dalle cicatrici delle ferite inferte dai monconi costali e dalle modiche aderenze pleuro diaframmatiche quali esito dell'emotorace. Il valore della C. V. può sembrare normale se data la statura del sog· getto e la sua pratica sportiva non doves:.ano attenderci un valore non inferiore a 4000 cc. Anche la ventilazione dovrebbe essere di 57 6oo cc. d 'aria per ogni atto respiratorio e gli atti respiratori non doyrebbero superare mai al massimo i 18 e per lo più essere inferiori a 15. (respirazione economica). In media la ventilazione normale oscilla fra 9 e 12 litri al m' in riposo. ln questo caso scende a 7 litri ed a questa deficenza respiratoria il soggetto cerca compensare portando la frequenza a 24 atti respiratori. Il dissesto dello scheletro, più che gli esiti delle lesioni pleuropolmonari, impedisce certo più al polmone destro che al sinistro di partecipare attivamente alla respirazione nè ancora, dopo 3 mesi dal trauma, si è verificata una funzione vi cariante del polmone sinistro anch'esso sottoposto a trauma con minore ma evidente dissesto della architettura costale.

Concludendo. Un trauma che ha leso 6 costole a destra e 4 a sinistra con esiti di emotorace bilaterale, più evidente a destra, ha lasciato sostanzialmente un modico grado di insufficenza funzionale dell'apparato respiratorio. Ciò specie se si consideri che a destra vi è distacco di 4 archi costali che dissestano la meccanica di quell'emitorace aggravata dalle forti aderenze del diaframma: e che a sinistra non si è ancora stabilita una funzione vicariante per le minori lesioni costali e le ben evidenti aderenze diaframmatiche. Il concetto di insufficenza respiratoria è specialmente basato sulla riduzione della ventilazione polmonare. La capacità vitale parrebbe normale tuttavia tenendo conto delle lesioni e del passato sportivo dell'ufficiale si deve ammettere che anch'essa sia diminuita. - Altri indici dell'insufficenza sono dati dalla riduzione dell'escursione respiratoria e dall'asimmetria d ell'ampiezza dei diametri toracici. Sarà interessante seguire il comportamento d1 questa disfunzione fra qualche tempo. E' stata presa in esame la funzione respiratoria di un ufficiale che hasubìto un grave trauma toracico per caduta col cavallo. E' stata dimostrata la modica disfunzione nonostante il grave dissesto della gabbia toracica e la fissazione del Jia framma. R I ASSUNTO. -


R. CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PALERMO Direttore: Prof. Looov1co ToMMASI.

DANNI DEMOGRAFia ED ECONOMICI DA SIFILIDE, RILEVATI DAI DOCUMENTI DELLA R. CLINICA DERMOSIFILOPATICA DI PALERMO DAL l931 AL 1935 <*) Dott. Arturo Nlcastro, primo capitano medico, assistente volontario.

----Nell'attuale momento nel quale ogni sforzo del Regime tende a migliorare la razza e ad aumentare lo syiluppo demografico che è potenza e forza della Nazione, è compito di ciascuno rilevare e far conoscere, per stimolare i mezzi di profilassi e di difesa, i danni che determinano le gravi malattie sociali. E fra esse la sifilide che distrugge, fin dalla vita intrauterina, giovani vite o le fa avvizzire appena nate; essa è causa di infecondità, di aborti e parti prematuri, di speciale gracilità della prole che viene più facilmente colpita da malattie intercorrenti. Non minore, d 'altra parte, è il danno, per la economia nazionale, dei luetici non curati o mal curati che vanno soggetti con assoluta preponderanza alla metalue, lue nervosa e terziarismo e che, talora nel vigore degli anni, sono costretti ad interrompere ogni attività lavorativa per la ridotta capacità in dipendenza di lesioni cavitarie o nervose. Non a caso la Presidenza della Società Italiana eli dermatologia e sifilografia ha stabilito di svolgere nell'attuale Congresso che coi ncide col r• anno dell'Impero Italiano temi profondamente e sostanzialmente sociali allo scopo di presentare, con i vari contributi, la reale gravità della sifilide nelle sue conseguenze fun este per la prolificità della nostra razza e per l'alta percentuale di vite troncate in sul nascere o subito dopo. La Sicilia che tiene uno dei primi posti nello sviluppo demografico della Nazione è fieramente colpita da un numero considerevole di perdite umane per le gravi conseguenze che sugli organi dd concepi mento, sulla vitalità intrauterina del feto e sulla resistenza organica dell'credo -luetico fa pesare la sifilide dei genitori. Seguendo perciò le direttive del mio Maestro ho intrapreso sul largOl materiale della Clinica di Palermo ricerche intese a rileyare i danni demografici ed economici da sifilide. Sono stati raccolti i dati anamnestici, le indagini cliniche e sierologiche di malati già in cura ed in osservazione da due ad otto anni relativi a N. 2225 sifilitici (dei quali 2III affetti da lue acquisita e II4 da 1ue congenita) visi(•) Comunie<~zione alla whrc •936-XIV.

XXX RiuniMc della So<:ieta eli clcrmatolt'>,~i.,

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DANNI DEMOGRAFICI ED ECONOMICI DA SIFILIDE ECC.

tati nell'ambulatorio gratuito della R. Clinica. Di tal numeroso gruppo di malati si è fermata la nostra attenzione su 250 luetici coniugati e dei quali si sono potute seguire le condizioni di salute della moglie o del marito e dei figli (nella totalità dci casi visitati nell'ambulatorio ed ai quali, oltre all'accurato esame clinico sono state praticate le sieroreazioni). Gruppo abbastanza numeroso che è stato possibile seguire per vari anni~ costituito da 155 uomini e 95 donne. Si è evitato, naturalmente, di includere nella statistica dati relativi ai due coniugi per evitare un doppio calcolo delle conseguenze morbose per malattia dei d ue coniugi nella stessa famiglia. Si è così potuto accertare un complesso di: 225 aborti; 6o parti prematuri; . 28 nati morti; 190 bambini morti subito dopo il parto ovvero a pochi mesi di età per malattie acute dell'apparato digerente, respiratorio, malattie infettive ecc.; 31 casi di infecondità; 34 eredoluetici viventi . Sono ben 313 vite troncate durante la vita intrauterina ! I dati relativi alla polimortalità infantile sono meno dimostrativi in guanto essa è abbastanza alta nelle classi sociali meno abbienti nelle quali le condizioni economiche, la promiscuità, gli errati sistemi di alimentazione, di svezzamento determinano considerevoli vuoti nella popolazione infantile: ma è pur sempre vero che questo numero è più alto che nei nati da genitori non luctici e, noi sappiamo come oltre alle morti per vera e propria sifilide una più alta mortalità si osservi fra i figli dei sifilitici per malattie le pitt varie, specie intestinali ed infettive, dovute alla scarsa resistenza organica di questi esseri defedati; i nostri dati statistici si riferiscono naturalmente a questa categoria sociale che è quella che accorre in maniera assolutamente preponderante negli ambulatori g ratuiti. Tale numero, in ogni modo, guardato complessivamente, rappresenta una alta percentuale di perdite anche quando si escludono dal computo il numero di casi di infecondità e di quelli che hanno avuto soltanto gravidanze normali con figli viventi e sani. Le coppie infeconde sono state 31 (12>4 ~:,) le cui cause (potendosi escludere la infecondità volontaria per misure anticoncezionali che sono fuori dalle consuetudini delle nostre popolazioni rurali, operaie, ecc.) deyono ricercarsi quindi o in difetti anatomici o funzionali degli organi sessuali maschili o femminili ovvero in uno stato di meiopragia che colpisce gli elementi della riproduzione (deformazione dci ncmaspermi, azoospermia, sifilide utero- ovarica con difetti di ovulazione o mancata capacità dell'ovulo alla riproduzione). Anche di questo gruppo abbiamo potuto accertare che la massima parte (28) ci è stata inviata dalla Clinica Ostetrica ove q ueste donne erano accorse preoccupate della loro infecondità. Esclusa ogni causa anatomica e


DANNI DEMOGRAFICI ED ECONOMICI DA SIFILIDE ECC.

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funzionale, al nostro ambulatorio sono ~tate praticate le necessarie indagini sierologiche. Ebbene, in 22 casi si è potuto accertare la sifilide di uno o dei due coniugi. Delle rimanenti donne, due avevano avuto figli da un primo marito sano e nessun nato dal secondo marito sifilitico, tre durante il periodo di osseryazione, dopo cura intensiva antiluetica hanno avuto gravidanze norillali condotte a termine. Dei rimanenti quattro casi abbiamo cercato soltanto la spiegazione nel dato anamnestico di pregressa lue di uno dei coniugi, curata mediocremente e saltuariamente, ora in piena latenza clinica e sierologica. La percentuale di tali casi (1,6 '1..) è inferiore a quella che si verifica normalmente nel complesso di tutti i matrimoni. Dei bambini nati dal gruppo dei luetici presi in osservazione per questo studio statistico ne sono stati trovati 34 con note somatiche d'eredo -lue o con manifestazioni di sifilide recente o tardiva (pemfigo dei neonati, sifilodermi, terziarismo); in 19 le siero-reazioni erano positive. La sifilide congenita rappresenta nella nostra statistica l' 8,2 % di tutti i nati ed è invero superiore alla percentuale del 3 % calcolata in base a vastissimo materiale dalla Commissione d'Igiene della Società delle Nazioni (Vol. IV, N. I, 1935); tale cifra però è stata giudicata dagli stessi relatori assai piccola e contrastante con i risultati dei vari paesi. Escludendo dal computo le coppie infeconde si hanno complessivamente da parte delle altre 219 donne luetiche o mogli di luetici 724 gravidanze; di esse 225 (31 '%) interrotte da aborti in prevalenza al 2• - 4• mese; 6o (8,28 %} da parti prematuri; 28 (3,7 ··:.) nati morti; dei 4II (56, 70 %) nati a termine: 34 (8,3 %) presentano stigmate di eredolue; 190 (46,2 %) sono morti subito dopo il parto od a pochi mesi; soltanto 187 bambini (45,5 '!{,) sono yiventi e sam. In rapporto alle cure eseguite i dati sono riassunti nel seguente specchio: C nsi

lnfecon· dit6

Ahor i

Pani

Na1i

Ercdo

prematuri

morti

luetici

Monalitl infantile

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Lue ignorata o mai curata .

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7

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t8

to

t6

54

32

Lue mal curata .

170

19

121

40

l 5

18

122

101

Lue curata sufficientemente

27

5

9

2

3

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14

54

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31

225

6o

l 190

187

l

Totale

l

l

28

l

34

Si desume che donne affette da lue ignorata o mai curata e le mogli di luetici hanno avuto complessivamente 225 gravidanze di cui 123 (54,6 olo} sono state interrotte da aborti, parti prematuri od hanno dato alla luce feti


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DANNI DEMOGRAFICI ED ECONOMICI DA SIFILIOE ECC.

morti; per i mal curati la percentuale scende al 42,8 ~{, e per i curati sufficientemente al 17 %. Ciò dimostra senza commenti la benefica azione che una terapia precoce e ben condotta determina sulla prole e completa, anche in questo campo, quanto espressi in una recente nota sulla sorte lontana dei luetici in rapporto alla cura. E ' interessante la proporzione degli aborti, parti prematuri, poliletalità infantile ed eredolue in rapporto al comportamento delle sieroreazioni. La sifilide delle donne coniugate decorre per vari anni, di solito, mantenendosi latente e si manifesta tardivamente o con la positività delle sieroreazioni o con un attacco nervoso o colla nasciata di figli con stigmate eredoluetiche. O on n e Uomioi con

Numero cnsi

Sieroreazioni positive . Sieroreazioni negative . Totale .

45 104

IOI

21

66

Troviamo assai di frequente che uno dei due coniugi mentre l'altro è infetto si mantiene esente da manifestazioni luetiche e mariti di donne che hanno procreato figli sifilitici rimangono indenni per lunghi anni. E ' invece raro il contagio del marito da parte della moglie luetica in corso di trattamento. Non ancora chiarita è la scarsa proporzione di contagio della moglie da parte del marito con sifilide antica o latente; secondo il Bertin l'infezione per lo sperma si avrebbe soltanto nel 20 % dei casi e dovrebbe spiegarsi colla attenuazione naturale della cura specifica; per altri, attraverso contatti continui si determinerebbe una immunizzazione lenta. E ' opinione invece della maggior parte degli AA. che la coabitazione prolungata finisce col determinare il contagio della donna immune per alcuni anni. La spirocheta contenuta nello sperma può contagiare la donna e ne sono prova i frequenti sifilomi sui genitali esterni, sulle pareti della vagina, sul muso di tinca, ma è molto difficile per contro ammettere il contagio dell'ovulo per parte di uno spermatozoo contenente il treponema; ciò rende assai discutibile e poco sostenibile la ipotesi della si fili de concezionale e diviene assai probabile l'affermazione della maggior parte degli AA. che la madre di un nato luetico debba essere necessariamente infetta. E' che spesso si tratta di una infezione avvenuta con modalità diyersa dell'ordinario (infezioni paucitreponemiche ripetute) e quindi con evoluzione diversa dal solito.

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DANNI DEM<XìRAFI CI ED ECO~OMI C! OA SIFILIDE ECC.

1109

Volendo indagare quale sia nella prole la percentuale della letalità e morbilità da si1ilide nelle donne sierologicamente positive o negative riassumo i relativi dati nella tabella N. 3· :-r •

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Numero Aborti

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225

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1<)0

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Le 66 donne affette da lue, sierologicamente postttve, su un complesso di 348 gravidanze ne hanno ayuto 171 (51,7 /i,) interrotte da aborti, parti prematuri o con feti morti, mentre le rimanenti 184 siero- negative hanno avuto colpita la prole soltanto nella percentuale del 37,2 "... Con evidenza si desume che la sifilide sia che decorra in maniera latente o che presenti manifestazioni cliniche o sierologiche, esercita un 'azione fortemente lesiva sulla vitalità dell'uovo; uccide l'embrione od jJ feto durante il periodo della vita intrauterina, provoca turbe grayi nel suo sviluppo, determina delle tare speciali sul prodotto del concepimento che non solamente pe..,ano sulla sua intiera vita ma influiscono, bensì, sui suoi discendenti. Tak grave influenza è più m ani(esta nelle donne a sieroreazioni positive. Quale sia il danno economico, espresso in cifre, che la sifilide cagiona alla Società, sarà detto da illustri relatori. Io desidero soltanto, far conoscere i risultati delle mie ricerche su un numero considerevole di malati già in cura o visitati nell'ambulatorio della Clinica negli anni 1931- I935· E fa veramente impressione constatare quanto sia grande il numero di uomini ancora giovani di anni e di vigoria, diventare inabili totalmente o parzialmente per lesioni visceral i o nervose da sifilide non curata o curata insufficientemente. L 'attenzione si è fermata su 1010 luetici da oltre cinque anni di cui 352 con recidive. E ' stata scelta questa anzianità di infezioni per essere sicuri d'abbracciare tutti i casi di metalue. Le morti per tubercolosi sono, mercè le provvidenze del Regime, in netta diminuzione; non quelle per sifilide; è una piaga sociale che non accenna a diminuire e che è necessario arginare. Il mio Maestro nel suo discorso inaugurale denso d'idee c di propositi ha segnalato le vie buone da seguire per rendere meno spietata la sorte di tanti miseri. 6 -

Giorno/~

di nudidna militarr.


IliO

D:\Nl'l DEMOG R:\FI CI ED ECO>JOMICI DA SIFILIDE ECC.

TABELLA JV. RtCIDlVE PERCE:--ITU.~LI SU N.

1010 SIFILITICI 0.~ OLTRE CINQUE ANNI.

a) Sifilitici <.la oltre Cl:!que anni Recidive totali dopo cinque anni

b) Ter~iarismo . Lue tardi,·a esclusa la lue nervosa - N. 137 ClSI (13-56 ''.. ) .

N. 1010 >) 352 = 34·85 ·~: . su 1010

Manifestazioni cutanee e delle mucore (sifi. lodermi tubero-serpiginosi, gomme) Lesioni ossee, muscolari, articolari Organi i nterni : Cuore {lesione degli ostii, miocarditi) Aorta Vasi periferici (arteriosclerosi) . Organi genitali (sarcoccle) Fe::gato (epatiti) Totale

c) Lue nervosa - N. 64 (0-33 ":,)

C:JSI

Meningite Encdaliti, me ni ngo-encefalo-mie! iti, me cerebellare Mie;i te, meningo-midite Lues cerebri . Neuriti Arteriti endocraniche

d) Metaluetici ( 1 4·95 "')

N.

151

casi

61

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Che guesto buon seme sparso a piene mani e con nobiltà di intenti riesca a darci ancora una vittoria ed immetta nella vita della Nazione nuova linfa sana e fresca che innalzi ancora di più il prestigio c la forza della nostra Patria. RIASSIJ I"TO. L'A., sulla scorta di <.lati dedotti <.la documenti clinici riflettenti un gran numero di luetici, ,·isit:tti e curati in un quinquennio presso l'ambul<Jtcrio gratuiw dcii:. R. Clinica dermosi filo patie:~ di Palermo, espone e commenta i danni dcmO!,'Tahci cd economici indotti dalla sifilide, fl:J}!Cllo soci:.le che non accenna a diminuire e che i: necessario arginare.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE

c. Gr:-:1. - Una questione importante per la scienza delle costituzioni e per Ll medicina militare: come giudicare se le pro~rzioni dell'individuo sono normali? (" Revue de l'I nstitut Internationa! de Statistique )), 5" annata, 2" edizione, L 'Aia,

937)· La nota del prof. Gini è di particolare interesse per la medicina militare:, pérchè 1

tsamina un problema che si riflette su uno degli elementi, sui quali può basarsi il giudizio di idoneità d servizio militare. L'A., premesso che sia i biotipologisti, sia i medici militari classificano i Ji,·ersi tipi costituzionali per mezzo di indici, uno dei quali. fra i più usati, è il rapporto fra perimetro toracico e statura (indice toracico), ricorda che gli uni e gli alt ri si fondano su criteri diversi per stabilire l'indice toracico normale: in biotipologia, l'indice toracico normale è considerato quello che c<.rrispondc alla media o alla mediana degli indici toracici degli individui considerati (metodo A); per i medici militari, invece, ed in base alle criùche fatte dal compianto generale medico Livi, aJ m etodo A, per ci:!scuna statura è considerato normale l'indice toracico, che si ottiene dividendo per una statura determinata, la media aritmetica dei perimetri toracici corrispondenti, in un numero di vsservazioni sufficientemente grande (metodo B). Le leggi sul reclutamento di molù paesi esigono per il giudizio di idoneità alcuni rapporti fra perimetro toracico e statura. L' A. fa notare che i due metodi A c H possono portare a giudizi molto differenti sulla normaJità o sulla caratteristica di longilineo o brevilineo dciJ'individuo e, basandosi su dati desunù, ed in parte da lui rielaborati, dall'esame di 47.832 coscritti belgi della classe 1(}06, espone, a titolo d'<.'Scmpio, i seguenti due ca~i: 1") quello di un individuo con la statura di cm. 154 e perimetro toracico di cm. 77.8; 2°) quello di un individuo con statura di cm. 178 e perimetro tcracico di cm. 89.9. L 'indice toracico è per a mbedue = 0.505 che rappresenta appunto l'indice toracico medio dei 4 7.832 coscritù belgi calcolato secondo il metodo A; quindi secondo tale metodo dovrebbero essere giudicati come normali. Secondo il metodo B, invece, nel 1 • caw !'individuo per essere giudicato normale, dovrebbe a vere un perimetro toracico eli cm. Ro,4, vale a dire di cm. 2,6 superiore a q uello riscontrato; al contrario l'individuo del 2" caso dovrebbe averlo di cm. 87,1 e cioè di cm. 2,8 inferiore a quello riscontrato. Poichè nessuno ha messo in dubbio il valore del metodo B, l'A. ritiene che la confidenza accordata a questo metodo dipenda soltanto da una posizione di privilegio che, inconsapevolmente, si è data alla statura nel calcolo degli indici costituzionali e pensa che, invece di determinare quale sia il perimetro toracico normale per le va rie stature, si possa al contrario determinare quale sia la statura normale per i vari perimetri toracici e, sempre in base ai dati dei coscritti belgi, calcola tale rapporto sotto il nome di metodo C. Appjjcando questo metodo ai due esempi, sopra citati, giunge alle seguenti conclusioni: nel primo caso, l'individuo è normale, se giudicato col metodo A, nettamente longilineo se giudicato col metodo B, fortemente brevilineo se giudicato col metodo C. Nel secondo caso, l'individuo, giusta il metodo A, sarebbe perfettamente normale; giusta il metodo B, nettamente brevilineo; e giusta il metodo C fortemente longilineo. Conclude, dopo un esame critico dei risultati contraddittori, ottenuti coi tre metod i, che al momento attuale nè la medicina militare, nè la biotipologia posseggono ancora un criterio plausibile per decidere se un individuo sia normale nelle sue proporzioni o se sia brevilineo o longilineo, e si propone di colmare tale lacuna in una prossima nota, che riuscirà di non dubbio interesse.


IIIZ

RI VISTA DELLA STAMPA MEOICA ITALIAK\ E STRANIERA

HuAR O.

-

Le perdite italiane durante la guerra etiopica. (<• lnfa ntry Journal

)1,

Washingto n, o. 4, r937).

L' A. riferisce le percentuali, molto basse, delle perdite dei militari ed operm lta· lia ni, bianchi e di colore, av utesi du rante la g ue rra etio pica ed afferma che esse costi· tuiscono uno straordinario primato d~ successo dd servizio sanitario militare italiano. Dal marzo del 1936 la forza italiana in A. O. raggiunse i 400.000 uomini di cui 300.000 erano sul fronte nord. Gli operai sotto il controllo del servizio sanitario salirono da 30.000 nel settembre 1935, a 90.000 e più nel settembre 1936. Le perdite dal marzo 1935 al settembre 1936 furono : 1

morti in combattimento: 4200 di cu1

m orti per malattia : 4 300 di cu1 -

feriti : 8ooo di cu1

1550 metropolitani 100 operai (bianchi) ) 2550 ascari 3200 metropolitani 1100 operai bianchi

) l

(esclusi gli ascari) 3500 metropolitani 4500 ascan

Sgombrati in Italia da 20.000 a 25.000 bianchi. La flotta sanitaria consisteva di 8 navi- ospedali, aventi una capacità di 6ooo posti letto. Accanto a queste cifre seguono interes~a n ti statistiche come : 1 ufficiale morto ogni 5 soldati e 5 ascari ogni -~ bianchi. In totale 1 morto ogni 100 uomini. Fra i soldati. da 1,75 a 2 % risultano morti in combattimento e per malattie; fra gli operai, da 1,2 3 1,8 per cento. L'A. fa un interessante raff ronto tra la campagna coloniale italiana in A. O. e ~·; altre del passato. Considerando soltanto i morti per malattia, egli riporta i seguenti d:ui: - Tonchino - 1890 (1 an no di guerra): su 8.500 uomini, si ebbero 1.125 moni pan al 13,25 "{, ; - Madag<ucar- 1895 (10 mesi d i gucrr:1) : ~u 13.000 uomini, si ebbero 4.200 morti l'an al 32,3 <>~ ; - T1·answaal - 1900 (7 mesi d i guerra): su 200.000 inglesi, si ebbero 5 . 200 morlÌ pan al 2,6 "i, ; - A frica Orientale tedesca - 1915- 18 (3 anni di guerra) : su 50.000 uomini, si c.:bbero 6.300 morti pari al 12,6 "~ ; - Etiopia - 1935-36 (15 mesi di g uerra): su 350.0<X1 italiani, si ebbero 4·3<><~ morti pari al 1,2 %. Da tale prospetto la mortali d su 1000 uom1111, per anno, risulta : - Tonchino 1,)2 °/00 ; - Madagascar 377 "/ 00 ; - Transwaal 44 "/ 0 . ; - Afric:~ Oriemale tedesca 42 "/0 0 ; - Etiopia 10 °/0 0 • L'A. così conclude: « I flagelli del tifo, dello scorbuto e della febbre ricorrente che decimarono gli abissini, vennero te nuti lontano da centinaia di migliaia di italia ni . La malaria. la dissenteria e le forme tifoidi, mai sfuggirono al controllo dei m edici italiani. Sono verità queste che rappresentano un successo tale da dimostrare l'eccelknle org;mizzazione e la ri gorosa discipli na sanitaria italiane, degne di particolare rilievo " ·

A. BoRROZZI~o.


RIVISTA DELLA STAMPA ~I EDIC.'\ ITALIANA E STRAI'\lERA

1113

AVIAZIONE SANITARIA Importanza della dirctione su l'influenza delle sollecitazioni di volo sul corpo umano. (<< Luftfahrtmedizin », 1 B. n. s, 1937).

BuHRLEN. ·-

' La direzione della velocità con cui si muo\·e un velivolo ha grande importanza sull'organismo umano. Nel sistema circolatorio i grossi vasi hanno una direzione secondo l'asse longitudinale del corpo. Se agisce la velocità in tale direzione (cranio-coccige) la colonna sanguigna subisce accentuata iperpressione nei vasi periferici, proporzionalmente alla pressione che si eser=ita su le pareti di essi, che grazie all'elasticità possono sopportare straordinarie variazioni eli volume, mentre i vasi che sono più vicini al centro subiscono una progressiva dimin uzione di pressione, q uasi uno svuotamento, con pericolo di arresto circolatorio, se questo svuotamento raggiunge le cavità del cuore. Nella pratica di volo si verifica in occasione delle virate r.d alta velocità, in primissimo luogo un 'anemia cerebrale, quindi un :.rresto della circolazione, poi emorragie per rexi negli arti e nei vasi addominali. Così nelle cadute in vite, nel volo rovescio, sc:mpre che la velocità diventi molto accentuata. Se l'azione della velocità si esplica in senso normale all'asse longitudinale del corpo, cioè perpendicolarmente ai lati, anche i grossi vasi vengono investiti da iperpressione in senso perpendicolare al loro asse e per la loro grossezza e per il riparo efficace opposto dalle cavità (addome, torace) in cui decorrono, non possono venir appiattiti. L'A. in collaborazione col magg. mcd. prof. O. Ranke, nell'Istituto di Medicina del volo ( Luftfahrtmcdizinische Forschungsinstitut) in Berlino, ha sperimentato su vari soggetti sottoposti all'azione di forte velocità su una colossale centrifuga all'uopo costruita, completata di tutte le inm11lazioni necessarie per registrare contemporaneamen te con metodo oscillografico i vari tracciati di circolazione e respiro, c con chimografi i traccìati della pressione nei vasi periferici. Le posizioni del soggetto nell'apparecchio, i n relazione alla direzione del mo\'imento che si vuoi fare agire sull'organismo, assumono q uattro distinte varietà: soggetto a sedere, testa in alto, soggetto in decubito dorsale, in decubito v.::ntrale, a sedere con testa in giù. Queste due ultime posizion i sono state molto mal sopportate, come in genere da tempo si è accertato nel volo acroba tico, e di esse non si tien conto. Le ricerche eseguite su sette individui debbono dimostrare quali sollecitazioni possono senza danno esser sopporta te dall'org<~nismo umano. L1 centrifuga messa in moto iniziale lento, assumeva progressivamente velocità fino al limite di sopportabilità Jcl ~oggetto, che a\·na modo di segnalarlo cc.n segna le elettrico. Sono state notate in genere abnormi e sgrade voli sensazioni con l'aumentare della \'eloci tà c in modo maggiore c più C\'identc nella posizione di decubito (direzione capococcige); nella posizione seduta (direzione petto-dorso) si poterono raggiungere velocità su periori che nella prima suscitando solo lie\'i disturbi respiratori, che diH·nivano importanti a velocità doppia. In quanto riguarda pratica del \·olo si propone di e~egu ire ricerche su soggetti tituati su appositi sedili sospesi in \'Ciivoli, durante le varie situazioni d i assetto di volo. RAFFONf..

R uFF. -

Traumi cranici in inddcnti aviatori e possibilità di ridurli. (.. Luftfahrt-

medizin )), I B. s. 1937).

Il trauma cranico occupa uu posto straordinariamente preminente fra ruui i traumi d a incidente aviatorio. In una ~tatistica I930-1936 l'A. nota che raggiungono il

so ·::.


III4

•

RIVISTA DELLA ST.\MPt\ MF.DlCA

ITALIA~A

E STRANIERA

dal 1934 al 1936 mentre rapprescnta,·ano il 40 % negli anni precedenti; ciò è dovuto: 1° al maggior numero di piloti in auivid di volo; 2'' a lb maggior ,•clocità degli appa· recchi moderni. Si consideri poi il trauma cranico fra tutte le lesioni ad esito mortale, si vede che raggiunge il 70 · !lo ·:;, delle cause di morte. , L'A. fa notare però che nLi casi letali per incidenti di volo al trauma cranico si son aggiu nte varie volte o gravi lesioni di organi interni o la combustione, per cui non si può con sicurezza nffermare se nella morte fu causa primaria b lesione cranica o la combustione. Nelle ricerche dei motivi di quest'aumento di lesioni si son delineati subito due grandi categorie: t • lesione da causa contro cui non sembra possa agire alcuna speci:~l•; misura; 2' lesione su le cui cause agiscono numerosi motivi di ordine tecnico o di ordine individuale che hanno influito su la le sione o sulla gravità di es~a. Negli atterraggi anormal i, la n:locità Ja cui t: animato l'apparecchio che raggiun~c il suolo, cessa d'un colpo, mentre gli occupanti animati ancora da quella stessa velocit!t Ji propulsione, vengono proiettati in avanti con una forza tale a cui nessun tessuto dell'organ ismo, compreso lo scheletro sono in grado di resistere. l dispositivi di fissazione al seggiolino (cintura addominale, cintura scapolo-toracic~) in num~osissimi casi mortali fu accertato non esser stati agg:1nciati o risultò agganciat~ solo la cintura addominale. Con prese cinematografiche fu stabilito che in caso di improvviso arrestO di veicolo in moto, il corpo umano che lo occupava, anche se fissato dalle cinghie, esercitava su di tsse tale trazione di strapparle o rompere g li attacchi al scggiolino. In mancanza dr questo in ogni caso la parte superiore del corpo si vedeva flettere violentemente in avanti, esponendo il capo ad incassare ogni possibile colpo. Ad ovviare a questa evenienza si son atlattate allo schienale ~pirali di acciaio che a mezzo di b·;~ a p<mata di mano del pilota, po~sono c.:s$er allemate o rese in modo J a allentare o stringere le varie cinture; si son modificati gli attacchi al seggiolino, wu~ ponendo cinture e attacchi a prove di trazione (350 a 750 kg.); si son eliminate al m:1ssimo parti metalliche a contatto con le cinture. L'A. concludendo fa rilevare che a traverso alcune semplici e intelligenti modifiche ...li costru zione si può ritlurre il numero dei traumi cranici.

IGIENE F. CIANTINL -

L'accertamento batteriologico della difterite con sistemi semplificati.

(•• Diagnostica e T ecnic:l di I:Jboratorio "• VIII, n.

1,

1937).

L'A. dopo aver consider:~to che non esiste.; un sistema di coltura del b. diftcriro, che ad una rapida e faci le preparazione unisca una notevole garan7.ia di risultati. descrive il metOdo della cultura rapida per la diagnosi batteriologica della difterite, reso già! noto dalle pubblicazioni recenti dd Sol~, di Brahdy, Lenarski, Smith, Brody c Gaffney. Detto metodo consiste neli:J cultura diretta del materiale patologico sul tam· pone stesso, che scn' irà per il prdevamento, imbevuto. immediatamente prima d ell'uso. con siero d i cavallo o di bue leggermente scaldato alla fi~unma fino ai primi 'a pori. onde ottenere la di ~ truzi onc degli anticorpi contenutivi, c nel contempo una lie,·c coagulazione del siero tutt'intorno al tampone: il qu:~lc, una volta effettuato il prcln·am..:nto, ,·iene posto in termosww per 4 ore. do po le quali si apprestano gli strisci l' si procede all'esame microscopico. Questo metodo J ella cultur:l rapida, che avrebbe Ù:J W ai suoi ideatori ottimi risulmti, renderebbe b diagnosi batteriologica della difterite d ì un'estrema semplicità e r:tpidit!t e ~arebbe inoltre alla port:lta di qualunque medico cd


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

IIIS

m qualunque ambiente; specie perchè potrebbe essere adoperato qualunque immunsiero di validità scaduta, compreso l'antidifterico, purchè non vi siano contenute sostanze antibatteriche. Esso però non può dirsi nè originale, nè recente, in quanto metodi molro simili erano stati già descritti da altri, tra cui il nostro Concetti, il quale nel 1901 consigliava di eseguire il prelcvamento di materiale difteri co con tamponi imbevuti in un terreno fatto di agar e di urina, e quindi di procedere all'esame microscopico diretta· mente da tali tamponi, dopo s-6 ore di termostato. L 'A. ha sperimentato il metodo della cultura rapida, confrontandolo con la coltura nel terreno di Pergola: e, dato che questo è oggi universalmente riconosciuto superiore ai tanti proposti per il B. difterico, ha usato oltre che tamponi con siero, tamponi preparati con Pergola liquido, seguendo la tecnica indicata dagli AA. americani: a differenza di questi però, ha imbevuto abbondantemente i tamponi di siero o di Pergola liquido, mediante ripetuti contatti con questi terreni, ::~lternati a leggicre e ripetute esposizioni alla fiamma: in tal modo, ha potuto strati fica re su ogni tampone una quantità di ter reno assai maggiore, reali zzando così, da un lato un appo rto di sostanze nutritive più abbondante ai germi, e tlall'altro una magg iore umidità tlell'ambientc culturale . In 50 soggetti con lesioni difteriche in atto, sia la cultura classica su Pergola sia quella rapida coi due tipi di tampone, hanno dato esito costantemente positivo: in 50 soggetti convalescenti di forme difteriche ed in '5 :1ffetti da angina eritematosa, la cultura su Pergola e quella rapida su tamponi imbevuti con Pergo la hanno dato risultati positivi in numero leggermente superiore che non quella su tamponi preparati con siero: in un gruppo infine di soggetti normali, presunti portatori di b. difterico, il metodo classico su Pergola si è dimostrato leggermente meno sensibile di quello r:tpido ~ui due tipi di tamponi. L 'A. conclude che la sensibilità del metodo rapido non è. affatto inferiore a quella del metodo classico e che nel complesso hanno dato migl ior prova i tamponi preparati con S. U . T. Questi risultati debbono esser riport:tti al fatto, che col metodo rapido lo scarso materiale microbico è posto immediatamente a contatto col substrato nutriti vo del tampone, onde una conservazione ed un accrescimento migliore dei germi; che inoltre il substrato del Pergola è indiscutibilmente superiore a l semplice siero. Per quanto riguarda la rapidità del metodo l'A., a differenza degli Americani, ha risconu ato che il tempo minimo necessario di incubazione in termostato dci tamponi deve essere di I<H2 ore. Purtuttavia, se il metodo non oHre una g rande rapidità, resta sempre di notevole importanza pe'r la grande semplicità e la sensibilità non inferiore a quella c1el metodo classico. FERRI\JOLI.

P.

THI EL. Quali sono gl'incitamenti che attraggono 1•anopheles maculiptnnis e t•mducono a pungere l'uomo o il bestiame? (« Bulleuins de la Société tle patho-

vAN

logie exotique n, n. 2, 1937). L'A. ha usato nelle sue esperienze un apparecchio g i?t usato da Reuter e ccsutu1t0 da una gabbia attraversata da un tubo di vetro nel quale si può far circolare dell'acqua a diverse temperature c sul quale si possono applicare delle strisce di carta bibula imbevute delle più varie sostanze. La carta imbevuta di sudore umano o dei ~ uoi acidi volatili non ha esercitato alcuna attrazione sulle zanzare e così il cotone, secco o umido, col quale si era strofinata la pelle del porco o dell'uomo; viceversa attiva si è dimostrata l'emulsione di feci di porco, la cui azione l' A. attribuisce alla formazione di acido carbonico. Il sangue d i porco defìbrinato non è sempre capace di esercitare un 'eccitazione olfattiva, mentre una tale azione esercita più costantemente il sang ue umano. Quando si soffia contro la parete di una gabbia in cui siano zanzare un certo numero di esse si dirigono verso questa p:~rete c pungono la stoffa. Allo scopo di vetlere


II I 6

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR .... NIERA

se tale comportamento è dovuto all'aria calda e umida espirata o al suo contenuto tn acido carbonico ed eventualmente all'odore di sangue l'A. ha applicato a metà altezza di una parete della gabbia un imbuto di vetro collegato (con l'interposizione o meno di un gorgogliatore posto in bagno-maria a 37" C., per graduare l'umidùà) ad un serbatoio contenente acido carbonico od aria compressa. L 'A. ha potuto con questo apparecchio confermare l'azione attrattiva dell'aria caldo-umida già notata in esperienze pre· cedenti, ma tale azione attrattiva viene in special modo esplicata dall'acido carbonico, sp<..-cie se tale gas si fa gorgogliare nell'acqua calda. Ciò può spiegare il fatto che le zanzare sono maggiormente attirate quando l'in· dividuo è in sudore, perchè in tale stato aumenta l'emissione di acido carbonico aura· verso la pelle. Per gli altri mammiferi la p(rsptratio insensibili! è più debole che nell'uomo, per il porco non esistono dei dati numerici, ma è da presumere che la p. i. di quest'animale si avvicini di molto a quella dell'uomo. L'emanazione di acido carbonico assieme all'umidità e alla temperatura permette alle zanzare di sentire l'uomo a distanza e di dirigersi pertanto verso le case abitate. Nello stesso modo si spiega l'attrazione esercitata dai porcili, sopratutto per la grande .:juantità di acido carbonico emessa dal porco nella sua respirazione attiva. Può darsi che tali stimoli siano ri nforzati dall'odore del sangue dell'ospite. FLORJO.

MEDICINA INTERNA O.

Zu.o& ERMANN • MEINZJNCEN.

-

Sulb patogc.ncsi ddl'artrite. c.ndoa.rd1tc e sepsi go·

nococdca. (~< Klinische Wochenschrift >>, n. 42, 17 ottobre 1936). L'A. riporta ed esamina un caso di sepsi gonococcica, osservato nella seconda clinica medica di Vienna, che per la particolare successione dei fenomeni. sia d:1l punto di vista cronologico che topogratico, ha presentato grandi difficoltà diagnostiche e considerazioni patogenetichc e medico-legali di notevole importanza. l dati nosografici più salienti sono: il soggetto nel 1912 si contagiò di uretritt' blenorragica, che guarì completamente, e senza complicanze; nel 1917 in servizio militare sul fronte austriaco ammalò d'influenza e venne riconO$ciuto affetto da vizio cardi:tco; nel 1930 artrite ginocchio destro, che regrcdì senza disturbi residui degni di rilic,·o; nel !!enna io 1935 accentuazione dci disturbi cardiaci, per cui rico,·crò in ospedale, O\ e ~i diagnosticò stenosi aortica, fu dimesso migliorato. Dopo 9 mesi - ottobre 1935 - di nuovo ricovero in clinica: febbre alta, poliartrite acuta, stenosi aortica con grave compr(.'missionc della funzione cardiaca; la reazione Mi.iller · Oppenhcim per l'infezione gonococcica, 3 volte ripetuta, de tte tempre esito positivo. La cura salicilica fu di scarsa cffi. cacia: il ginocchio destro restò sempre tumefatto. Dopo pochi giorni si manifestò uno stato settico grave; (xitus. Alla sezione: stenosi aortica congenita con endocardite gonococcica e lesione ddla tricuspide, infarti splenici c rcnali, artrite gonococcic:~ ginocchio destro batteriol ogi e:~ · mente accertata, come l'endocardite. Nel caso in esame acquitta grande imponanz:t la definizione patogenctica delle lc·~ioni articolari e cardiache di natura sicuramente gonococcica c dello stato settico finale in rapporto all'urctrite hlcnorragica dal soggetto contratta 24 anni prima (1Q12) e rapidamente guarita senza esiti clinicamente dimostrabili in ,·ita, nè constatati all.1 ~e7. Jone.

Il vizio cardiaco rib·ato durante il sen·izio militare, come l'autopsia ha dimostrato, era evidentemente la stcnosi :tortica da congenita anomalia delle valvole, vizio però bc·n compensato da corrispondente ipcrrrofìa del n :ntricolo sinistro.


RI VISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:-IIER:\

III7

L'artrite sofferta nel 1930 potrebbe rientrare in quel quadro morboso particolare da Wirz definito " a rtrite gonococcica tardiva >>, che dopo circa 7 anni dalla pregressa infezione 3Ì manifesta con fenomeni locali lievi c generali moltO ~ca1:.i, mentre auLura

smtomi uretrali dell'infezione sono dimostrabili. Il che in vero non corrisponde inte· gralmente al caso in esame, che decorse acutamente, mentre nessuna le~ione uretrale tra rilevabile, onde più rispondente appare l'interpretazione che già durante la prima infezione gonococcica una metastasi latente siasi stabilita nel ginocchio destro, il quale, specificamente scnsibilizzato, sia diventato poi sede di manifc~tazioni morbose tardive. a decorso acuto, per riaccensione di focolai gonococcici extragenitali. Alla stessa epoca non è da escludere che possa essersi verifica ta una localizzazione sulle valvole aortiche, particolarmente dalla congenita anomalia predisposte. Quest' ultima localizzazione, spesso osservata, può senza difficoltà essere ammessa. Nell'osservazione dell'A. presenta però un decorso, che non è quello di solito constatato, cioè un decorso benigno, mentre è noto che l'endocardite da gonococco, di solito ulcerosa, entro pochi giorni dal manifestarsi dei fenomeni clinici a carico del cuore porta all'esito letale. Molto rare sono !"eccezioni, tra cui caratteristica l'osservazione di New.nann. in cui un'endocardite gonococcica, dimostrata con emoculturn , a localizzazione aortica, dopo 4 mesi giunse :1 guarigione. L ' ultima fase della malattia esordisce con angina tonsillnre ac uta, poi fenomeni poliarticolari e cardiovascolari gra vi, stato settico generale. L'importanza di un'angina, come fattore determinante la riaccensiont: di focolai bacillnri metastatici latenti, nella poliartrite ed endocardite gonococcica è stata già da diversi AA. rilevata, per quanto sia tuttora non precisato il meccanismo d'azione di essa (bacillare o tossica ?) a carico delle articolazio ni e dell'endocardio già in precedenza ~ensibilizzato. Certamente la non conoscenza di tali rapporti patogenetici può de\·iare il giudizio Jiagnostico e definire il quadro morbow (pol ianrite ed encloc:mlirt>) come dipendente da infezione reumatica, concezione che nel caso riportato, almeno in primo tempo, pare sia s tata ammessa. L'errore diagnostico può talora essere corretto dalla scarsa cfficacin òella terapia salicilica, che però, vole ndo persistere nella diagnosi d'infezione reumaticn, ruò essere anche attribuita ad altri fattori intercorrenti. L'oss~rvaziont: dell'A . è per 11oi molto importante dal punto di vista mt'dico·legale. quanto eua dimostra con precisi reperti clinici, battenologici ed anatomo-putologici come per un'urerrite blenorragica, anche se completamente e rapidamente qut'sta gua· ruce, possono costituirsi forst' in primo tempo focolai metastatici t'Xtrageniwli t' per molti anni (nel caso riportato, 24) restare in latenza. Solo pu fatton occasiona/i (traumi, caust' perjrigeranti. ecc.) essi possono n·svegliar!l e dete1·minare processi acuti e gravi, sia in sito come a carico di altri organi, i quali o per pregre.csa sensibilizzazione o per particolare predisposiz1one (anomalie di sviluppo) maggtormt·nte sono esposti alla localizzazion~ gonococcica. Consegue infine uno stato settico generale grave e /'exitus. R. o' ALESSANDRO.

tn

LAMACHE c D uTREY. Gli dem.inatori sani di bacilli tubercolari. (<• P;1ris m ~dical " · n. 17, 24 aprile 1937).

La eliminazione di bacilli tubercolari. da parte di soggetti app:~rcntemente sani, assume un'importanza sociale di prim'ordine, qualora si consideri che questi possono c-ostituire una sorgente di contagio, tanto più pericolosa in qu11nto non atti rano l'attcn· zionc del medico. Vanno anzitutto distinti in portatori sani ed in elimin:nori scn:t.a lesioni app:lrenti. T primi albergano i germi occnsionalmente c: temporaneamente nel cavo rino-faringco e


III8

RIVI!'TA DELLA STAMPA Mt:UICA ITALIANA E STRANIERA

sono per lo più individui che vivono a contatto ed in nmhienti di tubercolotici. Essent.lo essi poco numerosi e temporanearne mo:: portatori d i bacilli tubercola ri, non costituiscono un vero pericolo sociale. Il secondo gruppo è costituito da eliminatori senza lesioni apparenti. Ricerche sistematiche dagli AA. praticate su 4.000 militari, hanno dimostrato la pre~enza di 3 soggetti appartenenti a quest' u ltimo gruppo. Clinicamente: fatt i umidi di lieve entità nell'ambito polmonare; esame radiologico, anche in d iverse proiezioni, negativo; esame d ell'espettorato, emesso con colpi di tosse e quindi di provenienza bronco-polmonare, positivo per il bacillo Ji Koch. L'esame citologico dimostra leucociti neutrofìli poco alte· rati, qualche eritrocito, numerose cellule bronchiali, rari elementi alveolari, assenza di fibre clastiche. Tale reperto, per gli AA. assai importante, permette di comprendere l'essenza della lesio ne, che dev'essere molto limitata, interessante sca rsamente il paren· chi ma polmonare, cioè una micro- lesione tubercolare del polmone, che mentre normalmente è silente, durante i periodi dt riacutizzaz ione, a nche se transitori, è sede di fenom eni congesti\·i, con tosse, espettorato e con CJUesto bacilli di Koch. Nell'anamnesi di questi ind ividui, in due figurava un attacco g rippale, nel terzo una recente pleurite.

Il precoce riconoscimento diagnostico di tali (asi, u /w grande- importanza clinica ed epidemiologica gt'llerale, riveste particolare interesse per il mc-dico m ilitare, anzitutlo percllè fatto ri favorevoli all'evoluzione della tubrcolosi polmonare possono fare assume-re alla micro-lesiO'IIe tubercolare caratte1·e progressivo; ancom perchè il soggetto, portatore di tale lesione precocemente riconosciuta e sottoposta ad opportuno terapia, si trova r.elle migliori condizioni di guaribilità aella malattra; infine perchè con l'aJi&11tanam ento tempestivo, dalle file dell'esercito, di tali individui, si elimùuf una sorgente di contagio nell'ambiente della caserma,, sorgente tanto più pericolo>"« in q uanto non n·conosciraa,

anzi, dato lo stato genaale del!'indìviduo, neppure sospettata. In proposito, secondo Sergent, come indirizzo diagnostico., grande è l'importanza dei dati anamnestici: pregresse emottisi, malattie dc·lle sierose, osteo·artico/ori, ganglio· twri, '.J·enafi, nom·hè i precedenti ereditari du·etti e collaterali. Tali elementi. diligenteme!ite raccolti e valutati , porteranno il medico all'esame clinico accurato del torace. lvi il rilievo di segni or1che .<corsi , mal significativi, indichc· tanno l'in vio del militare ai nostri tentri di accertamento per la tubercolosi , ove l'esame completo anamnestico, clinico, radiologico e l'indagine d! labot·otorio, porteranno alla solu zio11e dell'import.onte quesito diagnostico. AccARDI.

CHIRURGIA GENERALE

Effetti dd tra.pia.nto di osso puro nel trattamento della tdania para.tireopriva post·operatoria. (i• Jo urnal d e Chirurgie "·

R. L ERICHE, A. J uNc e A. H ouoT. maggio 1937).

G li AA. premettono che il problema del trattamento della tetania post-opcratona non è anwr:t praticamente risolto. L 'ipotesi avanzata da uno di loro che lo schcktro t: una riserva in cui l'ormone 1•aratiroideo liber:l i sali fosfoc:.lcici che sono necessari all'organismo, è generalmente :..mmcss:t oggi e recenti ricerche (Roche e Garcia) hanno stabilito la realt3 chimica di ~ucsto ormone che è sempre presente nei paratireopri vi. D 'altra parte quando \·~ è tetania post·<,peratoria in genere le parati roidi non sono state tutte soppresse anatomacamente. OrJ in:~ri~lmente non ne manca che un:l o due :1l pill , mentre resta a ncora dd

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tessuto· paratiroideo. Di più (; stato vi ~to (More!, 1912) che, :~ffinchè l'organismo di un tetanico trovi il calcio di cui ha bisogno, basta una frattura accidentale. Di fronte a queste condizioni, gli AA., riflertendo sul probk.m:~ dell'insufficienza paratir·o idea, già da qualche anno avevano pensato di prelevare dell'osso dal portatore

stesso c di ìncluderlo nelle parti molli. Questa idea era stata emcsra da Oppcl. il c1 ualc però si era fermato nelle sue ricerche al trapianto di osso compatto di cadavere o di osso <.li bue bollito. Anche Schacr aveva notato che , nei cani opnati di estirpazione parziale delle paratiroidi, un trapianto osseo riconòucc:va Jl calcio sanguigno alla ncrm:J. Gli AA. hanno perciò trovato intcres~:~nte fare ricerche sperim{:ntali e rift·rire i risultati ottenuti. Le ricerche sono st:Jte fatte con osso puro di Swante Ort:l l il più direttamente assimilabile, mentre i risultati si ri feriscono ad esperimenti fatti sui cani e ad alcune osservazioni cliniche. Risultati sui cani: 0 I ) il trapianto o~seo nxxlilìca la ~intomotologia ddb tetania; 2°) le crisi sono auenuate o scomp:-.iono dopo il trapi:mro, malt:rado un a ca!cemla bassa; 3°) il trapianto di osso puro non ha apparentemente che una in fl u<..nza minima oulla calcemia. L 'evoluzione grave della tttania par:ltireopriva acuta non è affatto atte·

nuata dal trapianto. Osest·vazioni. cliniche: Vengono studiati e trattati rol trapianto qu:ntro malati, di cui due affetti da tetania parati reopriva dopo tiroidectomia, uno con tetania spon· tanea latente ed un quarto con crisi la cui natura paratirc::opriva è discutibile. l risultati :n·uti sono consistiti in una sintomatologia completamente rnodific:lta, malgr;ldo la per· sistenza di una calcemia molto bassa. In base ai rilievi fatti, g li AA. concludono che il trapi::m to di osso nei tessuti molli modifica il decorso clinico della tetania paratireopriva, ne attenua la gravid, fa scom!•arire le crisi e trasforma subbiettivamente la sindrome paratin:opri v:l. Essendo con l'osso puro ridotta al minimo l'operazione, si può utilizzarla correnrcmenre per far cess:Jre rapidamente i sintomi clinici fastidiosi. Ma, anche con un eccel lente risultato clinico, d Lrapianto osseo non sopprime la carenza paratiroidea. poichì: la c:~lcernia resta bossa. Dal punto di vista poi della fisiologia gene rale, i fatti riferiti dagli AA. dimostrano che le paratiroidi sono necessarie al m antenimento del tasso calcico normale.

Nel lavoro assai pregevole sono riportati in dettaglio ~li esperimenti sui cani c 1 1 ilievi

sui casi clinici studiati. FLOKIDIA.

TRAUMATOLOGIA H . L.HFinE. - -lncavigUamcnto intramidollare delle fratture diafisarie. (•• Revue d'Orthopédic "• m a rzo 1937). L 'A. in questo importante lavoro fa uno studio d'insieme dci ri~ultati di tutte le fratture diafisarie trattate con il metodo dell'inca\'igliamento osseo intradiafisario. Il numero dc i casi non è rilevante, ma la ragione sta nel btto che l'A. è stato ben lontano dal trattare tutte le fratture con i! metodo chirurgico. Nella gran maggioranza dci casi si è contentato del trattamento orto pedico, che, secondo iui, deve costituire la regola, mentre il trattamento cruento deve essere riservato alle: conwl iJazioni difettose. ai calli viziosi, alle pseudartrosi, nelle quali affezioni si dimostra il solo mezzo c:~pace di tbre un risultato corretto. Con l'incavigliamen to, continua l'A., non solo b tolleranza ddb ca,·i!!lia ossea è ;ossoluta, ma essa costituisce anche un materi::lle ideale, poichè, quando è termin:n.a la sua funzione, scompare progrcssiv:lmente. Ricorrcnd() a questo metodo si re:~lizza una vera


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osteosintesi organica piuttosto che un innesto. Esso generalmente in tre mesi appare molle nel radio, è riassorbito ad un anno e non è più riconoscibile alla fine del terzo anno. La diafisi si ispessisce a livello della zona di unione dei frammenti, poi si modella e al momento in cui la caviglia ossea è appena visibile l'osso appare ricostituito. . L'A. quindi passa ad analizzare i postumi operatori immediati, quelli secondari ed i risultati tardivi buoni dei s6 casi venuti alla sua osservazione e trattati con l'incaviglia· mentO intradiafisario semplice o composto e conclude con l'affermare la efficacia di questo metodo, che permette una ricostituzione eccellente della dia.fisi. E' necessario però, specie per le fratture dell'avambraccio, _c he i due frammenti diafisari siano esattamente affrontati e mantenuti ben accollati e perfettamente immobilizzati. Da qui la necessità di un appan:cchio di contenzione che dovrà rim:~nere applicato un minimo di mesi 3 tfz per il femore, 2 t/2 per la gamba, 2 per l'omero e 1 t / 2 per l'avambraccio. Questa tecnica delì'incavigliamento, a parere dell'A., dovrà essere riservata ai seguenti casi: pseudart1·osi (che beneficiano più di ogni altra lesione), calli viziosi, ritardi d, comolidazione, frattura delle due ossa dell'avambraccio, alcune fratture della coscia (quando presentano una certa difficoltà di riduzione), fratture mal ridotte del braccio t: della gamba, frattura. della clavicola ( nella sua parte media e quando non vi sono scheggie). Se la frattura fosse aperta, bisognerà attendere l'evoluzione asettica, rimandando a più tardi il trattamento cruento che permetterà la correzione ortopedica perfetta. Ci è sembrato interes~ante segnalare la pubblicazione assai pregevole dell'A., perchè, con lo studio di 20 casi trattati con successo con l'incavigliamento (Ji cui 4 dopo l'invio in redazione del lavoro) e con numerose radiografie molto dimostrative, ha messo in cvi· <.lenza l'efficacia del metodo e ne ha fìssato i limiti e le indicazioni.

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FLORIDIA.

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L. DuFoliRME!':TEt.. - Osservazioni sulb chirurgia d'urgenza delle ferite della faccia. (c< Presse MédicaJe >>, 13 marzo 1937). L'A. ricorda che nelle ferite della faccia in genere la toilette meccanica deve essere persimoniosa e prudente per evitare danni estetici c funzionali, che talora superano i danni provocati dalla stessa lesione. Peraltro un toilette meccanica molto accurata Ì; su· 11erflua innanzitutto perchè, date le condizioni <Onatomofunzionali locali (respirazione, ali· mentazione, secre-Lione nasale, boccale ecc.), l'infezione di tali ferite è inevitabile, ed in ~econdo luogo perchè le infezioni consecutive a lc~ioni della faccia hanno per lo più un decorso benigno. Per quanto riguarda le lesioni dello scheletro della faccia, la scheggiectomia deve limitarsi alla eliminazione soltanto di quei frammenti ossei che sono compie· t:lmente staccati dai tessuti molli c perciò senza alcuna speranza di vitalità; invece i frammenti ancora auaccati a qualche lembo mucoso o cutaneo debbono es~ere conser,·ati: essi spesso vivono e servono alla ricostruzione definiti,·a dell'impalcatura facciale, oppure se mai saranno eliminati in secondo tempo, dopo aver contribuito egualmente al consolidamento delle lesioni ossee. Ciò che sopratutto importa è che la riduzione degli spostamenti ossei deve esser fatta molto presto, data la rapidità con cui le superfici osst>c drlla faccia si saldano, per cui si correrebbe il pericolo della stabilizzazione della deformità provocata dal trauma, la cui cura io secondo tempo diventerebbe più difficile. Nei rigu:trdi delle fratture dei mascellari con sposta menti parziali, l'A. consigli~ che la riduzio ne venga praticata da un odontoiatra mediante legature applicate sui denti o doccic prepar:ue su un moulage. Soltanto le fratture retro- dentarie dovrebbero essere trattate dal chirurgo mediante osteosintesi. Per quanto riguarda gli spostamenti p:~rziali delle ossa e dcllc cartilagini nasali, l'A. consiglia di mettere una spatola nel naso c Ji mantenere la riduzione con un accurato tam ponamento cndonasale ed insieme una doccia di tela di alluminio esterna, mante· nuta in posto con strisce di sparadrappo. Procedimenti analoghi potranno adoperarsi per


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ia cura degli spostamenti parziali dell'arcata zigomatica, delle arcate orbitaric e delle pareti dei seni. Ben più difficile è la correzione dello spostamento in massa dello scheletro facciale, ed in particolare del mascellare superiore, dall'avanti all'indietro, dovuto per lo più a colpi diretti. Essa tuttavia può ottenersi se vien fatta precocemente. Tale riduzione può essere praticata mediante due cateteri di Nelaton, nel cui interno sia posto un grosso filo di seta, introdotti per le fosse, nasali e fatti uscire dalla bocca. Mediante tali cateteri si esercita un'estensione dall' indietro all'avanti, mentre un aiuto pratica una controestensione in alto ed indietro, noncndo i pollici nel vestibolo orale, ed eventualmmte cerca di disincagliare il mascella.re supcrior~ spostando le apofisi zigomatiche. Jn merito poi alla sutura dei ressuti molli, è necessario curare la formazione di cicatrici estetiche e ciò può ottenersi col favorire lo sviluppo di tessuto fibroso cicatriziale quanto più è possibile in profondità, anzichè in superficie. Per raggiungere tale scopo è necessario ricorrere ad una sutura che riduca al minimo la mortificazione ischcmica dei rr.argini cutanei, ed evitare tutte quelle cause che provocano una formazione esuberante di tessuto cicatriziale. L'A. consiglia appunto per le ferite della faccia la sutura in tradermica. La formazione di tessuto cicatriziale esuberante è dovuta, secondo l' A., a corpi estranei microscopici esogeni (principalmente frustoli invisibili di garza) ed endogeni (sangue stravasato, gocce di grasso staccate dal loro protoplasma, cellule necrotizzatc per cause varie). I corpi estranei esogeni possono es~ere evitati adoperando tamponi bagnati con soluzione fisiologica, in modo da ridurre la dispersione di frustoli in visibili di garza nei tessuti, o servendosi di spugne di caucciù o di aspiratori. J corpi estranei endogeni possono ridursi notevolmente col fare una buona emostasi. col traumatizzare il meno possibile i tessuti durante la toilette meccanica e coll'<vitare l'uso di agenti distruttori (caustici, sostanze fissatrici disidratanti , calore eccessivo).

E. ZAFFIRO.

].

e L. NAHAN. Artrosi micro-politraumatiche médicale », n. 7, 23 gennaio 1937).

BELOT

dd gomito. (<<La

Presse

E' solo da qualche onno che sono stati pubblicati l;:l\·ori riguardanti gli operai che. ~ervendosi di utensili ad . aria cornpress;l ( min~1tori, cav:nori di pietra impi q~ati alb riparazione degli argini), vanno incontro a lesioni articolari che hanno tutti i caratteri dell'artrite defc rmante. Le stesse alterazioni possono riscontrarsi ugualmente negli oper:li che maneggiano pes:lnti utensili, i quali imprimono forti scosse e numerose vibrazioni al braccio che li sostiene (fabbri, calderai, conduttori di locomotive, ecc.). Il gomito è l'articola;cione più comunemente attaccata, ma si possono eccezionalmente riscontrare anche lesioni analoghe al polw o alla spalla. In occasione di un banale accidente (colpo o caduta sul gomito) l'attenzione e :mirata subito su questa regione. Dal punto di vista clinico si osservano disturbi relativamente poco importanti: il traumatizzato accusa a ,·olte leggeri dolori di artrite, sopratutto sentiti durante il riposo, e che scompaiono nc.:l corso del lavoro e non sono influenzati da cambiamenti di temperature. Si nota inoltre la rigidità articolare: la flessione del gomito è ostacolata, l'estensione non è completa ed i movimenti di supinazione sono limitati . • Ma la radiografia spesso rivela lesioni considerevoli ed inattese, la cui entità ed il loro modo di evolversi e la frequen te bilateralità permettono di mettcrle in relazione con l'infortunio rivelatore che ha provocata la visita medica.


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In una fase più a,·anzata dd male si possono constatare tutte le modificazioni osteo-articolari abitualmente dl:scrittc nell'atrite cronica deformante e chiaramente visi· bili nelle radiografie: l'interi inca articolare subisce un assottigliamento che può arrivare alla scomparsa completa per usura e riassorbimento cartilagineo; mai però si notano suture ossee. I capi articolari deformati, sinuosi hanno perduto i loro contorni netti e regolarmente disegnati. Le estremità articolari sono ingrandite per l'aggiunta di formazioni ossee sui loro bordi. Tale fatto è particolarmente evidente al gomito, la cui cavità ~igmoide ha preso uno sviluppo grande per l'allungamento dell'apofisi coronoidc e del becco olecranico. Neoformazioni osteofitichc, a volte numerose, si sviluppano intorno all'articolazione a livello del cui di sacco di reflessione capsulo-pcriostc:a. Come nell'artrite deformante, 111:1 ben più frequentemente, si rileva la presenza di corpi estranei intra-articolari, il più sovente di architettura e di densità chiaramente ossea, a volte più trasparenti c di lt:llura cartilaginea. Capita anche di constatare dei \'<Ti ammassi moriformi nello spazio sigmoideo e nella cavità okcranica. Queste formazioni ostco-condromato~e possono ugualmente ~vilupparsi a volte fuori clcll'articobzione e si ha un'imaginc che si avvicina ali:! condromatosi, oppure prendono l'aspetto di veri osteomi del gomito. Mai si constatano dc:calcifica7.ioni apprezzabili dello scheletro della regione ammalata, come generalmente si verifica nell'artrite infetti\'a. L'origine traumatica di questa affezione è da tutti accettata cd il nome di <<artrite microtraumatica )>, proposto da M. P. W cii, :.cmbra bene appropriato, quantunque si potrebbe preferire la parola "artrosi » per meglio precisare l'a~scnza di un processo infettivo. Lo scuotimento osseo, subito a livello dell'articolazione nel corso del lavoro d'1 q uesti operai, sembra che Ùctcrmini un 'usura con erosione progressiva dci capi articolari. Moulonguet ha dimostrato sperimentalmente e clinicamente l'azione di questa polverizzazione delle estremità articolari ed ha ~piegata l'origine politraumatica nella patogenesi dell'artrite cronica deformante: artriti statichc, artriti di posizione cd artriti professionali, nelle quaji rientra l? sindrome che gli AA. banno rib·ata. Ora il termine d'artrite professionale solleva naturalmente un problema medicolegale, e gli AA. si domandano: Bisogna fare rientrare questa affezione nel quadro delle malattie professionaJi come vuole la legislazione tedesca dal 1929 ? Se questa varietà d'artrosi è attualmente un'affezione conosciuta nella categoria degli operai segnalati all'inizio Ji questo lavoro, c specialmente tra quelli che mancggtano utensili pneumatici, la percentuale degli operai ammalati sarebbe poco ele\'ata ; secondo alcuni autori tedeschi, Rostock in particolare, essi non sorpassano il 2 per mille. E qui cade un'altra riflessione, cioè quella di domandarci se, a lato dell'azione indiscutibilc dci microtraumatismi ripetuti, non è il caso di considerare il « terreno >>, per disturbi della vascolarìzzazione :1rticolare dovuti ad un disquilibrio vasomotoro.

Il Serre/an nel 1901 o.•scrvò in t>perai, in seguito a piccoli, ripetuti traumatismi conlltSit'i, l'edema duro traumatico, che, attraveno varie critiche, fin) coll'essere ammesso anche come lesione accidentale e q11indi professiot~ale. Ora essendo il determinismo dt questa ll'sione analogo a quello che provoca le lesioni del gomito negli opemi eh( .<ubùcono piccoli e ripetuti traumatiJmi per l'uso di ute11sili ad aria compressa, non mt pare che vi sia elemento contrario per fare rientrare queste c< artrosi » nella categoria delle malattie professionali. Un'accurata >·toria cLinica, conforUJta dal libtetto di lavoro (hc potrà dire se f'opemio Ì11tere.'sata è .ctato umpre e per quant~ tempo impirga tn. in quel mestiere, potranno serenamente far riconosce1·c agl'infortunati la lesione come p!ofeuionale. Per quanto riguarda la considerazione deì « terre110 » e quindi della costitu· ~ ione dell'operuio infortunato, la quistio7le è molto ardua e complessa. In Italia usa è

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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a/fromata dall' « Istituto di Previdenza Sociale >) che presiede alle varie " prcfila.;si sociali n e spec1e per quanto riguarda le diVerse categorie di lavoratori adopera , con inestimabile efficacia, quel complesso di norme che in questa Era Fa_rcista ogni medico certamente conosce. S. V !TALE.

Br.No RAcz. Ascesso acuto dello psoas n. 8, 1937).

da causa sportiva. (" Zentr. flir Chi r. >~ ,

L'ascesso acuto del muscolo psoas rappresenta un'evenienza piuttosto rara. l casi descritti nella letteratura non sono molti: l'A. (un chirurgo militare) ne descrive uno, ;;ssai caratteristico, da lui diagnosticato, operato e guarito in un giovane dedito allo ~port del cannottaggio. Cotesta descrizione gli offre l'occasione per intrattenersi sui vari tipi di ascesso del .m. psoas e per descriverne le caratteristiche etiopatogcnetiche c sintomatologiche, il trattamento e la prognosi. Questi ascessi acuti dello psoas, secondo l'A., riconoscono la loro origine in una brusca contrazione del muscolo alla quale consegue, di solito, un ematoma che, in un ~ondo tempo, si può infettare e trasformare così in un asce~so. Il destino di queste raccolte purulente è vario e l'A. ne passa in rassegna tutte le possibili vie di diffusione soffermandosi particolarmente su quelle che, per la loro rede c la rassomiglianza con altre forme morbose acute, richiedono una discussione diagno· stica differenziale. L 'A. descrive il caso osservato e curato in uno studente diciottenne che, mentre ~tava remando, cadeva improvvisamente all'indietro essendogli mancato di colpo il con· ratto fra i remi e la superficie :.cquea. Subito dopo egli avvertiva dei forti dolori alla regione ipogastrica sinistra, tali da non poter più camminare. All'esame obbiettivo gli veniva constatata una netta dolorabilità :~Ila pr;:ssione esercitata in corri~pondenza della fossa iliaca sinistra ove esisteva pure una note,·ole difesa muscolare della parete addominale. Il paziente poteva appena flettere la coscia sinistra sul bacino e giaceva con l'arto inferiore sinistro un poco ruotato verso l'esterno. Purchè venissero eseguiti con molto riguardo i movimenti dell'articolazione dell'anca sinistra non pro,·ocavano dolori articolari. Nulla a carico degli altri sistemi organici, fatta eccezione per le tonsille, che trano fortemente iniettate c ricoperte di un essudato follicolare. T emperatura 38" C. Reperto ematologico: notevole leucocirosi (t3.2oo) e lie,·e aumento della velocità di sedimemazione delle emazie. Nulla all'esame radiologico dell'app;1rato gastro-enterico, delle ossa del bacino c di quelle dell'articolazione dell'anca sinistra. Riposo a letto con borsa di ghiaccio sulla regione della fossa iliaca Ji sinistra. Il persistere della febbre, l'aumentare dei dolori c l'estendersi della difesa muscolare da un lato, l'accrescersi della velocità di sedirnentazione delle emazie e del numero dci leucociti (25.000) dall'altro, decidevano l'A. ad intervenire mediante un'incisione, di forma arcuata, praticata al davan ti della spina iliaca anterior-su periore sinistra, seguita dallo spostamento del peritoneo verso la linea mediana e da una seconda incisione (per via extraperitoneale) sulla raccolta purulenta dd m. psoas con fuoriuscita di circa 100 cc. di pus giallo-verdognolo, molto liquido. La cavità ascessuale veniva drenata con garza al vioformio ed il drenaggio era cambiato dopo sei giorni. A distanza di quaranta giorni dall'intervento il paziente, completamente guarito, poteva essere trasferito al reparato otorinolaringoiatrico dove gli veniva praticata la tonsillectomia. Per spiegare la trasformazione in a~cesso dell'ematoma primitivo l'A. attribuisce la causa ai germi provenienti dal <<focus '' della tonsillite follicolare. Tale complicazione è: da ritenere un'evenienza se non del tutto singolare certo tale da rendere il caso interessante, anche sotto questo aspetto, ai fini medico · legali oltrechè chirurgici. Ed, in conclusione, si può ritenere che, per quanto gli ascessi acuti dello psoas non ~iano molto frequenti, tuttavia essi debbono cssue bene conosciuti e tenuti presenti


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

principalmente in rapporto al grande sviluppo odierno degli sports sia nella vita civile come in quella militare di tutti i paesi. Sono gli esercizi ginnico-!;.portivi, infatti, ad offrire il maggior numero di occasioni per quelle brusche contrazioni del muscolo psoas alle quali , come s'è detto, sarebbero essenzialmente dovute le primitive lesioni del muscolo o della sua fascia cui viene fatta risalire l'origine degli ascessi m parola.

G. GALLETTO.

NEURO- PSICHIATRIA

Contributo alla conoscenza istologica della dura madre encefalica ddl'uomo. ((( Rivista di Patologia nervosa e mentale ))' vol. IL, fase. x, gennaio-

P. TAPPI. -

febbraio 1937-XV). Il Tappi, già assistente militare nella R. Clinica neuro-p~ichiatrica di Pavia, espone in questo suo diligentissimo studio i risultati delle proprie ricerche, condotte sistemati· camente con parecchi :netodi istologici su 45 pachi-meningi di soggetti morti in varia età e per malattie diverse. Scopo delle ricerche fu quello di tracciare - come dice l'A. un quadro istologico della dura madre encefalica dell'uomo, tenendo presente quelle modificazioni che possono verificarsi in varie età cd in varie condiziom, onde contribuire a dissipare dubbi al ricercatore che voglia stabilire quali reperti debbano essere considerati patologici e quali invece semplici modificazioni morfologiche. L'A. raggiunge ottimamente lo scopo che si era prefisso, e riassume i suoi nume· rosi reperti nelle seguenti conclusioni: 1° E ' abbastanza dimostrato come la dura madre sia costituita, oltre che dall'endC>cranio c dalla dura madre in senso stretto, anche da tracce facilmente rilevabili di tessuto meningeo la cui esistenza va tenuta presente nello studio di taluni quadri istopatologici. 2 " Le lacune della sostanza fondamentale vanno tenute ben distinte da alcuni reperti consimili che nei preparati istologici frequentemente si osservano come semplici ..:lei~cenze delle fibre o dei fasci collageni. 3" Degli elementi cellulari della dura madre: i fibroblasti presentano una part~ colare struttura morfologica con spiccata disposizione a sincizio; le cellule m igranti a riposo sono assai scarse nelle dure madri normali, e pressochè assenti le cellule adipose e le cellule a tipo linfocita; le mastzellen esistono, invece, costantemente in ogni dura madre cd in ogni età ; lt: plasmaccllulc sono un reperto esclu~i,·amente patologico; infine, nel tessuto compatto durale mancano i cromatofori. 4° Si riafferma l'inesistenza di strati epiteliali ed endoteliali sulla superficie, rispet· tivamente, esterna c interna della dura madre. s• Si conferma anche il reperto di piccoli ed irregolari stravasi sanguigni siti nelb sostanza fondamentale della dura madre, per i quali l'A. propone il termine di " isolotti ematici ,, e la cui interpretazione è tuttora dubbia e difficile. 6° L'aumento eccessivo del pigmento grasso, le concrezioni pseudo-calciche, i corpi arenacei, la calcificazione delle fibre collagene c la presenza del ferro nelle cellule durali van no sempre ritenuti come espressioni di processi morbosi locali o generali anche se riscontrati in soggetti adulti e vecchi. 7° La dura madre c nceblica reHa difficilmente immune da lesioni od alterazioni in presenza di malattie cranio-cerebrali, specialmente se di natura infiammatoria, come pure in conseguenza di tossinfezioni generali e di infermità apportanti disturbi e v:ui:.t· zioni della pressione endocranica. CARLO RIZZO.


RIVISTA DELLA ST AMPA MEDICA ITAUANA E STRANIERA

A. SAJ..MON. D ruolo dd nuclei diencefalici nel meccanismo dell'emozione. vis ta sperimentale di Freniatria », vol. LXI, fase. 2, 1937-XV).

II 2 5

((( Ri-

L 'A. si pone anzitutto il quesito se l'energia affettiva che dà on g•ne at sentimenti e aUe emozioni abbia una genesi corticale, oppure una gtnesi sonocortiralc. Egli, quindi, passa in lucida rassegna - con la sua ben nota competenza in ma teria - i molteplici argomenti anatomici, fisiologici e clinici relativi alla questione, per giungere poi alle conclusioni seguenti: L'energia affettiva è ritenuta l'esponente d i tendenze motrici legate a sens:~zioni, a rapprese ntazioni, a idee: sono queste tendenze (le çosiddette « tendenze effettive») che costituiscono il primum movens dei sentimenti e delle emo1.ioni. T ali sentimenti hanno rutti un carattere psichico, un carattere psico-motore, kinestetico; quindi la sede della vita affettiva e delle emozioni deve invocarsi nei centri psichici, psico-motori, kinestesici: ma i nuclei diencefalici non sono centri psich ici nè kinestcsici. Il solo organo che risponde ai requisiti d' un centro affettivo è la corteccia, e la gene~i corticale delle emozioni rischiara gli ~trctti rapporti tra queste e l'immnginazione. Inoltre la corteccia, data la presenza in essa di centri vasomotori, deve ri tenersi un importante centro di espressione emotiva; essa rapprese nta, infine, il centro O\'e si ha la coscienza dell'emozione. Con tutto questo, però, non si viene ad annullar~ il valore dei nuclei diencefalici nella vita affettiva: valore ben dimostrato dalla notevole influenza che essi esercitano strettasulle funzioni psico-affettive e sulla regolazione della veglia e del sonno mente connessa con le modificazioni del tono affe tti vo. L'impo rtan za di questi nuclei nella vita emotiva appare soprattutto dovuta alb loro natura vcgetativa, sim patica ; sicchè è facilmente comprensibile come i nuclei ipotalamici siano sensibi lissimi a tutti gli stimoli affettivi ed emotivi d'origine corticale c possano a nche intensificarne il tono emotivo, costituendo in tal g uisa dci centri tOnici emotivi. Può quindi concludersi - termina testualmente l'A. - che il ruolo dei nuclei diencefalici nella vita affettiva non consista nel generare l'energ-ia affettiva o nel dare origine agli stimoli emotivi, ma consiste solo nel rafforzare il tono emotivo d'origine mrricale . .. L'azione dei nuclei diencefalici nel meccanismo della vita affetti va, pure essendo di notevole valore e meritevole di essere posta in rilievo, appare strettamente legata e subordinata all'influenza della corteccia, la quale costituisce la genesi dell'energia affettiva, la sovrana regolatrice della vita affettiva ed emotiva. CARLO RIZZO.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA ERBRJCH e L EwENFJsz. -

Turbe postume a tonsillectomia. - Disturbi della diuresi.

(cc Les Annales d'Oto-Laryngolgie », n. 7, 1937). Gli AA. in questo lavoro esaminano una parte delle ricerche cliniche e sperimentali su la funzione esercitata da parte delle amigdale nell'organismo. La teoria delle propriet3 escretrici di esse (Bosworth e Rossbach e ultimamente Mink e Fleischmann) attende ancora conferma; la funzione endocrina poi non è stata accertata nelle ricerche cliniche e sperimentali. E' certo che alla tonsillectomia segue un'atrofia della mucosa del farin~e ~ph~rin­ gitis sicca tonsillopriva) di ordinaria consta tazione (Pollatsch); una transJtona •pertrofia tiroidea (Shurley, Sluder, Woocl, ecc.) e per contro un'ipertrofia delle tonsille nel Basedow, mongolismo, dismenorrea post-tonsillectomia, non sono sufficienti a provare proprietà ormonali delle amigdale che regolerebbero in modo indipendente il meta7 -- Giornale di mrdicina militare.


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RI\'ISTA DELLA ST:\MPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

bolismo ùssurale, come non arrivano a dimostrare l'esistenza di una correlazione o cooperazione ormonica fra tonsille e :~Itri org:~ni a funzione endocrina, ben definita t tiroide, OY3ia, surrcni). Le disfunzioni tonsilloprive sono state osservate in modo molto sporadico e l'influenza di un ipotetico ormone tonsillare su lo sviluppo somaùco (Voss) non è stato confermato da numerosi lavori di controllo. Gli AA. nel Reparto Oto-rino-laringoiatrico dell'Università di Varsavia hanno por· tato la loro attenzione su tonsillectomizzati, compiendo una serie di osservazioni in riguarJo all'escrezione urinaria. Prima di tutto un notevole aumento della quantità di urina nei giorni seguenti i'ablazione, per cui si indussero n prendere i dati della tensione arteriosa e del tasso glicemico con minuziosc ricerche. In 50 soggetti esaminati, la quantità di urina aumentò dal 130 °{, al 44 % in 35 di essi in confronto alla quantità emessa precedentemente all'intervento. In 2 casi raggiunse i 5 litri giornalieri. Detto disturbo durava per tre g10rn1. E' da notare che una diuresi così intema si aveva in un periodo 111 cu1 l'operato non ingeriva che scarsissimc quantità di liquido (5o-1oo eme.). Il peso specifico vari:wa còn la quantità di urina emessa. La ricerca dello zucchero fu sempre negativa; la glicemia normale prima e dopo l'intervento. La tensione arteriosa Mx. e Mn. aumentata leggermente subito dopo l'intervento si manteneva al disopra del normale per breve tempo: i pertensione da fattori psichici. L'aumento della diuresi in dipendenza della tonsillectomia sarebbe provato dal fatto che esso non si verifica in altri interventi su! naso o sull'orecchio. Come spiegare l'influenza della tonsillcctomia sul metabolismo idrico dell'organismo ? Vi è una dipendenza diretla o indireua ? Diminuzione o abolizione della funzione ormonale tonsillarc? E' lecito pensare si tratti di un transitorio diabete mellito: si sa che questo risultà da un'alterazione della rcgolazione idrica a carico del lobo posteriore ddl'ipofìsi, la cui ablazione accanto ad altri sintomi produce diabete insipido. Ma anche altre alterazioni della base del cervello, a ipolìsi integra, presso il peduncolo ipofisario producono sindromi con manifestazioni di diabete insipido. Sarebbe il caso di parlare piuttosto di alterazioni da inibizione di funzioni neurovcgetative anzichè di secrezione interna. Si tratterebbe allora di precisare fe una funzione lonsillare nel metabolismo idrico sia di n:nura ormonalc o neurovcgetativa o l'uno c l'altro insieme. Ricerche su cani non hanno risolto la questione. Il lobo anteriore dell'ipofìsi riceve filetti nervosi simpatici dai gangli cervicali; dal nucleo paraventricolare nel III ventricolo fi letti nen·osi si portano a traverso il peduncolo ipofisario al lobo posteriore. P e r qucsle connessioni simpatiche è lecito supporre che non le tonsille a mezzo di un proprio ormone influenzano la diuresi, ma la loro ablazione, producendo un'('ccitazione del simpatico cervicale, determinerebbe vasocostrizione ed inibizione della recrt'Zione ipofi· saria di un ormone che regola la funzione idrica e si manifestertbbe con un òiabctc insipido, della durata dell'eccitazione del simpatico cervicale. RAFFONF..

OFTALMOLOGIA E. FEoEiuci. -

Sulla profilassi e terapia della congiuntivite gonococdca. (•' Bolkl'-

tino d'Oculistica », febbraio 1937-XV). Premesso che purtroppo alla congiunti,·ite gonococcica spetta ancora oggi il triste privilegio di occup::~rc il secondo posto tra le cause della cecit.1, l'A. riconosce che neonati t·d adulti affetti da infezione gonccoccica della congiuntiva possono essere salvati nella quasi totalità dei casi qualora vengano razionalmente, se non tempestivamente curati.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAL11\NA E

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STRANil~RA

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Dopo aver discussi i vari mezzi profilanici adottati finora espone il suo metodo prolilattico e curativo. La profilassi secondo l'A. deve consistere in : 1 • detergere con cotone sterile le palpebre, le ciglia e le regioni vicine; 2" lavare poi le stesse parti con acqua sterile o con acqua ossigenata a 10 volumi, o semplicemente con una soluzione:: di acido borico d 3 % il sacco congiuntivale, avendo cura che il getto del liquido non colpisca la cornea; 3" instillare in ultimo qualche goccia di argirolo al 20 % e, tenendo sempre le palpebre divaricate, lasciar agire per circa due minuti il medicamento. La cura poi dovrebbe essere la seguente: appena accertata la diagnosi instillare di ora in ora una goccia di argirolo al 10 % facendo precedere le instiUazioni da brevi lavaggi del sacco congiuntivale con una soluzione tiepida di acido borico. Alle medicature bisogna far seguire, mattino, pomeriggio e sera, per circa mezz'ora, degli impacchi caldi di acido salicilico all'I 0 j 00 sempre che non ci sia un'edema notevole delle palpebre, chemosi di alto grado della congiuntiva e secrezione purulenta abbondante. In questi casi val meglio ricorrere ad iniezioni giornaliere, o a giorni alterni, di 2 c.c. di btte sterilizzato con l'ebollizione. Procedendo nella cura coi suddetti criteri si ha, dopo una dieci na di giorni, riduzione notevole dci fatti infiammatori. Si possono allora ridurre i lavaggi e fare istillazioni di argirolo ogni 2-3 ore. Se la congiuntiva tarsale c dei fornici si presenta ipertrofica è bene praticare al martino delle causticazioni, a palpebre rovesciate, con nitrato d'argento al 2 ·;:, , asportando poi con lavaggio l'eccesso di medicamento e mettendo subito dopo nel sacco congiuntivale una pomata all't % di acido picrico. Se il giorno successivo persiste l'escara determinata dalla precedente medicatura si metterà la sola pomata all'acido picrico. Intanto va nno continuate le instillazioni di ~rgirolo ogni 3-4 ore fin verso mezzanotte e riprese solo il giorno dopo. Allorchè la congiuntiva tarsale e dei forcici non è più i pertrofica basta prescrivere un collirio astri n~ gente, mentre nei casi in cui non c'è ipertrofìa congiunùvale basta insistere con il solo argirolo diradandone le instillazioni. Però anche in quest'ultimo caso quando la secrezione è quasi del tutto scomparsa si deve prescrivere un collirio astringente. Il trattamento locale non cambia dallo schema precedente se esistono ulceri della cornea: se però si reputano necessarie le caustic2zioni di nitrato d'argento queste van no fatte solo quando le ulceri sono riparate. In casi simili è più vantaggioso insistere coll'argirolo e con la pomata picrica. Successivamente risolto il processo infiammatorio si potranno prescrivere pomate ad azione irritante (ossido giallo di mercurio, dionina) per ravorire il rischiaramento della cornea. Negli adulti è bene cominciare sin dall'inizio della m:~ lattia la lattoterapia cercando di ottenere alte temperature perchè solo allora le iniezioni di latte riescono veramente efficaci. L'A. riporta una statistica di 153 ammalati di congiuntivite accertata gonococcica m cui ha provato con ottimo esito il suo trattamento. TESTA.


CONffRfNZf t: DIMOSTRAZIONI CLINICHE N t: OLI OSPEDALI MILITARI. EtENCO E SOMMARI DEOLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai verbali pervenuti alla Dir ezione Genera.le di Sanità. militare nel settembr e 1937-XV)

RO MA • Primo capitano medico DoMENICO LoNco: Mononucleosi leucemoide infet·

tiva (febbre ghiandolare di Pfeiffer). Presentazione di un caso clinico. Des~izione dei sintomi: comparsa di adenopatia cervicale, febbre che raggiunge in 2 o 3 giorni il massimo e decresce per lisi e scompare dopo dieci giorni, caratteri della splenomegalia; in sesta giornata della malattia com· parsa di angina lacunare. Descri zione dei caratteri ematologici: leucocitosi (23.000 globuli bianchi), mono-linfocitosi, inversione della formula leucocitaria. In ottava giornata d.1 malattia si aveva il 24 % di neutrofili, il 56 % di linfociù e il 20 % di monociti. Quindi rcgrcssione dei sintomi clinici, parallela regressione della leucocitosi e diminuzione della linfo-monocitosi con aumento dei neutrofili. Guarigione. DiagnO!i differenziale con le reazioni leucemoidi dovute a varie forme morbose definite. Caratteri differenziali spe· cialmente con le leucemie monocitica e linfocitica in cui i dati ematologici e clinici progrediscono e si ha abbondanza di forme immature. Confronto con un caso di leucemia monocitica osservato nel 1936 nello stesso ospedale. Importanza, come sussidio diagnostico, della reazione di Pau! e Brunner (di recente applicazione) che consiste nel fatto che il siero dci malati di febbre glandolare di Pfeiffer agglutina i corpuscoli rossi di montone. Descrizione del procedimento di esecuzione della reazione. Nel nostro case la ren:z.ione di Paul e Brunner fu positiva al titolo di 1 : 128, cioè a dire, a un titolo doppio di quello limite ( 1 :64) di specificità, oltre il quale la reazione si considera netta· mente patognomonica. I mportanza di detta reazione che parla in favore del concetto çhc la febbre glandolare è dovutn a un virus non ancora definito, ma specifico.

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TRIESTE • Primo capitano medico SALVATORE Zn<Gt.LE: Caso clinico di congiuntiviu

di Kock e Weeks. L'O. presenta un caw clinico di congiuntivite di Koch e Weeks trattandone l'etiologia e la sintomatologia, e sofferma ndosi specialmente sulla diagnosi differenziale con la congiuntivite blenorragica e con alcune forme di congiuntiviti provocate di cui descrive i tipi più comuni. Riferisce infine di avere ottenuto un rapido migliorament~ della malattia, trattando la congiuntiva oltre che con il nitrato di argento, con l'apphcazione di pomata di Antipiol.

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VERONA • Maggiore medico AcRISIO BIANCHINI: Due casz clinici con prevalente sm·

tomatologia a cm·ico dell'addome sinistro. Dopo aver premesso alcuni ricordi sui quadri sintomatologici a carico dell'addome destro, l'O. mette in evidenza come anche a carico dell'addome sinistro possono presentarsi sindromi interessanti. in rapporto ai vari organi che vi hanno sede. Nei due casi presentati si tratta di sindromi ben diverse l'una dall'altra, ma ugualmente con localizznione sintomatica a carico dell'addome sinistro.

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CO~FERE!':ZE

E DIMUSTR.\ZIONI C LINI CH l'

!':EGLI OSl'J:DA Ll MILITARI

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Nel t 0 caso si tr.atta di un carabiniere richiamato che ha sempre goJ uto buona snlute e che è stato impron-i ~amente cclto da forma febbri le a tipico :~ndame nto di febbre settica. Non sintomi generali. Lie,·e aumenro della milza. Dolore spontaneo e pro,·ocato al punto medio fra i due quadr:wti sinistri dell'addome, profondamente indovato, riferibile a localizzazione :retrointestin;~le. Ogni ricerca clinica e di laborato rio non ha dato risultati che meglio chiarissero il quadro mo rboso, ma la disamina della sintomatologi:l presentata, del decorso clinico, de lla particolare modalità di c:Jduta della febbre dopo circa un mese per crisi improv\'isa accompag nata da scompnrsa rapida del d olore precsistcnte, hanno permesso di orientare b diagnosi verso un fatto suppurati\'O loc:Jiizz:lto al gruppo medio dtlle ghiandole mesc m criche, con fatti di pc ritonitc circoscritta form:Jnte barriera di di fesa; aderenza del focolaio ad un'ansa intestinale e suo spontaneo s\·uoramento in es~a. E.sito in gua rig ione. J\Jcl 2 ° caso si h::t un soldato che da circa tre anni avrebbe sofferto di crisi d olorifiche al fia nco sinistro, senza speciali irradiazioni, insorgenti, pare, :mche in r:1pporto a strapazzi fisici. D:1lb stessa epoca vi ~arcbbe pollachiuria e pare vi sia st:na <Jnche emissio ne di renella uri ca. Da 2-3 mesi i dolor i sono di ve nuti più continui, locnli zza ti verso la loggia renale e irradiati verso l'inguine, quasi seguendo il decorso urctcrale. E' insorta IJUre febbricola scr:~lc. Co ntemporaneamente il p. è and:no :~ssumcndo una tipica tinta bron zina. Il p. è wggctto brachitipo mq~:Jiosplancn i co con abbonclante tessuto ad iposo sottocutaneo; lieve a umento dei lobi timid ~ i; accenno :~d esofwlmo. L a palpazione dell'addome risveglia dolore al quad. supcricre sinistro. G li esami di laboratorio (urine, g licc:miJ , ecc.), la pielogrJfìa, la cistoscopia, gl i esami rJdiografìci sono tutti n;;gati vi. P ressione arteriosa ele\·ata (Mn. HJO - Mx. 165); manca ogni segno di infezione tubercolare. Si deve pertanto indirizzn re la di:J).!nosi verso l'e~ istc nza di una lesione surrcnale in oggetto disendocrinopatico. Ma per la mancanza di alcu ni de i sintom i più cara ttcri~tici ed immancabili (diminuita prc:ssionc:, ;;stenia grave, ccc.), non ~i può senz' altro ammettere la presenza di un M. di Addi ~on e si dovrebbe pensare alln lesione di un solo surrene (il ~ini stro), d'orig ine verosimil mente neoplastica (adenoma benigno), lesione che spiegherebbe il complesso sintom atolog ico del p. in maniera sufficientemente persuas t\·a.

+ Maggiore medico Auc usTo DAL Cm.w : Un mso di sarcoma del polm011e. Sottutficiale sulla cinquantina, in viato in accertamento p~r malattia plcur<rpolmona re. Wasscrmann intensamente positiva. Diagnosticato un fìbr<rtorace dc~tro luctico, diagnosi confermata ìntra vitam da un distinto specialista locale. , Il p. ven ne a morte improvvisamente. L'O. illustra l' esito Jc:lla necroscopia praticata e presenta i relativi preparati istologici di polmone, nonchl: del cuore e feg:no, d o ve vi erano nocluli mctastatici, e viene alla diag nosi istologica di sarcoma alveolare del polmone destro d 'origine periteliale, con metaWlsi al cuo re e al fegaw.

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RIVISTE MEDICHE MILITARI Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLIII, Vol. I, fase. VII-VIII, luglio. agosto 1937-XV.

Alfano: Sulla parapkgi:a spastica con contrattura in flessione. Bormio/i: Considerazioni sulla terapia delle perniciose e delle grav1 forme estivoautunnali.

Mirra: Rebzione su lla mcningite c. s. in Eritrea.

Bulletin International des Services de Santé des Armées de terre. de mer d de l'air. - Pubhlica10 cbll'« Office lnternational de Documcntacion de Médt:cine Militaire ''· Licgi (Belgio). N. 8, agosto '937·

Rou ppert: Il panico come fenomeno di guerra. Inchieste intcrnazi01wli: La radioscopia ~istematica negli eserciti. Commissione medico - giuridica: Il flag~llo della guerra. Rivista internazionale. UfficiO intemazionale di documentazione di Medicina militare: Schede biblicgrafiche. Ri,·iste mediche m ilitari. Bibliografia medica mi litare.

N. 9• settembre 1937· Il tenente generale medic.o Francesco della Valle. Sabrié: Gli ~ga mberi con autotreni. Organizzazicnc c funzionamento. Commissione medico- giuridica: Revisione della Convenzione di Ginevra. Rivist4 internazionale. Crrmachc : La solenne inaugurnionc dell'Istituto di chimrgia di guerra a Praga. Ufficio internazionale di documenUlzione di Medicina militare: Schede bibliografiche. Ri viste mediche militari. Bibliografia medica militare. ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -

'

.i

Ministero della gue rra, Buenos Ayres, Anno XXXVI.

luglio '937·

Gàlli: Relnione della Direzione generale della Sanità militare a l Ministro ddb guerra per l'anno 1936 (continua). Robin - Stlnchcz: Trauamento e profilassi chimica della malaria nell'ambiente mili~are, in zone di endemia. Rcyes: Linfogr:111ulomatosi sub-acuta benigna . Belot- Gomcz: Esplorazione radi ologica del polmone. Lagomarsi11o: Fratture del la clavicola. CECOSLOVACCHIA.

Vojenské Zdravotnické Listy. - Organo scientifico dei medici, veterinari e farmacisti m;. litari cecoslovacchi. ( Redazio ne: Praga, Bubenec, MNO. - ZdraY. oddoleni). Fasci· colo 3 · 4 · 1937·

Hora: Il viso del fanciullo e rilievi su .-tlcune fisonomie inbntili. Krondl: Lesioni della midolla spinale da armi da fuoco.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

II 3 I

Krause: La guerra chimica nel qu::~dro di un'esercitazione della Compagnia Ji Sanit:ì divisionaria. Kabelik: Alcuni saggi sul solfuro di etile biclorurato e su ll '::~citlo cianidrico. Pollak: Osservazioni di un batteriologo durante la guerra mondiale e nel dopo guerra. Raska: Tularemia. Domansky e W eidlich: Studio sulla bili,rubincrnia nei ca,·alli.

GERMANIA.

Der Deutsche Militarirzt. -

Ri,·ista mensile per g li ufficiali dclb Sanit!l militare dell'es·ercito, della marina e dcll'acron:luticn, Rureau der Mcdizinischen Refernntcn· blatter, Berlino W 9• Linkstr. 23- 24. Fase. VII, luglio ' 937·

Kittel : Il moderno servizio sanit<1rio. Steuber: L'ufficiale med ico in guerra. W dnholtz: Contributo al capitolo tk-lle contusioni addomi nali. Szerreiks : Su un caso di ritardo della conduzione atrio- ,·cntricolare non nnn uenzabile dalla terapia. V n ger: Tecnica del preleva mento e del tr:tsporto di materi:tle per ricerche batteriO< logiche. Hirschberger: L'epidermofizia c sua import:mza per il medico addetto alle trup pe. fauerneck: Progressi nel campo della oto - rinu - laringoiatria.

Fase. VIII, agosto ' 937· Haubenreisu:r: Le cure dentarie nei softdati. Kramer e Merz: Ricerche radiologichc seria! i a Osnabruck, con contributo al pro blcma della superinfezionc nella tubercolosi . W uth: Considerazioni su alcuni problemi di psi cop::~ria nelle forze armate. A/brecht : La malattia di Osler ed il suo significato per il medico milit:~re. Pau/: Sulla stima delle distanze nella Marina d:~ guerra. Draese: Contributo alla ~tatistica delle reazioni sierologiche per la lue. Kalk H einz: Rivista sintetica sulla medicina acronoutica. JUGOSLAVIA.

Vojno- Sanitdski Glasnik. -

Ri vista trimestr::~le di medicina, farmacia e veterinaria dela'esercito jugoslavo. (Redazione ed amministrazione : Ospedale milit::~re d i Bel. grado). N. 2, tomo VIII, '937·

Jivkovitch: Le malattie infettive nell'esercito jugoslavo nel ' 933· Rachith: Rapporti esistenti fra le rnalauie degli occhi e quelle dei denti. POLONIA.

lekarz Wojkowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyzskolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 1, 1° luglio 1937.

· Bet kowski: I principi del trattamento chirurgico negli accidenti sporttvl. Guzman: I metodi contemporanei, biologici c fisici nel tr:m:~mento delle pi:~ g he

atoniche, con speciale riguardo a metodi pcr~onali. Wacek: Il primo soccorso nei traumatismi oculari. Cybulski: La soia e il suo valore nutritivo.


RIVISTE M EDICHE MILITARI

Polski Przeglad Medycyny Lotniczej. -

Bollettino trimestrale edito dal Comitato di propaganda di Medicina aeronautica in Polonia, Varsavia. Tomo VI, n. 1, 1937. Fegler: Ri lievi sugli in:~lator i per gli aviatori. Wisniewski: Stato dei sisterm circolatorio prima e dopo i voli di caccia. Poi: Sulla valutazione del visus nei vecchi piloti.

ROMANIA.

Revista Sanitara Militara. -

Redazione e amministrazione : Ospedale Militare << Regina Elisabeta )), Bucarest. Fase. VII, luglio '937·

Suhatean u : Su una applicazione speciale del!" azione sterilizzante oligodinamica. Cerbulescu : L'organizzazione degli stabili menti chimico - farmaceutici in Romania. Paliea Aure/ e Arsenie: Due casi di reumatismo viscerale puro: pleuro • pericarditc emorragica primitiYa. Capitanovici: Considera?. ioni a proposito dei casi di meningite acuta curabile. Zamfir : Nuovi concetti sulle vitamine. Philipovià.: Considerazioni sulla chirurgia di guerra. Sonea: La parotite epidemica è una malattia ancrgizzante ? Rai/eanu e 'vfanolescu: Considerazioni su una sindrome azotemica da cloropenia nel corso di una nefrite acuta. STATI UNITI.

The Military Surgeon. -

Army Medicai Museum and Li brary. Washington. Voi L XXXI,

N. 2, agosto 1937.

Bolivar: La febbre gialla. Ieri, oggi e domani. Philip: Patologia polmonare e degli altri organi nella silicosi. VokutJ: Profilassi dell'asma. Eyerly: Un caso di cangrena gassosa trattato con i raggi X. JoneJ: Il sen·izio fanitario aereo e la sua efficacia coordinativa. H arris: I piedi piatti considerati come causa d'i nabilità al servizio mjlitare. UNGHERIA.

Honvédorvos. -

Ri,·ista scientifica degli ufficiali medici ungheresi. Budapest, I X Gyali -

17. Fase. luglio- agosto '937· Lippt~y:

I ndicazioni e risultati delle applicazioni della diatermia in chiru rgia.


NOTIZIE

- --- I nostri Caduti per lt Impero. Il tenente medico StLVIO SONNATI fu Pietro, da Montalcino, è caduto in A. O. d ura nte operazioni dj polizia. Iscriviamo con commosso orgoglio il nome dd valoroso camerata nell'Albo di Gloria della Sanità militare, che affida alla rico noscenza nazionale la memoria dei nostri proJi, periti con eroica abnegazione nell'adempimento dd loro s::tcro dm-ere, per l::t grandezza della P::nria imperiale.

L'inaugurazione dell'ospedale militare « Enrico Muriechio » a Gimma. Nell'anniversario della Marcia su Ruma, con austero solenne rito milit:lre, è stato inaugurato a Gimma, capoluogo della regione dei Galla e dei S id:una, il nuovo osped:lle mili tare, intitolato alla gloriosa memoria della Medaglia d 'oro sottct::nente medico Enrico \!uricchio, caduto combattendo con sublime eroismo il 19 maggio 1y36 · XIV nel s:Jng uinoso fatto d'armi di monte Dunum (Ncghdli). S. E. il generale Geloso, Governato re dei G:~lla SiJ:~ma, g ià Comandante della gloriosa Divisione Laghi, ha inviato in questa occasione il seguente telegramma al di rettore generale d ella Sanità militare, te nente gentrale mcJico Mnzctti:

Gtmr:rale Ma zzetti, direttore generale Sanitù militare - Ministero Guerra. -Roma. Celebrazione ventotto ottobre, nuova esaltazione glorie divisione Laghi, inaugurato Gimma ospedale militare intitolato medaglia oro sottotenente dottor Enrico Mwicchio. Ufficiali truppe Galla Sidama omJraTJO opem e .<acrificio dei medici delle Forze .1rmate che puriu imo era<: di monte Dur.um trovano figura degna opere civiltà e bene, svolte l'On generosa dedizione nuovi confini Impero. - Generale Geloso" · <(

Il generale Mazzetti cosl ha risposto :

« Eccellenza generale Geloso, Govematore Galla Sidama · Gimma. - Sanitcì militare orgogliosa omaggio reso suo eroe medaglia oro M uricchio, romanamente saluta Pr<:sidio imperiale Galla Sidama e grande Condottiero gloriosa divisione Laghi. - Ce'nerah· Ma;:zetti ».

Libere docenze. Con decreto del 25 giugno c. a. del Ministe ro dell'Educazione Nazio nale, il capitano medico in s. p. e. LEO T AD DIA è stato abilitato alla libera docenza in Clinica delle 1mlattie tropicali e subtropicali. Con decreto del 31 maggio c. a. dello stesso Ministero, al tenente colonnello m edico in s. p. e. prof. GIOVANNI P1ccou, è stata confermata la ljbera docenza in Patologia speciale medica. Congratulazioni.

Promozioni per meriti eccezionali. CA.\iORIANO Pietro, tenente colonnello medico. Promosso colonnello. « Ufficiale superiore di eccezionale capacità. ha saputo sempre fondere armomca mente La ricerca scientifica col senso pratico della realizzazione, consegu#lrl do ri.iultati d'cc· cezione con elevato e completo sentimento di dedizione, ferrea tenaàa di propo.•iti, e >piccato spirito militare ».


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NOTIZIE

MAGLlULO Alfonso, maggtore medico. Promosso tenente colonnello. <c Ufficiale medico superiore tecnicamente eccellente che alle qualit?J di forte emimalore unisce quelle di entusiasta ma saggio organizzatore, brillante per virtù militari e professionali, ha dato in pace e in guerra un'opera cos~ Ùllelligente, efficace e pratica da emergere nel corpo sanitario 11011 solo, ma r-iuscire allo stesso di sicuro permanente vantaggio )) . (Ho/l. uff., 23 ottobre c. a.).

Rrcm Giuseppe, primo capitano medico (ora maggiore). Gli è conferito l'avanza.

mento straordinario per meriti eccezionali. << Ufficiale medico capace. organizzatore valente, per quindici mesi ha preso prirtc! alla campagna in Somalia dimo.;trando qualità veramellte degne di rimarco. <c Incaricato di organizzare e dirigere unità sanit<~ria in condizioni particolannent( dJjfìcili•.<eppe assolvere egregiamente il mandato affidatogli ottenendo risultati vcramenu injperati. Esempio a Wtti di atlaccamento al dovere, spirito di sacrificio ed Ì11stancabile operosità >>. Africa Orientale, 1935-1936. (Boli. u lf.. 21 ottobre c. a.).

L1c0TI1 Ignazio di Antonino, tenente medico di complemento. Promosso capttano. « Ufficiale medico di spiccate qualità militari e professionali, vol0111ario nella guerra etiopica, rese sempre prcgiati serviz i alla Patria., distinguendosi particolarmente nei campo politico ed organizzativo. Segretario Federale per la provincia di Palermo per oltre sci anni >>.

(Boli. Uff., 30 settembre c. a.).

Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufficiali medici. MACClORI. DE BERNARDO Francesco Antonio, ospedale militare Milano. Bolzano.

Ospedale milimc

CAPITANI. PANZUTO Fi li ppo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 93" fant., cessando come sopra dal 25 settembre 1937-XV. }ANNARONE Generow, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare t-li· iano, cessando come sopra dal 25 settembre 1937-XV. PAt.MINIELLO Pasquale, ospedale militare Milano. Ospedale militare Trieste. T.~ct.L~FIF.RRO Armando, infermeria presidiaria Pa.rma. Ospedale militare Napoli dal 15 dicembre 1936-XV (v. o.). TAGLIAFtERRO Armando, osped:tle milit:m· Napoli.- A. O. I. Eritrea per 644 ospe· <hlc da campo dal 18 gennaio 1937-XV (v. o.). T ENENTI INCARICATI IlEI.. CRADO D1 CAPITANO.

• MAzzou Fernando, R. corpo truppe coloniali Libia. come sopra dal 22 agosto 1937-XV.

Genio ferrov., cessando

:.:


NOTIZIE

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TENENTI. E' annullato e considerato come non avvenuto il R. decreto 29 maggio 1937-XV \pubblicato nel Bollettino ufficiale 1937-XV, dispensa 35\ pagina 28o8) nella parte riguardante la nomina in S. P. E. nel corpo sanit:uio militare (ruolo ufficiali medici) dci seguenti vincitori del concorso indetto con decreto ministeriale 2 dicembre 1935-XIV: NrRo Salvatore di Michele, sottotenente complemento, 26'' art. Jiv. fant. MoNA Corradino di Manco, militare di truppa, J0° fant. I seguenti sottotenenti medici di complemento in congedo, vincitori del concorso indetto con decreto ministcriale 2 dicembre 193s-XIV, sono nominati tenenti in S. P. E. nel corpo sanitario militare (ruolo .ufficiali medici) con anzianità assoluta 1° luglio 1937-XV, con riserva di anzianità relativa e con decorrenza degli assegni dal 1 ° settembre 1937-XV. Essi sono destinati all'ente a linnco di ciascuno indicato c dovranno presentarsi ;;Ila direzione della scuola di applicazione d i sanità militare di Firenze. CANNELLA Andrea di Antonio, distretto Napoli. - 2° ort. arm. Or SrENO Antonio di Pasquale, distretto Benevento. - r• farlt. LEO Samuele di Giovanni, distretto TarantO. - 13.maglione misto gemo Sardegna.

Ufficiali fuori organico. V fficiali medici. PRIMI CAPITANI.

D'AcosTINO Agostino, 3• art. div. fan t. - Distretto Sir:Jcura dal 1 9 gennaio 1937-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 52'', 16 settembre 1937-XV.

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V f ficiali medici.

MAGGIORI. ScALFATI Alberto. - In data settembre 1937-XV, è colloc:Jto In ausiliaria a domanda, con anzianità 2 febbraio 193<>-VIII. I0

GIUDICE Camillo, 6" fant. -

PRIMI CAPITANI. 76• fant.

CAI'ITAKI. LABELLARTE Orazio, R. corpo truppe coloniali Libia. - 26'' art. di\'. fant., cessando come sopra dal 31 ottobre 1937-XVJ. CAMPANELLA Arrigo. - Al provvedi mento che lo riguard3, pubblicato a pag. 4129. dispensa 51 a del Bollettino ufficiale c. a. leggasi: 61° fan t., anzichè: 3° art. arm. T ENENTI INCA.RICATI DEL GRADO DI CAPITAl'O. CHINÈ. Mario, 26° art. div. fant. - 6° genio. LAURI Giulio, 34• fant. - 12° art. div. fan t. OrrAVIANO Fausto, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 232° fant., cessando come sopra dal 17 settembre 1937-XV. TENENTI. ANAGNI Mario, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 9'' art. div. fant., ce~sando come sopra dal 25 settembre 1937-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 53", 23 settembre 1937-XV.


NOTIZIE

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Ufficiali medici. MAGGIORI GE:--IERALI. BucCIANTE Alfredo. - E' promosso tenente generale medico, con anzianità 1 ° luglio 1937-XV, continuando a rimanere destin<1to al ministero della guerra per incarichi speciali. MARTOGLIO Ferdinando. - E' promosso tenente generale medico, con anzianità 1° luglio 1937-XV, cd è destinato al ministero della guerra per incarichi speciali. SANTA-MARIA Alberto. - E' promosso tenente generale medico, con anzianità 1 • luglio 1937-XV, continuando nella carica di preddente del collegio medico-legale.

PRIMI CAPITANI. In data J 0 agosto 1937-XV, è collocato in ausiliaria,

LuccA CuTJtBERT Guglielmo. a domanda, con anzianità 6 maggio 1928-VI.

TENENTI l.NCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. MmENGHI Ugo, R. corpo truppe coloniali Eritrea.- 13° fant., cessando come contro dal 5 settembre 1937-XV.

Ufficiali fuori quadro. Ufficiali ,·himià farmacisti. CoLONNELLI. PAGNIELLO Alfredo. - La pubblicazione del provvedimento che lo riguarda inserita a pagina 4020 del Bollettino ufficiale, dispensa 49•, anno 1937-XV, devesi considerar~ come non avvenuta. Dal Bollettino ufficiale, disp. 55\ 30 settembre 1937-XV.

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Ufficiali medici. MAGGIORI GENERALI. MARENGO Lorenzo. - E' promo:so tenente generale medico, con anzianità 1• luglio 1937-XV, continuando a rimanere comandato presso il ministero delle finanze.

MAGGIORI. GATTI Giovanni.- In data 1° ottobre 1937-XV, è collocato in ausiliaria, a domanda, con anzianità 31 dicembre 1936-XV. Dr STEFANO Giuseppe. - In data 11 ottobre 1937-XV, è collocato in ausiliaria, per c.tà, con anzianità 31 marzo 1925-III. PRIMI CAPITANI. LuccA CuntBERT Guglielmo, dimetto Udine, in aspcttati\·a per infermità temporanee non provenienti da cause di servizio. - fn data 15 giugno 1937-XV, è richiamato in servizio effetùvo e destinato ospedale militare Udine. CAPITANI. BALSAMF.LLI Filippo, direzione sanità militare corpo armata Bari. - I o data 13 maggiO 1937-XV, è collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mesi quattro. MEGARO Michele, A. O. I. Eritrea. - Legione Territoriale CC. RR. T orino. GRANATA Salvatore, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 19" art. div. fant., cessando come sopra dal 25 ottobre 1937-XV.


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NOTIZIE

MENNONNA Gerardo, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Scuola applicazione di sanità militare Firenze, cessando come sopra dall'8 novembre 1937-XVI. TAGLii\FERRI Enrico, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 87° fant., cessando come sopra dal 27 ottobre 1937-XV. PuRPURA Giovanni, distretto Pisa. - Col 28 ottobre 1937- XV cesserà di essere comandato quale assistente militare presso la clinica mcùica della R. Università di Pisa cd è trasferito all'ospedale militare di Genov:1. NEGRI Pietro, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Torino. Cessando come sopra dal 15 novembre 1937-XVI. TE:-< ENTI. AcciNNI Mario, 89° fant. - 11 ° art. div. fant. PAsCERI Domenico, 2• div. cc. nn. << 28 ottobre >> . trea, dal 1 agosto 1936 - XIV.

R. corpo truppe coloniali Eri-

Ufficiali chimici farmacisti. CAI'ITANI. GoFFREDI Ettore, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Cessando come sopra dal 25 ottobre 1937- XV. FRISCIA Pietro, A. O . l. Eritrea. - Id. id. Palermo.

Ospedale militare Livorno.

T ENENTI. PAsSALACQUA Eugenio di Ferdinando, sottotenente chimico farmacista di complemento, vincitore del concorso indetto con decreto ministerialc 2 dicembre 1935- XV. - E' nominato tenente in s. p. e. nel corpo sanitario mi li tare (ruolo ufficiali chimici- farmacisti) con anzianità assoluta x6 maggio 1937 - XV con riserva di anzianità relativa e con d ecorrenza degli assegni dalla stessa data. Sarà assunto in forza dalla direzione dell'ospedale militare Trieste. Dal Bollettino Ufficiale, disp. 57", 7 ottobre 1937 - XV.

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Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI. BERTINETTI Marcellino, ospedale d:1 campo n. 78. R. corpo truppe coloniali Eritrea dal 10 aprile 1937-XV. BERTINETTI Marcellino, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Novara, cessando come sopra dal r8 novembre 1937-XVI. MAGGIORI. SANTOLI Pasqualino, ospedale militare Udine. - Sezione sanità XX corpo armata (Tripoli). ScARPA Angiolino, ospedale militare Trieste. - Comand(l div. fant. « Sirte ,, (Misu· rata) per ufficio sanità. BERTO.LUCCI Gino, ospedale militare Verona. - Comando div. fant. << Marmarica >> (Derna) per ufficio sanità. PRIMI CAPITAI"I. PAGNOTTA Umberto, 68° fant. -

Comando divisione fant. « Sabrata >> (Garian)

per ufficio sanità. Fon Giovanni, A. O. I. Eritrea. - 30° fant. BuA Giuseppe, 3" genio. - Scuola allievi ufficiali complemento genio Pavia.


NOTIZIE

CAPITANI. NEGRI Pietro, 38° fant. (Libia). - R. corpo truppe coloniali Eritrea dal 7 marzo1937-XV. GRANATA Salvatore, 19° art. div. fant. di Gavinana I A. O. I. - R. corpo truppe c-oloniali Eritrea dal 23 luglio 1936-XTV. MASCIA Giuseppe, 2" genio. - Sezione sanità XX corpo armata (Tripoli). GoMEZ DE AYALA Augusto, go• fant. - 86° fant. ROMA No Camillo, 30" fant. - 3° genio. TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. DE RoGATIS Antonio, 10° fant. - 44° art. div. fant. TENENTI. RAG NI Guido << Genova » . - 20° art. cor. arm. ALBERGO Vito-, 4° art. div. fant. - 20° gruppo art. contr. Ruocco Alessandro, 157° fant. - 42" art. div. fant. MENDIC1Nl GDuseppe, 44° fant. - ss· fant. TERRANA Salvatore, 5° art. arm. - 6g" fant. Dt FERDINANDO Renato, 6" alp. - 61° btg. mitraglieri div. fant. << Sirte >>. MELILLO Mario, 89" fant. - 43° art. div. fant. BRAcco Mario, 4° art. aJp. ~ t 15Q fant. LuPo Amo-deo, 29° fant. - rt6° fant. Dal Bollettino ufficiale, disp. s8:t, 14 ottobre 1937-XV.

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Ufficiali medici. TENENTI GENERALI. MARTOGLIO Ferdinando. - In data 27 settembre 1937-XV, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 1° luglio 1937-XV. SANTA-MARIA Alberto. - In data 2 ottobre 1937-XV, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 1° luglio 1937-XV. MAcciORI. LANGELLA Francesco, ospedale militare Napoli. - Direzione sanità militare Napoli.

PRIMI CAPITANI. RIGHI Giuseppe (ora maggiore), ospedale militare Livorno. - Gli è conferito l'avanzamento straordinario per meriti eccezionali. Per effetto di tale avanzamento l'anzianid di grado dell'ufficiale è portata dal 1° novembre 1936-XV al 1° gennaio 1934·Xll. Seguirà nel ruolo il pari grado Sa/vini Cesare. AoAMI Felice, distretto Verona. - In data 26 aprile 1937-XV, collocato in aspct· tativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mesi quattro. l NFANTtNO Simone, ospedale militare Bari. - Direzione sanità militare Bari.

Ros.. Guido, ospedale militare Firenze. -

Come contro, cessando col 28 ottobre

1937-XV, di essere comandato quale assistente militare presso la clinica chirurgica d ella R. Università di F irenze. CAPIT .\NI. CoLOMBA Nicolò, A. O. I. Eritrea. - Ospedale militare Udine. TENENTI. DI PRIMO Francesco, 2° art. div. fant. - E' autorizzata la rettifica del casato 10 « di Primio Francesco».


NOTIZIE

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PARENTI Ugo, 3" bers. in A. O. I. (Eritrea). - R. corpo truppe coloni:~li Eritrea dal 17 settembre 1936-XIV (v. o.). Dal Bollettino ufficiale, disp. 59", 21 ottobre 1937-XV.

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Ul ficiali medici. TENEl"TJ COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI. Con anzianità 1° luglio 1937-XV: INGRAVALLE Alfredo, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). Nominato direttore di sanità militare della Libia. MASSERANO Giulio, direttore ospedale militare Roma. - Come contro. PELLEGRI:-11 Francesco, direttore ospedale militare Firenze. - Come contro. BRUNI Nicola, scuola applicazione sanità militare (Ins.). - Come contro. Con anzianità 1° settembre 1937-XV: CA.\fORIANO Pietro, direttore ospedale militare Gorizia. - Come <-ontro. Meriti CC· cezionali. MAGGIORI PROMOSSI TENENTI COLONNELLI.

Con anzianità 1 ° luglto 1937-XV: M..ucE Alessandro, ospedale militare Milano. - Come contro. Scelta speciale. CERNIGLIA Domenico, ospedale militare Palermo. - Come contro. ARGENTINA Giov. Battista, ministero aeronautica. - Come contro. GALLO Arturo, direzione sanità militare corpo armata Roma. - Come contro. Con anzianità 1• settembre 1937-XV: MAcLIULO Alfonso, ospedale militare Firenze. - Come contro. Meriti eccezionali. DoNADEO Vittorio, ospedale militare Bari. - Come contro. CE1 Isidoro, ispettorato sanità militare Torino. - Come contro. SuNsERI Giuseppe, ospedale militare Palermo. - Come contro. ScANAVINO Zeffìrino, ospedale militare Genova. - Come contro. CARLUCCI Raffaele, ministero guerra. - Come contro. FERRI Guido, servizio chimico militare. - Come contro. Scelta speciale. CAsETTA Cesare, scuola applicazione artiglieria e genio. - C.-ome contro. ANGELINI Antonio, ministero guerra. - Come contro. BINI Domenico, R. accademia fanteria e cavalleria. - Come contro. PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI.

Con anzianità 1° luglio 1937-XV: TREPICCIONI Emanuele, ospedale militare Roma. - Come contro. Scelta speciale. Roo1NÒ Nicola, dire-t.ione sanità militart· corpo armata Bolzano (uff. igienista). Come sopra. FERRALORO Giuseppe, servizio chimico militare. Come contro. VIRGILLO Saverio, ospedale militare Bari. - Come contro. Scelta speciale.

Con anzianità I 0 settembre 1937-XV: L oRIA Giovanni, ministero guerra. - Come contro. BARNABA Leonardo, direzione sanità militare corpo armata Bari (comando 9" sez1onc disinfezione). - Ospedale militare Bari. CALCAGNI Amato, ospedale militare Brescia. - Come contro. Scelta speciale. PAVONE Giuseppe, ospedale militare Palermo. - Come contro.


NOTIZIE

PAGNOITA Umberto, comando divisione fanteria << Sabrata » (Garian) per ufJ1cio sanità. - Come sopra. ALBERTI Ettore, 17° art. div. fant. - Ospedale militare Novara. T oRRE Salvatore, ispettorato sanità militare Napoli. - Ospedale militare Napoli. CoLA Francesco, ospedale militare Udine, - Come contro. lANNIZzorro Antonio, ospedale militare Catanz<Jro. - Come contro. PARISI Ennio, reggimento chimico militare. - Ospedale militare Roma. BELISARIO Giulio, ospedale militare Firenze. - Come contro. DE PAou Paolo, ospedale militare Torino. - Come contro. Scelta speciale. LAM.ENDOLA Filippo, 67" fant. - Ospedale militare Bolzano. FisCIIE'ITt Giuseppe, ospedale militare Bari. - Come contro. PICCIOLI Ermenegildo, ospedale militare Chieti. - Come contro. Scelta speciale. GIANNAI'TONI Mario, ospedale militare Perugia. - Come contro. PuLTRONE Raffaele, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. CAVANIGLIA Alfredo, ospedale militare Napoli. - Come contro. VIoLA Domenico, ospedale militare Milano. - Come contro. Scelta speciale. DI LoRENZO Odoardo, ospedale militare Roma. - Come contro. MuRKU Giacomo, ospedale militare Firenze. - Come contro. MAsTROGTACOMO Guido, ospedale militare Torino. - Come contro. TENENTI INCARICATI DEL GRADO SUPERIORE PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità r• luglio 1937-XV: CALABRÒ Salvatore, ministero guerra. - Come contro. Scelta speciale. Dt GIORGI Pietro Alfredo, R. corpo truppe coloniali Libia. - Come contro. Scelta ~peciale.

TENENTI PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità t 0 luglio 1937-XV: BELLIA Francesco, R. corpo trUppe coloniali Eritrea. - Come contro. SPtNOSA Giuseppe, 79" fant. - Come contro. Seguiranno nel ruolo il pari grado Calabrò Salvatore. Con anzianità r• settembre 1937-XV: !AccARINO Giuseppe, r0 bers. - Come contro. Scelta speciale. BARTONE Luigi, 31° fant. - Come contro. Scelta speciale. CANCER Luigi, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Come contro. Scelta speciale. D' At.ESsio Giova.mbattista, R. corpo truppe coloniali Somalia. Come contro. Scelta speciale. ALBERGO Vito, XX gruppo contraerei libico. - Come contro. Scelta speciale. TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. Con anzianità 1° luglio 1937-XV: FEDERICO Vincenzo, centro rifornimento quadrupedi Persano. - Come contro. ZAGAMI Antonino, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Come contro. Con anzianità r• settembre 1937-XV: SALERNO Alfonso, 63" fant. - Come contro. ANAGNI Mario, 9" art. div. fant. - Come contro. ELISE! Carlo, R. corpo truppe colonìa.li Libia ('rripolitania). - Come contro. DE ANDREIS Giuseppe, 6" bers. - Come contro. MoDUGNO Francesco, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. RIBAUDO Antonino, 21° art. div. mot. - Come contro. GRANl>E Pasquale, 5° art. alp. - Come contro.


NOTIZIE

MELILLO Mario, 43" art. div. bnt. - Come contro. MARESCA Corrado, '' Piemonte Re:tk " c:tvall. - Come contro. ZAMBELLI Antonio, 9" bers. - Come contro. MAXIA Cosimo, ospedale militare Cagli:1ri. - Come contro. TERRANA Salvatore, 6g 0 fant. - Come contro. MAuRo Biagio, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripol itania). - Come contro. Sc<:lt:l speciale. DE RENSIS Emilio, 4'' al p. - Come contro. REilUFfAT Giulio, R. corpo truppe coloniali Eritrea . Come contro. Ufficiali chimiri farmnci.ai. MAGGIORI I'ROMOSSI TE:'-I ENTI COLONNELlA.

Con nnzianiuì 1" settembt·c 19~7- XV: CornASSA Sih·io, istituto chimico farm:Keutico militare.

Come contro. Scdt:1

~pcciale.

PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 1° settembre 1937-XV: MrLLtNo Domenico, ospedale militare Bolz:1no. - Come contro.

T ENENTI INCARICA1"1 DEL GRADO I)J CAI'ITAI'\0. Dal t " settembre 1937-XV: Ro-rrECLIA Enzo, istituto chimico f:trm:Jcc:utico militare. -

Come contro.

Uf jiciali fuori organico. U/ ficiali medici. TENENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI. Co11 anzianità 1° luglio 1937-XV : RoMBOLÀ Antonio, trattenuto in servizio ministero finanze. Commissione medica pensioni guerra Firenze. - Come contro. Avrebbe preceduto nel ruolo del S. P. E. il pari grado lngl(walle Alfredo. P ERRIER Stefano, richiamato in temporaneo servizio i~ tituto superiore gucr.ra. Come sopra. CANDIDORI Enrico, trattenuto in servizio ospedale militare Roma. - In data 1" ne;. vcmbrc 1937-XVI, cessa dall'essere trattenuto in servizio. Assunto in forza zona mili· t;lre Roma. Avrebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Pellegrini Francesco.

MACCl ORI l'ROM OSSI TENENTI COLOKN EI.l.l . Con a11zianità 1° luglio 1937-XV: CoRctONI Corradino, richiamato ospedale militare Caserta. - Come contro. Vnow Emanuele, richiamato ospedale militare Bologna. - Come contro. TATARELLI Luigi, richiamato prcsw ministero interni. - Come contro. RoMANO Gennaro, zona militare Napoli . Avrebbero preceduto nel ruolo del S. P. E. il pari grado. Ma/ice Alessandro. CIVITA Raffaele, zona militare Rari. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Cerniglia Domenico. GRAZIANO Carmine, richiamato. Direzione sanità militare Napoli. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari g rado Argentina Giov. Battista. DE CEsARE Vincenzo, richiam::tto. R. corpo truppe coloniali Somalia. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Angelini Antonio. 8-

Giornale di medicina militt1re.


NOTIZIE

Ufficiali invalidi riassunti in servizio sedentario. Ufficiali medici. PRIMI CAPil"ANI PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 1° settembre 19n-XV: PECILLI Antonio, sezione pirotl'Cnica R. esercito Bologna. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il p:~ri grado A/berti Ettore.

Ufficiali collocati fuori quadro. (Art. 30 legge :J\'3DZ;Jmento). Ufficiali chimici fat•macisti. MAGGIORI. Dal x" settembre 1937-XV. Con anzianità I 0 gennaio 1927-V: ARPINO Pietro, osped:~le militare Novara. - Come contro. (Art. 35 legge av:lnz:amento). Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI. Dal 1° settembre 1937-XV. Con anzianità 6 novembt·e 1927-VI: LovAGLIO Rocco Roberto, direttore ospedale militare Bresci:~. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il p:~ri grado Germino Alfredo. Con anzianità 13 novembre 1929"Vll: DE DoMENico Francesco, ospedale militare Messina. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Lucci Americo. Con anzianità 1 ° agosto 1935·XIII: RtNALOI Pietro, ministero aeronautica. - Come contro. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari gr:~do Mignemi Francesco.

Ufficiali collocati fuori orgatzico. (Art. t 10 legge avanzamento). Ufficiali medhi. TENENTI COLONNELLI. Dal 1° settembre 1937-XV. Con anzianità 2 febbraio 193o-VUI : TENAGLIA Giuseppe, ospedale militare Milano. - Zona militare Milano. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado BaSJi Giuseppe. Con anzianità 31 dicembre 1933-XII: BAsiLE Antonio, A. O. l. Eritrea. - Come contro. Richiamato. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Fiorini Muzio Ferruccio. MAGGIORI. Dal 1° settembre 1937-XV. Con anzianità 31 dicembre 1925-IV: Dr CEsARE Vincenzo, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Come contro. Richiam:no. Preceder~ nel ruolo il pari grado Aromando Angelo.


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(Art. 26 legge avanzamento). Ufficulli medici. TENENTI COLONNELLI. Dal 1° settembre 1937-XV. Con anzianità 1° settembre 1927-V: RoMBY Paolo, direttore ospedale militare Cagliari. - Come contro. Richiamato. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari graJo Germ;,/0 Alfredo.

CO'!J anzianità 13 dicembre 1927-VI: StNGLITJco Giuseppe, di~tretto Paùova, (in aspettativa inf. prov. c. s-). militare Padova. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Camo;·iano Pietro.

Zona

MAGGIORI. Dal 1° settembre 1937-XV. Con a11Zianirà 30 giugno 1924-II : DAI- CoLLO Augusto, ospedale militare Verona. - Come contro. Richiamato. Avrcbbe preceduto nel ruolo del S. P. E. il pari grado Cerniglia Domenico.

CO'!J anzianità 31 marzo I92S-Ill: VAIOLA Nazzarcno, ospedale militare Piacenza. - Come contro. Richiamato. Dr STEFANO Giuseppe, direzione sanità mjlitare corpo armata Milano. - Zona militare Milano. Avrebbero preceduto nel ruolo del S. P. E. il pari grado Gallo Arturo.

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Con anzianità 31 dicembre 1925-IV : AROMANDO Angelo, A. O. I. Eritrea. - Come contro. Richiamato. FoLENA Umberto, direzione sanità militare corpo armata Firenze (uff. igienista). Come sopra. Richiamato. CO'!J anzianità 29 marzo 1926-IV: D1 PAt..\4A Vincenzo, ospedale militare Bari . - Zona militare Bari. ScARPIERI Cesare, ospedale militare Savigliano. - Zona militare Verona. Avrebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado AngeHni Antonio. PRIMI CAPITANI. Dal 1° settembre 1937-XV. Con anzianità 30 settembre 1924-II : GAGLIONE Antonio, scuola tiro artiglieria. - Distretto Roma I. Avrebbe seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Di Lorenzo Odoardo. AvELLONE Gaetano, ospedale militare Chieti. - Distretto Palermo. F AtLLA Salvatore, ospedale militare Torino. - Distretto Torino. NuRRA Antonio, genio ferrovieri. - Come contro. Richiamato. Avrebbero seguito nel ruolo del S. P. E. il pari grado Tufano Raffaele.

Ufficiali chimici farmacisti. PRIMI CAPITAN1.

Dal 1° settembre 1937-XV. Con anzianità 6 maggio 1928-Vl: CoRRADI Pietro, ospedale militare Roma. - Come contro. Richiamato. D al Bollettino ufficiale, disp. 6o", 23 ottobre 1937-XV.


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Ricompense al valor militare. CROCE 1>1 GUERRA AL VAl.OR MILITA RE . Co RRADI GuJVANNt di Arrigo c di Auwnia Mazzadi, da Parma, centurione medico 18o" legione CC. NN.: 1< In qualtro giomi di combattimento esplicò sotto iTJtenso fuoc o di fucileria nemica, coTJ .<prezzo del pericolo, attività instancabile per la cura e la as.<Ùten za dei feriti ••· Passo Uarieu , 21 -24 gennaio 1936-XIV.

Onorificenze. 0RmNE DELLA

CoRONA o'InLIA.

Ufficiale: tenente colonnello m cJico A cosTINO RITUCCI c~IINNI (nella forma del Molo Proprio Sovrano).

Lutti della sanità militare, Il 28 settembre, a Settin~o T orinese, suo paese natale, è m orto il tenente generale medico d ella riserva ccmm. T ommaso L anza, all'età di 68 :1nni. Laurc;llosi a T orino nell'ottobre del 1893 e nominato sottotenentc di complemento il 20 giugno 1894· era poi rimasto in servizio permanente cfEcttivo n::l Corpo sanit:uio tl:l l 28 luglio 1895· Capitano nel '904• m aggiore a ~ce lta nel '9'4• tenente colonnello ne~ 1917 ; il 20 lug lio 1920, a sua Jomanda, fu collocato in posizione ausiliaria speciale. Richia,;,:lto nel 1921, tenne il reparto chirurgico dell'ospedale mi litare di Torino fino all'ottobre 1924, nella qua le epoca promosso colonnello, tornò nella posizione ausiliaria, pass:mdo poi in a. r. q. Nel marzo 1928 conseguì la promozione a maggiore generale. Collocato a riposo per limiti di età nel febbraio 1931 ed iscritto nella riserva, nel febbraio del 19)4 raggiunse il grado di tenente generale. Aveva partecipato :1lle campa g ne d'Africa 1895- 189(5, dell'Estremo Oriente 1900- 1901, italo- turca '9 ' 1 - 1912, itaio- auHriaca 1915- 1916, e tanto in Cina, come ne lle imprcs<" coloniali e nella grande guerra, :;i distinse per eminenti d oti militari e professionali con· gi untamcnre a superiori :mitudini organizzative. Per benemerenze acquisite in E stremo Oriente g li fu conferita la Croce d i Cavaliere della Corona d'Italia; nell'azione di Sidi Bilal del 20 settembre 1912 ottenne un encomio solenne c, nel 1916, in occasione delle operazioni n ella zona dell'AJam::llo, per le prove d'arditezza dimostrate du rante i comb:mimenti e per la pufetta organizzazione del ~cr v i zio san itario da lui rc:1lizzat:l con grande perizia e prcviggenza nelln 5 .. divisione d i f:~ntcria mobilitata, e ra stato p roposto per b promozione per merito eccezionale. Furono ugualmente ~( mprc encc miabilissimi i servigi res i nel tempo di pace, parti· colarmente nella spccialit:ì chirurgica eh 'egli professava con sicura competenza_ Era decorato della Croce al merito di g uerra, della Commenda d ella Corona d"ltalia c Jdla Croce di ufficiale dei Santi Maurizio c Lazzaro. Per la sua innata bontà di animo, per il premuroso zelo con cui ~i prodiga,·a a Ul'ndicio degli infermi, la su:1 dipartita h a suscitato commosso rimpianto fra qu:tnti ebbe ro b fortuna di conoscerlo. Co n brgh e rapprCS{!llanze dci corpi del Presidio Militare di Torino, ha partecipato alle esequie il direttore dell'ospeda le militare. che ha prc~entato alla Famiglia dell'Es1into le condoglianze della Direzione g(: nerale di Sanità militare c del Corpo sanitario.


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A Napoli, il 6 ottobre si t: spento il tenente generale medico Jclla nserva gr. uff. Pasquale La Grotteria, Nato a Monterosso (Catanzaro) il 5 setternhre t865. si cr:J adoottor:no a Napoli il 16 agosto del r890 c, dopo la ferma di lc\'a, dal 1° giugno 1H93 era stato assunto in servizio permanente effettivo nel Corpo sanitario militare. Promosso tenente il 4 lugl io r8y5, capitano 1'8 luglio 1903, maggiore il 5 aprili: 1914, tenente colonnello il 14 gennaio 1917, colonnello il 22 no \·cmhrc 1923, maggiore generale il 1° settembre 1927; il 5 s<:ttcmbrc 1928 venne colloc:no in ausiliaria per età, ma subito richiamato, rimase in tervizio, lino al •" luglio od 19.)0. Il 5 febbraio 1934 ra)!giunse il grado di tenente gener:tle e il 7 agosto 1936, nel la posizione dì riposo, fu iscritto nella riserva. Aveva partecipato alle campagne d'Africa t895 -96. Il 9 ottobre 1911 partì per la Tripol i t:mi:.~ , O\'c, nd combattirm:ntc; di H enni, il giorno 23 dello stesso mese riportò una gra ve :ferita al torace. Il contegno tenuto in <Juclla occasione gli valse la medaglia d'argt:nto al valor militare, poicht: subito dopo uuute le prime cure, continuò con mirabile calma e sangue freddo a dirigere l'opera dei subaltemi medici da lui dipen denti. Durante il conflitto mondiale rim:m: nel la :wna di guerra dal r• giugno 1915 fino a! 6 febbraio 1919. prim:l al comando di una sczicme di sanità, poi alla direzione di un ospctble da c:un po c ddi'Gspeoa!c chirurgico contumnciale di Udine, alla presidenza del la Commissione sanitaria per la revisione degli ufficiali inabili e infine a capo dell'ufficio di san ità dc.:II'Intendcnza Alb:mia c l\1accdonin. In tempo di pace disimpegnò servizi diversi, inerenti ai sucn.ssivi gradi, prcss0 reparti di truppa e negli stabilimenti sanirari, tenendo lungamente, fra il 1922 e il 1927 la direzione dell'ospedale militare c la direzione <.li s:.mirà del Corpo d'armata di Napoli. Con la promoz.ionc a maggior generale fu nominato sostituto del presidente del Collegio Medico Legale e questo incarico consen·ò .anche nel periodo di richiamo dopo il collocamento i n ausiliaria. Oltre che della suddetta ricompensa al valore, era decorato della croce al merito rli guerra e della medaglia di bronzo al merito della sa lute pubblica. Era gra nde uffìcialc della Corona d'Italia e ufficiale dci Santi Mnurizio e Lazzaro. TI generale La Grotteria fu uffìciale coraggioso, dotato di eminenti qualità direttive e organizzative, le quali si estrinsecarono spcc i ~ll m e nte nei di\·ersi incarich i di guerra in eccezionali gravi circostanze, come quella dell'epidemia colerica al fronte, nel 1915 - 16, quando a capo di unità campali seppe attu:m: provvedimenti saggi, vasti c t~mpesti v i, sì da essere propostO per la promozi<Jne per meriti eccezionali. F u !·1gnore nei modi , nelle parole c nell'agire, d i animo generoso, benevolo ce-n wtti, pur sempre esercitando una volontà chiara c tenace. La Direzione generale della Sanità militare ha in vi:Ho ;1lla Famiglia del \·aloroso Scomparso espressioni di commossa condoglianza da parte del Corpo sanitario che, all'esequie, è stato rappres::ntaro dal direttore di Sanità del Corpo d'armata Ji Napoli.

Avanzamento degli ufficiali. Nella dispensa 51' dei 23 settembre del Giornale milium: uffìdale (circolare n. 697)

t riportato il R. decreto 29 luglio 1937-XV, n. 1494, col quale sono sancite le norme per l'assegnazione dei punti per la cl:-rssitica dci capitani, maggiori c tenenti colcnnt:l li, prescritta dall'art. 47 della legge ~ull '::l\'anzamento degli uffic iali 7 giug no •934-XII, n. 899 e successi\•e modificazioni.


NOTIZIE

Commemorazione del Senatore prof. Alessandro Lustig. Alle ore 17 del 26 ott<>bre, nell 'Aula del R. Istituto Regina Elena in Roma (viale Re· gin:t Marg herita, 295), ad iniziativa della Presidenza della Lega italiana per la lotta contro i tumori, ha a\'uto luogo una solenne commemorazione del compianto senatore profcsso.r Alessand ro Lustig. S. M. la Regina Imperatrice era rappresent~ta dal Conte Solari del Borgo. Presenti Carlo Delcroix, Pn:sidcnte dell'Associazione dci Mutilati di g ucrr:l, S. E. !"Accademico prof. Ro ndc,ni, S. E. Mcssca, R. C<. mmiss:1rio dd suddetto Istituto, il direttore generale della Sanità militare, t<. nente generale medico prof. Mazzetti, il diretto re f;C ncrale della Sanità milita re marittim~ , tenente gerKralc medico Ad:1mi, il vice-dire ttore della Sanità pubblica, prof. Labranca, le più spicca te personalità delle Facoltà mediche di Roma e di Firenze, il prof. Do nati, altre autorid, altri professori, docenti, medici in g ran nume ro, che gremivano la grande aula. La Scuola di applicnione di Sanità Militare era rappresentata dal colonnello me· dico Modestini, Jirettore di sanità del Corpo d'armata di Roma. Ha per primo preso la pa~ola il direttore dell'Istituto, Senatore prof. Bastianelli, che ha pronunciato un fervido ispirato discorso, profilando le eccelse doti del grande Maestro scomparso, specialmente come suo preccdessore nella presidenza della Lega contro i tumori. Quindi il prof. Vernoni, direttore dell'Istituto di Patologia Ge nerale della R. Univer~ità di Roma, in una avvincente orazione, ha rievocata la nobi lissima figura di Alessandro Lustig, come scienziato, didatta e capo-scuola, come patriota c come ufficiale, esaltandone le benemerenze culturali, militari, patrie e cidche e suscitando nel raccolto uditorio il più commosso consenso.

Convegno di Medicina Aeronautica (Milano 9- lO ottobre 1937-XV). Il 9 otrobre, a Milano, presso il Consiglio provinciale dell'Economia Corporativa (Via Mercanti, 2) si è inaug urato il 2" Convegno di Medicina aeronautica, indetto dalla Reale Unione Nazionale Aeronautica (R. U. N . A.) in occasione del 2° Salone Aeronautico, con l'intervento di oltre 200 medici, molti dei quali muniti del brevetto di pilota. Dopo un saluto del Presidente provinciale della R. U. N. A., S. E. il generale Po rro, comandante la Prima Zona Aerea , in rappresentanza del Presidente del Co nvegno S. E. il g<:neralc Valle, Sottosegretario di Stato all'Aeronautica, ha sottolineato i compiti della Medicina Aeronautica c il valido contributo che essa può dare per la conquista ddl'aria e la difesa dd Paese, mettendo in distinto rilievo il lavoro di ricerche scientifiche, compiuto presso gli Istituti Medico-Legali della R. Aeronautica in questi ultimi tempi, pur attraYerso le difficoltà derivanti da precarie condi7.ioni di guerra. Per la Reale Accademia d 'Italia ha parlato l'Accademico S. E. il generale Croceo. Fra gli applausi di tutti i convenuti è stato acclamato l'invio di un telegramma di devozione al Duce c si è quindi inizia~o lo svolgimento delle relazioni, secondo il segue nte progr:unma, che è stato ripreso ed esaurito nel successivo giorno 10. Le relazioni in merito agli studi eseguiti presso gli Istituti Medico-Legali della R. Aeronautica hanno a vuto un particolare risalto, come di speciale importanza è stata la discussione sul tema concernente l'effetto ddl'aca•leraz ionc mll'01·ganismo umano, alla quale è anche intervenuto, con un::a brillante comunicazione, S. E. Croceo.


NO'J IZIIo

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I lavori del Convegno si sono alternati a v1s1te :il nuo,·o aeroporto di Linatc, :1l S:1lone deii'Aeronautic:l nel Palazzo dello Sport c alb nuova sede ddla R. U. N. A. di Mil:1no. Sono stati offerti un riceYimento dal Pod <.:st3 di tvlilano a Palnzo Marino cd un ricevimento e una colazione dalb R. U. N. A. T EMI DI RELAZIONE.

Prof. E. Morelli, Segretario del Sindacato Nazionale fa scista dci Medici: Compiti c: organizzazione dei medici piloti. Maggiore medico prof. B. Casella: Alteraz ioni di udito da varÙtz ioni di pressione. Ten. col. medico A. Ma rulli e cap. medico Lo Monaco : La reatrività dd/' orgctnismo nelle zo-11e critiche dell'alta quota. Padre prof. A. Gemelli e prof. G. Cornclli: L'indice Schneider nella valuuJzione della reattività dell'organismo umano al volo. Dott. E. Cattaneo: l moderni criteri co.·truttivi di 1111 aeroplano sanitario. Prof. A . Malan: Esame dell'arpartlfo vestibo/are dà candidati piloti e dei piloti in attività di servizio. Col. medico F. Gargiulo: L'adenoidismo in rapporto al pilota dell'aria. Prof. G. Cornelli: Le reazio11i di o-rigine otolitica dura nte il volo. T cn. col. medico G. Pera: Resùten za dell'organismo umano alle variazio-ni mpide della pressione barometrica. Padre prof. A. Gemelli: Attuali conoscen ze sull'effetto della acceleraztone sull'orgamsmo umano. Primo cap. medico V. Gasparrini: Le correlazioni e le di.<posizioni ormoniche nei piloti: loro valutazione clinica e mt·dù·o-!t·gale. Primo cap. medico G. Cacciapuoti: Primi lineam enti di una patologia del volo. Prof. A. Di Nola : L'Aviazione Sanitaria . Prof. A. Catterina: L'organizzazione dell'a.i.<istenza sanitaria sui cam pi di volo.

VI Congresso nazionale contro la tubercolosi (Tripoli l7- 20 dicembre 1937-XVI). Nel dicembre prossimo, dal giorno 17 a l 20, avrà luogo a Tripoli il VI Co-ngresso 1U1zionale contro la tubercolo.;i, organizzato <bila Federazione Italiana Fascista per la lotta contro la tubercolosi (Roma, via Nazionale, 200), con la prcsitlcnza degli on. proff. Paolucci, Maragliano e Morelli. Segremrio generale il prof. Bocchetti. Nelle varie riunioni scientifiche saranno discussi i seg uenti te mi generali: I. - La bacillemia tubercolare. - Rebtore generale : prof. Giuseppe D:.1ddi, dell'Istituto c< Carlo Forlanini )) di Roma. Correlatoci: proff. Bcsta, Barchi, Mazzetti . IL La profilassi antitubercolare pre-natGt!e e post-nrttale. - Relatori generali : prof. R. Jemma (Napoli), prof. C. Vcrcesi (Pavia).

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Corrclatori: proff. Gaifami, B()mpiani, A Ilaria, Trambusti, Sah-ioli, dott. Monaco. III. - Storia c sviluppo della tubercolosi in Tt·ipolitania. - Rclatori generali: maggiore mcd. prof. Paolo De Paoli, per la parte epidemiologica, clinica e sociale; prof. Alberto Ciotola, per la parte storica e statistica. Il maggiore medico prof. Dc Pao li per pote r riferire sul III tema ha preso parre alla missione sanitaria che, ncll'rs tate di quest'anno, ideata e ,·oluta da S. E. il Governatore Generale della Libia, Maresciallo lmlo B:1lbo, ha percorso in circa due mesi tutt~: le località del Fezzan e òd Sahara italiano nella zona dd Ghat.


NOTIZIE

Il maggiore De Paoli, seguendo le direttive avute dalla Fed.. razione Nazionale Fascista per la lotta contro la tub::rcolosi, è stato comandato a questo d ifficile servizio dalla Direzione generale ddla Sanità Militare ed è stato fornito di mezzi mobili di indagine radio logica dalla stessa Federazione fascista per la lotta c·ontro la tubcrcol<>&i. Il prof. Alberto Ciotola, che ha seguito tali indagini in · collaborazione col prof. Dc Paoli, riferirà particoLarmente su studi fatti sia all'ospedale coloniale di Tripoli sia in collaborazione con i medi.ci dci vari enti sanit:Jri della Cirenaica. e della T ripolitania. Per l'occ:tsione, d'intesa con la Navigazione " Italia ,, e con la Società di Viaggi c Turismo Pier Busseti, la Fedlcrazione organizza una Grande Crocie1·a NazÌO'flale a Tripoli, con la motonave Vulcania, dal r4 al 23 dicembre XVI, con partenza e ritorno da e per Bari, Venezia e Trieste. Le iscrizioni alla Crociera devono essere invi:ne alla Società arnonima viaggi e crociere Pier Busseti, in Rc mJ, piazz:t S. Claudio, 166; le iscrizioni a l Congre~so, invece, direttamente alla Federazione suddetta, che ne darà temp(stiva comunicazione alla ~ocietà organi zzatrice d ella Crociera. Il termine di chiusura delle iscr izioni è stabilito al 15 novembre.

VII Congresso dii Medicina Legale e delle Assicurazioni (Napoli 15 - 18 ottobre 1937-XV). Dal 15 al r8 ottobre s'è svolto a Napoli il VII Congresso d i Medicina Legale e delle Assicurazioni, nel quale sono stati trattati i seguenti temi: L'indùùzo costituzionalistico nella scienza e nella pratica et·iminologica. - Relazione del prof. Benigno di T ullio. La Medicina Legale dei reati contro l'integrità e la sanità della stirpe. - .Relazione del prof. Giorgio Canuto. Il giudizio prognostico medico-legale. - Relazione del prof. Vittorio Siracusa.

Corso complementare d' Igiene pratica. Dall'ii gennaio al 16 marzo 1938-XVI nell'bituto d'Igiene della R. Un iversità di Roma (Città Universitaria) avrà luogo il Corso Complementare d'Igiene pratiCI, per laureati in medicina e chirurgia, medicina veterinaria, chimica e farm:~cin. diretto da S. E. il prof. De Blasi. Gli insegnamenti, che si impartiranno nel predetto corso, sono i seguenti:

Epidemiologia. - Diagnostica batteriologica cd immunologica: esenizi. - M icrosc&pia applicata all'Igiene : esercizi. - Chimica e fisica applicata all'lgù:ne: esercizi. · Paras.ritologia. - lgit·ne applicata all'Ingegneria. - Legislazione e polizia sanitaria - Igier.r e legislazione sanitaria veterinaria. A chi avrà frequentato regolarmente il corso verrà, in seguito a prova d'esame. rilasciato un certificato attcst<lnte gli studi fatti. Le iscrizioni, che si riceveranno fino al 31 dicembre c. a., possono raggiunge re il numero Ji 150. In caso di eccedenza, le ammissioni avranno luogo secondo l'ordi ne di

preeentazione delle domande.

ViKGIN10 ROMA, OTTOll!tE 1937·XVI

medico. medico.


Spedizione fn abbonamento postale

UBBLICAl/ONE MENSILE

Anno LXXXV • Fase. XI NOVEMBRE 1937 ·XVI

GIORNALE DI

DICINA MILITAR.E Cum sanitate virtus in armis.

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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TENDE COLONIALI• MATEDIALE PER ATTENDAMENTO l l '

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NOVEMBRE 1937-XVI

ANNO LXXXV - FASC. Xl

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

M l N l S T E R O D E L L A O,U E R R A ROMA

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO . L'abbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio al prezzo di L. J2 (Estero L. 44). Per gli ufficiali medici e chimici-farmacisti dd R. Esercito, in servizio ed in congedo, il p~ezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anòcipate. Per gli stessi ufficiali e per quelli della Sani~ militare marittima, io qualunque posizione si trovino, è ammesso uo abbonamento cumulaòvo al Giornale di Medicina Milita~ cd agli Annali di Medicina Navale e Coloniale al prezzo di L. 42 annue. Il prezzo dd supplemento contenente i Rr~oli di amzianità del Corpo sanitario militare è di L. 8.

NORME I'ER l COLLABORATORI. Le op1n1oni manifestate dagli autori non impegnano la responsabilità del periodico. Agli autori sono offerti gratuitamente so estratti con copertina stampata, frontespizio, i m paginatura e numerazione speciale. Gli estratti richiesti in numero maggiore sono addebitati a prezzo di costo. Per disposizione dd Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriassunto (non più di 10 righe). Le spese per clichés e tavole fuori testo sono a carico degli autori. l manoscritti non si resòtuiscono.

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SOMMARIO VENTURA.

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XVI R1untonc

neurologica

intcrnazion:•k

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LEZIONI E CONf ERENZE CECCARELLI. -

Sar.-omi delle ossa c loro rapporto coi traumi

LAVORI ORIGINALI GIACOBBE. - Sul trattamento chirurgico del v:•ricocclc MASSA. - Contributo alla cunosç~nz:• parassitologica della malaria somab VIOLA. - Conmbuto al controllo m~dico-lc~alc dcll"attacco epilcttiço (In riferimento all" art. 29 dell"Eicnço A Infermità) PIAZZA. - L'importanza delle determinazioni antropometriche negli eserciti c l'influenza che il servizio militare ha sulla robustezza tisic.1 dei singoli individui (Ricerche sui militari del Presidio di Firenze). (C unlmll.l~iom·) . BESTA c MARIANI. L'auività dei laboratori di baueriologia tlclb Somalia durante la rcçcntc campagna colonia le PAPAGNO. - Azione della coc:tin:~ suli":ICcomodntone c nclb midriasi GAZZOLA c FERRETI"I . - Su di un caso di aneurisma artcro-vcnoso dei vasi femorali SCOTI"J. - Sull'acidità delle farine c delle paste alimcntad

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA ANELLO LINFATICO DEL WALDEJER. '-'' rocntgcmcrapia dc"it SCALISF. , ANEMIE Terapia dd/t: - mrdùwtc iniezioni di midollo OJJcO. - Sc uRE· TZENMA Y1\

BERJ - BERI Comiderazioni cliniche ed epidemiologiche m 4 1"• casi di OJ.<rrlmti in Fmucia f•·a l~ truppe ner~ dd/a 18" r<'gione dal 1929 al 1936. - MALARD C DELPRAT CANNAfllS. Nuovi contributi allo Jllldio della - BllUQUFT CORNEA. /.c 1•irami11c A c D nei proc<'JJÌ di n para:: ione della - FEl».RI CI CORPI ESTRANEI ENDOBULBARI Sulla localiz::azione di - X opat·hi. DENTI CURlETERAPIA IN DERMATOLOGIA. P,\I.UMPO FRAITURE (u) DEL COLLO DEL PIEDE. Cur~ c prognosi. PArOIR LIQUOR La rianiva:.:iont: dt:l nei ncllroltt<'li<"i. Rtzzo LOTfA ANTIVENEREA c legi slazione intcrnnionalc. - Lto:<UTI MALATTIA DEI PORCAI (Malani:t di Bouchct). Studi mila - Duu:< n. GrRot·o. LAul\·~ e MEsTRALL<T MENINGITE Su di un caso di - da pneumococco in appar~nza do11uto ad origine dt"111aria. MoREAU c DEBRAI' MICROBI (l) COMMENSALI. VAN L<x;HEM . MORBiLLO. Sulla profilassi del CliANTRIOT . PASTE DENTIFRICIE. Il darti/o di potaJJio m·llc - RICHAROSO:< PNEUMOTORACE. L'aflcrgia ncga.tit•a nl'l - ZllcALI POLINEVRITE. Sulla qt~cJtionc delle altcruio11i del midollo nt'ila

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ACCoR~ERo

PROFILASSI Mani/ntazioni infiammatorie dell'apparato genitale nuuchilc da - improprùJ. - CusciANNA . SPLENOMEGALIA EGIZIANA in lcllìna. - 1\IIOEI. MAGIO STERILIZZAZIONE del materiale di mcdica?.ione tn autoclave. - Mtts· '" u. Sct-IOOP e HA RMS USTIONI LA sindrome llmOro-rissurale dr/le CJieu. Patogcnesi e cura. - LAMRRET c DRrtssP.ss

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CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MI· LITARI . Pag. RIVISTE MEDICHE MILITARI • NOTIZIE "

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XVI RIUNIONE NEUROLOGICA INTERNAZIONALE Relazione del dott. VIttorio Ventura, capitano medico

Il dolore in neurologia. Sotto l'alto patronato di S. E. il Ministro della sanità pubblica e del Commissario generale dell'Esposizione nazionale, si è svolta a Parigi dall'8 al 10 luglio c. a. la XVI riunione neurologica internazionale. La seduta inaugurale ha avuto luogo nel grande anfiteatro della Facoltà di mcdicina; le altre sedute in un'aula della Salpetrière, con l'intervento di numerosi neurologi francesi e stranieri, fra i· quali alcuni italiani (G. Ayala, A. Donaggio, F. Negro, col. med. S. Perrier, D. Pennacchietti, cap. med. V. Ventura, ecc.). 11 congresso ebbe inizio col discorso del Decano della Facoltà di medicina, prof Roussy, il quale, dopo aver augurato il benvenuto agli intervenuti, ha reso omaggio agli antichi neurologi, e ha tracciato una brillante sintesi delle concezioni ~ul

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dSeolor~ mord~le, esprdimendof, i nfine; di~ s ua sbperanza nel.ld'avvendire de lla .ter,apdi~ del do1o~e.

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tscorso e1 pro . 8 arr~ 1 5 tras urgo, prest ente e11 a 5 octeta 1 neuro og1a, ~~;7:: il quale colse l'occasione per insistere sulla necessità dell'insegnamento in apposite Cii(~. niche ed htituti neurologici, bene attrezzati, di questa branca della medicina, in continuo ~.1;"'.:~ //·· • ,< ed incessante progresso. !<~': . L'argome~to posto all'ordine del .giorno della ri~nione era Il do/()re in nro_rologt ,\~~~ argomento assat vasto e complesso e dt non comune mteresse, non soltanto per 1 neuro·,~%}, .,. . ., logi, ma anche per i cultori della medicina in genere. • -;,

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I relatori, proff. Baudoin e Scha~ffer., svolgono il tema « la fis-iologia e patologia dd dolore ». Anzitutto ricordano che il dolore è una modalità della sensazione, cioè un fenomeno fisiologico provocato dall'eccitamento di un organo di senso, fenomeno che ha un doppio aspetto: uno intellettivo (percettivo e cognitivo) ed uno affettivo, e che implica un elemento periferico ed un elemento centrale. A proposito dell'elemento periferico del dolore gli AA. discutono la ben nota teoria di von Frey, il quale ammette l' esistenut nella cute di ricettori specifici del dolore (Schmerzpunkte), diversi da quelli del tatto, dd caldo e del freddo; teoria alla quale si contrappone quella di Goldscheider, secondo la quale l'eccitazione forte dei punti del tatto dà una sensazione di dolore, mentre una debole eccitazione dei presunt! punti riccttori del dolore dà una sensazione di contatto. I relatori, pur condividendo le teorie di von Frey, appoggiandosi ai risultati delle ricerche di Foerster, riconoscono che questa differenza funzionale fra i vari ricettori cutanei non può essere seguita nel campo morfologico. Essi studiano poi alcuni tipi di dolore spontaneo quale la nevralgia del trigemino, l'accesso doloroso della quale considerano «come la scarica, sotto l'influenza di eccita-


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XVI RIUNIONE NEU ROLOGICA INTERNAZIONALE

zione periferica, di un nucleo sensitivo sensibilizzato '' ed i dolori degli amputati dovuti ad un neuroglioma di rigener:Jzione, punto di partenza dello stimolo doloroso, ed a cui si aggiungerebbero forse degli elementi reatti vi centrali, talamo- corticali. A proposito dei dolori viscerali essi accennano alle teorie di vari AA. (Lennander, Head, Mackenzie) che tentano di spkgare come degli organi interni, classicamente ritenuti insensibili o poco ~ensibili, sono, in determinate condizioni, il punto di partenza di dolori violenti. Passano quindi ad esaminare le vie di conduzione del dolore, che riuniscono gli apparati ricettori periferici ai centri talamici e corticali. Per ciò che concerne il simpatico essi discutono due quesiti: 1° Il simpatico è conduttore della sensibilità ? anatomicamente, rispondono, è possibile ammetterlo, mentre daJ punto di vista fisiologico la cosa non è dimostrata; 2° Le perturbazioni del simpatico hanno una ripercussione sulla sensibilità cerebro-spinale? le ricerche sperimentali e le osservazioni cliniche di Claude Bernard, Tournay e Leriche dimostrano una subordinazione fra il sistema neuro vcgetativo e il ncurone sensitivo periferico. Per quanto riguarda il meccanismo centrale del dolore gli AA. ammettono la vecchia teoria dell'eccitazione : l'impulso derivante dallo stimolo algogeno locale produce, giungendo al talamo, una irritazione; s'intende che lungo il tragitto questo influsso subisce varie modificazioni e scatena tutta una serie di riflessi. Dopo aver accennato brevemente ai vari modi di trattamento del dolore, i relatori finiscono con l'ammettere che il meccanismo intimo del dolore è !ungi dall'essere ben noto e che alla conoscenza di esso contribuiranno grandemente i progressi della moderna elettrofisiologia. Alla discussione di questa relazione interviene dapprima Lhermitte, il quale sottolinea la differenza esistente fra le eccitazioni, fenomeno fisiologico e l'irritazione, fcncr meno morboso. André Thomas fa una serie di importanti osservazioni nei riguardi del dolore. Egli non ammette l'esistenza di ricettori specifici dolorigeni, ma crede piuttosto si tratti di varia intensità della stimolazione dete~min ante la sensazione. Insiste poi sul carattere di indjvidualità del dolore e sulle reazioni vegetative che l'accompagnano, così variabili tra un soggetto e l'altro, sottolineando la necessità di rigorosi metodi di esame. Am· mette inoltre con Focrster, che la scomparsa della ~ensibilità cpicritica favorisce forse la comparsa della sensibili tà dolorosa. Infine, a proposito del simpatico, non crede che esistano fibre sensitive propriamente vegctative, ma che in esso decorrano delle fibre amiclinichc, passanti dai gangli spinali, che trasmettono il dolore. Leriche dichiara di non ammettere l'esistenza di un fenomeno specifico per il dolore; fa una differenza fondamentale tra il dolore sperimentale e il dolore malattia, non riconoscendo che a quest'ultimo il criterio dolorifico; segnala, infine, l'azione dell'infiltrazione del simpatico in certe lesioni del sistema nervoso cerebro-spinale. Gui/lain fa considerare che se il dolore è identico per tutti gli individui, le sue reazioni sono variabili secondo i soggetti. Nella seconda relazione . G. Riddoch c c,itchley (Londra) trattano della c< fisiopato-

logia del dolore di origine centrale )):


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RIUNIONE NEUROLOGICA

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Il dolore comprende due elementi: una sensazione specifica, funzione della corteccia sensitiva ed una ton:.tlità affettiva, sensazione sgradevole e penosa, funzione del talamo. Secondo i relatori, dolore e sensazione penosa sono il risultato di perturbazioni dell'integrazione, funzione delle varie sinapsi che hanno sede nella sostanza grigia a tutti i livelli del nevrasse. Fra i meccanismi che regolano il dolore di origine centrale essi invocano, innanzi tutto, un difetto dell'inibizione (teoria della liberazione di Head), sopratutto nelle lesioni non evolutive, ammettendo la funzione di eccitazione locale nelle lesioni evoluti ve non completamente c.listruttive. Tuttavia, per le lesioni della formazione reticolata e delle corna posteriori una disintegrazione di queste è sufficiente a spiegare il dolore; non bisogna però dimenticare la funzione primordiale del tabmo in questi fenomeni di integrazione, ammettendo anche che l'attività del talamo è controllata dalla corteccia forse a mezzo di fasci corticofugi. Le ricerche sperimentali dimostrano l'esistenza di una rappresentazione regionale del corpo nel talamo; in questo organo e nella corteccia cerebrale il dolore ha probabilmente una rappresentazione bilaterale a predominanza controlaterale. La rappresentazione del dolore può estendersi a tutta la corteccia prerolnndica sensitivcrmotrice di ciascun emisfero; nella corteccia però il dolore è rappresentato in minimo grado essendo la discriminazione della sensibilità dolorosa molto debole. Ciò contrasta con la rappresentazione più circoscritta ed unilaterale delle forme altamente discriminative delle sensazioni, che è limitata al lobo parietale dell'emisfero controlateralc. Nella terza relazione su << il dolore nelle affezioni organiche nel sistema nervoso centrale )), R. Garcin, dopo un richiamo anatomico delle vie della sensibilità dolorifica nei centri nervosi, esamina anzituno il dolore nelle lesioni del midollo spinale (traumi, tumori, sclerosi a placche, siringomiclia e sclerosi combinate). Distingue il dolore nella lc:sione delle corna posteriori di tipo radicolare, dai dolori cordonali: questi ultimi sono controlaterali, se connessi a lesione del cordone antercrlatcrale, ed omolatcrali, se è leso il cordone posteriore. Il rclatore studia poi il dolore nelle affezioni bulbcrprotuberanziali. Le lesioni del bulbo che si :>ccompagnano a dolori sono per lo più di origine vascolare e si manifestano abitualmente con la sindrome di W allcmbcrg (sindrome sensiti va alterna interessante il trigemino scnsitivo omolaterale ·e gli arti del lato opposto). Il dolore che origina nel ponte è cau~to da tumori c: più spesso ançora da tuberçoli e si presenta con particolari caratteri riguardanti la topografia, la data di comparsa, l'evoluzione, i rapporti con i disturbi sensitivi obbietrivi c le turbe a carico del simpatico, che l'A. descrive accuratamente. Il dolore talamico si presenta con le tipiche caratteristiche descritte da Head: la causa abituale è una lesione vascolare, e precisamente una malacia del nucleo laterale del talamo la quale agisce col meccanismo della irritazione. L' A. ammette l'esistenza, ~ebbene alquanto rara, di dolori di ong1ne corticale (aura dolorosa degli epilettici, tumori, lesioni vascolari). Per ciò che concerne i dolori viscerali nelle affezioni dd sistema nervoso centrale, sembra che esista nella corteccia frontale una rappresentazione viscerale autonoma. ma si può anche incriminare o l'ipotalamo o ancora la regione dd vago.


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XVI RIUNIONE NEUROLOGICA INTERNAZIONALE

lri conclusione fra le diverse teorie che spiegano l'insorgenza del dolore, il meccanismo abituale è quello dell'irritazione, causata dalla lesione c sostenuta da stimoli fisiologici quando la lesione è irritativa o poco distruttiva. Quando la via di trasmissione

del dolore è interrotta, la lesione stessa per qualche tempo ha una funzione irritante. La teoria della liberazione è Yerosimi lc solo nelle affez.ioni del talamo. A questo proposito, in sede di di~cussionc Lhermitte ha fano notare che la teoria della liberazione è accettabile solo per gli automatismi motori. Egli ritiene che il talamo funzioni da filtro selettivo e che quando vi è una lesione distruttiva di esso talamo, n.:rrebbe a mancare l'arresto e la trasformazione degli impulsi grossolani e si avrebbe !"irruzione di questi verso la corteccia. Partecipano alla discussione anche Thurcl,

De Morsier, Winther, Row-guignon. Nella quarta relazione, dedicata al « dolore nelle malattie organiche dt:l sis~ma

nervoso periferico», J. Dechaume (Lione) considera in primo luogo i caratteri clinici del dolore nelle affezioni dei nervi periferici, distinguendo, a secondo della sede, quelii delle terminazioni dei nervi, quelli dei tronchi, dei plessi, dei funicoli c dei gangli. Dal punto di vista etiologico considera !e lesioni traumatiche o meccaniche, i tumori, le inf~:­ zioni o le into~sicazioni. Infine parla delle nevralgie a carico dei nervi spinali e cranici, la <ui origine è imprecisata. Fra le sindromi dolorose compksse segnala la sindrome neuroYascolare c i disturbi neuro-simpatici: causalgia e simpatalgia degli amputati. Lo studio dei reperti anatomopatolo~:,rici concernenti ca~i di dolore dci nervi periferici non fornisce prove sicure sull'esistenza di organi specializ?ati per la percezione e la trasmissione del dolore. D'altra parte le ricerche sperimentali (sezione nervosa ed infiltrazione anestetizzante) dimostrano la partecipazione del simpatico nella genesi del dolore nelle affe· zioni dei nervi periferici. Il relatore insiHc sulla necessità di una obbiettività rigorosa nello studio delle algie sia nell'interrogatorio sia nell'esame delle algie stesse. Egli di· stingue i dolori dj tipo cerebro-spinale, prcsentantisi a crisi, intercalate da periodi di remissione, dai dolori simpatici, continui, con esacerbazioni parossistiche. A proposito della patogenesi del dolore, l'A. fa osservare che le ricerche anatomo· cliniche non depongono in favore della esistenza di fibre propriamente del dolore nei ri· <:c:ttori c nei nervi periferici. Sono sopratutto delle lesioni minime a carattere irritativo. che

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provocano il dolore; un disturbo funzionale può anche da· solo essere sufficiente. Con· sidcr<l, in fine. la possibilità di una funzione della sinapsi nella genesi del dolore sia a livello delle corna posteriori sia nei gangli ; il simpatico eserciterebbe anche esso la sua influenza sia con disturbi vaso-motori, sia con modificazioni biochimiche ed umodi. Bisogna tener conto inoltre del circuito chium costituito dalla provocazione del dolore ~~ mezzo dello stesso dolore, causa del decorso cronico e dell'estensione delle algie. t\è hisogna trascurare l'importanza di fattori ormoni ci cd umorali; occorre, infine, tenrr sempre presente il fattore personale che conferisce al dolore un carattere individu:~lc. A. Donaggio in sede di discussione, comunica i risultati delle sue ricerche sul meccanismo di azione degli anestetici sulle fibre nervose. Le sostanze anestetiche, come i R. X ed i R. ultra violetti, producono delle modificazioni istochimichc. visibili al microscopio nei preparati allestiti con uno dci metodi dell'A.

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XVI

RIUNION~

NEUROLOGICA INTERNAZIONALE

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La quinta relazione sul « do/m·c simpatico e dolore viscerale>> viene svolta da l,. A yala (Pisa). Dopo aver premesso che il problema del dolore viscerale è assai più complesso di quello del dolore somatico, perchè sì estende dai dolori psichici ai dolori soma t ici, l'A. pone un quesito prdiminare: quali sono le formazioni anatomiche donde partono gli stimoli che danno luogo ai dolori che meritano l' appellativo di viscerali ? L'esistenza di neuroni sensitivi viscero-specificì non è certa; gli stimoli passano probabilmente a traverso fibre mieliniche che hanno il loro centro trofico nel ganglio spinale, da dove a mezzo della radice posteriore raggiungono il midollo spinale. Queste particolari fibre viscerali afferenti sono percorse da impulsi suscitati da stimoli adeguati: chimici (aumento dell'acidità o dcll':tlcalinità), meccanici (pressione e distensione) o biologici (fermenti, ormoni). Gli stimoli dolorifici ordinari, invece, restano in genere senza

risposta, se applicati ai visceri, perciò solo relativamente insensihili. L 'A. crede che non sì possa parlare dì un silenzio sensìtivo assoluto dei visceri, ma Jì una vaga risonanza che normalmente rim:tne nella penombra del subcosciente. I dolori visceralì comprendono: r 0 i dolori delle sìerose parìetalì che hanno i caratteri dei dolori cutanei e sono accompagnati da ìperestesìa superficiale; 2° i dolori degli organi splacnìci o visceralgie, distinti in: n} dolori profondi, b) dolori irradiati a distanza, c) dolori cutanei (dolori riferiti). Il relatore ammette la concezione del dolore riferito e cita una serie di teorie che cercano di spìegarne il meccanismo patogenetico. Ricorda la ipotesi di Lunedeì per soffermarsi in modo particolare sull'ipotesi di Lugaro, secondo il quale la via centrale della sensibilità dolorosa non è come nello schema di Mackenzie, ma sarebbe costituita da neuronì per la sensibilità dolorifica somatica e da neuroni distinti, più scarsi, per la sensibilità dolorosa viscerale. La via della sensibilìt.ì dolorosa viscerale entrerebbe in giuoco solo nel caso di stimoli poco internsi e profondi; invece, quando gli stimoli algogeni viscerali oltrepassano un certo limite di intensità e di estensione, deborderebbero per diffusione centrale nelle vie anatomiche più vicine, appartenenti alla sensibilità dolorosa somatic.a, e per ciò darebbero una s·ensazione illusoria di dolore alla superficie dèl corpo in arce più o meno prossime al viscere dal quale origina il dolore. Dopo aver ricordato che , secondo Leriche ed altri AA., i dolori nelle malattie viscerali non sono mai riferiti, ma percepiti sempre nel viscere stesso, il relatore conclude che non po~sedìamo ancora nozioni definitive sulle vie di trasmissione del dolore viscerale e sul suo meccanismo patogenetìco per quanto molto cammino sia stato percorso specialmente grazie :tlle ricerche fisiologiche possibili durante gli interventi neuro-chirurgici. Nella discussione che segue, A. Thomas dichiara che, secondq il suo punto dì vista, ii ùolore viscerale esiste indubbiamente e che i dolori riferiti sono una realtà, anche negli individui normali, sebbene non siano costanti e subiscano delle variazioni in.dividuali. Leriche dichiara, invece, di non ammettere la teoria di Mackenzìe nei riguardi dei dolori riferì ti. Secondo lui questi ultimi non esistono nelle affezioni addominali <~Cute, dove si ha Ufià reà:ZÌone peritonéale infiammatoria suscettibile di determinare una

irritazione locale dei nervi somatici, sensitivi e motori. Ricorda poi alcuni casi di dolori accusati dai pazienti durante operazioni sul simpatico.


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XVI RIUNIONE NEUROL()(jJCA INTERNAZIONALE

Nella sesta relazione su « il dolore visto da un psichiatra », N. Perrm esamtna 10 quale misura lo psichiatra può facilitare il compito del neurologo nell'interpretazione de1 disturbi osservati e illustra l'importanza del fattore psichico del dolore nelle indicazioni terapeutiche. Studia prima il valore del fattore psichico nell'esame obbiettivo (: subiettivo del dolore; passa in seguito in rivista i dolori detti psicopatici, dolori senza lesione, nascenti intieramente nello psichismo e che egli distingue in dolori allucinatori e paranoici, dolori ccnestopatici, ipocondriaci, ossessivi, pitiatici, dolori dell'istero-traumatismo, spesso secondari ad atteggiamenti viziosi ed anche in rapporto ai disturb"1 fìsiopatici. Sottolinea l'importanza c l'util.ità in questi casi dell'isolamento e della psicoterapia. Tratta in seguito i dolori dci tossicomani, sia abituali che occasionali, e la ripercussione del dolore sullo st:tto mentale. Infine, nell'esporre alcuni dati criteri sulla cura del dolore, il rdatore insiste sull'importanza dello stato psichico dell' ammabto quando si tratta d'intervenire chirurgicamente. I dottori Cro-uzo11 e Desoille si occupano de << la diagnosi della esiste11za del dolore; considerazioni medico-legali >>. In un primo capitolo, essi prospettano la diagnosi positi"a del dolore, basata sui segni che lo accompagnano. La descrizione che dà il r:nalato delk sue sensazioni dolorose ha un grande valore semeiologico, purchè l'interrogatorio sia condotto in maniera adatta, con una tecnica rigorosa, e completato dalla ricerca dei segni obbienivi: segni locali associati, che indicano una lesione in atto (disturbi del!a sensibilità, della reflettività tendinea, alterazioni muscolari, simpatiche, infiammatorie, ecc.) e segni generali (mimica, dilatazione pupillare, disturbi secretori del metabolismo, della respirazione, cardiocircolatori, elettrici). I segni locali hanno certo un maggiore valore :l!agnostico. A proposito della diagnosi differenziale i rclatori espongono un certo numero di procedimenti adoperati dai medici legali per scoprire la simulazione dci segni locali associati al dolore presunto. Esaminano io seguito l'applicazione dei dati precedenti ai diversi casi clinici: algic viscerali, traumatismi dei nervi, polineuriti, nevralgie, cefalea. Inoltre essi studiano il dolore dal punto di vista medico-legale e la sua indennizzazione, passando in rivista le diverse po~sibilità: buonafede, simula1.ione, sinistrosi. I nfine, concludendo, i relatori avvertono che non esistono dei veri segni patognomonici del dolore. La diagnosi della reale esistenza del dolore si può fare solo confrontando la sintomatologia subiettiva con i segni veramente ohbietti vi ricavati da un esame completo. Le reazioni generali dell'organismo al dolore possono esporre ad errori. Ma, in pratica. la concordanza delle nozioni da essi AA. esposte con lo studio dei diversi casi clinici, permette di solito di giungere ad un apprezzamento ragionevole dell'incapacità risultante dal dolore ed anche del pretium dolot-is. ~erita una parùcobre mensione la relazione del prof. Lerichc su « In neurocllirurgza

del dolore », nella quale anzitutto è esaminata la cura chirurgica dei dolori periferici a mezzo delle neurotomie sensitive. In complesso le sezioni periferiche (nervi cranici, nervi rachidei) dànno risultati poco soddisfacenti in guanto il dolore recidiva sotto l'effetto di fattori morali o materiali. A conforto di quest'opinione, segnala la considerevole importanza del neuroglioma nella produzione dei dolori degli amputati: detto


XVI RIUNIONE NEUROLOGlCA JNTERNi\ZlONALE

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neuroglioma, che si forma fatalmente sul mor.~cone di un nervo sezionato, sarebbe il punto di partenza di rii!essi vegetativi che causano oltre al dolore altri fenomeni, vasomotori e trofici. Il Leriche fa rilevare, inoltre, che non solamente il moncone centrale, ma anche il moncooe periferico di un nervo sezionato può produrre delle sindromi algiche. Ciò t·ostituisce un argomento importante contro le neurotomie periferiche che egli. con· danna formalmente. Non approva neanche la radicotomia posteriore che conta numerosi insuccessi; fa eccezione però per la neurotomia retrogasseriana nella nevralgia vera del trigemino in cui si ha dall'So all'85 % dj casi di guarigione. Per ciò che concerne la cordotomia, il relatore la condann:1, salvo che nei cancerosi, pur rilevant.lo che gli ammalati che sopravvivono ricominciano a soffrire dopo un certo tempo. Dopo avere studiato le condizioni di apparizione c di pcrsistcnza dd dolore, l'A. esamina le indicazioni dei metodi che agiscono sul simpatico, ispirati al fatto che la vita vegetativa sembra dominare e regolare, allo stato normale, la sensibilità, che in un primo tempo sembrava dipendesse esclusivamente dalla vita di relazione. Infatti la scomparsa o l'attenuazione dei dolori a mezzo dell'infiltrazione con anestetici del simpatico, che produce una vasodilatazione attiva, dimostra bene la funzione della vasocostrizionc nella produzione del dolore; si può estendere questo metodo ai casi in cui il fenomeno vasomotore non è evidente. I metodi impiegati consistono: in infiltrazione della catena simpatica, nella simpaticectomia-periarteriosa, nella arteriectomia, nella ramisezione e nella gangliectomia. Il relatore, ritenendo che i metodi corntro il dolore sovente non sono adeguati al loro scopo, crede che bisogna cominciare dai metodi più semplici, ad esempio dall'infiltrazione con anestetici del simpatico. Seconòo l'A. la chirurgia futura del dolore dovrebbe essere una chirurgia fisiologica con scopi funzionali, più che anatomica ::wente per scopo la sezione delle vie di conduzione centripeta. Sostiene infine essere necessario non trascurare la grande importanza del fattore cerebrale ed individuale nella concezione interpretativa del meccanismo di produzione e di elaborazione del dolore. Alla discussione che segue la precedente relazione Clovis Vincent dichiara che egli non ritiene la cordotomia inutile a condizione che sia totale; la condanna nella tabe e la raccomanda nei cancri localizzati; nelle nevralgie del trigernino preferisce la via temporale alla via cerebellare con resczione parziale per evitare la cheratite. Ayala dichiara che la sua esperienza gli consiglia, nei casi in cui il meccanismo

di produzione e la patogenesi del dolore non sono di facile interpretazione, d'intervenire chirurgicamente solo dopo molta pondcrazione. A proposito della radicotomia posteriore dice che i suoi casi hanno dimostrato che questa operazione non dà quasi mai risultati soddisfacenti c durevoli. Anche dalla cordoromia, come dagli altri atti operativi tentati per curare le crisi dolorose tabetichc, ha :Jvuto risultati variabili e mai definitivi. Prende occasione per riferire su due casi di para plegia in flessione dolorosa, trattati con la radicotomia anteriore, seguita da scomparsa duratura delle crisi spasmodiche molto dolorose n egli arti inferiori paralizzati. La rad!icotomia anteriore, che non risulta nè proposta nè eseguita in simili casi, avrebbe il grande vantaggio di non produrre zone di anestesia e le conseguenti complicazioni e di agire su vie già irreparabilmente perdute, interrompendo l'arco riflesso ipertonico caus:t dello spasmo muscolare c del dolore.


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XVI RIUN IONE NEUROLOGICA

INTERNAZIONALE.

Partecipano inoltre alla discussione Lhermitte, Toumay , Bourguig;non, Haguenau. La relazione sul tema (( la roentgenterapia dd dolore >>, è svolta da Haguenau e Cally, i quali esaminano l'azione dei R. X sulle alg1e essenziali e le affezioni in cui il dolore, secondario a delle lesioni ben definite, domina per la sua intensità il problema terapeutico. In un primo opitolo, essi studiano il meccamsmo di az1one della roentgenterapia sul dolore. Dopo aver eliminato l'azione psicoterapica, essi arrivano alle seguenti conclu-. sioni: la prova dell'azione diretta sui nervi non è ancora chiarita dal punto di vista anatomo-patolo!,rico; l'azione radioterapica sui centri in casi di affezione periferica, è nulla; l'azione sul sistema simpatico, che si eserciterebbe forse sui vasomotori, non è dimostrata; l'irradiazione di alcune ghianJole endocrine ha forse un'azione accessoria. Le modificazioni cutanee non sono sufficienti per spiegare l'effetto antalgico dei R. X con un'azione sui tegumenti; forse si tratt;) di disturbi metabolici ed in particolare di modifìcazioni umorali locali sui ricettori della sensibilità.

li secondo capitolo è dedicato alla tecnica rocntgenterapica : i relatori propendono per l'impiego di raggi ultrapcnctranti molto filtrati con porta d'entrata ampia, zona d'intervento ben delimitata c sedute ravvicinate. I nfine in un terzo capitolo espongono i risultati dei R. X in certe affezioni dol~r rose. Si ha, in genere, Insuccesso nella newalgia facciale, nelle simpaticalgie, n elle causalgie, nella tabe; in compenso i risultati sono favorevoli nella sciatica, nella nevralgia ccrvicobrachiale, nei dolori ossei non traumatici, nelle algie zoosteriane, nel reumatismo vertebrale o articolare; i risultati sono incerti e variabili nell'angina pectoris. Essi concludono dicendo che si è ancora in una fa~e empirica della terapia i n parola, e perciò le prescrizioni non vengono ancora esattamente vagliate, poichè non sempre si è in gr:~do di poter distinguere i casi radiosensibili dai casi radioresistenti. Comunque non si può negare che i R. X d iano la cessazione di algie in cnsi in cui gli altri metodi terapeutici fa ll iscono. Dalle relazioni, delle quali ho appena potuto dare dei fugaci accenm riassuntivi, credo che si possano trarre le seguenti conclusioni : Il dolore, provocato dall'eccitazione di un apparato pcrcettivo, consta dell'elemento periferico e del centrale, c comprende una sensazione specifica, intellettiva, fun 7.iom: della corteccia sensi ti va cd una tona li d affettiva, sensazione sgradevole e penosa, fu n . zione del talamo. L'esistenza sulb superficie cutanea di ricettori specifici del dolore non è dimostrata, specialmente dal punto di vista morfologico; la differenza funzionale fra i vari ricettori cutanei è probabilmente dovuta alla varia intensità degli stimoli. E' ammessa !"esistenza di una rappresentazione regionale del corpo nel talamo: sia nel talamo che ndla corteccia il dolore ha probabilmente una rappresentazione bilaternle a predominanza controlatera le. Nella genesi <.Ici dolore nelle affezioni dei nervi periferici bisogna ammettere la partecipazione del simpatico. associata a fattori ormonali cd umorali.


XVI RIUNIONE NEUROLOGICA INTERNAZIONALE

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Non è accertata l'esistenza di neuroni sensiùvi di natura viscerale: è probabile che gli stimoli agenti sui visceri provochino impulsi che passano a traverso fibre mieliniche che col prolungamento periferico sono riunite al loro centro trofico situato nel ganglio spinale, per poi raggiungere, attraverso la radice posteriore, il midollo spinale. Queste fibre afferenti viscerali entrano in azione dietro stimoli adeguati: chimici, meccanici o biologici, mentre rimangono inattive in genere agli stimoli algogeni ordinari. I dolori viscerali si distinguono in dolori delle sierost: parietali e in dolori propriamente degli organi splacnici, che si dividono in dolori profondi, Jolori irradiati a distanza e dolori ri feriti. Per quanto riguarda la terapia ncurochirurg ica del dolore l'esperienza ha dimostrato che le neuroto mic sensitive periferiche danno risultati poco duraturi per la formaz ione di neurogliomi nei monconi del nervo sezionato; risultati · assai scarsi hanno dato b radicotomia posteriore e la cordotomia. Efficaci invece si sono dimostrati i metodi che ngiscono sul simpatico (infiltrazione, simpaticectomia periarteriosa, ram1sez1one c ga nglicctomia), ispirati alla grande influenza che il S. N. V. ha sulla genesi del dolore. La roentgenterapia agirebbe (con un meccanismo ancora incerto) favorevolmente solo in alcune affezioni dolorose (sci:nica, reumatismo, dolori ossei non traumatici, ccc.), :ncntre darebbe risultati assai scarsi o negati vi ndla quasi totalità delle altre sindromi algiche.

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LEZIONI E CONfERENZE OSPEDALE MILITARE DI PERUGIA

SARCOMI DELLE OSSA E LORO RAPPORTO COI TRAUMI Conferenza del prof. Galeno ~areUi, primo capitano medico, Direttore della Clinica Chirurgica della R. Universit~ di Perugia, agli ufficiali medici del Presidio militare.

Ho aderito con vero piacere all'invito rivo/tomi dalla On.le Direzione dell'Ospedale Militare di Perugia di trattare brevemente dinanzi a Voi un argomento di interesse pratico, perchè riprendere via via contatto con l'Esercito, ringiovanisce di armi e di spirito ed è motivo di onore che sente profondamente chi ebbe la fortuna di portare per lungo tempo, durante la guerra, la divisa di Ufficiale Medico.

Le questioni che emergono dallo studio dei sarcomi delle ossa, sono molteplici e involgono problemi che ÙJteressano tanto il patologo puro, quanto il clinico e il medico legale. E irlfatti; mentre i patologi notl sono d'accordo sulla istogenesi e quindi sulla classazione di questi tumori, riesce speuo difficile al clinico e al radiologo di pome con sicurezza la diag11osi, tanto p-iù una diagnosi precoce, perclzè molteplici (e gravi di conseguenze) sono le cause di errore; così pure al medico legale no11 riesce certo facile sta . bi/ire se al trauma, così spesso invocato come causa determinante o aggravante del loro sviluppo, debbasi dare una. qualche importanza. Fino a pochi anni or sono, riusciva estremametzte difficile orientarsi tra le varietà dì sarcomi descritte e quindi tra le varie classificazioni proposte. La distinzione in tumori ce11trali e tumori periostei, proposta da Cooper e tuttora seguita, specie itt Francia, corrisponde ad un dato di fatto vero, ma quando il tumore ha raggiunto un certo sviluppo, spesso è as.rai difficile Jtabilire il suo punto di origine. Così può accadere che i tumori, originatisi dal cmtro dell'osso, abbiano poco alla volta distrutto la corticale porta11dosi in superficie, e, viceversa, tumori originatisi perifericamente sulla corticalt' o sul periostio, abbiano poi invaso profondamente lo spessore dell'osso. E il dubbio può rimanere anche col pezzo anatomico in mano. Di qui il largo consenso che ha avuto la proposta degli anatomo- patologi americani, i quali non dàm~o nessuna impartanza alla sede del tumore, ma hanno proposto una classazione istogenetica e distinguono questi tumori in due grandi categorie: 1 ° - Tumori osteogeni, derivati cioè dagli elementi specifici del tesnttQ osseo e capaci di generare osso.


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Tumori di origine differente e cioè : a) fibrosarcoma periosteo o paraostale; b) tumori vasco/ari o endoteliomi (sarcoma di Ewing); c) mielomi; d) tumori a cellule giganti (mieloplam).

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Ho detto tumore a cellule giganti -

tumori bruni - ; ma .questi

tumori debbono o no essere annoverati tra i tumori maligni? In base alle ricerche degli ultimi tre decenni, la maggioranza degli AA. considerano questi tumori come benigni, secondo la opinione espressa da Nelaton {ir1o dal 186o; indipendentemente da comiderazioni di natura istogenetica, e dal significato che si vuole attn'buire alle cellule giganti (si comiderino i grossi elementi cellulari polinucleati che caratterizzano questi tumori còme osteoclasti macrofagi; come cellule del tipo di quelle così dette da corpo estraneo (Nelaton- Masson); oppure come germogli vascolari ad evoluzione ritardata rappresentando elementi di pura reazione organica; o infine come derivati da megacarociti del midollo), sta di fatto che la evoluzione di questi tumori non ha quel carattere di malignità corJJ cui si suole com.u nemente caratterizzare i sarcomi. E vi è anzi chi si domanda se 1l01l si tratta di un granuloma (Konietzny). Però se in molti esemplari Ìl decorso è nettamente benigno, altri casi non possono sicuramente èssère considerati come tali, per cui si può dire che clinicamente tengono un posto intermedio tra le neoformazionJ benigne, o meglio tra varietà di queste, (come possono essere le cisti solitan'e delle ossa, la osteite fibrosa circoscritta) e i veri e propri tumori maligni. Viene negata in modo assoluto a questi tumori la capacità, propria dei tumori maligni, di dare metastasi e di in.filtrare i tessuti, e si è anche affermato che quando un tumore, diagnosticato come a mieloplam·, presenta un decorso maligno, si deve ritenere si trattasse di un vero e proprio sarcoma polimorfo a cellule giganti. Depone per la loro benigrzità il fatto, rilevato nelle statistiche americane, che l'Bo- 90 ~:. di questi tumori notz dànno metastasi e il malato non muore. Se alcune volte il tumore recidiva dopo uno scucchiaiamento o un:z resezione, significa che non era un tumore a mieloplassi. Tavernier in un caso di recidiva, dopo un generoso !CHcchiaiamento, riprese ad esaminare t frammenti asportati con la prima operazio1le e in uno di essi trovò un reperto tipico di osteosarcoma; per cui il tumore era maligno fin dal primo mo-mento. Tuttavia non mancano casi (Ferrarim), a12che diagnosticati istologicamente da patologi autorevoli. o nei quali lo stesso reperto radiografico er;l tipico per tumori a mieloplassi in cui l'evoluziotze finì per assumere carattere di malignità. Una risposta definitiva alla questione istogenetica non ha .co/tanto importanza scientifica, ma influisce anche sulla terapia.


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SARCOMI DELLE OSSi\ E LORO RAPPORTO COl TRAUMI

Questi tumori a cellule giganti il cui sviluppo è spesso imputato a traumi pregressi, rappresentano il 20 % nell'insieme dei tumori delle ossa, e sono quasi sempre localizzati alle ossa degli arti superiori (23 %) o inferiori (56 %). Nelle ossa lunghe essi occupano tanto lo spessore quanto la superficie dell'osso; i tumori che iniziano dal bordo osseo primitivamente sono sottoperiostei e notz itzcontrando ostacolo al loro sviluppo, si estrinsecano facilmente verso le parti molli rimanendo circoscritti da una sottile buccia osteofibrosa; soltanto di rado riescono a costituire nello spessore dell' os>o una cavità più o meno profonda sempre ben circoscritta e delimitata da te.csuto sano. Nella forma e11doossea incistata, più comune, il tumore è circoscritto da utz guscio osseo completo; più il tumvre si ingrossa e più lo spessore dei guscio osseo si assottiglia, · finchè in ·certi casi questo guscio osseo è sottile come un foglio di carta e altt·ettanto depressibile e facile a rvmpersi. Con l'ace1·escersi della neoformazione, il tessuto osseo sano viene respinto alla periferia in setzso eccentrico, ma la sua struttura a contatto del tumore rest,t normale o pochissimo alterata. Le areole spongiose via via compresse i l atrofizzano e scompaiono mentre la cavità si ingrandisce; avviene pem•) un riassvrbimento progressivo dell'osso circostattte mentre il guscio osseo che circoscrive il tumore mantiene una superficie regolare, uniforme. Que.cto aJpetto, bene rilevabile con l'esame radiologico, sarebbe sufficiente a differetJZÌarlo dai tumori maligni nei quali la distruzione e il riassorbime11to dell'osso avviene troppa rapidamente perchè abbia il tempo necessario a re.Tgire e circoscriverlo. La cartilagine epifisan'a oppone invece una resistenza assoluta alla invasione nevplastica per cui, anche in stadi avanzati, permane come ttna lamina sottile che preserva l'articolazione da ogni invasione. L1 massa neoplastica, di consistenza varia, può essere suddivisa da trabecole ossee in molteplici cavità cistiche di vario volume che racchiudono sangue coagulato o liquido, misto a detriti del tumore in disfacimento, in misura tol~ che vengono indicati erroneamente come aneurismi delle ossa. Nella form:l endoossea, infi/trata1 il tessuto osseo in cui ii tumore ha preso origine, anzichè vacuolizzato regolarmente e profondamente, è cribrato da areole clz~ lo riassorbono e rarefanno tutto ÌTztorno. Per la diagnosi di questi tumori bisogna tenet· conto del loro sviluppo subdolo, lento, della loro sede epifisaria, senza invasione del/'articolazioue. della loro consistenza molliccia e pergamenacea, quando hanno rotto il periostio, per cui alla pressione possano acciaccarsi come una palla di celluloide, e anche della mancanza di disturbi subiettivi. Pertanto clinicame11te 11011 è sempre facile differetrziarli dalla epifisite tubercolare la quale però, a! con· trario di questi neoplasmi, provoca dolori nei movimenti dell'articolaziotle, che si presenta quasi sempre tumefatta pei idrartt'osi, mentre esiste ipotrofia muscolare e il reperto radiografico, per poco che la lesione sia ava11zat.1. indica in·egolarità della superficie epifisaria per invasione dell'articolazione.

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SARCOMI DELLE OSSA E LORO RAPPORTO CUI TRAUMI

La osteoperiostite sifilitìca è più doletlte ed a sede diafisaria, mentre in certe forme attenuate di osteomielite o di ascesso dell'osso, non mancano nelle anamnesi accenni di acuzie, periodi febrili, come non mancano segni di reazione produttiva dell'osso o del pe1-iostio intorno alla cavità neoformata. Sarà soprattutto decisiva l'immagitze radiografica, la quale sarà bene inlffpretata tenendo conto dello stato anatomico del tzeoplasma su cui volutamente ho insistito. Tuttavia nelle forme iniziali la diagnosi, anche se subito co"edata da un cliché radiografico, non è molto facile; itz pieno tessuto osseo si vede una cauità chiara, rotondeggiante, circoscritta, che non interessa la interlinea articolare; ciò che è decisivo per escludere la forma tubercolare. E' una immagine pressochè uguale a quella di certe forme di cisti ossee. lA radiog,·afia che Vi presento si riferisce ad una forma di sarcoma a mieloplassi della epifisi superiore tibia/e, controllata operatipamente. Essa presenta ben pochi caratteri differenziali da questa seconda radiografia che si riferisce ad una cisti uni/oculare della epifisi superiore dell' omero (anch'essa controllata operativa mente); se non che la cisti non supera la linea della cartilagine di accrescimento. Come pure è molto simile a quest'altra immagine radiografica dovuta ad una formazione cistica dell'epifisi superiore del femore e che rappresenta una varietà rara di osteite circoscritta prodotta da paratifo B, da me osservata in un ragazzo. Anche itz questo ultimo caso la cavità era rtetta e ben delimitata, e soltanto con un atteuto esame si potroa mettere in evidenza urza lieve irregolarità di contorno e una modicissim,l reazione osteo - periostea. Il solo esame radiografico non· permette sempre, se non ad espertissimi, una diagnosi di sicurezza, la quale invece risulta facile quamdo si po.rsono ottenere radiogrammi tipici come quello che vi presento, in cui la cavità, a carattere nettamente multiloculare, ha limiti circoscritti. In stadi più avatzzati si ha l'immagine di una cavità epifisario sferica a bolla di sapone, come si dice, soffiata; questa zona chiara circoscritta può essere solcata da sepimenti dovuti ad ispessimenti esistenti nella parete della cavità ossea. Anche in stadi avanzati però questi tumori a mieloplassi non invadono la corticale e tanto meno le parti molli, come avviene nei tumori maligni; l'osso tutto all'intorno della lesione conserva la sua trama normale. Assai più frequenti sono i sarcomi osteogenctici o sarcomi osteoblastici, i quali proveng0110 da elementi capaci di produ"e osso. Secondo le vecchie teorie osteogenetiche questi elementi sono gli osteoblasti. E' noto però che anche gli elementi indifferenziati ( emoistioblasti) posti in det~rminate condizioni di ambiente, possono proliferare in senso osteogenetico : si tratta di eleme11ti stipiti del connettivo i quali si trovano appunto numerosi nella compagine dell'o.rso. L'ignoto stimolo neoplastico, causando la tutm~ltuQsa e atipica proliferazione di questi elementi, fa s~ che il neoplasma risulta c01stituito da un tessuto oue possono essere rappresentati i pari componenti derivati dalle cellule stipiti totipotenti del connettivo (e cioè travate


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SARCOMI DELLE OSSA

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E LORO RAPPORTO CO! TRAUMI

ossee od osteoidi, cat·tilaginee, tessuto mixomatoso); di qui i diversi tipi di osteosarcoma, mixosarcoma, fibrosarcoma e sue varietà, in cui questi differenti tessuti coesistono disposti in uno stroma più o meno ricco di fibre contJettive, oppure sarcomi a cellule indifferenziate. Importante per la sua malignità il tipo telangettasico (tumori anet-trismatiCt) caratterizzato da un enorme sviluppo vascolare con vaste lacune ematiche. Il sarcoma osteogenico si origina particolarmente a livello della zon,1 fertile delle ossa lunghe (naturalmente non sono risparmiate le altre ossa), sia negli strati superficiali (sottoperiostet) sia tJegli strati profondi centrali dell'osso. Quale che sia il suo punto di origine, il tumore si diffonde rapidamente, per cui, nella maggior parte dei casi, è difficile riconoscere il focolaio originario. Quando si origina daLla profo-ndità dell'osso, invade rapidamente la metafisi e si propaga senza ostacoli verso la cavità midollare, mmtt·e trova maggior resistenza a invadere il tessuto osseo compatto. Qualche volta nel tessuto compatto si ha l'accenno di un guscio osseo a mr~rgit~i irregolari, con lamelle osteoidi fragili, che perciò non {»"esenta mai la regolarità del guscio osseo che delimita i tumori a mieloplassi e le neoformazioni ossee tipicamente betzigne. Questa sottile lamina ossea viene rapidamente rotta, superata, di qui la crepitazione pergamenacea alla palpazione e la possibilità di fratture spontanee. L'ulteriore progressione del tumore determina l'invasione alk parti molli e ciò che lo distingue da altri tipi come si è detto, la possibilità ài invadere l'articolazione, la qual cosa avviene tardivamente perc h è la cartilagine epifisaria resiste a lungo. Quando il neoplasma si origina dagli strati sottoperiostei o periostei (sarcoma periferico) esso invade Jubito il periostio sollevandolo e si sostituisce completamente ad esso. La distruzione delr osso ri effettua più lentamente che nel tipo di origine centrale. La dìafisi persiste a lungo in mezzo alla massa tumorale per cui le fratture spontanee sono più rare o più tardive; tuttavia essa appare intaccata ·abbastanza precocemente e infiltrata e rarefatta anche in zone assai distanti dal focolaio originario) in quanto gli elementi neop!astici la infiltrano seguendo i canali di Hawers e i fori dei vasi nutritizi. Facile e rapida è invece l'invasione delle parti molli. Il manicotto tumorale che avvolge la diafisi contiene eravate osteoidi che possono assumere un aspetto caratteristico nella lastra radiografica (a spazzola) a capigliatura); sono stallattiti di tessuto osteoide o ossiforme giovatze, disposto a raggi di ruota, che a partire della lesione iniziale costituiscono le tra vate direttrici dell't'nvasione. . Se osservate il pezzo anatomico che vi presento, e che proviene da tm grovane soldato operato alcum· giorni sono in quest'Ospedale) vedrete confermati molti dei cat·atteri sopra ricordati. 1


SARCOMI D ELLE OSS A E LORO RAPPORTO COI TR AUMI

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Per scoprire il sarcoma bisogua vivere nel sospetto di esso, come dice Putti, onde poter/o diagnosticare negli stadi iniziali, quando non esistono atzcora sintomi caratteristici. Più precoci segni clinici si manifestano nel sarcoma periferico, capace di dare dolori fin dall'inizio, e di permettere presi.o dei rilievi obiettivi, e precisamente deformità apprezzabili. Di solito però quando si rilevano segni esterni evidenti, come tumefazione, crepitazione, ectaj·ie venose, aumento della te-mperatura locale, e magari axnche febbre, la malattia è già molto avanzata; però n01z è raro il caso che il malato abbia richiamato l'attenzione sulla sua infermità in seguito ad una frattura patologica. Spesso è soltanto dopo un trauma sulla parte, che il malato ha cominciato a soffrire e naturalmente incolpa il trauma come causa certa della malattia. - L 'esame radiografico sempre indispensabile deve essere precoce e ripetuto: 1° ~ Perchè data la rapida evoluziotze un secondo esame può permettere una dtagnosi prima impossibile. 2 ° - Perchè se si è in dubbio nella diagnosi può chia-rirla in quanto altre forrne sospettate (sifilide, osteomielite, ecc.) possono essere regredite in seguito alle cure praticate. Per rendere più precisa la dzagnosi radiologica, Borak inietta dentro il tu1nore un mezzo di contrasto (iodipina) che provoca la formazione di · un'ombra OfflQgenea, caratteristica, che si sposta cambiando la posizione con rapidità differente, secon·do il contenuto cistico. Le forme solide invece o non si lasciano iniettare o dànno luogo a ombre corrispondenti ad eventuali interstizi o cribrosità del tessuto. La radiografia svela lesioni latenti non sospettabili: che è compito del radiologo interpretare. Colpisce, in rapporto alla rapidità di evoluzione del neoplasma, la differenza tra clichés presi a breve distanza di tempo. All'inizio non si hanno dei aati caratteristici. Nelle forme periferiche di origine sottoperiostea. si vedono nelle immagim radiografiche, erosioni della corticale, a colpo d'unghia, che si continuano con una piccola massa scura addensata nelle parti

molli. Nelle forme centrali inizia/t si vedono delle macchie cariche disseminate senza ordine oppure riunite in focolai. Clichés successivi mostrano il rapido inKrandirsi della lacuna metafisaria centrale o marginale. l n uno stadio più inoltrato la radiografia dà immagini assai caratteristiche; il tumore, estesosi in senso eccentrico, dimostra di avere distrutto una larga zona di tessuto osseo - tutto un segmento osseo - di cui residua:no più o meno dissociate alcune travate ossee, dando l'impressione che l'infiltrazione del tratto scheletrico è profonda e progressiva. La zotza di rarefazione ossea di forma solitamente sferoidale, che si osserva specie neLle 2

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Ciornal~ di

medicina militare.


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forme cetztrali (tumori osteolitic1) può far pensare ad una cisti, ad un asceSJo t. b. c., a una gomma. A differenza però di queste forme, la rarefazione neoplastica progredisce rapidamente, distruggendo tutta una metafisi ossea; la cartilagine articolare resiste a lungo e soltanto negli stadi molto avanzati vime superata. E' un reperto caratteristico la rottura della corticale, rottura la quale si verifica naturalmente in tutti gli stadi avanzati dei tumori ossei, anche ad atJdamento relativamente benigno, ma che qui avviene precocemente. Prima di essere rotta la corticale è erosa, smangiata. Nei sarcomi di origine periostea od osteo-periostea, naturalmente la corticale è distrutta per prima e la spongiosa secondariamente. In entrambi i casi osservati ùz questi giomi nel reparto chirurgico di questo Ospedale Militare, è tipica la reazione periostea all'invasione neoplastica, reazione che si estrimeca con la presenza di striature sottili impiantate perpendicolarmente alla superficie dell'osso e che dànno immagini a .spazzola. Ora mvece si tratta di speroni anche grossolani, che partono dal periostio al limite dell' invasione neopiastica. L 'osso ste.cso tzella sua compagine può reagire diversamente dimostrando zone di maggiore opacità, modificaziotti della trabecolatura, a significare tma reazione osteogena attiva all'intomo del neoplasma. N el sarcoma di ot·igine periostea ( periosteo-osteogenico), la reazione periostea con produzione di spine, spazzola etc. è più vivace; la corticale può apparire erosa, scalfita, e soltatzto in stadi molto at'anzati la compatta può essere invasa e modificata, mentre il neoplasma si estrinseca essenzialmente verso la periferia invadendo le parti molli. Negli esemplari radiografici che vi presento, sono documentati differenti aspetti di tumori osteogenici. Sarcoma di E wing, così detto da,l nome dell'A. che l'ha descritto per primo. Dapprima venne chiamato mieloma-endotelioma per la tendenza a colpire più ossa; Ewing crede che si origitlÌ dalle cellule endotdiali dei vasi linfatici perivascolari. L 'esame istologico mostra un tessuto sincizia/~ con 11uclei ovali o polù:drici e con citoplasma scarsamente colorato. A differenza dell'osteosarcoma non presenta alcuna sostanza intercellulare. L 'osso primitivo viene riassorbito. N elle parti per:iferiche del tumore .ri osservano spesso itJfiltrati linfocitari. che possono portare erroneamente {Il giudizio di osteomielite. Riguardo alla sua frequenza Kolodtzy trovò o 4 sarcomi di Ewing su 650 sarcomi delle ossa; più colpita la tibia, poi il perQne, l'omero, l'ulna, il femore e quindi le altre ossa fra le quali la colonna. le costole, il cranio. Contrariamente al sarcoma osteogeno è la diafìsi colpita di preferenza nelle ossa tubo/ari. Quando sia11-o colpite parecchie ossa non .si è ancora potuto stabilire se si tratti di una molteplicità primitipa (Ewm g) oppure di metastasi (Connor). Clinicamente il tumore iniz ia cç, .rt>gni dell'in{iammazio11e: iperemia, dolori, innalzamento della tempera-


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tura, scarsa linfocitosi. Spesso viene scambiato coll'osteomielite. L'esame radiologico mostra un'alterazione diffusa della diafisi; la corticale divime porosa e scompare a tratti, per l'accrescimento infiltrante del tumore. Il periostio reagisce alla distruzione della corticale con neoformazi01~ ossea e determina una stratificazione a foglie di cipolla. Nelle piccole ossa si osservano jocolai osteolitici; nella diafisi delle ossa ltmghe a simili focolai osteolitici segue la distruzione della corticale e quindi la penetrazione del tumore nellt: parti molli. L'opacamento conseguente nelle parti molli e la mancanza ai sequestri, permettono la diagnosi differenziale coll'osteomielite subacuta, cosi pure la contemporanea comparsa in più ossa. Tuttavia, a-nche durante l'operazione, spesso non viene posta la diagnosi del sarcoma perchè il tessuto neoplastico (bianco grigiastro, tendente alla necrost) può essere scambiato col tessuto di granulazione osteomielitico. Il sarcoma di Ewing è radiosensibile, ma benchè si possano osservare 1egrcssioni marcatissime, la prognosi non è favorevole perchè sopravve1Jgono recidive e metastasi anche dopo ripetute irradiazioni. Sarcomi extraperiostali. - L'esistenza di questo gruppo non sembra dovuta a criteri esatti. Si tratta di sarcomi delle parti molli a cellule fusate. L'esame radiologico mostra un opacamento delle parti molli ed un'erosione superficiale della corticale. Il tumore incapsulato è relativamente benigno. l mielomi a localizzazione ossea multipla, altamente distruttivi e a decorso fatale, 'hanno meno importanza per i chirurghi; la radiografia scioglierà i dubbi diagnostici anche nelle forme iniziali, tanto più se è presente albumosuria di Bence -1ones. Ho già accennato alla difficoltà della diagnosi precoce, ma anche dinanzi a forme conclamate si può rimanere perplessi e non sempre si è in grado di dare .un giudizio diagnostico sicuro, che implica una prognosi e un trattamento molto differente a seconda delle varietà anatomiJ- patologiche. La diagnosi differenziale non sempre è facile, ma anzi spesso è difficile e talvolta pone in un dubbio atlgoscioso. L'aiuto della radiografia, come ho già detto, è di gran-de importanza e talvolta decis1~vo . N elle forme diafisarie si dovrà escludere la sifilide con il suo corteo di dolori, la reazione R W e il caratteristico suo aspetto radivlogico. Nelle forme a sede epifisaria si dovrà, pensare più spesso alla t. b. c. la q;,tale può compromettere assai presto l'articolazione viciniore, che anche nel sarcoma può essere in stato idropico, ma ciononostante rimane anc!Je in stadi avatJzati, mobile e indolente. lVon è raro che un osteo - sarcoma venga confuso con un osteomielite ad aadamento sub- acuto, in quei casi naturalmente che si presentano con febbre e con febbre anche elevata. Errore tanto più facile quando si tratta di tumori di Ewing i quali dànno febbre anche elevata, dolori vivaci, hanno sede diafisaria e, anche radiologicamente, possono trarre in errore.


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SARCOMI DELLE OSSA E LORO RA PPORTO COl TRA UMI

Ecco perchè è giocoforza spesso ricorrere alla biopsia che, eseguita correttamente (meglio se con l'elettrobisturz) è scevra di danni. Ma la biopsia deve essere abbastanza generosa in modo da permettere parecchi esami, e possibilmente in sedi diverse, perchè esami incompleti possono trarre in giudizi errati anche istologi provetti. Si ricm·di la importante infiltrazione parvicellulare in certi tum.ori (Ewing) e la incertezza se classificare alcune forme tra tumori a mieloplas.;i o no. Conoscere la varietà dei tumori uuol dire anche rtabilirne la cura. I tumori a mieloplassi devono essere trattati come forme benigne; il tessuto di neoformazione può essere asportato tutto con uno scucchiaiamento che, se generoso e completo, salva da recidive. Soltanto in. casi eccezionali potrà essere necessaria una resezione ossea e solamente se il tumore ha assunto dimensioni gigantesche, una amputazione. La RX. terapia in questa varietà dà risultati scarsi in confronto {l/le brillattti guarigioni definitive, che si ottengono con la cura chirurgica. La cura chirurgica è veramente efficace anche nelle forme (poco frequentt) di fibrosarcoma, in cui si contano guarigioni definitive o sopravpivetzzc di parecchi anni dopo una exeresi completa. Nelle altre varietà di sarcoma osteogenico, o nel sarcoma di Ewing, la terapia .chirurgica conta molti insuccessi; si può sperare soltanto di raggiungere qualche guarigione definitiva se si amputa presto e largamente. Le reseziorzi ossee anche estese, seguite da innesti liberi o peduncolati di osso, trovano una indicazione molto rara. Si tratta d'altra parte di openzioni le quali richiedono una lunga immobilizzazione dell'arto operato e naturalmente sono talvolta complesse e n01'll scevre di pericoli. Non è raro che avvenuta la guarigione operatoria si manifestino già metastasi lonta11e, per cui ci si domanda se convenga amareggiare la breve sopravvivenza degli infermi con cure lunghe e fastidiose o se tJon è assai meglio amputare subito, avendo così maggiore alea, se non di guarigione permanente, di più lrmg.1 sopravvivenza e di rapida guarigione operatoria. Poichè i successi della terapia chirurgica nelle forme più maligne dei tumori ossei sono tanto deficienti, sono giustificati i tentativi compiuti co11 la RX r la curietempia. I risultati definitivi che si ottengono anche con questi mezzi, sono in complesso ancora meno incoraggiarzti e se certe forme di tumore (Ewing) regrediscono rapidamente e talvolta dànno la impressione della guarigione, a distanza più o meno breve di tempo il tumore riprende purtroppo ia stN marcia fatale. Per cui la cura chirurgica precoce sembra essere ancora la pitì consigliabile. Ancora •ma parola sul coefficiente traumatico della genesz di questi tumori.


SARCOMI DELLE OSSA F. LORO Rt\PI'ORTO COl TRAUM I

Il traumatismo viene segnalato molto spesso sugli antecedenti degli itzdividui affetti da sarcoma delle ossa. La cosa non può meravigliare te1zendo conto della tendenza assai diffu· sa di chiamare in causa il trauma nella etiopatogerzesi delle affezioni più disparate. Si può ammettere che in certi casi il nesso trauma- sarcoma sia esatto'? Ammesso come vero questo nesso, in quale percentuale si avvera? E come si può spiegare questa patogetJesi al lume delle nostre attuali conoscenze sulla genesi dei tteoplasmi ? In una mia pubblicazione del 1928 la questione fu trattata abbastanza ampiamente, ma non posso dire di essere arrivato a conclusioni veramente soddisfacenti, nè che da allora la questione abbia fatto grandi progressi. il trauma viene accettato come coefficiente di malattia in misura diversissima e cioè 53% (Mayo), 47,15% (Puttt), 30% (Cocher), 12% (Sabrozes), 6% (Bobbio), 3,9% (Lowenstein), e infine Ferrarini, di cui è nota la grande espe· rienza anche in questa materia, in un bello studio recente sull'argomento afferma che questo rapporto deve comiderarsi certissimamente un rapporto di eccezione. In parecchie migliaia di traumatizzati, fratturati e notl, egli ammette di aver osservato un solo caso in cui questa successione morbosa esisteva. Si deve tener presente infatti che altra cosa è l'essere preesistito utt trauma al tumore, altra cosa che esso trauma abbia realmmte influito nello sviluppo di questo. Per ammettere che il trauma sia responsabile nello sviluppo del tumore occorrono, comunque, alcutte condizioni già munciate da SegotJd e cioè oltre l'autenticità del trauma, che esso sia stato di una importanza sufficiente, che prima del trauma la regione fosse sicuramerzte integra e ( he il tumore .ci sia sviluppato proprio là dove ha agito il traumatismo. Che infine tra momento del traumatismo e sviluppo del tumore esista un certo lasso di tempo (non meno di tre settimane e non più di due annt) che rende la successione morbosa verosimile. Verificandosi queste co-ndizioni, la insorgenza del tumore diventa un fatto che potremo dire scientificamente accettabile, tanto più che le più recenti acquisizioni 11el campo delL1 oncologia, hanno messo in evidenza la parte che spetta allo çtimolo di ordine strettamente chimico nella genesi dei tumori sperimentali (tumori da catrame, sarcoma di Raus ecc.) per cui 11011 ripugna pensare che il trauma possa provocare nei tessuti colpiti, la produzione di sostanze capaci di far deviare la neoformazione cellulare in senso can,çerogeno. Ma a parte questi presupposti strettamente teorici, che possono lasciare anche molto dubitasi, nel campo medico· legale necessariame11te siamJ indotti ad una valutazi011e assai più larga del fenomeno. Non vi è dubbio che a parte esagerazioni e simulazioni, molte tolte i! trauma 11on ha fatto che meitere in evidenza e re11dere manifesta allo stes.w


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SARCOMI D ELLE OSSA E LORO RAPPORTO COl TRAUMI

ammalato la presenza di uno stato di cose prima passato inosservato. Stabilire la natura del tumore in simili casi è importantissimo, perchè si sa che, per esempio, i tumori a mieloplassi così spesso attribuiti a traumi pregressi, hanno uno sviluppo lento, di anni, per cui è facile escludere la influenza del trauma quando si trovitzo tumori i·n uno stadio di sviluppo relativamente cospicuo, a breve distanza di tempo dal traumatismo riportato. Non altretta11to facile è invece negare la influenza di un trauma, anche relativamente recente, nella genesi di tumori a rapido sviluppo, come sarcomi osteogenici, o sarcomi di Ewing per cui il nostro giudizio deve essere necessariamente misurato. Ciò che importa da un punto di vista teorico è la possibilità delf,l successione morbosa, che non viene negata da nessuno anche se ritenuta assolutamente eccezionale. Dalle documentazioni ottenute nei singoli casi dipenderà la possibilità di dedurre con rigore scientifico se la genesi traumatica è più o meno attendibile. D'altra parte, pur tenendo conto delle esagerazioni ben note in questo campo, si deve tetzer presente che l'infortunato beneficia anche soltanto del· l'aggravamento indotto dal trauma nella evoluzione della malattia. Per· tanto, fino a quando sulla eziologia dei tumori non sarà fatta più luce, in pratica non possiamo negare al trauma ogni valore causale, ma anzi saremo costretti a tenerne conto e valutar/o più spesso di quanto non sia nostra intima convmzwne.

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LAVOR I O RIGINALI OSPEDALE MILITARE DI ROMA Direttore: colonnello medico GIULIO M AssERANO

SUL TRATTAMENTO CHIRURGICO DEL VARICOCELE Prof. Cortadl.oo Giacobbe, maggiore medico, capo reparto di chirurgia.

Il varicocele, affezione assai frequente nei giovani e pertanto facile a riscontrarsi nel militari, si osserva particolarmente - come fa anche notare Camara Leal (r), chirurgo dell 'esercito brasiliano - in coloro che sono costretti a rimanere molte ore in piedi o che sono obbligati ad esercizi faticosi e a lunghe marcie. La patogenesi ne è sì ricca che Segond si meraviglia persino che possa esistere un uomo senza varicocele ! La frequenza assoluta del varicocele - fa però osservare Forgue (2) non si può valutare dal numero di quelli che vengono curati in O!)pedalc o nella clientela, poichè il medico è consultato solo per i grossi pacchetti venasi. l veri documenti sono le statistiche militari. Su r66.317 individui esaminati nei consigli di leva in Inghilterra e in Irlan da - durante un periodo di dieci anni - 39II presentavano varicocele, cioè con una proporzione del 23,4 per mille sugli esaminati (Curling). Dai r·endiconti di leva Forgue ha trovato che nelle classi dal r875 al 1884 i casi di esenzione per varicocele rappresentavano solo una proporzione del 3 per mille. Ma questa cifra - secondo Forgue - rappresenta solo i tumori varicosi incompatibili con ogni servizio attivo; e queste forme ~ono l'eccezione ( 1 su 400 o 500 casi di varicocele compatibili col servizio militare, secondo i dati di Gaujot). Sui 3911 individui studiati da Curling 282 volte era affetto il lato destro, 3360 il sinistro, 2~ i due lati. Questa netta predominanza del varicocele "' sinistra è stata oggetto di numerose ricerche. Petit ha invocato la pressione esercitata sulle vene spermatiche dalle materie accumulate nel sigma; Morgagni, A. Cooper hanno accusato la disposizione anatomica delle vene (la v. spermatica s. si getta ad angolo retto nella v. emulgente); Landouzy ha dato importanza all'assenza di valvole nelle vene del plesso pampintforme di sinistra e Prunaire al volume maggiore del testicolo di sinistra. Il varicocele è affezione che scompare assai spesso con l'età; ma può tuttavia aumentare ed assumere proporzioni enorm1. E' stato infatti osservato { •) C\ MARA LE.\L. - Re,·ist:e dc M<tlicin:t Mi litor, 1<)3'\ . N. 3· (2) FoRGl"E. Compendio di Palologir~ C!lirw gica. V ul. Il.


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SUL TRAT[AMENTO CH IR URGICO DEL VARICOCELE

che può discendere sino al terzo medio della coscia e raggiungere persino le dimensioni d 'una testa di feto a termine (Nélaton). Il varicocde - anche voluminoso - è quasi sempre tollerabile con l'uso di adatto sospensorio; bisognerà tuttavia operare i malati che soffwno reali dolori o sono tormentati dal fantasma della loro affezione, che li rende ipocondriaci (Giordano). Anche Tillaux sconsiglia l'operazione; fa però rilevare: « acceptez cependant de la faire si le jeune homme la réclame pour unr: 1·aùo11 quelconque, en particulier pour ne pas étre exempté du service militaire. Certains varicocèles sont douloureux à ce point, que les malades {inisse11t par 1it: plus pouvoir travailler. La douleur siège dans !es reitu, sur le trajet dtt cordon, dan.c le testicule ( ordinairement atrophié) : conseillez alors l'opératiou . (Traité de chirurgie - Vol. II). La terapia del varicocele, che trae le sue origini da Celso (I secolo) e da Paolo di Egina (VII secolo), ha dato motivo in ogni tempo alla fantasia chirurgica di sbizzarrirsi come ha voluto e potuto nel creare una infinità di metodi di cui moltissimi non hanno oramai che un solo valore storico e che pertanto tralasciamo senz'altro di accennare. Sintetizzando possiamo secondo i diversi AA., che si sono particolar· mente interessati all'argomento, classificare i metodi operatori in cinque gruppi. E cioè: - primo gruppo (spermato- flebectomia), in cui vanno compresi qu.:i processi operatori, che mirano esclusivamente a combattere l'ectasia venosa; legature semplici o multiple oppure resezione (Volkmann, Reclus, Bennet, Kahler, Parker, Narath, Masera, Potter, ecc.); - secondo gruppo (scrotectomia): metodi che cercano di ovviare }';~!· terata circolazione venosa creando al testicolo un miglior sostegno a mezzo della resezione dello scroto (Cooper, Dardignac, Championnière, Lerda, ecc.); - terzo gruppo (fleboscrotectomia): metodi che sono l'associazione dei primi due, poicbè contemporaneamente portano la loro azione sul plesso venoso ectasico e sullo scroto esuberante (Boenning, Guyon, Fronk, Fiorini, Ebnu, ecc.); - quarto gruppo (orchidopessia): metodi che mirano a diminuire la pressione di sangue che grava sulle vene ectasiche e a migliorare indirettamente tutto il circolo venoso del testicolo avvalendosi di vari artifici per ottenere il sollevamento dell'organo didimoepididìmario (Durante, Narath, Nilson, D el Valle, Amorosi, Surraco, Do Amara!, Carta, Ruggì, Bonomo, Bernabco, Parona, Barile, ecc.); - quinto gruppo, in cui vanno comprese le cure sclerosanti (Negretto, H anschell, Gray, Smirnoff). metodi che appartengano al primo gruppo (spermato-flebectomia) non sempre preservano dalle recidive e sono peraltro - per esperimentato

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SUL TRATIAMENTO CHIRURG ICO DEL VARICOCE LE

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che sia il chirurgo - pericolosi potendo talora avere risultati disastrosi di cui indubbiamente l'atrofia dell'organo didimo-epididimario costituisce la più grave ed irreparabile conseguenza chirurgica. AL riguardo - come fa osservare Giordano - non bisogna scordare il triste fatto di Delpech, che sarebbe caduto vittima di un operato reso ipocondriaco dall'atrofia del testicolo, la quale tenne dietro alla legatura dei due fasci venosi anteriori, compresa - con tutta probabilità - anche l'arteria spermatica. D 'altra parte se il varicocele è un'affezione che turba profondament'! le condizioni glandolari, poichè il testicolo si trova in uno stato di ipofun · zione ch e va sino a una incapaci_tà genesica allarmante con dolori che dominano il quadro morboso, dobbiamo a maggior ragione condannare i metodi resezionisti, i quali, anche eseguiti da mani sperimentate, possono avere dei risultati post-operatori precari. Ma poi, anche non volendo tener conto che liberando l'infermo delle varici più voluminose e moleste n e rimane il varicismo (Mori) e cioè la possibilità del ripetersi del l'affezione, non bisogna dimenticare la possibile lesione della spermatica e dei nervi che porta sempre a degenerazione del parenchima (Marassini, Alessandri) e che anche la legatura e la resezione delle vene del plesso pampiniforme, come fa osservare Marcucci (1), si ripercuotono già tristemente di per loro stesse sul pàrenchima della ghiandola. Quanti infatti non sono gli indurimenti, gli ingrossamenti, i rimpicciolimenti del testicolo, gli idroceli, le alterazioni più o m eno profonde della sensibilità, le tromboflebiti, che più o meno sollecitamente conseguono ? (Marcucci). Sperimentalmente Alessandri (2) non ha dimostrato graduale degenerazione degli epiteli accompagnata da proliferaziçme del connettivo ? La resezione dello scroto (scrotectomia), trattamento puramente sintomatico che combatte l'orchidoptosi e il rilasciamento dello scroto e del cremastere, va soggetta troppo frequentem ente a recidive (nel 35% secondo Murray ; nel 39 % secondo Longuet) e non è scevra da inconvenienti (ematomi, emorragie, ecc.). I metodi misti (fleboscrotectomia) hanno - com'è ovvio - tutti gli inconvenienti dei metodi precedenti. Così pure non sono esenti da critica i vari metodi, che tendono ad ottenere con i più diversi accorgimenti l'innalzamento del testicolo (orchidopessia). L'orchidopessia non riesce a migliorare il circolo refluo e non è sempre innocua ; infatti quella ottenuta con l'eversione della vaginale può e:;porre il testicolo, privato dal suo naturale inviluppo, ad alterazioni macro e microscopiche come hanno dimostrato le esperienze di Alessandri (3). ( 1) M.ARC\:CCI: La urapia chimrgica dr/ 1/llrù·oa/~. - Gazzella lntcrnnìona lc di Medicina e Chirurgia, 1934, n. 19 e 20. (2) A~F.ssANDitl: L~Jioni dei Jingoli elemt:11ti dci cordone spffmatico ~ loro conseguenza Jtlfl,, glandola genitale . • Polis:linico - Sez. Chirurgica, 1895· (3) Au.ssANORI: Sull'abla:::ion~ dr/la vagina/e dd tcs•;-r.olo . Atti Soc. !(al. dì Chirurgia, X Congresso, 1895.


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SUL TRATIAMEN TO C HIR URG ICO OEL V ARIC OC ELE

Le iniezioni flebosclerosanti sono assai pericolose anche se vengono praticate mettendo allo scoperto iJ funicolo. Sono state usate iniezioni di perclorum di ferro, preconizzare da Maisonncuve, di cloralio da Negretto, di clorato di sodio da Smirnoff, ecc .. Dopo tale cura è stata osservata una leggera orchite e Hanschell e Gray hanno riscontrato la sclerosi di numerose vene. L'esperienza sul cadavere ha dimostrato inoltre che una iniezione di 2-4 cc. di clorato di sodio al 20 % a piccola pressione raggiunge il tessuto glandolare ed il gruppo posteriore delle vene. Tale metodo è pertanto senz'altro da sconsigliare. Così pure è da lasciare in disparte la legatura sottocutanea delle vene, che può stringere alh cieca anche l'arteria spermatica, se non il cordone. l

Da questa rapida disamina emerge chiaramente come il chirurgo venga a trovarsi in serio imbarazzo nella scelta di un congruo trattamento per una affezione per cui - in ragione diretta della sua relativa innocuità - vennero moltiplicati i metodi più vari di chirurgia. Dellinger- Barney, dimostrando per la cura chirurgica una netta avverSione, non esita a preferire la cura medi.ca e psichica ! Lo stesso Leriche si mostra scettico circa i risultati della cura chirurgica, eh 'Egli riserva solo a casi eccezionali (Traité de ·y hérapeutique chirurgicale). Leriche afferma di aver riscontrato frequentemente casi di atrofia grave del testicolo dopo la resczione venosa e ricorda che l 'idrocele rappresenta una complicazione assai frequente e ben nota di tali interventi. Caccia (1) dopo aver ricordato di aver osservato nei militari che i porta· tori di varicocele voluminoso presentano frequentemente ernia inguinak per lo più allo stato di punta, consiglia il metodo inguinale (dall'A. ideato c applicato prima che fosse noto in Italia che Narath aveva eseguito il mede· simo intervento con identica finalità) e conclude che ~a flebectomia inguinale, accompagnata dalla sospensione interna del testicolo, costituisce, per. il varicocele voluminoso, il metodo da preferire perchè è più completo, presentJ un migliore decorso post-operativo e permette, fatto il più importante, l'op~­ razione contemporanea dell'ernia concomitante. Peraltro non è infrequente di riscontrare nei portatori di varicocelc la coesistenza anche di un idrocele. Ho creduto pertanto opportuno seguire, in questi ultimi anni, nei reparti chirurgici dell'Ospedale Militare del Celio il processo di Do Amara! (2) ch'è press'a poco un'operazione di Bassini cut si aggiunge l'eversione della vaginale (Parona) e la sospensione delle vene ec-tasiche attraverso una bottoniera praticata nella parte alta ed interna dell'aponevr osi del grande obliquo. Tale processo è stato applicato solo ne1 cas; di varicocclc voluminoso con idrocele o con ernia inguinale. ( •) CAc<:IA. Ani del la Soc•ctà Italia na d i Chiru rgia , ottobre 1<p 6. (2) Do A'"RAL. - journnl dc Chirurgie - Settembre ' 934·

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. rfc< ~r~. h

Fig. 1. Il cordone e 1 suoi dementi ><Jno liberali, il lcsticolo è lussotlo, ma conserv:. il , uo legamento scrotale, !:hc òo,•rà csstrc ri\pnrmlato per garnourc la sospensione dello scroto.

mificazioni inferiori in vicinanza del testicolo; e) eversione della vagin.tJe (Parona); f) il testicolo esteriorizzato è riposto nella borsa evitando che resti troppo vicino al pube e che si abbia torsione del cordone; g) ricostruzione del p•ano profondo alla Bassi ni; h) sutura dell'aponevrosi del grande obliquo previa formazione di una bottoniera (ncll.1 parte alta e dal lato interno) attraverso cui si fanno passare le vene ectasiche in modo da for~ mare un'anza. I punti che chiudono questa bottoniera sotto le

II75

Il processo di Do Amara! è così costituito (v. fig. 1-4): a) incisione classica come per l'operazione di Bassi ni; b) apertura dd l 'aponevrosi del grande obliquo; c) estrinsecazione del testicolo con dole~ trazione sul cordone senza rompere il legamento scrotale; d) ricerca cd isolamento delle vene varicose evitando la rottura delle anastomosi (è consigliabile al riguardo cominciare dalla parte superiore del funicolo isolando le vene dall'alto in basso si no alle loro ra-

Fig. 2. l fasci \'Cnosi scmn s1a1i separa1i dal douo spcrmallco sino al testicolo. L'eversione della "aginalc è sr.!ta praticata.


SUL TRAl'TAMENTO C HIRURGICO DEL VARICOCELE

vene ne jmpediscono la )oro discesa nello scroto. Il processo Do Amaral, che realizza in modo semplice ed efficace diminuzione o soppressione della stasi venosa senza mutilazione del sistema vascolare e - quel che più conta con integrità quindi dei vasi nutriti•; i del testicolo, è stato da me applicato in oltre trenta casi di varicocele voluminoso con idrocele o con ernia inguinale. I risultati terapeutici globali ch e sono stati riscontrati sono succi nt.lmente i seguenti : la cicatrizzazione è Fig. 3· stata costantemente ottenuta per priIl testicolo è riposto nello scroto; la parete è stata mam con guarigioni anatomiche nell a ricostruit:t alla Bassini. Le vene cct:tsichc isolate ,·engono sollc,·atc con un divaric:llorc (il tlcfcrcntc poggia sul piano muscolare).

maggioranza dci casi perfette; non è stata mai notata atrofia del testicolo nè aggravata l'ipotrofia prcesistente; l'organo didimo - epididimario è apparso risalito press'a poco alla stessa altezza di quello dell 'altro lato; il cordone, solo eccezionalmente, è stato notato appena più ispessito. Tale modico ispessi mento peraltro è scomparso gradatamente in prosieguo di tempo. Il processo di Do Amaral squisitamente conservatore e che trova particolare e precisa indicazione nei casi non rari di coesistenza di idrocele o di ernia e che può essere agevolmente eseguito in anestesia loco-regionale, offre pertanto i seguenti vantaggi particolarmente illustrati dali 'A.: a) conservazione dell'integrità Sutura dell'aponevrosi del g. obliquo a punti stacvascolarc; cati. LI [ascio venoso - formante un'ansa è caccbto in alto c all'interno dell'aponevrosi dcl Jit. b) correzione del reflusso; o. prcvent:ivamcntc prepar01ta. Un punto ad U c) scomparsa dei sintomi ob- :hiude la bottonicru sono l'ansa formata dalle vene. Qu:alchc punto del SOt10pltanco per ricoprire le bicttivi e subbicttivi d eli 'affezione; vene c sintesi dclln pelle con maglie metalliche.

·~


SUL TRATrAMENTO CHIRURGICO DEL VARICOCELE

II 77

d) scomparsa dei fasci varicosi delle borse, ciò che determina una influenza benefica sullo stato psichico del paziente; e) trattamento si multaneo d'una ernia inguinale o di un idrocele, che spesso coesistono ; f) correzione dell'orchidoptosi ; g) rapido recupero dell'operato.

RIASSUNTO. L 'A., dopo aver passato in rassegna i vari metodi di cura chirurgica del varicocele, si sofferma particolarmente su quello proposto da Do AMARAL (che trova precisa indicazione nei casi di coesistenza d'idrocele o d'ernia inguinale), illustrandone la tecnica, i vantaggi ed i risultati ottenuti.


DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. I. DI MOGADISCIO DIREZIONE Dl SANITÀ MILITARE Direttore: tenente colonnello medico N ICOLA PtTRELLJ

CONTRmUTO ALLA CONOSCENZA PARASSITOLOGICA DELLA MALARIA SOMALA Prof. Filippo Masaa, maggiore medico, igienista.

La parassitologia della malaria somala - di cui ancora oggi non si posseggono precisi dati generali - è stata oggetto, prima del 1935, di limitati studi specie nelle più lontane regioni interne. Mancò, essenzialmente, la possibilità di praticare delle sistematiche indagini microscopiche. E queste invece acquistano quaggiù particolare importanza incontrandosi serie difficoltà nello stabjlire la specie ematozoaria agente, con la sola osservazione clinica, per l'andamento atipico assunto volentieri dalla malattia ( 1 ). Merita quindi, sì importante argomento, quell'estesa trattazione che è oggi possibile fare almeno per quelle località dove, durante e dopo la grande vittoriosa campagna dell'Africa Orientale, hanno funzionato le nostre Unità Sanitarie Militari. In questa nota verranno appunto fatte conoscere e discusse delle statistiche riguardanti 5724 malarici ricoverati, durante un periodo di tredici mesi, in vari ospedali territoriali, da campo ed infermerie. I dati raccolti sono stati raggruppati separatamente (v. tab. 1 c 2) per i metropolitani c per gli indigeni allo scopo di mettere in risalto l'osservata preponderanza di infezioni primitive nei << bianchi >>, di recidive negli ascari, e le susseguenti: 1° - maggiore difficoltà di stabilire l'emosporidio causa della malattia negli indigeni; 11 2 - discordanza nei rispettivi totali proporzionali dei tre parassttt malarici, tanto se si considerano i casi diagnosti,cati solo clinicamente che quelli confermati dalla indagine microscopica. Dalla tabella n. r - metropolitani - risulta chiaramente una n etta prevalenza del pl. falciparum sul pl. vivax ed una assenza quasi assoluta del pl. malariae per tutte le località indicate esclusa Mogadiscio, città non malarica dove sbarcano e sostano, per un periodo di acclimatazione, tutti i reparti provenienti dall'Italia. Ma controllando con attenzione le cartelle ( 1) Per m~ggiori p~rrieolari <u q uesto ~rgomcnto, vedi pr<:ccdt•ntc nota: Gwrnnlr di .ll~d tcina ,\1 ìlttarr. luj;li<> 1<136-XIV.

• Malaria <onuJ,, " ·


CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA PARASSITOLCX~ICA DELLA MALARIA F..CC

II79

Tabella N. 1 . · Met~·opolitani.

CASI DI MALARIA

IN MILITARI ED OPERAI RICOVERATI IN VARIE UNITÀ SANITARIE DAL 1° OTTOBRE 1935 AL 31 OTTOBRE 1936. Infezi o ni d a Unità sanitarie

p l. v ivax

l

pl. malaria

Località dove gli Ospedali p!. praecox hanno funzionato

Ospcd. da campo n. 210

35

(29)

-

-

280

(122) Belct-Uen

-

-

795

(3 19) Lugh-Ferrandi

(6)

r8o

(72) Baidoa

))

))

))

))

448

39

(27)

))

))

))

))

449

54

(46)

))

))

))

)) 453

6]

(45)

-

-

45 2

(262) Bclct-Ucn - Gabrcd arre

))

))

))

))

459

18

(9)

-

-

42

(18) Uarderc . Dagabur

))

))

))

))

546

40

(2o)

23

(l 5)

141

(.)o) Gorrahei

)l

))

))

)) 555

47

(36)

-

-

98

(s6) Danane - Imi

Osp. Mil. di Mogadiscio

229

(163)

35

( 17)

290

( 191) Mogadiscio

529

(375)

66

(38)

2278 (10]0) Totale cas1:

Totali

.

8

2873 ( 1483) Percentuali

• 18,40 %(25,29 %) 2.30 ~~ (2.56 ·.) 79,30 •• (72,15~·)

Infezioni malariche contratte in Colonia 2<>91. Forme primitive 84 'l{, , recidive o reinfczio ni 16 ~~Casi di malaria non diagnosticati nella varietà ematozoaria 6.

N

ota. -

Nelle colo nne delle infc7.io ni i nume ri non in p3rcntcsi indica no i casi complessivi in cu i

fu possibile fare diagnosi di tipo di malaria; quelle fra parentesi quella pane del casi confermati a nche d al rcpcno microscopico.


II80 CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA PARASSITOLOCICA DELLA MALARIA ECC.

Tabdla N . 2. - Indigeni.

CASI DI MALARIA IN MILITARI SOMALI RICOVERATI IN VARIE UNITA SANITARIE DAL 1° OTTOBRE 1935 AL 31 OTTOBRE 1936. Infezion i da Unità sanitarie

Osped. da campo n. IS)

pl. vivax

pl. malarie

108

-

(68)

-

pl. praecox

64

(23)

Unità dove gli Ospedali hanno funzionato

. Gor-

Bul~Burti

rahc:i ))

))

))

))

448

13

(2)

-

-

IW

(52) Lugh-Ferrandi

))

))

))

))

449

3

(r)

-

-

15

(3) Baidoa

))

))

))

))

45 2

170

(86)

12

(12)

122

(9z) Fer-Fer - Gorrahei

))

))

))

))

453

33

(8)

2

(2)

189

(62) Belet-Uen rahei

))

))

))

))

459

6

(4)

))

))

))

))

546

6o

(15)

:12

383 (194)

36

Totali

-

- Gor-

18

(5) Uardere - Dagabur

(6)

171

(35) Gorrahei

(20)

70S (272) Totale casi:

-

1I24 (486)

34,08%(40%)

Percentuali

3,20 % (4 % ) 52.72 % (58%)

Casi di malaria non diagnosticati nelle varietà ematozoaria n. 1721 in ammalati n coverati negli ospedali sopra indicati ed in alcune infermerie presidiarie o di corpo. Forme primitive 11 %; forme recidive o reinfezioni 89 %.

V.

tlota

tnb .

1.


CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA I'ARASSITOLOGICA DELLA MALARIA ECC. II8I

cliniche dell' Ospedale Militare ivi funzionante si è potuto stabilire che, dei 229 casi di terzana benigna constatati, 86 vanno riferiti a recidive di infezioni italiane e 77 a malaria contratta negli alloggiamenti si ti a 4-12 chilometri dal centro abitato verso Afgoi e Balad. Tutte le 290 forme di estivoautunnale ricoverate riguardano invece ammalati provenienti da regioni . mterne. Converrà tenere però ben presente che le statistiche segnalate considerano - se si toglie Mogadiscio e Uardere - zone ad endemia malarica grave, poste sui due grandi fiumi Giuba e Scebeli o sugli affluenti di quest'ultimo Faf e Saua. E che il p!. falciparum domini nella maggior parte delle regioni attraversate da importanti corsi d'acqua, e forse in tutte, è confermato dagli studi che medici colonial i hanno eseguito, anche con ricerche di laboratorio, nei due centri agricoli più importanti della Somalia: Villaggio Duca degli Abruzzi (dott. Lipparoni) ottobre 1934 - aprile 1936, casi 3.084. Pl. falciparum 90 %, Pl. vivax 6,ro 'iG , P!. malariae 3,90 %. Comprensorio di Gmale (dott. Scandone), settembre 1935-agosto 1936, casi 2.555, Pl. falciparum 77 %, P l. vivax 19 %, P d. malariae 4 %. Per quanto riguarda le indagini microscopiche po:-siamo dire che i relativi accertamenti proporzionali dei tre parassiti arrivano a cifre poco differenti da quelle segnalate per le diagnosi puramente cliniche. Bene dimostrate appaiono poi le difficoltà che si incontrano, nella malaria tropicale, a reperire l'emosperidio agente qualunque esso sia (accertamenti positivi limitati, nel complesso, ai 51 ';{, ). E tali difficoltà - aggravate dalla rigorosa profilassi chininica praticata - sono indicate con più ('videnza per la forma estivo-autunnale (47'X. di positività microscopica) rispetto alla terzana (71 %) ed alla quartana (58 %). Dai dati raccolti per gli indigeni (tabella n. 2) si rileva una grande sproporzione fra le infezioni recidive e reinfezioni (89 '}{,) c le primitive (II 'Yo ). Troviamo anche, come naturale conseguenza, bassa percentuale di malarici (39 ·::.) per i quali fu comunque emessa la diagnosi della specie

parassitologica in causa ed ampia infruttuosità delle ricerche microscopiche (positive al 17 %). Vengono così confermati i maggiori ostacoli che si incontrano ad accertare l'etiologia della malattia negli indigeni adulti - rispetto ai « bianchi », indiàni, arabi immigrati e ~opratutto ai fanciulli neri secondo il numero e la gravità delle recidive e delle reinfezioni per cui la forma morbosa si localizza negli organi ematopoietici con bene scarse apparizionj di emosporidi nel sangue periferico. E tali ostacoli appaiono anche qui con più chiarezza per il pl. falciparum (positività microscopica dei potuti diagnosticare 39 '}{, ) che per il pl. vivax (so %) ed il pl. malariae (57 %). Il contributo apportato dagli ascari alla forma tcrzana benigna (34,08 per cento delle malarie stabilite come tipo febbrile, 40 '\• degli accerta3-

Giornale di m~dicina militar~.


II82 CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA PARASSITOLOGICA DELLA MALARIA ECC.

menti microscopici) può sembrare, in un primo momento, più elevato tn confronto dei metropolitani (r8,4o % - 25,29 %). Ma se si considerano le molte centinaia di casi non stabiliti ematozoariamente, dove con maggiore probabilità è da pensare all'infezione palustre estivo-autunnale, possiamo arrivare alla conclusione che delle percentuali parassitologiche, risultanti nelle due tabelle, danno più esatte indicazioni quelle dei « bianchi ». Una indagine - che per vari motivi non ha potuto essere estesa come desideravo - sulle regioni dove erano vissuti prima dell 'arruolamento gli individui riconosciuti affetti da recidive di terzana benigna, fa tuttavia supporre che in alcune località lontane dai fiumi ed a endemia malarica non grave (come Tigiglò, Uegit, El Bur) il pl. vivax abbia una certa prevalenza. Avvalorano questa ipotesi i dati già segnalati per i metropolitani infestatisi negli alloggiamenti militari fra Mogadiscio, Balad, Afgoi. Meritano infine di essere ricordate alcune osservazioni microscopiche fatte da diversi AA. in questi ultimi tempi: Besta e Mariani notarono più di una volta particolarità dd parassita malarico avvicinabili a quelle del plasmodium tenue descritto da Stephens nel 1914 come un tipo a sè; Ma· riani, Principe, Taddia hanno rapportato sei referti, di cui q uattro in am· malati provenienti dalla stessa località (Villaggio Duca degli Abruzzi), al plasmodium ovale descritto da Stephens nel 1922 ed al quale pure alcuni studiosi attribuiscono una individuabilità propria. Rosati e Mennonna hanno ancora rinvenuto q uei speciali corpi di forma semilunare, falcata, già osservati quaggiù dal Castelli e che per ca· ratteri morfologici, strutturali, tintoriali ecc., possono essere identificati ai « corpi semilunari » descritti la prima volta da Edmond ed Etienne Sergcnt nel 1904 in individui dell'Algeria affetti da cachessia palustre. Dal complesso dei dati esposti mi sembra che si possono trarre le seguenti conclusioni : 1° nella Somalia Italiana prevale, per quanto riguarda la parassito-

logi.a malarica, in modo nettissimo il pl. falciparum; l'emosporidio della forma estivo-autunnale domina poi incontra· stato nella maggior parte, e forse in tutte, le regioni attraversate da im· portanti corsi d'acqua, che sono le più fertili e le più popolate; 3• a grande distanza proporzionale dal plasmodium falciparum segue il plasmodium vivax. E' tuttavia da ritenere che in alcune località ma· laric.he, lontane dai fiumi, il parassita della terzana benigna abbia una certa preponderanza; 4 ° il plasmodium malariae risulta dovunque raro; 5° quaggiù è talora possibile osservare reperti microscopici che fanno pensare al plasmodium tenue di Stephens, al plasmodium ovale di Stephens cd Owen, a quei << corpi semilunari » che qualche A. ritiene di poter 2°


CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA PARASSITOLOCICA DELLA MALARIA ECC.

II 83

identificare con le forme caratteristiche della « Sichel Cell'anemia » descritta frequentemente in America negli individui di razza nera. L'A. basandosi sulle ri cerche eseguite in 5724 maJarici metropolitani cd indigeni ricoverati in luoghi d i cura, stabil isce una complessiva nettissima prev:tlenza parassitologica del pl. falcip:trum che domina specie nelle regioni attraversate da corsi d'acqua. Segue a grande distanza proporzionalmente il pl. vivax che tuttavia è presumibile abbia in alcune località, distanti dai fiumi, una certa preponderanza. Do vungue raro il pl. malariae. Talora osservati referti microscopici avvicinabili al pl. tenue, :.tl pl. ovale, ai (( corpi sernilunari ». RIASSUNTO. -

BIBLIOGRAFIA . CASTELLI :

Form~ giganti ~ corpi semilunari

del sangue nei malarici della Somalia. -

Giornale di Medicina Militare, settembre 1935.

e T ADDIA: Considerazioni cliniche e morfologiche su alcuni casi di malaria osservati in Somalia. - Archivio Scienze Mediche Coloniali, ottobre 1936. M ENNONNA: Co-ntributo alla conoscenza della malaria Soma/a. Risultati degli accertamenti mÙ"1·oscopici. (In corso di pubblicazione). MARlANI

il


ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE E DELLE ASSICURAZIONI DELLA R. UNIVERSITA DI PAVIA Direttore: prof. LEONE LATTES OSPEDALE MILITARE DI MILANO Direttore: colonnello medico prof. GESUAWO GIARRusso

CONTRIBUTO AL CONTROLLO MEDICO-LEGALE DELL'ATTACCO EPILETTICO (In riferimento all'art. 29 dell'Elenco A Infermità). Prof. Domenico VIola, maggiore medico, libero docente di Medicina Legale.

E ' noto che l'art. 29 dell'Elenco A delle imperfezioni ed infermità che sono causa di inabilità permanente o temporanea al servizio militare (R. D. 26 settembre 1930, n. 1401) prescrive la riforma per l'epilessia nelle sue varietà, sempre che essa sia « accertata con osservazione in un ospedale militare mediante la constatazione di accessi o di episodi comiziali motori, sensori, sensoriali, psichici, ecc., o del carattere epilettico mercè l'esame antropologico, clinico e psicologico, completato dai dati anamnestici e dai rapporti informativi >>. Normalmente nell'epilessia convulsiva il giudizio medico-legale è basato sulla constatazione dell'attacco in sede di osservazione ospedaliera. Difatti, malgrado le disposizioni delle avvertenze al suddetto art. 29, difficilmente gli ufficiali medjci dei corpi inviano la proposta di rassegna, che, a norma del comma 2" delle avvertenze, potrebbe dar corso al provvedimento di riforma da parte del direttore dell'ospedale militare anche senza il ricovero in osservazione del soggetto. Ciò è dovuto, io credo, ad un legittimo scrupolo tecnico, e sopratutto al fatto che difficilmente gli ufficiali medici dei corpi possono assistere all'attacco epilettico, perchè, quando l'attacco si manifesta, prima che l'ufficiale medico venga chiamato e giunga sul posto, l'episodio si è esaurito, ed il sanitario non può in coscienza dire di « essere convinto di avere assistito ad un reale attacco epilettico ll , come la legge prescrive. Sicchè nella grandissima maggioranza dei casi l'invio in osservazione è la regola. In applicazione al comma r• delle summcnzionate avvertenze il periodo di osservazione ospedaliera si protrae al massimo per 15 giorni, se un attacco non si mani festa prima; durante il ricovero ospedali ero la constatazione ddl 'attacco epilettico, guando si manifesta, avviene più frequentemente per opera deli 'ufficiale medico di guardia il quale viene chiamato dal personale di assistenza, in caso di attacco; l'ufficiale di quanto osserva deve redigere apposita dichiarazione.


CONTRIRUTO i\ L. CONTROLLO MELJICO-I.E<òAL.E l>EL.l.' AfTAC<;O F.PII.ETTICO

J18 5

Talvolta accade che l'ufficiale di guardia sia lontano od altrimenti occupato e giunge quando l'attacco si è esaurito; talchè può avvenire che anche per gli attacchi che si verificano in ospedale esista e sussista il dubbio sulla loro « reale natura epilettica >>. Se questo dubbio esiste o se l'attacco non si è vt:rificato durante la degenza, dopo i prescritti 15 giorni di ricovero ospcdaliero viene applicato il comma 3° delle avvertenze all'art. 29, c cioè il convulsionario sospetto viene passato in aggregazione al distaccamento di sanità dell'ospedale militare, allo scopo di vedere, se utilizzato nei servizi di fatica (esclusa l'assistenza agli infermi) c quindi messo al repentaglio di eventuali stimoli epilettogeni, presenti gli episodi nervosi per i quali è in osservazione. Di norma il periodo di aggregazione - in analogia alla precedente di!-posizione - viene anch'esso limitato a 15 giorni. Se durapte l'aggregazione al distaccamento di sanità si verifica l'attacco c.:pilettico la constatazione di esso e la dichiarazione relativa sono quasi sempre compiute dall'ufficiale medico di guardia dell'ospedale, per cui si possono anche in questo caso verificare le accennate situazioni di incompleto controllo e di dubbio diagnostico; se l'attacco fu constatato il convulsionario viene rimandato al reparto osservazione per il consecutivo provvedimento. Se dopo i 15 giorni di aggregazione l'attacco non si è verificato il soggetto viene ugualmente rimandato al reparto osserva-zione c poscia restituito al corpo idoneo per « non constatata epilessia )), se non vi è altra possibilità di diagnosi all'infuori dell'accesso. Qualche volta capita che dopo il rientro al corpo il soggetto presenti un attacco sospetto e la trafila d'accertamento diagnostico può ricominciare. Questa procedura è lunga, complessa, ma è necessaria; solo potrebbe evitarla l'uso di un mezzo di provocazione dell'attacco epilettico che ci consentisse di accertare rapidamente la natura epilettica della crisi. Ma i metodi più comuni non sono nè efficaci, nè sicuri, nè innocui e perciò non vengono usati. Stando così le cose io lessi con molto interesse nella Munclz. med. Woc!J. del 20 dicembre 1935 n. 51 pag. 2040 un lavoro di O. Muck i.l quale per decidere se un individuo sospetto è realmente epilettico consiglia di (cfar sedere il p;;.ziente sopra una sedia e di spruzzare del cloruro di etile sopra le regioni del polso di tutte due le mani per 20- 30 secondi fino a che si forma uno strato di neve >>; negli individui sani non si verifica alcun fenomeno, mentre ndl 'epilettico compare una crisi convulsiva come nell'attacco spontaneo. Durante il periodo di tempo in cui sono stato incaricato delle funzioni di capo reparto della sezione neurologica e psichiatrica di questo ospedale ho avuto campo di sottoporre questo metodo a controllo. Anzitutto su me stesso e su un gruppo di altri individui ·sicuramente sani ho sperimentato se lo spruzzamento di cloruro di etile ai polsi producesse o meno fenomeni nervosi; ho constatato che tale manovra, anche molto


II86 CONTRIBUTO AL CONTROLLO MEDICO-LEGALE DELl.'AlTACCO EPILElìlCO prolungata, riesce nei sani sicuramente indifferente, salvo la nota sensazione locale di freddo. Lo spruzzamento del cloruro di etile nei sani riesce indifferente ai fini neuro-diagnostici, non solo se attuato ai polsi ma anche in qualsiasi altra regione del corpo. Similmen.te indifferente la manovra riesce negli individui affetti da isteria. Ho provato senza risultato in isterici conclamati, in sospetti, in isteriodi, ed in altri neuro- astenici e psico- astenici. Invece in taluni individui affetti da epilessia lo spruzzamento di cloruro di etile ai polsi provoca un attacco convulsivo con la sintomatologia degli attacchi genuini. L'attacco è provocabile in qualsiasi momento. E' indifferente che l'individuo sia seduto o coricato; anzi io ho sempre usato la precauzione di predisporlo coricato, onde evitare ' )a caduta; è consigliabile sistemare opportunamente il personale di assistenza per le indispen· sabili misure di sicurezza durante l'attacco. Non sempre ·è necessario che si spruzzino i due polsi, spesso basta spruzzarne uno solo, ed è indifferente che sia l'uno o l'altro. Lo spruzzamento deve essere eseguito nella regione anteriore del polso, 1 - 2 cm. al di sopra della plica inferiore del polso. Non sempre occorre arrivare alla formazione della neve, talvolta bastano pochi secondi perchè l'attacco epilettico si scateni. Di norma il primo fenomeno a comparire è la rotazione in alto del globo oculare, seguono il digrignamento dei denti e l'acceleramento della re· spirazione, poi compare la congestione del viso; quindi l'attacco convulsivo segue con le manifestazioni comuni agli attacchi epilettici genuini. Esiste fissità della pupilla e midriasi, abolizione del riflesso congiunti· vale e del faringeo; esiste anche perdita della coscienza. Al primo comparire della rotazione del globo oculare o del digrigna· mento dei denti si può sospendere lo spruzzamento perchè di solito l'attacco segue nelle sue varie fasi senza bisogno di ulteriore stimolazione. La fase convulsiva dura quasi sempre pochi minuti, ed è. seguita da sonno. Dopo l'individuo torna rapidamente in condizioni normali e non ri· sente alcun disturbo. Sicchè il metodo può ritenersi innocuo. Lo spruzzamento del cloruro di etile in altre regioni del corpo che non siano il polso riesce inefficace anche negli epilettici, pure in quelli nei quali la manovra di Muck ha provocato l'attacco. Ciò almeno per le mie esperienze; il Manunza il quale ha pure sotto· posto il metodo Muck a controllo (Neuropsichiatria, vol. 3", fase. 1° feb· braio 1937) non avrebbe invece notato una specificità regionale; egli, come


CONTRIBUTO AL CONTROLLO MEDICO-LEGALE DELL'ATIACCO EPILETTICO I 187

già il Muck, espone il concetto della genesi delle crisi accessuali attraverso le vie perivasali della radiale. li Manunza ha anche trovato, a differenza di quanto ho potuto con· statare io, assai difficile provocare la crisi accessuale negli epilettici, specie se sottoposti all'azione di sostanze medicamentose anticomiziali, la crisi sarebbe più facile nelle forme cerebropatiche che nelle biopatiche; l'A. l'ha vista comparire più spesso negli affetti da tetania. Io non ho esperimentato su tetanici, nè su epilettici in attualità di cura antiaccessuale, quindi non posso portare in tal senso alcun nuovo contributo. Ma negli epilettici biopatici venuti alla mia osservazione ho constatato una positività della prova maggiore per frequenza di risultati di quanto non

abbiJ constatato il Manunza, e quella specificità regionale di cui ho parlato. Questa specificità mi induce a formulare una ipotesi sulla genesi della crisi diversa dalla stimolazione perivasale, e del resto anche il Manunza ha pensato verosimile che il meccanismo di produzione sia differente. Io penso che con lo spruzzamento nella regione anteriore del polso si eccita facilmente il nervo mediano, e non solo il ramo cutaneo palmare di esso che è al di sopra della fascia superficiale, ma il nervo mediano vero e proprio che nella regione anteriore del polso decorre fra il tendine del palmare lungo e quello del flessore radiale del carpo ed è situato al disotto della fascia, abbastanza superficialmente per essere con facilità stimolato dall'esterno; oltre a questo fattore anatomico credo debba entrare in giuoco la spiccata qualità sensitiva di questo nervo, per cui esso è più degli altri nervi in condizioni di risentire in modo immediato e sufficiente uno stimolo capace di agire in senso epilettogeno tanto da provocare la scarica convulsiva. Naturalmente questa non è che una ipotesi; tuttavia attendibile se si pensa a quanto oggidì noi conosciamo sulla genesi dell'accesso epilettico. Come è noto esso è legato al ricambio idrico, salino e dei lipoidi, ed è la risultante di fattori predisponenti, preparanti, determinanti (Amantea) e facilitanti (Buscaino); un accesso epilettico può scoppiare per ingestione ab-

bondante di acqua (vedasi il recente lavoro di C. Pero: Giorn. di Med. Mil., fase. 9, 1937) o per somministrazione di un purgante salino, o per ingestione di determinati cibi anche comuni; può scoppiare per stimolazioni psichiche, sensi ti ve, sensoriali varie, anche lievi e della vita ordinaria; può quindi verosimilmente scoppiare anche per effetto di una stimolazione nervosa energica quale quella di cui ci occupiamo, che ha qualità sufficiente ad agire da fattore determinante. Per brevità mi astengo dal riportare qui i protocolli della casistica che pubblicherò in una prossima più completa relazione; ma da quanto ho osservato io credo di potere fin da ora concludere che: r• - in alcuni epilettici lo spruzzamento di cloruro di etile per pochi secondi sulla regione anteriore di uno o dei due polsi - r - 2 cm. al di sopra della plica inferiore del polso - provoca. in modo immediato la comparsa


II88 CONTRIBUTO AL CONTROLLO MEDICO-LEGALE DELL'ATTACCO EPILETTICO di un attacco c?nvulsivo che presenta i segni consueti dell'attacco epilettico ~pontaneo genumo; 2° - il fenomeno si verifica se lo spruzzamento è fatto al polso, nelle altre regioni del corpo non sempre ha effetto; 3" - questa specificità regionale è forse legata alla stimolazione del nervo mediano che per ragioni anatomo- fisiologiche viene da questa manovra eccitato in modo sufficiente a provocare una carica epilettogena cui segue subito la scarica convulsiva; 4" - la provocazione dell'accesso convulsivo con lo spruzzamento del cloruro di etile che si ha negli epilettici, senza eccezioni individuali, in ogni momento, anche ripetutamente, non si ha nei sani, negli isterici, in altri neuro e psico-patici. 5° - il metodo è innocuo.

* *. Quali vantaggi potremmo trarre dall'uso di questo mezzo di controllo diagnostico ? Molti evidentemente. Anzitutto la provocazione innocua, immediata, tipica di un attacco è un mezzo di controllo a fine medico -legale dell'accesso convulsivo già pre· cedentemente constatato e descritto da un sanitario. Ma il vantaggio maggiore sarebbe certamente quello di disporre di un mezzo efficace per provocare in qualsiasi momento l'attacco negli individui sospetti; in modo da realizzare a piaci mento le condizioni di fatto che con· sentano la constatazione d eli' attacco con le modalità richieste dali' art. 29 dell'elenco A, cioè: con la presenza del sanitario. Sarebbe possibile rovesciare la situazione normale; cioè non chiamare il sanitario quando c'è l'attacco, ma chiamare l'attacco quando c'è il sanitario. In questo modo si potrebbe in molti casi evitare il ricovero prolungato in osservazione all'ospedale e l'eventuale aggregazione al distaccamento di sanità. Volendo aderire alla più scrupolosa realtà, il criterio m edico-legale potrebbe essere quello di passare alla determinazione del provvedimento solo nei casi in cui la manovra di stimolo abbia scatenato l'attacco; difatti in questi casi poichè la sintomatologia, come ho detto, è tipica dell'attacco epilettico genuino, ognuno potrà, secondo coscienza e scienza, dichiarare di avere assistito ad un attacco epilettico reale, descrivendo ciò che ha visto; e così sarebbe perfettamente rispettato quanto richiede la legge. Nel caso in cui la manovra non provoca l'attacco, poichè in realtà sarebbe solo con ciò incompleto il giudizio conclusivo della non esistenza di epilessia, si potrebbe trattenere il soggetto in osservazione, in aggregazione ecc., secondo l'usuale procedura, senza assumersi la responsabilità diagno-


CONTRIBUTO AL CONTROLLO MEDICO-LEGALE DELL'ATTACCO EPILETTICO

II89

stica di negazione della esistenza di una epilessia convulsiva prima che siano esauriti i prescritti periodi di osservazione. Oltre che nella epilessia sospetta il suddcscritto mezzo di accertamento uiagnostico sarebbe utilizzabile per svelare epilessie ig!lorate o dissimulate, e potrebbe trovare impiego sistematico in determinati corpi di truppa come l'aviazione, gli automobilisti, i carristi, i telegrafisti, gli infermieri ecc., n ei

corpi di volontari come i Reali Carabinieri, la R. Guardia di Finanza ccc., ed in genere in tutti i volontari da arruolare in qualsiasi arma o corpo. Infine la manovra potrebbe essere utilizzata nei casi di simulazione, anche quando i simuJatori avessero conoscenza od intuizione del metodo e la simulazione dell'attacco fosse inscenata dopo spruzzamento di cloruro eli etile; perchè si può, come io ho fatto, esegui re sistematicamente un controllo spruzzando acqua pura (per mezzo di un qualsiasi spruzzatore da profumi), nel qual caso un quadro convulsivo eventualmente rappresentato sarebbe SÌ· curamente simulato, sempre, beninteso, nel concorso dei risultati della osservazione obbiettiva. Per cui data la semplicità del metodo, la sicurezza dei risultati, l'importanza medico-lega le della sua utilizzazione nel nostro esercizio medico militare in rap_porto all'applicazione dell'art. 29 dell'elenco A delle infermità, ho creduto interessante rammentarlo, e mi pare di potere raccomandarlo perchè penso possa dare buoni risultati. N atura! mente il metodo di controllo suesposto può avere notevole valore anche al di fuori della nostra pratica medico •militare, particolarmente nel campo infortunistico, in quello assicurativo, c nella medicina legale e SOciale in genere; ma di ciò è mio intendimento occuparmi in altra nota. L ' A. ha sperimtntato a scopo medico · legale il metodo suggerito da O . Muck di provocazione dell'attacco convulsivo negli epilettici sospetti per mezw dello spruzzamento di cloruro di etile nella regione anteriore uel polso; suggerisce taluni accorgimenti di tecnica, e sulla base dei risultati da lui ottenuti ritiene il metodo utilizzabile nella pratica medico - !<:gale militare in rapporto all'applicazione dell'art. 29 dell'elenco A delle infermità, non solo per le epilessie sospette, ma per quelle di~simulate, simulate ed ignorate; quindi l'uso di siffatta manovra di accertamento diagnostico potrebbe essere utilizzabile anche nei corpi speciali c di volontari. L'A. inoltre prospetta l'utilità dell'uso di questo metodo nel campo medico -legale cd in quello medico sociale in genere, c specialmente nella medicina infonunistica cd assicurativa. RIASSU NTO. -


SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE Laboratorio di igiene

Direttore del laboratorio: colonnello medico prof. NICOLA BRUNI

L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE NEGLI ESERCITI E L'INFLUENZA CHE IL SERVIZIO MILITARE HA SULLA ROBUSTEZZA FISICA DEI SINGOLI INDIVIDUI (Ricerche sui militari del Presidio di Firenze) Dott. Guido Piaua, capitano medico.

(Continuazione)

II. - Ricerche antropometriche personali. A) DETERMINAZIONE DELLA ROBUSTEZZA INIZIALE. · Fino dal 1930 chiesi ed ottenni daJla Direzione Generale di · Sanità Militare l'autorizzazione per svolgere ricerche antropometriche nei militari del presidio di Firenze, ricerche che iniziai nell'ottobre dello stesso anno, sulle reclute allora prcsentates.i, annotando in apposita scheda i dati antropometrici al momento dell'arruolamento e controllando poi periodicamente, compatibilmente con le diverse esigenze del servizio, i dati stessi fino al termine della ferma. Poichè il contigente presentatosi alle armi nell'ottobre 1930 era troppo limitato (e quindi le deduzioni, che dal punto di vista della robustezza fisica se ne sarebbero tratte, non avrebbero potuto portare a considerazioni praticamente utili), chiesi che le indagini fossero estese anche a quello che si presentò nell'aprile 1931, autorizzazione che mi fu senz'altro concessa. Mentre i militari presentatisi nell'ottobre 1930 ammontarono ad un totale di appena 330 individui, quelli presentatisi nel 1931 raggiunsero la cifra di 2882 individui; il totale quindi dei militari che furono inizialmente oggetto delle ricerche antropometriche ascende a 3212 individui, suddivisi, nei vari corpi del presidio, nel modo seguente: 84o regg. fanteria n. 86x; t regg. genio n. 544; 19° regg. artiglieria n. 617; 3" regg. controaerei n. 440; comp. sanità n. 287; 7" centro autom. n. 279; comp. sussistenza n. 129; 2 ° regg. radio n. 43; comp. distrettuale n. 12. Come era facile prevedere, le ricerche non poterono essere conJotte fino alla fine del servizio su tutto questo contingente, ma si dovettero necessariamente limitare ad un numero di individui alquanto inferiore. Infatti, molti militari, o perchè soggetti a ferme minori, o perchè eliminati in seguito a provvedimento medico-legale, o perchè trasferiti od aggregati ad altri corpi non compresi nel presidio, o per vari altri motivi ancora, non

t

t


L'IMPORTANZA DELLE DETERMlNAliONl ANTROPOME.TRlCI lE ECC.

II9I

poterono essere seguiti che per una parte spesso troppo limitata, del loro snvi~io e perciò non mi è sembrato opportuno, ·nello spoglio finale, di tener conto dei dati relativi alle variazioni riscontrate nelle diverse misurazioni prese su di essi. Limitando, pertanto, lo spoglio soltanto ai dati di quei militari che compirono quasi per intero la ferma, il numero degli individui presi in considerazione si riduce a 2280, ripartiti nei vari corpi dd presidio nel modo seguente: 84° rcgg. fanteria n. 661; 7" rcgg. genio n. 379; r9• regg. artiglieria n. 469; 3" regg. controaerei n. 310; 7' comp. sanità n. 196; 7" centro automobilistico n. 135; comp. sussistenza n. 85; 2° regg. radio n . 33; Comp. distrettuale n . 12. Grazie alla gentile e cordiale opera dei colleghi dirigenti il servizio sanitario nei vari corpi, i quali sempre cercarono di facilitarmi nelle ricerche, mi fu possibile eseguire le misurazioni mensilmente, nei periodi stabiliti per ciascun corpo, compatibilmente alle esigenze delle istruzioni. Allo scopo di rendere più facile e più breve ]o spoglio finale, mi son servito, sin dalla prima visita, per la raccolta dei dati antropometrici di speciali schede individuali, appositamente preparate. In es~e furono segnati i dati relativi alle generalità, classe di leva, distretto, comune, mestiere e stato di robustezza all'atto della vestizione; inoltre, in appositi specchi, i dati (iniziali, periodici e finali) relativi alla statura, perimetro toracico, spirometria, peso, dinamometria. In tal modo, sin dalla prima visita, che per alcuni corpi potè essere effettuata al momento stesso della presentazione alle armi delle reclute, roentre, per o"-vie ragioni, in altri corpi si potè eseguire solo nei giorni successivi, ma sempre in periodo precoce, fu istituita per ogni recluta dichiarata idonea al servizio, una scheda biografica antropometrica, nella quale, periodicamente furono segnati i dati ottenuti con le diverse misurazioni. Riguardo alla determinazione del tipo costituzionale, il grande numero delle reclute da visitare, in un tempo necessariamente limitato, non mi consentì di eseguire per tutti una classificazione in base ai ben noti criteri costituzionalistici scientifici. Mentre, perciò, fui costretto a limitare solo a taluni gruppi di reclute la determinazione esatta del tipo costituzionale (specie per lo studio della capacità vitale, come esporrò in altro mio lavoro), mi servii, per la grande maggioranza degli individui, del criterio ispettivo, tenendo presenti i quadri morfologici tipici con i quali il Viola ha particolarmente illustrato i diversi tipi costituzionali. Sulla speciale esperienza che la pratica può dare al medico militare nei riguardi della valutazione fisica dei soggetti presi in tsame, mi piace citare il pensiero espresso dal Cassinis, trattando del: << Servizio militare e l'indirizzo costituzionalistico in biologia e patologia ». Egli cos~ si è espresso: <<Di solito tuttavia qu~ti tre semplici dati antropometrici (statura, perimetro toracico, peso) vanno uniti ad alcune valutazioni mentali che sono appannaggio derivato al medico militare dalla pratica e dalla esperienza.

t


I 192

L"IMPORTANZi\ D ELLE DET ERMIN AZION I ANTROPOMETRICHE ECC.

Valutazioni mentali quali l 'artista usa in genere per giudicare dei suoi modelli . L'occhio esercitato può ricevere l'impressione non solo di forza, di salute, ma sovratutto di robustezza, Ji resistenza organica al lavoro o viceversa. L'armonia este-riore tra i segmenti scheletrici, lo sviluppo proporzionato delle masse muscolari, la loro incisione, il tono studiato con la palpazione, la ampiezza del torace rispetto ali 'addome, la sm forma, il colore delle mucose visibili, sono altrettanti dati che vengono apprezzati rapidamente c possono aiutare grandemente nell'esprimere il giudizio di idoneità o meno, qu~mdo specialmente il soggetto non acwsi l'esistenza di stato morboso alcuno ». Ed il Rolando, nel già citato lavoro, ha di recente scritto che: << il criterio fondamentale c r::tzionalc (pcrchè diretto da una legge che governa i fenomeni dell'ontogcnesi normale) per una prima analisi della costituzione deve essere il criterio del rapporto tra il grado di sviluppo del segmento vegetativo e quello dd segmento animale, ossia tra la larghezza e ia lunghezza del corpo. Come espressione dello sviluppo vegetativo si può ·assumere il volume ciel tronco e come espressione dello sviluppo animale la lunghezza degli arti . Questo rapporto fondamentale può stabilirsi, avendo una certa pratica, anche ad occhio con la semplice ispezione: ma per fissare con esattezza il grado della sproporzione si deve ricorrere a procedimenti speàtli ». Sono stato, pertanto, costretto a classificare la maggior parte delle reclute all'atto ddb vestizione in b::tse al solo criterio ispettivo, tenendo presenti i quadri morfologici tipici. Dalla prima classificazione, fatta i n base al distretto di provenienza, risultò che tutte le reclute appartenevano a I 7 regioni e ad 83 distretti; ma le regioni più largamente rappresentate furono la Toscana col 26,36 ,.~ e la Sicilia col 15,93 ~~ del contingente totale. Con i dati ricavati dalla prima misurazione.:, fu possibile detcrmin:~re l'indice del Pignet e qu:>llo ponderale Livi, allo scopo di stabilire il grado di robustezza iniziale. Nello specchio I sono riportati i <lati relativi all'indice del Pignet per tutte le reclute al momento della presentazione al corpo e nello specchio Il gli stessi dati di robustezza iniziale considerati per le sole reclute che ultimarono quasi per intero la ferma. Negli specchi Ili e IV la stessa ripartizione è stata fatta per l'indice ponderale Livi. Dal paragone dei dati di tali specchi risulta che effettivamente esiste tra l'indice del Pignet e quello ponderale Livi una certa concordanza per quanto riguarda la valutazione della robustezza fisica. Secondo la formula del Pignct, al momento dclb vcstizione, oltre 1l 50 % delle reclute presentavano unél costituzione compresa tra i gruppi « buona » e « buona-media », mentre oltre il 30 ~~ era costituito da individui con costituzione compresa tra i gruppi « robusta >> c « robustissima >>, e solo circa il 15 % era formato da individui che presentavano una costituzione che, dalla categoria « mediocre » arrivava a quella << debolissima ll, Le due ultime categorie, però, comprendevano appena il 2.64 ~~ . Riguardo

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1193

L'IMPORTANZA l>ELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICIIE ECC.

Specchio I . L'I NDICE DEL PICNE T I N TUTTE LF. RECLUTE

lndice numerico d el P ignc-t

Percentuali comples6ÌV~

iniziali

AL MOM ENTO

DELLA

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Dis tribuzione iniziale secondo gl'indi ri num er ici n ei corpi del presid io

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27,42 O/()

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~

47

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41

2

2

475

l

678

- - 30

53

11

- - - - - ·-- -711

259 142 172 109

31

811

Il

881

2

- -- - - - - -- - - -Cos t it uzio ne buona mc<lia

?.3. 75 0 1o

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76

12

4

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763

-- -- - -- -- -- Costi Lo zione mf'd iocrc

10,27 %

72

()2

67

24

5!

27

20

33••

- - -- -- - -- - - - Costituzione deholc

2,33 0/1)'

19

21

-- - -- - Cos ti 1 uzione d c holissi ma

0,3 1 0/ /O

L

2

2

99.<16 or /Il

3

3

-

75

- - -- -- --

l

-- -- -- T OTALE

2

3

9

15

l

-

-

3

-

lO

- - -- -

861 54-l 617 4+0 287 279 129

43

12

~212


II94

L"IMPORTANZA DELLE DETERMlNAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

Specchio I I. J ; J NDICE ll'OZIAU: DEL P t G'IET 'IELLE RECLUTE CH l: CO MPLETARONO rJ, SER VIZIO.

Distrib uzione iniziale secondo gl'ind ici Pen•ennumeric i nei corpi del p residio tua li d ..: complrs·~ o :1 ., o p.., o o ;,:: CIS o~ ~iv c o 5 .. o ., 0\tiJO!;Z Sl:: t~ r;: ~·-t'f) t- "' ( ' I d o ., ccc ... Q ; ~ inizi n li ~ u·· m .. o A ~ "' < m < u

I neli cl' numerieo

... ... = .. .... .... ......=.. ·-...

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34

17

.... T otali'

l Co~tituzionl' robu s ti ~-

15, 13 %

109

65

43

65

9

2

l

345

sirna

-- - - - co~tituzione

rohnsln

22,54 %

l

150 101

67

99

-- -- -- Co~tituzione

buona

27,85 o· . o 199

94 128

46

23,02 % 139

57

8(j

71 124

25

18

l

7

514

-- -- -- -- --

-- - -- -- Costituzione buono media

- -- --

-

71

38

23

2

8

635

-- -- - -47

39

21

4

9

5:.!5

-- - -- - - - - - -Costi tuuone medioere

9,12 %

53

38

33

41

Il

15

11

- Costituzi6ne deboli'

2,06 %

11

9

lO

9

3

3

208

l

l

3

47

3 -

- - - -- - - - - Costituzione deholissi ma

0,26 %

-

l

3

-

- -

--

2 --

6

- - -- - - - -- - TOTALE

99,98 %

661 379 469 310 196 135

85

33

12

2280


L'IMPORTANZA nELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

II 95

Specchio II l. L'IN DICE:PONOERA I.E~f.J VI tN)UTTE LE RECLUTE~ALI,A VEST IZ IONE.

Tndi ce ponder aJe I. i v i

da 21,]

3

21.5

P crccntua l i complt'ssi ve inizial i

Vari corpi de>l Presidio

..: ..; ci. .; .... "' o ., .. a"" ..,._ =-. ., :; a a ~ o o ·:: o:.=oaso.:: ~

~

<l

-

0,74%

..

-

-

0, 03%

v

-

l

d n 23,1 a 2:1,5

15, 31 %

24,28%

·1

5

29,63%

t-

-

-

35

39

-l - --

-

l

-

19

39

12

]

92 127

- -

-

62

H

Il

24,5

16,84%

:1

6

24

- -5

Il

29

54

73

lO

24

- - - -

263 153 174 121

da 24,6 Il 25

6,07%

72

2~.1

n 2~ , 5

1,61%

76

64

33

14

15

79 119

33

9

2

34

5

0 ,43%

3

l

2

1

4

780

l

952

l

541

63

47

2

195

l

5

2-~

30

Il

9

-

-

11

4

2

-

-

52

- - - - --

- - - da 25,6 a 26

l92

4

-

- - - - - 14

J5B

-

- - - -

- - -

- dn

70

24

- -- - - -

-

187 132 183 )13

183

-

2

- - --

- - - -

109

l

-

- - - - - - - da 24.1

T otale

~

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t-

- - - ---

- - - da 23,6 a 24

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- - - -

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3

4, 91 %

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da 21 ,6 a 22

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3

3

l

l

-

-

14

- - - - - - - - da 26,1 a 26,5

da 26.6 a 27

- - 2 - - - - - - - - - - -0,03% - - - - - - - l 0,06%

-

2

l

- -- - - - -- -- ---ToTALE

l

99,94%

861 544 617 440 287 279 129

43

12

3212


•

L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

Specchio IV, J.'tNDICE PONDERALE INIZIALE LtVI NELLE

Percentuali compless•ve iniziali

I ndie•· ponderale ] .ivi

RF.CLUTE CRE COMPLETARONO I L SERVIZIO.

V ari Corpi del P residio Totale

- - - - -- - - -- - -- - 0,57 % - 4 3 4 - - l l -- -- -- - -- - - - -4,82% 27 21 30 14 7 6 l 4 -- - -- - - - - - --

-

da 21. 1 a 21,5

- -da 21,6 a !!2

-da 22,1 a 22,5

da 22,6 n 23

-

14,82%

d a 23, 1 a 23,5

23,11%

da 23 ,6 P 24

29,51%

da 24,1 Il 24,5

142

-

80 130

52

31

77

38

87

d a 25,6 o 26

d a 26, l Q 26,5

da 26,6 n 27

18

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52

55

15

54

46

15

24

19

22

24

Il

,

338

6

4

527

8

673

l

21

3

-109

l

3

-

2

156

- - - - - - - -- - -2 2 0,48 % l 3 3 - - - -- -- -- - - - - -- 0,04% l - - - -- -- -- -- - -- - - - - - - - - - - -

42

-

- - - - da 25,1 n 25,5

16

110

-- - -- - - -- --

-

-

20

13

-- -- -- - - -62

62

40

-

- - -- -- - --

-

- -

137

-

-- - -- -- -

207 108 137

6,84%

88

-

-

17,93%

59

-

-

.

da U,6 n 25

82

-

- -

-

1,84%

12

13

2

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5

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4

-

11

l

-

1-------- 1- - - - - - - - - - - - - -n- - - - r ToTALE

99,96

661 379

~69

310 196 135

85

33

12

2280


L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

II97

al tipo morfologico, risultò che, mentre, sia tra i normotipi misti e puri eh~ tra i brevilinei misti e puri il gruppo più numeroso era costituito da individui che presentavano una costituzione « buona >~, tra i longilinci misti c puri, il più alto contingente era formato da individui con costituzione « buona-media » e che, nello stesso tipo morfologico, i gruppi delle costituzioni più scadenti (cioè: la mediocre, la debole e la debolissima) erano rappresentati da un numero di individui alquanto superiore a quello che si riscontrava nelle stesse categorie di robustezza costituzionale degli altri due gruppi morfologici. l:.a costituzione robustissima presentava il valore percentuale più elevato tra i normotipi e quella robusta lo presentava tra i brevilinei. Secondo l'indice ponderale Livi, con le determinazioni fatte sul contìngc.:ntc totale alla vestizione, risultò che il 76,83 ~{. delle reclute presentavano dei valori compresi tra 23,1 e 25 incluso ed erano quindi da considerare come individui <:an sviluppo fisico ben proporzionato; mentre quelli da considerare come individui con deficienza di sviluppo costituivano il 2r,or o{, e quelli da considerare come più o meno tendenti all'adipos.ità formavano appena il 2,14 %. Rjsultava, perciò, secondo il valore che normalmente si attribuisce all'indice ponderale Livi, com<:: il reclutamento fosse avvenuto con criteri d i selezione veramente accurata. Considerando, poi, la ripartizione del! ' indice stesso nei tipi morfologici, .risultava che, in tutti e tre i tipi, i\ contingente più rilevante era costituito da individui con sviluppo fisico ben proporzionato, e che, mentre tra i normotipi e tra i brevitipi, i] numero degli individui con sviluppo fisico deficiente era molto scarso, tale numero invece costituiva una percentuale notevolmente alta nel gruppo dei longilinei, tanto da avvicinarsi a quella del gruppo degli individui con sviluppo fisico ben proporzionato. Di più, risultava degno di particolare rilievo il fatto che il numero degli individui che presentavano, secondo questo indice, una certa tendenza all'adiposità era più alto tra i brevilinei che non negli al~ri due gruppi morfologici. Desiderando considerare l'eventuale rapporto tra il grado di robustezza fisica iniziale, determinata con l'indice del Pignet, al momento della vestizione e la professione o mestiere esercitato nella vita civile, mi è sembrato opportuno tenere come base il criterio stesso del Livi che, invece di seguire una classificazione più o meno sistematic~, prende in considerazione soltanto quei gruppi di professioni e mestieri che, per numero, si rivelano più importanti e che sono nettamente delimitabili; mentre indica come professioni varie quelle specificate troppo genericamente e tutte guelle che non presentano str<:.>tte affinità con le più numerose e che, considerate da sole, non avrebbero potuto formare una vera e propria categoria a parte, perchè costituite da un numero esiguo di rappres<:.>ntanti. Così, questo A., distingue tutte le professioni nei tredici gruppi seguenti: studenti (che comprende pure professioni~ti, possidenti, impiegati); piccolo commercio (che 4 -

Giomalc di medicina militar~.


IIg8

L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

RIPARTIZIONE DELLE PROFESSIONI SEI'O:-oDO

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01

8

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Mestieri

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15

. Commercia n ti

11

13·25%

25

30·12%

21

25·30%

15

140

14·59%

213

22·21%

288

30 ·03~0

219

l Contadini

. Fabbri m ccc.

40

12 - 86~0

62

19 ·930' .o

81

26 ·OJ%

87

Falegnami

17

11·33%

26

17·33%

4·~

29·33%

34

Muratori

~]

12·86%

55

22·82%

76

31 ·53%

()0

J6

14·15%

19

16·81%

26

23·00%

35

Barbi ~>ri

4

8·51%

4

8· 51%

1J

23·40%

20

Ma cellai Piz?iragnol i

8

16·00%

13

26·00%

141 28·00%

9

25·35%

57

26·76%

39

!

Sarti Cah:obi

l

-Car re t ti eri ('a v nlln i etc.

31!

Fornai Mujrnai

15

18·07%

22

26 ·50"l.o

22

26' 50°' .o

(;

13ruc~ ianti

22

18·96%

25

21·55%

32

27·58%

2l

Autis ti

46

23·00%

37

18·50%

48

24·00~0

4h

Professioni varie ma- l llllllli

43

13·23%

66

20·30%

81

24·920/u

89

Professioni ' ari(' non manuali

37

14·62%

44

17·39%

62

24·50~0

55

,n5

H·78<>fo

6i8

21 ·IO%

881

27·4~%

763

l7 ·84%

54

- ---

T OT ALE

'


L'IMPORTANZA DELLE DETERMI NAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

Il99

Specchio V. t.'I l\"DI CE DEL PIG NET. I N TUTTE LE RECLUTE.

1 ..,

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Percentuale

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Il

16 ·17%

3

4 ·-H'.'{,

18·0 7%

l

11·43%

4

4·81%

-

-·

83

2 •5&·J~

22·83%

7(j

8·23%

20

2·08%

-

-

959

29·85'~~

27·97%

31

9·96%

IO

3 ·21°1J

-

--

311

9·68%

22·66%

26

17·33%

3

2·00%

-

--

150

4·66%

U·89o/o

16

6·63%

2

0·83%

0·41% l

241

7 ·50°/.o

30·970/ .u

14

12·40%

3

2·65%

-

113

3·51%

2·12%

47

1·46°'. o

-

50

1·55%

0·46%

213

6·63%

l

l

l

l

-

l l.

l

42·55%

5

10·63%

2

4·25%

18·00%

5

10 ·00%

l

2·00%

18·31%

21

9·85%

3

1·420/o

20·48%

~

l

8·43%

-

-

·-·

-

83

2·58%

19 ·820/o

l4

12·06%

-

-

-

-

116

3·61%

23·00%

19

9·50%

2

1· 00%

1·00%

200

6· 22%

27·38%

35

10 ·76%

11

3·38%

-

325

10 ·11%

21·73%

40

15 ·81%

11

-~ ·34%

4

1·58%

253

7·87%

23·76%

330

10 ·27%

75

2·33%

lO

0· 31%

3212

-

l

l

2

-


1200

L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRlCHE ECC.

si può considerare come il gruppo di passaggio tra il precedente e quello delle professioni varie manuali) ; contadìru; fabbri ; falegnami ; muratori; sarti (calzolai); barbieri; macellai e pizzicagnoli; mestieri attinenti al trasporto per mezzo arumale; fornai; braccianti; professioru varie manuali (r). Livi, che h a applicato questa sua classificazione all'enorme contingente che formò oggetto delle sue ricerche, ritiene che, pur essendo suscettibile di qualche critica, essa, in linea di massima, risponde al suo scopo. N ello specchio quinto si trovano ripartite le professioni di tutte le redutc socondo l 'indice del Pignet. Dai dati di tale specchio si rileva che, per riguardo alla ripartlZlone delle professioni, i contadini costituivano il gruppo più numeroso, rappresentando il 29,85 %; al secondo posto si trovavano le professioni varie manuali col IO,II %; le altre professioni seguivano in quest'ordine: fabbri e meccanici col 9,68 %; professioni varie non manuali col 7,87 %; gruppo dei muratori col 7,50 %; carrettieri col 6,63 %; autisti coì 6,22 %, falegnami col 4,66 %; braccianti col 3,61 %; sarti e calzolai col 3,51 %; fornai e mugnai col 2,58 %; commercianti col 2,58 %; studenti col 2, II ~{, ; macellai col 1,55 %; barbieri col 1'1,46 %. Dall 'esame dello specchio stesso si rileva chiaramente come si susseguivano nelle varie categorie professionali i diversi indici di robustezza. Quasi in tutti i gruppi di professioni le percentuali più alte erano rappresentate dalle categorie « buona » e r< buona-media » della scala del Pignet, seguite quasi sempre dalla categoria « robusta ». La costituzione debolissima era presentata da individui che appartenevano soltanto alle seguenti categorie: studenti, muratori, barbieri, carrettieri, autisti, professioni varie non manuali ; mentre quella robustissima era presentata da individui che appartenevano a tutte le varie categorie ( 1) E' ceno che non riesce facile cbssilìcare in modo esatto c completo le diverse condizioni ~ociali c le diverse professioni. Se si considera la statistica compiuta d::~l Gould negli Sr:ni Uniti d · America sugl i individui arruola ti durante la guerra di scccssionc, si trova una classilic:nione oasata su appena sette gruppi di professioni e, quindi , cstr~mamen tc sem plice. Ma, come fa notare lo stesso Livt cc si ha lo svantaggio di comprender<" in uno stesso gruppo professioni c condizioni disp:>ratissimc, sia per il grado di agiatezza, sia per le influenze sull'organismo, proprie d el lavoro di ciascuna, sia per l'ambiente in cui vengono eserci tate" · Tale classificazione, infa tti , considera sulo ~cHe gruppi, e cioè: I) agricoltori : Il ) meccanici: 111) commercian ti: IV) proft:ssionisti ; V) tipo· grafi; VI) operai c con tadini ; VII) m iscellanea. L' Istituto Centrale di Statistic;t del Regno d' ltali:t, ndb Nomencb•ura proft·ssionalc pebblicata nel 1928. ha st:tbtlito uno schema secondo il quale le professioni, arti c mestieri, sono raggru ppate in sette classi c cioè: agricoltori; commercianti cd impicgari; opcrai; addetti a servizi di trasporti cd affini; persone d i servizio c di fatica ; condi· ?.i<~ni non profc~siona li: incerti per mancnra ind icnionc. Tale cl3ssificaz10nc, contenuta in questi limiti. risponde cer tamente in modo comple to per le esigenze delle statistiche amministra ti ve cd economiche, ma , in una statistica a scopo sanitario nel amrop<•logico, è fonc più conveniente, come fa notare Livi, fare la dislinzionc S(.'Condo le influcn7c cscrc1tatc sull'org;.nismo o dalla professione stessa o dall'ambiente nel quale essa è esercitata. Cosl. per es .. secondo lo stesso A., la professione di orolo)!iaio c quella di scritturalc possono c<<crc comprc.c nello stesso gtUppo. mentre in una statistica economica, appar1crrchhero a g ruppi di,·crsi.

r


L"IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICIIE ECC.

1201

professionali considerate, sebbene, naturalmente, con un valore percentuale vario. Il rapporto tra l'indice di robustezza del Pignct c le professioni esercitate dalle reclute nella vita civile risulta, con sufficiente evidenza, nei dati che ho riportato, perciò non mi dilungo oltre su di esso. Visto così quale fosse il grado di robustezza fisica iniziale in tutte le reclute nei vari corpi del presidio, secondo i due indici considerati, passo ad esporre le ricerche sulle modifìcazioni apportate alla robustezza stessa dalle istruzioni militari durante tutto il periodo del servizio, analizzando le variazioni subite da ognuno dei tre dati antropometrici principali.

B) STUDIO DELLE \fODlFICAZIONl DELLA STATURA I N RAPPORTO COL SfRVIZIO MILITARE.

La statura, come del resto tutte le altre misure, fu presa sempre al mattino ed a corpo completamente denudato, fu adoperato l'antropometro regolamentare che, per la sua ben nota costruzione, garantisce una eguaglianza quasi perfetta nei riguardi della posizione che in esso sono costretti ad assumere tutti i soggetti da misurare. La statura, però, secondo Livi, è << una misura molto variabile e non basta la uniformità dello strumento con cui è presa per garantire la perfetta comparabilità delle misurazioni fatte. Essa varia fisiologicamente, nello stesso individuo, secondo le ore del giorno e secondo le stagioni». H erlitzka avverte che « nel corso delTa giornata la statura diminuisce alquanto per l'accentuarsi delle curvature fisiologiche della colonna vertebrale e per lo schiacciamento delle parti molli e dci dischi intervertcbrali. E' perciò necessario conoscere sempre, nelle misure esatte, l'ora e le condizioni in cui la misura è stata eseguita; è da prcfcrirsi, quando si possa, fare le misurazioni al mattino per avere dei dati comparabili >> (1). Agli inconvenienti ricordati da questo A. si può però rimediare adoperando l'antropometro orizzontale ideato da Viola, che consente delle misurazioni veramente esatte e che, quindi, sarebbe desiderabile che venisse adottato almeno in tutte quelle ricerche che possono avere un valore statico. Livi, colle sue determinazioni, potè concludere con l'ammettere che << nel totale dell'esercito sono gli uomini di statura più piccola quelli che presentano una maggiore resistenza alla vita militare >> e ritenne di poter trovare la spiegazione di ciò nel fatto che tra gli individui di statura più bassa sono più numerosi gueUi appartenenti alle classi lavoratrici c povere, ( t ) Riguardo all"opp<>rOJnirà di cs<)(UÌre le mi~uraziun i nelle or~ del m~tti no, Livi così si cspri :ne: " E' naturale che l~· proha>f(a ta stnoonc trc(ta, il cammo narc a lun~o. il pm<arc pesi adtlos~o <lebbano durante il giorno produrre un sensibile schiacciamcnto dci dischi mtc rvcrtcl::rali , mentre il riposo della none pcrmcuc loro d i riprender<: !"altezza normale c di avvicinarsi di più l> . Buffon p<><è drmosrrar<: che anche le sra~ioni influi sçuno sull"aumcnto dell:t statura neo )(iovani, e tmvn .:hc ndl'csrntc essa a um em a piì1 rapici:Jmcn rc che ncll"invcrno, c questo f:•uo , come ncooda Livi, c s<ato p<>Ì rilevato anche da ruui gli altr i Ali.. che h:mno t'aut> on prop<>sllu ncachc s<ariqidw.


1202

L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

che resistono alle influenze della vita militare meglio di quelli che appartengono alle classi abbienti. Questo A. condusse le sue ricerche anche nei riguardi dell'accrescimento e trovò che << l'accrescimento della statura è più significativo per lo sviluppo umano che quello del peso, perchè esso fa sempre dei progressi e mai dei regressi, a parte il regresso in statura portato dall'involuzione senile, fino a raggiungere il suo massimo, e perchè segue meglio del peso le leggi ilsiologiche, subendo meno le influenze transitorie, mentre risente meglio quelle permanenti ». Secondo le sue ricerche, la quota di accrescimento della statura è ancora notevole non soltanto dal 20" al 2 1• anno di età, ma anche dai 21 ai 22 anni, e perfino degli individui di 23 anni e pi ù, la cui età media si può calcolare a 24 anni circa, si ha nel 2~ anno di servizio un accrescirnento forse inapprezzabile all'osservazione individuale, ma pure apprezzabile ali 'indagine statistica. Dalle ricerche stessr risulta che, <<durante il I anno di servizio, l'accrescimento nella statura fu rappresentato da una media di mm. 6,4 per ogni individuo. Durante il 2" anno di servizio l'accrescimento nella statura fu rappresentato da una media di mm. 3,4 per ogni individuo. Nel 1° anno le differenze tra la rapidità di accrescimento tra i var i gruppi di stature furono più forti che nel 2° anno. Inoltre risultò che, mentre nd 1" anno di servizio, tanto tra gli individui di bassa statura che tra quelli di più alta statura, il peso non esercitò molta influenza sull'accrescimento, nel 2 " anno invece gli individui di bassa statura e che avevano un peso minimo presentarono una quota di accrescimento assai maggiore d.i quelli che avevano un peso massimo; mentre nelle alte ~tature, gli individui di peso massimo e di peso minimo presentaronc un accrescimento press'a poco eguale. Bellot, in base alle sue ricerche, ritiene che « l'aumento della statura che si osserva frequentemente in seguito agli esercizi fisici e circa all'inizio del 3'' mese (da mezzo a 3 cm.) è generalmente dovuto al raddrizzamento delle curvature della colonna vertebrale, perchè esso si accompagna assai spesso ad un contemporaneo aumento in altezza del tronco. Nei soggetti deperiti l'aumento di un cm. può essere osservato al termine di Uil mese; tale aumento è in media di un cm. e mezzo in quelli che pr.::sentano delle deviazioni del rachide. In certi soggetti l'aumento della statura può essere dovuto allo stesso accrescimento 11 . Nelle mie ricerche, la misurazione della statura fu fatta da prima al momento della vestizione, poi, di 3 mesi in 3 mesi, infine al momento del congedo. Nello specchio VI è esposta la ripartizione della statura di tutte le reclute al momento della vestizione; nello specchio VII quella iniziale di tutti i militari che completarono la ferma e nello specchio VIII sono riassunte le variazioni complessive subite nella statura dagli stessi militari. 0


L ' IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

1 203

Spt>cchio VI. RIPARTIZIONE DEL LE STATURE DI T UTTE L E RECLUTE ALL'ATTO DF,LLA VESTIZIONE.

l m.

m.

m.

m.

m.

m.

l)l.

m.

l. 50 l. 55 ,l l. 60. l l. 65, l l. 70' l l. 75' l l. IlO, l l. 85. l

Corpo

84° Fanteria

l. 70

l. 75

1. 80

1. 85

1.90

l :l l

2721 212

( .~2

·~ 7

14

--

71

151

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121

21!

6

1.55

1.60

-13

1. 65

l

T otale

861

-70 Genio

17

l

541.

-190 Artiglieria

l

18

]77

255

l IC

25

l

-·

617

30 Contraerei

1·1.

71

148

140

57

9

l

-

·1t10

-P

Comp. Sanità

23

6()

72

81

32

w

2

6

l

:!1!7

- l

2

37

73

:Sil

57

({l

20 R adio

l

l

6

12

22

l

711 Comp. S u ssistenza

j (l

16

39

31

19

Il

3

4

r,

2

l

·H4

948

967

59?.

145

̰

C. Automohili ~ tico

--

279

-

t13

-·

129

--

l :!

1

l

Com p.

--

Di~trettuale

-

3

-

! 111

TOTALl:

l

33

2

321:!


1204

L'IMPORT ANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRI CHE ECC.

Sp ecchw VI I. RrPARTJZlONI JNJZtALJ D ELLA STATU RA DEl MILITARI

Gruppi di stature

CHE COMPIRONO LA F E RMA.

Var i corpi del Presidio

P ercentuali compl es-

T otale

s•ve

da 150 a 155

51

4.78%

- -- -- -- - 1 - - - -.1--

da 155, 1 a 160

13,64%

2

16

3

16

11

-- - - - - 98

li

63

5-I

40

109

9 ---- - -

19

16

l

3

311

- -- -11- - - - - - - ~- ---- -d a 160,1 a 165

28,07%

191

98

99 13.3

- -- -:1- - - - - _ da 165,1 a 170

30, W~·o

165

97 205

- - - ------11-- ---11- - - - da 170,1 11 175

17 , 85'~{,

99

58

4l

175, 1 a 180

- -- - -- --

3.94%

18

1 - - - -11- - - -

da 180,1 a 185 - - -- -- - - 1--

da 185, 1 a 190

36

0 . 87% -

TOTAI .E

- -

22

-

9

2s

17

u

70 1

2

40i

- - - - - -5

- - --

6

90

4 - - -- -

-- -- -- -- -

l

2

-- -- --

20

2

9

-1 - --

0,08%

7

12

22

44

-- - - - -

ut J 80 98

610

21

, _ - - - - - - 1- - - -

- - - - - - - - 1-- - -11- - - - - - - - - d11

36

52

-

~ 1- - - -

2

2280

Dai dati dello specchio VII risulta che le diverse serie (fatte andando di 5 cm. in 5 cm., da cm. 150 a cm. 190) si susseguono in quest'ordine: serie da cm. 165,1 a cm. 170 incl. col 30,74 ');, ; » 160,1 » 165 >> 28,07 ~',(, ; >l I 7 o, I >> I 75 » 1 7 ,85 '}(, ; » 155,1 >> r6o >> 13,64 9{, ; )J ISO )) I 55 )) 4· 78 % )) 175,1 )) 180 )) 3>94 % ; » r8o,r » r8s >> o,87% ; » 1 85,1 >> 190 » 0,0807o' .

Lo studio delle modificazioni verificatesi nei riguardi nella statura portò ai seguenti risultati :


L"IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

1205

Specchio VII/. VARIAZ I ONI COMPLESSIVE SUB ITE NELJ, A STAT URA

DA TUTTI l MILITARI

CHE COMPIRONO LA FERMA.

Vari corpi del Presidio PercenVariazioni

Aumenti fino a Y2 cm.

Totale

39,47 % l 276 156 163

_

94 105

611

25

12

l_

1]

900

- 1-

Aumenti tino a l cm.

3,6!1%

21

5

lo

4

7

-

-

l

84

Invariati

56, fl4 %

36! 211 281 211

81

63

53

21

11 1

1296

12

25

1

- - - - - -- -11----1-------- - - - - ToTALE

99/.19

661

3';Q 469 310 196 135

85

3:1

l2 :

2:!80

Sul contingente totale delle reclute il gruppo più numeroso era quello formato dagli individui con statura compresa tra cm. 165, r e cm. 170 incl. e subito dopo veniva il gruppo degli individui con statura compresa tra cm. 160,1 e cm. 165 incl.. Le stature più alte si riscontrarono prevalentemente nelle reclute provenienti dalle regioni dell'Italia settentrionale. Alla fine del servizio (in media 15 mesi), si trovò che complessivamente gli aumenti di statura riguardavano il 43,15 'X, òel totale e che nel rimanente degli individu~ non si erano verificate modificazioni. Quindi, il numero dcgli invariati risultò alquanto superiore a quello degli aumenti di statura. Sul totale degli aumenti, il 91,46 'Yo f1.1 costituito da quelli limitati a mezzo cm. e solo l '8,53 "~ riguardò quelli fino ad un cm .. L'apprezzamento dell'accrescimento della statura si rese evidente in un buon numero di soggetti, sin dal 3° mese di servizio. Nei vari corpi del presidio, il rapporto tra gli aumentati e gli invariati risultò così costituito:

84° Fanteria: aumentati: 44·93 ",. invariati ss. o6 "~ 7" Genio: 55:67'',, 44·320{:, 19'' Artigl.: 40,08 ''~ 59·91 % 3° Contraerei : 68,o6 "~. 1 3 ·93% o' )) 7° Sanità: 41,32,o s8,67% ,.,, 7° Autoc.: 46,66 ~{:, 53·33 ·" ..,7 6 •)/ )) 7" Sussist. : 02,35% ::> ' 4 ·'' 2" Radio: 63,63 ~/,, 36,,6% 8 oJ Distretto: 9r,66% ·33 ,u ))

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I206

L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

Quintli, solo ndla 7' Comp. di Sanità c nel 7" Autocentro, il numero di quelli che rappresentarono un aumento di statura superò quello degli invariati. Sul totale degli aumenti il 59,55% riguardò i normotipi; il 24>59% riguardò i longilinei; il 15,84 '.Yo i brevilinei. Sul totale degli invariati, il 49:30 % riguardò i normotipi, il 36,88';{, i longilinei, ed il 13,81% i brevilinei. E' evidente che i risultati che ho potuti notare nei riguardi delle variazioni della statura si devono mettere in rapporto col periodo di servizio militare prestato. Pertanto, tali risultati sono notevolmente inferiori, sia per l 'ampiezza delle variazioni, sia per il numero degli individui che tali variazioni presentarono, a quelli delle statistiche militari compiute quando la durata della ferma era lunga più del doppio di quella attuale.

(Continua)


DIREZIONE DI SANITÀ INTENDENZA A. O. I. Direttore: magg. generale medico M. BEDEl LABORATORI DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMALIA ITALIANA

L'ATTIVITÀ DEI LABORATORI DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMALIA DURANTE LA RECENTE CAMPAGNA COLONIALE Prof. Bruno Besta, tenente medico, direttore Laboratorio d'Armata. Dott. Giacomo Mariani, direttore Lnborawrio Sanità Civile.

Ci è parso utile .riferire, sia pure in maniera necessariamente succinta, sull 'attività dei laboratorii di batteriologia della Somalia perchè la quantità degli esami eseguiti, 9000 circa, costituenti la quasi totalità delle analisi fatte in Somalia durante la recente campagna coloniale, consentirà certo agli studiosi della nosografia coloniale di trarre delle nozioni utili e fors 'anche degli insegnamenti. Questo modesto contributo alla conoscenza delle malattie in Somalia può essere tanto più interessante in quanto si riferisce - quasi esclusivamente - ai militari ed agli operai nazionali che hanno formato il corpo di spedizione, e mentre cerca di dare un 'idea della patologia coloniale applicata all'elemento bianco colonizzatore, costituisce un'ulteriore dimostrazione dell'organizzazione sanitaria ·italiana in A. O. e delle condizioni veramente ottime in cui venne a trovarsi, prima, durante e dopo le vittoriose operazioni di guerra, l'Armata italiana in Africa. Il resoconto più che i dati statistici, ricorda criticamente anche le malattie e il loro modo di manifestarsi ed è dedjcato, in modo speciale, ai medici italiani in A . O. l. ; ai Superiori che diressero e dirigono con competenza ed energia le organizzazioni sanitarie, ai gregari che collaborarono con entusiasmo ed amore alla grande opera di assistenza e di cura. Esami eseguiti dal 1° luglio 1935 al 30 giugno 1936: Urine 2576 Feci r859 2 55 Espettorati Parass. malaria 955. Reazione di H enry . 557 Aggl. tifo- paratifi 104 Gonococco 3II Spir. pallida 34 Ricerche sier. Lues 2274 Ulcere tropicali 6o Bacillo Hansen 28 Da riportare


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L'A'rfiVIT,\ DEl LABORATORI DI BA17ERIOLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

Riporto Reazione di Rubino Spirocheta ricorrente Gengiviti fusospirillari Culture da cistite . Emoculture varie . Secrezioni congiuntivali Liquor (esame citologico) Meningite Difterite Esami di acqua Esami varii .

9013 400

28 28 13 26 II

19 17 6 II4 150

Esami eseguiti 2576, di cui II44 normali: II~ patolog1ci (214 con albumina, 35 con glucosio, IH con cilindri di vario tipo, 295 con sangue, 514 con muco-pus). Le analisi di urina sono state eseguite secondo gli schemi usuali di laboratorio, indicando, per ogni reperto, il colore, la trasparenza, il peso specifico corretto a 15° (correzione questa tanto più necessaria nell'ambiente coloniale surriscaldato), la reazione e ricercando sistematicamente l'albumina, lo zucchero, iJ sangue, i fosfati, il mucopus ed eseguendo inoltre l'esame a fresco del sedimento. Le ricerche chimiche particolari qualitative (pigmenti biliari, urobilina, acetone, indacano, acido diacetico) o quantitative (albu· mina, glucosio, cloruri, urea), così come le reazioni speciali (Erlich, Sgambati, ecc.) e lo studio ulteriore del sedimento (colorazione con Gram, Ziehel Neelscn, cultura cd isolamento di germi ecc.), sono state eseguite sempre su richiesta speciale quando le indicazioni cliniche richiedevano uno studio particolare del caso. Ove è stato necessario, nelle determinazioni chimiche, ci siamo valsi del consiglio e dell'aiuto dei colleghi del laboratorio chimico. I dati schematici sopra citati hanno bisogno di qualche delucidaziont: e, sopra tutto, di essete analizzati e vagiiati tenendo presenti i singoli esa m i e spesso anche i singoli casi studiati: in tal modo le cifre riassuntive, statistiche, acquistano un'importanza maggiore e possono darci un indice prezioso della patologia urinaria della colonia. Diremo anzitutto che i molti esami negativi sono dovuti ai casi « in osservazione » nei quali, non raramente, i sintomi di malattia e sofferenza sono mascherati da un male interpretato senso di abbattimento e deperimento psico-fisico che pone il soldato e l'operaio nella mentalità del malato più che nelle condizioni reali di malattia. Degl i esami patologici i più numerosi sono quelli con pus, sangue (con conseguente presenza di albumina) dovuti a cistite: tali reperti di cistite ~ono singolarmente abbondanti nel nostro materiale e si spiegano non solo per la fregueza delle cistiti blenorragiche acute, ma anche per l'influenza riattiURINA. -


L'ATIIVITA DEI LABORATORI

DI liATTF.RIOL()(;IA DELLA SOM:\Li t\ ECC.

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vante che hanno sui vecchi processi vcscicali le disagiate condizioni di vita e gli strapazzi fisici in genere: influenze che, appunto in Colonia sono tanto facili a verificarsi. Tenendo presente che il nostro materiale proviene, nella quasi totalità, da individui giovani e vagliati, è facile capire come siano pressochè assenti le forme nefritiche acute: abbastanza rare anche le forme nefrosiche, riconoscendo esse abbastanza spesso la loro origine in concomitanti infezioni malariche. Spesso le forme di malaria tropicale ad andamento subdolo e non sempre diagnosticabili fin da principio si sono complicate con tali forme n :nah le quali hanno però la tendenza a decorrere benignamente anch ~ quando la cura attiva della malaria sembra da principio, aggravare il reperto urinario. Anche le emoglobinurie da malaria sono state veramente eccezionali ed il loro decorso analogo a quello che si osserva in Italia. Una forma speciale di nefrosi con cilindri ialino-granulosi ed epiteliali, con scarsissima albumina abbiamo notato in individui la cui sintomatologia clinica era quella di un leggero reumatismo articolare, con decorso modicamente febbrile e non grave che non durava, in genere più di 7-10 giorni. In tal i casi il reperto urinario patologico scompariva (cessata la febbre e la modica sin tomatologia clinica) senza lasciare traccie in esami seriati consecutivi: l'ipotesi di una forma renale secondaria e dovuta a veleni di germi reumatoidi (streptococchi ?) è molto suggestiva ma non è sufficientemente controllata sperimentalmente e batteriologicamente (in un solo caso fu isolato dal sangue di un paziente uno streptococco non emolitico). Non abbiamo mai osservato, neppure negli indigeni, casi di bilarziosi vescicale.

FEci. -

Esami eseguiti 1859 di cui 824 positivi per la ricerca di protozoi ed elminti, 1035 in cui tale ricerca fu negativa. Tra gli esami negativi ne comprendiamo 280 con sangue e mucopus in quantità differente, ma sempre tale da doversi considerare come indici di una sofferenza intestinale acuta o cronica ancorchè non sempre bene definita o forse non sempre riferibile a una forma parassitaria. In una nostra nota illustrante le parassitosi intestinali in Somalia (4) (13), abbiamo già richiamata l'attenzione sull'alta percentuale di esami negativi, percentuale che è assai superiore a quella riferita da altri ricercatori. Ripetiamo qui ancora che questo si spiega bene se si tiene calcolo che, mentre negli Istituti di medicina tropicale e parassitologia, gli esami coprologici vengono eseguiti per lo più su enteropazienti che ricorrono agli specialisti per avere delucidato una diagnosi su forme intestinali evidenti e spesso croniche, al nostro laboratorio si sono presentati spessissimo - quando non erano la grande maggioranza - anche individui che ricorrevano all'esame dello specialista di fronte a una sintomatologia del tutto incerta o molto modesta; se si tien calcolo poi della particolare mentalità patofobica che è


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L .AITIVITA DEl LABORATORI i)l BATfERI OLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

propria degli agglomerati operai e militari, è facile comprendere come diecine di esami si debbano a volte eseguire al solo scopo di tranquillizzare chi teme la malattia. Lo riprova il fatto che oltre agli 824 esami positivi, sono stati osservati ben 280 casi di persone sofferenti di disturbi enterici nei quali tuttavia l'unico reperto patologico consisteva nella presenza, a volte modesta a volte abbondante, di cellule del pus, sangue, elementi macrofagi e cristalli di ossalato di calcio, senza che si potessero individuare forme pa· rassitarie. Che in alcuni di questi pazienti si dovessero, in altri momenti o in altre fasi della malattia trovare dei protozoi o degli elminti, è anche possibile: chi è pratico di parassitologia intestinale sa che occorrono a volte diecine e diecine di esami ripetuti per individuare una sola forma, magari cistica, del protozoo infettante. Noi abbiamo però sempre preferito attenerci, anche per evidenti ragioni morali e medico legali, alla stretta realtà dei fatti riconoscendo come positivi solo i casi in cui la diagnosi era morfologicamentc possibile ed evidente. Rimandiamo per ulteriori notizie al lavoro precitato e ad un altro fatto da uno di noi in collaborazione con Lopresti. Riportiamo qui la percentuale delle parassitosi da noi riscontrate.

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Trichomonas horn.

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Chilomastix .. . Lamblia int. . Altri flagellati Blastocystis }\.r}guilltlle . . . . . Taenia Sag. (proglottidi) In fusori ... •

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17·34 % sui posi ti vi 97 II,76 % )) 217 26d1 6' 3o 0// 0 52 5·33 ,1. 44 62 7,51 O/t <l \) 21 2 ·54 % 428 SI,88 % )) 233 28,24 % 6,54 % 54 123 14,91 % 251 30,43 'X " 0,48 '}{. l' 4 21 2·54 o;., )l 2 0,24 ,,, ;h

cas1 143

Ameba histolytica. Ameba minuta. Ameba coli . . . . Altre amebe Uova ascaris lum .. Uova trichiuris . . Uova taenia . . . .

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Si tenga calcolo nella lettura dei dati sopraesposti che in uno stesso esame spesso trovansi associati uno o più parassiti. Rapportando le percentualità da noi indicate agli esami pos1t1V1 si trovano degl'indici di morbilità assai più aderenti alla realtà ed in grado di dare un 'idea più esatta della diffusione delle parassitosi intestinali tra le truppe operanti. Così per l'ameba histolytica abbiamo una percentuale del 17,34 o,·, che, con l 'aggiunta del la minuta, porta a 29,10 ~;, la percentuale delle amebe patogenc mentre la percentuale delle altre amebe è del 32,61 %.


L"ATIIVITA DEI LABORATORI DI BATrE.RIOLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

I2II

Non ci ·soffermiamo ulteriormente sull'argomento: ci basti ricordare ancora una volta che la relativa bassa percentuale da noi data per la più grave delle parassitosi intestinali, l'amebiasi histolytica, è una nuova dimostrazione delle ottime condizioni in cui si sono trovati i nostri lavoratori e i soldati durante la guerra nonchè della perfetta organizzazione sanitaria cui attesero sia dal lato militare che civile i competenti uffici preposti. L'andamento clinico, l'assenza o quasi di complicanze epatiche o di altri organi, ci confortano a ritenere che l'infezione fu sempre un'evenienza sporadica e non raggiunse il carattere di vera epidemia. La blatta orientale (barambara) ha un'importanza rilevante nella diffusione delle parassitosi intestinali in Somalia (5). In un distretto si ebbe a verificare una forma quasi generalizzata di parassitosi intestinale in cui però tanto l'andamento clinico, quanto gli esami coprologici permisero di stabilire trattarsi <li un focolaio epidemico benigno spentosi in pochi mesi. Non è qui il caso neppure di soffermarci a parlare della patogenicità delle svariatissime forme di ameba che abbiamo riscontrate nei nostri esami e che sono ancora oggetto di numerosi studi ed interpretazioni svariate. Noi abbiamo posto la diagnosi di ameba histolyiica quando la forma vegetativa o cistica del protozoo era inconfutabile, accontentandoci negli altri casi di porre la semplice diagnosi di parassitosi intestinale. Svariatissime c frequenti, oltre alle surricordate forme di amebiasi, le flagellasi e le parassitosi miste da ameba e flagellati. Tra le flagellosi importante la lambliasi il cui reperto è diventato particolarmente frequente dal gennaio 1936 in avanti: essa causa abbastanza spesso disturbi enterici cronici. Qualche volta fa da << germe pilota » cioè è associato all'ameba histolytica. Di un caso di schistosoma intestinale, non autoctono, di provenienza quasi certamente indiana ha riferito uno di noi (15), non osservammo mai schistosomiasi nè anchilostomiasi nei bianchi. Relativamente scarso il reperto di uova di elminti dovuto per lo più a Trichiuris e ad Ascaris lumbricoides. La lunga abitudine al clima e alla vita coloniale non esercita influsso alcuno sulla morbilità cui soggiacciono egualmente vecchi e nuovi coloniali. La costituzione individuale sembra avere più importanza nel senso che i soggetti che più facilmente risentono delle parassitosi intestinali sono quelli a sfondo nevropatico con !abilità del terreno neurovcgetativo. Il clima pare abbia pure un 'influenza sull'evoluzione delle forme morbose e sul loro impianto nel senso che la fine del periodo asciutto sembra coincidere con una maggiore morbosità (le parassitosi aumentano da aprile a settembre, e poi decrescono sino a gennaio -febbraio).


I2I2

L' ATrtVITÀ DEl LAI30RATORI DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMAUA ECC.

EsPETTORATO. - Totale esami eseguiti 255· Positivi per la ricerca del bacillo di Koch 24. Per amebe e spirochete nessuno. Gli esami positivi per il bacillo tubercolare si riferiscono sempre a bianchi, individui giovani nella gran maggioranza, nei quali, anche clinicamente e radiologicamente fu potuto osservare una riattivazione di una forma tu· bercolare di antica data. Trattasi in genere di casi di t.b.c. fibrosa micronodulare, in cui, forse per improvviso deperimento organico e decadimento dei poteri difensivi, il processo tubercolare distruttivo prese il sopravvento dando luogo a una rapida confluenza dei noduli e ad escavazione incipiente. In qualche caso (seguito anche clinicamente ed inviato prontamente in appositi istituti sanatoriali italiani) si trattava di una forma di infiltrato precoce rapidamente escavantesi. Quasi sempre il reperto bacillare era abbondante : la morfologia dei bacilli non aveva caratteri speciali, in genere si trat· tava di forme lunghe del micobatterio, nettamente acidoresistente. Nei bianchi che abbiamo avuto modo di osservare clinicamente, la t.b.c. fibrosa ha una tendenza cronica benevola forse anche più che da noi : può darsi che sia in questa facilitata dal clima caldo che manca di grandi oscillazioni atmosferiche e che permette l'utilizzazione al massimo delle riserve energetiche. Abbiamo così osservato come anche forme tubercolari già evolutive e precedentemente trattate con collassoterapia, abbiano resistito al clima tropicale consentendo un normale svolgimento delle attività anche nel periodo febbrile della campagna di guerra. Invece le forme attive, evolutive che si sono instaurate di colpo hanno avuto una tendenza immediata all'aggravamento ed alla distruzione parenchimale con messa in circolo di abbondanti tossine per cui le condizioni dei pazienti si sono fatte a volte criticissime con un ritmo assai più accelerato che da noi. La nostra esperienza sulla tubercolosi dei neri è troppo scarsa perchè venga discussa in questa memoria. Negli espettorati da noi osservati si sono trovate a volte delle forme spi· rillari fini del tipo spirocheta dentium, e forme miceliali varie: dopo accu· rato lavaggio della bocca e prelievo sterile del materiale non è stato possi· bile ritrovare tali forme. Sono così da escludere dal nostro materiale le bron· cospirochetosi di Castellani e le forme micosiche polmonari. Tra le ricerche minori abbondante (28 casi) è stato il reperto di asso· ciaziune fusospirillare nelle forme di gengivite subacuta e cronica. MALARIA. - RICERCA DEI PARASSITI SUGLI STRISCI DI SANGUE. -

T otale

degli esami eseguiti n. 955 di cui 330 negativi e 625 positivi (plasmodium vivax 164; plasmodium malariae 19; plasmodium praecox 147). Gli esami sono stati eseguiti sistematicamente con la colorazione di Gicmsa; spesso (come abbiamo consigliato in una nostra nota) (6) gli strisci furono ritrattati con bleu di metilenc ammoniacale secondo il consiglio di rusco, ottenendo un notevole vantaggio dal punto di vista diagnostico, spe-


L'ATIIVITA DEl LABORATORI DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

1213

cie nei vetrini strisciati malamente e nel caso di scarsa visibilità della sostanza protoplasmatica dei parassiti. Abbiamo fatto sempre esami a goccia spessa e su striscio, essendo spedalmente quest'ultimo utile per la diagnosi esatta di specie e del periodo evolutivo. Alcuni strisci, anche ripetutamente osservati, si dimostrarono negativi benchè la diagnosi clinica fosse indubbiamente certa per un'infezione malarica: ciò ùipende probabilmente oltre che dal momento in cui è prelevato il sangue, dal fatto che gran parte dei pazienti avevano praticato la profilassi chininica, magari in maniera saltuaria ed incompleta. La diagnosi di specie fu posta sempre sulla guida delle tavole e del testo ùi Missiroli: abbiamo osservato spesso delle forme poco comuni di parassiti che sono state oggetto di alcune note (5) (7) ( 14). La malaria è molto diffusa nella Colonia sia nell'ambiente indigeno che in quello metropolitano e, come asserisce Veneroni, costituisce con la dissenteria amebica, l'unico vero spauracchio degli europei. Eccettuato il litorale e le regioni di Obbia, Eil ed Alula, è diffusa ovunque specie lungo il corso dell'Uebi Scebeli e del Giuba ove è pandemica, estendendosi anche nelle zone nuove conquistate (Neghelli, territorio degli Sciaveli, Ogaden). Gli indigeni abitanti abitualmente queste regioni sembrano, forse a cagione dei frequenti accessi superati fin dall'infanzia o in relazione a un'immunità naturale ereditaria, presentare una certa resistenza all'infezione: certo che in essi la malattia assume un decorso particolarmente cronico. Non così per i bian<:hi e anche per gl'indigeni nuovi alla malattia: in essi, specie nei bianchi, sono facili a verificarsi attacchi acuti e gravi che si manifestano, spesso con la sintomatologia più subdola ed oscura. Sono abbastanza facili ad osservarsi le forme dissenteriche e gastralgiche, non così le emoglobinuriche. In ispecie facile è, pei medici giovani e non ancora sufficientemente pratici della Colonia, la confusione di tali forme malariche con le febbri intestinali reumatiche o quelle del gruppo tifo-<:oli; come diremo appresso a proposito della reazione di Henry, abbiamo avuto più volte modo di delucidare un diagnostico incerto attraverso la negatività di una Widal e la positività di una H enry. con conseguente cessazione degli attacchi in seguito alle cure specifiche antimalariche. Delle forme malariche, sono diffuse circa ugualmente la terzana benigna e l'estivo-autunnale, rara la quartana. E' facilissimo trovare nei preparati i caratteristici anellini a stampo (spesso 2-3 nello stesso globulo) molto meno frequentemente le semilune. L 'infezione malarica è presente tutto l'anno nelle zone surricordate, ma si manifesta con particolare intensità in due periodi annuali in relazione al clima e al regime delle pioggie: un periodo comincia con la seconda quindicina di maggio e dura sino a luglio toccando l'acme presso a poco in giugno, l'altro si inizia verso la fine di ottobre e arriva sino alla fine di dicembre5 -

Giornale di mdicina militare.


I~I4

L'ATTIVITÀ DEI LAI30RA1'UIU DI BATfERIOLOCIA OELLA SOMALIA ECC.

primi di gennaio. Contrariamente a quanto altri pensano (Grixoni) è sembrato a noi che questo secondo periodo non sia, per gravità inferiore al primo, per quanto, essendo come si è detto in rapporto al clima ed al regime delle acque, si possono notare dei cicli differenti con differenza d'intensità a scccnda degli anni. REAZIONE DI HENRY. - Totale degli esami eseguiti n. 557· Data l'ìm portanza per la Somalia di questa reazione e l 'i m perfetta conoscenza del suo meccanismo d'azione ne abbiamo fatto oggetto di una nota (10). Già in nostri precedenti scritti abbiamo fatto cenno ad essa per quanto riguarda la diagnosi di malaria negli ammalati con striscio negativo, mettendo in evidenza la sua utilità nel differenziare forme malariche ad andamento tifo-simile dalle infezioni proprie di questo gruppo. L'antigene da noi preparato seguendo la tecnica stabilita da Henry si è mantenuto molto bene anche nel clima tropicale ed ha risposto ai controlli. Dal dicembre 1935, epoca nella quale si è cominciato a praticare la reazione, fino alla fine di ~iugno u. s. sono state eseguite 557 reazioni. I risultati ottenuti h anno molto spesso delucidato dei dubbi diagnostici e la specificità che secondo alcuni AA. toglierebbe valore pratico ad essa non ha presentato, nel materiale da noi studiato, inconvenienti degni di rilievo. Infatti tra ]e malattie che notoriamente possono dare H enry positiva, la Leismaniosi, la Tripanosomiasi, il tifo esantematico, la melitense o non esistono o sono del tutto eccezionali; il tifo addominale oltre a non essere frequente si accompagna a positività della siero agglutinazione di Widal mentre nella sifilide, almeno in Somalia e con l'antigene da noi usato, la Henry è positiva solo nei 10-2o'Yo dei casi, talchè la probabilità di errate interpretazioni sono minime e facilmente svclabili. SIERODIAGNOSI DI WmAL. - Totale degli esami eseguiti n. 104. Posi· rive per il tifo n. 17; per il paratifo A e C n. o; per il paratifo B n. r6; per la brucella melitense n. 2. Ci siamo serviti tanto di germi vivi ottenuti dai ceppi di origine italiana della nostra collezione, quanto delle emulsioni batteriche formolate dal commercio, che hanno pure ben risposto allo scopo. Oltre che con vari ceppi di tifo, paratifo A, B, e C, melitense e Bang, i sieri degli ammalati venivano cimentati con alcuni metadissenterici, agenti etiologici di febbri tifoideosimili nelle nostre colonie dell'A. O. (3). Delle 17 reazioni positive per il tifo, 9 ad un titolo variante fra 1/ 100 e r/400, erano l 'esponente della reazione alla vaccinazione antitifica subita in genere da pochi mesi, 3 si riferivano a militari sbarcati già in istato di malattia, mentre solo le 5 rimanenti erano relative ad individui residenti in Somalia in media da ro mesi e rappresentano il numero dei casi di tifo verificatisi in questa Coloma nel periodo sopradetto. Delle 16 agglutinazioni


L'ATTIVITÀ OEI LABORATORI 01 BA'nERIOL()(;IA OELLA SOMALIA ECC.

1215

positive per il paratifo B, due si riferivano a pregresse vaccinazioni (titolo I / 100, 1/2oo) mentre le altre 14 erano l'espressione d'infezioni da paratifo B, il cui germe fu potuto isolare, in alcuni casi, sia dalle urine che dal sangue dei malati. I due casi di melitense si riferiscono uno a un soggetto che non fu potuto seguire e l'altro a un ufficiale presumibilmente portatore di un 'infezione latente, contratta in Italia, e resasi clinicamente manifesta in Colonia per causa di diminuita resistenza organica (2). Non abbiamo mai osservato casi di dissenteria bacillare. Risalta evidente l'esiguo numero di casi di tifo, paratifo e melitense e la mancanza di casi di dissenteria bacillare. L 'argomento è stato da noi trattato a parte ed anche per i risultati di ricerche sperimentali fatte in collaborazione con Massa, crediamo all'esistenza di cause naturali che si oppongono alla diffusione di tali infezioni in Somalia (temperatura, ventilazione, composizione chimica dell'acqua e concorrenza vitale con la flora microbica normale) (n). E' stato fatto cenno anche alle difficoltà che s'incontrano nella interpretazione di risultati delle sierodiagnosi nei vaccinati, mentre si è consigliato l'esecuzione sistematica della reazione di Henry parallelamente alla sierodiagnosi di Widal allo scopo di differenziare le malattie del gruppo tifocoli dalle forme gastriche e comunque subdole della malaria. SECRETO URETRALE. - Totale degli esami eseguiti 3II di' cui 148 positivi per il gonococco e 163 negativi. Parte degli esami per la ricerca del gonococco furono direttamente eseguiti dal reparto dermosifilopatico dell'Ospedale Militare: in genere sono stati inviati a noi i casi dubbi. La diffusione della blenorragia nell'ambiente coloniale è assai rilevante, anche fra i bianchi: infatti i nostri esami si riferiscono in gran parte ali 'elemento m etropolitano. E' da notarsi come la blenorragia è assai più diffusa delle altre malattie veneree, lues compresa, specie nell 'ambiente bianco. Le malattie veneree, soprattutto la lue e la blenorragia, costituiscono ancora nel! 'ambiente indigeno un flagello; non v'è autore che si sia occupato nella npsografia coloniale - e della Somalia in questo caso - che non abbia ricordato la grande diffusione della sifilide tra i neri. Giustamente, asserisce il Vencroni, l'ereditarietà giuoca qui un fattore importantissimo anche perchè i concetti igienici e profilattici urtano contro i pregiudizi e la mentalità degli indigeni: ma, a nostro avviso, molto dipende ·anche dalla prostituzione clandestina. Nelle case di tolleranza con donne bianche, abbiamo avuto modo di vedere che mai si ebbero a verificare casi di sifilide, mentre numerosi sono stati i casi di contagio da donne nere. L 'organizzazione profilattica pure tanto estesa non garantisce completamente della salute delle indigene: benchè ~ dispensari cittadini e il severissimo controllo eseguito dai medici con l'aiuto della polizia siano stati molto attivi, nonostante che le prostitute (sciar-


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L'AITIVITÀ DEI LABORATORl DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

mute) indigene siano raccolte e internate in luoghi appositi di cura, il grande afflusso delle donne indigene dai villaggi minori e dalla boscaglia, la particolare mer.talità somala che cerca di sfuggire ogni forma di controllo, espone an(:ora a note..-oli pericoli l'uomo bianco non perfettamente a conoscenza dei fatti. Per la valutazione di positività del gonococco abbiamo tenuto calcolo specialmente delle forme tipiche di diplococco intracellulare, grarn negativo, ben colorabile con bleu di rnetilene, ma, specie durante i controlli della cura e le recidive, abbiamo dato valore anche al reperto di forme meno tipiche con diplococchi extra cellulari, gram negativi. Molto abbondanti sono stati, accanto ai reperti di uretrite blenorragica acuta con numerosissimi gonococchi, abbondanti cellule del pus e scarse cellule epiteliali, i reperti di uretrite subacuta o meglio ancora subcronica con scarse cellule del pus, numerose cellule epiteliali, abbondante ganga amorfa mucoide, senza gonococchi, spesso senza microorganismi di sorta o con ricca flora microbica locale. RICERCA DELLA SPIROCHETA PALLIDA. -

Totale degli esami eseguiti 34

cui solo 4 positivi. Le ricerche sono state eseguite con la colorazione di Fontana Tribondeau. ULCERE VENEREE. -

L'ulcera venerea non è abbondante in forma pura: l'esame microscopico per la ricerca dello streptobacillo di Ducrey è stato eseguito rarissime volte. Le ulcere sono, in Somalia, spessissimo miste, voluminose, con tendenza al fagedenismo. Come già è noto le manifestazioni secondarie luetiche, specie le placche mucose, sono rare mentre guelle terziarie sono precoci e spesso molto maligne anche nei bianchi contagiati da donne nere. Rare negli indigeni le manifestazioni parasifilitiche a tipo nervoso, frequenti le manifestazioni secondarie. E' nota la tendenza che ha la sifilide indigena - della cui differenza con quella europea è stato più volte detto - di risentire immediatamente e benevolmente della terapia specifica. Un solo caso di Fromboesia abbiamo osservato in una giovanetta indigena con reazioni sierologiche positive per la lues che ha ceduto immediatamente agli arsenobenzoli. Poichè l'argomento verrà illustrato a parte specialmente dai colleghi dermatologi basterà dire che gli esami batteriologici comuni hanno dato esito negativo. La intradermoreazione di Frei, con l'antigene preparato nel nostro laboratorio seguendo le norme date dali ' A. è stata quasi costantemente positi v~; le reazioni di flocculazione per la lue sono state solo raramente positive edl infine in dieci casi sino ad ora osservati, si è notata una modica leucocitosi. BUBBONE TROPICALE - CLIMATICO - LINFOGRANULOMA INGUINALE. -


L'A1TIVITA DEl LABORATORI DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

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Questa affezione pur non essendo frequentissima è da tenersi sempre presente in Colonia e non ya confusa con altre forme bubboniche il cui solo sospetto (peste) può mettere in allarme sia i sanitari che i responsabili uffici militari e politici. Totale degli esami esegu1t1 2274: 1718 nella popolazione bianca di cui 1460 negativi e 258 positivi; 456 nella popolazione indigena di cui 315 negativi e 141 positivi. Percentua1te degli esami positivi: 14,9 % nei bianchi, 30,9 ~~ negli indigeni. Di massima i sieri sono stati esaminati con la M. K. R. II eseguita con le ultime modificazioni dell'A. e col metodo delle tre letture, microscopica, di flocculazione e di rischiaramento; è da notarsi che abbiamo data la preferenza a questa tecnica standardizzata perchè uno di noi (Besta) aveva avuto modo di specializzarsi particolarmente nelle manualità dell'esecuzione e della interpretazione presso Meinicke ed inoltre perchè, oltre ad essere facile e di rapida esecuzione, molto soddisfacenti sono stati i risultati dei controHi che abbiamo eseguiti specialmente nei primi tempi e poi, saltuariamente, durante l'anno con la R. W., Kahn e M. T. R. Dato il grande materiale non è stato possibile, per deficienza di mezzi e di personale, eseguire sempre queste diverse reazioni e specialmente la R. W . il cui impiego in Colonia è reso anche più difficile per la penuria degli animali necessari alla preparazione dei sistemi reagenti. Dobbiamo però dire, anche per dichiarazione di molti colleghi che ci hanno inviato il materiale, che la reazione M. K. R. II ha risposto pienamente allo scopo. Si noti come la percentualità degli esami positivi nei connazionali sia molto inferiore a quella degli indigeni (14,9 contro 30,9); è vero che tra i sieri degli indigeni sono compresi molti delle p rostitute librettate del Lazzaretto, ma se si tiene calcolo che molti esami dei neri sono stati eseguiti non per sospetto clinico, ma a solo scopo di studio, si ha quindi un 'ulteriore riprova della diffusione della lues n eli 'ambiente indigeno della Colonia come abbiamo detto più sopra. RICERCHE SIEROLOGICH!E PER LA LUES. -

Oltre all'esame microscopico eseguito in 6o ulcere provenienti da indigeni, per stabilire la presenza o meno dell'associazione fusospirillare (che è risultata posiriva solo nel 20-25 ~~ dei casi), abbiamo eseguito anche ricerche culturali per farci un'idea della flora batterica in esse contenuta. In 24 ulcere di indigeni abbiamo notato 7 volte lo streptocooco (4 emolitico, 3 non emolitico), 22 volte lo stafilococco (quasi sempre aureo), 8 volte il piocianeo, 1 volta un bacillo di tipo difterico che ha ucciso la cavia in due giorni, e 18 volte bacilli non identificati. Più interessanti ci sono sembrati i reperti ottenuti esaminando 20 piaghe tropicali in individui connazionali che erano in Colonia da un periodo di tempo compreso fra 6 e 15 mesi. L'associazione fusospirillare era presente ULcERA TROPICALE. -


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L'ATTIVITÀ DEl LABORATORI DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

solo in IO casi, lo streptococco in 7 (5. emolitici, 2 non emolitici), lo stafilococco aureo m 9· E' da presumere che particolarmente gli streptococchi isolati dal fondo dell'ulcera o da un brandello di tessuto proveniente dalla granulazione, abbia importanza etiologica giacchè lo sviluppo culturale è sempre stato, in questi casi, abbondante e spesso in cultura pura. L'autobrodo-vaccino (strepto- e stafilococchi) usato in 3 piaghe ha dato buoni risultati; così pure il trattamento con bile di bue secondo iJ consiglio di Fusco e Chionetti. I bacilli di H ansen vennero ricercati direttamente nel secreto nasale di 28 indigeni con risultato positivo in 12 casi. Il risultato fu positiyo in qualche caso anche nel sangue col metodo della goccia spessa disemoglobinizzata e trattata con la colorazione di Ziehl- Nedsen. Abbiamo studiata la Reazione di Rubino II (agglutinosedimentazione delle emazie formolate e non formolate in presenza di siero di lebbrosi) su 400 sieri così divisi: 30 1 sieri normali, 29 puramente luetici, 10 tubercolosi, TO malarici cronici, 46 sieri di lebbrosi clinicamente o microscopicamente accertati, 4 sieri sospetti lebbrosi. La reazione, eseguita con la tecnica di Rubino seconda maniera, si è dimostrata di facile esecuzione e abbastanza spe· cifica: d'altro lato però è stata molto incostante e poco sensibile, riuscendo positiva solo nel 52 % dei 46 sieri lebbrosi esaminati. Trattasi in fon do di una reazione non precoce che ha scarso valore pratico ai fini diagnostici e curativi; è stata pertanto abbandonata da noi nella pratica corrente (1). LEBBRA. -

L'esame per la spirocheta ricorrente è stato eseguito sistematicamente in tutti gli strisci di sangue che venivano inviati per la ricerca del parassita malarico: solo eccezionalmente la richiesta era fatta direttamente dai sanitari. Casi positivi trovati 15 in bianchi, 13 in neri (esclusi quelli del le epidemie di Buloburti e Giliale). Al reperto di spirocheta negli indigeni hanno dato maggior contributo gli ascari reduci dal fronte e quelli dei reparti libici; per i bianchi tale reperto è stato in relazione con un piccolo focolaio endemico nella località di Ornar Geb-Geb. I primi casi furono diagnosticati incidentalmente osservando gli strisci per la ricerca della malaria, in seguito, messi sull'avviso dell'esistenza di detto piccolo focolaio endemico (fu individuato un arisc da cui provenivano quasi tutti i bianchi affetti da febbre ricorrente), alcuni casi furono diagnosticati anche per ricerca diretta. Mai, meno in un paio di casi, il reperto di parassiti fu abbondante specie quando non si trattava del primo attacco ma di recidive. La colorazione col Giemsa si è sempre prestata ottimamente per la diagnosi e il reperto fu sem pre tipico per la spirocheta Duttoni della quale si sono osservate peraltro forme diverse. La misura media delle spirochete da noi osservate era di 18 ~A con limiti tra IO e 22 e una grossezza di o,3 Il con limiti tra 0,2 e o,6; le spirali erano in SPIROCHETA RICORRENTE. -


L'ArfiVITA DEl LAHORi\TORI DI HAlTERIOLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

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media 5 con limti tra 6 e n ( 1 6). Il decorso clinico della ricorrente nei bianchi è stato in qualche caso particolarmente interessante dando luogo a complicanze assai rare (Kernig: uveite), qualche volta, a differenza di quanto normalmente si ammette, la cura arscnobenzolica ha dovuto essere ripetuta con dosi piuttosto elevate, dimostrandosi le dosi sui 6o ctgr. particolarmente adatte a troncare gli accessi; il decorso è stato diverso anche a cagione della diagnosi ritardata, fatta cioè dopo uno, due attacchi febbrili. La guarigione comunque si è ottenuta in tutti i casi col trattamento arsenobenzolico. Le reazioni sierologiche per la lues sono state sempre negative: la Henry è risultata invece positiva in un'alta percentualità di casi (8o- 90 ?{,), takhè tale reazione potrebbe, in zone non malariche o quando l 'infezione malarica si potesse escludere a priori, essere usata per l'accertamento diagnostico (17). La formula leucocitaria ha messo in evidenza, per quanto non costantemente, un aumento dei monociti. RICERCHE ESEGU ITE IN ALTRE MALA'Jì'IE FREQUENTI NEI PAESI CALDI:

Dermatomicosi. Molte micosi cutanee sono capitate alla nostra osservazione specialmente negli ultimi mesi dello scorso anno. Il semplice esame microscopico diretto previa chiarificazione o dopo colorazione dei preparati ci ha permesso di osservare molto spesso delle formazioni micetiche che non sono però state oggetto di identificazione precisa. Abbiamo invece isolato dalla regione soprapubica di un soldato bianco affetto da una forma tumorale a piastrone un actinomyces albus probabilmente varietà somalese. Foruncoli ed infezioni analoghe (Pyosis Mansoni e Castellani). Esame culturale su materiale prelevato sterilmente dalle raccolte purulente prima che si aprissero spontaneamente e seminati su agar- siero e agar- sangue onde stabilire la natura dell'affezione. I risultati ottenuti sono i seguenti : Micrococcus piogenes aureus 12 casi; staphilococcus piogenes citreus 3 casi. Non abbiamo avuta la possibilità di studiare specialmente per quanto riguarda la fermentazione degli zuccheri i ceppi isolati, ma ci sembra veramente che i 12 ceppi da noi classificati come micrococchi differiscono dagli stafilococchi comuni per avere colonie più piccole, filanti, distaccantesi in toro dal terreno, per dare in brodo uno sviluppo intermedio tra lo stafìlo e lo streptococco eù infine perchè non si riuniscono a grappoli, ma a gruppi di 4, 6 elementi, a brevi catene, a tetradi o isolati (streptococco già descritto da Castellani ?). In 4 casi sono stati fatti degli autovaccini con risultati non molto soddisfacenti mentre in due l'applicazione di autobrodo vaccino è stata seguita da una rapida guarigione. Anemia tropicale. Senza riportare i. casi nei quali l'esame morfologico del sangue mise in evidenza uno stato anemico più o meno intenso, la cui causa non fu sempre potuta spiegare, possiamo affermare che in 22 casi esaminati, il clima tropicale ha agito sulla crasi sanguigna in modo rilevante.


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L'ATTIVITÀ DEl LABORATORI DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

Parliamo qui di quelle forme di anemia che si manifestano lentamente e subdolamente nei connazionali senza nessuna ragione apparente. E ' bene ricordare però che molte anemie sono certo da mettere in relazione con pregresse form e malariche le quali, per il loro subdolo instaurarsi, sono talvolta sfuggite all'osservazione causando forme gravi di anemia secondaria.

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ALTRE RICERCHE ESEGUITE:

Difterite. Esami richiesti N. 6 dei quali solo uno positivo, relativo ad un soldato con pseudo membrane sulle tonsille e nel faringe. Anche questa è una malattia che non dà serie preoccupazioni in Somalia essendo sconosciuta tra i neri e rarissima tra i bianchi. Meningite. Esami richiesti 17 dei quali 5 positivi per il meningococco di Wcichselbaum (piccolo focolaio epidemico, prontamente soffocato, in ascari eritrei provenienti dall 'Asmara), uno per il pneumococco (caso, rimasto isolato, in un soldato della Divisione libica). Esami citologici c sierologici eseguiti su liquor 19. Cistiti. Ricerche culturali eseguite N. 13 delle quali 6 diedero risultato positivo per il bacterium coli, una per il paratifo B.: l'autovacci no eseguito in due casi da B. coli diede un esito poco soddisfacente. Emoculture. Esami richiesti 26, con semina in bile e brodo glucosato, coi risultati seguenti : una positiva per paratifo B., due per lo streptococco emolitico, due per lo stafilococco aureo, uno per il bacterium coli, una per una sarcina, 1 per brucella melitense (2). Congiuntiviti. Esami richiesti I 1 dei quali 3 positivi per il diplococco di Morax Axenfeld, 3 per lo stafilococco, uno per il gonococco. Otiti. Esami richiesti 9 dei quali positivi per lo streptococco 3· per le stafilococco 5, per il piocianeo 4· L 'autovaccino antistreptococcico eseguito in un caso non ha dato risultato favorevole. Per ciò che riguarda le due malattie per le quali l'interesse dci medici e degli igi enisti è particolarmente grande, cioè la peste e il colera, le rare volte (due per la peste, tre per il colera), nelle quali è stata richiesta l'opera del laboratorio, i risultati degli accertamenti sono stati negativi. EsAMI DI ACQUA ADIBITA Al> USO POTABILE. - Gli esami batteriologici eseguiti si riferiscono all'acqua del sottosuolo di Mogadiscio che alimenta l'acque· dotto della città e a numerosissimi rudimentali pozzi siti nei villaggi indigem; riguardano inoltre l'acqua distillata prodotta da un'azienda privata per u so della città di Mogadiscio, l 'acqua del sottosuolo zerolitata e clorurata, l'acqua proveniente dall'Italia a mezzo <Ji navi- cisterna. Inoltre sono stati eseguiti r:s:1mi batteriologici dell'acqua dell'Uebi- Scebeli c del Giuba, di pozzi dell'interno della Colonia, potabilizzata o meno con apparecchi già esistenti ne i var1 centri della Colonia ed altri che l'Autorità militare ha fatto costruire per

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L'ATIIVITÀ OEI LABORATORI DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMALIA ECC.

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l'approvvigionamento idrico della truppa. In totale gli esami eseguiti sono II4 così ripartiti: acquedotto e pozzi di Mogadiscio 35, acqua distillata di Mogadiscio 16, acqua deUe navi cisterna 39, pozzi dell'interno 12, acqua adibita ad uso potabile in altri centri della Colonia 12. Lo studio che uno di noi ha fatto, in collaborazione con Carlisi, sul! 'approvvigionamento idrico di Mog.tdiscio e sulle caratteristiche chimiche e batreriologiche delle acque del suo sottosuolo ci si dispensa dal ri peterci ( 12). La tecnica seguita è stata quella di uso corrente nei laboratori di igiene c profilassi in Italia; per ragioni facilmente intuibili le semine venivano fatte in agar anzichè in gelatina. La flora microbica propria delle acque che non hanno subito trattamenti è abbastanza uniforme e differisce da quella delle nostre acque in patria per la presenza di un numero maggiore di sporigeni e quella quasi costante del piocianeo anche in semine di piccole quantità. Nel centrifugato delle acque non potabilizzate abbiamo osservato non infrequentemente, flagellati, infusori ed amebe. Indice colimctrico per litro variante tra 1000 e 5000. Le acque provenienti dall'Italia con le navi cisterna non avevano sempre le caratteristiche batteriologiche e cliniche che presumibilmentc avevano alla partenza: ciò è da mettersi probabilmente in rapporto con la permanenza troppo prolungata nei bacini e con la temperatura elevata del Mar Rosso e dell'Oceano Indiano. Da quanto abbiamo sopra esposto deriva che, delle cosidette malattie tropicali le sole parassi tosi intestinali (e fra di esse unica veramente imperante l'amebiasi da E. Histolytica) e la malaria sono quelle che sono comparse con una certa frequenza nell'ambiente metropolitano coloniale; molte forme: framboesia, broncospirochctosi, bilarziosi, ecc., sono rimaste sconosciute nell'ambito dei bianchi e di una certa rarità anche tra le truppe nere a contatto con l'esercito regolare. Poco frequentemente si sono verificate altre malattie come la febbre· ricorrente, l'ulcera tropicale e l'anemia dei tropici. Giova però notare che, benchè notevolmente diminuita, la malaria è ancora presente in alcune regioni italiane e che anche l'amebiasi oggi non viene più considerata come una malattia esclusivamente tropicale sicchè dalle percentuali di queste malattie da noi indicate si dovrà togliere un quid anche minimo da mettersi a carico della nosografia italiana. Delle malattie comuni anche nella Madre Patria nulla di particolare v'è da dire se non che il decorso clclle forme infettive sembra assumere a volte un carattere più acuto e violento (tifo, tubercolosi) ; importante invece è notare come in Somalia ancor oggi, dopo l'arrivo di un notevole corpo di spedizione, siano rari i casi di infezione da germi del gruppo tifo- coli. Se tale stato di cose sia in dipendenza a particolari fattori locali che inibiscono lo sviluppo dei germi (è certo che tali malattie sono sconosciute nell'ambiente indigeno), non è facile sapere, certo che un controllo igienico sani-


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L'ATIIVITÀ DEI LAnORi\TORI !)l llATTERIOL()(;IA DELLA SOMALIA ECC.

tano severo, come quello che è stato adottato durante l'ultima guerra potrà molto garantire, anche per l'avvenire le condizioni sanitarie ottimali della Colonia. RIASSUNTO. - Gli AA. hanno esposto l'attività dei laboratori (militare e civile) dì batteriologia della Somalia sulla base di quasi 10.000 esami eseguiti durante la recente campagna coloniale mettendo ulteriormente in evidenza le condizioni veramente buone in cui si sono s,·olte, anche dal punto di vista sanitario ed igienico, le azioni di !_,>uerra. Portano un contributo alla conoscenza della nosografìa somala specialmente in riguardo alla popobzione metropolitan:~: ricordano come delle malattie cosidctte tropicali solo b malaria e l'amebiasi siano ricorse con una certa frequenza tra i connazionali mentre, delle malattie europee, sono state pressochè sconosciute le affezioni del gruppo tifo-coli e la difterite (18).

lli13LIOGRAFIA.

( 1) BESTA B. - MARIANI G.: Il valore pratico della 1·eazione di Rubino per la lebbra, studiato in Somalia. - Giorn. ltal. di Mal. Esotiche e Tropicali, 1936, 1. (2) MAJUANI G. - BEsTA B.: Il primo caso accertato di infezione melitensc in Somalia. Policlinico (Sez. Pratica), 1936, 13.

(3) MARIANI G. - BEsTA B. : l casi di meliterw: e tifo - paratifo in Somalia nel 1935 c nei primi quattro mesi del 1936. - Policlinico (Sez. Pratica), luglio 1936. (4) MARIANI G. - MASSA F.: Contributo sperimentale allo studio delle cause natumii che si oppongono alla dtffusione, t1ella Somalia ltaliari(J, delle infezioni tifcrparatifìck - Giorn. Mcd. Militare, 1936, 8. (5) BESTA B. - MARIANI G.: Le parassitosi intestinali in Somalia .<:tudiate nella popolazione metropolitana durante l'armo 1935· - Giorn. Mcd. Militare, 1936, 5· (6) MARJANJ G. - BESTA B.: Difficoltà che si i11contrano nella diagnosi di/!e1·en z ialc di parassiti malarici nei prepamti colorati. • Not. 1) Forme meno comuni. Arch. ltal. di Se. Mcd. Colon. e di pnrassitol., 1936, 7· (7) MA.RIANI G. • BESTA B.: Difficoltà che si ÙJG'01Jtrano nella diagnosi differenziale d1 par'(ISSÙÌ malarùi nei preparati colorati. · Not. 2) Colorazione con bleu di metiinu: ammoniacale degli strisci giù trattati col Giemsa. - Arch. ltal. di Se. MeJ. Colon. e di parassitol., 1936, 6 (8) MARIANI G. - BEsTA B.: Difficoltà che si incontrano nella diagnosi differen:::iale di parassiti malarici nei pr·eparati colorati. - Not. 3) Forme simili ad alcune gili de.rcrillt" come specie o varietà particolari. - Arch. !tal. di Se. Med. Colon. e di parassirol., 1936, 8. (9) MARIANI G.: Un ca..-o di schistosomiasi it~testina/e a Mogadiscio. - Arch. !tal. di Se. Mcd. Colon. e di parassitol., 1936, 5· (to) MARIANI G.: Sulla morfologia del « Treponema duttoni >> nei preparati co/orari, studiata in Son1alia. - Minerva Medica, 1936. (11) MARIANI G. - MASSA F.: Contributo sperimentale allo studio delle cause naturali che si oppongo1/.0 alla dil/usionc., nella Somalia Italiana, delle infezioni tifo- paratifìche. - Giorn. Med. Militare, 1936, 8. (12) MARIANJ G. - CARLISI F.: Come si è provveduto all'approvigionamento idrico di Mogadiscio. - Igiene Moderna, 1936, 4·


L 'ATIIVITA IJE! LABORATORI DI BA1TER! OLOC:IA DELLA SOMALIA ECC.

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(r3) M ARJAN J G. - Lo1•RESTI: l parassiti intestinali della popolazione bianca in Somalia dati stallstici e considerazioni patogenetirhe). - Annal i di Tgiem:, Xl , 1936. ( 14) MARIANJ G. - TADOJA: Considerazioni cliniche c morfologiche su alcuni cusi di malaria osservati in Somalia. - Arch. Ital. Scienze Mcd. c Col., X. 1936. ( 15) MARIANI G.: La reazione di Ht:lll)' nella febbre ricornnre. - Mincrva Medica, XLVI, 1936. ( 16) MARJANJ G.: Considerazione sulle malattie infeuive e pamssirarie veri/im tesi 111 Somalia durante l'ultima guerra (Q/onialt:. - Minerva Medica, IV, ' 937·

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OSPEDALE MILITARE DI ROMA Direttore: colonnello G 1uuo MASSERANO

AZIONE DELLA COCAINA SULL'ACCOMODAZIONE E NELLA MIDRIASI Don. Michele Papagno, capitano medico, capo del reparto oftalmico.

Sin dai primi tempi del! 'uso della cocaina nella pratica oculistica vi sono state molte incertezze sulla interpretazione dell'azione di tale farmaco nella produzione della midriasi. Nel 1855 il Sighicclli affermava tra i primi che la cocaina esplica principalmente un'az~one paralizzante sullo sfintere irideo. Il Nikolsky, avendo ottenuto una midriasi cocainica anche dopo la sezione del simpatico cervicale, ammetteva l'azione della cocaina sull'oculomotore; e ciò veniva confermato da Lieminski. Il Ribct affermava lo stesso meccanismo di azione della cocaina, ma per di più non escludeva che la midriasi cocainica sia dovuta anche alla costrizione dci vasi intrairidei. Ma queste prime affermazioni erano ben presto dimostrate errate da parte di alcune osservazioni obiettive e da esperienze, i cui risultati erano in pieno contrasto con la probabile azione paralizzante e parctica della cocaina sul-

l'oculo- motore intrairideo. Infatti la facoltà della pupilla in midriasi cocainica di rispondere agli stimoli determinanti una eccitazione c quindi una contrazione dello sfinterc irideo, e la capacità della cocaina di aumentare una midriasi da atropina o viceversa autorizzavano da parte di alcuni AA. ad ammettere un 'azione eccitante della cocaina sulle terminazioni intrairidee del simpatico, in analogia ad ;~ Itri sintomi oculari da istilbzione cocainica, quale la anemia del segmento anteriore del bulbo, la protusione del bulbo, l 'allargamento della rima palpebrale. Queste ipotesi erano in seguito avvalorate da esperienze di alcuni AA., <.1uali Holtzke, Linbourg, Scholer, Pfluger e Mejer, i quali mostravano che, allorquando viene reciso il simpatico cervicale oppure viene estirpato il ganglio ~i mpatico cervica le superiore, l'azione della cocaina sulla pupilla è nulla per degenerazione deHe fibre simpatiche intrairidee. Il Gold, avendo notato che la midriasi cocainica cede sotto l'azione paralizzante del simpatico a mezzo dell'ergotossina, e che la miosi da ergotossina cede poco all'azione della cocaina, ha concluso che questa ultima più che agire eccitando direttamente le terminazioni intrairidee del simpatico, sensibilizza queste allo stimolo.


AZIONE DELLA COCA INA SULL'ACCOMODAZIONE E NELLA MIDRIASI

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Recentemente il Rizzo ha ripreso lo studio dell'azione della cocaina sulk terminaz=oni nervose ìntraìridee, ed ha rilevato che la cocaina aumenta la midriasi da atropina e che i miotici restringono la pupilla dilatata dalla cocaina, c sia ndl'uomo che nel coniglio. Inoltre questo A. riferisce che nel coniglio operato di recisione del simpatico cervicale o di asportazione del ganglio cervicale superiore la cocaina non agisce nell'occhio del lato operato; e infine nelle rane la cocaina aumenta la midriasi da atropina, mentre i miotici (pilocarpina, eserina) non restringono la pupilla dilatata dalla cocaina, e la pupilla trattata dai m iotici viene dilatata dalla cocaina e cosl anche dall'adrenalina, la quale è capace di aumentare la midriasi cocainica. Perciò il Rizzo conclude: c< che i risultati personali, mentre inducono ad escludere un'azione della cocaina deprimente suli' oculo- motore, permettono di ritenere fondato il concetto che la midriasi cocainica sia effetto di azione eccitante sulle terminazioni intrairidee (eccitatrici) del simpatico >>. Da questa breve disamina sulle varie spiegazioni a riguardo dell'azione della cocaina sulla innervazione intrairidea si può rilevare che gli studiosi si dividono in due categorie, c cioè mentre i primi affermano che la cocaina agisce come sostanza paretica o paralizzante dell'oculo- motore, i secondi inrece ammettono che la midriasi cocainica sia dovuta all'azione eccitante di tale farmaco sul simpatico. In questi ultimi anni è finito col prevalere la seconda teoria, e tutti i trattatisti parlano di un'azione simpatico- eccitatrice della cocaina sul muscolo dilatatore della pupilla. Taluni AA ., pur ammettendo a priori questa particolare proprietà della cocaina sul simpatico intrairideo, hanno ammesso che la cocaina, se istillata a forti dosi, può esplicare anche un 'azione paralizzante sull'oculomotore o tutt'al più un'azione paretica direttamente sulle fibre muscolari dello sfintere irideo. Comunque è evidente che tale problema non è ancora giunto alla sua esatta e definitiva interpretazione, e forse perchè. le ricerche sono state rivolte più verso l' oculomotore. Come spiegare dunque un 'azione eccitatrice della cocaina sulle terminazioni intrairidee del simpatico, quando da altra parte si sa da tutti che la cocaina esplica normalmente un'azione paralizzante sulle terminazioni nervose ? Ritengo perciò che non sia superfluo indagare ancora sulla fisiologia della midriasi cocainica, rivolgendo particolare attenzione sulla tonicità dell'oculomotore durante questa midriasi farmacodinamica. E poichè la tonicità del muscolo sfintere irideo e quella del muscolo ciliare vanno sempre di pari passo, perchè sotto la dipendenza dell'unica innervazione dell'oculomotore, ho creduto più esatto rivolgere le mie ricerche sul comportamento del potere accornodativo durante la midriasi cocainica.


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AZ IONE IJELLA COCAINA SULL'ACCOMODAZIONE E NELLA MIDRIASI

Non mi risulta che altri indagatori abbiano approfondito le loro ricerche in questo senso. Tutti oggi giorno ammettono che la cocaina non esplica alcuna azione sull'oculomotore, poichè effettivamente l'occhio con midriasi cocainica non perde la risposta agli stimoli esterni, alla convergenza, nè sembra che la sua accomodazione sia paralizzata, inquantochè il soggetto continua 3 leggere da vicino le stesse lettere dell 'Ottotipo Snellen, che prima leggeva senza midriasi. Indubbiamente il voler rilevare durante la midriasi cocainica una vera paralisi dell'accomodazione porta subito ad escluderla senz'altro, e perciò ho orientato le mie ricerche in modo da poter indagare su un'eventuale azione deprimente più che paralizzante della cocaina sull'oculomotore t: principalmente sul muscolo ciliare. Infatti nei primi soggetti emmetropi da me presi in esame constatavo che questi anche dopo la più ampia midriasi cocainica leggevano da vicino l o !.tesso carattere dell'Ottotipo letto prima in condizioni normali. Questi primi risultati escludevano senz'altro un'azione qualunque della cocaina sul n. oculomotore, confermando quanto affermano la maggioranza degli AA. ed i trattatisti. Ma questa constatazione non soddisfaceva il mjo presupposto, specie quando ebbi a notare che alcuni soggetti, pur continuando a leggere lo stesso carattere prima e dopo la dilatazione cocainica della pe.pilla, dopo un tempo variabile cominciavano a dare indubbi segni di stanchezza accomodativa, e precisamente la lettura diventava lenta ed incerta. Ciò mi incoraggiava ad escogitare un altro mezzo di indagine più preciso c più rispondente allo scopo, studiando precisamente lo sforzo accomodativo prima in condizioni normali e poscia durante la midriasi cocainica. Per tali ricerche mi son servito di giovani soggetti emmetropi, ai quali ho anteposto davanti all'occhio in esame lenti negative sempre più forti, aumentando di 0,25 D. per volta e rendendo così l 'occhio ipermetrope, ed annotando quella lente negativa più forte attraverso la quale l'esaminando riusciva ancora, anche stentatamente, a leggere lo stesso carattere, da lui già letto in condizioni emmetropiche. Dopo questo primo esame ho istillato nel sacco congiuntivale in alcuni una soluzione di cocaina al 2%, in altri una soluzione al 4%, sino ad ottene:c: una midriasi abbastanza pronunziata, ed in queste condizioni ho fatto rileggere lo stesso carattere dell'ottotipo attraverso lenti negative sempre più forti. Sia nella prima che nella seconda parte degli esami ho esaminato il potere accomodativo anteponendo all'occhio emmetrope, oltre alla len te negativa sferica, un foro stenopeico di 2 mm. , e ciò allo scopo di escludere durante la midriasi cocai nica un eventuale astigmatismo cristallinico di n3mico o un astigmatismo dell 'aberrazione. Inoltre ho avuto l'accortezza di fare i vari esami sempre nelle stesse condiz.ioni e per tutti i soggetti , e precisamente ho mantenuto l'ottotipo ad una dtstanza costante dall 'occhio mediante un 'asticella lunga 33 cm. del la


AZIONE l>ELLA COCAI N A SULL 'ACCOMOOAZIONE E NELLA Mll>RIASl

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quale un estremo l'ho poggiato sulla parete più alta della regione zigomatica corrispondente e l'altro estremo sull'Ottotipo Snellen. Tutti gli esami li ho praticati in camera scura, illuminando l'ottotipo con una costante sorgente luminosa posta dietro la testa dell'esaminando. Dirò subito che queste mie ricerche hanno senz'altro dimostrato in modo incontestabile che la cocaina esplica sul muscolo ciliare un'azione paretica, in quanto che in tutti i casi da me presi in esame è risultata una vera e propria riduzione del potere accomodativo dopo istillazione di cocaina nel sacco congiuntivale. Generalmente ho riscontrato che gli emmetropi continuano a leggere lo !>tesso carattere Snellen anche attraverso lenti sferiche negative sempre più forti , e taluni sopportando sino alle 5 D., tali altri solo ad un massimo di 3 D. Queste differenze individuali nel potere accomodativo trovano facile spiegazione nell'età e nelle condizioni individuali di eccitabilità. Dopo l'istillazione di cocaina ho rilevato in tutti i casi una diminuzione del potere accomodativo, e cioè gli esaminandi riuscivano a leggere sempre lo stesso carattere Snellen attraverso lenti negative inferiore alle prime 2-3 D. Dunque l'aver constatato che un O. E., capace di sopportare una lente negativa di 5 D. nella lettura del più minuto carattere delle tavole Snellen, non riesca dopo l'istillazione di cocaina che a sopportare le 3 D. negative> dimostra indubbiamente che la cocaina esplica sul potere accomodativo un'azione paralizzante. Inoltre ho constatato che quei soggetti, nei quali avevo istillato una soluzione di cocaina al 4% , sopportavano lenti negative meno forti che non quelli ai quali avevo istillato cocaina al 2 •Y,,, e precisamente in un caso ho rilevato una diminuzione del potere accomodativo di ben 3,50 D. L'aggiunta del foro stenopeico alla lente sferica durante la midriasi cocainica ha fatto rilevare in taluni casi una più pronta lettura ed in altri ha potuto aggiungere o,25-0,50 D. alla lente negativa massima già sopportata durante la midriasi. Ciò si spiega col fatto che durante la midriasi cocainica si rivelano disturbi visivi dovuti ad un astigmatismo del cristallino, specie a quello dell'aberrazione.

Considerazioni. I risultati delle mie ricerche dimostrano senz'altro che con la midriasi cocainica il potere accomodativo è bensì conservato, ma non in tutta la sua ampiezza. Si tratta dunque non già di una paralisi accomodativa, ma di una paresi del muscolo ciliare, la quale sinora non è stata messa in evidenza da alcun ricercatore, donde l'orientamento delle ricerche e delle conclusioni verso un'azione della cocaina sul simpatico per spiegare la midriasi cocainica. Infatti l'occhio emmetrope e in midriasi cocainica pur essendo capace di accomodare non conserva però per intera la sua ampiezza accomodativa,


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AZIONE DELLA COCAINA SULL'ACCOMODAZIONE E NELLA MIDRIASI

e ciò varia da soggetto a soggetto e anche a secondo l'età. Non è da escludere che la differente riduzione del potere accomodativo dei diversi soggetti possa anche dipendere dalla quantità di cocaina necessaria per ottenere una buona midriasi, poi ch è è risaputo che nella risposta della pupilla ali 'azione della cocaina, come per gli altri medicamenti del genere, vi sono differenze individuali. Una volta assodata l'azione paretica della cocaina sulle terminazioni intraciliari del nervo oculomotore, ci si domanda se tale farmaco non abbia un'analoga azione sulle terminazioni intrairidee dello stesso nervo, e cioè sullo sfintere irideo. A tale domanda io credo che non si possa rispondere che con una affermazione, perchè è assolutamente inevitabile che su due muscoli innervati da uno stesso nervo la cocaina sia capace di esplicare un'azione paretica su di uno e alcuna azione sull'altro muscolo. Basterebbero queste considerazioni per ammettere a priori l'azione parctica della cocaina sullo sfintere irideo nella produzione della midriasi, .ma prima di giungere alle conclusioni di tale argomento ritengo opportuno di analizzare questa mia affermazione con tutto ciò che già conosciamo e sul comportamento deli 'iride di fronte ai vari agenti fisici e chimici e su quanto hanno rilevato i su citati AA. nelle loro ricerche. La capacità della cocaina di aumentare la dilatazione della pupilla già

r.esa tale dalla istillazione di atropina non può autorizzare ad ammettere a priori che ciò sia dovuto al sommarsi di una analoga azione eccitante della cocaina sul simpatico, poichè anche la paresi dello sfintere irideo da parte della cocaina - come stanno a dimostrare le mie ricerche - spiega benis· simo l'aumento della midriasi atropinica. Infatti in tali condizioni il dilatatore pupillare, già stimolato dali 'atropina, può esplicare tutta la sua ipertonicit~ , quando lo sfintere antagonista diventa ipotonico da parte dell,1 coca ma. Come spiegare poi l'azione paretica della cocaina sullo sfintere irideo di fronte alla capacità della pupilla in midriasi cocainica di rispondere agli stimoli luminosi? Innanzi tutto bisogna tener presente che una pupilla esageratamente dilatata dalla cocaina non risponde ad alcuno stimolo luminoso, mentre ciò è possibile quando la midriasi è di medio grado. Ed allora in quest'ultima condizione ci troviamo di fronte ad uno stimolo eccitante im· mediato ed intenso proveniente dal centro superiore, capace di annullare temporaneamente la lieve paresi dello sfintere irideo, e cioè - direi quasi la insufficienza di tale muscolo, poichè la cocaina istillata non ancora ha determinato la paresi vera e propria. Dunque la mia affermazione trova una conferma anche nella spiegazione della proprietà della pupilla in midriasi cocainica di rispondere agli stimoli luminosi. . Anche la constatazione del Gold non può escludere la mia affermaZione, poichè se la midriasi cocainica cede con l'azione paralizzante dell'ergo-


AZIONE DELLA COCAINA SULL'ACCOMOOAZIONE E NELLA MlDR1ASl

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tossina sul simpatico, ciò è dovuto appunto all'azione antagonista dello sfintere pupillare, il quale - ripeto - non è stato in precedenza paralizzato dalla cocaina, ma reso soltanto paretico, per cui la residuata tonicità di tali fibre muscolari entra in azione non appena viene paralizzato l'antagonista muscolo dilatatore. Inoltre la stessa capacità della pupilla in mìdriasi cocainica di passare in miosi con la istillazione di miotici è ugualmente un argomento di scarsa base scientifica per ammettere un 'azione eccitante della cocaina sulle terminazioni intrairidee del simpatico escludendo invece una paresi dell'oculomotore. Infatti se la pupilla dilatata dalla cocaina passa in miosi quando istilliamo un miotico, ciò è dovuto all'azione eccitante di quest'ultimo farmaco sullo spintere irideo, il quale è soltal)to in uno stato paretico e non già impossibilitato a rispondere allo stimolo del farmaco. Come ho riferito più avanti, alcuni AA. hanno studiato il comportamento della pupilla alla istillazione della cocaina dopo la sezione del simpatico cervicale e dopo l'asportazione del ganglio simpatico cervicale superiore. Di questi, alcuni hanno affermato che in tali condizioni la cocaina non riesce a dilatare la pupilla. Ora io ritengo che, pur ammettendo tali risultati, non da tutti confermati, in tali condizioni non si può escludere ugualmente l'azione paretica della cocaina sullo sfintere irideo, in quanto che venendo a mancare l'antagonismo del dilatatore della pupilla per la degenerazione delle terminazioni intrairidee del simpatico viene a cessare tutto il sistema motore muscolare dell'iride. Il Nikolsky ed il Lieminski, avendo invece ottenuto la dilatazione della pupilla con la istillazione della cocaina anche previa sezione del simpatico cervicale, hanno ammesso che tale farmaco agisce normalmente sull'oculomotore. l risultati di questi ultimì ricercatori trovano ugualmente rispondenza con quanto ho già affermato, ma su ciò mi tratterrò più avanti. Dunque da queste mie considerazioni risulta evidente che l'azione paretica della cocaina sulle terminazioni intrairidee del n. oculomotore non trova alcuna base di controversia anche quando andiamo ad analizzare le ricerche di quegli AA., i quali hanno ammesso una azione stimola nte della cocaina sul simpatico intrairtdeo per la produzione della midriasi. Ora ci si domanda se la cocaina istillata nel sacco congiuntivale esplica la sua azione soltanto sulle terminazioni intrairidec del n. oculomotore per la dilatazione della pupilla o se a questa azione un 'altra se ne aggiunga, capace di potenziare la prima. Indubbiamente con la ischemia profonda dci vasi congiuntivali e di tutto il segmento anteriore del bulbo oculare non si può escludere un 'analoga ischemia dei vasi iridei, come ha ammesso il Ribet, e tra noi il Bietti; anzi quest'ultimo afferma senz'altro che la midriasi cocainica è dovuta principalmente alla ischemia dell'iride. 6 -

Giornali! di mdiciua militart".


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AZJO:-.JE DELLA COCAINA SULL'ACCOMODAZIONE E NELLA MlDRIASI

A questo riguardo prima di concludere vorrei fare un'ultima considerazione. Il Gold afferma che una miosi da ergotossina con la successiva istillazione di cocaina cede poco, e cioè è possibile ottenere soltanto una lieve midriasi. Se si pensa che in tali condizioni ci troviamo di fronte ad una paralisi del dilatatore, e cioè del muscolo attivo della midriasi, questa è possibile soltanto con la retrazione dei vasi iridei prodotta dalla stessa ischemia e f avorita dalla paresi dello sfìntere.

Conclusioni. Le ricerche sul .comportamento dell'ampiezza accomodativa durante la midriasi da cocaina sono state così condotte allo scopo di poter studiare il meccanismo di azione della cocaina nella produzione della midriasi, data la comune innervazione del muscolo ciliare e dello sfintere irideo. I risultati di tal i ricerche hanno dimostrato che con la is611azione di cocaina si ha una riduz ione dell'ampiezza accomodativa per paresi del n . oculomotore. Poichè quest'ultimo innerva anche lo sfintere dell'iride non si può disconoscere che la midriasi da cocaina sia dovuta ad una paresi di tale muscolo, contrariamente a quanto hanno affermato altri AA. Infi ne è da ritenersi che l'azione paretica sullo sfim ere irideo sia potenziata dalla ischemia di tutto il segmento anteriore del bulbo oculare determinata dalla stessa. cocaina. AuTORJASSUNTO. - L'A. ha seguito il comportamento della accomodazione du. rame la midriasi cocainica, e avendo trovato una riduzione dell'ampiezza accomodativa. afferma che la cocaina agisce sulla muscolatura dell'iride nel senso di una paresi dello sfintere.

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OSPEDALE DA CAMPO 78 A. O. I.

SU DI UN C.ASO DI ANEURISMA ARTERO-VENOSO DEI VASI FEMORALI Dott. Alberto Gazzola, tenente medico, capo reparto JV Medicina. Dott. M assimo Ferretti, sottotencntc medico, capo reparto VI Medicina.

Durante il nostro serviZIO di capi reparto nell'Ospedale da Campo 78 in A. O. I. abbiamo avuto occasione di osserv:trè un caso di aneurisma artero-venoso della 1 adice della coscia sinistra che, per le sue particolarità (non ultima il fatto di aver consentito lunghissime marcie e combattimenti) ci è sembrato degno di pubblicazione. E passiamo scnz'altro alla descrizione ciel caso. P. F., a. 27, contadino, C. N. ( IV Reparto Salmerie - 4" Divisione), entra in Ospedale il 31 agosto 1936 con diagnosi di deperimento organico ed oligoemia. Nulla degno di nota nel gentilizio. Ha sempre atteso al la\·oro dci campi ed ha goduto ottima ~alutc sino aJI'cstate 1934 epoca in cui, feritosi incidentalmente alla coscia sinistra con un fucile carico a pallini, fu obbligato al letto per una ventina di giorni, dopo di che il medico curante g li permise di riprendere il lavoro consigliandolo tuttavia a non sottoporsi ad eccessivi sforzi. Ma il paziente riprese integralmente le sue occupazioni c non ne risentì alcun disturbo. Sbarcato in Colonia nel 1935 ha marciato a piedi da Massaua fino alle prime linee di combattimento ed ha partecipato a tutte le azioni sull'Altopiano (Amba Aradàm Quoram - Lago Ascianghi) senza notare il minimo disturbo; wltanto al finire del luglio ha cominciato ad avvertire dolenzie fugaci alla radice dell'arto inferiore sinistro e senso di freddo; ultimamente poi accusava parestesie e sensazione di pesantezza; molestie che in primo tempo non gli hanno impedito di prestare regolare servizio. Ma successivamente le forze sono andate diminuendo; ha notato facile ~tancabilità <mche per minime fatiche, qualche trafittura all'arto inferiore che, dopo il cammino si « trascinava dietro ll . Poi l'astenia l'ha costretto al letto ed il medico del corpo l'ha indirizzato all'Ospedale. Nega lue e malattie veneree. E' buon mangiatore; discreto bevitore e fumatore. Esam~ obbi~ttivo: Si tratta di un individuo di regolare costituzione scheletrica in discreto stato di nutrizione e sanguificazione, un po' magro c con masse muscolari ben ~viluppate. Nelle stazioni linfatiche di abituale esplorazione non si palpano ghiandole fatta eccezione per il distretto inguinalc sinistro. Nulla degno di rilievo all'esame dell'apparato respiratorio. A carico dell'apparato cardio-vascolare si nota; itto visibile e palpabile al V spazio interc<>Stale sinistro a 9 cm. e I / 2 dall'emisternale; aia cardiaca nei limiti fisiologici; toni netti senza rumori di soffio, ritmici e di frequenza normale. Pressione omerale sinistra misurata collo sfignomanometro di Recklinghauscn: massima l25 c minima 70. Apparato digerente: Lingua umida, detersa; addome ùi configurazione normale, ben trattabile su tutti i quadranti; fegato e milza nei limiti fisiologici. Arto inf~rior~ sinistro: Alla radice della coscia si vedono piccole cicatrici biancastre, della grandezza di un pisello, rotondcggianti, non aderenti ai sottostanti tess uti. Sulla regione inguinale perpendicolarmente alla piega, e più precisamente al terzo medio si nota una tumefazione pulsante, sollevante, ricoperta da cute di normale colore,


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~U DI UN CASO DI ANEURISMA ARTF.RO-VENOSO DEl

VASI FEMORALI

di forma ovale, poco rilevata, debordante in basso dalla piega inguinale stessa di circa quattro dita trasvcrsc cd in alto di circa tre centimetri. La mano palpa qualche ghian dolctta indurita nel distretto corrispondente ed avverte un forte fremito che si rende più intenso nel periodo sistolico e che si irradia in alto fino all'ombelico cd in basso, lungo il decorso dei vasi lino al terzo medio della coscia. La massa è liscia, molle; non si sposta cd è dotata di espansione; alla percussione ottusità. Si ascolta su di essa un soffio rude più intenso durante la sistolc, trasmesso in alto ed in basso sino ai confini prccedcnte:ncnte descritti. Non si notano ipotrolie, nè disturbi di sensibilità; soltanto la pulsazione Jdla pedidia, comparativamente a quella del lato opposto, è in lieve ritardo. Indenni le articolazioni. Nulla all'esame delle urine e delle feci. R. W. negativa anche dopo riatti \'azione. Apiressia. La radiografia eseguita alla IX autoambulanza radiologica pone in evidenza una ventina circa di corpi estranei di densità metallica (pallini da caccia) nelle parti m olli dell'inguine e della radice della coscia sinistra. T re di essi sono disposti anteriormente e longitudinalmente nel triangolo di Scarpa.

Venendo alla discussione del caso sembra non debbano sussistere dubbi sulla diagnosi generica di aneurisma artero-venoso ma oseremmo dire anche su quella specifica. Avevamo dati sufficienti (clinici e radiologici) per escludere un sarcoma telangectasico delle ossa del bacino. Del resto se all'inizio l'aneurisma può venire confuso (per la mancanza di pulsazione), con un ascesso (l'errore è stato descritto da Baneth), ciò non poteva accadere nel caso nostro in cui lo sviluppo dell'aneurisma era vistoso e la pulsazione evidentissima. Ma, ripetiamo non vi erano dubbi sulla denominazione specifica sia per il reperto palpatorio del fremito (cosidetto thrill degli inglesi) e ascoltatorio del soffio sistolico con le modalità di diffusione accennate nell' esame obbiettivo (meno intenso verso la periferia, più accentuato a monte della lesione). E' ben vero che come risulta dallo spoglio della letteratura (Morone, Pecco), questo segno può fallire, sia perchè è presente in casi in cui non fu riscontrato aneurisma (vedi osservazione di Neugebauer, Kuttner, Oppel, Kausch, Borchard, Duval ecc.), sia perchè può aversi per le altre lesioni vasali che comportino (come ha descritto Morone presso di noi) un restringimento del lume arterioso. Tale fatto può accadere o per cause estrinseche (aderenze, r etrazioni cicatriziali di briglie, linfoghiandole ingrossate, neoplasmi od infil. trazioni infiammatorie) o per cause intrinseche (spasmo irregolare, produ· zione dell'intima vasale a tipo valvolare di origine traumatica). Ma anche in questi casi la presenza del soffio sistolico sulla massa aneurismatica, colle sue caratteristiche modalità di propagazione più debole a valle e più intensa a monte (il che non è mai dei pseudoaneurismi), ci conferma la diagnosi. An· che in casi di semplice aneurisma la propagazione del soffio si ascolta sol· tanto a valle della lesione, in direzione quindi centrifuga in modo costante e senza intermittenze. Resta quindi confermata, per la presenza delle caratteristiche rilevate nel· l'esame obbiettivo a carico della massa pulsante all'inguine S. la dia2'nosi 1:! specifica di aneurisma artcro-venoso.


SU DI UN CASO DI ANEURISMA ARTERO-VEN0$0 DEI VASI FEMOR :\Ll

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Più difficile è stabilirne la sede mancando per necessità di cose il controllo operatorio. Comunque ad una disanima attenta ed orientandoci sulla disposizione particolare dei pallini da caccia sulla lastra radiografica lungo l'asse longitudinale dell'arto inferiore S., non è difficile sospettare una lesione dei vasi femorali comuni subito al disotto dell'arcata di Falloppio. Nella regione crurale, data la loro SUferficialità tanto che se ne avverte benissimo la pulsazione ad una esplorazione digitale, i vasi femorali possono essere stati lesi simultaneamente da uno o più pallini con conseguente em atoma, la cui organizzazione ha dato luogo all'aneurisma artero-venoso. Escluderemo quindi, appunto per i soli dati obbiettivi e radiologici una lesione dei vasi iliaci esterni che avrebbe trovato nel legamento inguinale del FalloJ?pio il suo punto di arresto naturale, ed in conseguenza si sarebbe osservato uno sviluppo della massa prevalentemente addominale nella fossa iliaca interna. In quanto all 'eziologia deve dirsi che nel nostro caso essa è indubbiamente legata al trauma: ferita da pallini da caccia riportata nel 1934· Qui possono venire discusse le modalità di formazione e la catalogazione in base alle conoscenze anatomo - patologiche acquisite in questo importante capitolo della patologia vasale. A parte il fatto che anche un proiettile di piccolissimo calibro quale è il pallino da caccia, può determinare sia pure per via ipotetica una contusione della parete vasale e portare secondariamente alla formazione di u n aneurisma per la caduta di un piccolo tratto di necrosi parietale: resta assodato per la patogenesi che gli aneurismi prodotti da arma da fuoco specie di piccolo calibro (e questo ce lo ha confermato l'esperienza della grande guerra) avvengono, secondo Donati con queste tre modalità: T') perforazione completa - vere ferite tra n fosse; 2°) per ferite laterali d eterminanti sia lacerazioni parziali della parete vasale, sia perdite piccole di sostanza a guisa di orifi zio; 3°) per lacerazioni totali o sezioni complete dci vasi. La seconda modalità a n ostro modo di vedere può quindi essere invocata quale punto di partenza dell'affezione da noi osservata. Una ferita laterale sia dell'arteria che della vena ha creato la condizione per cui in seguito si sono stabilite quelle particolari alterazioni va sali e perivasali (organizzazione dell'ematoma) e consecutiva comunicazione dei due vasi. Il Moure, riportate da Betto, distinguerebbe quattro tipi di aneurism i artero-venosi a seconda del prevalere della lesione dell'arteria o della vena. Ma a noi sembra chiara la divisione fatta dal Donati per non insistere più oltre su quanto viene proposto dal Moure. Riguardo alla nomenclatura degli aneurismi anero - venosi bisogna ricordare che molti nomi sono consacrati dal l'uso ed oseremmo dire quasi classici: per cui le classificazioni proposte rispettano più o m eno detti nomi a seconda della varietà che essi rappresentano; così si ha: a) la varice aneurismatica o flebarterite semplice in cui si osserva la comunicazione semplice fra arteria e vena con dilatazione quasi trascurabile di quest'ultima: b) l' aneurisma


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SU DI UN CASO 01 ANEURISMA ARTERO-VENOSO OEl VASI FEMORALI

varicoso su cui iJ tumore venosa prende la forma di una vera sacca; c) l'aneurisma varicoso encistico intermedio di Cruveilhier, in cui la comunicazione fra vena ed arteria avviene per mezzo di un sacco intermedio a spese di entrambe le pareti vasali; d) la fistola artero-venosa di Delbet o fleboarterioanastomosi come la chiama il Corradi che vorrebbero essere nomi più genertCl ma comprensivi di codeste varietà di aneurismi artero • venosi. li nostro Zapelloni relatore al XXIX Congresso della Società Italiana di Chirurgia nel 1922 si attenne nella sua classificazione degli aneurismi artero - venosi al concetto generico di fistola artero - venosa proposto da Delbet tenendo conto poi nelle singole varietà della modalità di anastomosi fra arteria e vena con interposizione o meno di sacche intermedie o dalla presenza di dilatazioni sacciformi laterali all'arteria od alla vena. In questo modo egli ha lasciato una classificazione soddisfacente ch e ci esimiamo dal produrre per la modestia del presente lavoro. Mancando il reperto operatorio non ci è possibile dire a quale varietà di aneurisma artcrovenoso appartenga la nostra osservazione, salvo il caso di catalogarla sotto la denominazione generica di fi stola artero - venosa secondo il concetto Ji Delbet. Quale può essere l'esito di questi aneurismi lasciati a sè. ? Evoluzione lenta ma progressiva la quale in definitiva può condurre, secondo gli AA. a queste due evenienze: 1") a rottura sottocutanea dell'aneurisma con soppressione brusca dell 'irrorazione sanguigna a valle, quindi gangrena massiva dell'arto; 2") ad embolia per distacco di piccoli frustoli di coaguli che vanno ad obliterare i rami arteriosi periferici e quindi comparsa di focolai di gangrena parziale delle estremità stesse (fatto più raro quest'ultimo). La cura di questi casi è essenzialmente chirurgica. L'ideale sarebbe di interrompere la comunicazione fra arteria e vena, di suturarne lateralmente la breccia in modo da r icostruire anatomicamente il calibro e la continuit.'Ì vasaie (intervento essenzialmente conservativo). Ma in mancanza di questi interventi fortunati piuttosto rari conviene praticare la sezione a monte del tumore aneurismatico, sezione quindi dell'arteria e della vena con asportazione della sacca nella speranza che il circolo collaterale abbia provveduto alla nutrizione dell'arto. La conservazione della sacca in loco potrebbe per anastomosi di vasi collaterali o per neoformazioni vasali prodottesi, frustrare l'opera della semplice all'allacciatura com 'è in un caso di nostra osservazione. Ma potrebbe anche dipendere dal fatto che conservando la sacca aneurismatica non si viene ad interrompere la rete anastomotica del simpatico perivasale e quindi non si riesce a provocare quella simpaticectomia perivasale da molti invocat1 (Leriche, Donati ed altri) che sola favorirebbe il formarsi del circolo collaterale. Similmente l'allacciatura anche della vena con conseguente sezione di essa ha per iscopo di regolare l'equilibrio dell'afflusso sanguigno dell'arto inferiore ed il risultato funzionale si dimostra buono a pa-


SU DI UN CASO DI t\NEt;RISM.\ t\RTF.RO·VENOSO DEl VASI I· EMORALI

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rccchi AA .. La ricostruzione della continuità vasale poi potrebbe avvenire o per affrontamento diretto dci due monconi (sutura termino- terminale) o per anastomosi latero- laterale dci due capi dopo aver praticata l'allacciatura d ci monconi. Ma, come ognun vede, questo metodo di affrontamento o di anasro. mosi laterale è pericoloso e difficile a praticarsi, oltre a presentare in casi di insuccesso seri pericoli per la vita del paziente. Il metodo superiore a tutti (non parliamo dei metodi antichi di iniezioni di sostanze coagulanti, dell'clettropuntura, del l 'introduzione nella sacca di corpi estranei ecc., oggi abbandonati) è quello della resezionc vasalc- arteriectomia e flcbectomia, che, con l'asportazione del simpatico perivasale favorisce, come ha dimostrato l'esperimento (scuola di Lerichc), la formazione pronta del circolo collaterale. Concludendo il nostro caso vuole essere la conferma dell'andamento spesso benigno di questi aneurismi artero- vcnosi se è vero che al paziente furono consentite g ravi strapazzi fisici (lunghe marcie ecc.) e la panecipazione attiva ai combattimenti. Ma questo andamento benigno se può consigliare ai chirurghi un 'attesa prudente non vieta che questa attesa sia armata e vigilante.

Gli AA., durante il loro servizio di capi reparto nell'Ospedale 7li A. O. l., hanno avuto occasione di osservare un ca~o di aneurisma artero - venoso dei vasi femoral i. Descrivendone le particolarit~. ne discutono la patogenesi, 1::1 classificaz iont: cd il trattamento terapeutico. RIASSUNTO. -

--

~. ~,....--·


SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE Laboratorio chimJc:o

SULL'ACIDITÀ DELLE FARINE E DELLE PASTE ALIMENTARI Dott. Giuseppe Scotti, capitano chimico farmacista.

Le nuove norme sull'analisi delle farine edite dalla Dire.zione Generale di Sanità Pubblica (I} prescrivono, nella determinazione dell'acidità nelle farin e e nei prodotti che da esse derivano, l'estrazione con alcool al so ~& . Dei vari metodi proposti per la determinazione dell'acidità l 'estrazione con alcool al 50 % dà i valori più elevati, specialmente per le paste alimentari. Ma questa circostanza non avrebbe valore essenziale data la relatività dei dosamenti bromatologici, se fossero assicurate due condizioni essenziali: 0 I uniformità dei risultati che si ottengono con questo metodo; 2 • definizione di un limite massimo legale di acidità specialmente nei manufatti (paste alimentari). Il metodo omette d 'indicare la granitura nel caso delle paste. Data !a relativa rapidità colla quale si fa il dosamento, la grandezza dei granuli dd prodotto da analizzare potrebbe avere una sensibile influenza sul risultato. E ' evidente che con granuli grossi l'estrazione dell 'acidità potrebbe in 6 ore essere incompleta. Naturalmente per le farine, prodotto finemente diviso, questo problema non si presenta. Vedremo in seguito che, contrariamente a quanto si potrebbe attendere, la grandezza del granulo di pasta non ha influenza sul dosamento. L'osservazione 2 a ci porta nel campo dell 'applicazione pratica del referto analitico. L'aver fissato un metodo convenzionale e non stabilito un limite massimo di acidità in rapporto a questo metodo porta nella pratica a gravi inconvenienti. Molte amministrazioni hanno fissato i capitolati d'onere per paste e farine su medie analitiche ricavate da una lunga serie d'analisi con metodi tradizionali. L 'amministrazione militare ad es. impone per le paste alimentari per uso della truppa un 'acidità massima del 0,20 % (in acido lattico). L 'analista non ha facoltà di giudicare il prodotto in base al complesso analitico; ogni dosamento ha valore per sè e determina da solo il rifiuto della partita e talora più gravi sanzioni se oltrepassa anche di poco il limite del capitolato. I limiti indicati presumono l'applicazione di un metodo di estrazione con alcool a 90°. Il laboratorio che esegue l'esame può per suo conto applicare un altro metodo ma non può variare il limite di accettazione.

1

( •) D~rczione Gcncr:ole d, Sanità Pubb!Jca. Rom~ Hl34·XIJ.

prodoni di malto , i lieviti -

M~todi r~Jfit·ioli

di tmoliJi pf'r 1~ jt1ri11~. il p.111~.


SULL'ACIDITA DELLE FARINE E DELLE PASTE ALIMENTARI

1237

Se si esegue il dosamento col metodo ufficiale nella maggjor parte dei casi la pasta sarà rifiutata al collaudo, mentre verrà accettata se si atterrà ad un metodo d 'estrazione con alcool a 90". Poichè il risultato del dosamento dell 'acidità specie per le paste alimentari è ancora troppo vincolato alle modalità colle quali è eseguito, è necessario, se si fissa una tecnica particolare di dosamento, stabilire anche i limiti massimi di acidità compatibili con un prodotto commestibile. Limiti massimi di acidità del resto sono fissati normalmente per materiale alimentare (oli, acidità acetica del vino). Un'ultima osservazione sul metodo ufficiale di determinazione dell'acidità nelle farine riguarda la concentrazione della soluzione alcalina impiegata. Con la soluzione N/IO di NaOH un operatore di media abilità può commettere un errore che incide troppo fortemente sul risultato finale tanto più che il dosamento finisce per riferirsi direttamente a soli 2 gr. di fa rina. A mio parere sarebbe bene nel saggio aumentare la quantità di prodotto in esame ed impiegare per la titolazione una soluzione N /50 di NaOH in accordo del resto col p arere del Kling (I). H o voluto perciò stabilire una tecnica di estrazione alcoolic.1 dell'acidità che fosse praticamente indipendente dalla granitura nel caso delle paste, e per quanto possibile completa nel più breve tempo possibile. Il m etodo, descritto in fondo alla presente nota, si fonda su un 'estrazione della pasta o farina in estrazione Sox~et con alcool a 95•. Contemporaneamente si è studiato l 'effetto della granitura della pasta sopra i risultati dati dal metodo ufficiale, Balland e mio. I risultati sono indicati nelle seguenti tabelle:

J. -

ACIDITÀ DELLE FARINE (IN ACIDO LATTICO ~b ). lVletodi di d etemtina;.o:Ìone

Tipo di farine (definizione· secondo legge)

Ufficlllte

lloiland

--00

0 1 1J

o

0,14

o, t o o, t l

Bstra ~io ne

a caldo

con alcool

o, t o O, Il

.. """

-

2

o. q

0 1 Il

o,r t

0,24

0 1 Il

o,t5

N

...!o.,"" " u

.. :>

Dai dati esposti risulta: Identità di risultati tra procedjmento Balland e m1o, il che potrebbe rappresentare un collaudo per il metodo proposto. Risultati invariabilmente superiori (33,64 %) sui due precedenti, otte-

nuti col metodo ufficiale. ( l) M . A.

K Lr~c : Mrrhodt:l

nrtud/n

d'apertisrs - JV , 44 -

19 2 2 .


1 238

SULL' ACIDITÀ DEL LE FARINI:: E DELLE PASTE ALIMENTAR I

Il. -

AciDITÀ DELLE P:~STE AL IMENTARI (IN ACIDO LATTICO <;.>) •.

Le prove sono state fatte con uguale qualità di pasta (N. 2) a differe nte grado di setacciatura. Metodo estrazione a caldo

Maglie per cm.2 del setacdo

Metodo ufficiale

Metodo Balland

Pasta frantumata in mortaio (non setacciata)

Q,:?Q

o. l :?

0, 15

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Pasta avariata ( 12 x I O) •

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Dai dati tabcllari risulta : a) l'influenza della finezza della pasta (grado di setacciatura) è capitale per il metodo Balland. Per questo vi è netta proporzionalità tra finezza della pasta e valore dell 'acidità ; b) l'influenza del grado di setacciatura è praticamente nulla pel metodo ufficiale e per quello da me proposto; c) i valori ottenuti col mio metodo si stabilizzano qualunque sia b granitura della pasta, sul massimo valore ottenibile dal metodo Balland con la setacciatura spinta del prodotto. Questo vuoi dire che il mio metodo estrae completamente l'acidità alcool- solubile qualunque sia il grado di frantuma zione della pasta nel tempo di 4 ore ; d) il metodo proposto dà risultati approssimativamente metà di quelli ottenibili col metodo ufficiale. Anche se l'influenza della setacciatura è dimostrabile per il solo metodo Balland, è però consigliabile per tutti i metodi di estrazione alcoolica a freddo, ~ perciò anche per il metodo ufficiale, sia prescritta la granitura della pasta. A mio giudizio sarebbe vantaggioso impiegare per questo dosamento quanto rimane sul setaccio da 16oo maglie per cm 2 •

Tecnica dd metodo proposto. Si lava accuratamente con alcool a 95• neutro estrattore, palloncino {: ditale per estrattore Soxlet. Nel ditale asciutto si pongono 10 gr. di farina o di pasta grossolanameRt.e maci nata rincalzati con batuffolo di. cotone idrofilo. Si estrae con alcool a 95" neutro scaldando su cartone di amianto ed a piccola fiamma o su piatto elettrotermico con interposizione di amianto. L 'alcool trascina nel pallone sostanze proteidi (gliadina ?) che in certi momenti si


SULL'ACIDITÀ DELLE F.\RI N E E DELLE P.\ STF. AI, IMF.:"T:\RI

1239

possono in parte deporre in fonqo al pallone. E' bene non sopraelevare la temperatura su quella strettamente necessaria alla distillazione dell'alcool per non degradare queste sostanze. Dopo 4 ore di estrazione se si tratta di pasta, o 2 ore se fari na, si stacca il refrigerante insieme al pallonci no; s'inclina per raccogliere il massimo pos~ibile di alcool non sifonato. Si raffredda il palloncino e si titola l'acidità con soluzione N/50 di NaOH, indicatore la fenolftJicina. E ' da notare che il maggior peso del prodotto di partenza, integralmente titolato, assicura una possibilità di errori minori che nel caso degli altri due metodi. L'adozione di questo metodo permette di abbreviare il tempo necessario al dosamcnto nei confronti del metodo Balland ed anche del metodn ufficiale pur non impiegando per l'estrazione un liquido contenente acqua che può per idrolisi aumentare artifiziosamcnte l'acidità come indicano i maggiori valori ottenibili col metodo ufficiale. Sommerebbe cioè i vantaggi dei due metodi eliminandone i difetti. Qualunque sia il responso che l'esperienza prolungata possa dare sul metodo proposto, le presenti ricerche varranno se non altro a richiamare l'attenzione sul problema, tutt'altro che trascurabile in pratica, della determ inazione dell 'acidità nel le paste alimentari c farine in vista di una sol uzione defin itiva. RIASSUNTO. Per la determinazione dell':~cidità nclk farine e paste alimentari si ;Jroponc: un metodo fondato sull'estrazione dell'acidità con alcool neutro a 95• in appa-

recchio Soxlet. Il metodo presenta una costanza di risultati nelle varie contingenze. ~uperiorc ai metodi di estrazione con alcool al so % od al qo "~. (Bnlland) a freddo.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA IGIENE P. CHANTRJo,·. -

Sulla profilassi dtl morbillo. (cc Annales d'Hygiène », n. x, 1937).

Una notc,·ole jmportanza ha l'istituzione di una appropriata profilassi nei confronti del morbillo, che, S<."condo l'A., deve essere considerata la più contagiosa fra tutte le malattie esantematiche: profilassi che, specie nel caso di collettività scolastiche e militari, finisce per assumere un valore sociale non indifferente. L'A. ricorda la grande importanza dei sintomi oculari, che, assai precocemente, spesso durante lo stesso periodo d'incubazione, sono presenti nell'82 per cento dei casi: una specie di Koeplik congiuntivale, che de ve essere inteso come una reazione dell'organismo al virus morbilloso, rappresentato da fatti congiuntivali, cht: sono sempre più accentuati a carico della porzione bulbare e precisamente della parte corrispondente alla rima palpebrale, ai due lati della cornea; localizzazione questa, secondo Marfan, caratteristica della congiuntivite morbillosa, e che, per esser la sede in parola, costante di una affezione locale quale lo pterigio, può ben chiamarsi pterigiale. Secondo I"A., questa localizzazione iniziale ptcrigiale del morbillo avrebbe una grandissima importanza, non solo dal punto di vista profilattico, ma anche da quello curati,·o. Egli infatti è riuscito ad attuare un vero trattamento abortivo della malattia, mediante instillazioni oculari di argento colloidale al 3 e 5 % c dì collirio al solfato di zinco, ripetute tre volte al giorno, in soggetti che avevano avuto contatti con morbillosi c che presentavano ancor:l soltanto una semplice congiuntivite: individui inoltre, a contatto di malati di morbillo. sottoposti al detto trattamento oculare, non contrassero affatto l'infezione. Detti risultati inducono l'A. ad affermare che la congiuntivite pterigiale deve essere considerat:1 come ]a localizzazione iniziale della malattia c che I:J profilassi del morbillo deve essere essenzialmente ocular~ : mezzo questo inoffensivo, di facile realizzazione ed economico, che deve essere preferito a tutti gli altri metodi attualmente in uso (sieroprofilassi , iniezione dì ~ n guc totale sia di parenti che di convalescenti), non escluso il metodo del Fcdorowitch, basato sulla pretesa azione abortiva, nei riguardi dell'infezione morbillosa, del cloridrato di chinina. L'A. si :lUgura che igienisti, pediatri c medici militari controllino ed attuino questa profilassi oculare su vast:~ scab: soltanto cosl, un metodo tanto semplice potrà, una volta dimostratosi rispondente allo scopo, entrare nell'uso e nella pratica comune. F. FERRAJOLI.

). J. vAN LocJJEM. -

I microbi commensali. (<• Annales de l'lnstitut Pasteur ... n. 6. 1937)-

La microbiologia, come anche la pa.rassitologia classica, riconosce due forme di simbiosi: il parassitismo c il commcnsalismo. Quest'ultimo non deve essere considerato del tutto innocuo, in quanto i microbi commensali esercitano sull'indi vi duo una continua pressione, tendente a sormontare la barriera offerta dalle sue resistenze ed a penetrare nell'organismo. Le infezioni commensali, oggetto del presente lavoro, debbono c)sere considerate come invasioni do\'utc, o ad una diminuzione delle resistenze naturali d el· l'ospite, o ad una aggressione massiva dei germi commensali stessi: a differenza delle infezioni parassitarìc, nelle quali l: la virulenza del germe, quella che dC\·e essere presa in massima considcraz.ione. I fauori, che possono favorire la penetrazione dei microbi commensali nell'organismo, sono va ri e numerosi: e precisamente, la disposizione individuale (foruncolosi), le soluzioni di continuo della cute c delle mucose, gli stati dj can:nn. lo stato dì decadimen to dell'organismo senile, le turbc della circol:tz.ione locale.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR.\NIERA

t(uelle della funzione termoregolatrice, alcune malattie come il morbillo, l'influenza, il diabete, il gran numero di piogeni, eh!.: infettavano ie corsie chirurgiche e le maternità nell'epoca preasettica, causa dell:.: innumerevoli febbri puerper:tli ed infezioni pose-operatorie di una volta. L 'infezione commensale è sempre endemica e sporadica, essendo ciascun caso non etltro che la dimi nuzione di una resistenza individuale o la sua violazione per una aggressione massiva: nè esistono epidemie commensali, chè quelle che sembrano tali, sono in realtà costituite sempre da tanti casi sporadici, legati da uno stesso fattore esogeno. Per contro, le infezioni parassitarie sono sempre a carattere epidemico o qu:uno meno tendenti ad assumerlo, caratterizzate dalla lotta tra il parassita e il suo ospite, che finirà con la vittoria completa di uno dci due; e la fine di una epidemia è caratterizzata dalla distruzione del germe, il che dimostra la possibilità da parte di una collettività di puri· 6carsi, almeno momentaneamente, di un determinato parassitismo. Per quanto riguarda i caratteri dei germi commensali, l'A. ritiene che essi possano trovar posto tra i saprofiti e i parassiti, differenziandosi da questi ultimi per una virulenza poco sviluppata, e per una complessità della struttura antigene e delle funzioni biochimiche attive. Esempio dimostrativo è dato a questo proposito dalla gradazione dei caratteri biologici, che si riscontra uei germi del gruppo tifo - coli, quando si passa dal colibacillo ai para tifi e da questi al bacillo di Eberth: gradazione che si mani festa nell'abbondanza delle culture, nella dimensione delle colonie, nelle proprietà fermentative, in quella d'attaccare il triptofano e inoltre specialmente nella complessità della funzione antigene e nella variabilità. E' a quest'ultima che si deve d"re, secondo l'A., nel caso di microbi commensali, la massima importanza. L'A. ritiene, per quanto riguarda la variabilità batrcrica in genere, che da molti si confonda la costituzione genotipica dell'individuo con quella che è la sua costituzione fisiologica, onde, oltre che ad una terminologia impropria, molti sono portati anche a concetti errati, come la negazione della specificità dci germi. Il concetto fisiologico della variabilità batterica considera le variazioni come modificazioni dell'individuo sotto l'influenza del mezzo nel quale vive. L'individuo batterico deve esrere considerato non come cellula solitaria, bensì come progenitura di una cellula in stato di accrescimento, quindi come entità dinamica, il cui stato fisiologico è rappresentato Jall'insieme delle reazioni normali agli eccitamenti del mondo esterno: il fenotipo dell'individuo batterico non sarebbe quindi che l'insieme degli adattamenti al mezzo normale o artificiale, nel quale noi lo osserviamo; non è raro che il germe si fissi !in uno stato di aclanaml'nto, senza peraltro perdere la possibilità della reversibilità. Il germe può adattarsi anche ad un mezzo non adeguato e questo può condurre a modificazioni di carattere regressi\·o non più reversibili, che l'A. ba classificato in atrofia (perdita di una funzione: es. il vibrione colerico, che non liquefa più la gelatina), mutilazione (perdita di un organo: es. il b. carbonchioso asporigeno) ed in degenerazione (comparsa di una nuova proprietà di carattere atavico: es. il b. ti fico indologcno). Su questi concetti, l'A. <.liffcrenzia i b. commensali da quelli parassiti, in quanto, i primi sono dotati di possibilità di adattamento assat maggiori dei secondi; più si va dal commensalismo verso il parassitismo, più si osservano degli adattati, che pur possedendo una reversibilità intrin ~~ca, vivono una vita di fissati. Per quanto riguarda la struttura antigene, essa va grad:na mente diminuendo nella sua complessità, via via che si passa dal saprofita al commensale, c da questo al parassita. Ad una struttura antigene, complessa, calcidoscopica (pcrchè continu:tml'nre si modifica) del colibacillo, fa contrasto quella fissa, b(·n nota del b. di Ebcrth: tra i due, sempre per complessità e variabilità della struttura antigene, può trovar posto il paratifo B. Ugualmente, profondamente complessa appare la struttura antigene del proteus, germe la cui attività biologica v:t dal saprofidsmo al commcnsalismo, quella degli streptol·occhi e stafilococchi, germi tipicamente commensali, mentre semplice c fissa appare quella del gonococco, germe parassita per eccellenza.


RIVISTA DELLA STA MPA MEDICA ITALIANA E STRANIER:\

Passando a considerare l'ospite, l'A. si pone il problema, se nell'individuo, cominuamente in lotta con i germi commensali che vivono alla sua superficie, esista oltre una Immunità naturale anche una immunità anticommensale acquisita. Considerando gli anticorpi naturali, l'A., in seguito a numerose esperienze, è condotto ad interessanti condusioni. Il contenuto in anticorpi naturali specifici verso alcune infezioni, del siero di sangue di animali, come la cavia, viene aumentato in seguito ad inoculazione di antigeni microbici di natura diversa: mentre nessuna influenza esercita l'immunizzazione con :lnùgcni non microbici, come le emazie di capra. Il siero di piccoli, nati <.la cavie il cui ~iero contiene arglutinine normali, contiene a sua volta le stesse agglutinine ed allo stesso titolo: il quale va diminuendo nei mesi successivi alla nascita, per quindi risalire \erso cifre elevate: comportamento questo simile alla curva della reazione di Schick, il che ci fa pensare che gli anticorpi naturali, riscontrati subito dopo la nascita, rappresentino un 'immunità passiva che va lentamente scomparendo, mentre compare e si accresce una immunità atti\'a, acqui ~ita dall'individuo. Si può quindi pensare, secondo l'A., che la resistenza fisiologica dell'individuo verso i suoi microbi commensali è rinforzata da fattori antimicrobici, s'·iluppatisi dopo la nascita. F. FERRAJOLI.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE MAcw. Splenomegalia egiziana in Idfina. (u Journ. Egypt. Mcd. Assoc. " • nove mbre 1936, Vol. 19, n. I I, pag. 68g).

ABI>EL

Si tratta di un accurato studio anatomo--patologico della splenomegalia egiziana, aifezione dovuta, come è noto, alla biJarziosi, molto diffusa in tutto l'Egitto. Sopra 200 casi di grosse milze, asportate, 95 ?;, erano milze da bilarzia, :2 % erano milze malarichc, c

r.el 3 % si trattava di infezioni miste, malaria e bilarziosi. Nei primi stadi della malattia i corpuscoli del Malpighi si presentano in uno stato di iperreattività; vi è dilatazione e congestione dci seni venosi e talvolta anche emorragie interstiziali e subcapsulari. Il sistema reticolo--endoteliale è iperplasico; si nota un accrescimento del tessuto fibroso con ispessimento della capsula e delle trabecole e diffusione per tutta l'intera polpa. Si osserva anche infiltrazione di eosinofili spiccata, formazione di cellule giganti e raris~ime uova di bilarzia, granulazioni intracellulari e pigmento ematico do,·uto alla aumentata azione fagocitaria. Nei pochi casi, in cui esiste anche infezione malarica, si osserva anche pigmento malarico dentro le cellule. In uno stadio più avanzato della malattia, si nota una graduale atrofia dei corpi di Malpighi e una trasforma:done del tessuto reticolo--endoteliale in tessuto fibroso. In casi ancora più avanzati la struttura normale della milza scompare del tutto, la polpa splenica è scarsa ed interamente trasformata in tessuto fibroso, conte· nente talvolta depositi calcarei nelle trabecolc. Il peso delle milze asportate variava tra i due chilogrammi e mezzo cd i cinque chili e mezzo. Il fegato era in preda ad una cirrosi peri portale diffusa con uova di bilarzia, infiltrazione cellulare c cellule giganti; tal volta si notavano aderenze dovute a periepatite. Il quadro ematologico è quello di un 'anemia secondaria con diminuizione relativa dei granulociti neutrofili ed :JUmento degli ecsinofiili. REITANO. DELPRAT. Considerazioni cliniche ed epidemiologiche su 430 casi di beri-beri. osservati in Francia fra le truppe nere della ts• regione dal 1929 al 1936. (<~ Revue du scrvice de Santé Militairc >•, T. XVI, n . 1, 1937).

MAuRo e

Fra le truppe nere ddla 18" regione (La Rochelle, Ile de Ré, Sintes, Mont-de-Marsan. Libourne) dal 1926 al 1936. si sono osse.rvate diverse epidemie di beri-beri. In totale 430 casi con 9 decessi. l casi mortali, in ogni epidemia sono stati constatati in principio,


R~V1STA

DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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quando ancora non era stata fatta la giusta diagnosi. I casi diagnostic:ui tin dall'inizio sono tutti guariti senza reliquati. E' pcrt:mto necessario che tutti i medici abbiano una 'erra familiarità con questa malattia, che non si potrebbe chiamare più esotica. I casi mortali sono sempre dovuti ad asistolia acuta, che spesso interviene in maniera fulminea; bisogna considerare ogni beriberico con tachicardia come in pericolo continuo di accidenti cardiaci gravi. La febbre, a tipo infettivo, è stata osservata nella metà dei casi; le forme lievi o fr·uste sono sempre apircttiche. La polineurite, considerata come un segno classico, è stata osservata rarissimamcnte (2 volte su 430 malati; 0,46 ··,.). I sintomi invece che hanno grande importanza e eh<: bisogna ricercare sempre, sono: abolizione o dimitauizione dci riflessi rotulei, presenza di edemi pretibiali, che non mancano quasi mai (94 <Y,, dei malti), sindrome cardiaca (tachicardta, soffi ~isrolici, raddop piamento Jei rumori cardiaci, dilatazione cardiaca, ecc.): essa è stata constatata nel 52 ·:~. dei casi. La diagno~i dei primi casi di beri-beri spesso è assai difficile, ma, sulla base dei tre gruppi ;.li sintomi sopradescritti, non dovrebbe essere misconosciuta. I n quanto all'eziologia bisegna riportarsi al regime :~limentare a base di riso decor· ticato, quantunque certe cause predisponenti sembra che influiscano sull'insorge nza del heri-beri, $enza spiegarlo però completamente (particolare sensibilità di certe razze, affaticamento, non abitudine a l riso). La parogenesi della malattia resta ancora misteriosa. Le regole classiche della cura e della profilassi restano però immutate. REITAI'l•.

MEDICINA INTERNA A. ZucAu. l 'allergia negativa nel pneumotorace. (" Lotta conrro la tubercolosi >>, giugno 1937 - XV). L'A. enumera vari tipi di shock e giudica che uno dei fenomeni più tlptcJ e co~tanti dello shock in genere, c di quello anafilattico in modo particolare, sia la crisi emo-

clasica, che nell.'uomo spesso precede la sintomatologia clinica, come il Widal ebbe ad osservare nell'asma bronchiale e nell'orticaria. La teoria fisico- chimica della flocculazione spiegherebbe secondo molti AA. il meccanismo patogenetico della R. E., mentre il suo fenomeno più costante, la leucopenia, sarebbe dovuto al disquilibrio vago-simpatico, di~quilibrio che è una condizione necessaria per il verificarsi dello shock emocla~ico. La reazione emoclasica, specie ad opera del D'Amato, fu introdotta a scopo diagnostico per la tubercolosi, l'infezione tifoidea, la febbre ondulante, la sifilide, la gravidanza cd infine nelle affezioni gonococciche. Nel pneumotoracc, oltre all'azione meccanica di immobilizzazione polmonare ed dle modificazioni circolatorie sanguigne e linfatiche, si ha anche un complesso di mo<lificazioni biologiche dovute probabilmente ad una lenta e graduale inoculazione dj materiale tubercolare. Ad ogni rifornimento si ha dopo venti minuti una reazione em<Jclasica come per iniezione di tubercolina, ma poichè nel pnx., oltre alle sostanze specifiche, vengono assorbite anche sostanze aspecifiche è ancora dubbio a quale gruppo di sostanze è dovuta la R. E., per quanto negli animali non tubercolizzati e pneumotoracizzati non si ha crisi emoclasica dopo i rifornimenti di gas. L'A. ha studiato la reazione emoclasica in individui che non aveva no il potere di reagire alla tubercolina, perchè affetti da forme acute floride, chachettici o cronici in fin di vita e quindi in istato di allergia negativa. In essi praticava la cutireazione, l'intradermoreazione, il col"\teggio dei leucociti e stabiliva la formula Ieucocitaria prima e dopo dei rifornimenti del pneumotorace, nell'potesi che, se la risposta fosse stata negativa. avrebbe rinforzato il concetto della specificità della reaz. emoclasica. L'A. in nove tubercolotici negativi alla cuti ed intradermoreazione non ha avuto modificazioni tra prima e dopo il rifornimento, sia per il numero dei globuli bianchi


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RIVISTA l)f.LLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

che per la formula leucocitaria, e la mancata R. E. attribuisce alla mancanza nei soggetti anergici di una ipersensibilicl verso i prodotti bacillari. In un caso di bronchiettasia in cui fu praticato il pneumotorace a scopo emostatico, mentre la cuti e la intradermoreazione furono POSitive, non si ebbe mai la reazione em<r dasica dopo i rifornimenti pneumotoracici e ciò perchè non si aveva l'immissione in circolo di sostanze bacillari, dato che il paziente non era affetto da tubercolosi polmonare. D alle sue ricerche l'A. deduce che la R. E. da rifornimento pneumotoracico è di carattere specifico e che nel pnx. vi è un riassorbimento di sostanze di natura specifica.

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FLORI O.

: \. ScHRETZENMAYR. -

Terapia delle anemie mediante iniezioni di midollo osseo. (" Kli-

nische Wochenschrift "• 17 luglio 1937, n. 29).

La terapia delle anemie ha segnato un notevole progresso dopo che le progredite nostre conoscenze etiopatogenetiche ci hanno consentito di meglio comprenderne l'essenza. Basti qui ricordare i risultati conseguiti con l'epato- e gastroterapia nell'anemia di Biermer. Nell'anemia da malaria o da vermi intestinali basta la terapia specifica ddla malaria e dell'elmintiasi, accoppiata a buona alimentazione, perchè in genere la crasi sanguigna si normalizzi. T uttavia l'A., insegnante di clinica medica nella Scuola di sanità militare di Canton (Cina), ha notato che forme gravi di anemia da malaria o da d m inti, specie se duranti da molto tempo, resistono tenacemente alla specifica terapia. Non più paras~iti all'esame del sangue, non vermi all'esame delle feci, eppure l'anemia resta immutata o quasi, non ostante l'impiego di mezzi terapeutici coadiuvanti. Si può q ui r itenere che vi sia notevole deficienza emopoietica non per uno stato aplastico del midollo, in quanto l'esame di esso non lo dimostra, ma per uno stato stazionario o d'inerzia, per cui i meccanismi che regolano l'attività emopoietica midollare non sono in grado di fare ad esso pervenire i loro stimoli. In tali casi una trasfusione di sangue muta decisamente lo stato della crasi sanguigna, che rapidamente ritorna alla norma. Si ha reticolocitosi, indice di attiva emorigenerazione, aumento del numero degli eritrociti e del valore emoglobinico. Il decorso clinico conferma i dati ematologici, anzi subito dopo la trasfusione il paziente, pri ma debole, stanco ed abbattuto, manifesta senso di benessere. Gravi difficoltà incontrate dall'A. nel Sud-Cina nella pratica della trasfusione gli hanno imposto il problema di una terapia sostitutiva. La considerazione che le benefiche nioni dcll'emotrasfusione non sono rappresentate dalla sostituzione della m assa sanguigna, almeno nelle forme di croniche anemie, ma sono condizionate in senso 01·monale, in quanto proteine degli eritrociti (emoproteine di Carnot e Deflandre) stimolano il midollo osseo a più attiva funzione eritropoietica, port::~rono l'A. a concludere che tali sostanze stimolanti dovevano essere ~resenti, anzi immagazzinate, là dove esse hanno da espletare la loro specifica azione, cioè nel midollo osseo. Conclusione: potevasi sostituir.: la trasfusione del sangue con iniezione parenterale di midollo osseo fresco, spappol:uo, tolto allo stesso individ uo o a son~etto sano o convalescente di anemia. La tecnica è semplicissima: praticata la puntura sternale, operazione innocua ed abi· tuale a scopo diagnostico, si preleva una m:tggion:; quantità di midollo (cc. 1,5 - 2), che s>inietta subito per via endomuscolare al paziente. Di solito basta una sola iniezione; in alcuni casi però, in cui l'anemia è molto grave o alla prima iniezione non è seguito risultato sost:tnzialmcnte benefico, l'iniezione va ripetuta. In molti casi d i grave anemia da malaria o da vermi intestinali, in cui ogni terapia s'era dimostrata incffìc:~ce, 1"1\. ha con tale metodo ottenuto importanti risultati. E ri ferisce un caso di anemia gral'c a tipo pernicioso, resistente all'epatoterapia, il cui decorso fu beneficamente influenzato dall'iniezione di midollo osseo, dopo di che la somministrazione di estratto epatico si di mostrò molto efficace.

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RIVISTA DELtA STAMPA MEJ)[CA ITALIANA E STRANIF.RA

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L'esame clinico ed ematologico in perfetta concordanza ha all'A. dimostrato la gr:tnde urilità di tale terapia. la qu:tlc, ben si comprende, va sempre accompagn:Ha a quell:l specifica dell'anemia in caura, qu:tsi :tgcntc catalizzatore di essa. Significativa è la notevole n::ticolocito~i, che costantemente segue all'iniczion.::, ed :tnche quando, come nella malaria, il numero dci rcticolociti è superiore alla norma, si ha ancora notevole aumento di essi (da 2 - 3 a r6- 20 per mille). 11 contributo portato dall'A. è importarne no n solo perchè ci offre un nuovo efficace mezzo terapeutico da impiegare nella cura dell'anemie, ma anche, e forse maggiormente, pcrchì: ci permette una migliore comprensione del modo d'azione di alcune terapie, finora in modo troppo semplicistico ed in:1dcguato inrerpr:ttc. o' ALESSANI>RO.

P. DuMND, P . Gu~ouo, E. LARR IVÉ, A. MF..sTRALLET. - Studi sulla malattia dei porcai. (Malattia di Bouchet). (" Archivc~ lnst. Pastcur de Tunis 11, T. 26, n. 2, pag. 213, 1

937)·

Nella prima memoria gli AA. fanno la swria di questa malattia, il cui studio ì: stato intensificato in questi ultimi tempi. Essi fanno ri~alire le prime osservazioni cliniche al medico condotto savoiardo Bouchct, che però nulla aveva mai pubblicato fino al giorno in cui l'italiano Penso, dell'Istituto di Sanità pubblica, fece la prima accurata incniesta clinico-epidemiologica in Alta S:tvoia e ne diede notizia alla Reale Accademia medica di Roma. Le ricerche di Penso sono fondamentali nello studio di questa malattia c gli AA. ne riconoscono la priorità scientifica e l'importanza. (Già nel fase. Xli dd ty36-XV, in questo periodico è stata recensita la monognfia di Penso a pparsa in Revue

dHygiènc). Nella seconda memoria gli AA. si occupano dclb malatti:l sperimentale nell'uomo; trattandosi di un 'infezione a decorso sempre benigno con una curva febbrile che raggiunge i 39", è anche giustificata l'inocula<:ione del virus a dei dementi precoci a scopo ::!i piretoterapia. Il sangue di un malato di Bouchet, al quarto giorno di malattia, (u iniettato a un demente, e da questo poi, in successivi passaggi (21) inoculato ad altri 78 malati mentali di Lione; 72 contrassero la malattia sperimentale. La durata media del periodo d'incubazione fu di giorni 8,1; la quantità del sangue iniettato non pare che abbia importanza, l'jnfczionc avendo luogo lo stesso, si tratti di c.c. r o di c.c. 35· Neanche la via d'introduzione non sembra che faccia muta re il periodo d'incubazione t>d il decorso della malattia. La durata media della malattia è stata di 9 giorni, con un minimo di 3 giorni (un caso) ed un massimo di 21 (un caso); la moltiplicazione dei pas.~aggi non ha modificato sostanzialmente la durata cd il decorso della malattia stessa. Ciò che colpisce è la grande rarità delle curve febbrili, considerate come tipiche da H . Bouchet c da Penso; gli AA. non h:tnno mai osservato, dopo 4 giorni di febbre i due giorni d'apiressia, seguiti da una riaccensionc termica che sorpassa spesso la febbre del primo periodo. Durand e collaboratori si son perfino domandato se realmente avevano a che fare col virus della malattia dei porcai o con qualche altro virus; ma il sangue era stato prelevato dal dott. Bouchet, che conosce bene la malattia, da un caso tipico e quindi non si poteva dubitare che realmenre si trattasse della malattia in questione. E' possibile che la diversità della curva termica nei confronti di quella, considerata come tipica, sia dovuta alle diverse condizioni d'infezione. naturali e sperimentali. Gli AA. passano poi a descrivere gli altri sintomi (disturbi digestivi sempre presenti, eruzione - osservata in x6 casi - congiuntivite, tendenza emorrag1ca, sindrome meningea); sulla sindrome meningea si soffermano a lungo, dando speciale importanza alla reazione linfocitaria del liquido cefalo-rachidi:~no. 7 -

Giornalt: di mt:dicino militar~.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIAN:\ E STRANIERA

Il \'irus è presente nel sangue dei malati nei primi sette giorni della malattia; esso è contenuto nel plasma e può filtrare attraverso la candela Chamberland L. 2. Il virus si uova anche nel liquido c. r. anche quando questo non presenta nessuna alterazione, ma è difficile tal\'olta mettcrlo in evidenza; è anche presente nelle urine nella seconda metà della malattia cd all'inizio ùella convalescenza. Di massima l'aver superata ia malattia, natu rale o sperimentale, conferisce una solida immunità; vi è tuttavia qualche eccezione. Il siero di sangue del convalescente ha potere preventivo e neutralizzante sul virus. REITA:-.10.

CHIRURGIA GENERALE H . MIEssNER, G. ScHoor, F. HARMs. - Sterilizzazione del materiale di medicazione in autoclave. (« Zentr. fi.ir Chirurgie >~, n. 9, 1937). Il punto essenziale della questione della s.teriliz:z.azione del materiale ùi meùi,a· zione è il problema dell'eliminazione dell'aria dagli apparecchi. A questo principio ì: ispirata la costruzione degli autoclavi cosidetti «con separatore dj aria l > (luftabsclleider) i quali evitano anche la perdita di vapore utile alla sterilizzazione. Negli autocla1·i, intatti, l'aria viene scacciata dallo stesso vapore ed è perciò inevitabile che di quest'ul· timo vada perduta una considerevole quantità. Ciò non ;.;ccade cogli autoclavi munir. di recipiente separatore, nei quali il vapore scaccia l'aria attraverso un tubo di raccordo situato alla loro parte inferiore, convogljandola nello spazio sottostante alla sorgente calorifica, detto appunto « separatore d'aria >l , Questo recipiente, a sua volta, è forni to. ~ul fondo, di un tubo di efflusso che viene chjuso non appena nell'interno dell'autocla,·c regna una temperatura di 100" ed è cominciata una attiva circolazione del miscuglw \'aporc - aria. Allora viene aperta la comunicazione fra autoclave e recipiente- separatore cosicchè l'aria viene spinta in basso e convogliata, come s'è detto, nel sottostante sepa· ratore: essendo essa specificamente più pesante, rimane nel recipiente mentre il vapore riprende la sua circolazione all'interno dell'autoclave continuando a scacciare aria sino all'ultimo residuo, senza per altro disperdersi. Ma il problema della sterilizzazione del materiale di medicazione offre un altro lato da considerare e precisamente quello, di importanza non minore, che riguarda i cestelli entro cui esso materiale viene, dapprima,. sterilizzato e, successivamente, conservato. Che l'aria venga eliminata dall'autoclave prima che abbia injzio il tempo vero c proprio della sterilizzazione è condizione indispensabile per il successo di quest'ultima. ma se i cestelli trattengono, nel loro jnterno, dell'aria la quale non può, così, esser( scacciata dal vapore circolante nell'autoclave, allora, nonostante la presenza dd recipiente separatore, lo scopo della eliminazione dell'aria dall'autoclave non viene raggiunto e b ~terilizzazione ne risulta compromessa. Di qui l'importanza della costruzione dei cestelli che è decisiva per l'eliminazione dell'aria dall'interno del materiale da sterilizzare. Tanto più sicura sarà la sterilizzazione quanto più completamente verrà eliminata l'aria dall'interno dei cestelli. Per meglio rendersi conto di ciò occorre richiamarsi al procedimento della sterili7.zazione che gli AA. suddividono in quattro tempi: a) un primo tempo, o dcll'ebolli zione, che va dal momento in cui si inizia il riscaldamento dell'acqua sino alla ebollizione della medesima ( 100°); b) un secondo tempo, o tempo di ascesa, il quale comincia dove finisce il precedente e va sino al raggiungimento dei no"; c) un terzo tempo, o tempo di pareggiamento, necessario affinchè il materiale di sterilizzazione raggiung:J, in tutte le sue parti, la temperatura di 120° esistente all'interno dell'autoclave; d) un quarto tempo, infine, o tempo di uccisione, che comincia dal momento in cui la tcm-


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.pcratura. è uniforme in tuue le parti del materiale e che va sino all'uccisione di LUtti 1 germi.

Il tempo di ebolli zione, quello di ascesa e quello di ucciSione non sono influenz:~bili : hc in misura minima allo stato attuale della costruzione degli autoclavi. Il tempo di pareggiamento, invece, dipc111de essenzialmente dalla costruzione dei cestelli e può, perciò, essere aument:Jto o diminuito a seconda che l'aria venga più o m~no bene eliminata dall'interno dci cestelli stessi. Difatti il vapore c he penetra nell'interno dei cestelli attraverso i fori di cui essi sono provvisti, e~scndo specificamente più leggero dell'aria, ne riempie le sezioni superiori mentre l'aria staziona nelle parti centrali e sul fondo di essi formando quei << punti freddi », quelle isole, cioè, a te mperatura inferiore che non raggiungono o che ra ggi ungono solo con molto ritardo la temperatura di sterilizzazione ( 120ò). E' così che se i cestelli non sono costruiti in modo tale che il vapore possa. appen:l ~:ntrato, scacciare davanti a sè l'aria, questa non viene più eliminata perchè lo stesso vapore, ulteriormente ~ubentrante, finisce per costituire un grande impedimento all'eliminazione dell'aria. Quattro sono i tipi di cestelli che ve ngono presi in considerazione dagli AA. I cestelli « Schimmelbusch >> posseggono dei fori nella parete laterale per il paswggio del vapore: questi fori vengono chiusi a mezzo di una saracinesca Scorrevole non appena i cestelli sono estratti dall'autoclave. L'aria permane a lungo in questo tipo di cestello, nè può essere del tutto eliminata, perchè la disposizione dei fori è contraria alle naturali condizioni di circolazi.one del vapore e dell'aria. Infatti l'aria, più pesante, tende a stazionare al centro e sul fondo, mentre il vapor·e, più leggero si sofferma in alto e non riesce a spingere via l'aria: esso viene anzi a crea re delle condizioni addirittura sfavorevoli :1lla fuoriuscita dell'aria attraverso quegli unici fori laterali per i quali, contemporaneamente, dovrebbe entrare il vapore ed uscire l'aria. Altro tipo di cesttello è il « Citocert "• il q u:.~k: possiede dei fori sul coperchio c sul fondo anzichè di lato come il precedente, eu il vapore quindi vi penetra tanto dal coperchio come dal fondo. Ne consegue, però, che verso il centro del cestello le due correnti si incontrano e formano dei vortici che ostacol~ no la fuoriuscita dell'aria. Tuttavia, sebbene anche il vapore che penetra dal basso costituisca già un rallentamento per la sfuggita dell'aria, questo tipo di cestello è decisamente wperiore al precedente. Il cestello u seamdo Herbig )), con fori sul coperchio, sul fondo e di lato rappresenta un altro tipo assai recente di costruzione. Offrendo all'aria più numerose vie d'uscita esso dovrebbe ovviare agli inconvenienti degli altri tipi, come in parte già avrebbero potuto dimostrare gli AA., ma, non essendo ancora ultimate le es.pcrienze ed esistendo ancora qualche difficoltà tecnica di costruzione come quella ad es. di dover chiudere ermeticamente con saracinesche scorrevoli tutti i fori (superiori- inferiori- laterali) nello stesso tempo, la diffusione di questo cestello non è stata ancora possibile. Vengono in ultimo i cestelli << Sic-

c-ocert >> nei quali c'è una specie di circolazione obbligata, ma per i_ quali occorrono spc · ciali autoclavi. Questa ultima esigenza fa sì che l'impiego di questi cestelli sia tutt'altro che pratico ed alla portata di mano, almeno sino ad oggi. Alla descrizione dei vari tipi di cestelli pel materiale di medicazione ~eguono Importanti ricerche sperimentali, di cui sono molto interessanti i risultati. Qoeste ricerche sono state condotte allo scopo di confrontare: 1") i vantaggi della sterilizzazione con autoclave, munito di separar-ore d'aria, con quelli della sterilizzazione con autoclave, senza separatore; 2°) i diversi tipi di cc~tdli, così per mezzo della misurazione dell'aria da essi tratte nuta, come per mezzo della misurazione della temperatura raggiunta nel loro interno, durante la sterilizzazione. I dati relati vi a queste prove sperimentali sono stati raccolti, dagli AA., in eabelle molto chiare e dimostrative. Cosl, per quanto riguarda il confronto fra sterilizzazione con c senza scparatore, si ha che, per un tempo di sterilizzazione di 35- 45-55 minuti, l' aria residua era, rispettiva-


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r.1cnte, di eme. 1573 -503 - 642 co n autoclave munito di separatore, e di eme. 27301270 - 1883 con autocla\·e senza scparatore. In altri termini, se si conside ra che le quanti t~ d'aria residua sono maggiori coll'autoclave senza separatore e, se si tico lOnto che l'aria è una cattiva conduttrice del calore, ne consegue che cotesto tipo di autoclave, pri vo di scparatorc, abbisogna di un tempo maggiore per il raggiungimemo td il pareggiamento della temperatura di sterilizzazione, al confronto coll'autoclave munitO di recipiente separatorc. I risultati, invece, del confronto fra i \'ari tipi di cestelli, la cui tempera tura interna ì: stata controllata con l'apparecchio « Dromotherm " che permette di misurare continuamente, durante la sterilizzazione, la temperatura in ogni punto del materiale, sono i seguenti: i tempi di pareggiamento della temperatura sono stati in media di 50·2]-18-s minuti, rispettivamente pei cestelli << Schimmelbusch », « Citocert >>, "Hcrbig >> e « Sicco,·crt >>. Sotto questo punto di vista il tipo << Siccocert >> sarebbe senz'altro il migliore. Ma, poichì: il tempo di pareggiamento della tcmper:ltura, all'interno dei cestelli, dipende direttamente dalla maggiore o minore eliminazione d'aria, cod gli AA. han no pure voluto misurare la quantiù d'aria trattenuta dai vari tipi di cestel li ed hanno constatato una perfetta concordanza coi risultati precedenti. Infatti, la qua ntità media d'aria residua rac· coltasi nel scp:uatorc, dopo la chiusura della valvola d'efflusso di quest'ultimo, cioè l'aria rimasta all'interno dci cestelli, eliminata in secondo tempo e raccolta gradatamente nel separatore, è risu ltata pari a litri 25 - 17, 25- 10, 70- 5· 20, rispettivamente pei cestelli << Schimmelbusch ll, « Citocert >>, « Herb1g >> e « Siccocert )l. Sulla base di questi dati gli AA. hanno potuto, così, stabilire che la quantità dell'aria residua, misurata coi diversi tipi di cestelli, è proporzionale.: al tempo di pareggiamento e che i cestelli « Siccocat " sono i migliori anche sotto questo punto di vista. L'industria, purtroppo, non è ancora riuscita a costruire questo binomio << cestelli "Siccocert"- autoclave apposito l> in modo t2le da soddisfare le esigenze della pratica quotidiana della sterilizzazione. Una cosa resta da segnalare circa il tempo di uccisione dei germi. A tale proposito, dall'insieme delle osservazioni raccolte dagli AA. nel corso delle loro esperienze, se ne Jeduce che il tempo di uccisione dei germi varia da un minimo di quattro ad un massimo di sei minuti. Gli AA. stessi, però, consigliano di prolungarlo sino a dieci minuti per aumentare il coefficiente di sicurezza çhe è così importante in questa operazione: delicatissima ed essenziale della sterilizzazione del materiale di medicazione. Per ora, secondo gli AA., i cestelli del tipo « Citocert 11 sono i migliori fra tutti quelli che si trovano in commercio, pur avendo degli inconvenienti cutt'altro che trascurabili.

G. GM.LEn'O.

D. L.~MBRF.T c J. DRIEssENs. - La sindrome umoro-tissurale delle ustioni estese. - Palogenesi e cura. '(« Revue dc Chirurgie », maggio 1937). Gli AA., sulla scorta di esperienze personali dimostrano che nei g randi ustionaù esiste una sindrome umoro-tissurale, simile a quella dello choc traumatico che spiegherebbe la sintomatologia generale e locale delle ustioni estese. I disturbi umoro- tissurali possono dividersi in due gruppi che compaiono successivamente. Il primo gruppo di disturbi umoro-tissurali si manifesta immediatamente, per la hrusca eccitazione di numerose terminazioni simpatiche. Si tratta di disturbi dovuti all'im ponente fuoriuscita di plasma dai capillari c, cioè, di: ipotensionc, diminuzione della massa sang uig na, ipocloremia, ipoproteinemia, acidosi, poliglobulia, iperleucocitosi c iper· glicemia adrenalinica. Inizialmente, per l'ipcrfunzione delle surrcnali, si ha una ipertensione transitoria, ~cgu ita dalla ipotensione dovut:l alla perdita di plasma da parte del sangue circol:tntc.


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li secondo gruppo di disturbi umoro • tissurali si manifesta :.uc:ccssivamcnte ed è dovuto alla comparsa in circolo di scoric proteiche, provenienti dalla protcolisi atti va che avviene in corrispondenza dci tcssun mtionati. Al 1° gruppo di disturbi è dov uto lo choc precoce; al 2° gruppo, lo choc tardivo, in analogia a quanto avviene per lo choc traumatico. L'essudazione plasmatica è, principalmente, dovuta alla vasodilatazione pro,•ocata in parte ùalla eccitazione di alcune tcrminazioni simp:niche, in parte dalla distru zione di altre terminazioni. Si avrebbe in tal modo una stasi sang uigna e quindi un'aumentata permeabilità delle pareti vasali. T ale permeabililà è aumentata ancor più per la notevole iperadrenalinemia, dovuta all'iperfunzione delle surrenali, c in seconJo tempo per l'azione di prodotti della proteolisi che avviene in corrispondem·a dei tessuti ustionati, e, particolarmente, dell'istamina e dei peptoni. L'essudazione plasmatica avviene non solo in corri ~pondcnza dci tessuti ustiona ti; ma anche in altri organi (fegato, polmoni, imcstino). Il plasma sanguig no, fuoriuscendo dai Yasi, imbibisce i tessuti nei quali si versa e trasporta i suoi sali (cloruri c bicarbonati) c le sue proteine e quindi si ha una Jiminuzionc della massa sanguigna con aumento relativo dei globuli rossi e bi:mchi e ipocloremia, ipoproteinemia ed acidosi. Successivamente l'orga nismo cerca Ji reagire con una corrente di liq uido Jai tessuti al sangue; ma si tratta di acqua priva dei sali e delle proteine del pl::tsma. In secondo tempo si ha pure una diminuzione delle emazie, dovuta a l potere emolitico che acquista il sangue degli ustionati e si osser va no emoglobincmic c cmoglobinuric. In corrispondenza dci tessuti ustionati avviene un la,·oro di riassorbimento per mezzo di una digestione parentcrale, dovuta all'azione sincrgica di fermenti endoccllulari liberatisi, di fermenti del plasma sang uig no fuoriuscito e dei fermenti dei leucociti. Questa digestione, però, non è in grado di scindere completamenre le sostanze proteiche; ma si ha l'elaborazione di prodotti intermedi del mctaholismo proteico (albuminosi c sopratutto polipeptidi), i quali passano nel sangue, dando luogo ad una ipcrazotcmia totale (aumento dell'azoto Uieico, aminico e sopratutto poli pcptico), provocando le gravi lesioni epato-renali degli ustionati e concorre ndo alla persisrcnza dell'iperglicemia. La sintomatologia è in rapporto all'essudazione plasmatica ed ai prodotri della proteolisi. All'essudazione pla~mati ca sono dovuti i seguenti sintomi: a) il collasso circolatorio con ipotensione, il cedimento del cuore e la debolezza del polso, legati alla diminuzione della massa sanguig na; b) i vomiti e la secchezza della pelle e delle mucose; c) iJ torpore, la cefalea e talora invece l'eccitazione, legati all'acidosi c all'ip,>cloremia; d) la tumefazione dei tessuti ustionati e r~sudazionc sierosa ndle ilittenc; e) il notevole ispessi mento del sangue: fattore prcc.lisponentc delle trombosi. Alla proteolisi sono dovuti i sintomi che sopravvengono dopo la decima · ,·entiquattresi ma ora e cioè : a) l'uremia, legata alla notevole ipcrazotcmia ed aggra,·ata dall'arresto dell'climinazione dell'urina e dalle lesioni epatiche; b) la grave a nemia legata all 'emolisi. In terzo tempo può aversi la sintomatologia J ovuta ad eventuali complicazioni settiche. La prognosi è in rapporto alla gravità delle ustioni per sè stesse cd alla resistenza organica e, principalmente, all'integrità del fegato e dei reni ed alJ'attivit?l dci fermenti. Tene ndo conto delle acquisizioni patogenctichc, gli AA. sostengono che la cura Jeve mirare a combattere l'essudazione plasmatica e la protcolisi che rappresentano i cardini su cui si impernia tutta la sintomatologia dci g randi ustion:!ti.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:-ilERA

Per ovviare alla fuoriuscita di plasma dai vasi sono utili le soluzioni ipertoniche per \'la endovenosa ed in particolare il siero clorurato ipenonico al 20- 30 % che ha il grande pregio di riparare pure la perdita di cloro : così si avrebbe una contro-corrente dai tcswù al sangue circolante, che si oppone alla fuoriuscita del plasma. Per ovviare ai danni della proteolisi, è necessario agevolare ed accelerare la distruzione dci suoi prodotti tossici, mettendo il fegato nelle migliori condizioni di farlo. Per raggiungere tale scopo si è dimostrata molto uti le l'azione della associazione glucosioinsulina per mezzo di siero ipertonico glucosato endovena ed inwlina sotto-cute. Praùcarnente, subito dopo il ricovero dei grandi ustionati, si farà un esame morfologico e chimico del sangue, in modo da ccnosccre esattamente l'intensità dei disturbi umoro - tissurali, e, a seconda della loro gravità, si regolerà la quantità ed il ritmo dell'ìnic7.Ìoni di soluzioni ipertoniche e dell'inwlina. In media si procederà nella maniera stguente : a) ali 'ingresso dell'ammalato: . 1° - per via endovenosa una miscela di 50 cc. di s1ero clorurato, al 20 %, e 75 a H)() cc. di siero glucosato al 30 %; 2 " - per via sottocutanea 30 unirà di insulina in due iniezioni con intervallo di un'ora; b) otto- dodici ore più tardi si ripetono le stess:: dosi; c) ventiquattro ore più tardi si ripetono le medesime dosi. Prima di ogni serie di iniezioni, sarà necessario un esame morfologico e chimico del sangue. Gli AA. dicono di avere avuti ottimi risultati per mezzo di tale cura. Infatti, nei grandi ustionati curati precocemente i disturbi umoro-tissurali non sono comparsi cd in quelli curati tardivamente la sindrome umoro - tissurale è scomparsa dopo alcune ore, cd, in particolare, il collasso cardiaco si è arrestato, e all'anuria si è sostituita un :tbbon· àante diuresi.

E. ZAFFIRO.

TRAUMA TOLOGIA G . PATOJR. Le fratture pedic », marzo 1937).

dd collo dd piede. Cura e prognosi. ((( Revue d'Onho-

Premesse alcune nozioni ::matomo-fisiologiche sull'articolazione del collo dd pi"de. l'A. ricorda che l'equilibrio della volta piantare è così preciso, che il mmtmo ~posta­ mento delle linee di forza (per bascule dell'astragalo), lo rompe. Perchè tale equilibrio sia mantenuto, è necessario che l'astragalo rimanga in buona posizione nel mortaio tihioperomcro. Nelle fratture del collo del piede viene a rompersi l'equilibrio dell"arcata pbnt:m: per la djstruzionc del mortaio tibio-peroniero, dovuta a spostamento dei frammenti o alla diastasi tibio-peroniera. E' logico quindi che il tranamcnro di tali fratture miri a ristabilire l'equilibrio della volta piantare ricostruendo il mortaio tibio-peroniero e riponendo l'astragalo nella giusta pOSIZIOne. Però se tutti sono d'accordo nella descrizione anatomica e clinica di tali fratrun.:. non è così per quanto concerne la prognosi e la cura. L'A. ricorda che secondo alcuni le fr:mure del collo del piede sono di gra,·ità più o meno variabile c possono in linea generale essere curate col trattamento ortopedico (riduzione in anestesia e sotto controllo radiologico in varismo o posizione anatomie:!; contenzione in apparecchio gessato; mobilizzazione precoce; rieducazionc dell'articolazione). Secondo altri, tali fratture debbono considerarsi sempre gravi e richiederchhero

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RIVISTA DE:Ll.:\ STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANit_R:\

generalmente un intervento cruento (osteosintcsi con fissazione Jel m:~lleolo esterno alla libia, con fissazione di ambedue i mallcoli, con fissnzione del fmrnmento posteriore con r iri, con placche di Lambot, con il bullonanaento ecc.), giacchè il trau:unento ortopedico sarebbe insufficiente e darebbe risultati mediocri. Il trattamento cruento avrebbe i seguenti vantaggi: riduzione anatomica perfetta e rapida mobilizzazione dell'articolazione con minor tempo da inabilità. Non bisogna però dimenticare che l'ostcosintesi non è senza inconvenienti, giacchè con essa possono provo:::arsi focolai di decalcificazione (' perfino proce~si di ostcomidit.: cronica. Inoltre anche col trattamento ortopedico si può ottenere una rnobilizza:t.ione precoce COll l'applicazione di un apparecchio :~mbulatorio Ji Delbet o di un apparecchio gess:tto a ponte. Ed infine la perfena ricostruzione anatomic:l non è indispcns:Jbile, gi:1cchè un'articolazione è capace di adattarsi a nuove condizioni quando le lesioni non si:mo gr:tvi . l risultati poco confortanli del tr:mamento ortopedico mno dovuri gener:tlmente alla negligenza del secondo pcri<XIo di cura, cioè del periodo di rieducazione de ll'articolazione, la quale dev'essere progrcssiv:1, deve essere coadiuvata da massaggi e da metodi. fisioterapici, e deve es~er f:ltt:l da person:l compctt·nte. L'A. espone i risultati della cura di numerose fratture del collo del piede trattato :ol metodo ortopedico c col metodo cruento e conclude che in queste fratture generalmente bisogna intervenire col trattamento ortopedico; mentre la cura cruent:l d..:vc costiruire un'eccezione essendo indicata solo nelle fratture aperte e nelle fratture nelle quali è. impossibile la riduzione o la contenzione con b cura incruenta o qu:~ndo quesu1 sia fall ita. Perciò: il trattamento ortopedico deve e~scre molto precoce; la riduzione va fana sorto il controllo radiologico in anestesia (generale o locale a seconda dci casi) in posizione anatomica (Bohrer) o meglio in varismo esager:no (tale atteggiamento però talora dà luogo a calli ossei voluminosi); la contenzione va fatta in apparecchio gessato da cambiare nel caso che ad un successivo controllo radiologico non risulti adatto <lllo scopo e da sostituire dopo guindici o più giorni (a second:1 dei casi) con un app:trecchio Ji Dclbet o a ponte per iniziare una mohilizzazione precoce; la rieducazione dell'articobzione va fatta da persona competente e dc,·c essere progn:ssi,·a ed aiutata con massaggi <.: col la fisioterapia. I risultati ottenuti col trattamento ortopedico sono pressochè uguali a quelli ottenuti con il trattamento cruento c la media del tempo ncccssano al ripristino della funzionalità del collo <.lei piede è di circa sei-sette mesi.

E. ZAFFIIW.

NEURO-PSICHIATRIA F. AccoRNERo, -

Sulla questione delle alterazioni dd midollo nella. polincvrite. (•l Dcut-

schc Zeitschrift fur Nervenheilkundc )), \'OI. CXLIII, bse. 3-4, 1937). Sulla scorta di quattro casi :ltcuratamente studiati dal punto di vista istop:ltologico, l'A. reca un importame contributo alla conoscenza dclk a lterazioni del midollo spinale nella polinevrite. Il primo dei casi studiati concerneva una signora anzi:~na, in cui la polinc"rite crasi iniziata circa sei mesi prima del decesso, a,·,·enuto in St·g uito a polmonite; qui la neuropatia aveva assunto l'aspetto clinico della u polincvrite idiopatica >> descritta da Osler e Fragniro. Dal punto di vista istopatolo,gico si riscontrò un processo infiamm:~torio, con conseguente degenerazione grave dei nervi peri ferici; esisteva ·altresì u n :~ cospicua degenerazione delle radici anteriori :: delle ce llule nervose del cornr <rnteriore - principalmente - senza alcun segno di infiammazione :a carico del midullo stesso.


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RlVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Il processo midollare deve essere considerato, qui, secondario alla lesione del nervo periferico. Il reparto istopatologico degli altri tre casi fu molto simile, se non identico, nelle sue lince generali , alJa precedente ossrvazione. Anche in questi casi , accanto ad un processo infiammatorio già estinto o in via di estinzione dei nervi periferici si riscontrò soltanto un quadro degenerativo òegli clementi nervosi del midollo. In definitiva, resta bene accertato che nella polinevrite trattasi principalmente di una flogosi dci cilindrassi, cui segue la loro degenerazione cd il più o meno grave, ed anche letale, patimento delle cellule nervose. Però questi reperti - che confermano pienamente le vedute correnti sul tipo e sulla localikz.azione del processo polinevritico - vanno integrati con altri interessantissimi particolari istopatologici osservati dali'Accornero nel midollo. T rattasi di lesioni degenerative. anche rilevanti, a carico di gruppi cellulari non in rapporto con le radici di moto c le cui fibre afferenti appaiono più o meno completamente integre. Ciò non è spiegabile se non ammettendo che il processo polinevritico leda - almeno in certi casi - direttamente le cellule nervose del midollo, all'infuori delle note le5ioni secondarie, delle quali si è detto in precedenza, legate all'infiammazione del nervo periferico. Sicchè l'A. conclude scrivendo che « le polinevriti gravi hanno come conseguenza anche gravi lesioni del midollo spinale: lesioni che solo in parte possi;mw qualificare come secondarie, giacchè in parte sono primarie >> . CARLO RIZZO.

CRisToFoRo Rizzo. - La riattivazione del liquor nei neuroluetici. (« Rivista di Patologia nervosa e mentale J> , vol. XLIX, fase. 2, marzo-aprile 1937-XV). Dal 1926, per opera prima di Dujo.rdin e Dumont, poscia di altri studiosi - nevrologi e sifilologi - è stata qua e là avanzata l'idea di riattivare, con differenti tecniche, la R. W. nel liquido cefalo - rachidiano di individui sospetti di neurolues. L 'A. passa in rivista i vari tentativi fatti - introducendo, di volta in volta, acqua distillata o un preparato bismutico o di neosalvarsan nello spazio subdurale - ed i risultati ottenuti dai precedenti ricercatori; poscia espone un caso personale di sifilide spinale in cui egli cercò, ma inutilmente, di attivare il liquor iniettando per via cndorachidea 5 cc. di cloruro :sodico alla concentrazione di o,7.3 % in acqua distillata. In base alla propria esperienza cd alla critica dei risultati ottenuti dagli altri studiosi, )'A. giunge, fra l'altro, alle seguenti conclusioni che è interessante conoscere data la sua nota competenza in tema di liquido cefalo - rachidiano. La riattivazaone del liquor non può paragonarsi a quella del sangue per il mccc:tnismo di produzione e per la portata diagnostica. Tale riattivazione, ove non ci sia un:t grande oculatezza nella scelta dell'antigene, può dar luogo a reazioni di Wassermann aspecifiche. Una reazione di Wassermann, specificamente positiva in seguito a riattivazione del liquor, sta, caso mai, ad indicare il passaggio delle reagine luetiche dal sangue al liquor per meningite asettica e consef:,TUente alterata permeabilità meningea, ma non ha alcun valore come indice di localizzazione sifilitica del nevr:lsse. Si corre il risch io di giudicare neuroluetico chi è semplicemente sifilitico. La riatti vazione del liquor di un neuroluetico provoca un'effimera quanto artificiale sindrome umorale che falsa i risultati degli esami e quindi il gi~;~dizio sul vero stato òelh lesione nervosa specifica. sia essa in fase evolutiva od in via di guarigione.

Tale riattivazione -

insomma -

non ha alcuna indicazione pratica e, per gli errori

diagnostici a cui può far andare incontro, deve essere bandita dalle indagini cliniche. CARLO RIZZO.


RIVISTA DELLA STAMPA M EDICA ITALIANA E STRAN IE RA

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OFTALMOLOGIA E. - Le vitamine A e D nei processi di riparazione della cornea. (<< Bollettino d'oculistica », aprile, 1937-XV).

FEDERl cl

L'A. ha studiato il comportamento dd le perdite di ~ostanza, non infette, della cornea di conigli sotto l'influenza dell'olio di fegato di merluzzo del commercio; dell'olio di fegato di merluzzo raffinato, neutro, particolarmente arricchito di vitamine A e D; di sole vitamine A e D in veicolo oleoso neutro sterile; di pomate allo xeroformìo, al novìformio, al rosso scarlatto. Ha potuto cosl stabilire che realmente le vitamine A e D (ndla massima concentrazione di 12.000 U. l. di fattore A e dì 2.000 U. I. dì fattore D per cc. in veicolo oleoso neutro sterile) esplicano un'azione stimolante nella riparazione dei tessuti specie di <.JUello epiteliale; che tale azione è del tutto paragonabìle a quella che sì può ottenere wn un olio di fegato dì merluzzo depurato, neutro, c ad alto contenuro vitaminìco (2.750 U. I. di fattore A e 200 U. l. dì fattore D per cc.); che t.ale azione è invece ~uperiore a quella di alcune pomate di uso corrente in oculistìca. Pertanto l'A., date le constatazioni fatte da altri nel potere battericida dell"olio di fegato di merluzzo, consiglia nella pratica clinica l'uso, anzìchè di sole vitamine A e D , di olio di fegato dì merluzzo in collirio od in pomata dal 10 al so <~{•. T ESTA. DENTI A. V. - Sulla localizzazione di corpi estranei endobulbari X opachi. (« Rassegna Italiana d'ottalmologìa », marzo - aprile 1937 - XV). Fin da quando Roentgen scoprl i raggi che di lui portano il nome è allo studio il problema della esatta localizzazione nel bulbo oculare di corpi estranei X opachi, e nonostante che molto cammino si sia fatto ed una certa perfezione sì sia raggiunta non è stata ancora detta la parola definitiva sull'argomento. E' necessario stabilire subito la grande importanza che ha il conoscere se a seguito di una ferita penetrante il corpo feritore rimane nel bulbo o no perchè diversa è la terapia e la prognosi. I metodi di ricerca secondo la classificazione di Ahlbon sono i seguenti: 1 °) i metodi fisiologici con i quali si prendono più radiografie in differenti direzioni di sguardo restando fissa la testa e il n1bo; 2°) i metodi geometrici coi quali si prendono più radiografie spostando il tubo, tenendo fissi il capo e l'occhio; 3°) il m etodo stereoscopico; 4°) i metodi semplici ossia radiografie con proiezione antero- posteriore ed una iaterolaterale del cranio; 5°) i metodi cosl detti senza scheletro; 6°) i metodi coi quali si mette in evidenza il contorno posteriore del globo oculare iniettando sostanze X opache nella capsula di Tenone. Dopo di aver esposto i metodi dei vari AA. che si sono occupati dell'argomento l'A. espone i risultati dei suoi studi compiuti iniettando sotto la capsula di Tenone il thorotrast e la neoiodipina. L'A. ottenuta l'anestesia della parte istillando cocaina al 4 o;.,, applicato il blcforostato, con una comune siringa di Pravaz armata dì un ago lungo e sottile penetrava nella cavità tcnoniana scivolando sulla sclera superiormente alle ore XII, inferiormente alle ore VI addentrandosi assai profondamente fino al dì là dell'equatore, ritirava poi lentamente l'ago iniettando lungo il percors9 meno di mezzo eme. di soluzione. Dopo un'ora dall'iniezione inviava il paziente all'esame radiografico calcolando questo tempo necessario e sufficiente perchè il liquido potesse spandersi in modo da rendere visibili i limiti del bulbo. Nelle sue ricerche l'A. ha sempre praticato la proiezione antero- posteriore e


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RIVISTA DELLA STAMPA MF.DICA ITALIANA E STRANIERA

l:m·ro- brerale. srim:mdo queste suffìcienti per dare una netta visione dei limiti dell'C'lcchio. L'A. conclude affermando che tale metodo è utile oltre che per le ricerche di traum;:-.rologia oculare anche per quei casi in cui i dati clinici ci fanno pensare alla presenza di neoformazioni nella cavità orbitale, escluse le forme tumorali di natura ossea che si rendono di per sè visibili all 'indagine radiologica.

T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA A. ScALlSE. - La roentgenterapia dell'anello linfatico del Waldejer. ( Cl Il Valsalva n, giugno 1937- XV, n. 6). L'idea della utilizzazione Jella rocntgentcrapia sull'anello linfatico del Waldcjc:r. sta sulle forme infiammatorie come nelle forme ipcrtrofìche ì: dovuta al Mezel ( 1911 ). Egli a,·e,·a osservato che gli ammalati, i quali erano stati sottoposti alla radioterapi~ per alcune adenopatic cervicali e che erano, per pura combinazione, portatori d'ipcrtrQfìa tonsill:are o soffecenti di continue angine a ripetizione, miglior:lVano delle loro affezio ni faringee, man mano che miglioravano delle loro adcnopatie. Da tali fatti nacque l'idea di im piegare in questi ammalati i raggi X. Sull'azione determinata dalla irradiazione di raggi X sul tessuto linfoide molte sono state le teorie esposte dagli AA., c da una rapida scorsa agl'innumtrevoli lavori a rigu:udo vediamo che le conclusioni non si accordano tra loro ~ulla utilità della roentgentcrapia sull'anello linfatico del Waldcjer. Mentre alcuni ne sono decisamente fautori (Schulrc, Grunthal, Niemejcr, Zoepffcl, Olchnowskj, Attilj, Perussia ccc.), altri (Majcr, Hirsch, Charton, Knox ecc.) sono contrari, attribuendo ad essa notevoli inconvenienti. La tecnica da ac.loperarc ha grande importanza, sia per la scelta delle regioni da irradiare, sia per la dose che de,·c wmministrarsi. La maggior parte degli AA. irradia d.1ll\:sterno, dirigendo il fascio dci ragt,ri verso la loggia tonsillare, puntando il lUbo irradintorc in corrispondenza della regione sottomascellarc presso l'angolo della mandihob, con direzione caudo- craniale. Il ]imitatore viene disposto in modo che siano protette con grande attenzione la parotide. la tiroide e le paratiroidi. I campi da irradiare sono due: uno destro e uno sinimo; la dose somministrata in genere è stata del 20 · 25 % D. E. Il numero delle sec..lutc varia da A. ad A.; di solito basta una serie sola composta per lo più di tre - quattro sedute, a distanza di una settimana l' un a dall'altra : se ve n "è biwgno si ripete una seconda o terza serie, a distanza di ci rca un mese, con dose magg ior<: (30 - 50 •;{> D. E.). Altri invece preferiscono irradiare direttamente le tonsille, introducendo un ]imitatore di tre centimetri direttamente in bocca. Essi irradiano prima una tonsilla, Jopc tre giorni l'altra: ripetono il ciclo dopo ono giorni; un terzo ciclo eventualmente dopo sci settimane. Il dosaggio usato da Klotz è il seguente : 100 R. di raggi filtrati su 18 K u e mm. Al. Tale metodo però non è da usarsi comunemente, ma deve essere limitato solo alle ipcrtrofic semplici. Altri AA. hanno adottato un sistema intermedio tra i due: ossia irradiazione enc..l~ boccale c tran:unento esterno puntando in regioni diverse. In questo metodo, usato tb AttiiL. i dati di irradiazione sono i seguenti: 8', filtro 4/ 10 di mm. Zn, t mm. di Al. 2 1'vla, 22 cm. S. E., Kw. 98, 36 r. in superficie, DE cm. 23. Ora considerando tutti i lavori in proposiw non si trova un accordo non solo completo ma neanche di massima, nè sugli effetti, nè sulle indicazioni della roentgcntcr:~pi::1. Alcuni ne vant:mo molto i risultati sulle forme ipcrtrofiche (Dobowjl, Schonfd, H:JUmbach ccc.). altri invece avrebbero notato che la rrgrcssione non può essere ottenuta che dopo ripetute se.:dutc Ji irradinic nc e.:d in misur:1 relativamente modesta.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA:-.:A E STRAì'\IERA

Altri ancora (Chalton, Knox, Anzillotti ccc.) sono di opinione che la roentgenterapia non deve sostituire la tonsillectomia, ma deve essere utilizzata solo quando lesioni

cardi::tche gravi o discrasie sanguigne non modificabili con le cure c:omuni, o condiziot1i generali molto scadute controindicano l'operazione (Malan). L'A., nella clinica di Roma, ha portato per ora la ~ua attenzione sulle tOn$ille palatine, sottoponendole alle irradiazioni in modo strett;tmente loca lizzato, riservandosi di studiare in seguito le a ltre stazioni linfoidi isobtamente ed agire intìne su tutto l'anello linfatico del Waldejer, <C in toto » per valutarne le differenze o l'opportunità o meno delle irradiazioni totalitarie. Al momento attuale l'A. crede opportuno di non riferire sui risu lt:Hi de lla roentge nterapia da lui attuata, volendo dare la massima importanza alla ossen•azione wgli effetti a distanza di tempo, locali e general i, specie poi se in rapporto a lle met:ttonsilliti.

S. VITALE.

DERMO-SIFILOGRAFIA Manifestazioni infiammatorie dell'apparato genitale maschile da profilassi impropria. (<• Annali di medicina navale e coloniale », anno XLIII, 1937 - XV,

P. CusciANNA. -

,·ol. l , fase. 1-11). L'immenso valore della profilassi antivenerea nell'ambiente militare è oggi fuori discussione. I dati statistici dimostrano quale reale efficacia queste pratiche abbiano avuto sempre più severamente appl icate; basta ricordare che nella Regia Marina in poco più che un vent~::nnio da 123,46 per mille contagi, si è scesi a 23,55 per mille. E' tuttavia da mettere in rilievo che queste pratiche - che specie presso i Corpi Armati dove la profilassi antiven<:rea è $everarncnte obbligatoria hanno raggiunto diffusione notevole - non sempre riescono innocue potendo molto spesso provocare lesioni :1 carico degli organi coi quali le soluzioni proiilattiche vengono a contatto. L'argomento delle manifestazioni infiammatorie dell'app:1rato genitale maschile da profilassi venerea sembra poco trattato; forse pcrchè la frequenza di questi epiwdi non è a tutti nota, forse pcrchè la benignidt con la quale generalmente decorrono non ha richinmato su di esse sufficientemente l'attenzione degli studiosi. In conseguenza è sembrato all'A. non privo di interesse il portare. l'attenzione su queste forme che vanno assumendo carattere di e ntità morbosa ed acquistando importanza sempre maggiore per il diffondersi della profilassi venerea nell'ambiente militare e civile. Egli richiama perciò l'attenzione sulla cresciuta frequenza di incidenti che si verificano sopratutto se le pratiche di profilassi vengono impropriamente applicate mettendo in evidenza come in molti casi questi episodi non si limitano ad un semplice e transitorio processo infiammatorio uretralc di natura chimica (uretriti da profilassi de l De Napoli), ma si complicano con processi infiammatori settici e con flegosi più profonde della sfera genito urinaria maschile (complidzioni extra uretrali). · Vengono riportati 36 casi di uretriti, cistiti, prostatiti, cpidiJimiti second:.trie a profibssi impropria. Uretriti. Vengono distinti in due gruppi: appartengono al primo gruppo forme uretrali chimiche seguenti immcdiataml:nte a lla profi lassi, senza incubazione alcuna, o brevissima, con sintomi infiammatori acuti c scarsa flora, a decorso breve e guarigione rapida e spontanea, assenza di complicazioni e di postumi: uretriti perciò unicamente di natura chimica (urctriti da profilassi). Appartengono al secondo gruppo uretriti mnnifest:Jntisi a distanza di alcuni giorni dall'episodio profì lattico, a sintomatologia e decorso non acuti (lieve bruciore all'ur inaz.ione, secl:'l:zione prevalentemente catarrale, di rado purulcnta, mai rmatica) con r icca fiora e possibilità di complicazioni.


RIVISTA DE I.l. A STAMPA M EDI CA ITALIANA E STRA:"JIERA

Cistiti. Nelle quali è necessariamente da ammettere che la soluzione profilattica ml:.: t tata in notevole quantità e spesso con violenza abbia superato la resistcnZ<l dello sfintc r<.: \>escicaJe raggiungendo la \·escica, ugualmente differenziabili in due gruppi : cistiti acutt' dì natura chimica unicamente dovute al fattore chimico e cistiti secondarie subacurc c croniche in cui come nelle uretrìtì del secondo gruppo è da ammettere che è intervenuto oltre a quello chimico un altro fattore nella produzione di esse. Pro.<tatiti. Mai manifcstatesi nei nostri pazienti con sintomi di flogosi acuta immediata alla profilassi sì da far pensare che la soluzione profilattica più o meno concentrata abbia potutO agire unicamente come trauma chimico: forme prostatiche catarrali concomitanti a processo uretr:~le, ricca flora. Epididimiti insorte sempre a distanza di molti giorni dalla profilassi, con carattere ~ubacu ro e localizzazione prevalente alla coda dell'epididimo; sempre è coe~ istita l'urctrite. Esclusi i casi di urctriti c cistiti del primo gruppo (urctriti e cistiti da profilassi) p<"r i quali l'A. ammette come unica causa determinante il fattore chimico, egli interpreta i casi di uretriti c cistiti del secondo gruppo cd i casi di prostatite ammettendo che l'azione dcepitelizzame e reattiva della sostanza chimica wlla mucosa uretrale abbia creato concli 7-Ìoni di virulentazionc c di facile insediamento per i germi abitualmente saprofiti dd l 'uretra c che perciò al fattor~ chimico si sia sovrapposto un altro fattore: quello microbico ( minorazione di resistenza epiteliale, associazione d'infezione microbica banale su flogosi chimica). Tale meccanismo spiega perciò esaurientemente anche i casi di epididimite, con la sovrapposizione del fattore microbico a quello chimico nel determinismo dcl processo infiammatorio uretrale, cpididimiti perciò di origine uretralc (infezione per \·ia canalit:olarc). L'A. ritiene dunque sorpassato il vecchio concetto che gli incidenti da profilassi non vadano al di là dell'uretra anteriore; se nza voler attribuire ai casi esposti :·ignifìcato di malattie gravi, salvo là dove sorgono complicazioni, sostiene che CjUCsti episodi vaJauo meglio conosciuti per cercare di evitarli. Mette in rilievo per guanto riguarda la fregue nza di tali episodi come molto spesso si c.ompiano errori di interpretazione non dando il giusto valore nell'anamnesi al fattore profilassi specie in .:asi ùi epidiùimite in cui non essendo chiara l'origine si cerca a volte di ammettere cause inesistenti (traumi, sforzi, tubercolosi . colibacillosi ecc.). Richiama l'attenzione sulla necessità che la profilassi antivenerea, che così eflìcu.:emente preserva dalle malattie celtiche, sia opportunamente eseguita affinchè non cre i esfa stessa altre malattie. Rileva guale mera\·iglioso campo di efficace attuazione sia l'ambiente militare nell a lotta contro le malattie \'Cncree e richiama la enorme importanza della profilassi antin·· nerea per la sanità della razza e per il problema demografico.

G. LioNETII. -

Lotta antivenerea e legislazione internazionale. (L. Pozzi. Edit. - Roma.

1937 -.XV. L. 24). Il dott. G. Lionetti della Clinica Dermosifilopatica di Roma, presenta in vèste monogralìca uno studio sulle malattie \'Cneree dal punto di vi~ta sociale, con particolare riguardo alla legislazione, sia italiana che straniera. In singoli capitoli sono presi in esame la profilassi individuale, la denunzia obblig:~ ­ toria, il certificato prematrimoniale, le case di prostituzione e la vigilanza del meretricio. i dispensari celtici. Dall'interessame esame del Lionetti risulta ancora una \'Oita come nonostante le numerose pron-idcnze prese d:li singoli St:lti per combattere e frenare le malattie veneree. il problema sociale sia da considerare tuttora aperto. Faftori di educazione c di sensibiliG collettiva cd individuale. di ambiente. di raz z:1 ostacolano l'attuazione di una lotta efficace.


RIVISTA DELLA STt\MPA MEDIC A ITALIANA E STRANlER.\

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Per raggiungere l'obiettivo più che a mezzi coercitivi è opportuno ricorrere alla educazione sessuale delle masse, allo sviluppo del senso Ji responsabilità individuale e collettiva, ad una propaganda sui danni che siffaue malattie portano all' individuo cd alla stirp<·-

P. C. I-'ALUMBo V.- Curieterapia in dermatologia. (Edizioni C. E. L. A. S., Belluno, 1937-XV. L. 30).

rl Palumbo, Direttore dell'Istituto Radioterapico Italiano di Firenze, pubblica per i tipi C. E. L. A. S., in succinta e nitida monografia, uno studio sullo stato della curietnapia nel campo dermatologico. In una prima parte del lavoro a carattere generale, sono esposti. con chiarezza e competenza i principi fondamentali della curietcrapia, le trasformazioni radio-attive, le basi biologiche e l'azione delle varie radiazioni sulla pelle (alfa, beta, gammaterapia), e òescritti i diversi quadri clinici e microscopici cutanei secondari alla applicazione di dosi diverse di radium. Segue ancora una parte generale, molto intcressame, sui principi di tecnica della curieterapia, con descrizione degli apparecchi di uso corrente, delle di verse modalità di filtrazione dell'irradia.zione, del suo dosaggio. Nella parte speciale sono esaminate le tecniche curicterapiche nelle varie dermatosi ed i risultati che se ne ottengono. Quasi tutte le dermatosi beneficiano dell'azione terapeuùca del radium, dalle forme infettive (tigne, sicosi, scrofulodermi, lupus) a quelle Jistrofiche (calvizie, cheratosi), tossico - allergiche (acne, eczema), ma !conformative (ipertricosi), neoplastiche (angiomi, sarcomi, epiteliomi); alcune in maniera veran;~ente portentosa. L'azione terapeutica o cosmetica a ~econda delle dosi c delle modalità di applicazione del radium, sarà volta a volta ottenuta in base ad una azione eccitante o inibitrice, risolutiva o distruttiva. La curieterapia, che richiede particolari competenze tecniche e cliniche, è delicatissimo mezzo di cura in continua evoluzione. Lo studio del Palumho che ::1ggiortìà lo stato di tale presidio terapeutico nel campo dermatologico è di interesse indubbio anche per la medicina generale, oltre che per il campo strettamente specialistico. CusciAN"NA.

STOMATOLOGIA MoReAu e DEsRAY. -

Su di un caso di meningite da pneumococco in apparenza dovuto

ad origine dentaria. (<c La Revuc Odontologique n, gennaio 1937, ree. in «La Stomatologia >•, '937- XV, n. 3). Un uomo di 33 anni, ai primi di dicembre, accusa fortissimi dolori alla metà faccia sinistra. All'esame del cavo orale si riscontra carie profonda al primo molare superiore sinistro, per cui si procede alla estrazione, pensando che la nevralgia dipende da tale lesione. Una delle radici di detto dente porta all'apice un granuloma opicale. 11 seguito dell'atto operatorio è normale. I dolori però non cessano; l'ammalato torna a consultare lo specialista il quale non nota alcunchè di anormale, essendo la feri ta in via di cicatrizzazione e assolutamente normale. Il 16 dicembre però i dolori si fanno più intensi; il 17 il paziente è ancora dal medico il quale nota al lato sinistro, cioè dal lato ove t: stata praticata l'estrazione, un edema palpcbrale molto netto; ma niente trisma nè fluttuazione. L'ammaJato è affaticato c febbricitante. Il 18 i dolori sono al parossismo c alle 6 del mattino sopravviene una crisi epilettica con convulsioni tonico-clonichc, morsi-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALi.-\:-.IA E STRANIERA

catura della li ngua, perdita delle urine; a qu e~ta crisi s~guc coma. Lo si porta ali'O~r~e­ dale. T emp. 40°, fenomeni meningci molto netti, edema palpebrale molto av:mzato. bianco, molle, interessante più la palpebra superiore che quella inferiore, per q uanto anche questa non ne sia immune. S i osserva inoltre sul!a pelle del bordo orbita rio un a cicatrice, espressione di un antico intervento, rimc ntante a 12 anni addietro, per flnn mone orbita rio. Questa cic:ttrice non presenta caratteri particolari, nè rossori, nè aderenze: e questo intervento non :mira l'attenzione degli os~crvatori. L'esame della bocca non presenta niente di anormale; la ferita della estrazione è pressochè cicatrizzata. Jl liquide. ceb](}-rach idiano estra tto con puntura lombare, oltre le solite caratteristiche, presenta polinucleati c pncumococchi in cul tura pura. In 3 giorni l'ammalato muore, sen z;1 civ: r.ltri Sintomi <lpprezzabili appariscano, eccetto l'aum ~ nto dell'edema palpebrale c un cuto esoftalmo dello stesso occhio. Ci troviamo dunque in presenza di un uomo, in app:lrenza di ottimo benessere. che dopo l'estrazione di un molare superiore sinistro presenta edema palpebrale sinistro. cri,j convulsiva e meningite da pneumococco ad evoluzione fulminea. La causa della morte è semplice: la meningire. Ma quale la causa di questa m eningite ? Tutto lascerebbe pensare la stretta relazione tra estrazione clenrnria e meni ngite, mettendo in relazione tra loro tutti i ~in tomi e i fenomeni svìluppatisì nei 15 giorni intercorsi dall'atto o peratorio: il fatto che il molare estra tto era infetto ( una ddlc radici presentava ad un apice gra nuloma), l'edema esistente dal lato dd molare ma lato, il germe causale della meningite lo pneumococco, saprofita abituale della cavità buc.:-o fa ringea. La genesi degli accidenti potc\·a dunque essere la seguente: flebite delle vcnuzzc del dente malato, propagatasi lungo le vene alveolari sino a interessare In vena oftalmica donde l'edema palpebralc, ed infine trombo- flebite del seno cavernoso e meni n gite. Il caw non è affatto eccezionale ed è analogo ai casi dì trombo- flebite del seno consecuti\'i a foruncoli del labbro superiore e dell'ala del naso. Quale causa aveva avuta l'estrazione del dent.e nella evoluzione dei fenomen i ? Ci si poteva domandare se l'estrazione, mettendo allo scoperto il focolaio infettivo. non a\·esse favorito l'estensione dei fenomeni infetti vi. Addirittura si poneva dagli osser vatori il problema della respon~ahilità del medico. Senza dubbio non vi era alcuna colpa da parte di questi, e anche se la famiglia de l morto si fosse ri volta all'Autorità Giudiziaria, il giudizio in ultima anal isi non aH ebbe potuto che essere favorevole al collega. Tuttavia esiste\ a un problema morale : potn:l cioè l'atto operatorio essere stato la caufa prima, sebbene inco nsapevole, atta a favo rire lo svilu ppo d~lle complicazioni endccraniali ? Tutto in appa renza lasciava pensare di sì. L'autopsia però dimostrò infondati tutti i sospetti. Infatti al tavolo nn::tomìco si riscontrò: placche lattiginose di mcnìngite purulenta e trombo - flebite del seno ca,·crnoso sini!:tro, non solo, ma anche un ascesso corticale della faccia interna del lobo frontale sinistro cd un piccolo ascesso della parete anteriore della fossa sìl viana dello stesso lato. Al livello del lobo &ontalc si notava l'esistenza di una placca di menìngite antica con sìnfisi dei foglietti mcningei cd aderenza da un Imo al lobo frontale c dall'altro all'osso fronul c sottostantc. Con un colpo di scalpello si penetrò ne! seno frontale. Questo si trovò pieno d1 pus tlenso, giallastro, testimonio di una sinusite frontale cronica . A questo punto gli AA . descrivono quale sia stata la vera via seguita dall'in fezione. contrariamente a qu:mto avevano desunto dal solo esame clinico. Il punto dì partenza è dunque la sinusite frontale cronica, di cui l'ammalato soffriva d:1 12 anni. Durante il ser vizio militare fu operato di flemmone orbitario e sìnu· sile sinistra, conservando per due anni dopo l'o perazione, una piccola fistola cuta nea ndla rc~ionc orbitaria intt~rn a, che poi era scomparsa_ Ma l'infezione del seno non si t·ra fermata, era anzi proseguita lentamente attraverso la sottile parete ossea del &ontak


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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alle meningi e al cervello, dando quelle pbcche di meningitc localizzata, l'asces~o cJel lobo frontale e quello della. fos~a silviana. li lungo periodo di latenza (9 anni) fra la scomparsa della fistola ed il primo segno dell'attacco cerebrale, non deve sorprendere: si sa che negli ascessi dì origine otìti<a tali periodi di latenza sono frequenti . Probabilmente il dolore <he aveva indotto l'ammalato a consultare il metlico, essendo situato molto in alto, era dovuto piè! alla complicazione endocraniale che non alla lesione dentale. Quanto alla trombo-flebite e alla meningite da pneumococco esse furono gli episodi terminai i ad evoluzione rapida ddl 'infezi one endocranica. Così, malgrado le apparenze, in luogo dell'affezione dentaria, che in primo tempo sembrava essere la causa più probabile, le complicazioni erano dovute essen7.ialmente ad una sinusite frontale cronica, datante da più di 10 anni. Questo caso, malgrado il suo carattere non eccezionale, merita di essere segnalato. Esso infatti illustra la gravità delle complicazioni cortico-rneningce secondarie alla ~inusite, la lunga evoluzione torpida, la difficoltà della diagnosi e la difficoltà di trovarne la causa. I nfine in questo caso particolare l'ultimo episodio interessante è che, senza l'autopsia, queste complicazioni s:uebbero state attribuite, senz.1 ragione. ad una lesione dentaria, quando essa non era per niente parte in causa. PICCAl\RETA.

RtcHARDsoN. 11 clorato di potassio nelle paste dentifricie. (<< Journal of Farrnacology and Exper. Therapeutics », vol. 6o, 1937). L'uso del clorato di potassio nella composizione di dentifrici, colluttori, ecc. è tuttora ampiamente diffuso nonostante che da parecchi anni ~ìa stata segnalata la notcYole pericolosità di un uso troppo generalizzato di questo ingrediente, del quale in Austria si sono addirittura occupate le autorità sanitarie, stabilendo per legge che nessun dentifricio contenente più del ro % di dorato di potassio può essere venduto senza speciale prescrizione medica: molti dei com uni dentifrici, invece, ne contengono in quantità notevolmente superiore, sino al 40 %. Il Richardson molto opportunamente richiama l'attenzione su questo problema. E' nozione tossicologica generalmente accertata che il clorato di potassio può produrre metaemoglobina; dalle ricerche del Richardson, tuttavia, è risultato che, almeno nelle dosi corrispondenti a quelle che presumibilmente si possono ingerire o assorbire con l'uso dei dentifrici, non si ha formazione apprezzabile di questo derivato emoglobinico. Resta il fatto però che in realtà il tr:tdizio.nale uso di clorato di potassio nelle preparazioni per l'uso orale non ha base ~cientifìca razionale e v~ è la possibilità che concentrazioni relati va mente alte di questa sostanza producanc alterazioni protoplasmatiche. L'azione tossica sarebbe dovutn al cloro e non nl potassio. PJCCARRETA.

FARMACOLOGIA

J. BouQUET. - Nuovi contributi allo studio della Cannabis. ((( Arch. de l'Inst. Pasteur de Tunis », T. XXVI, n. 2, pag. 288, 1937). L'A., ispettore delle Farmacie della Tunisia e perito alla Sotto-Commissione per la Cannabis alla Società delle Nazioni, ha preso in esame alcuni punti controversi del problema della canape indiana, in occasione dell'imensificazione della lotta contro la droga stupefacente che se ne ricava (hascisc').


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RIVISTA !)ELLA STAMJ>A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Egli è d'avviso che non esista che una sola specie di Cannabis e cioè la Cannabis sativa, coltivata in Europa per le fibre tessili e pei grani oleaginosi. I n numerosi esperimenti di trapianto di Cmnabis dai climi freddi o temperati ai caldi e secchi, e vice\'ersa, l'A. ha constatato che, variando l'habitat, la specie passa in due o tre generazioni da una varietà all'altra. La varietà C. indica si avrebbe quando la secchezza atmosferica e l'alta temperatura forzano questa pianta dioica a difendere 1 suo1 fiori femminili ricoprendoli di una vernice protettrice: la resina. Nei paesi cnldi la Cannabis viene coltivata quasi esclusivamente per la produzione della resina stupefacente. I suoi grani oleaginosi hanno scarso impiego e soltanto nelle pianure irrigabili dell'India se ne utilizzano le fibre tessili, oltre la resina. T enendo come base questi dati, l'A. suggerisce i seguenti provvedimenti onde poter debellare il cannabismo : •" • Proibire la coltivazione della Cannahis laddove non si ha di mira che la produzione della resina. 2° • Proibirla anche nei luoghi dove la si coltiva pei grani, perchè quando questi giungono a maturazione si è già avuto agio di raccogliere la resina durante tutto il tt"mpo di fioritura dci fiori femminili. 3° • Nei paesi dove si raccoglie la resina, ma si utilizzano anche le fibre tessili della pianta, obbligare a r:.gliare il raccolto al momento in cui fioriscono i piedi maschi. 4 ° · Dei preparati di Cannabis usati in terapia nessuno di essi risulta insostituibilc: l'A. propone di radiare la canape indiana dall'uso terapeutico. Segue una disamina delle cause del cannabismo - che risiedono nel carattere e nelle abitudini ben noti dei mussulmani e degli orientali in genere - e dei suoi effetti: l'ebbrezza da hascisc', della quale descrive i periodi, e il suo insensibile passaggio alla cronicità, che può condurre alla demenza precoce ebefreno-catatonica e, nei casi gravi, ..Ila morte. La soppressione brusca dell'uso della droga non ingenera i fenomeni dati dalla privazione di altri stupefacenti. L'A. è però in grado di affermare che il cannabismo è in regressione nell'Africa settentrionale sia per il dilagare dell'abuso degli stupefacenti chimici tossicomania più pcricolosa - e dei forti decotti di thè - pericolo del theisrno - sia per il costo elevato dei pacchetti di u t:tcruri )) 1 che è il nome del prodotto venduto uffìciaimente dai Monopoli tunisini. (Le droghe da fumare e da ciccare derivate dalla Cannabis sonc .severamente proibite nell'Africa Italiana. N. d. R.). In merito alla ricerca qualitativa della resina di canape nei suoi preparati, l'A. suggerisce una sua modificazione della nota, e discussa, reazione alcalina di Bea m: estrarre la colorazione con alcool amilico. Riconosce però che i pigmenti \'egetali distur· bano la sua reazione t:tnto quanto quella di Beam. Consiglia perciò di eseguire le ricerche previa decolorazione con carbone animale. Su canape indiana di coltivazione clandestina e su campioni di u tacruri 11 tunisino, del quale viene descritta la manipolazione (analoga a quella della « scira » turca c siriaca), l'A. ha eseguito una serie di ricerche quantitative onde stabilire le condizioni migliori di estrazione della resina a scopo analitico: una lisciviazione con etere di pt"trolio seguita da un'altra con miscela di alcool et. di 96• cd etere et. Nel corso di tali ricerche egli ha potuto anche constatare che il carbone animale, usato come decolorante, non trattiene quantità apprezzabili di resina e che quindi l'uso di esso non ha gli inconvenienti che alcuni chimici gli attribuiscono. ZoooA.


CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO E SOMMARI DEOLI AROOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti a lla Direzio ne generale di Sanità militare nell'otto bre 1937-XV}

CATANZARO+ Primo capitano medico GIOVANNI S c AMBIA: Un caso di pncumotorace spcmumeo.

L'O. illustra un caso di pnx. spontaneo vcrificatosi bruscamente in un soldato di 21 anni con anamnesi muta ed in pieno benessere, ne discute le eventualità patogenetiche (rammollimento di un tubcrcolo sottopleurico, rottura di una vcscicola .enfisematosa, rottura di una sclerocisti di Fischer); indica la terapia del pnx. chiuso, a valvola e aperto; ricorda che questo genere di pnx. (: molto raro e che finora nella letteratura se ne annoverano soltanto 250 casi. Conclude rilevando l'importanza della radiologia nell'accertare la diagnosi specie nei pnx. parziali o sacc:ni e che non si possono rilevare colla scmeiotica comu ne.

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MILANO + Primo capitano medico S1'ANISLAO PAOLILLo: Le neurodistonù: cardiache. Eziopatogenesi e cura.

L'O., dopo avere accennato alla frequenza con cui si manifestano disturbi della funzione cardiaca senza apprezzabili sintomi di lesione organica, fa una rassegna delle varie cause e del meccanismo patogenetico dei disturbi funzional i del cuore, tratta della

loro importanza nosologica per l'entità delle sindromi disfunzionali e per le conseguenze di carattere organopatico che le neurosi sono in grado di apportare. Tratta infine della cura igienica, psichica e farmacologica di tali forme morbose in~istendo sui buoni risultati che se ne possono ottenere, quando la sindrome è bene studiata e la terapia ben condotta.

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PERUGIA + Aspirante ufficiale medico ANNIBALE CozzAR!: L neuroblastomi del sm1· patico con particolare riguardo alle forme sistematiche. l

L'O. espone un raro caso di blastoma del simpatico bilaterale in sede surrenalc wstituito da cellule embrionali con localizzazioni multiple nel cuore c solitaria ne!Jo stomaco. In base a vari argomenti, (: incline a considerare queste forme a localizzazione multiple come forme di origine pluricenterica, sistematica da mettere in rapporto con gli ,,bbCY.lZi simpatici. Con questo orientamento vengono interpretate le localizzazioni cardiache e gastriche.

+ Aspirante ufficiale medico GIUsEPPE GERVASIO: Immunizzazione atttva contro la difwite con dose unica di antigeno. L'O. ha parlato dei tentativi da lui fatti pe r ottenere un valida immunizzazione attiva contro la difterite mediante l'anatossina difterica in dose unica. Dopo aver fatto rilevare gli inconvenienti del metodo d'imm unizzazione classica di Ramon ed i vantagg• della vaccinazione con do~e unica, l'O. ha esposto il risultato delle ricerche personali, =ondudendo che la dose unica di anatossina può dare un valido stato immunitario nelle cav1e. 8 -

Giornale di medicina milil<lrc.


CONFERENZE F. DIMOSTRAZIONI CLINIC HE NEGLI OSPEDALI MILITARI

* ROMA+ Maggiore medico prof. EMANUELE TREPtCCtON I: Osservazioni clinico-terapt:t41Ìche. fatte nel corso di un anno. nel reparto i11fettivi. Resoconto di indagini ed osser vazioni btte su questioni ri guardanti: la eventuale presenza di virus filtrabile, age nte patogcno specifico, nd la saliva dei parotitici; l'azione tera peutica del piramidone nel morbillo; la efficacia del vacci no melitcnse per via intradcrmicu nella cura della febbre ondulante; un accorgime nto tecnico per facilitare il dcflusso del liquido cefa lo· rachidiano nella rachicentcsi in menigiti c. s. epidemiche bloccate; le proprietà curati,·e della para-arnino-fenil-sulfomide nelle affezioni streptococcichc (crcsipda, angine); il trattamento della febbre tifoide con <·stratto cortico-surrenale.


RIVISTE MEDICHE MILITARI Bulletin International des Servicts de Santé des Armées de terre, de mer d de l'air. - Pubblicato dall' « Offìcc l nternational de Oocumentation dc Médecinc Militairc "· Licgi (Belgio). N. 10, ottobre 1937. B~uissou:

Servizio sanitario e motorizzazionc. Commissione medico- giuridrca: Revisione della Convenzione di Ginevra.

Rivista internazionale. Ufficio intemazior.ale di Documentaz ione di mediàna militare: Schede bibliografiche. Riviste medicfle militari. Bibliografia medica militare.

ARGENTINA.

Revista de la Sanidad Militar. -

U inistero delta guerra, Buenos Ayrcs, Anno XXXVI,

agosto 1937.

Galli: Relazione della Direzione gcner:tlc della Sanità militare al Ministro della guerra, per l'anno 1936 (c011tinuazi~ne). Merlo Gòmez: Studio radiologico dell'appendicite cronica. Squirru: Risultato degli innesti ossei nelle pseudoartrosi. Alharenque: Igiene industriale. Indagini presso il personale dirigente e operato della fabbrica militare di aeroplani. Machicote: Empiema del seno mascella re di origine dentaria.

BRASILE.

Rtvista de Medicina Militar. -

Dircct0ria dc Saùde da Guerra, Rue Moncovo Fi lho, 34• Rio de Janeiro. Fase. Il, aprile - giugno 1937.

da Si/va: Lesione dell'arteria mcningea media, nel suo ramo orizzontale,

~enza

frattura del cranio; intervento chirurgico. Santos: Un caso di rcinfezionc sifìlitica. da R~sa c de Castro :· Schema per risoh•cre temi di Servizio sanitario in campagna. de Andrade: L'alcoolismo c l'esercito. Azevedo Camara: L'efficienza del Servizio sanitario nella campagna di Abissinia. San zio: Riflessioni sul peso dell'equipaggiamento del fante.

C U BA .

Revista de la San.idad Militar. -

Pubblicazione trimestralc. Redazione c ammmtstrazionc: Sécion de Sanidad. Cuartel Generai - Avana (Cuba). N. r, luglio, agosto c settembre 1937.

Vergarà: Alcune manifestazioni della nostra Sanità militare. Perez Ara: Contributo allo studio della mctaplasia ossea intraoculare. Penichet c Avellan: Un caso di osteogenesis imperfecta. Angulo e Aguirre: Un intcrc~sa nte caso di schizofrenia catatonica. Cardenas: Contributo allo studio dci t u mori ossei. de Vera: Necessità di intensificare l'assistenza odontoiatrica nell'esercito. Pérez: Accidenti dell:1 terapia antisifilitica.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

Rodriguez Dias: Storia clinica di una gastrectomia per ulcera perforata dello stomaco. Forra: Sulla dissenteria bacillare. Rodriguez: La dissenteria bacillare nel nostro esercito. Castanedo: Note di patologia canina. De Viltiers: Nuova tecnica per la amigdalcctomia. Gonztiles: Sul trattamento delle ferite d'arma da fuoco. Lopez: Sul trattamento dei restringi menti uretrali. Sanchez : Note su una cnmpagna anti-malarica. N . 2, ottobre, novembre e dicembre 1937·

Pérez Ara: A proposito del bronco-cateterismo diagnostico. Alonso Pérez: Calcinosi circoscritta. Iglesias Torre : Concetti mcderni della litiasi urinaria. Gonuiles: Trattamento chirurgico delle ulceri gastro-duodenali. G6mez Go-nzdles: Contributo allo studio della rcgolazione della pre~s1one arteriosa. Luna y Cortinas: Veterinaria militare cubana. Herndndez Froment: La tubercolosi polmonare come problema medico - legale nell'esercito. Ca ballo/ y de V era: Statistica dell'attività odontoiatrica nei diversi gabinetti denti· stici déll'esercito. Vega Umpien·e: Comidcrazioni moderne sulla itterizia catarrale, con alcuni casi dinici. A m6n Pérez: Notizie sul IX Congresso internaziOnale di Medicina e Farmacia militare. FRANCIA.

Revue du Service de Santé Militaire. -

Direzione del serv1z1o di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. I, luglio, tomo CVII, '937·

Codvelle: La sotto-alimentazione collettiva in tempo di guerra. des Cilleuls c Sabrié : T erza rassegna di igiene militare presso gli eserciti stranieri. Montel: Riflessioni sui rapporti della febbre ondulante con la collettività militare. Haudard: Il servizio sanitario nell'e~ercito d'Egitto (t8oo). GERMANIA.

Der Deutsche .Militararzt. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantcnblatter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24 . Fase. IX, settembre 1937·

Gerlach : Sopra una lesione mprtale da cartuccia a salve. Seifert: Sul trattamento della cosidetta difterite delle ferite. Kayser • Petersen : Forze armate e tubercolosi. Maerz : Igiene dci piedi c capacità alle marcie. .Hn{ger: Sopra un caso di ematoma ossificantc del femore. Tidott1 : Cinque casi di osteocondrite dissecante. Kalk: Medicina aeronautica (continuazione e fine). Strug hold: Classificazione delle azioni biologiche delle grandi altezze, secondo ' lince direttive pr:Hiche. Wittm cwck: Osservazioni al lavoro del capitano medico Witte sul problema dei disturbi uditi vi da rumori a bordo di aeroplani.


RIVISTE MEDICIIF. Mll.ITARI

GRAN BRETAGNA.

Journal of tht Royal Army Medicai Corps. -

EJito da John Baie, Sons and Danidlson.

Ltd. Londra. Fase. marzo 1937·

Crawford: Profilassi e trattamento delle malattie veneree. Macdonald: Un caso eccezionale di ipoglicemia. Macfarlane: Su un caso mortale di coronaritt: in un uomo di 27 ann1. Monro: Il trattamento delle fratture. Russe/: Apparecchio filtrante per piscine. St~tton : Tende c apparecchi per doccie. PERÙ .

Revista de Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Lima. K 33, genn:tio - giugno

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937·

Fermindez Da villa: Sinossi storica del Servizio sanitario dell'esercito pcruv1ano: Upez: Il reumatismo cardio-articolare, malauia sociale. Pb ·ez Aranlbar: G li insegnamenti sanitari della guerra di Etiopia. Gurmendi: Anali~i chimica e prova biologica degli arsenobenzoli del commercio. Velm·de: Estrazione e farmacologia del complesso vitarninico R. POLONIA.

l:.ekarz Wojkowy. -

Organo degli ufficiali del Snvizio sanitario. Centrum Wyzskolenia; Sanit. Gornoslaska 45, Varsavia. N. 2, 15 luglio •937·

Sz murlo: Cefalee nelle affezioni del tratto superiore dell'apparato respir<Jtorio c dell'or ecc h io. Betkowski: I principi del trattamento chirurgico negli accidenti sportivi (cominuazione). Cybulski: La soia e il suo valore nutritivo (contin uazione e fine) . Klokoevski: Provvedimenti sanitari durante l'inwrrezione polacca del 1!!63.

N. 3, t " agosto 1937· Te/atycki: Interventi chirurgici nella tubercolosi polrnonarc. Betkowski: I principi del trattamento chirurgico negli accidenti sportivi (cOt;tinuazioru:). Jakobkit:wicz: La profilassi della pe$te nei porti italiani. Konopka: Resoconto del IX Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militare.

Polski Przeglad Medycyny Lotniczej. -

Bollettino trimcstrale edito dal Comitato di propaganda di Medicina aeronautica in Polonia, Vnrsavia. Tomo VI, n. 2. 1937.

Krajewski: L'azione della composizione dell'aria che si respira, sulla secrezione gastrica e sul sangue. Broda: La tecnica della misura del pH nei co-lloidi con l'apparecchio di Marczewski. Handtke: I risultati del trattamento del personale na vigante aeronautico nella sta:Uone balneare di Krynica.


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RIVISTE MEDICHE MILITARI

ROMANIA.

Revista. Sa.nita.ra. Militata. -

Redazione e arnministrnione: Ospedale Militare " Regina Elisabetta )l, Bucarest, Fase. VIli, agosw ' 937·

Nicoleanu: Considerazioni su un caso di morte per la rottura di una cisti idatidea ,iel fegato, nelle vie biliari. Florian: Il problema delle polmoniti nell'esercito. l fanori determinanti, misure protettive, l'importanza del freddo nelle polmoniti. Concetti attuali di trattamento. Uratu: Metodo rapido di trattamento degli ascessi caldi e delle adeniti suppurate non tubercolari. Gheorghiu: Considerazioni sulle complicazioni oculo-orbitarie delle infezioni nasali. Vancea: Contributi clinici e ~perimemali allo studio uegli antisettici uculari. Ticusan: Considerazioni sulle larghe n:sezioni dello ~tomaco nell'ulce ra gastroduodenale. Diacicov: L 'operazione di Blaskovics nelle ptosi. Columbcw: La vitamina B. Radvan : L'importanza delb diastasuria nella diagnosi delle pancreauu. Teleman e Rosea : I risultati comparativi delle reazioni di flocculazione S. Wittebski e la deviazione dd complemento nella sifilide. !onescu Stoian : I polisaccaridi batterici. RUSSIA.

Voenno Sa.nita.rnoe Ddo. -

Gosudardwennoc, isd-wo. Mosca, n. 5, magg•o ' 937·

Fedotov: Lo sgombero dei fc~iti e degli ammalati dalle zone a\'anzatc. TceskaukJ: Il ricovero dei feriti e degli ammabti negli ospedali da campo. Bel't:skin: La immobilizzazione degli arti fratturati, sulb linea di fuoco. Ostrovskaia: L'azione degli anrisettici a base oleosa, nella cura delle ferite infette. !ozi: I compressori per la respirazione dei palombari. Georghievsky c Katz: L'apparecchio per la di~infezion e a base di vapori Ji formalina, in uso presso i reggimenti di cavalleria. Stenghel e Cinbarov: I laboratori batteriologici da campo. Egorov: La batterioscopia nell'analisi sanitaria dci viveri. Fischer: L'uso dei dadi di estratto di carne nella preparazione dei terreni di cultura. Bibikov: Risultati dell'esperimento della dieta razionale e terapeutica del sanatorio centrale R. K. K. A., intitolato a Voroscilov. ST A TI UN l TI.

The Milita.ry Surgeon. -- Army Medica! Muscum :md Librnry. Washington. Vol. LXXXI. N. _;. settembre '937·

Bt1Ìnbt·idge: Relazioni tra il ~ervizio sanitario militare e quello civile, nel campo medico chirurgì.:o ed odontoiatrico. Bolrmd: Le ferite :~1 torace nel campo professionale sanitario militare cd in quello -:ivile. Martin: Sul servizio sanitario nella nuova di visione di fanteria americana. Lowman: Suggerimenti pratici nella chirurgia generale. Loucks: Uno strumento molto semplice per l'aspirnione dei liquidi endo-cavitari. Robb: Il nuovo campo per l'addestramento della Guardia Nazionale di Massath u ~f'tt~ .


NOTIZIE Assistenti universitari militari. Ufficiali medici ass~:gnati alle cliniche ed istituti scientifici Jdle RR. Unin:rsità del Regno, in qual ità di assistenti mj litari, per l'anno accademico 1937-38. Primo capitano medico GonREDJ Luigi (94" fanteria - destinato ospedale mi litare Bologna) - R. Clinica dermosifilopatica Bologna. Primo capitano medico VtTAJ.E Sah-atorc (Scuob applicaz.ione Sanità mllitare) R . Clinica otorinolaringoiatrica Firenz<.:. Primo capitano medico FALCONE Raffaele (20" artiglieria div. fant. - dest inato ospeoale militare Roma) ~ R. Istituto di radiolog ia Roma. Primo capitano medico BuA Giuseppe (Scuola allievi uffic ial i del g~:nio, PaYia) R. C linica dermosifilopatica Pavia. Capitano medico BATTAGLIA Michele (Ospedale militare Udine - dc~tinato ospedale militare Milano) - R. Clinica malortie nervose c mentali Milano. Capitano medico DE ALESSI Evasio ( tt " artig-lieria div. fant. - destinato os pedale Hologna) - R. Istituto igiene Bologna. Capitano medico P EI>IIO LI Giuseppe (OsfX.dak militare Roma) R. Clinic;1 ortopedica Roma . Capita no m edico FLORIDIA Francesco (Scuola :1pplicazione Sanità militare - destinato osp edale militare Roma) - R. Clinica otorinobringoiatrica Roma. Capitano medico TADDIA Leo (Rimpatriato d;di"A. O. l. - destina to ospedale militare Padova) - R . Istituto igiene Padova. T enente medico incaricato grado ~uperi o rc SANTAGHI Francesco (1• bersaglieri) R. Istituto di radiologia Milano. T enente medico incaricato grado superiore C .\ >PARRO Umberto (Nizza cavalleria destinato ospedale mili tare Roma) - R. Clinic:e cculistica Koma. · T enente medico incaricato grado superiore AL'CI Guglielmo (89'' fanteria - destinato ospedale militare Milano) - R. Clinica chirurgica Milan''·

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Ufficiali medici confermati alle cliniche ed istituti scientifici de lle RR. Universit;l del Regno, in qualità di :Issistenti militari, per l'anno accademico 1937·38. 'tvfaggiore medico FRostNt Dino (Ospedale militare Bari) - R. Istituto igiene 13ari . Primo capitano medico DE MtcHt::LIS Corrado (Ospedale m ilitare Torino) - R. Istituto igiene T orino. Primo capitano medico AsTUTO Girolamo (Ospedale militare Genova) - R. Istituto igiene Genova. Primo capitano medico SPAGNOLETTI Galileo (Osped:dc militare Hari) - R. C linica medica Bari. Primo capitano medico SANTucct Giuseppe (Ospedale militare Napoli) - R. Cl inica chir urgica Napoli. Capitano medico CAPUTO Biagio (Ospedale milit;lre Torino) R. C linica chirurgica T orino. Capitano medico Mti.ANA Gaetano (Ospedale militare Napoli) - R . Istituto igicn:: Napoli. Capitano medico PALAIJINO Paolo (6" genio - Bologna) R. Clinica chir urgica Bologna.


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NOTIZIE

Capitano medico h!P,\LW MENI Rosario (Ospedale miJitare Roma) R. C linica medicn Roma. Capitnno medico LEO Giacomo (Ospedale militare Palermo) - R. Clinica chirurgica PaJermo. (Boli. ufl., I8 novembre 1937-XVl).

Avanzamento straordinario per meriti eectzionali. Al prof. Silvio PALAZZI, capitano medico di complemento, nostro egregio colbboratore, è stato conferilO l'avanzamento straordinario per m<.riti eccezionali con la seguente.: motivazione: ·

Clinico di altissimo valore .. titolare della cattedra di stomatologia nella k. Unit,ersità dt Pavia, di vasta attività scientifica -letteraria con numerosùsime pubblicazioni, decorato di eroe~ al valor militare nella grande guerra, ha organizzato uno speciale reparto per la chirurgia della bocca durante la campagna in A. O. Nominato ispettore di tutto ii servizio stomatologico del corpo di spedizione, con grar1dissima attività, zelo e compelt:nza lo ha organizzato e coordinato in modo da pal01izzarlo al massimo con grande rendimeruo del servizio ste.rsç. (Holl. uff .• 28 ottobre c. :1.).

Bollettino del Corpo sanitario militare. Ufficiali medici. MAGGIORI. GARBAGNI Giuseppe, 5a div. alp. << Pusteria 11 (3o<l sez. san. m A. 0.). - R. corpo tr uppe coloniali Eritrea dal 25 marzo 1937-XV. TARQUINI Cairoli, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare T orino. cessando come sopra dal 16 ottobre 1937-XV. PRIMI CAPITANI. PLASTINA Mario, ospedale militare Torino. -

Infermeria presidiaria Anzio.

CAPITANI. AccARDI Antonino, ospedale militare Firenze. - In data 4 febbraio I937-XV, cessa di essere comandato presso il ministero dell'Africa Italiana, per rientro dal R. corpo truppe coloniali Libia. R eggimento chimico milit3re, Rosr Vittorio, R. corpo truppe coloniali Libia. cessando come sopra dal IO gennaio I9311-XVI. ZunETTJ Salvatore, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Milano. cessando come sopra dall'II settembre 1937-XV. TENENTI INCAIUCATI DI(L GRADO DI CAPITANO. T .eoNI Giulio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 31° fan t. carrista, cessando come sopra dall'8 settembre 1937-XV. Dal Hollettin'o ufficiale. disp. 6t'. 28 ottobre 1937-XV.

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Ufficiali medici. TENENTI GENERALI. M.-~..RE!"GO Lorenzo. In data 12 novembre 1937-XVT, è collocato in ausiliaria, pe r età, con anzianità I 0 luglio 1937-XV.


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NOTIZIE

CAPITANI. MASALA Mario, infermeria presidiaria Anzio. -

« Genova >> cav:JII.

TENENTI. CELENTANI Nicola, 9fl :~rt. div. fant. - R. corpo truppe coloniali Libia dal 15 agosto 1937-XV, d'autorità. FuRINO Raffaele, 152" fant. - R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica) dal 29 agosto 1937-XV, d'aut01-ità. SABAnNo Riccardo, 232° bnt. - R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica), dal 5 settembre 1937-XV, d'autorità. Ufficiali chimici fa,.macisti.

CAPJTANI. NAscÈ France ~co Paolo, osped:~le milit:lre Catanzaro. Libia dal 15 agosto 1937-XV, d'aut01-ità.

R. corpo truppe coloniali

TENENTI INCARICATI DEL CRAOO DI CAPITANO. TANCREDI Gabriele, istituto chimico fam1accutico militare Firenze. truppe coloniali Libia (Tripolitania) dal 1" settembre 1937-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 63", 4 novembre 1937-XVI.

R. corpo

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Ufficiali medici.

TE!' ENTI COLON NELI.!. BoccA Tito, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ispettorato sanità militare Torino, cessando come sopra dall't 1 novembre 1937-XVI. CJONJNl Giulio, A. O. I. Somalia. - Ospedale militare Firenze. MAGGIORI. CONFALONE Raffaele, R. corpo truppe coloniali Eritrea. cessando come sopra- dal 18 novembre 1937-XVJ.

Ospedale militare Napoli.

PRIMI CAPITANI. D 'ALESSANDRO Antimo, R. corp<' truppe coloniali Libia. ~apoli ) cessando come sopra dal 19 novembre 1937-XVi.

Ispettorato sanità militare

CAPJTAN"l . CASTELLI Giambattista, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Ospedale militare Padova, cessando come sopra dal 6 novembre 1937-XVI. GARZIA Lorenzo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - In fermeria presidiaria Trento, cessando come sopra dal 17 novembre 1937-XVI. MAGN"ANI Abele, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Direzione sanità militare <.orpo armata Bologna, cessando come sopra dall'ti novembre 1937-XVI. TEN ENTI. PAsCERI Domenico, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 13° art. div. fant., cessando come sopra dal 6 novembre 1937-XVJ. TERAMO Filomcno, 5° al p. - R. corpo truppe coloniali Libia dall'l 1 luglio 1937-XV, d'autorità. Dal BollettinQ ufficiale, disp. 64", l i novembre 1937-X\'I.


NOTIZIE

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Medaglia di bronzo al valor militare al Sen. prof. Aldo Castellani. Al Sen. prof. Sir Aldo Castellani, Conte di Chisimaio, è stata concessa la medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione: « Tenente generale medico ne/w

risenta navale. Alto consulente sanitario per le colonie dell'A. O. In otto mesi di dura ed aspra campagna, s{J?·ezzante di ogni pericolo e noncurante di qualsiasi disagio, ha portato dovunque, nelle regioni più lontane e più insidiose l'ausilio della sua opera di _càenziato insigne e dr medico illustre, bene merita11do dell'Esercito e de! Paese. « Esempio fulgidissimo di abnegazùme c di spirito di sacrificio. - Campagna italoetiopica 1935·36 >>.

Onorificenze. Onorificenze conce~se nella ricorrenza della Marcia su Roma su proposta di S. E. il Capo del Governo, Ministro Jella G uerra, in considerazione di particolari benemeren ze :

Ordiru: della Corona d'Italia Commendatore: colonnelli medici MrcHELE FrERRO, SAVERIO CuRcro. V/fidale: colonnello medico SILVIO CouTTr. Cavaliere : primo capitano medico ANGELO PERRJNJ, capitano medico ANTONIO CASSONE.

I Congressi medici di Torino e la relazione militare al Congresso di Anestesia. Il 19 ottobre alla August:a presenza di S. A. R. il Principe di Piemonte furono solennemente inaugurati nell'Università di Torino g li annuali Congressi delle Società italiane di Medicina Interna, di Chirurgia, di OrtOpedia e Traumatologia, di Urologia, di Anestesia c Analgesia, di Chirurgia estetica. I lavori dei singoli congressi si sono svolti in quattro giorni di attivissime sedute con la partecipazione di illusui rappresentanti delle Scuole ·mediche italiane e di numerosi medici convenuti d'ogni parte d'Italia c anche dall'estero. Nell'aula della Clinica medica generale è ~raro scoperto un busto del Senatore prof.. Ferdinando Micheli, per la cui immatura perdita è ancora tanto yjvo il rimpianto nel mondo medico. Il prof. Frugoni ha degnamente commemorato l'insigne Maestro. Le laboriose giornate dei congressi~ti sono state confortate da un programma ospitalissimo di ricevimenti e festeggiamenti , offerti in loro onore. I dibattiti scicntitici si sono iniziati, nella seduta inaugurale, con un grande discorso del prof. Roherro Alessandri, sugli indisso lubili legami e f ulk necessità collaborative fra le diverse branche mediche e chirurgiche. Nel congresso di Medicina Interna, presiedute> dal prof. Gamna, il prof. Ferrata ha svolta la relazione Attualità i11 tema dì coliti, redatta in cclbborazione coi proff. Pellegrini, Fieschi e Bcltramctci. Particolarmente, il prof. Giuseppe Pellegrini ha tratt:no Le colopatie disfunzionali e lesionali secondarie, il prof. Ami nta Fieschi Appetldicitc cronica e colopatie e il prof. Luigi Beltrametti Sull'eziopatogenesi delle coliti ulcerose gratn 110n amcbiasiche c delle a/ceri del colon. La seconda relazione sul tema Fisiopatologia !' patologia speciale della vecchiaia t stata svolta dai proff. P. Bastai e G. C. Dogliotti, con un importante contributo, durante la discussione, da parte del prof. Francesco Schiassi. Nel congresso di chirurgia il Preddente, rrof. Ottorino Uffreduzzi, ha presentata la rcla<.ione St~gli esiti a distanza degli intaventi pe1· ulcera gastro-duodenale. Quindi il


NOTIZIE

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prof. M. Mairano ha riferito Sul comportamento del chimismo gastrù·o dopo gastro-entero· anastomosi e resezione gastrica, il prof. F. S10ppani Sopra il comportamento dello stomaco dopo gli interventi chirurgici, il prof. A. Foà sui Risuhati lontani delle &perazioni per ulcera duodenale e il prof. D. Taddei su l risultati lontani della cura chz1·urgica df'lla

litiasi urinaria. In una seduta comune Jelle Società Ji Med icina lnte rn:t e di C hirur~i:t sono state ;volre una relazione del prof. Di Guglidmo: Dwg,wsi e tempia delle sindromi se/Im-i e parasellari e un a dd prof. Chiasscrini: Patologia e terapia dt>lle sindromi neurQ>o

i pofi sarie. Al congresso di Ortopedia c Traumatulogia il prof. Scaglictti ha tr:tttato il tema di relazione: Organizzazione di un servizio di traumatologia. Il prof. A. Poli ha riferito su La semeiotica clinica della claudicazione. Il prof. Ruggero Ascoli è stato rclatore :d Congresso tli Urologia per la Cura medica e dietetica della calcolosi renate. Succtssivamentc il prof. M. Pavone ha riferito sulla Tempia medica della calcolosi urimma , il prof. G. Ravasini su I contributi sp(•1Ùnentali alla resezione renale e il prof. P . Lilla H l Le resezioni renali. Al congresso della Società italiana di Anestesi:t e Analgesi:t il prof. A. Donaggio h a presentata la relazione sugli Effe/li degli anestelià sulle• fibre nervose centrali e pNiferiche; il prof. A. Trivellini ha svolt•) il tema: L'ane.<resi-.l nelle lesioni traumatiche della pratica

civile. A questo Congresso è stata presentata e discussa la relazione dd colonnello medico prof. Pietro Camor1ano, incaric:1to dalla Direzione gcncrn le della Sanità militare, su !"Anestesia in traumatologia di gue1ra. Dc~po ricordi storici concernen ti !"anestesia praticnta in guerra dal 1854 ai nostri giorn i, il rcbto re ha fatto un profondo esame degli attuali metodi di anestesia nei riguardi della loro applicazione alla chirurgia di guerra, con una esposiz ione e un commento della organi zznif" ne del servizi o di anestesia nt:l nostro Esercito e con riferimento alle opinioni professate da eminenti chirurgi militari di di,·erse nazioni. E' stato anche affrontato il problema dcll'ancstc:sia nel trattamento dci feriti gassati c, nelle conclusioni, si sono vagliati i criteri preferenziali per la scelta del metodo di anestesia nei frangenti bellici. L'interessantissima relazione ha ottenuto il più vivo consenso c i più lusinghieri apprezzamenti. Alla discussione della relazione milit:~re hanno preso p:me i proff. Uffred uzzi , Aless:~ ndri , Stoppato, Biancheri ed :~Itri. Nel congresso di Chirurgia estetica i! pmf. Manna ha svolta, con numerose proiezioni, la relazione sul tema: Giudizi e pregrudizi modemi sulla chirurgia plastica. Altri a rgomenti speciali sono stati trattati dai proff. Claoné di Parigi, Chiarolanza, Dc Fi lippo, GaJeazzi, De Libera, ccc. Il prof. Putti ha illustr:tto, con proiezioni, il suo met<XIo nella cur.a dell'allunga mento o perativo del femore. f congressi torinesi, ::~i qual i oltre alle relazioni :tccc nn ;.~te, sono st:tte prcscnt:m: nu· merose importanti comunicnioni, h:tnno messo nel più efficace ril ievo I:J feconda attività e l'inccss.:nte pn:grcsso delle Scuole m ediche itali:mc.

XXXIV Congresso della Società oftal.m.ologica italiana (Roma 25-27 ottobre 1937-XV). Dal 25 al 27 ottobre s'è tenuto in Rom:1 il XXXIV Congresso Jella Società oftaJmoloi-,rica italiana, sotto la presidenza del prof. Giuseppe Ovio, Senatore del Regno. Emno rappresentate le direzioni di sanità dci Dicasteri militari. Numcro~i gli intcn·enuti e interessanti sono state le relazioni. le comunicazioni c le conferenze di illustri ofralmologi italiani.


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NOTIZIE

S'è notata la presenza dell'illustre prof. Meller, direttore della t~ Clinica oculistica di Vicnna, il quale ha trattato L'importanza della tubercolosi quale euologia di varie malattie degli occhi. Egli h:~ sc>tcnuto che la tubercolosi oculare può essere primaria, ~nza altri focolai in altri organi. Il prof. Bardelli di Fir~nze ha trattato dei Concetti moderni sull'opaazione di cataraua, additando le ,·arie complicanze post·operatorie con l'estrazione in toto della cataratta. Il prof. Di ?vi.an!.Ìo di Bologna ha parlato lungamente su Lt pu4 H:centi vedute sul distacco rerinico ed i ,·isultati operatori di esso. Dopo un lungo documentario di proiezioni di casi operati con successo, con discreto successo e altri con insuccesso, il relatore ha concluso affermando essere doveroso di operare ogni distacco retinico senza alc.una attesa. Secondo la sua statistica i casi di insuccesso sono stati minimi, dov uti al tardi v o intervento operatorio. Il maggiore meJico prof. Sarnelli ha presentata una impvnante e attuale comunicazione su Gli studi di oculistica tropicale in Italia. Altra comunicazione interessantissima è stata quella del prof. Pardo di Genova sulla

Opp01·tunità di riformare ed unificare i criteri per la determinazione dell'acutezza visiva. Egli ha espresso il parere di abolire i vari ottotipi attualmente in uso e di nazionalizzare {tutt'al più) un unico ottotipo da adoperarsi con una costante intensità luminos:~. T ale comunicazione ha destato vivo interesse. specie per i rappresentanti dci tre Dicasteri militari. Alla di~cussione hanno preso p:1rte i tenenti generaU medici proff. Santucci, Bucciante e altri ufficiali medici. Alla fine è stata nominata una Commissione, la quale dovrà studiare la questione e rifcrirne al prossimo congresso. Il prof. Pasiani, primario chirurgo della R. Uni,·crsità di Padova, ha parlato sul tema Delle vie ottiche intracmniche, affermando la necessità di tentare io ogni caso l'intervento operativo per eliminare i fenomeni da compressione. · Il congre!:so s'è chiuso in\'iando, espressioni di omaggio a S. M. il Re, Imperatore d'Etiopia, c al Duce.

Congresso internazionale di medicina dello sport e di educazione fisica. Dall'II al 17 luglio c. a. è stato tenuto a Parigi un interessante e ben riuscito Congresso internazionale di medicina dello spon e della educazione fisica, in occasione della esposizione internazionale. La materia fu divisa in 4 sezioni: biologia sportiva; educazion e fisica scolastica c post-scolastica; sport, orientazione, controllo; incidenti cd accident.i dello sport (parte medica c parte chirurgica). l temi furono assegnati dal Co mitato org-.1nizzatore. Per l'Italia hanno parlato: Sulle direttive da dare ag/1 sp01·tivi in base ai loro caraueri m01jologici esterni, il prof. G. Pini di Bologna, che ancora una volta mise in luce il valore della scuola morfologica italiana c determinò vivaci discussioni; il te n. col. medico prof. Cassinis che trattò dei!'Organizzazi01zc dell'educazione fisica e dello sport in lmlia. cspon ~ ndo le finalità che il Fascismo si propone raggiungere con tale metodo c documentò l'asrerto con una peliicola cincmatogr::~fica concessa dal Ministero della Cullura. Popolare. Il numeroso pubblico di tutte !e nazioni ::~pplauJì con entusiasmo. supc· riorc ad ogni pre\'isione, il termine del la proiezione, che a più riprese faceva parlare c vi\'cre il Duce fra i giova ni. Il dott. Lentini proiettò una pellicola dell'Istituto Biotipologico del prof. N. Pende e ne illustrò i metodi di esame, int<!ressando molto gli uditori e portando a discussioni animate. li prof. C. Foà parlò del Dooping sostenendo che in Italia non esiste pcrchè una gioventù forte e sana abbisogna solo d i metodi perfetti di preparazione per raggiungere un notevole grado di resistenza fisica; ma nessun grado di resistenza, per e levaro che sia. potr:ì portare ad azicni superbe ove manchi lo spirito e questo è srato dato :li nostro popolo come un Dooping di nuovo stile.


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Durante il congresso si riunì il Comitato di Presidenza della Federazione Internazionale c..li Medicina dello Sport per ricleggcre il presidente, il segretario e il tesoriere, che a norma di regolamento venivano a scadere c..lalla carica. Fu eletto prcsic..lentc il dott. L. Conti di Berlino, segretario generale il ten. col. medico U. Cassinis, tesoriere il dott. A. Govaerts di Bruxelles. Come primo arto della nuova attività internazionale della Federazione medici - sportivi, il C. O . N . I. ha concesso che sia pubblicato un Bollettino di informazioni sullo sviluppo della medicina c..lello sport nel mondo e sia distribuito a tutti i mcc..lici sportivi d'Europa, facendo così azione di propag:111c..la non indifferente. G li Atti del congresso furono pubblicati in elegante volume di _p8 p:.~ginc dalb <( l mprimcrie Marcel Lebois )) di Bar-sur-Aube.

XII Congresso regionale veneto di dermatologia e sifilografia. Il giorno 10 ottobre nella sala della Sezione dermopatica dell'ospedale civile di Verona si è tenuta la XII riunione della Sezione Triveneta della Società Italiana di Dermatologia e Sifilografia. Sedevano alla presidenza il prof. Truffi, presidente della Sezione, il prof. Artom vicepresidente, il prof. Cerutti segretario, il direttore dell'ospedale militare, colonnello meJico Accorinti ed il direttore dell'ospedale civile prof. Soprana. Aperta la seduta il prof. Truffi ha ricordato le alte tradizioni dermatologiche della città di Verona, culminanti con la gloria di Fracastoro, poeta e sifilografo insigne ed iniziatore della terapia e della profilassi antiluetica. Quindi dinanzi ad un notevole pubblico, del quale facevano parte i primari delle varie sedi delle Venezie, gli uffici::~li m..:dici del presidio di Verona invitati dal prof. Artom, i sanitari degli istituti ospedalieri c medici pratici, il prof. Artom con la collaborazione degli assistenti dottori Bottoli, ~tegagno c Cappellaro presentò molti casi clinici tra i quali i più importanti: un caso di Pseudoermafroditismo, uno di Malattia di Pringle, uno di Duhring infantile, tre casi di Malattia di Recklinghausen, un caso di Sindrome di Ja·si/d, uno di Eritrodermia salvarsanica generalizzata, uno di Pellagra grave cd uno di Pemfigo cronico. Ad ogni caso clinico seguirono discussioni attivi ~sime a cui in particolare parteciparono i proff. Truffi, Fiocco, R:~dacli, Marras, Balbi, Cortella e Cerutti. Il prof. Truffi successivamente ringraziò a nome dei soci il prof. Artom per l'importante contributo clinico c didattico portato, mettendo in evidenza l'interesse vivissimo rivestito dai casi presentati. Dopo una parente~i amministrativa dedicata alla vota:t.ionc delle tcrne per la presidenza della Società Italiana di Dermatologia e Sifilogra6a. si iniziarono le esposizioni delle comunicazioni scientifiche. Il prof. Truffi espose interessanti ricerche sull'azione dei Jcrivati acridioici nella sifilide sperimentale del topo, arrivando a conclusioni assai originali ed importanti. Il prof. Artom riferì di una piccola epidemia di megalo-eritcma infettivo o (( quinta malattia l ) che ebbe occ,1sione di seguire nella scorsa primavera in Verona. Mise in !ucc le caraneristiche cliniche cd anatomo-patologiche della rara forma esantematica, rilevando i dati fondamentali utili ad un esatto diagnostico. Il prof. Balbi parlò di sue esperienze dimostranti !"esistenza di anticorpi anticutc che vengono ad aggiungere al complesso capitolo delle forme allergiche e n'attive un nuovo contributo di particolare interesse per il dermatologo. Il prof. Cerutti illustrò un caw di infezione gonococcica parauretr:J ie isolata. Caso i nconsueto e molto dimostrativo. · Il dott. Sterzi in collaborazione con il prof. Cerutti riportò esperienze sui reperti microscopici nel c:tncro da catrame del topolino sano c del topolino sifilizz:~to: espe-

rienze aventi duplice interesse sia come elemento di determinazione dci rapporti inter-


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NOTIZlE

cedenti tra la sifilide sperimentale e cancro sperimentale, sia come cont ributo all'osc u ri!:simo problema di'Ila patogenesi del cancro. Dopo tale comunicazione il Presidente sospese temporaneamente il congresso ed agli intervenuti venne offerto daii":Imministrazione <>spedaliera dell'ospedale civile di Verona un rinfresco. Alle ore 11 ,JO su numerose automobili i congressisti partirono per Malcesine. Alle ore 15, dopo il banchetto, i dermatologi convenn ero nella splendida sala dei Capitani nel Municipio di Malcesine, cortesemente messa a disposizione del congresso. Dopo un saluto rivolto dal prof. Truffi al Podestà e alla cittadi111anza ospitale di Malcesine, il prof. Cortella prese la parola per svolgere la ~ua comunicazione riguardante un grave caso di !porotricosi, d:11l'osservazione del quale, l'oratore trasse conclusioni che vennero discusse dal!"assemblca. Pure assai seguite da discussioni furono le comunicazioni del prof. T issi su di !Jn caso rarissimo di sindrome di Senear- Usher e del prof. Marras, il quale, traenJo considerazioni sulle particolari caratteristiche della lue africana, presentò un imporrante esempio di sifilide mutilante indigena in bianca. Svolsero poi le loro comunicazioni, piene di interesse c ricche di ricerche originali i soci Policaro, Di Giorgio, Bottoli, Stegagno, Cappellaro, Albrigo, ccc. Alle o re 17 il prof. Truffi dichiarò chiusa la riunione scientifica. Al prof. Artom che con tanto amore accoglie nella clinica dell'ospedale gli ufficiali medici del Presidio e che con tanto spirito di collegialità profonde il suo sapere, vada il cordiale cameratesco saluto. Col. mcd. AccoRIN1"1.

Ciclo di conversazioni mediche Trasmissione da tutte le stazioni radiofoniche italiane ogni martedì dalle ore J8,45 alle J9. Dicembre 1937- XV/; Martedì 7 (ore 18,45). - On. Prof. EuGENIO MOHLU, Deputato al Parlamento, Segretario del Sindacato Nazionale Fascista dei Medici: Funzion~ social~ del m~dico fa scistCI. Martedì 14 (ore 18,45). - S. E. Prof. G IOVANNI PETRACNANI , Direttore Generale della Sanità Pubblica : Lo difesa igienica del popolo italiano. Martedì 21 (ore r8,45). - On. Prof. N1cou. P ENDE, Senatore del Regno, Direttore dell'Istituto di Patologia Medica della R. Università di Roma: lA costituztone individua/t'. Martedì 28 (ore r8,45). - S. E. Prof. ALoo CASTELLANI , Senatore del Regno, Direttore della Clinica di Malattie Tropicali e sub-tropicali della R. Università di Roma: M~dicina tropicale.

Gennaio I9J8- XV/ : Martedì 4 (ore t8.45). - S. E. Prof. F tUPI'O BoTTAZZI, Accademico d'Italia, Diret torc dell'Istituto di Fisiologia della R. Università di Napoli: Valore degli alimenti. Mnrtetlì 1r (ore 18,45). - On. Prof. SABATO Vtsco, Deputnto al Parlamento, Dirct tore dell'Istituto di Fisiologia della R. Universi t:\ di Roma: V a/ore degli alimenti: il latic: r:d i suoi dertvati. · · Martedì 18 (ore 18.45). - Prof. CARLO FoÀ, Direttore deii"Istituto di Fisiologia della R. Università di Milano: Valore degli alimenti: /g verdura~ la frutta. Martedì 25 (ore r8,45). - Prof. SILVESTRO B.~cuoNI , Direttore dell'Istituto di fi siologia Umana della R. Università di Roma: Va/or~ degli alimenti: condim~nti e b~vande.


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Febbraio 19]8 - XV/: Ma rtedì I (ore 18,45). - S. E. Prof. DANTE DE i:!LASI, Accademico d'Italia, Dirctrorc dell' Istituto dì Igiene della R. Università di Roma: Difesa dalle malattie infettive. Martedì 8 (ore 18;45). - On. Prof. RAffAELE BASTJANELLJ , Senatore dd Regno, DiJ ettore de.JI'Istituto « Regina Elena » di Roma: La lotta contro il cancro. Martedì 15 (ore 18,45). - On. Prof. RA FFAELE PAOLuccr, Vice Presiùcnte della Ca· mera ùei Deputati, Direttore ùella Clinica C hirurgica della R. Università dì Bologna:

La diagnosi precoce del cana·o. Martedì 22 (ore 18,45). -

Prof. CESARE FtwcoN I, Direttore della Clinica Medica

della R. Uni versità di Ro ma : Vita mode-ma (" malattie del •·immbio.

Marzo 19 58- XV/: Marccdì 1 (ore 18,45). - Prof. C ARLO 13EsTA, Direttore della Clinica Neuro logica della R. Università di Milano: Importanza sociale delle malattie neurologiche. Martedì 8 (ore 18,45). - Prof. CARLO VERCÈSI, Direttore d ella Clinica Ostetrica Gin ecologica della R. Università di Pavia: L'igiene della gravidan za. Martedì 15 (ore 18,4s). - O n. Prof. FRANCESCO vALACUSSA, Senatore d el Regno, Direttore del Preventorio t< Emilio Morosini '' della C. R. l.: Igiene Ìr1/antile. Martedì 22 (ore r8,45). - Prof. G. B. ALLARIA, Direttore deii'Jstituto di Pediatria della R. Università dì T orino : L'alimentazion~ del lattante. Martedì 29 (ore 18,45). - Prof. VITTORIO P uTTt, Direttore dell'« Istituto Rizzoli , e della C linica Ortopedica e Traumatologica della R. Universid di Bologna : Importan za

sociale de:lla lussazione cQ-ngenita de/l'anca e della sua cura precoce. Aprile 1938- XVI : Martedì 5 (ore 18,45). - Prof. Lu1c1 SroLVERJNt, Direttore d ella Clinica Pediatrica J e lla R. Università dì Roma: Enteriti infantili. Martedì 12 (ore r8,45). - Prof. DANTE PAcCHIONI, Direttore della Clinica Pedìatrica della R. Universìd dì Genova: Broncopolmoniti infantili. Martedì 19 (ore 18,45). - Prof. GIUSEPPE CARONI~, Direttore d ella Clinica per le Malattie Infettive tlella R. Università di Roma: La prevenzione t: la cura della difeetùe. Martedì 26 (ore 18,45). - Prof. DI NO FRONTAl.l, Direttore della Clinica Pediatrica della R. Università di Padova: La paralisi infantile.

Maggio '938 -XV/: Martedì 3 (ore t8,45). - Prof. UsALDO SAMMARTINO, Direttore dell' Istituto dì Farmacologia della R. Uni versità di P erugia: /ndicazio11i climatiche nell'infanzia.

Premio «Ettore Marchiafava ». La Commissione per lo studio e la prevenzione ddle grandi calamità, istituita presso la R. Accademia Nazionale dei Linccì in Roma, per onorare la memoria di Luigi Razza, di Ettore Marchiafava e di Mario Baratta, pone a concorso tre premi di lire 5.000 cìa~uno, a scadenza triennaJe, da :!~segnarsi una volta tanto. Possono prender parte al concorso soltanto g iova ni dì naz ionalità italiana, che abbiano conseguito !a laurea in una Università dd Regno, non anteriormente al quinquennio che precede il 31 dicembre 1936-XV. I lavori debbono essere inediti e non possono essere stati presentati ad altri concorsi, come deve dichia·rare esplicitamente il concorrente. Dovranno essere presentati od


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inviati alla R. Accademia dci Lincci, Roma, entro il 31 dkcmbre 1939-XVIII. Si fa cb· hligo di presmtarli in triplice copia dattilografata. I vincitori saranno proclamati nella seduta solenne del giugno 1940 · X VIII. Non è ammessa la divisione dei premi. Qualora nessun concorrente sia giudicato degno del prc· mio, la Commissione giudicatrice ha la facoltà di devolvere una parte della somma assegnata, come contributo d'incoraggiamento, a quelli dei concorrenti che riterrà più meritevoli. La Commissione per lo studio delle g randi calamità si riserva il diritto di pubblicare i lavori premiati nella sua serie scientifica. Il tema :lssegnato per il premio « Ettore Marchiafava >> è il seguente:

l problemi epidemiologici dell'Africa Orientale, con speciale riguardo a1 territori italiani. Si consiglia di seguire le direttive tracciate dal prof. Arcangelo Il ven to nello studio nel bacino del Mediterraneo » pubblicato nel secondo volume della serie scientifica edita dalla Commissione. « Le malattie epidemiche

Concorso per assistenti all'Istituto di Malariologia « Ettore Marchiafava '· E' aperto un concorso per esami per la nomina di trt: assistenti, con incarico della durata di un anno, con assunzione il ,• gennaio 1938 - XVI, presso l'Istituto di Malariologia «Ettore Marchiafava » (Policlinico Umberto I • Roma), diretto dal prof. Giuseppe Bastianelli. Gli aspiranti dovranno far pervenire la domanda, in carta da bollo di L. 4, con_ i documenti prescritti, non più tardi d elle ore x6 del giorno 15 dicembre, alla Segrctena del l' Istituto, cui potr~ essere richiesto il b<tndn di concorso.

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Direttore responsabzh: : Prof. Dott. LORETO MAZZETII, tenente generale medico. Redattore: Prof. Dott. VJRCINIO DE BERNARPJNis, tenente coloondlo medico.

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NOVEMBRE 19_17· XVI · TIP. REGIONALE • CARLO CATIANEO, :20

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Spedizione In abbonamento postale

Anno LXXXV • Fase. XII

PU88l/CAl/ONE MENSILE

DICE)fBRE 1937 ·XVI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Cum sanitate virtus in armis.

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


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TENDE COLONIALI• MATEDIALE PER ATTENDAMENTO

r.


DJCfMB~E

ANNO LXXXV • fASC. Xli

1937-XVI

GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Cum sani/ate 'Virfus in armis.

MINISTE~O

DELLA

OUE~RA

ROMA

' AMENTO. CONDIZIO NI DI ABBON t:~bbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio al prezzo dì L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali medici c chimici-farmacisti del R. Esercito, in servizio cd in congedo, il prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipate. Per gli stessi ufficiali e per quelli dclb Sanità militare m3Tittima, in qualunque posizione sì trovino, è ammesso un abbonamento cumulativo al Ciomale di Medicina Militare cd agli Armali di Medicina Navale e Coloniale al prezzo di L. 42 annue. Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di a11:ianità del Corpo sanitario militare è di L. ti.

NORME PER I COLLABO RA TORI. Le opm10ni manifestate dagli autori non impegnano la responsabilità del periodico. Agli autori sono offerti gratuitamente so estra tti con copt:rtma stampata, frontespizio, impaginatura e numerazione speciale. Gli estratti richiesti in numero magg iore sono addebitati a prc-t.zo di costo. Per disposizione del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriassunto (non pi•'• di 10 righe). Le spese per clichés e tavole fuori testo sono a carico degli autori. l manoscritti non si restituiscono.


SOMMARIO LEZIONI E CONfERENZE CASTELLANI. etiopico

Lo st~to >:t!litorio delle truppe itali:tnc nd conflim>

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LAVORI ORIGINALI DO!\'ATI. - Effetti lontani dclb splcncctomia per tr:lul11:t PIAZZA. L'importanza delle dcterrninniont antropometriche negli c'crciti c l'i nfluenza eh.- il >avizio milit:m: h:t sulla robustezza h~ÌC:t dci singoli incli\'idui. (Ricerche sui militari dd presidio di Firenze) (rominunzionr t' fine) TERRA-ABRAMI. - Il ~cn• i1.io .anitario sui piroscafi trasporto truppe in A.().l. (m:tggiu t935· XIll -aprik •937-XV). Dari statistici c considcr:t7.inni PANARA. - Due ,,s,crvazioni di :•~:cessi epileuiformi nel pcrilxlo prim:lri<) dd l'i nfez ione luctica

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA CUTIREAZIONE ALLA TUBERCOLINA lnt<'l't'JJr cpidnniologico dr/l" -ndl'cululto. - DWE:-'Et>EITt c B \LG.\IK tEs . FEBBRE GIALLA va,·c'ÙJazionc COIIII'O la - <'011 llii'IIJ [iuo pa il IO{'ino C

siero li11UIIJ0 inliUIIIIt'. -

$ ,\WY .. R.

FEBBRE ONDULANTE. Signifimto ddh1 mosca dom.-uic.·a nella diOuNu.Ro sionc dd/a FEBHRE RICORRENTE pucrt•azioni Jttlltt - da zad•c· in f'alatina. A1JJ.I:.R

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SGHlt.»tR

FF.RBRE RICORRENTE Sulla - in Abis.cinio. BKt":-'s IMMUNITA · . Su//'azion~ dt'i prodoui t/if,lft·gmtic•i dt'i llaurri c w/la loro JJCIItntli:~tJzionc pc·r mezzo dì una nuot'll forma di -

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LESIONI TRAUMATICHE DEL CRANIO. Sulla curo dd/c - V.•:-- Ru:!; OSTEOMIEUTE ACUTA Prinripi wl trauommto dell' - <' dd/e -"'~ complimzioni. PIIJUt>owtc.:z OTITI Alcuni ri/irvi sui lllt'lodi omili11ri d 'esame n~l/c - medie acute suppumtÙJC'. - \VASOWSKl' . Pr\ROTITE (l.tt) SATURNINA. - Dr. M.\JO ST:\FILOCOCCO A propo.cito di una porticolttrc proprietà agglli/ÌIJ(/11/c cscrrit~tta dal pla.<ma drrolrlfo Jugli stipiti di appm·teflcnti alle varit·tù P1~ ETTI patogenr. in rapporto alla formu/" lcucocitario r alla si<'rO<~N:Iutimtzinne verso i gumi più c'OIIItllli della flora tonsi/larr t' il lme'illo di Kod1 . - l't EKt c IJEt.u lh~t. \, TRACOMA. Cont•·illwo ulln .rtudto della patologia c della nuoc•a terapia dd - MEw"' . URETRITI, EPIDIDIMITI ED ORCHIEPIDJl)JMITI POROADENITICHE. RJ7.7.0JI'. I:.R() c FR:\;o\<":111

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« TEST TONSILI.ARE » Il -

CONfERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEOLI OSPEDALI MILITARI RIVISTE MEDICHE MILITARI . NOTIZIE INDICE GENERALE.. DELLE MATERIE E DEGLI AUTORI PER L'ANNO 1937 . COLLANA MEDICO-MILITARE

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lEZIONI E CONFERENZE - - - ·· ----

SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE

LO STATO SANITARIO DElLE TRUPPE ITALIANE NEL CONFLITTO ETIOPICO Conferenza tenuta il 13 maggio 1937-XV dal Senatore Prof. Aldo Castellani, conte di Chisimaio, tcn. gener:~le medico R. M., Ispettore gen. su p. dei Servizi sanitari militari c civili dell'A. O . durante la guerra etiopica

Or sono due anni, in molti giomali esteri si poteva leggere, quasi quotidùmamente, la seguente frase: « Se vi sanì una guerra itala-etiopica, i' esercito italiano no1t sarà battuto d~t!le armi abissine, ma dalle malattie e dalle epidemte >> . I critici basavano questa opimone sulla storia, perchè in tutte le guerre tropicali combattute con truppe bianche, le perdite da malattie sono state sempre cosprcue. NeLla spedizione del Madagascar (marzo-dicembre 1895), ad esempio, gli effettivi bianchi dell'esercito francese <.'Oilsisteva11o di 9600 uomini, ed in circa dieci mesi vi furano V 4 7 decessi da malattia. Nelle operùzioui belliche nel KamermJ i TcdeJchi ebbero una mortalità per malattia superiore del 112 per mille, mentre in Patria avevano tma mortalità del 5 per mille. Nella Guerra Boera il numero dei morti per malattia in confronto al numero dei morti sul campo e per ferite fu nella proporzione di 1,98 a I , quindi il 11umero dei morti per malattza fu praticam ente il doppio di quello per offesa nemica. Riguardo alla mortalità durante la Guerra Boera, gli autori i11glesi se ne occupavano cominciando dal 10 febbraio 1900, per la ragim1e eh~ solo da quella data si hanno statistiche. Nello specchietto ufficiale pubblicato dal British Medicai Journal (numero del 18 gennaio 1902) per l'anno 1900 11011 vi è 1zeJsutta cifra per il gennaio, n è per i primi giorni di febbraio, nè per l'ultima settimana di febbraio; considereremo quindi il periodo di sette mesi cl1e va dal I" marzo 1900 al 20 settembre 1900. Durante questo periodo vi furono nelle truppe bianche amm01;tattti da prima a 194·000 uomini (secondo alcuni autori 156.ooo) e poi a 200.000 upmini (secondo alcuni autori 176.ooo), 5.219 decessi per malattia, traumatismi non inclu.ri. Statùtiche per tutto l'esercito durante i primi mesi (la guerra commciò il 13 ottobre 1899 con forze britmmiche inferiori ai so.ooo uomim) non sono pubblicate, ma esistono statistiche parziali di uno o due settori. Le truppe bianche a Ladysmith ammontauti a 13.496 uomini ebbero durante i primi quattro mesi (novemb1·e 1899 - marzo I9QO), 10.618 ospitalizzati. Perdettero 3932 uomini, la maggiorauza per malattie. Durante la Guerra Mondiale il Corpo di Spedizione Britannico cotJtro i Tedeschi in A frica Orientale si componeva di poco più di 50.000 uomini.


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LO STATO SANITARIO DELLE TkUPI'E ITALIAI'\E ECC.

In .meno di 18 mesi vi furono 2.794 morti per cause belliche e 6.308 per malattia. Durante la stessa guerra le truppe alleate in Macedonia e Gallipoli ebbero perdite fortissime. In Arabia il Corpo di Spedizione inglese, forte di circa 100.000 uomi11i, fu affetto da molte malattie; soltanto di colpo di calore vi furono, uel 1917, 6.242 casi co11 542 morti. La guerra etiopica cominciò il 3 ottobre 1935 e termùzò il 9 maggio 1936, con la proclamazione dell'Impero. Durante questo periodo le truppe nazionali del fronte nord e del fronte sud, comprendmdovi la Milizia Nazionale, l'Aviazione, i Carabinieri, gli effettivi di Marina a terra, i nuclei operai organizzati in cerztm-ie militarhzate con ufficiali del R. Esercito ascesero a ctrca soo.ooo uomini. E' la prima volta nella storia del mondo, io credo, che una così impo11e11te massa di truppe bianche è stata portata ed ha combattuto in zona tropicale, gran parte della quale (Somalia) era a clima torrido. Il pensiero di mezzo milione di giovani nostri soldati in zona troplctde fece tt·emare il cuore a molti. Ma il Capo del Governo, Gerzio lungit;eggerzte intuì subito che in una guerra coloniale la pre-parazione medica è altrettanto importante della preparazione puramente bellica ed a tal riguardo Egli dette direttive e prese misure semplici ed efficaci quali ad esempio liberalità nell'invio di personale e di materiale; :1 personale doveva essere efficentemt:11k addestrato prtma di partire; coordinazione dei servizi medici dell'Esercito, Milizia, AerotJautica, Marina e Colonie. Po.cso atte•tare che le richieste di personale medico e materiale furono alle volte raddoppiate dal Capo del Go· vemo e che in certe occasioni l'imbarco deL materiale sanitarìo prese preceden z a sull'imbarco del materiale di guerra.

Organizzazione medica generale in A. O. L'Esercito aveva itz A. O. durante il periodo !,e!lico: I. 135 ospedali di base e da campo. Ciascun ospedale possedew utJ laboratorio batteriologico ed un gabinetto radiologico; 55 ospedaletti someggiati (sezioni di sanità someggiate); 13 unità chirurgiche; 15 ambulanze radiologiche; I I ambulanze odontoiatriche; 4 istituti centrali di analisii 12 sezioni di disinfezione; 6 stazroui di bonifica; t39 potabili::::zatori; 4 magazzini generali di materiale sanitario. Tutti i servizi ftm::::ionarono bene. Speciale mmzione deve farsi dei çervizi chirurgici: basti rammentare il magnifico ospedale chirurgico


LO STATO S:\~ITARIO DELLE TR UPPE

ITAU t\~E

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ECC.

una vera clinica rmiversitaria - diretta da S. E. il colonnello prof. Paolucci; l'ospedale chirurgico diretto dal capitano 011. prof. Chiurco. I servizi stomatologici diretti dal capita11o prof. Palazzi furon'J di grande utilità e frmzionarono in modo perfetto 2. La R. Martua aveva 20 ospedali ed infermerie lungo le coste e otto navi ospedali spleudidamente equipag;;tate, sei delle quali ad aria refrigerata e condizionata. 3· - La R . Aeronautica aveva 22 infermerie. Vi erano due ambuiatJZe aeree. La via aerea non fu molto u.•ata per lo .'gcmbero e trasporto dei feriti e dei malati. 4· !t servizio coloniale medico riorganizzato e vivificato da S. E. Less011a mise a disposizione della Sanità Militare i suoi tre11ta ospedali, infermerie e laboratori nelle due colonie. Questo .;ervi:ào dovè molto durante la guerra all'opera ammirevole' e costante di S. E. Guzzoni V. Governatore dell'Eritrea e a S. E. De Rr~beis, V. Governatore della Somalia. 5· - In A. O. L'Alto Coma11do dette sempre gra11de importanza cdl 'organizzazione sanitaria. In Madre Patria lo .;volgersi delle operazioni sanitarie in Africa Orientale fu secondato con opera iudefes.;u e sapiente dalla Direzione di Sanità del R. EJercito (con a capo il ten. generale medico Franchi), _;plendidamente coadiuvato dal generale Maz.-:.etti, generale Santamaria e tanti altri z4ficiali ~uperiori tra i quali il maggiore Antonio Angelini, dalla Scuola di Sanità M ilitare (co11 a capo il direttore colonnello Giordano, il vice- dtrettore ten. colonnello Bruni e tutti i valorosiSJtmi insegnantz), dalla DirezÌQne di Sanitiì. ,della Regia Man'na (co1l a capo il ten. generale medico Falso), dall'Ufficio di Sanità della R. Aeronautica (colonnello Arturo Moua(.'o), dalla Direzione di SmJità della Mili -:;ia Na::;ionale (con a capo il luogotevente generale medico .De Plato), dalia Direzione della Sanità Pubblica (con a capo S. E. il prof. Petragnam), dai Laboratori di Sanità Pubblica (con a capo il prof. Marotta). La loro opera preziosa ed ef/icace potè esplicarsi in modo perfetto grazie al/'i1Jteresse continuo addirno.•trato nelle cose sanitarie da S. E. BaiJtrocchi, da S. E. Cauagnm·i, da S. E. Valle, da S. E. Starace, da S. E. Lessona e da S. E. Buf]ar1ni Guidi.

Personale medico e sanitario. Vi erano in Africa:

Ufficiali Medici del R. Esercito c c!clb Milizia Ufficiali Medici della R. Marina Ufficiali Medici della R. Aeronautica Medici delle Colonie .· Totale

2.:ws

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LO STATO SA:'\ITA RI O DELI.F. TRGI'I'F. IT:\Li t\:'\E ECC.

Vi si possono aggiungere una mezza dozzina di medici di aziende private, quali la Ditta Gorzdrand, clze fu1'0no sempre protJti a dare il loro aiuto ai colleghi militmi e fu1·ono qualche volta impiegati ufjiczalmente. Tutti i medici fecero il loro dovere magnificamente. Secondo il desiderio del Capo del Governo la grarzde maggioranza degli ufficiali medici del R. Esercito destinati. in Africa Orientale, prima di partire, seguirono un corso alla Clinica delle Malattie Tropicali di Roma. Ufficiali Farmacisti. Vi e1·ano iu Africa 178 Uf(:cia!i Farmacisti del del R. Esercito e IO della R. Marina. Cappellani Militari. Strettamente parlando, i Cappellani non apparte11;ono all' orgauizzcnioue sanitaria, ma passano molto tempo negli osped(di a confortare gli infermi e sono molto in contatto con i soldati; quindi possono essere di grandissimo aiuto per convincerli deLia necessità di certe misure profilattiche, come per esempio la profilassi malarica. Vi furono 268 Cappellani Militari co11 le truppe e IO Cappellani della R. Marina sulle navi ospedali e co1t la Marina a terra. Tutti svolsero la loro opera in modo ammirevole. Sorelle della Croce Rossa It:tliana (sulle navi ed a terra in Africa Orien· tale) 384. Tutte detterCJ cou abenegazione la loro opera e fra esse, fulgido esempto, S. A . R. l. la Principessa di Piemonte. La nostra 1'Ùpettosa gratitudine vada alla Augusta Principessa che prima Ìtliziò fitt dalla guerra Libica il sen·ù:.io delle Sorelle Voloutarie: S . .4.. R . la Duchessa Madre d'Aosta. La marchesa di Targiani, infaticabile Direttrice delle Sorelle della Croce Rossa Italiana, dispose che tutte le sorelle destinate in Africa Orietltale, prima di partire, facessero u11 corso alla Clinica delle Malattie Tropicali.

Suore Ospedaliere e Missioniarie di vari Ordini 200. Tutte accudirono con prof011da dolcezza al sollievo dei malati.

Soldati di Sanità ed Infermieri 15-500. Buoni e bravi, sempre pronti non solo all'assistenza dei malati, ma anche quando questi erano scarsi negli ospedali (e ciò avvenne spessissimo) ad andare volontari a costruire strade, forti e trincee. Infermieri di mari na (Julle navi ospedali, navi da guerra e a terra) 639· Tutti bene addestrati, fecero ottimo servizio. A capo dei servizi sanitari era in Eritrea un maggiore generale medico di grande cultura e di grande esperienza (il generaie Martoglio), in Somalia un espertissimo colonnello medù:o, un mio antico compagrJO di scuola (il colonnello Maurizio Bedei, adesso gerwrale), .;u!/t navi ospedali un colonnello o tenente co!om!ello medico anziano per ognutJ!l (Andruzzi, Gelonesi, Peru<:zt, Caselli, Ceccherelli, Cavallini, M arco ne, Basile, Maiorca, Rallo, Mich e/etti, Martorano, Anrlrenellt). SERVI ZI SANITARI. -


LO STATO SJ\NITARI O DELLE TRL' PPE ITAI.I.\:-\E ECC.

Alcuni mesi prima che le osti1It,1. ìni:::.,rt.;J·ero S. E. il Capo del Governo creò il posto di Alto Consulente Sanitcn-io ed Ispettore Superiore Generale di tutti i serviz i sanitari militari, navali, coloniali e civili per l'Africa Orientale, onde avere un indirizzo temico unico e una coordinaztone di tutti i servizi. E' un posto tJuovo ·nella storia dC'IIa ·Medicina Militare. A lui S. E. il Capo del Govemo, Ministro per le Forz e ArnJ.Jte e Mi!ìistro per le Colonie uffidò tra gli altri compiti quel/r; cc del coordinamento e della sorveg/içw z a di tutti i Servizi Sanitari Civili e Militari della Madre Patria e delle ColoNie per l'Africa Orientale ». Ebbi il grandissimo onore di essere cluamato a coprire tale posto. Questa brevemente la organizzazione sanitaria. Studiamone i risultati, che possono essere almeno in parte aJ·critti ad e.isa, in riguardo speCialmente alfa prevalenza di malattie cile comunemente aUI1ggono gli e.;erciti in campagne coloniali.

Malaria. In molte guerre culomali e non coloniali del pas.;ato la malaria è stata un flagello che ha inlerferito grandemente su/te operazioni belliche. Nelia guerru mondiale (1914-1918) La causa vera che paralizzò l'avanzata degli eserciti alleati in Macedonia per tanto tempo fu la malaria. Nella famigerata valle ddlo Struma, ho visto reggimenti che avevano il 95 per cento dei soldati c degli ufficiali affetti dal morbo dopo un mese della loro venuta da Salonicco. Anche in Albania il numero dei soldati tl_fjetti fu grandissimo. Nel 1916, nel Corpu di Spedizione Britannico in Macedonia, con una forza di 123·394 uomini fra .w !datt e ufficiali, vi furono v.or8 casi di malaria ospitalizzati con 287 decessi. Nel 19r7 la forza dell'esercito inglese in Macedonia fu di 182.583 uomini (mdusi gli ufficiali) e vi furono 71.455 casi t..'t malaria ospitalizzati con 240 decessi. La maggioranza dei c·asi, ctoè 60.977, avvenne durante un periodo di sette me.•i, dal maggio al novembre, che è la stagione ma/arica nei Balcani. Nei tropici non vi è una vera e propria stagione malarica, poichr: si estende in genere a tutto l'anno, con alcuni periodi di maggiore intemità. Nel 1918, con un Corpo di Spedizione di 128.747 soldati e ufficiali, vi Juro110 in Macedo11 ia 59.220 casi di malaria ospitalizzati con 300 decessi. Nei Corpo di Spedizione Britannico in Africa Orientale nel 1916, forte di crrca 58.ooo uomini, vi furono, durante u11 periodo di sette mesi (giugno dicembre) 50.768 casi di malaria ospitalizzati con 263 decessi. Nel 1917 la forza media del Corpo di Spedi~ione era di 50.702 fra soldati e uffictali: tutti i soldati. ed ufficiali ebbero la malaria e vi furono 499 decessi da tale morbo.


LO STATO SANITARIO DELLE TRUPPE ITALIANE ECC.

Durante la nostra recetzte guerra, invece, ,·ontro l'Etiopia, la malaria non ha mai dato realmente serie pre.occupazioni ed è da notarsi che ml fronte nord parecchie zone, quali il Mareb, erano fortemente malariche e sul fronte sud tutte le zone di operazione erano intensamevte tali, la malattia essendo assolutmnente generale nella popolazione indigetJa somala. Vi furono naturalmente un certo numero di casi e qualche rara perniciosa, ma il totale dei casi e la mortalità furono infinitamente minori a quello che ci .si spettava. In un esercito bianco ammontaute approsimativamente a mezzo milione di uomini abbiamo avuto un totale di 1.241 casi uspitalizzati di malaria primitiva e .L09) ammissioni per recidive: totale 2.334 ammissioni ospedaliere per malaria con 23 casi di morte. In tali cifre sono inclusi i casi di emoglobinuria tropicale, che furono pochissimi. Secondo la esperienza della Macedonia e dell'Africa Orientale tedesca durante la guerra mondiale si dovrebbe aver avuto al minimo 200.000 casi e tre o quattromila morti. Quali misure profilattiche furono prese ? In pratica si vide presto clze con truppe continuamente in movimento, le misure di protezione mecca-nica, quali reticelle, zanzarier.e, maschere, guanti e le misure antilarvali erano spesso impossibili. Tali misure furono prese ove fu possibile. Fino dall'inizio si insistette sulla profilassi chininica: ogni soldato riceveva tre pastiglte al giorno di chinino dello Stato (bùolfato o bicloridato, 20 centigr. ciascuna pastiglia) e le prendeva: l'esempio veniva dall'alto: alla mensa di S. E. Graziani, il GetJerale e tutti gli ufficiali prendevan'O regolarmente il chinino prima di ogni pasto. S. E. Sturace sul fronte nord prendeva il chinino e ciò mi facilitò molto la profilassi chini11ica tra le Camicie Nere. In Somalia trovai un gruppo di Camicie Nere u11 po' restie a fare la profilassi chini11ica; il Vice Caposquadra, che era stato a lungo nel Brasile, affermava che il miglior mezzo di profilassi era bere una buona quantità di vino t'OSSC! giornalmente : « più la località è malarica più vino rosso deve beversi » . Quando seppe però che S. E. Starace preudeva il chinino si ricredette o, per essere più esatti, aggitmse la profilassi chi12Ì1J1ca a quella da lui c. dottata. Deve notar.ri che il pr·ofilattico in cui egli aveva realmente fiducia era otte1libile solo in pia ·ola quantità, e soltanto la sera. l soldati sapevano anc/1e che l'ufficiale medico poteva facilmente scoprire se avevano preso il chinino o no: rspezioni era11o frequetltemente fatte ed un soldato, ogni ro o 20, era fatto venire avanti e doveva urinare: l'urina ve11iva subito esaminata col reagente di Tamet. Se, dopo l'aggiunta di 5 gocce di Tatlret l'urina rimane li m pida vuoi dire che il chinino non è stato preso. In Somalia fu istituilo uno speciale servizio anttmalarico CO!J parecchi ufficiali medici, tra cui è d(Jveroso 1Wminare il magg. prof. Camis ed il magg. Ribolla, il cw solo compito era la profila.c.çi antimalarica. I risultati furono ecce/lcntt.


LO STATO SANITAR10 DELLE TRUPPE ITALIANE ECC.

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Dissenteria. La dissenteria è stata sempre uno dei peggiori flagelli degli esercrt1 m campagna. l generali de/t'antichità temevano il cosidetto «flusso sanguigno » più delle armi nemiche. Nel Medio Evo La dissenteria fece strage durante tutte le Crociate. Nel 1270 , durante la VII Crociata, a Tunisi e a Cartagine, un'tnfinità di soldati <.-ristiani morì di tale morbo, tra cui Re Luigi di Francia e suo figlio Tristano . In tempi moderni e contemporanei basta rammentare le spaverztose perdite per dissenteria avute dai Francesi nelle operazioni belliche dell'Algeria e di Tunisi, nella guerra dell'lndocina, nella spedizione del Madagascar. Nella guerra Boera, più di un terzo dell'esercito soffrì di tale morbo. Durante la guerra mondiale, il Corpo di Spedizioni Britarmico a Gallipoli, che consisteva di u2.677 soldati e 4.161 ufficiali, ebbe, nel corso della campagna che durò circa otto mesi, dal 24 aprile 1915 all'8 gemJaio 1916, 29.728 casi ospitalizzati di dissenteria con 811 decessi; più di una quarttl parte dell'intero Corpo di Spediz iorJe fu colpita da questa malattia. Se aggiungiamo i 10.383 casi di diarrea ospitalizzati, vediamo che più di un terzo dell'zntero Esercito soffrì di gravi disturbi intestinali necessitanti il ricovero in Ospedale.

Nel Corpo di Spedizione Ù'J Macedonia, la cui forza nel 1918 fu di 128.747 uomini, vi furono durante quell'anno 24.245 casi di dissenteria ospitalìzzati con 480 decessi. Nel Corpo di Spedizione Brttannico in Africa Orientale nel 19r6, irz un periodo di sette mesi (giugno- dicembre) con una forz a di 58.II4 so/dati ed ufficiali, vi furono 8.902 casi di dissenteria ospitalizzati, con 306 decessi. N el 1917, con una forza di 50.702 uomini, vi furotzo 1 4.045 casi di dissenteria ospitalizzati - quasi un terzo dell'esercito - con 429 decessi. Come è beve risaputo, vi sono due forme di diHentet:ia, l'amebica e la bacillare. La grande maggioran~a dei casi in Africa Orientale è stata certamente amebica; invero tutti i casi di dissenteria occorsi in A. O. furono diagn osticati ufficialmente come amebici. Non si può escludere che qualche errore di diagnosi differenziale tra dissenteria amebica e dissenteria bacillare sia avvenuto, ma quello che importa a noi per il paragone con altre guerre è ilrJumero totale dei casi d1 dissenteria clinica e la mortalità. Durante la guerra Etiopica noi abbiamo avuto un totale di 453 casi ospitalizzati di dissenteria, senza mortalità. Un solo caso morì qualche giorno dopo terminata La guerra, per Ulla complicazione (polmotJite). Si può dire, quindi, con e.;attezza, che durante la guerra non si ebbe alcun ~·aso di morte per dissenteria. Secondo le esperien.z e delle guerre coloniali pàssate in cui truppe birmche sono state impiegate in graJt numero, ·noi si avrebbe dovuto avere al mmimo tra gli So e i roo mila casi di di.csenteria con tre o quattromila morti.


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LO STATO St\NIT;\RIO DELLE. TRUPPE ITALIANE ECC.

Misure profilattiche prese contro la dissenteria. r. - Precauzioni in riguardo all'acqua. Gli ufficiali bevevano quasi dappertutto acque minerali imbottigliate i~t ltaha. r;rediJ sia la prt1Hn volta nella storia delle guerre coloniali che si sia fatto uso così forte e generale di acque minerali. Enormi carichi furono inviati in Africa Orientale. A Massaua e a Mogadij(ÌO si pMevano vedere montagne di ca.rse di acquil S. Pellegrino, Fiuggi e tante altve. l servizi di lntetJde?tza erano così bene organizzati che a tutte le meuse ufficiali, anche vicinissime al fronte, si poteva quasi sempre avere acqua minerale. Per i soldatt, e s'intende bene in a/ermi casi anche per gli ufficiali, si adoperò acqua ottenuta localmente da pozzi o, nelle vicinanze dei fiumi, quali il Giuba e lo Scebeli, da questi. L'acqua venivu purificata con vari metodi: a mezzo dì potabilizzatori, di distillatori e con la clorizzazione. Nelle regzoni torride quali la Somalia in cui la dissenteria è per lo più di erigine amebica, a!Jbiamo dato molto p iù importanza alfa ebolizione che alla clorizzazione, perchè il cloro in quantità che 11011 rende impotahile l'acqua 11011 distrugge le cisti di amebe: ciò fu dimostrato dal Servizio Sanitario America110 durame l'epidemja di Chicago: bisognò aggiungere alla clorizzazio11e la filtrazione. In Somalia, in parecchie zone, all' e11trata di ogni cucina e di ogni latrina vi era u n reczpiente, per lo più una latta di benziua fuori uso, da cui cadeva goccia a goccia una soluzione di !isolo al 2 % per mezzo di un beauccio affilato di ferro o tubo di caucciù con cannelletto affilato di vetro. Il cuciniere prima di entrare in cucina esponeva Le ma11i e raccoglieva qualche goccia : si fregava quindi le mani senza asciugarle. At~clze se le mani bagnate trasportuvauo un po' di bsolo sui cibt, la quantità era troppo lieve per arrecare alcun male. l soldati dopo essere stati alla latrina dovevano fare io stesso. 2. Misure contro le mosche. - [_~ solite ben conosciute. Fu trOtlato molto utile il F!it e prodotti nazionali simili. 3· - Fascia addommale di lana. - Que.1ta mimra è stata uu po' criticata come misura profilattica da donnicciuole. Non vi è dubbio, però, secondo la mia espertenza, che è misura t-ttile; la fascia di la?Ja prevenendo i raffreddamevti subitanei dell'ad dome può prevenire indirettamente lo svilttppo della disse1zteria clinica, nei portatori ad esempio. Uno svantaggio della fascia addominale è che spesso sulla pelle protetta da essa si forma una eruztone di lichene tropicale, cosa tJoiosa ma non grave. Tra due mali sccglict·c il minore. 4· - Vaccini. - NotJ sono stati usati per le seguenti ragioni: 1) si sapeva che in Africa Orientale la massima parte della dissenteria, c:ra anu:blca; 2) i vaccini di:.rentertci per via sottocutanea, se cotJtengono il bacillo Shiga- Kruse, producono forte reazione, anche quando sotzo preparati con metodi moderni; 3) i vaccini per via orale non l1am:o ancora dato risultati


LO STATO S:\:-.=ITARIO OF.LLE TR UPPE IT!\1.1.\:-.IE ECC.

probativi. Due dei miei assistenti ed io stesso nel 1935 prende m m o tutt1 1 giorni per due mesi un cucchiaio di varcmo mùto liquido /OJ·molato. Nè al termine dei due mesi nè di poi potemmo mai notare la m inima qu:wtitù di agglutinine nel sangue. Naturalmente agglutinine ed anticorpi immunizzanti 1zotJ sono la stessa cosa, ma spesso si producono p«rallelamente.

Batteriofago. - l/ batteriofago di d' H erel!e come preventivo non fu usato altro che su minimissim a scala per la ragione che si conosceva che la dissenteria era in grande prevalen -;.a amebica, e del resto vi è aucora discus,(ione anche sul punto se rea/ mente e;so previene da disseuteria batterica. Fu somministrato, ripeto, a pochissimi ùulividui (;' 11 0 n è possibile venire a delle conclusioni. Tengo a ringraz iare vivamente il prof. d'Herelle per la sua generosità nell'inviare gratttitamente il batteriografo polivalente intestinale. Prevenzione Chimica o Terapeutica. - A lcuni pochi ufficiali presero una o due pillole di yatreu giomalmellle, altn una tavoletta dì stovarsolo due volte la settimana, ma il loro numero fu troppo esiguo per fare delle conclttsiont. H o l'impressione che questo tipo d1 profilassi potrebbe essere utile in certe circostanze. Sforlunatame?Jte il yatreu c simili preparati sono molto cari. En passant mi permetto mmmeutare che nella cura dell' amebiasi abbiamo un medicamento che travasi dappertutto e costa pochissimo in confronto all' yatren, e all'enlerovioformio, e cioè: l'iodoformio: uno o due cachets di gm. o,o5 due volte aL giorno per dodici giorni. Non è stato provato nei riguardi della profilassi.

Tifo - paratifo. Le infezioni tifo- paratifiche sono state comummme in tu:te le passate guerre coloniali. Nelle operazioni belliche di Tunisia da parte dei Francesi nel x881, vi furono nelle loro truppe ammontanti a 20.000 uomi1Ji, 4.200 casi di tifo. N ella guerra Boera vi furono 59·750 casi di tifo in un esercito della forza media da prima di 50 .000 e poi gradatamente di circa x86.ooo o 200.000 uomini. Nella guerra lspcmo - America1la (I8S~8) gli Americani inviarono a Cuba una spedi::::ione di I07·973 uomitzi. Durante poco più di sette mesi, circa la stessa durata della nostra guerra, vi furono 20.738 casi di tifo. In Somalia questo gruppo di malattie è stato quasi completamettte assente. ltl Eritrea vi sono stati un certo numero di casi, ma il totale è stato inferiore a quello avveratosi nello stesso periodo di 1tempo e nello stesso numero di truppe in Madre Patria. DuratJte la guerra Etiopica noi abbiamo avuto un totaLe di 458 casi (i casi furo1lO rarùsimi i1l Somalia). Secoodo l'esperienza delle passate guerre coloniali ci dovevamo aspettare una cifra


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LO STATO SAl"JTARIO DELLE TRUPPE ITALIANE ECC.

dJ almeno 50.000 cas1 con parecchie migliaia di decessi, la mort({lità

essendo altissima nelle guerre coloniali, causa princtpalmente il clima, i disagi e l'affaticamento. T ra le previgenze prese, una molto importante è stata la vaccinazione. Si è usato il tetravaccino da me preparato molti anni or sono al Ceylon e poi nella guerra mondiale: dà immunità per quattro infez ioni: tifo, para A, para B, colera. Vedasi le interessanti pubblicazioni al rigtwrdo del maggiore medico igienista Confaloni. Questo vaccino - conosòuto col nome di Vaccino Misto Castellani (T A B C) è stato preparato su larga scala dai Labor:nori dell'Istituto di Sanità Pubblica (Mini· stero dell'Interno) e da Istituti privati. Un eme. di vaccino contiene circa un miliardo di bacilli del tifo, 750 milioni dì paratifo A, 750 milioni di par;Hifo B, 5 miliardi di vibrioni colerici. Posologia cd uso. Le dosi da us:~rsi ~ono eme. o,so per la prima iniezione; eme. 0,50 per la seconda; eme. 1 per la terza. Le iniezioni si praticano ad una settimana di distanza l'una dall'al tra, la ~cr:l, prima del riposo, scguend<' le consuete norme di asepsi ed antiast'psi. Nelle 24 o 48 ore susseguenti alla iniezione si eviterà il lavoro faticoso. Durata dell'immunità. L'immunità alle infezioni tilica e paratifica dura ctrca un anno. L'immunità all'infezione colèrica dura circa quattro mesi. Nel caso di individui espcsti continuamente alla possibilità di infezioni, s.i opc· rerà la rivaccinazione tifica c par:Jtifica dopo un anno, la rivaccinazione colerica dopo tre

mesi. In quest'ultimo caso si potrà adoperare sia il vaccino misto sia il vaccino coleric!> semplice. (Consen·arc le liak· tn lttogo fresco c :ti riparo della luce. Agitare bene prima dell' uso).

Tifo petecchiale. E' una delle malattie più tmporta11ti degli esercztt m campagna. Baskl ramme11tare la terribile epidemia di tifo petecchiale nell'esercito serbo in Macedo11ia; un quarto di e.>so fu dzstrutto da tale malattia. Durante la re· ct1lte guerra gli abissini, secondo notizie datemi dai medici stranieri ad Addis Abeba, ne ebbero migliaia di casi; si calcola un minimo di 20.000 . Nei nostri e.rerciti non si ebbe neanche un caso. Quale è la ragione ? La rigo· rosa pulizia delle 1WJtt·e truppe, mentre i soldati etiopici prese·ntava7JO spessissimo una injestazio11e ila pidocchi.

Febbre ricorrente. Dove vi è tifo petecchiale vi è generalmente ancht febbre rlcorrel)tc, perchè le due malattie sono inoculate dallo stesso insetto. Le truppe abissi11e hanno sofferto moltissimo di febbre ricorrente: secondo notizie daterni da medici stranieri ad Addis Abeba si può calcolare tra i 20 e i 30 mila casi. Nelle 110.1tre truppe è stata malattia eccezionale: abbiamo avuto un totale di 1 7 ca.•i sen za a!ctm morto.


LO STATO SAN ITARIO DELLE TRUL'I'E ITALIANE ECC.

Vaiuolo. Numerosi casi negli esercttt abissini. Era com une anche nella popolazione civile. Durante i primi giorni dell'occupazione di Addis Abeba io vidi con i miei occhi parecchi casi che passeggiavano tranquillametlte nel mercato pubblico: furono prese immediatamente le misure necessarie di isolamento. Nel nostro Esercito abbiamo avuto un solo caso, e guarì completamente.

Colpo di calore. In altre guerre il colpo di calore ha prodotto numerose perdite : come ho già accennato, durante la Guerra Mo11diale, nella campagna della Mesopotamia, nell'Esercito Inglese, ff)rte di circa IOo.ooo uomini, vi furono, nel 1917, 6.242 casi con 542 decessi. Durattte la Guerra Etiopica nelle truppe abbiamo avuto un totale di 30 casi con 7 defessi. Le precauzioni principali sono state le seguenti: 1) l'uso dei ca_;co da parte di ogni soldato; 2) nessuna bevanda alcoolica, neppure un bicchiere di vino, eccetto dopo il tramonto; 3) ogni qualvolta è stato possibile st so11o evitate le marce e le truppe si sono mosse its colonne motorizzate. Numerosi esperimenti eseguiti nella Clinica delle Malattie Tro picali di Roma nelle ore meridiane dci mesi di luglio, agosto e settembre del 1935 e 1936 hanno d imostrato l'importanza dei fogli di alluminio per mantenere più bassa la temperatura degli elmetti tropicali. Si confermano alcuni vecc hi risultati di Chalmers e miei al Ceylon e le ricerche recenti di Crowùcn e di altri esc.guiti alla Scuola di Igiene e Mctlicina Tropicale di Londra allo scopo di uti lizzare le proprietà di bassa emissione c alta ri tk"S· sione dd calore radiato posseduta dai metalli lucenti come ad es. i fogli di alluminio. Si riscontrò però che l'alluminio a pplicato interna mente ad elmetti k:Jki forniti da varie d itte dava eHetti minimi, mentre migliori risultati si ottennero coll'applicazione esterna. Per evitare l'aspetto scintillante Jcll'alluminio, al <.li ~opra del fogl io di alluminio si applicava una sottile tela azz urra o bianca; con questa cope rtina di tela però b temperatura interna del casco è di solito un po' più elevata cd occasionalmente molto più alta dj queila ottenuta col!'uso del ~olo alluminio, ma minore di quella degli elmetti ordinari ; la tela color kaki annulla spesso l'azione dell'alluminio. Un metodo semplice per rendere più fresco un comune elmetto tropicale è il seguente: si applica sulla superficie esterna ddl'elrnetto un largo foglio di alluminio, un po' più spesso di quello che si usa per avvolgere il cioccolato, rnoJellandolo con la mano in modo da renderlo più aderente pos~ ibilc all'elmetto, esso rimane a posto permanentemente. Non si usa gomma. I fogli di alluminio costano pochissimo. Al di sopra dd foglio di alluminio si mette una foderina bianca o bleu pallido, semplicemente per rendere l'elmetto meno visibile da lontano. Come ho già detto l'aggiunta della foderina bianca o bleu pallido non migliora i risultati : anzi la temperatura dentro l'elmetto è un pochino più alta di quella che si ottiene usando il solo foglio di alluminio, ma sempre molto piì'l bassa di q uella che d osserva in un comun e elmetto .


LO STATO SA NITARIO DELLE TRUPPE rrALIANE ECC.

Gran parte dei risultati ottenuti sono riassunti nelle seguenti tabelle: TAVOLA

l.

Elmetti tropicali senza fogli di allumÙ1Ìo. TFMI'FRUURA DE!'(TRO IL CASCO

Elmetto I (controllo) . Elmetto 1I (controllo) . Elmetto con copertina esterna bùmttì Elmetto con copertina esterna I'OJSa Elmetto con copertina esterna nera Elmetto ricoperto da stoffa bianC(l esternamente e tela nera al di sotto della stoffa bianca .

TAVOLA

n. -

dopo

dopo

30 minuti al ~olt=

6o minuti

ol sole

dopo 120

minuti

•l sole

42° 43°

43° 43°,5

43°,5 44°

38°,2

41",3

-

41

50"

41",3 52°

-

44"

46°

-

-

Elmetti tropicali con lamine di alluminio. TF.MPERATURA DENTRO I L C.o\SOO

dopo 30 minuti al sole

Elmetto con foglio di alluminio all'tnterno Elmetto con foglio di alluminio all'intemo Elmetto con foglio di alluminio aJl'inter1io Elmetto con foglio di allumjnio all'esterno Elmetto con foglio di alluminio all'esterno più coperti r:a di tela bianca Elmetto con foglio di alluminio all'esterno più copertir:a di tel a bianca Elmetto con foglio di alluminio all'esterno più copertina di tela kaki . Elmetto con foglio di alluminio all'esterno più copertina di tel a azzurro-pa/l,da .

dopo 6o minuti al sole

dopo r~o tninuti

ol sole

41°,6 4(1° 1 1 :390 369,5

42° 42° 39° 36°

31°

36~,9

37°:3

3<)0,4,

35°,5

36°,2

36°,2

36°

36",2

3S",2

36'\4

36°,1i

3 in,3

~ 20

-

-

Elmintiasi. Le elmiutiasi di importar1za sono state ranwme nelle truppe bianche: nessun caso dz anchilostomiasi, nessun casv di filariosi, nessun caso di bi!harziosi. Vi sono stati due casi di teniasì da T. Saginata. Questa teniasi è comunissima negli Abissini, cau.ca il loro costume di mangiare came cruda.

Beri-beri In parecchie operazioni belliche passate itl paesi tropicali e s ubt1-0 _ pzca/i - vi sono stati assai numerosi casi di beri-beri, come ad e;empio nella


LO STATO SA:-IJTARIO OI'.LLE TR UPPE ITALl t\ N E ECC.

1 29 1

campagna della M esopotamia, durante la Guerra Mondiale. LA malattia, come è risaputo, è dovuta ad u11a dieta deficiente Ì11 vitamina B . li paziente si sente statzco, affanna facilmente, trova difficoltà uel marciare: po1· tutto il corpo diventa edematoso. I n uno stadio ulteriore /' edema sparisce, i muscoli si atrofizz ano ed il malato diviene sclleletrito, ridotto a pelle ed ossa. Secondo le notizie da me avute ad Addis Abeba, nell'esercito abissino se 11e ebbero parecchi casi; da not neHutw. Un solo caso .ri è svilt4ppato dopo il termùze della guerra ed è attualmente ricoverato nella Clinica Tropicale di R oma.

Pellagra. Parecchi casi tzegli Abissini. Ne abbiamo tiiStl un certo numero net .prigion·ieri in Somalia. Nessun caso 11elle nostre truppe.

Scorbuto. Da tempi antichissimi lo scorbuto è stato uno dei flagelli degli eserciti in campagna. Come è bene risaputo, è dovuto ad una dieta deficiente in vitamina C. Il malato si seme stanco, ha dei dolori 11elle gi14nture, le gengive gli si gonfiano e sanguirJatJO. Più tardi la pelle si copre di petecchze e vi sono emorragie. Il soldato no11 può marciare ed è itmtilizzabile. Lo scorbuto ha fatto strage nell'esercito abissino, sul fronte Somplo. Secondo 110tizie avute dai medici delle Croci Rosse straniere, ve ne sono stati oltre JO .OOO casi. Nel nostro esercito neanche un caso. LA ragione? Una piccola previdenza: ogni nostro soldato riceveva un limone al giorno. Il succo di limone è ricco di vitamina C che previene la malattia.

MrsuRE PROFlLAITICH.E PRESE PER LE AVI TAMINOSI. - Le truppe in A . O. ebbero la cosidetta « -razione di guerra » che in realtà non differisce gratl che da quella che hanno in Italia. La raz ione del nostro esercito è iu comp lesso buo11a ma utl po' deficiente m vitamina C (vitamina amiscorbutica). Quindi vi fu aggiunto un limone al gzomo. Causa le sanzioni ape{lamo i limoni a profusione e a buon mercato. Da prima si stabilircvo due tipi di razione: uno per gli Altopiani, l'altro per i BaJSopiani e la Somalia; ma poi quasi subito si venne in pratica ad un tipo unico C01l qualche minima variante in certe circostanze. Mi permetto l)sservare che, secondo la mia esperienza, è un errore il modificare troppo radicalmente e troppo subitaneamente, anche se vi sono delle ragioni scientificlze, la razione c:ui il soldato è abituato e che a lui piace. In riguardo al vino, ed in circostanze speciali ogli alcoolici come il rhum, non ho avuto mai alcuva obbiezioue pll'uso


LO STATO SA."fiTARJO DELLE TRUPPE ITALIANE ECC.

moderato di essi purchè siano dati soltanto la sera. Il nostro wldato è abituato nella vita civile a prendere un poco di l/lno, e il darglime un bicchzere la sera durante una campagna militare, anche tropicale, tzon credo gli possa fare alcun male, anzi è per lui un piccolo piacere e gli procura euforia. Dettagli della 1azione del soldato t: dell'operaio in A. O. durante il periodo bellico. GE N ERI

Soldi! O

Pane . Pasta (5- 6 giorni la settimana) Riso ( r - 2 giorni la settimana) Carne . Conserva dì pomodoro . Formaggio Limoni (giornalmente) Olio Caffè . Zucchero Vino . Sale Tabacco Originariamente la razione vtven molto dettagliatamente come segue:

gr. ))

)) ))

)l )>

750 200 170 300 10

lO

lO l 20 18 20 250 20 35

n.

l

20 18 20 250 20 35

))

)l ))

)l

Operaio

650 200 170 300 10

gr. )l

l

l

Note

per gli operai solo la domenica. solo la d omenica .

per le truppe nazionali In A. o. fu stabilita

Razio11f: viveri per truppe 11azi01za/i m

Pane Carne bovina

A. O. Eritrea

SamaJia

gr.

800

800

l)

300

300

350 100 200

350 100 200

180

180

60 120

60 120

IO

lO

oppUI·e

Carne bovina (in caso di necessità) Carne bovina - o pesce (r) - in scatola Pasta (z)

))

" ))

oppure

Riso (2) (r o 2 volte per settimana)

))

oppure

Legumi Patate (3) Cipolle, agli

)l )) ))

( t) Dcnucc :•Il'olio, salmone, tonno: da sosti tuire - I.JU;wdo possibile - con pesce fresco, in quantità da gr. ~oo. (2) Eventualmente minestra scatobta gr. 400 (non più d i 2 vol te per scttimaM). In tal caso i st'· gucnti generi della r azione sono così ridotti : sale gr. 10, conserva gr. 7, spezie gr. 0 .2 cipolle c agli gr. patate e legu mi secchi nie nte, formaggio nieute. (3) Nella giornata in cui si dà il pesce, gr. r40 .

s.


1293

LO STATO SANITARIO OELLE TRCPPE ITALIANE ECC.

Verdura ( r). (Quando possibile, almeno una volta per settimana) Olio Conserva pomodoro Formaggio grattugiato Sale Caffè tostato . Zucchero Latte condensato zuccherato (2) (2 volte per settim.)

Eritrea

Somal.ia

80 20 15 15 20 15 25 40

80 20 15

gr. )) ))

)) )) )) )) ))

Vino (tutti i giorni)

cl.

25

Limoni o aranci (2 o 3 volte per settim;11la) Limoni o aranci (tutti i giorni) Banane, oppure datteri, oppure mele (3 ,·olte per settimana. in quantità tla fissare secondo le disponibi lità). Marmellata (2 volte per ~cttim:~n:~) . Anice (2 volte per settimana) . ~ altopiano . Cognac ( 1 volta per settimana) b . assop1ano Tabacco (assegno settimanale) .

n.

l

15

20 30 50 40 25 l

))

gr.

50

50

d.

l

))

3

l 2

))

2

gr.

20

20

In media il rentlimento glob;;le 10 calorie st aggira intorno alle 3600, con un contenuto medio di: proteine gr. 150, g ntSSI g r. 45, idrati di C gr. 6:.; .

Razio11c m caso di estrema necessità. Galìetta Cnrne bovina - o pe~ce Minestra scatolata Limoni o aranci .

gr. 400 in scatola

)) )>

n.

100 400 2

Cinque casi. GANGRENA GASSOSA. Nessrm caso. MEN I NGI TE CEREBRO-SPINALE. NeHun caso. PEsT E. Nessun caso . CoL ERA. Nella stampa estera sono state riportate uoc1 che le ?lOS/r(' truppe erano decimate daL colera. Posso affermare de non ve ne è stato neppure un caso. TET1\NO. -

Traumi da belve feroci e morsi da serpenti velenosi. In alcune 1·egioni dei/a Somalia abbondano le belve feroci e i due grandi fiumi Giuba e Scebeli sono ricchi di coccodrilli. In alcune z one vi sono serpenti velenosi. Le nostre truppe ne harmo ricevuto minimo danno. ( •) Sostituibilc con zu pp:1 d i verdura preparata d.ljtli Stabil uncnti mi li t:~ ri . Nei giorni nei quali si distrib uisce il latte conclcn;aro, la rn ionc del ca ffè IO>t3h> l'iene riJotra e così pure quella dello zucchero. {2)

2

-

Giomoic di mt'did11a militare.


1294

LO STATO SANIT:\RIO DELLE TRUPPE ITALIANE ECC.

Qualcl1e soldato pontiere caduto nell'acqua fu sfortematametlte qualche volta preda dei coccodrilli. Nessun caso di morte per morsi di belve feroci o di serpenti.

Malattie minori. Abbiamo parlato delle malattie impodanti o cosidette « malattie maggiori n degli eserciti in campagna; ma dato il fatto che queste sono state in realtà dL poca frequenza nelle nostre truppe, ci siamo occupati molto delle co_cidette n malattie minori )) ' le quali, benchè non diano alcuna mortalità, arrecano noia e dùturbo ai soldato. Vi sono numerose << malattie minori » che affliggono i soldati in campagne tropicali; si possono separare in due g~'uppt: a) malattie mi11ori inteme; b) malattie minon esterne c della pelle. Del primo gruppo, in Africa Orientale, fa principale?: il dengue; del <econdo i! lichene tropicale, la pulce penetrante e epidermofito.•i inguinale.

r

Dengue. Il dengue è un!l malattia causata da tm \'Ìrus ignoto che vie11e inoculato da una zanzara Aedcs acgypti, La stessa zanzara che inocula la febbre gialla. Il dengue è malattia importante dal lato militare, perchè, benchè mai mortale, incapacìta il Joldato per circa tre settimane. l:.'' t/ero che la malattia dura soltanto sei o sette giomi, ma per sei o sette giorni appresso il paziente si sente così stanco e debole che 11011 può essere occupato. Il dengue inizia subitamente con forti dolori alla schiena, e febbre alta senza brivido. Al terzo o quarto giorno la temperatura cade al twrmale o quasi, e allo ste_cso tempo appare una eruz ione maculosa rossa su tutto ;[ corpo; dopo dodici o quattordici ore di apiressia la febbre torna per cadere permanentemeute 48 ore più tardt. l medici c·he non hanno molta esperienza di questo morbo lo confon dono Jpeuo col motbillo o con l'influenza. A Massaua il dengue è comunissimo in certe stagioni dell'anno nel/ci popolazione civile; infieriva nella popolazione civile specialmente due anni fa, proprio durante lo sbarco del grosso delle nostre truppe. LA precauzione ùtituita per prevenire il colp·o di calore prevenne anche il dengue, benc/1':: le due malallie sia110 di etiologia co.rì differente; le truppe sbarçava11o e immediatamente montava11o su autocarri che partipano .oubito per l'Altopiano. cos1 11011 vi era il tempo che i soldati foSJero morsicati da zanzare infette. Come è bene risaputo, la zanzara elle porta il dengue è l'Aedes acgypti (Stegomya fasciata).


LO STATO SANITr\RIO DELLE TR UPPE ITt\ Ll:\N F. ECC.

12<)5

Malattie esterne o della pelle. Le principali in Africa Orientale sono: ii licfletze tropicale, la pulce penetratzte, l'epidermofitosi ÙJguinale e la chelite crostosa.

Lichene tropicale. Ii lichene tropicale è una eruzione generalizzata composta di numerose piccole papule rosse con terribiLe prurito e con ipcr:drosi. ltz Somalia, ad Assab, a Massaua e tJel Bas.copiano Eritreo il lichene tropicale fu comtmissimo, ma i soldati affetti poterollo sempre accudire ai propri servtzi. Specialt misure profilattiche nO?l furono necessar1e. Come curativo si usò molto una lozione preparata su mia formula dalla Farmacia del Regio Esercito in Firenze e distribuita dalla Inten denza largamente c gratuitamente alle truppe (Mento/o gr. I. Glicerina gr. 2, Ossido di z inco gr. 15, .•pirito rettificato gr. so, acqua diJtillata q. b. ad gr. rsr)).

Pulce penetrante. Il paz iente si lamenta di fortissimo prurtto in un dtto od altra parte de1 piedi. L 'ispezione mostra dapprima un punticino nero circondato da un alone arrossato: più tardi una vescicola bianca. Il ptmticino nero è il parassita: la vescica/a bianca è ii parassita ripieno di uova. V i furono parecchi caJi in Somalia, ;pecialmente nei dintorni di Mogadiscio. Tutti i soldati affetti continuarono il loro servizio La misura profiiattica personale più utile è l'ispe:àonc giornaliera dei piedi, rimovendo con ago sterile il piccolo parassita. In accampamenti semipermatJcuti o perma·n enti la misura plù efficace Z· la pat,imentavone a cemento , che può t:ssere lavata tutte le mattine con u12 disinfettante qu,zle il lisvlo al 2 ''., .

Epidermofitosi inguinale. Il soldato si lagna di fortis.rimo pnerito nella regione dell'inguine e dello scroto. L'ispezione mostra chiazze rosse festonate. L'esame microscopico di materiale preso per raschiamento fa vedere u gmentl o filamenti di fungo: l'Epidermophyton çruris o il Trirhophyton rubrum . Il numero dei Joldati affetti da tale eruzione fu abbastanza alto itz alcrmi reparti della Somalia e del Bassopiano Eritreo, ma nessuno dovè ei.cere meJso a riposo per tale affezione. Tale morbo fu comunissimo in alcune navi a MaHaua, in cui vennero delle vere piccole epidemie di ne.s.rrma impat·tanz a pratica però, perchè nessun martnaio lasciò di fare servizio per tale malattia. Come mi-


LO STATO SANITARIO DELLE TRUPPE ITALIANE ECC.

sura preventiva, si usava spolverizzare le. parti con talco borico o simili poluet·i. Come mezzo curatrvo si usava·n o ge11eralmente due preparati fatti stt mie formu.le dalla Farmacia Mjlìtllre di Firenze, e cioè l'unguento antimicotico e la lozione alla fucsina, distribuiti dalla Intendenza Militare gratuitamente e con larglzezza.

Chelite crostosa. Il paziente si lagna di secchezza e di leggero dolore al labbro tnferiore. E' raro che il labbro superiore sia affetto. La superficie del labbro diverlta umida e la secrezione si inspessisce in grosse croste. Vi può essere allora difficoltà 11el parlare e nel mangtare. lA malattia dura circa due o tre settimane. E' causata dalla intensa polvere di alcune regioni. Sulla mucosa irritata dalla polvere si impiantano e pullulano i comuni piogeni. Una affezione simtle è comune nei deserti dd Texas e dell'Arizona. Il soldato nostro come il << cowboy >l del Texas, cerca di prevenire la malattia proteggendo i lab/;ri con un fazzoletto che annoda alla nuca.

Riassunto sulle condizioni di salute. Le condizioni di salute delle nostre truppe durante la Guerra (e pouo aggiungere anche prima e dopo il periodo bellico) .\Ono state sempre ottime. Invero - cosa quasi Ìtlcredibile - la morbilità complessiva e la mortalità dell'esercito in Africa Orientale furono inferiori alla morbilità complessiva e alla mortalità dell'esercito in Italia. In tutte le guerre coloniali passate, la mortalttà per malattia nelle truppe bianche è stata sempre enorme e sempre superiore a quella dovuta ad offesa nemtca. Nella Guerra /taio Etiopica il numero dei morti per malattia è stato dz gran lunga infet·iore al numero dei morti per offesa nemica, e, comidcrattdo che il numero dei morti per offej·a nemica è stato - grazie alla strategia del Maresciallo Badoglio, del Maresciallo Grazia1li e del Maresciallo D e Bono - relativamente mtnimo, il risultato ha del sorprendmte. Il seguente specchietto mostra le perdite 11elle truppe naziouali durant~ la guerra: MORTI DURANTE LA GUERRA ITALO-ETIOPICA 3 ottobre 1935 - 9 maggio 1936.

Sul campo o deceduti per ferite:

Ufficiali Truppa Totale


I2 <)7

LO STATO SANITARIO DELLE TR UPPE ITALIA:--IE ECC.

Per malattia :

Ufficiali Truppa

22

577 Totale

599

Dev<si notare che nelle statistiche dello Stat<; Maggiore i morti da traumi e qual· siasi accidentalità che non sia di gu<:rra (accidenti automobilistici, annegamenti ccc.) ,·engo no compresi nella colonna dci morti da malattia. Il numero esatto dci deceduti da malattia (ufficiali e soldati) fu di 516. D evesi notare anche che le st:~ristiche, essendo basate su statistiche qui ndicinali, coprono in realtà il periodo dal 1° •lltobrc ' 935 fino a l 15 mnggio 1936, e quindi la mortalità data per il periodo bellico nello ~ pccc hietto ~ con ogn i probabilità leggermente superiore a quella reale. Secondo l'espenenza di pass:ltc:! ~uerre coloniali in cui ~ono state impiegate prevalentemente truppe bianche, i morti per m.dattia Jcl nosts o esercito dovrebbero essere stati in numero ~upe riore a 20.000.

Mi sia permesso iL citare, leggermente abbreviato, quello che ha detto il mz.Hionario e corrispondente dell' United Press, Mr. James Rohrbaugh, testim one oculare, in u11a corrisponden;::;a da Addis Abebq del IO luglio 1936 (Unitcd Presse Red Letter, New York, July 11th 1936): (( Negli esercitt abissini i malati era11o numeros1ssimi: più della metù e~:a dissenteria. Lo scorbuto dùtruggeva l'armata del fronte sud, il vaiuolo decimava l'armata di Muluglucttì sul fronte nord. A Dessiè infieriva la pol~ monile. Il terribile tifo petecchiale paHava da un campo all'altro, uccidendo in pochi giomi; la malaria c la febbre ricorrente erano comuni. Donne c lambini partirono a migliaia con i so!datt per il froute ma .roltanto pochissimi ritornarono, essendo stati uccùi dalle malattie. <<l medici delLa Croce Rossa ÙJutilmmte si J'forzavano a compiere il loro dovere: erano troppo pochi e vi riuscirorJo soltanto in p1ccole zone. L'e.cercito fu distrutto in gran parte dalle malattie » . Il corrisporJdmte finisce il .ruo articolo così: (( E' ovvio che non è una esagerazione il dire che una delle principali cau.re del successo italiano fu lo stato di salute sempre ottimo dell'esercito dovuto all'efficienza dei servizi sanitari. LA scienza medica riuscì a far sì, che masse di uomini bianchi po~ tessera sC1pportare climi malsani e in avverse contingenze, rimanendo in condizioni di salute infinitamente migliori degli indigeni, acdimatizzati da millenni di residenza in quei luoghi ».

- -' = 1 -


LAVORI

ORIGINALI

DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE Collegio medico legale

Presidente: ten. generale m edico Prof. ALBERTO SANTAMARIA

EFFETTI LONTANI .DELLA SPLENECTOMIA PER TRAUMA Dott. Giuseppe Donati, colonnello medico, rclatore.

E' sta to inviato a VISita presso questo Collegio, pt:r classifica di infermità, un giovane soggetto splencctomizzato per trauma 3 anni e m ezzo fa . Il parere richiesto ci ha offerto l'occasione di riassumere le attuali conoscenze circa le funzioni della milza e di porre a confronto, in base aJ esse, i risultati delle nostre ricerche con quelli ottenuti dagli AA. che han no studiato clinicamente e sperimentalmente gli effetti immediati e lontani della spknectomia.

M. 0., nato nel 1909, contad ino; anamnesi familiare c personale remota : n egam·e. Moclico fumatore, non bevitore, nega lucs c morbi ,·cncrci. Prestò servizio militare di leva presso il 24° Reggimento Ar tiglieria da Campagna. Il 1° febbraio 1934, mentre faceva parte, come milite effettivo, della M. V. S. ]'.: ., cadde da un camion riportando una gravo;: contu sione addominale. Per emoperitoneo t:Jr· d ivo da rottura della milza fu operato d i splenectomia presso l'Ospedale del Littorio di Roma il 9 febbraio 1934; fu dimesso per g uarigione l'tr J!larzo ' 934 · Ri ferisce che dopo il trauma non ha sofferto di alcuna malattia, si è ammcgli:no cd ha :~v uto un figlio che gode buona salute. Accusa d olore atripocondrio sinistro, senso di oppressione :~1 petto, durante il l:woro dci c:~mpi. che lo costringerebbe a sostare di quando in quando; così pure lamcnt::l pcricxli di stitichezza ostinata. E;ame obbiertit•o: Longi tipo ùi lic,·e grado. Statura cm. 1/5·5· Peso :1 di,!!iuno Kg. 67. Perimetro tcr:1cico massimo: cm. 94 · " •• minimo: cm. 1:18. ,. 11 1no.:dio : cm. 9' · Escursione rcsp i r:~toria: cm. G. Mucose visibili un po' pallide: p~nn i colo adiposo normalme nte distribuito; m a~~~· muscol:tri svi lu pp:1tc. toniche; app:1rato scheletrico regolare, dentatura sana. P a lpabi le qualche g-hiandol:l nelle region i inguino-crura li cd in quella latera.ccrvicalc sinistra. Cicatrice residua di laparatomia laterale per splenectomia. /1pparato respmuorio c cm·dio-t,a.ccolare: nulla da rikvarc. Addome : tr:ltt:Jhilc, indolente. E.•amc neurologico: ncg:1tivo.


EFFETfl LONTANI IJELLA SPLENECTOMIA PER TRA UMA

1299

Esame radiologico: nell'ipocondrio sinistro, assenza dell'ombra splenica. Bolla ga· strica ampia, angolo splenico del colon risalito in alto sino al diaframma, a diretto contatto della parete costale laterale, immediatamente all'esterno della bolla gastrica . Esame del sangue: globuli rossi : 4.58o.ooo; >l bianchi: 6.8oo; tasso emoglobinico: 98. Nessuna anomalia nè di forma, nè di volume, n~ di colorazione ecc. a carico dei globuli rossi; assenza di normoblasti, (ii c rn::zie contenenti corpi di Jolly ecc.: polinucleati neutrofili: 64 ".'. ; >> eosi nofili : 2 %; l> basofili: = ; linfociti: 25 %; .. ',, lllOflOCitl : 9 /o . F01·mula di Al'tleth: ,. tipo (5':<,)

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2° tipo (35'}{,)

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Lieve deviazione a stntstra. Esame del/e urine: Reazione alcalina: P. S. 1016; fosfati abbondanti ; albumina assente; glucosio assente ; esame del sedimento negativo.

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:Jll eos"""Curva glicemica dopo carico di zucche1·o (v. g rafico) : normale. Metabolismo basale: + 6 '.~{•. Prova di lavoro : litri 3·400 "P'dù , ;.,lo venti lazione litri m 5-200 a riposo· frequenza respiro 23 frequenza polso ~

l

l

!

Q =·3


1300

EPFETTI

LO~TANI

DELLA SPLENECTOMIA PER TRAm-fA

litri litri m'

capacità vitale

subito c_lopo 2 m' di corsa sul posto

dopo 1 m'

.( ventilazione

respiro l frequenza frequenza polso litri m' ventilazione frequenza respiro frequenza polso litri capacità vitale ventilazione litri m' frequenza respiro frequenza polso

l

3·000 9·200 '27 66

~ Q= 2,44

5·95°

'27

72 f Q= 2,66

3·400 7-750 dopo 4 m' 24 Q= 2,87 ~ Il pncumogramma presenta i $UOÌ caratteri fisiologici anche dopo la prova dj la,·oro. Pressione arteriosa a riposo: 125-8o; » >> subito dopo 2 m' di corsa sul posto: r5o- 75; >> >> dopo 3 m': 125- 79; >> » dopo 5 m': 120- 75· Sfìgmogramma normale; ritmo regolare. L'elettrocardiogramma è perfettamente normale tanto a riposo guanto dopo la prova di lavoro. La prova di lavoro è stata ripetuta al domicilio del soggetto, dopo più di un mese che egli a\·eva ripreso il suo mestiere di contadino nell'azienda di Maccarese, ma in giorno festivo. 2 prove

~

~

a nposo

subito dopo 2 m' di corsa sul posto dopo

r m'

dopo 5 m'

dopo 7 m'

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Le funzioni della milza sono in parte note, in parte più o m eno discusse, 1n parte oscure. L'intervento di questo organo nel metabolismo delle sostanze azotat<.: si deduce da varie esperienze; di queste ricorderemo soltanto qualcuna tr:; k piì1 reccnri.


EFFEITI LONTANI DELLA SPLENECTOMIA PER TRAUMA

l 30 I

Hedin (39) c Borgcr (5) hanno estratto dalla milza degli cnzm11 prvteolitici del gruppo delle ereptasi e delle proteasi. Noel Fiessinger ed Henri Bénard (26), col metodo della perfusione dell'orhr.mo, hanno potuto concludere per la liberazione di polipeptidi da parte di esso. Marino (46), proseguendo le ricerche di Kraus, Lo Vaglio, Lo Monaco, Friedleben, Mazzetti etc., ha trovato nelle urine dci cani smilzaa un aumento dell'azoto totale e dell'urea accompagnato da una diminuzione dell'azoto ammoniacale e arninico. In un animale l'osservazione è stata ripetuta a 5 mesi çli distanza dalla splenectomia ed ha dimostrato che i valo::i dell'azoto totale urioario e sue frazioni tendevano alla norma; persisteva uo aumento dell'azoto fecale. Non meno importanti sono le indagini sull'intervento della milza nel metabolismo dei grassi eseguite in vitro da Roger, Binet, Fabre (56), come pure le osservazioni compiute dalla Locatclli (43) sulla milza di cani in

digestione di sostanze grasse. Eppinger (24) ha riscontrato nei cani smilzati un aumento dei lipidi nel sangue in confronto ai controlli; Leites, Koslowa e Jussiu (41) hanno osservato che negli animali splenectomizzati e sottoposti ad alimentazione grassa si rinviene nel fegato e nei tessuti adiposi un quantitativo di grassi più importante che non negli animali normali. Da Costa, Xavier Morato, F. Portela Gomes (19) hanno compiuto ricerche sull'arresto nella milza di emboli grassi, per iniezioni di olio, nd cuore sinistro, neli ' aorta e nelle vene. Le indagini di Didry (22) e di Goebel (31) sul comportamento dd tasso colesterinico nel sangue dopo la splenectomia e sulla curva colesterinemica dopo somrninistrazionc di colesterolo e di istamina in animali normali o smilzaù fanno ritenere che la milza concorra a produrre ed a rm:ttcre in riserva la colesterina. Antecedentemente Bossa (6), della Scuola di D'Amato, aveva visto che la splenectomia provoca ipercolesterinemia ed ipercolesterinocolia. L'influenza della milza sul metabolismo degli idrati di carbonio risulta dalle esperienze di Quarta, Massaglia, De Dominicis, Tagawa, Bierry - Rathery- Levina- Cosmulesco, Marino, Francavi glia, De Flora, NoCI Fiessinger, Garling- Palmer, Lançon e Herbain. Non potendo soffermarci su questa imponente mole di lavori, ricorderemo solo che Bierry, Rathery e M.lle Levina in alcune indagini del 1924 avevano trovato nei cani smilzati un aumento dello zucchero libero e proteico del sangue, rilevabile ancora dopo tre mesi dall'operazione. Nel 1933 Rathcry e Cosmulesco (53) poterono confermare questi risultati, constatando che la splenectomia provoca in genere nei cani un aumento della glicemia, meno intenso per lo zucchero libero, meno costante, ma più forte per lo zucchero proteico.


1302

EFFF.1TI LONTANI DELLA SPLENECTOMIA PER TRAUMA

Detti AA. trovarono poi che negli animali l'iniezione di estratto spknico, purchè praticata endovena, produce sempre una ipoglicemia netta, cui per lo più segue, in capo a due ore, una leggera iperglicemì:L Altre esperienze compiute da Rathery e Cosmulesco su cani span creati e poi 'Smilzati o viceversa, confermano l'importanza della milza nel met:.tbolismo degli idrati di carbonio. Queste ultime indagini trovano riscontro in quelle precedenti di Escuc.kro (25), il quale, nel 1932, trovava che la splenectomia rende diabetici i cani già spancreati, nei quali la sindrome non si era prima manifestat.l mercè una soppressione della ghiandola lenta e progr~siva. De Flora (21) ha constatato che n el! 'uomo la perfrigerazione della regione splenica produce una ipoglicemia, talora molto marcata, che tende <1 persistere anche dopo un 'ora e mezza. Egli ha trovato inoltre che l'abbassamento del tasso glicemico è proporzionatamente maggiore nei soggetti a pancreas sano che non nei diabetici: questa osservazione giustifica l'ipotesi che la milza esplichi la sua azione stimolando la secrezione insulinica del pancreas. L 'A. non esclude però che la milza possieda ormoni ad .tzione insulino- simile. Certo è che nelle esperienze sopra ricordate di Escudero, alla milz:1 soprattutto doveva attribuirsi il fenomeno di supplenza della secrezione interna del pancreas. Nod Fiessinger e Roger Cattan (27), attribuiscono alla milza l'elaborazione di una sostanza ipoglicemizzante distinta dall'insulina, sostanza ch e costituirebbe un ormone glicolitico (( de seconde ligne, complémentaire " · Nod Fiessinger, H enri Bénard e collab. (26), in seguito a rìce rcne condotte col metodo d ella perfusione dell'organo, concludono che la milz.1 è capace di distruggere il glucosio formando acido lattico, il quale è ripreso dal fegato per la rìcostituzìone delle riserve glicogcniche. Rathery, de Traverse e M.lle Patin (54), hanno trovato che la splenectomia diminuisce, in genere, iJ glicogeno epatico. Chahovitch, Berovitch e M.lle Vichnjitch ( 15), in seguito ad alcune esperienze fatte con prodotti di digestione in vitro della milza, pensano n on poteisi escludere che questa possieda anche una sostanza iperglicemizzanrc:. Per quanto riguarda gli effetti a distanza della splenectomia sul m etabolismo degli idrati di carbonio, ricordiamo che Marino ha trovato c h e n ei cani, dopo un anno dal l'intervento, il tasso dello zucchero nel sangue tendeva alla normalità, ma la curva glicemica per sommìnìstrazione di zuccheri era sempre più alta dd normale. Nel nostro ca~o, a 3 anni e mezzo di distanza dalla splenectomia, sono risultate normali la glicemi a a digiuno e la curva della iperglicemÌJ da carico di zucchero sicchè, nelLe condizioni attuali .di esperimento, non è apparsa alcuna alterazione ùd m etabolismo degli idrati di carbonio. P arimenti non si è rilevato alcuno spostam ento della soglia renale in quamo

-.


EFFETTI LONTANI DELL.-\ SPL.El"ECTOMI.\ PER

TR.\U~IA

che non è stata trovata glicosuria nè :1 digiuno, nè durante la prova Ji caricù di zucchero. Questa normalità del reperto però non c ~ clude che verificandosi eventualmente nel soggetto uno squilibrio ormonico, la mancanza della milza - organo che interviene nel metabolismo degli idrati di carbonio io modo sinergico al pa11.creas - non possa decidere della insorgenza, della entit~1 e della persistenza di una turba di detto met:tbolismo.

Non mancano nella letteratura ricercht.: sul com portamento del metabolismo basale dopo l'asportazione della milza. Hauri, Ma.r ine e Baumann (38) osservarono un aumento d el metabolismo basale nei conigli splencctomizzati. Nelle cavie operate da Takahashi (6o) gli scambi respiratori eran0 costantemente abbassati. Chahovitch (14) trovò che nd ratto, dopo la splencctomia, il met.lbolismo basale aveva una tendenza all'aumento; due mesi dopo l'intervento tendeva ad abbassarsi. Per quanto riguarda le ricerche sull'uomo~ ricorderemo che Leotta (42),

in un ragazzo da lui splenectomizzato per rottura traumatica della milza, notò~ in seguito all'operazione, un aumento del metabolismo basale.

Theodoro J. C . Combes (18) in un ragazzo di 13 anni, pure splcnectomizzato per trauma, in successive osservazioni f:l.tte dopo 16 mesi c dopo 5 anni dali 'operazione, potè constatare che il metabolismo basale era normale. Quest'ultima osservazione, compiuta a distanza dall'intervento, concorda con quella da noi fatta sul nostro soggetto perchè gucsti, splcnectomizzato da tre an n i e mezzo, prese n ta oggi un meta bui ismo bas:tle normale ( + 6 ":.). Sembra che in seguito ali 'asportazione della milza il metabolismo basale su bisca in un p(jimo tempo un perturbamento, per poi tornare alla norma. L'influenza della splcnectomia sulla nutrizione apparisce molto spiccata negli animali giovani in via di sviluppo. Marino c Ghiron (47) nei conigli neonati, cui avevano asportato la milza, osservarono un deficit notcvok dell'accrescimento pondcrale. Gli animali mpnvano 1-2 mesi dopo la spl ~­ ncctumia in marcata denutrizione.

Per quanto riguarda i rapporti tra milza, crasi sanguigna nl organi ematopoietici, ricordiamo che essa determina una diminuzione della resJstcnZ:ì g lobulare (azione emocatatonistica - Bottazzi). Tale potere è stato visto crescere sperimentalmente, aumentando mediante contrazioni i contatti del sangue colla polpa splcnica (Peserico 49) ovve-


I 304

EFFETTI LO:-\TA:\11 DELLA SPLENECTOMIA PER TRAUMA

ro determinando un ipersplenismo colla somministrazione prolungata di milza fresca, con innesti peritoneali etc. (Pozzan 52). Calabro Quinto (10) ha trovato che la splenectomia negli animali a sangue caldo aumenta la resistenza globulare ·e diminuisce la pressione osmotica del siero sanguigno; i fenomeni inversi provoca negli a nimali a sangue freddo. Troppo lontano dallo scopo che si prefigge il nostro lavoro ci porterebbe uno studio completo della parte che spetta alla milza nella mod ificazione e distruzione delle emazie: essa costituisce una considerevole provinci:~ del sistema reticolo- endoteHale ed un importante serbatoio di ferro assimilabile ed intervenendo in detta funzione con meccanismi complessi e non chiari, va ad ingranare la sua attività nel ricambio emoglobinico. Anche i lcucociti c le piastrine trovano nella milza cause distruttrici. D'Alessandro (2o) nei conigli splenectomizzati ha trovato un a umento della resistenza kucocitaria che tornava però ad un valore presso a poco normale in capo a circa 3 mesi ; corrispondentemente, negli animali smilzati c poi trattati con endosplenina, ha rilevato una diminuzione della resistenza leucoci taria. Vogliamo infine ricordare alcune ricerche -sulla resistenza emoglobinica (R. Hb.) nei cani smilzati, comunicate dal Magno (44), della Scuola di Leotta, nel giugno ultimo scorso (1937). Per R. H b. si intende il tempo che un determinato reagente chimico impiega per distruggere l'emoglobina . . E' stato rilevato che essa assume un alto valore nell'anemia perniciosa, per abba~sarsi man mano che la epatoterapia esplica i suoi benefici effetti. La R. Hb. si eleva pure nelle emorragie, il che fa pensare che gli organi em Jtopoierici, stimolati dalla perdita di sangue, mettano in circolo una emoglobina dotata, come guclla fetal e, di alta R. H b. Ferro, pure della Scuola di Leotta, ha notato che nei cani con fegato leso non si riscontra più una e levazione ddla R. Hb. post-cmorragica e pertanto ritiene che la R. H b . sia intimamente legata alla funzionalità del parenchima epatico. Essa è stata trovata diminuita nelle malattie infettive e nelle affezioni che si accompagnano a fenomeni tossici generali. Il Magno, nelle recentissime indagini sopra accennate, ha potuto constatare che nei cani smilzati la R. Hb. diminuiva progressivamente, ma dopo 20-30 giorni faceva un graduale ritorno alla norma fino a raggiungere, dopo circa 2 m esi, i valori primitivi. L 'ematopoiesi splenica, nei mammiferi adulti, è provata per i linfociti, è discussa, ma ammessa dai più, per i monociti e, in alcune evenienze, per le piastri ne. In condizioni normali la milza non partecipa alla produzione nè d -.: 1 globuli. rossi nè dei leucociti granulosi, ma conserva allo stato potenziale L1 fun z ione emopoietica che ha durante la vita embrionale e nei primi period i


EFFETTI LONTANI DELLA SI'LENECTOMIA PER TRAUMA

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della vita autonoma (capacità di produrre eritroblasti ed eritrociti, mieloblasti e mielociti). Il numero dei globuli rossi dopo la splenoctomia è risultato in alcune ricerche diminuito, in altre aumentato, in -altre ancora invariato. Fra le tante osservazioni ne ricorderemo soltanto qualcuna. Ar. Gradinesco e Fl. Lucan Ionesco (34) saggiando nei cani e nei gatti (19 animali) l'effetto immediato della splenectomia, hanno trovato in 3/4 dei casi un aumento del numero delle emazie e della emoglobina, in x/~ una diminuzione (osservazioni di 3-4 giorni). Godard, Palios e Codounis (3o), sperimentando su conigli e cavie, hanno visto che sin dai primi iiorni dopo la splenectomia si produceva una diminuzione dei globuli rossi (vera, non da idremia) che durava in genere 6-7 giorni, dopo i quali compariva un aumento progressivo di detti elementi, sino a sorpassare, dopo qualche settimana, la cifra iniziale. Con un grafico gli A.A. mostrano le modificazioni che subiva il numero degli eritrociti nei 40 giorni che seguivano alla asportazione della milza, modificazioni impu · tabili ad una turba del sistema emopoietico determinata dall'ablazione dell'organo e che possono spiegare i risultati discordanti registrati nella letteratura. Questi A.A. inoltre hanno trovato - sempre per effetto della splenectomia - un aumento precocissimo delle piastrine cd una diminuzione notevole del tempo di emorragia. In genere, tanto nell'uomo quanto negli animali, dopo la splenectomia, è stata rilevata una leucocitosi più o meno accentuata, transitoria o permanente. Bonanno (3) nei conigli splenectomizzati ha osservato una lcucocitosi precoce, con linfocitosi, che raggiungeva il suo massimo 20-30 giorni dopo l'intervento e s'accompagnava alla comparsa di normoblasti e di eritrociti con corpuscoli di Jolly. In armonia con questi risultati, Chahovitch, M.lle Vichnjitch e Frajnd ( 16) in 3 cani, dopo lo smilzarnento, hanno trovato una leucocitosi marcata, con linfocitosi e monocitosi, come pure una poliglobulia moderata, emazie contenenti corpi di Jolly e qualche normoblasro. Secondo D 'Alessandro (20) nei conigli splenectomizzati passano in circolo anche cellule di Rieder e qualche cellula di Tiirk. In seguito alla asportazione della milza insomma, si esalta la funzione ematopoietica del midollo. Nelle esperienze di Chahovitch, M.lle Vichnjtch e Frajnd questa attivazione midollare da splenectomia si accresceva con la iniezione di prodotti di digestione della milza, come lo dimostrava un aumento degli elementi giovani della serie rossa accompagnato da una deviazione della formula leucocitaria verso sinistra e da un aumento del numero totale dei leucociti. Già H ermann e Mirimanoff (4o) avevano trovato in seguito ad iniezione di estratti


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EFFETfl LO~T.\:-.:1 DELLA SPLENEt;TOMit'. PF.R TRAUMA

splenici, n eli 'uomo c negli animali, una deviazione verso sinistra della formula di Arneth, sia che questa fosse inizialmente normale ovvero modificata. D'Alessandro (2o), trattando dei conigli splenectomizzati con endospknina, ha osservato invece una diminuzione dd numero dei leucociti e della resistenza leucocitaria; i valori più bassi si verificavano verso la fine del terzo mese dopo l 'operazione, presumibilmente, secondo l'A., per un cumulo delle azioni vicarianti stabilitesi nell'organismo e di quella della endosplenina. Chiatellino e Goldberger (17) sperimentando su animali adulti che soggiornavano in alta montagna e quindi soggetti, come è noto, ad un aumento dei globuli rossi, hanno visto che tale aumen~o era molto più marcam negli animali splenectomizzati che non in quelli di controllo; negli anima:i smilzati hanno osservato inoltre numerosi globuli contenenti corpi di Jolly ~ qualche normoblasto. Essi concludono che la milza ha un potere regolatore dell'attività degli organi ematopoietici, sicchè, in assenza di essa, certi stimoli (in questo caso il soggiorno in alta montagna) provocano reazioni più intense da parte di detti organi . Le modificazioni che il midollo osseo presenta in seguito all'asportazione della milza sono state studiate da molti A.A. Ricordiamo qui soltanto che le prime osservazioni importanti sono yucl k di Pugliese, il quale nel 1897 segnalò la presenza nel midollo osseo, dopo ÌJ splencctomia, di numerose cellule giganti, cellule pigmentarie, mielociti. Tra le ricerche più recenti citiamo quelle di Godard, Palios e Codounis (3o), i quali hanno trovato una reviviscenza del midollo osseo più o meno precoce, una iperplasia che starebbe a dimostrare una iper- o meglio una dishlllzione midollare. Tale disfunzione va tuttavia man mano attenuandosi. Infatti Bonanno (4), studiando le modificazioni del sangue e del midollo osseo i n conigli splenectomizzati e trattati con sostanze varie (adrenalina, benzolo etc.), ha potuto constatare che dette modificazioni perdono d'intensità man mano che si stabilisce il compenso de!l 'organo perduto. Abbiamo già detto che la funzione emopoietica della milza è certa per i linfociti, mentre è discussa, ma in genere ammessa, per i monocitì e, almeno in alcune evenienze, per le piastrine; abbiamo pure accennato come in essa trovino cause distruttrici i globuli rossi, i leucociti, le piastrine. In base alle esperienze poco fa ricordate, possiamo ora aggiungere che la milza coopera al mantenimento dell'equilibrio fra produzione e distruzione dei globul i rossi non soltanto intervenendo in detta distruzione, ma inibendo, con azioni di natura probabilmente armonica, la comparsa in circolo di emazi ~ non ancora completamente mature. Essa regola inoltre la produzione nel midoll o osseo dei lcucociti e delle piastrine. Gli effetti della cessazione di dette funzioni vanno man mano attenuandosi, collo svolgersi di fenomen i di com penso.


EFFE:"ITI LONTANI DELLA SPLF.:--IECTOMIA PI·. R TR:\ UM :\

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Per quanto riguarda le conseguenze a distanza della splenectomia sull'ematopoiesi, ricordiamo che Theodoro J. C. Combes (r8) m un ragazzo di 13 anni, cui era stata asportata la milza per trauma, ha riscontrato, r6 mes.i e poi 5 anni appresso all'operazione, una diminuzione delle emazie con valore globulare normale, leucocitosi, linfocitosi, eosinofilia e monocitosi. Galloway (28) afferma che l'aumento delle piastrine, da lui osservato in seguito alla splenectomia, va man mano diminuendo, ma non scompaH· neppure dopo due anni. Pfeiffer c Smyth (51) in 4 soggetti giovani (fra i 7 ed i r6 anni),' spknectomizzati per trauma c seguiti per un periodo di 1-4 anni, hanno rikvato una esauribilità molto facile della forza fisica, anemia, ipertrofia dci gangli linfatici. Gonnors (33) ha riscontrato, anche r 7 anni dopo l'asportazione della milza. una lieve anemia con una leggera leucocitosi. E. Ask-Upmark (1) in 100 casi personali di asportazione della milza (99 per trauma, I per milza mobile), sef,ruiti per un periodo di tempo da I a 27 anni, ed in altri 94 casi raccolti dalla letteratura, ha trovato spesso modificazioni del sangue (specialmente eosinofilia c mononucleosi) nonchè disturbi del sistema digerente ed una tendenza ali 'esaurimento. Petri n a (so) riferisce di 4 splcnectomi zzati per trauma, i qual i (l presto hanno potuto riprendere le loro abituali occupazioni senza il minimo disturbo ». Non indica il periodo di osservazione. Di fronte a questi risultati più o meno favorevoli sta quello di Willis (61) che alla splenectomia per rottura della milza vide seguire una progressiva diminuzione dell'emoglobina con esito letale. Nel nostro caso il quadro ematico è normale, se si eccettua una lieve deviazione a sinistra della formula di Arncth. Questo r eperto potrebbe far pensare ad una ultima ed unica traccia di ipcrattività del midollo osseo; non bi$ogna però dimenticare che trattasi di una deviazione lieve e che d'altra parte allo schema di Arneth viene dato scarso valore da Pappenheim, Kohle, Sonnenburg, Ferrata.

Passiamo ora ad esaminare un'altra funzione della milza sulla quale sono state fatte moltissime ricerche, le quali hanno dato luogo a risultati .~d a .interpretazioni discordanti. Barcroft nonchè Binet e collaboratori (2), in base a numerose esperienz~, s~stengono _che la milza, a parte la sua funzione di « spupape dc sureté plac~e sur la cJrcolation porte )), deve essere considerata come un regolatore preztoso . del contenuto del sangue in oalobuli rossi ' un serbatoio contrattile di cn;azJe, che sotto l'influenza di fattori molteplici (lavoro muscolare, aria rare att.t, asfissia, intossicazione da ossido di carbonio, emorragie), immette-


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EFFETTI LONTANI DELLA SPLENF.CTOMIA PER T RA UM:\

rebbe in circolo questi dementi per un quantitativo adeguato agli immediati bisogni. Barcroft aveva osservato infatti che l'esercizio muscolare è seguito da

una contrazione splenica capace di lanciare in circolo delle emazie, dondè una maggiore facilità degli scambi respirator1; Scheunert e Krzywanek trovarono che questa poliglobulia mancava negli animali spleneretomizzati. Nelle esperienze di 1Binet la poliglobulia asfittica, reazione utile, scompariva a poco a poco praticando la respirazione artificiale, d'altra parte la poliglobulia riscontrata ne.i cani sottoposti a crisi di asfissia o a piccoli salassi e nelle cavie messe in atmosfera rarefatta, non si verificava più dopo la spknectomia o la compressione del peduncolo splenico. Ghirardi (29) ha potuto confermare che negli animali sottoposti ad asfissia per occlusione del1e vie respiratorie si produce una iperglobulia per splenocontrazione, ma ha visto che il fenomeno scompare dopo numerose crisi asfittiche, mentre persiste la leucocitosi asfittica. Ma è veramente così grande, come affermano Barcroft e Binet, l 'importanza della milza come serbatoio di emazie necessarie per gli immediati bisogni d eli 'organismo in condizioni molteplici ? Dominici e Giordano (23) hanno messo in evidenza le oscillazioni d! volume della milza nell 'uomo, praticando il pneumoperitoneo ed hanno provocato le contrazioni spleniche a mezzo dell'adrenalina, dell'esercizio muscolare, della corrente faradica, del bagno freddo. In base ad esperienze condotte con questa tecnica, concludono non essere possibile che l'iperglobuli.l constatata dopo somministrazione di adrenalina, sia soprattutto di origine splenica perchè può mancare pure essendosi contratta la milza. Ad ogni modo, le oscillazioni di volume e la capacità dell'organo sono troppo piccole per spiegare 1'iperglobulia riscontrata. Gli AA. pertanto mettono in rilievo che -.:sistono nell'organismo altri depositi, i quali prendono parte all'equilibrio della circolazione generale. In armonia con queste vedute, Bouisset, Bugnard e Soula (7), misurando nei cani la proporzione dei globuli nel sangue venoso splenico c nel sangue arterioso, hanno potuto calcolare che l'aumento di emazie nel sangue circolante, che si verifica provocando una sp]enocontrazione, non è affatto spiegabile col modesto apporto della milza. Anche Cesaris-Demel nega ]'importanza della funzione splenica in qnestiollc, ma egli pone a confronto il peso ed il volume della milza di animali resi asfittici o trattati con adrenalina, col peso ed il volume della milza di animali di controllo uccisi con la puntura del bulbo. Gli è stato pertanto ob-

biettato che esiste una notevole differenza tra volume della milza in vivo e dopo la morte e che non si può escludere che questa, anche se rapida, determini una contrazione splenica. E. on Haam (36) ha osservato nei cani che la iperglobulia da iniezione endovenosa di adrenalina sparisce dopo la splenectomia, ma riappare in capo


EFFErra LONTA:-\1 DELLA SPLE:-\ECTOMIA PI·.R TRA t.: \1.\

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a 18 mesi, sebbene meno pronunziata che non prima dello smilzamcnto. Queste esperienze, mentre confermano che rclati va è l'importanza dd h milz.t come serbatoio di eritrociti, dimostrano l'esistenza nell'organismo di altri serbatoi del genere, capaci anche di supplire a poco a poco la parte spettante alla milza. Molta luce sul'la essenza dd fc.n omeno della iperglobulia che si verilì..:a allorquando si provocano le contrazioni splenichc coll'adrenalina, è stata apportata dalle esperienze di Greppi e Parino (35). Questi A.A. hanno tenuto conto non soltanto delle variazioni del numero dci globuli rossi, ma anche delle oscillazioni della massa plasmatica, oscillazioni che, sovrapponendosi alla iperglobulia, possono falsarne i valori e persino mascherarla. Hanno poi preso in considerazione il carattere bifasico-anfotcro dell'azione ;;:splicata dali 'adrenalina (fase simpaticotropa-acidosica e fase vagotropa-alcalosica), le modificazioni della pressior.e, della diuresi etc. che si accompagnano a ciascuna di dette fasi, l'asincronismo delle curve dci singoli fenomeni che compongono la reazione adrenalinica nonchè il modo di reagire individuale all'ormone. Con questa rigorosa impostazione delle indagini gli A.A. hanno potu to chi:~rire, entro cerri limiti, i differenti risultati ed i discordanti pareri offerti dalla precedente letteratura e sono pervenuti a queste conclusioni: Nei soggetti normali, con vivace e tipica reazione simpaticotonica, 3045 m' dopo l'iniezione intramuscolare di adrenalina si ha una pletora sanguigna, per aumento contemporaneo del plasma e dci globuli circolanti, accompagnata da uno stato di acidosi del sangue e da una riduzione della diuresi idrica e salina. Detta pletora sanguigna, data l'importanza delb massa globulare effettivamente aumentata, non può derivare esclusivamente dalla milza, ma da una vasta mobilizzazione di globuli anche da altri visceri nonchè da alcuni distretti vascolari profondi (fegato, milza, sistema splacnico c porta-epatico). Fatto importante, un quadro opposto a quello sopra accennato si può avere nei soggetti, pure normali, ma in cui prevalga l'azione vagotr:opa-alcalosi(a della seconda fase di risposta all'adrenalina. Insomma la mobilizzazione ematica, che si verifica colla somministrazione di adrenalina, non deriva da una funzione specifica o prevalente della milza, ma sì compie a spese di varie riserve di plasma e di globuli (tra le quali naturalmente la milza). Non va dimenticata poi la possibilità dj risposte dirette del midollo osseo allo stimolo adrenalinico. Queste diYerse

origini di mobilizzazione ematica debbono essere tenute in p.articolare modo presenti per quel ch e riguarda l'aumento dei leucociti. Certo è che pure essend0 molto importante la produzione di linfocitì da parte della milza, nell'organismo privo di essa si ha la tendenza alla linfocitosi e l'iniezione di adrenalina provoca una linfocitosi molto accentuata (Greppi e Corrias}. Noi abbiamo voluto ricercare se nel nostro caso, a 3 anni e mezzo di ci istanza dalla splenectomia, fosse riconoscibile durante l 'esercizio museo3 -

Ciomalc di mcdicitza militare.


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EFFETTI LONTANI DELLA SPLENECTOMIA PER TRAVMA

lare l 'assenza di un organo che Binet afferma essere, come il fegato e come il polmone, un collaboratore del muscolo, attribuendo solamente ad esso con una concezione che abbiamo visto essere troppo esclusiva - il compito di regolare il tasso dei globuli rossi per ogni immediato bisogno di una maggiore attività degli scambi respiratori. Detto A. (2) pone il quesito « si elle est bien exacte la phrasc populaire: courir comme un dératé ! ». Naturalmente noi abbiamo dovuto saggiare la funzione cardio-respiratoria att~­ nendoci ai limiti consentiti in sede di indagine medico - legale. Ed abbiamo ottenuto questi risultati : II nostro soggetto in 3 prove ha presentato, a riposo, 23-27 atti respiratori al m' ed una ventilazione polmonare rispettivamente di litri m ' 5.200, 6.2oo 6,5oo. La cifra di litri m ' 5.200 è stata ottenuta m entre egli si trovava in osservazione presso questo Collegio, quelle di litri m' 6.200 e 6.500 sono risultate in esame ripetuto dopo che egli da più di un mese aveva ripreso il lavoro dei campi, ma durante il riposo domenicale. Una ventilazione di 6 litri m' è stata data come normale per un adulto che vive a piccola altitudine (Delaunay), tuttavia la cifra media ottenuta !n un gran numero di osservazioni compiute nel nostro laboratorio di Biologia e Fisiologia è di 9· Ad esempio, su 200 militari (granatieri) solo 8 hanno presentato una ventilazione intorno ai 5 litri m ' (media di litri 5·575 m' con una media di I 7 atti respiratori m '). Possiamo dunque dire che il nostro soggetto in tre prove ha presentato, a riposo, un numero di atti respiratori superiore alla norma (23-27) ed una intensità della ventilazione polmonare, il cui valore (litri m' 5.200, 6.200, 6.500) è dei pi.ù bassi tra quelli che in genere si riscontrano, a piccola altitudine, in soggetti normali. In seguito alla prova di lavoro (2 m' di corsa sul posto) l'aumento della ventilazione polmonare è risultato normale (ha oscillato intorno ad un valore doppio), e così pure è stato normale l'aumento della frequenza del respiro c del polso. Questi due ultimi valori son tornati alla cifra iniziale con sufficiente prontezza, mentre la cifra della ventilazione polmonare è rimasta ancor.1 alquanto superiore a quella di partenza anche 15 m' dopo detta prova Ji lavoro. Questo ritardo del ripristino della funzione respiratoria, non accompagnato da segni di fatica del cuore, fa pensare che « il cosidetto debito di ossigeno >> (HiU), contratto dall 'organismo durante quel modesto lavoro, non può essere pagato nel riposo che con una certa lentezza. La maggiore o minore prontezza a pagare questo debito di ossigeno dopo finito un determinato lavoro è legata (a parità di grado di allenamento a quella specie di lavoro) alla capacità di adattamento funzionale dei vari organi al lavoro stesso, alla quantità di acido lattjco e di altre sostanze tos-


EFFETTI LONTANI DELLA SPLENECTOMIA PER TRAUMA

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siche generatesi durante l'attività muscolare, alla diversa capacità di distruggere questi prodotti metabolici durante e dopo il lavoro ed è perciò intimamente connessa colla integrità anatomica e funzionale dei vari organi, col tipo costituzionale, col metabolismo. Ci limiteremo qui a ricordare, fra i tanti lavori compiuti al riguardo, quello di Bufano (8) sulla influenza del sistema vegetativo sulla curva lattacidemica da carico di acido lattico, le osservazioni di Pende (48) sull'abnorme altezza di detta curva nei nevrastenici astenici, gli studi sulla glicemia negli atleti di Cassinis e Bracaloni (12-13), sul quantitativo di lipidi nel sangue, durante la fatica, di Caccuri (9) e di Sanchirico (57), nonchè 1e ricerche sulle variazioni della riserva alcalin.t durante il lavoro muscolare di Cannavò e Merenda (rr) ecc. Non si può esclupere quindi che la perdita della milza, organo a funzioni molteplici, sia in causa nel ritardo del ripristino della funzione respiratoria in un individuo, come quello in esame, che precedentemente alla splenectomia era perfettamente valido e che non ha sofferto di alcuna malattia degna di no.ta nè prima nè dopo l'atto operativo. Conseguentemente è attendibile l'insorgenza di un senso di oppressione al torace durante il lavoro gravoso dei campi allegata dal soggetto e la necessità di sospenderlo d i quando in quando. Naturalmente noi ci asteniamo dal formulare una precisa ipotesi sulla essenza dei rapporti che potrebbero porsi nel nostro caso tra mancanza della milza e ritardo del ripristino della funzione respiratoria perchè i fenomeni del n storo che seguono a quelli della fatica non ci sono ancora oggi interamente noti c perchè qualsiasi ipotesi avrebbe dovuto scaturire dall 'esito di un apposito piano di lavoro e non dalle limitate ricerche cui, in sede di giudizio medico-legale, ci è stato consentito sottoporre il soggetto.

Fichera, il quale, come è noto, pose come base della genesi dei tumori un disquilibrio oncogeno, attribuì alla milza la massima capacità antiblastic:-t e ritenne che la splenectomia facilitasse negli animali l'innesto dei tumori. L e indagini circa l'etiologia dei neoplasmi sono oggi orientate verso altre vedute; ricordiamo che. E. Ask-U pmark (I) nelle numerose osservazioni, personali e raccolte dalla letteratura, delle quali abbiamo già fatto cenno, non ha potuto rilevare una predisposizione degli splenectomizzati ai tumori maligni. L 'A. nota però che la maggior parte dei soggetti della casistica n on aveva raggiunto l'età del cancro.

Sulla funzione immunitaria della milza esistono numerose indagini compiute da A.A. italiani e stranieri, non di rado con risultati discordanti,


1312

EFFETTI LONTANI DELLA SPLENECTOMir\ I'ER TRAuMA

che sarebbe impossibile qui riassumere. Ci limiteremo pertanto a fare breve menzione soltanto di alcuni lavori. Martinotti e Barbacci non osservarono divet sità di comportamento di fronte all'infezione carbonchiosa nei conigli normali e smilzati . Vicever:;a Ccsaris Demel trovò come fosse possibile vaccinare contro l'infezione pneumococcica i conigli splencctomizzati. Tizzoni e la Cattani, studiando la parte spettante alla milza nella immuni:?.zazione contro il tetano, pervennero a conclusioni negative. Azzurrini non trovò modificazioni del potere agglutinante del siero ematico di cani splenectomizzati ed inoculati con tifo. Biagi non potè accertare modificazioni immunitarie dopo l 'asportazione della milza. Contro l'opinione di Scotti che la milza abbia parte importante nelb produzione di anticorpi, Pirera e Sirena denunziarono risultati pei quali si dovrebbe ritenere che gli animali splenectomizzati resistono meglio dei normali all'infezione. Ma Rondoni e Garetti nelle loro ricerche sulla infezione da tripanosoma Brucei in ratti e cavie videro, come già altri avevano segnalato, che la milza può talora contènere sostanze tripanolitiche. Numerose esperienze sono state pure eseguite per studiare l'importanza della milza come organo di immunità di fronte alla tubercolosi. Murphy ed Ellis, sperimentando sui topi, trovarono che la splenectomia, l'irradiazione con raggi X o i due trattamenti insieme combinati determinavano una diminuzione della resistenza alla infezione tbc., che dopo qualche tempo però si accresceva, probabilmente per una iperplasia di compenso del sistema reticolo-istiocitario degli altri organi. Arloing constatò che negli animali da esperimento l'asportazi one preventiva della milza rendeva più grave il decorso della successiva tbc. sperimentale; minore importanza aveva la splenectomia se questa si praticava ad infezione tubercolare già in atto. La splenoterapia della tubercolosi ha dato risultati non concordanti ed i successi ad essa attribuiti hanno ricevuto interpretazioni diverse. Indiscutibili sono invece i benefici che si possono trarre dalla asportazione della

mi.lza nella splenomegalia tubercolare; ma qui la splenectomia costituisce soprattutto l'allontanamento dall'organismo della localizzazione più grave, di un focolaio atto ad influenzare malignamente gli altri coesistenti; ad ogni modo poi, l'i ntervento chirurgico non sempre impedisce una diffusione mi1iarica del processo specifico. Reitano R. nel suo lavoro: LA milza tJel!a infe.-zio1le tubercolare, pubblicato nel 1933 (dal quale abbiamo attinto per la letteratura finora riportata circa l'importanza della milza nei fenomeni immunitari), in seguito ad ampie osservazioni anatomopatologiche, riferisce di aver potuto rilevare con qualche frequenza che nei casi in cui la milza è colpita da nodi tubercolari isolati, il processo tende ad interessare scarsamente ed in maniera attcnuatJ gli altri parenchimi.


EFFETTI LONTANI OEI.LA SPLENECTOMIA PER TRAUMA

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L'A. ha inoltre inoculato parallelamente delle cavie con tubercoli splemct ed epatici (materiale umano) provenienti dallo stesso soggetto o d1 soggetti diversi; ma ritiene di non poter concludere per differenze dcgn~ di rilievo nel decorso della malattia sperimentalmente provocata, in quanto che si deve tener presente che in detti animali la tubercolosi offre, anche in condizioni sperimentali scrupolosamente identiche, le più varie possibilità di decorso. Sotto questo punto di vista pertanto raccomanda di « considerare con prudenza tutti i risultati denunciati dalla letteratura, anche quelli che derivano dalla splenectomia ». Il problema della importanza della milza come organo di immunità ha avuto un reale c cospicuo contributo dalle ricerche sulla Bartonellosi dei ratti. Perchè la Bart~nellosi si manifesti nel ratto col suo quadro tipico e le bartonclle si moltiplichino numerosissimc nel sangue dell'animale, occorre estirpare · la milza. E ' probabile quindi che questa secerna una sostanza parassicida o almeno inibitrice. Certo deve essere qui in giuoco una proprieù della milza funzion ante, perchè nei ratti splenectomizzati gli estratti splenici non evitano la malattia . Ed il sistema i etiéolo-istiocitario deve avervi una parte non indifferente perchè il blocco di esso provoca una immissione in circolo di parassiti (Mayer e collaboratori, Cannos e Mc Clelland, Lauda e Marcus). Ma Reitano U. (55) poteva dimostrare che ratti smilzati, guariti clinicamente della malattia, resistono ad inoculazioni ripetute di alte dosi d1 virus. Ciò indica che nei ratti, oltre alla milza (organo che in questi animali ha uno sviluppo notevole, proporzionatamente al corpo), esistono altri meccanismi di difesa contro la malattia. Anche nei fenomeni immunitari della infezione malarica (fenomeni per la spiegazione dei quali James, Christophers, Schilling ed altri hanno avanzato suggestive ipotesi, sulle quali non possiamo qui intrattenerci) la milzJ. sembra avere una parte molto importante. H ackett (37) ricorda che « la sua ablazione provoca subito un attacco in una scimmia che avev:t acquistato una immunità apparentemente incrollabile » ed aggiunge : 1< La facoltà di impedire la moltiplicazione dei parassiti sembra che sia perduta con la milza >> . Su alcune modificazioni strutturali del fegato, dei reni e del peritoneo, nell'uomo e negli animali splenectomizzati o con ::~lterazioni della milza, e sulla interpretàzione data ·di fenomeni di compenso, nell'ambito del sistema r eticolo-endoteliale, di fronte alla mancanza parziale o totale de.lla funzione splenica,_sono sJa~e esegvite numerose ricerche le quali hanno dato luogo a risultati ed a interpretazioni non sempre concordanti (Tedeschi, Faltin, Maffucci, Tizzoni, Kostjurin, Schmidt, Port, Eppinger, Kretz, Fabcr, Gu.:cion<:, etc.). Di recente (1933) Tarantola (59) ha constatato che nel coniglio, in seguito a splenectomia o a legatura d ella vena splenica, si verifica una iper-


1314

EFFETII LONTANI DELLA SPLENECTOMIA PER TRAUMA

plasi.1 degli elementi cellulari del sistema reticolo-endoteliale senza alcum partecipazione dello stroma. Già Erwin Schliephake (58) aveva visto che mediante somministrazionc di estratto splenico il sistema reticolo-endoteliale .immagazzina una maggiore quantità di sostanze coloranti. Recentemente Goebel e Miller (32) hanno potuto constatare che nei cani, 3-ro giorni dopo la splenectomia, il rosso Congo scompare dal sangue meno rapidamente che prima dell'operazione, ma in seguito la sostanza colorante scompare ancora più presto che normalmente. Si dovrebbe ritenere pertanto che la funzione del sistema reticolo-endoteliale subisca per la perdita della milza un indebolimento solo ia un primo tempo, dopo il quale si avrebbe un compenso, anzi un so-

vracompenso. Queste larghe supplenze della funzione immunitaria della milza sono facilmente comprensibili quando si pensi che il sistema reticolo-endoteliale si trova non soltanto negli organi emolinfopoietici e nel fegato (sezione importantissima del sistema) ma anche in tutti gli altri territori d eli ' organismo. Bisogna ricordare poi che, a parte la possibilità di milze succenturiate, nelle: varie regioni del corpo in cui esistono linfoghiandole, si trovano formazioni più piccole e più rosse di queste, con struttura che si avvicina a quella della milza e con attività linfocitogena e emocateretica e pertanto -..:apaci di una funzione di compenso quando la milza viene a mancare (ghiandole emolinfatiche). Eppinger, in armonia colle osservazioni di Morandi e di Sisto, ScarpelJo etc., trovò con una cer ta regolarità un ingrossamento delle ghiandole emolinfatiche retroperitoneali dei cani smilzati. Ciò non toglie che la milza costituisca una grande provincia del sistema reticolo-endoteliale, un filtro posto lungo la via sanguigna (come j gangli linfatici sono filtri lungo la via della linfa), la cui importanza non può essere negata, malgrado le discordanze dei risultati ottenuti in varie condizioni sperimentali.

n raggiungimento di più vaste acquisizioni sul sistema reticolo-endo-

teliale e sulle complesse funzioni spleniche apporterà una più chiara luce al problema della milza come organo di immunità nelle infezioni. M:l. anche allo stato attuale delle nostre conoscenze possiamo dire che la perdit.l della milza, malgrado i compensi che si costituiscono, rappresenta, per guanto riguarda l'equilibrio immunitario dell 'organismo, uno stato che in determinati momenti pone il soggetto in condizioni di inferiorità non trascurabile.

Nel caso in esame e nelle nostre condizioni sperimentali, a 3 anni c mezzo di distanza dalla splenectomia, le funzion i della milza sono risultate, nel complesso, abbastanza ben supplite. Tuttavia, come si è visto


EFFETI'I LONTANI DELLA SPI.ENEGTOMIA PER TRAUMA

1315

discutendo i risultati delle indagini praticate, è stato rilevato un ritardo nel ripristino della funzione respiratoria dopo la prova di lavoro. D 'altra parte le attuali cognizioni sulla fisiologia splenica, per quanto tuttora molto incerte e frammentarie, ci fanno presumere che per la perdita della milza sussista nel soggetto una certa !abilità dell'equilibrio funzionale dell'orgam~mo.

Il soggetto è stato proposto per la 5 categoria di pensione per 4 anm, dopo i quali si dovrà addivenire a nuovi accertamenti . 3

Conclusioni. In un soggetto di anni 28, di robusta costituzione fisica, splenectomizzato per trauma 3 anni e mezzo fa e che non è andato incontro a malattie degne di nota nè prima nè dopo l'intervento, è stato esaminato il tasso glicemico, la curva della iperglicemia provocata mediante carico di zucchero, il metabolismo basale, il quadro emati.co, la funzione cardio-respiratoria. Lo studio dei risultati ottenuti porta alle seguenti conclusioni: 1 • - La ricerca del tasso dello zucchero nel sangue e la prova della iperglicemia provocata mediante carico di zucchero hanno dato un reperto normale e perciò la parte che spetta alla milza nel metabolismo degli idrati di carbonio è apparsa, nelle nostre condizioni sperimentali e tre anni :: mezzo dopo la splcnectomia, perfettamente supplita. Nelle esperienze compiute da Marino su cani, ad un anno di distanza dalla asportazione della milza, il tasso dello zucchero nel sangue tendeva alla norma, ma la curva glicemica per somministrazione di zuccheri er.-t sempre più alta che in condizioni fisiologiche. La normalità del nostro reperto non esclude però che, verificandosi eventualmente nel soggetto uno squilibrio ormonico, la mancanza della milza - organo che interviene nel metabolismo degli idrati di carbonio in modo sinergico al pancreas - non possa decidere della insorgenza, della entità e della persistenza di un.l turba di detto metabolismo. 2 " - Il

metabolismo basale, da 1'10i saggiato tre anni e mezzo dopo

la splencctom ia, risulta normale, concordemente a quanto ha osservato Theodoro J. C. Combes, a r6 mesi ed a 5 anni di distanza dall ' intervento, in un ragazzo pure operato per trauma. Questi risultati, confrontati con quelli ottenuti da altri A.A., nell' uomo e negli animali , per effetto immediato della splenectomia, fanno pensare che jl metabolismo basale, dopo l'asportazione della milza, subisca in un primù tempo un perturbamento, per poi tornare alla norma. 3• - La prova del lavoro (2 m' di corsa sul posto), eseguita due volte afb d istanza di più di un mese, ci ha dimostrato che nel nostro soggetto la ventilazione polmonare tarda a tornare al valore di partenza (non è ancor:1 completamente ridiscesa dopo 15 m'); le oscillazioni della pressione arte-


1316

EFFETII LO~T:\:-il DELLA SPLENECTOMIA PER TRA L'MA

riosa cd il tempo di ripristino della cifra iniziale delle pulsazioni e degli atti respiratori sono normali. Questa kntezza dell'organismo a pagare il cosidetto « debito di ossigeno ))' contratto durante il lavoro, fa pensare che la perdita della milza, organo a funzioni molteplici, influisca sulla funzione respiratoria cd in modo più complesso che non per la semplice mancanza di un importann: serbatoio contrattile di emazie per ogni maggior bisogno di veicoli di ossigt:no, poichè questa mancanza può essere supplita da altri ragguardevoli serbatoi esistenti nell'organismo. Circa la essenza dei rapporti che nel nostro caso si potrebbero porre tra mancanza della milza e ritardo del ripristino della funzione respiratoria non è possibile formulare una precisa ipotesi poichè questa avrebbe dovuto sc:tturirc dall'esito di un apposito piano di lavoro, che in sede di giudizio m ed ico-legale non ci è stato possibile eseguire. 4" - Nel nostro soggetto il quadro ematico è normale, se si eccettua una lieve deviazione a sinistra della formula eli Arneth. Questo reperto, pur trattandosi di un individuo splenectomizzato da 3 anni e mezzo, è tutt'altro che comune, perchè il complesso delle osservazioni fatte da vari A. A., indica che anche a distanza di parecchi anni dall'operazione non sono rari i quadri anemici e quelJi di attività tumultuaria del midollo osseo per un difetto di supplenza dell'azione regolatrice esplicata dalla milza. La deviazione della formula di Arneth da noi riscontrata potrebbe far pensare ad una ultima ed unica traccia di iperattività del midollo osseo; non bisogna però dimenticare che trattasi di una deviazione lieve e che d'altra parte allo schema di Arneth viene dato scarso valore da Pappenheim, Kohlc, Sonnenburg, F errata. s• - I risultati, spesso discordi, delle indagini sulla funzione i m munitaria della milza debbono essere riveduti. Tale funzione, ri.collegandosi, •! per una parte ragguardevole, a quella dell'apparato reticolo-istiocitario, r ice' 'erà nuove luci m an mano che si andranno approfondendo le cognizioni su detto apparato. Certo è intanto che la funzione immunitaria della milza è suscettibile di larghe supplenze nell'organismo. Ciò nonostante, non è lecito ~scludcre che, almeno in determinate contingenze, la mancanza di essa abbia valore nella lotta dell'organismo contro le infezioni.

L'A., in un giovane sano c robusto, 3 anni e mezzo dopo b spie· ncctomìa per trauma, ha trovato: glicemia a digiuno, curva glicemica da carico di zucchero, metabolismo basale normali, nessuna alterazione del quadro ematico tranne una lieve deviazione a S. delln formula di Arneth, ritardo del ripristino della funzi one rt~pira toria dopo la pro,·a di lavoro. Illustra questi rimltati ed in base alle più reccmi acquisizioni sulb fi siologia splcnica, sì indug ia a lumeggiare i disguidi fu nzionali con· stat<lli o intravisti nella esplornì one dei diYersi sistemi organici. RIASSUNTO. -


EFFErrJ LO~Tt\Nl OELLA SPLEI'.'ECTOMIA PER TR:\UMA

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Ef'FF.TrJ LOJ'TANI DELLA SPLENECTOMIA PF.R TRAUMA

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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANIT A MILITARE Laboratorio di igiene

Di rettore del laboratorio: colonnello medico prof. NrcoLA BRusr

L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE NEGLI ESERCITI E L'INFLUENZA CHE IL SERVIZIO MILITARE HA SULLA ROBUSTEZZA FISICA DEI SINGOLI INDIVIDUI (Ricerche sui militari dd Presidio di Firenze) Dott. Guido Piazza, capitano medico.

(Continuazione e fine).

C) STUDIO DELLE VAR IAZIONI DEL PERIMETRO TORACICO IN RAPPORTO COL SERVIZIO MILITARE.

La determinazione del perimetro toracico, nella pratica medico-legale militare, serve a stabilire lo sviluppo toracico, ma, come notò Livi, vi sarebbero altre misure possibili, forse di maggiore esattezza come indice della capacità respira tora del l 'individuo. Secondo Bruni, << l'ampiezza del perimetro toracico ci dà un'idea abbastanza soddisfacente della gabbia toracica e delle condizioni di sviluppo dei polmoni. Però, non è per sè solo un indice di robustezza, ma lo diventa se messo in relazione ad altri dati antropometrici, e specialmente alla statura ed a l peso >> . Pur dovendo convenire che la misurazione dell'ampiezza toracica, per guanto di semplice e rapida tecnica, possa « variare a seconda dell'abilità del medico che l'accerta e dell'accortezza del visitato >> (Bruni) è innegabile che dal punto di vista pratico è un ottimo elemento per giudicare della costituzione fisica. Le ricerche di Viola, Cassinis, Boldrini, Frassetto e di tanti altri AA., ne hanno messo in evidenza la reale utilità, non solo in rapporto alla valutazione fisica, ma anche in rapporto ad eventuali processi morbosi (tubercolosi). Secondo Bellot, la determinazione dell'espansibilità toracica dovrebbe essere effettuata sia a livello del perimetro ascellare che di quello xifoideo, perchè, in tal modo, è possibile studiare veramente la motilità polmonarc. Bisognerebbe, secondo questo A., perciò, misurare l'espansione in ispirazione forzata e Ja retrazione in espirazione forzata, tenendo conto delle misure ottenute nella respirazione ordinaria. Questo nuovo metodo di valutazione toracica avrc:-bbe un'importanza pratica notevole dal punto di vista della educazione respiratoria, in modo da poter sottoporre agli esercizi adatti i gruppi muscolari deficienti. Le ricerche condotte dall ' A. stesso sulle modi-


L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC .

.Specchio IX . RIPARTIZIONE DEl, PERIMETRO TORACI CO DI T UTTE r.E REC r,UTE ALL'ATTO DELLA VESTIZIOI'E.

l cm.

cm.

cm.

cm.

cm.

cm.

85,1

90, l

100, l

105,1

105

110

-

85

90

95

95,1 101)

81tO Fanteria

249

450

137

25

-

7o- Cenio

] 53

253

114

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2

2

SH

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118

315

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ll

l

2

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150

196

82

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-

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97

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127

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-

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19

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--

l

-

43

/Il. Sussistenza

48

63

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l

-

-

129

Com p. D1stre ttualc

6

5

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-

-

--

12

ToTAI. E

967

1577

571

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7

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3212

l

l


L'l~PORTANZA

DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRI CIIE ECC.

13 2 1

ficazioni subite dal perimetro toracico in seguito agli esercizi fisici, hanno dimostrato che in genere, nei soggetti che non hanno in precedenza fatto dello sport, e negli individui deperiti si ha un aumento sia del perimetro ascellare (da I a 5 cm. in un terzo dci soggetti e in 2 mesi e mezzo - 3 mesi), sia del perimetro xifoideo che aumenta notevolmente, anche di oltre 4 cm . in quasi tutti i soggetti. Negli individui deperiti questo aumento è da mettersi in rapporto col sensibile miglioramento che il nuovo regime di vita, sano ed attivo, apporta alle condizioni generali. Anche le misurazioni dd perimetro toracico furono eseguite ali ' inizio del servizio, poi ogni 3 mesi ed infine al congedo. Fu usato il nastro m etrico regol amentare e la tecnica prescritta; le ricerche furono sem pre fatte nelle prime ore dd mattino. Per lo studio delle variazioni subite nel perimetro toracico dai militari che completarono il servizio è stato seguito il sistema delle seriazioni, consid e rando 6 serie da cm. o,8o a cm. r ro incl. and:1ndo di 5 cm. in 5 cm .. Nello specchio IX è riassunta, secondo tali serie, la ripartizione dei dati che riguardano il perimetro toracico di tutte le reclute all 'atto della vestizione. Se si considerano, in tale specchio, i dati del totale, risulta che le serie s1 susseguono con quest 'ordine: serie da cm. 85,1 a cm. 90 incl. col 49,09%; )) )) )> 8o 3o,ro%; 85 )) )) ) \ )) 1 7·77%; 90,1 95 )) )) 100 2,64%; 95· 1 ) > )) 0"1cv. l> 100,1 )) )- ,o .' 105 )) )l )l 105,1 o,15 O/,,,, T IO ))

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Nello specchio X sono riassunti i dati della ripartizione iniziale delle serie del perimetro toracico nei militari che con1pletarono il servizio c nello specchio X I le variazioni finali complessive. Risulta da quest'ultimo specchio che gli individui nei quali si notò un aumento del perimetro toracico costituirono l'84,42%; quelli nei quali il perimetro toracico rimase invariato formarono 1'8, 77 n~ del calcolo finale; quelli che presentarono una diminuzione costituirono il 6,79%. Gli aumenti del perimetro furono calcolati da uno a 9 cm .. Quelli di I cm. costituirono il 5 1 ·94%; )) 2 cm. il 27,68 % ; )) )) il 10,96%; 3 cm. )) )) il 4•7 2%; 4 cm. )l li 2,70%; 5 cm. )l )l 6 cm . il 1,19 % ; )) )) il o,s7 0~ ; 7 cm. ))

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1322

L' IMI'ORTANZ.\

DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

Specchio X. Ht PARTI ZIOt'>E I !'< IZJALE DELLE SER I E DEL PERUIF.TRO TORA C I CO ~El

MILI TARI CIJ E CO MPLETARO:-oO I L S ERVIZIO.

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1324

L'IMPORTANZA DELLE: D ETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

Quelli di 8 cm. costituirono il o,rs %; » 9 cm. » 1'l o,os OL ,o , Riguardo alle diminuzioni, quelle di I cm. costituirono il 74,r9r;;, e le altre si susseguirono in quest'ordine. Quelle di 2 cm. costituirono il 21,29%; » 3 cm. >> il 2,58%; >> 4 cm. » il 1,29%; » 6 cm. » il o,64 %. Rispetto al tipo morfologico non si notò in genere un particolare comportamento delle variazioni del perimetro toracico. Nei normotipi l'aumento massimo riscontrato fu di 8 cm. e la diminuzione massima di 4 cm.; nei longilinei l'aumento massimo fu di 9 cm. e la diminuzione massima di 3 cm.; nei brevilinei l'aumento massimo fu di 6 c. e la diminuzione massima di 3 cm. Nei militari del 2° Regg. radio ed in quelli della Comp. distrettuale non si notarono diminuzioni del perimetro toracico, ma è da tener presente che in tali corpi gli individui presi in esame erano limitati ad un numero troppo ristretto. in genere la percentuale degli invariati, nei vari corpi, supe~ò quella delle diminuzioni. Con le misurazioni periodiche fu possibile constatare come gli aumenti del perimetro toracico fossero più spiccati nella prima metà del servizio, specie nei soggetti che all'inizio erano deperiti o che non avevano mai praticato gli spor ts, mentre nella 2" metà in genere non si riscontrarono che oscillazioni molto limitate. Le diminuzioni, poi, veri:ficatesi in prevalenza in soggetti che all'inizio erano stati classisficati come tendenti ali 'adiposità, si limitarono, per la maggior parte, a frazioni di un centimetro.

D) STUDIO DELLE VARIAZIONI DEL PESO IN RAPPORTO COL SERVI ZIO MI LITARE. Il peso è indubbiamente il migliore elemento per giudicare dello stato della nutrizione sotto l'influenza dell'attività volontaria e, secondo le ricerche di Bellot, costituisce anzi l'indice m1gliore per tale giudizio, in guanto « la sua costanza prova la sufficienza degli apporti nutritivi rispetto alle disassimilazioni di origine dinamica ». Quindi, il suo controllo, eseguito periodicamente e con esattezza di metodo, appare particolarmente utile nel primo periodo di allenamento al servizio militare. Le sue oscillazioni ed in modo speciale le eventuali diminuzioni, debbono essere opportunamente vagliate dali 'ufficiale medico soprattutto nei primi due mesi di servizio, per b valutazione dello stato generale dei singoli individui. Questa misurazione non è prescritta per il giudizio di idoneità al servizio militare presso i distretti, ma è presa ai corpi, all'arrivo delle reclute


L"IMPORTANZA OELLE DETERMI NAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

1325

e, praticamente, si è dimostrata di non poca importanza nella valutazione della idoneità. E' però una misura soggetta a frequenti oscillazioni, non solo nella stessa giornata, ma altresì nelle diverse stagioni. Secondo le ricerche di Bellot, il ~peso è in media · di kg. 62,so e varia tra 55 e So kg.. Sotto l'influenza degli esercizi fisici, e in modo più generale di una vita per taluni più attiva, si nota al termine di circa due mesi e m ezzo una diminuzione o un aumento nel peso. La metà dei soggetti presentano un aumento medio di 2 kg., che va da gr. 500 a 4 kg. ; un quarto presenta una variazione di peso insignificante; un ultimo quarto presenta una diminuzione media di un kg. che va da 500 gr. a 4 kg. (Bellot). Per evitare le oscillazioni giornaliere dovute ai pasti, mi attenni alla norma di fare le determinazioni sempre nelle prime ore del m attino, prima del primo rancio. Per quanto riguarda le variazioni legate alle diverse stagioni, molti AA. hanno trovato che, mentre nell'inverno il peso ha tendenza ad aumentare, nell 'estate si verifica piuttosto' una.. diminuzione. Livi trovò che « l'accrescimento del peso durante il primo anno di servizio, presenta una·· media di kg. 2,4 per ind ivi duo; durante il secondo anno una media di kg. 0,4; e, sempre secondo lo stesso A., nell'accrescim ento dal primo al secondo anno, in ogni gruppo di pesi considerati, gli individui di più bassa statura hanno un accrescimento molto m eno rapido di quelli di più alta statura. Tra gli uomini di una stessa statura sono sempre quelli che hanno il minimo peso quelli che:.: crescono più rapidamente in peso. Ma tra gli uomini di uno stesso peso sono invece quelli che hanno la statura più alta che cresceranno di più >> . Anche per il controllo del peso seguii il sistema delle seriazioni, consid erando dodici gruppi di pesi, da kg. 40 a kg. 100 ed andando di 5 in 5 kg. N ello specchio XII è riportata la ripartizione dei pesi di tutte le reclute all 'atto della vestizione. Esaminando i dati di questo specchio, si nota che i gruppi d i pesi si susseguirono nell 'ordine seguente: · gruppo da kg. 55,1 a kg. 6o incl. col 32,81'/o ; )) 60,100 27,77 N ; 6s )l I 7,18')., ; 50,100 )) 55 )l 14,1 6"" ,à ; 6),100 70 , )l )) 70,100 4·29'",. ; 75 ..,_ , 42'";Q .' .. 45,100 )) so H )) )l )l 0,90 ", <·). 75,roo )) So ,, )) 0,23 ,o; 80,100 )) Bs ,, 8s,roo )) 90 " )) 0,09 "'•J; )) )) )) o,o6'Y., ; 40,100 )) 45 )) )) 9Q, IOO )) o,o3%; 95 )) )) )) 0,03 1o . 95,100 )) 100 1\'

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4 · - Giornale di m~dicù~a militare.


1326

L ' IMPORTANZA D~LLE DETERMINAZIOJ'I ANTROPOMETRICHE ECC.

Le percentuali più elevate, nella maggior parte dei corpi riultarono quelle del giUppo comprendente il peso da kg. 55,100 a kg. 6o incl. N ello specchio XIII si trova la ripartizione iniziale dei pesi dei militari che completarono la ferma e che, quindi, entrarono a far parte del calcolo finale. Dai dati dello specchio stesso si rileva che, in tali militari, il primo posto nella seri azione dei pesi fu tenuto dal gruppo compreso tra kg. 6o, I O(J c kg. 65 incl. col31,22 'X>; gli altri gruppi si susseguirono nell'ordine seguente: gruppo da kg. 55,100 a kg. 6o incl. col 30,S2'\, ; ... >) )l 6,s,IOO )) 6o )) 15,74 •); Il

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Lo specchio XIV riassume la ripartizione finale dei pesi nei militari che ultimarono il servizio, e nello specchio XV si trovano riassunte complessivamente le variazioni finali subite nel peso dai militari che completarono il servizio. Dali 'esame dci dati di questo specchio si rileva che: z• - il numero degli invariati costituì il 0,13".'. del totale; 2° - il numero degli aumenti di peso costituì 1'86,88 % del totale; 3" - il numero degli individui <he pre::sentarono diminuzione di peso far mò il 12,93 "~ del totale. Rispetto al tipo morfologico, si trovò che: nei normotipi m. e p. gli aumenti furono dell'86,89'Y., , le diminuzioni del 13,14 gli invariati il 0,16 '){, ; nei longilinei m. e p. gli aumenti furono del 90,55":., le diminuzioni il 9,3o'lo, gli invariati il o,o8''., ; nei brevilinei m. e p. gli aumenti furono del 79•7o 'X> , le diminuzioni il 20,29 ~" · Nei normotipi m. e p. la percentuale più alta si ebbe negli aumenti che riguardarono il gruppo di pesi compresi tra gr. 150 1 c gr. 2000 incl. col 23,72"., ; e la più bassa nel gruppo di pesi compresi tra gr. 7001 e grammi 85oo incl. col. o, Is ··~ . N ei longi linei la percentuale più alta si ebbe pure negli aumenti che riguardarono il gruppo d~ pesi compresi tra gr. 1501 e gr. 2000 incl. col 19,78".. ; e la percentuale più bassa nel gruppo di pesi tra gr. 6501 e <rram. l . col 0,30 O[,o . 0 m .t 7500 mc

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1334

L' l\iPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

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L'IMPORTA NZA DELLE DETERMINAZIONI A!':TROPOMETRICHE ECC.

1335

Nei brevilinei la percentuale più alta si ebbe negli aumenti che riguardarono il gruppo di pesi tra gr. IOOI e gr. 1500 incl. col 17,22 ··.. ; e la piÙ bassa nel gruppo di pesi tra gr. 5001 e gr. 6000 incl. coJl'1,49 'X>. Riguardo alle diminuzioni di peso, si notò che nei normotipi la per-::entuale più alta si ebbe nel gruppo tra gr. 501 e gr. 1000 incl., col 26,70 %; e la più bassa nel gruppo compreso tra gr. 3501 e gr. 6soo col 4,34 '}(, . Nei longilinei la percentuale più alta delle diminuzioni risultò nel gruppo tr.t gr. 501 e gr. 1000 incl. col 49,29•;:, ; e la più bassa nel gruppo tra gr. 3001 e gr. 4000 incl. col 7,46 ~·... Nei brevilinei la percentuale più alta delle diminuzioni si ebbe nel gruppo tra gr. 501 e gr. 1000 incl. col 30,88"{, ; e la più bassa nel gruppo tra gr. 7501 e gr. 8ooo incl. coll't,47 ''{, . Nello specchio XVI sono riassunte le variazioni subite nel peso dalle reclute nei primi 2 mesi di servizio; tali variazioni hanno una certa importanza perchè, come si è detto, i primi 2 inesi si possono considerare come il vero periodo di allenamento alla vita militare. Risultò che, dopo .jl 2° mese di servizio, gli· aumenti nel peso costituivano il 59,43o/<, ; gli invariati il 4,6o'X, ; le diminuzioni il 34,4o''~.. Da qUc.:ste percentuali risulta che effettivamente nei primi 2 mesi del servizio l;~ diminuzione del peso interessò un contingente non certo limitato di reclute, ma, ad ogni modo, il numero di quelli che aumentarono di peso risultò notevolmente superiore a quello dei diminuiti. Sia gli aumenti che le diminuzioni, verificatisi nei primi 2 mesi, arrivarono ad un massimo di gr. 4000. Le diminuzioni da gr. 2000 in sù riguardarono, nella quasi totalità, dei soggetti che avevano spiccata tendenza all'adiposità o che esercitavano, nella vita civiìe, mestieri che costringono a vita sedentaria. Gli aumenti interessavano, in modo p:.trticolare, gli individui che all'inizio del serviziv presentavano uno stato della nutrizione più o meno scadente. . .' In genere, poi, le modificazioni del peso presentarono una mtens1ta più spiccata nella prima metà del servizio, mentre, nella seconda metà, le oscillazioni si mantennero in grado molto limitato. Riguardo ali 'intcnsttà delle modificazioni nel peso, risultò che esse furono poco accentuate in quei soggetti che all'inizio presentavano una proporzione soddisfacente tra i valori del peso e della statura; le diminuzioni furono di una certa entità nei soggetti che ali 'inizio avevano un peso relativamente elevato (aumento dei processi di disassimilazione sotto l'influenza di una vita più attiva; Bellot).

E) GLI INDICI DI ROBUSTEZZA ALLA FINE DEL SERVIZIO. Io) Indice del Pignet. -

Alla fine del servizio (Specchio XVII) nei militari che lo completarono (15 mesi di servizio in media) si riscontrò, in


1336

L·IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

genere, un miglioramento dell'indice di robustezza dd Pignet. Così, non si trovò quasi più rappresentata la categoria degli individui che all'inizio erano stati classificati nei gruppi di costituziOne più scadente, essendosi tali individui spostati verso k categorie medie della scala del Pignet. Questo miglioramento a riguardo della robustezza iniziale risultò notevolissimo nei soggetti di tutti e tre i tipi morfologici, ma, naturalmente, essendo il gruppo dei longilinei quello nel quale all'inizio del servizio si aveva il maggior numero di individui con costituzione alquanto scadente, fu in questo gruppo che spiccarono, in particobr modo, le modificazioni della robustezza fisica. E' noto che i longilinei, a 20 anni, non hanno, in genere, consolidato l 'organismo in tutte le sue parti, a cagione del maggiore sviluppo in altezza cd è forse per questo motivo che in essi è più marcato il miglioram ento fisico nel senso di una maggiore robustezza. Passando ad osservare l 'ordine secondo il quale le diverse categorie di costituzioni si presentarono ripartite al momento del congedo, risultò evidente il sensibilissimo miglioramento verificatosi durante tutto il periodo del servizio militare. Infatti, mentre all 'inizio la maggior parte degli individui in esame presentavano una costituzione « buona », al momento del congedo il gruppo più numeroso risultò quello costituito da individui con costituzione cc robusta ». La costituzione cc buona » passò al secondo posto, con un valore percentuale più elevato di ·quello che presentava all'inizio, ma, quello che risultò in modo particolarb, fu l'aumento verificatosi nel gruppo di individui con costituzione robustissima, tanto che, al momento del congedo, tale gruppo passò al terzo posto. In tutti i corpi del presidio le modificazioni verificatesi durante il servizio nell 'indice del Pignet furono veramente notevoli. 2°) Indice pondera/e Livi. - Per quel che riguarda l'andamento d elle modificazioni dell'indice ponderale Li vi nei singoli corpi del presidio, ritengo superfluo esporli dettagliatamente, risultando essi dai dati dello specchio XVIII. In nttti i Corpi si verificò un aumento più o meno notevole del gruppo degli individui con sviluppo fisico ben proporzionato e, quindi, una diminuzione nel numero dei soggetti che prima presentavano deficienza di sviluppo. Nei normotipi il gruppo degli individui con sviluppo fisico ben proporzionato, che all'inizio rappresentava l'86,4o •x,, passò, al momento dd congedo, al 94,85 ';{,, venendo così a comprendere la quasi totalità dei normotipi stessi. Nella medesima .::atcgoria morfologica, poi, risultò n otevole la diminuzione del valore percentuale col quale all'inizio era rappresentato il gruppo degli individui che presentavano deficienza di sviluppo. Inoltre, anche nel gruppo di quelli nei quali si era riscontrato un indice che denotava una certa tendenza all'adiposità, si notò, per quanto in grado molto limitato, una certa diminuzione.


L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI ANTROPOMETRICHE ECC.

I 337

Tra i longilinei le modificazioni dell'indice del Livi furono veramente considerevoli; infatti, in questa categoria morfologica, si aveva all'inizio un numero abbastanza alto di individui con sviluppo fisico più o meno deficiente. Tale gruppo si r idusse quasi a metà e, conseguentemente, ne risultò un considerevole aumento nel gruppo dei soggetti con sviluppo fisico ben proporzionato. N'ei brevilinei le modificazioni di questo indice si tennero entro limiti meno estesi che nei gruppi precedenti, però la diminuzione del numero degli individui con sviluppo deficiente fu pure sensibile. In complesso, perciò, in tutti e tre i gruppi morfologici, si notò un aumento del numero degli individui con sviluppo ben proporzionato ed una diminuzione di quelli con sviluppo deficiente, diminuzione particolarmente evidente tra i longilinei. In conclus!one, le presenti indagini, anche se relativamente limitate in numero, dànno. un'idea sufficientemente esatta delle modificazioni che · apportano le istruzioni militari alla costituzione fisica degli individui che annualmente affluiscono alle armi e ci dicono che, nella maggior parte delle truppe, si ha un aumento sia della statura che del peso e del perimetr~ toraci co. Questo ci conferma che le istruzioni militari contribuiscono in misura ben evidente ad un consolidamento della robustezza fisica della gioventù, in modo da ritenere provvidenziale il periodo del servizio, in quante,>, insieme ad una educazione morale e patriottica del carattere, esso contribuisce mirabilmente anche alla educazione fisica dei giovani che annualmente la Patria affida all'Esercito.

Mi riservo di rendere note, in altro mio lavoro, le ricerche sulle modificazioni apportate dalle istruzioni militari alla capacità vitale polmonarc ed alla forza muscolare e di formulare, al tempo stesso, le conclusioni generali.

Dopo una rapida rassegna dci vari metodi escogitati per la valutazione delle condizioni fisiche della gioventù in rapporto al servizio milit~re. l'A. rifc·risr~ i risultati da lui ottenuti a riguardo delle modificazioni che il servizio stesso induce su quei fattori antropometrici, che servono abitualmente come criterio fondamentale per il giudizio d'idoneità iniziale, con particolare riferimento alla statura, al perimetro toracico, al peso ed alla spirometria. I detti rilievi riguardano controlli fatti personalmente dall'A. in diverse migliaia dj militari del Presidio di Firenze. RIASSUNTO. -


L'IMPORTANZA DELLE DETERMINAZIONI

A~TROPOMETRICHE

ECC.

BI BLIOGRAFIA. BELLOT M. (RENÉ):

L'examen phisiologique dnns Jes corps de troupe. - L'entrainemem phisique. - Sa surveillance pratique. - Archives de medecine et de pharmacie mi-

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IL SERVIZIO SANITARIO SUI PIROSCAFI TRASPORTO TRUPPE IN A. O. I. MAGGIO f 935-XIII - APRILE f937-XV O)

DATI STATISTICI E CONSIDERAZIONI Dott. Giuseppe Terra·Abrami, colonnello medico.

Dal maggio 1935-XIll fino all 'aprile 1937-XV ho disimpegnato il compito di Direttore Sanitario sui trasporti militari e con una breve interruzione (novembre- dicembre 1935) ho avuto l'opportunità, sulla motonavc Viminale e sui piroscafi Sicilia e Liguria, di fare servizio co11tinuativ~. Questo ha una grande importanza (per il buon andamento del servizio, si capisce). Credo opportuno che non vada disperso il materiale di osservazione che ho raccolto e ciò da un punto di vista pratico. Il Duce ci insegna a non contentarsi mai di ciò che si è fatto. Occorre cercare di far sempre meglio e di ottenere sempre di più per il vantaggio comune. Io mi limiterò a comunicare dei dati statistici e ad esporre alcune considerazioni, e le mie osservazioni potranno essere agevolmente controllate, sia in base alle mie relazioni di fine viaggio, sistematicamente trasmesse agli o rgani direttivi, sia in base alle osservazioni e relazioni degli altri colleghi che in questo periodo storico hanno disimpegnato lo stesso compito. Ma siccome voglio essere sincero e obbiettivo, si troveranno qui alcuni appunti riferibili a qualche manchevolezza che solo in parte ho potuto correggere. Ciò premesso ecco alcuni dati: a) sulla motonave Viminale viaggi n. 4 in A. O. truppe trasportate . 5 viaggi in Libia, truppe trasportate

l

3 vtagg_t 10 A. O., truppe e opera. r viaggio a Barcellona, profughi trasportati c) sul piroscafo liguria, dal·· 15 sett001bre al 23 aprile anno XV, viaggi n. 7 in A. O. I. .

b) sul piroscafo Sicilia

l

n. 6.637 )\

10.121

))

(I) Per ovvie ragioni, la relazione si arresta al mio ultimo vi;tgg·io in A. O. l. (Aprile XV) . li scryjzio O . M. S. non è compreso.


1340

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A ciò bisogna aggiungere un viaggio sul piroscafo Argentina della Società Tirreni a, clal maggio al giugno 1935.- XITI a Massaua in cui s1 trasportarono : all'andata, operai e truppe . n. 900 al ritorno, fuorusciti abissini in Cirenaica » r .090 totale complessivo della popolazione di bordo (esclusi gli equipaggi) . l> 57.871 Con una permanenza a bordo di giomi I93· Evidentemente la differenza sostanziale della provenienza, la durata della permanenza a bordo, la stessa varietà degli elementi trasportati, non si prestano a considerazioni uniformi. La patologia navale propriamente detta è stata nulla o quasi, data la organizzazione dei servizi di bordo la quale in poche parole si è attuata su queste dire!tive .rigorosamente seguite: a) sterilizzazione di tutta l'acqua di bordo (esclusa naturalmente quella per le macchine, ma compresa quella per lavanda), per ragioni che facilmente si comprendono; b) sorveglianza metodica sui generi alimentari in distribuzione giornaliera prima della cottura, con speciale riguardo agli alimenti più facilmente deperibili (pesci, salumi, visceri di animali,, alimenti in conserva) tanto per 1'equipaggio che per i passeggeri; c) sorveglianza nella cucina e condimenti; d) modificazione nella misura del possibile delle tabelle-vitto durante j giorni caldi (navigazione in Mar Rosso e permanenza a Massaua); e) tenuta igienica dei dormitori e sorveglianza sul riscaldamento e ventilazione; /) attiva propaganda fatta direttamente e fatta fare, sia a m ezzo delle autorità militari di bordo che dei colleghi militari e dei comandi delle truppe . Con questo si sono ridotte al minimo le affezioni si può dire specifiche della na ve (disturbi p:•sseggeri e lievi d eli' apparecchio digerente, affezioni infiammatorie delle prime vie respiratorie, affezioni cutanee: piodermiti, foruncolosi, ecc.), perchè la bonifica immediata personale degli indumenti e degli ~ffetti letterecci hanno impedito la d-isseminazione di parassiti cutanei (pediculosi, ftiriasi, scabbia). ConsiderazÌQnÌ uniformi non poswno farsi che per gli equipaggi, elemento omogeneo per provenienza, per la lunga permanenza a bordo e perchè tutti, a un dipresso, esposti alle stesse cause morbigene. Considererò perciò da una parte la morbilità degli equipaggi, dali 'altra la morbilità delle truppe, tralasciando per questo i trasporti da e per la Libia, sia per la permanenza fugace a bordo e sia perchè al ritorno dalla Libia il


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SUl PIROSCAFI TRASPORTO TRUPPE 11'\ A . O. l.

134I

Sicilia funzionò un po' come nave- ospedale, riconducendo in territorio na-. zionale anche ammalati e convalescenti sgomberati dagli ospedali della Colonia.

Morbilità equipaggio (21 viaggi). Complessivamente: equipaggi Durata complessiva dei viaggi, computandovi anche e solo le permanenze nei porti coloniali giorni . Giornate di presenza effettiva a bordo (navigazione) Presenze in ambulatorio n. 541 R icoverati negli ospedali di bordo n. 91 Giornate di esenzione da servizio complessive Giornate di degenza ospitaliera (a bordo) Perdita complessiva giornate lavorative

376 )) '' r.8o3.296

n.

1.02)

Sono dati che mi sembrano confortevoli sia per quanto riguarda il numero di malati presentatisi ambulatoriamente, c riconosciuti ammalati, sul che incide naturalmente la compagine disciplinare di bordo, di cui il Servizio sanitario è coefficiente di capitale importanza, e sia per il numero, veramente esiguo, dei ricoverati negli ospedali di bordo (e relativamente delle giornate di degenza), fattori che sono indice della vera morbrlità. Ad essere più esaurienti ecco qualche altro dato complementare: Mortalità n. R icoverati in ospedali ali 'estero ,, Ricoverati in ospedali coloniali » Interventi chirurgici eseguiti a bordo (operatore direttore san itario) '' 9 Jnvio al S. O. M. e sbarco nei porti nazionali capilinea per malattie in atto o esiti recenti n. 52, per le seguenti motivazioni:

Apparecchio digerente

Apparato respiratorio

l l stomaco

l l l

gastrite ulcera gastrica (sospetta) affezioni gastro - intestinali febbrili (nella imminenza della partenza) appendiciti. emorr. procidenti fistol e ecc.

per indagini radiologiche per enfisema polmonare per conv.te di bronco polmonite inf.le

Ematuria renale (prob. t.b.c. renale) ( Apparecchio uropoietico Albuminuria ( 5 - · Cioma/~ di m~dicina militarr.

Stenosi uretrale di alto grado

)l

6

)l

J

Il

3

)l

2

))

3 3

)l

))

1

)l

l

))

I

)l

I

))

2


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Apparecchio Jinfogh.re

f

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n.

adeniti supp.te superficiali (operate) adeniti supp.te profonde (operate)

)j

7 3 x

Ascessi profondi (operati)

))

Traumi, complicanze cd esiti di traumi

))

7

))

3

))

2

))

2

))

3

))

2

))

r

l ''

Malattie veneree

gonococciche e complicanze luetiche

uretriti gon. ac.te epidimiti gon. ascesso prostatico

!

Otiti e complicanze Nevriti (nervo sciatico)

In sintesi per gli equipaggi possiamo affermare: morbilità: molto limitata e in parte dovuta a malattie preesistenti; mortalità: nulla; perdita giornate lavorative: molto ridotta; ospitalizzazione ali' estero e in colonia: negativa; ricupero di malati : molto alto.

Morbilità truppe (7 viaggi). Ho già dianzi accennato che nei viaggi sui piroscafi precedenti sono state trasportate non solo truppe ma anche operai sia in A. O. che in Cirenaica. In qualche viaggio ammalati e convalescenti sgomberati dagli ospedali della Libia. Da Barcellona in settembre anno XIV, profughi dalla Spagna. Questo rappresenta un materiale statistico eccessivamente vario per prestarsi a considerazioni di indole generale. Mi limiterà perciò solo a considerare il periodo dal settembre XIV al 23 aprile a. XV sia per il numero considerevole di truppe trasportate sul piroS<afo noleggiato Liguria} che per il fatto che si tratta di elementi omogenei per provenienza e condizioni di vita collettiva, esposti quindi alle stesse condizioni morbigerc e passibih degli stessi provvedimenti di indole sanitaria. Operai e truppe trasportate dal 16 settembre XIV al 23 aprile XV Permanenza a bordo giorni Presenze in ambulatorio . Ricoverati negli ospedali di bordo Giornate complessive di degenza Sgomberati negli ospedali coloniali Sgomberati negli ospedali territoriali :tl ritorno _ Sgomberati all'estero

n. 46·332 1:!7 \l 3·992 Il 584 l> I .788 106 1 54

))

)l

)l

))


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N. 2 deceduti a bordo e cioè: a) una camicia nera il 24 ottobre (viaggio di andata) a Massaua per rossi.setticemia acuta (da probabile trombosi settica della v. meseraica). Imbarcato già malato a Napoli e sofferente da lungo tempo; b) una morte improvvisa in una camicia nera della Legione u Ferrucci » per paralisi cardiaca (da presumibile miocardite), in un viaggio di :itorno da Massaua. Inutile ogni soccorso approntato di urgenza, compreso una iniezione intracardiaca di adrenalina (non può dirsi di più non essendo mai stato oggetto di visita a bordo e mancando naturalmente la necroscopia). Operati a bordo (operatore dott. Terra- Abrami, dirett. sanitario) n . 12. TABELLA MOVIMENTO TRUPPE -

v.

N. 12

l

l l

V. :-i. 13

MOVIMENTO AMMALATI.

v.

v.

N. 14

V. N. 15

N. 16

V. l'. 17

l

N

V.

v. 18

;.;, 19

l

l

Imbarcati

6036

2855

6528

6461

6407

3219

6'l96

5230

Giorni di viaggio .

16

20

18

17

20

4

16

21

l' Presenze ambulatorio

632

518

749

341

654

137

527

434

55

58

126

85

83

34

85

58

Giorni di spedalità

230

235

317

286

256

63

273

128

Sgomberati osped. metropolitani

13

13

26

14

17

21

IO

13

Sgc mbcrati in Colonia

8

l-l

31

14

18

-

9

lO

-

-

-

· Spednlizzati

.

.

.

Sgomberati all'estero

-

Deceduti

-

l

IO

VIaggiO

Operati a bordo

-

l

2

-

l

-

3

3

-

-

-

-

l

3

Nel complesso nei viaggi di andata si è. avuto prevalenza di forme morbose stagionali o influenzali. Importanti: _ a) n. 3 casi di broncopolmonite influenzale di cui 2 gravi sgomberati a M assaua; b) n . 4 casi di polmonite fibrinosa (1 imbarcato con processo già in atto è stato sgomberato con crisi già avvenuta);

c) n . 4 appendiciti; d) n. 1 cisti da echinococco del fegato (ala sinistra); e) n . 18 parotiti (imbarcati tutti in periodo di incubazione); f) n. 6 si cosi estese della barba; ~) ~n c_ert? ~umero di casi di malattie veneree da recente contagio. Net v1agg1 dt ntomo un campionario (se l'espressione non è irriverente) abbastanza vario;


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Dalle statistiche degli ospedali e dell.e navi- ospedale si potrà avere una visione esatta della morbilità in Colonia dei militari e operai, importante specialmente negli ultimi periodi dopo la conquista integrale e la occupazione di tutto il territorio deU'lmpcro. Noi non possiamo vederne che un pallido riflesso nei rimpatrianti c congedandi attenuato anche dalla cernita più o meno larga praticata prima della partenza, in modo che una certa parte viene esclusa dal rimpatrio . Resta però acquisito che noi abbiamo <li questo quadro una immagine esatta seppure rimpicciolita, come di un oggetto visto con un canocchi::t!c al rovescio. Ed è perciò che può essere interessante conoscere come, specialmente negli ultimi tempi, ciò che domina nella patologia dei rimpatrianti è: a) la malaria; 6) le forme intestinali; c) le forme ulcerose o suppurative cutanee; d) le affezioni oculari (congiuntiviti purulente - tracoma acuto); e) i disturbi nutritivi da carenze vitaminiche; f) le affezioni renali (nefriti); g) le malattie veneree e sifilitiche. Per a) e b) l'estensione della nostra occupazione a territori malarici (specialmente dopo la stagione delle pioggie) e l'utilizzazione di acque non sicure in territori che non ancora (ed è naturale) è stato possibile bonificare, dànno una esauriente spiegazione del fatto che non possiamo non atte nderci un certo incremento nella morbilità per malaria e forme intestinali (in modo speciale enterocoliti), pur con un contingente di truppe metropolitane dimiImito in numero e con la organizzazione, sempre più efficace dei servizi sanitari. Per d) e g) i contatti necessariamente più estesi con popolazioni indigene in condizioni sociali e igieniche deficienti, daranno parimenti una spiegazione dell'aumento delle percentuali che potranno verificarsi. Queste osservazioni schematichc coincidono con quanto è già acquisito per la nosografia dell'Impero. Partitamente si sono avuti come casi importanti: a) esiti traumi n. 3 b) malaria (accessi recidivi o di prima infezione) >> 25 c) perniciose malariche (cardialgica - com. dissente» 3 rica - com. tifosa). d) enterocoliti dissenteriformi (per lo meno sospetti di amebiasi) » 28 e) nefriti. » 2 f) edemi tropicali (o disturbi nutritivi da carenze virarniniche) n 2 g) dengue . >> '5


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h) forme intestinali (paratiio ?) t) emopatia (gruppo emofilie) j) colecistiti e angiocoliti .

n.

5

» »

I

6 6 7

1345

l) tifJocoliti con risentimento appendicolare . >> m) tra comi >> 11) epididimi ti tubercolari . » I o) tubercolosi renale (sospetta) >> 2 p) chirurgici (forme settiche operate) . l> 12 l da gonococco . . >> 9 Venerei/] complicanze gonococciche » 5 ulcera venerea . . » 17 Sifilidi (sifilosclerosi e sifiloderma) >> 14 Bubbone climatico (morbo di Nicolas- Favre) . » 2 Date queste condizioni si è avuto perciò speciale cura nei viaggi di ritorno di praticare un censimento il più possibile esatto (insistendo praticamente con i colleghi militari sulla grande importanza dal punto di vista sociale): a) dei malarici; b) degli enterocolitici; c) e dei venerei. Per questi ultimi, trattandosi di elemeQti congendandi e per gran parte ammogliati, la necessità di misure, intese alla difesa della integrità fisica della famiglia, sono evidenti. Dirò anche che sono accolte con molto favore. Sono stati tutti ricoverati negli ospedali militari territoriali. Così per gli enterocolitici e per i malarici per i quali le misure di accertamento e bonifica sono indispensabili e per i tracomi anche solo sospetti. Per questi le cure energiche e assidue fin dall'inizio hanno una grande importanza. Ho potuto vedere tracomi acuti pervenuti a bordo con abbondantissima secrezione purulenta, edema delle palpebre, cctropio infiammatorio, modificarsi talmente nella settimana o poco più di cure in ospedale di bordo, da giungere al ritorno apparentemente guariti. Per questi casi, è mia impressione, che per un tempo prolungato occorra la degenza in Ospedale con cure assidue. Ciò naturalmente dal punto di vista curativo, chè dal punto di vista profilattico la cosa è senza discussione. Allo stesso mode- occorre essere larghi nel ricovero in ospedali di bordo per tutti gli affetti da forme intestinali persistenti, anche se apircttici o presso a poco e per tutte le affezioni dolorose addominali. Questa necessità di rendersi conto di ogni singolo caso, rende il servizio sanitario di bordo sui trasporti truppe molto gravoso. Basta pensare che le due visite giornaliere (mattino e pomeriggio) non sono sufficenti, perchè, come casi da esam inare subito, sono tutti quelli che si presentano accusando sofferenze addominali che possono essere, come generalmente sono, semplici


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forme di gastriti acute, di enteralgie e di gastralgie da eccessi alimentari, ma molte volte sono delle appendiciti o anche molto di più, come il caso deceduto di cui sopra. E proprio tutti questi sofferenti di dolori addominali, si presentano nelle ore della sera (fatto che del resto si yerifica anche nella pratica civile quotidiana). Un infermiere competente e intelligente può essere al medico di grande aiuto, ma a condizione di una elevata coscienza professionale. E qui mi si consenta una parola sulla attività chirurgica a bordo. Occorrono a m1o parere tre cose: L - Essere pronti e preparati per ogni intervento, non solo di chirurgia traumatica (insegni il caso del C. Battisti in cui sul Uguria attraccato accosto, vennero trasportati 13 feriti e 5 di essi operati e ricoverati nell'Ospedale di bordo fino al gjorno successivo) ma anche di chirurgia comune : Adeniti c adeno- flemoni, ascessi urinosi, antraci, borsiti e tendosinoviti suppurate, appendi<:iti gravi, ulcere gastriche perforate; non solo possono verificarsi ma sono stati da me constatati e anche tempestivamente operati. Sono casi di urgenza o anche di estrema urgenza in cui all'animo di ogni chirurgo ripugna abbandonare il malato alla sua sorte. Molte voltte la sorte del malato si decide in poche ore, e anche una risorsa possibile, appoggiare nel porto più vicino, deviando dalla rotta, non serve, nella ipotesi migliore, che a togliersi di bordo un malato la cui sorte . ' segnata. e' ~a Occorre pertanto che il medico a bordo conti sulle sue sole risorse ed è per questo che non si insisterà mai abbastanza su questi capisaldi principali: A) Non consentire a nessun patto ingerenze estranee di non competenti o considerazioni di opportunità, ma rimaner soli con la propria coscienza di medico e le proprie responsabilità. B) Richiedere e cercare di ottenere l'equipaggiamento indispensabile per poter serenamente provvedere anche a casi che, pur non essendo forrun atamente frequenti, possono presentarsi (e si presentano) senza esser costretti a ricorrere a mille ripieghi per supplire a quello che non si ha. II. - Vagliare accuratamentr ogni caso e ritenere di propria competenza solo quelli di urgenza. Ogni operazione « di compiacenza » , ogni operazione chirurgica, anche se vi sia indicazione netta, che può essere rimandata senz:.~ danno per il malato, va rimandata. L'amor proprio dell'operatore qui non ha niente a che fare c sarebbe uno scervellato chi si lasciasse prendere la mano ad eseguire senza indicazione netta a bordo di un trasporto truppe, quello che si può fare assai meglio e con maggiori garanzie in una clinica. E' per questo che un chirurgo saggio, che pure nella sua pratica pone l'indicazione di intervento e opera ogni caso di appendicite acuta, non interviene, a bordo, che in casi ben determinati di evidente gravità (casi che non


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sono fortunatamente i più frequenti) ma prcsceglie « l'aspettativa armata >> tanto più che può praticarsi molto bene. lll. - Saper fare da soli e non contare su aiuti che generalmente non ci sono (intendo naturalmente aiuti o assistenti chirurghi). Largo uso quindi, anche per quelli che ancora sono favorevoli alla narcosi per inalazione, di tutti gli altri mezzi di anestesia a nostra disposizione (rachianestesia - anestesia regionale e locale - anestesia dei tronchi nervosi - narcosi endovenosa con Evipan sodico, ecc.). Così inteso risultano 2 cose su cui voglio e devo insistere: r• - Il servizio sanitario a bordo di un trasporto truppe nella sua duplice fun z ione (a) di azione igienica e profilattica, (b) di azione curativa è. un servizio faticoso, difficile, di altissima importanza dal punto di vista disciplinare, organizzativo, economico finanziario (per lo stato e i sind~cati), amministrativo, non è ammissibìle che po.rsa essere concepito da un punto di vista dilettantistico o peggio turistico. 2° - Impone una somma di responsabilità verso i singoli, verso il comando, verso la società armatrice, verso lo stato c l'amministrazione, verso i si ndacati. Talora sono esigenze contrastanti che rich iedono al Medico tutta la sua energia e forza di carattere per fare ciò che d eve senza farsi deviare dalla via giusta. Talora sono condizioni angosciose come quando ci si trova a decidere da soli su ciò che deve farsi e solo dal lavorio del nostro cervello dipende la vira o b morte di un malato.

Organizzazione del servizio. 11 servtzto sanitario di bordo è stato sempre organizzato secondo l'allegato ordine di servizio da me promosso ( 1). Non ho saputo trovare di meglio per potere: r• - Assicurare un servizio di assistenza almeno numericamente sufficiente per ogni evenienza. 2 ° - Disciplinare i rapporti fra il Direttore sanitario e i colleghi militari, che bisogna mantenere a contatto con le truppe e i comandi. ( 1)

PIROSCAFO NOLEGGIATO " LIGURIA b . ÙROI ~'E 0 1 SlR\' 17.1() PERM AXF.~1"E:

Aì Un Ufficia le Medico dci battaglioni in sen•i:io di guardia · 1ttrno th 24 art'. Collabota col Dt~rttort:

Samtario dd/a Nave a11cht' al scrvi"io grnaalc V>pt::tont" VÌI•tri · conjt"zionc rancio r hiamate fuo ri orario). B) Vi>i l.t ambubroriJ :tlla truppa (ma/lino ,. pomuig~ io srt·orulo gli orari stabilùi dal Coman· .!o). Ufficiali Mrdici dei rispttrti vi btllraglioni. A dùposi:iont' l'infcrmicrt" di l>ordo addcuo all'am· bulatorio con la c·ollaboraziom: di Ull aiutante di sanÌI<Ì c di 1111 infamtrrc miltlurc. C) O;pedali di bordo. Sono ICTIIIIÌ dal Vircllort· Sani/lirio con la coll.tborazionc, l'vt:rlltutle. di u no d~i dirigenti il Sc-rvi~iu Su11itU1Ìo dci lmlfagliu-'IÌ o di qua/ç}r~ Uf{itiulc ,\ lt·Jico più rlrtraro ilr

grad,> tmdu u: viaggi isolato. D) Un infermiere d t bordo fa servizio di g uardi:J.. Tumo ài ~4 ore ( '-l ort' di lavori) straot··

dinan o) cott obbligo:


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3" - Ripartire i compiti riserbando a sè nell'ambito della assistenza diretta quello più delicato e che in volge: maggior lavoro e responsabilità: << la tenuta personale degli ospedali )), cosa a cui il Direttore Sanitario non deve mai rinunziare (sia per debolezza; o amore del quieto vivere !) se non vuole perdere il controllo delle condizioni sanitarie della nave. E' invece necessario mantenerJo strettamente questo controllo giorno per giorno ora per ora. L 'ospedale di bordo è il polso della nave e non è neppure da pensare che il Direttore Sanitario possa abbandonarle, sia pure transitoriamente, senza abdicare implicitamente alla sua qualità e alla sua funzione. 4~ - Disciplinare infine il servizio di guardia per gli infermieri di bordo e regolamentarne i diritti al lavoro straordinario. Sono altrimenti malumori e discussioni che vanno a tutto scapito della disciplina. 14 ore di lavoro straordinario ogni due giorni (vedi contratto di lavoro) sono tutt'altro che eccessive, quando si consideri che, con truppa a bordo, l'infermiere di guardia è impegnato in tutte le ore del giorno e della notte. Come si è già detto lo stillicidio dei malati comincia dopo il rancio della sera e appunto per questo occorre un servizio di guardia che provveda alle necessità immediate (infermieri di guardia, ufficiale medico di turno, al d i sopra il Direttore Sanitario). Se io dicessi di essere pienamente soddisfatto del modo come il servizio sanitario di bordo, anche con questa regolamentazione si è svolto non sarei smcero. Vi sono deficienze che non mi è stato possibile rimuovere del tutto. Le notifico lealmente perchè, se possibile, siano corrette adesso specialmente che la gestione dei servizi trasporti A. O. I. si avvia a una nuova sistemazione. Riguardano: 1° - Il materiale chirurgico. 2° - Gli ambienti a disposizione del Direttore Sanitario. 3" - Il personale di assistenza. Materiale. - Insufficiente lo ~trumentario chirurgico. Occorre completarlo come sui vapori di linea, aggiungendovi un termocauterio. Insufficienti i mezzi di sterilizzazione. In mancanza di un autoclave bisogna ricorrere: o alla sterilizzazione della medicatura e della biancheria di 1° • tli cs.<ue sempre immcdiatnmr11U rcpaibilt:, sia di giorno che di nottt: (tlorm.· m o.<pcdalr ronumr); 2° • di rùpondere ed osert: pronto ati o,g ni chiamata. E) L'infermiere di bordo fr:~nco. Presta 10 ore di servizio ,·osi ripartiu: d111lt: ore 7 al/c Il t: dallr ore 15 allr 20. Ndlc tre orc dt intervallo (dalle 12 al/c 15) vit:llt: sostituito ncllc suc mansioni dalrin/rrmicn di guardia dd/a giornata e da 1m in/N"miue militare. Ha il compito di pratare st'rvizio nelle ore dd !IlO ltlrno di un,izio; scrondo le orco· rrn ~c. 11 giudizio dr/ Direttore Sani!o•-i? sia in «m buia torio chr in ospcdale. Bo·do 'i o11obrc 1936-XIV. IL COMANDO Visto: Il Capittmo di Vasai/o R. Commiss~ rio CucH FIL,~ct>c.o


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operazione alla stufa a disinfezione di bordo con scarsa o nessuna garenzia per molteplici ragioni; o alla ebollizione; o, ali 'inizio dì ogni viaggio inviare a sterilizzare a terra i cestelli (quando si posseggono), già preparati a bordo. Come si vede sono tutti mezzi di ripiego che non possono fornire sicurezza sufficiente. Ambienti. - Sufficenti per capacità e numero dei letti (si è adottato il 3 % del vecchio regolamento per la emigrazione) ma occarre che non siano, 11eppure in parte sottratti all'uso a cui sono destinati (ed evidentemente non per capriccio o eccessiva generosità) dalle commissioni di allestimento. Bisogna partire dal concetto che per un ordinato disimpegno del servizio non basta avere a disposizione quel dato percento di letti di Infermerie; uguale importanza, se non maggiore, ha la distribuzione degli ambienti, sia per un isolamento efficace, se richiesto, e sia per quelle tante occorrenze che occorrono molto frequentemente se non abitualmente (p. e. vaccinazioni in massa antivaiotose o antitifiche .a truppe). (In un viaggio se ne praticarono

500 in un altro 950, in un terzo oltre 26oo e in altri viaggi rispetti va mente 360 - 700 - 1200 - e così via). E che non possono perciò essere attuate nei locali adibiti alle visite giornaliere, senza arrestare il normale svolgersi del servizio. Il servizio di ambulatorio giornaliero per J'eguipaggio e le truppe (in media sia nei viaggi dì andata che in quelli di ritorno la popolazione di bordo ha sempre superato le 3500 persone) si faceva sul Ltguria dalle 7,30 alle 12 e dalle 15,30 alle 18. Ciò dico perchè è. purtroppo abitudine di adibire uno dei locali (per es.: l'ospedale infettivi abitualmente e fortunatamente vuoto) a usi del tutto differenti da guello a cui le commissioni di allestimento lo hanno destinato. Un ospedale, microscopico quanto si yuole, se deve funzionare con criteri eli ospedale, abbisogna: a) dell'ambulatorio; b) di una stanza di medicazione e operazione; c) di un piccolo ambiente per registrazioni e scritturazione; d) di uno spogliatoio e guardaroba; e) dì armadi e cassoni per biancheria; f) di ripostigli, bagni, stanze di isolamento ecc. Le esigenze evidentemente aumentano quando occorra separare i servizi di assistenza, come nei trasporti contemporanei di truppe metropolitane e indigene. Per guanto sarebbe non solo possibile ma facile, con un po' di buona volontà, avere tutto questo a bordo di una nave trasporto truppe con mezzi semplici e di costo limitato, effettivamente ciò non si ha. Non resta perciò. al medico che vuoi fare funzionare l'ospedale di bordo con i criteri, le direttiv.e e, diciamo pure i risultati di ospedale, che ricorrere a mille ripieghi e aggiustamenti} rigirandosi nello spazio e negli ambienti assegnati. Dopo un po' di tempo si riesce a sistemarsi (non certo in modo ideale ma alla meglio) a patto che non si abbia sospesa sul collo la spada di Damocle di dover cedere, a ogni momento un terzo o la metà dei propri locali.


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Nessuno sognerebbe di richiedere utz allestimento di nat~e Ospedale m a si pensi che 3 o 4000 uomini sono una bella borgata e ogni piccolo ospedale da Ioo letti sarebbe fortunato di avere una degenza giornaliera come u n ospedale di bordo che funzioni bene; quindi un allestimento razionale si, facile e di costo limitato che rappresenterebbe solo una frazione di ciò che può costare anche un solo reparto di N. O. che pure non trasporta più di soo o 7oo, al massimo, malati e convalescenti (I). Personale. - Deficiente per numero. 2 soli infermieri (non è il caso di insisterei perchè ognuno lo capisce) non possono bastare al funzionamento dell'ambulatorio, a quello degli ospedali, alla farmacia e a tutti gli altri servizi compresi quelli esterni (assistenze in cabina - servizi di profilassi c servizi igienici in generale - rapporti con la cucina - cambusa ecc.). E' pertanto indispensabile utilizzare il personale militare; occorrono ::~ ;. meno 2 scritturali (uno per ambulatorio e uno per ospedale) e 4 infermieri. E' fortuna però se fra il personale militare si trovano I o 2 infermieri di professione. Generalmente sono solo portaferiti. Abbisognano quindi di una istruzione elementare e di una assidua sorveglianza. Animati in generale di buona volontà, riesce possibile inquadrarli e organizzarli a patto di usare molta pazienza e sollecitudine m a quando, nella migliore delle condizioni, questo risultato comincia a delinearsi, alla fine del viaggio, sbarcano e occorre ricominciare daccapo. E' un lavoro di Sisifo, senza che sia mai possibile ottenere nonchè la perfezione, neppure un risultato che contenti nel servizio di assistenza come è necessario per ammalati non sempre e non tutti di poco conto. Tutto questo senza considerare il mal di mare, che a un dato momento, li elimina tutti dal servizio. Rimedi ? Non è il caso di richiedere un aumento nell'organico degli infermieri di bordo. Nè è neppure da pensare al prezioso personale di assi~tenza femminile che, a mio giudizio, non può mai in nessuna contingenza essere pareggiato. Quello però di cui non riesco a convincermi, è perchè, mentre, almeno fino a poco tempo fa, era imbarcato a bordo normalmente del personale d ella R. Marina (attendenti, portaordini ecc.) per altri compiti, pure di assai minore importanza, non dcye essere possibile imbarcare almeno 4 infermieri militari che conoscano bene il servizio di ospedale. I vantaggi è facile capirli: I 0 - Si avrebbe su di essi assai maggiore autorità che su un personale volontario eccessivamente fluttuante ; che per questa stessa brevità di permanenza, non si presta a una buona org-anizzazione. 2" - Si avrebbe un personale stabile, competente e organizzato. Così come stanno le cose, quel poco che si può ottenere in otto giorni dal persn( r) Grnìe ~Wintcr~~<arncnto degli org~ni tecnici (ufficio sanatorio) della " Italia " · ho [><>t\HO <ul piro><:afo Liguria che tutti ~ l ì ambienti ~anitari restassero sempre a piena cJ 3'S(>lutJ .ls;..ro!\i..-ì,•nc del Dircnon.: c;anilario .

nttcn~rc .


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naie di passaggio è solo a prezzo di molta buona volontà da parte loro e di una pazienza da santo da parte di chi dirige il servizio. Non so se gmu1to son venuto dicc:nJo incontrerà approvazione o no, ma bisogna dire le cose come sono se si vuole che si cerchi da parte di tutti e specialmente di chi più può, dj eliminare degli inconvenienti che tutti i colleghi avranno come me constatato, e migliorare il servizio. Certamente se i risultati come appaiono dai dati che ho comunicato, sia nei riguardi delle truppe trasportate, che degli equipaggi sono. in massima, soddisfacenti, ciò è dovuto, senza eccezione, alla dedizione e spirito di sacrificio di tutto il personale sanitario di bordo, esiguo per numero, insufficientemente coadiuvato, che deve svolgere la sua preziosa attività preventiva e curativa in condizioni ambientali particolarmente difficili, ma che per buona parte sono correggibili con una saggia e razionale organizzazione e sistemazione. Basta vale~ fare meglio. Bordo Liguria 10 Maggio a. XV E. F. AuTORIASSUNTO. Dato il periodo [Jrolungato di servizio (maggio 1935·XIII - aprile 1937-XV) e il numero cospicuo di truppe e operai trasportati (57871), l'A. riferisce su dati

statistici riguardanti: la morbilità, la mortalità a bordo, g li sgomberi di ammalati all'arrivo. Accenna: ai princip1 a cui si è inspirato nella organizzazione dei servizio sanitario di bordo, ~ia dal punto di vista igienic~profilattico che assistenziale; alle indicazioni di interventi dtirurgici che si presentano e ai limiti della attividt chirurgica a bordo. Infine fa presenti alcuni inconvenienti ri~contrati, prospettando i mezzi per ovviarvi.

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OSPEDALE MILITARE DI ROMA Direttore: colonnello ·medico Gwuo MASSER.~No

DUE OSSERVAZIONI DI ACCESSI EPILETTIFORMI NEL PERIODO PRIMARIO DELL'INFEZIONE LUETICA Dott. Carlo Panara. capitano medico.

Com è noto, la lue è assai spesso causa di epilessia sia per alterazioni dei vasi e degli involucri cerebrali, sia per lesioni del tessuto nervoso stes.:>o (gomme, lues cerebri) o del periostio cranico, ecc., e non è rara l'osservazione di accessi epilettiformi all'inizio della demenza paralitica. Osserva in proposito il Fournier che, allorchè si vede un adulto colpito, in pieno benessere, e -per la prima volta, da una crisi epilettica, si può diagnosticare la epilessia sifilitica. Esiste in materia, sui rapporti in genere tra sifilide ed epilessia, un 'ampia letteratura; ma mentre gli AA. sono concordi neli'affermare che g li accessi epilettiformi si manifestano generalmente nel periodo secondario o terziario, non è stato riferito, per quanto mi risulta, alcun caso di epilessi.l insorta a breve distanza dall'inizio de!l 'infezione l uetica. Gelinau è del parere che ~i osservano raramente gli accidenti epilettiformi nei primi 5-6 m. della infezione. Nè il Nonne, e nemmeno il Bumke ed il Foerster nel loro recente Trattato fanno menzione di casi simili. Il Catola, pur ammettendo che « tra le cause di una certa frequenza nell' epilessJa d eli'adulto figura la si fil ide in tutti i suoi periodi di evoluzione >> afferma che « rara per non dire eccezionale nel periodo secondario, essa si manifesta più spesso nel periodo terziario >>, ecc. Da questo punto di vista mi è sembrato interessante pubblicare i due casi che seguono in cui si ebbe l'insorgenza di accessi epilettiformi precoci nel periodo primario dell'infezione, a brevissima distanza dalla lesione iniziale e durante il trattamento antiluetico. OssERVAZIONE l. - F. Silvio, v. brigadiere dci RR. CC., di anni 25, con 5 di servizio . Negativa l'anamnesi famigliare e quella personale remota. A detta dello ~tesso p., qu esti non ha mai sofferto di malattie nervose, nè di forme convulsive nella infanzia. Nel febbraio 1937 si contagiò di lue, per cui si ~ottopose a cure ambulatorie ùi preparati imprecisati (pare Neo I. C.). 11 17 dello stesso mese fu ricoverato d'urgenza nell'Ospedale Militare d i Ro ma d 3 quella Stazione Ferroviaria, perchè a detta di altri carabinieri compagni di viaggio, trova ndosi sul treno di ritorno a Napoli dopo aver compiuto un servizio di scorta recandosi $Ìno a Venezia, era st:Jto colpito improvvisamente da un accesso convulsivo con perdita totale della coscien za. Durante la degenza ospedali era gli accessi si ripeterono, prese n -


DUE OSSERVAZ.IONI DI ACCESSI EI'ILETTII'ORMI . ECC.

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z iati Jallo scrivente, di tipo nettamente epilettico, e furono seguiti Ja un g rave st:no confusionale, per cui si re~c necessario il ncovcro d'urgenza in osscr\'azione del p. nell'Ospedale Psichiatrico Prov. di Roma, il t8 successivo. Dal detto Ospedale il soggetto fu dimesso il 28 aprile 1937 guarito. L 'esame obbiettivo e neurologico eseguiti prima Jel ricovero [urono ncg:Hi\·i, per quanto di necessità sommariamente eseguiti, dare le condizioni m c:ntali del soggetto. Un successivo esame praticato dopo la dimissione dall'Ospedale Psichiatrico, dette i seguenti risultati : Condizioni generali buone; soggetto di robusta costitu z ione. Nulla a carico d egli appa rati cardiovascolare, respiràtorio c dei visceri addominali. Sistema nervoso : ner\'i cranici integri . Troflsmo atteggia menti, motilità passiva cd atti\·a ben conservati nei vari segmenti cor porei. Riflessi rotulei, achillei, osteotcndinei su periori, iridei, pronti bil::tteralmenre comt: i riflessi superficiali in genere. Assenza di ri flessi patologici. Sensibilità normale;: nelle sue varie form e, sia superficiale che profonda, come la stazione eretta e l'andatura. Note psichiche: perfettamente lucido cd oricnt:Ho non esprime idee morbose n~ manifesta disturbi sensoriali; il comportamento è corretto. Il soggetto rispondeva prontamente agli interrogatori riferendo esattamente ed in ordinata successione cronologica i suoi precedenti, ad t-ccezionc dcll'cpiwdio morboso pc.:r cui fu ricoverato in Ospedale; r ivelando una completa e netra lacuna mnemonica anche degli avvenimenti preced enti al ricovero. Infatti , ncordava soltanto che, d opo essersi sottoposto, come di consueto alla cura ambulatoria, era uscito dall'Ospedale Militare di Napoli, e se ne era tornato nella sua Caserma. Non serbava alcun ricordo n~ di a\'er ricevuto l'ordin e di partenza, n~ del viaggio compiuto, e tanto me no, naturalmente., degli accessi convulsivi sofferti. I suoi compagni di viaggio riferirono che egli aveva serbato contegno normale per tutto il tragitto, ed aveva eseguito senza alcun inconveniente il servizio comandatogli, fino all'arri\'o, di ritorno, alla sta7.ione di Roma, dimostrandosi soltanto triste e preoccupato per il recente contagio luctico. La R. W. nel sangue, come la R. citochol, risultaro no positive ( + +) malgrado le cure antiluetiche (bismuto) praticate ancora durante la degenza manicomiale. La R. Kahn fu dubbia, l'esame delle urine non rivelò dementi patologici . OssERVAZIONE IJ. - A. Giuseppe, sergente, di anni 30, con 1 r di servizio. Padre m orto per polmonite; la madre, tre fratelli e due sorelle sono viventi c sani. Non eredità n europsicopatica. Il p. stesso nega precedenti morbofi di qualsiasi natura. Fu ricoverato nell'Ospedale Militare di Roma il 12 maggio 1937 per ulccrn luctica, e fu subito sottoposto ad una cura mista di ~albiolo e Neo I. C. a giorni alterni. 11 22 del lo stesso mese, a l mattino, fu colpito improvvisame nte da un accesso convulsivo epilettiforme della durata di pochi minuti , cui seguì uno stato confusionale febbrile, che si dileguò dopo due g iorni , ~en za alcun postumo. Esame obbiettivo: Soggetto hcn nutrito e sang uificato : negativo l'esame dd visceri toraco addominali. Esame neurologico: nulla a carico dci vari nervi cr:mici, e del trofismo, atteggiamenti, motilità passiva t:Ù attiva dd cullo tr()nco arti ~u periori cd iufcriuri. Riflcs~ i rotulei, achillei, iridci, pronti bilateralmente come gli osteotendinei superiori ed i riflessi superficiali. Scnsibiltà normale, stazione eretta ed and:nura ben conservate. All'esame pschico non si rileva no alterazioni delle varie strutture, ad eccezione di una lacuna mnemonica riguardante l'episodio convulsivo e quello confusionale, che sono ricordati in maniera frammentaria ed incom pleta. Gli esami biologici eseguiti il 26 maggio 1937 dettero i seguenti risultati: Esame urine: assenza di elementi patologici.


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R. W. nel siero e nel liquor: negativi. R. mastice nel liquor: 1100000000. L 'esam e del liquor non fece rilevare alcun elemento patologico.

La improvvisa manifestazione dei fenomeni convulsivi ~ confusionali, e la loro scomparsa rapida, senza postumi morbosi, insieme alla contemporanea esistenza di una lue in atto, dà adito al dubbio se si sia trattato d i una epilessia cosidetta essenziale o secondaria. ~a contro la prima ipo tesi depongono la negatività dell'anamnesi famigliare per tara similare (epilettica) o alcoolica, luetica, e di quella personale, nonchè l'insorgenza tardiva dell'episodio convulsivo: infatti uno dei soggetti ha 25 anni, l'altro 30; m entre è nozione comune che l'epilessia si inizia tra i 15 e i 20 anni quando ·non appare, come di consueto, nell'infanzia e nella fanciullezza. Riguardo alla seconda ipotesi; va notato che, ad eccezione della lue, non v'erano in atto segni di altra infezione o di intossicazioni esogene o e ndogene (malattie infettive acute, alcool, presenza di albumina o di zucchero nelk urine, ecc.) capaci di provocare fenomeni analoghi a quelli osservati. Del pari si può escludere l'azione tossica dei medicamenti perchè le m anifestazioni convulsive sarebbero insorte immediatamente dopo le in iezioni, e non a distanza di esse come è avvenuto ; ed inoltre sono mancati quegli esantemi cutanei soliti ad apparire nella intossicazione da medicamenti. Si potrebbe obbiettare che nella seconda osservazione la negatività d ella R. W. nel sangue e nel liquor infirma l'ipotesi etiologica della lue ; ma bisogna considerare anzitutto che tale ricerca è stata eseguita a troppo brc-.·c distanza dalla lesione primaria (è noto che la R. W. dà risultati attendibili soltanto dopo 20-30 giorni) ed in periodo curativo, ed inoltre che molto influiscono sul suo risultato le variazioni individuali ; tanto è vero che ne l caso I la R. W. si è mantenuta positiva malgrado la cura antiluetica. Concludendo, a me pare che in mancanza di altre cause si possa invocare nei casi esaminati il' rapporto di causa ed effetto tra la infezione luetica e g li accessi epilettiformi. Più difficile resta a chiarire la patogenesi : tutta\'i.l escluse (in base alla negatività dell 'anamnesi) pregresse encefalopatie infantili, credo che non si cada in errore ammettendo come fattori patogenetici dei fenomeni allergici o anafilattici con particolare insufficienza d ella barriera ematoencefalica, analogamente all'ipotesi formulata da qualche AA. (L. V. Bogaert) a proposito della insorgenza di infezioni acute non suppurate del nevrasse nel decorso di malattie infettive ; specie a carattere esantematico. RIASSU NTO. L 'A. i1lustra due casi di . accessi epilettiformi m anifestatisi jn WCTgCHi luetici a breve distanza dalla lesione inizia le della sifilide, ed in periodo curativo; ~~for· mula l'ipotesi che la loro p:ttogenesi sia da attribuire a fenomen i allergici o anafìbnici con insufrìcicnza del la barriera cma t~ ncefalica.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA IGIENE G. NEoRo. - Significato della mosca domestica nella diffusione della febbre ondulante. (tc Giornale di Batteriologia ed Immunologia )l , luglio 1937-XV).

L'A., dopo aver passato in rapida rassegna i vari veicoli di contagio della febbre: ondulante, prende tra essi in particolare considerazione le mosche, già da altri AA. considerate quali possibili agenti di trasmissione della malattia. Che le mosche, per particolarità anatomiche e per abitudini, co~·tituiscano degli ottimi agenti di propagazione di certe affezioni microbiche, è oggi largamente provato: già Sydenham, nel XVII secolo , aveva constatato la relazione esistente tra l'abbondanza di questi inserti e la mortalità : in seguito, numerosi studi ed esperienze hanno dimostrata la capacità da parte delle mosche di trasmettere e diffondere molte malattie infettive, come il colera, il tifo. il carbonchio ecc .. Wolmann, nel 1927, provò sperimentalmente che questi insetti possono rappresentare il mezzo di propagazione,, oltre che del tifo, di numerose altre affeziom microbiche c stabill anche il tempo entro il quale le mosche, una volta infettate, possono rappresentare uu pericolo di diffusione delle malattie stesse. Detto tempo sarebbe d i 48 ore per la Brucella di Bang, e quindi anche, per analogia, per la Brucella melitensis. avendo il Wolmann sperimentato solo col Bang, considerando pericoloso il maneggio dc! melirense. L'A., ritenendo insufficienti gli esperimenti del Wolmann, e per il piccolo numero di insetti adoperati, e per non avere usato ceppi di melirense, ha eseguite delle prove assai accurate, onde portare un definitivo contributo alla risoluzione di questa questione di importanza non indifferente, sia pc~ la profilassi della mal:mia, sia per la possibilità che tale infezione artificiale possa essere sfruttata come arma, in un grande futuro conflitto armato. L'A. ha attuata in questi esperimenti una tecnica assai accurata, onde ottenere da lle mosche, catturate nelrambiente, lo sviluppo, nelle condizioni di massima sterilità, delle uova e quindi attraverso i vari stadi, degli insetti adulti. Le mosche, così ottenute, venivano infettllte mediante contatto con cotone intriso di latte inquinato con culture d i Brucella melitense di 24 ore, e dopo 1 - 2 giorni venivano portate in tubi di agar inclinato allo scopo di controllare la sterilità o meno della superficie esterna del loro corpo: dopo di che, le mosche stes~c venivano affogate e schiacciate con l'ansa in tubi cc n

brodo, onde assodare la sterilità interna degli insetti o meno. L'aver quasi sempre constatata la prtsenza di Br. melitensis alla superficie del corpo c spesso nell'interno degli insetti adoperati, induce l'A. ad affermare che la mosca domestica, non solo può er.sere veicolo di trasmissione meccanica del germe, ma che, per ingestione, ~uò conservare internamente il micrococco per oltre una settimana, così da assumere la figura di vero e proprio serbatoio del microbo, il quale può quindi esser.: à cpositato con gli escrementi su cibi e bevande. Secondo l'A. perciò, potrebbero essere attribuiti alle mosche quei casi di infezione, verificatisi in stalle e località in genere, don~ le mosche abbondano, pur mancando nelle immediate vicinanze animali infetti; onde. la nec~sità di tener presente la mosca domestica nelle indagini epidemiologiche della febbre ondulantc c di integrare quindi le misure profilattiche, stabilite per le stalle, aggiungendo l'obbl igatorietà di reti a finestre c porte ed altre previdenze, tendc:nti alla distruzione dci pericolosi insetti. F. FERRAJOI. L


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RIVISTA OEl.LA STAMPi\ MF.DICA ITAL!A~t\ E STRi\1'11: R:\

A proposito di una particolare proprietà agglutinante esercitata dal plasma citratato sugli stipiti di stafilococco appartenenti alle varietà patogene. (cc Atti d el!:l

Pr!'."ETTI. -

R. Ace. dei Fisiocritici in Siena "• agosto 1937 - XV). L'A. nello studiare la pro\·a della plasmacoagulazio ne del Much. che mette in e\·iùcnza la proprietà degli stipiti patogcni di stafilococchi di coagulare in 2 -24 ore a 3i' C. il plasma reso comunque incoagulabile, ha notato che il plasma stesso, cd in particol:lre quello di uomo, cavalle>, asino e coniglio, agglutina g li stessi stipiti tli st:~fi lococchi; che cioè il fenomeno di plasmaco:~gul :1 zione decorr<> parallclnment~ ad un fenomeno di plasmagglutinazione. Il fenomeno già intravisto dal Much era stato studiato da Louire Birsch - Hirschfeld n el suo meccanismo biochimico c biofi$ico senz:1 però pcrt:~rlo nel campo pratico per la differenziazione degli stafilococchi in due tipi di\·ersi. L'A. espone la tecnica della prova che consiste, a dirla in breve, nelle stemperare un 'ansata di cultura in agar in un cc. di pbsma citratato. Alcuni ceppi agglutinano istantaneamente in masserelle di vario volume e in ncswn modo si emulsionano, mentn· altri da nno e mulsione lattiginosa stabile. Il fenomeno potrebbe spicg:~rsi con una precipitaz ione di fibrin ogeno alla mpcrfìcie dei germi stessi che ve rrebbero così inglobati in un sottile coagulo, la plasmagglutinazione sarebbe in ta l modo la tappa iniziale dclb plasmacongulazione c sarebbe dovuta ad un " quid n elaborato dagli rtafì lococchi delle varietà patogene. Infatti se la patina batterica viene più volte lavata in soluzione fisiologica i ge rmi perdono la proprietà di lasciarsi immed iatamente aggl utinare dal pl:~sma e solo dopo un certo tempo si constata l'inizio tlcl!a agl{lutinazione c della plasmocoagulazione; mentre gli stafilococchi patogeni uccisi con vapori di formolo (che quindi conser va no alla loro superficie il « quid ,, che determina il fenome_no, ma perdono con la morte la proprietà di ulteriormente cl:tborarne) conservano imTnutata la loro plasrnagg lutinabilità, ma non hanno più la proprietà di coagulare il plasma. I l potere agglutin:Jnte del pla~ma si esercita anche diluendo il plasma stesso con soluzione citratata fino ad un tasso di 1 su 40. Nessuna azione esercita sulla plasmagglutinnzione l'età ddla cultura, nè si modifica il comportamento dei germi con la loro conser vazione in collezione. L'A. espone i risultati della prova della plasm:~gglutinazi one eseguita su 6o ceppi di stafilococehi di varia provenienza, par:Jgonandola col comportamento dei ceppi stessi su agar al Cristal violetto ed alla fermentazione della m:Jnnite, e da essi deduce che g li stipiti stafilococcici :1gglutinabili d:.l! plasma present:~no in gran parte le caratteristiche dei piococchi, mentre gli stipiti stafilococcici non agglutinabili dal plasma rientrano in g ran pr-rte nel gruppo dei saprococchi. FLORIO.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE BRUNs A. - Sulla febbre ricorrente in Abissinia. ((( Archiv f. Schiffs - u. Trop.- H yg. ,,, \·ol. 41, marzo 1937, pag. 343). L'A. riferisce, in base all'osservazione di 351 casi di febbre ricorrente, suli':Jnd:Jmento c.linicc-epidemiologico di questa malattia in Abissinia. La febbre ricorrente è endemic.t in Etiopia in molte regioni, con ricorrenze epidemiche, che si verificano nella stagione piovosa; in Addis Abeba, la più gran parte dei casi si verifica nei mesi di luglio, agosto e settembre ; ma casi sporadici si possono osservare tuttavia durante tutto l'anno. L1 questione dell'agente tr:Jsmcttitor.::, se il pidocchio o la zecca, non risulta :~ncor:1 ch iaramente definita; nel sud- ovest ,Jcll 'Abissinia l'infezione è trasmessa daii"Ornitho6 -

Giornale di mctlùma milittJrl' .


RIVISTA DeLLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

doros moubata di regola, ma anche i pidocchi possono agire da agenti vettori della spi· rochete. Nell'Abissinia orientale l'agente trasmettittore è l'Ornithodoros savignyi, nella Somalia britannica l'O. rnoubata, e nella Somalia italiana entrambe queste due specie di O. possono trasmettere la malattia; secondo alcuni, anche il pidocchio s<J rebbe incrimi nato. La gravissima epidemia di Giggiga nel 1929, in cui su una forza di appena 6oo soldati abissini e su una popolazione di poche migliaia di abitanti, nell'acme dt>ll'epidemia, si verificavano da 40 a se morti al gicrno, sembra sia stata trasmessa dai pidocchi. L 'A. si indugia a descrivere i sintomi clinici Jell:~ malattia che pcswno variare moltissimo nella loro gravità a seconda dd la concomitanza o meno di altre malattie e dello stato generale di salute dci pazienti; pertanto anche l'indice di mortalità è molto vnriabile; in genere si aggira intorno al 10 ~[, . Secondo l'A. le epidemie gravi sarebbero trasmesse dai pidocchi; per cui consiglia le note norme di profilassi antiparassitaria, RErTAJo:O.

AoLER TH. e ScHrEsER H. -

Osservazioni sulla febbre ricorrente da zecche in Pale-

stina. ( « Ann. T rop. Mcd. and Paras. », vol. 31, n. 1, 1937).

In una nota dell'anno precedente gli AA. avevano dato notizia dell'esistenza in Palestina di una forma di febbre ricorrente trasmessa da zecche. Nel presente lavoro rip.-e ndono l'argomento riferendo su 45 casi, racco!ti sin dal 1927; 19 v-~ nuti sotto la loro diretta osservazione e gli altri tratti dai registri dell'ospedale in Emek Jezreel. L'infezione risulta distribuita dappertutto, poichè 13 casi provenivano da Cesarea, 17 dai dintorni di Nnareth, 3 dai piedi del Monte Carmelo 1 dall'alta Galilea e 2 dalla bassa Galilea. In un focolaio epidemico, undici ragazzi inseguirono un porcospino fino alla tana, vicino a Kfar Vitkin, e, mentre due stavano di guardia fuori, nove entrarono dentro la tana c vi rimasero per due ore. Tutti e nove i rag:-,zzi si infettarono a seguito delle punt ur:: di numerose lan·e di Ornitodorus papillipes. Il periodo di incubazion·:: della malauia varia da 5 a 9 giorni, con una media abituale di 7-8 giorni; in genere vi so no u no, due o tre attacchi febbrili , ma talvolta si osservano fino a 14 attacchi. La durata di cgni singolo attacco varia da tre ore a quattro giorni, quantunque in un caso durò ben 19 giorni; le curve delle temperature però non han ne nulla di tipico. Jn ogni attacco le spirochcti sono sempre presenti nel sangue; talvolta le elevazioni febbril i sonc acco m pagnar ~ da nausea, vomito, çefalea intensa, e dolori ai globi oculari e alle articolazioni. I n un caso è stata osservata una neurite dello sciatico e in due casi affezic ni oculari. La malattia nel suo decorso non è influenzata da dosi di 0,30 - 0,75 di necsalvarsan; e la S pirochaeta sogdianum, agente eziologico, sembra c.hc abbia una naturale arsenoresiste nz-'l. Ornithodorus papillipes è l'agente trasmettitore di questa spircchete, come risulta dalle osservazioni epidemiologiche e dalle ricerche di laboratorio. T utti gli stadi delb zecca, compreso quello di larva, sono capaci di trasmettere l'infezione, e le spirocheti furo no trovate nella puntura fat~a dalle zecche infette nell'uomo e nel ratto anche d or,o 67 giorni il pasto infettante. REITA11'0 .

w. A. - Vaccinazione contro la febbre gialla con virus fisso per il topino e siero umano immune. (<< Americ. Journ. of Hyg. )), vol. 25, n. 2, 1937).

SA\\ '\'f.R

L'A. fa conoscere i risultati ottenuti nella vaccinazione antiamarillica a mezzo d i siero umano immune e virus fi sso per il topino, essiccato ma vivo (vaccinazione questa che pre~to sarà scstituit:t da quella, eseguita con un ceppo di virus a bassa virulenz..:1 e senz.a più siero immune).


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Su 88 persone vaccinate nei laboratori dcll:l Divisione ~anitaria intcrnazio n::~l e della Fondazione Rockfeller in Ncw York, per mezzo di iniezioni sottccutanec di virus fisso ed immunesiero, il contenuto di anticorpi prot<'.ttivi nel sangue fu eseguito in 45 per oltre 4 a nni. Gli anticorpi ccmpaiono nel sangue una s ~ ttimana circa dopo la vaccinazione, ra ggiungono il titolo massimo dopo 6 settimane, restano a questo livello per circa due m esi e mezzo, e quindi diminuiscono gradualmente. Alcuni sieri saggiati dopo tre, quattro anni erano ancora forniti di anticorpi protettivi, mentre altri an!vano perduto ogni potere protettivo dopo due anni. E' necessario quindi che il sangue sia esaminato ogni due anni e che gli individui che non presentano più potere protettivo siano riv:•ccinati. La rivaccinazione è innocua ed cffic:Jce, quan tunque la sua durata sia inferic re a quella della prima volta. In un caso è stato osservata una sintomatologia da probabile encefalite, che sopra\·ve nne dopo che si era s tabilit~ una sc:ida immunità umorale contro la febbre gialla; il materiale vaccinante era stato adoperato pure per altre s{'tte persone senza che ri tentissero effetti spiacevoli. Non è faci le ~pi~gare il motivo dell'insorge nza dei fenomeni encefalitici in quell'unico caso; varie ipmcsi sono state fatte, fra le quali quella che nel cervello del topi no, dal quale si er:J tratto il vaccino, esistesse qualche altro virus fi ltrabile neurotropo, tuttora sconosciute, ma nessuna riesce del tutto soddisfacente. Quest'incidente però è servito di stimolo per ulterion studi tendenti a diminuire il neurotropismo del virus fisso del topino, coltivrndo il virus amnrillico, anzichè in vivo nel cervello del topino, in vitro nei tessuti dell'e mbrione d i pollo. REI1':\NO.

MEDICINA INTERNA

Sull'azione dd prodotti disintegrativi dei batteri e suUa loro neutralizuzione per mezzo di una nuova forma di immunità. Conferenza tenuta ne l-

E. CENTANKI. -

l' Aula Magna dell'Università di H alle il 29 maggio u. s. in occasione del 250° anno di fondazione della « Kaiscrlich 1-P.op.- Caro!. Deutsche Akademie der Naturforscher >>. («Neva Acta Lcopoldina », 1937). Per le rue ricerche l'A. è partito dal voler indagare per quali ragioni la sieroterapia, all'infuori dello stretto numero di infezioni a tipo tossico, si dimostra incapace di influenzare la malattia appena entrata in evoluzione, siccome il Behring stesso per primo stabilì sulla setticemia streptococcica ed è rimasto in seguito confermato, più manifesto esempio l'i nfezicne tifìca. Come pt·imo fatto l'A. ha potuto dimostrare che gli :-.genti che dominano nel sostener: il quadro comune di maiattia, non sono i veleni del tipo di to~sina, sibhene quelli della distinta categoria dci prodotti disintegrativi, che si li berano dai batteri in pissoluzione e dalle cellule alterate dei tessuti; agenti che l'A. ha chiamato e/astine (da Y.Àcico = spezzare). Finora si sono dimowati compresi fra le clastine e chimicamente isolati i seguenti principi: il pirogene che regge la elevazione termica nella febbre; il flogogene, che presiede alla reazione infiammatoria ; il degweratit·o per l'alterazione dei p rotopln~mi; l'infezioso che favcrisc: l'attecchire e il diffondersi dei germi nell'organismo. Questi agenti sono comuni a più malattie, dato che le molecole complesse, e in particolare delle proteine, sebbene origin~riam~nte di car:lttere specifico, col disinttgrarsi si risolvono in fra zioni per tutte eguali (polivaknza). Sono pertanto in questa serie rappresentati gli agenti delle manifestazioni fondamentali nel quadro di malattia, e mentre le tossine come fattore etiologico o !On rare o


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mancano spesso del tutto, le clastine sono sempre presenti e vanno crescendo come b malattia progredisce. fino in ultimo a costituirne, per la più parte o per intero, l'effetti\·o agente causale. Come .cecondo fatto l'A. ha scoperto una nuova forma di immunità, essendo che gli agenti clastinici, per la semplificazione molecolare subita, non sono più dotati di potere antigene e quindi di essere dominati col mezzo della sieroterapia. Punto di partenza per questa immunità è stato il fatto che la molecola delle clastine, come quella delle tossine, è capace, perdendo la tossofora, di subire l'attenuazione sotto forma corrispondente :~ l tossoide. Però, mentre il tossoide delle tossine, ccmbin:~ndosi col riccttore, vi imprime uno ~timolo di iperproduzione sotto form:1 di anticorpi che p:~ssa no nel sangue (base dell'immunità umorale, Ehrlich 1897), il tossoide delle clastine, forse per la su:~ minore complessità, si limita a «saturare >> l'affinità combinati va del ricetrorc. cosicchè la molecola attiva del veleno non può ess:.-re più fissata e la cellula resta protetta (b:~se dell'immunità istogene, fondata da Centanni lin dal 1893). Essendosi riusciti a preparare il tossoide immunizzante per tipi tossici sopraenumerati, se ne è potuto constatare l'effetto : per l'antipirogene, rende insensibile al pirogene iniettato o interrompe la febbre nel suo decorso; per l'antiflogogene, fa sopportare irritanti così forti come l'essenza di senape; per l'antiinfezioso, !a iniezione di germi piogeni e anche setticemici riesce senza effetto o con limitata reazione. Questa specie di terapia si svolge cogli specialissimi caratteri: di estrema rapiòit.ì data l'affi nità dd tossoide immunizzante col ricettore cellulare; di larga polivale nza per la uniformità propria dei prodotti disgregativi; nel perfetto silenzio, perchè, essendo l'agente attivo già pronto, non è necessari:l la reazione che spinga l'organismo a prepararlo. L'applicazione di questa terapia anticlastica introduce nel campo generale della terapia, questi nuovi elementi : 1° - romplem la sie~·oterapia in quella parte che è la maggiore - dove essa ha mancato allo scopo; 2 ° - al fattore stimolante, proprio della gran massa dei medicamenti comuni c così gravemente oberato dall'incerta capacità dell'organismo a rispondere, è sostituito un medicamento causak, pronto direttamente ad agire; 3" - viene applicato un medicamento coi più largo ambito di effetto, trovandosi i veleni clastinici ad essere in comune fm le più diverse malattie; 4• - dati i caratteri della terapia anticlastica, di rapida azione diretta c di attaccare gli ultimi veleni che sostengono veramente la m:llattia, è a questa terapia che compete il vero e distintivo titolo di fattore della risoluzioue critica; 5° - per quanto riguarda in particolare la febbre, l'agente della ipertermia resta stabilito come un principio unitario di natura disintegrativa, e come suo neutralizz:mte viene dato, al posto dei comuni antipiretici indiretti o tossici, il vero antipiretico causale.

Interesse epidemiologico della cutireazione alla tubercolina nell'adulto. (<'La Presse médicale », 25 settembre 1937, n. 77).

R. L DEBENEDErrr e E. BALcArRrEs. -

Gli AA., ufficiali medici dell'ospedale militare di Lilla, hanno condotto delle ricerche : 1 llo scopo di dimostrare il significato della cutireazione alla tubercolina e la sua importa n z:~ dal punto di vista epidemiologico. Essa è stata praticata su 936 soldati ed è risult:Ha negati va, anche ripetuta dopo ono giorni, in 187. Su 122 di quest'ultimi la ricerca è stata ri petuta dopo sei mesi e si è const:Hato che in 47 (38,52 %) la cutire:lZione era ~li \ c n uta positiva. Si è osservato ancora un fatto particolare in due compagnie, in quanto 10 una si è avuto un vir:~ggi o verso la positivitn in notevole percentuale ed in un 'altra il


RlVlSTA DELLA STAMPA MED ICA lTALlANA E STRAN il·. RA

viraggio è stato totale, mentre nelle altre sette compagnie pochi casi, pnma neg:~tivi, erano divenuti positivi. Tali osservazioni ha nno portato gl i AA. a r icercarn ~ le c::usc nelle due. comragnie ed è risultato che in quella, in cui il vi raggio aveva ra~giunto un 'alta perce ntuale, si erano osservati due casi di pleurite in wggeu t già prima a cutireazion:: positiva, quindi in essi la flogosi pleurica era da interpretare come reazione allergica ad un folocaio tubercolare riatti vato, ed un terzo caso in un soldato, che prima aveva reagito negati va me nte alla tubercolina, e pertanto la pleurite era da considerare come prima mar.ifcstazione clinica dell'avvenuta infezion e tub.ercolare. Nell\tltr:J compagn ia, in cui si era avu to il. viraggio completo verso la positività di tutti cc.loro p rima cutireattivi negativi , oltre a manifestaz ioni tubercolari diverse in alcuni militari Ji essa, si è constatato un caso d i tubercolosi ulcero-caseosa in un w ldato, che già all 'atto dell'arruolamento aveva dato cutireazione tubercolinica posi ti va , ma ancora che un sottufficiale istruttore, in apparente stato di buo na salute e che disimpegnava regolare ser vizio, era affetto da tubercolosi polmonare estesa con espettorato bacillare. Sulla base di qu este osservazioni gli AA. procedono a delle considerazio ni molto importanti in rapporto ai ser vizi che può rendere la cutireazione tubcrcolinica per scoprire eventuali focolai d'infezione tubercolare. Premetto no anzitutto che la cutireazione tubercolinica è una ri cerca aswlutamente innocua, quando è praticata con le dovut~ norme in soggetti sani o apparentemente ta li dopo accurato esame. Diversamente è stam valut:Ha la sua positività nelle collettività d i soggetti ad ulti, c mentre, secondo alcuni, essa rag!:,riunge il 90 - 95 ':~ , secondo altri si hanno pcrcentu:tli più basse, c Franz nell'esercito austriaco ha avuto il 46,62 "{, di risu ltati negativi. Tali divergenze sono in ra pporto all'ambiente o,·e la ricerca è stata condotta. Nell'e~ercito, ove concorrono individui che provengono non solo dalle città popolose, ma a nche dai piccoli centri e dalla campagna, la percentuale d i risultati ncgati,·i s'aggira, sulle cifre ri portate dagli AA., cioè attorno al 20 'X,, quindi essa è abbastan za elevata, perchè posso servire a scopo epidemiologico. Occorre però ancora precisare il significato della cutireazione tubercolinic~, su cui le opinioni sono discordanti, anzi add irittur:J opposte. Senza impegnarsi in discussioni gli AA. mettono in rilievo quanto hanno osservate. ndle due compngnie e specialmente in quel la in cui si ebbe un viraggio massi,·o degli indiv idui cutireattivi negativi in positivi. l vi atto rno ad un soggetto, che espettomva bacilli di Koch , si ebbe quasi una piccola epidemia di manifestazioni diverse della malattia tubercolare, proprio come attorno nel un portatore di bacilli d ifte rici o di menin gococch i si hanno un cerro numero di manifestazio ni cliniche della malattia d ifterica o meningea di diversa entità, le quali si rilevano clinicamente pa aver passata la soglia dell'cspres~ione clinica, ma ciò non esclude che non vi siano altri casi d'infezione, i quali ton nessun segno clinico si traducono, costituendo, come diceva acutamente C h. Nicolle, una subpatologia, c che si ril evano invece con segni della serie biologica. Analogamente n ella dissenteria bacillare abbiamo forme la tenti, c he, secondo Lavergne e Melnotte, si ri vela no solo bio logicamente per la presenza ùi aggluti nine. Lo stesso deve ammettersi per la tubercolosi, e n elle osser vazioni in esame attorno :1d un focolaio d'infezione tubercolare si è sviluppata una piccola epidemia traducmtcsi in porte ccn manifcstnioni cliniche apprezzabili, in. parte solamente con segni biologici. cioè col viraggio della cutirea7.ione da n~gati va in positi,·a. Da tal punto di vista gli AA., mantenend osi sempre nel campo collettivo ed epidemio logico, in base alle Ol'~ervazion i fatte ritengono la cu tire;Jzionc tubercoliniç;~ un !est sufficientemente fedele dcll"infezione bacillare. Ma perchè essa possa a tale scopo servire è nece~sar io che siano particolarmente curate la tecnica della cutireazione e l'ossc rv:~zione dei risultati. Di solite questi si oss('rvano


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dopo 48 ere, però vi sono re:lzioni ritardate, le quali in tal modo sono date per neg:lti,·e, onde la necessità che l'osservazione venga fatta anche dopo 4-5 giorni. In caso di e~ito negativo la cutin:azione, va ripetuta dopo 8 giorni c con le stesse norme esaminata. Questa seconda reazione eleva di circa il 4 '};, i risultati positivi ed è pertanto necessaria prima di dichiarare che un individuo ha cutireazione negativa. Dal punto di vista epidemiologico se noi dopo un certo lasso di tempo, per esempio dopo sei mesi, pratichiamo di nuovo la cutireaziont: td in un reparto ossen·iamo un viraggio massivo o notevole di cutireazioni ?rima negative in positive, ciò deve indurci a ricerche accurate, onde rilevare una sorgente d'infezione. A tale scopo l'indagine clinica e radiologica sulle indicazioni dei risultati della prova biologica ha importanza decisiva, in quanto ci permette di rilevare lesioni tubercolari talora estese, come nel caso dagli AA. osservato, e che per nulla alterano lo stato generale o limitano l'attività ùel soggetto, e che costituiscono, perchè non sospettate, sorgenti d'infezione molto gravi. R. o' ALEssANDRO. DE MAJO. - La paroute saturnina. (« Ra~segna di Medicina del Lavoro industriale >1 . ottobre 1936-XV).

Nel Policlinico del Lavoro (Rema) l'A. prende in considernione la pareti te saturnina tornata di attualità quale manifestazione inJennizzabile ai sensi delia nuova legge di assicurazione delle malattie profe~sionali e infortuni. Su la p. s. è stato discusso fino dallo ~corcio del secolo scorso e pochi a nni · prima della grande guerra. Per la ipenrofìa particolare della parotide in soggetti saturnini il Parisot (1885) la denominò parotite saturnina, ma già precedentemente (Lecorney 1854). era staro notato il suo inizio subdolo e decorso cronico in dissenterici curati con sottoacetato di pb.. Renaut la osservò nei lavoratori del piombo (1878). In seguito verniciatori e pittori fornirono i casi descritti nella letteratura (Allevi, Rubino, Porrini, Biondi) o i fonditori e i posatori Ji filo telefonico (Clas~è, Duprè). E' frequente nel 37 'Y,, dei saturnini secondo Valence in antichi intossicati; Rubino c Porrini l'avrebbero trovata nel 43,93 ~:. ; l'Allevi nel Policlinico del lavoro (Milano) nel 0,39 '\•. Per queste sensibilissime differenze l'A. procede allo spoglio scrupolc.sc di tutte le cart~lle del Policlinico del lavoro di Roma delle molte centinaia di s:nurnini, nonchè tli c~ami di molti saturnini in atro e di altri lavoratori del piombo senza trovare mai un caso di parotite saturnina e ne conclude che esra è stata sempre un'affezione rar:1. res:. ancor più rara ora per i perfezionamenti tecnici, le norme igieniche, la migliore educ:Jzione igienica dci hworatori, la limitazione nell'industria della coloritura di preparati di pb., provvidenze che hanno portato pure alla diminuziOne di forme gravi di encefal0patie da intossicazione da pb. Circa la patogenesi della p. s. è accertato che essa è dovuta alla azione del pb. sui tessuti glandolari con associazione a volte del fattore tossico al fattore infettivo: via di penetrazione per questo il dotto di Stenone. Esso però non è fattore neces~<1 rio del cosLituirsi della ipertrofia glandolare; che si origina dal fatto che la parotide come le altre sali\'ari è glandola di eliminazione di veleni esogeni; il pb. agisce sui tessuti di menomata resistenza per alterazioni ematovascolari e trofismo (Thielemans). Tutti i casi di p. s. sono osservati in antichi saturnini e sempre preceduti da altre manifestnioni di intossicazione da pb. Dato che essa comp;tre in concomitanza di altre manifest:lzioni saturninc che assolutame nte prevalgo no nel giudizto di valutazione medico-kgale, non è del tutto giustif,cata, secondo l'A., la sua designazione quale entità indennizzabile a sè, di saturnismo. RAFFO:-IE.


RIVI STA DELLA ST AMPA MEDICA ITALI ANA E STRANIERA

CHIRURGIA GENERALE P~nLIPow1 cz J. -

Principi sul trattamento deu• o.steomidite acuta c delle sue complicazioni. (•< Zentralblart Hir Chjrurgie "• n. 26, 1937).

" L'osso al vaccino. le parti molii al coltello! >•. In questa massima si compendia, secondo l'A., ìl principio fondamentale del. trattamento dell'cstcomielite e delle sue complicazioni. Cotesto principio si sarebbo.: ven uto affer mando, mn sempre maggiore fondatezza, a partire da. quando Rost (1920) cd Axhausen (1928) ebbero <1 dimostrare, praticamente, che la mo rtalità nei rasi di osteomiclito.: acut.l, trattati col metodo chi ruJrgico radicale, è doppia rispetto ai casi di osteomiclite ac uta trattati colla semplice incisione delle parti molli e colla vaccino e sierctcrapia specifica. E' così che negli ultimi di~ ci a nni l'A. non ha trattato, col metodo chirurgico rad icale, nemmeno uno dei 47 casi; fra cui parecchi mollo g ravi, di osrcornidite acuta da lui curati e che non ha avuto da lamentare se non una sola perdita, iifue ntesi ad un osteomielitico giuntagli in. cond izioni già molto avanzate e gravissime. .• Pertanto, in base alla sua esperienza, l'A. ritien-e che ogni inter ven to sull'osso, oltre a disturbarne la rige nerazione, può costituire un mezzo pericolorjssimo di ulteriore diffusione dd pro:::esso osteomiclitico e ciò, sopratutto, secondo lui, negli estesi raschiamenti. L 'esso ammalato, dice l' A., in conseguenza della sua struttura e del suo peculiare stato anatomico, re::Jgisce in modo del tutto singolare in confronto ad altri organi o tessuti: esso deve, dunque, anche essere trattato in modo del tutto diverso. A tale proposito bas tert bbe riferirsi, infatti, alla differen za del trattame nto fra la tuberco losi polmonare e quella ossea. Secondo queste vedute, quindi, il coltello del chirurgo dovrebbe entrare in campo soltanto quando si tr.attt, di incidere parti mo lli, sovrastanti o circostanti ai focolai osteomiel ìtici, che ~i ano sede di formazioni ascessuali; mentre, contro le lesioni osteomielìtiche vete c proprie, si dovrebbe agire colla vaccinoterapia e, nei casi più gravi, a nche colla sierc terapia. L 'A., ami, è del pare.re che, anche solta nto di fronte al sospetto di una ostec rnielite acuta, si debba intervenire colla vaccinoterapia, la cui maggiore o minore attì\·ità dipenderebbe, appunto, dalla maggicre o minore tempestività e precocità d 'impiego. Quanto al vaccino l'A. ha fatto uso sia dell' u lmmunizol Grèmy >> N. Jo. come del vaccino statale r umeno Wlfìlococcico dell'Istituto Ca ntamzino. Entrambi i tipi , che gli h anno dato ottimi risultati, sono vacci ni polivalenti. Per la sieroterapia egli consiglia, il siero di convalescente. Ad ogni modo fa vivo appello alla cautela, perché, mentre la vaccinotcr:Jpia è aswlurarnemc innocua c con ess;\ sì può e si deve largheggiare nell'impiego, la sieroterapia non è scevra di pericoli e perciò la raccomanda soltanto nei casi di m<Jggiore g ravità. Il risultato pratico, di maggiore importanza, di un cosiffatto trattamento verrebbe, dunq ue, indubbiame nt:: ad essere quello di prevenire le suppurazioni croniche re-cidivanti e la formazion e di fistole, perchè si tratterebbe di guarigioni cliniche, funzionali ed anatomiche definitive. Inoltre per tutte le complicazioni dell'osteomielìte acuta dovrebb'essere istituita, del pari, la vaccì noterapma. Così !'A. ha trattato, col vacci no, tre metasta~ i polmonari con e~ito felicissimo in completa g uar'igione. Lo stesso dicasi a proposito delle complicanze articolari, nelle quali, oltre a l vacci no, occorre naturalmente anche un trattamento immobili uante. Soltanto alle su ppurazioni molto intense ed ai flemmoni capsulari sarebbe da riser varsi l'artrotomia. Ma, secondo l'A., a ciò no n si dovrebbe mai arrivare nei cas1 trattati tempesti vamente in modo specifico c cioè colla vaccinoterapia. G. GALLETTO.


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TRAUMATOLOGIA H. VAN BEEK. -

Sulla cura delle lesioni traumatiche del cranio. (•• Zentrablatt fiir Chi-

rurgie», 10 aprile 1937). L'A. dice che il numero degli infortuni in questi ultimi anni va sempre più aumen-

tando e che, fra gli infortuni , preponderanti sono quelli che interessano il cranio. Nei traumatizzati del cranio ad un 1 • periodo di depressione (perdita d i coscienza e, succe~si va mente, obnubilamcnto del sensorio ecc.) segue un 2 " periodo di irrequietezza e di sofferenze quali la cefalea e le vertigini. La cefalea c le vertigini persistono m olto a lungo, tolgono talora il riposo c rendono inad<Jtti al lavoro. Da ciò si com prende la necessità di una terapia che eviti o sopprima i sintomi del 2 ° periodo, avendosi così la possibilità di ridurre la durata del ricovero ospedaliero, e restituire il p. al proprio lavoro con evidente vantaggio economico. L'A. ricorda che i mezzi impiegati in passato erano insufficienti allo scopo e che d i es~i la morfina non era sempre innocua nelle dosi necessarie, per la spiccata ipersensibilità dei tra uma ti zzatj del cra nio verso questo medicinalt. Recentemente, dopo gli esperimenti di Blum e Winterscel, nei traumatizzati del cranio si è introdotta la cura combinata del bromo e del calcio, e con essa si sono avuti buo ni risultati, giacchè l'azio ne sedatin dd bromo è rinforzata e prolungata dal calcio. La combinazione calcio-bromo (calciobromat) veniva prima somministrata per via o rale in tavolette (1 tavoletta = 0,23 gr. di Ca. e gr. 0,43 di br.), ma in segujro è stata somministrata per vja intramuscolare od endovenosa (una fiala di 10 eme. con tiene gr. 0,093 di Ca. e gr. o,t87 di br.), avendosi così un'azione più rapida e migliore. L'A. dice che con il calciobromat si può evitare l'insorgenza dei sintomi dd 2" pcricxlo, e, quando questi sono in atto, si può ottenere la scomparsa dell'irrequietez7a c, specialmente, delle cefalee violente. Spesso il calcicbromat raggiunge lo scopo da sè solo, e nei casi in cui è necessario intervenire pure con la scopola rnina e con la morfina, rende possibile l'uro di dosi ben tollerate. Naturalmente il calciobrom:H non è in g rado di alleviare le sofferenze che sono dovute a lesioni della sostanza cerebrale. L'A. espone sei casi di traum::tizzati del cranio curati con il calciobromat e dice di aver avuto sempre o ttimi risultati. L'A., in base alla sua esperienza personale, consiglia il seguente procedimento eu · rativo: r 0 - iniettare subito dopo il trauma sino alla ripre~a della coscienza, per via intramuscolarc o endove nosa ro eme. di calciobromat 2 - 3 volte al giorno; 2 " - continuare la cura per via orale somministrando tre ta volette di calciobromat al giorno anche per alcune settimane.

E. ZAFFIIIO.

OFT ALMOLOGIA J\l tLo:-:• V. - Contributo allo studio della patologia e della nuova terapia del tracoma. (« Rassegna Italiana d'Ottalmologia », n. 5-6, 1937-XV). L'A. riferisce anzitutto sinteticamente le varie teorie emesse sulla patogenesi del traCC'ma che purtroppo non hanno resistito alla prova del tempo. Oggi si può essere d'accordo w llc teorie di Angelucci, Ruata e Scala.


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Nei tracomatosi curati dall'A. era ben C\'Ìdcnte uno stato adenoideo -l in fatico cd uno stato acidosico. In molti di essi era manifesto un complesso di disordini neuro · endocrini del tipo vagotonico. La dottrina ddle infezio ni sowapp<>stc risulta esatta, sia dal rilievo costante dello stesso quadro istologico attra\·crso molteplici variazioni dd quadro clinico, sia dal reperto b:nteriologico, sia infine dai risultati della terapia. Secondo l'A. due distinti microorganismi stanno a base dci due tipi distinti d'infiammazione sovrapposta al tracoma, e cioè l'uno forse appartiene al sottogenere Protcus c sostiene le infiammazioni a tipo edematoso, l'altro, pro~abilmente identificabile col Bacterium granulosis, ~cstiene quelle a tipo distruttivo, ulceroso. L'A. ha sperimentato la cura del tracoma col Lacmin, che è un v:Jccino-collirio, e coii'Endoneutralio che comh:Jttc gli stati acidosici.

Il Lacmin è dotato di sicura efficacia per immunizzare la congiuntiva contro 1:1 massima parte dei germi che sono causa delle infezioni sovrapposte al rracoma, perchè esso agisce allontanando le inliammazion.i e mettendo così la congiuntiva in condizione di evolvere meglio verso Jo stadio riparativo cicatriziale. L'effetto del Lacmin incomincia a notarsi, in genere, dopo 10 o 12 instillazioni, o dopo 6 od 8 pennellazic ni: in soggetti di media gravità ed in discrete condizioni generali può dare la guarigione clinica cc,mpleta in meno che 100 applicazioni. Il minimo effetto sicuro che ci si può attendere da una cura Lacminica praticata costantemente è l'arreslO del proce~so tracomatoso, che viene bloccato allo stadio cui era giunto, senza poter dare ulteriori complicazioni. Per l'A. il Lacmin è il più potente mezzo eli lotta contro il tracorna. La simultaneità della cura col Lacmio e coii'Endoneutralio trova la sua ragione nel fatto che essendo ques t'ultimo preparato un potente neutralizzatorc dell'acidità del sangue c degli umori, agisce sullo stato del tracomatoso aumentando le resistenze organiche c favorendo quindi l'azione del vaccino-coilirio. TtsTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA P. F. PtERI c C. D ELLA BELLA. - II «test tonsiUare» in rapporto alla formula leucocitaria

e alla sieroagglutinazione verso i germi più comuni della flora tonsillare e il bacillo di Koch.. (<< Il Valsalva », ago~ to 1937 - XV, n. 8). Gli AA. seguendo la tecnica di Schmiclt, hanno studi:Jto le modificazioni nel quadro ematologico dopo l'aspirazione delle tonsille sopra 36 soggetti vari: sei con tonsille normali; sei affetti da ipertrofìa tonsilla re semplice; sei da tonsillite cronica semplice o settica con febbri criptogcnetiche, sei da tonsillite cronica con nefrite; sei da tonsillite cronica con reumatismo articolare acuto; e sei con tonsille più o meno normali, affetti da tubercolosi ghiandolare e polmonare. Hanno studiato pure contemporaneamente il comportamento del siero di sangue, di fronte a varie culture, sia prima che dopo r aspirazione, adoperando quei bacteri (streptoccco nei suoi vart tipi: emolitico, anemolitico e viridans), che seno ritenuti responsabili delle più comuni e frequenti localizzazioni morbose a distanzn (reum:nismo e nefrite). Oltre a questi bacteri si sono serviti anche di quelli eh:: più frequentemente s i ri~contrano nella flora tonsillare (stafìlococco) c del bacillo tubercolare. In tal modo essi hanno voluto in un quadro compar:nivo un po' vasto osservare quali caratteristiche presentasse la formula leucocitaria e quale comportamento specinle offrisse il siero di questi pazienti di fronte alle culture bactcriche, nel senso dell'agglutinazione. E ciò per chiarire il valore della tonsilla nella etiopatogenesi di quelle malattie che ad essa di riferi~cono.


RIV ISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Nei soggetti tubercolotici hanno ricercato se ad attacchi di tonsillite e a traumi sulle tonsille si potessero riferire o rneno moclificazioni generali tali da influire sul decorso della malattia, e se queste modificazioni fossero in rapporto ad una sovrapposizione morbosa o ad un 'a ;r. ione dire tta specilìca. Dopo un'ampia discu~sione se>pra il valore dei risultati ottenuti, con riferimento anche alla ricerche di altri AA., concludono riconoscendo, all'assenza di reazione le ucopenica dopo il « test ton si Ilare », l'indice di un 'alterazione delle tonsille a tipo prevalentemente flogistico, in quanto la linfocitosi si è quasi sempre accompagnata a neutrofilia, senza pertanto escl udere un'alterazione strutturale a tipo ipoplasico in rapporto sempre a fatti flogistici. Questa !.oro ipotesi viene appoggiata sul fatto che in concomitanza di manifeHazioni leucocitaric, nel senso di una leucocitosì neutrofila, hanno sempre riscontrato una quasi assoluta sieroagglutinazione positiva, dopo l'aspirazione, per i comuni componenti la flora bactcrica tonsillare. Infine gli AA. concludono sulla possibilità di riferire il reumatismo ad una origine streptococcica, e ciò per la agglutinazione sempre positiva, che il siero di questi ammalati ha mostrato verso lo Mreptococco nei suoi vari tipi (emolitico, anemol itico e viridans). Per quanto !i rife risce poi ai soggetti tubcrcolotici concludono che l'assenza di re:J· zione leucopenica, pur non mostrandosi legata ad un'azione tossica del bacillo di Koch, non può essere riferita esclusivamente ad alterazioni ipoplasiche costituzionali, ma bensì ad uno stato di flogosi tonsillare e ad uno stato ipoplasico dipendente dalla flogosi stessa. Ancora essi credono che la sieroagglutin::tzione per il bacillo di Koch per essere stat:J positiva in quasi tutti i casi del sesto gruppo di soggetti esaminati possa offrire la possibilità di affermazione sul suo valore diagnostico, e ciò quando le culture ven gano com·enientemente preparate. Inoltre, ancora la sieroagglutinazione per il bacillo di Koch avrebbe dimostrato, per gli AA., come interve nti sulle tonsille di ammalati di tubercolosi possano porta re modificazioni specifiche generali, capaci, molto verosimilmente, di influire dannosameme sul decorso della malattia fondamentale. S. V I TALE. WAsowsKY. -

Alcuni rilievi sui metodi ausiliari d•esame nelle otiti medie acute sup-

purate. (« Les Annales d'Otolog. et Laryngol. .,, n. 7, 1937). L'A. in considerazione che è importantissimo scoprire una mastoidite tanto qua n w definirne carattere, estensione e attitudine dell'organismo di fronte al processo infiam· matorio, descrive i metodi cosidetti ausiliari che vengono usati in clinica a Wilno ai fini di accertare dingnosi e indicazione operatoria c prognosi in ca~i di otite media suppurata con complicazione mastoidea. Questi m etodi ausiliari si possono ripartire in due grandi gruppi: ad uno appartengono quelli che mettono in evidenza lo stato dell'orecchio c delle cellule mastoidcc, carnttere ed evoluzione del processo, rapporti anatomici; all'altro quelli che servono a determinare il grado di resistenza dell'organismo, il carattere e le fasi della lotta ingaggiata con l'ngente eziologico. Esame radiologico della masroidc ed esame batteriologico del pus ~ono universalmente accettati, conosciuti, praticati. L".-\. vuoi far conoscere altri metodi che defi n isce ausiliari per la loro funzione di compiementa, per quanto importanti, e che non sono conosciuti fuori della Polonia. Il 1° di tali metodi è quello della «ricerca dell'indice di raffreddamento •• o prova di Zalcwski: è basata sul raffredd<~mento dell'orecchio con tubo Leiter con acqua a 8" e l'indice ri sulta dividendo il tempo di raffreddamento per i decimali di abbassamento d1 temperatura del condotto dell'orecchio ammalato. Quest;~ prova di conducibilità 1cr mica aiuta a decidere p::-r l'i ntervento ne l 6o-8o ··· . Szunl()wski ha esemplificato il procedimento ridurendo a 15' la durata di raffreddamento:


RI VISTA l>ELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:"IER.\ ~..

nella mastoidite acuta l'indice si eleva a 3-4. Con l'impi ~go di un caloritnetro elettrico Siemens le ricerche sono ancora più facilitate c precise : in casi di otite media acuta senza mnstoidite la temperatura de-lla cute dd condotto non ~upera 1 • in confronto di quello del lato sano; nell'invasione flof!istica della mastoide la differenza è molto più notevole. Il metodo di ascoltazione J~ lla mastoide, di Miodonski, permette di diagnosticare una mastoidite acuta: effettuato con otoscopio a quattro w bi di I!Omm:J, le cui estremità sono introdotte rispettivamente negli orecchi del malato e in quelli del medico, facendo agire un diapason vibrante su I:J maswid..: ~a na e un oltro su quella presunta ammal:na si ha percezione migliore sul lato ammalto e prolungamento di 25''- 45" in confronto al lato sano, prolungamento che si riduce a misura che il processo retrocede. L'intensit3 del processo suppur;1tivo osseo è misurata con la ricaca quantitativa del tasso di calcio nel pus: 12 mmg. ·•.. nell'otite acuta; 20 mrng. nelle complicanze mastcidee: queste ricerche ripetute durante l'evoluzione del processo Jà nno un:J chiara immagine del dinamismo di qu::sto. Per valu ta ~re le forze di resistenza organica vien utilizzata I:J formula leucocitari:J: aumento di ncutrofili, spostamento verso forme giovani e diminuzione di linfcciti e rnonociti ; spariz ione degli eosinolìli dcpcne per una reazione del midollo della mastcide. Con la prov:J Zebrowski a mezzo di iniezioni d i nuclcinato di sodio, si esamina il sangue 2 a 4 ore dopo. In 72 ammalati questa ricerca ha fatto notare un:J caduta della leucccitosi, diminuzicne dei neutrofìl i e accrescimento degli eosinofìii, segno di n:mchezza del midollo mastoidco secondo Zebrowski . L'A. confida che tali metodi portati a conoscenza di otoiatri di altri paest, vengano messi in uso allo scopo di dimostrarne il v;~lore e ri kvarne i difetti. R.o\ FFONF..

DERMO -SIFILOGRAFIA E. BtzzozERo c F. FRANCHI. - Uretriti, epididimiti ed orchiepididimiti poroadenitiche. (" Minerva medica)), vol. 11 , 1937-XV).

Gti ·AA., dopo aver premesso brevi note sulle ricerche e sulle osservazioni di altri AA. sull'argomento, descrivono due ca~i di urctrite, epididimite e orchiepididimite.

nei quali un accurato esame clinico e tulle le varie indagini di bbor:Jtorio hanno confermato la natura poroadenitica delle lesioni riscontrate. Uno dei pazienti presenta,·a un aumento di consistenza Jel testicolo sinistro, epididimo ingross:Jto con un nodo dcll;I grossezza di un fagiolo, dolente :dia palpazione cd un:J secrezione uretrale biancastra con assenza di gonococchi ed altri germi banali. L'altro infermo presentava l'epididimo destro aumentato di volume. di consistenza superiore alla norma, dolente alla palpazionc cd una secrezione uretrale pure biancastra, fluid:J, con asse nza di gonococchi ed altri germi ban:Jli. Entrambi •erano stati curati sette· ono anni prima per uretrite blenorragica, com· plicata nel primo di essi ad c.:pididimite. I caratteri delle lesioni :: il loro decorso, noncht: !a ncg:nività degli esami pratic:Jti hanno escluso tanto una infezione goncc0ccica come un 'origine sifì litica o tubercolare, mentre la positività, non eccessivamente pronunziata, delle intradermore(lzioni di Frei ha r:ermesso di diagnosticare l'esistenza di uno stato :>llergico e cioè l'aV\'enuta sensibilizzazionc dell'organismo da parte del virus della mdattia di Nicolas e f;~vre, ma non ha dimostrato la natura poroadcni tica delle lesioni. Per risolvere la quistione gli AA. hanno utilizzato come antigene la secrezione u rcLrale dei due pazienti, opportun:Jmcnte preparata, che ha provocato reazioni positi,·e


Rl\'IST1\ DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

intense nel gruppo ù:gli individui affetti da poroaùenite inguinale, mentre ha d:Jto risultato costantemente negativo nel gruppo di individui presi come controlli, affetti da blenorragia o da sifilide, ma sicuramente indenni da poroadenitc inguinale. Per quanto i risultati fossero abbastanza chiari e dimostrativi gli AA., a conferma della loro ~pecilicità, hanno voluto eseguire altre prove di controllo, al!estendo con la stessa tecnica cinque antigeni con il secreto uretrale di pazienti affetti Ja uretrite sicura· mente non gonococcica ed un sesto antigene con pus uretrale, ricco di gonococchi. I primi sono stati iniettati intradermicamente a 7 individui sicuramente poro::denitici, con Frei positiva, ed a 5 controlli indenni, con Frei negati\·a, con risultati netta· mente negativi, mentre il sesto antigene iniettato sia in pazienti affetti da poro:!dcnite che in individui indenni, non ha provocato alcuna reazione. I risultati di tali prove confermano ancora più la specificità delle reazioni posi ti' c ottenute con il pus uretrale, le quali dimostrano chiaramente la natura poroodcnitica delfc uretriti pre~entate dai due pazienti, che, sottoposti ad iniezioni endovenose di stibional, sono notevolmente migliorati dell'uretrite ed hanno osservato un ·acccntu:na 1 iduzione della tumefniooe dell'epididimo. Gli AA. passano quindi con chiara, dimostrativa descrizione a tracciare il quaJro nosologico di questa nuova localizzazione del virus poroadenitico c ne discutono la patogenesi, richiamando l'attenzione dei medici ad orientare, nei casi dubbi di uretriti non bncteriche, complicate o non ad epididinite, le loro ricerche nel senso da loro indicato, le quali non solo apporteranno nuovi contributi alla conoscenza di questa manifestazione della malattia di Nicolas e Favre, ancora poco nota, ma permetteranno di riconoscere precocemente la natura della lesione e di ricorrere tempesti,·amente :~d un:t cura efficace. CARLUCCI.

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. ELENCO t: SOMMARI Dt:OLI AROOMt:NTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alla Dir ezione generale di SanltA militare nel eovembre 1937-XV)

BARI+ T enente colonnello medico FRANCEsco CAWAROLA: Epile.<sia cd isterismo con particolare riguardo ai modemi mezzi tendenti a scoprire la simulazio-ne. Fatta una rapida rassegna delle va rie teorie sulle etiopatogenesi delle sindromi epilettiche e dell'isterismo, e sottoposti :1 particolari considerazioni critiche i risultati di ricerche sperimentali e Ji ossen·azione cliniche evocanti determinati d ementi come fattori patoge netici (relitti catabolici c reperti patologici della secrezione urinaria; fenomeno dell'ostacolo del Donaggio; compre~sione ddlc carotidi; ischemia dei vasi corticali per azione farmacodinamica o per azione di stimoli afferenti periferici, modificazione ddl'equilibrio acidobasico verso l 'alcalo~i per azione dell'ipcrpnea), conchiude che manca tuttora un particolare mezzo moderno, vero test biologico, costante e certo, atto quindi come tale a svelarci la simul::zione dell'epilessia e dell'isterismo e che pertanto l'esame neuropsichico era e rimane ancora oggi il fondame nto certo, se non il più sbrigativo, di una diagnosi dell'isterismo e dell'epilessia e della loro rimulazione.

+ T enente colonnello chimico farm<Jcista VtTO SAVtl'\O: La luce di Wood e l'abmento del soldato.

L'O., dapprima illustra i fenomeni della fluorescenza e quindi la luce di Wood. Si trattiene poi sulla estesa importanza che questo nuovo metodo òi analisi va prendendo là dove sono dubbi i risultati di un ':;naJisi chimica e fisica. I nfìne passa in ras~cgna, particolareggiatamente, le applicazioni della luce di W ood per la ricerca delle sofisticazioni negli alimenti che entrano nel vitto del soldato. Chiude la conferenza con svari:1ti ed interessanti esperimenti di analisi alla luce di W ood.

+ L'acqua pesante. L'O., dopo aver brevemente accen na to alla costituzione chimica dell'atomo, parla della scoperta dell'acqua pesante e delle sue proprietà chimiche e chimico-fisiche. Illustra poi e passa in rassegna i nuovi orizzonti che si presentano per le probabili applicazioni nel campo della chimica ed in spccial modo in quelle della biologia sia vegetale che animale. l

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GENOVA + Sottotencnte medico prof. ETTORE SAcco: Sui modrrni metodi d'indagine in urologia.

L'O. dopo aver accennato ai rapidi progressi fatti dall'urologia in questi ultimi anni nel campo della diagnostica, pnssa in rassegna i vari metodi d'indagine oggigiorno più comunemente adottati nello studio della funzione renalc globale c separata ed in quello che si riferisce alle condizioni morfologiche e funzionali delle vie d'escrezione. Si soffcrma in modo particolare a discutere il valore che può essere accordato all'urografia per eliminazione e conclude affermando che per la valutazione esatta della morfolcgia e funzione del sistema urinario, una sob prova in genere non basta. ma è

necessario ricorrere a più prove, vagliandone e confrontandone fra di loro attentamente i risultati.


1370

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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GORIZIA + Primo capitano medico DoMENICO L ISTA: Un caso di fratturu dell'olecra no destro, in seguito a calcio di cavallo.

+ Primo capitano medico prof. PtF.TRO MARIN: Un caso di afasia da memngoencefalùe eredoiuetica.

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LIVORNO+ Sottotenente medico prof. AcHILLE GRASSI: Cognizioni J.ltuali suLla quarta maLattia venerea o malattia di Nicolas Fawre. L'O., dopo aver rife rito il quadro clinico ed an atomo - patologico della linfogra nulomatosi inguinale di Nicolas Fawrc, accennando anche alle sue varietà cliniche ( fo rme acute e forme aborùve), rileva la non ra ra evenienza di forme miste, specialmente per quanto riguarda l'associazione con l'infezione luetica e streptobacillare, e la possihili!l di lcxalizzazioni extragenitali ed extraganglionari. Per quanto riguarda quelle sindromi gcnito - ano- rettau (sifiloma ano- retta] e di Fournier, estiomene, ddantiasi dei genit:~l i esterni, ecc.), che, in base alle attuali conoscenze cliniche e biologiche, vengono sempre più co llegate con la malattia di Nicolas Fawre, ritiene che si debbano imputare al viru ~ linfogranulomatoso soltanto dopo avere espletme tutte le ricerche atte ad escludere interferenze con altre malattie (sifilide, ulcera molle, tubercolosi, ecc.) che possono d:1 rc uguali sindromi, spesso difficili a differenziare. Accennato ai feno me ni di allergia cuwnea nella qu<Jrta malattia venc. rea. cd a llJ tecnica cd interpretazione della intradermoreazione di Frei, che ha portato notevole contributo alla diagnosi ed individualità nosologica di questa affezione, l'O. riferisce sul problema <.tiologico, soffermandosi in modo particolare !ulle ricerche di H cllerstro m c Wassèn, che depongono per un virus ultravisibile simile a quello erpetico, capace J j provocare una meni n go- encefalite nelle scimmie inoculate per via imrncranica con materiale linfogranulomatoso, e su quelle di Levaditi e collaboratori, che riprodussero la quarta malattia venerea in paralitici progressivi inoculati con cervello di scimmi:1 infettata di virus linfogranulomatoso. Infine, dopo aver riferito sulla diagnoti, prognosi e diffusione dell'affezione, l'O . riassume i metodi terapeutici, rimarcando specialmente le recentissime ind:1g ini di antigenoterapia, endovenosa cd intradcrmica, che dalle ricerche finora espletate risultano molto promette nti. La conferenza è stata illustrata con fotografie e tavole a colori di diversi casi dj linfogranulc matosi inguinale. Alla fine di essa l'O. ha presentato un paziente, affetto da lue secondaria recente senza manifestazioni cutanee e da poco tempo guarito di ulcer:1 molle genitale, il quale presentava anche una adenopatia inguinale sinistra a tipo linfogranulomatoso.

+ Maggiore medico ANTONIO RICCI: La tubercolosi polm0110~;e e l'indagine radiclo.;ica. L'O. tratta delle modalità di penct razione del bacillo di Koch nell'organismo umano. e della reazione del polmone al virus tubercolare, della morfologia c della classificazione clinica della tubercolosi polmonare. Si intrattiene poi sui recenti studi sulla tubercolcsi cervi co - r. piea le su cui tanto contributo ha dato l'indagine radiologica. lllustra quindi, co n radiogrammi, le obbiettività radiologiche delle varie forme di tuhcrcdcsi polmonare. intrattenendosi sulle diagnosi differenziali, dimostrando come in molti casi la pura indagine r:tdiologica da sola non può dire l'ultima parola e che anzi $Cmprc l'indagine radiologic.l deve essere preceduta dallo studio clinico del malato. intc· ?r:Jto :mchc dalle ricerche di labor:norio.


CONFERENZE E I) IMOSTRAZIONI (: UN!C llF. ECC

1371

*

PERUGIA • Sottotenenre medico GrovANNI RoscrNr: Influenza che sp1egcmo i liquidi

da eccitazione nervosa sopra l'affatimmento muscolare.

L'O. dimo~tra con osservazioni che ha potuto fare presso il locale Istituto di Fisiologia che un muscolo, che ha perso il suo potere di reagibilità verso un dato stimolo per effetto dell'affàticamento acquist<l nucvamente la proprietà di risentirla quando intervenga nel sistema un termine nuovo: il liquido da eccitazione motoria. Detto liquido è o ttenuto per stimolazione con corrente faradica di tronchi nervosi motori.

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ROMA • Maggiore medico prof. C oRRAmNo GIACOBBE: Tumori della ghiandola mam-

maria ndl'uomo.

L'O., dopo avere brevemente riferito tre osserv<Jzioni personali e rileva ta la rant:t dell'affezione, ne illustra la correlazione testicolare e Je caratteristiche particolarità, passando in rassegna. i diversi tipi di tumori propri della mamme.! la maschile.


RIVISTE MEDICHE MILITARI Annali di Medicina Navale e Coloniale. -

Direzione centrale della Sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma. Anno XLIII, Vol. I, bse. IX-X. settembre - ottobre 1937-XV.

Marra;; Studio comparativo fra i caratteri batteriologici del vibrionc di El T or isobw durante il pellegrinaggio del 1936 ed i caratteri batteriologici del vibrione del colera. Sestini: A proposito di ricerche ed osservazioni recenti eu antiche sulla resistenza dd tessuto di granulazione alle infezioni. Guazzcr1: Due casi di :1sce~so epatico da ameb:l. facobelli: Frattun c.lella laringe. Adissia acuta. T r:lcheotomia d'urgenza. Pace: Studio clinico statistico sulla morbilità tra la gente di mare in rapporto all'ambiente (< nave ». Rallo: Un nuovo strumento chirurgico. Andruzzi: Norme igieniche per chi si reca in Colonia. Cuiso: Igiene delle piscine aJ acqua di mare e ad acqua dolce. ARGENTINA.

Re.vista de la Sanidad Militar. -

Ministero della guerra, Buenos Ayres, Anno XXX\'1.

settembre 1937. Calli: Relazione della Direzione generale della Sanità militare al Ministro ddb guerra, per l'anno 1936 (continuazione). Alcaràz: Uova di oxiuris incognita nelle materie fecali. Acuiia: Compendio di geografia medico- militare argentina (con tinuazione). Mazza: I nfermità endemiche nella nostra frontiera settentrionale. Villafaiie: Polmoniti trattate con alcool, calcio e chinina. Machicotte: Radiogrnfie dentali. Trotta: Su un caso di ulcerazione provocata. Reyes: Dermi ti da ipersensibilità al contatto delle foglie di quebraco. BRASILE.

Re.vista de Medicina Militar. -

Directoria dc Sat1de da Guerra, Rue Moncovo Filho, 34 Rio de Janeiro. Fase. III, luglio - settembre '93i·

A. C.: Omaggio alla memoria del tenente colonnello medico Valente R ibciro. Dias: Un caso clinico di polincvrite beriberica. Dc Castro Caiado: Alcuni casi di chirurgia ossea. Fo11seca: Sulla preparazione del liquido di Dakin. da Ro::a: f medici e lo Stato Maggiore. V el/oso: Simulazione di difetti visivi. FRANCIA.

Re:vue du Service de Santé Militaire. -

Direzione del serv1z1o di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. Fase. 2, agosto, tomo CVII, I937· Surrostr: La sacrCKoxalgia. llonn!'t: L'evoluzione delle idee nelle indicazioni e nella tecnica dell'osteo-sintcsi.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

1373

Baudet P. M. G., Baudet A. e LC R.: [nfezioni otitiche e loro complicazioni, osservate durante l'inverno 1935-l936. Bcnmette: J. F. Coste, medico capo dei corpi di 1\PCdizione d'America, ispettore di sanità militare (174I-I8I9). GERMANIA.

Der Deutsche Militarirzt. -

Rivista mensile per gli ufficia li della Sanità militare dell'esercito, della marina c dell'aeronautica, Bureau der Mcdizinischen .Referamenbliitter, Berlino W 9, Linkstr. 23-124. Fase. X, ottobre 1937·

Hans W erhmann: I danni del superlavoro fisico nei soldati. Brandtner: Un nuovo apparecchio automatico per la trasfusione dd sangue. Klaus Sipii: Sopra il valore della sostanza grassa di H offa nelle affezioni croniche non specifiche dell'articolazione del ginocchio. R. H. Laun: Un'epidemia di paratifo B in un battaglione di fanteria nell'estate deJ 1936. L. Saltner: Casistica di localizzazioni rare dell'ulcera molle. fusts Schndder: Conoscenza e conseguente appre-.tzamemo della meccanica e della dinamica delle fratture tipiche, come condizione essenziale per poterle prevenire. GRAN BRETAGNA.

Joumal of tht Royal Army Medicai Corps. -

Edito da John Baie, Sons and Daniellson,

Ltd. Londra. Fase. aprile 1937·

Sandiford: Disinfezione con vapore delle coperte e degli oggetti di equi paggiamento in cuoio. W ilson : Conditomi dci genitali. Elliot: Un apparecchio semplice per la determinazione del valore del pH. Boucher : Influenza ed appendicite. Black- Hawkins: Lettere dalla penisola iberica, scritte nel r8r x dal capitano Cranstoun George Ridout, dell'Il • Dragoni leggero. Edit. : Sullo stato della pubblica salute. Khan: Indagine su uno speciale stipite di stafilococco. Kelleher: Casistica clinica. Mollan: Una modificazione nell'attrezzatura dei carri con barelle. O' Dotvd: Una causa rara di sangue nello sputo. Sir Richard Luce: Esperienze di guerra di un ufficiale te.rritoriale. Fase. maggto 1937.

Edit. : Tradizione di sovranità: Sua Maestà Re Giorgio VI. Capon: L'esperimento di arruolamento di individui meno idonei. Wilson: Condilomi dei genitali (continuazione). Priest: U n caso di coccidi osi umana. Peake: Cacciagione nel Ghats occidentale. Black -Hawkins: Lettere dalla penisola iberica, scritte nel r8II dal capitano Cranstoun Georgc Ridout, dell'II" Dragoni leggero (continuazione). Edit. : Rapporto ufficiale sulla salute dell'esercito, nd T935· Edil. : Amministrazione sanitaria nella guerra sud- africana. Sir Richard Luce: Esperienze di guerra di un ufficiale territoriale (continuazione). 7 -

Giornale di mrdicina mililtlr~.


RIVISTE MEDICHE MILITARI

1374

JUGOSLAVIA.

Vojno- Sanitetski Glasnik. -

Rivista trimestrale di medicina, farmacia e veterinaria dell'esercito jugoslavo. (Redazione ed amministrazione: Ospedale militare di Belgrado). N. 3, tomo VIII, 1937· Stoianovic: Ricerche sui gozzi delle reclute. M i!os Tasic: Contributo allo ~ tudio dell'endemia ùfica a Kragujevac. Blumtmtal: Sulle relazioni esistenti fra la secrezione gastrica e l'attività intestinale. PARAGUAY.

Revista de Sanidad Militar. -

Giraduria dc la Sanidad Militar, calle sargento Duré, 339· Asuncion. Fase. 91-92, luglio· agosto 1937.

De Felice e Gagliardone: Tumore del mediastino. Ugarriza e Olmedo: Neurofìbromatosi di Recklinghausen familiare. Castellani: Organizzazione sanitaria e stato di salute delle truppe italiane durante la guerra etiopica. POLONIA.

Lekarz Wojkowy. -

Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum \Vyzskolenia; Sanit. Gornoslaska 45• Varsavia, N. 4, 15 agosto 1937.

Konr>pka: Il tenente colonnello medico Bohdan Zaklinski. Babecki: Il ùfo esantematico e la lotta contro di esso. B~tkowski: I principi del trattamento chirurgico negli accidenti spor tivi (contirzuazÙ;·ne). fakobkiewicz : La profilassi della peste nei porti italiani. R. M. : Servizio sanitario nell'esercito russo. N. 5· r" settembre •937· Kucharski: Ricerche istologiche su conigli cui era stato iniettato del carbone nel cuore. Babecki: 11 tifo e~a ntemaùco e la lotta contro di esso (contùzuazione e fine). Betkowski: I principì del trattamento chirurgico negli accidenti sporLi,·i (continct.J zione e fine). Porembin.rki: lpertrofia ccngenita idiopatica parziale. Tchorznicki: La lotta contro le malattie veneree nell'esercito. come problema eugemco. ~entricolo sinistro del

STATI UNITI.

The Military Surgeon. -

Army Medicai Museum and Library. Washington. Volume LXXXI , N. 4, ottobre 1937. Cole: La polmonite ~econdo le attuali conoscenze. Krueger: O rganizzazione di unità sanitaria per ricerche di laboratorio. Parsons, W hite, Hardaway c Barnes: La pireto-terapìa nella pratica medica militare. Johnson: Proiettile ritenuto nel cervello. Ryan: Stcrìa cl inic~ di un'antica grave lesione ·toracica. Vokouu: Isterismo c vi tamine. Huswdl: Postumi Ji ferite d'arma da fuoco.


RIVISTE MEDICHE Mll. IT.III<I

1375

Kafka: La sindrome di Menière. Chunn c Kirkpatrick: Un caso di morte in corso di pireto-terapia. Rock: lnùagini w Ile affezioni addominali de i reduci della grande guerra. SVIZZERA.

Viertdjahrsschrift fur Schwdzerischc Sanitatsofiziere.- Rivista trimcstrale del Corpo sanitario militare svizzero. Basilea. N. 4, novembre '937·

Moppert: Al colonnello Girard, ispettore delle truppe di san ità. Eugsur: Il gozzo in rapporto alla idoneità al sen·izio militare. Kollr:r: Reperti ascoltatorì accident:tli all'esame del torace di giovanj dai tR a1 21 annt. Thomann: Sui treni · ospedali legge ri. }une/: Traumi degli sciatori. Rittcr: La trasfusione del ~angue negli eserciti, 1n pace c tn guerra (continuazione c fin~). TURCHIA.

Askeri Sihhiye Mecmuasi. -

Rivista trimestrale di sanità militare dell'esercito turco, edita dall' Ispettorato di sanità (Stamperia d ella sanità militare, Costantinopoli).

N. 2o, '937· Saim Saglik: L'anestt-s ia regional.: nelle operazioni sulla v:1gina. Ariman: La blenorragia nella donna. Nc:jat Kulakà: L 'ablaziom: Jdk mai(ormazioni nasali. Sadettin Tosum: La simulaz ione in urologia. Riùtii Oskay: li trattamento degli ascessi del polmone col benzoato Jj sodio. M uhittin Olker: L'elettro-chirurgia. UNGHERIA.

Honvtdorvos. -

Ri vista scientilìc:J Jegli uffìciali medici un g heresi. Budapest, IX Gyali. '7· Fase. settembre-ottobre 1937.

Bartos: I risultati della vacci no-profilassi del tifo nella guerra mondiale. Koppa;Jy: Il valore pratico dr.lla reazione di Chediak - Dahr, col sangue essicato.

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Encomio solenne alla Croce Rossa Italiana. Con ordine del giorno all'Esercito, del 18 novembre 1937-XVI (Giom. mi/., disp. 59•, c. a.), è stato conferito alla Croce Rossa Italiana un cnc&mio solenn~. con la seguente motivazione: « In terra d'Africa, durante èl conflitto che portò alla c·onquista dell'Impero, confe-rmò le sue nobili tradizioni altamente umanitarie, prodigandosi in sil~nzio nell'oP',er{ll di assistenza e di conforto a pro' dei combattenti ~ del/e popo/azio·n i indigene, sempre sprezzante del pe1·ico/o, benefica. co7JSO!atrtce. MussOLINI ». Guerra italo-etiopica 3 ottobre 1935·Xlll- 5 rnagg1o 1936-XIV. S. E. il Generale Pariani, Sottosegretario di Stato alla Guerra, in data 16 novembre c. a., aveva indirizzata la seguente lettera di partecipazione a S. E. il Senatore cav. di gran croce Filippo Cremonesi, Presidente della Croce Rossa Italiana: « Mi è gradito partecipare a V. E. che S. E. il Capo del Got~emo, Minis.tro ddla Gut:'f't-a, su p7·oposta formale di questo MinistC?·o, di concerto con quello degli Est.:n e dell'Africa Italiana, ha deciso di conferire alla Croc~ Rossa Italiana un encomio solenne da pubblicare sotto forma di 11 Ordine del Giorno all'Esercito" sulla prossima dispen.<a dd Giomal~ Militar~. « Ciò in segno di premio e di rÌc071QSCÌmento delle molte ben~me1'(:nze acqut;tatc dal Sodalizio durante la campagna A. O. l. sia per l'opera altamente umanitaria, a fianco dei combattenti ed in favore dei feriti e degli ammalati~ e sia per /'azìon~. svolta all'estero, di resistenza a calunniose affermazioni circolanti ai nostri danni. << Il relativo brevetto~ a firma di S. E. il Capo del Governo, verrà rimesso a V. E. quanto prima. «Esprimo al benemerito Sodalizio, che vatJta tante nobili tradizioni e di cui V. E. è riconosciuto degno Presidente, il vivo compiacimento dell'Esercito e mio persotwle pe-r la ricompensa che acquista maggior valore percllè concessa con l'alto consenso del Duce. Il Sottosegretario di Stato: A. P AR IANI " ·

Avanzamento degli ufficiali. E' stato pubblicato: Avanzamento degli ufficiali del R. Esercito. Legge 7 giugno 1934, n. 899, aggiornata fino a tutto il R. decreto-legge 16 giugno 1937-XV, n. 944: prezzo L. 6 (Ufficio pubblicazioni militari - Ministero della Guerra). (Giom. mil., 25 novembre 1937-XVI, ùisp. 6o", eire. 837).

Commissioni giudicatrici per i concorsi a tenente in s. p. e. nel Corpo sanitario. Le commission i giudicatrici dei concorsi per la nomina a tenente medico c chimict>brmacista in s. p. c., indetti con la circolare 361 del Giomale militare 1937 (v. f:tsc. \'. c. a., di questo Giornale), sono così composte:


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Cunc:>rso a tenente medico: Tenente generale medico MAZZEnl Loreto. presidentt•. Colonnello medico Mou sANI Alfredo, membro. Colonnello medico DELocu Gino, membro. T enente colonnello medico MALICE Alessandro, membro. Maggiore medico PECOIIELLA Giovanni, m embro. Maggiore medico MASSA Filippo, m embro. Maggiore medico Gumo Giovanni, membro. 1'' capitano medico MAZZARUNI Giacomo, segrnario. C= corso a tenente chimict>-farmaci.•ta: Maggiore generaJc medico ZAKI!1'1'1NI Primo, presidente. T enente colonnello ch1mico-farm:1cista LoMBARDI Manlio, membro. Tenente colonnello chimico-farm::rcista GoRRF.TA Carlo, membro. Maggiore chimico farmacista AniLARDI Giulio, segretario. (Giom . mi/., 25 novembre 193j-XVI, disp. 6o". eire. 84o).

Cure balneo-termali invernali. Nella prossima stagione invernale, pn:sso lo stabilìm~.:nto balneo-term:1le di Ischia, saranno effettuati d ne turni di cure : 1° turno: dal 1" fL:bh~aio al 15 febbraio; 2° turno: dal 20 febbraio al 6 marzo. Le visite d'ammissione avran no luogo tlal 20 dicembre c. a. :J J 10 gennaio 1931:! presso gli ospedali militari e presso quelle infermerie prcsid iarie che i direttori di sanità crederanno opportuno designare. Esse s:1ranno effettuate da tlue ufficiali med ici, dci quali uno superiore, e le relative proposte (mod. 210<> del cat.) verranno compilate secondo le norme ed i criteri st:Jbì liti dalla cìrcobre <j1 Giornale militare c. a. Essendo la disponibilità dei posti assai limitatCl 1U:i turni di cure invemali, le com missioni mediche inoltreranno proposte solo per coloro che abbiano reale ed u1·gente bisogno di cure balnet>-termali., rimandando le altre ai tumi della stllg1one u tivt>-aultmnale. Il Ministero si riserva dì st:Jbilire un terzo turno dì cura per la prossima stagione invernale, qualora se ne ravvisi la necessità. Le proposte stesse, insieme con i rel;ui\·i documenti prcscntt1 per ciascun VISitato, saranno trasmesse al direttore di sanità del Corpo d'armata competente, il quale, dopo averle esaminate con le modalità di cui al n. 35 dellt cc Norme per il servizio h:1lneario militare, ediz. 1928 », le trasmetterà volt..1 per volta al Ministero - DirL-zione generale di sanità militare - non più tardi del 15 gennaio p. v. Per quanto concerne le definitive assegnazioni, la partenza degli ammessi, cd il trattamento ad essi devoluto. varranno le disposizioni e norme am ministrative riportate neJla surricordata circolare. (Giorn. mi! .• 25 novembre 1937-XVI. dìsp. no'. eire. n. 843).

Bollettino del Corpo sanitario militare. U f ficJali m edici. CoLON~ F.LLI.

FRISONI Paolo. - In data 10 novembre 1937-XVI è colloca to in ausiliaria, per età. con a n zianità 12 marzo 19_F·X.


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MAGGIORI. SciLLIERI Vincenzo, ospedale militare Genova. - Ospedale militare Palermo. PuLTRONE Raffaele, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Catanzaro, cessando come sopra dal 3 dicembre 1937-XVI. CAPITANI. MARIGLIANO Giovanni, ospedale militare Messina. - Ministero guerra. TARnuccl Mario, R. corpo truppe coloniali Libia. - Ministero guerra. Cessando come sopra dal 23 gennaio 1938-XVI. PARAGONA Pietro, s8" fant. - Ospedale militare Bari. ZoccALJ Fortunato, R. corpo truppe colonia\j Libia. - 5!! 0 fam. Cessando come sopra dal 1° dicembre 1937-XVI. TENENTI INCARICATI DF.L GRADO 01 CAPITAI'O. R1cc1 Emanuele, u• genio. - Ospedale militare Trieste. BucciGROSSI Nicola, R. corpo truppe coloniali Somalia. 11° gemo. Cessando come sopra dal 15 dicembre 1937-XVI. Dal Bollettino ufficial.:, disp. 65", 1!! novembre 1937·XVI.

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Ufficiali medici. CoLONNELLI. MoLISANI Alfredo. - In data 12 novembre 1937-XVI cessa di far parte del collegio medico-legaJe, quale sostituto dcJ presidente, ed è comandato presso il Ministero fin:~nzc.

TENENTI COLONNELLI. · PARENTE Ferdinando, ospedale militare Udine. - Ospedale militare Alessandria. PERCARA Isidoro, ospedale militare Alessandria. - Ospedale militare Bolog na. PRIMI CAPITAI•H. D1 CASOLA Giuseppe, R. ccrpo truppe coloniali Eritr<.a. - Scuola allic,·i ufficiali complemento genio Pavia. Cessando come sopra, dal 21 novembre 1937-XVI. BAVA Arturo, 13° fant. - 51 ° fant. per battaglione allievi sottuHiciali. CAPITANI. T oRELLA Giovanni, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - 2" centro esperienze artiglieria. CessanJo come contro, dal 22 novembre 1937-XVI. Dal Bollettino ufficiale, disp. 67', 25 novembre 1937-XVI.

Ricompense al valor militare. MEI>AGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE. BARIIERA Giuseppe di Giacomo e fu Maria Antoniotti, da Torino, centurione meJI(O 219" legione CC. NN. - Dirigente il servizio .;anitario di u·na legù:mc camicie nert'. parf(.'cipava volontariamente ad una spedizione in soccorso di un presidio e di UIJ treno attaccati ed assediati. Dopo aver affrontato sererwme1/te i pericoli del tragitto ferro viario sotto il tiro dei ribelli, giunto sul posto del combattimento si esponeva animosam nut' per prod1gare le sue cure ai numerosi feriti anche oltre la linea di difeia. Provvedet•a mimo c .<ereno al loro ricupero, .<alvandonc alcuni, con il suo pronto intervento, dtJ


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sicura mort~. Nel giorno successivo, ancora sotto la pressione del nemico provvedeva al loro trasporto in luogo più adatto. Esempio mirabile di alto senso del dovere. Moggio- Les Addas, 7-8 luglio 1936-XIV. PALMAS Giuseppe di Angelo e fu Amalia Verdoti, da Donori (Cagliari), tenente medico 46" reggimento fanteria. - Ufficiale medico di battaglione, p1·edisponeva e diri-

geva in zona int~nsament~ battuta, c&n calma c av~edutezza, il funzionamento del servizio sanitatio., ottenendo lo sgombero tOtftle di numerosi morii e fe1-iti, malgrado la scar.<Ùà dei mezzi disponibili. Dava prova di coraggio, fermezza e dedizione al dovere. Adl Acheiti, 13 febbraio 1936-XIV. MAODAWNI Francesco di Giuseppe e fu Papa Romita, da Bar i, sottotenente medico 46" reggimento fanteria. - Generosa ed entusiasta anima di medico e di combattentç,

durante UTJ violento combattimento si. prodigava, sotto l'intenso fuoco della fucileria avversaria, alla cura dei feriti, e, nel momento più critico del combattimento, incoraggiava ed incitava ah·uni soldati che si recavano a combattere. - Adì Acnciti, 13 fe!r braio 1936-XlV. P ETRJTOLA Domenico di Agostino e di Dc Cavius Giulia, da Folignano (Ascoli Piceno), soldato 2• sezione sanità, divisione Gran Sas~o. (Alla memoria). Soldato

portaferiti di una sezio11e sanità, durante un aspro combattimento, si portava volontariamente sino alla linea di fuoco ed oltre per raa·ogli~re feriti, affrontando scientementc e con coraggio il grave rischio personale. t\fe1itre cercava di soaotrere un com· pagno gravemente ferito fu colpito egli Jtesso mortalmente da un proit'ttile nemico p~r cui decedeva sul campo. Mirabile e;empio di abnt'gazione e di altruismo. - Sclaclacà. 2

marzo 1936-XIV. CROCE DI GUlòR Ri\ i\L VALOR MILIT,\IIE .

SECHJ Valentino fu Giovanni Battista c di Cortis IJolores, da Cagliari, centurione medico 3• divisione CC. NN. <l 21 aprile >•. - Ripetutamente si portava in zone battute

dal fuoco nemico per soccorrere 1 feriti e, cO'n mirabile spirito di altruismo ed eucomiabile attaccamento ai proprio dovere, operava lo sgombero di un forte numem di gravi fet-iti a lui affidati, noncurante delle difficoltà e dei pericoli che l'itin('rario presentava. Selaclacà, 29 febbraio 1936-XlV. T ARSIA Antonio fu Francesco e fu Morano Catenna, nato il r" marzo l&J8 a Canna (Cosenz::t), tenente medico in s. p. e. de l comando •" divisione eritrea. - In oltre cinque

mesi di operazioni, quale ufficiale medico addetto al comando di una divisione eritrea, dava costante p1·ova di abnegazione e sprezzo del pericolo, t•.<plicando opera valida, appassionata e intelligente in zone aspre, spe.cso insidiate dal nemico. In ogni circostanza si dimostrava prez ioso collaboratore del capo uffiào sauitù della divi.rione. Enticciò; Mae::tllè ; Temhien, ottobre •935-marzo 1936-Xl V. RINALDI Rinaldo fu Francesco c di Emilia Trassarclli, da S:l\·igliano (Cuneo), tenente medico 1" Coorte Milizia forestale. - Dirigente il servizio sanitatio della Coort~,

avendo avuta t.:omunicaz ione che militari feriti in combattimento non potevano essere trasp01·tati al posto di mcdialzione, si portava volontariamente nelle prime linee, passando attraverso terreno fortemente battuto ed assolveva la sua opet·a umanitaria sotto violento fuoco avvet·sario, dando magnifica prova di abnegazione e di coraggio. Gunu Gad u, 24 aprile 1936-XIV. AviTAIHU: Giuseppe di Sebastiano t: d i Ruda Niwlo~a, da Tiesi (Sassari), capontanipolo medico 135" ·legione CC. NN. - Sotto intenso fuoco di fucileria nemica, racco-

glieva numerosi feriti, provvedendo alle prime medimzioni. Mentre alcuui elementi


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nemici infiltratisi tentavano f aggiramrnto del posto di medicazione, incurante del peric-o/o, continuava la propria opera. con calma ed alto senso di altruismo. Magnifico esem· pio di coraggio e valore persO'nale. - Amba Manuè, 28 febbraio 1936-XIV. CECERE Antimo fu Domenico e Giuseppina Maullo, da Caserta (Napoli), capomanipolo medico 202~ legione CC. NN. Dirigente il servizio sanitario di t·eparti CC. NN., in più azioni, prodigavasi con grande spirito umanitario nella cura dei feriti, accorrendo u:mpre ave maggiore era il bisogno e dimostrando sprezzo del pericolo ed alto senso del dovere. -Piana del Calaminò, 19-21 gennaio 1936-XIV. FoNTANA Gaetano di Carmelo c di Bella Maria Rcsaria, da Campobello di Licata (Agrigento) capo manipolo medico battaglione CC. NN. << Baccarini ». - Dirige1lte il servizio sanitario del battaglione CC. NN., pm·tecipò al vittorioso ciclo operativo di cohnma nella regione dei laghi. Particolarmente distintosi nella conquista di Mega, durante un violento attacco di ribelli, incurante del pericolo, si portò volontariamente sulla iù1et1 di combattimento, raccolse i feriti e prestò loro le prime cure tlecessan·e. Luminoso esempio di coraggio c sangue freddo. - Ciclo operativo nella regione dei laghi, giugnodicembre 1936-XIV-XV. GALEATl Agostino di Carlo e fu Scrmenghi Maria, da Imola (Bologna), capomanipolo medico 81° battaglione CC. NN. «Ravenna >>. - Ufficiale medico di un battagliom: camicie nere, lasciava il posto di medicazione portandosi fino ai plotoni avanzati. per medicare i ferili gmvi, attraversa.ndo zone battute dal fuoc-o nemico e dando prova di t:ievato senso del dovere e di sprezzo del pericolo. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XlV.

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GRAssi Alfredo di Edoardo c di Sgaria Angela, da Vailate (Cremona), capo manipolo medico 114" legione CC. NN. - Ufficiale mf"dico di un battagli(}<ne di camià~ nere, durante aJpro combattimento, dava prova di alto spirito di saa-ificio e di spre::.:w del pe1ù·olo, prestando la sua opera nei punti ave maggiormente infieriva la lotta. Uork Amba, 27 febbraio 1936-XlV. MADRlGrtANO Antonio di Vincenzo c di Enrichetta Santelli, da Mendicino (Cosenza), capomanipolo medico 128• lq,rione CC. NN. - Quale dirigente dei servizio sanitqrio della legione, l'orgauizzò e lo diresse in modo esemplare con non comune ardimento e genero>·ità.- Mareb- Agias · Enda- Tadros - Guoanaguna, 25-27-29 febbraio 1936-Xl\'. Mus1N1 Giovanni di Gino c di Rastelli Anna, da Zibello (Parma), capomanjpolo medico 220" legione CC. NN. - Ufficiale medico, volontario in A. 0., diede prova d 1 abnegazio-ne nello adempimento del suo dovet·e e di alto spirito combattivo. In opera~ zioni contro i ribelli, benchè ammalato, saputo che feriti gravi erano ricoverati in un presidio isolato, si recava sul posto e preJtava la sua opera dì medico con quella di co-mbattente, partecipando attivame11te al fuoco, con rischio personale, e cooperando animlr samente alla d1jesa dei presidio. Prendeva. infine, parte con esemplare spirito vo/o-ntarùtico a rischi'"e- pattuglie di ricognizione in tetTeno infestato di ribelli. M oggio, 7-9 luglio r936-XIV. PIER! Erasmo di Pietro e di Maria. Ilicca, da Montefiascone (Viterbo), capomanipolo medico 219~ legione CC. NN. - Ufficiale medico partecipava volat1tario ad un'azione di .rorpresa contro forze ribelli, prodigandosi instancabilmente, durante il C(}<tnbattimento , nell'as.ristenzn dei feriti, dando esempio di cm·aggio ed alto senso del dovere. - Arbadors:~lc Koritb, 13-14 agosto 1936-XIV. RI CCI Guido di Edoardo e di Fregoli Adele. da Lucca, capomanipolo medico 135a IeJ,>ione CC. N . - Bersagliato da intenso fuoco di fucile1·ia nemica, rastre//ava numero.-i feriti , provvedendo alla prima mt>dirazione. Pur notando che alcuni clemetJti nemici

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tentavano infiltrarsi per agirare iL posto di medicazùme, cominuava, incuro1: te del pencolo la propria opera, con serenità ed alto senso di altruismo. Mirabile esempio di corag· gio e di abnegtlzione. - Amba Manuè, 28 febbraio 1936-XJV. ANDREI Adriano di Osvaldo e di De Sanctis Ida, nato a Ceccano (Frosinone) il 21 luglio 1909, sotco~encnte medico del raggruppamento bande autocarrate Carabinieri Reali (Somalia). - Ufficiale medico di un raggruppamento bande. durante un aspro combattimento, prodigava con calma le sue cure a numerosi fe1·iti, noncurante dell'intenso fuoco awersario, dando prova di sprezzo del pericolo e di abnegazÌOtJe. - Gunu Gadu (Somalia), 24 aprile 1936-XIV. BALDI Amerigo di Laurino e fu Cipriano Artemisia, da Pistoia, sottotenente medico 83° reggimento fanteria. - Durante lungo e cruento combattimento, svolgeva la sua opera di sa1Jitario, con c01·aggio, calma e alto spirito di abnegaz1om:. - Selaclacà, 29 febbraio 1936-XIV. Bozzr Contardino fu Antonio, da Barbianello (Pavia), sottotenente medico Ospedale da campo 435· - Medico di un presidio, volontario partecipava ad una azione di rastrelLamento operata in terreno aspt·o ed insidioso. Sotto il fuoco nemico si prodigava c011 slanào per curare i feriti, ccmtribuc:ndo di poi alla difesa della posizione minacàaUI dai ribelli. - Zona di Coromasc • Sembelet, 21 ottobre 1936-XIV. FAENZA Mario di Alfonso, da Bologna, sottotenente medico 2" sezione di sanità divisione <<Gran Sasso l> . Comandante interinale di u11 reparto di sezi011e di sanità, al seguito di una colonna mobile impegnata in combattimento, determinatosi un aggiramento nemico, pur cOt:scio del pericolo, rimaneva con pochissimi uominr al suo posto di medicazione, continuando nel .ruo pietoso lavoro. - Selaclacà, 25 dicembre 1935·XIV. FAVA Camillo di Antonino e Ji Rosalia Cama, da Chiaravalle Centra le (Catanzaro). sottotenente medico 19° reggimento fanteria. - Uffiàale medico di battaglione, avendo notato alcuni militari feriti in. località scoperta e soggetta all'insistente tiro nemico, pur sapendo che tali militari non appanenevano al battaglione accorreva sul po>to, adempiendo serenamente alla sua missione. - Altopiano di Zaleabà, 15 febbraio 1936-XIV. MARCHI Carlo di Vincenzo e di Ciulia Streri, da Volterra (Pisa), sottotencnte medico 6o0 reggimento fanteria. - Ufficiale medrco di battaglione, durante un combattimento in zona scoperta ed intensamente battuta dal fuoco di forti nuclei di n·belli, prodiguvasi, c·on entusiasmo e sprezzo del peric-olo, ndl'assistr:m:.a e nello sgombero dd fc·riti. Uolmarà, 24 luglio 1936-XIV. GrACONIA Maria di Lando e di Formichi Giovanna, da Cascina (Pisa), infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana. - Infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana in A. 0., durante un attacco sferrato da ribelli sulla capitale rimaneva calma e serena al suo posto, nell'ospedale dove prestava servizio. Di jrOtrte al pericolo, noncurante delle raffiche di fucileria e di mitragliatrici che si abbaltevano vicino. contirJUava per due giorni e due notti nella alta e nobile sua missi01u:, animfmdo e rincuorando ammalati e fenti. Fulgido esempio di nobile virtù femminile. - Addis Abeba, 27-28 luglio 1936-XIV. Momov Carolina fu Francesco e fu Eleonora Don Ville, da Palermo, infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana. - Infermiera volontaria della C. R. I. in A. 0., durante un attacco sferrato dai n·belli sulla capitale rimaneva calma e serena al suo posto, nell'ospedale dove prestava servizio. Di fronte al pericolo, noncu1·ante delle raffiche di fucilerial e di mitragliatrici che si abbattevano vicino. contÌ11uava per due giorni e due notti nella alta e nobile sua missione, animando e rinr:uorando ammalati e feriti. Fulgido esempio di nobile virtù femminile. - Addis Abeba, 27-28 luglio 1936-XJV.


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PEROZZI Gentilina fu Vittorio e ùi Ginevra Aldovrancli, da Ancona, infermier:s volontaria della Croce Rossa Italiana. - Jnfermi~a vol<mttn'ia della C. R . l. in A. 0 .. dUt·ante un attacco sferrato dai ribelli sulla capitale rimaneva calma e serena ai suo posto,

n di' ospedale dove prestava servizio. Di fronte al pericolo, noncurante delle raffiche di fucileria e di mitragliatrici che si abbattevano vicino, continuava p~ due giorni e dtu notti nella alta e nobile sua missione, animando e rincuorando ammalati e fa-ili. Fulgido esempio di nobile-virtù femminile. - Addis Abeba, 27-28 luglio 1936-XlV. SoLARI Maria fu Pietro e fu Maria Penco, da Genova, infermiera voloÌttaria della Croce Rossa Italiana. - Infermiera volontaria della C. R. l. in A. 0., durante un attacco sferrato da ribelli >ulla capitale rimaneva calma e s~ena al suo posto, nell'ospedale dove p1·estava servizio. Di fronte al pericolo, noncurante delle raffiche di fucileria e di miN:agliatrici che si abbattevano vicino, continuava per due giorni e due notti nella alta e nobile sua missione, animando e rinmorando ammalati e f~iti. Fulgido esempio di nobile vinù femminile. - Addis Abeba, 27-28 luglio 1936-XIV. CAPUTO Luigi, fu Vincenzo e di C:mestrina Parma, da Napoli, soldato 28"" sezione di sanità. - Si offriva sponumeamente di recarsi in zona battuta da t~rtiglieria nemica per soccm·rere un ferito, dando magnifico esempio di sprezzo dei pericolo e di alm!'gazione. - Amba Aradam, 15 febbraio 1936-XI V. CucA Giovanni di Giovanni Antonio e ùi Maronziu Grazia, da Ovodda (Nuoro). soldato Ila sezione di sanità, divisione «Gran Sasso ». - Portaferiti, si distinguevo w combattimento per encomiabile zelo. Durante la notte, con un compagno, reet~perava /t' salme di alcuni caduti. - Selaclacà, 25 dicembre 1935·XIV. LtiTA Giuseppe di Enrico e di Sozzani Maria, da Zibito San Giacomo (Milano), soldato 309" sezione di sanità. Durante aspro combattimento, durato tredici on:, .ri prodigava instancabilmente al traspoHo de1 numerosi feriti, atn·aversando più volte, 111curante del pericolo, terreno fortemente battuto da fuoco nemico. - Passo Mekan, 31 marzo 1936-XIV. STRACCIA Raniero di Giuseppe e di Ro~si Domenica, di Castignano (Ascoli Piceno), soldato I IA sezione sanità divisione « Gran Sasso >>. - Soldato portaferiti di una sez 1one sanità, durante un aspro combattimenro, si portava volot1tariamente più volte sino alle prime linee per ra,·cogliere feriti , persistendo nell'opera di soccorso, anche dopo essere stato fatto bersaglio del tiro nanico che colp1: ti a morte il compagno portatore della stessa barella. - Selaclacà, 2 marzo 1936-XIV. ZAI'PONI Vito fu Antonino e di Movida Maria, da Melicuccà Dinami (Catanzaro), soldato 28• sezione Ji sanità. - Primo ferito della sezione, dette magnifico esemp1o di set·enitll, occupandosi più del proprio servizio che 11011 della ferita, dando esempio di alto senso del dovere e spre-zzo della vita. - Costone di D:1nsà, 12 febbraio 1936-XI\'. (Boli. uff., t8 novemhre c. a.).

Onorificenze. Ordine dei SS. Maurizio e Laz<:aro. Cavaliere: tenente colonnello medico N1COLA PnRELLI, nell:l forma dd Moto Proprio Sovrano. Ordine della Corona d'Italia. Ufficiale: tenente colonnello medico ANTONIO BASILE, magg~ore medico Grov.. ~~~ Mt s ll' ANO, nella forma del Moto Proprio Sovrano.


t"OTIZI E Cavaliu~: tenente medico GAETANO MoRELLI, ad iniziativa della Presidenza dd Consiglio dci Ministri.

(Boli. uff., 25 novembre c. a.).

Il tenente coloondlo medico Bertinetti campione di scherma dellt Esercito. Nei giorni 21 c 22 ottobre si sono svolte, a Roma, le gare per il campionato di scherma dell'Esercito (fioretto, spada, sciabola). Il tenente colonnello medico Marcello Bcrtinetti, ddl'ospedale militare di No,·ara, primo classificato per il lioreuo, con 8 vittorie c I I stoccate, è stato proclam:no cam· pionc ùi scherma ùeli'E~ercito per l'anno XV. (Dal Giom. mi/., I8 nO\'emhn: c. a.).

Commcmorazionet a Torinot dd tenente generale medico cav. di gran croce Francesco ddla Valle. Nella riunione del I 2 novembre u. s. nella R. Accademia di Medicina di Torino particolarmente affolla ta, il prof. Gustavo Quarelli, socio ordinario, ha iniziata la scùuta colle seguenti commosse parole:

« Il 27 luglio scorso Ji è spento a Pucmwdlo di Caserta, ove· si era trasferito da Roma, per trottare ripo;o alia sua operosa giomnta, il tenente generale medico, cav. di gran croce Fra•1cesco della Valle. << Egli era socio nazionale di q:u:sta R. Accademia di Medicina che ebbe 11el dott. Ri· beri, fondatore del Corpo di .mnittÌ militare, uno dei più autorevoli apo;toli. "Se il dott. Riberi fu fondatore dd Corpo stwitario dell'Esercito, Francesco della Valle fu il primo Diutton: !5"'1t•ralc· della Sanittì militare; carica alla quale giunse dopo avere con tanta com prensione dell'importanza dc·/ Senrizio sanitario, data tutta la sua opera fattiva e capace durante la grande guerra. << Un grande merito dello Scomparso (• stato quel/o di aver .mputo rapidamente valorizzare le migliori forze sanitarie provenienti dalla Sanittì civile. inquadrando/e nei ranghi del/~ Sanità militare, giot'alulosi dei migliori sdem;iati e dei pizì autorevo/1 clinici come consulenti dell'Esercito, ed in unione alla Direzione generale della Sanità del Regno. di ave,- provveduto contro le epidemie che, sporadicamellte nate al fronte, potevano con mcommesurabili, gravi conseguenze, trasmettersi al Paese. « l n altre .cedi e più autorevolmente che colle nue parole, il generale della V alle fu commemorato. Alla memoria di Lut che fu nostro socio, che fu il gnmdc Direttore dei .•ervizi militari durante e dopo la guerra. che fo11dò I'Opem di assistenza agli orfani de1 medici caduti al fronte o morti P'"'. causa di servizio, clu: ad onore dell'/talltl, fu nomit nato Preside/Ile onorario del Comitato permanente intemazio11ale di Sanità militart:", giunga il nostro accorato rimpianto. <<Prego la Presidenza di questa illustre Accademia di MediCina di invi(Jre le condoglianze ufficiali a/la Vedova, Nobildonna Lu1sa della Valle Mazzetti >J. Alle parole del prof. Quarelli si (:. associato il socio colonnello medico prof. Pcrrie r, ringraziando l'oratore per aver ricordato un collega che ha illustrato la Sanità militar<:: t: per avere in questa occasione una volta di più d imostrato quali stretti vincoli di collegialità uniscono i medici civili a quelli militari.


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li Presidente prof. T irelli, dopo aver ringraziato egli pure il prof. Quarelli, ha assicurato che avrebbe trasmesso alla Vedova del generale medico della Valle le più sincere parole di cordoglio per la grande perdita che ha colpito la Famiglia della Valle e l'Esercito italiano.

Studi di Medicina aeronautica. E ' stato pubblicato, a cura dell'Ufficio centrale di Sanità del Ministero dell' Aeronautica, il VI volume della Raccolta di pubblicazioni scientifiche degli ufficiali medtcr degli Istituti medico - legali per l'Aeronautica e dei campi di aviazione (Stab. tip. Armani - Roma, via Fracassini, 6o). L'elegante volume, di 420 pagine, contiene 25 importanti memorie, di cui riporteremo i titoli e i riassunti nella Rassegna semestrale di bibliografia medica militare, nel fascicolo del prossimo gennaio di questo Giornale.

Concorso per medid presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni. L'I. N. A. ha indetto un concorso per titoli c per esami tra laureati in medicina r chirurgia a sei posti di medico nel ruolo speciale per il personale tecnico del Sc::r\'izio sanitario. Non sono ammesse le donne. Il candidato non deve aver superato l 'età di 35 anni salvo i diritti ~citi dalle vigenti disposizioni per gli ex combattenti ecc. La domanda di ammissione al co!lcorso, in carta da bollo di L . 4 e corredata dri documenti di rito dovrà essere presentata o inviata (se per posta, in piego raccomandato,

con ricevuta di ritorno) alla Direzione generale dell'Istituto (Servizio personale) in Roma, via Sallustiana n. 51, non oltr.: h: ore r2 del giorno 10 gennaio I9.)!l·XVl. Nella domanda i candidati debbono indicare con precisione il loro nome, cognome e paternità ed il recapito c dichiarare se c qua li lingue straniere (esclusa la Lingua francese) conoscano c se siano disposti a sostenere la relativa prova dì esame. Gli esami consisteranno : x) in una prova scritta sopra un tema di patologia medica; 2) nella visita dì un assicurando con la esecuzione di eventuali prove di laboratorio e redazione del rapporto di visita medica sui moduli in uso presso il Servizio sanitario dell'Istituto; 3) nella illustrazione orale alla Commissione del caso esaminato. Ai vincitori del concorso sarà conferita la nomina di medico nel ruolo speciale pt:r il Personale tecnico del Ser\,izio sanitario dell'L N. A. con lo stipendio annuo lordo di L. 1 7.16~),40 (al netto dcUc riduzioni di cui al R. D. L. 20 novembre 193<>-IX, n. 1491 e R. D. L. 14 aprile 1934-XII, n. 561 c tenuto conto degli aumenti di cui ai R. D. L. 24 settembre 1936-XIV, n. 1719 e R. D . L. 27 giugno 1937-XV, n. 1033), l'eventuale aggiunta di famiglia e, dopo il passaggio in ruolo, il contributo per il trattamento di qu1esce nza. Per informazioni, gli aspiranti dovranno rivolgersi alla Direzione generale dd· l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni - Servizio personale - Via Sallustia na n. 51 Roma.

Corso complementare di Igiene pratica. Dal 14 marzo al 14 maggio 1938-XVI, nell'Istituto d'Igiene della R. Università di Bari, diretto dal prof. Giuseppe Sangiorgi, si terrà il corso complementare d'Igiene pratica per aspiranti ai posti di carriera sanitaria.


NOTIZIE

Al corso possono iscriversi i laureati in medicina e chirurgia, in chimica e farmacia, in medicina veterinaria e coloro i quali siano forniti contemporaneamente della laurea in chimica pura e del diploma in farmacia. La domanda in carta boUata da L. 4, indirizzata aJ Rettore -Magnifico, deve essere corredata del certificato di laurea e della ricevuta di. pagamento da farsi alla Banca Commerciale Italiana, sede di Bari, della tassa di L. 400, a titolo di contributo alle spese d'insegnamento e rimborso delle spese di consumo di materiale. Gli interessati devono presentare l'atto di nascita legalizzato, per i nati fuori del circondario di Bari, ed una fotografia legaliz7,.ata. Tutti indistintamente gli aspiranti all'ammissione al corso devono dimostrare, con regolare certificato, d'aver frequentato, durante il corso universitario, l'insegnamento speciale dell'igiene e di avemc superato i'csam~. L'iscrizione rimane aperta fino al 10 marzo 1938-XVI.


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INDICE GENERALE DELLE MATERIE E DEGLI AUTORI PER L'ANNO 1937

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INDICE DELLE MATERIE. BIBLIOGRAFIA MllDIC.~ MILITARE ITAL!.~:-IA Pag. 100,773 LA NASCITA DEL PRINCIPE DI NAPOLI )) 119 IX CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA F. FARMACIA MILITARE (Bucarest, )) giugno 1937-XV) 57 1 , Il. TE!' ENTE GENERA!.F. MEDICO FRANCESCO DELLA V ALLE 684 )) ALEssANDRo LusTic I03:! XVI RIUNIONE NEUROLOGICA INTEt\NAZIONAU; - Ventura . l) 1151

LEZIONI E CONFERENZE. AscOLI M. - Sulla cura della infezione malarica cronica BIZZOZERO E. - Dimostrazioni cliniche BRECCIA G. - Radiologia e tubercolosi polmonarc . CAN!'IATA S. - Morbo di Heine Medin CAsTELLANI A. - Lo stato $3nitario delle truppe italiane nel conflitto etiopico CECCARELLI G. - Sarcomi delle ossa e loro rapporto coi traumi Cozzou G. - Un nuovo metodo dj. sorpresa per le ambliopie simulate LuNA E. - Il sistema motore extrapiramidale MARAGLIA:-10 E. - Quando nascono le malattie tubercolari MARTINOTTI. - Linfogranulomatosi inguinalc di Nicolas, Favre e Ourand. PALMIERI G. G. - Importanza della radiologia per scoprire e valutare le :momalie e le malformazioni ossee congenite . PAvONE M. - Attualità in urologia (pielografia) TOMMASI L. - Concetti dottrinali e direttive pratiche nella terapia della sifilide UFFREouzzr O. - Gli addominali di guerra .

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LAVORI ORIGINALI. AcosTINI MARCELLO, capitano medico. - La lebbra in Eritrea. (Condizioni presenti: Rilievi nosografici, epidemiologici e profilattici) AcosTINJ MARCELLO, capitano medico. ~ Aspetti dell'infezione ' luetica fra gli indigeni dell'Impero . ANGELINI GtoVANNI, tenente medico. - Insufficienza di metodi biopsici (puntura del midollo osseo, della milza e del fegato) per la diagnosi di febbre ricorrente Auo1s1o Gtuuo, tenente chimico farmacista. - Studio preliminare sulle acque termali di Addis Abeba (Fonti di Fil- Uà) . BARILE FELICE, colonnello medico, PIVETTI FRANCEsco, maggiore medico e CAsTELLANA ANTONIO, capitano medico. - Protilas~i contro l'im· portazione di malattie diffusibili a mezzo di truppe reduci dalla guerra coloniale. Campo contumaciale ·c di bonifica istituito a Siracusa per il rimpatrio del 75" reggimento fanteria 8 ·- Giorno/t: di mt'dicino militart.

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13.nnsTONJ Luc rANO, sottotcncme medico. - Su alcuni casi di febbre interpretati come infezione tifoidea aborti va . BE!'IELLI RoooLFO, sottotenente medico. - Contributo alla conoscenza delle nefriti acute di guerra . l:iJ:.sH prof. BRUl'iO, tenente medico c MARIANI dott. GIACOMO. - L 'atti· vità dei laboratori di batteriologia della Somalia durante la recente campagna coloniale BoHM Gumo, tenente medico. - Jl servizio chirurgico nell'ospedale da campo BoRIANI GIUSEPPE, tenente medico. - Influenza del clima sull'aspetto radiologico dello stomaco HRICA:-<TI Ar--TONIO, primo capitano medico. - Il servizio oJontoiatrico nell"ambulatorio di Asmara BuccrA>"TE prof. ALFREDO, tenente generale medico. - Il servizio oculistico nell 'Esercito italiano durante la guerra mondiale: lA qu~sttone del traccmra nell'Esercito L'autolesÌOTJÌSmo oculare nella guerra mondiale . Organizzazio11e nelle varie Armate . CALENOOLJ prof. SAVERIO, generale medico. - Un saggio della patologi:~ oculare della Tripolitania CARERJ LEONARno, capitano medico. - Su un caso di osteo-mielite cronica primitiva del femore destro . CASELLA prof. BENEDETTO, maggiore medico. - La cronassia del nervo vestibolare nel personale acronavigante e negli aspiranti al pilotaggic . c.~sSI N IS prof. Uco, tenente colonnello medico. Considerazioni sul ' cuore di militari sportivi c non sportivi . CASSINIS prof. Uco, tenente colonnello medico. - Grave trauma toracico da causa sportiva CAZZOLA ALBERTO, tenente medico e FERRETTI MASSIMO, sottotenente medico. - Su di un caso di aneurisma. artero · venoso dei vasi femorali. CoLOMBA N1co!.Ò, capitano medico. - O sservazioni su alcuni casi di cataratta ipcrmatura CoLONl'ELLO FRAKCE~co, sottotcnente medico. - Pachimeningite inten-;a emorragica apoplettiforme CoRSI ALFREDO, maggiore medico. - Resoconto statistico dell'attività chirurgica operatqria rregli stabilimenti sanitari militari del Regno durante il 1936 CoRSI ALFREDO, maggiore medico. - Dalla relazione medico· statisti c~ delle condizioni sanitarie del R. Esercito nel biennio 1933-34 I!' Ar-:c ELO MARIO, tenente medico. - Ricerche sul valore della reazione di Kline nella sierologia della sifilide DE ALESSI EvAslo. capitano medico. - La carica batterica generale c la colimetria nell'analisi battcriologi~a dell'acqua (Osservazioni e ncte di tecnica) Dr MAce ro FRANCF.sco. capitano medico. - Speciale reperto cristallograJico dd liguido cefalo rachidiano . Do;o.;ATI CIUsEri•E. colonnello medico. - Effetti lontani d::lla splcnectc· mia ~ r trauma . FARAOSE A:-<TON IO, primo capitano medico. - Sulla genesi di un delirio si~tcm;::ti zzato primitivo F1RRALOKO GwsEI•PE, primo capitano medicò. - Il metodo << Guttadi::phot >> nell'intossicazione da solfuro di etile biclorurato (iprite) .

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INDICE DELLE MATERIE

Ft.KRt Gutoo, maggivre medico. - Ricerche sulla scnsibilit:ì individuale della cute umana alriprite e sopra alcuni fattori cap;:,ci di modificarla. FERRO Luzzr prof. GrovANNI c Rusr VnTORIO EMA NUELE. capitano medico. Il fattore antiscorbutico nc:lla razione · :1limentarc delle nostre truppe Ji colore FrtiBF.CK GtusEr•PE, capitane medico. - Su di un caso di rctic<llo- endctcliomatosi con predominio di dementi cosinofi li (Linfogranuloma Ji Sternberg a tipo eosinolìlo ~) FORTI prof. EMILIO. - Contributo :~Ila pratica riso!uzione del problema trasfusionale ai fini ci\'ili ed a quelli militari. Illustrazione di un nuovo apparecchio da trasfusione . FuRNERr SALVATORE, sotwtencnte medico. - Tetano tarùivo circ<Y.critto, localizzato all'arto superiore . GANGI prof. SALVATORE, colonnello medico. - lmpcrtanza della ventilazione aruficiale nella profilassi c nella terapia del colpo Ji calore GAROFAU FILIBERTO, tenente medico. - Le pleuriti cssuùative nei militari e l'opera di prevenzione nei prcmilit<1ri . Gt.\COBBE prof. CoRRADINO, maggiore tn{:dico. - Sul trattamento chirurgico del varicocele GOFI'REDI ErroRE, capitano chimico farmacista. - La presenza della canfora nella Meriandra benghalensis . IMPALLOMENI RosARIO, capitano medico. - Di 22 casi di bilharziasi uro · vcscicale osservati in Libia . LANDIItANI RoBERTO, colonnello medico. - Esperienze di profilassi e terapi~, antimalarica con lo jodc..mercuratc dr manganese ed estratto di milza (u M. 3 ») . Lusnc prof. ALESSANDRO. 1mcrno alle dottrine sul mcccani~mo d'azione d:l fosgene (CO ClJ. Trattamento dei fosgenati MAGGIO PIETRO, primo capitano rneùico. - lrudinizzazionc e flebite SFerimentale MANtERJ ALBERTO, primo capitano medico. - Il salasse nd pronto so..:· corso dei colpiti da aggres.~ivi chim ici Ji guerra ad azione soffocante. Nota di terapia pratica MARULLI At.BERTO, tenc:nte colonnd lo medico. - Contributo allo studio Jelk gastropatie professionali da stimdazioni meccaniche MASSA prof. FILIPPO, maggiore medico. - Esperimento di profilassi preventiva della malaria con nuovi rimedi sintetici, in Somalia . MA~sA prof. FtLIPPo, maggiore medico. Contributo alla conoscen2:1 parassitologica della malaria somala MASTROJANNI DEcto, capitano medico. Ricerche cliniche sopra un gruppo di casi di alopecia areata (Con ccnsiderazioni meJicu-legali militari) MENNONNA prof. CERAR()(), capitano medico c DE Lor1EK?.O LEOKAilDO, capitano medico. - Osservazioni intorno all'arruclamento dei somali. MozzETn EusEO, tenente colonnello medico. - Ini ziale, primo impianto dell'Istituto siero- \·accinogeno di Asmara per la peste bovina . NtcASTRO ARTURO, primo capitano mediw. - Le myasi cutanee nell'uomo. NtCASTRO ARTURO, primo capitano medico. - Danni demografici ed economici da sifilide. rile\'ati Jai documenti della R. Clinica dermosifilopatica di Palermo dal 1931 al 1935 r.~l.A7.ZI prof. SILVIO, capitano medico. l sCr\'iZi stomatologici durante l ~ operazioni militari in Africa Oricnt:lle (settore nord).

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PALAZZI prof. StLVIO. - L a terapia delle fratture mascellari con mezz i stomatalogici semplici, alla portata del m edico pratico Pag. PALAZZI prof. SJLVIO. A proposito dell'impiego della naftalina nelle ga ngrene con~cc utive a gra vi traumi della faccia da proiettili d 'arma )) d a fuoco 944 PANAIL'\ CARLO, capitano medico. - « Reazione 11 psichica abnorme in sog)) getto normale PA NARA CARLO, capitano medico. - Due osservazioni di accessi epilettiformi nel periodo primario dell'infezione luctica P APAONO MrcHELE, capitano medico. Azione della cccaina sull'accc)l modazione c nella midriasi 122.! PeRo C., sottotenente medico. - Nuove conoscenze sull' etioiogìa dell'accesso epilettico c loro importanza in medicina legale militare » 979 P!.\ZZA GuiDo, capitano medico. - L 'importanza delle d erminazioni antropometriche neg li eserciti c l'influenza che il servizio militare ha sulla robustezza fisica dei singoli individui ( Ricerche sui militari del Presidio di Firenze) Pag. 1047, 11 9<J, 13 19 P1ccou prof. GIOVANNI, tenente colonnello medico. - Caso di febbre ghiandolare di Pfeiffer in adulto, a reazione linfocitica . » 620 P oGGI prof. IotNO, tenente medico e RoNCORONI CESARE, sottotcncnte medico. Ricerche sulla nefritc tra le truppe nell'Altopiano nord Etiopico » 825 RuTANO prof. Uoo, maggiore medico. - Ricerche sul potere patogeno del B. putrifìcus verrucosus, Zcissler (B. sporogcnes), in associazion-:: con altri germi . 11 483 Rtz zun GwsEPPE, generale m edico. - La malaria nelle nostre colonie l> 6.p. africane S,\IA~-~No PIETRO, tenente medico incaricato del grado di capitano. Rilievi clinico- statistici sulle affezioni dell 'apparato cardiovascol::trc negli indigeni dell'Eritrea e del nord - etiopico l> 1084 Scon·r GiusEPPE, capitano chimico farmacista. - Sull'acidità delle farin e e delle paste alimentari 11 1236 S~o.MMOLA L u iGI, sottotenente medico. Temperatura ascellare c fre· quenza del polso dell'uomo bianco in clima tropicale . l> 1093 SI:NSI prof. GuGLIELMO c C.'IRLISI FERDINANDO, capitano chimicc fann;> cista. - Sulla composizione chimica del latte somalo . l• SfX) T ERM- A BRAMI G w sEI'PE, colonnello medico. - Il servizio sanita rio sui piroscafi trasporto tru ppe in A. O. l. (maggio I935-XIII - aprile 1937-XV). Dati statistici c considerazioni " 1339 T ESTA Uco, capitano medico. Due casi di paralisi traumatica a )) 51 6 tlistanza, di un muscolo motore dell'occhio . T ETI DoMENICO, tenente medico. - Diagnosi e terapia della pleurite. l> 399 l nfluenza del cloruro di calcio wl pote re assorbente della pl cura V1òLA prof. DoMENICO, maggiore medico. Contributo al controllo medico - legale dell'attacco epilettico (In riferimento all'art. 29 dell• I 184 l'Elenco A Infermità) . VmLATO prof. ANDREA, maggiore medico. Osservazioni epidemiolo gic he e cliniche sui casi di lebbra osservati nel territorio dei Galla e òei Sidama » if:.1 VnALF. SALVATORE, primo capitano medico e LA RoVERE GI USEPPE. ca)) pitano m edico. - Ittero emolitico da nitrog licerina 494


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INDICE DELLE MATERIE·

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA. SANITÀ Mll..lTARE.

Aggressivi chimici. (Effetti degli - sulla truppa). - CERENIEWICZ . Batteri. (Possono essere impiegati i- come arma di guerra?). - ToM .~SEK Conflino etiopicc. (L'organizzazione dd ;ervizio sanitario militare italiano e la protezione degli effettivi durante il). - HuARI) . Costit uzioni. (Ur;a questione importante per la scienza deLle - e per la medicina militare: come giudicare se le propon:io-n i dell'individuo sono normali ?). - C. GtNI Difesa chimica. (Problemi di fisiologia applicata alla - : Apnea volomaria). - SIMONELLI e FERRI . Epidemie (Le) come mezzo bellico nella storia. - T~l. GROS . Epidemie provocate. (A proposito dt). - N1COLLE Gas di guerra. (Contributi alla valutazione dz effetti tardivi degli avvelenamenti da). - MuNTSCH . Gas di guerra. (Patologia e clinica delle malattie da). - Lusnc Guerra (Sulla) chimica. - FwRY G uerra etiopica . (Le perdite italiane durante la). - H UAI\0 . Maschera antigas. (Per la fisiologia della ,·espirazione sotto la). LoEHNER Ospedale da campo in Somalia. - SAvÀ . Posto di soccorso. (Come dev'essere un - nella difesa pauiva). - PANIS Servizio sanitario. (L'attivitlt del - tedesco dura7lte la guerra mondiale). -

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,\\-iazione (L') wnitaria civile nel 1937. - BEHACUE . Gas dci motori. (Inquinamento dell'aria nei velivoli, da - e sua influenza sui personaie di bordo). - RuFF . Penuria di ossigeno. (Influenza dell'età sulla resistenza alla). - ScHWAR'l Soccorsi aerei. (Prima conferenza tecnica internazionale der - con dimostrazioni e concorsr). - MONACO . T raumi cranici in incidenti aviatori e possibilità di ridurli. - RuFF Vele. (Importanza della direzione su /'rnfluenza delle sollecitazioni di col corpo umano). - BuHERUN .

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Anopheles maculipcnnis. (Quali sono gl'incitamenti che attraggo11o l' e l'induco-no a pungere l'uomo o il bestiame?). - Vt.N THIEL . Brucelle. (Studi sulla dissociazione <(in vivo » delle - per inoculazione ad animali wbercolotìcr). - SARNOWIEC Conserve alimentari. (Conwibuto allo studio del valore antiscorbutigeno de/h} - G1Rouo, RAIWTO, RATSIMAMANGA, MACHEliOEUF, CHEFTEL c TuiLLOT . . . . . . . . . . . Difterite. (L'accertamento batteriologico della - con sistemi gmplificati). - CIANTINI . . . . . . . Difterite. (Reazione di Schick. Reazicne di Rech. Tests di recettiviti'l e d'immunità di jro11te alla). - TRON e ToRELLI .


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INDICE DELLE MATERIE

Euglobuline. (Le reaziOni sierologiche dovute alle). - CHORINE Febbre ondulante. (Significato della mosca dornestica nella diffusione della). - NEGRO . Immunizzazione antipneumococcica. (Prove d' - per inalazione). ExcHAQUET . Infezione (L') vaccinica negli embrioni di pollo. - MOLINA . Latte. (// controllo igienico del - destinato ad essere consumato crudo). - CERUTTI e BoFFA Malattie (Le) del lavoro « in aria compressa )) . - LAKGELEZ Malattia di Bang (La) latente, nell'esercito. W ALTNER Microbi (f) commensali. - Vt-.N LocHEM Morbillo. (Sulla profilassi del). - CHANTRIOT Panna. (Rict:t·che e considerazioni sulla - montata in vendita nelle lattet-ie di Torino, co·n pat·ticolat·e riguat·do atla presewza in essa di germi del genere Brucella e del micobatterJO tubercolare). - PAGNINI . Stafìlccocco. (A proposito di una particolare proprietà agglurinm1te estr· citata dal plasma citratato sugli stipiti di - appartenenti alle varit:tà ptuogene). - PtNETTI . Tubercolosi. (Lotta contro la - m:u'J:.aùa fascista). - BELCIUGATIAKU Vaccinazione antitifoidea. (Considerazioni .cul/'ejficaàa e sulla durara de'ila immunità nella). - T ANON, RocHAIX e CAMBESsÉDÈs . Vaccinazione (Sulla) antitifoidea. (Il suo impiego può essere esteso oh/;/igatoriamente alla popolazione civile?). - VtKCEKT Vaccinazione antitubercolare. (Esperimenti di - eseguiti sotto il controllo del Comitato tecnico - scientifico dell'Istituto Vaccinogeno Antitubercolare). - AscOLI . IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE. Ber i- bcri. (Considuazioni dimche ed epidemiologiche su 4 JO ca.fi di osservati in Francia jra le truppe nere della 18~ regione dal 1929 al 1936). - Mt.LARD e 0ELPR.n Colera. (// batteriofago nella profilassi e nella u:rapia del). - SEIFFERT . Fauna anofelinica delle colonie italiane. - LA FACE . Febbre gialla. (Vaccinazione contro la - con v.irus fisso per il topino e siero umano immune). - St.WYER . Febbre ricorrente. (Osservazioni sulla - da zecc!Je in PalestÌ!:a). - ADLER e ScHtEBER . Febbre ricorrente. (Sulla - in Abissit1ia). - BRuNs Kala - azar. (Os_rt:t·vazioni sull'epidemiologia del - nel Sudan). - ARCHI· BALD e Mt.NSOUR . Malattia del sonno. (Sulla /esi011e primaria e l'incubazione della). - GRAF Medicina navale c tropicale. (Errori diagnostici nella). - MliHLENS . J"v(eningococchi. (Studio dei - nell' Ajt-ica Equatoriale Fra1:cese, e vaccinazione antimetungococcica). - SALEUI' e CtcCALI)l Peste. (Immunizzazione contro la - con un vaccino vivo). - 0-rTF.N . Splenomegalia egiziana in Idfìna. - AsDEL I\1.~GID Ti fo (Il) endemico al Senegal. Studio di un virus isolato dall'uomo. D vRt F.UX e ARQUIÈ Tu br: mia. (La difftuione della - per via idrica, come nuovo fattore 11ella sua cpidemtologia). - KARPOFF e ANTONOFF . Tubremia. (Scn-genti d'infezione e andamento j/agion(fle della - nell' uomo. FRANcrs

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INDI CE DELLE MATERIE

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MEDICINA INTlRNA.

Albuminurie. (Riflessioni sulle - ìntcrmittenti). - MERKLEN . Anemia perniciosa. (La piionna nella terapra dell'). - AtsTEO Anemie. (Terapia dt'l/e - mediante iniezioni di midollo ouco). - ScHRE· TZENMAYR Bacilli tubercolari. (Gli eliminatori sani dr). - LAMACHE e DuTREY Bncillo di Bang. (Sulla questione dell'infezione latente da). - BINDER c FAUSZT Ccrizza da fieno. (Terapia aàdificante delta). - DISERTORI e RAFFAET.~ Cutireazione all:t tubercolina. (/ nteresse epidemiOlogico della - nell'adulto). DEBENEDETTI e BAtCAIRIEs Diabete zuccherino. (A propc.·sito di ,-adioterapl(l ipofisana nel). - BosCH I Dietetica ospedaliera. - NAUM StNAY SESTOl'AL . Difterite. (Le recidive della). - T RON . l mmunità. (Sull'azione dei prodotti disintegrativi dei batteri e sulla loro neutralizzazione per mezzo di una nuova forma di). - CENTANNI Malattia dei porcai (Malattia di Bouchet) . (Studi sulla). - DuRA NO, G1Roun, LARRIVÈ e MEsTRALLET Malattia reumatica. (La dissociazione aurico/o - ventricolare nei corso della). - AuBERTIN.. RosERT- LÉvv c: CACAULT N evrosi cardiache. (Contributo alla questione dr:ll'or~gine di - da servizio in guerra). - SCHU!.TZ , Omeopatia (L') e la tcrapeutica minima moderna. Dosi infinitesimali e dosi minime. - DELORE Pancreas e ricambio del cloruro di sodio. - AoLERSBE RG e WACHSTEIN Parotite (La) saturnina. - DE MAJO . Pneumotorace. (L'allergia negativa nel). - ZucALI P cl monite da contusione ed atelettasia. - FLEISCHNER Principio antipernicioso. (Contributo alla fisiologia del). - Ron1 Seps1 gonococcica. (Sulla patcgenesi dell'artrite, endocardite e). Zt~! MERMANN Tubercolosi delle tonsille c malattie interne. - LEUBNER Tubercolosi. (La formula leucocitaria quale elemento di progno.ci della polmonare). - PIERRE·BoucEOIS e BouQUET-jsENSKY Tubercolosi. (Problemi delle - abortive). - AMEUILLE e KuDELSKI . Tubercolosi. (Valore della ricerca del bacillo dì Koch nel contenuto gastrico raccolto a digiu no per la diagnosi della · polmonare). - AR· MAND- DELll.LE e K ERAMBR UN ulcera peptica. (Riflessioni critiche sull' - sperimentale cd umana e sul suo tratUJmento con l'istidina. Probabile azione dell'istamma). }ACOB

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Vclocità di sedirnen razione. (Considerazioni sul valore della). Presenta essa interesse dal punto di vista del reclutamento ? - THONÉ .

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CHIRURGIA GENERALE.

Anestesia (L') peridurale in chirurgia. - D.ENECKE Ascessi del polmone. (La puntura sistematica nelia diagno.ci, nella prognosi, nei trattamento deglr). - STEFANINI Am:ggiamcnti difettosi del piede. (L'osteotomìa obliqua del ca/caguo quale intervento tipico negl1). - LI NUEMA NN

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INOICE DELLE MATERIE

C:Jncro. (! metodi di mes_ca in eviden za dei linfatici sul vivente applicati allo studio del problema del). - RooRIGUES . Cancro. (La disarticolazione Ìllterscapo-toracù·a nella chirurgia delle recidive del · del seno). - BERARD e DARGENT . Disarticolazione del la porzione posteriore del piede. ( T1·e metodi di · 1 R.icard, sottoastragalica e Syme J in ventitre osservazioni). - H vARO e RoQuEs Frcnicoexeresi. (L'utilità della). - PETRIVALSKJ Ipertensione arteriosa. (Della scelta dell'inte·rvento trella - permanente). Effetti del blocco novocainico degli splancnici nell'ipertensione arteriosa permanente. - LERICHE r-.:eningite. (Sul trattamento della · purulenta). - ZELLER . 'arco~i . (Alcune vedute sulla questiotle della · generale e dell'aneste>·ic1 locale 11ella chirurgia addominale). - FRIEDRICH Osteomielite acuta. (Principi sul tmttamento dell' · e delle sue complica· ziom). - PHILIPOWICZ . Piede piatto. (Sul tmttamtnto del · secondo il metodo opemtorio del prcfessor Petrivalskl). - CEs1'0MIR Sterilizzazione del materiale di medicazione in autoclave. - Mu;ssNER. ScHoop e HARMS . T etania parmircopriva. (Effetti del tt·apianto di o.<so pu,·o nel trattame7itO della- post·operatoria). - LERICHE, juNc e HouoT . lJstioni. (La sindrome umom-tissurale delle · estese). Patogenesi e cura. LAMBRE.T e DniESSENs

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TRA UMATOUJ(jiA.

Artrosi micro-politraumatiche del gomito. - BwoT e NAHAN A ~cesso acuto dello psoas da causa sportiva. BENO RAC7. Fc:more. (L'architettura de/l'estremità superiore del - nell'uomo). Suoi rapporti con le fratture del collo anatomico. - V ILLEMIN e SIMEON . Ferite della faccia. (Osservazioni sulla chirurgia d'urgenza delle). - Du· FOliRM E.NTEl . Fratture. (Sul tmttamento delle). - jAROVI.JEVIC e LIN OENSCH MOI'f . Fratture (u) del collo del piede. Cura e prognc..' fi. - P.n o1n fratture ddl'av:Jmbraccio. (L'incavigliamento os.;eo nelle • nel bambino}. - LEVEUF e GonARD . Fratture diafisari:. (lncavigliamento Ìlltramidollare dd/e ). - LAFF1TTE Lesioni dci vasi e loro trattamento. - KARITZKJ . Lesioni traumatiche del cranio. (Sulla cura delle). - VAN BEER Pachimeningite interna emorr:;gica. (Rapporti fra · e trauma). - GuA· RESCHI Traumi del cranio. (La cura della cefalea dopo · ). - SvosorH

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RADIOL()(i!A.

:\ncmalic o ssee dd polso c Jel pi!:dc in rapporto alla radiologia e infortunistica.- WATKINS Asma ed enfisema. (Studio mdiologico del cuore nell'). - RusrN .

Pag.

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NEURO-PSICHI ATRI A.

Amaurosi. (Emiplegia con · unilatemle concomitante, in un cardiaco). l'tt~c.<'ll lA C 0RACOMI1\

Pag.

') 18


1397

INDfCE UEI.LE MATERIE A~cessi. (Sopra un metodo di tratUimento degli - subacuti e cronici degli

emisferi cerebralt). - VINCENT, D.wm e AsKENASY . Dura madre. (Contributo alla conoscenza istologica della - encefalù·a ddl'uomo). - TAPPI . Emiatrofia (Su//') facciale progressiva. - BINI Emorragia cerebrale. (Osserttazioni clùJiche ed anatomo-patologiche sull'). - BERLUCCHI Emozione. (Il f'U(Ilo dei nuclei diencefalici nel meccanismo dell' ). SALMON Epilessia. (ln tema di rapporti fra radiodiagnostica cranica ei:l - essenziale). - CASTALDI Epilettici. (La prova dell'iperpnea Mgli - : studio clmico e cronas.;imetrico). - GARE"ITO e RoMt:RO . Fenomeno di Babin~ki. (// rinfo1·zo dei). - GAN~ I NI Lipidosi. (Interesse dello studio delle). - Luoo VAN BocAERT . L iquor. (La riattivazi011e del - nei neuroluetiCI). - R1zzo Mielite bruceliare e terapia specifica. - BusCAINO e D1 GPGllELMO. N uclei diencefalici. (Il t·uolo dei - nella vita vegetativa e nel/.a vita psichica). - SALMON . Polinevrite. (Sulla que;tione delle alterazioni del midollo nella). AcCORNERO Psicosi affettive. (Il 10110 vaga/e nelle - t·splorato col rosso neutro). AMILCARELLI . Riflessi controlaterali. (Contributo allo studio dei). - TRAUA1IONI . Si nd rom i neurasteniche. (Delle anormalità endocrine nelle - costituzionalt). - BoLSI e CoMJRATO . Sindromi neurologiche. (Elementi diagnostici delle più comun1). CHALLIOL Sistema reticolo-endoteliale. Sull'esplorazione del - in neuropsichiatria). AMICO o

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OFTALlllOLOGIA.

Calazio. (Contributo allo studio dell'eziologia e della patogenesi del). SoucNoc Pag. )) Cecità (La) nei paesi coloniali ed i mezzi per prevenirla. - SARNELLJ Cheratocono. (Un metodo personale di terapia del).- ALAIMO. CCJngiuntivite gonococcica. (Sulla profilassi e /t7"flpia della). - FEDERICI "l> Cornea. (L'adiposi primaria della). - CAVARA )) C ornea. (La degenerazione marginale della). - FRANçoxs Cornea. (Le vitamine A e D nei processi di riparazione delia). FE· DER ICI )) Corpi estranei cndobulbari. (Sulla localiz zazione di - X opachi. - DENTI. Dissenteria bacillare. (Le manifestazioni oculari della). - TouLANT e ,, SARROY Emoangioendotelioma di insolito aspetto, ad accrescimento intravascolare, )) sviluppatosi sulla parete anteriore del sacco lacrimalc. - RIE"ITJ G laucoma. (Il - dei giovam). - CAPPE"ITA c MoTOLESE . )) Infezioni focali ed affezioni oculari. - Lo CASCIO. Miopia. (Negli individui affetti da media - senza lesioni del fondo oculare, a re/azione c01'1'etta, si ha Utla nitidezza di immagine retinica ,, come 11egli emmet1·opi ?). MAZZE! ))

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INDICE DELLE MATERIE

Muscoli extraoculari. (lstologia d~1). - IRvrNE Refrazionc. (!nf/ue11za dello spessore della comea e del cristallino sullatotale dell'occhio). - SMALTINO Stafilococchi. (DistribuziOne e significato degli - a colonie lisce e degli a color.ie rugose nella cute palpebra/e e nella congiuntiva). BASILE Tracoma. (Contributo alla conoscenza dd/e degenerazioni corneali nel). - SMALTINO Tracoma. (Contributo allo studio della patologia e della r1uova terapta del). - MELONI Tracoma ed affezioni delle vie lacrima li di deflusso. - AuQuÒ- MAZZE I Tubercolosi. (Sulla - della .congiuntiva). - AuQuÒ - M.~ZZEI.

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OTO·RlNO-LARINGOLOGIA.

Anello linfatico del Waldejer. (Lo roentgenterapia dell'). - Sc.~usE Apparato vestibolare e si_stema n<::uro-vegetativo. - KoTYZA Audizione. (l/limite superiore di - in penuria di ossigeno). - HARTMANN. Ccndropericondrite. (Eliminazione spontanea delle cat·tilagini tiroidi da eherthiana). - BoMBELLI Mastoide. (Cicatrizzazione rÌia1·data dopo interventi sulla). - MALAN Miceti. (Sviluppo spontaneo di - sui tappi di sughero di recipienti con soluzioni medicamentose ~ nelle soluzioni st~sse). - MoTTA Otiti. (Alcuni ri/i~vi sui metodi ausilari d'esame nelle - medie acute suppurative). - WASOWSKY Seni paranasali. (/ tapporti anatomo-topografici dei - con particolare riguardo a quelli fra il seno mascellare con il labirinto etmoidale). FLORIDIA " Test ronsillare >>. (Il - in rapporto alla formula leucocitaria e alla sieroagglutinazione verso i germi più comuni della flora tonsi/lare e il bacillo di Koch). - PrERI e DELL.\ BELLA Tonsillcctomia. (Turb~ postume a - Disturbi della diuresi). - ERBRICH LEWENFISZ Tubercolosi. (Considerazioni sulla patogenesi e terapia della - faringea). - MALAN

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DERMO-SIFILOGRAFIA.

Alterazione luetica del sangue. (Sulla questiotiC dell'essenza delt). SACHS Camomilla. (l persensibilità alla). FIVOLJ . Curieterapia in dermatologia. - PALUMBO Eresipeloiùe (La) mfilococcica. - SANNICANDRO Lotta anti ven~rea c legislazione internazionale. - LIO:-<ETTJ M:-~latti c veneree. (Profilassi individuale delle). - VAN PuTTE . :-.licrosporon furfur. (Sull'azione acromizzante del - nei neri). - FRANCHI. ì':curo-lue. (LA 1"Ìuttivazione dd liquor nei casi sospetti dt). - PoPPI Pt mfìgo. (La cura del - con il f7·epm·ato Bayer 205 [Germanina)). BENF.TA7.7.0 Proli lassi. ( Manife.•·ta :::loni infiamma torie dell' apparato ge11ita/e ma;chile da - im propria). - CusCIANNA Sifil ide. (!..a profila.<.>i de!ftt - nell'esercito). - DE VEDIA

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INDICE DF.I.LE MATER IE

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Sifilide. (Le modificazioni dei riflessi pupillari nella - nervosa. Il segnv di Argyll- Robe·rtson ed i suoi rapporti ccn l'atrofia iridea). ScrrAEFER c LÉGER Sifilide. (L'importanza della reazione di chiarificazione di Meinicke [M. K. R: Ili !lelliquor per la diagnosi della - cerebrale). - LIPPELT . T erapia arsenicale. (Contributo allo studio degli itteri che sopravvengono nel corso della). - GRAFF.~R . Ulcera (Sull') tropicale. - F RANCHI Uretriti, epididimiti ed orchiepididimiti poroadenitiche. - BtzznzERo e FRANCHI Uretriti (Le) gonococciche. - FALCHI .

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STOMATOLOGIA.

1-.lcningite. (Su di tm caso di - da pneumococco in apparenza dovuto ad origine dmtaria). - MoRF.AU e DEuRAY . Ostcomielitc (L') del mascellare inferiore d'origine dcn~aria nell"adulto. - FREIOEL . P:!ste dentifricie. (/1 dorato di potauio nelle). - RICHARDSON . STORIA DELLA MEDICINA.

Documenti senesi del Dugento. (Spunti di orgam2Za?:tone sa111taria di guerra in). - GAROSI . FARMACOLOGIA.

Cannabis. (Nuovi contributi allo studio della). - BouQUET . Essenze vegetali. (L'industria italiana delle). - RovEsn Tecnica farmaceu tica; con appendice della Legislazione vigent~ . BERNARDI

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549

Pag.

435

Pag.

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BROMATOLOGIA.

·• Nutralia n (La). -

NJCCOLI- VALLF.Sl

CHIMICA .

Chimica. (T ratttJtd di · analitica applicata). Metodi e norme per l'cs:m1c chimico ed il controllo dei principali prodotti industriali ed alimentari. - VrLLAVECCHIA

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI O.INICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. Ancona Anzio

Pag. 95· 205,3 23·438 )!

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!~DICE

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DELLE MATERIE

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Roma

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Savigliano Torino Trieste Udine Verona

RIVISTE MEDICHE MILITARI. Annali di Medicina Navale c Coloniale (Roma) .

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444· ss6, 779, 1 130, Archives de Médecinc et Ph:1rmacie Navalcs (Parigi)

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Archivcs Médica!es Belges (Licgi) Askeri Sihhiye Mecmuasi (Costantinopoli)

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214, l j/) Bulletin Internaticnal cles Scrvices de Santé des Armécs de terre, de mer et de l'air (Liegi) Pag. 211 330, 444· ss6. 779· 904, 1019, 11 30, 12h) Der Dcutschc Militariirzt (Berlino) P a g. 100 212, 33 1 • 445• 557• 67o, 78o, 905· ll 31 • 1264, Gun' Idan · Zassi (Tokio) P a g. Hcn védorvos (Budapest) )) 3) 2 447, 559, 78 2 .. ll3 2 , 13/5 Journal of the Royal Army Medicai Corps (Londra) Pag. 212 446, )-57, 67o, -1 8o, 1265.. t :>1 ,__ )' Lekarz W cjskowy (Vàrsavia) Pag. I o<> 21 3,331, 446, 55/• 671 , 780,905, 1020, J1'1, 120<;. 1 _}/1 Polski Przcglad Medycyny Lotniczcj (Varsavia) Pag. 11 3 2, 126> Revista de la Sanidad Militar (Avana) . » 126) Revist:l d e la Sanidad Militar (Bucncs Ayrc::) » 10 5 2u, 33o, 444, 556, 67o, 779• <J04 , 101 9, 11 3o, 1263• 1_; ;2 Revista de Medecina Militar (Rio dc Janciro) Pag . Hl') 211, 444· 904, 1203. 13/l Fag. 21 3 , 1374 Rcv1sta de Sanidad Militar (Lima) ,, 33 1 ' l ~b) )) l ()) Re vista de Sanidad Militar (Santiago del Cile) )) Rcvista Sanitara Militara (Bucarest) II J2 . 12 (1,

Revllle du Servicc de Santé Militaire (Parigi) » 106 212, 330, 445, 556, 67o, 779, 904· 1264. 13';·1 T hc: Military Surgcon (Washing ton) Pag. I Q.'Ì 2 1 3, 332, 447 • 558, 67 1, 781,905, ro2 1. n 32, 1206, ~ -~ 74 V icrtcl jahrsschrift fur Sc hwcizeri~chc Sanitatsoffìziere (Basilea) . P::tg. 108 213, 332, 782, 1021. 1375 \'oe·nno S:1nitarnoe D elo (Mosca) P::tg. 1();331. 446, 55 67 1, 7 o2o. t2c.o

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INDICE DELLE MA TER!E

Vo jenské Zdravotnické Listy (Praga)

Pag. 105 445> 1130 )) 33 1

Vojno Sanitetski Glasnik (Belgrado)

446, 780, I I.Jl, 1374

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NOTIZIE. Accertamenti medico-legali . dell'Istituto Carlo Forlnnini '' Arruolamento volontnrio di militari specializzati nei la Sanità Militare A ssistenti universitari militari Avanzamento degli ufficiali

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Avanzamento degli ufficiali del Corpo ~anitario m s. p. e. '' Avanzamento degli ufficial i dell'ausiliarin, della riserva e del ruolo speciale del Corpo sanitario » 1026 A ,·nnzamento degli ufficin li di complemento del Corpo sanitario » 1 II , 1027 A nmzamento straordinario per meriti eccezionali n 126t> Bandiera bianca a croce rossa •· 784 Biblioteca mi litare centrale . ,, 912 Bicentenario della nascita di Luigi Galvani >• 795 Bollettino del Corpo sanitario mi litare . ,, 109 21 5, 337 , 45o, 56,, 673, 7 5, 9o 7 , 1022, 11 34 , 1268, 1 377 Caduti (I nostri) per l'Impero . Pag. II33 Ciclo di conv ~ rsazioni mediche >' 1274 Commemorazione, a Torino, del tene nte g enerale medico della Valle ,. 1383 Commemorazione dd Senatore prof. Ale~andro Lustig . » 1146 Commissioni giudicatrici per i concorsi a tenente in s. p. e. nel Corpo sanitario >> 1376 Concorsi e Fondazioni <t Massimo Piccinini » nell'anno XV E. F. >> 916 C o ncorsi per te nenti in s. p . e. nel Corpo sanitario » 56! C o ncorso per medici presso l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni . " 1384 Concorso per assistenti all'Istituto di Malario logia « Ettore Marchiafava ''· >• 1276 Co ncorso per tenenti chimici farmacisti in s. p. c. '> 45° C onferenza del generale medico Martog lio sul Servizio sanitario nella· guerra d'Etiopia » 112 Conferenza (Una) del Prof. Castellani a Parigi l> 343 Conferenza del Prof. Castellani alla Scuola di applicazione di Sanità Militare >> 566 Co nferenze alla Scuola di applicazione di Sanità Militare l> 222 C o nferenze cliniche e di scienze mediche te nute alla Scuola di applicazione di Sanità militare (Vol. X II ) >> 912 Conferenze dell'On. Prof. Chiurco in Germania » 226 C ongressi delle Società italiane di Medicina interna e di Chirurg ia >> 1028 Congressi (l) medici di Torino c la relazione militare al Congresso di l• 1270 A nestesia III Cc ngresso della Società italia na di Anestesia e di Analgesia >> 1028 XXI (Il) Conw~sso Jdla Sccir.tà Ilaliana ui Psichiatria (Napoli, 22 · 25 aprile 1937 · XV) » 678 XXXIV Congresso della Società oftalmol ogica italiana (Roma, 25·27 ottobre 1937 - XV) » 1271

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!~DICE

DELLE MATERIE

V lf Congresso di Medicina Legale e delle Assicurazioni (Napoli, 15·18 ottobre 1937-X V) Congresw internazionale di medicina Jello sport e di educazione fisica IX Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militare VI Congresso nazionale contro la tubercolosi If Congresso nazionale della Società Italiana. di Anestesia VT Congresso naziom1le di medicina c igiene coloniale . Vi Congrcsw nazionale di rnicrobiologia XII Congresso regi onale veneto di dermatologia e sifìlografia I! Convegno dci Chirurghi del Nord l tali a . Convegno di Medicina a::ronautica (Milano, 9· 10 ottobre 1937-XV) 2 " Convegno (Il) internazionale del « S. A. S. J> a Vienna . Convegno regionale ligure antitubercolare . Corsi istruttivi sui Nuclei Chirurgici e sulle Ambulanze Radiologiche Corso allievi sottuflìciali di Sanità Corso allievi ufficiali di complemento del Corpo sanitario Corso complementare d'Igiene pratica IV (Il) Corso di Alta Cultura Medica a Salsomaggicre Corso di malariologia . Cure balneo - termali . Direttore (Il) di sanità militare dell'A. O. I. promosso per mem1 ecctzionali Encomio solenne alla C. R. l. Epidemia (L') influenzale Facilitazione per cure a Salwmaggiore . Festa (La) del Corpo sanitario . Fondazione '' Giuseppina P etazzi " Fondazione << Sottotencnte medico Carlo So]a >> Giornata delle due Croci - VII Campagna antitubercolare - Anno XV Giuramento (Il) degli allievi ufficiali del Corpo sanitario Graduatoria dei dichiarati idonei nel concorso per la nomma a tenente medico in s. p. e. Guglielmo Marconi e la Marconiterapia ,, Igiene Militare n Inaugurazione "(L') dell'anno accademico alla Scuola di applicazione di Sanità Militare Inaugurazione (L') dell'ospedale militare <c Emico Muricchio » a Gimma. « ftalica Medicina >) Libere docenze Lotta contro le mosche Lutti della Sanità militare: Abate Alfonso, tenente colonndlo medico della riserva Carino Tommaso, tenente generale medico a riposo Ciuffo Salvatore, sottotenente medico . D'Angelo Alfonso, capitano m edico di complemento D ' Anna Giuseppe, colonnello medico in s. p. e. Dc Pirro Ascanio, tenente medico di complemento Di Dionisio C elestino, sottotenente medlico . Giac1lo ne Sil vio. capitano medico in s. p. c. !~1 Grotteria Par.quale, tenente generale medico della riserva . Lanza T om maso, tenente generale mcclic.o della riscn·a .

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INDICE DEttE MATERIE

Marini Carlo, colonnello chimico farmacista in p. a. P:~ g. 79 1 )) Michieli Zignomi Luigi, generai:: medico a riposo 342 Montanari Luigi, g enerale medico a ri poso . 34 1 Moschclla Enrico, sottotenrntc medico . )) sGo n Norlenghi Alberto, capitano medico in s. p. e. ::;Go Sandulli Pietro, maggiore medico in s. p. c. )> ::;6o )) Vcndra Salvatore, primo capitano medico fuori organico 342 )l Medaglia di bronzo al valor militare al Scn. prof. Aldo Castcll:ani. 1270 Med:lglia ( La) d'oro al valor militare alla memoria del sonotenente mc· )) dico Enrico Muricchio soo )l Medicina (Per la) Coloniale italiana "3 )) Medicina indigena delle nostre Col oni~: 454 Modifica:.:ioni agli denchi J elle imperfezioni cd infermità riguardanti )) l'attitudine fisica al servizio militare 448 )l Modificazioni al Regolamento wl Servizio sanitario territoriale 335 )) Monumento (U n) ai Caduti dd la Sanità Militare . 223 l) Morte (La) del Prof. Michcli 566 ,. s67· 9' 3 Mostra nazionale dcii!' Colonie estive e dell'Assisten:.:a ::di'infanzia )) Nuova (La) legge infc:.rtuni in un volume del Patronato Nazion:~lc 796 Nuovo (Il) Corpo Sanitario aeronautico 333 " )) Onorificenze 22.1 340, 452, )65, 675· 79 1 , 910, 1026, 1144· 1270· 1382 cc Patologia e clinica delle malattie da gas di guerra " P:lg. 226 )) Premi « Gaiani », " Sgarzi n c « Malaguti " per il 1938 456 )l Premi « Littorio » dell':~nno XV 226 )) Premi per studi di Medicina del Lavoro 115 )) P remi cc Rinaldo Rossi H per laureati in medicina Tl5 l) Premio cc Ettore Marchiafava n 227, 1275 Premio « M. Piccinini >> l' 227 )l Premio << Zannetti l) • 228 1 Programma del Concorso al XVJ Premio < Riberi •> di L. 20.000 ( 1935·

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Prcmozioni per meriti ccceziona li

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Ricompense al valor militare

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45 2, 565, 79 1, 9 w, 1025, r 144 , 1378 Riunione Neurologica Internazionale Ri,·accinazicne antitifìca « Rivista di Parassitologia » RR. Terme di Valdieri Scucia (La) Salernitana S. E. il tenente generale medico capo C3v. d i Gran Croce Luigi Franchi. r' Settimana medica internazionnlc a Snlsomaggiore Studi' dannunziani Studi di Medicina aeronautica T enente (Il) coionncl lo medico Beninmi campiOne di scherma dell'Esercito Tutela (Per la) della maternità c dell'infanzia

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INDICE DEGLI Al.iTORI

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1406

INDICE DEGLI AUTORI

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1407

INDICE DEGLI AUTORI

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Pag. MACLIULO A. MALAN A. MALARD MA KGANAI\0 MANIERI A.

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575 183

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324 93· 767 1242

83 554

. 323· 439· 440, 1072

NAHAN L. o NAUM StNAV SESTOI'i\L

1121

NEGRO G.

1356

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INDICE DEGLI AUTORl

Pag. NERKLEN PR . •

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SALSANO

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JNOICE DEGLI AUTORI

Pag. SANNICANDRO G..

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SARNELLI T.

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SARNOWIEC

M. L.

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T oMASELLI

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ToMÀSEK TOMMASI

L. A.

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SAWIER

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ScADUTO

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ScALISE A.

G. SCA!li'A A .. ScARPONI F. SCAMBIA

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777 1254 553, 1261

TOURNAY

A.

H. ScHWARZ W .. SciAU>ONE B.. SCIBEITA G.

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G. SINIBALOI G .. SMALTINO M .. S OLICJ'\OC G . . SoRRENTINO U.

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R. F..

439 44 2 98, 443

STEFANINI A • •

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VERTECHJ

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TANON •

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Pag.

U.

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VRECCHIA

32 4

T

TESTA

O.

093

77 1 316

S!MONELLI

TENAGLIA

u UFFREDUZZI

869

v.

653· 1009

42 5

1

SIMÈON A.

TELESE

G.

534

L.

SEVERI A • •

TAPPI

43 1 327, 1262

325, 442 1236

G.

SvoBODA

E.

44 2

G. SE!FFERT G.

STACNIITI

c.

124() 1244 1002

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SQUILLACIOTI

TRABAITONI

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1 358

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8 653 92

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44 2 649

768, 1151

G.

ScHRETZENMAYR

SENSI

I3f>9

1358

52, l T55 lg6 83

554

H .. sc~IIEBER H ..

SEMMOLA

THONÈ.

TORELLI

328, 443

ScHAEFER

ScHOOP

l l

TI-IUILLOT

$AVARINO $. SAVINO

THOMAS A.

777> IDI) . J004

SARROY • SAvÀ

Pag.

Pag.

wACHSTEIN M. K.

WAI.TNER WASOWSKY WATKINS

w.

763 762

1366 538


INDICE DEGLI AUTORI

1410

y Y AMACUCHI

P:~u t:-•

Pag.

ZEKI URAL

575

ZELLER

ZIMMERMANN - MEINZINCEN ZINCALE

z G. z.~NUTTIINI P .. ZAFFIRO

ZINI

577

-) .)·l!

H.

s.

G.

o.

l l 16 1128 328

P:~ g.

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324 342, 451

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43

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COLLANA MEDICO- MILITARE <">

Pubblicata dal Ministero della Guerra - Direzione Generale di Sanità Militare

Storta rctrosprlliva dcltlgicnl! 11rll" t;,·,.n ilo ilaliano. -

l.

F.

h.

Ru·er, h c biologieh~ drgli U / jiri psù·o· fisiologici di avtliZtOIIr militarr. -

Ili. -

E.

Ttsl'l:

SA~·roRo:

VII. -

\"111.

7

"

15

"

30

J)

J2

A. L usnc -e A. [lt:sl';c;o: " l gus di gurrra " • Impiego cd effetti . l'rot,vt:dimcmi Pagine 104 con 3 tavole microl!r:1tichc a colori (c~:111 r ito) .

A. LlSTIG: Bn:t1i anni storici wl/a evoluzione della masdu·ra contro i gas dumntc

la gw:rra mo11ditrlr 1915·18. -

\"; . -

L.

Pagine

PJ.emc 4<X> con 3!1 h),'llrc (<">'lllrlto) •

r Cttrll . V. -

l i l.

Fc·rirt· addominali di gunm . Prdazinnc del Prof. N. G1'":<t T·

1 •s•o. -

IV. -

Pagu•c

Pagine 32 con 21 tigurc .

;

F. C•cc l.\! Tr{l/tllnit'lltO t: . gombao dci fraltur<Jti drg/i arri ir1 gurrr11 ?.ione del Prof. R. Dl&.I.A Vf.I)OVA. P<lginc 10X .

))

6

•

10

5 ligure •

5

lnsrgt~amc·nti

S. S\I.I:<ARI:

dtdl"o/nma guerra <ul IY/11/amcllto dt:llr jl!fitc ostro articolari i11 1° c 2° tempo. - Prcfaz•onc del l'rof. '\uss,,,_.llRJ. - Pagine 1yo

A. CASARI:<!: La lllt"dicilla mililllrt" m·ll"i1ntù·u l<oma -

P:•ginc 2ll con

IX.

A. CASARI 'li: La crl<·bruzionr de'i mcdià caduti in g~~<·rm. -

X.

N . Rom:-:ò: /.a profi!asJJ dr/le mu/auir infettivi" dominanti nelle nostrt: colonie africane. -

P.1ginc <)2 con 16 fig.

P;aginc 44

t},., piloti pa /11 mll'ig«ziont: t~crea . -

''

10

''

6

Xl.

A. CAMRI:< I: La salta

Pagine .2_p con <Ji lif!.

"

20

XII.

G. C,\I•PEI,I.I: La d1.imù·a milùarc c· le Jll<' rdazioni ro11 /'ortlÌI1t1mo11o dr//"Esrr· Pagine 36 ciro c la guNriJ. -

n

5

XIII.

S. SAli~.\RJ: L "autofcsio11ismo m•llr sur v11rir forme r 11<"1 sttoi n i ti. -

»

20

XIV.

F. CACCIA c S. RICCI: /..r ot·dusioni intcSIÌ1111/i (csdust" !t: ernie

"

5

Pagine 250

stro:~att).

Pa-

gmc 2!1.

X\'. -

G.

CRIXOS I:

P:~ginc

Grog rafia JU('dù:a rd 1g1cnc dci 240 con 3 carte grografìchc

IICJJtri

possedimolli coloniali.

XVI.

s. S.\1.1'<.\RI: l.u raZiòllt" u/imc/1/tlrc dr/ so/d,uo In paa t"d ;,, guerra

XVII.

A. C.\S\R I~I: Per le noz::C' di dianwntc del •• Giomolt• di mrdit ina miliu;re •

Pagine 240

Pagine 6o con 9 tigur-: (c•aurito)

XVIJI.

- B.

P<~.MILRI:

L· ospc•da/r milit.JTC di Napoli c le vicc·ndc·

/iJarc nupolt:tatJo

-

dd s<·rvizio s11nÌiurio IIJI· »

Pagine i2 Pagine 50

xx. - A. C\SAR I'I I: LA medicimi militurr 11t·l/a lrggcnda t: nc/111 storia .

Pagine 750

XXi. -

1

55 figure

Lipovucci11i c vacdnazio11i twtitifo·paratifichc nell' EsrrcÌio 1929). -

7

"

XIX. -G. Mtmto: L' alimnua::ionc dd soldato italiano /n trm po di pace.

con

.. .•o .. 20

7

•

7

»

(v>

•

S

Studi ,. ric<'rchc (1927·

Pagine n6.

(") P ubblicazioni in -..enditn pres~o I'AruminiAtrl!lzinne •li •1nesto Giornale.


XXII. -

G. PJ<:(:oLI: LrsÌOilÌ del midollo spin11f~ per trat~mati.rmi 111 guetra. con 19 figure

XXIII.

.'\.

C\S\RI~I :

Profili dr durutghi Juilitari italiani.

XXI\' .

A. CASARI'':

pionù·ri italiani della Croe.- RosHJ.

xxv.

l;. C-\SSI~IS:

tf/logiu . XXVI. -

L.

i'

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~

• IO

Il scrt~izio mifìt.m· t: l'ilu!Jri~::o c:osrituzioncllistùo tn b10logia ~ P<•· Pagine j6

i

P~gon~ '35 con

Cinquanl<'lltlrio dci/a Smola di con 54 ligure

100

lta/itlno al Il/ ConL'Ai:~,

giu~no

•

w ligure >~t>plica; rone

dt Sa m;(/ militari'. ·.

Pagrnc 6o 7 miliflm~.

KXVIII. -

Ccfd>razio!lt: del Cinqttttntcrmrio della Scuola di ttpp/i('Qziont: di Sanità - Pagtnc 24 con ro ligure

XXLX. -

Gli stabifimrmi saniiiJri in Italia.

XXX. -

F. Ptr.t.Ecwa: Per il Centenario dt:l Corpo Sanitario mifitarc italiano ( r833 ·1<J.BJPagine 47

XXX l. -

l

con 7.7 figure

Pagine

gu:sso illterna=ion,,ft· di Mcdi<'llltl <' Farmacia miiitan:

XXVII . -

~y

90

Pagitìc 8o con 23 lìgùrc

Rcla~ioni tt/fi<'iafi t: c•ottllllltra~ioni dr/ Corpo Sanitario Mifi/(/rc

•<JJI. -

P~ginc

P:oginc 75 con 27 ligure

i

G. Ror.ANDO: La costÌitl':::ionc, saondo lt: <tllua(i vt:dutt:, nl'i suoi rapport,: con la patogc·nui della tubcrmloJi c col giudizio di tlipendcnM da cau.ra di S< rvt=to. -

•

Pal(inc 57

Direltorc responsabtle : Prof. Dott. LoRETO MAZZErn, tenente generale medico. Rcdal!ore: Prof. Dott. VrRcrNro DE BERNARDJNrs, tenente colonnello meùico. ROMA,

DICHtB~E

I9J7•XV - TIP. REGJON :ILE • CA.RLO CA)TANEO, 20

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(J.

l~

SUPPLEMENTO AL

~A'§CIC:· ~

11

DEL WRNALE DI MEDICINA. MILITARE) ANNO LXXXV-1937-XV) ~llNISTERO DELLA GUERRA

t/ {t

~~ RUOLI

/

'

D'ANZIANITA DEL

ORPO SANITARIO MILITARE (Ufficiali Medici ed UH:ìciali Chimici-Farmacisti m servizio permanente efl'ettivo)

AL l" AGOSTO 1937-XV

'ROMA TIPOG'RAl'IA REGIONALE 1937 -XV


[l


( SUPPLEMENTO AL FASCICOLO VII DE.L GIORNALE DI MEDICINA MILITARE (ANNO LXXXV-1937-XV) MINISTERO DELLA GUERRA

'

RUOLI D' ANZIANITA DEL

CORPO SANITARIO MILITARE (Ufficiali Medici ed Ufficiali Chimici-Farmacisti m servizio permanente effettivo) AL r AGOSTO 1937-XV

AVVERTENZA Gli abbonati che riscontrassero nei presenti ruoli qualche errore od omissione per le indicazioni che loro riguardano, sono pregati di dame sollecita comunicazione alla Direzione del Giornale di medicina miliiMe - Ministero della G uerra - Roma, valendosi dell'apposito modulo che trovasi a pag. 8.

ROMA TIPOGRAFIA REGIONALE 1937- xv


-·-- -----


AGGIUNTE E VARIANTI a1 Ruoli di anzianità degli ufficiali medici e degli ufficiali chimici farmacisti in servizio permanente effettivo

- - -- - -Pagine'

Grado ....................................................................... Casato e nome . .... . Data di nascita Luogo di nascita Stato civile Titoli accade mici

Decorazioni e ricomp~ose

Campagne

Anzianità ....... ..

Po8izione aàd1

19 L'UFFICIALE

SI prega rltagUare e spedire d1uftleio .U, PIÙ PRESTO Il presente modello, eoUe agrlunte e urlanti, alla Dlre7.lone del GIORNA..LE DI ~IEDICiiNA. MILITA..RE- Roma.


:


SPIEGAZIONE DEI SEGNI INDICANTI LE DECORAZIONI E LE ABBREVIAZIONI MM l'tledaglin mnurizinua.

e Cnvaliore dei SS. Maorizio e Lnzv.aro. ~

Id.

dellr~ Corona d ' Itnli n.

/t

Id.

colooialo della Stelln d'Italia.

G C

( Gran Croce.

GU

davanti n i sego i dellt1 decoraziou i sopra ' Grande Ufl1eiale. indicate Commoudatoro. ( u Uftìeialo. • Med nglin d'oro pei btmomeriti dellr\ snluoo pubblica. • Id. pei bonerueriti del terremuto del 1008. O Mcd11glia d'argento al vnlur milito.re. O

ld.

al valvr civi le. [d. pei benemeriti della Sltlutll puhbli1·n. pei benemeriti del terremoto del 1908. l d. O M:edaglitl di brun zv al valur militare. O Id. al valor civile. ~ Id. al vnlor di marina. ~ Id. pei beuemeriti dellu saluto pubblica. O Id pei ben\lmeriti del terremoto dul 1908. ~ Croce di guerra al v:\lor militare. • Croce nl meritv di guerra. & Medaglia commemorativa JlOr le cnmpn.gne d'Africa (1). ~ Id. por la ca m pagua d11lla Ci nn (l 1. [d. poi benelllt~ri ti do l SùrreruoLo dul l 908. ptlr la carupngua della Libia (1). Id. hl. per la campagna italo-uust.rincn IU15·J8 (1). Id. dell'Unità d'balia. @ Medaglia di bt~uemcreoza per i volontllri di guerra Hll5-l8. li! .\Io!laglia commtKnorativa dulia Marcia eu Roma. d1 Croce d'oro eou corona per anzianità eli servizio.

+

Id. per 1\ozinuità di servizio. / Distintivo di ferita in guerra. l Di11tiotivo di ferita io servizio.

<-ii Disti n ti vo d.,i m uti lati.

w Promozione per merito di guerra. x

Promozione per meriti ecceY.ionali.

(l) l numeri eeponenti Indicano le campagne.


6 Aspett. infern~-o Aspett. m.ot. p1-iv. Sosp. imp. Disp. Alin. com.

L. O. uss. mi!. Dir. geo. sun. rnil. Dir. enpo divis. iuc. Capo sez. inc. . Consigl. inc. Coli. med. leg. Dir. San . . Dirett. san. Osp.. . Dir. osp. ln f. pres.. A. M• . .

Sf'z. disiuf. Centro nutom .. Se. di appl. ano. mil. ins. tit. ins. ngg. Ist. cllim. fnrm. mil. Serv. cùim. mil. n.

c.

v.

Aspettativa per infermità. Aspettativa per motivi privati. S,lspeso impiego. A disposizione del Ministero. comandato. Libero docente universitario. assistente militare. Direzione generale di sanità militare. Direttore cnpo divisione incaricato. Capo sezione incaricato. Consigliere incaricato. Collegio medico legale. Direzione di sanità. Direttore òi ~<anità. Ospedale m il i tare. Direttore dell'ospedn le militR.re. Infermeria presidiaria. Aiutante maggiore. Sezione di disinfe1.ione di corpo d'armata. Centro automobilistico. Scuola di applicnzione di sanità militnre. insegnante titolare. insegnante aggiunto. ls ti tut o chimico farmaceutico mil it~~re. Servizio chimico militare. ammogliato. celibe. vedovo.


CENNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MILITARE

RUOLO DEGU UFFICIALI MEDICl Primn del 1X31 twn c>~istevn. un vero Corpo sanitnrio nell'Esercito: vi erano dei SfLnitari, degli o>'pedali reggim untali, Renzn. unità di indirizzo. Re Carlo Albe r&o, con R. V. del 24 dicembre 1831, iniziò il riordinamento del servizio sauitnrio cou la t·re11zione degli ospedali militari divisionali, in soti tuzione di quelli r eggimentali. Coo !\IH;ce"sivo R. V. 22 dicembre 1832, istituì il Consiglio eupe· riore di an.oi&l\ militnre, cui venne nffiùnta l'alta direzione del servizio, e con altro R. V. del 4 giugno 18~3, emn,nò tutte le norme orrlinative e regolnruentnri relative al persunale ed rt,l servi?.io snuitario llJilitare, con af'similazione ai gradi militari. Con R. V. ::lei 5 10e~tembr6 1843 fttruno apportati nuovi radicali innovnmenti, r endendo obbligatoria In doppia laurtJR. in lltt>dicina ed in chirurgin per l'ammissione nel Corpo, e cou R. D. 30 ottob re 1850 si fusero l~> due eawgori~ di medici e chirurghi in quella di medid mili tar i, distinti in medici di divis!oo(l, di n•ggimento e di bat· taglioue. . Con R. D. 13 ottohre 185 1 furono ~<opprt'SI!O le iuformt-rie rt>ggimentnli e di pro- j.. ~ sidio e sostituite dagli oAptdllli s uccursali, cbe funzionarono nlln dipendenza di qutJll 1' divisionali. /"( : ~ Cou R. D. dtJI 10 ottobre 1855 fu stabilit11 una nuova gernrebia, con l'assimilazion ~ ,: ~ ni gradi militari e fu cr tlato il grado di medico aggiunto. \:Sa Con legge del 28 gi uguo 1865 n v venne la fusione del Corpo sanitario dell'Esercito\~ , Sardo con quelli d elle ;1ltrtJ provincie. \::: Con legge do l :10 s~ttem h re 1&73 fu con ferito il grado e fletti vo agi i uffici al i dtJI Corpo sanitario militare, ed il Cool'igHo superiore di Bauità fu sostituito dal Couoitnto di sanità militnre, che t:ol 1° novembre 1887 a~;Runstl la denominazione di Ispettomtn di sanità militare. Con la Rtess:b logge fnrono istituite 16 Direzioni di Sanità militnro od altruttanto compagnie di Rauit:\, non per ogni Divisione. Con legge del 22 marw 1877 le Direz;oni di F~nuit:'t militare e lo eompaguie d i sanità furono portate a 20, e con lt'gge del 22 giugno 1882 ridotte a 12, una per Corpo d'armata. Nel 1923, con l'abolizione di 3 Corpi d'armnta e la creazione di un nuovo Corpo n 'friel!te, le Direzioni di Sltni tà e ùipendenti coo)paguie furono ridotto a 10. Nel 1926 1 col nuovo ordinamento dell;Esercito, fu ripristinata ia Direzione di suuità di Alt>ssandria, con rei ati vn eompngnia di snnità, e fu i11titnito un ufficio di sanità a Cagliari con la 123 compagnia di sani tl\. Con R. D. del 20 nprile 1920 l'Ispettorato di sanitit fu soppresso e sostituito dalla Direzione centrale di sanità mili tnre. Con R. D. n. 1203 del 6 luglio 1925, furono istituiti S Ispettorati di sanità di z()na C()n sede a r.mauo, Firenze e N!\poli, diretti da mnggiori generali ruerlici. Con R. D. n. 1821 d el 14. ottobre 1926, vor1nero più particolarmente determinate le attribuzioni dei maggiori generali medici ispettori e flssati i Corpi d'armata e i Co· mandi milhari di loro g iurisdizione. Con R. D. n. 1925 del 4. novembre 1926, il numero degli stabilimenti sanitari fu fissato oome segue: 11 ospednli militari principali, 16 ospedali militari secondari e 8 infermeri11 presidiarie.

y;§


8 Con R. D. n. 1539 del 5 ago;~to 1927 il numero delle dire:r.ioui di sanità mili ture e quello dello oulll[lllgnio di sanità. venne rispettivamente stabilito in 12 e in 13. l<,u pertanto costituita in Udine l' ll" cona[Mgnia. di sanità e quella della Sicilia e della Sar· degna. prosoru la numerazione di 123 e 13n. Con R. D. n. 327 ciel 23 feubra.io 1928 la Direzione centrale di sanità militare nssnuso In. dHnominnziono di Direzione generale di snnita\ militare. Con circolare n. 202 del 18 marzo J928 fu SJppressa l'infermeria presidia.rin. di Rodi. Con c irco lar~:~ o. 49-1: del 19 luglio 1928 fu soppresso l'ospedale militare secondariu di Venezia. Con circolare n. 719 del 1° novembre 1928 l'inferworia presidiaria. di Livorno fu trasformata in ospedale militare secondario. Con R. D. u. 2195 del 23 dicembr~:~ 1929 furono aboliti gli I~pettorati di sanità di wua, fu destinato nn 1m~ggior generale medico alla direzione della. ;;cuoia di applica· zione di Sanità milit;ue 6 due furono messi a disposizione per studi ed ispezioni. Con R. D. l ugge n. 2225 del 23 dicembre 1929 fu abolita la distinzione di osp~dali mili ta ri priMip:\li e secondari. Con cin:olare n. 313 del 23 giugno 1932 l'infermeria presidiaria di GQrizia fu trnsformnt.-'1. in os pednle militare. Con ci rcobre u. 653 del 29 d icembre 1932 fu soppreSSI\ l'iofermerin presidinria di Cav1t dei 'rirreni e fu impiantata l'i nfe rmeria presiùiluia. di Albenga. Con circolare n. 332 del 10 maggio 193-l·Xtr, il Ca!Upo st~uatoriale eliwaLico militare di Anzio fu trasformato in infermeria presidin.ria, conservnndo la denominazione, le iucomuenze e gli organici. Con R. D. legge n.1723 dell' Il ottobr6193!-XU gli organici degli Ufficiali medici sono stati stabiliti come segue e saranno raggiunt i gradualmente secondo qul\nto è scntu di spos~o da,lla legge pur l'av1tnza.mento degli uffilliali del R. esercito. 7 giugno 1934 o. 899, modificata dal B. D. legge n. 944 del l6 giugno 1937. Tenente generale l, maggiori generali 6, coloouelU 34, tenenti colonnelli 111, maggiori 187, ea pitani 479, subalterni 282. Per all'etto dello stesso decreto-legge (art. 24), qu:attro maggiori gene rali medici sono ispettori. Con R. D. n. 2l33 dell7 dioembre 1934-XIII sono state stabilite le sedi (Torino, V erorHt, Rom•~, Napoli), le nttribttzioui e la d ipendenza dei maggiori generali medici ispettori.

RUOLO DEGLI UFFICJAU CHIMICI-FAR.tdACISTI I.~o origini d~lln istituzione degli Ufficiali cbimiei-farmn.cisti si possono fa.r risalir~ al 22 dicembre 1832, data. del « Regio Vigliotto » col quale Re Carlo Alberto fondava il Consiglio Superiore di Sanità Militare dell'armr1ta S:ard 1\1 che annoverava trn i s uoi componenti un chimioo-fll.rma.cista, in qualità di membro straordinario. Lo stesso Rugio Viglietto contemplava la necessità di <$: ordinare, app3na possibile, lo stabilimento di un LahoraLorio Centmle Chimico Farmaceutico >>. Con R. Decreto 26 giugno 1853, veniva istit:lito iu Torino un De posito di Far· rua~;i:\ Militare, con annosso « Laboratorio Centrale Chimico Farmaceutico Militare ~,, avente l'incarico di preparare e distribuire tutti i medicinali e materiali occorrenti per il servizio sanitario 6 veterinario militare. Con c R. V. 24 dicembre 1833 >> fu prevista l'istituzione dei farmacisti militari e con R. Decre to 28 novembre 1818 - relativo all'c ordinamento del personale sanitario dell"arrna.tn di terra in ca.mpngna • - i farm acis ti anzidetti iniziarono il servuao, in uu mero di ll, presso l'esercito operante, vestendo l'uniforme stn.bilita pol Corpo sani· tnrio, sal vo lievi modifiche.


9

Io tempo di pnce pt~rò il st~rvir.io fnrmnctJntico contiuua.va a. es!'lere affidato a. farmacisti civili. La effettiva cof!tituziooo di un Ruolo farmaceutico militare fu compiuta con R. D. del 26 giug no 1853, con cui si stabiliv1\uo lu norme rlllative al Persoonle dei Fa.rmncisti Militari, i qu1\li vennero a~sirniUat; i di rll.ngo ai gmdi militari. L' orgnnico comprendevi\ 29 farmat.:isr.i, eosì di~tribuiti: l I~<pett.ore farmacista che faceva parte del Consiglio Superiore di Sanità Militare i l Direttore e 2 Msistouti, non militari, addotti al Labora torio Chimico Fn.rmalleutico <.:outrale ùi Torino i un gruppo di Fnl'mi\Cisti, assimilati ai gradi mili tari, dtJstinnti alle farma t;ie dogli ospl'dali e distinti in: Farmacisti di l" lllnsr<e (capitani), di 2• classe (tenenti) e di 3"' classe (sottoteoenti). Ai detti farmaci sti fn prllscritta nna divisa ugunle a. (!uella del curpo sanitario. I FarmaciRti m:litari, appena il"tituiti, snpperirono 1\1 bisogno do! survizio, sii\ pressu gli Ospedali nello Stato, sia presso il Corpo rli Spediziooe io Oriente i e, per le benemereuze ILI:<jllistate !lppuuto n ella spodiziouo di Crimea (1854-1855), eons~:~gnirono vnntnggi n olia gerarchia e negli as~cgui, mentre aocLe l'orgnnico vouue opportunamente accresciuto. Con la. costituzione d e l Regno d'Italia, il numero dei fa.rllli\CiRti militari fu pro){ressivnmante aunwntnto fino a raggiuugoro, nel 1906, il nunJI:lro di 96. Con D. Leg;.;e 8 lnglio 1906 si eraarouo poi i~ Fannacistil militMi di Coml)lc:'mento » ns11imilnti ni gmdi militari; ma, con R. Decreto 28 mnrr.ul915, questi\ cnt~;gorin veniva abolita, per essere so~tituita da quol'la degli Ufficiali FMmncisti di Complemento. Dopo la guerra 1915-18, il Personale f:trmaceutico militare ebbe un llRSI:ltto detiuitivo i con la Loscge 7 aprile l9:ll, u. 367, l'istituziouo dai Farmacis ti Mili tari - im piegati civili - fu definitivamente abrogati\ e io pari r.empo s11rgeva quolla degli << Uffici:\li Chimici-Farmacisti io S. P. E.», appnrtuneuti 11.1 Coq>o sanitario milicnre, mn costituiti io ruolo a pnrtc. L'organico stnhilito dnii"Ordinnmento del R. E~!· rcito dea 1926, contemplava il ournoro di 117 uffil'iali uliimioi-farmnoisti, così ripartiti: l colouuollo, 4 tenenti eolounelli. 26 maggiori, 41 cnpitaui, 45 suhalterui. Con la T.eggo 23 aprile 193 L u. 539, l'~~rgnuico fu ridotto al numero di 101 ufficiali. Con R. D. l eg~-:e u. 1723 llllll' ll ottobr~:~ 1934-XU gli organici df'gli ufficiali chimici-farmaei$~i $OllQ P.taçi st;tbiJiçi como segue e Rari\DUQ r;1_gginuçi gmtlt~nlmeuçe RC;tcondo quanto è stato disposto dalln kgge per l'nvauznnwnto dogli uftieiali del R. esercito, 7 gingniJ 1934, n. 899: Colonnelli 2, tenenti eolounulli 12, mnggiori 21, mtpitani 32. sub11lterni 32. Quanto al « Laboraturio Ceutrn.le Chimico FnrmMtmtico Militare », esso conservò tale deuomionzioue fino al 1884, ilnno in cui fu sostituita con qut>lla di « Fa.rnHteia Centrale Miltitare~. Con R. Oocreco 7 gennaio 1923, n. 12, il nollle t1i << Farmnoia Ce ntmle Militare • fu d efinith·nmente mutnto (art. 20) in quello di « lstitmo ChimiQO Farma(:entico Militare». Cun «Ordine di Sorvizio del Mini ,;tero della Guerrn », in data 15 settembre 1931, e!i!!o veniva infine trasforito dn. Torino atnn nuova aede dt>llo Stabil1111entu - esprEJSsnmeott; costruito in Castell•.• (Firenze) - duV6 iuir.iav1~ il sno fuuziouament.o il 28 ottobre 1931-X. L'Istituto Chimico Farmacetttico Militare è iusignitu di di1.1ui c nlte onorificenze •> attribuitegli in altrettante E8t)oilizioui generali, nazionnli cd estere.

SCUO.L~ DI APPUCAZIONE DI SANITÀ MILLTARE La Scuola di ap plicazione di sanità milit:lre fu istituita ju Firuma ct~n R. D. 16 no· vom bre 1882 per i militari di l" categoria lauronti in medicina e chirurgia., aspiranti alla nomina a sottotononte di complemento. Dal 1900 in poi !U!.'Q!l9. nqolw svulti cMsi iotag ra~i v i o corsi special i pl•r uffìcinli mediei in S. P . E.


10 Dal 1912 gli allievi furono ammessi alla Scuola col g rado di sottotenente medico

di complemeoto, previo un corso trimestrale presso le direzioni di sanità mil itare. Durante la guerra mondiale e dal 1920 al 1924, non si tennero corsi di ufficiali medici di complemento. Nel 1922 si iniziarono corsi semestrali per ufficiali medici e chimici farmaei.sti di complemento, aspiranti alla n<>mina in S. P . E. Con circola re 73 del G. M. 1924 furono ripristinati corsi trimestrali per gli aspi· ranti alla nomina a sottutentmte medico di complemento, previo nn corso di istruzione militare di tre mesi, presso un reggimento di fanteria. Dal 1925 furono accolti anche i laure;lti in chimica e farmacia, aspiranti alln no· mi11a a sottoteoeote di complemento nel rno lo degli uffilliali chimici farmacisti. Con cirC"olare 319 del G. M. 1926 fu abolito il corso t rimestrale presso i reggimen ti e venne elevata 11 cinque mesi la durata del corso presso la Scuola, frequentato da tutti i laureati in medicina e chirurgia e in chimica e farmacia, che hanno s uperato l'esame di abilitazione all'esercizio professionale e oon obblighi di leva.

RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE MEDAGLIA D' ARGENTO AL VALOR MILITARE ~ Per gli importanti sen1z1 resi nella campagna di guerra in Libia 1911-12, ove l'estremo pericolo non fu limite nella grn nde, umnna opera pietosa• - R. D. 19 gennaio 1918. IL MEDAGLIA D' ARGENTO AL VALOR MILITA RE per la campagna di guerrn 1915-18. «Instancabile, modesto, sereno, confortando di cure e di amore i snuguinanti fratelli negli stessi cimenti della battaglia o sotto le implacabili lontane offese nellliicbe, dette costante, mirabile cstlmpio di ardore e di valure, di sprezzo del pericolo e di devozione al dovere (1915-18) •· . R. D. 5 gittgno 1920. IIL - MEDAGLIA D'ORO per l'opera data noll'ocoasiont• del terremoto del 2S dicembre 1908 io Calabria e Sicilia. - R • .D. 27 ma.ggio 1911. IV. - MEDAGLIA D'ORO al meritu della salme pubblica. - R. D. 15 111a.rzo 1922. V. - MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE per la cam p11gna di guerra italo-etiopica 1935-36 • Con g rande perizia e fraterno n more s i è ovunque e io og ni tempo prodigato per svolgere la stta 11ltn missione. Sul campo di battaglia non ha posto limi;i nl sno valore, verl!ando snngue generoso, pnr di recare le cure fin sulle primissime linee, o impugnando la vanga pe r concorrere al duro lavoro del fante». - ltloto Prop·rio So·vrano 1 jebbr"io 1 937.

I.

-

ORGANICO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-F'ARMACISTI IN S. P. E. DA RAGGIUNGERE AL 31 DICEMBRE 1937. L -

UFFICIALi MEDICI

Tenente generale l ; Maggiori generali 6. T OTALE: '7. Colonnelli 33; Tenenti colonnelli 107; Moggiori 180 ; Capitani 459; Subalterni 218. TOTALE: 997.

Il. -

UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI

Colonnolli :! ; Tenenti colonnelli 9; Maggiori 24; Capitani 33; Snbalterni 33. TOT.&.LE : 101.


UFFICIALI MEDICI --

ANZIANITÀ

~

-;:

-

Data

·o;

L UOGO

...5o

DJ NASCITA

CASATO F. NOME POSIZIONE

eli

l'L>

eli

di

grado

s~rvizio

7.1 0.36

22.8.03

Dittp. Jl in. fi'i· nanze

15.8.38

4.7.97

Martoglio Ferdinando, u. , l spetto re di ~,. ~ 917·18, @ , /r, san. ruil.Roma

1.1.36

1.9.900

DECORAZIO NI E CAMPAGNE

nascita

TENE NT E GE NERALE MEDICO DIRETTORE GENERALE DI SAN ITÀ MILITARE a

Nola (Napoli)

4.12.77

~ M a?.zot.tiLo,·eto,U!.!t,C •!!->,C ~, ~~

<{J 1913·14·19-'l0-21

1

~ !II:•·IG·17·1 8

@ , ~. + ,e. L. D. in igiune

Miuist.Gu errn

1

MAGGIORI GENERALI ME DICI ( 1<'. Q.) dal n. l al n. 5

e

Curmagnola (Torino)

12.11.74

"Marengo Lore11zo, U *•C '"'• t;,

o, o, + 3, l 7•18

e

CatAni a

..

27.9.74

x

*'

~. Q,1912· 1J, ~ ~ ~~·16·

' @ , ij,

C ~, + , ~.

+ a

Napoli .. .

2.10.74

xx San ta-Maria Alberto, •· C:~•, L. D. in ~. ~ 91HG, @ , • •

Pres. Coli. 111 o· d ico-legale

1.1 .36

1.9.900

Zanuttini Primo, • • c~. f,913·H,

Ispettor e di

1.1 .36

18.9.99

1.1 .37

11.9.900

e.

oculist i ca

a

Tricesimo

6.6.75

~ 91 5-1&·17, @ , @ , •

(Udine)

••

+

san. m i!. Na-

poli a

Forn . • .•

22. 3.75

,p " Sedei Maurizio, •• C ~. C, ~ • • • ì!J, © 911-l2 , ~ 915·16·17, @, tÌj

Direttoresauit. luoon. A.. O.


12

COLONNELLI

~DIDICI

.,

ANZI.ui JT À

~

J.t;C)GO

·c:;

Dntn

CASATO

di

.:;

Ul NASC ITA

~ _,

:r.

I)J,;COHAl': IONI

111\&titn

" ~;

NO)IE I'OSIZJONE di

di

grado

se.r~izio

16.12.:31

1.9.900

CA)II'A(;Nt:

COLONNELLI MEDICI

dal n. l al n. 12 n

Cat<a l hnrrl i·

4. 2.76

no (CIIi~ti )

n

S. Stefano

Al(nJdo, •• C ·~, +, Coli. rued.legale (808&. prt!S.)

~lolisaui

t ~·11-121 ~ 915·1G1 @,+-L. D. io otoriuolnriugoiaGris

Coll. med. le· gale (mem br n)

!).

1.32

8.10.01

Oirett. sanità Nnpoli

13. 3.32

8.10.01

*• +, Dirett. sanità

l. 5.32

8.10.01

Dirott. snn i t:\ Sioi li a

16.12.32

!U0.01

26.12.75

Cnmnstrn (Messina) Il

Orbiuo.(Pcsaro)

10.11.75

Frisuui Paolo, •• C ~. l!• 911-13, ;2: DIHG·I"ò 1 @ , +, •l!

a

Castelceriolo (Ale!!enndria)

4. 8.75

l'llun tannr i Attilio, • • C •§>,

T o r!izl': i (Ba ·

14. 3.76

a

, ;"fl

J•

J Wl f T

Torino

20. 6.17

Snrdi Do1nenico, •• C ·~·· O, O, III, lt•~• ll-121 +.• @ , \5<' ~ 1 ~·1G·I7

DirtJtt. saui~1\ Milano

l. 2.33

22. 8.03

Parigi .

21.12.76

Bali n A ll!erto. !lt, C ti!>, Wl, +, M, J)ispos. Mini8t. :!. 9 11-12, ~ 915·16·17-l>J, @,w A.eroncmtica

16. 4.33

22. 8.03

Napoli .

30.11.7!;

x

Monaco Art·" ro, e, C •i',, -& , O, +, ~~ lf), 4_;1 !112·131 ~ :ll15·16·t•·IU,

l)ispos. llfinist. Aeronautica

30. 7.33

18. 7.04

U • · C •H>, O, Miuist. Guerra

15. 8-.33

19. 8 .05

L 1.34

26. 7.<H

Tri ~gin no

( Bnri )

1\

@ ,. +

~ 91~·16·17,

Barile Felice, •• C •!!>, ~. +, •X'! 9 1~·1G

ri) Il

lbl~ l2·13,

@ ,~.l

c Conselve

13. 2.77

(Padova)

{i, x Delol-!11 (;.ino, ~

J) 912·13

~ 91S·I•H:·J8

Jiì, +,

ti<, /

( Dirett. cnpo divis. iuear.)

Porru

Pietro, e, C 't·, Ql 912 -1 3 • Dispos. Afini8t.

1

1

1

a

(;agi i ari

30.12.78

(l

Cl• iarnruon· te (Si rauu-

18. 7.78

ranuir.zotto Ot,r·rMlo, •· C ~.

Dirett. sanità Firenze

5. 1.34

26. 7.04

27.10.77

Mode;:tini Paolo, !lt, C <§o, -&, Di rott. sanità i!J, <P 911-12, • • ~ lll~·l6, @ , Rorua

l. 2.S4

22. 8.~

H, ~ tn~·1G· I7·1 B, @ ,

en) AMi t'li (Perugia )

+, o{•

o~· ~ ) 1· 12 f "'' ,..;,ll l~·l6·17·1 8 ©· , • ,-.._... '

w

*·

Aeronat~tica


(segue ) COLONNELLI l\IEOICI

LUOGO

..s

ANZIANITÀ

Onta C AS ATO

t! i IH NASCITA

'n

nascitn

18

r. NOME POSI ZIOSE

O~:COilAZIONI

t! i

R CA MPAG NF.

grrulo

sarvi~io

Di re tt. sani t i\ Bolzuuo

20. 2.84

22. 8.0i

Dirett. sanità Udine

l . 5.84

22. 8.04

Lercara 15.10.77 Friddi CPa. lermo)

Giordnoo GituJcppe, t!t, C ·~·, O, Dirett. Scuola f!', +, o; !>12·1:., 'l( ~~~-w-1;, (l'· , nppl. san. mi l. ffi. [,, D . in clinim\ oculisticn

19. 9.34

22. 8.0~

B n rba n in

Gnio ttin u Oarlo,

Disp. ,lfinillt. f:t'inan::e

20. 9.8~

22. 8.0~

dal n. 13 al n. 25 a

Gottolengo ( Bresllia)

12. 9.77

a

Torino ..

24. 8.79

a

24. 5.77

(Torio())

Gro11so Vittorio, C ~·, O, 11, 1. 912· 1~ ~ U16·JG·11·l8, @ , +, >!-, / 1

6( 91r•·l6·17· 1&,

.t. ~12·13,

C ·~,

+, ® , +

Nola (NJt· poli)

16. 5.78

Dirett. sn uitìa Bari

1.11 84

22. 8.04

1\

Sa~sari ..

6. 6.79

Simula fTba.lélo, •, C •! , 1.u11·12 Dirott. saoitÌI ~ 9 1fo·IO·I7·18, (Q; , • • +- L. D. Bologna in medie. operatoria

1. 1.35

19. 8.05

a

Po l lenza

31. 7.70

Lnpponi Guido, •• C tt, o. 911·

Di rett. san i t1\ Triel!ttl

9. 2.85

l. 9.05

Fierro MichtJle, • • U <!:, 1, +, ~ 912·13 ~ 9J~· I r.·I1·J8 @, + 1 1

Dirett. sanità AI O!I!IIlDdria.

21. 5.85

l. 9.05

Dir. osped. Napoli

l. 8.85

21. 3.06

Dir. osped Gen ova

l. 8 .85

5. 4.06

Dirott. sanità Sard egna

l. 1.36

5. 4.06

o, +, Dir. osped

l. 1.36

5. 4.06

l. Ul6

l. 9.06

a

(Mncerntn)

e

Capua (Nnpoli)

18.10.77

1\

Palermo •

22.12.80

a

Roma . . .

17. 5.79

12·13, (X U15· 1G·I11 @ , ~~

+

~fon~uzzi Um.bcrto, • • C.:;,, Q_,9 11· 12·1 ' ,

+ 2,

}(' 915·1G·l1·18,

@,

~~

+ Salò (Brescia)

8.10.79

Landriani Roberto, • • C ·~·, ~ ~

1

1), 911-12 ~ 915·1G·J7·18 . 1 1

,

@,

+, / a.

Nizza Sicilia (Messina)

9.10.79

Brign~lio8m~li, .,U ~,

a

Parma. . . .

so. 6.79

Cnselln. Da1nltJ, U •!•, !r, O,

Messina

q, ~11-12 1 fi1> ~ IS·I o·l7·t~, @, o§o

QJ 9 11-12·13·14,

~ 9 15·10·11·18,

1, ~.

+2 , w,'11, ' · L. D. in patolo· gia ch ir urgica

Dir. osped Aot·oo:a.


(segue)

14

P. TENENTI COLONNELLI

COLONNELLI

MED ICI

ANZI ANITÀ

LUOGO

Datn

CASATO E NOME POSIZIONE

di 01 NASCITA

.l

(>~;COitAZION I

nascita

E CA.MPAGNE

di

dì

grado

ser vit:io

31.7.36

19. 7.06

l . 9.36

5. 3.07

dal n. 26 al n. 31 Pizzo (Ca- 25. 7.79 tanzaro)

Accori n ti Vincenzo, • · U ~. O, Dir. os pedale +, 0, [!), Q;;J 91 1·12·13·J41 @ ~15· Verona

*•

IG·1o·l 81 @ , .;1 1

a

Catania .

25. 3.80

l (

m

*•

Dir. ospedale Giarrusso Gesu-aldo, • • U:!o, ~ 91l ·J2· 13 ~ 9J5·1~·1•·1a @ , ~ . Milano 1 1 +, +· L. D. in clin. neuropsicbiatrica

l

1

. l n

Gargnano ( Bre!lcia)

7. 1.81

Ber telli Enrico, U<b,O,O, <t 191Z· Dir. ospedale 31.12.36 ~13 1 @ 91~·16·17·1 81 @, +, 1!], + Livorno

20. 8.07

a

Napoli . . .

8. 9.84:

De Porl!ellinis Carlo, U '~• <l:

*•

Dir. ospedale Caserta.

31.12.36

20. 8.07

Fabrizi Nicol-a, *• U •§•, O, Dir. ospedale +, Q.;9121 ~915-16·1 •·1 81 @ , <t, <t, Chieti

l. 1.37

20. 8.07

Forino Sall•a.tore, U <JP, ©, +, Dir. ospedale @, ~ T orino

20. 2.37

22.12.07

1912·131

m c

Cl\prarol a (Viterbo)

15.11.80

*•

~ 9 1 5·16·1 7-18

@, @ , +z,

*• *• m

a

Monteforte (Avellino)

27.12.81

x

<b\9 11·12·13 ~, 915 ·1G·I 7·1& 1 1

TENENTI COLONNELLI MEDICI

dal n. l al n. 6

*• C ~.

Dirett . sanità Libia

31.3.26

7. 7.10

Masserano Giulio, *• U,!!>, /t,O,

Dir. ospedn.ll.' Roma

6. 6.26

20. 8.07

P ellegrini Francesco, U ~. ~ ~~12· Dir. ospednle 13, ® 916·16-11·19, ~ • • 2 @, <t, +. Firenze L. D. in Storia della medi· cina

5. 6.26

10. 9.07

Bruni Nicola, U '*'• O,

Se. nppl. san . mil. (Ìnll. tit.)

l. 1.27

19. 7.06

*• Dir. ospedale

16. 3.27

7. 7.10

e Roma . . . 17.11.84 I ngravalle A.lfr«l~,

c Il, C>, o, o,*· ~91 1-12·13·1•, ~ 91fo·lG·11·l8 @ , +, + 1

a

Torino . . .

25. 3.82

t&',

~9)2·13·14,

@,

~ 915·16·17·18,

+,!Il a

Verona . . .

a

Cortonn (A - 15. 3.81 rtJzzo)

4. 4.83

)2-13·14,

>§-.

J\·1olHer no ( PHttlDZll )

7.11.85

x

Q;;91l ·

@ , + 2, ~915· 16-17 ·18, @,

L. D. in igitme

G11rmino Alfredo, •• clì•,

o, ~12·13·14, 19 917·18, @, • •

+, *· L. D. in patol. spec. mtldica

Bologna


(segue ) TI! N ENTI COLONNF.L LI MEOI '. I

L UOGO

A..'òZIA Nl TÀ

Data C A SAT O E NOliE

<li

I'OSIZIO!\F.

DI l>ASC ITA

di

di

grado

serv izio

Dir. MJ'Iltlnle Cagliari

l. 9.27

16. 8.08

Lovaglio Rncco, <!,, <D 911-12-13· Dir. 011pednle 14, y9 1 S · I8·1~· 18 1 @ , + Brescia

6.11.27

28.11.07

Camorinno Pietro, • , lt, ~'• Dir. osped11le Oè 91H6·l7·U, @, >{•. L. Go r izia D. in patologia chirurgica

13.12.27

16. 8.08

16. 7.80 S iuglioico Oi1t88J>pe, • · <!>1 ~911 • Asp6tt infern~. 121 ~VHHG·J~·J8 1 \!J) , @ , +, QÌI,

13.12.27

15. 4.08

0 )!).!&ro Oesare, <!<, !Il, ~912· Dir. O!lpednle 13· 1< y 9l~·JG·J? +, @ , o§o Place uzn. 1 1

13.12.27

10. 8.08

13.12.27

16. 8.08

'*'•O, QÌI· Dir. os pednlo J3.12.27

16. 8.08

llF.(;01tAZI ON1 E CAMPAGNE

DUI<Cila

tl!~l

a

Cnglinri ..

11. G.82

a Ve uosn ( Po- 14. 1.80 teuza) c

La S pezia

15

29. 6.81

n. 6 al n. 18

Romhy P(/ofo, ''- , lb-912·131 ~ 9t~­ IC·t7·1H1 'iJ>, . ,, ~ . ~. +. L. D. in igiene .

x

l, • •

e SerrastrEitçn, (Catanzaro)

+

v Villnfrnnca 26. 8.82 ( Aleesanùrin)

Av ezz ano (Aquiln)

29. 3.84

De Reroardi nis V irginio, •• Osped. Roma u ·~· . ~ 916 ·16·11·18·1&, ~. (curn . )tioist @ , oJ., ('1), ~912·13 1 9J3·H1 d 1 G ner ra • red. +2 , o, /. L . D. in patologia Giorn. medie. speuinle medicn, militare)

a Cngl i ari . .

16. 7.84

Grus pollnni Oarlo, e,

R

*· *·

O) o t•, !XI stHG·t7· ts, @ ,

+,+

Perugi 11

*•

a

Montesnroh i o ( Benevento)

9.5.82

lapoce .tl.t1lonio, • • U ,P, o, Dir. ospedalll 1 , 1:1, ,. , 'gl 91~·tG·I~·IB @, +, + Bnri 1

l . 6.28

10. 8.09

a

S ambu ca Zabut (A·

23. 7.81

Cin<·ci o Vito, • • , U <!• ,\, ', Disp. lllinist. 'T'l q) 9 11·12-13 ~ 91~·16·JH8 @ , fi'i11an :e 1 1 ~ • • ,'ii

l . 6.28

16. 8.08

21. 5.81

011p. Roma (com.coll.med. leg.)

12. 6.28

16. 8.08

13. 4.83

Mnngansro Oarmelo, U '*'• ~. Se. appl. 81ln. ,. , <D 9 13·14 , ® 9J5·16·17·JB1 @, mi l. ( i ns. tit.)

26. 7.28

16. 8.08

Carbonara 24. 2.83 Scrivia (A· lessaodria)

Carbone Vincenzo, • • <!", +, ~. Dir. ospooale <D 913, ~ 911-18, @ , +, / Alessandria

15. 9.28

21. 6.08

Vittoria (Si- 29. 1.83 raouaa)

PanngiR .A1~Io-nino, '~'• O, 0 1 ~ . Dir. ospedale ~ 91!·12·13 ® 91~·JG·IHB @ , o§o Novara 1 1

5.10.28

16. 8.08

grlgento)

a

Pnlom bara Sabina (ROlllO.)

a

c

San tMrow Camerina (Siracusa)

. 2, +


(segue ) TE!\"ENTI COLONNELli l\IEDICI

16

ANZIANITÀ J.OOGO

Data

CAS A.TO E

~O)IE

POSIZI ONE

di DI NA SCITA

uMciln

di

di

grado

eervizio

16.11 .28

16. 8.08

Dir. ospedale BolzRnO

l . 1.29

16. 8.():;

Ram p i Pietro, •§-, +, } , S 91;- In f. pres. Pnr·

l. 2.29

1 ti. 9.08

1 . 2.29

lfi. 8.08

7. 2.29

lti. 8.0!!

19. 4.29

10. 8.09

O~:C0R AZ10Nl

E CAMPAI; N E

dnl n . 19 n l n. 31 n

M onre:dt> 26. 7.8 1 (Palermo)

D' Accardo Salvat..n·e~ ' ,,;. r 0!5 Dir. ospedal•• .. , ..,, .~ ~ • · -rr, <D 912 ·1 ~, •x 9J:.·J•>·•~-~". ©, Palermo

l j

t{·

a

n

a

!:;avo nn

17.1 2.81

<S( 9JS·IG

San Rt~uto (l Dll>orin)

10. 2.S4

Nnpoli .. .

10.11.8-~

Cnnua {(;u-

Andria (Bn

Messin n ..

@

1

@

+ 1

,+, 0)912·13,

Ahntt1 AleRRitlt~1ro, •E

IX 91~·16-I'.·IU, @, +

Dir. ospednle

Trieste

Pi t relli Nicola, U ·s·, O, o; 911 . Africa OrienJ~·J3 1 x 9JHo-n-Js, @, +, + tnle

1. 1.84

xsiuisi 011ciflo, . i ,f', !t, (fl, Libia. <!>, . 2, ~91\ ~ 9 5·16·11-18, ©, +, .;y

30. 8.84

27. 5.80

*•

x Lnoci .~Ltncriqo, il!, ~'• -t., (l)9 ll· JZ.IJ 1 ~ 91~·16·17·IU @

Dir. ospedal11

~.

Africa Orien·

+,

1

*· •.Prancc8co, I!J,

De Domenico Q) 9JJ ·J 2,

@, ?

o,

' (

llJl\

8. 5.8 1

rJ)

}{omn . . .

1

) G · J7 · J U ·I~·20

sa nza)

n

Ciarlo Sil vio, IJ, •§•, +, .\, Q;.9JJ ·I 2,

~ 915·)6· 11·18,

U ·~·,

Cntunv.nr o

l •

•

5.10.29

7. 7.10

1311.29

16. 8.08

17.11.29

10. !!.09

2.12.29

IO. 8.09

tale

Lagonegro (Po tenr.a)

25. 7 .83

a

rontre m v li

2. 6.84

a

::iassari ..

21.10.1--2

Di r . San . Milano (igienista)

17.12.29

lO. 8.0!1

n

Sestu (Cagliari)

15. 2.83

Merett Rosolitw, $ , •!'> , C; , O, Di8p. Min. Ae'L•911·12·18 1 ~ ~J5·JG·J7·J8 1 @ , . , + ronautù:a.

l . 1.30

s. 7.09

n

Pian Cn~tn ­ gnai o (ti i t~· na)

7. 5.82

Baaai Giw1eppe. •· U '~'• O, O, M i n. G n erra +, ;r;, <D 9121 ~ 9 1 ~·16·17 1 @, ~ (capo st~z. i ne.)

2. 1.30

10. 8.09

n

Gn.llotti

Giovanni,

l!! ,

<t UJJ· J2·J31 ~, 1 . , ITJ, & 9 1[>-!G- 171 @, ?

(MAA~n C.)

Dir. Suu. Nn.poli (segreta· rio)

8uvini ~lUcro, .• , .s;: oi6·J6-17·J8, Osp. Genova • • @ , ·~.O, {!J, v 9li·J.Z·J3, •}


( .~ P(j lll' } l'l~:>OilNTI C:OI.ONNFLLI

17

MI'DICI

ANZlANTTÀ

LUOGO

nata

CA.SA'rO E NOMB PQS I ZlQ'Nt;

di DI NASCITA

DS8CÌI a

di

di

grado

servizio

Gi1u•epp(l , <§o-1 O, l"'• Osp. Milanu 1 @ , ~.

2. 2.30

10. 8.09

Mnugeri Nic11lr'l1 U ·~·,O,O·i·ou· Osp. Verona

2. 2.30

7. 7.10

2. 5.30

10. 8.09

Disp. ltlini11f. AtJrona1l.tica

10 5.30

7. 7.10

O;o p, ~lussi ua

11.10.30

7. 7.10

DECORAZIONI E CAMPA GNE

dal n. 32 al n. 44 a

O r l'l o g n a (C hieti)

4. 2.83

Tt'IHtg lia

1. 911-13 1

X !l 1 r•·J••·I~·I8

+, •}. L. D. in otorinolarin· gointrin

e

CatauiH ..

25. 3.86

e

u -13-H,

1\

M !~rsala

25. 5.81

(Trapan i)

a

~~t··l6·)7·18,

.w • • , +

::iiguorinu Unswrio, 1J ·~'• ~ , ~ 915-JG- 17-In, (I!J,

+, +

*• Africa Orieu · tale

Na poli . . .

21. 6.86

l\lurulli Jlberto, • • t!<, v 911·12, ~ tll~·lG·I~ @ 1

Acirenle

24. 5.8:-l

l ndeliclltO

(Catania)

Oi~tl!eppB, •i!", O, O,

0, ~~ -!-, Q.,<91J-l ' 1 ~ 91~·16·11·18 1

w, +, +

a

Salernu ..

18. 4.84

Buono pane ( farlo, •· U ·~·. /t, O, Miuist. Guerra V 9JJ-12 1 • • +, ~ !l1~·J6·J \@ (Dirett. cnpu divis. iuc.)

1. 2.31

7. 7.10

Bassauo ùi Sutri ( Ho,.

7. 2.8:.!

Pell e~riui Or-esttJ, •, U <e•,<); 9tJ-J2, ~ 91!.-16, @ ' • • •}

l. 4.31

7. 7.10

RecA. nati (Maoonta)

16. 7.85

Fel iciaugoli G~tido, <t, +, o. 913·

5. 10.31

7. 7.10

Catanzaro .

12. 4.83

Sorbara E111ilin, <!!-·, <P 911-1 2-u, Osp. Catanzaro 14.10.31

7. 7.10

*•

ma)

a

a

H·1 6·1G

1

• • •/t' l

a

Cagliari ..

17. 385

IX 9 J!o -1G·I:-J 81 \li)

~. 913· 1~.

Regalbuto

~7. 8.83

(Eu ua)

O;op. Auoona

@ , •} 1

Fadda Siro, *•C .\, U 'Ì!', o, A, Osp. Roma 1$9,

c

·~ 91~·18

~ ~lf•·)~-17·1~,

+

@.

+,

Fiumefreddo- Vinc,enll'o, • • tll, ,

o, o, @! , +, Q) 9Jl-J2·13, ~ 91~· J~·I7·J S,

Osp. 'friee;te

16.12.31

7. 7.10

16.12.31

7. 7 .10

l. 2.32

7. 7.10

13. 3.32

7. 7.10

@, T

RuvodiPu - 22. 5.8 1 Caldarola Francesco, • • '~'• o, O;.p Bari C, o, A ' '!<' UI5· 1G·J1·18, @ , • • gli n (Bari)

+ Anzano degli Jrpini (Avt!llino)

24. 2.85

Rossi Antonio, •lP, ~ 9 II -9IZ, ~ . Osp. Cltieti ~ ~~~·17-18,

@, +


(segue) T€NEi\'T I COLONNELLI MEDICI

lS

ANZ I AlftTÀ

nata

LUOGO

CAS ATO E NOME

POSIZIONK

Ili

UJ NA SCITA

l

na scita

OECORAZION I E C.utPA GN K

di

di

gudo

&ervixio

16. 3.32

7. 7.10

dal n. 45 al n. 57 o

1\

Tro pt•a (Cn· tnu?.R r u )

7. 6.85

V nrnl l u

:.!1.12.84

Lojaeono Ar~tonio, ·~, lb 911 ·12·13,

+, ~~ ~ 91C·I7·18 @ , ~

Aap~t. inferm.

Col .\

1

Aào~fo,

·~·

O, Osp. Gcnova

19. 3.32

7. 7.10

Pietrn, •5>, [d, Q:J 9li·!'·J3·H, Dir. Sno. Bol·

l . 4.32

8. 7.09

Bncdlinluni

. ,, Q. HIH2·J3·14

(Novnrn )

1

~

91G·J<·18

1

@,

~ ~'nsi

c Gnllu7.7.0

~ O I~· IG·l'·IK

(l<' i re u Zò)

e

Acerenza

22. 6.84

(Pott~mm)

Sommatino ( Cnltn nis·

1.11 .85

a

11

n

l. 5.82

5. 1.82

30.11.82

6 . 4 .84

ti )

Gi l do n o

14.12.84

({.; nuo p O·

bal4so)

c

Pononro (A· lcssnndrin )

+, ® 91)·16· 17·U, @ ,

Coli. med. leg. 16. 5.32 (tnt~m bro ngg.)

7. 7.10 li~

rl

Mi nòounn At~lonio, •F.•, o, 4)911· DiBp. .llini1t. 12·13 +, . ,. . ~J5·1C·J7·18 @ , ~ Finan ze 1 1

16. 5.32

21. 6.08

Cn,,outf.a n ~om .

25. 5.32

17. 6.09

Pt:tit i PrrBqtwle, •· U '"'• CJ, 1. • l'l-19·?0, -&, '• ~ 915·16·)7-18, . !, ~. @ , ~. /2

MMzocc·ooe Camillo, .;-, ~ ~ 1 1 ~- 912·13·14

+, +

1

~ 91HC·l7·18

1

7. 9.82

•

*• 0&(>. Bnr i

@,

16. 6.32

8. 7.09 l

l'X 91~·10·17·18, @ , • • ~

Rituooi Chinoi A!]oslino, • · •li>, A fri cn Orien· Jr , 0, +: .1; 1 o:.,9JI·J2-9Jt·l 31 ~,9l7·!U 1 tnle

J:okqoo\ ille E'lurida (S.

t•. A.)

l. 2.86

l

26. 6.32

8. 7.09

4. 3.33

7. 7.10

DiBp. MiniBt. Aercmatttica

30. 7.33

+, 1 , 1• 911-12, 9Jt·JJ 1 913·14, 914·15 16

1

,~ 91<·18

1

@, ~

1

~

8. 7.09

no (igienista)

Riuo Co•·nelio, <!,, O, O. O, o. 011p. Livorno

o, l.911-1~·13·1{, ~ 915·16·11-18, @ ,

7. 7.10 l l

Viglinni Pt1lerico, • • <t-, -/r, o, Dir. San. Tori - 12. 8.33

..

p

l ·'

D el Vast.u Giuseppe, • • :Jìl, O, 0, 0, 0, 0, +, ~~ V 9lHZ, ~· 9l~·IG·J7·JU @ , ~ 1

1

Cl

san. Egoo

Ri cl'ò Ettore, •lh O,.IIJ, v 911 ·tt· Osp. Bologna

IIIHG

1\

T

.\l• tt

@, ~

e

••

7. 7.10

~

S. Apollir!l\· 17. :t82 r e Cldotino (Chiuti)

V n~; Lo (CioitJ·

}l~

S. M.)

Cnmmnrntn Giot•atml, fl , ·~·,

13·1•,

c

U rHo, O, O, Mio ist. G uerrn ~· 91~·1G·1H8 1 @ , (con•. Co rp o

*• Q) 9~·131 •) , !111·12·1',

Dm (C uucu) 27. 2.82

Pnlonnu .

zano (l!egrut.)

Vit~cenzo,

+, +

86CLU)

Cnwo (Po· te m: a)

Polosa

1 @ , toZ, ~

15. 8.33

15. 7.11


(.5C!J1111) TI(NEN'fl C:O L0NNP.I.I.I MEIJ ICI

I.UOGO

ANZIAN ITÀ

D al,. C ASATO E NOMF.

di DI NASC ITA

oa~eita

19

POS IZIONE o~:CORAZIONI F.

CAllPAO NE

di

di

1rado

eervizio

1.10.33

7. 7.10

24.11.33

7. 7.10

Min . 31.12.33 Africaltaliatu'

~- 7.09

dal n . 58 al n . 70 n

Col lel ongu (Aquila)

25. 6 .~!'1

De C llri R .·lgnRtino, ·~·, tr', o.Vll· D ir. San. Fi · 12·14,

~0 1~·16·1~·JS,

~l

@,

• •

+ a

a

Gabbioneta (Crtmwun)

28. l .84

Mnrt i un

27.12.82

18,

2. 8.82

1

•§• 1

011p. V ~ronn.

(t !) ,

B1111ilo Antot1io, ·~·.O, O, o., • • Dia p. ~.

( Tnrnnto)

Att!lln CPute nr.a)

~ 91f•·I 6·1H

•. +

~' r a n CJ n

c

Fiorini M n::io-l•'orruccio,

0, 0, 0. 91~·13 1

renzo (seg re· tariu)

t, r, l.~II ·IHJ·H, ~ 91~·1G·I~· @,

+

Grnzioln G~rardo. ·~'• , O, • • Coli. mcù. leg. ,!J, J , 91~·13·H 1 ~ UI~·IG·J7·1~, @ , (mtlmbro)

81.12.83

8. 7.09

Pareu ttl fi'erdina nrlo, <@>, *• ~.

l. 1.34

8. 7.09

,;;,, ~. <J. ~12-IJ, lnf. pre11. Ra· v onna

l. 1.34

~. 2.09

Mura tori ( 'nrlo Pelice, ·~, .ft, 1, Dir. ~an. Turi· o_~ 913·U·I9, ~91~·16·1~·1 a, ll!) , • • no (segretJtrio) +

l. 1.34

7. 7.10

l. 1.34

7. 7.10

l. 1.34

7. 7.10

l. 1.34

7. 7.10

Vn nn oc<"i Quintifio, ~. o, .:r., Oep. Firenze (se· e915·1G·11-IU 4:,911-12·13 @, . , gro&nrilt) 1 1

l . 1 34

8. 7.09

SN;to At~tonino, ,; . O, • · x 1 r,

5. 1.34

8. 7.09

l. 2.84

7. 7. 10

~. >}o

e

Mon tosa r chio (Benevento)

3. 9.83

Snrn o (Sa lerno)

24. 2.81

a

Trinità (C u· n eo)

7. 2.84

a

Par~ini oo

a

+, / O&eri

@,

~, 9 1 :1· 16·17·18,

<ù!lli·Jl,

Vit1ce11~o .

• • ~91~·16·11·18,

. 3,

O~< p. Udine (Ilo·

gretn rio)

(!p, +, l

(Palermo) o Coglie MeA· Illlpioo (Leeee) a

Snluzzo (CII·

l 8. 1.84

~)i 915·1G·I7·18

1

4. 7.84

Boecu

a Montecatini Vnl di Ce· uin a (Pisa )

6. 2.83

a

Car len t in i (Si rncusa)

19.11.82

Tnrriglia (Genuva)

22.10.83

@ , . , o§o

Tito, •i!•,

~ 917·1B,

D l'O)

a

Su mn OoRimo, • · ·~·, Q) 9ll·l2·13, Osp. Homa

~.

@, • • +

~ 911 -DI!,

Africa Oritm-

tAle

+

IH911·12,

~ 916·1G·1H8,

Cro~iglin E varisto, ~ 91H6·17-l8

1 @ , o§o

+

1Jisp. M in. lf'i-

•!:, • , .'. 1

Inf. pres. Al· bengn

@,

fla ta.e4J


(segui') ri ' :\'P.NTI C::ULO:"i~EI LI

20

ANZIANITÀ

Data

CASATO E NOME

LUOGO

di 01 NASCITA

naacitu

\lhlllo:l

POS J ZIONE

-·---:----di

di

gT&do

servizio

l . 2.34

8. 7.09

11. 4.3-l

7. 7.10

*• o!•, O, Osp. Alessandria,

l. 6.34

7. 7.10

, 1()911· @,

12. 6.34

8. 7 .09

Db:COUAZIONI F. CAMPAGNF.

Ol

dnl n. 71 al n. 82 v

Napoli. . .

30.12.!.!2

De Anj:(tllis .:lrrluino, ~·. O, ~ . • • 1() 011-12-1~·1\ trJ, e91~·16·11·18,

Osp. Nnpoli

l

t'. t

di

©, + n

v

Benestare (Rej!gio C.)

l. 2.88

'l'orino. . .

12.ll.84

lRidoro, q., -:99ll-lt·l3, Osp. Alessan·

Pl'rcnra

+

Q) , +,

e915·1G·I7·lt.

Valente Uionccltino, (()

dria

© , . , {')</~ I:•·IG·I~·I 81 @ , +

1

• Ro•

Sin Castelluc-

10. 2.81

Gelormini

I'Juigi, .-.,,

Osp. Napoli +, + (com . etab. ~orm . Ischia)

12·13 'fl, ~~~~·1G·IO·I 8·19 1 1

dode'8au · ri (Foggia\)

• l'i lt i

n

Ca~ale Mon·

ferrato

6. l .84

Ara A clliliiJ. 't'l o, o, +, x 91 ~- Osp. Brescia 16·17 ·18, <W , 1() 9 1-12·13, +

2. 9.34

7. 7 .10

la

Ha t c

Asiago (Vicenza)

l<'errnri (;im•mmi AtH'Blio, ·~, 0, ':\•, 11:)91t·l31 +, ~ 9t:.·IC·I7· 1 8 1

Disp. Min. Fi-

.llicl!e/6, ~. § , +\ 1 ~91~·16·17·181 \!}), :l:,

Coll.med.lega· lu (membro)

20. 9.84

15. 7 .11

Hi. l 1.82

Grillo (;irolam.o, ~. -lt, ,51', +, Dir. Sa.n.Sicilia ,.., 911·121 ,.-!'1~·1H·l7·1R, @ , + (eegretnrio)

1.11.84

7. 7 .10

18. !!.82

Cogliati-Dur.zn (;iuaeppe, Q {l,•·, Jr, 0, '< 1 . 2 1 T), (1)911 ·12 1 ~91~·

Aspett. inferm.

10.12.34

15. 4.09

+, Osp. Bologna +.

l. 1.35

15. 7.11

9. 2.35

27. 6.07

21. 6.35

s. 7.09

16. 8.84.

nanze

19. 9 34

7. 7 .10

r.,

@, +

Muros (Sali· l'ari)

12. 3.R6

~fnnconi

~91Ht·13

+·L. D. in otoriuohningoiatria c

R:-\l; a l muto (A grigcntQ)

n

Romn . .

IG·IO·JU1 l!J),

n

Fano (l't'SI\·

l!J. 7.~5

+

~, 2 ,

Piccoli Gior•anni, ,K,, (i;)91l·12·)3·H · l 5

ro)

1

1'){ 9 16·1;

1

@,

J,. D. i n patolugia ~<peciale medica

n

n

Ca11ertn(Xn· poli

9. 2.H2

P••sc:ina (A· qtt ila)

14-. 8.11:-1

Picnzio A nto1~in, U ,.,, +, C0911 • Osp. Caserta

, .,~915·16·1~·18 " " +

12·13

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Ippoli ti Antalclo. • • C ti>, -&, Min. Guerra 0, 0, L!:t \ 1 (9 1 ~91H6·17·181 (!J),

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( ~t' glie) Tl' 'iP:>I1"1 C!li.ONNELLI MEIJICI

ANZI ANITÀ

Data

LOOOO

~

CASATO

NOliE

di DI NASCITA

~l

POSI ZIOSE

di

01-:COitAZIONI E CAMPAGN E

di

grndo

dal n. 83 al n. 95

S. Gregorio 26. \!.~3 di Catania

+, 1,

~lign omi Francesco, •-, l.911·1J·I3·14-19 ~91~ -lti-17 - 1 8 1 1

-& ,

O:<p. Padovn

1. s.:J5

8. 7.09

+

Rom!i ..•

c

~arcinni su

3. 11.80

Rinnldi Pietro, llt, .~-.o, \f:9 1H2· 13·14, IX 91:.-16- 17-18 @ , + 1

D isp. ,l/ inist.

· ·l,

~. 4.10

-·1 61'0 uautiC('

5 . 2.88

8. 7.09

(Napoli} R

Sir aeu&l\ .

l S. 1.84-

Bordone Uarmelo, <!>, O, .t911 ·12· Se . c e n t r . 1:1·14, @9l~·IC·l~·l8, ©, +, •lo cc. RR.

17. 8.35

7. 7.10

a

Vibo Vnlentia (Ca-

\!2.11.85

Perratti Uristofo,.o, U 'e·, O,

4.11.3il

15. 7.11

81.12.35

15. 7.11

Sl.l 2.35

1(). 8.10

O, +, Osp. Trieste

1. 1.36

10. 8.10

.

l. l 36

10. 3.1 2

l. l .S6

10.11.10

tanz.)

c

o, + 2, <t,911·12·i3-J{, IX9J5-IG·I 7-18, @, +

Bari .. , .

13. 7.84

R

Torino ..

3. 4.85

n

Santamnrin a (Saler no)

3. 4.84

Cagliari

..

Nnpoli ••.

~ 91 1-12

17·18

5. 9.8!i

+, 1, O!>p. Bnri

@, + 1

Pellt-~riuo Loren zo. .-., l

'

! 11~·13

©+

,

913·H

7.uddns Sil••io.

<t , IÙ9 12·13, M, *• o{• 1\

1

(i;?!ll7·18

Rn tt111.zi Tullio, ~,, ~ l .t)ll-12-13 Osp. Al tli!SI\U ~~~~·Jb·l•· tu, !:!) dria

l •

7. 1.84

, ~

De Liso Carlo, <- , ~91HZ, !IU-13

R

A fricn Oril!ntalé

Manci ni JZ-J3·H

'

l

911-1~ ,

•• .....x. '

913·14

'

~916·

~-

l

o, Disp. Minist. ' .Aeroruwtica

9JS·IC·J7·Ja

Lttiqi, •!:, -lt,

~31~-16-J;·Js, ©,

, <~_.911·

+, +

Dir. Snn. 'l'ric··

ste (~agrot .)

c

AlessAnclria

13. 1.86

'fl\lcnti UtJswt·e, • • <§,, O, @' , +, DiBp. Minist. 1),9 tt·Jt, <X"9 J~·tr.·n, @ , •:•. L. .Aerona"tic(l. O. in fisiol. appl. all'nviaziione

31. 17.36

15. 7.11

1\

Palmi (Reg- 20 S 83 gio C.)

Coli. murl. lèg (St:grctario)

12. 8.36

15. 8.11

a Vercelli •• 27. 4.85

Bertinetti il!arcelli110, • , '"'· ~' A fri cll Ori en0, +, l,9Jl·J2- 13 -H-J~·J6·l:·IU· I9·20-21 1 tale

l . 9.:J6

15. 7.11

+


(srgur) Tl:!NP.NTI COLONJ\ELLI e MACGIOIII MEDI C I

22

= ANZIA1UTÀ T. TJOGO

Data

C A!IATO 1t NOME

I'OS IZIONE

di JH NASC IT A

nascita

di

di

grado

Mer"izio

1.11.36

10. 3.12

2U 2.36

15. 7.11

+, Osp. 8avigli11oo 3 1.12.36

15. i.ll

+, A fri oa Orieo- 31.12.36

15. 7.11

Ot:CO RAZIONJ E C AM PAGNI:!

dal n . 9(1 al u. 105

a

SirMusn .

811.86

Callllinill

U{lo, .;.,

~ ·•10·17-18, (il) ,

fl~iolngin

<~::912·13·14·1~,

a

Torriglia (Geoovn)

21. 8.86

~~O D d O V l

JIIicata)

5. 7.85

a

lmpurin lu Cesare, ~. + q, 911· 011p . Genova 12·13·14

1

~916·16·17·1 8,

@

Bas11o r:io11. Bn.ttista., tl' , 0,9 11·12·1 3

(Cuneo)

1

Capn.onol i 30.12.84 Ciouini

~OI~·IG·I7·18

1 @

G-iulio, ~. O, O, @ , Q,91H2·13·14,

~:116•10·17 ·18,

(Pisa)

Romn

npplicata all' edu· tlsiol. biol. ap-

caziono fisi<·a n

Osp .

+, +. L. O. in (t·om. In b or .

-{•

taio

Mazzara (Trapani)

26. 6.86

Cnstolli Epi(fmio, ·§;,

*• ~- , +, Osp. Milano

31.12.36

15. 7.11

Castel Sno Lorenzo (Snloro o)

2.10.8-l

i\fi\Hù u Luigi• .;.., O, +, ,.- 9 16 • Osp. Napuli

31.12.36

15. 7.11

o

La SptlZÌn .

30. 3.815

31.12.36

15. 7.11

n

Moduon d i Liv e n za (Treviso)

17. !!.84

l. 1.37

15. 7.11

S 11 o o i v o

7. 3.82

20. 2.37

25.11.10

11. 6.37

15. 7.11

Vc rool\

30. 9.24

15. 7.11

+, O~p. Pal~:~rruo

30. 9.24

l. • .12

a

n

11·181

@,

4_."li·J2 ·J 3·J<·J~,

-§-,

/ .

L. O. 111 oturioolnri ugoiatria

( ~apoli)

n

1 "X91~·W·IH8, © , •}

~.911·12-13

Sa•'<' omnni Oiorgio, ,!!>, e91~·1&· Os p. Padova n-1 ~,

912·13,

Palnrnho f:iu11eppe, • •

Ca tnoia . • 24. 7.8:5

@, \1 y11·12 .

"1(91~·16·11·1 8,

.Qi ,

+, +

*· , O,+ Os p. Napoli 4}912·13,

Pivetti /<'rancesco, ~ ' -&, O, ~ . A, @9 18·17·18·191 @, (1) 9ll·l~1 ~~

+, ~ . •a

Dir. Snn . della Sicilia (igieni· Stl~)

MAGGIORI MEOICl

d nl o . l al o. 2 n

1\

Schio (Vi· eeuzn)

31. 7.85

s. Stefnuto

21.11.86

Cn nHlRtrn. ( Mossi un)

Onl Collu Auglfsto, ~. +, -.. 916·17, t;J , 1Q 91Z·J3·141

Ct,rni~lin ~91G·IG·I\

+

+

Don~nico, ,;;., -& . \!b, (1) 911 ·J2·1 3·14·18·l!J,

Oo~p.


23

(segue) M IC.GIORI MEDICI

LUOGO

ANZIANITÀ

Data

CASATO E NO~I E POSIZIONE

dj

DI NA.SCITA

nascita

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

grado

dal o. 3 al n. 16 a

Francavilla (Brindi ili)

23. 1.86

Argentina Giov. Battisf(l,, U •!>, -/t, ~ • • • '• (!], ~~ 17·18·19, @, !l)!lll ·JZ, 912·13, +. L. D. iu tisiologia

Disp.

Vajnln N azzareno, •l!,, O, O, O,

31. 3.25

15. 7.11

Osp. P incuu;m

31. 3.25

15. 7. 11

l l.lO.!H

Dir. Sao. Miìn· no (segret.)

31. 3.25

v Noci (Bari)

15. 8.84

Gallo .A7·tn•·o, •lf•, o. ®!1 1~·1G ·J7· l)ir.Snn. Roma 18·19, @ , © 911·12·13·14, +, + (segretario)

31. 3.25

15. 6.11

a

25. 6.84

Douaòeo Vitto1·io, ~~.

Osp. Bari

31. 3.25

15. 7.11

lsp c ttora.tu San. militare 'forino (add.)

31. 3.25

15.12.10

Snnseri Git'Beppe, •!!•, +, ®91 r•- (Jsp. Palermo

31. 3.25

15. 6.11

30. 6.25

so. 1.11

10.11.84: Carlucci Rajfaele, U <1!·, O, +, Mioiat. Guerrn 31. 8 25 ~911-lZ, 91H3, ©, ~91G·1• · 1 3, ~ (onpo sez. in c.)

1.11.11

a

a

*·

P'almn Mon · 1811.85 teohiiHo (Agrigen.) Catania . .

Bari . . . .

. z, 1 > ® !>IG·17·J 8 (!j), <J;) 911·J2·J3 + 1

JO·J;·J 8,

a t'tlezzann Bi· 27.10.83 gli (Pavia)

1

1., ~!Il~-

@ , <J;)9 ll·J2·H, @ ,

'i}' . 3, \':.) 6'.9 12 ·1 3·H t \Wl ""' ~,

tTI, +,/ a

S. Giuseppe (Palermo)

28. 8.85

16•17,

@ , © 9 11·12·13-14,

e Calice Ligu- 12. 2.82 re(Genova) a Calabritto (Avellino)

+, +

CtJi Isidoro, ~'• -~r , o, ®915·16· 17-18 ,

Minist.

Aeronauticc~

"" ...... ,

+

Osp. Genuvn

5. 9.08

a

Canale (Cu.neo)

14.12.83

Casetta Oesare, •lfo, © 2, +, q;91Z· Se. appl. art. e l J ·H, ® 9 1$·J6·17·1B @ , + genio 1

30. 9.25

l. 6.11

e

Montalcino (Siena)

6. 1.87

Augulini Antonio, U •!>, O, O, Minist. Gna rra 0, ®9l5-JG·!'ò·18, @, . , ~912· (Capo sezione J3·H, + in c.)

31.12.25

10. 3.12

r

Roseto Valfor te (Fog· gia)

6. 2.85

De Cesare Vincenzo, .z,, o, +, Africa Orien- :H.l2.25 ~ov, ~9H ·JJ, ® 91G·I7·Ja, @ , + tale

15. 6.11

a

Sassari . . .

13. 5.84-

Aro mando .A.nqelo, •!>, +, 4:~911· Afri ca Orieu· 31.12.25 IZ·I3·JHH 0 ~ !J'I 5·)G·J7-L8 @ , ~ tn}e 1 1

10. 6.11

v

Termini Ime r ese (Palermo)

9. 8.88

Fnlena Umherto, +, ~ . Q, 911·J2· Dir. San Fi· JJ·I4·15 ·J6·J7·J H, + renze (igie ui-

10. 6.11

*•

stn)

31.12.25


(segue) MAGGIORI ~IEDICI

24

ANZI ANl 'TÀ

LUOGO

CASATO Y. NOME

POSIZI ONI'.

di D I NA SCITA

nascita

di

llECOR AZIOI'I E C AMPAGNt;

oli

Jtrado

da l n. 17 al o. 31

S. Elia a Pill· 25.10.85

a

13•)4

ni11i lCu mpobas!'o ) L<>oi~o (Vi-

n

'l'rani ( Buri J

Tra pani . .

n

.091G·J':-J8 ~

'

4. 8.85

ceozn) n

Di Pal ma ViiiC<'»zo, ,:r., ~.m- Osp. Bnri

25. il.811

/ oli ~·

• l

Scnrpier i Oesaro, •r·, 13-19·20

'

2.12.85

,

.0.91~ ·16· 17·10

'<5I

l

~. -.. ,

15.7.11

29. 3.26

15. 6.11

29. 3.26

l O. S 12

t'

O!!p. Snv iglin-

+

+. 1 1 ~912·13, +

6

l J

Gi)l1io Rot!cO, •ir, .,..s1~·1G·I7·1 K, @ ,

Osp. Pn1ermo

14 h • z' ~ .. ' ,...911·12·13· ~· ' w, .hw

~. S 26

15. 6 .11 l

Cnluso (Tu· rino)

11. 3.85

P:u;!'era Tm1credi, U ·•·, ~, ~91G· A fri e a Orien- 29. 3.26 lo·J8 @ , -t, 911·13 913·14·15 . , -§tal u 1 1 1

15. 6.11

n

Assisi (Pcr ugia)

21.1 2.87

:'tf aimone Doqalino, •!!', ®m·JG· Osp. Ro111n

29. 3.26

10. 3.12

c

B:ni . . . .

2:UO 85

Crisr.ini Alfredo, ·• , .:>•, ~, ~91G· Leg.all. CC.H H.

19. 7.26

16. 2.12

@ , o.,.ih JoJZ·J31 +, +

@ , . , Q.912·13·14·1S1 Q, -§1

11·18

Noln (Na· poli)

8. 8.86

IJiB p . Minist. /<'inanze

28. 8.26

15. 6.11

Cnoicattioi (Siracusa)

26.10.86

D isp. Minist. .Aeronautica

l. 1.27

l. 4. 12

S. lj.j UI'HJIJlll Vesu v inni! (Na p oli)

21.10.84

Dif'p.

tS. 2.27

10. 3 12

c

Partinico (Pnler111o)

28. 8. 8 ~l · rnssnlnequn Gioacchino, e , ••, Ùìlp. Palermo o, 1),913·14·1~, y916·1~·18, .Q; , • • •}

16. 3.27

] . 1.1 3

n

Snnsevoro

7. 1 88

Sl. 5.27

16. 1.13

D' Ambrullin Oiu.sepJ)Il, ,-., Q, O, O;;p. Napo l 1' . , ~915·JG·J'H8 {y). Q_,912-13, + 1

l. 9.27

10 3.12

q,.BH·U ,

os,). Fir ouzo

6.1 1.27

28. 12.13

l' ·iftlllltlzo, U r! ,

O:> p. A ne .. nn

13.12.27

28.12.13

V

1

n

(

@ , q.9 12·13·l4, • •

+

Jlini11l.

l •'inntlze

Fog~in)

C a i v a u o 30. 3.88 ( N apuli)

c

C11t11pao u E(lnnrno, •r·, 99H>·IG· 17·18,

Colletorto (·C li 1111' U· basso)

30.11.88

Bioj.(ioi Giovanni, ,.,,

2!1. 3.88

~f llfltrl\n tu n io

~·•16·17·1 3·1~

1 @ , ~• • , +

u *· Q,-914·1~, ~917-181 @ , to2, ~. +

l

cav.

a

li

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Bi o i D01nenico, ,..,, @9IO·I,·tu, @, Are. mi l. faut.

1 ~1ft1

l

l

--

' if;.9 1l·J2·

@, . ,

29. 3.26

l

l


(segue ) )l \ CC tORI ~:em c 1 ANZIANIT À

r. UOGO

Data

(' AS ATO ~: NOllt:

P OSIZIOI'it:

di na~c·ita

di

l>t:CO IIA Z I ONI K C AMJ>A G NE

eli

grado

dal n. 32 nl n. 47 a

Cn11nc;al tl n-

11. 2.1:15

Cnr lli Alfredo, ,r;r , o, ~9 t~·IC·J1· 1 8, o.'u·n·IJ·u , @ , +, •h ~

l\fiuist . Guerra (l.'apo ~oz. iuc.)

13.12.27

IO. 3.1 3

13unnc·rurllu Letterio, •!,, 4-91 2· 13, Di r. San. Udiu e +, 9Dt~·I&·P·1 a, © , + (i!eg r ctario)

13.12.27

111. 3.12

da (Cnm· pobnsso)

a

Utsqina . .

7.10.84

n

Lt>ntin i (Si · racnsn)

23. 9 87

n

Andria (Rn ri)

11. 6.86

n

Ruccndt.bal- 25. 4.85 di (Cuoco )

e

Cagliati .

17. 6.8u

a

Rivacandida

13. 1.85

16. 1.1 3

Bruno Om·lo, •lì·, ~ ~ ~~;912, ®91~IG·J~,

tlj) , +, {•

Cnmbn z~m

Bologna (lll'grotll ri u )

13.1:.!.27

10. 3.12

O~t p. ::iaviglia.nu

13.12 2i

10. 3.12

l. j .:.!8

l. 4.1 :l

Afri <' a Orien tale

Il. 4.28

10. 8.12

.Ilario, ~. l.91l·IZ·l3, 011p. Milnuo

9JJ· u , e9 1~·16,

(Potenza)

O~p.

©, +, +

Fn11co A t~gelo, ,;•. o.912-13·14-IC-17· ) 8·19, ~ gi~ t @ , 'i)' • • •

+

s

Il

Terranova Mnrgllarita ('l'rapnni)

12. 7.88

Dir. San . U dim· ( igieuilltll)

l. 6.28

28.12.1

v

Cnnosn(Bu r i)

18. 1.84

Pesco Nicola, ·~· , 4..912·13, o, +, Dir. 81\0. Bari

1. 6.28

l. 4 .1 :.!

n

Pintto (Nuvara)

30 7.86

Gnrj!O Pierino, rJi·, o, cr; 912·13,

0 8)1. NovaTI\

12. 6.28

l. 4.12

c

Friguuno Mnggiort> (Napoli)

27.7.88

M n~liu lo J:ll fonso, •· ·~, cJ. 9 19 · 20·21 .c:. 9Jr•·IG·J;· J8 ·iJ' .&.2. .!..

ù ep. Firtmte

5. 7.2

28.12.1a

1\

Comiso (S i r nonl:lll)

:!5. 8.86

81:illiori Vinc~mzo, '!i' , ~911 ·12-nH· Osp. Genova JS 1 ® 91C· I1·JU 1 @ , + 2, <©l z, +

26. 7.28

l. 4.12

n

SJ)Crlongn ( Ronm)

4. 1>.84

Trn n i P.wlo, ·~- lf. 912-1 3·H , ® 9 1~· Osp. Cneerta

20. 8.28

l . 4 12

Durazv.nno

24. 8.83

T t<lol'e

7. 9.28

8. 10.10

10.10.85

Buuoo Demrtrio, •!·, ~912·13, +, Osp . A les sa n~91~·1C·I~·I 8 @ , + dr i a 1

15. 9.28

IO. 3.1 2

12. 9,90

Sorvizio cldm. militnrtl

16.11.28

6. 6.14

a

A e q n a formosa (Co-

Bibbiena (Arezzo)

(segre tari<~ )

+

@'

\l9

'

\!!/ 1 ...--- ,

---·

L. D. in patologia chirurg ica

*•

1G ·I7·18·101 @,

senza)

a

@, + 1

~91~·)6·17·1 8,

l

(Be nevento) Il

e~ I6·1G·I 7

+, +

n11ce n:o, IC·17·1B1 ru, ,

'*'·

'*, +, +

4; 9131 ~ 91~-

Osp. Torino


26

(se gue)

MAGGIORI MEDICI

ANZIANITÀ

Data

CASATO E NOME

LUOGO

POSIZIONE

eli DI NASCITA

nascita

di

di

grado

ser vb.io

l. 1.29

10. 3.12

l. 1.2!1

l. 4.12

l. 2.29

16. 1.1 3

l. 2.29

l. 4.12

7. 2.29

l. ·U2

20. 4.29

6. 6.14

+, Asp,tt. inferfl~.

29. 5.29

l. 4.12

DECORA.ZIONI E OAMl'AGNK

d al n. 48 al n. 61 n

Canna (Co · seur.a)

19. 8.87

J:c'erruzzauo ( Reggio C.)

12. 2.85

Miaitnuo Gio11anni, •!>, o, Q)912· Afri ca Ori.,n· 13·)4·15·19·20•2-J, ~916·17·18, \A<, @, tlll6 + ,+

e

B e r n e zzo (Cuneo)

27. 2.87

n.

Vicste(Fng·

12. 1.g4

Disp. .llfiniat. Aer01ta1~tiC!t

gin)

Cn~;!lit.to

nob. patrizio tli Rn- Oap. Bari n •llu fi'rance8('0 1 'l'·, -lt , 4>, <!}llll·

12·!3·14·1S·I6·17·1 8·19·20-'ll

v !ì per l ou ga

1

+ 2,

+

:!4.12.83

(Roma)

v

Caldaroln. (Macerata)

22. 1.88

Grifl l!'ilippo, ri', ~. Q)91H5, 3-, Osi'· Vtlwna ~911 ·1 0, ©, • • +

Nicosin.CCa· tania)

13.11.85

Mn~trojnnoi Q,9 13·14'

~.

Antonino,

~9 16·17·1 8·19,

@,

+

a

Cae.Grovilla- 22.10.85 ri (Cosenza)

Cmu•:tnt·se Gir~seppe , <.ft:, +, ·<! , Afri ca OrienQ,9 1~·1S, eUIG·I~·I81 @ , + tn Je

26. 6.29

l. -1.12

n

Firen7.e . .

"orclli 1llario, +, +

Osp. Firenze

5 . 7.29

<!8 .12.1 3

I~pett.

23. 7.~9

29. :.!.1 2

20 3.88

~-•'I B1

"" (1. 11

~ 91 ~·16·

+. L , D'. .l . .StO· U

l

logia 11 nuatomia plltulogkn

a Ma n t'r e do· 11. 6.85 Gtu·rrn Yincet~eo, U <!b, +, lr, nia (Foggia)

a

~npoli

Q. 912·13·H 1

~ !H~·1G·l7·1B

+

1 \Q) ,

~~

Snu.

rnil. Homa (add.)

. . .

31.10.87

Do Mar ti no Roberto, <!!>, e91 6 • lspett.San.mil. 26. 7.29 11-1~, @ , 0 , 913·H ·1 5, +, + Napoli (odd.)

l. l.l3

n Ti a vo (Pia·

1.10.87

w P .. drar.zi ~-irrigo, *• O, ~ .

,\li11il!t.

5. 10.29

l. 4.13

IO. 7.87

P lnin N alale, !f·, Q;>913· 14, ~915· 011p. Pnlern1<1

16.10.29

16. l .13

3l.l0.2U

16. 1.1 3

ceuza}

a

Cnstcllnnt· pani)

S. Paolo di C ivi t ato (J<'uggin)

Disp .

Aerona tdica

16·1? · 18·19 r•.., .:! ' ~· i'

lllfH6 (Tra·

n

Q.,911·1Z·1 31 ®~1!•·1G·'io·JB, @, + 2

22. 7.86

Lnrubardi Em·ico, •!>, ~9l3·H·I5· Osp. )tilono 111·17·1 8·19,

+


(segue) MAGGIORI MEDICI

LUOGO

ANZIAN ITÀ

nata

CASATO E NOME I'OSIZIONK

di DI NASCITA

n,n scita

27

tli

di

grado

sorvi~io

13.11.29

16. 1.13

•K•, 0, ~.913· At'ri<Hl Orion· ~~ . 2 tale 1 1

16.11.29

16. 1.13

Fiurt\ f:ercmin, •'!:, $l, + , M 19H· l apt.~l.r..Sao.mil. 1~;19-~o, ~ WIG·J1·1u, @ , o{• V llroua (ad d.)

17.11.29

:!lU 2.13

CtJIIioi Luigi, •lf:, r. 9 13·H, ® 91 ~·- Osp. Bre!lein.

17.12.2!1

1.10.14

O~:COR AZlONI

F. CAM PAGNE

dal n . 62 al n. 73

a

Nnpoli , .

25. 4.89

l"clsnni GialJinto, U

Savuca

7.11.87

Pellezzano (Salerno) c

Tosc~aoo 14·15

( Messf<ioa)

+ 18. 7.87

Ri patransu - :!8. 8.85 ne (Ascoli Piceno)

*· U •!-, o'!, Osp. NaJ•nli

0, ~UI5· 16·17·J81 @, +, +· L. D. in clio. nenro· psiel! in tricn (1 1 913•11,

l 'inc•e!IC'O,

~91JG·l~· I B·I9

1

JG·J7·18

@,

@, . , +

1

a

Belgi rntt! (Novara)

22. 4.88

(;llll'bngoi (,'iuseppe, ·~·, O, +, >!.> Afri ca Orien1914 ~ 9J5-J6·1~·1U (!Ì) , o{• tale 1 1

17. 1.30

21. 5.14

a

Spt>rlonga ( Roma)

4. 6.8<l

Sca lf» ti Alherlo •!r, +, !Y, 4. I!IIJ· Osp. Piacen1.a.

2. 2.30

10. 3.12

S. GiuseJ•pe Vesuviano (Napoli)

l. f•.87

2. 2.30

1(), 1.13

S. CroHlt> Ca-

9 6.89

14-. 3.30

28.1 2.13

l. 5.30

28.12.13

2. 5.:~0

28.12.13

22. 4 31

28.12.13

22 4.31

28.12.13

n

a

12-JJ, ~ s1;-1 a

1

@,

+

l<'rancelico, ·~·, C, O, 0Rp. :-\upuli

Langllilu

+, V 913·14 ~ 9J~·JC•J7•18·!91 @, + 1

1"1\illn Gio,•anfl.i, •!F, c!) 9H, ~ Se. mil. Romn 9lf•·IG·11·18,

merina (Si·

@ , o{•, •

itJ

rncu~a)

n Andrin(Bari) 26. 9.87

Ciccn Giot:mmi, <b, C, ~~ +, 4... Osp. 'l'orino 914·)~·16

1

Roma . . .

25.11.87

Ma~<~i

Ro c n n a Li (l't!ltoora,a)

13. 1.86

@, 1

9!7-IB

+

Emilio, <§,, +, c!),

17·1 ~·1 91

c

~

@ 9JG-

@ , ot~

nanze.

. ' r.· ' ., 0 9H G10rg 1 •.r!lìTf!I0 1 ·~, , • • 'Ti , ~

9 1~-1ç,

@,

J)is p. .11 in. Fi-

+· L.

Ollp. HVIIII\

U. in

toflsicologia di guerra a

Samugheo (Cnglial'i)

19. 5.88


28

(segue) M.\GGIORJ MEDICI ANZIA NI TÀ LUOGO

Dato.

CAS ATO E NOME POSIZIONE

di OJ NASCITA

uascita

di

DECORAZI ONI E CAMPAGNE

di

grado

dal n. '14 al n. 85

a

Sanluri (Ca.· gli ari)

4. 2.89

Lampis 'Rdolllrdo, •§,, +, 4) 19 1 ~, Osp. FirenztJ ~ 91G·I'NB, @ , +. L. D. in oculisti c a

3. 6.31

1.10.14

a

Cento (Fer· rara)

11. 9 87

Come l li [ Tml>erto, •!=, O, O, + , ct;J Osp. Bologna

l. 7.81

21:!. 312

a

Terr11Ci na CRoma)

~7 . 8 88

Gont:ales

8. 9.:n

28.12.13

a

ls o la del Gran Sasso (Teramo)

10. 8.86

Tattuui Pileno, <if', 4) 913, ~. ~ 91~· 1 6 ·17·18 @ , . , {• 1

Osp. Alessan· dri11

14.10.81

21. 5.16

a

Montescaglioso (Matera)

21. 3 90

Casella Benedetto, t§· 1 ;.., O, l!) zo-21, ~ !>15·1G·17·1 a @ , +· L. 1 D. o tori nolnri ngoiatria

nisp. Minist. Aeronautica

25.11.81

1.10.14

c

Montepul· ciano (Sie·

5. 10.89

Cl1i menti Fe,·dinando, 'ft'• -1:, +, Se. nll. uff. Mon- 16.12.81 <!:) 9H·l 6·J6· 17·1B·I9-zo-zl, ~ , + calieri

28. 5.14

Mon t epulci ~t n o (8i ena)

14. 1.89

Ginnnotti Dino, tjo, +,

91

l . 1.32

1.10.14

Frattarn nggiore (Napoli)

17. 1.88

Pezzullo Luigi, •lf, +, Q. 91<1-16·19, Recl.mil.Gaetn

1. 1.32

28. 5.14·

Firenze. . .

14. 6.~7

Tnrchi Vi,·gilo, U •JF, 4) 9 1 4 • 1 ~, Osp. Geno va

l. 1.32

28.5.14

a Castiglion 8. 8. \H

Bianehini Act·isio, •t•, ~. ~ 919· Osp. Verona

16. 1.32

1.10.14

Africa Orientale

l. :.!.32

17. 6.14

+, ~' Mio. Guerra

16. 3.82

914-16, \X) 916-917·18,

@, +

A..~(rerlo, 'i>, 4) 9 15 , @l 916'911-18 @ ,

+

O, +, Osp. Perugia

na)

a

c

òel Lago ( Perugia)

a

Ma 111m o l a

e

26.10.87

Sn.viano (N a- 14. 9.87 poli)

916·17 ..18,

~916·1H8

20,

(Reggio C.)

a

@, +

e ~·1G·n, Osp. Udin e

©, +

1 @ , +, {•

e 9J5·1ij·J7·l8, @, +, +

Agostino Vincenzo, <l!', o, ~1•·15·19-iiO

~l an fred E A.lf1·edo, <ìf•, ~~ 4) 914-151 ~ 917, @ ,

+

Q.J

(CilpO sez.inc.)

2~.

5.14-


(segue) ~fAGGlORI MEOICl

29 ANZI ANITÀ

LUOGO

Data

CASATO E NOME

di DI NASCITA

,

nascita

POSlZJONF. D~:CORAZJONl

E CAMPAGN~:

dj

di

RJ'&do

servizio

19. 3.32

1.10.14

dal n. 86 al o. 99 a

AleRsandrirt 15 8.89

F e rrari Ugo, ol!•, O, ~. +, ~ 9)~·16·17·18,

a Bari. . . . .

27.10.87

Montelt>one Vincen:o, .Jì>, /r 1 toZ, Inf. pres.Trento 16. 5.32 @ 916·17·181 4:) 914-15·167 ~. @ , +

28. 5.14

a Noeern. In

17. 4.89

D' Alessanù1·o Rn((Mle ~·. +, Scuola appl.san. 16. 5.82 <[,l 919 ·-w, <5<> 9JH6·1i:Ja , @ , + mil. (ins. ti t.).

1.10.14

c Vico Equen- SO. 6.89 se (Napoli)

D11 bbio11i En~ilio, /t, U '*'• , Afri c a Orien· 26. 6.32

6. 6.14

a Noto (Sira-

Reitano Ugo, U ~,o. +, ®, ~. ~ Osp.Roma(eom. 91HG·I71 @, +. L. D. in bnt· lab. microb. ) teriologin ed immunologia

2.10.82

24. 1.15

cusa)

Bari. . . . . H. 1.88

Pepe Raffaello, '*'•O, q) 9Jtl·lo·zr, Osp. Perugia

28.11.8~

28. 5.14

18. 6.87

Sa ntoli Paaqunlirn>, oR•, +, Q;l 91 •· XX C. A. Libia Jl\oi6·1HS·I91 •}o

28.11.82

28.1:!.18

9.12.90

De Cesare Irt'igi, ~. +1 ~ 915 ' 16·11·18, @, ,1. L. D. in radio!()gia ed ele~troterapin.

30. 7.33

81. 1.15

feriore (Salerno)

11

a Tnurasi (A·

5.12.90

velliuo)

a Salerno

a Ga Il i ce Ilio a e

a

<l) 9 14·15·16·1'

~ 9 1 ~·1G ·fHu

tale

1

@ , . , o{•

Disp. Miniat. Aeronautica

l. 1.87

Fi.ore ]J[a·rio .Jì>, ttl 91 4-1 5 ·IG·IHB-19, Se. mil. Milano

15. 8.83

28.12.13

Varzi (Pa· via)

24. 8.85

C"'nepa Romolo, ~. +, 4. 912· 13 Se. appl. fan t.

24.11.38

l. 9.18

Maiori (Sa· lerno)

16.11.90

" Confalone lia,Oaele, <l!•, ~ .

,o-;., Africa Orien·

31.12.33

24. 6.15

Firenze . .

6. 4.89

l. 1.84

l. 5.16

(Poten za)

. z, +, *

~ ~15-16·17·18,

@,

$( 9JHG·I7, @ , . ,

+

+

tale

.2

" Carvaglio Edoarck, o§>. Cl, O, Osp. Trieste

*• ITJ, ~ 91H6•17·)8 @ , G-:913, + @,

l

Osp. Roma

©. +

1

1

a

Terracina (Roma)

10. 3.88

Sa.lvini Oesare, <§>, +, ~ 1915 ' 16. Com. truppe 17·18, @ , + Zarn

l. 1.34

l. 6.16

a

Sala Con· 11ilina (Salerno)

8. 4.84

Cappelli.Alf1'eCÙJ, ~,,CJ , O,O, ~,

l. 1.84

21. 1.12

+, ~ 91~·1S·IHB-19·2o, @, +

Osp. Roma (segretario)


30 ~ ,.

·;:;

..s

(Se gu e) M.\GGTORI MEDICI

LUOGO

ANZIANITÀ

Dala CASATO F. NOME

di DI NASCITA

:i)

nuoita

POSIZIONI'. D~:CORAZJONI F.

di

di

grado

servizio

Palermo (segretario)

l. 1.34

11.11.15

CAMPAGNR

dal n. 100 al n. 118 a

Misterhiao- 14. 1.88 Scuderi Ginseppe, &§,, (l) 919-'lO, ~ ~15·16·11·1 8, @, • • + co (Cntnnia)

1\

Maddaloni (Napoli)

2. 9.88

Rnffout> Aifo11BO ,~ 1 ~ 9H·1~·16· /)i sp. JliniBt. 17·16·19·20 Aot·onatdica ,+

l. 1.34

28.1213

a

Treo&innra (Snleruo)

17.11.88

Cnvallo Eugonio, •!•, +,r., 914, ~ Osp. Verona 915·16·11-18, @, + (segretario)

l. 1.34

28 12.18

c

Finale E111i · 25. 1.88 lin (Modena)

Guaralùi Carlo, •t>, O, +, ,~,, ~ Dir. San. Bolo9H>·J8·J? gua (segret.) l@,/

l. 1.34

28.12.1 s

1\

Paglieta (Ct.ieti)

25. 5.B7

Di Noli n Nicolfl, •M•, o, +, ~915· Osp. Alessan16·1?·18 @, + dria (segret.)

l. l.S4

17. 9.14

a

Mcstre (Ve-

25. 2.88

De Cnr li Gmtm•o ,~, Q:, 915·16·17-18· ..-!Bpett. inferm.

l. 2.34

1.10.14

nt~r.ia)

08().

19, +

a

Modiea eSi· rncusa)

23. 9.90

Barone Giovanni, •e>, ~ , 1.: 91~·16, Africa Orion~ 911-18 @ , . 2, + tale

l. 2.34

1.10.14

1\

Perugia . .

14. 4.88

Caterini Federico, 4, ~ 9 15 ·IG·I?· Se. n l l. ulf. n,l\1), +, + , ; z Lucca

20. 2.34

15.10.14

c

San Biagi o Pla.tnni (Àgl'ii(6D.)

21. 9.89

Gunrnuccia Girolamo, •lP, Q;J 91 5·

:o11p. Pnlermo C 20. 2.34

l.lO.U

a

lllcl• i tulln (Fuggin)

8. 2.88

De Cata Domonico, <Jr,O, +,o.9t9, Osp. Bresd•~ ~ 91~·1G·17-l8 @ , + 1

1\

Montecal vo Irpino (A· velli no )

26.11.87

Fonr.one Lorent:o, +, ~ 916·16·111 Osp. Gorizia

Colletorto (Campob.)

8. 2.89

De BernRrrlo Fran • .Antonio, •!:, Osp. Mil n no (se1.{ , , ~ 1116-16·17·18, @ , . 2 + grotario)

l. 5.34

1.10.1-l

e CApa nnori

2. 6.90

Bertolucci Gino, •H-, o, +', ~916· XX C. A. Libia.

12. 6.34

13. 3.15

Severi Pompeo <!•, +, ISò 916·1G·l?· Osp. Pincunr.a

12. 6.Si

1.10.14

a

16·1?·18-J!t,

. 't, 1., +

~ 918, @

(Lucca) Monteleone 12.12.88 di Orvieto Pent g in)

20. 2.34

11. 4.34

1.10.U 1.10.1!

IG·I?-181 @ , +

JB, @,

+


....

31

(se gue) MAGGIORI MEDICI ANZIANITÀ LUOGO

D•ta

CASATO R NOME POS IZIO NR

di 1H N Ai!CJTA

nascita

ORC0RA7.10NI & C AJoiPAGN&

di

Ili

grado

servizio

dal o. 114 al n. 127 n

Giugl ianu in CRmpanin ( Napo· li)

4. 2.90

Saroell i Tommaso, ~, U -& 9 • • Ler.. terr. CC. '• o:•to, 6( ~~~·JG·11, @, +· L. RR. Bomn D. i o pat ologia t>d igi~ne colonilll6 e in ofcnlmologia Il eli n ica oculi~tiea

2. 9.34

24. 1.1 5

a

CnsRgiov~

30. 6.88

Ccntort• Anto11ino, -!>, ~ 9J)·IG·I?· Osp. Cnsorta ~~. ~· \oiU·to, M, +

19. 9.34

24. 1.16

a

Gottnseeoo (Cuneo)

1.11.34

14. 3.1 !i

Spagnuolo Vi~orita Nicola, <M>, !;c. u1ilir.are Na- 17.11.34 Q, ~ . , q, 915-lfi-11 1 ~ 9181 @ , + )>Oli 1

l4. 3.15

Mll118inw Prancetco, '~• ~ 9 16' 16' Osp. Udine

9.12.34

l. 6.16

Chieti

9.12.84

18. S.15

Afri c n Od~u-

9.12.3'

17. 6.15

9.12.34

l>. 3.17

( ~apoli )

n Cas~ ropigoa- 13. 3.89 DO (CRm pobasso)

Cassano Ir· pino (Avei lino)

29. 6.91

Pv~gio San

28. 2.86

Moanru Aurelio •M·, lt', ••~Yl5·JG,

8. 6.87

C.:nlignria Om·lo, •l·. • • ~ 191HG·I 7 •

11-1 8, <)D,

mta (Campobassv)

o Genova . .

o., +

ÙSJI.

@,+ 181 @ ,

+

tale

*•~ ~'1 6· Osp. HmnR (com.

c

Foggia. . .

28.11 .91

Pecore !In Giovanili,

a

Siena. . . .

25.10.86

G ramego u Giovanni, .;., • · <!. 919, ~91~·hl·I1·1Y @ , + 1

Ace. mi l. ar t. ~ genio

9.12.3!

17. 6.15

e

CRsnlt~ ?tl (A-

3. 4.90 Gauurn UotmwJdo, ,~,, -k, ;~, ~

.2l

Sll. appl. c.:nv.

9.12.34

24. 6.15

91 ~·1 r.·J7

Iessandrit\) n

Lanciano (Citieti)

10. 6.84

a

S. Valenti· no (Salerno)

9. 5.85

a

T~SrreorsRin

26. 8.87

a

Teverola 19. 4.89

( Rlerno) (Napoli)

1~·18, • • @, + ,;

A

Jb

1

'Ù' ~ 919•2()•2 1t

)WJ"l!!J\g/J't•J

coli. med.leg.)

J

l . 5.16

e 915-lG, ®. ~, .2. +

De Mnrioia A"r~lio, c;, lf. 91 3' 11 ' Osp. Bolugoa. 18-19,

Girardi Gitt8~ppe, *,1.-914, ~ 9~~- Oap. Mil ano 16-17-18, ~. ~. @ , • •

+

10.12.34

l. 5.16

10.12.Sl

l. 5.16

10.12.34

l. ò.lO


(seg u e) MAGGIOR I JIIEDICI

:32

ANZU.NlTl LUOGO

Data

---,-- -

CÀSA TO E NOME

DI NASCITA

nascita

Ul

POSIZIONE

t! i

di

di

gntlo

IOf\Ìtio

10.12.34

l . 5.16

10.12.34

l. 5.16

Osp. Torino

10.1 :l.34

l. ~.16

O~p. Trieste

l. 1.35

s. 8.19

CAMI 'AGIH~

l>ECORAZIONI &

(Il \A

dal n. 128 al n. 142 111 ~·16· 17,

Me leguano ( Milano )

29.10.89

Munti (;aetatw,

a

Gangi (Pn· lermo)

28. 3.90

Conti neo Sante, <t, o, ~· OI$·IG· Osp. Palermo

V azza n o (Catauzaru)

15.11.87

n

Nardò (Leo· co)

11.12.92

lo'ilograun Pasquale, ·~·, +, ~.

n

Homa.

15. 7.88

D' Amico Gitueppe, et, O. ~ . Miuist. Guerm +, ~ ~~~·lti·l\ @ , + <Capo sez. i ne. )

9. 135

l. 6.16

a

S. Vi t to r o del Lazio ( Frosin.)

13.1:?.89

Afri c a Orien· tale

22. 3.35

l. 5.16

Casurta( N apuli)

9.10.91

Afri ca Orien· tale

22. 3.35

l. !i.l6

21. 5.35

l. 8.21

16. 8.35

5. 3.17

a

l

~,, 6?

a

n

17·18,

Rossn no Ca · 15. 7.95 l11bro ( H. C.) !U2.90

M o n astoro· lo (CUnt.lO)

1. 2.M6

c

Cn i v a n u ( Napoli)

n

Ca~< te l p la·

a

Feli~, ·~, +, ~:

Luciano-l<'uAcà

919·20·21, '><' !II)·IG· I; · t8

@, +, /

~~ ~11-1s, @

(segretario)

Guido GioiJanni, ·~. U 1r, +, 1, Osp. Roma 4)

Brunt>tt i Oitt$6ppe <§·,O, + ~

1. 5.16

25.12.89

Lnnnn L eonida, ,~ , U /r, ~ 9 l!l'lo, Ol!lp. Bob.nno

16. 8.35

l. 5.16

27. 6.90

Ri eci .d.ntonio, 'H •, © , ~ nu·l6·n- Osp. Livorno

16. 8.35

l. 6 16

Osp. Napoli

17. 8.35

l . .21

Morino Enrico, ·lf, +, -,e• 916 ·1G·l1· Osp. \' tJrona

17. 8.35

l. 5.16

17. 8.35

l . 5.16

Ylb·lG·IHo,

l:lulnzzo <Cn·

15. 7.90

+

@, +,+

Hq uillaeioti Rt~.ffael~, ·~, + . ~ 917-18,

18,

25. R.92

@, ~ .

+, +, \ 1 ~ 91HG·I7·181 @ 18,

17. 5.96

( P. Maurizio)

+

16. 8.35

l:i qui Il neo (Catnnznro)

Bordi~h crn

@, • •

Africa Or it'n· tale

neo)

n

.ìllinist.

' Pa.

nio (Aneonu ) ~

/Ji8p

Finan~e

1

n PriocCA d' Al· ba(C uneo) 11

+, {•

@

@, 1,919.,0, ~. +

Cldt·sn E1nanue~ ~1

1

~ 916·1G•I7·18

*•++, •L-

@, 1

9l 9·%o·

Osp. Bolznnu

A'

l

f' • l


(~egue} M \CGIORI MEDICI

LUOGO

ANZJ.UIJTÀ

Onta

CASATO F. NO~n:

ùi 01 NASCI"rA

POSIZIONE di

nascita

di

graùo

dal n. 143 nl n. 155 a

Guuu va . .

16.10 90

Suleri (;;iot•atmi, •• 1 O , o9, ~"'~·

Afrit·a Oriental e

28.11 .35

u. 6.15

l n f . pre!< Anzio (CA n1 po clin1. anni t.).

31.12.35

l . 5.16

31.12.35

l. 5.16

1. I.:l6

l. 5.16

1. 1.36

1. 5.16

l .l.;jf.ì

l. 5.16

l. l.::l(i

l. 5.16

Osp. Huma

l. 6.36

l. 4.22

Os!J. Genova

31. 7.36

16.12.27

Cas!'onc Giu8eppe, '" '·*· ~m- Osp. Ud ine

l. 9 36

l . 5.16

@ , +,

16·11,

a

Bunir.o (A· velli no)

27. 3.90

a

H ipi\Cn nd ida ( Poten· r. a)

4.12.ti9

a Cornto (Ba· ri)

19. 3.90

~Ioot~leuue

11. 8.90

u

;\lu;;to

+

Pt18tJ11nle. ,;; .. t, +, !Q9W· Osp. Cnl'cr tn

201 '><' UI~·IG·1'·18

1 p, . +

PrmiC(JRCO. ·~·, Q. !ll:..tu-1:-l s, \e , ,

Pict>arrtollt

([', , e

+

+. Ù!'!J. Rom:1.

(CR tanznznro) a Snn ;>.t nrco ArgenW\uo (Cosenza)

15. 5.89

Manfrcòi A n wldo, •!,, +, 1. •uu· Osp. l•'iren>:e 20·21, ~ •15·1~·1;-ra, ..g

a S. S tefauo di 27.11.89 Cnmlls&rn (Messina)

c Pngani ca 31. 8.95 (A<luila) a

Turi (Hari)

x G iacobbe Gm··rnrlino, ,~,, 1., €} 9 16·l7·1u, ~., @ , D. iu

+,

+.L.

patologia chirurgicn 4. 2.91

Cll!lwllnuo~n Vi11C811zo, ···, 919·20 ..,., Dl~ ·li· IH . @

+, 1.

1

Sortino (Si · raeusn)

25. 4.90

a

Sien a . . ..

26. 2.92

Mn~>!'a F'ilippo,

Dir. Snn. Roma !i:.tieuista)

7. 9.36

16.12.17

a

Osilo (Snesari)

10.10.91

Dettori Giov. Maria, ·•., ~ " 1 ~·?0 I n f. p re s. 21,@ 9t:Hu·•~·l 8 7 @, +, + SasRnri

1.11.36

l. 5.1ti

a

Figline (l:o'i· renze)

ll.lO.Si

Righi Giusepp6, ·• , Q. 1. . '. >" 915· 16·11' @,, +, {•

1.11.36

l. 5.16

a

3

·~·17·18, (iJ), (6>921, • •

915·tG·I~·Is·w·~o, @,

+

, 0.+1 , J., . ®

+

.

Osp. Li voruo


(segue) MAGGIORI MFitiCI

34

= ANZI AN ITÀ

DI't n.

CASATO & NOME

LUOGO

POSIZIONE

di 01 NASCITA

nascita

OF.COIUZIONI E C AMPAGNK

dal n,

c

Sortino (Si-

11 . 9.94

a

~lcmte

Sa.u Pietro (Bo·

di

grado

Elervizio

156 nl n. 168

A~<tnto Oitueppe, •!:, ~ (r. 9H, ~ ,;-,.. , \!U1

9l:O·IG·l~·l8

racu sa)

tli

Osp. Mill\llo

l . 11.36

l.

24.12.36

l. 5.16

X.'C C. A. Li bi n

31.12.36

l . 4.2\!

21

~ ~..

28. 4 87

logun)

a

Salento (Sa- 21. 1.97 lerno)

Anf1iolino,

Scarpa

~~

~ 91 8,

@,~-L. O. in patologia e eli · nica dermo~;ifilopatica

t•

Bitonto ( Bari)

2.1 1.~7

Afri e n Orientale

31.12.36

5. 3.17

a

Gioia Tau-

13.12.86

Ginnnetti Benw.rdo, ~. ~ OJG· Com . scuole • ~·Ju, @, +,Q~ uaH8·W·20, + ceutr. m il.

31.12.36

5. 8.17

Se. nppl. aun.

3 1,12.36

6 . 3.17

3 1.12.36

5. 3.17

31.12.36

5. 3.1i

3112.36

6. S.li

31.12.36

1. -t.:n

/)ino, '!-.O,+. \, ~9U· Osp. Bari (&1'!1. 3 1.1:.!.36 + ruil. ist.igiene) 1

o. 3.17

rt> (Hegg. Caln brin) n

Gualdo Tadino (Per ugia)

19. 4.90

n

Cesinali (Avellino)

1. 1.87

Il

Catnnin

20. 2.92

e

Alessandria 13. 1.90

mi l. (i ns. ngg.)

Vitalo Nicoù,, ·~·, +, 4)919, ~ 9JG· Osp. Turino 17·18, @ ,

Lipnni Antm~ino, <!•, ~9tG·J7·ta, @, ~ . ©,+,

c

+

Min. Guor r a (Capo f<t<Z. i uc.)

Gntti GiOI!IWni, •B•, +, ~91:•·1G·I1· Osp. Toriuo lU @ ,

n

+

+

Pesciull (A· q uila)

6. 5.95

Tnrquiui Oniroli, '!•, + z, ._,o., Afr ica Oric·u·

S. Minilltu

12. 7.90

l<'r~t~>ini

~ !li5·1G·I~·IU,

@,

+

tal A

1~·17·JY (W , 1',

( Firenr.e)

])i sp. Minist.

24. 8.92

c

BoR o lic c <Boneve uto)

n

Alvito (f'ro - 23. :!.93 sinouo)

31.12.36

16.12.17

31.12.36

5. s 17

AtwOt1mrtic1~

:\l n7.r.t-ugtt Uiacomo, tf-, ~. ',

:9, ~ 91~·1C·I~. @ , +

Osp. P ado\·a


(se gue ) M \C'a;JOR I 2 PRI~ll C:\PIT\N I :\IEDIC I

Lt;OGO

ANZ IANITÀ

Dntn

CASATO F: NOME

4li DI NASCITA

35

I'OS IZTONE tli

di

grado

~l'r\"izio

Hj y,zo 01u·lo, ·~·. o, <!), J5?> 91~·JU· Culi. m oò. lega.· 17·J B, @, +, + , L. D. in eli· lo (membro)

l. 1.37

]. 1.23

Rcnlu 1?11ricn, •i', +, ®, <9, ~9Jr.·

20. 2.37

o. 3.17

l. 5.37

l . 4.22

Napoli

11. 6.37

5. 8.17

Fedtllll Pasquale, -~ , O, C;,~ 9W· Osp. l\lilnno 17, @, +

12. 6JJ7

5. 3.17

Livorno (Serv. lim.)

31. 3.2~

5. 3.17

a Serra Snn 10. 1.89 Bruno (Ca· tnnzaro)

Tedes11Li Nicola, •L@ 91s·•o·n· ABpett. Ìlljel'm.

Sl. 3.23

5. 3 17

a

Gioios1L Io· nicn ( Reg. Calabr-i n.)

10. 6.89

Rodi nò N iool1mtonio, •%,, ~91 0·17, @, +,+. L. D. io igiene

Oir. Sao. Boh:n.- 31. 3.2:.! no (igienista)

5. 3.17

a

Fiearra ( Messina)

14. 2.9!J

Ferrnrolo GitlttCffB, •!:, ~- + 2, Serv. c ltim. JJ919·20, ~ 91G·I7· @, + ruilitare 1

a S. Giovanni 21.10.89 in Fiore (Cosenza)

L oria Giollt1.1PIÌ, •!:, o, ~~ (1;)9 1t, Min. Guer r n ®~IG·IG·I1·1U @ , l (Com. Corpo 1 S. M.)

nn~ci tn

DF:CO RAZJONT P. CA MPAGNP.

dal n. 169 nl n. 178 n

Torino .. .

11 . 6.95

nicm neurop~>icllintriea

a

N o In (Nn·

4. 4.91

poli)

I:•JB, @ ,

a Romnno

H. 9.90

Lombardo (Bergnwo) 1\

Paola (Co-

14. 1.91

8t:mr.a)

+

OiBp . Minist. A erortau ti ca

Mori An.11illt1le, •R•, +, ~ 916·l7·1 8, A fri c n Orien·

©, +

tnlo

Ciodnro Rnffnello, ,;.,Q. *, *' 'EV t 1 (Q~ IV·lo·ll ~ 91S· I~ ·J;·JS @ , 1 0

O~p .

+, +

n

Minturno (Napoli)

12.12.87

PRI Mr CAP[TANI

~IEDICI

dal n. l nl n. 6

a Pisa

.... 29. 4.89 De HieronymiR R1~ggero, •M>, ~ 2, Osp. .~. ~ 916·1~·11"18, @,

a

~:lonopoli

<Bari)

3.12.88

18, \\!1,

+

+, +

31. 3.23

5. 8.17

31. 3.23

5. s 17

s 23

5. S.l7

Barnaba TlfJ01Jardo1 ~. ~ 916·11 Dir. 8110. Bari 81. ·18 l~ • • • \,©. + (cnpo st:~ziontl j ùisinf.)

\


(segu e) PRIMI C.\PIT.\N I MEDICI ANZIANITÀ LUOGO

Do t n t

0 1 NA!ICITA

CAS ATO E NOMF.

li

un~cita

POS IZJONR

di

DECORAZION I E CA)IPAGNR

grado

l

l

·l i

t!en izio

~~------~------+---------------------~----------~----~

dnl n. 7 nl n. 20 a

Palermn . .

17. 6.91

P a' o ne Giuseppe, '"'• 1, ~ 9 1G· Osp. Palermo J~·I U1 (W , (991~ +· + 1

31. 3.2:l

5 . 3.17

~~

Napoli ..

3. 8.89

Pagn o tta Umberto, •! 1 -&, t.919·zo, XX C. A. Libin y 9 1~ ·1 G·I 7·1 U 1 @, + , +

31. 3.'?3

5. 3.17

a

Vi Ila m n ntorchi (Ar ozzo)

20.10.85

A lberrJ Ettore. ·~ .O, ~. 5' 916· 17 nrt. div. fa n t .

31. 3 .23

5 . 3.17

c

Portici (Nnpoli )

6. 4.90

so. 6.24

5. 3.17

a

S. Giuse ppe

18. 9.91

:>O. 6.24

1{; 12.1'1

I~·I U

l @, +

Tor re Salwtlo!·o, U r:~'• ., . @ 915· Tspett. San. mi l. l ll-17·18, (y) , • • + !\apoli (ndd.) Osp. Udine .

Ves uviano ( Nn poli ) :t

Chini'I\111Hil· Gc1 Gull'i (SirncttM)

29. 1.93

lnuoizzotto Antonio, ·~ , ·' ,~ ~•o· Osp. Cntam:nrn 30. 6.24 1:•18, iQ,, •} (A . M .)

16.12 17

a

Terui . . . .

28 . 7.93

Pnrisi Ennio, •L o, +1 1, ~ wr.- Re g g. c ltim . 17·181 ©, + mi l.

30. 6.24

L 9.20

a

Bari . . . .

8. 5.92

Belisnrio Giulio, ·~· · lP, 6? m, Osp. Fi ron v. e

80. 6.24

l. 9.20

67 fnnt.

30. 6.2-l

l. 9.20

19 funt.

30. 6.24

l. 9.~0

W. H.24

l . 8.21

+· 1 1 -.,.. Africn Oricu- 80. 9.24

l. 8.21

80. 9.24

l. 8.:?1

30. 9.24

l. 8.19

~

Ll\mendoln Filippo , ~ 1 +1 'l<

Vicari (Pn· lermo)

13.10.92

a

'rnrnn to . .

8.12.93

FiRci• <Jtti Giu11eppe, ,!·, +, <">:.!'11·

a

Gin i a de i :\Jnr~ i (A· qui In)

2:1. 2.93

Giaou:lutuoi Mario, ·~·, ~ . + 1 Osp. P e rugia V, X 9ltH~·J81 @ (A. M.)

t

Bn d ula t o

27. ~.94

Pultrono HaJr(~ele, ~-,

n

918, @

( Cn& a O ZI\ ·

~~.

w, +

9 1~·18, jjj,

+

tnle

ro) a

c.·

Napoli

18. 2.95

Mng lin oo d ei :'lf nr>" i l (Aquila )

2. 9.91

Di Lorenzo 0 f1oardo 1 "',+. ,._ !•te- Osp. Roma ... @


37

( SP.gue) PlllM I CAP IT ANI MEDICI

'•'

ANZIANITÀ

Q

>

;

" .::: '::

LUOGO

CASAT O F. NO ME

POSI7.10 Nt:

oli

di

di

grado

&ervizio

Se. çiro nrt.

30. 9.24

l . 8o2l

3. 8.94

:'llurru Giaconw, .~-, +, I[)UlR-29 Oep. Fi l'e nze

30. 9.24

l. 8021

Ma!'~ro~in <'oruo VILido, ,;;,, tg 9J0-1:·lfl, (!:!)

+, J ., 011po Torino

30. 9.24

l. 8 021

~ ora,

Osp. Cuglinri

30. 9.24

1. 8.21

D iJJp .11 inist. l •'inanze

30. 9.24

1. 8.21

DI IS ASCJT A

DECOKAZIONI E CAlii'A\iN F. U81'CÌlll

:r.

d al n. 21 nl n. 34 a

Portiti ( :\1~­

1.9f>

Gaglinne .d.nlouio, <!·, 1, y l o;·l ~ ·lll

polì)

1 @

a

S~tRSII ri

a

MesRi un . .

18. 5.!)6

n

Gr o t t r1 f orr run (Ho·

l. 3.92 T appi Primo, l , , -f.

.

o

91~·

y 91 ~ · 16·17, @

l.

•J mu)

·'

.l

Nap111i

14. 8.94

e

N o la (Nao poli )

3.1.0.94

Tufnuo llajTnelo, _-, ~. +1 1,

"hpeU. iuform.

30. 9.24

l. 8.21

a

Partinieu

2. 2095

A vello no Uaetano, ·~ 0 • ©, +t, Q), ~ 911·1U1 @

Ospo Chieti

30. 9.24

l. 8.21

30. 9.24

l. 8021

30. 9.24

l. 8.21

Russi !Ual'io, ••, +, 4:;'1 1, ~ 915 • Afri ca Oricuo

300 9.24

l. 8.21

De Mi ch eli~ f'Jor ratlo, ! , +. r., Osp. Torino

30. 9.24

l. 8021

A fri cn Oriun· 30. 9.24 tale

l. 8.21

Di11p. Minist. .d.erotta"tioa

30. 9.24

l. 8021

RaffMle, ~. +, ~. Leg. ali. CC. RR. Roma

30. 9.24

l. 8.21

(Palernro)

·' ·'

o

1 \W

~ 91~-1 :-1 a

e

Carluntiui (Siracusa)

2. 2.94

Fnilla Salvalt>rtJ, •li , +, '!', il':, 'X' Os p. Torino 91~·JG·I:·J8 (!JI , ~ (A. M.) 1

a

Bonnrva CSaasr\ri)

23. 5.93

N urrn

a

.d.1~to11io, ,3,, ,\,

~ 91 R,

tale

w·JH8, @ , •}, /

11.110!)0

~ 91HG·J7.J8

ItJssandrin) c

1

@

Ferri .Antonio, !

(ass. mil. ist. igiene) -~r,

\, S? 915·16·

C a v a dei Tirreni (Salerno)

30.10.95

•~

Cuneo . . .

:?.6. 4.!16

Breu;i Giot•mmi, \ , /t, O, +, ® 91~ · 1G·J8 { . l6·2;-28·29 @ 1 1 1

a

ParGinico (Palermo)

26. 6.95

Pns~>alncqun

1;-ta, @ ,

R eggo genill

ferrov .

@

Torino . o o 26. 9.95 Bo Reo marengo (A-

.. l

,;;,, O,

+

0

,

~ •~·16·17-la, @ , o{•, /


38

(seg ue} l'R IMI CAPITANI MEDICI ANZIANITÀ

,....

Dn.t.a

:..

B

L UOGO

o

S

DI NASCITA

:n

nn.scit.a

r.

CASATO E NOME

ùi

P OSIZION E

di

IJECORAZIO.N1 E C.Uit'AGNE

grilli o

sernzio

dal n. 35 al n. 49 a

22. 6.91

Donsantn Ameileo, =&-, ltl, ~ 915 " Se. 11 Il. so t t. 1G·I;-IU· I9·w, ®, +, + Nouera Infer.

30. 9.24

l

Vittoria (Siracusa)

10. 5.94

Cult.rone Sal11atore, •!', ~ 0 1 ~·l 6- Disp. .Mit~Ì$t. t<-18, +, ~ 920'tZ-ZJ, @ Finanze

30. 9.24

l. 8.21

Roma . . ..

26. 9.92

S e e o n d igliano)Nn· poli)

a

a

8.21

Sinibalùi Guglielmo, +, ® Dl6- Inf. pres.Anzio 30. 9.24 17, @ , + (campo eli m. sanat.)

[ tBr l . 8.21 1 l!ar

ra

a

Augusta (Siracue:t)

22. 5.93

Pnttavina Domenico, ~~ ~ ~. Disp. Minist. ~ Dt7-IU·J9·w, @ Finanee

30. 9.24

l. 8.21

e

Venafro (Camp o · basso)

3.12.95

Alnnzo Rtt.ggiero, <8-:, +, &·m-16· Savoia cavali.

30. 9.24

]. 8.21

Caronia ..

3.10.92 Mnsumarra Nieolò, •it>, ~,+. ~, Osp. Bari

30. 9.24

l

a

17-18, @

@ 917-18, @

a

Napoli . . .

24. 4.94

Fiume 16-11 1

®

Guglielmo, Lfto, ® 915 " Dir. Snn. Bolo- 30. 9.24 gna (igie nista)

l. 8.21

30. 9.24

l. 8.21

Bottiglione .1l lichele, •l!:, +, ltl, ~ 91ti-17·18 ® 1

30. 9.24

1. 8.21

a. Salem i (Trn- 23.11.94 pani)

Patti Giu11eppe, •ìi', Q,~ 91 ~·1 6- Dir. San. Bol· 30. 9.2-1 17-18 1 @ , +, lt\924·2~, + r.an<> (capo sez. di ~:~inf. )

1 . 8.21

a

Vita (Tnt- 17. 8.95 pani)

Perrieone G-it~seppe, +, ® 9 1 ~·16- Osp. Messina

30. 9.24

l. 8.21

Cassano nl· 17. 4.90 I'Jonio (Cosenza)

Diana Et4get~io,

30. 9.24

l. 8.21

S. Gregorio 19. 8.96 Magno (Salerno )

c

a

Acerra (Na- 18.10.95 poli)

c Scanno lA·

17. 6.94

quila) c

c

Formi col a (Napoli)

17. 6.92

S. Apolli- 22. 5.91 nare (Na- ; poli) 1

17-18,

@,

17-18, @ ,

Leg. terr. CC. RR. Bari

+, + +

'*'•+, ~ 1~·JG- 8 a r t. div. fan t. 9

DI

8.21

Goffredi Luigi, :i>, @, +, 4;, ® 94 tilnt. (so. nll . 9IG-17 ® utf. ) 1

a

f' [l

l

Por dol D~ l

l

,. l

·'0

tQ

Del Fattore Guglielmo, •j>, + , Afri e n Orien~ GIG-!1· 18, @ tale

30. 9.24

l. 8.21

Giuliano Celestino, •Ho, +, @ , Osp. Piacenza.

30. 9.24

L 8.21

Mallozzi A merigo, o~>, +, ~t~, ® Osp. Bolzano

30. 9.24

l. 8.21

2

~ 915-16-17·18,

918, @

@

~

r·~l l!

1

Pa


(segue) PR IMI C.\PITANI 1\IEOI CI

39 ANZIANITÀ

f.llùGO

Data

CAS ATO F. NO~IE POSIZIONE

di DJ NASCI'rA

di

di

grado

aen'izio

:lO. 9.21

l. 8.21

31. 3.25

5. 3.17

51 fan t.

31. 3.25

16.12.17

5. 4.91

CnRtrooovu r.a cta11o, &i•, +, ®1 75 fl\ot. Ql, ~ 9l~·IG, 1 ~·1 81 @ , +

31. 3.25

l. 9.20

na•cita

UECO RAZION J E CA M PA G NE

dal n. 50 al n. 62 a

Ca!<telg r a D · d e (Po ton·

Disp. MiniBI. Aeronautica

8. 2.96

?.Il)

a

Fn 8a n o ( BriudiRi)

12. 1.89

P<•tenta L11igi, + ,O, EJ», ~ 9 15· [,ibia 16·1 ~·18

a

Rnrrnfrao· 16. 3.90 ca (Cn l tl~· oissetta)

a

Nnru (Agri-

geuto)

1 @, +

Paranin fo A lltJelo, ·~, ~. ~. +2 , l'~ 9!5· 1f.·J; ·i 8, (19 ,

+

n

CaRnlvolioo 1\fari o a (Sn· leroo)

2. 4.96

Lilltn Dome1~ico, •!P, +, ~ 916 "11" O"' l'· Gorizin m, © (A. M.)

31. 3.25

l. 8.21

a

Por toln.u· dolfo (Be-

16. 7.91

Hioaldi Ora :io, +, +, cp, ~ 9 17 15 fan t. Iso. nll. (!/) l'lO t t o tf. )

31. 3.25

l. 9.20

SI}. appl. Ila o . mi!. (A . M.)

31. 3.25

l . 9.20

011p. A ni}Oolt (A. M.)

31. 3.25

l. 8.21

30. 6.25

1. 4.22

30. 6.25

1. 4.22

30. 6.25

9. 7.26

Pundolfi Edoar(lo, ,§>, +, ®, ~918 Se. appl. san. @ w il.

30. 6.25

l. 4.22

Lo Bianco Domenico, ~~ d, ~.

30. 6.a5

l. U2

nevento) ..~.Llfi{),

•§>, ~ Dlb·IG·lHs, @1

e

Aci r oale (Cntaoia )

21. 9.92

Foti

a

::>. Se v t1 r o

23. 4 .91

Cnsf\an o L 01·en::o, Qll, ~·9Js-tG·I7, o~, @, +, +

(Foggia)

c

+, •lo

Audria CBn· 17. 8.98 ri)

Tropiccio oi

Entanuefe, .;., €), Osp. Romn +. L. D. iu t i-

~. ~ 9t ; ·t a (!!J ,

aiologia Not o (Sirn· e usa)

7. 8.91

Avolio Oaro Ot~.id{), +, + .... Oi! p. P a lermo

o ara " Cervi (Avellino)

5.6.901

x lo,uecio

v

(Cosenza)

Palerwo ..

A fri ca Orit-o-

tnle

v Mormaonu 30. 3.97 a

Giot•a1mi, <!:, l:, \ J • •

13. 9.96

+, ~ ilG·l7·JB1 @

A1pett. inferm.


(ç~qu e) l'RIMI CAPITANI 1\l l!DICI

40

= ANZIANI TÀ

l) a t a

CASATO ~: NOME

l .UOGO

di Dl NASCITA

naseitn

tli

IJECORAZIONI E CAMPAGNE

ùi

grado

dal n . 63 nl n. 76 Rvn tl\.

. , 22. 7 92

Gelanzè Gelestifl0 1

Il

o s t Il Il i

22. fl.96

( Brindi ~<i)

nuc;cino

12. 4 96

Africa Ori~ntnle

30. 6.25

Snutorl'oln Domenico, '-!i·, ~ 91G- Osp. Bari I~·Iu 1 @ , lt':l, •

so. 6.25

Bellelli Gnrlo, =~·, /r , ~ U16·1 ~· 18,

30. 6.25

:~,

(Sal brno)

-~·,J: , R m·

@, •

1G-17,

Osp. Cnglinri

@, +

l. 4.2'?

1 ~n

1 4.22 1 ~a

a

Vittoria (:;i- 30. 5.93 racu!!:~)

Nnròò (Ltm

20.111.90

co)

l

1\

Nicolo~; i

30. 6.25

1. 4.2:1

® 9 1;·18, Scuola appl

30. 6.25

l. 4.22

Maoieri

4. 4 96

Lungo DIYinenieo, •!·, ® 9"·18,

. ,4), +

@,

6.11.96

La Rocca 1

c

IL 2.96

ttl (:;ialor· IlO)

11

Aqniln

·~-,

san. mi l. (ius, ti t.)

917· 1H

Cll·l'tc ll ahu-

A.lbM·to,

@

(Catauia)

Palermo .

Pnolillo St(m·i slao, ~~ a; , ~ 915· Osp. 1\Jilnno 16·1<·18, .g,, +, •!-

2. 1.95

@

~l atnrnzzu

Roberto, ·~·, +, <Q , ~

l l'•

0Rp. Romn

30. 6.25

l. 4.22

Leg . teti'. CC.

30. 6.25

l. 4.22

''p,. w

~

L1wio, =J!:, ~ . ~ 916· A f ri c n Orieu

11-18, @

81\n drer,ti Ernesto, 'ot·, <{), ,;;(. 918,

l

tA

30. 6.25

l. 4.22

Ars. R. E. To- 30. 6.25

l. 4.22

l ('

ao. 6.25

l. 4.22

l

P.

l

talu

rino

Cipriano Salvatore, •!!>, ® 918,

Tt•anu (Nap oli)

:l. 7.!)6

a Ct!fa 1Ìl ( Pa-

l. 1.94

Pernice Vincc1u:o, ~~ +, ~&, ~ 12 nrt. corpo 9iò· ls, @ a.rm .

30. 6.25

l. 4.22

l

Vttirnno (Nn poli)

15. 7.97

Zanfugna. Ricca1·do, •! , ~ 9 18, @

Dir.Sao. Napoli (igienista)

30. 6.25

l. 4.2'.?

l .

Vitt oria (Si·

26.10.98

Snln•ò Ettore, •!->,<V, ~9 t a, @

Osp. Bolognl\

ao. 6.:!5

l. 4.?2

1. 5.!!6

M'unnf!tra Salvatore, <lf, ~ 91 G· 12 geni o

30. 6.25

}. 4.22

a

Mio. Guerra

@

lermo)

l)

p

RR. Livorno

@

n

' At

racnsn)

a

Pn.h:rmo .

17-18

1

@, .


(aegue) PRIMI CAPITAN I MRDIGJ

41

ANZU.NIT ;\. CAS ATO E NOME

I,UOGO

POS IZI ONI':

oli

di

UECO RAZJONI E CAMPAG!SE

01 SASCITA

di

1188Cillì

l(rBdo

dal n . 77 al n. 89

a

a

Settioginno 2fi. 1.96 (CIICIIDzaro)

Napoli

. .

7.11.90

Vir~illo Snt•erio, ·~·, +, r.. ~ 9 1 6·

011p. Bari

20. 6.25

l. 4.22

Osp. Napoli

so. 6.25

l. , ,22

Dir. Snn. Trie· 30. 6.25 ste (igienista)

1. 4.22

3H fnut.

30. 6.25

l. 4.22

o~p.

Firenze

30. 6.25

l. 4.22

CnccintortJ Donumico, "i", Sè 91 ~- .hpett ir~(crm.

30. 6.25

l. 4.22

11-20,

l]>. L. D. io unatomia ed

istolo~ia

patologica

Palruera Uoo,

·~·, ~ 91~·1G·I:· 1 8 ,

@, + a

Napoli . •.

J 7. 8.97

De Ce~~nre Gùuu1ino, ~,, +, 4),

c

Ariano di Puglill (A· vellioo)

2. 1.97

Purcaro airUieppe, f', +~,Q.,~

P etrizzi (Ca·

15. 6.96

o

a

©

9 11·18, @

L\ral·ri Antonio, •F.•, • • ~ GI 5 ·IC · 17-1 8,

t.aUZI1fO)

o

~ 917·18,

l

@

S. Stefano Quisq ui uu (Agrigeotu)

18. 9.93

Ca lvi Ri, or· ta (CnAer-

8.12.95

Zona Demetrio, ! ,o._;, ® 918 , J) . Dir.Sao.Napoli (capo soz. disinf.)

30. 6.25

l. 4.22

I aselli .llario, U -A-, •!,, <~.,>, ~ 918,

Osp . Ho ma (A . M.)

30. 6.25

l. 4.22

1G·l1·1 8

1

ta)

@

a

CnRtJrtn(Na · poli)

a. 8.ln

a

Rom l\.

21 . 0.86

Disp . .llin. .do· r1mautioa

!1.11.25

9.11 .25

Cntlloia ..

:l[>.l 0.89

0Ap. Romn (com. O.N. Bn· lilla)

9.ll.21>

9.11.:!5

a

Taranto ..

17. 4.97

Giudice Camillo, •f.·, t(;; , +, <t

ti t'a ut. (se. a li. ntl'.)

:H. 3.16

l. 4.22

o

Vitulano (BentJveutoJ

9.12.97

8tinlòooo Bnrtolomeo, •!,, + , Q), Osp. N nvnra ~ 911·18, @ (A. M .)

3 1. 3.26

l. 4.22

e

Taverna (Catanzaro)

13. 6.96

Pussanr.t· Cannine, '!", o. ~ 2, Africa Orion- 31. 3.26 • • ~ 915·18, @ t a le

l. 4.22

©


(segue ) PIUM l CAPITANI MEDICI

LUOGO

ANZI ANITÀ

Data

CASATO E NOli E POSIZIONE

di DJ NASCITA

uasuit.a

f

DECOllAZIONI E CAMPAGNE

Ili

di

grado

ser\·it io

dal n. 90 al n. 1113

n

Mnll:r.nrooi Oia.oonw, .;;.., +. ©,

Vitt·rbo . .

17. 3 97

i\! in. Guerra

l. 7.26

l. 7.23

Ariano lrpiuo (A· vellino)

31. 8.96 Cn.it;Agoi Amato, tlf•, ~t , 09, ID, Ù!'p. Brescia

l. 7.26

l. 7.23

a

Alessandria

27. 9.93

:\locnfigh~;

Carlo, r~, -&, +, o9, A frioa Ori~;n~ , ~ 91~·10·17·1 8 @, + ttlle 1

l. 7.26

l. 7.23

a

Bitonto (Bori)

23. 5.96

P errini A ngelo, © 9 2H~, +, ~

l. 7.26

l. 7.23

Gerace M:t· rina (Reggio Cal.)

14. 3.95 GiurhHI ~fiohcle, •!-, +, ® 9tHG· Sosp. imp.

l . 7.26

l. 7.23

•l

Palena

3. 3.98

Cnm pau a A.1~tonio1 <§•, ~t, 4)1 ® 917·1 8, @

O~; p,

Bologna

l. 7.26

l. 7.23

'l

25. 1.94

Piuzza ..:lnto1~in.o, <Ho, +, ~ 916·17,

Ltlg. terr. CC. RR. Cagliari

l. 7.26

l. 7.23

l. 7.26

l. 7.23

l. 7.26

l. 7.23

l. 7 .:!6

l. 7.23

~9 1 8, @

i l: l

l

()

a

• • ~ 18, @,

91G·IB, @

17·1 8,

(Chieti) a

Aidone (Cal· tanissettt\)

+

Jnferrn. pres. Trento

@

@

a

Gioia del 25. 6.95 Colle( Bari)

e

Caltagi1·oue (CAtania)

30.4.900

Cnmiso (Siracnsa)

12. 7.97

e

Modena •

6. 1.97

Adumi Felice, <J!l, ID, @ 91 8, @ , /

..

Africa Orien· tale

l. 7.26

l. 7.23

n

Napoli .• .

9. 5.97

Trifìletti l gino, <§>1 +, ~ 911 ' 18,

Min. Guerra

l. 7.26

l. 7.23

a

Nienstro A ·,·turo, <#•, +, © 9 24-Z~

D.isp. .Minist.

Be rtona Giuseppe, tJi·, +,~917 • 1 8,

Oa p. Caserta

Fin.an~e

(A. M.)

@

@

a

Citi usa Sciafan i (Paler ·

7 2.97

Lo m bardi Salvatore, •l!,,

l ~ 918 ,

Os p. Cagliari

l. 7.26

Del Senno Giovanni, •!!', ® 918 Se. l'li. utf Bns@ sano del

l. 7.26

l

l. 7.23

@

m o)'

e

Montano An t ilia (Salerno)

26. ] .97

Gruppa

l. ; ,23

l •

c


4S

(segue) PRIMI CAPITANI MEDICI

ANZIANITÀ

.!

·;;

Dl\ta

·~

LUOGO

...o

J)J NASCITA

5

CASATO V. NOME f'OSIZIONE

di DECORAZI ONI & CUIPAGNE

oH

di

graolo

eenizio

Jl8 Kt"Ìl&

dal n, 104 al n. 118 22. 3.99

Astuto Gil·otamo, •H,, \ ' • • ~ 91 8, 011p. Genova @ (nes. mil. i st.

l. 7.26

l. 7 .23

Ascoli pj. ceno

14. 6.97

l©

1. 7.26

l. 7.23

c Cn11telbottne·

f). ~.97

De Lisio Giorcmni, <io, ® 91 7 · 18 Jn ferm. p rea. @ Pnrma

]. 7.26

l. 7.23

Aiello Gitl.lloppe,

Osp. Cagliari

1. 6.27

l. 4.22

Ripari Em·ico, '~ , ~ 9 18, @ .

ÙIIJI. Rorua

l. 6.27

1. 6.24

Maroceo .Lt~Ì!fÌ, ·h (D , ~ 117· 18,

/)iRp . Jlin. Ae· 1·o 11autica.

l. 6.27

l. 6.24

De Pnoli Paolo, <§•, ~-, +. L. D. Osp. Torino in tisiologia Bnrbiera Jlla"rangelo, •: , '1?918·19, Se. appl. san. @ m il. (iua. agg.)

]. 6.27

1. 6.24

l. 6.27

1. 6.24

1. 6.27

]. 6.24

l. 6.27

l. 6.24

l. 6.27

l. 6.24 l. 6.24

a

Sortino (Si· rncusa)

a

cio (Campo· basso)

a

Catania

..

2. 1.96

a

F ano (P e-

1>.10.!)8

a

M o n tep n l· :l5. 9.98 ciano (Sia· n a)

Sacehotti

916·11·18,

~. Cl, 919-20 l

®

@

aaro)

a

Genova

a

B i11ceg l i t.> (Bari)

a

~aterno

a

Navelli (A· quila)

a

i~otiene)

Nicola, .;-, o,, ~ 91 8, Osp. Milnno

'l'eramo

•

o

9. 7.901 28. 4.97

@

Sc,l lmlore ;. p ® . . 30. 4.98 Vitale @ , . 't l •. , - 1

17. 5.98

Se. n p pl. san. m il. (iDI', ngg.)

9 1H BJ

Piccioli t 'nnencgitdo, +, ~n1 a, Oap. Cllieti @

n Francesco, <!>, • • o, J., 42 fanL. . . 29. 1.93 Dazi ® @ 916·11·1 8,

c

G i bellina (Trapani)

3. 3.96

Palermo Oarmclo, •!>, ~ 918, @ 011p. P1~lerruo

l. 6.~7

n

Pienza (Si en a)

3.11 .97

Santoboni Umberto, <§>, ~ 911·18, Oap. Bolzano @

l. 6.~

l

l. 6.24

n

Pllll:lrmo .. 25. 3.99

Viola Domenico, '*'• • • 5?' 918, @,+.L. D. in medicina lo· gale

Milano

l. 6.27

L 6.24

a

Cl:ltonn. (Si e· 28. 8.96

Corticelli Mauro, <t , ®9 16·11 •18·19, Osp. Firl:lnze @, . , /2

l. 6.27

l. 6.24

l na)

o~p.

l


44

(segue ) PRIM l CAPITAN I MEOICI ANZlANlTÀ J.UOGO

))at"

CASATO E NOME

di 0 1 NASC ITA

nascita

POSIZIONE O~:COrtAZIONI

E CLliPAGNI!:

eli

&!i

grado

~e-rvizio

l . 6.27

L 6.24

dn.l u. 119 al n. 132 n

Cagliari ..

8. 8.97

Hc-lsirru fìitllltSJlpB,

~ ~O, +, 4if

40 fan t.

!117 · 18, @

e

Stiaeca (.A· grigento)

9. 2.96

Bnrhiom (;iusoppe, U -!, .;; , +,+ Africa Oriontnle

L 6.27

1. 6.24

a

~trinno(Na-

21.11.96

Gntti Art"ro, -~ , +, et', ~ 91 ~·IG· Africa Orien17·1~, (il) , + tale

l. 6.27

1. 6.24

A ccettn'\'a. (Potcu:r.a)

5. 5.99

Maggio Piotro.

·r , ~ ~ 18, @

Osp. Chieti

l . 6.27

l. 6.24

Noto (Sira-

20. 4.96

0Rp. Genova

L 6.27

l. 6.~

O~:~ p. ~lilnno

l. 6.27

l. 6.24

poli)

a

•!", ~ . ~

(A. M.)

cusa) Come~

Scbastiamo, • , ~ 918, +,

Belpasso (Catania)

30. 9.98

u

T ri c a r i co (Potenza)

1 1.7.900

Gnglinriii Pasquale, ,~,

Osp. 'l'oriuu

l. 6.27

l. 6.24

a

Po~ouza . .

30. 5.98

Snlvn ti Gi1~su-ppc, =i!~, ~ 918, @

Difltr. mil. NIL· poli

l . 6.'27

l. 6.24

n

Palermo . .

l. 2.96

l\lnuzolla Giuseppe, ~-,@ ~IG, © Africa Orien-

l . 6.27

l. 6.24

l. 6.27

L 6.24

l. 6.27

l. 6.24

20 fant.

l. 6.27

}. 6.2-'

c

@

tale

c Bolpnsso 13.12.98 Guglielmino ]Jttcio, <o , l (Catania)

@

'

~918

'

Osp. Triet~te

D'Angelo Emmuwle, =i.·, @918, 16nrt.div. fan t.

Licata (Agrigento)

12. 2.96

a Tropl·n (Cn·

9. 5.98

CoccÌit G iwwpp e,

15. 2.99

Spngnoletti Galileo,

~!1

Osp. Bari (asl'. mil.clin. rued.)

l. 6.27

l. 6.74

Trnoi (Ba.ri ) 15.11.900

~ pt:7.7.nferr i .Antonio,

:t·, u -&, 11> Dir. San. Rom l\

l. 6.27

l. 6.2-'

n

Q), @

&u nznro)

e

~l o l fu t t a

(Bari) c

@, .

t~=,

~ 917·1B,

•

..

(cn p o eozio uu disinf.)

l


(segue) P Il i M l C\PITA NI MEDICI

"'

>

3 ..-

ANZIANl TÀ

Dat.u

t. UOGO

C ASATO K NOME

t! i OT NASC ITA

n n~c itll

' f)

O~:rORAZ I ONI

f: CA li PAON f:

di

di

grado

seo·vizio

l. 6.27

l. 6.24

1. 6.27

1. (J.24

O 11 Il. i'' i r t nv.e (n S!<. mi l. c lio. mnn·o psioh.)

l. 6.27

I. 6.::!4

Libin

1. 6.27

l. 6.24

Afri tH\ Orit~u· tale

l. U.27

l. 6.24

Cav. di Snluzzo

l. 1.28

] , 6.:!-l

l. 1.28

l. 6.24

tlnl n . 133 al n . 147

e

Zingalt~ Salmtore,

B ag h erin ( Pnlermo)

7.9JJOO

!;c·iortiuo S ttlt•alore, L

Cn tani:l ..

5. !!.98

( ~l eRsi na)

a

c

CnRtella bate (:$al urno)

Fun~l\

,y,

l

22. 5 97

R(lgartlo,

Osp. VtHona

~ 9l ~· 18,

Falho Enrico, •H·, -h , ~ 91 ~' 16 ,

@, +

~f olad i Bari

29. 1.94 GiJ.!I\nto J)o11ato, 16·17, @ ,

9.10.99

~1

@

nt~vento)

Pale rmo.

•.;!'

Gummnrnuo V incenzo, •• , +, "" 9 17·1 K,

(Bari) a

91~, ,l

( A. M.)

Pndnli ( Be- 16. 7.98

n

' . 11., +, ~ Osp. TrieRte

23.9.900

Ct-llarò

. z, +

Pocort~lla Mariano,

.~ , 1, 'Il' 91 :.·

'• ~ 91 8 '1U, 59 fant.

ttll a

Torino . . .

24. 6.92

::ìnns11Ui Carlo , ~·, +, (9 918 ' 19, Aspett. i1~{erm. ~ 91~·16•17, ©

1. 1.28

l. 6.24

a

P artinico (Palermo)

22. 6.97

C:lllnizzo .çebaRiia110, ·• . 1 , <O,

Afri c a Orientale

l . 1.28

l. 6.2-1

Pnlormo ..

s. 9.98 Calvello Salr•atorc, •P., o. • •

6 fan t. (se. nll. uff.)

l. 1.28

l. 6.::1-l

Palermo ••

16. 8.96

Ospedalo Bari (A. M.)

l. 1.28

1. 6.24

corpo

l. 1.28

l. 6.24

a

@

~91 ~ ·1«,

Simone, •é , ~ 918,

Infuutino @

a

ca~erta(Jiì:l·

21. 2.97

Cigni n

Jl [ario,

~917-lu·w, M , @

poli)

·~ ,

O, ®Ji, +, S art. arm.

a.

Avellino . .

28. 8.96

Luhrnua V ittoriuo, <!·· ,, Q. 919 ,

Osp. Bresoia

1. 1.28

l. 6.24

a

Altamura ( Bari)

28. l 0.96

Sa rdon e

~ 91 8,

DiBp. J,fin . .Ae-

l

1.28

l. 6.24

G rn. gnano (Napoli)

l . 1.98

l . 1.28

l. 6.24

c

~ 9 16·17-IU,

@, .

.Antonio,

'fi•,

I!J)

Dello Ioio Giova~~11i §:

CA. M.)

ronalltica Osp. Genova


46

(Se!JUC) PRIM I CAPITAN I MEDI CI ANZI AN I TÀ J.UOGO

CASATO E NOME

DI NASCITA

DECORAZIONI R CAMPAONR

POSJZIONR na~dta

di

di

grado

JJervizio

l. 1.28

l. 6.24

l. 1.28

l. 6.24

AfricaOrieo· tale

6.5.28

2G.7.15

P avn Gtmncu·o, ~. ~ 91 z-l3·t•-u- 6 nrt. e o l' p o

6. 5.28

22. 7.1 2

6. 5.28

l. 5.16

6. 5.2l:!

6 . 5.28

dal n. 148 a l n. 161 a

n

'l'rt> 11un n da (:-5ioua)

22.10.94

Bnri . . . .

6. 8.96

Fetlerico, <!·, ~ 915·16·17-ls, O, +, <Il>

T~rzi

A fricn Oriuu· Lale

Cnputi Giot•anni, i:, ~ 91 c, @, O"P· B1tri rA.

a

Vt\stigoè ('furiuu)

30.8.95

c Casor ta(Na

4.12.87

O-reste, *, ~ 2 • •

w ~f no fredi ~ 915·10·17·18

1

,

@, /3

IO·l'·IU·I9 o§o

poli)

l\rll1 .

1

+. ~ 915·1G· Osp. P iacenz11

18. 3.93

l<'c• rtuu nti Pietro,

Calnscihottn (Caltllniss.)

7. 9.89

Vita G1ddc, ,!P, • • ~ 915 ·Jd·l7, @, Osp. Vuronn

a

S. Elia n Pianisi (Campobasso)

29.11.89

Colniauni Giuseppe,*· ~ 91 6 ·1 6 • Disp. Min. Ae· 11·1•, <W. L. D. in clinica oc uronautica l istten

6. 5.28

6. 5.28

u

Brn (Cuneo) 16. 8.89

Lucca-Cutbbert G1ttJlielnw. •!• Os p. U dine +, ~ 913·14 1 ~ 915·1G·t.-18·1H01 @, (serv. li m.)

6. 6.28

6. 5 .28

Lnurora Oarlo, +, ~ 915· 1&-n-ls, D ir. Slln, Milan o (Cll p o sez. +.o.~.®. + disinf.)

6. 5.28

6. 5.~

G 5.28

6. 5.2...

o. ri.28

6. 5.~

6. 5.28

6. 5.:?8

6. 6.2~

6. 5.28

6. 6.28

6. 5 :!$

a

Mo~h e r no

(Pavin) n

17·18, (!!)

+

+

a

Trnni (Rt\ri) 20. 6.88

n Cor tona n 30. 3.88 C:roce Ouiclo, ~. ~ 915·t8·l'·tHo,

+, ~~ (!)), +

Mllro (Cllio·

ti ) a

n

Cnstt•lnuuvv 26. 3.86 Do un i uo (Foggia) Homa. . •

IO·t?·tu,

+, @ , +

:n. 8.84 M'er.r.etti Guiilo, +, . , ® 91~·10·

Mirnndn (Cnmpob.)

3. 5.90

c 1 Elena (Nn· poli)

25. 6.89

(A. 1\f.)

D'Et tures G-ittseppe, <t·, ~ 9 1~· Afri c n Oriuu-

l7·ts, @,

a

O~<p. Chieti

+

tu le

O~p.

Rornn

Conti Gerardo, +, ~ 9l~·W·I 7 ·1u, 81 faot. @

Leccese Antonio, .;:, o, J, q;,911· Libia J1 @IIIH& 1

1

@


(segue) I'RHh C.4PITAN I MI!DICI

•t;

--.. o

r,UOGO

AXZioiNITÀ

D sta CASATO l!! NOME t! i

DI NA SCITA

:n

47

naxeita

PIJSI7.10N 1-: rn:<:O itAZION I

~:

CAl\IPAGNg

;li

di

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

ti. 5.28

6. 5.2~

G. ~.28

dal n. 162 ul n. 176 a

Hni\Rnri . . .

7. 4.91

Coni;, Atllnnio, ·!!,, +, ~ 91 5-1~· 11 ,

Io f . proli. SaR·

U

~tri

a

Mo ttola (Tnranto)

9. 8.88

Farnono A ulonio, ,!i>, +, ~91~·1G, 4- 91~·18·19, (!i) , •!•

0Rp. Udino

a

Portico S. lltm ed etto (i'' orll)

9.10.88

Bunelli Aurelio, <i', + , @, ~9J G·

Dir .

l\f 0 t t IL S.

31. 5.88

N11tnrianu i JTiucenzo, ~·, +, 9 9l~ · I G·Il · J U (!Ì) 1

OR p. Catanzaro

6. 5.28

6. 6.28

Osp. Firu11 ze ( liRI\, IIIÌ J. c;) iu. chi r.)

25. 6.28

25. 6.28

Il

~an. ~'iruozu (ca po

11·18, \\])

f'OZ.

Lu11iu (Ca, tammru)

d i11inf.)

"

Vallutn ( Avulliuo)

l. 9.900

Ru~tn

c

Roma. . . .

28.6.900

Plnl!tiua illario , ·~, 4)

011)1. Torino

25. 6.28

25. 6.25

a

Capm\ (Nap uli)

2:J.l.OOO

~enfò Amedeo, <H•, :Jy •

011p. Rumn

25. 6.28

25. 6.25

a

Goln (Caltanissetta}

9. 7.900 Falc.:ouo Raffaele, •! , -&, -r .

~On rt.div. fant.

25. 6.28

25. 6.25

c

S o l o p a c n 16.11.900 Lcnunrd i Domw ico, •!>, +, -8, ~ OR p . M ilauo

25. 6.28

25. 6.25

25. 6.28

2&. 6.25

25. 6 .28

25. 6.25

25. 6.28

25. 6.:&5

Guido, •!'·

.

(Bent.venGo)

a

C or l e un c

2.10.900

Li))llri lJomeuico, ~ .

l Palermo)

. Disp. Min. Ae1

rOIUUttica

Mottn cl' A f- 24. 7.97 t'ermo ( Mes· si n a)

Fiumara Antonino, ~ 911·JU @ , + 1

'*'• O, ~. Mi n. Guerra

( Barletta)

29. 7.98 Carr~~rn .Yioolà At1elmo ~, ~ 911, A friea Orieu.w, + tale

a

C anicattì (Agrigunto)

4. 8.98

Contriuo Ferdina•~<ÙJ, -e=, ~ 911· Min. Guerra

25. 6.28

25. G.25

c

Agir!~' (Cn-

23.3.900

Troina l!'ranctJBco,

*'•+, 4)

25. 6.28

25. 6.25

~pinazzola

tao111~

18, \!b, •

Osp. l''i ron ze


(segue) PRIMI OPITAI'\1 MEDICI

4

ANZIANITÀ

lJatll

C ASA1'0 E NOME

I.UOOO

di 1)1 NASCITA

nascita

l

POS I ZIONY. ln:CONAZIONI

~:

CA.\IPAGNE

di

di

grado

8erçizio

26. 6.28

25. 6.25

tini n. 176 nl n. 189 Cnlieuclo J/ichelc, ! . ~t-, )(0 9 11·18, O s p. Bologua

c l Nnpuli . . . 27.11.98

@. +

(A. Y.) 8 geu i o ("'c. ali ull'.)

2!l. 6.28

25. 6.25

28art.div. fu n t.

25. 6.28

25. 6.25

Dir. San. Tori-

25. t\.28

25. 6.25

25. 6 28

25. 6.25

a

SasRnri . . .

8.1.900

Bna G-i·t18eppc. S· . · .

a

Bari

. . .

12. 3.98

Vimercati Luigi, ;: .

c

Pnupisi (Be-

21. 7.99

Binnco Giov. Bc,ttista, •'h ~9181 @, +,

*

UtlV6Ut.U)

n

Koto (Sira-

.

Q),

no (capo sez. cii si o f.)

Cultrera F•·tuiCt'BCO, .:>.1 +, &>918, Libia

5. 6.99

cusa)

!W

a

F orino (Avellino)

l. U19

Suntucei Ui1tBoppe, =~. 6< 918 , @ . Osp. N a p o l i + (&!'B. mi l. cliu. clrir.)

25. 6.2-8

25. 6.25

a

1'orto r ol la (Salerno)

3.1.900

Tanc•redi Url11mo, ~ ,O, !( • +, :39 fan t. (e<!. ali.

25. 6.28

25. 6.25

c

Sass uolo (Modena)

24.10.99

Grill i llfm· io, .~

2 art. div. fnot.

25. 6.28

25. 6.25

4.. 8.98

Bolla Lttigi,

Io f. pr~:~s. Anzio ( ClllllpO cii m. sno.)

25. 6.28

25. 6.25

Di$p. 111in. }l''l·

25. 6.28

25. 6.25

Dir. Slln. B~Lri (igienistn)

25. 6.28

25. ti.2;i

Disp ..Min. Pinane e

25. 6.28

25. 6.:?5

Afri cn Orloutale

25. 6.2~

25. 6.25

Osp. Bari

26. 6.28

25. 6.25

Il

Roma. . .

.

uff.J

Q.~ 91>-JH

,;; l

~91>·18,

@

Ca n tano 25. 4.99 (Benevento)

llfntarnzzo Semfino, •S.·, +, ~911·

Grumo Ap· pula (.liuri)

6. 4.98

Cieci mllrrn Ucwtano,

Il

Riposto (Cntanin)

8.10.900

<\

~fORSi Ili\

11

Fnrn t<Ae

a

c

18

,@

9 911·18, @

_, -&, ~ V nsLI\ Giu$cppe, ..-:

. . 11 . 2.98 CaIl Domenico, '-~ '

( Vitorbu)

6. 3.97

+,

l

Briganti Antoflio, 91G·I7-18

1

@ , .i]

., . .

~ 9l8·19,@

~.

+, ~.e

nan:;re


(Sl'!Jlle )

·c;

~

r.,II' ITAN I

E CAPITA>" !

49

MEDI CI

ANZJA.NITÀ

~ ·~

rRI~II

LUOCO

Data

CASATO K NOMF.

POSIZIONE

ùi O~:COftAZIONl

DI NASCITA

E CAMPAGNE

m

di

ùi

grado

servizio

25. 6.28

25. 6.25

dal n. 190 al n. 196 a

Paolisi ( Bo·

23. 6.97

nevento)

Bif»nu Attgu.sJo,

*• +. ~ 917, Min. Guerm

©

n Na poli . . . 24. 9.99

Bn va .Il rtlu·o, <!•

13 fnnt. (se. ali. sottutJ'.)

25. 6.28

25. 6.25

n M o l fe t L a

26.6.900

fo'ontnna Nicolò, •ii', ~

!!O fan t.

5. 7.28

25. 6.25

l . 1.98

Di Cru!loln Giuseppe, oR , ~ . +, Afrion Orien· ~. ~ 1m, @ tale

9. 7.28

25. 6.25

1. 1.98

Maglionti P1·ancesco, :!!•, +, Q) Afr i oa Orien· tale

16. 7.28

25. 6.25

(Bari)

c

St~iaoca (A·

grigento)

a

Agira (Ca· Gaoia)

25.4.900

CulumlHita Filippo, '-!!>, ,_iv .

Osp. Firenze

l. 1.29

25. 6.25

a

Napoli

7.2.900

D'Alessandro Antimo, •ii•·

Libia

l. 1.29

25. 6.25

Africa Orien-

9. 7.29

9. 7.26

Osp. Fireur.e

9. 7.29

9. 7.26

CAPITANI MEDICI dal n. l nl n. 5

a Molazzana 13.11.98

Muguani Abotc .

(Massa)

tale 3.3.901

Maetr(l,ja.nni Decio, A• •

Palermo ..

15.9.901

Piar.za G-nido, •§• •

S<'. nppl. san . mi l. (i ns. agg.)

9. 7.29

9. 7.26

e Cazzauo di

5.5.901

Castelli Giambltttista, ç\), L. D. Afriea Orienin patologia e igiene coloniale tnle

9. 7.29

9 7.26

Petronà (Catanzaro)

5.3.901

Cal'pinu Rodoifo, C& •

9. 7.29

9. 7.26

e

Nicosia (Ca-

• •

•

tania) a

Tramigna (Verona)

a

•

.

9 fnnt.


(segue) CAPITAN I liii!OICI

50

ANZIA.NlTÀ T.UOGO

Datn

C.\SATO E NOME POSIZIONE

di 01 NASCITA

nnsci t n

DI':COI{AZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado

ser,·izio

tlnl n. 6 al n. 20 e

Bagheria (Palermo)

Torino (ass. ntil. clin. cbir.)

9. 7.29

9. 7.26

c

Bari . . . . 13.1 t.900 T11gliafierro Arm.a11do, +, ~ . A f:-icn Orientale

9. 7.29

9. 7.26

~

S. Stef. Qui· 15.:l.901 squin:t (A· grigento)

Aroniea Ferdinamdo, ®

Africa Orieo· tale

9. 7.29

9. 7.26

n

Hagusa (!:iiraettsa)

17.9 901

Blundo Luigi .

Di41p. Jfin. Ae-

9. 7.29

9. 7.26

Anzio (Ro-

4.3.901

Filibec.:k Oiw•eppe , A

Osp. Romn

9. 7.29

9. 7.26

21.2.901

Pannrn Carlo, ,~,

Oap. Roma

9. 7.29

9. 7.26

a

1.1.901

Oaputo Biagio, Q) .

Osp.

?' 01UtUtica

ma)

a

Arpino (Fro siuon")

a.

Palermo . . 12.2.901

7-nretti Sa/.t,ato,·e, @, +, Q) .

A friea Orientale

9. 7.29

9. 7.26

a.

Rizziconi 6.10.900 (Heggio Cn.labria)

Stnlo(nit ti li'm.nr.e11cn, +, ())

Africa Orientale

9. 7.29

9. 7.26

c

Livorno . .

29.1.901

Oei Filiberto, <P •

::>e rv. mi l.

9. 7.29

9. 7.2ti

c

Pollica (Sa· l orno)

11. 2.95

G1\ldi Ji'loria-no, -§', "? 91 G·I7·Ju, @

Osp. Ji"ireuze

9. 7.29

9. 7.26

c

Giu lian a (Palernw)

7.12.\!0l

Bella Vince1u·o, ~ .

Osp. Padovn

9. 7.29

9. 7.26

a

A lcam o

5.4.901

Gregorio i Pict?·o, A· •

30 art. di v. fa.nt.

9. 7.29

9. 7.26

6.1.902

[ogrin Lonmzo, .v .

10 bcrs.

9. 7.29

9. 7.20

Dir. San. Sidlin. (capo ~tlzione disinf.)

9. 7.29

9. 7.26

Africa Orien· tale

9. 7.29

9. 7.26

(Trapani) n

Palermo . .

c

Palermo . . 11.4.901

'fomnr•ell i A11tonino, +, ©

c

CnstE\IIama- 19.9.901 re Golfo (Trapani)

Colombi\ NicoM, ~

.

e lti m.


(segue } C.\PITANI

l.IJOGO

~li!DICI

Al'IZI ANI T À

Da t n

CASATO R NO ~n:

tli DI NASC ITA

nul!lciu•

51

POSIZI O N~:

di

di

j!J'&do

eervizio

Osp. Roma

9. 7.29

9. 7.26

Oi<p. Udine

9. 7.29

9. 7 .2(ì

9. 7.29

9. 7.26

corpo ull.

9. 7.29

9. 7.26

l~'rmanno, ~918,

Africa. Oriontnle

9. 7.29

9. 7.2ti

Africa Oriuutale

9. 7.29

9. 7.26

OR p. p l\ t1 (l v !l

9. 7.29

9. 7.26

.... Afri1·a Ori un-

9. 7.29

9. 7 .2()

9. 7.29

9. 7.26

OECO RAZIOS I E CA li P A l; :O:~:

dal n. 21 nl n. 35

a

Trnui (Rnri)

9. 9.99

Pnpngoo .llichrlc .

c

Lcrcara(Pn·

7.10.901

BntLn~lia .1/ioltele,

n

Palermo .

8.10.99

Mau;.duue Oiusrppe

l l

:; fan t.

8.11.98

Ui Haoro P l'fili poro, ,~. 1 ~9 1H 1 @

!) 11 r t.

n

lornw)

Vig gin uo (Pott•nr.n)

gut7·J u, ,tj)

poli )

l

*' +,

"'

\

c Gt,inzw( l\a- Il . 9.99

•

AnnnrurnnHI tr

a

Lt\Uri co (:Salerou)

1.1).901

l'nuzuto Filippo. ,g l © , • • Q ~ •

a

Po zzu oli (Napoli)

7. 2.99

~lirabella Claudio.

a

Sa.u Gio vau- 16.l.900

Cructo (lirc!leppe . .

e

ui n Piro (Salern n)

A pio-e ( He-

22. 3.99

UI:VtJDtO)

c

Cnlltigliooo

nrm. utt'.)

Pnrngonn

••@

-;. , . , ,1.1, 8

(~;~c.

taio

Pietro, :.Z":, ')< 91H 81 Afri c a Ori eu· tale

20.12.97

Morgauti Pnolo, •R•, (li. ~ 917•1U,

Africo Oriou tu le

9. 7.29

9. 7.26

7.6.900

Culngero l ' ilo, ~ 1 © • • • Q,, l

O~<p.

l. 1.30

9. 7.26

di Gnrfa-

+, @

gll!ID a ( ~lt\S1'!1. /

a

S p i nazzuln. (Bari)

Bari

a

Sassnri . . .

8.2.901

ldioi Frrmrcscn, '.

45 faut.

l. 1.30

9. 7.26

a

Salvitelle (Sa.leroo)

23. 2.95

llllbrenòn llfn.tleo, rte, +, ~ 91G·

Di~p.

l . 1.30

9. 7.26

17·13, @

,11 in. Fi-

t~anze

(l

Torino . . . 21.10.99

ne Alcssi RV(I.8io• •

. llart.div. fnut.

1. 1.30

9. 7.26

l\

S "v i n n o

Montone Arl"ro . .

/)i8p. J[ i1~. !t'i-

l. 1.30

9. 7.26

(Nnpoli)

3.1.900

n.anze


(segue) CAPITANI MEDICI

52 Data

C AS ATO E NOli E

LUOGO

POSIZIONE

Ili DI NA SCI TA

nascita

di

HECOllAZIO NI K CAM P AGNt:

di

:

VI

'l dnl n. 86 nl n. 49

n

Rama e en (Catnnin)

7.7.900

Fi~ichella \) . 92~·2U

Giambattista, ~ . +, Osp. Messi na

9. 7.26

1. 1.30

1

Pu h

le c

Geln (Cnl~-

19. 5.98

Mi lann GMtatW, ~. +, ® 0171 Osp. Napoli {I..Ji, o. 029 (aes. mil. ist. igiene)

1. 1.30

9. 7.26

24.1.900

De L.ncia Raffaele, t

l. 1.30

9. '7 .26

ni sAetr~• >

n

Buceioo(Sn·

Inf. pros. Al -

benga

lerno)

n

c

a n

9. 7.26

Osp. Ud ine

l . 1.30

9. 7.26

So. a ppl. san. mi l. (i ns. agg.)

1. 1.30

9. 7.26

Afrie1~ Orien-

1. 1.30

9. 7.26

~

Periroli Giuseppe, <H,, +, ~· 91 n· Osp. Romn

l. 1.80

9. 7.26

' Cn

Dragu Clliogero,

Viagntnde (Catnnin)

9.10.900

Ni cnluAi A'atonio. .

Pntern ò (Cn t nn i n)

4.8 900

CltiMn Git4Beppe, -i~, ~

MesRion . .

IU .900

(E n un)

Homa . . . .

22. 8.98

fC1

l. l.lJO

~.

H>. 2.97

Centu rip e

~ 0 1 ~·18,

@, .

O, O, !P, 27 fnu t.

Ca mpngnn Gtt~~pare, © , + .

10·17·18, @,

~31

Il

tale

l

l:lorn (F rosinone)

11.11.99

Broni Brrmo, •e., ®91&,@.

Disp. Min. Aeronautica

l. 1.30

a

Napoli • . .

5.9.900

Cinmpolillo Pt4Bquale, v .

4 b erli.

l. 1.30

9. 7.26

a

Bergamo . . 21.11.89

Rod ri uncr. PeliciatW,

Di8p. ltlin. AeronauUca

L 1.30

9. 7.26

n

V i t t o r i 11

C n rfl Anlonio, <Jr, O,+, v, @91~· Di1p. Jll in. Ae· 18, QP ron<mtica

l. 130

9. 7.26

(Ragusn.)

MonteS.Sa- 16. 2.93

~:o~ aen zi

l. 1.30

9. 7.26

a

vi DO ( A TUY.·

*• O, O, +

~ Ull>;lo-t7·18·19, Q)919, @ , ~.

+

Altlo, <!>, +, q.. , ~ 91~·•6·

•~·•a, @

Afri o a Orieu-

9. 7.26

T o rr e• An· D UDZÌI\ ti\

(Nnpoli)

2.10.98 1 Manzo Giovanni .

.

'alt~

:.! art. coutr.

c Gr

"

' T· r l

t

s f l

liO)

C'

A

/

e

30.11.95

l ~i

l. 1.30

9. 7.26

l

' A

l


53

(segue ) CAPITANI IIIEDlCI ANZIANIT.Ì..

LUOGO

Data

CASATO E NO~lE POSIZION~:

di DI NASCITA

~aaecita

DECORAZIONI E CAMPAGNE

ùi

di

grado

servizio

dal n. 60 al n. 62

..

Cuccia Francesoo, c§>, 9 9 ' 8, @

a

Pian Il d tJ i 25. 7.99 Greci (Palermo)

Offic.autom. H. E. Bologna

l. 1.30

9. 6.27

e

Muro Lucn- 19.10.900 Menuonna Gerardo, 0 1 't\, L. D. Afri c n Orieu· no (Potenin bntt~:riologia '~;~ immllnn&!ile za) logia

9. 6.30

9. 6.27

a

Niea.stro 9.12.901 (Catanzaro)

Santoro NicoliM, Il) •

Leg. terr. CC. RR. l<,i reuze

9. 6.30

9. 6.27

a

Spaceafor· no (Rngusa)

4. 9.99

Floridia Fra11cesco, +, +, o;,, Se. appl. san. ® 918 1 @ m il. (ins. agg. )

9. 6.30

9. 6.27

a Snlem i (Tra-

4.7.901

Calìa Stefano. *• @! , +, @ .

Africa Orien-

9. 6.30

9. 6.27

Maira Cesare

Nizza cav.

9. 6.30

9. 6.27

Afri ca Orien· tale

9. 6.30

9. 6.27

Afri ca Orien· tale

9. 6.30

9. 6.27

Osp. Napoli {A. M.)

9. 6.30

9. 6.27

pani)

c San Cataldo

9.9.901

talo

.

(Caltan is· se t~) c

Can i eatt1 14.1.901 (Agrigento)

Granata Salvatore.

c

Gries(Trento)

Tanzer Francesco .

a

Ripacandi- 13.10.900 Musto Atichele. da (Poten-

27 . 3.99

.

•

za)

a

Tusa (Mes- 12.8.901 sin a)

Di Maggio Fran.c,osco, © , + . Osp. Palermo

9. 6.30

9. 6.27

c

Licata (A- 21. 7.98 grigento)

Bonelli Arttwo, ·~-, @ , +, 9 917 ,

D i B p. M i n. A jric1d ttll-ian.a

9. 6.30

9. 6.27

e

Nocera In- 23.9.901 feriore (Sa· lerno)

Borzelli Giovanni, +, Il)

84 fant.

9. 6.30

9. 6.27

a

Ari a n o di 18.4.901 Puglia (A· velli no)

Iannarone Genoroso, <&

Afri ca Orientale

9. 6.:!0

9. 6.27

Il) •


54

(seg u e! C.~PIHNI MEDICI ANZIAN IT À LUOGO

Onta

CASATO 1•: NOME l'OSI Z IO N F.

di DECO!Ul\lONI

r>I NASCITA

~;

di

CAMPAGNK

servir.io

dal u. 63 al n. 76 ~.

n Pi etrn.monteu•assimo (Foggia)

27.9.900

Torella Giova.-nni,

Afri ca Orientnle

9. 6.30

9. 6.27

c

Angri (Saleruo)

21.2.901

Do Vivn Giulio, -~.: , ~ 2, • • (D Africa Orien-

9. 6.30

~- 6.27

a

s. Bartolo-

7.4.900

Camp!UH:IIa A ·rrigo, +, ~

Africa Orieutale

9·. 6.30

9 . 6.:1i

c

llf an fre d on in ( Foggia)

27.6.901

Gnrzia Lorenco, + ·

Afi'ÌtJn Orioutale

10. 6.30

9. ti.2ì

a

Regalbnto (Enna)

8.3.900

c..stnna Vincenzo, v .

88 fnnt .

lG. 6.30

9. 6.:?7

n

L eonforte (Eu nn)

8.7.900

LaJH·ri Gi01)(1Cc71ino, + -

22art.div.fan t. 16. 9.30

9. 6.27

Bi~>acCJni nn

(),1.900

l\lnrinu S!llmloro, \Q', .

Africa Orien · tnle

1. 4.:n

9. 7.26

19.10.97

D'A"' ln·osio A loRSU1HÌ'rc•, ~ -

2 btiTS.

16.12.31

9. 7.26

2. 2.98

Pri \' Ìttlra Benedetto

Libia

16.12.31

9. 7.:!6

M n11•·in Oi11seppc, ci-, ~ . e 91?· XX C A. Libia

29·.12 31

9. 7.26

SpaHtforn Cittseppc, • • Q:,•

Africa Ori e n~al e

2!1.1 2.:31

9. 6.2i

J)isp. Min. Ae-

26. 6.3~

14 . 8.23

92<·2H· 2U· 80

tnJe

meo in Galdo (Benevento)

l)

(Palermo)

c

C a i v a n ., (Nn poli)

a

Ce falli (Pa)ermo)

n

Riccia (Caro· 28. S.HS p o bas10u)

c

Bisneq n i JHI (Palermo)

3. 1.99

IB , @

,-onmuica Il

(•

L oo nforte tEnnn)

Cheron(Eritreu)

10.7.903

Ven tu ru Vittorio Emmmcle, +, Osp. Milano

16. 7 32

Q)

20. 1.96

Nastnsi Anton-ino, U -k , ~·, 4>

·l

l l

Libin.

16. 7.32

9. 6.2i

l 6. t..2.S l


(segue) CAPITANI ~IEOIC I

55 ANZIANIT.\

LUOGO

CASATO 1': NOMI!: POSIZIONI!:

di Dl NASCITA

Dti8Cita

di

di

gratlo

servizio

12. 8.32

6. 5.28

Africa Orien- 12. 8.32 tale

9. 6.27

2.11.32

6. 5.28

IJECORAZIONl E CAMPAGNE

dal n. 77 al n. 91

e

Pisa . • . . . 13. ::!.93

Sottini (;iomm~i,

e

Pe se ara

Figlioli Benelietto, +

27.1.901

® 91~·16·1<·18

rj, , ~'

+, 4) Afri c n Orien·

(Cbieti)

tnla

a

Davoli (Ca- 22. 7.93 tanznro)

a

Pa r tinico (Pale rmo)

l. 4.97

Mnrclwse llyostino, rJ!:, ~ ,O, +, Africa. Orientnla 0~, ® 917·1u1 <W

3.ll.32

6. 5.28

a

Matera . . . 15. 2.92

Paladino Paolo, -1!•, @ 2, +, ®916· 6 l>.enio (a11s. 11·18, © mi!. eli n. ehi r. B. U. Bolognn)

~8.11.32

6. 5.28

a

Gangi ( Pa- 30. 3.93 !ermo)

Distr. mi l. Pisa (nss. mi l. clio. med.)

7.12.32

6. 5.28

Aspclt. infcrrn.

1. 1.33

9. 6.27

Perni c~· Vincenzo, .z,, +, ~-, ®917 Leg. terr. CC. 16. 2.83 ·18, ©. •} RR. Palermo

6. 5.28

c Gangi (Pn- 28.10.900 Balsnmtllli .b'ilippo, + !ermo)

e Palermo . . 12. 9.97 c

Petrnl i a Su- 14. 8.98 T,io GiuSCJ>pe, •K=, +, f\,1 ~ 917 18 @ prana (Pa1 lermo)

e

Boiano (C nm p obasso)

2. 3.91

Colacci Francesco, <!!•, @ , • • @ , 3 art. al p. ® 9lfi·W·I7-181 @

a

Torre S. Susanna (Leeee)

4. 7.95

a

Speri ongn (Roma)

l. 2.98

n

Thi t~si (Sns-

19. 9.95

c C"ltaoissetr.n l :!. 7.96

6. 5.28

15. 4.33

6. 5.28

Proto .t!nton·io, tl!r, O, @ 1 ® SJ5· Disp . .Min. ..de· 15. 4.33

6. 5.28

Ziecbieri Lc011c, cfr>, (\ , ® 917 "18, Osp.

7. 5.33

6. 5.28

Serra Giuseppe, 'f', ~. ~ 916"17• Serv.t•lliru. m il. 13, ©

16. 5.33

6. 5.28

Africa Orien· tale

24. 5.33

6. 5.28

vasso1o .Attt(mio, o~t , +, <h'. e Africa Oriun· 10. 7.33

6. 5.28

@

sari)

c

G. 3.33

JG·l7·1 B @ 1

Pietra.bbun - 19. 6.98 dan te (Ca m· pobnsso)

918,@

Africn Orientale

1"01141,tica

Livl'rno

(A. MJ

tale


56

( ~egue) CAPlTAN I MEDIC I

ANZIANITÀ

J)ata

LUOGO

CASATO E NO!IIR I'Ol!IZION E

di DI NASCITA

DECORAZIONI E CA ~IPAGNK

nascita

di

di

grado

ser..-izio

10. 7.33

6 5.28

DI

dal n. 92 al n. 105 a

S. Vnlt,ntino 11. 4.93 Torio (Salerno)

V nstola

~llario, <!:, ~. A, @' 91~·

16·17·1 8·19-20, @

1O gtmio

l

)l t ~a

poi o

Cnlnhritto (Avellino)

7.4.900

e

Misilmeri (Palermo)

2.12.99

a

S. Miniato (Firenze)

29. 5.97

Africa Orientale

30. 7.33

Bauùo A.ttton.io, !;., @ , + .

Osp. Pttlermo (A. M )

15. 8.33

6. 5 28

Pellicini Ferra11te, ·~. +, 4), ~

83 fnnt.

16. 8.33

6. 5.28

Africa Orien- 24. 8.3a tRle

6. 5.28

Megaro Michele, Il\)

911·18'

•

a

Gtmtile Yita.ngelo, •a.-, +, ~ 916· Sez. !!pultott.

916·17·18, @ , /

7, @, /

1

(Napoli)

· nn ~l t

6. 5.28

24. 8.33

gr i

R. E. Torre Anuuo~iata

a

Bellosgunr-

8.1.900

Marmo Achille, ~ .

.{spett. i1~ferm.

16. 9.33

28. 3.29

Afri ca Orien- 26. 9.33 tu le

28. 3.29

I n f. pres. Anzio

4.11.!$3

28. 3 29

J)isp. Min. Ae· rotlmtfica,

8.11.33

28. 3.29

Disp. Min. Ae ronatttica

24.11.33 ( 28. 3.29

AfricaOrientale

16.12.33

}lur ra

rd

do (Snlerno l

e Castione 10.1.902 L clrenzini Giti$cppe, ;. , + ,O) Veronese (Ve rona)

c

Amantea (Cosenza)

21.2.903

l"a)

@

Bnr$!hi Leonida, ,'t, O, + , .1, ~

23. 6.96

1

ra

v Civitavec- 21.11.92 cbia (Roma)

Ca riDol a

6. 5.28

Florio Ugo, @, +, 4) .

1 Can

•er ! (•(

1

Tra

1

Ba· c&

(t.mm po clim.

san.) o

c

c

c

a

Roma. . . . 20.9.902

C~tglinri

. .

23 8.902

Mariotti-Biancl1i Guglielmo, Oò

Leo Git~eppe, 1A

Pieve ili Cento (Bologua)

14.7.901

Sns~ari . . .

13.11.903 l\lasala Piras Mario, ®

Parma . . .

TaddiaLeo, + ,<V

l

28.3.:?9

' ~- Y Ca oe 1 pE

28.8.903

Negri Pìelro, + .

Inf. pres.Anzio 31.12.:i3 ~CIHDpO clim. ~nJ A frh;a Orien·

tnle

l

28. 3.29

Ca 'G~ l~(

l. 1.34 l 28. 3.2!l

' Cl.


(segue ) CAPITANI M1!DICI

1'>7 ANZ IAN ITÀ

Data

LUOGO

CASATO E NOME I'OSlZIONK

di DI NASCT'TA

uaecita

l>i':CORA?.IONI E CAMPAGNE

di

di

grado

servizio

l. 1.34

28. 3.29

l. 1.34

28. 3.2!1

clal n. 106 al n. 119

di 10.2.902 Napoli (l'\ apoli)

Coz1.olino Feàerico, ~

Libia

a

Mt~lito

c

Vnlguarne ra ( Enna)

8.3.901 Lo Monaco Croce TonlmlUo, <!•, DiRp. llfin. Aeronautica ~.<V

a

Vittoria (Ragusl')

12.7.901

Ln Mngua. Gi1Uieppe

Africa Orientnle

l. 1.34

28. 3.29

8

Cat11nia .. .

1.1.901

Squillaci GitUieppe, ~

Disp. Min. Aeronaul·i ca

l. 1.34

28. 3.29

13.!).902 Arcabasso Gi·useppe, l Villafranca Sicula (A-

A fricu. {'rientnle

]. 1.84

28. 3.29

Osp. Me ssi u n (A. M.)

l. 1.34

2>!. 3.:.!9

Libia

l. 1.34

28. 3.29

85 fnnt

l. 1.34

28. 8.29

c

~.

' grigento) c

Monte Marauo (A·

15.5.903

Marigliano l;iovan.ni, +, ~

vt~llino)

Tnrducci .Ma.rio, 4)

.

n

Campi Bi- 10.8.901 senzio (Firenze)

"

1 Trapani

a

Nocara (Co· senza)

8.3.902

Arcnri Nicola, <!J

Africa Oritln tale

l. 1.34

28. 3.29

c

Baro n is s i (Salerno)

9.1.901

Alemngua Nicola, (('', /r

Afri c a Orientale

l. 2.34

28. 3.29

u l S. Marco dei Cavoti (!Benevento)

:l.1.90l!

Assi o i (;i tl-8eppe, Q)

Afri c a Orientale

20. 2.34

28. 3.29

a

Petronà (Catanzaro)

10.2.902

S<:nh:i Carmine, (h1 .

Os p.Catanzaro

Il. 4.34

28.3.29

a

Geraci Si,cu- 14.10.901 lo(Palermo)

Pnrn~a Giovanni

Afrìea Orien· 11 . 4.34 tale

28. 3.29

n

CLieti .. . . 1 12.1.900

Zambr.a Ettore, 4)

. .d spett. i1lferm. 11. 4.34

28. 3.29

.. 18.11.903 Cern iglinro Michele, /r , ID -


58

(segue) CAPinNJ MEDICI

= ANZIANITÀ LUOGO

Data

CASATO K NOME POSI ZIONE

di 01 NA.SCITA

nascita

DECORA ZIONI E CAllfPAGNR

di

di

grndo

servizio

dal n. 120 al n. 134 n

Vizzini (Ca- 3.12.902 tania)

Curinle Vito, <!) •

78 fant.

11. 4.34

28. 3.29

a

Altnmura 17.5.901 (Bari)

Lueento Pasquale.

48 fant.

11. 4.34

28. 3.29

c

Ponte VnltellinR (So nd rio)

Giuliani Aleanàro, Q)

Africa Orien- 11. 4.34 tale

28.3.29

a

G a l no t in a 22.3.901

Lagua Donaw, iS -

Africa Orientale

12. 6.34

28. 3.29

Africa Orientnle

16.11.34

31. 1.30

2.1.901

(Lt!cee)

c

S. Martino 18.4.902 Co lozza Giovanni, <!) • in Ponsilis (Ca m p obasso)

o

Mantova. .

6.11.905

Aceardi ...4ntoni?, +, <D •

Osp. Firenze

9.1 ~.:34

31. 1.30

a

M i l az z o (Messina)

31.5.902

Impallomeni Rosario, +,Q).

Osp. Roma(nss. uul. elin. med.)

9.12.34

31. 1.30

c

Napoli . . .

24.5.904

Carerj Leonardo.

Osp. Milano (ass. mil. clin. chir .)

15.12.34

15.1 2.30

c

C e v n (Cuneo)

9.8.903

Francia Ado~fo, Q) .

Africa Orientnle

l. 7.35

31. 1.30

e

S. Gregorio 13,9.903 di lppana (Catanznro)

Bonelli .JficheZe, Q)

3 gran.

l . 7.35

31. 1.30

c

V i g gian o (Potenza)

DE> Lorenzo Leonardo, V\1 •

66 fan t.

l. 7.35

15.12.30

c Trani (Bari) 27.8.905

Larovere Giuseppe

Osp. Pt~lermo

l. 7.35

15.12.30

a

3.9.905

D'Attilio Evanà1·o.

8

29.10.35

29.10.31

19.1.907

Barile Tomtnaso.

Libia

29.10.35

29.10.31

7.7.906

Ferrnj..,li Ferruccio, Iii

Se. nppl. snn. mi l.

:l9.10.35

29.10.31

Bucchianico (Chieti)

n Napoli . . c

l

Chieti. ..

14-.1.904

art. arm.

corpo


59

(seyue ) CAPITAN I ~fP.DlCI

I.UO<; o

•\NZI ANIT ,\

D11ta

CA SATO

~:

NOM!c:

ùi

I'OSLZIONE

ùi

tli

grad o

bef\'i?.io

2 grau .

29.]0 35

:!9.10.31

Africa Ori~n ·

29.10.35

29.10 31

92 fnut.

l

1.36

29.10.31

l\1 in. G uorra

l. l .36

:l9.10.31

0Rp. Napoli

28. 3.S6

28. 3.29

2S. 3.29

lii':COIUZIONI li: CAMPA'H'iE

01 NASClTA

dal n. 135 al n. 149

c

S. Marin C. 14.3.907 V.{Napoli )

~aut i Ilo 'J'om11Wl80

c

Snpri ( S n-

Canuuarauu

:W.!).901ì

Vito

l orno) c

CnlabritLo

t n le

:!0.7.!}05

Dtl (.;lliara

l•'(}l{ei<J

(Avelliuo) c

~lef'sina.

2-l 5.904

Pollogri no fi'Nmcesco.

a

Noln (N npol i)

15.2.903

Tt>~<ta

a

C n s s 1t u o Mnrge (Ha

I l .~.90:l

Si11to li'11f!611io, +, 19

Africa Orion - 28.3.36

rgn, *• q,.

tale

ri)

a

Boneveuto

25.3.900

Parrt·lla Achille, tii·, l

/liii]J.

L v!! k o v u ( \Vur~llVÌII )

1.1. 1.904

Cytr·un La::zaro, +

c

Sa u V i t o :!!).1 0.902 Lt-u Uiacmno, Q. .

c

St1Sf1.nri

•

Nurmauni (Brindisi) 9.3.901

Figari Alberto ,

1

tllin. Ae- 28. 3.36 ?'011auticf'

28. 3.29

43 fan t.

28. a.a6

28. 3 29

0Rp. Palermu (ass. mil. clin. t:hir.)

28. 3.36

:!8 3.29

/Ji~7> .

28. 3.36

28. 3 .29

Disp. Mi1~. 1!i· 28. 3.36

28. 3 29

Min. Ae-

1'0 IU,IItÌCtl

n

Lecce .•.

4.7.901

Gem ma Salvatore .

ncu~ze

a

C n s Il i n o ( l!'rosinoue)

12.8.902

n

M:ondrngou e (Napoli )

8.1.900

c a

Vertochy Giovanni, ,1,

Afri <:a Oriun·

28. 3.36

28. 3.29

tale Palluiniullo PaRquale, {;· .

Oap. Mila.uo

2~. 3.36

:l8. 3 29

.1\gira (Enna) 26.5.902

Cieri Viucw::o, V .

Se. ali. utf. Brà

28. 3.36

28. 3.29

S. Gi ovnuui Incarico (Frosinono)

Pnnsern Ottavio

46 faoc.

28. 3.36

28. 3.29

4!.1.901


(segue) C-APITA NI MI!OICI

60

:

~ l> ·;:;

-.. o

..,

ANZIANITÀ LUOGO

D ata

CAS ATO E NOMI'. POSI ZIONE

di 01 NASCITA

1/}

n&Scita

di

di

grado

servizio

DECORAZIONI E CAMPAGNE

. dal n . 150 a l n . 162 c

Bova (Reggio C).

8.6.903

Foti Giovanni, Q;

Afrien Orientale

28. 3.36

28. 3.29

l\

Serdiana (Cagliari)

8.4.901

Masala Jl( m·io .

Scuo la centr. fa n t .

28. 3.36

28. 3 a9

a

Cassa n o 31.8.902 Murge(Ba· ri)

Lascnm Alf1'6M, ~

Osp. Bari

28. 3.86

28. 3.29

c

Luras (Sns- 13.12.905 Pala Miche/i-no, @., ~ •• snri)

A fri ca Orientale

l

7.36

15.12 30

c

Napoli

.

Libia

31.7.36

15.12.30

c

Palermo . . 15.3.905

Scadu to Pasqttaw, ~

Libia

7. 9.36

29.10.31

c

Palermo .. 20.1.905

Giudice .Hcrdi-nanào, <!)

. Libia

1.11 .3~

29.10.31

c

G a llipoli (Lecce)

1.1.905

Franieb Emilio .

Afr i ca Orien- 31.12.86 tale

29.10.31

c Tropea(Ca· tauzaro)

23.4.906

Cutuli l•'1·ancesoo

l genio

81.12.36

22. 7.32

c Chieti .•

15.1.907

Mandò Alfredo

14 fnnt.

31.12.36

22. 7.32

- . - 12.7.905

Del Pereio Sii.vio .

..

a

Alatri (Fro- 22.5.901 si none)

Tagliaferri Enrico

A f ri ca Ori e n- 31.12.36 tale

22. 7.3'2

e

Piet.ra vairn.- 9.11.906 no(Napoli)

fadavaia l•'rm~cesco .

Osp. Romn

31.12.36

22. 7.82

c

Pisa . . . . . 27.5.906

De Meo Enzo

Disp. Min. A e· 31. 1.87 ronaulica

31. 1.30


61

(seg ue ) CAP inNI MBDICI ANZUNIT,\

.! ~

o

s ...• u;

LUOGO

Onta

CAS ATO E NOME POSIZIONI.!

•li 0 1 NASCITA

lmi!cita

OF.CORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado

ael"\'izio

dal n. 163 nl n. 175 f

a S. Tt~reea di Riva (Meeeina)

8.2.1)()4

Zaffiro E<loartlo, et\.

Osp. Firenze

Sl. l.S7

SI. 1.80

a G ioi a del

4.2.902

Labellnrte Orazio, ~ +

Libia

Sl. 1.37

31. 1.30

30 fant.

SI. l .S7

SI. l.SO

Colle (Bnr i)

n Roma . . . . 28.7.90S Rorunno Camillo, 4') •

'.

a P nsteon

1l .H.903

(Frosinone)

e

Pietra porto· 25.9.!102 88 ( Po~.,ur.a)

Bnrtolomucoi

l)omenico,

q) ~31·82

•• 18art.div. t'aut. 31. l.S7 Sl. 1.30

Ll\peuta In110cenzo, + .

Africa Orien- SI. 1.37

Libif\

e Cutigl i o n Fioren ti no (A reno)

28.1.903

Oliverio Alvise, • · 4) 931·»

Ru~i no (Sa-

6.3.903

Loogo Gi.ueppe, et\

31. 1.30

taio

31. 1.37

31. 1.30

Af rica Orit'n· SI. l.S7 tale

31. 1.30

... e Bari .. . . . 1.6.905 Menoillo Franee•oo, et\

Lane. di Aoetn 31. 1.37

SI. 1.30

. o Calvi (N a · 16.8.90S b zo Arduino, lP .

41 fant.

SI. J.S7

31. 1.30

[,e"'. terr. CC. RR. Messina

SJ. 1.S7

S1. 1.30

SI . l .S7

SI. l .SO

31. 1.37

Sl. 1.30

31. 1.:'7

31. UO

l ;

e

.

lerno)

'.

p oli)

o Can n i te Ilo 2U.90S Cf\l!eontl Antonio (Reggio C.)

e

Altamura 10.7.902 ( Bari)

e

Roma .

e

Secondiglia. no (Napoli)

Preite Mario, lt, ~, et\.

. . . 11 .2.900 Aleaodri GiMOfM ® . 1

. 3 fnot. carr. Afr i ca Orieo~aie

3.2.903 Gomez De Ayala A.ugu.to, ~ . 86 fan t.


62

.. ·;:;

(Se !}ll f.) C.\ P ITANI MI'DICI

ANZlAKITÀ

C)

::l

Da t" di

T~UOCO

o

:;;w

0 1 :N A!ICIT A

'"

uoscita

C AS A'rO E NOME

POSIZION!i: I>~:CORAZIONI

•li

di

grn•lo

serYizio

26 fnnt.

31. 1.37

31. 1.30

. Osp. Tries te

31. 1.37

31. 1.30

Libia

:n. 1.87

31. 1.:50

Libia

81. 1.37

31. 1.30

. Afrien Orien- SI. 1.37

31. 1.30

K CHIPA GNII:

Ili

dal n. 176 al n. 190

..

a

Roma ..• . 22.1.902

e

Frattamng- 19.11.903 Giurdnuo Giuseppe, ~ . g iore ( ~tVpoli)

a

Roma. .

Moretti Giovanni, Q) •

. . 1.6.901 Rosi Vitl<n·io, C!ì •

o s. St'efnn o 27.2.902 Zoccali fi'ortunato . d' Aspromonte( Reggio C.)

e Marzano 13.10 902 De Quattro N icola, <t; • d'Appio (Napoli)

c Ca11nn. (Co-

tale l. 3.98

Tarsia

e

Cnstelbuono 28.11.901 l\fM:r.uln (Palermo)

e

Sessa Aurllllca (Na· poli)

2.5.90'2

~{assalo·

8.11.901

e

Git~soppe

• • ~ ~17-1 &, t.!})

SODZ.'I.)

J 'inCO I~(:O,

Antonio1 '*'t Afri ca Orientulo

+, ~· 9:18·29 ,

Ca

o

31 1.37

31. 1.3

Grelln ErMIIto, ~ .

Libia

31. 1.37

3l. l 30

De Gregorio G'wtmw. IAJ .

Africa Ori e ntale

Sl. 1.37

31. l .30

Pasetti Ferdinando, Q;

Afri ca Orientale

31. l.S7

31. 1.3<1

3 art. contr.

31. 1.37

3L 1.30

Africa Orieo· 31. 1.37 tAle

31. 1.30

e

Alea m o ( Pa- 27.6.001 lermo)

l\

Snssari

a

Tufo (Avei· lino)

n

Limbadi 20.10.904 Mnssarn Ga ek&no, ~ (Catnnznro )

.. 28.2.904 Modas itfar·io, q;> • . Stisi jlfattoo, v 931·32.

. .

e Anconn . . .

18.3.902

Zoppi Ze !io, Q)

a

20.7.904

Mercurio Rocoo, v

Torri t t o (Bari)

31. 1.3o

Afri ca Orien· tale

bre n!\e ( l'\ n· poli)

6.1.\102

31. U~7

rx

\),

. l art: arm.

31. 1.37

31. 1.311

Libia

31. 1.37

31. 1.SO

A frien Orientale

31. 1.37

31. 1.30

re


63

TENt;l'iTI MED IC I INC ARIC ATI DEL GRADO DI C ;\P ITANO

A.NZIANI T À

C>

:::

... ·c;

l111ta

CASATO

IXOGO

~:

NOliE I'OSIZJQSE

•li

g

a

01 NASC ITA

OF.COR AZIONI E CAlJ PA.GNE

naauita

T ENENTI

dell'in·

di

carico

l'er\"'izio

ME DICI INCA RICATI D EL G RADO DI CA PIT A NO

tini n. l al n. 11

Andolfnto Mario, Q; .

c

Rom n . . . . 16.2.904

a

Messinn . .

25.4.904

Rug~o ri Tt~llio

c Villa S. Giov. (Reggio C.)

6.5.903

Arngona Fìli71po, ~'\'> •

n

C ari n o la (Napoli)

e

RApone ( Pu·

.

.

.•

A8pett. irifcrnt. 10.1 2.34

. . . . . . . Libia

31 . 1.30

17. 8.85

15.12.30

Osp. Chi·oti

4.11.85

15.12.30

~.8.!\03

Li nn Frat~ceRco, ( . . . . . . 9 art. a rm.

81.12.85

15.] 2.30

6.3.903

Cri11tiaoi Michelangelo, Cl)

31.12.35

lo.l2.30

ZSart.div.fant. 8 J.l2.35

15.12.:"10

•

•

•

•

6 art. corpo arm.

•

teuzn)

e

Napoli . . .

31.4.903

Andreotti OscM1 V

c

Cnr d i n n le (Cntanzaro)

14.7.904

Cirillo Giovanni, <P • • . • • 40 fan t.

n

Osimo (An- 16.11 .903 lo'edeli A lbtn·to . . . . . . . . cona)

c

1\npnli

a

Castig l ion 22.11.901 Grifoni ·oscar. Fioronti no (Arezzo)

a

R a m ac cn (Ca&auia)

8.3.902

Bernrrlinono Et~rico, Q)

•

.

•

l . 1.36

15.12.80

Afri c a Orientale

1. Ul6

15.1 2.30

Libia

l. 1.36

15.12.:l0

Afri ca Orientale

J. 1.36

15.12.30

l . 1.36

15.12.30

5.9.906 San tngati Francesco . . . . . 8 bere.


(segue)

T!>NENTI MEDICI

INCARICATI OEL GllAOO DI CAPITANO

= ANZIANITÀ LUOGO

Data

CASATO E NOME POSIZIONF.

di DJ NASCITA

naaclta

DIO:CORA..ZIONI E CAMPAGNE

dell'in-

di

carico

aervisio

Ili S.\:

dal n. 12 al n. 27 l '. f"r:

c

Firenze. . . 11.6.904

Ricci Emmmele 1 4> -

11 genio

l. 7.36

15.] 2.30

Lauri Gi1dìo, ~ .

34 fant.

l. 7.36

15.12..30

O! t>: P.orun

<

c Sora (Frosi- 29.5.903 none)

1 l>trni1

a

Bovalino (Reggio C.)

1.5.903

Cbinè Mario, <t\ .

26 art. div. fan t.

12. 8.36

15.12.:10

e

Frignano 14.2.904 (Caserta)

Cassandra Luigi

18 fnnt.

l. 9.36

15.12.80

a MontoroSup. 18.4.903 (Avellino)

poba1

::iciulr

1

Parrella Tullio, 4).

nn o Libia

1.11.36

15.12.!l0 • IJ Br l Tra

c

Castiglione (Catania)

3.6.903

Reggio Michele .

Libia

c

A pico (Benevento)

25.7.904

De Lipsis Fort1mato.

Leg. terr. CC. RR. Lazio

31.12.36

15.12.30

c

Messina

14.1.903

Gasparro u,~berto

Africa Orieu- 81.12.36 tale

15.12.:l0

Pnlleroni Dino .

7 fa.nt.

81.12.36

15.12.30

c Lascari (P a- 15.7.902 lermo)

Napolitani Enrico.

8 bere.

31.12.86

l 5.111.30

c

Giusti Ald-o.

Africa Orieu- !U.12.36 tale

29.10.Sl

6 art. arm.

29.10.31

a

Palermo •

21.3.906

1.11.36

15.12.30

Pale

' c~,,j di

c

Pesaro . . Stnrno (Avellino)

16.9.908

29.5.906

Pieercbia Natale

31.12.36

f~r l

Xal

1 Gu: Ili•

e

Cen t al lo (Cuneo)

4.6.904

o S. Prisco (Napoli)

27.3.904

e

28.6.G06

Bottull80 Giulie.

Di Monaco Michele .

Uft', aut. san. E g eo (capo re p. dia i n f .)

81.12.36

Libia

31.12.36

lti

29.JO.Sl

t ~

'•

di,

29.10.31

l(: l

c c~, l

Il

Trivigno (Potenza)

Catania . .. 24.4.905

Passarella Fabrizio, l.

Libia

31.12.36

29.10.51 t ~t

Calabrò Salt~atore.

Min. Gnerr11 31.12.36 (lab. mierob.)

29JO.Sl

~l~

, t


(segue)

1 ENENTI

~H~Illr!

1:-1\.AlliCATI

LoEL

Gll.-100

DI

C o\ PITANO

ANZIANIT À L UOG O

Onta

CASAT O

~~ NO~H: POSIZlON~:

di III NASC ITA

nasci ta

I>ECOitAZIONI E

dell ' in·

di

carico

s~r-vizio

31.12.36

29.10.31

Com. truppe 31.12.36

29.10.31

CAMPAGN~:

dal u. 28 al n. 44

a

S.

l<,rntt~llo

1.2.905

Pre~>tileo

Vincen:o

Libia

(l\f~!lf\ina.)

c

Roma .. .

8.12.905

Zarn.

Buccigrossi N i cola

A fri ca OriotJ· tale

31.12.36

29.10.31

21.8.!105

Pepe Giuseppe

7nrt.eorp.nrm.

31.12 36

29.10.31

10.7.905

Lupo GuiiW

Li bia

31.12.36

29.10.31

M a r sa l a (Tra.pnni)

6.H.906

Fnriua A ltlonino

C'sp. AlOR!IIIn-

:H.12.3fi

29.10.31

c

P nt er nò (Catania)

19.8.904

I mpallomeni .Seùfi.J'tinllo.

O:>p. MesRinn

31.12.36

29.10.31

e

C apo~> e le

1.1 .90-t

fJe Rogntis .ihlo11io.

4-!an.div. fMt. 31.12.36

29.10.31

Mon taina Ouido

8 art. nrm.

31.12.36

29.10.31

Zecca Cosi11V>.

Osp. Bnri

31.12Jl6

29.10.31

Di MArtino Perdiuanf1o .

Africa Ori eu· tal !l

l. 1.37

29.10.31

Mireoghi Ugo

.

Africa Ori!ln· tale

l. 1.37

29.10.31

e Isern ia(Cnm· :.:!3.4.904 pobnsso) c

D ego (Savoua)

c

Sciolze (Torino)

c

òria (A. M.)

(A velli no)

e

Palermo . . 20.9.905

a Campi 8n.hm- 15.12.904 tina (Lec.~) c

CMtt~llamnre

26.10.90!1-

di 8 tabin (Napoli) a

Nn!lOli . . .

a

Guardia Per- 12.1.902 ticara (Pot enza)

Caporale Uit1-8eppe

11 art. co rpo nrm.

l. 1.37

29.10.:31

c

S. Martino

23.4.905

Ga.rgia Oio1•a1mi

Africa OriCJn· tale

l. 1.37

29.10 31

e Corato IBari) 14.5.903

Cannillu Catalcl.o

Afri ca Orien-

l. 1.37

2~.10.31

6.8.903

di Agri ( Potenza)

tnle e

Napoli . . . 12.11.905 Trotta R1~1·ico

Libia

l. 1.37

29.10.31

a

1'~rni

Osp. Perugia

l. 1.87

29.10.31

rugia)

(P t~ ·

4.7.901

Cancellotti Enrico


.. (!>C!J II e} H ;;\ I. Nll \I EIJ II:I IXC.\Ril.\Tl IJEL Glli\ll() 01 CA PIT\XO.

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ANZTAIOT À

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CASATO E

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29.10!!1

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llnl n. 45 al n. 6 2

Si111oln Mm·io.

/)isp. Mi1~. Ae1'M&auti e<'

]. 1.37

Burln Tito

51 fnnt.

l. 1.37

30.10.906

Sa lsnno P ietro

35 t'aut.

l. 1 .37

22. 7.:rl

c S. A u~olu 21.7.90!i

Zoilo Oi11sc•ppe

Afri c n Oritlntula

l. 1.37

22. 7.32

Afri c a Orian· tnlo

l. 1.37

22. 7.S2

l.ibin

l. 1 .:!7

22. 7.32

Li bin

l. 1.37

a2. 7.S2

Ln.oe. Vittorio Emunuolo II

l. 1.37

22. i.32

Afri c a Orientn.lo

l. 1.87

:n. 7.S:!

·~

Sa~~a ri

,.

Rotwul vec<·e ( Vitc r hu)

c

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.. 25.3.904 Hi.9.905

A V1•lliuu

FnAau ~ Il a (tin.loruo) Bo~~o l n RCo

J .7 .906

Ctlgnnt~ao

P 1\rtll Il n a

~5.3.907

Oi Giorgi Pietro

('l'ra pani) 0

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c Ca1

Gittseppe

(C.:lllll'll) C

l 29.10

Ari<-<· i a ( Ru-

11{.4.906

lli a )

..

l Ia~;cono ~taglieri

l~

('

Napoli

Il

Casw lfcwo- 3LJO.!JO:i T e oni Gi1~1io guano (Aro:r.zu)

Il

Hu11m. • • •

17.1.905

All).(Ì

On[Jlielmo.

A frien Orien· tnle

l. 1.37

22. 7 .:1~

n

!o'iron:r.o.

24.3.90-1-

Li bori l•'ed.e1·ico.

Afri c n. Orien·

1. 1.37

22. 7.31

l. 1.37

22. 7.3~

l . 1.37

22. 7.~2

U.9.HOG

Giuseppe.

tal a

c·

C 11 r l 011 ne

:.!5.7.905

Octnvinno fi'altRto.

( Pnl~r11111)

A fric a Orien-

( c..

• Atst

' Ca

tnle

l'

Ba VI\ ( lh•g1-(io C.)

17.3.906

.

Lihia

c

;llud dal o u i (N11poli)

6.4.906

Ro11Ri Ho11ijacio.

St:.•:untr. ,r(ODi{•

20. 2.37

22. 7.S:!

1:

c;.,ri ( Hunm) liUl 90G

Pir;Lilli Gittlio.

Afri"n. Ol'ion-

4. 4.37

22. 7.32

1. 5.37

:n. 7.3~

Sirian n i Vm·melo

tl\h.l

c l•' i l a d o l f i a 22.11.905 cCata uzn ro) 30.1.9ùG

c

.-\ r ).(uRLo (CnLanzuro )

1:

C i trnno \'n 21.4-.90fi ( lh•;.:giu C.) l

l

Dallt.ul i Vmne11ico .

Afrion. Orillotnle

l

t

~· (

r C;

Gori Giol'mmi

:.!2 fnu t..

11. 6.37

2'.!. 7.3~

Cl\V!llil'ro Uino.

Africn Orien·

12. 6.37

:n. i.~Z

tnle

c r, tf

l

c p


67

TENENTI MEDI CI

ANZJANIT À

~

.. ·a o

~

LUOGO

Dl\ta

C ASATO E NOli! E POSIZION E

di Dl NASCITA

'"

nasci tu

n~:CORAZIONI

E CAMPAGNE

di

di

grado

servizio

TENENTI MEDICI

dal n. 1 al n. 13

e

Catania . . .

16.10.95

Bellia Francosco, 18

*•<D, ~HIC·J7· Africa. Orien- 31. 1.30 31. 1.30

Cefalù (PnJerrno)

5.1.903

Spinosa G-iuseppe, 4J

n Buscutr ecase ( Napoli)

l. 1.98

c

t nle

l @, +

79 fant.

31. 1.30

31. 1.30

Federico Vincenzo, <!!>, ~~ J?·I B, Centro riforn. @ qundrup. P e rsano

2U.l0.31

29.10.31

c Messina . . . 17.4.904

Zngam i ..4 11tonino .

Africa Orientale

22. 7.32

22. 7.32

a Gangi (P a·

Salar no A ~(OilBO.

Africa Orieutale

22. 7.32

22. 7.32

Anugui Mal'io, O .

Africa Orieutale

22. 7 32

22. 7.32

Aspett. infertll.

22. 7.32

22. 7.32

4.1.905

lermo )

c Acuto <Fro- 2.10.906 si none)

.

c

Calitr i (A· 16.2.901 velli n o)

Toglia Otmio .

c

Roma . . . . 20.1.906

Elisei Carlo

Libia

22. 7.32

22. 7.32

e

Ferentino (Frosinone)

14.1.905

Dc Andreis Giuseppe .

6 bers

22. 7.32

22. 7.32

e

Ca o neto (Bari)

30.9.905

Modugno l<'ramcesco.

Afri c n Orieo- 22. 7.32 tale

22. 7.32

c

Casalnuovo (Napoli)

16.5.906

Iaooarino Giuseppe

l bere.

22. 7.32

22. 7.32

e

Palermo.

21.6.906

Ribnudo Antotlino

21 art. div. ruot.

22. 7.32

22. 7.32

c

S p Aranise (Napoli)

6.1.906

Grande Pa,squale. . . . . .

Libin

22. 7.32

22. 7.32

.


( St'gll e) TENE1'>TI MEDI CI

fìH

ANZIANITÀ

.E

Dat11

:.

I.UO(;O

·o;

CASATO E NOMI': I'OSIZIOXR

oli

c

DI NASC ITA

Il n~eita

z;

HECORAZIONI ~: CAMI'AGN~:

di

oli

gTado

~erti tio

l

d11l n. 14 al n. 26

c

N n poli

J.ll.HO!l

M oliIl u Jfario.

43art. div. fan t.

22. 7.32

22. 7 32

o

Napnli

3.7 .!IOG

Maresca Corrado

Pii! m. Ht~Rie Cnvall.

22. 7.32

2'2. i.SZ

n

Bulvodel'e Ostrense (A n co na)

28.9.\105

Zambelli Antonio.

9 bers.

22. 7.32

22. i.32

c

:;. 13n<oilio 27.11.90~ (Cugliuri)

Mnxia Cosimo.

0P p. Cngliari

n 7.32

5 8.32

a

C om itin i (Agri ge nto)

4.1.905

Terrana Sal.t•ato,·e

69 fau t.

22. 7.32

22. 7.32

c

Nnpoli • • • 23, 1,907

De Ren11is Emilio.

4 alp.

22. 7 ,32

22, 7.32

o

Nap uli . . . 28.11.!)07

Rebuff,tt Giulio .

Af r ica Orientnle

22. 7.32

22. 7.3:!

c

Pnga u ica 20.2.90! (Aquila)

Africa Oriuntale

22.7.32

22. 7.32

2 al p.

22. 7.32

:n. 7.S2

88 fnnt. (pl't~~iri. PortufPrrniu)

22. 7.32

5. .32

. 3l fll u t.

l . 7.33

l. 7.33

10 bers.

l. 7.33

l. i.33

Libia

l. 7.33

). 'i.33

.

.

l Vicentini ./Jnlonio.

Trig~i n no l 1.1.904 Lombardi Mario (Bari)

c

n Corleone 1 29.11.904 Crescimanno Benwn1o (Pnlo rm o) '

c :)oriuoo Cn· labro (Catauznro)

l .1.908

Bnrtoot~ L1t·igi

n

l .1.!!08

8nvino uuigi .

17 .5.!!07

Al vis i Elmo

G i h1d l i no (Trapani)

a

Il·fi i ( Au•·ul

nu)

l

.

. .

=


( segue ) TE:'it::NTI ~II!O ICI ~--====~~==~==--~~--=··====~====;~~====~~========-

o

.. '<l

Data

A..'iZIANITÀ CA~ATO

E NOME

di

uaP!-l'i tn

I'O~IZIONE

IIV.C0RA7.10SI E C AMPA G NE

tli

di

gr11do

Mrvi~io

dnl n. 27 al n. 40 c

Cn nni tello 16.11.908 Cant·er ~uigi. ( Rtlggi o C.)

Afri c n Orit•ntale

l. 7.33

l. 7.33

<'

Serre ( ~nterno)

D' Alt'>~!lio (;ior•. Battista.

Afri e n Oritmtal&

l . 7.33

l. 7.33

c

Cnso.l noceto! l 5.6.90!'1 (Aiossnnd r.)

Cchrelli Oi'IIHCpJlC .

A fr i un Ori un· Lnlo

l. 7.33

l. 7.33

c C urignola 23.3.904 <Fog![ia)

Ruooco .Alessandro

• 42 nrt.éliv.fnnt.

l. 7.33

l. 7.33

c Barano d' l-

8.1.909

Nnpolooo tl ..1hldrca

Afri c n Orien· taio

l. 7.33

l. 7.33

8.9.907

Rng ui Guido .

20 ttrt. corpo

l. 7.33

l. 7.33

26.5.906

.

ACilia (N a· poli )

c T o rmuli (Ca mpo · baaeo)

l:trlll.

c Vibo Valentia (Catanzaru)

9.5.906

Nu11deo Vincenzo .

24tLrt.div.fnnt.

c

6.6.906

A lbergu Vito. .

XX gr. contr.

l. 7.33

l . 7.33

e Picinisco 31.3.908 ( Frosinone)

Arcnri Oaetano.

11 bors.

l. 7.33

l. 7.33

Carbonnrn ( Bari)

. .

l. 7.33

o

Tortori c i 24.8.905 (l\J assinn)

Di :111\rt:o .Antonino.

A fri uli Oriun tale

l. 7.33

1. 7.aa

C'

N n puli . . . 23.10.907

Percopo VinctJnzo.

l'irutecnicu R. E. (.;apul\

l. 7.33

l. 7.33

c

A lea m o

10.2.907

Maltcflo France8co. .

Africa Oriensnle

l. 7.33

l . 7.33

3.8.906

Snhntino Niccardo

232 fan t.

l. 7.33

l. 7.33

Moudicini Giuseppe.

44 faot.

l. 7.33

l. 7.33

(Trapani)

e

Venezia . .

c

V n ecu r ir.zo 14.2.908 Albnne se (Cosenza)

.


(segu e) TENENTI JIIIIDIC I

70

ANZIANITÀ

LU OG O

Data

CAS ATO F. NO~lE POSIZIONE

ili DI NASCITA

na séita

DECORAZIONI E CAlfPA<.;N E

di

oli

grado

aen ·izm

dal n. 41 al n. 56

o Palermo . . 28.1.909

Cnrducci Artewi&io Adolfo

46 art.div.mot.

1. 7.33

l. 7.33

29 fan t.

l. 7.33

] . 7.33

3 art. div. fan t.

1. 7.33

1. 7.33

C o m it i ni (Agrigento)

1.4.906

Lupo Amodeo.

c

Grumo A p· pula ( Bari)

11.3.908

Salvatort~

c

S. Pier Nice to (Messina.)

10.8.908

Pantè Domenico

1 art. a.lp.

l. 7.33

l. 7.3.~

c

Ca tanzaro

11.3.905

Furino Raffaele.

152 faut.

1. 7.33

l. 7.33

e Catania. . . 20.3.907

Pittari Ern-esto .

13 art. div.faut.

20.7.907

Pasceri Domtm/co.

Africa Orien· tale

l. 7.33

l. 7.38

c Napoli . • . 15.6.907

Ferrigno Giuseppe

4

genio (se. ali. sottuff.)

l. 7.33

l. 7.33

c

Misterbian- 26.3.904 co (Catanin)

Russo Sebastiano

Africa Orientale

1. 7.33

l. 7.33

a

Orv i et o (Terni)

Mt~laioni

52

fant. ali. ulf.)

l. 7.33

1. 7.SS

c

Barano d' T· 15.3.!107 s ellia (Napoli )

Di l oriu A lfredo

4 art. contr.

l. 7.33

l . 7.33

c

Viterbo . .

12.7.907

Manciui Oiov. Bnttista

Libia

l. 7.33

l . U3

n Mola (Bn.ri)

20.6.907

Tauro l!mnccsco

8 11lp.

l. 7.38

l. 7.33

c

Alcara li Fu- 15.8.903 si (Messina)

Morelli Gaetano

5 art. contr.

l. 7.88

l. 7.33

c

Cusano Un- 10.4.905 tri (Bene· vento)

Mongillo Michel-e .

7 alp.

l. 7 .33

l . 7.33

c

Cornogio vi- 19.8.907 ne (l\lilnno) l

Fedeli Oarl{)

Africa Orientale

l. 7 .33

l. 7.33

0

c

Capis trnno

Francesco.

(Catanzaro)

12,2.906

Vincene-o

..

(P.o.

l. 7.33

l. 7.3.~


(81'9111') TENENTI ~I EDICI

71

--

=

., :.

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Data

r. UOHO

;;;

C ASATO 1t N OME

P OS IZIONI-:

eli

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01 NASCI TA

l:t'.CC>RAZI()Nf F: CA)IPAGNE

lUUWit~

"'

di

dì

~··:ttlo

sf!n ·it.io

dul n. 57 al n. 74 c

Ottati (Sal e ro o)

13.~.905

Bamonto Rn::o .

1 fnuL.

1. 7.33

1. 7.33

c

O ttati (Sa- 29.11.905 l orno)

Bn.munto Nicola

231 fnnt.

l . 7.33

). 7.33

c

Eboli (Salernu)

13.8.907

:'parano Vincen::o.

2 nrt. alp.

l . 7.33

l. 7.33

c

:-; n un i co l a (Lo.,ce)

4.6.907

Di11p. Jfin. ~ o­

l . 7.33

l. 7.33

c

Lecce. • .

29.7.905

c

0

l

.

Gin::>tirr.itlri ..ll nnand.o

I'Onautica

Loj ud ice Ul&taldo .

2 alp.

1. 7.33

l. 7.33

Cnrioi (Pa- 23.11.908 l e r mo)

1\Ju.urv Bil&giv . •

Li bi n

16. 7.34

16. 7.3<1

~la m mo la

1.1.909

CaWihtno Nicotkm.o •

71 fant.

16. 7.34

16 7.34

M ns11al u br ense (Nnpoli)

17.4.906

Calieodo Gtmnaro.

7 genio

16. 7.34

16. 7.:H

Pent ooe

26.10.898

Do Lnuronzi Vincenzo

27 arL. di v. fnnt.

16. 7.34

16. 7.34

23.5.907

l:>telo Uregorio

50 fant.

16. 7.34

16. 7.34

.

( Reggio C.) c

a

(Ca tlln ztuo)

c

Napoli . . .

c

Ro ma . . . . 16.4.908

T o rumo Filomeno.

Libia

16. 7.:l4

16. 7 .34

c

Co rta! lo 25.11 .906 (Firenze)

Piotrvni Gino

65 faut.

16. 7.34

16. 7.:l4

o

M" s enfo (Pescara)

13.6.907

Tntouo A11tonio.

70 fnnt.

16. 7.34

16. 7.3+

c

Nl\poli . . •

19.2.907

Acci nni Ilfm·io

89 ft\nt.

16. 7.34

16. 7.34

c Lecce. . .

17.10.907

De Giorgi Mario . •

4:7 fau&.

16. 7.34

16. 7.3!

Napoli

4.7.909

Riunldi .Antonio . .

31 fno L.

16. 7.3-l

16. 7.3-!

e

Nnpoli

.. l

3.1.910

Savnstano Gitt8epp6 .

Aspott. inferni.. 16. 7.34

16. 7.34

e

Geuova

. • l

9.7.908

Pnter oostro Vincenzo .

Aapett. inform.

16. 7.34

16. 7.34


(segue) TENENTI ll!eDl Cl

72

.,

ANZIANITÀ

>

'Q

g

.."'

Da t••

U i OGO

CASATO E N0!\11<: POS IZIONJo:

di 1)1 NASCITA

m

nascita

DECORaZIONI K CAMPAGNK

di

di

grado

servhio

'

• DI

i

d al n. 75 al n. 91 c

e

. . 11.5.908 Galletto Giacomo .

Genova

A riano di Puf!lia (Avelli no)

9.10.908

Munganiello Luig'

19nrt. d iv. fnnt. 16. 7.34

16. 7.34 e ~l n

.

l art. div. fan t.

16. 7.34

l(

16. 7.34

i! l

l f

a

a c a

Santa Flavia (Palermo)

1.10.907

Romn. , ,

3.9.909

PH.Iermo

Cirrinciuoe Marco

37 fant.

:la

16. 1.34 ( rul

Sessa Vincenll'o .

.. 24.3.910 AmentH. Audon:io.

Mercato s. 10.11.907 Se veri no (Salerno)

Cicchetti /<'rari oesoo .

a

Nn.poli . . .

14.7.908

Attannsio Arnaldo

c

Roma . . . .

9.2.908

D'Augulu Mario

c

M a r?. a n o Appio(Nupoli)

2.5.906

Si m o ne Roherti Fmm.oesco

Avellino

2.12.908

o

Fonostr elle (Torino)

c

16. 7.:34

74 fant.

16. 7.34

GE

l

l ~~

16. 7.34

Or

l

16. 7.~

Lej:t. terr. CC. R R. Bol:r.ano

16. 7.34

Cav. Guide

16. 7.34

16. 7.34

5 bers.

I li. 7.34

16. 7.34

Libia

16. 7.34

16. 7.34 l

Xu

l

P.u 11 b

.

.. 15.4.908 Alloccbio JJ.chillo .

a

Africa Orieuta le

16. 7.34

l(

2.8.907

M~luao

16. 7.3-!

· Ri:

Cotola(Fog· gin)

c

Africa Orientale

!(

Cnia1-zo .ALfonso.

c S. Marco la

,

16. 7.34

l

x.

t

~

l

{:

16. 7.:H

8 fant.

16. 7.34

16. 7.3-1

SRhelli Uarlo .

7 berR.

16. 7.34

16. 7.34

20.3.907

Allontti Bene(lol.to

62 fnnt.

16. 7.34

16. 7.3-1

Napoli . ..

1.8.909

Caroteuuto Pasqttale

6 art. div. fa.o&.

16. 7.34

16. 7.:3-1

c

CaltR.vuturo (Palurmo)

12.9.908

Si reci (Htf86p116 .

La n e. Firenze

16. 7.34

16. 7.~

a

Donori (Caglin ri)

22.3.906

Palmas Gitt,seppo

16 n.rt. div. fan t. 16. 7.34

16. 7.34

Torre A nn unziatu (Napoli)

18.6.910

l

c

.

p

t

[ 'T

•,c l

~l

(

t

BrR.ceo Mario

4 a r t. nlp.

16. 7.34

16. 7.34

l:

t (

l


(s egue) TENENTI MEDICI

.. >

·c;

Al\ZTANI'rÀ l.UOGO

Data

CASATO K NOME POS IZIONE

di

o

~

"

73

DI NASCITA

~

(J)

onf;.cita

o•~CO RAZlONI

c.! i

dì

grado

servizio

16. 7.34

16. 7.34

Afri e'' Orien· 16. 7.34 tale

16. 7.34

1'. CA MPAGNV.

dal n. 92 al n. 108

..' .

,,

·,

Gemelli ..d:nton.ino .

12 fan t .

Ma zza rino (Ca.lt.anissetta.)

c

Napoli

c

Foggia ••.

Jl.8.906

Celentani Nicola .

[,ibia

16. 7.34

16. 7.34

a

Gesualdo (Avellino)

21.6.905

Vicario OcsarQ

4 f:\nt. <mrr.

16. 7.3i

16. 7.34

a

Oril!tano (Cagliari)

20.9.906

Delogu l vo.

Afri c n Ori en· tnle

16. 7.34

16. 7.34

e Bianca villa (Catnnia)

24.7.907

Fisichella Piell·o

53 faut.

16. 7.34

16. 7.34

c NapoJ i . . . 7.10.907

Matte i Pederico.

Cav. , Alesermdria

16. 7.34

16. 7.34

c

Roccalumera ( Messin a)

Mll8troeni Gi11eepp() .

23 t'au t .

16. 7.34

16. 7.34

a

Napoli

Conti Vincenzo .

IO art. eo rpu

16. 7.34

16. 7.34

/)iRp. Min. ~ c-

16. 8.35

16. 8.35

Libia

16. 8.35

16. 8.35

. . . 11.11.909 Parenti: Ugo

14.2.904

.. . 5.10.905

.

. .

.

arm .

...'·

Napoli . ..

7.11.909

Monaco Brum,o

Il

C e m i t il i (Napoli)

24.5.905

Napulitano Felice.

c

Pn.rroa. . •

7.11.909

Cordero Adriano

24 fA.nt.

16. 8.35

16. 8.35

c

Taranto

19.5.909

Snviuo Giot•atmi

35 fA.ut.

16. 8.35

16. 8.35

c ' Cupello (Chieti)

15.4.911

An t~:~n ucci

A fri CA. Orien· tale

16. 8.35

16. 8.35

c

Macerata

8.7.9(}7

A rcaugeli Gerardo

8 g~:~nio

lH. 8.35

16. 8.35

e

Praia a M11· 11.11.903 re(CoeonZII )

Giugui F'ranccRco .

l grno.

16. 8.35

16. 8.35

Di Giorgio Girolamo

:!2art. div. fan t.

16. 8.35

16. 8.35

e

.

6.1.908

e

c Cb i usa Sei A.· 17.8.907 fa o i (Pal ermo)

'I"QIWUtica

.

.EloJ.>idio

.


74

( segue) TEL"ENTI MEDICI

Un tu t

111 NA S<'ITA

li

ua~dlu

l ll

= ANZ I ANITÀ

CASATO f:

POSIZIOliE OV.CORAZIONI E

17.5.!)07

di

CA~IPAGNt:

grado

tlal 109 n. )R('II l'UIJ' Jo-

NO~IE

l

l

di @en-izio

i

ul n. 124

~gro Nicol<~

nio((.;atnuznro)

19 faot.

16. 8.35

16. .35

11 faut.

16. 8.S5

16. '.35

a

Urbino (PeRII ru)

l .:i.910

c

Roccaraso (Acpaila)

25.3.906

Slll\rpitti Mnrio .

13 fan t.

16. 8.35

16. !>.35

c

Mirto (Mel'sion)

10.5.909

Di Modicn Pietro.

3 fnnt.

16. 8.35

16. 8.35

c

:51\ pu n urn

21.8.910

De Ci Ila i"rar~ctsco Paolo .

Lan e. di Nuvorn

16. l:Ul5

16. .35

:l5.2.909

Leone Tacito.

7art.div.faut.

16. 8.35

16.8.35

L~tigi .

14 art. div. fan t.

16. 8.35

16. .33

l

t

l

~~

B

( Po tOIIZI\)

c

S. Duontu Val C(tUiino Cl<'rosiooue)

c A

a

Pnlomharu (Chieti)

5.2.907

llleuna

c

Gal n ti o n

5.5.900

An tunnel Oi"seppe

21 fan t.

16. 8.35

16. 8)l5

9.11.906

Sotti le Leonardo

Se. centr. art. 16. 8.:l5

16. 8.35

A rsen n lo R. K Napoli

16. 8.35

16. 8.!15

58 fnnt.

16. 8.35

16. '.:~

ts. s.:"la

16. ,_)!~

( p (L(•ccw)

c

1\I ()RRina . .

c

Pndula (Sa- 28.12.90fi ferno)

Auwro~i

c

Padova ..

Soprani Lltrlonio

c

CittA di Castello (Pe·

7.7.907 22.4.909

Oiu11eppe jllfl~:i11i

Stldiari Ot•mo.

3 bers.

rngiA)

c c

Fo).:gÌit • • •

Bus,. o m i

1.10.!.108 6.2.904

Altamura Maulio . Trigila 8tl1a111iano.

{Noto)

33 fant.

16. R.S5

16. Q3,i

4 fant.

16. ~.:-\5

16. '.:l.i

c

Viuo E1Juenso (Napoli)

19.3.908

Vnnacoro Antonio.

151 ffwt.

16. 8.!15

16. s.~

c

Bnenu11 Ai;t~ll (Argou-

8.2.909

Snutaogt-lu Reuè ('arlo

91 faut.

16. 8.35

16. ',;tj

ttlln )

l

' A

c (

r (

l

(

•

l

t

l

t

.

t

!

l


(~egue ) TE!\'ENTI MLDICI

75 ANZIANITÀ

.!: >

·a

CASATO Jo: NOME

LUOGO

POSIZIONE

•li DJ NASCITA

na•cita

di

OF.CORAZIOSI E CAMPA GNE

di

dal n. 125 al n. 140

e Spinetoli (Ascoli Piceno)

27.4.910

a S. Giorgio In 12.3.908 M ontagna (Benevento)

Di Ferdinando Renato

LXI btg. mitr.

16.

Bo<:elaini Ettore.

39 fnnt.

16. 8.35

16. 8.35

K35 16. 8.35

e

Tar anto • .

H.l'>.908

Nnddeo Vincenzo.

15nrt.div. fnut.

16. 8.35

16. 8.35

e

BenevtJnto 29.10.!110

Pet1 uccinoi Nicola

49 ft\Ut.

16. 8.35

16. 8.35

e

Benetutti

Cuboddu Antonio .

.thpett. inferm.

16. 8.35

16. 8.35

7.niri Sacellario.

Afri ca Orieu-

16. 8.35

16. 8.35

16. 8.35

16. 8.35

20.4.907

(Sas~ari)

c Co. li un (E· 5.10.906 geo)

Lllltl

54 fn n t.

e Arngonn (A· grigento)

5.7.907

Licata A ljio

e

P 1nr.i o i co ( Palermo)

10.5.908

Ot Trapani Salmtore .

a

A v ella (Avell in u)

23.3.907

Salvi Vincet1zo

77 fnnt.

16. 8.35

ln. 8.35

e

Capu r so ( Bari )

!U2.909

Ardito Vincenzo Cesaro .

12

bl'rfl.

16. 8.35

16. 8.35

o Cosen:r.a ..

7.4.90<J

Strazr.ulli Rergio

46 faut.

16. R.3n

lH. 8.35

Lueonte Vittorino.

29art. rli v. fn n t.

16. ~.35

16. 8.35

.

20a.rt.div. t'aut.

l. 7.37

l. 7.37

. . Afrira Orieu- 16. ~.35 16. 8.35 tale

o Castel~u ido- 15.6.907 ne (C 1ieti)

Napol i

12.12.906

Como JllariMIO

c Giffo n i Sei

12.9.908

Vedovato Silvio •

2 fnnt. oarr.

l. 7.37

1. 7.37

10 an. arm.

l. 7.37

l. 7.37

l art. alp.

1. 7.37

1. 737

o

Ca11ali (Salernn) e

Napoli

22.10.910

Mn nornua Aldo

c

Milano

17.6.907

Rizzi Vincenzo

..


76

(Se!JUe) TENI>NTI

MEDIC I

ANZIANITÀ

Jhta LUOGO

CAS ATO K NOJIIE POSIZIONE

t li

DJ NA SCITA

nascita

DECO L{AZIONI

~;

CAMPAGNE

di

di

l. 7.37

l . 7.37

i.

dnl n. 141 al n. 157 c

Reggio C.

26.4.912

Caserta Vincenz-o .

c

Roma

5. 2.911

Galli d ella L••ggil~ 7Jmnenico. 5 art. div. fant.

l. 7 37

l . 7.37

c

Agno!De

11.8.904

Di Priwio Z,',·lmcesco

2 art. div. fa.nt.

l. 7.37

1 . 7.37

28 fant.

(CIUilJH~­

bnsso) u

Castelletto 7. 2.909 Ticino ( No· vam)

Barberi Renato .

68 fant.

l. 7.37

1. 7.37

c

S. Ma 11 r o

26.4.905

Cangelo~i

2 genio min.

l. 7.87

l. 7.37

Gaetano

Cnstl:llv~rdt~

(Pa lermo) (\

Rollii\

11 .8.911

J\lnsilli Vlen~ente.

!J art. e or p u arm.

l. 7 .37

]. 7.37

c

So n n i n o (Ron•a)

13.3.909

Grt~ngn. Luigi .

87 fan t.

l. 7.37

l. 7.37

e

S. Andrea 7.12.908 sull' J o nio (Catanzaro)

Voci V incen:o

5 genio

l. 7.37

l. 7.37

c

Vibonati

Colimodio Pa$qtwle.

l ge nio pont.

l. 7.37

l. 7.37

Anz1\lone Salvlttot·e

4 art. div. fn n t .

l. 7.37

l. 7.37

l. 9.907

Spani Molella Pietro

2 genio pont.

l. 7.37

l. 7.3i

e Sanni<:andro 18.6.910 Garganico (Foggia)

Melcbionda il'velilH~~­

62 fant.

l. 7.37

1. 7.37

15.7.908

(Salt~rno)

c

Lercara (Sa- 2U.4.!HO lerno)

c

Roma

<:

Bari

22.12.910 P errone-Cnpano Federico

9 genio

l. 7.87

l. 7.87

Il

Tropea (Cf~tan zar o)

1~.2.911

Cutuli ihttonio

57 fant.

l. 7.37

1. 7.S7

c

Geuo va

22.6.908

Nicolò Rocco .

7 ar t. div. faut.

l. 7.37

1. 7 .Si

c

Napoli

23 7.910

Gnad1tgno .~fario

l art. ù iv. eel.

l. 7.37

l. 7.37

c

;\T i rab t; ]] a I ru b:u:cnr i (Catania)

12.4.911

Alllt~rghiu:t

l fn.nt. carr.

l. 7.37

l. 7.87

Giuseppe

(

r


(segue) TENENT I MEDICI

77 ANZI ANIT A.

Da t n l.UOC:O t li

III NASCIT A

P OS IZIONE O~!CORAZI ON I J,;

nascita

CAMPAGNE

di

tli

grado

servizio

clal 11. 108 lì.l n. 173 c

Napoli

2!1.4. 912

TwiRi ;l/ iell e/e

27 t'nn t.

1. 7.37

1. 7.!l7

<·

No w J ork (::i. U. A.)

11.7.908

Buehicellio Vin ren:o.

7:1 faut.

l. 7.37

l. 7.87

c

Cllinmvallo Ce otr altJ

16.2.909

Fnva Cmuillo .

16 fan t.

l. 7.37

l. 7.37

Di Mauro Nicola .

2 fnot.

l . 7.37

l . 7.37

55 fan t.

l. 7.37

l. 7.S7

R eg Il . c a v.

l. 7.37

l. 7.:H

(Cn~nuzaro)

o

C IHI\ dui 15.ll.911

Tirreoi (i->nlurno) c

c·

C e l e u za Valfortore ( Foggia)

:.!0.~.908 ' Hut·•·o AlciiPcwdro .

M oot~<; or-

14.11.909

l Oeur.n Paolo

~lonforrnto

vino Ro -

velia (Salerno)

e

Pnl~:~rwu

3. l.91l

Ortulnui Anlo11iuo

9 alp.

l. 7.32

l

c

Apice ( Be-

30.!:1.909

Znr11pclli Gennrn·o.

3 nlp.

l. 7.37

l . 7.37

Utl\'tJ D&o )

7.37

c

Roma

21.3.908

La•·•:hi· l•'enumdo

225 fnut.

l. 7.37

l. 7.37

c

P.{)CCMai no la (Nnpoli)

2.12.!J06

Taliunto A11ifiiO

l art. eontr .

J. 7.37

l . 7.37

e

Poteuzn

l. 1 .910

Do Gunonro Giruteppe.

15art.cliv. fau t.

l. 7.37

l. 7.37

t:

CmlverAAno (Buri)

5. 3.909

Romito 011iilio

5G fnu t.

l. 7.37

1. 7.37

c

S. Giovanni i n l!' i or a (CosenzaJ

19.4.908

l!~ngl in Felice

1 geo. miu.

l . 1.37

l . 7.37

(:

l!" ab brim di

11.3.911

Polidori V a ler io

157 fnn t.

l. 7.37

l . 7.37

Rom& ( Ro· m n)

c

Olieun (Nuo- 26.12.907

PoligluHld u Salt:ator8 .

40ar t. d iv. fan t.

l. 7.37

c

Campegi n e

l~tnmi

1 alp.

l. 7.37

ro)

(Reggio E.)

31. U108

UMio

l. 7.37

l . 7.37


78

(segu e) TF.NENTI M ED IC I ANZIANITÀ L UOGO

Data

CASATO E NOME

di DI NASCITA

nascita

POSIZJONK OECOltAZ IONI E CAMPAGNE

di

di

grado

servizio

dal n. 174 al n. 188 Miealizr.i Ji'ili1JPO

4 a.lp.

l. 7.17

l. 7.37

Gnri Desiderio

33 fant .

l. 7.37

l. 7.37

7. 5.911

Severino Antonio

2 art. di v. eel.

l. 7.37

l. 7 31

16 10.905

De N iederlumsern A r11olclo

66 fant.

l. 7.37

l. 7.Si

Greco Pasq·ttale .

R egg . c av. Saluzzo

l. 7.37

l. 7.37

9 bers.

l. 7.37

l. 7.37

art. corpo arm.

l. 7.S7

]. 7.37

e Cnl n.tnbiano 26.4.908 (Catania) e

S. Cascia no 2.12.908 Bngui (Sie· na)

e

l<' rttg u et o l" A ba t e

(Benevonto)

e Formigine (f-fndenn) c

D i n n 111 i 3.12.909 (Catauzaru)

e

Rag usa

23.6.904

'fumiuo ~iovanni .

c

Resina ( Na · poli)

27.8.908

lacomino Ettore .

c

Cremo un

13.11.909

Nesler L"i~Ji

S nlp.

l. 7.37

l. 7.37

c

Laurino (Sn· 23.8.911 leruo)

Gaudiani Pasguale

17 fant.

l. 7.37

l. 7.37

c

Napoli

117.907

Santorelli Mario.

60 fant.

l. 7.37

l. 7 37

e

Palermo

5.11.907

Capizzi ignazio .

2 genio

l. 7.37

1. 7.37

e

Quartu al àfare (Genova)

2.11.909

Goto! li Jlfas~timo.

34 fant.

l. 7.37

l. 7.37

c

Livornu F errar is (Vercelli)

28.9.908

Bnrbero At&gelo ..

Se. eentr. mi l. alpinismo

l. 7.37

l. 7.:37

c

FosRn.to Ser· 11 .9.912 rntt!\. (Ca· tanzaro)

Giorda no Gemrtlo .

24 fan t.

l. 7.37

1. 7.37

c

Bad

Ammendola GaetatiO

50 funt.

l. 7.37

l. 7.37

13.4.911

.

l


UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI -A.NZIANI'l'À

~

;::

·a ... ~

"...

Data

CA S ATO E NO~IE

LUOGO

POSIZIONI<:

di DJ NAS CITA

'h

uaijcita

DF.('()RA7.10N I

~:

CA MPAGNF.

<li

di

grado

ser·vizio

COLONNELLI CHIM I CI-FARMACISTI

dal u. l al u. 2 e

Palermo .. 19. 9.79

a

Bologna

.. 2i>. 1.84

Curradi Renw, $, U •!>, l'l'l, { •

Dir. lnb. di uhim. o br omat. appl.

10.12.34

15. 9.02

1\·l ozznnn dotL. Um·lo, u io, +

Dir. i~t. ehim. fnrm. mil.

26. 5.37

2. 6.09

Tb:NJ:::X' l'l COLONNELLI CHlMICI-l<'AR~lACISTI

dal u. l n l u. 8

Il

Ro111n . . . .

15. 6.82

Lombardi dott. Manli<1, :JP, <V

Osp. Rom a

10.12.34

30. 4.08

Gorreta dott. Uarlo, •ii', ~ 911 "

[St. Ol!imic; o farm . mil.

10.12.34

2. 5.09

9 11-12 ~ 915·1G•Ii, @ , -§< 1

a

a

Nizza Mouferruto (Alt·saand ria)

5.11.83

Vizzini (Ca-

1.12.87

Vita dott. (htetttno, •??, IV 91 2-1 3 ,

Oa p .

Nn poli

10.12.34

'27. !!.13

2.10.82

Mieh eli Teoilo1·ico, •li', fì'l, <V 9 12,

Osp. Ancona

10.12.34

27. 2.13

tauil~)

a.. Aneonn

' ....'

11·13

•:4

~ 91S·IG-t7, (!j),

+, •I•

a

Mercatullo 14. 3.86 (Pes11ro)

Pnrri dott. W alter. •E,, <P 912·13 ·~

Se. appl. !!an. mil. (ins. tit.)

10.12.34

27. 2.13

a

Montecatini Val di Ce· cina (Pisa)

Cappelli dutt. prof. Gi1m:ppe ,

l !>l t. cbimieo 31.12.35 far m. mi l. (c o m . Min. Agric. e For.)

30.1 1.09

© 9!1-12 •'• Snviuu JTitol ,.,. .. ' . '

Osp. Bari

31.12.35

27. 2.13

Musso E1~rico, •!•, -!•, 4)911-12·13-14

Tst. eh i mi co farm. mil.

14. i>.36

24.11.13

11.11.89

., v91J-I~ ~"~'. , +z, +' 11... ~

G . .~. ·•

Wo· r~, @ .

)

L. D. iu clliUJica

brom.

a

Bitonto(Ba· 20. 4,85 · r i)

n.

Petti neo go (NovuraJ

13. ~1.85

&


80

= ANZIANITÀ

.!! ·;:: ·c;

LUOGO

...., ... <n o

natn

CASATO K NOME POSIZIONI':

ùi DI NASCITA

nuscitn

di

di

grado

eerl"itio

Osp. Udiue

1.1U6

?:1. 2.13

Osp. Alussnndr ia

26. 5.37

20. 9.14

f !:lt.

e h i m i co farro. mil.

31. 3.25

l. !l.H

Farina li'e/ice, r!f,, v 911-121 ® 91~·

ÙSJI. ~'i ruuze

31. 3.26

27 . 2.13

Fortunato Leo11ardo, =ii•, -1'< 1 V

.d.11pett. infenl~.

l. 1 .27

2·U l.l3

Osp. Palermo

l . 1.27

24.11.13

DECORAZIONI E CAMI'AGNR

dal D. 9 al D. 10

a

a

Cornei inno d'Alba (Cu· neo)

17.11.86

Cnrbngu a (A l essa n · dria )

24.12.132

Siccnrdi Gttido, +.• . -i,9 1H2·13· l4·15·1G·11·111·19

1

+

dott. Oiorgio1 tf•, v

Alvi~ini 911-1

1

~ 915-IC-17·18

1

@,

+

l

MAGGIOHI CHIMICI- FAHMACISTI

l dal n. l al n. 10

c a

25. 4.90

S. El-( i d i o

17. 4.84

(Teramo)

v

c

lv

Cortllsaa dott. Siltrio, rf. , +, 91)·)2

16· 17, @ ,

Giffoni Valla P i a n a (Salerno)

1. 1.84

Alia (Palermu)

13. 1.85

+

91l-12·1J ~ 915·1G·11 1

@, 1

+

Grignnui Eugenio, rl!,, '~ 91 8-1 910-~l l

v 91!-12' +

a

Rovito (Co- 21. 5.88 senza)

Marrn GùUJeppe <!! 1 V9ll-12-J1-18 , ® 91~·16, @ , +

Osp Brt- sci a

l. 1.27

24.11 .13

a

Puiriu<>(To- 20. 2.83 rio o)

Arpino Pietro, q·, V 911-12·13·1~19·10·21' ·}o, ® 917-18, ©

O!~p.

Nn vara

l. 1.27

l. 5.U

a

·Casu.lburdi- 27. 3.!!8 no (Chieti)

Molisnni dott. Ricciardo, :t,

I st. chimico farro. mil.

l . 1.27

l. 6.15

a

S. MariaCa- 11. 1.96 pua Veture (Napoli)

Palmieri dntt. Mario, o!,, +, ~

Jst. chimico farm. mil.

l. 8.29

l. 8.22

Sn~;~nri ..

J..ay dott. nino

Osp. Cagliari

31. 3.30

16. 2.23

Serv. chimico mil.

31. 3.30

16. 2.T2

a

18. 1.99

<)) 913·14'1~, io

915·JG·I7·18

1

@, ~

+, +.@; 918 ,

(!j)

c

F o Alta (Aqui la)

4.9.900

Placidi dott. Ettore, c!•

i


(segue) ~IAGGIORI CHDIICI- F.\R~I \ C: I:.TI

.!? ·~ ·c; o

di

81 ANZIANJTl

LUOGO

C AI\A'fO E NOME

DI NA SCITA

IIK< ' O itAZIONI •: C.U IPAGNK

~

<n

POSIZIO~H!

naoci tA

dì

di

grado

servizio

lat. ehi mi eo farro. roil.

25. 9.30

16. 2.23

Afrien Orien· tale

15. 15.31

16. 2.23

dal n. 11 al n. 23 a

S cr a d e li n ( Pn vi11)

19.11.92

n Vaeri(Chieti ) 18. 5.9:{

a

R n eco n i g i

D'Ait•aflnnrlro do tt. +, ~ 91~·16·17·161 @

Lt~igi, r; ,

12. 7.98

Comit.mob.civ. 26. 6.32 (oaserv .ind nstr.)

(Cuneo) n

BorgamnRcu 10.12.900 (A hlllll nndria)

BraggiCJ rlutt. Giovmmi cjj,, ~.

Oap. Perugia

10.12.34

16. 2.23

a

Susn (Tor ino )

3. 3.93

Zioi dott. Gioranni, ~-, y

910 ' 1G,

0 11p. Snvigliano

10.12.34

16. 2.23

a

Torino . . .

26. 1.99

On$!1ielnoint"tti dott. Silvio, ,;., "X 91~·18 , ;W, o, +

Sorv. d1imico militare

10.12.34

16.11.23

a

Alvito ( Frusinono)

6.2.901

Di Tnlliu do tt. Odori8io1 ,:;,, \

Oap. Piawnza

10.12.34

16.11 .23

c

Firenze. . . 10.8.001

Bracaloni dott. Lorenzo, '*' .

Ist. ebim. farro. 3l.l2.35

16.11 .23

l•

w

mi l. •'

c

Il. 5.93

Pt·s~nlnno dott. Angelo, <l!•, ;e 91!'>-10·\7·1 $, @ , • • d)

Os p. Gen ovn

31.12.35

16.11.23

'l'ropeu (Cn- 31.10.9-! tammro)

Adilnrdi patrizio di Tropen rlott. (fiulio, '9;, 9J G·17·1 8, @,

Osp. Romn (com. lahor. obim. bromat. npplieata)

31.12.36

16.11.23

Osp. Cnserta

14. 0.36

16.11.23

S. A r Ren io (Salerno)

a

6

•

a

Alvito (l<'ro- 21.10.97 sinuno)

a

Gravina (Bnri)

2. 8.88

De Palma dott. Ji'ilippo, cE , ~9 1 8, ~91G·J7·U @ 1

Osp. Li v orno

27. 4.37

6. 5.28

a

Piazza A rmerin n(Cnl· tanisaettn)

S. 3.88

R izzo G a4tallO <§>, +, ;<: 91 S·IC·I7,

Osp. Roma

26. 5.37

6. 15.28

@, +


82 ~ ·~

PRIM I

ANZIANITÀ

Data

·s

LUOGO

.,

1>1 NASCITA

g o!

CAPITANI E CAPITANI CHIMICI-FARMACISTI

CASATO 'E NOME POSIZIONE

di

cn

nascita

di

di

grado

servbio

O~>p . Roma

6. 5.28

6. 5.28

Osp. Bolzano

6. 5.28

6. 5.2S

Osp. ·forino

6. 5.28

6. 5.28

DECORAZIONI R CAMPAGNE

PRIMI CAPITANI CHll\HCI-FARMACISTI dal n. l al n. S a

Roma

. . . 28. 9.89

Cormdi Pietro, <l!>, ~ 915-IG·I,· 18, @ ,

1\

a

+

C a l l i a n o 25. 1.90 l\lonferrnco (Aiessnndr.)

Millino dote. Domtmico, <!!o, ~

L i g n a na (Novnra)

Ferraris Salv('tore, ci·, +, ~ 9 1 5

5. 3.S9

915·10·1', @

16·11, @

CAPITANI CHIPtUCI-FARMACISTI

a

dal n. l .nl n. 9 a

Firenze . . .

7.7.902

Nocentini dott. Dino

Osp. Perugia

9. 6.83

9, 6.27

e

Nnpoli . . .

5.7.902

Scotti dott. Gimeppe

Scuola appl.san. mil. ~ins. agg.)

9. 6.38

9 . 6 .27

a

Sassari . . .

4. 7.9~

San nn dott. A lesstmdro,

+,

Osp. Milano

9. 6.33

9. 6.27

t)

Mesain.a . .

4.5.902

Zodda dott. Ald{>, ~

. Min. Guerra

9. 6.33

9. 6.27

Osp. Brescia

6. 6.34

6. 5.28

Libia

6. 5.84

6. 5.28

e h i m i co *•~' 1st. farm. mil.

6. 6.34-

6. 5.28

Osp. Na poli

6. 5.84,

6. 5.28

Oap. Bari

6. 5.31

6. 5.28

~ 9 18

(lab. mierob.)

Mong iaasa- 15. 5.96 no ({;oAenza)

Dattilo Angiolino, :J., +, ~918·

a

Guard i.agre· le (Chieti)

2. 3.97

Palmerio Pietro, <l!>, ~ 918,@

a

Bari.

l . 1.96

Curatolo dot t. Lorent:o,

c

11-18,@

• • ~910•17·18, @

a

Roma . . . .

2. 8.96

Foehi dott. Roberto, 17·10, • • @, .l

a

nari

•

o

•

o

8.11.99

*·

@ 910·

De Benedietis dott. Raffaele, o§-, ® 918, @


( St~ (JII r. ) CAPITANI CHIMI CI- f'.~RM .\f.I STI

83 ANZIANITÀ

.!

·z"

LUOGO

~

DI NASCI TA

Data

CASATO H.

NO~I~:

POSIZIONE

di

~

"'

unscita

DF.CORAZJONl E

CA~IPAGNE

di

di

grado

servizio

dal o. 10 al o. 26 a

Parma . . .

21. 2.98

Zaneli i dott . .t!lbe·rto

Osp. Trieste

6. 5.34

6. 5.28

c

Patti (Messina)

17.2.900

Orlnndo Teoclo·ro1 Q) .

Af r ica Orientale

6. 5.34

6. 5.28

c Ribera (A- 10.6.900

Friscia dott. PitJtro

Africa Or ient.t\le

6. 5.34

6. 5.28

8.1:.!.902

Goffredi dott. Etto·re

Afri ca Orientale

28. 3.36

28. 3.29

Spatlavecebia dott. Domenico

l o f. pres. Ravenna

28. 3.35

28. 3.29

Os p. Bolzano

31.12.35

28. 3.29

grigento) c

S. Grogoriu Magno (Salerno)

n

Mo l f e t t n (Bari)

4.7.904

c

Aragona (Agr igento)

23.1.901

a

Siena. . . . 12.10.901

~egre dott. Fe·r nanrÙ> .

[nf. pres. Sassari 28. 3.36

2!!. 3.29

a

Vitulazio (Napoli)

Pozzuoli dott. Francesco

Osp. Gorizi1~

28. 3.36

28. 3.29

c G rotte (A· 20.8.898 Nascè dott. Francesco Paolo, Osp. Catanzaro 28. 3.36 grigeoto) •K', ~ 9171 @

28. 3.29

5.9.901

c

Montevarchi (Arezzo)

7.3.903

Bernini dott. Fosco.

c

l.<'roso l o ne

17. a.99

Pricolo dott. A ~(onJJo, ~ 91 8, +, Osp. Bologot~

(Cn-mpo· basso)

Ist cbim.farm. l. 11,36 mil.

14. 2.80

1.11.36

28. 3.29

.Africa Orieo- 31.12.36 tale

28. 3.29

Osp. Firenze

13. 2.37

14. 2.30

@

T ori n o . .

a

Pisa . . . . 28.10.903 Ripar helli doLt. Roberto.

a

New J o rk (S. U.A.)

4.8.904

Cr este dott. Baldo .

Os p. Chieti

u. 2.37

14. 2.30

a

Alessand ro Roooa (.Agrigento)

24.4.904

Carlisi dott. Ferdin<md{)

Africa Orientale

14. 2.37

14. 2;30

e a

17.10.901

Rolfo dott. FedfJrico .

a

l

l

.. l l 1;1.-. 2,30

Castellane- 12.7.903 ta (Ionio)

Mazzaracchio dntt. B ernarditl0 1 Libia

14. 2.37

Q)

C an o n iea (Messina)

Riccardi dott. <-Httaeppe . •

l' 14. 2.37' 14. 2;so

1.2.903

Osp. Messina

'


TF.N. CHDi. · FARM. INCA RI CATI OJ!L GRADO 01 CAPIT. Il TBN. CHIM. ·F.~RI\1.

84

., ~

"<;

..s .,

ANZIANIT À L UOGO

Data

CASA.TO E NOME

POSIZIONE

di DI NASCI T A

m

nascita

Of:CORAZIONl E CAMPA.ONB

di gtoado Q

dell' in-

carico

ùl ser vizio

TENENTI CHIM ICI-FARMACISTI INCARICATI DEL GHA DO DI CA PITANO dal n. l al n. S

a C r e c e Id o (Chieti) c

24.9.907

S alo p a. e a 27.6.903 (8eoevHnto)

e Adelfia (Ba- 21 .8.905

SRnteusaoio dott. .3fario

Io f. pree. Pnrma

13. 2.37

14. 7.32

Tnncredi dott. Gabriele . .

Ist. ohim. farro. mi l.

27. 4.37

14. 7.3:!

Colella dott. Yituwi.ano .

l st. chim. farru. lll i l.

26. 5.37

14. 'l.S:!

Rvtteglin dott. En:o

1st. chi m. fa.rm. 14. 7.32 m il.

14. 7 .32

Melchionna dott. Ettore .

Osp. Caserta

14. 7.32

14. 7 .3:.!

ri)

TENENTI CHIMICI-FARMACISTI

dal n. l al n. 9 27.2.905

n

Sal\ su o l o (Modena)

c

Serre (Cn- 15.G.904 ne(l)

a

Salsomnggiore (Pnr· ma)

6.5.901

Gnmbarini dott. GitU~tJppe, !iJ

Io f. pre s. Al!beoga

14. 7.32

14. 7 .32

n

Romft ..

22. 9.96

Longo do~t. Fu,lvio •

Inf. pres. Trento 14. 7.32

14. ?i .3:?

n

Sulerno ...

1.1.905

Portelli dott. GitU~eppe .

lnf. pre11. An~io 14. 7.32 (c ampo elio. sanat.)

u. 7.32

c Cesena (For- 14.5.906

Bocchini dott. Francesco

Osp. Bologna

14. 7.32

14. '1.32

Afriea Orien- 14. 7.32 tale

14. 7 .32

Osp. Ancona

14. 7.34!

u . 7.32

Os p. Messina

14. 7.32

14. 7 .32

Il) ()

Genova .

20.6.906

Andisio dott. Giulio

a

F'oggia . ..

6.4.904

Sevorini dott. Gil1$eppe .

()

Po2.1.nllo(Ha- 11.10.903 gusa)

Terranova dott. Salvatore .

•


(Seglle ) TENENTI CH D!ICI·FAIIMAt: ISTI

85

l ANZIANITÀ

~

·c; "'

g >l

Data

l.UOGO

CASA TO 1!: NOME

<li 01 NASCITA

~

r.n

nuoit-a

POSIZIONE Ot:CORAZIONI F. CAMPAGNE

di

di

grado

servizi"

dal n. 10 al n. 28 c

1-'errnra ..

1.10.900

Sani dott. Oarkl

Osp. Padova

H . 7.32

14. 7.32

c

Cnmaiure (Lucca)

21.9.902

Vocoli dott. N or/ierto .

Osp. Genova

14. 7.32

14. 7.32

c

Sutera (Cnl- 26.1.903 tnnissettn)

Saia dott • .Ma-rio

Osp. Palermo

14. 7.32

U . 7.32

u

Torino , .. 19.7.908

Gorin dott. A ngclo

Osp.. Alessandria

16. 7.34

16. 7.34

c

Lerc1\rn (Pn !ermo)

29.1.909

Vieari dott. Oarmelo

16. 7.34

16. 7.34

a

Palermo .

8.9.904

Hnmbino dott. A.nto,~·i'lo

0 11p. Napoli

16. 7.34

16. 7.34

c

Napoli ..

6.6.908

Aiello dott. Domenico.

A t'r i ca Orit~u- 16. 7.34

16. 7.34

ll st. cbim. farru . mi l.

tnlo

.. 20.3..909

Snltini dott. Pietro .

Libia

16. 7.34

16. 7.34

30.6.901

Battaglia dott. Gi~t8eppe.

Osp. Roma

16. 7.34

16. 7.34

30.6.900

Corbi dott. Domenico .

Osp. Firenze

16. 7.34

16. 7.34

Piacenza .. 11.11.907

Bruoamonti dott. Gioryio .

Oep. Milano

16. 7.34

16. 7.34

c

Aquila . ..

Curci dott. RaffaeltJ.

Osp. Udine

16. 7.34

16. 7.34

e

Volterra 13.7.904 (Pian)

Moroni dott. Gi1~Meppe.

Oep. Cagliari

16.. 7.34

16. 7.34

c

Bari

Mininni dott. lgt~azio .

Osp. Roma

16. 8.35

16. 8.35

c

Lecce . . . . 14.10.910 Da Pirro dott. Filippo

l st. chim . farm. mi l·

16. 8.35

ltl. 8.35

c

S. Maria C. V. 2U:910 (Napoli)

Gravino dott. Michele

Oep. Padova

16. 5.37

16. 5.37

e

Urbino (Pe· earo)

16.1.909

Montanari dott. Angelo .

Oep. Bolzano

16. 5.37

16. 5.37

e

Teramo

1::$.2.909

Allegretti dott. Guido

O~p.

Verona

16. 5.37

16.5. 87

e

Partinico (Palermo)

24.5.906

Passnlacqua dott. EugM&io

Osp. Trieste

16. 5.37

16. 5.37

1\

Firenze

a

Campoba s~u

n

Siena . . . .

e

. ...

6.1.909

21.7.907


UFFICIALI

A

DISPOSIZIONE

Ufficiali medici ANZIANITÀ

C>

1: ·o:; ..,o ~

LUOGO

Data

CASATO E NOME

POSIZIONF.

di DI NASCITA

cn

dj

di

grado

ser~zio

Mi niste ro Guerra (Com. Corpo S. M.)

19. 9.S<l

1. 9.05

Di.sp. ] f in. Fi-

9. 2.35

15. 1.08

l. 9.36

29. 3.07

1. 1.37

20. 8.07

*• Dil!p. Minist.. 31.1 2.36 .Aeronatica

15. 7.11

DECORAZIONI E CA M PAGNE

ua~cita

MAGGIORI GENERALI MEDICI

a

FosRtlcesia (Chieti)

27. 5.80

~ Bucciante .illft·edo, ~. C -i-, 0, <{,!, @01~-IG-17·18 1 @ , ~1 1 et>,

• · L. D. in oculistica

COLONNELLI MEDICl d al n. l al n. 3 a

Polla (Saler- 27.11.79

a

" C n rei n Ba verio, 912-13

DO)

1

*• U~, 1!1. ©

1 @ , 0, ~ ~ •

~91G·IG· I?·J8

11anze

.Disp. Min. IJ'i-

Campobasso 21. 2.80

1WU~.e-e

n

Susa (Tori· no)

18. 3.83

· · •• uc§o, Q.. 91 1•n l G·' tt-1· D'!Oftlgt, ~ 9t6·1G·J7· 18,

@ , +3, et>, ~

Dir. osp. Savigliano

TENE!IìTI COLONNELLI MEDIC I dal n. l nl n. 4 a

Giove (Perugia)

5. 6 85

~

Marinucui Mm·inò, •,

~&·911·12·13·14 1 e>!-915· 161

@,

+, d

1

/

a Procida (Nn- 29. 1.83 Costnglioln. Antonio, . ,

poli)

a

n

*• o, @ , Oa p. .Nnpoli

·~. Q; 911·15·18·19, ~ 916·17,

l. 1.37

15 7.11

@,

~

Samb no•Zabut. (Gi rgenti)

11.10.84

Accadia CAvellino)

21. 8.83

Cnmpisi Baldassan·e, ® 9l5·JC·17

1

@ , o_.9 JZ·I31

l • *• O, O, Afri ca Orie n- 20. 2.37 l;), 7.l l +

tale

VaRAn lli Giovanni, ,~, • · ® 915· Osp. Napoli 1C·I7·1G

1

@, <t,9ll·12 9!3·14 1

1

~

20. 2.87

16. 2.12


87

(segue ) UFF"ICI ALI A DISPOSIZIONI!

Ufficiali chimici farmacisti ~

ANZIANITÀ

~

... ·c;

...."' o

Data

CASATO E NO~tE

LUOGO

di 1)1 NASCITA

m

nascita

f'OS I ZIONI<

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado

servizio

26. 5.32

16. 9.03

COLON NELLI CHIMICI FARMACISTI

n

Melfi (Po· tenza1

31. 8.77

Pagniello dott. prof. Al(redc • · C ·~. +. L. D. in chÌmiea brom.

Min. Guerra

TENENTI COLON NELLI CHIMICI F ARMACISTI dal n. l nl n. 3 a

FerrNe (A· 11.12.83 lessnndria)

Accossa to dott. if,'nnenegilrw, tlf', ~12·13·14 1 o§o

Comit. m o b. civ. (osserv. industr.)

10.12.34

l. 2.04

e

Broute (Catania)

8. (.89

Iaoln En,ilio, <!:>911-12·13·JH5·1&·17,

Africa Orien· tale

14. 5.36

3.12.09

Osp. Torino

14. 5.36

20. 9.14

:.!6. 5.37

6. 5.28

a

Menfi (Agri· 15. 5.85 gento)

*·

IX-916,

@,

+

Valenti Antonino,

+

*•4_; 913-H·I~,

MAGGIORI CHIMICI FARMACISTI

a

Bitonto(Ba· 10. 9.86 ri)

Garofalo dott. Vito, ~ , +, ~ 916-JG·I\ @

Osp. Verona


UFFICIALI FUORI ORGANICO Ufficiali medici ~~

·a 3 ..,

"

LUOGO

ANZI-'NITÀ

Data

CAS ATO E NO~IE J>OSJZIONE

di 01 NASCITA.

m

nasci ta

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado

serviti o

30. 6.25

20. 8.07

TENENTI COLONNELLI MEDICl

dn.l n. l al n. 5 Hurnbolà .A.11.tonio, *, o, qj912·131

/Jiap • .Min. Pi-

®9)5·16,

!lallZO

S. Calogero (Catanznro)

16. 8.81

a

Tonda (Cu · ueo)

15.10.84 P t!rrier Stofamo, l!t, C ·~'• d>, o, 1st. sup. guer· :L,9 1l·12·J2·1 31 ~ ~·~· J G·~>-1 8 @ , toZ, ra 1 +. L. D. in neurologia

5. 6.25

16. 8.08

a

M o n t a t tu Mart}he (Ascoli P.)

19.12.81

5. 6.26

28. 11.07

o

Ga tlarate (Milano)

14.1185

Zona militar e Trioste

16. 8.35

7. 7.10

'l.unn militare Padova

16. 8.35

8. 7.09

a

Rinnghi .A.lhe~·to, •• 111•, U /., o, 0 , ,f.911 -J2-I J-J4 1 +, ~9J~·JG·I718,

o

F eltre (BelInno)

5. 6.83

@) , +

@, +

Gagg ia l?milio ,

*• O, ~~ (!l,

w, Q_,911-J2·J3, +, 0?,9JG·l•, ©, + MAGGTORI MEDICI

dal n. l al n. ~ n

'forr!Wn(Sa. l orno)

2.10.8!

Vip;ginno A(fredo, <l!•, {T' 1 +, ~;9JZ-J J 1 6( 915-IG-11-IB, ©, o{•

'l.ona militare Padova

17.11.18

8. 7.09

a

S. Pietro Aveli nn a ( Campobasflo)

7.11.83

Perilli Hio vanni,

+, 1!1, 1p lz.t3, ~ 9t5, @ , +

'*'• d>, O, O,

Zona mili Lare Roma

17.11.18

8. 7 .0\'l

a

Maddaloni C:\ n.p oli)

28. 7.85

Corcioni Oot·radin.o,

*• +

1

Osp. Caserta

17.11.18

7. 7.10

+, liJ,

Osp. Bologna

31. 2.23

8 . 7.09

n

Nocera In· 11. 1.82 fe riore (Salerno)

® 915-)6·17,

©, +

~. o:;91H3-H1 \'!P~ìG-IIi-IH8 1 @,

Vitolo E numtt-ele,

+


( scyue )

Uff"l (' I ALI

F UORI

ORGA~ICO

89 ANZI ANlTÀ

LUOGO

CASATO F. NO~E

DI NASCITA

DECOR.&.,ZION I E CAMP AGNE

POSI7.JONE Ul\~(·Ìtu

di

di

grado

ser vizio

81. 3.23

l. 2.09

Disp. Min. fi'i· 31. 3.23

l . 3.09

Zona militare

31. 3.23

1. 2.10

30. 6.24

15. 7.1 1

30. 6.24

15. 7.11

30. 9.25

15. 7.11

31. 3.25

15. 7.11

Distr. mi!. Po tenza

29. 4.17

1.10.14

dal o. 5 nl o. 11

a

a

Cnmaoduua 29. 1.82 ( Nuvarn)

Sogno Arm.ando, •!F, o..91l·IZ·I 3,+,

26. 6.82

T edesclli Oiacom.o, '-Il', o, O, o. +, 1!1, fTJ, o9, 0~,91 H 2·13, ~ 9 1:•·

Serra Snu Brun o (Ca· tao ~u ro)

a

~ 9 1~·16·17,

16·17·)8'

@,

+

Osp. Torino

nanzo

@ , o{·

Arrecifes 12.12.83 Bueuo,; Ay·

Toriuo

re~)

a

l\

Lt•onla ( Na- :lo. ~.8-l poli)

T n t:1 r 111l i J," iyi, .!(-, J, 9 11-1 2·13·14,

Cauldnui 30. 1.86 (Beoeveuto)

Romano Oen.na1·o, •!! , o. ~ .

.,..,9 1 ~·11,

@, +

[n( ONIO

+, <.1' , 1_,9l1·12·13·H 1 l!], ~ 916·1~·1U, ©, +

a

n

Aodrin (Bn· ri)

15. 1.84

Civita RajfatJlo, ,;r,, o, +, ~.91G· 17·18,

Cnsnmar- 10.10.85 cinno (Napoli)

Di s p. M i n.

@ , <!)911·12·)3·14,

+

Znna militare

Napoli Zona militare

Bari

G ra v.iano Oa.rminc, "i·,+, (() 911·121 Dir. San. Na~!llHG-17·1 8 @ , + poli 1

PRIMI CAPITA NI MEDICI

dal n . l al o. 4 Pisticci (Po- 25. 2.89 tema)

S iletti !tlichcle, ~ . +, ~ Olb·1G·

l\

Grotte di 25. 6.89 Cnstro (Ro· ma)

Spernpan i Rl11iilio, t§;. ~ . +,

Distr. mil. Vi· terbo

29. 4.17

1.10.14

a

Ciro (Cnta n-

4. 6.89

Sabatioi Art1wo, P* , lt, O, o9, •\ 1 @ 9lb·l6·1?·!8 1 @ , +, +. L. D. io antropologia

l) i s p . ,11 i n.

29. U7

1.10.14

3. l .89

De Nunzio Prancesco ~. !", ~' ~91 ~·10 1 @

Distr. mi l. Fog· g ia

23. 8.17

24. 1.15

a

ZJITO)

n

Rodi Gargnoico (Foggia)

11-18, @

<!..9 16, ~ 916· 11·!u,

@, +

[,.,terno


90

(SP.{]Ue )

UFFIC I.\LI

F UORI

ORGANICO

ANZIAN IT À CA.SAT O E NO&tl!:

LUOOO

POSI ZIONE

di DI NA SCITA

nascita

o~;CORAZIONJ

di

di

grado

8ervizio

23. 8.17

24. 1 .15

Distr. m il. Ber- 23. 8.17 gamo

24-. 1.15

E CAMPAGNE

dal n. 5 al n. 18 n

a

M o n t e o a • l O. 3.90 ete llo (Alessandria)

Piceotti Egidio, ?§>, +, Qt~91~·1 s·

Ponte S. Pie· 2!H0.79 tro (Barga· mo)

Cattaneo Achille :JP, o, O, ©9 19 • 20-21 1 ~91~·1G·I7·Iij @, +, + 1

+

@, ~ .

17·18,

Osp. Alessandria

v Sannican- 25. 5.88 • Pacilli A~(1·eilo, +, O, +, ® 915· Distr. mi l. Fog-

dro Garganico (Fog· gia)

17·181

@,

+

gia

23. 8.17

18. 8. 15

a

Moconesi (Gtlnova)

12. 2.87

Queirolo Emilio l??'·lt<'IIIO, Uri>, 0 , +, <!;,9 141 ~915·16·17·18, @ , +

Africa Orien- 23. 8.17 tale

28. 12.13

a

Guardia!- 22.1.89 fiera (Campobasso)

Bueci Paolo, tft.o, +, ~9l6·l6·1 ~·1 6,

Dir. San. T'rie-

2-3. 8.17

30. 5.15

Distr. mil. Venezia

23. 8.17

24. 6.15

Q,-914·

Leg. terr. CC. RR. Milano

28. 7.18

l. 5.16

Vetueehi Pasqu.a.l.e, <§,, ":• ~, ,

Osp. Bologna

28. 7.18

l. 5.16

Carirnati Gi-lt-Bel_>pe, +, (), ~ 915·

Distr. m il. MiInno

22. 9.1 8

l. 5.16

a- Sim<luea .

19.10.90

@, +

~6

Trombatort! Vincenzo,

a

e

n

Vogbera(A· lessandria)

5. 5.87

Teramo

12. 5.91

S. Giuliano Milanese (Milano)

2. 1.91

*•+,

Beretti\ Gi1tJJ11ppe, @,

J5·J 6·17·tat

~916·16,

J&·lò·1&

*• ,\

@ , +z, ®, +

® 916·16·17·18 1

+

1

@, +

+, +

@, 1

~.

Heggio Ca- 13. 8 87 labria

Suraci Bru.no, O,

<!i', <6 ,

Distr. mil. Mi· 22. 9.18 lano

l . 5.16

Deruta (Pe- 20. 7.90 rugin)

MHgnini Enea, +, +, ~.9 15·16·181

Disp. ~fin. Fi- 22. 9.18 nan.zc

l . 5.16

Sperone (A· velli no)

IO. 5.90

Rongn Gaetano, '*'• ~91HG·I-; 1

Dietr. mil. Udine

13.10.18

l. 5.16

c

la<mrso (Ca· tauzaro)

2.12.90

Dattilo Giu-sepr,e,

+, Osp. Catanzaro

13.10.18

1. 5.16

n

Dis11(Lecce)

2. 7 90

Bueci Pa-sq~tale,

'*• +, ®915· Dietr. mil. Ro- 13.10.18

l. 5.16

R

n o

~915·1G·17 1

@ , +, +, /

@, +

@, ~. q;919·20-21 -~2, •• @ ,

+

•§: 1 -le, Q.-919·20-21, ~915·1 ·l;·t 8, @,

16·17-18·19·20,

@ , o{•

+

ma


(.~e rJu e)

U F F ICI \LI

91

F UORI ORG ·\ N i r.O

AN7.1AN IT À C A.S ATO K NOME P OS IZIONt:

<li 01 NASC ITA

nallcitn

OF.CORAZIONJ E C AlfPAGNF:

di

di

gmdo

servi ti o

dal o. 19 al n. 32

7. 8.88

Proptirzi-Curti B enedetto, <!>1 +, 0 ,919·201 ~9 1 ~· 16-J< -1 81 @

Coru.distr. ruil. Roma

13.10.18

l . 5.16

a Gangi ( P a- 11. 5.89

l..o Vecehio Gioacchino, ~·, O , ")( 91:•·11>·1 ~· 1 H I!J) , . , J,9 1ti·20·t l 1 1

Distr. mil. Palermo

27.10.18

1.5.16

Distr. ru ilitn re Sir iUlusn.

27.10.18

1. o.l 6

Do Bln11io Cuido, +,o. ~ 9 15• Distr. militnre ltl·17·18·1 9-2o, @ , +, + Ro ma

27.10.18

l. 5. :6

Diatr. militore Pale rmo

27.10.1 8

l . 5 16

a

A<1nila •..

l e r mo)

{•

o Sol'lri n u

6. 2.92

(!:!i ruc u11n)

S. 2.90

D' Agn~tinn Ago11lino, '~'• f'A ,, (() !1111·191 ~ U15·161 (W , •

•

+

n

G u ar dia Sa n framondi (Uon evento)

a

Nkosia (Cn- 27. 6.88 Snlumoue Giusllppll , ~. St , ~ 19~tauia ) IU·to-l a, @, +.•l-

a

Milano. . .

2.12.85

Cipnllina miBRIJ, .;,, o, • • ~ 9 15· Distr. militare IG-17·18, @ , + M il n o o

27.10.18

l . 5.16

a

!:!orn ( ~· ru ai none)

:.!4. 2.85

V endi ttiEmilio,~ 1 01 ~ , + ~ 1 91~·1G·I•·Ja1 u, 1

Distr. militare Viterbo

27.10.18

L 5.18

o

Torr icella Sieun (Til· ramo)

5. S.8ti

MMiiui Camillo, ~. <t. 919·20, ~

Dis tr. militare Ternmo

27. •0.1l:!

l. 5.16

S. Gennaro

18. 6.89

Do BernRrdo li'ranceaco,•R-1 +, 10art. d iv.fant. 27.10.18

1. 5.16

Cnstrofllip po (Agri gento)

15. 3.87

Me~r<ioa

Diatr. m ilitare Agrigooto

:11. 3.28

5. H.17

S av ia no (Nn poli)

6. 3.90

,\ lloren Antonio, •!>, <n 917·18· 19 1 Dist r. militRro ~ 19~ ·1«, @ , • • + Nola

St. 3.23

5. 3.17

a

Mao tu v n.

6.10.88

Urto1or fi'emanlw, tli>1 +,~m- Distr. toilitllre 16-11 l @ , + M l\ D t0\'11.

31. 3.28

5. 8.17

a

Muntt~\'idoo

2.>.10.89

Borngoo GiulltJ~pll h'varislo1 •!, Africa OritwC, \' ~. 91s-tu· 1-18, @l + tale

SI. 3.23

5. 8.17

Distr. mi litare l 3 1. 3.23

5. 3.17

n

91~·16·1~·1 81 @;, •

(Nnpoli) c

( Bnri)

13. 6 92

•~

(.\ ' q,9111 ~ 195·1 6, @ , +

9 16· 101 A.,

tU raguay) Molfetta

+

Angew1 ~~. @,

+

1

€,>;, 6(

Rown


92

(segue) UI'F ICBLI F UOR I ORGANICO ANZIANITÀ LUOGO

Data.

CASATO K NOME POSIZIONE

di 01 NA SCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE

nascita

di

di

grado

ll(lr Vtt;ÌO

d al n. 33 al n. 36

a

Casa.lcer- 30. 5.90 melli (Ales( sandria)

Bniòi Terosio, ~·,O, IC-11 -18 1 @, +, liS, +

*• ~ .~ •~- 3 art. div. ce- 31. 3.28

5. 3.17

a

Roma .. . .

Petitbon [,u.d<Jvico, ofto, ~ 9IS ·tG· Distr. militare 31. 3.23

5. 3.17

8. 3.92

Cerigu o la ( Fogg ia.)

2. 2.90

c

Cefalù ( Pa}ermo)

~0.11.92

!ere

.

1H8, @ ,

c

9

+

Homa

D' Eu~enio .Anton·io, 9!·, o,® 91~- 4 art. a r m.

31. 8.28

5. 3.17

w Ln M11rtiua Rosm-io, r.§>, {t, O , Distr. militare 80. 6.24

l. 3.18

JG·I ~- n,@ ,

~-

+

0 , <&l 9n9, @) 9 1 5-JG·I~-18, @,

+,+, /

Palermo

Ufficiali chimici farmacisti P RIMI CAPITANI CHIMICI FARMACISTI

c

l

Luzzi (Co- 29.12.85 sen~)

De Marco CeBare, <i', +, ®91:.IG·n, @ ,

+

O~>p.

Roma

6. 5.28

6. 5.28


UFFICIALI MUTILATI ED INVALIDI DI GUERRA RIASSUNTI IN SERVIZIO Ufficiali medici .! ·ç

AN Z l A.lflT À

·c;

L UOGO

.s

DI NASCITA

.!

Data

CASATO E 'NOIH:

,

di

u;

nascita

POSIZIONE

llF.CO RA.ZlONI E CAIIPA.ON&

di

di

&rado

servizio

l. 4.32

8.10.01

COLONNELLI MEDICI a S. Giorgio 20. 9.75 Morgeto CR. Calabria)

D,ir. San. Napoli

MAGGIORI MEDICI dal n . l al n. 5 a

Napoli

a Sn rzan a

21. 1.87

2a. 4.83

(Spezia)

a

Bo se orealt~

Disp. Alin. ln· terno

16.12.31

28. 9.13

• @, +, /

Leg. terr. CC• RR Genova

l. 1.34

10. IJ.15

Cirillo t}iusoppe, ·~, +, ® 915·

Disp. ilfin. Intorno

9.12.34

30. 5.15

+, +,

011p. Trieste

81.12.36

16. 9.15

Laino Rosario, <!•, +, ~ 9IG·

Dir. Snn. Ro-

31.12.36

l. 5.16

®91?-, Sez. pirot.R.E. 31. 3.23

18. 5.16

~ 91HG·J7·1a,

@,

+

Tonelli Oamillo,~, +, ~m-

17·1K l

28.12.!S7

(Napoli)

IC·l7

a Cairo (Egit· to)

l. 1.90

Ctsfrano(Co· senza)

9. 6.90

a

Cusnni AlariaM, ~~ ~ ~ ilìnu,

1

@

(;, Montini fJiovanni, ~916·11-18,

~

17·16,

@ , {•, /

@, /

ma

PRUU CAPl'l'ANI MEDICI

a

Cerchio (A· 17. 7.87 qui la)

&l Pecilli .Antonio, ri:, +, JS, @ 1 ,1

CAPITANI MEDICI

Bologna


94

(segue }

UFFICIALI

M UT ll.ATI ED

INV.~LIDI DI GUt·:RRA RIA SSUNTI

IN

SEIRV JZ IO

Ufficiali chimici farmacisti A.NZlANlTÀ

~

·;;

·z ..,o ..,"

LUOGO

Data

CASATO E NOME POSIZIONE

di DI NASCITA

<D

DECORAZIONI E CAMPAGNE

nascita

di

di

grado

e or vizio

TENENTI COLONNELLI CHUfiCI FARMACISTI n

Villamagna (Chieti)

25. 6.88

x

Battaglini Gnido, ;.., U:.§-, et\ 911-12·13,

~, 91~·16·17-18

Africa Orien-, 81.12.35

l

tale

15. 6.11


UFFICIALI MEDJ[CI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P. E. NEl DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI

MINISTERO DELLA GUERRA

Collegio Medico-Legale.

Direzione generale di sanità militare.

1\1. G. M. Santa-Maria A l ber t o (pi·esi. dente). Col. 1\1. lll ulisani Alfredo (sosl. presid. ). Co l. M. Zaffìro .4ntonino (membro).

T. G. l\1. Mnzetti Loreto (di•·c llure gcn.).

Col. M.

De lugu Gino (capo div. inc.).

T. C. 1\1. T. C. M.

T. C. 1\1 .

De Be rnardinis Virginio (com .. ,.•,d;lll. (; Ìlll'll. mcd. mi l. ).

T. C. 1\1.

T. C. 1\1.

Bussi Gius e ppe (capo se1.. inc.).

T. C. 1\1.

Buonopalu' ili C.).

T. C. M.

Ippulili Arnaldo.

M. 1\1.

Carlucc i /l'tflae/e inc. ).

(ca po

sez.

M. l\1.

Angr ii n i An tonio inc.).

(capo

sez.

Col. C. P. Png 11ic llo :ltfrcr/ u (d i,:p. ).

(•~npo

Ctw/u

div.

FMii /yin o (com.). Cammarata Giourwni

(membro

agg.). T. C. M. T. C. M.

M. M. M. l\l.

c;rnziola Gerarao (membro). 1\lnnconi Micflele (membro). l.op•·es li An tonino (segrela1·io). Pecorclla Giovnnni (com. ). Hizzo t:arto ( me mbro).

Laboratorio di flslolngla e biologia apptic:ata. T. C. M.

Cnssinis l'un (com. ).

Laboratorio di chimica e bromatologia applicata.

M. l\1 .

Corsi tllfredo (ca po sez. in c.).

l\1 . 1\1 .

Manf1·cdi Alfredo inc.).

M. l\f.

D'Amico Giuseppe inc.).

M. M.

Lipnni Antonino (c::t po sez. ine.).

t o C. l\1.

Cip•·iano Satl'aton•.

l o c. l\t.

Mazzaron i Giaco m o.

1° c. M.

T rifìielli ly ino .

I o C. 1\1.

Fiumara llltlonino.

1° C. 1\1.

Conlrino F erd i 11 an rio .

JO C. 1\1 .

Bi fan o Augusto.

c. 1\1.

Pellegrino

(capo

sez.

Col. C. F. Con·adi Remo (d irettore). ~l. C. F'. Adi lardi Giulio (com.).

(capo sez.

Frcwce ~co.

Laboratorio di mlcroblologla. ~1. M.

T . t\-1. C. C. F.

He itnno Ugo (com.). Ca tai.JJ'Ò Sull'alnre ( inc. g •·ado cap it.). 7orlda A./do .

ISPETTORATI DI SANITÀ MILITARE Ispettorato San. mll. (TORINO) M. G. 1\1 . . .... . . . ( is pell.). M. 1\1. Ct>i l sidoro (adJcllo).

Il bbreuia:ioni. - T. G. 1\J.: le nente generale medico; M. G. M.: maggio1·e generale medico; Col. M : <"olonnetlo medico; T. C. M.: tene11Le colonnello me dico; M. ~1. : maggiore medico; t• C. 1\l.: p1·imo ~ap i tano medico; C. M.: capitano medico; T. M.: lenenle medico; Col. C. F .: colonnello chimico-farmacista; T. C. C. P.: lenente colonne llo chimico-farmacista: 1\1. C. F.: maggiot·e ch i mi co-far·nt ~cH: i sla · l ° C. C. F. : primo Co'lJ?i la no chimico-farmacis ta ; C. C. F.: capitano chimico.farmacisla : T. C. F.: lenente ch1m ico. rarmacisla.


96

(SI!!JIIe)

UFFICI ALI

MIWICI E CH I MICI -FAR~IACISTI ECC.

Ispettorato San. mll. (VERONA). ~1. c; . ~1.

( i-.IWII. ).

Fiore Geremia {addetto).

:'Il. M.

T.C.C. F. 1\t II SSO Enrico. M. C. F.

Cortassa Siluio.

.\1. C. F.

Molisani H irci"rdn.

~t.

Ispettorato San. mll (ROMA). i\1. (;. ~1.

~I:Hiuglio

i\1. l\1 .

(;uerra l'incen:o (addello).

Frrt/illltndo (i!'pell.}.

Ispettorato San. mll. (NAPOLI). ~1 G. ~1.

Zanullini Pt·im n (ispcll. ).

l\1. M.

De Martino /lnbcr/o (addcll o).

l" C. M.

Torre Salurtl or·e (addello).

Scaola di appftcazlonedl sanità militare (FIRENZE).

c. r.

P almi e ri Mario.

M. C. F. Giorgi Giorgio. l\1. C. F.

Braca loni Loren:o.

C. C. F.

Cu ratolo Loreu::o

C. C:. F.

Be rnini Fr>sco.

T. C. F.

Tanc1·rdi (;abriel e (i ne. gradc capi l. ).

T . C. F.

Colella liill oriano cnpil. ).

{i liC.

graJ,

T. <.... F. Holt eglia /:'n ::o. T. C. F.

V il' a l'i l:ftl'ml'!o.

T. C. F.

De P i l'l'O Filippv.

Col. M.

(iiordano GiusCflpe (dit·etlore).

T . C. M.

Uruni NicMa {ins. lil.).

T . C. l\1.

Mangana1·v Carmelo (ins. lil.).

M. G. 1\t. Buccianle Alfredo (dis p. ).

M. M.

D'Alessandro Raffaele (ins. lil).

T . C. M. Polosa Vincenzo.

.\1. M.

i'ianni Curio {ius. O/ZI!.) .

1• C. l\f.

1° C. M.

Foli tll{ìn (A. M.).

l ° C. M.

Pandolfi

Jù C. ~1.

Manier·i .1/111'1'/n (ins. Iii. ).

1° C. .\1.

Barbier•a Maurangelo (ins. al{!(.).

Accad. mll. di fanteria e caullerla (MODENA).

1• C. .\1.

Vitale Sa/valore (ins. agg. ).

i\l. M.

C. l\1.

Piazza Guido (ins. agg.).

C. M.

Chiar·a Giuseppe {ins. agg.).

c. i\1 .

Floridia Prancesro fins. agg.).

C. i\1 .

Frrrajoli F t'rruccin.

Loria Giot•arlfti.

Istituto superiore di guerra (TORINO).

/~;/oa,.tlo.

T. C.C. F. Pnrri Woller (i ns. tiL ). C. C. F.

Min. Guerra - Com. Corpo S. M.

Srolli GitW'PP" ( ins. agg.).

Istituto chimico-farmaceutico militare Castello (FIRENZE). Cc,l. C.F. i\l ozz:HI~ Cnr/o (direll o re ).

T.C.C. r. Go rrela Cnr/o.

T.C.C F. C:1ppelli Cill!ltf'JH' (rom. Min. Agric. e Por.).

T . C. l\1.

P e r·l'icr S l efonn ( f. o.).

Bini Domenico.

Scuola d' appl. di fanteria (PARMA). ~1 . i\1.

Canepa R om olo.

Scuola d' appl. di cavalleria (PINEROLO). M. M.

Accad. mll. d'artiglieria e genio (TORINO) i\1. ~!.

l.rnmrgua Gior•anni.

Scuola d' appl. d' artigHerla e genio (TORINO). .\1. M.

Casella Cesare .


(seg u e ) UFFIC IALI ~IEDICI E CHnfiC I·FARMACISTI ECC.

SCUOLE MIUTARI.

Scuola A. U. Salerno ( 39' fant. ).

1° C. M.

Tancredi Urbano.

Scuola mUltare <ROMA). ~1.

M.

Scuola :1. U. Spoleto (52 font .).

Fa i Ila Giouan n i.

T. M.

Molaioni Vincenzo.

Scuola 1nilitare (NAPOLI). Scuola A. U. Fano (94 fanl.).

Sp:umuolo \" igorita Niro/a.

M. M.

1° C. ~E.

Gorrrcdi Luigi.

Scuola militare (MlUNO). Fiore Mario.

M. M.

Scuola ;1. U. /Jnssano del Grappa

1° C. M.

Ori Senno Giol'anni.

Comando acuole centi. mlllt. (CIVITAVECCHIA). Scuola A. U. Moncalieri

G iannclli Bernardo.

i\!. l\1.

Chirnrnli FeT·dinanc/o.

M. M.

Scuola centrale di fanteria (CIVITAVECCHIA). l\la ~ala

C. M.

Mario.

Scuola ;\. U. Brà.

C. ~L

Cicri lliucen:o.

Scuola centrale delle truppe celeri (CIVITAVECCHIA).

Scuci/a A. U. Lucca. · • M.M.

Catcrin i Federico.

Snrola A. U. f'olf'n::a (9 art. C. A.).

Scuola centrale di artiglieria (CIVITAVECCHIA). T. t\1.

Sollilc Leonardo.

Scuola centrale del genio (CIVITAVECCHIA). T . l\1.

Di RaRO Pros pero.

C. M.

Scuola A. U. Pavia (3 genio) 1• C. M.

Rossi /Joni{flcio (inc. gr. capil.).

Scuole allievi aottufflciaR. Scuola A. S. Rieli (13 {ani. ).

Scuola centrale mll. Ili alplnlamo (AOSTA). Barbero A n gelo.

Scuola di tiro d' artiglieria (NETTUNO). l • C. r.I.

Gaglione Antonio.

nun Gittscppe.

l ° C. ~1 .

Bava Arturo.

Scuola ;l. S. Cnserta ( 15 fan/. ).

1° C. M. Rinaldi Orazio. Scuola A. S. Nocera Inferiore.

Scuole allievi ufficiali d i complemento: 1• C. U.

Oonsanlo Amedeo.

Scuola A. U. Palermo (6 fanl.).

1° C. .\1.

Giudice Camillo.

l ° C. M. Cahcllo Salvatore. 7

Scuola 11. S. Bol~ano (4 genio). T. M.

Ferrigno Giusep pe.

97


98

(se gue)

UFFI CIALI :IIGDICI

Servizio chllllco IIIAtare (ROMA).

e CHUIICI·FARMACISTI F:CC.

t• C. M.

Gagliardi Pasquale. Plo~<l ino

l\1. l\1 .

Ferr i Guido.

!• C. M.

1° c. M.

Ferraloro G1uuppe.

T . C. r.. F. Valenti Antonino (disp.).

C. M.

Cei Filiberto.

l ° C. C. F. Ferraris; Sa/uatore.

C. M.

Serra Giuseppe.

M. C. F.

P lacidi Ellore.

~I. C. f.

Guglielminelli Siluio.

Ù S PIW.\l.l;:

Regghnente chl•co militare (ROMA). l " C. M.

Parisi Ennio.

Stabilimenti militari di pena (GAETA).

R eclusorio militare G11elr1. ~1 . M.

Marto.

M I L ITAIIE

DI

NO\' A H i\ .

T. C. M.

Panagia .·lnlt>rtino

~1. M.

Gurgo f>ierino.

1° C. ~1.

Scinldone JJarto/ome o (A.

~f. C. F.

Arpino Pietro.

(dirrllorc). ~l

.

Direzione di Sanità ~el C.rpe d' Ar•ata di ALESSANDRIA. Col. M.

Fieno .\liclrele (direltore ).

P ezzullo Luigi.

DIREZIONI DI SANITÀ DI CORPO D' ARMATA E STABILIMENTI SANITARI. Dlrezlo11e cii Sanità del Cerpo d'Arm. di TORINO. C:ol. M.

i\lonl:m.ui Alli/io (òirPLiore).

T. C. M.

Vigliani Ft!c/erico (igienis ta).

T . C.M.

Muratori Carlo Felice

1° C. M.

Bianco Giou. Ballista (rapo sezione disinf.).

0 SPF.O.\LF. \IILIT.\RE ,,,

(segr.).

TOF\lì\ 0.

0 S PUHLI·: :IIILIT.\RF. DI

ALESS.\:'>DRL\

T. C..\1.

Car·bone

T. C. M.

Percara Jsidoro.

T. C. M.

Valente Gioacchino.

T. C. M.

Hullnzzi Tulli'J.

i\1. M

Buou<, Demetrio.

M. M.

Talloni Fileno.

M. M.

Di Nella Nicola (segretar io).

1• C. M.

Piccolli Egidio ( f. o. ).

T . M.

Fa rin a .4.ntonino • inc. capii. • (A. M.).

Teresio

(dircllllTel

Col. ~1.

Fo'r·irw Saluatnre

T. C. M.

Sabalini Angelo.

M. M.

Sogno Armando ( f. o. ).

~1. i\1.

Telese

~1. ~1.

Cieco Giopanrti.

M. M.

Germano Giuseppe.

~1. M.

Luciano. F u scà Pelice.

Col. ~1.

l\lon~uz7.i

M. M.

Carbone Teresio.

T . C. M.

Savini Gualtiero.

\1. ~l

\'ifa le .\'icola.

T . C. l\1 .

Bncchialoni .4dolfo.

\1. ~1.

c;nlli Givt·anni.

T. C. M.

l rnJi t' rinl c Cesnre.

1• C. ~1.

~hosl rouiacomo

:\l. ~f.

Srano,·ino lefferuw.

1• L . ~1.

Failln Sn!Nrlore (A. i\1 . ).

M. M.

Sc rllie ri Vmcenzo.

(dire llore).

l'incen:o.

I°C. M. Oc P::wli Paolo.

Guido.

T.<:.. C. F. Ah igini GiM·gin. T . C. F.

\.oria Angeio.

0 S PEDALH

~II LITARE 01

GEi'\ O\" A .

Umherto (dir·cll o rt'l

T:nrh i Virgilio.


(St'gut)

UFFICIALI

~IEDICI E C HBII C I-FARMAC IS TI

)° C. ~1.

Sa('('hclli Xi.:o/n.

1• C. 711.

Viola D o menico.

nello ! IliO GiOI'UIIIIi.

1° C. M.

Comes Srbas twfl o.

Pl' ~:-ol u n o

1° C. M.

l.cnuar·ùi

c. hl.

V<•tllurn \'il/orio l:.'mflflll elc.

C. M.

Palmi11icll0 Pasquale.

C. C. F.

Saiiii<J rllc~wndro.

T_ C. F.

Hrum•monli Gwrgio.

~1. ~1.

Cn~lcllancla

1° C. ~l

Carpiull'ri /irncsln (A.

1° c. ~1.

M. C. F.

1"111an:u. ~f. ) .

.III!Jt•ln.

T. C. F. \'ccoli .\ 'nr/Jerlu. 0·1'~;11\1.~:

\l tut IIIE

flt

S.\Vlt;L.JA:'\0.

Col. \1 .

(;;tlli /)ioniyi (clcn>ll()rf' - d i~p . )

T. 1.. ~1.

Bn'"'' G int• . !1otllisf•t .

~1. ~1.

Srarpi~ ri

\1. ~1.

Bruuo Carlo.

M. C. F.

Zini r;iflt•onlll.

l;la:• :u~ll;tl t'

()-.I'E:U\1.1{

Crsare.

l'tW~IUI.\IItA

AI.LII ·: :'it~A .

DI

C.-o,illli,, Ht •flristn.

r:. M

De Luci:l R •tf/nele.

T . C. F .

Ga mbarini GiusPfJpe.

M . l\f.

Di Slc fa11u (;ius eppt• ( ~ I'J.trCl. ).

1° C. M.

l.aurora C11rto (capo srz. dis.).

OSPf"ll\1 1': ~IILIT.\Il l. fil

Lo l. ~l.

M l L\ '\O.

(;ia rl' lt!'SO (;,•sunl•lo ( •Il rrll nn' ).

T. C. ~1. Tcuaglia Giusepp e.

PIA C E~ZA

Cc.~m·e

(riirellore ).

\' ajola Xa::(/renu.

~1. :\1.

S1·:d fai i . 1/lJcrtu .

.\1. M.

Scrcr·i P omp eo.

J• C. M.

! ; culi:IIIO CclcslÌIW .

1• C. M.

Forluuali /'iet,·o.

71t. C:. r .

Di Tullio (Jf/orisio.

U :o J't;IJ\ 1 t:

T. C. M.

T. C. M. Co;..la F cwsltJ (icit·ui;;l a ).

Ili

:\1. M.

Dlrultnt di Sanitl del Corpo d' Ar11. di MILANO. Surdi LJo m enirn (dircllo rc).

/)o m enic;o.

MILITAIH-'

T. C. M. 01!L{t'ro

T . C. M.

Col. M.

99

F.C:C.

.\III.ITARE

DI

BR ESCIA.

Lovaglio Jlocco (dircllorc).

T. C. M. Ara Achille. M. M .

Cellini Luigi.

M. M.

Dc Cnla D omenico.

111 C. M.

Calcnl{ni . l m•do.

1• C. M.

Labrunn llifloriflo ( A. l\f.).

~1. C. F.

711a u a G111seppe.

C. C. F.

Oallilo .4ngiolin o.

T . C. ~1 .

Ca~t elli

711. 711.

:\l a l ire !1/essnndrn.

T. C. M.

Hampi Pietro.

M. :\1. M.

C:1mbnzzu Mttrio .

l • C. ~l.

De L isio Giot•anfli.

l.o mb;c •·d i l:.' n r ir· o.

T. ( .. F.

M . M.

ne BCI'IIardo Frann'SCfl 111/llllill

Sanlru<;:lllio Mario (inc. gr·ado capi l.).

:\f. l\f .

t .i ranll Gwseppe.

Direzione di Sanltl del Corpo d'Ar•. di BOLZANO.

:\t. 711.

Ao:;lulo G i11;;P p [le.

Col. :\1.

SC{'rlt i Fmn cesro (di rellorc).

M . ~1.

F"ec.Iele Prt;; •JU•tle.

T. C. M.

Fusi Pielro (segrelario).

Pnolillo Strmisloo.

)0

~1.

lo

c. ~l.

v:pifanio.

I ;WE:I1MI'Itl \

1'111-:S ILIIAill.\ Ili

PARMA .

(!'C~p·cla rio).

c. M.

Rod inò .Vico /antonio (ig icnislo).


100

(seg ue) UfFICIALI

1° C. ~1.

~lEOICI E CHIMICI -FARMACI ST I ECC.

0 S f'EDI\Lt:: ~IILII'.\Itl: Ili

Pnll i Giuseppe (capo sez. di· !'<i uL ).

T. C. l\1.

0~1'1'.0\1.1~ MILITARE 01

Col. .\1.

Accorinti l'incen:o (dit·etlorc).

T. C. M.

.\l :nt~ri

T. C. M.

Fioriu i Mu :io F erruccio.

M. M.

Dal Coli•> ;tu gus t o.

M. M.

Lirilì Filippo.

M . .\1.

Bia nt hini .l crisin.

M. l\1.

Cn\ullo Lùtutn io (scgretanOJ.

M. M.

M()J'ÌIIO t::wico.

1° C. i\1.

Sciorlino Saluatore (A. M. ).

1° C. M.

V ila Guido.

M. C. F.

(iumfn lo llit n (·disp.).

T. C. F.

:\llrgi'C•lti Guido.

.Yicnlù.

Abalo .1/nsondt'O

T. C. M. Fiumcrr<'ddo

VERON.\.

TR l EST E.

\Ùirellurc).

Vincenzo.

T. C. .\1.

Adinollì Salvatore .

T . C. M.

Pellegrino L orenzo.

.\1. t\1.

Bug liarello Pederico .

.\1. M.

Ca rvaglio Edoardo .

.\l. M .

Filogrnna Pasquale (sc~relnri o

.\l. M.

Froggio ,..,.,,, ce1wo .

,\J. ~l.

Monlini Giovanni (inv. guerra .

,. c. .\f.

Gug lìl.'l mino Lucio.

t• C. M.

Zingale Salvatore.

C. i\1.

(;iorùono (;iu;; cppe.

C. C. F.

Zanelli ;\/berlo.

T. C.. F.

Pa ~sa lacqua /~· ,!J('ft io.

Direzione di Sanlti del Corpo ti'Ar•. t11 BOLOGNA. O~N:Il\LL; ~IILITAIIE 01 BOLZANO.

T. C. M.

Cia1·1o Silvto (direttore).

.\1 . .\1.

Simula Uboldo (d irellore). (iuuraldi Cnrto (segrelano;.

M. M.

Launu l. conido.

1° C. M.

Fiume Guglielmo (igienista).

~f. M.

Chiesa t::nwnude.

t• C. .\1.

~lallozzi

t• C. M.

Suntoboni Umberto.

l merigo.

Col. l\1 .

0SPED\LE ~IILIT.\R E Ili

BOLOG XA.

T . C. l\1.

Germino Alfredo (dircltore).

T. C. l\1.

Riccò Ellore.

1° C. C. F. Millino Domenico.

T. C. i\f.

Piccoli Giovanni.

C. C. F.

Lica ta Salvatore.

M. M.

Vilolo l:'munuele ( r. o. ).

T. C. F.

~l nnlnuari

M. l\1 .

Pomo F elice (segl'ela rio). Com ciii U mberlu.

. lng do.

M. M. OsP1m.11.r. ~IILITAilE 01

TRENTO.

M. M.

M. i\1.

r.JI)nlclcone Vin cen:o.

:\1. l\1

Dc l\larinis .1 ure /io. M ignani l'itlot·io.

1° C. M.

P<• r1'i11i Angelo.

1° c. M.

Vetu sc hi l'asq rwle ( f. o. ).

T . C.. F.

Lon!fO Fu/cio.

1° C. M.

Salmè /Jtl ·Jre.

1° c. M.

Campona Antonio.

Direzione di San. del Corpo d' Ar•ata di TRIESTE. Col. ~1.

!.apponi Guirlo (direllorc).

T . C. M.

~lancini

l• C. .\l.

lluCGi fJoolo ( r. o. ).

1° c. ~1.

Oc cc~arc Giunnino (igienista).

Luigi (segretario).

(

0

c. M.

Caliendo Mic hele (A . M.).

C. C.. F.

Prtcolo Alfon so.

T. C. F.

Bocchini Fran cesco.

OsPEU \LE

~IIUTA!\E m

PADOV.\ .


(Segue) UFFICIALI

101

MEDICI E CHIM IC I·FAR:'IIACISTI ECC.

T. C. M.

Mi1.mcmi F1·tu1cesco.

C. C. F.

Riparbclli Roberto.

T. C. ~1 . ~1. ,...

S:u·cvm:•ni Giorgio.

T. C. F.

Corbi lJomcnico.

~fazzclnta

C. M.

(.iia como. Bella \"inccn:o.

C. .M.

~li raLt•lln

T . C. F .

Sani Corio.

T . C. F.

t;l"ll\111 0 .lficllrlr.

INFERMI~III l

C/,,utlio.

PRF::-11•1 \!Il ;\

RA \"E~l'iA.

111

T. C. M.

Ot c ri Vin cen:o.

C. C. F.

~p:~do,ccchia

LI\' ORNO.

0SI'EIM LE \llll't iRP. 1)1

Col. ~1.

Bt·1·telli

T. C. ~i.

ni zzo Cornelio.

:\f. :\L

RawJ Gio1•anni.

:\1. ~1.

Rieci Anioni?.

:\! ~l.

Righi Giuseppe

1° C. ~1.

f),.

C. ,\J.

Ziahicr i /,eone (A.

M. C. F'.

l)(•

Domenico.

Dlre71onll di Sanità del Corpo d' Arm. di FIRENZE.

Enr1co (direttore).

H il''"'J nymi~ li"Y!J''''o (sorv. liro.). ~1.).

Palma Filipp o.

Col. M.

lauuizzo ll o Co,·ml'lo (Jircttore)

T. C. lll.

Dc Cnris llyoslirl() ($cg rclal"io).

M. M.

Folena Umberlo ( igienista).

Col. :\1.

Cu'-ella Dante (dircllore).

1° C. ~1.

Bonet li A111·elio (rapo sez. tli!>inf.).

T. C. :\1.

F'eliciongcli Guido.

M. :\1.

~lnsll':-tnlonio

1° C. M.

Ca;:snno l.rll'cn:o (A. ~1.).

Osi'IW.ILL

~lli.ITifiP. 111

Fl REXZE.

0SPE!D.IU~

~Il LITAIII::

1)1

A NC0:-1 A.

l'illt·rn:o.

T . C. :11.

P ellegriui Frances co (direllore)

l" C::. )1.

P :11'u11c .4 ntonio.

T. C. M.

Vannocci Quintilio

T.C.C.F.

:\Jichcli Teollorico.

M. M.

Biagini Gio••ar1ni.

T. C. F.

Se1·erini Giu.~eppe.

M. M.

Magliulo Alfonso.

M. M.

~lorelli

M .M.

l. nn1pis L:'doardo.

Col. 1\1.

Moùcstini Paolo (direttore).

J\1. M.

M nn fredi Il rna/1o.

~r.

M.

Gallo At'/uro (segreta rio).

1• C. M.

Bclisnrio Giulio.

~J. M.

Ma ~sa

l • C. ~L

MurTu

r.iacinto.

M. M.

Laino /t.t:;ario (inv. guerra).

J o C. ~1.

Aru c r·i 1lnlonio.

)° C. M.

c. M.

Corlicelli Mauro.

Spezzufcrri Antonio (cupo sez. disinf. ).

J° C. M.

T1·o ina Fran cesco.

1• C. ~1.

ColombJ·ita ·Fili!JpO.

C. ~1.

~inslrojanni

C. M.

Galdi Floriano.

C. M.

Aecnrtli . lntonio.

C. M.

Zarrìro Edoardo.

M. C. F .

Farina Felice.

}

0

Mario

Decio.

(segretario)

Direzione di Sanità del Corpo ti'Ar11. di ROMA.

OsPEO.\I.E

Filippo (igienista).

M ILIT.IRE

01

HOMA.

1'. C. lll.

Mnss eron) Giulio (direllore).

T . C. M.

Cn.1didori Enrico

T . C. M.

Dc Bernn1·dinis lli1·ginio (Com. Ministero Guerra - redattore G ior·nale m ed. mi l.).

T. C. :\1.

For·ti

(f.

o.).

Igin o (co m. coli. med. leg.).


102

(SI' !JII•' ) UFFICIA LI

~IEDICI

P. CHIMI CI-F.\R:\HC IST I ECC.

O s PEDALE ~IILinrm DI

PER LiG l A.

T . C. M.

Fadda Siro.

T . C. M.

Suma Cosimo.

T. C. M.

Crcsprllani Carlo (direllore).

T. C. M.

(.a,::sini;: f l yo (rom. labor. rìsiol. bio l. n p p l icala).

M. l\1.

Tr11ni JYatalino.

M. M.

Gonza Ics Alfretlo.

M. M.

l\l nimont• Oogalino .

M. M.

Pepe Jtaflaello.

M. M.

Giorgi Giorgio.

J•C. l\1.

Giauuau toui Mario l A. ;\l. ).

M. M.

Ferrari Ugo.

T. ~1.

M. l\1.

Reilanc V go (com. la b. micr. ).

C.nrr<·ellolli Enrico (i ne. gradtt capi l. ).

M. M.

Cappe lli Alfredo (scgrelnr·io).

M. C. F.

Brngjlin

M. M.

Pecorcllo c;;n,•anni (com. coli. med. lcj.C. ).

c. c F.

Nocenlini Dino.

M. l\1.

Guido Giovanni

M. l\1.

P iccanela Fran cesco.

M. l\1 .

Giacobbe Corrudino .

JoC. l\1 .

GiOI'Ilfl fil .

llWiiR~IERI I\ J>RE:.IDI.\R[.\ DI A~ Zl (CAMPO

o

CI. IMATI CO S.\N \TOKI \I.E ).

M. ~L

Mill'lli f:rn est o.

Di Lorer11.o Odot1rdo.

1° C. M.

Sinibaldi Gugliel1110.

1° c. M.

T rcpiccioni Emanuele.

1° C. M.

Bolla Luigi.

}O C. l\1.

Longo Domenico.

C. M.

F loric Uyr .

1° c. M.

)aselli Mario (A. M.).

c. l\1 .

ì\Ja,_a Ja

lo C:. M.

Midulla Carmelo (com. {}. N. B.) ·

T. C. F.

Po r·LI'lli Giuseppe.

1° C. M.

Ripari Enrico.

Dlrezhne di Sani ti del corpe d' lr•ata 41 BARL

1° C. M.

McZ7.eUi Guido.

Co l. M.

Rinald i Onofrio (dir·cltore).

Scafè ..tmet/eo.

M. M.

Pesce Nicola (segrelado).

}

0

(. .

~1.

C. :'11.

Filibcck Giu."'JlP''·

C. M.

Panara Carlo.

C. M.

Papagno Mie/tele.

C. M.

Pedroli

C. M.

ladevam ,..,.,,, cescn.

M. C. F.

Adilardi Gin/io (com. lnb. chi m. br·omat. npplicnla).

M. C. F

Hi7.Z<· Gaetano.

1oc.c.r. Corradi Pietro. l o C. C. F. De :'lhtrro Cesnre (f. o. ).

M nt' l n.

Barnaba Leonardo disinf. ). 1° C. M.

(capo set

Ciccirnar·n (;a c/ann ( rl{it'ni:-la

Osl'EIHLE

Giu~cppe.

T .C.C. F. Lombard i M an/io.

Pir·a~

~liLITAim

nr BA Rl.

T. C. ~1.

lapoce Anlo nio (di rellore).

T. C. M.

CaldoJolu Fran cesco .

T . C. M.

l\lazz.occone Cnmillo.

T . G. M.

DP L iso Cttrlo.

M. M.

Donadeo Villorio.

M. 1\1 .

Oi P alrna Vincen:n.

M. M.

Cassitlo Francesco.

1° C. M.

Musumarra ,'\ 'ico lò.

T. C. F.

Ballaglia Gius eppe.

1° C. M.

Santorsola Do menico.

T. C. F.

l\lininni I gnazio.

1° C. M.

\ ' irf(rllo Soveria.


(segue} UFFICI ALI

~!EDICI "E CHDIICl-FA.Rl\I.~C I ST I "CC.

103

1• C. M.

fnfanti11o Simone (A. M. }.

T . C. i\f.

Vass:.~lli

(O C. M.

Cnpuli Giol'•lllfli.

M. M.

D'Ambt·osio Giuseppe.

t• C. i\1.

Brittallli ilfllnflio.

M. M.

Felsa ni Gia cinto.

C. M.

Calog-ero Vito.

!\1. i\1.

l.:m~clla

C. !\1.

Ln:-caro 11/frer/o.

l\1. M.

Sq uillac io li R a ffael e.

T. i\1.

Zecca

i\L i\1.

Cioùa r·o Rtlffnello.

l" C. M.

C:.w aniglia tl/fredo.

1° C. i\1.

P:tl mcra l 'yo.

C. i\'1.

i\lu,.;lo Mic h l' le (A. M. ).

C. M.

T esla l'g() .

Co.~lllto

l inc. Kl'<tdo ca-

pi l. }.

T.C.C.F. Sa\·ino Vilo.

C. C. F.

De Bcncdic lis R affaele.

0SPEtlAI.E MII.IT.\1(1; Ili

CH IETI.

Girmmfli (disp.).

F,.,,llcest·o .

T.C.C. F. Vila Glll?ltlllll.

Col. M.

Fabrizi i\'it:fdtl (direttore).

T . C. l\l.

Rossi .4nlonio.

M.

l\foa uro A rtrl'/in.

1° C. M.

A\·ellone Goelono.

l" C. M.

PiN' io li /:'rm eneuìtr/o.

Col. M.

De Porèell uì1is C"rlo (di!'ellore}.

t• C. l\1.

Mng!!in f'ie!ro.

T . C. ~1.

Pi cazio .4n Ionio.

I• C. M.

Cr·otc Guido (A. M.}.

M. ~1.

Corcioni Corrarlino IL o).

T 1\1.

Arng-oun f'ili[tpo capi l. }.

M. M :

Trt~ni.

!\1 .' M.

Ce nto re

C. C.. F.

Cr(•Sit' /Jnlr/n.

~1.

C. C. F.

Foehi R ober l·•

T. C. F.

(;ambino .·1nlonino.

U~I'F:IJAI.F.

( ine.

~ra.Jo

M IUTA RE

DI

CASERTA.

Pt,o lo. Ar~Lonino.

!\1. ~f.

' i\! n ..-l o l 111U,J u.nlè.

t•C.i\1.

Berlone Gi-useppe (A. M. ).

Direzione di Sanltl del Corpo d'Armata di NAPOU.

M. C. F.

fnnl ozzi Luiyi.

Col. M.

Frisoni Paolo (direllore}.

T. C. F.

Me lc hionua 1:/tor e.

Col. i\1.

Grassi GiuSf'{JPe ( iuv. di gul! r ra).

T . C. i\1.

Gallolli Gi().l'anni (sOj:tre tar·io).

M . i\1.

(;rniano l.:m·min e (f. o.}.

T. C. 1\1.

Lucci flm prig o {ùirellore).

1• C. M.

Zanfagna Riccardo (igienista}.

T. C. M.

Sorbnrn Emilio.

1° C. M.

Zona De metrio (eapo sez. dis.}.

1° C. i\1.

D:11lilo Giuseppe (f. o.}.

1° C. M.

Iannizzotto Antonio (A. M.}.

1• C. i\1.

Nolarianni Vincen:o .

C. M.

Sca lzi Carmine.

C. C. f .

Nascè Francesco Paolo.

OsPEU.\Lil ~III. ITA!II·: DI NAPOLI.

OSPEDALE MlLIT.\RE DI

CATANZARO.

Col. M.

Fiorenza l gna::io (direttore}.

T. C. M.

De Angelis Arduino.

T . C. M.

Gelormini Luigi (com. term. Ischia).

T. C. M.

Costag liola Antonio (d isp.}.

Col. M.

Grosso Vittorio (direttore}.

T. C. M.

Maffeo Luigi.

M. M.

Bonaoo~rso

T. C. M.

Palumbo Giuseppe.

M. M.

De Castro I gnazio ( igienista).

slabil.

Dlrezlene 1111 Sanltl ~~~ Corpe ci'Af'llnlta 111 UDINE.

Letterio (segretario)


' UI'FICl ALI MEDICI E CHIM ICI·FARJII.~CI STI ECC.

(segue)

104

Ù~PI:O.\l.E ~IILIT\IlE 111

.

. .

.

.

UDI NE.

.

. (direllore).

~1. ~f.

Guarnaccia Girolamo.

~1. M.

Cenlineo San/e. G1u.~erpe.

T . C. M.

P a re n le Ferduwndo (s.egrel. ).

1° C. M.

Pa,·one

M. M.

Giannolli Dino.

1° c. M.

l\ \'Olio Caro Guido.

M. i\1.

ì\tassimo Fran cesco.

1• C. M.

P::~Lermo

~1. ~1.

Cn~sone

C. M.

Di

1• C. M.

Co la Fran cesco.

C. M.

Baudo ..tnlonio (.\.

t•C. M.

Lucca C.ulllbcrl Guolielmo (s<'n. lim.).

c. !11.

Larovere Giuseppe.

M. C. F.

Grignani Eu genio.

1°C. i\1.

Fnroone Anlonio.

T. C. F.

Saia Mario.

C. ~1.

Ballaglia Michele.

C. M.

~icolosi

GIIISt•ppc

Antonio.

Col. M.

Cu 1·ci /la(fae/e.

OsN:D.\ LI' ~nunnE 01

~~aga: io

Francesco.

O SPEDALE MILITARE 01

T. C.C. F. Siccnrc.Ji (iuiclo. T . C. F.

Carmelo. l\1. ) .

MESS I NA.

Briguglio San/i (dir·eltor e).

T. C. M. [ndelicnlo Giuseppe. GORIZ I A.

M. M.

Zaffìro Giovanni.

T. C. M.

Comoriano Pie/ro (direttor e).

1° C. M.

Perricone Giuseppe.

M. M.

Fonzone Loren:o.

C. M.

Fisichella r;wmllalli!'./u.

1° C. M.

Lisla Domenico (A. M.).

C. M.

Marigliano Giovanni (A. M. ).

C. C. F.

Pozzuoli Fran cescc.

T. ~1.

l mpallou1e11 i Srba:.:linnn grado cnpil. ).

C. C. F.

Ricrardi Giusrppe.

T. C. F.

Terranova Salt•a/ore.

DlreziOttt dl Saalti del Corpo Il' Ar11ata della Sicilia (PALERMO). Col. ~1.

Barile Felice (direttore).

T. C. M.

Grillo Girolamo (segretario).

T. C. M.

Pi :cl li Francesc o ( igienisln).

C. ~1.

T om:u:<'lfi Antonio disinf.).

o ·!; I'Bo.n.E M ll.IT.\RE 1)1

DireziHe di SallltA del Corpo d' Armata della Sardegna (CAGLIARI).

(cnpo sez.

Col. M.

Landriani

/loberlo

(direllorr ).

PALERMO. 0SPEIHLI~ MILITARI·: 01

CA(;LJAni.

T. G. M.

D'Accnrdo SalvMorc (d i •·ellore}.

T. C. M.

Savurino Saverio.

T . C. M. Homb y Paolo (direllore).

M. M.

Cerniglia Domenico.

M. M.

Mura Salva /ore Angelo.

~1. 1\f.

Sunseri Giuseppe.

~L . ~l·

Pecora rio Raffaele.

1° C. M.

Tappi Primo. Bellelli Carlo.

M. ·M.

{ine.

· Git,tliO' flncco.

J

.

~f. M.

P ns:<al3<"qua Gioacchino.

l" C. M.

M. :.f.

Plnio /\'alale.

1° C. M. Lombardi Sa/valore.

M . •M.

Sc.uderi Giuseppe (segretario).

1• C. M.

Aiello Giuseppe.


• (S egue) UFFICI ALI

+

T . ~f.

Maxia Cosimo .

M. C. F.

l.ay Dino.

T . C. F.

Moroni Giu se ppe.

MEDICI

~ CH I MICI-FARMACISTI ECC.

Firenze. C. M.

I NFER)IERIA PRE1; 1DIARIA DI

105

Snnlor o N icolirw.

Genoua.

SASSARI.

M. M.

Dc llo r-i Giou. .1fflria.

)O C. M.

Corda Antonio.

C. C. F.

Stlgre Fernando.

M. M.

T on e lli Camillo (im. guerra).

L a::io (R oma).

T. ~1.

Dc Lipsis Fortunato (inc. grad o cu pi l. )

Scuola centrale CC. RR. Firenze. T. C. M.

Liuorno.

Bo rd o ne Carmelo.

Jo C. M.

La Rocca R t,ùerlo.

Legione Allievi CC. RR. (Roma). M. M.

Crislini Alfredo.

1° C. M.

Passalacqua R affaele.

Messina. C. M.

Cn~sone

Antonio.

Milano.

Legfoni territoriali del Carabinieri Reali. l o C. l\1

Bcr ella Giuseppe (f. o.).

Alessandria. Napoli. ~l. M.

De P asqua Giuseppe.

Ancona. Padooa.

Bari. )° C. M.

Bullig lio ne Michele.

Palermo.

C. M.

Pernice Vin cenzo.

Bologna. . ....

..

R oma . M. M.

Sarnelli Tommaso.

Bolzano.

T. M.

Cicche t Li

Torino.

Fran cesco.

Cagliari. 1° C. M.

Trieste.

Piazz<l Antonino.

Verona.

Catanzaro.

·············· ....................... .......•...........,....._,, .................................. ~


106

(seg ue) t;FFJCJ.o\1.1 MROICJ e CH J:IUCJ·FARMACISTI ECC. 10° fanteria ( Roor ).

Reggimenti granatieri • fanteria diYialonale. 1• granafie ,.i ( Ro~r \ ).

C. M.

Procopio IJeltarmino.

Giugni Fran cesco.

T. M.

11° fanteria (Fonu '). 2' yrflnalieri ( HO)l.\ ).

T. M.

De Angelis / car o.

Sn rd dio Tr.mmcr.~o.

C i\1

12° fantPria (TnmsTe). :! C. ~1.

0

!JI'IInrtl ie6 (V ITI!RilO) .

T . M.

Gemelli .4ntonino.

B o rH'IIi .'1/ic:ltr/r.

13° fan~ eria ( Se. A. S.)

T . M.

1° (!lllfl'rin ( T OUII NO).

1• C. M.

Bnva Arturo (se. Rieti).

Bnm onl~

T. M.

Srarpil l i il orio.

Rn :n.

14° fan l eria ( C11 1ETr ).

2• funi criai ( lf OJNE) . T . M.

C. M.

Di l\1 :111 ro N irnf11.

3" frmleria T. M.

( MEsS r N .~) .

Di Modicn l'i••lro.

Trigila SciJnstirrno.

1° C. M.

Mnng ione Giuseppe.

6° fanl ef'irt (Se. A. U.)

T M.

Giudice Cumillo.

1° C. l\1.

(;::li \'CIIO .Sa/I'(I(Ore.

FnnJ Camillo. l;~ fan t eria

T. M.

Cnuùiani

( Con~ror;:; ) .

P11~quate.

1 ~0 fanteria ( BRESS.\NOi'iE ).

( P ALER MO).

1° C. M.

Hinaldi Ora:io.

16° fantena (Cost:NU ).

5° f nn / erin ( Ar.nJ r.Ei\1 0).

C. M.

Mondò Alfredo.

15° /(In feria (Se. A. S.) ( CA S ERTA ).

4' f anteria (C AT.\N I.\). T . M.

( AQUILA).

T . M.

Cussanòra Luigi (inc. g r·ad o ra p il). l !)o fanteria (CATA~l \RO).

7• fan f eria

T . M.

Pallcroni Dino ( inc. grado c::rpilano).

R• fant eria T . ~1.

1° C. M.

Fischet.li Giuseppe.

T. M.

Sgro N i cola.

tOO fanteria (Rv.r.cao C. ).

Oln.ANO).

AIIPechio Acltitlc. 9° fant eria

C. M.

P l• LANO).

1 ~ C.. M.

21• funteria ( LA SPEZIA).

( RoDI).

Ctlrpino /loclolfo.

Coccia Giuseppe.

T. M.

Antonaci Giuseppe.


(segue)

UFFICIALI

107

MEDICI E CHIMICI-P.\R)I .\ CIST I ECC.

3:i0 fnnlerin ( Boto(;:"i.\). T . M.

Cor•i (;if'>l••ulfri ( inr. 11rado cn-

T . M.

Salsano Pirt ro l inc. grado rapil. ).

T . ~1.

Sa,·ino Cinvnnni.

pi t.l.

23° frmt crin (Goni7.1A). T. 1\1 .

Mastroeni Giuseppe.

36° fnrtleria ( l\f oneN.~ ). 1° C. M.

24" funl eriu ( P o..,TU )II\ ).

T . ~1.

Cordero ,l ,frùwn.

T . ~f.

c; iorrln no (; ernrdn.

Pui'Caro Giuseppe. 37° /lllttt•rirt

T. 1\1 .

( ALE:-S \NlJRIA)

Cirrru cion e Marco.

Z6° fnnfrrio ( FltJ MP.).

c. 1\1

Mo relli r.itt N WIIÌ.

·l7• funferin (C..:sP.N., ). C. M.

Drago Calogero.

T. 1\1 .

Tro i:;i Mie/re/c.

T . M.

1• C. M.

Tr111crcdi Urbano.

T . 1\f.

Bocchini Ellore. 4{1" ftw/ eria ( ~APOU ).

1• C. M.

Schirru Giuseppe.

T,.. M. Caserta '1.-'i n cen ::o.

Cirillo Giovanni (inc. grado capil. ).

29" ·frrnterio ( Asn ).

41" fanteria ( ( M PER L\ ) .

Qrc• fnnl cr•ttr ( rlA\E~'H ). T . 1\1 .

39° fanlrrirt (Se. A. t:. ) (SALERNO).

Lupo A morleo.

C.. M.

.(Q•

3CJO fnnlrri• r ( TonTO:-/\ ).

C:. M.

Ro mano Camillo.

31" fant eria

17.7.0

Arduino.

fant eria (S. RIDIO).

1° C. M.

Dazio Franc esca.

C. M.

Cylron J.a:::aro.

( ~ .,rou ) .

T. 1\1.

Barlone Lwyi

T . M.

R.innldi Antonio.

33• faTI/ crill ( C UNEO). T . M.

Altamura .l/nn/io.

T. :\f .

Gor·i Desiderio.

44• fantcriu (S \LU7.7.0) .

T . M.

Mcndicini Giusl'ppe. 1 ~> 0

C. M.

fan/rria (S,,;:s \Rl ).

!clini Prànccséo.

46° fanteria T . M. T . 1\1 .

Lauri fJiu/io (inc. llrndo capil. l. Gole lli Massimo.

( C .\GLIARI ).

C. M.

Panscra 01/auio.

T. M.

Slr-uzwlli Scryw.


108

(seg ue ) UFFI CIALI MEDI CI B CH I MJCI·PAJIMACISTI ECC. 47~

T. M.

De G.iorgi Mario 4 ~·

C. M.

fanteria ( Ll(C<:~;}. T. M.

fanteria ( B\R t}.

Santorelli Mnrio.

61• fanteria

(TRE~To).

Luce n le Pasq 11ale. 49'> f(lu/eria

T. ~f.

60° fnnleria ( l c u~s l.l s).

6t• fanteria ( TRENTO).

( M ANTOVA).

P c lmcciani N i cola.

T . M.

Alloalti Benedello.

T . M.

i\felchio1.da fi ,.elin o.

:,00 f<mleria (S il.ANUIIO).

T. l\1 .

Stelo Gregorio.

T. M.

Amme udola Gaetano.

51° frmlcria

Pnrnninro Angelo

T. ~'1.

Burla Tito (inc. grado capit.).

5'2• fanteria (Se. A . U.) (S Pourro).

Mo lu ioni Vin cen:o.

T. M.

Fisichella Ptelro.

f>J0 fant eria T. M.

CM.

01' Lorenzo Lrunardo.

T . M.

De Ni'ldCl'haHse rn ·lrn o/Jn. 67° fantuia lf.m10).

l • C. M.

T. l\1 .

Hocco Alessandro.

T. ~1.

R omito Ot•idio. 57• frm/crirt

T. M.

&8• fanteria T. M.

l '' C. M.

T. M.

Tatc·nc ..t n Ionio. (Vr~ ~li7 1A )

Catalono NicodemJ.

73° fan/et'i(l (FHH1E}. T . M.

Bochi ;:chio llincen:o 74• fanter·ia (Pou).

(T E~IPIO P.1USA~U ).

P ecorella Maria no.

TPrrann S11fr1Utnre.

71° fanteria

( PADOVA) .

Soprani Antonio.

59• fnnterin

T . ~1.

(V 1 <:1~!"7..~ ) .

Cululi .lntonio.

Barbe ri Rr.nalo.

·,o• fantP.ria {Ltsu).

56° fan t eria 1LIVIDA LE }.

T. ~1.

fanteria ( NOI"ARI).

69'> fanteria ll.mu}.

55u fanteria ( THEVISO} . T. M.

Lamendoln Filippo. 6~·

( NOVARA).

Lic<J La A /fio.

Piclroni Gino.

66• fanteria 1P.~I\)IA) .

53• fan/ eria ( li'IlE.\ ). T. ~f.

( VERCE LLI ).

65• fanteria ( Pt.\CEN7.A).

( P EIIUGIA}.

t• C. M.

T. ~1.

63° fnn/eria

T . M.

Caiazzo Alfonso.


I09

(segue) UFF ICIALI MEDIC I E CHi m CI·FAJIMAC IST I ECC. t(!J~

75° f rurlena ( S IItiCIJSA).

t• C. M.

Accinni M ario.

T. M.

Ca::.lrono' o G11elnno.

90° fanlef'ia (TOniNO).

76° f"nteria (Trlii'.INI).

77" f•ullrrra

91° fanteria (R1vou T.).

8Rr:~C:11 ) .

Sanlangclo Rcné Carlo.

T. M.

Salvi Vin cen:o.

T . M.

92• fanteri,

7K 0 {lln[PI'Ifl ( IJ1:11G 1~10) .

:9• fuut cria ( VWtO:-tA ).

93° fnnt eria

94• fartl cria (Se.

so• f r/11[/'l'l(l ( !lEGG IO E~IILI A). t• C. M.

l ° C. M.

Fontana NicnfU

t• C:. M.

A.

U.) ( FANO).

Goffredi Luigi. Il o• fanteria

Rt• /•lltlr•rtn ( no~t 1).

( LtOIA).

Conti (; rrnnln . 116° fanteria ( LIRI 1).

3° fnnll'f'ifl ( P if.TOIA ).

Prllitini Frrrttnle. 151° fanteria (TRIESTE).

~.1 ° fa.1 teria ! fiRF:'iZF).

C. M.

(A :-~ r.oN.I ).

Spi rtosn Giuseppe.

T . M.

C. M.

( Ton i NO).

De Chiara F edrlt•.

C. M.

Curiale Vito.

C. M.

jant P.r :a ( VENTI Ml GLIA).

T. M.

\ 'anacore Antonio.

Borzelli Giovanni. 15'2° fanteria (T nu;ste).

t<o• frl/1/I'I'Ìfl C. M.

( LIDIA ),

T . M.

Furino Uo.ffaele.

CNni15liaro .\l it:he/e. 157• fant eria (1\l.l crm.\TA). 86• fnnleritt ( L tnl.\).

C. M.

T. M.

P olidori Vo.lerio.

Gomrz do Aynla tluyuMo 2'25° f nnleriq l Asc:ot.1 Pt CI.!NO). T. M.

ì:j7° f rlllll'''ia (Ant·:zzo).

T . M.

Grcn 0:l f .uigi.

'23 1° f an/l'ria T. M.

ll8° fant erin ( LII'ORNO).

C. ~I.

Castana Vincen:o.

T. M.

Crcl'rimanno R PI/f'lll'tio sid. Porlofenaio).

Lncòè Fernando. ( M EnANO).

Bnmon te N i cola. ·l3i0 fttnleria ( BotZ.INO).

(prcT. M.

Sabalino R iccardo.


(:;egue) UI' FIC.IALI MEDICI E CIIJMICI ·FAR~IACISTI !!CC.

110

6° bersaglieri ( Bo LOGNA).

Reggimenti fanteria carrfata.

1• funteria carrista T. M.

(V ~>RCI!Lll ).

T. M.

Albe;·ghin:l Giuseppe.

26 .frlll/eriq carrista ( V E nONA).

i 0 bersaglieri ( B OLZANO).

T. 1\f .

3• {11n t et·ia r:arristn

c. M.

P!'(' I I C

T. 1\1.

Napoli lani Enrico (iuc. g•·ado capii..).

( B OLOGNA) .

Mlll'iO.

~)"

4" fanl erÌII carri sl r1 (Ro.\1..\ ),

T. ~1.

Sabelli Curio. /< 0 ~ersog/ieri ( V ERONA).

VedoYalo Sih•io.

T M.

Dc An d1·c is Gi11se ppe.

T. 1\1. T. 1\J.

/ll!rSag/iet•i ( T.~RVISIO) .

Zambelli Antonio. T~<mino

Gio11ar1T1i.

V1•:.:1 rio Cesari'. J()<>

Battaglioni mitraglieri (LIBIA). f..'(

bollagl. mitraatieri.

bersaglieri ( P HERMO) .

C. M.

lng_}'ia Lorenzo.

T. M.

Savino Luigi. Il • b!'l·sngliet·i

!,:\1 IJitllayl. mitr,g/ieri. T. M.

()a Ferdin ando

(GRAD ISCA) .

T. M.

Arca ri Gaetano.

T. M.

12° i>Ct'Sttglieri ( P Ot.A ). Ardito Vincenzo Cesare.

Rwato.

LX Il t•ollogt. mitraglieri.

Reggimenti alpini. Reggimenti bersaglieri. l 0 o/pin i l

T . M.

0

T. 1\1.

D 'Ambros io !1/essnntlro.

Snn l :lf.tAli

T. M. T. M.

Sedi n ri

Lombardi Mat·io.

Lojodice Cataldo. 30 a/pini ( PIXP.ROLO).

FNm cesco (in c. gr.

.C:.lpil. ). T. M.

l e mmi Cnr/o.

2<' alpini (C UNEO).

bersaglieri (ROMA ).

3<> bersaglieri (MILANO).

T. 1\·f.

( MONDOVI ').

Iaccarino Giuseppe. <)O

C. M.

bet·sr,g/ieri ( NAPOLI ).

T. M.

Demo.

Zampelli Gennaro.

<1° alpini (AosTA).

ber-saglieri (TORINO).

T . M.

De R ensis Emilio.

C. l\1.

Ciampol ilio Pasquale.

T. M.

~l icalizzi

T. M.

5" bersaglieri ( SIEN.\ ). D'Angelo Mario.

4~

Filippo.

5° a/pini (MERliNO).


( <t!JUC ) t; FFICIALI MEDIC ! E CHLM I C I·FAR~IACISTJ ECC.

T. M.

T . M.

:'\es l(•r· l.uiyi. l " n/p111i

( Ur : LLL~O).

~l o11gi Ilo

M i c l1ele.

l" C. M.

:-s• •1lp111i { Um NE). T . M.

Tauro Fran cesco.

T. ~f.

Orlola11i . 11111111111".

AI O IIZO

111

lluggiero.

f.IIIICtCri (/j i\"O,.III"tl ( \ ' EilONA ).

T . ~1.

Dc• Cilla Fnw cN co flaolo. f.fll/t'ÌI!ri di :l OM/l ( .AI'OLI ).

c. ~1 .

~l l'li Il i"" Ft'f l{/l'f'Sff).

11 ° •rlp1111 { Bur N IIIJ). / ,t/1/t' t•·ri di F i rrn :e ( F t:MII\Il\ ).

T. ~1 .

Reggl11entl di artiglieria alpina. 1° uri. ulpllltl (TOtciNO). T . M.

Pnnl ~ LJ nma11CO.

T . M.

Hi1.:r.i

l" i n an:o.

S irC'<:i Gtuseppc.

Lun rirri •li

T. ~1.

1:•:-J'IIII<' ~la~rfier·i

T . M.

G ttls•·ppe (i:w.

l(rndo capil. ). Ctll'•!llt'!J!J''ri t! i S11ltt::c1 1POIIOilNONE ).

1• C. M.

'l_• ari. <l lpinu I ~I ER\NO) .

\"tll . l~·,lt ,lltllle /1 ( Bot..OGN,\).

G i !l'n n le D onato .

T. ~1.

Sparano Vincenzn. C•II'III/I'!J!J''~"I

t/1

.llo nftrra/() ( \'OG HER \ ).

3° (fiJ_ a/pino {liORIZIA) .

<.:. M.

Colacci Frnnc esco .

T. ~1.

De11za /'11olo.

T. \1.

~ l ;lllci F cdrricn.

4° f/r/. lflpinu {Cur;Eo).

T . M.

Bracco M ario.

CIIMII•·ygeri Guitlc:

:1• rrr/. lflpina ( IJ r.ux ~o). T. M.

Reggi~~~e~~ti

( P~R~r \ ).

Allnnasio Arnaldo.

Cenlro rifornimrnl o quadrupedi f' ersnn o.

di cavalleria. T . M.

Fc deJ·ico Vince n::o.

.Yi:::rr Cn,.rli/erin (ToRrxo).

C. M.

Reggl•entl di artiglieria di dlvielone fanteria.

Pil'fltPill e fle tr/r. t:arul/eria ( Utli NE).

T. M.

Maresca Corrado.

(

T. ~1.

0

ftl'/ . ditJ. f an!. ( FOLI•~ No) . ~lnn uani<' ll o

Luiai.


(segue) UFFICIALI UEDICI E CH i l\IICI·FARMACISTl ECC.

112

2° art. diu. fan/.

( P E!>ARO).

15° ari. diu.

fan/.

( CONEGLIANO,.

1° C. M.

Grilli Mano.

T. M.

Naddeo Vincenzo.

T. 1\1.

Di Primio Fr(lncesco.

T. M.

Dc Gennaro Giuseppe.

16° nrl. diu. funi.

3• art. ditJ. fan l . ( IJor OGNA) .

Salvalore Frnn cesro.

T. M.

1° C. M.

D'Angelo Emanuele. Palmas Giuseppe.

T . M. 1

<1• nr/. dii•. fan/ .

LA U R.\~\).

17° al'f. diu. fan/.

Anzalone S•JII'fllore.

T. M.

(CAGLIAill ).

1° c. M.

1:'\ovAR.\ ),

Alberli Ettore.

5° art. div. fan/. ( Vt:N\RI\ R. ).

T. ~1.

l

Galli della Logg ia Domenico.

0

art. diu. fan/.

(AQUIL\).

Bartolomucci Domenico.

C. M.

6° art. cliu. {ani. (GOiliZI.\ ). 19° rJ.rl. diu. font.

Caroleouto Pasquale.

T. M.

Gnlletlo Giacomo.

T. M.

7° art. clit•. font. T. M.

Leone Tacito.

T. ~1.

Nicolò Rocco.

(PI S A).

'10° nrt. riil•. font. ( P ADOVA).

~ VEoi•)NA).

8° art. rliu. f"nt. Diana Eugenio.

1• C. M.

( FI RENZB).

t• C. M.

Falcone Raffaele.

T. M.

Como Mariano.

21° •rrl. 1/~IJ. motori:::ata ( PJ.\CENU).

9° ari. div. fan/. ( fiOL.I.ANO).

T . M.

Ribnudo Antonino.

2"2° art. diu. fan/. (P .\LERMO). (C.\ ~ERTA ) .

10• art. dit•. funi. 1° C. M.

Dc Bernardo Franrrs co (L o. ).

11° art. div. fan/. C. M.

C. M.

Loneri Gioacchrnu.

T. M.

Di Giorgio Girolamo. 23° art. cliu. {ani. (Tnn!sm ).

(Au:I'SANDRIA).

Dc A les!;i Er•nsio.

T. M.

p i l.).

12° nrt. dir1. fan/. ( i'{ot,\).

24° flrl. r/iu. funi . ( MESS IN \ ) . T. M.

13° art. div. fan/. (Ro,f.\). T. M.

T. M.

Menna Luigr

N usdeo Vincen:o.

25° 111'/. diu. {uni.

Pittari Ernesto. l t• nrl. rlilr. fan/.

Andreolli Oscar (inc. u;rado C3·

.

26' ari. c/iu. font,

( B ,\RI ).

T. M.

( À ST I).

( RIMI NI ).

Chinè Mario (inc. gr. capil \.


(segue) UI-'I' ICIALI !IlEOl<. l IR C H l M ICI-FARMACI ST I ECC. 27° art. div. fan/.

(l\111•.\NO).

De Laurenzi Vin cenzo.

T. M.

28° art. diiJ. fan/. ( FOSSANO ).

r• C. M.

113

Reggimenti di artiglieria di corpo d'armata. l 0 art. corpo armnto (C..\S<ILJ:: Mo~FEnnuo) . Iacpmi11 0 /;'flore.

T. M

Vimercati Luigi.

Ì0

art. corpn ftf'/1/a/rt

( ACQUI ) .

29° fll't. div. /(tll/, (ALOENGA). Lucente Vill orino.

C. M.

3• art. corpo rtrm,ffl ( C.nE ~J ON.\) .

30° ori. diu. fant . ( Bn~-:~cl.~ ) .

Gregorini Pietro.

C. M.

40° art. div. font.

1° C. M.

46° art

do capii.) .

i• art. cor·po antW/a ( LIVORNO). ( LIBI .\ ).

T. M.

De Rogalis Antonio ( inc. grado capi t.).

div. inotori:::aln (TnENTO). C:ll'ducci A•·temisio Adolfo.

Reggimenti di artiglieria di divisione celere.

Guada11no Mario.

2° arttglierin dil'isionc celere T. M.

Severino rlntnnio.

s

Bo idi Tcresir, {1. o.).

(i ne.

g •·ado

D'Allilio l:t•<wdro.

C. M.

9° art. corpo rlf'flltllrt (Se. A. U. ) ( TERA~10) . C. M.

Di H:1g-o Prospl'rO ~ ;:,c. Pol~ 11za ).

T. M.

l\fu~illi

C/l.'lnent e.

10° art. corpo (lf'fllrtla {\APOLI ). T . M.

Conti Vi11 cen::o.

T. M.

Capornle

( fJ>RR.\RA ).

3• artig lieria divisione r.rlere (1\h uNo).

t• C. M.

P e p c Giuseppe capii. ).

s• art. corpo rwmatn ( RO~IA) .

1° artiglieria divisione c:e/r.re (UDI NE).

T. i\1.

Papa Gennaro.

Cri~liani Mie /te/ang elo (inc. gra-

( LIOIA).

.l\l cl illo Mario.

T . M.

( POLA).

6• art. Cfli'{J(I ,,rmatn ( MouENA). T. M.

4:3° m·t. dii•. fnnl.

44° ari. div. fan/.

( ROVERETO).

5° art. corpo art//ft/1.1

Ruocco Alessandro.

T. M.

fl/'111•1/(1

( S.~~SARI).

42° · art. div. {ani. ( LIBIA).

T. M.

Cigala Mttrin.

4° art. Cfwpu

Puligheddu Sn/t•a/ore.

T . M.

T. M.

1° C. M.

Gi11~cppe

capi l. ).

· i ne. gn1do

12° nrt. corpo armala (P.\LF.RMO).

t• C. M.

Pernice Vìncrn:o.


114

(Segue) UFFICIALI 1\fEDICI

E CHI MICI· F.\IIM.\CIST I BCC.

2' IJrl. ~..o n l roaerei (N APOLI ).

'211° art. ··nrpo armala (LIDI.\). T , ~1.

R:•gni Guido,

C. M.

Monzo Giouanni.

JO <l/'(. t; o n/ I'O(ICI'Ci ( F I RENZE).

Reggi11enU di artiglieria di ar11ata.

C. M.

1° ari. t/1'11111/11

M cdns Mario.

( TOlliNO).

.t• (Il' /. con/ roa crei ( M ANTO\' A). ']

0

f/1'(.

al' l/lilla

T. ~1.

(.\l I~· S.\:"'ORIA ),

Di !orio Alfredo.

-.

,j

39 111'1. 11/'11/1/ftl ( Rnaao E~JJLI.\) .

T . M.

I li'(.

con /roaer ei ( P ADO\' A).

Mo r e lli Gaetan o.

\'\' gruppo controaerci ( LIBI A).

T . M.

1° C. ~1.

D' Eugeuio

lnl n11i1J

( f.

Albel'gO Vito.

o. ).

StabiRmenU d' artlgHerfa.

j• •u·t. .nrm,tfa t RIVA llf.L. l ;ARDA ).

\rsenale R. E. Napo li. T. M.

&• ari.

T. M.

( 801 ~..\NO).

Arsenale H. E. T orino.

P i,;c1·ch i a X'' t 11 l e (in c. grado <:api l. ).

i " 01/'f.

~· t~rl.

T. ~1.

t /l'Ili• Ila

Amorosi Gjuseppe Ma::lfli.

al'l1lt1 / 0

l ° C. M.

Sa ndrelli Ern esto.

Arsenale R . E. Piac e n:a.

( CUNI:o).

armaftl

( \ ' 1·::"1 .\lll.\

R ut.E).

M unlaina

Guitlo

(inc.

g rado

Sr: ioM pirolecnico R . E. Bo logna.

1° C. ~1.

P ecilli .4nfonio ( in v. guerra .

capii. ).

U0 ""'· t t llllltifl ( Br·:LlliNO).

T. 1\1.

Pnlibrica d'Armi R . /:.'. T erni.

l.ino Frnn Cf'sco ( inc. grado e<~· pi i .).

!.nlJ·orutorio precision e R . li. Rom11. J()' 11/'(.

l

~1 .

t:rmnJII ( Trn f...,TI:).

~larl oran:J

.lldn.

Poft,eri{ì cio R. 1:·. Fo ntana Liri l nftrt()N

Reggimenti artiglieria contraerei. 1° 111/. T. ~1 .

roll(rl)ttrr·•i

( \ 'J:flCI( LL.I).

T nl ienlo .rl11iello.

S p oletl ifìcio R . E. R oma.


(at:g ut:) UFFICIALI MEDICI B CHI MICI-FAR MACISTI ECC.

Pirolecnico Il. E. Capua.

T. ~1.

Per·copo \1 Ìft•;eu:n.

Se:ione spole/l. R. E. Torre Ann un ziala

C. M.

Genlile Vi/angelo.

116

9" reyg. {J CIIÌO ( TRANI),

T M.

Pcn onc - U:lpono Fede rico.

IO• reg g. genio (S. ~f-\R I A C. V. ).

C. M.

Va sl ola Mario.

1o centro es p. art. Nettuno.

11 ° l'l'(/[) . ywio T. M.

( U IH Nil ).

fl icci E manuele. capi t.).

(inc. g r ad o

2• centro esp. art. Ciriè. l~·

1• C. ~1.

regg. genio ( P \ I.F.n ~10) . Monn:;lra Salvolorf'.

Officina automoi.J. Il. E. Bolo gna.

<.:. M

Cuccin Frwt ccsco.

Reggimenti del genio. 1° reyy. !J IInio ( TORINO).

C.M.

Cululi Fran cesco.

1° regg. genio ( C .\ StiLH M ONFERRATO).

T. M.

C;:~ pizzi

Bua (; iuseppe.

T. t.l.

Colimodio Pasquale.

2° r eyy. genio ponlieri (PI ACENZA). T. ~f .

Spuni Molella Pietro

Regglmeall gallio lllnatorl. 1° regy. :~ enio minatori (Nov1 LI GURE). T. M.

4' regg. gt: nio (Se. :\. S.). ( BoLZANO ).

T. M

1° regg. yenio pontiel'i (VIlnONA).

l ytw:io.

3• rey'). genio (Se. A . U. ) ( P.wl.\).

I"C. M.

Reggimenti genio pontterl.

Fl"r·ri gno Giuseppe.

Foglia F elice.

? 0 rr•g g. [] e11io minatori IVIlRONA).

T. M.

Cange losi Gae fnn o.

5° r•·yy, geni? (TRIE!;Tf' ). T . M.

\'oci

Reggh11ento genio ferrovieri.

l'incen:o.

1° C. ~1.

~nrrn

:l ntnnin.

6° l' t:fJ {}. genio ( BOLOGNA }.

Stabilimenti del Genio. 7° l'C!)!]. yenio T . M.

Oflicinn di costru:. genio mi/il. ( PAvH).

Cnlicnrlo Gennnro.

8• regg. genio

T . M.

( fiRE i'iZE).

( Ro~L\),

Arcangeli Gerardo.

Officina R. T. ed E. ( RoMA).


(seaue) UFFICIALI

116

MBDICI

Avellinò.

XX Corpo d' Armata (Ubla) M. -'l.

Santoli Pasqtwlirw.

M. M.

Be rlolucci Gin n.

M. M

L° C. M.

Scarpa .-lngiolirw. P•1gnolla Tlm/J,.,.,,,,

C. M.

l\la.;cia Giuupp1•.

e CKDIICI·F.\RMACISTI EC.C.

Aversa.

Barletta.

Co•ando truppe Egeo. U {{ÌCÌO tllliOn(lfiW

T. C. ~l

Sallt/Ù .

Pclili l'asqunle (rrepn uff. ).

Bar1.

( U!H'Ill,ln.

Rc{J•lriO

r . M.

disinfe ;inne.

Belluno.

Bolla!'so G i u l i" (inc. grado ca pii. ) - (eapo r·èp. disinf. ).

Benevento.

Co•ando trçpe Zara. M. M.

Salvini Cesare.

T. M.

Augu sti

M ari o capil.).

(inc.

gr·ado

Bergamo.

Distretti militari. Agrigento.

B ologna.

Alessandria.

Bolza no.

Ancona.

Brescia.

Aquila.

Cagliari.

Arezzo.

Caltanissetta.

A scoli Piceno.

Campobasso.


(segue ) UFFICIALI MEDICI B CHil\JICl -FAR MACI STI ECC. Casale.

Forlì.

Caserta.

Frosinone.

Catanzaro.

Genova.

Catania.

Gorizia.

Chieti.

Grosseto.

Chivasso.

I vrea.

Como.

Lecce.

Cosen~a.

Lodi.

117

......... ........................ ................................................................. ~

Cremona.

Lil/ oria.

Cuneo.

Lucca. ................ ............ .... .. . . .. ..................................................

..................................

Ferrara.

Ma cerata.

Firenze.

Manto va.

Foggia.

Massa Carrara. .... ..... ... .......

·-~

..-·.. ............................................................


118

1• C. M.

(segue)

UFFICI ALI

~rEDIGI E CH IM ICI·F,\ RMACISTI ECC.

Messina.

Pauia.

Milano (l e //).

Perugia.

Modena.

Pesaro.

Mondoul.

Piacenza.

Monza.

Pinerolo.

Napoli.

Pila.

Salvati Giuseppe. N ola.

Piatoia.

Nouara.

Pola.

Oristano.

Potenza.

Oruieto.

Ragusa .

.......... ............. ...... ..................................... . Padoua.

Rauenna.

.........................-·····································-··············-..··- ···Palermo.

R eggio Calabria.

Parma.

R eggio Bmilifl.


(segue) UFFICIALI MEDICI E CH lM ICI·F.\ RMACISTI F.CC. Roma (l e II). I"C M.

Pt·open:i- Cu 1·li (f. o. ).

119

Torino.

Benedetto Tortonn.

Trapt~n i.

Rovigo.

Sacile.

Salerno.

Trer•iglin.

Sassari.

Treviso.

Savona.

Trieste.

Siena.

Siracusa.

varese.

Sondrio.

Venezia.

Spoleto.

Vercelli .

_

....................... ..........................................................................

Sulmona.

Verona.

Taranto.

Vicenza.

Teramo.

Viterbo . .............................................,..............................


120

( SC(JUC ) UFF ICI ALI l\IIIDICI E CHI MI CI• FARM ACl STJ ECC.

UFFICIAU MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DEu.' AFRICA ITALIANA. T. C:. 1\1 .

Bns ilc .-ln iCinin (amm. cen lr. ).

C. M.

Bcnclli ,! r/uru (uff. rnil. ).

Africa Orientale Italiana.

!\f. M.

Tarquini Cairoli.

!\1. M.

Mori .4nnibale.

1° C. M.

Queirolo Emilio Ern esto l:. (1.).

J• C. M.

Boragno Giuseppe ( f. o. ).

t• c. M.

Pu ltrone Raflaele.

] ° C. M.

llv!>Si Mario.

1° c. M.

Ferri Antonio.

Bedei .\/aut i::to (di r. san. l nl. :\. 0. ).

1• C. M

Del F allare Guglielm o.

1° C M.

Fuccio Giovanni.

T. C. ~1.

P ilr·elli .\"icola.

1• C. M.

Gel:mzé Celestino.

T. C. M.

Dc Domenico Francesco.

I• C. M.

Malarazzo Lucio.

T. C. M.

Sig norina llosnrio.

1° c. M.

Pa:;!':lnle Crwmine.

T . C. M.

Rilu cci Chinni :1y os tit,lr>.

1° c. M.

Mocalìghe Carlo.

T. C. 1\1 .

Bocca Tito.

l'C. M.

Adami Felice.

T . C. M.

PcrreU i Cristofar".

l ' C. M.

Barbiera Giuse ppe.

T. C. ~1.

Berl in el li Marcrllino.

1° C. M.

Gal!.i Arturo.

T. C. ~1.

Cionini Giulio.

l 'C. M.

Manzella Giuseppe.

T. C. ~1.

Campi$i

J· c. 1\f.

Fal bo Enrico.

M. M.

De Cesa1·e Vincen!O.

1• C. M.

Cannizzo Sebastiano .

M. M .

Ar·omando Angelo.

1°C. M.

Terz.i Federico.

M. !\f.

P::~ssera

1° c. M.

Manfredi Oreste.

M. M.

Fusco A n gelo.

IO C. M.

O'Eltores Giu~epp e .

~1. M.

Misilan o Giovanni.

1• C. M.

Cnrrara 1\'icolò Adelmo.

M. M .

Cassanesc Giuseppe.

1° C. M.

Cali Domenico.

M. M.

Toscano Vtncen::o.

1° t. M.

Di Casola Giuseppe.

M. ~L

Garbagni Giuseppe.

l'C.M .

Maglienli Frau cesco.

M. )L

Agoslino Jlincen:o.

C. M.

Magnani Abele.

M . M.

Dubbiosi Emilio.

C.M.

Caslelli Giambattista.

M. M.

Confalone Raflae le.

C. M .

T agi ialìerro Armando.

~1 . M.

Barone Giot•anni

C.M.

Aronica Ferdinando.

M. M.

Caligaris Carlo.

C. M.

Zuretli Salvatore.

M. M.

Decina Camila.

C. M.

Slagnilli Francesco.

M. M .

Solìo Santi.

C. M.

Colomba Nicoiò.

M. M .

Br·unelli Giuseppe.

C. M.

Annarumma Ermann o.

M. M.

Soleri Giovanni.

C.M.

Panzulo Filippo.

M. M.

Ambrosi Luigi.

C. M.

Croceo Giuseppe.

Baldns.~w·e

Tan credi.

(d isp.).


(segue) UF'F'I CI.\Ll

MEDI GI F. CHDII CI-l·".\R~IA C I STI ECC.

121

C. 1\1 .

Paragona Pielro.

C. M.

tranc ia Adolfo.

C. M .

Morganli Paolo.

C. M .

Cammn•·ano Vito.

C.M.

Campag-no Gus{llll'l!.

C. i\1.

Sblo /Jugenio.

C. M.

F aenzi Aldo.

C. M.

Vcri('Chy Giovan n i.

C. M.

!\fennonna Gerardo.

C. ~1.

Foti (;t c•vanni.

C. M.

Calia S/1•/ano.

C. i\1 .

Pala MicllPlino.

C. M.

Grana la Snlvo lore.

C. M.

Frnnic b l:.'rni fio.

C. M.

T anzer Francesco.

Tagliafcrri Enrico.

C. M.

lann:u·onc Gen ero><o.

c. ~1. c. i\1 .

C. M

Torella Giovanni.

C. M.

Longo Gius rppc.

C. M.

De Vivo Giulio.

C. M

Aleandri Giacom o.

C. M.

Campanello Arrigo.

De Quallro i\'i cola.

C. M.

Garzia L orenzo.

c. ~1 . c. ~1 .

T arsin Giuseppe Antonio.

C. M.

Marino Sa lvat ore.

C. ~1.

:\1azzola 1/tncen:o.

C. M.

Spala fora G iuseppe.

C. M.

De Gregor io Ga etan o

C. M.

Sollini Giovanni.

C. i\f .

Pa!'Clt i F erdinando.

C. M.

Fig lioli /Jenedello.

C. M.

Slisi Ma/l eo.

C. M.

Marchese .4!JOS/ino.

C. M.

)lc•·cu rio R occo.

C. M.

Lio Giuseppe.

T. M.

Fedeli Alberto (inc. grado capii. ).

C. M.

Gentili Spinola A l ~ssandro.

T. M.

C. M.

Vassoio Antonio.

Grifoni Oscar {inc. grado capil. ).

C. M.

Megaro Mic h ele.

T. l\1 .

C. M.

Borg!li f.. t'O nida.

Gaspa1-ro l ' mberto (inc. grado capi l. ).

c. J\f.

Lorenzini Giuseppt!.

T. M.

Giusli A /do (i ne. ~rado capii. ).

C. M.

T addia Leo.

T. ~1.

Huccigrossi .Yico/,, (in c. cnpit.).

C. M.

Negri Pie tro.

T. M.

Di

C. M.

La Magna

Giu~; rppl'.

C. M.

Arcaba!'~O

G iuseppe.

T. 1\f.

)1 iren~hi

C. M.

A •·curi Nicola.

C. !\f.

Alemagnn :Vicolu.

C. M.

Assini Girrse ppe.

c. ~f.

Pnrul n Gio vanni.

C. M.

Giuliani .tleandro

C. M.

Lagna Donato.

C. M.

Colozza Giovanni.

Lapcnln lnnncenzo.

Mm·lino F erdinando grano capi l. ).

Q' rado

(inc.

Ugo (inc. g •·ado ca-

pil. ). T. M.

Ga rg(a Giovanni (inc. capi l. ).

g rado

T. ~f.

Cannillo Cala/do ca p il.).

grado

T . M.

Zoilo Gius eppl' (inc. grado capil.).

T . M.

Cagnasso Giuseppe (inc. grado ca p il. ).

T. M.

Teoni Giulio pil. ).

( ÌIH'.

(inc.

g•·aJo ca-


122

(seg ue) UFFICI.\Ll

MEDICI E CH I M ICI·FAIUI.\CISTl BCC.

T. M.

Auf.!i Guglielmo capi l.).

T . M.

Liberi Ptderico ( inc. grado capil. ).

(inc.

grnclo

C. C. F.

Orlando T eodorf,.

C. C. F.

Friscia Pietro.

C. C. F.

Gotlredi E/l ore.

T. M.

Ollaviano Fausto ( inc. grado cap il.).

C. C. F.

Hvlfo Ferlerico.

T. M.

Pisti lli Giulio (inc. grado capil. ).

C. C. F .

€-arlis i /.!erdi fiOnUI}

T. C. F.

Audisio Giulio.

T. M.

Dns loli Domtnico (inc. grado ca p il.).

T . C. F.

Aiello Dom enico.

T. N.

Cavalie re Gino ( i ne. g •·ado cupi l.).

Libia.

T. M.

Bellia Francesco.

T. C. M.

Ingravallc Alfredo.

T. M.

z ,,gami Antonino.

T. C. M.

Sinisi Guido.

T . M.

Salerno Alfonso.

1° C. M.

Potenza Luigi.

T. M.

Anagni Mario.

t• C. M.

Gammarano

T . M.

Modug no Francesco.

1° C. M.

Leccese Antonio.

T. M.

RcbuiTat Giulio.

l • C. M.

Cullrcra Francesco.

T. M.

Vincentini Antonio.

1° C. 1\1.

D'Alessandro Antimo.

T. M.

Cançer L 1If9i.

C. 1\t.

Privitera B enedetto.

T. M.

D'Alessit> Gio1•. Battistn

C. M.

Nastasi Antonino.

T . M.

Ccbrelli Giuseppe.

C. M.

Lozzolino Federico.

T. M.

Napoleone Andrea.

C. 1\1 .

Tarducci Mario.

T. M.

Di Marco A ntanino.

C. 1\f.

Barile Tommaso.

T. M.

Malt ese Fran ano.

T. r.I.

C. M.

Del. Pc rcio Sill•io.

Pnsccri nomenico.

T. M.

Russo Sebastiano.

C. M.

Sca.j:~lo

T. M.

Fedeli Carlo.

G. 1\f .

Giudice Ferdinando.

T. M.

Sessa Vinc en:o.

C. M.

Labellat·Le Ora:it>

T. M.

Amenla Audw:io.

C. M.

Oliverio Alvise.

T . M.

Paren ti Ugo.

C. M.

Rosi Vittorio.

T. M.

Dclogu / uo.

C. M.

Zoccali Fnrlunato.

T . M.

Anlenucc i Elpirlio.

T. M.

Zoiri Sncel/ario.

G. M.

Grella Ernesto.

T. ~1.

Di Trapani Sflluatore.

c. 1\f.

Zoppi Ze lio.

T. M.

Ruggeri Tu//io (in c. grado ca· piL).

T . M.

Berardinone Enrico ( inc . graJ" capi l. ).

T . C. C. F. Ballagiini Guido' ·(inv. guerl'a). T. C. C. F. Isola Emilio (disp. ). M C. F.

D'Atessondro Luigi.

Vincen~o.

flaS•fUalc


(segue) UFFICI ALI

MI!.DI CI E CHIMICI·F.\RM~CISTI ECC.

T. M.

P arrell:l Tu/l,o (trtc. grado capil. ).

T. M.

fit'!!J!•o .1/ichelr. (inc. grado capil.).

T . M.

Di Monaco Michele (inc. grado capi t. }.

T . M.

Pn~~a re l la

T. M.

Preslileo Vin cen:o (i nc. grndo cn pil. ).

Fabri<io (inc. grado cap il.).

T . M.

Lupo Guido. p il.).

1. M.

r r o ll :l f:"nrico ( in c. g-rado ca-

(i nc. grado c a..

p il. ).

T. C. M.

Miadonna Antonin.

T. C.M.

Sco:lo ;t nlonino.

T . C. M.

Ferra r· i Giovanni Aurelio.

M. M.

T edeschi Giacomo ( f. o.).

M. M.

Augol illo Alfonso.

M. M.

Catapono Eduardo.

M. M.

Mossi Bmilin.

M. M.

~fonti

l" C. M.

Mng-nini Enea ( f. o.).

1° C. M.

P almieri Alfredo.

1° C. M.

Cultrone Sah•alore.

t• C. !\t.

Patlavina Domenico.

1° c. M.

Nicaslr·o Arturo.

1° C. M.

Malnrazzo Sera(rno.

t• C. M.

Vn!~la

C. M.

lmbrcnda Malleo.

C. M.

Montone Arturo.

C. M.

Gemma Sol1•alore.

Gaetano.

T . M.

Di (~iMJ:ri Pil'/ro (inc. llrado capi l. ).

T. M.

Mnzzoli Fernnntlo (inr. gra•lo capi t. ).

T . M.

Siriann i Carmelo capi l.}.

T . M.

Elisei Cnr/o.

T . M.

Grande

T . M.

A lvi:;; i 1.;fmn.

T. M.

Manc ini Gioi'. Bol/isln.

T. M.

Mauro Biagio.

T . M.

Teramo Fi/nmenn.

Col. M.

Balla Alberto.

T. M.

Simone Robcr·ti Fruncesco.

Col. M.

Monaco Arturo.

T . M.

Celentani .Yicola.

Col. M.

P orru Pietro.

T. M.

~apolilano

Felice.

T. C. M.

Mereu R osolino.

C. C. F.

Palrnerio Pietro.

T . C. M.

Marulli Alberto.

C. C. F.

Mazzaracchio

T. C. M.

Del Vaslo Giuseppe.

T. C. F.

Snllini Pietro.

T. C. M.

Rinnldi Pietro.

T. C. M.

Zuddas Silvio.

T. C.M.

Tolenl i Cesare.

T. C. M.

Mnl'inucci 1\larino (d is p.). A rgenlina Giov. Ballista.

(int'.

g r ndo

fln~quolc.

Bl'rnnrdino.

UFfiCIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE

Giuseppe.

UFFICIALI MEDICI l DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'AERONAUTICA

M. G.M.

Marengo Lorenzo.

M. M.

Col. M.

Gaioltino Carlo.

~t.

Col. M.

Curcio SaL•erio (dis p.).

M. M.

Meineri Luigi.

Col. M.

Colilli Siuio (disp.).

~1. M.

Pedrazzi Arrigo.

T . C. i\f.

Romborà Antonio (r. o.).

M .M.

Casella Benedetlo.

T . C. M.

Giaccio Vito.

M. M.

De Cesare Luigi.

M.

La Rocca Paolo.

123


(se gue) UFFICIALI

124

~EOI C I B CHJM I CI·FARII1 ACI STI .ECC.

M. M.

Raffonc Alfonso.

C. M.

Lo Monaco Croce T Qmmaso.

M. ~1.

Lepore Fran cesco.

C. M.

Squillaci Giuseppe.

M. l\1.

Sen la li nrico.

l ° C. l\1.

C. M.

Panclla Achille.

Brezzi Giovanni.

C. M.

1° C. ~1.

Gaspa~rin1

Figari Alberto.

1° C. M.

Alessio Paolo.

C. M.

De Meo En:o.

1° C. M.

Ma rocco Luigi.

T. M.

Simoln Mario l illl'. gr-a ù u pil. ).

fQC. M.

Sardonc Antonio.

T. l\1 .

G iuslizieri Arma fidO.

1• C. M.

Colaianni Giuseppe.

1° C. M.

Lipari Domenico.

T. M.

Monaco Bruno.

C. M.

Blundo Luigi.

C. M.

Bruni Bruno.

C. M.

Rod rigucz Feliciano.

C. M.

Carfì Antonio.

ì\1. M.

Tatar elli Luigi ( f. o.).

C. M.

Franchini Giovanni.

M. l\1 .

Cusani Mariano (i n v. di guerra).

C. M.

Proto Anlonio.

M. M.

Ci•·illo Giuseppe (inv. di guerra ).

C. M.

Mariolti Biam:hi Guglielmo.

1° C. M.

Sabalini Arturo ( f. o. ).

C. M.

Leo ·Giuseppe.

C. M.

~f u lé

:Yicola.

ca-

UFFICIW MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'INTERNO

·\ugusto (inv. di guerra .


INDICE ALFABETICO A Abate A lessandro

Antonio Aocinni MrrriiJ Aocorinli Vin ccn:o

Ac{'~rdi

Accossalo Erm en,'rJilrl o Adami Feticr Adi lardi Giulio . Ad i noi fì Sa lvrr /(ll'e. Agos tin o Vir~<:e n:o Aie llo Dom enico Aiello Giuse ppe Alberg hino Giuseppe Albe r·go Vit o Albe di Ettor e A leand r·i r~iafomo Alc mag-na Nicola Aless io J'uolo Alleg re lli Guido Allonlli Benedetto Allocca A n Ionio Allocchio Acl!ille Alonzo Ruggiero Allamura Manlio Alvig ini Giorgio Al vis i /'Imo Ambrosi !,uigi Amenla Auden z-io Ammc nrlola Gnclann. Amo r·osi Giuseppe Ma::-

:nni Anag- ni Mario Ando lfalo Mario Andrcolli Oscar

Angeiillo A.lfo n~; o An gel ini Anlonin Annarumma Ermrw no Anle nu oci Elpidio Anlonaci Giuseppe Anzalon e Snlvalore Ara A cl! i l/e

Arac ri Antonio . Arago na Filippo rag . A r ca basso Giuseppe Hì Arcangeli Gerar·lo 58 A1·cari Gaclono. 71 Ar<:.uri N i cfl la 14 Ardito Vin cen zo Cèsare. R7 A rgenlina Gio11. Bnlfi~lt.' 42 Aromando llnyelu 81 A ronica Prrrlinando 21 Arpino Pietro 2R As sini Giu se ppe. 85 As lu.Lo Girolamo. 43 Aslulo Giu se ppe 76 Allanas io :\rnaldo. 69 Audis io Giulio 36 Augi Guglielmo

61 57

41

85 72 91

72

A ugusli ili ari o A \'elione Gaetano Avolio Caro Guido

B

88 74 Baochialoni Adolfo HO Balla A 1/Jer/o. 1\8 Balsam elli Filippo 34 Bamo nte En:o • '72 Bamont e Nicn la. i8 Bar·be ri Renoto Barbero Angelo 74 Barbie ra Giuseppe 6'7 Ba r·biera Maurangelo 63 Barile Felice 63 Barile Tommaso 24 Barnaba L eo nardo 23 Bm·o ne Ginuf!nni 51 Bartolomucci Domenico . 78 Ba rlo ne Luigi 74 Basile Antonio • 76 Bossi Giuseppe 20 Basso Giov. Bat!isla.

Pag. J 41 Ba t ta g lia Giu seppe

68 Battagl ia /llic/, ele 57 Ballng lini Guirlo 73 Baudo Antonio 69 Bava Arturo 5T Bed e i Mauri :io. 75 Be lisari o Giulio 23 Be lla Vin cen:o 23 Belle lli r:arlo. 50 Be lli a Fl'oncesco 80 Berard inone Enrico 57 Bernini Fosco 43 Bc r clla Giust•ppc ~4 fl e r·le lli Enrico 72 Be rtin etli M r!l'ce llino 84 Be rtolucci Gino 66 Be rtone r..irll•rppe 65 fling ini Giovanni 37 Bianco Giov. llaltista 39 Bi:111c hini Acrisia 13i fa no Augusto . Binugbi A llJ erlo

Bin i Domenico Blundo Luigi Rocca Tito 18 Bocchini /;"ttore 1 2 Booc.hini Fran cesco 55 Boc bicchio Vin cenzo

71 Boidi Teresio 71 Bo lla Luigi 78 Bonaccorso f. etterio 44 Bonc lli .4rturo 48 Bonelli Aurelio . 76 Boneli Michel e 12 BoraA"no Giu~eppe Eva-

58

risto

Pag.

85 51

94 56 49 11

36 50 40 67

63 83 90 14 21

30

42 24

48 28 49 88 24

50 19 75

84 77 92

48

25 53 47 58

91

35 Bordone Carmelo

21

30 Borg hi Lr.onida 61 Bo r·zelli Giovanni 68 Bottasso Giulio 19 Braca loni L01·enzo 16 Bracco Mario 22 Braggio GioL•anni .

56 53 64

81 72

81


-

•

(segue ) I NDICE ALFABETICO

126 P a ~t.

Brr7.li GiOI'(Illni Briaunti Antonio Dr·i,.prglio San/i Br·un nmon l i Giorgin Brunclli Giuseppe Bruni Bruno. Bruni Nicoln Bruno Carlo Bua Giuseppe llucci Paolo Bucci Pas<; uult•. B uccinnle Alfredo Bucçigrossi Nicn/u Bup-li:ll'ello Federico Buono Demetrio . Buonopane Carlo Bul'la Tito Bulli g lionc .lficlte /e

c Ca<"ciatorc Domenico Cagnasso Giu•eppe Caiazzo Alfonso Culabrò Srtlvoltlf'e Calcagni A muto. Cnlua rola Frr,, c,.;;cn Cali Domenico Cnlìa S tefano Caliendo Geutwro Caliemlo M iclrelr Caligaris Carlo Calogero Vito CRI\'el lo Sa lt•alot·e (.:lmbazzu, Mario .Cammarano l' ilo Cammarula GùJI'unui Camoriano Pietro Curopagna Gaspare Curupana Antonio Cnnr pauella Arri go Cnmpisi n altlfiSI'(Ire Cn nrellolli Enrico . Cnncc r [,uigi C:nndidori Enrico Canrpa Ramo/o Canr:wlosi G''"''II'O

./

C.onni rlo Cot"l!lo Canniuo Sellt~s l iano

Pap:.

78 Chiara Giuse ppe S7 Cnpizzi l gnozio . 66 Cbiesa Emanuele 48 Caporale Giuseppe 29 Cbimenti Ferdina ndo 18 Cappe lli Alfredo 79 85 Cappelli Giuseppe Chinè Mario <i6 Ciuccio Vito S2 Capul i Giovanni 60 Ciampolillo Pasquale 52 Capul o Hiogio 14 Cnrboue Vincen:o 15 Ci:-.rlo Siluio S2 Cicchetti Frunc;escn 26 Carhone Tercsio 48 Can.Jucci Artemi c;io Adolfo 70 Ciccimarra Gacttm o 58 Cieco Gior•unnì 90 Corrrj Leonardo 52 Cieri Vincen:o 90 Cal'fi :lnlonio 00 Cigala Mario 86 Carimali Giuseppe 88 Ciodaro Raffrrello 65 Carlis i Ferdinando 2S Cionini Giulio 25 Ca rlucci Raffaele 72 Cipollina V fisse 25 Carolenulo Pasquale 17 Carpino Rodo/fo 49 Cipriano , (1/t·a tore 66 C:Hpintcl'i Ernesto 4.4 Cirillo Gropnnui 38 Cn•·•·nr·a Nicolò Ade /mc> 47 Cirillo Gius eppe C:n:wnglio Edoardo 29 Ci rrincione .Ilare() Ca:<clla /Jen edello . 28 Lidta Raffaele Ca~ctlo Dante 18 Coccia (;ius eppe C:•srrtn Vincen:o 76 Cogliali-Dez7.a Giusr·ppe 2S t;ola f.'ranr·esco Casella Ce:;a1·e 6~ Colucci Frfllrr· esco 41 Cassandra Luigi 26 Lolaianni Giuseppe 66 Ca;.sanese Giuse ppe 72 Ca:<snno /,oren:o 39 Colella Vit toriano 22 Colimodio Pasquale 64 Cass inis U go 26 Colilli .'\iir•io • 2 Cassillo Frwtcrsco 17 C:~,;sone Antonio 61 Colomba .\'icolù 48 Cassone Giuseppe SS Colombritn Filippr, 5S C:~ stana Vin ce n:o 6 4 r.:olozza Gio"'""'i 71 C.astcllonela Viu cen:o SS Comelli U mberto •s Castelli Epifania 22 Comes Sebastiano Sl Caslclli Giunrbaltista 49 Como Mariano 51 Cast rono,·o Gaetano 39 Gonfalone Raffaele 4-6 C.alnlano Nicodemo 71 Conti Gerardo :15 Co lupano Eduardo ~ Conti Vinren:o 59 Catet'ini Federico so Con trino F ertiinando 18 Callnnoo ,l chille 90 Corbi Domenico 15 Cnnllicre Gino 66 Corcioni Cormdino 52 Cava llo Eugenio SO !:orda .l ntnnio 42 Cavnniglin Alfredo 86 f.or dr r·o A d riano 54 Cebrclli Giuseppe 69 Corradi Pietro 86 C.ei l sidoro 2S Corr:ldi Remo 66 Cei Filiberlo 60 Corsi A /frr.do 69 C e l cnl;~n i Nicola 73 Cortassa Si l Pio 88 Ce llini /Juigi 27 Corti ccii i .1/ auro 29 C:rnlin<•o Sante 32 Costa Fausto 76 Crnloro tlntonino 31 Coslag lioln .4n/onio 65 Cer·nigliu Dom enico 22 Cozzol ino Federico 45 Gcrni!lli:~•·o Mie/re /e 67 Crescimanuo Bernardo

Pa


(se.gue) I NI)ICE .\Lf'ABETICO Pag

Carlo Crc:.te IJaldo Crrspcllani

C.1·is l iani /llic ltf'/ong c lu Cristi n i A /fretto

Croceo GinRrppe Croce G ui,ln C•·osig lia l~t•ttri~ I•J Cubcùdu l nlonin

Cuc<· ia Frnncesco Culll'('l'a Ft'flll CI!sco

Cullr·one Sn loator•e Curat olo Lorenzo f:urci Raffncle Cu•·cio Sa 11erio Cu:-iale Vito Cusani Mnrinno Cui uli :1 n/ '111 w Cu lu li Fra!ICf'SI'O C) l ron

Da;;:aro

PaJ[.

lo ne Caris tl yostinu 83 Oe Carli (;u.~/'11'1' 63 Dc CasL•·o l yna~io 24 Oe Cala Uomenico 61 De Cesare Giannino 46 De Cesare Luigi 19 Dc Cesare Vincenzo 75 Dc Chi:11·o F edele . 53 De Cill,l Frnnce;:m l'•l048 lo 38 Drcina Cn111illn 82 De Dou•en ico Frrw cesc'• 85 Dc Grunaro Giuseppe 1:!6 Dc l.iu•·~ i Mtlrio 58 l >c (; r·cgo1·io Gaetn1111 93 ')e Hieronywis lluyyrro 76 Dr Laurcnzi Vincen~()

60 Del Fa t lo•·e Guglielmo 59 Dc Lips is Fortuna/o Li ~io Giovanni Do L iso Carlo llc ll n lo10 (;ioun11ni Oelog'll Gino 0(•lt•'!ll / l'O De l.on•nzo l .cotw,.,/,1 Del P c r c io S ilvio DP.I Seun o Giovanni t)r Lucia llaffaele . Ori V:ts lo Giuseppe De M:.u·co Cesare Dc Marinis Aurelio De Martino R ober to

Oo

D o ·A~ardo

SalvatoN O 'A~oslino Ayosli"'' Da l Cono Auyust~ O'A ipo;sa ndro Antimr1 D'A lessa nd1·o l .uigi D'A lcssa ndro lloffael e D'Alessio Gio11. Battista D'Am i.J•·osio Giuseppe

16 91 22 49 81 29

69

D'Arub•·osio :1/essandrn . D'Amico Giuseppe D'Angelo Emanuele

24 54 De Meo J:'nzo 32 Michelis Corr(l(/o 44 ',)1) N ICÙè l'hau sern A ''noi-

D'A n~('lo .l/nl'io Oa,.,loli Domenico

72 66 D(• N u,nzio Fronasro

D'AIIilio J::muulm

.1ngiolino Dall ilo Giuuppe Da?.io fl•·a nr· c~co Dc A l essi R11asin Do Andreis Ginseppl' ne A n gel is A l'duino Dc Ange lis Icaro De B r n e di c li s Raffaelr Dc Bernarclìuis Viryinin DP Bc1·na rdo Frances co Or B cnwr·do Prancesco!l ntonio Dallilo

De Blasio Guido

ne

do

58 Dcnza Paolo 82 Dc Palma Filippo . 90 De Paoli l'ao/o . 43 51 67 20 74 82 15

127

Oe Pasq ua Giu.~rppe . Dc Pirro Filipp o .. D(• Porcrll in i o; Crlrlo Do Qunll•·o Nico la Dr He ns is /:'mi/io .

Oe Rogal is ,t n ton io D 'Et lones Giuseppe 91 Drllori Giot•. Maria D'Eugenio Il n Ionio 30 De Vivo Giulio 91 11iana l:'u gellio

l'a)!.

19 Di Casola Gius•·ppc SO Di Ferdina n do /lwtJ IO

49 75

25 Di ( ;io •·gi Pie/l 'O •

66

SO Di Gior{?iO Girolamo 41 Di J o ri o tllfredo . 29 Di Lo 1·cnzo Otloardo 23 Di Mnggio Fran cesco 59 Di Marco Antonino Di M:u·lino Ferdinando 74 Di Mnuro .11/icola

73 70

~2 Di Modi ca Pietr·o 16 Di ,\ lonoc9 .lfic hel e 77 Di ~ rlla 1\ ' i cola . 71 Oi Palma Vi11CI'tl~O 62 Di Primio Francesco . 85 Di Rago Prospero 71 Di Stefano Giu seppr 88 Di T1·apani Salt•atorr

74

64 Di Tullio Orlorisio 43 Donad<'O l'il/orio 21 Donsaulo Amedeo 45 nrngo Calogero Dubbiosi /~mi/in

121

36 53

69 65 77

64 30 2-1 76

51 23 75 81 23 38 52

29

78

58 60 42

E

52 67

18 El i sci Carlo 92 81

26

F

60

87 Fabl'izi t\'ir.o la 78 Fadda Siro A Id o 77 Failla GioL•anni 81 Failla Salvatore 89 Fac nzi

48

31 85 14

f alcone Raffaele Falbo enrico Fanlozzi Luigi Faraone ilntonio Fa rina Antonino Farina Felice Fava Camillo

14 17 52 27

37 47

45 81 47

62 68 65 46 Fedele Pttsq unle

65 80 77

33 Fetlcli Albel'to 92 Fedeli

ti3 70

38 Feliciang-eli Guido

17

Cal'io 54 Federico l'in cen~o

35

67


(segue)

1:&8

l

Fcl!:ani Giacinto Fengn l.ù lgardo F't•rTajoli Ferru ccio Ft'rraloro Giu seppe Fc rra r·i Giot·. Aurrliu Ferrari U!JO FPr'raris S•tll'alore F or·ri A..ntouio F e rri Guido Fct·rigno (;iu~;e pp e Fic rro .l/ il'/te le Figa ri t\ l/w·t o Fit:rli(lli !ll'ftedelt o Filibcck Giuseppr Filogl'ann Pn;;quule Fio rt.l Geremi11 Pioro Mario Fio renza l gnn :io Fior·in i .llu:io-Ferrucçio Fischcl.li Gmseppc Fis ichclln Giamballisla Pis ichclla Pietro Fiurnnr·n Antonino Fiume Guy/iclmo Fiumefreddo Vi neeu :-o Flo ridia Fran ce~;co Florio Ugo Fochi Rollrrto F oglia Felice Folc nn Umberto Font:ma .V icotò Fonzo uc /,ore n :n Fo rino Sall'alort' Forli l gino Forlunnt i Pie ft•o F o rtunato I.cnnnrdo Foti Alfio Foti Giol!nnni Fran<'hini Giot•tlftni Francia .4rlolfo Ftanich Emilio Pris-cia flii!lro Prisoni Pnnlo Fr·ojl'gio Fran ce.çco Fm<;i ni n inn Fucrio (;int•anni Furino Raffaele Fusco Anaeto Fuc;i Pietro

INDICI:: ALFABETICO

P&g. !

Pag.

27 46

HO

Giudice Ferdinando Giugni Fran cesco 58 Pa g. (;iuliani A.leandro 88 Giuliuno Ce/l'stino 35 1Ga(!!!'ia l:.'milio . . 44 Giurlro Michele 2U Gagliardi Pasquale 37 l; iu.-li .4.ldo 29 l;a(l'liouc Antonio 13 Giuc;tizicri !lrmando 8:! c;niollino Cnr/n 37 Galdi Floriano 50 Gollrcdi El/ore 42 GuiTN)tli f.uigi . 25 Gall<'l lo Giacom o 70 Galli della Loggia DoGom('z Do A\•::tln .4uglf1 sto 7s . . : . 13 m eniro 23 Gon1.alcs ,1/frrdo 69 Gallo /l r·turo 16 !.ori Desiderio 55 Gallotli Giofl(mni 84 Gori Gi<•l'rtnni 50 Gambarini Giuseppe Si> G01·ia .4 n !7 clo 32 Gambi no Antonino 4~ Go r·rcla Carlo 27 C.umrnarano Vincenzo SI Golcl li Massim o 29 Gonor·a llomualdo 27 Gromcgna Giocarmi 13 Garbagni Giuseppe 65 Grundc Pos•1ua/e 19 Ga rgia Giovanni 87 r;rannltl Sah•ntorl' 36 Garofa lo Vito 54 Grass i Giuseppe 52 Garzia Lot·enzo 3!} Gravino Mie/tele 73 Gaspm·riui Nicola 64 Grnziano Crrrmine 47 Gaspano Umberto 44 Graziola Grrarrlo 38 Galli Arturo 86 Gr·eco Pasquale 17 Gatti Dionigi 34 Gregorini Pietro S3 Galli Giovanni 89 Grelln f:'rn es fo 56 Galli Gwseppc 78 Gren(.!n Luigi 82 Gaudiani Pflsquale 40 Grifi Pilippr1 77 l;clanzè Celestino 20 Grifoni Osrnr 2S Gelonnini Luigi 73 Gri~nani Eugenio 49 Gemelli Antonino 59 Grilli Mario 30 Gemma Snlcatore 14 Gentile Vitarz.gelo 56 Grillo Girolamo r.rosso Vitt orio 16 Gentili Spinola .4/essan55 Gu:tdagno Mario 46 dro 31 Guarnldi Cnr/o 80 Ge rmano Giuseppe 14 Gun I'IHlC.Cin Girnlnmo 89 Germino ;l /fredo 33 Guerra Vin crro:o 60 r;iacobbe Corradino 36 Gugliclmin<'lli Sil11io 54 1Ginnnanloni Mar·io 34 Gugliclrnino Lucio 68 Giannelli Bernardo 28 Guido r;;o,,n,ni 60 lriannolli Dino . . 14 Gurgo flit•rinn 83 Giarru~ so Gesualdo 45 <;ignnle Donato 2\l 33 l <i gli o Rocco :l4 l friordano Gerardo 78 39 Giordano Giuseppe 13 1 70 (;iordano Giuseppe 62 h cctH'ino Ciu,:t•ppe 27 lncomino ettor e 26 1 Giorgi Gior·gio m. l H G ior~i Giorgio L 81 I ndc' aia Francesco (;irnrdi Giuseppe SI l annarone Generoso l~iudice Camillo 41 , la nniuollo Carmelo

l

121

7:3

s-: sg 42

64 71 $13 3:-' 61 ~

7 tifi ~5

79

7' 31 6i 53 98 ~5

81)

19

78 50 62

76

26 63

80 48 20

13 76

se S(l

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32 25

67 7~

60 63 12


(segue ) INDICE ALFAB!rrJCO Pag.

lnnnizzoll o Antonio l:tpoce Antonio Tasco ne Maglieri Giu:;eppe Ia!<elli Mario l dini Fran cesco l emmi Carlo lmbrcndn Mfltl eo . lmpnll tllllf'lli Rnsarin l rupallonwui Se/Jus/Ìf1110 l rnp('l"ial e Cesare ludèl icn lo Gi u St!ppr: In ra nlin u .Simone lnf{ravalle :1/fre tlo Ing ri a !.oren:o l pptllil i Arnaldo J;;o la J::milio lzzo .4rc/uirto

36 Liberi Federico 15 Lir.ata A lfio 66

41

61 77

IH 58 6.'i 2~

17 4!1

a 50

20

87 61

L l .abellartc Ora:io Lab runa Vill nrino Lacchè Pernartdo l.ng na Do nttfo Laino /1osario

La ~( :tgnu Giu;;epp, l.a Mlll'l in a RoMwio Lll mendo la Filippo l.:lmpis litl ourdo l.a ndriani R o /JPr/n Laneri GioNzcchirto L anf5clla Fran ceSt:fl Lanna Lennido l.apenln ln nocen:n Lapponi Guido La Rocca .Paolo l.a R octa Robérto Larovere Gius eppe Lase n ro A /fredo Laur·i Giulio Lnuro t'3 Curio Lay Dinu LPc.cese Anlonio Leo Giaco m o L eo Giu~eppe

Leonardi Domenico Leone Tttcilo Lepore Francesco 9

61 45 77

58 98 57

92 36 28

13

129

Pag.

Li cala Salvatore Lino Francesco Lio Giuseppe Lipani Antonino Lipnri Domenico Lista Domenico L o Biauco DomPnico Lujac.ono il n t " Il i t• l.ojodice Cutu:do Lombard i Enrico Lombatdi Manlio Lombardi Mnr·in Lombnrdi Soluo tnrc Lo Morta<'{• Crn ce Tnmmaso Lougo Domenico Longo Ful11in Longo Giu.~ e pp e Lopresli A nlnninn J.or·e nzini Gin.~ e ppe Loria Giovanni l.ovaglio Rocco Lo Vec.chio Gioau fli11 o Lucca-Cuthbert Gug/idmo Lucci Amerigo Lucente Pa.~qurliP. Lucente Viflorinn Luciano-Fuscà Fl'/ice Lupo Amodeo Lupo Guido

89 Mnnganaro Carm eL(J 89 M:m ganiello f..ui gi 18 l\fangione r;;,, se ppe 71 Man ieri Alberto 26 Manzella Giu;;eppe 79 Manzo Gio11mllli 68 Mnr·chcse A{loslinn 42 Mnr·engo Loren zo M a r~>sca Cnrr·ado 57 ~f arigliano Giovanni 40 Mar·ino Sal11atore 84 Mnrinucci Mm·in o 61 Ma rioll.i - Bionch i Gu21 glielmo 66 Mar·mo Aclrille g ·, Mnrocco Luigi 15 Mar ra Giu sep p r 9l Martoglio Fer dinando 4-(i Marlorana Aldo Marulli Albef'/n 16 Mal>ala Mario 58 Mlls3la Piras Mt~rin 75 Masria Gilt.~eppe 32 Massa Filippo, 70 Massara Gaetano 65

Ma:o;serauo Giulio Massi Emilio

54

27 82

1

Mussimo

61

M

13 24

40

Png.

66 Mancini Giov. n r,/ fiMn 76 Mancini Luigi 88 Ma nc.oni Mich ele 6S Mandò Alfr edo 55 Manfredi .41/r edo 84 Manfredi Amnldo 47 Manfredi OreMe

~lafTeo

T.uigi

68 Maggio Pietro 60 ~l ag l ienl.ì Fran cesco 64 Magliuolo A lfnnsn .S Magnani Abc/P 80 Mag nini R.neu 46 Magr·one A mede11 69 Mni mone Dnga/inn 56 Mair·11 Cesnre 47 Malic.e Alessandro 74 Mallozzi Amerigo 84 Maltese Francesco

22

«

49 26

49 90 91 ')A ..,.,.

58 24

88

69

Franc e ~co

Mast rantonio VinCPn:-n !\1aslr·oeni Giuseppe Mnstrogiacomo Guido Maslrojanni Anlnninn Masi rojanni Decio . Malarazzo Lucio Motarazzo· Ser a(ino Mattei Federico Mnuger·i N icolò Mauro Biagio Max ia Cosimo Mazza rncc h io Ber·nardino Mazza r on i Giacomo M azzenga Giac omo Mazzctti Loreto

70

21 20 60 28

83 46 15 72

51 40 44

52 55 11

68 67

54 S6

56 56

4S

80 11 75

17 60 56 64

ss 62 14 27 Sl

24

78 87

26 49 4()

48 78 17 71

68 83 42 S4 11

l


130

(SC!J UC)

l Nll l C:~: Al.I"AilF~rtCO

Pag.

Png. ~l:1zzola

Vincenzo .\J:~zzoli Fernando .\lauorconc Camirtn

Mr,r·io :\l <'l-(:11'0 Mie/te le ~ J r in l'l' i Luigi ~l rcl:l~

.\!jrk h i onda /\udiuo ~l<' !eh i0n11a /iftore Mc·lillo Mur·io ~ l Pndic ini Giu~eppr

62

M o r el li

Mario

66 More l Li Gio/Jf:nni 18 ~l <11·gan li f'a o f, 62

~Imi

.4nnil.ialt•

G6 .\[orino t:nritn 26 1lii"''On i friust•ppr 76 Mozzaun Cur/r1 . 84 1:\Juft\ August fl :\l11ra Saluu[Ore Ang.

.\Jenni ll o FrtUif'Csrn ì\1CII non:l Gt:l'(ll'ti n

68 69 74 61 53

~ ~ t·rCll l' ÌO /? or.co

62

.\lll>'l o

Mit'/1Pie

n o~olin n

16

~(u ;;Jo

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91 91 4ti

.\fii Sliii'IU IT:J

~ l <'nna

.\1 1'1'('11

Dttiui

~let·lini

Comi/lo tlll'l;Sin a Angela Mezzrtl i Guido ì\liadonna Antonio M ir.nl izzi Filippo ì\Tic·heli Teodoricn tll iJulltt Carmelo Mignani Villol'io .\l igncmi Fmn cesco Mi lana Gnetano ~ l i l<:Lli Rrnesto M ili i no Domenico l\1i11inni l gna:;in l\ l i l'abel la Clrrudin ~ l i rc ngh i l/ go Mi:-ilann Giovanni M o:HJrO ,{urelio .\1orafìRhe Carlo !11odeslini Paoln ~~ qolugu o

Francesco

.\1o!aio ui Fince n::o ~l o l isa ni A f{,·cdo

ì\f •••·a l nri (',,,·/o-Fdil'f' .\lun·u Giucum" M 11 silli { .'f,•mf.n/ ,.

M w;!< O lùwic n

JS 78

i\'ir·o /o

N

79 41

34 l\ ad d co l' incen:o 21 7'-lanni Catlo 52

Xapoleone Andrrfl ~ 1\'apolilani Enrico

33

8

85

51

;\:~po l ì l :w o ~:J>'<'r

Fe/ir.e

Fran ct·.~t.n

1\'ust.asi , Intonino Negri Pietro Nrslrl' Luigi Nicaslro Arturo 42 Ni colò R occo l~ .' ii colosi A nlonin 67 Noc.cnlini Dino 70 Nolarianni Vincen:n 12 1 ;\urrn Anlonin 80 ~11sdro Vincc n:o 12 73

65

i~·

.\l uli-;a ni fli cf'iord o .\l nuaco Arturo .\lo:naco Brun o :\l (lllfiStra Salvatore ~1! ongillo Jlf i c Ile le

70

ll l "II~Uz7.i

l~ '

40

o

Umber·to .\I• Hil aina Guido

6o l

\l .. nlanari Angelo

85

.\f,lllanari Alli/io .\l••11lelconr Vinrrn:;n .\r. •1ll i Gactnno

12 l D!!gl' I' C) Ct·~tlf'l! 29 ' Oli\'(JJ'iO !llt•isr !~2 Ori::Uit lu T e,tforn 93 Orl.o lnni . \n Inni n n 51 t Hcri Vin,.(n:-o 70 , Ot1a 1iano Fun~to

.\i' "" i l lÌ GiOt'UIIIli \J t oli IOne Al'lurn ,\ ) torelli

Gaetà;10

p

26 62

51 35 Pncilli Alfredo 32 Pa,:rniello !l lfr crlto 85 Paguoll a ll m ber/n 79 Pilla

Miclrtlino

9::1 27 19 37 76 79 53 33 38

Paladino l'nn /o P:1 lf' I'ITIO Carm:elo Paller oni IJinn Palmas Giu sep pr P al nw ra Il go Palmerio Pietro. Palm ic l'i illfn·tln Pnlmi eri M t11·in Palminirll o /'' 'S'fllll/t• Palumho CiuscJppc P:lllag-ia :1ntv nin n P::w u l'a f:al'/o . Pnndolri /~'t!onn/11 P:'""l'l':l OIWr·in Pant.è / )omenico Panzulo Filippo 75 Pao lillo S lanislon :!4 P apa Gennaro 6~1 Pap agno Micllell' 6-1 P;nagonu Pietro 73 P a raninfo Angt•ln 83 P:n'Cnte Frrdinontln 54 P a r e nti Ugo 56 Pari si Ennio . 78 Pal'l'e lla Achille 42 Pa!'l'clla Tullio 76 Parri Wall u .

52 Paruln Giovrmni 82 Pascc r·i D om enico 47 Pa ,elli

F erdinan do

37 Passa lacqua Rugcnin. 69 Passalacqun (; ioaccili n n . Pa ssn l acq u ~r Haffnele.

Passante Cu r·min c Passar e lla Fnbri::io Passera T an crcrli Pnlern oslr o Vintrn:n Pa ll n l'iua IJ orne nirn 15 P:1lli Gius ep p e

p., 90 S'l

36 60 55

43

64 41

82 31

80 59 22 15 50 39

59 70 51

40 46 51 51

39 19 13

36 59 &l 79

57 70 6'2 Sj

:H ;{i

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24 il ~ ~

61 P:n ·one , l ntoruo

4~

83 Pai'Cme GiusCftpc 77 Petilh Ant Dittn 19 P rt·ot·nJ•io Fio/JIIelr 66 l Pccorella Giouanni

9S SI 31

~


l segue)

PR$1.1

Pog .

l';·rort•lla .l/111'i11nn. Pt•tl r ll7.7.Ì 1,.,.; gn J>,•JI·oli Giu~cppc Pt• llcQ r·ini Frtttll'rs•·r, PI'IIPL! r·i ni Orrsle Pc•IIC!-'I'i no Frfltr rr S<'ll l'l' lll· t~Ti n o

Lore11::o

l'•·llkirri ,..,.,.,.lttrl c l'o·p" r;i,sr ppt• l'o•pc Jroffllel/o l't'IT:l l ':l

J.~ir/o l'()

l'<•n:opo Vin t·r,, :o P••r1ll i (;iouftlllli

1'.-r·ni<·c Vin rcn:o l't' l'llifC VI/I CC II :u Pcrrrll i (.'ris/ llfnt·n Po•rTi COIIC (ii;tSti flpC Pc rric r Sll' fano P c rTini 1111!Jl'lo P l"r rone- Cap:uro Pedrt•ico

Pc'-n' /\' ;,.,.,,, Pl"s-.olaw,

l 11!11'1n

P l'l il hr.rr f .,ltll'in, l'r l il i p ,,,, q/Ili/l• l't'l rrr•·•·iani :Yiro/tr , I'C7.!.IIIIO [ ,uigi

l' in:r.zn : lnl ot/11111 Pia'l.Zl\ r;nitlo P itazio ,1n/OIIin Pil'r:rrTI'l a F t'l/1/1'1':''" l'icriol i t:rm ""''!liltl n Picr·oli Gint•Nnni l' ic·tolli L::gt1lio P ielr·oni Gu1 ' . l'i"-l'l'rhin .\'ft/Nic pj,..lilli Giulio P ii r<-lli Nirnlfl P ill:1ri 1-:rncsl o P i v <'l t i f/ran crsro rlll l' i di / :'/IIJI'C

l'l :ritr N~t l tJ ie l 'fa l'l i nn M orio P oli •lo ri Valeria J> r, Jo-..a J'inrr n::o. Ponro Felice P oiTU Pielrr> P nrt c lli Gi11 scppc J>(ol en :r.a f uigi P ozzuoli Fran ce.~co P1·ci l.e Mario

4~ P n" l ilco Vtn cc n :n. 26 J>r·ic·nlu llfnnsn.

52 14 17 59 21 56 65 29 20

131

rNOICE .\ LPADJri'ICO

P rh ilr•m IJ•·net/e/ln p l'111'11pio 8 el/armi no Pr·•,pc'I'Zi - Cu rli fJ c n et/('// 1). . i •? lo llif)

p,.,,,,

Por !iL!hl'ddll• S,tf,a/tlt't' 1'1111 l'otri' B •lfffl elc l' rr 1·r· ;Ho (; i 11 se f1 pr p Il l'p Il l'O (; IO l'rttl/1 i

69

66 Hnnnuo C • ""'"'"

83 Ho m hy floolo 54 llorr1l uol:'r l n/onio 55 Hn rrri ln Ot•ttltfl Rou_ga Garlttn o 9J Rosa (; ui do 60 Hn;, i \fil/ orio . 77 1\o ..., i : l11 /onw 3G llo!o.!'Ì /lo nifttcio. 41 n.., ... ; .11111 '" 55 1\ nllo·~ l ia lin:o llu!(I.{CI'i Tullio 11rrOC('0

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H rr,~o St'lw~:lia11o

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/~'mi/i11

/:'nu·.do

90

38 88 42

76 llaiTonc ~llfonso 25 ll:oL!ni Guido • 81 Hai.!O r; /lll'•tlllli 92 l\:11npi Pietro 18 1ta f lnzi T ttllto 7o l\t'h11ffnL Giulio. 28 ll PLri.!ÌO "M ic!tele 42 llc• 1Lano U go 49 1\c'\l'lli (;tourt:ltirt" 20 1\ iho udo Anloniflo 33 Hic·<·ardi fiitt s•·pp 43 lli rr i A n Ionio 20 Il icti /:'ma rlfl e l e .

90 Hirrò Et/ore. 71 l\1!!hi Giuseppe . 64 1\ inaldi .1n/onio 66 lli11aldi ()uofrio

16 H11ra ldr ()rn=io 70 Hi11aldi f'ielr n 22 Hipar h••lli R II /J Ct' / 11. 80 !l ipari /:'nrirn 26· Hilrrcci -f.lrirrrri Auuslllt'' 47 H izzi Vin r.r n :u 77 Il i'l.7.0 Cct!'/ n l~

s

R

Hi7t.O (;nruelin 25 Hino {;tiPI•u/0 l ~ 1\orto r11e~snntlro 84 1\ocli nò N iculun/n nio S9 n od rigu cz Fe!iCtOIHI 8:J Ho lfo Fctleriro 61 1\omnno Camillo

30 S:rl>:r li11i :1n yelo 6!.1 Sah:rl in i l rltll'll . 2li ~a ha '• no B tr.;ordo. Hi ~abclli Carlo 21 Snre'IH~II i N iro/a 68 Safn1111a11i Ginryio 64 Snin Mnrio 29 .'alt· r11 0 _1/fo nso 81 Sa lm ò fW1Jrc G7 Sal o m o rr c (;iuse f l()C S.~ ~:rl~n n o

Pietro

32 Sn ll in i flic/I'O 64 Sa flali r; ;,~'' fl{l e 18 Sa' alo re F l'lwce:;.cf) 33 Snhi l' tlltt•n:n 71 Sa Il i rr i f.' e.<~wc 13 Saudl'l'lti Ernr.</n 39 Saui C11rlo . 21 Sa 1111a llrsstl/11/rn • 1'3 S: 11 , ... o 11 i t:a l'l o 4,3 ~:11rl ;q.r:d i Fran t;cscn J~ Santn-i\lari<r 11/ber/() 75 Suni :H)J!Plo Renè (:,,,.," Sf> S:rnll'll:-anio Mario

IR ~anlrllo Tnm1111t~n 8 1 Sa nlohon i l 'm ber/n 77 Sonloli flns'J""'"'" !!5 SanlorC"IIi J/nrio 62 Snnlor·o Nicolinn 83 Sn nl o r·,;nla Domenico 61 .SHnlucci Giu~ e ppe

22 H!J

69 7'2 4:1

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43 2!l 7~

53

40

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182

(seg ue ) I"DICB Al.F.~BETJCO Pag.

Saròone .lntonio Sn rn c lli Tnmmaso . S:wnrino Srwerio Snvnslano Gùr~;eppe Snvini Gualliero Sadn'> Cinr•nnni S:H i no Luigi . Sa' i no Vito Scndulo Pnsquale Scnfè Amedeo S.Cnfa T:'nricn Scn ffnli .'l/berlo. Sc:lfzi Carmine Scan:lVino lef(irino Sr.-a rp;~

i\ngin/inn

Scnrpiel'i (.'PsttrP. Sc::u·pilti Mnrin . Sr.h11-ru Giuseppr. Srinfd one Bartolomeo Srillier·i Vincnr:o Seiol'liQO Sa/nalore Scolli GiusPppe Scufll'ri Giuseppe Srcrh i Prrwce~;co Sodinri Demo

Segro Per11nnrln Scrr·a Giuseppr . Sessa Vince11zn. Se<:! o .4 ntnninn . Sr' t' ri Pompeo SPvcrini GiuseppP Se ve l'i no A nIonio. Sgro Nicola Siccardi Guido . Signori no RnMII'io Silell i !t!irhele Simofa Mario. S imone Roberti Fmnrc. aco Simula U bnldn SiuRfifico Ciuseppc Sinihafdi Guglielmo Sinis i Guido . Sirrc i Giuseppe ~ rrì auui Carmelo S islo Hugenio Sofi o Santi !-'ngno ;lr·mnnrlo Solrri Gior•a11ni Soprnni Antonio ::>ur·bat•a Emilio .

46 Sl 19 71 16 73 68 79 60 47 85 27 57

Pac.

Pag.

Sol ti le Leonardo Sol: in i Giounnni Spadavccchia Domenico. SpaKnofclli Galilea. Spngnuolo Vrgorila NiC<lffl

•

Spnni Molcffa Pietro. Sparano Vincenzo Spalafora Giuseppe Sperapani Elpidio . Spe1.zn fer-ri A n Ionio Spino!:a Giu.~eppe . Squillaci Giuseppe 2S Sqnillacioti Raffaele S4 Slallnil ti Francesca 24 Slelo Gregorio 74, SI i si A/(11/Po U Slrmznlli Srrgio 41 Suma Cosimo 25 Sunseri GiusefJpe 46 Surai'Ì Bruno . 82 Surdi Domenico

74 Terranova Srwa tore M T erzi Federico 8S Testa U gn. • • • 44 Toglia Canio Tomaselli tln/flninn Sl Tonelli Camillo 76 Torella Giovanni 71 T orre $q/valore M T oscano Vi11cenzo 89 Trani iVIllalùw 44 Tr·ani Paolo 67 TrepiceiJni Emmwce. 57 Trifìletli Igino 32 Trijlila Sebastirmo 60 Troina Francesca 11 Tr·oisi Michele 62 Trombaloro Vincen:u 76 Trott.a Enrico 19 Tu fano Roflnr le 28 Tnmino GiaNrnni 90

12

46 59

67 5()

93 54

86 27 ~6

25

39 42

74 47 17

90 65

37 78

u

so lS

8-1

Urloler Fernando

91

74,

T 88 65 7 2 Taddia Leo 19 Tagfiafcrri Enrico. so T agi ialìorro Arm(lllt/n 84 Talenl i Cesare 78 Talienlo 'lnie/lo 74 Tancredi Gabriele . 80 T ancr·edi Urbrrno 17 Tanzer Francesco 89 Tappi Primo 66 T arch i Virgilio . Tarducei Mnrio . 72 Tarquini Cllù'oli 13 Tar!'lia Giuseppe Antonio 15 Tntarelli Luigi . 38 Talone Antonio. 16 T alloni Filen o 72 T an r·o Francesco 66 Tedeschi Giacomo 59 Tedeschi N1co/a 32 Telese Viru:enzn 89 Tenaglia Giuseppe SS T (•oni Ci11/io . 74 Ternmo flilomeno 17 T errana Suluator·e ,

v 56 Vajofn Nar:rrr't'nn 60 VaiPnle Gioacchino 50 \'nlenli .lnlnninn 21 Vonacore Antonio 77 Vannocci Quinlilin 84 Vnssalli GioNrnrti 48 Vnssolo Antonio 58 Vasta Giuseppe 37 Vastola Mario 28 Vecoli Norberto 57 Vedovato Silt•in. S4 \'enflilli Emilifl 62 Ventura Vii/orio E m a-

89 nude 71 Vertechy Gin,,,,,; . 28 Veluschi Pnsq naie 70 Vicari Carme/n . 89 Vicario Cesare 85 VicenHni A ntnnio 25 V iggiano :1/frrtlfl Vi~liani

FPIII'riro 66 Vimercal i Luigi 71 Viola Domenico 68 Virgilio Saverio . 17

23 20 87 7~

19

86 5I> 48

56 85 76 91 M

52 90 85 73 ~

88 18 48 .:! il


( segue) P a p:-

V ila G11etano V ila Guirlfl \ ' il;d<• Nicn/fl Vii. !le Sll/l'lttore \ ' ilolu t: m,wllf'/e \ 'oc i Vitt CI' ll.:-o

z Za ffì ro An/11/IÌ(I Z:r ffi l'O E duarr/o .

133

INDICE ALFABETI CO

79 Znffi ro Giovanni. 46 Zngami Antonino 34 Zai r·i S··tce lhtT'io . 43 Zaurbe lli Antonio 88 Znmbra /~' flo re 76 Za 111 pe lli (; e n 11,ru Zatrt' lli A /h ert o Zun fa~rr::r Ric:C(tl'l/() 12 Zanutl in i Primn 61 Z<'cca Cosi m o .

p,.g.

33 Zicchicri /,efJne 67 Zi rrg-:lle S't ll'frt or e 75 Zi rri GiOIIC/IIriÌ. 68 Zt~rca l i Fnrftlfl(ttn 57 Zoolda : !:rio ';7 Zoi lu (;i,M·ppe 83 Z•HHI D enu•.triiJ 40 Zoppi Zfl /io 11 Zuddas Si lt·to 66 Ztrr<lll i Sit/UII/1! 1'{!

Pag.

55 45

gl 62

82 66 41

62 21 5()

•


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