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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1936

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PUBBLICAl/ONE IIEIS/LE

An~ LXXXIV· Fase. l

GÈNN AIO 1936 · XIV

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G'ORNALE MEDICINA MILITARE

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DIREZIONE ED AMMIN I STRAZIONE MI I STERO DELLA GUERRA

ROMA


SO M ~1 A RI O. LEZIONI E CONFERENZE : CaUer&Di. -

Le ghiandole a secrezione 1mern.a e :Uro corre lazioni funzion:.li

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MEMORIE ORIGINALI: N&D.D.i • De Aleai. - Ric:c.rchc sui vnccin::ni e nv:.ccinati con \'accino fonnr>lato T . A. B. M ..... - ..\rncbulsÌ c tru p pe • btanchc • n l!lla ~h.l h 3h:HlA . . • • . . • • Ferri e Maduani. -;- Preparazione ed erllcac13 a.~.;:KrCS$ 1\':J, Oel cumuro d i bromobenr.lle

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CASISTICA CLINICA : S~oriDo. -Su chcci C.'l$i

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ù i tOMicmia da n itrogJ,cerin3 . Un ra 'o d i cchinococ(."():.Ì muh il)la ,

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Un e.·1so di cnccr:.hte post -,·ncctruca.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Arclutiaine . . St11.d!'n spr rimt!nWlt sull' 1mpnrtmzza dd/a cute llt lla /urmnzio~ dr/le lltlmt::za~limt ;:rn~ralt) . -

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AJteru.ioDÌ funziona li deJl'orec:chio iaterao in traumatizz,a ti cranici. Stud i su . . . . Aziou (Dd/") dei Yati m etalli sul tess uto oJseo. St udio sperunenta le s~Jj anamah. - :\1 E.'IECAUX e lllll ETTE • • • • • • • • • • • . . • • . • • • • • Ciati aeree del polmone. Fprm.,. diuicltt t radif'Jinrrich~ eli - di medio volwnt ~ di forma anu lartt. I'Hu,·o~r. L EJli.A:'(c. D •.LFOHT e Cou;r-.os . . . . . . . • . . . . Cuti-reuiooe (l..o} alla tossioa diftericA: .suo \':.tlore e sue indic-azion i, - ' l'H. Rl!'l-1 . . . . . . Eaalotemi da aeido picrico • da bioollato di chinU.o. Trasnor10 l)a<~ivo d dl'ipcr«nsibaH t:\ secondo il metodo di Prausnitz e Kuès.tncr.- ~11 0..,\l\ c FR\'l(."f ll . . . . . . . . . · . • Eaplorazi- furu:i<>Dalo del foaato nello lesioni epatiche latenti. - R IIHR>\U.\1 e M ATI!E).\ • Labiri.atiti. P uttti impl'#rlwtti nella pr(Jgnosi e Uattmn rul o fi</1,. - Q t'IX • • • • • • • • • • Lebbr• . 811'u di nttt ill'nf' e hlt>l• di ~t ilrnt-totina ne-l tralt amc-Nlò de. l/n - Studio ~ulla tos~ici t2 speramentule e risu ltot a clinici ottenuti.- D OROLI.F. N oo-Qn:-.G - L.Y. HuY:>:ll - V\N-Hcv e TRANV • N·· T .\\1 ·.

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Lebbra. Coutrilmto a/1() Jtrufio 1/l'l lraltamf nto tldla - COt..':lVlNf: Malattie (/..c) prof-ionali dell' apparato visivo. - GUGLIAX~TTI Melioidooi (I.-a) St•to attuale dcii• questior.c. - COt'TUilV. • Pericolo ( /f) aereo . - BHt·tnr: . . . Pailtaeooi onzootica tra i papparalli dell'Australia . - B~:~t.-.:>:r . . . . • Re.piruiono ( La) arti6ciale. Studio critico :'.lctodi m•muh. - Cll ~llt.~'> H tOF.RER . Simpaticotomia (l.o) intor-lombo-Mcrale oei disturbi tro6ci dorli arti Uaferiori. - OA~IELOPOLU. ASLAr: e .MAIICOii • • • • • . . • • • . • • • • • • Vaccinuione antiti6ea ed aotidiueoterica per via orale. - KR·\LIHVITCH. TçH<;'{>IOZONBOV e SI ~IITCH

BIBUOGRAFIA. MEDICA MILITARE ITALIANA

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINJCHE NEGU OSPEDALI MJLITARl NOTIZIE • l NOSTRI MORTI

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C ONDIZIONI DI ABBONAMENTO.

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L ' oblx>Mmento è annuo e decorre dal r• Rcnnaio al prev:o d j L . J2 (Estero 44) . Per gli ufficiali medici c chimici-farmacisti del R. Esercito, in servizio od in congedo. il prezzo dell'abbo-

namento è ridotto n L. 24 anticipate. l'er i soli u(ficiali mt.""<hci (dcii'Rsercito c della Marin1) , in qualunque posizi.-1-ne si trovino, è ammt.-sso u n abbonnmcrHO etm\ulattvo al Giomak dì !Vfr,fl cii!O M ilitare ed agli A11nali di Mcdicilw N(lf)alt t Coloniale al pre~o di L . 45 annue. Il prè7.20 del supplem ento contenente i R"olì di onzianitd dd corpo •onìtorìo •nilitar• è di L. rs, r idono a L . 8 per i $oli abbonati .

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO LXXXIV - N. l

LEZIONI

GENNAIO 1936-XIV

E CONFERENZE - - - .. - - -

LE GHIANDOLE A SECREZIONE INTERNA E LORO CORRELAZIONI FUNZIONALI Conferenza del Prof. Giovan n i Galleran i della R. Università di Bari, agli ufficiali medici del Presidio di Bari.

Onorato dell'invito assai lusinghiero di tenere una conferenza su quanto di più importante ha rivelato la Scienza intorno alle funzioni delle ghia~1doie a secrezione iuterna e loro correlazioni, mi acci ngo al compite preftssomi, sicuro che io non dirò cosa che voi non sappiate. Il campo è assai vasto; mi limiterò ad esporre le nozioni strettamente essenziali.

Il << consensus unus consentientia omnia )) ippocratico, donde l'unità armonica, nella reciproca dipendenza degli organi e loro funzioni, è realizzato non solo dal sùtema nervoso, ma anche essenzialmente da prodotti speciali, detti autacoidi ( hoa = rimedio), distinti in ormoni (da opfl&w = eccito) ed in caloni (da xo:Hw = rallento); i primi sono eccitatori di funzioni, i secondi inibitori, moderatori. Ad essi sono da aggiungersi gli armozoni (da apJ.16ço: = regolo) con azione morfogeuetica. f11 ge11ere si usa il termine di ormone a sig1zificare comprensivamente le tre diverse specie di sostanze. I detti prodotti ( increti) sono appunto elaborati nelle diverse ghiandole 'denominate a secrezione interna, in quanto da esse le dette sostanze passano direttamente nel sangue. Gli ormoni sono termostabili, solubili 11ei lipoidi, di struttura molecolare semplice, analoghi agli alcaloidi ( adrenali12a) omologhi, per azione, ai farmaci, non già alle tossine; sono facilmente diffusibili nei liqùidi organici. Se tra loro antagonisti, sono però nel complesso cospiranti tutti verso etna unic maravigliosa alta finalità : la ·normalità degli organismi e loro funzioni· c a 'd . Il . , on_ st eratt ne . oro assreme, realtzzano la risultante di tm equilibrio fra azi . e t·eazio-ni caratteristico dei corpi viventi. · on.z Tiroide. È un organo follicolare del peso, nell'adulto, da 20 a 30 gr mi. Il suo volume ha rapido accrescimento a 7 an11i e alla pubertà· var1· a7n_ '

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LE GHIANDOLE A SECREZIO:"E

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E LORO CORREL:\ZIO:" I ECC.

L'altitucli11e e col regime; col vitto cameo il volume è maggiore, contiene però minore quantità di jodio; nella domta pure è maggiore ed aumenta all'epoca della mestruazione e della gravidanza. E' largamente irrorata di sangue ( 5 o 6 volte più del rene) dalle arterie tiroidee superiori ed inferiori; è innervata dal simpatico cervicale e dai due faringei. Un ormone, quello isolato da KEND.'\ L è la tiroxina che secondo H \RRINGTON è un tetrajodato di tirosina, dalla formula:

C] CH C] CH HO - C <.=====_:ç C-0-C <=====~ C-CH z, CH (~Hz), COOH C] CH CJ CH Nei follicoli della tiroide r/è una sostanza colloide di cui si ignor(J- la funzione. La tiroide contiene fosforo (fosfatidi, come lecitina ). Dagli effetti della estirpazione si argomentano la qualità e l'importanza delle funzioni. Esisterebbero due ormoni, l'uno con azione sul simpatico e l'altro sul parasimpatico. L 'estirpazioue della ghiandola tiroide 11el giovaue organismo implica profonde alterazioni: arresto di sviluppo per minore attività delle cartilagini epifisarie, goffaggine, veutre teso, meteorico, atrofia delle ghiandole sem.tali, mixedema (edema duro per accumulo nel tessuto sottocutaneo di mucina), cretinismo. Nell'adulto si ha il quadro della cachessia tireopriva con bradicardia, respiro superficiale, diminuzione della temperatura, diminu.z ione delle emazie, aumento dei leucociti, diminuzione della diuresi, minore fun zione glicogenetica, diminuito ricambio specialmente dell'azoto, minore il metabolismo ba.sale. Le ossidazioni sono assai diminuite, 011de la tiroide è definibile come il mantice o soffietto dell'organismo; più o mmo notevole il mixedema. La tiroide dunque esalta il ricambio e le ossidazioni ( 1 mgr. di tiroxina aumenta il metabolismo basale tanto quanto l' ossidazione di circù 2 50 gr. di glucosio equivale11ti a 1000 grandi calorie); regola la normale ossificazione, influisce sul ricambio della cute, sul ricambio e sviluppo del sistema nervoso; eccita il simpatico ( sud01·azione, azione sul cuore e mi vasi) e il vago (maggiore quantità di saliva, di succo gastrico e maggiore attivitù peristaltica). L a tiroxina, per la sua azione morfogenetica, sospende l'accreJCimento somatico, ma ne eccita la precoce differenziazione nei girini. Sem~ra e/te per l'accrescimento esista un altro ormone. Vengono utilizzati giornalmente mg. 0,2 - 0,4 di tiroxina. Nel morbo di FLAJANI-BASEDOW, da iperfunzione della tiroide, è esaltata detta funzionalità. Paratiroidi. Quattro sono le paratiroidi, addossate alle tiroidi: due esterne o inferiori e due interne o superiori, di struttura assai diversa da quella delle tiroidi; presentano masse compatte di cellule epiteliali a colonna. L 'asportazione di queste ghiandole determina il quadro della tctania paratireopriva:


LE GHIANDOLE A SECREZI ONE INTER:"-JA E LORO CORRELAZIONI ECC.

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esaltata eccitabilità dei nervi motori e di alcune regioni del sistema nervoso centrale; si hanno crampi, trisma, opistotono, dispnea, ipertermia, asfissia per spasmo dei muscoli respiratori e faringei, morte. L 'iruufficienza paratiroidea nell'uomo si manifesta con fenomeni di spasmofilia. Di origine ipoparatiroidea sono la tetania infantile, l'eclampsia delle gravide con rallentamento dei processi digestivi nell'allattamento. Il succo muscolare nella ma1lcanza della funzione paratiroidea è tossico. La cachessia paratireopriva dipende da accumulo di prodotti intermedi del ricambio, da eliminazione dei calcio, da insufficiente utilizzazione degli idrati di carbonio, da eccessivo consumo dei grassi. La tetania dipende da matlCata fissazione del calcio che ha azione se•',(tr"d dativa dell'eccitabilità neuromuscolare, calcio totale e ionizzato, e da aumento ~.::..J.! di fosfati; dipende inoltre da aumento nel sangue della guanidina che nor""(-~~. malmente si trasforma in creatina (acido metil-guanidin-acetico), eliminata /-.:·.,; .. con le u~ine_ co"!1e cr~atinina ('*' ). L'fniez~one di guanidina determina un_ .~;< :'./\~ ~~;:. quadro stmtle dz tetama. Se la guamdzna sz troua nel sangue, normalmente~ :· . . ~. rJ/' ~ nelle proporzioni di I m gr. per mille, nei casi di abolita funzione delle · '·.·., .1 ::;1' paratiroidi vi si riscontra nelle proporzioni di 8 a I o m gr.. {:\~ Non bisogna dimenticare, fra le condizioni determinanti del quadro, ~~ le gravi ed e.ftese alterazioni epiteliali fra cui le più importanti quelle della mucosa gastroenterica, per cui ha luogo l'assorbimento abnorme di sostanze tossiche. Il facile stato di alcalemia è influente pure sulle condizioni di ionizzazione del calcio (depressione della calcemia). L'ormone è la paratirina o paratormone di CoLLil'. Capsule o ghiandole surrenali. Ciascuna ha il peso di gr. 4· Queste ghiatJdoJe constano di due parti : la corticale e la midollare o cromaffine. L 'asportazione di queste ghiandole implica apatia, astenia, pm·esi, cuore aritmico, paralisi, morte. L 'asportazione della corticale determina la morte in 4-5 giorni per profonda debolezza muscolare e paralisi respiratoria. Il suo ormone è la corticina. La corticale regola l'accrescimento del corpo ed ed ha influenza sullo sviluppo delle ghiandole sessuali. Sui girini determina l'accrescimento somatico, eccita la rigenerazione tissulare. Nel sa11gue venosa reduce dalla corticale si presenta una notevole quantità di colina, vagotropa, antagonista dell'adrenalina. La midollare ha funzione associata al sistema nervoso simpatico. L'ormone ne è l'adrenalina che è secreta in maggiore quantità negli stati emozionali; è midriatica, produce esoftalmo, tachicardia, costriziotJe delle arteriole cutanee e dell'area splancnica, aumento di pressione, mentre dilata le

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arterie coronat·ie. Determina glicogenolisi epatica (glicosuria adrenalinica da puntura bulbare del BERNARD, per eccitazione dello splancnico c quindi della midollare) e forse muscolare. Determitza contrazione della milza che immette in circolo in maggiore quatztità i costituenti morfologici del sangue. Il metabolismo basale è aumentato e vengono stimolati i processi ossidativi; diminuiscono gli effetti della fatica. Le ghiandole mrrenali hanno influenza sul tono dei rlervi vasomotori, cardiaci, respiratori, sul tono muscolare, sulla linfogenesi, sul trofismo cutaneo, sul metabolismo lipoideo e dei carboidrati, sull'accrescimento, sul sistema tzavoso centrale. Il morbo di AnmsoN cl1e si presenta con pelle bronzina, itzdebolimento del cuore, irritabilità, diminuzione dz. adre11alitza, con aumento di melanine, è dovuto a alterazioni delle ghiandole surrenali. Pancreas. Il pancreas oltre ad essere una ghiandola a secrezione esterna (succo pancreatico) è organo importante di secrezione intema. Dalle insule del LANGHERANS viene elaborato l'ormone insulina. L 'asportazione del pancreas induce un quadro gravissimo di iperglicemia e glicosuria (fino a grammi I oo 0/oo e più di zucchero nelle urine delle 24 ore); formazione di corpi acetonici da ossidazione Ìtzcompleta del glicosio; diminuzione del quoziente respiratorio e delle forze, sete, fame, diminuzione del peso, coma, morte. E' l'insulina L'ormone che regola il metabolismo degli idrati di carbo11io, che limita al tasso normale nel sangue (gr. 1°/uo) la quantità di glicosio. Questa limitazione fisiologica è dovuta ad utz meccanismo complesso d'azione dell'insulina per cui: r) è facilitata l' emilogetzesi; 2) è limitata la giicogcnolisi e inibita nel fegato la trasformazione in glucosio di aminoacidi e grassi; 3) è esaltato il potere dei tessuti di ossidare il glucosio e, secondo dicuni, di preparare il glucosio alla ossidazione mediante una trasformazione intramolecolare. Oltre l'insulitla, il pancreas elabora un ormon~ ipotensivo, utile nella angina pectoris, con azione più duratura dell'acetilcolina. Dosi forti di insulina determinano intossicazione grave ed anche morte per cui necessitano precauzioni nell' usarla in casi di diabete pancreatico. Antagonisti dell'ormone pancreatico sono l'adrenalina e la tiroxina. La stimolaziotJe del vago determina ipoglicemia. Ipofisi o ghiandola pituitaria. Trovasi nella sella turcica e tzell' adulto lza il peso di gr. o,6o-0,70. Vi si distinguono due lobi, uno auteriore e l'altro posteriore, e fra essi la wsidetta pars intermedia. Il lobo anteriore elabora ormoni che regolano l'accrescimento schelet1·ico e lo sviluppo sessuale e psichico. V'ha appunto un ormone che eccita l'accrescimento delle ossa e del connettivo, per cui si spiega come nell'iperpituitarismo si abbia nei fanciulli il gigantismo con abito infantile e nell'ipopituitarismo il nanismo. Nell'adulto, per disfunzione, si ha la forma speciale dell'acromegalia (sviluppo maggiore delle estremità: 11aso, orecchie, mento, arcate sopraciliari, dita).


LE GHIANDOLE A SECREZfONE INTERNA E LORO COP.P.ELAZIONl ECC.

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Un altro ormone è quello della pubertà, gonadotropo, che /za influenza notevole, essenziale sulla maturità sessuale, con manifestazione dell'estro, tanto nei ma.schi (aumento delle vescicole semina/i) che nelle femmine (motore della funzione ovarica). Distinguomi per l'organismo femminile m1 Prolan A che stimola l'ovulazione, la maturazione e lo scoppio dei follicoli, il versamento in circolo dell'ormone ovarico che a sua volta determina l'estro, ed tm Pro) an B, ormone luetinizzante che ostacola lo sviluppo dei follicoli i quali prematuramente si trasformano in corpi lutei. Durante la gravidanza si accumulano negli organi in grande quantità e vengono eliminati per le urine. A scopo diagnostico della gravidauza l'urina si inietta in ratto femmina giovm1e provoca·n do l'estro e speciali modificazioni degli organi sessuali. La distruzione del lobo anteriore determina la distrofia adipogenitale, l'infantilismo, l'atrofia dell'tttero. Vi è anche un ormone galattogeno o prolactina che provoca ipertrofia mammaria e stimola la secrezione del latte. LA parte Ì1Jtermedia, come il lobo posteriot·e, elabora /'ormone oxitocico ( -c6xocr = parto) che determina la contrazione delle fibre liScie dell'utero. Nel lobo posteriore, oltre l'ormone oxitocico vi è, distinto, l'altro ormone, la vasopressina, (riuniti tzella pituitrina) che determina la contrazione delle arteriole e dei capillat·i (emostatico), che aumetZta la pressione e rinforza il cuore. Se la pituìtrina determina in genere contrazione de/Le fibre liscie, inibisce però la muicolatura bronchiale, donde l'utilità della pituitrina in forme asmatic!Je. Fra gli ormoni dell'ipofisi si annoverano inoltre un ormone per l' ossidazione dei lipidi, uno che agisce sul metabolismo dei carboidrati (l' iperglicemia ipofisaria vien troncata da iniezioni di pituitrina ), un ormotJe regolatore della diuresi. Infine si ammette che venga elaborato nella pre-ipofisi un ormone bromato (contenente il 6o"., di bromo) che versato nel terzo ventricolo avrebbe azione sui centri ipnogeni provocatori del sonuo. Un ormone tireotropo ed un ormone corticotropo sarebbero stimolanti rispettivamente delle futlzioni della tiroide c della sostanza corticale delle ghiar1dole surrenali, e un ormone insulinotropo regolatore della futlzione endo.crina pancreatica. L'estratto ipofisario oltre riuscire emostatico attiva la peristalsi intestinale. G' iucreti dell' ipofisi sono preseuti nel liquido cerebrospinale o ve arrivano attraverso il terzo ventricolo. Epifisi o ghiandola pineale. Del peso di circa 22 centg. ha la forma del frutto di pitlo e trova.si al davanti delle quadrigemine anteriori. L'estirpazione nei pulcini maschi provoca lo sviluppo più rapido dei caratteri sessuali primari e secondari. l tumori epifisari hanno per livrea la precocità sessuale e la macrogenitosomia di Pnuzzr. LA sua fr-mzionc dunque sarebbe quella di moderare lo sviluppo dei detti caratteri sessuali.


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A SECREZI ( Jl\,'F. 17'TF.Rr-.:A E LORO COR REL.".ZI0 7'1 ECC.

Ghianuolc sessuali. Oltre le fun z ioni esterne, necessurie per il mantenimento della specie; le ghiandole sessuali /wnno importanti fun::.: roni essenziali interne ( glriandole endocrine). A) Testicoli. Gli ormoni testico/ari sono elc~~orati nel tessuto interstizio/t>. La castraz ione nei neonati implica mancato St1iluppo dei caratteri ses-

suali; le vescica/e semina/i e la proslata diventano atrofiche; non crescono i peli alla faccia, al torace, alle ascelle, al pube. Vi ha arresto di sviluppo, fra l'altro, del laringe (voce di contralto). Ritarda l' ossificaz ione delle cartilagini; da ciò la tendenza al gigantismo. Il metabolismo basale è ridouo di circa il 20".. ; si lranno adiposità, diminuzione di forza muscolare, indolenza, depressione psicliica; è perduta la tenacia di volontà. l cast~t~ti sono timidi, docili, invidiosi e anche cattivi. Si ha femminilizzazione pcrchè, non solo viene a mancare l'ormone della mascolinizzazione, ma anche pcrchè è sottratto un calo ne eire impedisce la fem minilizzazione . E' perciò che si hanno i caratteri di femminilità nello sviluppo degli organi e delle membra, nei gesti e nella fisionomia . L'ormone sarebbe la diastcnina, non la spermina. l testicoli dunque hanno influenza suL tro(mno e metabolismo generale, sui caratteri specifici secondari del sesso, sulla energia tleuro-muscolare e psichica. L 'innesto alla W ORONOFF non sembra arrechi beneficio duraturo. B) Ovaia. Hanno il peso da 6 a 8 gr .. Nella loro sostan za corticale trovansi i follicoli oofori( 30-40 mila all'epoca della pubertà) . L'ovulazione mensile è manifestata dalla mestruazione. Allo scoppio del follicolo segue la formazione del corpo luteo vero (nella fecondazione) o spurio (se non v'ha fecondazione). L 'asportazione delle ovaia prima della pubertà è causa di mancato sviluppo dei caratteri sessuali secondari, di alterazioni del ricambio con tenderJza alla mascolinizzaziotJe, longilineità. La statura, il peso, la forma del bacino, lo sviluppo dei peli, la conformazione del laringe, lo ;viluppo dei seni, il tipo respiratorio, sono tra i caratteri secondari caratteristici del sesso che vengono profondamente modificati con l'estirpazione delle ovaia. La steJSa cessazio11e della funzione ovarica nella età climaterica implica disturbi più o meno gravi a carico del sistema nervoso, agitazione, angoscia, vertigini, parestesie, iperesteJie, nevralgie, fenomeni vasomotori, sudori, disturbi del ritmo cardiaco etc.. Gli ormoni delle ovaia sono : r) La follicolina (del liquor folliculi) detta anche estrina perchè provocatrice dell'estro e ciclo mestruale, detta perciò ormone dell'amore. Questo ormone avrebbe la formula C,g H z~ 0 1, .carebbe cioè analogo al colesterolo. Nefia gravidanza paJsa in circolo e si elimina con le urine, per cui può essere messo in evidenza per la diagnosi di gravidanza. Essendo la follicolina antago11ista dell'insulina, quanto più v'ha di eHa tanto maggiore è il bisogno de/L'insulina.


LE G HIA NDO LE A SECREZ IO NE l :"T ER~.\ E LO RO CORR EL:\ZIO:"'l ECC.

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2) La luteocrinina che si origina dal corpo luteo è l'ormone che determina le condizioni favorevoli all'impianto dell 'uovo fecondato, alla sospensione della evoluzione, alla cessazione dell'estro e della mestruazione, allo sviluppo della placenta e delle ghiandole mammarie. Quest'ormone in quanto protegge la gravidanz a è detto ormone della maternità. 3) Un terz o ormone presiederebbe alla attività del ricambio. In varie forme morbose gli estratti ovarici ve-n gono ttsati terapeuticamente. Timo. E' organo labile, cresce fino a 15 anni (gr. 37 111 pubertà) e poi va riducendosi fino a 50 anni. La sua estirpazione nei giot1ani induce rallentamento di calcificazione delle ossa che diventano molli, onde le fratture 1·iparano con difficoltà. Negli uccelli le uova si presentano senza guscio. L e ovaia e i testicoli vanno ad assumere uno sviluppo maggiore, aumenta L'eccitabilità e nello stesso tempo la affaticabilità con incoordinazione dei movimenti; l'individuo è sudicio, può diventare autolesionista e idiota. Il timo presiede allo Jviluppo scheletrico attivando il ricambio del calcio. Spiega un'azione moderatrice sull'accrescimento delle ghiandole sessuali impedendo la precoce pubertà; il timo nei castrati persiste di più. Altra fun zione è quella della regolazione del metabolismo delle nudeine. Il timo oltre il calcio utilizza l'acido fosforico nel metabolismo dei nucleoproteidi. Nello stato timolinfatico ( iperplasia) tl ha crescita eccessiva e ipertrofia dei genitali. Milza. l vari prodotti che si elaborano in quest'organo li11foidc c dJ c ha n no notevole importanza per l'economia dell'organismo si versano direttamente nel sangue. La maggior parte delle sue fun zioni dipende dal sistema reticolo-endoteliale. La milza ha fun zione catatonistica e marziale. Dalla emolisi dei vecchi corpuscoli rossi fagocitati viene a depositarsi il ferro (così nel fegato) che sarà poi utilizzato dagli orga11i ematopoietici, come il midollo delle ossa. Dall'emoglobina, per perdita appunto di ferro, i pigmenti biliari. La milza ha frm zione ematopoietica diretta nell'embrione, indiretta poi. La milza influenza il metabolismo e l'accrescimento; è caratteristica la fame degli individui a cui quest'organo viene asportato. E' ricca di glutatione, prodotto so/forato nella cui costituzione chimica figurano la glicocolla, la cisteina e l'acido giutamico e la cui fun zione importantissima è quella dei/e ossidoriduzioni. L o stesso organo regola la colesterinemia e la forma zione di anticorpi donde l'ipertrofia della milza in molti processi infettivi e ciò la mercè del sistema reticolo-endotelio, dell'attitudine fissatrice e fagocitaria con elaborazione delle sostanze antitossiche contro i veleni bacterici. La miha interviene a rendere rapida la coagulazione del sangue la mercè della cefalina che attil'a la trombocinasi. Tuttociò oltre le altre fun zio11ì come quella iniJJitrice della leucogeuesi donde la iperleucocitosi iu seguito alla asportazione splenica e quella della riserva della massa del sangue nel senso che la milza è organo di deposito


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LE GH IANDOLE A SECREZ!Oì'\E JNTER:-JA E LORO CORRELAZIOSI ECC.

eritrocitico e leucocitico. Ove occorra, con l'eccitazione della muscolatura liscia della capsula splenica i corpuscoli roSJÌ e bianchi vengoJlO messz m circolo. Fegato. Fra le molteplici fun zioni del fegato (ematopoietica, marziale, biligena, amilogenetica, ureogenetica, forma zione degli eteri solfoconiugati, arresto di vele11i minerali e alcah;idei, metabolùmo dei grassi, degli aminoacidi e dei nucjeoproteidi, azione lipopessica e proteopessica) ricorderò la funzione amilolitica per cui il glicosio viene dal fegato immesso nei sangue nelle proporzioni fisiologiche costanti. Anzi dirò che il primo accenno alla funzione endocrina bene accertata spetta al BERNARD che nel 18 57 mise in evidenza appunto il fatto che quest'organo elaboratore del glicogeno somministra ai sangue, per quanto occorre, il glicosio ingenerato per processo di glicogenolisi. Fra gli ormoni epatici dobbiamo ricordare L'antitrom bina ( inibitrice della coagulazio1le) non libera se non quando neceJSita; l'ormo11e eccitante la rigcnerazione del sangue (onde l'utilità della cura epatica 11el!e anemie e specialmente nell'anemia perniciosa); un ormone eccitante le fun zioni del sistema nervoso centrale (utilità 11ei depressi) ed un ormone denominato jakriton, ormone disi11tossicante e che preserva l'animale da convulsioni per sali d'ammonio; la mercè di questo ormone viene regolata così la quantità di ammo11io nel sangue. Tubo gastro-enterico. Ancl1e nel tubo enterico vengono elaborati speciaU ormoni. Così la mucosa pilorica elabora e versa in circolo, sotto stimoli specifici, ( proteosi, peptoni, acido cloridico etc.) la gastrina, ormone eccitante la secrezione gastrica. Dalla mucosa duodenale è pure elaborata e versata in circolo, Jotlo l'azione di stimoli chimici, come l'acidità del succo gastrico, la secretina, che sarebbe un polipeptide fosforato, il cui ufficio consiste nella eccitazione della secrezione estema del pancreas. Anche una sapocrinina si produrrebbe ùz presenza di saponi o grassi, ormone che iniettato provocherebbe pure la secrezione del succo pancreatico. Un estratto acquoso di mucosa gastro-duodenale provoca la diuresi assieme alla comparsa nel liquido cerebro-spinale degli autacoidi ipofisari; perciò si ammette che sia elaborato dalla mucosa gastro-intestitzale un ormone eccitante la se<:rezione intern:t dell' ipofisi. Queste, in uno schema sintetico, le funzioni tanto importa?Jti delle ghiandole a secrezione interna, collaboranti in una correlazione maravigliosa, in una relazione intima, a realizzare l'equilibrio vitale fisiologico e a contrapporsi agli squilibri patologici, fun zioni cosi bene studiate dalla Scuola neoippocratica capitanata dal prof. Pmde.


MEMORIE ORIGINALI LABORATORIO D' IGIENE DELLA SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE

Direttore: tcn. colonnello medico prof. N t cOLA BRUNI

RICERCHE SUI VACCINATI E RIVACCINATI CON VACCINO FORMOLATO T . A. B. Dott. Carlo Nannl, primo capitano medico - Dott. Evasto De Alassi, capitano medico ( 1)

Le vaccinazioni profilattiche antitifo-paratifiche hanno trovato ragione d'applicazione prima e più diretta negli Eserciti perchè questi, più d 'ogni altra collettività, hanno in passato (epoca prevaccinale) pagato un largo tributo di morbosità e mortalità per febbre tifoide. Questa specifica, squisita, vulnerabilità delle collettività militari - insita nella natura stessa degli elementi che la compongono (età uniforme particolarmente recettiva) e aggravata dalle condizioni di vita che le sono proprie (disagi dei campi e fatiche di guerra) - e la particolare insidiosità della malattia infettiva stessa che, per essere endemica di molte regioni, trova facili e frequenti cause di rapide ed estese riaccensioni epidemiche, ci rendono ragione della necessità vitale da tempo riconosciuta dagli Eserciti di lottare più efficacemente contro le infezioni tifoidi integrando le difese igienico-profilattiche generali con un 'estesa e regolare .pratica vaccinale antitifica. Si è detto integrare perchè, ci sia permesso qui farne accenno, non sono pochi oggi quelli che, dimenticando o svisando il fondamento della profilassi immunitaria antitiiica ed il concetto originario che ne guidò l'applicazione pratica nelle collettività, vengono implicitamente ad un concetto di sostituzione delle due forme di profilassi, chiedendo o meglio pretendendo unicamente dalla profilassi immunitaria una difesa completa ed assoluta dal contagio. Con ciò pare si voglia dimenticare che fondamento della profilassi vaccinale antitifica, come di ogni altra immunizzazione attiva, è quello di suscitare o attivare nell 'organismo stesso da proteggere quei meccanismi di difesa naturali che portano allo stato d'immunità e come pertanto essa entri in atto solo al momento in cui l'agente patogeno è già penetrato nell'organismo, svolgendo la sua azione protettiva nel periodo, talora breve (periodo d 'incubazione della malattia), che intercede tra lo stato d'infezione e quello di malattia. (t) Le esperienze sono state condotte in collaborazione; la nota è stata redatta dal dott. Nanni.


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RI C ERC IIE S lJI

VACCI~ATI

E RI\'ACC I);ATI CO!' VACCI~O ECC.

E' ovvio pertanto che se essa potrà essere nel caso singolo più o meno valida in dipendenza di fattori multipli e non sempre controllabili, sia nei riguardi di adatti e tempestivi stimoli antigeni come di idonee reazioni organiche individuali, riuscirà peraltro indubbiJmente più efficace nelle collettività - per le qu,tl i è da ritenere si costituisca un livello immunitario medio, in dipendenza ddle singole, diverse attitudini immunitarie dei varì elementi che la costituiscono - qualora sia preceduta dall'applicazione delle comuni pratiche igienico-profilattiche generali. Queste infatti, agendo direttamente sui veicoli d'infezione, se integralmente applicate, potranno anche da sole ovviare al contagio, mentre nelle condizio:1i mcnn vantaggiose (così frequenti nelle varie contingenze di attività degli Eserciti) di parziale o insufficiente attuazione, riusciranno in ogni modo ad attenuare il contagio diminuendo la virulenza e la diffusione dei germi, per cui la difesa immunitaria, questa estrema barriera difensiva, se tempestivamente apprestata, potrà validamente sostenere l 'organismo nella lotta contro l'invasione d eli 'agente patogeno. La profilassi immunitaria è ancora in fase di sviluppo, talchè se in alcune malattie infettive ha potuto raggiungere risultati brillanti avvalendosi di stimoli immunitari particolarmente idonei (tossine o virus vivi , variamente attenuati) perchè più vicini a quelli naturali, per altre invece ne è tuttora alla ricerca poichè, come l'epidemiologia insegna, per alcune malattie infettive la difesa immunitaria, se è indubbiamente efficace, non può sostenere da sola l'intero peso della lotta difensiva. Ed è in queste condizioni che dobbiamo ritenere di trovarci tuttora nei riguardi della difesa immunitaria contro la febbre tifoide, la qu;:tle, come risulta dalle considerazioni più sopra espresse su la squisita recettività dell'età militare e sulla particolare insidiosità della malattia stessa, più d'ogni altra malattia infettiva endei:lo-epidemica richiede uno stato immunitario solido e duraturo. Occorre infatti riconoscere che la vaccinazione antitifìca anche correttamente praticata, non è in grado di suscitare in tutti gli individui, senza eccezione, una immunità così solida come quella conferita dall'infezione naturale e che in caso di contagio massivo specie di organismi posti in condizioni di minorata resistenza per disagi e fatiche , questa immunità artificialmente conferita può divenire insufficiente. Ond'è che, se l'osservazione obiettiva dimostra inconfutabilmente che il decorso epidemiologico del tifo è stato favorevolmente influenzato dall'introduzione della profilassi immunitaria, non vi è peraltro dubbio che questa, dovendo ancora avvalersi di stimoli immunitari che per essere costituiti da germi uccisi sono notevolmente diversi da quelli naturali, debba tuttora considerarsi in piena evoluzione come dimostra anche lo scopo delle nostre presenti ricerche, rivolte a saggiare la idoneità dello stimolo antigene apportato all 'uomo da un nuovo vaccino antitifico.


RICER CHE SUl VACCI:--;ATI E RIVA CCINATI CO~ VACCINO ECC.

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*** Le prime applicazioni su vasta scala di vaccinazione antitifica nell'uomo furono attuate da Wright, medico mi ~ itare inglese, in India (1896) e successivamente estese a collettività militari sempre più numerose (eserciti: inglese dell'India, dell'Africa dd sud, dell'Fgitto; tedesco dell'Africa orientale; francese e spagnuolo del Marocco; italiano della Libia) con risultati riconosciuti concordemente così favorevoli, nei riguardi della diminuzione della morbosità e mortalità (Wright, Leishmann, Vincent, Ferrere di Cavallerleone . . .), che ali 'inizio della guerra mondiale la vaccinazione antitifica poteva ormai considerarsi assurta a pratica profilattica d'indubbio valore e di razionale applicazione per una più valida difesa degli eserciti contro la febbre tifoide. Dall' impiego iniziale del vaccino monovalente, contenente solo b. b. del tifo, si passò nel 1916 a quello dei vaccini polivalenti T. A. B. i quali, non ostante il parere sfavorevole del Leishmann, furono adottati per autorevole suggerimento di Castellani che per primo li preparò ed usò a Ceylon (1905-1914) e su più vasta scala nei Balcani (1915). Si giunse così alla più estesa applicazione di tale mezzo proli lattico: durante l 'ultima guerra, la vaccinazione antitifica fu infatti attuata, più o meno precocemente, presso tutti gli Eserciti belligeranti e questo gigantesco esperimento, per essersi svolto in condizioni così vaste, per numero ed estensione di collettività, e così severe, per molteplici ed inevitabili fattori di contagio, ha con i suoi risultati, consegnati in opere classiche, pienamente confermato la reale efficacia della vaccinazione antitifica, assumendo nella storia della profilassi immunitaria contro le infezioni tifo-paratifiche il valore di una prova cruciale di definitiva dimostrazione. Ciò indusse gli Eserciti ad avvalersi di questo mezzo prolìlattico anche in tempo di pace e portò, inoltre, ad una più frequente applicazione di esso anche nella popolazione civile presso la quale oggi, come nel nostro paese, è divenuta obbligatoria per alcune categorie di cittadini. Senonchè mentre era da attendersi che questo ulteriore periodo di pratica vaccinale antitifica non potesse costjtuire se non una nuova e più brillante conferma del valore protettivo della vaccinazione, alcuni episodi epidemici da più parti e a più riprese segnalati in soggetti vaccinati, hanno nuovamente richiamato l'attenzione degli studiosi su un problema profilattico che una lunga esperienza, più che ventennale, sembrava aver felicemente risolto. Trascurando senz'altro i dubbi che, in seguito ad una superficiale valutazione dei casi di febbre tifoide nei vaccinati, da qualcuno si sono voluti affacciare nei riguardi della reale efficacia della profilassi immunitaria antitifica - poichè insuccessi parziali, ::~nche se tali, non possono infirmare il valore assoluto di un mezzo profilattico già fel icemente sperimentato -


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RICERCHE SUl VACCINATI E RIVACCIN:\Tl CON VACCI:-.10 ECC.

dobbiamo tuttavia riconoscere che tali episodi morbosi stanno con la loro realtà a dimostrarci incontestabilmcnte una diminuita attività della difesa immunitaria antitifica del dopo guerra. A chi peraltro si accinga a ricercarne le cause non può sfuggire la evidente coincidenza di questa diminuita efficacia protettiva con le modifìcazioni, apportate appunto nel dopo guerra, nell'attuazione pratica della vaccinazione antitifica. Ond'è che la maggior parte degli studiosi, pur riconoscendo che gli insuccessi della vaccinazione antitifìca del dopo guerra non autorizzano in alcun modo a rimettere in discussione il principio stesso del la vaccinazione, ritengono tuttavia necessario una revisione dei metodi atruali della pratica vaccinale. Che il principio stesso della vaccinazione antitifica non possa essere messo in causa è fuori dubbio, poichè se c'è una malattia contro la quale è possibile conferire artificialmente uno stato immunitario questa è indubbiamente la febbre tifoide, malattia caratteristicamente immunizzante, come dimostra lo stato di refrattarietà, per lo meno temporaneo, che si stabilisce dopo l ' infezione naturale. Per contro tutto autorizza a ritenere che la maggior morbosità per febbre tifoide, per essersi verificata proprio in quei paesi che nel dopo guerra apportarono modificazioni al metodo originario della pratica vacci nale, dehba attribuirsi a insufficienza dei metodi successivamente impiegati . E' noto infatti che tali modificazioni, più che suggerite ,d a precisi criteri scientifici per ottenere un più valido stato immunitario - quali potevano scaturire da un naturale progresso della scienza immunitaria tuttora in evoluzione - furono apportate per ragioni di tutt'altra natura: di carattere essenzialmente pratico nelle collettività militari, per abbreviare il periodo d'indisponibilità, del resto relativo, degli effettivi; d'indole psicologica nella popolazione civile, per ovviare alla naturale avversione dell'individuo a sottoporsi a ripetuti trattamenti ipodermici con conseguenti reazioni vaccinali allorchè, non essendovi obbligato, non ne veda la diretta, immediata, utilità. Per cui vien fatto di domandarsi se tali modificazioni introdotte in alcuni paesi nella pratica vaccinale del dopo guerra, sia con l 'impiego dei lipovaccini, ad iniezione unica, sia con la riduzione a 2 delle 3, e originariamente 4 (Vincent-Chantemesse), iniezioni di vaccini idrici, più che in accordo con i progressi scientifici non siano in contrasto con quanto sperimentalmente è stato dimostrato nei riguardi di una più solida immunità conseguibile con un maggior numero d'iniezioni e, per analogia, con quanto gli studi di Ramon, pienamente confermati dalla pratica, hanno suggerito per una più efficace profilassi vaccinale antidifterica. Noi non possediamo, dice Lemierre, un testo biologico, il quale, come la reazione di Schick per la difterite, ci permetta di svelare l'immunità conferita dalla vaccinazione antitifica e di valutare il potere vaccinante degli


RiCERCHE SUI VACCIN ATI E RIVA CCI!':ATl CON VACCISO ECC.

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antigeni tifo-paratifici a tale scopo impiegati, ma la pratica della vaccinazione antidifterica ci ha dimostrato in modo sicuro l'importanza della molteplicità delle iniezioni immunizzanti e, possiamo aggiungere, dei ben determinati periodi d'intervallo fra le dette iniezioni. E quanti, col Lemierre, si sono occupati in Francia dd nuovo aspetto

assunto dalla profilassi vaccinale antitifica in seguito all'aumento dei casi di febbre tifoide nei vaccinati, verificatosi in questi ultimi anni sia in territorio ch e nelle colonie (Marocco), non esitano a riconoscere la necessità di un ritorno alla pratica vaccinale con 4 iniezioni di vaccino T. A. B.. Un ritorno quindi al metodo di vaccinazione con iniezioni multiple, 3 o 4 a secondo dei vaccini, originariamente impiegato negli Eserciti e dal quale, per la rapida scomparsa delle epidemie di guerra e d'anteguerra come per la persistenza del! 'immunità nei vaccinati anche nel periodo post-bellico (Vincent), ci sono venute le nozion i classiche e indiscutibili sull'efficacia

della profilassi immunitaria antiti:fica (Fladin, Lemierre, Melnotte, De La~ vergne ... ). E non diversamente si esprime Bruni, nei riguardi particolari del nostro Esercito, a conclusione di uno studio obiettivo ed esauriente sulle cause dell 'aumento della morbosità per febbre tifoide verificatasi nel dopoguerra. Il suo studio, ampiamente documentato e felicemente corredato da una grafica di si ngobre evidenza, pone in chiaro rilievo le varie vicende del decorso epidemiologico della febbre tifoide nel nostro Esercito, dal 1901 al 1929, in rapporto ai varì metodi di vaccinazione successivamente impiegati. L 'aumento della morbosità per febbre tifoide, verificatosi nel nostro Esercito dopo l'introduzione del Lipovaccino T. A. B., è stato oggetto di studi e ricerche da tempo perseguiti dalla nostra autorità sanitaria con piena coscienza dell'importanza vitale di una valida difesa immunitaria antirifica per assicurare la perfetta efficienza dell'organismo militare in pace e in guerra. l dati epidemiologici accuratamente raccolti e valutati hanno dimostrato che con l 'impiego del Lipovaccino T. A. B. anche nella sua più felice

composizione, quale può oggi ritenersi quella raggiunta attraverso i successivi miglioramenti, non può ritenersi adeguatamente risolto il problema della profilassi vaccinale antitifica• . Pertanto la Direzione Generale di Sanità Militare è venuta nella determinazione di sostituire il Lipovaccino, ad iniezione unica, con il vaccino idrico formolato, ad iniezioni multiple, nella profilassi d eli 'Esercito. Nel periodo di ricerche che hanno preceduto questa determinazione la predetta Direzione, allo scopo di assicurare una più stretta specificità antigena dei vaccini, predispose che tutti i ceppi di T . A. B. di recente iso-

lati da militari ammalati di febbre tifoide fossero collezionati dal Laboratorio d'igiene della Scuola d'applicazione di Sanit-à Militare per essere sotto-


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RICERCHE SUI VACCI:-IATI E

Rl\'t\CCI~ATI

CO:-! VACCIJ'>:O ECC.

posti ad accurato controllo e quindi inviati agli Istituti Vaccinogeni per la produzione di un vaccino idrico formolato T. A. B. polistipite. La tecnica impiegata per l'allestimento di detto vaccino è stata la seguente: colture, in brodo-agar, di 24 ore dei ceppi di tifo e paratifi A. e B. inviati dall'autorità sanitaria militare; raccolta delle patine in soluzione fisiologica formolata al 4 "/oo e permanenza di esse in termostato a 39" C. per 30 giorni; titolazione delle sospensioni ed opportuna diluizione per portarle ad un contenuto di r miliardo di B. del tifo, 750 milioni di B. del paratifo A. e 750 milioni di B. del paratifo B. per c. c. di vaccino. La Direzione Generale di Sanità Mil itare nel predisporre gli opportuni controlli sull'impiego del nuovo vaccino antitilìco preventivo nell 'Esercito ha affidato al nostro Laboratorio l'incarico di espletare delle ricerche su alcuni gruppi di reclute e di militari anziani del Presidio di Firenze. I vaccini impiegati in. detto Presidio sono stati: il vaccino antitifìco preventivo T. A. B. formolato, dell'Istituto Sieroterapico Milanese (1. S. M.), e l'idlrovaccino antitifico-paratifico T . A. B. (formol-vaccino) del\ 'Istituto Vaccinogeno Toscano (I. V. T .), entrambi egualmente contenenti 1 miliardo di bb. del tifo e ana 750 milioni di bb. paratifici A. B. per c.c .. Prima di procedere alla vaccinazione dei militari si è accertata, con prove in terreni culturali elettivi, la sterilità dei due vaccini; inoltre, in relazione al loro metodo di preparazione, se ne è saggiato anche il potere tossico il quale, per la perfetta tolleranza dimostrata da parte dei conigli inoculati con dosi massi ve, doppie e triple di quelle impiegate nel l 'uomo, è risultato inferiore a quello dei comuni vaccini idrici. Le ricerche espletate sui militari vaccinati hanno compreso: lo studio delle reazioni generali e locali, ed il saggio del tasso agglutinante specifico insorto nel siero di sangue. Se con lo studio delle reazioni generali e locali non potevamo avere alcun dubbio di portare un controllo effettivo sulla praticità d'impiego del nuovo idrovaccino nelle truppe, in rapporto alle note esigenze dell'organismo militare, non vogliamo per altro tacere come nel prestabilire il piano di ricerche sierologiche ci si sia trovati nel disagio, tuttora insuperato, derivante dalla mancanza di una prova di laboratorio atta a dare, nell'uomo, una reale dimostrazione dell'efficacia immunitaria di un vaccino antitifico. Senza ripetere qui tutto il dottrinale sperimentale e clinico acquisito nei riguardi del valore da attribuirsi ai var1 anticorpi umorali per una indiscussa dimostrazione di uno stato immunitario antitifico effettivamente costituitosi, diremo senz'altro che ragioni di uniformità di controllo con la maggior parte dei precedenti ricercatori e l'indubbio valore riçonosçiuto alle agglutinine di costante e specifica reazione ad un adatto stimolo antigeno, ci hanno fatto preferire la loro ricerca a quella degli altri anticorpi. Pertanto il campo delle nostre ricerche è stato limitato al controllo del potere


RICERCHE SUI VACCINATI E RIVACCINAT! CON VACCINO ECC.

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tossico ed antigeno dei vaccini impiegati, indubbiamente sufficiente per giudicarne la praticità d 'impiego e l 'attività a scopo immunizzante, mentre il controllo del valore protettivo non poteva essere devoluto se non all'ulteriore studio del decorso epidemiologico della febbre tifoide nella collettività vaccmata .

Abbiamo inoltre praticato .alcuni saggi del potere battericida del sangue m « toto >> ed alcune prove di allergia cutanea. Il controllo delle reazioni generali e locali è stato esteso a 120 militari, vaccinati per la prima volta, dei quali 87 con vaccino dell'I. S. M. e 33 con vaccino dell'l. V. T.

Reazioni generali. Reazioni termiche. - Il rilievo della Tp. ascellare, praticato da noi personalmente, è stato iniziato alla 4' ora dall'iniezione del vaccino e ripetuto alla s•, 12', 24', 36\ 48" ora, sia dopo la prima che dopo la seconda InieZIOne. Le reazioni termiche hanno dimostrato un comportamento diverso in rapporto al vaccino impiegato: ciò è apparso evidente nonostante !a disparità numerica dei due gruppi rispettivamente controllati per ciascua vaccmo. Il vaccino dell' l. S. M. ha provocato reazione termica nella quasi totalità dei militari (9o <X)) dopo la x• iniezione e nella metà dopo la 2•. Essa si è mantenuta sui 37,5 - 38" C. raggiungendo o superando i 39" C. solo nel 3 % dei vaccinati dopo la I ' iniezione e nel 10 % dopo la 2•; il massimo rialzo termico è stato riscontrato alla s· ora, dopo la x· iniezione, e alla r2" ora, dopo la 2". Il vaccino dell'l. V. T. ha provocato reazione termica nella metà circa dei vaccinati tanto dopo la I& iniezione (5o %) quanto dopo la 2• (48 o/.)). E ssa si è mantenuta sui 37,2 - 38" C., raggiungendo o superando i 39" C. nd 3 % dei vaccinati tanto dopo la x• che dopo la 2• iniezione; il massimo rialzo termico è stato riscontrato alla 4• ora dopo la I .. iniezione ed alla 12• dopo la 2•. Queste le caratteristiche generali delle reazioni termiche. Individualmente vi sono state variazioni oltre che nel livello termico raggiunto, nella precocità di comparsa e nella durata di esso.

Senza riportare in dettaglio i singoli rilievi termiCI rmmamo nella seguente tabella le differenze di comportamento su riferite, per un miglior riljevo comparativo. Nel complesso le reazioni termiche, pressochè costanti, almeno in uno stesso tipo di vaccino, non sono state elevate ed hanno avuto una durata che non ha superato le 24-36 ore, permettendo al militare di riprendere


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RICERCH E SUl VAC~INATI 1:. RI \' A('CISATI COS VACCINO ECC.

la normale attività di caserma al termine del periodo di riposo prescritto per i militari sottoposti a vaccinazione antitifica. dell ' l.

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Reazioni a carico di altri organi ed apparati. - Il rialzo termjco non è stato accompagnato da turbe soggettive e funz ionali, se si eccettua un certo grado di cefalea, lamentata da una discreta percentuale di vaccinati, specie dopo la 2a iniezione, senza che peraltro esso si dimostrasse in diretto rapporto con l 'elevazione dd la temperatura, essendosi presentato anche in vaccinati già apirettici e talora alle 24 ore dall'iniezione. Senso di lieve malessere e di astenia generale è stato accusato da un numero maggiore d1 vaccmatl.

Reazioni locali. Dopo la 1" iniezione nessuno dei vaccinati accusò disturbi al punto d'inoculazione per cui si può dire che questa passò pressochè inavvertita. Il rilievo obiettivo, praticato durante il ripetuto controllo delle reazioni termiche, fece notare in una scarsa percentuale di vaccinati un lieve rossore eritematoso limitato e fugace. Dopo la 2" iniezione si ebbe in una percentuale maggiore di vaccinati una più apprezzabile reazione locale sia soggettivamente che obiettivamente. Il dolore anche spontaneo, ma sempre modico, restò limitato alla sede d'inoculazione per cui l'arto superiore sinistro non subì alcuna limitazione funzionale anche temporanea. Obiettivamente la reazione era caratterizzata da edem a e rossore della cute per una zona più o meno vasta, a bordi spesso irregolari, ma ben demarcata nei suoi confini. Assenza completa del benchè minimo risentimento dei gangli tributari della zona d 'inoculazione. Anche le reazioni locali, come le generali, sono quindi resultate di modico grado e la loro durata non ha oltrepassato le 36-48 ore.

Ricerca delle agglutinine nel siero dei vaccinati. Le più estese conoscenze acquisite sulla cosùtuzione antigena di molti germi ed in particolare di quelli del gruppo tifo-paratifo non potevano da noi essere trascurate nell'esecuzione della presente ricerca.


RICERCHE SUI VACCINATI E RIVACCINATI CON VACCII"O ECC.

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E' noto come dalle prime osservazioni di Smith, Reagh e di De Rossi, Weil e Felix siano giunti a distinguere nel complesso antigene dei germi del gruppo tifo-paratifo un agglutinogeno localizzato nel corpo batterico, denominato somatico ('O') ed un agglutinogeno localizzato nelle ciglia, denominato fl agellare ('H '), derivandone un più preciso studio del potere

agglutinante, da essi introdotto con la tecnica della <l analisi dei ricettori 1> . N ei riguardi particolari del nostro studio ricorderemo inoltre come W eil, F elix e Olitzky neghino la presenza delle agglutinine 'O' nei vaccinati e, in rela?:ione alla importanza esclusiva da essi attribuita agli antigeni ed agli anticorpi somatici nel m ovimento immunitario, ne deducano che la vaccinazione antitifi.ca, non provocando la formazione delle agglutinine 'O' non produca immunità, venendo così, per essi, a rappresentare una pratica inefficace e quindi inutile. Senonchè questa ardita illazione va perdendo continuamente il suo punto di partenza dato che le ricerche successive di Gardner, confermate più recentemente da Horgan, Wyllie, Giglioli, Combiesco, . Ottolenghi, Giovanardi e Massa, Alexa e Manoliu, hanno dimostrato la presenza delle agglutinine 'O' nei vaccinati, seppure ad un titolo inferiore a quello delle agglutinine 'H'. La nostra indagine è stata pertanto estesa, per ciascun germe, al saggio qualitativo e quantitativo delle agglutinine 'O' ed 'H ', praticando contemporaneamente anche la prova classica di W idal con germ i vivi. Questa ultima, oltre che necessaria per un più regolare raffronto con i resultati ottenuti dai precedenti ricercatori nel controllo dei vaccini già in uso nel nostro Esercito, ci è sembrata utile per una possibile valutazione comparativa tra i resultati che si sarebbero ottenuti con l'antigeno totale e quelli con gli agglutinogeni parziali 'O' ed 'H'. Così eseguita, la ricerca ci permetteva di portare anche un ulteriore contributo alla questione della presenza o meno delle agluti nine 'O' nei vaccinati. Preparazione degli antigeni 1 H 1 ed 1 O '·

Non disponendo di ceppi 'H ' ed 'O' dei b.b. di Eberth e paratifi A. e B., per allestire sospensioni vitali secondo la tecnica originale di Felix, abbiamo preparato gli antigeni 'H' ed 'O' con sospensioni batteriche uccise, trattate con formolo come reagente per la dimostrazione delle agglutinine 'H' e con alcool come reagente per la dimostrazione delle agglutinine '0'. Questa tecnica è quella comunemente impiegata dalla maggior parte dei ricercatori ed il suo uso è approvato dallo stesso Felix. Antigeni flagellari ('H'). - Abbondanti brodo-colture, in matraccio, di 18 ore di sviluppo, venivano addizionate del 0,2 'f., di formolo e quindi riscaldate a b. m., a 56° C. per 2 ore. Per la specie difasica paratifo B., oltre all'antigeno 'H ' in fase specifica (sec. Andrewes), abbiamo anche preparato 2 -

Gior11nle di medicina mililart! .


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RICERCHE $1.,;1 \'ACCI>it\TI E RIVACCI:-.: :\TI CON

VACCI~O

ECC.

l'antigene 'H ' aspecifico con una brodo-coltura di b. suipcstifer, monofasico aspecifico. Antigeni somatici ('0'). - l n considerazione della facilità con la quale i germi coltivati in agar fenicato subiscono la variazione sornatica dalla forma S alla R (sec. Arkwright), per la preparazione di questo antigene ('O') ci siamo serviti di ceppi T. A. B. cresciuti in agar al cloruro di lirio (Pisu) seminati, dopo alcuni passaggi, in fiasche piatte di Roux dello stesso terreno. Dopo 24 ore di svi luppo le patine venivano riprese con alcool assoluto (20 c. c. per fiasca) e la sospensione alcoolica portata per 2 ore a 56° C.. Indi veniva centrifugata e, decantato l'alcool assoluto, veniva ripresa con alcool a so• in quantità tale da dare una sospensione densa. Da questa, al momento dell'uso, si prelevaYa la quantità necessaria per allestire in soluzione fisiologica la sospensione adatta per le prove d'agglutinazione. Antigeni vitali (totalt). - Sono state impiegate emulsioni da agar-colture di x8 ore di sviluppo allestite con ceppi di T. A. B. del nostro Labo- · ratorio, da tempo controllati nella loro costante e specifica agglutinabilità con sieri agglutinanti ad alto titolo.

Potere agglutinante insorto nei militari vaccinati per la prima volta. Sono stati esaminati 72 militari, in 22 dei quali la indagine sierologica venne praticata dopo la 1" iniezione di vaccino (o,so c. c.) e nei rimanenti so dopo le due dosi vaccinali (1,50 c. c.). Inoltre mentre il primo gruppo di 22 comprende tutti militari inoculati col solo vaccino dell' l. S. M., l 'altro di 50 comprende 26 militari inoculati con vaccino dell' l. S. M., e 24 con vaccino dell ' l. V. T .. In base ai dati sperimentali acquisiti circa il periodo post-vaccinale più adatto per la messa in evidenza del più alto titolo di agglutinine presenti nel siero, si era prestabilita l'epoca del saggio al 20° giorno dall'inoculazione del vaccino. Senonchè esigenze particolari del reparto nel quale sono state condotte le ricerche (I battaglione del 213° Reggimento Fanteria) non permisero per tutti i vaccinati un regolare prelievo del sangue alla data prestabilita per cui, come risulta dagli specchi annessi, l'epoca dei vari controlli sierologici, specie per il secondo gruppo, presentò delle differenze che vanno sino ad un massimo di 29 giorni dall'inoculazione del vaccino. N egli specchi I, II e III sono riportati i titoli agglutinanti riscontrati . Il controllo praticato su 22 militari al 20°-22° giorno dall'inoculazione della prima dose vaccinale dimostra che l'iniezione di soli c. c. o,so di vaccino formolato d eli' L S. M. è sufficiente a provocare in tutti i soggetti la produzione, a titoli abbastanza elevati, eli agglutinine totali e flagellari ('H ') verso il b. di Eberth, mentre nei riguardi delle agglutinine somatiche ('O') verso lo stesso germe la produzione risulta meno regolare e a titoli bassi. Incostante invece c, quando presente, a titoli modesti si è dimostrata la


SPECClfiO L

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TITOLO DELLE AOO LUTININE VERSO OLI ANTIGENI

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1/500 1 / 160 1 / 500 1 /500

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injezione

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lf 100

Vivo iniezione zione

23 24 2S 26 27 28 29 30 31 32 33 S4 35 36 37 38

39

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Z.G.

M. S. S. A. S. F.

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27• giorno ecc,

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RICERCHE Slil VACC INATI E RIVACCI:-JATI CO:-J VACCI:-.:0 ECC.

20

produzione di agglutinine, sia totali che flagcllari e somatiche, verso il paratifo B. e pressochè nulla verso il paratifo A .. I risultati ottenuti su 26 militari inoculati con due iniezioni di vaccino, con il controllo fatto a distanza di tempo variabile fra il 22° ed il 27° giorno dalla vaccinazione, confermano la caratteristica azione antigene del vaccino dcii ' l. S. M. quale era stata rilevata col precedente saggio (vedi I specchio) dimostrando peraltro una più costante produzione di agglutinine somatiche verso il b. di Eberth. Queste infatti sono state rilevate nel 70 % dei soggetti pur conservando un titolo uniformemente basso nei confronti delle agglutinine totali e flagellari, le quali hanno qui raggiunto titoli molto elevati. La produzione di agglutinine sia totali che flagdlari e somatiche verso i para tifi A. e B. anche dopo l 'i noculazione dell a 2• dose vaccinale è risultata incostante e a titoli molro modesti.

SPECCHIO III.

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I r isultati ottenuti su 24 m ilitari inoculati con vaccino dell' l. V. T., nelle stesse condizioni di trattamento vaccinale dei 26 inoculati con vaccino dell'I. S. M., dimostrarono pure in tutti i soggetti una costante produzione d'agglutinine totali e flagellari verso il b. d 'Eberù1, sebbene a titoli minori, mentre per le agglutinine somatiche, verso lo stesso germe, la produzione apparve meno costante essendosi rilevata solo nel 37,5 % dci soggetti.


RICERCHE SUl VACCINATI E

RIV:\CCI~ATI

CON VACCINO ECC.

2I

Per contro più regolare ed a tassi n:lativamente più elevati è risultata la produzione di agglutinine totali e flagellari verso i paratifi A. e B.. Nei riguardi delle agglutinine somatiche, verso questi ultimi germi, anche con l'impiego di questo vaccino il rilievo è stato preswchè negativo.

Valutazione comparativa dei risultati ottenuti con i singoli antigeni. Agglutiuine per il b. d'Eberth. - Tutti i saggi praticati nei 72 vaccinati hanno concordemente dimostrato un caratteristico rapporto quantitativo fra i titoli delle agglutinine totali e flagellari: le agglutinine 'H ' sono state rilevate ad un tasso sempre superiore a quello delle agglutinine totali e questo aumento ha mantenuto un carattere di costante proporzio-nalità pur risultando maggiore per i titoli più bassi e minore per que!Ji più elevati. Nessun rapporto, e di frequenza e di quantità, è risultato invece intercorrere tra le predette aggl utinine e quelle 'O': queste sono comparse ad un titolo pressochè uniforme ( r :100) indipendentemente dal tasso delle agglutinine totali e 'H'. Il maggior titolo delle agglutinine 'H ', rilevato in tutti i soggetti, in confronto delle agglutinine totali e 'O' trova ragione nella composizione stessa dell'antigene 'H ' che, per essere formolato, doveva naturalmente risultare il miglior reagente d'agglutinazione verso il siero di individui vaccinati con emulsione di germi trattati con formolo. Agglutinitze per i parati/i A. e B.- Contrariamente a quanto è stato rilevato nei riguardi del b. d'Eberth, nessuna correlazione è risultata esistere tra le agglutinine totali e 'H' verso i paratifi A. e B.. Nei riguardi particolari del diverso comportamento delle agglutinine 'H' specifiche e 'H ' aspecifiche (suipestifer) verso il paratifo B. (difasico), rilevato nei due gruppi di vaccinati (v. Il e IIl specchio), senza entrare in una discussione scientifica non agevole e nelle presenti condizioni sperimentali (uomo adulto) non del tutto attendibile, diremo come possa apparire presumibile che nell'allestimento dei due vaccini siano stati impiegati ceppi antigeni di paratifo B. rispettivamente in fase prevalentemente specifica o aspecifica. Risulta infatti, dalle osservazioni di Andrewes (1922), confermate da Bruce-Whitte e da Kauffmann, sulla composizione eterogenea degli stipiti di b. b. di specie difasica, che le colonie di paratifo B. sono raramente formate di elementi batterici tutti nella stessa fase essendovi la tendenza ad una reversibilità di fase nei due sensi ('H' specifica 2 'H' aspecifica), per cui occorre tener presente che ceppi allestiti per trapianti, specie dopo numerosi passaggi, non sono mai assolutamente ..:ostituiti da specie monofasiche ma solo in fase prevalentemente specifica o aspecifica.

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22

RICERCHE SUl VACCINATI

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RI\'ACCI:-IATI CON VACCI~O ECC.

Rapporti fra reazione termica, epoca del salasso e titolo delle agglutinine. Nessuna correlazione si è notata fra la reazione termica ed .il titolo delle agglutinine in quanto in alcuni individui con decorso vaccinale pressochè apirettico si sono avuti tassi agglutinanti elevati (N. N. 37-40-46 specchio II e 57-65 Specchio Ili) mentre in altri con ri;.llzi termici più marcati le agglutinine sono state rilevate a tassi relativamente inferiori (N. N. 24-45 Specchio II e 53-6r Specch io III). Così pure nessuna influenza sul titolo delle Jgglutinine ha dimostrato esercitare qualche differenza di giorni (da I a 7) intercorsa fra i singoli rilievi sierologici.

Pote.re agglutinante insorto nei militari rivaccinati (militari della classe l9l 3 ). Quest'ultimo gruppo di controlli sierologici riguarda i militari anziani r ivaccinati con c. c. o,so di vaccino formolato T. A. B. alla distanza di un anno dalla prima vaccinazione, praticata con c. c. 1 di lipovaccino T. A . B. dell' I. S. M .. Esso comprende 20 rivaccinati, dei quali ro con vaccino dd l' I. S. M . e ro con quello dell ' I. V. T .. Essendo già a conoscenza - almeno per uno dei due tipi di vaccino impiegati (v. Specchio I) - della concentrazione di anticorpi agglutinanti presenti nel siero al 20"-22° giorno dali 'inoculazione della stessa dose vaccinale, si è ritenuto opportuno praticare il presente controllo ad una d istanza di tempo maggiore : questa è stata di 35 gjorni per i soggetti reinoculati con vaccino dell' I. S. M . c di 52 giorni per quelli reinoculati con vaccino dell' I. V. T., poichè ragioni di forza maggiore c'impedirono di adottare per tutti i rivaccinati la stessa epoca di controllo. I risultati ottenuti appaiono uniformi nonostante l' impiego di due diversi vaccini e la differente epoca del rilievo sicrologico ; essi inoltre, pur nella esiguità dei titoli agglutinanti, conservano l'impronta caratteristica dell 'azione an ti gena dei due vaccini, quale è stata rilevata nelle precedenti ricerche, sia in riguardo ai rapporti tra i vari tipi di agglutinine (totali, 'H ' e 'O') come alla frequenza relativa delle agglutinine specifiche verso i singoli germi T. A. B.. Come peraltro valutare la esiguità dei titoli agglutinanti ottenuti quando la stessa dose vaccinale (c. c. o,so) ha dimostrato di provocare nei nuovi vaccinati un tasso elevato di agglutinine rilcvabile entro i 20-22 giorn i dall 'inoculazione ? Pur non potendo riferirei a quanto è noto dai rilievi fatti dai precedenti ricercatori sulla curva di esaurimento del potere agglutinante dei rivac-


RICERCHE SUl VACCINATL E RIV t\CCI>."ATI CON VACCI>."O ECC.

23

cinati, data la dose maggiore di germi generalmente reinoculata sia con gli idrovaccini che con i lipovaccini - per i quali ultilni inoltre occorrerebbe tenere presente la diversa modalità d'azione antigena, specie nel tempo è indubbio che il lasso di tempo intercorso fra i due controlli (da r3 a 30 giorni) non parrebbe, per la sua brevità, giustificare una caduta così notevole di un potere agglutinante di origine attiva. SPECCHIO IV.

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T ITOLO DELL E AGGLUT I NINE VERSO GLI ANTIGENI

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D 'altra parte !lon si possono senz'altro identificare i risultati ottenuti nei rivaccinati con quelli che eventualmente si sarebbero potuti ottenere nei nuovi vaccinati con un controllo praticato ad eguale distanza di tempo dall'inoculazione della ~tessa dose vaccinale e volerne inferire che questo tipo di vaccino (vaccino formolato) alla dose di c. c. o,so provoca la formazione di agglutinine che, pur presenti .in tutti i soggetti ed a concentrazione notevole entro i 22 giorni dall'inoculazione, avrebbero carattere di fugace persistenza (!abilità). Non si può infatti, almeno in via di ipotesi, escludere Ja possibile .interferenza di una diversa reattiv ità umorale (allergia umorale) dei rivaccinati rispetto ai soggetti inoculati per la prima volta. Chè, se le nostre conoscenze contrastano con questa ipotesi per quanto concerne il carattere


RICERCII E SL" I \'ACCI:"--t\TI E RI\' ACCI)':ATI CO:-< VACCI:--10 ECC.

della risposta umorale a stimoli antigeni ripetuti c ravvicinati, non ugualmente può ritenersi dimostrato per uno stimolo antigene unico ripetuto a notevole distanza di tempo (un anno). E questo Ya inteso sopratutto nel senso di un diverso comportamento della curva del potere aggluti nante, ipotesi che potrebbe trovare conforto nei rilievi faui da T ribondeau nei rivaccinati con il lipovaccino di Le Moignic e Pinoy. Questo ricercatore ha osservato che la ri vaccinazionc col lipovaccino provoca in un primo tempo la diminuzione delle agglutinine che risalgono in un secondo tempo per scendere definitivamente nel periodo successivo. Quindi una modificata reatti vità umorale dei rivaccinati, la quale naturalmente potrà estrinsecarsi in vario modo a secondo delle modalità di rivaccinazione (dose e qualità del vaccino) .. Pertanto solo con un controllo parallelamente condotto, nelle stesse condiz.ioni di tempo, nei vacci nati per la prima volta avrebbe potuto dirim ere tale questione specie in rapporto all a nozione, di reale importanza pratica, della eventuale insufficienza di uno stimolo an tigeno portato ai rivaccinati con J'inoculazione di un 'unica dose di c. c. o,so di vaccino.

Potere battericida del sangue in toto verso il b. d'Eberth. Premettiamo che questa ricerca è stata da n oi condotta allo scopo di rilevare l'eventuale caduta immunitaria del potere battericida del sangue umano a breve distanza dalla vaccinazione e ciò in relazione a quanto è . stato osservato da Lusena, e da altri A. A., negli animali durante il trattam ento vaccinale con germi del gruppo tifo-paratifo, vivi e virulenti. Senonchè i risultati uniformi ottenuti con le prime prove di saggio avendoci fatto escludere tale eventualità, almeno com e fenomeno costante e quindi in diretta dipendenza della vaccinazione, ci hanno fatto ritenere superfluo estendere maggiormente la ricerca. Per quanto riguarda i rapporti fra la caduta del potere battericida e la presunta fase negativa post-vaccinale, come per la tecnica impiegata nelle presenti ricerche rimandiamo ad un precedente studio condotto da uno di noi sopra alcuni m ilitari vaccinati col lipovaccino T. A. B. ( r). La ricerca è stata praticata in 9 militari dopo 25 giorni dall' inoculazione delle due dosi vaccinati prescritte (0,50- 1 c. c.), in 5 dei quali era stato impiegato il vaccino dell' I. V. T. e n egli altri 4 quello dell' I. S. M .. Come si è già premesso a chiarimento dell'esiguo numero di prove esperite, i risultati ottenuti dimostrano che il sangue in « toto >> saggiato a breve distanza dalla vaccinazione non ha dimostrato la caratteristica caduta del potere battericida osservata invece negli animali da esperimento in corso (1) C. N,.,NNJ: Assot·bimento ed attività antigene del lipovaccino T. A . B. ecc .. -

Boli. dell' l. S. M.; fase. IV, 1933·


RICERCH E SU l VACCINATI E Rl\'1\ CCIN:\Tl C0:-1 VACCINO ECC.

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di vaccinazione con germi vivi e virulenti. Un esame comparativo con i risultati ottenuti nel nostro Laboratorio in precedenti, analoghe, ricerche a più riprese eseguite a varia distanza dalla vaccinazione, potrebbe farci ammettere una lieve diminuzione dell 'attività del potere battericida del sangue dei vaccinati in oggetto in confronto di quella posseduta dal sangue normale. Senonchè la tecnica di ricerca comporta già di per sè tali elementi di variabilità che solo risultati netti, per differenze più sensibil i coll'attività battericida normalmente elevata del sangue umano, possono ritenersi probativi ed autorizzare un giudizio obiettivo anche nei riguardi di una diminuzione del potere battericida.

SPECCHIO V. Potere battericida, verso il b. Eberth, del sangue m « toto ». VACCINO FORMOLATO V accmah . . preSI. l n esa m e Numero delle: colon i t n elle pi b$trt g ettate:! s ubi to I S' d opo • 30' 60'

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Saggio dell'allergia cutanea nei vaccinati. L'esperimento e la clinica del Tifo hanno dimostrato che i vari anticorpi umorali (opsonine, batteriolisine, agglutinine ... ) non possono considerarsi reazioni d'immunità ma solo dei testimoni delle reazioni biologiche che, sotto lo stimolo del virus naturale o di un vaccino, si determinano nell'organismo durante la lotta per conseguire l'in1munità stessa. Pertanto in assenza di un « testo umorale » di immunità antitifica l 'indagine è stata rivolta verso altri << testi biologici », fra i quali particolarmente indagato il « testo cutaneo » che in alcune malattie infettive ha indubbiamente fornito caratteristiche reazioni d'immunità, sia di natura ipoergica, tipo reazione di Schick nella difterite, sia iperergica, tipo reazione iperergica osservata da Von Pirquet nelle rivaccinazioni contro il vaiuolo. Abbandonata l'oftalmoreazione di Chmtemesse, dimostratasi inadatta perchè troppo sovente causa di lesioni oculari gravi e permanenti , -i ricercatori si sono rivolti allo studio dell'allergia cutanea con prove d 'intradermoreazione (1. D. R.) praticata a mezzo di antigeni tifo-paratifici diversi (tifoidina di Gay, filtrato di coltura, endotossina di Besredka, endoanatossine ... ) sia a scopo diagnostico che immunitario, conducendo la ricerca su ammalati, convalescenti, portatori, vaccinati e non vaccina ti.


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RICERCH E SUl VACCINATI E RIVACCI;-.;ATI CON V:\CCI:--:0 ECC.

Le numerose indagini praticate da Zupnik (1908) Chauffard e Troisier (1909), Gay e Force (r914), Mc. Kcndrik (1923), Rivalicr, Reilly, Cambesseòés e D elalande (1930), Rcitani (1930), Gernez (193t), e più recent emente da Arloing, Dufour e Le Bourdcllès, per non citare che i principali r icercatori, non hanno peraltro portato a risultati concordi. Così è che oggi, mentre alcuni A. A. affermano che J'I. D . R. positiva indica lo stato d'infezione (ammalati e portatori) e quella negativa lo stato d 'immunità (convalescenti e vaccinati) altri affermano che l'I. D . R. è positiva tanto nei sani che negli ammalati mentre è negativa nei convalescenti ed i più, infine, negano qualsiasi specificità all'I. D. R., riconoscendola insufficiente per essere utilizzata sia a scopo diagnostico che profilattico. Data l'importanza che un « testo cutaneo » per le infezioni tifoidi ver rebbe ad assumere nelle collettività militari se probativo p<.:r uno stato d'immunità (vaccinati) o, per contro, d'infezione (portatori sani c vaccinati colpiti da f. tifoide) abbiamo condotto alcune prove di I. D . R. servendoci d i un autolisato di b. del tifo, gentilmente fornitoci dall'l. S. M .. Prima di praticare l'indagine nell'uomo, a scopo di dosaggio dell'antigeno e di orientamento sulla reazione cutaneJ, abbiamo condotto alcun e prove di I. D. R. nel coniglio. Aspetto c deco1·so dell'l. D. R. nel coniglio. - In 4 conigli, dci quali 2 scelti fra quelli inoculati da 20 giorni con vaccino formolato dell'l. S. M . e due nuovi, abbiamo iniettato per via intradennica cc. o ,o5 di autolisato di b. di Eberth. Il piccolo ponfo, formatosi per il sollevamento del derma in seguito all'iniezione del liquido antigene, andò awnentando di volume per cui alle 18-24 ore la reazione dermica di tutti. i conigli apparve costituita da un sollevamento vescicolare del derma, regolarmente ovoidale, di I cm. circa d i diametro, di colorito rosso non molto intenso, senza alcuna reazione del tessuto circostante. Solo la palpazione fece apprezzare una diversa resistenza del tessuto infiltrato con carattere di pastosità, nei conigli non vaccinati, e di indurimento, in quelli vaccinati. Fino al 3" giorno l'aspetto delle l. D . R. non apparve modificars i sensibilmente nei due conigli nuovi: la. vcscicola dermica si mantenne presso a poco delle stesse dimensioni pur presentando un colorito meno rosso c solo alla palpazione invece della pastosità iniziale dimostrò un induramento del tessuto. Per contro alla stessa data in tutti e due i conigli vaccinati si ebbe la scomparsa della vescicola dermica al posto della quale la cute spianata presentò un lieve arrossamento, in uno dei conigli, e una leggera pigmentazione giallo-bruna, nell'altro. Al 4" giorno anche nei conigli nuovi scomparve la vescicola derniica e la cute spianata presentò un lieve arrossamento. Nel complesso il comportamento delle I. D. R. praticate nei conigli dimostrò una più rapida evoluzione nei vaccinati rispetto ai non vaccinati.


RICERCH E SUl VACCINATI E RJ.VACCI!'i ATI CON VACCI!'iO ECC.

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Aspetto e decorso dell'l. D. R. nell'uomo. - In base ai risultati ottenuti nei conigli - apparsi molto simili a quelli descritti da Mc. Kendrik nell' uomo - fummo incoraggiati a praticare l' l. D. R. nei vaccinati impiegando la stessa dose di autolisato di b. d'Ebcrth, data la modica reazione osservata negli animali . La quantità di c. c. 0,05 di antigeno venne esattamente calcolata servendoci Fcr l'iniezione di una si ringa orig; nale Lieberg tarata ad '/ .... di c. c..

Fig. 1. -

Reazione cutanea per iniezior.e intradermica di autolisato di B. del tifo.

Per avere un criterio base di valutazione dell'l. D. R. nei vaccinati praticammo prima l'I. D . R. in 4 soggetti dei quali 2 non vaccinati e 2 vaccinati da un anno con il lipovaccino T. A. B.. La reazione cutanea (fig. 1) presentò in tutti i soggetti un aspetto ed un decorso caratteristicamente eguali, eh~ qui riassumiamo nelle loro note essenziali : entro un periodo variabile, da r/2 - I ora circa, il ponfo bianchiccio (ischemico) prodottosi all 'atto della inoculazione intradermica si appiattì mentre all'intorno si manifestò una zona di reazione dermica per un'area di circa 3 x 4 cm., nettamente demarcata dal tessuto circostante per il suo intenso arrossamento e un modico, ma evidente, sollevamento; al centro di q uesta area era evidente una macchia di colorito rosso più scuro, delle stesse dimensioni del ponfo iniziale. In un periodo precoce com-


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RICERCH E SUl VACCINATI E RIVACCI:-.lATI CON VACCI!'O ECC.

parvero (12-18 ore) delle strie linfangitiche le quali, partendo daJla zona iperem.ica descntta, si dirigevano verso la radice del braccio. I soggetti inoculati accusarono senso di tensione c prurito all'avambraccio ed un lieve dolore al cavo ascellare ove l'esplorazione fece apprezzare fatti diffusi di periadenite senza che si riuscisse a rilevare un aumento di volume dei gangli linfatici. Questa vivace e intensa reazione locale fu accompagr.ata da un modesto rialzo termico che, limitato alle prime 12-18 ore, solo in un soggetto fisicamente scadente raggiunse i 38° C .. La reazione cutanea, rimasta pressochè invariata nei primi due giorni, andò lentamente attenuandosi al terzo giorno per estinguersi completamente al quarto ; al termine del quale nel punto d 'inoculazione residuò una lieve pigmentazione giallo-brunastra limitata alla zona inizialmente occupata dal ponfo d 'iniezione. Per qualche giorno questa piccola areola ipercromica conservò un carattere di induramento limitato al derma. L 'imponenza della reazione osservata in questi soggetti consigliò di impiegare una quantità minore di antigene, per cui nelle successive I. D. R., pur inoculando la stessa quantità di liquido (c. c. o,os), l'autolisato venne diluito a metà con soluzione fisiologica sterile. La dose minore (c. c. 0,025) impiegata nelle l. D. R. praticate in altri 6 militari , dei quali 5 ad un mese di distanza dalla vaccinazione completa (3 con vaccino dell' l. S. M. e 2 dell' I. V. T.) ed I ad un anno dalla vaccinazione con lipovaccino T. A. B., non impedì la comparsa di reazioni imponenti che per intensità e durata non apparvero, per tutti i soggetti, sensibilmente diverse dalle precedenti. I risultati uniformi ottenuti in queste prove, come ripetiamo, di saggio e quindi limitate di numero, non avendoci fatto rilevare alcuna apprezzabile differenza fra l'intensità e la durata delle l. D. R. praticate nei non vaccinati e nei vaccinati da più o meno tempo, ci hanno fatto desistere dal proseguire l'indagine con un autolisato verso il quale l'organismo umano, a differenza del coniglio, presentava una costante e spiccata allergia cutanea. Se un giudizio dovesse esprimersi, in base ai risul~ati ottenuti con l'autolisato impiegato, esso sarebbe questo : l'I. D. R. non può essere utilizzata come teSto del valore imiDllnizzante di un vaccino antitifico dato che l'organismo umano adulto presenta una costante ed uniforme allergia cutanea verso l'endotossina tifica; i risultati delle prove da noi praticate sono pertanto in favore dell'ipotesi, espressa da alcuni ricercatori, che l'I. D. R. alla endotossina tifica sia una reazione allergica del tipo della reazione alla tubercolina. Conclusioni.

z• Lo studio delle reazioni generali e locali, esteso a 1 20 militari vaccinati per la prima volta, ha dimostrato che entrambi ì vaccini idrici for-


RICERCHE SU l VACC I:--:ATI E RIVACCINi\Tl CON VACCINO F.CC.

molati impiegati (dell'I. S. M. e dell'I. V. T.) provocano reazioni di lieve entità (anatossivaccini) per cui il loro uso risponde alle particolari esigenze richieste per la pratica attuazione della profilassi immunitaria antitifo-paratifica nella collettività militare. 2° Il titolo delle agglutinine totali e 'H' ricercato nel siero di 72 militari vaccinati per la prima volta, pur risultando proporzionalmente maggiore nei vaccinati con il vaccino de!l' I. S. M.; è stato riscontrato in tutti i soggetti a grado elevato. Le agglutinine '0', verso lo stesso germe, sono state ri levate in una discreta percentuale di detti soggetti ma a titoli notevolmente più bassi. Ciò, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non può infirmare il valore immunizzante dei vaccini in oggetto poichè le agglutinine 'O' non costituiscono un «testo umorale » d'immunità. Ma se realmente dovesse venir dimostrato che alle agglutinine '0', come Weil, Felix e Olitzky presumono, debba riconoscersi esclusiva importanza nel movimento immunitario, rispetto alle altre agglutinine, non v'ha dubbio che occorrerebbe trascurare il beneficio pratico apportato dalla diminuita tossicità dei vaccini formolati, dato che questi, in seguito al trattamento con formolo, difettano di agglutigeno '0', e tornare ai primitivi vaccini. Ma a questo riguardo potremo avere dei dati dai controlli epidemiologici. 3° Gli anticorpi agglutinanti verso i paratifi A. e B., ricercati nelle stesse condizioni, pur essendosi presentati con relativa maggior frequenza nei vaccinati con vaccino dell'I. V. T., non sono stati ris.:ontrati in tutti i soggetti ed il loro titolo si è mantenuto in limiti modesti. 4° L 'indagine sierologica, praticata su 20 militari rivaccinati con 1 {2 c.c. di vaccino formolato, alla distanza di un anno dalla prima vaccinazione con I c.c. di lipovaccino, ha fatto rilevare, per entrambi i vaccini impiegati, una scarsa produzione di agglutinine tra il 1° e 2° mese dalla rivaccinazione. L'insieme delle ricerche non parrebbe autorizzare un conseguente giudizio di insufficienza dello stimolo an ti gene ( r/2 c. c.) i n senso assoluto - poichè nei vaccinati per la prima volta la stessa dose ha dato luogo alla produzione di agglutinine a titoli abbastanza elevati - ma piuttosto in senso relativo, in relazione ad un presumibile stato allergico umorale esistente nei rivaccinati. Lo studio del potere battericida del sangue in (( toto l>, praticato in alcuni vaccinati alla distanza di 25 giorni dall'inoculazione delle due dosi vaccinali (c. c. 1,50 di vaccino), ha dimostrato che il fenomeno della caduta di detto potere battericida, quale si osserva negli animali d'esperi mento durante il trattamento con germi del tifo vivi e virulenti, non si ve· rifica nell'uomo con l'impiego dei due vaccini formolati. 6° Alcuni saggi di intradermoreazione hanno dimostrato in tutti 1 soggetti, indipendentemente da uno stato vaccinale pregresso o da una vacc1-

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RICERCIIE SC I VACCI ~ATI E

.RI\'ACCJ~ATI

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nazione più o meno recente, una allergia cutanea spiccata e di grado uniforme, per cui l'l. D. R., ai meno con l 'autol.isato da noi impiegato, non è apparsa utilizzabile come << testo biologico » del valo re immunizzante di un vaccino antitifico. BJBLIOGR :\FIA ALEXA e MA NOLIU: C. R. de la Soc. dc Biol., n. 23, 1935. BRUNI: Trattato d'Igiene Pro/. Ouo/enghi (Vol. Il , p. 11 ). - Edizione Vallardi, 1933. FELIX e OuTZKY: journ. of H yg., Vol. XXV III, 1928. F LADIN: Bull. et Mém. dc la Soc. Med . cles hop.; aprile, 1928. GARDNER: j ourn. of H yg., Vol. XXVII I, 192l:l. GERMI NO: Congresso di medie. e chirur., P:~ rm:l, 1927. GF.RNEZ : L'Echo med icai du ~ord, n. 37, 1931. G1cuou: Annali ci'lgienc; fase. 2, 1934LARGE: Journ. of the Royal Arm y Mcd. Corps; Vol. X L \ ' Il , n. J, 1926. LAVERGNE c AccoYER: Revuc d'H)'!.,>it•ne cl de :'vléd . Prh., T. 57, 1935. LEMI ERRE: La Presse Médicalc; n. 18; 1932. LE MolcN IC e Pn~ov : C . R. de la Soc. dc Biol. ; 1916. LustN.~ : Lo Sperimentale; fase . IV; 1916. MASSIÈRE: G azettc cles H opi t:~ux; n. 54, 1932. M EDICAL RtsEARCH CouNCIL: A System of /Jacter. - Londra, 1930. MELNOTIE: Bull. de la Soc. de Pathol. exotique; A. XXV, n. 5, 1932. MEMMO: Giorn. di Medie. Militare; fase. V III, 1925. OrroLENCHJ, G IOVANARDI e MAssA: Giorn. di Medie. Miliwre; fase. V, 1934· PATANÉ: Giorn. di Medie. Militare; fase. VII, 1930. Ptsu: Boli. dell'l. S. M., Vol. XIII, n. VIII, 1934. PuNTONI: Manuale di Mierobiologia medica, 1935. REITANt: Giorn. di Medie. Militare; fase. I-II, 1930. RIVALIER, REtLLY e CAMBESSWÉs e DttALANDE: Tesi di· Delalar1de. - Parigi, 1930. TRON : Profilassi delle mal. infettive, 1928. VINCENT: Bull. de I'Aeadémie de Méd. ; gennaio, 1921 . WvtLIE: Journ. of H yg., Vol. XXXII, 1932.

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COMANDO CORPO DI SPEDIZIONE IN SOMALIA - DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DIREZIONE DI SANITÀ.

Direttore: colonnello medico MAmiZIO BED.EI

Amebiasi e truppe

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bianche,, nella Somalia Italiana

Dott. Filippo Massa, primo capitano medico, igienislta

La dissenteria da entamobea histolytica è notoriamente endemica fra le popolazioni indigene della nostra Somalia. Ma gli studi, ormai numerosi, eseguiti in proposito non concordano per quanto ne riguarda la diffusione. Mentre secondo Croverì è frequente lungo i fiumi, rara alla costa, assente dalla Somalia settentrionale, Talamonti riferendosi ai reperti coprologici ottenuti - ha segnalato una positività del 45 % a Dante (sulla costa ed in Migiurtinia) e Bacchelli del 2 1 % a Mogadiscio. Nella zona dell'alto Uebi-Scebeli, ricercando le principali forme morbose a sintomatologia intestinale, Mirra ha constatato per la Loschia dysenteria una percentuale dell'8 %; Mattei dell'n,6 % ; Basile dd 30 %. Molto frequente sarebbe lungo il basso Uebi-Sccbeli a parere di Dalrì e di Talamonti che ne in<lica una positività del 30% ; ma per Stefano è rara fra gli abitanti di detta regione. Sconosciuta nelle popolazioni del territorio di Oddur secondo Decina, Tedeschi e Ruffino, l'infezione si mostrerebbe invece diffusa nell'Uagoscia sul basso Giuba a parere di Corrado e ad Afmadù nell'Oltre Giuba dove fu osservata da Magli. Da una relazione di Fadda compilata su dati forniti dal Laboratorio Batteriologico di Mogadiscio e dalle varie infermerie commissariali e residenziali su 3259 esami coprologici eseguiti ne risultano positivi, per il protozoo che ci interessa, 685 (21,08 %). Basile in un recentissimo studio afferma che la percentuale di infetti in tutti gli stadi, nella Somalia Italiana, supera, e di molto, il so-6o% della popolazione. Interessanti sono le ricerche eseguite da q uesto A. per stabilire la « curva annua. epidemica generica dell'amebiasi » che avrebbe le seguenti caratteristiche: valori minimi dell'annata in dicembre e gennaio con ascesa più o meno rapida a valori altissimi (ordinariamente i massimi) che si protraggono per tutto marzo ed aprile fino al sopraggiungere del periodo delle grandi piogge equatoriali. Da quest'epoca si stabilirebbe una rapida discesa e successiva sosta a valori medi per i mesi di giugno, luglio, agosto e parte di settembre. Nel-


AMEBIASI E TRlJPPE " BlAJ'\CiiE " t--:E.I. LA SOMALIA ITALIASA

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l'ottobre-novembre seguirebbe una nuova ascesa che però non raggiungerebbe mai l'altezza e la durata del febbraio-aprile. Analizzando le possibili cause che possono giustificare - per quanto riguarda le condizioni ambientali - tale comportamento epidemico il Basile riferisce l'origine della curva ascensionale ai periodi dell 'anno in cui le popolazioni fru iscono delle ac<.1ue stagnanti formatesi per straripamenti dei corsi di acqua o per precipitazioni atmosferiche (che vengono usate sia per gli usi domestici, sia per le abluzioni quotidiane, \'Olute dal Cor:mo, sia per lavande in sito di panni) e sopratutto ai tempi di magra dci fiumi. Q uesti durante il g ibl (dicem bre- aprile) fini scono spesso per essere completamente spenti e sostituiti da veri rosarii di conche stagnanti sul greto; ed è a tali residui di acqua - che finiscono per subire un inevitabile inquinamento duraturo e continuativo - che accorre, jn aggiunta alla popolazione fluviale tutta la popolazione somala delle altre regioni vicine e lontane col seguito di interminabili armenti bovini ! Dal grafico della curva epidemica appare infine evidente, nel complesso, la maggiore ascen sione dell'infezione nelle zone fluviali rispetto alle regioni extrafluviali. Su tale m alattia infettiva che è indubbiamente fra le più diffuse nella Somalia Italiana - anche se forse sono necessarie nuove ed accurate ricerche che ne accertino lo stato endemico e gli sviluppi epidemici nei vari Commissariati - si è particolarmente indirizzato, come è facile immaginare, l'interesse delle Autorità Sanitari~ preposte a salvat,ruardia della salute delle gagliarde truppe metropolitane dislocate nella Colonia. In questa breve nota - che ha carattere puramente informativo indicherò appunto schematicamente il programma d'azione sanitaria adottato per impedire la propagazione dell'infezione nei « bianchi» riportando alcuni dati statistici che ne stabiliscono i risultati ottenuti. Segnalerò inoltre l' esito di circa 6oo esami coprologici, praticati fra indigeni abitanti a M~ gadiscio allo scopo di avere almeno un'idea approssi mativa della effettiva diffusione della malattia nella città più importante della Colonia.

Misure di profilassi adottate per le truppe metropolitane. Ricovero in ospedale infettivo cd in specia le Reparto fornito di tutti i necessari servizi indipendenti - degli amcbiaci accertati. 2° Istituzione di un Reparto di Accertamento diagnostico - anche esso con tutti i servizi accessori indipendenti per i militari comunque sospettati portatori o presentanti m anifestazioni da far pensare ad una insorgenza, a nche subdola, dell'infezione. 3" - I mpianto, per tali Reparti, di un Laboratorio batteriologico particolarmente attrezzato per esami mjcroscopici delle feci . 4• - Dimissione dall'ospedale a guarigione clinica e microscopica del cosidetto « primo accesso » . 1° -


AMEBtASI E TRUPPE ' BIA~CHE • NELLA SOMALIA ITALIAl'iA

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5" - Sorveglianza sanitaria, presso i Corpi, sui pregressi amebiaci da sottoporre, in ogni modo, mensilmente ad esami delle feci presso il Rep:u·to Accertamento. 6° - Rigoroso controllo sull'igiene degli alloggiamenti ed in modo speciale sugli spacci cooperativi, cucine, depositi di acque, latrine. 7" - Vigilanza sull'acqua e sui viveri da distribuire alla truppa, sulle fabbriche di gazzose e di ghiaccio, sui negozi di rivendita e su tulti i generi che possono costituire veicoli d'infe~ione. 8" - Lotta contro k mosche. g'' - Attenta sorveglianza da parte degli ufficiali medici, nelle visite sanitarie periodiche, sui militari accusanti comunque turbe dell'apparato digerente ed adozione, con largo criterio, dell'invio in osservazione al Reparto Accertamento. t0° Propaganda fra le truppe al fine di fare ben comprendere: il pericolo che possono costituire nella diffusione dell'emamoeba histolytic1 la verdura e la frutta cruda, nonchè le acque non sicuramente potabili; le possibilità del contagio diretto: la necessità di osservare buone norme d"igicne individuale ricordando che l':1mebiasi fu chiamata da molti A. A. la .. malattia delle mani sporche u . Infezioni amebiche accertate fra le truppe metropolitane. Calcolate mensilmente secondo la data d'insorgenza dci primi disturbi ::tmmonitori c rapportate a 1000 unità della forza media presente: marzo aprile magg10 glllgno

luglio 0,55 per rooo 0,46 11 ,, agosto 0>40 " 0,5 1 >• , settembre 0,40 " o,s8 >• 11 ottobre o,2o " Media mensile: 0,40 per rooo. o,ro per rooo

Le indagini epidemiologiche eseguite non hanno portato all'identificazione di focolai sia pure circoscritti. Tuttavia i Reparti che per ubicazionc di alloggiamenti, o per motivi di servizio si sono trovati a più diretto contatto con gl'indigeni hanno dato sempre in limiti assai esigui - un maggior contributo all'infezione. Utilissima si è dimostrata, anche profilatticamente, la cura specifica con i preparati di emetina, con lo stovarsolo e con il yatren 105. E' stata osservata anche in questi pazienti la tendenza della malattia a recidivare e comunque, in tutti i guariti dal (( primo accesso n, una cosl particolare sensibilit\ dell'apparato gastro- enterico da non permettere per lungo tempo la nutrizione con la normale razione alimentare del soldato. L'amebiasi è dunque stata rara finora fra i militari del contingente metropolitano dislocato in Somalia. E forse non tutti gli accertati infetti si sono contagiati in Colonia. 3 -

Giornalt d: mcdùina militare.


:\ME131AS! E TR UPPE " AIA:"CIIE " NELLA SO:VIALIA lL \LIANA

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Circa la metà di essi provengono da Distretti della Sicilia e della Sardegna dove hanno quasi sempre vissuto e nelle cui provincie - a parere di diversi A. A. e soprattutto di Izar nei riguardi della Sicilia - non è difficile ottenere reperti positivi, per il protozoo della dissenteria, anche in soggetti per i quali si possono escludere fatti enterocolitici antichi o recenti. Osservazione quest' ultima confermata da due uffici:tli medici - Purcaro ed Elisei - che ndl 'Istituto di Patologia Coloniale del nostro Fra11chini esaminando 50 soldati sardi e 50 siciliani in condizioni normali di salute hanno trovato per i primi una positività amehiaca di 21 (42'Y., ) di cui 8 con disturbi enterici nell'anamnesi e 13 senza disturbi e per i secondi una positivi tà d i 9 (I 8 <}{,) d i cui 3 con disturbi enterici n eli' anamnesi e 6 senza disturbi. Non si può quindi escludere che nei militari dell'Italia insulare ammalatisi in colonia, il clima tropicale possa essere stato la causa determinante dell'insorgere. in modo acuto di un 'infezione già esistente da tempo in latenza.

Accertamenti coprologici fra indigeni. Le ricerche furono condotte dall'aprile all'ottobre - a Mogadiscio e generalmente nel sesso maschile. Sono stati presi in esame abitanti dei vai i villaggi - presso a poco con la stessa media - di età dagli 8 ai 40 anni con i seguenti risultati : Esami coprologici n. 572 Reperti positivi per l'entamoeba histolytica III )\ Percentuale di positività

Osservazioni fatte. Prevalenza dell'ameba dissenterica in forma vegetativa nei bambini, in forma cistica negli altri esaminandi. 2° Maggior numero di reperti positivi tra le famiglie da poco tempo stabilite a Mogadiscio rispetto a quelle dimorantivi da anni. 3" - Nessuna differenza quantitativa sensibile - nella diffusione dell'infezione - fra i vari villaggi, nè fra i componenti le cabile nobili e quelle inferiori. Meno colpiti gli arabi ed ancor meno gli indiani (sui quali però ho potuto fare pochissimi accertamenti). 4" - Media pressochè invariata nei vari mesi, di osservandi infetti. 5ù - Pochi casi accertati (1 oppure 2) nelle famiglie numerose di cui si sono potuti studiare tutti i componenti maschili. Una sola volta si constatarono tre colpiti su 7 coabitanti nella stessa << arisc ». 6" - Soltanto 19 degli accertati amebiaci sapevano di essere arnn1alati e 37 presentarono fatti entcrocolitici nell'anamnesi remota. Tutti gli altri no n hanno mai allegati disturbi del tubo gastro-enterico. Si può dunque affermare che l'amebiasi è molto diffusa a Mogadiscio, cioè nella città più importante della Colonia in cui indubbiamente il poten1° -


:\~1ERI.·\SI

E TRUPPE ~ BIANCHE » :--IELLA SO~I:\Ll:\ IT:\LIA." A

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ziale igienico della popolazione indigena è di molto superiore a quello bassissimo che si osserva fra gli altri abitanti di « colore >> sparsi nel vasto possedimento. Ed ancora più estesa dev'essere la malattia - come hanno già accertato diversi A. A. dove la vita primitiva condotta dall'uomo permette facilmente sviluppi epidemici, sopratutto quando intervengono condizioni ambientali coadiuvanti. A maggior ragione si può allora concludere ripetendo quanto avevamo già detto: nella Somalia Italiana - malgrado che l'ambiente fisico e sociale si presenti particolarmente adatto per la propagazione dell'infezione il contributo dato all'amebiasi dalle truppe metropolitane del Corpo di Spedizione è stato, fin'ora, molto modesto grazie alla preventiva applicazione di efficaci e rigorose norme igienico-profilattiche. RIASS UNTO. - L'A., ricordate le ricerche già fatte nella Somalia Italiana sulla diffusione dell'amebiasi, indica il programma d'azione sanitaria adouato per impedire il propagarsi della infezione fra le truppe metropolitane dislocate in colonia. Riferisce poi i dati di positività ottenuti per le truppe « bianche >> che dal marzo all'ottobre risultano del 0,40 "/00 come media mensile, mentre accertamenti coprologici eseguiti su 572 indigeni abitanti a Mogadiscio hanno dato una positività per l'amebiasi del 19,5 %. Conclude affermando una grande diffusione fra le popolazioni indigene della Somalia Italiana dell'amebiasi, infezione alla quale le truppe metropolitane hanno dato fin'ora un modestissimo contributo grazie alla rigorosa ,a pplicazione preventiva di eff1-

caci norme igienico-profilattiche. BIBLIOGRAFIA BASILE: L'andamento epidemico dell'amebiasi nella Somalia Italiana c sue presunte cause. - Ann. di Mcd. Nav. e CoL, fase. 3-4, '935· CoRAADO: Contributi alla patologia medica della Somalia. - Pathologica, n. 402, 1925. CROVERI: Medicina coloniale c nosografia coloniale italiana. - Gior. Medicina Militare, fase. "III, 1935· DALRÌ: Relazione sanitaria dell'infermeria di Gena/e e nosografia della zo1ra delle concessioni. - Arch. lt. di Se. Med. Col., 1933· DECINA, TEDESCHI-RVFF!NO : N osografia della regione di Oddur. - Gior. l t. di Mal. Esot. e Trop., 1933· FADDA : l servizi sanitari nella Somalia Italiana. Ri\'ista delle Colonie Italiane, n. 4-s, 1931. FRANCHJNI: Il parassitismo intcstùwle nelle nostre colonie. - Arch. It. di Se. Mcd. Col., fase. II, 1935· MACLI: Brevi notizre 110sografiche sull' Oltre Giuba italiano. - Arch. It. di Se. Mcd. Col., fase. I, 1927. ME~ NON:-IA: Nosografia di Brava. Gior. lt. di Mal. Esot. c Trop. ed Tg. Col., n. 3, 193r. Pt:RCARO cd Eus:EJ: Reperto parau itario nelle feci di individui provenienti dalla Sardegna e dalla Sicilia con speciale riguardo all'amebiasi. ·_ Arch. It. di Se. Mcd. Col., n. 8, 1935. TALAl\IONTI: Elmintologia e protoz oologia intestmale negli indigeni del Ba.<so UebiSccbeli. - Arch. It. di Se. Med. Col., '933·


LABORATORIO SPERIMENTALE DEL SERVIZIO CHIMICO MILITARE

Direttore: prof. MARIO F oRNAINJ

PREPARAZIONE ED EFFICACIA AGGRESSIVA DEL CIANURO DI BROMOBENZILE D ott. Guido Ferri, maggiore medico, Capo della Sezione di F isiopatologia Dott. Franco Madesanl, chimico aggi u nto

All o scopo di procurarci una documentazione sperimentale diretta sulla efficacia delle varie sostanze bcrimogene, con particolare riguardo alla utilizzazione del bromo, abbiamo eseguito alcune ricerche sperimentali, di carattere chimico, fisico e fisiopatologi co, sul cianuro di bromobenzile, sopratutto nei riguardi di quelle caratteristiche che più da vicino possono interessare un eventuale impiego bellico di questo prodotto.

J. - Generalità. Il cianuro di bromobenzile, noto fin dal T88o ( r), fu preso in consi· derazione come aggressivo irritante lacrimogeno nel 1917 dagli Americani che ne studiarono il processo per la produzione in scala industriale nel « Departem ent of technique Chemical Agent » dell 'Arsenale di Edgcwood. Americani e Francesi impiegarono il cianuro di bromobenzile solo negli ultimi m esi della grande guerra, in quantitativi limitati, adoperandoto di preferenza in miscuglio con cloropicrina (2). Questo bromo derivato della serie aromatica, che ebbe varie denominazioni (<< Camite )) dai Francesi, 1< Teer-gas » dagli Americani, u C. A. Stoff » dai T edeschi) è caratterizzato, oltre che da un elevato potere lacrimogeno, anche da una notevole persistenza; secondo il Flury (3) la sua azione irritante si avverte, in clima freddo e asciutto, anche dopo un m ese di permanenza sul terreno. N el dopo-guerra Steimpkoff prima (4) e Nekrasoff poi (5), studiarono più a fondo le proprietà chimiche e fisiche del cianuro di bromobenzile, fissandon e con maggior precisione e attendibilità le sue principali caratteristich e.

2. - Preparazione, proprietà chimiche e fisiche. Sono noti alcuni metodi di formazione e di preparazione del cianuro di bromobenzile (6) di cui uno solo ha trovato applicazione pratica industriale. T ale procedimento è stato messo a punto e realizzato in grande dagli


PREPARAZIONE ED EFFICACIA AGGR ESSIVA DEL CIANURO DI ECC.

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Americani (7), che prepararono complessivamente 450 tonn. di questo prodotto allo stato tecnico. Anche noi per una preparazione di laboratorio abbiamo seguito il procedimento americano, che richiede come sostanze di partenza, le seguenti materie prime: toluolo, cloro, cianuro sodico, b1 omo, alcool come solvente. Il toluolo viene trasformato in ci:muro di bromobenzile, in tre fasi successive: a) trasformazione del toluolo in cloruro di benzile secondo la seguente reaziOne:

CGH,. CH3 + CI~ :::: Cr, H~ . CH~ . Cl + HCl Questa operazione, che si esegue facendo gorgogliare nel toluolo bollente una corrente di cloro ed illuminando la massa di reazione con una lampada a vapori di mercurio (8), trova largo impiego nell'industria poichè il cloruro di benzile è un prodotto di notevole consumo per la produzione di sostanze coloranti, profumi sintetici, plastici e concianti artificiali; b) trasformazione del cloruro di benzile in cianuro di benzile secondo la seguente reazwne: CsH ~ .

CHz Cl + NaCN = C .H ~ . CH2. CN + NaCl

Questa seconda operazione si esegue facendo bollire a ricadere una soluzione alcoolica di cloruro di benzile a cui si aggiunge poco alla volta una soluzione acquosa concentrata di cianuro sodico. Dalla reazione di doppio scambio si deposita cloruro sodico che si filtra; si separa lo strato acquoso; si distilla l'eccesso di alcool e ciò che rimane si sottopone a distillazione frazionata raccogliendo ciò che passa fra 230" e 235°. Il rendimento rispetto al teorico è d eli '84 ''., circa (9); c) trasformazione del -c ianuro di benzile in cianuro di bromobenzile secondo la seguente reazione :

l Br C, H, . CH •. CN + Br" = C. H.,. CH .\ CN + HBr Questa operazione si esegue facendo gorgogliare aria satura di vapori di bromo nel cianuro di benzile riscaldando intorno ai wo• ed illuminando la massa di reazione con una lampada a vapori di mercurio. Metà del bromo impiegato si sviluppa sotto forma di acido bromidrico che si recupera per soluzione in acqua. La purificazione del prodotto grezzo si esegue distillando da prima la massa risultante dalla reaz~one in corrente di vapore; l'olio che si raccoglie viene quindi distillato frazionatamente raccogliendo ciò che passa fr:~ 13t e 140• a 15 mm. Hg di pressione. Il rendimento è del 75 'Y,, del teorico.


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PR EPARAZIO !'\E ED EFFIC ACIA AGG RESS IVA D EL CI A~t.:RO O[ ECC.

Il cianuro di bromobe nzile, ottenuto puro per successive cristall izzazioni dali 'alcool, si presenta in cristalli colorati leggermente in giallo, fusibili a 25•. Il prodotto tecnico è in\'(:cc un liquido oleoso, bruno, di densità 1,5 ctrca. La volatilirà del prodotto puro, da noi determinata sperimentalmente con il metodo dd convogliamento, ha dato un valo re di 420 mg mc. a 30•. Il valore riportato dal Mi.illcr (IO) in 750 mg ·mc. a rs" probabilmente si riferisce al prodotto tecnico contenente acido bromidrico facilmente volatile. Il cianuro di bromobcnz ile è insolubile in acqua; solubilissimo in etere, benzolo, tetracloruro di carbonio, alcool , ccc.; si sciogli e anc he in talum: sostanze aggressive, come per es. cloropicrina e fosgene liquido (n). Il calore decompone quc~to prodotto; già a r6o" si osserva formazione di acido bromidrico e dicianstilbene; ali 'aria si altera molto lentamente; a caldo, soluzioni alcaline di idrato sodico lo saponificano rapidamente. Una soluzione di idrato sodico al 20 'X, bonifica una quantità di cianuro due volte e mezzo il proprio peso.

3. - Potere aggressivo. Nella letteratura questo prodotto è indicato soprattutto come lacrimogeno, con una soglia inferiore di irritazione di 0,3- 0.4 mg mc. e un limite di insopportabilità di 30 mg}mc. (12). Secondo gli Americani il cianuro di bromobenzile avrebbe un potere tossico-soffocante pari a quello del cloro con un indice di H aber di 7·500. Le nostre ricerche sperimentali sono state dirette specialmente a beA definire l'azione lacrimogena c he dalla letteratura risultava la prevalente; ma, per avere un quadro più completo della aggressività di questo composto, si sono eseguite anche prove nel campo del potere tossico-soffocante e del potere caustico vescicatorio. In questa occasione, si è ritenuto opportuno di adottare, di massima, la classificazione proposta da Lindemann (13), da noi in parte modificata e completata come appresso. Dose della sensibilità fùiologica . - Si intende la minima concentrazione di un aggressivo che un uomo percepisce mediante gli organi di senso, con una esposizione della durata di IO secondi. Nella maggioranza dei casi si tratta di una percezione dfattiva, ma talora sono anche le mucose oculari o il gusto che consentono, nelle con-

dizioni sperimentali suddette, di riconoscere la presenza nell'aria di un aggressivo chimico e di identificare di quale sostanza si tratta. Dose della sensibilità patologica. - Serve a rilevare essenzialmente il potere irritante di un aggressivo. E' rappresentata da quella minima concentrazione che, con una espo~izione della durata di un minuto, provoca


PREPARAZIONE ED EFFICACIA AGG RESS IVA DEL CI:\NCRO

D[

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sensazione di sofferenza sulle superfici ove agisce in modo elettivo ia sostanza tossica. Tali superfici sono, di solito, le congiuntive, la mucosa nasale o quella faringea, ma possono essere rappresentate anche dalla cute. La prova si fa sull'uomo e deve condurre al manifestarsi ckll'azione fisiologica spe· cifica dell'aggressivo in esame (di massima lacrimazione o sta mutazione) nella totalità, o quasi, delle persone che prendono parte ali 'esperimento.

Dose di insopportabilità. - Vale per gli irritanti non to:ssici. La prova si pratica sull'uomo ed ha la durata di un minuto. Per i lacrimogeni si è convenuto che la insopportabilità sia da ritenersi raggiunta quando, oltre a lacrimazione abbondante, si abbia fotofobia c bruciore delle congiuntive che impediscano di mantenere gRi occhi aperti. Per gli starnutatorii, si intende la comparsa di altre reazioni oltre alla produzione di starnuti, come la tosse, il caratteristico dolore retrosternale, cefalea, malessere, che cianno al medico osservatore la sensazione di aver raggiunto un limite che non è opportuno di superare sperimentando sull'uomo. Dose quasi mortale. - Serve a rivelare il potere tossico-soffocante o quello tossico da assorbimento cutaneo, e si ricerca sugli animali da esperimento. E ' quella che determina la morte di circa il 50 '7;, degli animali; corrisponde cioè al limite di tossicità che abitualmente viene assunto come indice di Haber. Dose minima di mortalità assoluta. - E' quella che dà la morte di tutti gli animali in esperimento in uno o due giorni. Contribuisce a meglio stabilire il potero tossico-soffocante o quello tossico da assorbimento cutaneo. Azione caustica-vescicatoria. - Questa prova è duplice e si pratica sugli :mimali (usando il prodotto in soluzioni concentrate) e sull'uomo (con soluzioni diluite). Abbiamo preso come riferimento l'iprite, per la quale possediamo una documentazione diretta. Si espongono i risultati da noi ottenuti nelle ricerche sul potere aggressivo del cianuro di bromobenzile. l. - Dose della sensibilità fisiologica.

Si è saggiata nebulizzando in una camera a gas picco~e quantità di cianuro di bromobenzile disciolto in tetracloruro di carbonio. Il personale di esperimento era costituito da tecnici (ufficiali medici e chimici) del laboratorio, nonchè da militari. L'esposizione durava, come si è detto, Io se'C.. Dall 'esame dei protocolli risulta che la concentrazione di o, I mg 'mc. può essere assunta come dose della sensibilità fisiologica, perchè ha determinato sempre la percez ione olfatriva dell'aggressivo, in qualche caso accompagnata anche da lieve irritazione congiunrivale.


PRFP;\R:\ZIO:-:E ED EFFICACI:\ AGC RESS I\.A DEL CIANL:RO DI ECC.

2. - Dose della sensibilità patologica.

Si è ricercata eseguendo prove comparative col cloroacetofenone, che secondo la letteran1ra ha un potere lacrimogeno uguale a quello del prodotto in esame, stabilito nella concentrazione di mg. 0 ,3 per mc. di aria. Anche in questo caso si nebulizzava in una camera a gas la sostanza disciolta in tetracloruro di carbonio; si prolungava la durata di esposizione ad un minuto. Le persone in esperimento erano le stesse delle prove precedenti. Si è osservato che, mentre col cloroacetofenone per otrtener~ effetti lacrimatorl in tutti i soggetti occorre una concent!-:Jzione di mg. OJ3/mc., col cianuro di bromobenzile tale concentrazione risulta nettamente troppo elevata, tanto da produrre, oltre che lacrimazione abbondantissima, irritazione delle congiuntive e in qualche soggetto anche delle mucose nasali. Eseguendo prove a concentrazioni più basse, si è potuto stabilire che dopo un minuto di esposizione alla concentrazione di 0,2 mg./mc. di cianuro di bromobenzile, tutti gli individui presentano lacrimazione intensa, mentre l'effetto lacrimogeno si verifica ancora sopra una elevata percentuale di soggetti (circa il 50 %) quando la concentrazione è di o, I mg./mc. Alle concentrazioni di 0, 1 - 0,2 mg mc. il cloroacetofenone determina effetti fisiologici nettamente inferiori, e cioè quasi mai lacrimazione con o, I; lacrjmazione solo in una certa percentuale di soggetti, ma non nella totalità, con o,2. Pertanto dalle presenti ricerche risulta che. a differenza di quanto è riferito nella letteratura, il cianuro dì bromobenzile ha effetti lacrimogeni superiori al cloroacetofcnone e la sua dose della sensibilità patologica si può stabilire in o,2 mg.'mc .. Paragonando i dati ora raccolti con quelli da noi ottenuti in altre ricerche e facendo il potere lacrimogeno del cloroacetofcnone uguale a 100, si può stabilire la seguente scala di valori decrescenti: cianuro di bromobenzile 150 cloroacetofenone IOO bromoacetone . 30 cloropicrina o.8 3. - Dose di insopportabilità.

Dalla letteratura risulta, come si è detto, in mg. 30 per mc .. No1 l'abbiamo ricercata sull'uomo partendo dalla concentrazione di mg. 0,4 (per 1 minuto di esposizione), e arrivando, con aumenti graduali, fino a 6 mg/mc. E' risultato che mg. 5 di cianuro di bromobenzile determinano, oltre a intensa lacrimazionc e irritazione oculare, fotofobia e chiusura delle palpebre nella totalità dei soggetti sperimentati, e perciò sono da ritenere come la dose minima insopportabile.


PREPARAZIONE ED EFFICACIA AGG RES!'!VA DEL CIANLJRO DI ECC.

4. - Azione tossico-soffocante.

E ' stata da noi studiata prend endo come punto di riferimento l 'indice di tossicità della cloropicrina, considerato in çÌrca I2.QOO, Come animali da esperimento sono stati usati cani e cavie. Si è dapprima realizzata in una camera a gas la concentrazione di 350 mg/mc. !asciandovi esposti gli animali per 30 min. (prodotto c x t = 10.500). Si è osservato che durante la prova gli animali ammiccano, lacrimano intensamente, cercano di strofinarsi gli occhi, divenuti iperemici, per diminuire la irritazione. I can i sbavano con abbondanza. Però poco tempo dopo tolti dalla camera a gas tutti gli animali riprendono aspetto normale e non mostrano, anche nei giorni successivi, fenomeni tossici; non si è verificato alcun decesso. Aumentate progressivamente le concentrazioni fino ad ottenere prodotti c x t = rispettivamente a I 3·500, r8.ooo, 22.ooo e 4o.ooo, si sono notati gli stessi fenomeni irritativi, a umentati eli intensità, m a non si sono mai consta-

tati fatti tossici, nè decessi degli animali in esperimento. Perciò non è stato possibile stabilire nè la dose quasi mortale nè la dose minima di mortalità. Non si è ritenuto opportuno aumentare ancora le concentrazioni, perchè già i dati raccol ti consentivano un siouro giudizio utile ai nostri fini, e cioè che il composto in esame non è dotato di potere tossico-soffocante praticamente utilizzabile. 5. - Azione caustica-vesdcatoria. Sperimentata sull'addome rasato di cavie, mediante l'applicazione di gocce della sostanza pura (da I a 4), ha determinato la produzione dapprima di macchie gialle, circondate da un piccolo alone di eritema, e successivamente di escare necrotiche in corrispondenza delle zone eli applicazione. Non edema, nè ulcerazioni cutanee. Alla caduta delle escare è residuata per guaiche tempo depilazione. Non si è verificato alcun decesso fra gli animali in esperimento, nè si sono manifestati fenomeni d 'intossicazione per assorbimento cutaneo. Sull 'uomo la prova si è esegui ta mediante applicazione di una goccia d i soluzione, da pipetta tarata, sulla superficie fl essoria di un avambraccio. Si sono saggiate soluzioni a titoli progressivamente crescenti, e cioè 0,5; 1; 2; 5; 7>5%. Ci era noto per precedenti ricerche che l'iprite al o,s "" dà luogo nella quasi totalità dei casi a manifestazioni specifiche, di intensità variabile a seconda della sensibilità individuale, ma sempre ben rilevabili. Il cianuro di bromobenzilc non ha rivelato alcuna azione alle concentrazioni di o,5, 1 e 2. In un solo soggetto, su cinque sperimentati, le soluzioni al 5 e 7,5 'j., hanno determinato, dopo un periodo di latenza da I a 3 giorni, la comparsa di un lieve eritema, non accompagnato da alcun disturbo soggettivo c seguito da una leggera pigmentazione.


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PREP,\RAZIONE ED EFFIC.\ C IA AGGRESSIVA DEL C IANCRO D I ECC.

RIASSUNTO E CoNCI.USIONJ. Si è preparato un campione di cianuro di bromobenzile, portando un contributo al perfezionamento della parte preparativa. Sottoposto a prove dirette a saggìarne l'efficacia aggressiva, il prodotto è risultato provvisto dì potere lacrimogeno superiore a quello di tutte le sostanze lacrimogene finora note.

131 BLIOGRAFIA

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/Il

..

Warszawa, Bojowych, 1932.


CASISTICA OSPEDALE

CLINICA

MILITARE DI

PA L ERM O

SU DIECI CASI DI TOSSIEMIA DA NITROGLICERINA Dott. Rosario Signorlno, tenente colonndlo meòico

Autorizzato dalla Direzione di Sanità Militare della Sicilia nella qualità di Direttore interinale riferisco sotto forma di nota preventiva su alcuni casi di una nuova e strana forma morbosa autoprovocata, che non trova riscontro coi quadri clinici conosciuti in patologia umana. I casi osservati in questo Ospedale sono in numero di dieci e di essi sette appartenenti allo stesso paese di origine e tre a paesi finitimi. Inoltre tre di essi appartengono ad un reggimento, cinque ad un altro reggimen to e due a corpi diversi. I caratteri clinici salienti e comuni a tutti i casi osservati consistevano in : cute di colorito grigio-scuro, cianotico, unghie delle mani e dei piedi di colorito scuro-bluastro, mucose visibili delle labbra, della bocca, della lingua e del faringe di colore violaceo; al cuore soffio inorganico sul focolaio mitralico; polso frequente, ipotonico, depressibile, piuttosto vuoto. Milza aumentata di volume in toto, di consistenza molliccia. Fegato aumentato di volume e debordante dall'arco costale in modo apprezzabile. Al torace nulla degno di particolare rilievo. Profonda astenia e cefalea, riflessi cutanei, mucosi, tendinei normali. Pupille midriatiche, riflessi pupillari normali alla luce ed all'accomodazione. Temperatura 37" 5- 38" 5· Il quadro clinico così imponente, ed in due casi i pazienti furono ricoverati d 'urgenza ed in istato di incoscienza, durava pochi giorni e gradatamente, quasi a vista d'occhio, andava scomparendo fino a residuare un notevole stato di oligoemia di lunga durata. Si sospettò fin dai primissimi casi che si trattasse di una intossicazione acuta esogena; ma si restava perplessi sulla determinazione della causa e sulla natura dell'intossicazione. I casi furono osservati: 2 in maggio, I in giugno, 3 in luglio e 4 in agosto, e presentarono tutti la stessa sindrome caratteristica ed inconfondibile. Venuto in possesso, in seguito a perquisizione, della sostanza sospettata di determinare la malattia, l'affidai ad un gabinetto di chimica e ad uno di farmacologia per determinarne la natura. Entrambi i gabinetti, dopo accurato esame, dichiararono trattarsi di nitroglicerina mescolata con sostanze inerti e zucchero. La sostanza colore rosso mattone c d'aspetto untuoso, incendiandosi, dava luogo ad un'esplosione violentissima. Non contento di ciò richiesi le prove biologiche che furono praticate presso l'Istituto di Farmacologia di questa R. Università.


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SU DIECI CASI Dl TOSSIEMIA DA NITROGLICERINA

L'animale scelto per queste prove sperimentali fu il coniglio, per quanto si sappia che quest'animale sia poco sensibile ai farmaci metaemogìobinizzanti. Non si fece ricorso al gatto per ovvie ragioni di tecnica. Del resto interessava studiare gli effetti della sostanza soltanto dal punto di vista qualitativo. Si vide che il sangue estratto dopo due ore e sino a sei ore dopo si presentava di çolorito bruno ed agitato a contatto con l'aria assumeva sfumature di colore verde bottiglia carico. Entro quell~ ore la ricerca spettroscopica metteva in evidenza la caratteristica banda di assorbimento della metaemoglobina. Il numero dei globuli rossi diminuiva sensibilmente. Le urine si presentavano scure e ricche di urobilina, mentre in esse la ricerca dell'emoglobina e della ematoporfirina era negativa. Inoltre il colorito delle mucose visibili diventava, in seguito all 'ingestione della sostanza, di colorito cianotico. In conclusione somministrando un'opportuna dose di nitroglicerina si riproducevano negli animali da esperimento gli stessi fenomeni riscontrati negli uomini. Le ricerche praticate nel sangue di questi ammalati hanno dato i seguenti risultati: Il sangue si presenta di colorito scuro-piceo; però agitato in una provetta a contatto de1l'02 atmosferico, tale colorito scompare ed . il sangue assume colore rosso arterioso. La ricerca della metaemoglobina, praticata allo spettroscopio sia sul siero dm sangue sia sul sangue in toto, ha dato esito negativo. (E' però da notare che le ricerche poterono essen: praticate dopo molte ore dalla comparsa della sindrome ed è logico pensare che la meta· emoglobina non si rendesse più reperibile per un naturale processo di regressione). Il colorito picco del sangue poteva dunque essere attribuito ad un sovraccarico di CO: tanto più che il sangue dei soggetti aveva un contenuto scarso di globuli rossi e perciò la massa sanguigna ridotta nel numero degli elementi vettori dei gas poteva provvedere con difficoltà agli scambi gassosi dell'organismo. La conta dei globuli rossi fece rilevare una notevole e marcata ipoglobulia da 1,8ooooo a 3,rsoooo. T asso emoglobinico in media 51 "~ . Valore globulare o,8o. Ricerca del parassita malarico negativa. Reazione Wassermann: negativa. Formula leucocitaria: normale; si nota solo un discreto numero di macrociti. La prova della resistenza globulare non si è potuta praticar<:. Esame del liquido cefalo-rachidiano : negativo. All 'esame delle u rine si è riscontrato: aspetto: limpido; consistenza: fluida; colore: bruno-marsala ; reazione: acida; odore: normale. P. S. 1023; sedimento: nullo. C loruri e solfati: normali. Fosfati: in eccesso. Urea 20,75%. Acido urico 0.40 %. Albumina : assente. Peptone: assente. Acetone: assente. Acido picrico : assente. Emoglobina: assente. Urobilina: presente in modo sensibile. Pigmenti biliari: assenti. Diazoreazione : negativa. Esame microscopico del sedimento: assenza di elementi patologici. Una volta si è rinvenuto in un soggetto a marcata ipoglobulia presenza di linfociti infarciti di pigmento bruno rossastro.


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Quanto al modo d'uso adottato per provocare l'insorgenza della malattia pare che il sistema preferibile e meno pericoloso consista ne li 'ingestione per pochi giorni consecutivi di piccole quantità della sostanza, ed infine, quando si vogliono far comparire i fenomeni imponenti, si ingerisce ~a ~u~ntità piti forte. Dopo alcune ore insorgono i sintomi tratteggiati in pnnClplO. S'intende che la gravità della tossiemia presentata dai varii soggetti e quindi la gravità della sintomatologia può variare a seconda della quantità di sostanza ingerita, della resistenza organica individuale, del modo di somministrazione (e cioè se a dose massiva oppure a piccole dosi ripetute in vari giorni) ed infine, fatto questo di rilievo, se l'organismo viene sottoposto al trattamento tossico per la prima volta, oppure se in precedenza ha subìto lo stesso trattamento, che ha già indotto delle modificazioni non inùifferenti sia sul numero dei globuli rossi sia sulla resistenza globulare. Secondo il Chirone pare che la nitroglicerina abbia un'azione cumulativa. D sangue nell 'avvelenamento da nitroglicerina di viene bruno, come cioccolata, e perde il potere di vettore di ossigeno (Cagnoli). Questo fatto rilevato dal Cagnoli può benissimo spiegare il colorito bruno della pelle e delle mucose visibili e l'aspetto cianotico presentato dagli intossicati. E' anche da rilevare che in tempo di guerra si erano sospettate forme di avvelenamento del genere dovute ad ingestione di sostanze del gruppo esplodente (Salinari). Il sospetto insorto all'osservazione dei primi casi clinici, il sequestro della nitroglicerina, le notizie frammentarie esistenti in iettcratura, il fatto che i casi osservati si erano verificati in breve periodo (ii tempo e quasi tutti in individui appartenenti allo stesso paese e a paesi vicini, b frequenza dei casi negli stessi Corpi, il controllo chimico e sopratutto il controllo biologico rappresentano, specie in questo momento di intensa preparazione militare della Nazione, elementi di giudizio· suffi cienti per un orientamento sicuro. E' quindi mio fermo convincimento che ci troviamo di fronte ad una forma morbosa provocata ad arte per m ezzo di un veleno ematico e precisamente della nitroglicerina, la cui ingestione determina una sindrome straordinariamente appariscente e preoccupante e lascia come postumo uno stato grave di oligoemia o di debolezza, per cui occorrono lunghe licenze di convalescenza per il rifacimento fisico. E' questo l'ideale per chi tenta di esimersi dal servizio. E' ancora da mettere in rilievo che gli autolesionisti, pt ovcnicnti quasi tutti da paesi malarici, asseriscono di aver contratto la malaria in tenera età, e ciò in alcuni casi può essere vero; m a le ricerche del parassita malarico, quante volte praticate, sono riuscite sempre negati ve, non solo, ma questi soggetti migliorano rapidissimamente senza alcuna cura ch ininica sistematica. Infine si ritiene che questa malattia (la malaria) viene accusata, non solo perchè è facile ad essere contratta nelle campagne siciliane, ma perchè


SU D IEC I CASI DI T OSSIEMIA DA

~ ITROGLICER.I N:\

è essa una forma morbosa, che più delle altre si avvicina, per quanto lontanamente, alla forma morbosa inscenata allo scopo di trarre in inganno i medici ed i superiori. Di fatto però si può scientificamente escludere che si tratti di manifestazioni morbose di natura malarica. Tanto ho voluto comunicare per mettere in guardia i colleghi e nel· l'esclusivo interesse del delicato nostro servizio, a cui incombe anche la compagine della disciplina dei reparti. Sento il dovere di rivolgere una parola di grazie al Sig. Direttore di Sanità che m 'incitò in questi accertamenti ed ai colleghi dell'Ospedale e sopratutto al farmacol ogo Prof. Orestano, che tanto mi aiutarono nelle ricerche e nelle determinazioni. AuTORIASSUNTO. - L'Autore riferendosi a dieci casi di una strana e nuova forma morbosa, che non trova riscontro coi quadri clinici conosciuti in patologia umana, nel sospetto che si trattasse di una malattia pro\'OCata, fondandosi sull'esame chimico di una sostanza sequestrata, che risultò composta da nitroglicerina e sostanze inerti, sulle prove biologiche, sulla sintomatologia clinica, sugli esami del sangue, delle urine dei soggetti e su altre considerazioni, conclude affermando che si tratta di malattia provocata ad arte con l'ingcstione di piccole dosi ripetute di nitroglicerina.


OSPEDALE

MILITAR E DI

MESSINA .

UN CASO DI ECHINOCOCCOSI MULTIPLA Dott. Santi Briguglio, colonnello medico

11 caso riguarda la R. G. di Finanza A. A. di anm 30, nativo di Avola

(Siracusa), arruolato al Corpo il 15-4-1926. Il p. non ha precedenti credo-morbosi d'importanza. Prima dell'arruolamento esercitava il mestiere di contadino e dichiara di non aver sofferto malattie degne di rilievo; nega lue, abitudini viziose ed intossicazioni in genere; afferma di essere cresciuto in buone condizioni ambientali senza esporsi a speciali cause morbigene. Nel 1929 contrasse malaria nell'isola di Cherso: fu degente per circa un mese all'infermeria Legionale di Trieste e ne fu dimesso clinicamente guarito. Nd 1931, per recidiva della predetta infezione, fu degente all'ospedale per c1rca 6o giorni e dimesso, anche questa volta, clinicamente guarito. Nel giugno 1934, a Palermo, tornando da un servizio, cadde dalla bicicletta riportando contusione all'addome; ne guarì in pochi giorni senza apprezzabili reliquati. Nell'agosto dello stesso anno cominciò a notare un senso di peso alla regione dell'ipocondrio destro e oppressione di respiro specie dopo sforzi. Per tali disturbi, che andarono intensificandosi senza apprezzabile causa occasionale, fu ricoverato in ospedale. Risulta da documenti clinici che durante la degenza fu accertato un ingrandimento del fegato, senza ittero nè febbre. Il p. dichiara di avere avuto, solo una volta, vomito con sangue che fu interpretato come ematemesi e fece sorgere il dubbio di affezione ulcerativa dello stomaco e del duodeno; ulteriori esami, però, non diedero credito a tale dubbio diagnostico e, permanendo invariato l'ingrandimento del fegato, il p. fu dimesso con diagnosi di epatite e con provvedimento di temporanea inabilità (licenza di giorni novanta). Durante la licenza il p. ha notato un miglioramento del suo :stato: il senso di peso all'ipocondrio destro è diminuito e molto meno penosa è stata l'oppressione di respiro; non ha mai avuto tosse, non disturbi della sfera digerente, non disturbi a carico

degli altri organi. Rientrato dalla licenza cade sotto la nostra osservazione accusando un leggero senso di peso alla regione dell'ipocondrio destro, e in modo saltuario, difficoltà di respiro, specie quando si sforza.

Esame obiettivo. -

Soggetto a tipo brevilineo con regolare sviluppo dello scheletro, delle masse muscolari, del pannicolo adiposo, colorito roseo della cute e delle mucose visibili. Facies indifferente. P. R. T. normali, sistema linfatico periferico fisiologico. Esame dell'apparato cardio-vascolare: negativo. Esame dell'apparato respiratorio: negativo. Esame dell'addome: all'ispezione colpisce subito una marcata protrusionc dcll'ipocondrio destro con convessità dell'arco costale; con la palpazione si accerta che il margine epatico è sensibilmente abbassato, sinuoso ed arrotondato specie in corrispondenza della grande ala; in vicinanza del bordo costale destro, la mano che palpa a\"\"ertc una


Li:-< CASO DI ECHINOCOCCOSI MULliPL/\

su perficie leggermente emisferica a contorni indeterminati, indolente alla pressione; alla percussione si conferma che l'aia epatica deborda tre dita dall'arco costale sull'emiclaveare prolungata; non è accertabile un ingradimento deU'aia verso l'alto . . Esame del sangue: globuli rossi 4800000 - globuli bianchi 6200 - formula leucocitar ia: neutrofili 6-J; eosinofili 6; linfociti 32; monociti 5 per cento. Esame delle uri ne: negauvo. R. di Wassermann: negativa.

Esame radiologico: all'esame del torace colpisce immediatamente la presenza di d ue corpi opachi nel campo polmonare sinistro. I due corpi hanno sensibilmente le stesse dimensioni pari a quella di un'arancia; occupano il terzo medio del campo polmonare e sono a contatto col mediastino e con il margine sinistro del cuore, il quale non è dislocato. Il corpo superiore, a contatto col grosso bronco superiore, è di forma regolarissimamente sferica e quasi tutta delimitabile; l'inferiore, la cui immagine per un largo tratto del suo margine interno si fonde con l'opacità cardiaca, è meno regolarmente circolare e meno nettameme delimitata per la presenza di un sottile strato di addensamento del polmone all'intorno.


UN CASO Dl ECHINOCOCCOSI MULTIPLA

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Tra i due corpi opachi e la parete toracica è interposto un largo strato di tessuto polmonare. Normale il diaframma a sinistra. La cupola diaframmatica destra è sensibilmente elevata e tesa; conserva una buona escursione respiratoria. Nulla <.li ooccvolc a carico del campo polmonare destro. Il fegato è fortemente aumentato di volume e deformato, specialmente per l'arrotondamento del suo margine inferiore che deborda dall'arcata costale; mediante la somministrazione di un pasto di contras to si mette in evidenza la dimensione normale della piccola ala del fegato, delimitata dall'impronta gastrica: penanto l'aumento di volume e la deformazione del vtscere appaiono a carico della grande ala. Sul radiogramma è visibile un doppio sottilissimo anello opaco inscritto nell'opa· cità epatica, anello che ha le medesime dimensioni dei due corpi trovati ncll'emirorace sinistro. L 'immagine è di grande finezza ed impossibile a riprodurre sulla stampa del racliogramma. Nulla di notevole nel resto.

Diagnosi. -

In base ai dati anamnestici all'inizio al decorso ed ai fatti clinici attuali, nonchè all 'esame morfologico del sangue (discreta eosinofilia), nel caso in esame è stata posta la cliagnosi diretta di cisti da echinococco del fegato. Allo stesso giudizio diagnostico si è giunti mercè un ragionamento diagnostico diffe renziale. Es_clusi erano - direi a pri?ri - il tumore di fegato da stasi e da emopatia. Così anche da escludere senz'altro erano le epatiti acute e croniche: per le prime bastava il decorso, la mancanza di febbre, di dolore, di ittero, di tumore di milza; e fra le seconde solo a quelle ipertrofiche si poteva pensare, ma anche per queste tutti i dati (febbre, ittero) erano negativi. Fra i granulomi solo per la lue era consentito il sospetto, ma la R. W. era negativa e di più il margine epatico si presentava uniforme senza cioè le deformazioni nodose da gomme nè le retrazioni del fegato legato luetico. Non restavano che le forme parassitarie e quelle neoplastiche. Di queste ultime l'angioma solo eccezionalmente porta ad un modesto aumento di volume del fegato, mentre nel nostro caso l'aumento era cospicuo, e quindi, non potendo pensare all'H epar cysticum, che è congenito e dà evidente deformazione del fegato, non restavano in discussione che le neoplasie maligne, le quali però venivano escluse dal decorso lento della malattia e dalle condizioni generali buone del nostro paziente. _Fra le forme par.assitarie l'amebiasi epatica nella sua forma congcstiva e nella forma di epatite cronica iperplastica dovevasi escludero per mancanza di precedenti a carico dell'apparato enterico, per l'assenza di febbre, per la conformazione dell'organo che in tali forme si ingrandisce uniformemente. Del pari facile era l'esclusione dell'epatite amebica colliquata. L'esame radiologico venne a dare conferma del giudizio diagnostico mettendo a tutta prima in evidenza le cisti del polmone sinistro.

Considerazioni. -

11 caso esposto ci consente di fare alcune considerazioni non prive di un.a certa importanza per la pratica. 4 -

Gioma/~ di

medic-ina militart:.


so

UN CASO DI rCHINOCOCCOSI MULTIPLA

Il vomito con sangue che fu notato in un momento del decorso della malattia ed interpretato come ematemesi deviò la diagnosi dalla giusta via. Oggi di fronte ali 'indubbio accertamento delle cisti del polmone possiamo senz'altro ritenere che non di ematemesi si sia trattato, ma bensì di emoftoe, ricordando che appunto nella cisti di echinococco che va svolgendosi nel polmone può avvenire una rottura di vasi che da luogo al fenomeno predetto; il vomito concomitante può avegolmente essere spiegato invocando la compressione della massa epatica ingrandita sullo stomaco. Se il fenomeno citato fosse stato interpretato nella sua vera entità poteva indirizzare l 'esame radiologico verso il polmone e chiarire subito la diagnosi. A tal proposito il caso offre l'occasione di ribadire il consiglio dei radiologi i quali affermano che l'esame del torace è sempre utile anche quando non appare un rapporto patogenetico manifesto con la forma morbosa che ci intrattiene. Nei casi di tumor epatico poi l'esplorazione radiologica del torace può essere preziosa di risultati come ha dimostrato il caso attuale. Nel nostro caso l'esame radiologico oltre che darci la prova indiretta delle cisti epatiche, attraverso la presenza di due cisti del polmone sinistro, è degno di particolare attenzione per quanto riguarda l'immagine epatica. Ali 'infuori delle calcificazioni della parete cistica non sono descritti particolari immagini dirette della cisti intraparenchimale del fegato. Nel nostro caso la radiografia del fegato ha dimostrato direttamente la presenza di due cisti per la visibilità della loro capsula, sotto forma di un sottilissimo anello opaco. Ma non pare si tratti di calcificazione della parete cistica, poichè in tali casi, per solito, la p1esenza del calcio conferisce un aspetto più opaco, e meno regolare della parete, per l'infiltrazione irregolare di calcio. Nel nostro radiogramma, che siamo dispiacentissimi di non poter riprodurre in maniera conveniente e dimostrativa, gli anelli opachi appaiono come striscie appena più opache del fondo, e, esaminando con molta attenzione e con conveniente luce il radiogramma, si può affermare che l'ombra inscritta negli anelli è alquanto più tenue dell'opacità del parenchima epatico. Questi elementi radiografici permettono una diagnosi diretta di cisti parassitaria del fegato anche senza bisogno di ricorrere ad esami speciali come l 'epatografia per infiltrazione di ossido di torio. Potere affermare che b cisti è calcificata (anche in maniera iniziale) o pur no, ha un valore notevole in clinica, poichè la calcificazione è l'espressione della morte del parassita; il fatto ha importanza sia sulla prognosi, sia sulla scelta del trattamento terapeutico. Un altro punto merita di fermare la nostra attenzione e cioè la mancanza dei sintomi clinici a carico del polmone non ostante la presenza di due cisti abbastanza voluminose. Noi abbiamo ripetuto con la massima attenzione l'esame clinico dopo l'informazione radiologica, ma l'esame ci è


UN CASO DI ECHINOCOCCOSI MULTIPLA

SI

risultato parimenti negativo; ciò si spiega colla posizione centrale delle cisti che non hanno recato alterazione in quelle zone circostanti di polmone esplorabili con i mezzi fisici. Non mi fermo sul trattamento che, per unanime consenso, è di spettanza esclusivamente chirurgica. Tale trattamento il paziente, per il momento, ha dichiarato di non accettare e pertanto il caso ha dovuto avere una soluzione medico-legale concretata in un provvedimento di temporanea inabilità di lunga durata. Dal lato medico-legale il caso avrà certamente un seguito per quanto riguarda la dipendenza per causa di servizio, poichè il paziente naturalmente ritiene che la sua infermità è stata determinata dalla contusione all 'addome riportata cadendo dalla bicicletta nelle circostanze sopradette. Senza avere la più lontana pretesa di impegnare l'opinione delle competenti Autorità - cui è devoluto per legge il giudizio di dipendenza - si deve qui affermare che in via dottrinale il trauma non ha nulla da vedere nel determinismo della malattia. A parte ogni e qualsiasi risultanza d 'istruttoria, devesi mettere in rilievo che l 'odierno sviluppo delle cisti è tale da fare indubbiamente ritenere che al momento dell'invocato trauma le cisti stesse avevano già fatto molto cammino e che la loro origine deve farsi risalire ad epoca remota, essendo risaputo che le cisti da echinococco hanno una evoluzione molto lenta. E' noto che il fegato rappresenta il primo filtro di arresto del parassita, ad esso pervenuto col sangue della porta; ma esso è un filtro incompleto d'onde l'arrivo del parassita alla cava inferiore e quindi al secondo filtro rappresentato dal polmone. E nel nostro caso è da pensare ad una contemporanea infestazione di antica data dei due organi per lo sviluppo delle cisti, uguale nei due organi. Per quanto noti casi di cisti epatiche e polmonari nello stesso soggetto ho creduto di illustrare il presente per la pluralità delle cisti (due epatiche e due polmonari) e per l'eventuale interesse medico-legale.

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OSPEDALE MILITARE

DI

FIRENZE

Din:tton:: ten. col. medico prof. F. P ELLEGRI>< l

UN CASO DI ENCEFALITE POST- V ACCINICA Dott. Giovanni Biagini, maggiore medico

L 'esiguo numero dci casi di encefalite postvacc1mca, non infirma nè potrà mai infirmare i grandi vantaggi della vaccinazione Jen neriana, che tanti benefici apportò ed apporterà all'umanità. Essa ha qualche pericolo, raro ma sicuro, per cui è evidente l'importanza di segnalare i casi con com plicazioni, con l'intento d i sviluppare sempre più, se possibile, quelle precauzioni atte a render! i sempre più rari; non solo, ma anche a !lromuoverne il riconoscimento dal lato medico-legale a scopo d i indennizzo per i colpiti o per le loro fam iglie. Lo stesso psichiatra \'aresino Luigi Sacco, il primo vero scen ziato della vaccinazione, denomin::no l'emulo di Jenner, apostolo della vaccinazione in Italia, fin dal 1809, descrisse come complicazioni della vaccinazione, manifestazioni febbrili con delirio e convulsioni. Pierre Marie e Jendrassi k nel 1885 descrissero un quad ro encefalitico postvaccinico. Intosh nel 1912 descrisse il quadro morboso. L'attenzione degli studiosi si fece sempre più vigile sopra queste complicazioni ed ogni caso, specialmente in questi ultimi tempi , fu oggetto di pubblicazione. Con tutto questo, le osservazioni riportate in letteratura fino al 1931 non raggiunge\·ano le 6oo (Penta P.). La maggior frequenza risultò negli anni 1919-22-24 e le osservazioni più numerose si fecero in O landa, in cui il numero dei casi superò il 300, e in Inghilterra. Furono descritti casi in Germania, Francia, S\'{:zia, Ungheria, Balcani, Russia. In I talia dal 1923 ad oggi furono descritte circa 90 sindromi encdalomiclitiche postvacciniche. Riteniamo opportuna la pubblicazione del seguente caso capitato sotto la nostra ossen·az1one : C . . . Domenico. solJ:no Jd Disrreno mi!itJre di T riestc .

22°

Rcggi mc.:nto f:mtcri:~ . ddla classe di le"a

1912,

Il p:~Jrc. ,.i,cntto, trO\·asi :Jffctto d:1 r. b. c. polmon:~re : la m:1dre, due fr:1relli e una sordb sono 'i'-enti e 53 n i: un fr:~tello morì :~l l'età di 22 :1nni, in seguito a trauma ripon:ltO c:1dcndo J:~ un c:1rro. :--:ega i comuni es:mtemi dcll'ini:Jnzi:J: ne~a m:~bttie di cJr:mere prima del suo an·ento a !le am1i: ncg::1 m:ll.Hi:J. neg:1 luc e nul:mie vcm' rce. Fu \'Jo."cin.uo co~tro il ,·:~iolo ~d primo :1nno di vitJ, e co n esito positi\'O. Colono. f req uentò !a tern clJsse elementare.

.-ln,lmnai. -


UN CASO DI ENCEFALITE POST-VACCINICA

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Da informazioni dell'Arma RR. CC. non risulta che pnma del suo avvento alle armi abbia sofferto malattie nervose e mentali, nè tra i fami liari vi furono malattie del genere. Come risulta da dichiarazione dell'ufficiale medico dirigente il servizio sanitario del 22° Reggimento fanteria, giunse a detto Corpo 1'8 aprile 1934. Fu vaccinato contro il vaiolo il 12 dello stesso mese: dopo qualche giorno presentava una reazione da vaccino locale e generale piuttosto imponenti, con temperatura alta, per cui fu ricoverato all'infermeria reggimentale il 19 del lo stesso mese. Accusava ceblea e dolore ai globi oculari con lacrimazione. Dopo qualche giorno pronunziava stentatamente le parole c deglutiva con difficoltà. Non accusò mai diplopia. A carico dell'apparato respiratorio esistevano fatti catarrali diffusi. Il ZJ maggio 1934 fu ricoverato all'Ospetlale militare di Livorno, dove presentò temperatura febbrile fino al 5 giugno. Il 26 giugno fu trasferito al Reparto neurologico dell'Ospedale militare di Firenze.

tJame obbiettivo (al momento del trasferimento a Firenze): Nutrizione generale ed emarosi buone. Visceri interni senza apprezzabili alterazioni. Facies rigida. Lievissima rigidità nuca!c. Oculomozione normale: pupille uguali, con riflessi presenti alla luce e all'accomodazione, ma torpidi, senza apprezzabili dissociazioni. Tremore della testa; tremori degli arti superiori a tipo Parkinsoniano. Motilità segmentaria senza difetti, per quanto un pò lenta; lievissimo aumento del tono muscolare. Riflessi tendinei presenti, senza chiare differenze tra i due lati. Riflessi plantari presenti. Non Babinski nè equivalenti. Riflessi cremasterici e addominali presenti. Dermografismo rosso, pronto c persistente. Sensibilità oggettiva integra. Intensa scialorrea e sudorazionc patologica. Ling uaggio incomprensibile. Il P. fu per tre volte sottoposto a puntura lombare, che dette esito sempre a liquor limpido come cristallo di rocca: pressione normale. Esame citologico negativo. In occasione della seconda puntura lombare fu praticata presso la Scuola di Sanità militare la sieroreazione di Wassermann (con antigene l. S. M. e con antigene Fresenius), con risultato completamente negativo (31 agosto 1934): fu inoltre provveduto al dosaggio del gl ucosio col micrometodo di Bang, che dette: g. 0,15 °/00 ; dosaggio dell'albumina col metodo Sicard: gr. o,2o 0 j 00 • Analisi delle urine: Nel primo periodo della malattia: colore ambra; aspetto limpido; densità 1028; reazione acida, fosfati terrosi alcalini abbondanti: albumina assente; muco _!)US assente; emoglobina assente; pjgmenti biliari assenti; urobilina assente; sostanze riducenti presenti; glucosio assente; acetone assente; esame microscopico del sedimento: nulla di notevole. Nei successivi esami di urina, scomparvero anche le sostan~e riducenti. Nel periodo acuto della malattia, oltre all'applicazione della vescica di ghiaccio, purganti, lavaggi intestinali, puntura lombare, fu praticata cura salicilica e poi urotropina per via orale. In secondo tempo furono usati preparati iodici, arsenobenzoli (a piccole dosi), pilocarpina e scopolamina. Furono praticate iniezioni ipodermiche di antiparkinsonina, che dovettero essere abbandonate perchè mal tollerate dal malato. Durante la lunga degenza il p. andò leggermente, ma gradatamente migliorando : pur persistendo disartria e voce a timbro nasale il malato divenne in condizioni di poter esprimere il proprio pensiero. L a scialorrea e la sudorazione patologica si attenuarono grandemente fin quasi a scomparire. I riflessi tendinei dapprima senza apprezzabili differenze, fini rono per attenuarsi grandemente dal lato sinistro del corpo e da questo lato comparvero classici movimenti atetosici. Si attenuarono inoltre, note,·olmentc, i tremori. Assenza di sintomatologia piramidale.


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L':-: C.\$0 01 E:--:Cf..h\LI TE POST -\"ACCI:--:I CA

Dal lato psi.:hico sulo qualche modica pcnurhazione del car:mere. Essendo spronisto di mezzi di sussistenza, il 18 gc:nn:~io 1935 fu rico\'erato alla Clinica l'europsichi:~ t rica <.lda R. Cni,·ersi tà Ji Firenze dalla quale fu associato al ~lanicomio con diag nosi di Encefalite postvaccinica : Ji poi fu tr:~sferito in famigl ia.

Che esista ur. nes~o GlUsJie tra la vaccinazione subìta dal militare e la sin drome nervosa, subito dopo scaturita, a noi sembra certo. Si potrà discutere, come taluni f::tnno, se il cosidetto virus vaccinico fu il solo ad agire, ma non si può certo astrarre da una causa, che sappiamo nella quasi uni\'ersalità dei casi, capace di dare azioni e reazioni con meccanismi ben conosciuti. Nel caso sopra esposto, noi abbiamo veduto che un soggetto vaccinato, presentò - in chiara relazione diretta - rc:tzioni locali e generali esagerate: indi dovemmo assistere ad un chiarv processo encefalitico e ciò in analogia a quanto molti altri hanno osservato. Secondo l'opi nione della maggior parte degli AA.., lo spazio di tempo che intercorre tra vaccinnionc c comparsa ddla sindrome encefalitica va dai IO ai 13 giorni (come l'esan tema generalizzato nel vaiolo); se noi consideriamo che il nostro P., fu ricoverato in infermeria sette giorni dopo la \·accinazione, possiamo ritenere come molto probabile che l'encefalite si sia manifestata qualche giorno dopo. Che si tratti di una encefalite diffusa, non vi possono essere dubbi, essendo troppo chiara la sintomatologia che ci dice anche che non furono risparmiati grossi nuclei mescncefalici. Esistono invece caratteri stiche, che ricordano assai da vicino l'encefalite lctargica. A chiunque medico, noi mostrassimo il nostro A. durante la di lui lunga degenza ospitaliera, senza far parola deli 'anamnesi, esso faceva l'impressione e veniva ritenuto per un encefalitico letargico. Non dobbiamo però dimenticare che perfino la commissione inglese incaricata di studiare questa malattia, manifestò la tendenza ad identificare l'encefalite postvaccinica con l'encefalite letargica, fino a porsi la domanda se sia opportuno ammettere l'intervento di qualche altro virus conosciuto, indipendente da quello vaccinico, come il virus letargico od il poliomielitico. Noi dobbiamo mettere in evidenza, come nel nostro caso, fecero complct:tmente difetto i sintomi clinici abituali soliti a riscontr:mi nell'encefalite letargica, qual i la diplopia e i sogni onirici. Non si verificò alcun caso di encefalite letargica nella sede del R e~gìmen to a cui appartiene il P. (neppure tra la popolazione civile); così dicasi per la provincia di provenienza. Inoltre fu nostra cura far pr:1ticare nel liquor indagini relative Jl dosaggio del glucosio, ed il collega capit. dott. Guido Piazza (che ringrazio) dell'Istituto d'Igiene della Scuola di Sanit3 Militare, ottenne resultati che non stanno in rdazionc a quanto fu in genere riscontrato nell 'encefalite letargica avendo • •I per l ':1lbum1na: • trovato gr. 0,15 O/l ùo ; lo stesso d ICJS gr. 0,20 1""· 0


UN CASO DI ENCEFALITE POST-VACCJ:-;JCA

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Tali considerazioni, unite alle modalità d 'insorgenza dd male, che non possono davvero essere trascurate, fanno esdudere nel caso specifico l'encefalite letargica. Secondo l'opinione degli AA. che in questi ultirru tempi si sono occupati dell'argomento, la diagnosi differenziale, deve essere fatta oltre che con l'encefalite letargica, con il morbo di H eine-Medine, con le forme meningitiche, con il tetano, e le emormgie meningee; ma queste si possono facilmente escludere. Infatti l'evoluzione, con la mancata rapidità di decorso, l'assenza di paralisi di tipo flaccido, seguite da atrofia, fanno con facilità scartare la forma spinale della poliomielite anteriore acuta e per la forma encefalica, o! tre alle osservazioni fatte allo scopo d eli'esci usione del!' encefali te letargica, dobbiamo aggiungere come fecero difetto totale i sintomi clinici abituali, quali la corizza, l'angina, i dolori spontanei a tipo nevritico, l'iperestesia ecc.. Nulla, poi, che abbia potuto far pensare anche lontanamente al tetano, per l 'assenza assoluta di contratture toniche permanenti, sopra a tutto dei muscoli masticatori, assenza di crisi convulsive generalizzate, di ipertonia, di tutta quella sintomatologia insomma, che non è confondibile con la sindrome presentata dal nostro A. Nè con emorragie meningee si può confondere, in quanto che i sintomi di queste sono di un processo infiammatorio con compressione, paragonabili in certo qual modo a quanto si osserva nei tumori : insorgono improvvisamente e il quadro clinico ricorda l'apoplessia. Alcuni AA. specialmente pediatri, hanno suddiviso l'encefalite vaccinica in quadri: Taccone in accordo a Zappert distingue: 1) f. pareticasonnolenta; 2) f. meningea; 3) f. tetaniforme; 4) f. miclitica: s) forme fruste ed abortive a cui vengono unite le rare forme neuritiche. Le manifestaziC?ni nervose rilevate sono naturalmente svariate: manifestazioni paretiche spastiche, flaccide, spasmi e tremori, convulsioni (molto frequenti), Parkinson o corea, compromissione di nervi cranici, turbe del linguaggio ecc.; alterazioni psichiche quali ottundimento psichico, perturbazioni del carattere e della condotta, mutamenti di carattere specialmente con note di ipereccitabi lità, idiozia transitoria. Luksch distinse nel quadro clinico una forma meningitica, una mcningo-encefalitica, comprendente tre sottoforme : tetanica, encefalitica (sui generis) e mielitica. In conclusione possiamo affermare che talora (e stando alla letteratura si tratta della evenienza più frequente) si svolge a carico del sistema nervoso centrale, una sindrome infiammatoria sia pure alJarmante, ma tale da non ledere profondamente la sostanza nervosa, per cui si assiste l lla completa guarigione; altre volte invece la malattia può produrre la morte o anche senza di questa se la virulenza del male determinò alterazioni d'importanza,


UN CASO 01 ENCEFA LITE POST-VACCINICA

specialmente distruttive, si avrà una guarigione in difetto, con sintomatologia corrispondente alle zone colpite. Frequenti le sindromi extrapiramidali, analogamente a quanto si ve-

rifica nell'encefalite letargica; ciò che si è verificato nel nostro caso come sta a dimostrarlo tutta la sintomatologia obbiettiva, tra cui l'atetosi, limitata a sinistra, che concede possibilità di localizzazione.

Etiopatogenesi. -

A. Marie nel 1920, poi Levaditi, Harvier e Nicolau riuscirono in animali da esperimento (conigli) a produrre l'encefalite vaccinica con inoculazione cerebrale diretta, mentre non riuscirono per via cutanea, ematico corneale (via indiretta). Mc. Intosh con l'inoculazione intracerebrale eli virus vaccinico produsse nel cervello di conigli e scimmie una meningo-encefalite simile all'encefalite vaccinica umana specialmente per caratteri istologici. Non si potettero mai ricavare dal cervello di encefalitici virus noti e tanto meno batteri . Comunque, l'esistenza per svilupparsi della sindrome nervosa post-encefalitica, di un periodo costante di incubazione, l'assenza di epidemie di altro genere al momento della manifestazione di queste forme, la sintomatologia clinica e l'anatomia patologica, costituiscono gli argomenti in favore dell'ipotesi vaccinica. I neurovaccini e neurolapini che talora furono sostituiti ai dermovaccini, secondo taluni A. A. (Baise, Voizard) sarebbero stati da incolpare perchè ritenuti encefalitogeni; ma fu ciò assolutamente negato e d 'altra parte vediamo sindromi encefalitiche postvacciniche consecutive aJla vaccinazione con linfa (dermovaccino). Altri AA. ritennero che il virus vaccinico, magari per un esaltato potere neurotropo fosse sufficiente a determinare la encefalite, ma anche questo neurotropismo si dice inesistente. Altro elemento in favore della etiologia vaccinica dell'encefalite come riferisce Penta - sarebbe quello terapeutico. H ekmann e dopo di lui Gruneberg, Horder e Rozendall hanno ottenuto ottimi resultati terapeutici nell 'encefalite con l'impiego ad alte dosi di siero, ricavato da persone di famiglia vaccinate contemporaneamente agli ammalati e con decorso regolare del processo vaccinico. Gli argomenti sopra accennati ed altri ancora, sui quali non ci intratteniamo per brevità, atti in definitiva a dimostrare o a ritenere il virus vaccinico agente etiologico della encefalite postvaccinica sono stati da taluni (Penta ed altri) negati. Altre encefaliti e principalmente la post-varicellosa e post-morbillosa danno un quadro an atomo patologico qu<tsi identico ; negli animali da esperimento il virus vaccinico non produce lesioni paragonabili a quelle della sindrome encefalitica postvaccinica nè sarebbe sufficiente a provare la natura vaccinica la presenza del virus vaccinico del liquor, nel


UN CASO DI ENCEFALITE POST-VACCINICA.

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sangue e negli organi (non costantemente ma con percentuali diverse secondo i diversi studiosi). Levaditi e Nicolau dimostrarono che l'inoculazione di un virus, può produrre l 'insorgenza di una malattia che è dovuta ad altro virus. Bastai e Busacca, M ariani, Vegni V eratti e Sala ed altri fecero lavori atti a dimostrare, che la malattia erpetica esplode in malattie come polmonite, meningite cerebro-spinale. Si tratterebbe di una infezione latente, i bambini si contagerebbero a poco a poco e l'esplosione sarebbe determinata da questi altri processi morbosi. Cozzolino, Gins, e altri in analogia, ritennero di potere ritenere che durante la vaccinazione, esploda un virus vaccinico che già preesisteva. De Toni fa osservare le obbiezioni <:ontro tale ipotesi, non essendo dimostrata l'esistenza di questo virus, che dovrebbe trovarsi solo in pochi individui, preesistere nei lattanti, la mancata corrispondenza tra e. epid. e sindrome nervosa dei vaccinati, la mancata rassomigliam:a anatomica tra e. epid. e da vaccino messa in rilievo da istologi quali Spielmeyer, Economo. Vi sono poi AA. che sostengono l'esistenza di un rapporto fra encefalite epidemica e vaccinica, altri la negano; così dicasi per l'ipotesi di altro virus ignoto. L'inquinamento della linfa appare insostenibile. Glazmann e altri considerano la sindrome nervosa postvaccinale di natura allergica. Glazmann notò come l'intervallo di 10-13 giorni corrisponde a quello entro cui si ha lo sviluppo dell'immunità dopo l'introduzione dell'antigene; nel momento in cui si ha la vivace produzione di anticorpi, come nella malattia da siero, l'antigene viene distrutto rapidamente e si possono avere violente manifestazioni allergiche. « Questo tentativo di riportare la genesi dell'encefalopatia a una fase normale deìla vaccinazione è molto interessante ma non spiega come dice il Grassi la rarità delle complicazioni, la loro limitazione al sistema nervoso, la loro recente comparsa e la mancanza di tutta la sindrome delle manifestazioni allergiche» . Keller concilierebbe l'allergia e l'attivazione: questi pensa che non soltanto nella encefalopatia da vaccinazione, ma anche in quelle che si osservano nel corso di svariate infezioni, si abbia un mutamento dello stato allergico dell'organismo, inizialmente non in senso specifico, ma con un carattere di disposizione generale aspecifica alle varie malattie infettive. Paragonando ciò, al fenomeno osservato da Ferubach, e da Moro, secondo cui, mentre generalmente i tubercolosi, reagiscono soltanto alla reazione tubercolinica e non quando si usano sostanze aspecifiche quali il brodo e il peptone (allergici puri) ci sono invece altri tubercolosi, in cui si può ottenere reazione positiva anche con sostanze specifiche (parallergici). Il Keller ha parlato anche in questo caso di parallergia. « Questa ipotesi - osserva Doerr - è pericolosa perchè se al concetto così povero dell'allergia, togliamo anche il carattere della specificità cadiamo nel buio.


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U:-J CASO DI E:VCEF.\LITE POST-VACCIN ICA.

<< D'altronde possiamo domandarci perchè dopo la vaccinazione non si trovi piuttosto la meningite cerebrospinale, i cui portatori di germi sono tanto frequenti ». In conclusione, non ostante concezioni mgegnose, sfugge fino ad ora la vera natura del fattore patogcnetico. Al caso clinico, succintamente esposto, abbiamo fatto seguire una sintesi delle concezioni etiop:nogcnetiche dominanti, le quali, allo stato attuale sono tutt'altro che sicure. Quello che è certo si è che è ormai universalmente ammessa l 'esistenza di un nesso causale tra vaccinazione e complicazioni nervose. Il pericolo dd complesso encefalitico post-vaccinico, raro, ma sicuro, esiste : esso, come dicemmo non in firma la bontà della vaccinazione Jenneriana, che ha salvato e salverà milioni di esistenze. Ciò non toglie, che onestamente non si debba riconoscere la possibilità di conseguenze dannose all 'individuo che si sottopone alla vaccinazione. A nostro parere, riconosciuta la necessità dell'obbligo della vaccinazione, non si può disinteressarsi della sorte di quei pochissimi, che assoggettandosi alla legge per il bene comune, ebbero la disgrazia di riportare danni indelebili nel loro organismo. Nel caso specifico, questo militare che si è sottoposto alla vaccinazione obbligatoriamente, è stato restituito alla fami glia inabile a proficuo lavoro. Noi riteniamo che le C. M. O. se fossero chiamate a decidere in merito, a casi del genere, si pronunzierebbero in favore del riconoscimento della malattia come dipendente da causa di servizio; provvedimenti umanitari simili dovrebbero attuarsi anche nei casi che si verificano nella vita civile. Si tratta di evenienze molto rare, ma possibili ; 3pparirebbe quindi equo che esistessero disposizioni atte a raggiungere le garanzie per gli accertamenti diagnostici, ma anche provvidenze economiche adeguate a favore dei colpiti e delle loro famiglie. Per ovvie ragioni, noi ci limitiamo ad un semplice accenno a questo delicato compito di assistenza sociale, ma siamo sicuri che il problema non mancherà - col tempo - di essere affrontato e risolto in pieno da chi ne ha la veste e la competenza necessarie. Au-roRIA;sU:"TO. - L'A. espone un caso di encefalite post-vaccm1ca verificatasi in un militare. All'anamnesi, esame obbiettivo, diagnosi d•fferenzialc, fa seguire nozioni ctiopawgenetiche dominanti. Infine accenna a pro\·videnze sociali d i inJcnr.izzo, che riterrebbe doverose in favore dci colpiti Jat complesso encef:tlitico post\·acci nico.


UN CASO DI ENCEFALITE POST-VACCINICJ\

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

SANITÀ MILIT ARE P. BRUÈR.E. -

Il pericolo aereo. (Tipograha <• L e Moil et Pascaly ll j Parigi, 1935).

Del colonnello Bruère e sempre in tema d i chimica bellica, ci siamo già altra \·oita occupati su questo stesso "Giornale)) ( t); ma è utile mettere in rilievo che l'egregio A . - con le sue numerose e svariate pubbltca7.ioni, conferenze illustrate ua dimostrazioni pratiche sui migliori dispositivi per la protezione individuale e collettiva, ingegnose proposte quali: l'adozione della sovrapressionc negli ambienti di ricovero e nei mezzi di trasporto, l'apparecchio rivelatore dci gas d i combattimento ecc. - ha dato un notevole contrib uto :~Ila solu z ione di molteplici e gravi problemi ri guardanti la d ifesa antigas. Jl pericolo aereo - che nel nuovo stu dio egli prende in esame - è una e\·entualità di guerra che bisogna saper affrontare con calma e m etodo se si vuole evitare il fattore << panico '' e riùurre al minimo gli effetti noci\·i della guerra chimica. I progressi del l'aviazione - come velocità di appa recchi c possibilità di tra~porto - possono es porci: 1) ad attacchi bruschi - che si effettuino cioè avanti ogni d ichiarazione di guer ra e anche senza il preventi\·o puiodo di tensione diplo matica su città aper te, centri inuustriali, punti strategici , a scopo d' intimidazione; 2) a un triplice pericolo, ovc l'avversario im pieghi oruigni espiosivi, incendiari, tossici. L'A. si vede costretto a constatare che, malgrado le leggi promulgate in Francia e le disposizioni impartite dalle municipalità ed C'nti creati per la difesa antiaerea, gli sforzi condotti per l'allestimento delle necessarie op~ re di difesa pa~siva non hanno dato ancora quei risultati soddisfacenti che era lecito attenùcrsi; nè è stato affrontato l'esame della possibilità - in caso di attacco improvviso - di eseguire, con un rcnJimcnto proficuo, il ri piegamcnto di una parte del personale attivo c l'evacuazione d el la popobzione civile inutile. Egl i esamina, quindi, come occorra stu d iare questo argomento con assoluto sangue freddo, tenendo presente le catastrofiche conseguenze alle qual i si andrebbe incontro per mancanza d i previsione, tanto se si contempla la prott.:zione contro le bombe esplosive e incendiarie quan to contro quelle cariche di aggressi\·i chimici - capaci di esercitare un'azione nociva sull 'organismo umano c d'inquinare l'acqua e le sostanze ali mentari - insistendo particola rmen te su questo pericolo tossico, il di cui carattere insidioso aumenta il da nno. Dopo aver accen nato alle consuete misure d'obbligo che, in linea generale, ogni comune è tenuto a prendere - segnali di allarme per la popolazione civile, esti nzione del la illuminazione notturna sia pubblica e sia privata, efficienza del servizio di d isinfezione e di sgombero. istituzione dci posti di soccorso sanitario, protezione del personale attivo addetto ad assicurare i servizi pubblici e, conseguentemente, locali di ricovero e apparecc hi di protezione ido nei pd detto personale - egli rileva con am arez za che, non appena si cerca di risolvere pr:nicamente questa angosciosa questione, subito appare l'esistenza d i difficoltà prcssochè insormontabili. T ale è il caso, ad esempio, dei cosidctti c< ricoveri a tutta prova >> i quali, oltre a offrire uno scarso rendimento. richiedono un prezzo molto ele \·ato per la loro realizzazione. E , infa tti, la resistenza ai proietti di grosso calibro (una to nnellata di esplosivo) esige due metri d i spessore di cemento armato e degli appoggi d i sostegno d ista nziati, a l massimo, di quattro m etri. ( t) P. flR<•t.RE. - RI('OI'f'rÌ mnirml. prrmmJNiiÌ t' i mprOJ'J'Ùali pu .<art·or so ,, Z "· Mcdico n,l \lo li tMC " ; fase. Xli , cloccm hrc 1934-X 111 , pag~ . 12H· l24 5·

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITt\LIANA E STR:\:'\IFRr'.

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Inoltre, per provvedere alle esigenze della respirazione e allorchè si adotti il sistema del circuito chiuso per la rigenera;rio ne dell'aria, bisogna ricorrere a installazioni costose. E pertanto l'A., per far fronte nHt' conseguenze derivanti da .attacchi bruschi, propone le due seguenti soluzioni, ritenendolc praticamente più accessibili: a) Protezione con ricoveri sotterranei - preferibilmente sottosuoli e cantine di immobili elevati - proV\'isti di mezzi di chiusura; si procurerà di dotarli di una uscita di soccorso, lontana dall'entrata, e verranno convenientemente .attrezzati e forniti anche d i qualche disinfettate, nonchè di sostanze di azione riparatrice contro gli e ffetti degli aggressivi chimici. b) Protezione sulla superficie, vale a dire negli stessi appa rtamenti, idea che raccoglie molri consensi . Per questa ipotesi, l'A. elenca tutta una serie di pronidenze, scendendo ai dettagli più minuti, nell'intento di offrire la massima sicurezz::~ della protezione collettiva nel qu.adro famili:-re. E. massim:1mente per ciò che riguarda la rinnovazione dell'aria, egli ravvisa la necessità di una preventÌ\':l intesa fra in<Juilin i c proprietarì di stabili, per assicurare la distribuzione dell'aria depurata, tanto negli appartamenti e tanto - come nelb precedente ipotesi nelle cantine c sottosuoli, nei quali si ricorrerebbe sempre al sist ema della sovrapressione. E' superfluo dire che questo metodo di protezione - il quale si rif<.:risce particolarmente alle misure di previsione contro gli aggressi,·i chimici ha il van taggio di una ~1pplicazione generale, potendosi estendere anche ai ,·eicoli destinati al trasporto dt:i lcsionati sprovvisti di maschera, dei fanciulli, delle derrate a limentari ecc. e può utilizza rsi fin dal tempo di pace - con notevole profitto igienico unitamente al controllo del funzionamento, ove periodic:1mente venisse provato - col beneficio di scacciare la poh·er e dai locali e rinnova re l'aria in quelli che, per la loro d estinazione, la posseggono ta lora umida o confinata: cucine, stanze da bagno, gabineui di decenza e simili . Un punto importante su cui richiama l'attenzione concerne le misure protettive per l'acqua e le sostanze alimenta ri, per le qua li espone le norme generiche consigliabili, così per la conservazione come per la rigenerazione, nei casi di inquinamento per aggressi ,.j chimici. S'interessa, infine, delle maschere dando la pref~n: nza a quelle filtranti le quali, per m:-~neggio facile e prezzo ri dotto, meglio si prt'stano a essere adottate e consentono, comunque, l'incolumità per raggiungere un ricovero, un centro di sgombero, evacuare una zona bombardata. Tali maschere - nei dive rsi modelli approvati dal << Servizio chimico di guerra >> - sono di regola dotate di una c:1rtucci:a filtrante a base di carbone attivo, capace di neutralizza re l'azione di v:~rì gas (all'in fuori dell'ossido di carbonio) e cioè: cloro, fosgenc::, cloroformiato di mono~ loromct;l c o « pali te )), cloroformiato d i triclorometile o t( superpalitc ''• cl<:ropicrina. ;ciJo cwanidrico, iprite, lcwisite; n onche': di un dispositivo contro le arsine poh·erulenti. Concludendo, l'A. riuene che la protezione contro il pe ricolo aereo - come è stato dimostrato dagli ottimi risult:~ti conseguiti nei recenti esercizi pratici per la difesa aerea di Parigi - è problema che d ev'essere :1ffrontato fin dal periodo di pace e con tutta calma e serenità, bastando solo misure di prudenza per evitare conseguenze disastrose che possono determinarsi specialmente in caso d i attacchi imprevisti e di sorpresa. E. ciò stante, egli indica di adott:~rc, come pratiche fondamentJii: •") Il mezzo della sovrapressione che, applicato ai loc:1li di sosta e ai veicoli di trasporto, risulta un soccorso efficace da utilizzarsi con !arg hezz:1. 2°) La maschera, appropriato accessorio d i d ifesa, di cui è prudente munirsi poichè permette di potersi allontanare senza Fericolo da zone inves tite da g as noci"i. J 0) Il ri piegamento spontaneo o meglio l'cvacunione, li n cb l periodo di tensione ùiplom:Jtica, che dev'essere eseguito come un preciso dovere da parte delle persone che non h anno alcun servizio pubblico da assicurar-:.


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RI\'ISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:"IERA

Questo dovere, anzi · - se la coscienza chimica collettiva è formata - diventa im· prescinclibile per ognuno, che de\·e compierlo con la cooperazione spontanea alla difesa passiva, nell'àmhito dci propri mezzi: tecnici, morali, finanziarì. A. PAGNIELLO.

C. HÉnERER.- La respirazione artificiale. Studio critico - Metodi manuali. (« Gaz Jc Combat » , settembre 1935). E' noto che la respiraz ione artificiale rappresenta la chiave di volta dd sistema terapeutico che si mette in opera per ri animare tutti quegli indi\·idui presso cui l'arresto dci movimenti respimtori, abolito per un'azione fisica, o chimica, costituisce il pericolo immedi:lto di morte. E' logico guindi che riescano oltremodo interessanti tutti quei laYori che apportino un contributo a tale argomento, specie se doYuti ad una personalità scientifica ben conosciuta, qual"è il prof. Hédner. L 'A., che inizia il suo pregevole studio sull'importante orgomcnto chiedendosi gual'è, allo stato attuale, il miglior metodo di respirazio ne artificiale, dopo a\•er ricordato che quasi tutd i sistemi di respirazione artifici3le, sorti empiricamente eò oggidì di\·enuti classici risalgono a molto tempo fa, quando non erano ancora possibili ade· gu:ni studi sperimcnt:~ li , passa ad illustrare i principali dati fisiologici sulla meccanica respiratoria, i rapporti di solid~trietà fra la respirazione e la circolazione polmonare ed il cuore, c guelli che intercedono fra respirazione stessa ed il sistema nervoso, precis:tmente il centro respiratorio, che. come è noto, reagisce sotto l'influenza di eccitazioni chimiche (provenienti dal s:111gue), sensitivc periferiche (trasmesse dai nervi scnsitivi della periferia c dalla superficie polmonarc), e sensiti\·e cemrali (perven ute dai centri encefalici). Esaminati i principf gcner<Jli, su cui si basano i vari metodi d i respirazione artificiale (c cioè la compressione toracica e toraco-addominale, seguita da una decompressione che permetta alla cassa toracica di riprendere, per la sua ebsticità, la forma primitiva, con l'aggiunta di certi movimenti delle braccia o dei visceri addominali). richiam:t l'attenzione sul fatto che qualsiasi metodo di respirazione artificiale, per essere considerJto tole c per rJggiungere lo scopo, deYc assicurare una ventilazione polmonare e degli scambi gassosi suffìcicnti, ciò che implica un'nione combinata sul sistema card io-vascolare, cd esclude da i metodi di rcspirnione artificiale la tra zione linguale di Lahorde, in quanto questa non rappresenta che una manovra d'eccitazione bulbare. Alferrn:tndo poi che, in seguito all'intervenuta possibilità di praticare adeguati esperimenti, è ora possibile stabilire una graduatoria di rendimento fisiologico tra i \·ari' metodi di respirazione artificiale, passa ad an alizzare, in modo diffuso ed alla luce delle acquisizioni sperimentali, il meccanismo ùclla respirazione artificiale (i cui Yart metodi esercitano, tutti, con maggiore o minore efficacia, un 'azione diretta sulla ventilazione polmon;Jre; un'azione d iretta sul cuore e sulla circolazione; un'azione indirctla, per via riflessa, d'ori g ine polmonare, sui centri cardiaco e respiratorio; un'azione sugli scambi gassosi a livello dci polmoni), per g iungere alla conclusione che gli effetti che la respirazione artilici~lc proJuce sulla ventilazione polmonare, !ul cu ore, sulla circolazione, sui riflessi cardio-respiratori e sugli scambi gassosi alveolari, ne fanno una sostituzione molto approssimativa dclb funzi one normale: «Non si può, aggiunge J'Hédcrer, domandare alb respirazione artificiale altro che di differire la morte per un certo tempo, quando rest.1 ndl'asfìssiato una scintilla d i vita, e di soffiare su questa scintilla, con molta fortuna ta!Yolta, per rianimarc la fiamma ». L'A. passa, infine. in rivista, descrivendone le mod:·tlità e facendone la critica, dal punto di \·ista fisiologico e pratico, i principali metodi manuali di respirazione artifici::Jlc attualmente adoperati, precisamente quello d i Silvester ( 1838), associato alle manovre di


RIVISTA DELLA STAMPA MEDIC.A. lT.'\Lii\NA E STRA!'i lERA

Laborde o di Guilloz; quello di Howarcl (187 t ); quello di Schacfcr (1904); quello di Jellinek ( 1934), e si sofferma sul metodo combinato Sch:tefer ( 1904)-Hédcrer ( 1935), così chiamato per la moclific:tzione apportata dall'A. :~1 metodo originale dello Sch:tcfer. La manovra, attuata secondo la modificazione cldl'Héderer, da un secondo operatore. che solle,·a e riavvicina i gomiti del paziente, messo bocconi, verso il piano vcrtic:~le, provocherebbe un immediato ampli:unento delb cassa toracica e quindi una inspirazione attiva, accrescendo così il valore fisiologico del metodo originale Schaefer, sopprimendone gli inconvenienti. Le numerose illustrazioni, le chiare riproduzioni radiografiche ed i numerosi d:ni sperimenta li, che J'Hédercr riporta, rendono oltremodo prntico questo suo lavoro. MACRONE.

IGIENE Studio sperimentale suU' importanza cleUa cute nella formazione delle agglutinine (in corso eli immunizzazione generale). (u Bollct. lstit. Siero-

C. NANI' t. -

rerapico Mil. ''• V. 14°, fase. Vll-1935·- '' Boli. Sez. lt. Soc. Int. Microhiologia n ,

fase. VII-1935). L'A. allo scopo di accertare l'importanza devoluta alla cute come organo di produzione di agg:utinine in corso di immunizzazione gc nernlc, con una serie di esperienze delle quali descrive per esteso la tecnica rigorosa, giunge a neg:-are alla cute stessa una partecipazione attiva, in contrasto a quanto sembrava avessero dimostrato gli esperÌ· menti di T rawinski. L 'A., inoculate per via sottocutanea ed endovenosa due serie di conigli, l' una con germi c.lel tifo uccisi e l'altra con germi vivi, ha preceduto al trapianto di lembi di cute di dimensioni, presso a poco sempre uguali, dagli ~ nimali vaccinati (datori) in altra serie di animali non trattati ( ricevitori), saggiando in seguito, ed a vari intervalli di tempo, il potere agglutinante nel siero c.lei conigli innestati. Da questi saggi è risultato che solo con il trasporto della cute di conigli preparati con germi vivi cd a elevato potere agglutinante era possibile provocare nei conigli innestati un potere <lghluLinante specifico di modico titolo e la cui curva di esaurimento si dimostrò caratteristica e probariva in favore dell'ipotesi d i un trasForto passivo di agglutinine contenute ,·erosimilmente nella parte ematica trasportata con l'inr:estO stesso. Con altra serie di esperienze, inoculando cicè portitamente sia il siero sia l'estratto rot:>le di cute di animali preparati con ge rmi vivi ed a elevato potere agglutinanrc, l'A. ottenne nel siero un potere agglutinante pressochè uguale a quello riscontrato nel siero degli animali innestati con trapianti cutanei. Questo dimostra che il debole potere ag· glutinante che si riesce così a provocare negli animali, non è g ià dovuto ad una speciale virtù o proprietà citologica dell'innesto, ma piuttosto a quella porzione ematicoumorale, che con il lembo cutaneo stesso viene passivamente trasport::Jta, e che, assorLita e diluita nell'intera massa dei lk1uidi circolami ndl'anim<1le ricevitore, riesce a palesarsi se sufficientemente elevata. Gli esperimenti, svolti con tecnica rigo rosa e ri:-assunti in numerosi specchi, nonchè confermati da interessanti fotOg rafie, che illustrano il decorso degli innesti, rappresentano un importante contributo sperimentale ad una questione che nel campo dell"immunologia merita di essere messa in giusta luce e conduce l'A. a conclusioni che discordano con quelle di precedenti ricercatori.


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Vaccinazione antitifica ed antidissenterica ~r via orale. (<<1:3ull. Off. lntern. d'Hygiène », novembre '935· n. 11).

KRALI EVI TCH-TeH ERNozoNrsov -SrM rTc rr. -

Simitch espone in un'accurata relazione statistica i risultati consegu iti in numerose campagne antidissenteriche ed amititiche condotte in Jugoslavia usando dei vacClfll batterici liquidi per via orale secondo il meuxlo di Besredka. Premesso che b pietra fonùamcmale della profilassi di tutte le malattie infettive, ed in modo speciale di quelle intestinali, dovreube essere basata sia sulle misure del l'autOrità sanitaria sia sulla perfetta educazione cd istruzione igienica del popolo, per il presente constata che è ancora in modo precipuo alla vaccinazione che si deve ricorrere per impedire la propagnionc delle malattie stesse. Per la febbre tifoidea, l' A. osscn·a, che la fiducia riposta nella vaccinazione anti· tilica parenterale con emulsioni d i colture uccise comincia a diminui re e che incontra, come modalità vaccinante, nella popolazione civile una certa resistenza passiva. E' guind i per questo insieme d i cause che si rivolse, specialmente in ambienti rurali ed in opifici e grandi lavori stradal i cu i erano atlibiti in m aggioranza elementi rurali, ad esperimentare uci vaccini antitifici ed antidissemerici puri e polivalenti per via orale. L'A. espone una serie d i episodi endemici cd epidemici di dissenteria e di febbri tifoidee contro i guaii si usarono Yaccini liquidi in goccie alb dose di T-T,5·2 cc. e cioè goccic zo-J0·40 per tre giorni consecutivi, contenendo ogni cc. del vaccino 25-30 miliardi di germi. Dall'insieme dci risultati ottenuti con l'appl icazione della vacci nazione per via ora!-: praticata su di un ingente numero di perwne cd in periodi epidemiologici diversi, l'A. afferma che i vaccini a llestiti con ceppi omologhi si dimostrarono di un'a reale e pron ta efficacia contro la dissenteria sia del tipo tossico (Shiga- Krusc) quanto contro quella causata dai paraùisscnterici Flcxncr - Y - ; m eno attivi i Yaccini preparati con dci ceppi ctcrologhi, mentre i vaccini m isti (dissenterici + tifici) si dimostrarono scarsamen te protettivi verso la febbre tifoidea. Il giudizio sull'impiego dell'enterovaccino antitifico puro è mantenuto in sospeso osservando tuttavia che nell'organismo il b. del tifo ha carattere più invasivo dei dissenterici e r he quindi anche la via di somministrazione del vaccino de1·e essere differente da quella usata per la dissenteria. Dalla descrizione dei vari' cpi~odi epidemici emerge inoltre la frequenza riscontrata dei portatori di b. tifici e che sovente i casi di dissenteria precedono il manifestarsi, in una stessa regione, della febbre tifoidea che può avere per vettore, specie nella stag ione autunnale piovosa, la mosca Stomoxys calcitrarls con la trasmissione della malattia per puntura. L'A. segnala ancora l'importanza dell'acqua nell'insorgere dell'epldcmia di dissenteria, non già come veicolo diretto del germe specifico, ma bensì di altri germ i che disturbano la flora intestinale normale c favoriscono l'insediarsi del la malattia. Conclude dimostr:lllÙOsi propenso all'impiego di vaccini monovalenti, allestiti con colture selezionate ponendo particolare cura al dosaggio dei germi ed indica la necessità che i produttori di vaccino si tenga no in relazione di collaborazione con gli epidcmiologisti ai quali è devoluto lo studio del valore protettivo dei vaccini, studio che deve avere una base non solo sperimentale ma anche epidemiologica. DE ALESSI.

TH. RErr. -

La cuti-reazione alla tossina difterica ; suo valore e sue indicazioni.

(« Annales de I'Institut Pasteu r », t. 55, n. 3, 1935). Con precedenti comunicazioni l'A. ha già reso noti i primi risu ltati favorevoli ottenuti per il rilievo dell'allergia cutanea umana verso la tossina difterica sostituendo l'intradermo-reazionc di Schick con una cutireazione praticata con tossina ipcrattiva.


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E' noto che la reazione di Schick richiede l'impiego di tossina diluita per cui, pur essendo di facile tecnica, esige un esatto dosaggio della di luizione di tossina, la quale inoltre, così diluita, presenta l'inconveniente di non poter essere conservata. E' pertanto indubbio che la possibilità dell'impiego di una tossìna non diluita, che facilmente può essere conservata in ghiacciaia, veniva già a rappresentare un vantaggio praùco non indifferente per una più facile esecuzione, da parte dì ogni medico, Jdla prova cutanea di recettività alla infezione difterica. Successivamente l'A. con nuove ricerche ha potuto confermare il valore praùco della cutireazione, la cui specificità apparve avvalorata anche dalla mancanza di pseut!oreazioni, e fissarne la tecnica, l'evoluzione e l'interpretazione. La tecnic-a definitivamente adottata da Reh è stata la seguente: con un movimento a succhicllo impresso ad un vaccinostilc si praticano due scarificazìoni cutanee puntiformi, distanzi:ue dì 5 cm. sull'avambraccio e su quella distale sì depone una goccia di tossina pura lasciando prosciugare all'aria. Non verificandosi pseudoreazìonì non occorre la prova con tossina inattivata, mentre l'altra scarificazìone rimane come controllo. La reazione positiva si manifesta con una zona d'iperemia di 3-15 mm. di diametro, al centro della quale, il più sovente, compare una vescicola o piccola crosta. La lettura della reazione è possibile già al 2° giorno: al 3° essa appare nettissima. Con la presente nota l'A., sulla base dei risultati ottenuti dall'insieme delle indagini praticate su 250 soggetti di varia età, viene ad affermare il valore della cutireazione come testo di recettività e ne pone in rilievo la superiorità pratica in confronto dcll'intradcrmoreazione di Schick. Premesso che come questa è innocua e specifica egli ne elenca i vantoggi seguenti: è d i più facile esecuzione; non richiede l'impiego di tossina diluita, instabile, ma di tossma pura facilmente conservabile in ghiacciaia; è di interpretazione più sicura poi eh è: non dà luogo a pseudo-reazioni; permette una lctturo più precoce, possibile già ol secondo giorno; infine ha probabilmente anche un'azione antìgena per la quantità minima di tossina a titolo elevato che, attraverso la scarificazione, penetra ncll'orgonismo. Di questi pregi l'A. illustra, opportunamente, in modo particolare la precocità di lettura e ciò in rapporto alle particolari esigenze del quesito diagnostico che non infrequentemente si presenta nei casi di angina banale in portatori di b. b. difterici. Questo non può, come ha concluso Dopter in una recente inchiesta nei militari vaccinati e non ,·accinati colpiti da angina, esser risolto a mezzo ddla reazione di Schick dato il responso relati,·amente tardivo di essa (6°-7° giorno). Se un più esteso controllo confermeril, come afferma Reh, che la cutireazione fin dal 2° giorno può fornire dci risultati netti nei riguardi della recettività o refrattorìetà dei soggetti, essa verrà pertanto ad assumere un prezioso valore oltrechè diagnostico, anche profilattico e prognostico. N ANNI.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE Bleu di metilene e bleu di metilene-eosina nel trattamento delia lebbra. - Studio suiia tossicità sperimentale e risultati clinici ottenuti. (« Bui!. Soc. Path. exothigue ))' T. XXVIII, n. 9, pag. 839, 1935).

P. D oRoLLE, Nco-QuANo-Lv, H vYNH-VAN·Huv e TRAN-VAN·TAM. -

La soluzione di bleu di metilene all'I % in acqua distillata, preconizzata Ja L. R. Monrel, è stata sostituita dalla soluzione neutra isotonica stabilita da J. C. Peiricr; questa risulta dalla mescolanza della soluzione A (bleu di m etilene g r. t, acqua distillata c. c. 25, Na N f zo c. c. 2, acqua distillata q. s. p. c. c. so) e della solu5-

Ct?rnal~ dt 'medicina

militare.


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zione B (s:tccarosio gr. 9,4, acqua distillata q. s. p. c. c. so). Questa soluzione, pn:parata col bleu di mctilene puro RAL viene filtrata due volte su carta e tindallizzata per tre giorni consecutivi a 70°·8o". La dose letale media per il coniglio è di mmgr. 40 per chilogr. se si adopera il bleu di metilcue in soluzione ordinaria all' 1 %, e di mmgr. 6o se si adopt:ra la soluzione neutra ed isotonica secondo Pcirier. Con una miscela di bleu di metilene 0,5 ?{, ed eosina 1,5 ~{, in soluzione acquosa semplice, la dose letale media per il coniglio è di mmgr. 450 per chilogr.; con la medesima soluzione, resa isotonica c neutralizzata (pH == 7.35) la dose letale media è di mmgr. 1000 per chilogr. La tossicità della mescolanza bleu di metilene-cosina è quindi di gran lunga inferiore di quella dd bleu di m et i lene solo. Clinicamente la sua azione è perfettamente simile a quella del bleu dj mitilene solo, e presenta inoltre il vantaggio, dal punto di vista sociale, che la miscela colora poco le lesioni lcprose (dà solo una lieve tinta rosa o bleu violetto, a differenza del bleu di metilcne solo che colora intensamente in bleu). Gli A.A. hanno adoperato, sia per l'una sia per l'altra delle soluzioni, le dosi indicate da L. R. Montel: due iniezioni intravcnose per settimana, dapprima 5 c. c. e poi 1ù-15, fino a 30 c. c .. Praticano in genere una serie di 20 iniezioni biebdomadarie, vale a dire somministrano 525 c. c. di soluzione. Dopo un mese di riposo fan no una nuova serie di iniezioni e poi una terza, quindi nuovo riposo. In tot:tle, alcu ni malati hanno ricevuto, senza alcun inconveniente, c. c. IJ00-1700 di soluzione di colorante. Su trenta malati, seguiti a lungo all'ospedale di Choquam ( Indocina), gli A.A. hanno osservato 7 insuccessi, 9 miglioramenti lievi, 7 miglioramenti ben manifesti e 7 discreti. Questi risultati globali agli A.A. sembrano molto interessanti, tenuto conto che si aveva da fare con malati ~n periodo molto avanzato, con gravi lesioni. Ma il miglioramento ottcnu to in parecchi casi non è stabile; d'altra parte l'azione del colorante, secondo l'esperienza degli A.A., sul batterio leproso è nulla. Vi è quindi un'indicazione formale, secondo quanto ha stabilito il Monte!, ad associare la cromote~ rapia al trattamento col chaulmoogra, utilizzando il tropismo del colorante per farne un supporto per l'altro medicamento. Un trattamento intcnsi\'O coi coloranti sarebbe sempre indicato nella lebbra poichè nella maggior p;1rte dei casi si ottiene un rapido miglioramento e un senso di benessere generale, come non si verifica con nessun altro medicinale; ma, a queH:a terapia d'attacco bisogna associare una terapia di base col chaulmcx)gra, che rende veramente stabili i risultati ottenuti. REITANO. S. GoLovtNE. - Contributo allo studio del trattamento della lebbra.(« Bull. Soc. Path. Exot. »,T. XXVlii, n. 9, pag. 784, 1935). E' noto che finora il solo trattamento della lebbra giudicato efficace è quello praticato con l'olio di chaulmoogra e suoi derivati; tuttavia in questi ultimi anni sono apparse numerose pubblicazioni sul trattam~nto della lebbra coi procedimenti più diversi, e soprattutto col bleu di mctilene. L'A. espone i risultati delle sue ricerche nella cura di numerosi lebbrosi appartenenti a diverse tribù dell'Africa equatoriale francese, impiegando diversi prodotti: 0 J ) Bleu di mctilcne. soluzione T ; . , 20 c. c. per via intravenosa tre volte per settimana. Una serie di 15- 20 iniezioni è generalmente ben sopport:lta. La sua azione è netta sulle ulceri, che si cicatrizzano rapidamente. 2~ ) Gon:1crinc, soluzione al 2 % per gli uomini e all' 1 ' ]{, per donne c bambini; 5 c.c. per iniezione endovena; serie di 20 iniezioni. Riesce sopratutto cificace nel fare scomparire le macchie lebbrose, meno buono è il suo effetto sulla lebbra aperta. 3") Oro (Crisalbina e Miocrisina). Molto attivo contro 1::. lchbra; però il suo impiego urta contro note\'Oli difficoltà. Anche con dosi piccole o,os-o,I,


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e intervallate, una per settimana, compaiono segni di intossicazione (cefalee intense, vomiti, stomatiti). I neri appaiono molto più sensibili dci bianchi ai sali d'oro. 4") Solfato di rame, in soluzione al o, t % in acqua distillata. Dieci c. c. per via endovenosa tre volte la settimana; 15 iniezioni. I risultati sono molto incoraggianti e, secondo l'A., uguali a quelli ottenuti col bleu di metileoe e con la gonacrina. 5•) Balsamo del Perù, alla dose di 0,5·1·1,5 per via endomuscolare. Le iniezioni sono assai dolorose e per qualche tempo il paziente conserva una nodosità nel punto in cui fu praticata l'iniezione; non sono stati mai osservati ascessi nè casi d'intossicazione. Si fanno da 5 a 10 iniezioni, una per settimana; le macchie lebbrose scompaiono e le ulcere guariscono raP.idamentc nella più gran parte dei casi. 6") Carbone vegetale. L 'A. si è servito del carbone di Belloc, finemente polverizzato in un mortaio, in sospensione al 2 ry;, in soluzione fisiologica e sterilizzato per ebollizione; 5-10 c. c. per iniezione intravena tre o quattro volte la settimana. Una serie di to-15 iniezioni non provoca alcun disturbo. I risultati non sono costanti, ma lo stato generale del malato è sensibilmente migliorato, anche se le lesioni leprose permangano invariate. 7°) Fucsina pura batteriologica. Cinque c. c. di una soluzione al o, I % in acqua distillata, per via endovenosa sono generalmente ben sopportati; le iniezioni debbono essere fatte due o tre volte per settimana e non sì deve mai sorpassare nel complesso il numero di 15. I risultati sono più rapidi e più costanti che col bleu di metilene. 8°) Violetto di genziana puro batteriologico. Impiegato alle medesime dosi e con le medesime modalità della fucsina ha dato dei risultati comparabili ai precedenti. In una tabella sono riassunti i casi trattati e i risultati generali ottenuti con i vari prodotti: su 139 lebbrosi curati sono stati osservati: 54 guarigioni apparenti, 6g miglioramenti, 16 risultati nulli. Nessuno dei prodotti impiegati ha una vera specificità per la lebbra; tuttavia essi possono rendere dei buoni servigi nella terapia di tale forma morbosa, considerando anche il loro basso costo e la possibilità di averli sempre a portata di mano in qualunque formazione sanitaria. Analogamente a quanto avviene p:-r la sifilide, è opportuno praticare per la lebbra un trattamento continuo e variato, insistendo sopratutto sul medicinale che si mostra più efficace; ogni caso di lebbra deve essere studiato attentamente e trattato in una sua particolare maniera perchè ogni caso è diverso dall'altro, così come avviene per la tubercolosi. Infine l'A. segnala il fatto che lesioni lebbrose spariscono più facilmente nei ragazzi che negli adulti e le recidive sono più rare e più distanziate nel tempo. R EITANO.

E. CovTuRE. - La melioidosi. - Stato attuale della questione. (« Rcvue d'Hygiène et de médecine préventive », vol. 57, n. 3, marzo 1935).

In questa rivista critica l'A. espone, in modo veramente completo, lo stato attuale delle conoscenze sulla melioidosi, malattia infettiva ed assai grave, comune all'uomo, ai roditori ed agli equini, molto simile alla morva (chiamata 1)1elioidosis da Stanton e Fletche da: tJ.'IjÀtç =malattia degli asini, probabilmente la morva nell'antichità, e oÌ?cç = simile a ... ). Tale affezione, per quanto resti ancora localizzata alle regioni tropicali de!J'Estremo Oriente (in particolare agli Stati federali malesi ed ali'Indocina, per Ja varietà e gravità delle sue maoifest:Jzioni e per i problemi epidemiologici che so1Je,·a, costituisce senza dubbio un campo assai vasto di interessanti ricerche. L'A. premette un::t r-assegna storica dei lavori che hanno portato alla conoscem.a esatta di questa affezione, ponendo in particolare rilievo le originali ricerche del colonnello Whitmore, al quale spetta il merito di averne identificato ed isolato l'agente causale. Riguardo alla sinto· matologia ed alle forme cliniche, l'A. osserva che la melioidosi è una malattia assai


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polimorfa, ma che tutta,·ia è possibile nun1re le di,·erse forme cliniche in quattro gruppi principali: 1 ") forma sctticcmica molto acuta, nella quale la morte sopravviene sempre in meno di una settimana; 2") forma setticemica acuta, che riveste l'aspetto clinico di un:J febbre tifoide :Jtasso-adinamica, con esito f<lt:Jie in m eno d i due settimane; 3") forma setticemica subacu~1, assai polimorfa, potendo presen tare localizzazioni varie, e con evoluzione in tre o quattro settimane con possibilit3 di periodi di remissione; 4") forma cronica, chirurgica, la più rara, che può manifestarsi con pielonefritc, osteiti, rash pusroloso ecc. (in questa forma gli ascessi cutanei hanno scarsa tendenza a guarire e la malattia può durare dci mesi o anche degli anni). Per quel che concerne la prognosi, la malattia è estremamente grave. L 'esito è ietale nelle due prime forme; nella forma subacma è stato descritto un solo caso di guarigione, mentre nella forma cronica i casi di g uarigione sono numerosi. Nel complesso dei casi finora pubblicati la mortalità è del 95 %. Riguardo al! e forme spontanee negìi animali, i rodito ri sono quelli più frequentemente colpiti . Le cavie, particolarmente recettive, presentano una tracheite emorragica, rumore di milza e noduli sulla mucosa nas:~le. I topi prcsent:Jno un:t forma subacut:t che si manifest:t sopratutto con lesioni polmonari. Tutti questi roditori eliminano i b:tcilli con le varie vie di escrezione, col pus degli ascessi, con lo scolo oculo-nasalc. L 'anatomia patologica ha dimostrato che solo l'autopsi:~, nella mag-gior parte dei casi, permette di bre la diagnosi, tanto è rapida l'evoluzione d i certe forme cliniche. Le lesioni, limitate nelle forme :Jc.l evoluzione assai rapida, sono più m:~rc:Jte nelle forme meno evolutive. Si tratta sopr:ttutto di granulazioni miliari, a centro necrotico che è possibile incontrare in tutti g li organi, ma, in particolare, nel polmone, fegato, milza e gangli. Nel rubo digestivo dell'uomo il germe non può essere messo in evidenza che nell'intestino tenue cd in modo non costante. In tutti i casi la formula leucocitaria rivela una polinucleosi notevole, dalr85 al 95 '}G . Riguardo all'epidemiologia, ~ in dal 1912 Whitmore aveva richiamato l'attenzione sul danno che presentano le deiezioni degli :~nimali port:ltori del germe per la possibile cont:tminazione che ne può veuire agli alimenti. Però, pur sembrando la via digeHÌ\'a quella più frequente, è stato osservato che il bacillo può penetrare anche attraverso lesioni cutanee e mucose. Le vie di eliminazione dd germe sono gli escreti, l'espettorato ed il pus. E' da notare però che il problema della trasmissione di questa malattia non è ancora complewmente chiarito, c ciò è dimostrato dal fatto che di recente in lndocina sono stati segnalati dieci casi di mclioidosi senza essere stata osservata prima la malattia spontanea nei roditori. · L'A. tratta diffusamente lo studio rnorfologico e culturale del bacillo dì Whitmore, consiJerandone in particolar modo le proprietà biochimiche. Trattando della diagnosi, egli nota che l'essenziale è d i pensare alla melioidosi sopratuno nelle regioni nelle quali essa è stata sc.:gnabta o in quelle vicine ai focolai attuali. La diagnosi clinica è estremamente difficile, dato il polimorfismo dell'affezione. l sintomi principali sono: la temperatura (39°·40,5°), il polso al di sopra di 100 e depressi bi le, la polipnea superiore spesso a 50, la formu la leucocitaria che rivela in tutte le fasi della malattia una polinucleosi marcata. La forma acuta deve differenziarsi dalla peste setticemica, d:J I coler:l asi:Jtico, d:tlla morva acuta, dalla perniciosa malarica, dalla tifoide. La forma cronic:t fa pcns:~re alla morva. Solo l'isolamento e l'identificazione del germe permettono la di:1gnosi di certezza. Tale isolamento nelle forme acute può farsi con l"cmocultura, c ncl )c forme croniche con la piocultura. L 'cmocultura è indispensabile e deve essere pr:Hic:tt:t precocemente, seminando 10 cc. di sangue in 250 cc. di brodo Martin, tenendo in stufa a 37"· Il germe si sviluppa in 24 ore. La prova biologica, eseguita inocul:lndo ali:~ cavia per via sottocutanea 4 goccie di cultura, è posiriva quando si ha la morte c.lcll':Jnimale in 4 giorni con adeniti purulente o emorragiche che ricord:~no la peste. Pa via int raperitone:~lc la cavia muore in 3-8 giorni.


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La siero-agglutinazione col siero dd malato è da scartare del tutto, in quanto il bacillo della melioidosi, come il B. Mallei, può essere agglutin:no anche a tassi elevati, da numerosi sieri normali o d:~ sieri di malati portatori di brucella mditensis, brucella tularense ecc .. Per il trattamento, nelle forme acute, la terapia non può essere che sintomatica; nelle forme subacute e specie nelle croniche, la bacterioterapia con Jutovaccini sembra dia qualche risultato. La profilassi si può considerare come una semplice questione di igiene generale. Essendo però certo che i roditori costituiscono una riserva del virus, è necessario cercare rutti i mezzi per la derattizzazione. Oltre a ciò, nelle regioni ove la malattia è ende· mica, converrà non consumare alimenti crudi. I tentativi di immunizzazione sono stati finora fatti solo negli animali. Nei conigli, preparati con iniezioni di bacilli di Whìtmore, uccisi, si è trovato un siero agglutinante questi stessi germi a titolo elevato, ma senza alcun potere protettivo. PIAZZ/1. F. M. BuRNET. - Psittacosi enzootica tra i pappagalli dell'Australia. (« Journ. of H yg. n, vol. 35, n. 3, agosto 1935). Vi sono ancora molti punti oscuri nell'epidemiologia della psinacosi, specie per quanto riguarda la presenza del virus nei pappagalli in apparente buona salute. Durante la pandemia del 1929-30 gli uccelli incriminati provenivano dal Sud America e si trovavano generalmente ammalati. Durante la nuova epidemia negli Stati Uniti d'America ed in Germania (in quest'ultimo paese si sono avuti nel 1934, 145 casi di Psittacosi con 26 morti) è stato notato che i pappagalli responsabili erano stati alb ·ati

sul posto ed appartenevano ad una razza originaria dell' Australia (Melopsittac.us undulatus). Fortner e Pfaffenberg ne trovarono ben 52 infetti di psittacosì. Meyer e Eddie hanno fatto una inchiesta negli allevamenti di pappagalli della California ed hanno trovato che gli uccelli infetti erano in proporzione del 52 '}{) ; ma le manifestazioni della malattia erano piuttosto rare, gli uccelli stavano in apparenti buone condizioni di salute, e l'unico segno dell'infezione, che si poteva trovare all'autopsia, era l'ingrossamento della milza. Allo scopo di lavorare su pappagalli indenni di psittacosi, Meycr e Eddic importarono 200 di questi volatili, di recente catturati, da Adelaide; si credeva prima del 1934 che l'Australia fosse esente da psittacosi, ma le ricerche dì M. e E. dimostrarono che il virus era diffuso anche tra i pappagalli australiani di fresco importati e rigorosamente tenuti in isolamento. Anche una partita di pappagalli importata a Londra dall'Australia, è stata trovata largamente infetta. Le accurate indagini fatte dal Burnet in diverse località dell'Australia, a seguito delle notizie suespostc, hanno chiaramente messo in luce che una forma leggera di psittacosi è stata ed è enzooùca in Australia. I ceppi di virus australiano sono strettamente legati a quelli isolati in Europa ed in America da casi umani e dai pappagalli. La larga diffusione della psittacosi in Australia sta ad indicare che la infezione negli allevamenti di pappagalli in America cd in Europa è, con ogni probabilità, pro· veniente dagli originari pappagalli australiani, dai quali quelli americani ed europei hanno preso origine. E' da supporre che il virus australiano, il quale abitualmente si trova attenuato nei volatili, è potenzialmente capace di indurre infezioni nell'uomo. L· Australia può essere considerata come il centro più importante dell'evoluzione dci p appagalli: delle sei famiglie dell'ordine dci psittacidi, cinque sono proprie dell'Australia. Secondo Meyer e Eddie anche nel Sud America la psittacosi è enzootic:1; se questa ipotesi verrà sicuramente convalidata da una vasta inchiesta si dovrà giungere alla conclusione che la malattia è largamente diffusa in diverse parti del mondo tra le v:uic famiglie dei psittacidi, e che in varie circostanze si può diffondere epidemicamente nell'uomo. REITAI'O.


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MEDICINA INTERNA Esplorazione funzionale del fegato nelle l~oni epatiche latenti. (H Klinischc Wochenschrift ,), 2 novembre 1935, n. 44).

W. RuHBAU M e W . MATHEJA. -

Nel continuo cimento di indagini allo scopo di c.Jisporre di mezzi di ricerca più precisi e sensibili atti a svelare lesioni del fegato non ancora clinicamente rivelabi li, le prove di carico con carboidrati e con bilirubina, nonostante le diverse valutazioni fatte su <li esse, sono ancora quelle più universalmente impiegate. E l'importanza di essa appare cospicua, qualora si consideri che riconoscere precocemente un a lesione in iziale del fegato indica la immediata applicazione di mezzi terapeutici atti a far regredire o per lo meno ad arrestare la lesione, che, abbandonata a sè stessa, potrebbe raggiungere un grado tale da lasciare poi il medico di fronte ad essa disarmato ed impotente. Gli AA. hanno praticato in 44 soggetti, i quali erano guariti di un ittero cattarraie, le prove di cariw con bilirubina, con levulosio e g:1lattosio al duplice scopo dj rilevare eventuali lesioni latenti del feg;:Jto c d i val u tare la sensibilità di tali mezzi di esplorazione funzionJic rispetto a quelle lesionj. Per le prove di carico con carboidrati gli AA. non si sono limitati all'esame dell'orina, che per convinzione oramai generale dà risultati poco attendibili, ma hanno determinato, il comportamento della curva glicemica, indice più sensibile e preciso di un 'eventuale esistenza di insufficienza funzionale del fegato. Per il carico· di levulosio è stata ritenuta patologica, quindi indice di lesione ep:1tica, una glicemia superiore a gr. 1,25 "/ 0 0 ; per il galattosio invece si è tenuto conto non del valore glicemico :assoluto, ma del quoziente iperglicemico di B:1udouin, cioè del rapporto tra il valore glicemico prima c dopo il carico dello zucchero, e che nei soggetti sani, secondo Noak, è valutato come massimo 1,72. Nell 'urina fu ritenuta sicuramente patologica una eliminazione di gr. 3; dubbia un eliminazione inferiore. La prova di carico con bilirubina o di Bergrnann-Eilbott è generalmente ritenuta molto sensibile, anche in lesioni di grado lieve del fegato, e come si sa è considerana chiaramente positiva quando vi è una ritenzione del 10-25 % di biliru bina somministrata e fortemellite positiva quando supera il 25 %. Dall'impiego di queste 3 prove, secondo le norme accennate, in 44 casi di ittero regredito, che nessun disturbo clinicamente rilevabile più presentavano a carico dello stato generale, del fegato e del tubo gastro-enterico, solo 10 all'esplorazione funziona le non ha nno dimostrato nessuna lesione. Negli altri casi, mentre scJrsi risultati si ebbero dall'esame dell'urina, invece l'esame del sangue dette insegnamenti molto importanti, e la maggiore sensibilità f u dimostrata dalle prove con bi lirubina e levulosio: 6 vo~te tali prove risultarono positive ambedue negli stessi pazienti, e 7 volte se si tiene conto di una prova condizionatamente positiva. Solo 2 volte la prova con biiÈrubina risultò positiva insieme con quella con carico di g:1lattosio e 5 volte se si considerano 3 risu!tati dubbi per i l galattosio. In 3 casi infine tutte e 3 le prove risultarono positi,·e, però quella con galattosio non era evidente. Dalle ricerch e degli AA. risulta per ciò che riguarda la sensibilità che, dopo la prova con carico di bilirubina secondo Bergmann-Eilbott, segue subito quella con carico di levulosio con valutazione della wrva glicemica per constatare un disturbo funzionale latente del fegato dopo trascorso un ittero catarrale, contrariamente a quanto avviene nel periodo floriJo della malattia. in cui la prova con galattosio risulta molto più sensibile. Dalle ricerche praticate risulta ancora che subito dopo regrcdito l'ittero, mentr.e l'esplorazione fu!l17.ionalc con bilirubina risulta negativa, già la prova con levulosio ~empre


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dimostra una lesione dell'organo, e precisamente durante quel breve intervallo, povero di sintomi e di disturbi, che segue la malattia acuta e nel quale non ancora vi è una ritenzione di bilirubina. L'importanza di tale indagine risulta dal fatto che la positività di essa può indicare l'inizio di un'epatopatia cronica, la quale può menare a lesioni molto gravi, quali la cirrosi e l'atrofia sub-acuta del fegato, e quindi la necessità del precoce riconoscimento di esse per l'impiego tempestivo di mezzi atti ad infrcnare e modificare l'ulteriore evoluzione del processo morboso. R. o' ALEssANDRO.

Forme cliniche e radiologiche di cisti aeree del polmone di medio volume e di forma anulare. (<<La Presse

P. P RuvosT, M. UBLANc, DtLFORT c CotETsos. Médicalc », n. 59, 24 luglio 1935).

Le cisti aeree del polmone possono essere consider:lte con le quistioni di attualità Ji un grande interesse, poichè la loro conoscenza permette ora di modificare perfetta· mente alcuni errori di diagnosi di cui le conseguenze pratiche sono state molto spiacevoli. Le cisti aeree voluminose sono molto diffici'i ad essere differenziate dal pneumotorace spontaneo : gli A.A. si sono trovati nell'impossibilità di diagnosticarle in un gran numero di casi e l'osservazione del Benda ne è un chiarissimo esempio. Molto piccole esse sono la causa del pncumotoracc spontaneo benigno o idiopatico, lo studio del quale è stato ripreso in modo particolare da M. Oebrechts (Bruxelles). Di medio volume esse possono essere scambia~e per caverne o per grosse bolle di enfisema, ri vestendo forme assai varie; ma l'infezione o la suppurazione vengono qualche \·olta a deformarne i caratteri facendole somigliare ad ascessi. Gli A.A. in questo g ruppo ha nno raccolto le osservazioni che essi hanno rilevate neTadulto. Tali osserva. zioni si aggiungono ai lavori di M. Ribadeau-Dumas e del prof. Debrè che le ha rile\'ate nell'infanzia. Queste osservazioni inoltre hanno permesso agli A.A. di illustrare e di completare la classificazione di Kauffmann e R. Lenk, d'Auspach e Wolmann. Queste cisti prima di essere aeree, è possibile che abbiano contenuto liquido, sopratutto all'inizio, più raramente in uno stato avanzato, e che si siano in seguito liberate del loro contenuto muwso (Auspach e Wolmann; Kessler; Grawitz) per riempirsi dj aria. Esse si presentano sotto forma di cisti gassose trasparenti, a volte isolate. a volte multip~c e raggruppate per costituire allora una vera malattia cistica. Di volume assai di\'crso, queste cisti possono essere della grandezza di una lenticchia oppure possono raggiungere o sorpassare il volume di un mandarino, siano o non complicate, rappre· sentano dci quadri assai vari in modo che i caratteri saranno accentrati sull'aspetto speciale di qualche elemento anulare, finemente bordato e geometrico e sulle immagini radiologiche che in questo caso hanno interesse capitale. Contrariamente alla regola per le bronchiectasie acquisite, l'atresia dci bronchi è assai frequente nei casi di cisti: esis(ono anomalie congenite dei bronchi, percepibili in parte con la broncoscopia, che esplicano l'impermeabilità al lipiodol completa o imermittente assai sovente con~tatata. Queste cisti aumentano di volume a volte progressiva mente, a volte in modo brusco: difatti le cisti voluminose sono più difficilmente permcahili al lipiodol. Gli A.A. basandosi sulle loro constatazioni personali hanno classificato le cisti nella seguente maniera secondo la purezza del loro aspetto, secondo la trosformazione della l<;>ro immagine o dei loro segni, al momento delle infezioni, più o meno impor· tanti e prolungati.


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Essi lasciano da p:ute le cisti complicate con accidenti asfittici, poichè questi sono dovuti all'aumento brutale e considerevole d'una cisti, oppure sono in dipendenza di un pneumotorace dovuto alla rottura della parete cistica. I. Cisti latenti. - Questa forma no n è molto r:~ra , ma essa passa inosservata molto facilmente in ragione dell'assenza dei segni funzionali e generali, dei segni stetoscopici e di complicazioni, ed in ragione del carattere discreto delle imagini raJiolog iche che possono essere non rilevate se il film non è stato interpretato minuziosamente. I l. Cisti complicate con emottisi. - Gli A.A. richiamano l'attenzione sulla frequenza rela ti va con la quale l'interrogatorio rivela delle emottisi nei portatori di cisti aeree prima di una espettorazione muco-purulenta o purulenta. III. Cisti non suppumte ma infettate. - Tali lesioni sono suscettibili d' in fettarsi piò o meno e di provocare piccole reazioni di vicinanza. Queste forme dànno luogo a seg ni funzionali e fisici netti quantunque poco accusati. Se in un focolaio polmonare si constata un 'espettorazio ne muco-purulc::nta poco abbondante e questo segno persiste lungo tempo, esso fa spesso pensare alla tubercolosi. In tal modo la maggior parte d i questi ammalati sono scambiati per tubercolotici se non si tiene conto dell'esame dell'espcttor:llo che resta sempre il punto essenziale; inoltre lo stato generale non è alterato c la te mperatura è appena altcr:~ta. IV. Cisti suppurate o ascesmate. - In esse consideriamo un'altra categoria di cisti ovc l'infezione, piò intensa e piò prolung:~t:~, fi nisce con la suppurazionc. V. Cisti aaee e dilatazione saccijorme dci bronchi. - Se le cisti aeree s] presentano secondo gli aspetti r:1diologici con imag ini anulari visibili senza lipiodol e sorprendenti per la loro regolarità, non è impossibile vcderle associate a di latazioni sacciformi dei bronchi o ampollnri, ri levate solamente con l' iniezione lipiodobta e costituenti l'imagine abituale delle bronchiect:Jsie acquisite. E' un fatto questo non fret]uente, e quindi la sua constatazione acquista maggior valore. Questa associazione di dilatnione cistica e dibtazione ampollare che presenta rutti i caratteri di bro nchiectasie acquisite è di un grand issimo interesse, poichè essa ;;pporta un argomento serio :~Ila teoria che riguarda l'o rigine delle bronchiectasie essenziali, di lesion i congenite ridestate e tr:Jsform:He dall'infezione, dalla suppurazione della sacca e dalla reazione di vicinanza. Certamente non si deve gcnera li zz:~re eccessivamente, ma conviene di ritenere tale possibilità nei casi di cctasic che non rispecchiano alcuna infezione ben determinata, alcuna lesio ne fibrosa e retrattile della pleura o del polmone e che sembrano essere idiopatiche. Ciò è quello che ha ben visto il prof. Bard ( Lione), cioè la teoria che ancora di fendono il prof. Lereboullet in Francia, il prof. Sauerbruch in Germania.

S. V ITALE.

CHIRURGIA GENERALE D. D.~NIELOPow, A . AsLAN e l. MARcou. - La simpaticotomia inter-lombo-sacrale nei disturbi trofici degli arti inferiori. (•• Journal de Chirurgie », novembre 1935). Dopo una lunga serie di ricerche fisiologiche sui vaso-motori degli arti, ,gli A.A. hanno proposto, nelle arteriti degli arti inferiori, la simpaticotomia inter-lombo-sacrale, che consiste· nella sezione o nella rcsezione di una piccola porzione del cordone simpatico al disopra del promontorio, diversamente a quanto finora si pratica da altri chirurg; (simp:nectomia lombare, simpatectomia pcriarteriosa, ramisezione, nevrotom ia, dissociazione fascicolare dei nervi, ecc.). Siccome, nelle arteriti ed in tutti i casi 1n cu1 sono indicati tali interventi, per avere una v:~sodila tazion c negli arti inft:riori, è sufficiente interrompere la via centri-


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peta o centrifuga dd meccanismo riflesso midollare che presiede al tono vascolare, è quindi necessario conoscere bene questa via. Gli A.A., dopo una serie di ricerche sul cane, non credono, come altri studiosi invece pensano, che il dodicesimo ganglio lombare costituisca un crocevia importante per l'innervazione degli arti inferiori e perciò sia da considerarne indispensabile la sua estirpazione. Le loro esperienze, invece, hanno stabilito che la regolazione del tono vascolare locale si fa per via riflessa attraverso i centri midollari ed hanno dimostrato che i filetti vasomotori degli arti inferiori non passano nel plesso lombo-aortico e nei nervi lombari. Gli A.A. pertanto concludono che, con la sezione del cordone lombare al disopra del promontorio, si debba ottenere il medesimo grado di vasodilatazione negli arti inferiori. Il metodo, la cui tecnica consiste nel praticare una laparatomia mediana puboombcllicale per raggiungere per via trans-peritoneale il cordone simpatico al livello del promontorio e resecarne circa un centimetro, è stato applicato su vasta scala da molti chirurgi e dagli A.A. stessi in molte affezioni degli arti inferiori: arterite obliterante, ulcera varicosa, edema cronico da causa locale, male perforante piantare, ecc .. I risultati ottenuti dimostrano che il metodo è efficace quanto la simpatectomia lombare con un evidente miglioramento trotico locale subito dopo l'intervento. Di più, secondo gli A.A., la simpaticotomia inter-lombo-sacrale ha il vantaggio di essere molto più semplice, di richiedere un intervento chirurgico molto più facile e più breve, di non essere dannoso e di potere essere eseguito, per i due lari, nella medesima seduta. Il lavoro è molto interessante ed è corredato da numerose osservazioni con i risultati immediati e tardivi dell'applicazione del metodo.

Dell'azione dei vari metalli sul tessuto osseo. Studio sperimentale sugli animali. (« Journal de Chirurgie », novembre 1935).

G. ME:-<EGIIUX e D. OmETTE. -

L'osteosintesi metallica delle fratture chiuse, se, sotto certe condizioni di asepsi rigorosa e di applicazione corretta del materiale protetico, è una delle più belle conquiste della chirurgia contemporanea, è anche vero che non è scevra da inconvenienti, quali l'insuccesso, la pseudoartrosi, i ritardi di consolidazione che, pur non compromettendo il risultato definitivo, comportano tuttavia una lunga invalidità e qualche volta anche determinano una incapacità permanente parziale. E siccome neanche tutte le precauzioni (fissità perfetta del materiale, rnedicatura esterna post-operatoria mantenuta per un tempo sufficiente, ablazione sistematica del metallo dopo la consolidazione, ecc.) sopprimono tutti gli inconvenienti e gli insuccessi, gli A.A., per non condannare deliberatamente l'osteosintesi metallica, hanno cercatO di chiarire il meccanismo degli accidenti osservati ed a prevenirne la comparsa. Essi hanno pensato che la natura chimica dei metalli con cui si fa abitualmente la protesi potesse avere la sua importanza: esisterebbe cioè una « tossicità 11 del metallo di fronte ai tessuti in generale e all'osso in particolare. Allo scopo di mettere in evidenza questa tossicità dei metalli, gli A.A. hanno fatto delle ricerche indirizzandole sia dal punto di vista citologico, con la cultura di tessuti, mettendo la cellula ossea a contatto del metallo, sottraendola da altre influenze ed osservando e misurando le sue reazioni, sia dal punto di vista tissulare per il controllo sperimentale in vivo oei risultati avuti. Per quanto riguarda la prima parte delle ricerche, gli A.A. si limitano ad accennare alle conclusioni cui giunsero in una precedente pubblicazione e cioè che soltanto tre tipi di acciaio speciale avevano tutte le qualità desiderabili: l' acciaio y z A extra


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· (Krupp), l'acciaio nicral D (lmphy) e l'acciaio platinostainless D (StainJess), i quali si mostrarono del tutto inerti nelle culture sia per quanto riguardava la moltiplicazione cel:ulare sia per qu::mw concerneva la fissazione degli elementi minerali. Per la seconda parte delle ricerche, dal punto di vista tissurale cioè, gli A.A. hanno voluto controllare direttameme sugli animali i risultati delle esperienze precedenti. A tal fine hanno eseguito tre serie di esperimenti: la prima con dischi metallici posti sotto il periostio di un osso lungo di topo; la seconua, sempre nel topo, con frammenti di filo introdotti in un'osso o situati intorno ad esso; la terza con esperienze, sul coniglio o sul cane, consistenti nel fissare con vite delle placche vere su un'osso lungo con o senza frattura concomitante. l met:Jlli adoperati sono stati i più vari: alluminio, oro, ferro, rame, magnesio, zinco, acciaio dolce, bronzo d"al.luminio, duralluminio e g li acciai speciali V 2 A extra, nicral D c platinost:Jinles D. I risultati ottenuti dagli A. A., nei riguardi della tossicità dei metalli, hanno

riprodotto esanameme la stessa classificazione che avevano avuto in seguito alle esperienze in culture di tessuto. Infatti l'acciaio dolce, il bronzo d'alluminio, il dura!lurninio e il rnngnesio si sono mostrati nocivi a causa delle al terazioni macrcr e micrcrscopichc che inducono nei tessuti, mentre i tre acciai speciali sopraricordati non alterano in alcun modo l'osso ed i tessuti vicini. In questo modo si ha anche il vantaggio che la vite tiene bene senza mobilità secondaria, che la placca rimane inalterata e l'osso appare vitale, mentre l'esame istologico non mostra alcuna alterazione tissulare o cellul:!re. Gli A. A. pertanto concludono che il tessuto connettivo, qualunque sia la varietà o la provenienza, reagisce sempre nel medesimo modo di fronte allo stesso corpo estraneo e ciò sia in vitro che in vivo; che i metalli ordinariamente adoperati in chirurgia umana (acciaio dolce, bronzo d'alluminio) sono dotati di una tossicità non trascurabile; che per le protesi perdute bisogna d'ora in poi scegliere uno fra i tre acciai inossidabili che si sono mostrati non tossici sia in cultura sia negli animali poichè rendono infinitamente più rari gli insuccessi dell'osteosintesi metallica nelle fratture chiuse. Completano il lavoro, di grande interesse scientifico e pratico, la descrizione della tecnica e l'aggiunta dci protocolli sperimentali con numerose chiare e nitide micrcr fotOgrafie. FLORIDIA.

OFTALMOLOGIA L. GucLtANETTI. - Le malattie professionali dell'appar-ato visivo. (Atti dell'XI Congresso Nazionale di Meclicina del Lavoro · Tip. Ed. G. Vogliotti, T orino). L'organo della vista, per la delicata struttura dei suoi tessuti e per l'importanza della sua funzione, apporta nella medicina del lavoro un capitolo di grande interesse, che è ora ravvivato dal le provvidenze del Governo Fascista colla promulgazione della benemerita legge per l'assicuraz,ione obbligatoria contro le malattie professionali. E' solo dalla fine del secolo scorso che coll'incremento delle industrie sorsero gli studi apprcr fonditi dei problemi riflettenti le infermità oculari dei lavoratori, che dopo la grande guerra anda rono poi sempre più intensificandosi. Le malattie professionali dell'apparato visivo non sono molto numerose nè .molto frequenti come gli infortuni. Occorre

però rilevare che non poche lesioni professionali dell'occhio sfuggono all'osservazione perchè o sono di lieve entità, come certi stati irritativi della congiuntiva, o non sono accuratamente ricercate, corne le alterazioni nei casi di intossicazione generale; e talvolta accade che il loro riconoscimento sia troppo tardivo.


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L'A. fa una minuziosa disamina delle malattie da eccesso di lavoro e perciò da fatica oculare, che si manifestano quando l'occhio sia esposto ad un lavoro eccessivo o quando sia in condizioni di lavoro che obbligano la vista a sforzi troppo continuati. Sotto l'azione della fatica i riflessi della difesa in un primo momento si accettuano e poi si attenuano. L'ammiccamento raggiunge fino a 3o-4o riflessi al minuto. Vi è ipersccrezione delle ghiandole lacrim(\li, di quelle di Meibomio e di quelle di Zeiss. Si nota edema delle palpebre ed iperemia congiuntivale e talora persino lieve iperemia della papilla. Lo spasimo accomodativo è però il sintomo più importante della fatica oculare, e secondo ricerche eseguite dall'A. con un suo speciale apparecchio lo spasimo sarebbe preceduto da un allungamento dei tempi di accomodazione. Di qui l'astenopia accomodativa a cui talora si accoppiano l'astenopia muscolare e quella nervosa. A questf' forme di astenopia sono specialmente esposti quelli che compiono lavori costanti sopra oggetti minuti ed a superfici specchianti, come : ti pografì, litografì, incisori, cuci· triei, ricamatrici, orefici, decoratori di porcellana, operai addetti al controllo delle canne dei fucili, e nell'esercito e nella marina i cannonieri obbligati a frequenti misurazioni telemetriche. Quanto alla miopia l'A. afferma che pur essendo attualmente ancora scarsi i dati rigorosamente probativi, e pur essendo ancora oscuri i fattori causali acquisiti, non si può escludere nei soggetti ereditariamente e costituzionalmente predisposti, che le professioni che richiedono continuo sforzo dell'occhio per la visione da vicino, abbiano influenza sullo sviluppo della miopia. Nei soggetti colle stigmate della grave miopia maligna evidentemente le professioni che comportano il costante lavoro in vicinanza, come del resto ogni altra esagerata occupazione, vanno bandite perchè si tratta di occhi in condizione morbosa che non devono essere affaticati. L'A. passa poi ad esaminare il nistagmo dei minatori che è la più ttptca malattia professionale dell'occhio, fa una dettagliata esposizione della sintomatologia e del decorso, ne discute la eziologia e la patogenesi attraverso tutte le teorie ed ipotesi accampate dagli studiosi per la spiegazione della malattia e conclude su questo argomento stabilendo che " siccome il principale fatture del nistagmo dei minatori è la scarsa i)]umin<.!zione delle miniere, . le norme profìlattiche devono !>opratutto essere indirizzate al miglioramento delle illuminazioni >>. Considera anche il nistagmo professionale negli impiegati delle ferrovie, che non è così grave come quello dei minatori . Seguono quindi le malattie da ambien~e di lavoro. La razionale illuminazione degli ambienti di lavoro con sorgenti luminose prive di radiazioni dannose evita stati morbosi dell'occhio ed ha anche una notevole imFortanza sull'aumento della produttività del lavoro. . ' elle industrie dove si richiede costante uso della vista in lavori minuti ed attenta son·eglianza visiva, quando si migliora l'illuminazione, è stato constatato con nume· rose statistiche che la produzione aumenta tra il 10 e il 20 %, gli infortuni diminui-

scono del 25 ex . L 'azione patologica della luce è in ragione diretta della qualità ed intensità del!a sorgente luminosa e del potere di penetrazione delle singole radiazioni. L'A. descrive quindi le alterazioni oculari che in dipendenza de~la sorgente luminosa e delle radiazioni possono verificarsi nei lavoratori, causate: 1°) da illuminazione scarsa; 2°) da luce oscillante (cita gli importanti studi di Trombetta e Santamaria fatti su soldati del genio adibiti al telegrafo ottico); 3°) da luce eccessiva e mal distribuita; 4") da luce ricca di raggi ultravioletti, con particolare riguardo alla oftalmia elettrica ed a quella nivalc; s") da luce ricca di raggi ultra rossi e calore (qui tratta diffusamente della cataratta degli operai del fuoco dalla sua prima ndentifìcazione alle più moderne vedute etiopatogenctiche); 6°) la luce colorata; 7") da raggi X e radium. L'A. tratta poi le malattie da materiale di lavoro, tra cui in prima linea que:lc per azione diretta dei gas e vapori, con speciale ed interessante riferimento all'azione dei gas di guerra.


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Vi è poi un capitolo sulle malattie per azione diretta delle polveri in sospensione nell'atmosfera, quelle di metallo, le polveri vegetali e quelle animali. In questo studio completo sotto ogni aspetto vi è anche un capitolo riguardantt> le malatùe da piccole particelle del matcri:~lc di lavoro che si verificano negli operai metallurgici, specialmente tornitori, negli scalre:lini e nei lavoratori del marmo. Si passa poi all'esame delle alterazioni oculari da intossicazione generale e che per lo più si accompagnano a lesioni di altre parti dell'organismo. L 'A. passa qui in esame le lesioni da piombo, a rsenico, fosforo, mercurio, solfuro di carbonio, idrogeno solforato, benzolo, nafralina, nitroglicerina, anilina, ossido di carbonio, tricloro etilene, alcool mctilico, tabacco, tallio, vaniglina. Il pregevole studio che costituisce sicuramente testo di consultazione per quanti oggi si occupano di malattie del lavoro, e perciò in prima linea per i medici militari, si conclude con un dettagliato esame delle malatùe infetùve e parassitarie che, sebbene piuttosto rare come alterazioni professionali, possono avere complicanze oculari, primarie o secondarie, e cioè: il carbonchio, la vibriogangrena palpebrale dci letamatori , il cimurro equino, la morva, la botromicosi, l':mchilostomiasi, la cataratta da larve di trema todi, la fi lariosi, i l cisticerco, l'echinococcosi, l'oftalmiosi ed infine l 'emico~io oculare c cioè sporotricosi, actinomicosi, aspergillosi. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA

J. KocH. - Studi su alterazioni funzionali dell'orecchio interno in traumatizzati cranici. (« Arch. f. Ohren krankheiten. », t. 137. f. 2). L'A. basa le sue osservazioni su l'esame di 146 traumatizzati del cranio nella clinica di H alle, che dopo il trauma accusarono disturbi uditivi o vestibolari e li ha seguiù per 4 e più anni, a! fine di poter arrecare un contributo alla questione dell'origine delle rurbe funzional i nell'orecchio interno in traumatizzati cranici. Si tratta di 85 &atture constatate dei temporale, di cui So longitudinali c 5 trasversali della rocca; 14 fratture senza lesione del temporale: 9 della base e 5 della volta; 47 commozioni cerebrali e labirintiche. Pratica quasi sempre la prova ca:orica, con la modifica di Rutùn, per differenziare l'ipo- e l'ipereccitabilità periferica di una differenza di tono; indizio di turbata eccitabilità centrale. La prova galvanica in casi di interdizione della prova calorica. Importante la prova della nozione di posizione col tavolo di Grahe, che è di una obbiettività massima, avendo l'A. avuto occasione di eseguirla su traumatizzati medici, per cui è sicuro di escludere ogni simulazione. La pro\·a dell'adrenalina (Adrenalinsondernversuch) che per Much è importante nei traumi del cranjo, per l'A. come per molti altri si riduce solo ad una p rova di accertamento di turbe di fun:z.ione vasomotoria, mai decisiva per giudicare di gravità di un traumatismo cranico e per fissare un indenniz.zo . Le turbe funzionali labirimiche FOst-traumatichc si spiegano in parte con le lesioni anatomiche e alterazioni degenerative secondarie. In assenza di alterazioni grossolane del labirinto e dci tronchi nen ·osi le t\1rbe funzionali si spiegano con la teoria dell'urto di te nsione liquida (Liquordruckstosstheorie di Wittmaack) : l'apparecchio cocleare è più vulnerabile che il vestibolare. La riparazio ne delle turbe vestibo:ari è guanto mai varia per estensione di distretti a natomici c per tempo: una compensazione centrale si associa Jlla riparazione periferica di residui sensoriali funzionanti; infatti la ripetizione degli esami mostra che non solo la eccitabilit;Ì può eguagliarsi nei due lati, ma che può nonnalizzarsi fino a far presumere un processo di ri para zionc peri fcrico.


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Se dopo anni si constata ancora una ineccitabilità totale ca~orica e rotatoria ed una assenza di reazione galvanica è ammissibile che è sopravvenuto un'alterazione centrale. Kvch ha constatato inoltre in conformità all'opinione di Wittmaack, l'esistenza di turbe funzionali gravi dell'orecchio interno in assenza di lesioni ossee craniche. Si tratta di postumi di commozioni cerebrali e labirintiche in diretta dipendenza quindi del trauma, che giustifica l'assegnazione d i indennizzo. Siccome poi è accertato che la compensazione non sopravviene affatto a distanza di 2·3 anni dal trauma, come si ammetteva sin ora, non è ammissibile che sistemati· camente venga rigettata una incapacità lavorati,·a per turbe labirintiche insorte in tal epoca. Devesi al contrario riconosccrla se a gli allegati disturbi subbienivi del traumarizzato fan riscontro nette alterazioni vestibolari obbiettivabili con prove strumentali e la presenza di nistagmo cefalocinetico o anche spontaneo. R... FFONE. QUix. - Punti importanti nella prognosi e trattamento delle labirintiti. (« Les Annales d'Otholaryngologie », 8, 1935). Come per il labirinto posteriore, anche per quello anteriore, cocleare, si notano segni di irritazione o di paralisi: dai rumori, soffi, ronzii, riduzioni e soppressioni d i gruppi di suoni si va alla sordità completa. C'è una relazione fra natura ed estensione di questi sintomi e natura dell'infezione ed estensione delle lesioni anatomiche ? Nel labirinto l'anatomia patologica riscontra l'edema o idropisia dell'elemento sensoriale, fatti di flogosi leggera cd iniziale con semplice aumento di liquido; se vi si aggiungono depositi di albumina e fibrina, invasioni di cellule senza microbi, si parla di labirintite sierosa; se vi sono microbi, di labirintite purulenta, e se si ha necrosi, eli labirintite necrotica. Ora si è inclini a ritenere le forme di flogosi leggere causa di irritazione, mentre le forme purulente o necrotiche cause di paralisi. L'A. ha dovuto notare in una serie di osservazioni autotossiche, che non sempre vt h:1 questa corrispondenza, e si domanda che cosa produce la sintomatologia di paralisi dell'elemento sensoriale labirintico. Senza che vi sia distruzione anatomica di elementi sensoriali, ma per azione di rossi ne, si può avere paralisi labirintica: ciò è ammesso da molti. Il Quix in altri lavori ha già mostrato un altro fattore capace di par:llizzare o come egli dice di " bloccare » le terminazioni sensoriali. Occorre appena accennare che queste sono eccitate da vera e propria azione meccanica del~a corrente endolinfatica, che per modificazione dello stato fisico del liquido può alterarsi fino all'arresto. Dunque non distruzione anatomica di elementi terminali, ma modificazione del liquido in cui sono immersi, può riuscire a produrre paralisi. Tali modificazioni possono cessare, e così si spiega che sintomatologic di paralisi labirintiche cessano e sono seguite da restitutio ad integrum o quasi. Dei due labirinti il vcstibolare per il fatto che la nutrizione delle terminazioni sensoriali è sostenuta da vasi, che penetrano in esse, si mostra più resistente e se ne può osservare di frequente la restitutio, mentre l'organo del Corti che si nutre per imbibizione, nel liquido labirintico, Fer le modificazioni che questo subisce, soffre le ingiurie più precocemente ed esse hanno carattere di stabilità. L'A. in base a queste concezioni è de_l, parere di. non intervenire. sul l~birinto: l~ operazioni sul labirinto avrebbero ucc1so pm ammalati che non salvati. Egh da alcum anni ha istituito una serie di tre esperienze su conigli c cavie:: circa la penetrazionc di sali a traverso vie determinate nel labirinto. In base alla prima esperienza deriva


RI\' ISTA OELLA

STA~i PA

MEDICA IT:\ LIA:-\:\ E STRANIERA

una deduzione importante per l'otologia clinica : soluzioni di sali raggiungono le p:~reti degli spazi peri- ed endolinfatici, e le :~bbandonano p~ r le vie linfatiche perivasali senza penerrare nei li<Juidi labirintici. Nella 5c:conJa sc:ric: l'ìnic:zionc: Ji sali in soluzione: nc:l liquido c. r. dimostra che la corrente nel labirinto \'a dal centro alla periferia e non vice,·ersa, onde sarebbe impossibile la penetrazione di microbi dagli spazi perilinfatici nel cranio. !\ella terza serie ha studiato la reazione labirintica ad un 'infc.:zionc pro,·eniente dalla cassa: per effetto di questa reazione si ha una colmata di ammassi di cellule nelle ca,·ità labiri ntiche con formazione di barriera verso l'endocranio. L'A. avrebbe con ciò clementi sufficienti per sconsigliare ogni inten·ento sul bbi· rinto: le barriere ncoform:~te sufficienti se lasciate in pace, vengono distrutte con l'intervento. Questo è giustificato solo in presenza di sintomatologia meningea ri vebta dall'esame del liquor. RAFFONl:.

DERMOSIFILOGRAFIA A. MmANA e F. FR.~:-<CHt. - Esantemi da acido ptcrtco e da bisolfato di chinino. - Trasporto passivo dell' ipersensibilità secondo il metodo di Prausnitz e K uestner. (u Mincrv:~ Medica " • vol. Jl, n. 48, 1° dicembre 1935-XIV). Gli A.A. desc rivono due casi clinici di dermatosi da sostanze chimiche, di cui uno do,·uto all'uso chirurgico di acido picrico e l'altro all'uso interno di bisolfato di chinino. Nel primo caso rrattasi di un operaio sottoposto ad intervento operativo per ernia ing uinale destra, in cui l'antisepsi del campo operatorio venne praticata con soluzione di acido pìcrico al 5 ·:-[, in alcool etilico a 95°. Il paziente, già due ore dopo l'operazione, accusò vi,·issimo senso eli hruciore, clw andò sempre più aumentando. Tolta dopo due giorni la fasciatura, si potè notare su tutto il distretto cutaneo sul quale era stata applicata la pcnnellatura di acido picrico. un intenso eritema, con leggera essud:lZione, che successivamente si estese a tutto l'ambito cutaneo. Contemporaneamente si ebbe edema palpcbrale e labiale ed estesa vescicolazione alla cute del viso, con temperatura piuttosto alta. Le prove di controllo con cutireazione alla Bloch-Jaeger con soluzione alcoolica di acido picrico al 5 '){, , e con intradcrmoreazione con soluzione acquosa di acido picrico :di ' t ('/, 11 risultarono nettamente positi,·e. Anche il trasporto passivo dcll'iper~eosibilità secondo la tecnica di Prausnitz c Kuestner ebbe esito rositivo. Il secondo caso è dato da un cantoniere affetto da malaria, in cui nel 1933, dopo qualche giorno dall'ingestione di chinino, comparvero ddle chiazze eritemo-bollose all'av:~mbracc io sinistro, che rimasero invariate per tutta la durata della cura chininica (circa tre mesi). Dopo 20 giorni dalla cessazione della cura le lesioni ripararono spon· taneamente. N d 1934 e I9..)5 si ripetette lo stesso fenomeno, in seguito a nuova cura c.:hininica, con estensione delle lesioni ad altre regioni. Anche in questo secondo caso la cutirea7.ione con soluzione acquosa di bisolfato di chinino al 5 •fu e il trasporto passivo della ipersensibilità hanno dato esito nettamente positivo. Gli A.A. mettono in evidenza alcuni particolari accorgimenti tecnici seguiti, mediante i quali è stato possibile trasmettere passi,·amente l'ìpcrscnsibilità all'acido picrico e al bbolfaro di chinino e quindi confcrm:~no le :1sserzioni di precedenti A.A., secondo le quali gli insuccessi a\·uti da alcuni di essi sarebbero da imputarsi prevalentemente a p3rti cola rità di tecnica. CARLUCCJ. --->;-=~ t/1.:....---


BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

BRACALONI Lorenzo, primo capitano chimico farmacista. NuotJo metodo per il dosaggio quantitativo dell'iodobismutato di chinino. " Journal de pharmacie et dc chimie », ga serie, tomo XXII, 16 luglio 1935-XIII. BRUNI prof. Nicola, tenente colonnello medico. Il sert~izio igienico profilattico in guerra. « Le Forze sanitarie », n. 28, IO ottobre 1935-XIIJ. CAsTELLI G. Dario, capitano medico. Sul processo microbico di degradazione della cellulosa. c< Ri vista di biologia », vol. XVIII, fase. III, 1935-XIII.

Riassunto. - Viene illustrata l'attività di un gruppo di schi zomiceti aerobi, recentemente fatti conoscere dal Winogradski, che li ha riuniti nei nuovi generi da lui chiamati Cytophaga, Cellt~ibrio, Cellfalcicula, ognuno dei quali comprende più specie. Costituiscono particolare oggetto di studio, in questo lavoro, la coltivabilità, diffusione in natura, vitalità e resistenza, morfologia, colorabilità, struttura, motilità, filtrabilità di detti microrganismi, dei quali viene ancora discussa l'attuale posizione sistematica, per avanzare da ultimo la proposta di ascriverli alla famiglia delle Hcliconemaceae. Questioni di notevole importanza biologica sembrano legarsi all'attività naturale dei degradatori della cellulosa e ciò a prescindere dal loro compito principale, ch'è quello di concorrere a mantener desto il movimento della materia nel circolo deila vita. o' ALESSANDRo Raffade, maggiore medico. Contributo al meccanismo della t"t:auone di Takata-Ara. (Ricerche sperimentalz). <c Il Policlinico )) (Sezione medica), anno XLII, 1935-XIIJ. Riassunto.- L'A. ha studiato il comportamento della T. R. in conigli avvelenati con fosforo. Con determinazioni sistematiche nel sangue delle proteine totali del plasma e del siero, del quoziente a : g, dell'acetone e dell'acido diacetico, dell'acido ~-ossibutirrico, della sier<rcoagulazione di Weltmann e della velocità di sedimentazione, è giunto alla conclusione che mentre nessun chiaro rapporto rilevasi tra le alterazioni del quadro pr<r teico del siero e l'esito della T . R., questo appare evidente con l'aumento della chetonemia. Ricerche collaterali (Weltmann e velocità di se<.limentazione) confermano tale concezione. Data la posizione centralç del fegato nel ricambio dei corpi chetonici l'A. conclude che la T. R. costituisce un mezzo d'indagine molto importante di alterazioni anatomiche e funzionali dell'organo.

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Sul meccanismo ddla reazione di Takata - Ara. (Ricerche sperimentali con acidi). "Giornale di clinica medica », fase. XVII, 1935-XIII.

Riassunto. -

L'A., aggiungendo a siero di sangue a Takata negativo acidi organici ed inorganici, è riuscito a determinare specie con g li acidi grassi inferiori, anche a forti diluizioni, la caratteristica flocculazione alle di luizioni del siero, come nella Takata originariamente positiva. I n base a tali risultati discute il meccanismo della reazione di Takata-Ara e giunge alla conclusione che essa è dovuta all'alterata stabilità colloidale del siero per presenza d i acidi che, senza modificare la reazione attuale di esso, lo portano al punto isoele t· trico, onde la flocculazione, alla quale contribuisce il catione metallico d el bicloruro di mercu rio impiegato. Ambedue questi fattori, la cui azione è reciprocamente agevolata e resa più intensa, determinano la flocculazione, la quale avviene solo a quelle diluizioni del siero, ovc le modificazioni dello stato colloidale si sono ve rificate.


BII31.10GRAFIA MEDICA MlLITARE ITALIANA

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Dt MAGGIO Francesco, capitano medico. Sind1·ome di Little con idrocefalo dimostrato all'encefalografia. << Minerva medica >>, f:lsc. 40, 6 ottobre '93s-XIII. Riassunto. -

In una bambina di 5 anni, :lffetta da sindrome di Little, l'encefalografia dimostrò una dilatazione ventricolare a tipo idrocefalico. Tale reperto fece attribuire h sindrome ad idrocefalo cronico interno, affezione che per la sua emendabilità spiega bene le regressioni che sog liono avvenire nella sintom:ltologia clinica di casi simili. Su quesro concetto si procedette alla rocntgcntcrapia dei plcssi corioidei con buoni effetti rapidi sullo stato nrvrologico della piccola paziente. FADDA Siro, tenente colonnello medico. La malaria nelle Colonie italiane dell' Afric;; orientale. « Rassegna economica del le colonie>>, n. JI-12, novembre-dicembre 1935-XIV. FERRALORO Giuseppe, primo capitano medico. Ricerche fisiopatologiche sul!a ~-cloroett!­ dicloroarsina. « Minerva medica >>, fase. 30, 28 luglio '93s-Xlll. FRANCIII Luigi, tenente generale m edico. Medicina militare. « Le Forze sanitarie >>, n. 25, 10 settembre 193s-XII1. GIORGI Giorgio, maggiore medico. Terapia delle lcsicni da aggressivi soffocanti. << Il Policlinico '' (Sezione pratica), fase. 37, '93s-XIII. LoMMRDI Enrico, maggiore medico. La ne11rosi celiaca. « La Verità Medica ''• n. 7, luglio 193s-Xffl. MALICE Alessandro, magg iore medico. Il servizio chirurgico di guerra. << Le Forze samrarie )), n. 30, 30 ottobre '935·X lV.

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Soccorsi di urgenza ed ospedalizzaziom: dei feriti c traumatizzati. « Le Forze sanitane , , n. 31, ro novembre 1935-XIV.

MANGANARO Carmelo, tenente colonnello medico. Cenni generali sulla orgam"zzazio11e mnitaria di guerra delle Forze armate. << Le Forze sanitarie>>, n. 25, 10 settembre JYJ s-XJII.

O.cpcdulizzazionc e sgombero dei feriti e dd malati nella zona dell'esercito operar;lc c in quella tcrritorittle. << Le Forze sanitarie >), n. 27, 30 settembre '935-Xlll. MA:-.rtERI Alberto, primo c::~pitano medico. Azione biologica degli aggressivi chimici e sintomatologia dci colpiti. << Le Forze sanitarie>>, n. 32, 20 novembre 1935-XIV.

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Pronto soc,·orso c terapia dci colpiti da aggressivi chimici di guerra. <<Le Forze sanitarie >>, n. 33, 30 novembre 1935-XIV.

Mezzi di dtfesa individuale e collettiva in guerra chimica e t·clativa organtzza::zone sanitaria. <<Le Forze sanitarie))' n. 34, 10 dicembre 1935-XIV. Y\ARMO Achille, capitano medico. Contributo allo studio della mctadissentcria. << Annali di medicina navale e coloniale )), vol. II, fase. III-IV, settembre-ottobre '935-XIII.

Riassunto. - L'A. si occupa della biologia del b. ceylonensis A Castellani ( rgos), b. ceyloncnsis B Castellani (1905) e b. madampensis (1910). Ne p rende spunto per ::~pport::lre un contributo alla più precisa conoscenza della metadissenteria, nei riguardi della storia, d ell'etiologia, parogenesi, sintomatologia, diagnosi e terapia.


BIBLIOGRAFJA MEDICA MILITARE ITALIANA

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Nl.~STROJANNI

Decio, capitano medico. Ccmtributo allo studio della poliartrite ipercheratosica infettiva. << Archivio italiano di dermatologia, sifilografia e venereologia ,,, vol. XII, 1935-XIII.

Riassunto. -

L'A. descrive un caso di poliartrite ipcrcheratosica infettiva, il primo pubblicato in Italia, per quanto gli consta, identificabile colle pochissime forme sinora descritte colla denominazione di « poliartrite ipercheratosica non blenorragica, pseudosindrome di Vidal >> ecc.. Ne studia minutamente la sintomatologia, con particolare riguardo alle manifesta· zioni cutanee ed al loro quadro istologico ed enumera le svariate ricerche, sempre infruttuose, eseguite per dimostrare il gonococco quale agente patogeno. Si sofferma particolarmente sul problema eziologico e patogcnetico e sulla diagnosi differenziale del proprio caso e ritiene di poter classificare, almeno provvisoriamente, queste forme fra le poliartriti croniche primitive infettive (Micheli) nelle quali, in seguito a stimoli infettivi originatisi dalle articolazioni ammalate, potrebbero aversi, in alcuni casi, anche manifestazioni ipercheratosiche nella cute di soggetti particolarmente predisposti. Mario, maggiore medico. Del polmone cistico. « Archivio italiano di anatomia e istologia patologica >>, fase. 2, marzo-aprile 1935-XIII. Riassunto. - L'A., tratteggiate le varie forme di polmone cistico, descrive un caso di polmone cistico congenito. Le particolarità anatomiche dell'anomalia consistono in una struttura a piccoli sacculi a costituzione bronchiale e bronchiolare, delimitati da epitelio cilindrico per lo più cigliato. L'anomalia occupa entrambi i lobi inferiori e parzialmente piccole zone dei lobi superiori. L'A. attribuisce la malformazione alla manc:lta costituzione degli alveoli a causa della struttura dello stroma e specialmente del sistema capillare dilatato e trasformato quasi in un angioma diffuso; la mancata formazione degli alveoli è seguita da eccessiva formazione di cavità bronchiolari. Questa forma . micro-vescicolare assai rara di polmone cistico deve essere distinta dalle altre forme che per la maggior parte sono da ascriversi alle bronchiectasie congenite. MoRELLI

Carlo, primo capitano medico. Studio sperimentale .eu/l'importanza della cute neL/a formazione delle agglutinine (in corso d'immunizzazione generale). « Bollet-

NANNJ

tino dell'Istituto sieroterapico milanese >>, fase. VII, luglio 1935-XIII e " Bollettino della sezione italiana della società internazionale di microbiologia ''• fase. VII, luglio 1935-XIII. (Recens. in questo fascicolo). Krc.~sTRo Arturo,

primo alpitano medico. Dati statistici sulla lue tardiva desunti dai-

l'ambulatorio della R. Clinica dermosifilopatica di Palermo con speciale riguardo alla metalue. « Giornale italiano di dermatologia e sifilologia », fase. III, 1935-XIII. l primi risultati della reazione di Musumarra nel liquido cefalo-rachidiano. « Giornale italiano di dermatologia e sifilologia », fase. III, 1935-XIII. PAG!"IELLO prof. Alfredo, colonnello chimico farmacista. Ar1alisi tecnica rapida dei saponi. « Rivista italiana delle essenze, dei profumi e delle piante officinali ~> , n. 7· 15 luglio 1935-XIII. (Recens. nel fase. VII, luglio 1935-XIII, di questo Giornale). PA:-IARA Carlo, capitano medico. Circa la distribuzione dei pigmenti emosiderrnict nell'encefalo dei dementi paralitici. « Rivista di neurologi;~ », fase. IV, T935·Xlll. L'A. riferisce i metodi più noti per la ricerca del ferro nel sistema ner voso centrale, ed i risultati degli studi dci principali autori circa il conrenuto in ferro dcll'cn·

6 -

Giorno/t: di medicina militare.


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BIIIUOGRAFIA M EOICA MlLJTARE ITALIANA

cefalo Jn condizioni nornuli e p:nologichc con speciale rig uardo alla paralisi pr~ gress1va. In base alle sue ricerche preliminari circa la distribuzione dei pigmenti ferrici dell'encefalo dci dementi paralitici conclude che i pigmenti stessi - dei quali ammette l'origine:: ematogena - si riscontrano cost:Jntemente ed in quantità massima nella corteccia cerebrale con minore abbondanza nei nuclei della base, di rado, e scarsissimi, nel ccrvelleno, nel ponte e nel bulbo. PAP.~ CKo

Michele, capitano medico, in co!bborazione col dott. E. MARCHESINI (Clinica oculistica della R. Università tli Genova). Contributo clinico e anatomopatologico alle manifestazioni owlari nel beri-beri aviario sperimentale. '' Annali di ottalmologia e clinica oculistica », fase. 2 , '93s-XIII. (Rccens. nel fase. VII, luglio 1935. di questo Giornale).

PAr.~c:-;o

Miche le, capitano medico. Sulla terapia polivitaminica della chemto- congiuntivite flillenulare. « Annali di ottalmologia e clinica oculistica ll , fase. 4, 1935-XIII. (Recens. nel fase. VII, luglio 193s-XIII, di questo Giornale). RAFFONE Alfonso, maggiore medico. Protezione dell'apparato uditivo nell'aviatore e nel mounùta. « Rivista Aeronautica », n. 7, luglio 1935-Xlll. REITANO prof. Ugo, maggiore medico. Considerazioni sulla cosidetta guerra microbica. « Le Forze s:1nit::1rie )), n. 35, 20 dicembre 1935-XIV.

SAccoMANI Giorgio, maggiore medico. Neoplasie maligne su lupus. Tipografia Malena, Gorizia, via Garibaldi, n. 6; 1935-XTII. SARNELLI prof. Tommaso, maggiore medico. LA Bilharziosi vescica/c nello Yernen e 11elle nostre Colonie. c< Archivio italiano di scienze mediche coloniali», fase. 6, giugno

935 -XIII. Manifestazioni oculari dt•ll'ofidismo e congiuntiviti da sputo di serpenti nelle no.<tre colonie (con ouervazioni persona/t). « Archi vio italiano di scienze mediche coloniali e di parassitologia ll , fase. 11, novembre 193s-XIV. t

ScALA Enrico, primo capita no medico. Aviazione sanitaria. << Rivista aeronautica ''• n. 1 1. novembre 1935-XIV. VIRCILLO Saverio, primo capitano medico. Con nibuto allo studio della tiroidite suppurativa primitiva. << La medicina italiana », n. 5, maggio 193'5-XIII. Riassunto. - L'A. descrive un caso di tiroidi te suppurati va primitiva sopravvenuta in un g iovane di 22 anni e morto in sesta giornata per paralisi vagale. Segnala la rarit3 di questi casi; tratta brevemente della eziologia e della questione delle vie se~:,>uite dal l'infezione per raggiungere la tiro ide.

Contributo allo studio delle micosi polmonari. (Nota preventiva). <• Giornale di clinica medica ''• fase. IX, 193s-XIII. Riassunto. - Dopo uno sguardo ge nerale allo sviluppo dello studio sulle micosi, alla classificazione dei miceti, ai vari metodi di ri cercarli, è riportato lo studio di cento casi di t.b.c. polmonare cavitaria, che, come affermano alcuni A.A., può simulare anatomicamente una micosi polmonare. Non è stato mai trovato un qualsiasi micete, come causa della mal::!ttia, bensì il 9 'j;, di associa::r.ione microbic~micetica. Ne dobbiamo inferire che le rnicosi polmonari resmno oggi come in passato malattie molto rare; e la presenza di miceri, osservati qualche volta al tavolo anatomico, va considerata, come quella di ospiti indifferenti, associati alla più o meno I:Jrga flora batterica in lesioni polmonari cavitarie di \':lria natura.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELEN CO E SOMMARI DEGLI ,ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali pervenuti alb. Direzione Generale eli Sanità mlli~re nel cllcembtc 1935-XIV)

FIRENZE • Sottotenente medico MARIO BERARDI: Segni oculari nell'ipertiroideo. L'O. dopo una breve introduzione sull'ipertiroidismo, passa a descrivere isolatamente i vari sintomi oculari e degli annessi, lumeggiandone la patogenesi individuale. Mette quindi i n luce la notevole importanza dei sintomi oculari nella diagnostica dell'ipertiroidismo, descrivendo, per i sintomi più importanti, anche la corretta tecnica per rilevarli, tecnica non sempre seguita, con risultati necessariamente negativi.

Sottotenente medico Gwuo BoNFERRONI: Sulla cura dell'amebiasi. Dopo avere accennato alla morfologia deii'Entameba histolytica, l'O_ passa a trattare delle alterazioni anatomo-patologiche del tubo intestinale e forme cliniche relative, della metastasi polmonare e più particolarmente di quella epatica dell'amebiasi e sue cause predisponenti nei climi tropicali. Esaminandò poi i diversi farmaci antiamebiasici (emetina cloridr., emet. clorurata calcica, jod. doppio di emet. e bism., stovarsol, 1'\co, Yatren, clist. di gelatina con ergotina, ecc.) si sofferma sul cloridr. di emctina , che considera il rimedio di elezione, per via sottocutanea, nei casi acuti, particolarmente, e a rapitia evoluzione. L'O. ricorda, per sua personale esperienza in Africa Equatoriale, di aver.: u sato, con vantaggio, nelle metastasi epatiche, il metodo Petzetakis (iniez_ endovenose di emetina a forti dosi, in un giorno, di to-12 centigr. e più). Accenna pure all'epatocentesi, non solo esplorativa, ma anche curativa, con lo svuotamento e successivo riempimento delle sacche colliquative, con sol. di emctina all' 1 'X, . Raccomanda poi di attenersi alla cura chirurgica solo nei casi di raccolte ampie, o aperte, escludendo invece quelle non colliquate a tipo libroso-sclerotico c quelle miste, in parte colliquative, ma a piccoli focolai multipli e con punti fibroso-cirrotici, in cui la sola cura medica può ancora dare apprezzabili risultati. •

• Sottotenente medico Vt.LERIO BoRCIOLI: Sindrome di A vellis associata ad emiparesi del lX e dei X/l ed a termoanalgesia a/teNUI.

L'O. riferisce un caso cJjnico molto raro di emiplegia associata laringo-velo-palatinafaringea destra con cmianestesia gustativa del 1/ 3 posteriore deJla lingua omolaterale, ipocinesia linguale destra e termo-analgcsia alterna a tipo siringomielico occorsa in individuo di 8o anni. Dopo aver trattato delle possibili localizzazioni della interruzione nervosa c delk: \'arie sindromi che si riferiscono alle paralisi associate dci nervi bulbari con interessamemo dei muscoli lari ngei, conclude, nel caso in discussione, per una << A vcllis >> modificata, cioè per una lesione del nucleo ambiguo e dei centri nervosi prossimi retroolivari con partecipazione della sostanza reticolare grigia bulbare. L'O. djscute la diagnosi differenziale con la siringobulbia, la tabe dorsale, la gomma luetica, il tumor in senso lato. Non solo per esclusione ma anche in base all'età del paziente, al rinforzo del 2° tono aortico, a notevole pressione differenziale, all'inizio improvviso a tipo di « ictus» cd al miglioramento progressivo, fa risalire la patogenesi ad emorragia bulbare in arteriosclerotico.


CO~FEREN/.E

E IJIMOSTRA/.IONI CLNICHE ECC.

+ Sottotencme medico prof. CARLO PANÀ: Il pneumotorace bilaterale. L'O. anzitutto illustra nelle varie moda lità i concetti informatori che hanno condotto all'applicazione del pnx. bilaterale e cioè il pnx. ipotcnsivo e il pnx. elettivo. In seguito espone le indicazioni, la tecnica, le complicazioni e i fenomeni di compenso del pnx. bilater:lle ed i risultati che da esso ci si possono aspettare. L'O. conclude che il pnx. bilaterale, pur rimanendo una pratica eccezionale, ha ottenuto lo scopo di una migliore conoscenza della meccanica polmonare e ha allargato i limiti di applicazione del pnx. monolaterale.

LIVORNO

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+ Maggiore mt:òico DARIO BARONIO : Ur1 caso di stenosi della ve11a cava

superio,.e.

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L'O. dopo avere accennato alle molteplici cause che possono dare ostacolo al deflusso vcnoso delb vena cava superiore, illustra un caso clinico di un ammalato gi~ degente in quell'ospedale, che presentava sintomi di stcnosi della vena cava supenore, dovuta a lesioni aderenziali consecutive a pleurite mediastinica plastica di probabile origine specifica.

NAPOLI

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+ Primo capitano medico di ..:omplcmento GtoVANNt AJALA: Lue e sua ter-apia.

+ Primo capitano medico ALFREDO CAVI\NIGLIA: L'oculistica nell'ultimo trentennio. L'O. ha trattato dei progressi dell'oftalmologia, ~saminando i rapporti dell'apparato visi,•o con l'intero organismo e con i singoli apparati, intrattenendosi sulle numerose malattie che possono ripercuotersi d irettamente ed indirettamente sul globo oculare, sui suoi annessi e sull'apparato visivo in genere, con lesioni di carattere anatomico e funzionale svariatissime. Ha ricordato i rapporti fra apparato visivo e glandole endocrine, citando i più importanti problemi che nel campo oculistico hanno già ottenuto in questi ultimi decenni la loro soluzione. Ha esposto il complesso di nozioni acquisite nel campo degli ~qui libri del sistema neuro-vegetativo e la diagnosi differenziale fra spasmi circolatori, occlusione embolica e trombotica dell'arteria centrale della retina. Ha analizzato i rapporti fra la patologia oculare e la patologia del naso, dei seni para-nasali, del faringe e dell'orecchio, traaenendosi sugli argomenti di acquisizione recente (perisinusite, neurite retrobull:are rinogena ccc.). In ultimo l'O. ha parlato dci recenti progressi nel campo della terapia chirurgica, trattenendosi sopratutto sul distacco retinico, sulla estrazione intracapsulare della Cqta~atta, sull~ dacriocistorinostomia, sui vari interventi sui seni paranasali profondi e sulla sell;~ turcica in talune forme di atrofie progressive del nervo ottico.

+ Magg iore medico di complemento prof. GuGLIELMO MArrozzt ·ScAFA: Nevrosi cardiaca. L'O., dopo a'"er accennato alla meccanica ed all'auwm;~tismo cardiaco, s'intrattiene d imostrazione delle influenze che, attraverso il sistema vegetativo, l'organismo esercita sull'aurom:Hismo cardiaco. E, vagliati i rapponi che intercedono fra plessi cardiaci e sistema nervoso vegct:Jtivo c fr::t questo e sistema nervoso della vita di relazione, discute e dimostra come distu rbi funzionali di uno, di entrambi o di parte dei suddetti sistemi, possono indirettamente o dirctt:Jmente influenzare il cronotropismo cardiaco. Si sull;~


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLI:"ICHE ECC.

determina così quel complesso sintomatico che va sotto il nome di nevrosi cardiaca, la quale. più che costituire una entità morbosa nettamente delineata sotto il punto di vista etiologico e patogenetìco, rappresenta una sindrome con svariata etiologia e patogenesì. Sindrome che se non è da tutti i patologi accettata e registrata nei rispettivi trattati, ha pure di ritto di cittadinanza nella medicina militare, perchè ne facilita il compito diagnostico e l adozione degli opportuni provvedimenti medico-legali.

SAVIGLIANO •

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Maggiore medico CARLO BRuNo: Un caso di destrocardia pura.

Un caso di congestione polmonare, tipo pr1eumonico.

L'O. fa notare la grande frequenza di questa malattia specie in tempo di influenza, il suo decorso relativamente lungo, la diagnosi spesso sfavorevole « quoad valitudinem >) perchè seguita a distanze varie dì tempo da tubercolosi polmonare. Ne rivendica con gli autori francesi la legittimità nosogralica a torto trascurata dagli autori tedeschi.

Un caso di morbo di Reynaud. Un caso di siringomielia in un soldato che presenta una atrofia del solo braccìo destro. Diagnosi differenziale delle atrofie muscolari. • Sottotenente medico GIUsEPPE FAZIO: Sindrome dell'addome destro. L'O. espone in sintesi tutte ìe cause generatrici del dolore addominale e tutte le varie ipotesi emesse per spiegare le cause delle sensazioni dolorose. Passa poi in rassegna rapida tutti i quadri dell'appendicite cronica, della colite, dell'ulcera gastro-duodenale e della colecistite, c rìallacciandosi e confermando le idee e l'indirizzo della scuola del Paolucci, mette in rilievo la grande importanza che assume, nelle diagnosi di queste diverse sindromi, la raccolta precisa, esatta, mìnuziosa dell'anamnesi remota e prossima del malato, in spccial modo per quanto riguarda l'elemento dolore. •

Sottoten cnte medico RAFFAELE ScuoTRr: Visceriti e perivisceriti.

L'O. mette in rilievo il grande impulso che i moderni studi hanno dato alla comprensione di tanta parte della patologia digestiva addominale e ricorda altresì il contributo degli scienziati italiani che particolarmente si sono inte.ressati a questa branca deila patologia, rischiarandola di un quadro sinottìco delle diverse cause da cui possono trarre origine le perivìsceriti (te<?rÌa meccanica di Lane o della cristallizzazione delle linee d i resistenza, teoria congenita, quella infiammatoria, la tossica ed infine la mista). Passata in rassegna la patogencsì prevista da ciascuna di queste teorie sì è soffermato sulla diagnosi radiologica e sulla terapia medica e chirurgica delle vìsceritì e delle perivisceriti. Al termine della conferenza l'argomento è stato oggetto dì discussione da parte di quas1 tutti i presenti.

+ Sottotenente medico GrusEPPE T osELLJ: Esiti di fratture. L'O. espone brevemente i processi normali dì guarigione delle fratture, tratta diffusamente delle complicazioni che possono turbarne il normale decorso cd analizza tutti gli esiti parologici che possono susscguirne, sia a carico dd tc;suto osseo che dei re~suti molli circostanti, soffcrmandosi particolarmente sull'osteoporosì e sulla paralisi ischemìca.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLI~ICHE ECC.

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UDINE

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+ Primo c:.pitano medico ANTOI'IO FARAONE: Sindrome d'Alzheimer (del « prae-

senium n). L'O. presenta un ex militare, invalido di guerra e mcn che cinquantenne - senza valutabili note cliniche di arteriosclerosi (nè di lue od etilismo) - segnalato dalle informnioni dci CC. RR. per episodiche crisi di \•iolenza ed aggressività con impulsi pantoclastici e nel qu:1lc rilcYasi, predominante, una sindrome afaso-agnoso-disprassica: acatafasia a tipo semantico dell'Head, iarganofasia e logoclania di Lhermitte, per continua ripetizione di una stessa sillaba o parola e concomitanti gesticolazioni scandite ritmiche del capo e degli arti. Formula pertanto dingnosi di mafattia di Alzheimer non prodotta da arteriosclerosi (dal Fuller considerata come « senium praecox l>); differenziandone la demenza di Pte (da atrofia corticale circoscritta) per la mancanza di crisi di violenza e di logoclonie; la malaltia di Osaka (demenza senile perniciosa) per b tendenza a mutacismo, negativismo, catatonismo ed evoluzione rapida in letale marasma; la demenza presbiof,enica di Wernirke (psicopolinevrite senile del Duprè) per il disorientamento nello spazio, nel tempo e nell'ambiente, l'alterata memoria ritentiva, confabulazione con futilità di concetti e pucrilità di immaginativa; per l'amabilità generica e facile gaiezza e, sopratutto, per l'assoluta integrità della sfera etica e del senso dell'onore. Accenna infine brevemente alle alterazioni istopatologiche della sindrome in parola: placche senili del Redlich Fischer con ispcssimento delle neurofibrille intracellulari io masse compatte argentofìle, ondulate (chevelures ébouriffées) ed agglomerate alla periferia nelle cellule del lobo frontale; con riduzione, secondo Alzheimer, del numero ed aumento considerevole del loro volume.

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Su di un caso di psicastenia encefalitica.

Trattasi di un soggetto già ricoverato di recente in Casa di Cura per encefalite epidemica e sottoposto in atto ad accertamenti medico-legali (idoneità all'avanzamento), nel quale a scarsi e blandi segni neurologici di tale affezione fanno invece riscontro floride turbc squisitamente psicasteniche: fantasticherie metafisiche (Gurbelsucht del Griesinger), stato ossessi,·o-coatto contrastante in oclofobia e clittrofobia; rimarchevole specialmente una tria<lc sintomatica tanato-freno-fobofobica. Ed ::.ncora: sensazioni sensoriai i coatte in << visioni femminili corporee nude » (sic !) frequenti a letto ed allo stato di veglia, con stimolo "afrodisiaco ,, puramente cerebrale consecutivo, senza cioè alcun accenno ad erectio pcnis nè ad eiaculatio. Infine ossessioni imperative masturbatorie (tipo Fuerbringer) non effettuabili (?), con qualche spunto di incipiente adinamofobia. Il soggetto, di buona globale intelligenza ed adeguata cultura professionale (giuridico-economica), sicuramente scevro di atteggiamenti opportunistici e comunque tendenziosi - richiederebbe anzi un giudizio di reintegrata completa sanità fisica e mentale ! conferma nel modo più esplicito di non aver giammai presentat<' turbe psichiche consimili anteriormente alla encefalite ( ?). Tale, essenzialmente, il complesso psicopatologico dell'interessante caso clinico: esposto qui in succinto ma rilevato nei dettagli dall'O. (che già da qualche anno prosegue in uno studio clinico- critico sulla malattia di Janet); traendone intanto l'opportunità di chiamare ancora una volta l'attenzione sulle più svariate sindromi mentali che possono essere realizzate dalla encefJlite epidemica: sindromi bene spesso scarsamente \':Jlorizzate, se non talvolta pur misconosciute.


CONFERENZE E DIM'OSTRAZIONl CLINICHE ECC.

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VERONA + Maggiore medico di complemento prof. Gutoo 8ECCHERLE: Dimostrazioni anatomo-patologichc.

L'O. presenta alcuni pezzi anatomici repertati in seguito ad interventi chirurgici. 1°) Mostra una appt:ndice asportata nel primo periodo di flogosi e trae motivo per discutere in modo speciale la diagnosi di appendicite, vagliando l'importanza dei diversi sintomi, per potere addivenire, come è desiderabile, ad una diagnosi precoce. Si intrattiene brevemente anche sulle diverse forme anatomcrpatologiche e cliniche dell'append icite. 2°) Presenta un pezzo anatomico asportato al lato esterno, terzo medio, della coscia ad un soldato, che aveva notevole difficoltà e dolore alla deambulazione. Il pezzo di forma allungata a losanga, era attaccato con fitta aderenza alla fascia lata, dàllà quale si riuscì a staccarlo senza leder:a, ed è costituito da connettivo denso fibroso. Discute le varie diagnosi, e conclude trattarsi probabilmente di un oleoma o can· foma, anche in base alla storia clinica del paziente, che ammalato precedentemente di tifo, subì diverse iniezioni di canfora, sospesa in soluzione oleosa. 3°) Presenta inoltre un corpo estraneo endo-a1·ticolare, n~ discute la patogenesi, l'anatomia patologica, concludendo che pure dovendo arumettersi il corpo estraneo di origine traumatica la quasi totalità dei vari corpi estranei articolari, sono generalmente una manifestazione secondaria di una affezione articolare preesistente. Nel caso in parola de\·esi ammettere l'origine traumatica, sia per la storia che per i caratteri esterni del pezzo asportato. Questi segni esterni in questi casi sono abbastanza costanti: il pezzo si presenta appiattito, cartilagineo e liscio da un lato, osseo e rugoso dall'altro. Lo studio istologico conferma questi car atteri i quali indicano bene come il corpo estraneo non sia che un frammento distaccatosi dalla superficie articolare.

+ Maggiore medico F I LIPPO GRIFI : Osteosarcomi. Presenta due casi occorsi durante questo anno all'osservazione in quell'Ospedale: un osteosarcoma cavernoso occipito-parietale già trattato con buon risultato clinico presso l'Istituto V. E. di Milano; e un osteosarcoma probabilmente di Ewing nel trocantere di destra in soldato attualmente degente. L'O. ricapitola brevemente le moderne vedute teoriche sull'argomento e inquadra i casi clinici dal punto di vista diagnostico, prognostico e terapeutico. •

Sottotenente medico LuiGI STECACNO: L'agranulocitosi.

L'O. dopo avere rapidamente passato in rassegna c brevemente illustrati i caratteri fondamentali di questa affezione, ne discute il problema eziopatogenetico, il fondamento anatomo-patologico e si diffonde a trattare la diagnosi differenziale con altre forme morbose ematiche con particolare riguardo all'angina monocitica, all'atrofia mieloide progressiva e aU'anemia aplastica primitiva, delle qua!i traccia un breve quadro. Illustra successivamente i sussidi terapeutici utili al trattamento della forma morbosa e conclude che l'agranulocitosi deve essere considerata come sindrome patologica più che una entità clinica nettamente defini ta, riassumendo poi i criteri pratici che devono condurre il medico a sospettare, diagnosticare e curare la sindrome stessa.

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Le malattie infettive nelle Colonie dell' Africa Orientale Nel fascicolo dello scorso novembre abbiamo riportato i dati comunicati dal Ser\'izio sanitario del Ministero delle Colonie circa le denunce delle malattie infettive du rante l'anno 1935, fino al 15 ottobre per la Somalia c a tutta b prima quindicina dj settembre per l'Eritrea. Ora per cortesi ulteriori comunicazioni del detto Servizio, siamo in grado di fornire i scguemi altri dau concernenti le rruppe nazjonali e iniligene e gli opcr<~i nazionali, in entrambe le Colonie, fino alla pnma quindicina di novembre 1935-XIV. SETTEMBRE

NOVEMBRE 1935 (prima quindicina)

OTTOBRE 1835

1935

l SOMALIA ERITREA l SOMALIA mihtari 01"'· mi h tori lope mi htori ope- militari nuliun IOP"· ~rai rai ra• ••• ~.,.nd r-ai naz.l ind. naz. naz.(md. naz. naz.,ind. n az. n~ l md. nu. ERITREA

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ERITREA

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Vaiuol11 Varicella . Scarlattina Morbillo . R011olia Tifo petecchiale Febbre ricorrente D•fterite e crup

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P4!.rtoue:

Parotite epidemica 1nfluenza ep>denuca Meningitc cerebr<>-spinale Poliomelitc ant. RCUtll Encefalite letargic:a Tetano Febbre tiroide . l nfezioni parati fiche Febbre ondulante D issenteria Anchiloero.niui Schisul6omiasi 'Eknintias:i inreatinale Leishmaniosi cutanea viscerale • UICA:Ja tropicale LebbrA Elefantiasi Scabbia Trocoma Sifilide Fnmboesia

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24

Dlenoro~ria

Ulcera venerea . LìniogranuiOO'\lltosi eom.aa, Madurosi Malaria Tubercolosi polmonare Rabbia dichiarata . :'\.1orsicnturc di animali rabbici

.

6

.

Il

36

1•13 108

4

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25

2

PustOÙI maligna

Eresipela .

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2

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12

40


N011Z1E

Bollettino dd Corpo sanitario militare Ufficiali medici MAGGIORI. MARINUCCI Marino, mirustero aeronautica. - E' mantenuto in servizio come invalido di guerra, continuando a rimanere iscritto nei ruoli e categoria degli ufficiali dd propno corpo.

GuARNACCIA Girolamo, distretto Agrigento, in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. - In data 7 novembre 1935·XIV richiamato in serviZIO effettivo e destinato ospedale militare Palermo. Dal Bollettino ufficiale, disp. s4a, 26 dicembre I93s-XIV.

*

Ufficiali medici PRIMI CAPITANI. MICNANI Vittorio, distretto Bologna, in aspet~ativa per infermità temporanee provcnjent:i da cause di servizio. In data t8 novembre 1935·XIV, richiamato in servizio effettivo e destinato ospedale militare Bologna. Dal Bolle/lino ufficiale, disp. r•, 3 gennaio 1936-XlV.

*

Ufficiali medici COLONNELLI. SANTA-MARIA Alberto. - In data 1" gennaio 1936-XIV, è promosso maggiore gtnerale medico, per meriti eccezionali, ed è nominato presidente del collegio medico legale (Roma).

<<Ufficiale medico di eccezionale valore scientifico, m·ganizzato1·e in pace e in guerra, ha reso segnalati servizi alla sanità militare >>. ZANUTTINl P rimo. - In data 1 ° gennaio 1936-XIV, è promosso maggiore generale medico ed è nominato ispettore di sanità militare per la zona di Napoli. MARTOGLio Ferdinando. - I n data 1° gennaio 1936-XIV, è promosso maggiore generale medico continuando a rimanere fuori quadro perchè disponibile per il ministero delle colonie. MAGGIORI PROMOSSI TENENTI COLONNELLI.

Con anzianità 4 novembre t935-XIV. PERRE11I Cristoforo, Legione allievi CC. RR. Roma. -

Destinato come contro.

PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 17 agosto 193s-XIII. SQUILLACIOTI Raffaele, ospedale militare Napoli. Destinato .:ome contro. Sceita speciale. Precederà nel ruolo il pari grado Morino Enrico.


go

NOTIZIE

TF.NENTI INCARICATI DF.L GRADO DI CAPITANO PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità 2y ottobre '93S·XIV. D'ATIILIO Evandro, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. Scelta speciale. BAJULE Tommaso, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. Scelta speciale. SANTILLO Tommaso, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). - Come contro. Scelta speciale. CAMMARANO Vi w Alfonso, 1 • centro esperienze artiglieria. - Come contro. Scdta speciale. TENENTI INCARICAn DEL GR.... DO DI CAPITANO. CAsSONE Antonio, ospedale militare Messina. Messina.

Legione territoriale CC. RR.

T ENENTI. CEORELLI Giuseppe, 8" art. div. fant. - 8° art. corpo arm., Dal Bollettino ufficiale, disp. 3", 17 genna1o 19,3.6-XIV.

*

Ufficiali medici. PRIMI CAPITANI. CANI\IZZo Sebastiano, scuola allievi ufficiali complemento Bra. -

2°

genio mm ..

TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. ClERI Vincenzo, 2° genio min. - Scuola allievi ufficiali complemento Bra. Dal Bollettino ufficiale, disp. 4•, 17 gennaio 1936-XIV.

*

Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI. Con anzianità 1° gennaio 1936-XIV. LANDRIANI Roberto, direttore sanità militare corpo armata Sardegna. BRIGUGLIO Santi, direttore ospedale Messina. - Come contro. CASELLA Dante, direttore ospedale Ancona. - Come contro.

Come contro.

MAGGIORI PROMOSSI TENENTI COLONNELLI. Con anzianità 31 dicembre 193s-XIV. DE L1so Carlo, ospedale Bari. - Come contro. RATIAZZ! Tullo, ministero finanze (f. q.). - Ospedale militare Alessandria. Cor~ at1zianità 1 °

gennaio 1936-XIV.

PELLEGRINO Lorenzo, ospedale Trieste. - Come contro. ZuoDAS S1vio, ministero aeronautica (f. q.). - Come contro. MANCINI Luigi, direzione sanità militare corpo armata Trieste. -

Come contro.


gr

NOTIZIE

PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 28 novembre 193s-XIV. SoLERI Giovanni, ospedale militare Piacenza. -

Come contro.

Con anzianità 31 dicembre 1935-XIV. MILETTI Ernesto, ospedale Verona. MusTo Pasquale, ospedale Caserta. -

Come contro. Come contro.

Con anzianità 1° gennaio 1936-XIV. PlcCAR.RETA Francesco, ospedale Roma. - Come contro. FRocGto Francesco, 4° art. corpo arm. - Ospedale militare Catanzaro. TENli:NTI INCARICATI DEL GRADO SUPERIORE PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità 1° luglio 193s-XIII. FRANCIA Adolfo, R. corpo truppe coloniali Somalia (f. q .). speciale. BoNELLI Michele, R. corpo truppe coloniali Somalia (f. q.). speciale. Precederanno nel ruolo Larovere Giuseppe.

Come contro. Scelta Come contro. Salta

Con anzianità 29 ouobre 1935-XIV. F:t:RRAJOLI Ferruccio, R. corpo truppe coloniali Eritrea (f. q.). Scelta speciale. Precederà nel ruolo Santil/o T ommaso.

Come contro.

TENENTI PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità 1° luglio 1935-XIII. D E LoRENZO Leonardo, R. corpo truppe coloniali Somalia (f. q.). Scelta speciale. Seguirà nel ruolo Eone/li Michele.

Come contro.

Con anzianità I 0 gennaio 1936-XIV. DE CHIARA Fedele, R. corpo truppe coloniali Eritrea (f. q.). Scelta speciale. PELLEGRINO Francesco, R. corpo truppe co!oniali Eritrea (f. q.). Scelta speciale.

Come contro. Come contro.

T ENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. dal 4 novembre 1935-XIV. ARAGONA Filippo, 20° fant. - Come contro. dal 28 novemb,-e 1935-XIV. PALA Michelino, R. corpo truppe coloniali Somalia (f. q.). dal 31 dicemb,-e 1935-XIV. LINo Francesco, 9" art. arm. - Come contro. CRISTIANI Michelangelo, 1° alp. - Come contro. ANDREOTTI Oscar, 23° art. div. fant. - Come contro.

Come contro.


NOTIZIE

dal 1 ° geuJaJO 1936-XIV.

CIRILLO Giovanni, 40° fant. - Come contro. FEDELI Alberto, officina automobilistica R. esercito Bologna. - Come contro. 8ERARDINONE Enrico, R. corpo truppe coloniali Cirenaica (f. q.). - Come contro. GRIFO!'il Oscar, u Nizza » cavali. - Come contro. SANTAGATI Francesco, R. corpo truppe colon iali Cirenaica (f. q.). - Come contro. Ufficiali chimici farmacisti. MAGGIORI PROMOSSI TENENTI COLONNELLI. Con an::.mnità 31 dicembre 1935-XIV.

CAPPELLI Giuseppe, istituto chimico farmaceutico militare. speciale. SAVINO Vito, ospedale Bari. -Come contro.

Come contro. Scdta

PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI. Con anz1anità 31 dicemb,.e 1935-XIV. BR.~CALONI Lorenzo, istituto chimico farmaceutico militare. Come contro. Scelta ordinaria (promovibile a scelta speci<lle). PEsSOLA:-10 Angelo, istituto chimico farmaceutico militare. - Come contro. Scelta speciale. Aoll..ARDI patr. di Tropea Giulio, osped:~le Roma (com. laboratorio chimico bromatologico). - Come contro. Scelta 01·dinaria (promovibile a ~celta speciale).

TENENTI INCARICATI DEL GRADO SUPERIORE PROMOSSI CAPITANI. Co11 anzianità 31 diccmbt·e 1935·XIV. LICATA Salvatore, ospedale Holzano. -

Come contro. Scelta speciale.

TENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO. dal 31 dicembre 1935-XIV. RIPARBELLJ Roberto, ospedale Firenze. - Come contro. CRESTE Baldo, R. corpo truppe coloniali Eritrea (f. q.). - Come contro. CARLJSt Ferdinando, R. corpo truppe coloniali Somalia (f. q.). - Come contro.

J SEGUENTI UFI'ICIAU GIUDICATI PRESCELTI MA DESTINATI A FORMARE VACANZA SONO COLLOC.\TJ A DISPOSIZIONE. (art. 30 legge avanzamento) Ufficiali medici.

T ENENTI COLONNELLI. Dal 31 dicembre 1935-XIV. Con anzianità 31 marz o 1925. COLITTI Silvio, direttore ospedale militare Bari. - Come contro. Con anzianità 30 giugno 1925. D'ANNA Giuseppe, R. Corpo truppe coloniali dell'Eritrea. - Come contro. Con anzianità 31 dicembre 1925. GATTI Dionigi, direttore ospedale militare Sa\"igliano. - Come contro.


NOTIZIE

93

Ufficiali chimici fm·macisti. T ENENTI COLONNELLI. Dal 31 dicembre 1935-XIV. REGARD Pietro, ospedale Napoli . sti nato come contro.

Sotto la stessa data promosso colonnello e deMACCIORI.

Dal 31 dicembre 1935-XIV. Con anzianità 31 marzo 1924. I sou Emilio, ospedale Trieste. - Come contro. \'ALENTI Antonino, ospedale Torino. - Come contro.

l SEGUENTI UFFICIALI SONO COLLOCATI FUORI ORGANICO (Art. 1IO legge avanzamento)

Ufficiali medici. PRIMI CAPITANI.

Dal 1° gennazo 1936-XIV. Cotl anzianità 4 marzo 1917. VENDRA Salvatore, distretto militare Como, in aspettativa infermità temporanee Distretto militare Como, cessando dalla posizione di aspettativa. pron~nienti causa serv1z1o. -

Ccm anzianità 22 settembre 1918. CARIMATI Giuseppe, direzione sanità m ilitare corpo armata Milano. trattenuto.

Come .contro,

SuRAct Bruno, ospedale militare Milano. - Corrlè contro, trattenuto. ì\iAGNINI Enea, ministero finanze (membro effettivo commissione medica penswm guerra Perugia). - Come contro, trattenuto.

Con anzianità 13 ottobre 1918. RoNcA Gaetano, ospedale Udine. - E' assunto in forza distretto militare Udine. DATTILO Giuseppe, id. Roma. - · Come contro, ha domandato, trattenuto. Bucc1 Pasquale, id. Brescia. - E' assunto in forza distretto militare Roma Il. PROPERZt CuRTI Benedetto, distretto Roma I. - Come contro, trattenuto.

Con anzzanità 27 ottobre 1918.

Lo VECCHIO Gioacchino, ospedale Palermo. Dal Bollettino ufficiale, disp. ;•, 23 gennaio 1936-XIV.

*

Ufficiali medici. PRIMI CAPITANI. PERRICONE Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Somalia. Mess ina. Dal Bollettino ufficiale, disp. 6•, 23 gennaio 1936-XIV.

-

Ospedale militare

Onorificenze Per la ncorrenza della festa di San Maurizio, su proposta di S. E. il Capo del Governo e ministro della guerra, i colonnelli medici Roèerto LANDRIANt e Santi BRIGUCLIO e i tenenti colonnelli medici Silvio Courrr, Vincenzo FIUMEFREDDO e Giovanni CAM.'-fARATA, sono stati nominati cavalieri nell'Ordine dci SS. Maurizio e L azzaro con· sider:azione di particolari benemerenze.

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NOTIZIE

94

Avanzamento degli ufficiali in s. p. c. dd Corpo sanitario militare Con circolare n. 3 Giornale m ilirarc ufficiale 2 gennaio c. a. sono stabiliti i limiù di anzianità entro i quJii sono compresi i cJpitani cd i tenenti in s. p. e. che possono essere designati per l'ammissione agli esami per l'avanzamento a scelta speciale, per gli an ni 1936 e ' 937· Riportiamo i limiti riguardanti il Corpo sanitario con la indicazione, per ciascun grado, dell 'ultimo uffic iale che può essere designato: A.~O 1937

Capitani Medici

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Dc Andreis

Calvo Attilio

Gius<PP<'

Chimici- farmacisti

Capitani

Te:lenti

Seott i GiUSCPP<'

Gambnrini

Giuseppe

Tenenti

D'Alessandro Antimo

Savastano

De llenedictis Raffadc

Saia Mario

Giuseppe

Avanzamento degli ufficiali di complemento del Corpo sanitario militare A norma degli articoli 20 e 114 ddla kgge 7 giugno 1934, n. ~. per l'avanzamento degli uffici:1li dd R. Esercito, con circolare n. 49 Giot'fwle militare ufficiale del 23 gennaio c. a. sono stati stabiliti i limiti di anzianità entro i quali sono compresi gli ufficiali di complemento delle va rie armi, corpi e servizi, che debbono essere presi in esame per l'avanzamento ad anzianità e a scclt:a, per la iscrizione sui relativi quadri di avanzamento 1936- 1937. Tali limiti per il Corpo sanitario sono i seguenti: Medici: maggiori: 3 1 marzo 1923 - primi capitani: 9 ottobre 1921 - tenenti: I 0 g<'nnaio 1930 - sottotencnti : 3 1 dicembre 1932. Farmacisti: tenenti: , • gennaio 1930 - sottotenenti: 31 dicembre 1932.

Titoli di studio Ndl 'ultima sessione d 'esami i maggiori medici in s. p. c. Mario MoRELLI e Giorgio GIORGI hanno consegui to la docenza, rispettivamente, in anatomia patologica e in tossicologia di guerra.

Concorso al premio Ribcri Con circolare n. 673 Giornale militare ufficiale del 31 agosto 1934-X II, riportata nel fascicolo di settembre detto anno di questo periodico, fu indetto il concorso al premio Ribcri per l'assegnazione di lire tremila alla migliore delle memorie redatte da ufficiali medici del R. Esercito c della R. Marina sul tema seguente: 11 La costituzione, secondo le attuali vedure, nei suoi rapporti con la patogenesi della tu bercolosi e col giudi:::io di dipt·ndenz~ da catullo di servizio n. Alla data di scadenza fissata al 3r dicembre u. se., sono pervenute alla Direzione generale di Sanità militare del Ministero della guerra tre memorie contrassegnate dai seguenti motti : S. O. S. Il bacillo non è ancora tutta la tu bet·coloJi (Baccellt) . Ut vitae subcurrat. Come prescrive l'art. 8 della circolare succitata, la presente nottz1a pubblicata su questo Giornale e sugli Annali di medicina navale e coloniale, con la indicazione dci motti delle memorie presentatè al concorso, serve di ricevuta agli autori.


NOSTRI

MORTI

11 Corpo degli ufficiali chimici-farmacisti c, conseguentemente, tutta la Famiglia sanitaria militare sono stati di recente colpiti da tre lutti. Il maggiore chimico-farmacista in P. A. cav. Parisi Vincenzo si è spento serenamente a Cava dei Tirreni (Salerno) il giorno 8 settembre scorso. Nato a Sarno 1'8 ottobre 1863, egli si diplomò in Farmacia presso la R. Università di Napoli ed entrò a far parte del Corpo sanitario militare il 22 novembre 1886, iniziando il suo servizio presso l'Ospedale militare di Napoli. Era ufficiale operoso, zelante ma, sopratutto, esatto e scrupoloso nell'adempimento dci suoi doveri professionali. Dotato di larga cultura generale e dedito allo studio, egli era particolarmente versato nelle ricerche chimiche e nelle analisi bromatologiche, per cui riportò sempre un largo consenso di meritata stima nei varì stabilimenti sanitarì in cui prestò servizio durante la sua lunga carriera. Mobilitato fin dal 24 maggio 1915, con l'Ospedale da campo n. 229, prese parte alla grande guerra, distinguendosi per i suoi meriti organizzativi, per la sua atri\·ità e competenza; rientrò all'Ospedale militare di Caserta nel giugno del 1917. Era insignito dci distintivi di guerra, nonchè delle onoriticcnze di Cavaliere della Corona d'Italia per speciali benemerenze e di Cavaliere dci SS. Maurizio c L azzaro. Comm. Baroni Edoardo - deceduto a Mira (Venezia) il 24 ottobre ultimo era naro a Stra (Venezia) il 6 aprile 1855· Compì i suoi studi nella R. Università di Padova, dove conseguì il diploma in Farmacia ed entrò nella Famiglia sanitaria militare il 1° giugno 1883. Oltre il carattere adamantino di cui era dotato, egli dette sempre prova - in ogni carica o incombenza di servizio - di virtù preclari e di cultura professionale oltremodo distinta, arricchit:~si e perfezionatasi con la lunga esperienza nelle diverse branche della tecnica farm:Jceutica e con gli studi costanti ai quali dedicò tutta intera la sua vita. Autorizzato a frequentare la Scuola d'igiene pubblica in Roma, vi conseguì il diploma di Perito chimico igienista; in seguito, per virtù dei suoi emincmi meriti professionali e delle sue pregevoli pubblicazioni scientifiche, egli riportò numerosi e ripetuti premi (Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere; Società Reale di Napoli dell'Accademia delle Scienze fisiche e matematiche) e ottenne nomine onorifiche in vari enti culturali italiani e stranieri, nonchè cariche lusinghiere guaii, ad esempio: membro del Consiglio sanitario provinciale di Torino, della Commissione per la revisione della F. U. italiana, dd Comitato generale della crociata contro la tubercolosi, del Comitato d'onore del IV Congresso di chimica applicata ecc. La nobile figura del compianto BARONI emerse massimamente per il vigore della sua volontà che egli sapeva trasfondere ai collaboratori e ai dipendenti, per l'acutezza del suo ingegno e per quel senso religioso del dovere che sentì in sommo grado nei lunghissimi anni trascorsi presso la Farmacia Centrale Militare, ove lasciò un'impront:J indelebile in tutti i reparti in cui prestò la sua preziosa opera. Gli studt da lui compiuti e i perfezionamenti raggiunti in talune speciali lavorazioni sono tuttora seguiti nella pratica attuale; dicasi così per la preparazione asettica del materiale da medicazione, dell'allestimento delle soluzioni saponose dei disinfettanti, della idrofilità degli oggetti di medjcatura per cui inventò un apparecchio di misura, dclh dassificazione delb seta per suture e sua sterilizzazione, come della preparazione del catgut sterilizzato ecc.. Ma l'opera veramente notevole - oltrechè lunga, paziente e fruttuosa- che egli lascia riguarda


NOTIZIE

lo studio e la tecnica della terapia ipodermica: composizione di tal une formule per iniezioni, stabilizzazione dei prodotti impiegati, sterilizzazione delle soluzioni, costituzione dei vetri da fiale ecc., nel quale campo egli ideò e propose anche taluni ingegnosi apparecchi, tuttora usati nella preparazione. Il più recente lavoro da lui pubblicato porta la data del 1933; ma, di tali pregevoli monografi.e, che tanto merito assunsero e tanto contributo hanno portato alla chimica e, più ancora, alla tecnica farmaceutica, egli ne produsse oltre cinquanta, ospitate nelle più apprezzate riviste scientifiche italiane c straniere. Gli ideali che BARONI servì, senza limiti o condizioni di sorta, furono lo specchio della sua vita e ad essi egli of&ì, fino all'ultimo battito, tutti i nobili sentimenti del suo gran cuore. Cav. dott. Curuti Romolo, tenente colonnello chimico-farmacista in P. A., è morto a Roma, dopo lunga malattia, il 30 ottobre scorso. Nacque a Moncalvo (Alessandria) il 3 dicembre r868, si laureò in chimica pura presso la R. Università di Torino nel luglio 1892, ottenne il diploma in Farmacia nel luglio 1~4 dalla R. Università di Camerino ed entrò a far parte del Corpo sanitario militare nell'agosto 1896, iniziando il suo servizio presso l'Ospedale militare di Padova. Fu collocato a riposo nel settembre 1933. Oltre l'apprezzato servizio ospedaliero da lui normalmente esplicato nei vari periodi della sua carriera, speciali e notevoli meriti si attribuì per la capacità scientifica e pel valore professionale. Così, ad esempio, in gu:llità di assistente onorario, durante il biennio r899-1901, presso il Laboratorio chimico della Sanità pubblica, riportando un encomio per la sua attività negli studi; come pure allorchè fu a disposizione dell'Ispettorato

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di sanità militare, presso il Laboratorio chimico del Ministero della Guerra. Partecipò alle

campagne del 1915 e del 1916 in qualità di addetto all'Intendenza della IV Armata, successivamente passò a disposizione del Ministero delle Finanze presso l'Azienda chinino di Stato per il biennio 19t6-r918; ma altri molteplici incarichi, delicati e di fiducia, egli esplicò presso il Ministero delle armi e munizioni e quale Presidente della Commissione farmaceutica negli stabilimenti ausiliari. In seguito ad analogo concorso, fu altresì insegnante di Chimica bromatologica e di Merccologia nella Scuola di applicazione di Sanità militare e condusse studi suJI'alimentazione dd soldato e ricerche sulla soia, meritando un elogio dal Ministero. Col 13 dicembre 1922 assunse la direzione dd Laboratorio di chimica applicata e di bromatologia del Ministero delJa Guerra, che tenne con rara perizia e competenza fino al collocamento in congedo. Il ten. colonnell.o (ERJlUTI - che conosceva varie lingue est<"re - era professionista di svegliata intelligenza e di soda cultura, che rinvigoriva sempre più con studi costanti e ricerche di laboratorio, consacrate in varie monografie date alle stampe. Egli, inoltre, ha fornito paziente e proficua opera di collaborazione nella compilazione dei due volumi del « Manuale dei medicamenti >> (Ediz. 1916) e ha provveduto alla compilazione, unita· mente a vari altri colleghi, della nuova edizione della Parte prima dello stesso (1934). Era decorato dei distintivi della guerra mondiale e delle onorificenze di Cavaliere della Corona d'Italia e di Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. A. PACNIELLO.

Direttore responsabile: Dott. Redattore: Dott. prof. VIRCJNIO KOMA.,

GENNAIO 1936-XIV

, tenente generale medico tenente colonnello medico

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RIVISTE MEDICHE MILITARI. ARGE:-n'INA: REVISTA DE LA SA.NIDAD MILITAR. -

Ministero della guerra; Buenos Aires. Amro XXXIV,

/uv/io-agosto 1935.

Calli: Relazione della direzione generale di saoità al Ministero della guerra per l 'anno IQJ.l. (co11ti11ua). D'Oli....,ira Eate.... : Esplorazione della visione stereoscopica. - Bvbooa Siachez e Stàbile : Peri<ia medico-legale presentata al Consiglio di guerra su di un caso di schùofrenia laJente. - Brni riviote .U.tetiche. CeCOSLOVACCHIA: VOJESKt ZORAVONTICKt LISTY. - Org:tno scientifico dei medici, veterinari e flli1IIacisri militari cecoslovacchi, Redazione: Praho, Bubtnec. M:-<0. - Zdrav. odd~leni. Fase . IV, 1935. Ruek : Pseudo-appendicite influen:ealc - MezUka : Medicina preventiva sportiva. FRAì'<CIA: ARCHIVES DE ~ECINE ET PHARMACIE MIUTAIRES. - Direzione del servizio di sanit:l, Ministero della Guerra, Parigi. Fase, VI , dicembre, tomo C HI. 1935, BoaDet: l gozzi chirurgici. - Talbot ; La realizzazione pratica della protesi dell'amputazione dell'arto inferiore. Baudet e Cabuac: Le re-~z ioni peritoneali della malattia di llouillaut simulante l'appendicite. - Cilleula: Yvan, medico di Napoleone, - N'"'"' e Picout-La.foril: Uuc osservazioni di fonne atipiche di reunmtismo poliarticolare acuto.

POLONIA: 1.EKARZ WOJSKOWY. -

Orgsno degli uffici.tli del Servizio sanitario. Centrwn Wyszkolenia San it, Gornoslaska 45, Varsavia. N. 1 , t 0 luglio- N . ;, 15 luglio- N. J, 1° ago>sto- N. 4, 15 agosto- N. s. 0 t settembre- N. 6, 15 sctttmbr~. Szmurlo: I nuovi metodi di cura delle affezioni allergiche delle \•ie respi ratorie superiori (N. 1 t z). Brzoako: Sulle mutilazioni volontarie dell 'orecchio (N. 1). - Woiciechowoki: L'attit udine e l 'abilità motrice da.l punto di vista del chirurgo (N. t, z, 3 4, 5 e Cl). - ]abòbkiewicz: Il siero specifico nella cura delle affezioni determinate dal b. coli (N. 1), - Kruoalr:i t Equipaggiamento sanitario dell'esercito in campagna (N. t). - Micb .... Jowicz Mi...z: Le nuove tendenze in pediatria (N. 2 3 • +), - Uldeja Szcz: La melanollocculazione nel corso delb malaria pzovocata artificialmente (N. 2). - .l.empicki : l prodotti ch•mici uskti nelle autolesioni (N. 2}. Waolaki: Sull'organizzazione dei coni complementari d'educazione profess ionale per i nu.>dici militari (N. 3}. Mozolowski: Due casi di sclerosi a plncche d'origine trawnatica (N. J).- Peba : Della cultura del b . della difterite nel terreno di Hill (N. 3} . - Roaaowaki : Lo stato anatomico e funzionale dello ste>maco ne l corso della tbc. polmonare (N. 4 • 6}. - Pawlowaki: Sul trattamento dcUe ferite d'arma da fuoco (N. 4), - Mozolowalri : Sulla malattia mortale del Marescial lo Pilsudski (N. sl.- Socolowaki : L'anestesia generale con l'evipan (N. s). - Kowalewoki : Le fratture durante le marce (N. 5)· - Bittner: Le fratture delle apofisi trasverse delle vertebre lombari (N. ;). - Mallnowalù: La diagnosi precoce dell'imbecillità nei soldati presso i corpi di !ruppa (N. 6) . - Zurltowaki : Le culture di anaerobi nei laboratori batteriologici dell'esercito (N. 6). Mallll: Sulla struttura chimica degli ormoni genitali (N. 6) . ROMANIA: REVISTA SANITARA MILITARA, - Relazione e amministrazione: Ospedale Militare (Regina Elisabttta) Bucarest, Fase . Xl, nwembre 1935. BalabaD: Le. asfissie e loro trattamento secondo le attuali cono;cicnze - Grueaco, Conat1111tineaoo e Cali. sciuc: Un caso di • mesenteriwn commune - con appendicite a s inis tra. Gafea.co e Cbeorcuiu: Enorme cisti muc::oide dell'ovaio sinistro. Operazione. Guarigione. - Ji111111: l disturbi tiroidei alla luce nttuale della scienza con considerazioni statistiche su lla loro etiologia nel distretto di Argésch. - Vartllllof : 11 lievito di birra officinale.

RUSS IA: VOENNO SANITARNOE DELO. Gosudarslwcnnoe, isd-wo. Mosca, N. +• apri/1 1935. Cot.z : 1 p rogressi neUa tecnica sanitario ed i problemi della relativa applicazione nell 'esercito. - Dimitriev e A.chiQ&J'iD : Nuovi preparati per la cura della malaria. - - Dimitriev : Alcuni e.•perimemi contro la malaria, nel campeggio della S.K. V.O. - Kli.nkanov: Apparecchio potabihnatore trasportnbile.- Morev e Vecl..,iapin 1 La st..rilizzazione dell'acqua sulle nnvi da guerra con pOtabilizzatori traspOrtabili, - Prouto't'Ìch: l resoconti della conferenza nazionale delle Repubbliche Sovietiche, su lla rrasfusione del sangue, - Marko-..kv e Goouev 1 L 'immobilizzazione delle fratture s u Ha lioes del fuoco. -

Baku•cb:uky c Kaplant :

Il uaspuno t.lci ft:riti "lurautc J 'azione. - -

Kroicik : 11 servizio chirurgico nel campeggio della !;.K.V.O. - Giradabe11r e Schmeiderman 1 La cura delle g:tStroentcriti. - Fetoclov : L'org:tnizzazione ed il furttionamento degli ospedali R.K.K.A. - Roneevaky 1 La selezione paico-igienica nei reparti della D.C. SP.·\G:-;A: REVISTA DE SANIDAD MD.ITAR. Pubblicazione mensi le del Corpo sanitario militare, Madrid, Fase. XI!, dictmbrt 1935· Domillcuez NaYUYO: Gas da combattimento (contìttuazìo"" e fine). - Moreoo: Cura della sifilide con • ~«> Spiro! •.

STATI UNITI: "FHE MlLITARY SURCEON. - Acmy Medicai Muscum and Library, Washington, Vol. LXXII, N, 3, •ettembrt 1935. Wilmer: 1 primi sviluppi delL. Med icina Aeronautica negli Stati Uniti. - Istituzione dj un laboratorio di rice1che miologiche a Wright Field. - Beav.., : L'attuale bisogno di ambulanze aeree nell'esercito degli S tati Uniti. - Hulett : Un metodo ecooomico c vantaggioso per le fasciature chirurgiche. - Betbea • Malaria a • Fort Sill • sessant'anni fa.

Vol. LXXI, N. 4. ottobre '935· Calleader: Ferite da proiettili di fucile. - Mi..ie 1 Latrine provvisorie da campo. - Matz: Tumori m.1ligni e tubercol"'i-- Abl : Relazione s u due casi di ulcera duodenale trattati con Larostidin. - Curti.: L 'importan•a pratica della prova di Niclouh nell'intossicazione alcoolica. - Vol<otm: Profilassi delle malattie veneree. ~ Lull: Il personale del corpo sanitario militare al principio del ~~· secolo.


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TIPOGRAFIA REGIONALE ROMA 1936-XIV


Anno LXXXIV· Fase. II

PUBBLICAZIONE MENSILE

FEBBRAIO 1936-XIV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE ~ .. ~

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


S0~1:MAHIO.

I • mar.-.o JIJ<i6- t • mar::o 1936-X/V.

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MEMORIE ORIGINALI : Mantuaro. - Il ~ervi:r.io !lanitnrio in guerra J)re:sso le dJVI§Ìom m o tonZ%3tt: Mana. - Episodio cpldcn'\t("O di ret.>hre ricorrente nello SOtn3ha hnh:ma . De AJeni. - Vnccm:t.ZJO'lè antiuflca JX'f in31azwne. Romby. - R1l1evi :;ulla cptdetnifJ!ogul d eiJa rn:1laria . , . . . , . . . . , . . . . Reituo c MoneHi . - Hìccrche sul valore :mu~corhudgcno ùi alc:uni '\Ucchi di agrumi del commercio Vicario. - A lterazioni an::atom'!>-pàtOlOg•chc ndlo ptCrJ!!IO oon part tcolar..: rii(uardo <.~.ll'cpitclio cd ai vasi

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Arcreuivi chimici. G~nt:ra/iu} Suf(li - Elcntenti tl i coosicolo,,da milttan:. - COROIER e MAG~E. • Annali della Clinica delle Malattie nervose e maatali della R . Univenità di Palermo. dintti claJ Prof R. Colella . . . . . . . . . . . . . Antia"lutiniae. Ricerehf sull"eti<t~tr:a delle - G\CO ·\XO Aoeeuo (L'l retro-far inreo. - AUnkJ . . . . . . . • . . • . . • • . Aviuioae (L') sanitaria nell 'Africo del Nord e territori dol Levante tollo mandato fraac:eoe. - SCHIKF.t.i> c } U ~I.IOT. • • • . • . • . . . • . • Dereaeruione (Su//1•l ma.reinale della cornea . - M ·\IIQIJFZ e Va t LLA • . . • • Diataeco di retioa. S ulla V(ra con.ceziuut df"lla ~u,ri(!imtt l)ptraMria del - P~\St'HP.PV . Eadocarditi (Le) mitraliche reumatiche. Entit~ nosologtca . - Rotrneu c Ht~~l DE IIAI.SAC. Gaol All'ertn ni - Cltc jarr ? - de !'ITA(""EI.fiLttv • • • • . • lp.ettoaia. l st~rrtmf nell' - L lll".\0 \ U . • . . . . Malaria. Il pfo/Jiema dell'mwf~lismq stnza - CF.RUlJTt. • . • • • • • . • • • • • • • Nevra..l&ìa oc:cipitale. T rattaml''ll.O dt'lla - GOti l 't~lcoolìzzazicmt dtll'arl f' r ia carotide esurna. - K.J\(;Sf-l.. Oocilloerafia dell'atti•ità oenoitiva e motrice del corte• cerebrale. - E CTOO<' • • • • • . • • Peste. Jl'accinazton4l' tlelf'uomo contro la - a me::::o d i germi vit1i (uirut-t~acciflo é'V) . Primi dsultnti aL"quis:uì al M ad:.:t~O!'ICar. -

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CUNICKE NEGU OSPEDALI MILITARI

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CONDIZIONI Dr ABBO N AM E N'.I'O. L'abbonamento è onnuo c decorre dal 1° g•nnnio nl pr<ozzo d i L . 32 (Estero 44). Per gli ufhciali medici e chimici-fonnac isti del H. Esercito, in s ervizio ed in congedo. il prezto dell 'abbonamento è ridotto a L. 24 Hntic:ipiHC. Per i soli urficinli n1~.:dici (dcii'E,t.·rcito e della l\1Jrinll), in qu~tlunq ue POSizione si trovino, è ammesso un al>bonamcnw ctmtulativo :~1 Gior~ol• di M <dicinfl !\1ilitarc e~ a&li A11noli di .~ftdicina Navale t Coloniale al prcZ%0 di L . ..5 annue. Il prezzo dei supplemento contenente i Ruoli di WlZÙmilà d~l corpo sanitario militare è d i L . 15, ridotto n L. 8 per i soli abbonati.

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO L XXXIV - N. 2

FEBBRAIO 1936-XIV

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Dopo quaranta an m torna /'Anniversario, non più triste e pungente, della battaglia di Adua. Il 1" marzo I9J6-XIV, sull'Altare della Patria, al cospetto della Maestà del Re, il Duce ha presieduta la solenne celebrazioue della data memoranda, assurta ad utwnime rito nazionale 11el vibrante entusiasmo per le travo/gemi vittorie che segnano le tappe gloriose della grande impresa in terra d'Africa. Il popolo italiano vive giorni di orgogliosa esultanza. Il sanguinoso sacrifi.ci.; della prima campagna non fu vano. Il retaggio di gloria tramandato dai purissimi eroi che si immolarono nella impari fierissima lotta, è stato raccolto dalla Italia dei Fasci che ha riportato il Tricolore su .quelle contrade, perchè vi splenda tzei secoli. L'esercito nemico è in rotta sulle immense fronti di combattimento nel barbarico impero. Passano alla storia più luminosa della Patria i nomi delle grandi battaglie di Neghelli, del Tembien, ddl'Endertà che cotl tante altre az ioni hanno deciso il trionfo deile nostre armi. Dopo otto lustri sull'Amba Alagi, nell'estremo lembo del territorio da eHi occupato e santificato dal loro sublime olocausto, i maggiori fratelli caduti sono invocati con appello fascista dalla nuova vindice generazione d'armati che procede impar;ida e sicura verso le mète fissate dal genio divinatore del grande Capo. Il segno dell'immancabile destitJo della giovane Italia è proprio in questa continuità incotJtaminata delle virtù guerriere della stirpe che, mai smentite nella sorte avversa,. ancora una volta rifulgono nella radiosa uittoria che ora spiega il suo ampio volo. Qua11do nello scorso ottobre, dopo lo storico proclama del Duce agli Italiani, le nostre truppe, passato il Mareb, riconquistarono Adua, commemorammo il fausto avvenimento su questo Giornale che da 84 anni, dagli albori del

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Risorgimento, s'è fatta eco delle maggiori vicende nazionali attraverso la partecipazione efficit>nte della Sanità militare a tutte le imprese che raddussero l'Italia ai suoi confini ed oltre i mari. Scrivemmo ancora i nomi degli ufficiali medici periti nella remota campagtla africatw, ricordando come seppero strenuamente operare, combattere e morire. Oggi i sopravvissuti sono saliti sull'Altare del Vittoriano a rappresentarvi anche gli antichi compagni uccisi sui loro feriti, e ora finalmente vendicati. Diciotto medaglie d'argento, sedici di bronzo al valore militare, tredici ufficiali morti sul campo: questo fu l'eroico contributo dato daL nostro Corpo .nella epica giomata, non più infausta, se fu la premessa dell'odierno trionfante ritorno. La magnanima gesta ripresa dopo ttmti anni, ora contit1ua nei suoi inesorabili sviluppi. Proprio oggi durante La suggestiva cerimonia romana e mentre a Piazza Ve11ezia c in tutte le vie all'intorno s'addensa t'a una folla innumerevole ad acclamare il Duce, giungevano particolari della seconda battaglia del Tembie11 ove si sono disfatte le superstiti armate abissine della fronte del Tigrai. La Sanità militare, come ogni classe di combattenti e di cittadini, conside1·a gl'immensi orizzonti disciJiusi alla missione civilizzatrice della nuova Italia ed è fiera di contribuire ai successi delle armi cotJ la sua opera infaticabile di assistenza alle valorose truppe e di difesa dai morbi Ì1Jfettivi, che già furono la maggiore calamità degli eserciti in campo. Così essa partecipa anc.h e c011 infinita abnegazione all'opera di redenzione umana già impresa tlei territori conquistati, ottenendo universali riconoscimenti che appagano la sua ansia di servire sempre, in modestia e in devozione, le grandi cau.re della Patria.

Roma, r• marzo 1936-XIV.


MEMORIE ORIGINALI

IL SERVIZIO SANITARIO IN GUERRA Dott. Carmelo Manganaro, tenente colonnello medico

La motorizzazione di grandi unità è ormai un fatto compiuto presso i maggiori eserciti. Tuttavia non possono ritenersi definitivi i criteri seguiti nella utilizzazione dei mezzi meccanici di trasporto ed è sempre allo studio, presso molte nazioni, la organizzazione dei servizi. Non mi sembra pertanto inopportuno esporre alcune idee personali sulla organizzazione del servizio sanitario. Qualche premessa generale è indispensabile. Che cosa è, innanzi tutto, la motorizzazione ? E' l'utilizzazione di mezzi di trasporto meccanici per tutti i bisogni di una grande unità. Fra questi mezzi di trasporto alcuni sono particolarmente costruiti per il combattimento e sono dotati di armi, altri per il trasporto ordinario di uomini e materiali. I primi possono marciare su qualunque terreno: i secondi soltanto attraverso vie rotabili. Vi è tuttavia una notevole differenza fra una divisione motorizzata e una divisione edere. Questa ha un numero variabile di elementi diversamente motorizzati, ma costituisce una grande unità parzialmente motorizzata, in quanto la truppa ed alcune armi fruiscono di mezzi che rendono la marcia più rapida (bicicletta per i bersaglieri), ma non sono meccanici. Invece la divisione motorizzata costituisce una grande unità a trasporto meccanico totale, con vetture di tipo speciale da combattimento e vetture per il trasporto di uomini, quadrupedi e materiali. Il vantaggio principale è strategico, in quanto la grande unità, marciando su rotabile, a 12, 15 chilometri orari, può superare tappe giornaliere sino a 150 chilometri. Il vantaggio tattico dipende dall'impiego delle armi motorizzate e blindate e dalla possibilità delle truppe di seguirne i movimenti. In una rivista militare francese, che aveva uno studio critico della motorizzazione, assai pregevole, e svolto in modo da essere compreso anche da chi, come me, non può avere una adeguata preparazione tecnica militare, ho letto, come conclusione, questo giudizio: « La motorizzazione dà effettivamente alle armate una assai maggiore mobilità, la quale favorisce lo svolgimento della manovra; ma influisce poco nel corso della battaglia.


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IL SERVIZIO SANITARIO IN GUERRA PRESSO LE DIVISIONI MOTORIZZATE

Il fuoco resta sempre dominatore in questo campo, così come l'occupazione effettiva del terreno, fatta dalla truppa, è il segno tangibile della vittoria. Quello che diventa possibile con la motorizzazione è una guerra di movimento al massimo grado, soprattutto all'inizio delle ostilità e fino a quando la manovra sarà consentita >> . Questa aumentata mobilità mi sembra l'elemento determinante dell'organizzazione del servizio sanitario. Per seguire truppe che si muovono rapidamente occorre che anche esso si muova rapidamente e possa, nello stesso tempo, essere in grado di esercitare la sua funzione in ogni contingenza. Stimo conveniente prendere in esame il servizio dei corpi e · quello divisionale, separatamente. Poichè si tratta sostanzialmente di reggimenti di fanteria e di artiglieria di divisione, autoportati, le dotazioni sanitarie di mobilitazione dei battaglioni e dei gruppi possono rimanere invariate. Io ritengo però che non sarebbe conveniente stabilire che, nelle previsioni del carico dei materiali di un battaglione, vi sia un camion destinato a trasportare, insieme con altri materiali, anche quello sanitario. Se la di visione è in marcia non accadrà che sia richiesta l'opera degli ufficiali medici per le cause che sono consuete nelle truppe che compiono percorsi a piedi. Bisogna però rendersi conto che movimenti così vasti, come quello di una divisione motorizzata, che ha una profondità di colonna di parecchi chilometri, da compiere su strade rotabili, le quali non sono sempre coperte, non possono svolgersi con la certezza di sfuggire ad offese nemiche, sopratutto per mezzo di aerei. Poichè le vetture che trasportano uomini, quadrupedi e materiali non difendono dalle offese nemiche, possono essere inflitte a queste grandi unità, in marcia, perdite considerevoli, mentre può accadere che la divisione debba interrompere, temporaneamente, il suo rapido movimento per evitare le perdite e difendersi. Il servizio sanitario può allora trovarsi nella necessità di dovere esplicare una attività considerevole, la quale esige una completa autonomia di trasporto dei suoi materiali e del personale, affinchè la sua opera sia rapida ed efficace e sia portata, allorchè la colonna si arresta per difendersi, verso il punto della colonna di ciascun battaglione, nel quale sono state maggiori le perdite. Il soccorso dei colpiti sarà più difficile se la marcia non si interromperà. In tal caso non sarà sempre possibile che i feriti restino sugli .autocarri, sino al termine della marcia (che potrebbe anche rappresentare la presa di contatto col nemico) specialmente se iJ. percorso da compiere è ancora molto lungo. Oltre alla possibilità di aggravare la sorte d~i feriti non si può trascurare la necessità di sottrarli alla vista dei compagni, per non deprimere il loro spirito combattivo. Dovranno perciò essere scaricati e lasciati sui mar-


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gmt delle strade, assistiti da portafc:riti dei reparti, se la loro gravità lo esige. Se vi sarà una autovettura, destinata esclusivamente al trasporto del personale medico, degli aiutanti di sanità e dd materiale samtario di ciascun battaglione, provvederà al soccorso e, quando k condizioni della strada lo consentiranno, riprenderà facilmente il proprio posto nella coìonna di marcia. I feriti saranno poi raccolti e sgomberati dalla sezione di sanità della divisione, che potrà avere la stessa composizione della sezione di sanità per divisione celere, ma con una maggiore dotazione di barelle <: di portaferiti, per le ragioni che esporrò in seguito. · Poichè la divisione motorizzata ha speciali tipi di autovetture per trasporto di uomini, di quadrupedi e di alcuni materiali , io ripeto che non dovrebbe essere destinato al trasporto, del personale e dci materiali del servizio sanitario di ogni battaglione o di altri reparti, un camion comune. L 'autovettura dovrebbe più opportunamente avere le caratteristiche di un furgone, con copertura metallica e ampie finestre ai lati, protette da vetri retinati per la illuminazione diurna. Alcuni piccoli accorgimenti di tecnica dovrebbero servire a reggere, nell'interno, la coppia cofani di sanità, ad agganciare lo zaino, i sacchi di medicazione ecc .. Il pavimento dovrebbe essere coperto di linoleum: sull'imperiale dovrebbe esserci il segno distintivo della convenzione di Ginevra. In questo modo la vettura potrebbe diventare un posto di medicazione mobile, assai conveniente quando si dovranno prestare soccorsi, durante la marcia. Quando l'autocolonna si arresta e la grande unità si dispone a proseguire con la truppa, a piedi, verso la posizione determinata, i materiali sanitari del battaglione saranno scaricati e distribuiti, come si è soliti fare, ai portaferiti, affìnchè li trasportino sino al luogo prescelto quale posto di medicazione. Vi sono alcune considerazioni da tener presenti per il servizio sanitario divisionale. La divisione motorizzata potrà trovarsi, ne! momento in cui le circostanze supposte si verificheranno, a grande distanza dagli ospeòali da campo o da centri ospedalieri in genere, tenuto conto della rapidità e dell'ampiezza degli spostamenti che può compiere. Appare evidente allora la necessità che essa abbia non solo completa autonomia di mezzi di sgombero, ma pure che questi siano assai numerosi, per ottenere che la lunghezza del percorso da compiere, per trasportare i feriti agli ospedali, sia compensata da una maggiore disponibilità di mezzi: in altri termini, il numero minore di viaggi utili allo sgombero in una determinata unità di tempo dovrà trovare il corrispettivo in un numero maggiore di vetture da sfruttare simultaneam ente. Per raggiungere lo scopo sarà sufficiente che la divisione motorizzata possa disporre, come la divisione celere, di una sezione di autoambulanze.


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Manca il fondamento dell'esperienza anteriore nell'impiego tattico della divisione motorizzata e perciò bisogna fare delle ipotesi. Potranno tutti gli elementi raggiungere le immediate vicinanze della linea di contatto col nemico ? Occorrerebbe, per fare ciò, che le vie rotabili lo consentissero, pcrchè soltanto gli automezzi da combattimento possono muoversi su qualunque terreno. Vi è però da supporre che non si potrà mai fare astrazione dalla minaccia di offese nemiche; perciò la colonna dovrà arrestarsi ad una certa distanza e la divisione procederà avanti non più ammassata, ma a scaglioni, con tutte le misure di sicurezza, verso il settore determinato. Si può dire pertanto che la motorizzazione non .mmenta la mobilità tattica della grande unità, perchè anche i carri speciali da combattimento dovranno avanzare con una velocità che consenta alle truppe di seguirli. E' logico quindi che da questo momento in poi il servizio sanitario dei reparti potrà essere svolto come presso le truppe non motorizzate. Diversa è la condizione della sezione di sanità. Essa dovrà necessariamente arrestarsi, con tutti i suoi materiali, colà dove finiscono le vie rotabili che possono essere percorse da autocarri comuni. La distanza dalla prima linea potrà essere di due o tre chilometri soltanto ed in tal caso la sezione si troverà dislocata in posizione utile per il funzionamento. Sarà certamente maggiore tutte le volte che le truppe della divisione opereranno in montagna. Poichè dove non passano gli autocarn che trasportano i materiali della sezione non passeranno neppure le autoambulanze, lo sgombero dei feriti dai posti di medicazione verso la sezione di sanità dovrà essere fatto a braccia dai portaferiti; e questo accadrebbe pure se si potesse fruire delle autoambulanze, pcrchè raramente potrebbero avanzare fino ai posti di medicazione: le autoambulanze faciliterebbero la rapidità del trasporto dei feriti, dei malati e dci gassati: ma forse soltanto durante la notte potrebbero sostituire l'opera dci portaferiti. Quali mezzi ha la sezione di sanit~ per truppe celeri per lo sgombero dei posti di medicazione ? 18 barelle e 36 portaferiti. Qualunque sarà l'impiego tattico di una divisione motorizzata, le perdite in combattimento non potranno mai essere così insignificanti da fare giudicare sufficienti allo sgombero dei posti di medicazione 18 barelle, se ad essa fosse assegnata una sezione di sanità simile nelb composizione a quella della divisione celere; cioè appena due barelle in più di quante ne ha in dotazione un solo battaglione mitraglieri. Queste stesse considerazioni, estendo alla divisione celere, perchè le attribuzioni della sezione di sanità, quando può funzionare, sono identiche rispetto a tutte le grandi unità d i prima linea. E' perciò che precedentemente ho detto che la sezione di sanità per divisione celere e per divisione motorizzata deve avere una maggiore dotazione di barelle e di port1fcriti.


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I suoi materiali corrispondono a quelli di un reparto someggiato di sezione di sanità. Ritengo che, come gli altri tipi di sezione, dovrebbe avere distintamente un personale di truppa per il servizio tecnico e un reparto di portaferiti, formato da due plotoni, con la prescritta dotazione di barelle. Il personale per il servizio tecnico della sezione continuerà, come ora, ad essere trasportato con gli autocarri dei quali la sezione e già dotata : i plotoni dei portaferiti e i loro materiali dovranno essere autoportati. Soltanto così la sezione di sanità per truppe celeri e per divisione motorizzata potrà essere messa in grado di assolvere i suoi compiti e di seguire le grandi unità, alle quali è assegnata; soltanto così, pure nei casi frequenti nei quali dovrà arrestarsi a distanza piuttosto rilevante dalle truppe, appena si sarà installata nella posizione più conveniente, potrà provvedere alla prima delle sue precipue funzioni: lo sgombero dei posti di medicazione dei corpi e reparti, situati in località raramente accessibili ad automezzi. Per lo sgombero a tergo, verso gli ospedali, la sezione di autoambulanza dà garanzia di sufficienza, pur tenendo conto delle considerazioni esposte più innanzi, a proposito dello sgombero durante la marcia e considerando la media delle perdite, della quale dirò in seguito. E' opportuno che la divisione motorizzata abbia autonomia di mezzi di ospedalizzazione ? In altri termini si devono assegnare ospedali da campo alla divisione motorizzata e quale deve essere la loro costituzione ? Si dovrebbe rispondere affermativamente al primo quesito se si dovesse tenere soltanto conto della possibilità che cotesta divisione compia tappe giornaliere di rso chilometri e venga perciò a trovarsi a distanza cons!derevole dalle formazioni ospedaliere della zona di corpo d'armata. Io penso però che si dovrà fare sopratutto assegnamento sui mezzi di sgombero e anche per questa considerazione ho scritto che sia assegnata alla divisione motorizzata una intera sezione di autoambulanze. Difatti se si volesse mettere in grado il servizio sanitario della divisione di sopperire a tutti i bisogni di ospedalizzazionc non sarebbe sufficiente la assegnazione di una aliquota di ospedali uguale a quella stabilita per ciascuna divisione di fanteria di corpo d'armata. Tenendo conto di una media di colpiti del 20% , in un combattimento cruento, e calcolando, per un esempio pratico, che siano diecimila i combattenti della divisione, se si sottraggono gli uccisi sul campo (rs-r6%), i moribondi, gli intrasportabili e i recuperabili subito (ro% complessivamente) ci sarebbero eire~ 1500 feriti da ospedalizzare. L'esperienza insegna che questo indice di colpiti si ha ordinariamente in una battaglia della durata di quattro giorni e che di essi la metà si raggiunge nel primo giorno e il resto, in proporzione discendente da 2/3 a r/3 nei giorni successivi. E ' tuttavia <>vidente la impossibilità che al ricovero immediato di questo numero di feriti, pur limitandolo a quello del primo giorno, si provveda con quella aliquota di ospedali, presa ad esempio. Difatti, nel concetto di ospedalizzazionc da seguire in guerra


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di movimento si presuppone che quella aliquota di ospedali, assegnata ai corpi d'armata, debba accogliere soltanto i gravi trasportabili a breve distanza, cioè da un quarto a un quinto circa del totale dei feriti, preso in considerazione. Gli altri dovranno ess<..rc trasportati, in una sola tappa, in zona d'armata e in zona territoriale, fruendo, preferibilmente, per il seçondo caso, dei treni ospedale. Orbene io penso: a) che bisogna dare un maggiore sviluppo a codesto sgombero a distanza, nel caso della divisione motorizzata; b) che una sezione di autoambulanze Clarebbe garanzia di sufficienza per lo sgombero, tenendo conto della media dei feriti in ciascun giorno di battaglia; c) che il ricovero e il trattamento chirurgico, presso gli ospedali da assegnare eventualmente alla divisione motorizzata, debba essere limitato ai gravi intrasportabili e a quegli altri feriti che si sogliano destinare al nucleo chirurgico, i quali tutti, secondo le statistiche raccolte nella guerra mondiale, rappresentano complessivamente il 7,8% dei feriti d a ospedalizzare. Non comprendo in questa percentuale i fratturati degli arti e i feriti articolari, perchè i chirurghi più eminenti in ortopedia sostengono che cotesti feriti devono essere immobilizzati bene e sgomberati sino alla formazione ospedali era specializzata, nella quale dovranno rimanere sino alla guarigione. Questa norma è stata anche recentemente sostenuta, con la competenza che gli è da tutti riconosciuta, dal Putti. Egli ha pure affermato che il sistema più opportuno è più pratico di immobilizzazione è quello dato dalle stecche dd Thomas, delle quali le nostre sezioni di sanità sono sufficientemente dotate. Con i concetti esposti, i bisogni di ospedalizzazione immediata dei feriti della divisione motorizzata si riducono a 100, o, poco più e due ospe· dali da campo sono sufficienti allo scopo. Quale dovrebbe essere la costituzione delle formazioni sanitarie della divisione motorizzata ? Della composizione della sezione di sanità ho già scritto innanzi; riterrei opportuno che fosse pure aumentata la dotazione dei mezzi di ricovero, la quale dovrebbe essere costituita da 4 tende 9 x II, per affrontare con maggior serenità, quando non vi sono risorse locali da sfruttare, il ricovero dei malati e dei feriti, durante la loro obbligata temporanea sosta presso la sezione, in attesa del turno di sgombero; sosta che sarà resa necessariamente meno breve dalla probabile maggiore distanza delle formazioni ospedaliere arretrate e per conseguenza dalla maggiore durata del tempo che impiegheranno i convogli di sgombero per compier<: ogni viag· gio di andata e ritorno. In quanto agli ospedali da campo da assegnare eventualmente alla divisione motorizzata, questi devono essere autoportati, compresa la stufa Giannolli, che s2rà attrezzata su carrello di ferro a tre ruote (come quella della sezione disinfezione) e trainata a rimorchio da


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uno dei camion, destinati al trasporto dei materiali dell'ospedale. Gli ospedali dovrebbero essere dotati di apparecchio radiologico e, poichè il loro impiego dovrà essere quasi esclusivamente chirurgico, il personale ufficiali dovrà essere formato da chirurghi e radiologo. La dotazione dei materiali oggi esistente, è sufficiente allo tmptego particolare. · l malati devono essere tutti sgomberati verso le formazioni di ricovero arretrate ; a tale scopo possono servire i mezzi auomobili che, durartte i trasferimenti della divisione, si impiegano per il trasporto degli uomini e degli stessi ospedali. Non può essere trascurata la eventualità che vi siano dei gassati. Esclusa, in una battaglia manovrata, quale è quella cui prende parte una divisione motorizzata, la possibilità dell'attacco con nubi di gas provenienti da bombole o per mezzo di proiettori, occorre riferirsi all'attacco con proietti. L 'esperienza delle battaglie manovrate sui campi di Francia nel 1918 ha fatto constatare che i gassati rappresentavano una percentuale minima, rispetto al numero avuto in guerra di posizione, malgrado il largo impiego di proietti di artiglieria caricati a gas, fatto dai tedeschi. Il numero dei gassati era di 3,8 rispetto a 97,92 feriti. Orbene: soltanto se si tratta di colpiti da aggressivi asfissianti vi è la necessità che essi siano subito ospedalizzati, perchè lo sgombero aggraverebbe il loro stato; in ogni altro caso, a meno che non vi siano segni gravi, è possibile lo sgombero anche a grande distanza. Pure ammettendo che il so% della media massima presa in esame sia di colpiti del gruppo asfissianti vi sarebbero circa 30 gassati da ricoverare nel primo giorno di battaglia e potrebbero agevolmente essere accolti nei due ospedali presi in considerazione precedentemente. V ero è che i mezzi di offesa con i gas si sono perfezionati; ma si sono contemporaneamente sviluppati i mezzi di protezione individuale e collettiva e non vi è dubbio che l'uso degli aggressivi chimici troverà più largo impiego nelle retrovie e nei centri di produzione, dove sarà maggiore la vulnerabilità, piuttosto che contro le unità impiegate nel combattimento. Esponendo i bisogni e i criteri di ospedalizzazione per la divisione motorizzata ho intenzionalmente parlato di assegnazione eventuale di ospedali da campo. Infatti a me sembra che questa non sia necessaria in ogni contingenza di guerra. Se la divisione deve compiere uno spostamento strategico che realizzi una manovra per linee interne, troverà, nella nuova posizione raggiunta, la organizzazione ospedaliera preesistente nel settore e perciò non sarà opportuno che disponga di ospedali propri. Per allontanarsi in maniera considerevole dalla zona di primo sgombero dei feriti bisognerebbe che fosse destinata a sfruttare a fondo il risultato favorevole di una grande battaglia, che fosse cioè lanciata all'inseguimento di colonne nemiche in ritirata. Ma


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in questo caso le perdite sono di scarsa entità, e la mobilità delle truppe è notevole e continuativa; perciò l'impiego degli ospedali da campo non è possibile e si deve fare assegnamento sui mezzi di sgombero. A me sembra che soitanto l'impiego della divisione motorizzata nelle Colonie giustifichi, in ogni contingenza, l'assegnazione di osp<:dali da campo a cotesta grandè unità. La distanza, quasi sempre 3ssai forte, dai, centri di rifornimento, lo stato e la scarsezza delle strade, la loro precaria sicurezza esigono che la grande unità disponga di autonomia completa dei servizi e non può certo sottrarsi a questa necessità il servizio sanitario. Sarà allora opportuno che la aliquota degli ospedali da assegnare alla divisione motorizzata sia uguale a quella calcolata per una divisione di fanteria di un corpo d 'armata ed è da ritenere che sarà sufficiente a tutti i bisognj imme.: diati di ospedalizzazione, essendo, di massima, nelle Colonie, più scarso l 'indice medio delle perdite per ferite, e potendosi conservare normale l'indice medio dei malati, con la adozione scrupolosa di tutte le misure di igiene e di profilassi, escludendo, bene si intende, ogni fattore epidemico. A tale proposito io credo che; in colonia, ogni divisione e non soltanto quella motorizzata, dovrebbe essere dotata di un autobagno. Qualcuno penserà certamente che una organizzazione siffatta costa cara. Ma se si tiene conto delle tonnellate di materiali di medicazione che si consumano durante una guerra, le spese per approntare mezzi di trasporto o di altra natura di uso continuato e di durata indeterminata, sono, al confronto, insignificanti. E' opportuno non dimenticare che ogni spesa fatta per mezzi sanitari si traduce in una economia di vite umane, mentre l'economia dei mezzi si paga a dismisura con la vita dei combattenti.


COMANDO CORPO DI SPEDIZIONE IN SOMALIA - DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DIREZIONE DI SANITÀ.

Direttore: colonnello medico MAURIZIO Bmu

EPISODIO EPIDEMICO DI FEBBRE RICORRENTE NELLA SOMALIA ITALIANA Dott. Filippo Massa, primo capitano medico, igienista

La febbre ricorrente da « spirochaeta Duttoni » è notoriamente endemica nella Somalia Italiana. Si ritien~ anche che vi sia largamente diffusa. Poche invece e non sempre precise notizie si hanno in proposito, come non ben definita è la distribuzione geografica di questa malattia nei vari Commissariati regionali della Colonia. Croveri da Merca, dove vi dirigeva l'Istituto Vaccinogeno la segnalò la prima volta nel 1915, descrivendone nel 1917 una vera e propria epidemia da « ornithodorus moubata » . Un focolaio epidemico sviluppatosi a Mogadiscio nel 1922-23 fra militari indigeni con complessivi 217 casi nel corso di 8 mesi venne riferito da Reitano e Parisi che riscontrarono l'agente etiologico nel sangtte degli ammalati e la zecca trasmettitrice (O. M.) negli alloggi. Una diffusione dell'infezione ad Itala venne nel 1922 osservata da Rodinò. Ancora in Mogadiscio nel 1928 se ne ebbero episodi sporadici fra gli ascari di H ammar Geb-Geb con accertamento nel sangue dei colpiti ddla « spirochaeta Duttoni >>. Non vennero però reperite localmente zecche vettrici e si sospettarono le cimici presenti in gran numero nei (< tucul >>. Anzi il Bacchelli, allora Direttore del Laboratorio Batteriologico della Sanità Civile, avrebbe riscontrato in questi insetti le spirochete metacicliche ! Fadda nella relazione sulle condizioni sanitarie della Somalia nel 19291930 per la febbre ricorrente ha segnalato, sopratutto, una epidemia verificatasi in una compagnia del x• btg.. Benadir distaccato a Uegit, località ricca di pozzi, e conseguentemente di bestiame, ed infestata da grande quantità di zecche che sarebbero state identificate per « Ornithodorus moubata n . Mattei infine nel 1932 ne constatò alcuni casi nelle carceri di Buio Burri e nel Villaggio Duca degli Abruzzi con accertamenti positivi ematogeni (S. D .) e parassitologici (0. M.). L 'episodio epidemico che è oggetto di questa breve nota si è svolto d alla fine di luglio a tutto ottobre fra ascari eritrei dislocati a Buio Burti, importante località - sede di Commissariato - sull 'alto Uebi Scebeli.


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EPISODIO EPIOEMICO DI FEHBRE RICORREl'.:TE NELLA SOMALIA ITALIANA

Successione dei casi (in "base alla data di accertamento). - Il giorn o 28 luglio ricercando l 'agente patogeno della malaria nel sangue del muntaz Tesfagherghis Uoldenchiel del 41° battaglione, ricoverato in Ospedale per sospetta recidiva, furono osservate numerose spirochete che orientaron o la diagnosi verso la febbre ricorrente. L 'inaspettato reperto parassitologico indusse subito ad una sistematica osservazione microscopica del sangue di tutti gli ascari riconosciuti febbricitanti: ma nessun nuovo accertamento di spirochete patogene venne fatto dal 28 al 31 luglio. L 'effettivo attecchimento della malattia si rese palese ai primi di agosto con una distribuzione prcssochè contemporanea di pochissimi casi in tutti i battaglioni ed un successivo sviluppo sempre limitato ma continuo ch e durò fino agli ultimi giorni di settembre. E ' precisamente al 28 di detto mese che il tributo alla malattia può definirsi cessato pure osservandosi - come coda - altri casi sporadici fino al 29 ottobre. Volendo meglio precisare l'andamento intensivo dell'epidemia si può dire che l'epidemia stessa è risultata uniformemente diluita nel corso del tempo (dal suo insediarsi ai primi di agosto al 27 settembre) con un numero quasi costante giornaliero di uno, due al massimo tre casi accertati, raramente appartenenti allo stesso reparto. Caratteri essenziali di questo episodio di febbre ricorrente -- del quale non sarebbe possibile tracciare, in un grafico che ne rappresenti la successione giornaliera, una curva di mobilità con branca di ascesa ed acme - si devono dunque ritenere: l 'andamento protratto ed - in contrasto - una limitata propagazione. Tabella indicante l'andamento dell'infez ione per reparto e per mesi Luglio

P. C. R . . . . . 6• Comp. Pr .. 41• Batt. 42° Batt. 43o Batt. 44o Batt.

Agosto

Settembre

3 I

5 5 IO IO

13 T otali

I

43

Ottobre

Totale

2

5 7 9 I7 33

2 2

I

3 22 7 39

4 I I

21

9

92

Distribuzione dei casi nei vari reparti. P. C. R. (alloggiato in Buio Burti) ~ cinque casi complessivi: tre m settembre (nei giorni I, IO, 23) e due in ottobre (nei giorni 2, 20); 6A Comp. Pr. (alloggiata in Buio Burti) - sette casi complessivi: cinq ue in agosto (nei giorni 4, 9, 18, 21 , 23) e due in ~ettembre (nei giorni 9, 23);


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4I 0 Batt. (accampato nei dintorni del paese a sud-ovest del centro abitato) - nove casi complessivi: uno in luglio, cinque in agosto (nei giorni r, 2, I I , 24, 3I) due in settembre (nei giorni 2, 18) uno in ottobre (giorno 7); 42" Batt. (accampato nei dintorni del paese a sud-est del centro abitato) - diciassette casi complessivi : dieci in agosto (nei giorni 6, 13, 17 con due casi; I8, 2I, 27 con due casi; 29, con due casi) tre in settembre (nei giorni I, 26 con due casi) e quattro in ottobre (nei giorni I, 10, 28, 29); 43° Batt. (accampato nei dintorni a nord-ovest del centro abitato) trentatre casi complessivi: dieci in agosto (nei giorni I , 3 con due casi; 5, 10, 22 con due casi; 24, 26, 28) ventidue in settembre (nei giorni 4 con due casi; 8 con due casi; 9, II, I2 con due casi; 13 con tre casi; 16, 21, con tre casi; 24 con due casi; 25, 26, 27 con tre casi) uno in ottobre (il giorno 13); 44° Batt. (accampamento nei dintorni a sud-ovest del centro abitato) 2 1 casi complessivi: tredici in agosto (nei giorni 2, 3, 4, 7 con due casi; 10, 14, 16 con due casi; 23, 25, 26 con due casi); sette in settembre (nei giorni 3· 15, 1 7 con due casi; 22, 26, 28) uno in ottobre (il giorno 4 ). Soffermandoci a considerare un momento la fisionomia assunta dall'infezione specificatamente nei reparti si può dire che non solo all'inizio ma anche nel successivo sviluppo dell'epidemia non si è verificato nè nei battaglioni, nè nelle singole compagnie e neppure fra gli ascari ricoverati nelle stesse tende una diffusione tale da fare sospettare l 'esistenza di particolari condizioni favorevoli per la propagazione. Va tuttavia rilevato l'andamento della malattia nel mese di settembre durante il quale il 43" Battaglione ha avuto 22 colpiti e pochissimi invece gli altri reparti. Due fatti importanti, sui quali si ritornerà più ampiamente discutendo l'origine dell'infezione, ha messo però in evidenza l'inchiesta epiderniologica: 1) una gran parte dei colpiti (59 su 92), e soprattutto i primissimi accertati, appartenevano ad una aliquota di complementi giunta al Raggruppamento il I5 luglio dopo una sosta di dodici giorni in località Obar, a circa 20 km. da Bulo Burri, per avere avuto qualche caso dì menìngite cerebro spinale; 2) l'infezione ha particolarmente attecchito negli ascari comandati di servizio in boscaglia per pascolo di quadruped? o per raccolta di ramaglie e fieno.

Ricerclze sull'agente di trasmtsstone. - Vennero cercati gli artropodi ematofogi diffonditori, com'è noto, della malattia per inoculazione. La meticolosa visita sanitaria eseguita in tutti gli alloggiamenti mise in evidenza una limitata infestazione di pidocchi e di cimici nonchè la presenza, sotto akune tende, di zecche « ixodidae >> riconosciute in seguito del genere rhipicephalus.


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EPISODIO EPIDEMICO DI FEBBRE RICORRENTE NELLA SOMALIA ITALIANA

Non ritenendo probabili vettori gli ectoparassiti trovati sugli ascari - opinione confermata dall'ulteriore sviluppo dell'epidemia dopo la controllata liberazione delle truppe dagli insetti - vennero praticate nuove indagini fuori degli accampagenti che permisero di reperire zecche argasinae del genere Ornithodorus e precisamente l'Ornithodorus Moubata. Se ne trovarono in boscaglia (fra il terreno, sotto gli a!beri, al riparo dei raggi solari) ed anche nelle immediate vicinanze del forte per indicazione del « gogle » di Bulo Burti. Gli indigeni conoscono molto bene l'habitat nel terreno di questi fastidiosi e periçolosi açari çhe temono e çhiamano << cud-çudò >> per distinguerli da tutte le altre zecche denominate genericamente « Scillin ». In un successivo sopraluogo fatto in località Obar, dove i complementi eritrei avevano sostato in contumacia prima di raggiungere Bulo-Burti, si raccolsero zecche della stessa specie di quelle riscontrate dai medici dei battaglioni negli accampamenti mil itari.

Ricerche sull'agente etiologico. - L'osservazione microscopica delle spirochete negli strisci di sangue colorati col Giemsa ha messo in chiaro notevoli differenze nei caratteri morfologici: sia nei riguardi della lunghezza (da 8 a 14 11-) e dello spessore sia nel numero delle spire (da 3 a 6) ed ampiezza delle ondulazioni. Completamente negative sono riuscite le ricerche delle spirochete sanguicole nelle zecche ixodidae ed argasinae raccolte ripetutamente in vari posti della boscaglia e nei pochi roditori potuti catturare nelle stesse località. Cenni sul decorso della malattia. - L'andamento della malattia è stato in genere benigno (3 decessi) con una media di degenza osped;ùiera di 20-25 giorni. Il quadro clinico non ha sempre presentato le stesse caratteristiche. Soprattutto vario è apparso il decorso della temperatura ed il carattere e numero degli accessi febbrili differentemente modificati - di certo - dal trattamento curativo di elezione. Tuttavia si può dire che quasi sempre la febbre è insorta bruscamente senza brivido squassante iniziale per raggiungere in poche ore 39".5-40° e conservare tale temperatura pressochè costante con remissioni mattutine inferiori ad un grado. Quando la forma morbosa ha presentato ricadute si è osservato un intervallo di apiressia di s-8 giorni. L 'azione terapeutica veramente spiccata del preparato usato - il Neoiacol per via endovena - fu dimostrata fin dai primi casi. Particolarmente attiva è apparsa la dose di 6o ctgr. che ha troncato quasi sempre la febbre dopo un minimo di 8-10 ore mentre le dosi inferiori agivano spezzettando la curva termica e portando di rado ad una rapida risoluzione dell'accesso.


EPISODIO EPIDEMICO DI FEBBRE RICORRENTE NELLA SOMALIA ITALIANA

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Prouuedimentì igienico profilattici adottati. - Non permettendo le particolari esigenze militari del momento un trasferimento delle truppe furono prese le seguenti misure: 1) disinfestazione con mezzi fisici di tutto il corredo personale degli ascari; 2) sistemazione del terreno degli accampamenti; 3) ricerca delle spirochete sanguicole in tutti i chiedenti vtstta febbricitanti; 4) limitazione al minimo indispensabile dei servizi nell'interno della boscaglia con divieto di sosta degli ascari all'ombra degli alberi, sotto i quali specialmente vennero reperite le « cut-cudò >>; 5) accertamento da parte degli ufficiali m edici nelle visite periodiche sanitarie delle condizioni igieniche generali degli alloggiamenti e di quelle individuali .degli ascari; 6) trattamento arsenicale di pratica utilizzazione nelle masse (liquore arsenicale del Fowler nella misura di 10 gocce bisettimanali) per cercare di aumentare la resistenza organica individuale alla causa morbigena.

Discussione sull' origine ed il consecutivo sviluppo dell' infezione.

. . Nella nostra Som4lia la febbre ricorrente è rintracciabile allo stato endemico 'sopratutto fra le cabile dedite al nomadismo ed alla pastorizia dove la malattia segue - per mancanza di appropriati mezzi curativi - il suo corso . regolare. Si costituiscono cosi ignorate sorgenti d'infezione che permettono lungo le direttrici di marcia seguite per Io sfruttamento dei pascoli - nuove immigrazioni del contagio quando coesistono altre circostanze favorevoli: vicinanza di centri abitati umani, presenza dell'acaro ornithodorus moubata principale vettore della spirochetosi africana, di animali selvatici recettivi (piccoli roditori) aventi possibilità di funzionare da serbatoi del virus. Non facile riesce pertanto stabilire l'origine dell'infezione che ci interessa se si considera che il raggruppamento eritreo manteneva continui contatti con la sconfinata boscaglia circondante Bulo Burti, già riconosciuta infes.tata da zecche ornithodorus sia moubata che savignj. E' tuttavia possibile prospettare due ipotesi studiando attentamente le modalità con cui si svolse l'epidemia. L'infezione potrebbe essersi iniziata in località Obar ricca di pascoli dove aveva sostato fino al 13 luglio - in contumacia per qualche caso di meningite cerebro spinale epidemica - quel reparto complementi dal quale provenivano i primi 9 ascari riconosciuti infetti. E .le sorgenti di virus presupposte in Obar sembravano - alle prime indagini - .ben rapportabili ad una circostanza di difficile spiegazione : l 'improvvisa e contemporanea insorgenza della malattia in tutti i non vicini


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EPISOl>lO EPIDEMICO DI FEBBRE RI CORRE:--:TE NELLA SOMALIA ITALIANA

accampamenti militari di Buio Burti già sistemati da mesi ed indenni da febbre ricorrente . Le ulteriori investigazioni non avvalorarono però questa prima ipotesi. Non vennero sopratutto reperite nella zona zecche ornithodorus nè risultarono infette le ixodidae raccoltevi. Lo stesso periodo minimo di incubazioni non sr sarebbe potuto stabilire che prolungato 20-24 giorni (escluso il primo caso)., La seconda ipotesi riferisce l'origine dell'infezione nella boscaglia che circonda Buio Burti. Essa fu formulata - ed apparve subito la più probativa - quando con l'aiuto del « gogle » della R. Residenza si rintracciò sul terreno, sugli alberi, nelle stesse vicinanze del fortino e lontano in boscaglia, l'ornithodorus moub:tta. La susseguente constatazione che la quasi totalità dei colpiti aveva sostato a lungo in determinate zone per pascolo di cammelli o per raccolta di ramaglia e di fieno permise anche di stabilire con approssimazione quella che gli antichi epidiemiologi chiamavano « opportunità di tempo e di luogo ». A mio parere - tenendo ben presente ancora una volta quell 'importante dato di fatto che è la contemporanea diffusione della malattia in tutti i Battaglioni eritrei dislocati nello stesso territorio ma viventi ed operanti non vicini - l'origine dell'infezione va localizzata in non meno di due punti diametralmente opposti lungo il cammino seguito dai Reparti ·per i servizi in boscaglia (a nord -nord-ovest di Buio Burri per il 43" Battaglione a sud - sud-ovest per tutti gli altri). E se non si dimentica: che le popolazioni indigene stabili di Bulo Burti, pur dovendosi ritenere potenzialmente esposte all'infezione per la constatata presenza d i vettori, risultavano indenni da febbre ricorrente; che il Raggruppamento Eritreo allo scatenarsi dell'epidemia contava già una permanenza nel paese di numerose settimane durante le quali i servizi esterni si erano regolarmente effettuati; che le zone di pascolo e di raccolta fieno venivano continuamente spostate ed allontanate man mano che si esaurivano ; ' s1. puo: 1) escludere che il virus albergasse nelle zecche ornithodorus viventi presso il muro del fortino o negli immediati dintorni dell'abitato dove cioè gli ascari hanno circolato e sostato fin dal loro arrivo; 2) stabilire - dal periodo di incubazione della malattia - nella seconda quindicina di luglio l'inizio dei contatti degli eritrei con gli aracnidi trasmissori dell'infezione su un terreno distante da Buio Burti dai 3 ai 6 km. in direzione nord e sud. Per quanto riguarda il successivo sviluppo d eli 'episodio, tutte le zone di pascolo e di raccolta fieno sfruttate dopo il 15 luglio dagli eritrei si dovrebbero considerare infestate dalle zecche trasmettitrici se si ammettesse


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l'infezione come contratta continuativamente a catena di anelli giornalieri, in modo simile a quanto fu osservato per l'invasione della malattia. E' perciò più verosimile che in ripetute ma distanziate occasioni i vettori abbiano agito contemporaneamente su molti individui, ammalatisi poi in giorni diversi, che si esaurivano. Nessun dato di fatto fu rilevato da far supporre un intervento nella diffusion e di individui portatori spirochetici o di roditori selvatici in funzione di serbatoi del virus. Il particolare contributo all'epi~emia degli ascari del Reparto Complementi - costituito in buona parte da elementi che avevano appena ultimato periodi di convalescenza - è spiegabile con la maggiore facilità di attecchim ento dei germi nei loro organismi a scarsa reazione difensiva. Credo infine che la progressiva tendenza dell'epidemia a decrescere vada riferita più alle mutate condizioni climatiche che ad un possibile esaurimento, negli ascari esposti al contagio del gruppo dei recettivi. L 'ornithodorus moubata è notoriamente un animale xerofilo, che non si adatta a vivere nei luoghi umidi. L'eccezionale pioggia caduta a Buio Burti nel mese di ottobre può dunque aver costretto tali acari ad affondarsi nel terreno asciutto ed a rimanervi in attesa di un ritorno favorevole dello stato igrometrico dell'ambiente esterno. La successiva partenza per altra sede - in novembre - di tutto il raggruppamento ha definitivamente troncato l'epidemia. BIBLIOGRAFIA REITJ\XO e PAR1SJ: Sulla feb/;re 1·icorrente nella Somalia Italiana. - Policlinico, Sez. Mcd. 1923, fase. x. Ro01:-:Ò: Un'epidemia di febbre ricorre11te ad lta!a. - Giorn. Mcd. Milit. 1922, fase. 2. CROVERJ: Atti del IV Congresso Nazionale della Società di Meòicina ed Igiene Coloniale, 1931. E. HINDLE, M. A., Le. D. PHD.: Relapsing fever: some recente advances. - Tropical discases bullctin 1935, vol. 32, n. 5· MATTE!: La febbre ricorrente nella Somalia Italiana. Annali di mcd. navale e col.

1933- vol. r, fase. 1-2.

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2 -

Giornal~ di

medicina militare.

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LABORATORIO D' IGIENE DELLA SCUOLA D' APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE

Direttore: te n. colonnello meclico prof. N ICOLA BRUNI

VACCINAZIONE ANTITIFICA PER INALAZIONE Dott. Eva sio De Alessl, capitano medico

Già da tempo vari esperimentatori hanno dimostrato cbe i polmoni di animali sani sono sterili sebbene nell'atmosfera respirata, specie in quella confinata dei luoghi di maggior addensamento popolare, sieno normalmente contenuti dci germi anche patogeni. Le prime deduzioni che si trassero da queste osservazioni furono ch e difficilmente l'aria respirata contenesse dei germi patogeni allo stato di virulenza e che inoltre la costituzione anatomica delle prime vie aeree fosse sufficiente a trattenere quelle parti organiche veicolate dall'aria che con ritmo continuo la respirazione adduce ali 'a ibere respiratorio. Pur attribuendo alla propizia morfologia delle prime sezioni dell'albero respiratorio e all'influenza battericida e di attenuazione della luce e del! 'essiccamento una notevole importanza nel concorrere c.lla difesa naturale i risultati di una serie di sn1di perseguiti per lungo tempo da T r illat e Fouassier hanno provato che non sempre nell 'ambiente esterno atmosferico i germi incontrano delle condizioni dannose alla loro vita. Infatti, secondo Trillat, delle condizioni favorevoli non solo al trasporto, ma anche alla moltiplicazione dei germi che l 'aria può contenere, sarebbero rappresentate dall'u midità dell'aria stessa condensata in goccioline vcscicolari estremamente tenui, cioè di volume inferiore ad r/roo.ooo di millimetro cubico, c che in talune circol.tanze costituirebbero dei veri terreni nutritivi di coltura. Queste goccioline nel loro insieme formano una specie di buée microbiemte e per la loro leggerezza e grande mobilità possono diffondersi oltre il focolaio infettivo di origine e contribuire alla propagnionc delle malattie infettive. Potranno parere queste osservazioni un ritorno alla teoria mi:tsmatica o un riavvicinamento a quella delle nubi microbiche di Tyndall, comunque esse modificano in parte alcune concezioni sulla possibilità di contagio per via atmosferica, poichè viene dimostrato che i ger mi possono rimanere sospesi e vagare nell'aria liberi senza do\·ere di necessità essere sopportati da quei minuti detriti organici ed inorganici che costituiscono il pulviscolo atmosferico. Lo stato igrometrico dell'aria, in concomit:mza ad nltri fattori climatici, assume quindi una notevole importanza ncHa diffusione delle malat-

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VACCINAZIONE ANT!TlFlCA PER INALAZIONE

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tie infettive e può spiegare, almeno parzialmente, l'esistenza di alcune endemie ed il ritmo stagionale di numerose malattie infettive. Inoltre è noto, per quanto riguarda la penetrazione del pulviscolo e dei germi nell'albero respiratorio, che numerose forme morbose sono connesse ad una cattiva composizione dell'aria, sia per i suoi componenti chimico-fisici, sia per il contenuto batterico. Bas~ pensare alle antracosi, silicosi, siderosi ecc. polmonari dei minatori, scalpellini, vetrai, arrotini; alle bronchiti dei mugnai e cardatori, malattie professionali conosciute da tempo e ricordate da Ramazzini nel De motbis artificum diatriba ed ancora alle forme asmatiche non sintomatiche delle quali talune a spina batterica e squisttamente croniche con ricorrenze stagionali, alle micosi polmonari delle quali ne è l'esempio classico l'aspergillosi degli allevatori di colombi, alle polmoniti anche post-operatorie, alla tubercolosi, difterite, peste, influenza e psittacosi. Senza volere tuttavia attribuire all'aria una esagerata importanza quale veicolo di infezione e che quindi le vie aeree, ad eccezione delle formazioni tonsillari, siano una frequentissima porta di ingresso ai virus causa di infezioni locali e generali, si ammette da più A.A., dopo numerose ricerche praticate con la polverizzazione in aria confinata delle polveri di carbone, di sostanze coloranti, dì licopodio, farine, batteri e spore di batteri essiccate o colture batteriche liquide vaporizzate in minute goccioline, che queste sostanze possono penetrare fino agli alveoli polmonari direttamente seguendo la canalizzazione delle vie respiratorie, pur amiP-ettendo che molteplici sono gli elementi difensivi che si oppongono alla penetrazìone. Anche per la tubercolosi polmonare si ritiene possibile, nelle condizioni ambientali naturali, l'insorgenza di lesioni primarie specifiche nel polmone per inalazione diretta del virus tubercolare. Cornet, H eymann, Kùss, Ronzani, ecc., riprodussero n ella cavia questa infezione con inalazione di materiale tubercolare polverizzato (escreati tubercolari essicati) mentre Tappiener, Bertheau, Veraguth, Koch, Thaon, Cciii e Guarnieri, Cadéac e Mallet, Preyss, Chaussé con polverizzazioni liquide e parve dall'insieme di queste ricerche che fosse più agevole ottenere l'infezione sperimentale con tale ultima modalità. Debré e Coste osservarono che le lesioni polmonari che si riesce a produrre in queste condizioni negli animali in esperimento rassomigliano anatomopatologicamente a quelle che si osservano nel fanciullo, cioè sono lesioni del tipo primario. Recentemente il Lange ha riconft:rmata la tesi sostenuta da Cornct ammettendo che nella grande maggioranza dei casi la t. polmonare primitiva proviene da una infezione diretta per le vie aeree ed ha osservato, nelle esperienze condotte: su animali, che, infcttandoli per via digestiva, non si osservano delle lesioni polmonari primarie delle quali si trovano invece sempre traccie nelle autopsie dci tubercolotici polmonari .


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VACCINAZIONE ANTITIFICA PE R INALAZIONE

11 virus del morbillo, secondo le esperienze di Blask e Trask, può essere inoculato per la mucosa tracheale scarificata e forse è per la medesima via che si diffonde naturalmente come con verosimiglianza pare accada per il virus vaioloso e quello erpetico. Sperimentalmente, oltre alle suricordate malattie da infezione, la via aerea rino-tracheopolmonare si è dimostrata favorevole alla inoculazione del b. del tifo, paratifo, di Bruce, del colera dei polli, del virus della poliomielite e risulta che aumentano le possibilità di infezione quanto più le difese locali polmonari sono disturbate e danneggiate con inalazioni preventive di polveri e vapori irritanti, caustici e narcotizzanti. Riassumendo, è accertato, allo stato attuale, con prove sperimentali che, specialmente nell'aria confinata, possono naturalmente sussistere ed anche moltiplicarsi dci germi patogeni e che quindi l 'aria, come l'acqua, possono essere ad un tempo un veicolo ed in talune circostanze un terreno di coltura per i virus più resistenti all'ambiente esterno. I germ i sospesi nell'aria, sia liberi, sia uniti al pulviscolo o ancora contenuti in min utissime goccioline delle quali il corpo batterico forma il nucleo di condensazione, possono dalla inspirazione essere avviate verso le vie respiratorie, introdotti anche nelle più fini diramazioni dei bronchioli e giungere agli alveoli. La penetrazione nelle sezioni più profonde dell'albero respiratorio, secondo Trillat, sarebbe più facile alle minute goccioline di vapore acqueo anzichè alle particelle solide in quanto le prime rotclerehbero sull'epitelio vibratile di rivestimento riuscendo così ad eludere un efficace mezzo di difesa naturale. Dei vari elementi che vengono a contatto dell'uomo, l'aria è di consueto il meno ricco di germi, ma data l'estensione della superficie polmonare (calcolata da Rohrer pari a 90o.ooo cmq.) in confronto a quella di altri organi e sistemi pure molto vasti e che comunicano direttamente o indirettamente con l'esterno, il numero di germi che giunge all'albero respiratorio è notevolmente elevato. Però è da tutti amme~so eh~ le particelle di sostanze organiche ed inorganiche che incessantemente la respirazione trascina nelle vie aeree e che riescono a penetrare nelle sezioni profonde dell 'albero respiratorio siano inglobate da cellule che hanno i caratteri di fagociti o macrofagi del polmone (staubzellen: cellules à poussiére) che nei periodi di reazione intensa infiammatoria possono anche passare nello escreato. Queste cellule, alle quali è devoluta una notevole funzione difensiva dell'alveolo, furono ritenute per molto tempo come delle cellule di desquamazione dell'epitelio di rivestimento polmonare e si ammetteva una specie di alveolite desquamativa con funzione smaltitrice dei materiali difficilmente dissolvibili. Più recentemente, specie in seguito ai lavori di Policard, si propende a considerare i fag0citi come istiociti appartenenti al sistema reticolo endoteliale, provenienti dalle cellule avventiziali che accompagnano


VACCINAZIONE ANTITIFICA PER INALAZIONE

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i vasi, e capaci di mobilizzarsi migrando negli alveoli attraverso alla impalcatura elastica ed al rivestimento epiteliale di questi dove fagocitano i residui leucocitari, oppure possono rimanere nei « septa » dove accolgono i prodotti assorbiti dalle cellule plasmoidali. Inoltre si sa che numerosi elementi figurati di liquidi cin:olanti sono arrestati nel polmone dove avviene molto probabilmente la loro distruzione. Ed ancora si attribuisce da alcuni AA. al polmone una partecipazione nel metabolismo dei grassi e degli zuccheri per azioni enzimatiche, come si pensa pure che esso sia sede di una secrezione a carattere ormonale con azione vasodilatatrice sul grande circolo (Roger, Binet, Verne, Sicard, F abre, Forestier). Le esperienze di Goodwin, Segalas, Mayer, Gothier, Colin dimostrano che il potere di assorbimento di liquidi acquosi introdotti nel polmone per via tracheale in alcuni animali di esperimento (cane, coniglio, cavallo) è elevato, avviene rapidamente e per alcune sostanze quali il curaro, la stricnina, il cloruro di calcio, l'assorbimento è più rapido se somministrate per via polmonare che non per iniezione sottocutanea . Altro fatto, degno di considerazione, che emerge dall'esame dei risultati ottenuti dagli esperimentatoci nelle prove di inoculazione dei varii virus per via polmonare, (via per vero non molto usata) è la notevole difficoltà di riuscire a provocare il quadro classico dell'infezione, specie adoperando dei virus enterotropi, con delle dosi che riescono di solito infettanti quando sono inoculate per via cutanea, venosa, peritoneale ecc .. Tuttavia, ancorchè sia noto che il polmone costituisca una estesa superficie assorbente, bene provvista di elementi difensivi locali, tanto che quando il polmone è sano ed integro si può paragonare ad un filtro a pori minuti, se si eccettua l'antica pratica cinese di vaccinazione antivaiolosa per inalazione nasale di polvere di croste di pustole vaiolose, la via respiratoria non è ancora molto usata nella somministrazione nè di sieri nè di vaccini. I primi tentativi sperimentali di utilizzare a questo scopo la via polmonare si devono a Besredka che, studiando l'azione di virus e vaccini in conigli inoculati nel polmone per puntura tracheale, concludeva che le tossinc ed i veleni solubili agiscono in eguale maniera, siano essi introdotti per via ematica quanto per quella polmcnare, che quando il polmone è integro oppone agli elementi corpuscolati batterici una valida barriera al loro passaggio in circolo, che la dose letale di virus tifico e difterico è di gran lunga superiore usando la via polmonare in confronto di quella ematica ed ancora che l'introduzione di vaccino antitifico per via tracheopolmonare era bene tollerata dagli animali di esperimento con una conseguente solida immunità locale e generale. Lo stesso A. segnava la possibilità di evitare gli incidenti anafilattici somministrando i sieri a consistenza sciropposa per via tracheale poichè il polmone dimostrerebbe di poter ·dosare e regolare l'assorbimento dell 'antigeno.


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VACCINAZIONE ANT!TlFICA PER INALAZIONE

Ad analoghe conclusioni giungeya Pfenninger riconfermando la grande tolleranza al metodo di introduzione dei vaccini per la via tracheale, alle dosi elevate di virus, e gli ottimi effetti immunitarii conseguiti e valutati anche con la ricerca della quantità, tempo di comparsa e durata delle agglutinine nel siero degli ani mali trattati. Conc01 d ano con i risultati su riferiti le esperienze di Clark e Murphy che, studiando l'immunità nella polmonite sperimentale, inocularono dei conigli per via tracheale con ceppi di b. tifico virulentati. Nel 1924 Sanarelli comunicava il risultato di interessanti ncerche sulla permeabilità della mucosa nasobringca al b. del tifo ed al vibrione del colera e, preparati dei vaccini batterici essiccati e polverizzati, otteneva con ripetute insufflazioni di questi nelle narici di animali di esperimento e nell 'uomo stesso, in breve tempo, una immunizzazione verso i germ1 insufflati, dimostrabile negli animali con la resistenza alle dosi letali di virus ed in questi e nell'uomo con l'elevato tJsso di agglutinazione che si reperì pure nella prole di una coniglia che partorì durante il periodo del trattamento vaccinante. In seguito, anche Ramon e Zoeller ottennero dei risultati favorevoli nella immunizzazione contro la difterite ed il tetano instillando nelle narici della anatossina glicerica e sono propensi a ritenere che l'asmrbimento dell'antigene attraverso il tratto rinofaringeo sia la causa di certi stati di immunità acquisita occulta dovuta probabilmente alla azione del b. di Klebs e Loeffler che frequentemente si reperisce in associazione ad altri germi anche nel rinofaringe di soggetti sani. Sarebbero in tali casi le quantità minime di tossina secreta dal b. difterico che verrebbero assorbite in ma· niera continua e provocherebbero la comparsa di una immunità specifica. Tale specie di immunità occulta deve essere frequente per la maggioranza delle malattie infettive. Similmente pensano Tenbroeck e Bauer che debba avvenire a Pechino, dove nel 1923 constatarono, nel siero dei portatori intestinali di b. tetanici, la presenza dell'anatossina e così spiegano la rarit_à della infezione tetanica in Pechino benchè un terzo della popolazione nsulti portatrice di b. tetanici le cui spore sono diffusissime nell 'ambiente esterno. Bablet e Girard, a conclusione di una serie di studi sulla inoculazione della peste per via polmonare, analogamente a quanto affermarono già Strong, Crowel e Teague, ritengono che l'infezione polmonare spontanea avvenga per via aerea e pensano che una vaccinazion(! con la pòlverizzazione nelle vie aeree superiori di emulsioni di bacilli pestosi attenuati debba nd.I~ pratica ottenere dei successi come inducono a sperare i risultati consegu~u da Calmette usando inalazioni di bacilli B. C. G. nella tubercolosi e Silberschimdt con l 'inalazione di anatossina difterica e tetanica nelle cavie. Di notevole interesse sono in questo tema le ricerche di Trillat, che sperimentò la vaccinazione contro il colera dei polli con la semplice per-


VACCINAZIONE ANTITIFICA PER INALAZIONE

II9

manenza di topi e polli in una aria confinata e polverizzata con un vaccino liquido ottenuto da <:alture di b. cholerae gallìnarum. Dopo il trattamento vaccinante inalatorio, cimentava la resiHenza degli animali trattati all'infezione sperimentale, usando per l'inoculazione la stessa modalità e le medesime condizioni ambientali adoperate per la vaccinazione, vaporizzando cioè delle culture virulenti. Risultò che i controlli non esposti precedentemente all'atmosfera vaccinante si infettarono nella totalità, mentre gli animali vaccinati per via aerea resisterono in notevole maggioranza alla esposizione e permanenza nell'atmosfera infetta. Allo stato attuale l 'uso della vaccinazione per via inalatoria dalla fase sperimentale, timidamente come in tutti gli inizi, sta per entrare nella pratica e si ha notizia, per quanto è noto, che Ch. Nicolle e Villain abbiano ottenuto dei successi terapeutici curativi e preventivi usando di un vaccino per via inalatoria in una epidemia di peste polmonare a Tunisi nel 1930 e N. W esteryk nella tubercolosi polmonare.

••• Dato che il problema dell'immunizzazione per via aerea potrà avere anche pratiche applicazioni, ho esperimentato la somministrazione di un antigeno per via inalatoria proponendomi le seguenti questioni : r) se fosse possibile provocare la produzione di anticorpi usando di un antigeno polverizzato in un'aria confinata nella quale si esponessero degli animali in esperimento; 2) in caso positivo, valutare il periodo di tempo che intercorre, in confronto alla via ipodermica, per la comparsa di anticorpi rilevabili con la prova d eU'agglutinazione; 3) come venisse tollerato il trattamento inalatorio; 4) se anche la mucosa polmonare, nelle condizioni di esperimento, partecipasse all'assorbimento dell'antigeno polverizzato, cioè fin dove fosse possibile reperire il materiale inalato. Quale antigeno, fu scelto un vaccino tifico preparato secondo la tecnica di Pfeiffer-Kolle con un ceppo della collezione già ripetutamente saggiato nei suoi caratteri culturali, biochimici e sierologici. L'uccisione dei germi cresciuti su agar in piastre di Kolle ed emulsionati con soluzione fisiologica al 0,85% fu provocata, dopo aver diviso il vaccino in matracci di 300 cc., con la permanenza di questi per r ora e mezza in un terrnost~to regolato

a 6o" C. In seguito. si aggiunse il o,s·;~ di fenolo in soiuzione idroalcoolica accertando prima dell'uso, ripetutamente la sterilità. Questa tecnica fu seguita pensatamente in previsione dell'impiego particolare del vaccino che richiedeva l'assoluta certezza di sterilità, anche se la temperatura ed il tempo di permanenza in termostato potevano diminuire le qualità agglutinogene dell 'antigeno. Il vaccino così composto veniva conservato in ghiacciaia ed al


!20

VACCINAZIONE ANTITIFICA PER INALAZIONE

momento dell'impiego diluito con soluzione fisiologica fino ad aversi 428 milioni di bacilli per cc. dosando i germi con il comparatore di Wellcome. Quale animale da esperimento fu scelto il coniglio anche perchè è risaputo essere un buon produttore di agglutinine tifiche. Per camera di inalazione, fu usato (come indica. la figura 1) una latta del commercio rettangolare cm. 40 x 30 x 20 di quelle che servono a contenere le essenze carburanti. Ad un lato fu appljcato uno sportello a corsoio con due aperture a semicerchio che si adattavano al collo dei conigli, di modo che gli animali rimanevano contenuti ~ collocati con la sola testa nell'interno della cassetta inalatoria. Al lato opposto, frontalmente alla testa dei

Camera di inalazione.

conigli, turono praticate due aperture circolari, l'una per il passaggio dell'estremità del vaporizzatore e l'altra, chiusa con un velo di garza, per la ventilazione (fig. 1). Il vaporizzatore, costruito in vetro, sul tipv dei comuni vaporizzatori per profumi, essendo stata particolarmente curata la fabbricazione del condotto capillare, ancorchè presentasse qualche svantaggio per la fragilità, permetteva però, con la corrente aerea provocata dalla pressione di una semplice palla di Richardson, una vaporizzazione dd vaccino assai minuta. Ho accertato lo stato di nebulizzazione che si poteva ottenere osservando la proiezione del vaccino e di soluzioni colorati! su di una lastra di vetro posta a varie distanze e rivestendo la cassetta da inalazioni con fogli di carta bibula. Regolavo quindi l'intensità e la direzione della vaporizzazione in maniera da non avere una proiezione violenta e massiva del vaccino sulla testa degli animali, che tuttavia si trovavano ad un livello di differente altezza da quello del foro che serviva di passaggio alla cannuccia del vaporizzatore, posto più in alto. Scelti tre conigli giovani di peso quasi eguale ed il cui siero, saggiato preventivamente, non possedeva alcun potere agglutinante verso il b. tifico, due, furono sottoposti gradualmente al trattamento inalatorio, mentre uno, che serviva da controllo, fu inoculato sotto cute con il medesimo vaccino diluito come usavo per le vaporizzazioni.

!

l·


VACCINAZIONE ANTITlFICA PER INALAZIONE

I2I

Le inalazioni si iniziarono il 16 gennaio e durarono in maniera continuata .fino al 24, indi furono ripetute il 29 e 30 e poi dal 1° al 9 febbraio, con vaporizzazione di circa 40 cc. d1 vaccino per ora e per un tempo complessivo di 20 ore di esposizione degli animali all 'aria confinata e vaporizzata come si è detto. Il controllo fu inoculato con tre iniezioni sottocutanee di 1 cc. ciascuna il 16, 21, 27 gennaio. Durante tutto il periodo vaccinale gli animali furono tenuti allo stabulario con gli altri animali del laboratorio non trattati. Le prove sierologiche vennero sempre eseguite usando il medesimo ceppo di tifo che servì per allestire il vaccino e la lettura fu fatta dopo la 2" e 12• ora di termostato a 37°. I resultati sono segnati nello specchio n. 1. SPECCHIO N. I. _____, Potere aggluti11antc insorto 11ei cotzigli n. 1 e n. 2

tJacci11ati per inalazione e nel coniglio C tJaccinato per via sottocut,mea.

Numero dci ~i orni d ecorsi dall'inizio <~elle in abzioni

IO

Ore com plessive di V3CCI Ol:ZIOne inalatoria

12

Conig lio n.

l.

l: 340

Coniglio n. 2.

l; 320

l : 1600

l : 4500

l : 4000

I : 240

I : 3200

l : 4000

l : 2000

Cont):! lio

l

16

27

36

16

20

-

decede per lotta di scuderia

c (controllo) 3 tnt e-

ztnni SOit()CUtanec: d i l cc. di vaccino

Da questa prima esperienza di orientamento risultava che l'assorbimento d ell 'antigeno somministrato per via inalatoria era possibile e che il trattamento inalatorio era tollerato senza provocare negli animali ad esso sottoposti diminuzione di peso nè lesioni oculari e Iinotracheali. :Ripetuta la prova con una seconda serie di conigli (specchio n. 2) è risultato che i tassi di agglutinazione, pur presentando delle variaz.ioni individuali, hanno egualmente raggiunto cifre notevolmente elevate (coniglio A = I : 7000). SPECCHIO N. 2. -

Potere agglutinante insorto nei conigli A e B vaccinati per via inalatoria.

Numero dci giorn i decorsi dal · l'inizio delle ina lazioni . .

5

9

14

O r e complcs~ivc di v~ccinazionc inal:ttoria . .. .

..

.

7

12

16

Coni!!lio A

..

l l 30

l: 320

l : 1600

l : 80

l : 240

Con•)llio B .

l l l

25

3<~

44

20

-

-

l : 5000

l: 7000

l : 3500

l l: 320 l 1 :

~~oo o

l : 25 00

l

l : 1500


VACCINAZIONE ANTITTFICA PER INALAZIONE

I22

Nella terz~ esperienza (specchio n. 3) si è voluto accertare, saggiando i s1en a breve distanza di tempo dall'inizio delle inalazioni, il periodo che occoree per la comparsa di agglutinine nei sieri degli animali vaccinati. Furono perciò sottoposte due ::oppie di conigli, con diverso orario di esposizione, (rispettivamente mezza ora ed I ora) al trattamento vaccinante inalatorio giornaliero. (Specchio n. 3).

3· -

Potere agglutinante insorto nelle coppie di conigli r, 2, 3 e 4 esposte per tempi differenti all'inalazione vaccinante in confronto al coniglio C vaccinato per vta sottocutanea.

SPECCHIO N.

:-< 11 mero dc• g10r111 d t-corsi dall'in•zio delle in~lazioni

3

5

7

12

16

26

36

!4

2 Yz

4 Y2

5 l '2

5 Y2

8

-

Ore complcss•vc di vc1cctn azwnc inal~tor ia della coppia 3·4·

3

5

9

11

11

16

-

Coniglicl n.

l.

-

-

l : 20

1 ; 80

l: 160

l: 600

l : 400

C'-<m•glio 11 . :!.

-

-

l : 20

l: 80

l: 160

l: 800

l : 400

C'.oniglio n. 3·

-

l: 20

l: 40

l t 40

l: 320

1:1600

l: 800

Coniglio n. 4·

l: 20

l : 40

l: 160

1: 320

l: 700

l: 2000 l: 800

-

l : 40

l: 160

l: 320

l: 400

l: 320

Ore comple.>ivc: di Va(Clll3ZIOOC inala tona della coppia 1 ·2 .

Conigho C' (cotHmllo) una inicZIOO<: $0llOClll;lllc:l tl i l cc. di vacc1 no non di luito

l

1:150

E' risultato da queste ricerche che il tempo minimo che deve intercorrere dall'inizio delle vaccinazioni fino alla comparsa delle agglutinine, rivelate dalla prova di Widal, è lo stesso tanto per i conigli inoculati per via ipodermica quanto per quelli sottoposti ad inalazioP.e, cioè circa 5 giorni. E' risultato pure che relevatezza del potere agglutinante è proporzionale al tempo di permanenza degli animali nell'atmosfera vaccinante e quindi alla quantità di antigene somministrato ed assorbito. Anche a riguardo della durata del potere agglutinante è stato constatato che perdurai come nei controlli e la discesa pure è quasi parallela.

-· * • Volendo in seguito accertare se l'antigeno sommmtstrato nel modo su descritto giungesse fino al poìmone, ho preparato delle agar-colture di b. prodigioso cresciute a 22° e ben pigmentate. Emulsionata la patina culturale in soluzione fisiologica e diluita nelle proporzioni del vaccino tifico, la polverizzai con le medesime modalità ambientali e strumentali usate per il vaccino tifico, a tre coppie di conigli.


VACCINAZIONE ANTITIFICA PER rNAJ..AZIONE

123

Dopo un'ora di permanooza degli animali nella cassetta inalatoria, questi vennero sacrificati, alcuni per dissanguamento, altri per sezione alta del midollo. Come particolare di tecnica aggiungo che gli animali usati in questa serie di esperienze, prima dell'esposizione alle inalazioni, venivano sottoposti alla rasatura del pelo sulla regione anteriore del torace al fine di ottenere una efficace azione sterilizzante con la tintura di iodio spennellata prima della necroscopia ripctutamente sulla cute della regi,me da sezionare. Inoltre pur praticando l'atomizzazione del b. prodigioso egualmente nella cassetta inalatoria fu però fatta sotto una cappa chimica a vetri, chiusa, e gli animali, dopo l'esposizione all'inalazione stessa, venivano portati in altra camera nella quale si eseguiva la necroscopia e il prclevamento del materiale per la semina con la tecnica seguente : Messa in evidenza ed isolata !a trachea, si procedeva alla legatura di questa in varii tratti con fili di seta sterili, con modalità analoga a quella in uso per la legatura de~ vasi sanguigni. Una legatura era chiusa all'altezza dci primi anelli tracheali, un'altra a metà, e due altre alla biforcazione bronchiale. In seguito si passavano pure due legature sugli ili polmonari, quindi . si asportavano singolarmente la trachea ed i polmoni. Gli organi asportati si lavavano abbondantemente con soluzione fisiologica sterile, indi, con una spatola metallica arroventata, si causticavano in un porzione della superficie esterna ed in corrispondenza di questa si penetrava con l'ansa per prelevare il materiale da esaminare. Da tutti i conigli le semine diedero risultato positivo, però con crescita in forma di patina dai prelevamenti eseguiti dalla trachea e dai grossi bronchi, mentre dalle zone periferiche e marginali dei polmoni le seminè stesse dettero colonie numerose si, ma talvolta isolate. In alcuni casi, specie quando intercorse maggior tempo dalla inalazione al prelevamento, rimanendo invariate le altre condizioni, quali la composizione del! 'agar e la temperatura, fu osservato che dalle zone marginali del polmone si otteneva lo sviluppo di colonie di b. prodigioso che possedevano uno scarso potere cromogeno in confronto di quelle ottenute dai prelevamenti dalla trachea. L'emocultura, fatta in una coppia di conigli che avevano subìto per dieci giorni e per un'ora al giorno l'inalazione di b. prodigioso in sospensione acquosa, è risultata negativa e così pure la coprocultura. Conclusioni. Dalle ricerche surriferitc risulta che è possibile provocare nel coniglio una reazione sierologica di agglutinazione mediante ripetute inalazioni di un vaccino idrico polverizzato in un ambiente confinato. Con la vaccinazione per via aerea si raggiungono nel coniglio tassi di agglutinazione nel siero pari ed anche superiori a quelli ottenuti con vac-


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V:\CCINAZIO:--lE AN'nTIFICA PER INALAZIONE

cinazione per via sottocutanea (tasso massimo dopo 15-20 giorni) e presso

a poco alla stessa distanza di tempo, cioè 4-5 giorni (tempo minimo). La tecnica con la quale è stato condotto l'esperimento fa teoricamente presumere che abbiano partecipato all'assorbimento dell'antigene tutte le mucose che sono venute a contatto del liquido nebulizzato, cioè la congiuntivale, la rinofaringea e la tracheale. Inoltre, per le prove eseguite con le polverizzazioni di h. prodigioso, si può affermare che vi abbja preso parte in notevole misura anche la superficie polmonare. Praticamente la vaccinazione per via inalatoria, essendo fra le modalità vaccinanti una delle meno traumatizzanti e potendo riuscire più accetta, potrebbe trovare una utilizzazione nella pratica pediatrica e per quanto riguarda gli adulti anche in alcune collettività. Difatti tale metodo di vaccinazione è stato utilizzato, e pare con qualche successo, nell'uomo contro la peste e la tubercolosi polmonare. Devesi pure tener prestnte come da queste ricerche risulterebbe confermata la possibilità, non soltanto della vaccinazione, ma anche della diffusione di malattie infettive per via polmonare, come del resto aveva accertato Martini per la peste polmonare> e ciò potrebbe avere importanza anche a scopo bellico (guerra batterica). AuTORIASSUNTo. - L'A. premesse alcune muove concezioni, dovute in modo par· ticolare; agli studi di Trillar, sulla atmosfera respirata quale possibile veicolo d'infezione, ha sperimentato nel coniglio la somrninistrazione di un vaccino idrico antitifico per ria inalatoria in un ambiente confinato. l risultati ottenuti con tale modalità vaccinante concordano con quelli avuti dai precedenti ricercatori che usarono l'introduzione dei vaccini nel polmone per puntur~ transtracheale: cioè, l'assorbimento dei vaccini stessi e la loro funzione antigena. L'A. conferma inoltre la perfetta tolleranza degli animali al metodo c pensa che la vaccinazione per via inalatoria, specie per talunc malattie il cui agente infettivo si suppone penetri per via aerea, possa avere una certa importanza pratica nell'avvenire, in quanto riproduce le modalità d'infezione e conseguenti reazioni difensive che si svol· gono iìàturalmtnte. BIBLIOGRAFIA Br:sREDKA: Bull. Inst. Pastcur, 1920. PFENNINGER: Ann. lnst. Pastcur, 192r. CLARK c MuRFY: Jour. of In f. Dis., 1922 $ANARELLl: Ann. In st. Pasteur, 1923; An n. lg., 1924. CH. NICOLLE e DuRANo e CoNSEIL : Arch. lnst. Pasteur dc Tunis, t. XIX, n. 3· T RILLAT: C. R .Ac. Se., 1911, 1912, 1921, 1932. WF.S1'ER'iJK- BEITR.:\cE z.: Klinick d. Tuberk., ott. I933· LANGE: Deut. Med. Woschcn., t. LX, 1934· Rt\~toN et Zo~Lt.ER : C. R. S. B., 19~7. B.~BI.f.T et GIRARD: Ann. Inst. Pastcur, 19)4· DEBRÉ et CosTE: An n. Inst. Pasteur, l93l i\LIRTINI: in Kolle e vVassermann. Ed. Fischcr, Jena, 1903·1<)09· CHwssÉ: Ann. lns1. Pastcur, 1911 e Revuc d'Hyg. 1913.


OSPEDALE MILITARE DI CAGLIARI

Rilievi sulla epidemiologia della malaria Prof. Paolo Romby, tenente colonnello medico, direttore.

Si ritiene che la maggior grJvità delle fenomenologie suscitate dali 'infezione palustre, spetti al Pl. praecox, che ha caratteristiche morfologiche ed evolutive ben definite. Tuttavia la presenza di Pl. praecox nel circolo periferico, non è sufficiente per una valutazione adeguata della gravità del pro· cesso malarico. Basta considerare all'uopo che mentre sono casi di terzana maligna, con decorso veramente grave, nei quali l'esame del sangue rivela scarsi elementi parassitari, vi sono casi della medesima infezione, a decorso comune, o addirittura con manifestazioni lievi, nei quali si hanno reperti emoparassitari molto ricchi. E reperti molto ricchi e, con prevalenza costi· tuiti da forme asessuate, possono osservarsi in individui, in istato di apiressia. Marchiafava e Celli, nell'Archivio per le scienze mediche del 188s-I886, hanno comunicato appunto, che il reperto emoparassitario dell 'estivo-autunnale, spesso non corrisponde alla gravità dell'infezione, potendosi osservare nel circolo periferico pochi parassiti, mentre trattasi di forme cliniche graViSSime.

E' noto che ad ogni fase schizogonica, vi ha una distruzione di globuli rossi parassitati, come di globuli rossi non parassitati (Dionisi), e che buona parte dei merozoiti, attacca nuovi globuli rossi. Nei casi con reperti emoparassitari molto ricchi, la gravità del processo malarico potrebbe essere riferita alla massa notevole di prodotti eterogenei e tossici, presenti nel circolo. Ma fa d'uopo ricordare che la presenza di parassiti nel circolo periferico, non è una condizione assolutamente necessaria e che proprio in seno agli organi emopoietici, possono effettuarsi le fasi evolutive dei parassiti e di regola si effettuano le fasi evolutive di Pl. praecox. Questo parassita ha una particolare tendenza a fissarsi nei capillari sanguigni degli organi interni; il permanere dei parassiti nei capillari di organi importanti, nonchè la formazione di sostanze tossiche, sarebbero sufficienti secondo alcuni AA. a spiegare non solo la gravità del processo malarico, ma altresì, le particolari sintomatologie succitate. In un numero considerevole di casi di sub-terzana, inoltre, è stato rilevato che la gravità del processo morboso si accompagna a profonde alterazioni delle funzioni emopoietiche. Ricerche effettuate con preparati vitali , allestiti secondo la tecnjca di Cesaris Demel, hanno dimostrato appunto che nei casi di infezione malarica grave, i globuli rossi contenenti le sostanze cromatofile


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RIU EVI St.;LLA 1-. l' IDEMIOLOGIA DELLA MAL.I\Rli\

A e B di Cesaris Demel, sono in un numero scarsissimo, mentre si nota un aumento sensibile e progressivo elci medestmi elementi, nei pazienti non appena si inizia la remissione dei fenomeni morbosi. ( « Sulla Biologia dei parassiti della malaria ». Giornale di MedicitJa Militare, 1933). Per giungere ad una esauriente interpretazione del m eccanismo di azione del processo malarico, debbono essere valutati molti altri elementi. In non pochi soggetti colti, da un certo tempo dall'infezione e sottoposti ad adef,ruati trattamenti, possono osservarsi accessi febbrili imponenti e sintomatologie considerevolmente gravi, mentre i reperti parassitari sono scarsi. In questi casi si è tratti a considerare il fenomeno della chinino resistenza dei parassiti. La chinino resistenza non è per niente riferibile ad una particolare virulenza dei ceppi di parassiti, secondo Plehn, che ha potuto studiare un ceppo di P/. praecox, originariamente chinino resistente. Due soggetti inoculati con questo cepJPO, &ruarirono spontaneamente; in altri infermi invece il chinino non esplicò influenza alcuna sui parassiti e sull'andamen to della temperatura. L'osservazione di casi di infezione doppia di terzana, nei quali un accesso febbrile, in primo tempo, esplode con maggiore violenza, mentre in proseguo i due accessi assumono la medesima intensità; la constatazione fre· quente che nelle primitive, mentre all 'inizio la sintomatologia è disordinata, tumultuosa, irregolare e dopo un certo tempo si rende regolare e non presenta quella particolare violenza, che ne caratterizzava dianz.i gli accessi; l'osservazione di casi di perniciosa fra persone che vivono nel medesimo ambiente e che hanno subito l'infezione da Pl. praecox; le guari gioni spontanee, come la particolare resistenza ali 'infezi one, degli individui originari da località malariche, sono tutti argomenti questi, che danno da intravedere quanta parte della gravi tà del processo malarico spetta alla disposizione o m eno degli org:mismi verso l'infezione. In proposito valgono, senza dubbio, le conoscenze acquisite dalla malaria-terapia. Non tutti gli indi vidui sottoposti a malario- terapia, quali che siano le vie seguite per le inoculazioni e il numero delle medesime, assum ono infezione. Il maggior numero dei casi refrattari risulta fra _individui origi nari da territori mabrici o che hanno sofferto l'infezione naturale. Presso la clinica ncuropsichiatrica della R. Università di Cagliari è stata, da tempo, notata la difficoltà dì comunicare l'infezione, a scopo terapeutico, a pazienti origi nari dai comuni malarici e, in grado ancora più considerevole, ai soggetti che per lo innan zi han no sofferto di malaria. I. E . Niclc, I. P. Stcel (Jou rn .of. T rop. med. H yg., T. XXVIII, 1925) hanno potuto osservare che individui sottoposti a malario-terapia, resistenti a inoculazioni sotto cute e endovena, sono invece sensibili alla puntura di anofeli infetti, c che individ ui, non p iù sensibili a inoculazioni di sangue d i malarizzati, diventano sensibil i alla inoculazione di sangue prelevato da pazien ti infettJti con la puntura di anofel i.


RILIEVI SULLA EPIDEMIOLOGIA DELLA MALARIA

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Non sono state apprezzate nelle infezioni naturali differenze morfologiche, talii da potersi ritenere caratteristiche di una maggiore o minore atti-· vità patogena dei parassiti. Nella infezione sperimentale è stato notato invece, che i parassiti di Pl. vivax posseggono pigmento in quantità notevolmente scarsa, in confronto a quella osservabile nei parassiti dell 'infezione naturale. (Gerstmann: « Die Malarie Behaudlung der Progresive Paralyse >> . Ed. Springer Wien, 1925). Pare accertato che nel sangue di soggetti malarizzati il numero dei parassiti è piuttosto scarso e che il Pl. vivax nell'infezione sperimentale si differenzia da quello dell'infezione naturale, per la diminuita o abolita capacità di produrre gameti. L 'esame di numerosi mestrui di malarizzati, ha dato piena conferma ai fatti ora detti. Mi è stato possibile osservare inoltre, che con frequenza i parassiti, anche in fase schizogonica, non recano sensibili modificazioni a carico degli eritrocociti invasi. Tuttavia la quantità di pigmento contenuta nei parassiti, si mantiene invariata in confronto a quella notata nei giorni precedenti. Il fenomeno è bene manifesto dopo alcuni accessi febbrili: in un certo numero di casi, ha preceduto la cessazione spontanea dell'infezione arti.ficiale. L 'assenza di gametociti e la povertà di forme asessuate, possono ritenersi sufficienti a spiegare il decorso generalmente benigno dell'infezione sperimentale da Pl. vivax. La somministrazione di piccole dosi di chinino, porta rapidamente alla cessazione degli accessi febbrili, i quali non ricompaiono nemmeno, dopo i soliti procedimenti di riattivazione. E' stato rilevato inoltre che nei soggetti sottoposti a malario-tcrapia, di solito, non si riesce ad accertare epato-splenomegalia e che, di lieve entità, sono le alterazioni a carico degli organi emopoietici. Si è potuto accertare infine che nei malarizzati si istituisce una particolare resistenza verso la specie di parassiti inoculati. Accurate osservazioni sull'indice splenico-parassitario, compiute da Cristophers, su popolazioni di regioni malariche (Indian Journal Med ., Research, ottobre 1924) portano un valido contributo alla resistenza verso l'infezione palustre. S. P. James ; P. G. Shute (Pubbl. Societé òes Nations III H yg. 926) pur dopo lunghe osservazioni sperimentali, non hanno potuto risolvere la questione, se la gravità del processo malarico è legata al numero degli sporozoiti, inoculati dall'anopheles. Dal1e osservazioni riportate vien facile dedurre e concludere che la gravità del processo malarico è determinata da un complesso di elementi : se non può esser messo in dubbio l'attività morbigena delle diverse specie di parassiti ed anche dei diversi ceppi di parassiti, della medesima specie, fa d'uopo peraltro ammettere che condizioni particolari degli organismi jmervengono a rendere più facile l'infezione, come pure a modificare e ad aggravare le manifestazioni cliniche.


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RILIEVI SULLA EPIDEM IOLOG IA DELLA MALARIA

Con tutta evidenza il parassita della malaria acquista un potere patogene più accentuato, dopo il ciclo anfigonico, mentre durante la permanenza nell 'uomo, và soggetto a modificazioni che ne menomano l'attività e può acquistare la facoltà di rimanere, per un certo tempo, talora considerevolmente lungo, in istato di latenza. Che sia proprio questa latenza a fornire agli organismi i mezzi per resistere alle successive aggressioni, anche dopo anni, dalla patita infezione ? Un argomento così suggestivo, mi ha indotto a seguire col maggiore interesse, il decorso della malaria fra le truppe, dislocate in Sardegna, durante le stagioni epidemiche degli anni 1933-1934· Nei riguardi epidemiologici: è risultato che i militari originari dai comuni della Venezia Giulia, dell'Emilia, della Lombardia, della Toscana, sono stati colti da !l 'infezione, con una &equenza di gran lunga superiore a quella osservata pei militari Sardi o provenienti da comuni siri in zona malarica. Il reggimento misto di artiglieria della Sardegna, costituito dal 50 C:f. di elementi Sardi, ha partecipato ad esercitazioni e a manovre diverse, durante l'estate del 1933. Un gruppo del reggimento, costituito in prevalenza da elementi delle provincie redente e delle provincie settentrionali, ha terminato il periodo di istruzioni, circa 20 gjorni prima degli altri reparti. Di 13 militari colpi:ti da malaria primitiva, 1 2 sono stati, accertati in soggetti gj un ti dalle provincie settentrionali della Penisola. Il 16" reggimento artiglieria da campagna ha partecipato al medesimo periodo di esercitazioni estive, con una forza di 620 uomini, dei q uali circa 300 originari dai comuni della Sardegna. Su dodici casi di primitiva, II sono stati accertati in militari provenienti dal settentrione della Penisola. Alle medesime risultanze ha recato lo studio della morbilità determinata dali 'infenzione nelle truppe degli altri corpi armati della Sardegna. Complessivamente è risultato che su 108 casi di malaria primitiva, ·tutti controllati con l'esame del sangue, solo 12 hanno interessato militari nati in Sardegna. Lo studio compiuto durante il 1934, ha fornito elementi ancora più

evidenti. Il reggimento misto di artiglieria ha avuto 33 casi di primitiva : ben 32 sono stati accertati in militari originari da comuni del settentrione della Penisola. Nel 16• reggimento artiglieria si sono avuti 18 casi di malaria primitiva, di questi, 17 sono stati accertati in militari giunti dalla Penisola. · Fra i soldati del 46" reggimento fanteria, si sono avuti 5 casi di malaria primitiva; due dei quali in soldati Sardi. Nel 45" reggimento fanteria sono stati accertati 37 casi di malaria primitiva, tutti in militari oriundi da comuni della Penisola. L'Arma dei CC. RR. è stata sensibilmente provata dalla malaria durante l'anno. Su 37 casi di primitiva, solo I I sono stati accertati in militari Sardi.


RILIEVI SULLA EP IDEMIOLOGIA DELLA MALARIA

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Per conferire esatto valore a quanto è stato notato, fa d'uopo dire che per disposizioni emanate dal Comando militare dell'Isola, durante il periodo delle esercitazioni estive, sono stati trattenuti in guarnigione tutti i militari colti dall'infezione negli scorsi anni e che presentavano segni della sofferta malattia (oligoernia - tumore splenico). Occorre inoltre ricordare che durante l'ultima stagione estivo-autunnale, la malaria in Sardegna ha avuto una diffusione notevole ed ha assunto caratteri sensibilmente gravi . Il numero dei casi di malaria primitiva accertata fra le truppe, durante il 1934 è risultato alquanto superiore a quelle dei casi osservati nella stagione epidemica del 1933· Eppure durante il 1934, le località per le esercitazioni estive sono state accuratamente studiate e scelte fra quelle che per altitudine e per condizioni climatiche, sono da ritenersi praticamente immuni da malaria. Regione del Sarcidano, con i centri abitati di Laconi, Tonara, Fonni, Sorgono, Aritzo, Gavoi, Dorgali. Accurate indagini epidemiologiche hanno fatto apprendere che, per il maggior numero dei casi di malaria osservati, l'infezione è stata contratta precedentemente e dopo il periodo delle esercitazioni estive. I reggimenti più provati dall'infenzione sono stati appunto il 45° reggimento fanteria, il 16° reggimento artiglieria da campagna, il reggimento misto di artiglieria della Sardegna, che per esigenze di servizio, hanno dovuto durante tutto l'anno, distaccare presidi in località intensamente malariche, presidi assicurati da reparti di truppe che si avvicendavano ogni 1520 gwrm. In complesso durante la stagione epidemica del 1934, sono stati accertati e ricoverati nell'ospedale militare di Cagliari r8r casi di primitiva, dci quali 155 in soggetti provenienti dalla penisola. (In queste cifre sono compresi i casi di malattia verificatisi fra i militari della Milizia Nazionale Forestale, della Strada, fra il personale nelle case di pena, marinai della difesa costiera, avieri del campo di aviazione, CC. RR., R. Guardie di Finanza).

I rilievi clinici. L'osservazione di un numero cospicuo d 'infermi ha fatto apprendere che le sintomatologie destate dal processo malarico, decorrono con particolare gravità nei militari originari dalle provincie del nord della penisola. In questi soggetti si sono osservati alcuni casi di perniciosa: perniciosa solitaria, ad andamento tifoideo, pneumonico; perniciosa comitata: forma dissenterica, algida, letargica. E ' stato rilevato pure che i casi di primitiva, senza car:lttere di perniciosità, nei soggetti indicati hanno avuto un decorso sensibilmente più grave. A tale conclusione sono pervenuto in seguito a sistematiche osservazioni praticate: 3 -

Ciorna/~ di

nudicina militarr.


RILJE\"1 SCLILA EPIDEMIOLOGIA DELLA

~{ALARlA

1) sulle modificazioni della pressione arteriosa del polso; 2) sulla entità del tumore splenico; 3) sulle modificazioni cromatiche della cute; 4) sui reperti cmoparassitari. I. - L 'infezione da Pl. praecox, è bene precisato, reca ipotension ~

artenosa. Nei soggetti originari dalle provincie settentrionali della penisola, anche se bene costituiti e validi, lo sfigmomanomc:tro di Angelini e P acin i ha dato valori sensibilmente bassi. Si sono notate con frequenza pressioni ma~sime inferiori a roo mm. di mercurio c pressioni minime tra i 50 e 6o mm. di mercurio. Tali diminuzioni del tono cardiovascolare, hanno persistito per un periodo di tempo non bre\'e: spcssu dopo oltre 20 giorni di apiressia, si è notato che l'iniezione di adrenalim, per via endomuscolare, mentre induceva aumento nella frequenza dd polso, nulla o poco influiva sulla pressione cardiovascolare. E' stato visto che mgli infermi eli sub·terzana originari dalla Sardegna, il tono cardiovascolare rientra nella norma entro un periodo di tempo più breve, dalla caduta della terùpcratura, e che il polso, a nalogamente, riacquista il suo ritmo normale e non di rado anzi, diventa raro. Nelle forme primitive da Pl. praecox la reazione splenica varia sensi~ bilmente. Il. - E' stato possibile apprezzare l 'esistenza di tumori di milza bene manifesti, in soggetti, da qualche giorno in preda ad accessi febbrili; in non pochi casi invece si è riuscito ad accertare un ingrandimento dell'organo, solo mediante la percussione. L 'esame di infermi originari dai comuni non malarici della penisola, h a fatto notare costantemente tumore splenico di cospicue dimensioni, spesso di consistenza dura, ed indolente. Trattavasi di individui che avevano contratto l'infezione di recente e da non più di 15·20 giorni. Rilievi compiuti periodicamente, hanno fatto apprendere che, nonostante gli interventi terapcutici, il tumore di milza si è reso vieppiù manifesto. Durante il periodo eli degenza inoltre è stato notato che il volume dell'organo è suscettibi le di continui mutamenti, non sempre valutabili con esattezza, nei riguardi etiopatogenetici. Di regola ad ogni riaccensi·me del processo malarico corrisponde un aumento di volume dell'organo. J Talora l'aumento di volume ha proceduto di alcuni giorni un accesso febbri le. Non di rado sono stati rilevati fatti di splenite e di perisplenite, caratterizzati da dolore trafìttivo al fianco ed alla base del torace, irradiantcsi a1 dorso ; da aumcn to rapido e considerevole del volume deIl' organo e da compromissione dello stato gcnede (anoressia, sudori, febbre). Pure !n un certo numero di casi si è .ootata evidente epatomegalia. Ho ritenuto


RILIEVI SULLA EPIDEMIOLOG IA DELLA MA LARJi\

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opportuno somministrare piccole dosi di adrenalina per via endomuscolare; il rumore di milza ha subito progressiva, sollecita regrcssione . Poichè allo stesso trattamento sono stati sottoposti infermi originari dalla Sardegna, con m alaria primitiva e recidiva, ho potuto considerare tutta l 'importanza che può acquistare l'adrenalina per via endomuscolare, nella diagnosi di malaria primitiva, compito la cui soluzione è spesso tutt'altro che agevole e talora addirittura problematica. Certamente la regressionc progressiva e sollecita del tumore di milza, costituisce un elemento di giudizio assai importante. Ho usato per queste ricerche la soluzione di adrenalina, preparata dali 'Istituto farmaceutico militare per iniezioni ipodcrrniche, a giorni alt~rni . Dopo 5-6 iniezioni, usavo sospendere la sornministrazione per qualche gwrno. III. - Gli infermi di terzana primaverile e di quartana non di rado presentano segni manifesti di oligocmia. L' infezione da P/. praecox con molta frequenza reca modificazioni cromatiche della pelle specie del viso, del collo e delle estremità superiori, che dal grigio terreo possono giungere sino al bruno accentuato, nei casi d'infezione cronica. Nei militari provenienti dai comuni della penisola colti da infezione primitiva di Pl. praecox, ho osservato, già dopo pochi accessi febbrili, la comparsa della 'tinta caratteristica grigio terrea manifesta in alcune zone: nelle regioni zigomatiche, sotto orbitarie, in corrispondenza della base e della sella del naso, nelle regioni labiali, nelle regioni dorsali delle mani e dei polsi. Si sottraggono a queste modificazioni, le zone di pelle, con cicatrici. Per poter apprezzare convenientemente le differenze cromatiche nello studio propostomi ho usato il colorimetro comparativo di Von Luscan. Gli infermi sottoposti al classico trattamento dell'infezione palustre, (chinino, preparati arsenicali e ferruginosi), hanno riacquistato gradualmente il loro colorito. Ho ritenuto opportuno ad un certo numero d'infermi somministrare un preparato integrale di capsule surrenali 0a surrenasi Serono). Ccrtament·e la somministraziione di questo preparato ha influito in modo sollecito e progressivo nel ripristino del colorito normale. Nelle forme recidive di estivo autunnale è risultato che la somministrazione della surrenasi ha una azione meno decisa e regolare. Talora si osservano oscillazioni sensibili, di guisa che in alcuni infermi dopo la somministrazione del preparato, per 8-10 giorni, senza cause apprezzabili può notarsi uu colorito sensibilmente più intenso. IV. - Ho potuto seguire con esami di sangue ripetuti e, talora nella stessa giornata, alcuni infermi con infezione primitiva di P. praecox ad andamento grave. I risultati delle indagini mi hanno fatto apprendere che la persistenza dei parassiti nel circolo periferico, è, con frequenza, veramente notevole. Nei militari originari dalle provincie settentrionali della penisola, ho osservato parassiti nel sangue, quattro, cinque e persino sei


RILIE\"1 St.:LLA EPIDEMIOLOGIA DELLA MALARIA

giorni, dopo il ricovero in ospcdo.le, sino a quando le condizioni generali dell'infermo sono rimaste allarmanti, stazionarie, e la temperatura non è scesa alla norma. Pure trattavasi di soggetti eh~ avevano praticata la profil assi chininica con dilin gcnza e sottoposti subito ad intensivo trattamento specifi co. Non di rado ho potuto osservare reperti positivi in soggetti colti da febbre, dopo un lungo periodo di apiressia e durante i quali avevano praticato regolarmente la cura specifica. Queste osservazioni recano 110 sensibile conforto alla diagnosi di malaria primitiva. La constatazione di un cospicuv tumore di milza, di consistenza dura, con superficie irregolare è certamente di gran valore per la diagnosi di malaria cronica. Ma ciò che particolarmente interessa, si è di possedere elementi per differenziare l'infezione malarica primitiva, dalla recidiva. non eccessivamente inveterata, in soggetti non defedati. Molto spesso si rimane allora in dubbio, particolarmente se tra.ttasi di infermi originari da località malariche o che hanno soggiornato a lungo in territorio malarico. Un tumore di milza che deborda oltre l'arcata costale, di due o tre dita trasverse, di consistenza dura, ma con superficie liscia, può notarsi, sia in forme di primitiva che di recidiva. Non sono rari i casi di infezione primitiva; nei quali all'inizio della malattia, si apprezza solo un lieve ingrandimento della milza, mediante la percussione. Analogamente però esistono casi di recidiva, nei quali si apprezza solo un lieve ingrandimento dell'organo. Certamente sulla entita del tumore di milza, debbono influire condizioni diverse e non ultime quelle individuali e di razza. Nei militari originari dalle provincie settentrionali della penisola, le modifìcazioni sensnbili nel volum~ della milza, come quelle cromatiche della peile sono espressione di particolare disp6sizione verso l'infezione malarica. Nei riguardi profìlatùci risulta molto opportuno adunque considerare adeguatamente i fatti esposti. Potrà riuscire dì notevole vantaggio costituire i reparti, che per esigen ze di servizio debbono soggiornare in località intensamente malariche, con soggetti nati in territori malarici o che da tempo vi soggiornano o che hanno sofferto l'infezione prima dell'arruolamento. Quando si proceda ad una analisi dei fenomeni che caratterizzano l'iposurrenalismo e di quelli che dominano nel quadro morboso della malaria grave, vien dato di considerare l'esistenza di molti punti di contatto, e, addirittura, di grandi analogie. A parte le modificazìoni della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco, il turbamento della reazione adrenalin.ica, negli infermi di malaria possono apprezzarsi fenomeni che caratterizzano l'iposurrenalismo (turbe del plesso solare, iperestesie con vomito, sudori freddi, senso di deliquio, crisi diarroiche, d iatesi emorragiche, emorragie, esantemi). Sono comuni inoltre la cefalea e la verti gine, i dolori vaghi ai lombi, all'epigastrio, agli arti inferiori.


RILIEVI SULLA EPIDEMIOLOGIA DELLA M:\1.-\RIA

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Nella malaria si istituiscono modificazioni cromatiche della pelle che molto si assomigliano a quelle del morbo di Addison. Nell'iposurrenalismo possono esistere epato c splenomegalia. Il malarico è, al pari dell' Addinsoniano, di temperamento melanconico, di scarsa resistenza al lavoro muscolare. Nella malaria come nell 'iposurrenalismo si osserva modificato il quadro ematologico; esiste una sensibile mononucleosi. Che nella malaria vengano interessati gli organi a secrezione interna ed in special modo le capsule surrenali, non può essere oggi discusso, dopo gli studi dei maestri della scuola romana c di autorevoli osservatori. Il prof. Brotzu direttore dell'Istituto d'Igiene della R. Università degli Studi di Cagliari, in « Malaria nella storia della Sardegna >> . Mediterranea, Anno VIII, n. I, ribadisce il concetto che il virus malarico agisce in modo cospicuo sulle ghiandole a secrezione interna, preposte allo sviluppo dell ' organismo ed alla crescenza. Come è stato esposto nei casi di malaria con fatti evidenti di angioipotonia, con notevole splenomegalia, con evidenti modificazioni cromatiche della pelle, possono conseguirsi sensibili benefici dall'uso di adrenalina e di un preparato totale di surreni. Ho ritenuto, in proseguo, di usare l'adrenalina a scopo terapeutico in unione col trattamento specifico. In un certo numero di infermi ho somministrato il chinino, di buon mattino e dopo 6 ore ho praticato l'iniezione di adrenalina. Debbo dire subito che l'iniezione di adrenalina, solo in via di eccezione, ha provocato alterazioni nella temperatura. L'esame del sangue prelevato dopo una mezza ora, un 'ora, dall'iniezione, in qualche caso ha fatto osservare la presenza di parassiti e sempre in numero molto scarso. A parte le influenze benefiche spiegate sulla angioipotonia sulla splenomegalia, delle quali è stato detto, questo trattamento ha concorso efficacemente ad assicurare una pronta guarigione. Negli infermi ho notato una insolita attività degli organi emopoietici, identificabile per la rapida comparsa nel circolo di elementi giovani (eritroblasti, eritrociti basofili, policromatofili). Ho notato inoltre che il pericolo delle recidive è molto diminuito. Mi astengo da ogni interpretazione dei fatti osservati. Mi sembra però che si possa bene rife~ire il risultato soddisfacente ottenuto negli jnfermi di m.llaria grave, dall'impiego di adrenalina e di un preparato totale di surreni, precisamente al fatto che nella malaria grave, esi~te disfunzione delle capsule surren~li o i.ntervengono condizioni per le quali i principi elaborati dalle m ed estme, nsultano comunque insufficienti . - -· :- #1-o...;.- -


LABORATORIO DI MICROBIOLOGIA DELLA SANITÀ MILITARE- ROMA

Ricerche sul valore antiscorbutigeno di alcuni succhi di agrumi del commercio Prot. Ugo Reitano, maggiore medico e Dott. Giuseppe Morselll, capitano veterinario.

Nd mese di marzo di quest'anno la Direzione Generale di Sanità Mi.litare ci affidò l'incarico di studiare con metodo biologico le effettive proprietà antiscorbutigene di alcuni succhi di agrumi del commercio, preparati da diverse Ditte italiane. L 'interesse pratico delle ricerche appari\·a evidente: sostituire, in casi di necessità, gli agrumi freschi con i succhi da essi derivati, confezionati in bot6glia e presumibilmente meglio conservabili dei frutti freschi, per le truppe dislocate in Africa O rientale. Il limone fresco, introdotto opportunamente nella razione alimentare del soldato in Africa Orientale è senza dubbio la miglior garenzia che il bisogno di vitamina C, il quale maggiormente si fa sentire nelle zone tropicali, in condizioni di vita spesso alquanto disagevoli e con l'alimentazione non sempre sufficientemente ricca di cibi freschi, sarebbe stato assicurato. Ma poichè durante le vicende di una guerra coloniale, potrebbe sorgere l'eventualità che in presià1 lontani, tra reparti distaccati in zona desertica, il prezioso frutto, a seguito del clima eccessivamente caldo e di difficoltà logistiche, giungesse alla truppa avariato e disseccato e quindi inservibile, le Autorità sanitarie superiori si sono preoccupate di risolvere il problema nel modo migliore, allo scopo di assicurare tempestivamente il fabbisogno minimo della vitamina antiscorbutica alle truppe operanti. Abbiamo preso in esame otto prodotti, ricevuti dalla D irezione Generale Sanità Militare: I) succo di arancio zuccher:lto, di una Società siciliana; 2) puro succo di limone, zuccherato, della stessa Società; 3) succo di limone concentrato 5 volte, di al tra Ditta 5iciliana; 4) cc succarancio », di una Ditta toscana; 5) sciroppo di puro zucchero pilé al succo naturale di limone, di una società dell'Umbria; 6) c< ci trarancio », di una Ditta romana; 7) succo di limone naturale, di una Ditta siciliana; 8) succo concentrato stabi lizzato di limone, di una Società milanese. T utti questi succhi eran contenuti in bottiglie di vetro, di diversa forma e misura secondo la provenienza, ed avevan tutti, ad eccezione del n. 8,


RIC ERCHE SUL VALORE ANTISCORBUTIGE:--.:0 01 .A.LçU:--.:1 SUCCHI DI ECC.

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odore e sapore gradevolissimi. In nessun campione era apposta la data di fabbricazione; è da presumere però che questa data sia stata rcccn tissi ma o recente, poichè, trattandosi di campioni inviati all'Autorità Militare, è naturale che non siano stati prescelti i prodotti di vecchia confezione. Omettiamo di segnalare i nomi delle varie Ditte. I campioni, durante le ricerche, eran tenuti in Laboratorio a temperatura ambiente, la quale durante i mesi estivi, ha raggiunto in quest'anno (1935) notevoli altezze (:p"-34•-37"); le indagini, iniziate il 26 aprile con alcuni succhi, han proseguito poi per gli altri prodotti fino a tutto agosto, per la durata di circa quattro mesi. Ci è parso che non fosse del tutto inutil~ il contributo d:t noi portato dal punto di vista pratico; e ciò ci spinge alla pubblicazione di queste note, dopo le relazioni fatte alla superiore Direzione Generale di Sanità Militare.

Modalità e tecnica delle esperienze. Poichè è noto che l'animale che meglio si presta nelle ricerche biologiche sulla vitamina C è la cavia, noi ci siam serviti escluc;ivamente di quest'animale. Si sceglievano di volta in volta, per i vari succhi in studio, dei lotti di cavie del peso medio di gr. 300 (con un minimo di gr. 240 ed un massimo di gr. 360), provenienti sempre dal medesimo allevamento, e si tenevano, isolate in un box dello stabulario, in osservazione per alcuni giorni; si cominciava quindi a diminuire il quantitativo di alimento fresco - erba, legumi - che si sostituiva con alimento autoclavato. Una volta che le cavie si erano abituate al diverso tipo di alimentazione, eran poste in gabbie singole, accuratamente pulite e disinfettate, e si cominciava a somministrare loro la dieta scorbutigena intera. Le cavie che morivano nei primi tentativi di assuefazione al nuovo tipo di alimentazione o che risultavano notevolmente deperite, venivano subito sostituite con altrettante del medesimo peso originario. L 'adattabilità è risultata diversa da lotto a lotto di cavie, quantunque fossero state ricevute dal medesimo abituale fornitore ciel laboratorio. Dopo aver provato diversi tipi di dieta scorbutigena, fra quelli adottati dagli studiosi di vitaminologia, ci siamo attenuti alla dieta di Chick, come quella alla quale più facilmente si abituavano le cavie; questa dieta consta di avena e crusca a volontà, e di circa 6o cc. di latte al giorno. L 'avena e la crusca, sterilizzate all'autoclave a uo• per 4 ore, erano insieme mescolate, ed il latte, autodavato per 1 ora a 120°, era somministrato separatamente in una vaschetta, avendo osservato che se si impastava insieme alla crusca una buona parte veniva dispersa. Le giovani cavie si sono addìmostrate sempre molto avide di latte; anche la crusca era ingerita volentieri. Per constatare il valore profilattico antiscorbutigeno si somministra\·,mo giornalmente, mediante apposite pipette, in aggiunta alla dieta scorhutigcna, quantità scalari di succo di agrumi - cc. 3, 2 , I - . T re cavie ricevevano


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RICERCH E St:L VALORE :\~TI SCOR RUTI CESO DI ALCL:-11 SUCCHI DI ECC.

cc. 1 del prodotto in esame, altre tre cc. 2 ed altre tre ancora cc. 3· Tre cavie, poste a sola dieta scorbutigena, eran tenute come controllo. Il medesimo succo veniva poi anche adoperato a scopo terapcutico; altre nove cavie erano contemporaneamente poste in espt:rimento, divise in lotti di tre, ed alimentate sol tanto con cibi autoclavati; quando apparivano i primi segni clinici dello scorbuto si iniziava la somministrazione del succo in proporzione di I, 2 , 3 cc. r ispettivamente per i tre lotti di cavie. Gli animali eran pesati ali 'inizio dell'esperienza e successivamente, con assoluta regolarità, ogni tre giorni. N elle cavie controllo e in quelle trattate con succhi, a contenuto di vitamina C insufficiente o nullo, dopo un primo periodo di aumento, si osservava una progressiva caduta del peso che coincideva con l'accentuarsi delle altre manifestazioni della malattia. Nelle cavie, trattate con succhi ricchi di vitamina antiscorbutica, la curva del peso aumentava sempre fino a quando si poneva fine ali' esperienza, che in genere era proseguita per 6o70 giorni. Nelle cavie, trattate con i succhi di agrumi a scopo terapeutico, dopo che si erano manifestati i primi segni di scorbuto con una caduta del peso, si assisteva, quando il trattamento riusciva efficace, ad un arresto della caduta ed a un aumento progressivo del peso; allorchè la sornministrazionc del succo era inefficace la sintomatolcgia invece si aggravava ed il peso, in genere, calava rapidamente. L 'autopsia era regolarmente praticata a tutte le cavie che venivano a morte; tutte le cavie sopravvissute, dopo un periodo di esperimento di 60-70 giorni, anche quelle che non manifestavano alcun segno di scorbuto c.: cht: erano cre~ciute normalmente di peso, eran sacrificate per verificare se all'autopsia era possibile cogliere qualche lieve manifestazione della malattia (piccole emorragie sottocutanee specie in prossimità dello sterno e delle costole e dcii 'articolazione del ginocchio). Non fu giudicato indispensabile, ai fini che ci eravamo proposti, di procedere anche ad esami istologici dei denti e delle costole. Sono state impiegate 168 cavie; aggiungendo 9 cavie, perdute per malatri:~ intercorrente, altre 2 1 , morte per inadattabilità alla dieta scorbutigena, ed altre 12, per particolari osservazioni, si arriva ad un numero 210 animali, sui guaii si è lavorato. Tutte le cavie in esperimento erano quotidianamente sottoposte ad un'attenta osservazione, a prescindere dal controllo del peso. In sostanza noi abbiamo scguìto nella determinazione del valore profilattico dei succhi di agrumi, il metodo di Sherman, L a Mer, Campbell ; nelle direttive seguite sull a determinazione del valore terapeutico, ci siamo avvicinati al metodo di H arris, Mills, Innes, lasciando ~erò invariata la dieta scorhutigcna di Chick cd aumentando il tempo di osservazione.

O sservazioni nel corso delle esperienze e risultati. L 'inizio della comparsa dei primi segni di scurbttto nelle cavie non trattate o insufficientemente trattate, ha variato notevolmente nel tempo; anche la durata in vita di og ni singolo anim Jlc, dopo le prime rilevabili ma-


RlCERCHE SUL VALORE ANTISCORBUTIGE:-10 DI ALCUNI SUCCHI DI ECC.

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nifestazioni della malattia, è stata as~ai diversa da caso a caso, pur essendo uguale il trattamento. Ciò è facilmente spicgabile pensando che la suscettibilità individuale ad ammalare di scorbuto, anche nelle cavie, varia da caso a caso, a prescindere da un complesso di fattori imponderabili che possono influire per una maggiore resistenza o per una maggiore suscettibilità. E' accaduto di osservare talvolta che ai primi segni di irrequietezza, di arruffamento del pelo, di dolori agli arti, sono rapidamente susseguiti sintomi più gravi, quali gonfiore alle articolazioni e rigidezza degli arti, diarrea sanguinolenta, che in pochi giorni portavano a morte l'animale; altre volte i sintomi si mantenevano in fase stazionaria per qualche tempo, ma l'animale in appresso deperiva lentamente e la morte sopravveniva con ritardo. Qualche volta è stato osservato che il peso continuava a crescere pur notandosi dolorabilità ed edema degli arti; l'osservazione prolungata dimostrava che col tempo fatalmente si verificava la diminuzione progressiva del peso. Ci è sembrato che le variazioni stagionali possano influire nel decorso della malattia, nel senso che i controlli si sono ammalati e sono morti più presto durante i mesi freschi di aprile e maggio, in cui sì son verificati notevoli sbalzi di temperatura tra giorno e notte e anche nella stessa giornata, anzichè nei mesi caldi di giugno, luglio, agosto, in cui la temperatura media è molto costante. In qualche caso si è verificato che l'animale, il quale rice-

veva oltre la dieta scqrbutigena, una determinata quantità di succo in studio, ha mostrato segni di scorbuto precocemente, qualche giorno prima della cavia controllo. Questo risultato paradossale si dleve mettere in rapporto con un risentimento eccezionalmente pronto ddl'organismo verso la carenza di vitamina C. Si è notato anche che quando io scorbuto è giunto alla sua fase grave ed è apparsa la diarrea sanguinolenta, niente più vale ad arrestare la malattia; di un lotto di 12 cavie, poste separatmente in esperimento a questo scopo e trattate, dopo la piena manufestazione della malattia, con succo di limono ricco di vitamina C, nessuna è sopravvissuta, pur essendo stato ritardato l'esito letale. In un caso la morte è sopravvenuta in 83a giornata dall'inizio dell'esperienza. Anche nella fase grave della malattia gli animai i sono avidissimi eli cibo. Campione N. 1 (Tavola 1). - Cavie trattate a scopo profilattico. Come risulta dalla grafica, anche con dosi di c.c. I giornaliere, le cavie hanno mostrato una progressiva crescita di peso. Nessun macroscopico segno di scorbuto è stato osservato durante i 62 g1orni di osservazione (fig. 1) e alla sezione eseguita dopo questo termJne. Cavie trattate a scopo terapeutico. Appare dunque che il trattamento istituito, dopo la manifestazione dci pnnu segni di scorbuto, è valso ad arrestare e quindi far regredire nettamen~c la malattia. Le cavie si sono comportate poi come animali normali. L'autopsia non ha rivelato nessuna macroscopica lesione da scorbuto.


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RICERCII E SUL VALORE t\NTISCORB U'l IGENO Dt ALçUNJ SUCCH I DI ECC.

Campione N. 2 (Tavola II). - Cavie trattate a scopo profilattico. Gli animali, trattati con 2-3 c.c. di succo, sono cresciuti regolarmente di peso; nessun segno di malattia nè all'osservazione in vita nè all'esame macroscopico. Le cavie trattate con r c.c. sono cresciute di peso, quantunque in maniera più ridotra che le precedenti; però sono stati notati dopo 37 giorni segni di scorbuto (tumefazione degli arti). Dopo 70 giorni, sacrificati gli animali, sono state confermate all' autopsia le alterazioru scorbutiche non gravi. Cavie trattate a scopo terapeutico. Le cavie dopo un periodo di 24 • 30 giorni, hanno m:mifestato segni di scorbuto. Il trattamento con succo ha fatto reg redire i sintomi, ma non totalmente, specie nelle cavie che ne ricevevano solo r c.c., le quali hanno molto stenFig. t. tato a riprendere parte del peso Ca,•ia n. 8. Dopo 62 giorni di trattamento perduto. L'autopsia, eseguita dopo col campione n. 1 . 67 giorni, ha messo in evidenza alterazioni più o meno accentuate di scorbuto.

Campione N. 3 (Tavola Ili). -

Cavie trattate a scopo profilatrico.

(Questo succo, co:nccntrato cinque volte, secondo l'indicazione, è stato diluito prima dell 'uso, cinque volte con acqua distillata sterile e quindi somministrato nelle medesime proporzioni degli altri). Dopo un periodo di 14- 22 giorni, le cavie hanno cominciato ad ammalarsi. La perdita del peso è stata rapida e più marcata negli animali trattati con c.c. 3 di succo. Cavie trattate a scopo tcrapeutico. La grafica mostra che il trattamento col succo non ha arrestato la rapida caduta del peso. Tutte le cavie hanno mostrato segni di scorbuto; cinque sono morte dopo un periodo di 35 · 59 giorni. Le altre quattro sopravvissute, in 70" giornata sono state sacrificate, e l'esame nccroscopico ha rivelato marcate alterazioni scorbutiche. Campione N. 4 (Tavola IV). - Cavie trattate a ! COpo profilattico. La caduta del peso in questi gruppi di cavie si è verificata dopo due settimane circa; l'esito è stato rapido in qua~che caso. Dopo un periodo di giorni 50 tutte le cavie sono morte (fig. 2). Fig. 2 . Cavie trattate a scopo teraC:.via n. 65. Tr~uata profilati. con campione n. 4· In 30a giornata. Sci giorni prima della morte. peutico.


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Il trattamento istituito in r6• giornata è risultato del ttutto inefficace; la caduta del peso è continuata, i segni di scorbuto si sono andati man mano aggravando. Il primo esito letale si è avuto in 24• giornata, l'ultimo in 41• giornata. Campione N. 5 (Tavola V). - Cavie trattate a scopo profilattico. I tre lotti di cavie che ricevevano questo succo sono cresciuti normalmente di peso, come appare dalla grafica, e non hanno mai presentato segni di scorbuto dopo 6o giorni di osservazione. L'autopsia è stata negativa. Cavie trattate a scopo terapeutico. Dopo un periodo di 14-21 giorni, in cui sono apparsi i primi segni di scorlmto, le cavie sono state trattate col succo. La sintomatologia ~ stata ncnamentc arrestata; le cavie quindi sono aumentate progressivamente di peso e, al termine del periodo di osservazione (7o• giornata) apparivano in ottime condizioni. Ncs~un ~egno macroscopico di alterazione scorbutica all'autopsia. Campione N. 6 (Tavola VI). - Cavie trattate a ~copo profilattico. I primi segni di scorbuto sono apparsi dopo 15-20 giorni: la caduta del peso in tutte le cavie è stata piuttosto rapida. Una cavia è morta in 35" giornata: successivamente sono morte tutte le altre, entro un periodo di tempo massimo di 62 giorni. Cavie trattate a scopo terapeutico. Queste esperienze, come si rileva dalla grafica, confermano le precedenti. La somministrazione del succo, iniziata in r6•-r8• giornara, non ha affatto mitigato il decorso della malattia. Tutte le cavie sono morte di scorbuto corro un periodo di ~8 giorni. Campione N. 7 (Tavola VII). Cavie trattate a scopo profilauico. Le cavie non hanno risentito alcun beneficio dalla somministrazione di questo succo; infatti i primi segni di scorbuto sono apparsi in una cavia, trattata con 1 c. c. dopo 17 giorni. Tutte le altre cavie si sono ammalate ,entro un pcdodo di :23 giorni, e sono venute poi a morte tra la :2T e la 43a giornata (fig. 3). Cavie trattate a scopo tera· peutico. Il trattamento è stato iniziato dopo un periodo di dieta scorbutigena, variante da 15 a 21 giorni. Fig. 3· Come appare dalla grafica, la somIn 38~ )(IOrnata di tranamcnto Cavia n. t.:p. col campione n. 7· Un giorno prima della mone. ministrazione del succo non ha impedito la progressiva calata del peso; i sintomi dello scorbuto si sono andati man mano aggravando. Tutte le cavie sono morte dopo :26-41 giorni dall'inizio dell'esperienza. Campione N. 8 (T avola VIII). - Cavie tratt.1te a scopo profilarrico. (Questo succo di limone è stato diluito, prima dell'uso, 6 volte, quantunque nell'etichetta fosse scritto che era stato concentrato 10 volte). La grafica mostra che la caduta del peso è stata rapidissima; si. è iniziata in 12a-15" giornata. Successivamente sono apparsi tutti gli altri segni dello scorbuto sperimentale, che si è manifestato in forma grave (fig. 4). Tutte le cavie sono morte dopo circa un mese dall'inizio dell'esperienza.


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Cavie trattate a scopo terapeutico. In quest'altra prova gli animali si sono comportati press'a poco come le cavie trattate a scopo profilattico, venendosi così a confermare l'assoluta inefficacia del succo in esperimento.

Fig. 4· C avia n. ' 4i· - In lSa giornata di tratta m. col ca m pione n. 8 . Due g iorni prima d el la morte .

Fig. ) . Cavia n. 59· - In 26• gio rnata di clicta sçor butigena. Poche ore pr ima clelia morte.

Nelle cavie controllo (fig. 5), la caduta del peso si è iniziata dopo circa due settimane; subito dopo apparivano gli altri segni della malattia (Tavola IX). La morte delle cavie è sopravvenuta entro limiti di tempo piuttosto ampi, da 20 a 26 giorni. In un caso però l'esito letale è avvenuto dopo 59 giorni.

Considerazioni. E' noto che l'unità internazionale di vitamina C era prima rappresentata da cc. o,I di succo di limone fresco; xo di queste unità, vale a dire cc. I di succo, costituivano «l'unità cavia», cioè il quantitativo minimo necessario giornaliero per proteggere dallo scorbuto cavie, di peso stabilito, sottoposte a dieta scorbutigena, per un periodo di tempo determinato. In effetti però la dose necessaria è generalmente maggiore, vale a dire cc. 1,5. Il nuovo « standard », stabilito nella Conferenza internazionale di Londra del 1934, è l'unità in puro l'acido ascorbico, mgr. o,o5. Questa unità corrisponderebbe, per quanto riguarda la sua azione, a cc. o,r di succo fresco di limone. Sarebbero necessari, per conseguenza m gr. o,so, come dose minima giornaliera profilattica per la cavia a regime scorbutigeno; in pratica però questa dose si mostra insufficiente (ne occorrono almeno mgr. 0,9- I e, secondo Moll, che ha compiuto di recente studi sulla titolazione biologica dell'acido ascorbico, mgr. 1,5- 2) come del resto anche r cc. di succo di limone pr() die, spesso non riesce ad evitare l'insorgenza di sintomi di scor-


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buto nella cavia, posta a dieta assolutamente priva di vitamina C. Sull 'esatto apprezzamento del r.eale valore antiscorbutigeno di una data sostanza non tutti sono d'accordo. Scheunert, ad es., designa il contenuto in vitamina C in una data sostanza come molto buono quando 3 gr. giornalieri di essa proteggono la cavia dallo scorbuto, buono quando ne occorrono 4-ro gr. e scarso quando ne son necessari II-25 gr.. .

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TAVOLA IX.

v. Hahn considera il contenuto di vitamina C straordinariamente alto q uando bastano gr. 0,5 per proteggere la cavia dallo scorbuto, ottimo quando sono sufficienti gr. o,6-2, buono quando ne occorrono 3 - 6 gr. e scarso q uan do si deve spingere la dose a 6-12 gr.; praticamente nullo quando son necessari oltre 12 gr. di sostanza. La quantità t< tipo » dunque non può esser considerata come qualche cosa di matematicamente fisso; è sol-


RICERCH E SUL VALORE t\NTISCORBUTIG E~O DI ALCUNI SUCCI-11 DI ECC.

tanto un punto di partenza o meglio un valore che giova tener presente quando si intraprendono ricerche di vitaminologia. Noi abbiamo creduto di non dover sorpassare la dose di gr. 3 giornaliera nelle cavie perchè ci interessava conoscere se i vari tipi di succo presi in esame, avessero un alto contenuto di vitamina C, comparabile al succo di agrumi freschi; perchè si doveva poi, in base al quantitativo minimo necessario per la cavia, calcolare approssimativamente la dose profilattica per l'uomo. Se, per es., è sufficiente ad una cavia I cc. al giorno di succo di arancio o di limone, per l'uomo ne occorrerebbero 50 cc., essendo il fabbisogno di vitamina C per l'uomo 50 volte superiore a quello della cavia (H ahn). In effetti però sarebbero sufficienti anche quantità minori per l'uomo. E' probabile che taluno dci campioni di succhi da noi esaminati, se fosse stato somministrato a dosi più alte (6, 12, 15 cc. pro die) e se i succhi cosidetti concentrati (5, 10 volte) fossero stati somministrati non diluiti, molte cavie sarebbero state preservate dailo scorbuto, e forse sarebbero guarite le alterazioni già prodottesi in quelle trattate a scopo terapeutico. Ma, a parte la difficoltà tecnica di far succhiare con la pipetta alle piccole cavie un così alto quantitativo di succo, a parte il tempo necessario per compiere esattamente l 'operazione su un gran numero di anjmali, difficoltà queste sormontabili con molta pazienza e destrezza, restava il fatto capitale della non conveniente utilizzazione pratica per l'uomo di un tal succo. Supposto infatti che la dose minima profilattica per la c;;.via fosse stata di 8 cc. pro dìe, teoricamente per l 'uomo si sarebbero resi necessari ben 400 cc. di succo; riducendo questa dose alla metà o anche a un terzo (nella considerazione che l'assenza totale di vitamina C nell 'alimentazione dei nostri soldati, che si fossero venuti a trovare, per circostanze belliche, in condizioni di carenza, difficilmente si potrebbe verificare nella pratica, e che se mai tali condizioni non durerebbero a lungo) si avrebbe a che fare sempre con un quantitativo notevolissimo di succo, di cui ragioni economiche e logistiche ne sconsiglierebbero l'impiego pratico. E di certo non era questo il concetto che aveva determinato la Direzione Generale di Sanità Militare a farci eseguire le ricerche. Il campione n. 1 e il campione n. 5 han dimostrato di possedere, alla prova biologica sulla cavia, un contenuto di vitamina C veramente alto; segue subito il campione n. 2, che presenta un buon contenuto di vitamina C. Gli altri succhi, fino alla dose di cc. 3 sono stati inefficaci; quindi il loro contenuto in vitamina C è da considerare scarso o praticamente insufficiente. I succhi n . I e 2 erano zuccherati e pronnivano dalla medesima Ditta; il succo di limone n. 5 si presentava effetti vamente, come era detto nell'indicazione, come un autentico succo naturale di limone, e la sua azione biologica in nulla differiva da quella che si ottiene col frutto fresco.


RICERCHE SUL VALORE ANTISCORBUTIGENO DI ALCvNI SUCCHI DI ECC.

ISI

Conclusioni. In base a quanto si è detto, si può affermare che esistono in commercio dei buoni succhi di agrumi, da adoperare nella profilassi dello scorbuto, in particolari condizioni, in luogo degli agrumi freschi. Si considera che potrebbero essere sufficienti 25-30 cc. al giorno del succo n. 5 o del succo n. 1, come quantità profilattica contro lo scorbuto nell'uomo. A scopo terapeutico la quantità da somministrare si stima debba essere maggiore; tali succhi, aggiunti all'acqua la rendono inoltre più gradevole e confortante, specialmente nei climi tropicali. Non ci nascondiamo che le nostre ricerche non sono complete; sarebbe stato opportuno ripetere le prove con i medesimi succhi, tenuti a temperatura ambiente o a temperature elevate (30°-40"), dopo 6-ro mesi, per osservare se, dalla data di confezione, il succo avesse perduto il suo valore antiscorbutigeno o se questo si fosse ridotto e in quale proporzione. E' noto infatti che nel puro succo di agrumi) senza sostanze cosidctte conservatrici aggiunte, il contenuto di vitamina C diminuisce col tempo (Bennet e Tarbert); quando poi si aggiunge anidride solforosa, nella proporzione consentita dalla legge, la diminuzione sembra che avvenga più rapidamente. Gli Inglesi, come è noto, da molto tempo fanno uso del « lemon jus ,, e sembra che i risultati nelle zone tropicali siano eccellenti. Noi pensiamo che il succo di limone del campione n. 5 possa rendere degli ottimi servigi ai tropici alla stessa maniera, se non migliore, del (< lemon jus >> di confezione inglese. Erano fuori del nostro programma di lavoro ricerche chimiche sui campioni di succhi. Per quanto poi riguarda il dosaggio dell'acido ascorbico (vitamina C) con mezzi chimici, di cui il metodo più usato oggi è quello di Tillmans, si può osservare che metodi chimici, pur avendo il vantaggio di rendere sbrigativa e poco costosa la ricerca, non raggiungono quella sicurezza e quella specificità che solo il metodo biologico, ampiamente praticato, può dare. CENNI BIBLIOGRAFICI Ci limitiamo a riferire soltanto le opere e i lavori consultati: BENNF.T e TARBERT: Bioch. Journ., p. 1294, 1933.- BoMsKov: Methodik der Vitaminforschung. Leipzig, I935· - BROWNJNG: The Vitamins. Baltimore, 1931. - CHICK: Bioch. Journ., 13, 19r9. DEMOLE: Zeitsch. f. Vi t. Forsch., 3, 89, 1934·- S. GvORGYI e CoLL.: Bioch. Journ., vol. 22, 1928 e vol. 27, 1933.- v. H.-.HN: Zettschr. Unters Lel;ensmittel, 59·- HARRrs, MILLES, IN:-~ Es: Lancet, II, 235, 1934.- MoLL: Deut. Mediz. Woch., 6o, II97• 1934.- RANDOIN e SJMMONET: LA question des vitamùu:s. Paris, 1927. - RANDOJN e CoLL.: C. R. Soc. Bio!., IOI' 1929· RoNDONI: Elementi di Biochimica. Torino, 1933· - SHERMANN e s~nTH: The Vitamins. New York, 1931. - $HERMAN, LA MER, CAMPBELL: Journ. Amer. Chem. Soc., 44, 1922. - SctrEUNERT: Die Vitamine. Handbuch der Lebcnsmittclchemie, 1933. TILLMANS, HrRsCH, }ACKJSCH: Bioch. Zeitschr., 250, 1932. WESTIN: Zeitschr. f. \ ' itam. forsch., 2, r. 1933. - ZILVA c CoLL.· Bioch. Journ., \'OI. 21, 22, 23; 1927-28-29.


R. ISTITUTO DI CLINICA OCULISTICA DELL' UNIVERSITÀ DI !ROMA

Direttore: Sen. prof. G. Ov10

Alterazioni anatomo -patologiche nello pterigio con particolare riguardo alltepitelio ed ai vasi Dott. Cesa re Vicario, tenente medico

Nel dare un rapido sguardo c;ull'ampia letteratura dello ptengw ho potuto constatare che molte sono state le osservazioni cliniche di tale neoformazione~ viceversa pochissimi autori si sono occupati, ampiamente dell'epitelio e dci vasi che a mio parere sembrano della massima importanza per la determinazione della patogenesi dei casi che giornalmente sogliano presentarsi sotto la nostra osservazione. · Il proponimento che io mi faccio nell 'iniziare questo mio lavoro è di portare un -contributo in argomento, cercando di studiarne il rapporto colle varie età e colle eventuali altre affezioni, nei pazienti presentarisi all' Am-

bulatorio della R. Clinica Oculistica di Roma ed a quello del Reparto Oculistico dell'Ospedale Militare di Roma, e sottoposti alla cura chirurgica. Nella preparazione dei pezzi anatomici rilevati dopo l'intervento operatorio, ho cercato di tenerli ben distesi al fine di non perderne i rapporti e l'orientamento, e ciò, sia appuntandoli con degli spilli, sia imprigionandoli, senza esercitare pressione, tra due superfici piane. La fissazione è stata eseguita in formalina al 10%. Le colorazioni sono state fatte per sezioni e mi sono servito oltre che di quelle comuni con ematossilina ed eosina, anch e del Van Gieson, che colora molto bene il tessuto connettivale. Il Fuchs 1892 (2) nella sua classica monografia si occupò di stabilire in modo assai chiaro il nesso patogenetJco tra la pinguecola e lo pterigio, oltre all'aver dato i particolari più minuti delle svariate modificazioni istologiche relative. Nel suo lavoro egli si interessa anche, con cenni sommari, delle alterazioni dei vasi sanguigni, ma principalmente egli tratta degli aspetti anatomo-patologici dello stroma congiunti val t:: e del tessuto episclerale e corneale. Il Gallenga nel 1920 (3) invece trattò ampiamente delle alterazioni vasali e dopo varie considerazioni concluse nell 'affermare che le alterazioni vasali n ello pterigio consistono in :.ma lenta e progressiva degenerazione fibrosa e jalina delle loro pareti con esito di restringimento ed obliterazione del lume dei vasi e capillari sanguigni; coll'obliterazione dei vasi linfarici del corpo del pterigio, con una corrispondente considerevole distensione dei


ALTERAZIONI ANATOMO-PATOLOOICHE NELLO PTERIGIO CON ECC.

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vasi linfatici della parte basale, dove appaiono delle larghe lacune linfatiche per distensione dei tronchi linfatici più cospicui della rete superficiale e profonda. Queste alterazioni dei vasi, sanguigni ~ linfatici vanno di pari passo col diffondersi ed estendersi della degenerazione jalina nello strema connettivale e coll'alterazione della superficie corneale ed in ispecie coll'alterazione della membrana di Bowman. I disturbi circolari e nutritizi che ne risultano, spiegano la diffusione dei processi degenerativi nella congiuntiva che forma lo pterigio. Il lavoro dello Stella nel 1926 (9), mirò più che altro ad uno studio sistematico dello pterigio in stretto rapporto con la forma clinica. Rivolse inoltre speciale attenzione alle fibre elastiche ed alle cellule plasmatiche di cui si erano già occupati precedentemente Lodato (4), Re (7) e Motol ese (5). Nei suoi numerosi esami non tralasciò però di controllare anche le alterazioni vasali che, a suo dire, confermarono appieno le vedute del Gallcnga. Il Triossi invece nel 1928 (w), al contrario di alcuni AA., i quali si occuparono della sola forma classica dello pterigio ~enza distinzioni particolari di forma o di tipo, ci fornì uno studio sistematico ed alquanto completo di tutte le varietà e condusse fino al microscopio l'osservazione di alcune forme speciali che, esorbitando dalla regola per aspetto e carattere, palesavano pun6 di speciale interesse. Nel suo studio egli pose molta cura nell'individuare con esattezza la forma clinica. Completò le osservazioni cliniche con le ricerche di labora~orio più comuni per derivarne delle note anatomo-patologiche di massima 1mportanza. I suoi risultati circa il comportamento dei vasi concorda con quanto ebbe a descrivere il Gallenga e con quanto osservò lo Stella nello pterigio progressivo, solo che non fu mai da lui riscontrato quell'ispessimento notevole delle pareti vasali, con conseguente riduzione del loro volume, che il primo desçrisse, e riferì ad un processo di arterite cronica. Willard e Dejeau nel 1933 (u), si occuparono ampiamente del decorso dei vasi e fecero un particolare ed interessante studio biomicroscopico. Secondo le loro ricerche lo pterigio può essere diviso in due parti : 1) la porzione vascolare, che si estende dalla caruncola fino ad un punto variabile del limbo o della cornea; 2) porzione avascolare, molto più stretta, ma importantissima, costituente la punta avanzata e progressiva dello pterigio. La porzione vascolare può essere a sua volta, ancora divisa in tre zone a seconda della forma e grandezza dei vasi, e cioè in quella basale o dei grandi vasi, quella dei medi e infine quella dei fini vasi. La zona basale o dei grandi vasi è rappresentata dalla radice del tumore; essa si estende verso la periferia della congiuntiva bulbare e scompare in parte sotto la caruncola più o meno tumefatta. In profondità di detta zona


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ALTERAZIONI ANATOMO-PATOLOGICHE NELLO PTERIGIO CON ECC.

si vedono delle grandi anse vascolari, le quali alquanto dilatate nel loro insieme rappresentano la matrice nutritiva del tumore, perchè tutti gli altri rami ne derivano. E difatti, da queste anse, oblique o trasversali, in rapporto all'asse dello pterigio, si staccano numerosissimi rami vascolari che vanno verso il limbo, cioè più o meno parallelamente a questo asse, e vanno a formare la zona dei vasi di medio calibro, percorrendo la porzione congiuntivale spessa, carnosa, e nei ptcrigi avanzati, estendendosi oltre il limbo. Questi vasi sanguigni di medio calibro terminano in modo assai brusco ed uniforme nella zona dei vasi fini, che sono dei numerosi filamenti sottili, rossi, serrati, quasi tutti paralleli e più o meno rettilinei, progredendo l'uno accanto all'altro, fino al limbo, e talvolta sorpassandolo in direzione perpendicolare, terminando in anse sottilissime. Questa descrizione è evidentemente un po' schemati ca; si hanno delle numerose variazioni individuali. E precisamente i pterigi già operati e recidivati non mostrano più quella distribuzione regolare, però vi si possono ancora distinguere le tre zone. In seguito alla diatermo-coagulazione lo pterigio diviene molto rosso e numerosissimi vasi sottili l'invadono da tutte le parti, mascherando momentaneamente le ramificazioni tronculari che si ritrovano più tardi. In caso di operazione riuscita, cioè quando lo pterigio non ha delle recidive e quando il suo avanzamento centripeto s'arresta, si osserva una atrofia della zona dei vasi sottili, i quali sono rari e pallidi e con una determinata incidenza del fascio luminoso si vede che essi sono privi di sangue. La porzione avascolare s'itzizia dall'ultima zona in cui terminano i vasi più fini. E' una tumefazione opalina più o meno prominente sul piano corneo-limbico. La sua estensione nel senso radiale varia da uno a sei millimetri; è molto ridotta dopo gli accessi irritativi, e precisamente dopo il trattamento diatermico che determina una intensa congestione. Varia anche il suo aspetto opali no: le chiazze opache si alternano con le parti translucidc. OSSERVAZIONE l. - G. Adelaide, a. 73, casalinga, di Roma. (Visitata nell' Ambulatorio della Clinica). Sana. Si presenta con: Ptcrigio interno in O. D. e si opera il 27 febbraio f935· Esame istologico. Si riscontra l'epitelio cilindrico composto il quale ha incluso nella sua trama una quantità di cripte ghiandolari a tipo mucoso con nucleo picnotico alla base. Nel connettivo si riscontra reazione infiammatoria perivasale e sottoepiteliale (vedi microfotografia n. r), con gli stessi tipi di cellule, le quali sono plasmocellule poliblastiche cosinofile. Nel corpo dello ptcrigio si vede qunlche ghiandola tubulo-acinosa (dd tipo delle ghiandole b grimnli). In un punto dell'epitelio si vede una formazione follicolare simile a quella dci follicoli piliferi ri,·estita da epitelio pa,·imentoso composto con evidenti cellule granulose cariche di cheratoia!ina. I n sezioni successive, nell'interno di questo follicolo, si scorgono le sezioni del pelo con tutti i suoi strati caratteristici. Connessa con qucsra formnionc c'è una ghiandola sebacea, voluminosa tutta avvolta in un connctti\'O ricchissimo Ji cellule a cnrattere quasi infiammatorio.


ALTERAZIONI ANATOMO-PATOLOGICHE NELLO PTERIGIO CON ECC.

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MJCROFOTOCRAFJA N. 1 . c, Adelaide (Osservazione 1). Rivestimento epiteliale del tipo cilind rico composto. Numerose ghiandolcttc intracpitcliali mucose. Nella direzione della freccia si nota una cripta epiteliale simile ad una ghiandola tubolare, rivestita da cdlu lc mucose. Il connettivo sottostantc <: ricco di cel lu le con focolai di reazione infiammatoria souocpiteliak (E.) c perivasale (V.).

OSSERVAZIONE Il. - C. Erminio, a. 42, fabt:ro, di Roma con Pterigio interno in O. S. (Operato il 22 marzo 1935). Esame istologico. L 'epitelio in alcuni punti è ridotto ad uno straterello esilissimo, atrofico, in altri invece è più alto del tipo cilindrico composto con formazioni ghiandolari intra-epiteliali. Il connettivo non è molto ricco di cellule. Non si riscontrano vasi abbondanti e beanti. I pochi vasi presenti hanno struttura elementare e normale ed alcuni di essi sono pieni di sangue. OSSERVAZIONE III. - S. Angela, a. 22, casalinga, di Roma, con Pterigio interno in O. D. (Operata il 27 marzo 1935). Esame istologico. L'epitelio è pavimentoso composto, mal conservato, in alcuni punti del tutto lacerato. Connettivo scarso di cellule con tendenza a metamorfosi jalina. I vasi non sono molto abbondanti, non dilatati e si presentano con parete elementare (con piccole cavità escavata nel connettivo). Essi sono normali c non si riscontra neppure reazione pcrivasale infiammatoria. Molto spesso si vede sotto l'epitelio una zona quasi priva di cellutè. OSSERVAZIONE IV. - L. Adele, a. 25, casalinga, di Roma, con Pterigio in O. D. (Operata 1'8 aprile 1935). Esame istologico. L'epitelio è del tipo pavimentoso composto in alcune zone, mentre in altre è cilindrico composto. Il rivestimento epiteliale in alcuni punti e molto assotùgliato ed anche mancante.


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ALTER>\ZJONI ANATOMO-PATOLOG IC HE NELLO PTERIGIO CON ECC.

Non vi sono formazioni ghiandolari. Il connettivo si presenta più soffice con fasci più sottili e delicati. I vasi sono a caratteri elementari specialmente verso la zona media.

MlcROI'<HOCRAF" ;.:. 2. L. Adele (oss~rv.t zionc l \i). L'epitelio cilindrico composto è in gran parte altc:r~to c distrutto; si \"Cdono i residui delle {ormozioni gh iancl :>lari intracpitcliali. Il connettivo sottO> tante è: piuttosto ricco di cellule, >P" cialmentc ablx.ndanti intorno a: vasi (V.) (reazione infiammatona periv.t~alc).

Nel connettivo abbiamo cellule p:asmatiche ed istio:iti a carattere epitdioide con citoplasma, eosinofìli e cellule nucleare. Qualche vaso sanguigno lungo il suo contorno presenta un ispessimento jalino-omogeneo. Diverse cel:ule eosinofìle diffuse. I n alcuni punti si nota la solita reazione perivasale sebbene in minor grado. (Vedi microfotografìa n. 2 nei punti V.). OSSERVAZIONE V. - P. Raffaede, a. 37, manovale, di Roma. Pterigio interno in O. D. (Operato il 15 aprile 1935). Esamt. istologico. L 'epitelio è pavimentoso composto !lenza formazioni ghiandobri. Nel connettivo c'è un punto sclerotico j:.;lino. Si nota anche una certa reazione perivasale. Le cellule hanno nucleo frammentato. Si osservano larghe lacune sanguigne a pareti molto elementari, non ispcssite. Pareti vasali normali. OSSERVAZIONE VI. -- P. Francesca, a. 63, casalinga, di Roma. Pterigio ir.temo O. D. (Operata il 6 maggio r935). Esame istologico. Il conr1e::tti vo interposto a queste parti presenta fasci collageni piuttosto spessi, scarsi di cellule. L'epitelio è del tipo cilindrico composto, salvo in alcuni

In


ALTERAZIONl ANATOMO-PATOLOGlCHE NELLO PTERIGIO CON ECC.

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punti dove tende ad assumere la forma pvimentosa comFosta. Fra le comuni ceUule epiteliali di rivestimento si differenziano aggruppzmenti cellulari, che hanno asmnto il carattere ghiandolare: sono perciò ghiandolette intraepiteliali. Queste corrisFondano al tipo delle acinose, mucose con cellule a elementi a citoplasma chiaro vacuolizzato. (Vedi microfotografia n. 3).

MrcROFOTC'CRAFI .\ N .

3· -

F. Fr3nccsc~ (Osscr \'azione VI). Il rivcstirncmo cpiteli3 lc dello ptcrigio

è in form3 di epi•clio cilindrico compo>to. Nello spessore di questo si nora.l > aggruppamenti cellulari differenziatisi in senso g hianclolnrc. cosriruiti eroi: Ja clementi grandi. vcscocolosi, il cui citopl:o~ma ha aspeuo spugnos.> come negli clementi ghiandolari mucnsi. Il nucleo è piccolo, picnotico. Il conneuivo sottoslante non è mollo ricco di cellule.

Il nucleo è picnotico e spostato da una parte per l'accumulo di secreto. In alcuni punti l'epitelio presenta delle cripte cilindriche. I vasi sono a caratteri elementari (endotelio e guaina reticolo-avventizia normale). Verso la Farte media hanno una avventizia reticolare e connettivale più spessa. Si riscontra sempre un certo ispessimento della loro parete. In alcune zone all'intorno dei vasi si riscontrano aggruppamenti di cellule connettivali a tipo istiocitario e plasmacellulare. I vasi sono congesti e ripieni di sangue, ma non eccessivamente. Molte plasmacellule e varie cellule granulose, eosinofìle nell'immediato contorno dei vasi. OSSERVAZIONE VI I. - P. Pietro, a. 53, operaio, di Roma. Pterigio in O. D. (Operato 1'8 maggio 1935). Esame istolcgico. L'epitelio, ridotto ad una stn sCJa necrotica, è molto basso specialmente in alcuni punti. Al disotto di esso si nota una reazione con cellule poliblaste, plasmatiche ed abbondanti cellule eosinolilc. In un punto c'è un infossamento dell'epitelio con formazioni di cripta dove esso è alto, ben conservato, con cellule spinose. I vasi sono mo1to larghi e b<anti con struttura normale c a caratteri elementari.


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ALTERAL lON l ANAT0.\10-PATOLc.x;!Cl-lE 1\ELLO PTERIGIO CON ECC.

OSSERVAZIONE VlJL - D. Mario, a. 27, manovale, di Roma. Pterigio interno tn O. S. (Operato il 22 maggio 1935). Esame istologico. Il ri,·esti mento epiteliale è molto basso, pavimentoso, composto, atrofico. l vasi non sono molto beanti. Alcuni di essi si presentano con connettivo soffice e delicato, altri con reazione istiocitaria peri vas;~ le con produzione di cellule eosinofile, altri infine con parete lievemente ispessita a metamorfosi jalina. Si riscontra anche soffusione emorragica procurat:J probabilmente dall"asponazione chirurgica dello pterigio. OSSERVAZIONE IX. - G. Ma ria. a. 38, casalinga. di Roma. Pterigio estemo in O. D. (Operata il 29 maggio 1935). E.wme istologico. - \ 'asi normali. l':on c'è la reazione connettivale perivasale a tipo infiamm:norio cronico. Vi è qualche soffusione emorragica in sede tale (sottoepitcliale) che fa pensare ad un fatto p.nologico e non a stravasi causati dall'asportazione. Il connettivo è invece diffusamente infi ltrato di cellule bianche del sangue specialmente polimorfo-nuclcate, di cui ben riconoscibili alcuni eosinofili . Questi polimorfo-nuclcati infi ltrano notevolmente anche l'epi tel io, specialmente in alcune zone, dove si trovano ammucchiati in cri pte necrotiche scavate ir. seno all'epitelio stesso. In corrispondenza di gucsta infiltrazione infiammatoria acuta l'epitelio è noteYOJmente alto, formato da cellule grand1, ipcnroliche, alcu ne del le quali, specie nello strato basale, sono in cariocinesi . L'epitelio ha il carattere di qudlo pa,·imentoso composto con ben \·isibile strato spmoso. OSSERVAZI ONE X . - C. Assunta, a. 35, casalinga, di Roma, con Pterigro intemo in O. D. (Operata il 3 g iugno 1935). Esame istologico. L'epitelio p:n·imentoso composto piuttosto spesso in alcuni punti specie negli strati superficiali ; gruppi Ji due, tre o quattro cel lule si differenziano per la funzione secerncnte; formando cosl ghiandolette intracpiteliali a carattere mucoso, analoghe a q uelle già descritte precedentemente. Gli strati intermedt dcll'epitel1o sono formati da evidenti cellu le spinose. Il connettivo sottostante .non è molto ricco di cellule. I vasi sanguigni per lo più sono normali (vedi microfotografia n. 4 nei punti V., R. ed A.), ma alc uni a pareti ispessite.

In molte zone vi è reazione infiamm:noria periYasale rappresentata da cellule a tipo poliblastico (plasmacellule e qualche gr;mulocita). Tra questi si notano anche degl i eosinofili. (In questo caso, come nel Frecedente, si possono osservare degli ispessimenti dello stroma connetti vale all'intorno dci vasi sanguigni, forse esiti di processo infiammatorio). OSSERVAZiONE Xl. A. Anna Maria, a. 44, casalinga, di Roma. Pterigto interno in O. S. (Operata il 3 giugno 1935). Esame isto/ogico. Epitel io che nella maggior parte è pavimentoso composto, nella quale forma può trovarsi con spessore minimo (anche un solo strato di cellule cubich oe sormontato da uno di cellule piatte). In altre zone epitelio piÌi alto del tipo cilindrico composto. Il connettivo sottostante è piuttosto scarsamente fornito di cellule; contiene vasi sanguigni, la maggior parte dei qu:lli hanno carattere normale e presentano una struttura elementare. Altri invece, in m inoran za, sono provvisti di una parete modjcamente ispessìta e solo in piccolissimo numero si trovano vasi le cui pareti sono così ispessite da obliterare il lume vas:llc. No n esiste reazione infiammatoria perivasa le. OSSERVAZIONE XI I. - F. Felice, a. 21, militare (Visitato nell'ambulatorio del Reparto Oftalmico deii 'Ospcd:Jie Militare di Roma). Pterigio intcmo in O. S. (Operato il 5 giugno 1935).


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Esame istologìco. Connettivo formato da fasci piuttosto spessi di fibre collagene a decorso prevalentemente parallelo alla superficie esterna. I vasi sono vuoti di sangue e appaiono perciò collabiti. In alcuni punti esiste una reazione perivasale a tipo infiammatorio cronico. Nella compagine del connettivo invece si notano qua e là focolai infiammatori acuti. Anche qui sono facilmente reperibili i granulociti eosinofili. Epitelio pavimentoso composto, in alcuni punti assai ridotto di altezza.

MtCROFOTOCRAFIA N. 4· C. Assunta. (Osservazione X). Rivestimento epiteliale quasi dec isamente pavimentoso composto; mancano le formazioni ghiandolari intraepitcliali. Dci vasi del connettivo sonostantc alcuni (V.) sono normali a parete elementare, altri (R.) hanno invece parete leggermente ispcssita. In (A.) ansa vascolare le cui parti sono fortemente ispessite e obliterano quasi completamente il lume.

OSSERVAZIONE XIII. - D. B. Antonio, a. 22, militare. (Visitato nell'ambulatorio del Reparto Oftalmico dell'Ospedale Militare di Roma). Pterigio interno in O. D. (Operato il 5 giugno 1935). Esame istologico. L'epitelio è pavimentoso composto di cui gli strati superficiali m alcuni punti mostrano una particolare rifrangenza, come se si iniziasse un processo di corneificazione. In alcune zone l'epitelio è bassissimo ed in altre è completamente scomparso: sono appunto queste le zone dove il connettivo sottostante è colpito in modo spiccato dal processo degenerativo. In punti nei quali sopra una zona di connettivo dcgener<Jto persiste ancora il rivestimento epiteliale, questo dimostra svariati processi degenerativi fino alla formazione di focolai necrotici ben visibili per una sostanza basofila che li occupa.


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ALTERAZI0:--:1 A:--:ATOMO-P.\TOL<X;JCHE NEtLO PTERIGIO CON ECC.

Connettivo assai scarso di cellule, in alcuni punti ne è assolutamente privo così da dare l'apparenza di una struttura mesostromale. In queste zone peraltro tale omogeneità risulta essere dovuta ad un processo degenerativo che ha invaso il connettivo stesso. La sostanza fondamentale del connctti,·o infatti, in alcuni punti ha una struttura visibile, dimostrando fasci di fibre collagene stipati gli uni agli altri in modo di fibrociti interposti (sono molto laminari, come si Òt:Sume dalla forma allungatissima del nucleo), in altri im·ece non si ricon~ce più sostam.a fibrillare ma questa si è trasformata io una massa più o meno omogenea e jalina. I \'asi sono di struttura normale, non ispessiti nella parete. Sono distribuiti solan~ cnte nelle zone di connettivo che hanno ancora una struttura apprezzabile. Manc:Jno del tutto nelle zone di degenerazione. OSSERVAZIONE XIV.- F . .Katalc, a. 29, militare (Visitato nell'ambulatorio del Reparto Oftalmico dell'Ospedale Militare dì Roma). Pterigio interno in O. S. (Operato il 5 giugno 1935). Esame ÌJtologico. Epitelio b:Jsso, pavimentoso composto. In una zona del pterigio vi sono fatti di degenerazione jalina nel connettivo. Alcuni vasi sanguigni sono di apparenza normale, mentre altri hanno la p::~rete alqu:Jnto ispessita senza per altro che vi sia la reazione infiamm:noria a tipo cronico della avventizia descritta in altri casi, ma piuttosto una collagenizzazione e jalinosi della parete vasale.

Considerazioni. La struttura anatomo-patologica dello pterigio presenta vari punti interessanti, alcuni dci quali costituiscono reperti non sufficientemente chiariti dai varì AA. che si sono precedentemente occupati dell'argomento. Innanzi tutto è intnes~ante notare come il rive~timento epiteliale non sia costantemente del lo stesso tipo dei varì pterigi ed anche nei vari punti dello stesso ptcrigio. Esso infatti, può essere, come abbiamo visto, del tipo pavimentoso composto e del tipo cilindrico composto, distaccandosi così dalla caratteristica normale dell'epitelio della éongiuntiva bulbare. Sempre nell'epitelio sono poi interessanti le formazioni ghiandolari, che in alcuni casi assumono una abbondanza straordinaria. E ' difficile poter stabilire il significato di queste formazioni. F orse eserimono la risposta dell'epitelio ad uno stimolo irritativo di cui troveremo altrove i segni isto-patologici . In altri casi l'epitel io è molto ridotto, atrofico, e perfì no degenerato. Vedremo più avanti che queste alterazioni epiteliali sono in stretta relazione con fatti p3tologici che si sono svolti nel connettivo sottostante. Il corion sottostante all 'epitelio ha anch'esso aspetto variabile a seconda i casi e delle zone di uno stesso ptcrigio. In alcuni casi è un connettivo delicato dove si riconoscono bene le lihrille collagene cd elementi cellulari in quantità ed aspetto normale. In questi casi i vasi s:1nguigni che vi decorrono hanno pure aspetto normale, essendo costituiti da pareti sottilissime come quelle dei vasi elementari. 11 loro contenuto di sangue e la loro ampiezza sono strettamente variabili in rapporto al modo del prelcvamento od alle manipolazioni tecniche. Solo nrissimamente abbiamo osservato ispessimento delle pareti vasali o sclerosi


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di queste con obliterazione del lume vasale, quindi a questo riguardo il nostro reperto è diverso da quello del Gallenga e dii altri AA. Invece quello che più frequentemente si è trovato e con molta evidenza, sia nel connettivo i.n genere, sia in quello perivasale è specialmente la presenza di una reazione infiammatoria cronica rappresentata dalla produzione di cellule connettivali a carattere poliblastico, epitelioide, plasrnacellulare. Da non trascurare anche la frequenza del reperto di cellule a citoplasma spiccatamente eosinofilo, ed anche i veri e propri granulociti eosinofili. Tali focolai di infiammazione cronica reperibili nello pterigio non sono del resto, anche nei casi più evidenti, esageratamente sviluppati . Molte volte capita osservare processi che hanno avuto il loro esito finale e sono rappresentati perciò da fatti di sclerosi e degenerazione connettivale (per esempio: jalina). Crediamo per altro che indipend entemente dai processi infiammatori, il connettivo dello pterigio possa andare di per sè incontro a tali fatti regressivi. Quando questi si manifestano nell'immediata vicinanza del rivestimento epiteliale, questo subisce in notevole grado il processo di atrofia e di degenerazione in cui ci siamo trattenuti poco prima. Queste stesse alterazioni epiteliali si osservano al disopra di focolai infiammatori più superficiali.

Conclusioni. Dali 'osservazione isto-patologica dei 14 casi da noi esaminati, apparisce che lo pterigio è il r isultato di un processo infiammatorio cronico, che ha sede nella congiuntiva bulbare. Tale modo di vedere è convalidato dal precedente reperto clinico di una certa irritazione flogogena. Anche dall'anamnesi si potè quasi sempre stabilire che in un tempo precedente (da due mesi ad un anno circa prima dell'inizio della sintomatologia dello pterigio) l'occhio colpito dallo pterigio aveva subìto l'azione lesiva di un corpo estraneo. Che poi, come conseguenza naturale di un processo di infiammazione cronica, si verifichino alterazioni dello strema e della parete dei vasi, riportabili a quelle riferite dal Gallenga non è affatto da escludere (e noi stessi ne abbiamo osservato in un caso l'iniziale manifestazione); ma vanno considerate come fatti secondari, non frequenti·, tardivi. Del resto questa concezione della natura flogogena dello pterigio è stata formulata dal punto di vista puramente clinico dall'Ovio nel suo manuale di Oculistica. Va rilevato infine che non si è potuto trovare alcun rapporto fra comparsa dello pterigio (e sua natura isto-patologica) ed età del soggetto o malattie pregresse. Anche questo non contradice quanto abbiamo avuto occasione di accennare sull'etio-patogenesi di tale forma morbosa.

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Giornalt: di medicina militare.


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ALTERAZIONI ANATOMO-PATOLOC.JCIIE NELLO PTERIGIO CON ECC.

LA VOkl CITATI E CONSULT ATI

Trallato di Oftalmojama. (2) FucHs: Ober das Purygium. - Graefe's Arch., vol. XXXVIII, p. 1, 1892. (3) GALLENCA: Le alterazioni vasaii nello purigion. - Arch. d'oftalmol., Vol. XXV, p. 918, 1920. (4) LonATO: Ricerche d'JStologia patologica dell'occhio e dei suoi annessi con speciale riguardo alle plasmnullen. - Arch. d'oftalmol., Vol. XV, p. 1, 19QS. (5) MoTOLESE: Cisti di pterigion e contributo all'anatomia patologica dello pterigion. - Ann. d'Ott., Vol. LXI, p. 3'5• 1912. (G) Ovw: Oculìstica pratica. p. 238, 1925. (7) RE: Contributo a/l'anatomia patolo"giro ed alla mologia dello pterigio. - Comunìcaz. Ass. OftaL, Ital., Palermo, l9II. (8) ScHONINCER: Ueber Pterigium. - Klìn. Mon. Aug., LXXVII, p. 8o5, 1926. (9) STELLA: Contributo all'anatomia patologica dello pterigio. - Boli. d' Oculistica, p. u3.· t23, 1926. (10) TRIOSS t: Contribmo alla c011o.<eenzn dello ptaigio. - Saggi d'Oftalm., Vol. IV, pag. 153, 1928. ( 1 1) WlLLARD et M. Cti. OE)EAU: Etude mo,·phologique du ptaigyon ÌJ la lampe à fente. Deduction patl10gènique. - Arch. d'opht., t . L., p. 533, 1933. (1) BIETTI:


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIER.A

SANITÀ MILITARE ScHIKELÈ · J!ULLioT. - V aviazione sanitaria nell'Africa del Nord e territori ckl Levante sotto mandato francese nel f934. ((< Archives de Méd. et de Pharm. militaires, fase. settembre 1935 t: u La Presse Médicale JJ, l, 1936). Il generale medico Schikelè di recente passato dal Ministero Guerra alla direzione del Servizio di Sanità militare di Nancy, rende nota l'attività dell'aviazione sanitaria del Nord· Africa e territori sotto mandato francese del Levante durante l'anno '934· Nei 12 mesi considerati, l'aviazione sanitaria ha effettuato 227 evacuazioni sanitarie aeree con 205 voli su un percorso di km. 54422, in confronto alle 576 evacuazioni in 448 voli su 91873 km. del 1933. (V. fase. X, 1934, di questo Giornale). Il minor numero dell'evacuazioni è messo in relazione col rallentamento dell'attività militare nel Marocco, dovuto ad una quasi completa pacificazione nel grande pr·o-

tettorato francese. E' prevedibilc una ancor maggiore riduzione di impiego dell'aviazione sanitaria. Per quanto riguarda l'impiego dell'aeroplano per il trasporto a grandi distanze di malati o feriti gravi l'A. crede dover stabilire : I) La tecnica di questi trasporti è ormai perfettamente stabilita, in modo che non si deve esitare ad evacuare su basi a più di 1000 km. Questo fatto ha rivoluzionato le condizioni di effettuazione del servizio sanitario nei piccoli posti disseminati e lontani dai grandi centri, con immensi benefizi materiali e morali, per i colpiti, ed economici, per l'erario. E' esatto ormai affermare che in colonia, appena creato un « posto », cì si preoccupi di trovare un adatto terreno nella sua prossimità, per l'atterraggio di velivoli; anzi vi deve esser una netta interdipendenza. II) Il materiale adattato all'eYacuazione aerea sanitaria è sempre costituito da tipi Potez 29, Bloch 81, H enriot 331, dotati di mezzi tecnici ben studiati, guidati da piloti provetti, tanto che nessun accidente o incidente si è avuto a segnalare nel 1934· A detto servizio è connesso anche un sistema di disposizioni circa la priori[à e precedenza delle comunicazioni telefoniche, radio ccc. III) Gli evacuati sono composti in primo luogo di feriti di guerra, quindi di infortunati, poi di casi chirurgici urgenti. La caratteristica che va segnalata è che si è fatto ricorso all'evacuazione aerea sempre in maggior misura di ammalati. Dell' evacuazione

aerea ha beneficiato anche la popolazione civile (accidenti osletrici, gravi infezioni ginecologiche, morsicature velenose). In Marocco il servizio aereo DO[turno, avendo per i casi ùi urgenza tune le ore la S[essa importanza, non è ancora utilizzato per ragioni [ecniche. In Algeria si sono effettuate evacuazioni a 550 km. in 2:9 voli. In Levame l'evacuazione aerea è normale per i! medico che utilizza il velivolo anche per il trasferimento personale. Va segnalato anche il progresso, si direbbe, nella concezione di utilità di evacuazione aerea sanitaria: << Si vede solo l'urgenza del trasporto, e il mezzo, meno che ogni altra difficoltà sembra influenzare lo stato del passeggero>>. Lo Scb ikelè conclude che l'organizzazione attuale -dà piena soddisfazione, essa ha pienamente conquistato il suo posto come mezzo prezioso di trasporm sanitario in regioni a comunicazioni rudimentali o mancanti. RuFONE.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITAUANA E STRANIERA

S. DE STACKELBERC. - All'erta ai gas ! Che fare ? '935· Prezzo : fr. s. 4).

(Libreria Payot e C.; Losanna,

Con Decreto federa le in data 29 settembre 1934, la Svizzera ha inteso provvedere aJla preparazione e alla esecuzione rJelle misure nece~arie atte a proteggere la popolazione civile contro le armi chimiche e similari (difesa pau iva) che debbono afliancarc l'azione militare (difesa attiva). Le ragioni che hanno indotto la Confederazione elvetica a prendere - senza ulteriore ritat·do - una tale determinazione riposano sugli esempi, di palmare evidenza, offerti dalla guerra mondiale e che dimostrano come - a dispetto della sua situazione internazionale e della sua tradizionale neutralità - nulla toglie che essa possa trovarsi esposta ai rischi di bombardamenti aero- chimici; nonchè, a voler andare più oltre, che anche malgrado la sua ferma volontà di mantenersi neutra, non risultano eliminate le possibilità di ,·edersi trascinata in un conflitto eventuale. Era necessario perciò metters~ al livello dei progressi raggiunti dalle Nazioni più evolute e ora si è decisa, ispirandosi certo al concetto di Baldwin - recentemente ribadito da Chamberlain - « un paese che non è disposto a prendere le misure di precauzione necessarie per la propria difesa non a\Tà mai forza in questo mondo e non sarà rispettato nè moralmente nè materialmente». Ora, nessuno meglio di S. dc Stackelberg poteva assolvere il compito di tracciare l'indirizzo per rendere proficua la lotta contro il pericolo aereo, sfatarne le esagerazioni, illuminare il pubblico sulla organizzazione perfetta della difesa passiva e i vantaggi che es~ gli oftre, plasmarne - insomma - la cc coscienza chimica». L'A., infatti, che conosce la guerra chimica fin dall'inizio - sia come ufficiale addetto ai gas sul fronte francese e inglese, sia come membro del Comitato chimico di guerra - risulta altresì un apprezzato e competente scrittore di tecnica militare in genere, materia che coltiva con passione di attento studioso a giudicare dai suoi molteplici precedenti lavori. Senza soffermarsi troppo sopra superflue quanto inutili divagazioni - che rappresenterebbero, in sostanza, notizie smisuratamente ripetute a sazietà - l'A. affronta subito il tema della difesa passiva esaminando diffusamente i problemi inerenti alla sicurezza generale, di cui contempla tutte le possibili eventualità. Passa quindi a considerare i criterì tecnici che debbono guidare l'organizzazione di una razionale protezione, tanto individuale e tanto collettiva, della popolazione civile - non mancando di of&ire dati concreti e utili anche sulla disinfezione contro gli aggressivi chimici - e, con opportuni raffronti fra gli sviluppi raggiunti in questo campo presso le Nazioni più progredite (Stati Uniti, Russia, Germania, Francia, Italia, Inghilterra, Polonia, Giappone), indica le provvidenze che ritiene più idonee per la Svizzera. L'A. non nasconde - anzi mette nella massima evidenza - l'evoluzione finora manifestatasi nelle armi e nei mezzi bellici; la facilità del passaggio delle industrie di pace - sempre in via di continuo incremento - in arsenali di guerra e si occupa conseguentemente del panico delle popolazioni civili, che procura dì smorzare e far svanire del tutto con opportune e convincenti dimostrazioni sulle possibilità di difesa, anche quando si tratta di contemplare le nuove vedute belliche che l'avvenire rise.rba alla quinta arma: l'aviazione. In questa branca - più particolarmente -- e in base ad ampie considera zioni di ordine tattico e strategico, egli dimostra una spiccata competenza di tecnico militare; analizzando, così, le incursioni aeree effettuatesi durante la grande guerra c mettendo in rilievo lo scarso effetto che ebbe quella tedesca del 1918 nella regione di Parigi dove ,Jitre all'aggressività difensiva dell'aviazione da caccia emerse lo sviluppo che fin d'allora aveva preso la difesa contraerea francese, fa risaltare - in contrasto - i facili successi riportati dal Giappone nell'ultima prova eseguita dur:mte il corso delle operazioni nella zona di Sciangai (febbraio-marzo 1932), dove esso godette di tutta la libertà possibile e della padronanza dell'aria, a causa dell'insufficiente protezione attiva cinese l


RJVJSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

In dipendenza del quesito fondamentale che riguarda l'organizzazione dci mezzi della tecnica difensivaJ l'A. si occupa, in primo luogo, delle ved ute fisio-patologiche apparse con l'impiego degli aggressivi chimici; e, con pochi cenni sanitari - lucidi e sicuri - fornisce il quadro dei varì gruppi nei quali essi si classificano secondo le affi. nità della loro azione biologica, le lesioni che producono sull'organismo umano, il « memento>> che raccoglie i primi soccorsi terapeutici da portare ai colpiti, non trascurando di dare unat sguardo alla eventualità futura dell'uso di aggy-essivi nuovi c alle possibilità di attutirne o paralizzarne gli effetti. Considerato poi che gli attacchi aerei possono esplicarsi con bombe esplosive, incendiarie, tossiche, egli dedica un intero capitolo alla seconda eventualità - la << guerra del fuoco >> - la quale può produrre danni ancora più tcmibili di quelli imputabili agli aggressivi chimici e, a ogni modo, riposanùo essa su basi scientifiche . e sopra una rigorosa esecuzione tecnica, richiede mezzi protettivi e di efficace difesa ben diversi da quelli conosciuti e adoperati contro gli incendi ordinari. Fin qui, naturalmente, la parte pratica degli importanti quesiti della difesa passiva, l'alto valore della quale è troppo manifesto perchè si renda necessario insistervi, in quanto si tratta di volgarizzare - e non tutti vi riescono con quella facilità di convinzione che dimostra l'A. - gli argomenti che, come questi, hanno il duplice svantaggio di essere fondatamente tecnico-scientitici e di incutere nel pubblico incolto uno smisurato timore, che è la « gy-ande paura >> del considerevole sviluppo preso dai processi di aggressione aerea. Di guisa che egli si è preoccupato, più che altro, di condurre lo svolgimento del tema con l'indirizzo, da un lato, di togliere la fittizia esagerazione del pericolo aereo il cui proclamato terrore fa parte di quella stsategia depressiva che gli avversari praticano a fine di demoralizzare e, dall'altro, con la dimostrazione pratica accampata punto per punto - degli apprestamenti di difesa c di protezione che possono ritenersi adeguati allo scopo. Ma questo non è tutto: giacchè l'A. - con giudizioso senso pratico- ha riunito in tanti capitoli fuori testo -

costituenti la parte tecnica spe-

cializzata dell'argomento - i vari quesiti scientifici che potevano interessare i lettori più esigenti c che, oltre a essere interessantissimi per loro stessi, dimostrano la sua non comune cultura e la perfetta padronanza del problema, anche nei suoi accessorì più minuti. T ali, ad esempio: la complicatissima questione della identificazione <.!egli aggressivi chimici che siano stati sparsi nell'atmosfera c rassegna meticolosa dci varì sistemi proposti per svelarli, fra i quali indica, come dotato di maggiori vantaggi, quello già adottato durante il conflitto mondiale dal Cornitato russo di chimica di guerra e del quale attribuisce la scoperta ai proff. Prokofiew c Joukow; il procedimento per l'esecuzione di segnali di allarme istantanei ed estinzione totale delle luci, con comando a distanza, metodo Durepaire-Perlat senza filo-pilota; l'azione dei proiettili disintegranti nel metodo Malsallcz e principali possibilità d'impiego come mezzo rivelatore e di analisi degli aggressivi chimici; gli effetti distruttivi delle bombe di aviazione e le norme per la costruzione razionale dei ricoveri sotto un rigoroso indirizzo tecnico-scientifico. Chiude il volume un accurato decalogo emanato dalla « Lega Svizzera di Difesa Nazionale>> - patrocinata dalle più alte personalità del paese - che è corredato di 18 tavole illustrative e richiama, in sintesi, i principali elementi che ognuno deve conoscere, nonchè i compiti stessi della Lega, che sono fissati nei seguenti capisaldi: coordinare gli sforzi, creare le organizzazioni volontarie dcii 'interno della nazione, dare a ciascuno la possibilità di esplicare il suo ufficio nella difesa comune; procurare la conoscenza ind ispensabile per saper conservare il proprio sangue freddo in caso di attncchi aerei; assicurare la preparazione alla difesa passiva in modo :he tutti abbiano la possihilità di tirare il massimo vantaggio dai mezzi che saranno posti a disposizione dalle autorità; aiutare gli enti direttivi formando volontari consci del servizio e completando la protezione generale con la difesa domestica e individuale; insegnare le precauzioni atte a prevenire i danni e le cure che permettono di rimediarvi.


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Come chiaramente si rileva, questo è un lavoro esauriente e dertagliato, compiuto da uno studioso il quale, oltrechè: competente della materia, dimostra di averla sviscerata in tutti i suoi particolari. L'averne c1uindi approfondito l'esame e l'analisi ha messo in grado l'A. di stendere un'opera che, per ordine e chiarezza, è perfettamente intelligibile ai profani e riesce anche di somma utilità pratica per i competenti e per coloro che - a causa delle loro mansioni professionali o di servizio- debbono occuparsi dell 'argomento. A. P.~GNIEU.O. CoRDIER e MAc:>~E. - Generalità sugli aggressivi chimici. Elementi di tossicologia militare. (« Gaz Je Combat », novembre-dicembre ' 935)· La tossicologia militare non può nè deve lasciare indifferente il medico militare; giacchè se egli può disinteressarsi del perfezionamento delle armi da lancio, in quanto esse non modificano affatto la natura delle lesioni anatomiche prodotte dal proiettile, quale che esso sia, deve, invece, conoscere le numerose possibilità dell'arma chimica e seguirne lo sviluppo. Non si tratta più di differenza di grado in una ferita, ma di differenti tipi di intossicazione. La guerra chimica può riscrvarci delle sorprese, e perciò non basta al medico conoscere l'azione degli aggressivi chimici impiegati durante la passata guerra, che numerosi lavori hanno ormai reso classica; occorre che il medico militare abbia delle nozioni scientifiche precise sull'azione generale delle sostanze tossiche, in modo da permcttergli di parare ai colpi più imprevisti. Se non vi è alcu n mezzo di scoprire l'avvenire in tutti i ~uoi dettagli, si possono, appoggiandosi alla storia, alle leggi fisiologiche e farmaco dinamiche, prevedere le azioni tossiche probabili o possibili e prepararsi a combattere gli effetti di una intossicazione come si tratta una malattia dopo averne fatta diagnosi. Partendo da tali premesse, il Cordier cd il Magne, noti fisiologi francesi e cultori apprezzati di tossicologia, hanno, con un loro studio, realmente importante, sugli aggressiyi chimici, aperto orizzonti nuovi al campo della chimica di guerra, arrivando a conclusioni pratiche che interessano sopratutto il medico m ilitare. Gli AA., iniziando il loro studio con alcuni cenni storici sull'impiego dei veleni nelle varie guerre, passano alla classificazione delle varie sostanze tossiche usate come aggressivi chimici. Secondo gli AA., i tossici adoperabili corr.e aggressivi chimici si distinguono, per il loro meccanismo di azione, in: a) tossici cellulari della struttura e della funzione, a seconda cioè che essi espi icano la loro energica azione sul protoplasma (clor<rbromo), o paralizzano il funzionamento cellulare (acido cian idric<ridrogeno solforato), in modo da dar luogo ad alte razioni rispettiva mente irriversibili e riversibili; b) tossici specializzati, che agiscono cioè solo su talune forme della materia vivente, su certi tessuti, sui ner vi sensitivi, e dopo assorbimento e lcro diffusione attraverso il sangue in tutto l'organismo (ossido di carbonio). Per il loro immediato effetto patologico e in rapporto al loro impiego militare in : a) soffocanti e vescica nti: b) tossici generali; c) irrit3nti e lacrimogt:ni. Per il modo di loro introduzione in: a) tossici che :1giscooo dopo 3ssorbimento (tossici generali); b) tossici che agiscono senza assorbimento (soffocanti c vescicanti; irritanti e lacri moge ni).


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Gli AA. passano qui ndi ad esaminare la costituzione chimica dei vari tipi di aggresSIVI chimici, che agiscono senza assorbimento, comprendendo in q uesto gruppo: a) i soffocanti ed i vescicatori, dci quali abbinano la descrizione, perchè pur detcr· minando, tali gas, effetti diversi, presentano uno stesso meccanismo di azione, distruggono cioè, entrambi, il protoplasma cellulare, sicchè un aggressivo soffocante può, deve considerarsi il vescicante del polmone; b) i composti organici; c) i composti organo-minerali; d) i tossici che irritano le terminazioni nervose sensJUve. Esaminata poi la costituzione chimica dei tossici che agiscono dopo assorbimento, si intrattengono, per ciascuno dei vari aggre$sivi chimici, a trattare la fisi(}-patologia delle diverse intossicazioni da queste prodotte, illustrando l'intimo meccanismo dell' aggres· sione del tessuto, la risposta del tessuto stesso all'aggressione ed infine la risposta dell'organismo alla lesione del tessuto, riportando i risultati di esperienze fatte sui cani intossicati con fosgene, per quanto ha tratto alle variazioni dell'equilibrio acid(}-base del sangue ed alle variazioni del tasso dell'ossigeno e dell'acido carbonico nel sangue arterioso in seguito all'intossicazione da fosgene. Gli AA. concludono il loro studio riassumendo, in poche parole, gli insegnamenti più importanti, che la fisiologia apporta alla guerra chimica, e precisamente: Il militare deve distinguere : a) corpi ad azione rapida, ma temporanea (irritanti, lacrimogeni, tossici generali, perchè i corrispondenti aggressivi chimici agiscono per loro presenza e non lasciano alcuna lesione); b) corpi ad azione lenta, ma prolungata (soffocanti e vescicanti, perchè la combinazione dell'aggressivo e del tessuto è dannosa per le sue conseguenze mediate e distrugge definitivamente il tessuto); c) corpi che agiscono a debole concentrazione (irritanti, lacrimogeni, soffocanti, perchè il tossico non è assorbito ed ha solo un'azione locale); t!) corpi che agiscono a forte concentrazione (tossici generali, perchè l'aggressivo chimico che è assorbito, deve distribuirsi in tutto l'organismo). Il medico deve distinguere: a) corpi la cui azione è irriversibile, e produce una lesione, cui residua una cicatrice (soffocanti e vescica tori); b) corpi la cui azione è riversibile, e produce solo turbe funzionali, sia generali {tossici generali), sia locali (irritanti e lacrimogeni). MAGRONE.

IGIENE C. F . CERRUTI. -li problema dell' anofelismo senza malaria. (<< La Medicina Contemporanea )), n. 5, 1935). La questione del cosidetto « anofelismo senza malaria :> è uno dcgh argomenti p•u interessanti e più discussi della malariologia; le ipotesi avanzate per spiegare il fenomeno sono molteplici e talunc rimontano, come è noto, a molti anni fa (Cciii, Cciii e Gasparini, Francalanci, Grassi). Il Cerruti analizza con acuto spirito critico c con molta serenità le co.ncezioni prospettate dai diversi AA., facendo osservare come lo studio delle cause che determinano il fenomeno dell'anofclismo senza malaria in località precedente· mente malariche, ha condotto poco per volta a spo~tare gli obbiettivi delle indagini prima dall'uomo all'ambiente, poi dall'insetto :tdulto alle uova. In base alle più recenti acqui-


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sJZioni pare che la soluzione dell'importante quesito si debba ricercare nei particolari caratteri biologici di alcune razze di A. maculipeoois e che il prevalere di questa o quella razza, più o meno aggressiva e pericolosa per l'uomo, dipenda in gran parte dalle condizioni nelle quali si svolge la vita !arvale. 11 contributo personale che l'A. ha portato in questo campo di attività è veramente notevole; egli ha preso in esame i focolai di anofdismo che si trovano nei dintorni dì T orino, io relazione alla presenza di stagni, vasche, ca,·e di prestito abbandonate, sparse qua e là nel territorio che circonda la città; ha studiato le eventuali fonti di virus - di cui la più i m portante pare sia rappresentata dalle reclute provenienti da distretti malarici - ; ha compiuto indagi ni sulla distinzione c classificazione delle varietà di A. maculipennis, particolarmente nei rapporti con l'infezione malarica e sulle caratteristiche dcll'a nofelismo in un importante focolaio nel territorio del comune di Moncalieri. E' stata ivi accertata la costante presenza di individui malarici appartenenti a di verse categorie di persone, ma non è stato possibile affermare con sicurezza che esistano casi autoctoni di malaria nel territorio io esame. Le stalle con bestiame sono apparse i ricoveri diurni preferiti dalle anofeli ne. l n base all'esame delle uova, l'A. ha potuto stabilire che la fauna anofclica è composta, in prevalenza, dalla vari.età cc messcae >> e, in parte, daUa specie tipo An. maculi pennis. La prova della precipitazione, eseguita sul sangue ingerito dalle anofeli ne catturate nelle stalle e nelle stanze di abitazione, ha dimostrato che esse si nutrono in grande maggioranza sul bestiame bovino, conservando tuttavia la capacità a succhiare sangue dall'uomo. Per guanto riguarda la ibernazione è stato osservato che essa avviene in modo completo, con sospensione della maturaz.ione delle uova c cessazione del bisogno di nutrimento. La questione dell'ereditarietà dei caratteri morfologici e biologici dell'An. macul. è ampiamente discussa e chiaramente lumeggiata dal.l' A. Il carattere <c aspetto deUe uova » è senza dubbio legato a fattori ereditari c può ~ervirc come carattere distintivo di « razza », m entre le differenze di grandezza delle ali e del corpo c le variazioni del numero dei dentelli masccllari non si possono ritenere ereditari; anche le caratteristiche biologiche, quantunque appaiano strettamente legate a quelle morfologiche delle uova, non dimost rano di possedere gli attributi di c< caratteri ereditari >>. I fattori ambic:otali, sopratutto quelli relati vi all'habitat !arvale, alla presenza e alla distribuzione del bestiame stabulato, alle condizioni climatiche, conservano tutta la loro importanza nel determinare la «composizione razziale>> c le ca ratteristiche biologiche della fauna anofclica, e per conseguenza quindi l'andamento ddl'cndemia malarica. L'A., al termine del suo accurato lavoro, esprime l'augurio che da parte delle Autorità sanitarie sia esercitata una maggiore sorveglianza s ulle cave di prestito e una maggiore disciplina delle fornaci di laterizi, ad evitare che, abbandonate a se stesse, costituiscano degli stagni, focolai di anofelismo. REITANO.

L GABBANO. - Ricerche sull'esistenza delle antiagglutinine. (« L 'Igiene moderna n, novembre 1935, n. 11 ). L'A. si è proposto di risolvere la dibattuta questione della possibilità o meno da parte delle agglutinine di produrre anti-agglutinine ed h:1 cercato di evitare tutte quelle possibili cause di dubbio fino ad ora ingener:lte dalla tecnica usata dagli AA. che hanno Ja,·orato sullo stesso argomento. Dalla bihliografìa, riportata in una chiara sintesi, si rileva infatti che una sicura dimostrazione della possibilità di formazione di ami-anticorpi nell'organismo animale non è stata ancora ottenut:l e che anche i fatti ri portati come probativi non si reggono in mcx.lo completo di fronte alla critica.


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Per raggiungere l'intento, l'A. ha cercato di determinare se e quali modificazioni subisca il tasso d'agglutinazione del siero di cavie, prima vaccinate contro il b. del tifo, quando siano, in secondo tempo, trattate con iniezioni ripetute di siero omologo agglutinante il b. dd tifo. Egli è quindj partito dal presupposto che se l'organismo avesse reagito verso le agglutinine iniettate, come contro un antigeno, le anti-agglutinine prodottesi avrebbero neutralizzato le agglutinine preesistenti, provocando una riduzione del tasso agglutinante nell'animale trattato, molto maggiore che non in quello di controllo. Dopo aver vaccinato contemporaneamente contro il tifo 100 cavie in modo da otte· nere da tutte un siero agglutinante ad elevato titolo, 2.0 giorni dopo l'ultima vaccinazione, ha sottoposto 20 di queste ad iniezioni, ripetute poi ogni 15 giorni, di 2 cc. di siero agglutinante ad elevato titolo, tolto, volta a volta da un altro gruppo di 40 cavi.:: tenute di controllo. Ne ha poi trattate 10 al 45° giorno (cioè al 65° dopo l'ultima vaccinazione) con una sola iniezione di 2 cc. di siero agglutinante; 10, ugualmt:nte ogni 15 giorni, con 2 cc. di siero agglutinante, privato, per saturazione con b. del tifo, delle agglutinjne e IO con b. del tifo che avevano assorbito le agglutinine. Avendo eseguito, al 20° giorno dopo l'ultima vaccinazione, 8 giorni dopo, e successivamente ogni 15 giorni, prove d'agglutinazione sul siero di tutte le cavie ha riscontrato che: a) in 26 di quelle di controllo non trattate in alcun modo, ma salassate ogni 15 giorni per fornire siero agglutinante frt:sco, il tasso agglutinante non aveva subito in 100 giorni alcuna riduzione del valore iniziale c nelle rimanenti 14 solo una riduzione nel ra pporto: da un minimo di 2: t ad un massimo di 4:1; b) su 10 pure di controllo, trattate con siero privato dello ::1gglutinine, solo 2 avevano avuto una riduzione del tasso nel rapporto di 2: 1; c) in 9 di quelle trattate con complessivi 12 cc. di siero agglutinante la riduzione finale era stata nel ra pporto di 32 : I, in altre 9 di I6: I e di 8 : r e 4: 1 rispettivamente nelle rimanenti 2; d) tra quelle che avevano subito una sola iniezione di siero agglutinante la riduzione èlel tasso, a 15 giorni di distanza dal trattamento, era stata nel rapporto 8: I in 8 casi e 4:1 negli altri 2; c) in 4 di quelle inoculate con germi agglutinanti la riduzio ne finale dd tasso era stata nel rapporto di 16: I, in tre 8: I e ne!J'ultime tre 4: I. Questi risultati indurrebbero l'A. a concludere che l'iniezione del siero agglutinante omologo in animali provoca la comparsa di anti-agglutinine capaci di neutralizzare io vivo le agglutinine preesistenti e in secondo luogo che le agglutinine, djmostrando di avere potere antigene debbono avere una natura molto simile a quella degli antigeni. La conclusione potrebbe anche essere giustificata dato che in questo caso, avendo agito con silero omologo, non si potrebbe invocare l'intervento di precipitati in vivo. Prima però di concludere o meno in questo $enso, tenuto conto anche ddla obiezione, forse aprioristica fatta da qualcuno, che se <:sistesscro le anti-agglutinine e le amiantitossine si arriverebbe all' assurdo <.he ad esempio le antitossine formerebbero anticorpi identici alla tossina, l'A. crede opportuno portare a termine altre ricerche che ha in corso. PtAZZA.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE G. GtRARD. -

Vaccinazione dell'uomo contro la peste a mezzo di germi ViVi (virus-vaccino E V). Primi risultati acquisiti nel M adagascar. (<< Bull. Acad. Méd. », T. CXIV, 1935, pag. r6).

In una nota preventiva del 1934, Girard e Robic avevano riferito sui buoni risultati ottenuti nella profilassi immunitaria antipestosa mediante l'impiego di un vaccino vivente (ceppo EV) dapprima provato sulle cavie e sui conigli. Tra gennaio e marzo 1933


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RIVISTA DEllA STA~A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

furono praticate 16oo vaccinazioni, c tra settembre 1933 c gennaio 1934 altre 13000, con dc>si di 1-2 c.c. contenenti 250 milioni d i germi per c.c. In questa seconda comunicazione, Girard rende noti i risultati ottenuti nella campagna antipestosa effettuata tra l'ottobre e il dicembre 1934 nel distretto di Ambatolampy. Furono vaccinate 46879 persone, con un a dose unica di un miliardo c mezzo di germi; per i ragazzi sotto i quindici ann i la dose scendeva a 700 milioni. La mortalità per peste è stata tre volte minore nei vaccinati nei confronti degli individui non vaccinati, e la mortalità generale abbassata del 50 •'{, nei vaccin~lti. Non si è verificato nessun caso di peste polmonare; e d'altra parte il decorso del la malattia in ge nere è stato mite nei vaccinati. Girard pensa che è possibile forse ridurre il numero degli insuccessi aumentando la dose dd vaccino cd il numero delle iniezioni. Questo nuovo procedimento sembra quindi che rappresenti un reale vantaggio di fronte al vecchio sistema del vaccino ucciso; ma il suo impiego è ~ubordinato alla stabilità dci caratteri dello stipite EV, avirulento. Finora il controllo, al quale è stato sottoposto questo ceppo all'Istituto Pastcur di Parigi e a quello di Tananarive, non ha permesso di svelare alcun cambiamento delle sue proprietà.

Si ricorda che già nelle Indie Olandesi la ~·accinazione con vaccino vivo at~~ru­ lento è stata impiegata da L. Otten ( rifer. da De V ogel) con risultati molto incoraggianti (vednsi questo Giornale, n. 11, 1935). Però è prudente avvertire che è ancora prematuro dare un giudizio definitivo su questo tiuovo sistema di immunizzazione contro la peste: le statistiche sono ancora troppo sommarie, il dosaggio dd vaccino non ~ ancora ben definito, e sopratutto r1on si ha la certezza, che solo una lunga esperienza attraverso gli anni potrà dare, che gli stipiti avirulenti impiegati non possatJO andare incontro a modificazJOni biologiche per cause ignote. /1 procedimento richiede comunque un continuo e accurato controllo di lAboratorio. REITA NO.

MEDICINA INTERNA W. voN LucAOAU. I surreni nell' ipertonia. (<<Klinische Wochenschrift », 26 ottobre 1935, n. 43). Come J. Thuer ha affermato alla Società ol;mdese per la medicina interna, fisiologia e farmacologia, g randi sono le lacune nelle nostre conoscenze sull'importanza della corticale e midollare surrenale nell'ipertensione semplice genuina e ciò nonostante numerose, sistematiche ricerche portate nel campo clinico, anatomo-patologico e sperimentale. Le concezioni in proposito wno quanto mai divergenti. La scuola francese vede nei tumori della corticale surrenalc la cnusa dell' ipertonia, mentre nella letteratura è conosciuta tutta una serie di casi di ipertonia accessionalc o permanente per tumori specifici interessanti la midollare c Wiesci c Goldzieher con i loro lavori hanno cercato di dim~ strare l'importnnza delle a lterazioni della midollare ncll'ipertonia. Tale è lo stnto della questione, cui l'A. con ricerche praticate nell'istituto di patologia di Berlino porta un contributo personale importante. ~tudiando istologicamente ed anche quantit:nivamente, secondo il metodo Hammar, 136 surreni (G8 casi) di adulti con ipertonia o altre malattie croniche con c senzJ ipertrofia cnrdiaca. Dalle sue ricerche risulta che in tutti i gruppi di malattie i valori midollari sono n ell'uomo chiaramente più elevati che nella donna, mentre nessuna differenza apprezzabile si nota per i valori riguard:tnti la corticale. In tutte le malattie con irenrofia cardiaca i valori midollari ~ono risultati costantemente elevati, cosl come ncll'ipertonia o in altri carichi patologici


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del cuore e tali valori sono in proporzione sia alle maggiori esigenze del cuore sia alla durata della malattia. Nei ne&itici si ha aumento dei valori della midollare e corticale, onde il loro rapporto si avvicina alla norma. Dalle ricerche dell'A. però risulta ancora che anche nelle malattie cardiache non ipertoniche compare un' iperplasia della midollare e per tanto si deve ritenere che l'aumento di essa non ha un significato preciso e specifico per la patogenesi dell'ipertonia. Ancora, Goldzieher ha dimostrato sin dal 1931 che nell'ipertonia un'ipertrofia della corticale precede l'atrofia di essa, onde appare che un'importanza, per quanto attualmente non valutabile e precisabile nella genesi della sindrome compete all'ormone corticale. I reperti degli AA., complessivamente valutati, parlano, in concordanza con la concezione di Landau e Aschoff, per una azione sinergica della midollare e corticale nella genesi dell'ipertonia. R. o' ALESSANDRO.

D. RouTIER e R. HEIM DE BALsAc. -

Le endocarditi mitraliche reumatiche. Entità

nosologica. (« La Presse Médicale ))1 28 dicembre 1935, n. 104). Nelle lesioni mitraliche da AA. antichi ed anche recenti è stata sempre considerata fondamentale la concezione meccanica. L'alterazione valvolare determina con un ostacolo (stenosi) o un reflusso del sangue nel normale gioco della funzione circolatoria (incontinenza), onde riesce facile la comprensione delle conseguenze di tali lesioni : maggior riempimento della cavità cardiaca a monte dell'ostacolo e quindi dilatazione di essa per contenere la maggior quantità di sangue ed ipertrofia per spingerla avanti. Tutto l'insegnamento classico è costruito su questo schema. Ed anche recentemente il cardi~ logo di Vienna, Wenckebach, reputa cardine della patologia cardiaca il fattore meccanico, alla cui disamina dedica tutto un capitolo nel suo recente trattato sulle malattie del cuore. Ciò rende comprensibile perchè le lesioni valvolari hanno rappresentato e rappresentano ancora tutta la patologia cardiaca c perchè il mezzo d'indagine più adatto di quelle lesioni, l'ascoltazione, costituisce il solo mezzo di investigazione del cardiologo. Il favore, che tale concezione delle cardiopatie incontra, trova anzitutto la sua ragione nel fatto che le lesioni meccaniche si presentano precise, costanti, e ci rendono conto perfettamente delle alterazioni circolatorie centrali e periferiche, che alla lesione conseguono; viceversa il fattore infiammatorio ad etiologia complessa e non sempre precisabile, una volta determinata la lesione, non appare più respons:1bile di quelle alterazioni, che l'esame clinico ci fa rilevare. Le conseguenze pratiche della concezione meccanica si ripercuotono sulla diagnosi, per la quale si dà solo importanza ai fenomeni stetoacustici, onde il riconoscimento ddl'insufficienza mitralica di solito si basa suLla presenza dei soffio olosistolico apicale accompagnato o meno da fremito. Frequenti però sono gli errori, conseguenza di questo aggruppamento mon~ o oligosintomatico, in quanto ad esso non corrisponde un'omogeneità nosologica, come dimostra l'evoluzione quanto mai diversa dei casi, che in base a questa concordanza sintomatica noi schematicamente abbiamo assieme riuniti. Non meno errate sono le applicazioni terapeutiche, in quanto esse si limitano a sollevare il lavoro del cuore e·d a rinforzare la forza contrattile di esso. Le norme igieniche infine si limitano ad interdire ogni attività al mitralico, al quale si con·sente al massimo un impiego sedentario. La concezione infiammatoria delle cardiopatie valvolari, i::l quale non considera l'ostacolo creato dalla lesione, ma il processo infettivo, che l'ha determinata, la cosidetta cardiovalvolite, rende secondo gli AA., meglio comprensibile la sindrome morbosa in rapporto all'intensità, estensione, durata e recidive <.iel processo, alle reazioni endcrmi~


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pericardiche, alla loro c,·oluzione e alle !oro complicazioni. Essa non esclude o sottovaluta i disturbi meccanici, anzi di essi spiega meglio il determinismo. Difatti il processo infiammatorio con la lesione delle valvole e successiva cicatrizzazione ci lascia comprendere più agevolmente l'ostacolo meccanico, come la localizzazione miocardica ci dà ragione, a seconda della sua durata ed estensione, della capacità del cuore a reazioni compensatrici. Quindi l'entità nosologica dal punto di vista della terapia e prognosi non è dominata dal vizio di funzion amento valvolare, ma dalla lesione infiammatoria dd cuore. Ciò t: anche: ùimo~traw dai reperti auatomo-patologici, ùai quali rilc:vasi che più che l'ostacolato passaggio del sangue per la stenosi ed il turbato suo decorso per l'incontinenza, chi provoca l'insufficienza cardiaca a più o meno lunga scadenza nelle lesioni della mitrale è la lesione infiammatoria in rapporto alla sua estensione cd intensità, ed il grado ed estensione della miocardite è in genere proporzionale all"intensità della valvolite. Imporrante a guesto punto è il rilievo, già fatto in Italia da Ceconi, e che ha importanza pratica terapeutica e medico-legale cospicua, cioè che in casi non tanto rari l'anamnesi non mette in evidenza un attacco di reumatismo articolare acuto precedente alla cardiovalvolite. Ciò non deve portarci ad esdudere la natura reumatica infettiva della lesione cardiaca, in guanto il reumatismo cardiaco primitivo è una realtà anatomicamente e clinicamente dimostrata, cioè costituisce oramai un'entità clinica concreta e la lesione reumatica articolare può venire in secondo tempo o non avvenire addirittura. Concludono per tanto gli AA. che l'evoluzione delle lesioni mitraliche dipende dalle reazioni infiammatorie e solo in apparenza i fenomeni meccanici d"ostacolo o di reflusso portano allo scompenso, che realmente è de~erminato dal miocardio leso n ella sua struttura intima dalle reazioni biologiche consecutive all'infiammazione. Le conclusioni pratiche di tale concezione infiammatcria sono importantissime per la diagnosi e la terapia. Ed anzitutto un soffio sistolico apicale, anche con tutti i caratteri di organicità, secondo gli AA., in accordo con altri cardiologi moderni, non iudica sempre un'incontinenza della mitrale, secondo la teoria classica meccanica del rigurgito, esso invece è condizionato da lesioni infiammatorie del miocardio e può scomparire col regredire di essa. I dati radiologici, per quanto importanti, sono tardivi e quindi sono presenti quando già altri elementi ci hanno permesso di precisare h diagnosi. Maggiore importanza per il riconoscimento <.Iella lesione della mitrale spetta alle alterazioni circolatorie polmonari. Dal punto di vista terapeutico appare evidente la scarsa importanza dci cardiocinetici, medicazione palliariva, solo episodica ed occasionale, mentre è portata al primo piano la terapia ctiologica. Infine tale concezione non condanna il mitralieo ad una vita del tutto inattiva, ma, trascorsi i periodi acuti, gli permette di utilmente applicarsi in lavori adatti e ciò anche allo scopo di favorire gradualmente l'ipertrofia compensatrice.

Se le ricerche degli A A . portano un importante contributo alla conoscenza delle cardiovaluoliti mitraliche ed all'affermazione di idee, che, già da altri sostt:7lUtl:, trovano, in giusti limiti contenute, il voluto c011senso, bisogna però ad esse obbiettare, che se il fattore infettÌlJO ed infiammatorio è causa delle le.<ioni mitralù-he, queste stabilite.<i, il fattore meccanico 11011 ha poi quell'imponanza secondaria che gli si vuol attribuire: si tratta di ostacolo al decorso del sangue (stenosi) e di reflusso di esso (incontinen za), che bisogna vincere e correggere e ciò si ottiene con la dilatazi011e e l' ipertmfia della sezione cm·diaca a monte del vizio, la quale deve mettefsi i11 grado di esplicare un maggior lavoro, o11de stabilire il compenso, quindi si tratta di fenomeni prevalentemente meccanici. E' intuùivo che tale compenso è più facile e talora è perfetto, quanto meuo il miomrdio è leso da processi infiammatori. Evidentemente anche qui le due concezioni delle cardiovalvoliti mitraliche non varmo comiderate unilateralmente: esse R. o' ALESSANDRo. 11011 si csdudo11o, ma reciprocamente si completano.


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CHIRURGIA GENERALE F. K. K EssEt. - Trattamento della nevralgia occipitale con (' alcoolizzazione della carotide estuna. (« Revue de Chirurgie ))' novembre 1935). L'A. distingue una nevralgia occipitale sintomatica ed una idiopatica. La sint<>matica si osserva nelie malattie delle vertebre cervicali superiori: la spondilite, la spon diloartrite, l'artrite delle vertebre cervicali ~uperiori, le malattje reumatiche della spina dorsale e, in una parola, in tutti i casi di traumatismo dei nervi cervicali, da cui originano i nervi ~ipitali. ln tali casi però si riscontra quasi sempre una nevralgia bilaterale che attir.1 l'attenzione sulla spina dorsale. La nevralgia occipitale sintomatica può accompagnare i tumori dci cervello nella porzione occipitale o quelli del cervelletto e spesso i tumori della parte cervicale superiore della midolla spinale. In tali evenienze la terapia causale è in grado di sopprimere gli accessi acuti. Ma quando i momenti cau sali sopra menzionati sono esclusi c quando si può anche escludere la sensibilità eccessiva, osservata qualche Yolta nei nevrosici (neurastenici e .isterici), allora entra in campo la nevralgia occipitale idiopatica. Per quest' ultima l'A., supponendo, per analogia con la nevralgia del trigcmino, che quella occipitale

è una nevrosi vasomotrice, viene alla conclusione che l'influenza sui vasomowri fa scompMire i dolori che accompagnano questa. nevralgia. E se si tiene presente che nella nevralgia occipitale si osservano anche disturbi trofici e vasomotori, si comprenderà bene perchè il sistema nervoso vegetativo, e il plesso periarterioso in particolare, hanno attirato l'attenzione dell'A. Siccome l'arteria occipitale proviene dall'arteria carotide esterna ed è di difficile accesso, l'A. ha deciso, nei malati affetti da nevralgia occipitale, di agire sul plesso periartcrioso della carotide comune ch e insiem:: alle sue branche interne ed esterne è innervata principalmente dalle fibre simpatiche del ganglio cervicale e del gran simpatico. Basta perciò interrompere queste vie per ottenere un buon risultato. La possibilità però di ferire l'arteria durante la decorticazione, secondo la tecnica di Leriche, ha spinto i chirurgi a cercare altri procedimenti. A questo scopo l'A. ha adoperato l'alcool a 8o 0 che distrugge fortemente i nervi che si trovano ndl'avvcntizia, nella parete mediana e nel tessuto cellulare periarterioso. Con esso umetta la parete dell'arteria, senza però introdurlo nell'interno di essa, ed ottiene la medesima azione distruttiva della dccorticazione con assenza di raggrinzamento dell'arteria e di retrazione del lume del vaso. La tecnica è la seguente: anestesia locale; incisione sul margine ant. del m. sterno-

clcido-mastoideo e primo tempo dell'atto operativo come per la legatura della <:ar-otide comune al di sopra dell'omoplata-ioideo. Si vede allora il fascio nerveo-vascolare, si apre la guaina c, dopo aver accuratamente spostata all'esterno la vena giugulare, si solleva pr ima con una pinza e poi con l'ago di Deschamp la superficie anteriore della carotide comune a livdlo della sua biforcazione. Quando l'arteria è denudata si circonda con compresse per preservare i tessuti circostanti dall'azione deiralcool. Indi si passa ad umettare, mediante piccoli tamponi, le pareti dell'arteria e la sua biforcazione da tutti i lati con l'alcool a 8o0 • L 'impregnazione dura 4-5 minuti, dopo di che si tolgono le compresse e si sutura la ferita a strati. li metodo ha dato all'A. nei casi venuti alla sua osservaziOne risultati molto buoni con scomparsa completa e definitiva dei dolori. F LORIDI A.

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NEUROPSICHIATRIA Annali della Clinica delle malattie nervose e mentali della R. Università di Palermo, diretti dal Prof. R. Colella. Vol. VI, 1934-1935 (I.R.E.S., Palermo, 1935). In questo ricco volume è raccolto il fruno dell'attività scientifica svolta dalla Clinica neuropsichiatrica dell'ateneo palermitano nell'anno scolastico 1934-1935. Sono 44 lavori, venticinque dci quali inediti, corredati da 26 tavole c da 97 figure. Il principale contributo è dato, naturalmente, dall'alacre direttore dell'Istituto, Prof. R. CoLE.t.LA, del quale anche il nostro Giornale ha avuto l'onore di ospitare una serie di ricerche sulla sifilide dd sistema nervoso. L'insigne Clinico pubblica due gru ppi di lavori. il primo dei quali concerne una nuova cura dd/'emorragia arebrale, ed il secondo riguarùa la TJeurolues congenita ed acquisita. Nel 1929 S. Art:llllt de Vevey aveva segnalato, con una breve nota nel « Bulletin de la Société de Thérapcutique )), l'utilità dell'autoemoterapia nel trattamento degli emiplegici. Il Prof. COt.ELLA (in collaborazione coi Dott. PIZZILLO e RABBON t) studia in profondi tà l'argomento, ricercando anche l'influenza dd le iniezioni au toemoterapiche sulla pressione arteriosa, allo scopo di istituire un'eventuale cura preventiva dell'emorragia cerebrale modificando l'ipertensione arteriosa che ne costituisce la base forse più importante. E sulla scorta d i 52 ossen·azionj accuratamente seguite l'A. conclude per la grande utilità del metodo (i niezione intramuscolare di 25-50 cc. di sangue prelevato da una vena) che ha anche il vantaggio della assoluta innocuità, ed il cui meccarusmo d'azione sembra princip:1lmente in dipendenza di due cause: una di natura colloidoclasica (manifestantesi colla diminuzione della pressione arteriosa e coll'aumento dei poteri di coagulazione del sangue) e l'altra di natura immunitaria. Il secondo gruppo di ricerc he - sulla si.filide nervosa, già noto, in parte, a nche ai nostri lettori - abbraccia sotto tutti i punti di vista (statistico, clinico, terapeutico, profilattico, sociale) l'argomento così importante anche agli effetti della sanità della stirpe e dell'eugenetica. O ltre le indagini ora ricordate, il COLELLA pubblica, in appendice, otto perizie neuropsichiatriche inedite, precedute dalla serena prefazione al proprio Volume di << Perizie medico-legali », e la cui importanza si rileva dalla semplice indicazione dei titoli, alla quale ci dobbiamo limitare per necessità di spazio: Senilità e capacità civile - N u/litò

di matrimonio - Traumi del cervello e valutazione del dmwo Responsabilità penale nei periodi intervallari delL'epilessia (carattere epilettico) - Capacità civile 1zel/a paranoia - Nevrosi traumatiche e simulazione - Interdizione e inabilitazione 11CÌ deboli di mente - Periodo iniziale della paralisi generale progt·essiva (perve.rtimetzlo etico, bigamù1). Delle citate perizie - quasi tutte interessanti anche per la medicina legale militare - sono particolarmente degne di nota quella sopra la · valutazione del danno nei traumi cerebrali (in cui, dopo avere attribuito un tardivo indebolimento mentale ad una grave lesione cranio-cerebrale di guerra, l'A. insiste, a ragione, su lla nota importanza di simili fattori nel determinarsi di svariate affezioni nervose e mentali anche a diswnza di tempo dall'evento traumatizzanre); e l'altra sulla simulazione nelle nevrosi traumatiche (ovc - ribadito l'aureo concetto che <<non devesi a cuor leggero credere alla simulazione, e che, pure potcnd()!;ene avere la presunzione, è bene pensare prima ad una reale malatti:J, e dopo alla simulazione » - è illustrato, con fine an::~lisi semeiologica, un caso di nevros.i - con an1iotrofìe riflesse - consecutiva a caduta sul lavoro, e che altri aveva ritenuto effetto di simulazione).

• •• Ricorderemo ora, nell'ordine di presentnione, fessor Cole!l a.

contributi degli allievi del Pro-


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U. DE GIACOMO discorre, anche in base a ricerche psico-<:ronometriche personali condotte su 12 casi svariati di emiplegia, sopra i disturbi mentali degli emiplegici; giungendo alla conclusione che la capacità psichica di ~imili infermi può variare entro limiti vastissimi e che essa è influenzata precipuamente dalla causa etiologìca generatrice della paralisi, per cui si può determinare - grosso modo - una scala dell'indebolimento mentale i cui valori minimi corrispondono agli emiplegici da cardiopatia ed i massimi a quelli ad etiologia sifilitica, passando pei casi ad etiologia arteriosclerotica cd alcoolica. G . TRIPI illustra le proprie ricerche sul ricambio dei bromo negli schizof,-etJtci : ricerche eseguite su 362 malati, rilevando che la bromemia nel 47,5 '}6 dci casi è normale, è dimin uita nel 44,2 % (con particolare riduzione nelle forme catatoniche e paranoidi), e nell'8,j % è invece aumentata. Lo stesso A. (in collaborazione col MARGUCuo) indaga i rapporti fra schizofrema e funzione tiroidea determinando quest'ultima mediante h1 reazione del Kottmann, e giungendo alla- conclusione che nel 48,6 <]{, dei vesanici studiati esisteva un ipotiroid ismo; nell' 8,3 % (tutti con esaltamento psicomotorio o ideativo) un ipertiroidismo, mentre nel restante 43,1 % dei casi (ad etiologia tossinfettiva) la funzione della tiroide appariva normale. Il che conferma, fra l'altro, il notorio concetto della diversità etiologica della schizofrenia. A .. RIVELA GREco reca un contributo clinico e sperimentale allo studio del tremore nella paralisi agita1lte (6 casi) e nelle sit1dromi parkinsoniane postencejalitiche (s casi), concludendo per l'inesistenza di caratteri diffc:renziali apprezzabili neppure col metodo grafico fra il tremore del morbo di Parkinson e quello delle sindromi postencefalitiche. Lo stesso A. pubblica un caso di pregrcssa encefalite letargicc~ con scosse mioc/oniche agli arti inferiori, il cui interesse risiede appunto nell'associazione di disturbi della serie piramidale con profondi disordini d'origine extrapiramidale. Tre memorie di A. ToMASINO concernono numerose osservazioni sulla velocità di sedimentazione degli eritrociti in malattie nervose e mentali.. Si giunge alla conclusione che dalla reazione della velocità di sedimentazione dei globuli rossi non è possibile trarre dati avvaloranti un giudizio diagnostico o prognostico; in 16 casi di paralisi generale e di demenza precoce, trattati col vaccino antirabbico, si ebbe un acceleramento della reazione che progrediva di pari passo col progredire del trattamento e che era dovuto probabilmente a squilibrii fisico-chimici del sangue di tali infermi ; fu, infine, confermata l'esistenza, in numerosi malati di mente, di un rapporto fra la velocità di sedimentazione degli eritrociti ed il valore complementare del siero, nel senso che ad una velocità di sedimentazione accelerata corrisponde un valore cpmplementare abbassato. G . RABBONI espone le proprie ricerche sulle autoemolisine a /rigore nei paralitici generali riscontrandole in 15 dei 37 soggetti esaminati; lo stesso A. pubblica, poi, un raro caso di nevralgia articolare isterica. Altri due lavori del medesimo A. - in collaborazione con S. GuRRIERI e con L. GIGLIO - trattano, l'uno il meccanismo d'azione dell'autoemoterapia nell'emorragia cerebrale (sviluppando i ricordati studi del Maestro e giungendo alla fondata ipotesi che tale trattamento agisca anche stimolando le proprietà isolitiche ed isoemoagglutinanti, onde una benefica accelerazione dei processi di riassorbimento globulare dei focolai emorragici non ancora del tutto organizzati); l'altro lavom studia, ndla cavia c: nd coniglio, il ricambio delle sostan ze dd gruppo della creatina in seguito alla denervazione muscolare: denervazione che determina un aumento del tasso della creatina totale del sangue, riscontrabile anche a distanza di vari mesi dall'intervento. F. BERNOCCHI, prendendo le mosse da due casi clinici, si sofferma sui traumati.rmi cerebro-spinali e nevrosi traumatica, confermando l'importanza delle componenti organiche, sia pure lievi, nei casi in cui il trauma agì sul nevrasse producendone verosimilm ente un patimento fisico, ben dimostrabile anche sperimentalmente in animali sottoposti a traumi cerebrali relativamente leggeri.


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A. VITELLO reca un contributo (anatomo ·clinico) allo studio dt:lla cisticercosi cerebrale. G. Lo CASCIO e C. CIANCIMINO illustrano - col corredo di 24 esperienze praticate: sul cane - la infiuenza di alcuni cationi (calcio, magnesio e potassio) normalmente p1·t:senti nel sangue sui centro emetico. A. BoNGIORNO, in saggi terapeutici della dem en~a precoce, espone il completo insuccesso curativo verificato in dodici casi piuttosto iniziali di vesania sottoposti alla vaccinazione antirabica; il che contraddice quanto avevano so~tenuto recentemente taluni AA. francesi. Lo stesso A. si trattiene su la tempin acetiicolinica di alcune forme di epiit:uia segnalandone i benefici risultati in cinque degli n casi: trattasi, verosimilmente, del favorevole influcnzamcnto, da parte del farmaco, di un fattore vasomotorio che presiederebbe in un certo numero di casi alla genesi dell'episodio accessuale. Tre note: del medesimo A. studiano - col metodo colorimetrico al rosso congo - la massa sanguigna nelle malattie nervose e mentali ( 16 casi di demenza precoce, 15 di distimia e 15 di epilessia): si giunge alla conclusione che mentre nella generalità degli schizcr frenici i valori di massa sanguigna sono alquanto diminuiti, essi sono invece leggermente aumentati sia nei distimici, sia negli epilettici. Un ultimo lavoro dell'A. (in collaborazione con G. MoRicr) reca un contributo alla conoscenza dt:lla glutatiotremia ncll'iperti1'0idismo: gli AA. in 14 basedowiani da causa idrica hanno eseguito numerose determinazioni del comportamento dci processi ossido-riduttivi saggiati ricercando l'indice iodico del sangue col metodo Tunnicliffe-Dixon, cd hanno trovato un costante abbassamento di detto indice iodico. Ciò consente di pensare che per effetto ddl'aumento dei processi ossidativi - esista una maggiore tendenza del glutatione alla forma ossidata anzichè a quella ridotta. G. CARDINALE presenta quattro lavori: il primo tratta delle variazioni quantitattve della massa sanguigtw nelle sindromi basedotlliane da causa idrica (54 casi) e trova, col metodo colorimetrico al rosso congo, un costante aumento della volumetria del sangue circolante: aumento che è generalmente maggiore nelle forme complete di Basedow. Il secondo lavoro si occupa dei rapporti fra tubercolosi e demenza precoce, in base alle indagini su 20 infermi, condotte saggiandone l'intradermoreazione tubcrcolinica, la deviazione del complemento, la velocità di scdimentazione dci globuli rossi e la funzionalità del sistema reticolo-endoteliale: tutte queste prove rivelano modificazioni biologiche ed umorali riscontrabili nella tubcrcolisi a focolai tendenti alla guarigione e nelle: forme miste non essudative. Il terzo lavoro illustra un nu011o segno nella nevrastenia sessuale, costituito dall'indebolimento o dall'al:olizione del <1 riflesso vertebro-cremastc:rico » che consiste nella contrazione dei cremasteri percuotendo il primo spazio intervertebrale lombare. Il quarto lavoro - sul comportamento della a·eatinina nel san~;ue 11ella demenza precoce - giunge alla conclusione, in base alle ricerche su 20 infermi, che nella schizo&cnia il tasso della creatinina sanguigna è normale con tendenza a valori bassi. Lo stesso A., in collaborazione con G. ARNONE, si occupa della prova di Adler e Reimamt negli stati confu.tionali: trattasi dell'esplorazione del sistema reticolo-endoteliale coll'iniezione del rosso congo, effettuata in 25 soggetti e dimostrante che in tali infermi esiste, verosimilmente, una paralisi funzionale del reticolo-endotelio dovuta alla presenza in circolo di sostanze tossiche assunte dal reticolo-endotelio stesso. I medesimi AA. studiano poi, su 24 soggetti, la creatininemia in rapporto all'ipertonia muscolnre di origine pimmidale ed e.Ttrapiramidale, e trovano che il contenuto di creatinina nel sangue è in entrambi i gruppi di infermi normale, con tendenza verso valori piuttosto bassi. Lo stesso CARDINALE, in collaborazione con C. CARAMAZZA, studia il trattamento emoplacentare (consistente nell'iniettare ogni 2-3 giorni dosi progressive da 2 a xo coe. - di sangue prelevato recentemente dal moncone del funicolo placent.are) in


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malati di neuropsicasteni:l (13 casi) e di epilessia essenziale (I<> casi). I risultati furono )ievi e talvolta transitori neU'epilessia, notevoli nella neuropsicastenia costituzionale a tipo psicogeno, e sono attribuiti essenzialmente alla ricchezza di svariati increti contenuti nel sangue placentare. R. CAsERTA presenta uno studio sul comportamento della velocità di sedimentazione dei globuli rossi del sangue nell'ipertiroidismo da causa idrica, rilevando un notevole abbassamento di tale velocità: abbassamento che, assieme al noto aumento del metabolismo basale, può rappresentare un utile ausilio diagnostico anche nelle forme fruste, iniziali, e pertanto suscettibili di guarigione mercè un tempestivo intervento terapeutico. Lo stesso A., infine, ricerca il com portamento delle ossa cmniche nella do!tco- meso- e brachi-cefalia sulla scorta dell'esame di 77 crani; ed osserva che la dolicocefalia si compie a spese tan to del segmento osseo frontale quanto di quello occipi tale, la mesocefalia è determinata da un armonico sviluppo dei vari segmenti ossei, mentre la brachicefalia si ha a spese del solo segmento osseo parietale. Dal che si conclude, fra l'altro, che- come l'A. si esprime - il tipo << più vicino alla perfezione » è il dolicocefalo, in cui, esistendo un maggiore sviluppo del segmento frontale ed occipitale in proporzionato rapporto col parietale, si determina « un simmetrico, proporzionato ed adeguato sviluppo di tutto il sistema nervoso centrale ».

••• Il bel volume, che si apre con questa significativa dedica : « Ai miei maestri L. Bianchi, J. M. Charcot, C. Golgi, E. Hitzig, C. Lombroso - ai miei discepoli che onorano la Scienza e la Patria - dedico riconoscente », assume una particolare importanza rappresentando l'ultimo frutto della grande attività accademica del Prof. Colella che si è recentemente ritirato dall'insegnamento perchè colpito dai limiti d'età. CARLO RIZZO.

E cToRs. -

Oscillografia dell' attività sensitiva e motrice del cortex cerebrale.

(«Società Belga di biologia >>, nov. 1935).

Lo studio oscillografico dell'attività del cortex cerebrale è stato sempre fatto su animali narcotizzati o immobilizzati dal curaro o con esclusione funzionale del tclencefalo (Fischer 1932; Adrian e Mattehews 1934; Bremer 1935) ricavandone dati importanti, ma deformati o imperfetti. Le rsperienze sull'uomo poi sono sempre st:lte limitatissime, tenendo presente la necessità, salvo rarissime eccezioni, di derivare il potenziale elettrico corticale a traverso la scatola cranica e i tegumenti. Bremcr e l'A. hanno, in ba&e a queste r,onsiderazioni, sperimentato su conigli svegli e liberi in ogni loro movimento. Scoperto in narcosi un intero emisfero cerebrale e adattatovi elettrodi di argento terminanti con batuffoli imbevuti di Ringer tiepido, si procedeva alle registrazioni oscillografiche dopo due ore che era cessata la narcosi. Si è potuto studiare l'influenza su l'oscillografia dei differenti fattori sensoriali, psichici e farmacologici agenti sul cortex; è stata studiata così anche l'epilessia jaksoniana. Gli studi di Adrian e Matthews e di Adrian e Yamagyva dell'elettrogramma sul cortex umano avevano fatto solo in parte rilevare i dati che gli AA. hanno constatato nelle descritte esperienze. Importanti quelli relativi e la ritmizzazione: tende nza più o meno pronunziata dell'attività ritmica del cortex alla periodicità secondaria, specie nel sonno barbiturico, in quello naturale e nell'ipnosi. Sempre nell'intento di meglio delucidare queste ritmizzazioni, gli AA. hanno rivolto la loro attenzione, dati i soggetti su cui sperimentavano, su la zona masticatoria del cortex, come quella di più vasta estensione e di più facile repere nel coniglio. Nel soggetto sonnolento la zona masticatoria dà una successione di ontlc più o meoo regolari nell'oscillogramma, ma in seguito a stimoli hocc:tli t:tttili o gustativi, le 6 -

CiorRfllt: di medicina militare.


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onde oscillografiche diventano irregolari, brevi e di piccola ampiezza, caratteristiche di attività sensoriale, e si mantengono tali finchè l'animale fiuta la foglia di cavolo, chè appena la comincia a masticare, una notevole variazione si manifesta ndl'dettrogramma, tendendo le onde a raggrupparsi, a farsi di grande ampiezza e a ritmo isocrono con i movimenti masticatori. Dette onde non sono espressione dell'attività motrice masticatoria, perchè compaiono dopo l'inizio di questa; e il ritmo di masticazione non è nè corticale nè diencefalico. Dna spiegazione può esser data dalla qualità senstUva e motrice della zona masticatoria, per cui lo stimolo ritmico dai muscoli masticatod alla zona corticale ritmizzerebbe lo stimolo centrifugo dal cortex. Una simile costatazione, così spiegata, l'hanno fatta sull'uomo Adrian e Matthews stuctiando l'attività del cortex occipitale di fronte ad uno stimolo luminoso intermittente. RAFFONE.

OFTALMOLOGIA e VEuLu. - Sulla degenerazione marginale della cornea. ((( Archives d'Ophtalmologie », ottobre 1935).

MARQuEZ

Gli AA. descrivono quattro casi clinici di degenerazione marginale della cornea. malattia poco frequente, e di cui la prima descrizione risale al gennaio del 1900 per opera di Terrien. La simmetria delle lesioni non è c.:>stante, ed esse possono essere caratterizzate a volte da un solco ed a volte da una ectasia. Una complicazione assai rara è dlata dall'ernia dell'iride1 e qualche volta si osservano formazioni pterigoidee. Una conseguenza diretta della deformazione corneale è l'astigmatismo che li manifesta specialmente nelle ectasie e che ha raggiunto fino il grado di 24 diottrie. Vi è ipoestesia ed anestesia della cornea, qualche volta a carico della porzione situata anteriormente al solco od all'ectasia. Dal punto di vista anatomo-patologico è stato osservato da varì AA. alla lampada a fessura un assottigliamento considerevole dovuto al fatto che gli strati superficiali della cornea e la membrana di Bowmann sono soggetti ad una disintegrazione; si osservano pure delle gocce grassose, a preferenza nel fondo del solco, tra le lamelle della cornea. Gli strati posteriori sono generalmente intatti, eccetto nei casi in cui vi sia rottura della Descemct. Sembra che la prima fase della malattia sia caratterizzata da un solco, cui segua la ectasia che ne costituisce la seconda fase, essendo dovuta quest'ultima al predominare della pressione interna generalmente normale, nella diminuita resistenza della cornea al posto della lesione. Circa la patogcnesi non vi è accordo tra gli studiosi attribuendola alcuni a disturbi del ricambio colcsterico, altri ad alterazioni trofichc cd altri :ancora a disordini endocrini. Si può produrre rottura spontanea o traumatica della cornea. La cicatrizzazione delle ferite a livello della lesione è lenta e difficile, circostanza di cui bisogna tener conto nella valutazione dei danni da infortunio sul lavoro. Gli AA. definiscono la degenerazione marginale della cornea come un locus minoris rcsistcntiae, che non bisogna mai dimenticare. Quanto alla terapia, quella medica, generale o locale è inutile, e non si può ricorrere che ad un intervento chirurgico cercando di creare una cicatrice solida c diminuendo così i! grado tanto elevato dell'astigmatismo. Si sono avuti anche buoni risultati con la gal vano-cauterizzazione. Lamber preconizza l'escissione dcll'ectasia a cui Secfcldcr aggiunge il ricovrimento eongiuntivalc alla Kuhnt. TESTA.


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C. PAsCHEFF. - Sulla vera concezione della. guangtone operatoria del distacco di retina. (<< Archives d'Ophtalmologie », ottobre 1935). L'A., contrariamente all'opinione di Gonio, Vogt e altri, pensa che la rottura della retina non è la causa del distacco, ma è invece un fenomeno secondario degenerativo della retina scollata. La natura guarisce il distacco di retina con il riassorbimento del liquido sottoretinico e colla cicatrizzazione, cioè l'aderenza corio-retinica. Il riassorbimento si verifica più facilmente nei distacchi essudativi. I metodi operativi tuttora in uso si propongono di otturare la rottura, dopo di averla esattamente individualizzata. L'A. con un suo nuovo metodo operativo si ripromette il raggiungimento di due scopi: fare sparire il liquido retroretinico e fare aderire la retina alla coroide. Il suo metodo operativo si compone di quattro tempi: 1) si scopre la scierotica quanto più vicino al distacco è possibile, senza preoccuparsi della eventuale rottura; 2) si scopre la coroide con una doppia trapanazione sclerale col trapano di Elliot (mm. 1,5), fatta in corrispondenza del punto più scollato ed ai due lati del setto corrispondente; 3) puntura della coroide per evacuare il liquido penetrando nell'occhio con un ago diatermico ed elettrocogaulando la coroide per provocare l'aderenza, creand<> cosl due fistole separate dal muscolo retto corrispondente, che, per la compressione che esercita, aiuterà il riaccollamento delle due membrane dopo lo svuotamento del liquido; 4) sutura della congiuntiva. Il malato deve restare a letto con due occhi bendati e la testa inclinata dal lato dell'intervento:, per otto giorni. TESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA M. AuBRJ. n. 89).

L'ascesso retro-faringeo. («La Presse Médicale », 6 novembre 1935,

L 'ascesso retro-faringeo situato nello spazi<> pre-vcrtebrale presenta secondo la sua sede ;n altezza tre varietà cliniche principali : L 'ascesso superiore, raro, è situato al disopra del piano orizzontale che passa per il velo, la sua sintornatologia si svolge alla volta nasale e faringea. L'ascesso medio più frequente, riguarda l'orofaringe; esso è anzitutto faringeo. L 'ascesso inferiore riguarda la volta faringea e laringea; Truffert e Viéla di recente hanno fatto su tale argomento studi abbastanza interessanti. I. L'ascesso retrofaringeo di tipo medio è il più frequente ed il più classico. Esso si osserva però quasi esclusivamente nei lattanti, e dopo il secondo anno diventa eccezionale. Esso è dovuto all'infiammazione dei gangli retrofaringei di Gillette i quali a Iom volta vengono infettati da una adenoidite, una rinite o un'angina acuta. Il trattamento è semplice: messo il bambino in posizione di Rose, l'ascesso viene aperto col bisturi o con la sonda cannulata. E' utile aspirare il pus con l'aiuto di una cannula aspiratrice per evitare la sua caduta nelle vie aeree. 2.. -

Ascesso tetrofaringeo superiore. Questa localizzazione molto rara non si

osserva che nella giovane età; essa è dovuta alla supporazione dei gangli retrofaringei più alti ed è sempre una conseguenza di una rinite o di un'adenoidite. La prognosi è meno grave del precedente ed il" trattamento s:~rn lo stesso. 3· L'ascesso retrofaringeo inferiore è retro-laringo-faringeo, esso è di fronte al laringe e riguarda dunque la parete posteriore dell'ipofaringe.


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RIVISTi'. DELLA STAMP:\ MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Con Truffert e Viéla hsogna distinguere, secondo la sua altezza, due forme cliniche: l'ascesso sopra-cricoideo c quello crico-esobgco. Questo tipo di ascesw si osserva sia nel ragazzo che nell'adulto cd esw è dovuto in generale ad una escoriaziOne della parete posteriore do,·ura a vane cause: 1) Traumatiche; 2) Perforazioni organiche (ulcere varie); 3) Lesioni dello scheletro vcrtebrale. La sintomatologia è diifcrc:ntc a sccon(b della sede in cui si svi luppa l'ascesso. Ncil'ascesso sopra-cricoideo !::t bringnscopia indiretta è sufficiente a mostrare la cun·a bassa Jclla parete posteriore ddl'ipofa ringe e questo è il segno che solo permette la diagnosi. Per la di:1gnosi dell'ascesso crico-ewfageo. sono mollo necessarie tre manovre : la far ingoscopia diretta, la palpazione cervicale. l'esame rndiologico. Tra ques te è l'esame radiologico che permette con es:mczza di fo re la diag nosi ddle affezioni suppurate (o anc he tumorali) dello spazio rcrrofaringco. Il trattamento di ques ti ascessi è fatto mcrcè l'apertura di essi. L'ascesso sopracricoidco deve essere aperto dalle vie naturali aiutati dall'endoscopia. L'ascesso crico-csofageo de,·e essere aperto per via esterna (Truffcrt e Viéla). Per l'apertura sotto e ndoscopia l'A. consiglia la seguente tecnica: l'ammalato viene sistemato in posizione broncoscopica abituale o in posizione laterale; il tavolo si tiene leggermente decl ive per evitare la caduta del pus nelle vie aeree. Il tuho è introdotto nell 'ipofaringe, ciò alle ,·olte aumenta la dispnea ed in tal caso si introduce un tubo broncoscopico nella trachea. Tale mano\'ra f:t dimi nuire la d ispnea ed impedisce la caduta del pus nella trachea. Il la ringoscopio è in seguito nuovamente sistemato nell'ipofnri ngc fino al contatto con l'ascesso, che sarà inciso sulla linea mediana ed il suo contenuto sarà immediatamente aspirato con una cannula. L'apertura esterna è la sola via che permette il drenagl{io e l'apertura corretta degli ascessi inferiori dell'ipofaringe. La via da seguire sarà quella pre-stcrno-masroidea detta di « Saim-Germain ,, che passa in avanti dei grossi v:~si. Aperto l'ascesso esso sarà drenato con uno zaffo alb Mikulicz. In conclusione possiamo dire che secondo b sede l'ascesso retrofaringeo presenta una differente sintomatologia c differente dovrà essere il trattamento. Inoltre si ha che : 1) L 'ascesso medio, cbssìco, non offre alcuna difficoltà. L'ispezione ddl'orofa· ringe basta a far fare la Jiagnosi. l! trattamento è sempl ice, esso si riduce ad una facile mano\'fa, la sola precauzione da prendere è la posizione di Rose. 2) L'ascesso superiore è eccezionale, la sua diagnosi cd il suo trattamento sono gli stessi dell'ascesso medio. 3) L'ascesso in feriore comprende due tipi: - Il più alto : sopra-cricoideo è il trionfo Jell'endoscopia. La sua diagnosi ed il suo trattamento saran no endoscopici. - Il più basso : crico-esofngco sarà di:Jgnosticato con l'endoscopia e la radiografia. Il suo tratta mento chirurgico richied: l'apertura per v1a esterna pre - sterno · mastoidea. S. VITALE.

DERMOSIFILOGRAFIA F. fRAl' Clll. Due casi di reinfezione sifilitica. (Comunicazione alla Sezione Piemontese della Soc. 1t. di Dermat. e Sifilografia, 15 giugno 1935). L'A. ri ferisce su due casi di n:infe7.ione sifllitica osservati ed accuratamente seguiti nella clinica dcrmosifìlop:ltica della R. linivcrsit:t di Torino.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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Entrambi i pazienti avevano contratto per la prima volta la sifilide nel 1931 e la lesione iniziale, diagnosticata nella _stessa clinica, ass:1i tipic:l, era comparsa da 3 a 4 settimane dopo il coito infettante. Positiva fu la ricerca della spirocheta. Fu notata adt:· nopatia inguinale classica. In uno dei pazienti le reazioni siero:ogiche furono fortemente positive e la terapia fu iniziata con prep31ati arsenobcnzolici e continuata con sali insolubili di bismuto. Nell'altro le reazioni sierologichc erano ancora negative al momento della visita e di\·ennero positive dopo le prime iniezioni di b1smuto. La riparazione delle lesioni fu rapida in entrambi. I due pazienti continuarono la cura per tre anni rresso l'ambulatorio della clinica e le reazioni sicrologichc, praticate periodicamente, dettero risultato sempre ·negativo. Dopo circa quattro a nni dalla prima infezione ebbero entrambi, una ventina di giorni dopo un coito sospetto, delle ulcerazioni in sedi diverse dalla prima, con i caratteri tipicì del sifiloma iniziale, con linfite dorsale dell'asta e classica adenopatia inguinale. L'esnme microsc.:opico della sierosità .rivelò in entrambi numerosissinù e tipici treponemi. Negative in primo m0mento le reazioni siero'ogiche, che poi divennero positive. Tenuti in osservazione, comparve in seguito, dopo circa 6o giorni, in uno sifiloderma maculoso generalizzato e nell'altro un sifiloderma micropapuloso diffuso. Iniziata la terapia con sali insolubili di bismuto, si ebbe in entrambi una netta reazione di Herxeimer che si ripetè alla seconda iniezione. Questi due casi sono molto istruttivi, perchè in essi appare evidente una reinfczione decorsa con tutti i caratteri della infezione luetica primaria. CARLUCCJ.

A. MmANA e F. FRANCHI. -

L'allergia cutanea nella poroadenite inguinale persiste immutata dopo guarigione deUe lesioni coc prolungato trattamento i.odico.

(Comunicazione alla Sezione Piemontese della Soc. It. di Dennat. e Sifilog:afia, 15 giugno 1935). Gli AA. hanno studiato il comportamento dell'allergia cutanea nella poroadenite inguinale dopo la guarigione delle manifestazioni, ottenuta con trattamento ioclico. Hanno preso in esame 12 pazienti, che hanno Fotuto seguire dal momento in cui venne form ulata la diagnosi, durante la cura praticata da loro stessi e successivamente, dopo la cura. T utti i pazienti pres1 m CS<Ime ~re:;entavano prima della cura una reazione Frci fortemente positiva. Fu attuato il trattamento <.sclusivamentc iodico, meno in due paziemi i n cui alla cura iodica fu associata quella con antimonjo. A distanza t.li parecchi mesi dalla guarigione clinic:; e in qualche caso ilnche dopo qualche anno, lo stato allergico è rimasto immutato, come è stato messo in evidenza dai risultati nettamente positivi della intrad<:rmoreazione alla Frei eseguita con più antigeni. T ali risultati avvalorano ancora di più l'importanza della reazione di Frei, non soltanto ai fini diagnostici, ma anche medico-legali. CARLUCCI.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal nrball puv~utl alla Dàuloue Generale di Sanità millb.rt od r eouio 1936-XIV)

CASERTA + Capitano medico GusTAvo RoM,\NO: Linfogranuloma inguina/e sub-<Jcuto

di Nicolas e Favre.

L'O., dopo aver dato dei cenni storici e parlato dell'eziologia, dei tentativi e risultati avuti nelle varie prove di inoculazione agli animali ed all'uomo, delle varie ricerche nella immunizzazione e nell'identità del virus, ha descritto la lesione iniziale nei vari suoi tipi e le caratteristiche alterazioni ghiandolari nella loro progressiva evoluzione. Si è trattenuto poi sulla diagnosi differenziale sia dell'ulcera adenogena, che delle forme ghiandolari vere e proprie, parlando delle var ie ricerche biologiche collaterali, che sono di valido aiuto alla diagnosi nei casi dubbi. Infine, dopo aver passato in rassegna le varie alterazioni :matomo- ed isto-patologiche dell'ulcera ade· nogena e dell'adenite linfogranulomatosa, ha accennato alla prognosi dell'affezione ed esaminato gli svariati presidi eh im ici, biologici, chirurgici ç fisiçi, usati nella terapia dei processo morboso.

CATANZARO

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+ Sottotenente medico RosARIO RuGGIERI:

Recenti ricerche nel campo

dell'epilessia.

L'O. espone le ricerche di questi ultimi anni sull'epilessia, indugiandosi sopratutto a descrivere i moderni mezzi di indagine. Particolarmente si occupa delle ricerche enccfalografiche e dei preziosi ausili che queste hanno portato per la diagnosi della malattia. Al termine della conferenza gli argomenti trattati sono stati discussi anche con altri ufficiali medici dell'ospedale.

+ Sottotenente medico DoMENICO TETI: Costituzione orgamca tn rapporto alte malattie dentarie.

L'O. riferisce che oltre le cause esogene e le endogene acquisite o temporanee, sulle malattie dentarie influisce la costituzione organica. Infatti con la classificazione di Nornberg in: den ti a suscettibili t~ reattiva, particolarmente soggetti alle carie, ed invece più refrattari alla malattia del periodonto, ed i denti privi di suscettibilità reattiva, ed invece più soggetti alle forme infettive periodontali e refrattari alle forme cariose, si può osservare clinicamente che: il primo gruppo trova maggior riscontro negli individui del primo tipo del De Giovanni o longilinei microsplancnici del Viola, ed il secondo gruppo trova maggior riscontro negli individui del terzo tipo del De Giovanni, brevilinei o macrosplancnici del Viola.

*

FIRENZE + Sottotcnente meòico ALBERTO PWJ.ETTI PERINI : Paratircidi e callo di frmtura.

L'O. riferisce sulle ricerche sperimentali da lui compiute in collaborazione con un collega, riguardo all'influenza dell'ormone paratiroideo sulla evoluzione de! callo di fr:murn


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

Sono state praticate ricerche su sei gruppi di conigli. Dopo averli operati a cielo scoperto di costotomie multiple, un gruppo è stato reso paratireo-insuffìcente mediante asport~zi?n~ parziale dell'app~rato paratiroideo; io tre gruppi sono stati iniettati estratti parat:Irotdet. (uno ottenuto du ettamente, due prelevati dal commercio) in dosi progressive; un qumto gruppo è stato trattato con proteina aspecifica, ed il sesto è rimasto di controllo. Gli esami radiologici ed istolobrici praticati io serie a 15 e 30 giorni di distanza dalle costotomie, in confronto con i controlli, hanno messo in evidenza che negli ani~ali paratireo-insufficienti il caJlo evolve lentamente e la frattura resta a lungo mobile, mglobata da callo fibroso; che negli animali trattati con i vari estratti si ha costituzione rapida di un callo che raggiunge in breve tempo forma e solidità definitive, e che la iniezione di una proteina aspecifica non influisce sulle evoluzioni del callo.

LIVORNO

*

+ Sottotenente medico REMO SAvrozzx: L'O. illustra 34 casi di ittero catar-

rale ricoverati nel reparto medicina durante il 1935 e parla della terapia urotropinica degli itteri per via endovenosa.

PERUGIA

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+ Primo capitano medico Vn-roR Uco GrACANELLl: Considerazioni su di

un caso di ascesso poimonare consecutivo ad operazione sui cavo orale.

L'O. dopo aver esposto un caso di ascesso polmonare verificatosi in un militare degente nel suo reparto, ha riassunto le varie indagini sulla grave entità morbosa ed i nuovi metodi terapcutici. Ha riferito i buoni risultati ottenuti nel caso in oggetto, con la cura di preparati bismutici. Nel p. io cui i reperti batteriologici nell'escreato erano stati positivi per streptococchi, stafilococchi e scarsi spirilli, le altre numerose cure praticate, fra cui l'alcool-terapia, erano rimaste _quasi del tutto inefficaci.

+ Maggiore medico RAFFAELLO PEPE; Terapia delle polmoniti. L'O. dopo aver accennato alle varie affezioni infiammatorie acute degli organi respiratori, ha parlato dei vari metodi di cura più importanti, intrattenendosi sulla terapia igienica, sul trattamento sintomatico e sulla terapia specifica cd aspecifica (sieri, vaccini, stomosine, colloidoterapia e chemioterapia).

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ROMA + Primo capitano medico prof. CoRRADINO GIACOBBE: Un caso di ematuria da varici ulcerate deLle papi/le renali. Le varici del rene son? estremamente rare ed anche nei trattati della specialità sono o completamente trascurate o accennate appena di scorcio. T ale affezione è però di grande interesse pratico, potendo essere causa ~.i ~X:)rt;.gie così imponenti da mettere in pericolo la vita dell'ammalato. L'O. illustra infatti un caso manifestatosi con ematu· ria totale, spontanea ed abbondante ed in cui si dovè provvedere con nefrectomia d'urgenza. A un attento esame del rene asportato si potè rilevare una varice ulcerata in corrispondenza dell'apice di una papilla. Il paziente chirurgicamente guarito, è stato dimesso dall'ospedale col provvedimento di riforma.

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Un caso di ittero da stasi.

L 'O. illustra un caso d 'ittero da stasi dovuto a compressione esercitata dal pan· cr eas ingrossato ed indurito specie in corrispondenza della sua testa. Essendosi manife-


CONFERE~ZE

E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

stati allarmanti segni d'intossicazione rolcmica, è stata praticata una colecisti-gastrostomia, seguita da rapido e notevole miglioramenro.

+ Primo capitano medico DoMENrco Lo BIANCO e sottotenente medico Lucio P ES· NACCHIO:

Un caso di leucemia linfarica subacura.

Il primo capitano medico Domenico Lo Bianco riferisce su un caso in cui al quadro lc:ucemico si è accompagnata una grave crcsipcla del viso e del cuoio capelluto con una scpsi generale da streptococco emolitico. L'O. prospetta quello che egli definisce il problema delle leucemie: e cioè il discusso tema della loro etiologia e patog_enesi. Fa una breve critica alle idee prevalenti in merito ed ai punti generici di discussione, mentre per l'esposizione del caso e per la sua disamina rimette la parola al sottotenente medico Lucio Pennacchio. Questi fa notare come il caso ha meritato rilievo perchè costituisce un esempio sufficientemente convalidato dai dati clinici e di laboratorio in cui lo streptococco, a differenza di aJtri casi presentati nella letteratura, non ha avuta alcuna importanza etiologica nel determinismo dell'affezione leucemica ed è stato semplicemente l'agente di una infezione secondaria. L'invasione del germe in circolo non ha provocato reazioni nel soggetto completamente energico ed ha prodotto una rapida lisi degli elementi linfocitari immaturi, costituenti la quasi totalità dei globuli bianchi, la cui cifra è caduta da 150.000 a 6o.ooo in brevi giorni. Contemporaneamente ie condizioni generali, già gravissime, sono ancora precipitate, fino all'esito letale.

+ Primo capitano medico DoMENICO L oNco e prof. VrRcruo CHINI : Un caso di reticolo-endeteliosi /eucemica ? Il primo capitano medico Domenico Longo riferisce su di un ammalato che dopo pochi giorni di degenza nel secondo reparto medicina, fu trasferito, a richiesta della famiglia, nella clinica medica della R. Università di Roma. Il prof. Virgilio Chini (primo aiuto della R. Clinica medica di Roma), invitato dalla direzione dell'ospedale, secondo i cordiali ed utili rapporti culturali esistenti fra l'ambiente scientifico universitario e la Sanità militare, si presta gentilmente ad esporre l'ulteriore decorso clinico dell'infermo succitato. L 'O. riferisce che il malato si era presentato fondamentalmente come un caso di linf<rmonocitosi adenopatica infettiva (febbre ghiandolare di Pfeiffer) con febbre, tumefazioni ghiandolari, angina, epato-splenomegalia, lcucocitosi (circa 30.000 glob. bianchi) e quadro ematologico del tutto corrispondente a quello di una. linf<rmonocitosi. Il decorso non è stato però quello di questa forma: fegato c milza sono enor· memcnte aumentati di volume, la febbre si è trasformata in modesta febbricola, la leucocitosi è andata aumentando, arrivando a cifre elevatissime (sino a I]O.ooo globuli bianchi) c negli strisci sono comparse numerose forme di probabile derivazione-reticolo· endoteliale. La reazione di Paul e Bumer era stata ripetutamente negativa. Una biopsia ghiandolare dimostrò una completa trasformazione reticolo-endoteliale, sì da far pensare ad una reticol<rendoteliosi leuccmica. Va notato però che vennero a mancare sia una compromissione della serie rossa, sia segni di diatesi emorragica. L'O. conclude che il caso è pertanto tuttora oscuro e solo l'ulteriore decorso potrà permettere un giudizio definitivo. Il primo capitano medico Domenico Longo, in altra riunione, ritornando sullo stesso caso clinico, ne espone l'ulteriore decorso. Le condizioni del p. si aggravarono sempre più, si accentuarono i sintomi di ingombro mediastinico, comparve ascite, il numero dei globuli bianchi oscillò sempre su 200.000 e la formula leucocitaria rimase invariata.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

Contrastavano con la sintomatologia leucemtca acuta due fa tu : il numero di globuli rossi che rimase sui 4.000.000 con emoglobina 65-70 e la mancanza di qualsiasi segno di diatesi emorragica. Obitus il x6 gennaio. Alla necroscopia i dati positivi macroscopici furono: gruppi di glandole estese al peritoneo, mediastino ed alle regioni cervicali ed ascellari. Le glandole: erano ben distinte l'una dall'altra. Fegato molto grosso con noduli ed infiltraù di aspeno neoplasùforme. La milza era molto grossa, di aspetto rosso omogeneo con caratteri di milza lcucemica. Noduli linfatici sottopleurici. Dell'esame istologico l'O. rifcri.rà prossimamente e per il momento la forma rimane ancora non classificata. Probabilmente rien tra in quei casi di reticolo-endoteliosi lcucemica ncoplastiforme descritti recentemente da vari AA.

TRIESTE

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+ Primo capitano medico GIUSEPPE BARBIERA: Un caso di memngtte purt-

formt: asettica secondaria ad influenza.

+ Primo capitano medico SALVATORE ZINCALE: Un caso di mte metasta.<ica go· nococcrca. L'O. presenta un caso di irite mctastasica in soggetto con urettrite blenorragica. Ne descrive le caratteristiche cliniche e mette in evidenza l'efficacia delle iniezioni di coaguleno alla tempia, sulla risoluzione del processo infiammatorio.

UDINE

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+ Primo capitano medico ANTONIO FARAONI': Allopsicosi paratJoide (W emicke)'

t:spansivo-mistica post-nuziaie. Interessante per l'insorgenza ed evoluzione psicopatologica il ca.so dall'O. presentato ed illustrato in un soggetto di anni 24, senza alcun segnalato rilievo gentilizio ~ personale neuropsicopatico. Recentemente sposatosi (o fatto sposare ?) al solo scopo di car[pire il premio di nuzialìtà, lo stesso giorno del contratto matrimoniale abbandonava la donna, dal soggetto definita <<senza utero, guasta >l (spunto alla CotarJ); c dopo qualche giorno di svogliatezza e malessere con scoppi di risa inconsulte barricavasi in casa « tentato dal demonio ». Indagini dei RR. CC. confermano pienamente tale insorgenza psicopatica post-nuziale, in pari tempo segnalando il soggetto per « ottima condotta morale e politica, esente da precedenti penali e comunque morbosi, nè mai affetto da malattie ledenti le facoltà mentali anteriormente al matrimonjo ». In atto nel soggetto rilevasi una florida sistematizzazione delirante mistico-fantastica, che val forse la pena sintetizzare per i simbolidi neologismi e la paralogica caratteristica: <<è un novello Messia, come fratello di Cristo, figlio del Creatore padre suo e di ben 4 Madonne; ha 3 fratelli: Mosè, Comando e Fresco ( !); due sorelle << guaste, bacate >> e figlie dell'Oratore; tre zii: il Gigante, Macistc c l'Oratore predetto, che sasebbe poi il papà di Sansone: anche quest'ultimo come suo fratello nato nella stessa casa e nel suo stesso letto ccc. ecc. Anche turbe sensoriali: '< nottetempo la prima delle quattro Madonne, con Gesù e S. Giuseppe, vengono a visitarlo, vestiti in verde, ecc. " · Ne1 resto perfettamente orientato, lucido, percctrivo, pronto e spesso anche arguto nelle risposte (logorroico), con attenzione vigile e ben sostenuta, senza alterazioni mnesiche, di cultura elementare adeguata. Nel contegno talvolta euforico, esuberante; tal'altra alquanto depresso, introspettivo; mai cenestopatico. Nessun atteggiamento finora demenziale. Nulla di notevole dal lato somatico; irrilevante la valutazione neurologica in atto.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

Particolare importantissimo: al distretto per l'arruolamento il soggetto dovè esservi condotto a mezzo dell'arma RR. CC., sostenendo egli errata la sua iscrizione nelle liste di leva con cognome puramente formale e fittizio; essendo i suoi genitori soltanto « putativi » (delirio metabolico).

+ Maggiore medico FRANCEsco MASSIMO: T rombo- angiQÌte obliterante giovanile. {Morbo di Leo Burger). L'O. presenta ed illustra un caso di tromboangioite obliterante giovanile, in un .agente di questura, di anni 33, ricoveratosi in ospedale, dopo oltre 5 mesi di sofferenze e dopo d'essere stato curato a domicilio, ritenuto affetto da tubercolosi del tarso e dei metatarsi dd piede destro. Descrive il processo anatomo-patologico, nei suoi var~ sta&, e fa rilevare i sintomi, .che nel paziente sono molto evidenti: eritromelia ad arto pendente ed ischemia ad ano elevato, dolore urente e sensazione di intenso prurito, claudicazione intermittente, assenza del polso della pedidia, disturbi trofici iniziali a carico dell'alluce. Descrive le diagnosi differenziali con le altre forme di lesioni arteritiche e specialmente con la sindrome di Raynaud. Infine parla delle cure medica e chirurgica, elen.cando i vari procedimenti, tentati per curare questa grave malattia: 1) legatura della vena; 2) anastomosi artero-venosa; 3) simpaticectomia periarteriosa; 4) estirpazione di una surrenale (operazione di Oppel); 5) estirpazione dei gangli simpatici lombo-sacrali. Tutti interventi che hanno dato risultato incerto, per cui ora si cerca di ritornare alla cura incruenta, con iniezioni endovenose ad alte dosi di soluzione ipertonica di cloruro di sodio al 5 %, metodo proposto da Silbert, che sarà tentato nell'infermo.


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O

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Bollettino del Corpo sanitario militare Ufficiali medici CoLONNELLI. FIERRO Michele, direttore ospedale militare Bolzano. - In data 1° febbraio 1936-XIV cessa dalla predetta carica ed è nominato direttore ospedale militare Padova. TENENTI COLONNELLI. SINISI Guido, mm1stero guerra. d'autorità, dal 26 novembre 1935-XIV.

R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica),

PRIMI CAPITANI. SALOMONE Giuseppe, distretto Palermo, in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. - In data 25 novembre 1935-XIV, richiamato in servizio effettivo e destinato ospedale militare Messina. CAPITANI. CJ\.\L'!ARANo Vito, Bologna.

!

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centro esperienze artiglieria Nettuno. -

Ospedale militare

TENENTI. DE RocATIS Antonio, 9• fant. - ro0 fant. Dal Bollettino ufficiale, disp. n•, 7 febbraio 1936-XIV.

*

Ufficiali medici MAGGIORI. GtANNOTTI Dino, distretto Firenze, in aspettativa per infermità temporanee provenienti dal servizio. - In data 14 dicembre 1935-XI V richiamato in servizio effettivo e destinato ospedale militare Udine. PALUMBO Giuseppe, ospedale militare Ancona. - Ospedale militare Napoli. TATIONI Fileno, infermeria presidiaria Trento. Ospedale militare Alessandria. MoNTELEONE Vincenzo, ospedale militare Padova. - Infermeria presidiaria Trento. Dal Bollettino ufficiale, disp. 12•, 14 febbraio 1936-XIV.

*

Ufficiali medici MAGGIOR[ R1cc1 Antonio, ospedale militare Firenze. -

Ospedale militare Bari.

PRIMI CAPITANI. DIANA Eugenio, ospedale militare Bari. - 8° art. div. fant. INFANTINO Simone, 1° genio. - Ospedale militare Bari. Dal Bollettino ufficiale, disp. 15\ 21 febbraio 1936-XIV.


NOTIZIE

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Avanzamento degli ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario militare Con circobre n. 69 Giornale milìt.are ufficiale 30 gennaio c. a., a norma dell'art. 110 della legge sull'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito, sono stabiliti, per l'anno 1936, i limiti di anzianità entro i quali gli ufficiali possono far domanda per essere collocati a « disposizione " (se colonnelli) e " fuor i organico l> (se tenenti colonnelli, maggiori o capitanj). Le domande dovranno pervenire al Ministero della guerra (direzione generale per sonale ufficiali) entro il mese di marzo 1936-XIV. Riportiamo i limiti eli anziani tà per gli ufficiali in s. p. e. del Corpo sanitario, con la indicnione, per ciascun ruolo e grado, dell'ultimo ufficiale che può essere ammesso

a far domanda: Ufficiali mcdt'ci. Colonnelli fino a Barile Felice; tenenti colonneìli fino a Sale m Alessandro; maggiori fino a Sunseri Giuseppe. Ufficiali farmacisti. Maggiora fino a Fortunato Leonardo; primi capitani fino a Chiofalo Biagio.

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A norma dd~e disposizioni contenu te nell'art. 55 della legge sull'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito e nell'art. 32 delle norme relative, il Ministero della guerra con circolare n. 130 Giornale militare ufficiale 20 febbraio c. a . ha determinato che i seguenù tenenti colonnelli medici entrino, nell'anno 1936, in turno di anzianità per assumere la carica di direttori di ospedale : CrAccJo Vito, MANCA NARO Carmelo, CARBONE Vincenzo, PANAGIA Antonino, D'AcCARDO Salvatore, CIARLO Silvio, RA.\IPI Pietro, ABATE Alessandro, PnRELu Nicola, S1Nrs1 Guido, Lucc1 Amerigo, DE DoMENICO F rancesco, GALLOTTI GioYanni, $AVINI Gualtiero, Cosn Faus:o.

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Dalla circolare n. I5I Giornale militare ufficiale 27 fcbbrajo c. a. riportiamo i gior ni e le località stabiliti per le prove e l 'e~ame dei titoli degli ufficiali del Corpo sanitario compresi nei limiù per l'iscrizione sui quadri d'avanzamento per l'an no 1936-37.

Avanzamento a scelta speciale UFFI CIALI MEDICI

Maggiori : 1° aprile. - P rove orali e pratiche: Ospedale militare di Roma. Capitflni: 15 aprile-18 maggio. - P rova sçritta e prove orali e pratiche: Ospedale mil itare di Roma.

Tenenti: 25 marzo-I 0 magg1o. - Prove scrme e prove orali e pratiche : Ospedale militare di Roma (I). UFFICIALI CHntiCI

FARMACISTI

Maggiori: 15 aprile-18 ma t:g to. • Prova scritta e prove oraJi : Ospedale milita r e di Roma (1).

Capitani: 15 aprilc-25 maggio. - Pro,·a scritta c prove orali e p ratiche: Ospedale militare di Roma ( 1). Tenenti: I • aprile. - Prove pratiche: Ospedale mi l it:~re di Roma. ( l ) Prc•m i rispwivi wrnanc.li c.li Corpo d· :u mata del R. C. T. C. della Libia o delle tru ppe

ddlc ir.tJic Egee.


NOTIZIE

Avanzamento a scelta ordÙ1aria e ad am:ianità UFFICIALI MEmCI

Tem:nti colonnelli: 30 marzo. - Inizio valutazione titoli: Direzione generale Sani d milit:lre, Roma. Capitani : 22 aprile. - Inizio prove ~c rirta, orale e pratica: Ospedale militare di Roma. Tenenti: 9 aprile. - Inizio prove orali e pratiche: Ospeùale militare di Roma. UFFICIALI CH IMI CI

FARMACISTI

Tenenti colonnelli: I 0 aprile. - Inizio valutnionc titoli: Direzione gencr:1le Sanità militare, Roma. Capitani: 22 aprile. -·Inizio prove scritta, orale e pratica: Ospedale militare cii Rom:;. Tenenti: 10 aprile. - Inizio prove praùca cd orale: Ospedale mili[arc di Roma. Per gli ufticiali in A. 0., dc~ignati e ammessi agli esami per l'avanzamento a scelta speciale, che facciano domanda <.li sostenere gli esami in colonia in applicazione del R. decreto-legge IO ottobre 1935, n. 1953 (eire. 915 Ciomale miLitare I935), saranno date disposizioni in seguito.

Concorsi per tenente in s. p. e. nel Corpo sanitario militare Con decreto ministeriale del 2 d icembre 1935-XIV, riportato nella circolare n. 55 Giornale militare ufficiale 30 gennaio c. a., sono indetti nei ruoli del servizio permanente cHettivo del R. Esercito concorsi per 55 posti di tenente medico e 4 posti di tenente chimico-farmacista. A tali concorsi potranno partecipare gli ufficiali in s. p. c. e di complemento, i sottuffici:tli e militari di truppa in servizio o in congcùo, di qualsiasi arma o corpo, nonchè gli altri cittadini del Regno, i quali tutti non o ltrepnssino il 32° anno di età alla data del decreto. Detto limite massimo di età è aumentato: di 5 anni per coloro che abbiano prestnto servizio militare durante la guerra 1915·I8; di 4 ann i per coloro che risultino iscritti ai Fasci di comh:mimenro, senza interruzione. da data anteriore a l 28 ottobre 1922. I due aumenti non si cumulano. I concorrenti ùovranno far domanda in carta da bollo da L. 6, indirizzata al Ministero della guerra (ùirezione generale personale uifìciali), con l'obbligo di presentarla, non oltre 6o giorni dalla data di pubblicazione d el presente decreto sulla Ca-::zctta Ufficiale (20 ge nnaio 1936), al comando del d istretto cui sono effettivi, oppure. se in servizio militare, al comando del Corpo od ente dal qua le dipendono, ovvero, in tutti g li altri casi, al comando del distretto nella cui circoscrizione risiedono. Seguono, nel decreto, le norme relative al concorso con la specificazione dci documenti occorrenti e dei programmi d'esame.

Cure balneo-termali Secondo disposizioni emanate con circobre n. L06 Giornale militare ufficiale 13 febbr:Jio c . .a., il. 28 maggio prossimo venturo si riapriranno gli stabilimenti balneo-termali (h Ac9u1 c d1 Ischia, che funzioneranno per ufFiciali c militari di truppa con turni di cura d 1 15 giorni ciascuno, in numero di sette presso lo stabilimento di ;\ equi e di otto presso quello di Ischia. Nella circolare sono specific:ue le norme che regolano i turni e l'ammissione alle cure.


NOTIZI.E

190

Conferenze cliniche e di scienze mediche alla Scuola di applicazione di sanità militare Secondo la tradizione che si rinnova ormai da molti anni, alla Scuola di applicazione di Sanità militare in Firenze, durante l'attuale corso allievi ufficiali del Corpo sanitario, saranno tenute da eminenti professori universitari, conferenze cliniche e di scienze mediche col seguente programma: 7 marzo - Prof. Guido VERNONI, Direttore dell'Istituto di Patologia Generale nella R. Università di Roma: Tetano post-sierico. 14 marzo - Prof. Giovanni PETRAGNANI, Direttore Generale della Sanità pubblica:

L'anafilassi nell'immunità. 21 marzo Prof. Guido lZAR, Direttore della Clinica meclica R. Università di Messina: Le metastasi amebiche. 28 marzo - Prof. Amilcare ZIRONI dell'Istituto Sieroterapico Milanese: Le malattie

da rikettsie con particolare riguardo alla diagnosi sierobattcriologica ed alla profilassi. 4 aprile - Prof. Luigi MANFREDI, Professore Emerito della R. Università di Palermo: Le infezioni inapparenti. maggio - Prof. Giuseppe AYALA, Direttore della Clinica Malattie Nervose e Mentali R. Università di Pisa: Le conquiste e le promesse della diagnostica e della terapia ·

2

moderne dei tumori dell'encefalo. Hanno anche aderito i Proff. Sen. Sir Aldo CASTELLANI, Francesco GALDl e Benedetto MoRPURGo, i quali si sono riservati di far conoscere l'argomento prescelto per le conferenze.

Giornata delle due Croci - Anno XIV La Giornata del Fiore e della Doppia Croce e la Giornata della Croce Rossa Italiana, con il nome unico Giornata delle Due Croci, saranno celebrate anche quest'anno, il 5 aprile prossimo. La Giornata delle Due Croci sarà preceduta dalla Seconda settimana nazionale per la diagnosi precoce, che si svolgerà dal 29 marzo al 4 aprile e sarà organizzata dalla Federazione italiana nazionale fascista per la lotta contro la tubercolosi attraverso le proprie sezioni regionali ed i propri fiduciari provinciali. Alla Giornata delle Due Croci seguirà la VI Campagna nazionale per il francobollo antitubt:t·colare chiudilettera, che si inizierà lo stesso giorno 5 aprile e continuerà poi per quattro settimane, fino al 3 maggio successivo. L'organizzazione delle manifestazioni - condotte con armonia d'intenti dalle due benemerite Associazioni - è affidata, come negli anni scorsi, alla Federazione italiana nazionale fascista per la lotta contro la tubercolosi, e del Comitato organizzatore farà parte un rappresentante della Croce Rossa itaJjana.

X Conferenza dell'Unione internazionale contro la tubercolosi Dal 7 al xo settembre c. a. si riunirà a Lisbona la X Conferenza dell'Unione inter· nazionale contro la tubercolosi. I temi di relazione sono i seguenti: 1) Gli aspetti radiologici dell'ilo polmo11m·e e loro interpretazione. Relatore profcssor L. de Carvalho (Portogallo). 2) Com p/esso primario tubercolare dell'adolescente e dell'adulto. Relatore dot· tor O. Scheel (Norvegia).


NOTIZIE

1 ~1

3) Profilassi domiciliare de/Ja tubercolosi. Relatori dott. C. J. Hatfield (Stati Uniti) e D. A. Powel (Gran Bretagna). Fra i correlatori sono designati per l'Italia, i proff. A. Busi (1° tema), senatore F. Micheli (2° tema), G. Breccia (3° tema). Sono in programma ricevimenti ed interessanti escursioni. La segreteria dell'Unione internazionale contro la tubercolosi, ha sede a Parigi (VI), Boulevard Saint Miche!, 66; il Comitato di organizzazione della Conferenza a Lisbona, « Assistencia nacional aos tubercolosos », Avenida 24 de Julho.

Concorso per una pubblicazione di medicina preventiva L'Istituto Nazionale delle Assicurazioni (Roma, via Sallustiana 51) bandisce un concorso a premi per una pubblicazione di medicina preventiva destin~ta ai propri assicurati. La monografia deve contenere una chiara e semplice esposizione di norme atte a prevenire le affezioni del cuore e dei vasi sanguigni e le norme che possano consentire una vita relativamente lunga e di lavoro proficuo a coloro che da tali affezioni fossero stati colpiti. Essa deve essere contenuta nei limiti da un minimo di 50 pagine a un massimo di xoo pagine a stampa in formato x6". Il lavoro deve essere originale ed inedito: deve essere inviato in cinque copie dattilografate alla Direzione Generale dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, Ser· vizio Sanitario, non più tardi delle ore 12 del 15 ottobre 1936-XIV. Gli autori firmeranno il lavoro. con un motto che sarà ripetuto su una busta chiusa e sigillata, nella quale dovrà essere contenuto il loro nome e, l'indirizzo. Il lavoro approvato dalla Commissione giudicatrice e quindi premiato diventerà di proprietà assoluta dell'Istituto. L'Istituto mette a disposizione della Commissione giudicatrice un premio di L. 5·000·

ll 103• compleanno del generale niedico Montanari Il generale medico a riposo, grande ufficiale Luigi MoNTANARI, venerando decano del Corpo Sanitario milìtare, il 23 febbraio ha compiuto il suo 103" compleanno. Nella fausta ricorrenza il Direttore generale della Sanità militare ha fatto pervenire fervidi voti augurali all'illustre vegliardo. Egli ha ringraziato con uno scritto che testimonia, nella lucida mente, l'inesausto suo entusiasmo per il Corpo Sanitario, nel quale è orgoglioso di aver servito per più di quarant'anni, e per il valoroso nostro Esercito.


NOSTRI

MORTI .

Il 13 febbraio c. a. è morto, a Roma, il ten. generale medico ari poso, Com m. Giovanni Domenico Galli. Era nato a Castelnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, il 17 luglio 1857 e dall'ottobre 1881 era entrato a far parte del Corpo sanitario militare, percorrendovi una carriera quanto mai distinta per i servigi resi e per chiare benemerenze acq uisite in pace e in guerra. Egli riuniva in sè le doti più compiute del medico militare associando ad una larga preparazione tecnica professionale, tenuta sempre al corrente nella passione degli studi, un versatilissimo ingegno, senso pratico delle cose c forte carattere con una innata bontà d'animo e squisita signorilità. Così egli seppe sempre: assolvere con uguali meriti le incombenze modeste o assai notevoli riserbategli durante il lunghissimo tempo passato nelle file della Sanità militare, nei diversi gradi per i quali ascese onorevolmente, circondato da stima affettuosa in ogni ambiente di lavoro. Tenent~ nel r884, capitano nel 1887, maggiore a scelta nel 1905• tenente colonnello nel 19II, colonnello nel 1915, brigadiere generale nel 1918, maggiore generale nel 1919, fu collocato in p. a. s. il 29 luglio 1920, ma poco dopo richiamato in servizio, il 21 dicem bre 1924 fu promosso tenente generale e continuò a prestare la sua opera apprezzatissima nell'Amministrazione delle pensioni di guerra fino al 22 luglio 1932, quando fu ricollocato in congedo. Nel 1894 aveva frequentato la Scuola di perfezionamento nella Igiene pubblica, poi, fra il 1898 e 1900, era rimasto addetto quale assistente onorario alla clinica medica della R. U niversità di Roma. Durante la grande guerra si distinse particolarmente alla direzione di sanità del XIII corpo d'armata, curando la perfetta e armonica regolarità del servizio sanitario anche nei momenti più difficili per eccezionale affluenza di feriti ed in importanti episodi epidemici, fronteggiati col più lusinghiero successo. Gli fu conferito l'attestato di pubblica benemerenza per essersi distinto nell'epidemia colerica del r887; era decorato di una medaglia d'argento e due di bronzo per i benemeriti della salute pubblica, della medaglia d'argento per il terromoto del 28 dicembre 1908, della croce al merito di guerra, della medaglia mauriziana al merito dei dieci lustri; era ufficiale nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e commendatore nell' Ordine della Corona d'Italia, per speciali benemerenze acquistate nella campagna

1915-1918.

Direttore responsabile : Redattore : Dott. prof. 1\0MA, FEBBRAIO

~tMìSfo.jl~ .,. ,,. tenente general e med.1co .RI.iMlc}l NJS,

tenente colonnello medico

1936-XJV • 1"11'. REGIONALE - CARLO CATTANEO, 20


RIVISTE MliJDICHE MILITARI. ANN.o\U DI M EDICINA NAVALE E COLONIALE. -Direzione c.:ntr•le della sanit:l militare marittima. Ministero della .\hrana. fl.Oil'U • .-l•ono X L I. Vol . Il. Fauc. \"-\" 1. ottwre·n<ttemb•• '93S · X IV • supplemento. Clemente: 'I'ubercolosi e marina dll guerra (nmllnua;JOne e li,rq . - Saitta: La resezior\c gastro-piloro-due>dcn31e nella cura delle perforntiont acute. - Braneato : t..:vm rihuto alb ~orvcJ:Iinnza delle acque potabili d1 bordo. - Acanfora: Sulla azaone d t alcunt: sosumze colloidah suiJo sviluppO di un )jtUppO di fungh1 ùcj generi monalia e c r ypMcoccus Ferraro: Efficacia della protilaslti e ,,:u:cin!l7.ioni nnutlfo-parat ifichc ncllt! Annate. - Alfano : Dell'or ucanl'l pfeuritic.a. - Acaafora : Osscrva.zuJni su alcuna cu.s1 dt lcashm.amosi. - Acanfota: Su un caso di leucemin acuta (m Jnocitmd e?) . - Marmo: Sulln tricomlc~t dd t:~lst ellani. ' UELG IO: ARCEUVES MeDICALES BELCES. - Direzione superic>re del scn •izio di sanitò d ell"esercito belga ( R""" d.ntione: 03pe:b le m l li!are di L1egi ). Fuse. Xl, tY1t:ernbn:, Xtr, dirtmbt~ 19JS, fase . J, gt'nnniu 1936, Spiaoit: Casistica ctjnicn (!mc. Xl). - Clorieux: PscudQ-1\ppcndiciti e crisi ncu tc d'acetonemia (/tue. XII). - Tbullie• : l quadri della tubercolosi cutnnca (!mc. l) . - Bollettino inten>a&iooale (!mc. X l , XII e 1). FRA.'SCIA: REVUE DU SERVICE DE SANT~ MJl.ITAIRE. - (:-luovo titolo degli Archi~·cs d• Mttlecine et PIUJr· 11Jaci~ ;\lfi/iiair~s). - Direzione del servi:t:io di sani [lÌ, ~limstcro deliA bucrru, Purig-i. Fase . l, gonnnio, to,w CIV. un6. Talbot: 'Il trattamento dello fratture del radùde. - Ulferte: Visite mediche al personale civile. - Ca· •arroc:: Sulle Conunissiuni di riforma . - BoDDette : Gama, chirurgo capo dell'esercito :sono il Primo ln1pero. MuraiDe : C uoio : generalità e analisi . POLO:-JIA: LEKARZ WOJSKOWY. - - Organo degli ufficinli del Ser vizio sauit:~rio. U l. Gomoslaska -+5· Varsa\"la. :'\/, ;, c0 Ollobf't: - 1V. 8, 15 oltobre- N . Q, 1 ° u •;"t'~mbrt I QJS. Wojciecbowoki: Chirurgia e sr.>s dn combal! imento (N. 7). - Cantltowolri: ' L 'elio e aeroterapia in generale oet sanatori c nelle s tazioni baJnearie in parucobre (.V. 7) . - Roenowaki : Lo srnto nn:uomico c funzionale dello stornoco nel corso della tbc, polmonare (N. 7• S r Q - corrtinuazior,,). - Bialosulmia : L"azione dell'iprite sui microrganisnti (N. ?). - Pawlowoki : Gli esiti delle ferite d 'arrn.1 do fuoco dell'addome (N. l>) . - Kesoel: L 'apprez. zamenro dei sintomi nelle lesioni e affezioni della rolonna vcrtebrole ( .V. 8). - Ka lina: Lo pncumor•diografia del ginocchio ( ..V. 8) . - Soltysilr: La conc.Jotu da tenert- n~i casi di fratturn con Jusl'laziol'le simuhanen d ell'astrafta!o (.V. lS). - LaDClau : L4 natura c il t rattamento delle aflc7ìoni dello ghaundola tiro•de (N. ')) . - Krajewoki: Vagcr tonia del cuore negli sportivi ( N. 1)) . - Studzimlri: l nuo,·i metodi do detemunazoone della virulenza degli stali(CIQ.lCGhi (N. 9) . RO.\'L<\.'SIA: REVISTA SANITARA MILITARA. - Redru:ione e ammini•trazionc: Ospedale Militare • Regi"" Elisabetta • Bucarest, f•"asc, Xli. dict mb,.e H)JS. Bal.a ban: Le asfissie e loro trattamento secondo le auuali conosccn7.c (contimm:ionr e fin e) . - Mamant : S u un ca~o di ferita penetrante 4.."14!JI'emitoraç~ ~ in it: t i"'O, dn proit!'ttilt! d i rucile, -

R.a dul..co! S u un CAi:() di epitelioma

del polmone. - Contea c Aatooesoo: Cons-iJcrazioni sui valori antropomelrlci cons t atati negli nl1ievi della scuoJa rnilttare di a·m ministrazione, k USSIA: VOENNO SANITARNOE DELO . - Gosudarslwennoe. isd-wo. Mosca. N. s. mn1111io ••>36. Baranov: _L'impor tnnJ;a de i quadri nt.> ll 'oq~at'\iz1azione del sen,izio sanitari''·- Rei.aer: Lo sgombro dei ftrtu (' degli anvna1ati. - Sobolov: Perf~zion :unenti ra.zwneJi nel servizio Silnitario. - Timofeievsky: L'c~trazione d:.Ji carn arnl3tÌ del relativo c<1u ipa.ggio colpttO, - TimofoiO'V'Iky : Jl trasporto det feriti con auto leJlgere. -- Timo. l<iovoky : Bnrdle con ruote. - SilbenniUI: I l laccio emostntico - Kalrni1<ov : Il \"e<tiorio d cll'a\'icre. - ValoY: La t tnda :tanuaraa srnontabilc. - Drucov: L=a tcrmott:rapia della pelle. - Sokolov : La cura delle fratture rlell'avambr:~:ccto coi mezzi s anttari da campc. Smoliui&ky: Fratturo deH':wambraccio durttnte il lancio delle bombe. Gincbbe,.. : l..a curo della p.>hnonitc con il cnlcio e lo digitale. - Cinçbbery : Il rculllntismo acuto - BacbareYitcb: 1J risu ltatO delle provvidco?.C per il m iglioramento H~ico dci richiamati della c.bssc 1912 . N. 6. giu11no 1935. CuilikOTSky : L'impOrt;anzn della prepnr:lzione fisica nell'~ercit o. Buadrin : Le rntlrcie (orzate e consef..'Ut"f''ti t\!~ ioni fi.,.iologachc. - Lidsky : Ln necess ità dj un razionnlc allcnomén to alle t'ftnrcac. - Petrov: L 'as,sistt:nza sanìtaria nell·::\ llenamento nlle nurcie. - Scbimacbelevitcb: La terapia fis ica ne.lla cura dc.: i r<'umatismi. - Coz: Apparc.cc.hi punauli per doccie in 0\.'lS~a. Markoau.ky c Gouaev : Apparecchio a cs tçns tonc per la riduzirme ddle fr.uturc. - Silberman e Prcnllovic:b : lvhschere pt..>r narcosi ed antigas . - Barinatein c: Mani novsky: L'uso ddte Jarnp:tde • Besten ~ per l' illunUn nzione d t: llc camere OJ)(•ratorie ncgti OSpl·daJi dn campo. - Barounio: Hndiutl'rapia oon le onde ultracortc. - Simkin c Lebedianalcy : Osservazioni :wlln poten~:~aliu\ visi,·a Jc)tli fi\'Ì cri in rapporto ali'sntcn~itit ddl'iliuminazione del terreno . Sc.honhinkov: l,n d , ~ snfc?.ione n vnpore ndlc hH·:lndcric dcu1i O$pedah. - MU'Iorin : Le rict:rche sui grUppi sn~guìstni aiJa luct artificlllle,

Puùblica7ionc mensile del C<>rpo sanitario militare. i\ladrid. S PAGNA: REVISTA DE SANIDAD MILITAR. F <JJC , l , gennaio 1936. Solazar: Ultimi pr'()flressi •u l"• febbre uinlla. - MUDoz Cottuar: Contributo •Ilo studi<J dei derma tOnti. BOLLE11N DE FARMACIA MILITAR . - Red•zion e c omministruzccone: l:mbaJndor"'', <)5 - 1\ l adrtd. Fau. 156. J"' ltlÒ,.t J 935 · Rolcla.n y Cuenero : P'èlix (;\lftlC7. Din.,, i:o: r ..·uorc f~:-macis 1a. - Fanlo: i ntossscuzionc d:. paombo. Ri•u Coda)' : Presente e av-vcn1re d ell'Anna chunic:t ((rmli mm:;I<Jnd . T U RC HIA: ASKERI SlHEUYE MECMUASI. R i' ""' " t rime<trnlc di santt~ miln.tro.! dell"es<rcito turro. edita dall'hpcttor~tto di s anità (Stamperia <ldln sann.t m1lttarc. CO$tandnopvh). S. t.: , 10;.;. Ridvon Numi Lolnnaa : Appendi~itc c cliftl~o:r,lto.t di dt:l~nrasi. errvre <h tr::u rame n: o. - Asim : l tr~um.ati­ ~mi dcU'o~tuo. - Op, Osm.an: L 'n1)~>cnd1t:1Cc ca lcuh~:<o~t. -- Nejat K ulakei: Tra!-lu~tUIH: dd -.nncuc raf'\ida c ur~c.!nte, 10 chirur'(l3 . - Op. Omer Bicam : Pitdc p:auo: trar t:mtcnu' tlrtopctln.o. - ~1u. Biirban Uru• ve l hs.an: t\ pro· p •bllO det bottont d'oriente or igmari dj Jsrambul. Mu. BUr haa Urus ve Taciddio: CitSJ d1 ulct.:rc o~~(·r\'aU tn tre d1vcnc.i soggett i e pron~ni<·nt i d'dia 'l'tessa bOq~cntc ù'Jnt4..'zlone.


TIPOGRAFIA REGIONALE ROMA 1'936-XIV


PUBBLICAZIONE MENSILE

Anno I ...XXXIV ·Fase. 111 MARZO 1936-XIV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

..

ROMA


SOMMARIO. Pag.

l nostri tadul i ;, Africa Orientale.

193

MEMORIE ORIGINALI : Coni. -

Dali• Relazione m edico-statistica delle condizion i snnitarie del R. Esercito nell'anno 1932 Fadcla. - La lel>l>ra nelle n ustrc colono c c n ell'Etiopia . . . . . . . . . . . . . . • Ma.ua e Gualdi . - L'appro,·vigionan>ento idrico di l\1ogn:iiscio prima e d opo l'nr rivo de lle truppe m etropolitnnc . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Luati iJ. - I ntorno oll'impie~o dell'ossido d.i carbonio (CO) come ·~~rcssivo di guerra Ferri. - Metodi moderni prr la ossigcnoterapin dei coJpiti da ag,etrcssivi chimici. CaotellaDeta. - I l c Metodo RelJaudi • nelle cure intenSive "rsenol>cnzoloche.

Pag

194 206 2 14

223 229 240

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Abissinia. Primi dati Stlll'otl(l~ni::::o2Ìrme smritnrìo dtll~ rPt:Ì?ni orcupatt ntl Nnrd tittlf' - F ADDA Colliri di p iloearpioa. Rict'rch'! clinicJrt sull'uul di - nd ultil c011tortrazioruo. - CAVA.:"\rGLIA . Corteccia cerebrale. RIC ~ rtht' u1i /cnom~ni ;olettrid dello - C/.>Z:ZA:"olO Costruzioni ipritate . lA diJbtf<~ionc ciel/e - HE:'\'\\',\SZ. . Enuresi L 'alroo/r;:za:iunt' n<n'01tl ntll' - /r.m::tunal~ ddl'r~omo. - ,:..t\Zr\ROV Guerra (l.<t) microbiea. - D e,;•~ l<L'!I>I • • •

Pajl.

268 258

26S 255 27 1

Lorioce e 1loodo le endocrine. - T F.RI<.ACOI. e J\Ll.fi\I ~R Malaria. Conszd~razitmt sul/n p(Jtolt>;:zu u mQralc d,•/la R-\UOS\\"L1J~VIC Mascliere utigu. llPMruchio dd/n Società A uer per vut)Ìca,. U. tcm<la del/t

Modi·c ina eoloniale it aliana

.

.

Medicina o Medicina letale Militare. -

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263

2S9 261 2$3 260 261 276

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d'AI.E\SA'IORO

Morbo di Weil. Anticorpr J.(l~cific i ti.#/ - ntl/',tiw1. - V\~ l)tn HOU)€.~ . . Protozoi parusit i del santue. Lo rolora::iQ'1lt di Rllman~u;Jk)' dti - n~i v tcr.Jd strisci. - GtE.\tSA Ranu1la •ublinguale comune. - J{()("IJF'fl E . . . . . . . . . . . . . • . Sifilide. Crmtnbt1to allo rtudio d tlld s..·dimtmaziC~n~ ddM tma::it m~lla G\TR e CHF.\'AT . Solfuro di etile bic.Jorurato. Sul tlaloro~.· terof)<:ulho Jrlle wa/a~ioni nel/t' lesiolli ddlt t;it t'tspiratorie (>r(II'OCIIIC tfn/ -

()<<WAT.O

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2 74

256 273

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T ontillectomia. lntlica:ioni della - n caldo. - PfiftOZ • Tracoma . Ric~rche dt<l bacillo <li Kl)c/r t d~/ '()irus tu.3~rcolart tu:/ - j UU·:S. • VMc:iu biliare ? Cht cosa si ptld rrcltitdcr~ oggr da "'' tsamt rad•oloJliCQ ddltz -

263 270

•

,

l<0 ;\1:\fEREL

CONFERENZE E DIMOSTRAZIO~ CLINICHE NEGLI OSPEDAU MILITARI

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271 266

Pag.

277

284

NOTIZIE .

COND IZ IO N I

DI

ABBONAMENTO.

L 'nbbonnmento è annuo e decorre do! r• jlcnnaio al prC7.zO di L . 32 (Es tero L . 44). Per gli ufhcioli med1ci c chimici-fannacisti del R. Esercito. in s ernzio ed in congedo, i! prezzo dell'abbonamento è ridotto a L. 24 anticipat~. Per 1 soli ufficiali m ed ie• (dèii"Esercito e dello MarinQ), in qualu nque POSizione si trovino. è ammesso un abbonam~ouo cumulatovo al Gtomal• di M,Jit~ na .1-filitaro cJ agio A•wali di A1<dicina Navau • Colonial• al prezzo di L . 45 annue. Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di anzianitd dd cor.oo sanitario militar• è di L. IS:, r idotto n L. 8 per i sol i abhonat i.

NORME P F.: R

l

COLLABORATORI.

l....c opinioni manifestate das:li autori non impe,Rnano la rçspon~abilitù dc1 periodico. Agh autori sono offerti gr:uoitamente so estratti con copertma sta-npata, fronte3piz.io, impaginatura e nu-

meraz :one spec•ale . Gli estratti richie->ti '" num'!rO mas;u~iore sono nJUcbltnti a prezzo di coeto. Pe r Ùltp<Hiz:oni del Consiglio ll:tT.ionalc delle ricerche n Cl3.scun lavoro deve euere u nit o un brev-e autori assumo (non p1u do 10 ri~the). Le spese per le 1ovole litogrnfichc, fotograliche. ecc. , ct12 accompagna,scro le pubbljcuioni, sono a carico degli autori. l mnnrn;criui non si restituiscono


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO LXXXJV- N. 3

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MARZO 193f>.XIV

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I nostri Caduti in Africa Orienfate\t~~;:t~. . ~Dall'inizio delle operazioni in Africa Orientale, tre ufficiali medici sono caduti in combattimento nelle vittoriose battaglie del Tigrai: il sottoteuente medico Antonio Porcu, il 15 dicembre 1935 a Demheguinà; il capomanipolo medico Luigi Chiavellati, tl 21 gennaio 1936 a Mai Beles; il sottotenente medico Matteo Ariano, il 2 0 febbraio 1936 a Addi Cheltà. Il sottoteneute medico prof. Mauro Gavazzeni è morto, di malattia, il 5 febbraio 1936 a Decameré. Ventuno militari di Sanità sono periti nella battaglia dell'Endertà, uno nella battaglia dello Sciré. Altri venti souo morti per malattia.

Il Corpo Sanitario militare segna queste sue perdite con lo stesso sptrito che sostiene i combattenti nel glorioso cimento che la Patria affronta per il suo onore e il suo avvenire. LA più intima solidarietà nazionale consola il pianto delle famiglie, il cui fiero cordoglio riceve sollievo dalla esaltazione del sacrificio dei loro cari nell'atzimo di tutto il popolo italiano.


MEMORIE ORIGINALI DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE

Dalla Relazione medico- statistica delle condizioni sanitarie dd R . Esercito nell' anno l932 Dott. Alfredo Corsi, maggiore medico

Com e per il 193 1 (fase. I, gennaio 1935-Xlll), al termine della elaborazione dei dati statistici sulle condizioni sanitarie del R. esercito nel 1932~ si danno le notizie più importanti sulla morbosità, sulla mortalità e sui provvedimenti medico-legali. La relazione compiuta sarà a suo tempo pubblicata. MoRsosnÀ. Nel 1932 la morbosità nel R. esercito fu di 597 °/oo della forza media, superiore a quella dell 'anno precedente (567 "loo) e della media dd quinquennio 1928-32 (561 °/oo). Il numero m edio giornaliero dei degenti per 1000 presenti fu di 20,6 (di 20,0 nel 1931 e nel quinquennio considerato), mentre la durata m edia del la degenza per ogni ricoverato fu presso a poco come negli anni precedenti (di 17 giorni negli ospedali militari , di 20 negli ospe·· dali civili e di 6 nelle infermerie di corpo). Per ogni I ooo r icoverati in cura 481 furono degenti negli ospedali· militari, 56 negli ospedali civi li e 463 nelle infermerie di corpo; nel 1931, invece, 475 furono degenti negli ospedali militari, 50 negli ospedali civili e 475 nelle infermerie di corpo. Risulta quindi un aumento relativo di ricoverati negli ospedali e una diminuzione nelle infermerie di corpo, in relazione molto verosimilmente alla malattia, che fu la causa principale della differenza degli

indici della morbosità nei due anni, e cioè a1la epidemia influenzale a carattere piuttosto grave, che nel 1932 rese necessario l' invio dei colpiti negli ospedali. Le cause più frequenti della morbosità nel 1932 furono le febbri infettive di breve durata (132,8 %o ammalati: 145,3 nel 1931)- in prevalenza eli natura reumatica, alle quali si potrebbe riunire il reumatismo muscolare (15,0) - e i leggeri stati di malessere generale (uo,6 : II3,0 nel 1931); seguono le malattie della bocca e delle fauci (97,2: 88,8 nel 1931), l'influenza (77,5: 51,1 nel 1931), le lesioni violente accidentali (69,5: 73,0 nel 1931), il catarro bronchiale acuto (67,0 : 67,4 nel 1931, le malattie della pelle e del tessuto cellulare (66,9: 72,3 nel1931) e i catarri gastroenterici (65,6: 72,7 nel 1931). Si segnalano, inoltre, tra le malattie infettive, le vencrco-sifìlitiche


DALLA RELAZIONF. ~fEDJCO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI SAMTARIE ECC.

195

(41,1 e cioè la blenorragia 28,8, l'ulcera venerea 5,2 e la sifilide 7,1: nel 1931 rispettivamente 40,o-26,8-6,o-7,2), la parotite epidemica (24,1: 29,9 nel 1931), la malaria (14,6: 14,2 nel 1931), il reumatismo articolare acuto (n6: 7,6 nel 1931), il morbillo (9,2: 7,5 nel 1931), la tubercolosi (3,5 e propriamente dell'apparato respiratorio o generalizzata 2,0, degli altri organi 1,5, escluse le forme sospette che raggiunsero la proporzione di 4,9 %o ammalati: nel 1931 rispettivamente 3, 7 - 2,1 - 1,6 - 5,3) e l'infezione tifoidea (I ,8: 2,9 nel 1931); tra le malattie dell'apparato respiratorio le pleuriti (II,7: 9·9 nel 1931) e le broncopolmoniti, polmoniti e pleuropolmoniti (complessivamente 10,5: 9,7 nel 1931); tra quelle dell 'apparato digerente le ernie viscerali (7,5: 8,5 nel 1931) e le appendiciti, periappendiciti e peritoniti (7,4: 6,8 nel 1931). Le mal~ttie _dell~orecchio raggiunsero la proporzion~ di . 24.,8 (21,8 nel 1931), dell occhio d1 14,0 (14,4 nel 1931), del naso e de1 sem di 6,3 (6,9 nel 1931). La frequenza delle diverse forme morbose secondo il luogo di nascita dei colpiti, indicato dai distretti e dalle divisioni militari, si rileva dalla

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Tabel la I. . , . . . . . . Non v1 e dubbio, che le condiztom locah possano avere una Importanza anche preponderante nell'insorgenza delle malattie, come non si può negare una importanza, for:se non secondaria, ad alcune cause di ordine strettamente militare, come il reclutamento regionale per le truppe alpine, che attenua i perturbamenti indotti dall'acclimatazione. Ma i fattori costituzionali, i sociali e tutti gli altri, che possono riassumersi nel luogo di nascita, debbono pur esercitare un'azione rilevante, se nell'insorgenza e nell'andamento di ogni malattia concorrono sempre, benchè in varia misura, l'agente etiologico e il terreno organico. Finora si hanno i dati soltanto del 1931 e del 1932, essendosi iniziato questo studio con le rilevazioni statistiche del 1931, ma, pur non potendosi ancora trarre conclusioni di ordine generale, non si può non rilevare la coincidenza, nei due anni, di una maggiore morbosità negli isolani e nei meridionali e di una minore nei nati nel territorio delle divisioni di Milano, Asti, Brescia, Trieste, Novara, Piacenza e Padova; della più alta morbosità nei provenienti dal distretto di Napoli; della morbosità di norma maggiore 11ei provenienti dai maggiori centri abitati. La morbosità secondo il luogo di residenza oscillò da 744 ricoverati per mille della forza media nelle divisioni di Napoli e di Livorno a 457 in quella di Roma, come risulta dalla Tabella II, nella quale i dati del 19J2 sono messi a confronto con quelli dei quattro anni precedenti e con le medie generali del quinquennio. Sia nel 1932 che nel quinquennio, per quanto non del tutto nello stesso ordine, ebbero un numero di ammalati proporzionalmente maggiore le divisioni di Napoli, Livorno, Verona, Torino, Piacenza, Ancona e Firenze (nel 1932la divisione di Asti segue quella di Torino); un numero minore le divi-

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196

DALLA RELAZIOKE. MEDICO-STAllSTICA DELLE CONDIZI0:--:1 SA:"ITARIE ECC.

TAB ELLA l. c:

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Luoao di Mscita, t·;:·~ l! Luogo di nasciu, o. ~--.2 O. c~ E secondo il disecondo la divi. ~ .!! ·;~ ·:: • c o.~ ~ c.g .?; ... c,~ ' C"TJ stretto militar~ tione militare ~:: .... ~ ~~g ~"2 o ... .~t'E

Luoao di nasci t a, ""' ";J 'iJ o

Luogo di nascita, aecondo la dh·i-

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visione miOita.re

stretto militare

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E ii1.o...,

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-----------7----~--------~--~~--------~--~---------- . ---Cagliari

878,9

Catanzaro

853,3

Messina

819,6

Palermo

772,7

Napoli

753,1

Sassari Cagliari . Oriauno. Reggio C. Catanzaro. Cosenza. Siracuaa Messina. Catania . Ragusa Trapani.

1003,5 900,3 763,8 937,0 ?30,8 727,2 878,3 831,3 809,9

Clllttniuetta

803,5 l

Palermo. Agrigento . Napoli ...... A\·ellino. Salerno . Benevento na. Avena ..

790, 7

ca..

Nolo. Roma.

Bari.

701,1

693,9

Roma Frosinone. Viterbo . Gaeta Bari . Lecce

Foggia

Livorno.

688,1 U8,3

Firenze

652,0

Gorizia

Taranto. Potmza. Barletta. Gorizia Crosa et o Luoca. Pisa.

634,8

Torino

630,3

Chieti.

616,8

616,8

Abbazia Ancona

609 ,7 558,3

Imperia. Rolzano.

554,8 550,6

763,2 1 Alessandria . 824,9

543,2

Bolollf'a

538,3

Verona

522,3

Ravenna

5%1,8

Cuneo.

510,0

Udine

5o!, o

663.~

1135,9 733, 5 717,1 700,5 582,4 502,6 41 7, 1 814,3 661,6

610,2 452,5 772,6 727,0 715,9 704,4 690,5 516,9 688,1 727,5 705,5 670,8

4i9,3

Padova

465,6

Campoba5SO . • Sulmona

Pola.

. .

Ancona •. Macerata Pesaro. S avona Trento Bolzano . Alessandria • Genova Tortona. Bolollfla . . .• Modena. Reggio E Verona Mantova Vicenza . Ravmna Forli. Ferrare Rovigo Cuneo. Mondovi Udine. Sacile •. Parma. Piacenza \'enezia Padova Tre\"'ÌSO

Novara . . • . •

456,3

Muta.

599,5

Trieste

Arezzo

n-eia

424,5 385,4

Siena Pistoia Pemgia Orvieto . Spoleto Torino Chivuso Aquila Teramo.

699,9 674,5 629,3 571,8 761,1 629,2 414,0 681,3 389,8 802,4 692,4

Aui .

361,2

Milano

359,7

Ascol.1 P.

602,8

Chieti.

595,4

Firenu

Perugia .

Chieti .

Belluno Ivrea Novara Vercelli . Trieste Brescia Bergomo .. Cremona Sondrio . Tre,-iglio Casale. Pinerolo . Milano

Pavia Vorese.

Como Lodi . Monza.

585,9 <104,6 609,7 574,3 S70,2 :526,2 554,8 558.4 535,9 857,:!

513,9 312,8 581,U 522,')

496, l 556,8 591,9 501,5 579,0 533,9 510,5 468,8 614,0 430,5 674,7 292 , l 486,0 470,2 536,8 502,9 4 16,7 380,8 491,9 449,9 441,3 424 ,5 498 ,0 446,6 387,5 307,6 192,6 364,7 353,9 557,3 447,4 356,8 325,7 22!,1 189,3


DALLA RELAZION E MEDICO-STATISTICA DELLE CO;-..iDIZION I SANITARIE ECC.

197

sioni di Brescia, Abbazia, Roma e, nel 1932, quella di Bari, nel quinquennio gudle dì Bolzano, Palermo, Novara e Padova. TABELLA I L - .2

Ricoverati per 1000 della forza media

-:3 .. c !·- ., ..c

l

~• E ·:; O'

..

" ·.. 1ì cO'

DIVISIONI 1928

Torino Novara

.

AnL

.

.

. . .

Alessandria. Cuneo Imperia Milano Puocenn .

. .

Gori~a

Triute

.

Abbuia

loiQ& Ra'l'enna Ancona Firenze Livorno

. .

.

Roma

.

Pnugia Bari

.

Palermo

614 526

70·· 1il

sos

530

50S

566 197

526

513 519 4<18

S93

1>40

695

-

S80 537 399 557

509 509 567 392 674 526 623 661 606 551 602 664 800 495 475

-

471 497 647 5(1.1 6·17 399 496 491 -''8 527 398 557 516 626 61•1 ()43

548 581 523 594 802

sss sos

Meaaine

614

Cagliari •

497

563 .Wl

573

546

lN TOTAI.F.

1931

559

5<16

Chìeti . Napoli. Catanzaro

l

466

500

.

1930

661

494 687 430

Verona Bolzano Padova Udine.

l

449

611

Breacia

1929

·1<8 578 134

S.l6 SbS ~33

460

674 542 199

sa

S(13

423 563

61 1 598 118 591

453

535 505 512 596 573 463 bl3

486 S3S 674

575

587 605 592 ·172 :;64 575 515

soo

777 710 490 493 523

523

567

513 465 460

l

1932

729 578 69ì 542 597 510 SOò b83 474 739 626 541 608 637 ò52

481 628 542 683

661 74·1 157 583 482 547 744 563 S47 589 593

597

653 498

-

531 553

SOl 515 661 477

6b5 486

499 525

532 581 428 597 533 606 627

632 497 578 534 577 759 567 496 511 SII

561

La morbosità per armi e corpi nel 1932 e nel quinquennio 1928-32 risuha dalla Tabella lll. Nel 1932, come nel quinquennio, ebbero la maggiore morbosità gli allievi carabinieri, quindi i bersaglieri, i primi perchè, come è noto, si arruolano in gran parte a 18 anrù, volontariamente, e vengono assoggettati a una istruzione più intensiva e ai servizi d'istituto con i carabinieri, e i secondi forse perchè esposti, per le caratteristiche della specialità, a più intensa e frequente azione delle cause perfrigeranti. Seguirono nel 1932 la fanter1a, la cavalleria, il genio, l'artiglieria da campagna e a cavallo c i granatieri; nel quinquennio la cavalleria, nella quale gl'incidenti dipendenti dai quadrupedi sono molto più frequenti che non nelle altre armi, il genio, i grana-


198

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI SANITARIE ECC.

tieri, la fanteria e l'artig~ieria da montagna, da campagna e a cavallo, per la quale forse il fattore quadrupede concorre, benchè in minore misura, come per la cavalleria. TABELLA lfl. ~

ARMI E CORPI

1923

G ranatieri Fanteria Ileruglieri Alpini. Ca.-alleria Aniglieria da montagna • da campagna e a cavallo contr., pes. camp. e legg. • da costa e p esante , Carri armati Genio. Allievi carabinieri Carabinieri . Repa"i distrettuali (l). Compagnie di sanità di sussistenza Automobili• ti Compagnie di correzione

.

.

I N 1'0T!U.~

c

Proporzioni per l 000 della forza media dei ricoverati nei luosthi di cura

716 618 703

l

1929

l

l

1930

~81

701

765 61 1 629 573 678

620 620 695 528 660

l

708

616

604

l

l

572

622

SO l

l

540 650 674 207

535 582 826 194

451 5N 763 154

-

-

73<1 523 M6 542

651 531 529 559

605 486 508 377

676 763 618 706 617 7 13 619 555 320 650 1032 157 441 623 S42 502 4()5

573

546

5%3

517

547

l

193~

-

" 5 ];;

l

::!:"" "Cf

·=

1932

:l

Cf

661 727 787 656 694 6~1

672 648 638 514 677 943 168 405

669 656 715 584

688

l !

650 586 472 507 848

176

-

642 597 405

649 545 556 458

597

561

634

Ebbero la minore morbosità, sia nel 1932 che nel quinquennio, i carabinieri, gl'incorporati nelle compagnie di correzione e i militari dei carri armati; bassa, come nel 1931, i militari dei reparti distrettuali, addetti a preferenza a servizi sedentari. Per i carabinieri si deve tener presente, che in parte sono curati nelle rispettive caserme, non essendovi in molte località di residenza ospedali militari o civili, e però non figurano nelle rilevazioni statistiche; ma, anche con questa riserva, la loro morbosità, pur non nei limiti indicati dalle percentuali, resta bassa in dipendenza della maggiore età e del maggior grado di allenamento. Per l'artiglieria, distinta, come nel 1931, in quattro gruppi, la morbosità si mantenne più alta nella specialità da campagna e· a cavallo, più bassa in quella da costa e pesante. E' ovvio concludere, che le differenze di morbosità nelle diverse armi dipendono in parte dalle condizioni e modalità di servizio proprie di ciascuna arma, ma dipendono anche, oltre che da fattori occasionali e non sempre precisabili, dalle caratteristiche costituzionali, che servono di base all'assegnazione delle reclute alle diverse armi. (1) Il personale dei rep~rti distrettuali fu computato fino a tutto il 1930 con b fnmcria.


199

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA DELLE COND!ZIONI SANITARIE ECC.

Nella Tabella IV si dà il numero medio giornaliero dei ricoverati nei luoghi di cura per 1000 della forza media al giorno. TABELLA IV.

M ES l l928

Gmnaio Febbraio . Mano. Aprile . Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

.

1929

1,6 2,0 l ,S 1,3 1, 1 1,1 1,1

1,5

1,5

2 ,2

.

l

1,7 2,3 1,6 1,2 1,5 1,5 1,9 l , ·l J,2 1,2 1, 1 1, 1

1,2 1,4 1,9 1,3

.

ANNo INTI'liO

c!

Per 1000 della forza prtsente furono ri co'.r~rati 11iornalmente

l

1930

1,3 1,4 1,4 1,3 1,8 l, 7 2,0 1,3 1, 1 1,1

l

1931

2,2 2,1 1,7 1,8 l,7 l, 7 1,9 l ,2 1, 1 1,1

l l

c

.!

.,_, - "g :a ·= " u

~

1932

1,2 1,4 2,2 2.7 1,8 1,S 1,6 1,4 1, 3 1,2

C"

1,S 1, 7 1,8 1,7 1,8 l ,6 1,9 1,4 1,2 1,1

1,1

l. l

1, 1

l,l

1, 1

1,0

1,1

l, l

1,4

1,8

1,1

1,5

Nel 1932 la morbosità fu specialmente alta nei mesi di marzo e di aprile, quando si trovò alle armi il maggior numero di reclute, soprattutto per l'influenza, le tonsilliti e il catarro bronchiale acuto, in parte anch'essi di origine grippale, le febbri così dette reumatiche e i malesseri febbrili. Nel 1931 fu più alta in gennaio e in febbraio egualmente per l'jnfluenza, che fu però meno diffusa ed ebbe un decorso più benigno; nel 1930 in luglio, quando anche negli altri anni ebbe un'accentuazione, specialmente per gli

stati febbrili da infezione di breve durata e per i catarri gastroenterici ; nel 1929 in febbraio per i malesseri febbrili, !'influenza e l'infia mmazione catarrale acuta delle fauci e delle prime vie respiratorie; nel 1928 in maggio presso a poco per le stesse infermità dd 1929, essendo alle armi il maggior numero di reclute, incorporate verso la fine di aprile. In quasi tutti gli anm , p01, la morbosità fu bassa negli ultimi mesi dell'anno. MoRTALITÀ.

La mortalità nel 1932 fu di 3,8 "loo della forza media, superiore alla media del quinquennio 1928-32, che fu di 3,3, e a quella di ciascuno dei quattro anni precedenti. Le cause più frequenti furono le malattie dell 'apparato respiratorio (79,31 per 100.000 della forza media e 20,7 % casi di morte per ogni causa), l'influenza (rispettivamente 71,78 e 18,7), la tubercolosi (62,8o e 16,4), gl'infortuni (39,12 e 10,2), le malattie dell'apparato digerente (25,84 e 6,7) e l'infezione tifoidea (17,59 e 4,6). Tra le malattie dell'apparato respiratorio predominarono la broncopolmonite (36,97 e 9,6), la


200

DALLA RELAZIOI'E MEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZION I SANITARIE ECC.

polmonite (34,09 e 8,9) e la pleurite (5.,74 e 1,5); tra le affezioni tubercolari quelle a carico del polmone o generalizzate (40,55 e 10,6) e, a distanza, quelle delle meningi e del sistema nervoso centrale (15,43 e 4,o); tra le malattie dell'apparato digerente le appendiciti (12,56 e 3>3). Nel quinquennio le cause di morte più frequ enti furono le malattie dell 'apparato respiratorio (70, 16 e 21 ,5), la tubercolosi (63,45 e 19,8), gl'infortuni (36,68 e 11,4), l'infezione tifoidea (30,23 e 9,4), le malattie dell'apparato digerente (23,99 e 7,4), l'influenza (22,27 e 6,2, per l'alta proporzione raggiunta nel 1932) e i suicidi (15,86 e 5,0). La mortalità secondo il luogo di nascita, indicato dalla divisione militare territoriale della quale fa parte, è data nella Tabella V, sia per il 1932 che per i quattro anni precedenti, in cifre proporzionali a 1000 presenti nati nel territorio delle singole divisioni. TABELLA V . Morti per 1000 presenti nati nel territorio LUOGO DI N ASCITA aecoodo la divisiOIX milirare

.

l

1929

2,85 4, 17

:!,81

-

Cun~.

Imperia Milano Piacenza . Brescia Verona Bolzano Padova Udine. Gorizia Trieste Abbazi a Bologna

1928

3,94

Torino Novara A ati Aleasand ria .

•

. .

Raver.na Ancona Firenze Livorno

Roma Perugia Bari Chieti •

Napoli Catanz aro Palermo Messina Caa liari Nati all'estero. I N TOTALI!

.

Medie del

dj ciascuna divisione

1,75 3,05 3,05 1,92 2,36 1,26 3,6 7 1, 96 4,06 3,39 3,62 5,85 1,77 2,30 2,12 3,31 3,48 4,93 4, 13 5,11 3,22 4, 97 2, 98 4,25 3,02 4,57 8,03 1

3,35

1,60 3,00 1,83 1,77 3,19 2,00 2,42 2,27

-

3,02 3,09 2,75 1,16 5,14 2,35 1,93 3, 56 2, 57 3, 74 3, 07 4,56 3,78 3.78 3, 14 3,86 3, 12 4,58 7, i2

3,07

l

1930

l

1931

l

quinquenniO

1932

3,73 1,29

4 ,49

0,84

4, 89

1,96

2,62 1,73 3,55 1,56 1,68 1,98 1,74 2,47 1,62 3,60 1,40 0,84 :!,80

2,49 4,08 4, 06 1,33 2,32 2,41 3,30 4 ,32 7,69 2,68 5,65 2,57 3,98 3.16 1,86 3, 10 4,84 2,96 3, 54 4,51 4,30 2,95 4,35 4, 06 2, 78 3,35 8,23

4,02 3,90 4.64

2,99

1, 66 2,97 3, 25 3,09 3,05 3,40 3,13 3, 59 3,18 3, 29 2, 33 3,29 8 ,.10 1

Ut

3,88 4,26

~.31

-

3,33

3,78 3,17

2,50 3,15 3,43 1,82 2,59 2,06 2,88 2, 76 2,85 3,42 3,97 2,45 3, 19 2,87 2,18 3,30 3,66 3, 87 3,56

2.54 3,38 2,64 3,26 2,80 2,85 4,33 6,43 1,82 2,2-4 J,S-5 3,33 3, 58 4,16 4, 61 4,00 4,62 3,86 3,02 4, 18 5,56 6,22 5,19 11,85

-

, ,44 3,66 3,66 3,57

4,20 3,49 4,20 8,87

? 3,84

3.%t


DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI SANITARIE ECC.

20!

N el 1932, come in tutti gli altri anni, la mortaljtà nei Sardi fu proporzionalmente molto elevata ( u ,85 in confronto della media di 3,84); fu anche elevata nei nati nel territorio delle ilivisioni di Gorizia, Palermo, Catanzaro, Messina, Udine, Alessandria, Ravenna e Milano; bassa per i provenienti dal territorio delle divisioni di Trieste e di Abbazia. Conviene, però, tener presente, che specialmente sulla mortalità hanno buon giuoco, anche per il numero relativamente esiguo di morti, i fattori occasionali del luogo di residenza. Nel quinquennio 1928-32 ebbero le medie più elevate i nati nel territorio delle divisioni di Cagliari, Catanzaro e Messina; le medie più basse i nati nel territorio delle divisioni di Milano e di Brescia. In rapporto alla residenza si hanno le seguenti cifre proporzionali di morti per 1000 della forza media. T A B E L L A V_l • Mortalità P"" 1000 della forza med ia

Medie del

DIV I S I ONI 1928

2, 79 3,65

Torino Novar-a

-2,12

Asti Alessandria Cun10 . lmp<ria Milano Piactnza Breseia Vtrona Rolzano Padova Udine, Gorir.ia Trieste Abbuia Bologna Ravenna Ancona

.

.

.

.

.

.

.. .

.

Firenze

Livomo Roma Perugia Bari Chieti . Napoli Catanzaro Palermo Mesalna Cogli ori

.

. I N TOTAU ,

3,69 2,86 2,84 3,23 2,19 4,18 4, 52 2,58 2, 31 6,48 2,48 3,38 5,34 2,88 4,54 3,30 3,61 2,90 3,85 3,61 3, 16 2,95 3,48 2. 71

l

1929

3,43 3 ,48

-

1,85 1,25 2,89 3,04 3,63 4 ,08 2,36 2, 71 1,65 3. ·~3

2,56 4 ,87

2,ao 4,02 3,39 3,76 2,67 3,49 3,30 2,66 2, 74 3,91 4,26 2,33 3,86 3,34 2,34 3,28 2,91

3,35

3 ,07

l

1930

l

1931

l

quinquennio 1932

3,49 3,43

4 ,27 4,15 3,98 4, 79 3, 11 3 88 2,00 3,78 1,33 3,74 4 ,M 3,27 3,59 6,75 6,79 4,17 4,48 3,66 3 .56 3,71 2,99 3,5! 2,90 2,93 3,05

5,23

4,89 3,01 3,46 3,4 1 3,50 4,07 3,35 2,88 2.44 2,58 3,98 2,29 2,88 4 ,36 4,28 2,76 3,42 4,42 3,36 2,48 2,58 2,55 3 ,09 4,03 2,91 3,17 5,38 4 ,19 2, 15 3,52

3,74 2, 74 2,90 2,65 6,48

2,82 3,4 1 2,80 3,26 2,47 2,97 3,57 2,30 2,81 4 ,74 4,30 3, 22 4,08 3,08 3,60 3,28 2,83 2,86 3,32 3,57 2 ,86 3,28 3,63 3,00 2 ,6 1 4,60

z.et

3,33

3,114

3,ZC

2,08 2,85 1, 34 1, 59 2,55 3,37 2,77 2, 77 2,32 2,00 2,61 J, 72 J ,86 3,30 3,93 2,39 3,42 1,7i 3,01 3,60 2,30 2,59 2,86 3,03 2,83 2,68 3,19 2,81 2,43

-· 2,75

11 numero esiguo di morti avuto da ciascuna divisione può in parte spiegare, perchè da un anno all'altro si abbiano notevoli oscillazioni della mor-


202

DALLA RELAZION E MEDJCO·STATISTICA DELLE CONDIZIONI SANITARIE ECC.

talità. E' tuttavia da notarsi per il 1932 l'alta proporzione che raggiunse nelle divisioni di Trieste (6,79) principalmente per l'influenza e la tubercolosi; Gorizia (6, 75) per la polmonite o broncopo:monite e l 'influenza; Cagliari (6,48) per l'influenza, la polmonite o broncopolmonite e la malaria. Fu anche relativamente alta nelle divisioni di Alessandria (4,79) per l'influenza, la polmonite o broncopolmonite e la tubercolosi; Bologna (4,48) per la polmonite o broncopolmonite e la tubercolosi; Torino (4,27) per la polmonite o broncopolmonite, la tubercolosi e l'influenza; Abbazia (4,17) per l'influenza; Novara (4,15) per l'influenza e la polmonite o broncopolmonite; Bolzano (4,04) per la tubercolosi e l'influenza. In quasi tutte le divisioni ricordate le cause preponderanti o tra le più importanti furono l'influenza e le affezioni acute dell'apparato respiratorio, di origine molto verosimilmente influenzale in un buon numero di casi. L'influenza fu anche la causa di morte più importante nelle divisioni di Firenze e di Messina. La mortalità secondo l'arma, cui appartenevano i defunti, si può rilevare dalla seguente Tabella VII: T ABE L LLA VII.

Mortalità P<'r 1000 della forza media

Medie del quinquennio

ARMI E CORPI 1928

Granatieri Fanteria Bersaglieri Alpini Cavalleria Artijllicrin da montagna

4.79 3,23 3 ,68 4,73 3,42

l

1929

2,20 3,22 2.87 4,25 3,53

l

1930

8,05 2,57 2.84 1,89 2,55

• da campagna c a cavallo .

l

3,51

2,85

2, 73

• contrAerei, pes. ca m p. e le g. • d a rosta e pesante .

l

2,94

2,51

2,66

8 ,43

2,49 1,82 1,89 3,27

Carri armati Genio Allievi carnb:nicri

Carabinieri

.

l l

3,71 2,33 1,67 3,72

-

!!,16

0,61 3,49

-

-

Reparti distrettuali Compagnie di sanità di sussistenza Automobilisti Compagnie: di correzione- .

2,73 3,45 1,39

-

3,98

2,25 2,42 2,16 1,84

IN TOTALE

3,35

3,07

2,69

•

2,69 1,37 1,6:!

l

l l

1931

l

1932

3,33 3,33 2,85 6,14 2,31

2,64 4,29 4,26 5,08 3,23

4,63 4,03

oosl 4;54

3,36

3,37 2,22

2 40

2,78

2,62 4,69 3, 78 1,95 2,37 2,66 2,04

-

2,63 2,98 2,29 3,44 3,22 3,34 4,57 3,36 4,98

3,33

3,84

-

3:s7

4,20 3,33 3,30 4,42 ~,01

l

3,45 2,38 2,23 3,54

- 2,68 2,89 !!,li 2,16

3,%6

Anche qui l'esiguo numero dei morti di ciascuna arma o corpo spiega in parte le oscillazioni della mortalità da un anno all'altro. Nel 1932 fu relativamente più alta negli alpini (5,o8) soprattutto per l'influenza ~per la polmonite o broncopolmonite (è da notare che gli alpini sono nelle divisioni di frontiera, nelle quali l 'influenza ebbe nell'anno in esame maggiore diffusione); negli incorporati nelle compagnie di correzione (4,98) per gli infor-


DALLA RELAZIONE MEDICO-ST ATISTiCA DELLE CONDIZIONI SANITARI E ECC.

203

tuni e per le malattie del sistema nervoso; nelle compagnie di sussistenza (4,57) per l'influenza e per la polmonite o broncopolmonite; nell 'artiglieria da campagna e a <:avallo (4,54) per l'influenza, la polmonite o broncopolmonite c la tubercolosi; nella fanteria (4,29) per l'influenza e per la polmonite o broncopolmonite; nei bersaglieri (4,26) per gl'infortuni, l'influenza e la polmonite o broncopolmonite. L 'andamento della mortalità nel 1932 è caratterizzato dai massimi valori in aprile (2,81 per 100.000 della forza m edia al giorno), in dipendenza dell'influenza e della polmonite o broncopolmonite; da valori relativamente alti in marzo ( 1,04) per la polmonite o broncopolmonite e per l 'influenza; in settembre (0,97) per la tubercolosi e per gl 'infortuni; in maggio (0,95) per l'influenza e per la polmonite o broncopolmonite. Sicchè nei mesi di marzo, aprile e maggio la maggiore mortalità fu determinata dall'influenza con complicazioni polmonari. Dal grafico che segue risulta evidente la coincidenza dell 'andamento della mortalità con quella della morbosità, la quale, come si è visto, raggiunse i valori più alti in aprile e in marzo, in dipendenza dell'influenza, e i valori più bassi negli ultimi mesi dell'anno. Dai dati, infine, riguardanti l'età e gli anni di servizio dei militari morti si rileva, tra l'altro, che la tubercolosi figura tra le cause più frequenti di morte nel 23•, 24° e 25• anno di età e dal 2° al s• di servizio, mentre l'influenza e le affezioni acute d eli 'apparato respiratorio furono le cause pitl frequenti nei giovani nel 21" e nel 22• anno di età e nei primi mesi di servizio, cioè nelle reclute. Ora, poichè le reclute furono per la prima volta, nel 1932, incorporate dopo il 2I 0 anno, potrebbe sembrare che il fatto della chiamata alle armi con un anno di ritardo e cioè a svifuppo organico più compiuto, non sia valso a metterle in migliori condizioni di difesa contro l'azione sfavorevole delle condizioni proprie della vita collettiva militare su organismi non ancora allenati e a renderle quindi meno soggette alle infezioni; ma non sarebbe giustificato trarre deduzioni dall'esperienza di un solo anno, nel quale, per di più, l'incorporamento avvenne, contrariamente agli anni precedenti, nel mese di marzo, quando alla rigidezza tuttora persistente della cattiva stagione si aggiunge l'incostanza, e in un periodo nel quale in molte regioni d'Italia infierì l'influenza con localizzazioni pol monan. PROVVEDIMENTI MEDICo-LEGALI.

Nel 1932 furono eliminati per provvedimenti medico-legali r;8,37 "/o,, clelia forza m edia e propriamente 122,39 per infermità considerate anteriori all'incorporamento e 35,98 per itlfermità considerate posteriori. Del primo gruppo 38,o6 furono mandati rivcdibili, 12,63 inviati in licenza di convalescenza, 42,09 riformati, 29,61 dichiarati limitatamente idonei in modo permanente al servizio militare; del secondo gruppo 19,09 inviati in licenza


204

DALLA RELAZIONE MEDICO-STATI STICA DELLE CONDIZI0:--11 SAN ITARIE ECC.

Morbosi tà e mortalità secondo i mesi

_ _ _ Am ma lati per 1000 della fo rza med ia al giorno ____ Mor t i per 100.00 O prese nt i al giorno 2,9

2.9

2,8 2,1 2,6 25

2,8 2,7

J:

l : ~ l l' i '\ l l \\ l \ l \

2.1

2.0 1.9 1,8

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1.7

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DALLA RELAZIONE MEDICO-STATISTICA DELLE CONDIZIONI SAN ITARIE ECC-

205

di convalescenza, u,r6 riformati, 5,73 dichiarati limitatamente idonei. A questi bisogna aggiungere i volontari prosciolti per malattie, r,o3 per malattie considerate anteriori e o,6r per malattie considerate posteriori; i trasferiti di corpo per parziale deficcnza di attitudini fisiche, rispettivamente 4,69 e 1,68; i militari in congedo riformati. Il numero degli eliminati fu complessivamente superiore a quello ( 123,99) del 1931, ma, considerando partitamente le singole categorie, si constata che fu superiore il numero dei rivedibili, degl'inviati in licenza di convalescenza e dei dichiarati limitatamente idonei, mentre quello dei riformati fu inferiore, anche se di poco. L 'aumento dipese in gran parte, se non esclusivamente, dalla possibilità di una selezione più severa, essendo stato il numero degli arruolati superiore al contingente preventivato da chiamare alle armi. Dall'esame dei dati, che comprendono tutte le perdite, definitive e temporanee, subite dali 'esercito nel 1932 per morte, per riforma, per invio in licenza dì convalescenza superiore ai 90 giorni e per dichiarazione di lim itata idoneità, si rileva : Riguardo al luogo di nascita si ebbero, come negli anni precedenti, le perdite maggiori nei Sardi (in numero più rilevante nc:i nati nel distretto di Sassari), nei Siciliani (di più in quelli del distretto di Palermo) e nei Calabresi (in quelli dei distretti di Catanzaro e di Reggio Calabria un po' di più che non in quelli del distretto di Cosenza); relativamente elevate anche nei nati nei distretti di Napoli, Caserta, Lucca, Chivasso e Aquila. Le perdite più basse si ebbero, invece, nel territorio delle divisioni di Nova ra, Milano, Brescia e Trieste e dei distretti di Venezia e di Ancona. In quanto alla residenza ebbero le perdite maggiori le divisioni di Verona e di Padova, come nel 1931, poi quelle di Bologna, Torino, Alessandria e Palermo, mentre nel 1931 seguirono quelle di Gorizia, Ancona, Piacenza, Palermo e Cuneo, che però, ad eccezione di Ancona, anche nell'anno in esame le ebbero superiori alla media. Ebbero le minori perdite le divisioni di Brescia (come nel 1931), Perugia, Abbazia, Novara (come nel 1931), Catanzaro e Napoli. Le perdite, poi, secondo le armi furono maggiori nelle compagnie di correzione, nei granatieri, nelle compagnie di sanità, nei reparti distrettuali, nei militari dei carri armati e del genio; minori negli allievi carabinieri e nei carabinieri. Nel 1931, contrariamente agli anni precedenti, gl'incorporati nelle compagnie di correzione e i militari dei carri armati registrarono le perdite più basse, dopo gli allievi carabinieri e i carabinieri; nel 1932 i primi raggiunsero la cifra proporzionalmente più alta, soprattutto a causa delle riforme, i secondi ebbero anch'essi perdite elevate per eliminazioni temporanee e per morti. Anche nel 1931 i granatieri, i soldati di sanità e dei reparti distrettuali ebbero perdite alte, mentre gli allievi carabinieri e i carabinieri le più basse. Delle specialità di artiglieria, contrariamente a quanto avvenne nel 1931, ebbe perdite maggiori quella pesante e da costa, minori quella contraerei, pesante campale e leggera.


MINISTERO DELLE COLONIE - UFFICIO MILITARE

La lebbra nelle nostre colonie e nell'Etiopia Dott. Siro Fadda, ten. colonnello medico

La situazione generale della lebbra nelle nostre Colonie si è mantenuta sinora abbastanza buona in relazione ad altre nazioni colonizzatrici, come p. es. la Francia, nei cui territori coloniali si raggiunge una cifra che si avvicina ai 100.000 lebbrosi all'incirca. In Tripolitania rappresenta una rarità: dal 1922 al 1933 figurano 14 denuncie riferentisi, per la maggior parte dei casi, a indigeni nomadi. I n Cirenaica 8r casi identificati negli accampamenti liberi. Sicchè per la Libia tutto il problema si riduce ad una attenta vigilanza per la diagnosi~ l'isolamento individuale e la cura dei casi accertati. In Eritrea la lebbra è discretamente diffusa nelle zone del medio e bassopiano dov'è denominata genericamente <l grande malattia » (abi hemàm). Essa è conosciuta però comunemente sotto il nome di mantillé (tigrignà), mentre è chiamata arnùb in arabo. Il censimento dei lebbrosi eseguito nel 1931 ha dato 559 affetti di leb-. bra, ma questa è una cifra probabilmente al di sotto della realtà perchè su molti gruppi di popolazione, o per mancanza dei capi nel periodo del censimento, o perchè facenti parte di tribù nomadi, non è stato possibile raccogliere elementi neppure approssimativi di statistica. Anche per le altre ragioni di diretta conoscenza, tali cifre che riporto da un breve ed accurato studio del D ott. Talotta, già Ispettore di Sanità della Colonia (Arch . [tal. Se. Med. Colon.) fase. 4, 19.12- X) non mi sembrano preciSISSime. In essa si danno come presenti - p. es. - - nella residenza di Barentù 84 lebbrosi. Orbene già nel 19II, proprio in quella regione, abitata in prevalenza dai Cunama, nella mia qualità di medico addetto alla Residenza, ho avuto occasione di recensire 225 lebbrosi, cifra anche questa presumibiimente al di sotto del vero, date le abitudini nomadi di questi indigeni e la tendenza marcata più che altrove, a sottrarsi a qualsiasi controllo ed inda. . . gme samtana. Comunque, dal surriportato censimento risulterebbe una quota massima per il Commissariato del confine meridionale (Seraé) con 202 lebbrosi - e minima pc! Commissariato di Cheren con 21 - il che corrisponderebbe, all'ingrosso, a1la realtà delle cose, considerando il fatto che il Commissariato del confine orientale è quello che presenta le più dirette e consuetudinarie vie di comunicazione e di scambi con il Tigrai notoriamente infestato, come tutta l 'Etiopia, da un gran num ero di lebbrosi.


LA LEBBRA NELLE NOSTRE COLONIE E NELL' ETIOPIA

207

Nei riguardi della profilassi, dei mezzi di isolamento e cura dei lebbrosi nulla esiste nella Colonia Eritrea. Si era parlato pochi anni or sono di una Colonia-lebbrosario, da impiantare ed organizzare nel bassopiano occidentale e sud di Ducambia, ma la cosa è rimasta allo stato di progetto. In Somalia la situazione è la seguente. Denominata dai Somali giudatJ costituisce una delle entità morbose meglio conosciute dagl'indigem. 11 numero di essi, per le stesse ragioni espo-

Panorama d'insieme dd villaggio-lebbrosario di Gelib, sulle rive del Giuba.

ste a proposito dell'Eritrea, oltrepassa certo, di gran lunga, le cifre risultanti dai censimenti fatti (circa 300). Il territorio della Goscia, le cui popolazioni, di razza negroide provenienti dai grandi laghi equatoriali, vivono in condizioni miscrande d'igiene (al contrario del somalo puro che cura assai la proprietà personale), è quello che dà il maggiore contingente di ammalati. La lebbra è anche presente lungo le regioni rivierasche dell' Uebi Scebeli, mentre è q uasi sconosciuta nella Somalia del nord. 11 Governo della Somalia si è preoccupato attivamente del problema della lotta contro la lebbra e sin dal 1927 una colonia agricola per lebbrosi è sorta a Gelib sull'isola di Alessandra o Tauata, in un gomito che il Giuba forma di fronte a Gel ib. L'ubicazione insulare della colonia, la sua netta separazione dal resto del territorio dell'isola mediante un ampio canale che nei periodi di piena viene invaso dalle acque del fiume, permette l'isolamento completo dei leb-


208

LA LEBBRA NELLE NOSTRE COLONIE E NELL' ETIOPIA

brosi, che riuniti in villaggio ed assistiti da un sanitario sono stati tolti dall'abbandono in cui versavano, presso le loro cabile d'origine. Inizialmente il villaggio-lebbrosario era costituito da 6 tucul per degenti e da 3 arisc per servizi var!, in una zona di terreno coltivabile di circa 3 ettari, ricoverava i lebbrosi del Basso Giuba e più propriamente della Goscia. Allo stato delle cose, quali risultavano alla fine del 1931, con l'aumento progressivo dei malati, dovuto al diligente rastrellamento di essi in tutta la Somalia, i tucul per degenti erano stati portati a 40 circa - più un posto

Via centrale del villaggio-lebbrosario di Gelib.

di medicazione abbastanza bene attrezzato - un deposito medicinali, e perfino una piccola moschea. Era stata anche allargata la zona coltivabile sino a 4 ettari. Erano stati previsti inoltre, la costruzione di 4 ambienti (sala da visita e medicazione; ufficio del sanitario; laboratorio batteriologico; deposito farmaceutico), un'ulteriore ampliamento dell'area coltivabile sino a 7-8 ettari, un'impianto idrico di sollevamento per gli usi del lebbrosario e per irrigazione, un impianto di disinfezione [stufa, forno d'incenerimento l). Alla fine del 1931 quando lasciai la Direzione di Sanità della Colonia, erano ricoverati a Gelib n. 132 lebbrosi di cui: n. 26 di lebbra maculosa; n. 6o dì lebbra nodulare; n. 24 di lebbra nervosa; n. II di lebbra mutilante; n. n di lebbra mista. Totale: n. 132. Circa la provenienza risultano le seguenti cifre: n. 6o dalla regione del Giuba; n. 41 dalla regione del Centro; n. 19 dalla regione dello Scebeli; n . 2 dalla regione di Mogadiscio; n. r dalla regione di Muduc. Totale: n. 132.

l l

l


LA LEBBRA NELLE NOSTRE COLONIE E NELL'ETIOPIA

209

La terapia è stata effettuata prevalentemente con l'Antikprol Bayer, sia per via orale, che per via ipodermica ed endovenosa. Tale preparato ha dato, in generale, dei buoni risultati sia dal punto di vista clinico che batteriologico, specialmente nelle manifestazioni iniziali e poco diffuse dall'infezione. Si avvantaggiano notevolmente le forme maculose, ma anche le forme nodose con vaste ulcerazioni hanno subito un arresto e talvolta la totale scomparsa, con le iniezioni endovenose.

Un gruppo di lebbrosi ricoverati nel villaggio-lebbrosario di Gelib.

Sono stati inoltre effettuati esperimenti con dei sieri antileprosi con risultati scarsi e comunque di gran lunga inferiori al trattamento coi preparati a base di chaulmogra. Essi produssero qualche miglioramento all'inizio della cura, poi i risultati rimasero stazionari. Come vittittazione i ricoverati di Gdib ricevevano una razione variata a base di latte, riso, granoturco, carne, thè, bum, zenzebil, con una spesa media di circa L. 1 per degente.

Etiopia.

Le notizie che si hanno sulla presenza della lebbra nell'aggregato etiopico, sono molto generiche e concordano soltanto su un punto: sulla sua grande diffusione. Essa viene chiamata in amarico coi nomi sgà-deuié o tllc-bestà. Gli indigeni la distinguono in lem.t o forma anestetica, e cumtnnà o forma tuberosa. 2 -

Giornal~

di medicina militare.


210

LA LEBBRA NELLE NOSTRE COLONIE E NELL'ETIOPIA

Essa è diffusa notevolmente in tutta l'Etiopia nelle sue svariate manifestazioni, anestetica, nodosa, mutilante, ma una delle regioni maggiormente colpite sembra sia il Goggiam. Non vengono osservate norme per l'isolamento di questi ammalati, ma solo quando hanno manifestazioni assai evidenti, la popolazione li sfugge per un senso di ribrezzo istintivo. Tristi e macabre teorie che ricordano le corti dei miracoli del Medioevo si vedono presso le chiese o lungo le vie, mentre si recano in cerca di elemosina. Non è possibile, neppure approssimativamente, stabilire il numero di essi, ma certo

Lebbra mutilante.

si tratta di parecchie e parecchie decine di migliaia di hanseniani che circolano liberamente in una pericolosa promiscuità coi sani, o per meglio dire, con gli indenni di tale affezione, nei quali però le frequenti miserie fisiologiche costituzionali, tare ereditarie, lue, tubercolosi, malaria, dissenteria ecc. , costituiscono altrettanti terreni favorevoli per l 'attecchimento della malattia. Per quanto riguarda le mie conoscenze personali in materia, limitate alla regione del Tigrai, posso dire d'aver visto sfilare nell'ambulatorio di Adua (1912- 1913) numerosissimi casi di lebbra in tutte le sue varie manifestazioni: dalle cutaneo-mucose (macule, eritema ecc.) alle nervose (disturbi trofici, anestesie, retrazioni tendince ecc.), alle interstiziali (infiltrazioni, lepromi, necrosi, ulcerazioni ecc.), manifestazioni tutte che rappresentano le diverse, successive faccie di un unico prisma morboso. Non credo che le particolari condizioni climatiche della regione esercitino speciale influenza nella diffusione della malattia, di cui le cause più


LA lEBBRA NELLE NOSTRE COLONIE E NFJ..L'ETIOPIA

2II

probabili rimontano, come sempre, alla miseria con tutte le sue conseguenze: alimentazione insufficiente, avitaminosi, sudiciume, affollamento, promiscuità in capanne oscure e mal aereate. Dalle relazioni pervenute sinora sulle condizioni igierùco-sanitario della popolazione civile del territorio di nuova occupazione risulta che gli amma-

Lebbra nodosa

lati di lebbra, specie nella zona di Axum, dove esistono molte chiese, sono

..

piuttosto frequenti, e che per tale malattia, come per tutte le altre a carattere diffusivo, sono state date le necessarie misure profilattiche; alla cui rigorosa attuazione, tenendo conto delle particolari condizioni del momento, p rovvede l'Ufficio staccato d'Igiene e di Polizia Sanitaria istituito in detti terr itori.


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LA LEBBRA NELLE NOSTRE COLONIE E NELL'ETIOPIA

Ci troveremo probabilmente nei territori d'occupazione dell'Etiopia, davanti ad una situazione, che, da più lati, presenta forti analogie con le condizioni che presentava l 'Europa nel secolo XII, quando la lebbra teneva un posto ben più grave ed importante d'adesso. Ma già in quei tempi remoti era stata perfettamente compresa la neces-sità del! 'isolamento dei lebbrosi, ed attuata la difesa endemiologica più energica attraverso ad una serie di provvedimenti non di rado inumani, e soprattutto con la istituzione dei lebbrosari che arrivavano alla cifra di 19.000.

Un tipico c.aso di <<faccia leonina ''·

Ma l'endemia fu nettamente arrestata in breve tempo e della paurosa ondata abbattutasi sul continente europeo con le Crociate, non nmangono oggi che rari focolai circoscritti che non destano più alcuna preoccll!paztone. Un eguale risultato potrà essere ottenuto forse sulla totalità dell'Etiopia, ma la grande diffusione del bacillo di Hansen in quella terra d'oriente non permette di sperarlo se non dopo molti sforzi e molto tempo. Non vi ha dubbio, ad ogni modo, che, più che ai medicamenti di efficacia limitata ed utili in quanto la guarigione delle riniti, delle ulcerazioni, delle necrosi, dei lepromi aperti, sopprime altrettante fonti di contagio il sistema profilattico migliore, la cui efficacia ci è garantita dal passato, è rappresentata dalla segregazione dei malati dal resto della popolazione.


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LEBBRA NF.LLE NOSTRE COLON IE E NELL'ETIOPIA

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Non una segregazione forzata ed assoluta che sarebbe inumana, quando !a legislazione ignora i tubercolotici, infinitamente più nocivi e contagiosi, ma l'isolamento relativo in una colonia agricola dove il lebbroso, a parte gli elementi sentimentali ed affettivi della famiglia, che del resto non sono gli stessi dei nostri, trova una esistenza press 'a poco analoga a quella che prima conduceva. H o detto isolamento relativo perchè esso non deve essere inteso allo stesso modo di quello applicato agli alienati o ai criminali. Nella colonia agricola di Gelib si è sempre lasciato ai ricoverati la possibilità di ricevere i parenti c g li amici o di andare a rivedere il paese natio quando ne avevano desiderio. Questi i concetti orientativi generali che, a mio parere, dovrebbero essere tenuti presenti nella istituzione di un villaggiolebbrosario, il quale, salvo la proprietà, l'igiene, la disciplina e la necessaria attrezzatura sanitari::~, deve mantenere, per quanto possibile, le stesse caratteristiche ambientali di un villag?"io indigeno.


COMANDO CORPO 01 SPEDIZIONE IN SOMALIA - DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DIRE.ZIONE DI SANITÀ.

Direttore: colonnello medico MAURIZIO Bt::DE:

Lapprovvigionamento idrico di Mogadiscio prima e dopo r arrivo delle truppe metropolitane t

Dott. Filippo Massa, primo c:~pitono medico, igienista c: Dott. Luigi eu Idi, te nente medico

Acque del sottosuolo. Mogadiscio presenta nel sottosuo:o una ricchissima ed inesauribile falda d'acqua: condizione essenziale della sua esistenza. La falda, freatica, affluisce dalle dune verso il mare ed ha sempre costituito la più preziosa risorsa per la locale popolazione indigena. Nelle inaspettate, imponenti esigenze idriche verificatesi per l'arrivo del Corpo di Spedizione ha anche dimostrato di essere ben s&uttabile, a scopo alimentare, Fer i « bianchi >l . Pecca sopratutto, tale acqua, per una grande durezza totale (in media 8o gradi francesi) e per jJ sapore salmastro che presenta talvolta specie quando si avvicina ali 'Oceano Indiano. Gli altri caratteri organolettici e chimici sono nel complesso buoni. I caratteri batteriologici variano secondo le diverse cause di inquinamento superficiale: il bacterium coli è, ad ogni modo, costantemente presente. Indichiamo i risultati delle analisi eseguite sulle acque maggiormente sfruttate allo scopo di far cono~cere la particolare durezza e la facies microbica che può presentare la falda idrica che ci interessa. I. -

ACQUA DELLA CONDUTTURA CITTADINA.

I campioni sono stati prelevati da un rubinetto di erogazwne m una abitazione privata. Esame idrotimetrico: Durezza totale in gradi francesi 56 Durezza permanente in gradi francesi 34 Durezza temporanea in gradi francesi 22 Esame batteriologico: Saggio colimetrico (col metodo di Abba). Colibacilli per litro. 20 Agarcoltura in piastra: Previe 24 ore di permanenza in termostato a 37° C. e 48 ore a temperatura ambiente, si sono sviluppate circa 50 colonie per cc.


L'APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DI MOGADISCIO ECC.

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La m aggior parte di queste colonie è !>tata costituita da bacteriaccc co-

muni degli strati intermedi del terreno. Rarissimi cromogcni, non muffe. 2. -

AcQUA DEL Pozzo DI ScEK SuFI.

I campioni sono st.·ni prelevati da un tubo di erogazione del serbatoio. Esame idrotimetrico: Durezza totale in gradi francesi . 42 Durezza permanente in gradi francesi 26 Durezza temporanea in gradi francesi 16 Esame batteriologico: Saggio coli metrico (col metodo· di Abba). Colibacilli per litro circa . 500 Agarcoltura in piastr:l: Previe 24 ore di perrr: :menza in termostato a 37° C. e 48 ore a temperatura ambiente, si sono sviluppate un numero infinito di colonie per cc. Di queste colonie poche erano costituite da cromogeni e non mancava qualche muffa. 3· -

AcQUA DI UN POZZO COMUNE. Esame idrotimetrico: Durezza totale in gradi francesi Durezza permanente in gradi francesi Durezza temporanea in gradi francesi Esame batteriologico: Colibacilli per litro circa . 200 Agarcoltura in piastra : Previe 24 ore di permanenza in termostato a 3t C. e 48 ore a temperatura ambiente, si sono sviluppate colonie per cc. circa rsoo. L'acqua della conduttura cittadina è dunque relativamente dura ma in compenso povera di germi, e con un indice di inquinabilità totale basso. Invece l'acqua del pozzo Scek Sufi si presenta meno ricca di sali terrosi, anzi con un grado di durezza tale da potersi anche direttamente consumare, ma ha abbondante flora batterica con un indice molto alto di inquinabilità fecale. Quanto, poi, all'acqua dei pozzi comuni appare evidente la sua elevata durezza ed il ricco inquinamento microbico.

Approvvigionamento idrico prima dell'arrivo deJle truppe metropolitane e suoi progressivi sviluppi La popolazione indigena di Mogadiscio si è sempre servita, e si serve tuttora, dell'acqua dei numerosissimi pozzi della Città che pur essendo, come abbiamo già detto, notevolmente dura, e talvolta lievemente salmastra, è


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L'APPROVVIGIONAMENTO IDRICO DI MOGADISCIO ECC.

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ottimamente tollerata dall'organismo. Sebbene la falda idrica a cui attingono tutti i pozzi scorra a non molta profondità, essendo di poco superiore al livello medio marino, e per quanto tutte le fogne di Mogadiscio siano del tipo perdente, pure, anche per la parte batterica, l'acqua dei pozzi non ha mai dato luogo ad epidemie o a disturbi gastroenterici gravi. Per la popolazione metropolitana, il Governo della Somalia ha provveduto, sin dalla presa di possesso della città, all'impianto ed al sovvenzionamento di piccoli distillatori che fornivano l'acqua per il solo uso potabile. Dal modestissimo alambicco impiantato dalla Ditta Baroni e Ventulli nel 1908, che forniva fino a sei damigiane al giorno, si passò, per gradi successivi, ad un distallatore governativo da 2000 litri circa giornalieri nel 1912, ad uno da 4000 nel 1923 ed infine la produzione fu affidata alla Azienda De Vincenzi che gradatamente arrivò a fornire w.ooo litri circa giornalieri. Nel 1929-1930, Mogadiscio fu dotato di un acquedotto che attingendo mediante pozzi nella falda freatica nei pressi della Stazione Radio distribuiva con una rete di circa quattro dùlometri, una media di 120 mc. di acqua giornaliera ai principali edifici governativi ed alle casette dell' INCIS che stavano allora sorgendo. Con successivi ampliamenti della rete e con lo scavo ed allacciamento dei nuovi pozzi la potenzia1ità dell'acquedotto venne portata a circa r8o mc. giornalieri nel 1934, quantità ancora aumentata all'inizio del 1935· Ma queste acque, originariamente dure ed inquinate, venivano immesse nei serbatoi e nella rete di distribuzione senza subire processi di depurazione chimica e batteriologica. Gli utenti, perciò, usufruivano dell'acquedotto ed ancora oggi cos1 se ne servono - per tutti i servizi igierùci e per gli usi di cucina ad esclusione della preparazione del caffè e del thè che risentirebbero dello speciale gusto lievemente salmastro dell'acqua stessa che viene accentuato con l'ebollizione. Riassumendo, nel febbraio 1935, Mogadiscio approvvigionava idricamente la sua popolazione << bianca » ascendente a poco più di 8oo unità: 1) con 1o.ooo litri giornalieri di acqua distillata fornita dalla Ditta Cosmo De Vincenzi e con un modesto quantitativo di acqua piovana, raccolta in poche moderne cisterne, come acqua potabile; 2) con circa 200 mc. giornalieri di acqua dell'acquedotto e con acque di pochi pozzi ben costruiti, per gli usi comuni. Ma dal febbraio 1935 i connazionali dimoranti nella città sono saliti a diverse migliaia nel breve volgere di pochi mesi senza calcolare, bene inteso, i contingenti rrùlitari e numerosi nuclei di operai che per ragioni del loro impiego si spostano di continuo nell'ambito territoriale della Colonia. Balza dunque evidente lo sforzo che le Autorità civili e militari dovettero compiere per fronteggiare e risolvere l'approvvigionamento idrico nei suoi vari aspetti e nelle multiformi esigenze (aliquota alimentare, aliquota igienica, aliquota abbeveraggio quadrupedi) nei confronti non soltanto di una


L'APPROVVlG IONAME!'TO IDRICO DI MOGADISCIO ECC.

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densità demografica di connazionali che sin dal marzo 1935 già era in aumento ma soprattutto anche nei rispetti delle truppe metropolitane che col loro arrivo spostavano di colpo la esigua cifra iniziale di 8oo aliquote individuali a quella di parecchie migliaia. Compito poderoso, codesto, che involgeva per il suo espletamento un duplice e convergente miraggio: aumentar~ la produzione dell'acqua ed in pari tempo provvedere alle sue garanzie igieniche. Allorchè nel marzo-aprile 1935 sbarcò la Divisione « Peloritana » per potere fronteggiare il nuovo fabbisogno vennero adottate quelle provvidenze e misure immediate che una apposita Commissione - nominata da S. E. il Governatore e composta di tecnici civili e militari del Genio e della Sanitàaveva proposto considerandone anche la possibilità di perfezionamento e di amplificazione neli 'avvenire. Per l'alimentazione idrica furono prese in esame: I) l'acqua di pioggia; 2) l'acqua della falda sotterranea; 3) l'acqua del mare; 4) l'acqua da importarsi con navi cisterne, da sfruttare nel modo che indicheremo. I. -

ACQUA DI PIOGGIA.

Per disposizione tassativa tutti i nuovi fabbrica ti che sorgeranno in Mogadiscio dovranno avere una cisterna, per la raccolta delle acque piovane, della capacità di I mc. per ogni 10 mq. di tetto. Per le principali costruzioni esistenti, aventi ampia superficie raccogliente, si è già provveduto a dotarle di cisterne proporzionate; se ne sono così costruite una presso il fabbricato del Palazzo di Giustizia e un'altra presso l'ex Circolo Coloniale; tre raccolgono le acque del tetto degli Uffici di Governo, altre tre quelle dell'Albergo della Croce del Sud. Fra i nuovi fabbricati va citato il palazzo per le Scuole e Convitto del Vicariato Apostolico negli scantinati del quale si sono ricavate cisterne della capacità di mc. 300 ed il frigorifero della S.A.I.F.S. che ne ha per circa 400 mc. 2. -

ACQUA DELLA FALDA SOTIERRANEA.

L 'acqua della falda sotterranea, risultava già utilizzata a scopo non potabile con l'acquedotto cittadino e con i pozzi comuni. L'acquedotto incanalava allora 200 mc. di acqua giornaliera estraendoli da una galleria filtrante e da un pozzo a ridosso e a nord della duna. Di tutti i pozzi comuni, quelli di Scek Sufi danno l 'acqua meno dura. Da essi, infatti, vengono prelevate numerosissime taniche di acqua che, poi, abitualmente a dorso di asini, si commerciano in tutta la città. I mezzi adatti per rendere l'acqua del sottosuolo di Mogadiscio potabile non potevano essere indirizzati che:


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L'APPROVVIG10Nr\ME:-.1TO IDRICO DI MOGADISC IO ECC.

a) ad abbassare Ia durezza; b) a liberarla o per lo meno a ridurre il numero dei germi che contiene, con la sicura distruzione di quelli patogeni. Come è noto vari procedimenti esistano per abbassare il grado di du· rezza dell'acqua. Le Autorità fermarono la loro attenzione sul procedimento e sull'apparecchio <• Zerolit >> da tempo in uso, sopratutto per scopi industriali , nella Colonia. Tali apparecchi, di facilissimo uso e di costo non alto, corrispondo ed hanno corrisposto pel passato in modo perfetto. Con il procedimento « Zerolit » si sfrutta l'azione della permutite (silicato di sodio e di alluminio) che fissa il calcio ed il magnesio delle acque al10 stato di silicati di alluminio, calcio e magnesio, cedendo alle acque del sodio con formazione, per esempio, di bicarbonato e solfato sedico. Il silicato di alluminio e sodio è rigenerabile con un lavaggio mediante soluzione di semplice cloruro sedico (sale di cucina del commercio). Con tale mezzo si ottiene un notevole raddolcimento delle acque trattate, che con facilità vengono portate da 8o-roo• di ·durezza a durezza inferiore o vicina ai dieci gradi. Il sistema non è naturalmente applicabile alle acque ricche di cloruro di sodio. Poichè presso la Stazione sperimentale Conceria Pelli del R. Governo della Somalia esisteva uno u Zerolit » destinato a ridurre la durezza delle acque di due pozzi limitrofi, a produzione abbondante e continua, per l'impiego nei procedimenti di concia, si :tppalesò senz'altro l'opportunità di avvalersi di tale apparecchio oltrechè dei pozzi ad esso connessi, per sperimentarlo agli effetti dell'approvvigionamento idrico alimentare. Le previsioni furono collaudate dalla realtà e l'impianto cominciò subito a funzionare corre· dato di una nuova attrezzatura per migliorarne la efficienza tecnica e il rendimento. Infatti la produzione giornaliera da 20 mc. è arrivata oggi a 50 mc. e costituisce uno dei principali mezzi di approvvigionamento idrico delle truppe cui è esclusivamente riservato. In occasione delle relative prove sperimentali vennero eseguite analisi di cui trascriviamo i risultati : Acqua prima della zerolitr.zzazione Dopo la zeroliti.z zazione Durezza totale 8 G. F. Durezza totale 79-909 G. F. Ac. nitroso assente Permanen.te s8. IO Temporanea 22.80 Cloro mgr. 48 Ac. solforico mgr. 367.2 Calcio mgr. I I Magnesio mgr. 13 Conducibilità elettrica a 18 : 0,002436 Residuo fisso per litro mgr. 927. Naturalmente trattandosi di acqua di pozzi alimentati dalla falda frea tica si è fatto segu ire al trattamento <( Zerolit )l la sterilizzazione con steridrolo.


L'APPRO VVJC ION AM Eì'TO IDRI CO DI MOGA OISCIU F..CC.

zrg

Lo sfruttamento su larga scala delle acque del sottosuolo mediante il proc~5so << Zerolit » dopo i lusinghieri risultati raggiunti fu molto adottato in tutto l'ambito della Colonia. A Mogadiscio ne sono stati installati due altri apparecchi capaci ciascuno di depurare mc. 25 di acqua per ogni ciclo della durata di cinque ore. L'impianto completo è così costruito: pozzi sulla duna forniscono l 'acqua che viene sollevata mediante una pompa elettrica ed immessa in una vasca di carico e compensazione per mantenere una portata costante della capacità di circa 6o mc. Da questa vasca parte una tubazione della lunghezza di circa 500 m. che porta l'acqua al fabbricato appositamente costruito nel parco prosp.iciente

al Viale del Littorio dove uovasi l'installazione dei due << Zerolit )), L'acqua dopo essere passata atuaverso ai depuratori viene sterilizzata con cloro e passa in due vasche in cemento armato della capacità di mc. 100 costruite sopra gli apparecchi di depurazione. Ma l'opera più cospicua ed importante compiuta dal Governo (Ufficio delle Opere Pubbliche) è quella costituita dall'ampliamento dell'acquedotto. Nelle condizioni pregresse l'acquedotto per la città di Mogadiscio forniva, lo ripetiamo, circa 200 mc. giornalieri, estraendoli da una galleria filtrante, ubicata ad ovest della Stazione R. T. della Marina, e da un pozzo a ridosso ed a nord della duna. Il volume d'acqua estratto proveniva all'incirca per un quinto dal pozzo sulla duna, per il rimanente dalla galleria filtrante. Gli apparecchi di sollevamento erano costituiti da due pompe a stantuffo nella galleria filtrante, da una centrifuga nell'altro pozzo. Si è subito attuato l'aumento della portata con l'utilizzazione di un nuovo pozzo a rendimento di circa 6o mc. giornalieri e con l'impianto di una nuova stazione di sollevamento. Ma anche con 210 mc. l'acquedotto apparve ben lungi dal bastare alle necessità di una città come Mogadiscio dove l 'attuale affluenza di connazionali imponeva una soluzione radicale del problema. Si è perciò attuato l'allacciamento all'acquedotto di altri tre pozzi ubicati vicino agli attuali serbatoi. L'aumento di potenzialità dell'acquedotto è dunque un fatto compiuto con suscettibilità di ulteriori sviluppi: con l'allacciamento dei nuovi pozzi sia direttamente alla rete, sia ad un serbatoio già costruito, l'erogazione giornaliera è stata portata a circa 430 mc. ed i lavori in corso permetteranno fra P.oco una provvista idrica giornaliera di oltre 700 mc. ed in seguito di ctrca 1000. La nuova rete a maglia chiusa in tubi di acciaio con diametri da 150 a 200 mm. è stata calcolata in modo da avere una pressione minima di circa due atmosfere in ogni nodo, ciò che dà la possibilità, disponendo degli idranti in località opportuna, di servirsi della rete anche per spegnere eventuali incendi.


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L ' API'ROVVIC JO:-<AME':\ITO IDRICO DI MOGADISCIO ECC.

Lo sviluppo Jella nuova tubazione è di circa sei chilometri che si estendoho specialmente nel quartiere di Amaruini che fino ad ora aveva uno scarso serviZIO. La seconda ed ultima fase del processo di potabilizzazione di queste acque condottate sarà rappresentato da impianti di sterolitizzazione e di clorurazione col cloro gassoso (attualmente detta acqua viene già sterilizzata con ipoclorito di sod io).

3· -

ACQUA DISTILLATA.

Un 'altra soluzione per il rifornimento di acqua potabile è quella di distillare: l 'acqua di pozzi oppure quella del mare. L ' una e l'altra sono state adottate dal R. Governo. La Ditta De Vincenzi ha gradatamente portato la sua produzione giornaliera di acqua distillàta a circa 30 mc. e sta ora fin endo il montaggio di un distillatore Cecchini e Quagliarini con caldaia Breda, della capacità di mc. Joo giornalieri. Il vapore, prodotto in caldaia a tubi d'acqua, serve a riscaldare l'acqua da distillare e viene ricondensato e rinviato in caldaia in modo che in questa. non circola che acqua distillata, ciò che toglie ogni pericolo di incrostazioni nei tubi. L'acqua distillata dopo una conveniente aereazione viene inviata. ai serbatoi per la distribuzione. Ed altro imminente distillatore sta per sorgere. In esso si distillerà l'acqua del mare con una potenzialità di produzione di mc. 200 giornalieri. L'impianto è della Ditta Tosi e funziona con un ciclo analogo al precedente con ben studiati ricuperi di calore. L 'acqua del mare, dopo essere passata in diversi ebollitori riscaldati a vapore, quando ba raggiunto un certo limite di evaporazione viene mandata a rifiuto dopo aver però ceduto la maggior parte del suo calore all 'acqua in arrivo. In questo modo si evitano le incrostazioni saline che si avrebbero spingendo oltre il suddetto limite la concentrazione e la evaporazione delle acque madri. Si prevede che l 'impianto potrà funzionare in questo mese di marzo.

4· -

ACQ UA IMPORTATA CON LE NAVI.

L'ultimo fattore di produzione d'acqua che, come s'è visto, le Autorità interessate decisero di porre in opera per risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico alle truppe è costituito dal quantitativo fornito dalle navi cisterne e dagli altri piroscafi ancorati in rada. Va da sè che appunto per la fluttuante e variabile presenza dei bastimenti in porto sia dal lato numerico che da quello della stazza di ognuno di essi non è possibil e determinare, neanche approssimativamente, il contigente di tale contribuzione idrica. Comunque il suo gettito è notevole e specie nei primi assillanti momenti del fabbisogno non poco valse a concorrere al soddisfacirnento delle esigenze sopratutto per l'apporto dato dalle navi cisterne.


L' APPROVVIGIO:-IAMENTO ID RI CO DI MOGADISCIO ECC.

22 I

L'acqua delle cisterne navali viene raccolta e conservata in due grandi serbatoi situati sulle adiacenze del punto di sbarco da dove viene attinta e

distribuita.

Esercizio e vigilanza Il servizio idrico di distribuzione per le truppe nazionali è affidato ai reparti specializzati del Genio militare che portano a destinazione il rilevantissimo quantitativo di acqua potabile e di acqua di pozzo per gli usi vari. I posti di approvvigionamento dell'acqua potabile fanno capo: I 0 ) alla Ditta Cosmo De Vincenzi che, come abbiamo detto, dispone di impianti di distillazione; 2°) presso i serbatoi del porto per l'acqua fornita dalle navi ; 3•) presso la Stazione sperimentale Conceria Pelli del R. Governo dove funziona il primo apparecchio « Zerolit » sfruttato ; 4•) al viale Littorio di fronte al R. Ginnasio De Bono dove sono stati installati i nuovi impianti « Zerolit » . La distribuzione agli alloggiamenti viene fatta con autobotti della portata media di l. 1250. Converrà ricordare- a proposito di questi ben attrezzati e tecnicamente ben preparati Reparti idrici del nostro Genio - che la loro opera non si è limitata alla distribuzione dell'acqua. Ad essi spetta il merito di avere organizzato impianti idrici in tutti i Reparti con vasche, serbatoi, èondotture ecc. di cui conservano la manutenzione e di avere sistemato con una nuova attrezzatura tutto il sistema di potabilizzazione dell'acqua della Conceria pelli. Sul sistema di vigilanza igienica di tutte le acque sfruttate a scopo potabile ci limiteremo a ricordare che le analisi delle proprietà chimiche e batteriologiche vengono in genere espletate dai Laboratori principali sistemati presso l'Ospedale Militare della Somalia e che appositi laboratori sono stati istituiti presso gli impianti « Zerolit » per avere la sicurezza del continuo regolare funzionamento degli apparecchi e presso la Capitaneria di Porto per i controlli delle acque contenute nelle cisterne navali.

Conclusioni Da quanto abbiamo descritto ed esposto apparisce come gli sforzi delle Autorità per sopperire ai bisogni idrici della popolazione civile della città di Mogadiscio aumentata gradatamente in notevolissima misura - nonchè delle gagliarde truppe metropolitane qui discese sempre più numerose per la impresa coloniale - sono riusciti in pieno ed hanno avuto un felice coronamento. Infatti, oggi il problema dell'approvvigionamento idrico può essere dichiarato esaurito e non hanno più ragione di sussistere preoccupazioni in proposito. Che anzi la esperienza derivata agli organi tecnici da tale periodo di ricerche, di indagini, di applicazioni, ampliamenti e costruzioni è valsa


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L' APPROVVIGIO:-.::\MEl'ITO IURICO DI MOGADISCIO ECC.

senza dubbio a far conoscere ancor meglio la potenzialità e la natura del sottosuolo della città, contribuito al l'acquisto di un più selezionato ed appropriato patrimonio di nozioni e di realizzazioni pratiche da cui ogni ulteriore contingenza o necessità può attingere insegnamento e norme per qualunque evento e fabbisogno. A djmostrazione pratica della conseguita soluzione del ponderoso problema da noi trattato, crediamo opportuno dare mediante un prospetto sintetico il quadro delle risultanze raggiunte.

Acqua potabile distribuibile giornalmente Acqua distillata . Acqua dei pozzi Zerolitata e clorurata Acquedotto

marzo 1935

m;1rzo 1936

d icembre 1936

mc.

mc. mc.

mc. 330 mc. 150 mc. 1000

IO

130 150

Riserve : acqua piovana raccolta in cisterne le CUl COStrUZ!Ofll sono In progressivo aumento, ed acqua importata con le nav1.

--~


INTORNO ALLtiMPIEGO DELLtOSSIDO DI CARBONIO (CO) COME AGGRESSIVO DI GUERRA Senatore prof. Alessandro Lustig.

L'ossido di carbonio (C O), pur essendo un gas molto tossico, irritante, estremamente insidioso, perchè inavvertibile, in quantochè non ha odore, nè colore, nè sapore, e sebbene pos~e-gga una straordinaria bcilità di penetrazione ovunque, non è stato considerato finora un aggressivo di guerra. E ciò è dovuto al fatto che esso è più leggero dell'aria e quindi rapidamente diffusibile. Di recente però, il francese Marcel Ha nn e (I), pose in discussione il problema della possibilità di usare il C O quaìe aggressivo di guerra, preconizzando nella sua pubblicazione un grande avvenire a questo gas qualora venisse impiegato sistematicamente. L'Hanne afferma che i Laboratori militari s'indugiano : 1) a ricercare nuovi tossici con prevalente azione cutanea, e poco s'interessano dei superveleni [a concentrazione tossica (c x t)< 5oo l ; 2) a scoprire sostanze, anche non molto tossiche, purchè siano di facile preparazione, e che si possano produrre in grande quantità e soprattutto da materie prime localmente e largamente disponibili, poichè con l'impiego su vasta scala di tali aggressivi si può raggiungere l'obiettivo di costringere il nemico a consumare durante un attacco con essi, un grande numero di quei filtri che compongono la maschera antigas. A tale espediente si ricorse, con una certa frequenza, da parte di tutti i belligeranti nella guerra mondiale con lo scopo di far esaurire la potenza difensiva dei filtri del nemico, attaccandolo di sorpresa, con una violenta e vasta ondata di cloro, alla quale si faceva seguire immediatamente quando questo gas però aveva già prodotto un funzionamento irregolare della scatola-filtro, rendendola permeabile - un attacco con altri aggressivi chimici molto più tossici e di maggiore e più rapida efficacia del cloro. Ma noi sappiamo che si possono rendere i filtri inefficaci, anche senza portarli ad un esaurimento, quando si lancino contro il nemico aggressivi chimici capaci di oltrepassare il filtro inalterati, cioè senza subire alcuna modificazione nella loro proprietà tossica. Ed il C O appartiene precisamente a quel gruppo di prodotti tossici gassosi, che non vengono adsorbiti dalle sostanze costituenti la parte attiva dei filtri, almeno di quelli che sono in uso nei comuni apparecchi protettivi (maschere). ( 1) MA&CELL HANNE: Sur /'emploi de /'oxyde d e carbone cam me gas dt· combat miquc. Paris, Octobcr, 1935.

lndu su-ic chi-


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I NTORNO ALL' IMPIEGO DELL'OSSI DO DI CARBONIO {CO) COME ECC.

E il C O è precisamente un gas di facile e poco costosa produzione, con proprietà chimiche e biologiche ben note anche nella vita quotidiana, poichè gli avvelenamenti da C O sono frequenti e spesso gravi. Ciò avviene fra gli operai delle diverse industrie, anche perchè il C O è il prodotto di ogni imperfetta combustione di qualsiasi materiale che contenga carbonio. Così sono tutt'altro che rari gli avvelenamenti per azione del gas illuminante, giacchè questo contiene il C O nella proporzione dell'8 al 13 %; il gas generatore ne contiene il 25%, il gas delle kokerie 1'8%, e quello degli alti forni il 28% (1). Inoltre abbastanza frequenti sono i casi d 'intossicazione da C O durante lo sparo dei cannoni nelle caverne, a bordo delle navi da guerra, ed in generale quando lo scoppio di forti cariche esplosive avviene in luogo chiuso, o poco, o male areato; condizioni queste che impediscono al C O di diffondersi rapidamente. Ricordiamo a tale proposito, in termini generali, come gli esplosivi in uso nell'Esercito e nell'Armata siano costituiti da nitrocomposti quali la nitroglicerina, la nitrocellulosa, il trinitrofenolo (acido picrico, pertite), il tritolo, (trinitrotol uene), il pastrotie, l'armatolo, ecc. ecc.; dalle condizioni in cui avvengono la decomposizione e la ossidazione di tali esplosivi dipende lo sviluppo di gas tossici di varia natura, i quali, formandosi, come si è detto, in ambienti ristretti, male areati, sono la causa di gravi avvelenamenti con decorso acuto. Questi gas tossici sorgono conforme alla composizione dell'esplosivo da cui hanno origine. Ma l'atmosfera intossicata contiene di solito in prevalenza il C O, che è il più velenoso, mentre gli altri gas, quali il metano, l'acetilene, i cianuri, si trovano in piccola quantità ed in grande diluizione nell'ambiente dove è avvenuto lo scoppio dell'esplosivo ed hanno perciò un'importanza secondaria. Come è ovvio, nella decomposizione di esplosivi molto ricchi di ossigeno si forma una minore quantità di C O. Nella detonazione improvvisa degli esplosivi si formano, oltre il C O, notevoli quantità di acido carbonico e di azoto e minor quantità di ossidi di azoto, mentre nel processo di lenta deflagrazione degli esplosivi prevale la formazione di C O e di vapori nitrosi. ( 1) Sono in corso, in G~rmania certamente, c forse anche altrove , dci tentativi per svelenar~ il C O, onde ridurre nel limite del possibile i pericoli di questo gas nella vita quotidiana. Si sono ta tti impianti per S\<clcnare il gas illuminante a Hameln, in Germania. ove esiste uno stabilimento, il primo del mondo, per lo svelenamcnto del gas illumin.1nte, in gra nd" stile. Gli apparcchi di tali imptanti sono costruiti in modo da poter essere aggregati ai gas~ogcni già esistenti. L'unica innovazione introdotta const~tc nel rapporto fra gas di carbone c gas d'acqua nella mioccla gassosa. Il pro_ cedimcmo in uso a Ha mel n si basa sull' ossidnzione catalitica del C O mediante il vapore acqueo. Praticamente si ebbe a Hameln il risultato di ridurre il C O dal zt o,{, al zot,, ma il valore in calorie, lo spessore e l'infiammabi lità del gas svelenato non hanno subìto mcclificazioni. Dal lato economico non "i è: grande differenza tra gas non svelenato e gas svelcnat.,; tutt:tvia quest'ultimo è alqua nto più costoso per metro cubo. Si sono studtati anche metodi biologici di svclcnamcnto del gas illuminante mediante speciali battcn. (0. MuNTSCH).


INTORNO ALL 'IMPI EGO D ELL'OSS IDO D I CA RBON IO (CO) COME ECC.

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Il quantitativo di C O che si forma nell ~ esplosioni o defl agrazioni oscilla entro limiti vastissimi: esso dipende oltre che daHa qualità dell 'esplosivo usato, anche dalla pressione, e, secondo i cacoli btti dai tecnici, un solo chilogrammo di polvere da sparo sviluppa circa 8oo litri di questo gas. E' quindi, in dipendenza di tali complesse circostanze se per l'avvenuta esplosione, vi è pericolo di morte causata per b combinazione del C O con l'emoglobina del sangue resa così inc:1pace di fissare l 'ossigeno. N on è il caso di ricordare, in questo brcvi<>si mo .J.rticolo, i caratteri fisici e chimici dd C O, la sua tossicità e l'azione biologica di questo veleno tipico del sangue, e le varie forme cliniche della intossicazione ; rileviamo soltanto che il carattere generale dell'effetto tossico si fonda , n on esclusivamente, ma sopratutto, sulla combinazione del C O con l'emoglobina del sangue (carbossiemoglobina) (combinazione molto più stabile di qt:ella che l'emoglobina stessa non formi con l'ossigeno) e sul conseguente processo di asfissia per mancanza di ossigeno. Sulla genesi e sulla comparsa degli avvelenamenti per C O, vi sono parecchie teorie; fra queste trova un certo ereditò quella che ammette un:t azione specifica del C O sul sistema nervoso centraie; !tUttavia non si può mettere in dubbio che il quadro clinico di tale avvelenamento sia dominato dai fenomeni derivanti dalla mancanza di ossigeno, che è l'unica e sola causa di una serie di alterazioni anatomiche (emorragie diffuse in organi interni sotto forma di purpura cerebri e di ematomi) e dei relativi disturbi funzionali. Premessi sommariamente questi dati di fatto, vogliamo ancora ripetere come i comuni respiratori o le maschere antigas non proteggano dal C O: perciò per la difesa individuale contro questo gas, tanto necessaria non solo per la Marina da guerra e per gli Eserciti, ma anche per diverse industrie e particolarmente per l'industria mineraria e per tante altre lavorazioni, si sono fabbricati apparecchi speciali di vario materiale e tipo. Un filtro antiossido di carbonio si fonda sulla trasformazione del C O in C 0 2, ch.e a sua volta deve essere assorbito da sostanze alcaline (r). I gas che attraversano i filtri senza subire modifìcazioni (gas rompifiltri) oppure quelli che vengono solo in parte adsorbiti d:~l carbone o dalle altre materie che costituiscono il filtro, sono nella pratica, ben pochi. Hanne ammette che negli ultimi tempi sia stato scoperto un derivato della naftalina alogenata, con azione deleteria sugli organi visivi, il quale viene adsorbito assai scarsamente dal carbone attivo dd filtro respiratorio ; ma questo prodotto è di preparazione difficile, cnde il C O rimane ancora il gas principale del gruppo in parola. E secondo Hanne non è lontana anche la possibilità di utilizzare, con speciali espedienti, il C O - come si ( 1) Questo argomento viene esposto largamente nel no; ::ro volu me: « Effetti c cura dci gas d i uso di medici ». Terza ed izione aggiornata, pubblicato a cura del l' Istituto Sierotcrapico M ilan ese. Malano, •936·XlV, a pag. 219. ~ucr ra, ad

3 -

Giorm1/c di m ~dicina milirar~.


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INTOR NO ALL ' IMPIEGO Dhl L'OSSJDCI DI CARBONlO (CO) COME ECC.

può fare ora col solfuro di etile biclorurato (yprite) - per rendere inaccessibili perchè pericolose, estese superfici di terreno. Certe istruzioni francesi (<t l mtructions sttr la défence passive ») ammettono che una miscela di ferro carbonile ed acido prussico sarebbe in grado di attraversare inalterata i filtri comuni, e Hanne, a tale proposito, osserva che si conoscono da molto tempo sostanze chimiche le quaii possono scindere dalla loro molecola, dell 'ossido di carbonio. Accanto alla combinazione di ossido di carbonio con dd cloruro rameoso (Cu2 Clz. CO. 2 H .O) vi sono il nichel carbonile e il ferro carbonile (quest'ultimo trova impiego nella preparazione del ferro puro). Nel nostro Volume precedentemente citato, noi abbiamo ricordato ampiamente la proprietà di questi ed altri composti metallici tossici, che sono considerati dei veri rompifiltri ed <tbbiamo concluso che il ferro carbonile (di difficile preparazione) è un potente veleno, ma possiede una ben scarsa stabilità, e viene facilmente decomposto dalla luce ed in modo speciale dai raggi ad onde corte, per cui tale prodotto non potrebbe trovare largo im. . ptego m guerra. Secondo H anne, invece, sarebbe oggi risolto il problema di trovare sostanze atte ad immagazzinare C O. Si è scoperto infatti che grandi quantità di C O si sciolgono in certi gas liquefatti, ad es. nell'ammoniaca, i quali volatilizzandosi lo mettono in libertà. Dopo questa constatazione, si va ora in cerca di mezzi solventi di tal natura: cioè tossici per se stessi e capaci di adsorbire grandi quantità di C O. E non sarà, secondo Hanne, compito difficile il tròvarli. Si è già detto che i filtri antiossido di carbonio, impiegati contro questo gas quando si presenta come unico gas tossico esistente nell'atmosfera (ciò avviene in seguito a fughe di gas illuminante, esplosioni di polveri in ambienti poco ventilati), si basano sulla ossidazione del C O in acido carbonico, il quale possiede uno scarso potere tossico (questo gas non produce accidenti gravi nemmeno in concentrazione al 10%, mentre il C O è pericoloso all'uomo in concentrazioni di 1 :5000). Per questi filtri speciali si è rinunciato a valersi di altre reazioni chimiche che non fossero quelle catalitiche (miscele di ossidi ad azione catalitica) (x). Gli Americani usano un composto detto hopcalite (50 % di ossido di manganese, 30 % di ossido rameoso, 15 % di ossido di cobalto e 5 % di ossido d'argento) che trasforma, se è asciutto, il C O completamente; però questo ed altri composti hanno l'inconveniente di riscaldare l'aria inspirata, in rela'zione alla reazione esoterma, ciò che è assai molesto per coloro che usano la maschera. La carica della maschera contiene inoltre degli strati asciutti e del carburo di calcio come indicatore. Vi è un filtro, così detto « universale », che viene usato in casi speciali, cioè quando già esistono indizi che agli altri gas pericolosi è stato aggiunto pure C O. (1) E' stata quasi generalmente abba ndonata l'ossid azione del C O a mezzo di pentossido di iodio in soluzione solforica (maschera Caneret) c ci ~i vale di spt:ciali m• scele di ossidi ad azione catalitica.


INTORNO ALL'IMPIEGO DELL'OSSIDO DI CARBOI'IO (CO) COME ECC.

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Secondo Hanne il Comité Central des Houillères de France ha costruito una scatola-filtro munita di un ultra.filtro di cellulosa o di carta alfa (contro arsine e stibine), che pare costituisca un'eccellente maschera polivalente, non inferiore aUe migliori maschere americane. Di questa scatola-filtro Hanne da la composizione (1), ed afferma che simili filtri <• universali» hanno il loro campo d'azione nelle navi, nelle casematte ed in altri ambienti consimili. L'Hanne s'intrattiene perciò a lungo, nella sua pubblicazione, sul quantitativo di C O, che si forma nelle esplosioni o deflagrazioni, dimostrando con dei dati, come quello oscilli entro limiti vastissimi, a seconda dell'esplosivo usato, dei volumi di gas che le varie specie di esplosivi producono a temperature diverse e a seconda della pressione. La formazione di C O è sempre consi.derevole, eccettuato il caso di una forte pressione con combustione completa. Notevole pure è la quantità di C O quando il proiettile fa cilecca, quando le fiamme sono ributtate, o quando le cartucce si bruciano. Del resto la combustione della polvere non è mai completa come si osserva sempre allorquando il vento spinge il gas di detonazione verso i tiratori, segno questo che la quantità dì C O che si è sprigionata è considerevole. Degno di rilievo è il fatto che per la presenza nella miscela gassosa di acido carbonico - che stimola l'attività respiratoria - viene affrettato l'assorbimento di C O in coloro che sono esposti agli effetti dei gas. L 'Hanne considera, nella sua pubblicazione, i pericoli derivanti all'organismo dell'azione del C O, e conclude: che volendo usare il C O come arma chimica, è indispensabile che questo gas colpisca l'uomo in una concentrazione sufficiente a provocare una P.rofonda alterazione dell'emoglobina del sangue, trasformandola cioè in carbossiemoglobina. Se viene raggiunto l'equilibrio con una concentrazione che non riesce subito letale, il colpito potrebbe continuare a vivere in questa atmosfera, poichè non vi si verifica più nessun aumento dell'azione tossica. L 'avvelenamento per C O si distingue perciò fondamentalmente da quello da cloro o da fosgene, in cui l'effetto tossico è con ogni concentrazione proporzionato alla durata d'azione. Lo stato d'equilibrio si raggiunge tanto più rapidamente quanto più è alta la concentrazione del C O contenuto nell'aria. La rapidità di formazione dell' ossiemoglobina è, da principio, notevole, ma va a poco a poco diminuendo, man mano che ci si avvicina al limite di saturazione. Dopo due minuti di soggiorno in un'atmosfera contenente il 5"~ di C O, il sangue di un animale di 15 kg. contiene già più ~el so% di ossiemoglobina. Durante l'attività muscolare l'avvelenamento è più rapido che durante il riposo, poichè nel primo caso il ricambio dell'aria raggiunge 40 litri circa, mentre nel secondo soltanto da 7 J IO litri. (t) La scatola nel senso della corrente d'inspirazionc contiene i seguenti strati:

Carbone attivo, impregnato di solfato di rame, eme. 400; carbone atti\'o non impregnato eme. 200; pietra pomice impregnata di soda eme. 200; cloruro di calcio fuso eme. 200; hopcal ite eme. 300; cloruro di calcio luso eme. 100.


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INTO RNO ALL'IMPIEGO DELL'OSSIDO DI CARBON IO (CO) COME ECC.

Secondo Balthazard e Nidoux il coefficiente di avvelenamento per C O (Ct) rappresenta il rapporto tra ossi emoglobina ed emoglobina totale: Ci = Hb (C O) p. Hb Esiste pericolo di vita quando il Ci raggiunge il valore di 2/3. Secondo Hanne alla concentrazione dell'r: Iooo dopo un'ora di permanenza nell'atmosfera con C O si può avere la morte. A·d una concentrazione inferiore all' 1: 1000 l'avvelenamento può essere tollerato, quantunque si osservino svenimenti, ed un valore Ci del 40 %. Sopra il limite di I: IOOO la concentrazione riesce tossica, onde se si vogliono ottenere risultati rapidi è indispensabile usare tale concentrazione. Il C O è meno tossico del fosgcn e, ed il suo potere di diffusione costituisce un altro ostacolo al suo impiego unico, quale aggressivo di guerra. Però l'uso del C O viene reso relatiuamerzte facile dalla sua solubilità in certi gas liquefatti. L'Hanne s'intrattiene inoltre, nella sua pubblicazione, sui mezzi chimici adottati per riconoscere il C O nell'atmosfera, argomento questo esposto ampiamente nel nostro Volume già citato, da cui risulta che realmente non si conosce ancora alcun mezzo sicuro che sveli nella pratica la presenza del C O nell'aria, in concentrazioni al disotto dell'I :2ooo, di una concentrazione cioè che sia in grado di produrre già fenomeni di avvelenamento (45% di carbossiemoglobina) (1). Anche i metodi per i saggi chimici da praticare sul sangue vengono pres~ in esame dall,'Hanne, ma non ne risulta nulla di nuovo che non fosse da noi già conosciuto. Da ultimo l'Autore ricorda che il C O sembra esercitare un'azione deleteria non solo per la tossicità che possiede per se stesso, ma anche in conseguenza di fenomeni che derivano dalla sua presenza in miscele di gas da combattimento ben noti nei loro effetti. Nello stesso modo come la presenza di anidride carbonica al lato del C O fa aumentare l'assorbimento di quest'ultima sostanza da parte dei polmoni, pel fatto che l'anidride carbonica accelera l'attività respiratoria, così il C O stesso, per cause ancora poco note, fa aumentare l'azione tossica di certi gas sull'organismo, quando esso venga mescolato con questi. Così W. Wirth dimostrò praticamente sugli animali che l'azione tossica dell'ossido d'azoto viene aumentata del 50 % se a questo gas si aggiunge una quantità anche piccolissima di C O.

In base a queste osservazioni l'Hanne viene alla conclusione che all'ossido di carbonio sia riservato un grande avvenire nelle future guerre. (r) Per 1:! dimosll'azionc rapida del C O nell'aria pare abbiano dato una prova discreta nella pratica gli app~rccchi descr itti da Borinski e Murschhauser, che si basano sul procedimento del pen. tossido di iodio, come pure il rivelatore del C O di Auer e quello di Drac ger.


LABORATORIO SPERIMENTALE DEL SERVIZIO CHIMICO MILITARE Direttore: prof. MARIO FoRNAINI

METODI MODERNI PER LA OSSIGENOTERAPIA DEI COLPITI DA AGGRESSIVI CHIMICI Dott. Guido Ferri, maggiore medico, capo della Sezione di Fisiopatologia

Il bisogno di ossigeno è, secondo Dautrebande (1 ), la conclusione obbligatoria di qualsiasi intossicazione da gas, sia che si tratti di un grande tossico, come l'acido cianidrico, o di un gas di combattimento, come il fosgene, o di un prodotto indmtriale, come l'anidride solforosa, o di un veleno accidentale, come l'ossido di carbonio. Su questo concetto fondamentale il chiaro autore belga basa la sua attraente classificazione fisiopatologica degli aggressivi, che egli distingue in anossienùzzanti, anemizzanti e tissulari, a seconda che la caduta del tasso di ossigeno si verifichi a livello dei polmoni, o nel sangue, o nell'interno delle cellule stesse dei tessuti viventi. Certo - egli aggiunge - alcuni gas tossici producono delle ustioni, altri attaccano la congiuntiva oculare, altri la mucosa pituitaria, ma sono effetti accessori e di scarsa importanza, che, in ogni caso) non sollevano problemi di ordine generale. Questa osservazione merita, a mio avviso, qualche ri5crva, sopratutto dal punto di vista dell'impiego tattico degli aggressivi, perchè volendoli, e dovendoli, considerare nell'ampio quadro delle contingenze di guerra, non può essere valutata di secondo piano, ad es., una sostanza irritante capace di arrestare sulle linee di partenz~ ·un reparto che) movendo all'assalto, viene sorpreso da una nube aggres~iva mentre è sprovvisto di maschera; ovvero un prodotto che, come l'iprite, provoca lesioni eh~ nella migliore delle ipotesi allontanano il combattente· dalla trincea per molte settimane. Comunque, è certo che la deficienza di o~sigeno ha una importanza fondamentale nell 'azione degli aggressivi, e fa sentire il suo peso anche quando si tratti di provvedere alla terapia, specialmente p~r i colpiti da alcune categorie di gas, quali i soffocanti e i tossici. Sulle esigenze particolari della ossigenoterapia dei colpiti da aggres~ sivi chimici non si possono, oggi, avanzare dei dubbi, ed è pacifico che la somministrazione di ossigeno deve essere precoce (cioè pratic3ta fino nei posti di medicazione di linea), generosa e continuata per molto tempo, utilizzando metodi che assicurino realmente la ossigenazione del sangue artenoso.


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METODI MODERi'! PER LA OSSIGENOTERAPIA DEI COLPITI DA ECC.

Ma sull'impiego di questi metodi ancora non si può dire raggiunta la perfetta concordia da parte degli studiosi dell'argomento, perchè mentre alcuni, come il Cot (2) e il Lamy (3) sostengono, ad es., la grande utilità delle iniezioni sottocutanee di ossigeno, altri autori, della competenza del Dautrebande (r), negano a tale metodo ed a quello delle iniezioni endovenose ogni valore pratico. Un accordo di carattere generale esiste sulla bontà della somministrazione dell'ossigeno mediante apparecchi inalatori, ma è tuttavia controverso se si debba impiegare sempre ossigeno soltanto o, in alcune circostanze, ossigeno e anidride carbonica. La questione è bene aggiornata nel recente volume di Hedèrer et Istin (5); per esperienza personale ritengo che nei colpiti da soffocanti riesca più utile, in generale, l'impiego del solo ossigeno, specialmente nei casi di cianosi bleu. Gli apparecchi inalatori moderni devono, come è noto, rispondere :t particolari requisiti, quali ad esempio quelli di esser provvisti di mascheretta respiratoria valvolata, di sacco polmone che funge da riserva e da regolatore dell'ossigeno, di misuratore di flus~o ecc.. Per disporre di una quantità relativamente abbondante di ossigeno, questo si trova compresso in bombole a molte atmosfere (di solito circa 150) ed è quindi necessaria una valvola di riduzione. A queste condizioni risponde, tanto per citare un esempio, l'apparecchio di Haldane, il cui impiego è previsto per le forze armate britanniche (4). Ma l'uso di simili apparecchi, se pur rappresenta un notevole progresso nei riguardi tecnici della questione, non ne risolve l'importante lato logistico, che dobbiamo seriamente considerare nella eventualità, tutt'altro che trascurabile, che si renda necessario fare affluire grandi quantità di ossigeno fino alle unità sanitarie più avanzate, come posti di medicazione, sezioni di sanità e, in modo particolare, ospedali da campo. D'altra parte, l'impiego dell'ossigeno compresso presenta, a tutt'oggi, alcuni inconvenienti generalmente noti, quali il peso e l'ingombro degli apparecchi inalatori in rapporto al rendimento; la possibilità di scoppi durante i travasi, e, sopratutto, l'elevato costo dei trasporti. Per tali ragioni la Direzione · del Servizio Chimico Militare ha ritenuto opportuno far prendere in esame ed esperimentare, a scopo di impiego terapeutico in sostituzione dell'ossigeno compresso, due prodotti più moderni dell'industria, e cioè il co~idetto ossigeno solido e l'ossigeno liquido. Il cosidetto ossigeno solido, studiato e preparato dalla Inhabad di Berlino (6), è costituito da una miscela contenente clorato di potassio (83'}~), carbonato di potassio (2~~{, ), ferro (8%), ossido di cobalto (3%), amianto (4%). A questo conglomerato si dà la forma di compresse:: cilindriche chiamate « candele », che in alto presentano un piccolo incavo, contenente polvere nera, per l'innescamento. Inserite in appositi dispositivi a circuito chiuso e


METODI MODERNI PER LA OSSIGENOTERAPIA DEI COLPITI DA ECC.

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determinatane la accensione mediante capsule a fulminato di mercurio, le candele ardono, e nella combustione si ha sviluppo di ossigeno gassoso. Una candela delle dimensioni di cm. 17 x 53 e del peso di gr. 550, sviluppa, teoricamente, circa 100 litri di ossigeno. Su tale nuovo mezzo di generare ossigeno, a cui l'industria interessata faceva grande propaganda, si erano fondate molte speranze, costruendo un tipo di autoprotettore ed anche un modello di apparecchio per inalazione.

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Fig. 1. Schema di apparecchio inalatore a cosidctto ossigeno solido.

Questo (cfr. figg. 1 e 2) è costituito da un cilindro metallico, provvisto di un coperchio ermetico con chiusura a baionetta, sul quale si trova il dispositivo per l'accensione e nel quale viene racchiusa la candela. L'ossigeno gassoso, che si sviluppa in seguito a combustione della candela, viene erogato attraverso un foro situato alla base del cilindro, e dopo aver attraversato successivamente un filtro in porcellana porosa, uno a carbone ed un gorgogliatore, fluisce per un tubo di gomma ed un sacco polmone, fino alla mascheretta respiratoria. Le singole parti dell'apparecchio sono raccordate fra di loro e fissate sopra un piano di sostegno. L'apparecchio è contenuto dentro una custodia di legno, insieme a quanro candele e ad un gorgogliatore di riserva: il complesso ha il peso dr kg. 6, 700 e le dimensioni di cm. 30 x 26 x 22. In teoria dovrebbe dare una disponibilità di circa 400 litri d'ossigeno. Per far funzionare l'inalatore occorre determinare l'accensione della candela mediante un colpo brusco, dato colla mano, sull'apposito dispositi vo situato nel coperchio del cilindro che la racchiude. Un percussore fa allora esplodere una piccola capsula al fulminato di mercurio, che incendia


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METODI MODERNI PER LA OSSJGENOTERAPIA Dl:l COLPITI DA ECC.

la polvere nera contenuta neIl 'incavo della candela. La combustione s1 propaga poi al corpo di questa, e si ha sviluppo di gas. Sottoponendo l'apparecchio a prove di impiego pratico, si è rilevato: l'avviamento non è immediato e costante, e spesso occorre ripetere varie volte la manovra di accensione della candela prima di riuscire ad ottenerla. Anche la combustione non è regolare, e qualche volta si arresta durante l'impiego.

Fig. 2. Appatccchio inalatore a cosidctto ossigeno solido.

All 'analisi chimica, praticata dal Dott. Sartori di questo laboratorio, è risultato che il gas che si sviluppa durante la combustione della compressa contiene il 99% di ossigeno. Ha però un odore assai ingrato ed anche un sapore disgustoso; queste sfavorevoli caratteristiche non sono completamente eliminate nemmeno dopo il passagg1o del gas attraverso i due filtri ed il gorgogliatore. L 'ossigeno viene erogato dall 'inalatore con un flusso che all'inizio è di 2 litri al min., aumenta fino a 7 litri min. nei primi 5 minuti, per ricadere


METODI MODERNI PER LA OSSIGENOTERAPIA DEl COLPITI DA ECC.

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poi ad una media di circa litri 2,5 al min. per tutta la durata della combustione (meno di 30 minuti). Questa quantità è Ja ritmcre insufficiente per la terapia dei colpiti da aggressivi chimici' per i quali, come è noto, occorrono da 5 a 6 litri di ossigeno ai minuto. Complessivamente durante la combustione di una candela l 'apparecchio fornisce circa 65 litri di ossigeno, IT!cntre in teoria dovrebbe darne circa 100; perciò si ha un rendimento pratico scarso ed insufficiente, non proporzionato alle caratteristiche di ingombro e di peso dell 'inalatore. Infatti, impiegando tutte le 4 candele di cui ogni apparecchio è dotato, si ha una disponibi lità effettiva di circa 300 litri, cioè pari a quella fornita da una bomboletta della capacità di 2 litri in cui l'ossigeno sia compresso a 150 atmosfere. Si è inoltre constatato che non è possibile riutilizzare l'inalatore subito dopo che ha cessato di funzionare, e ciò a causa de li 'eccessivo riscaldamento del cilindro di custodia, che impedisce la rapida sostituzione della candela esaurita. Occorre attendere che il cilindro si sia raffredda to, ciò che richiede circa mezz'ora. Perciò, nel complesso questo m etodo di ossigeno-terapia, almeno allo stato attuale della sua realizzazione tecnica, è risultato non utilizzabile, sia per impieghi correnti che, e sopratutto, nel caso particolare dell'assistenza ai colpiti da aggressivi soffocanti, che come si è accennato, necessitano di lunghe, generose e ripetute somministrazioni di ossi geno, affinchè l'intervento curativo sia realmente efficace. Abbiamo poL preso in esame la possibilità dell 'impiego, ai fini terapeutici, dell 'ossigeno liquido. E ' noto come questo si ottiene dall'aria mediante vari processi, che ebbero come base i brevetti Linde (7) e che consistono essenzialmente in compressione, rettifi.cazione e raffreddamento. Con progressivi arricchimenti si arriva ad ottenere un prodotto praticam ente puro, consistente in un liquido limpido, di colore azzurrmo, che ha il peso specifico di 1,13 e la tcmperarura di - 182° C. In normali condizioni di temperatura ambiente e di pressione barometrica, da r litro di ossigeno liquido si sviluppano da 8oo a r ooo litri di ossigeno gassoso, che ha la caratteristica· di essere perfettamente anidro e purissimo (99,5 - 99,7%). N ei confronti di quello compresso in bombole l'ossigeno liquido presenta, fra gli altri requisiti favorevoli, quello di una spesa di trasporto notevolmente minore, cioè uguale a circa un decimo (8). Inoltre, tutte le manipolazioni avvengono a bassa temperatura, cioè al riparo da pericoli di esplosione. E ' però da rilevare che il trasporto e l'immagazzinamento dell'ossigeno liquido presentano particolari esigenze che complicano alquanto le cose, e cioè devono avvenire in recipienti che siano sempre in contatto diretto coll'atmosfera. Infatti, in un rtcipiente chiuso l'ossigeno liquido assu-


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METODI MODERNI PER LA OSSICENOTERAPIA DEI COLf'ITI DA ECC.

merebbc ben presto una temperatura superiore a quella critica (- rr8° C) e la pressione del gas nell'interno del recipiente raggiungerebbe valori tali da superare la resistenza di qualsiasi serbatoio, anche a pareti molto robuste. Perciò il gas che via via si forma deve trovare una via d'uscita, ed è inevitabile una perdita continua, per evaporazione. Per ridurre al minimo tale perdita i recipienti destinati a contenere l'ossigeno liquido vengono isolati termicamente, col munirli di doppia parete a superficie lucida, sul tipo delle bottiglie di Dewar, e sono provvisti di valvola di sicurezza. In tal modo è oggi possibile trasportare l'ossigeno liquido anche a notevoli distanze, sopra comuni autocarri, con perdite relativamente poco elevate (9). Finora l 'ossigeno liquido ha trovato impiego sopratutto come esplosivo nei lavori di mina, in sostituzione d eli 'aria liquida che già era stata usata in Germania fino dal r897, ed in Italia per il traforo della galleria del Sempione. Durante la guerra, ne fu fatta larga applicazione in Germania ed in Austria, a risparmio di altri esplosivi; il suo uso, mediante speciali cartucce di poco costo e facili a preparare e maneggiare, è ora esteso in Francia ed in America, ed anche in Italia, in occasione della installazione di impianti idroelettrici, se ne è fatto un notevole impiego (10) (n) (12) in questi ultimi anni. Non risulta che sia stato proposto od esperimentato per scopi terapeutici. Fabbriche di ossigeno liquido si trovano ogg1 m molte città d'Italia: Milano, Torino, Novara, Genova, Venezia, Bologna, Spezia, Ancona, Livorno, Roma, Bari, Siracusa. Il prezzo è attualmente di circa L. ro al litro, ma potrà diminuire in modo sensibilissimo quando si faccia un largo impiego di questo prodotto che oggi ha scarse applicazioni. Progetti per impianti industriali di una certa potenza prevedono infatti un prezzo di L. r,so2,50 al litro. Nelle nostre prove ci siamo serviti dt speciali apparecchi gassificatori, tipo Heylandt, che da qualche tempo sono in commercio all'estero (Germania, Inghilterra), per uso degli aviatori e degli ascensionisti che debbono raggiungere alte quote, in cui l'aria è assai rarefatta ed occorre supplire alla minore tensione parziale dell'ossigeno. L a figura n. 3 rappresenta lo schema di un gassificatore del tipo H eylandt. L'ossigeno liquido (a) è contenuto in un recipiente metallico a doppia parete (b) che ha la forma di una sfera, ed è provvisto di un collo cilindrico a cui si adatta il tappo (c). Dall'interno del recipiente (b) il liquido (a), per effetto della pressione del gas che evapora continuamente, sale, attraverso un tubo pescante (d) e un tubo ripiegato (e), nel primo recipiente di evaporazione (f), provvisto dei tubi f', f", f'" destinati ad aumentare la superficie evaporante, e successivamente, attraverso il n1bo (g), nel secondo evaporatore (h). L'ossigeno, ormai allo stato gassoso ma ancora freddo, circola poi entro il serpentino (r), dove si riscalda fino a temperatura ambiente, e giunge alla valvola di erog:1zionc (k), che è regolabile in modo da lasciar


METODI MODERNI PER LA OSS IC ENOTERAPIA DEl COLPITI DA ECC.

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fluire dall 'apparecchio, nella unità di tempo, quantità diverse di gas, variabili da 5 a 25 litri al minuto. Prima di esser portato all'esterno l'ossigeno gassoso passa, mediante il tubo (l) in un sacccrpolmone di tela gommata (m), che ha la funzione di equilibratore e ricuperatore. Dal sacco polmone (m) l'ossigeno passa nei tubi di distribuzione (r) che possono essere fino a 4; ognuno di esso è provvisto di boccarola per la respirazione. Queste nell'apparecchio originale da noi impiegato (di provenienza tedesca) e fano rap-

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Fig. 3· Schema d1 un apparecchio g3ssific;uore ~...r ossigeno liqu ido, ti po Hc:rla ndt.

presentate da bocchini di legno da cui l'aviatore succhiava l'ossigeno: nelle nostre prove, in cui il gassificatore era usato a scopo di terapia, ci è sembrato opportuno provvedcrlo di mascherette respiratorie del tipo H aldane, valvolate. Altri elementi importanti dell'apparecchio sono il manometro (p) e la valvola di sicurezza (o). Nella sua realizzazione attuale il gassificatore (che è riprodotto dalla ~g. n. 4) ha la forma di un cilindro, a sezione circolare nella parte infenore ed a sezione ellittica in quella superiore. Dimensioni d'ingombro:


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METODI MODERNI PER LA OSSJGENOTER..o\PIA DEI COLPITI DA ECC.

altezza cm. 6o; diametro della base cm. 25; diametri della sezione ellittica cm. 25 x 17. Peso a vuoto kg. 11.350. Con alcuni apparecchi del tipo sopradescritto, sono stati compiuti esami di laboratorio ed esperimenti di impiego pratico, compresa la ossigenoterapia di ammalati. Le prove si sono svolte a Roma, Ancona e Torino. Si è trovato che l'apparecchio ha la capacità di circa 5 litri, e la possibilità di

F•g. 4· Apparecchio gn ssificntoro per ossigeno liquido, tipo 1-Jeylandt.

erogare circa 4000 litri di ossigeno gassoso. Il suo riempimento, che si pratica mediante apposito imbuto provvisto di setaccio, è facile e può essere eseguito, con un pò di pratica, anche da personale di fatica, travasando l'ossigeno liquido dai depositi delle fabbriche o dai recipienti di conservazione. Occorre lasciar raffreddare il gassificatore prima di richiuderlo. Appena chiuso,


METODI MODERNI PER LA OSSIGENOTERAPIA DEI COLPITI DA EC~.

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la pressione sale, per l'evaporazione interna, fino a 0,4·0,') atm. ; a questo punto entra in funzione la valvola di sicurezza, e l'apparecchio è pronto a funzionare. La erogazione del gas si ini zia, con costanza e immediatczzJ, appena si fa funzionare la relativa valvola, a nçhe subito dopo riempimenti successivi dell'apparecchio. Al controllo praticato con un rotametro, il flusso dell'ossigeno gassoso è risultato rispondente alla taratura della valvola, che è graduata come sopra è detto, da 5 a 25 litri al minuto. Le vie utilizzabili contemporaneamente per l'impiego dell' oss1gcno gassoso sono tre. Il gas erogato ha un contenuto in ossigeno di circa il 99o·~ ; la differ enza a 100 è costituita da azoto. Esso possiede buone caratteristiche organolettiche, non presenta odori o sapori sgraditi. La sua temperatura è risultata uguale a quella ambiente, o inferiore di circa r• a 2 ° C. Il funzionam ento dell'apparecchio è stato sempre regolare, sia a caric0 completo che con piccole quantità di liquido. In occasione di un incidente di laboratorio, per cui un tecnico aveva respirato del gas ad azione soffocante, l'impiego dell'apparecchio diede risultati del tutto soddisfacenti e simili a quelli che si ottengono, in queste circostanze, con inalazioni di ossigeno compresso. Gli esperimenti di terapia si sono svolti, per disposizioni della Direzione Generale della Sanità Militare, presso gli ospedali militari di Ancona e di Torino, e sono stati condotti dal personale sanitario di quelle unità. In Ancona furono praticati due cicli di prove, di cui il primo (autunno 1931), a carattere più spiccatamente tecnico, ebbe lo scopo precipuo di mettere a punto il metodo e l'apparecchio ; nel secondo (primavera del 1932) ebbero luogo esperimenti effettivi di ossigenoterapia di militari ammalati. In successivi rapporti, la direzione dell 'ospedale militare di Ancona riferl (13) (14) che, dopo una piccola riparazione resasi necessaria alla valvola di sicurezza, l'apparecchio a carico completo, lasciato a sè stesso senza erogazione di gas si svuotava in circa 8 giorni. Con la valvola di erogazione completamente aperta lo svuotamento si aveva in circa 7 ore. Il gas presentava buone caratteristiche organolettiche ed una temperatura di circa 1• C inferiore all'ambiente; questa piccola differenza scompariva allungando di poco i tubi di distribuzione. Fra le altre prove di impiego, ne venne praticata una somministrando contemporaneamente l'ossigeno a due polmonitici posti in letti vicini. L'apparecchio funzionò per tutta la notte, dalle ore 19 della sera alle 7 del m attino, con una erogazione di 15 litri al minuto. Si osservò in entrambi gli infermi un miglioramento della cianosi, almeno uguale a quello che si ottiene impiegando l'ossigeno in bidoni. Al mattino vi era ancora disponibilità di 1 kg. di liquido ; aperte le due vie di erogazione, l'apparecchio continuò a fornire ossigeno con un flusso di 20 litri-min. ancora per un'ora e m ezza. In tutti gli esperimenti non si ebbe alcun guasto o inconveniente, e il gassificatore funzionò nel modo più re-


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golare, dimostrandosi di facile manc.:ggio, di grande utilità per gli infermi ed anche per il personale d'assistenza, cui evitava il continuo trasporto · dalla farmacia di bidoni con ossigeno gassoso. Gli esperimenti presso l'ospedale militare di Torino si sono svolti in un periodo di circa 2 anni (maggio 1933 - aprile 1935), impiegando tre apparecchi, per la ossigcnotcrapia di militari affetti da varie forme morbose: polmonite; broncopolmonite influenzale; meningite; morbillo con complicanze broncopolmonari, ecc.. Le relazioni compilate al riguardo dal direttore di sanità militare del corpo di armata di T orino e dalla direzione di quell'ospedale militare (15) (16) confermano pienamente la efficacia terapeutica, in tutto sim ile a quella dell'ossigeno ottenuto dai bidoni, del gas proveniente dagli apparecchi, che fu sempre riscontrato in possesso di buone caratteristiche organolettiche. La temperatura era praticamente uguale a quella ambiente.Le modalità di impiego sono risultate comode e agevoli; ogni apparecchio ha sempre funzionato in modo regolare non presentando alcun pericolo, ed essendone facile il rifornimento presso la locale fabbrica di ossigeno liquido. L'impiego del gassificatore, che in un piccolo volume può fornire grandi quantità di gas purissimo, concede ai reparti ospedalieri una maggiore autonomia; nelle ore notturne, anche nei periodi di grande affluenza di ammalati, disponendo di una buona scorta di ossigeno liquido il servizio risulta più sicuro e rapido, ed è eliminata la necessità di ricorrere con frequenza al rifornimento di ossigeno in farmacia, con relativo risparmio di tempo e di personale di assistenza. E' stato rilevato però l'inconveniente che l'apparecchio lasciato a sè stesso si svuota in un periodo di tempo relativamente breve, cioè nel giro di alcuni giorni. Ma è da ritenere fondatamente, anche a parere di tecnici competenti, che questo difetto, oggi abbastanza notevole, sia assai attenuabile, come dimostra anche il fatto che presso l'ospedale di Ancona un esemplare di gassificatore richiedeva per svuotarsi circa 8 giorni, cioè un periodo di tempo che sembra compatibile con l'impiego pratico. E' anche da considerare che in tempo di guerra tale inconveniente perderebbe gran parte del suo valore, trattandosi di impiegare i gassificaton, di massima, appena riempiù, senza necessità di lungo magazzinaggio. La guerra, d'altra parte, esalterebbe i numerosi pregi di questo metodo di ossigenoterapia, che si possono così riassumere: ottime caratteristiche per quanto riguarda l'ingombro, il peso, il prezzo dell'ossigeno liquido, il funzionamento degli apparecchi; possibilità di somministrare contemporaneamente ossigeno purissimo a più di un ammalato per lunghi periodi di tempo senza bisogno di rifornimento nè di sorveglianza continua, trattandosi semplicemente di adattare la mascheretta respiratoria al viso dd paziente e di aprire la valvola di erogazione al flusso voluto. Perciò, nel complesso, possiamo concludere eh~ dalle numerose prove compiute è risultata l'efficacia tcrapeutica dell'ossigeno fornito da questo


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tipo di apparecchi, e la loro praticità di uso, specialmente se immediato. In base a questi risultati, il servizio chimico militare ha recentemente incaricato una Ditta italiana di realizzare un tipo di gassificatore che risulti perfezionato in confronto dei modelli esteri, sopratutto per quanto riguarda la perdita di gas a valvole chiuse. E da ritenere che nel prossimo avvenire questo mezzo di terapia trovi utile impiego sia in tempo di pace, in sostituzione dell'ossigeno compresso in quelle città in cui esistono fabbriche di ossigeno liquido, sia, e sopratutto, in tempo di guerra e nell'assistenza ai colpiti da gas soffocanti.

Riassunto e conclusioni. Per meglio fronteggiare le particolari esigenze della ossigenoterapia dei colpiti da aggressivi chimici, si sono esaminati e sperimentati nuovi tipi dì apparecchi inalatori, basati sull'impiego del così detto ossigeno solido e dd l'ossigeno liquido. Mentre, allo stato attuale delle realizzazioni tecniche in questo campo, l'inalatore a ossigeno solido non dà sufficienti garanzie, i gassificatori a ossigeno liquido hanno dato buona prova, tanto da consigliare la realizzazione di un apparecchio italiano, che rappresenti un perfezionamento in confronto dei modelli esteri attualmente in commercio. BIBLIOGRAFIA (1) D.WTREBANDE: Les gas toxiques. - Paris, Masson, 1933· (2) CoT: Les a.sphyxies du temps de paix et du temps de guerre. - Paris, Lorillot, 1932. (3) L.u1v: Pratique de /'oxygénotherapie. - Paris, Doio e C., 1929. (4) THE WAR 0FFICE: Manual of tratmetlt of gas casualties. - London, 1930. (5) H ÉD.ERER et lsTIN : L'arme chimique et ses blessures. - Paris, Baillière, 1935· (6) lNHABAD: Der N eue Weg zum Sauerstoff. - Berli n, 1931. (7) LAscH1N: L'ossigeno; produzione e applicazioni industriali. - Milano, Hoepli, 1927. (8) MAUil.ELL1: Gli esplosivi a ossigeno liquido. - Securitas, 1931, fase. n. 8 a 12. (9) HEYLANDT: Aujbewarhung und Transport von verfliissigten Gas mit niedrigem Siedepunkt. - Chemisches Zentralblatt, 1931. Bd. I, n. 7· (10) Izzo: Gli esplosivi da mina per i lavori del genio in campagna. - Pubblicaz. della Rivista d'Artiglieria e Genio, Roma, 1931. (TI) FERROVIE DELLO STATO (Ufficio costruzioni di Spezia): Relaz. del 7 settembre 1921. (12) U. S. DEPAATE.MENT OF CoMMERC (Bureau of Mines): Liquid-oxygen explosives. Bulletin, 349, Washington, 1932. ( 1 3) Relazione della Direzione dell'Ospedale Militare di Ancona, n. 399 prot., 25 novem· bre 1931. ( 14) Relazione della Direzione dell'Ospedale Militare di Ancona, in data 4 aprile 1932, n. 224 prot. \15) R elazione del Direttore di Sanità Militare del C. A. di T orino, 11 agosto 1934· (16) Relazione della Direzione dell'Ospedale Militare di Tat·ino, 6 maggio 1935.

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OSPEDALE MILITARE DI

GENOVA

Il ''me todo Rebaudi, nelle cure intensive arseno ben zotiche Dott. Vincenzo Castellaneta, primo capitano medico, specialista in dermosifilopatia

Premetto che non è mia intenzione di ritornare sopra un argomento già ampiamente trattato e discusso su questo giornale, sull'argomento cioè delle cure antiluetiche in genere e di quelle arsenobenzoliche in particolare. Ne hanno già scritto altri colleghi, disti nti cultori della specialità (Maimone, Scarpa), ed una bella conferen za in proposito, largamente riassunta in questo periodico, fu tenuta nel 1933 agli ufficiali medici del Presidio Militare di Milano dal Prof. Pasini, con la sua profonda competenza. Sono note le discrepanze di principio e di metodo che tuttora persistono in questo campo, specialmente per quanto si riferisce all'uso degli arsenobenzoli. Tutti, sono d 'accordo ormai nel proclamare la grande efficacia, nella cura della sifilide, di quest'arma potentissima, che la scoperta di Ehrlich mise nelle mani del medico sin dal 1910, ma quanto mai discordanti sono ancora oggi i pareri circa le modalità e le norme con cui gli arsenobenzoli vanno somministrati. Si può dire, senza tema di esagerare, che ogni medico o specialista segua un proprio metodo ed un personale indirizzo terapeutico, pur preoccupandosi di modificare e di adattare tale indirizzo ai singoli ammalati ed alle varie esigenze della clinica, e pur cercando di non discostarsi eccessivamente da quelli che sono i canoni fondamentali e le direttive di marcia di cure siffatte, dettate dalla lunga esperienza dei più illustri sifilografi. Senza voler qui entrare nella disamina critica dei vart metodi e dei diversi schemi terapeutici proposti, ricorderò solo che da qualche tempo va affermandosi la tendenza a somministrare gli arsenobenzoli a dosi alte e riavvicinate, specie nelle cosidette cc cure di attacco >> ed « abortive » che si sogliono praticare contro l'infezione luetica all'inizio. Nella mente dei propugnatori di tale metodo (Pollitzer ed Ormsby, Schneus e Bernstein, Scholtz, Fernandez de la Portilla, Milian, Marcozzi, Rebaudi, Bolsi e Piotti, Balina, ecc.) è la convinzione che soltanto le alte dosi, inizialmente somministrate, possono condurre ad un risultato terapeutico molto vicino a quello preconizzato dali 'Ehrlich con l'espressione famosa : « sterilisatio magna », e che le piccole e medie dosi invece, più generalmente preferite ed adottate, servono bene soltanto a far scomparire le manifestazioni esteriori della infezione luetica,


1L " METODO REBAUDI ,. NELLE CURE INTENSIVE ARSENOBENZOLICHE

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il cui germe, lungi dall'essere distrutto, finirebbe coll'assuefarsi all'azione del medicamento, a latentizzarsi nei suoi abituali recessi viscerali, a divenire in molti casi arseno-benzolo-resistente, donde la necessità imprescindibile di r~c~rrere agli altri rimedi antiluetici per m eglio garantire l'auspicata guang~one.

Non poche riserve, come vedremo, possono farsi in merito a tali opinioni, ma ciò che occorre dire subito, a questo proposito, si è che il metodo audace, preconizzato e seguito da non pochi AA. nelle cure arsenobenzoliche, urta contro una grave difficoltà, rappresentata dalla tossicità del medicamento, che può dar luogo, come è noto, agli accidenti più gravi, immediati o tardivi, anche in soggetti immuni da tare precedenti o da particolare idiosincrasia verso l'arsenico; accidenti, che naturalmente si verificano con maggiore facilità con l'impiego delle alte dosi, mentre vengono abitualmente e quasi sempre evitati con l'uso delle dosi « prudenti». Ad eliminare, o per lo meno attenuare, questa difficoltà molti m etodi sono stati proposti (mescolare nella siringa il medicamento col sangue del malato; praticare la vaccinazione preventiva o << scheptofilassì l> ; somministrare al paziente bicarbonato di sodio o iniettargli carbonato di sodio, secondo Sicard e Paraf; aggiungere al farmaco alcune goccie di etere, secondo Kopaczewski, oppure iposolfito di sodio secondo Ravaut, o carbonato di sodio, od eosinato di cesio; far precedere un trattamento con forti dosi di insulina ' e carboidrati, come vuole Piolti; sciogliere l'arsenobenzolo in cloruro di calcio; od in cloruro doppio di calcio ed urea; in urea e cloruro di stronzio, secondo Lehnerdt ; in bromuro di stronzio, secondo Alwens; in deidrocolato di sodio, come suggerisce Savulescu, ecc.), metodi che si sono dimostrati in pratica poco costanti ed infidi. Un nuovo metodo è stato recentemente ideato da un A. italiano, il Rebaudi, e su di esso vogliamo qui fermare brevemente la nostra attenzione, essendone stata già riconosciuta da più parti l'indiscutibile efficacia e la facile esecuziOne. Nella V Riunione della Sezione Lombardo-Ligure della Soc. Italiana òi Dermat. e Sifil. (1 2 febbraio 1933) Rebaudi ha proposto un metodo, fondato sopra i risultati di precedenti ricerche praticate nell'Istituto Maragliano di Genova da Figari e Sivori e da Sivori e Menniti, ricerche che portarono a stabilire il dato di fatto che i « tessuti albuminoidei dell'organismo, ridotti allo stato di aminoacido, acquistano una particolare proprietà disintossicante '> (per es.; azione inibente lo choc anafilattico in animali opportunamente sensibilizzati; perdita della tossicità della tossina difterica, se ridotta allo stato di aminoacido; diminuzione della tossicità di taluni alcaloidi - morfina in animali tratt:ati con aminoacidi di quegli organi sui quali tale sostanza ha particolare elettività - sistema nervoso - ; proprietà antitossica svolta dagli aminoacidi di bacillo tubercolare in uova, nelle quali veniva miettata una goccia di tubercolina). 4 -

Giornale di medicina militare.


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IL

u METODO

REBAUDI » NE!..LE CURE INTENSIVE ARSENOBENZOLICHE

Il meccanismo di azione e la proprietà svelenante dimostrata dagli aminoacidi non possono facilmente essere spiegati, specie quando si pensi agli effetti tossici che svolgono nell'organismo altre sostanze, derivate dalla disintegrazione della molecola albuminoidea e molto vicine agli aminoacidi, cioè: i polipeptidi. Comunque, senza indugiarci in discussioni puramente teoriche e dottrinali per giungere ad una spiegazione del fenomeno, già tentata per altro, su basi ipotetiche, dallo stesso Rebaudi, e da altri AA. (Castelli, Sebastianelli), e volendo invece rimanere sul terreno dei fatti, praticamente più importanti, diremo che il Rebaudi ha avuto l'idea di sfruttare le proprietà disintossicanti degli aminoacidi, quale mezzo profilattico contro i fenomeni d'intolleranza nelle cure arsenobenzoliche, per potere con maggior fiducia e tranquillità praticare cure intensive, iniettando forti dosi del medicamento, con intervalli di tempo brevi tra una iniezione e l'altra. Egli ha dato la precedenza all'aminoacido di fegato, in considerazione della ben nota funzione pessica, attribuita a quest'organo, per il frequente ipoepatismo, che si constata nei luetici, e poi anche perchè precedenti ricerche di Savulescu, già citato, avevano dimostrato che sciogliendo il neosalvarsan in 8-10 cc. di una soluzione di sale biliare (il deidrocolato sodico al 20 %) si riusciva a far tollerare forti dosi di arsenobenzolo, praticando le iniezioni a breve distanza di tempo l'una dall'altra. La tecnica è molto semplice. Il Rebaudi si serve degli aminoacidi d1 fegato, preparati da una Ditta italiana di prodotti farmaceutici sotto il nome di « epatoamine >> in fialette da I cc., scioglieP.do la dose di neosalvarsan da iniettare nel contenuto di due o tre fialette; contenuto, che viene aspirato in una comune siringa di vetro da 3-5 cc., e poi subito schizzato nella fiala contenente l'arsenobenzolo. La soluzione del medicamento nell'epato-aminoacido si effettua senza notevoli difficoltà, e quando essa diviene perfettamente limpida, senza aggiunta di acqua distillata o di altro liquido, può venire iniettata nella vena del paziente, secondo le consuete norme. Le iniezioni possono essere fatte a giorni alterni, cominciando da gr. o,3o-o,45; successivamente o,6o-o, 75 e quindi 0,90, dose quest'ultima che può venire ripetuta, sempre a giorni alterni, otto o nove volte, raggiungendo·si così la quantità complessiva di gr. 9-10 di arsenobenzolo, in meno di un mese di cura; quantità quasi doppia di quella che viene somministrata nelle comuni cure antiluetiche, secondo il metodo prudenziale, generalmente seguito. Quando lo ritiene opportuno, il Rebaudi r:1ggìunge anche, senza inconvenienti, dosi di gr. I ,os-1,20 per iniezione; ed in taluni casi ha somministrato senza disturbi di sorta gr. 1,50, riuscendo a far toll erare quantità complessive di medicamento di gr. 12. « E ' bene però>> egli avverte, « usando queste quantità di interporre tre o quattro giorni di riposo tra l'una e l'altra iniezione, onde evitare eventuali fenomeni di accumulo>>.


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Il Rebaudi afferma, anche in successive pubblicazioni, che la tollerabilità del metodo è ottima, che mai nessun inconveniente ha avuto a lamentare nei casi, ormai numerosissimi da lui trattati (all'infuori di qualche accesso febbrile> provocato dall'iniezione); che l'attività curativa dell 'arsenobenzolo resta inalterata, giacchè la scomparsa delle manifestazioni in atto avviene

ugualmente rapida, mentre la Wassermann e le altre siero-reazioni ben presto e durevolmente diventano negative. D 'altro canto le proprietà profilattiche del suo metodo si sarebbero rivelate oltremodo convincenti, giacchè (( soggetti nei quali antecedentemente dosi molto lievi di preparati salvarsanici avevano determinato manifestazioni varie dj; intolleranza, poterono invece sopportare, senza alcuna molestia, quantità ripetute, assai forti, sciolte nell'aminoacido» (1). Il « metodo Rebaudi » si presentava indubbiamente molto suggestivo. Nessuna meraviglia, perciò, che abbia trovato subito dei seguaci, eh~ si sono dichiarati soddisfatti dei risultati ottenuti e che hanno confermato le spiccate proprietà profilattico- curative dell'associazione epq.toamine -arsenobenzoli. Il metodo è in uso da un paio d' anni presso l'Ospedale civile di Sampierdarena (Maggiulli), ed è stato sperimentato anche presso la Clinica Dermosifilopatica di Napoli (Maderna), senza che si siano mai avuti a lamentare inconvenienti di sorta, e presso l'Ospedale psichiatrico di Cogoleto (Barto-

lucci). Pure recentemente ne ha scritto sul Policlinico, favorevolmente, Sebastianelli il quale ha messo in rilievo l'assoluta innocuità del metodo. Nei riguardi della sua efficacia, questa si è dimostrata più evidente e più pronta nelle forme di lue primaria e secondaria, meno naturalmente in quelle terziarie con interessamento del sistema nervoso (tabe, paralisi progressiva ecc.). Il favore, con cui il metodo Rebaudi è stato accolto dagli AA., non molti invero, che fino ad ora se ne sono occupati, e che hanno potuto controllarne la perfetta tolleranza ed il soddisfacente valore terapcutico, non solo dal punto di vista puramente clinico ma anche da quello sierologico, mi ha invogliato a sperimentarlo presso j} Reparto Dermoceltico di questo Ospedale militare, previa regolare autorizzazione del Sig. Direttore dell'Ospedale stesso. A parte le considerazioni d'ordine dottrinale, relative alla presunta maggiore efficacia delle cure intensive arsenobenzoliche, specie in periodo primario prewassermanico (cure di attacco), ho pensato che il metodo potesse riuscire vantag gioso anche da un punto di vista pratico, in quanto esso consentirebbe di abbreviare notevolmente la degenza dei luetici in cura presso gli Ospedali militari, impedendo così agli stessi di sottrarsi per lungo tempo ai propri doveri ed alle istruzioni militari, e facendo nello stesso tempo realizzare notevoli economie all'erario. Se si pensa infatti che col metodo Rebaudi si possono iniettare complessivamente, in meno di un mese, quantità di neosal~ 1 ) Rece n ti

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IL •• METODO REBAUDI 11 =-: e LLE CU RE !NTENSIVE i\RSENOBENZOLICHE

varsan di gran lungo superiori a quelle che si somministrano, secondo i comuni sistemi, in un lasso di tempo che va dai 45 ai 50 giorni si comprendono facilmente i vantaggi pratici, cui abbiamo sopra accennato, in rap· porto anche alle esigenze della vita militare, che non consentono una troppo lunga assenza dei soldati dai propri reparti. In questo primo esperimento, ho ritenuto opportuno di non applicare integralmente il metodo Rebaudi, e di apportare ad esso qualche modificazione al solo scopo di attenuarne l'aggressività, non astante che l'A. e gli altri, che dopo di lui se ne sono occupati, lo dichiarino del tutto innocuo. Metto, qui appresso, a confronto lo schema terapeutico, da me seguito con quello originale del Rebaudi, perchè se ne possa più facilmente apprezzare la differenza.

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(Come si è detto, il Rebaudi raggiunge così dosi complessive di gr. ro-12, ripetendo l' ultima Jmezwne di gr. r,os, o praticandone qualche altra di gr. 1,20 o da gr. r ,so).

Schema terapeutico da me seguito sec. il metodo Rebaudi attenuato: .

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mese (invece dei 9-10 gr. di Rebaudi nel giro di 25 giorni), nel praticare le singole iniezioni endovenose a distanza di 2 giorni l 'una dall'altra (invece che a giorni alterni), e nel raggiungere la dose di 0,90 progressivamente, cominciando da 0,30 ed iniettando tutte le dosi intermedie: 0,45- o,6o - o,7'5, senza saltarne alcuna. L 'ultima iniezione da gr. I ,c5 veniva praticata, come dd resto lo stesso Rebaudì consiglia, a distanza dì 4-5 giorni dalla precedente di 0,90 e sempre dopo e~serrni bene assicurato della perfetta tolleranza del metodo da parte del paziente. Altra precauzione, da me sempre osservata, fu quella di sciogliere le singole dosi da 0,90 e da 1,05 di arsenobenzolo in un quantitativo di epatoamine (4 cc.) maggiore di quello indicato dal Rebaudi (2-3 cc.), e ciò allo scopo di rinforzare l'azione protettiva e disintossicante del solvente, attenendomi anche in ciò alle norme dettate dallo stesso Rebaudi, il quale appunto dice che <l la quantità dell' aminoacido può essere aumentata sia in rapporto con la dose neosalvarsanica da iniettare sia in rapporto coll'azione protettiva che si vuole svolgere». Il metodo, così modificato, fu da me sperimentato su IO pazienti (I ufficiale, 2 sottufficiali, e 7 militari di truppa), opportunamente scelti ed in ottime condizioni generali, affetti da lue primaria, di cui taluni ancora in periodo preumorale. La diagnosi clinica fu confermata, in ogni singolo caso, dalla ricerca microscopica del treponema (sia al paraboloide, sia mediante i consueti metodi di colorazione), e dalla positività della R. Wassermann in quei casi, in cui la data del contagio risultava meno recente. E' superfluo aggiungere che durante la cura, attuata nella maniera sopradescritta, i pazienti furono sottoposti a rigorosa sorveglianza, allo scopo di scoprire i primi segni di una eventuale intolleranza, e si praticarono frequenti esami di urine per interrompere tempestivamente la cura ai primi eventuali accenni di sof. ferenza renale o epatica. Credo inutile riportare qui la descrizione e l'illustrazione clinica dei singoli casi e riferire dettagliatamente circa i risultati in ciascuno di essi ottenuti. Basterà dire che questi risultati furono in complesso buoni, sia nei riguardi ddla tolleranza, sia nei riguardi dell'azione curativa del metodo. In tutti i casi si ebbe infatti la riparazione del sifiloma dopo le prime 3 o 4 iniezioni, e la Wassermann , in quei pazienti (quattro) in cui era risultata positiva prima della cura, divenne o dubbia od anche completamente nega· tiva, a cura ultimata, e tale si mantenne anche a distanza di un mese dal termine della stessa. Le singole iniezioni furono sempre benissimo sopportate, anche quelle di gr. I,05 (massima dose da me iniettata) e mai furono notati segni di intolleranza tali da consigliare una sospensione della cura. In omaggio alla verità, devo però anche aggiungere che in uno solo, fortunatamente, dei pazienti così trattati ebbi la sorpresa sgradita di vedere insorgere una tipica e grave forma di eritrodermite generalizzata da arsenobenzoli, a distanza di dodici giorni dall'ultima iniezione (di gr. I,os), che peraltro, come le precedenti, era stata benissìmo tollerata dal paziente. Confesso che


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tale incidente fece sorgere in me qualche dubbio circa la vantata, costante efficacia profilattica della associazione epatoamine - arsenobenzolo, tanto da indurmi ad abbandonare l'idea di estendere l'esperimento ad altri ammalati, applicando integralmente il metodo Rcbaudi. Pur ammettendo che nella maggioranza dei casi tale associazione si dimostra utile per prevenire even-

tuali accidenti, è anche vero che la sua azione non potrebòe considerarsi, all'atto pratico, constantemente sicura, come rilevasi appunto dal caso suddetto, sul quale conviene fornire qualche più preciso ragguaglio. A. T., sotruffìciale, di anni 23, ricoverato in Ospedale perchè affetto la sifiloma del solco balano-prcpuziale, datante da oltre un mese. Anamnesi credo-famigliare e personale remota: negative. Obbiettivamente, all'infuori del sifìloma e di una incipiente linfoadenite inguinale satellite, :t destra, non presentava altre note patologiche apprezzabili. Condizioni generali ottime. Organi toraco-atldominali e sistema nervoso: integri. L'esame microscopico, sia al paraboloide sia su strisci colorati (metodo FontanaTribondeau), confermò la diagnosi clinica circa la natura della lesione ai genitali. Anche la Wassermann risultò parzialmente positiva ( + + ). Prcvio esame delle urine, che risultò del tutto negativo, il paziente fu subito sottoposto alla cura antiluetica secondo il metodo Rcbaudi attenuato, sopra descritto. Tollerò benissimo tutte le iniezioni endovenose : 0,30 - 0,45 - o,6o - 0,75 - 0,90 - 0,90 - 0,90 - 0,90 - 0,90 - 1,05 per un totale di gr. 7.65 di Neo I.C.I. Tranne l' ultima, fatta a distanza di 5 giorni dalla precedente, tutte le iniezioni furono praticate alla distanza di due giorni l'una dall'altra. Complessivamente il ciclo di cura fu compiuto in giorni 29. Il sifiloma riparò completamente dopo la 4~ iniezione, residuandone un piccolo nodulino sclerotico-cicatriziale, che andò progressivamente riducendosi, tanto da scomparire quasi del tutto al termine del ciclo di cura. Anche la pleiade linfoglandolare satel· lite a quest'epoca era appena riconoscibile per la persistenza di qualche linfoglandula ancora leggermente infiltrata e di volume di poco superiore al normale. L'esa me delle urine, praticato varie volte, durante la cura, dette sempre risultato negativo, sia nei riguardi della funzione rcnale che di quella epatica (ricerca dell' urobilina e pi gmenti biliari: negati va sempre). A distanza di due giorni dall'ultima iniezione endovenosa l'ammalato fu dimesso in buoni si me condizioni generali, senza che nulla potesse far prevedere ciò che sarebbe avvenuto i n lui nei giorni successivi, con l'avvertenza di tornare dopo un mese d1 riposo per essere sottoposto ad una cura bismutica di consolidamento. Esattamente dopo 12 giorni dalla data di uscita dall'ospedale, il paziente vi fu nuova mente ricoverato in preda ad una eruzione cutan ea diffusa, interessante quasi tutta la superficie del corpo, i cui caratteri clinici riproducevano il quadro cbssico delle eritrodermiti essudative generalizzate da arsenobenzoli. Le regioni più intensamente colpite (ani, collo, faccia, regione posteriore del tronco) si presentavano edematose, arrossate e dolenti, ed in mol te zone essudanti comç nell 'eczema acuto, o ricoperte, in altre,

da croste in prevalenza si erose, gialliccic, cd anche siero - ematiche. In corrispondenza delle piegh e si notaYa presenza di lesioni ragadiformi, che nei giorni seguenti si fecero più manifeste e più fastidiose. Il paziente era fcbbricit:tnte (38.5 o 39 alla sera; 37,5·38 al mattino), molestato c.Ia intenso prurito, che gli rendeva tliffìcile il sonno, piuttosto agitato, ansioso e preoccupato per le sue condizioni. L'esame delle urine rivelò presenza di urobilina in traccie marcate; albumina e zucchero : :~ssenti. Nulla di patologico nel sedimento. A dire del paziente la dermatosi aveva raggi unto proporzioni così Yaste in due o tre giorni, ed era stata preceduta da poche macchie critematose agli arti superiori etl alle 1;ambe, e da un a molesta sens:~z i one Jj prurito i n Ya rie parti del corpo.


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Con opportune cure locali e generali (autoemoterapia, trattamento con iposolfìto di sodio aJia Ravaut, ecc.) le condizioni del malato dopo un paio di settimane cominciarono a migliorare, mentre la febbre cadeYa per lisi, e l'aspetto dtlb dermatite si modificava, passando dalla forma umida, essudati va, a quella nettamente desyuamativa, a tipo laminare, specialmente più intensa alle estremità. Il periodo di risoluzione dell'eritema tossico si protrasse per altri 20 giorni circa, dopo i quali le urine ritornarono norm;~li (urohilin:~ :!$Sente), ed :~nche le concli7.ioni generali del paziente si risollevarono con soddisfacente rapidità. Egli potè essere dimesso del tutto guarito dopo 50 giorni di degenza.

Come è noto, le eritrodermiti generalizzate rappresentano uno degli accidenti precoci più gravi determinati dagli arsenobenzoli, ed è noto anche che esse, attraverso le non rare complicanze viscerali (renali, epatiche o polmonari) possono condurre a morte i pazienti. Il collega Ronga ha già trattato in questo stesso giornale (fase. I, 1935) delle dermatosi post-arsenobenzoliche, specialmente dal punto di vista della loro patogenesi, esaminando le varie teorie escogitate in proposito, e dando giustamente molto valore a quella che in dette dermatosi vede una conseguenza dell'azione tossica esercitata in taluni pazienti dall'arsenico, specie a carico del fegato, dei reni e del sistema neuro-vegetativo. Nd caso nostro, dianzi riferito, in cui l'eritrodermite si manifestò a ciclo di cura ultimato, ed a distanza di due settimane circa dall'ultima iniezione, non credo possa pensarsi ad intolleranza particolare del soggetto verso il medicamento, od a fatti di « biotropismo » (secondo jJ concetto del Milian), e tanto meno a fenomeni reattivi tipo Herxheimer, più propr1 del periodo secondario vero e proprio. In esso devono indubbiamente avere agito fattori tossici, da accumulo del farmaco neli'organismo, non sufficientemente neutralizzati dalla presenza dell'aminoacido, che da un lato valse ad attenuare la gravità dell'accidente, imprimendo forse alla dermatosi un carattere di benignità, dali 'altro non riusd a scongiurar! o del tutto. L'insuccesso di un solo caso non può essere certo sufficiente per infirmare la bontà del metodo, che nelle mani del Rebaudi e di altri sperimentatori non ha mai dato luogo ad accidenti del genere. Tuttavia occorre attribuirgli una certa importanza in considerazione specialmente del fatto che il metodo era stato da me applicato con le modifiche sopra riferite, atte a renderlo meno aggressivo e quindi meno pericoloso. Potremmo anzi, a tale proposito, domandarci quali sarebbero state nel nostro caso le conseguenze se il metodo Rebaudi fosse stato fedelmente ed integralmente applicato, e quale maggiore gravità avrebbe assunto in esso la eritrodermite se io avessi iniettato invece di 7 gr. e 65 ctgr. una quantità complessiva di I O-II gr. di neosalvarsan, tenendo fra una iniezione e l'altra l'intervallo di uno, invece che di due giorni. Pertanto, pur riconoscendo al metodo ideato dal Rebaudi un notevole valore, io non mi sentirei di sottoscrivere, senza riserve, ali 'affermazione che il metodo sia profilatticamente sempre efficace e dia in ogni caso, anche se opportunamente scelto, la certezza di evitare qualsiasi accidente. Stando oh-


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biettivamente ai risultati da me ottenuti potrei dire che l'associazione epatoamine-arsenobenzoli preserva dagli accidenti immediati (crisi nitroidi), la cui minaccia pende sempre sul capo del medico che deve eseguire una cura endovenosa ncosalvarsanica, specie se intensiva, ma non preserva sempre dagli accidenti precoci e forse anche tardivi, quali: l'eritrodermite generalizzata, l'agranulocitosi, l'ittero. Ciò potrebbe spiegarsi pensando che l'azione protettiva dell'aminoacido si esaurisca dopo un certo tempo, variabile da caso a caso, in modo da lasciare poi l'organismo esposto al pericolo di accidenti tossici, più o meno tardivi, derivanti da un eventuale accumulo del neo-salvarsan, in forti dosi somministrato. Il fatto, che nel caso occorso alla nostra osservazione, l'eritrodermite insorse a notevole distanza di tempo dall'ulultima iniezione, sembrerebbe deporre in. favore di questa ipotesi, dalla quale potrebbe scaturire un corollario pratico di notevole importanza, quello cioè di attenersi alla opportuna norma (quando si vogliano eseguire cure antiluetiche alla Rebaudi), di continuare, ancora per un certo tempo dopo il ciclo di cura arsenobenzolica, a somministrare, da sole, le epatoamine.•Questa misura precauzionale avrebbe appunto lo scopo di evitare un eventuale rapido o precoce esaurirsi dell'azione protettiva dell'aminoacido, e di mantenere il paziente, ancora per un certo tempo dopo la cura, sotto l 'azione suddetta, rendendo così sempre meno probabile l'insorgere di accidenti tossici secondari. Ho creduto doveroso, in questa breve nota, far conoscere i risultati da me ottenuti col metodo di cura Rebaudi (modificato), non per mero desiderio di critica, ma per portare un modesto contributo alla questione delle cure intensive arsenobenzoliche, che tanto appassiona oggidì i cultori della specialità dermosifilopatica. Detti risultati, d'altronde, se da un lato hanno confermato i pregi ed i vantaggi insiti nel metodo, devono pur frenare gli eccessivi entusiasmi e rendere meno ciecamente fiducioso chi volesse detto metodo applicare, per non andare incontro a spiacevoli sorprese. Lo stesso Rebaudi scrive che, perchè il metodo, da lui proposto, possa vemre accettato senza obbiezioni, occorre: 1) che sia ottimamente tollerato; 2) che l'effetto curativo specifico del neoarsenobenzolo non sia sminuito od alterato; 3) che goda di proprietà profilattiche tali da impedire o notevolmente dimin uire gli eventuali fenomeni dì intolleranza. Ora, il fatto che in uno dei dieci casi, secondo una tecnica ispirata al metodo Rebaudi ma condotta con criteri di minore aggressività e pericolosità, si è verificato l'insorgere di un grave accidenre, qual 'è certamente l 'eritrodermite essudativa generalizzata, può far dubitare che il metodo stesso soddisfi pienamente alla la e alla 3" delle suesposte condizioni. In quanto poi


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alla seconda condizione, relativa alla efficacia curativa del metodo, è vero che ·quest'ultima non appare per nulla attenuata, ma è anche vero che essa non risulta affatto rinforzata, come sarebbe da aspettarsi coll'impiego di dosi così forti e ravvicinate di arsenobenzolo. I risultati insomma non possono dirsi migliori di quelli che si ottengono coi comuni sistemi di cure neosalvarsaniche. D 'altro canto, quello che in realtà avvenga ndla associazione aminoacido-arsenobenzolo noi in realtà non sappiamo con precisione, e non si può certo recisamente escludere che (in questo, come in altri metodi consimili), la ridotta tossicità del preparato, che indubbiamente ne risulta, si identifichi con una riduzione del suo potere treponemicida, anche se tale riduzione sia lieve e comunque tale da consentire sempre la scomparsa delle manifestazioni cliniche della malattia, in periodo primario e secondario. Sebastianelli, che ha sperimentato il m etodo sopra ammalati in periodo terziario, ha ottenuto risultati scarsi dal punto di vista dell'efficacia curativa e dell' influenza del metodo nel modificare l'esito della sicrodiagnosi e delle reazioni colloidali. Per conto nostro rimaniamo un po' scettici circa l'opportunità di IStituire cure arsenobenzoliche, che potremmo definire brutali, con dosi alte e molto ravvicinate del farmaco, pur nella sifilide primaria, data la tossicità del farmaco stesso, che se non è più quella dell'originario « 6o6 », senza dubbio più efficace, è sempre tale da preoccupare il medico che si accinga a praticare cure intensive siffatte. I pericoli, a tali cure inerenti, non sono compensati dai risultati pratici che se ne ottengono. Esse sarebbero giustificate qualora si potesse, con tali sistemi terapeutici, realizzare in tutto od in massima parte quella « therapia sterilisans magna » auspicata dall'Ehrlich. Questo risultato ideale è purtroppo ancora molto lontano dai mezzi attualmente a nostra disposizione; tanto vero che, allo stato attuale delle cose, e non ostante l'uso di fortissime dosi di neosalvarsan, associate o meno ad altre sostanze ad azione protettiva antitossica, è pur sempre necessario non rinunziare alle successive e lunghe cure di consolidamento praticate con gli altri antiluetici, tuttora egualmente preziosi (1). L 'idea, in vero molto semplicista, che aumentando la dose del neosalvarsan, debba necessariamente intensificarsi anche la sua specifica azione curativa è accettabile fino ad un certo punto. Non si può condividere il parere di alcuni AA. che ritengono che la cura a dosi massive soddisfi ai canoni della cc chemioterapia », dovendosi ammettere invece che per ogni medica( t ) R icordiamo qui incidcmalmcntc che. secondo t~ l uni •ifilo~rafi. le : urc Mscnobcn7.olichc precoci t.-d <"ncrgiche sa rebbero anche dannose c predr sporrd:>bcro alla. comparsa di manifcst"zirmi tar<li ,•c gra~ ·~•mc. ~1ual} la parnlisi progrcssiv:~ . la t:1bc c l' aormc. Tale oprn rone , scnz:J dublHo <:S3)!crata, hn tro,•ato rl suo pru sptnto a ssertore nel Bcrnord di Bruxelles che. come è noto, vorrebbe addi riuura che il luctico n<>n Sia curato subito, c prima almeno dcWìn soJ gerc delle: manifestazioni sccondanc. allo scopo di per· mettere che l'o rganis mo abbia tempo c modo d1 elaborare le ;ue naturali attività d1fensivc, particolarmente :ntravcrso 1::. pelle.


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mento, specie ad azione tossica, esiste un limite « optimum » di dosaggio, sia pure variabile entro certi confini, che non possono essere varcati facilmente senza incorrere nel rischio di sminuire l'efficacia terapeutica del farmaco stesso o di nuocere all'organismo, ospite del germe che si vuol debellare. Noi non conosciamo ancora con precisione la maniera con cui l' arsenobenzolo esercita la sua peculiare attività. E' poco probabile che si tratti di un'azione diretta, parassitotropa (Ehrlich), in quanto, secondo moderne vedute, tale azione si esplicherebbe indirettamente attraverso particolari trasformazioni (Levaditi e Janamouchi), che il farmaco subirebbe nell'organismo, od attraverso una esaltazione delle attività naturali di difesa dell'organismo stesso, ed in ispecial modo mediante una stimolazione della funzione reticolo-endo-

teliale. Non è azzardato pertanto il pensare che una quantità eccessiva di medicamento ed un forte aumento dello stesso nell'organismo, più che esaltare e stimolare, possa far capo invece ad un risultato opposto, paralizzando in tutto od in parte la funzione del sistema reticolo- istiocitario, o comunque turbare il giuoco delle naturali difese organiche. Si verrebbe a creare cioè uno stato subtossico, che non può non agire nel <;enso di deprimere queste difese, e rendere quindi più difficile la lotta contro l'infenzione, e che potrebbe talvolta sboccare inaspettamente nella intossicazione vera e propria, con tutti i danni ed i pericoli che ne conseguono. Altra opinione confutabile mi sembra quella di non pochi AA. i quali parlano di arseno- r esistenza, consecutiva all' uso delle dosi di neosalvarsan nella cura della sifilide attuata secondo i comuni sistemi; arseno-resistenza, che si potrebbe invece evitare usando subito dosi energiche e massive. Senza dubbio anche in questa affermazione c'è qualcosa di vero, che non va però esagerata fino al punto di somministrare dosi pericolose per evitare l'instaurarsi di una futura, ipotetica, arseno-resistenza. Ehrlich ha da tempo sperimentalmente dimostrato che gli spirilli del topo possono divenire arseno!"esistenti iniettando in questo animale piccole dosi ripetute di c< atoxil ».

Lo stesso fatto si verifica nella malaria con il chinino, somministrato a dosi piccole o irregolari (Schutemann). Tutto ciò non può essere negato, ma d'altra parte non è affatto ·dimostrato che gli attuali comuni sistemi di cure antiluetiche arsenobenzoliche, opportunamente eseguite, creino con facilità una arseno-resistenza del treponema. Ciò potrà in qualche raro caso verificarsi, allorchè dette cure vengano condotte irregolarmente od in maniera eccessivamente timida (Milia:n), tanto da far dire a qualcuno (Sezary): c< Il vaut mieux s'abstenir d'arsenic que de faire un traitement insuffisant avec ce médicament ». Ma quando la terapia neosalvarsanica viene bene attuata, con dosi sufficienti, senza timori infondati, alternando anche l'uso dell'arsenobenzolo, con quello degli altri antiluetici in vista di eventuali assuefazioni allo stesso medicamento, l'esperienza clinica di un ventennio· ormai dimostra che l'arseno-resistenza o mitridatismo verso l'arsenico non si produce.


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« METODO

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D 'altronde la questione dell'arseno- resistenza del treponema è molto complessa ed i numerosi AA. che anche recentemente se ne sono occupati (Ravaut, Gaucher, Hudelo, Larot, Nicola,s ed altri), sono molto discordi nelinterpretarne l'origine, e se taluni ammettono che questo deprecabile i~con­ veniente sia dovuto talvolta all'uso incongruo del medicamento, molti altri invece sostengono che la ragione del fatto sia da ricercare altrove, od in una particolare refrattarietà di taluni stipiti del germe, od in qualche inspiegabile deficienza dell'organismo ospite, incapace di trasformare l'arsenobenzolo in agente spirillicida. Chi voglia meglio approfond ire l'argomento può consultare con profitto un recente lavoro di De Simone, comparso in « Terapia ». Questo A. ha anche giustamente richiamato l'attenzione sulle false arsenoresistenze, già denunziate dal Gougerot, ed in particolar modo su quelle che talvolta scompaiono soltanto col servirsi di un preparato arsenobenzolico, diverso da quello precedentemente usato. Per le considerazioni sopra-esposte e per i gravi pericoli insiti nel loro uso, è da ritenere che i sistemi di cure arsenohenzoliche intensive, a dosi forti e ravvicinate, troveranno ancora per molto tempo una tenace resistenza da parte dei medici e degli ammalati per entrare nella pratica e divenire così di uso comune. I vari metodi, dianzi elencati, atti a rendere questi sistemi di cure meno pericolosi, mentre da un lato non ci mettono al sicuro da eventuali accidenti, dall'altro non eliminano il dubbio che le diverse sostanze, proposte in associazione all'arsenobenzolo per renderlo molto meno tossico, agiscano anche nel senso di sminuire in qualche modo l'attività curativa speci fica del farmaco. Comunque, ritornando all'associazione epatoamine-arsenobenzoli proposta dal Rebaudi, va data senza dubbio lode incondizionata a questo A. per averci fornito un metodo che se non può andare forse del tutto esente da queste obbiezioni, è senza dubbio fra i tanti uno dei più sicuri e dei più efficaci. Questo metodo sarà sempre poi prezioso per vincere tutte le eventuali intolleranze agli arsenobenzoli, che non di rado si manifestano anche con la somministrazione delle dosi moderate del farmaco, e nelle cure di attacco ed abortive della sifilide od in tutti quei casi in cui, a parere del curante convenga agire con dosi più energiche, ~enza esporre a gravi rischi il paziente. Anche guando non si vogliano raggiungere le elevatissime dosi propugnate dal R ebaudi e da altri AA., l'associazione epatoamina-arsenobenzolo permetterà sempre di ridurre notevolmente lo spazio di tempo, oggi occorrente, per porta re a termine un ciclo di cura neosalvarsanica. Nessuno è che non veda, come giustamente osserva Sebastianelli, l'importanza pratica grandissima « dell'alleviare gli ospedali e le Istituzioni di cura, e quindi la pubblica e la privata assistenza, di un ingente numero di giornate ospedaliere, con economia di tempo, di spazio, di personale, e quindi minore onere finanziario >> . Tale vantaggio pratico assumerebbe partiéolare valore nell 'ambiente


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nostro, in rapporto anche alle speciali esigenze del servizio militare, che, come si è detto, non consentono lunghe assenze dei soldati dai propri reparti; assenze, che, a lungo andare, non possono non incidere sfavorevolmente sulla completezza del loro addestramento e sul rendimento dei reparti stessi, cui essi appartengono. AuTORIASSUNTO. - L'A. ha sperimen[atO in 10 pazienti, affetti da lue primaria, il metodo di cura proposto dal Rebaudi, con dosi massive e riavvicinate di neosalvarsan, disciolte in aminoacido di fegato. invect che in acqua distillata. Pur confermando l'efficacia curativa e le proprietà profilattiche, specie in rapporto agli accidenti immediati da arsenobenzoli, l'A. fa qualche riserva nei riguardi degli accidenti più o meno tardivi, derivanti da un eventuale accumulo del farmaco nell'organismo. In uno dei 10 casi trattati si ebbe infatti, a distanza di 12 giorni dal termine della cura, l'insorgenza . di una tipica critrodermite essudativa diffusa da arsenobenzoli, con esito in guarigione. Dopo un breve esame critico dei postulati teorici, posti a base dei moderni sistemi di terapia intensiva neo-salvarsanica, l'A. raccomanda l'associazione epatoamine-arsenobenzolo che riduce al minino i rischi di tali cure, e che permette di abbreviare notevolmente i periodi intervallari fra una iniezione endovenosa e l'altra. Van[aggio pratico quest'ultimo non trascurabile, specie se considerato in rapporto con le peculiari esigenze del servizio militare. BIBLIOGRAFIA BALINA L. P.: La cura delia sifilide de11e essere precoce ed intensa. - Riv. Argentina di Dermatosif., T. XVI, 1932. BoLsi e PIOLTI: Osservazioni sulla terapia arsenober.zolica sec011do il metodo SaCJuleJ'CU - R. Ace. Medica, Torino, giugno •933· Bosco l.: Primi risultati sperimentali e terapeutici sull'uso di epatoamine come solventi di arsenobenzolo. - Gior. lt. di Derm. e Sif., 1935 (Bollettino delle Sez. Regionali). HoFFMANN: Nota sulla cura precoce della sifilide intesa allo scopo di guarigio11e completa. - Dermat. Zeitschrift, vol. 67, 1933· MAGCIULLl G.: La cura della sifilide deve venire attuata precocememe? - Rinnovamento medico, 1935, n. 1. MANNJNO DE SIMONE A.: Considerazioni sull'arseno-resistenza. - Terapia, 1934, n. 185. PASINI A.: Le attuali direttive nella Terapia della sifilide. - Le forze sanitarie, n. 22, 1 933REBAUDI U.: Un nuovo metodo profilattico contro l'intolleranza da arsenobenzoli. Rinnovamento medico, n. 5· 1933· REBAUOI U.: Un nuo11o metodo per somministrare forti e frequenti dosi d'arsenobenzolo e per vinceme l'eventuale intolleranza. - Rinascenza medica; 1934, n. 1. REBAUDI U.: Le cure arsenobenzoliche intensive in rapporto ai fatti d'intolleranza ed all'azione protettiCJa di certi amino-acidi. - Rinnovamento medico; 1934, n. 2. RrvELLONI: Vicende ed esiti lontani di cure abortive nella sifilide. - Pubbl. degli allievi in onore del Prof. U. Mantegazza, 1933. RoNCA G.: Dumatosi post-arsenobenzoliche. - Giorn. Med. Militare, fase. I, 1935. SCARPA A.: Sull'indirizzo generale della cura antiluetica in rapporto al ser11izio militare. - Giorn. di Med. Milit., fase. X, I93J SEBASTIANELLt A.: Su un metodo di evitare l'intolleranza a dosi fortissime e raCJCJicinate di salvarsanici. - Policl., sez. pr., 1935, n. 16. SI'.~OOLJNt T.: Il .<Ìstema 1·etù·o/o-ùtiocitario in fisiopatologia e la 11alutazio11e della sw1 attività fun:::;ionale. - Rass. Clinico-scientifi.ca, n. 11, •935·


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE maggiore medico Medicina e Medicina legale Militare, con prefazione del Prof. Cesat·e Frugoni. (Editore Luigi Pozzi, Roma. L. so).

RAFFAELE o'ALEss.~NoRo,

li patrimor.io librario della Medicina militare italiana s'è arricchito di questa nuova opera che mt!T'Ìia la più premurosa segnùlazione, per alto pregio scientifico e sicuro valore pratico. L'autorevolissimo giudizio che il Prof. Ce.-are Frugoni ne dà nella prefazione, di cui ha voluto onorare zl volume, può dispensare da ogni ulteriore appn:zzamento di merito. « Sintesi, modernità, m·dine e chiatezza sono i pregi fondammtali - sc•ive il Clinico di Roma - dell'opera che il maggiore medico dott . d'Alessandro presenta agli stu diosi e ai pratici. '' E fa alto onm·e alla Sanità Militare Italiana che il maggiore medico d'Alessandro che vi appartiene, abbia riunito a trattato, l'importante difficile e delicatissima materia e ciò anche con criterio e impronta personale, dovuta alla sua larga espericn.za come Ùl.<egnante di medicina legale alla Scuola di Sanità di Firenze. u Lo complessità dei problemi che è propria della medicina legale in genere, vastissima fra le più vaste materie, è anche più complicata e difficile nelle sue applicazzom alla vita .militare per i numerosi collaterali problemi, collegamenti e intetferenz e. " Onde conseguire - come ha conseguito -- risultati ordinati e chiari, l'A. ha divùo la materia in tre grandi patti. una prima che tratta della parte legislativa, dei problemi del reclutamento, vi.rite e giudizi collegiali; una seconda che può dirsi di patologia medica sintetica ed analitica ad un tempo, in relazione e come commento ai vari articoli del Regolamento militare; tma terza che tratta il delicato argomento della simulazione. " E fra le diverse parti è proporzione ed armonia e in ognuna i vari problemi sono chiaramente prospettati nelle loro difficoltà, ma anche bene avviati alla loro risoluzione. l< TI libro del maggiore d'Alessandro è quindi doppiamente utile come opera di scien za e di pratica, di dottrina e di applicazione e .•pecie in questo ardente periodo nel quale numerosi quesiti medico-legali militari individuali e collettivi sorgono e si impongono mentre rEsercito scrive nell'Africa Orientale e1·oiche pagine di gloria e di storia >>. Dopo ave1·e attenUmlet/te sfogliato il /ib1 o, dopo aver letti con maggiore attenzione taltmi dei più attl·aenti capitoli, nulla di più efficace sapremmo aggiungere alla presen tazione del Prof. Frugoni, il quale, con il suo geniale potere di sintesi, ha condemato in poche parole la stmttum, i pregi e gli scopi dell'opera, sl da farla apparire. quale essa è, una riuscitissima trattazione dei maggiori fra i più ardui problemi della medi-


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RIVISTA DELLA STAMPA M~DICA ITALIANA E STRANIERA

cina legale militare. quali sono quelli che continuamente si impongono, per le malauie wteme, nell'esercizio quotidiano presso le Fonu Armate. Il merito dell'A. è tanto maggiore in quanto era assai sentita la mancanza attuale di un testo come quello ch'egli ha saputo compilare. In materia medico-legale la bibliOgrafia militare è assai ricca. A volta a volta sono appani studi TiOtevoli sotto forma di monografic c di articoli pubblicati dal nostro periodico e in altre rassegne scientifiche. Si sono succeduti libri di testo pregevolissimi come quelli del Bonalumi, del Quinzio. dd Trom berta che tanto hanno contribuito alla preparazione professionale degli ufficiali medici, fino all'ultimo recente manuale di Viola. Ma mentre era pur necessario che i primi libri divenissero sempre meno adeguati ai progressi delle cor10.•cenzc, a mano a mti!IO che il tempo li invecchiava, poteva ora sorgere il quesito se ancora fosse preferibile per gli attuali compiti della Medicina legale militare la compilazione di un nuovo testo che abbracciasse la generalità della materia, sì da cor1tinuarc ad essere un tmdemccum del medico militare utile per ogni genere di consultazioni. Le difficoltà brillantemente superate, a questo riguardo, dai vecchi autori, potevano apparire quasi i11Sormontabili nella moderna situazione scientifico - professionale. L'approfondimento delle specialità mediche, esige la rinuncia sia pure irzcrcsciosa, a trattare simultan.eament~ materie ormai troppo complesse per essere adeguatamente svolte da un solo compilatore. Così se si fosse voluto andare oltre il modesto programma di una mccolta di disposizioni con sommari com mc11ti, sarebbe stata indispensabile la collaborazione di molti autori, secondo le diverse specialità che hanno attinenza alla Medicina legale militare. V n tale programma, certamente alleuantc, o avrebbe condotto a troppo grandi propot·zioni di svolgimento, oppure ad esposizioni succinte ed i!ljufficienti, nel caso che tutt-:J .ci fosse voluto contenere r1elle pagine di un libro mancggevole. Nei sensi suddetti il volume del d'Alessa11dro indica per sè steuo come potrebbe euere risolto il problema anche negli altri campi applicativi. L'A. s'è .cervito della eccezionale sua competenza in medicina interna, affinata 111 am1i di eserchio clinico e ospedaliem ed in una incsausta passione d' aggiomamento culturale, per mettere a punto gli argomenti di sua specifica competenza, i quali riguardano i casi più 1mmerosi che spesso devono essere risolti in ogni momento da ciascun

perito, audzc senza l'aiuto di indagini speciali. Nel leggere il libro del d'Alessandro, si prova un senso che direi di gratitudine per l'A. Egli ha sapwo porre per ogni tema i migliori dementi di giudizio quali .w no qudli che debbono smwrire dai più propri tichiami dottrinari. Ha ùtituiti, insomma, per cia.<cun capitolo. i principt scientifici di più modcma e universale acquisizione, chf' soli debbono govemare le deduzioni medico-legali e tutto ciò con a.;soluta chiarezr::a e con mfficiente ampie~za, ma senza inutili prolissità. Co.<Ì i vari problemi sono « bene avviati alla loro soluzione», come opporttmamente avverte il pro/. Fwgoni. Di fatti non sono offerti degli schemi più o meno semplicisticz nè si ha la pretesa di costringere a t·igide interpretazioni norme neccs.<ariamt:11te vanabili a .seconda di mutevoli condizioni individuali c ambiemali, le quali vanno vagiiate nella mente e nella coscienza del perito, illum;,wto dalla posizione sde11tifica di cia.<cu11 particolare argomento.


RIVISTi\ DELL:\ STAMPA MEDICA ITALI:\:-.:A E STRAI'IERA

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Ciò detto, non è possibile analizzare convenientemente in una breve reccmionc un libro di 426 pagine, tanto demo di dottrina e di richiami pratici. Esso lza già avuto le più favorevoli accoglienze nei superiori ambienti della Sanità Militme. Il Direttore Generale ha voluto elogiare cordialmente l'auto1c e non ha mancuto di felicitarsi col Comm. Pozzi, l'editore tanto benemerito nel campo delle pubblicazioni mediche, il quale ha saputo porre cure speciali nell'allestimento di questo r.itido elegante volume che, già acquistato da tutti gli o.;p(•dali militari, occuperà ceTUJmctlle uno dei posti pirì cari nella biblioteca personale di ciascun ufficiale medico, quale fedele consultore e come una delle più utili letture mediche. DE!'Ils KLEIN. -

La guerra microbica. (Tip. Berthod, Bourg 1935).

Tale libro, particolarmente documentato, pone di nuovo sotto i fasci luminosi dell'attualità un delicato problema. L'autore ripor ta l'attenzione sull'arma batterica, il cui impiego ai fini bellici non è da scartarsi, nonostante gli impegni solenni ùi rispettarne la proibizione. Le particolarità di tale arma sono scientificamente note. E l'autore si è sfor7.ato d'altra parte d'indicarne lo sviluppo, portando così un importante contributo allo studio della guerra microbica, la cui attuazione si presta alle maggiori controversie. Le conclusioni, cui perviene l'autore dopo un'accurata disamina del problema Ja lui trattato, presentano un note,·ole interesse, e non possono lasciare indiffere nti quanti sono abituati a riflettere sui problemi del momento, e sui pericoli che sovrastano, in caso di conflitto armato, sulle popolazioni civili. 1) L 'arma microbica non è puramente ipotetica: essa, gi:1 oggetto di attuazione durante la guerra 1914-1918, ufficialmente esaminata e formalmente interdetta dalla Società delle Nazioni nel 1925, possiede ormai il suo «stato civile». 2) Ciò che caratterizza lo stato attuale della questione, è in primo luogo l'esclusione dal numero degli agenti biologici, suscettibili di essere utilizzati, di certi virus, come quelli del vaiuolo, contro i quali tutti i popoli sono particolarmente ben di(esi; in secondo luogo i modi di attuabilità della guerra microbica, precisamente le bombe microbiche e la contaminazione dci corsi d'acqua. Se la micr0bic logia ha permesso, sia a mezzo delle vaccinazioni, sia per le più precise cognizioni sulretiologia di certe malattie, di salvaguardare in una certa misura i combattenti e gli « abituali compagni delle armate in guerra », ha messo il genere umano egualmente in prcsc.:nza di agenti diffusibili di temibili nuove malattie, quali la tul:tremia, la febbre maltesc. I destinatari di tale nuova arma saranno non solamente gli uoq1ini, ma ar.che gli animali cd i vegetali. 3) Per trarre dalla messa in opera di tale arma vantaggi tattici, occorre che i microbi da usare siano di faci le preparazione, condizione che esclude fino ad oggi gli ultra-virus. l mezzi di profilassi generale dc,•ono sempre lasciare allo stato aggressore la possibilità di rendcrsene padrone. E' anche necessario che l'agente microbico presenti la sua attività morbigena egualmente bene sull'animale e sulruorno; deve essere molro resistente, molto virulento ed estremamente diffusibile. Quest'ultima condizione, unitameme a quella della conservazione del potere patogeno dopo molteplici passaggi su mezzi artificiali, permette di ritenere come suscettibili di essere utilizzati il bacilio della mon·a ed il bacillo di Whitrnore, il batterio dc.:lla rularemia, la br ucella melitense, il bacillo della peste c la tossina botulinica. 4) Contrariamente all'opinione generalmente ammessa, l'impiego di bombe microbiche sembra all'autore perfettamente possibile, giacchè il calore dcri,·ante dall"t:splo-


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sionc, la pressione esercitata, il colpo dell'<<onda esplosi va >> ed i gas tossici liberatisi non hanno il tempo di agire, essendo la durata della detonazione di O secondi. D 'altro canto le condizioni atmosfe riche avranno un'importan za considerevole tanto sopra la sospensione de lle gocce, qua nto sulla vitalità e sulla virulenza dci microbi delle nubi microbiche emesse da tali bombe. Né l'autore concorda con quegli autori chç pretendono che i fiumi saranno eccellenti mezzi di diffusione dei germi epidemici durante l'estate, in quanto che i fattori di autoepurazione dci corsi d'acq ua e la steri lizzazione sistematica delle acque potabili delle città opporranno una barriera infrangibile a tale presunta diffusione. 5) L'arma microbica avrebbe il vantaggio d'essere d i facile e poco dispendiosa pre· parazione. E' possibile, d 'altra parte, prep:1rarla nel più g ran segreto; essa presente· rebbc infine il vantaggio considerevole d'essere un 'arma perfida c silenziosa, che nessun mezzo di ri velazione permetterebbe di svelare così rapidamente quanto i gas tossici. Ma se veramente si arnva a renderla efficace, essa sarà un'arma a doppio taglio : la sua attuazione nelle prime linee nemiche sarebbe troppo pericolosa, ed essa non sarebbe efficace che nelle rctrovie c nell'interno del paese, particolarmente per il suo effetto morale. Se essa provoca solo focolai localizzati, la sua azione sarà insig nificante rispetto all'azione massiva ed immediata delle bombe a gas, incendiarie e sopratutto esplosive. Pertanto non sembra che rale arma possa costituire un mezzo tattico capace di rivoluzionare l'arte della guerra. 6) Poichè la rivelazio ne dei germi patogeni nell'aria e nell 'acqua non può effettuarsi istantaneamente come avviene per i gas, la difesa contro l'arma microbica sarebbe teoricamente difficile. T uttavia, praticamente, una buona organizzazione dei servizi di osservazione e di scoperta dei casi sospetti, unitamente ad una igiene personale e generale appropriata, arriYerebbe probabilmente a soffocare rapidamente nelle sue origini gli effetti della guerra microbica. MACRONE.

OsswAw H. -

Sul valore terapeutico delle inalazioni nelle lesioni delle vie respiratorie provocate dal solfuro di etile biclorurato. - Lezione tenuta all'Accademia medica militare di Berlino. (« Gasschutz und Luftschutz », n. I I , novembre. 1935).

Le inalazioni di vapor acqueo con o senza l'aggiunta di sostanze 111edicamentose ad azione varia (calmante, solvente, astringe nte, d isinfettante) sono ormai da molto tempo in uso nella terapia d i catarri, infiammazioni ed altre alterazioni delle vie respiratorie, ma solo di recente H eubner è riuscito, sopratutto con ricerche istologiche, a spiegare scientificamente l'azione d i questa medicazione. Le inalazioni di vapor acqueo sono state anche raccomandate nelle alterazioni delle vie respiratorie superiori provocate dall'ispirazione di solfuro di etile biclorurato (i prite, Lost, gas croce g ialla). Questo trattamento appare logico in vista della natura speciale delle alterazioni prodotte da questo aggressivo, alterazioni caratterizzate inizialmente da un processo infiammatorio localizzato alle mucose della bocca, faringe e trachea, con formazione di membrane crupose e pseudomembrane, e che nei casi g ra vi si estende fino ai polmoni, provocando polmoniti g ravissime, ascessi e gangrene. Ed infatti le inalnioni di vapor acq ueo, solo od addizionato con mento lo ed eucaliptolo, hanno apportato in questi casi un na to beneficio facilitando la regressione dei fatti infiammatori, l'espcttornione e il distacco delle pseudomemhrane. D ato però il rapido assorbimento del tossico attraverso le mucose, assai difficilmente la cura produrrà una vera d isintossicazione, cioè una scomposizione della sostanza tossica, e quindi questo trattamento è essenzialmente sintomatico; ma se si pratica l'inalazione subito dopo


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l'intossicazione col solfuro di etile biclorurato, si potrà anche ottenere un'azione immediata del vapor acqueo sulla molecola velenosa, poichè, nonostante il rapido assor · bimento attraverso le mucose, sembra che il tossico venga scomposto lentamente e gradatamente dai liquidi organici, per cui il vapor acqueo caldo potrebbe rinforzare l'cf· fetto dell'idrolisi. D'accordo con l'opinione generale, l'A. ritiene l'inalazione di vapor acqueo il mezzo di cura più importante negli avvelenamenti da gas croce gialla ; gli sorse però il dubbio che simili inalazioni potessero trascinare nella profondità dell'albero respiratorio i processi ulcerosi e pscudo-membranosi, peggiorando così il quadro morboso con gravi forme bronchiali e polmonari. Per chiarire questo dubbio egli ha voluto seguire, con prove su conigli, l'effetto delle inalazioni sulle alterazioni provocate dal solfuro di etile biclorurato sotto forma di vapore. Si servì di conigli del peso di 3·4 kgr. i quali veni\'ano intossicati con vaj>OrÌ di iprite, in camerette della capacità di un metro cubo, e adoperò per le singole prove prodotti di tossicità (et) varianti da 6ooo a <)000, valori sicuramente tossici e letali per i conigli. Il procedimento usato per l'inalazione fu quello proposto di receme dal chimico Holzmann, cioè ncbulizzazioni con cc terre rare >• : sali di cerio con calcio e sodio, metodo che ha dato buoni risultati nella cura della tubercolosi. Le camere per queste inalazioni erano costruite con telai di legno rivestiti di carta oleata o di teli da tenda; ogni camera aveva la capacità di 8 metri cubi ed in essa si appc::ndevano le gabbie con gli animali da esperimento ad un'altezza di metri 1,50 dal pavimento. Inizialmente l'A. adoperò una nebbia di soluzione salina sodica calda mescolata ad una fine nube di sale di . cerio in soluzione; siccome però simile inalazione veniva mal tollerata dagli animali, che diventavano irrequieti e tossivano, egli, ritenendo che il cloruro sodico non fosse un veicolo adatto, modificò la composizione aumentando il componente calcio e riducendo quello sodio; nelle ultime prove infine eliminò completamente il cloruro sodico, fece riscaldare la camera a 40° C. c vi introdusse la soluzione di cerio mediante uno spruzzatore ad aria compressa. La nebbia così prodotta era assai fine e stabile e gli animali la tollerarono benissimo, senza fenomeni irritativi. Prima di introdurre gli animali, la camera si lasciava raffreddare. Tutte queste nebulizzazioni si mostrarono innocue tanto per l'uomo quanto per gli animali di controllo. Nell'intento di produrre sintomi ben netti di avvelenamento, i conigli furono intossicati con alti valori et, tali da costituire dosi sicuramente letali; ma usata in forme così gravi di intossicazione, la inalazione, da sola, non poteva svolgere un'azione terapeutica così grande da impedire l'esito letale: l'osservazione dovette quindi essere limitata alla constatazione dell'eventuale azione benefica prodotta dall'inalazione nelle vie respiratorie superiori, senza preoccuparsi della morte che si verificava più tardi in conseguenza delle complicazioni polmonari. L 'A. adoperò r8 conigli in quattro esperimenti; due animali vennero uccisi anzitempo, e uno di essi, non trattato, probabilmente sarebbe morto spontaneamente. Dei rimanenti 16 animali ne sopravvissero 4 (3 trattati, I non trattato) e ne morirono 12 (9 trattati, 3 non trattati). Complessivamente dunque sopravvissero il 25 % dei conigli non trattati ed il 25 % pure degli animali trattati. L'inalazione non modificò perciò affatto la ci fra di lctalità, e nessuna differenza sensibile fu riscontrata nella durata della sopravvivenza. Confrontando invece il risultato delle autopsie, l'A. potè fare le seguenti constatazioni: in una esperienza un animale morì dopo 5 giorni e presentava notevoli al terazioni della mucosa tracheale, mentre un altro animale morto dopo 10 giorni aveva la trachea pulita. Da ciò l'A. deduce che il processo morboso raggiunge l'acme in s•-6• giornata; dopo tale periodo di tempo probabilmente si è fatto sentire, nel secondo co· niglio, l'effetto dell'inalazione. In un'altra esperienza l'autopsia rilevò in tutti gli animali trattati una trachea pulita, mentre nel coniglio non trattato, morto dopo 13 giorni. 5 -

Giotnal~ di nudicina militar~.


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dall'avvelenamento, esistevano a nccra estese membrane in tutta fa trachea. Secondo questi reperti le inalazioni svolgerehbcro dunque un indiscutibile effetto favorevole nel senso di sciogliere le membrane e di facilitare l'espettorazione. In una. terza esperienza non si ebbero risultati chiari cd uniformi perchè a causa del poco alto valon: et non si potè ottenere un chiaro e com plcto quadro morboso : in queste condizioni il confronto tra animali trattati e non tratta ti è quasi impossibile. , Una quarta cspcrienz:1 diede i risultati più dimostrativi : i conigli morti due giorni dopo l'avvelenam:.:nto non presentaYano un quadro morboso com pleto, l'infiammazione tracheale si trovava in uno ~tadio leggero, iniziale; negli animali morti in quarta giornata il processo era già in piena evoluzione cd era caratterizzato sopratutto da concrezioni pseudo-membranose; in un animale morto in sesta giornata la trachea era pulita, segno dell'efficace azione delle inalazioni ; quest'ultimo risultato trovò una m:tggior conferma nella sopravvivenza dell'ultimo coniglio, trattato, del quarto esperimento. L 'osservazione clinica degli animali confermò poi la nozione che le inalazioni fa. cilitano c favoriscono l'espettorazione: infatti tutti i c.:onigli trattati presentarono secrezione dal naso e dalla bocca, e la respirazione si rese più libera. L'A. infine riferisce di a ver potuto osservare suila propria persona gli effetti dell'inalazione. Nonostante tutte le precauzioni prese egli aveva inspirato ripetute volte, durante gli esperimenti, delle piccole quantità di iprite, e dopo 24 ore era comparso un forte catarro faringeo c fatti infiammatori nella trachea. Una tosse secca e un dolore retrosternale erano altri segni tipici di un avvele namento da iprite. Con r ipetute inalazioni, fatte con la tecnica già descritta, il processo morboso migliorò rapidamente, comparve un'abbondante secrezione e presto egli si rimise comp1etamente. L'A. condudc affc:rmanc.lo che le nebuliz;wzioni, secondo il metodo Halzmann, con « terre rare », costituiscono una nuova e preziosa misura tcrapeutica nelle lesioni delle vie respiratorie superiori provocate dal gas croce gialla. Non si tratta di un toccasana, ma di un rimedio sussidiario di grande valore sia negli avvelenamenti da g:u da combattimento, sia nelle malattie respiratorie di altra origine. Data poi la semplicità della nebulizzazione con terre rare, si potrebbe anche pensare ad una sua utiljz. zazionc sul campo. FERRALORO. GERHARD RENWANZ. 1

La disinfezione delle costruzioni ipritate:. (« Gasmaske » -

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In una futura guerra sarà certamente utilizzata, per rendere inabitabili ie città, l'iprite a dosi massive, giacchè essa è il solo aggressivo chimico sufficien_temente persistente per essere usata per tale scopo. Sebbene abbia un punto d'ebollizione elevato· ( + 21 6 C), l'iprite possiede una tensione di vapore non trascurabile. Per conseguenza occorre ingaggiare la lotta contro tale prodotto sia sotto la forma di vapore diluito nell'aria, sia sotto la forma massiva di iprite liquida in natura. Per il primo caso, soio il carbone attivo della maschera è da tenersi presente. Per il secondo caso, bisogna di· struggere l'iprite mediante l'ossidazione e l'ossidante di elezione è il cloruro di calce (ipoclorito di calce). Occorre precisare che quest'ultimo non deve essere mai impiegato senza essere diluito (a preferenza sotto forma di latte di cloruro di calce); altrimenti l'ossidazione è così violenta da determinare un brusco rial zo di temperatura, in conseguenza della quale l'iprite emette allora dei vapori od una specie di nebbia particolarmente tossica. Comunque, salva tale riserva, il cloruro di calce è certamente il migliore cd il più ra· pido distruttore ddl'iprice, ed è sempre ad esso che bisogna ricorrere.


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Bene inteso, se ci si trova in presenza di u~a pozza di ipritc, la si fa assorbire dapprima a mezzo di corpi porosi (terra-cotone-segatura-stoffe vecchie), cui si dà fuoco, poi si disinfetta il posto con soluzione di cloruro di calce. Per la facciata degli immobili sono utilizzabili i polverizzatori d 'acqua sotto pressione in cui sia stata sciolta adeguata quantità di cloruro di calce. L'acqua sola è un modesto disinfename, prima perchè l'iprite è quasi insolubile nell'acqua, e poi per il suo alto peso specifico che è di 1,27. Tuttavia l'iprite, in presenza dell'acqua, e dopo qualche tempo, si idrolizza e dà luogo ad un prodotto inoffensivo, cioè al thiodiglycol, interamente solubile nell'acqua, ed all'acido cloridC"ico. Tale idrolisi che si compie molto lentamente a freddo, è molto più rapida a caldo (acqua calda o vapore). La Società Auer (Degca) ha studiato le modalità con cui l'iprite si fissa sopra le superfici secondo la natura di queste: 1) I mattoni ed il cemento assorbono fortememe l'iprite: 10 goccie versate nel medesimo posto vi formano una macchia di 10 a 30 mm. di diametro, e, secondo la porosità, il prodotto penetra ad una profondità variabile da 3 a 300 mm. A capo di due a tre ore, l'iprite si è completamente diffusa nell'interno, e, se in que~to momento, la parete dei mattoni c del cemento ipritata venisse polverizzata mcdiame una esplosione, la polvere, che ne risulta, si comporterebbe con tutte le proprietà tossiche dcll'iprite. Pertanto le pareti di tali materiali sono molto difficilmente disinfettabili. 2) Le superfici bituminose non assorbono iprite per porosità, ma tale prodotto scioglie il catrame od il bitume e produce, per la quantità indicata più sopra, delle grandi macchie di circa 30 mm. di diametro. L'iprite, cosparsa sotto tale forma, può facilmente essere distrutta mercè il cloruro di calce. 3) Il legno si impregna facilmente d1 iprite, e, più esso è poroso, più è difficiie liberarlo dal tossico. 4) La pittura ad olio protegge dall'assorbimento dell'iprite. Basta quindi passare sulle superfici con pittura acl olio della soluzione di cloruro di calce, e poi !avaria accuratamente con acqua. Se infine ci si trova in presenza di superficie resistente al fuoco, il migliore disinfettante è il passaggio su di essa della lampada da saldature. MACRONE.

Apparecchio della Società Auer per verificare la tenuta delle maschere antigas. (" Gasmaske ~>, 1935). Col tempo i tessuti con i quali sono costruite le maschere antigas diventano porosi. La Società Auer, per verificare lo stato di tenuta delle maschere, ha messo a punto uno speciale dispositivo che consiste in una testa-manichino sul quale è applicata la maschera da provare. Tale testa è provvista di un orificio che permette di introdurre, nell'interno della maschera in prova ddl'aria sotto pressione, a mezzo di una pera di gomma. Quest'aria passa dapprima nell'acqua, cui si è aggiunta dell'ammoniaca. Per verificare le fughe eventuali, si applica sulla maschera un pezzo di stoffa bagnato in una soluzione di fenolftaleina, e poi spremuto. Laddove la maschera presenta una fuga, l'ammoniaca provoca una macchia rossa sopra la stoffa. Tale procedimento, già sperimentato anni fa in Austria, ha sos'tituito in Germania l'altro metodo che utilizzava per lo stesso scopo il fumo. MAGRONE.


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IGIENE M. J. - Anticorpi specifici del m orbo di Weil nell'urina (cc Annales de l'lnstitut Pesteur >•, n. 2, febbraio 1936).

VAN D ER HOEDEN

E' noto che la seriodiagnosi del morbo di Weil può farsi sia utilizzando ii siero di sangue che il liquido cefalo-rachidiano degli ammalati. Però, in quest'ultimo caso, la quantità di anticorpi specifici che si riesce a mettere in evidenza è, in genere, assai scarsa. Il siero di sangue (o il liquor) dei pazienti, messo a con tatto con una cultura viva di leptospira, determina aggl utinazione e lisi delle leptospire. Quando però s'impiegano delle culture di leptospire uccise preventivamente con :-.ggiuma di formalina, mentre l'agglutinazione persiste in moc.lo netto, il fenomeno litico non si osserva più. E' pure noto che le agglutinine e le lisinc possono persistere spesso a lungo nel siero di sangue, riuscendo possibile dimostrarne la presenza anche alcuni anni dopo la guarig1one. L'Autore, non solo ha potuto dimostrare la presenza delle agglutinine e delle lisine nel siero di sangue e nel liquido cefalo·rachidiano degli 2mmalati di morbo di Weil, ma le ha trovate anche nelle urine, e perfino a guarig1one completa. Per tale ricerca si è servito preferibilmente di urina raccolta in modo sterile, mentre quando ha dovuto usare urina non sterile, vi ha aggiunto del formolo, in modo da ottenere una concentrazione finale del 0,5 %. H a impiegato due ceppi diversi di leptospira : una di L . Tctero-hemorragica; una di L. canicola, scoperta nel 1933 da Klarenbeek e Schi.iffner nel cane, capace però di provocare anche delle infezioni nell'uomo. L'A. ha potuto osservare che il fenomeno della lisi compare con frequenza quando l'urina è messa a contatto con u na cultura di leptospire ,·iventi. Dalle esperienze, riportate dettagliatamente, si rileva che nei casi di spircchetosi, sia nell'uomo che nel cane e nel topo selvaggio, le urine contengono quasi sempre delle agglutinine e spesso anche delle lìsine specifiche per il tipo della leptospira causale. D'altra parte, l'esame delle urine dell'uomo sano no n mette in evidenza anticorpi specifici . Le agglutinine possono ritrovarsi nelle uri ne anche dopo un tempo abbastanza lungo dalla guarigione, però il fenomeno agglutinante da parte delle urine si manifesta qualche g1orno dopo che per il sangue. L'importanza dì queste reazioni appare subito chiara, sia perchè esse possono venire impiegate per la diagnosi del morbo di Weil, sia perchè rendono possi· bili delle ricerche epidemiologiche anche retrospettive. Dalle esperienze dell'A. risulta poi che nelle urine degli individui affetti da morbo di Weil si possono trovare anch e degli anticorpi immunizzanti, capaci di impedire l'infezione nei sorci e nelle cavie. Sembra ancora che l'escrezione:: delle agglutinine per via renale si produca solo . in seguito ad una infezione da lcptospira; infatti quando si iniettano delle leptospire uccise, mentre si vede comparire il fenomeno agglutinante nel siero di sangue, tale fenomeno manca nelle urine. La presenza di anticorpi specifici nelle urine offre la possibilità di studiare con sufficiente esattezza le proprietà di queste sostanze, le quali, fino ad ora, erano state riscontrate solo in m ezzi molto ricchi di albumine. L'A. si è occupato di tale studio ed ha potuto constatare che realmente vi sono delle differenze tra le proprietà che presentano le agglutinine del siero di sangue e quelle dell'urina. Per es., il siero di un ammalato di morbo di Weil, sottoposto a filtrazione, contiene ancora degli anticorpi, come il siero non filtrato; invece le urine perdono la proprietà di agglutinare le leptospire in seguito alla filtrazione. Così è pure possibile sottrarre le agglutinine dalle urine mediante agitazione con carbone animale o con caolino, mentre la stessa operazione non disturba il potere agglutinante del siero di sangue. L'A., infine, riporta alcune esperienze dalle •,juali si rileva come la filtrabilità delle agglutinine sia legata alla preser.za di alburri r.c. PIAZZA.


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G. G I EMSA. - La colorazione di Romanowsky dei protozoi parassiti del sangue nei vecchi strisci. (" Zentralblatt fiir Bakt. », sett. 1935 - 134 Band 7-8 Heft).

E' osservazione comune nella pratica di laboratorio eh~ i vetnm stnscwu con sangue perdono nel tempo la possibilità di colorarsi bene con il metodo di Romanowsky, assumen do in genere una tinta az7.una cupa che disturba notevolmente la visione e qwndi la ricerca c l'identificazione dci parassiti protozoari, siano essi endo od es<r globul~ri. E' una q uestione che ha una notevole importanza tanto per i laboratori che conservano molto materiale in strisci a scopo dì studio o di insegnamento, quanto per quelli che ricevono degli strisci dalle colonie, essendo noto che l'umidità atmosferica, specie dell'aria marina, alla cui influenza vengono sottoposti i preparati durante il trasporti) per mare, agisce sfavorevolmente sulla buona riuscita della calorazìone degli stristi stessi. In un primo tempo si è pensato ed era opinione comune che la supercolorazionc azzurra fosse dovuta ad una eccedenza Ji alcali (derivata dalla progres~ìva scomposizione dei vetrini porta oggetti) che si incorporasse con la sostanza colorante stessa, or:J l'A. ha dimostrato che questa supercolorazione azzurra nei vecchi strisci è d:>,·ut:J ad un cambiamento fisico della supcrucìe delle cc.:llulc cd alla forte rìduzJOnt' idrolitica delle proteine n ucleari. Consi~lia qu ir.di la conservazione ed il trasporto de-

gli strisci essiccati e non fissati in un lSsiccatoio molto semplice e di poco costo ed allo stesso tempo detta un trattamento che gli diede degli otti;ni risultati anche con preparati conservati nell'essiccatoio da ]' ÌÙ dì 28 anni. Gli strisci, che per la permanenza ne.l'ess:ccatoio sono sufficientemente fissati, si possono colorare se.nz'altro secondo il metoJo usuale ( xo gocce del liquido di Giemsa in 10 cc. Ji acqua distillata, tamponata secondo Wcise, più una goccia di una soluzione di carbonato di sodio all 't 'j.,) per 45 minuti. Dopo una rapiJa lavatura gli strisci si pongono in una scatola di Petri con la parte strisciata in alto e si versa s<r pra la miscela differenziale composta da una soluzione all't per mille di fosfato acido di soJa aggiungendo ad ogni 10 cc. di q u e~ta soluzione 2-3 gocce di una soluzione di eosina all'l per mille. I vecchi strisci esigono ordinariament~ un tempo di azione uguale a quelli freschi e che oscilla fra 1-4 minuti. La differenziazione è compiuta ed è facilmente riconoscibile macroscopicamente, quando gli strisci così trattati assumono una tinta rosso bruno delicata. L'essiccatoio, che, a seconda delle dimensioni, può servi re da cassetta di spedi zione, si può fabbricare con una scatola di latta con coperchio a chiusura ermetica. Nel fondo di questa si pone del cloruro di calce racchiuso in un sacchetto di tela, indi uno strato di ovatta e sopra si collocano gli strisci. La chiusura del coperchio si cerchia con strisce di cerotto adesivo. DE ALESSI.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE Medicina coloniale italiana. - ( ,, Acta medica italica », fase. l, febbraio 1936- l V L. 10, a totale beneficio degli orfani dei medici caduti in gue rra).

Acta medica italica, la benemerita rivista diretta dal prof. Prassitcle Piccinini, il quale cura questa bella raccolta di monografie con il più squisito senso di appassionata italianità, ha voluto dedicare il primo numero di quest'anno ad un tema di grande interesse e di palpitante attualità. Il fascicolo, di 150 pagine, in una nitida veste tipografica è con numerose illustrazioni, presen ta efficacemente, con attraenti studi storici. la messe di lavori compiuti da medici italiani in materia di Medicina Coloniale e rende il dovuto onore ai maestri e agli studtosi che, nel campo medico, hanno sempre af-


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

fiancata l'incocrcibile nostra espansione oltre i mari, ora irrompente col trionfo delle nostre armi nella grande impresa africana. Il primo scritto è dello stesso pro f. PtcctNtNJ che tratta ekgantemente delle V esti· gia di provvidenze igieniche in tut/o il m ondo che fu di Roma e delle Terme romane in Europa, Africa, Asia. Segue un ricco e denso capitolo di Storia dd/a medicina coloniale del prof. Adalberto Pazzini che svolge il tema dall'epoca leggendaria e mitica fino ai nostri tempi, concludendo con ispirate parole sulla missione civilizzatrice dell'Italia nel suo rinnovato destino imperiale. L'A. ricorda particolarmente l'opera scientifica e umanitaria spiegata dagli ufficiali medici dell'Esercito e della Marina nei territori passati sotto il nostro dominio. Molte pagine del fascicolo sono dedicate al Sena10re Prof. Sir Aldo Castellani, direttore della Clinica delle malattie tropicali e sub ·tropicali dell'Università di Roma e AJto Commissario Sanitario per l'Africa Orientale. Come avverte il compilatore, non era cosa facile dire degnamente di Lui c lumcggiare adeguatamente l'altissima fig ura di questo sommo medico e scopritore che tanto ha onorato nel mondo la scienza italiana e tanta universale benemerenza ha acquisito verso l'umanità. Così sono riportate prose scelte di scrittori disdnti che hanno celebrato il Maestro in autorevoli pe· riodici, a cominciare da un articolo del tenente generale medico prof. Filippo Rho, ap· parso sul fascicolo 7° del luglio 1922 dc La Medicina Italiana. Nessuno poteva, difatti, profilare l'opera vastissima del Castellani meglio e con più sicura competenza dell'illustre generale, del quale si rimpiange la recente dipartita e che fu vanto e decoro della Sanità Militare marittima, come tropicalista insigne e pioniere geniale e zelantissimo della medicina coloniale in halia. Fra gli altri è riprodotto anche un brillante articolo del maggiore medico prof. Federigo Bocchettì, pubblicato su Forze Sanitarie (n. 23, 20 agosto 193s-XIII). Altri capitoli sono riservati a noti maestri e cultori italiani della specia'ità, quali i proff. Giuseppe Franchinì, direttore dell'Istituto dì Patologia Coloniale della R. Università di Modena, Mario Giordano, Giovanni Castronavo, direttore dell 'Istituto di Me· dicina Esotica e Coloniale di Napoli, il compianto Senatore prof. Umberto Gabbi, Guido lzar, Raffaele Onorato, Domenico Mazzolani, Carlo T edeschi, Carlo Ragazzi, Francesco Piccininni, Francesco Pepeu. 11 contributo, veramente notevole, dei medici militari italiani agli studi di Medi. cina Coloniale trova una esposizione assai degna ed è riportata una ricchissima bibliografia di centinaia di lavori apparsi in gran parte sul nostro Giornale, con tutti quelli pubblicati dagli Annali di Medicina Navale e Coloniale. Il tenente colonnello medico prof. Celestino Gozzi, redattore capo della rivista, commenta e classifica, con un profondo esame, la produzione medica militare, osser· vando come essa sia ammirevole non solo per la massa dei resoconti clinici c statistici e di indagini diagnostiche, ma altresì per veri studt di pura speculazione scientifica. Una distinta nota è riservata al libro di Geografia medica e igiene d~ no;tri possedimenti coloniali, del generale medico prof. Gio,·anni Grixoni, edita dal nostro Giornale nella sua Collana medico-militare, e sono riferiti, fra gli altri, i giudizi favorevolissimi dati su quest'opera dal Rho e dal Castellani. Seguono notizie sulla Società ltaliana di Medicina e Igiene Coloniale con profili di alcuni dei componenti il Consiglio direttivo: proff. Giulio Alessandrini, Giuseppe Caronia e maggiore medico Tommaso Sarnelli. Sono anche ricordati i cinque Congressi nazionali attuati dalla Società, 3 Torino (1928), a Roma (1929), a Tripoli (1930), a Firenze (1931), a Napoli (1934). Chiude il [ascicolo una rassegna intcress:mtissima del dott. Bassano Erba su La nosografiu dell'Etiopia nella storia e nell'attualità.


RlVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E Sl RA>IIERA

Abbiamo, così, soltanto sfogliato questo pregevole numero degli Acta nudicu ira· /iana, il quale servirà meglio a dimostrare come anche per gli studi medici la nostra P a tria sia all':1vanguardia delle nazioni colonizzatrici.

S.

Primi dati sull'organizzazione sanitaria delle regioni occupate nel N ord dell'Abissinia. (cc Archivio it:1liano di Scienze mediche coloniali e di Parassitolo!,ria >l, f:lsc. I, gennaio 1936-XIV).

FADDA. -

L 'A. riferisce compendiosamente sulla organizzazione sanitaria dcll:l vast:l zona di circa 2000 km. quadrati, occupata in Abissinia d:1lle nostre truppe nelb prim:1 f.1sc della vittoriosa avanzata. Dalle valli dello Sciré, ai gruppi montani del Tigrai, alle depressioni desertiche della Dancalia è tutta una successione di paesaggi, di climi, di popolazioni di\'erse c di cangianti aspetti nosogr:1fici che solo adesso e per la prima volta sono sottoposti ad u na osservazione diligente e sistematica. Prima non esisteva alcuna traccia di organiz· zazione assistenziale per gli infermi, nè di ogni più elementare provvidenza igienica, se si eccettuava l'ambulatorio italiano di Adua che fin dal 1912 era l'unico centro sani rario a cui affluivano ammala ti non soltanto del Tigrai ma anche dalle regioni v1unc. In poche settimane sono sorti ambulatori, ospedali con reparti specializzati, ospedali per contagiosi, centri di potabilizzazione dell'acq ua, di disinfezione e di risanamento igienico del suolo e dell'abitato, laboratori batteriologici ecc .. Nella zona di Adigrat sono stati impiantati otto ospedali, una diecina di infermerie, un numero imprecisato di ambulatori; otto altri ospctlali nella zona di Adua-Axum con infermerie e ambulatori; due ospedali ad Entisciò; cinque ospedali, infermerie c ambulatori ndla zona di Macallè. Nella città di Adigrat è stato istituito un Uflìcio di Igiene e Polizia sanitaria. La maggior parte di que~tc formazioni è adibita all'assistenza degli indigeni della regione. T aluno dei nostri ambulatori supera le 200 visite al giorno e gli ospctlali rigurgitano di quella povera umanità sofferente che finalmente trova sollievo ai suoi mali. L'A. fa una rapida rassegna delle malattie predominanti. Particolarmente per la \ebbra, osserva come essa sia uno dei maggiori flagelli. Tutte le forme: mista, nodosa. mutilante sfilano nei nostri ambulatori. Per i lebbrosi è stato iniziato un censimento e M>no stati subito designati dei posti di isolamento e di cura, in attesa di costituire dci lcbbrosari veri c propri. Per quanto riguarda la malaria, si può dire che il T igrai ne sia immune. Si sono però verificati dei casi di importazione nelle valli del Mareb e del T ac:l7.Zè, per cui sono state attuate le più efficaci misure profilattiche. Così anche è pronta cd attiva tutta una vasta rete di organizzazione di difesa dalle malattie diffusibili esistenti ncll:~ regione, o segnalate nelle altre provincie dell'Abissinia dai nostri medici già addetti ai Consolati di Gondar, Dcssiè, Dcbra Marcòs, Magalo e Addis Abeba. T utte queste provvidenze· fanno capo alla Direzione di sanità militare del Comando Superiore A. O. e all' Ispettorato di sanità civile, riuniti in una Commissione Ispettiva per l'igiene c la profilassi.

MEDICINA INTERNA A. RADOSAVLIEVIC. - Considerazione s ulla patologia umorale della malaria. (11 L:. Presse Médicale ••, 1° gennaio 1936, n. 1).

La manifestazione più caratteristica della malaria, l'accesso febbrile. è di solito considerata come l'effetto diretto sull'organismo ddl'ematozoo, il quale in un periodo determinato de1la sua evoluzione - la schizogonia - libererebbe, secondo alcuni, una


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tossina specifica piretogena, onde la corrispondenza tra la schizogonia e l'accesso febbrile. Tale tossina, ricercata con indagini sistematiche, non ancora è stata dimostrata, ed i risultati da alcuni ottenuti sono stati contraddetti da altri successivi. Per tanto si è cercato di spostare la questione e studiare se, oltre al germe infettante, non spettasse n ella manifestazione più caratteristica della malaria secondaria, cioè nell'accesso febbrile, un'importanza particolare e prevalente all'organismo infettato e precisamente ad aJterazioni umorali in questo determinate, onde interpretare i fenom eni morbosi indipendentemente da una specifica tossina malarica. Tali ricerche l'A., della clinica medica di Belgrado, ha eseguito e discute nel suo lavoro. La reazione di fissazione del complemento, praticata impiegando come antigene l'estratto alcoolico del sangue totale di malarici, si è dimostrata negativa durante il periodo di invasione, sebbene i parassiti in circolo fossero dimostrabili; invece quasi sempre positiva dopo 4-5 accessi febbrili e tale si è mantenuta anche durante le prime settimane del periodo di ina~ti vità della mabttia, comunque ottenuta, sebbene il parassita non fosse più dimostrabile nel sangue periferico. T ale reazione è stata riscontrata positiva nel 15 % di soggetti non malarici, in tali casi per lo più era in causa la sifilide ed in proposito è noto che la reazione di Bordet-Wassermann può risultare positiva nella malaria, però sempre dope> 4·5 accessi ftbbrili . Ancora, l'A . nel 25 °fc, di ma larici in periodo secondario ha ottenute> risultato positivo con estratto alcoolico di sangue totale di soggetto sano e Fischer e Guensbergtr nel 75 %, usando come antigene l'estratto alcoolico di emazie lavate di soggetto sano o anche di montone. Da ciò deducesi che l'antigene capace di fissare l'alessina in presenza di siero malarico è: costituente dell"emazie normali e quindi sprovvisto di ogni specificità rispc:tto all'ematozoo, ancora che la reazione avviene tra lipoidi (antigene) ed antilipoidi nell'organismo esistenti ed ivi formatisi sotto l'azione di lipoidi del sangue, che sono liberati per la distruzione degli

eritrociti durante la schizogonia del parassita. La natura lipoidea dell'antigene ci rende conto delle freguemi reazioni non specifiche nella sifilide c nella malaria. Pertanto risulta che nella reazione di fissazione tanto l'antigene quanto l'anticorpo non sono specifici in rapporto all'ematozoo. Le ricerche dell'A., confermando guelle di altri, hanno dimostrato nella malaria un'alterazione del guadro proteico del siero con diminuzione dell'albumina tot~le cd aumento del fibrinogeno, che si accentua sempre più col succedersi degli accessi febbrili ed in rapporto con la distruzione degli eritrociti parassitati e la rottura delle forme di sporulazionc, per cui penetrano in circolo albumine eterogenee. Tale penetrazione, fegata alla schizogonia, avviene anche prima che si manifesti l'accesso febbrile, il quale si presenta solo quando l'organismo ha reagito a quelle albumine eterogenee con formazione di anticorpi. Ne consegue che l'accesso febbrile è da considerare come una reazione di un organismo sensibilizzato verso un'albumina eterogenea, cioè come una reazione antigene· anticorpo. Tale concezione rende ragione della corrispondenza tra accesso febbrile e schizogonia, perchè è in tale periodo che quelle proteine eterogenee invadono l'organismo verso di esse sensibilizzato; si tratterebbe di un fenomeno allergico di cui l'accesso febbri le sarebbe l'espressione clinica e non legato specificamente all'ematozoo. · Altro elemento che l'A. esamina è la proprietà antifebbrile (antitossica) del siero di malarici, che dopo un certo numero di accessi, entrano in fase inattiva spontanea, cioè senza intervento terapeutico. Tale proprietà consiste in ciò che il siero di tali soggetti iniettato in malarici può interrompere temporaneamente o permanentemente in questi gli accessi febbrili. Essa è indipendente dall'ematozoo, in quanto può coesistere con la presenza di parassiti nel sangue del datore e non danneggia la vitalit.1 di essi nel ricevitore, come l'iniezione del sangue dimostra. Questa antitossina sarebbe dovuta secondo l'A. ad un antigene rappresentato dalle sostanze proteiche prodotte per la di-


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struzione di eritrociti e parassiti nel momento dell'accesso, come spiega l'alterazione del rapporto fibrogeno : proteine totali. Ed anche da tal punto di vista non risulta dimostrato un rapporto specifico diretto tra accesso febbrile e parassita, in quanto ne' il fattore impedente nè quello favorente l'accesso sono al parassita specificamente legati. Ancora il potere alessinico del siero, molto c-ostante in soggetti sani ed in quasi tutte le malattie infettive, nella ma:aria, fase secondaria, si abbassa notevolmente fino a diventare praticamente nuJJo, invece col cessare degli c;ccessi febbrili (spontaneamente) il complemento si rigenera. T ale constatazione conferma che l'accesso febbrile è l'espressione clinica di una reazione antigene-anticorpo, che avviene in vivo e che impegna il complemento, onde la diminuzione o la scomparsa di esso nel siero. L'interpretazione patogenetica dell'accesso febbrile fino ad ora considerata è di dominio dell'immunbiologia ed il processo patologico, anche indipendentemente da rapporti specifici col parassita, _consiste in un fenomeno tossico d'ordine chimico. Ma l'A. considera ancora l'accesso febbrile sotto un aspetto puramente fisico, cioè dovuto ad aJt,erazione dell'equilibrio colloidale del siero, che caratterizza lo shock o la crisi emoclasica, le cui manifestazioni sono la lwcopenia, l'inversione della formula leucocitaria, la pjastrinopenia, l'alterazione della coagulabilità del sangue, l'abbassamento del contenuto proteico e l'ipotensione. Tale fenomeno, per nulla specifico ed indipendente dalja natura della sostanza provocante, è la risultante di un processo fisico e si osserva verso l'uomo in seguito ad iniezione di sostanze coiloidali estranee, cui segue quasi sempr: intensa elevazione termica. Nell'accesso febbrile malarico tali sostanze colloidali sono rap!Presentate d:ti residui globulari e dai mcrozoiti in conseguenza della schizogonia del parassita. Anche tale concezione ci rende conto della scomparsa o diminuzione del potere alessinico dei siero, che accompagna ogni alterazione della ~uuttura fìsica di esso. Oallo studio delle modifìcaz.ioni urnorali nella malaria secondaria appare la grand.: importanza di antigeni derivanti dalla distruzione globulare, che sono costituiti da lipoidi e proteine; questi sono antigeni forniti dall'organismo, auto-antigeni o endogeni, che nessun rapporto di specificità h:tnno rispetto al parassita e che formano anticorpi avenù gli stessi caratteri. Quindi in base a tale concezione nell'infezione malarica, pur restando il germe fattore patogeno diretto, sono i prodotti di reazione dell'organismo infettato che ci lasciano meglio comprendere la reazwne di fissazione del complemento, il potere antitossico del siero, la diminuzione del potere alessinico e l'accesso febbrile, espressione di una reazione auto-antigene-anticorpo. E sempre sotto tale riguardo è importante ricordare l'opinione di Mongcnroth, seguita anche da altri, sulla terapia chininica nella malaria, Egli d tiene che la chinina non abbia azione parassiticida, ma :tgisca indirettamente per la sua affinità specifica rispetto agli eritrociti, onde rende questi non accessibili agli ematozoi, i quali respinti non possono più svilupparsi: la chinina quindi nella malaria sarebbe uno specifico organotropo più che parassitotropo. R. o' ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE N. N. NAZAROV. - Valcoolizzazione nervosa nell'enuresi fun~iocale dell'uomo (« Revue dc Chirurgie », dicembre 1935). L 'A., ch e da dieci anni usa, per un certo numero di nevr:tlgie, un metodo di impregnazione dei tronchi nervosi e dei plessi simpatici delle pareti arteriose con l'alcool all'So %• espone le sue ultime os~ervazioni sull'alcoolizzazione dell'arteria iliaca interna


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e del plesso ipogastrico nell'enuresi funzionale dell'uomo. Di questa forma morbosa, che può osservarsi dopo una malattia infettiva per debolezza congenita del sistema nervoso, distingue due forme: la prima con assenza di inibizione quando il malato non sente alcuna voglia di urinare durante il sonno. L 'assenza di inibizione si osserva sopratutto durante il sonno; ciò spiega perchè l'enuresi più spesso è notturna. Per tali disturbi, l'A. propone un intervento chirurgico sul plcsso simpatico posto nella parete dell'arteria iliaca interna e nei gangli del plesso ipogastrico, che sono stret-

tamente legati anatomicamente alla \'(:scica, consistente nell'iniezione di 2 cc. d'alcool nel plesso e nell'impregnazione con alcool delle due arterie iliache interne destra e sinistra per una lunghezza di 2 cm. La tecnica è la seguente: sotto anestesia locale o sono rachianestesia, si incide la cavità addominale sulla linea mediana tra l'ombelico e il pube in posizione di Trendelenburg. Gli intestini vengono sollevati verso lo stomaco; indi si incide, al disopra dd promontorio, il peritoneo posteriore per una lunghezza di 8-10 cm. e, attraverso l'incisione, per mezzo di un ago lungo si inietta nel plesso ipogastrico 2 cc. di alcool all'Bo % . Poscia si affidano all'ago di Dcchamps le due arterie iliache interne liberate e si impregnano di alcool per mezzo di piccoli tamponi di garza. l tessuti circostan ti sono isolati con compresse onde far sì che l'alcool arrivi soltanto alla parete dell'arteria. In questo modo vengono ad essere interrotti chimicamente in quel punto i tronchi nervosi ed i plessi. L'atto operativo termina con la sutura del peritoneo posteriore e con la sutura a strati della parete addominale. I risultati ottenuti dall'A., nei tre casi nei quali è stato applicato il metodo, sono stati buoni e g}j effetti sempre duraturi, specie se l'impregnazione con l'alcool ha luogo con cura nel punto in cui l'arteria iliaca comune si divide nelle sue due branche. Il lavoro, che si legge con interesse, è corredato anche da due nitide figure illustrative della tecnica. F. FLORIDIA.

RADIOLOGIA B. KoMMEREL - C h e cosa si può richiedere oggi da un esame radiologico della v escica biliare? ((( Klinische Wochenscrift », 22 febbraio 1936). Avviene non di rado che si presentino dei pazienti con diagnosi di calcolosi biliare portando come dimostrazione una o due radjografic sulle quali non si legge nulla dj caratteristico. Non è quindi da meravigliarci che i medici pratici vengano alla convinzione che l'indagine radiologica delle vie biliari il più delle volte è un mezzo da cui non ci si debba attendere troppo mentre invece lo ~tudio radiologico della colecisti da ormai lungo tempo ha oltrepassato le fasi d 'incertezza purchè si adottino con tecnica metodica i nuovi progressi ottenuti in questo campo. Premessa indispensabile è l'impiego di appr.rccchj di grande potenza che purtroppo non sono sempre posseduti dai radiologi, il che spiega la lamentata incertena dei resultati. La radiologia della colecisti ha battuto un:t via simile a quella dello stomaco. Anche qui ci si contentava dapprima di un semplice sguardo d'insieme e solo assai più tardi fu introdotto dal Berg. lo studio di tutto il dettaglio. Per lo stomaco ha prima avuto la massima importanza la diagnostica dci disturbi di funzione. Si segui\'a il decorso della peristalsi, ci si interessava ai sintomi indiretti di ulcera. Questi hanno anche oggi la loro importanza, ma ormai di fronte ai sintomi diretti, specialmente alla dimostrazione di una nicchia di fronte o di profilo, hanno perduto assai di significato.


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Anche nel campo della colecisti ci si limitava dapprima allo studio dello svuotamento della cistifellea. Lo stesso Graham, lo scopritore della colecistografia, riteneva dapprima che il principale valore del suo metodo consistesse nello studio fisiologico e patologico dello svuotamento vescicolare. Oggi si tende a una fine diagnosi anatomica. Il medico pratico può voler sapere se siano presenti o no calcoli, se esista o no un empiema, se i disturbi del paziente sono sufficientemente chiariti dal reperto colecistografico, se è indicato o no un intervento chirurgico. Tutte queste domande, di grande importanza pratica, possono esser soddisfatte dalla radiologia. Per cui è da augurarci che non ci si contenti di risposte incerte, ma si miri a diagnosi anatomiche, chiare, base di una opportuna terapia. La ricerca deve cominciare con una diagnosi accurata. Nella pratica infatti succede che i dati con cui il medico accompagna il paziente sono così brevi e lacunosi che il radiologo non può nè deve rinunciare a formarsi per conto suo un quadro dei precedenti e dello stato attuale. L'anamnesi deve stabilire se si sono avute coliche o disturbi larvati vescicolari come senso di ripienezza nella parte alta dell'addome, eruttazioni, intolleranza verso i cibi grassi ecc. E' importante l'età dei pazienti, come la durata e l'intervaUo dei disturbi. Non si dimentichi mai se è comparsa febbre o itterizia. In un ittero che esista da lungo tempo è sempre opportuna l'indagine nei riguardi dell'esistenza di un tumore maligno. Se si è avuta l'impressione che si tratti veramente di una affezione della vescica biliare si comincerà col praticare una colecistografia per via orale. Essa è un intervento di nessuna gravità e può esser praticata anche ambulatoriamentc. Anche un leggero ittero non rappresenta una vera e propria controindicazione; in caso di ittero grave invece si deve essere assai più guardinghi. Altre controindicazioni non esistono all'infuori di uno stato generale grave. Una volta però l'A. che è radiologo della 1,. Clinica Medica di Berlino, ha osservato lo sviluppo di un tipico morbo di Basedow dopo l'ingestione di una dose di Tetragnost. Tali spiacevoli evenienze appartengono però alle eccezioni come dimostrano migliaia di osservazioni in cui non ha avuto nessun disturbo consecutivo alla colec.istografia per os. La colecistografia endovena, secondo l'A., può offrire rilevanti disturbi e non deve essere usata senza assoluta necessità; se non sono soddisfacenti i dati della colecistografia orale si ripete per via endovenosa. Solo nelle persone abnormemente grasse è da raccomandarsi la somministrazione della tetraiodo per via venosa la quale in genere deve esser fatta in ambiente ospedaliero.

(ln ltalia gen~aimmte non si adottano i criteri così rigorosi dell'A. e si è più proclivi alla colecistografia per via endovenosa. Radiologi di larga esperienza come il Rossi affermano di non aver avuto nessun inconvenientt: in numerose osservazioni e con ottimo resultato quando si usi una quantità opportuna di tetraiodo, in gt:nere 2,5 -3 gr. in 20 cc. di acqua bidistillata. v. Nuntius Radiologicus decembre 1934- n. d. ree.). La somministrazione perorate frazionata secondo Saudstrom, Nissen e altri dà una rappresentazione della cistifellea più ricca di contrasti. Una radiografia cosiddetta a vuoto, prima della colecistografia, come fanno molti, non viene di solito praticata dall'A. Si risparmia tempo e materiale nè si hanno svantaggi perchè calcoli trovati nella radiografia preliminare, non potranno mancare a colccistografia avvenuta. I n caso di calcoli molto calcificati si potrebbe dire che essi forse sarebbero visibili anche colla semplice radioscopia. Ma è solo la 1adiografia in serie che ci potrà dare ragguagli sulla permeabilità del cistico, sulle modalità del potere di concentrazione e di svuotamento della cistifellea, sulla motilità dei concrementi. La prima radiografia si fa, come di solito, in decubito prono a una distanza di almeno un metro. In soggetti a tipo spiccatamente )ongilineo in cui la cistifellea è situata per lo più medialmente e può in proiezione sagittale esser coperta dall'ombra della colonna venebrale, è consi-


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gliabile un leggero ~ollevamento del lato destro. Secondo i casi può esser praticata un'altra radiografia nella seconda proiezione obliqua e anche in decubito supino, ciò che serve principalmente per la diagnosi fra calcoli renali ed epatici. La radiografia d'insieme serve per un orientamento generale; successivamente si passa a qudle di dettaglio in cui è specialmente utile il metodo della compressione dosata che permette notevole accorciamento del tempo di esposizione fino a I / 10 a 3/ IOo di secondo con 65 kv. c 500 mA. E ' naturale quindi che occorrono apparecchi di forte potenzialità. E' ~pccialmente importante la brevità del tempo di esposizione a 1 / 10 di secondo e anche meno per evitare che i movimenti della colecisti, in una esposizione più prolungata, arrechino confusione dell'immagine radiografica. E' pure molto vantaggioso eseguire radiografie in piedi per avere nozione della sedimentazione nella parte bassa della colecisti. La raccolta del mezzo di contrasto al fondo di essa è importante per la dimostrazione di calcoli. In casi più difficili è utile ricorrere al riempimento dello stomaco con bario, ciò che permette un controllo radiologico del ventricolo e dd ducdeno altamente raccomandabile per l'oriemamento diagnostico. Come nello studio di un malato di cuore a nessuno viene in mente di limitare l'indagine solo ad esso ma di estenderlo ai polmoni e agli altri organi, in simil guisa deve procedere il raJiologo che si proponga lo studio delle vie biliari, il quale non dimenticherà anche che l'ulcera gastroduodenale e il carcinoma sono non di rado associati colla presenza di calcoli biliari. BERTOLUCCI.

NEUROPSICHIATRIA M. GozzANO. Ricerche sui fenomeni elettrici della corteccia cerebrale. (~< Riv. di Neurologia ''• A. VIII, fase. 2, 1935). L'esistenza di fenomeni c:lettrici nei centri nervosi, dimostrata fin dal 1875 dal Caton - il quale osservò oscillazioni di potenziale elettrico in determinati punti della corteccia cerebrale di mammiferi sotto l'azione di stimoli ~ensitivi - è stata successivamente confermata da numerosi ricercatori anche italiani (Comis, Martino). Lo studio della questione è entrato recentemente in una nuova e più proficua fase per opera del Koromi.iller, il quale, avvalendosi del " neurografo '' Tonnies (un galvanometro di estrema sensibilità esistente ne:l'lstituto Imperatore Guglielmo per Ricerche cerebrali di Berlino) ha potuto dimostr.1re tre anni addietro che dalla corteccia cerebrale, in condizioni di apparente riposo, possono derivarsi delle curve bioelettriche la cui forma è costante per ciascuna area citoarchitettonica, ma differisce da un 'area corticale all'altra. Si è potuto, così, costruire - per la corteccia cerebrale del coniglio, del gatto, del una cc carta bioelettrica '' perfettamente sovrapponibile alla cane e delJa scimmia •c carta citoarchitcttonica ''· In tal modo la nota dottrina di C. ed O. Vogt, secondo cui a ciascun campo architettonico corrisponde una determinata funzione, ha trovato una nuova ed originale conferma. Il Gozzano ha ripreso le ricerche col Neurografo durante un suo recente soggiorno nel suddetto Istituto berlinese, e - dopo aver ripetuto e confermato sul coniglio le ricordate acquisizioni del Kornmuller - ha eseguito sistematici esperimenti allo scopo di studiare il comportamento delle curve bioelettriche (o elettroencefalogrammi): r) sotto l'azione di stimoli periferici visivi e tatti li; 3) coll'applicnione Jc.:lla stricnina sulle diverse aree corticali ; 3) durante l'epilessia riflessa da stimoli afferenti (alla Amantea).


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Non è possibile - in una recensione - ricordare con una certa esattezza la tecnica seguita dall'A. e neppure i molti rilievi da lui farti nel corso delle sue numerose esperienze. Mi limiterò a riassumere schemaùcamente i più interessanti risultati ottenuti, rimandando per il resto alla lettura dei lavori originali (oltre a quello che forma oggetto della presente recensione, il Gozzano ne ha pubblicati altri nel J. f. Psych. u. Neurol., e - sotto forma di note preventive - nel Boli. della Soc. italiana di Bio!. sperimen.). t. Gli stimoli foùci producono (come già era stato visto da Fischer, Kornmiiller e Tonnies) rapide e brevissime variazioni positive del potenziale elettrico, in corrispondenza delle arce visive della corteccia, tanto all'inizio quanto alla fine della sùmolazione luminosa. Gli stimoli meccanici - grattamento o pizzicamcnto di qualsiasi punto della superficie corporea -·- determinano bilateralmente, su tutta la corteccia senso-motoria, la diminuzione d'ampiezza o la scomparsa delle curve bioelettriche normali, mentre compaiono oscillazioni particolari, caratterizzate da una minima ampiezza e da una grande frequenza (correnti d'azione corticali ?). 2. L'applicazione di stricnina sulla corteccia cerebrale determina - per uno o due minuti una fase d'inibizione caratterizzata dalla diminuzione d'ampiezza e persino dalla scomparsa delle abituali curve bioelettriche; quindi compaiono rapide e brevissime variazioni di potenziale negative che l'A. distingue col nome di << scosse bioelettriche )>: tali scosse si fanno man mano più frequenti per poi mantenere una periodicità piuttosto regolare, e talvolta si accompagnano a clonie (anch'esse periodiche e sincrone colle scosse bioelettriche) dci muscoli corrispondenti al centro corticale stricninizzato. Le scosse bioelettriche sono, dunque, l'espressione dell'aumentata attività del centro corticale in cui si manifestano, e sogliono propagarsi nel punto dell'opposto emisfero esattamente simmetrico a quello stricninizzato: siffatta propaganda avviene per via nervosa e non a causa di una semplice diffusione dell'energia elettrica o della stricnina. Le prolungate e ripetute applicazioni corticali di stricnina sogliano determinare episodi convulsivi caratterizzati dalla comparsa di scosse bioelettriche frequentissime, accompagnantisi a clonie muscolari di ugual freguenza od anche a convulsioni genera· lizz.ate. In guesto caso le scosse bioelettriche sono presenti in tutta la superficie cerebrale. 3· - Gli stimoli afferenti determinano - nelle aree corticali stricninizzate fenomeni bioelettrici che differiscono fr:1 di loro secondo l:J. natura dello stimolo e l'area esplorata. Così, gli stimoli fotici sogliano produrre la comparsa, nell'area visiva, di singole e rapide variazioni di potenziale, accompagnantisi spesso ad episodi convulsivi. Anche le stimolazioni meccaniche possono provocare (guando venga stricninizzata una area senso-motrice) episodi convulsivi, ma per lo più il loro effetto consiste nel ra:tcntamcnto delle scosse periodiche descritte nel paragrafo precedente. I n guisa analoga si comportano le stimolazioni acustiche. Anche da questo breve e incompleto riassunto <'merge l'importanza delle ricerche del Gozzano, il quale - coll'ingegnoso metodo dell'elettro-encefalografia, indice fedele dell'attività dei centri nervosi - oltre a confermare, per nuova via, fatti già noti, ha potuto mettere in evidenza taluni fenomeni del tutto sconosciuti: quali l'azione in primo tempo inibitrice della stricnina applicata sulla corteccia, il di verso effetto che - nelle rispettive aree corticali - determinano gli stimoli sensoriali e quelli sensirivi, ecc.. Un tale metodo, che - come l'A. scrive - permette di sorprendere le fasi intermedie di molti meccanismi nervosi, schiude un nuova via agli sperimentatori, che potrà chiarire parecchi punti tuttora oscuri della fisiologia del sistema nervoso centrale t>, forse, porre nuovi problemi. RIZZO.


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OFTALMOLOGIA C.wANJCLIA A. Ricerche cliniche sull'uso di colliri di pilocarpina ad alta concentrazione. (•<Bollettino d'Oculistica », giugno 1935). Quantunque la cura del glaucoma sia essenzialmente chirurgica l'uso dei miotici può rendere ancora pregevoli servizi in non poche circostanze e ciò ha spinto l'A. ad interessantissime ricerche sull"uso del cloridrato di pilocarpina al 6% invece che all'1 o al 2':~ come è tuttora adoperato dagli oculisti e consigliato ne1 testi e di oftalmologia e di oculistica. Kuhnt nella Clinica di Jena usa sempre la pilocarpina al 4 % e Schmidt ricorr e a colliri di pilocarpina al 6 e al1'8 %. Vogt la prescrive al 4 %. Le ricerche dell'A. si sono svolte su individui normali e su individui glaucomotosi allo scopo di studiare comparativamente gli effetti che si ottengono con le istillazioni di un collirio di pilocarpina al 2 % e di un collirio dello stesso alcaloide al 6 %. Per ciò che concerne la tossicità <.!ella soluzione di cloridrato di pilocarpina al 6 % da usarsi per istillazioni, nulla vi è da temere nei riguardi di una possibile azione generale sull'organismo. Infatti basta la semplice considerazione che il cloridrato di pilocarpina si somministra per via gencr:Jie all'uomo in gr. o,o2 pro dose fino a gr. o,o6 pro die (F. U.) mentre con le isrillazioni anche ripetute più volte in una giornata con un totale di 12-16 gocce al giorno non si giunge a propinare, pur volendo considerare un assorbimento completo attraverso le membrane esterne oculari (il che prati<a mente non avviene), che una dose di medicamento notevolmente inferiore a quella n.assima pro die indicata dalla Farmacopea Ufficiale. Attraverso numerose e diligenti ricerche sperimentali l' A. giunge alle seguenti conclusioni : 1) La soluzione di cloridrato di pilocarpina al 6 %, appare da un punto di vista teorico, in rapporto alle attuali conoscenze intorno all'assorbimento dci farmaci attraverso la cornea, come la concentrazione optimum per l'assorbimento. z) L'istillazione della predetta soluzione di pilocarpina in occhi normali produce una miosi più pronta, più spiccata e più duratura in confronto della comune soluzione al 2 %. Scarse variazioni si hanno nei rapporti della tensione endoculare e quindi effetti di poco differenti da quelli ottenuti con la soluzione di pilocarpina al _2 %. 3) Negli occhi affetti da glaucoma primario l'uso della soluzione di pilocarpina al 6 o/.., porta in genere una diminuzione più pronta e più notevole della tensione endo· culare che non la soluzione abituale di pilocarpina. I suoi effetti, beninteso, si fanno risentire solo là dove i miotici possono esplicare fruttuosamente la loro azione, quando cioè non esistono gravi alterazioni permanenti per effetto dd glaucoma (sinechie iridocorneali estese, atrofia avanzata dell'iride, sfiancamento pupillare ecc.) nel qual caso anche le alte dosi di pilocarpi na non possono che produrre risultati scarsi o nulli. 4) La soluzione di pilocarpina al 6 %. viene ben tollerata dall'occhio anche se istillata ripetute volte nella giornata. Essa non ha mai provocato nei casi trattati nessun fenomeno di tossicità per l'organismo. 5) Risulta quindi dalle ricerche eseguite che il collirio di pilocarpina al 6% debba trovare un utile impiego nella pratica oftalmoiotrica. Con queste interessanti ricerche l'A. ha portato veramente un pregevole contributo al problema del dosaggio dei miotici, i cui sviluppi potranno essere molti sia da un punto di vista scientifico che da quello pratico. TESTA.


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fT<ANçots juLES. - Ricerche del bacillo di Kocb e del v irus tubercolare n el tracom a. ( « Archi ves d'Opbtolmologie », dicembre 1935). L'A. ricorda che Blumbcrg nel 18~ ed un po' più tardi Venneman avevano pensato agli eventuali rapporti tra tracoma e tubercolosi, ma è sono l'impulso di Arnaldo Angelucci e della sua scuola che si intraprendono vere ricerche ~ull'influenza della costituzione e sull'importanza del terreno organico nello sviluppo del tracoma. Con Angelucci, Ashikaga, Brona, Nevot, Nuri Fehmi, Piquero e Hossi hanno dimostrato che liofatismo e scrofola sono terr·eni assai favorevoli al tracoma. L'A. ricorda le numerose ricerche ematologiche che hanno costantemente provato che nei tracomatosi si riscontrano, anemia, neutropenia, linfocitosi, monocitosi, ed eosinofilia. Siccome non pochi AA. hanno voluto scorgere una diretta relazione tra tubercolosi e tracoma, l'A. si è imposto il problema di questo eventuale rapporto da un punto di vista tutt'affatto sperimentale. Ed ha compiuto così due gruppi di esperienze. Nel primo gruppo ha inoculato nella ca,·ità peritoneale di cavie porzioni di congiuntiva tolti da malati di tracoma nei suoi vari stadi. 1\'el secondo gruppo di esperienze si è curato invece di eccitare la eventuale presenza del virus tubercolare. Ciò ha ottenuto iniettando, nello stesso animale a cui t:ra stato messo sotto la pelle il pezzo di congiuntiva tracomatosa, delle soluzioni di 1 cc. di estratto acetonico. Ecco le conclusioni a cui giunge l'A.: « l'iniezione alla cavia di congiuntiva tracomatosa non ha reso possibile di constatare la presenza del bacillo di Koch o del virus tubercolare. Il tracoma non è dungue di natura tubercolare. Se la tubercolosi sembra

qualche volta favorirne lo sviluppo, ciò avviene solo indirettamente in quanto diminuisce la resistenza degli organismi alla infe-tione tracomatosa >>. L 'A., dunque, è tra coloro che sostengono la natura infettiva del tracoma. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA e ALZEMAR. Larin ge e laryngologie », n. 9, 1935).

T.ERRACOL

glandole en docrin e. (" Les Annales d' Oto-

In endocrinologia i dati sperimentali non sempre concordi avevano dato libero campo alla fantasia di clinici e terapeuti con un certo discapito che negli ultimi anni è stato ristabilito dai biologi. Vaste zone sono state, c con successo, esplorate segnatamente in Europa centrale e in Italia, in attinenza con la otolaringologia. Gli AA. nel loro rl!pporto al terzo congresso internazionale di Foniatria, hanno comunicato uno studio fisiopatologico del laringe in rapporto alle funzioni endocrine. Teleologicamente la laringe è uno degli sfintcri dell'organismo a doppia funzione: respiratoria, or gano vitale; fonatoria, organo sociale. Il carattere sociale è in intima relazione col fine primitivo, essenziale ddla fonazione, cioè i rapporti sessuali (BirmanBera), onde ha una funzione importantissima nella selezione naturale e nella psicologia sessuale. E' noto quanta stretta sia la correlazione (ra laringe e sviluppo e funzione degli organi sessuali, quanto le alterazioni endocrine di essi influenzino quella, onde non è troppo affermare che la laringe dipende direttamente dalle glandole genitali, indirettamente dal resto delle glandole endocrine. Dati anatomici. La laringe subisce le più importanti mcxlifiche all'epoca della maturazione delle glandole sessuali e all'epoca della involuzionc di esse. però sempre in


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concerto con tutto il resto dell'orchestra endocrina, di cui la tiroide è il direttore (Leop. Levi). La laringe, organo cartilagineo, subisce all'epoca della pubertà le variazioni che questo periodo induce su tale tessuto, c, per un apporto nutritivo intenso, si accresce rapidamente come rapidamente si ferma quando l'individuo ha raggiunto la piena potenzialità sessuale (Leriche e Policard). Tale forma di rapido accrescimento cellulare in un tessuto normale è caratteristico di origine endocrina e la cartilagine poi è il tessuro la cui vita o morte è più che altro soggetta alle glandole endocrine. Accrescimento cartilagineo in senso antero-posteriorc nell'adolescente maschile con allungamento eli 25 mm. delle corde vocali (Seeman Nadoleczny), in senso prevalentemente verticale nella giovinetta con allungamento delle corde vocali di appena 3-5 mm .. Preipofisi, gonadi, ovaie, tiroide, surreni (midollare) influenzano la laringe, e l'ultima in sommo grado con turbc vasomotorie, che mostrano una sregolazione di circolo nell'organo che non può essere che d'ordine ormonale. Il periodo delle modifiche ha una durata di circa sette anni nel maschio: al periodo prepubere, dai rapidi mutamenti, segue un periodo di adattamento fisiologico con scarse modificazioni anatomiche (consolidamento vocale di Parrei) fra i 17 e 19 anni, dopo di che si comincia a calcificare la cartilagine. Questa calcificazione, che ora con la radiografia scopriamo esser molto più precoce che non si ammetteva dagli anatomici passati, è un esponente dell'evoluzione del connettivo sotto l'influenza ormonalc, che nel caso nostro è dovuta alle par:ltiroidi; l'agente par:niroideo sottrae calcio alla miniera dello scheietro e lo porta, a traverso il plasma, alle cartilagini (iuxtaepifisarie, laringea, sottovomeriana) ecc. (Fiessinger). E se nel maschio i testicoli hanno così grande influenza nella pubertà per il laringe, su di esso nelle donne agiscono le modifìcazioni umorali della menopausa con la mascolinizzazione ddl'organo. Dati fisiologrci. Nell'uomo la castrazione prepubere accidentale o chirurgica arrcst:l lo sviluppo del laringe; dopo la pubertà modifica la ca!cifìcazione dello scudo tiroideo, e che si presenta anche per un terzo più piccolo; le corde vocali sono più corte. Per la disarmonia glandolare generale indotta dall'eunuchismo, chirurgico o medico, ne soffre lo sviluppo fisiologico del meccanismo vocale. Nella donna l'ovariectomia, equivalente ad una menopausa chirurgica, agisce più brutalmente su la laringe che non la menopausa naturale e, invece di quella mascolinizzazione della voce da menopausa, si osserva raucità, velo ed assoluto inadattamento all'educazione del canto. Dunque l'ormone genitale maschile: è indispensabile alla muta della voce come è indispensabile allo sviluppo pubcralc della laringe; la muta deve essere integrata dall'adattamento che il giovanetto incosciamente o conscio fa proprio. Nell'uomo conservandosi più a lungo la attività sessuale, permane la voce maschile; col cessare della funzione genitale, tonalità e timbro vocale tendono all'asessuale e ne!Ja vecchiaia avanzata al tipo monosessuale della prima infanzia (Seemann) e con la calcificazione cartilaginea e la rigidità delle articolazioni aritenoidee c la debolezza dei muscoli intrinseci e l'affievolimento dell'apporto sanguigno, tutti fattori di origine ormonale, si giunge alla voce senile. Nella donna l'ormone genitale femminile per il ciclo mensile, per la gravidanza, per la menopausa agisce in modo incquivocabile sulla laringe. << T ota mulier in utero >> o << in ovario ,>, compendia esattamente la influenza endocrina genitale. Al periodo della pubertà è scarsa la modificazione della voce, come è ~arsa la modifica anatomica, come si è detto, nella laringe. L'oscillazione a ritmo mensile della secrezione interna ovarica influenza la voce come influenza la circolazione locale laringea, c, se passa a volte inosservata in moltissimi soggetti, in C)Uclli invece çhc della voce fanno fonte di guadagno, detto periodo causa disturbi che ne impediscono la utilizzazione. E' noto il nervosismo recurrenziale nelle Cilntanti e non meno noto il disturbo che 1· na scarica adrenalinica emozionale può a traverso la interruzione delle secrezioni ormonali dell'ovaio, portare su la laringe. l rapporti sessuali nell'uomo pare non abbi:~no influenza sulla voce; nella


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donna, se eccessivi, deviati, ripetuti, causano disfonie che per il loro fondamento obbiettivo dì iperenùa laringea, non debbono esser trascurate quali cause di aggravamento e cronicizzazione di forme infiammatorie laringee catarrali e di predisposizionì a quelle tubercolari. Nelle prostitute la voce caratteristica trova nel tabagismo, ambiente e mancanza di igiene vocale una spiegazione in aiuto all'eccesso sessuale. La gravidanza modifica negli ultimi mesi la voce non per cause meccaniche (iperemie della glandola tiroide) come Imhofer vorrebbe, ma secondo Lasagna e Revclli per autointossicazione gravidica, per Hofbauer e Ferroni per sostanze gravidiche (progestina, luteina, luteocrinina di Gley) secrete dal corpo luteo. La menopausa, specie se la donna non ha avuto occasione di educare e coltivare la voce, ne cau!>a abbastanza per tempo la mascolinizzazione (da soprano a contralto) mentre in altre l'esercizio di fonazione si oppone

alrinvecchiamento vocale sia perchè la circolazione dell'organo ~ più attiva, sia perchè più energico e regolato il tono ncuro-muscolare dell'organo vocale. Dati patologici. Nell'uomo l'assenza testicolare prepubere, e questa sola, nuoce all'evoluzione normale della voce; nella donna invece vi influiscono patologicamente non solo la castrazione prepubere e premenopausica, ma tutte le affezioni che incidono su l'apparato genitale. Notevole la virilizz:szione della voce nelle affette da tumori ovarici o in donne giovani amenorroiche (Selheim- Wagner). Alla voce ovarica fa riscontro quella tiroidea, mascolina-baritonale la prima, velata rauca la seconda. Discinesie vocali nel Bascdow sono sindromi fonastcniche, come ben lo dimostra Segre, non disgiunte dal fattore di ansietà, sintomo rollaterale dell'endocrinopatia tiroidea (Sokolowski, Stcrn e Frocschel). Non meno importanti le turbe vocali nelle affezioni del surrene, glandola virilogcna di Levi, condensatore a scopo tossicopessico cost:..ntc per fissare i veleni della contrazione muscolare : negli ipersurrenali voce di comando nell'uomo; voce di contralto nella donna; negli iposur~enali l'apparato muscolare non regge allo sforzo nè alla durata dello sforzo: voce debole, breve, claudicazioni vocali, laringospasmo monolaterale (Gare!). Gli AA., concludono, hanno cercato di mettere a punto tutte le nozioni attuali di endocrinologia in relazione col laringe e st può affermare che nell'ampio e documentato lavoro siano riusciti nello scopo. RAFFONE. ANDRÉ PERoz. - Indicazioni della ton.sillectomia a caldo. (« La Presse Médicale )), 6 novembre 1935, n. 89). Da qualche anno la terapia dei flemmoni della tonsilla pare che abbia suscitato un interesse tutto affatto nuovo. In quasi tutti i paesi lavori recenti hanno proposto, in effetti, una tecnica chirurgica radicale: l'ablazione della tonsilla colpita durante la fase acuta suppurata. Questa decisione è ben )ungi dall'avere l'unanime consenso. Alcuni preconizzano la tonsillectomia a caldo, al momento stesso della fase acuta; altri, al contrario, prcconizzano lo stesso intervento dopo un certo periodo di tempo, aspettando in tal modo un inizio di defervesccnza: tonsillcctomia « a tiepido » (Canuyt) o « immediata ritardata >> (Terracol). Altri, ancora numerosi, continuano ad applicare le regole tcrapcutiche antiche e limitano la loro azione ad una apertura del flemmone, sufficiente secondo loro, ad assicurare un drenaggio cd una rapida guarigione; salvo in seguito a sopprimere con una tonsillectomia totale « a freddo ))' la tonsilla i neri minata, per evitare le recidive degli stessi disturbi. Il flemmone della tonsilla è un'affezione essenzialmente recidivante e, in questi casi di recidiva, la prima suppurazione ha lasciato aderenze più o meno numerose, fitte, 6 -

Giom<ll~ di

medicina militare.


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irregolari nelle loro sedi c nella loro importanza. T ali fatti fanno sì che il pus seguirà un tragitto indicato dal punto di minore resistenza in modo da avere raccolte purulente sia \lèrso il pilastro posteriore che verso là volta palatina; inoltre si possono osservare ascessi incistati, a bottone di camicia, multi-loculari, a drenaggio difficile e modificando anche l'aspetto clinico dell'affezione. I flemmoni della tonsilla si dividono secondo la loro sede in forme cliniche: ascessi pcri-tonsillari anter<rsupcriorc, posteriore, inferiore ed esterno. Davanti alla moheplicità delle forme cliniche che si possono manifestare e la varietà dei segni generali e locali e la differenza della loro prognosi, è stata proposta una sola terapia: la tonsillcctomia totale a caldo. L 'operazione viene praticata esattamente come a freddo; il solo punto delicato resta l'anestesia. Naturalmente non bisogna considerare questo intervento senza probabili danni e

per qu~ta ragione non si può d::~re una regola di trattamento assoluta e definitiva. In base alle varie ragioni esposte che sostengono l'intervento in esame l'A. viene alle seguenti conclusioni: r) Nelle forme semplici di flemmoni peri-tonsillari, forme antera-superiori, che sono le più frequenti, basta assicur are un buon drenaggio, una guarigione rapida ed indolore con l'apertura della raccolta con la pinza di Lubet; e riservarsi per poi, a freddo, )'exeresi della tonsilla affetta. 2) Nelle forme complicate, si riserberà la tonsiilectomia a caldo, se le indicazioni sono dunque di 2 ordini e legate a complicazioni locali e generali. a) Complicazioni locali. Nelle raccolte suppurate la cui sede profonda interoesterna non è compatibile con un buon drenaggio. In questi casi, se l'apertura fatta in primo tempo non ha dato la remissione dei segni generali, nè dei segni di ritenzione, si può intervenire ed asportare la glandola a caldo. b) Complicazioni generali. Si tratta allora più spesso di complicazioni di ordine setticcmico acuto o sub-acuto. Sub-acute. Queste sono piuttosto delle scttic<rtossicmic partenti da un 'infezioni! a focolaio c tendenti a ksioni a distanza. A volte dolori reumatoidi del tipo reumatismo peud<rinfettivo, a volte lesioni renali: nefrite ematurica o albuminurie persistenti. Acute. Si tratta allora di vere trombosi delle vene tonsillari che possono propagarsi alla giugulare imerna ed anche al seno cavernoso. In questi due casi, la tonsillectomia a caldo si impone di urgenza come pnmo tempo di una terapia alla quale si :tggiungcranno tutte le risorse della medicazione anti-infettiva abituale. Questa indicazione di intervento a caldo non si limiterà ai soli flemmoni peri - tonsillari, ma anche a certe forme gravi di tonsillite acuta, ad evoluzione rapida e decorso pseud<rflemmoso. L'exeresi permetterà ancora in questi casi di constatare numerosi punti puriformi, dci veri piccoli flemmoni tonsillari juxta-capsulari. In definitiva possiamo dire che è sopratutto in questi casi di setticemia tonsillarc con o senza flemmone che resta indicato l'intervento a caldo. S. VITALE.

DERMOSIFILOGRAFIA

J. G.HE e H. CHEVAT : Con tributo allo studio della sedimentazione delle emazie n ella sifilide , ((( La Presse Médicale )) 1 II gennaio 1936, n. 4). Lavoro molto imporwme quello di osservare come si comporta la scdlimcntazion e delle emazie durante il tratt:tmcnto della sifilide, di studiare i suoi possibili rapporti con la reazione di Bordct-Wasscrmann e di apprezzare insomma tutto quello che essa


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può farci rilevare della infezione sifilitica. Tanto hanno cercato di chiarire gli AA. su

70 ammàlati che essi hanno seguiti nei diversi stadi del trattamento, e nei quali hanno praticato, col metodo semplice e comodo di Cordier, delle sedimemazioni successive. I risultati ottenuti sono stati classificati come segue : I) Sifilide primaria presierologica. - In questo periodo la velocità di scdimentazione comincia ad accelerarsi fin dai primi giorni dell'apparizione dell'ulcera sifilitica. Il trattamento esercita su di essa un'azione efficace, tanto da riportarla al tasso normale in qualche mese; ciò dimostrerebbe che, in questo periodo, essa è più sensibile della Bordet- Wassermann, che resta costantemente negativa. Appare chiaro che durante J.l periodo presierologico la velocità di sedimentazione rispecchia bene l'infezione precoce dell'organismo da parte del treponema ed è di una grande ~ensibilità. II) Sifilide primaria co11 sierologia positiva. - In questo periodo la sedimentazione presenta tassi assai variabili che possono andare dal 10 al 50 %; più spesso esso oscilla tra il 20 ed il 40 %. Il trattamento esercita su di essa azione assai benefica nel farla presto rallentare per stabilizzarsi poi intorno al 15 % alla fine della prima serie di attacco. Essa rispecchia l'efficacia più o meno grande del trattamento. III) Sifilide sec011daria. - Molte osservazioni dimostrano che in questo periodo la velocità di sedirnentazione è sempre molto aumentata (3o % a 55 % )· Dopo la seconda ~ettimana di trattamento la sedimentazione migliora. Tale miglioria è progressiva, rapida, continua in modo che alla fine della prima serie di attacco essa si stabilizza intorno al 15 %· All'inizio del trattamento si ha un'accelerazione passeggera, a volta forte, a volta leggera, che fa pensare ad una ipersensibilità momentanea della reazione, paragonabile alla riattivazione di Bordet-Wassermann, o alla reazione di Herxheimer. IV) Sifilide antica.- Wassermano irreduttibile. Terminata la prima serie di attacco la caduta che ha designato la curva cessa bruscamente, e durante tutto il primo anno di trattamento la sedimentazione resta stabilizzata intorno al 15 % o continua la sua caduta in maniera insensibile. Noi sappiamo che durame questo periodo la Bordet-Wasscrmann, positiva nel primo mese, è negativa in seguito per lungo tempo. Sembra dunque che la sedimentazione sia rispetto all'infezione una prova più sensibile della Wassermann, poichè essa reagisce ancora restando ad un tasso mediocremente elevato. Trascorso il primo anno di: trattamento la sedimentazione ridiventa normale e sarà sempre così in tutti i casi di sifilide ben trattati. V) Sifilide terziaria. - In questo periodo vi sono da notare poche particolarità. La sedimentazione, senza elevarsi molto, segue · in modo generale il decorso dei fenomeni clinici. VI) Superinjezi011e. - Resistenza ai medicamenti. - Gli AA. hanno potuto osser-· vare anche 2 casi di medicamento-resistenza e 2 di superinfczione. In questi il decòrso della sedimentazione si è dimostrato come se si fosse trattato di una prima infezione. Invece negli altri 2 casi, in cui non si era verificato alcuna utilità del trattamento terapeutico, sembra che anche la sedimentazione non abbia risentito dell'influenza dlella terapia, ugualmente come i segni clinici. Dato il numero scarso dei casi osservati le conclusioni in proposito non possono essere meglio precisate. VII) Sifilide ereditaria. - Su 2 osservazioni sole gli AA. concludono col dire che quando iJ trattamento è istituito subito, in modo da avere sull'infezione sifìlitica un'attività particolare, la sedimentazione si modifica; al contrario essa non subisce modificazioni quando la diagnosi è stata fatta troppo tardi. In conclusione possiamo dire, affermano gli AA., che la sedimcntazione delle emazie nella sifilide sembra rispecchiare assai fedelmente il rcgresso dell'infezione dell'orgar.ismo, jn modo più sensibile della reazione Wassermann, e se non si può attribuire ad essa alcuna importanza dal punto di vista della di~gnosi e della prognosi fatta, essa può fornire sempre utili insegnamenti in ciò che concerne l'evoluzione immediata dell'infezione e l'efficacia ddla terapia. S. VITALE.


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STOMATOLOGIA RocHETIE. -

Ranula sublinguale comune. («La Semaine Dentaire », gtugno 1935).

Dopo i la\'ori di Sultan, Upintz, lmbert, ecc., si ammette che la ranula sublinguale comune è costituita dalle cisti congenite mucoidi del pavimento della bocca, che si sviluppano a spese: del solco paralingualc esterno. Essa respinge la ghiandola sublinguale in basso ed in fuori, il canale di Wharton in dentro; può oltrepassare la linea mediana e prolungarsi indietro, insinuandosi fra il miloioideo e l'ipoglosso. La parete cistica è sottile per cui si rompe Lacilment.: quando se ne pratica l'exeresi, potendone residuare dei frammenti, ciò che spiega la frequenza delle recidive. Essa parete aderisce spesso agli organi della regione (canali di Wharton, nervo linguale, vasi !inguaii) che si rischia di intaccare, eò emette dei prolung:-~menti multipli. Sintomi. Sviluppo insidioso; il malato si accorge per caso del suo tumore quando ha raggi unto un certo volume. I disturbi funzionali wno lievi e si presentano solo quando lo sviluppo eccessivo ostacola il movimento della lingua. Il tumore è rotondo, la superficie liscia e uniforme, di colore bianco bluastro, trasparente; di solito non oltrepassa il volume di un uovo. Esso è fluttuante, la palpazione non è mai dolorosa, la puntura praticata con ago grosso permette di aspirare un liquido spesso, filante, chiaro, mucoso, e qualche volta ematico. Esso non aumenta durante il pasto, poichè il canale di Wharton vicino alla ranula resta permeabile ed è possibile il cateterismo di esso. Evoluzion~. Accrescimento lento. Può rimanere stazionario, ma mai regredisce. Qualche volta può rompersi spontaneamente. L'infezione e la suppurazione della cisti sono una rara complicazione e il più delle volte senza gravità. Nelle ranule voluminose dei bambini può verificarsi deviazione dei denti in avanti ed atrofia e assottigliamento dell'osso mascellare inferiore. Diagnosi. I caratteri obbiettivi della ranula sono troppo netti perchè la diagnosi presenti delle difficoltà. Non può confondersi con la cisti dermoide del pavimento della bocca che è mediana, aderisce al mascellare inferiore o all'osso ioide, si sviluppa verso la pelle più che verso la mucosa e la pressione del dito lascia un'impronta persistente (segno di Ruppe), essendo la cisti dermoide riempita di una sostanza a consistenza pastosa. Non può neanche confondersi con la dilatazione cistica del canale di Wharton che si produce in generale rapidamente, trattandosi di accumulo di saliva, e si constata l'impossibilità del cateterismo del canale di Wharton che, come si è detto, nella ranula resta pervio. Trattam~nto chirurgico. E' delicato e le recidive sono frequenti . Il trattamento oggi più accreditato è costituito dalla marsupializzazione seguita dalla cauterizzazione: Praticata l'anestesia locale con novocaina al 2 per cento si incide la mucosa sublinguale, seguendo il grande :.tsse dd tumore. Portare la dissezione di questa mucosa il più lont:.tno possibile; mettere in evidenza e spostare all'esterno la ghiandola sublinguale, all'interno il nervo linguale e il canale di Wharton. Aprire or:1 con forbici la parete propria della ranula. Uscito il liquido, resecare tutta la porzione dissecata della parete. Praticare ora la marsupiali!zazione propriamente detta, suturando la porzione parietale della cisti alle labbra dell'incisione della mucosa sublinguale. Infine praticare una cauterizzazione accurata della tasca marsupializzata con soluzione di nitrato di argento al 10 per cento. Mettere un drenag[,rio nella cavità operatoria. Dopo qualche giorno togliere i punti, e ripetere le causticazioni, una o due per settimana per 20 giorni circa. A poco a poco la tasca cistica perde la sua profondità, si cicatrizza ed infine scompare. PtCCARREIA.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai nrbali pervenuti alla Direzione Generale di Sanità militare nd febbraio 1936-XIV)

ALESSANDRIA+ Sottotenente medico GIROLAMO GIUDlCE: Riattivazione biologica dei sieri

nella diagnosi della sifilide. L'O., dopo aver parlato dei precursori della riattivazionc e della differenziazione tra riattivazione e provocazione, espone i metodi seguiti dai vari' AA. per ottenerne la riattivazione biologica; tratta della riattivazione ottenuta col 6o6, coi preparati di mercurio, coi mezzi specifici e coi raggi ultra-violetti, indicando i risultati e le interpretazioni degli AA. Dopo :;verne illustrato il meccanismo, parla dell'indicazione· e dell'uso della riatti vazione specialmente come controllo di guarigione della lue, e delle prove di esperienza da lui stesso eseguite con preparati di bismuto, di mercurio e di arsenobenzolo. Conclude affermando: t) che la riattivazione non sempre si verifica; 2) che la rinttivazione deve essere eseguita quando la sierodiagnosi è negativa, dubbia o lievemente positiva; 3) che la riatti vazione ha lo scopo di scoprire una lue latente e di giudicare sullo stato attuale di una sifilide curata, essa però non consente di formulare giudizio sulla guarigione; 4) che la riattivazione SI ottiene meglio con i preparati di arseno.benzolo per via endovenosa. Sull'argomento hanno preso la parola il ten. colonnello medico Enrico CANDIDORJ, il primo capitano medico Giuseppe BuA.

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ANZIO (Campo climatico sanatoriale militare) + Primo capitano medico L uiGI BoLLA:

Genesi delle caverne polmomtri tubercolari. Definizione clinica, radiologica ed anatomo-patologica di caverna polmonare tubercolare. T eoria meccanica della tisiogenesi (Forlanini il primo geniale ideatore, Morelli): importanza del fattore meccanico statico e dinamico nelle origini delle caverne, studi e ricerche recenti d i Monaldi (fisiopatologia polmonare), teoria meccanica del dia&amma di Loschke, teoria tromboartritica di Viola, teoria di germi associati. Ricerche e studi ciei vari AA. occupatisi in proposito : Hubschmann, Pagel, Aschoff, Jacquerod, Gamna, Bocchetti, Zu.rini ccc. ecc.. L'O. conclude associandosi a Zurini che, tenendo presente la teoria meccanica, considera nella cavernogenesi due elementi: i primi dominanti, costanti e necessari (caseificazioni precavitarie anche nelle forme produttive, rammollimenti), i secondi insufficienti da soli ma che aggiunti servono a determinare il fatto ulcerativo (fattore meccanico, canalizzazione, gravità).

+ Sottotenente chimico farmacista ETTORE ClccoNE'rTJ: Il polarografo e sue possibili applicazioni alle ricerche biologiche. Accenni su lla teoria elettrolitica. Possibilità dì registrazione dell'andamento dell'elettrolisi.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

Metodo elettrolitico di alta precisione a mezzo del catodo a goccia di mercurio. Curve di corrente. Registrazione automatica di dette curve ed in special modo di curve di corrente-tensione per il metodo micn>-elettro-analitico del polarografo. Il polarografo. Descrizione dell'apparecchio; come si fa un'analisi polarografica; analisi qualitativa e quantitativa. Il polarogramma e sua interpretazione: onda di diffusione, metodo dei massimi ecc. ecc.. Vantaggi del polarografo sui comuni metodi analitici di chimica organica ed .morgamca. . L'impiego del polarografo nel campo della fisiologia, farmacia e medicina. Sostanze albuminoidi solubili nel siero umano, liquido cerebro-spinale, urina ecc. svelabili in quantità sino a o,ooor '}{, . Metalli alcalini dei liquidi biologici, contenuto di ossigeno e di emoglobina nel sangue. Accenno ad impieghi industriali.

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CATANZARO+ Sottotenente medico ANTONIO CAPUA: Ostcodistrofi~ giovanili. L'O., dopo aver accennato alle condizioni che regolano il normale sviluppo dello scheletro e alle cause che possono perturbarne la formazione (meccaniche, fisiche, chimiche, ormoniche) esamina le osteodistrofìe della infanzia e della età adulta, fermandosi a trattare le più importanti per frequenza di casi e gravità di lesioni, specialmente dal punto di vista medico-legale, quali la osteodistrofia della testa del femore, l'apofìsite della tuberosità anteriore della tibia, la malacia scafoidea, la malacia della branca ischio-pubica, la cifosi dorsale ecc., riportando in proposito le idee dei vari AA. italiani e stranieri.

+ Sottotenente medico NrCOLA ScRÒ: Cenni sulla terapia degli aggr~ssivi chimici di gu~a.

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LIVORNO + Tenente medico LUIGI BECHERUCCl: Ernie da sforzo. MILANO + Primo capitano medico prof. DOMENICO VIOLA: La medicina /~gale di gue"a: autolesionismo, patomimie. L'O., premesse alcune considerazioni generali sui criteri medico-legali differenziali fra simulazione ed autolesione, tratta estesamente della tecnica medico-legale dell'indagine autolesionistica che deve comprendere sia lo studio dell'autolesione che quello dell'autolesionista; su quest'ultimo punto afferma la necessità che l'esame locale sia sempre integrato da un esame gencr~le di natura antropo-psicologica. Espone poi le molteplici fonti dell'autolesione ed i diversi agenti della provocazione, e tratta sistematicamente delle varie forme di autolesione: provocazioni in c;Jmpo chirurgico, in campo medico, e, specialmente, in campo oculistico ed otorinolaringoiatrico; espone estesamente i tipi principali di autolesioni a carico dei comuni tegumenti, sia per le provocazioni che interessano principalmente la cute, o la cute ed il sottocutaneo, con speciale riguardo agli edemi da costrizione ed a quelli dovuti a traumatismi pluricontusivi, sia che interessano solo il sottocutaneo, e qui l'O. ricorda le diverse forme di !!laiopatie. Conclude con alcune considerazioni di natura medico-legale, affermando che nel campo dell'autolesione occorre non soltanto provare con procedimento logico che vi fu l'artificio malizioso, ma è necessario diagnosticare l'autolesione, e cioè ricercare, conoscere, chiarire la sintesi del fatto individuale, attenendosi al fatto concreto acquisito con tecnica sana ed appropriata e valutato con competeneza tecnica e con mentalità giuridica.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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• Capitano medico Uco FLORIO: Trauma ~ tubercolosi.

L'O. dopo aver esposta la letteratura e ricordate alcune prove sperimentali personali conclude che il trauma, eccetto i casi piuttosto rari in cui rappresenta la porta di entrata dell'infezione tubercolare, può solamente rivelare delle tubercolosi latenti, aggravarne aJtre preesistenti e produrre delle nuove localizzazioni in soggetti già ammalati.

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BARI • Sottotenente medico GERARDO MANTA: Gangr~ne degli arti.

L'O. tratta le varie forme di gangrena degli arti premettendo alcune nozioni sulla patologia generale delle gangrene. Passa quindi aJia classificazione delle gangrene basandosi sulla loro etiopatogenesi: 1) da stimoli meccanici; 2) da stimoli termici; 3) da stimoli chimici; 4) da stimoli nervosi; 5) da alterazioru vasali. Si diffonde a parlare sul morbo di Raynaud e sulla tromboangioite obliterante o morbo di Leo Buerger di cui discute a lungo le varie teorie patogenetiche. Termina quindi parlando dei vari metodi curativi, sia medici che chirurgici, delle gangrene, soffermandosi particolarmente sui vari interventi eseguiti sul simpatico per la cura del morbo di Leo Buerger.

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BOLOGNA • Maggiore medico VINCENzo MONTELEONE: Un caso di reumatismo musco-

lare acuto simulante la meningit~ cerebrospinale epidemica. · • Maggiore medico GIORGio SACCOMANI : Linfogranu/omatosi di Nicolas e Favre. Dopo alcuru accenni sulla sintomatologia, eziopatogenesi e diagnosi differenziale,

l'O. presenta un caso di linfogranulomatosi inguinale sinistra trattata- efficacemente con preparati di antimonio per via endovenosa.

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CAGLIARI • Maggiore medico RAFFAELE PECORARIO: Lotta contro la pedicu/osi fra le

truppe in guerra.

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RAVENNA (Infermeria presidiaria). • Primo capitano medico ALFREDO BADIALI: La tra· sfusione del sangue e la sua tecnica.

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Maggiore medico ALFREDO CAPPELLI : Servizio sanitario territoriale (Stabilim enti sanitari e loro funzionamento - Servizio presso i corpi - Compiti dell'ufficiale medico presso gli stabilimenti sanitari e presso i corpi).

ROMA •

+ Maggiore medico ALFREDO CRISTINl: Le unità sanitarie di prima e seconda linea (Costituzione e funzionamento) . . -. S~vizio di sgombero di malati e feriti dalle linee di combattimento alle unità sanztane dz corpo d'armat4, di armat4, agli ospedali territoriali.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

+ Maggiore medico Uco FERRARI : Servizio sanitario presso i corpi (in sosta, 1n movimento, durante il combattimento).

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Un caso raro di complicazione ÙJ otomastoidite acuta.

Presenta un caso interessante per la successione dei fatti morbosi acuti otomastoidci che si sono succeduti in entrambe le orecchie c complicatisi sia a D. che a S. con trombotlebite purulcnta del seno sigmoide. L'O. ricorda alcuni fattori anatomo-patologici predisponenti all'infezione del seno ed il trattamento chirurgico che consiste ntlla legatura della giugulare interna per impedire lo stabilirsi della setticopiemia. + Maggiore medico GIOVANNI Gmoo: Servizio sanitario in guerra (Organizzazione e funzionamento - Organi direttivi cd esecutivi).

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Sifilide gastrica - pseudo carcinoma.

L'O. riferisce la storia clinica di un infermo che è stato possibile seguire per circa sette mesi. Il soggetto (A. G. agente di P. S. di anni 47) è un gastro-paziente da circa cinque anni con sintomatologia vaga rifcribile a gastrite cronica; ma poichè un an no fa ebbe abbondante ematemesi e da allora le sue sofferenze andarono esacerbandosi, pur con mutevole andamento di sintomi, egli ricoverò nell'Ospedale Militare di Roma. Qui fu fatta diagnosi di probabile ulcera duodenale per la sintomatologia subiettiva, nonchè per i segni clinici ed il reperto degli esami del succo gastrico, delle feci e radiologico. L'infermo ebbe in Ospedale altre due crisi dolorose accompagnate da grandi emorragie manifestatesi con abbondantissime melene che richiesero d'urgenza due trasfusioni di 300 cc. di sangue. Appena le condizioni generali lo permisero, l'infermo fu portato al tavolo operatorio dove si rinvenne una massa d'infiltrazione che occupava a mo' di sella tutta la piccola curvatura fino all'antrò pilorico. T ale massa era piuttosto dura e si dimostrava essere specialmente a carico della mucosa, pur essendo bene apprezzabile l'infiltrazione della parete muscolare; inoltre si trovarono numerose ghiandole linfatiche lungo il percorso dei vasi gastrici e gastro-epiploici di destra e sinistra che si snodavano fino al tronco celiaco e molte altre ancora disseminate su tutto il grande epiploon. Tali ghiandole erano notevolmente ipertrofiche e dure con caratteri esterni di flogosi attenuata. Per il complesso del reperto anatomo-patologico macroscopico si ritenne trattarsi di un carcinoma gastrico e, data la supponibile diffusione a distanza, non fu creduto opportuno o comunque utile all'infermo una resezione del ventricolo, sia pure ampia, e neppure una gastro-enterostomia, data 'la completa pervietà del piloro. Prima di chiudere l'addome furono però repertate varie ghiandole linfatichc, alcune proprio dalla piccola curvatura fra quelle che si trovavano cioè a contatto con la massa tumorale, ed altre da vari punti della. grande curvatura e del grande omento. L'esame istologico diede però la sorpresa di non far nota.re alcuna invasione di metastasi carcinomatosa, ma solo un aumento notevole degli endoteli dei seni, le fibre del reticolo ispessite, le trabecole disseminate di cellule fusiformi, le pareti vasali infiltrate di cellule, le fibre reticolate aumentate cd ispessite. Venne successivamente praticato un esame del sangue che diede : Wasserman + , Citochol + + +, Kahn + + . Fu quindi subito iniziata un'appropriata cura antiluetica e nello svolgere dei mesi successivi si è visto un notevole, progressivo miglioramento delle condizioni generali dell'infermo. Si ebbero bensì di tanto in tanto delle piccole crisi dolorifiche a carico dello stomaco, ma non più ematemesi nè melena. Un esame radiologico più recente ha dato una immagine del tutto simile a quella del carcinoma gastrico.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICI-lE ECC.

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Esposto il caso e fatta la discrimina di quanto possa valere l'esame del succo gastrico (presenza di acido lattico con cloridria normale) e l'interpetrazione del reperto radiologico, l'O. cita quanto dicono Ferranini, Alt>ssandri, Ciminata, Pinard, Horstrnann sulla sifilide gastrica simulante il carcinoma. L'O. conclude affermando che la sifilide gastrica è più frequente di quanto non sembri e che sarebbe buona regola praticare la R. W . in tutti casi dubbi di ulcera ga· strica ed in quelli in cui si sospetta un carcinoma dello stomaco.

+ Sottotenente medico UMBERTO Izzo: Sul trattamento delle fratture. La frattura è una malattia ad insorgenza acutissima a decorso lento, come la più trascinante delle malattie infettive. Di solito la frattura non è considerata malattia se non in quanto risveglia fenomeni d'ordine generale che impegnano tutto l'organismo, ed il guasto che essa produce nello scheletro, che è in ultima analisi il fatto centrale dell'episodio clinico, passa in seconda linea come quello che non ha urgenza di riparo in quanto lente a prodursi si considerano le cause che si oppongono al compito fondamentale della cura, quella cioè della riduzione. E questo è il male, perchè le fratture invecchiate presentano resistenze tenaci alla riduzione. Anche il materiale per la confezione dell'apparecchio immobilizzante ha la sua importanza, come ha importanza la tecnica della sua confezione per la buona riuscita della cura. Questo vale per le fratture la cui riduzione può essere immediata, ma resta la numerosa famiglia di quelle che non possono essere composte che progressivamente, il che si ottiene ricorrendo ai così detti metodi di trazione, metodi che si riassumono in una tecnica che ognuno, che ne abbia esperienza, sa quanto sia complessa, difficile e delicata, una tecnica che richiede uno strumentario tutto proprio, un personale addestrato, una assistenza ininterrotta, frequenti indagini radiografiche. Perchè questo possa portare i suoi buoni frutti è necessario che in ogni centro ospedaliero sorga un reparto ove vengano curati solo i traumatizzati.

+ Prende la parola il primo capitano medico prof. Corradino GIACOBBE. Fa rilevare tutta l'importanza dellaJ cura delle fratture, che deve tendere alla restaurazione morfologica e fisiologica del segmento leso. Per risolvere questo problema si sono modificati molti concetti che sembravano assiomatici sino a pochi anni or sono c che putroppo continuano a essere considerati come tali, con grave discapito della salute degli infortunati ed anche dell'economia nazionale. I principi più importanti sono: 0 I Riduzione immediata, che non è ancora entrata nella pratica corrente, spesso per la organizzazione insufficiente del servizio specialmente radiologico. 2° Esame radiografico, che deve essere praticato immediatamente e ripetuto più volte anche durante il periodo di riparazione. I metodi moderni di trazione richiedono spesso la radiografia al leno del fratturato, come del resto viene correntemente praticata nel reparto traumatologico dell'òspedale militare del Celio. 3• Con tenzione, che si può ottenere senza apparecchi gessati, ·ma con mezzi più ridotti, che lasciano liberi il più possibile le articolazioni ed i movimenti (trazione coi filo). L 'osteo-estensione trova particolare applicazione nelle fratture esposte, in cui peraltro è fuori discussione la necessità dell'intervento immediato. Al trattamento cruento, di cui sono ben noti i pericoli (osteiti, rigidità articolari secondarie a raccorciamenti muscolari ecc.), si ricorre oggi solo eccezionalmente: fratture di rotula e dell'olecramo e qualche frattura articolare. Veramente preziose sono le ferule di Thomas, di cui sono dotate le nostre unità sanitarie, che, dopo le diverse modificazioni ed i vari adattamenti sorti durante la guerra. rendono effettivamente ottimi servizi, specialmente per mantenere durante il trasporto gli arti in estensione.


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CONFER ENZE E D1M0STRAZ10NI CLINICHE ECC.

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SAVIGLIANO + Sottotenente medico ALBERTO AvAGNlNA:

u sciatiche.

+ Maggiore medico CARLO BRuNo: Un caso Ji " sttus tnscerum m versus l> .

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UDINE + Primo capitano medico ANTONIO FARAONE: Discinesie professionali.

L'O. dalla osservazione di una guardia di finanza, scritturale, presentante una t1p1ca mogigrafi,l spastica, dopo averne diffe ren ziata una forma paralitica, tremula e sensitiva (nevralgica), riassume la patogenesi, il decorso e le odierne vedute terapeutiche della sindrome morbosa, rilevandone l'intimo suo nesso con la diatesi neuropatica ereditaria. Ravvisa in conseguenza l'opportunità di accennare agli altri spasmi professionali - vere neurosi coordinatorie da lavoro (Duchenne e Beli, Benedickt), neurosunie parziali di Bianchi tratteggiandone taluno fra i più caratteristici; ad esempio lo spasmo dei violinisti, dei pianisti (Zabludowski), il cheiro-xirorospasmo dei barbieri, J'akatisia di Haskovecb, l'anagnosiastenia di Bianchi, ecc.. Conclude infine ricordando, per analogia, la cheirofobia di Oppenheim (l'O. ha potuto di recente controllarne un caso clinico assai suggestivo ed istruttivo in S. anche affetto da misofobia) da considerarsi quale discinesia psichica e connessa quindi agli stati psicastenici.

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Epilessia << Reattiva >> dd Bonhoeffer (emozionale di FlournOJ): Psicolessia.

L'O. illustra il caso clinico relativo in ex militare invalido di guerra, già prigioniero in Ungheria ( 191 7). Imbarcatosi sul piroscafo austro-ungarico Linz Trieste nei pressi di Bocche di Cattaro il piroscafo veniva silurato (documentazione agli atti), il s. rimanendo per circa 8 ore in alto mare aggrappato con altri due naufraghi ad un boccaporto, in attesa di salvataggio ! Violento shok neuropsichico consecutivo ed internamento nello << Spaltz Sampol >> (Vienna). Rimpatriato nel 1919 con treno ospedale, ricoverava dapprima nel manicomio di S. Onofrio in Campagna (Roma); successivamente al Roncati (Bologna) ed a quello di Reggio Emilia, quivi riconosciuto affetto da << sindrome isteropsicopatica in psicodegenerato capace di simulare n. Infine internato (1931) all'ospedale psichiatrico di S. Servolo (Vene<Lia), per avere presentato uno stato improvviso di agitazione psicomotoria, con violenza immotivata contro i gen itori ed amnesia consecutiva; formulandosene diagnosi di <( epilessia psichica n, per non constatati accessi convulsivi durante tale degenza. (Appena un cenno dell'e. somatico in atto: qualche atipia morfologica subdegenerativa cranio-facciale; fugace emispasmo dei mm. mimici periorali; ipoestesia, ed anche lieve ipoalgesia; Pitres piantare, antagonismo tra reflettività cutanee e tendinee; vivacissime strie di dermografismo rosso espansivo stabile; Dagnini- Aschuer, ecc.). Le recenti informazioni dei RR. CC. che intanto segnalano il s. per « cattiva moralità, già condannato per lesioni personali (assolto per insufficienza di prove), erogazione di grado Guardia P. Sicurezza, appropriazione indebita, lesioni, truffe, estorsioni, notoriamente soggetto, di tanto in tanto, a convulsioni >>, escludono qualsiasi preesistenza di tale infermità alla chiamata alle armi ed in conseguenza all'episodio emoziale suaccennato. V'ha dunque ·in siffatte indagini catamnestiche quanto basti per intendere psichiatricamcnte la cosidctta epilessia reattiva del Bonhoeffer; con tale denominazione il C linico di Berlino ritenendo la specialità di talune crisi, epilessisimili, insorgenti (nei psico-


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE f.CC.

degenerati !) in seguito ad emozioni (epilessia emozionale del Flournoj), e le sue caratteristiche corrispondenti, sia nella genesi che nella clinica estrinsecazione, alla ormai ben nota sindrome affettiva del Bratz, con la quale poi in sostanza si identifica. A quest'ultima entità nosologica, l'O. ha già avuto occasione di riferirsi in precedenti rilievi clinici; epperò superflue risulterebbero al riguardo ulteriori considerazioni dottrinarie.

Schizonoidismo e simulazione. · L 'O. - premessa una breve sintesi discriminativa tra schizonoia degli AA. francesi (Codet, La Forgue) e costituzione schizoide p. detta (Kretschmer e Bleuler) - riferisce sulla osservazione di un volontario della classe 1915, inviato in ospedale con diagnosi di « paranoia e mania di persecuzione ». (Le indagini dell'Arma dei RR. CC. del tutto negative). Il s. - intanto assolutamente immune da processi ideativi deliranti (o coatti) ed in conseguenza da sistematizzazione paranoide persecutoria o simile, senza segnalati o controllati disordini sensoriali - durante la degenza ha puerilmente e banalmente ostentato si grossolane turbe mentali in disorientamento auto-allopsichico, dismnesia, globale deficienza intellettiva e conoscitiva talmente sciocca e sempliciotta, da ottenerne facile ammenda, appunto in vista di tipici spunti schizonoidi, se pur discontinui, affiorati alla valutazione psicologica: consistenti essenzialmente in un primitivo puerilismo mentale (Duprè), che non appare classificabile in alcun complesso oligofrenico o schizofrenico (nè in Sindrome dd Ganser); desistendone anzi docilmente col richiamo psicotecnico relativo e soltanto preoccupandosi della possibilità di poter ancora aspirare al grado di sergente (!); per conseguire il quale il s. avrebbe poi contratto il volontario arruolamento ! (contrasto). La presente osservazione, segnalata in compendio, ben si presta a rilievi diagnostico-differenziali, invero abbastanza delicati, onde sceverarne talune altre sindromi in atteggiamenti mentali di simulazione, sia cosciente che subcosciente, di psicodegenerati.

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VERONA • Tenente colonnello medico VINCENzo AccoRINTI: Sindrome labirintica. Prendendo l'occasione dall'esame di un ufficiale che aveva so4erto pio-labirintite e meningite di origine otogena, l'O. tratta della sindrome labirintica pura caratterizzata dalla sordità cocleare completa o parziale con senso di ronzio; da sensazione vertiginosa più o meno penosa o angosciosa accompagnata da disturbi simpatici; dall'aumento · dei disturbi dell'equilibrio colla chiusura degli occhi (Romberg positivo); dalla caduta a statua dal lato del vestibolo leso, caduta che si modifica nella rotazione della testa; dalla mancanza del nistagmo spontaneo che si osserva esclusivamente nei casi acuti e nella fase iniziale, da disturbi nella marcia Babinscki-Weill. Presenta due militari traumatizzati del cranio e con segni di progressa commozione labirintica nei quali in uno esiste una reazione locomotrice ad occhi chiusi, nell'altra la deviazione dell'indice. Quest'ultimo, addetto ad un autocentro, aveva ripreso il servizio tre mesi dopo il trauma, ma veniva ricoverato perchè colto da disturbi vertiginosi mentre guidava una macchina. L'O. accenna alla necessità nel reclutainento degli autisti di esaminare il senso dell'equilibrio oltre quello della vista. All'esposizione segue una serie di proiezioni colle quali si illustra l'organo terminale dell'8° paio protetto nel suo guscio della rocca petrosa colle relazioni ch'esso ha colle varie parti del sistema nervoso centrale ed il modo come si procede a stimolarlo col calore, colla corrente galvanica, colla rotazione, per conoscere la iperreflettività, la iporeflettività, la abolita funzionalità.


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Le malattie infettive in .Africa Orientale Nel primo fascicolo di quest'anno abbiamo aggiornata, fino alla prima quindicina di novembre 1935-XIV, la statistica delle malattie infettive nelle Forze Armate dell'Atrica Orientale e fra gli operai nazionali. Ora riportiamo gli ulteriori dati fornitici dal Servizio sanitario del Ministero delle Colonie, riprendendoli dall'intero mese di novembre u. s.. fino a tutto il gennaio c. a. NOVEMBRE 1935

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Bollettino dd Corpo sanitario militare Ufficiali m~dici T ENENTI COLONNELLI SALEM Alessandro, ministero finanze (commissione medica per le pensioni d guerra) f. q. - In data 1° agosto 1935-XIII, rientra nei quadri e dalla stessa data è nominato direttore ospedale militare Catanzaro. M~CCIORI

Sc>.RPIERI Cesare, ospedale militare Verona. -

Ospedale militare Savigliano.

PRIMI CAPITANI SALOMONE Giuseppe, ospedale milit::re Messina. - Ospedale militare Palermo. PASSALACQUA Raffaele, 13° art. div. fant. - Legione allievi CC. RR. Roma.

PITTARI Ernesto, 52° fant. -

TENENTI 13° art. div. fant.

Ufficiali chimici farmacisti MAGG IORI MARRA Giuseppe, ospedale mi:itare Verona. - Ospedale militare Brescia. Dal Bollettino ufficial~, disp. 18\ 6 marzo 1936-XIV.

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Ul ficiali medici PRIMI CAPITANI PARANINFO Angelo, 10° bers. - Ospedale militare Palermo. Dal Boll~ttino ufficial~, disp. 2o•, I3 marzo 1936-XIV.

Onorificenze Con R. decreto del 27 febbraio u. s. (riportato nefia dispensa 11", circolare 187 Giornale militare ufficiale), si dispone che il nastrino relativo alle Onorificenze degli Ordini dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Italia non avrà alcun segno particolare per il grado di Cavaliere; avrà nella sua parte mediana una Corona Reale d'argento per rJ grado di Ufficiale e d'oro per quello di Commendatore; avrà due Corone Reali d'oro (una per ogni lato) per il grado di Grande Ufficiale., e tre Corone Reali d'oro (una per ogni lato e una nel mezzo) per il grado di Cavaliere di Gran Croce. Le predette Corone Reali avranno la larghezza di sei millimetri ciascuna.

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Il maggiore medico PAsSALACQUA Gioacch ino, ad iniziativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato nominato cavaliere nell 'Ordine d ei SS. Maurizio e Lazzaro. l colon nelli medici RtNALDI Onofrio e SrMuu· Ubaldo, su proposta di S. E. il Capo d~J Gov~rno, Ministro della g uerra, sono stati nomin::~ti uffici::~li nell'Ordine della Corona d Ita!ta, In considerazione di particolari benemerenze.


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Premio della u Fondazione Ferrero di Cavallerleone, Con circolare n. 216 Giornale Militart:. ufficiale 19 marzo c. a., in relazione al disposto delrart. 3 del vigente statuto della << Fondazione Perrero di Cavallerleone pro ufficiali medici del R. Esercito in S.P.E. », si porta a conoscenza degli interessati che il 26 agosto p. v. scade il termine prescritto per la presentazione dei titoli validi a poter concorrere al premio istituito con la rendita del quadriennio 1932-1936 della fondazione medesima. I titoli di cui sopra dovranno riferirsi unicamente a pubblicazioni od importanti scoperte di carattere medico-scientifico, edite o compiute da ufficiali medici in S.P.E. nel quadrienruo anzidetto, ed essere inviati alla direzione generale di sanità militare, presso il Ministero della guerra.

Facilitazioni per cure salsoiodiche nelle RR. terme di Salsomaggiore Come in passato, anche per l'anno corrente sono state concordate con le RR. terme di Salsomaggiore facilitazioni per il personale dell'Amministrazione della guerra, negli aberghi termali << Edoardo Porro» e « Giovanni Va lentini », a turni fissi di quindici giorni ciascuno, a cominciare dal x6 aprile, fino aJ 30 novembre. Le condizioni convenute sono riportate nella circolare n. 221 Giornale militare ufficiale 19 marzo c. a.

Titoli di studio Il maggiore medico prof. Tommaso SARNELLI, docente di igiene e patologia coloniale, nell'ultima sessione di esami ha conseguito una seconda docenza, in oftalmologia e clinica oculistica.

L' inaugurazione dell' anno accademico alla Scuola di applicazione

di Sanità militare Il mattino del 5 marzo nella Scuola di applicazione di Sanità militare a Firenze, è stato solennemente inaugurato l'anno accademico del nuovo corso, al quale sono stati ammessi 900 allievi. La cerimonia s'è svolta nell'Aula Magna, artisticamente addobbata, alla presenza delle più alte autorità militari, civili, accademiche e religiose della Città e della Provincia e di numerose personalità mediche. Il direttore, colonnello medico prof. Giuseppe Giordano, ha fatta un'ampia relazione dell'attività militare, scientifica e didatùca della Scuola, dopo aver tratteggiato con efficaci cenni storici l'origine, gli sviluppi e le benemerenze dell'Istituto. Si è particolarmente soffermato sulle singole materie d'insegnamento, rilevando l'importanza di ciascuna disciplina e la proprietà e la ricchezza dei laboratOri e di tutto l'arredamento tecnico, rispondenti alle più moderne esigenze. Ha infine concluso con ispirate parole per le vittoriose gesta del nostro Esercito in terra d'Africa c per gli alti destini dell'Italia fascista. Quindi il maggiore medico AJessandro Malice, titolare di traumatologia_9i guerra e chirurgia d'urgenza, ha pronunciato la lezione inaugurale trattando dc '' Le ferite prodotte dalle moderne armi da fuoco in guerra ». L'O. dopo aver ricordati i gloriosi caduti del Corpo sanitario militare, la cui memoria è eternata nel simbolico monumento del Minerbi che la Scuola custodisce << a giusto vanto del passato e ad incitamento per il futuro », ha rivolto il suo pensiero alle


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valorose truppe d'oltre mare che con indomita intrepidezza difendono i sacn diritti d'I talia. Lo svolgimento del tema è consistito in una lucida e ordinata sintesi dei concetti p iù aggiornati sulla patologia e sul trattamento delle ferite d'arma da fuoco, preceduta da una parte introduttiva per quanto concerne priorid di chirurgi italiani io questo campo di studi, nooch~ dati illustrativi sulla struttura e sugli effetti dei proiettili d'armi portatili e d'artiglieria. Un particolare richiamo è fatto per i proiettili D um -Dum, di triste attualità, che furono fabbricati per la prima volta a Calcutta, dagli inglesi, per essere usati nelle loro guerre coloniali. Essi sono costituiti da un nucleo di piombo, con la camicia scootinuata alla punta in modo da lasciare scoperta l'estremità anteriore de! nucleo. Colpendo il bersaglio umano, specie se il proiettile urta contro un tratto osseo, il nucleo fuoriesce dalla carnica, si espande, si frammenta in varie parti che vengono proiettate tutt'intorno e con notevole forza viva. Le ferite prodotte dalle moderne armi da fuoco sono tutte lacero--contuse, meno un piccolo gruppo di ferite puntiformi prodotte dal proiettile di fucile alle grandi distanze e nei colpi diretti. Sono tutte più o meno inquinate. A questo proposito l'evoluzione delle lesioni e le diverse complicazi9ni danno conto della condotta del chirurgo nei singoli casi. L'astensionismo può essere giustificato soltanto per le ferite pu ntiformi, potendo essere sufficiente la disinfezione della cute circostante e la oclusione e protezione con medicatura sterile. Nelle altre ferite bisogna intervenire per asportare i corpi estranei, i coaguli di sangue, i tessuti necrotici o destinati a necrosi, allo scopo di tra· sformare le lesioni in soluzioni di continuo a superfici formate da tessuti sani, prive di germi e capaci quindi di guarire senza infezioni. Per ottenere ciò bisogna aprire ampiamente, mettere allo scoperto ogni recesso e ogni tramite. Ma non basta. Perchè l'interv~to riesca efficace e lo scopo sia raggiunto, oltre che energicamente e razionalmente bisogna intervenire presto, nel periodo preinfettivo o siderante, nel periodo cioè del semplice inquinamento, quando l'infezione è allo stato potenziale, ma non ancora in atto, quando i germi non si sono ancora moltiplicati e non sono ancora penetrati nella profondità dei tessuti. _ Il Malice, partendo da questi concetti fondamentali, che la vasta esperienza dell'ultimo grande conflitto ha posti alla base della nuova chirurgia di guerra, ha esaminate le eveni~ze relative alle regioni e agli organi colpiti nonchè alle altre circostanze di cui si deve tener conto. Il discorso del colonnello Giordano e la prolusione del maggiore Malice, sono stati accolti con vivi applausi. La cerimonia s'è conchiusa con il Saluto al Re e il Saluto al Duce.

Vacdnazione antitifica nell' Esercito Il 24 febbraio, a Firenze, nella Scuola Ji applicazione di Sanità Militare, per iniziativa dell'Associazione Nazionale Fascista per l'Igiene, riunita per l'occasione in adunanza straordinaria, il tenente colonnello medico prof. Nicola Bruni ha svolto una dotta c documentatissima relazione sulla vaccinazione antitifica nell'Esercito, argomento che assume, ai nostri giorni, viva ed attualissima importanza. Nel gremito cd eletto uditorio si notavano S. E. il Comandante del Corpo d'Armata, il sen. prof. Lustig, il Corpo Accademico della Facoltà Medica al completo e altre autorità c personalità cittadine. Il _Bruni ha esordito, tracciando un quadro della morbosità per infezione tifoidc n_el per~odo ante--bellico, nel periodo bellico e nel periodo post-bellico, non soltanto nei nguardl dell'Esercito italiano, ma nei riguardi, pure, degli altri eserciti e della popola-


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zione civile. Egli ha, quindi, rapidamente delineato b storia della vaccinazione ancitifica, dimostrando, colla scorta di ampio materiale statistico, la benefica influenza della vaccinazione stessa, mercè la quale ii' coefficiente di morbosità si è venuto gradatamente attenuando. Una larga parte della relazione è stata dedicata ad un esame delle varie specie di vaccini sperimentate ed adottate, dai vaccini « attenuati », ai vaccini « uccisi », dal vaccino per via orale al vaccino a veicolo acquoso formolato, recentemente adottato con ottimi risultati dal nostro Esercito in occasione della spedizione in Africa Orientale; da tale esame e da altre considerazioni, il relatore ha tratto l'affermazione del principio che la vaccinazione per essere veramente efficace deve essere ripetuta. La conclusione della relazione stessa ha posto in luce efficacemente come l'Esercito italiano, tanto nel campo militare, quanto in quello sanitario, abbia predisposto i mezzi idonei per far fronte vittoriosamente a qualsiasi eventualità.

Lotta contro la tubercolosi In occasione della VI Campagna Nazionale Antitubercolare è data anche quest'anno grande attività da parte dei Consorzi provinciali antitubercolari, delle Sezioni regionali e dei Fiduciari provinciali della Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi, alla propaganda per la << Seconda settimana della diagnosi precoce », che si svolge dal 29 marzo al 4 aprile. I Sindacati Fascisti dei Medici, i medici condotti, le cliniche, gli istituti scientifici, gli ospedali, sono stati già interessati perchè diffondano nel pubblico le norme di prevenzione antitubercolare. La Federazione ha pubblicato un volume sulla <<diagnosi precoce n nel quale sono state riportate conferenze e lezioni tenute lo scorso anno da illustri Maestri. Il volume sarà distribuito gratuitamente a tutti i medici condotti d'Italia ed a quanti ne faranno richiesta direttamente alla Federazione, Via Nazionale, 200 • Roma. Questa << Seconda Settimana per la diagnosi precoce ))' iniziata dalla Federazione Nazionale Fascista per la lotta, contro la tubercolosi, porterà un nuovo impulso all'orientamento della moderna profilassi che tende a prevenire il male e a curarlo precocemente.

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Quest'anno sarà iniziata su larga scala, tn tutte le Regioni d'Italia, una vasta propaganda tra le masse rurali perchè vengano a conoscenza della nuova legge sull'assicurazione obbligatoria estesa ai coloni e ai mezzadri e perchè si crei in esse quella coscienza igienica antitubercolare necessaria ai fini della vittoriosa lotta ingaggiata dal Regime Fascista. Per la realizzazione di questa propaganda sono stati interessati tutti i parroci d'Italia, i quaresimalisti, i medici condotti, e quanti altri vivono a contatto clelle m:ts..~e lavoratrici rurali. La Federazione Nazionale Fascista contro la tubercolosi ha preparato un notevole materiale di propaganda che sarà distribuito largamente a quanti saranno preposti a questa azione divulgatrice ed a quanti lo chiederanno direttamente alla Federazione stessa (Via Nazionale, 200 • Roma).

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RIVISTE MEDICHE MILITARI . ANNAU DI MEDICll'fA NAVAlE E COLONIAlE. - Direzion• centrale della sa"litll m ilitare marittima. Ministero della · Marina. R-:mu . Anno X LI[, Vol. l, Fase. l-II. ztmraio-/tbbraio IQJ6-XI V . Saitta: La co.tituziooe so:lur ica negli iniividui affetti da ulcera gastrica e duodenale.- Aaclreatili : Contributo clinico alla cono3cenza delle rnonifes1ationi enc~falit1che nei goc.vani. - Ciechitto: !'ulla patogeoità del T rìclro-

monas intettinalis. ARGE~INA: REVISTA DE LA SANIDAD MILITAR. -

Ministero della guerro, Buenos Aires. Anno XXXIV, novtm.bre I9JS. ( Da questo ntlméro la Rivista t.urum.trà periodidtd mtnsilt). Relazione della direzione ge'lernle di Sanità militare per l'anno IQJ4. - Baciralupo: Metodo rapido per l'identificazione del b. difteric~. - lribarreo : C~rn!)lreniv:'li oculari nella parotitc eprdcmica. - Reduiooale: Colonie sanitade per i figli dei sortufficiali. - Vera Htrl'era : L:t pre<Ssione aneriosa e sue variazioni secondo l'altitudine. - Bre'I'Ì ri•iate oioletiche. FRA-" ''C lA: REVUE DU SERVICE DE SAN'rt. MIUTAIRE. - Direzione del servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi. FaH, Il, febbraio, tomo CIV, IQJ6, Lu.alo, Auialou e Sohior: Le leucoencefaliti, - Taunlet: L'intossic~zione acuta da barbiturici, Lo,.. lier : Note sull'acido glicuronico. - Bouvot: L'ispezione de"li o< pedali militari prima dc Un Rivoluzione. JUGOSLAVIA: VOJNO SANlf.EfSKI ClA.S:\111'. - Rivista trim!S< rale di m'dici no, fnnnacia e vcte.rioaria dello esercito jugoslavo, edita daUa Direzione del Servfzio di Sanità. (Hedazione cd amministrazione: Ospedale militare di Belgrado). N. +• tomo VI. ti)Js. Ro11Yiotitcb: Mortalità e nnrbilit!l nell ' esercito jugoslavo durante 12 anni del dopo guerra (1922-1933). Y.Uaek : Fratture del mneellare superiore e della mandibola nell'eserci•.o, in tempo di pace. - Aroovlievitcb e Slulto•itcb : L'elettrocardiogramma nell'angina pectoris. - Kostitch : I pnncipii della profilassi e della terapia con i "llccini. - Tchollrtchilcb: Quattordici casi di lobi polm~nari della vena azyJIOS di Wrisberg. - Da•ido'I'Ìtch: A proposito di un raro caso di cisti ematica consecutiva a una ferita di guerra. - Pa't'Ìtche't'Ìtcb : lnHuenza della ercsipda interconente sul tracoma. POLONIA: LEKARZ WOJSKOWY. - Rivista quindicinale del Servizio sanitario dell'esercito polacco. UJ. Gornosltt~ka 4;. Var.snviu.. N . to, 15 noc;embre- N. u. 1° dict:mbl"e- N . tz. 15 dicembre 1935. Maryoowaki e Szpilewnlti 1 Il reumatismo articolare e sun cu ra (N. IO).- Lukariewicz : Malottie reumatiche nell 'esercito (N. 10). - Laacla11 1 La natura e il trnttamemo delle affezioni della ghiandola tiroide (N. 10 - continJUUione e fine), Roooowaki: Lo stato anatomico e funzionale dello s tomaco nel corso della tbc. polmonare (N. IO • 11 - contùmazio11t t fine) . - Kiolbiooki: Lesioni chirur~iche volontarie e simulate (N. 11). - Koroza• kowài: Un anno di lavoro nel reparto chirurgico dell'ospedale dell'l:!• Corpo d'arm.~ta (N. Il). - Kiersoowaki : La influenza dello sfot7..o fisico sul cuore secondo l'esame eletrrocardtogrnfico (N. I l ). - Peok : J metodi di fabhricazione dci medicamenti in fO<'ma di tavolette (N. Il ), - Leon:lto: Sulla col labor>?.ione dei medici e degli istruttori nella ~cuoia di pilotaggio (N. 12). -

Pr.rysiedd:

Importanza deUo spon nello sviluppo delle disposi7.ioni fisiche

indispensabili per il piloraygio (N. l 2), Ciocia 1 Eduea>.i">nC lisica del personale navigante nei reggimenti d i avi•zione (N. 12). - Krz:rczkowoài: Gli incidenti di volo secondo le oosen·azioni di un mcJico dell'aviazione militare. (N. 12).

ROMANIA: REVISTA SANITARA MILITARA. - Reda?.ione c am.'l'linistrozione: Ospedale Militare • Regina Elisabetta;, Bucarest, FaJc. J, gennaio tQJ6. Pm..teocu : Considerazioni critiche e statistiche s ulla superiorità del metodo .Bassini nella operazione dciPemia inguinale. - Stoiu e Cote&c:u : 11 prolasso retta! t: c suo trattamento chirurgico. - Gilorteaau: I nsegnamenti deHa pratica cbirurgic9 della guerra mondinlc. - Vasiliu : Su un caso dj ernia crurale associata a ernia ottur3toria. - Mibaileecu: I tumori ossei n m_ielopbssi dei mascellnri. - Petrulian e Popescu : Consiùernzioni su una anastomosi colo-colica in un caso di ccclusione intestinale completa d:. tbc. ipert·r ofica stenosante a livello dell'a~ golo splenico del colon. - Tudor: Condotta chirur)lica nelle ferite del seno venosa nelle fratture de l crnnio. Ioneocu: Considerazioni sulle cisti e sulle tistolc mediane congenite del collo. - Zamfirescu: Gli asces•i non nrnebia.ici del fegato. - Raduleocu: Contributo alla terapia delle varici non complicate degli nrti inferiori. - Tbeodor: Contributo a llo studio delle affezioni della colonna vcrtd) rale nell'~sercito - Sacerdoteanu: Complicnioni nel trattamento delle emorroidi oon iniezioni sclcrosant i . - NiooJao: Considerazione sulla cisti ida·ideo muscolare: dcii Q ~3rète addominale . Serbuescu : Su un caso di assenza congenita dc.-1!:1 ntet ~t posteriore ddla 6' co.:stolnsinistrae linfo;;areorna a tipo linfoblastlco dell'3scella omologa . - Botez: Considt!razioni su un caso dj em1cramosi. RUSSIA: VOENNO SANITAR.I'fOE DELO. - Cnsudarslwennoe, isd- wo. Mnscà, N. 7, l"glio 1935, Mu.Uaokoeky: La necessità del costante perfezionamento dd le organi'lza7ioni s:mita.rie. - Korne• c Ma· aljoolto...Jry: L ·> sport e l'al pinisrno presso i sanatori e le case di riposo delle istituzioni R. K . 1<. - Niltolaiv: Rrs ulrati delle cure antireumatiche negli stabilimonti sanitari di P' atii(OI':lk (Ca ucD.So). - Abaoin: La curo dcll'nr· rrne a Piatigorsk (osservazioni dal 1925 al 1931 ). - Tarantav e Booduss: L 'importanza dcll'iniliO tempestivo delle cure n ella tubercolosi. Sobriko•: L'efficacia della ginnastica mattutina nella terapin delle malattie del rt.<:ambio. ·- Reaniko• e Graifer: La selezione degli allievi par:tcadutisti . - Arkangbelsky: Os~crvaziunl tisiolo· ''che durante l'allenamento dei paracadutisti. - KrotkoY e Cbonio: Esrg•nze i~ieni che del \'e stia rio delle truppe m montagna. - Mabii:IHDko Un filtro portatile per l'acqun. - Krasnotcekov e Turutetnov: Circa il fun:r;ionamento dell'ospedale da campO. - Tdliltio: Circa la classificazione delle mnlanic del n cambio. - Jozonko c Fatova: l ris ultati' de 11e cure pediatri che ne!( li stabi limenti s:--~nitnri deJia t:rimen. - Slcvonov: L 'uso del cloro nt:ll:t ~teri­ Jizzazione dell'acqua. STATI UNITI: THE MILITARY SURCEON. - .Army :v!edi~al :vruscum and Library, Washington. V~l. XXXVII. N, s. novembre 1935, Da'I'Ìo : Le ferite del fegato da proiettile di fucile. - Bethea: Rottu ra rmumntica del pcnclucolo rcnale. - Riley: Note sul1e relazioni f ra insC"ttÌ e malattie. - Gard_n er: l::matcmesì: cJiag nos i, significuro e cranamenro· - .Kli.De : Diverticoli de li 'appendice. - Fruer: Un cnso di ma lario cerebrale in corso di trnuamcnto con atcbrino. - Coro e Traer: .o\vv d enamento da fu n~ bi.


.._ ...

T{P()GRIJ'l.O. RBGlONALE ROMA 1936-JUV


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Anno LXXXIV· Fase. IV

PUBBLICAZIONE MENSILE

APRILE ] 936 -XIV

GIORNALE DI

_MEDICINA MILITARE ,

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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINI STERO DELLA GUERRA

ROMA


SOMMARIO. Cit·ilta e barbarie

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MEMORIE ORIGINALI : Uveato. - I s ervizi igi~nici e medici nelle Colonie it• liane dell 'Africa Orientale Ferri e Vac:c.aro. - Poter-c att~reSS! VO di alcuni composti alchi lici d el m ercurio . . . . Ma•trojanni . Ricer che ed os~crvaz.ioni su due nuovi prep:uati d i b ismuto dell'Istitu to ~hi~c~ famuceutico 011ht:t re (Ca rbo nato e sal ieilact:" di hi smuto) . • . , . . Calieodo. - L'olio di fegato di merluzzo nel tnmamento p~stoperotorio delle otomastoiditi.

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306 3 12 349

CASISTICA CLINICA: Sardooe. -

S ul tranamento con glicocolla delle m iopntie dette primitive

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Pa g.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Anomalia eoogenita di posizione dell ' aorta e dell'esofago. Di una raTa - ~l UCCHl . Aotro mascella re. L '~sam~ radiu/(Jf::ico d t//' - StiA:'If:--JOU • • • • • • • Bila.rziosi S ul/n - polm.?nare. m al<lliÌa dei po/m')ni timulnnte la lltbtrcoloU. MAt~Z.tiR

Canc:.ri tiroidoi. S tu.JìD auntnmo-clinico dd -

li.EJUlEHr

•

369 371

Clima meteorieo e clima sociale nell ,Abiuioia . - I L\'L.'rro. . Cordotomia. l risultati w tmrdulti t lonl ,uri d~ Ila - ll \ frt'çiii S E • • . • • Corpi estr anei intra.ocuJari matnetiu.abili e loro eJt.ruione con•eJettrocalamita. SELt.AS Denti Si ti <UOtW utrclrrl! ; - 11 c J/1/)! - F:: -.:J . . • . . . . . . . , , . , • . • Edema (l-#') polm:taare di. orlt ine. nervos 1. - \1 \'tU'llA. • • • . • • . • • • • Ernie inguinali, f.:.ms j,/l!l a:imu ti'Ìtu·hc t sl21JSlich: Jull!t su,fltrir_,rittl del metodo B tus ini nelle npe.

368 370 375

r d=ti)Tti del/t P \ll\'1 t.ESCU Gas as6s.sianti. l~a lo/la N1nt r., ; . . • . . • • • • • • • • • Guerra c:.h.imica. p,,Jltt::it.me dd/t. papo/a-zioni eivili contrtJ In - Su i m ezzi rivelatori d egli ag gressivi chimicì . - 1\ u:-..-c.: . . • • . . . lnf~z;ooi ed infestaziooi endemiche ed ~'oticbe. LI ~STI C . • • • • M e.IRttia del soono Nota sulla - ru/1 '/'1/rica Qcc.idflttalf' /.,.a,lCtl~. - J -\\IOT • Malattie della congiuntiva 6 d~lla corn ea. /,n tr ru/)i!z /o,.z}e chin :,.·c'1 dl n/culli! - ELit\S SEJ.ISGtR Ofiditmo e convi.untiviti da sputo di serpenti 4\fmd./cJttl ZtOnl (}tu /ari tlt.ll' - nelle nostre colonie . S \k'-:.-LI.l . • , , • • . , . . • • • Paroti te. Jo.'tl~llhl dd larmg~ t~el ffH'<rt di - f{F\TK<'fHO~ . • • • Siero-reazione (La) di Vemts nella diagnooi dell 'inferiooo tubercolare. PazzA. Tossici delle vie respiratorie. Ln rÌ(I'rca d ei - GER._I \ICI> ST.\MPt. Tubercolo&i e demenza precoce . - Ft..., t:A

3i0 365

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MIUTARJ

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373

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368 37b 367 366 3H

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NOTIZlE .

38<1

l NOSTRI MORTI

388 388

COND IZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo e decorre dal t• ~ennaio al pr~zzo di L. 3Z (Estero L. 44). Per ali ufficiali medici e chimtci-fann.1cisri del R. Esercito, in servizio ed in ronlledo, il prezzo dell'abbonamento è ridotto n l.. 24 an t ìcipat c. Per i soli ufficiali med1c1 (.lcl i'Esercito c dello é\<hrtna). in qualunque po•izione s i trovino, è ammesso un abbonamento cumulativo al GlfJmale di ,\1<d~eina .'11i!ittlre d agli A~noli di M edicina Nova/t t Coloniale al preuo di L . 45 nnnue. • Il prcz1.0 del supplemonto conrenente i Ruoli di an•ia11itd dd corpo sanitario militare è di L. 15, ridotto a L. 8 per i soli abbonati.

NORME Pl"D R

I

COLLABORATORI.

Le opinioni Tl\3nifes tate dagli autori non impegn•no la ruponsabilit:ì del periodko.

A~di autor:i sono otfcrri gr:umtamente so i!stratti con copertma starnpnta. fron tes pit.io, impaginatura e numerazione spc:cìale. Gli est r aui richies ti in numero maalliore sono addebitati o prezzo di c:osto. P~r d1~posi;doni d~l Const.g lio nnzionufc delle ncerchc a ciascun lavoro dev-e essere unito un breve autoriassunto (non piu di ro ri.che). l-e spese per le tavole litografiche, fotografiche, ecc .. che acc:ompagnMsero le l)ubbfjcuioni, 1000 a carico de~;li autori. l manoscritti non si restit uiscono.


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO LXXXJV - N. 4

APRILE 1936-XIV

'

CIVJLTA E BARBARIE Con l'avanzata trionfante delle nostre Armi in Africa Orientale si diffonde irresistibile in quei territori barbarici la luce della civiltà di Roma. Al serto fulgente delle vittorie militari, ora che le resistenze nemiche sono travolte, si aggiunge tutto io splendore di una nuova vita che dirada le fitte tenebre incombenti ttei secoli su quelle popolazioni, angariate da un regime iniquo, degradate dall'onta della schiavitù, abbrutite nelle costumanze e net pregiudizi della più oscura ignoranza. In questa grandiosa opera di redenzione umana eccelle l'azione dei nostri medici, i quali sono fra i più validi assertori dell'alta missione che l'Italia fascista s'è assunta al cospetto del mondo, nel conquistare ai benefici del moderno progresso territori che sembravano insuperabilmente vietati ad ogni penetrazione civile. Non occorre qui ripetere ciò che tutti satzno, del coraggio, dell'abnegazione, della infinita pietà con cui si prodigano quanti servono 1lel settore sanitario, nella epica gesta. E' tutta una continuazione di metodi già consacrati dalla tradizione coloniale italiana, sempre ispirata alle virtù ingenite della stirpe, ora ritemprate al caldo clima del fascismo. · Le istituzioni assistenziali e sanitarie e le provvidenze igieniche e profilattiche a beneficio delle popolazioni civili fanno parte essenziale di tutta la nuova organizzazione che con prodigiosa lestezza si sostituisce alla struttura antisodale del feudalismo etiopico. • Nei principali centri, ed anche nei minori, sorgono ambulatori ai quali affluiscono a centinaia e centinaia gli infermi, spesso portandovisi da luoghi lontani, cercando nei soccorsi dell'arte e nelle dolci maniere dei nostri mJ:dici, sollievo alle loro malattie finora sofferte nello squallore del più triste abbandono al proprio destino; allacciando così quei vi11coli di profonda solidarietà umana che hanno ovunque attratto a noi, istintipamente, le popolazioni primitive. Analoga opera si sviluppa ovunque nelle unità sanitarie campali, parallelamente agli specifici compiti militari. Le cu.re agli indigeni,


CJVILT.~

E BARBARIE

oltre che negli ambulatori c ncg~i ospedali sono spesso prestate nelle, loro stesse abitazioni, dove i nostri medici accorron.o quando venga segna/aia la presenza di infermi, o quando, indipendentemente dalle informazioni rice~ vute, compiono regolari e frequenti ispezioni a J·copo di controllo delle con~ dizioni delle popolazioni dei villaggi. Queste visite rappresentano uno dei molteplici lati della comt:lessa opera di profilassi, completata spesso dall' acartammto diagnostico dei casi sospetti col concorso di laboratori batteriologici, di cui sono largamente dotate molte nostre formazioni sanitarie anche avanzate. L'accertamettto è protltamente seguito dalle segna/azioni alle autorità ùz~ teressate, dall'isolamento degli ammalati infettivi e contagiosi, dal ricovero di essi qwsi sempre in repat·ti speciali, dalla disinfe:zione e disinfestazione delle abitazioni, dalla bonifica, quando è possibile, dd terreno dei villaggi, spe~ eia/mente in prossimità delle abitazioni di malati e dall'adozione di altre misure dirette a circoscrivere l'infezione al suo primo sorgere, misure a volte applicate con ingegnosi ed efficaci mezzi di fortuna. Con l'organizzazione dei servizi predetti è risultata costituita una vasta rete di vigili posti di osservazione e di segnalazione, così da permettere al~ l'autorità militare e politica di vigilare e controllare quotidianamente le situazioni sanitarie delle terre occupate e limitrofe, ai fini di una razionale

ed efficace profilassi tra le popolazioni civili e le truppe. Fra le provvidenze profilattiche più diffuse deve segnalarsi la tLacci~ nazione antivaiolosa, praticata su larghissima scala e la cui importanza è stata subito compresa dalle popolazioni che spontaneamente e numerosissime si sottopongono ad esse. Varie altre provvidmze igieniche e sociali vengono istituite dalle nostre autorità a completamento dell'opera sanitaria e di esse forse la più apprez~ zata è l'approvvigio·namento idrico colla captazione di acqua pura, la conduttura e l'erogazione presso i centri abitati. Agli stessi scopi profilattìci sono state emanate disposizioni varie come quella per il controllo sulle correnti co_mmerciali ed immigratorie, che vengono rapidamente richiamate dal nuovo tono di vita civile delle terre occupate. Un grave pericolo per le nostre truppe e per le popolazioni potevano rappresentare i prigionieri di guerra che provengono da un ambiente priv<;> di sussidt igienici e abbandonato a tutte le infezioni che facilmwte si diffondono tra agglomerati di uomini in condizioni disagevoli. Ma le provvi-


CIVILTÀ E BARBARIE

denzc e le previdenze adottate anche in questo campo hanno allontanato tale p-ericolo: i prigionieri sono attmtamente sorvegliati dal lato profilattico e, qua~do è necessario, sono curati da appropriate formazioni sanitarie. Sono stati infatti predisposti appositi attrezzamenti, sì che i prigionieri raccolti sul campo di battaglia, sono assistiti a cura dei servizi sanitari avanzati ~ appena in condizioni di trasportabilità, vengono sgombrati a tappe, con automezzi o autoambulanze, attraverso posti di controllo e· di ristoro sulle retrovie, ove sono accolti in appositi reparti sanitari per la bonifica, l'eventuale isolamento, gli accertamenti radiologici e batteriologici e le cure mediche e chirurgiche appropriate.

Un ambulatorio per la popolazione civile.

Riportiamo talune fotografie a documento di aspetti commoventi degli albori della nuova éra africana, che mentre dura il fragore delle armi, trova proprio in superiori espressioni di carità le premesse della più promettente elevazione. Si scorgono, nelle prime tre figure, gruppi di malati che attendono il loro turno di visita; nella quarta si vedono un infermo in barella ed un altro amorevolmente sorretto da nostri ascari, i quali abbandonano Utla sordida capanna per essere trasferiti in luogo dì cura, mentre si procede a disinfezioni, trattandosi di malattie infettive; tzella quinta fotografia è stata ripresa la scena di due prigionieri feriti che discendono da una ambulat~za,


292

CIVILTÀ E BARBARIE

L'esame di un infermo indigeno.

Un gruppo di malati in attesa del loro turno di visita.


CJVILTA E SARBARI E

T rasporto di ammalati contagiosi.

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...

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,., Trasporto di prigionieri feriti.


294

CIVILTA E BARBARIE

Gna medicazione m un ambulatorio per indigeni.

Premuroso soccorso aò un grave infermo indigeno.


CIVILTA E BARBARI E

, ~

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il più grave appoggiandosi fiducioso ad un nostro gregario, della sua stessa terra; nelle altre due è rit1·atta l'operosità di un ambulatorio nella premurosa assistenza e medicazione di indigeni. Mentre nel vastissimo territorio occupato dal nostro eroico esercito si moltiplicano tutte queste opere di bene, appaiono ancora in più stridente contrasto i mezzi sleali e crudeli di guerra, dell'incivile nemico. Valgano ad esempio le fotografie di due nostri militari caduti per ferite da proiettili dumdum. L 'u11a riguarda un primo aviere colpito durante un volo sul Tembien

Gli effetti di un proiettile dum-dum.

e dimostra una triplice ferita agli arti inferiori da unico protetti/e. Questo, penetrato nel quarto inferiore-anteriore delia gamba destra (A), è fuoriuscito ttn po' più in alto dalla superficie interna della gamba ste•sa (B) e, proseguendo in direzione dal basso uerso l'alto, si è perduto nella coscia sinistra (C) devastandola. E' stato constatato : frattura com minutiva della tibta e del perone di destra, frattura comminutiva estesa della diafisi femorale sinistra e, dall'ampia ferita lacera della coscia, sono stati raccolti frammenti della massa di piombo del proiettile ritenuto. Altri frammenti metallici sono stati sue/ati anche, nel focolaio di frattt.tra della gamha, dalla radiografia eJeguita post-mortem. Evidentemente, l'effetto esplosivo del proiettile dum-dum ha raggiunto in


CIVILTA. E BARBARIE

Una camicia nera uccisa con proiettile dum-dum.

questo caso un grado considerevole. lniziatosi sulla gamba di un lato, esso si è esaurito nella coscia del lato opposto con un crescendo reso evidente dalla varia ampiezza delle ferite, dal caratteristico aspetto dei segmenti ossei ridotti in minutissime scheggie, dalla presenza di numerose particelle metalliche. L'altra fotografia, che si riferisce ad una camicia nera, dimostra una vasta ferita lacera alla guancia destra con frattura com.minutiva della branca orizzontale e verticale delia mandibola e dei mascellare superiore delio stesso lato. Scheggie ossee, frammenti di piombo appaiono proiettati contro le pareti ed ii fondo della ferita stessa. Abbiamo così voluto elle anclze sul nostro Giornale rimangano docutiuntate le prove di questi distacchi che caratterizzano la lotta fra la civiltà e la barbarie, Infine riportiamo il quadro pietoso di due coniugi schiavi avvinti da pesanti ceppi. · Quest'ultima fotografia , per quanto non recente riguardando soggetti già liberati nella nostra Somalia, serve a dare una idea concreta della infinita miseria fisica e morale cui sono ridotti tanti esseri umani. l rozzi anelli di ferro saldati alle caviglie determinano deformità vistose dovute alla continua azione traumatica pluriconttuiva con indurimento delle parti molli, reazioni periostee sui malleoli, piaghe da decubito. La permanetzte appii-


CIVILTÀ E BARBARIE

297

cazzo-ne dd nefando ordigno determina uu atteggiamento caratteristico dei piedi che si avvicina al tipo della deviazione vara, stante che la catena molto corta e l'istintiva difesa contro i dolori derivanti dai micro-traumi obbliga ad assumere una. andatura tuttu particolare, leggermente falciante, a minimi passi, co-n le punte dei piedi ruotate all'interno e col massimo appoggio sui

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Schiavi in catene.

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margtm esterni. Tale atteggiamento finisce per conservarsi anche dopo la rimozione dei ceppi, cosl da costituire una stimmata somatica definitiva insieme con note degenerative indotte dal genere bestiale di lavoro, dagli stenti, dalle privazioni, dalle Jevizie cui so-no sottoposti per generazioni questi infelici e anche per i frequenti accoppiamenti fra consanguinei nello stato di cattività familiare. La folgorante vittoria italiana finalmente affranca l'umanità, ovunque avanzi il Tricolore, da tanta vergogna, invano finora deprecata da tut~e le genti civili .

Roma, 30 aprile 1936-XIV.


MEMORIE ORIGINALI

I servizi igienici e medici nelle Colonie italiane delr Africa Orientale Prof. A. llvento

L'Eritrea e la Somalia avevano fino a tutto il 1934 un assetto di servizi igienici ed una organizzazione dell'assistenza medica, proporzionati ai bisogni della popolazione indigena (valutata presso a poco a mezzo milione per l'Eritrea, a circa un milione per la Somalia) ed a quelli della scarsa mano d'opera bianca che, insieme con i dirigenti ed i funzionari del Governo, collaborava alla valorizzazione dei rispettivi territori. I centri maggiori di Asmara e Massaua nella Colonia Eritrea, di Mogadiscio in Somalia avevano una dotazione di acqua di conduttura ed acqua distillata, che non superava complessivamente i mc. 1oo giornalieri; modeste produzioni di ghiaccio; due ospedali coloniali principali - Asmara e Mogadiscio - per circa quattrocento letti con alcune infermerie distribuite nei punti più importanti; un istituto per la produzione di siero-vaccini contro la peste bovina ad Asmara ed uno a Merca - al primo dei quali era annessa anche una sezione per vaccino antivaioloso - ; medici coloniali per i centri di popolazione e. medici militari per le poche truppe di colore. Con questo attrezzamento igienicosanitario erano stati accertati i focolai endemici delle più importanti malattie diffusive e si era ottenuta una sistemazione tale, che la mortalità dei bianchi era discesa alla modestissima cifra del 5 %o circa, quella della popolazione di colore si aggirava intorno al 20"/ oo e la natalità altissima assicurava uno sviluppo continuo e costante sia della mano d'opera sia delle coltivazioni. L'opera medica si era irradiata nelle località oltre i confini delle Colonie italiane e si esercitava largamente per le popolazioni sottomesse all'Abissinia, poichè i medici italiani sono stati a lungo in molte località interne della regione ed alla corte medesima del Negus, sicchè si può dire che dalle loro osservazioni datano le uniche notizie sanitarie attendibili, che si hanno di queste regioni. Le condizioni predette di organizzazione igienico-sanitaria continuavano immutate nel febbraio 1935 ed è questa la prova migliore, che l'Italia non meditava alcun addensamento di uomini nelle due Colonie, non preparava alcuna impresa militare, quando fu costretta a difendersi dalla irrequietudine e dai preparativi di guerra, che si venivano cfiiarendo in Abissinia.


l SERVIZI IGIE:-:ICl E MEDICI ~ELLE COLO:-IIE ITALIANE ECC.

299

Il primo problema, che si presentava, era di mettere le colonie in condizioni da accogliere le unità militari e gli operai, che vi si dovevano riunire. Acqua, viveri, alloggi, ospedali: erano condizioni fondamentali ed indispensabili ad evitare le tragedie, che hanno sempre accompagnato le spedizioni militari. Il problema era anche complicato dal fatto, che bisognava importare dalla madrepatria tutti gli elementi d eli 'organizzazione, poichè non si poteva fare affidamento su nessuna risorsa locale. Questa importazione poteva effettuarsi solo a traverso i due porti di Massaua e Mogadiscio e si dovevano ancora creare le strade per spingere tutto il necessario a più centinaia di chilorneçri da queste basi, superando in Eritrea dislivelli di oltre duemila metri. La mano d'opera ed i capi-tecnici per questi lavori dovevano venire anch'essi dall 'Italia, svolgere il loro sforzo in condizioni di clima profondamente diverse da quelle, cui erano abituati ed esporsi a tutti i rischi, mentre l'organizzazione igienica del nuovo assetto sociale veniva sorgendo sotto le loro mani. Problemi logistici, tecnici ed igienici si complicavano in un intrico, che po· teva sembrare insolubile. La truppa e l'aviazione partirono per l'Eritrea e la Somalia con i servizi mobilitati al completo, compresi quelli igienico-sanitari: potabilizzazione e difesa dell'acqua, impianti di pulizia personale, laboratori, mezzi di disinfezione, personale medico e subalterno specializzato, ospedali attendati, magazzini sanitari ecc.. Tutti i militari erano stati selezionati con accurata visita medica, vaccinati prima contro il vaiuolo; poi con l'idrovaccino contro la tifoide, i paratifi A e B. Vennero trasportati con navi in condizioni perfette di igiene, sbarcati ed avviati verso accampamenti di riposo, dove i Comandi curarono con molta meticolosità l'allenamento del clima; i reparti, avviati sull'altipiano eritreo, salirono a tappe rallentate dal livello del mare ad oltre m. 2000. Il resto fu fatto dalla capacità di adattamento biologico, che l'italiano ha sempre mostrato in confronto di tutti i climi della terra. Gli operai furono scelti fra persone che avevano superata l'età del servizio militare di prima linea; in gran parte oltre i quaranta anni, in seguito a visita medica di abilitazione, passata nei comuni di origine dagli ufficiali sanitari; vaccinati contro il vaiuolo, rivisitati dalla Sanità marittima nei porti italiani al momento della partenza. In colonia hanno dovuto per necessità essere impiegati in un primo tempo a costruire le vie nei bassopiani caldissimi durante il periodo estivo. Si sono dovuti organizzare per essi speciali servizi di alloggio, di vettovagliamento, di vigilanza ed assistenza sanitaria n ei diversi cantieri; anche questi resi mobili per seguire gli spostamenti dei cantieri. Dopo il loro arrivo in Colonia sono stati tutti vaccinati con l'idrovaccino contro il bacillo di Eberth ed i paratifi A e B. Un completo sistema di speciali assicurazioni sociali, istituito con larghi contributi d ello Stato in seguito a volontà espressa dal Duce, dà automaticamente a ciascuno di essi l'assistenza gratuita in caso di infortunio o m alattia sia in Colonia sia dopo il


3 00

l SERV IZI IG IENICI E MEDICI NELL E COLO :".IJE ITALI ANE ECC.

ritorno in Patria fino a sei, ed in alcunj casi a nove mesi dalla cessazione del lavoro; una indennità alle famiglie sia in caso di morte per infortunio o malattia tropicale, sia di morte per qualsiasi altra causa. Due cifre danno la misura del grado di protezione igienica raggiunto con tutti questi apprestamenti: m una massa di centomila operai, compresi quelli rimasti sul posto e quelli avvicendati con squadre consecutive, sono morti per infortuni, colpi di sole o malattie 219 ; sono ritornati in patria, per malattie 6549 e questi sono stati ulteriormente curati fino a guarigione. Molti probJe.mj epidemjologici si sono dovuti risolvere, mentre questa enorme massa di uomini si andava addensando. La rete dei medici coloniali è stata resa più fitta, per modo che ogni aggregato di popolazione resti costantemente sotto l'occruo di un ufficiale sanitario. Eguale servizio è stato istituito man mano che sorgevano i cantieri operai. Le urutà militari del Regio Esercito, quelle dell'Aviazione e le altre della Marina di guerra assicurano automaticamente il controllo igieruco m ediante le loro gerarchie sanitarie. Un organo misto, militare e civile, presso i Goverru delle Colonie e gli alti Comandi raccoglie e centralizza tutte le denuncie di malattie infettive, provvedendo ai necessari interventi profìlattici con m ezzi automontati, assicurando il riconoscimento dei casi, le disinfezioni, gli isolamenti temporanei sul posto ed il trasporto nelle Se:?ioni ospedaliere per infettivi, che sono state appositamente costituite con letti sotto baracca. Un sc'rvizio centrale di Laboratod di sanità pubblica in ciascuna Colonia consente la pronta esecuzione delle diagnosi microscopiche e culturali, il controllo sistematico delle acque e dei viveri. Sviluppando rapidamente il vaccinogeno di Asmara e costituendo una sezione per vaccino antivaioloso presso il vaccinogeno di Merca, si è avuta la possibilità di disporre di linfa vaccinica ottima e di recente produzione nella sede medesima delle due Colonie. Il primo e più urgente problema, cbe si presentò fin dai primi sbarchi, fu quello del vaiuolo. Nella Somalia era tuttora in corso una epidemia, che fa parte della vasta ondata epidemica diffusa lungo tutte le coste d eli 'Oceano Indiano. Con la vaccinazione antivaiolosa di tutta la popolazione e con l'isolamento di tutti i malati fu vinta nel maggio 1935; sono stati trovati poi casi isolati fra prigionieri di guerra, appena caduti nelle maru dell'Esercito italiano. In Eritrea casi di vaiuolo sono arrivati in gran numero sia dall'Abissinia sia dalla Costa Araba e qualcuno ha prodotto piccole epidemie, presto dominate. Anche qui tutta la popolazione è stata vaccinata ; ed ora qualche nuovo caso, dovuto a contatti con truppe o popolazione abissina, assume il tipo di vaioloìde, venendo sempre però egualmente e rigorosamente isolato. La mcningitc epidemica si è diffusa ripctutamente nelle due Colonie in seguito ali 'arrivo di profu ghi abissini ; ma è stata sempre fermata . . . . a1 pnm1 cast.


I SERVIZI IGIENICI E MEDICI NELLE COLONIE ITALIANE ECC.

301

Una epidemia di dengue è stata circoscritta a Massaua ed estinta. Casi di scarlattina sono rimasti isolati; piccole epidemie di morbillo, pertosse, varicella si sono diffuse fra le milizie di colore, ma senza mortalità e senza conseguenze. Si debbono aggiungere due casi di bilarziosi intestinale ed uno di filaria, proveniente dalla costa arabica. Un problema speciale è sorto dall'addensamento di uomini in zone precedemente desertiche ed inabitate; poichè vi sono comparsi casi di febbre ricorrente fra i bianchi, mentre gli indigeni assunti in servizio restavano risparmiati. Le necessità pratiche non hanno permesso di approfondire il quesito epidemiologico; in ogni modo in alcuni focolai la distruzione sistematica delle zecche ha estinto la malattia; in altri il medesimo effetto si è ottenuto con il taglio della boscaglia bassa e delle erbe, la sistemazione del terreno per largo tratto allo scopo di costruire villaggi baraccati per i servizi militari. · Una tradizione assicurava, che in Eritrea ed in Somalia la febbre tifoide non aveva mai dato nè casi nè epidemie; si citavano anzi pochissimi casi di importazione dall'Italia, rimasti senza seguito. Non si ritenne poter confidare troppo in tale tradizione, specie quando l'affollamento avesse mutato le condizioni sociali preesistenti e furono perciò fatte vaccinare le truppe contro la tifoide e i paratifici prima della partenza, gli operai dopo l'arrivo in colonia. La precauzione si è rivelata fondata, poichè casi di tifoide sono comparsi fra i nuovi arrivati, quantunque in forma leggera, senza mortalità e senza seguito epidemico. Può essere oggetto di discussione, se il fatto è dovuto alle condizioni epidemiologiche negative accennate precedentemente, o alla vaccinazione specifica, aiutata dal pronto riconoscimento dei malati seguito da isolamento e disinfezione; o infine alla cura meticolosa per le acque di consumo. lovero queste rappresentavano un elemento di prima necessità e la loro difesa doveva costituire una barriera insuperabile contro numerose malattie. La provvista è stata rapidamente portata a due milioni di litri per giorno nella Colonia Eritrea, ha già superato il milione per la Somalia; utilizzando tutti i mezzi : allacciamento delle antiche e nuove sorgenti con brevi condutture, sistemazione di pozzi, sbarramenti di vallate, potabilizzazione di acque salmastre del sottosuolo mediante filtrazione per filtri a feldspato, distillazione con refrigerazione, controllo chimico e batteriologico sistematico, eventuale clorurazione. Là dove le truppe non possono attestarsi ad una fonte sicura di acqua, un sistema di trasporti e potabilizzatori autoportati provvede ai loro bisogni. Si deve a questa organjzzazione ed alla continua vigilanza, se piccoli focolru di dissenteria da bacillo Shiga sono stati prontamente arrestati e repressi; se l'amebiasi, molto diffusa nella Somalia, ha dato un numero limitato di casi. L'utilizzazione delle acque dello Scebeli mediante filtrazione naturale e deposito in serbatoi per truppe e popolazione civile rappresenta un modello del genere ed ha assicurato alle unità militari una salu-


302

l SERVIZI 101L'J ICI E MEDICI l'ELLE COLONIE ITALIANE ECC.

brità solida, che è stata largamente collaudata dalle successive operazioni di guerra. Malgrado queste difese delle acque, quando alcune informazioni hanno fatto sospettare la presenza di colera fra le truppe abissine, si è disposta e si sta eseguendo la vaccinazione anticolerica delle truppe e degli operai già vaccinati precedentemente col trivaccino ; la vaccinazione col quadrivaccino - contro tifoide, para tifo A, paratifo B, colera: secondo il metodo già pro~ posto dal Castellani durante la guerra balcanica 1913 e poi sperimentato da lui largamente in India - per i nuovi gruppi operai, che arrivano m colonia non vaccinati e per tutta la popolazione locale. I vaccini adoperati sono prodotti in Italia da Istituti italiani, la cui perfetta organizzazione ha permesso di affrontare con serenità l'operazione grandiosa e senza precedenti nella storia, la quale è in pieno svolgimento, senza inconvenienti di sorta. La presenza di casi di peste nel Kenia, nel Sudari, in Egitto ha reso necessario di allestire una organizzazione di controllo sia sugli uomini sia sui roditori e preparare vaccini specifici per le persone particolarmente esposte ; m a finora le indagini in Colonia hanno dato costantemente risultato negativo. Le precauzioni prese hanno anche impedito che le truppe si infettassero di anchilostomiasi, molto diffusa fra gli indigeni in alcune località della Somalia. La malaria nei bassi piani Eritrei e nella valle del Mareb, lungo le sponde dello Scebeli e del Giuba rappresenta un grave problema, che può essere causa di danni e perdite eguali o superiori a quelle, che hanno funestato tutte le precedenti spedizioni coloniali. Non era il caso di pensare ad opere fisse; ma la difesa antiJarvale intorno alle zone di addensamento stabile, la profilassi chininica per truppe in movimento sono sistemi ben noti ai bonificatori dell'Agro Romano e Pontino, della Maremma Toscana, delle sponde del Mar Jonio. L'Italia ha una larga esperienza di tali misure sanitarie; ha medici e subalterni già allenati, con un attrezzamento che è stato facile mobilitare alla massima efficienza mediante squadre le quali h anno percorso le linee ed eseguito il lavoro. I casi sono stati in numero limitato, i deceduti pochissimi, giacchè un servizio speciale provvede a ricercare i casi di malaria ignorati o trascurati, per curarli a tempo e prevenire i sintomi perniciosi. La razione alimentare del soldato italiano è ben nota; essa è stata adottata come base anche per la massa operaia. Ma, se riesce facile l'enunciazione di questo principio generico e l'applicazione teorica di esso al numero di persone da alimentare giorno per giorno, bisogna pensare all'enorme complicazione di servizi logistici occorrenti per approvvigionare le sostanze alimentari, per trasportarle e raccoglierle nelle Colonie, suddividerle ed avviarle alle diverse località. Credo che si debba cercare in questa perfetta organizzazione logistica buona parte della ragione, per cui la salute delle truppe ita-


l SERVIZI IG IENICI E MEDICI NELLE COLONIE ITALIANE ECC.

303

liane è rimasta ottima : senza infezioni nè intossicazioni alimentari, nè malattie da carenza vitaminica (scorbuto). Le organizzazioni di igiene e di lotta contro le malattie infettive nei centri abitati e negli accampamenti spiegano, perchè i bisogni di assistenza sanitaria siano rimasti assai modesti. In pochi mesi la disponibilità di letti ospedalieri - fra impianti fissi e mobilitati - è stata portata da quattrocento a 20.000 letti, suddivisi nelle diverse specialità, completamente :tttrezzati e col concetto di conservare in Colonia tutti i recuperabili. Ma la truppa e gli operai hanno data una morbilità variabile dall'uno al due per cento, compresi i piccoli disturbi, mentre la cifra abituale delle caserme si aggira intorno al 3 % e la popolazione civile si è conservata nelle abituali condizioni ottime di salute; sicchè i reparti ospedalieri sono rimasti semivuo'ti ed hanno esteso la loro opera alla ricerca e cura di malattie ignorate o trascurate fra gli indigeni. Quando la stampa internazionale pubblicava che i malati italiani rimpatriavano a decine di migliaia, viceversa il loro numero fra truppe e soldati non superava i duecento al mese ed avveniva per mezzo di tre navi ospedali, attrezzate dalla R. Marina. Il numero di queste è salito attualmente a nove con circa ottomila letti, sistemati come ospedali galleggianti con reparti di medicina, di chirurgia, di infettivi, di specialità, con laboratort, sale di operazione, climatizzazione dell'aria, sicchè, data la deficienza di malati e feriti da trasportare, rimangono a turno ancorate nei porti di Massaua, Assab, Mogadiscio per sviluppare i mezzi di assistenza a disposizione. L'esistenza di questi ospedali galleggianti, completamente controllati dal m edico, ha permesso di completare la difesa sanitaria dei porti italiani e dei porti libici senza ricorrere a misure straordinarie. La prima linea di protezione è rappresentata dai servizi sanitari e dagli ospedali nelle Colonie; la seconda linea dai servizi di Sanità Marittima nei porti di Massaua e Mogadiscio ; la terza dalle navi ospedali, che concentrano a bordo tutti i malati rimpatrianti e li tengono sotto controllo medico per 10- 15 giorni. Rimane così facilitato il servizio di sanità nei porti italiani e libici, cui gli infermi arrivano già selezionati, con diagnosi precise, sicchè ne riesce facile l 'avviamento ulteriore. I servizi ospedalieri militari e civili, il controllo degli ufficiali sanitari e dei medici provinciali nei Comuni dove i convalescenti vengono mandati in licenza, quando - se ebbero una malattia infettiva - vengono dichiarati non più contagianti, completano il sistema di difesa, che oramai ha superato il collaudo di un anno di lavoro. Lo sforzo bellico si è appoggiato su questa base sanitaria, la quale ha resistito in pieno. Accanto all'organizzazione di guerra, ai trasporti viveri ed approvvigionamento di acqua, si è svolta la ricerca delle malattie infettive fra la popolazione delle zone occupate: mediante ambulatori ed ospedali militari aperti largamente ad essa, con squadre sanitarie automontate, con indagini domiciliari. L'opera di bontà e di civiltà a favore di schiavi liberati c di popolazioni degradate è riuscita contemporaneamente utilissima dal punto


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CASI DI MALATTIE DENUNCIATE NELL'ANNO t935 COLONIA ERITREA - SOMALIA ITALIANA ERITREA

SOMALIA di cui

di cui

1\IAJ.ATflE

iD

iD

militari

totale

n.az.

l

operai

ind .

naz.

miHtari

operai

l

ind.

naz.

-

-

totale naz.

l 52

·l

12

l

138

3

66

t.l94

-

Scarlattina

1·1

l

-

-

-

195

Morbillo

23 1

39

7

Vaiuolo

.

Varicella

Rosolia Tifo petecchiale Febbre ricorunte

l

97 -

114

-

45

-

64

6

15·13

27

429

6

-

-

-

-

-

-

-

43

-

IlO

-

5

-

-

-

-

68

l

144

-

-

2191

27

568

-

6

19

16

533

-

99

-

l

94

l

88

-

36

-

-

-

-

-

-

-

Parotite epidemica

255

38

I nftuen~ epidemica

153

Meningite cerebro-spinale.

137

Poliomelite an t. acuta

-

-

-

-

-

l

-

Febbre tifoide

85

S9

l nfezionj paratifiche

-

-

Tetano,

-

-

l

l

13

2

-

-

-

l

Diuenteria.

54

14

3

6

1593

-

-

-

-

-

-

-

-

-

Elefantiasi

-

-

Tncoma

692

2

3

l

s

Sifilide

157

s

8

l

1016

Framboesia

-

-

-

Blenorragia

190

55

28

l

107

Ulcera venerea

71

34

2

-

Malaria

1919

202

250

184

3329

Tubercolosi polmonnre

131

5

20

5

Morsicature di Ani m n li robbici

-

-

-

-

Anchilostomiasi Schistoeomiasi Leishmaniosi cutanea

•

viscerale

Pustola maligna ,

N. B. -

-

-

-

-

-

l

-

8

620

62 -

44

-

-

-

-

l

-

-

15

-

642

-

-

-

2

F ebbre ondulante

.

-

-

-

-

115

.

-

Encefalite letargica

-

-

Pertosse

Difterite e crup .

523

-

6 -

-

-

-

32

2

3

-

-

7 24

-

-

-

-

-

-

-

-

-

66

99

121

242

-

-

-

-

-

-

-

-

-

La differenza fra i totali e le cifre singole, riportate per ciascuna malattia. corrisponde ai casi frr l• popolazione locale dì colore.


I SERVIZI IGIENICI E MEDICI NELLE COLONlE ITALlANE ECC.

305

di vista profilattico ed ha conseguito a tal punto la fiducia di queste popolazioni, che riesce possibile svolgere senza contrasto anche per essa la vaccinazione col quadrivaccino sopra citato. Visti i casi di vaiuolo trovati fra i prigioneri di guerra, questi sono stati tutti vaccinati e sottoposti alle necessarie misure di igiene, prima di portarli a libero contatto col soldato italiano. In conseguenza dell'avanzata un nuovo servizio sanitario si è aggiunto perciò ai precedenti; i diversi servizi per ciascuna Colonia sono attualmente: servizio sanitario militare di profilassi e di assistenza per le truppe di terra e la Milizia Volontaria, per la Regia Marina, per l'Aviazione; servizio per gli operai; servizio per la popolazione civile, che comprende anche quello di sanità marittima ; servizio per la popolazione dei territori occupati; facendo tutti capo e centro al Comando militare superiore. Il successo sanitario conseguito dalla spedizione coloniale italiana in Africa Orientale si spiega dopo la sommaria esposizione che precede. Una organizzazione logistica formidabile, la base igienica accettata per questa, un servizio anti-epidemico sviluppato con criteri razionali mano mano che si presentavano i problemi: sono le ragioni del risultato conseguito. I medici del servizio antiepidemico portavano con sè l'esperienza acquisita nelle guerre precodenti, che l'Italia ha dovuto affrontare e la preparazione igienica derivante dalla lunga tradizione delle nostre Università. Molti hanno perfezionate le loro conoscenze nella Clinica delle malattie tropicali, diretta da un uomo della competenza e della fama di A. Castellani. La Croce Rossa Italiana ha contribuito con le proprie infermiere volontarie, fra cui è compresa S. A. R. la Principessa di Piemonte, con medici ed infermieri mandati negli ospedali civili delle due Colonie. E' troppo presto per tirare delle conseguenze, che potrebbero subire modificazioni nello svolgimento ulteriore degli argomenti. Tuttavia alcuni dati principali relativi al 1935, e riportati nella tabella a fianco, possono servire sia da indice sia da elemento di giudizio.

2 _

Giornaù:· di m~dicina milit<Zr~.


1

l

LABORATORIO SPERIMENTALE DEL SERVIZIO CHIMICO MILITARE

diretto dal Prof. MARIO F ORNA INJ

Poterè aggressivo di alcuni composti alchilici del mercurio Dott. Guido Ferri, m:1ggiore medico, capo della sezione di fisiopatologia Dott. Fausto Vaccaro, chimico aggiunto

l composti alchilici del mercurio sono tuttora poco noti nelle loro caratteristjcbe, e gli AA. che se ne sono occupati non li prendono in considerazione come possibili aggressivi bel lici . Per quanto riguarda la parte chimica, esistono brevi indicazioni relative alla loro preparazione (1) (2) (3) (4) (5), ad alcune proprietà fondamentali, ed a qualche reazione di identificazione (6) (7) (8) (9). Anche nei riguardi dell'azione fisiopatologica, la letteratura è quasi muta. Dalle scarsissime notizie che si sono potute raccogliere e che riguardano soprattutto il composto dietilico, è risultato soltanto che i prodotti alchilici del mercurio sono da ritenere veleni molto pericolosi (xo). perchè quasi inodori e assai volatili. Secondo H epp (u) una prolungata respirazione dei loro vapori porterebbe a « conseguenze spaventose ». Applicato sulla peiJe il mercurio dietile causerebbe bruciature difficili a guarire (12). E' da rilevare che queste notizie non sono di data recente, e che con ogni probabilità nell'apprezzamento dell 'azione tossica dei prodotti alch ilici del mercurio non si è tenuto conto, comparativamente, del valore aggressivo delle sostanze chimiche che sono state impiegate per scopi bellici. Queste considerazioni e la eventualità di utilizzazione del mercurio che, come è noto, è largamente disponibile come materia prima nazionale, hanno fatto ritenere opportuno di eseguire alcune ricerche chimiche e di carattere biologico, sui seguenti prodotti : mercurio dietilc, mercurio dibutile e mercurio dimetile.

Ricerche chimiche. Il mercurio climetile (= H g (CH a)2= ) adoperato per effettuare le presenti prove era stato preparato per azione del reattivo di Grignard metilic0

sul cloruro mercurico, con resa piuttosto bassa ed era stato successivamente rettifìcato per distillazione a pressione ordinaria. Il prodotto distillato si presentava come liquido incoloro molto rifrangente, di odore dolciastro, facilmente solubile in etere etilico, un pò m eno in alcool etilico. Aveva una densità a 15" eli 3,068, punto di ebollizione di 93& a pressione ordinaria.


POTERE AGGRESSIVO DI ALCUNI COMPOSTI ALCHILICI DEL MERCURIO

307

Per azione dell'acido cloridrico concentrato dava sviluppo di metano e s1 formava cloruro di mercurio metile. Con una soluzione alcoolica di iodio si formava ioduro di metile e ioduro di mercurio metile. Con cloruro stannoso si formava un composto cristallino che si decomponeva con aggiunta di acqua dando cloruro di mercurio metile e un composto solubile dello stagno. Il prodotto conteneva tracce di etere e di magnesio, provenienti dal reattivo di Grignard metilico impiegato per la preparazione. Il mercurio dietile <=Hg (CHs)2= ) era stato preparato per reazwne del reattivo di Grignard etilico con cloruro di mercurio. Il prodotto si presentava come un liquido incoloro, oleoso, con forte odore particolare, molto penetrante, facilmente solubile in etere etilico, poco solubile in alcool e insolubile in acqua. Aveva una densità a 15" di 2,438, punto di ebollizione 156°-157" a 76o mm ./Hg.. Il prodotto non reagiva con acido diluito, con acido concentrato si decomponeva con sviluppo di metano e formazione di un sale di mercurio etile. Per riscaldamento si aveva sviluppo gassoso e si depositava mercurio e un residuo nero. In soluzione alcoolica depositava mercurio per aggiunta di sodio metallico. Riscaldato a 100° con iodoformio si aveva sviluppo di acetilene e formazione di ioduro di etile e ioduro di mercurio etile (13). Il mercurio dibutile (= Hg (G,Ho)2 = ) era stato preparato per reazione del reattivo di Grignard butilico con cloruro mercurico, con ottima resa, purificando il prodotto p<!r cristallizzazione e per distillazione. Nelle presenti prove è stato impiegato sia prodotto grezzo, che prodotto distillato. Il prodotto grezzo si presentava come sostanza liquida, oleosa, di color paglierino, quasi senza odore a freddo, con forte odore particolare a c~ldo. Aveva una densità a 15" di 1,664, un punto di ebollizione di 138° a 70 mm./Hg. m entre a pressione ordinaria bolliva a 190° con decomposizione; solubile facilmente in etere etilico. Conteneva piccole quantità di etere e di cloruro di mercurio butile. Il prodotto distillato si presentava come liquido oleoso, incolore, con densità di 1,8o6 a 15• punto di ebollizione di 140 a 70 mm ./H g, volatile in corrente di vapore; aveva quindi caratteristiche di prodotto tecnicamente puro. Tutti i prodotti citati dopo alcuni mesi di conservazione in vetro, quasi costantemente al buio, hanno lasciato depositare una piccola quantità di m ercurio metallico.


308

POTERE AGGRE$$1\'0 DI ALCU ~I COMPOSTI ALCHILICI DEL MERCURIO

Ricerche fisiopatologiche. Le prove sono state dirette a stabilire sperimentalmente, per ognuno dei tre prodotti in esame, l'eventuale azione aggressiva dai vari punti di vista relativi alle possibilità di impiego bellico, e cioè: il potere irritante; quello tossico-soffocante da inalazione per via polmonare; il caustico-vescicatorio; il potere tossico da assorbimento cutaneo. Il potere irritante è stato studiato sull 'uomo, realizza ndo le concentrazioni, per nebulizzazione dei prodotti disciolti in etere, in una camera a gas. I rilievi erano praticati da tecnici del laboratoro (medici e chimici). La durata di esposizione era di 10 secondi per la ricerca della soglia della sensibilità fisiologica, e di un minuto nelle prove per la determinazione della soglia della sensibilità patologica; in una precedente nota uno di noi ha esposto 11 significato di tale terminologia. Si cominciò ad esperimentare con una concentrazione di mmg. 0,2 per mc. di aria, aumentando gradatamente fino a raggiungere 1,5; e in qualche prova anche 10 mmg./mc.. E' da tener presente che gli aggressivi lacrimogeni e starnutatori oggi noti per un eventuale impiego bellico hanno una efficacia compresa fra mmg. o,2- 0,3 per mc. (cianuro di bromobenzile, cloroacetofenone, difenilcloroarsina) e I rnmg. (bromoacetone). Dall'esame dei nostri protocolli risulta che la soglia della sensibilità fisjologica si può stabilire in mmg. 0,2 a 0,3 per mc. per il mercurio dietile, che è provvisto di un caratteristico odore dolciastro. L'odore del mercurio dibutile è più lieve e meno caratteristico; la soglia della sensibilità fisiologica si aggira sui mmg. 0,5 per mc.. Più elevata ancora (circa 1 mmg./mc.) è la soglia del mercurio dimetile, che ha pure un particolare odore, sui generis. Nessuno dei prodotti presi in esame ha provocato effetti lacrimogeni o starnutatori, alle varie concentrazioni sperimentate. Il potere soffocante e quello tossico per inalazione polmonare sono stati ricercati sopra cani e cavie, partendo dalla concentrazione di mmg. 2oo/m c. di aria e realizzando in esperimenti successivi le concentrazioni di mmg. 334, 500, 667 per mc ... Poichè la durata del periodo di esposizione degli animali era, in ogni prova, di 30 minuti, si ottennero rispettivamente prodotti c x t = 6.ooo, 10.000, rs.ooo, 20.000. Per nostra esperienza, consideriamo attualmente come indice di tossicità del fosgene, che a tutt'oggi è il principale aggressivo soffocante, il valore d i circa 3000 (cavie); tale cifra si eleva a circa 12.000 per la cloropicrina (cavie). E' opportuno far rilevare che i detti valori non sono da ritenere assoluti, m a costituiscono solo una indicazione di carattere relativo, da tener presente quando si esperimenti con modalità sempre uguali e con animali della stessa specie e, possibilmente, taglia.


POTERE AGGRESSIVO DI ALCUNI COMPOSTI ALCHILICI DEL M ERCURIO

30~

Dall'esame dei nostri protocolli, che per brevità non riproduciamo, si rileva che per quanto riguarda il mercurio dietile gli anjmalì non hanno m~ strato, durante il periodo di esposizione, segni di irritazione o di sofferenza. Nessun cane è deceduto. Nessuna cavia è venuta a morte nel giro di due o tre giorni; una certa percentuale (circa il 20 %) è invece d eceduta dopo per iodi di tempo variabili da 14 a 40 giorni con tutte le concentrazioni usate. Durante il periodo di sopravvivenza gli ammali andavano incontro a progressivo deperimento, presentando svogliatezza nel mangiare, torpore, perdita ili peso. L 'esame necroscopico ha dimostrato congestione polmonare, con zone di edema e chlazze di enfisema; iperemia viscerale; focolai emor· ragici sottocutanei e viscerali. Analogo comportamento si è osservato negli animali esposti all'azione del mercurio dibutile, fra i quali però la mortalità fu notevolmente più elevata, raggiungendo circa il 50 %, in periodi di tempo variabili da 15 a 35 giorni. Il mercurio dimetile non ha dimostrato potere soffocante nè tossico per inalazione polmonare alle concentrazioni sperimentate. Nel complesso, per quanto riguarda questo tipo di azione fisiopatolo-

gica si può concludere che nessuno dei prodotti sperimentati è da considerarsi un aggressivo soffocante, perchè non hanno mai determinato la morte degli animali nel giro di 2-3 giorni, come invece avviene impiegando il classico prodotto soffocante, cioè il fosgene. I due composti mercurio dietile e dibutile, specialmente quest'ultimo, possiedono invece un sensibile potere tossico da assorbimento per via polmonare. li potere vescicatorio è stato sperimentato sull'uomo e sugli animali (cavie). Come soggetti si sono prestati volontariamente alcuni tecnici ed altro personale del laboratorio. E' appena necessario accennare che simili prove sono del tutto innocue e non moleste, trattandosi di sottoporsi alla applicazione di una goccia di soluzione diluitissima sulla eme della superficie fl essoria di un avambraccio. La reazione che segue consiste, quando è positiva, in una piccola chiazza di eritema, su cui, in casi eccezionali, si possono sviluppare piccolissime flittene ; i disturbi soggettivi o mancano del tutto o sono ridotti a lieve prurito o bruciore localizzati ; dopo pochi giorni non residua che una innocente pigmentazione cutanea, di nessuna importanza. D'altra parte è noto che la cute degli animali reagisce in modo diverso da quella umana all'azione degli aggressivi e non dà luogo in generale, a formazione di vescicole; perciò per rilevare dati probativi sul potere vescicatorio, che è un elemento di notevole interesse per giudicare l'efficacia aggressiva di un prodotto. occorre sperimentare sulla cute umana. Questa necessità è stata riconosciuta anche da AA. russi (14). Come termin e di un confronto ci siamo riferiti all'iprite distillata, per la quale precedenti ricerche ci avevano dimostrato che la soluzione 0,5 % in tetracloruro di carbonio dà luogo, nella quasi totalità d~ ~~ggetti, a manifestazioni specifiche, più o meno intense a seconda della senstbthtà individuale, ma sempre ben rilevabili e caratteristiche.


310

POTERE AGG RESS IVO DJ ALCUNI COMPOST! ALCHILICI DEL MERCURIO

Per i prodotti ora in esame abbiamo impiegato soluzioni a 0,5; I; 2 O;~ in etere etilico; in nessun caso si è avuta reazione apprezzabile. Il potere caustico e quello tossico da assorbimento per via cutanea sono stati ricercati su animali da esperimento (cavie), sul cui addome rasato veniva fatto cadere, a goccie, il prodotto in esame in soluzione di etere etilico, in dosi relative al peso dei singoli animali, e progressivamente crescenti da g. 0,015 a g. o,o2o per 100 g. di peso-cavia. E' stata presa come termine di riferimento l'iprite distillata, per la quale ci risultava, da precedente esperienza, che la dose di g. o,o15 % determina in generale la morte di cavie del peso medio di g. 6oo in 3-4 giorni, mentre con la dose di g. o,o2o la morte si verifica in 1-2 giorni. L'applicazione di 1 a 4 goccie di mercurio dietile ba dato luogo alla produzione di chiazze di lieve eritema cutaneo, con modico edema, cui h a seguito, in qualche caso, depilazione e formazione di piccole escare. Le lesioni locali avevano la durata complessiva di qualche settimana. Molti animali presentavano un certo grado di deperimento, e circa il 30 % di quelli sperimentati è poi venuto a morte, in periodi di tempo variabili da 20 a 6o giorni. L'esame necroscopico ha messo in evidenza iperemia viscerale, talora enterite emorragica e peritonite essudativa. Anche dopo l'applicazione di I a 4 goccie di mercurio dibutile si è osservata la comparsa di zone circoscritte di lieve eritema e edema, cui seguiva, in qualche caso, depilazione e formazione di piccole escare superficiali. Non si sono prodotte ulcerazioni cutanee. In seguito all'applicazione, molti animali hanno presentato un sensibile grado di deperimento. La mortalità è stata diversa impiegando il prodotto tecnico e il prodotto distillato. La dose di g. o,015 di prodotto tecnico per xoo g. di peso-cavia ha determinato la morte di circa la metà degli animali, in periodi di tempo variabili da due a dieci settimane. Con la dose di g. 0,020 si è avuta la morte dell'Bo% circa degli animali in tre a cinque giorni. La necroscopia ha fano rilevare, sui punti di applicazione del prodotto, edema gelatinoso della parete addominale, senza ulcerazione della cute; zone di emorragie sottocutanee; iperemia viscerale con focolai emorragici disseminati; degenerazione grassa del fegato. Con frequenza si sono constatati anche versamenti endopleurici e endoperitoneali. Con la dose di g. o,o15 % di mercurio dibutile distillato, si è avuta la morte di quasi la totalità delle cavie (21 su 22) in periodo di tempo variabile da r a 6 settimane. Con la dose di g. o,o2o % tutti gli animali sono deceduti in 5 a 7 giorni. I reperti necroscopici sono stati simili a quelli osservati impiegando il prodotto tecnico. L'esame istologico di alcuni organi prelevati da cavie venute a morte in seguito alla applicazione cutanea di mercurio dibutile distillato ha messo in evidenza le seguenti lesioni principali. Cute: sfaldamento dello strato corneo; infiltrazione parvicellulare delle papi ile del derma. Fegato: estesa


POTERE AGGRESSIVO DI ALCUNI COMPOSTI ALCHILICI DEL MERCUR IO

31 I

degenerazione vacuolare; congestione delle vene centrali dei lobuli; cellule del Kupfer ben conservate. Rene: iperemia dei glomeruli, degenerazione ialina degli epiteli dei tubuli. Negli animali trattati con mercurio dimetile le manifestazioni cutanee sono state di poco conto, e la mortalità assai scarsa e incostante, malgrado si siano elevate le dosi fino a g. o,o3o per xoo g. di peso-cavia. In base a questi risultati si può concludere che il prodotto dietilico e sopratutto il dibutilico possiedono notevole efficacia tossica da assorbimento per via cutanea, e che tale azione è notevolmente più spiccata per il mercurio dibutile distillato. Pertanto questo composto può essere classificato fra le sostanze che, secondo la definizione di Dautrebande (15), esercitano una azione tic;sulare, cioè arrestano le ossidazioni cellulari e producono carenza di ossigeno che non è legata nè all'anossiemia nè all'anemia. Si tratta quindi, in sostanza, di veleni così detti generali, al cui gruppo, oltre al mercurio appartengono, secondo il citato autore belga, i cianuri, il fosforo, i composti organometallici, i solventi volatili ed altri.

Riassunto e conclusioni. Ricerche sperimentali praticate con alcuni prodotti alchilici del m ercurio, hanno dimostrato che il composto dibutilico possiede spiccata azione tossica da assorbimento per via cutanea, e può essere considerato come un aggressivo ad azione tissulare. BIBLIOGRAFIA (1) Frankland and Duppa, Ann. I)O, 1864. (2) Hilpert und Ditmar, Ber. 46 (1913), 3738-3740. (3) T AHL : Ber. 36 (t9Q(i), 2628. (4) MARVEL: Jour. Am. Chcm. Soc. 44 (1922), 153-157· (5) G1LMANN and BROWN: Jour. Am. Chem. Soc. 51 (1929), 928. (6) ScHLENK: Ber. 50 (1917), 262. (7) BucKTON: Ano. 108 (r8s8), 104. (8) Hale und Nunez cit. da Whitmore. Organ. comp. of. Mercury, pag. 92. (9) CAHOURS: Compt. rend. 77 (1873), 1405· (10) FoRSTER cit. da Whitmore in Org. comp. of Mercury Ed. Ch. Catalog. Company, New York, 1921. (II) H EPP: Arch. fur esper. Pathologie und Pharmak, 1887. (12) Hale und Nunez cit. da Whitmore. Organ. comp. of Mcrcury, 1921. ( 13) SumA: Monatsh. (t88o), 723. (14) AN1CKOFF, SELENEFF e LASTOCKlN : Yprite. ( 15) 0AUTREBANDE: Les gas toxiques. - Paris, Masson, 1933-


CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA

Direttore : Prof. U. MANTECAZZA

RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO DELL'ISTITUTO CHIMICO FARMACEUTICO MILITARE [CARBONATO E SALICILATO DI BISMUTO] (t) Dott. Declo Mastrojanni, capitano medico, assistente militare

La Direzione Generale di Sanità Militare, nel dicembre u. s., ha affidato al Chiar.mo Prof. Mantegazza l'incarico dì procedere allo studio di due nuovi prodotti antiluetici recentemente preparati dall'Istituto Chimico Farmaceutico Militare (I.C.F .M.): Carbonato di bismuto (C. Bi) e Salicilato di bismuto (S. Bi). Sotto la guida del nostro Maestro, durante l'arnno accademico, abbiamo proceduto, per rispondere ai vari quesiti rivoltici, ad una serie di ricerche intese a studiare le varie proprietà dei nuovi prodotti ed il loro impiego nel campo clinico. In questa relazione andremo esponendo, punto per punto, l'esito di tali ricerche insieme con alcune osservazioni scaturite dal nostro studio.

A) Prodotti inviati e dati sulla loro preparazione. In data 15 gennaio c. a., ci pervenivano dall' l.C.F.M. dì Castello, i seguenti prodotti: Carbonato di bismuto: 5 serie di fiale da gr. o, r 5 5 serie di fiale da gr. 0,25 Salìcilato di bismuto: 5 serie di fiale da gr. o, 10 5 serie di fiale da gr. 0,20 5 serie di fiale da gr. 0,30 Carbonato di bismuto. E' preparato con due tipi di fiale a dosaggio diverso: a) fiale contenenti gr. 0,15 dì C. Bi in 2 cc. di sospensione oleosa, equivalenti al contenuto in gr. o,r220 di Bi metallo per fiala; b) fiale contenenti gr. 0,25 dì C. Bi in 2 cc. di sospensione oleosa, equivalenti al contenuto di gc 0,2032 di Bi metallo per fiala. Salicilato di bismuto. E' preparato in tre tipi, ciascuno col seguente dosaggio: (1) Relaz ione al Min istero della Guerra • Dircz. Gcn. di Sanit?l Militare. (2) O,gni ser ie è: composta eli 10 fiale. l dati sulla prcparnione ci sono stati gentilmente forniti dalla Direzione dell'l. C. F. M.


RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

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a) fiale contenenti gr. o,Io di S. Bi in un cc. di sospensione oleosa equivalenti a gr. 0,0572 di Bi metallo per fiala; b) fiale contenenti gr. 0,20 di S. Bi in 2 cc. di sospensione oleosa equivalenti a gr. o,I I43 di Bi metallo per fial a; c) fiale contenenti gr. 0,30 di S. Bi in 3 cc. di sospensione oleosa, equivalenti a gr. o,1715 di Bi metallo per fiala. I due sali sono stati preventivamente polverizzati e passati per fine setaccio allo scopo di attenerli in polvere impalpabi le. La sospensione è fatta in olio di oliva appositamente deacidificato. La distribuzione della sospensione nelle fiale è eseguita mediante speciale apparecchio agitatore e misuratore onde avere le fiale con eguale volume di sospensione ed egual peso di sale.

B) Perfezione ed inalterabilità dei preparati. l preparati sono contenuti in fiale di vetro omogeneo, in numero di cinque per scatola. Non abbiamo trovato fiale rotte, nè incrinate. L 'apertura delle fiale si fa agevolmente mediante appositi cartoncini vetrati annessi ad ogni scatola. l preparati si sono conservati molto bene, perfettamente inalterati, per tutta la durata del tempo in cui sono rimasti sotto la nostra osservazione (circa II

mesi) ed è da presumere che possano conservarsi tali per lunghissimo

tempo data l'accuratezza del confezionamento ed il genere del contenuto.

C) Facilità o meno di ottenere una sospensione omogenea del sale di bismuto nel veicolo oleoso col semplice scuotimento della fiala, senza bisogno di scaldarla nell'acqua e tanto meno alla fiamma diretta con pericolo di alterare il prodotto. Sia per le fiale di carbonato che per quelle di salicilato di Bi, il semplice scuotimento, per breve tempo (circa I minuto) dà una sospensione omogenea dei prodotti che assumono una tinta bianco lattea uniforme. Ciò si ottiene facilmente alla temperatura ambiente normale. La omogeneità della sospensione è facilitata dalla presenza in ogni fiala di alcune perline di vetro. Non abbiamo mai dovuto ricorrere al riscaldamento delle fiale in acqua calda e, tanto meno, direttamente alla fiamma, metodo quest'ultimo, assolutamente sconsigliabile per le facili alterazioni che può indurre nel contenuto.

D) Persistenza dell'omogeneità della sospensione. L'aspirazione del liquido dalle fiale avviene agevolmen te, se eseguita direttamente col becco della siringa, come si fa correntemente coi prodotti· sjm ilari.


314

RICERCHE ED OSSERVAZION I SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

L 'omogeneità della sospensione perdura Fer qualche tempo, tempo più che sufficiente per permettere la completa aspirazione del liquido. Tenendo in deposito le fiale dopo averle bene scosse, la sospensione rimane omogenea in media per 15 - 20 minuti per le fiale di carbonato, per 10-15 minuti per quelle di salicilato, tempo più che sufficiente per eseguire ,. . . Un InieZIOne. L'aspirazione del iiquido dalle fiale, in ambo i prodotti, per quanto fatta accuratamente, non lascia depositi di sale lungo la parete, ma, aderente alla superficie interna delle fial e resta uno strato del prodotto, di discreta entità, dovuto all 'aderenza della sospensione oleosa alla suFerficie vitrea.

E) Eventuale dolorosità delle iniezioni o reazione tissurale nella regione dove si pratica. Le iniezioni, praticate sempre nei glutei, triangolo supero-esterno, profondamente, con aghi di piccolo calibro della lunghezza di 6-7 cm., dopo essersi assicurati, colla manovra di Lesser, di non essere penetrati nei vasi sanguigni, riescono indolore sia con i preparati di carbonato che con quell i di salicilato di bismuto. Anche nei giorni successivi all'iniezione i pazienti, anche più sensibili (donne, bambini) non hanno accusato alcun disturbo dolorifico. Dopo le iniezioni, praticate colla tecnica sopra descritta, i nostri ammalati potevano camminare e muoversi senza sentire alcun disturbo. Obbi.ettivamente nelle regioni io cui sono s.tate praticate le iniezioni non abbiamo rilevato, oè subito dopo le iniezioni, oè a distanza di giorni, alcun segno di edema, oè di rossore, nè di tensione dolorosa, nè la formazione di indurimenti, di raccolte oleose o altri segni di reazione tissurale.

F) Facilità di assorbimento del bismuto e rapidità e durata dell'azione. Per renderei conto dell'assorbimento, deila rapidità e durata dell'azione, sia del carbonato che del salicilato di Bi, abbiamo seguito alcuni casi, anche di non luetici, adottando in essi due sistemi di ricerche: 1) la ricerca del bismuto nel sangue, e talvolta anche nella saliva, rnediante il metodo di Ganassini; 2) l'osservazione radiografica, in serie, della persistenza delle ombre dovute all'iniezione di preparati bismutici, osservazione protratta per alcuni mesi. Ci siamo attenuti ai metodi già noti ed usati dalla maggior parte degli AA. che hanno adottato questo metodo di ricerca (Lévy Bing - Belgodére e Auclair, Sonemberg, Hudelo, Galliot, Yernaux e Hubschmann, ecc.) (1). 0

Ricerca del bismuto nel sangue e nella salit'a col metodo di Ganassini. - Abbiamo adottato questo metodo in alcuni luetici mai curati in precedenza, con preparati bismutici ed in alcuni soggetti non luetici. I

( 1) Y t R:<EWl<:

Ann:Jics de Dcrm~tol. .

paj!. 76o, lug liu T<J3!.

KAREL HcoscH"'"" ' Acta Dcrm a10 Vcncreologica. Vol. XVI. p. 1;ll, H)35 ·


RICERCHE ED OSSE.RVAZI0:-11 SU DUE I"UOVI PREPARATI 01 BISM UTO ECC.

315

Questa ricerca, dall 'A. stesso riconosciuta non caratteriHica ( 1 ), non ci h a dato risultati probativi, tanto da indurci a non farvi ulteriore assegnamento e ad attenerci al solo metodo radiografico. Riporteremo, tuttavia, più avanti alcuni dati relativi alla eliminazione del Bi nella saliva, dati che danno anche un'idea dell'assorbimento del Bi. Studio radiografico. - Lo studio radiografico eseguito sia in soggetti sani che in soggetti ammalati che in precedenza non avevano subito cure bismutiche, ci ha consentito di rilevare quanto segue: - per il carbonato di Bi le ombre dovute alle iniezioni di questo sale persistono prcssochè inalterate nella loro opacità e nelle loro dimensioni anche dopo 150 giorni dali 'iniezione e probabilmente restano ancora poco modificate per lunghissimo tempo; - per il salicilato di Bi, invece, si hanno ombre meno intense del carbonato le quali si dileguano rapidamente, sono appena rilevabili dopo quattro settimane e del tutto scomparse dopo due mesi. Dall'osservazione delle radiografie in serie ci è quindi permesso dedurre quanto segue: 1° C. di Bismuto. Questo sale si assorbe lentissimamente, in maniem appena percettibile e persiste per un tempo molto lu11go nei tessuti. 2" S. di Bismuto. Si assorbe rapidamente e completamente in tempo relativamente breve : in media, per una iniezione, in un mese dall'iniezione. 2°

Estratto dal protocollo delle esperienze. OSSERVAZIONE XXXI. (Confrontare la qui annessa Tav. l). 31 maggio 1935· Ore 15: Iniezione profonda nei glutei di: una fiala di Salbiolo (2° grado) a destra; una fiala di S. di Bismuto da c:tgr. 20 a sinistra. Ore 16: Radiografia (v. radiogramma n. I). L'osservazione del radiogramma fa r ilevare a destra un'ombra ellittica non molto intensa, a sinistra piccole ombre, non molto forti, lineari, disposte parallelamente alla direzione dei fasci muscolari. 28 giugno 1935 (dopo 28 giorni, v. radiogramma n. 2). Si rilevano a destra lievi traccie di aspetto puntiforme, a sinistra traccie appena percettibili delle ombre precedentemente descritte. 31 agosto 1935 (dopo 61 giorni, v. radiograrnma n. 3). Si rileva a destra la pcrsistenza di una piccola chiazza rotondeggiante poco marcata di aspetto finemente granuloso, a sinistra la scomparsa di qualsiasi ombra. 4 settembre 1935 (dopo 95 giorni, v. radiogramma n. 4). Si rileva a destra presenza di lievissime traccie di aspetto granuloso, a sinistra nulla. OSSERVAZIONE XXXIL (Confrontare l'annes~a Tavola Il). 31 maggio 1935· Ore 15: Iniezione profonda n::i glutei di: u na fiala di C. di Bi da ctgr. 25 a destra; due fiale di C. di Bi da ctgr. 15 a sinistra, (1) D. CANASSINI : Ricerca rapido dd bùmu/Ofld sangue e Mi liq111di orga11id dell'orga11ismo . Boli. della Soc. mcdico.chirurgica di P"vi3, f3SC. l , 1927.


316

RICERCH E ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

TAVOLA L

Iniezione di ~a lbiolo 2° grado 1 fiala a destra. S. di Bi - 1 fiala da etgr. 20 a sinistra.

OssERVAZIONE XXXI. -

RAD IOGMMMA

s. 1

R ·.oro CRAMMA :-<. 2.

-

-

Dopo 1 ora.

D•>po 28 giorni.


RICERCHE ED OSSERVAZ ION I SU DUE :-<UOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

Seg!4e : T A VOLA I. OssmvA zJ o:-<E XXXI.

RAo tOCRAMM I

RAotocR.• mtA !':.

!':.

3· -

4· -

Dopo

61

giorni.

Dopo 95 giorni.

317


318

RICERCHE. ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

Ore 16: Rauiografia (v. radiogramma n. 5). L'osservazione del radiogramma fa rilevare: a Jestra intensa ombra di forma ellittica, a sinistra una serie di ombre molto marcate, di forma lineare, parallele aila direzione dci fasci muscolari. 28 giugno 1935 (dopo 28 giorni, v. radiogramma n. 6). Si rileva a destra: ombra meno intensa Ji quella precedentemt:nte descritta ma più estesa nel senso del suo mag· giore asse, a sinistra lieve riduzione per numero e intensità della serie di ombre lineari. 31 agosto 1935 (dopo (n giorni, v. radiogramma n. 7). Si rileva lievissima riduzione dell'intensità delle opacità sopradescritte sia a destra che a ~inistra, le dimensioni di esse non appaiono modificate. 4 settembre 1935 (dopo 95 giorni, v. radiogramma n. 8). Le ombre permangono pressochè immutate per disposizione, intensità e d imensioni. OSSERVAZIONE XXXIII. 7 giugno 1935. Ore 9: Iniezione profonda nel gluteo di destra di: una fiala di S. di Bismuto da ctgr. 30. Ore 11: Radiografia: ombra di forma ellittica non molto intensa. 20 htglio 1935 (dopo 43 giorni). Nessuna traccia di ombre riferibili alla iniezione di S. di bismuto. OSSERVAZIONE XXXIV. (Confronta l'annessa T av. III). agosto 1935. Ore 9: I niczione simultanea, profonda, nel gluteo dì sinistra di due fiale da ctgr. 15 di C. di Bi. Ore u: Radiografia (v. radiogramma n. 9) si osserva un'ombra di forma ellittica, molto allungata, di opacità non uniforme, in alcuni punti molto intensa, in altri di aspetto granuloso. 29 settembre 1935. Radiografia Jopo 6o g iorni (v. radiogramma n. ro). L 'immagine di cui sopra risulta poco modificata nelle sue dimensioni, anche l'intensità dell'opacità è poco modificata e conserva l'aspetto granuloso. 1•

G) Regolarità di eliminazione colle urine. Carbonato di Bismuto. Questo sale si comincia a eliminare colle urine assai tardi. Noi lo abbiamo cominciato a riscontrare, col solo m etodo più sensibile (Ganassini) appena in traccie, solo dopo 7-8 giorni ed oltre, dall 'iniezione di ctgr. 25. L'eliminazione continua in misura piuttosto scarsa (è ri)evabile solo col metodo Ganassini) per molti giorni, comincia a rendersi più manifesta verso il 15° giorno in cui è constatabile, parzialmente, anche colle altre reazion i meno sensibili (Dezani e Caille) e si protrae ancora per molto tempo. L 'eliminazione non prosegue in maniera costante e manifesta e si riscontra dopo molto tempo ma non costantemente, perchè, durante l'osservazione, per alcuni giorni, essa può essere non percettibile, per diventarlo nei giorni success1v1. Quindi l'eliminazione di questo prodotto, nei soggetti sani, si inizia molto tardi, avviene in maniera non sempre costantemente manifesta e si protrae molto a lungo.


RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

TAVOLA II. Iniezione di 1 fiala di C. di Bi da ctgr. 25 a destra. 2 fiale di C. di Bi da ctgr. 15 a sinistra.

OssERVAZIONE XXXII. -

R.-orocRA~IMA s.

RADIOCRA~IMA s . 6.

5· -

-

Dopo

1

ora.

Dopo z8 giorni.

3 19


320

RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

Segue: T AVOLA II. OssERVAZIONE

XXXII.

RADtOGRAMMA r<.

7· -

Dopo 61 giorni.

RADIOGR.\~1~1.\ N.

8. -

Dopo 95 giorni.


RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

32 1

T AVOLA III. 0ssERVA7.IONE

XXXIV. -

Iniezione di C. di Bi. 2 fiale da ctgr. 15.

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322

RICERCHE ED OSSERVAZION I SU DUE NUOVI PRE PARATI DI BISMUTO ECC.

Nei soggetti, sottoposti a cura regolare con una serie di iniezioni praticate a intervalli normali, l'eliminazione del bismuto colle urine si inizia pure tardi, continua in maniera irregolare e si protrae per molto tempo dopo la fine della cura (in un caso l'abbiamo rilevata ancora dopo oltre quattro mesii). Salicilato di Bi. - Il Bismuto si trova presente nelle urine, con reazioni nette, anche colle meno sensibili, già dopo sei-otto ore dall'iniezione di .2o ctgr .. L'eliminazione continua costantemente nei giorni successivi in maniera manifesta e abbastanza regolare e si protrae, in soggetti sani, dopo una sola iniezione da ctgr. 20, in media per 1o-15 giorni. N ei malati sottoposti a cura continua, dopo una serie di iniezioni praticate ad intervalli regolari, l 'eliminazione del metallo si inizia pure dopo 6-8 ore, continua abbastanza regolarmente con reazioni nette e si prolunga per un periodo di tempo abbastanza lungo (oltre ad un mese dopo una serie t'ii 12 iniezioni di complessivi gr. 2,40 di sale). La curva di eliminazione raggiunge la sua massima evidenza alla fine della prima settimana (dopo un paio di iniezioni) e tale si mantiene mentire 1a cura viene continuata regolarmente; alla fine di questa, comincia a decl inare gradatamente per cessare 3-4 settimane dopo l'ultima iniezione. Ricerca del bismuto nella saliva. - Abbiamo ricercato il bismuto nella saliva col metodo di Ganassini (I) in alcuni malati trattati col salicilato di bismuto, già 4-6 ore dopo l'iniezione, L 'eliminazione segue, in un primo tempo, di pari passo quella che avviene attraverso il rene, ma cessa molto prima di questa. Metodi di ricerca. - Tra i numerosi metodi proposti per la dimostrazione del bismuto nelle urire (Léger, Aubry, Aubry e Démelin, Miiller, Sci, Laporte, Cuny e Poirot ecc.) qualitativi o quantitativi, oltre a quelli elettrolitici e spettrografici (2), noi abbiamo preferito in un primo tempo il metodo di Ganassini modificato dal Lombardo, e, seguendo i suggerimenti di quest'ultimo, abbiamo di pari passo esegui to le prove del Dezani e di Caille (3). ( t) G,,,..ASSt'l t : Loco ci1~1o. Su i vari metodi di r icerca dtl Bi. cfr. S. Lomhoh , Wismu1 , ecc. in }ADHASSON : H andbucl: der H 11111 und GrscM~chtskr•"kluiren .. - Bod. XV III . pag. 232 c SCJ:(g .• Bcrli n. 1 ~)28. {_;) 11 mt·(c)clo agli st~nniti ak~lini di Gan:1ssi ni-Lombardo consiste in questo: a 2 cc. dj orin:1 si aggiunp,c in un~ .:omunc provetta o,so cc. el i so luzione di cloruro stannoso (cloruro stannoso cristallizzato della Dilla Baycr gr. 25 si sciolgono a. caldo in 25 cc. di acido cloridr ico e vi si a~­ giun_gono 75 cc. di acqua di sti llala), si agita c poi si unisce t cc. di solu7.inn~ di soda caustica al 20"0 • si agita ancora c si la scia io ripMO I;~ provetta. Il precipitato bianchiccio (idrato mnnoso) che subito si forma si ridiscioglie resid uando un prccipi l~to lioccoso (fosfa ti) che si agglutina e poi si raccoglie al fondo, nel men tre assume più o meno rapidamente ed intcnsam~ nlc , a secondo del contenuto in bismuto. un colorito bruno·nero, dovuto al ditTerenziars i dd bismuto e poi di stagno mc:t.allico. Si b la lwura ogni 'i minuti fino a 30. dopo di che la reazione non è più da ritenersi specifica. La scmibilit.'l di <Jllcsto metodo \•iene po rlata da 1 : 2;0.000 (tJUalc è quella col vecchio metodo Ganassin i) ad t: 2<j .ooo.ooo . Questo :ncwdo viene ampliato e completato col seguen te: a sei cc. di orina, raccolta in u na comune provetta, si aggiun)-:c o,6o di acqua ossi genata ed ahrenanlo di ammoniaca concentrata, si ( 2)


323

RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

Oltre che nei vari ammalati di lue abbiamo seguito l'eliminazione del bismuto in alcuni soggetti sani o con affezioni cutanee di natura non specifica. Riportiamo nelle pagine seguenti, i dati dell'eliminazione del bismuto, dedotti dal protocollo delle esperienze, relativi ad alcuni soggetti: Estratto dal protocollo delle ricerche.

Carbonato di bismuto. O ssERVAZIONE IX~

7~-1935

Ur.: R . Gan. dopo 4 b.

I) C. Bi ctgr . I5 . . . . • . . . . . . . . . . . . .

24 h.

g. 3 g. 4 g. 8 g. 14 g. 1 7 g. 18 g. 2

:.

25 (40)

II-2-I935 2) I 5-2-I 935 3) zo-2-I935 4)

25 (go)

24-2-1935 5)

25 (I, I 5)

OssERVAZI ONE

25 (65 )

+-+ --

+ --

XXVII: Ur. ·R. Dez. do po 13 b. I g. 2 g. 3 g. 4 g. 5 g. 6 g. 7 g. 25 (Asl • 8 g. 9 g. IO !':· l i g. 25 (90) 12 g. 30 (1, 20) • 15 !(. 20 g.

R. Caille -

-

-

R. Gan.---

27-7-1935 C. Bi ctgr. IS .

•

'

•

•

+

t

•

+ --

+ ±-

+ --

+--

(?)

+ -+--

+--

+- +- -

++ -

agit:l e si porta aù ebollizione: il preCI pilato di fosfati alcalino·tcrrosi (che trascina con sè il bismuto) viene raccolto al fondo di una provetta centrifugando: indi si lava due volte con acqua alcalimzzata con o,so% di ammonia<:a, cd il centrifugato stesso si scioglie in o,6o di soluzione ac· quos:1 al 5% di acido cloridrico, per infine ripor tare con acqua a 6 cc. il rutto. Questo si divide in tre provette ognuna con tenente z cc. di liquido: nella prima si pratica la re!lZione di Dezani (Biochimica e Terapia Sperimentale. Anno IX, pag. 267, 1922) con tre goc· cic di soluzione di ioduro di potassio al 25%, ottenendo, in presenza dd bisn, uto, una colorazione giallo limone , nella seconda si pratica la reazione di Cail le il cui reattivo è formato da: antipirina gr. 1 , ioduro di potassio gr. 2, :~equa gr. 30, che, se è positiva. dà una colorazione giallo-m3t· t onc: nella terza provetta si eseguisce la reazi onc degli sta nniti alcalini del Canassi ni ag)liungcndo 0,25 di cloruro stannoso e 0,50 di soda caustica al 20%. La reazione sarà positiva colle due prime pr ove se il qu~ntitativo di bismuto è inferiore a 1 : soo.ooo c, per contro, sar~ positiva con diverse ra pid ità cd intensità anche per diluizioni venti ,;o~te maggiori. ~t:JO.ooo.oo:>) colla terza prova. (LOMBARDO: Ricr-rclu: mila dimit1azion~ dd bùm11to colle unne. C•ornalc Italiano di Dcrmat. e Sifilogr. pag. 454, 1925).


324

RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE N UOVI PREPARATI DI BISMUT O ECC.

XXIX:

O ssERVAZtO;-.I E

:zS-8-1935 o re 8,45 C. B i ctgr. 25 .

dopo

t: r. : R . Dcz. - - R . Ca il le - - 6 h. ----14 h. - -·- - I

g. 3 g.

2

31-8-r935 - C. Jli cts;:r. 25 (0.50) •

5-8- 1935 - C. Bi clg-r. 2 5 (o,is) 7-9-1935 ~ co-j acol 0,15

• •

•

IO

-- --- -- --

•

l" r. : R. o~z.

-- -

R. Cnille

•

- - -

- -!.. - -

1:· IJ g.

-

-- -

- - - - - --- - - - -- --

- - -

- ------

g. .5 g . 6 g. 7 g. 8 g. 9 g. 4

-

-- -

-- -

--- --

g.

R. Gan. -

- - - - -

---- -

- -- -- - - - ..!.. - +- - -+- +- - +- - -

XXXIV:

O ssERVAZIOl' E

14·7- 1935 o re 8.10 C. Bi ct gr. 25

dopo

b. 2 h. 5 h. l l h. l

17 h. 24 h . JO h . 2

g.

2

g. ~2

3 g. 3 g. t.; 4 g. 5 g. 6 f.. 7 f(.

8 g.

c. Bi 2 fiale da ct g. 1 5 (ssl .

Ja• g . .,8 b. 40° g. 4i 0 g .

-----

-- -

---

-

- ----

-- -

---

•

•

8 g . 9 b. 12 h. 9" g . 24 b. 36 h.

---

- R. Ga n. -- -- - • - --

- --

• •

---- - - ---

-- --- -

--

---

------..L -- -

--

....---

. ---

----

-- -

--- --- - ---- - -- -- -- -

. ---

---

+-+-+++=++-

=

' (?) (?)

-----

----- --

+=-

Salicilato di bismuto. O ssERVAZ I ONE

IV:

24-2- 1935 O re 9 S. Bi ctgr. 30 . . . . . . . . . . . . . • . . .

:zll-2-1935 S. lli ct gr . 30 (6o) . . . . . . . . . . • . . . . . . .

4-3-H)JS S. Bi c l g r. 30 (90) (l .'climinazioue p r oscj,'li C rcgola nuentr )

Cr.: R . Gan. dopo

h. l g. 2 g. 7

3 ~6 g. i g. 9 g. 12

g.

..l.+-

•

15 ~~o

g.

2j

g.

35 g. 40

(lo com pi<"'-<O gr. J,Oo di salicil ato) . . . . . . . . . . . . . . .

g.

4 5 g. 60 g .

74 g. Sr g. R8 g . I nizia altra C'ura.

95 g.

--!..e> --

•

+-+-+ +;- ++++ ..l.+ -r + + ++ + + ..L + + ++ ++ + + ..L + + ++ + ++++- ---


RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PR EPARATI DI BISMUTO ECC.

Oss ERVAZIONE

XXI: R. Caillc -

U r.: R. Dez.

31-7-193 5 ore 9 I)

325

---

dopo 4 h.

S. Bi ctgr. 20 . .

--+-+--~-++ -·+ - -

10 h. 24 h. 2

z) S. llì ctgr. 20 (4 0) .

zo (So) .

-1- - -

+ t-+ J..J.. + t-t+ t-+ +-+-+ -- --- + -+-+-.J..++- +-..L _ _

g. 12 g. t S g.

l

25 g. z6 g. 27 g . z$ g. 29 g .

s) s. Di ctgr. zo (1.oo)

50 g. 3 1 g.

32 g.

1-9- 1935 . . . . . . . . .

•

+- -

Il

(l'co Jacol) o, 15 . 0,30 .

t

:r: - -

7 g. 8 g. 9 g.

3) S. Bi ctgr. 20 (6o) . 4) S . Bi ctgr.

g.

3 g. 4 g. 5 g. 6 g.

33 g.

34 g. 35 g . 36 g .

•

--

•

+-+- -

+-+ -+-+-+-+-+ +++ ++ + ++ -

+--

+- +- -

+-+ -+-+++- +- + --

R . Can. - - -

+ (?) +- +- ++. +++++++ -++ +- + ++ +++ • +++ +++++ -+ (') + (') •

++ .J.. - ++++-

+ -++ + - -

5-<J-193 5 SallJiolo 1 llala z•• g r.

OssERVAZIONE

XXII: l ' r.: R. Ocz. - - -

6-7-1 935

i-7- 193 5 S. Bi ctgr. 20

d opo 8 h. l g. 2 g. 3 g.

g.

20 (40)

4

zo {6o)

5 g. 8 g. 12 g.

: o (So)

ro; 1/: • • 16 • 17 g.g .

:n g. Inizia altra t." llra (:-;co-;acol) 0,15 25 g. 26 g .

1-9-193 5 Nco-Jat'Ol 0,30

0 ,45 .

0,60 .

27 g. 28 g. 29 g. 30 g. 31 g. 32 g. 33 g. 36 g. 4I

g.

•

++ + -+- +- + +++ +- ++++ + ++ +++ ++ + ...L++ + +++ --+++ =+++ =+-+- -

R. Caillc -

•

-

-

+-+- +-+-+- +- +- + ++++ ++ + ++ ++ + ++ +++++ -+-+- + -+--

- ----

R. Gau. - - -

-1- + + ++ ++ +- -'- +++-'- + + ++ ++ +++ +++ ++ + +++ + ++ + +++++ ++ + ++++ ++- -


326

RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

OssERVAZIONE XXIII:

Ur. : R. De.:. I::!-8-1<)3.5 r ) S. Bi ctgT. 30 . . . dopo 2 g. 15-8-193.5 2) • 30 16o) . 5 g. JJ g . r8-8-t93.5 3) • ~o (90) . Neo Salvarsan 0 ,15 18 g. 22 ~. 0 .30 . 25 g. 0 .45 . o.6o 32 li(.

•

-

-

++ +++ +++ -+-+ --

R. Caille -

-

-

R. Gan. -

-

-

+-+ ++ +++ -+--

-----

++ +++ +++ ++ ++ +-±- -

R. Caillc - - -

R. Can.---

+-++++-

---

• +-++ +++ +++ ++++ +--

R. ca.ille - - -

R. Can . - - -

•

---

OssERVAZIONE XXIV:

L'r.: R. De.:. - - 14-8-1935 dopo 7 h. t) s. Bi ctgr. 20 . 6 g. 17-8-193.5 2) • 30 (SO). 10 g. 2r -8- r 935 3) • 30 (So) . t 1 .5 g. Neo Sal\"arsan 0,30 . 22 g. 0.45 . - -0,60 . 2') g. --0,60. 36 g.

•

+ -++ +++ + ++ --

+--

-----

OssERVAZIONE XXVIII:

Ur.: R . Dcz. 28-8-193 5 l) S. Bi ctgr. 20

dopo 4 b. 8 b. 13 h.

• t

24 h. t

2)

•

•

• •

3)

t

(?)

+ (?) +-+-+-+ + -..l.. -

(?)

+-+-+-+-+ -+ +-r-+++++ + +++ +

36 h. t 2 g. 3 g. 3 g.'·% 4 g. 5 g. 6 g. 8 g. Altro preparato

•

30 (So) .

--

•

• •

+ ?+ -+ -+-+·- +-+- ++ ++ + -++ -

++ -

• + --

++++ ...... + +++ +

OssERVAZIONE XXXI. Soggetto sano:

31-.5-1935 S. Bi ctgr. 20 a sinistra Sa lbiolo II0 grado a destra

dopo 7 g. • 28 g. 45 g. • 73 g.

R. De.:.

•

t + + R. Caillc + + - R. Gan. +++ +-±-• + +-

+ --

O ssERVAZIONE XXXII. Soggetto sano:

31- .5-1 935 C. di Bi Cl!,'T. 25 a ~inistra 30 a de-;t.ra

d opo

7 R· 3 r g. 62 g. • 96 g. • 120 g.

R. Dez. -

-

-

R. Caillc - - -

+- -

+- + --

R. Gan.

t

+ --

+- -

+ -+ - ++-


327

RJCERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPA RAT! DI BISMUTO ECC.

H) Impiego e dosaggio dei preparati bismutici dell' I.C.F.M. t. - Carbonato di bismuto. In media abbiamo praticato due iniezioni la settimana da ctgr. 15. Colle fiale da ctgr. 25 eseguivamo una iniezione ogni 4-5 giorni. In complesso un ciclo di cura comprendeva 12-15 iniezioni da ctgr. 15, Io-12 da ctgr. 25 (complessivamente gr. 1,80-2,25 di sale, pari a r,66-1,83 di Bi metallo, per le fiale da ctgr. 15 e gr. 2,5-3 di sale, pari a gr. 2,03-2,43 di Bi metallo, per le fiale da ctgr. 25). 2. - Salicilato di bismuto.

Praticavamo in media due iniezioni la settimana colle fiale da ctgr. 20. Tn soggetti adulti, di sesso maschile, di costituzione robusta, abbiamo usato le fiale da ctgr. 30, in genere ogni 4-5 giorni. In media, nei bambini, a seconda del peso, praticavamo 1-2 iniezioni la settimana con fiale da ctgr. 10. Anche con questo preparato chiudevamo il ciclo di cura dopo una media di ro-r5 iniezioni corrispondenti a gr. r-r,5; 2-3; 3-3,6o di sale; pari a gr. o,57-o,85; r,r4-1,7I; I,71-2,o5 di Bi metallo, rispettivamente. In diversi casi, constatato il primo effetto terapeutico (cicatrizzazione o scomparsa delle lesioni cutanee e mucose, evidente miglioramento dello stato generale) abbiamo continuato con la cura mista (arsenobenzoli più carbonato o salicilato di bismuto). Tale cura, eseguita in genere con un'iniezione di sale bismutico ed una endovenosa di 914 per settimana, è stata sempre ben tollerata ed ha dato ottimi risultati. In altri casi, dopo le prime iniezioni di preparati bismutici e dopo averne constatati i primi evidenti risultati, siamo passati, per il rapido esaurirsi della dotazione di salicilato di bismuto, a cure di altro genere o con altri prodotti bismurici similari (salibi, salbiolo, ecc.). TAB. I. - Q t :AORO ;)lt"~fERICO OE! CASI TRATTATI

Trottati col 1'\.

:Man ifestazioni luetkhe

o rd.

J

2

3 4

5

carbonato

Sifilomi iniziali Sifilidi ~ondarie con manife;;taziot>i in atto. Sin lidi latenti senza mauì!e;tazioni cl iniche Jna con ~eazioni "icrologkhe po. itive Si6Jidi \tue! ive S itilidi <ong?nil" '! olnìi

3 (t ) ~

l

S.'\ licil;ltO

7 l r) 6

Totale dei ca;;i

IO II

2

I

3

l

-

2

3

3

3

rr

I l)

30

( t ) U n o ste sso caso fu trattato prima con carbonalo e poi con sa licilato. N. B . Altri 6 soggetti normali o con affez ioni cutauec uon lueliche furono sotto pos ti, a scopo di s tudio, ad alcune iniezioni di carbonat o o di salicilato di bis muto.


328

RICERCHE ED OSSERVAZ IONI S U D UE NUOVI PRE PARATI DI BISMUTO ECC.

TAB. lX - PROSPETTO ltLIS

!

Terapia

N.

~

oss. 1pro t. )

<Il

---,----,-.,.--!'t

..

P eso

'·

:-:. dc.> Ile rom pl. -~ .3~,

Diagnosi

t ·=

~_ ""-~• .lO gr. ._. ,g g ~

inirez.

di sale

0 ,75 l ,so

A ) \arbcmlllll di bJSIIIIIIo

Sifìlomi

15

m. 24

Sifiloma gi,::n ntc ahnL-o del solco - Adt'nnpat ia

3

» »

19 29

m. :20

6

m. 23

Sifilomn ulcemto de l solço - Aden<•patia Sifìlomi multipli dcii 'n."! a - P oliadtnopal i:1

Sifilide II

5

f. 35

Sifilide recente- Discromia del collo - R taz . fo rt. po-it.

7

»

9 17

f. 22

Si lì l. papulo-a ron placche vegetanti anO-\'Uh·ari (~fi\'Ìdanza 1\'. mese)

6

1, 40

f. 29

Papulc ahrasc d<'lle piccole lltbl>ra Plat--ea abmsa del labbro inferio re - Lcuc:odcn11a Sifiloma gigante del prepuzio - Parafimosi - Ros<·ola - P oliarlcnopatia Si1llidc lat ente: con reazioni ~icrologic;hc inten,oamente po,.,itive (iJ1 prc-ced emA'l !{r. 4,5<l di 9 14) Sifìlide latente c.:-on reazio ni sierologiche par?.ialm . po;-ith·e Sifiloderma ulccro-gommoso d ella spalla ~iJ1istra

6

z,so

,

-:.

I8

,

25

f. 24 m. 42

Si!. latente 6

f. 36

.. Sif. III.

i 2i

Sifilomi

IO

»

IS

)

I6

))

21

»

22

»

24 I2

3

7

r,ss

4

1.00

8

II

13

1.<)0

!.50 1.~5

B) S"lidlato di bismuto. m. 22

»

23 24

Si1llide II

-1

» »

8

f. 27

12

f. 23

111. 21

m. 23 f. ~2

m. 26 m. 26

28

f. 25

!'ii. latcn te I Sii. tardi ,.a 2

m. 3i

l)

»

I l

Sifil. congcn. 3

» »

m. 64 m. 56 m. 7 f. 22

Sililo ma iniziale del solco da 7 giom i

l . IO

Sifilonm gigante abrru;o del soleo - Adl·nopatia (in prcc. 3 iniez. a ub.) Siiiloma mgadiro nnc - Fimosi - Ad('nitc Sifilo mi multipli abrasi delle piccole labbra (pncurno to race l èrapeutico in atto)

1.20

13

I.OO

13 ~

.. 4

Sililoma del frenulo - Arknilc satcllil<' S ii-Boma abra!'Q del rolco - Adenite Papule vtgct anti ano- vuh·ari - Papulo- pu~tolc dc:: l c:~pillizio cd (JS<X>llari - E dema duro elci picco lo lahbro - l'ol i-adl'llnpatia

3

o.So o,So o,llo

15

Sililo ma della ~-:cngivtt Fupcrio rc- Adenite w ttom a,;çcllare

~

o,So

7

Sifiloma e papule abra5l' dei genitali (gra,·idauza 7" me!'e) Sifilide re<:cntc- Di~crom ia d el collo - .t\IOlK·cia Siiìloma doppio elci ,;oleo- R oscola- P oliadcnopatin Si1llo mi multipli - Sifìloderma eritcma to-papuloso - PlaL'Che t on>'illari - Micropoliadcnopatia - Ccfal<!a - Fchhrc SifJHde papulo;;a-abrasi\'a della vuh·a (gravidanza ,, ~ tnCl«!) Sifilide latente con rN1zio ni sierolo~iche po,;itivc·, m:~ i curata Sifilide tardh·a cardiovascolare - Artcriùo'C'krosi - Jpcr ten»ione. Silìlidc tarùh·a con H!gni d.i tabe lru;;ta

m. 6

Si!ìlide congenita Sifilide co ngr nita - llleno rraj!ic Sifi lide con g<"nita

31

m. 36

C) So~r-·11• 111111 lu· licz Sa11o - Sa ll>iolo e S . Bi c l)..'l". 30

3~

33

n1. 34 m. 50

Sauo- C. Bi ct)!r. 30 C. Bi ctgr. 25 Chtrnlo ma pnhn. e plant. S . e t:. Bi r c r

34 35 36

m. rf> f. 26 m. tS

Encma s«'cO del pube C. d i l.li Psoriasi C. Bi 2 ctgr. 25 Euemu òdl'orccchio S. di l.li

13 26

Studio n1<lim:r.

c detl'as.<;orh. J

=ctgr . 25 c 15

cd climinaz.

clgr . 20

•

I

II

t6

1

IO

44

I2

49

11

4S

13

4

I,20

4

l. IO

3

o,8o

12

2 • .j0

54

1,6o

31

I5 15

3,90

c;o

1,50

8 IJ

'6

2,20

37

I,JO

61

IO

(


RICERCHE ED OSSER\'AZI0.:-.1 SU DUE ~IJOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

329

l Stnn!VO Dl:l C.\SJ Oo;'lt;R\"ATI =========================================~===========

Ri:-ultall terapcutici ; Sul~ manifesta%,

spec. cutueo-mu~

:

Sullo stato generale

.

nulk-

l

PC"' gr.

1 nullo

nullo, diminuz. lieve m(gJkr am. miglioram.

+ 8oo

1 nullo

l. mlgl. poi pegg.

-f-1100-1700

; scano (fot. 5-{)) scano

~taziooario

•scanil8.. (fot.

1

1~)

discreto

scnnbt!imo

n1iglioramento

• •

1 dL"<:r. (fot. 9-10)

li<.'\·c mi~lioram. !X'If!:iomm. lieve miglinram.

ottimo o ttimo l-molto buono

lieve nùgliomm. migliomm. mll!liomm.

ottimo forte mirlioram. o ttimo (fot. 3-4 ) o ttimo mì((lioramento o ttimo

•

•

o ttimo (fot . 7-8) o ttimo

fortissimo miglior. •

lieve rcmisto. discr. a rn!!'t o alopecia ottimo

•

miglioram.

ot timo -

mlgl. evidenti!<~. mi,;:lioram. miJ!Iioram.

-

Id. lie,·e ml,;:lioram. migliornm.

-

Pm'l.da~noat8s

migliorom.

-

100

-l-

<>ro

+

2500

JOO 100

Sulle reazioni •Ìrrol()l(iche

nullo (per,.il't. delltt I»-ith·ità ) nullo nullo

in•·fl. (pas$. cura eli "!!l;cil.) piu che mediocre prt"'-.'<lCChè ineJlìcaee

nullo Mche dopo ~n ..:inrni

~'an<i.:;. (d. z• sett. annessite}

nullo nullo nullo nullo

R'ar<n SCtll'.a Ili t'fl ÌOM'C

+ 300 + soo dc.>fl~lone da + -t- + a + - Soo \*AAÌOmmcnlo da + - - a + + + 1100 nullo '

;oo 1800

Gmdizio ~intetko sull"azione ternpt'Ulica

ottiotn, le reaz. rinW.."<.·ro n~ati,·e dc.>llcsstonc Jic,~e dopo lt• 4 ioiezion i dcflcsstone dopo -1 iniezioni

cli-cr<'ta iucfficacc mt>dìocre e molto lcnlt'

ottima, poi altra cum ollimn, poi altn1 cum

+ molle> buona + 1700 defll!!'~. dopo -1 iniez. da+ - - a - - - ottima + nullo dopo le 3 io.iezìo111 ottima + :000 dtflt:o>, quasi completa dopo le 3 inicz. ottima 1200

1900

+ 1100

id.

id.

id .

ottima

+ of300 defleN=. quasi compi. dopo l'intero ciclo ottima ottima anche + 3400 deflc,;..jone parziale

+ 1400 nullo dopo •le 4 wiezioni ..L 3,500

•.

11 00

nullo dovo le 3 iuieziom

+ Jlioo dt:fte.,ione parziale parziale + • -f • + forte dcfle:;sioue ..

<)00

dell~·ionc

+

ottima buona huon:l

qt'O

huoun

I JOO

buona mollo buona

H!OO

...,..

molt'l buona ottima

8oo lTOO

deflo-~lone parziale liC\·e delle<sione

cli~l'ta

buon.'l

~ul

neonato


330

RICERC HE ED OSSERVAZIONI SU DUE N UOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

l) Reazione generale e parziale dell'organismo per assorbimento rapido o per intolleranza dd bismuto. 1. - ToUe:rabilità. Non abbiamo dovuto lamentare veri fatti di intossicazione od iatolleleranza per assorbimento rapido sia dell' uno che dell'altro preparato bismH~tco.

Il carbonato ed il salicilato, usati alle dosi abituali per i preparati bismutici, sono benissimo tollerati dall'organismo anche in soggetti molto giovani (Osservazioni III e XXVI) od in istato di gravidanza anche inoltrata (Osservazioni VIII, IX c XXVIII). In una donna tubercolotica, trattata con pneumotorace, la cura bismutica fu benissimo tollerata e diede un manifesto miglioramento dello stato generale (Osservazione XXI). 2. - Rea:ione di Herxheimer: Questa reazione generale dell'organismo susseguente all'iniezione dei più attivi preparati antiluetici, ritenuta dalla maggior parte degli autori indice della rapida distruzione di un cospicuo numero di spirochete, è stata da noi osservata coi preparati di salicilato di Bi in tre casi di sifilide recente florida (Osservazione VIII, XIV, XX). In alcuni si fil omi (Osservaz. X, XV, XXII, XXIV) alle prime iniezioni di S. Bi è seguita una reazione congesùzia locale con arrossamento anche della zona periferica, fatti scomparsi alla iniezione successiva ed interpretabili come una reazione di H eriheimer circoscritta. 3. - Intolleranza. I fatti di intolleranza bismutica possono .-:ssere generali dell'organismo o particolari di qualche organo o sistema. Tra i primi si possono avere : inappetenza, cefalea, senso. di stanchezza, anemia, diminuzione di peso, febbre, reazione di H erxheimer; tra i secondi: localizzazioni a carico del rene, fegato, intestino, mucosa buccofaringea c talora sistema cutaneo. Dalle nostre osservazioni abbiamo rilevato :

a) Fenomeni generali. 1) Inappetenza, cefalea, senso di stanchezza: m nessun caso, nè col carbonato nè col salicilato di Bi. 2) Anemia: un 'ipoglobulia con diminuzione del tasso emoglobinico segue in genere abitualmente alle prime iniezioni di sali di Bi, però tali fatti tendono a regredire col progredire della cura. Mentre ciò si è verificato coi preparati di salicilato in misura ridotta e per brevissimo tempo, coi preparati di carbonato, in alcuni casi, i fa tti sono stati più duraturi e manifesti come può rilevarsi dalla tabella n. VII.

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RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPA RATI DI BISMUTO ECC.

331

3) Diminuzione di peso: si è verificata, sebbene in misura non molto accentuata, in alcuni casi coi preparati di carbonato (Osservazioni V, VII, XVII, XVIII). 4) Febbre: nessun movimento febbrile è seguito dalle iniezioni di carbonato o salicilato di Bi.

b) Reazioni a carico di alcuni organi e sistemi. 1) Rene. - L 'esame delle urine, sistematicamente eseguito prima e dopo le i.ni~:zioni dei preparati bismutici non ha mai messo in rilievo la comparsa di oliguria, albuminuria, cilindruria, nè altri segni di sofferenza renale. 2) F egato. - In molte deile nostre osservazioni abbiamo cercato di sorprendere eventuali compromissioni della funzionalità epatica imputabili all 'uso dei preparati bismutici. Nel · mentre dal lato clinico non abbiamo mai riscontrato l'ingrandim ento dell'aja di ottusità epatica, la comparsa di dolorabilità alla regione deU 'ipocondrio destro o di segni di ittero, dall'altro abbiamo studiato la funzionalità epatica in diversi casi, avvalendoci di taluni metodi di ricerca che abbiamo in corso e che formano oggetto di un nostro lavoro attualmente in preparazione. La funzionalità epatica è stata studiata prima e dopo la cura bismutica avvalendoci, oltre che della ricerca dell'urobilina nelle urine coi comuni metodi e con quello di Franke (1), della ricerca della bilirubina coi metodi diretto e indiretto e della prova del rosa bengala di Fiessinger e Walter (2). Riportiamo dal protocollo delle ricerche i dati ottenuti nei singoli casi (dr. Tabella II). Da questa si può dedurre che, nè col carbonato, nè col salicilato di Bi si è avu ta compromissione o peggioramento della funzionalità epatica: i numeri indici ottenuti hanno dato in genere miglioramento dei valori, o in pochi casi, questi sono rimasti pressochè stazionari. 3) Apparato gastro-enterico. -- Nessun segno di alterata funzionalità dell'apparato gastro enterico, nè subbiettivo, nè riscontrabile obbiettivamente, è seguito dall'iniezione di carbonato o di salicilato di Bi. 4) Fenomeni a carico della mucosa bucco-faringea. - Non abbiamo constatato alcun accenno a stomatite nei casi trattati col carbonato. In tre casi, curati piuttosto intensivamente coi preparati di salicilato, abbiamo notato la comparsa di un orletto gengivale, di colore grigio scuro o nerastro, in corrispondenza dell'impianto dei denti. Ciò si è osservato dopo la quarta-<{uinta iniezione. Giova tenere presente che in tutti i casi gli ammalati presentavano dentature in pessime condizioni (Osservaz. II, XI, XVI) e che si è facilmente ovviato all'inconveniente mediante l'intensificazione delle comuni cure d'igie( t ) KuRT

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332

RICERCHE ED OSSERVAZlO Nl SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

ne della bocca. Non abbiamo, in nessun caso, dovuto constatare la comparsa di una stomatite bismutica vera e propria. TAB. JI - QUAOR.O D E LLE VARIAZIONI O E I.Lt\ F U!'IZIO:>;Ar.I TA' E PATIC A

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5) Manifestazioni cutanee. ~ Le manifestazioni cutanee descritte m alcuni casi come dovute a somministrazioni di preparati bismuùc.i e consistenti in colorazioni brunastre della cute (Bennecke e Bohme) talora in vere dermatiti (Pinard e Marassi), in esantemi eritematopapulosi (Buy- Wenniger), ecc. non sono stati mai riscontrati in alcuno dei casi trattati coi prodotti dell' I. C. F. M.

L) Azione terapeutica nelle varie forme di lue. j. -

A zione spirocheticida.

a) Sulle spirochete delle lesioni cutaneo-mucose. Abbiamo ricercato sistematicamente la presenza della spirocheta pallida con l'osservazione in campo oscuro del materiale prelevato dalle lesioni specifiche prima e durante la cura coi preparati bism:utici. La osservazione delle spirochete dalle lesioni cutanee-mucose (sifilomi, papule, condilomi piani, placche mucose, ecc.) ci ha dato i seguenti risultati: Carbonato di bismuto. - Le spirochete presenti primn della cura si sono ritrovate, in genere ancora presenti dopo la s" iniezione, spesso anche dopo la 6", a distanza di 20-25 giorni dall'inizio della cura (cfr. Tabella 3), sebbene meno mobili ed in numero relativamente ridotto. Queste osservazioni, assieme ad altri dati che esporremo in seguito, ci hanno indotto, nell' interesse dei pazienti, a sospender<:: l'uso di questo sale.


333

RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

Salicilato di bismuto. Questo preparato ha dimostrato un'azione rapida ed energica sul treponema : già dopo la seconda iniezione spesso si notava la scomparsa delle spirochete o almeno una fortissima riduzione del numero e della mobilità di esse, dopo la terza iniezione, 8-10 giorni dopo l'inizio della cura, in genere non si osservavano più treponemi, in nessuno dei casi è stato possibile trovare il parassita nelle lesioni dopo la 4a iniezione (cfr. tabella III). TAII . III- RICERC•\ DELLE SPffiOCHETE l\o"ELLE LES!Ol\o'l: CUTANEo-MUCOSE E CICATRIZZAZIONE DI QUf:STR. Ca rbnt1alt1 di bismuto ..;

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RJCERC H E ED OSSERVAZIONI SU D UE N UOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

b) Ricerca delle spirochete nelle tonsille. Sui vari malati, abbiamo ricercato al paraboloide, la presenza delle spirochete ricavate col grattamento delle tonsille, avvalendoci della tecnica proposta da E. H offmann (I). Questa ricerca ha dato risultati concordanti con quelli ottenuti dalla ricerca sulle lesioni locali; persistenza delle spirochete anche dopo la s• e 6" iniezione col carbonato di bismuto, scomparsa dopo la 2• e 3• iniezione col saJicilato. In un caso, in cui non si avevano manifestazioni esterne di sifilide, ma sieroreazioni nettamente positive (Osservazione V) il reperto positivo delle spirochete nelle tonsille si mantenne tale dopo la 6• iniezione di carbonato di bismuto (cfr. Tabella n. 4). TAB. !\". - RICeRCA Of:LLE SPIROC:tn:rF.: NELLE

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sci ndlt tonsille. -

Pavia, ottobre 1933.


RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

335

2. - Influenza sulfe manifestazioni della sifilide primaria.

a) Sifiloma. Col carbonato di bismuto il processo di risoluzione del sifìloma è molto lento: la detersione, la cicatrizzazione, la riduzione dell'infìltrato avvengono con· manifesta lentezza, i processi di riparazione si cominciano ad avvertire solo dopo la 3a e 4" iniezione. In nessuno dei casi trattati (XV, XIX, XXV) siamo arrivati alla completa cicatrizzazione perchè, nell'interesse del malato> abbiamo dovuto passare ad altre cure più efficaci. Col salicilato di bismuto, invece, abbiamo avuto risultati veramente soddisfacenti, in tutto paragonabili a quelli che si ottengono coi più attivi preparati similati del commercio. In genere alla terza iniezione i sifìlomi erano riparati (Osservaz. VIII, XIV, XVI, XXI, XXII, XXIII, XXIV), in un caso, in cui si trattava di un piccolo sifìloma ragadiforme comparso da una settimana (Osservaz. X), si è avuta la riparazione all'8° giorno dopo due sole iniezioni di ctgr. 30 di salicilato di bismuto. Dimostrativo il comportamento del caso XV in cui, dopo tre iniezioni di 25 ctgr. di carbonato di bismuto, era mancato qualsiasi accenno a riparazione. si passò al salicilato di Bi e, dopo due iniezioni di questo, si ebbe la cicatrizzazione completa del sifìloma (cfr. Tabella III).

b) Adenopatie satdlitt. Analogamente a quanto è stato detto per l'azione sul sifìloma, anche la riduzione delle adenopatie è stata marcata e relativamente rapida nei casi trattati col salicilato, molto più lenta e meno manifesta in quelli in cui è stato impiegato il carbonato. La riduzione dell'adenopatìa è progressiva ed avviene più tardi della cicatrizzazione d eli 'accidente primario, la riduzione quasi totale col salicilato, si è ottenuta dopo s-<> iniezioni e talora dopo, essa è del resto proporzionale alle dimensioni talora molto cospicue che le ghiandole possono presentare aJl'inizio del trattamento terapeutico. E' bene tener presente che, sia per il sifiloma che per le adenopatìe satelliti l'azione dei preparati bismutici, come del resto degli altri antiluetici, è tanto più favorevole e rapida quanto minore è l'estensione del sifìloma e più recente la sua data di inizio, e quanto meno spiccato è l 'ingrossamento delle linfoghiandole. 3. - Influenza sulle manifestazioni del periodo secondario.

a) Manifestazioni cutanee e mucose. L'azione del carbonato di Bi, nei casi osservati, si è dimostrata poco energica. La roseola, le placche mucose, i condilomi ano-vulvari sono scarsissimame_nt~ influenzati dalle prime iniezioni; si comincia a notare qualche debole mtghoramento solo da la 4a e s• iniezione da ctgr. 25. Alcune delle


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RICERCHE f.D OSSER\'AZIO~ l St; Dt:E NUOVI PREPARATl DI BISMUTO ECC.

fotografie annesse sono dimostrative (V. tavola n. VI): le lesioni specifiche persistono, poco modificate, anche venti giorni dopo l 'inizio del trattamento. Nel caso VIII la riparazione è stata completa dopo la s• iniezione; si trattava di una piccola placca del labbro inferiore. Parimenti di attività poco manifesta è stata l'influenza sulle spirochete in loco e sulle spirochete delle tonsille. Ben più rapida ed energica è stata l 'azione del salicilato di Bi su lesioni analoghe. Dimostrative sono le fotografie della tavola n. VII che presentano molti punti di analogia con quelLi della tavola VI. Già dopo la prima iniezione è diminuita l'intensità della tinta delle roseole, tranne nei casi in cui si è avuta una reazione di Herxheimer (VIII, XIV, XX), alla seconda iniezione è evidente l 'azione sulle papule ed i condilomi che si riducono di volume, si smorzano nel loro colore e tendono ad una rapida riparazione; questa è completa talora alla terza, al più tardi alla quarta iniezione, 12- 15 giorni dali 'inizio della cura. Questa rapidità di azione sul riassorbimento e la cicatrizzazione delle manifestazioni cutaneo-mucose del periodo secondario si accompagna ad una altrettanto rapida scomparsa delle spirochete sia dalle lesioni stesse che dalle tonsille. Le osservazioni dei casi nn. IV, VIII, XIV, XX, sono molto dimostrative: in genere le spirochete non si ritrovano più dopo la seconda iniezione (Osservaz. VIII, XIV) in qualche caso, non oltre la terza (Osservaz. IV, XX).

b) Cefalea, febbre, dolori osteoarticolari, ecc. Anche in queste manifestazioni del periodo secondario si è resa evidente un 'influenza rapida e favorevolissima del salicilato di Bi, in contrapposto ad un'azione molto meno rapida e poco manifesta del carbonato. Dimostrativo il caso n. XX, giunto a noi in periodo di sifilide recente florida nel quale, ai fatti cutaneo-mucosi imponenti si accompagnava cefalea intensissima, malessere, inappetenza, insonnia, febbre (fino a 38, 0 8). Ne riportiamo integralmente la tabella termometrica da cui si rileva la netta azione di una sola iniezione di salicilato di Bi da ctgr. 20 sulla curva febbrile (cfr. Tabella V). Con questo preparato, in genere, ogni disturbo subbiettivo scompare dopo la prima iniezione, non altrettanto avviene col carbonato, col quale lo stato di malessere dei pazienti non ancora curati, si prolunga per molti giorni.

c) Altre manifestazioni: alopeCia, discromia del collo. Fra i casi trattati abbiamo rilevato, in uno, la netta favorevole influ enza del salicilato di bismuto sulla alopecia specifica (Oss. XII). L'arresto della caduta dei capelli si manifestò dopo la terza tmez10ne, in maniera netta, all'arresto seguì una rapida rìcrescita che si poteva dire completa verso la fine del ciclo di cura.


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RICERCHE ED OSSERVAZJONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

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RI CERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI lliSMUTO ECC.

La leucomelanodernia del collo, che come è noto, resiste a lungo anche ai trattamenti specifici arsenicali e mercuriali, oltre che ai bismutici, fu da noi osservata in tre casi. Nei casi V e XVIII essa persisteva immutata anche alla fine della cura eseguita con carbonato dì Bi, nel caso XII, alla fine del trattamento con salicilato di Bi, si riscontrò un'attenuazione abbastanza manifesta della discromia, ma non si ebbe la completa risoluzione. 4. - Influenza sulle manifestazioni del periodo tardivo.

Non abbiamo potuto curare che un solo caso di sifilide tardiva con manifestazioni di terziarismo vero e pwprio ( sifiloderma ulcero-gommoso 0>servaz. XXVII) col carbonato di Bi; col salicilato di Bi, abbiamo trattato due casi di localizzazioni luetiche tardive degli organi interni. L'azione del carbonato di Bi nel case del sifiloderma ulcero gommoso fu abbastanza favorevole ma al solito moltv lent1 (cfr. tavola VIII). E' noto, d'altra parte che le manifestazioni terziarie subiscono rapidamente l'influenza dei preparati antiluetici anche meno energici. Nei casi Il e Xl: il primo con sifilide cardio-vascolare, pressione sanguigna elevata, già colpito da un ictus apoplettico, il secondo vecchio luetico che da molti anr.i aveva sospeso ogni cura e presentava segni dì tabe incipiente, abbiamo usato il salicilato di Bi. In ambedue i casi questo preparato fu ottimamente tollerato, gli ammalati ne trassero notevole mig lioramento, le reazioni sierologiche furono favorevolmente influenzate. 5. - Influenza sulla sifilide congenita.

Furono trattati col salicilato di Bi tre casi di sifilide congenita: due ragazzi ed una giovane donna (Osserv. Hl, XIII, XXVI). Nei ragazzi fu usato il salicilato in fiale da ctgr. IO; i cicli completi di cura, ben tollerati, influenzarono favorevolmente le condizioni generali dei soggetti ed in parte anche le reazioni sierologiche.

6. - Influenza sulle reazioni sierologiche del sangue e sul liquor. Nei nostri casi abbiamo eseguito sempre la deviazione del complemento di B. Wassermann, la reazione di flocculazione al Citochol e la reazione di Sachs-Georgi sostituita dal marzo in poi, con quella del Meinicke. Tali reazioni sono state eseguite sempre all'inizio ed alla fine del ciclo di cura, in molti casi anche durante la cura e a distanza di tempo dalla fine di essa. Sarebbe occorso un pericdo di osservazione di molti mesi per avere dei dati definitivi sulla persistenza delle reazioni sierologiche, ciò non c'è stato possibile fare per necessi tà contingenti ed anche per non privare più a lungo i mal ati di altre terapi e, specialmente: arsenobenzoliche.


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344

RICERCHE ED OSSE RVAZIONI SU DUE NUOV I PREPARATI DI BISMUTO ECC.

L'azione dei preparati bismutici dell'l. C. F. M. sulle reazioni sierologiche della sifilide si può così riassumere:

a) Carbonato di Bismuto. Influenza poco manifesta: durante la cura le reazioni si sono mantenute positive, successivamente la cura col carbonato fu sospesa data la sua evidente scarsa azione sulle altre manifestazioni specifiche contagiose: ciò ci ha imptdito un controllo sulle eventuali modificazioni delle sieroreazioni a fine del ciclo di cura e a distanza di esso. Tuttavia, in tre casi, abbiamo completato il ciclo di cura coi carbonato di Bi, dato che in due non si aveva alcuna m~mifestazione contagiosa ed in essi le reazioni sierologiche erano parzialmente o nettamente positive e che, nell'altro, la sola manifestazione cutanea presente era una discromia del collo. Nel caso VI le reazioni furono influenzate favorevolmente alla fine del ..:iclo di cura e a distanza di esso, giova però notare che la cura bismutica in questo caso fu iniziata subito dopo un trattamento di gr. 4,50 di (( Neojacol » e che, alla fine di questo, le sieroreazioni erano ancora posi6ve. Nel caso V le sieroreazioni rimasero posi6ve nettamente anche a fine cura. Nel caso VII le sieroreazioni, che all'inizio della cura erano solo parzialmente positive, durante il corso di questa si fecero più intensamente positive per divenirlo completamente alla fine del ciclo.

b) Salicilato di Bismuto. L 'azione di questo preparato sulle reazioni sierologiche fu favorevole, di molto superiore a quella del carbonato di Bi. Nei sifilomi primari mantenne in un caso la negatività delle reazioni (caso X), in altri deflesse le sieroreazioni già dopo 3-4 iniezioni; nelle forme di sifilide recente si ebbe una forte remissione delle reazioni sierologiche a fine del ciclo di cura; nelle forme di si fil idi di antica data, con siero reazioni positive, da lungo tempo non curate e nelle forme di sifilide congenita, l'influenza del salicilato fu pure favorevole sebbene meno spiccatamente. Riportiamo alcun i dei dati più dimostrativi nella tabella VI. Influenza sulle reazioni del liquor.

In diversi casi abbiamo proceduto all'esame del liquido cefalo-rachidiano, tuttavia non abbiamo potuto trarre elementi conclusivi circa l'azione dei due preparati bismutici pcrchè i liquores esaminati, tranne uno, non presentavano alterazioni degne di speciale rimarco. Nel caso XI di lue tardiva con segni iniziali di tabe alta, trattato con una cura intensiva di salicilato di Bi, l'esame del liquor, a distanza ed alla fine di essa, diede una sensibile riduzione della l infocitosi (da 42 a 28 elementi per mm.) ed una lieve attenuazione dd le altre reazioni (Nonne, Pàndy, Weichbrodt, curva del benzoino colloidale).


RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

TAB. VI. -

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Q UADRO DELLE VARLo\ZlONl DELLE REAZIO~ SI&ltOLOGICHE rs AI..CU:\"1 CAS I

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Salici/a/o ti• bismrtlo Sifiloma inizia le . - - - - - - - - - -l- - - - - - - - S. ma .:!<.> Ila vulva. 23 Sifiloma . . . . 2 4 Sifilonta ... 4 Sifilide papuloòllto

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8 S. ma e pap. abrase

11

M) Azione dei preparati bismutici dell'I. C. F. M. sullo stato generale dei luetici. Nello studio clinico dei malati trattati coi preparati bismu tic i del! 'l.C. F.M., oltre a seguire lo stato generale subiettivo ed obiettivo dei soggetti, abbiamo sottoposto questi al controllo settimanale del peso corporeo e, in una serie di casi, abbiamo studiato il comportamento della crasi sanguigna. 1. - Stato generale.

Lo stato generale subiettivo ed obiettivo si è in genere avvantaggiato d ella cura bismutica. Tranne due casi trattati col carbonato in cui, oltre ad uno stato di notevole anemia, si notò nel corso del trattamento anoressia, perdita di peso ed un certo stato di adinamia (Osserv. V , VII) tale da indurci a sospendere la somministrazione del preparato, negli altri casi il miglioram ento dello stato generale è stato manifesto, specialmente marcato in quelli trattati col salicilato di Bi.

2. - Peso. L'aumento di peso coi preparati di C. Bi non è stato molto rilevante, nè costante. In tre casi (VII, XVII, XVIII) si è avuta anzi una diminuzione del peso, per quanto non molto accentuata. Non comprendiamo tra questi il (1) In

preccdcnzn gr. 4 , 50 di 9 , 4 .


346

RICERCH E ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

caso n. V, nel quale, dopo la terza settimana, si ebbe un cospicuo abbassa~ mento di peso con peggioramento dello stato generale, perchè in questo si era avuta una riacutizzazione di una annessite di cui il soggetto soffriva da lungo tempo. Col S. Bi si ebbe costantemente aumento del peso: tale aumento si in i~ ziò già alla prima settimana e proseguì in maniera costante, sin verso la fine del ciclo di cura in cui, in qualche caso, si ebbe una leggera deflessione della curva ponderale. L'aumento in alcuni casi fu cospicuo, sino a 4 kg. ed oltre (Osservaz. IV, XII). 3. - Crasi sanguigna..

a) Tasso emogfobinico. In generale, analogamente a quanto si verifica coli 'uso di tutti 1 prodotti bismutici, alle prime iniezioni di carbonato e di salicilato di Bi segue un abbassamento del tasso emoglobinico, di lieve entità. Tale abbassamento non avviene costantemente col salicilato, col quale abbiamo notato anche piccole variazioni in più. Verso la fine del ciclo di cura il tasso emoglobi~ nico tende a migliorare e ad avvicinarsi alla norma.

b) Globuli rossi. Un'ipoglobulia è pressochè costante durante le prime settimane di cura bismutica, essa è in genere di lieve grado, può persistere o migliorare verso la fine del ciclo di cura. Ciò abbiamo osservato con ambedue i preparati.

c) Globuli bianchi. Il numero dei globuli bianchi subisce un costante aumento, talora notevole dopo la wra bismutica; tale aumento si nota in maniera più accen tuata nel corso della cura e persiste, in misura più ridotta, anche dopo di essa. In alcuni casi abbiamo seguito le variazioni numeriche dei leucociti mezz'ora, un 'ora e due ore dopo l'iniezione; mezz'ora dopo l'iniezione si ha una notevole leucopenia che scompare nell'ora successiva e che si trasforma in una evidente leucocitosi due ore dopo (cfr. Tabella VIII). T ..H 3. \ " TI I.- \ 'ARlùZ!Ol'l N1'Mfm!CIIE DET

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RICERCHE ED OSS ERVAZIONI SU DUE NUOV I PR EPARATI DI HISML:TO ECC.

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La necessi tà di eseguire uno studio. per <Ju ~mo pomb1 le com pleto, dci prcp~ rati bi· dell"l. C. F. M. è stata la r~gionc per c ui noi li abbiamo sperimenta ti nelle forme di luc ne• suo1 vari stad i e ~opra le rcl:lti,•e manifestazioni. Cred iamo non inopportuno, però, ricordare: che non in tutti a casi da noi considerati la cura b•sm utica sa rebbe stat:l b cura d i elezione. l pr cparati bi"nut ici han no, sc:nza du bbio. :o>sunto un f~»to> molto imporrame nella cura della si li hde m a es,i non rappresentano che uno dci tre ~tundi an tdueuci a nostra disposizione. La nostra Scuol::t inf:mi riti~ ne che i sin)!oli antil uctici (ar<enic:1li , bJ>~11U tici , mercunali) abbiamo og nuno indic:t?-icm i panicolari c si in tegrino a viccncb nell a cura dd!a luc. Poichè però il nostro studio si riferiva a ri cerche su ll"azione spccific:J di d ue prcparari bi>muuci, si è voluto che le esperien ze si rife rissero ~ oche a q uelle fc•rme d i luc sull e qu3 lr sarebbe $llto più ind icata la terapia con antil ucuci di al tro genere. 1\"ora. -

~mutici

d) Formula leucocitaria.

Non abbiamo rilevato variazioni di entità notevole rl<'lla formula leucocitaria durante e dopo il trattamento bismutico. e) Valore globulare.

Il valore globulare ha subìto lievi os.:illazioni nel corso del trattamento bismutico. (Cfr. tabella VII). TAR. VU. -

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348

RICERCHE ED OSSERVAZIONI SU DUE NUOVI PREPARATI DI BISMUTO ECC.

N) Giudizio conclusivo su ognuno dei tipi dei campioni saggiati. l . - Carbonato di bismuto.

Prodotto di impiego facile e pratico, ben tollerato dai pazienti e scevro di inconvenienti nell'uso, mtz di assorbimento molto lento, che si elimina in misura scarsa, lenta e non costante, la eu{ azione terapeutica nelle diverse forme dì lue, non è pronta, nè manifestammte efficace. 2. - Salicilato di bismuto.

Preparato di uso pratico e semplice, scevro da inconvenienti e molto. ben tollerato dai pazienti se usato colle dovute norme d' uso dei preparati più attivi di bismuto, che si assorbe rapidamente e si elimina abbastanza regolarme?Zte itz un tempo sufficientemente lungo,di azione terapeutica pronta, costante, efficace nelle varie forme di sifilide. Per il complesso dei suoi requisiti questo prodotto sta alla pari dei migliori preparati di sali insolubil: di bismuto, attualmente in uso nella terapia antiluetica.

O) Osservazioni e proposte. D all'uso dei preparati bismutid dell'I.C.F.M. e dall'osservazione qu<r tidiana dei malati con essi trattati, scaturiscono alcune osservazioni e pr<r poste che riteniamo opportuno segnalare: a) il carbonato di Bi, pure essendo ben tollerato, manca di qualcuna delle proprietà necessarie ad un buon prodotto antiluetico ; b) sarebbe opportuno, analogamente a quanto si pr;1tic.a per alcuni prodotti similari del commercio, aumentare del I O ·~~ il contenuto attuale delle fiale, anche conservando l'attuale forma e rapacità di esse. Tale aumento consentirebbe di iniettare realmente la quantità di sale indicata sull'etichetta delle fiale stesse; c) le fiale di salici lato di Bi da ctgr. 10, per il loro basso contenuto in sale ed in bismuto metallico, poco si prestano nella pratica medica corrente presso le Forze Armate. Può essere tuttavia utile mantenerle perchè esse possono trovare efficace ed utile impiego nella pratica pediatrica ed eventualmente nei servizi civili in Colonia; d) invece dì preparare, oltre il gi.à citato tipo da ctgr. IO (1° grado), altri due gradi di salicilato di bismuto (rispettivamente con ctgr. 20 e ctgr. 30 di sale) in pratica sarebbe forse più semplice utilizzare il solo 3° grado, contenente ctgr. 30 di sale, con esso si può fare benissimo fronte ad ogni necessità della pratica nell'adulto, senza incorrere nei rischi di sopradosaggio. Pavia, ottobre I9.>s-XIV.


CLINICA OTORINOLARINGOLOGICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI PADOVA

Direttore inc.: Prof. J. ARSLAN

Lt olio di fegato di merluzzo nel trattamento post- operatorio delle otomastoiditi Dott. Michele Caliendo, primo capitano medico, assistente militare

Sono convinto, e credo in ciò di essere d'accordo con non pochi colleghi, che le note che possono avere un qualche interesse pratico è necessario siano, per ovvie ragioni, brevi, sempre quando, si intende, la brevità stessa non vada a scapito della pur necessaria chiarezza. Perciò mi asterrò dal parlare sia dei vari metodi operatori, sia del trattamento attualmente usato dopo gli interventi sulla mastoide, metodi e trattamento che, pur variando a seconda delle varie scuole e preferenze, rispondono sempre a quelli che sono i dettami della moderna chirurgia. Sarà invece necessario e doveroso accennare, sia pure in breve sintesi, a quanto precedentemente è stato detto e fatto e che indirettamente è in rapporto con l'argomento di questa mia nota. Già da qualche anno il Lohr ha proposto, come ottimo coadiuvante del trattamento chirurgico nelle osteomieliti acute e croniche, l'applicazione in sito di un miscela, costituita da tre parti di vasellina ed una parte di olio di fegato di merluzzo. Con tale trattamento ne ha ottenuto la guarigione in un periodo di tempo molto più breve che con gli altri metodi, e senza i purtroppo frequenti postumi delle lunghe suppurazioni (sequestri, fistole, ecc.). In seguito lo stesso LOhr, ben presto seguito da altri (Klager, Treusch, Steel), ha applicato detto metodo in casi di congelamenti gravi con interessamento dello scheletro, piaghe torpide, ferite infette superficiali e profonde, ustioni. I risultati, a volta fin troppo lusinghieri ottenuti e descritti, mi hanno indotto a sperimentare questa terapia a base di vasellina e olio di fegato di merluzzo come trattamento postoperatorio nelle otomastoiditi, a ciò invogliato dalla circostanza, ben nota purtroppo anche ai pazienti, che coi trattamenti abitualmente usati, per quanto varii a seconda delle circostanze, se in qualche caso particolarmente fortunato si arriva alla guarigione - e per guarigione intendo una cicatrizzazione liscia, completa, senza fistola nè irregolarità - in 25-30 giorni, nella grandissima maggioranza dei casi, per raggiungere tale risultato, occorre in media non meno di un mese e mezzo. E ciò senza considerare i casi, tutt'altro che rarissimi, nei quali bisogna pazientare oltre i due mesi ed essere qualche volta costretti ad un reintervento per una fistola residuata o per regolarizzare una cicatrice poco


350

L."OLIO DI FEGATO DI MERLU ZZO NEL TRAITAMENTO ECC.

estetica. A tutto ciò si aggiunga la circostanza non trascurabile della necessità di cambiare frequentemente la medicatura e che spesso questa è mal tollerata dai pazienti. Il procedimento da me usato è stato il seguente: dopo aver praticato una mastoidectomia più o meno completa, a seconda che le lesioni riscontrJte consigliavano un maggiore o minore asportazione di osso ammalato, ed in ogni caso melius abundare quam deficere, riempivo la cavità operatoria con una miscela di olio di fegato di merluzzo e vasel1ina sterile, avvicinavo i margini della ferita con qualche punto di sutura e medicavo a piatto come al solito, interponendo fra lo strato di garza poco spesso ed il cotone un po' di guttaperca laminata. Dopo sette, otto giorni cambiavo questa medicatura, toglievo i pochi punti di sutura e, non disturbando affatto i margini della ferita sempre già bene accollati, rifacevo la stessa medicatura a piatto che rinnovavo poi ogni quattro giorni. Nella maggioranza dei casi in tal modo trattati, dopo una quindicina di giorni dali 'intervento, la ferita retroauricolare era perfettamente e regolarmente cicatrizzata e l'ammalato poteva ritenersi guarito e tornarsene alle sue abituali occupazion i. In qualche caso si è raggiunto tale risultato dopo solo una decina di giorni. In qualche altro potetti osservare, nel rinnovare la detta prima medicatura e togliere i punti di sutura, la formazione di una piccola bozza più o meno fluttuante, senza però alcuna nota infiammatoria: bastava con una pean

penetrare attraverso i maqpni già accollati della ferita e praticare una conveniente pressione sulle zone viciniori per vedere fluire un liqwdo denso, costituito in prevalenza da olio e vasellina mista a scarsi corpuscoli di pus. In qualche altro caso osservai, nel rimuovere la prima medicatura, che attra. verso qualche punto di sutura suppurato fuoriusciva una secrezione con i caratteri anzidetti e della quale la medicatura stessa era in parte imbevuta. L 'esame batteriologico della secrezione metteva in evidenza pochissimi germi dotati di assai scarso potere virulento. In detti casi iniettavo attraverso l'apertura praticata con la pean un po' di olio di fegato di merluzzo assoluto e poi rifacevo la detta medicatura a piatto. In tutti i casi trattati - circa una trentina nel periodo aprile-luglio ultimo scorso - non ebbi a lamentare alcun inconveniente e, come ho detto, la guarigione si ottenne in un periodo di tempo che oscillò fra un minimo di 12 giorni ed un massimo di 25 giorni; le medicazioni erano molto semplici, di brevissima durata, non troppo frequenti, e naturalmente di nessuna molestia per i pazienti. Questi sono i risultati clinici ottenuti e che di per sè ritengo fin troppo eloquenti perchè io mi dilunghi sulla bontà ed i vantaggi del descritto trattamento. Allo scopo di rendermi conto delle ragioni per le quali il nuovo trattamento usato influenzasse tanto favorevolmente il decorso postoperativo de-


L 'OLlO DI FEGATO DI MERLUZZO NEL TRAITAMENTO ECC.

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gli ammalati operati per otornastoidite, iniziai ricerche di laboratorio. Potetti così accertare che effettivamente la miscela di olio di fegato di merluzzo e vasellina aveva una notevole azione inibitrice sullo sviluppo dei germi usati nelle prove in vitro (stafilococchi), pur non potendosi escludere anche una azione batteriolitica; che detta azione, pur variando a seconda della maggiore o minore concentrazione dei germi, era tanto più evidente e notevole quanto maggiore era la percentuale di olio di fegato eli merluzzo contenuto nella miscela, e diventava spiccatissima nelle prove nelle quali l'olio era usato assoluto. Dal che appare logico dedurre che l'azione batteriolitica fosse dovuta unicamente al\ 'olio e per niente alla vasellina. E poi c hè d 'altra parte le prove eseguite hanno confermato i risultati ottenuti dal Lohr, e cioè che la capacità di ostacolare lo sviluppo dci germi, pur essendo comune ad altri olii, quello di oliva compreso, è posseduta in misura di gran lunga superiore dall'olio di fegato di merluzzo, viene spontaneo il chiedersi se questa sua proprietà sia da mettersi in rapporto con il contenuto di grasso e di vita~ine (specie D e A), elementi dei quali, come è noto, l'olio di fegato di merluzzo è superlativamente ricco, oppure ad' altro o altri elementi suoi costituenti a noi ancora ignoti. L a risposta evidentemente non è facile, e d 'altra parte esorbita dallo scopo eminentemente clinico e pratico di questa mia nota. Dalle osservazioni cliniche dei casi trattati e dalle ricerche di laboratono eseguite si può venire alle seguenti conclusioni: I. - L'olio di fegato di merluzzo ha un evidente attivissimo potere attivante sui tessuti mesenchimali ed epiteliali coi quali è messo e tenuto a contatto. E poichè ha anche la accertata proprietà di ostacolare Io sviluppo dei germi, l 'usar lo come trattamento postoperatorio nelle otomastoiditi è vantaggioso sia perchè ne sollecita di molto la guarigione, sia perchè favorisce la formazione di cicatrici regolari ed estetiche, sia perchè non richiede un troppo frequente cambiamento della m edicatura, sia perchè rende questa di grande semplicità e di nessuna molestia per gli ammalati. 2. - L 'olio di fegato di m erluzzo usato dovrebbe essere possibilmente grezzo, non sottoposto cioè ad alcuna manipolazione o trattamento capace di agire ed alterare il suo contenuto vitaminico, essendo da una parte dimostrato nelle prove eseguite che detto olio può considerarsi sempre sterile, specie se prelevato con le dovute cautele da un recipiente nel quale era contenuto da vari giorni, e non potendosi d'altra parte escludere in modo sicuro che tutta o parte della sua azione sulla formazione cellulare e sui germi sia in rapporto con il detto contenuto vitaminico. 3· - L'olio di fegato di merluzzo dovrebbe essere usato non mescolato ad altre sostanze capaci di agire su i suoi elementi costituenti ed eventualmente sulle sue proprietà; ma poich è tale uso sarebbe possibile solo per applicazioni in superficie (piaghe, ustioni) e non in cavità operatorie nelle


352

L'OLIO D! FEGATO D! MERLUZZO NEL TRATTAMENTO ECC.

quali sarebbe impossibile farlo restare in sito, e per ciò la sua azione sarebbe troppo fugace ed insufficiente, ne cbnsegue la necessità per noi di usarlo mescolato ad un eccipiente che mentre non ne alteri i componenti, gli dia la necessaria consistenza: la vasellina, sicuramente sterile e ad alto punto di fusione, risponde bene allo scopo e deve entrare nella miscela nella proporzione non superiore ad una parte per due di olio di fegato di merluzzo. AuTORIAssuNTo. -L'A. propone,, nel trattamento postoperatorio delle otomastoiditi, ·Una nuova terapia che ha sperimentata e che consiste nel riempire la cavità operatoria di una miscela costituita di una parte di vasellina sterile e due parti di olio di fegato di merluzzo possibilmente grezzo, avvicinando poi i margini della ferita con qualche punto di sutura. Dopo avere esposti i molteplici vantaggi che offre tale trattamento, l'A., sulla ·scorta dei risultati clinici ottenuti e delle ricerche di laboratorio eseguite, viene alla con.clusione che effettivamente l'olio di fegato di merluzzo ad una notevole azione batte-riostatica, e forse anche batteriolitica, unisce un evidente potere attivante sui tessuti -epiteliali e mesenchimali coi quali è messo e tenuto 3 contatto.

BIBLIOGRAFIA

:Zentralblatt Chir., 1933-1934· Arch. Klin. Chir., 1934· LoHR: The Lancet, 1934· :STEEL : The Lancet, 1935 .

•

Questo articolo è giunto al Giornale il 2 dicembre u. se. (n. d. r.).


CASISTICA

CLINICA

R. UNIVERSITÀ DEGU STUDI << BENITO MUSSOUNI » - BARI R. Clinica delle malaHie nervose e mentali

Direttore: prof. S. D'ANTONA

SUL TRATTAMENTO CON GLICOCOLLA

DELLE MIOPATIE DETTE PRIMITIVE Dott. Antonio Sardone, primo capitano medico, assistente militare

La mancanza di una terapia razionale per il vasto gruppo delle IDiopatie dette primitive ha fatto sì che alcune proposte di terapia ispirata a criteri patogenetici avanzate in questi ultimi tempi, suscitassero un notevole interesse. Una di queste proposte è quella dovuta ai giapponesi Ken-Kurè e Shiego Okinaka, i quali, richiamandosi alla teoria di Marinesco di una insufficienza della secrezione adrenalinica nelle distrofie muscolari progressive ed in base ai loro studi sull'influenza del sistema nervoso vegetativo sul tono e sul trofismo muscolare, hanno patrocinato l'uso dell'adrenalina e della pilocarpina nella cura di dette affezioni. Per quanto sembri che il metodo di Ken-Kurè abbia in alcuni casi dato risultati veramente notevoli, un interesse anche maggiore ha suscitato la proposta di Thomas, Mhilorat e T echner di usare la glicocolla per il trattamento delle affezioni miopatiche p rimitive, proposta che è scaturita da una lunga serie di studi fatti dai predetti autori sul ricambio creatinico, che, come dimostrò il Rosenthal per Je miopatie primitive e come confermarono W eiss, Langer, Spriggs ed altri per la miastenia e per l' amiotrofia congenita, è più o meno nettamente alterato. La creatina o acido metilguanidinoacetico è un componente costante dei muscoli striati che, si ritiene, la elaborino per conto proprio, per quanto modernissime vedute di alcuni AA. indichino il fegato quale elaboratore principale della creatina, la quale viene poi utilizzata dal muscolo, previa trasformazione nella sua anidride: la creatinina. In soggetti normali l'alim entazione ricca di sostanze proteiche poco o nulla influenza la eliminazione, attraverso le urine, della creatinina, prodotto terminale del ricambio della creatina. E mentre questa, cioè la creatina, solo in alcune condizioni fisiologiche (bambini fino ai 12 anni, gravidanza avanzata, puerperio, ecc.) compare nelle urine, quella è un elemento · costante urinario: ora, in tutte le miopatie primitive mentre la creatinina nelle urine diminuisce, vi fa la sua comparsa la creatina in quantità maggiore o minore. 5 -

Giomnl~ di medicina

militare.


354

SUL TRATTAMENTO CON GLICOCOLLA DELLE MIOPATIE ECC.

In quanto poi all'azione fisiologica della creatina muscolare, essa non è ancora ben precisata : taluni AA, hanno voluto vedere un accelerante della contrazione muscolare favorendo i processi metabolici che ad esso si accompagnano; altri hanno voluto vedere un'azione protettrice e svelenatrice contro l 'accumulo delle guanidme nei muscoli; attualmente si ritiene, dai più, che la creatina abbia una grande importanza sul mantenimento del tono muscolare (Pekelharing e seguaci); mentre altri ancora ammettono che tale elemento sia necessario alla nutrizione della fibra muscolare (Biirger), avendo appunto notato l'alterato ricambio (creatinuria) nelle lesioni distruttive della muscolatura, dimodochè parrebbe che questa abbia perduta la facoltà di trasformare la creatina in creatinina. In quanto alla genesi della creatina, fino a poco tempo fa era ritenuto che essa derivasse dall'arginina, in quanto nella costituzione dell'arginina v'è la guanidina, opinione questa condivisa ancora da molti A.A. ; mentre ora è ritenuto da molti che la creatina si abbia per sintesi dal più semplice degli aminoacidi: la glicocolla (cianamide più metilglicocolla); e ciò sarebbe dimostrato dal fatto che solo albumine ricche di glicocolla, qual'è la gelatina, sarebbero in grado di influenzare il metabolismo di questo importante prodotto organico tanto necessario all'economia dell'organismo animale. Tenuto conto dei risultati abbastanza soddisfacenti ottenuti dai precedenti sperimentatori, ho voluto anch'io tentare il trattamento con glicocolla Merck in tre forme diverse di miopatia con i risultati che in seguito vedremo (1). Ho voluto controllare l'effetto della cura col dosaggio frequente della creatina e creatinina nelle urine, per assicurarmi se realmente vi è un parallelismo tra miglioria della sintomatologia clinica e creatinuria, come appunto affermano Thomas e seguaci: difatti secondo tali A.A. con la somministrazione della glicocolla si avrebbe dapprima un aumento di creatinuria, che, dopo qualche giorno di cura, ritornerebbe al valore iniziale e alcune volte al disotto di tale valore. Per tali ricerche mi sono valso del metodo colorimetrico del Folin, fondato sulla reazione dello Jaffè, dell'acido picrico (giallo) ridotto, in ambiente alcalino, in acido picramico (rosso). CASO l. - Distrofia muscolare progressiva. Forma pseudo-ipertrofica. C. Felice di N., di anni 20, da Bari; celibe, studente. D all'anamnesi nulla risulta negli ascendenti e collaterali. Il p. è nato a termine da parto eutocico; prime funzioni fisiologiche in epoca normale. L'attuale malattia rimonta a circa dieci anni fa, quando il p. cominciò ad avvertire una certa debolezza a carico degli arti superiori prima, ed inferiori dopo; fatti che si andarono man mano accentuando lino allo stato attuale, in cui il p. è quasi impossibilitato a salire le scale ed a fare qualsiasi sforzo con gli arti superiori. Esame obiettivo in data 25 maggio 1934: Individuo di originaria buona costituzione fisica. Nulla a carico degli organi cavitarii. Nella stazione eretta è impossibile il movimento di accoccolamento, anche semplicemente accennato. Pressochè impossibile ( 1) Il m~clicinalc occorrente; ci i: stato in parte fornito gra tuitomente d alla ditta suddetta.


355

SUL TRATIAMENTO CON GLICOCOLLA DELLE MlOPATIE ECC.

TABELLA N. I (C. Felice - peso kg. 61). Data

ESAME D ELLE URINE Quantità

28 / 5/34 29 /5 30 /5 3 l /5 l /6/34 2 /6 4/6 5/6 6/6 10/6 14/6 18 /6 22/6 26/6 30/6 /7/34 8/7 12 /7 16 /7 20/7 24/ 7 28 /7 l /8/34 5/ 8 9/8 13 /8 17/8 21 /8 25/8 l /9/34 8/9 15 /9 22 /9 29 /9 6 /IO /34 13 / 10

18 /10

l

(l)

gr. 1250 ,. 1150 >) 1050 » 950 » 1050 » 1050 • 1150 » 1250 » 1250 • 1200 >) 1200 >) 1050 » u so i> 1200

)) 1050 950 • 1250 » 1350 )) 1150 » 1200 ,. 1200 » 1000 » 1150 .. 1250 » 1250 » 1350 » 1300 ,. 1250 .. 1250 » 1200 >> ll50 >) 1050 • 1000 ,. 1150 • 1100 » ll50 )) 1200

•

l

Dosag~io crc~ t im na

nelle 24 ore r p. m ille

gr. l ,020 l ,080 l ,050 » 1,172 >> 1 ,354 •>) 1,406 1 ,080 >) o,822 » 1,035 1,015 l ,015 » l ,125 0 ,985 >> l ,005 • l .020 » o,990 » 1,035 >) l ,125 » l ,080 l ,015 » l ,105 1,010 )) 1,060 >) l ,035 » 1,035 l ,085 )) l ,OSO ,. 1,035 .·) 0,990 » 1,045 » l ,080 1,020 l ,008 • 1,050 1,040 1,040 1 ,045

• •

• • ,.

• • ,.

•,. •,. ,.

(t) Alimentazione iperazout.a : lane gr

pane g r.

100.

200;

gr. O,810 >> o,930 » l ,000 » l ,233 » 1,289 >> l ,339 0,938 0 ,657 » 0 ,828 )) o,846 ,. 0,846 1 ,071 0,856 >> 0,837 • 0,921 )) 1,004 • o,828 o,833 » O, 938 » o,346 • o ,884 » 1,010 • o ,921 , o ,828 >) o,828 ,. o,800 ,. o,807 ,. 0,828 » 0,792 >) 0,870 • 0,938 » o ,971 ,. l .008 » 1,000 >) o ,945 ,. o.900 • o,870

• •

•

•

•

l

D"~agg10 crcotina

nelle l'f o re:: j

p . mille

gr. 0,105 » o,112 » 0,113 » 0,315 » 0,490 • 0 ,660 >> o,173 • 0,243 0,326 » 0,350 » 0,375 • o,295 • 0,410 • o,350 » o,490 » o,380 • o,520 0,449 ,. o,345 >> 0 ,350 0 ,243 • o ,295 » o,425 • 0,326 • o,243 » 0,540 • 0,550 )) 0,326 0,415 » 0,243 » o,325 » 0,295 ,. o,310 ,. 0,345 ,. 0 ,305 ,. o,373 » o,347

gr. O,083 » 0,097 » 0 ,092 » 0,331 » 0 ,466 • 0,628 » 0,150 • o,19·1 >) 0,260 )) 0,291 '}} 0,312 •)) o,280 o,356 » 0,291 >> 0,466 o,400 » o,416 >) 0,332 0 ,300 0,291 >) o,202 >> o,295 ",. 0,369 0,260 0 ,194 0,400 » o,423 • o,260 » 0,332 • o,202 • o,282 0,280 0,310 • o,300 ) 0,277 )) o,324 » 0,289

,.

,.

•

,.

brodi di carne

2;

,.

• •

,.

•

• •

carne gr.

l

(.;licocolla Merck

-

-

gr. » »

»

•» •

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•,. » >)

•

•»

•»

,.

,.» •

•

•» >) >)

• • •

IO 20 30 75 135 195 255 315 375 435 495 555 615 675 735 795 855 915 975 1035 1095 1155 1215 132o 1425 153o 163 5 174o 1845 195o 202 5

4oo; uova n . 4;


356

SUL TRATTAMENTO CON GLICOCOLLA DELL.E M!OPATI.E .ECC.

la flessione del tronco in avanti, inquantocchè il p. appena si allontana dalla verticale minaccia di cadere in avanti. Il passaggio dalla posizione seduta alla eretta è impossibile senza un valido appoggio; anche il passaggio dalla posizione sdraiata alla seduta è impossibile; messo l'a. sdraiato supino a terra ed invitato a mettersi in piedi, egli esegue la classica manovra dei rniopatici, prendendo prima la posizione bocconi e poi, facendo forza con le mani, prima sulle gambe e dopo sulle coscie. E' solo possibile l'elevazione per circa 20 cm. dal piano del letto, degli arti inferiori in estensione che tendono, però, a ricadere rapidamente. Motilità del capo normale in tutti i sensi. Nulla a carico dei nervi cranici. I muscoli del cingolo scapolare sono fortemente atrofici bilateralmente, specie il deltoide, la di cui funzione è praticamente abolita, avendosi solo un lieve sollevamento del moncone della spalla, che cade di botto per il facile esaurirsi della forza muscolare. Si nota pseudo-ipetrofia dei bicipiti, specialmente a destra. Si rileva anche atrofia dei muscoli del lato ulnare degli avambracci; atrofia delle masse glutee mascherate da sviluppo discreto di grasso; modica adiposità dell'addome e delle anche; lieve atrofia dei <JUadricipiti femorali; anche la muscolatura del dorso e delle doccie vertebrali è atrofica. Tono muscolare notevolmente ridotto in tutti i distretti. I riflessi profondi tendinei sono tutti abolici sia negli arti superiori che inferiori, anche ricorrendo alla manovra di Jandrassic. Riflessi cutaneo-plantari normali; riflessi cutaneo-addominali: superiori conservati, non evidenti i medu ed inferiori. Dinamometria : mano destra 5-2-1; mano sinistra : o-o-o. All'esame elettrico i muscoli atrofici risultano ipoeccitabili, · sia alla corrente faradica che alla galvanica; manca ogni accenno a reazione degenerativa. Il dosaggio della creatina nelle urine (vedi Tabella l) ha dato una meciia di gr. 0,110 nelle 24 ore, mentre il tasso della creatinina ha mantenuto valori normali, alla media giornaliera di gr. 1,050. Ho voluto, in questo caso, prima di inizi:tre la cura, dosare il ricambio creatinico durante un'alimentazione iperazotata (latte gr. 200, brodi carne 2, carne arrosto gr. 400, uova n. 4, pane gr. roo), e si è avuto un forte aumento di eliminazione di creatina, con un massimo di gr. o,66o, e della creatinina, con un massimo di gr. 1.4o6; mentre è ormai assodato che nell'indi-viduo normale, diete ricche di sostanze proteiche non influiscono sul ricambio creatinico, e diete povere di tali sostanze o il digiuno influiscono minimamente; cosa che ho controllato anche io contemporaneamente con un ammalato indenne da forme miopatiche. Si inizia il trattamento con la glicocolla in data 4 giugno 1934· Durante tale trattamento l'eliminazione della creatina è aumentata fino a raggiungere una media di gr. 0-350 nelle 24 ore, con un massimo di gr. 0,550; mentre il ricambio della creatinina si è mantenuto nei limiti precedenti. Però durante tutto il periodo del trattamento con · la glicocolla la eliminazione della creatina non ha mai raggiunto il tasso iniziale nè è scesa al disotto, come appunto hanno segnalato Thomas e seguaci. Complessivame nte sono stati somministrati al nostro ammalato gr. 2025 di glicocolla senza alcuna interruzione, nel corso di mesi quattro e mezzo circa. Durante la cura non vi è stata nessuna sensazione soggettiva di miglioramento da parte del p., tanto che questi, snduciato, ha rifiutato di continuare la cura e non si è voluto più sottoporre ad un esame obiettivo di controllo. CASO Il. -

Mitutenia.

S. Maria, fu F., di anni 36, da Lecce; nubile, casalinga. Nulla nell'anamnesi famigliare; l'anamnesi personale della infanzia e della fanciullezza è muta. L'attu::lle malattia coincide quasi con l'epoca della pubertà, 12 anni, e si tntzto con un leggero abbassamento delle palpebre superiori. Tale fatto si andò sempre più ed


SUL TRATIAMENTO CON GLICOCOLLA DELLE MIOPATIE 'ECC.

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insensibilmen.te accentuando, e ad esso si aggiunse, in prosieguo, una perdità graduale dei movimenti dei globi oculari. A 23 ann.i i globi oculari avevano perduta qualsiasi possibilità di movimento e la ptosi si era talmente accentuata che la rima palpebrale rimaneva di poco aperta, specie la sinistra, in modo che la visione era così disturbata, che la p. era costretta :l piegare il capo indietro per riuscire a guardare oggetti posti al disopra dell'asse orizzontale dei globi oculari. Per ciò la p. si sottopose ad una ope· razione di estetica palpebrale che migliorò alquanto la apertura della rima palpebrale (v. figura). . Sei anni fa la p. cominciò ad avvertire facile esauribilità muscolare in tutti quei movimenti che richiedevano un certo sforzo, come salire le scale, scopare, macinare il caffè, ecc., per cui era costretta a riposarsi qualche minuto per poter riprendere la sua energia. Da quattro anni, a questo complesso sintomatico, si è aggiunto un disturbo della deglutizione dei liquidi che, spesso, refluiscono dal naso, e cambiamento del timbro della voce che è diventata sempre più nasale. Dall'esame obiettivo risultò di positivo quanto appresso: Andatura un po' lenta e dondolante; pas. saggio dalla posizione supina alla seduta im· possibile senza appoggio, ed anche con questo avviene con evidente sforzo e lentezza; messa l'ammalata supina a terra ed invitata a met· tersi in piedi, esegue la classica manovra dei miopatici, come il p. del caso precedente. Nella motilità del capo si nota una cena insuffi. ficienza dei movimenti di flessione in avanti, per cui l'ammalata riesce con difficoltà a ri· portare sulla vertiçale il capo dopo averlo ar· rovesciato all'indietro. I globi oculari, semina· scosti dalla ptosi palpebrale, sono in posizione centrale, completamente immobili e fissi . La motilità della faccia è alquanto compromessa: vi è povertà di mimica ed assenza di rughe e solchi fisiologici sul \'Oito e -sulla fronte. La chiusura degli occhi è debole, però possibile anche in posizione orizzontale; la contra· zione dci muscoli frontali è possibile ma debole; l'apertura della bocca è leggermente incompleta ed asimmetrica per deviazione del labbro inferiore verso sinistra; la p. è in grado di gonfiare le gote, di fischiare, di appuntire le labbra e di baciare, ma tutto in modo debole ed incompleto; l'arricciamento del naso è appena abbozzato; il pellicciaio non si contrae bilateralmente. Non si osservano movimenti fibri!lari dei. muscoli della faccia. La masticazione è normale, però i movimenti di lateralità della mandibola sono assai incompleti. La deglutizione è disturbata per i liquidi . La parola è un po' afona e di timbro nettamente nasale. La motilità segmentaria non presenta limitazione, però i movimenti sono lenti, poco energici e facilmente esauribili. · Dinamometria: mano destra 10'"9'5; mano sinistra 7-6-3. Il trofismo muscolare è alterato in corrispondenza delle regioni deltoidee che sono piuttosto ipotrofiche, e degli avambracci che sono piuttosto assottigliati in con&onto del braccio. Tutte le masse muscolari sono molto flaccide. Tono muscolare, esplorato con la mobilizzazione passiva, generalmente diminuito. L'esame dei riflessi tendinei mette in evidenza iporeflessività generalizzata, specie negli arti superiori. I riflessi cutanei sono normali. I riflessi iridei alla luce ed alla


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SUL TRATTAMENTO CON GLICOCOLLA DELLE MIOPATIE ECC.

accomodazione sono normali, non esplorabile il riflesso della convergenza per la tm· mobilità assoluta dei globi oculari. Riflesso faringeo molro debole. L'esame di tutte le sensibiìità è completamente negativo. L'esame elettrico in data 30 giugno 1934, esteso sia ai muscoli della faccia e della lingua, che del collo, del tronco e degii arti, dà una ipoeccitabilità faradica, con tendenza ad un indebolimento progressivo nella risposta dietrò stimoli frequenti e ripetuti; senza però che si arrivi ad una estinzione completa della risposta, come nella reazione classica di Jolly. L 'eccitabilità galvanica è pur essa diminuita, ma meno della faradica, e la formola di contrazione è normale. La diagnosi del caso non appariva in tutta prima sicuramente formulabile. Scartata subito la paralisi bulbare progressiva di Duchenne, sia per la compromissione dei muscoli oculari, sia per mancanza di contrazioni fibrillari a carico dei muscoli: della faccia e della lingua, sintoma quest'ultimo costante nella paralisi labio-glosso-laringea, trattandosi di un'atrofia degenerativa progressiva dei nuclei motori della midolla allungata, sia infine per il decorso troppo lungo, era da prendersi in considerazione I'Oftalmoplegia nucleare progressiva di Graefe, in cui si ha, come nella nostra ammalata, un inizio subdolo della sintomatologia oculare che si limita, però, alla sola muscolatura estrinseca dell'occhio, un decorso molto lungo c, qualche volta, compromissione dei muscoli della faccia e di altre parti del corpo. Però la mancanza di sintomi chiari di lesioni del secondo neuronc motore (con trazioni fibrillari dei muscoli compromessi, atrofie gravi, reazione elettrica degenerativa), la compromissione dell'apparato della fonazione (voce afona e nasale), disturbi ddla deglutizione dci liquidi, la partecipazione dei muscoli del tronco, mettevano fuori causa anche la possibilità di tale diagnosi. C'era poi da tener presente, per la esclusione delle due su accennate diagnosi, un dato importantissimo: l'epoca di inizio della sintomatologia morbosa: all'età di 12 anni; mentre sia la paralisi bulbare progressiva che l'oftalmoplegia nucleare progressiva si presentano quasi sempre nell'età media od avanzata « di rado prima del 35° anno di età >> (Stri.impell). In considerazione di quanto sopra non vi era che da fermarsi alla diagnosi di miastenia, entità morbosa conosciuta fin dal 1870 col nome di «Sindrome di Erb » e studiata poi da altri AA., quale Goldflam, Murri, Stri.impell che la chiamò· « Paralisi astenica bulbare » ed infine nosografata dal prof. Jolly di Berlino sotto il nome di c• Miastenia grave pseudo-paralitica ,,, denominazione ora più comunemente accettata. E ' appunto merito dello Jolly di avere messo in evidenza la speciale reazione elettrica miastenica che consiste nel fatto che, con il susseguirsi degli stimoli faradici a carico del muscclo, la contrazione diminuisce di durata ed intensità; ad un dato momento poi, l'eccitazione faradica o non ottiene più alcuna risposta o, al massimo, dà una contrazione di brevissima durata paragonabile a quella che si ottiene con l'apertura e la chiusura della corrente galvanica. Nel nostro caso la reazione miastenica non è classica, però con la ripetizione dello stimolo faradico si nota chiaramente una certa esauribilità della contrazione. In questo caso la somministrnione di glicocolla oltre che a scopo terapeutico, venne fatta anche nell'intento di meglio chiarire la diagnosi, giacchè secondo M~lhorat, la somministrazione di glicocolla determinerebbe un aumento della creatinuria solo nelle miopatie primitive e non nelle atrofie muscolari neurogenc, nelle quali rientra la oftalmoplegia nucleare progressiva. Ora, nella nostra inferma, l'esame delle urine mette in evidenza una creatinuria nel tasso di gr. o,I]O nelle 24 ore ed una diminuizione della creatinina nella quantità di. gr. o,4r5 nelle 24 ore (vedi Tabella N. 2). . · Si inizia, quindi, un trattamento con glicocolla: gr. 10 pro die per i primi tre giorni, ed in seguito gr. 15 al giorno.


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SUL TRATTAM ENTO CON G LICOCOLLA DELLE MlOPATIE ECC.

T A BELLA N. 2 (S. Maria - peso kg. 53).

Quantità

2/7/934 6/ 7 10 /7 14/ 7 18 /7 22 /7 26/7 30/7 8/8/934 6/8

Glicoco lla Mcrck

FS AME DELLE LiRI!'E

Data

gr. 1250 » 1350 :t 1400 1350 • ISSO 1440 '> :t 1650 » 1450 » 1600 » 1500

•

Dosa~gio creati n an a

l)osagg ao crcaò na

ndlc 24 ore j p . mille

odlc 24 ore

gr. 0,415 » 0 ,452 » 0,453 0.449 >> o .454 >) 0 ,453 • 0 ,483 0 ,483 » o,415 ,. 0,405

gr. O.170 )) o.195 » o ,142 » o, 191 >> o,187 » o,142 » 0, 228 >> 0 ,374 0 ,275 » 0 ,352

• •

gr. 0,332 » o,334 :t 0,323 >> 0,332 " 0 ,301 » 0 ,323 o,3 11 • 0 ,335 » 0 ,259 >> o,270

•

•

l p. mille -

gr. O.136 0 ,144 • o,101 0,141 o,170 • o,101 ~ 0,138 • 0 ,257 >) o,171 0,234

gr. l O • 50 :t 110 ,. 170 ~ 230 :t 290 )) 350 » 410 • 455

gr. O,144 • o,159 » 0,234

gr. 1445 • 1505 " 1565

,.

,.

•

•

SECONDO INGRESSO 11 /10 /934 15 / 10 19 / 10

gr. 1350 » 1350 • 1500

gr. O ,452 • 0,385 • 0,405

gr. O,334 )) 0 ,282 • o,270

gr. 0,195 » 0 ,215 )) 0,352

L'esame bisettimanale delle urine, durante la cura, ha dato per risultato un graduale aumento della escrezione della creatina, con una media giornaliera di gr. 0,250 ed un massimo di gr. 0,374; mentre la crcati~ina si è mantenuta, con lievi oscillazioni, nel tasso precedente e con un massimo di gr. 0,483. Nemmeno in questo caso si è avuto il ritorno al tasso iniziale della creatina. La p., dopo i primi giorni di cura, cominciò ad avvertire un lieve miglioramento m quanto a salire le scale e compiere qualche altro sforzo muscolare. Obiettivamente fu notato qualche lievissimo movimento di lateralità dei globi oculari. Il 6 agosto '934 la p. fu dimessa per continuare la cura a casa. Rientrò in clinica il 10 ottobre per un periodo di osservazione, dopo aver ingerito complessivamente gr. 1430 di glicocolla. L'esame obiettivo non mise in rilievo nulla di nuovo; soggettivamente l'ammalata notava la persistenza del miglioramento rilevato nei primi giorni di cura, senza alcun , fatto nuovo. L'esame elettrico dette gli stessi risultati della volta precedente. Il dosaggio della creatina e della creatinina dette una media rispettivamente di gr. 0,282 e 0.536 nelle 24 ore, con un massimo di gr. 0,315 e 0,587. Non potendo la p. più stare in clinica e volendosi sperimentare la terapia mista di glicocolla ed efedrina preconizzata dal Bootbhy, dopo gli esperimenti di Edgeworth con la sola efedrina, fu prescritta tale cura a casa con dedrina Merck. In data 21 dicembre 1934 la p. comunicava le seguenti noùzie: cc • • • • • ho fatto finora 26 iniezioni di efedrina ed ho preso quasi altri 500 gr. di glicocolla. Circa il salire e scendere le scale ne sento un miglioramento, specie in certi giorni, ma il salire mi è ancora un poco faticoso. Come pure un miglioramento ne sento agli arti superiori. Per quanto riguarda poi la motilità degli occhi, da sola non saprei cosa dire, perchè a me sembra che siano sempre nelle medesime condizioni, salvo che la miglioria sia tanto lieve che io non me ne accorga . . . . . )).


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SlJL TRATTMfENTO CON GUCOCOLLA DELLE MlOPATIE ECC.

CASO III. - Distrofia miotonica. Ho voluto trattare con la glicocolla anche un malato da me precedentemente studiato, affetto da Distrofia miotonica, dato che lo Slauck ne aveva segnalato l'impiego, con un discreto risultato, in un caso simile. Sulle particolarità del caso non sto a ritOrnare: mi limito a ricordare che si tratta di un uomo di anni 38, contadino, affetto da tale malattia fin dal 1916. I disturbi miotonici sono maggiormente evidenti a carico delle mani e sono accompagnati da una leggera calvizie. Come peculiarità del caso esistono concomitanti manifestazioni epilettiche della epilessia dett~ extra-piramidale, peculiarità che mi indusse appunto alla pubblicazione del caso. L 'esame delle ~ine dà presenza di creatina alla media di gr. 0,074 nelle 24 ore e diminuizione della creatinina alla media di gr. 0,54 7 nelle 24 ore (vedi T abella n. 3). Dopo tali dosaggi fu iniziata la somministrazione della glicocolla nella dose di gr. 10 pro die nei primi 3 giorni e di gr. 15 nei giorni successivi e per 17 giorni di seguito, mantenendo l'infermo a vitto ordinario variato e facendo il dosaggio giornaliero, nelle ur~ne, deila creatina e creatinina, che, con lievi oscillazioni, hanno mantenuto i valori medi rispettivamente di gr. 0,228 per la creatina e o,6o4 per la creatinina. T ABELLA N. 3 (C. Gaetano -peso kg. 61).

Dosaggio creatinina Qu antità

10 /4/934 11 /4 13 /4

14/4! (l) 15 /4 16 /4 28 / 4 29 /4 30 /4 1/ 5/34 2/5 3/5 4 /5 5/5 6/5 7/5 8/5 9/ 5 10 /5 11 /5 12/5 13/ 5 14/5 p~ne

GlicocoUl\ Mcrck

ESAME DELLE URINE

Data

gr. 1350 )) 1700 :. 1850 1350 )) 1250 » 1350 » 1550 » 1550 » 1700 » 1550 » 1550 » 1600 » 1600 » 1600 » 1650 » 1750 » 1750 » 1750 » 1750 » 1650 » 1500 » 1350 )) 1400

•

'

l

Dosaggio creatina

nelle :24 on [

p. miìle

nelle :24 ore j

p. mille

gr. O,513 )) 0,587 » 0.645 0,733 » 0,822 OA96 » 0.468 )) 0,454 » 0.406 )) 0,471 » o,537 » 0,558 » 0,5112 » 0,522 » 0,463 » 0,492 » 0,521 » 0,603 ,. 0,604 )) 0,552 » 0,501 )) 0 ,449 )) 0,487

gr. o,330 0 ,345 )) 0.348 » 0 ,544 » 0 ,657 » 0,368 » 0,302 o,301 )) 0,238 » 0,304 » 0 ,346 » o ,348 » 0,363 » 0,326 » 0,280 » 0,224 » 0,297 » 0,344 » 0,344 » 0,834 » 0,334 » 0 ,332 » 0 ,348

gr. O,055 0,070 0,104 :t o,173 :'> 0,243 » 0,233 » 0.091 » 0,01!3 » 0,203 ~ 0,145 » 0,187 » 0,156 » o,182 » 0,175 )) 0,140 » 0,180 » 0,221 » 0 ,186 » 0,180 » 0,228 » 0,159 » o,191 0,205

gr. 0,035 0,041 '> 0 ,056 )) 0,128 » o,194 )) o,172 "» 0,058 0,055 o ,119 » » 0,094 » 0 ,120 » 0,097 » 0,120 » o,109 » 0,084 )) o ,102 » 0,126 » 0,106 » 0,106 » 0,138 » o,106 » o,141 » 0,146

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(1) Al imentazione iperaz.;tata: latte gr. gr. 100.

200 ;

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brodi di carne 2; carne gr.

gr. 10 » » :&

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20 30 45 60 75 90 105 120 135 150 165 180 195 210 2.25 240

400; uova n .

4;


SUL TRATTAMENTO CON GLICOCOLLA DELLE MIOPATIE ECC.

361

Durante la cura il p. accusò subito l'aumento dei disturbi miotonici, tanto che dopo 17 giorni sì rifiutò di prendere il medicinale ed uscì dalla clinica. Prima di dimetterlo controllai l'esame elettrico che dette un lieve peggioramento della reazione rniotouica.

Riassumendo, dei miei tre casi trattati, nel primo non vi è stato alcun m iglioramento, e ciò non dovrebbe suscitare alcuna meraviglia se si tiene in giusta considerazione quello che dice il Bootbhy, il quale pensa che, a differenza di quanto avviene ne la miastenia, in cui si tratta di un disturbo funzionale metabolico che solo con il lungo andare degli anni può dare qualche lieve lesione della fibra muscolare, nella distrofia muscolare progressiva si stabiliscono, fin dal primo momento, lesioni delle fibre muscolari, le quali si possono presentare atrofiche od ipertrofiche, con aumento dei nucle.i e formazione, nell 'interno della fibra, di accumuli di grasso e vacuoli e parziale scomparsa della striatura. Se a tutto questo si aggiunge il ritardo dell'intervento terapeutico, circa IO anni dopo l'inizio della ma~ lattia, è logico pensare che i risultati non potevano essere gran che brillanti. Per quanto nella letteratura sono segnalati casi di distrofia muscolare progressiva - quali ad esempio quelli citati da Kostakow, Slauck, D. H. ecc. - di molto migliorati dopo un più o meno lungo trattamento con glicocolla. Però bisogna tenere presente che lo stesso Kostakow prima ed altri AA. dopo, in base ai risultati clinici della terapia glicocollica, hanno notato e se~ gnalato che il miglioramento, più che in relazione all'età del malato, è da m ettersi in rapporto allo stadio più o meno avanzato della malattia. Nel secondo caso vi è stato un certo miglioramento, per quanto riguarda i sintomi subiettivi (specie l'astenia), mentre l'esame obiettivo ha messo solo in evidenza un impercettibile miglioramento della motilità oculare, e l'esame elettrico non ha dato alcun risultato positivo. Anche per questo caso, però, bisogna tener presente il tempo trascorso tra l'inizio della ma~ lattia ed il trattamento terapeutico: 24 anni circa ! Tanto più che anche in questa forma di IDiopatia Diaz e seguaci, Bootbhy, Remen ed altri hanno avuto dei risultati tanto più brillanti, quanto più la terapia è stata iniziata precocemente, sia con la sola glicocolla che con un trattamento misto ad efedrina (Boothby e seguaci), od estratto cortico-surrenale (Roch ed altri) o ad estratti di tuber cinereum (Urechia e Retezeanu). Nel terzo caso non solo non si è avuto alcun miglioramento, ma anzi un netto peggioramento. Anche L. D'Antona, .in tre casi d.i distrofia mio~ tonica nei quali era stata somministrata circa un chilo di glicocolla per ciascuno, non ha potuto osservare, nè durante la cura, nè successivamente alcuna modificazione e dello stato del trofismo e della funzione muscolare e delia reazione miotonica. In ~ondusione, nei nostri tre casi, i risultati ottenuti non sono troppo incoraggJanti, essendosi avuto un leggero miglioramento solo nel caso di


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SUL TRATTAMENTO CON GLICOCOLLA DELLE MIOPATIE ECC.

miastenia. Forse in ciò ha avuto influenza il fatto che i malati da noi trattati si trovavano in fasi avanzate de le rispettive affezioni: è probabile che l'uso della glicocolla ne le fasi iniziali possa dare risultati m igliori e, se non guarire, rallentare il decorso progressivo di queste malattie. Conviene quindi tentare tale terapia sola o associata ad altri medicamenti. Dalla nostra esperienza, siamo indotti a ritenere che effettivamente il comportamento della creatinuria successivo alla somministrazione di glicocolla possa, nei casi dubbii, fornire un utile criterio differenziale fra miopatie dette primitive e quelle secondarie. Nel nostro caso secondo, infatti, nel quale la diagnosi poteva presentarsi incerta tra una forma miastenica ed una oftalmoplcgia nucleare, il comportamento della creatinuria ha anche esso orientata la diagnosi verso la prima forma, per la quale già deponevano in prevalenza i criterii clinici. AuTORIASSUNTO. - Su tre casi di miopatie dette primitive (distro fia muscolare progressiva tipo pseudo · ipertrofica, miastenia, distrofia miotonica) solo in quello di mia· stenia l'uso della glicocolla ha dato un lieve miglioramento. L'A. non esclude che in casi meno avanzati non si possano ottenere migliori risultati. BIBLIOGRAFIA BooTHBY W. M.: Myasthcnia gravÌi. ·- Arch. of lnt. Mcd., ' 934· BooTHBY W. M.: Proccdings Staff Mectings. - Mayo Clinic., '934· CHIANCONE F. M.: Azione della creatina sul tono dei muscoli lisci. - Boli. della Soc. It. di Biologia Sperimentale, ' 933· CHtANCOl'F. F. M.: Azione della creatina sul tono dei muscoli scheletrici. - Boli. della Soc. lt. di Biologia Sperimentale, ' 933· D. H.: Zur Therapie ver progressiven Muskelatrophie. - Munchcner mediz. Wochens, 1933-

D' ANTONA L.: T entativi di terapia glicocollica della Distrofia mioto-nica. - Atti della R. Ace. dei Fisiocritici in Siena, dicembre 1934· D tAZ, CAMPS Y VIVANCO: lA Glucocola en el tratamiento de las enfermedades metabolicas de los muscolos. - Arc hivos de Medicina, cirugia y especialidades, '933· EocEWORTH H.: A t·eport of p>·ogress on tl1e use of Ephedrine in a case of myasthenia gravis. - The journal of the American Medicai Ass., 1930. MARINEsco, FACON ET VASILESCO: Qualche dato sul trattamento della miaJtenia. Romania Medicalà, 1932 (dalla Rev. Neur.). MILHORAT A. T.: Ober die Behadlung der progressiven Muskeldystrophie und ahnlichr Miiskelskrankungen mit Glykokolla. - D. Archiv. f. klin . Mcd., 1933. RAVINA A.: La Therapeutique moderne des Myophaties. - Presse Medicate, 1934. REMEN L. : Zur Pathogenese tmd T h era pie der· Myasthiinia gravis pseudo-paralytyca. Deut. Zeits. f. Nerven. 1933· Roe H M., MtcHEL J., DE MOLE El' DucHOSAL P.: U 11 cas de myasthènie progressive traitè avec succès par l'opothérapie cortico-surrènalienne. - Ree. da Ravina in Presse MeJicale, 1934·


SUL TRATTAMENTO CON GLICOCOLLA DELLE MIOPATlE ECC.

363

Elementi di biochimica. - U.T.E.T., 1925. SuucK A.: Ober eine ncue Behandlungsnethodie der Dystrophia myGtOillca. - Medizin Klinik 1933· Sn.iiMPELL A.: Patologia speciale medica. Dr. F. Vallardi, Milano. THOMAs K., MILHORAT A., TECHNER F.: Ree. dal Deutsche mediz. Wochens., 1932. URECHIA ET RETEZEANU: Le G/ycocolle dans deux cas de myophatie et un cas de myatMnie. L'opothérapie surr~nale et l'extrait tub~rien dans la myasthènie. - Presse Medicale, 1934. KosTAKOW ST. e SuucK: Die Clikokollbehandlung der progressiven Muske/dystrophze. - Deutsche mediz. Woch., 1933· KosTA.Kow A.: Progressive Muskeldystrophie, Fererbung-und Glykokollbehandlung. Klinis. Wochen., 1934. RoNDONI:

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE M.. A. KLI~G. -

Protezione delle popolazioni civi:li contro la guerra chimica Sui mezzi rivelatori degli aggressivi chimici. (« Re\"ue Internationale de la

Croix-Rouge >>, febbraio 1936). Allo stato attuale non vi è, nel dominio della protezione antiaerea delle popolazioni civili, questione più difficoltosa e nel tempo stesso più opportuna da risolvere che quella che riflette i mezzi rivelatori degli aggressivi chimici. Tutti si sono finora sforzati per risolvere praticamente tale problema, istituendo, per lo scopo, squadre di specialisti con l'incarico eli segnalare tempescivamente la presenza e la natura degli aggressivi chimici, di cui si presume contaminata una data zona. In realtà il compito non è facile, sia per la talvolta molto lieve concentrazione degli aggressivi chimici, sia perchè non è possibile ·_prevedere, con certezza assoluta, se l'arma chimica dell'avvenire rientrerà nella categoria degli aggressivi chimici che si è abituati a tener presenti dopo il 1918. Presumendo che si debba provvedere a svelare solo gli aggressivi chimici finora noti, la soluzione scientifica del problema in questione si basa attualmente sull'impiego d i rcattivi fisici, chimici, fisico-chimici e biologici. Condizioni fondamentali del loro impiego sono : possibilità di essere adoperati da persone anche non specializzate, sensibilità e fedeltà del procedimento (in modo che questo fornisca sempre le medesime indicazioni

nelle medesime condizioni d'impiego), possibilità dì rilevare quel determinato aggressivo anche se mescolato ad altre sostanze eventualmente aggiunte per mascherarne i caratteri organolettici. Tali svariate esigenze giustificano l'estrema delicatezza del problema e la conseguente difficoltà della sua soluzione. Fra gli AA., che hanno portato il loro contributo allo studio della questione, la cui soluzione riveste indubbiamente una grande importanza ai fimi della protezione antigas delle popoiazio-ni civili, sono da annoverarsi il Kling ed il Roullj, che recentemente hanno fatto all 'Accademia delle Scienze di Parigi una comunicazione su << Un metodo rapido di rilevazione degli aggressivi chimici n, che per la sua importanza riteniamo riportare largamente. Gli AA., premettendo che gli apparecchi, che funzionano automaticamente, e che furono adoperati nella passata guerra, non sono ora più utilizzabili perchè fra l'altro abbisognano, per il loro funzionamento, dell'intervento dei chimici, propongono un metodo semplice, suscettibile di essere applicato dal primo venuto, e che permetta di poter riconoscere se un'atmosfera sospetta presenta, o non, dei pericoli per coloro che dovrrbbero vivervi. Dopo aver ricordato che gli aggressivi chimici, dal lato fisiopatologico, si distinguono in: soffocanti, vescicanti, lacrimogeni e tossici, gli AA. riferiscono di aver cercato, per ciascuno d1 quesri quattro gruppi, di utilizzare un reattivo generale, dotato di una sensibilità sufficiente, che permettesse di svelare, in una atmosfera contenente agpressivi chimici, la presenza di uno qualunq ue di detti aggressivi in quantità tale da essere suscettibile di provocare la reazione fisiologica caratteristica del gruppo a cui esso apparciene. Dei due AA., il Kling aveva già in tin precedente lavoro, recensito per il n o~tro gioruale, dimostrato, per quanto riguarda gli aggressivi soffocanti, l'importanza che hanno, nella produzione dell'irritazione ed in quella dell'edema polmonare, le modifi-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANlERA

cazioni fisico-dioiche subite dalle materie grasse polmonari, allorquando il colesterolo

libero, in esse contenuto, viene trasformato, sotto l'azione degli aggressivi soffocanti, in prodotto di addizione o d'eterificazione. Orbene, ulteriori ricerche eseguite dagli AA., ha loro permesso di concludere che i processi chimici, secondo i quali taluni aggressivi provocano la vescicazione, presenterebbero strettissime analogie con quelli secondo i quali si realizza l'edema polmonare acuto dei gassati da aggressivi soffocanti. E poichè i due gruppi di aggressivi soffocanti e vescicatori determinano analoghe reazioni nelle cellule viventi, è logico riunirli io un solo gruppo, per il quale si possa impiegare il medesimo reattivo generale. Ora, le parentele fisiologiche e chimiche che presentano i diversi aggressivi appartenenti a tale gruppo generale, sono determinate dal fatto che ciascuno di essi possiede almen<' un atomo di alogeno libero, o molto labile e quindi reattivo, od un radicale fortemente elettro-negativo, il quale, al contatto degli elementi delle cellule viventi, reagisce su taluni noro costituenti, particolarmente sugli steroli che si trovano nei liquidi che impregnano tali cellule. Partendo da tali considerazioni, gli AA. hanno proposto il loro metodo che, in definitiva, consiste nel mettere io evidenza la variazione del valore del P H, che subisce l'acqua quando idrolizza le molecole chimiche contenenti atomi d'alogeno o radicali elettronegativi attivi: Sperimentalmente gli AA. hanno dimostrato che quantità anche minime

di fosgene, yprite, lewisite, bromo, cloro, cloroformiato di metile, ecc., quando reagiscono su dieci c.c. di acqua distillata, ne fanno abbassare il P H di du e a tre unità. Tale variazione del P H può in pratica essere istantaneamente messa in evidenza a mezzo di un indicatore convenientemente scelto, per esempio del bromo fenolo bleu che colora l'acqua in violetto, finchè il suo P H è superiore a 4•7• ma che si cambia in giallo quando esso oscilla in una zona compresa tra 4•7 e 3· Disponendo allora in un matraccio Io c.c. di acqua distillata, addizionata, per ogni litro, di IO c.c. di soluzione di bromocimolo bleu e facendovi passare dell'aria inquinata da diversi aggressivi chimici a tassi vari, gli AA. hanno verificato che nell'atmOsfera così ottenuta la presenza di tali aggressivi può esservi svelata, anche quando essi vi si trovano a concen·trazioni inferiori, o tutto al più eguali a quelle per le quali l'aria inquinata comincia a raggiungere la soglia di aggressività. E da tale constatazione gli AA. hanno potuto condudere che se, dopo il passaggio di 8-xo litri di aria in esame, la tinta del liquido non ha subito alcun cambiamento, vuol dire che detta aria non contiene alcuno degli aggressivi chimici, che il metodo si propon eva di rivelare, o quanto meno che essa ne contiene in concentrazione così debole da permettere di considerarla come priva di tossicid. Il metodo, applicabile anche per la rivelazione qualitativa della anidride carbonica, non lo è invece per il dosaggio quantitatìvo degli aggressivi chimici in genere, a causa della differenza di velocità delle reazioni di idrolisi che subiscono j di\·ersì aggressivi,

sui quali si vuol portare indagine.

La lotta contro i gas asfissianti. (« Neptune >>, Anversa, dicembre r935). Accanto a chimici e valenti scienziati che si occupano da anni, nel silenzio dei laboratori, della scoperta di nuovi prodotti atti a costituire nuovi aggressivi chimici sempre più pòtenti e nocivi, vi sono per fortuna altri scienziati che si sforzano di trovare i mezzi per rendere inoffensive queste invenzioni .diaboliche. Secondo la stampa, un fisico fr:tncese, il Dott. Royer avrebbe scoperto un antidoto efficacissimo contro quei gas tossici (tipo ossido di carbonio ed acido cianidrico) che provocano rapidamente la morte dell'uomo ad una data concentrazione nell'ada ambiente. Tale antidoto, chiamato « oxycar·


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bozone » dall'inventore, è presentato sotto forma di polvere nerastra, che, dispersa mediante un semplice soffìetto nell'aria ambiente, servirebbe a neutralizzare nell'atmosfera i ga~ tossici su menzionati. Nel corso delle esperienze fatte in Francia, un topo, avendo subito gli effetti dell'asfissia per l'azione dell'ossido di carbonio, fu rianimato in alcuni istanti mediante una ventilazione di oxycarbozone; un altro topo chiuso per mezz'ora sotto una campana di \>etro preventivamente oxycarbozonizzata, sopportò senza alcun effetto nocivo una dose massiva di ossido di carbonio. Tale scoperta, se avvalorata da ulteriori esperienze, già indiscutibilmente utile nei casi di intossicazione da ossido di carbonio, che si verificano nelle comuni contingenze della vita civile, eserciterebbe una grande influenza nella lotta contro gli aggressivi chimici, particolarmente gli aggressivi tossici, contro i quali le comuni maschere polivalenti non esplicano alcuna protezione dato che il filtro, così come è attualmente costruito, non contiene sostanze atte a neutralizzare l'ossido di carbonio. MAGRONE. GERHARD STAMPE. 1

La ricuca dei tossici delle vie respiratorie (« Draeger Hefte ,,,

935}

Per la ricerca ed individuazione dci tosSICI nell'aria vi sono diversi sistemi pratici. Se il tossico si trova in piccolissima quantità, bisogna accumularlo in un solvente appropriato, facendo gorgogliare l'aria contaminata in 5 c.c. di solvente contenuto in una piccola boccetta, e praticando poi su tale liquido le varie prove reattive. L'A. illustra l'apparecchio Draeger-Schroeter che utilizza la proprietà dell'ossido di silicio particolarmente attivo che assorbe il tossico. Se lo strato dell'ossido di silicio ha una certa altezza nel tubo d'assorbimento, gli strati, che per primi hanno contatto col tossico, ne assorbono di più. Se si mette allora l'ossido di silicio in contatto di certi re-attivi, si hanno delle reazioni colorate nettamente visibili. Così il CO è rivelato dai sali di platino; l' HCN dal reattivo benzidino-acetato di piombo; l' NH3 dal reattivo di Nessler. Per l'yprite, poi, si può utilizzare il permanganato che viene ridotto con un deposito marrone (e tale reattivo ha una sensibilità di 10 millig. per metro cubo d'aria). Secondo l'A., il dott. Schroeter ha trovato recentemente una reazione specifica dell'yprite per mezzo dei sali d'oro che dànno un precipitato giallo brillante che si può in seguito colorare diversamente (e tale reattivo ha una sensibilità di 15 mg. d'yprite per mc. d'aria). MAGRONE.

IGIENE A. Lusnc. - Infezioni ed infestazioni endemiche ed esotiche (Società Editrice Libraria, 1936-XIV). Come è indicato nella prefazione, questo libro è stato scritto dal Prof. Lustig allo scopo di offrire agli studenti ed ai medici una breve guida sintetica e pratica per la diagnosi e la terapia dei morbi infettivi, nonchè circa il modo di prevenire le infezioni c le infestazioni. Data l'alta competenza ed al tempo stesso lo squisito senso pratico dell'A., il fine prcpostosi è stato da lui, è anche forse superfluo il dirlo, completamente raggiunto, tanto più che la mater ia contenuta nel volume è frutto non di semplice cultura teorica, ma di vasta esperienza personale. Ciò non soltanto per quello che si riferisce alle malattie dei nostri paesi, ma anche ad alcune importanti affezioni esoti(:he.


RlVJSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI ANA E STRru"llERA

Per quanto concerne la distribuzione della materia, dopo un capitolo introduttivò, relativo alla diagnostica generale dci morbi infettivi ed alle principali ricerche microscopiche e biologiche, sono trattate le malattie c-ausate sia da batteri come da protozoi, e nella seconda le infestazioni da metazoi, artropodi e vermi, e per ciascuna affezione morbosa è fatto riferimento alla diagnosi, prognosi e terapia. Un capitolo particolare, a guisa di appendlice, è poi riservato alle norme pratiche per la disinfezione e disinfestazione. U volume, di. mole ristretta ed in ammirevole veste tipografica, riuscirà preziosissimo in particolar modo a noi medici militari, in quanto sono in esso riflesse numerose e preziose osservazioni che l'A. ebbe opportunità di raccogliere durante il periodo bellico, quale consulente presso il Comando Supremo. D'altro canto l'attuale pubblicazione, alla quale non mancherà certo un favorevolissimo successo, porta a noi la gradita conferma della tuttora giovanile energia di pensiero e di azione del Prof. Lustig, davvero invidiabili, attività che il Corpo Sanitario militare, che ha sempre trovato in lui un amico ed un autorevole sostegno, gli augura di conservare ad multos annos. BRUNI.

G. P IAZZA. -

La siero-reazione di Vernes nella diagnosi dell'infezione tuber-

colare. (« Igiene moderna», nn. II- 12, 1935 e n. I 1936-XIV). La R. V. pur essendo una reazione affatto recente, ha già originato un numero considerevole di lavori. Constatazione che prova non solo l'entusiasmo che sovente suscita una nuova rea.zione che può riuscire di vero ausilio alla diagnosi, ma che indica anche la grande importanza terapeutica e profiEattica che è in relazione alla possibilità dd la diagnosi precoce della t. b. c. non sempre agevole a porsi in breve tempo con i soli dati semiologici. Nell'ambiente militare poi, dove la rapidità di una diagnosi assume in talune circostanze una esigenza tutta particolare, una reazione che segnali la malattia con una discreta percentuale di attendibilità e di esattezza, quale è conseguibile dalle reazioni biologiche, sarebbe utilissima. Bene a proposito giunge quindi il lavoro di Piazza che comunica ed illustra i dati delle proprie ricerche eseguite sul siero di un grande numero di soggetti sani, ammalati di t. b. c. e di svariate altre malattie ed ancora sul siero di cavie normali e tubercolizzate, indicando chiaramente come debba interpre· tarsi la R. V. e quanto ad essa sì può richiedere. L'A., premessa una accurata rivista sintetica sui lavori condotti antecedentemente dai vari AA., descrive la tecnica della reazione che si eseguisce sul siero del soggetto

in esame con l'aggiunta di una soluzione acquosa all' 1,25 % di resorcina. La lettura ddla reazione, che è una reazione di flocculazione, la cui natura sembra doversi ricercare nella differente proporzione fra euglobuline, serine e pseudoglobuline, si compie in due tempi, intervallati da un periodo di 4 ore. L'indice fotometrico finale è espresso dalla cifra che risulta dalla differenza fra gli indici ottenuti dalle due letture. L'A. precisa di poi alcuni particolari della tecnica insistendo specialmente sulla assoluta necessità di usare dei sieri prelevati a digiuno, recenti e limpidi. Riconferma inoltre la possibilità di ottenere dei dati che possono considerarsi erroneamente come positivi per la t. b. c. negli stati febbrili , nei soggetti affetti da oeoplasmi e nel periodo iniziale dell'infezione luccica, mentre poca influenza sembrano esercitare sulla reazione la malaria nei periodi intc:caocessuali ed i catarri bronchiali apireuici, anche ad andamento cronico, non specifici. Riguardo alla precocità della reazione nelle forme di t. b. c., l'A. non può attribuire alla R. V. una sensibilità tale che superi quanto può conseguirsi con altri mezzi d'indagine, ma permane tuttavia come una sicura reazione di conferma, che anzi si rivela d'intensità proporzionale alla estensione e gravità della lesione specifica. Da queste constata-


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zioni ne consegue che la reazione, ripetuta a vari periodi di tempo, dà una curva di indici fotometrici che acquista un indiscutibile valore prognostico e terapeuùco nell'uomo, mentre nelle cavie, inoculate con materiale sospetto, la R. V. offre la vantaggiosa possibilità di accelerare il giudizio diagnostico, poichè, come espone l'A. in una serie di accurati diagrammi tratti dalle numerose esperienze, l'osservazione della curva degli indici fotometrici nelle cavie tubercolizzate permette, per l'andamento assai caratteristico, d i accertare la diagnosi con la prova biologica anche nel periodo di un mese. In conclusione, da q ueste indagini mentre ancora una volta viene indirettamente dimostrato che, difficilmente, una prova di laboratorio riesce a su perare per precocità, esattezza e finezza i risultati conseguibili dalla semiologia clinica, d'altro canto, l'A., sfrondando sia gli eccessivi entusiasmi quanto le negazioni, ha contribuito, con i dati desunti da una vasta casistica, ad assegnare alla R. V. una giusta valutazione interprc:"tativa ed una proficua utilizzazione.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE A. h.vENTo. Clima meteorico e clima sociale nell'Abissinia n. 10, 1935-XIV).

(<1 Difesa sociale))'

L'A. ricorda i caratteri fondamentali del clima meteorologico abissino e le reazioni biologiche, cui possano dar luogo, per concludere che l'acclimatamento bene condotto può compensare senza grandi diffìcold i danni eventuali. Più gravi sono le conseguenze del clima sociale, cui si debbono specialmente la diffusione dei contagi e la grande mortalità. Le direttive igieniche, seguite dagli operai e dall'esercito italiano dimostrano quali successi possano conseguirsi utilizzando al massimo l'opera preziosa dell'operaio italiano. Uguali successi si conseguiranno anche per le popolazioni indigene mediante una oculata e forte direttiva di governo, quale è quella del Governo Fascista.

Manifestazioni oculari dell'ofidismo e congiuntiviti da sputo di serpenti nelle nostre colonie (Con osservazioni personali). ( « Arch. lt. di

ToMMAso SARNELLI. -

Se. Mcd. Colon. e Parassitologia », vol. XVI, fase. II, novembre 1935-XIV). L'A. nella prima parte di questa memoria ricapitOla le conoscenze che possediamo sulle manifestazioni immediate e postume, a carico dell'apparato visivo, dell'avvelenamento generale da morsi dì serpenti, e si sofferm;~, al lume delle recenti acquisizioni scientifiche, sul meccanismo d'azione dei veleni ofidìci sull'organismo e sull'apparato visivo in particolare. Nella seconda parte si intrattiene sulle lesioni oculari, congiuntivali e corneali, che possono insorgere in seguito al lancio a distanza di saliva sul volto, e quindi negli occhi dell'uomo, del quale sono capaci alcuni c< serpenti sputatori >l dell'Africa e, sembra, soltanto di questo continente. Dopo aver ricordato le notizie . esistenti in proposito nella letteratura medica coloniale italiana e straniera, ricorda gli accenni che di questi accidenti oculari fecero per i primi dall'Eritrea i capitani medici Mignacca e Dc Marzo, fin dal 1914, c riferisce poi due casi da lui osservati e seguiti a Brava (Somalia) anni or sono, verificatisi l'uno in un mi l it:~rc it:~liano e l'altro in un ragazzo indigeno. P:~ssa quindi a discutere quali serpenti risultino a tutt'oggi e quali e quanti altri rettili debbano essere sospettati o ritenuti pure capaci di provocare gli accidenti in parola con la loro sali,·a, da considerarsi, questa, sia tO$Sica in sè stessa, sia per essere veicolo della secrezione velenosa vera e propria, e cerca di spiegare la patogenesi delle iesioni da essa provocate e il determinismo delle complicanze che frequentemente ne derivano: complicanze che. in mancanza di adatte c tempestive cure, possono arri v:~ re fino alla cecità. Infine parla della ter:lpia d"urgenza e delle norme di prudenza che


RfVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

è necessario rispettare e divulgare - ciò che ci interessa maggiormente ora che masse di no~tri connazionali vivono nell'Africa Orientale - al fine di scongiurare queste acci-. dentalità, le quali, anche quando non riescono clinicamente gravi, sono capaci praticam ... nte di immobilizzare: del tutto i colpiti, sull'istante: ed anche per parecchio tempo dopo, quando il soccorso ritardi. (L'interesse attuale di queste osservazioni viene intanto confermato da u na nota compars:1 nel successivo fascicolo di dicembre della stesso Archivio, ndla quale il Dott. Zanettin di Asmara riferisce di due casi da lui osservati in Eritrea cii lesioni oculari da sputo di serpenti, verificatisi in due operai italiani).

E. }AWOT. - Nota sulla malattia del sonno nell'Africa occidentale francese. («BuiJet. Soc. Pathologie exot. Jl, T . 28, pag. 499, 1935). Dopo le inchieste in A. O. F. compiute da Laveran nel 1920, da H erivaux nel 1926, da Sorel e Robinaux nel 1931 e da Montrcstuc nel 1932, riguardanti i focolai di malattia del sonno nei possedimenti francesi dell'Africa occidentale, le indagini dell'A. danno una chiara visione dell'estensione di questa malattia alla fine del 1934· Le cifre e i particolari dati da Jamot sono impressionanti: 369 casi nel Niger, 2580 nel Sudan, 4002 nella Guinea, 6331 nel Dahomcy e 38167 nella Costa d'avorio, in totale 51447 casi. Aggiungendo poi a queste cifre i 16ooo malati recensiti nel Togo in maggio 1934, si arriva ad un numero complessivo di circa 68ooo casi di tripanosomiasi ! Nella Costa d'avorio interi villaggi sono stati distrutti dalla malattia in questi ultimi anni, in altri la percentuale dei colpiti varia dal 5 al 52 %· Se si considera che una parte soltanto delle regioni infette è stata visitata, che nella colonia della Costa d'avorio, la più duramente colpita, l'inchiesta non si è potuta svolgere che sui due terzi degli' abitanti dei villaggi e che la limitazione degli esami per la ricerca dd parassita al solo succo ganglionare ha lasciato passare indiagnosticati molti individui infetti, ci si renderà conto che le cifre suddette sono di gran lunga inferiori alla realtà. T uttociò dimostra a sufficienza come il problema della malattia del sonno in A. O. F. è tuttora gravissimo. REIHNO.

F. Mo\INZER.- Sulla bilar:iosi polmonare. malattia dei polmoni simulante la tubercolosi. (<( Acta mcd. scand. ))' vol. 85, pag. 538, 1935). Sono descritti cinque casi di una malattia cronica polmonare, a carattere infiltrativo, osservati in Egitto; la malattia decorreva col quadro di una tubercolosi polmonare, ma il tumore di milza e l'intensa eosinofilia fecero orientare la diagnosi verso la bilarziosi, tanto più che in un caso esisteva contemporaneamente bilarziosi dell'intestino e della . . . vescrca urrnar1a. Gli ottimi risultati ottenuti col trattamento dell'a ntimonio confermarono la diagnosi. Nelle localizzazioni polmonari della bilarzia bisogna distinguere le forme acute, spesso legate ad asma bronchiale, i cui focolai scompaiono rapidamente mediante la cura antimoniale specifica, c la bilarziosi polmonarc cronica, alla quale residua, dopo il trattamento, una cirrosi polmonare. Sono anche. ricordati due casi, classificati come « eosinofilia famigliare)), cioè eosinofilia permanente con tumore di milza, e che sono da ricondurre probabilmente alla bilarziosi polmonare. Sono ampiamente discusse le varie localizzazioni della bilarzia e la diagnosi differenziale tra bilarziosi polmonare ed altre affezioni del poi mone. REITANO.

6* -

Giornale di medicina militare.


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RDVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

CHIRURGIA GENERALE Considerazioni critiche e statistiche sulla superiorità dd metodo Bassini nelle operazioni delle ernie inguinali (<( Revista Sanitara Militara 11, fase. 1, gennaio 1936).

PARvut,Escu. -

Il generale medico prof. Parvulescu, direttore di sanità del IV Corpo d'armata dell'esercito romeno, in questo suo studio si occupa dci diversi metodi operatori nel trat!amenro delle ernie inguin:.~li e arri,·a alla conclusione che il processo di Bassini è i[ migliore dal punto di vista anatomico, funzionale e post-operatorio. Conduce un esame critico della tecnica operatoria del metodo Bassini in confronto wn i procedimenti di Mugnai, Wolfler e Forgue e insiste perchè si ricostituisca la parete posteriore del canale inguinale con del filo non riassorbibile. Per· evitare la recidiva, occorre che l'operato non lasci troppo presto il letto e che gli si conceda una Jicenz:l di almeno 6o giorni con la raccomandazione di non fare sforzi durante questo tempo. Su 8ooo operazioni nessun decesso. Anche per le ernie recidive è preferibile e più f.acile il metodo Bassini.

l. S. BABTCHINE. -

I risultati immediati e lontani della cordotomia. ((c Journai

de Chirurgie 11, gennaio 1936). Per combatt·ere i dolori ostinati, refrattari a gualsiasi cura, l'A. consiglia di ricorrere alla cordotornia o sezione del fascio antero-laterale della midolla spinale, che rappresenta un intervento di alto valore pratico che non può essere sostituito da gualungue altra operazione nella lotta contro i dolori. Riconosce però che la cordotomia differisce dalla neurotomia e dalla radicotomia perchè esige una precisione eccessivamente scrupolosa e molto sottile dal punto di vista della tecnica. T ale metodo chirurgico, suggerito per la prima volta nel 1910 da Schiller, dal 1927 in poi è stato adottato nella clinica del prof. Poliénov, del quale l'A. è allievo, e largamente .1pplicato nella pratica della neuro-chirurgia in Russia. Il materiale di osservazione è stato di 34 malati, che hanno subito un numero totale di 47 intervenuti fra cordotomie unilateralì e bilaterali. Circa la natura della mal atti a, i casi riguardavano: 16 tumori maligni (cancri dell'utero, del retto, sarcomi della spina dorsale e della regione addominale); 12 tra meningo-radicoliti, plessiti e nevriti d'origine traumatica, infettiva e sifilitica; 5 dolori dopo amputazione ed 1 dolori tabetici. In guanto alla tecnica, previa narcosi generale e gualche volta locale, la cordotomia ua praticata a livello dei segmenti toracici superiori, fra la 2• e 6a vertebra dorsaleLa profondità della sezione del fascio di Gowers e l'ampiezza dell'operazione si regolano a seconda delle particolarità presentate da ciascun caso e la natura della malattia. In tutti i casi in cui è Stato applicato guesto metodo operatorio, l'A. ha avuto per risultati immediati la scomparsa dei dolori e, nel medesimo tempo, abolizione della sensibilità dolorifica e termica nel lato opposto. La sensibilità profonda era interamente conservata. In qualche caso l'A. osservò anche elevazione della temperatura e ipotonia nella gamba del lato operato. Come complicazioni post-operatorie riscontrò disturbi motori passeggeri e di breve durata delle estremità inferiori, provocati dal traumatismo del fascio piramidale, e gualthe disturho funzionale transitorio della vescica (riu~nzione d'urina) e del retto (costi~zioo~. . Per quanto riguarda i risultati lontani, l'A. distingue un primo gruppo di 21 maiati {tumori maligni), tenuti in osservazione per un periodo non oltrepassante un anno, nei quali a 15 i dolori scomparvero completamente e a 6 diminuirono sensibilmente, e un


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

secondo gruppo di 13 malati, tenuti in osservazione per un periodo da I a 8 anni. Di quest'ultimi 4 ebbero la cessazione completa dei dolori, 5 un miglioramento parziale c 4 esito negativo. L'A. infine conclude affermando che i risultati più favorevoli dopo cordotomia sono stati ottenuti nei tumori maligni e i più modesti nei dolori dopo amputazione c raccomanda la cordotomia bilaterale per far cessare i dolori con certezza. L'importante lavoro, corredato da numerose tavole e figure assai dimostrative, si legge volentieri anche per le interessanti conclusioni fisiologiche formulate in base ai dati ottenuti nel corso degli interventi chirurgici. FLORIDIA.

J. J. HERBERT. -

Studio anatomo-dinko dei cancri tiroidei. ((( Journal de Chirurgie», gennaio 1936).

Con questo lavoro che si basa su 41 osservazioni, l'A. si propone semplicemente di studiare i cancri tiroidei sotto il duplice aspetto istologico e l'evoluzione clinica allo scopo di sr:.bìlire un pronostico. Questo ricco materiale studiato gli ha permesso di classificare i cancri tiroidei nel modo seguente: un primo gruppo che comprende le forme di transizione tra i gozzi e le neoplasie maligne; un secondo gruppo gli epiteliomi vegetanti tipici; un terzo gruppo gli epiteliomi atipici e un quarto gruppo le neoplasie eterotipiche. Quindi, dopo avere analizzato ampiamente, sulla scorta dei numerosi esami microscopici, le forme appartenenti a ciascun gruppo, l'A. passa a parlare della prognosi. A questo riguardo stabilisce che le forme di transizione hanno una evoluzione favorevole, essendo rappresentate dai gozzi di apparenza banale; che negli epiteliomi vegetanti tipici la prognosi è tanto più grave quanro più numerosi sono gli elementi atipici; che gli epitdiomi atipici sono di prognosi infausta; che le neoplasie etcrotipiche hanno la medesima alta malignità degli epiteliomi atipici, specie se presentano l'aspetto pseudosarcomatoso. Infin<' l'A. conclude che in tutti i casi di gozzo, data l'impossibilità di affermare in modo assoluto la loro benignità, s'impone l'ablazione chirurgica, che deve essere ampia, oltre i limiti del nodulo, con asportazione di un po' di tessuto tiroideo pcriturnorale, e tanto da fare una vera e propria resezione. Nei cancri tiroidei invece, per la frequenza delle recidive e delle metastasi dopo operazioni incomplete, la tiroidectomia deve essere totale e larga senza preoccuparsi di dover lasciare la lamina tiroidea posteriore allo scopo di conservare le paratiroidi c di allontanare l'ipotetico rischio di accinenti da ipotiroidisrno. Numerose, chiare e nitide microfotografie rendono ancor più interessante lo studio FLORIDIA. sull'argomento.

RADIOLOGIA L. MuccHI.- Di una rara anomalia congenita di postztone dell'aorta e dell'esofago. (c< La radiologia medica », vol. 22°, 1935-XlV, pag. ro~n). I..'A., accc:nnato alla rarità di un decorso anomalo dell'aorta e dell'esofago, passa

alla descrizione del caso che gli è occorso osservare in un soggetto di 46 anni, rico\'erato nella Clinica chirurgica di Milano per disturbi a tipo colitico, durante indagine radiologica sull'apparato digerente. L 'aorta ascendente presentava una destroposizione, e l'esofago :~ll '::a ltezza dell'arco aortico deviava in avanti descrivendo una curva rivolta dorsalmente, come se avesse 6 -

Giornale di medicina milìtarc.


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RI\'IST:\ DEI. LA STAMPA MEDICA !TALI ANA f. STRANIERA

voluto scavaic:~rlo. L'esame clinico degli apparati cardio-vascolare e respiratorio avc\·a messo in rilievo quanto segue: itto al 5" spazio intercostale, un centimetro all'esterno dcll'emiclavc:trc, aumento dd diametro tras,·erso a carico del margine destro del fascio, impurità dei toni alla base e alla punta; bradicardia (5o-6o pulsazioni). Apparato respiratorio: ipofonesi all'apice destro e alle regioni interscapolo-vertebrale e paravertebrale media dello stesso lato. Nessun disturbo subiettivo esofageo, nè cardio-vascolare. Il Mucchi ritiene che la prima anomalia ad insorgere sia l'anteposizione dell'esofago, la quale comprimendo gli archi bronchiali di sinistra favorirebbe un maggiore sviluppo di quelli di destra e quindi l'ulteriore dcstroposizione dell'aorta. Il caso è di noteYole interesse oltre che per la rarità anche per il fatto che l'esame radiologico poteva far escludere una cardiop:.1tia sulla quale Yeniva richiamata l'attenzione per l'esito dell'esame obbietti,·o, sebbene subiettivamente il paziente non accusas~c nessuu disturbo. NICOLOS I.

.E. H. SHANr-.~ou . -

L'esame radiologico dell'antro masceflare. (« T he Journal Med.

Am_. Association l>, :z:z febbr:tio 1936). La frequenza delle infezioni dell'antro mascellare nelle sinusiti c le difficoltà che si hanno ndla dimostrazione clinica delle forme croniche da nno una speciale importanza alla indagine radiologica dell'antro. E' infatti osservazione di ogni giorno che la c:osidetta sinusite mascellare cronica può mancare di sintomi .locali, rimanendo insospettata, pur continuando a diffondere tossi ne e infe-.!ion i secondarie nelle articolazioni, n el torace e in altri organi. La transilluminazione, com'è stato definitivamente provato, può essere negativa anche in presenza di un antro pieno di materiale mucoide e d i polipi. Questo fenomeno è evidentemente dov uto alla proprietà di certe sostanze di r ifrangere la luce normalmente. Inoltre l'antro può essere illuminato colla stessa vivacità nella parte sana come nella malata, in conseguenza della decalcificazione delle pareti di quest'ultima. Si aggiunga poi che una infezione ,·ecchia e guarita non può esser distinta colla transilluminazione da una che è recente e attiva. I processi infiammatori dell'antro si manifestano in varia guisa: colla produzione di pus, coll' ispessimento mucopcriosteo, con dege nerazioni polipose. con formazione di cisti, con alterazioni reattive delle pareti ossee ecc .. Questi processi possono essere identificati con sufficiente esattezza sulla lastra radiografica anche sen za ricorrere alla iniezione di sostanze opache com'è stato fatto in varie parti, senza apprezzabili vantaggi. L'esame radiologico dell' an~ro mascellare è raramente necessario nelle infezioni acute di essi. I nizialmente vi è una leggera diminuzione nella luminGsità di tutti i seni che spesso inizia nelle cellule etmoidali . Una tale i nfezione può risolversi con nessuno o minimo residuo oppure può portare alla formazione di pus. In q uesto caso se il drenaggio è libero può aversi solo un ispessimento della membrana m ucosa il quale può essere appena visibile in certi momenti mentre altre volte l'intera cavità è riempita. La membrana mucosa normale non è dimostrabile n el rad iogramma. Quando il d renaggio è completamente bloccato e si ha l'empicma si ottiene la prod uzione di un'ombra più o meno uniformemente densa in cui si perdono ombre note di altre formazion i come il forame rotondo e la fcssma sfenoidale. Se il drenaggio è incompleto e si compie intermittcmemente attraverso il naso o solo in certe posizioni, l'antro può esser solo parzialmente riempito con aria sovrapposta. All'esame in posizione prona si vede una nebulosità diffusa c il radiologo può trovare difficoltà a distinguere unn raccolta di pus da polipi. La distinzione può qualche volta esser fatta con certezza nella posizione eretta in cui può esser visibile una raccolta liquida, e,·encualmente con livello concavo superiormente e aria soprast:Jntc. Se il pus è tenace e scarso


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e quando siano presenti pus e polipi può mancare b linea del livello liquido ma anche qua il confronto fra le radiografie in posizione eretta e quelle in posizione prona fo rnisce in genere utili ragguagli. Apchc usanùo solo la proiezione prona, le alterazioni reattive delle pareti dell'antro possono portare alla scoperta del pus. Un leggero aumento della densità ossea è evidente anche anteriormente allo sviluppo dell'empiema, prima che si abbia la condensazione osteitica dell'infezione cronica ed è dovuto alla congestione nei canali vascolari e linfatici e negli spni midollari. Nelle suppurazioni croniche si ha un grado di osteite condensante che è tipico. Essa comprende le pareti dell'antro che sono ispessite da neoformazioni ossee con infiammaz ione reattiva cui partecipa spesso l'osso malare e il pavimento dcll"orbita. In alcuni casi di pansinusite suppurativa cronica l'orbita può esser la sede di una osteitc condensante c avere un aspetto notevolmente calcareo nel radiogramma senza che vi sia traccia di \lfi processo infiammatorio dei tessuti dell'orbita. E' importante anche la ricerca di aree localizzate di iperplasia. Quando queste sono in rapporto col pavimento dell'antro sono di frequente ;:ssociate a infezioni dentali apicali, per lo più coi molari, salvo che quando l'antro è picco!o. Alterazioni da polipi o cisti danno una diminuzione della trasparenza o screziata od omogenea e sono faci lmente distinte dai processi suppurativi per la mancanza Ji osteite reattiva; essi al contrario producono una osteite rarefacente ammenochè non siano accompagnate da suppurazioni croniche. L'A. mettendo in rilievo la possibilità di errori Jovuti alla sovrapposizione di ombre cita la evenienza che ineguaglianze dì opacità nell'occipite possano essere riportate a carico dci seni usando le solite proiezioni: ciò però può essere evitato co!le stereoscopie. E' della massima importanza l'impiego di una tecnica esatta, sia ne:la proiezione sia nella durata della esposizione. Sulla base della sua larga esperienza l'A. riporta una ricca statistica di esami radiologici corredati dal reperto operati \'O. Su r 30 casi fu fatta diagnosi di sinusite mascellare cronica con più o meno marcato ispcssimento della mucosa; 127 volte la diagnosi fu confermata all'operazione. In 18 casi furono troYati dei polipi che non erano stati ammessi radiogralìcamente. Però la presenza di polipi in un antro con ispessimento mucoso e specialmente se è presente una reazione osteitica, non altera evidentemente il trattamento. Nella discussione tenuta alla Società di Radiologia Americana, è stata sottolineata la necessità da parte del radiologo di non limitarsi a fornire reperti che accennino a una semplice opacità dei seni, ma ad investigare colla massima accuratezza le pareti dell"antro colle varie proiezioni, il che può fornire spesso un giudizio esatto e completo. Gli AA. americani citano spesso casi di manifestazioni allergiche in seguito alle quali seni prima perfettamente chiari hanno poi dato all'esame radiogr:tiÌco una mani· festa opacità. Si capisce la grave inopportunità di interventi in questi casi che possono essere chiariti quasi sempre dalla stretta collaborazione del radiologo collo specialista otorinologo. BERTOLUCCJ.

NEUROPSICHIATRIA P. MAI"U~ZA. L'edema polmonate di origine nervosa. nervosa e mentale », vol. XL V, p. 429, 1935-XIV).

(« Ri,·ista Ji Patologia

In questo studio d'assieme fondato sull" analisi di tutti i casi noti d" edema polmonare acuto d'origine nervosa - l'A. esamina l'a rgomento sotto i punti di vista ?atogcnetico e medico-legale, giungendo anche ad interessanti conclu5ioni d'ordine tcrapeutìco.


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Dopo una breve classifica:t.ionc, su base eziologica, dell 'edema polmonarc acuto, l'A. passa ad esaminare la forma d'origine nervosa, che può dipendere: a) da affezioni encefaliche; b) mi dollari; c) del sistema nervoso vegetativo; d) da forti c improvvise eccitazioni psichiche; e) da traumi; {) da interventi operativi sul nevrasse. Dei non moltissimi casi esistenti in letteratura l'A., giustamente, ne riporta solo una cinquantina: quelli, cioè, che, consentendo di escludere ogni altro fattore edematogeno extra-nervoso, non lasciano luogo a dubbi eziologici. Sulla scorta di siffatte osservazioni l'A. tratta poi della patogenesi dell'affezione. Essa può prodursi principalmente attraverso a due meccanismi: l'uno di natura riflessa (lo stimolo parte dall'apparato polmonare stesso e si riflette quindi su l'innervazione vegetativa dd polmone dopo aver seguito un arco diastaltico periferico o centrale), e l'altro d'origine centrale (è il meccanismo proprio dei neuro-traumatizzati in genere e degli encefalo-lesi in ispecie, e dipende da alterazioni delle stazioni vegetative corticali, diencefaliche, mesencefaliche o bulbari). A quest'ultimo meccanismo si devono, verosimilmente, attribuire anche i casi di edema d'origine psico-emotiva, dato il noto influeozameuto che è esercitato nel campo neurovegetativo appunto dalle emozioni. Quanto, poi, ad imputare l'azione edematogena all'orto- od al pa;asimpaùco, l'A. giunge alla accettabile conclusione che non esiste alcun esclusivismo in proposito, ma che si deve ?Cnsa1e, piuttosto, acl una globale ipertonia di tutto il sistema nervoso vegetativo. Nell'ultima parte del suo interessante studio l'A. passa a considerare l'argomento dal punto di vista medico-legale, che assume una particolare importanza nelle forme traumatiche, specialmente in vista di taluoi quesiti formulabili dal Magistrato attinenti alla commorienza ed alla premorienza. Al qu:tle proposito l'A. esprime il parere che, pure essendo l'edema polmonare traumatico molto frequente (si verificherebbe nel 35 % circa dei casi), molto raramente - ossia solo qualora l'edema è assolutamente tipico e molto intenso - può affermarsi che la vittima ha sicuramente sopravvissuto per CJUalche tempo alle lesioni mortali. Infine l'A., in un:t breve appendice d'ordine curativo, consiglia - quando si appa~ lesino insufficienti i comuni sussidi terapeutici - di praticare una puntura lombare o suboccipitale, per decomprimere rapidamente i centri nervosi (specie quelli del fusto en cefalico) allorchè si riscontra ipertensione liquorale. RIZZO.

E. FENGA. - Tubercolosi e demenza precoce. Ri vista sintetica. ((( Rivista di Patol. nervosa e mentale », vol. XLV, p. 476, 1935-XlV). In questa rassegna critica di gran parte della letteratura relati,·a all'interessante e importante argomento, l'A. espone ìe varie ricerche e le di"ersc opinioni degli studiosi che - per via statistica, clinica, anatomo-patologica, sierologica, ecc. - si sono occupati della questione. E opportunamente così conclude : ,, L 'eloquenza delle statistiche di mortalità per tubercolosi fra i dementi precoci, la coincidenza della costituzione somatic:t astenica con il temperamento schizoide, l'esistenza d'una grave tar a tubercolare erediraria e fam iliare messa bene in luce da Luxenburger , Zoclkr e Claude e, infine, l'attuale stato dei risulta ti sperimenrali, sono tutti elementi che debbono farci pensare come il problema della tubercologenesi di alcune forme (specialmente le ebefreno-c:ttatonichc: Zalla cd altri) di demenza precoce debba essere legato alle migliori conoscenze che potremo ~n·e re sulla biologia ed azione patogena dell'ultravirus tubercolare >>. RIZZO.


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OFTALMOLOGIA J.

Corpi estranei intraoc:ulari magnetizzabili e loro estrazione c:oU'elettrocalamita. (cc Archi,·os de Ohalmologia Hispano-Americanos »,gennaio 1936).

SEI.LAS. -

L'A. premette che questo argomento è poco trattato nelle riviste oftalmologiche, e nei testi di oculistica non è svolto colla dovuta e dettagliata chiarezza. Dichiara d'occuparsi solamente dei corpi estranei intr:1oculari magnetizzahili, lasci:llltlo da p:trte quelli che, sebbene abbiano perforato i mezzi difensivi delrocchio, restano però ,·isibili tra le labbra della ferita e non offrono alcuna difficoltà non solo diagnostica ma anche per quanto rig uarda la estrazione sia con pinza e sia con elettrocalamita. La frequenza dei corpi estranei magnetici intraoculari è, secondo una statistica dell'A., del 2.33 °/00 di cui 57.36 ';() attra,·erso la cornea, 11,47 "~, attra,·erso il limbus e 31,16 "~ attraverso la sclerotica. E' più colpito l'occhio sinistro che il destro. Allorchè dopo un trauma si scoprono ferita penetrante delle tuniche oculari, ferita della cristalloide anteriore con opacità più o meno estesa del cristallino, iridodialisi, coaguli nel vitreo, la di:!gnosi di corpo estraneo intraocu lare è facile, ma ciò no n accade sempre e vi sono casi in cui tale diagnosi è difficile. Qui l'A. cita tre casi interessanti della sua statistica, nel primo dei quali la presenza del corpo estraneo intraoculare si palesò dopo un anno e fu necessario enucleare rocchio; nel secondo il corpo estraneo rimase incistato nella sclerotica e dopo nove anni l'operaio conserva ancora una buona acutezza visiva; nel 3° caso il corpo estraneo produsse distacco di retina ed anche quando venne estratto coll'elettrcrcalamita, residuò una grave alterazione retinica. L'A. stabilisce che bisogna sospettare un corpo estraneo intraocularc anche quando mancano i segni oculari o siano poco dimostrativi, specialmente se l'operaio stando in posizione laterale, batteva con un martello un corpo duro o se sia stato colpito dallo scoppio di un bidone contenente alcool o benzina. Al minimo dubbio bisogna far praticare un esame radiografico. Lo stesso è da fa rsi quando vedi:Jmo il vitreo torbido, iridociclite torpida, distacco di retina o cataratta più o meno avanz:Jta e non vi siano altri .noti,·i che spieghino le alterazioni. L'A. fa l'elogio dell'esame r:ldiografico dell'orbita c-he permette di stabilire l'esistenza, la grandezza, il numero e la posizione del corpo estraneo. La radioscopia è anche utile in quanto ci consente di vedere il corpo estraneo m poSIZioni differenti dell'occhio, e ci dà ragguagli sufficienti sulla mobilità c sulla pos izione di esso. L'oftalmoscopia è utile quando i mezzi ocubri sono più o meno trasparenti. Il grande elettromagnete c l'esame radiografico sono i mezzi migliori per scoprire un corpo estraneo intraoculare mag netizzabile e precis:1re la sua situazione, però per quanto riguarda il primo mezzo è meglio adoperarlo con cautela e sempre dopo l'esame r-adiog rafic.o perch~ altrimenti si producon" nuovi traumatismi nel mobilizzarc il corpo estraneo colla calamita. La prognosi è sempre grave. Circa iJ trattamento l'A. lo suddivide: 1) nell 'e-strazione del corpo estraneo al più presto possibile; 2) nel prevenire o combattere le reazioni o flogosi che possono prodursi o che s1 siano prodotte in seguito alla penetrazione del corpo estraneo nclrocchio; 3) od riparare per quanto è possibile i g uasti prodotti nclrinterno delrocchio. Per la estrazione, secondo il Sellas, bisogna sen·irsi della cnl:Jmita ed essere solle· c1t1 ncll'intcn-cnto per evita.rc il facile incapsularsi del corpo estraneo, scegliendo il tipo di calamita più adatta. L 'A. fa un completo esame dci \'arì t.ipi di cabrnita che si usano, descrivendo un modello da lui ideato c svolge poi la tecnica da seguire nell'uso.


Rl\'ISTA DELL.\ STA MPA ~IFDI C:\ ITALIA:--:A E STRA:--:IERA

Per pre\·cnire o comb:mere le rea z ioni o flogosi che possono prodursi o che si siano prodotte in segu ito alla pcnctrnionc del corpo estraneo nell 'occhio l'A. consiglia la proteinotcrapi:~ a dosi più o mmo fort i secondo lo st:lto dell'occhio ed una iniezione sottocongi unti \·ale di cianuro d i mercurio (al 2 o al 5 "/,.,,) immcdiammente dopo la estrazione. Per ripar:trc poi, per <]Uanto è possib ile, i g uasti prodotti nell'interno d ell'occhio, bisogna estrarre l:! cataratta traumatica quando ci sia consentito dallo staro del l'occhio e ci si:1 prob:1bilirà d i migliorare l'acutezza visiva. c bisogn:t f:n·orirc il ri:Jssorbimcnto dci coaguli specialmente se nel vitreo. T ESTA . f. L JAs

SEu:-~cER. - La terapia locale chininica di alcune malattie della congiuntiva e della cornea. (•• Archi\·es of Ophthalmology ''· ge nnaio 1936).

L' A. ha compi uto ddlc espt:rien ze cliniche su oltre sessanta pnienti, trattandoli, per un periodo Ji tempo v;1riabile da pochi mes i ad un anno, con applic:JZioni tluotidJanc o biquotidiane di pom:na al 2 e al 4 ";, di bisolbtc di chinino. e biscttiman:tli o tris~t­ timanal\ di soluzione al 10 "1. d1 bisolfato di chin ino. L' A. h a prefc:.rito il bisolfato perchè è, tra i sali chininici. il meglio solubile in acqua, il meno ;1cido ed il meno irritante. · P:~rtcndo d:tlla conoscen za dell'az ione del chinino che, applicato sulle mucose ~~ d imostra h:mericida. as trin ge nte cd anche un po' anestetico. penetra artraYerso la mucosa e per la sua qualit3 d i '·eleno protoplasmatico c:~ usa la m orte di leucociti, linfociti ed altri clementi ccllul:Jri, im pedendo pu re a qu esti d e menti la inv:1sio ne dei tessuti, l'A. nelle dosi anzidette lo ha utili zz:.to, con fa,·ore\'ole risultato, nella cura del tracoma, della cheratite interstiz ia le e dcile antiche OJMCità corneali. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA R EvE RCHo~ -

Edema del laringe nel corso di parotite. (<• Lcs Annales d'Otho-

Laryng. l>, 10, 1935). L 'edema della glottide nel corso di una parotite non semb ra abbia a\·uto la dovuta m enzione tra gli edemi laringei nelle m alattie infctti\·e. e i casi segnalati so no piuttosto pochi e remoti (Court ille 1828; « Archives dc Med ie. Miliwire » 1875, in questi redatti storie cl iniche e reperti a utoss ici dal magg. mcd. Jacob). L 'A. ne segnala q uattro casi: due benig ni, uno grave con esito infa usto, d ue salva ti con tracheotomia in pieno ~tato asfittico: due militari, una guardia repubblicana, un g iovane trenrcnne. che ma i a\·eva no sofferto di parotite. Degno di ril ievo il btto che si trattava sempre di orecchion i sottomascella ri, localizzazione atipica, che erano stati complicati a ll'edema la ri ngeo. Quest' infiltrazione prendcYa la parte del vestibolo situata in dietro ai seni piri(ormi . mentre rispettava, la faccia linguale d ell'epiglottide c le fossette glossoepiglottiche; limitazione dei m ovimenti delle corde vocali app unto da ll'edema posteriore, che scmbra ,·a hlocc:1re le articolazioni cricoaritc noidce. Tale fatto spiega -:ome i fc:nomeni asfittici eran o es:1gera ti in paragone alla edcmizzazionc fXlrziale de l lume glottideo: l'ammalato si trova,·a quasi come uno con paralisi bilaterale degli abdu to ri o con anchilosi doppia d elle articobzio ni crico-aritenoidee: dispnea inspiratoria infatti con espirazione d iffic ile. L ':1mmalato ad esito infausto ebbe una crisi d i soffocamento improv,· iso e morì nel cor rere alla porta in ce rc<~ di aria. L':.~utcpsia, a d ifferenza dci polmoni ingorpti, con emorragie sottoplcurichc, di altri asfittici, non ri,·elava apprezzabili modificazio ni; la morte si do,·eva a sincope bianca, per riflesso d'inibi zio ne a partenza l :~ ringca .


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA~A E STRA:-.:IERA

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Perchè dunque quest'edema laringeo in casi di orecchioni sottomascellari ? E' un fenomeno d'ordine meccanico piuttosto che infettivo ? L'edema del tessuto cellulare non è una sorpresa nella parotite (Simonin); l'infezione parotitica colpisce principalmente il tessuto ccllubre sottocutaneo e sotto mucosa \Trousseau) come altera e infiltra lo stroma delle glandole salivari mentre ne rispetta la cellula specifica secernente. Come dunque l'infezione è capace di determinare edema locale endo e periglandolare può determinare edema a distanza, parre inferiore del braccio, regione frontale, r>alpebra, prepuzio (Guelliot). L'A. ha voluto accertare se addirittura vi fossero vie anatomiche su cui fondare un asserto di edema d'ordine meccanico, tanto più che aveva notato come in caso di orecchione sottomascellare monolaterale s'era determinato un edema della plica ari· epiglot· tica omolaterale. . Esistono orifizi infatti del foglietto profondo della loggia sottomascellare che danno passaggio a vena e arteria facciale, a rasi linfatici, a un prolungamento della glandola stessa. La glandola è come isolata dai foglietti parietali della loggia da uno strato di .:onnettivo lasso, tessuto cellulare quanto mai idoneo a cdemizzarsi ed a propagare l'edema, e per quegli orifizi comunica col tessuto cellulare sottomucoso perifaringco. Nel diagnostico differenziale, fra edema meccanico perilaringeo e ascesso o Elem· mone, la disfagia dolorosa è sitomo predominante in quest'ultimo, la dispnea non do lorosa caratterizza l'edema. Come trattamento la laringotomia intercrico-tiroidea si impone (Bourgeois) d'urgenza. ma la tracheotomia per quanto difficile su un collo proconsolare d3 sicurezza di successo.

STOMATOLOGIA FE:-;u. -

Si devono estrarre i denti a caldo? (« Studi sassaresi )), 1935·XIV, vol. 13,

fascicolo VI). I! dibattito sull'utilità e l'innocuità o mo::no dell'estrazione dentaria precoce nei proc.:ssi infiammatori acuti localizzati di origine den taria, è sempre all'ordine del giorno. Alcuni, e sono ormai la maggioranza degli stomatologi, sostengono che occorre rimuovere subito il dente che ha provocato l'infezione, altri consigliano di attendere l'attenuazione del processo acuto o la formazione dell'ascesso agevolandolo con impacchi caldoumidi e poi procedere all'estrazione. L':\utore pure essendo in teoria d'accordo con i primi. sceglie in pratica una via di mezzo o meglio si regola caso per caso. Pratica la estrazione immediata nei casi nei quali si presume che questa possa essere fatta in tempo molto breve, rinvia a miglior tempo l'estrazione che appare indaginosa. Ciò per evitare l'anestesia in periodo acuto e per non aggiungere il fattore traumatico alle lesioni flog istiche. E anche per una ragione, diremo, psicologica: poichè, egli dice, è invalso nella massa il pregiudizio che quando c'è l'ascesso o il flemmone il dente non debba essere estratto, se per disgraziata ipotesi si è intervenuti e si è and:ni incontro a processi osteo-mielitici o peggio a infezioni generalizzate, lo stomatologo sarà ritenuto responsabile di fronte al paziente delle complicazioni sopraggiunte. Il concetto ha un valore relativo poichè non bisogna certo farsi troppo dominare da questo che l'A. stesso chiama un pregiudizio e occorre seguire invece dei criteri rigidamente scientifici. In guanto all'anestesia, l'A. ribadisce il concetto che nei processi infiammatori non bisogna praticare l'anestesia locale per iniezione. Questa nozione ormai è pacifica c nessu no più la mette in discussione, nè l'A. vi aggiunge nulla di nuovo. Egli ricorre csclu$ivaHlente all'anestesia lcx·alc al cloruro di eti le che però ha una efficacia molto limitata. PICCARn E:.n.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E S OMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal Tubali perm~uti alla Dtrui011e Generale eli Sanlti militare nd mar:o " 36-XIV)

BOLOGNA

+ Maggiore medico 0RESTE G IALLOMBARDO: Due casi clinici di ferita da

scheggia, penetrante, del bulbo oculare, co11 ritenzione di corpo estraneo. Il primo caso riflette un tenente degli Alpini che, circa due anni fa, riportò piccolissima ferita, penetrante, della sclera da scheggietta metallica, che, avendo perforato la retina e la coroide, rimase incapsulata nel tessuto retrobulbare. L'esame oftalmoscopico fa rilevare gli esiti della lesione corioretinica. Le manifestazioni flogistiche sono, da tempo, completamente scomparse. Il visus è = siro. L'ufficiale, che non avverte alcun disturbo, ha ripreso regolare servizio. Il secondo caso si riferisce ad un militare di truppa che, parecchi mesi fa, in seguito a scoppio di una cartuccia, riportò piccola ferita penetrante nella cornea, della quale residua piccolissima macula corneale con corrispondente fenestratura dell'iride. Detto militare va soggetto a cicli di cheratite profonda all'occhio leso, della durata d i circa 10-15 giorni, dopo i quali la cornea, a poco a poco, ritorna trasparente ed il visu s completamente normale. L'esame radiologico è stato negativo, ma la lesione iridea dimostra penetrazione di corpo estraneo che, certamente, sarà di basso peso atomico. Nessuna manifestazione subieniva ed obiettiva di irritazione simpatica anche aJ controllo della lampada a fessura. Tali cicli di cheratite divengono, progressivamente, più brevi e più rari. L'O. dopo avere passato in rassegna i vari traumatismi oculari, con l'esperienza delle visite praticate agli ex-militari della C. M. P. G., conclude affermando che il bulbo oculare, pur essendo organo estremamente delicato, può sopportare traumatismi di una certa entità ed anche la ritenzione di piccolissimi corpi estranei, specialmente quando non è stata lesa la zona ciliare. Però tali lesionati vanno sorvegliati a lungo, allo scopo di prevenire in tempo l'oftalmia simpatica.

+ Primo eapit.mo medico VITTORIO MtGNANI: Un caso di frattura dei mascellm7 superiori e delle ossa nasali con lesione delle parti molli. L'O. presenta un ufficiale ricoverato che, in seguito ad una caduta con l'aeroplano, ha riportato la frattura delle ossa nasali, del ponte zigomatico di sinistra, nonchè quella di entrambi i mascellari, con distacco del massiccio osseo facciale e lesione delle parti molli del viso. Accennato :tlle fratture in genere, l'oratore ricorda che generalmente le fratture del mascellare superiore avvengono su tre linee specì::tli di minore resistenza e viene a trattare del caso in esame, cioè della frattura sulla linea media, che dalle ossa nasali scende obliquamente verso il corpo mascellare, contornandone la faccia posteriore fino alla fossa pterigo-palatin:t, per cui entrambi i mascell::tri sono divisi in due porzioni, una superiore, attaccata al cranio, l'altra staccata e mobile, con spostamento da sinistra verso destra ed abbassamento dei frammenti. Viene posto quindi in rilieYo l'utilità dei raggi X, nello studio e nella evoluz ione del focolaio traumatico, quella della prolìlassi delle infezioni e lotta contro di esse, e


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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passa poi a trattare della riduzione e contenzione dei frammenti. Enumerati i diversi mezzi di riduzione e contenzione, che vengono riportati a tre categorie (monomascellarii nter::nascellari-craniomascellari), l'oratore passa ad illustrare il dispositivo meccanico usato nel caso clinico in esame, cioè un apparecchio intermascellare e craniomascellare a forza continua, realizzato con elastici tesi fra la mandibola ed il mascellare superiore, con ancoraggio sui denti e tra quest'ultimo e la calotta cranica, mediante un casco appropriato, usato come ancoraggio. Tale sistema, a più di un mese di distanza dall'epoca del trauma, ha dato buoni risultati.

BRESCIA+ Primo capitano medico

GIORGIO

SINICACLIA:

Linfogranuloma benigno o

malattia di Nicolas Favre. L 'O. ha trattato del linfogranuloma benigno o quarta m:~lattia o linfoporoadenite, ritenendo interessante l'argomento perchè l'etiologia della malattia non è del tutto nota e perchè la forma non è tenuta clinicamente nel debito conto tutte le volte che si pone ia diagnosi differenziale delle affezioni delle ghiandole linfatiche inguinali e di alcune forme genitali ed extra-genitali. La diagnosi di linfogranuloma deve essere sempre confermata dalla imradermoreazione di Frei controllata con altre reazioni di laboratorio che debbono risultare negative e cioè intradermoreazione con vaccino Dmelcos, tubercolina, Wassermann. I casi operati sono poi osservati istologicamente. Accenna alle cause di errore della intradermoreazione e cioè la lunga persistenza della reazione positiva negli individui che hanno sofferto di linfogranuloma benigno fino a trenta anni; il fatto che alcune malattie, quali la sifilide, la setticemia. b blenorragia, sarebbero antiallergiche, renderebbero cioè negativa la intradcrmoreazione anche se i malati sono affetti da linfogranuloma. A proposito delle reazioni allergiche, accenna a esperienze da lui fatte usando quale · antigene per la intradermoreazione il siero di linfogranulomatoso. Ha sempre ottenuto reazioni assai meno manifeste con questo antigene che con antigene ottenuto con pus di ghiandole colpite dal male. Dopo aver ricordato l'anatomia patologica, l'etiologia, la cura, l'O. porta il contrilJuto della sua pratica personale sull'argomento. Nel 1935 ha avuto occasione di curare nel repano dell'ospedale civile da lui diretto e all'ospedale militare, 38 adeniti inguinali, delle quali 17 si sono dimostrate di l'Jicolas Favre. Ha osservato un caso di contagio coniugale; il marito è stato rico\"erato in ospedale 20 giorni prima della moglie. Circa l'età dci soggetti, essa va dai 24 ai 45 anni per le adeniti di Nicolas Favre, mentre per le adeniti di altra natma fi gurano indi\"idui dagli I I ai 67 anni. Non è possibile stabilire il periodo di latenza dell'infezione, perchè è difficilissimo conoscere lo stabilirsi dell'infezione primitiva che è passata, almeno nei suoi casi, sempre inosservata. In genere tutti i mabti ricorrono al medico per ingrossamento delle ghiandole da 20 giorni a tre mesi dopo la prima comparsa di esse. Dopo aver accennato ai sintomi presentati dai malati, ha mostrato un certo numero di essi in cura sia all'ospedale civile che all'ospedale militare c ne ha riassunto la storia clinica ed il decorso del male. La degenza ospedaliera dei malati è stata di tre mesi in un caso, di due mesi in sci casi, di un mese in quattro casi, di 25 giorni in quattro casi e di 15 giorni in un caso. Circa la cura sono state asportate le ghiandole di 12 cnsi; tre malati sono stati curati con stibional, uno assai grave con stibional e rontgentcrapia, in un caso sono stati sufficienti applicazioni caldo-umide. La guarigione è sempre stata buona in un


CO!'FERENZE E DIMOSTRAZIONI CI.INICHE ECC.

tempo variabile da i 3 0 e 140 giorni ci rca : la media (: stata di due mesi di cura. Con l'atto operativo anche dei g ru ppi ~hi:mdobri iliaci che non si erano potuti aggredire, sono diminuiti di volume e anche scomparsi completamente. Per la sua esperienza, l'O. può affermare che la cura chirurgica è quella che gli ha dato, nel maggior numero dei casi, i migliori risulr::tti e ritiene perciò che tutte le ghiandole siCuramente linfogranulomatose dovrebbero, se possibile, essere opera te perchè con l'asporta zione si abbrevia in generale la dura ta della malattia c si riesce a far regredire le g hiandole satelliti già ing rossate.

CAGLIARI

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+ Tenente colonnello medico prof. PAOLO RoM BY: La difesa cor1tro gli ag-

gressivi chimici.

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'CASERTA + Capitano medico prof. AMILCARE D'AvANzo: Il tal/io e sue applicazioni

in dermatologia. L'O. dopo avere accenna to alb scoperta del tallio c dci suoi sali più usati 1n terapia, alle sue proprietà tossicologiche e fa rm:1cologiche, dovute più che ad azione battericida ad una azione oligodinamica, ha parlato de lla sintomatologia dell'avvelenamento acuto c subacuto da tallio c delle alterazioni anatomo-p:nologiche, riscontrate nei varì organi ed apparati di animali da esperimento. H a trattato inoltre dell'impiego dell'acetato di tallio in dermatologia, per la cura della tigna, facendo una descriminaz.ionc ùclle tre teorie in voga per spiegarne l'azio ne alopecizzante: per la prima l'azio ne sarebbe dov uta ad alterazione del sistema endocrino (tiroide, timo, paratiroiòe, surrcni, testicoli); per b seconda ad azione d iretta del fa rmaco sulle formazioni pilari e follicolari; mentre per la terza l'azione depilato ria sarebbe dovuta a disturbi del sistema nervoso centrale. Nessuna delle teorie è immune da critiche.

LIVORNO

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+ Sottotenentc medico ANTONIO TISCORNI,,: Cause di errore nell'irzdagiue

radiologica della calcolosi urinaria. L'O. illustra il caso di un inscritto di leva della R. Marina, inviato in osservazione per calcolosi renalc. No n riscontrando nell'anamnesi remota e prossima dati ind irizzanti alla d iagnosi di calcolosi urinaria ed essendo l'esame obiettivo e l'esame delle urine negati vi, si è proceduto nll'indagine radiologica. Un esame radiografico diretto, ha messo in evidenza un'ombra di forma O\·alare lunga r2-r3 mm. distante 3 cm. dal margine si nistro del sacro, all'altezza della 3" vertebra. L'ombra è fortemente opaca ai raggi X., moriforme. Con la pielografia d iscendente si vede che l'uretere sinistro passa completamente all'indentro di tale corpo opaco e l'uretere non presenta alterazioni del decorso, nè del calibro. Il rene è in posizione no rmale, i bacinetti e i calici normali. Dopo aver enumerato le Ji vcrse cause che possono simulare calcoli urinari, nucne doversi trattare di una ghia ndola mesenterica calcificata, per la forma, la sede, la facil e spostabi l i t~ sotto lo schermo fluorescente, c per la presenza di un complesso primario .cnlcilìcato ( Ranke) a lla regione media polmonare destra.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE F.CC.

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MILANO • Tenente colonnello medico prof. GF.SUALOO GIARRusso: l jo11dame11ti giuridici e le norme procedurali del rapporto etiologico di servizio. L'O. comincia col fissare il concetto di pensione di previlegio rispetto a quella ordinaria. Fa un po' di storia della legislazione pcnsionistica a venire dal r86o, al R. D. 21 febbraio 1895 n. 70, ed a quelli più recenti dd 5 settembre 1895 n. 603, del l3 novembre 1923 n. 2480, dell'ti marzo 1926 n. 416, del 15 aprile 1928 n. 1024 ecc. Accenna a proposito anche alle basi giuridiche della pensione di g uerra contenute nei RR. DD. 1491 del luglio 1923 e 1383 del 28 agosto 1924, illustr;mdo i requisiti essen· ziali della pensione privilegiata ordinaria e di quella di guerra. P:trla delle direttive fi~­ sate nella norma regolamentare per l'interpretazione dei fondamenti della legge pensionistica, e stabilisce gli elementi necessari per costituire l'evento lesivo di servizio e determinare il rapporto tra questo evento c la ferita, la lesione o l'infermità. A tale proposito parla del rischio generico e di quello specifico di servizio; illustra i concetti di causa, concausa ed occasione secondo i fondamenti della legge ed i criteri d'interpretazione che si sono venuti formando a rigua rdo, a traverso la giurisprudenza costituita dai deliberati del Magistrato delle pensioni in sede amministrati,·a ed in ~ede contenziosa presso la Corte dei Conti. Dopo aver parlato del diritto pcnsionistico e delle norme procedurali tratta degli organi della procedura, delle Commissioni mediche ospedaliere e di quelle di seconda istanza, delle Commissioni mediche e della Commissione medica superiore per le pensioni di guerra. Ha così occasione di parlare dell'Istituto della perizia in medicina legale militare, della psicologia del perito, della necessità di una sua adeguata preparazione tecnica per poter esser in grado di vagl iare ~econdo lo spirito della legge e ie esigenze scientifiche, i fattori che costituiscono la base giuridica della pensione privilegiata; evento lesi vo, lesione, menomazionc e relativi rapporti debbono essere identificati e val utati dal peritù contemperando la " volontà della legge >> con le esigenze della « coscienza col· letti,·a "• in maniera da poter venire quando è necessario, a quegli adattamenti tra scienza, giustizia e realtà umana, che informano sempre la coscienza tecnica e morale del perito, senza per questo staccarlo dallo spirito della legge che è chiamato ad in tPrprctare.

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ROMA • Pnmo capitano medico DoMENICO Lo Neo : l pernefroma. Illustrazione di un caso clinico nel decorso del quale si possono distinguere tre periodi. Il prìmo, durato oltre tre mesi in cui i sintomi erano di una rachialgia lombare destra alta, sintomi che si accompagnavano a febbricola serotina, anemizzazione e deperimento. Gli esami collaterali in questo periodo (urine, sangue, sierodiagnosi, liquor) diedero esito negativo. Esisteva una rigidità dei muscoli paravertebrali nel tratto che Ya dalla XII D. alla 2a L.. Gli esami radiografici della colonna vertebrale erano negativi. L"O. tratta la diagnosi differenziale di natura delle radicoliti, rsclude le cause flogistiche acute, la {orma luetica e ammette invece una radicolire da causa estrinseca, da compressione per probabile lesione osteovertebrale (Pott o tumore). Il secondo periodo durato oltre un mese in cui comparYero i segni radiologici di parziale distruzione della metà del corpo della XII dorsale, rest:mdo integri gli spazi


CO~FERENZE E

DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

intervertcbral i. Questi segni parlavano per un tumore vertcbrale che dpveva considerarsi come metastaùco, non si riusciva però ancora ad individuare il tumore primitivo. Il tuzo periodo, l'attuale in cui è compresa una tumefazione paravertebrale tra la Xl toracica e la t .. lombare, tumefazione che si è rapidamente ingrandita occupando !a regione dd fianco e dcll'ipocondrio destro. Questo tumore che ingigantisce sempre più è un. ipernefroma (meglio dovrebbe dirsi epinefroma): ciò è risultato dall'esame istologico. L 'interesse del caso consiste nella difficoltà diagnostica del primo periodo e nel fatto che è decorso come un tumore a forma metastatica, essendo rimasta completamcme latente l'esistenza del tumore primitivo che si è resa palese solo nell'attuale periodo.

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VERONA + Maggi~re medico GINo BERTOLUCCI: Bronchiectasie e lobo inferiore polmonare accessoriO. L'O., presentando radiograrnmi in cui è evidente il lobo inferiore polmooare acces· sorio o infracardiaco, ne mette in rilievo l'importanza, aumentata da recenti e sempre più numerose osservazioni cliniche e radiologiche, per lo s,·iluppo di sindromi bron· chiectasiche.

+ T enente colonnello medico Muz10 FIORINI: Caso clinico di sderosi a piastre dùseminau. L'O. presenta il caso, perchè molto dimostrativo e grave, data l'ed del soggetto, e raro a presentarsi per il polimorhsmo della torma morbosa e per la preponderanza delle forme frammentarie ati piche. Tratta dell'eziologia della malattia facendo notare che, nel caso, la forma nervosa è insorta dopo una grave infezione morbillosa e dopo avere parlato del substrato anatomico e fatte alcune diagnosi differenziali con altre forme nen·ose, accenna ai varì tentativi di terapia causale più recenù della sclerosi a placche.

+ Pdmo capitano medico SAI,VATORE MoNAsTRA: Due casi di montrrtrite go·nocococa. L'O. presenta due casi di monartritc gonococcica, uno dell'articolazione del ginoc-

chio S., l'olrro dell'articolazione tibio-astragalica D. Dopo aver esposti i casi c.linici, accenna bre,·emente alle complicazioni articolari della uretrite gonococcica, descri,·e i sintomi, le alterazioni anatomo-patologiche delle articolazioni, facendo rilevare che il vario decorso avuto dai due ammalati presentati, è in rcl.nione con le diverse regioni colpite dalle infezioni go nococciche. Il r 0 caso con gonite gonococcica è guarito rapidamente in seguito alle cure specifiche, mentre il 2° caso di a rtrite della regione tihio-atragaiica ha avuto un decorso più lento con tendenza alla suppurazione, poichè nella suddetta regione, oltre alla articolazione, ammabno bcilmcnte le guaine tendinc;e, verificandosi così, oltre all'artrite, anche una tenosinovite. Chiude parlando della terapia di queste forme, dove dà ottimi risulta ti l'uso del vaccino specifico e l'immobilizzazione dell'arto.

+ Maggiore generale medico ispettore MELCHIORRE NAPOLITANI: Sul .iervr:::.1o .;alli· tario in Eritrea e suL nostro materiale sanitario di guerra. L'O. in una breve comersazione tenuta nello scorso gennaio agli ufficiali medici del presidio di Verona, dopo una interessante esposizione dell'orogr:~fia ed idrografia dell'acrocoro Eritreo, accenna alle difficoltà logistiche in rappono alla natura del terreno


CONFERENZE E DIMOSTRAZlONI CUNICHE ECC.

ove si svolgono le attuali operazioni belliche; descrive il funzionamento del serviZIO sanitario nei vari settori dalla base di Massaua fino ai reparti in linea. Accenna ai centri ospedalieri più importanti, ai convalescenziari, alle navi ospedale e mette in rilievo lo sforzo compiuto per la costruzione di grandi ospedali in muratura, alcuni dei quali della capienza di oltre 1200 posti-letto. Tratt."l del servizio di sgombero e dei varì mezzi di trasporto a disposizione. Descrive l'ingente quantità di materiale sanitario giunto dall'Italia e i grandi magazzini della base di Massaua nonchè il funzionamento dei depositi di materiale sanitario, centrale ed avanzati, per il rifornimento delle truppe operanti. Passa poi in rassegna le provvidenze igieniche profilattiche per le malattie infettive, e cioè ospedali specializzati, reparti d'isoiamento nei singoli gruppi ospedalieri, acque potabili ecc. ecc., affermando le ottime condizioni igieniche delle truppe. Conchiude mettendo in rilievo l'opera degli ufficiali medici tutti e in special modo del direttore di sanità delle truppe operanti in Eritrea, generale medico Ferdinando Martoglio, il quale, mettendo a frutto la sua esperienza coloniale e l'ampia conoscenza del servizio sanitario in guerra, ha potuto con mirabile attività, compiere la grande e difficile opera organizzativa in un terreno privo di qualsiasi risorsa ai fini sanitari.


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Bollettino del Corpo sanitario militare Ul ficiafi medici

T ENEI'TI COLOl'NELLl. lAt>ocE Antonio, ospc:Jale militare Bologna. - In data 1° febbraio 1936-XIV nominato direttore ospedale militare di Bari. CIARLO Silvio, ospedale militare Alessandria. -Ospedale militare Bolzano. PRIMI CAPITANI. CAtVF.Lto Sah-atore, 6° fant. - Direzione sanità militare della Sicilia (capo della sezione disinfezione). LA MARTINA Rosario, ospedale militare Palermo. - 6° fant. Dal Bollettino ufficiale, disp. 23\ 26 marzo 1936-XIV.

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Ufficiali medici T E:>: ENTI.

PATERNOSTRO Vincenzo, 5° genio. - In data 17 gennaio 1936-XJV, collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio, per mesi dodici. Assegn:lto a tutti g li effetti distretto Genova.

Dal Bollettino ufficiale, disp. 24", 2 aprile 1936-XIV.

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Ul ficiali medici

TEKENTI COLONNELLI. CoGLIATt DEZZA Giuseppe, ospcd:-ile militare Roma. -

Ospcòale militare Ancona.

PRt~ll CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI.

Con aw::ianità 1 ° gennaio 1 936-XIV:

ZAFFIRO Giovanni, ospedale miliwre Messina. nel ruolo Froggio Francesco.

Destinato come contro. Seguirà

PRIMI CAPITA!'!. $Jì"JBALm Guglielmo, distretto Roma I in aspettativa per motivi privati. - In data 1° marzo 1936-XIV richiamato in servizio effettivo, con risen·a di anzianità assoluta e relativa, e destinato ospedale militare Roma (Campo climatico sanatoriale Anzio). Dal Bollettino ufficiale, disp. z6\ 9 aprile 1936·XIV.

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Ufficiali medici

MAGGIORI. PAJ.tJMBO Giuseppe. - Al provvedimento che lo riguaròa pubblicato nella dispensa 12 Bollettino ufficiale 1936 ·XIV, pagina 4H1. deve intendersi cessato di appartenere al R. Corpo truppe coloniali Eritrea, an::ichè dall'ospedale milit:Jre Ancona.


NOTIZIE

TENENTI.

art.

ToGLI.~ Canio, 5° arm. - 4 ° an. corpo ::rm. Dal Bollettino ufficiale, disp. 27", 16 aprile 1936-XIV.

Avanzamento degli ufficiali del Corpo sanitario militare Giusta notificazione contenuta nella circolare n. 302, in riferimento alla circolare n . 151 Giornale Militare Ufficiale c. a., i seguenti tenenti colonnelli del Corpo sanitario sono ammessi alla valutazione dei titoli per l'avanzamento a scelta ordinaria, rimanendone dispensati quelli che si trovano in Africa Orientale. Medici: FoRINO Salvatore, ospedale T orino; INGRAVALl.E A lfredo, Tripolirania; ,N[AsSERii.KO Giulio, osp. Roma; PELLEGRil'Ot Francesco, osp. Firenze; PERRIER Stefano, ist. sup. guerra; CANDIDORI Enrico, osp. Alessandria; TuRILU Antonio, osp. Udine; Bw:--:1 NiCOLA, se. appl. san. mil. Chimici farmacisti : LoMBARDI Manlio, ospedale Roma.

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Con circolare n. 286 Giornale Militare Ufficiale 9 aprile c. a. sono stabiliti i limiti di anzianità cotTo i quali sono compresi g li ufficiali del la ausi liaria, del la riserva e del ruolo speciale che debbono essere presi in esame per l'a,·anzamcnto ad anzianità ed a scelta ordinaria per l'iscrizione sui relativi guadri di avanzamento 1936- t937· Riportiamo i limiti concernenti g li ufficiali del Corpo Sanitario, con la indicazione per ciascun ruolo e grado dell'anzianità degli ultimi ufficiali da prendere in esame per ravanz:lmento.

Medici. Colonnelli: 1° genna1o 1932; tenenti colonnelli: 5 dicembre 1926; maggton : 31 dicembre 1924; primi capitani e capitani: 31 d icembre 1922; primi tenenti e tenenti: 14 dicembre 1930; sottotenenti : 31 dicembre 1932. Chimici farmacisti. Tenenti colonnelli: 25 maggio 1932; maggiori: 31 marzo 1924; primi capitani e capitani: 5 maggio 1928; primi tenenti e tenenti: 14 febbraio 1930; sottotcnenti : 31 dicembre 1932.

Con R. decreto 24 febbraio 1936-XIV n. 432, riportato nel Giornale ll·filitare Uffi· eia/e del 2 aprile c. a. (eire. n. 251), sono state apportate alcune modificazioni al R. D ecreto 21 giugno 1934-XII, n. 988, recante norme per la valutazione dei servizi c d elle qualità dei tenenti colonnelli, dci maggiori e dci capitani del R. E sercito, ai fini dell'a,·anz:lme nto.

Per il personale in servizio in A. O. Con decreto ministeriale del 7 febbraio 1936-XIV (circol::tre n. 228 Giornale li/dJrare U ffìciale del 26 marzo c. a.) sono stabilite norme circa i ricoveri in luoghi di cura, lice nze per motivi di salute, provvedimenti medico-leg~l i e tr:mamento economico d d personale in servizio nelle colonie d ell'Africa Orientale in caso di fer ite, lesioni od infamità.


NOTIZIE

Corso allievi sottufficiali di Sanità Secondo disposizioni contenute nella circolare n. 294 Giornal~ Militar~ Ujfidale c. :-:. dispensa 18•, il 15 giugno p. v. avranno inizio i corsi sottufficiali per le varie armi e specialità, della durata di 10 mesi. Il corso per sottufficiali di Sanità, per 6o allievi, sarà tenuto presso l'ospedale militare di Firenze.

Croce Rossa Italiana Con R . decreto IO febbraio 1936-XIV n. 484 sono sancite norme per disciplinare lo stato giuridico, il reclutamento, l'avanzamento ed il trattamento economico ed amministrativo del personale della Croce Rossa Italiana. Il decreto è riportato nel Giornale Militare UjficicJle del :22 aprile c. a., circolare n. 316.

la VI campagna antitubercolare Come hanno narrato le diffuse cronache dei giornali politici, la VI Campagna antitubercolare s'è svolta fra i più fervidi consensi delle autorità, dell'intera classe medica e di ogni ceto di cittadini. La Campagna è stata bandita il 28 marzo, a Palazzo Venezia, da S. E . il Capo del Governo che ha ricevuto i componenti il Consiglio diretth·o della Federazione nazionale fascista per la lotta contro la tubercolosi , la Presidenza generale della Croce Rossa Italiana, i presidenti e i direttori dei Consorzi provinciali antitubercolari, i delegati delle Sezioni regionali della Federazione. Il Duce ha premiato i Consorzi vincitori della V Campagna e ha dato le direttive per le manifestazioni nazionali antitubercolari dell'anno XI V. La cerimonia inaugurale ha avuto luogo il 29 marzo, alle ore 10,30, al Reale T eatro dell'Opera, all'augusto presenza di S. M. la Regina, delle alte cariche dello Stato e delle gerarchje del Regime. Il discorso celebrativo è stato pronunciato da S. E. il professor Giovanni Petragnani, direttore generale della Sanità Pubblica, ed è stato trasm<.:sso dalla stazione radio di Roma in collegamento con tutte le stazioni radjo italiane. Come si sa, il 5 aprile sono state celebrate, con plebiscitarie offerte, la cc Giornata del Fiore e della Doppia Croce >> e la << Giornata della Croce Rossa Italiana >> con il nome unico della « Giornata delle due Croci >>. Questa è stata preceduta dalla << Seconda settimana nazionale per la diagnosi prec<><..e >> e seguita, fino al 3 maggio, dalla << Campagnr. nazionale per il francobollo antitubercolare chiudilettera li. Il distintiYo simbolico è stato il << casco coloniale >> c tutti gli italiani se ne sono adornati a testimonianza della comprensione e della cooperazione alla grandiosa e multiforme azione del Regime Fa. sci sta che opera sui vari fronti con una sola volont~ decisa, con una sola meta : la più alta potenza fisic:t e spiritunlc della Stirpe. Il Santo Padre Pio XI anche quest'anno ha voluto dare l'apostolica benedizione :t quanti si adoperano e si adopereranno nella lotta contro la tubercolosi. Quanto mai vario e importante è stato il w;~teri:tle prop::~gandistico, sotto forma di artistici manifesti, di un riuscitissimo elegante volume su <l La diagnosi precoce della tubercolosi polmonare n, larghissimamente diffuso nella classe medica italiana c di opuscoli pratici di \'olgari zzazione, redatti dal prof. Breccia, c destinati ai medici, ai parroci, ai maestri, alle donne f:lsciste, agli studenti e agli scolari.


NOTIZIE

La morte dell' on. prof. Ottorino Rossi Il 27 mar7.o m Pavia, a soli 59 anni; mancava all'affNto della famiglia e dei suoi allievi, alla scienza ed alla Patria il prof. Onorino Rossi, l'insigne e geniale neuro-patologo dei nostri tempi. A 34 anni di età Siena lo accolse come maestro di neuropatologia, indi passò alla direzione delle cliniche di Sassari e di Pavia, tutto dedito allo studio ed alle cure delle opere sociali, senza che mai venisse meno ai suoi doveri di insegnante impareggiabile. Fu all'estero in più Istituti e Cliniche, sempre assetato di nuovo sapere e per apprendere le direttive nuove in neurologia·e biologia e la tecnica più fine nelle ricerche di laboratorio nelle< quali egli fu veramente insuperabile. Durante la guerra europea fu consulente di neurologia, direttore di un Centro neuro-chirurgico e professore all'Università castrense. Era decorato di medaglia d'argento al valor militare. Fascista di fede adamantina, seppe ben meritare ed ebbe onori e cariche importanti. Nel 1925 fu nominato Rettore Magnifico della R. Università di Pavia, nel 1929 fu eletto deputato al Parlamento, nel 1933 membro del Consiglio Superiore dell'Educazione Nazionale, console generale della Milizia nel 1934 e maggiore gen.er~le medico per meriti speciali poco prima della sua immatura morte. Le ricerche istopatologiche sui nervi craniani, le vie di senso del simpatico, i gangli spinali, le miopatie, i sieri neurotossici, le lesioni traumatiche del cervello e del midollo spinale. quelle del cervelletto, l'arteriosclerosi del cervello, la pellagra e la rigenerazione del sistema nervoso centrale e periferico, nonchè altri scritti e monografie su temi di psichiatria, perizie medico-legali e lavori didattici dimostrano la fecondità e l'attività di questo Maestro, tolto alla vita nella pienezza della sua produzione scientifica. Oratore felice e pronto, metteva nei suoi discorsi tutto il suo vasto sapere con eleganza e snellezza senza affettazione e ricercatezza di stile; la sua parola efficace, convincente, entusiasmante, espressione di solidità di concetti e di critica infallibile, gli valse l'ammirazione del Duce che lo chiamò << Rettore veramente Magnifico ! ».


'N OSTRI

MORTI

Il maggiore generale medico nella riserva comm. Vincenzo Spina, è morto, a Roma, il 4 aprile. Nato a Savelli (Cotrone) il 5 agosto x86x, aveva militato io servizio attivo nel Corpo Sanitario militare dal 1887 al 1923. Prese parte alle campagne d'Africa del 189<>-189I. Nella guerra europea, dal suo inizio al febbraio 1917, fu, successivamente, direttore di un ospedale da campo, capo ufficio di sanità divisionale e direttore di sanità di corpo d'armata. Tanto in pace come in guerra, egli assolse sempre ogni incarico egregiamente, secondo le doti innate del suo forte carattere e la sua larga cultura professionale, che aveva perfezionata in medicina interna nella R. Clinica di Roma, ove era stato assistente militare negli anni accademici 1902-1903 e 1903-1904· Il 6 aprile nell'ospedale civile di Pordenone è morto, a 24 anni, il sottotenente medico Carlo Sola del reggimento Cavalleggeri Saluzzo, per malattia infettiva contratta nell'adempimento professionale.

Errata corrige Nel fascicolo III dello scorso marzo, a pag. 287, fra i righi 15 e 17, è stata per errore stampata la seguente frase, già depennata, e che s'intende soppressa: meno un piccolo gruppo di ferite puntiformi prodotte dal proiettile di fucile alle grandi distanze e nd colpi diretti.

Direttore responsabile: Dott. LUIGI FRANCHI, tenente generale medico Redattore: Dott. prof. VIRGINIO DE BERNARDIN IS, tenente colonnello medico ROMA, APRILE 19J 6 · XIV • TIP. REGIONALE • CARLO CATTANEO, 20


RIVISTE MEDICHE MILITARI. ARGE:-IT!NA: REVISTA DE LA SANIDAD MILITAR . Ministero della guerrn, Buenos Aires. Anno X..~X ! V, dicernbr< 1935. Relnione della d irezione gener11.le di Sanità rnilirore per l'anno 1931. - Carro: Difterite nel 7• reggimento di cav:tlleria. BELGIO : ARCHIVES MtDICALES BELCES. - Direzione super iore dd servizio di sanità dell'esercito belga (RLdazione : Ospedale m.i litare di LieKi). Fase. 2, j~bbraio - 3, ""'"'• J9J<>. j..., WodOG : 1:: opportuno introdurre nell ' esercito la vaccinazione onrir ctnnica' (fase . 2).- Vandeaheuvel: Impiego dell'aloool per inieùoni intravenose nelle pneumopa•.ie (fase. 3J. - BollettiDo iDtemaziOGale (fase . 2 • 3) , BRASILE: REVISTA DE MEDICINA MILITAR. - Oirecroria de l'oùdo da Guerra, Rua Monco''" filho, 34. Hio de Janeiro. Fase. IV, ottobre-dicembre 193:;, Nicbol10u Ta~•: Le unioni e il loro rr:ut:unento moderno con l'acido tannico (continuaziont e fint). ThaliDo Botelho : Cura dell'obesità col dinitrofenolo. - Villa. . Bòas: Int roduziOne nIlo studto dello dennotolo17in e si61ogra6a. - Lyrio Teiseira : >iote s u alcune par•l isi • a fr1110re • nel!> valle del Parahyba. - Bucalloo • da Rosa, S....yio, de OliYein, S.rq..ira, COGçalvu e altri: !Juestioni medico·m•lirari. F RA."'CIA : REVUE DU SERVICE DE SANTt. MILITArRE. - D~<czivnc Jd •ervi•io di >anitò, M ini>tcrv della Guerra. Parigi. Fase. 111, marzo, torno C IV, 1936. Oespo)olo: La malsria aU<octona n•lla JS• rcg•one. - Molinior: A proposito di 25 casi di beriberi nell 'es ercito del Levante. - HuooDforder e La~et : l\fenm)ltte cerebro--spinale dopo un trauma cranico. - Cuibert : Le oomplicazioni nervose dtl morbillo . La ncvrasstte morbillosa. - Bouiuou : t.:na soluzione di temi d i ese rcitazioni prat :cbe sul fu.ozionarneoto del Ser viziO samtario in campagna. ARCHIVES DE M~DECINE ET PHARMACIE NAVALES. - Scrvi•io centrale di Sanità , \1inistcro de lla t\lasina, Parigi, Fase. IV. t.Jilobrt-dicembr~, tomo CXXV, 193.;, Rouch': Lotta contro Te zanzare. - Lepeuple: Sulla l.'Ustr.Jnomia . - André : Considerazioni sulle forme croniche deU:a dissenteria amebica. - Provost : l gicne e :'l!.>tt~b& llt:• d ti c Dumont d ' U rvillc . , prototipo di nave per campagne lontane. - Pervu e B adoloD: Valore del trottom ento ortopcdoco nelle (r3tture delle due ossa dell".t\"3mbraccio, - Coutiou e Daoulu : L ' i~otemia. Pa.roeix : Il trattamento moJerno delle di~tors1oni co1 metoJo di L-.iche. - Note atoriehe. - Bollettino clinico. PARAGUAY: REVISTA DE SANrDAD MILITAR. Giraduria de lo Sanidod Militar. ca lle snrgcn to Ouré, 2il, Asuncion. Fase. 69. se tt~mbre - 70, ottubre- 71 . novembre- 7:l, diCtmbre- 1935, Catti, MeDeodn e Knallia.ky: Lo scorhuto e la carne (Fase. uQ). - Cagliardone: L ' • F.vipan sod ico • per anestesia d'urgenza ndle fo rmaT.aon i dururgiche del fronte (Fase~ 1/)1. - Calcena: Appunti di clettrocardiograti• (Fase. 69 ). - Il pnrco sanitario centrale Jur.tme la J(ucrr> con la Boli via (Ftne . b9) , - Abeote Hoeclo: ConSiderazioni s u un grave caso di nttningue acuta guarata (Ft~sc . ';'O) . - Boggino : l>ennatitc verruCOS3 bl3s tomic.otica (Fase. i O). - Boett.ner: S indrome di ::Vliku.hcz (Fase. 71). - Orri& : Le ecm-sie (un~ionah della vescicola bi h are (r'tuc . 71). - Redoziooalo: Ser\'1'-io oJontotatrico ddl'esercito (F<ISt . ~1) . - De Felice e Carliardooe: l pcrreonia ~st.-operatoria n ell'adenon:n t irotdco (F.uc ';2 ). Rivarola: Pcriodicirà del rriprmosoma nel s.:ms.tue periferico (Fau. i2). - Conxalez Torres: $u un C4>0 d• >cromeg.tlia c uno di giga,.rismo acromegnltco, (Fuse . 12). RUSSIA: VOENNO SANITARNOE DELO. - Gos udarslwcnnoc, i$d- wo, Mosca, N . 8, agosl(i 1935. Reiau : Relazione deU"J\ccadcmio di 3nniu\ miJuare. - Saraiasky 1 Ci rca ln spccializzazione Jci m~dici militari. - ColdmaD e KlebaDov : Corsi sera li per f'l'\tJrl'hOra re la prcpnrazJone prolcssiont\lc dcgh aiutrant i m edici . Cbei'Uimov: [.;a nec.e ssità de Ha rico~nizione del terreno per la buon n J•sloca~I OOc.: del scrv1z.io sanitario, in ~ucrr-a.­ Kalmi.ka: 11 vetto\•agbamcrno durante le avnnznte. - Klein e Scheineek: L 'uso dei prcp:ur-u i cndocrinici ndl 'cscrcno. - Cbeodelmeo: Sul rancio della truppa, - O" ipeoko: L'l,gteoc al cnmpo; il problc:rna. delJc spazzatu re. Vecleniapio: App•recchio per la dmruzionc delle spnuaturc in usll presso In llorra d el Baltico. - Molodzev: Circa la $ ~le-&10ne delle rtclu te durante: la vtsh.a medica di )e\'a Ai.ember r : L 'cfllcacia Jdlc cure fisico-il(icniche neltc organizz3z ioni premilitari. - Kuimov: L ' utilità del psichkura nl"IIC commissioni mediche di leva. - Alù. mov: Circa le erme inguinali. - Shorek: k eli1uau pos t-opcrato ri delle ernie. SPAGNA: REVISTA DE SANIDAD MILITAR. Pubblicaz!0r1e mens ile del Corpo sanitario mil itare, Mad rid. Fast. lf, febbraio, III, mar:::o 1936. Blaneo. Potoas c Salazar: Onoranze •' dott. Gòmez Ullo (rìuc. Il ). - MilDI$da : Serviziosani tnriocontro i gos di guerra (l-'tue . Il ). - Mooserrat : Organizzazio ne e f unzton amcnro do uo •>sped:ìle dt sgombero (FOJe : 111 ). BOLLETTINO DE FARMACIA MILITAR . Red o.71onc c amministrar-ione: En\ bajadorcs. 95 - !\'1adrid , Fase. 157, gtnnoio,- 158, jebbroio- 159, urar:o l9J6. Martioez Caatilla: S u una adulterazione del jodoformio (Fa«. 157). - Alruar: l l!icnc alimcntore (Fase. 157 < 1;;9). - Mà..-Cuiodal 1 Ln struttura istologtca dc• peh delle piante m eJicmah (Fase. l.HI). - Marti• De& Caatilla: Caratteristiche analitiche di olcu ne ocquc della 1.ona Jel Ili l (/•'a<o·. L;8J. Fan lo: Centen>rio dcll' opparecchio di Marsb ( Fase. 159). - Rivas Coday : Presente e nHcnirc dell'am>a chimica (J-'<Jsc. lS9 - cont i nua::;<>ue),

STA TI UNITI: THE MILITARY SURCEON. - Army :\ledical :\•luscum and l.ibrnry, Washin~tton . V d , X..-;XVI !. N, 6, dicembre 19JS, 11 nuovo presidente dell'Associazione dci medici militari. - Il (l Jo cong-resso annu:tJc di medicina di New York . - Porter: Som.ministr nzione di ossu:eno con cateteri n asali, - Vokoun: Azaonc del gozzo tossico s ull'encefalo. - Allea : Il ragno • Vedova nera •. TURCHIA: ASKERJ SIHHIYE MECMUASI. - Rivista trìntestro le di •nnir!t milirare dell'c$crcito ruroo, \'<lira dal l'Ispettorato di sauitit (Stamperia dello sanita m tlHare, Costant inopoli) . .V. 13, l').lu . Bu.rbaD Uru. : A prorosito di t re casi comple~si di erilema nodoso c di ('rirt-~m~ polimorfo. ~ Un r aro caso di gomma t ubercolare simulante gli e-otantemi m icotici dei p •cù 1. - Asim: 1 trnurn.tU.Sfl'\1 dc ll'occhao. - lrfa n: A prop osito dei gruppi sanguigni c della trasfusione Ucl sangue. - Kemal: La visione d a nlievo e dì distanza.


TIPOGRAFIA RBGlONALB ROMA. 1936-XIV


.. t./

PUBBLICAZIONE MENSILE

Anno I.~XXXIV ·Fase. V MAGGIO 1936-XIV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA

,


SOMMARIO. Paa. 389

11 Duce anrtum:.ia la Vittoria . •

391 393

L'Impero . Atrocittl abissi~.

LEZIONI E CONFERENZE: AJMUDC!ri. OttoleD.Cbi. -

Trattamento delle ferite di guerra . Antiche e nuove osservazioni sulle vac~in~i~ni ·an;ib~tte.ricbe :

Paa.

408 4 18

MEMORIE ORIGINALI: Pedroli. - Sull'uso d~i r>roiertili deform ati da parte d ell'esercite- abissino (Nota prt11~11liva) • • Beata e Maria.a i. - Le paressitosi intestinali in Somalia 51udiate nella popolazione metropolitana durante l'anno 1935 . . . . . . . . . • . . . . . . • . • • . . Maaaa. - Conmbuto alla di, tribuzione 11eografica delle zecche , ornithodorus • nella Somalia iitaliana

Paa.

429

436

453

CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ALLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE DI FIRENZE (Vol. X): Fattori realinanti lo Piluppo del cancro. - P~'TI~!AU.I. La patocenui dell 'ipertensiooe eueoziale. - SISTO . • • • • • . • • • Per una c:laaifieuione uatomo-c:lioiea delle epatopatie cronic:be fibr-, tder01a11ti . La pat~eneoi delle eateropatie infetti .... - SA:SA~>:LLI La complica:ùoni polmonari post-operatorie. - 'foRR.,CA L' infiltrato precoce. - UASTM • Allercia e artropatie. - FRUGONJ • • Spunti dj chirtuaia sociale. - IlA ROE!.LI

•

•

•

PII!. 460 461

Prwl!RE

463

463 465

465 467 468

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Appareechio del ~ruolo. La cronmsia dr/l' - CtL,UCHARD. • • • • • • • . • • • Aaceui del focato. L 'esame rmlio/(.f!i<Q e la rodi~-chirurgia dt!fli - H UARD e M EYER· MAY . • • • BaciUo di Gaerto~r L 'importanza del - nl'fla c.ontaminazi()tlt d~ l latte e d~i prodotti txJO.lattici. l..,~r'ORC.UF ~ 1\ '-I!HII U

480 472

•

Chimica biolOI'ica. N ozt(J11i di - St~IO"<EJ.LI. . • • • • • . • • . • Dementi paralitici . Circa la diHri/JII.: tont dci pigmenti tmosideriniti nell'encefalo dei - PANARA. • Flogosi suppu.reti•e dell'oreccbio modi o. l ·,tocitil di ud~rnen ta:iont dei corptucoli roui nelle- BAROLA Caatredom.ia . Il futtziatwm~,, w fldlo stomaco d fJpo ~t::N~"'QUE c iVl AR..X • • • • • • • , • • lafortuoi oculari Osttrt:aZtom staLÌ$tlclrt sugli- ntKii oprrai t nti tontadim'. - T1Rf.L1.. r . • • Muchare utigu l.a duin/eoin•t< delle - a mr:zo d t una miscela di hrmaldeidt t di vapore acguto. -

Paa. 488

BAU Ktf.'loo HUN. EHFlllE e WA:-1(; K•:-:

Neurotropitmo e malattie iofettive. - HI.\IHAt.:O • • • • • • • • • • • • • • • • Paraployia ai6litÌca eli bi. con atrolia dei nerti ottici. - MARI"<f.SCO. 0RAGANESCO e CIUCORESCO Peste Rt/a;iont tra St!mt di r•Hon~ ~ - r:tll' Bst Afr ica. - ISGM"It ROHERl'S. • • • • • .., . Pleuriti pneumoloraciche Sulle - t di u11 mezzo sempltee td t/fica« prr t11itarle. - Pt;TRJN . Ptittacosi Ricerche sulla - a Lipsia. - MOHS . • . . . . . . . . . . . . . • . R~rime.ato aaoitario. L'Orktmiz:(t::IOut t fun;;i~no:mrnto Jel l<IRK • • • • • • • • • • RicoveJ'o aatiau. Nl,:::i di prQttzique di f ortuna quando s:· èsorprtsi s~n:a maJclzera t lotttano dal- BRu~RB Scompenso cardiaco. Crtatr'nuria in - Kt~Ot.F.R . . Sifi_lide. La diagnosi d1 fluarigimzr dr /In - ·To:'l.tMASl • • • • • • • Si61ide deU'orecchio inttl'tlo. /.a sindromt sensitit·o dellc1 - l·leURJ PR08J • . • . • . • • • Sindrome piramidale. ContrtbotQ allo studio elim co della - l seg11i piramidali .;ella mano. I distllrbi citi lt~to opposlf) a qut'llo ammalot"J t~ell 't'miplf'Jtr'a. - ·rHAJ:S.\iTONI Sia·t ema de.ntario. Consitlerazicmi sui Ttlpporlr· dtll'ipt>fisi col - Lucu:u . Trasfuaione (La) dj O&D6Ue di cadavere. -

J liDI N F. •

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINJCHE NEClJ OSPEDAIJ MILrrARI NOTIZTE . l NOSTRI MORTI •

488

•

482 484 479 483 471 476

483 474 478 474 470 470 475 486 485 481 487 481 Pag. 489 494 •199

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L 'abbonamento è annuo e decorre dal 1° 11ennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. +4). P<r 11li ufficoali medici e chimici-farmacisti del R. Esercito, in servizio ed io congedo, ìl preuo dell'abbonamento è ridotto a L. 2-4 anticipnte. Per i soli ufficiali medico (dell'Esercito e della Marino), in qualunque posizione si tro'Vino, è ammesso un abbonamento cumulativo al Giomalt di Medicina Militare ed a.g li An11ali di Medi<ina Navalt t Colonia/t al prezzo di L. 45 annue. Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di an:ianitd dtl corpo sanitario militare è di L. rs, ridotto a L. 8 per i •oli abbonati.

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO LXXXIV - N . S

MAOOIO 1930-XIV

Camicie Nere della Rivoluzione, uomini e donne di tutta Italia, ltalians e amici dell'Italia al di là dei monti e al di là dei mari, ascoltate! Il Maresciallo Badoglio mi telegrafa: OGGI 5 MAGGIO ALLE ORE 16, ALLA TESTA DELLE TRUPPE VITTORIOSE SONO ENTRATO IN ADDIS ABEBA. Durante i trenta secoli della sua storia, l'Italia ba vissuto molte ore memorabili, ma questa di oggi è certamente una delle più solenni. Annuncio al popolo italiano e al mondo che la guerra è finita. Annuncio al popolo italiano e al mondo che la pace è ristabilita. Non è senza emozione e senza fierezza cbe, dopo sette mesi di aspre ostilità, pronuncio questa grande parola, ma è strettamente necessario che io aggiunga che si tratta della nostra pace, della pace romana che si esprime in questa semplice, irrevocabile, definitiva proposizione: l'Etiopia è italiana. Italiana di fatto percbè occupata dalle nostre armate vittoriose, italiana di diritto perchè col gladio di Roma è la civiltà che trionfa sulla barbarie, la giustizia che trionfa sull'arbitrio crudele, la redenzione dei miseri che trionfa sulla schiavitù millenaria, Con le popolazioni dell'Etiopia, la pace è già un fatto compiuto. Le molteplici razze dell'ex impero del Leone di Giuda banno dimostrato per chiarissimi segni di voler vivere e lavorare tranquillamente all' ombra del tricolore d'Italia. Il capo ed i ras battuti e fuggiaschi non contano più e nessuna forza al mondo potrà mai più farli contare. Nell'adunata del 2 ottobre io promisi solennemente che avrei fatto tutto il possibile onde evitare che un conflitto africano si dilatasse in una guerra europea. Ho mantenuto tale impegno e più che mai sono convinto che turbare la pace dell'Europa significa far crollare l'Europa.


390

IL DUCE ANNUNZIA LA VITTORIA

Ma debbo immediatamente aggiungere che noi siamo pronti a difen· dere la nostra folgorante vittoria con la stessa intrepida e inesorabile deci· sione con la quale l'abbiamo conquistata. No i sentiamo cosi di interpretare la volontà dei combattenti d · Africa, di quelli che sono morti, che sono gloriosamente caduti nei combattimenti e la cui memoria rimarrà custodita per generazioni e generazioni nel cuore di tutto il popolo italiano. E delle altre centinaia di migliai~ di soldati, di camicie nere che in sette mesi di campagna banno compiuto prodigi tali da costringere il mondo alla incondizionata ammirazione. Ad essi va la profonda e devota riconoscenza della Patria e tale rico· noscenza va anche aj centomila operai che durante questi mesi hanno lavo· rato con accanimento sovrumano. Questa d'oggi è una incancellabile data per la Rivoluzione delle Camicie Nere e il popolo italiano cbe ha resistito, che non ba piegato dinanzi all 'assedio e alla ostilità societaria, merita, quale protagonista, di vivere questa grande giornata. Camicie Nere della Rivoluzione, uomini e donne di tutta Italia l Una tappa del nostro cammino è raggiunta.

Continuiamo a marciare nella pace per i compiti che ci aspettano domani e che fronteggeremo col nostro c·o raggio, colla nostra fede, oolla nostra volontà. Viva l'Italia!

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eosì ha parlato il LJuce nella storica notte ·d el ~~~p 9 maggio 1936-((/V, dal balcone di 'Palazzo .Jf;~~ Venezia: e:-~f~"',:~~~ -1\.:'0 ' .., "\...".. ...

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Ufficiali, Sottufficiali, Gregari di tutte le Forze Armate dello Stato in Africa e in Italia, Camicie Nere della Rivoluzione, Italiani e Italiane in Patria e nel mondo, ascoltate ! Con le decisioni cbe fra pochi istanti conoscerete e che furono accia· mate dal Gran Consiglio del Fascismo, un grande evento si compie: viene suggellato il destino dell'Etiopia oggi 9 Maggio XIV anno dell' Era Fascista. Tutti i nodi furono tagliati dalla nostra spada lucente e la vittoria africana resta nella storia della Patria, integra e pura, come i legionari Caduti e superstiti la sognavano e la volevano. L'Italia ha finalmente il suo Impero. Impero fascista, perchè porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del Littorio romano, per· chè questa è la mèta, verso la quale durante quattordici anni furono solle· citate le energie prorompenti e disciplinate delle giovani, gagliarde gene· razioni italiane. Impero dj pace, perchè l' Italia vuole la pace, per sè e per tutti, e si decide alla guerra soltanto quando vi è forzata da imperiose, incoercibili necessità di vita. Impero di civiltà e di umanità per tutte le popolazioni dell' Etiopia. E' nella tradizione di Roma, che dopo aver vinto associava i popoli al suo destino. Ecco la legge, o Italiani, che chiude un periodo della nostra Stori& e ne apre un altro, come un immenso varco aperto su tutte le possibilità del futuro: l) I territori e le genti che appartene'\' ano all'Impero di Etiopia sono posti sotto la sovranità piena ed intera del Regno d'Italia. 2) Il titolo di Imperatore viene assunto, per sè e per i suoi suc. cessori, dal Re d'Italia.

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392

L'IMPERO

Ufficiali, Sottufficiali, Gregari di tutte le Forze Armate dello Stato in Africa e in Italia, Camicie Nere, Italiani e Italiane l Il popolo italiano ha creato col suo sangue l'Impero. Lo fec.o nderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi. ·In questa certezza suprema levate in alto, Legionari, le insegne, il ferro e i cuori a salutare dopo quindici secoli la riapparizione dell 'Impero sui colli fatali di Roma. Ne sarete voi degni ?

(LA folla prorompe in un formidabile SI). Questo grido è come un giuramento sacro cbe vi impegna dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini per la vita e per la morte. Camicie Nere, Legionari! Saluto al Re!


ATROCITÀ ABISSINE Abbiamo decorate le prime pagine di questo fascicolo con i discorsi memorandi del D uce, per la Vittoria e per r!mpero, pronutJciati nelle Adunanze Nazionali del 5 e del 9 maggio, ai cospett~ di tutti gli Italiani e del Mondo attonito per il travolgente successo delle nostre Armi. Così facemmo per il discorso del 2 ottobre dell'anno XI/l. Rimarranno, in tal modo, in questo periodico che per essere all'84• anno della sua pubblicazione affonda le sue radici nelle primissime fertili origitJi dello strenuo tormentoso Risorgimento italiano, i documenti storici delia nttava epopea. Essi finalmente cormzatw i sogni delle generazioni succedutesi nei cruenti cimenti che dovevano estollere la sacra Patria ai luminosi fasti delia meritata grandezza. Solleviamo la fronte dall'usato lavoro per contemplare il volto raggiante della nuova Italia, protesa nel cammino ascensionale segnato/e dal genio del suo grande Capo, dalla sapienza dei suoi condottieri, dal valore dei suoi figli l Noi forse più d'ogni altri po.!Sia.mo scrutare le limpide origini della Vittoria, conoscendo le intime virtù eroiche dei nuJtrt soldati, per averne raccolti i palpiti più generosi nel tumulto delle battaglie, nello straziu delle carni lacerate, nelle agonie sui camp·i della lotta, confortate dal sublime anelito verso il compimento della ingenita fede negli alti destini di una nobilissima stirpe, richiamata alla grande missione della sua civiltà millenaria. Noi, tuttavia, in queste stesse giornate di esaltazione e dt gaudio, consideriamo non soltanto il generoso sacrificio di sangue che è costato la gloriosa impresa, ma nella stessa efferatezza del nemico troviamo una nuova misura dell'intrepido coraggio dei magnanimi combattenti, che hanno .caputo guer· reggiare generosamente con l'incivile avversario, capace di atrocità inaudite che non trovano raffronto nemmeno nei più brutali istinti belluini, andando oltre ogni termine necessario per la sopraffazione dei conte11denti. Tanta spietata barbarie, documentata dal nostro Governo in sue ·relazioni al Com itato I nternazionale della Croce Rossa e narrata da ufficiali europei redu ci dal fronte nemico, è servita essa stessa a dimostrare la necessità improrogabile di condurre ai benefici della vita civile quelle popolazioni, facendo CeSsare definitivamente vergogne che disonoravano /' umatzità. I docu menti raccolti hanno suscitato tanto orrore da non poter essere nemmeno riprodotti nella divulgazione della stampa politica. Noi però cono-


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ATROCITA' ABISSINE

sciamo tuttt t tristissimi particolari delle pratiche abbomìnetJoli e t~ili della guerra selvaggia condotta dagli abissini. In questo stesso Giornale sono rimaste consegnate relazioni raccaprj.ccianti delle torture subite dagli eroici nostri combattenti de-lla sfortunata campagna del 1896. Non possono rileggersi senza fremiti di sdegno le pagine scritte, per esempio, dal capitano medico Marocco (1898. fase. V) per

Fig. I .

descrivere la pietosissima odissea di alczmi nostri militari evirati, scampati alla strage di Abba Garima, che dopo lunghe giornate di stenti e di sofferenz~ fisiche e morali senza nome, raggiunsero il campo trincerato di Adigrat. Ma ora che la Vittoria ha regolato anche questi vecchi conti e ha fatta immediata giustizia degli inevitabili ritorni a metodi connaturati in feroc::' istùzti, possiamo maggiormente apprezzare gli inestimabili frutti della nostra crltnpagna di redenzione nella vastissima plaga africana.


ATROCIT A' ABISSIN E

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A 1·icordo di tante bruttur:e definitivament-e cancellate dalla faccia del mondo, riportiamo la fotografia così dolorosamente espressiva (fig. 1) di un gregario dell'esercito abissino, a nome Mohamed Aghie, nato ad AciJil Sodò, di anni 32 circa, rimasto ferito alla fine del febbraio u. s. in un combattimento sostenuto a Mai Serau, durante la battaglia dell'Endertà. Costretto alla ritirata non volle retrocedere e avendo dimostrata l'intenzione di presentarsi alle truppe italiane, ebbe per vendetta e punizione recùa l'asta. Il 31 marzo fu ricoverato e poi amorevolmente assistito in nostri luoghi dl cura. Era naturale che da UtJ tale nemico anche nell'impiego delle armi automatiche non fosse da attendersi l'osservanza di quelle 110rme uma?Jitarie sancite in patti internazionali fra le 11azion.i civili. Si sa come fossero abbondan temente provvisti di proiettili dum-dum 1 combattenti abissini, i quali deformavano sistematicamente a bella posta anche i proiettili ordmari per ottenere quei terribili effetti che qui di seguito esponiamo con una circostanziata casistica illtutrata, mentre in questo steSJo fascicolo un nostro collaboratore offre altro materiale di studio sul triste argommto. Soldato G. B., 83° r~ggim~nto fant~ia. Ferito il 29 febbraio 1936 a Selaclacla. Ferita da pallottola di tipo deformato o dum-dum con piccolo forame di entrata alia faccia etterna della gamba d~stra nel 3" inferiore. Tmgitto non intereuante le

Fig. 2.

ossa n~ farticolazione. Forame di uscita grande 25 cm . di lunghezza e 10 di larghczza, come da fotografia . L'orificio interessa tutta la regione achillea con distruziont: c-omplcta del tendint: dai gcm~l/i all'inserzion~ dt:l calcagno (fig. 2).


ATROCITA' ABISSINE

Camiaa n(ra F. A .. 230• legione, 3a divisiQTle « 21 Aprile>>. Fuito il mattino del giorno 2 marzo 1936 nei pressi di Selaclada da pallottola di fucile del tipo esplosivo.

Fig. 3·

Fig. 4·

Amputazione traumatica del terzo e quarto dito della mano .cinistra all'altezza de{.. l'articolazione metacarpo-falangea. A mpia lacerazione dci tessuti del palmo e del dono


ATROCITA" ABISSINE

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della mano. lA ferita è cosparsa di piccole scheggie metalliche, dovute all'esplosione del proimile (fi~. 3). Caporale maggiore l. G., 83° reggimento fanteria. Ferito il 29 febbraio 1936 nez pressi di Selaclac/a. Ferita d'arma da fuoco al terzo inferiore dell'avambraccio destro con piccolo forarne di entrata alla faccia anteriore dello steuo e for·ame di usc-ùa alla faccia posteriore. Decorso perfettamente trasversale ed interosseo. Il forarne di uscita, del diametr'J di circa 4 cm ., presenta estroflessione dei muscoli e dei tendini della regione (fig. 4). Muntaz Sa/in Schollo, 27° battaglione eritreo R. C. T. C. l. Ferito da pallottola deformata nel combattimento di Enda Mariam del 21 febbrato 1936.

Fa)). S·

Ferita d'arma da fuoco con forarne di entrata piccolo alla faccia posteriore del braccio sinistro, terzo medio. Foro di uscita ameriormente, senza lesione ossea, formato da una ferita crauriforme con estroflessione del tessuto muscolare lacerato, come nella fotografia qui riprodotta (fig. s). Soldato B. C., 83° reggimento fanteria. &rito il 29 febbmìo 1936 nel combatti· mento di Selaclacla. Ferita d'arma da fuoco con piccolo forarne di entrata al lato posteriore "dell'avambraccio sinistro, terzo medio. Decorso intcrosseo del protetti/e. Forarne di uscita al lato


ATROCITA' ABISSlì':E corrispond~te

della faccia anteriore dell'avambraccio, grande come un palmo di una mano di un bambi110 (fig. 6). La ferita è ittdubbiamente dovuta a proiettile dum-dum o deformato.

Fig. 6.

Caporale S. A., 83° reggtmento fanteria. Ferito il 29 febbraio 1936 da pallottola esplosiva a Selaclacla.

Fig. 7·

Ferita complessa alta regione esterna del ginocchio sinistro. L'esplosione del proiettile ha prodotto tre grandi fori nei quali si sono rinvenute diverse scheggie metalliche. La lesione c~trale compr~de la distruzione dell'epifisi prossima/e del perone


ATROCITA' ABISSlt\E

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e, per un lungo tratto, del nervo sciatico popliteo esterno, rendendo chirurgicamerw: impossibile una riparazione dello stesso (fig. 7). Soldato N. G. , 83" reggimmto fanteria. Ferita d'arma da fuoco con forarne di entt·ata alla faccia intema del braccio sinistro e /ararne di uscita alla facci'a esterna del tet·zo medio. Frattura dell'o mero. Il fot·ame

Fig. 8.

di uscita, ampio, slabbrato, estroflesso denota che la ferita è dovuta a proiettile di fucile del tipo defarmato o dum-dum (fig. 8).

Ancora più interessante e dimostrativa è la seguente documentazione radiografica di lesioni da proifttili deformati, fornita da una 110stra ambulanza radiologica. Tenente T. M., 14° reggimento fanteria. Ferito nel febbraio 1936. Frattura comminuta esposta della diafisi omerale destra con rite·n zione di numerost frammenti metallici (fig. 9).


400

:\TROCJTA. ABISSINE

Soldato D. D., Gruppo artiglieria leggera Eritrea. Ferito il 12 dicembre 1935· Frattura comminuta esposta terzo medio femore sinistro ccn ritenzione di fram menti metallici (fig. 10).

Fig. 9·

Camicia nera B. A., 2• divisione CC. NN . tSo• legione. Ferito il 21 gennato 1936 a Passo Uarieu. Ferita d'arma da fuoco al terzo superiore della gamba sinistra con fessura /ongitudinalc della tibia e ritenzionc di ft·ammenti metaliici (fig. n). Camicia nera S. 0., 4' divisione CC. NN. febbraio 1936 ad Amba Aradam.

101°

battaglione libico. Ferito il

12

Frat.tura commit1uta esposta al terzo medio del radio sinistro con ritenzionc di frammenti metallici (fig. 12).


ATROCITA' ABISSINE

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Operaio B. A., Ditta Gondrand. Ferito il 13 febbraio 1936 nell'ir.cun·ione abissina del Mareb Frattura comminuta esposta al terzo inferiore radio destro con ritenzione di frammenti metallici (fig. q). Soldato R. S., 225° reggimento fanteria. Ferito il 2 marzo 1936 a Selaclacla. Frattura comminuta esposta al teTZO inferiore tibia destra con 1Ùenzione di frammenti metallici (fig. 14).

Fig. IO.

Camicia 1/Cra N. V., 3" divisione CC. NN. 230° bauaglione. Ferito il 2 mm·zo 1936 a Setaclacla. Frartura comminuta esposta al terzo medio omero sinùtl·o CO/l ritenzione di fra mmenti metallici (fig. 15). Sergente maggiore L. D., 7" battaglione entreo. fe,ùo il 28 febbraio r.936 ad Abbi-Addi Frattura com mir.ut~ della tibia t' del pf!rOne di destra, al terzo superiore, con ritenzione di numerosi fmmmenti metallici (fig. r6).


402

ATROCITA' ABISSINE

Caporale magg10re C. D., 225• reggimento fanteria. Ferito il Se/aclacla.

2

marzo 1936 a

Frattura comminuta esposta al terzo inferiore del perone sinistro con ritenzione di frammenti metallici (fig. 17).

Fig. ''·

Soldato F. A., 19° reggimento artiglieria Divisione (( Gavinarw ». Ferito il 29 febbraio 1936 a Selaclacla. Frattu1-a comminuta esposta del 1°, 3(\ 4° e s• metatflrso di sinistra con ritenzione di numerosissimi frammenti metallici (fig. 18).

L'esame dei colpiti non lascia alcun dubbio che l'azivne otfemiva dei proiettili è stata notevole e così elevata ta gravità delle ferùe da ricordar~ quelle dei vecchi proiettili di piombo. senza inuolucro.


ATROCITA" ABISSINE

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.:


ATROCITA' ABISSINE

Da una osservazione più attenta si t·icava che nelle varie riproduzioni fotografiche domina questa uota: perforazione di ingresso piccola; perforazione di egresso ampia, irregolare, crateriforme. Nel caso (fig. 3) dove l'azione vulnerante del proiettile ha cauJato l'amputazione traumatica del Ili e IV dito della matzo sinistra ad una Camicia nera della 230" Legione, si rilevano estese lacerazioni' dei tessuti molli delle

Fig. '4·

regioni palmare e dorsale della mano stessa e minute scheggie metalliche sparse, come ha constatato l'ufficiale medico curante. Particolare interesse suscita il caso del caporale S . A. de/1'83" reggimento fanteria (fig. 7). Quivi l'azione esplosiva del proiettile sul ginocchio sinistro ha determinato la formazione di tre fori disseminati di numerose scheggie metalliche. Inoltre il foro centrale permette di constatare lo scoppio della testa del perone e lo strappameuto di utz lungo tratto del nervo sciatico-popliteo esterno. Il meccanismo della lesione esplosiva riportata dal caporale suddetto può essere facilmente ricostruito. Il proiettile dum-dum it: seguito all'urto contro


ATROCITA' ABISSINE

1

•l

c.

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Giorno/~ dt m~didna militare.


ATROCIT A' ABISSINE

il ginocchio è pervenuto al più alto grado di deformazione e ha distrutto la testa del perone, risolvendosi in frammenti, donde l'origine della triplice so~ luzione di continuo sulla superficie esterna del ginocchio sinistro, colpita da utzico proiettile. Ma, come s'è detto, un valore ancora pù g1·ande, dal punto di vista di~ mostrativo, assume la documentazione radiografica dell'uso delle pallottole

Fig. 17.

dum-dum da parte dell'esercito abissino, documentazione che attraverso la peculiarità dei suoi elementi raggiunge la chiarezza luminosa di una prova inequivocabile. Si osserva infatti che vari segmenti dello scheletro sono stati colpiti e che in, tutti, tranne uno, accanto alla molteplicità delle scheggie ossee si trovano numerosi frammenti metallici e talora una vera sabbia metallica. Questi fatti non possono, per ovvie ragioni, essere interpretati come la conseguenza di un fenomeno di scoppio causato da proiettile di piccolo calibro rivestito di mantello, nella zona degli effetti esplosivi. E deve escludersi anche l'azione di proiettili camiciati deformati nei colpi di rimbalzo.


ATROCITA' ABISSINE

u gravi lesioni descritte sono, all'evidenza, dovute alla particolare costituzione del proiettile dum-dum o dum-dumizzato, che per essere parzialmente privo di rivestimento metallico più resistente del nucleo, si deforma e si spezzetta in minuti frammenti, i quali, irradiati nei tessuti, vi agiscono

Fig. 18.

come altrettanti proiettili secondari con azione lacerante aggravata dallu loro forma a spigoli taglienti e acuti. Tamo prù sacro è il diritto acquisito alla conquista delle nostre armi vittoriose per quanto piiì aspra è stata la guerra e più doloroso il prezzo del sangue pagato da tanti prodi.

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LEZIONI

E

CONFERENZE

OSPEDALE MILITARE DI ROMA

TRATTAMENTO DELLE FERITE DI GUERRA Conferenza del Prof. Roberto Alessandrl, Direttore della Clinica chirurgica della R. Università di Roma, agli ufficiali medici del Presidio militare.

Debbo ringraziare il tenente gen('rafe medico Franchi, Direttore Generale della Sanità militare per l'invito rivo/tomi di tenere agli Ufficiali M edici del Presidio di Roma una conferenza sul trattamento delle ferite di guerra. Dopo aver ascoltato, e con grande interesse ed istruzione mia, le conferenze che parecchi di voi avete tenuto sulla orgattizzazione dei servizi sanitari in guerra, mi sento quasi in obbligo di portare anch'io un contributo per quanto modesto alla preparazione dei medici pen la guerra. Noi non la desideriamo; ciò nonostante l'abbiamo avuta e /'abbiamo in Africa Orientale, certo più cruenta di quello che sarebbe stata, se, secondo la logica e il nostro diritto le si fosse lasciato il carattere di guerra coloniale, e se, contro ogni principio di giustizia e di collaborazione civile, non si fossero fomiti gli Abissini tanto largamente di armi, di consigli, di aiuti di ogni genere. Ma soprattutto dobbiamo pensare che contro ogni hostra buona volontà potremmo essere coinvolti in una guerra europea, che non cerchiamo e tzon vogliamo, ma che, se vi saremo trascinati, affrotJteremo come una necessità dolorosa, ma fermamente e disciplinatamente, e dovremo quindi tendere le forze e lo spirito a sostener/a nel modo migliore. E com-e nel monito del Duce la preparazione dovrà consister;e essenzialmettte nell'autonomia ecotJOmica e industriale e nella fet-rea educa.zione militare, dal nostro cant o dovremo cercare ad ogni costo che la sorte dei feriti sia la più favorevole pos_,ibile, s/orzandoci di mettere a punto l'organizzazione sanitaria e precisaudo i concetti curativi. Il vostro Direttore Generale penso si sia rivolto a me perchè già per l'esperienza della guerra passata, posso essere in grado di esporvi quello che si è fatto allora e i miglioramenti che si sono man mano ottenuti nel progresso della guerra e nelle applicazioni pratiche. Tutti ricordano a questo riguardo come siamo entrati in guerra con idee fondamentalmente errate, col falso concetto cioè che le ferite di guerra non fossero infette e quindi si dovesset'o toccare il meno possibile, disinfettare gli o-ri(ici e basta, e valga ad e!empio il celebre pacchetto di medicazione che avrebbe do(lttto essere il rr tocca sana di tutte le ferite >>.


TRATTAMENTO DELLE FERITE DI GUERRA

« Ma la triste esperienza- e domando scusa di ripetere qui alcuni periodi della mia' pubblicazione del 1918 sul Giornale di Medicina Militare - . dei primi tempi della guerra, che anche tzoi abbiamo dovuto fare traendo poco profitto dall' esperienza degli altri, dimostrò La frequenza grandissima delle gt:avi infezioni a decorso spesso mortale, dei!e setticemie, delle gangrene gassose, del tetano, dei flemmoni, delle osteomieliti: l'impiego continuamente crescente delle artiglierie col consecutivo aumento in proporzione delle ferite tfa scheggia e da paliette, l'u!o sempre più esteso di bombe a mano e di bombarde - e oggi possiamo aggiungere di spezzoni e di bombe d'aeroplani - , la frequenza pur notevole di ferite lacere e irregolari cogli s!essi proiettili camiciati, da fucile e da mitragliatrice, che considerati come meno offensivi e quasi umanitan', si dimostrarono t·nvece molto spesso capaci di produrre lesioni gravissim.e o per fatti di scoppio, data la breve distanza del tiro o pet·chè raggiungevano il bersaglio obliqui o di rimbalzo, molte volte artatamente resi più micidiali per lo strap po della camicia o pel rovesciamento del proiettile o addirittura per l'uso di pallottole esplosive; tutte queste dolorose e continue ripetizioni di comtatazioni sull'atzdamento e sulle complicazioni delle ferite di guerra mutò ben presto radicalmente le idee dei chirurgi e dimostrò fuori di ogni discussione che la chirurgia di guerra er:l eminentemente una chirurgia di ferite itlfette e che il campo era completamente dominato dalla necessità di agire il più energicamente e il più sollecitamente possibile per combattere appunto l'infezione o per pre· venirla. « Ricerche batteriologiche ed esperienza clinica concordano infatti nel dimostrare che gli agmti infettivi non mancano mai o quasi nelle ferite da arma da fuoco; ma dimostrarono anche come possono essere variabilissimi e per natura e per quantità e per virulenza a seconda delle ferite, e come in ogni caso vi sia un. certo periodo di tempo, durante il quale i germi pur essendo presenti non hanno ancora esplicato la loro azione lesiva, e la ferita, come si disse, è infetta ÌtJ potenza, ma non ancora in atto. c< Questo periodo di tempo si è dimostrato t~ariabile, oltrechè colle cotzdizioni accennate sopra, ittet•mti ai germi, unche e specialmente con quelle peculiari della ferita, soprattutto col pestamento e mortificazione dei tessuti, colla diminuita o alterata nutrizione delle parti, sia circolatoria (ferite ()asali, trombosi, emorragie, lacci emostatici lasciati a lungo ecc.), sia trofica (lesioni nervose varie), coll'aggiungersi di gravi stati generali (collasso). « Per esemplificare, considerando i tipi estremi, urw ferita trasfossa da proiettile di fucile, senza gravi lesioni vasali, con orifici piccoli, pur non potendosi ritenere come del tutto sterile, presenta condizioni favorevoli per un decorso non infetto, senza altro trattamento che la disinfezione degli orifici, la protezione da inquinamenti esterni, la immobilizzazione, perchè gli scarsi germi possono venir sopraffatti dai poteri naturali di difesa dell'organismo, e in genere lo sono.


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TRATTAMENTO DELLE FERITE DI GUERRA

« Mentre una vasta ferita lacera da scheggia con ritenzione dd proiettile e spesso di corpi estranei, sempre infetti, con pestamento e scollamento di tessuti, con lesioni ossee, e tanto più se con lesioni anche vasaii e nervose, è destinata inevitabilmente a gravi complicazioni infettive, spesso a insorgenza precoce e decorso rapido, e difficilmente riparabili una volta Ìtliziatesi. « La conseguenza logica di queste constatazioni di fatto fu dunque la necessità in queste ferite di un intervento precoce, volto a prevenire ed impe* dire lo sviluppo delle infezioni; non più dunque il precetto dapprima stabi* lito di astenersi da ogni operazione in primo tempo, meno le indicazioni di urgenza, e sbrigliare solo le ferite all'insorgere di complicazioni infettive, ma l'intervento immediato per cercare· d'impedire o di attenuare l'infezione altrimenti inevitabile, mantenendo l'aspettativa vigile solo per quelle lesioni a orifici piccoli, da proiettili camiciati, senza gravi lesioni dei tessuti, in cui si poteva sperare un andamento asettico o almeno un decorso favorevole per difesa naturale. « Conseguenza di questi postulati fu la massima di trasportare al più presto possibile i feriti in formazioni sanitarie, dove potessero avere questo intervento precoce e razionale, conservandosi l' indicazione di sbrigliamenti ritardati nelle infezioni già in atto in quei feriti, che per condizioni di necessità belliche non si potevano trasportare che in ritardo. « E' evidente come questo intervento precoce è andato man mano perfezionandosi e aumentando di importanza. Non si tratta più di timidi o limitati sbrigliametzti, ma di operazioni vere e proprie, più o meno delicate secondo le regioni anatomiche e i tessuti colpiti, ma che pur prescindendo dai casi speciali di lesioni cavitarie, in cui esistono indicazioni particolari, conststono essenzialmente nella ispezione la più completa possibile di tutto il tramite della ferita, nell'asportazione di tutti i corpi estranei, siano proiettili, siano specialmente brandelli di vestiti, sudiciume superficiale, capelli, peli, terriccio ecc., che contengon() la massima quantità di germi patoget;i ad alta virulenza, nell'escissione infine dei tessuti perti, mortificati e possibilmente anche di quelli a dubbia vitalità, nell'allontanamento dei coaguli, nell'emostasi accurata, col risultato in una parola di trasformare una lesior1e a margini contusi, con tramite irregolare, a tessuti spappolati o poco vitali, contenente numerosissimi germi portativi dal proiettile e dalle sostanze estranee con esso trascinate, in una ferita a superficie netta, a tessuti normali, vitali, bene irro rati, detersa da ogni inquinamento estraneo. « Questo rappresenta il caso ideale; non sempre ciò sarà possibile per varie ragioni, inerenti alla regione anatomica colpita, ai tessuti lesi, alla profondità della ferita o ad altri fattori. « l n ogni caso l'intervento precoce, lo sbrigliamento largo, la detersione mecca11Ìca, l'asportazione di corpi estranei per quanto è possibile, migliorerà enormemente le probabilità di decorso favorevole della ferita, e quando anche 1wn raggiunga l'intento di evitare del tutto le infezioni, le ridurrà certamente


TRATTAMENTO DELLE FERITE DI GUERRA

di n~m~o, ne attenuerà la grapitàJ impedirà almeno in genere lo sviluppo delle gravi tcssiemie aa anaùobi )) . Questo scrivevo nèi primi del 1918 e ho voluto ripeter/o qui percM rappresenta il risultato dell' espen"enza chirurgica verso la fine della guerra. La riunione per prima sarà certamente l'eccezione, un ideale cioè difficile a raggiungere, ma che non dobbiamo soltanto per questo respingere senz'altro, poichè coll'educazione chirurgica più diffusa e coll'organi:zzazione più precisa delle unità sanitarie si può raggiungere. Perciò non mi sento di accettare senza riserve le affermazioni di Donati e specialmente di Putti, che ha certamente ragione quando dice che la questione essenziale è quella del trasporto, ma non quando nega quasi ogni importanza al primo soccorso completo nel senso che ho sopra indicato; e mi associo alla bella relazione che ha fatto a Milano il T. Colonnello Medico Camoriano che giustamente afferma che quello che siamo riusciti ad ottenere negli ultimi tempi della guerra 1915-18 migliorando coi mutati concetti di trattamento i risultati, deve essere utilizzato e messo in pratica nelle guerre future. E stabilisce le condizioni necessarie per questi trattamenti, che rappresentano certamente il meglio che si può ottenere. Il più autorevole contradittore è il Putti; e per la sua competenza la sua opinione ha certamente grande valore. Ma egli si occupa solo delle fratture, anzi quasi soltanto delle fratture degli arti, che costituiscono certamente una parte assai importante delle lesioni di guerra, ma non le comprendono tutte. Mi voglio limitare a ricordare gli addominali, i cranici, alcuni toracici in cui si è in generale tutti d'accordo che il trattamento preferibile è quello dell'intervento il più possibile precoce e completo. Durante la guerra nell'Ambulanza chirurgica d'armata da me diretta noi lo mettemmo dapprima in opera negli addominalz, e poi man mano lo estendemmo alle ferite craniche e cranio-cerebrali, a quelle articolari, e poi quando fu possibile alle fratture in genere e alle ferite delle parti molli. Non intendo diffondermi in particolari per non prolungare troppo la mia esposizione; ma per ricordare solo quello che si ottenne e si può ottenere nelle ferite del cranio, affermo che l'intervento razionale colla detersione accurata della ferita, coll'asportazione dei frammenti ossei del tutto distaccati, rispettando quelli ancora aderenti, colla rimozione dei corpi estranei, capelli, terriccio, coaguli, sostanza cerebrale spappolata, senza cercare di approfondirsi nel tramite o tentare di asportare il proiettile se non facilmente repertato, la chiusura della ferita per prima dopo r·ecentazione dei margini le medicature occlusive dettero a noi e a tutti i chirurghi oculati ed esperti dei risultati ottimi, molto diversi da quelli che si avevano precedentemente; per lo meno evitarono una gran parte delle gravi infezioni e delle complicazioni, specialmente le ernia cerebrali, e limitaro1lo spesso i postumi alle distruzioni irreparabili.


412

TRATTAMENTO DELLE FERITE DI GUERRA

E quello che ho detto per questi feriti, si può ripetere per tuttt. La questione essenziale, e su questo siamo tutti d'accordo è quella dell' organizzazione e della disposizione delle Unità Sanitarie e quella specialmente del trasporto dei feriti. E quando Putti dice: « In ge11ere, il maggior pericolo che corre il fratturato - e possiamo bene estendere l'af.fermazirme a trttti i feriti - si è quello di dover passare attraverso la re~ delle tante formaziont ~anitarie scaglionate fra il f1·onte e le retrovie, sbalzato dalle mani di un medico a quelle dt un altro che non sa ciò che è stato fatto dal primo, medicato, rimcdzcato, specillato, rispecillato, immobilizzato e riìmmobilizzato » ha perfettame1~te ragione, ed io ricordo di aper durante la guerra con Raffaele BastianelLi prima e poi con un'altra mia pubblicazione nel Policlinico, che mi valse anche la minaccia di un consiglio di disciplina, combattuto insistentemente quella irrazionale disposizione delle formazioni sanitarie come causa di deleterie conseguenze per tutti i feriti; d'accordo che .cpecialme11te nei fratturati qt~e­ ste sono disastrose. Ma dobbiamo anche dire che già durante la guerra si cominciò a provvedere, e già nel 1917 e nel 1918, e voglio citare a titoio di onore il Generale Med. Calegari, che ne dispose nella zona la razionale sistemazione, si ebberc ospedali arretrati e in posizione sicura e protetta, .cpecializzati per fratturati e articolari. Se queste formazioni sanitarie sono ben disposte, e dotate di personale adatto e di mezzi sufficienti, i risultati certamente saranno ·di molto migliorati. Come molti feriti delle parti molli, e anche toracici e altri cavitari cor; ferite trasfosse da piccoli proiettili possono essere curati aspettativamente, anche parecchi fratturati, con ferite ad orifici piccoli, anche se con lesioni ossee gravi e multiple, possono rientrare in questa categoria; io ne ho avuti parecchi esempi durante l'ultima guerra e l'esperienza è stata larga e da parte di molti chirurgi e di varie nazioni; qui mi associo toto corde alle parole di Vittorio Putti, che que.rti feriti fratturati debbono essere Jubito e bene immobilizzati, con riduzione il più possibile esatta, e l'anestesia locale oggi ci aiuta assai per compierla bene, e mandati il più lontano possibile, atzche e perchè no, in territorio fuori della z ona di guerra, in cliniche o in reparti ospedalieri specializzati vicini, valendosi di tutti i mezzi di trasporto, autoambulanz e, treni, areoplani. Ma i feriti con fratture eJposte gravt, scheggiate, spesso con lesio?Zi nervose e vasaLi, non possono tollerare un lungo trasporto senza pericolo. Vi so110 ferite in cui vi è emorragia grave in atto, che talora nel primo posto di soccorso non può essere frenata che momenta1zeamente con un laccio elastico; conosciamo pm·troppo le comeguenze gravi di questi lacci tetJuti troppo a lungo e le terribili J{Qilf(rene gassose, e le infezioni in genere da anaerobi, che si sviluppano così facilmente e fatalmente in queste ferite-frat-


TRATIAMENTO DELlE FERITE DI GUERRA

ture largamente esposte, con recessi ove pullulano i germi, e specialmente gli anaerobi con tessuti devitalizzati o a scarsa nutrizione. Questi feri&i non possono trasportarsi che a distanza relativamente breve, ma sempre in formazioni sanitarie, ove possono essere convenientemente trattati, e sorvegliati, e solo con sbrigliam enti immediati, emostasi e toilette accurata, col trattamento sieroterapico che ha pure, purchè fatto precocemente, notevole valore possono essere salvati o talora almeno mantenuti in vita sia pure con operazimzi demolitive, purchè non troppo ritardate. Queste amputazioni andranno certo diminr.endo, come andarono allora diminuendo dal principio della guerra. E potranno sicuramente anche molti casi essere salvati col mantenimento dell'arto e in tutto o in parte· anche della funzione, con qr4e:;to intervento precoce. Anche questi devono essere sempre immobiliz-zati auche pel trasporto, sia pure temporaneamente ma nel modo migliore possibile, e così inviati in un Ospedale particolarmente attrezzato per fratturati e articolari, a 15, 20 anche 30-40 km·., senza fermarsi in altre formazioni sanitarie, e dove possano essere ricoverati per il tempo necessario, e curati razionalmente e completamente. . Per la immobilizzazione durante il trasporto oggi si è in genere d'accordo sull'utilità massima di adoperare la così detta stecca o ferula o staffa di Thomas, che è stata variamente modificata, ma che sosta11zialmente è ancora sempre ottima nella sua forma originale, e che può essere applicata in caso di necessità anche sull'arto rivestito ancora degli indumenti. Ricordo ancora la difficoltà e i danni del trasporto dei fratturati gravi, specialmente del femore, che nei primi tempi della guerra venivano inviati agli ospedali vicini in condizioni pietose; i mezzi a disposizione che si avevano per l'immobilizzazione delle fratture erano in gran parte inadatti, e molti chirurghi non sapevano neanche valersene, alcuni non conoscevano neppure lo steccotJe di Mac Ewen, che da noi a Roma era di uso comune~ e che rappresentava in fondo un mezzo abbastanza buono di immobilizzazione provvisoria. In una gita che feci al fronte i-nglese in Francia potei vedere in pratica l' uro e il vantaggio che si aveva colla ferula di T homas, e ricordo che ne riportai con me alcuni esemplari, che furono fra i primi messi in opera fra noi; l'applicazione che ne facemmo nella nostra Ambulanza e i risultati ottenuti convinsero sin da allora le Autorità Sanitarie militari a diffonderne l'uso, e oggi sono dotate di questo utilissimo mezzo tutte le formazioni sanitarie di primo soccorso. Dall'esperienza che ne facemmo nell'Ospedale di Rossano acquistai la convinzione che essa giova perfettamente in molti casi anche per la cura definitiva, poichè si tratta sempre di fratture esposte, in cui occorre una sorveglianza assidua e in genere medicature, che non sono sempre possibili o almeno facili cogli apparecchi immobilizzanti gessati, anche se je11estrati.


TRA'ITAMENTO DELLE FERITE DI GUERRA

Ma s~ p~r la cura d~i fratturati, quando siano ricov~rati in un Osp~­ dal~ apposito in cui possono riman~r~ a lungo, possiamo adop~rau vantaggiosamente, oltre agli appar~cchi gessati ~ ai doppi piani inclinati anche t vari metodi di trazione, specie col filo di Kirschn~r ~ simili, la ferula di T homas resta sempre la preferibile per il primo trasporto dei fratturati specie dell'arto inf~rior~. Anche p~r l'arto superior~ vi sono f~rule ~ dispositivi sul 1ipo di quell~ di Thomas per l'arto inferiore, che possono esser~ utilment~ impi~gate, per quanto è evidente che per un primo trasporto le frattur~ dell'arto .rup~riore, anche quelle dell'omero sono assai più agevoli ad essere immobilizzate in modo sufficiente, sia con doccie o stecche di retine di ferro, sia semplicemente con fasciature strette al torace; e così i feriti possono percorrere anche molti chilometri senza danno, ed essere ricoverati in ospedali stabili, specializzati, dove possono essere tranquillamente e opportunamente curati coi metodi e gli apparecchi più adatti. Putti ha modificato alcuni modelli francesi e proposto un apparecchio semplice di trafilato di f~rro, che si applica facilmente e rie.rce utilissimo neLle fratture dell'arto superiore, tanto pel braccio che per l'avambraccio. Le ferule di Cramer usate largamente specialment~ dai Tedeschi, possono servire pure assai bene, per l'arto superiore e anche talora p~r quello inferiore. La ferula di Thomas è stata oggetto di numerose modificazioni; ricordo che insieme a qt~~lla originale, dal fronte inglese ne riportai anch~ una modificata da W allace; altre modificazioni sono state apportate da Lardennois, da Sinclair, e fra noi da Putti, e per l'arto superiore da Murray ed altri. Alcune di queste modificazioni sono vantaggiose, ma in fondo la staffa originale di Thomas serve benissimo, ed è più semplice. Occorre però che i chirurgi militari siano esercitati alla sua applicazione che del resto è molto facile. Sono anche d'accordo con Putti che non si debbono usare, almeno in primo tempo osteosintesi metalliche; io le bandii del tutto dall'Ospedale di Rossano, e convengo pienamente che non debbono applicarsi se non in casi del tutto eccezionali e comunque sempre e solo in ospedali specializzati, in genere nelle retrovie o all'interno. Ma perchè si deve ritetzere fantastico ideale quello della sutura per prima, come dice Pu.tti ? In u.na frattura esposta in tempo di pace quale è oggi il comportamento corretto del chirurgo ? L'interve11to immediato, la toilette più completa ed esatta possibile della ferita, l'a.rportazione dei corpi estmnei, la recentazione dei tessuti non vitali, e la sutura per prima totale o parziale, seguita da immobilizzazione con apparecchi a trazione, in genet·e sullo scheletro, o in apparecchi gessati. E perclzè non può esset·e questo anche il trattamento delle fratture di guerra?


TRATTAMENTO DEllE FERITE DI GUERRA

E' c~tamentc come ho già detto il trattamento ideale; il che vuoi dire non sempre possibile, sia per tardivo arrivo dei feriti, sia per eccessivo ingombro di feriti da curare. Ma se al trasporto il più sollecito possibile dci feriti si può provvedere, se l'ospedale è specializzato e i chirurgi sono trenati già dal tempo delle azioni non gravi con afflusso scarso di feriti, se sanno provvedere alla riduzione e alia immobilizzazione delle fratture, non vi è nessuna ragione di non metter/o in opera. E anche se non si crede o non si può suturare, la toilette accurata della ferita e la immobilizzazione esatta dell'arto fratturato possono sempre elimtnarc quelle gravi infezioni generali e locali, che sono state le conseguenze cosi frequenti e quasi costanti di molte fratture e ferite di guerra. Dice Putti: cc Si dimentica troppo spesso che il riposo è il migliore degli antiflogistici e che è dalla medicazione rara e dalla immobilizzazione rigorosa che cosl la frattura come la ferita traggono il più grande vantaggio, la frattura perchè non vi è possibilità di callo in regime di mobilità, la ferita perchè non vi è possibilità di sterilizzazione sinchè col riposo non .ci elimini il movimento, fattore primordiale di virulentazionc dei germi e di assorbimento dei loro prodotti ». Siamo anche qui in linea generica d'accordo, ma questo è possibile come ho già detto e si deve quindi tentare nelle ferite e nelle fratture da piccoli proiettili camiciati, con orifici piccoli e lesio1Ji non estese di tessuti, e scarso inquinamento del tramite. Ma nelle larghe ferite e nelle fratture ampiamente esposte con tessuti laceri e pesti, nelle articolazioni con versammti e corpi et tranei l'immobilizzazione non basta. Questo è il postulato essenziale per il primo soccorso del ferito e il m ezzo che rende possibile il trasporto anche a distanza senza danno, ma l'azione chirurgica è di prima necessità, e può dare risultati di enorme importanza per la guarigione e il ricupero rapido dei feriti, per il trattamento razionale e il ripristino funzionale, talora ottimo, spesso buono, discreto in altri casi, di tanti fratturati, migliorando non solo le cifre di mortalità immediata o dei primi periodi, ma anche quelle di perdite tardive e specialmente di inabilità consecutiva, e quindi con utilità gratzde per la Nazione, per il diminuito peso delle pensioni e la riutilizzazione dei feriti, e l'enorme vantaggio degli individui. Ho già ricordato l'esperienza fatta da noi nell'Ospedale di Rossano. Il trattamento ideale della riunione per prima, iniziato e con successo a Gorizia e a Valerisce, è stato là eccezionale per le ragioni già accennate, ma l'intervento precoce pur qtumdo si dovette tamponare o suturare solo parzialme11te è servito il più delle volte ad evitare o limitare le gravi infez ioni generali e locali, e col trattamento appropriato di immobilizzazione, che oggi nelle sue modalità e possibilità è ancora auai migliorato da quel tempo, e oltre che


TR1\ TT AMENTO DELLE FERITE DI GUERRA

cogli apparecchi gessati fenestrati o a ponte, si può ottenere coi piani ÙJclinati, colla trazione diretta ecc. portò a risultati che nei primi ~mpi della guerra non Sl sog11apano neppure. Da un articolo recentissimo (Marzo-Aprile 1936) pubblicato sul giornale Der Chiturg dal Dott. H . Sch.um di. Berlino, medico militareJ Direttore dell'Ospedale di Stato della Polizia, ricco di dati statistici sulle guerre pas~ sate, e specialmente su quella mondiale, è affermato suLla base di cifre che mentre nella guerra italiana del '59, su 100 feriti (tolti i morti immediati o poco dopo) ne guarirono il 74,9 ?'v ; nella guerra prussiana del '66, t'B9,4 %, in quella franco-tedesca del JD-J I, /'88,9 'Yo ; nella guerra mondiale i risultati migliori sono stati ottenuti dai tederchi, 94 %; poi dagli americani, 93,9 %; dagli inglesi, 92,3 % e dai francesi, 91,7 %; non sono riferite cifre italiane. l buoni risultati ottenuti dai tedeschi sono dall'A. riportati alla migliore organizzazione della sanità militare germanica; ma importante soprattutto la sua constatazione che dal lato tedesco il numero dei guariti nei 4 anni di guerra aumentò conti11uamente, sebbene la qualità delle ferite e l'infezione assumessero di mese in mese forme peggiori. Egli vanta a questo proposito la perfetta organizzazione e il perfetto zngranamento del servizio di sanità e insiste sulle conoscenze chirurgiche, la capacità e il lavoro i11dejesso di tutto il personale sanitario, tanto che egli conclude che difficilmente pel futuro la cifra delle guarigioni potrà aumentare; anche se la qualità delle ferite potesse assttmere forme più favorevoliJ se fosse possibile cioè di eliminare del tutto le infezioni, e l'assistenza medica raggiungesse l'ideale teorico. Anzz egli prevede che date le munizioni per la difesa dei carri armati, l'estendersi delle ferite da bombe di aeroplani e di armi antiaeree, e l'aumento di ferite da proiettili deformati e secondari in particolare da carri armati, da autocarri, da aeroplani, ci sia da attenderci piuttosto un peggioramento. Tanto più quindi è da utilizzare quanto ci ha insegnato l' esperienza della guerra passata.

Naturalmente qui si impone la questione del personale e della organizzazione dei trasporti e delle unità sanitarie adatte; e resta sempre l'incognita della guerra di movime11to, poichè nessuno sa se e come si svolgerà l'azio1Je bellica nell'eventualità d'i conflitti futuri. Ma per sintetizzare in brevi conclusioni quanto 'h o esposto, diremo che, se ai giovani è logico assegnare i po.cti di primo soccorso nelle linee, ove

occorre solo la disinfezione estemporanea, l'immobilizzazione provvisoria, la compressione o altri mezzi di emostasi temporanea, e il trasporto o l'invio immediato dei feriti alla Sezione di Sanità, in questa Unità avanzata è necessario che oltre a qualche giova11e con cultura generica ed esperienza limi-


TRATTAMENTO DELLE FERITE DI GUERRA

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tata, vt stano anche chirurgz militari ben pratici dell'organizzazione e dei metodi curativi. Essi devono essere muniti di mezzi semplici e poco ingombranti di immobilizzazione, staffe di Thomas, stecche di Cramer, reti metalliche e simili; e dovranno provvedere al trattamento dei gravissimi, specialmente alle operazioni di urgenza per emorragie, quando .rono possibili nel primo posto, e perciò sarà utile che annesso o nella immediata vicinanza vi sia un nucleo chirurgico. E soprattutto provvedere, disponendo degli apparecchi suddetti e di abbondanti automezzi, alla immobilizzazione opportuna e al trasporto degli altr.i anche a distanza, poichè quando il ferito è ben sistemato è più vantaggioso che sia trasportato in o.rpeda!i specializzati con molti letti e abbondante personale, anche se arretrati, alcuni per le operazioni più urgenti (addominali, cranici, toracici, anche alcuni midollari), altri anche più arretrati per fratturati e articolari, dove si possano sgombrare subito e presto verso l'interno quelli ben sistemati e in cui convenga il trattamento di attesa, purchè :enza infezione o con scarsf) pericolo di infezione, rnentre quei/i con fratture e ferite lacero-contuse con emorragie (/acct) vengono trattenuti e immediatamente e opportunamente trattati. In altri ospedali potrebbero essere accolte le ferite semplici delle parti molli. Anche quì con personale esperto, per il ricupero rapido dei feriti, in modo da evitare la dispersio·ne di feriti leggeri, che se sgombrati in territorio tropano spesso il modo di non rientrare che con grande ritardo al loro posto . .znea. r zn E .renza riportar/a in esteso rimando alla comunicazione che ho già ricordata fatta dal Tenente colonnello medico Camo riano nell'aprile àel 1935 alla Società Lombarda di Chirurgia in cui egli riassume con chiarezza nelle conclusioni il compito che spetta agli Ufficiali medici di battaglione e di regg~m_ento, delle sezioni di SatJÙà, degli ospedali da rampo, dei nuclei chirurg1c1. Se gli Ufficiali medici in servizio attivo saranno preparati e convinti di questa necessità. fondamentale, se la Direzione Generale di Sanità Militare predisporrà, come ha già fatto ed è persuasa di dover fare la organizzazio11e delle Unità Sanitarie in prima linea, tJella zona retrostante, nelle retrovie, in territorio, se saprà utilizzare le numerose competenze chirurgiche che affluiranno all'esercito colla mobilitazione e destinarle ciascuna al compito più adatto alle varie esperienze, possiamo essere fiduciosi, che il servizio sanitario pei feriti di guerra risponderà nel modo migliore possibile al suo .rcopo, con grande vantaggio dei feriti stessi e dell'intera Nazione.

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OSPEDALE MILITARE DI NAPOLI

ANTICHE E NUOVE OSSERVAZIONI SULLE VACCINAZIONI ANTIBATTERICHE Conferenza del Prof. Donato OHolenghi, Direttore dell'Istituto di Igiene della R. Università di Napoli, agli ufficiali medici del Presidio militare.

Sotto il nome di vaccinazioni antibatteriche, intendiamo le pratiche! immunizzanti destinate a suscitare o ad esaltare la capacità dell'organismo di uccidere gli agenti delle malattie infettive, o almeno di contrastarne lo sviluppo e la moltiplicazione. Per quanto nelL'ucci)wne iel germe si esaurtsca teoncamente L'immUnità antibatterica, tuttavia i vaccini che La producono, dovrebbero di regola essere capaci di stimolare anche una difesa antitossica; per io meno, verso i coctituenti tossici, o endotossine, dei microbi, se vogliamo considerm·e a parte ia questione dt:lie e!otossine, poichè contro di queste si può creare una particolare immunità a base di antitossine, in senso stretto. Diversamente, i mi~obi, pur soccombendo, saranno capaci di determinare avvelenamenti, più o meno grat•i, talora imponenti, atti pure a compromettere il meccanismo stesso della difesa antibatterica. E' questo un problema, di evidente rilievo, che però finora non è stato esaminato a fondo, specialmente per la difficoltà di avere a disposizione, per i nostri esperimenti, i peri componenti tossici delle cellule batteriche, e .d i liberarci così dalla concezione, derivata da sperimenti imperfetti, che le endotossine non siano capaci di suscitare una risposta immunitaria antitossica, ma solo fa formazione di altri anticorpi, come agglutinine e precipitine. Lasciando per il momento da parte tale argomento, su- cui avremo da ritornare, è noto come il primo grande passo nella difesa vaccina/e, fu quello con cui si dimostrò che per divenire refrattari ad una infezione, non è sempre necessario ricorrere ai germi viventi di quel/" in /ezzone, ossia provocare un attacco lieve e ben tollerato del male, il quale lasci dietro di sè uno stato più o meno completo di refrattarietà. In diversi casi code.cto risultato si· può avere pure con la somministrazione dei germi morti: e tale osserpazione fu etJÌdentemente di grandissima importanza; sia perchè tolse di mezzo il pericolo di diffusione di m icrwganismi vivi nell'atto della vaccinazione o da parte del vaccinato, e se erano attenuati, la loro eventuale e!altazione durante il passaggio nell'organismo, e sia perchè escluse ogni danno grave per il vat"cinato, quando la somministrazione del vaccino sia fatta in modo e dose tali, da provocare fenomeni reattivi facilmente tollerabili.


ANTICHE E NUOVE OSSERVAZIONI SULLE VACCINAZIONl ANTIBATIERICHE

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Contro l'uso dei (laccini morti si sono però elevati più volte dei dubbi. E il dubbio maggiore è, che la loro azione non sia affatto equivalente a quella di un attacco pur lieve della malattia. Cosl, la vaccinazione antibatterica con germi morti più diffusa e più efficace che conosciamo, cioè l'antitifica, non sembra dare una protezim2e clze persista molto più di un anno, mentre l'infezione tifica conferi:rce quasi sempre uno stato di immunità che dura per tutta la vita ed è certo di grado maggiore. Lo stesso dicaJi per il colera e per varie altre maluuie. Ciò ha spinto a studiare sempre più la possibilità di utilizzare dei virus, ancora viventi, ma attenuati: una pratica, che per talune infezioni risulta finora del tutto insostituibile. Cito l'esempio del vaiolo, della rabbia, del derm otifo, della febbre gialla, della tubercolosi. Si potrà osservare che in alcune di queste malattie, nelle quali appunto si ritene(la doversi vacci11are unicamente con germi vivi, si è pur giunti all'uso, con esito buono, di vaccinz che si dicono uccisi; tali : il vaccino FERM I contro la rabbia, il vaccino contro il morbo di Heine Medin e altri. Quando si tratta però di virus non coltivabili o coltivabili solo con cautele specialissime, e quindi la loro morte è per solito stabilita dall'esito dell'innesto in a1timali recettivi m a pur non del tutto indifferenti di fronte ai virus stessi, no1t è sicuro se in ogni caso si tratti fieramente di virus morti o solo profondamente attenuati o anche semplicemente ridotti tanto di numero, da dover neces:ariamente provocare nel vaccinato solamente un focolaio di infezione /abilissima e latente. l vaccini testè ricordati, e gli altri simili che si stanno sperimentando, sono più che altro -- almeno nella forma attuale- dei vaccini che si rendono inoffensivi per /"uomo, ma che non sono del tutto morti. Il nostro compito oggi è però di occuparci delle vaccinazioni che possiamo tranquillamente chiamare a base di germi uccisi; vaccitzazioni, nelle quali interpiene, non l'attività vitale del microrganismo, ma le proprietà biochimiche dei suoi costituenti. E della vastissima materia, che si riferisce a tale quistione, considereremo solamente alcuni argomenti, che hanno subìto recentemente qualche revisione o integrazione d'interesse anche pratico.

l. Possiamo incominciare dal metodo di uccisiOne dei germi per la preparazione dei vaccini. Si è sempre ritenuto che da esso dipenda, in larga misura, l'efficacia del vaccino, in quanto i migliori risultati si avrebbero da ottenere con germi rimasti invariati nella loro composizione, sebbene uccisi. E ognun sa come a codesto scopo siano stati immaginati i procedimmti più svariati, smza però che, per molto tempo, si potesse co-ncludere nulla di molto interessante a tal riguardo : i vaccini sembravano restare fondamentalmente uguali nella loro azione, per quanto !Ì modificassero i modi di uccuzone.


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ANTICHE E NUOVE OSSERVAZIONI SULLE VACCINAZIONI ANTIBATTERICHE

Intanto si faceva sempre più strada la persuasione che, per giungere a cognizioni fondate intorno a questi problemi, fosse urgente determinare quali, fra i var1 costituenti di ciascun germe, sono utili per la vaccinazione, quali inutili e quali anche dannosi. Lo studio chimico della composizione dei batter/., per quanto ancora incompleto, ha confermato la giustezza di codésta premessa; mentre, d'altro canto, l'indagine sottile delle reazioni immunitarie, che seguono all'introduzione dei vaccini o alla infezione con i medesimi batteri vivi, ha messa essa pure in luce l'intervento, per lo meno domitJ4nte, nel processo immunitario, di certe parti del corpo batterico, che si rendono evidenti principalmente sotto un aspetto fun zionale. Onde la conclusione che l'uccisione dei germi deve farsi in maniera da salvaguardare quanto, attraverso a codeste constatazioni, è risultato responsabile della rispo!ta difensiva utile dell'organismo. Converrà, per maggiore chiarezza, recare qualche esempio di codeste indagini, attualmente in pieno sviluppo. Sceglierò a tal fine il gruppo delle sal monelle. E' t"isultato (1) dunque che le diver:e specie batteriche compone11ti questo gruppo possiedono degli antigeni comuni, che li differenziano da altri gruppi batterici, e poi altri antigeni che sono invece particolari di una o più specie, o anche di ciascuna specie, per mezzo dei quali è possibile la distinzione appunto di specie. Questi antigeni, in seguito alla penetrazione nell'organi:mo dei germi cf1e li possiedono, suscitano la produzione di anticorpi; dei quali il più anticamente conosciuto è quello corrispondente ad utz antigene proprio delle ciglia, antigene H, che ci dà l'agglutinazione a grossi fiocchi dei batteri in presenza del rispettivo siero specifico. Ma l'agglutinazione può essere prodotta anche d'a un altro anticorpo, formatosi per l'azione di un certo antigene O, proprio del corpo del batterio (antigene somatico) e comune alle diverse specie del gruppo. In questi ultimi tempi (2) si è poi riconosciuto che, negli stipiti virulentz di b. del tifo, e anclze di altre salmone/le, vi è un secondo antigene somatico, che siccome rappresenterebbe il componente virulento - più probabilmente: uno dei componenti di virulenza - è stato chiamato antigene Vi. Successive esperienze hanno provato clze l'anticorpo H ha una fu11zione secondaria e forse trascurabile nella difesa organica, che l'anticorpo O ne av1 ebbe invece una assai importante, in ispecie per la 12eutralizzazione delle endotossine, e clze pertanto da e.cso e dal Vi dipenderebbe la difesa stessa, o totalmente o in grandissima parte, non potendosi ancora escludere del tutto la partecipazione di altri anticorpi formatùi per l'azione di antigeni, ossia di componenti della cellula batterica, che ancora ignoriamo. Da ciò si deduce che se vogliamo ottenere una buona difesa antitifica, dobbiamo provocare la produzio11e, in quantità sufficiente, di anticorpi per H , O e Vi e specialmente per gli ultimi due.


ANTICHE E NUOVE OSSERVAZIONI SULLE VACCINAZIONI ANTIB ATTERICHE

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A questo risultato possiamo giungere usando stipiti di B. tifico che siano d(Jtati appunto dei tre antigeni, identificabili mercè apposite reazioni sierologiche. E' interessante notare che l'antico precetto di utilizzare, per la preparazione dei vaccini, colture isolate di fresco e virulente trova ora la sua piena giustificazione nel fatto, che in esse è assai più facile che sussista il Vi, il quale ha invece tendenza a scomparire nei successivi trapianti sugli ordinar1 terreni di coltura. Ma non /;asta che gli stipiti utilizzati siano provveduti di quegli antigeni; bisogna atzche che, nell'uccisione dei germi, essi non vengano profondamente alterati. L'antigene Vi è termolabile (è distrutto a 55°, mentre le agglutinine anti.Vi resistono anche 6o"): relativamente termolahile è l'antigene H che viene distrutto a I 00°, mentre l'O è termoresistente. Ne segue che la vaccinazione mediante germi uccisi col calore, se si usa la ordinaria temperatura di 6o0 per I ora, con ogni probabilità non susciterebbe un'immunità estesa anche all'antigene Vi. Invece il trattamento con formalina a bassa concentrazione ( 0,2 %) non altera alcuno dei tre antigeni, pur dovendosi ammettere che il miglior effetto si può avere con germi vivi. E' difficile dire se questi stessi antigeni siano sufficienti a determinare tutta la risposta immunitaria utile, se cioè altri antigeni ancora sconosciuti, presenti nel germe, non abbiano - come abbiamo testè accennato - anche eSJi importanza. A chiarire tale dubbio gioveranno appunto le ricerche sulla composizione chimica dei diversi batteri e sulle proprietà immunitarie dei singoli componenti. Attualmente, sempre nel caso delle sa/monelle, si è giunti a isolare da questi batteri dei polisaccaridi (3) che, per molte ragioni, si devono identifi. care all'antigene O, mentre l'antigene H sarebbe piuttosto di natura proteica. Lo studio dei polisaccaridi batterici è però assai più completo nel gruppo dei pneumococchi, dovè essi sono stati r·intracciati già da var; atzni. Qui si è potuto mettere bene in luce la importanza fondamentale di questi composti - che sono presenti nella capsula - per la difesa del batterio: quando l'organismo ha acquistato la proprietà di attaccarli - e si tratta di una proprietà fermentativa - , la corazza del germe cade e il germe stesso è alla mt>rcè delle azioni difensive ordinarie del nostro corpo e principalmente della fa gocitosi. Anche la reazione di rigonfiamento specifico della capsula dei pneumococehi in presenza dell'immunsiero corrispondente al tipo in esame, cf1e è stata. introdotta da Neufeld (4) ed è assai utile appunto per la identificazione dei pneumococchi prima di iniziare la sieroterapia, viene messa in rapporto con una particolare attività dell'immunsiero sul polisaccaride contenuto 11ella capsula. Per vario tempo i poli!accaridi microbici, come venivano isolati, si dimostravano bensì capaci di reagire con le agglutinine e le precipitine, Che si formano nell'organismo in seguito alla reazione immunitaria contro i pneu· 3 Gtornalt: di nu tficina militar~.


422 ANTlCHE E NUOVE OSSERVAZIONI SULLE VACCINAZJONI ANTIBATTERlCHE

mococchi, e anche di dare la deviazione del complemento, ma non avevano il potere di agire essi stessi da antigene; in seguito si è riconosciuto che La funzione antigene compare se si combinano chimicamente i polisaccaridi con proteine o si fanno assorbire dal collodio ridotto in minime· particelle. Recentemente però AVERY e GoEBEL (5), modificando .la tecnica di estrazione finora impiegata, sono riusciti a isolare dal pneumococco tipo I il polisaccaride come acetil-polisaccaride, che è capace, almeno tlel topo, di determinare la formazione di anticorpi. D'altra parte BoiviN e MEsROBEANti (6) hamw estratto recentemente dalle salmonelle, non i polisaccaridi isolati, che, come tali, atzche ùz questo gruppo, non ~hanno potere antigeno, bensì un complesso lipido-glucidico, che corrisponderebbe perfettamente all'antigene somatico O e, per le sue proprietà, si dovrebbe considerare parte essenziale dell'endotossina, se non l'endotossina stessa: anch'esso è termostabile e non sarebbe disintossicato dalla formalina. E' interessante aggiungere che questo complesso costituirebbe il 5-10 o/o Ìtl peso della massa batterica secca, e che, ad esempio, quello estratto dal B. di GARTNER è capace di uccidere il topo alla dose di mgr. o,I in 24-48 ore. SPANEDDA (7) che ha ripreso tali ricerche sul bacillo del tifo, ha potuto confermare che il preparato ottenuto con il procedimento BoiVIN- MESROBEANU è dotato di una discreta azione tossica; questa però è attenuata dall'a:;:ione delle aldeidi e in ispecie dall'aldeide benzoica, potendosi giungere così a preparare un vaccino il quale, almeno sierologicamente, ha dato buoni risultati nell'uomo. Tutte queste osservazioni fanno sperare che presto lo studio dez costituenti essenziali dei germi sotto il riguardo immunologico, si potrà in ogni caso eseguire su prodotti che ne conservano integre le proprietà originarie. Saremo così giunti finalmente all'isolamento dei principi attivi dei microbi: e ciò, oltre permetterei di tJaccinare con prodotti puri e perfettamente noti, aprirà la via alla preparaziotze di composti sintetici, in cui si tenterà di esa/. tare le capacità immunitarie attenuando o abolendo i fenomeni concomitanti tossici o comunque spiacevoli. Intanto si è già visto che certi polisaccaridi notz si trovano solo in un determinato batterio, ma anche in altri diversi c non patogeni; di qui, un'altra eventualità di giungere a preparare vaccini efficaci partendo da materiali meno tossici e pericolosi. Ed è anche possibile che si arrivi ad allestire dell~ sorta di antidoti di codeste sostanze batteriche, i quali consentano di indirizzare per nuove strade la chemioterapia delle affezioni microbiche. Finora si è parlato in particola,·e delle sa/monelle e dd. pneumococchi: è bene rilevare che osservazioni analoghe si sono ormai raccolte p~r molti altri germi: per il vibrione del colera, ove l'antigene termolabile è di gruppo, mentre il tet·mostabile O ha specificità di tipo; per i protei; per il b. di FRIEDLANDER; per i dissenterici; per il m. melitense; p~r il b. d(/la tubercolosi; .calvo che le cognizior1i in proposito sono, generalm~nte più imperfette. E'


ANTICHE E NUOVE OSSERVA ZION I SU LLE VACCINAZI ONI f, NTIBATTERICHE

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interessante pure che, mentre nei germi citati finora e specialmente nei più studiati, i polisaccaridi hanno importanza fondamentale nel processo immunitario difensivo, per contro nel bac. del carbonchio tale importanza .cpetteretbe alla sostanza proteica che caratterizza la capsula, e non al polisaccaride somatico, il quale dà reazione specifica di precipitazione, come gli altri polisaccaridi batterici, ma è comune tanto agli stipiti virt~lenti che a quelli avirulenti. Qualcosa di simile si avrebbe negli streptococchi emolitici, in cui 'a virulenza sarebbe in connessione con u11 componente specifico proteico, met2tre il polisaccaride si trova anche tJelle forme avirulenti e non è specifico (di tipo). Questi ultimi particolari ci ammoniscono che, con lo studio dei polisaccaridi, no11 è certo esaurita - come più volte abbiamo avvertito - la conoscenza degli antigeni microbict. Alla costituzione di questi devono prendere parte anche protidi e lipidi, in varia misura e con varia importanza nel processo infettitJo e immunitario a seconda delle specie batteriche. Vorrei rilevare pure che un vero parallelismo fra ricchezza di anticorpi O nel siero dei vaccinati e resistenza alle infezioni non sussiste, o, almeno, non sussiste sempre (8); sicchè, se è certo prudente richiedere fin d'ora che i vaccini siano preparati con germi dotati dei tJari antigeni che - almeno nelle prove sperimentali - paiono in stretta connessione con la virulenza dei germi, dobbiamo pure proseguire in queste ricerche per precisare meglio la questione. Notiamo infine che AvERY e D uBAS (9) sono riusciti a isolare dalle colture di germi del suolo, un fermento che è capace di scindere il polisaccaride del pneumococco tipo III anche quando si trovi nella capsula, e di esercitare un'azione pretJentitJa e curativa sull'infezione prodotta da questo germe negli animali. Ecco .un'altra tJia promettente per la profilassi e la terapia delle infezioni, che richiama a.lla mente, fra l'altro, le ormai antiche indagini di AsoERHALDEN su quelli che egli chiamò i fermenti protettivi, e le altre di G:tuRoN sull'attitJità di un fermento lipolitico, estratto dal fegato di maiale, sul processo tubercolare, oltre alle molte ricerche sulle lipasi delle lartJe di alcuni insetti quali mezzi difensivi verso il bac. tubercolare, precisamente per la loro azione sui lipidi (ro).

Il. Un'altra questione che ha sempre attirato l'attenzione degli ste~diosi è quella riguardante la tecnica di applicazione dei vaccini, e principalmente : dose e via d'introduzione. Per fissare la dose ottima si sono fatte numerosissime prove, limitate sempre un po' dalla necessità di non avere nell'uomo reazioni troppo violente. La pratica corrente è ora di ripetere l'inoculazione più tJolte per de-


424 .ANTIC H E E N UOVE OSSE RVAZION I SULLE VACC INAZION I ANTIBATIERICHE

te:.-mltlare uno stato più solido di immunità, e, quanto alla via, di scegliere, almeno nelle vaccinazioni collettive, la via ipodermica. E' stato però rilevato che il ripetere le inoculazioni, poichè esse sono sempre seguite nella più parte delle vaccinazioni da reazioni di una certa intensità, equivale ad avere più volte tali reazioni se pure non tutte egualmente intense; sicchè chi non è proprio forzato a vaccinarsi, cerca di sfug· gire già alla seconda applicazione, e chi vi è obbLigato ne viene ad og11i mo. do a soffrire nella sua capacità al lavoro : un punto non trascurabile, ad esempio, nell'esercito. Senza dìsco?Joscere certo. l'utilità di inoculazioni ripetute e progressive per stabilire un alto grado di resistenz a, si deve pur convenire che, siccome è possibile (8) con una sola iniezione conseguire uno stato di immunità sufficiente, sia pure a prezzo di qualche maggiore intensità nelle reazioni locali e ge11erali del vaccino, debba spes!O preferirsi quest'ultimo procedimento per· evidenti ragioni d' ordit1e pratico. Per ottenere più facilmente che una dose unica abbia efficacia corri. spondeute a quella di più dosi ripetute, si è pensato dt. eseguire l'inoculazione in modo da costituire quasi un deposito di vaccino in una regione del noJtro corpo, da cui esso, diffondendosi progressivamente, continui ad agire per diverso tempo. l lipovaccini avevano appunto tale finalità, ma poi non hanno corrisposto per diverse ragioni. Intanto da vari Autori st· è osservato che, aggiunJ[endo alle tossine usate per l'inoculazione degli animali sieroproduttori alcune particolari sostanze eterogenee (tapioca, cloruro di calcio, o anche dei vaccini battericr), si può avere un'esaltazione della risposta immunitaria (prolungamento del periodo di produzione delL'antitossina e aumento di titolo del siero), che può attribuirsi alla formazione di piccoli focolai flogistici nel sottocutaneo intorno alla tossina iniettata, cotJ conseguente rallentamento della diffusiorJe di quest'ultima. Un procedimento simile è stato introdotto nella vaccinazione umana con anatossina difterica (n) (e ora con la tetanica), usandosi per ciò anatossina precipitata con allume e contenente ancora un po' di questo composto; l'inoculazio1le di tale prodotto dà luogo alla forma zione, nel sottocutaneo del vaccinato, di un nodulo che dura per alcune settimane, agendo pure quale antigene per tutto questo tempo, sicchè la vaccinazione può farsi con una JOla o, al massimo, con due inoculazioni, avendosi effetti non inferiori a quelli che si ottengono dall'ordinario metodo a base di 3-4 inoculazioni. E' possibile che codesto metodo o altro analof?O sia applicabile anche alle paccinazioni antibatteriche, e vi sono già eJperie11ze i11 proposito con risultati incoraggianti (12). Lasciando ora in disparte la discussione sulla differenza tra v-accinazione sottocutanca e vaccinazione orale, che può considerarsi ormai risolta a tutto vantaggio della prima (resta ancora qualche incertezza nel caJo della v11ccinazione antidissenterica), sembrami che dovrebbe sperimentarsi pure la via intradermica.


ANTICHE E NUOVE OSSERVAZION I SU LLE VACCI NAZION I ANTIBATTERIC H E

425

In vero i capillari linfatici del derma ( 13) formano una rete fittissima, così che l'iniezione intradermica finisce di essere effettivamente una iniezione intralinfatica (una sostanza colorante, per tal modo, dalla pelle dell'avambraccio arriva in pochi minuti all'ascella); il che rende possibile all'antigene di perpmire rapidamer1te nel sangue. Si giungerebbe quindi, ind irettamente e senza molte difficoltà, a quella vaccinazione endovenosa, che in molte prove fatte durante l'altra guerra, è apparsa tanto efficace anche in dose unica: effettivamente alcune esperienze, con vaccino antitifico (14), avrebbero dimostrato che la produzione delle agglutinine nell'uomo si ottietle meglio con l'innesto intradermico che con l'inoculazione sottocutanea.

III. Tutti questi studi intorno alla preparazione e all'uso dei vaccini batterici hanno però bisogno di metodi di controllo, che m isurino esattamente e comparativamente l'efficacia di ciascun procedimento di vaccinazione. Le prove sugli animali sono, senza dubbio, molto utili, perchè consentono soprattutto di stabilire direttamente se una certa tJaccinazione è capace, oppure no, di proteggere dall'infezione sicuramente mortale. Ma, a parte il fatto che non di tutte Le malattie, di cui prepariamo i vaccini, abbiamo la possibilità di fare esperienze negli animali, resta sempre il dubbio che i risultati ottenuti su questi non Jiano trasferÌ bili interamente all'uomo. Moltissimo giovano le indagini statistiche, e in questo campo forniscono documenti di grande valore le statistiche militari, sebbene non sempre la massa imponente dei dati raccolti !i presti ad .un'elaborazione sicura e conclusiva. Ma certo meglio sarebbe poter disporre di criteri diretti per stabilire lo stato immunitario dell'individuo in seguito alla vaccinazione; e, in tal senso, i fecondi risultati ottenuti con le varie reazioni allergiche (alla tubercolina, di ScHICK, di DrcK, alla malleina ecc.) hanno spinto a ricercare qualcosa di analogo nella tifoide e in altre infezioni per cui più comunemente applichiamo i vaccini, ma le molte prove eseguite finora non hanno condotto a nulla di utilizzabile. Si è così indotti a continuare nell'applicazione delle note reazioni sierologiche, rese più complete e significative dall'analisi qualitativa degli anticorpi presenti nei sieri e indagati principalmente mediante le prove di agglutinazione. Ma qui si affacciano tosto le molte discussioni intorno all'importanza da assegnarsi nella dife.<a immunitaria a codesti anticorpi,

che alcuni ritengono testimoniare, per lo meno, una risposta immunitaria poJitiva dell'organismo, mentre altri li considerano solo il segno di una risposta generale all'inoculazione di sostanze eterogenee, non necessariamente sufficiente a produrre l'immunità, elle da più parti si vuoi ricondurre a una modificazione di sensibilità o comunque di attività dei tessuti del nostro organismo. Vf. è anche chi (15) ha scorto un pericolo in codeste neoformazioni


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ANTICHE E NUOVE OSSERVAZIOt\1 SULLE VACCINAZION I ANTIBATIERICHE

di anticorpi, successive all'inoculazione del vaccino, perchè si accompagnerebbero, almeno in alcuni casi, a caduta del potere battericida normale deL sangue, il quale dovrebbe costituire una prima efficace barriera alla invasione microbica, nell'attesa della risposta dei tessuti. Un'esposizione dello stato degli studi ! U codesto tema non può trovar posto qui; e, d'altra parte, basta la lettura di pubblicazioni d'insieme intorno a tali problemi, come la recentissima e molto interessante del MAGRASSI (16), per provare quante incertezze, contradizioni e, diciamolo pure, confusioni vi regnino tuttora. Personalmente, anch'io sono persuaso che una relazione deve esistere fra resistenza acquisita e presenza di anticorpi, particolarmente dei battericidi, e fondo tale opinione sulla corrispondetzza tra i due fenomeni che appare chiaramente nelle proue sugli animali, in cui abbiamo appunto la possibilità di saggiare direttamente la resistenza in modo inequivocabile. Ma le nuove conoscenze sui var1 tipi di antigeni batterici indicano la necessità di uno studio più fine degli anticorpi, diretto a stabilire quali di questi abbiano valore essenziale, e siano quindi da ricercarsi negli umori dei vaccinati. Naturalmente, è ben possibile che la resistenza non risieda tutta negli anticorpi che compaiono nel sangue e che ci sono noti: ed è materia di future ricerche approfondire sempre più quest'argomento della immunità acquisita, che è tuttavia tatzto oscuro e presenta tante variazioni da una malattia all'altra.

IV. Vorrei pure dire qualcosa della fase negativa. La sua esistenza è stata più spesso asserùa che dimostrata; ma la questione, per ragioni pratiche, merita ogni considerazione. In via generale si può logicamente supporre che le vaccinazioni, determinando disturbi locali e generali talvolta rilevanti e accompagnandosi tn molti casi a leucopenia, mettano l'organismo in uno stato di sensibilità, non specifica, che può favorire lo sviluppo di un'infezione. Tutto ciò non è ancora fase negativa, ma una situazione che, in base a un ragionamento dJordine medico, ci consiglia di evitare la vaccinazione in individui con l'infezione in corso oppure esposti immediatamente all'infezione. Cioè, le tJaccinazioni avrebbero da essere sempre veramente preventiv~, sì da dare il t~m­ po all'organismo di fabbricare l'immunità attiva, che esse inducono, prima che questa abbia da essere messa alla prova. Abbiamo, peraltro, alcuni dati che ci permettono un po' di precisione rn proposzto. Se si considera prima di tutto il caso dei vaccinati in periodo ~pidemico o comunque immediatamente esposti alla infezione, sappiamo dalle esperienze negli animali (8) che, con ogni probabilità, non sussiste fase negativa, ma o

o


ANTICHE E NUOVE OSSERVAZIONI SULLE VACCINAZION I ANTIBATTERICHE.

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la protezione del vaccino, richiedendo sempre vario tempo per stabilirsi, può essere del tutto illusoria tzei suoi effetti immediati. Se inpece si considera l'altro caso, che cioè l'individuo sottoposto alla vaccinazione abbia già l'infezione corrispondetlte in corso, sembra che tealmmte questa possa trovare tzella vaccinazione un fattore favorevole per il SU() sviluppo. Vi sono infatti esperienze (17) sulla vaccitzazione antitifica per via orale nei conigli, in cui si è visto che la protezione verso la dose mortale non compare che 7-9 giorni dopo finita la vaccinazione, e che se questa si pratica subito dopo un'infezione, può non determinare nessun danno se l'infezione stessa è relativamente modesta (1/10 D. M. M.), mentre se è intensa (1/2 D. M. M . o più), può aversi la morte dell'animale. Ma converrebbe raccogliere in proposito ben più ampio materiale d'osservazioni, sperimentali e cliniche, onde giungere a conclusioni di qualche valore: i medici m ilitari sono indubbiamente nelle migliori condizioni per fOrtare un prezioso contributo a questo argomento tanto discusso e tanto tmportante.

v. Un'ultima quistione, che merita di essere brevemente ricordata, è quella riguardante i rapporti fra vaccinazione e infezione latente. Che questa non sia quasi mai abolita dalla vaccinazione è ormai sicuro : è pur certo, d'altra parte, che un vaccinato può divenire portatore, ma quest'ultimo fatto è stato studiato specialmente negli animali (I 8), mentre sarebbe tanto interessante che fosse esaminato anche nell'uomo. Soprattutto importa di sapere se i vaccinati, ad es. contro il tifo, trovandosi in ambiente infetto, acquistino facilmente e conservino a lungo la infezione allo stato latente, e se pertanto possano costituire altrettanti focolai potenziali di tifoiù. Nell'esercito anche qr1esto studio potrebbe farsi con la più grande precisione e su larga scala, ed è vivamente da desiderarsi che lo si intraprenda. Gli insegnamenti che ne scaturiranno saranno del più grande rilievo per tutta la pratica delle vacinazioni antibatteric'he.

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Bull. Se. Mcd., Bologna, l933·

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MEMORIE ORIGINALI DELEGAZIONE INTENDENZA A.O. - DIREZIONE DI SANITÀ DELLA SOMALIA

Direttore colonndlo medico Maurizio Bcdei Ospedale da campo n. 208 (Divisione Pelorltana)

SULL' USO DEI PROIETTILI DEFORMA TI DA PARTE DELL'ESERCITO ABISSINO NOTA PREVENTIVA. Dott. Giuseppe Pedroli, capitano medico, direttore e chirurgo

l proiettili deformati e deformabi,Ji, largamente impiegati in guerra dagli abissini, sono di due specie essenziali: quelli così fabbricati originariamente e quelli diventati tali con manipolazioni successive. I primi, con nome ormai sancito dall 'uso comune, sono chiamati proiettili dum-dzem (fig. 1-2); in essi manca la punta del! 'ogiva e la camicia a tale livello è introflcssa nell 'interno. I secondi, detti proiettili dum- dumizzati (figure 3-4), sono resi deformabili ed esplosivi con incisioni longitudinali e circolari ìungo la camicia, incisione circolare all'altezza della punta, sottrazione di parte dell'amalgama di piombo nell'interno. Noi con parola italiana chiameremo entrambi questi tipi: proiettili deformati. Volendo rifare un poco la storia dei proiettili dum-dum, è ben e ricordare come questi, di invenzione inglese, furono messi "per Ja prima volta in commercio dalla fabbrica di munizioni di Dum-Dum, nei sobborghi di Calcutta, che li aveva fabbricati per l a caccia grossa, e in seguito furono perfezionati proprio in Inghilterra. Tali proiettili furono usati dall'Inghilterra nelle sue guerre coloniali, specialmente in India, in Africa Orientale e nel ,___ _ _ _ ___. .1 899 nella guerra contr01. i Boeri. Figg. r-2 . Proiettile dum-dum.


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SULL'USO DEI PROIF.TIILI DEFORMATI DA PAkTE DELL'ESERCITO ABISSINO

Avendo io avuto l'onore di partecipare col mio Ospedale alle azioni vittoriose, che portarono alla presa di Neghelli da parte di S. E. il Generale Graziani nel periodo di tempo che va dal 2 al 20 gennaio c. a., per la funzione stessa del mio Ospedale chirurgico e avanzato per feriti gravi ed intrasportabili, ho potuto osservare le gravi lesioni prodotte dai proiettili deformati suddetti, e in due casi ho potuto provare la loro presenza nelle parti molli. Ho perciò sentita l'opportunità di scrivere questa nota, che deve avere solo valore documentario, lasciando ad altro tempo le ricerche scientifiche, che si collegano alle alterazioni fisiologiche ed anatomiche portate da questi proiettili principalmente nel luogo stesso delle lesioni e secondariamente sul corpo umano in generale. Un fatto che a noi preme innanzi tutto fare notare è quello che le lesioni prodotte da tali proiettili, hanno interessato, nei casi certi da noi osservati, le sole parti molli e che in in un solo caso con frattura del femore, fu estratto incuneato nelle parti molli al disopra del focolaio di frattura un proiettile dum-dumizzato, e questo per poter escludere a priori che le lesioni che descriveremo, fossero lesioni secondarie, prodotte da fenomeni di scoppio, di origine ossea. I 5 casi che fanno parte della presente nota, si riferiscono 3 ali'azione di Areri del 2 gennaio c. a. e 2 a quella di DdciFigg. 3'4ì· roiettile dum·dumizzato. Ddei del 13 stesso mese. I. CASO. Capo banda Mahamud Mohamed. Cabila Udigien. t" G ruppo Bande Armate. 1 ° Sottogruppo. Ferito ad Areri il 2 gennaio 1936. Entra in Ospedale lo stesso giorno. In corrispondenza della parte interna della regione calcaneare destra notasi una lesione di continuo interessante le sole parti molli , della grandezza di una moneta da 5 lire, a margini frastagliati, introflessi, ecchimotici, a fon do fortemente an&attuoso e riccperto da coaguli. Non si notano con b specillazione lesioni a carico del calcagno. Nor, si osserva foro di uscita del proiettile, che non si riesce a sentire. Il giorno 4, in anestesia regionale morfio- novocainica, si pratica in corrispondenza della parte esterna de.lla regione calcaneare un'inci~ione longitudinale di circa 10 cm. e nel tessuto cellulare si nota la presenza di una scheggia metallica della grandezza di un


SULL'USO DEI PROIETTILI DEFORMATI DA PARTE DELL'ESERCITO ABISSINO 431

grosso fagiolo, a margini frastagliati e contorti, di forma irregolarmente ovoidale, di colorito biancastro, di nichel; nessuna lesione ossea (fig. 5). Le lesioni procedettero a rapida guarigione e il 14 dello stesso mese fu potuw sgomberare ~ull'infer­ meria presidiaria di Lugh - Ferrandi. Nel presente caso è da notare che il proiettile si è scheggiato prima della penetrazione nel piede, il quale come avviene sempre negli indigeni, era privo di calzature. Si tratta evidentemente di una parte di proiettile dum - dum ·e per il colore e per la forma e per la consistenza.

•

Fig. 5· Scheggia di proiettile dum-dum.

II. CASO. Dubat Dakane Abdi. Cabila Audale. r 0 Gruppo Bande Armate. r• Scttogruppo. Ferito ad Areri il 2 gennaio 1936. Entra in Ospedale lo stesso giorno. In corrispondenza della radice della coscia sinistra, parte antero - esterna, notansi due vaste ferite lacere: a) una appena al disotto della plica dell'inguine di forma irregolarmente rotondeggiantc, della grandezza di una moneta da 20 lire, a margini contusi, sfrangiari, estroflessi, interessanti le sole parti molli. Da questa sporge, come si vede anche dalla fotografia (fig. 6), una massa metallica di forma irregolare, di colorito giallo- rossatro, che

Fig. 6.


432 SuLL'USO DEl PROIETTILI I)ErORMATI DA PARTE DELl-'ESERCITO ABISSINO estratta con le dovute cautele, fa subito notare trattarsi della camicia di un proiettile Mause.r (fig. 7), assai deformata, di cui rimane intatta solo la parte superiore appunuta, che fa osservare a circa 2 m :m. dal suo apice un margine nettamente tagliente pe.r guasi rutta In sua circonferenza, la quale resta unita al resto della camicia stessa per un piccolissimo tratto. Sul rimanente della camicia si osservano molte iotaccature longitudinali, interessanti completamente lo spessore della camicia stessa; b) trl! cm. al disotto di tale ferita se ne osserva un'altra assai più vasta, della grandezza di una grossa :trancia, con gli stc~si caratteri prima descritti, con fondo fo·rtemente znfrattuoso, ricoperto di coaguli. Rimossi i quali si giunge fino sul femore che appare a tale livello fratturato comminutiv:unenle. Non vi è foro d 'uscita. Le due ferite comunicano tra di loro per un tra· mite longitudinale. D alla seconda ferita con un successivo inten·enFig. 7· Scheggia di proicuilc Mauscr dcf<>rm. to, reso necessario dalla comparsa di fatti settico-pioemici per osteomielite dei monconi di frattura dd femore, si estraggono dopo aver praticata l'anestesia generale cloroformica, scheggie metalliche di varia grossezza, da quella di ur;a ?iccola lenticchia a quella di una noccillola, di piombo. Le condizioni generali del ferito a poco a poco vanno migliorando e il 10 febbraio viene trasferito all'Infermeria Prcsidiaria di Lugh - Fcrrandi. Nel presente caso si tratta non di pallottola dum - dum ma di un proiettile dumdumizzato: la camicia, suina gua le sono evidentissim e le manovre antiumanitarie, è esttatta nelle parti molli superficiali. La lesione del femore è prodotta dal contenuto della camicia stessa, cioè dal piombo non più trattenuto da un metallo più duro. Ci troviamo qui in presenza di una lesione prodotta dai vari componenti di uno stesso proiettile, componenti che hanno potuto far sentire la loro differente azione per le manovre ~opra dette.

III. CASO. Dubat Abdulla Usseim. Cabila Rer Abdilli.

1°

Gruppo Bande Armate. x• Sotto-

gruppo. Ferito ad Areri il 2 genmaio 1936. Ent~a in Ospedale lo stesso giorno. In corrispondenza del braccio destro, terzo medio ed inferiore, parte antero - esterna, v&sra ferita lacera comprendente quasi tutta la circonferenza del braccio, di forma irregolarmente circolare, a margini assai irregolari, in parte introflessi ed accartocciati, in parte estroflessi, a fondo fortemente anfrattuoso, ricoperto da coaguli, interessante le parti molli (cute, sottocutaneo, muscolo bicipite) senza alcuna lesione ossea (fig. 8). Nella parte interna della lesione si osservano i vasi e i nervi, i quali però si presentano intatti. La lesione va gr:tdatamentc dctergendosi e a poco a poco migliorando. Il 24 gennaio 1936 viene trasferito migliorato sull'lnfermeri:l Presidiaria di Lugh Ferra ndi. Si tratta nel caso presente di una vasta ferita prodotta da un proiettile dum- dumizzato che ha colpito l'arto di striscio e che avendo scarsa forza di penctràzione, ha prodotto per i suoi stessi caratteri, la vasta lesione: quasi certamente era, come nel caso prc:>cedente, la camicia del proiettile stesso.


SULL'USO DEI PROIETIILI DEFOFMATI DA PARTE DELL'ESERCITO ABISSINO

:

433

Il caso è anche importante per i postumi che in esso si avranno. La lesione ha interessato quasi completamente il bicipite e la restitutio ad integrum av\'errà con una vasta cicatrice aderente e retratta che porterà sicura mente ad una notevole diminuzione della

'

t

..

Fig. 8.

funzionalità dei movimenti dell'avambraccio e a fatti nevralgici ùolorosi per la compressione e l'imbrigliamento dei tronchi nervosi.

IV. CASO. Ascari

Mohamed

Hamed.

Cabila

Dubasso.

10°

Battaglione

Arabo · Somalo.

2" Compagnia.

Ferito a Ddei - Ddei il 13 gennaio 1936. Entra in Ospedale il giorno successivo. In corrispondenza del palmo della mano sinistra ossen·asi una vasta ferita lacerocontusa, di forma irregolarmente ellissoidale, intere~sa nte quasi tutta la regione del palmo e precisamente dalla base della prima falange del pollice estendendosi a tutta l'eminenza tcnare e alla parte bassa di quella ipotenare, c giungendo fino alla plica trasversale inferiore della mano stessa. La ferita si presenta a cavolfiore e per i coaguli e per i tessuti maciullati; i suoi margini sono ecchimotici, fra~taglia~i, estroflcssi. Si hanno lesioni ten<.lince c parziale lesione deli corpo dd primo, secondo, terzo metacarpo (fig. 9). viene trasferito migliorato il IO febbraio 1936 ndl'lnfermeria Presidiaria di LughFcrra ndi. La lesione ha gli stessi caratteri deUe precedenti ed ha pure la stessa importanza sopratutto per i suoi postumi. Si avranno anche qui i notevoli fatti di retrazione cicatri:r.iale e quasi completa perdita della (unzionalità della mano.


434

SULL'USO DEl PROIETTILI DEFORMATI DA PARTE DELL'ESERCITO ABISSINO

Anche tale ferita è stata certamente prodotta dalla camicia di un proiettile dum · dumizzato.

Fig. 9·

v. CASO. Jusbasci Abdulla Mohamed. Cabila Averghidir.

10°

Battaglione Arabo- Somalo.

z• Compagnia. Ferito a Ddei · Ddei il 13 gennaio 1936. Entra in Ospedale il giorno dopo. In corrispondenza della parte interna della regione deltoidea destra e di quasi tutta la regione pettorale destra osservasi una vasta ferita lacero· contusa di forma irregolar· mente ellissoidale, interessante le sole parti molli, a margini frastagliati, completamente estroflcssi, a fondo irregolare ricoperto da coaguli e comprendente il piano muscolare. In corrispondenza poi della parte destra del manubrio dello sterno, a livello dell'articolazione sterno· clavicolarc, osservasi altra ferita lacero- contusa di grandezza assai minore, quanto una noce, a margini irregolari, attraverso la quale si giunge sulla clavicola che appare scabra e irregolare (fig. 10). Con un intervento reso necessario dalla prolun·

gata cicatrizzazione deiJa seconda ferita, si giunge in anestesia locale novocainica sul focolaio di frattura della clavicola, dal quale si estrae una scheggia di piombo. La lesione è importante non per i postumi, che ad essa seguiranno, ma perchè è identica a quella del caso n. 2. Si tratta qui ç_ome lì di una lesione duplice prodotta da un proiettile dum - dumizzato: la camicia ha causato la vasta ferita lacera; il contenuto (piombo) la frattura esposta della clavicola .

••• Esposti in breve i casi occorsi alla nostra osservazione e che sono stati certamente prodotti da proiettili deformati, vogliamo, per ora, nella presente nota fissare i caratteri anatomici principali proprt delle lesioni descritte, rinviando, come s'è detto, a tempo meglio adatto uno studio più completo:


SULL'USO DEl PROIETTILI DEFORMATI DA PARTE DELL'ESERCITO ABISSINO

435

1° le lesioni da noi osservate, sono state sempre prodotte da proiettili

secondariamente deformati in modo artificiale; in un solo caso si trattava di una scheggia di proiettile primitivamente deformato; 2° tali lesioni sono di assai notevole estensione, di forma varia, dalla circolare a quella ellissoidale;

;;.

Fig.

IO.

3' i margini sono molto irregolari, ecchimoòci, quasi sempre estroflessi;

4° il fondo è anfrattuoso, alcune volte a cavolfiore per fenomeni gravi d i scoppio, ricoperto da spessi coaguli, con raro - almeno nei casi a noi occorsi - interessamento primitivo dei vasi e dei nervi principali. L'importanza sopratutto di queste ferite risiede nei loro postumi: per la loro estensione, per la loro profondità, per i suddetti loro caratteri anatomici, tali lesioni guariscono sempre con vaste cicatrici aderenti e retratte con perdita notevole di sostanza muscolare, con limitazione della funzionalità della parte colpita, e con frequente interessamento nevralgico di tronchi n er-

vosi per il loro imbrigliamento nella cicatrice. 23 marzo 1936- XIV.


LABORATORI! DI BATTERIOLOGIA DELLA SOMALIA - MOGADISCIO

Le parassitosi intestinali in Somalia studiate nella popolazione metropolitana durante r anno 1935. Prof. Bruno Sesta, sottotenente medico, direttore Laboratorio d'Armata Dott. Giacomo Mariani, direttore inc. Laboratorio Sanità Civile

Il problema delle parassitosi intestinali - comprendendo entro tale termine, non solo tutte le m alattie intestinali dovute a protozoi ed elminti, ma anche quelle determinate da miceti o da agenti patogeni non ancora perfettamente classificati (quali ad es. il Blastocistis Hominis) - è relativame nte recente ma ha destato, specie in questi ultimi anni, un vivo interesse nel mondo degli studiosi; numerosissi mi sono i lavori che si sono accumulati suli'argomento e larghissimo il contributo che vi hanno portato le scuole tropicaliste e i medici coloniali italiani. Tale problema però ha acquistato, del tutto recentemente, in occasione della grande campagna coloniale italiana, un'importanza anche maggiore pel suo interesse non solo scientifico epidemiologico e terapeutico, ma - e specialmente - per quello igienico, profilattico e m edico-legale che deve presiedere all'organizzazione ottimale di ogni esercito. Basti, a questo proposito, ricordare che Adam e Keelan trovarono, nelle truppe operanti in India e nella Mesopotamia, durante l'ultima guerra, il 33 % di portatori di Endo-amoeba Histolytica (E. H.) mentre a quanto accenna Cesarano, recensendo un lavoro di Castex e Geenway, non è fuori luogo r icordare l'importanza capitale che le forme dissenteriche ebbero, per gli inglesi, n ella rinuncia all'ulteriore svi luppo delle operazioni ne.i Dardanelli sempre durante la guerra mondiale; la maggior parte degli infermi allontanata da qud la zona di operazioni infatti era colpita da forme dissenteriche prevalentemente amebiche. Ed ancora ricorda Grixoni, secondo Bahr e Young, le malattie dissenteriche (bacillari ed amebiche) erano tanto frequenti nel corpo di spedizione che fece la campagna in Palestina, da consigliare un sollecito ricovero di ogni colpito dal male in un luogo di cura ove doveva ess~re subito sottoposto ad iniezioni di siero antidissenterico e ad accurato accértamento batteriologico per l 'ameba. Esaminata da un punto di vista esclusivamente medico dunque, la grande affluenza di elemen ti metropolitani nelle regioni tropicali (determinata dalle note, altissime ragioni di dignità e giustizia che hanno aperto il conflitto italo-etiopico) assum e tutto il valore e l'importanza di un grande esperimento e merita, come tale, di essere esaminata sotto tutti gli aspetti della


LE PA_RASSITOSI INTESTINALI IN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

'

437

nosografia coloniale. In attesa di riferire appunto sull'attività generale dei nostri laboratori abbiamo creduto non inutile di riportare intanto a parte, e diffusamente, le analisi eseguite sulle feci durante il periodo dell'affluenza dei nazionali in colonia (Aprile-Dicembre 1935) perchè dall'esame di esse, in relazione alle conoscenze ed alle controversie esistenti nello studio delle parassitosi intestinali, si possano trarre utilissime considerazioni ed insegnamenti preziosi sia dal punto di vista clinico terapeutico che da quello epidemiologico, profilattico e medico-legale. Chi esamini i dati dei molti lavori esistenti sull'argomento e cerchi di coordinarli resta sgomentato dalle discordanze che esistono e che, come giustamente asserisce Franchini, sono spesso dovute alla tecnica non sempre perfetta di quanti hanno raccolto il materiale usando mezzi di indagine diversi e, forse, non sempre appropriati. Per quanto riguarda la diffu_sione della malattia in Italia, a prescindere dal fatto che l'amebiasi (consideriamo, nella trattazione generale, in modo par6colare questa malattia che è senza discussioni la più importante di tutte le parassitosi intestinali) messa in evidenza da prima in Europa, è stata poi via via considerata per quasi cinquant'anni come una malattia quasi esclusivamente tropicale, gli AA. e le scuole italiane hanno da anni richiamata l'attenzione dei medici sulla sua presenza in patria e la maggioranza ritiene ormai col Pontano che sia un errore l'incolpare la guerra libica e le campagne coloniali della grande diffusione di es~a tra noi. Non cosi concordi sono i rilievi sulla entità della diffusione st~ssa: lzar trova in Sicilia, non solo tra gli ex emigrati ed i soldati coloniali, ma anche nel resto della popolazione dell'isola il 13,2 % di E. H. fra gli esaminati non affetti da disturbi enterici, mentre la percentuale si eleva secondo lo stesso A. a 15,4 % se si considerano soltanto gli affetti da turbe intestinali. Panagia segnala il 26 % di reperti positivi per l 'E. H. su 423 esami eseguiti nell'Istituto di Parassitologia di Roma; Tarro, nell'ospedale psichiatrico di Messina su 1260 esami trova il 18,r;% di affetti di E. H.; Taddia, nell'Istituto di Pat. Col. di Modena esaminando sistematicamente gli operai, indenni da malattie intestinali, addetti ai lavori della direttissima Bologna- Firenze dall'aprile 1924 al 1926 trova su 1490 esami i seguenti dati sulle parassitosi intestinali: Entamoeba histolitica 0,53 %; Entamueba coli 27,9%; ameba (Endolimax) nana 0,26%, ; altre amebe 2,14 %; Giardia intestinalis 5,3 <>), ; Chilomastix mesnili 0,4 %; uova di Hyrnenolepis nana 0,7 %; Anguillula intestinalis o,o6 '7~ ; uova di Tr-ichiuris Trichiura 10,4 %, uova di Ascaris lumbricoides 15,1 %; uova di Oxyuris vermicularis o,2 %; Blastocistis hominis 18,1 %. Gli esami negativi segnalati dall'A. sono 39,93 %. Ricerche eseguite da Galeati sui portatori di E. H. hanno dato il 0,50 % concordando così coi dati sopracitati di Taddia. In 452 altri esami eseguiti sempre dal Taddia su individui present_;mti disturbi più o meno gravi dell'apparato intestinale, e ricoverati nell'Istituto di Franchini dal giugno 1932 all'ottobre 1933, le per4 Giornale di medici11a militare.


438

LE P;\RASSIT0$1 INTESTINALI LN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

centuali appaiono, per ovvie ragioni, aumentate trovandosi solo il 2S,OS ~o di reperti negativi, mentre la E. H. dà una percentuale positiva del 62,69 'X), del 6,40% la Coli, del 9,93';<, la Giardia int~tinalis, 5,84 il Chilomastix mesnili, 3>S3 Trichomonas homin.is, 0,22 il Balandidium Coli ; 11,2S il Trichiuris Trichiura ecc. Sarnelli in 208 esami eseguiti pure nell'Istituto di Franchini dal novembre 1933 al lugho 1934 ha 158 esami positivi con 7S>9 % d i E. H., 6,29 % di E. Coli, . II ,3 di Giardia intestinalis 7,9 Trichomonas hominis, 1,26 Chilomastix mesnili. o,63 E. n<tna. 22,7 Blastocistis, 5,6 funghi, 1,6 Ascaris lumbricoidcs, 3,7 Anchilostoma cluodenale, 8,8 Trichiuris trichiura, o,63 Strongiloides stercoralis. Del tutto recentemente Purcaro cd Elisei (1935) esaminando, nell'1st. di Pat. Col. di Modena, so soldati siciliani e so sardi, sani, giungono a trovare il 42 % di portatori di E. H. nei sardi e il x8 y., nei siciliani. Il Lorenzini ( 1935) nello stesso Istituto, esaminando 8'o pazienti affetti da Tbc. e altri 20 malati vari, giunge alla conclusione che le parassitosi intestinali sono notevolmente diffuse nelle nostre regioni senza che per altro siano più frequenti nei tubercolotici. I suoi risultati sono i seguenti: su cento esami 52''{. positivi, di cui Trichiurys-Trichiura 16<}(,; E. H. 13;;, ; E. Coli II 'X, ; Giardia intestinalis 7~~ ; E. nana 1%; trichomonas 4"o ; anguillula intestinalis 2<X, ; Himenolepis nana 2"6 ; ascaris 1%; miceti 10%. Inoltre focolai amebici sono segnalati (Izar)' nel Bolognese, in !stria, in D almazia, a Roma, a Bcrg~mo, Napoli, Milano, Brescia, Pavia, Pisa, Perugia e nelle Romagne. Come si rileva da questi dati la diffusione della E. H. e delle altre parassitosi intestinali in Italia è assai bene ·documentata e però è certo che, ad aumentare la percentuale dei reperti positivi contribuisce non poco il cosidetto m ateriale coloniale fornito dai reduci delle nostre Colonie. (I) In 250 esami eseguiti da Garibaldi dal giugno 1924 al giugno 1934 sui malati reduci dalle nostre Colonie si ebbero B9 casi positivi con la seguente distribuzione:

(1) Per quanto riguarda gh altri paesi spesso a clima meno tropicale del nostro la diffusione dell'E. H. è anche maggiore: Yorke trova il 6,4 % e Mackinon il 10,8 ~<• in Inghilterra, Ravaut il 5 % in Francia, Kofoid il 10,2 % in America, Ko Foid e Swezy il :>6,5 % nel la California, Rouger Pestana il 9,3 % nel Brasile, Fischer 10 % in Corea, Wennyon il 13,7 % in Egitto, Job 29 ~<· nel Marocco, Greenway il 26,2 % in Argentina. ment re Si mie, in Jugoslavia, trova nt::gli ~cabri dagli 8 ai 12 anni il 46 % dj Amoeba dispar, !'83 % di A. Coli, l'85 % di A. nana, il 47 ·~. di Iodoamoeba Butschlii, il 12, 7 <?{, di A. Hartrnanni, il 40 % di Trichornonas, il 27 % di L1rnblia intestinalis, il 14,5 ·~;, di Chilomastix mcsnili.


439

LE i'ARASSITOSI INTESTINALI IN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

Tripolita nia

Cirenaica

Eritrea

Somalia

89.4

86,6

57,1

82,7

10,5

-

14,2

17,2

10,5

33.3

28,5

101 3

23,6

6,6

-

6,8

.:q,z

40,-

42,8

4 T,J

7,8

-

25,5

3,4

Trichiuris trichiura.

l J, l

6,6

14,2

3.4

Anchilostoma duodenale

-

-

-

' 3·7

7.8

6,6

-

.

E. Histolytica. E. Coli

.

Giardia intestinalis . Flagellati

.

Blastocystis-funghi . Spirochete

Ascaris lumbric<>ides Tae nia solium .

.

.

2,6

l

-

-

-

Isottì trova il 36,4 % di E. H. e Talamonti il 57 'X, . In roos esami coprologici praticati su militari sani rimpatriati dalla Cirenaica (nel 1934 e primi mesi 1935) Impallomeni ha soltanto l' 1,39 '){, di positività totale senza trovare mai l'E. H.; peraltro in 319 esami da lui eseguiti nello stesso periodo su enteropazienti la positività totale sale a 22,25 '}{. , con o,62 per l'E. H. e per l'E. nana, 1'1 1,28 '){, per l'E. coli, e 1'1,56 % per la Lamblia intestinalis. Non bisogna però ritenere che queste cifre diano una nozione esatta della diffusione della parassitosj intestinale nelle colonie e che possano essere considerate come indici di malattia, sia nei riguardi della popolazione indigeo<~ che di quella bianca. In Somalia quasi tutti gli A.A. sono d'accordo nel ritenere diffusissime tutte le parassitosi intestinali e particolarmente la dissenteria amebica, le flagellasi intestinali, l'anchilostomiasi e !'ascaridiasi. (Relazioni di Fadda, Veneroni, Grixoni, Izar e Croveri, Franchini , T edeschi). Dalla relazione di Fadda 1931 che è una delle più complete ed atte ndibili perchè fatta su 3250 esami coprologici con l '84 'Y,, dì reperti positivi, si rileva che la percentuale dei vari protozoi è così suddivisa: E. histolytica 21,08; E. Coli 28,9; E. nana 1,3; Trichomonas 5; Chilom astix 12,4; Giardia 1,6; Cercomonas 2,6; Balantidium Coli 0,7; Anchilostoma 33,8; Necator americanus 4,2; Ascaris 15,3; Tacnia saginata 1,28 ; Trichiuris 26,9; H ymenolepis nana 0,4; Oxiuris vermicularis 1,5; Angui llula intestinalis 2,6. Basile (1935) afferma che la percentuale di infetti, in tutti gli studi, supera il so-6o % e Massa (1936), in 572 esami coprologici eseguiti nella popolazione indigena di Mogadiscio trova il 19,5 % di positività per l'entamocba histolytica.


440

LE PARASSITOSl INTESTINALI IN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

Nel suo recente articolo sul parassitismo intestinale nelle nostre colonie Franchini riassume i dati di molti osservatori (Corrado, Mennonna, Talamonti, Mirra, Mattei, Basile, Bacchelli, Tedeschi ecc.) dai quali risulta in fondo, che le malattie parassitarie !'-ono specialmente diffuse lungo le città costiere, i corsi dci fiumi e, in modo del rutto particolare nei bacini medi ed inferiori di essi ove le concessioni agricole e la maggiore attività attraggono la grande maggioranza della popolazione. A conclusioni analoghe giungono anche Vencroni nella sua nosografia della Somalia e Jzar e Croveri sulla scorta anche dci dati di T edeschi e Tortorano, Mattei, Bartolucci, Sortino, Dalrì. Le percentuali variano, secondo i diversi autori, troppo ampiamente per essere prese in considerazione: un solo dato è costante e cioè la rarità delle complicanze epatiche e polmonari dell'ameba. Occorre da questo lato una revisione precisa ed un metodico lavoro di inùagine che possa stabilire un indice sicuro della morbilità della regione; pare comunque che per quanto riguarda l'amebiasi in Somalia essa non assuma mai quelle caratteristiche di gravità che la fanno giustamente consi· derare come una pericolosa endemia dei paesi caldi (Izar e Croveri). D ati precisi mancano ancor più sulla diffusione delle malattie parassitar;e in Somalia nei bianchi; se si tiene presente che sino ad un anno fa la popolazione metropolitana della Colonia era di circa mille uomini e che le condizioni igieniche e sanitarie di vita dei connazionali tutti erano ottime sotto ogni rapporto (approvigionamento idrico, alimentare, abitazione ecc.), si capisce come le malattie da parassiti fossero poco diffuse nei bianchi e non dovessero destare preoccupazioni gravi. Le condizioni si wno invece radicalmente trasformate e, direi meglio, invertite dal marzo 1935 con l 'afflusso quotidiano, progressivamente sempre maggiore, di elementi nazionali in colonia m entre, d 'altro canto, si rendevano automaticamente più deficienti le condizioni di vita, specie dal punto di vista della sistemazione delle abitazioni e dell'uso di quelle comodità che avevano sino ad allora consentita, a rutti, nessuno escluso dei bianchi in colonia, un'agiatezza particolare. In questo stato di guerra, di necessarie privazioni, pur conservandosi inalterate le condizioni essenziali di igiene, l'afflusso di migliaia e migliaia di bianchi in Somalia - in quantità che non si può precisare, per ovvie ragioni ma che è certamente superiore a quant'altra mai si sia verificata sino ad oggi in qualsiasi colonia - acquista un significato particolare anche da un punto di vista medico e merita di essere analizzato. Riferiamo ora i dati degli esami da noi eseguiti dalla fine di marzo al 31 dicembre 1935, avvertendo che si riferiscono volutamente ed esclusivamente ai bianchi e che costituiscono la quasi totalità degli esami del genere fatti in Somalia. Infatti il laboratorio di microbiologia di Mogadiscio (Lab. Batteriologico Civile. e Lo b. Batteriolog ico d'Armata) è il più attrezzato della Colonia e ad esso si sono rivolti tutti gli Enti Militari e Civili durante l'epoca da noi indicata, specialmente nel periodo


441

LE PARASSITOSI INTESTINALI IN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

della prima permanenza dei bianchi in Colonia. Può essere successo che negli ultimi mc~i qualche esame sia stato eseguito anche presso altri Ospedali dislocati lungo la cost:l o nell'interno, ma trattasi di un minimo di reperti poichè tutto il materiale affluisce sempre per controUo ed osservazione all'Ospedale Principale Mllitare deib Somalia Jta. liana, cui sono aggiunti, per servizio i nostri laboratori. Ci siamo valsi per questo studio anche dei dati fornitici cortesemente dall'Ospedale Militare infettivi di Mogadiscio presso il quale vengono ricoverati gli affetti da dissenteria amebica, batteriologicamente accertata. TAVOLA N. 1. Totali <V

Dati riassuntivi ass.

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- - -Esami eseguiti

. E sami normali . . Esami patologici.

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Con protozoi od elminti. Con solo pus e sangue

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29

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14

25

17

27 21

24

II

33 18

45

17

35 20

!6

19

Il primo fatto che colpisce è l'alta percentualità (55 %) dei reperti ne. gativi, che è assai superiore a quella che si riscontra presso altri 00. ('I addia ad es. che ha a Modena solo il 25,05 %) e però questo dato si spiega benissimo se si tien calcolo che, mentre negl i Istituti di medicina tropicale e di parassitologia gli esami coprologici vengono eseguiti per lo più su enteropazienti che ricorrono agli specialisti per aver delucidata una diagnosi su forme intestinali evidenti e spesso cronicizzate, al nostro laboratoro si presentano spessissimo anche individui che, per essere in colonia e per essere particolarmente disposti anche mentalmente al timore della malattia, ricorrono agli esami degli specialisti anche quando la sintomatologia cljnica è m0lto modesta o del tutto incerta. Una riprova di questo fatto l'otten.iamo confrontando i dati riferentisi ai reperti negativi dal punto di vista delle ric('rche parassitologiche (55 % come abbiamo detto) in confronto a quelli negativi si per la ricerca di protozoi ed elminti ma positivi dal punto di vista della sofferenza intestinale: abbiamo cioè tra 513 casi negativi 161 casi (17 °~ ) in cui l'abbondanza delle cellule del pus, degli elementi macrofa~i e delle emazie deponeva nettamente per una sofferenza enterica acuta tale da impressionare il paziente e spesso anche il curante. Queste forme il cui reperto consiste quasi essenzialmente in abbondanti emazie ben conservate, con cellule del pus, elementi macrofagi e cristalli di ossalato di calcio, con assenza di protozoi e batteri e con scarsi residui alimentari, sono facili a ve rificarsi dopo i primi giorni dell'arrivo in colonia (in tali casi sogliono ascriversi all'acclimatamento), dopo disordini dietetici (e in tal caso sono egual i


442

LE PARASSJTOSI INT ESTI NALI IN SOMALIA ST UDIATE NELLA ECC.

alle forme enteriche acute dei nostri paesi), o in modo speciale, nei periodi delle piogge e della maggiore umidità e sono allora da imputarsi all'influenza del clima. Di tali forme non ci si può sempre dare una ragione: di esse soffrono sia gli individui robusti che i meno resistenti, nè valgono sempre a prevenirle le regole dietetiche ed igieniche Nei soldati e negli operai del nostro Corpo di spedizione, cui la necessità ha imposto talvolta il pernottamento in luoghi non sempre riparati, abbiamo osservato molte di queste lievi affezioni che non hanno peraltro nessun carattere anche clinico di gravità e che si risolvono in pochi giorni senza reliquati. Va da sè che vanno prese in giusta considerazione per non confonderle, eventualmente, con le forme acutissime di amebiasi da E. H. e specialmente per impedire, con opportune norme igieniche e profilattiche, che su un intestino così inficiato s'impiantino, durante il periodo acu.to, dei parassiti i quali troverebbero nelle condizioni enteriche abnormi un ottimo pabulum pel loro sviluppo. Aggiungendo comunque questi esami con sangue e pus a quelli positivi per la presenza di parassiti, la totalità dei reperti patologici sale a 416 con la percentuale del 44 %. In rapporto a questa totalità di 416 esami patologici la percentuale dei parassiti diventa pertanto del 61 % mentre quella dei reperti con sangue e pus è del 38 %. TAVOLA N.

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Parassita

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Am. istolitica » coli ...... » minuta ... . » coprozoiche . . u ova ascaris . . . . » trichiuris . . » taenia ... T richomonas . .. . Chilomastix Lamblie . . . . ... A Itri flagellati ... B lastocistis . . . . . A nguillule . . . . . . T aenia saginata .. I n fusori Se nza prot. o elm. : con pus . . . . . . con pus e sangue. con alimenti indigeriti . . . . .

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LE PARASSITOSI INTESTINALI IN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

443

Veniamo ora alle forme pure da parassiti cominciando dalla più Importante di tutte: la dissenteria amebica. Calcolate sul complesso dei 929 esami eseguiti fino al 31 dicembre le amebe danno le seguenti percentuali : 8,4 E. H istolytica (fig. 2); 2,5. AmebJ

Fig. 1. Forme veg. ameba coli con flagellati. • TrichomonJs c bbsto· cistis. · Globuli rossi e bianchi.

minuta (fig. 3) - (calcolate sul totale le amebe patogene, histolytica e minuta, danno il 10,8 %); Amoeba Coli 6,1 (fig. r); altre amebe (nana, butschlii, coprozoiche ecc.) 2,5 (fig. 3). Ma tale modo di calcolare le percentuali non ci da certo un indice serio di morbosità per le ragioni che abbiamo più sopra esposte. Infatti se teniamo conto che abbiamo trovato 78 casi di Amoeba Histolytica e 24 di minuta, la percentuale da noi indicata, assai inferiore a quella delle statistiche italiane, non rende un 'idea assolutamente esatta della diffusione della malattia nella colonia e nel nostro ambiente di spedizione. Bisogna quindi - e ci pare assai più giusto - riferire le percentuali in rapporto al numero dei reperti positivi (255): ne risultano delle percentuali così modificate: E. H. 30 %; E. Minuta 9 '}(, ; (totale amoebe patogene 39 %); E . Coli 22 %; altre amoebe 8 %. Le percentuali così esposte rappresentano assai più fedelmente un indice di morbosità per le malattie protozoarie intestinali nell'ambiente nazionale in colonia, come risulta anche dal recente lavoro di Massa pur essendo sempre inferiori a quelle di altri autori italiani che riferiscono dati riguar-


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LE l'ARASSITOSI

TNTESfl~ALI

IN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

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LE PARASSITOSI INTESTINA LI IN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

445

danti i rimpatriati dalle colonie (Taddia, Garibaldi ecc.). Tale differenza si deve sempre ricercare, a nostro giudizio, nel fatto che i dati degli AA. succitati si riferiscono ad un numero limitato di individui che hanno passato lunghi anni in colonia e che ritornano in patria appunto per sottoporsi a visite ed a cure speciali, mentre i nostri esami riguardano un contingente numericamente molto grande di soggetti giovani e sani giunti da poco in Somalia nella pienezza delle loro forze e resistenze fisiche. Non vogliamo negare con questo che qualche individuo amebico sia sfuggito al nostro controllo; ognuno può facilmente comprendere che, a parte ogni abilità particolare del ricercatore, non è sempre facile in un laboratorio che accoglie quasi tutti gli esami della colonia, eseguire per ogni caso quei 90 esami di campioni diversi di feci che alcuni insignì tropicalisti ritengono necessari per chiarire una diagnosi batteriologica d i Amoeba H istolytica ! D'altra parte oggi, a distanza di un anno, la quasi totalità degli individui da noi visitati (al di fuori degli amebiasici riconosciuti che vennero rimpatriati) presta ancora e validamente il suo servizio in colonia dimostrando così che i nostri giudizi non sono stati errati. Abbiamo voluto indicare con i rispettivi appellativi le Amoeba Histolytica e minuta non perchè le riteniamo cosa diversa (chè anzi la nostra pratica ci ha confermato la piena patogenicità della forma minuta facendoci spesso constatare in esami successivi seriati che ad una dissenteria con reperto di forma minuta ne succede dopo pochi giorni una con forma histolytica), m1 per ricordare ai ricercatori le difficoltà che si riscontrano nella identificazione delle diverse specie di amoebe e la necessità di esami ripetuti ed oculati per la giusta valutazione di ogni parassita incontrato. A questo riguardo alcuni AA. (anche recentemente durante una sua ispezione ha avuto occasione di ricordarlo S. E. il Prof. Castellani) insistono sulla difficoltà nella differenziazione delle forme cistiche e vegetative di E. minuta da quelle di E. nana. Ricordiamo a questo proposito che nei casi dubbi, ove i ripetuti esami non illuminino sufficientemente il diagnostico, la clinica (decorso delIa forma, giudizio ex adiuvantibus, epatomegalia, ecc.) dirà la sua ultima parola in argomento. Va segnalato anche a proposito di amoebiasi dissenterica da histolytica che non abbiamo mai riscontrato vere complicanze (epatiche polmonari, ecc.) nei nostri pazienti: un solo individuo affetto da ameb1asi fu operato di appendicite acuta e però non si riscontrarono parassiti nell'appendice asportata; in un altro paziente, dopo la terza iniezione di emecina, si assistè allo scoppio di un netto accesso malarico. E' da notarsi però, a proposito di complicanze mancate, che i nostri malati sono stati rimpatriati nella quasi totalità al massimo entro pochi mesi dali 'insorgenza del male. Per quanto riguarda la E. Coli sul cui potere patogcno si è tanto discusso ultimamente e sul cui valore non si è ancor ragg.i unto univocità di vedute (veài, in argomento il bel lavoro di Cicchitto sul Policlinico, Sez. Pra-


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LE PA.'lAS~IT(lSI iNTESTINALI IN SOMALIA STL'DIATE l'ELI A ECC.

tica, 1935) noi l'abbiamo riscontrata nel 22 ·;~, dei reperti positivi (percentuale assai inferiore a quella segnalata dal Brumpt che la trova nel 50 'Yo degli individui sani) e riteniamo che essa debba essere presa in considerazione ogni qual volta il suo reperto è abbondante e si accompagna a segni evidenti di sofferenze intestinali o quando, come diremo più ampiamente sotto, è associata ai flagellati. Di scarso valore più che altro morfologico le altre amoebe del tipo coprozoico di cui alcuna, come anche la coli, si presenta parassitata da Sphaerita e da flagellati. Assai più diffuse delle amoebiasi sono le Flagellasi o, quanto meno, grandissima è la percentuale dei flagellati riscontrati nei nostri esami, assai superiore a quant'altra è stata segnalata sino ad ora dagli altri 00. Infatti abbiamo trovato il trichomonas hominis nel 63%, il chilomastix mesnili nel 29 ~G , la giardia intestinalis nel 2 % ed altre forme di flagellati (entermonas, tricercomonas ecc.) nel 6% degli esami positivi per parassiti. Non sempre questi flagellati sono indice di una affezione intestinale : spessissimo anzi il reperto è del tutto casuale e limitato a pochissimi elementi protozoari che non costituiscono, per chi ne è affetto, una sofferenza. Solo la giardia intestinalis che trovammo in 5 casi (2'X)) ha una sua dignità di agente morboso e costituisce, da sola, anche se presente in scarse quantità, 'una entità degna di essere rilevata, diagnosticata e curata. Solo in tre dei 5 casi la diagnosi è stata posta subito, alle prime avvisaglie della malattia intestinale e le forme del parassita erano prevalentemente vegetative, mobilissime. Negli altri due casi, forse anche per la presenza di altri flagellati banali, furono necessari ripetuti esami in soggetti con una lunga storia di sofferenze enteriche croniche, prima di poter stabilire la diagnosi, e ci si trovò poi di fronte a forme vcgetative quasi immobili e prevalentemente cistiche. In tutti i casi nonostante la cura adatta la forma durò a lungo ribelle, ostinata e in un paziente a noi vicinissimo, oggetto di continui controlli la giardiasi non è ancora perfettamente guarita dopo cinque mesi. Degli altri flagellati, trascurando 1'8% delle forme miste, il chilomastix mesnili appare più spesso degli altri in forma pura (21 % sul 28% totale) mentre il trichomonas hominis è spessissimo associato o ad altri flagellati o alle amebe (forme pure solo il 39% del 63 ~~ totale). Tali forme pure sono anche da prendersi in considerazione, quando, come in casi rarissimi, si accompagnano a sangue e pus abbondante o quando i parassiti sono di per se stessi tanto numerosi da essere repertati, come in qualche caso nostro, sino a 200 e più per campo visivo (ocul. 4 obb. 7). E' da ricordare che più ancora dei trichomonas si dimostrano patogeni e refrattari alle cure comuni i chilomastix. Per quel che riguarda il Blastocistis hominis da noi riscontrato nel rs o~ degli esami positivi e quasi sempre in forma pura cioè non associata ad altri parassiti, non abbiamo dati sufficienti per considerarlo a sè stante come pa-


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LE PARASSJTOSI 1:-iTESTINALL IN SO MALIA ~T UD IATE NELLA ECC.

togeno: infatti l'abbiamo trovato come unico parassita in molti individui che non mostravano segni evidenti di turbe enteriche. Rimandiamo per le notizie precise sulla patogenecità del trichomonas e dd blastocistis al lavoro sopracitato di Cicchitto, in cui sono ampiamente riferiti i lati che riguardano questi parassiti. T AVOLA N . 3· T otali Parassita

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Assai più interessanti, da un punto di vista clinico, sono le forme miste di amebiasi associate ad uno o più flagellati o di flagellosi da flagellati diversi. La tavola sopra esposta dà una idea della facilità con cui si riscontrano negli esami coprologi<:i tali associazioni: ora, se anche vogliamo trascurare Je forme dovute a flagellati associati ad ameba histolytica (che come si vede, sono del resto assai più abbondanti di quanto non si crederebbe), perchè di fronte al potere patogeno dell'E. H. l'importanza dei flagellati viene completamente a sparire, si deve tenere invece grande calcolo di tali associazioni nel caso del l 'ameba coli associata al trichomonas, al chilomastix o al blastocistis, nonchè delle forme miste trichomonas-chilomastix c trichomonas-blastocistis. Si tratta qui a nostro avviso di una associazione caratteristica simile a quelle batteriche o protozoarie conosciutissime (come ad esempio la fusospiri Ilare) in cui i due parassiti si completano, per così dire a vicenda, si integrano nella loro azione quand'anche uno solo di essi non si debba invece considerare come l'attivatore dd le proprietà patogene de Il'altro. Sono noti infatti anche in batteriologia alcuni esempi caratteristici di germi che dimostrano un potere favorente nella virulentazione di :.tltri micro-organismi: così la sarcina gialla, una torula bianca, un batterio coliformc e per-


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LE PARASSITOSI JNTESTII'AU IN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

sino un batterio innocuo (i! B. Commatocroster di Puntoni) che attivano ed aumentano la virulenza del vibrione del colera. Parlando del blastocistis hominis, la cui sistemazione e classificazione non è ancora ben chiara nel campo dei parassiti e che molti considerano come un micete, Sangiorgi è appunto propenso a considerarlo come un vero e proprio micete che vive mutualisùcamente con le forme amebiche attivandole nella loro azione pa-

togcna. Certo si è che anche noi abbiamo avuto campo di osservare talvolta, se non così frequentemente come vorrebbe qualche altro 0., delle forme enteriche gravi con abbondante reperto microscopico di sangue e pus e con altri segni evidenti di disfunzione enterica, il cui unico reperto era costituito da forme vegetative di ameba coli associata ad abbondanti trichomonas. Più raramente abbiamo trovato associato alle amebe dei chilomastix e dei blastocistis mentre ancora più scarse sono state le forme enteriche riferibili ad associazioni di tricbomonas e blastocistis. Nel complesso dunque se non si può attribuire a questi parassiti un'azione patogena netta, precisa, e sopratutto costante, bisogna però tener calcolo della possibilità della loro virulenza o meglio ancora della loro azione virulentatrice nel caso di associazione di altri protozoi. Quanto agli alminti li abbiamo trovati presenti nei nostri esami con una frequenza che non sorpassa le solite percentuali riscontrate in Italia. Le uova di ascari lumbricoides erano presenti nel 6'X. negli esami positivi, quelle di trichiuris trichiura nel 9 JI,, quelle di taenia saginata nel 2% ; nel 2% abbiamo trovato anche proglottidi di taenia, e nell'I % l'anguillula stercoralis. Se si confrontano questi dati con quelli sopra esposti di Fadda per la Somalia si resta meravigliati che con una diffusione così grande degli elminti in colonia (I 5,3 "o ascaris, 26,9% trichiuris ecc.), le nostre percentuali siano così basse e stupisce anche il fatto che di fronte ad un 33,8% di anchilostoma duodenale noi non abbiamo mai riscontrato neppure un caso di anchilostomiasi nei nostri soggetti. E però il reperto si chiarisce se ~i tien calcolo che, fra le malattie parassitarie, proprio quelle da elminti sono determinate da scarsissime norme di igiene quali appunto sono facili a verificarsi massimamente ed esclusivamente solo nell'ambiente degli indigeni. Non stupisce invece l'assenza della taenia solium che ha per ospite intermedio il suino il cui allevamento, per le notissime ragioni religiose, non è praticato in Somalia. Dal complesso di quanto siamo vtnuti esponendo è possibile fare alcuni rilievi c considerazioni che servono a meglio inquadrare le malattie parassitarie ncii 'ambiente coloniale specialmente in rapporto alla vita dei nazionali in Somalia. Diremo innanzi tutto (pur avendo per brevità tralasciato di segnare sulle tavole illustrative la percentualità dei rapporti negativi e positivi dei connazionali nuovi arrivati e dei vecchi coloniali), che dallo spoglio eseguito si può stabilire che non v'è differenza sensibile tra queste per-


LE PARASSITOSI INTESTINALI IN SOMALIA STUDIATE NELLA ECC.

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centualità: la lunga abitudine al clima ed alla vita coloniale non esercita influsso alcuno sulla morbilità cui soggiacciono egualmente vecchi e nuovi coloniali. Senza dubbio molto maggiore importanza ha da questo punto di vista la costituzione individuale: abbiamo frequentemente osservato che i soggetti che più facilmente risentono delle parassitosi intestinali sono quelli che hanno nella loro anamnesi una storia, spesso cronicizzante, di parimenti enterocolici, con stitichezze e diarree alternanti, con sintomi addominali vaghi. Sono, in genere, i soggetti a sfondo nevropatico con !abilità del terreno neuro-vegetativo quelli che sono più attaccati dai protozoi e che, a malattia impiantata, ne soffrono maggiormente. Il clima pare abbia pure una influenza sulla evoluzione delle forme morbose e sul loro impianto nel senso che, come già è stato osservato anche per altri paesi africani (Camerum ad esempio), la fine del periodo asciutto sembra coincidere con una maggiore morbosi tà; osservando le nostre tavole che danno i dati da aprile a dicembre e facendo i confronti anche con gli esami che siamo andati facendo in questi primi mesi del 1936, possiamo concludere che proprio verso la fine del periodo asciutto (aprile 1935) gli esami e le percentuali positive, particolarmente per l 'E. H., si sono andati aumentando sino a segnare un massimo nel periodo di agosto-settembre, epoca in cui hanno incominciato a decrescere e, sopratutto, a perdere di importanza dal punto di vista dell'interesse patogeno, sino a tutto gennaio e febbraio. Pare insomma che mentre il sole ardente esercita, specie sui terreni aridi e sabbiosi un'azione inibente lo sviluppo delle forme protozoarie cistiche, il caldo umido, la temperatura più uniforme del periodo piovoso costituiscono come un ottimo incubatorio per tutte le forme parassitarie che tendono così ad esplodere con le prime pioggie ed a diffondersi durante il periodo più fresco e più acquoso. Questo come concetto generale : noi crediamo però cile alla diminuzione notevole dei casi di amebiasi da E. H. (notisi che nei mesi di ottobre, novembre e òicembre in cui le nostre tavole mostrano già una notevole diminuzione di queste forme, i connazionali presenti in Colonia andavano invece sempre aumentando) e delle altre forme parassitarie, abbiano notevolmente contribuito le migliorate condizioni e provvidenze igienico-sanitarie adottate dalle competenti autorità militari e civili ( 1). Una rigorosa sorveglianza igienica, associata a tali orovvedimenti e resa più valida dall'educazione sanitaria che si fa sempre più strada nell'animo e nell'abitudine della popolazione coloniale porterà, a nostro giudizio, ad effetti ancora migliori. ( 1) Uno di . noi ha esposto in collaborazione con Cari isi per l'approvigionamento idrico di Mogadiscio.

provvedimenti adottati


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LE PAR t\ SS ITOSJ 1:-.ITFS TIN:\LI IN SOMALIA STUUIATE NELLA ECC.

Numerosissime sono le fonti di infezione esistenti in Colonia e quindi è molto facilitata la propagazione delle malattie protozoarie. Le mosche ovunque presenti e diffuse anche in Somalia in ogni periodo dell'anno, restano sempre unC\ dei mezzi più ternibili per la diffusione meccanica delle malattie parassitarie intestinali, ma non meno temibili sono anche le cimici, le pulci ed i pidocchi di cui sono abbondantemente infestati oltre che gli indigeni, le loro abitazioni; ma sopra un altro agente infettivo vogliamo particolarmente rièhiamare l 'attenzione come quello che è universalmente diffuso in Colonia, intendiamo dire la Blatta (periplaneta orientalis) chiamata in Somalo barambara. Questi noiosissimi insetti che s'incontrano nella vita coloniale sin dallo sbarco ed accompagnano ovunque con la loro presenza, non sono soltanto ripugnanti ma agiscono certamente, meccanicamente, nel trasporto di immondizie e parassiti ed inoltre, come abbiamo recentemente detto anche in una nostra nota, sono portatori di flagellati di vario tipo, di amebe, di strongillidi ecc.; aggiungasi poi, come è stato sperimentalmente dimostrato da noi, che se sono nutriti con feci contenenti amebe o flagellati,, le blatte possono rimanere portatrici di ameba histolytica da uno a I O giorni, di ameba coli da uno a 20 giorni e di flagellati sino ad oltre 20 giorni. Non minore importanza hanno le verdure crude il cui uso richiede speciale attenzione e della cui nettezza non si raccomanderà mai sufficientemente la scrupolosità, specie nelle zone costiere e lungo i fiumi; in genere se ne sconsigli a l ' uso specialmente nelle masse. . L 'acqua poi è sempre stata ed è uno dei maggiori veicoli di infezione: negli esami seriati che abbiamo eseguito nel nostro laboratorio sulle acque dei pozzi di Mogadiscio e di altri pozzi della Somalia nonchè su quelli dei fiumi, abbiamo spesso trovato abbondanti flagellati e anche forme di amebe del tipo coprozoico in fase vcgetativa. Non si raccomanderà mai sufficientemente l'uso di acque minerali bollite o comunque steri lizzate con mezzi chimici (clorurazione, steridrolo, ecc.). Del tutto recentemente si raccomanda anzi dagli igienisti (Bruni, autori americani varii) in Colonia l'uso eli acqua distillata poichè sembra che la clorizzazione e l 'ozonizzazione non siano sufficienti a distruggere le forme cistiche di ameba. La sistemazione del servizio idrico di Mogadiscio quale è stata raggiunta· per l'appassionata opera della Direzione di sanità militare e dell'Ispettorato di Sanità Civile danno attualmente una garanzia assai maggiore di un tempo per la protezione elci nazionali dalle infezioni parassitarie; la stretta osservanza igienica agli spacci alimentari, alle rivendite di bevande, ai ristoranti, alle mense, agli accantonamenti e sopratutto alle istallazioni sanitarie dei cantieri operai e degl i accampamenti militari ha contribuito notevolmente a diminuire il pericolo dd contagio e potrà rendere tali pericoli anche minori in seguito.


LE PARASSITOSI INTESTINALI IN SOMALIA STUDIAT E NELLA ECC.

451

Nel complesso noi riteniamo che è necessaria una stretta sorveglianza medica corredata da una opportuna consulenza batteriologica per il riconoscimento pronto, e quindi con una cura tanto più efficace, delle malattie parassitarie intestina mi la cui diffusione nel! 'ambiente nazionale in Somalia è discreta senza peraltro raggiungere cifre preoccupanti, e sopratutto senza far pensare che si debbano mai adottare provvedimenti massivi di ricovero e rimpatrio quali sono stati invocati (come abbiamo detto più sopra) durante la guerra mondiale dell 'esercito inglese in Palestina da Bahr e Young. La sorveglianza oculata, intensa, intesa a valorizzare nel loro giusto significato i sintomi clinici ed i reperti coprologici onde isolare gli infetti, diminuire o meglio ancora abolire le fonti del contagio, curare od eventualmente rimpa~ triare i malati più gravi, riconoscerne medico-legalmente l'insorgenza in Colonia per l'eventuali pratiche da causa di servizio. Tutto questo senza concessioni colpose dovute a un falso pietismo che viene a gravare sul patrimonio nazionale oltre che sulla coscenza medica e sui veri malati. Si deve cioè tener conto di ogni malattia enterica ed esaminarla scrupolosamente onde individuare le forme parassitarie intestinali distinguendole nettamente dalle altre forme e guardandosi bene dal voler considerare, come ancor troppo spesso succede, con troppa faciloneria, come parassitarie anche tutte le forme banali a frigore c simili. Il rimpatrio dovrà essere eseguito sempre a feci con reperto coprologico negativo onde evitare una importazione della malattia in patria. Sopratutto si tenga per certo - · e ci sia concesso dirlo dopo un anno di intensa attività del laboratorio - che la serietà e la gravità delle parassitosi intestinali allo stato attuale della loro diffusione nell'ambiente metropolitano in Somalia non è tale da destare preoccupazioni gravi anche per l'avvenire perchè stimiamo anzi che le migliorate condizioni igieniche e sanitarie debbono contribuire ulteriormente a una diminuzione delle malattie consentendo alla grand<: maggioranza della popolazione italiana in Colonia di continuare, con entusiasmo e con fede, aHa cooperazione per il sicuro raggiungimento della vittoria. Gli AA. hanno esposto il quadro delle parassitosi intestinali in Somalia, nell'ambito delle nuove condizioni createsi con l'arrivo di una grande popolazione m etropolitana in Colonia. Essi hanno studiato la diffusione e le modaJit~ <.l'infezione traPndo alcune considerazioni di indole igienico-sanitaria, terapeutica e medico- legale esponendo, in tavole sintetiche, il risultato di quasi mille esami coprologici eseguiti dall'aprile al dicembre 1935.

Riassunto. -

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COMANDO DELLE FORZE ARMATE DELLA SOMALIA· DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE

Direttore: colonnello medico MAURIZIO BEDEI

Contributo alla distribuzione geografica delle zecche omithodorus nella Somalia italiana H

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Dott. Filippo Massa, primo capitano medico, igienista.

Nella Somalia Italiana la febbre ricorrente è notoriamente endemica. Si può aggiungere che il contributo dato a questa malattia dalla popolazione indigena è molto più elevato di quanto può apparire dalle statistiche ufficiali. L'infezione è infatti particolarmente diffusa fra le cabile dedite al nomadismo ed alla pastorizia, i cui componenti ben raramente si presentano all'osservazione dei medici coloniali. E sono sopratutto questi nomadi, alberganti i parassiti sanguicoli, che possono essere causa di immigrazi9!1i dd contagio quando coesistono altre circostanze favorevoli o addirittura indispensarili, quale è la presenza degli artropodi vettori. Risulta quindi evidente quanto sia importante - per l'epidemiologia e la profilassi - conoscere con esattezza la distribuzione geografica delle zecche ornithodorus moubata ed ornithodorus savignji, agenti !trasmettitori della febbre ricorrente dell'Africa centrale cd orientak. Mi è sembrato perciò che possa riuscir~ utile portare un contributo alle cognizioni che già si avevano intorno alle località della nostra Colonia dell 'Oceano Indiano infestate da questi fastidiosi acari. E poichè l'identificazione riesce tutt'altro che facile, sopratutto le prime volte, ed una descrizione dettagliata della morfologia esterna ed interna di tali artropodi non si trova che in testi di parassitologia, che ben pochi medici, nelle attuali particolari circostanze, hanno potuto portare quaggiù, ho pensato di riassumere quei dati morfologici e biologici che possono permettere praticamente la differenziazione degli acari ixodoidi.

Ixodoidi. - Sono artropodi della classe degli aracnidi ed appartengono ali 'ordine delle acarinae. Hanno la caratteristica di essere più grossi di tutti quelli delle altre numerose famiglie dello stesso ordine. Parassiti obbligatori sopratutto di alcune specie di animali assaltano, in genere, solo accidentalmente l'uomo. Vivono sull'ospite il tempo necessario alla nutrizione e si reperiscono nei siti più svariati, ma più abbondantemente dove c'è sporcizia, dove si raccolgono gli animali. Occorrono con.,r -

Oiornal~ di medicina

militare .


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CO!\'TRIRUTO ALLA

DISTRIBUZ IO~E

GECX~ RAFICA

DELLE ZECCHE ECC.

dizioni climatiche cd ambientali per lo sviluppo e la riproduzione: vi sono infatti dtllc n :gioni nelle qu<tli, anche per particolarità del terreno, appaiono raramèntc. Fuggono l'umidità, resistono a lungo al digiuno e vivono bene anche in luoghi aridissimi, per es. nella sabbia. 11 loro corpo, molle, convesso nella faccia dorsale ed appiattito in quella vcnrralc, presenta una forma unica con una testa ben distinta. Il tegumento, come per gli :Jltri artropodi, ha uno strato cuticulare chitinoso in modo da costiturrc una specie di scheletro esterno, con vari ornamenti : peli, setole, piastre ecc. Numerosi muscoli s'inseriscono sulla cuticola. Nc.:lla testa, che non sempre è b<:n prominente dal corpo anteriormen te,

vi è il rostro, col quale si attaccano all'ospite per suggere il sangue, molto sviluppato, munito di denti rivolti posteriormente (t: detto anche << ipostoma 11) c con due mandibole ( << chdicere ») appiattite e terminanti, ciascuna, in una specie di dito libero armato di uncinetti e con estremità ricurva ad uncino dorsale. Lateralmente al rostro si trovano i palpi, in genere voluminosi, che lo nascondono come in un astuccio. Nella parte anteriore, sempre dd rostro, sboccano di lato, a mezzo di dotto escretore, due paia di ghiandole s;divari, che sono notevolmente sviluppate. Gli occhi, quando esistono, occupano, in genere, i bordi laterali de!la porzione anteriore della faccia dorsale dd corpo, la lJUale presenta inoltre il cosidetto scudo (piccolo e solo anteriore nella femmina, grande nel maschio e con punteggiature, fossette posteriori) c solchi marginali, cervic::di, longitudinali. Nella faccia ventrale si notano due aperture: la genitale, che è anteriore, e la anale posteriore; in oltre i solchi genitali, anali, mediali. Le zampe sono sempre in numero di otto disposte in due paia anteriori e due paia posteriori negli adulti e nelle ninfe (le larve sono esapode). Il tarso del primo paio di zampe mostra una depressione coperta di peli che costituirebbe un organo sensoriale (org~mo di Haller). All'impianto del primo paio di zampe corrisponde poi l'orifizio escretore delle ghiandole coxal i che interessano molto perchè attraverso ad esse, come dirò in seguito, possono essere eliminate spi rochcte patogene. L 'apparato digerente è costituito da una bocca sopra l'ipostoma. Segue un laringe muscolo~o (organo di aspirazione), un esofago stretto, uno stomaco voluminoso fornito di varie anfrattuosità a fondo cieco e l'intestino, il lJUalc termina con l'apertura anale. Nel tratto di unione dello stomaco con l'intestino sboccano i tubi escretori del Malpighi. L'apparato genitale.: maschile è assai semplice con due testicoli ed una vescicola semi naie che termina nel poro genital e. Non ha un vero organo copulatore, ma una specie di placchctta chitinosa, che chiude l'orifizio gen itale, si solleva c sc.; mbra penetri nclb vulva nell'accoppiamento. Il maschio, dopo la copula che avviene sull'ospite e dura a lungo (fino a due giorni), cade a terra c muore. L 'apparato femminile si compone d i due nrbi ovarici, che si riuniscono in avanti (utero) e sono fusi postcrior-


CONTRIBUTO ALLA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELLE ZECCHF. ECC.

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mente. L'utero sbocca nel poro genitale, che, come si è detto, si trova vcntralmente ed anteriormente sulla linea mediana. Gli ixodoidi sono ovipari e la deposizione delle uove, quasi sempre molto numerosa, inçomincìa da parte delle femmine poco dopo l'accoppiamento e può durare a lungo (trenta giorni). Con l'ultimo uovo deposto la femmina, in genere, muore anch'essa. Dall' uovo nasce - dopo trenta, cinquanta giorni, secondo la temperatura - una piccola larva esapode che si trasforma in ninfa ottopode che subisce ulteriori mute, differenziandvsi sessualmente e diventando così zecca adulta. E' importante sapere che il maschio può infettare nella copula la femmina ed i germi, sviluppandosi, sono in grado d'invadere le uova, dalle quali poi si evo! veranno larve infette. Quando una zecca vuole fissarsi su di un ospite per succhiarne il sangue cerca di scegliere i punti dove la cute è più sottile, si attacca con le zampe ed infigge l'ipostoma con l'aiuto delle chelicere, che servono da punti di appoggio. l palpi si dilatano ma non prendono parte alla puntura. La fissazione sull'ospite è così stabile che se si vuole staccare l'acaro senza romperlo bisogna narcotizzarlo con ben:tina, trementina ecc. N eli'atto del morso si ritiene che nella ferita venga versata una certa quantità di secreto delle ghiandole salivari ad azione tossica. Durante il succhiamento la zecca emette anche dalle ghiandole coxali del liquido che può contenere germi patogeni. La puntura può arrecare oltre che dolore e senso di molestia anche alterazioni locali che r ivestono talora una certa gravità. La quantità di sangue che viene succhiato dalle femmine ovipare è notevolissima: il loro corpo sovente raggiunge un volume venti volte più grande del primitivo. La digestione è molto lenta, il che spiega la lunga resistenza al digiuno. Gli organi che interessano per la diffusione di infezioni sono: il tubo digestivo, i tubi di Malpighi, la cavità generale, le ghiandole coxali, 1 muscoli. Le malattie che le zecche possono apportare le distinguerò in: r) spirochetosi dell'uomo e degli animali; 2) piroplasmosi degli animali; 3) febbre cosidetta da zecche (Tickbite fevcr) la « febbre purpurea delle montagne rocciose >> e secondo alcuni A.A. anche il « tifo tropicale >> , la << febbre di Marsiglia », la « febbre papulosa di Tunisi », la « febbre eruttiva di Tolone "• la « febbre escaro-nodulare del Portogallo », la c< febbre er uttiva del Carducci » ed uno strano quadro morboso chiamato « paralisi da zecche » nell'uomo. Gli ixodoidi si dividono in due famiglie e la divisione è fondata sui seguenti caratteri : Ixodida~: rostro anteriore terminale; scudo dorsale; zampe con ventose.


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CONTR IBt;TO ALLA DISTRI BUZIONE CECX;RAFICA DELLE ZECCHE ECC.

Argasùlae: rostro inferiore incastrato in una depressione (camerestorna), non scudo dorsale; zampe senza ventose. Alle argasidae, che particolarmente ci interessano, appartengono: r" - Il genere argas con corpo a bordi sottili e tegumenti non mammcllonati, ma finemente zigrìnati da plìche irregolari a zig zag, fra le quali sì osservano fossette variabilissime per grandezza, disposizione e numero. Fra k specie che si conoscono sono state reperite in Somali:1: a) l 'argas persicus più piccolo degli ornithodorus (4-5 mm. di lunghezza per 3 di larghezza il maschio; IO mm. di lunghezza per 5 di larghezza la femmina) ben riconoscibile per ornamenti rettangolari, che coprono specialmente il bordo della faccia dorsale. Vive specialmente sugli uccelli, polli ed è già stato identificato quaggiù a Buracaba, Lugh, Uanle; b) l'argas Brumpti proprio della Somalia, che è molto grosso (2 cm. di lung hezza per I cm. di larghezza) con l'estremità anteriore caratteristicamente a forma di triangolo con angolo smusso. Ho avuto occasione di osservare ad Uroghei questo acaro (che però non mi risulta molto diffuso in Somalia) abbastanza facilmente riconoscibile appunto per la speciale conformazione dell'estremità anteriore e per la sua grossezza. Sia l'argas persicus che l'argas Brumpti possono attaccare l'uomo arrecando disturbi non indifferenti. Il persicus trasmette molte spirochetosi degli uccelii, dei polli ecc., e secondo alcuni A.A., i disturbi gravi che arreca all'uomo bianco dovrebbero riferirsi non a veleno, ma ad un virus verso il quale gl'indigeni avrebbero contratta una immunità. 2~- Il genere ornithodorus con corpo spesso ai bordi, tegumenti mammellonati da rialzi emisferici a differenti disegni, depressioni nella faccia dorsale, pliche e solchi profondi nella faccia ventrale : solchi longitudinali intra ed extra coxali, sol chi trasversali pre- e post-anali. N ella Somalia troviamo: a) l'ornithodorus moubata, sprovvisto di occhi. Il maschio ha una lunghezza massima di 6 mm., la femmina arriva a 1 2-14 rom .. E' un acaro che si reperisce facilmente quaggiù, contrariamente a quanto affermano alcuni A.A., e non solo nei tucul, nascosti fra le fessure e nella polvere, ma anch e nel terreno (sopratutto attorno agli alberi) e nella sabbia. E' voracissimo. Si nutre indifferentemente su tutti i mammiferi e gli uccelli, pungendo a tutte le ore. Assale volentieri l'uomo quando dorme. Dopo ìl pasto, sazio~ caJt: in uno stato di immobilità che lo fa sembrare morto. Durante la puntura, che dura in media 25 minuti, espelle il contenuto intestinale dall 'ano e quando è pieno di sangue elimina dalle ghiandole coxali un liquido trasparente, abbondante. La puntura è dolorosa, determina tutto attorno un alone infiammatorio ed al distacco del parassita si forma una crosta sanguinolenta. La femmina depone a terra davanti a sè, a qualche minuto di distanza l'uno dall'altro, non molte uova (100-150) voluminose, che alla fine si mostrano


CONTRIBUTO ALLA DISTRIUUZIONE <.;Ecx; RAFI CA DELLE ZECCHE ECC:.

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ammassate, perchè riunite fra di loro da un liquido vischioso. Terminata la deposizione delle uova, la femmina, contrariamente a quanto avviene per le ixodidae, continua il suo ciclo vitale. Dalle uova nascono larve esapode che non lasciano mai il gus::io dell ' uovo stesso e non si nutrono, trasformandosi dopo qualche giorno (4-5) in ninfe ottopodi assai attive e voraci che diventano adulte attraverso diverse mute; b) l'ornithodorus savignji. Ha in complesso le stesse proprietà biologiche e morfologiche della moubata. E' molto diffuso in Somalia e l'ho ritrovato facilmente non solo fra il terreno e nelle dune sabbiose, ma anche attorno all'abitato, dove sostano i cammelli e dentro le capanne. Si differenzia per essere fornito di occru : due paia posti nella piega sopra coxale dove appaiano come punti neri tondeggianri in corrispondenza dell'attacco del primo e del terzo paio di zampe. Un altro carattere che ho sempre riscontrato nella savignji, segnalato per la prima volta dal Mattei, e che contribuisce bene a distinguerla dalla moubata, è costituito da due macchie cuticolari di colore giallo-bruno con un puntino nero nel centro nell'estremo anteriore della faccia dorsale. La larva esapode, contrariamente a quanto avviene per la moubata, si spoglia subito della sua membrana per andare in cerca di nutrimento. Altri caratteri differenziali fra questi due acari si osservano nelle zampe. In tutte due le specie i tarsi del 1° e del 2° p aio hanno tre rilievi carnosi ben mar<:ati. Ma nella moubata quelli del primo segmento tarsale del 1" paio sono equidist:mti ed egualmente prominenti, m entre nella savignji il prossimale ed il mediale sono non equidistanti e più grandi del distale che appare maggiormente appuntito. Nel]' ornithodorus moubata il secondo tarso del 4 • paio di gambe è più corto e più sottile che nella savignji ed i suoi rilievi sono quasi equidistanti. Nella savignji invece i due rilievi prossimali del 2° tarso deila stessa gamba sono accostati l'uno all'altro, mentre il 3° è separato dal mediale da un intervallo uguale circa due volte e mezzo la distanza fra i primi due. Come hanno già detto Brumpt ed altri auton, non si osservano mai nella stessa località questi due acari in convivenza, come irrvece è possibile notare per altri ixodoidi. · Concludendo, per quanto riguarda la morfologia esterna, ritrovando delle zecche in Somalia si possono identificare senza eccessive difficoltà sia l'ornithodorus moubata che l'ornithodorus savignji. Gl'indigeni le temono e riconoscono molto bene, chiamandole c< <.:ut-cutò », per distinguerle dalle altre zecche, comunemente denominate << scillin >> . Bisogna tener conto sopratutto del rostro infcro non visibile nell'osservazione dorsale ed incastrato in un camerostoma a bordi assai spessi, della caratteristica mammellonatura a disegni svariati dei tegumenti senza pliche radiate _nè placche quadrangolari, delle depressioni della faccia dorsale, delle phche e solchi della faccia ventrale (solcru longitudinali dal lato interno


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CONTRIBUTO ALLA DISTRifiUZIONE GEO<;RAI'ICA DELlE ZECCHE ECC.

e dal lato esterno delle anche, solchi trasversali pre-anali e post-anali) delle zampe senza ventose. La differenziazione fra l'ornithodorus moubata e l'ornithodorus savignji sarà poi possibile per la mancanza di occhi nel primo e la presenza di due paia nel secondo in corrispondenza dell'attacco del primo e del terzo paia di zampe, per le due macchie cuticolari giallo-brune nell'estremo anteriore della faccia dorsale osservabili solo nella savignji e per quelle non identiche particolarità del primo e quarto paia di zampe sopradescritte. Questi due ornithodorus, come è noto, possono inocubre all'uomo la spirocheta Duttoni, che dà la febbre ricorrente dell'Africa centrale ed orientale. Ma, contrariamente a quanto avviene nella moubata, non sembra che nella savignji il potere infettante sia trasmesso alla prole e neppure che duri a lungo n eli 'adulto. In queste zec-che la spirocheta giunge nell'intestino col succhiarnento del sangue dell'ammalato, vi rimane viva 2-3 giorni, perdendo gradatamente la sua mobilità, poi scompare diffondendosi ai pi:ù varu ·organi. Sul! 'evoluzione del parassita nella zeccha, studiata da vari A.A., sopra tutto nelle ghiandole del Malpighi, non vi è accordo. La maggior parte degli studiosi accetta però il concetto che dalle spirochcte si originino dci granuli (granuli di Leishmann) che si moltiplicherebbero trasformandosi, a temperatura favorevole, in spirochete finissime, infettanti, molto mobili (forme metac.icliche) dalle quali si originerebbero le spirochete tipiche. I granuli di Leishmann sono stati osservati anche nelle uova. Il meccanismo ordinario di trasmissione all'uomo non è rappresentato dalla puntura (solo le ninfe, secondo Nicolle, Anderson, Colas-Bercour, trasmetterebbero l 'infezione per puntura) ma dal liquido fecale o Malpighiano o da quello delle ghiandole coxali che la zecca emette all'atto del succhiamento, e sopratutto alla fine dd pé~sto, sulla cute. Le spirochete così deposte molto vicino alla lesione di continuo prodotta dal rostro, trovano spesso aiutate anche dal grattamento, facilmente modo eli introdursi nell 'organismo. E' anche dimostrato che le spirochete possono attraversare la mucosa boccale ed oculare (Gwélessianj) e la cute se depitelizzata (Rosenholz). Le zecche infette si mantengono tali per tutta la vita salvo alcune che guarirebbero e si conserverebbero immuni.

Località dove era già stata osservata l' ornithodorus moubata: Afgoi, Audeglc, Balad, Bulohurti, Lugh, Mogadiscio, Uegit, Villaggio Duca degli Abruzzi. L ocalitù dove era già stata osservata l' ornithodorus ravignji : Audegle, Afgoi, Afmadù, B:1lad, Bdetuen, Bulohurti, Dadclama, Dugiuma, Fer Fcr, Gen:"de, H cl liscia, Itala, Mahaddci, Mal ha Re, Matagoi, Mogadiscio, Obbia.


CONTRIBUTO 1\LLA DISTRII3UZIONE GEO<:RAF ICA DELLE ZECCHE ECC.

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N uove località dove è stata riscontrata l'ornithodorus mOJtbata: Alessandra, Balad, Bur Eil, H arardera, liet, Itala, Meregh, Mustail, Oddur, Uanle Uen, Uroghei. Nuove località dove è stata riscontrata l' ornithodorus savignji : Baduen, Bardera, Baidoa, Brava, Buracaba, Dolo, Lugg, Margherita, Merca, Oddur, Tigeglò, Uegit, Uroghei.

BIBLIOGRAFIA ALESSANDRINI: Parassitologia dell'uomo c degli animali domestici. (Volume 4, Trattato · Italiano d'Igiene diretto da Casagrandc). FRANCHINI e GIORDANO : Patologia tropicale. - Ed. Zanichelli. rv1ARTOGLIO: Febbre ricorrente africana. - Giornale Mcd. M ili t., fase. I-II, 19.) I. M :,TTEI: La febbre ricorrente nella Somalia [taiiana. An n. Mcd. Nav. e Col. 1933, Vol. I, fase. I-II. N IRO: Cb ixodidi delle nostre colonie dell'A/n'ca Orientale - Distribu zione geografica. - Arch. Ital. di Scienze Med. Col., 1935, fase. 8. REITANO: Le zecche. - Giorn. Med. Militare, fase. IX, 1931.

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FRANCESco

PENTJMALLI,

Direttore dell' Istituto

R. Università di Firenze. (27 febhr;~io r935 - Xrii).

di

Patologia

Generale

della

Fattori realizzanti lo ~viluppo del cancro.

L'O. espone la necessità, a fine di chiJrimento, di considerare nel problema dell'etiologia del cancro due fattori essenziali : il determinante, che si può anche ritene re unico (e che permane ancora alquanto oscuro) e il realizzante, vario, plurimo ed abbastanza conosciuto. Questo fattore realizzante, identificato spesso con k cause stesse dei tumori, agisce su due grandi categorie di processi patologici dai quali il cancro trae o rigine, cioè, sui germi provenienti da alterazioni dello sviluppo embrionale o postemhrionale (cellule no n differenziate) c sui processi rigcnerati vi patologici (cellule sdifferenziatc), incit:tnùole ad assumere uno sviluppo anaplastico. Dalla prima c:uegoria di alte razioni disontogcnetiche, note nella ge nesi formaìe , c consistenti in un disordine dell'architettura normale organica per la persistenza, d islocazione ecc. di germi embrio nali, è risaputo che possono originare tumori. Cercando di investigare quali siano le condizioni che provocano la formazione di un tumore ùa un processo ùisomogenetico, mantenendosi aderenti alla realtà, l'O. ammette ch e è necessario conve nire che i fattori realizzanti sono dei fattori locali (stimoli irrit.ativi, in. fiammatori, lesid) c deduce quindi che quanto può essere trasmesso ereditariamente è ~ol tanto una disposizione locale che però non dà luogo spontaneamente ad u n ca ncro, pur rendendo ne facile l'i nsorgcnza. Megl io conosciute appaiono le condizioni di sviluppo che agiscono sull'altra gTande tJtcgoria d i tumori derivanti da processi :mapbstici in cellule sdifferenziate. L 'O. precisa il concetto di statO precanceroso e di metaplasia facendone rilevare la d ifferente importanza diagnostica a seconda della sede tissuralc. Anche in questa vasta categoria di neoplasie si dimostra di note,·ole importanza per la realizzazione di un neoplasma il fattore locale che non è necessario debba essere obbligatoriamente infiamma-


CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICIIE ECC

torio. Sono esempi di grande evidenza il cancro che accompagna la cirrosi del feg:no e le relazioni osservate fra alcune infestioni e lo sviluppo di tumori maligni. L 'O. si sofferma a considerare come anche le metast:tsi forniscono una prova dell'importanza dei fattori locali, chè non tutte si possono agevolmente spiegare con dellr sole ragion• di indole anatomica-vascolare. Fra le altre princip:tli condizioni disponenti lo sviluppo del cancro, l'O. enumera l'ereditarietà, ammissibile per i cancri !::.piantabili; la òisposizione di razza, molto discutibile anche nell'uomo, q•;;mto l'elemento dcll:t costituzione individuale e l'età. Assume invece, anche per prove sperimcnt:tli, un carattere di fattore decisivo, non l'età dell'organismo bensì la durata dell'irritazione cronic;1. L'O. ricorda di poi l'analogia fra le espuienze proprie e quelle di Cramer sul cancro dd topo, dalle quali risulta l'imporwnza del trauma nel realizzare il carattere rli malignità preesistente allo stato potenziale in gruppi cellulari sdifferenziati. L'agente della malignità, conclude l'O., deve consistere nell'alterato metabolismo cellulare ed il riconoscere questo ricambio materiale della cellula neoplastica è appunto il compito fondamentale della oncologia sperimentale; poichè il problema del cancro è un problf'ma della cellula c non dell'organismo c la malignità è un attributo cellulare in nessuna relazione con supposte influenze dell'organismo. A guesta concezione si è giu· stamcnte uniformata la terapia chirurgica che considera il cancro una malattia locale. DE ALESSI.

PROF. PtETRO StsTO, Direttore della C!inica Medica della R. Univcrsit~t di Modena. - ·

La patogenesi dell'ipertensione essenziale. (21 marzo '935-Xlll). L'argomento, molto vasto, riguardante l'ipcrpressione arteriosa, attorno al quale si cimentano da un ventennio molti scienziati mantenendo sempre viva la controversia delle vedute, è uno di quelli in cui più stretta deve essere la collaborazione fra il clin ico, il patologo ed il fisiologo, nonostante esso SÌ.! ristretto nei limiti di quella forma morbosa, che, in ma ncanza di cognizioni che valg..'no a spiegarne le c:lllse, ancora sogliamo denominare essenziale. La vecchia asserzione di Frej : te i rapporti fra ar terioscl~osi e aumento della pressione sono chiari )) è falsa, dice l'O., falsa come lo dimostra u01'accurata osservazione clinica e anatomopatologica, falsa come lo dimostra il più semplice esperimento di fisiologia. l Jn aumento della pressione vasco la re può teoricamente essere imputato: 1) ad aumento della forza di lavoro del cuore; 2) ad aumento del contenuto totale dell'apparecchio circolatorio; 3) ad aumento della viscosità del sangue; 4) ad un aumento delle resistenz.e opposte alla circol:Jzionc del sangue alla perifer ia. Vari fatti largamente e con molto dettaglio analizzati dall'O. hanno indotto a pensare che nell'ipcrtonia essenziale esista un eccesso di funzione ddle c1psulc surrcnali con versamento in circolo di un eccesso di adrenalina; ma le ricerche in proposito non


CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MTDICHE ECC.

hanno permesso di rilevare con una cena costanza nel sangue degli ipcrtcsi un au-

mento Jcll'adrenalina. La colesterina secondo le recenti ricerche di Schidtmann e Huhich, eserciterebbe un 'azione sensibilizzante sulla adrenalina, e Jaffé sperimentalmente aumentando la colestcrincmia avrebbe provocato una permanente contrazione vasale e aumento quindi della pressione. Le ricerche praticate sui malati d'ipertensione nei riguardi del contenuto in aminoacidi del sangue sono ancora scarse e poco concludenti. Oltre a quello surrenalc altri ormoni sono stati studiati allo scopo di vedere se un loro eccesso potesse agire come determinante della ipertensione, incoraggiati in questo senso dalla osservazione di alcuni dati clinici. La funzione tiroidea, l'influenza dell'ipofisi e delle ghiandole surrenali sulla pressione, l'inizio della menopausa, l'involuzionc sessuale, l'eccesso o la deficienza della funzione di alcuni organi a secrezione ormonica, l'ipocalcemia, l'ipercalcemia e la simpaticotonia sono tutte trattate dall'O. con larghi commenti e citazioni di esperienze fatte dai vari autori. Arrivando alle conclusioni l'O. dice che piuttosto che a uno o ad altro compo· nente singolo noi dobbiamo dare importanza a tutto l'ambiente umorale, meglio ancora «alla situazione generale del sistema vegetativo "· Il fondamento di questo particolare modo di reagire del sistema vasale alle modificazioni dell'ambiente umorale, la causa stessa 'Jelle modifìcazioni di quest'ultimo ci sono ignote. Per chiarire la questione quale sia il punto di aggressione dello stimolo causante l'ipertensione e cioè se si tratti di un'azione periferica diretta su vasi o non piuttosto centrale, bisogna considerare i seguenti fatti: Se la pressione è normalmente regolata dalla situazione umorale generale, end<>crina, ncuroveget:niva - in base nlla quale; la pressione ha nel normale una determinata altezza ed oscilla in limiti determinati, allargandosi a seconda del bisogno questo o quel distretto vascolare (quello dello splancnico ad es. nel periodo digestivo, quello dci muscoli che lavo rano negli esercizi fisici), mentre permangono inalterati o quasi distretti in cui è necessaria una costante suffìcienre irrorazione sanguigna (come ad es. il cervello ed il cuore) - è logico pensare che esista un centro di coordinazione che si trova sempre sotto determinato tono. E' questo il centro dei vasomotori. E' su di esso che deve agire qualsiasi alterazione della funzione neuro-,·egetati,·a, è da esso che debbono partire gli impulsi per la costrizione delle arteriole da cui derivano gli squilibri di pressione. Le variazioni di questo tono av,·cngono con grande facilità, basta talora una piccola emozione, piccole influenze psichiche in modo particolare, lievi sforzi corporei ecc. Ad ogni modo per ora, l'O. afferma, noi da tutte le osservazioni fatte, con i dati da esse scaturiti, abbiamo materiale di studio per fisiologi e patologi e quindi suggerimenti per nuove esperienze onde arri1·are alla soluzione dei molti problemi che ancora avvolgono nella oscurit3 la questione della patogcnesi della ipertensione e quindi rendono inani e spesso empirici i nostri tentativi terapcutici.

s. VITALE.


CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE

~·.I EDICHE

ECC

Prof. ALBERTO PEPERE, Direttore dell'Istituto di An:Homia Patologica della R. Universi tà di Milano: P~r una classazion~ anatomo-clinica delle cpatopatie croniche fibrose, sd~rosanti. (30 marzo 1935-Xlll). L'illustre 0., dopo il saluto di riw, passa, con parola alata e chiara, a parlare dell'argomento che, per quanto non nuovo, t: fra quelli che da molto tempo si dibattono nella medicina pratica ed in quella scientifica per trovare criteri chiarificatori c discriminativi delle varie forme di cirrosi e per integrare, in confronto di altre, quella più tipica c significativa, la forma del Morgagni-Laenncc. A tale scopo egli, sulla scorta del vz.sto materiale di osservazione c della lunga espe· rienza personale, divide, in senso puramente anatomico, le epatop:1tie croniche in tre grandi classi:

a) la prima a significato strettamente riparJtivo, circoscritta ~fibrosi o sclerosi epatica circoscritta, nodosa) o diffusa (fibrosi o sclerosi epatica diffusa);

b) la · seconda che comprende le epatopatie interstiziali croniche a tipo flogistico, diffuse a tutto l'organo (cirrosi epatiche). In essa l'O. per il momcmo consiglia di accogliere la sottoclasse che riguarda la cirrosi del ùpo Morgagni-Lacnnec (cirrosi cpatosica);

c) la terza che comprende quelle forme di epatopatie ~clc rosanti biliari che, pur facendo parte delle epatopaùe croniche, hanno una fisionomia anatomo-<:linica cd investono questioni di ordine etio-patogenctico che sono loro proprie c fondament:tlmcnte distinte dalle precedenti. La dotta confc:rcnza, che si occupa soltanto delle prime due classi di cpatoparic croniche, è svolta con competenza di Maestro impareggiabile ed è ricca di elcv:tte argomentazioni scientifiche documentate, che culminano nella concezione della nessuna interdipendenza causale fra mal:1ria e cirrosi, intesa nel senso che non occorre pensare :Jll'influenza epatopatica della malaria nel determinismo della cirrosi, che deve mvec;: aver trovato, fuor i dell'infezione palustre, altre cause provocatrici. L'O., ripetutamentc applaudito, termina la lucida cd interessante lezione, auspicando ad una sempre più intima collaborazione della clinica con l'anatomo-patologo, allo scopo di tendere verso la chiarificazione di tante ques!Ìoni su le epatopaùe croniche, che ancora restano oscure e pertanto così attraenti. MANI ERI. Prof. GtusEPPE SANARELt,t, Senatore del Regno: La patogenesi deU~ enteropatie infettive. (6 aprile 1935-XJII). L'O. ha cominciato col ricordare quali fossero le opinioni tradizionali sulla parogenesi delle cosidette infezioni intestinali e come gli studi recenti, specie sulle fcbbn tifoidi e paratifoidi, sulle dissenterie, sul colera, sul c<trbonchio interno abbiano messo in chiara luce sia l'impossibilità da parte degli agenti di tali infezioni di traversare lo stomaco c moltiplicarsi quindi nel canale intestinale, sia la facilità estrema con la quale qualcuno di questi microbi, arrivando in conratto della mucosa orale e faringea, poss:t


CONFERENZE CUNIC:HE E DI SCIE:-IZE MEDICHE ECC

riversarsi in circolo e quindi lcx:alizzarsi nei vari organi, anche senza che sia favorito in ciò <.la lesioni accidentali dei tessuti. T ali nozioni avrebbero dovuto, non solo orientare in modo differente le vecchie concezioni sul meccanismo di azione di alcuni germi patogeni, chiamati dall'O. stesso enterotropi sin dal 1919, ma altresl s-cuotere la fiducia inveterata sulla efficacia terapcutica e profilattica della cosidetta antisepsi intestinale. Le vecchie.: concezioni etiologiche e patogeneùche esercitarono invece per lungo tempo la ioro intluenza ed imposero le loro direttive anche sulla profilassi specifica delle malatùe ritenute a sede intestinale, specialmente nei riguardi del colera. La febbre tifoide f u considerata per molto tempo come una infezione tipica dell'intestino, ove il bacillo di Eberth, ingerito con l'acqua o con gli alimenti, avrebbe trovato il terreno più adatto per vivere e per elaborare i suoi prodotti tossici.

Le ricerche sperimentali, eseguite dall'O., portarono, con la preparazione del virus esaltato, alla pos~ibilità di riprodurre negli animali di laboratorio un quadro morboso tipico, e ciò sia in seguito ad inoculazioni sottocutanee che ad inoculazioni intraperitoneali del virus. 1 ali ricerche dimostrarono come la febbre tifoide non sia una infezione dell'intestino ma una infezione generale con delle localizzazioni intestinali. Sin daJ 1894

l'O. aveva affermato che l'infezione tifìca non ha la sua sede nell'intestino, e che la lesione intestinale ha solo il valore di una localizzazione. Egli ha potuto inoltre dimostrare la possibdità di ottenere una vera e propria assuefazione locale dlella mucosa enterica rispetto alla tossina tifìca, constatando che le pareti intesònali reagiscono ai veleni microbici taNo meno quanto più esse sono state abituate alla eliminazione di veleni anche banali. Per yuanto riguarda il colera, l'O. ha esposto le vecchie teorie sul meccanismo patogenetico di tale infezione ed ha ricordato come, in base alle propr ie ricerche speriment:.~li , sia riuscito a dimostrare che il contenuto gastrico normale dei conigli lattanti coaituisce una barriera insormontabile per i vibrioni colerici e che quindi questi vibrioni, per potere attaccare le ultime porzioni del canale digestivo, devono attraversare la circolazione generale. Tale migrazione sarebbe favorita dalla mancanza nel siero dei conigli stessi di sostanz.e vibrionicide. La penetrazione nel circolo sanguigno si effettua at traverso le formazioni linfatiche dell'anello di Waldeyer. Anche nei conigli adulti i vibrioni riescono a tr<n·ersare la mucosa della gola cd a dirigersi, per la via del circolo sanguigno, verso le pareti intestinaai. L'O. ha trattato anche lo studio della algidità colerica, riferendo le proprie ricerche sperimentali fatte a tale riguardo. Secondo tali ricerche, il meccanismo patogenetico dello scoppio della crisi algida nel colera umano si spiegherebbe con una sensibilizzazione dell'organ ismo e delle pareti intestinali in specie, per mezzo dell'antigeno vibrionico. I vibrioni, localizzandosi nella sottomucosa enterica, determinano un focolaio che risYegl ia i microbi fì!lR allora silenti e ciò provoca l'entrata in circolo di una nuova tossina che si comporta come un antigeno scatenante in un organo sensibilizzato. Riguardo alla patogcnesi della appendicite e dell'ictus appendicolare, l'O. ha messo in e\'i<.lenza come nei follicoli linfatici dell'appendice, anche apparentemente normale, si trovino molti microbi i quali provengono dal circolo sanguigno. In ultimo l'O. ha trattato la questione della patogenesi del carbonchio interno, ritenendo che le manifesta-


CONFERENZE CliNICHE E DI SCIENZE MEDICHE ECC.

zioni morbose e le alterazioni dell'intestino debbano essere attribuite ad una rcaz10ne locale specifica provocata dai batteri che raggiungono la mucosa intestinale per VJ:l sangutgna PIAZZA.

Prof. Lmc1 ToRRACA, Direttore dell'Istituto di, Clinica Chirurgica Generale della R. Università di Napoli: Le complicazioni polmonari post-operatorie. (13 aprile

935-Xlll).

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L'O. nella sua lucida lezione parla delle complicazioni polmonari, che rappresentano uno dei pericoli maggiori che possono minacciare la sorte degli infermi sottoposti agli interventi chirurgici e che giustificano pienamente le preoccupazioni dei chirurghi di fronte ad esse. Infatti tali complicazioni post-operatorie si aggirano, secondo le statistiche riportate, tra il 3 ed il 4 o;, con un massimo di frequenza dopo gli interventi sull'addome (comprese le ernie). T ra le affezioni dell'albero respiratorio che possono presentarsi in tali evenienze:, l'O., oltre ad accennare alle polmoniti (rare), bronchiti, broncopolmoniti, embolia, ascesso c cancrena polmonare, si ferma su una forma particolare, oggetto di molti studi e ricerche, il cosiddetto collasso acuto del polmone o atelettasia polmonare, di cui espone diffusamente la sintomatologia e le teorie patogenetiche, mentre nello stesso tempo combatte con vero acume e con argomentazioni altamente scientifiche l'ipotesi dell'insorgenza di cc polmoniti da etere >> o da fatti embolici. Di fronte però al fatto incontrovertibilc della grande prevalenza delle complicazioni polmonari dopo gli interventi eseguiti sull'addome, specie su quello superiore, egli pensa che le condizioni partitolari che possano dimostrare un rapporto fra questa frequenza e la topografia delle operazioni debbano ricercarsi nella ipoventilazione polmonare, nelle precedenti affezioni dell'apparato respiratorio, nello stato di resistenza degli ammalati, nella costituzione organica e nella possibilità a raffredarsi dell'operato. Per ultimo l'O., in modo veramente magistrale, passa a parlare del decorso, della profilassi e della cura delle affezioni conclamate, per le quali consiglia, tra l'altro, l'autoemoterapia, da cui ha tratto risultati soddisfacenti. M ALICE.

Prof. P10 BAsTAI, Direttore dell'Istituto di Patologia Medica della R. Università di Firenze: V infiltrato precoce. (17 aprile 1935-XIII). L'O. ha scelto come tema l'infiltrato precoce, che in certo modo riassume l'aspetto pm interessante della patogenesi e della diagnosi precoce della tubercolosi evolutiva ddl 'adulto. Esso può essere definito come un focolaio di tessuto tubercolare in tutto o in parte neoformato, costituito da un nucleo circondato da un alone più o meno esteso di infiltrazione reattiva, reazione perifocale. L'O. considera l'origine ed il significato di questi due clementi e del come può determinarsi e svilupparsi un focolaio nuovo in un individuo adulto, che già abbia supe rato l'infezione e sia in stato di resistenza alla reinfezione.


CO!\:FERFSZE Cl.! l!CHF. E DI SCIENZE MEDICHE ECC.

Come fattori determinanti 1"0. cita bttori esogeni o endogeni deprimenti la r esistenza organica: morbillo, pertosse, tifo, ecc., a lterazioni ormo-neuro-vegetative, strapazzi fisici, deficcnza di alimentazione, ,·ita in ambienti umidi, l'ereditarietà. E a propcsito dcll'w.:dit:.~rict;Ì ricorda il c:1so. riportato da Dichl, di due gemelli monocori, vissu· ti nello stesso ambiente fino a una certa età e che per ragioni di affari devono separarsi e si s1abdiscono l'uno a Berlino e l'altro in una città della Prussia orientale : dopo nove anni tutti e due si amm::~lano contempor::~neamente della stessa forma di tubercolosi polrnonarc evolutiva ed entrambi vengono a morte r.ello stesso anno a distanza di sei mesi. essendosi la mal:mia protratta più a lungo in uno sottoposto a cura pneumotoracica. D<.-scritto daii'Asmann sotto il nome di infiltrato infraclavicolarc, l'infiltrato precoce fu riu:nuto da questi c da molti altri come la più tipica manifestazione di rcinfezione esogena: il bacillo tubcrcobre giuugendo attr:lVerso le vie respiratorie nei bronchioli terminali vi si impianterebbe, dando luogo aJ una neoformazione di tessuto tubercolare a tipo cssudati,·o c produtti\'o, a seconda delle proprietà dei germi infettanti e più ancC'ra della reattività individu:rle. Successive ossen·azioni hanno modificato tale concezione e l'origine endogena dell'infiltrato precoce da Michcli e da altri è ritenuta più frequente per diffusione ematogena da focolai rcc:enti o antichi l,'1lariti con difetto ed esacerbati. L'evoluzione può volgere alla <"ascosi limitata, alla colliquazione esitante in caverna precoce, tipicamente tubcrcol:lre (evoluzione maligna della reinfezionc) o più fortunatameme, per rcgrcssionc dei fenomeni anatomici, alla g uarigione tanto più frequente c radicale quanto prima iniziò il processo di riparazione.

La sede di pred ilezione ~ la regione sottoclavicolare, tuttavia non è molto rara quella suh:tpic:~ l e, rarissima im·ccc l'apicale. Im portanza hanno quelli che si sviluppano in corrispondenza degli ili, interpretati come infìltrati da propazazione ddle ghia n c.lo:C ilari per via retrograda (Cosmntini). Nei bambini se ne sono osservaù anche n ei lobi inferiori. L'l sintomatologia locale è stll':tordinariamente po,·era; di maggiore importanza possono essere invece i fatti generali (astenia, febbricob, inappetenza, turbc digestive; a volte, nelle localizzazioni superficiali, rilievi fisici, ?crò non preci~i, nè costanti). L'esame dell'espettorato non va tr:rscurato e l'O. richiama l':ntenzione sulla ricerca del bacillo nel contenuto gastrico estratto con la sonda a digi uno. E' l'esame radiologico e più precisamente radiografico, quello che l'O. raccomanda e molto utili sono le r adiografie 1n sene. Conclude con la terapia: non v1 è dubbio che l'infiltrato precoce possa guarire spontaneamente. Se radiologicamentc lo si scopre nelle sue prime fasi, è buona norma attendere attenendosi alla terapia igienico-dietetica, ma a processo progredito c non ten-

dente :tlla regressionc è il pncurnotorJce l'intenento d'elezione, che tanto più rende la prognosi favorevole, quando più presto e rsutuito. Dimostrativi radiogrammi illustrano b dotta cd interessante conferenza. UROV ERE.


COr{fERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MF.DIC!·IE ECC

Prof. CEsARE FRuCONI, Direttore della Clinica Medica della R. Università di Roma:

Allergia e artropatie (27 aprile I9Js-XIII). L'O. considera, come è possibile nel breve giro di una conferenza, i rapporti tra alltrgia e sindromi artropatiche, rapporti, che già intuiti e come ipotesi in primo tempo dalla clinica formulati, l'indagine sperimentJie ha cercato di dimostrare, senza poter pertanto giungere a decisive univoche conclusioni, sia per la complessità dci fenomeni, sia per la non perfetta concordanza dei risultati. Che nella malattia da siero, la quale va distinta dallo choc tipico da siero, oltre ad a ltri fenomeni, si possano osservare segni di ~offe renza articolare (dolorabilità, tumefazione. idrope), era stato già rile vato, ma ne era stata discussa o per lo meno con riserva ammessa la natura anafilattica, c ciò in base all'osscnaziono:: che la s intomatologia tipic:1 d ella malattia da siero può manifestarsi anche dopo una prima ed unica iniezione di siero in soggetto nuovo, onde questa dovrebbe <'Ssere, per invocare la genesi anafilattica, ad un tempo preparante e scatenante. Ancora non è stato dimostrato il trasporm passivo. non generale, ma locale alla Praussnitz e Kuster, dello stato di iperscnsibilit~ mediante iniezione di una goccia di siero di soggwo ipersensibile e cuti-reattivo a sog· getto nuovo, dimostrazione questa secondo alcuni decisiv:l per l'allergia. Nonostante queste riserve nella malattia da siero si manifestano sintomi di sofferenza articolare, che sono da attribuire o a proprietà tossiche del siero o a particolari condizioni d i reattività tissurale di tipo allergico articolare o ad ambedue i fattori. E mentre in alcune sindromi artropatiche, che l'O. ha osservaro in soggetti in stato di squilibrio ormo-neuro-vcgetativo o con note della diatesi colloido-classica di Widal, si ha l'impressione che predomini l'iperergia tissurale locale di fronte a cause noxac, anche

se non identificate, in tema di localizzazione articolare infettiva (infezioni foca li) sa· rebbero i germi ad assumere la proprietà di quella elettiva fissazione (artrofilia), da cui per altro non può essere disgiunta una corrispondente allergia. Qui Frugoni dopo aver accennato a quelle che sono le concezioni prevalenti in tema eli etiopatogenesi della malattia reumatica, nell'attesa che il problema dell'artrofilia ed organofilia sperimentale degli streptococchi, intt•ressante quesito biologico, trovi la sua d -:finizione, precisa in base a numerose e sistematiche ricerche ed osservazioni sue e della sua scuola il problema clinico, dal primo indipendente. Afferma quinru, pur condannando le erronee esagerazioni, inevitabile portato di ogni nuova dottrina, che quando in soggetti affetti da ricorrenti sofferenze nervo-muscolo-articolari, talora anche gravi, tenaci e dolorose, l'ablazione dei foci porta rapidamente e per sempre a guarigione, non si può negare un rapporto etiopatogeneti<:o tra focus cd artropatia, anche se tale rap· porto non ancora è comprensibile e precisabile. D'altronde a tale concezione clinica ed all'11nportanza dd fattore allergico hanno portato notevoli contributi le ricerche sperimentali di Magrassi, allievo di Frugoni. Egli è riuscito a determinare in animali la caratteristica granulomatosi reumatica mediante l'associazione di un'infezione focale strcpto.·occica sperimentale più iniezione in circolo, a tempo debito, di adatte quantità di materiale antigene streptococcico. Passa quindi a considerare il fattore allergico nella patogcnesi dell'artropatie, esaminando le reazioni dell'organismo di fronte a materiaii proteici, non batterici, onde


CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ECC.

rilevare evc.:ntuali analogie col quadro isto-patologico del reumatismo articolare acuto. Rievoc:l in rapida, precisa sintesi le caratteristiche isto-patologiche dell'infiammazione allergica o ipercrgica, quali dagli studi di Klingc risultano, e conclude che nella parogenesi dc.:l reumatismo l'allergia, senza pretendere di essere tutta la malattia, ne costitu•~ce una componente patogcnctica non indifferente e che il reumatismo umano è una reazione di ipersensibilità dd mcscnchima di fronte ad allergeni vari: proteici, batterici, ccc. Le ricerche poi di K linge e di Chini hanno portato alla dimostrazione che anche l'nrtrite cronica deformante può essere provocata con particolari artifìzi sperimentali, cioè facendo agire su animali preparati, dopo 15-20 giorni, la sostanza antigena per la durat:t di qualche mese. Infine Chini ha potuto determinare, impiegando nell'esperimemo come sostanza sensibilizzantc locale l'acido urico, un'artrite, che ha chiari punti di contatto con l'artrite gottosa, dimostrando così anche nella patogenesi dj questa lesione una componente allergica, la quale infine, se non precisamente dimostratJ, in base allr reazioni tubercolinichc ed alle ric.erche sperimentali di Landouzy è da ammettere nel determinismo patogenctico del pseudo-rcumatismo tubercolare di Croceo- Poncet. H o cercato di rilevare in questa breve nota i concetti fondamentali della brillante conferenza, densa dj profonda dottrina, dd prof. Frugoni. In essa le ricerche sperimentali, le osservazioni cliniche, i rilievi anatomo-patologici, con acuta e severa critica val utJU in ba~e alla vasta esperienza e profonda cultura dell'illustre clinico di Roma, hanno fatto sì che, tra elementi discordanti e tra loro opposti, Egli abbia potuto conseguire o prospctt:-tre soluzioni in questo campo tuttora oscuro, controverso ed in piena evoluzione Jclla patologia. R. o'ALESSANDRO.

Prof. LoRENzo B11ROELLI, Direttore dell'Istituto di Clinica Oculistica della R. Università di Firenze: Spunti di chirurgia sociale. (6 maggio '935-XIII). L'illustre O. spiega anzitutto il pcrchè del nome nuovo dato a questa speciale chirurgia che si prefigge di riparare deturpazioni, deformazioni c mutilazioni congenite, da infortunio, da malattia, da guerra o chirurgiche, che, pur non arrecando una vera c propria inabilità fisica, minorano l'individuo nei rapporti sociali e lo urruliano moralmente e psichicamente. Passa quindi a p:1rlare della storia della plastica facciale, nata in India, continuata dai Romani c conservata come segreto in alcune famiglie italiane, e del suo metodo operatorio con la dimostrazione della multiforme attività scientifica. Le numerose, chiare c nitide fotografie riportate, infatti, attestano la mole del lavoro ed i brillanti risultati raggiunti. A conclusione della dotta conferenza, l'O. insiste sulla necessità di una più estesa applicazione di questa speci:tle chirurgia riparatricc c fissa importanti precetti per ottenere da essa i migliori risultati. Pertanto, con l'autorità che gli deriva dalla lunga esperienza, l '0. afferma che: 1) non è possibile ottenere risuh:~ti definitivi perfetti senza ripetuti interventi;

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CO!'iFF.RENZE CLINICHE F DI "<.:lENZE MEDICHE ECC

2) nelle lesioni ~ecenti bisogna evitare per quanto e possibile ogni asportazione di tessuto; 3) in caso di lesioni vecchie con cicatrici già stabilizzate bisogna studiarne il meccantsmo; 4) in caso di mancanza di ossa bisogna ricorrere al metodo di Morestin; 5) in caso di mancanza di parti muscolari o cutanee bisogna ricorrere a delle plastiche o per spostamento peduncolato di tessuti vicini o lontani (peduncoli tubulari alla Gillies) o per trasporto libero di tessuti sani da parti lontane o da altri individui; 6) tutti i tessuti possono servire per gli usi pla~tici s~a per scorrimento, torsione, che per innesto; 7) gli innesti liberi di pelle della parte posteriore delle orecchie, che l'O. ha introdotto, usa e consiglia, presentano grandi vantaggi; 8) nelle suture di parti profonde è da proscrivere l'uso del catgut che nei tessu~. di cicatrice difficilmente si riassorbe, sostituendolo con suture sottoderrniche secondo la tecnica clell'O.; 9) una cicatrice convenientemente provocata, molte volte sostituisce l'azione di un muscolo; 10) in caso di cicatrici aderenti infossate, non bisogna asportare il tessuto>di cicatrice, ma servirsi del tessuto stesso per costituire un primo piano di sollevamento, su .cui fare SOttOCUtaneamente scorrere i tessuti vicini, fissandoli con SUture Sottodermiche e com pletando l'operazione: con plastica cutanea a sutura intradermica.

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Giorno/~ di

medicina milil4u.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA '

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SANITÀ MILITARE - L'organizzazione e funzionamento del reggimento sanitario. (Medicai Rcgimcnt). (<< The Military Surgeon >>, n. 4• 1936).

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L'A., premesso che gli scopi principali che hanno determinato i nuovi organici del <<Medicai Rcgiment >> nella· organizzazione e nel funzionamento del Servizio sanitario di Divisione dell'esercito americano sono basati sul concetto di assicurare una maggiore elasticità del servizio stesso, rileva che l'attuale unità è più consona ai bisogni divisionali ;: ne dà le seguenti nuove principali caratteristiche: Il Reggjmento è su 3 battaglioni, più due distinte compagnie : una per i rifornimenti sanitari divisionali e l'altra per i servizi veterinari e lo sgombro dei quadrupedi. E' comandato da un colonnello medico che è anche il Capo ufficio sanità della Divisione. Forza e composizione del Reggimento: ufficiali 6o - sottufficiali I - uomjni di tru ppa 882 - quadrupedi xf>? - ambulanze 6o - rimorchi 20 - autocarri 78 - automobili 9 motcx:arrozzette 18 - prolunghe 5 - cucina mobile da campo I - biciclette I2. Il Reggimento comprende: I comando sezione - I wmpagnia servizi - I battaglione di raccolta feriti (su tre compagnie) - 1 battaglione ambulanze (su tre compagnie portaferiti, di cui due. motorizzate eçi una a traino animale) - I battaglione ospedale (su tre compagnie di sanità ed una veterinaria) - I musica, aggregata alla compagnia servizi . Le « Compagnie ambulanze >> sono esclusivamente addette ai trasporti ed organizzate in modo da assorbire le funzioni dei posti di medicazione. Una importante funzione è stata data al battaglione ospedaliero nello smistamento dei feriti. Ad eccezione del Capo ufficio che, come si è detto, è anche comandante del Reggimento, gli ufficiali ed il personale dell'ufficio di sanità della Divisione non appartengono ai personale del Reggimento stesso. L'A. dopo aver dettagliatamente indicate le attribuzioni ed impieghi dei diversi reparti, passa ad esaminare alcuni problemi concernenti le funzioni dd Reggimento sanitario nei rap:porti coi comandi e in special mQdo con le dislocazioni detl'artiglieria e della fanteria.

PAuL BRuÉRE. tviezzi di protezione di fOftuna Ruapdo ~ è aotptai senu maschera e lontano dal ricovero antigas. (Libreria Vigo Frérea, Parigi 1935) .

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L'autore in una conferenza tenuta sull'argomento su indicato, premesso che l'eventualità di improvvisi attacchi aerei espone, anche i più previdenti, a trovarsi, sopratutto d1 giorno, sprovvisti di maschera o lontano dai ricoveri, illustra quale dovrà essere la cc..ndotta da tenersi in tale caso e quali mezzi di protezione potranno pii\ utilmente adottarsi. Per quanto riguarda la protezione contro le bombe esplosive, l'/l. sughrerisce dj p;oteggersi contro un muro spesso od un pilastro allo scopo di evitare le schegge e gli effetti dello scoppio dei proiettili. Il sottosQolo non è sempre il più indicato perchè in <..onseguenza dello scoppio delie bombe esso viene ben presto reso inabitabile dallo sviluppo Jei g:Js (ossido di carbonio) derivanti dalla deflagrazione della polvere e perchè, secondi) recenti studi ed esperienze, solo la caduta dei primi materiali, determinata dallo

scoppio di una bomba, è da temersi, mentre gli altri materiali si incastrano fra loro e


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA:-.IA E STRANIERA

prendono una posizione di equilibrio che alleggerisce il pavimento inferiore d'una parte del carico. Per quanto riflette le bombe incl.'ndiarie, il tempestivo allarme e la utilizzazione di materiali, adatti (sabbia • cenere) a soffocare le bombe stesse prima che esse brucino, sCino sufficienti a far fronte al pericolo. Circa poi la protezione dagli aggressivi chimici la cui presenza si riconosce dall'odore sospetto, dalla formazione di nubi basse e di colore sospetto, e dall'azione irritante sulle mucose oculari e sulle vie respiratorie, il Bruére suggerisce di non precipitarsi pazzamente in una cantina, le cui apenure sono difficilmente otturabili, ma di cercare asilo in una stanza meno bene aerata degli appartamenti situati al secondo o terzo piano, che è ~uscettibile di non subire il primo urto di una bomba esplosiva. Oc..:orre, a tale scopo, chiudere le stanze contigue, :: le imposte per ovviare agli effetti dell'azione di soffio; incollare striscic di carta resistente o di tela lungo i vetri e le fessure delle aperture, come se si dovesse procedere ad una disinfezione. Il sapone nero è un ingrediente di soccorso capace di sostituire proficuamente la colla. Nel ricovero improvvisato è opportuno tenere una scorta di viveri, richiudendoli in scatole metalliche per facilitarne il trasporto, senza contaminazione, in caso di evacuazione forzata dai locali, e di acqua contenuta in bottiglia. Circa la durata del soggiorno senza rigenerazione dell'aria, occorre tener presente che il riposo è indispensabile: a) per rid urre al minimo il bisogno in ossigeno dell'organismo; b) per ritardare il momento in cui la soglia di tossicità sarebbe raggiunta se un prodotto nocivo riuscisse ad infiltrarsi. Nella previsione poi che gli individui, rifugiatisi in tale ricovero di fortuna, dovessero evacuare il locale ed uscire all'aperto, bisognerebbe avere a disposizione dei fazzcletti od altro materiale atto a costituire dei tamponi protettivi delle vie respiratorie, da poter impregnare di soluzioni alcaline (bicarbonato di sodio od iposolfito di sodio). E' uùle ancora una piccola scorta di carbone attivo, prezioso elemento per realizzare" una maschera di fortuna, e di cotone idrofilo o di flanella, capaci, sia pure in parte, di preservare l'organismo dalle arsine. MAGRONE.

BAu KIEN · H uN, EHEIDE e WA:>~G KAN. La disinfezione delle maschere antigas ~ mezzo di una miscela di formaldeide e di vapore acqueo. (« Gasmaske >>,

1935)· E' ovvio che quando la maschera antigas, già adoperata da una persona, passa poi da questa ad un'altra, può rappresentare veicolo di trasmissione di germi infettivi, da cui è pertanto indispensabile liberarla. I mezzi atti a tale disinfezione sono vari, ma occorre però tener presente che è necessario adottare un metodo che non danneggi il caucciù, il cuoio, i tessuti elasùci, l'alluminio, il cellofane, e tutte quelle altre parti costituenti l'apparecchio antigas. Gli autori, seguendo le indicazioni di Wirth e Mutsche, riferiscono che il metodo più razionale è quello della formaldeide, o meglio di una miscela chiamata paraformosoda, costituita da 10 grammi di paraformaldeide in polvere e 10 centigrammi di soda Sol vay calcinata. Per disinfettare un volume di un metro cubo si prendono : 15 gr. di paraformosoda, 37 g r. e mezzo di permanganato di potassio, e 45 c.c. di acq ua. Ha luogo una violenta r ea;!.ione, per cui la paraformaldeide viene depolimerizzata, e si libera una miscela intima di vapori d'aldeide formica e d'acqua.


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Dopo u n:1 minuziosa disamina, d:tl lato chimico c biologico dd metodo, ed in seguito :1d accurate indJgini sperimentali , gli autori arrivano alle seguenti conclusioni: a) il v:tlorc di un disinfettante dipende dall'uniformità e dalla densità Ji una cultura di battc.:ri sulla quJle si opera; b) bisogna :~dottJre, come test, l'in1picgo ùi un'ansa fatta a mezzo di un filo di platino di mm. o.65, rappresentante un:J c:1pacità in acqua di gr. o,oo7; c) sulla piastrina di vetro che serve a ricoprire lo striscio fatto sul porta-oggetto, si traccia un cerchio che abbia 4 mm. di r:1ggio c che permetta di realizzare così uno striscio uniforme; d) la òi~infczionc ddla maschera deve essere eseguita con mezzi particolarmente sen•plici; t>) una miscela di paraformosoda c di permanganato perde col tempo le sue proprietà catalitiche; f) il risultato massimo ottenuto cl:Jll'impicgo òi tali sostanze è raggiunto mesar lando le tre sostanze al momento dell'uso; g) per c i:~sc una prova occorre che il recipiente. ove ha luogo ia disinfezione, sia pronto perchè la reazione avviene immcdiat:~mcnte ; h) sono sconsigliabili recipienti costituiti da materie igroscopiche, o comunque dipinti, o ri vesciti di cellofane; 1) il critc.:rio dd \·alore ddl'intensità della disinfezione a mezzo della miscela di paraformosoda e permanganato si basa sulla durata della sua azione, e sulla quantità d":~ldeide formica che si può const:ltarc nelle acque di condensazione; l) un grafico della temperatura c dell'umidità relati va raggiunte nel corso della disinfezione attuata con la suddetta miscela dà precise indicazioni sul valore della dtsinfezione stessa; · m ) per le applicazioni pratiche sono egualmente raccomandabili le due seguenti prescri zioni : 1) per un locale di un metro cubo occorrono : 30 gr. di paraformosoda ( 1: 8); 75 gr. di permanganato di potassio e 90 c.c. d'acqua; 2) per un locale di un metro cubo, possono essere adoperati : 30 gr. d i para· formosoda (1 :8); gr. 112,5 di permanganato di potassio e 135 cc. d'acqua. In ambedue i casi, l'acqua di condensa1ionc: deve titolare il 4 per mille. MACRONE .

IGIENE B. LAFFOIWUE e G. ANDRlEU. - L'importanza del bacillo di Gaertoer nella contaminazione del latte e dei prodotti ovo-lattici. (cc Annales d'H ygiène P ubliquc, lndustrielle et Sociale », Vol. XIV, aprile 1936, n. 4). E' ormai ben noto come esista per il latte la possibilità di contaminazione sia cQl bacil!o di Gaertner che con gli al tri germi tossi-infettivi dd gruppo di questo bacillo. La frequenza di tali contaminazicni non può essere esattamente stabilita, però gli 1\.A. 1 iten~onu che la loro rarità, fino ad oggi ammessa, sia più ;;pparente t:he reale e .:hc: sia quindi del massimo inter~se lo studio del modo di ('ffettuarsi delle contaminazioni stesse. In basr. alle: ricerche ùa loro condotte, le vie principali di apporto di questi g.:rmi al latte sarebbero guatrro, cioè: I) le mucche; II) i vitelli; Ili) l'uomo ammalato, sia di forme hevi che fru~te; I V) i portatori di genni e gli individui affetti da forme non ben diagn<r sticabili. A queste quattro fonti principali della contaminazione del latte gli AA. aggiungono, come font i sussidiarie, l'acqua impiegata per risciacquare i recipienti o anche per l'allungamento dd latte, il trasporro a mezzo delle mosche ed, infine, l'azione di un


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vettore animale particolare, qual'è il topo. La mucca cosùtuisce certamente la principale fonte di oontaminazione, in quanto può contrarre accidentalmente una setticemia da b. Gaertner quando si trova già in stato di secrezione lattea ed in tal modo il gcrme rie-sce a passare direttamente nel latte. Ma il più spesso si tratta di una vacca sana che contrae una infezione puerpcralc da b. Gacrtner al momento del parto. lo questi casi il primo ad infettarsi è l'utero, sia al momento stesso del parto, sia più tardi a causa della lettiera infetta. In seguito si manifesta una setticemia ed i germi arrivano :~1 latte per tre vie; una immediata e costante, rappresentata dal passaggio diretto nella secrezione lattea; una un po' più tardiva, ma che non manca quasi mai, cioè l'enterite tossi-infettiva; la terza d'indole più contingente, cioè la mammella insudiciata con materiale infetto. E' da notare che malgrado l'esistem.a di una infezione grave, la secrezione lattea non subisce arresto per parecchi giorni, durante i quali, per mezzo di queste tre vie, i germi arrivano al latte. Il vitello può contrarre la malattia alla nascita, per infezione del cordone ombelicale, e può quindi presentare una setticemia che ha per sintomo principale un 'enterite intensa che porta ali::. contaminazione della lettiera e del suolo e, per via indiretra, del latte. Il vitello, inultre, nou è soltanto pericoloso per le sue escrezioni intestinali, ma anche per quelle resali e per la rinite tipica di questa malattia. L'uomo ammalato costituisce poi una via non rara per la contaminazione.: del latte e gìi AA. ritengono che le infezioni umane da b. Gaertner si riveleranno meno rare di quello che fino ad ora sembrino quando si addiverrà ad una identificazione più rigorosa dei germi infettivi. Sopratutto i casi sporadici, con manifestozioni intestinali o extra intestinali, spesso sconosciute nelle loro cause, costituiscono senza dubbio dei fattori insidi<ni di contagio; ma, ancora più pericolose per tale contagio, sono le forme lievi o fruste, che facilmente vengono scambiate per un semplice imbarazzo gastrico. Nè minore è l'importanza che per la contaminazione del latte hanno i portatori di b. Gaertner, )pecie quelli convalescenti. Riguardo aila possibilità della trasmissione a mezzo del topo, gli autori ricordano che questo animale è particolarmente recettivo per i germi del gruppo para B. e che quindi bisogna tener conto di questa recettività nello studio delle sorgenti di contaminazione delle lettiere. Considerando poi quale parte spetti al latte nella produzione delle tossi-infezioni da b. Gaertnel, gli AA. notano che la termostahilità media della tossi na di questo germe è tale da potet ' resistere alla pasteurizzazionc e spesso anche alle pseudo-sterilizzazioni. Essi ritengono che, con una certa probabilità, talune epidemie febbrili, considerate come patatifoidi, osservate sopratutto in certi paesi nei quali il !atte è consumato crudo siano invece da imputarsi a bacilli del gruppo Gaertner. Molti dei casi sporadici di diarrea estiva, frequenti ad osservarsi nei consumatori di latte, sarebbero, secondo gli AA. da dttr!buirsi ad infezione da Gaertner, e ciò in modo speciale per un buon numero di casi di gasuo-emerite infantile. Il laue può provocare l'infezione anche a mezzo dei suoi derivati e ciò si può verificare specie consumando formaggio fabbricato con latte di vacca che contt:nga il b. Gaertner. Passando a considerare quale sia il pericolo dell'infezione umana a mezzo dei prodotti uovo lattici, gli AA. ricordano i lavori dei diversi ricercatori che hanno studiato la questione de ila contaminazione batterica delle uova cd in modo speciale riportano i risultati delle interessanti ricerche compiute al riguardo da Rochair e Couture e da Andrieu. F.ssi ritengono che il pericolo d'infezione da b. Gaertner, a mezzo di tali prodotti, effettivamente esista e che quindi sia bene tenerlo nella giusta considerazione. Riguardo alla profilassi contro l'infezione da Gaertner due misure si imporrebbero: La prima consisterebbe nella ricerca scrupolosa di tutte le infezioni dovute al gruppo di questo bacillo, sia nell'uomo che nell'animale, e nella identificazione rigorosa dd bacillo


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stesso. La seconda consist~rebbe nell'affrontare l'infezione proprio alla sua fonte principale con dei rigorosi controlli obbligatori, eseguiti dagli igienisti nelle stall~, specie sulle vacche che hanno partorito, sui vitelli e sulle lettierc. Questa sorveglianza dovrebbe essere completata da ricerche sistematiche, eseguite anche nei casi di d iarrea lieve della vacca e dd vitello, apparentemente di forma benigna. Infine ~Jii AA. ritengono che ulteriori ricerche potranno confermare o meno l"imponan7.a del topo nella diffusione del b. Gacrtner, ma che per il momento sarebbe opportuno non perdere di vista anche tale possibilità. PIAZZA.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE J. lscAI::R RoBERTs. -

Rela:ione tra seme di cotone e peste ndl' Est Africa. (t<The Journal of Hygiene 11, vol. 35, pag. 388, 1935).

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E' stato affermato da alcuni AA. che esiste un nesso epidemiologico tra il commercio del cotone, dai luoghi dì produzione ai porti, e la diffusione della peste, nel senso che ratti infetti e pulci possano essere trasportati a granJc distan~a dai luoghi di endemia pestosa a località indenni. Il Roberts, del Laboratorio di ricerche di Nairobi (Kenya) ha voluto accertare, mediante ricerche sperimentali cd indagini epidemiologiche, se effettivamente questi pericoli, prospettati, abbiano qualche reale fondamento. E' noto che esistono arce Ji endemia pestosa neli'L:ganda e nel Kenya; negli anni 192<)-930 neli'Uganda e nel Kenya si ebbero rispetti\•amcnte 5118;2370 e 763;959 casi d i peste bubbonica. G!i studi Jcii'A. han dimostrato che la peste esisteva nell'Est Africa da molto tempo P' ima che fossero intraprese le pianwgioni di cotone e che d'altra parte oggi non si nota coincidenza tra i casi peste e le aree coltivate a cotone. Il seme di cotone infatti non è un alimento che attira i ratti; esso, subito dopo la raccolta e per qualche tempo dopo, riesce tossico per i ra tti. E, se questi spinti dal b•sogno, non avendo altro cibo a disp<>sizionc, si nutrono talvolta di semi di cotone finiscono c.ol soccombere in gran numero. Le ricerche fatte sulle balle di cotone, pronte per la spedizione o in transito nel porto Ji Mombasa, han dimostrato che il numero dei ratti e delle pulci in esse reperibili è scarsissirno e praticamente privo di qualsiasi valore epidemiologico. L'A. pertanto giunge alla conclusione che: l'csporuzionc del seme di cotone daJ K.cnya c c..laii'Uganda non può essere considcr:tta come un pericolo per la diffusione della peste. REITANO.

H. MoH s. - R icerche sulla psittacosi a Lipsia. (« Zbl. Bakt. Orig. n, B. 136, H. 1/2, 13, febbraio 1936, pag. 97). D opo aver reso omaggio alla memoria del dott. A. Rcinhardt, direttore c..lell'Istituto di Patologia dell'Ospedale S. Giorgio a Lipsia, morto nel 1934 di psitucosi, misteriCJsamfnrc contratta nel suo Laboratorio, che egli aveva attrezzato con tutte le cure per evitare i pericoli, ben conosciuti, del virus della psittacosi, l'A. descrive: i casi di tale malattia os~Nvati a Lipsia nel 1934. Si tratta di 32 casi, di cui se1 a esito mortale; quasi tutti erano stati in contatto con dci pappagalli (commercianti di uccelli esotici, amatori di pappagalli). Dalla grafica risulta chiaro il nesso epidemiologico dci vari gru ppi di casi . Le ricerche fatte per mettere in C\'idcnza il virus dal sangue e dallo sputo dei malatJ riuscirono negative, probabilmente perchè furono intraprese con ritardo. Ma il virus fu dimostrato nei pappagalli; dal marzo al giugno 1934, sopra uS animali ne furono trovati infetti 17 (14,4 ' ..), mentre che dal settembre 1934 al marzo 1935 su 106 animali esami-


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n ati, il virus fu isolato solo in due casi (1,9 ~~ ) v::nendosi così a dimostrare che l'epizoozia a Lipsia aveva subìto una notevole diminuzione. Uno dei criteri per giudicare della pre· senza del virus nei pappagalli è lo spessore della milza: milze con uno spessore inferiore a mm.3,5 appartenevano sempre ad animali sani, mentre uno spessore di m m. 5 • 8 indicava presenza di infezione, un ingrossamento superiore agli 8 mm. era indizio di altre infezioni, che nulla avevano a che fare con la psittacosi. Nei topin i inoculati, il quadro anatomo-patologico era tipico, e si notavano nelle cellule epiteliali del peritoneo vacuo-lizzato ed anche nei leucociti numerosi corpi di Levinthal, che, come è noto, sono carat· teristici dell'infezione da virus della psittacosi. Nei successivi pass;;ggi da topino a topino il \ irus manteneva sempre il suo potere patogeno anche a fortissime diluizioni. Il numero dei corpi di Levinthal e delle cellule ripiene di queste inclusioni er.l proporzionale alla intensit~ del quadro anatomo-patologico. ln considerazione del gravissimo pericolo, al quale si espongono gli studiosi della pstttacosi t: per consiglio dei professori Dresel c Heller, il reperto dell'Istituto d'Igiene di Lipsia, in cui si compivano queste ricen.:he, fu attrezzato ed allestito in ogni sua parte con criteri di massimo rigore non trascurando nessun particolare, come risulta dall'an· n esso schema tracciato dall'A. Gli operatori erano sempre provvisti di maschera, simile a quella che si adopera contro gli aggressivi chimici, il capo coptrto da un cappuccio e rutta la persona da una speciale cappa, indossavano appositi pantaloni bianchi, sc:;~rpe di gomma e quanti di gomma. Subito dopo ogni esperienza, erano obbligati a prendere u n bagno; le stanze in cui si lavorava erano ermeticamente chiuse, l'atmosfera resa priva di ?ulviscolo e tutto il materiale accuratamente disinfettato prir>1a e dopo i lavori. REITANO.

MEDICINA INTERNA E.

KtNDLER. -

Creatinuria in scompenso cardiaco. (<• Klinische Wochenschrift ))•

22 febbraio 1936, n. 8).

Questione di fisio-patologia di grande importanza per la sua frequenza, per la gravtta dei fenomeni cui si accompagna e per le sue conseguenze è quella riguardante il cieterminismo dello scompenso cardiaco. Ricerche istologiche sistematiche hanno cercato di portare contributi preziosi alla soluzione di essa, ma osservazioni cd indagini nume· r ose hanno limitato la loro importanza. Eppinger, per il primo, ha sostenuto una teoria chimica: l'acido lattico, formatosi in seguito al lavoro muscolare, per la deficiente ossigenazione nello stato di scompenso circolatorio, non viene risintetizzato in glicogeno, onde una diminuizione di tale cb mento di primaria importanza per la funzione muscolare e quindi lo scompenso. La teoria del clinico di Vienna, molto seducente, è stata oggetto di numerosi lavori, i quali hanno in linea generale portato ad una conferma di essa. Meyer, della scuola di Eppinger, ha dimostrato che ogni stato di anossiemia, comunque determinato, sia in condizioni .;perimentali che naturali, porta ad un aumento di acido lattico nel sangue ed a diminuizione del glicogeno muscolare, in quanto non ha luogo per la deficienza di ossigeno la risintesi ossidativa dell'acido lattico e la formazione di glicogeno. Il quale pertanto non avrebbe solo un'origine esogena, alimentare, ma anche, ed in misura rilevante, un'origine endogena, per sintesi ossidativa dell'acido lattico, prodotto dell'attività musçolare. Ancora, Brentan9 con ricerche sperimentali, impiegando veleni inibenti la funzione respiratoria, ed esaminando soggetti in alta montagna o tenuti in aria artificialmente rardatta, ha dimostrato una diminuizione del glicogeno muscolare, anzi tale stato crea tutto un complesso di sintomi, dei quali uno dei più importanti e quasi specifico è la comparsa di creatina nell'orina.


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In base a tali premesse Kindlcr, con ricerche portate su cardiopatici in scompenso nella seconda clinica medica di Berlino, diretta da von Bergmann, ha determinato la creatina. nell'orina come iudice della deficienza di glicogeno nel miocardio ed ha cercato di stabilire un rapporto tra il componamento della creat.i nuria e quello della funzione miocardica. Ha allo scopo sottoposto ad esame cardiopatici scompensati puri, cioè senza lesione infiammatoria a carico di altri organi e senza affezioni bronchiali degne di rilievo, in quanto la distruzione di proteine propria di ogni processo infiammatorio e la deficiente ossigenazione da malattie dci bronchi avrebbero potuto portare ad erronei risultati. La creatina venne determinata secondo il metodo di Folin. 1 ri~ultati dall'autore ottenuti confermano le premesse: la creatinuria, rilevante nello stato di scompenso circolatorio ed a questo proporzionata, col regredire di esso si abbassavi\ fino a scomparire completamente, dopo alcuni giorni, a compenso ristabilito. Per il miocardio quindi vale quanto per la muscolatura scheletrica è stato osservato, cioè che l'acido lattico formatosi in conseguenza dell'attività miocardica non viene per deficiente ossigenazione risintetizzato in glicogeno, onde diminuzione di esso e come indice dì ciò la creatinuria, la quale alla fine poi sarebbe un sintomo specifico dello scompC'nso cardiaco. Da tali ricerche, in verità molto interessanti, non viene però chiarita l'etio--pato-genesi dello scompenso circolatorio. La deficiente ossigenazione, l'aumento di acido latuco, la diminuzione di glicogeno e la creatinuria, sintomo questo di facile rilievo di t~e perturbamento biochimico, accompagnano. ma non precedono lo scompenso del circolo, cioè ne costituiscono un indice, ma non la causa, e la teoria chimica quindi, per quanto attraente e suggestiva, non ancora ci offre sicuri elementi per la comprensione dell'eti(). patogenesi dello scompenso circolatorio. Al quale evidentemente concorrono fattori etiologici molteplici: le lesioni istologiche rilevate nel rr.iocardio ipertrofico da Albrecht, le note fisio-patologiche studiate da Krehl ed Edens, la persistenza del fattore primo deUa lesione cardiaca, l'aumento delle resistenze periferiche, i perturbamenti biochimici dim(). strati da Eppinger e dall'autore confermati. Si tratta di problemi e concezioni ancora in piena evoluzione e tutti i contributi vanno pertanto sempre con diligenza, acume e senza preconcetti esaminati, poichè è solo dalla valutazione complessiva di essi che si può giungere ad una rispondente soluzione. R. o' ALESSANDRO. RIMBAUD. -

Neurotropismo ~ malattie infettive. (« La Presse Médicale ,,, n. 26,

m, 1 936).

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E' noto come vengano rilevate con frequenza e diffusione impressionanti, manifestazioni a carico del sistema nervoso in corso di malattie infettive: viviamo in un'eFoca di neurotropismo, dice l'A., che con uno ~tudio analitico cerca di metter un po' d'ordine nel polimorfìsmo sintomatico eò eziologico di questo neurotropi~mo. Distingue due classi principali: l) infezioni specificamente nwrotropc (a germe sconosciuto o a v1rus filtrante a volte identificato biologicamente, ma non isolato); Il) infezioni specifiche a gerrm noti o sconosciuti divenuti neurotropi. Nella I classe, una grande categoria comprende: le malattie ad esclusiva affinità nervosa (rabbia, tetano); la meningite c. s. a localizzazione elettiva meningea; le malattie ad affinità nervosa elettiva (beri-beri, lebbra, sifilide, encefalite letargica, wna).


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Una seconda categoria riunisce malattie del ncvrasse o di nervi periferici in cui non ~ dimostrabile nè per trasmissione, nè per inoculazione spuimcntale, nè per fatti indlscutibili di contagiosit?t o di epidemicità, la natu ra infettiva. Così la sclerosi a placche, le cncefalomieliti acute autonome, le micliti acute, le mieliti nt:crotiche subacute, e, nel sistema nervoso periferico, le nevralgie, radicolalgie, certe p:1raplegie transitorie. Il neurologo, abituato allà sistematizzazione e alla gravità delle lesioni degli elementi nervosi da parte delle infezioni, ha dovuto abituarsi alla concezione di « neuronite >> (Grasset tgoo) per sfuggire alla necessità di moltiplic:ue all'infinito le forme eli. niche delle infezioni a neurotropismo con lesioni benigne e transitorie. Così si spiega la mob:lità delle sindromi da virus neurotropo che lambiscono cd irritano, opposte alla fissità delle infezioni che mordono e distruggono. Le persistenze del virus nel nevrasse con risvegli di attività, con azione lenta e subdola, tipica la forma parkinsoniana, non fanno queste forme meno temibili e penose, m t'ntre altre forme da virus sconosciuto al cessare delle poussèes acute o recidive, terminano con la guarigione. Nella II classe realmente è stata notata come una ventata di neurotropismo spiccato da alcuni anni, nelle malattie infettive a germe noto o sconosciuto, che prima non era considcrato neurotropo. E' accertato nella forma eruttiva la insorgenza di manifestazioni nervose al declino, in genere, della fase di eruzione e nella convalescenza: emiplegie, ipertonie, convulsioni coreo-atetosiche, atassie, paralisi dei nervi cranici, segni bulbari (dispnea, cianosi), segni perifcri.;i (radiculo-nevriti) come la nevrassite vaccinale, da vaiolo, da varicella. La scarsa manifestazione esantematica, o l'assenza di reazione della pelle, esporrebbe il n<"Vrasse (ectoderma anch'esso) a partecipare alla malattia, elice Van Bogaert. In altre malattie infettive non w no rarr le m:tnJfesta:t.ioni nervose: Lemierre parla di vera neurassite parotitica pura; Pierret e Br:: ton recentemente definiscono la meni ngite da pertusse la parente povera dcii~ meningo-enccfaliti dell'infanzia. Ne-lla difteria si ha una forma classica di n eurotropismo d a tossinc. Ne!l'infezione ebertiana, a lato di forme di mielite e di neurite, si ha l'encefalite con pulimorfìsmo sintomatico, e forme psichiche: qudle durante la malattia, queste nella coBvalescenza (Toulouse, Marchand e Schiff). La tossina ebcrti:111a pare mostri una p:trticolare affinità per la regione frontale, in opposizione all'a ffi nità mcsocefalica del virus lerargico. Neurotropismo si nota nella rnelitccoccia: manifestazioni midollari da brucc!la, radicolari. meningee (Roger) autorizzano a parlare di neuromelitococcia. Nell'infezione broncopolmonare pneumococcica un virus neurotropo, specie ncll'inGnL.ia, scatena forme eclamptiche, deliranti, sonnolenti (Nobccourt) o emicoreoatetosiche in cor~o di pneumococcemia d'origine otica (llernheim e Boucomont). NeJia grippe regna ancora incertezza a tirar delle conseguen:t.e delle manifestazioni nervose grippali, per la mancanza di identificazione del virus agente, ma, come per la s~ierosi a placche da viru~ sconosciuto, non dovrebbero esser dubbi che trattisi da virus n e urotropo. Fin qui dal punto di vista clinico Quale: la causa del neurotropisrno? Non sembra che risieda nè nella morfologia del germe, nè nelle loro reazioni chimiche; Nicolle dice che è dovuto a due cose viventi: g :!rme e cellule; ecco i due attori dd grande dramma patologico: germe infettante e tessuto infettato. E' provato il neurotropismo (Lcvaditi e Harrier) in quanto a tendenza, tropismo di germi o virus verso cellule del sistema nervoso, ma rimane da risolvere il problema dell'affinità nervosa. L'idea dell'insemenzamento del sistema nervoso non spiega nulla; o del virus eh< favorisce (apre la porta) la infezione nervosa, meno ancora.


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Alcum pens::m o ad un'azione allergica ( reazione eruttiva della pelle), pel fatto che tutte le malattie esantematiche sono neurotrope. Va n 13ogaert dice che il e< conflitto toxico-aller gico si sviluppa a li,·cllo di un derivato ectodermico neurale con la stessa acuità con cui si sviluppa a livello del derivato ectodermico cutaneo" · Nel m:urotropismo in malattie a germe noto tale patogenesi non regge, c SI :lmmt:ttcrebbe una modificazione delle attitudini parogene delle loro tossine. Non va clim::nti..:Jto il fattore indi,·iduale : la recetti,·irà dd sistema nervow. Prrgrc~sc infezioni specifiche ncurotropc ~arebhero e~sc stesse fattori di neuro tropismo per altre infezioni differenti. Sono ipotesi e, in clinica Nicolle stesso dice: << dobbiamo a mmirare che la scienza dci sintomi ha spinto tanto oltre la sua precisione >J . M:. non bisogna fermarsi e dovremo <.hicdcrc al laboratorio e agli esperimenti 1:1 spiq!nione :~1 fine di scoprire le :trmi per combattere il neurotropismo. R AFFONE.

Sulle pleuriti pneumotoraciche e di un mezzo semplice ed efficace per evitarle. («Lotta contro la t ubercolosi », dicembre 1935 · XIV).

l. P nRIN. -

Acc<.nnato alle pleuriti in caso di pncumotorace, delle quali è buona opm 10nc dell'A. che non è da trascurare la responsabilità alla tecnica operativa, espone un metodo ideato ed attuato dall' Unwcrricht, direttore della Clinica dell'Università di Berlino, e seguito per prevenirlc da molti tisiologi e pneumotoracisti in Germania e da lui in Italia. Questo metodo semplice e senza eventuali pericoli c complicazioni, consiste ndl'rmmeuere in pleura, alla prima seduta opratoria o dopo il primo o anche il secondo rifornimento, olio di oliva sterile in piccola quantirà che, agendo come un corpo estraneo entro i limiti di difesa locale, provoca un aumento dell'immunità istiogena locale ed un lieve processo di infiammazione fibrosa propria delle superfici sicrosc sui foglictù plcu rici, che di conseguenza in certo modo si ispess;scono divenendo più resistenti ad ulteriori eventuali processi infiammatori di qualsiasi natura ed origine, sia esogeni che en;.logeni. come risultò all'A. da una serie di esperimenti eseguiti nella stessa clinica di Berlino. Plcw i te fibrosa, i cui processi ripara tori (tessuto di granulazione) prevalgono s u i processi c~sudativ i con costante ed assoluta assenza di batteri: tale è stata la niagnosi isLOiogica costantemente formulata all'esame di molti preparati eseguiti su sezioni di plcurc di conigli c di cavie in tal modo trattati c poi sacrificati; mentre nei sogget ti umani trattati, la modificazione fibrosa potè essere rilevata col toracoscopio modificato dcii'Umw:rr icht stesso e non impedl mai al termine del t rattamento pneumotoracico la ricspansione del polmone. Semplice ne è la tecnica: dopo avere introdotto il gas nel cavo pleurico, si stacca il tubo Ji gomma dall'ago pneu motoracico, che si la~cia infisso nella parete toracica ed al quale ra pidamente si innesta una comune siringa conte nente 1-2 cc. di olio di oli 'va sterile. che lentamente si spinge in plcura. Non sono a temere processi reatùvi gravi nè locali nè generali. Radiogrammi dimostrativi e preparati istologici completano il veramente interessante lavoro, che nella sua chiarezza invita l'A. a consigliare di ricorrere al metodo ogni volta che la tera pia pncumotoracica trovi la sua indicazione. L AROVI:RE.


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CHIRURGIA GENERALE e CH. MARx. - II funzionamento dello stomaco dopo gastrectomia. (« fournal de Chirurgie», febbraio 1936).

) • SEI'EQUF.

Secondo gli AA. le modificazioni che provoca la g<~strec tomia nella secrezione dello sromaco rappresentano problemj multìpli fisiologici, chirurgici e medici. 1) Problemi fisiologici: è sull':.lciditiì gastrica che si raggruppano la maggior parte d elle questioni fisiol ogiche dello stormco resecato. L'acidità gastrica presiede alla digestione peptica dello stomaco ed alla secrezione dei su cc h i duodenali e pancreatici. Su sedici operazioni dj gastrectomia gli AA., praticando il sondaggro, hanno riscontrato una anacloridria completa prima e dopo l'iniezione di istam ina, associata ad una diminuzione r.onsidcrcvole dell'acidità totale. Questi risultati sono concordi con quelli di altri au tori che si sono occupati del chimismo gastrico post-operatorio. T ali modificazioni sccrerorie dopo la resezione gastrica sono di origine nen·osa in quanto che con la sezione dei filamenti nervosi si ha un abbas~ame nto di produzione di tutta l'acidità totale, dovuta appunto alla enervazione gastrica. Nel meccanismo dell'ana· cd ipo-cloridria post-opcratoria spetta un ruolo prcponJcrante al riflesso dd contenuto duodenale .-.!calino (bile e succo duoden:tle). I fisiologi hanno stabilito che la secrezione acida dello stomaco, a contatto degli alimenti, si determina per un riflesso in un primo te mpo nell'antro pilorrco e poi nelle parti secerncnti ddlo stomac:o (fondo). La resez.ionc dclb regione antro-pilorica equivale quindi alla sop· pressione della fase chimica, cioè di quella che produce il succo più attivo. L::t riapparizio ne dell'acido cloridrico dopo un periodo più o meno lungo di anacloridria post-opcratoria ( interpretata differentemente dagii autori: alcuni fanno intervenire delle modific:rzioni hsiologiche, altri anatomiche. Per gli uni il riflesso acidogeno delle ghiandcle piloriche viene ripreso d.-. un "altra parte di segmento intestinale (duodeno o porzione iniziale del tenue); per gli altri è nelle modificazioni anatomiche che avvengono che si de,·e cercare la causa; il nuovo riflesso a.:idogcno cinè può nascere in nuove zone di met:~plasi:.> ghiandolare del moncone gastrico e del duodeno dopo la gastrectomia. La secrezione del succo duodena le c del succo pancreatico è intimamente legata al funzionamento dello stomaco; è la secrezione gastrica che, con la sua acidità, suscita quella del pancreas. Avviene ciò indirett::tmentc grazie all'intervento di una sostanza eccito-sec:rctrice, la secretina, la cui produzione nel du~ <iene è io rapporto diretto con i'acidità del succo gastrico. Lo studio del metabolismo dci differenti alimenti fornisce d'altra parte un argomento in favore dcll'.-.dattamenro funzionale del tubo digerente dopo la soppressione della digestione gastrica. Dopo la gastrectomia difatti la digestione degli albuminoidi, che normalmente sono peptonizzati nello stomaco, viene ad esser fatta dalla parte alta dell'intestino, la quale corregge così l::t deficienza della funzione gastrica. Il metabolismo degli idraù di carbonio e l'uùlizzazicne dci grassi divenrano normali dopo poco tempo dalla gastrectomia, c, in conclusione, l'adattaml'nto funzionale dell'intestino realizza delle condizioni fisiologiche che ve ngonv a •ornpensare la defì~icnza della fase gastrica della Jigestione. 2) Problema chirurgico. Il problema più importante è quello dell'estcnsio:v~ che bisog na dare alla resezionc gastrica per reafj zzare le condizioni migliori di guarigione, ed evitare disturbi post-operatori generali e funzionali. Data la relazione intima che esisk fra la iperacidità gastrica da una parte c la cromcità c le r.ecidive ulcerosc dai l'altra parti', la gastrectomia deve tendere a realizzare una anacloridria post-operatoria. E' necessario pertanto sopprimere il centro del riflesso aciJogcno, cioè a dire la regione an ~r~pilorica. 3) Problemi clinici. Il più importante .:oncerne il tr.-.ttamcnto dietetico dci gastrc-ctomiz7..ati. La soppressione del tempo gastrico della digestione, sia meccanica che


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chimica, l'adattamento progressivo del tenue e il cambiamento di metabolismo dei differenti alimenti sono i principali fattori di cui bisogna tener conto. In pratica due periodt sono a considerare per l'alimentazione dei gastrectomizzati: l'uno immediato, l'altro mediato, differenti notevolmente riguardo alle regole dietetiche. Nelle prime 48 ore la somministrazione di sostanze liquide si farà esclusivamente per via sottocutanea (siero fisiologico) o per via rettale (siero glucosato a goccie a goccie). Dopo le 48 ore si possono somministrare per bocca infusioni zuccherate a cucchiaini; dopo il terzo giorno si daranno dei decotti (di avena, orzo). Sostanze solide solo al sesto-settimo giorno possono somministrarsi sotto forma di biscotti, pane tostato, purée di legumi ecc. Relativamente ali.>. composizione del regime dietetico cd alla somministrazione degli alimenti nel se-

condo periodo, bisogna esigere un'alimentazione che abbia un valore nutritivo sufficiente per convalescenti, ed è difficile stabilirnc le regole e la durata. In generale la somministrnione degli alimenti sarà frazionata e ripetuta e dopo il quarto mese si può dare una alimentazione normale. Gli AA. infine concludono che allo stato attuale bisogna contentarsi di ciò che a noi insegnano i risultati funzionali e generali che militano in favore ad un reale e duraturo valore terapeutico della gastrectomia. ARCU'RI.

P. H VARO e J. MEYE.R-MAY. - L'esame radiologico e la radio-chirurgia degli ascessi del fegato. (" journal de Chirurgie», aprile 1936). Gli AA., nel fare un importante studio suli 'argomento, segnalano l'importanza ddl'esame radiologico sia per precisare la diagnosi e la topografia degli ascessi sia per sorvegliarne l'evoluzione prima e dopo gli interventi chirurgici. A tale riguardo fermano l'attenzione su alcuni segni radiologici di fegato anormale che bis<>gna sempre ricercare e che distinguono in segni capitali come: )'ipertrofia del fegato, l'ipocinesia localizzata del diaframma e il sollevamento del diaframma; e in sC'gni accessori quali: la chiusura totale o parziale del seno costo-diaframmatico destro, le ombre sopraggiunte, i segni toracici, e, come segno raro cd incostante, quello della bella d'aria intra-epatica. La ricerca di tali segni e il sistematico esame radiologico degli ammalati, secondo gli AA., porta alla scoperta delle complicazioni frequenti che si verificano durante l'evolu:.done degli ascessi epatici (apertura nella pleura, nei bronchi, nel peritoneo, nel pericardio) o che li accompagnano (coleristite ecc.) e conduce a poter fare una diagnosi differenziale esatta. Posta la diagnosi, entra in campo la radio-chirurgia, il cui metodo operatorio consiste in un intervento più modesto di quello più vasto c mutilante seguito finora, ridotto qualche volta ad llln semplice drenaggio, mercè l'esplorazione preventiva delle lesioni che fa porre in modo esatto la diagnosi precisa di localizzazione. Altro vantaggio dd metodo, che ha dato agli AA. ottimi risultati, sarebbe rappresentato dal fatto di poter seguire il decorso post- operatorio delle epatiti suppurate iniettando anche dei liquidi opnchi (lipioclol, collargolo ecc.) negli ascessi e di potere svelare eventuali complicazioni epatiche ed extra- epatiche. Gli AA. infine traggono le seguenti conclusioni: che esiste un gruppo di segni radiologici coi quali porre con quasi certezza la diagnosi di ascesso del fegato; che il metodo di iniezione di lipiodol nella trachea permette di dare nozioni importanti nei casi di ascesso epatico con complicazioni roraciche; che al momento dell'intervento (puntur:. o operazione) l'iniezione di lipiodol ha ~na importanza grandissima, permettendo il •eperto degli ascessi, facendo conoscere la loro topografia e trasformando delle operazioni gravi e mutilanti in atti operativi semplici e benigni; che il controllo radiologico dc 1 decorso post-opcratorio è indispensabile per il rilievo precoce delle complicazioni; che


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tnfine dal momento in cui è stata posta la diagnosi e sino alla fine del trattamento, il metodo radio-chirurgico è il metodo di scelta nelle epatiti suppurate. L'interessante lavoro è corredato da numerose osservazioni c da parecchie, chiare t: nitide,- radiografie illustrative del metodo. FLORIDIA.

S. S. JumN~c:. La trasfusione di sangue di cadavere. («La Presse Médicale », n gennaio 1936, n. 4). L'A. in base ai risultati conseguiti dalle ricerche sperimentali pratic;tte su cani dal prof. V. N. Chamov ed alle necessità immediate Ji trasfusione di sangue, quali si prc· sentano nella pratica chirurgica quotidiana e che richiedono un gran numero di donatori di ogni gruppo, è stato indotto a ricorrere alla trastusione di . sangue di cadavere, la qm!le fu per la prima volta da lui praticata il 23 marzo 1930 in persona di un ingegnere, quasi esangue ed in gravi condizioni per tentato suicidio, nd quale la trasfusione di 420 cc. di sangue raccolto dal cadavere di un uomo di 6o anni, deceduto 6 ore prima per incidente automobilistico, portò un pieno successo. Ricerche successive sull'uomo e su ammalati in stato di gravi anemie confermarono ati'A. la bontà e l'utilità del metodo, ìl quale permette di conservare in ghiacciaia citratato o meno il sangue di cadavere per 3 o 4 settimane e pronto per l'uso. · Il sangue è raccolto dal cadavere messo in posizione di Trendelcnburg 6-8 ore dopo il decesso per deflusso diretto dalla vena giugulare messa allo scoperto e mediante 2 cannule di ve~ro in essa infisse, dalle quali con raccordi di tubi di gomma il sangue si fa defluire in bottiglie di cc. 500. Viene quindi praticata la reazione W asscrmann, la determinazione dd gruppo sanguigno e . conservato. Prima dell'uso viene prudentemente riscaldato a bagno maria a 37", . e filtrato . su garza in. adatto .recipiente dal quale è poi trasfuso. Dalle numerose ricerche sperimentali e dalle applicazioni cliniche (219 casi) dall'A. praticate .egli si ritiene autorizzato a concludere: 1) che l'impiego del sangue di cadavere per la trasfusione è pienamcnte . giustificaro, io quanto dopo il decesso, raccolto nelle condizioni di tempo e con le modalità suddette, esso resta sterile e conserva interamente le:: sue proprietà biologiche; 2) che le reazioni sierologiche, le ricerche batteriologiche: ed il reperto dell'autopsia danno sufficiente garanzia per il suo impiego; · 3) che per azione della fibrinolisi in soggetti deceduti per morte subitanea il sangut" resta liquido per parecchio tempo e si mantiene sterile, purchè raccolto con le dovute norme di asepsi; 4) che l'effetto terapeutico non differisce da quello ottenuto con la trasfusione di sangue dal vivente; 5) che presenta ancora dei vantaggi, in quanto nei grandi ospedali, ove per il pronto soccorso tale pratica terapeutica richiederebbe un grande numero di donatori viventi ed adatti non sempre presenti, con la conservazione del sangue fresco di cadavc>re si ha sempre a disposizione quantità di sangue sufficiente da impiegare immetli.'ltamente. 6) che eventuali reazioni c complicazioni osservate sono da riferire ad errori di tecnica c non ad eventuali particolari proprietà del sangue impiegato. S. Vtii\LE.


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NEUROPSICHIATRIA C. TRABATTONI. - Contributo aUo studio clinic:o della sindromt: pitamidale. I segni piramidali della mano. I disturbi del lato opposto a qu«:Uo ammalato nelr t:miplcgia. (((Rivista di Patologia nervosa 1: mentale», nov.-dic. 1935).

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L'A. ha esaminato 57 casi di sindrome emiplegica pu~a (esclusi, cioè, tutti quegli emiplc:gici portatori di focolai multipli o di complicazioni e sovrapposi.zioni morbose) al duplice ~opo: eli valutare i segni dell'ano superiore ritenuti esponenti di lesione della via pirarrudale; d'accertare l'eventuale esistenza di disturbi della motilità volontaria (m~ tilità elementare, aprassia, asimbolia) nel lato opposto a quello emiplegico. Analizzati i varii segni dell'arto superiore - che vengono opportunamente illustrati anche con chiare e dimostrative fotografie - l'A. si chiede se di questi segni ne esistano alcuni aventi lo stesso significato di quelli piramidali del piede, o se si tratti, invece, di una espressione generica di lesione della via piramidale, cd - in ogni caso se possano fornire utili elementi diagnostici. In base alle sue accurate ricerche c:gli giudica che l'abolizione dci fisiologici riflessi articolari del Maycr (consistente nell'involontaria opposizione e flessione del pollice sull'articolazione metacarpo-falangca, che si determina flettendo passivamente la falange basale del dito medio) e del Léri (progressiva flessione involontaria deU'avambraccio sul braccio quando si produca passivamente la flessione: del pugno sull'avambraccio) può indicare realmente l'esistenza di una lesione del neurone motore centrale sotto il cui dominio trovasi l'arto superiore ove detti riflessi sono scomparsi. Gli altri segni sono di utilizzazione pratica assai ridotta o per la loro p.ltticolare rarità o perchè sembrano legati aJlo stato di generale iper-reflessia determin:ao dalla lesione piramidale. Conclusioni, queste, che l'A. trae anche dall'esame di altri 37 soggetti non emiplegici, ma presentanti altre svariate affezioni nevrologiche. Nella seconda parte dd suo lavoro il Trabattoni passa a considerare le condizioni degli arti del lato opposto a quello paralizzato. Già Charcot, Pitres, Friedlaender ed altri AA. non recenti avevano constatato che gli arti del lato non colpito dall'emiplegia solevano presentare un certo indebolimento, associato talvolta ad accentuazione dci riflessi profondi e (0. Rossi) ad anomalie dell'eccitabilità elettrica. Ma altri ricercatori (come Guillain e Marie) concludevano per l'eccezionalità di siffatti disturbi: ecce.zionalità che trovava la sua spiegazione nella possibile esistenze; di focolai diversi che avrebbero dato dci piccoli ictus passati inosservati L'A. che, come già abbiamo osservato, si occupò solamente dei disordini della m()tit!tà volontaria, conclude le proprie ricerche ammettendo l'esistenza (in circa la metà dci suoi casi) di disturbi della motilità elementare, evidenziabili, particolarmente, facendo eseguire movimenti isolati delle dita, ed attribuibili, verosimilmente, alla com promis.~ione omolaterale del neurone motore centrale. L'ampio ed esauriente lavoro del Trabattoni è rorredato da una bibliografia ricca di 120 voci e costituisce un importante contributo alla semiologia ed alla clinica delle affezioni piramidali. C\RLO RIZZO.

C. PANARA. - Circa fa distribuzion«: dei pigmenti emosiderinici nell't:nc:dalo dci dementi paralitici. («Rivista di Neurologia >,, fase. 4", 1935-XIII).

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Nel presente lavoro sono esposte le ricerche dell'A. tendenti ad illustrare l'esatta distribuzione dci pigmenti ferrici (o ~:mosidcrinici, quando - come qui - se ne ammette l'origine ematogena) nell'encefalo dci dementi paralitici ed i loro rapporti con gli infiltr:ni che costituiscono la peculiare caratteristica ist~patologica della malattia. Queste


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indagini sono state condotte su cinque encefali di paralitici trattati col metodo di Nissl e col memdo di Perls, allo scopo di esaminare separatameme e, poi, di confrontare, gh infiltrati ed i pigmenti. In base alle proprie ricerche - le quali confermano in gran parte quelle condotte la prima volta su questo stesso argomento dal Bonfiglio nel 1911-1912 - il Panara trae le seguenti conclusioni: i pigmenti emosiderinici si trovano costantemente nell'encefalo dei paralitici indipendentemente dall'età dei soggetti e dalla durata della malattia. Essi si riscontrano in quantità massima nella corteccia cerebrale, in quantità media nei nuclei della base e in quantità minima (quando non mancano del tutto) nel cervelletto, ponte e bulbo. CARLO RIZZO.

OFTALMOLOGIA GAsPARE TrRELLI. Osservazioni statistiche sugli infortuni oculari negli operai e nei contadini. (Atu del XXXlll Congresso della Società Oftalmologica Italiana). L'A. ha compiuto un diligente studio statistico sugli infortuni oculari, industriali ed agricoli, osservati nel quinquennio 1930-1934• in cui si presentarono all'Ambulatorio della R. Clinica oculistica di Torino 51.108 individui e di essi 10.095 risultarono affetti da lesioni oculari causate da infortuni nel lav01o, con una media complessiva del 19.79 % e precisamente in 9·544 risultò trattarsi di infortuni industriali (94•54 %) mentre gli infortuni agricoli ammontarono a 551 (5,46 %). L'A. fa importanti rilievi statistici riguardo aJI'epoca dell'anno, alla categoria, al sesso cd all'età degli infortunati, conferma l'osservazione già fatta da altri autori sulla maggiOf frequenza di infortuni per l'occhio sinistro, considera le sedi delle lesioni, le varie cause lesive e gli esiti che ne derivano concludendo che i danni anatomici e fun· zionali permanenti causati nei contadini dagli infortuni sul lavoro sono proporzionalmente piq gravi di quelli che si verificano negli operai e che il fattore principale di questa differenza sta nell'assistenza sanitaria specializzata che nelle industrie è pronta e bene organizza~ mentre il contadino ricorre di solito con molto ritardo all'opera dell'oqlii~ta ed ·allora nemmeno l'ospedalizz:J.zione permette, specie quando esistono alterazioni a carico delle vie lacrimali, di diminuire la gravità degli esiti che purtroppo in Ufl grande numero di lavoratori sono causa di invalidità permanente, molto spesso di grado ele\lato. TESTA.

MA&INEsco, DRAcANESco e GRICOREsco. Paraplegia sifilitica di Erb con atrofia dei nervi ottici. (« Revue d'Oto-Neuro-Ophtalmologie », 1936, gennaio). Gli AA. descrivono il caso di un ammalato che, dopo 32 anni dalle manifestazioni iniziali della sifilide e di cui non si era opportunamente cur:J.to, si era presentato ad essi con lievi disturbi parestici degli arti inferiori e lieve incontinenza di urina. Ben presto si manifestarono disturbi a carico della vista, ed all'esame oftalmoscopico fu rilevata atrofia bilaterale della papilla, predominante a carico della porzione temporale. Nel volgere di pochi anni la malattia andò sempre più aggravandosi, nonostante tutte le cure a_ntiluetiche, e ben presto si manifestò paralisi totale delle estremità inferiori. Un intercorrente can.::ro del fegato condusse a morte l'infermo. Gli AA. al successivo esame anatomo-patologico riscontrarono: appiattimento antcro-posteriore del midollo spinale, specialmente a livello delle reg ioni dorsale media ed inferiore con ispessimento delle meningi molli; al livello del chiasma le meningi


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molli sono ugualmente ispcssite e v1 SI not2 un processo <li aracnoidite localizzata; le arterie della base sono sclerosate ed in parte calcificate. Gli AA. richiamano poi l'attenzione sul fatto che il tronco dell'arteria oftalmica destra è sclerosato, calcificato ed attorcigliato e sembra comprimere il nervo ottico corrispondente. Dal punto <li vista anatomo-patologico gli AA. concludono che la degenerazione dci cordoni antero-btcrali, associata o no ad altre lesioni degenerative cordonali, è secondaria sia ad un processo di aracnoidite cronica sia a processi mcningo-\·ascolari (menii1go-miclite cronica progressiva). Dal punto di vista clinico la paralisi di Erb deve conservare la sua entità, come forma speciale di sifilide della midolla, caratterizzata da una paraplcgia spastica, installata in maniera insidiosa e ad evoluzione lentamente progressiva. L'associazione di altri sintomi come quelli sensiùvi (frequenti) o i disturbi ottici non deve far eliminare la diagnosi di paraplegia di Erb. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA Velocità di sedimentazione dei corpuscoli rossi nelle flogosi suppurative dell'orecchio medio. (" L'Otologia Italiana», I, 1936-XIV).

1.3AROLA. -

Il sangue al di fuori dei vasi coagula per separazione del plasma c: sedimentaziune

dei corpuscoli rossi. In un sangue reso incoagulabile, la parte corpuscolare pure si separa e sedimenta in un certo tempo: la maggiore o minore rapidità di separazione degli clementi corpuscolari raffrontata ad una unità fissa di tempo indica la velocità di sedimentazione. Visto che in questo fatto la legge di gravità non costituiva fattore unico, si pensq che vi esercitasse influenza la costituzione del plasm~ (Remighof) o la .costituzione dc;i globuli rossi (Abderhalden). Questi sono i due punti . fondamentali: è logico infatti che le cause risiedano o nel liquido in cui sì verifica la ~edimentazione o.. nei corpuscoli sedimentanti. Tutti gli AA., dopo, hanno cercato di specificare e così alcuni ritengono sia il tasso di colesterina nel plasma, altri deJla lecitina; H ocber enuncia una te<Xia elettrica: g li eritro.:iti sarebbero forniti di carica elettrica contraria a quella del plasma. Altri dà imFortanza al fibrinogeno, alt ri al contenuto in lipoidi, in colloidi elettropositivi, o alla dimensione corpuscolare. La vel. di sed. è dunque in rapporto a numerosi fattori ine. renti al plasma da una parte, agli elementi figurati dall'altra. Sorvolando sui vari metodi <li tecnica (Linzcnmeicr, Westcrgrecn, Rcvoltella) con gli cmoscdimentometri, interessiamcci degli agenti capaci di alterare la v. di s. Questa è \.Sposta a subire l'azione di infiniti fattori fisiopatologici nel senso di accelerazion e del fenomeno, di pochi nel senso di ritardo, sempre però risente contemporaneamente c in modo prcpondcrante della costituzione, della combinazione chimica del plasma, dello stato c stadio di malattia. Nel soggetto normale la v. di s. è lentissima; nell'uomo rispetto alla donna è rallcnt:lta, così nel vecchio, nel neonato; accelerata nella donna (pubertà; mestruazioni; gravidanza). E' rallentata in emopatic, av\'clenamenlo da Pb., itteri, applicazioni diatermiche, anafilassi, stati ipotiroidei, iperglicemia, adenoidismo. Accelerata nei processi infctti\'i, in genere non in rapporto alla temperatura, ma all'entità della lesione. Così ne:la tbc. polmonare SC)!Ue il progresso della lesione; nella tbc. ossea è accentuata in rapporto all'estensione delle localizzazioni, comport.1ndosi in modo così specifico, da riu~cire ·di grandissimo aiuto di diagnostica differenziale. In otoiatria è stato studiato


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il comportamento in varie affezioni morbose. L'A. ricerca se la v. di s. possa aver importanza pratica utile alla diagnosi di complicazioni otogcne non diagnosticabnli facilmente. L'ha praticata in 20 casi di otite media purulenta acuta con o senza complicanza mastoidea. La v. di s. in tali casi è sempre fortemente aumentata, come per le infezioni generali, ma non è prova specifica. Esiste un certo parallelismo tra v. di s. e andamento dell'infezione otogena, non in grado tale da costituire fattore di sicurezza di~gnostica differenziale. u reazione si può leggere a distanza di un'ora. RAFFONE.

H EuttJ PROBJ. -

La sindrome sensitiva della sifilide dell' orecchio interno. (Sue sindrome sensoriale). («La Presse Médicale >J, n. 9• 29 gen-

relazioni con la naio 1936).

Le eventualità di uno studio completo sullo zona sintomatico, di cui l'A. ha riscontrato qualche caso nella sifilide, la ricerca di modi ficazioni della sensibillità nel dcminio del facciale sensitivo nei disturbi fisiopatici della faccia, hanno indotto i1 prof. Probj ad esaminare più particolarmente la zona di Ramsaj -H un t in una serie di affezioni auricolari. La presenza di leggeri disturbi della sensibilità nello zona pur essendo giudicati banali dall'A., hanno fatto sì che egli, osservando li con discreta frequenza nella sifilide auricolare, ha pensato che il facciale sensitivo debba essere alterato in modo particolare nella infezione luetica. Due osservazioni sono sembrate sufficienti all'A. per giu:.tifìcare le sue ricerche: I) Si tratta di una donna di 43 anni di età che soffre da un anno di vertigini 1abirinriche, ronzìo, rumori auricolari e completa anestesia del padiglione sinistro. In seguito ad opportuna cur0 antiluetica scompaiono tutti i sintomi ma la sensibilità è assoi diminuita: il timpano si tocca senza provocare dolore e la zona di Ramsaj • Hunt è molto poco sensibile. Importante in questo caso è l'anestesia, che appare 12 ore prima delle vertigini e dd ronzìo; l'intensità della lesione sensitiva; la scarsa influenza del trattamento sull'anestesia che è diminuita senza cura prima della scomparsa dei disturbi vestibolari; la persistenza dei diswrbi vasomotori parecchi mesi dopo il ritorno della sensibilità ed il predominio di lesioni del vestibolo dopo un breve episodio cocleare. Il) La seconda osservazione riguarda un uomo di 39 anni che ha dovuto rinunziare alla sua vita attiva a causa di vertigini assai violente e spesso acompagnate da caduta. Nei precedenti familiari risulta chiara l'infezione luetica. Dopo il trattamento specifico le vertigini non sono più riapparse1 ma la diminuzione della sensibilità del padiglione e della conca del lato affetto non si è modificata affatto. A questo punto l'A. ricordando minutamente l'anatomia del n. facciale e del n. acustico, detrae dalla sua descrizione il seguente giudizio: la patologia dii questi due n ervi ci apporta la conferma che i sintomi che noi possiamo rilevare nelle loro differenti sindromi a volte rappresentano un' associazione delle lesioni dei due nervi stessi. Pertanto l'A. ha voluto esaminare questi sintomi assoc1at1 c le lesioni isolate, a se.:onda che l'uno o l'altro nervo sembrava leso per primo e nello stesso tempo faceva pensare alla partecipazione dell'altro nella stessa sindrome. I) Sintomi associati. Un esempio interessante tra gli altri è dato dall'apparizione della paralisi facciale con tutto il suo corteo di disturbi sensitivi e di una labirinritc nell'evol uziont cl i una sifilide nervosa. II) Lesioni isolate o dissociate. La forma tipica clinica è la labirintitc dissociata vesdbolare, che si manifesta solo con vertigini, conduzione ossea normale o poco diminuita e con Weber Eatcrizzato al lato sano. In questa forma è stato già rilev:uo che 7 -

Giomal~ di medicina militare.


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l'anestesia del condotto e della conca sembrerebbe frequente, ma un caso osservato era tanto ch1aro che ci autorizza a descrivere questa anestesia come un sintomo precoce della sifilide dell'orecchio interno, ove le lesioni i~late o parcellari sono abbastanza frequenti. Dal complesso dd lavoro portato con minuziosa esposizione possiamo riJe,·arc con l'A le seguenti osservazioni che sono le conclusioni stesse alle quali tendevano le ricerche: L 'evoluzione dell'anestesia nelle forme sifiliùche non pare venga influenzata dal trattamento specifico. I disturbi della sensibilità sembrano regredire spontaneamente e l'ipoeste~ia non si modifica nonostante un trattamento intensivo. l disturbi vaso-motori sono frequenti: il padiglione dell'orecchio ammalato prese:lta alternative di rossore e di pallore a seconda delle variazioni di temperatura. I disturbi del sudore richiamano l'attenzione del malato e sono da questi riferiti fedelmente. La sudorazione è unilaterale e si produce avanti al trago al momento dei movimenti della mascella e sulla cute corrispondente all'articolazione temporo-ma· scellat e. I disturbi cutanei accompagnano quelli dei due gruppi precedenti. Per guanto riguarda i disturbi trofici possiamo dire che le manifestazioni di zona aurkolare sono il riflesso dj una diminuzione di resistenza del n. facciale e dell'inter-

mediario di Wrisberg. L'esame del liquido cefalo-rachidiano nella sifilide dell'orecchio interno rispecchia solamente la reazione delle meningi nella labirinùte. In questa l'evoluzione generale ddJa sifilide presenta il segno dell'anestesia del condotto. Le lesioni dell'intermediario di W risberg cd il passaggio dd virus attraverso il tronco del facciale sembra che esplichino un'azione di difesa, costituendo es.~i avamposti che arrestano l'azione distruttrice. delle tossine. f: Il n. facciale nella labirintite sifilitica può essere leso per élue v1e: I) per via diretta. Il n. acustico ed il n. facciale possono essere compressi nel low decorso in fuori del bulbo, da una placca extra-meningea, nella loro guaina. ed infine nel condotto uditivo interno da compressione reciproca; Il) per via indiretta. L 'infezione può essere discendente venendo dall'orecchio inrcrno c: dal n. acustico, oppure essa è localizza1a per via circolatoria. L 'in fez ione può essere ascendente come avviene chiaramente nello zona, che si st·rve delle fibre del nervo per raggiungere l'obbiettivo scelto: il ganglio. Nelle bbirinriti luetiche la sifilide risparmia la branca sensitiva del facciale poic.hè essa attacca il tronco motore ed il nervo acustico, mentre la lesione della branca sensiÙVOJ sembra sia più sovente associata a quella del n. vestibolarc.

s. VtTA.LE.

DERMOSIFILOGRAFIA L. ToMM.\SI. La diagnosi d1 guarigione della sifilide. n. 3· marzo 1936-X I\').

((• Il Dermosifilografo "•

L'r\. ha trattato diffusamente tale Importante argomento nella relazione ufficiale al l X Congresso I ntcrnazionale di D ermatologia di Budapest nel settembre 1935. Premette che l'unico concetto veramente scientifico c utile per la diagnosi di buarigione è guello etiologico e cioè la scomparsa di ogni virus sifilitico, così da essere: im!lOssibile una ripresa della malattia e che per p<'ter parlare di guarigione occor re a'l•mencrt la guaribilità della sifilide. La ~uaribilità è dimostrata tlalla sifilide sperimentale, dalle osservazioni statistiche, che ~c non hanno valore per il caso singolo, ne h:mno uno complessivo, e dalla reinfc-


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zione, anche se oggi quest'ultima non abbia il valore dimostrativo di un tempo, data la riconosci uta possibilità di supcrinfczionc c di recidive spontanee simulanti al massimo grado la reinfezione. Quanto più precoce, intensa c duratura è la terapia, tanto maggiore probabilità di guarigione esiste. Occorrerà però tener presente, a proposito delle cure precoci e intense, che esse impediscono la formazione di immunità e di allergia c quindi, se la sterilizzazione f: incompleta, si potranno avere sifìlidi per lungo tempo asintomatiche, forme anormali, lesioni interne ecc. Kell'accingersi ad una uiagnosi di guarigione occorre tenere presente le possibili latcnze, che possono essere complete e lunghe. Tale distinzione va fatta in base a criteri clinici, sicrologici, immunitari e di saggio di infeziosità residue, i quali però non rappresentano dati sicuri per la diagnosi pcsitiva di guarigione della sifilide. L'A. conclude afferma ndo che la sifilide è malattia che può g uarire; che la guarigione (raramente spontanea) è tanto più probabile quanto più la cura è precoce e ben condotta; che la diagnosi di guarigione è possibile soltanto come criterio statistico e non pel singolo individuo, nel quale tale diagnosi è solo di probabilità e quindi da controllare attraverso il tempo. CMLuccr.

STOMATOLOGIA L~:crw. - -

Considerazioni sui rapporti dell' ipofisi col sistema dentario. ((( La

Revue Odontologìque >>, gennaio 1936). Le alterazioni dentarie durante le sindromi ipofì.sarie non sono rare, per quanto la loro frequenza sia lontana dal ra ggiungere quanto si è potuto constatare nelle affezioni tiroideeSia le ricerche sperimentali che le osservazioni cliniche sono concordanti nello stabilire la parte importante che ha l'ipofisi nello sviluppo e nella evol!,lzione dei denti. E' un fatto ormai stabilito che nei soggetti giovani le lesioni distruttive della ipofì.si s i accompagnano al ritardo nella eruzione e nello sviluppo dei denti e sono causa di anomalie dentarie varie. Per quanto manchino caratteri specifici per trarre da un semplice esame del sistema dentario gli clementi di diagnosi di endocri nopatie, sussiste nondimeno il fatto che i segni dentari possono portare indicazioni preziose per la scoperta di affezioni endocrine e in particolare di affezioni endocrine latenti. Ed è spiacevole. dice l'Autore, che le ossen·azioni cli niche in generale trascurino troppo facilm ente le particolarità uell'esame boccale e si trovino perciò prive di elementi importanti di diagnosi. Uo buon numero di affezioni dentarie, se non la maggioranza, non dipende solo da cause locali, come si riteneva una volta, ma spesso da cause generali: malattie acute e croniche, intossicazioni esogene o endogene, alterazioni del centro umor:1ie. La deficienza delle glandole endocrine che in collegamento con il sistema nervoso vegetacivo costituiscono i regolatori essenziali del ricambio organico e di là del centro umorale, porta un perturbamento profondo nei fenomeni nutritivi dell'individuo. E quindi anche in quelli del sistema dentario. · La terapia endocrina deve trovare numerose applicazio ni in patologia dentaria. Gli estratti glandolari sono stati somministrati nei ritardi della dentizione, nella carie dentaria, nella piorrea alveolo dentaria e nella paradcntosi. E' sopratutto alla opoterapia associata che si è ricorso. I risu ltati ottenuti finora sono incoraggianti e meritano di essere proseguiti. PJCCARRETA.


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BIOLOGIA G. StMONELLI. -

N ozioni di chimica biologica. (Editore Niccolai, Firenze 1936-XlV).

1936 -XIV). Un libro di Chimica biologica, scritto con quella particolare competenza che ha il prof. Si monelli, non poteva riuscire cb e un 'opera di importanza considerevole, non solo per gli studenti ma anche per i medici già t sercenti e, potremmo aggiunger~, per tutti i cultori di scienze biologiche, dato che, senza le cognizioni fondamentali di chimica applicata alla biologia, djfficile potrebbe riuscire la comprensione di molti problemi sia di fisiologia come di patologia, tenuto anche conto del moderno indirizzo scientifico di tali studi. Merito dell'opera, oltrechè i pregi scientifici intrinseci, è anche quello della semplicità e chiarezza, giacchè, pur usando complesse formule strutturali, l'esposizione non si appesantisce in esse, anzi le rende uno strumento illustrativo per seguire le fila delle più importanti trasformazioni biochimiche. Da segnalare, fra i capitoli più importanti dal punto di vista pratico, gli ultim't due che riguardano- il ricambio qualitativo e quantitativo dell'organismo nonchè la composizione chimica dei tessuti e dei liquidi circolanti. Amm•revole il volume anche per la sua veste tipografica. N. BRUNI. A. e B. CHAUCHARo. -

La crona.Wa dell'apparecch io del gusto. (« Societè de Biologie >J, 8, febbraio 1936).

I due AA. lavorano dal 19:17 su l'argomento relativo alla fisiologia del gusto; di recente hanno redatto l'articolo riguardante tale senso nel Trattato di Fisiologia d i R,Jger e Hinct. Allontanandosi dai metodi di stimolo finora usati che non permettono alcu na sepa· razione fra eccitabilità gustativa e quella di altri elementi (neuromotori, sc:cc:rnenti, sensitivi o sc:nsoriali), gli AA. si son rivolti al metodo cronassimetrico, come il solo capace di realizzare tale possibilità. Lo stimolo elettrico applicato sulla lingua determin.a sensazione gustativa qualificata da alcuni come di sapore acido, da altri di sapore ptccante. Altri hanno usato già lo stimolo elettrico applicato sulla lingua, ma solo a scopo di determinazioni topografiche. Nel Laboratorio di fisiologia della Sorbona i Chauchard hanno sperimentato su due soggetti: anodo a placca sulla nuca, catodo ad ansa d'argento su le varie zone della lingua da esplorure: punta e V lingua le. E' noto che l'innervazionc della lingua è f<Jrnita dalla corda del timpano per la zona anteriore e dal glosso-faringeo per i due terzi posteriori. I valori cronassimetrici dànno una differenza nettissima fra estremità anteriore e parte posteriore, fatto questo a tutto favore della duplicità dell'innervazione. In un caso in cui hanno osservato che la cronassia della zona anteriore era di molto superiore al valore normale, si trattava di un soggetto che per otite media purulenta aveva una vasta lesione della membrana timpanica (concorda con osservazioni personali di otoiatria, n. del r.). Da questi fatti gli AA. deducono che se si prende come test c.Ji eccitazione gustativa lo stimolo elettrico, si vede che essa è c.lata da duplice innervazionc e cronassia con valori molto distanziati, e si augurano che in clinica, nelle affezioni dell'orecchio medio st confermino tali vedute, quando si ha motivo di ritenere lesa la corda del timpano. RAFI'ONE.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI! ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal vuball pervcoutt alla. )l)ùutone Galera.le di Sa.niti militare ndl'a.prlle

''3'-XIV)

Nel febbraio e marzo c. a. presso gli ospedali militari si sono svolti corsi di conferenze ed esercitazioni pratiche concernenti il servizio sanitario in pace c in !,TUerra c gli aggressivi chimici. AN C O NÀ + Primo capitano medico LoRENzo C.o\SSANO: La medicina legale militare

presso i corpi e gli stabilimenti sanita1·i in pace e in guerm. +Tenente medico prof. FRANCEsco D1 FRANCEsco: Rilievi clinici .sui tumori del crasso

ad inizio esdusivamente emet·orragico.

Riferendosi ad un malato ricoverato nel proprio reparto l'O. dopo aver passato in breve r~ssegna i tumori dell"intcstino in genere e del crasso in ispecie, descrive nelle sue linee fondamentali il capitolo della isto-patologia dci tumori stessi, il modo di propa· garsi e la loro eco semeiologica trattenendosi con particolare interesse sulla sintomato· logia clinica e sulla diagnostica differenziale. Crede opportuno di far rilevare che i tumori del crasso non hanno un quadro clin ico ddinitivo ma che possono presentarsi sotto tre forme: 0 I colite cronica muco-membranosa; 2° colite subacuta con o senza periodi pscudo-occlusivi; 3" sindrome emorragica grave od occlusiva acuta. La terapia è squisitamente chirurgica, e consiste in: I 0 operazione in un tempo solo (resezione cd ileo-trasverso-stomia); 2° operazione in due tempi (ano artificiale preparatorio e poi ileo- trasversostomia);

3° opcrazionr in tre tempi (ano artificiale, ileo-trasvcrso-stomia cd in ultimo chiusura dell'ano artificiale). Come sintesi l'O. sostiene che, a diagnosi precoce, la chirurgia del colon è meno pericolosa di quella del cancro dello stomaco e deve essere sempre tentata studiando nei più minuti particolari il caso clinico e la tecnica operatoria. Prende la parola il colonnello medico direttore prof. CASELLA: si congratula con

l'O. per la chiara e dotta esposizione, fa presente come la tubercolosi intestinale anche primitiva, incida profondamente in questa regione le sue caratteristiche e come la diagnosi differenziale sui semplici sintomi obbiettivi sia talvolta estremamente difficile. Il si ntoma 1 adiologico di Stierlin, indicando una superficie ulcerata, e successivo spasmo e ipermobilità del tratto malato e l'assenza di stenosi sono tali da portarci ad una diagnosi di differenziazione abbastanza chiara. Successivamente prende la parola il primo capitano medico PAVONE per quanto riguarda la terapia: ritiene che in caso di lesione polmonare e concomitante tubercolosi intestinale prima di un intervento chirurgico diretto, debbano espletarsi tutti i presidi tc::rapeutici medici. Il primo capitano medico CASSANO riferisce di un caso osservato alla dinica chirur-

gica di Napoli in cui l'intervento dimostrò trattarsi d1 un tubercoloma.


490

CONFERENZE E DlMOSTRAZIONl CLINICHE ECC.

BARI •

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Tenente medico LuiGI NUNNA: Etiopatogenesi della tubercolosi renale.

L'O. espone dapprima ampiamente l'anatomia patologica della tubercolosi renale, illustrando specialmente le alterazioni della forma ulcero-caseosa, passa quindi a parlare della sintomatologia soffcrmandosi sui vari reperti cistoscopici e radiologici. Mostra tre radiografie eseguite in reni tubercolotici per via ascendente e discendente con uroselectao. Insiste sulla necessità di una diagnosi precoce riportando statistiche di var1 chirurgi dimostranti che, nei casi operati tempestivamente, si ha una guarigione del 98 %. Discute le varie teorie sulla via seguita dal bacillo di Koch per giungere al rene, e, rip0rtando i risultati di esperienze personali tendenti a dimostrare l'infezione per vra linfatica, ne ammette la possibilità. Sono intervenuti nella discussione

tenenti colonnelli medici

ANTONIO

L'IPOCE,

direttore, e CAMILLO MAzzoccoNE.

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BRESCIA • Tenente colonnello medi w AcHILLE ARA: Un caso di pleurite colesterinica.

L'O. prendendo lo spunto da un caso di pleurite colesterinka presentatosi in un ricoverato nel Reparto Medicina, tratta delle pleuriti colesteriniche in generale, ricordandone La patogenesi, le varie ipotesi di formazione della colesterina nci liquidi patologici, l'anatomia patologica, la diagnosi differenziale colle altre forme di pleurite, il decorso, il trattamento terapeutico, e conclude affer:_mando come la pleurite colesterinica sia una forma morbosa ben definita che ha dixitto di vita nella nosografia non diversamente dalla pleurite purulenta, chilosa, chiliforme ecc. ecc.

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LIVORN O • Tenente medico LuiGI BECHERUCCI: Malattie professionali in Regime Fascista - Il saturnismo. L'O. prendendo spunto dalla applicazione della Carta del Lavoro, che riguarda, tra l'altro, la nuova legge sull'assicurazione di certe malattie professionali nei lavoratori dell'industria, parla ampiamente sulla minuta sintomatologia della intossicazione cronica da piombo e fissa il concetto che la diagnosi di saturnismo cronico professionale è una diagnosi essenzialmente di compendio. Parla poi della diagnosi medico-legale, dell'opera di prevenzione, e delle norme legislative al riguardo sancite dal Governo Fascista. • Colonnello medico prof. ALFONSO SERTOLI: Trauma e tumore. L'O. descrive dal lato clinico ed anatomo-patologico un importante caso di melanoma maligno osservato in un operaio in seguito ad infortunio sul lavoro, in cui la su;:cessione e la correlazione dei fatti morbosi inducono ad ammettere logicamente un evidente nesso etiologico fra il trauma riportato e lo sviluppo graduale della neoplasia, e quindi a riconoscere al sinistrato od agli aventi diritto un indennizzo. L'O. prende occasione da questo caso per trattare diffusamente la vessata questione del rapporto genetico tra trauma c tumore, importante sopratutto dal lato medico-legale.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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Espone pertanto le osservazioni ed esperienze sullo sviluppo di tumori in seguitO a le-

sioni traumatiche varie, ricorda quanto oggi si conosce sull'oncogenesi, soffermandosi sulla teoria costituzionale; dimostra infine con valide argomentazioni che, pur essendo ancora ignota la vera causa determinante dei tumori, il trauma, sia ripetuto, sia unico, in determinate condizioni, può rappresentare uno dci vari fattori eziologici dello sviluppo di essi, onde gli si deve riconoscere il valore di concausa.

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ROM A + Primo capitano medico DoMENICO LoNGO : Sulla crrrosz epatica.

Esposizione di un caso di cirrosi epatica con alcune particolarità non comuni del decorso. Scarsità di segni di ipertensione portale, ascite comparsa solo negli ultimi dieci giorni di malattia, imponenza delle emorragie, porpora diffusa, epistassi, gengivoraggie. Allungamento del tempo di coagulazione, prova del laccio fortemente positiva, diminuzione delle piastrine. Coesistev:mo dei sintomi di insufficienza miocardica: dispnea, cianosi, iposfigmia, edema polmonare. Obitus dopo 15 giorni di degenza. Diagnosi differenziale. Duplice etiologia alcoolica a luetica. Illustrazione del reperto necroscopico: cirrosi atrof<ripertrofica coi caratteri della cirrosi volgare, corrispondente tumore splenico, ateroma dell'aorta, miocardite. L'O. accenna alle recenti vedute di fisiopatologia nel campo della cirrosi. La cirrosi epatica, secondo la scuola di Abrami rientra nel quadro della «polisclcrosi portale>•, in cui sono interessati il fegato, la milza, il pancreas. Importanza della disfunzione splenica nel senso di una splen<rendoteliosi come causa della sindrome emogenica. Tratta quindi della diagnosi precoce: incerto valore delle attuali prove di funzionalità epatica, maggiore importanza dal punto di vista pratico dell'anamnesi accu ratamente raccolta per mettere in evidenza i piccoli segni subbiettivi di incipiente disfunzione tossica del fegato nei soggetti bevitori, luetici o con pregresse affezioni gastr<rintestinali, infettive ecc. Terapia chirurgica: nei casi di cirrosi splenomegalica non alcoolica la spìenectomia fa scomparire i fatti emorragici e fa regredire l'ascite. T ~rapia m~dica : controindicazione dei preparati tipo Salyrgan, Novasurol ccc. Benefica influenza d ella dieta priva di sale e povera di albumine; a base soprattutto di

su cco di frutta e di erbaggi. Somroinistrazionc per iniezioni e per via orale di un recentissimo preparato della « Farbenindustrìe >> il « Torautil >> ricavato dalla mucosa dell'intestino tenue, della categoria dei fermenti, che ha azione neutralizzante sulle tossine intestinali. Nelle forme luetiche è prcferibile usare il cianuro di mercurio endovena.

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T OR l N O+ Tenente colonnello medico SALVATORE FoRINO: Note m margrne alla medicina legale militare.

T RE N T O (Infermeria presidìaria) di!l sangue.

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+ Dott. VITTORIO BRESADOLA : Sulla trasfusione


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CONFERENZE E DlMOSTRAZIONJ CLINHCHE .ECC.

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Primo capitano medico ANTONIO FARAONE: Su un caso di « imb~cillità » m orale, tipo anestesico.

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L'O. presenta e illustra nei dettagli il caso psicologicamente interessante e suggestivo - non per rarità di forma od eccezionalità di reperti, ma per una estrinsecazione clir.ica direbbesi scolastjca - in un soggetto inviato in osservazione per profonda anomalia del carattere cd assoluta incomprensione della disciplina, con richiesta di esplicito p:m:re tecnico sulle di lui condizioni fisiche e psicologiche come riflesso della sua attuale posizione disciplinare. Dalla esposizione risulta esservi più del fabbisogno per concretare nel s., in semo pskopatologico, la classica <• mora/ insanity '' (Pritchard) - imbecillità etica (Mingazzir.i), immoralità costituzionale (Tanzi), pazzia morale (Schi.ile), invalidità morale (Mairet, Euzièrc), constitution antisociale (Didc c Guiraud), inadattabilità sociale (Colin c Demay), constitution perverse (Duprè) ecc. - compendiata nel concetto del G. Ballet di anestesia del senso morale e dal Règis sintetizzata in amoralità, inadattabilità, inaffcttività, impulsività. Veramente nel caso in esame quest'ultima caratteristica farebbe difetto e nelle indagini anamnestiche e nei rilievi psicologici diretti, anche ricercati con acrura\ezza; ed appunto l'O. nella discussione medico-legale relativa - dopo aver accennato alla distinzione del De Sanctis in amorali per ipogenesia affettiva (forma anestcsica) ed amorali per impulsit1ità - propenderebbe a ricollcgare la presente osserva. zione, più che alle frenastenie strictiori sensu, siccome ammettono AA. (Perrando, ecc.), alla parafrenia, naturalmente intesa ~econdo il concetto etimologico e dottrinario di L. Bianchi, riassumendone talune considerazioni del caso. Conclude insistendo parù.:::olarmente sulla tara ercdo-luctica diretta del s., in che va ricercata (Plaut, La i gnt.i . Lavastine, Vinchon, Heuyer) l'etiogenesi della descritta psicopatia degenerativa.

+ Maggiore medico FRANCEsco MASSIMO: Su un caso di cieco mobile ed append!cite acuta. L'O. il!ustra il caso di una recluta che, presentando sintomi di appendicite acuta, è srata sottoposta ad intervento chirurgico d'urgenza. All'atto operativo si è riscontrato il ci<>co in sede epatica, notevolmente dilatato e l'appendice congesta, attorcigliata a spirale e con lume irregolare. E' stato facile estrinsecare il cieco, che non presentava meso. Ha esLgu ito l'appendicectomia e la cccopessia. Parla delle malformazioni congenite dell'intestino e specialmente delle anomalie di posizione di esso, che sono più fregucnri nel cieco, ricorda la patogenesi di questa affezione, che predispone al volvolo, alla torsione, all'inginocchiamento e specialmente alJ'invaginamcnto, nei bambini. Fa rib·are il meccanismo col guale la mobilità del cieco porta alla sua incompleta funzionalità, alla diminuzione delle pareti, al ristagno, alla distensione ed alia flogosi ddla mucosa e, come nel caso attuale, all'infiammazione dell'appendice vermiforme. Descrive poi i sintomi del cieco mobile, che si riducono principalmente alla stipsi ed al dolore acccssionale nella fossa iliaca, per cui la diagnosi clinica si confonde quasi sempre con guclla di appendicite cronica; ma guando si associa alla flogosi acuta dell'appendici', come nel caso in oggetto, i sintomi c la cura rientrano nel quadro dell'appendicite acuta. E' da rilevare come in guesto caso, pur essendo l'appendicite molto alta, era bene evidente il punto di Mac-Burney. Infine descrive i vari metodi per la cura del cieco mobile e cioè la fissazione, l'a!lastomosi, la resezione.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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V ERO NA + Sottotenente medico GIACO~o CARAM.~NICA: La terapia dei tumori maligm coi metodo Freund- Kaminer. L'O. ne espone la teoria e la metodica che ha avuto occasione di apprendere dura:1te una ~ua permanenza a Vienna nella Fondazione Pearsoo diretta dal Prof. Ernesto Freuod. L'esperienze degli AA. dimostrano, nel siero di malati di tumori maligni, l'esistenza di una sostanza che protegge le cellule neoplastiche dall'azione litica che su di esse esercita il siero normale. T anto la sostanza normale litica, quanto la sostanza patologica proteggente, hanno origine nell'intestino; condizione di quest'ultima è però un'alterazione del lume intestinale consistente in uno stat;) acidotico e in una modificazione batterica. Dopo un accenno ai metodi di ricerca e ai metodi diagnostici (esame batteriologico, reazione sierologica c reazione cutanea) espone lo schema terapcutico basato su di un'azione medicamentosa e dietetica intesa a riportare le condizioni intestinali al loro stato normale. Termina mettendo in evidenz~ l'importanza curativa e profilattica del metodo già largamente diffuso in Austria.

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Maggiore medico ERNESTO MJLETTI: Sindromi pseudotubercolari del polmo11e.

L'O traccia i limiti di un tale capitolo che potrebbe essere definito il capitolo degli « errori nella clinica della tbc. >> e passa in rassegna malattie non specifiche che possono !òÌmuJare le varie forme della tubercolosi polmonare, so.ffermandosi in fine sul dovere d'indole sociale e militare che incombe ai dirigenti i reparti di accertamento diagnostico per una scrupQlosa disamina clinica che non lasci passare inosservato il terribile rr.ale.


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Le malattie infettive in Africa OricnWe Facendo seguito alle notificazioni contenute nei fascicoli di novembre 1935, gennaio e marzo 1936- XIV di questo Giornale, continuiamo col seguente specchio a riportare i dati statistici finora rilc\'ati presso il Servizio Sanitario del Ministero delle Colonie, concernenti le malattie infettive nelle Forze Arm:ue e tra gli operai nazionali dell'Africa Orientale. Questi dati, che ormai giungono a tutto il marzo c. a., già costituiscono la precisa documentazione numerica del memorabile successo raggiunto nel settore igienicoprohlacùco, in circostanze estremamente difficili, durante la gloriosa campagna per la conquista dell'Impero.

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NOTIZIE

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Bollettino del Corpo sanitario militare Ufficiali medici. TENENTI INCARICATI DEL GRADO SUPER IORE PROMOSSI CAPITANI.

GIACALONE Silvio, R. corpo truppe coloniali Eritrea (f. q.). - Destinato come contro. TEsTA Ugo, ospedale militare Torino (comandato clinica oculistica R. Università Torino, funzione assistente militare). - Destinato come sopra. SisTo Eugenio, cav. « Alessandria )), - Destinato come contro. PARRELLA Achille, ministero aeronautica (f. q.). - Destinato come contro. CYTRON Lazzaro, 43" fant. - Destinato come contro. LEO Giacomo, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania) ministero colonie con incarico civile (f. q.). - Destinato come sopra. FIGARI Alberto, ministero aeronautica (f. q.). - Destinato come contro. GEMMA Salvatore, ministero finanze (f. q.). - Destinato come contro. VERTECHY Giovanni, 8° bers. - Destinato come contro. PALMINIELLO Pasquale, ospedale militare Milano. - Destinato come contro. ClERI Vincenzo, scuola allievi ufficiali complemento Bra. - Destinato come contro. PANSERA Ottavio, 46° fam. - Destinato come contro. Fon Giovanni, 1° art. contr. - Destinato come contro. MASALA Mario, comando scuola centrale CivitavecchUi. - Destinato come contro. LASCARO Alfredo, 2° art. arm. - Destinato come contro. CANCI.ELLO Francesco, ospedale militare Cagliari. - Destinato come contro. TENENTI. Eusu Carlo, R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). sto 1935-Xlll collocato fuori quadro.

In data 17 ago-

Ufficiali chimici farmacisti. T ENENTI INCARICATI DEL GRADO SUPERIORE PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità 28 marzo 1936-XIV :

SEGRE Fernando, infermeria presidiaria . Sassari. -- Destinato come contro. PozzuoLI Francesco, ospedale militare Gorizia. - Destinato come contro. NAscÈ Francesco Paolo, ospedale militare Catanzaro. - Destinato come contro. Dal Bollettino ufficiale, disp. 29•, 30 aprile 1936-XIV.

*

Ufficiali chimici farmacisti . T ENENTI COLONNELLI.

GH.ERARDINI Naldo, ospedale militare Bologna. - In data 14 maggio 1936-XIV è collocato in ausiliaria per età, con anzianità 26 maggio 1932-X. Dal Bollettino ufficiale, disp. 31•, 7 maggio 1936-XIV.

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Ufficiali medici. MAGGIORI.

ScALFATI Alberto, distretto Roma l, in aspettativa per infermità non provenienti da cause di servizio. - In data 9 marzo 1936-XIV, richiamato in servizio effettivo e destinato ospedale militare Livorno.


NOT IZIE

TENENTI INCARICATI DEL CRADO SUPERIORE PROMOSSI CAPITANI. La promozione dei tenenti medici pubblicata nella dispensa 29•, Boilmino ufficiale c. a. (v. pag. prec.) deve intendersi avvenuta con anzianità 28 marzo 1936-XIV. Ufficiali fuori organico. TENENTI COLONNELLI.

ROMIIOLÀ Antonio, ospedale militare Livo:rno. - In data 17 agosto 193s-XIII, richiamato in temporaneo servizio per conto del ministero finanze (commissione medica per.sioni di guerra Livorno). Dal Bollettino ufficiale, disp. 33•, '4 magg1o 1936-XIV.

*

Ufficiali medici. CoLOI'NELLI.

1\•loNcuzzi Umberto, R. aeronautica (f. q.). - In data 15 maggio 1936-XIV rientra nei quadri perchè cessa di essere disponibile per il ministero aeronautica e dalla stessa data è nominato direttore ospedale militare Genova. TENENTI COLONNELLI. RoMROLÀ Antonio, direttore osped. militare Padova. - In data 23 luglio 193s-XIII, collocato fuori quadro quale disponibile per i! ministero finanze, perchè nominato membro effettivo commissione medica pensioni di guerra Livorno. T ENENTI INCARICATI DEL CRAP.O DI CAPITANO. MENNII.LO Francesco, cav. <<Aosta». - In data I4 settembre 193s-XIII, rientra nei quadri perchè cessa di appartenere R. corpo truppe coloniali Libia (Tripolitania). TENENTI. P1sERCHIA Natale, 6" art. armata. - In data 4 settembre 193s-XIII, rientra net quadri perchè cessa di appartenere R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica). Dal JJollettino ufficiale, disp. 35", 25 maggio I936-XIV.

*

Ufficiali medici.

PRJMI CAPITANI. DI LoRENZO Odoardo, 52° fant. - Ospedale militare Roma. T ENENTI INCARICATI DEL CRADO DI CAPITANO. CRISTIANI Michelangelo, 1° alp. - 6° art. corpo arm. TENENTI. Mm.AJONJ Vincenzo, scuola centrale artiglieria. - 52° fant. SOTTILE Leonardo, 244 ° fan t. - Scuola centrale artiglieria. Dal Bollettino ufficiale, disp. 36\ 28 maggio 1936-XIV.

Onorificenze Nella ricorrenza del Natale di Roma, m proposta di S. E. il Capo del Governo, Ministro della guerra, sono state concesse le seguenti onorificenze nell'Ordine della Corona d'Italia, in c011siderazìone di particolari benemerenze.


NOTIZIE

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Commerzdatore: tenente colonnello medico Arnaldo IPPOLJTI. Ufficiale: tenenti colonnclii medici Gesualdo GtARRusso, Enrico BERTELLI. Cava/tere: maggiore chimico farmacista Lorenzo BRACALONI; primi capitani medici Lcdovico PETITBON, Camillo GIUDICE, Paolo DE PAOLI, Pasquale GAGLIARDI, Galileo SrAGNOLETTt, Antonio St•EZZAFERRI, Salvatore SctORTINO, Enrico FALBO, Sebastiano CAN· NtlZO, Salvatore CALVELLO, Giovanni DELLO loto, Gennaro PAPA, Guido RosA, Mario P:....~TINA, Amedeo ScAFÈ, Raffaele FALCONE, Domenico LIPARI, Francesco TROINA, Giu~eppe BuA, Luigi VIMERCATI, Mario GRtLLl, Giuseppe VASTA, Arturo BAvA, Nicolò FoNTANA, Francesco MAGLIENTI, Filippo CoLOMBRITA, Antimo o' ALESSANDRO, Giuseppe lJATTILO.

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Per la fondazione dell'Impero, su proposta di S. E. il Capo del Governo, Ministro della guerra, è concessa la croce di cavaliere nell'Ordine della Corona d'Italia, in via straordinaria e in considerazione di parlicolari btmemerenze, ai seguenti ufficiali del Corpo sanitario militare reduci della guerra 1915-18. Ufficiali medici. Primi capitani: Salvatore. LoMBARDI, Carmine PASSANTE, Nicola VITALI. Capitani: Arturo BoNELLI, Leonida BoRGHI, Bruno BRUNI, Francesco Coucc1, Francesco CucCIA, Prospero D1 RAGO, Aldo FAENZt, Floriano GAtDI, Alessandro GENTILI SPINOLA, Vitangelo GENTILE, Giuseppe Lto, Giuseppe MANCIONE, Agostino MARcHESE, Giuseppe MAsctA, Gaetano MILANA, Paolo MoRG.~NTt, Paolo PALADINO, Giuseppe PEDROLI, Ferrante PELLICINI, Vincenzo PERNICE, Antonio PRoTo, Giovanni PuRPURA, Giuseppe SERRA, Giovanni SoTTINI, Antonio VASSOLO, Mario VASTOLA, Leone ZtCCHIERI. Tenenti inc. del grado di Cùpitano: Gi useppantonio TARSIA. Tenenti: Francesco BELLIA, Vincenzo FEDERICO. Ufficiali chimici farmacisti. Capitani: Angiolino DATTILO, Raffaele DE BENEDICTIS, Lorenzo CuRATOLO, Roberto Focm, Pietro PAtMERIO, Alessandro $ANNA, Francesco Paolo NAscÈ.

S. M. Reale Imperiale visita r Ospedale militare di Roma Il mattino del giorno 20 maggio S. M. il Re d'Italia Imperatore di Etiopia si è recato all'ospedale militare di Roma a visitarvi feriti reduci dall'Africa Orientale, fra cui sono cinque ufficiali piloti. Il Sovrano si è intrattenuto affabilmente con i feriti e si è soffermato quindi ad osservare particolarmente i nuovi perfetti. impianti chirurgici e il nuovo reparto- sanatorio, prolungando la Sua visita per quasi un'ora.

Corso di malariologia Nel giorno Natale di Roma è stata solennemente inaugurata la nuova sede deli'Istitutc di Malariologia nel sontuoso padiglione sorto, per volere del Duce, al Policlinico della Capitale e dedicato al nome del grande malariologo romano Ettore Marchiafava. L'Istituto, diretto dal prof. Giuseppe Bastianelli, terrà un corso per medici dal 6 luglio al 15 ::~gosto c. a. L'inscgn::~mcnto comprende lc;zioni, dimostrazioni pratiche ed esercitazioni, escursioni in località malariche c visite ad alcune bonifiche.


NOTIZIE

Per essere ammessi gli asrirarHi devono presentare domanda, indir izzata al direttore, in carta da bollo da tre lire, 15 giorni prima dell'inizio del corso allegando i titoli di studio (laurea, certilìcati). Il numero degli allievi da :1mmettere sarà stabilito dalla Direzione. La tassa di iscrizione è di cento lire più una quota di altre cento lire per le gite di istruzione, le cui spese sono sostenute dall'Istituto. E' obbligatoria la frequenza. Alla fine del periodo di insegnamento g li allievi possono ottenere il certificato di frequenza o il diploma di esame. Il diploma è dato a coloro che superano l'esame che consiste in una prova orale. Per il programma del corso e per informazioni rivoEgersi alla Segreteria dell'Istituto - Policlino « Umberto l >> - Roma.

Centro Medico Italiano a Ncw York E' stato fondato, in un grande edificio, a New York, il cc Centro Medico Italiano l) (ltalìan Medicai Center - 135 East 55th Street), inaugurato il 12 aprile c. a. sotto la d1rezione del prof. A. L. Soresi. Questo istituto, che può ricoverare 135 amm:~ l a ti , offre alla popolazione italiana di quella metropoli l'opera dei migliori specialisti di orig i!lle italiana e si propone anche di coordinare le attività dci medici italiani in America, per far meglio risaltare il loro valore professionale e dimostrare che anche nelle scienze mediche il nostro Paese non è :;econdo ad alcun altro. Per questo scopo è stata organizzata una biblioteca, aperta al pubblico, do,·e si troveranno tutte le contribuzioni mediche italiane, con un ufficio informazioni che fornirà gratuitamente, sia ai medici itali:1ni che americani, quahiasi schiarimento circa soggetti ed atti\'ità di carattere medico- professionale riguardanti l'Italia e l'America c un ufficio traduzioni e pubblicazioni avente lo scopo di tradurre e pubblicare i migliori lavori italiani. Una serie di conferenze medico- storiche illustrare da cinematografie a colori, quamlo ciò sarà indicato, sarà tenuta per far conoscere aJie nuove ge nerazio ni di italiani e agli americani le glorie della Medicina italiana. Sarà pubhlicato un Bulletìn of the ltalìan Medicai Center, efficace mezzo di unità spirituale

e di scambio di iuce fra i medici italiani in America ed i loro confratelli in halia. Sono st:Iti anche creati comitati per facilitare riunioni e congressi scientifici a cui saranno invitati i colleghi d'Italia e viaggi di istruzione sia dei colleghi italiani in America che dei colleghi italo- americani e americani in Italia. E' stata infine organizzata una esposizione permanente degli apparecchi medico- chirurgici inventati da medici italiani. La direzione dd benemerito Centro, che persegue così alti scopi di italianità, fa appello ai nostri lettori pcrchè \rogliano farle pervenire copie delle loro pubblicazioni ed is~rurne·nti di loro invenzione, per la biblioteca e per l'esposizione permanente, le quali serviranno di propaganda presso i colleghi italiani d'America e i medici americani. «

Der Dcutschc Militirarzt »

Con questo titolo, dall'aprile c. a. h::t iniz.iato la sua pubblicazione mensile la nuo,·a ri,·ist:l tedesca di Mcdicin:l Milit:lre, per gli ufficiali dci Corpi sanitari dell'esercito, della marina e ùcll' aeronautica, edita in bella \'este da Julius Springer (Berlino \:V 9~ Linkstr. 23-24). E' d iretta dai capi del servizio sanitario militare di terra, del mare e dell'aria, Waldmann, Moosaur, Hippke, e redatta da Hoffmann. La vecchia ri,·ist:J, org:mo uftìciale dei medici m ili tar i tedeschi, era la Deutschen militiifiirztlichen Zeìuchrift, che, fond:~ta nel 18i2. cessò la sua pubblicazione nd 1919. Con la rinascita della potenza milit3re tedesca però è stata sentita la necessità di fornire


NOTIZIE

499

agli ufficiali della Sanità militare in serviZIO atti vo e in congedo una rivista propria, in cui siano prospettati e discussi i più importanti problemi ~anitari relativi alle forze armate. alla luce delle esperienze e delle acquisizioni, di cui si è arricchita la Medicina Militare negli annj del dopo guerra. Nella prefazione è tracciato brevemente il programma che seguirà il nuo,·o giornale: non si tratta dj una comune rivista medica, nè d'altra pane se ne vuoi fare un organo avulso dal grande movimento scientifico, a confini troppo ristretti. Il compito prineipaJe dellA nuova rivista dovrà essere <Jùello di org:tno di collègamcnto tra il medico pratico e il ricercatore scientifico, tra il medico generico e lo specialista, con la collaborazione dci vari rami del servizio sanitario, in modo che ogni sollecitudine sia rivolta ai!a salute del soldato, negli ospedali, in caserma, al campo, negli esercizi sportivi, sul mare e nell'aria. All'ufficiale medico, come a nessun altro, è dat:l b possibilità di rendersi conto, anno per anno, delle condizioni fisiche della gioventù tedesca, e di levare la -..oce ammonitrice ove riscontri delle deficienze, contribuendo così all'elevazione e al mantenimento del vigore militare del popolo. La rivista ha anche lo scopo di sviluppare i rapporti della Medicina Militare nr1 vincoli scientifici tra nazione e nazione e nei periodici Congrc~si internazionali delle Sanità militari dci djversi paesi. 11 nostro Giornale si associa ai voti che accompagn:~no la nuova rivista, che i fondatori si augurano di mantenere nello spirito del motto che fregia la torre dell'Accademia medica militare tedesca: scie-ntiae, humanitati, patriae.

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NOSTRI MORTI In queste pagine ove il nostro Giornale, per antica usanza, segna i lutti della Sanità militare onorando la memoria dei camerati scomparsi che avevano votata la loro esistenza al servizio dell'Esercito, abbiamo il dolore di iscrivere ancora la perdita di due ufficiali medici d'alti meriti militari, professionali e civici: il tenente generale medico del ruolo speciale comm. Luigi T rovanelli, morto a Brescia il 22 maggio e il colonnello medico in p. a. comm. prof. Rosolino Ciauri, morto a Roma un giorno dopo. Il generale Trovane1li, nato a Feltria (Pesaro) il 22 dicembre 1865, apparteneva al Corpo sanitario dall'II luglio 1892. Promosso tenente iJ 4 luglio 1895, prese parte alla camp:-~gna d'Africa del 1896. Il 20 dicembre 1903 ottenne la promozione a scelta al grado di capitano c il 31 marzo 19r2 partì per la Tripolit;mia. Qui"i dette prova di fulgido valore nell'azione del 31 maggio dello stesso anno, a Bu Chamcz. ovc rimase gravcmcnrrc ferito nel porrarsi sulle linee del fuoco, dando nobile esempio di coraggio nel raccogliere e curare i feriti. Gli fu conferita la medaglia d'argento al valor militare. Promosso maggiore il 2 luglio 1914, :~JI'inizio Jella grande guerra si trovò direttore di un ospedale da campo, passando poi capo ufficio di sanità divisionale, nella quait: carica meritò la promozione a tenente colonnello per meriti eccezionali. Al termine della campagna era direttore di sanità di Corpo d'armata. Colonnello il 22 febbraio 1923 c maggiore generale il 2 febbraio 1926, fu collocato in ausiliaria nel 1928 per aver r:~ggiunto i limiti di età. Successivamente nominato te-


soo

l I':OSTRI MORTI

nente generale e messo a riposo per invalidità conseguite alle lesioni di guerra, il 16 maggio 1933 era stato trasferito, a norma di legge, nel ruolo speciale. Nei lunghi anni trascorsi alle armi, nelle molteplici incombenze di pace, nel terremoto di Messina e nelle tre guerre cui prese parte, il generale TROVANELLI spiegò . sempre insignì doti militari e grande capacità professionale specialmente nel campo chirurgico, ottenendo i riconoscimenti più lusinghieri e autorevoli per aver bene meritato dall'Esercito e dal Paese. Il colonnello Ciauri era nato a Gibellina, in prov1nc1a di Trapani, il 9 febbraio 1873· Laureatosi a Napoli il 9 agosto 1B98, fu aUievo della Scuola di applicazione di sanità militare nell'anno accademico t899-t!)OO, rimanendo quindi nd servizio permanente con le seguenti promozioni: sottotenente il 29 luglio 1900, tenente ìl 14 ottobre 1902, capitano a scelta il 1° luglio 1909, maggiore il 24 febbraio 1916, tenente colonudlo a scelta il 7 novembre 1918, colonnello il 2 febbraio 1931. Il 4 febbraio 1935 era stato collocato in ausiliaria per età. Il compianto colonnello godeva di grande riputazione negli ambienti professionali, militari e civili. Dal tirocinio universitario fino al giorno della sua morte improvvisa, lo studio fu la sua inesauribile passione, diventata metodo di vita, nel più diligente aggiornamento culturale e in fini ricerche nel preferito vasto campo della medicina interna, con una produzione originale assai pregevole, in parte accolta anche nel nostro giornale, e con studì critici di diagnostica e di terapia. A questi studt era tornato a dedicarsi con rinnovata lena dopo l'onorato termine dell'attività di servizio, consegnando in ciascun numero de le Foru Sanitarie, di cui era divenuto apprezzato collaboratore, chiare note di vivo e attuale interesse. Era stato per un biennio, fra il t9QS e il 1910, assistente militare delia terza Clinica Medica della R. Università di Napoli e quivi aveva conseguita l'abilitazione alla docenza in patologia speciale medica dimostrativa, nel maggio 1915. Aveva preso parte alla campagna di Libia nel 1913. Nella guerra europea diresse egregiamente unità sanitarie mobilitate, guadagnando una medaglia d'argento al valor militare, e fece parte di Commissioni ispettive di igiene e profilassi rendendo eminenti servigi, cqme ne aveva reso in occasione di epidemie e calamità nazionali, per cui gli erano statc conferite tre medaglie d'argento per i benemeriti della salute pubblica. Era commendatore della Corona d'Italia, cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ufficiale della Legion d'onore. Il Direttore generale della Sanità militare ha inviato v1ve condoglianze alle famiglie degli illustri estinti e si è fatto rappresentare ai funerali.

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Direttore responsabile: 'l:'À~~""lttl~c , tenente generale medico Redattore: Dott. prof. VtRCJNIO A.RDINIS, tenente colonndlo medico ROMA,

MAGGIO 1936-XIV • TIP.

ClONALE • CARLO CATI"ANEO, 20

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RIVISTE MEDICHE MILITARI. il !O

1 ltt·

'r!esò

•:nr rncrt

ANNAU DI MEDICINA NAVALE E COLONIALE - Direzionecentra.le della sanità militare marittima. Ministero della Marina, Roma, Anno XLII. Vol. l, Fase. 111-IV, mar:oo-updlt 1936-XJV, AUaao: Difficoltà e accorgimenti nella valutazione delle misure rnanometriche dunnte lA rachicentesi. Bnmi 1 OsSeTvazioni eulla biologia del Cteruxephalus. - Arc-dipe.,.l Campi oftalmoscopici: punti, linee e campi achiucopld. CECOSLOVACCHIA: VOJENSICt ZDRAVOTNICKt LISTY. - Organo scientifico dei medici, veterinari, fannacisti militari cecoslovacchi, Redazione. Praga, Bubenec, ì\1NO. - Zdrav. oddeleni. Fate, l, 1936. Hroa : Il servizio sanitario tedtsco e francese alle Ardenne (191 4). - Volc:&IMdoy 1 Rilievi aulla valuta. &ione dei disturbi nervosi funzionali. FRANCIA; REVUE DU SERVICE DE SAHTt MIUTAIRE. - Direzione del servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi, Fase. IV, apri/t, tom<> CIV, !936. Malard e Ballu 1 Polmonite e ruhercolosi presso i tiragliatori seneg• lui a V.. Rochelle.- JuoqiMtt e Jacob : Alcune cooaiderazioni sui risultati della radJoscopia sistematica de l contingente militare. - Moat•lr La storia dell'ospedale aillitore di Marsiglia. •

GERMANIA: DER DEUTSCHE MILITARARzr. -

Rivista mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito. della marina e dell'aeronautica, Bureau der Me<lizinischen Referantenl>l:itter, Berlino W9, Linkstr. 23..24, Fase. l, aprile 1936. Prefarione. - Fraaa: Correlv.ioni tra la chirurgia di guerru c organizzazione a.niraria. - Wadumutb : L'immobilizzazione degli arti traumatizzati. - Stie.-: P~ichiat ria ed esercito. - Grunske: Esperienze e risultari della lotta antimalorica io Emùeo (Ostfriesland) dal 191 O al 1933. - H•i.oaiua: Lcsionj della faccia da gas lacrimogeni ( Brornoocetooe). - Strurhold: Il compito della medicina areonautica alla luce dello sviluppo tecnico dell'Arma, - W-r : Sul giudizio medico-ltogole del medico militare.

.-

ROMANIA. REVISTA SANJTARA MIUTARA. - Red azione e amministrazione: Ospedale Militare • Reifina Elisabetta • Bucarest, Fare. il. febbraio 1936. Coaataatio.co r L'insufficienza mitralica consid erata dal punto di vista medico-militare. - Bacalorla e Foaa: L'angi na pectoris e l'edema acuto dd polmone. - Michaileoeo, Dumit.reoco-PoS>Orici e StaDcnco: Litiasi biliare extra-vesdcolare. - Lupa: L'importanza della nomenclatura in emat oJogia~ - Simici e Co.ut&DtilMico: SuU'esame del succo gastrico nella diagnosi di cancro dello stomaco. - Groamaa e Salomoo: Sindrome appeodicola.r e nella malaria. - Couta.ati.....,.., Muo e Rimllicoaoo: La bronchiccrasia considerata dol punto di \'ist• medico-militare. - Hol...... Zo.mlir e Maaolf!ICO: Considerazioni su un caso d'cmoJ:lobinuria parossistica • a frigore •· - San1aneco: L'agranulocirosi provocata col piramidone - Pa.-.1: Il significato moderno della diurea prandiale, - OcloWeja: La fonoscopia e sua importanza semeiologica. RUSSIA: VOENNO SANITARNOE DELO. - Gosudarslwennoc, isd-wo, Mosca, N. 9-10, sottemhr~otto!Jre 1935. s.r- : Il nu.dico nell'esercito. - Kolomi- : Le ispe.tioni per l'accertamento del buon funzionamento del servizio sanitario. - Rotte e Sal<o.-1..-: [. 'orga.1izzazione razionale degli ambulatori, •econdo il metodo \Virt, Tic:bomiro• : Le cute posi- operatorie negli ospedali militari. - RiabiaOY: L'efficaci a della terapia fisica nel periodo pos~peratorio. - Sirocco: La cura della dissenteria. - Sar....,: Sta ti sti~ dei ricovera• i negli ospedali militari. - Sirocco: L 'importanza degli accertamenti batteriologici, - Cleboritch: L'efficacia dcll'oosigcoo nei casi di soffocamento. - Vaailkovolry: La dif<-sa ctùmico-sanitaroa contro i J(:fs asfissianti. - Flero•: Il servizio sanitario durante il passaggio dei fiumi. - RappOpOR : Treni sanitari. - Molodz .... : Commiss ioni mediche di leva. - PaaoriDoY : La stagnatura de& li utensili da c:ucma. - Foùi.a: Circa i soccorsi nei casi di gravi emorragle. CoraYOi 1 L'opera del psichiatra nell'es erc ito. - S~tbbotaik: La preparazione psichica c fis ica degli avieri. Meoria : L'opera dell'otoiatra nella selezione degli allievi avieri. - Arc:lur.aaheùlry : L 'ullet1amento ai voli ciethi. SPAG:--IA: REVISTA DE SANIDAD MILITAR. - Pubblicazione mensile del Corpo sanitario m ilitare, Madrid, Fase. lV, aprile 1936. Sàiu e B.rm6du 1 Depurazione delle acque nelle diverse formazioni del fronte. - Marti.o 1 Obliterazione della succlavia da costola cervicale. STATI UNITI: THE MILITARY SURGEON: Army Medical Museum and Library, Washington, Vol. LXXVIII, N. l, gtnuia 1936, Y - r Il problema delle malattie veneree nel corpo di spedizione australiano. - Fos 1 Il fondamentale aapetto. biolouico della guerra. - s..- : La dif... a contro i topi. - Enkiae HWDII: Il codice sanitario miliur" di Mosé. - Huber, ~u due casi di trichin.iasi. - Lilieotbal: Moderna chirurgia toracica. - K.i.od•tman : latallazioni aaniurie militari austriache.

Vol. LXXVIII, N. 2,/<bbraio 1936, W...-.r : Esperimenti al campo di un'ambulanza a traino animale. -- Cluun!Mrli.o: Un collare di circostan7:a per fratture di vertebre cervicali. - Fairbanks: Breve cenno storico sul trnttamento delle fratture rnasociJari, - Malcolm C. Grow : IJ'lo studio sulla fatica. - St.dr•l : Doveri di un consulente in ncuro-psichiatria, addetto alla direzione superiore di sanità militare. Mos- . I mez7.i di contrn~to nelle di•gnosi r•tliologiche. MerCU': Le malattie io guerra. - c - : Gli ultimi giorni di Stonewall J ackson .

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TIPOGRAPIA RBGIONALB ROMA

J936-XIV


PU88LICAl/ONE MENSILE

'

Anno LXXXIV· Fase. VI GIUGNO 1936 -XIV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


SOMMARIO. LEZIONI E CONFERENZE: Dooati. -

Paa. SOl 503

Cura delle ìnfezìcnì chirurgiche con speciale riguardo alle ferite di a'Uerra

Boeri. - Sulla dì•scnteria amebica.

MEMORIE ORIGINALI: Mollo . - Il trattamento d'urgenzo sul campo di b>ttaglia delle fratture esposte degli ani Parri - Il Karkadè come concentrato naturale di vitamina C. . . . . • . Parri. - Osserva?.ionì chimiche su uo procedimento di <erapìa dell'ulcera tropicale • • Ferri. - Ricerche sperimentali sulla fisiopatolo!lia dei portat·>ri dì indumenti antipritlci • Riuo . - Ricerche ìstolo!liche sulla sostanza ~rriqia centrale del telencefalo. . • . • . . . Carllai. - ,Relazione sul funzionamento del Laboratorio chimico della base di M ogadiscio durante l'anno 1935 .

Paa. 507 519

521

525 535 543

CASISTICA CLINICA: Pag. 546 550

Coofalooe. - La spirochetosi bronco-polmonare in Eritrea • Pauatia. - Un ca.so di reticuloma mailll"o del mediastìno .

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Acido eiauidrico. Sull'odore dell' - M EVf.R . • . . . . • Dacriocittiti da ma.lformazioai e da deformaz.ìoni. - lhMTTA • • • • . • • • • • Febbre della. vallata del Rift. Tre casi dì infezione di laboratorio e trasmissione sperimentale della rnalat< ia al fure<to. - FRANCIS e MACILL . • • . . . . , . . . , Ferita diritali dai teadini ft.e uori della JD&DO. Il trattamento dtllt - BLOCH e ZACDOUN eu oolfoeauti Sul meccanismo d'a:&ione dei - sul parenchima pa/monare. - Ki.INC • Guerra ba.tterica. Eptdwait protJOCntt. A pr~posito dtlla - ROCHAIX Leucemia (Sulla) familiare. - CuRSCH.\tANN . . . . . . . . . . . . . • Malaria e oecbio. Su di un sintomo oculare generalmente rilevabile nella malaria cronica e larvata. - COI.OH.DBR . . . . Metaboliomo della retU... - Le CASCIO . . . . . • . . . Oculittica (L') di Autonio Scarpa • d11a oeeoli di atoria. - ÙVIO • Patoloria tropicale e puauitoloria. - CRO\'EJU . . . . Radiorrafia ILa) della lariaro. - BALDENWF.CK e CUAILLARO. . . . . Ricoveri aoticaa L'esame dei - dal punto di vista ddla loro impermeabilità. - PIEGLF.R Rifleui condlaioaali oell 'llomo. - ScHA~FER . . . . Scleroai a plaeebe. La forma tumarale dd/a - CHALLIOL . . . . . Soluaioui di Dù.iu Jtetmdo le differenti jarmacot>tt. - THOMANN. . Ulcera J&atro-duodenale Terapia dd/' - con l'istidina. - FtOEL FBRNANOI!Z Via (Una) d'aceeNO -'erioro dall'auea. - FIOLLE e LUCCION!

Pag. 576 587

CONFERENZE E Dl!'tfOSTRAllONl CLINICHE NECU OSPEDAU MD.n'ARI

Pag, S91

u -

571

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573 S78

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580 586 585

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579 582

599

NOTIZIE

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L 'abbonamento è annuo e decorre dal r• gennaio al prezzo-di L. 32 (Estero L. +4). Per gli ufficiali medici e chim:ci-farnucisri del R. Esercito, .in servizio ed in co~t~~edo, il~prezzo dell'abbonamento è r-idotto a L. 24 anticipate. ' Per i soli ufficiali medici (dell'Esercito e della Mo.rina). in qualunque posiziooe sì trovino, è amm ... ao un abbonamento cwnu lntivo al Gtornale di i'd•dicina Militar< ej agli Annali di Medicina Navale • Cal011iale al prezzo d i L. 45 annue, Il prezzo del supplemento contenente i Ruoli di an:ianitd dtl corpo sanitario milil<lro ~ di L. rs, ridotto a L, 8 per i soU abbonati.

NORME

PER I

COLLABORATORI .

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,__, opinioni manifeS<ate da~li autori non impejlnano la responsabilità del periodico. Agli autori sono offerti ~ratuitamcnte so estratti con copertina sta-npata, frontespizio. itnpaainatura e numerazione speciale. Gli estratti rieh w-sti 10 numero rnagJliore sono addebitati a prezzo di costo. Per di!JJ)('Siz:oni dd Consiglio nazionale: delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autoriasaun•o (non più di 10 righe) . Le spese per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompaJiflMsero le pubblicaaioni, 1000 a carioa d<gli autori. 1 u'Uinoseriui non si restituiscono.


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO LXXXIV - N. 6

GIUGNO 1936·XIV

LEZIONI

E

CONFERENZE

OSPEDALE M I LITARE DI MILANO

Cura delle infezioni chirurgiche con speciale riguardo alle ferite di guerra Conferenza del Prof. Mario Donati, Direttore della Clinica Chirurgica della R. Unive rsità di Milano, agli ufficiali medici del Presidio militare, riassunta dal capitano medico Leonardo CARERJ

Dopo aver porto al Direttore di Sanità e a: Direttore dell'Ospedale il saluto della Facoltà, nella sua qualità di Preside, e avere espresso i sentimenti di solidarietà che legano, specie nel momento attuale, i medici "civili ai colleghi militari, il Prof. Donati i11izia a trattare !'argomento vasto e sempre nuovo della cura delle infezioni chirwgiche, con riguardo specialmente alle ferite di guerra. Data la natura degli agenti traumatici, e quindi le lesioni da essi prodotte in confro1Jto a quello che, nelle guerre prt:cedenti a quella mondiale, era pravele11temente rappresentato dalla pallottola di fucile o di mitragliatrice, si è dovuto ritornare su larga scala nella cura di queste lesi011Ì all'uso degli antisettici già da tempo pressochè abbandonati. Il cvmpito del chirurgo dinanzi ad un ferito è quello - a parte le necessità vitali di intervento (ferite vasali, viscerali, ecc.) - di prevenire l'infezione impedendo che si sviluppi; il che è possibile in quanto la lesione è ben.d contaminata, ma 1ton ancora infetta. L'infezione è cio( ancora « potenziale ))' la presenza di germi non significando che essi fatalmente debbano svilupparsi e determinare L'mfezione della ferita. l n tale periodo il trattamento meccamco, l'antisepsi chirurgica, cioè, rigorosameute e completamente eseguita, è il metodo ideale e di necessità. Ma eSJo non può essere praticato in tutti i casi ùz maniera soddisfacente, perchè la rece11tazione della ferita , l'asportazione di tutti i corpi estranei, l'ablazione dei tessuti contusi non possono euere sempre attuate a fondo, in particolare in ferite vaste


5 02

Cl:Rt\ DELLE

1'\."FEZJO~I

Cl IIR U Rt;J CHE Cf):-,· SPECIALE RIGUARDO ECC.

e anfrattuose, in molte lesioni dello scheletro od osteoarticolari, ecc. E' da tener presente inoltre c!Je in ferite di guerra anche apparentemente 110-n gravi, l'infezione d1e si può sviluppare è prevalentemente data dai pioge12i associati agli anaerobi i quali complicano l'andamento causando proceui putridi; e lo .·facelo dei tessuti minorati nella loro vitalità agevola lo sviluppo di tali infe-::ioni le quali, a loro t1olta, esplicano azione tJecrotizzattte anche sui tessuti vicini, impedendo la demarcazione, e .wno causa di gravi fenomeni tossici generali. Agire sui germi senza ledere i tessuti nella loro vitalità è il compito cl1e dovrebbero assolvere gli antisettici; r a tal fine fu ideato da Carrel il Juo metodo nel 1915. Ma una soJtanza autisettù:a che agi!ca perfettamente in queJto modo .ci può dire che no1z esista; anche ii Carrei-Dakin, corn.c il dorosan di Giannettasio, usati prolungatamente non sono ben tollerati dai tessuti; e forse i benefici del metodo sono dovuti in grati parte all'azioue detersiva del lavaggio continuo. L'oratore sarebbe più favorepole a seguire ii concetto vitalistico di Wright uel trattamento di tali ferite: determinare con soluzioni ipertoniche di cloruro di sodio un e/}/u.;so dai tessMi all'estemo; applicando compre.1se imbevute in tali soluzio1JÌ sui tesJuti, per m gioni di omzo.1i si ha una corrente di siero dai tesmti ::d letto della ferita e notevole pas.1aggio di leucociti, che uel!a ferita stessa si disfanno mettendo in libertà fermenti proteulitici clze agùcono sui germi e suì tessuti necrotici del focolaio. Comunque bisogna teuer presente che speS.io è opporturJO non imistere con un solo m etodo. ma variare il tipo di medicazione. 11wltre occorre la vigilaw:::a armata, perchè la ba.1e del trattamento è soprattutto la franca incisio11e, l'apertura del focolaio settico; e qualche volta .a ddirittura la ma te m pe.rti V(• .ivfJpressione, onde evitare la morte per settic·otossiem ia. Nell'apertura dei fo(:olai settici sono da tener pre•enti: la ane.\lesia, il mezzo con cui incùlerr:, le lmee anatomiche e l'estensione delle incisioni. Tutte le anestesie posso11o e.1sere m ate, meno quella locale per in filtrazione, per evitare la diffusione del proceno; una anestesia oggi raccomandnbile è quella endot•enoJa con l'ec•ipan. In qu..rnto al mezzo, possono usat·si il termocauterio o il galvanocauterio ; ma il biJturi avrà il vantaggio d'evitare 7/UOt'e escare, e cio(: necrosi di tesmti in un campo già colpito, se11za contare che le escare si oppongono ad una libera e imm.ediata essudazione di drenaggio. L e incisioni debéonfJ rùpettare al massimo i tessuti che ha11no tmportanza frm ziunale (nervi, muscoli ecc.) e debbono assicurare il drenaggio, che potrà essere capillare, cioè di garza, oppure tubo/are o misto, assodato o non senz'altro all'u.ro di antùettici. Oltre a ciò si cercherà di prevenire o di combattere l'infeziotJe genel'tfle con la vnccinoterapia, te11endo però prese11te che questa agisce a diJ/ aJiZa di ttmpo; o con la sieroterttpia. che è d 'indubbio va11taggio ÙJ certe infe-:::ioni di tipo toSJiemico, purchè le iniezioni di siero siauo fatte m gm11di dosi. Nel tela110 d<) oggi buoni risultati l'anatossina del Ramon che può


CURA DEL LE 11'\FEZ!ONI CH!Rt.:RGICII E CO:-! SPECIALE RIG UARDO ECC.

503

essere usata sia a titolo preventivo che curativo. M o/te riserve bi.wg na fare m/l' effict~cìa della proteina- e della stomosino-terapia. L'elettrargolo, e, in scncrc. i metalli colloidali, sono pure consigliabili per tuo endovenoso. Certo è che quando l'infezione è generale i mezzi a diJposizione sono molto limitati, particolarmente quelli che possono influire più che sui germi, sul terreno organico aumentandone i poteri di resistenza e di difesa. A tale riguardo r oratore si sofferma sultefficacit~ della trasfusione, soprattutto su quella con sangue puro e a carattere sostitutivo, preceduta cioè da un sa/asso a~bondante. Sull'immunotraJjusione si può pure fare un arto assegnamento. St agirà inoltre ,·u1; altri mezzi indiretti: cardiocinetici, diete appropriate, fleboclisi glucosate e, ove occorra ipertoniche, ecc.. In Li11ea generale nel trattamento delle ferite infette bisognerà offendere meno che sia possibile i tessuti, fare aJSegnamento mlle reazioni vitali dell'organismo e uner presente che l'intervento dev'essere precoce, largo, ma insieme rispettante le strutture anatomiche e le necessità fun zionali, e suSJidiato da tutti quei mezzi. che possono aiutare le: rea zioni di difesa locali e generali. I pericoli e la gravità delle infezioni delle ferite rendono necessaria una oculata profilassi a mezzo di un ra zionale precoce trattame11to chirurgico della fcnta.

OSPEDALE MILITARE DI NAPOLI

SULLA DISSENTERIA AMEBICA Conferenza del Prof. Giovanni Boeri, Direttore della Clinica medica dclla R. Università di Napoli, agli ufficiali medici del Presidio militare.

L'O . ,·ilev.z come la dissenteria amebica rappre.,·enti soltanto la localizzazione più frequente e C<lratteristica della infezione amebica o amebiast. I noltre la dissenteria costituisce soltanto una sindrome che è comune a diverse cause morbose aventi in comune soltanto la sede, cioè l'ultimo tratto dei colon, sigma e retto soprattutto. Per dùsen!eua però comunemente si intendono la dissenteria bcTcillare (dei climi temperati) e quella amebica (riterJt.tta una malattia tropicale). Il nome di dissenteria corrisponde ad uua diagnosi Jintomatica : anatomicamente sarebbe una rectosigmoidite u/cero.:a; la vera diagnosi (cl1e oggi deve essere etiologica, soprattutto per le malattie infettive) è indicata però dal germe morboso, l'ameba (o i h. dissenterici per la dissenteria bacillare di cui l'O. qui non si occupa).


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SlJLLA DISSENTERIA AMEB!CA

Rileva che occorre distinguere l'ameba coli, ospite ritenuto innocuo nell'intestino dei sani, dall'ameba patogena, detta istolitica (Schaudin 1903) ma più esattamente tetragena (Viereck 1907); le altre numerose forme di amebe di cui si parla nei trattati sono soltanto varietà poco importanti della tetragena. Descrive i caratteri biologici e morfologici di questa soprattutto in paragone con quelli della innocua ameba coli. Ricorda che la dissenteria amebica fu sempre ritenuta come U1la malatiia tropicale: l'O. fu il primo a dimostrare, sin dal 1914, a Cagliari, l'esistenza di una dissenteria amebica autoctona, in forma endemica in Italia e propriamente in Sardegna. Tale affermazione, per alcuni anni recisamente negata, fu poi universalmente accettata. La grande guerra, col rimescolamento delle masse umane, moltiplicò poi, in modo permanente, l'estensione e la frequenza di queste endemie. Egli osserva anzi come la disse11teria dei paesi temperati (bacillare) sia ora .tra noi molto meno frequeute che la dissenteria amebica, che fu invece sempre ritenuta malattia tropicale. Accenna alla nota caratterùtica sindrome dissenterica della localizzazione più frequente (rectosigmoidea) e alle numerose varietà anatomiche o cliniche: acutissima, acuta, cronica, recidivante, lieve o grave, gastralgico, biliosa, emorragica, algida, coleriforme, gaugrenosa; la forma latente, larvata, pseudoappendicolare. Fra i sintomi deJCrive la febbre, che spesso manca, e cl1e può avere caratteri ed intensità molto diversi; afferma di avere spesso notato sintomi di astenia, di adinamia, di ipotensione che egli ritime abbiano origine .surren(l/ica. Tra le localizzazioni, oltre a quella più nota, ricorda quella epatica; epatite spesso suppurativa o colliquativa, talora limitata alla congestione. E' importantf., secondo l'O., che spesso queste localizzazioni epatiche tzo-n sono confortate da reperto ameb1co intestinale, nè si può dimoJtrare, nello stato attuale, e neppure 11ei precedenti anamnestici, una amebiasi accertata e neppure sospetta. Forse si deve ammettere in tali casi la possibilità di una amebiasi epatica primaria. La cura emetinica riesce efficace i-n modo brillante itz casi di epatite chiaramente a mebica, .soprattutto nel periodo preascessuale: ma la importanza sta nell'osservazio11e 1·ipetutamente fatta dall'O. nei/a sua Clinica, di casi in cui uon vi era nè constatazione, nè sospetto di etiologia (lmebica, nei quali l'emetina produsse una guarigio1le rapida e deftnitir;a. L 'O. consiglia perciò la cura emeti11ica 11ei casi di epatite di natura non identificabile, sospetta, e anche non sot:petta, di amebiasi. Ha osservato alcuni casi di amebiasi broncopolmonare: sono descntte forme ce1ebrali, articolari, urinarie. L'O. ha da tempo richiamato /'atten:::Ìo11e sulle forme anatomiche e cliniche a carattere plastico perit'isccra/e, soprattutto perisigmoiditi plastiche, elle po.rsono simulare il cancro del Jigma o del retto. Molte perivisceriti, for-


SULLA DISSENTERIA AMEHICA

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me aderenziali, nella moltitudine dei sofferenti cronici di turbe addominali più o meno identificabili, sono cowecutive all'enterocolite amebica. Ha osservato dei casi di stcnosi del colon anche molto alta, sino al colon traJverso, e anche all'ascendente, che richiesero l'intervento chirurgico ed erano chiaramente di origine amebica. Trattando della diagnosi descrive la rice1·ca delle amebe nelle deiezioni, sia a fresco (col tavolino riscaldato), sia mediante colorazione, e fis:a i CCIratteri microscopici differenziali tra l'ameba coli e l'ameba tetragena. Osserva che le forme cistiche (più caratteristiche per l'identificazione) si riscontrano più difficilmente che le forme pegetative. Descrive i mezzi di arricchimento di questi reperti (purganti :alinz). Non ha avuto buoni risultati, per la diagnosi, dalla inoculazione del materiale dissenterico nel retto dei gattini. Le ricerche sierologiche, culture, ecc. non sono utilizzabili. Ricorda di avere pel primo (1914) proposto la rectosigmoidoscopia come risor>a diagnostica in Clinica Medica e soprattutto per la dissenteria amebica. Oltre al reperto anatomico, ulcerazioni, stenosi, u.n suo valoroso assistente, il Dott. Caputi, indicò la possibilità, praticamente preziosa, di prelevare, mediante la rectosigmoidoscopia, direttamente dalle parti ulcertJte, o dalle cripte della mucosa intestinale, il materiale per la ricerca delle amebe. Descrive i caratteri diagnostici differenziali tra le forme cliniche amebiche e le: bacillari, quelli delle forme miste e quelli delle forme metadùsenteriche dal prof. Fragomele studiate nella Clinica dell'O. A Oerma di avere fin dal 1<)16 richiamato l'attenzione sull'azione paiogena della lamblia, azione ora generalmente riconosciuta, e sulla frequerlte associazione della lamblia cou l'amebiasi, col cancro intestinale, con l'anchilostomiasi, ecc. ln.fìne mette in rilievo la grm1de importanza del criterio terapeutico per questa malattia che 'h a nell'emetina un così potente specifico. La rùorsa dell'emetina rende la prognosi per lo più buona. Tuttavia ci sowJ forme emeti1lo-re;istcnti e forme adinamiche gravi, letali. In qualche caso di grave adinumia, specie cardiaca, si è addebitata tale condizione all'emetina, ma è probabile che almeno in alcuni casi, l'adinamia appartenga aìla malattia. Cirra la profilassi ricorda il dopere della pulizia, specie delle mani, la disinfezione dei materiali di evacuazione e degli oggetti personali, la vigilatzza sulle verdure, la ricerca dei portatori, stt cui il De Masi nella Clinica dell'O. ha recato tm notevole contribuM. Passando a trattare della cura ricorda il metodo Brasiliano mediante l'infuso di ipecacuana sostituito per opera del Roger di Calcutta (1912) dall' emetina che fu introdotta irt Italia da un allievo del Boeri, il prof. La Cava (1913) e dal Boeri stesso (1914), ot·a usata dovunque con risultati prontz. e

meravigliosi.


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SI.:LLA DISSE:-.:TERliA :\M r.Il lCA

Ltccenna ai cachets di joduro doppio, di bismuto e di emetina di sei centgr. l'uno (2-3 al giomo), all' emeunolo (una iniezione al giorno), alle ptlìole di Segond tontenenti ipecncmma, calomehmo, oppio, (6 a 10 pillole al giomo ). Ricorda che l'emetina guarùce anche l'amebiasi epatica e quella polmonare, che es:·a risponde alla co11dizionc ideale della chemioterapia indicata da Ehrlich (organotropismo e parassitotropismo in ragione inversa). Parla delle forme resistenti all' cmetina, per associazione col b. dissenter;co (curabili col siero antidisseutcrico) o con la lamblia (che cedono allo stovarsolo, yatren ro5, olio di felce maschio, specie mediante la sonda duodenale), talora perchè l'emetitJa non è buona. Ricorda la poss;bile a::ione itJo..-te'lÙ:zante dell'emeti11a anche sul .cuore . ' Lo stor1arsolo (pastiglie di 25 ctgr. 2-3 al giorno) è tttile !Opratt.utto nelle assodazioni con la lamblia. Lo yatren 105 (pillole da 5 ctgr. ognuna, I-8 al giorno per una settimana), le rivanolette (1-2 capsule al g;orno) posso11o essere utili. Di•rreta azioue ha :wuto 11ella sua Clinica da{/'enterovioformio (I ·2 tavolrtte 2-3 volte al giorno per una settimana). A1zche il neo,alvarsan (via endovenosa) o il myosalvarsc11 (endomuscolare) possono riuscire efficaci. L'O . osservando che le forme pùì sensibili all'emetina sono quelle vegetatiue, mentre sono più resistenti le cisti, ha consigliato una specie di ste-

rilizzazione discontinua dell'organismo, alla Ty11dall, provoca11do con purganti, con moderati eccessi alimeutari o strapazzi, la trasformazione delle fol"me cistiche in forme vegct:mti (con riacutizzu·zioni quindi ripetute del processo) l1z questo modo si può avere, dopo ripetuti interventi terapeutici, la g uarigione.


MEMORIE ORIGINALI SEZIONE DI SANITÀ C. A. E.

Comandante : primo ca pitano m edico F tLII'I'O Co Lo~IBRITA.

n trattamento d~urgenza sul campo di battaglia delle fratture esposte degli arti Prof. Luigi Mollo, tenente m edico, libero docente di patologia chirurgica presso la R. Uni\·ersirà di Torino.

Da questa nota che riassume la mia pratica di guerra in prima linea nei servizi del Corpo d'Armata Eritreo è escluso, non solo volutamente, ma anche obbligatamente per la mia attuale situazione in Africa, ogni richiamo teorico. Inoltre devo restringere le mie considerazioni nell'ambito delle. necessità sanitarie imposte dalla celerità e dalla vastità degli spostamenti delle truppe di colore nelle zone più aspre del fronte sull'altipiano e più lontane dalle basi; la mia condotta è stata quasi sempre imposta da queste ci rcostanze sf<lvorevoli. E' un modesto contributo di esperienza, vissuta in frangenti difficili, al trattamento iniziale delle fratture esposte sul campo eli battaglia; sull'evoluzione e sugli esiti non spetta a me pronunciarmi, bensì ai Maestri ed ai Colleghi che hanno operato nelle formazioni sanitarie delle retrovi<". Tuttavia, anche sotto questo punto di vista, ho avuto agio di seguire per parecchi giorni una parte dei 144 feriti osteo-articolari che io ebbi l'onore di curare, allorquando, come a Passo Abarò, dopo i combattimenti del 2o25 gennaio, lo sgombero fu ritardato dalle eccezionali difficoltà di comunicazione, oppure a Dessiè, nella fase finale della conquista, ove la Sezione si soffermò nell'Ospedale della Croce Rossa olandese. Di quei feriti, solo per tre si verificò il decesso nel primo periodo del decorso post-operatorio. Il compito affidatomi fu reso possibile in gran parte per le elette doti di mente e di cuore del Direttore di San ità del Corpo d'Armata, Ten. Colonnello Medico Nicola Maugeri, per l'appoggio e la comprensione dei miei superiori diretti, per l'aiuto di tutti i colleghi che mi furono vicini nelle ore della prova. Ad essi, eh<" con me hanno dato tutto di sè, rinnovo in questo momento, nel ricordo dei nostri combattenti e nella speranza di aver salvato qualche vita, l'espressione della mia gratitudine.

Caratteri morfologici e anatomo-patologici delle fratture esposte. Tutte, o quasi, furono determinate da armi da fuoco portatili. Accanto ~ ferite eia pallottole moderne, incamiciate e di piccolo calibro, ve n'erano


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IL TRAl T :\MENTO D 'U RG ENZA SUL CAMPO DI

BATTAGLIA EC<'~.

altre, ed in grande maggioranza, dovute a grossi proiettili di piombo non rivestito, a pallottole esplosive o dum-dum, o per lo meno di cospicuo calibro. Per la configurazione del terreno, per le caratteristiche della nostra azione di attacco, per la tattica del nemico, il ferimento si è verificato per lo più nella zona di ~coppi o: quindi fratture comminute, vasti spappolamcnti di parti molli, ampi fori d'uscita. Sotto questo punto di vista l'eziologia e la clinica delle ferite di guerra sono ben diverse da quelle della pratica civile in cui, pur prevale n do le ferite inferte breve distanza, la forza viva del proiettile è di gran lunga minore. Le fratture so·no quasi sempre complete, con produzione di numerosi frammenti proiettati nelle parti molli verso la zona d'uscita. Ben spesso i frammenti più grandi appartengono agli strati periferici dell'osso, più resistenti, mentre nel tessuto midollare i fenomeni di scoppio sono più intensi, determinandosi la formazione di schegge numerosissime e minute che per l0 più r imangono in sito. Cosicchè l'esplorazione digitale del focolaio di frattura fa rilevare la presenza di grossi frammenti verso il foro d'entrata, a cui segue, nella parte centrale, una zona di frantumazione ossea, mentre verso il foro d'uscita le schegge tornano ad essere più grosse, maggiormente diastasate, sparse a distanza più o meno grande nelle parti molli. E' qui che le lacerazioni periostee sono più intense, mentre verso il foro d'entrata le connessioni sono meglio conservate. Il foro d'uscita è particolarmente ampio e slabbrato nelle zone rivestite di aponeurosi e fasce meno resistenti, e quindi più ad es. sulla faccia postero-interna della coscia, che su quella antero-laterale, osservandosi larghe procidenze di parti molli contuse e lacerate. Le alterazioni dei muscoli e del periostio rappresentano più una conseguenza meccanica delle lesioni ossee che un effetto diretto dell'agente traumatizzante; ciò si verifica pure per i nervi e per i vasi di cui i maggiori di rado sono lesi . Poco frequente è la frattura ad ala di farfalla, o trasversale; più comune quella cuneiforme con perdita di sostanza. Nelle ossa piatte si ha facilmente la forma a stampo con irradiazioni di linee secondarie. Prevalgono le fratture diafisarie in confronto a quelle metafisarie, epifisarie, articolari ; tuttavia anche quando la frattura sia relativamente lontana dall'articolazione è da temersi un 'irradiazione ad essa per l'intensità dei fenomeni di scoppio. Questi caratteri si riferiscono naturalmente alle fratture delle ossa lunghe degli arti, le quali sono le più numerose: quelle del cranio, torace, bacino, troppo spesso passano in seconda linea di fronte alla gravità delle lesioni cavitarie. A carico delle ossa corte delle estremità la lesione ossea si trasforma di solito in una perdita scgmentaria di sostanza. La deviazione dci framm enti è essenzialmente primitiva, determinata cioè direttamente dalb forza traumati zzante e dalla caduta; quella secondaria spettante all'azione dei muscoli appare molto ridotta per il loro intenso grado di stupore. Tra lo stadio di ipotonia iniziale e quello successivo di ipertonia e ipereccitabilità, intercorre un periodo sensibilmente più lungo di quanto si osservi nella pratica comune. Per quanto ad accrescere la deviazione dei frammenti, di solito

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IL TRATTAMFNTO D'URGENZA SUL CAMPO DI BATTAGLIA ECC.

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laterale od angolare, concorrano in modo particolare le difficoltà del trasporto e l' insufficienza forzata della prima immobilizzazione, talora la deformazione della parte non è corrispondente alb gravità delb lesione ossea.

Complicazioni. Un'emorragia grave immediata non è frequente, eccetto che per le ferite alla radice della coscia, mentre più temibili sono quelle che si verificano secondariamente nel trasporto, o durante le manovre chirurgiche: perciò il laccio emostatico applicato senz'altro sul campo di battaglia rappresenta troppo spesso un'improprietà dannosa. Non di rado si riscontra invece un transitorio crampo segmentario dei vasi di natura miogena, che però non ho visto mai giungere a conseguenze estreme. Sono invece molto frequenti, direi anzi costanti, gravi fenomeni Ji ~chock e spesso di grado minaccioso: il trasporto immediato nelle retrovie, con tutte le difficoltà intrinseche ai servizi della guerra coloniale, è da ritenersi impossibile, e perciò la cura di questi feriti riveste il carattere d'urgenza

in prima linea Janitaria. Una sola volta ho riscontrato embolia grassosa polmonare, per quanto le circostanze fossero tra le più favorevoli a tale evenienza. Tra le complicazioni infettive il tetano è da ritenersi eccezionale nella nostra colonia, sopratutto fra le truppe indigene, anche per la pr-ofilassi sistem aticamente adottata nell'esercito. Più frequenti sono le forme gangrenose, di gravità però alquanto inferiore a quella che si osserva nei nostri paesi; pc::r lo più razionali e precoci sbrigliamenti hanno ragione del processo.

Trattamento. Ogni frattura esposta da arma da fuoco in guerra deve considerarsi intrinsecamente infetta, e qualunque sia l'ampiezza dell'apertura delle parti molli, essa costituisce un imminente p ericolo regionale e vitale. Per questo tipo di lesioni vale più che mai il precetto di Wolkmann (la sorte del traumarizzato dipende dalla prima cura la quale decide dell 'andamento ulteriore della ferita). Una condotta chirurgica errata od insufficiente nel periodo iniziale può significare l'amputazione o la morte a breve scadenza, se si pensa che talora il ferito in colonia deve impiegare qualche giorno per raggiungere gli attrezzati centri chirurgici delle retrovie. Perciò ogni considerazione di attesa prudenziale, ogni rinvio in cui la coscienza del chirurgo di guerra affaticato, oppresso da svariate difficoltà, spesso in condizioni precarie di sicurezza, può facilmente acquetarsi nell'illusione coltivata, e talora quasi imposta, che più tardi e più indietro si potrà far meglio, dev'essere respinta: chi possiede la preparazione idonea ha il dovere di crearsi anche a ridosso della linea di fuoco un minimo sufficiente di ambiente chirurgico, ed io dico


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I.L TRATTAME~TO D 'U RGE:>:ZA Sl:L r:I\ MPO DI

BATTAGLIA ECC.

per esperienza, anche se questa fu pesante, che ciò è quasi sempre possibile.

A creare le condizioni di iniziale infezione concorrono dei fattori che meno, o meno facilmente, intervengono nella pratica civile. Allora infatti abbastanza spesso la frattura può divenire esposta secondariam ente, ed essere cioè dovuta non ali 'agente traumatizzante, ma ad un moncone osseo che lacera i tegumenti: questa evenienza si verifica talora nelle cadute. Or bene il pericolo d'infezione dall'esterno è sensibilmente ridotto in confronto di quanto si verifica per una ferita diretta dagli strati superficiali ai profondi con trasporto di germi sull'agente vulnerante stesso dagli abiti imbrattati, dalla pelle mnpre sporca. Il ferito di guerra si trova inoltre in condizioni ambientali ~favorevo li che hanno un notevole peso nell'aggravare il suo stato locale c generale: medicazioni estemporanee mal fatte, con materiale inquinato, trJsporto affre ttato e difficile al primo posto di medicazione, che talora ritarda per le inesorabili necessità del combattimento e del ricupero, mentre il ferito cerca protezione proprio negli anfratti del terreno. Anche limitandosi alle fratture <"sposte da armi da fuoco, quelle della pratica civile sono notevolmente meno pericolose delle altre in cui la grandissima forza viva del proiettile crea con l'este~a mortificazione dei tessuti, con gli abbondanti stravasi, un terreno favorevole al rapido pullulare dei germi : tanto più tale aggravamento della modalità traumatica si è verificato nella recente guerra dove il nemico ha fatto largo uso di proiettili non consentiti dalle convenzioni internazionali. Perciò se nella pratica ordinaria può essere ammessa una semplice toeletta esterna con medicazione occlusiva, o dopo la detersione profonda magari un tentativo di riunione per prima, ciò non è possibile nelle ferite di guerra nelle quali bisogna intervenire subito a fondo poichè dopo 12-14 ore non gioverà più sbrigliare per la facilità di diffondere l'infezione, ed in cui bisognerà pure ritardare ogni manovra di riduzione: subito possiamo dominare noi la sitnazione, dopo ne saremo dominati. Il ferito è quasi sempre in stato di grave schock: operare in tali condizioni sarr.bbe quanto mai pericoloso. Per prima cosa è quindi opportuno cercare di combattere la caduta della pressione con i mezzi usuali (trasfusione, fleboclisi, adrenalina) che anche in prima linea si possono agevolmente im-

piegare; .naturalmente occorre distinguere lo stato di vero shock Ja quello dell'anemia acuta, ben più raro, la quale invece può imporre un intervento immediato. La gravità dello schock è accresciuta dallo stato di esaurimento fìsico-psichico naturale nel combattente. E ' sempre necessa ria la narcosi per non aggravare con il dolore lo stato di prostrazione consecutivo allo schock e per poter con tutto agio e precisione eseguire un intervento se non difficile, assai delicato. La narcosi più adatta mi pare quella eterea; è ovvio si debba escludere J'anestesia locale, ed anche quella rachidea può presentare dci pericoli per l'abbassamento ben noto della pressione verso il 20° minuto.


IL TRAn'AME>:TO D "U RGE:--:ZA SGL CA:'-IPO DI BATTAGLIA ECC.

SII

L'uso del laccio emostatico, salvo particolari indicazioni, è inutile c dannoso: infatti l'ischemia temporanea può aggravare quel certo grado di crampo vasale segmentario su ricordato pregiudicando la vitalità dei tessuti già indeboliti. Del resto la dolcezza delle manovre per fare sanguinare il meno possibile è un precetto fondamentale. Non si tema di perdere tempo in una preparazione minuziosa ed estesa di tutto l'arto, che anzi rappresenta una delle condizioni essenziali per il successo. Si comincia con l'ampliamento del foro d'entrata: ma sarebbe un errore incidere direttamente attraverso ad esso. Si escide quindi tutt'attorno ai margini contusi un collaretto di pelle, e quando si è del tutto sul sano, cambiati gli strumenti, la via d'accesso viene ampiamente aperta con un taglio longitudinale. Le lesioni delle parti molli sottocutanee sono di solito meno estese da questo lato che dall'altro: ad ogni modo occorre la massima cura n eli 'asportare i tessuti contusi, devitalizzati. Giunti sul focolaio osseo, togliendo soltanto le piccole schegge completamente libere, ci si apre dolcemente la via tra i frammenti scostandoli quanto basta, ma senza rompere le connessioni periostee ancora conservate. Anche una grossa scheggia libera non deve essere asportata senz'altro; servirà per la ricomposizione del focolaio poichè anche l'osso mortificato conserva la sua importanza nella rigenerazione dell'osso vivo. Nella cavità midollare la detersione meccanica delle numerosissime piccole schegge, del midollo contuso, dei coaguli dev'essere accuratissima perchè è da questo letto con alta capacità di assorbimento che partirà il processo di panosteite. Ogni movimento eccessivo di flessione della linea di frattura con diastasi brusche dei capi e consecutive laccrazioni vascolari è da evitarsi. In seguito, tamponata provvisoriamente la cavità, cambiato lo strumentario ed il materiale, si passa alla zona del foro d'uscita che viene ampliato con gli stessi criteri già esposti per il foro d'entrata: però l'asportazione delle parti molli prolassate dev'essere molto più ampia. Si escida in blocco, come si trattasse di un tumore, mantenendosi in territorio sano: già così numerose schegge proiettate alla periferia verranno rimosse; le altre che possono rimanere negli interstizi muscolari devono essere asportate a parte. E' infatti in questi spazi che s'inizia la gangrena grassosa; è qui che i corpi estranei accendono e mantengono una suppurazione ostinata. Il focolaio osseo propriamente detto non va danneggiato, ed in esso si penetri soltanto quanto è necessario per una completa toletta profonda e per togliere quanto assolutamente non serve più. Soltanto quando la detersione è meccanicamente completata è utile un abbondante lavaggio con soluzione fisiologica calda, seguito da disinfezione eterea: sarebbe inopportuno lavare prima nel focolaio ancora eccessivamente inquinato per la possibilità di diffusione del processo infettivo. I frammenti vengono in seguito ricomFosti come meglio si può, coattati manualmente, ed allora, a questo scopo, è consentito asportare ancora qualche spicola che può impedire la riduzione; nessuna sutura od altro m etodo di protesi ossea di cui l'efficacia meccanica ~arebbe illusoria, men-


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IL

TRATTA~I[:-JTO

D'uRGEl'ZA SUL CAMPO DI BATTAGLIA ECC.

tre il d.mno di un corpo estraneo in un focolaio infetto può essere grave. L' intervento si termina con uno zaffamento che blocchi tutt'attorno il focola1o osseo ma senza attraversarlo, per non esporsi a spostamenti secondari dei frammenti e ad emorragie all' atto della rimozione. Negli scol lamenti si drenerà con tubi di gomma praticando, se è necessario, qualche controapertura. In conclusione la direttiva dell 'atto operatorio consiste nell'escisione larga delle parti molli inquinate, comprendendo le schegge ossee ivi proiettate, mantenendosi però in territorio indenne e senza procedere frammentariamente c saltuariamente nella zona da considerarsi infetta. In questo tempo è necessario essere cauti nelle allacciature vasali per non compromettere una nutrizione già precaria: ad arrestare l'emorragia parenchimatosa basta la compressione prima e l 'irrigazione calda dopo. Quanto si deve essere generosi nell 'escisione delle parti molli, altrettanto occorre essere riguardosi nell'indebolimento della trama ossea : contemperando giustamente le necessità si diminuirà il pericolo di pseudoartrosi per difetto di sostanza o per interposizione, di ritardi di consolid:~mento. Il focolaio osseo ripulito e ricomposto si tampona tutt'attorno con garza per arrestare lo stillicidio sanguigno e per escluderlo da quello delle parti molli pre~umibilmente bonificate. Se vi fosse ritenzione del proiettile non è il ca~o di ostinarsi a ricercarlo qualora non sia spontaneamente reperibile: questo è un compito da esaurirsi più tardi. Si proceda subito, approfittando della narcosi e della riduzione facilmente conseguita anche per l'alto grado di stupore muscolare, ad una buona immobilizzazione, che è un elemento essenziale di difesa contro lo sviluppo de.ll 'infezione: a questo scopo nessun apparecchio provvisorio può paragonarsi ad un grande bendaggio gessato il quale dà affidamento superiore per i disagi del trasporto, sopprime tutti gli inconvenienti delle prime medicazioni successive le quali richiedono la rimozione di apparecchi di per sè già insufficienti (dolori, emorragie, spostamenti secondari). La stecca di Thomas sarebbe certamente la migliore fra le congeneri anche sotto questo punto di vista; presenta l'unico inconveniente d'essere ingombrante per i reparti costretti ai continui e vasti movimenti della guerra coloniale. Se i feriti potevano es~ere smistati presto non intagliavo le finestre per evitare il pericolo d'infezioni secondarie durante il trasporto in condizioni necessariamente improprie. Naturalmente il bendaggio gessato precoce deve rispondere ad un concetto chirurgico generale e non strettamente ortopedico: sia quindi sufficientemente imbottito, non esattamente modellato, e del resto l'aver conseguito soddisfacenti condizioni d'asepsi è una buona garanzia contro l'eventualità d'un eccessivo edema infiammatorio. Non si pretenda di eseguire in linea un trattamento definitivo delle fratture aperte: bisogna preoccuparsi sopratutto di impedire i processi infettivi, e secondariamente di conseguire il meglio possibile per quanto riguarda la riduzione. Cos1, quando il ferito giungerà nelle retrovie, il pericolo delle grandi infezioni sarà già scomparso o per Io meno andrà attenuandosi : allora, magari con una ragionevole ulteriore attesa, se le condizioni lo permettono, si potrà rimuovere il bendag-


LL TRAlTAMENTO D"URGENZA SUL CAMPO DI BATTAGLIA ECC.

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gio, eseguire radiografie, adottare i provvedimenti stabili e definitivi di contenzione più idonei. Ma ciò non è più attuabile se il ferito perviene in condizioni locali e generali deplorevoli solo perchè il chirurgo avanzato, nel timore .. di non poter fare l'optimum, ha rinunciato anche ad eseguire il buono.

Fratture articolari. Bisogna distinguere le grandi fratture esposte in cui l'articolazione o il tratto metafisario contiguo propriamente colpiti comunicano direttamente! con l'esterno, più rare, da quelle in cui la lesione dei capi ossei e della sinoviale rappresenta una propagazione del principale traumatismo diafìsario, e queste, più frequenti, sono favorite dall'intensità dei fenomeni di scoppio. La prognosi è diversa in rapporto ai vari. momenti fisiopatologici che regolano i due tipi di lesione e perciò diversa dev'essere la nostra condotta immediata: per le prime il pericolo d 'infezione è imminente, per le altre sensibilmente minore e ritardato. La sinoviale ha una resistenza relativamente grande di fronte ai germi patogeni, specialmente nel suo strato interno, ed inoltre essa si difende meglio contro l 'infezione allorchè è chiusa senza drenaggio che quando è mantenuta aperta : in questo si compona esattamente come io ho visto sperimentalmente per la cavità peritoneale. Invece l'osso e il versa·

mento articolare si infettano con facilità, sia per penetrazione diretta dei germi, sia per propagazione sanguigna o linfatica delle parti vicine per contiguità, sia per diffusione progressiva per continuità lungo le linee di frattura. Policarda ha dimostrato la presenza dei germi nella ferita in 9'-1~' ora ; però il periodo d'incubazione è molto più lungo che per le ferite muscolari e particolarmente esiste un intervallo di asetticità del l 'articolazione che nei casi più benigni permette di ottenere buoni risultati in seguito all 'intervento relativamente tardivo ( ro-12 giorni). I poteri di rigenerazione, come quelli di immunità locale istogena, sono variabili per le diverse parti costituenti l'articolazione: così mentre le parti molli e il tessuto fibroso della sinoviale riparano con facilità, le cartilagini epifisarie e il tessuto spongioso sono estremamente vunerabili e di difficile rigenerazione. Nei grandi traumatismi articolari di guerra conta più il salvare l'arto t la vita che la funzionalità : tendenzialmente, in rapporto all'anchilosi, il com~ortamento varia dall'arto superiore a quello inferiore. Di fronte ad una vera e propria lesione da scoppio con stritolamento dei due capi articolari la resezione tipica, a scopo profilattico, è senza dubbio il procedimento migliore_ Se uno solo dei capi è leso gravemente, ma non irrimediabilmente, si può scegliere, a seconda dei casi, tra la resezione più o meno tipica, più o meno modellante di esso, e la ricomposizione dei framm enti: però con quest'ultimo procedimento il risultato funzionale può essere meno buono dì quanto s'era sperato e perciò credo che, soppesati i pericoli, valga la pena di un tentativo sopratutto per l'arto superiore, mentre le indi-


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IL. TR:\Tf:\~•IE;-;TO D'L' !H;E;-;Zi\ SuL C.\~PO DI BATIAGLIA ECC.

cazioni sono minori per quello inferiore in cui è preferibile una solida anchilosi ad una mobili tà relativa. Il drenaggio bilaterale tubulare è di regol a. Se le lesioni ossee sono meno gravi bisogna essere più cauti. Ci si apre la via escindcndo le p:lrti molli conwse, però con parsimonia, e cercando di ridurre al minimo il sacrificio di tendini c dell'apparato capsulo-legamentoso. La tocktta deli 'articolazione, per guanto riguarda 1a sostanza ossea, consiste ncll"asportazione sotto-peri ostca delle schegge, e l'intervento risponde più che altro al concetto d 'un 'artrectomia. Il lasciare nel l'articolazione una · superfire ossea cruenta, e del resto non si può pensare in guerra combattuta ad innesti di grasso, di muscoli o di fascie, non è a priori un elemento assolutamente sfavorevole per una discreta funzionalità; ma se la lesione è diffusa ai due capi articolari, per guanto non troppo profonda, il vantaggio d'una scheggectomia estesa è illusorio, ed allora è prcferibile una resezione che risponde al concetto d'un'artrodesi. Ho creduto sempre prudente aggiungere alla sutura delle parti molli un piccolo drenaggio. Se 1:~ frattllra articolare rappresenta l'esito di scoppio d'una ferita con frattura metafisaria spesso non rimane altra risorsa che l'amputazione. Ma se l'irradiazione della scontinuità ossea proviene da un segmento diafisario più lontano è in questo punto primario che noi dobbiamo portare tutta la nostr:~ attenzione : si proceda poi delicatamente verso l'articolazione senza specillare, senz:t manovre che siano fuori del diretto controllo delia vista, onde evitare assolutamente di aprire la sinoviale se questa è indenne, onde richiuderla dopo una cauta esplorazione se la si trova aperta. Avremo già fatto molto, e non siamo autorizzati a fare di più. Certamente così si sarà opposta una discreto. barriera all'infezione, e confidando nei vivaci processi di difesa dell 'articola. zione e nel lun.go periodo di asetticità relativa, potremo più tranquillamente sgomberare nelle retrovie questi feriti i quali, tra gli altri osteo-articolari, rlevono ~n·ere b precedenza assoluta. Colà nella peggiore delle ipotesi, sarà ancora possibile con maggiori probabilità di successo la rcsezionc secondaria intrafebbrile secondo Ollicr, o magari, prima dell'amputazione, la dislocazione temporanea dei capi articolari. Nd dubbio che la ferita sia penetrante o no, ritengo che in linea, sehbene discrt'tamente attrc7,zati, non si sia autorizzati ad un'esplorazione, per guanto razionale, metodica, condotta chirurgicamente strato per strato: anche per questi feriti si deve curare il più sollecito smistamento. In ogni caso l'immobilizzazione immediata con un grande bendaggio gessato è stata per mc la regola: nei grandi ospedali chirurgici retrostanti si deciderà, a seconda deLle condizioni del paziente, del tipo di lesione radiologicamente constatata, dell'articolazione colpita se si debba continuare nell'immobilizzazione o adottare il procedimento di Willems. Circa la questione dell'amputazione immediata in seguito a ferite d'arma d:t fuoco portatili le indicazioni dovrebbero essere teoricamente limitate, e ristrette cioè ai casi eli contempor ~mea lesione vasale irrimedi:ibilc ed alle


lL TRATTAME>lTO DTRc; r..:-.:zA SUL CA:O..IPO Dl UATT:\GU:\ ECC.

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sepsi ac utissime che, per associazione di germi aerobi ed anaerobi, possono ~opravvenire dopo alcune ore. Però nella guerra in Africa il ìargo uso di proietti li esplosivi ha reso più frequente questa doior-osa necessità.

Per quanto le urgenti e complesse neccssid dci combattimenti, intcrca~ lati da lung he e quasi continue marce, non m 'abbiano consentito di tenere precisi dati statistici, il numero delle ferite articolari in rapporto a tutti i feriti, escl usi i leggeri, ha raggiun to la percentuale del 5 <Y), e qucll:.t complessiva dei fratturati degli arti ci rca del 20 °(,. Prevalgono le fratture dell'arto in feriore, cd i segmenti prossimaii sono più colpiti dei distali. Tra le lesioni articolari vengono in ordine di frequenza quelle dd ginocchio, del gom ito, della spalla, dell 'anca, I più gravi fenomeni di scoppio si sono verificati a carico del l'arto superiore con più frequen ti lesioni gravi dei vasi. L'arteria femor:1 le, ome rale, il nervo sciatico, radiale, sfuggono di solito all'azione perforante del p roiettile, sono più soggetti a quella contusiva e sopratutto la loro lacerazione è dovuta ai frammenti ossei. E' degno di nota il fatto che le ferite al 1/3 superiore dell'avambraccio sono le più soggette a complicazioni vascolari (a. radiale, ulnarc) con formazione di grossi ematomi o gravi emorr:-~gie. Le poche hatture aperte da armi da taglio furono osservate esclusivamente a carico dell'arto s~1periorc e del cranio. Per le prime la sutura ossea trova il suo campo ideale d'applicazione, per le altre un solo ferito è giunto in .condizioni ~uscctti bili di trattamento operatorio.

Considerazioni e conclusione. I Nuclei chirurg ici autotrasportati, cui spetta il servizio operatorio di linea, non hanno potuto di solito raggiungere con il loro materiale, nelle zone m ontane del fronte settentrionale, i Reparti sanitari avanzati cui avrebbero dovuto appoggiarsi. Il servizio perciò è stato prevalentemente disimpegnato dalle Sezioni di sanità e dagli Ospedali da campo someggiati o cammellati. Ma ne è risultato che il materiale ch irurgico, rima~to in variato ncJ1:1 sua distribuzione, era scarso per le prime, complessivamente esuberante per gli altri. La m aggiore difficoltà tecnica per ii chi rurgo delle Sezioni di sanità, qualora vi fosse, in gueste formazion i mobiii che si sono trovate costantem ente al loro posto sulla linea del fuoco, è consistita nella disponibil ità della biancheria e del materiale di medicazione sterile. Tuttavia, con spirito di iniz iativa, ricorrendo ai più vicini ospedali da campo forniti di autocbve, è sempre possibile, anche in guerra coloniale, avere in sacchi impermeabili quanto è strettamente necessario. D el resto il confe7.ionamento della garza i n pac.chi sterili preparati dall 'Istituto F armaceutico Militare si presta bene agli interventi modesti, e con una complementare ebollizione rende possibile


516

IL TRATTAMENTO D'URGENZA SUL CAMPO DI BATTAGLIA ECC.

anche i maggiori. Io ho fatto largo uso delle compresse di garza da I a 5 metri quadrati per limitare il campo operatorio: mezzo certamente non economico, ma spesso insopprimibile. Nell'organizzazione di un servizio chirurgico di linea in zone difficili della colonia bisogna rinunciare alle formazioni organicamente costituite e perciò di difficile spostamento: sarà più utile distribuire il personale tecnico tra gli organismi leggeri, tipo Reparti di sanità someggiati, a cui il Comando di Sezione che dovrebbe essere costantemente provvisto di autoclave distribuirà il materiale operatorio con l'aiuto eventualmente degli ospedali da campo immediatamente circostanti. E ' più questione di uomini tecnicamente e spiritualmente preparati, e di ripartizione di mezzi, che di disponibilità dei mezzi stessi in realtà abbondantissimi. Sarebbe opportuno aumentare la dotazione dello strumentaro chirurgico di uno dei due Reparti someggiati in organico presso la Sezione di Sanità, per cui, senza eccessivo aggravio del carico e rinunciando magari ad altri coili superflui quando si voglia svolgere una funzione eminentemente chirurgica, potrebbe venir perfezionato il tipo di tenda e di lettino operatorio. Con l'as~cgnazione di due operatori ad ogni Sezione si creerebbe un organismo intermedio con i Nuclei chirurgici, capace di affrontare le più incombenti necessità vitali: esso deve avere carattere complementare, integrativo, e non sostitutivo di alcun altro a cui rimane il compito della cura dei feriti meno urg-enti o per i quali si richiedano maggiori mezzi, del temporaneo ricovero, dello sgombero. Il servizio radiologico in tali organismi non è necessario, C' per lo meno, anche se teoricamente desiderabile, non potrebbe essere utilmente impiegato nelle circostanze di luogo e di tempo in cui si deve operare. Ammetto che nella vita al campo, in ambiente così poco idoneo o per lo meno così diverso da quello in cui si è abituati ad operare, il chirmgo sia ;tStensionista per tendenza istintiva. Però le difficoltà logistiche, nei tratti del fronte che ho percorso, erano spesso così inesorabili nella loro irrimediabile gravità, che fui necessariamente forzato a superare dei concetti prestabiliti ed in altre circostanze indiscutibili: di fronte a tali dati di fatto cadono le critiche possibili e altrimenti giustificate. Ad es. dopo i combattimenti di Mai K erkctà e Monte Lata nel Tembien, i feriti dovettero essere tr:1 sport:~ti su barelle a mano per nove ore, tra l 'insid ia nemica, si no a Passo Abarò (2400 m.). Di qui, per il continuare degli aspri scontri nella zona, lo sgombero ulteriore non fu possibile per alcuni giorni; e quando si iniziò attraverso un terreno di difficoltà estreme, accorrevano almeno tre giorni per raggiungere la più vicina grande ambulanza chirurgica, e due per il più prossimo Nucleo. E' vero che parecchi ospedali da campo erano scaglionati sul cammino, ma in essi non si sarebbero trovate condizioni ambientaJi più favorevoli ad un intervento di quanto ne avesse la Sezione del Corpo d'Arm:lta a Passo Abarò. Quindi non era possibile rinunciare. Condizioni assai più favorevoli si ebbero per il combattimento di Uork Amba, allorquando le strade del T embien erano molto migliorate, o per


IL TRATTAMENTO D'URGENZ:\ SUL r; AMPO DI BATTAGLIA ECC.

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dire esattamente, del tutto costruite. Invece le difficoltà maggiori per lo sgom bero si presentarono durante l 'azione di Mai Ceu: dal settore che le truppe eritree tennero con indomito valore, alla testa automobilistica di Passo Falagà (3ooo m.) intercorrevano circa 6o km. di mulattiera intransitabilc a qualsiasi veicolo, che avrebbero richiesto per il trasporto dei feriti al-

meno tre giorni di marcia, a cui bisognava aggiungere un altro per la auto· ambulanze, se pure fosse bastato, per raggiungere la grande base chirurgica di Sciafat. Come era ciò possibile per centinaia di feriti con la certezza che molti di essi sarebbero stati lasciati alla loro sorte? Per questo penso che la Sezione di Sanità, in guerra coloniale, debba aggi ungere un dipiù al precipuo compito suo, che è rappresentato d::tllo sgombero: e cioè uno dei suoi reparti deve costituire un piccolo elemento chirurgico, capace ,d j funzionare autonomamente per i casi più urgenti anc he se gravi . Che questo sia materialmente possibile l'abbiamo visto alla prova, e con le piccole modifiche tecniche su ricordate, diverrebbe sensibilmente più agevole. Ma il p unto su cui maggiormente insisto è quello del personale. O gni Sezione deve avere dei chirurgi professionalmente preparati, edotti delle gravi difficoltà che li attendono, ma fiduc iosi di poterle superare con spirito di adattamento e con assoluta dedizione: saranno molto più utili lì che altrove. O ggi che la coscienza e la preparazione chi rurgica h anno conquistato più vasti strati della classe sanitaria italiana, çon la dimostrazione delle più alte e luminose virtù, non vi può essere al riguardo la minina incertezza.

M ai Mesanù - Mai K erketà - Mon te Lata - Passo Abarò - Addì Zubbahà Mai Ceu- Dcssiè - dicembre 1935 - maggio 1936 - XIV. RIAssuNTo.- L'A. illustra il concetto che, per le speciali difficoltà logistiche della g u erra in colonia fra le truppe indigene, le fratture esposte degli arti debbano essere trattate d ' urgenza in prima linea sanitaria, non potendosi spesso contare su un tcmpesti \'O sgombero nei grandi centri chirurgici delle retro vie: ne precisa i particolari tec n ici, n ella convinzione, dedotta dalla propria esperienza che le Sezioni di Sanità possano svolgere un'efficace opera chirurgica, la quale anzi potrebbe essere potenziata oltre i limiti finora assegnati.

Abbiamo pubblicato ben volentieri questa nota del ten. meclico di complemento prof. Mollo, la cui notevole importanza appare evidente dalla stessa dichia·raziotte che l' Autm·e fa al principio e cioè che essa riassume la sua pratica chirurgica di guerra in prima linea. Ci sia tuttavia consentita qualche osservazione. Premesso che la Sezione di sanità è provvista di autoclave a.uegnato al reparto carreggiato, non possiamo consentire con l'A. che la detta forma zione 2

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Giornale di mcdici11a miliJar~.


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IL TRATTAMENTO o·uRGENZt\ SUL CAMPO DJ BATTAGLIA ECC.

e ,çpecialmente i suoi reparti someggiati possano svolgere un'efficace opera chirurgica, no1z urgente nè indi/azionabile, nei riguardi dei feriti gravi ed in modo speciale degli osteo-articolari. Dopo l' e.;perienza del conflitto mondiale sempre più si è affermato il principio, condiviso oggi da quasi tutti gli esperti, che la Sezione di sanità, formazione sa1zitaria mobilissima, nella guerra di movimento deve limitare la sua attività esclusivamente al grave compito dello sgombero dei feriti e non può assumere funzioni curative, nè di ricovero. Se compiti chirurgici sono stati assolti da qualche reparto someggiato i11 A . O., ciò deve essere considerato come eccezione imposta da speciali esigenze del terreno e della viabilità. Ed allora furono attuate provvidenze dt circostanza o di ripiego di cui parla l'A. E' ovvio che chi ha il grave compito della organizzazione, fitz dal tempo di pace, del Servizio sanitario in guerra deve d'i necesJità limitarsi a fissare solo le grandi linee, a dare tmo schema generico di tale organizzazio11e in armonia ai postu!ati tattici, logistici e tecnici; ma i dettagli, variabili da terreno a ten·eno, da regione a regione ed a seco11da delle esigenze spesso imprevedibili di una guerra, devono essere studiati ed attuati al momento oppor· trmo da parte di coloro cl1e sono investiti di funzioni direttive ed esecutive. Nella nostra organizzazione di guerra l'intervento chirurgico ai feriti gravi intrrHportabili (cavitrtrJ) è affidato ai Nuclei chirurgici che, con la tmsformazione in corso, sono messi in condizione di essere someggiati e quindi portati in zone avanzate del fronte e sono integrati, per quanto riguarda il ricovero degli operati, dagli ospedali da campo, che, essendo anche essi someggiabili, possono portarsi a fianco dà Nuclei stessi. Invece per quanto riguarda le frattm·e degli arti, la necessità di cui parla l'A. di un trattamento d'urgenza in prima litJea viene oggi negata da moltiHimi chirurghi. Co:ì, per citarne uno competentissimo, il professore PHtti lza sostenuto in recenti sue conferenze c'he nell'organizzazione del serVIZIO in guerra devono eJSere seguiti questi due pri11cipt direttivi: dze la si.rtemazione delle fratture debba eJse~e precocissima; clze il fratturato deve es.<:ere il più presto possibile at'viato nelle retrovie. Il profes.wre Putti aggiunge testualmente: « L'ideale sarebbe che sistemato a dor'ere nelle prime formazioni sanitarie, il frattumto fo sse celermente trasportato ad .un éande O.ipedale specializzato. Non v'è fratturato che non possa resistere anche a lunghi percorsi>>. Questo ideale di un rapido sgombero nelle formazioni chirurgiche arretrate qualclze volta è irrealizzabile. Noi concordiamo con l'A. che nella guerra in Colonia assai speSJo è impossibile un tempesti!;o celere trasporto dei feriti e quindi sorge la necessità di organizzare interventi chirurgici nelle primi.u ime linee. Ma queJIO compito deve essere affidato ad u11 Nucleo cbirurgic·o o ad un ospedale da campo all'uopo attrezzato per personale e materiale, non ai reparti somcggiati di Sezione di sanità. (N. d. R.).

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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE- FIRENZE Laboratorio Chimico

IL KARKADÈ come concentrato naturale di vitamina C Dott. Walter Parri, tenente colonnello chimico farmacista.

L -

Da tempo i calici fiorali di Hybiscus Sabdariffa L. in paesi tropicali servono alla preparazione di infusi dissetanti, aciduli, di color rossorubino. A questi si attribuiscono anche proprietà diuretiche, ed in generale terapeu tiche indicate nel nome stesso della droga : << karkadè = bevanda della salute » ;: consacrate coli 'iscrizione in qualche farmacopea (India, Messico). L a pianta è coltivata in varie regioni tropicali: Giammaica, India, Senegai ( oseille de Guinée). Interessa ora anche la nostra economia coloniale, da quando avveduti piantatori ne praticano la coltura in Eritrea, alimentando con essa un certo commercio di esportazione. Il karkadé eritreo sembra ben apprezzato dal commercio per un sapore più gradevole nei confronti dell'identico prodotto asiatico, in merito al predominio in esso, dell'acido citrico sull'acido tartarico e malico rispetto al secondo. Il momento attuale di contrazione delle nostre importazioni estere ha fatto pensare ad una possibile sostituzione in Italia del the estero con questo prodotto.

II. -

A queste brevi indicazioni di carattere merceologico si può aggiungere una caratteristica che potrebbe far convergere maggior interesse su questa droga, e che è risultata da esami praticati nel laboratorio chimico di questa Scuola ; Il Karkadé è il prodotto naturale più ricco in acido ascorbico attualmente noto. Può definirsi un vero « concentrato naturale » di ac. ascorbico (vitam. C) in quanto il suo contenuto è dell'ordine. di grandezza dei concentrati artificiali più ricchi, quale il noto V itapric (eone. artificiale di vi t. C da paprica ungherese). CoNTENUTo IN Ac. AscoRBico DEL KARK.-\DÉ:

a) Dosamento nell'infuso ottenuto secondo il metodo tradizionale di. preparaziOne : Far bollire dell'acqua, buttare la droga (2 % circa); !asciarla bollire qualche secondo, ritirare dal fuoco c lasciar completare l 'infusione.


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IL KAK KADE'

CO~IE

C01\CENTRATO NATURALE DI

VITA~Ilì':A

In preparati diversi si è avuto: Acido ascorbico milligr. 2,5 3,0 per ogni grammo di karkadé, impiegato nell 'infuso.

C.

3•4

b) Determinazione per lunga estrazione a tiepido della droga: Acido ascorbico milligr. 3,2 4,0

c) E' noto come, nJturalmente o per effetto delle operazioni di estrazione, parte dell'ac. ascorb. si trovi allo stato ossidato (acido deidre-ascorbico) non dosabile col metodo ossido - riduttivo se non dopo rigenerazione: Acido ascorbico dopo rigenerazione milligr. 5·4 per ognt grammo di karkadè impiegato.

III. -

Le precedenti cifre acquistano luce solo dal confronto con altri

prodotti notoriamente ricchi di vitamina C ( dosamenti fatti per via chimica): chimica) : Sosumza

Conserva di pomodoro semplice Conserva triplice concentrato Pomodoro secco poi vere Spinaci freschi Cipolle . Cipolle . Limone (succo fresco) Paprica ungherese . (< Vitapric JJ • Karkadé .

contenuto di vit. C per 100 gr. di sost. 0,014

c,o16

o,o48 o,r09

0,062

0,004

Osservazioni

0,123 o,oo6

0,0048 (')0,002 (3 )

0,0052 (2) (') ungheresi

0,002

o,oo8

(2) spagnole 3

< >olandesi

0,180 0,461 0,540

Il karkadé ha perciò un contenuto di vit. C 10-15 volte superiore al succo di limone. Questo elevato contenuto è in parte effetto dell'esser il K. una droga secca. Si vede però che altri materiali secchi (paprica, pomod_oro in polvere) hanno un contenuto assai minore. Va anche tenuto presente che le cifre presentate rappresentano piuttosto un minimo che un massimo. E' nostra impressione che valori sensibilmente più elevati potranno ottenersi sia con lotti diversi o anche adattando meglio i processi analitici ai caratteri della droga. L 'e.lcvato contenuto di vit. C potrebbe spiega re in parte il valore dietetico- tcrapeutico della d roga, ed anche trovare applicazioni sanitarie in colonia in m ancanza di altre più economiche fonti di vitam. C. R IASSUNTO. Il Karbdé eritreo (fiori essiccati di H ybiscus Sabdariffa L.) è droga ricchissima d i acido ascorbico. Il dos:.tmcnto ossi-riduttiYO con 2 - 6 di cloro-fenol - i odofenolo assegna ad essa un contenu to di circa 0,30 o/., di acido ascorbico, e di 0.540 "~, dopo rcviYifìc.1Z ione dcll'ac. dcidro ascorbico.


SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE - FIRENZE

La bora to rio Chimico

Osservazioni chimiche su un procedimento di terapia delrulcera tropicale Dott. Walter Pa rri, tenente colonnello chimico farmacista.

Nel n. 3-4 della rivista edita a cura del Consiglio Nazionale delle ricerche ed in altre riviste, vien riportata una comunicazione su un sistema terapeutico che pur avendo più generali applicazioni presenterebbe un eccezionale valore curativo sull'ulcera tropicale (I). Il m etodo è fondato sulla decomposizione termica di iodoformio in apparecchio di vetro resistente, scaldato all'esterno da una fiamma, ed insufflazione successiva a mezzo pera di gomma dei vapori di iodio risultanti dalla decomposizione nel cavo dell'ulcera, con modalità applicative definite nelle note citate. Queste per brevità non si riassumono, anche perchè il mio scopo è di trattare della composizione chimica e struttura del prodotto che si ottiene per condensazione dei vapori insufflati; struttura assai caratteristica che può orientare sulla interpretazione del meccanismo di azione e dare ragione degli effetti terapeutici riscontrati. Gli A.A. definiscono il loro metodo: Terapia collo iodio r1ascente, ed a questo stato nascente attribuiscono fondam entalmente l 'attività dei vapori che si originano dalla decomposizione dello iodoformio. In questa denom inazione e nella interpretazione che ne deriva del meccanismo di azione mi pare sia insito un equivoco. Per l'utilizzazione dell'effetto dovuto allo (( stato nascente >> non basta che l'elemento considerato sia messo in libertà da preesistenti legami chimièi, occorre che la sua utilizzazione avvenga all'atto stesso in cui si libera, prima che gli atomi liberi possano assumere un p iù stabile assetto entro la forma di aggregato molecolare. Nell 'applicazione citata lo iodio è già nato e cresciuto, gli atomi si sono saldati in molecole saturando o compensando negli aggregati molecolari gli eventuali squilibri elettronici esistenti all'atto della loro liberazione e che costituiscono l'essenza dello stato nascente. Stabilito questo punto, che non vuoi esser critica, ma solo un richiamo di nomenclatura chimica, si potrebbe credere che nell'appl icazione citata, non . ( •) L 'ulcera 1ropica lc e nuo vo mc10do di u:r~pia . - Not:l del don. S. T . med ico B~nolomco Garl!' ulo c S . T. medico Savcrio T ombolini in l..n Rit·('rca Sdmti(ù:a cd [/ Profir~uo T~cnico nd/'Econon;ia _Nazionale. Roma. Serie Il , anno VII, vol. I n. 3-4, 1)· 29 febbraio ' 936.XIV. Id. •d. 10 Lt: Fo~c Sanitarie, vol. V n . 1, 15 gennaio •93(l· Xl \l.


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OSSERVAZIONI CHIMICHE SU UN PROCEDIMENTO DI TERAPIA ECC.

potendo tener conto dello stato nascente, si possa impiegare collo stesso successo iodo elementare volatilizzato o iodoformio riscaldato oltre il punto di decomposizione. La assai diversa costituzione fisica e chimica delle sostanze che si ottengono per condensazione dei vapori indica già a priori che diversa sarà la attività dei vapori nei due casi, anche se mancano per ora esperienze comparative.

Aspetto e costituzione chimica del deposito ottenuto per condensazione dei prodotti di decomposizione del iodoformio. Il deposito si presenta come una patina scura a riflessi metallici. Si tratta, come è intuitivo, di particelle di iodo. E' però sempre presente iodoformio in quantità più o meno grandi a seconda delle condizioni nelle quali si compie la decomposizione. Si può ritenere trattarsi dii un equilibrio tra vapori di iodo e vapori di iodoformio nei quali predomina l'uno o l'altro a seconda del modo col quale è praticato il riscaldamento, l'intensità di esso e la velocità d'insufflazione di aria . Non si riscontra invece presenza di aldeide formica neppure in tracce.

Costituzione microscopica del deposito. Il deposito è costituito da aggregati stellari neri, opachi, uguali di form a e dimensione in uno stesso preparato. Le dimensioni e la forma variano a seconda delle condizioni di preparazione; in preparati diversi si può passare da 40 a 2 micron di diametro medio. I minori diametri si hanno per innalzamento della temperatura di riscaldamento, e raccogliendo il deposito a più grande distanza dall'orifizio di uscita dei vapori. Malgrado che l'esame chimico abbia indicata la presenza di notevoh quantità di iodoformio nel deposito, accanto a queste forme, che fanno pensare ad aggregati cristallini di iodo elementare, non si nota la presenza nè di cristalli così caratteristici di iodoformio nè alcun'altra sostanza anche amorfa. Un esame molto attento del deposito di iodo fa però dubitare trattarsi di una pseudo-forma cristallina. Infatti facendo passare una goccia di soluzione di soda caustica sul preparato si ha l'immediato dissolvimento dello iodo presente. Ad ogni forma stellare nera ed opaca corrisponde ora una forma cristallina trasparente di iodoformio che ne costituiva come il nucleo. Le forme raggiate opache non sono dunque che cristalli più o meno sviluppati e completi òi iodoformio sulla cui superficie esterna si deposita, forse allo stato amorfo, lo iodio in modo da rjvestirli interamente e mascherarli alrosservazione.


OSSERVAZIONI CBIMICHE SU UN PROCEDIMENTO DI TERAPIA ECC.

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Volatilizzando invece dello iodo elementare e raccogliendone nelle stesse condizioni i vapori, si hanno preparati ben diversi in cui lo iodo ha l'aspetto di gocciole più o meno grand[ solidificate. .

Meccanismo di azione attribuibile ai vapori di iodio provenienti dalla decomposizione dello iodoformio. Nelle condizioni di equilibrio già viste tra vapori di iodoformio e di iodo quest'ultimo si deposita allo stato di estrema divisione, assai simile allo stato micellare, che gli permette dì esplicare azioni catalitiche come altri metalli o metalloidi nello stesso stato di dispersione. La fissazione dello iodo alla superficie esterna di un supporto che può considerarsi inerte (cristallo di iodoformio), pur non ostacolandone l'attività chimica, impedisce a queste minime particelle di disperdersi; assicura cioè la continuit~ dell'azione. Con questo stato di aggregazione entriamo nel campo della oligodinamia; potremmo anzi stabilire un'analogia tra questo modo di presentarsi dello iodo e quello dell 'argento fissato su supporto inerte, come è presente nei noti apparecchi per la sterilizzazione oligodinamica dell'acqua (tipo Catadyn). In entrambi i casi l'azione esplicata sarebbe fondamentalmente azione antisettica. Lo iodo così introdotto in una piaga esercita un'azione non massiva, scevra di concomitanti fenomeni irritativi, ma prolungata nel tempo e quasi unicamente in superficie, data la scarsa concentrazione di iodo che si diffonde attraverso ai tessuti. Inoltre è da tener presente quel fatto così comune nel meccanismo dell'azione oligodinamica, riassunto così felicemente dal Saxl: ove finisce l'azione tossica s'inizia l'azione stimolante. Nel caso che consideriamo l'azione tossica si esercita sui focolai microbici superficiali della piaga; ma nel seno del tessuto vivente sottostante, appena la concentrazione dello iodo scende a valori subtossici si ha stimolazione di proliferazione cellulare, iperleucocitosi. Cioè contemporaneamente alla depressione dell'agente patogeno si ha esaltazione dei poteri difensivi dei tessuti invasi. Non si può negare a prioFi che sia possibile realizzare un sistema simik a quello realizzato dagli A.A. citati partendo da sostanze iodate diverse dal iodoformio, oppure con dispersioni di iodo sui più svariati supporti (carbone, cotone, talco, magnesia); occorre però andar guardinghi nel ritenere terapeuticamente equivalente qualsiasi dispersione di iodo su un supporto. In mancanza di prove sperimentali comparative sarà bene tener presenti le esperienze dj Leitner sulle sostanze inibenti in genere l'effetto oligodinamico. Tra queste notiamo appunto le sostanze dotate di potere assorbente proprio (carbone, carta da filtro e cellulosa, lana, seta).


524

O~SER\"AZIONI

CIIIMIC HE SU UN PROCEDIMENTO 01 TERAP IA

ECC.

Conclusione. La struttura dci depositi di iodo ottenuti per decomposizione termica dello iodoformio è altamente caratteristica, ed in base a questa struttura la più semplice delle interpretazioni degli effetti terapeutici riscontrati dai dott. B. Gargiulo ed S. Tombolini è quella che vede in essi le conseguenze biologiche di un 'azione oli godinamica. Sarebbe anche cla augurare una larga sperimentazione sui processi settici p iù diversi, sia col metodo indicato dagli AA. come con diversi apparecchi e modalità.

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UBORATORIO SPERIMENTALE DEL SERVIZIO CHIMICO MILITARE

Diretto dal Prof. MARIO FoRNAI NI

RICERCHE SPERIMENTALI SULLA FISIOPATOLOGIA DEI PORTATORI DI INDUMENTI ANTIPRITICI Dott. Guido Fer ri, maggiore medico, Capo della Sezione •1• Fisiopatologia

E' noto che per difendersi dalle sostanze chimiche ad azione vescicatoria, rappresentate sopratutto dall'iprite e daBa levisite, non è sufficiente l'impiego della maschera, che protegge le vie respi ratorie e gli occhi, ma occorre anche fare uso di particolari indumenti che mettano al riparo tutta la superficie cutanea, che è suscettibile di essere seriamente danneggiata dal con-

tatto con gli aggressivi di questa categoria. E' anche ben noto che tali aggressivi agiscono sia sotto forma di liquido che di vapori, e che attraversano i comuni abiti. Queste caratteristiche concorrono nel conferire al problema della difesa antivescicatoria, o antipritica come suol dirsi più comunemente, un aspetto di grande complessità, a cui si deve se esso non può considerarsi ancora risolto in modo del tutto soddisfacente. Si tratta, infatti, di conciliare le esigenze della difesa, che imporrebbero una assoluta ermeticità anche ai vapori di iprite o di levisite (e, quindi, praticamente, au· aria), con quelle fisiologiche, che richiedono che gli abiti siano permeabili all'aria, onde consentire alla superficie cutanea di svolgere la sua importantissima ~zione termoregolatrice. Sono, questi, dei termini antitetici, fra i quali non è facile stabilire un compromesso. Per raccogliere dati utili alla miglior conoscenza dell'argomento e ad una pratica soluzione del problema, la Direzione del Servizio Chimico Militare ha ritenuto opportuno di far eseguire alcune ricerche sperimentali sulle modificazioni che l'uso di una protezione antipritica completa può indurre n elle principali funzioni organiche. Gli indumenti antipritici regolamentari, modello 1930 - cfr. fig. r - sono costituiti da una combinazione provvista di cappuccio e completata con guanti a 3 dita e calzerotti da portcrre al disotto delle scarpe. Tutti questi materiali sono confezionati con tessuto antipritico, costituito da 2 strati di tela gommata, fra i quali è interposta una particolare protezione. Questo tessuto è dotato di eievatissimo potere difensivo, ma è completa-

m ente impermeabile all'aria. Per ovviare a questo grave inconveniente, studi e ricerche compiuti presso questo laboratorio hanno portato alla realizzazione di un tessuto protettivo costituito da panno di lana messo a d oppio e trattato, sopra una delle superfici interne, con una pomata neutralizzante. Col tessuto così preparato, che conserva un sensibile grado di


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RIC ERCH E SPERIMENTALI S ULLA FISIOPATOI.OCLA DEl PORTATORI ECC.

permeabilità all'aria, sono stati confezionati alcuni esemplari di vestito antipritico (denominato modello C. C. M. 33), con i quali si è proceduto alle sopra accennate prove fisiopatologiche, in parallelo con abiti regolamentari modello 30. , Gli esperimenti si sono svolti in due cicli, di cui il primo in periodo estivo (mesi di luglio e agosto), durante un campo d'arma del Reparto Chimico, ed il secondo nella stagione invernale' e in montagna. Come soggetti vennero impiegati ufficiali e militari di truppa, che in- . dossavano indumenti antipritici completi e la maschera; le prove furono condotte con modalità varie, sia per ciò che si riferisce alle condizioni di ambiente (ora della giornata, temperatura esterna, mancanza o presenza di solè o di vento), che nei riguardi dello stato di attività fisica dell'organismo : riposo, all'ombra o al sole; marcia in terreno pianeggiante o collinoso; corsa; trasporto di pesi; lavori di sterro. Oltre a tener conto delle condizioni generali dei militari durante le prove, ed interrogarli sulle circostanze da essi osservate subiettivamente, si praticavano i seguenti rilievi periodici: misura della temperatura dell'aria nell'interno dell'abito (cioè dell'atmosfera da cui era circondato l'organismo durante l'impiego degli indumenti antipritici); temperatura corporea del portatore; frequenza e caratteristiche del polso e del respiro. Per misurare la temperatura si era praticato in ogni abito, in corrispondenza della regione nscellare destra, un foro provvisto di guarnizione metallica. Abitualmente il foro restava chiuso con un tappo di gomma; quando si voleva procedere alle misurazioni, si toglieva il tappo e si introduceva nel foro un termometro tipo Bodin, graduato in decimi di grado, che con tutta facilità pot~va essere adattato nel cavo ascellare del portatore, o mantenuto in posizione inclinata nell'interno dell'abito quando, invece della temperatura corporea del militare in esperimento, si voleva registrare quella dell'atmosfera che lo circondava. Il controllo della frequenza respiratoria si praticava al disopra degli indumenti completi; invece per l'esame del polso si faceva togliere momentaneamente al militare un guanto. Per ogni esperimento venivano registrate, oltre alla data ,e l'ora della giornata, anche le condizioni atmosferiche più importanti: temperatura, stato dd cielo, stato igrometrico, presenza o meno di vento. Furono anche compiute ricerche, complementari, dirette a verificare quali siano le migliori condizioni per l'impiego degli indumenti antipritici, specialmente in relazione alle circostanze di ambiente ed al tipo di lavoro a cui sono addetti i portatori. Sì attuarono a questo scopo varie modalità, e cioè: uso sotro la combinazione antipritica di indumenti di vario tipo (tenuta di tela o di panno; farsetto a maglia di lana; maglietta ·di cotone; camicia e mutande di cotone; in qualche caso si abolì la camicia cd il militare restò de ntro l'abito antipritico a dorso nudo); docciature periodiche


RICERCHE SPERIM ENTALI SULLA F ISIO PATOLOG IA DEl PORTATORI ECC.

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con acqua fredda, praticate al disopra del vestito protettivo con mezzi di fortuna, come secchi, irroratori, bidoni; uso o meno del cappuccio; adozione di :ntervalli regolari di riposo durante l'esercizio muscolare. La capacità lavorativa del militare che indossa indumenti antipritici venne saggiata ripetutamente, an;he in occasione di alcune prove di funzionamento òi un posto di medicazione campale e di esercitazioni notturne. Infine si rivolse in modo particolare l'attenzione allo studio dell'eventuale stabilirsi di condizioni di allenamento (fisico o fisiologico) all'uso di abiti antipritlCI.

Il complesw di queste ricerche ha dimostrato che l 'impiego di indumenti antipritici regolamentari, specialmente se effettuato in circostanze atmosferiche sfavorevoli e con la esplicazione, da parte del portatore, di attività fisica di um certa intensità, è capace di determinare modificazioni, a n c h e considerevoli, in qualcuna delle più imporFig. 1. - Ind umenti nntipri tici modello 30. tanti funzioni organiche. _ ~onsidereremo le diverse circostanze realizzate in queste prove, co~w~~an~o dagli esperimenti effettuati in periodo estivo. In alcuni di essi l milJtarr restavano prevalentemente a riposo, cioè seduti sia all'ombra che al sole. Nella prima di queste condizioni (individui seduti all'ombra, tem-


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RluèRCI-lE <;p[RI~I E:\1:\Ll SL"LLi\ FISIOPATOLOGIA DEI PORTATORI ECC.

peratura esterna da 20,4 a 32,2 C) non si sono verificati disturbi soggettivi notevoli anche quando la prova si è prolungata per oltre un'ora; la sudorazionc fu scarsa o nulla, non si ebbe elevazione sensibile nella temperatura corporea nè aumento nella frequenza del respiro; in qualche caso il polso aumentò di freq uenza (80-85 battiti al minuto), pur rimanendo valido, rit. . mico e pieno. Furono inwce sufficienti 30 minuti di permanenza al sole, anche in completo riposo, per determinare rinsorgenza di disturbi che non si verificavano negìi individui posti per controllo nelle stesse condizioni, ma sprovvisti di indumenti protettivi. La prima funzione organica che si modifica in modo spiccato è la circolazione. Si osserva infatti vasodilatazione periferica, iperemia cutanea, tachicardia. Oltre ad essere aumentato notevolmente il numero dei battiti cardiaci (si sono registrate fino a 114 pulsazioni al minuto), cambiano le caratteristiche del polso, che va perdendo di validità e di pienezza per farsi superficiale e molle. Si ha sudorazione notevole. La temperatura corporea può aumentare modicamente anche nella prima mezza ora di esposizione (registrati fino a 3i,2 C), ma di solito l'aumento non è cospicuo anche se questa si prolunga per un tempo maggiore (fino a tre ore; registrato 37\5). Si possono avere modificazioni nel respiro (registrate fino a 24 respirazioni al minuto), ma in generale questa funzione nelle nostre condizioni sperimentali, cioè con individui provvisti di maschera anti-gas, non è stata profondamente turbata. Dopo qualche tempo dali 'inizio deli 'esperimento, i militari accusavano lieve cefalea ed astenia, ma questi disturbi erano ben tollerabili e non presentavano carattere di serietà, tanto che è stato possibile, ripetute volte, di prolungare le prove per molte ore, . . . . senza gravi mconven1cnt1. Nell'individuo che essendo munito di protezione antipritica e di maschera esplicava un'attività fisic a, le reazioni biologiche sono state notevolmente diverse in relazione al tipo ed alla intensità del lavoro compiuto, ed a seconda delle ore della giornata, della temperatura esterna e delle condizioni atmosferiche in cui si svolgevano le prove. A questo riguardo si sono verificati due episodi caratteristici. Durante le ore notturne del 27 luglio (dalle 9 alle 24; temp. 24• C; cielo sereno, assenza di vento) un intero plotone di 36 uomini, munito di indumenti protettivi completi e di maschera, spalleggiando apparecchi del peso di circa 15 kg., svolse una faticosa esercitazione su terreno montano, senza cbe si verificassero notevoli incidenti. Soltanto un militare presentò lipotimia e maksscre, dopo un lungo periodo di marcia in salita, ma i disturbi cedettero dopo breve riposo, senza bisogno di alcun intervento terapcutico, dopo avc1e aperta la combinazione e aver tolti il cappuccio e la maschera . Praticando rilic.:vi pt:rio<.lici sulla ttmperatura, lo stato generale, il polso e il respi ro in numerosi militari, si osservò che la temperatura corporea rimase sempre in limiti normali, e le modificazioni del respiro furono, nella grande


RICERCHE :;PERIMEI"T:\Ll SULLA FISIO P.\TO LOG IA DEl PORTATO RI ECC.

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maggioranza dei casi, poco sensibili. Anche in questo caso si notarono modificazioni del circolo, con aumento nella irrorazione periferica e tachicardia, talora notevole (registrate fino a IIS pulsazioni al minuto), con polso piccolo e superficiale. La sudorazione fu spesso assai abbondante. In contrapposto a questa esercitazione notturna, svoltasi senza seri incidenti malgrado che vi prendesse parte un numero relativamente elevato di soldati sottoposti a non lievi fatiche, è da rilevare, invece, un episodio svoltosi il 29 luglio, durante un'operazione di bonifica del terreno praticata dalle ore 9 fin oltre le 12. In quella occasione (temp. est. 33" C all'ombra; cielo sereno; assenza di vento) si verificarono d'improvviso due colpi di calore, quasi contemporaneamente, e un terzo soldato dovè togliersi rapidamente l'abito antipritico, per un repentino malessere. Uno dei colpiti aveva indossato gli indumenti protettivi da circa mezz'ora, compiendo un turno di lavoro (paleggiamento di terra) per 15 minuti, e successivamente un turno di riposo. All'atto di riprendere il lavoro fu colto da improvviso malore, consistente in vertigini, nausea, vomito, ambascia precordiale, smania, dispnea. Il polso, molto frequente (I 40 pulsazioni al m '), era piccolo e superficiale; divenne poi filiforme e presentò anche momenti di interruzione nel battito. La sudorazione era abbondantissima, il volto cianotico e poi intensamente pallido; il paziente era agitato da un tremito convulso che lo scuoteva tutto. Trovandomi presente al fatto potei praticare il soccorso d'urgenza; ma a malgrado della immediatezza delle cure, si ebbero periodi di notevole gravità. Dopo un'ora circa di assistenza (iniezioni ~ardiocinetiche, somministrazioni di viveri di conforto, ossigenoterapia prolungata, riposo assoluto all' ombra e in posizione favorevole" alla respirazione), fu possibile trasportare il colpito, in barella, all'accampamento, ove gli furono praticate successive cure. Il soldato rimase per tre giorni stordito, ~stenico ed in preda a malessere generale che poi scomparv~ completamente. L'altro militare che andò soggetto al colpo di calore aveva indossato gli indumenti protettivi da circa 15 minuti, attendendo a paleggiamento di terra. Improvvisamente fu colpito da malore che ebbe caratteristiche, intensità e decorso simili a quelli del suo compagno. Fra questi due episodi di carattere estremo si è verificata durante il ciclo estivo di prove, un'ampia graduatoria di sintomi intermedi, che si possono riassumere nei rilievi seguenti: Nel lavoro di lieve intensità, compiuto in ore diurne si è osservato costantemente nei portatori di abiti ;::ntipritici un aumento nella frequenza del polso, con oscillazioni da 90 a 120 battiti al min. Si verificarono inoltre suclorazione abbondante e modiche variazioni nella temperatura corporea ; non si rilevarono importanti modificazioni a carico del respiro. Durante il lavoro di media e forte intensità, si o;servarono più intensi i fenomeni di carattere circolatorio periferico (v:J sodilatazione, ipc:rcmia) ed una abbondante sudorazione. Questa poteva essere così profusa ed imponente


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RI CERCHE SPERIMENTALI SULLA FISIOPATOLOGIA DEl PORTATORI ECC.

che il sudore oltre ad imbevere i vestiti, si raccoglieva nella quantità dì alcuni cc., nei calzari e nei guanti~ tanto che facendo agitare le mani ai militari, lo si sentiva sciacquare. Il polso aumenta sempre di frequenza in modo notevolissimo (registrate fino a 156 pulsazioni al minuto), e diventa piccolo e superficiale, debole, talvolta aritmico. La temperatura corporea aumenta sensibilmente; spesso si sono visti sfiorare i 38" C. ed anche oltrepassarli in individui che avevano fatto mezz'ora di marcia al sole, o che avevano trasportato pesi (barellamento di supposti feriti). Due volte, in militari che indossavano indumenti di lana, sotto l'abito antipritico, si sono registrati nspettivamente 39", e 39\5 C. E' da escludere che questi valori fossero da attribuire, anzichè alla temperatura corporea del portatore a quella dell'aria contenuta nell'interno dell'indumento la quale, con temperature esterne variabili da 21",8 a 34",2 C. (misurate all'ombra) è risultata in generale, al termine dei singoli esperimenti inferiore, di 1" a 2° C. alla temperatura ambiente; in qualche caso ha raggiunto i 36" (al sole; temp. est. 38" C). Osservando il comportamento della temperatura corporea e del polso subito dopo che il militare si era tolto gli indumenti antipritici, si è notato che mentre la prima si regolarizza in breve tempo (dai 10 ai 15 minuti), il po]so richiede un periodo molto più lungo (registrati fino a 50 min.) per tornare, gradatamente, alla norma. Il respiro non è alterato, in generale, in modo spiccato, sia nel ritmo che nella frequenza e profondità; in pochi casi si sono registrati 32-34 atti respiratori al minuto; nella grande ma[!gioranza questi non hanno superato i 20-22. Dato il carattere campale di questi esperimenti non si è potuta misurare, come sarebbe stato desiderabile, la ventilazione polmonare nella unità di tempo, ciò che avrebbe anche fornito indicazioni utili sulla quantità d'acqua eliminata per la via respiratoria. E ' però da tener presente che si trattava di individui provvisti di maschera, e nel cavo di questa, dopo un certo periodo di impiego, si raccoglie, talora in quantità notevoli, l'acqua di con-

demazione proveniente dall'aria espirata. Ne consegue che l'aria che inspira il portatore è sempre ricca di vapor d'acqua, e la termoregolazione per via polmonare in questi casi non può assumere che valori molto limitati. Le condizioni generali e quelle del sistema nervoso presentano alterazioni notevoli: si è osservata la comparsa di astenia, cefalea, irritabilità> malessere, più o m eno precoci ed intensi a seconda delle condizioni ambientali e del tipo di attività fisica svolta dai militari. Questo complesso di fenomeni, considerato dal punto di vista fisiologico, è da ritenere dovuto essenzialmente al fatto che nel portatore dii indumenti antipritici la dispersione complementare del calore, funzione di primaria importanza che si esplica soprattutto attraverso la superficie cutanea, è seriamente compromessa. Il soggetto infatti, dopo brevissimo tempo, viene a trovarsi come immerso in una atmosfera a temperatura prati-


RICERCHE SPERIM ENTALI SULLA FISIOPATOLOGIA DEI PORTATORI ECC.

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camente uguale a quella esterna ma resa immobile dalla impermeabilità del tessuto, fattore questo, come è noto, particolarmente sfavorevole. In tali condizioni intervengono in un primo tempo, quale meccanismo di termoregolazione, i ben noti riflessi vasomotori di origine termica e cioè vasodilatazione e maggiore irrorazione sanguigna alla periferia; nello stesso tempo si manifesta la sudorazione. Ma poichè l'atmosfera racchiusa fra la superficie cutanea e l'abito antipritico diventa ben presto satura di vapor d'acqua, l'evaporazione cutanea~ che dapprima è molto attiva, si riduce praticamente a nulla; il meccanismo termòregolatore risulta insufficiente, nè può essere sostituito da una maggiore evaporazione polmonare, per le ragioni già accennate. Si manifestano allora le condizioni patologiche sopra descritte, e prima di tutti i disturbi a carico del sistema nervoso e dell'apparato circolatorio. Segue la elevazione della temperatura corporea, la cui entità è risultata variabile nei diversi casi, ma talora assai notevole. Nei riguardi dei vestiti mod. C. C. M. 33 da questo ciclo di prove è risultato: Soggettivamente i militari hanno dichiarato che i nuovi abiti risultano più pesanti e rigidi di quelli regola~entari. Tuttavia il vantaggio di possedere un certo grado di permeabilità all'aria era così sensibile da far preferire il nuovo modello. Obbiettivamente, le reazioni fisiopatologiche individuali furono meno intense, sopratutto nei riguardi del comportamento del polso e della temtemperatura corporea, ma sempre assai evidenti. L'attività lavorativa dei militari resta notevolmente •ridotta dall'uso di indumenti antipritici; in base a numerose constatazioni, praticate nelle più varie circostanze di impiego, è da ritenere che, durante il periodo estivo, nelle ore diurne sia necessario, in generale, alternare periodi di 20 minuti di lavoro con altrettanti di riposo. Per alcuni tipi di lavoro le condizioni sono ancora più severe: così dicasi per il trasporto di pesi, che risulta faticoso in modo particolare, come si è constatato con ripetuti esercizi di barellamento di supposti feriti. In tali circostanze il lavoro non poteva essere prolungato per oltre 5-10 minuti, dopo i quali i portatori erano costretti a deporre la barella e prendere un periodo di riposo. Come indumenti da indossare sotto gli abiti antipritici si sono dimostrati preferibili, nelle nostre condizioni sperimentali, quelli di cotone, cioè camicia e mutande; la camicia può essere utilmente sostituita da una leggiera maglia, pure di cotone. L'uniforme di lana o il farsetto a maglia sono da proscrivere, almeno in estate, perchè il loro uso rende più profonde le alterazioni a carico dei vari organi, ed eleva la temperatura corporea. Anche il restare dentro l'abito a dorso nudo non è risultato conveniente. L'uso del cappuccio rappresenta un notevole elemento di disagio, e contribuisce a causare i disturbi provocati dagli indumenti antipritici, per


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RICE HCHF. SI'F.RIM ENT ALI SULLA FJ <;IOPATOLOGIA DEI PORTATORI ECC.

la sensazione di calore che dà alla testa, la quale resta talvolta in una atmosfera <:alda e satura di umidità. Quando il militare è affaticato e presenta fenomeni di intolleranza, il togliere il cappuccio costituisce un sollievo immediato. Altrettanto dicasi, in modo anche più generale, di una docciatura con acqua fredda, (praticata ad es. gettando un secchio d'acqua sul dorso, al disopra del vestito antipritico); si produce un rapido abbassamento della temperatura nel cavo dell'abito e della temperatura corporea del portatore, con miglioramento nei fenomeni generali, e possibilità di riprendere il lavoro e continuare a portare gli indumenti protettivi anche da parte di militari che sembravano al termine di ogni resistenza. Questo mezzo è da tener presente quando le circostanze consentano di disporre di una certa quantità di acqua e, d 'altra parte, sia impossibile togliere subito gli indumenti a militari che attendono ad un servizio pesante. Le prove praticate in questa occasione, e i dati raccolti interrogando personale che da molti anni fa uso di abiti antipritici, portano a ritenere che non si costituisca un allenamento da parte dell'organismo a queste particolari condizioni, malgrado che con l'uso ripetuto si determini una certa abitudine all'elemento che, in questo complesso di circostanze fisiologicamente sfavorevoli, è rappresentato dal peso dei vestiti protettivi. Gli uomini in esperimento, osservati in modo continuativo per oltre un mese, hanno presentato fino al termine delle attuali prove, fenomeni subiettivi ed obiettivi immutati per qualità ed intensità. Il ciclo invernale di esperimenti si è svolto al Moncenisio, con temperatwre esterne oscillanti da. o• a - 20° C., ed ha avuto la durata di circa un mese. Le modalità seguite furono in tutto simili a quelle adottate nel periodo estivo. Le varie reazioni biologiche dei portatori di indumenti antipritici completi e di maschera furono, come era da attendersi, meno vi vaci di quelle verifica tesi in estate, ma tuttavia ben rilevabili . Si osservarono anche in queste circostanze, alterazioni nello stato generale, sudorazione, facile astenia nel lavoro, specialmente se questo consisteva in trasporto di pesi. La elevazione della temperatura corporea fu, in generale, meno pronunziata; come massimo si registrarono 38•,2 C. in un militare che per circa mezz'ora aveva atteso allo spalamento di neve. N ei riguardi del polso, la maggior frequenza osservata fu di 126 battiti al minuto, con caratteristiche simili a quelle già rilevate nelle prove estive. La frequenza del respiro raggiunse un massimo di 27 atti al minuto. Anche in questa occasione, i vestiti mod. C. C. M. 33, risultarono m eglio sopportabili, sia soggettivamente che come reazioni biologiche, di quelli regolamentari, pur restando confermato che il loro maggior peso è ben sensibile al portatore. Non vi è dubbio, quindi, che dal punto di vista delle condizioni fi siopatologiche del portatore, i nuovi vestiti, che possie-


RICERCHE SPERIMENTALI SULLA HSIOPATOLOGIA DEl PORTATORI ECC.

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dono un certo grado di permeabilità all 'aria, rappresentano un vantaggio sugli abiti confezionati con tessuto antipritico normale. Tuttavia altri elementi di carattere pratico interferiscono nella questione, quali la brevità del periodo di protezione, con la conseguente necessità di rinnovare con frequenza la pomata neutralizzante; la difficoltà di conservazione dei vestiti, durante un lungo periodo di magazzinaggio; la difficoltà della bonifica dopo

Fig. 2. - Indumenti antipritici modello S. C. M. 36.

contaminazione con iprite. Questi elementi sfavorevoli fanno sì che allo stato attuale delle cose non si possa prevedere l'adozione, o almeno la generalizzazione, di abiti confezionati con tessuti del tipo C. C. M. 33· In considerazione di ciò, il servizio chimico ha ritenuto opportuno di curare al massimo il perfezionamento dei vestiti confezionati con tela antipritica, allo scopo di rendere tale te~suto più leggero e flessibile, e di modificare la foggia degli abiti, dei guanti e delle calzature, per renderli più rispondenti che fosse possibile alle necessità fisiologiche ed a quelle 3 -

Giorno/~ di m ~dicit1a militart'.


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RI CERèHE SJ·ERJMENTALl SULLA FISIOPATOLOGIA DEI PORTATORI ECC.

pratiche. Con questi concetti sono stati realizzati gli indumenti modello S. C. M. 36, riprodotti nella figura 2 . Una delle caratteristiche dei nuovi vestiti è quella di essere confezionati in tre pezzi distinti, giubba, pantaloni e cappuccio, che possono essere indossati separatamente, a seconda delle reali necessità del momento, senza imporre in ogni circostanza l 'uso di una combinazione completa, come avviene nel mod. 30. Inoltre tanto la giubba che i pantaloni sono provvisti di chiusura lampo, da mantenersi aperta fino al momento in cui il portatore deve effettivamente venire a contatto con l'iprite, e da riaprirsi, con una semplice e rapida manovra, non appena il pericolo sia scomparso. In tale modo resta assicurata la possibilità di ventilare il torace e gli arti inferiori, restringendo al minimo possibile il periodo di tempo in cui il vestito è impermeabile all 'aria. I guanti sono a cinque dita, confezionati in gomma spessa, che possiede soddisfacenti qualità protettive. Il vestito è completato con dei calzari pure in gomma, trattata in modo particolare, sì da renderla resistente per molte ore all 'iprite. I vestiti di nuovo tipo, ripetutamente sottoposti a prove di impiego pratico, si sono dimostrati assai meglio sopportabili del modello 30, anche da parte di personale che compiva un lavoro fisico durante la stagione estiva. Perciò, pur non potendoli ancora ritenere come la soluzione ideale, essi rappresentano un notevole progresso nel difficile campo della protezione an ti pritica.

Riassunto e conclusioni. Ricerche sperimentali hanno dimostrato che l'uso di indumenti ant.pritici altera, in rapporto alle condizioni atmosferiche ambientali, le piu importanti funzioni organiche e produce disturbi, più o m eno gravi, del sistema nervoso, della termoregolazione e del circolo, riferibili a quelli che si osservano nel colpo di calore.

OPERE CONSULTATE 1) STARLI!'G : Principies of Humat1 Physiology. IV Eùit. 2) MACLwD:

London, Churchill 1926. Physiology a11d Biochemìmy in Modem Medicine. IV Edit. - London,

Kimpton 1930. 3) RocF.T G. H. et BINET L.: T mité de Physiologie. - Masson, Paris 1929, tom. VIII. 4) L EFEVRE : Chaleur animale et Bioé11ergétique. - Masson, Paris 19II. 5) PARKES A. KENVOOD: Hygiene and Publìc H ealth. - Lcwis 1923 . 6) ATZLER: Korper und m·beit. - Leipzig, 1927.


CLINICA NEUROPSICHIATRICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA

Direttore incarica to: Prof. G. FuMAROLA

RICERCHE ISTOLOGICHE SULLA SOSTANZA GRIGIA CENTRALE DEL TELENCEF ALO <J) Dott. Carlo Rizzo, primo capitano medico e libero doc.entc in ncuropsichiatria

Chi guardi nel suo assieme la distribuzione dei centri nervosi deputati alla regolazione della vita vegctativa, non può non rilevare che essi sottostanno tutti ad una particol;ue topografia in rapporto colle cavità centrali del nevrasse. Difatti - e limitando, natur~tlmentc, il nostro rapido esame ai c·entri vegetativi che sono universalmente noti e riconosciuti come tali, cioè a quelli che si trovano disseminati dal dienccblo in giù - abbiamo le segllenti òisposizioni: a) Nel midollo: 1 ° le cosidette << cellule paracentrali », o della zona intermedia, sono situate fra la base del corno anteriore e quella del corno po~teriore, che giunge medialmente fino al canale centrale e trapassa, lateralmente. nel corno laterale; 2° i due « nuclei intermedio-lateral i )) ' superiore e inferiore, trovansi nel corno bterale. b) Nel segmento bulbo-protuberanziale: r• il << nucleo dorsale motore del vago >> (col contiguo « nucleo sensitivo ))) è accollato alla parete anteriore del IV ventricolo, nel suo terzo medio; 2° numerose altre cel lule vegetative sono sparse nella sostanza reticolare- fra ponte e bulbo, al l'incircasotto il pavimento del IV ventricolo. c) Nel mesencefalo: 1 " il c< nucleo parvicellulare dell'oculomotore comune » è situato dorso- medialmente al nucleo magnocellulare (motore oculare), sul davanti dell'acquedotto silvi ano; 2° il centro regolatore <lell'cquitibrio veglia-sonno fa parte della sostanza grigia pericavitaria del segmento diencefalo-mesencefalico, in corrispondenza dello sbocco dell 'acquedotto nel Eli ventricolo. d) Nel diencefalo: il « nucleo ipotalamico )) ed i « nuclei mammillari , tubercolari, paraventricolare, sopraottico )) ecc. sono disposti nell'ipotalamo attorno al III vcntricolo.

Tutte queste formazioni sicuramente vegetative sono distribuite -

dal

midollo sacrale alla porzione anteriore del diencefalo - - in un vasto ammasso parvicellulare i cui singoli elementi hanno struttura vegetativa e che costi( r) La presente nota venne comunicata il zionale di Neurologia.

1° a~osto

1935 a Londra , al Il Congresso Interna-


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R ICI' RCHF. JSTOUX;I<;I-IE SULLA SOSTANZA GRI G IA CENTRALE ECC.

tuisce nel suo assieme la cosidetta << sostanza grigia pericavitaria centrale ,, che tappezza con uno strato più o meno spesso il canale midollare centrale, il pavimento del IV ventricolo, l'acquedotto di Silvio, il pavimento e le pareti del III ventricolo, trovandosi essa lungo tutte queste cavità centrali, accollata allo strato ependimale che le riveste. La cosa era già stata osservata da tempo, e si era anche visto che le form.tzioni vegetati ve stanno in prossimità d eli 'embrionale solco di His che - come ritengono, e verosimilmente, Roussy e Mosinger - giunto allo sbocco anteriore dell'acquedotto silviano si sfioccherebbe in numerosi e pressochè indistinti ramuscoli: e ciò darebbe ragione del grande s'filuppo dell'apparato vegetativo nel diencefalo. Questi ultimi autori sostengono anche (e con pari verosimiglianza) - a complemento del noto schema embriologico deli 'His - che le formazioni vegetati ve derivino non già dalle cc piastre del fondo», che dànno ovunque origine solamente a materiale motore, bensì da una << piastra intermedia ))' sviluppatasi in prossimità del solco di His, nunchè da una << piastra sub-ependimalc ». Il che dà anche ragione della ri.cordata topografia della sostanza grigia pericavitaria e dei vari ammassi cellulari vegetativi che in questa e da questa si differenziano. Se passiamo ora a ricercare a quali esigenze biologiche risponda la peculi:tre distribuzione delle formazioni vegetative sopra ricordate, dobbiamo ricon<'scerc che la tappa delle pure ipotesi non è stata ancora superata. Possiamo supporre, col Laurelle, che Ja sostanza grigia centrale sia una particolare supc:rficie ricevente sensitiva destinata a controibre, in certo qual modo, le vari:1zioni di corrente e di volume del liquido cefalo-rachidiano? O non ci è, piuttosto, consentito di pensare che una simile topografia vegetativa iuxtacavitaria dipenda da un particolare liquor-tropismo positivo di tali elementi nervosi, legato ad esigenze d'ordine biochimico ? In tal caso - verosimilmente -- (c questa interpretazione è in analogia con quanto sappiamo per j) distretto neuro-endocrino dell'ipotalamo) si tratta di un'influenza fors'anche reciproca - fra le cellule nervose vegctative ed il liquido cefalorachidiano: le cellule verserebbero nel vicino liquor particolari prodotti del lo1o metabolismo, mentre riceverebbero dallo stesso liquor talune sostanze stimohnti o, comunque, regolanti la loro funzione.

Premesso ciò, viene fatto Ji chiedersi se la suddetta ipotesi possa essere suffragata dalla disposizione topografica di centri vegetativi sopra-diencefa. li(.i; se - in altre parole - anche in prossimità delle cavità centrali poste al disopra del III vcntricolo (i forami di Monro, cioè, ed i ventricoli laterali) e-;istano frxmazion i vcgctative e di che entità e con quale distribuzione. Ma per rispondere alla domanda è indispensabile un accurato e sistematico stud io di tali regioni, che tuttora - per quanto io mi sappia - non


RICERCHE ISTOLOGICH!E SUl LA SOSTANZA GRIG IA CENTRALE ECC.

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è ancora stato fatto. L'attuale insufficiente documentazione in proposito potrà furse destare una certa meraviglia, ma è un fatto che, se le nostre conoscenze sulla esatta topografia dei centri vegetativi sono ben progredite a partire dal III ventricolo in giù, esse sono invece frammentarie c assolutamente incomplete per la regione cerebra]e posta più in alto: dal che risulta l'incertez'a degli studi fisiologici e clinici riferentisi alle attività vegetative di tale regione. Difatti, mercè gli studi - essenzialmente di fisiopatologia - di Aronsohn e Sachs, Baginsky e L ehmann, Bechtcrew, Dresel e Levy, Girad, Ott, ecc., s~ppiamo che i nuclei della base posseggono anche funzioni vegetative (specialmente di termo- e glicoregolazione): ed in realtà lesioni svariate di dette f.:xmazioni (agopunture, stimoli elettrici e simili) sogliano modificare quelle funzioni. Esistono anche documenti anatomo-clinici (ricordo, per tutti, uno dei più recenti, pubblicato dal D'An tona) in appoggio alla concezione che nella regione ottico-striata esistano simili centri vegeto- regolatori. Però la stessa ampiezza della regione (comprendente - fra l'altro - il talamo, il lenticolare, il caudato, il setto pellucido), la cui alterazione determinerebbe q uelle modificazioni vegetative, fa sorgere il dubbio che si tratti di esperimenti insufficientemente vagliati. Senza dire che, secondo Jacoby e Romer, i disordini vegetativi sarebbero particolarmente netti, allorchè le lesioni cadono in prossimità dei ventricoli laterali : il che lascia adito al sospetto che questo o quello dei nuclei della base sia solo apparentemente responsabile del disordine vegetativo osservato perchè venne interessato dalla lesione sperimentale o dal processo patologico, mentre in realtà la causa essenziale del disturbo potrebbe essere l'alterazione dell'eventuale grigio pericavitario dei ve!ltricoli laterali (o l'interruzione di connessioni ipotalamico-sopradicncefaliche, oppure una semplice ripercussione a distanza, determinatasi wi centri ipotalamiçi o altrove). Sta il fatto che molti autori, ancora oggi, mettono in dubbio l'esistenza di quei centri vcgetativi sopradiencefalici (vedansi, p. es., Bazett, Alpers ed Erh, c la monografia del Lhermine) e spesso la critica si fonda altresì sulla mancanza di. un sicuro fondamento anatomico relativamente alla natura vegetativa di questa o di quella formazione della base telenccfalica. Quanto allo stesso « grigio pericavitario centrale ll della regione sopradiencefalica, sappiamo veramente ancor troppo poco circa la sua topografia ed estensione. E quasi nulla sappiamo sulla eventuale esistenza in esso, o ad esso accollati, di addensamenti cellulari che possano paragonarsi alle note formazioni vegetative disseminate nel grigio pericavitario diencefalico e sottodiencefalico.

Allo scopo di concorrere a dirimere tali dubbi, cioè n eli 'intento di precisare l'estendersi oralmente del grigio pericavitario centrale, nonchè l'eventuale differenziazione, in corrispondenza di esso, di nuclei più o meno ben


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RICH:Cllf: ISTOLOGICHE SULLA SOSTANZA GRIGIA CENTRALE ECC.

circoscritti, ho intrapreso lo studio della questione. Queste mie ricerche puramente anatomiche (alle quali conto di far seguire una serie di esperimenti fisiopatologici c, possibilmente, qualche dim~strativa osservazione anatomoclinica) comprendono due tappe: 0 I lo studio, rigorosamente seriale, eseguito col metodo di Nissl su cervelli degli usuali mammiferi di laboratorio e su cervelli umani, inteso a determinare l 'esatta topografia del grigio pericavitario sopradiencefalico e la esistenza, nel suo seno o nelle sue adiacenze, di ammassi cellulari non ancora sufficientemente descritti; 2' l'analisi di tali formazioni mediante altri metodi istologici e citologici, allo scopo di mettere in chiaro la loro sicura appartenenza al sistema nervoso vegetativo ed i loro rapporti colle altre formazioni enct>faliche. Trattasi di ricerche lunghe e complesse, che sono tuttora in via di esecuzione e delle quali, perciò, non posso ancora comunicare per esteso i risultati. Sino ad ora ho potuto esaminare alcune serie - colorate col metodo cellulare di Nissl - di cervelli di cavia e di coniglio. Da tali esami sono emersi i seguenti dati, che - per quanto ho già detto - mi limito a considerare approssimativi.

I. -- Il grigio pericauitario centrale costituisce un lasso feltro cellulare sotto-ependimale che, dopo aver tappezzato - colle ben note modalità il pavimento e le pareti laterali del III ventricolo, si estende verso l'alto a rivestire il foro-canale di Monro ed il ventricolo laterale. I suoi elementi sono relativamente compatti in corrispondenza del fondo del forarne di Monro e del pavimento del ventricolo laterale adiacente al canale stesso; essi sono assai meno numerosi sulla volta di detto forarne e sul tetto del ventricolo laterale. La distribuzione del grigio pericavitario conserva pressochè immodificati questi caratteri per un buon tratto (circa la terza parte) del corno frontale del ventricolo; poi le cellule nervose vanno gradatamente rarefacendosi, e il diradamento è particolarmente evidente in corrispondenza della sua porzione tettale, sinchè, giunti verso il terzo orale del corno frontale medesimo, le cellule nervose sub-ependimali sono ovunque praticamente scomparse. Le medesime modificazioni (cioè la riduzione numerica quasi progressiva degli elementi grigi periventricolari, man mano che dal crocevia centrale ci si porta verso l'apice del corno anteriore) si osserva anche indietro; anzi io ho l'impies$ione che detta riduzione sia qui più precoce e più cospicua. Il. - Le cellule nervose che costituisco~o il feltro sottoependimale dei ventricoli lateral i non sono tutte fra loro identiche, ma appartengono a tipi svariati che, colla colorazione alla Nissl, si pre~entano nel seguente modo: 0 I - Elementi piuttosto grandi, multipolari, rotondeggianti o, più spesso, irregolarmente rettangolari, dalle dimensioni di circa 22 x 12 p., con


RICERCHE ISTOLOGICI-IE SULLA SOSTA:--IZA GRIGIA CENTRALE ECC.

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qualche zolletta cromatica alla periferia, che appare più intensamente colorata che non la porzione centrale del protoplasma, e con nucleo a grosso nucleolo abitualmente centrale. 2° - Cellule assai meno grandi (7 x 4 tL), ma aventi per il resto caratteri uguali a quelle del tipo precedente. 3• - Cellule molto allungate e sottili (2o x 3 tl), ma, per le altre caratteristiche, uguali agli elementi dei tipi precedenti. 4' - Cellule piccole (4- 5 !l), poligon:1li, con protoplasma scarso c pallidissimo, aventi il grosso nuclcolo generalmente eccentrico. 5° - Cellule grosse, rotondeggianti, aventi un diametro di I8 - 20 fJ. all'incirca, col grande nucleolo centrale e, per il resto, completamente incolori. Dei vari tipi ora ricordati, quelli rispondenti ai nn. 2 e 4 sono in assoluta prevalenza, ma - naturalmente - le cellule degli altri tipi non sono afhtto eccezionali. Tutti questi elementi li ho visti distribuiti in una zona d 'osservazione di 100 - 125 IJ.., -a partire dallo strato ependimale: zona alla quale ho voluto circoscrivere per ora le mie ricerche, importandomi soprattutto di analizzare lo strato pericavitario assolutamente sub- ependimale, ad esclusione dei territori di confine (dei quali dirò in sèguito) fra questo Hrato e le altre ben note formazioni grigie ad esso, in molti punti, adiacenti. Non infrequentemente alcune cellule dei vari tipi testè elencati (tranne quelle dei tipi 1 e 3) appaiono direttamente accollate alla membrana ependimale: ciò si verifica, di preferenza, sulle pareti - laterale e mediale dd ventricolo. III. - In seno alla sostanza gng1a pericavitaria di ciascun ventricolo laterale si possono differenziare - sempre sui preparati alla Nissl - parec· chi accumuli cellulari: veri e proprii nuclei sulla cui esatta topografia, struttura e connessione non mi soffermo, essendo necessario, in proposito, uno stndio più approfondito ed eseguito con diverse tecniche istologiche. Posso anticipare fin d 'ora che le suddette formazioni nucleari prevalgono in corrispondenza della parete laterale, esterna, del ventricolo, e che sono costituite da ammassi più o meno fitti di elementi nervosi appartenenti ai tipi 2, 5 ed anche I della precedente descrizione. Allorchè si tratta di cellule del tipo I o 5, si suole osservare che l'ammasso nucleare valica il limite della zona sub-ependimale d'osservazione (vedi sopra), e si approfondisce nella sostanza nervosa adiacente. Aggiungerò che alcuni di d~tti nuclei sembrano trapassare insensibilmente nellé confinanti formazioni grigie della base teJencefalica (nucleo anteriore dd talamo, nucleo proprio del fornice, nucleo caudato- principalmente) sì che non è possibile - col semplice ausilio dei metodi cellulari - stabilire il confine tra le formazioni grigie suaccennate e gli ammassi da me osservati.


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RI C ERCHE ISTOLOGIC HE SULLA SOSTANZA GRIGIA CENTRALE ECC.

Questi accumuli cellulari in seno alla sostanza grigia pericavitaria sono raccolti, in preponderanza, in due formazioni relativamente grandi : r• - La prima ha (nella cavia) la dimensione verticale di oltre 1000 1-'· e quella orizzontale di circa 500 t-t-; si origina quasi all'altezza del forarne di Monro e si estende verso l'avanti per poi ripiegare verso l'alto, dando così l'immagine approssimativa di una L. Il ramo orizzontale di questa L decorre, a ridosso della parete laterale del ventricolo, fra il nucleo anteriore del talamo e il nucleo caudato; il suo ramo verticale si innalza fra parete ventricolare e nucleo caudato, per poi finire al disopra di quest'ultimo, presso l ':~ccumulo di elementi gliali che si osserva all'angolo esterno del corno anteriore dd ventricolo laterale. 2 ° - La seconda delle due formazioni in esame si presenta, nel suo assieme. come un nucleo allungato in senso antero- posteriore, lungo circa rooo t-t- ed alto 150- 200 t-t- nel suo tratto anteriore che ha il massimo diametro verticale, mentre l'estremo posteriore - che giunge proprio allo sbocco del forarne di Monro, decorrendo inferiormente alla fomazione 1 testè desc:-itta - è molto sottile. Vari a.ltri addensamenti cellulari si possono facilmente individuare anche sulla parete interna, mediale, del ventricolo laterale, e persino sul tetto ventricolare, benchè - come ho già detto - questa sia la regione in cui il grigio pericavitario è più rarefatto.

La sommaria descrizione di questi reperti si riferisce principalmente specie per le misurazioni - a Cavia cobaya. Una più completa illustrazione dei reperti stessi esige, come ho già detto, uno studio più approfondito e che

è tuttora in corso di esecuzione anche su altre ~pecie di mammiferi. Per ora mi basta avere attirato l'attenzione del Congresso su questi tre fatti: che forse sono destinati ad assumere una qualche importanza nel prosieguo degli studi nevrologici :

I. -

La peculiare disposizione per~cavitaria degli elementi vegetativi sin qui noti <compreso il grigio pericavitario centrale che li abbraccia). II. - L'estendersi di questo grigio oralmente al diencefalo, sulle pareti dei ventric-oli laterali. III. - L'esistenza, anche in queste regioni, di formazioni vegetativc nucleari, aventi lo stesso tipo morfologico dei nuclei vegetativi diencefalici e sotto-diencefalici: formazioni di cui ci sfugge tuttavia l'esatta importanza,

mentre è sin d'ora presumibile che la loro conoscenza possa costituire l'inizio di nuove e proficue indagini sul sistema: nervoso vegetativo. Roma, luglio 1935-XIII.


RICF.RCHE JSTOLOG ICH E SULLA $CJSTANZA GRIGIA CENTRALE ECC.

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Questa Nota era già stata redatta e comunicata al II Congresso Internazionale di Neurologia, quando è stato pubblicato sulla Revue neurologique (luglio 1935, p. 163) un lavoro di G. Roussy e M. Mosinger intitolato: << Le système neuro-végétatif périventriculaire ou sous-épendymaire ». In esso gli AA. si occupano anche del grigio periventricolare dei ventricoli laterali, esprimendosi, esattamente, nei seguenti termini: << La sostanza grigia periventricolare dei ventricoli laterali s' incontra esclusivamente all'altezza della faccia infero-esterna, diencefalica, del ventricolo laterale. Essa riveste, così, la faccia ventricolare del nucleo caudato, del nucleo anteriore e del nucleo laterale del talamo, ed entra in rapporti intimi, in basso e in dentro, col nucleo interstiziale della tenia sernicircolare. EssJ forma due nuclei di condensazione. << Il primo, situato all'altezza dell'angolo supero-esterno del ventricolo laterale, è in connessione col corpo calloso e colla capsula interna; propo· niamo di denominarlo "nucleo periangolare ". << Il secondo costituisce il segmento extra. teniale della sostanza grigi:~ della lamina cornea. Esso si pone in rapporto colla tenia semicircolare, la vena del corpo striato, il nucleo caudato ed il nucleo ventrale anteriore del talamo » . Avrò occasione di discutere questi dati - solo in parte collimanti coi miei reperti - allorchè riferirò per esteso i risultati delle mie ricerche. Ho voluto fin d'ora accennarvi brevemente a semplice titolo di documentazione cronologica.

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DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DEL COMANDO DELLE FORZE DELLA SOMALIA DIREZIONE DI SANITÀ

Relazione sul funzionamento del Laboratorio chimico della base di Mogadiscio durante ranno 1935 Dott. Ferdinando Carlisi, tenente chimico farmacista.

Non appena a Mogadiscio, per le esigenze della campagna, incominciarono ad affluire truppe nazionali, operai, impiegati e civili, in ragione del conseguente aumento del consumo di acqua e della introduzione di derrate alimentari, si sentì il bisogno di istituire un laboratorio chimico di controllo in coordinazione a tutto il complesso di istituzioni igieniche e profilattiche adottate immediatamente dalle Autorità Sanitarie. Esisteva in Mogadiscio un laboratorio chimico coloniale funzionante dal 1930, attrezzato però prevalentemente per analisi agricole ed industriali, poco per quelle bromatologjche. Tale laboratorio, installato in locali poco adatti e troppo caldi, e privo da tempo di un chimico dirigente, al principio del 1935 venne smontato per essere trasferito in locali più adatti ed appositamente costruiti. Da parte sua il Ministero della Guerra inviò subito un Laboratorio Chimico-batteriologico-tossicologico di Armata e come chimico vi comandò lo scrivente. Per deficienza di locali adatti e per l'urgenza del funzionamento venne deciso di fondere la parte chimica di tale laboratorio con quello coloniale, approfittando così dell'attrezzatura tecnica di quest'altimo, fornito di ottimi banchi di lavoro, di una cappa di assorbimento, di apparecchi elettrici (stufe, fornelli, muffole ecc.), di abbondante vetreria ed altrettanto abbondante dotazione di reagenti e sostanze chimiche. n laboratorio d'Armata apportò alla fusione tutti gli apparecchi di bromatologia e tossicologia, ottimi e ben sistemati in appositi colli di mobilitazione ed inoltre la sua dotazione di vetreria e reagenti. Le richieste di analisi incominciarono ad affluire subito da parte degli enti militari e civili. Il maggior lavoro venne immediatamente dato dalle analisi di acque e di farine. Queste, e tutte le altre derrate alimentari, non possono essere svincolate dalla Dogana senza il nulla osta del chimico che, quasi giornalmente, si reca di persona a prelevare i campioni dopo avere esaminato attentamente tutte le partite delle quali è stato chiesto lo svincolo. Contemporaneamente l'Ufficio Sanitario della città iniziò un servizio di controllo igienico sugli alimenti, liquori, bibite ecc., in vendita nei vari negozi di generi alimentari, caffè, ristoranti etc., allo scopo di tutelare la salute della popolazione. I campioni prelevati da vigili sanitari e sigillati secondo


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RELAZI ONE SUL FUI'/.IONAME!'\TO DEl. LABORATORIO CHIMICO ECC.

i regolamenti vigenti nel Regno, vengono ~saminati dal laboratorio così che il chimico si trova sovente nelle condizioni di dover rispondere a quesiti di massima delicatezza e vari sotto ogni rapporto. Oltre alle analisi bromatologiche, altri 'problemi chimici vennero imposti al laboratoric, fra i quali, molto importante e degno di essere riportato è quello dello studio e della preparazione di un composto chimico a base di arsenico trivalente da usare per la lotta contro la tripanosomiasi che in Somalia colpisce i preziosi equini bovini e cammelli, e che potesse ben sostituire le costosissime specialità estere. Dopo varie prove e dosaggi, suggeriti dall'esperienza e dalla competenza di studiosi della materia, si è arrivati ad adottare un prodotto che viene usato per via intramuscolare con risultati ottimi ed inspcrati e che adesso il laboratorio prepara in quantità sufficienti al fabbisogno. E' allo studio ed in prova anche un composto organico del piombo da usare allo stesso scopo per completare l'azione del prodotto arsenicale. Il basso costo e la facilità di uso costituiscono l'orientamento principale delle ricerche e il compito del chimico. A richiesta dei batteriologi sono state anche eseguite alcune analisi complete di acque usate dagl'indigeni allo stato naturale, allo scopo di preparare sinteticamente ed asetticamcnte delle acque simili nella composizione chimica a quelle analizzate. Ciò per studiare il fatto da tanto tempo notato della mancanza in Somalia di epidemie tifiche e paratifiche e cercare di

vedere se questo fatto ha relazione con la composizione chimica dell'acqua, veicolo principale di germi. Da ultimo al laboratorio chimico fa capo il controllo delle acque distillar ~ e del ghiaccio (distillatori di una ditta locale sovvenzionata dal Governo che fabbrica anche il ghiaccio e distillatori governativi), dell'acqua zerolitata e clorurata (sono impiantati in Mogadiscio alcuni apparecchi a permutite) e delle acque dell'acquedotto civico. Per quest'ultimo il laboratorio provvede giornalmente anche a fornire l'ipoclorito di calcio necessario per la clorurazione, le cui dosi vengono al chimico suggerite da analisi del valore in cloro attivo che offre il prodotto clorurante (valore molto variabile a causa del clima umido e caldo) e dalla quantità di acqua da sterilizzare. Lo specchio qui appresso riporta il numero e la qualità delle analisi chimiche eseguite durante l'anno 1935: Farine Acque Pane Gallette Ghiaccio Vino Strutto Sciroppi varr Olio di paraffino Olio di oli\·e

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RELAZIONE SUL FUNZ IONAMENTO DEL l t\130RATOR IO CH IMICO ECC.

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Come si vede il maggior contributo viene daro dalle farine e dalle acque, costituenti, diciamo così, la materia prima della alimentazione. La quantità maggiore di analisi di acque è stata richiesta dai corpi di frontiera che in un primo tempo hauno dovuto ampliare le possibilità idriche preesistenti e creare nuovi pozzi nelle località lontane dai fiumi ed in un secondo tempo, avanzando nei territori di nuova occupazione, hanno dovuto controllare le acque affioranti e dci pozzi esistenti e crearne anche qui dei nuov1. Il rimanente delle analisi di acque è costituito poi da quelle richieste delJ 'ufficio sanitario della città e prelc;:vata nei vari locali pubblici, da quelle prelevate per il controllo che saltuariamente ma spesso viene fatto alla distilleria locale ed inoltre da quelle prelevate nelle navi cisterne contenenti acque provenienti dali 'Italia. Le analisi di farine sono costituite in gran parte dai campioni prelevati giornalmente in dogana, lo stesso può dirsi degli altri prodotti alimentari. Rimane però un discreto quantitativo, tanto delle prime come delle seconde, che è costituito dalle analisi richieste dal Commissariato militare e da Il 'Ufficio Sanitario della città. Tutto ciò, come si vede, obbliga il chimico a spaziare in tutti i campi d ella bromatologia e qualche volta a sconfinare: compito molto delicato in un periodo eccezionale come l'attuale. Il suo giudizio può fare distruggere forti quantità di derrate alimentari e può fare scartare un'acqua in un posto dove non ne esiste di altra. Inoltre tale compito spesso non si limita al solo giudizio ma anche a consigli tecnici per il ricupero della maggior quantità possibile di partite di derrate alimentari avariate o per l 'uso di un 'acqua; che in altri posti ed in altre contingenze verrebbe scartata. Intanto in nove mesi <:Ìrca di controllo non è accaduto alcun inconveniente, quali disturbi intestinali epidemici dovuti ad ingestione di alimenti avariati. Ciò depone a favore dell'ottima organizzazione dci servizi igienici profilattici e della scrupolosità dei giudizi c dei conseguenti prov vedimen ti adottati.

-- .- 111 ~--


CASISTICA

CLINICA

---··--DIREZIONE DI

SANITÀ

INTENDENZA A. O.

Direttore: maggiore generale medico F. MARTocuo

LA SPIROCHETOSI BRONCO-POLMONARE IN ERITREA Dott. Raffaele Confalone, maggiore medico, igienista della Direzione di Sanità

La spirochetosi bronco-polmonare, segnalata dal Castellani nel 1905 nelle Indi e, è un'affezione generalmente a decorso cronico che simula la tubercolosi, perchè si manifesta quasi sempre con espettorazione emacica ed a volte con vere e proprie,cmottisi, tanto che viene anche denominata bronchite emorragica. Un dato clinico che può costituire un carattere differenziale è che, mentre nella tubercolosi si hanno le lesioni con prevalenza agli apici, nella broncospirochetosi invece si riscontrano alle basi o sparse nell 'ambito polmonare e solo raramente agli apici. La tubercolosi può esservi associata. Può anche confondersi con l'influenza, con l'amebiasi bronchiale e con le . . . . mtcosi resptratone. E' un'affezione contagiosa che Castellani attribuisce, specificamente, alla •< spirocheta bronchialis )) (Fantham) ciò che venne confermato, nel 1913, da Chalmers e Farrel che ottennero la riproduzione del quadro clinico della

bronco- spi rochctosi neliJ scimmia, mediante inoculazioni endotracheali di sputo umano ricco di spirochete bronchialis. Tuttavia la sua specificità è messa ·in dubbio da alcuni autori, i quali affermano potersi ottenere, in condizioni sperimentali, il quadro della broncJ1ite emorragica, per spirocherc diverse in animali sottoposù ad affaticamento o a raffreddamento. La spirocheta bronchialis, negli ammalati, trovasi quasi sempre associata a bacilli fusiformi, tanto che alcuni AA. penserebbero che le forme spirochetiche non costituiscano il fattore etiologico vero e proprio, ma invece una condizione di attecchimento secondaria (Wenyon, Mi.ihlens ed altri), mentre aItri (H. Vi nccnt, Sanarelli, ecc.) sosterrebbero che le spirochete non siano che una trasformazione elicoidale dei bacilli fusiformi . Spesso si trovano dei portatori senza alcuna manifestazione morbosa e ciò confermerebbe che la spirocheta da sè sola non sia capace di indurre la malattia. Nelle diverse affezioni polmonari altre spirochete sono state descritte: nella grippe, Loyne, Bonn et e Pcyre, de Vcrbizicr han no trovato delle spi rochete sottili, più o meno allungate, con sei otto spire, somiglianti alla spiro-


LA SPIRC>CHETOSI HRO!':CO-POLMO:S.o\..RE IN ERITREA

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cheta della sifi lide, ma sicuramente diversa da quella del Castellani. Esse provengono da infezioni secondarie della bocca e non hanno alcuna importanza nella etiologia della grippe. Garnier ha segnalato una forma polmonare della spir~chetosi ittero - emorragica con espettorato emottoico contenente spirochete. Manine e Cristau hanno osservato a Lorient dicci casi di plcuro-polmonite con espettorazione ematica cd assenza di spirochete, le quali invece erano presenti nelle urine. Dal punto di vista geografico, la bronco - spirochetosi del Castellani è stata riscontrata nelle Indie, a Ccylan, nelle Antille, nel Sudan, n eli 'liganda, a Camerun ecc .. Durante la guerra è stata importata in Europa dai Cinesi, lodo-Cinesi, Senegalesi; infatti è stata segnalata da Violle a Tolone, da Pringault e Mercier a Marsiglia, da Simon e Raditsch a Nancy ecc .. In Italia sono stati descritti casi da Castellani, Fichera, Jacono, Berghinz, Poggi, Castronuovo, Franchini, Cotella-Cerri, ecc. Poichè non mi risulta sinora descritto :~lcun caso di broncospirochetosi nella colonia Eritrea, mi propongo con il presente lavoro, renderne noti alcuni casi riscontrati fra le truppe indigene, allo scopo di mettere in rilievo l'esistenza di questa malattia e di richiamare l 'attenzione dei sanitari su di essa, potendosi facilmente confondere con altre infermità d eli 'albero respiratorio. Presumo debba essere abbastanza diffusa se nel breve spazio di due mesi, presso un solo ospedale, ne sono già stati accertati una diecina di cas1 di provenienza diversa. Riferisco solo su quattro, essendo gli altri sfuggiti al mio esame. Si tratta di ascari eritrei vissuti sempre in questa colonia ed appartenenti originariamente, due al Commissariato di Asmara, uno a quello di Adi-Caieh ed uno a quello di Adi-Ugri. Sono stati ricoverati c curati al gruppo ospedalicro di Scmbel. L'accertamento diagnostico è stato fatto mediante esami microscopici dell'espettorato, raccolto previo accurato lavaggio del cavo orale, e ripetuti durante le varie fasi della malattia, ottenendo costantemente reperto positivo di spirochete associate con bacilli fusiformi . I metodi di colorazione wno stati quelli di Giemsa, quello di Fontana-Tribondeau, noncbè quello, semplice e rapido, della fucsina diluita . CAso l. - Ascari Berè Ghezza1, del 21° btg. Eritreo, di anni 35, nato a Obhii, Commissariato di Adi-Caieh, arruolato nel marzo 1935. Entrato nell'ospedale il 7 aprile 1936, dimessone dopo circa un mese per provvedimenti medico-legali. Presenta una sintomatologia a carico deU'albero respiratorio consistente in tosse, espettorazione muco-purulenta e fortemente ematica con febbre continuo-remittcnte. L'esame obbiettivo del torace fa notare le caratteristiche semiologichc della bronchiolite (zone ipofonetiche, respiro aspro, rantolini e ronchi diffusi). L'esame dell'espettorato è negativo per il b. di Koch. Sospettando la natura spirochedca, se ne fa la ricerca, ottenendo un reperto positim con associazione di bacilli f u siformi e di altri germi.


!.A SPIROCHETOSI BRONCO-POLMONARE IN ERITREA

C.-.so IL - Ascari Fessazien Marù, della ro• Compagnia Presidiaria, di an ni 25, nato a Saddarù, Commissariato di Adi Ugri, arruolato nel febbraio 1935; entrato all'ospedale il 9 marzo 1936, dimesso il 26 dello stesso mese con provvedimenti medico-legali. Lamenta febbre, astenia e tosse con escreato muco-purulento. All' esame obbiettivo si nota lieve adenopatia latero- cervicale, epitrocleare cd inguinalc. Al torace rilevasi lieve asprezza del murmure, ronchi e sibili diffusi su tutto l'ambito polmonare. L'esame radioscopico del torace non fa rile1·are alcuna lesione pleuro-polmonare. L'esame dell'espettorato, negativo per i bacilli di Koch, fa notare la presenza di spirochete e di bacilli fusiformi. C.-.so Hl. - Ascari lman Mebrat, della Compagnia deposito, di anni 21, nato ad Asmara, arruolato nel maggio 1935; entrato all'ospedale 1'8 maggio 1936, uscitone il 20 maggio guarito.

Afferma di essere ammalato da circa tre mesi con tosse, dolori toracici e febbre e di avere notato, in passato, qualche espettorazione ematica. All'esame del torace si nota respiro aspro nella regione sopraspinosa di destra, ove si ascolta qualche rantolo a piccole e medie bolle. L'esame dell'espettorato è negati1·o per i bacilli di Koch, ma fa riscontrare r are spirochete. CAso IV. - Ascari Almedo11 Te/la , del 2° btg. Eritreo, di anni 30, nato a Zagher, Commissariato di Asmara, arruolato nel febbraio 1935; entrato all'ospedale il 1° marzo 1936, uscitone il 22 marzo per pro1•vcdimenti medico-legali. Riferisce di essere ammal:no da circa 5 mesi con febbre e tosse accompagnata da espettòràzione t:iì'ìàticà. All'esame del torace si rib·a ipofonesi nel lobo superiore di sinistra con rantoli crepitanti. L'esame dell'espettorato ha dato esito negativo per il bacillo di Koch, ma ha messo in evidenza numerose spirochere e bacilli fusiformi.

Considerazioni e conclusioni. I casi qui esposti, sia per il decorso clinico, come per il reperto positivo dell'espettorato, non lasciano alcun dubbio sulla diagnosi di bronco-spirochetosi. Non è stato possibile precisare la località ove ciascuno abbia <.ontratt3 l'infezione, ma ciò ha poco interesse epidemiologico dato che la broncospirochetosi del Castellani è da considerarsi, come la tubercolosi, una malattia endemica. 11 corollario più importante invece è quello che i sanitari indirizzino le loro indagini verso questa importante malattia ed il suo agente etiologico, tutte le volte che vengono a trovarsi in presenza di casi di malattie respiratorie di dubbia etiologia, sia per provvedere ad un pronto e rigoroso isolamento dell'ammalato, sia per istituire una razionaie terapia. Dal punto di vista profilattico, considerato che la « spirocheta bronchialis n invade l'organismo per via acrogena e che l'ammalato la elimi n a


LA SPIROCiiETOSl BROt"CO-POLMONARE lN ERITR EA

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e la diffonde per mezzo dell'espettorato e che il contagio può avvenir:! anche :t mezzo della biancheria e di oggetti personali contaminati, come pure per mezzo del bacio o per il tramite dlelle mosche, hanno molta importanza, come per la tubercolosi, i rapporti interumani, donde la necessità del precoce riconoscimento ed isolamento di tali infermi e conseguenti pratiche di disinfezione. La malattia colpisce l'individuo in tutte le età e di entrambi i sessi ma è più facile riscontrarla nei giovani e quindi è opportuno che le misure igieniche siano più rigorose presso le collettività, specialm ente militari. Completa la profilassi un'accurata igiene personale, con particolare riguardo alla pulizia del cavo orale, ed una rigorosa igiene dell'ambiente

rivolta specialmente alla distruzione delle mosche. Dai dati esposti e dalle considerazioni fatte, si possono trarre le seguenti condusioni : a) ,questi primi casi, da me descritti, mi permettono di affermare che nel territorio della colonia Eritrea esiste la bronco-spirochetosi del Castellani ed è endemica; b) essa è spesso confusa con la tl.!bercolosi polmonare, talvolta coll 'influenza, con l'amebiasi bronchiale, colle affezioni micotiche d eli 'albero respiratorio; per cui è necessario, specialmente in Colonia, che nei casi dubbi di tali malattie e per i tossicolosi in genere, le indagini cliniche e microscopiche siano dirette anche verso la bronco-spirochetosi; c) la profilassi si identiiìca con quella propria della tubercolosi, specie nei riguardi dell'isolamento e delle disinfezioni; d) eliminare definitivamente dalle collettività militari i soggetti già sofferenti di questa malattia, a meno che non si sia raggiunta la completa . . . e stcura guang10ne. AuTORIASSUNTO. -

Fatto un rapido cenno storico ed etiologico di questa malattia

e ddle altre forme similari dell'albero respiratorio, l'A. rende noti alcuni casi (i primi) osservati nel territorio della colonia Eritrea. Richiama l'attenzione dei sanitari sull'importanza dell'esame differenziale:: (clinico e microscopico) con la tubercolosi e con le altre forme parassitarie dell'albero respiratorio (micosi, amebiasi, ecc.), colle quali bcilmente viene confusa. Accenna quindi ai mezzi più comuni di contagio, ri corda le norme d'igiene e di profìJassi identificandole con quelle proprie della tubercolosi specie nei rigua rdi dell'isolamento e delle disinfezioni.

LIBRI CONSULT ATI

1) A. BESsON: Technique microbiol. - Ed. Baillièr, Paris, 1924. 2) G. FRANCHINI - M. GIORDANO: Patol. e para;sù. dei paesi caldi. - EJ. Modena, 1934· 3) G. LA RosA: Elementi di microbiol. Vol. HL - Ediz. Wassermann, 1927. 4) G. CASTRONuovo: Rinnovamento Medico, Anno II, n. 5, 1929. 4 -

Gùmtol~ di mcdicitJo militar~ .


OSPEDA L E

MILITARE

DJ

NO V ARA

UN CASO DI RETICULOMA MALIGNO DEL MEDIASTINO Dott. Anto nino Pana gia , tenente colonnello medico

Uno degli argomenti che più appassionano gli studiosi, nel capitolo delle <1 emopatie » , comprensivo questo, secondo le idee dettate dal Banti, non semplicemente delle mabttie del sangue circolante ma anche delle alterazioni morbose degli organi ematopoietici, è certamente quello riguardante la patologia del cosidctto << sistema recicoloendotelìale ». Tale fatto è d i sicuro dovuto alle discussioni, non ancora ·del tutto spente, circa l'anatomia e specialmente la fisiologia di detto sistema. Esso fu organicamente studiato e descritto nel 1913 da Aschoff; ma, prima di questi, altri AA. (Ranvier, Metchnikoff, Marchand, Ponfick, H offmann, Langheram, Ribbert , Goldm ann) in una grande serie di osservazioni precedenti, praticate con S<:opi diversi nei vari campi della patologia umana e sperimentale, ne avevano intravista per quanto in modo frammentario l'esistenza. Infatti la « capacità granulope~sica », su cui principalmente l' Aschoff basò il concetto di sistema, già nel 1869 fu intravista dal Ponfick e, dopo essere stata confer mata dal Ribbcrt, fu dimostrata e particolarmente studiata da Goldmann, il quale però considerò gli elementi che godono della proprietà di colorazione intra-vitam non uniti da legame alcuno, dando alla colorazione suddetta un significato di ordine puramente biologico. L ' Aschoff diede la denominazione di « sistema reticolo-endoteliale» ad un complesso di elementi cellulari, ai quali attribuì speciali funzioni, in particolar modo del ricambio, c che si trovano diffusi nel connettivo, in certi organi escretori (rene, fegato) o facenti parte del sistema emopoietico (milza, ghiandole linfatiche, midollo osseo), basando il concetto di sistema principalmente sulla « capacità granulopessica >>, o di colorazione intravitam, di cui godono gli elementi cellulari suddetti. Questi cioè, se si introducono n d sangue od in qualsiasi altro punto de li 'organismo vivente dei colori acidi del gruppo della benzilina (trypanblau, litiocarminio, pyrrolblau), per il rapido diffondersi nel corpo e l'accumularsi nel loro interno sotto forma di finissimi granuli dei colori suddetti, assumono una colorazione vitale, che all' Aschoff fece intravedere come fossero intimamente connessi e dovessero qui n di considerarsi facienti parte di uno stesso sistema elementi dislocati nel connettivo delle più varie parti del corpo e nei pitt vari organi, quali gli endoteli delle ceiJule reticolari della milza, dei noduli linfa tici e del midollo osseo, i clasmatociti di Ranvicr, k cellule di Kupfer del fegato, le cellule :tvvcntiziali di Marchand, etc ..


Li?'- C.\ SO DI RETICULOMt\ .M \LJ(;:-;Q DEL MEDIASTINO

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Dopo la enunciazione dell'Aschoff del 1913, come quasi sempre succede in tali casi, segul un fervore di studi e di ricerche, e di polemiche anche, al fine di approfondire la conoscenza di questo S. R. E. e di vedere quale era la sua funzione nell'organismo, c numerosissimi furono i lavori e le indagini nel campo dell'anatomia, della farmacologia e della patologia. Io non starò a dire dettagliatamente di tutto ciò, chè sarebbe andar fuori dello studio prefissomi; vi accennerò solo per quanto riguarda le tappe principali e per quel tanto che può interessare ai fini di questo mio lavoro, il quale non vuole che illustrare un caso di tumore del S. R. E. in parola. Così per quanto riguarda l'intima natura della suddetta proprietà granulopessica pare che essa non sia in relazione, in dipendenza di una reazione chimica, ma sia piuttosto dovuta alla carica elettrica. Si accertò poi che quando un organo, per fatti fisiologici o patologici, si trova in periodo eli attività funzionale maggiore del consueto, viene a verificarsi il fatto che in esso maggiore diventa il numero degli clementi forniti di facoltà granulopessica e più intensamente questa facoltà si esplica negli elementi stessi, come si è potuto constatare durante processi infiammatori dei vari organi, nell'utero in stato di gravidanza, nelle mammelle durante il periodo di allattamento, etc. E pare anche che il S. R. E., al quale in fondo ancora oggi non sappiamo dare una base rigidamente anatomica ma solo funzionale, goda di una certa autonomia funzionale ne-i rapporti dei diversi territori ed organi nei quali è distribuito, nel contempo conservando però una intima correlazione, tale che la soppressione del S. R. E. di un territorio porterebbe una maggiore attività, per funzione vicariante, del sistema stesso negli altri territori. Il Ferrata con i suoi collaboratori, mettendo in evidenza il fatto che nella vita extrauterina in condizioni patologiche, parimenti a quel che avviene nel! 'embrione in condizioni normali, gli elementi del sangue possono derivare anche dal connettivo, e precisamente da elementi dello stesso detti emoistìob!asti, distinguendo di conseguenza i tessuti ematopoietici in specifici od emocitoblastici (midollo osseo, milza, ghiandole linfatiche) e diffusi od emoistioblastici, i quali ultimi hanno solo in potenza l 'attività citoematogena dei primi, portarono alla concezione oggi predominante e per la quale « in fondo si arriverebbe alla distinzione di un vero e proprio S. R. E. in senso stretto, con. le caratteristiche più spiccate d i tale sistema e svolgente anche in condizioni normali le tipiche attività lunzionali, e di un tessuto rnesenchimale larghissìmamente diffuso (mcsenchirna attivo, tessuto emoistioblastico in senso generale), che possiede le proprietà del sistema ma in modo laten te, potenziale, potendo però · facilmente trasformarle in attuali sotto lo stimolo dì esigenze locali e generali specialmente del ricambio >> (Di Guglielmo). Il Volterra ha assegnato al S. R. E. una distribuzione universale, proponendo anche di sostituire al termine suddetto quello di << sistema reticoloistiocitario ». Secondo il concetto del Volterra « i l sistema reticolo-istiocitario


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U:-.1 CASO DI RETI CU LOMA MALIGNO DEL MEDIASTI!'O

è un complesso citostromale che inteso in stretto senso comprende soltanto il tessuto reticolato nelle sue diverse varietà e le cellule del1eticolo sia degli organi emolinfopoictici come di tutti gli altri territori (reticolo periferico). Tra le cellule del reticolo si comprendono naturalmente le cellule avventiziati e inoltre quelle cellule del reticolo che in pochi territori speciali (capillari epatici, seni splenici e delle linfoghiandole) hanno assunto la posizione degli endotelii: a queste soltanto spetta propriamente ii nome di « reticoloendotelii ». Il sistema reticolo-istocitario può comprendere ancora, inteso in largo senso, cellule spiccatamente pirrolofile che non hanno rapporto col t. reticolato: sono le cellule squisitamente istiocitarie dei connettivi lassi o clasmatociti del Ranvier. Il sistema reticolo-istiocitario in ~enso largo può inoltre comprendere gli istiociti migranti che si or.iginano dagli istiociti fissi del tessuto reticolato (cc. del reticolo) o dci connettivi lassi (clasmatociti) in particolari condizioni. Per quanto il sistema, così inteso, sia tanto largamente cliffuso, esso tuttavia non comprende i fibroblasti e gli endoteli vasali, che altri autori aggregano invece al reticolo-endotelio (Di Guglielmo) ». N ella descrizione anatomica del S. R. E., quale oggi è ammessa, dobbiamo, oltre gli dementi cellulari sopra accennati, ricordare gli elementi fibrillari, che si mettono in evidenza coi metodi di impregnazione argentica, e da qualche A. vengono considerétti non quali semplici elementi di sostegno, ma come mezzi di trasporto dei liquidi nutritizi. e dei prodotti di secrez10ne. Alcuni AA. credettero di ravvisare nella colorazione intra-vitam un puro e semplice fenomeno di fagocitosi; sta però il fatto che gli elementi del S. R. E. vitalmente colorati non possono prendere contemporaneamente un altro colore, pur potendo d'altra parte caricarsi di granuli di varia natura eventualmente esistenti in circolo, come batteri e residui batterici, nerofu.mo etc. Ciò non depone certamente per la identificazione del fenomeno di fagocitosi con quello della colorazione vitale. Per quanto riguarda la fisiologia del S. R. E. mi limito ad accennar e al fatto che ad esso sono state attribuite le più svariate funzioni, come l'emopoietica, la fagocitaria, l'emocateretica, l'immunitaria, la biligenetic4; oggi si parla di S. R. E . o di « apparato del ricambio intermedio » giacchè tutte le suddette funzioni sarebbero riportate a quella del ricambio intermedio e di questa considerate come manifestazioni diverse. Certamente l'intima, completa essenza della funzionalità, della fisiol ogia del S. R. E. è molto complessa, e forse per ciò in parte ci sfugge. Tanto più che i vari metodi e mezzi fino ad oggi adoperati per studiare dette proprietà fisiologiche, primi tra essi il cosidetto blocco del S. R. E. e la splenectomia, non possono considerarsi come strumenti precisi eli ricerca, giacchè, come fa giustamente osservare il F errata, agiscono sull 'intero organismo e non solo sul S. R. E., e (1 ui n di mettono l'osservatore nel le condizioni di provare sopra organismi


UN CASO DI RETI CU LOMA MALIGNC: DEL MEDIASTI!'O

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che non possono più considerarsi normali. Ed è per questo di sicuro che cii fronte alle diverse funzioni attribuit~ al S. R. E. non tutti gli AA. si trovano d'accordo. Così, ad es., mentre alcuni affermano l'esistenza di una funzione biligenetica, con dimostrazione conseguente di quella produzione anepatogena della bile che già prima era stata varie volt<: confermata e negata, altri mettono avanti delle osservazioni recisamente contrarie, cosicchè a conclusioni unanimemente accettate non possiamo dire in tal campo di essere oggi arrivati. Mentre alcuni AA. han riscontrato, con S. R. E . bloccato, un aumento nella formazione di anticorpi, altri dicono che la quantità degli anticorpi rimane invariata ed altri ancora che si ha una diminuzione del potere battericida; alcuni AA. parlano di abbassamento della immunità naturale con S. R. E. bloccato, altri sostengono che il blocco non h a influenza e non apporta modificazione alcuna. E così pure nei riguardi del blocco del S. R. E. ed attecchimento e svi luppo dei tumori gli esperimenti dei diversi ricercatori (Lignac e Kreuzwendedicb von den Borne, Munk, Antonoff, Psaromitas, Kavetzki, Erdmann, Vecchi, Ludford, Krotkina e Afanassicwa, Brueda, Ti nozzi, Chiurco e Volpe, Scgre) non giungono certo a conclusioni concordanti: il fatto potrà forse quì, come del resto anche per guanto riguarda l 'immunità, dipendere dalla diversa tecnica usJta, dal materiale adoperato, ma è certo che non si può parlare di conclusioni

più o meno probative quando alcuni dicono che il blocco ha apportato una maggiore percentuale di casi di attecchimento favorendo contemporaneam ente l'accrescimento dei tumori innestati, ed altri affermano di avere constatato una minore percentuale nei casi di attecchimento ed un ritardo dell'accrescimento od anche regressione di un tumore già attecchito. Il Segre ha fatto proprio degli esperimenti su larga scala, su 102 ratti, in sei serie, con innesto di sarcoma fusoccllulare in ratti recettivi e non recettivi tripanati e non tripanati, innesto di osteosarcoma in ratti recettivi e non reccttivi tripanati e non tripanati, innesto di osteosarcoma di ratti tripanati in ratti tripanati e non tripanati, innesto duplice contemporaneo di osteosarcoma (di ratti tripanati e non tripanati) in ratti tripanati e non tripanati. I ratti venivano iniettati parte solo prima dell'innesto, parte dopo l'innesto continuandosi le iniezioni ogni sei giorni, parte prima e dopo. Ed il Segre, riferendosi al fatto che in maggiot anza viene sostenuto che << il così detto blocco del S. R. E . ha per conseguenza la diminuzione o la scomparsa dell'immunità naturale contro le infezioni », così conclude: << I risultati delle esperienze provano che la disposizione dell'organismo {}!l'attecchimento ed allo sviluppo dei tumori vieue pitt o meno diminuita dall'iniezione di un colore colloidale che si accumula nell'apparato ret!colo-istiocitario, e quindi che l'effettto delle alteraziuni cagionate' su q uesto apparato si m anifesta, rispetto alla disposizione ai tumori, non solo non corrispondentem ente, ma in modo contrario a quello che è stato verificato di fronte alla disposizione allo sviluppo di infezioni H . H o voluto riport:! rc un po' detta-


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gliatamente gli esperimenti e le concìusioni del Segre non per altro che per il fatto che negli ultimissimi anni esse sono le più numerose e complete esistenti nella letteratura itJ!iana, almeno per quanto risulta dalle mie ricerche. Certo sarebbe intcressJnte spiegare come la soppressione, od almeno la grandissima diminuzione, l 'indebolimento della attività di un sistema che in fondo può e deve essere considerato di difesa dell 'organismo, porti nei riguardi dell'attecchimento e crescita dei tumori da innesto come conseguenza proprio uno stato di maggiore resistenza d eli 'organismo a S. R. E. bloccato. Non credo che alcuno degli AA. che dell'argomento si sono occupati abbia finora espresso delle opinioni probative in proposito. Esiste anche una teoria che ammette che il S. R. E. interviene nella genesi dello choc anafilattico nel senso che il suo blocco riduce di molto i fenomeni di anafilassi, mentre l'introduzione nell'organismo di alcune sostanze, le quali avrebbero su di esso una azione attivante, favorirebbe il prodursi dello choc. La teoria suddetta non ha però sinora avuta piena conferma da parte di tutti i ricercatori. Con riferimento all'anatomia e fisiologia del S. R. E. credo infine opportuno accennare al fatto che qualche A. prospetta l'ipotesi che nello stesso potrà anche andarsi « a ricercare il sostrato morfologico di ogni costituzione in quanto esso nel suo sviluppo e nelle sue attitudini funzionali possa avere di caratteristico per ogni singolo individuo, come trasmettitore di caratteri ereditari normali e patologici e come indice della capacità reattiva agli agenti patogeni >> (Notarangeli). Il Pianese considera il S. R. E. come un nuovo sistema di correlazione da aggiungere ai quattro già esistenti, il nervoso, il chimico, l'ormonico, lo psichico, dicendo di esso che « minaccia di assurgere ad importanza anche maggiore degli altri quattro; poichè è certo che oggi esso spadroneggia in Biologia, e specie nei capitoli di questa più tormentosi e tormentati: la immunità, la biligenesi, la emopoiesi, il ricambio intermedio, le secrezioni interne ». Concludendo possiamo dire che oggi è ammesso un sistema, costituito da elementi cellulari e fibrillari di origine mesenchimale, formanti come un vasto sincizio in svariati organi e tessuti, ed al quale sono state attribuite varie e complesse funzioni, non tutte però finora sicuramente dimostrate. La concezione di sistema è appoggiata quasi esclusivamente alla proprietà della colorazione intravitam degli elementi cellulari che lo costituiscono. Per quanto riguarda la patologia del S. R. E. gli studi e le osservazioni ad essa inerenti si possono riportare quasi esclusivamente all'ultimo decennio, percbè effettivamente è in tale periodo di tempo che si sono ammesse delle vere e proprie forme cliniche ad esso riferibili, mettendo in evidenza. quanto fosse importante nel campo della patologia lo studio delle alterazioni del sistema in oggetto. Molti AA. veramente han negato che.potessero esistere


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CASO Dl RETIC UL.OM A MALIG ~O OE.L M E Di r\STI ~O

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alterazioni del S. R. E. tali da poter determinare l'esistenza c giustificare nosologicamente una vera e propria enti tà clinica. Altri han tentato una classificazione degli stati morbosi diversi che si possono riscontrare nel S. R. E. e riportare a suo carico. Il Ferrata dichiarando essere « quanto mai difficile allo stato attuale delle nostre conoscenze una vera e propria classificazione », servendosi, come il Cesa-Bianchi, di criteri fisiopatologici ed istiopatologici, divide tutti gli stati morbosi che si possono riscontrare nel S. R. E. in tre gruppi, dando ad essi stati morbosi il nome di emoistioblastosi o reticolo-endoteliosi, con assegnazione, come egli dice, al termine emoistioblasto del (( significato generico di elemento a multiplo potenziale evolutivo e funzionale ». Mette in un primo gruppo le cmoistioblastosi ( reticolo-endoteliosi) da al te rata funzione del ricambio dei grassi e dei lipoidi, in un secondo quelle da alterata funzione del ricambio del sangue, ed in un terzo infine quelle infiammatorie proliferative, fra cui il linfogranuloma maligno di Sternberg-Paltauf. Ora, nei riguardi di quest'ultimo, bisogna ricordare che molti casi sono stati descritti in cui assai difficile è riuscito il poter fare una netta diagnosi istopatologica tra linfogranuloma e tumori, specialmente sarcomi, e (per non parlare delle idee di Mac Callum, Moorhead, Mueller Ziegler, During e Glandzmann, i quali tutti chi più chi meno han messo in evidenza la grandissima vicinanza dei quadri del linfogranuloma e del linfosarcoma) che già lo stesso Sternberg diceva che nel lifogranuloma si potevano trovare quadri somiglianti al sarcoma. D 'altra parte diversi AA. (in Italia Chiari, Antonelli, Ceresole, Perrero, Rotta) han descritto casi in cui durante l'evolversi di un granuloma hanno osservato uno sviluppo anomalo, atipico, di aspetto tumorale del reticolo-endotelio e si è ad esso aggiunto e talvolta sovrapposto un tumore vero e proprio, senza ·che tale fatto facesse variare l'abituale decorso clinico. Alcuni anzi han voluto attribuire la trasformazione a tipo blastomatoso del reticolo-endotelio al trattamento Roentgen, altri alle deperite condizioni dell'ammalato asserendo che detta trasformazione avviene in periodo inoltrato della malattia. Ma i due casi pubblicati dal Rotta, ad es., come ben fa osservare l'A., non depongono nè per l'una nè per l'altra ipotesi, giacchè uno non era mai stato irradiato e l'altro aveva avuto solo una sola serie di applicazioni, ed in tutti e due la trasformazione sarcomatosa venne riscontrata in periodo affatto inolu·ato dall'affezione. Il Manai, parlando delle idee ancora oggi sostenute da parecchi AA., e secondo le quali il granuloma maligno sarebbe un vero e proprio processo blastomatoso, e premesso che se noi studiamo il tessuto di Sternberg possiamo differenziare gli elementi cellulari che lo costituiscono in due gruppi, di cui uno (leucociti neutrofili, cellule eosinofile, linfociti, mastzellen e plasmazellen) sarebbe espressione di una manifestazione essudativa e quindi di indiscutibile natura flogistica, e l'altro (cellule di Sternberg, fibroblasti, cellule epitelioidi ed istiocitarie) espressione del tessuto di neoformazione e quindi con significato produttivo, scrive in proposito: « Può avvenire che


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UN CASO DJ RETICULOMA MALIGNO DEL MEDIASTJNO

l'associazione del processo produttivo e dell'essudativo non sia costante nè in eguali proporzioni: alle volte l'uno prevale sull'altro tanto da aversi quadri istologici che sarebbero a rappresentare o una forma produttiva pura o una forma prevalentemente essudativa, ed è appunto la forma produttiva pura quella che riproduce l 'aspetto di un processo dali 'apparenza più neoplastica che granulomatosa e che dimostra la possibilità che il quadro istopatologico della affezione rivesta forme atipiche, non sempre facilmente riconoscibili. Questa non uniformità di reperto è stata attribuita, dai sostenitori della natura flogistica, al diverso stadio di evoluzione. . . Mi son fatta la convinzione che il decorso morboso stia in rapporto oltrechè al diverso stadio di evoluzione anche in dipt!ndenza delle difese organiche. Quando queste sono valide e prevalgono sull'azione del virus si avrebbero bene evidenti le note infiammatorie... sì che talora il quadro dell'essudazione prevale su quello della proliferazione (forme infiammatorie); quando invece le difese organiche sono deboli o mancano quasi del tutto prevarrebbe la proliferazione delle cellule che si farebbe abbondante e tumultuosa (forme produttive). E' probabile che allora le cellule elaborino anche speciali enzimi proteolitici e, acquistati così alcuni dei caratteri dei veri blastomi, come un vero blastoma il tessuto linfogranulomatoso si comporti, distruggendo la capsula dei gangli e invadendo i tessuti circ.ostanti ». Certo queste sono delle idee molto seducenti e che di molti casi ci potrebbero dare la spiegazione, ma hanno ancora bisogno di essere confermate, tanto più quando si pensi che l'esistenza di un virus specifico del granuloma maligno non è stata ancora affatto dimostrata. Anzi qualche A., trattando questo argomento, esprime perfino il .sospetto che molti dei reperti figurati ritenuti da vari ricercatori come parassiti protozoari specifici del granuloma maligno altro non siano che fenomeni di degenerazione, di regressione che si verificano nel tessuto di Sternberg e che con la tecnica fissatrice e colorante usata possono in un tessuto già di per sè stesso atipico dar luogo ad immagini bizzarre simu lando talvolta un parassitismo che non esiste in realtà. Negli ultimi anni è stato studiato, distinguendolo dai linfosarcomi veri e propri, un gruppo di tumori del tessuto linfatico che va attribuito al S. R. E. di detto tessuto. Troppo lungo sarebbe il percorrere tutta la via per la quale si è arrivati ad ammettere detti tumori. Dirò solo che essi, intravisti da Cignozzi, Ravenna, Parlavecchio, Sgambati, Uffreduzzi, Sthim.incke ed altri, bene studiati e descritti da Goormaghtigh, Oberling, Roulet, Uclingcr, Derigs, Ewing, ed in Italia da Blavet, Rotta, Bertone, Aresu e Scalabrino, Gianotti, che recentemente ne ha fatto uno studio casistica molto completo, etc., messi in dubbio da Roussy, han trovato in Morpurgo e nei suoi allievi e collaboratori gli assertori più tenaci. Certo la diagnosi istologica di questi tumori presenta, alle voi te, delle difficoltà insormontabili, e quasi sempre è molto difficile. Essi possono localizzarsi in tutte le stazioni gbnclolari, ma specialmente al collo, alle ascelle, al mediastino; il Gianotti


UN CASO DI RETICULOMA MALIGNO DEL MEDIASTI:-JO

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nei 17 casi ch'egli descrive ha trovato come sede più frequente quella del r inofaringe. Il Morpurgo distingue questi tumon Jn « reticolomi e reticolo-endoteliomi per distinguere le forme che almeno dapprima e prevalentemente sono localizzate nelle vie linfatiche delle ghiandole e formano una rete di grossi cordoni simili a quelli dei carcinomi (reticolo-endoteliomi), da quelle che si sviluppano nel! 'interno del tessu~o linfoadenoide, si diffondono in questo e talora assumono un aspetto fascicolato che si avvicina a quello dei sarcomi a grandi fusi (reticolomi) Gianotti ». Avendo avuto occasione di osservare un caso dei suddetti tumori, ad andamento particolarmente maligno, credo utile pubblicarlo, potendo il suo studio contribuire, sia anche per poco, alla loro conoscenza per quanto riguarda e l'aspetto clinico e quello anatomopatologico. Carabiniere M. C., classe 1907. Entra ~ O~pedale il 30 ottobre 1931, con diagnosi di « carie costale>>. E' arruolato neli"Arma HR. CC. da 4 :~nni c dichiara di non essere mai stato ammalato nè prima nè dopo l'arruolamento. Ha prestato sempre regolare ininterrotto servizio fino al giorno precedente a quello del rico\·ero. Padre vivente e sano, di anni 52 di età. Madre morta a 47 anni di parto distocico. Ha 4 fratelli e 4 sorelle tutti viventi e sani. Nulla da rilevare anche per il gentilizio collaterale. · Secondo le affermaz.ioni del p. i primi sintomi dell'affezione per 1:~ qu:ale egli viene ricoverato in Ospedale risalgono a 15 giorni prima, epoca in cui cominciò a m anifestarglisi in corrispondenza dell:a mammella di sinistra una tumefazione che è andata man mano crescendo; contemporaneamente cominciò ad avvertire debolezza cd ina ppctçnza; non avrebbe mai avuto febbre; a suo dire negli ultimi 15 giorni è diminuito di peso di circa 5 chilogrammi. E. O. Soggetto di buona originaria costituzione, alqu:mto denutrito cd oligoemico. In corrispondenza della regione mammaria di sinistra presenta un a tumefazione dura, indolente, a forma ovalare, pochissimo mobile, alta circa cm. 4 c di cm. 3 di larghezza, interessante i tessuti profondi, con cute soHastante libera, scorrc\·ole. I g:m g li asccilari, sopra e sotto-claveari di sinistra ~"no ingrossati, duri e lievemente dolenti. Nessun fatto morboso si apprezza a carico di tutti gli altri singoli sistemi cd apparati, portata speciale attenzione agli orga ni della ca\"id toraco.-add ominale. Il p. è a p i rettico. 31 ottobre. Viene praticata una radiografia della regione mammaria sinistra, la quale esclude un processo di carie costale, ma mette in evidenza un'ombra anormale interessante il campo polmonare, per il che si procede ad una seconda radiografia di tutto il torace in posizione postero.-antcriore. Questa seconda radiografia mette in eYiJenza un'ombra che fa corpo con quella del cuore e dei grossi vasi, estesa più dalla parte destra, in maniera da arrivare sino alla emiclavcare di destra, la quale viene anche alquanto debordata al livello della 6" e 7' costola. A sinistra l'ombra è più sfumata e meno marcata, tanto da lasciare nettamente da qu esto lato distinguere la linea dell'ombra cardiaca, ed arriva al livello della 4", 5" e 6" costola alla linea pa.rasternale. Si esclude la presenza di liquido. li p. è apirettico. 1 ° novembre. Sempre apirettico. Dato il risultato dell 'esame radiologico si torna a praticare un più attento esame semeiologico della caYità toracica; questo ri esce ancora completamente negati vo, se si eccettui un appe na apprezzabile ingra ndimento del diam etro cardiaco tras\•erso.

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U:--1 CASO DI RETICULOM A MALIG!'/0 UEI

M EDIASTINO

E.•ame del sangue: G lobuli rossi 3·96o.ooo; g lobuli bianchi ro.6oo; emometria 76; valore globulare 0.97· Formula lcucociraria : pol inuclcati ncutrofili 76 polinucleati cosinolì li r ';{, ; polinuclc:Jti basofili N . N.; linfociti monociti 12 ~0 . Esame urina: neg:nivo per clementi morbosi. 2 novembre. Condizioni im·ariate; apiressia. 3 novembre. Apiressia. N ella visita serale il p. lamenta difficoltà di resp1razwne, tanto ùa essere obbliga ro ta lvolta a tenere il decubito o rlopnoico.

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4 novembre. Cominua a lamentare tliffìcoltà di mpiro; alle ore r6 si ha lieve inn:dza mento term ico (37•3), che alle ore 18 raggiunge il massimo di 37·5· Il p., il q uale era ricoverato nel reparto d i chirurgia, viene passato in quello di medicina. 5 novembre. Accusa forte affanno respiratori o e lieve tosse. L'esame dell 'apparato respiratorio però è complet:Jm ente negati vo, con suono chiaro e r espiro ,·escicolare libero su tutto l'ambito polmonare; si conferma la g ià constatata presenza di lieve aumento del diametro cardiaco trasve rso. Alle regioni ascellari, cd a quelle sopra- e sottocl:l\·eari, presenza di tumefazioni glandolari di grandezza varia, da quella tli ur~ cece a quella tli una nocciola, dure, alquan to dolenti. Fegato c milza m limiti normali. Interrogato insistentemente il p. assi c u~ di n.on aver mai avuto prurito e nega di averne anche ora. Il Comand ante di Stnione tlel p., venuto a trovarlo, fa conoscere che il carabiniere M., pochi g iorni prima di entrare in Ospedale, aveva fastidio dalla chiusura dei colletto sia dd la gi uba cho della mantellina per un senso di costrizione che prima non aveva mai avvertito. L\:same del collo, in rapporto a tale notizia, riesce negativo, ad e-ccezione della presenza dei gang:i di cui si è detto; anche cercando di infossare le dita nella fossetta del g iugulo nulla si apprezza di anormale, ed in questa regione non si nota presenza di gangli . 6 novem bre. Api rettico. Condizioni invariate. Viene praticata una tubercolino- reazione alla Pirquet. 7 novembre. I ga ng li tendono ad aumentare di volume cd a raggrupparsi, specialmente a lla regione sopraclavicolare sinistra. Apiress:ia. Si propone al p. di estirpare, per biopsia, un a delle gla ntlole tumefatte, ma egli vi si oppone. 8 nove mbre. A ll"ascoltazione, in corrisponden za della zona infrasca polovertebrale destra, si n o ta lieve ipofonesi con accenno a r espi ro bronchiale. Le condizioni generali si rendono g radatamente e lievemente più scadenti. Alle ore 20,30 si ha elevamento termico a 37·5 · Permane sem pre accentuata d ispnea. Esa m~ urina: Diazoreazione debolmente positiva. Densità 1035; sostanze solide 8o,5 urea 35 o/.., ; reazione acitla. Null'altro da ri levare. 9 n ovembre. Apircttico. Alle basi polmonari, specialmente a destra, all'ascoltazione si nota no dei rantoli a piccole bolle, relati,·amente rari. La cutireazione praticata, dopo 48 ore, è completamente negativa. 10 nove mbre. Apirettico. Condi zioni in va riate. 11 novembre. Apirettico. P ermane intenso affa nno respiratorio. Il p. presenta poi lieve congestione del volto c turgo re dei vasi del collo. L ateralmente alla tumefazione esistente in corrispondenza del la regione mamma ria sinistra, verso l'interno e sulla regione sternale, esiste edema con qualche fi ne marczzatura venosa, di cui qualcuna se: ne osserva anche verso la regione epigastrica c ve rso l'ipocondrio di sinistra. All'esame del to race ipofonesi a dest ra per quasi tutta l'altezza del campo polmonare, estesa d alla parte mediana fin circa alla cmicla,·eare anteriormente ed alla angolare della scapola posterior mente, qu ind i suono subti mpanico con respiro smorzato ed indeterminato, che lateralme nte verso l'alto è quasi nettamente bronchiale. E.-am~ del Sfwgue: Globuli rossi, 4·500.coo; g lobuli bian chi 14.000; emometri a 85; valore globu la re 0.94· Formula leucocitaria : Poli n. neutrolili 79 % ; poli n. eosinofili 1 C. ]·l N . >.. r j 1·IO f OCIU · · 8 oIO/ i monOCitl · · 12 ot_ po l.IO. b:lSOn 1'-. ;o ·

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Ul' CASO 01 RETICULOMA MAUG:-.:0 DEL

MEDL\STI~O

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Diazoreazione: negativa. r2 novembre. Apirettico. Il p. ieri sera ha avuto dolori addomìnalì; non però diarrea. Il colorito del volm ha tendenza al cianotico. Dispnea intensa. 13 novembre. Le tumc::fnioni glandolari, specinlmente in corrispondenza della regione sopraclavicolare, bilateralmente, vanno sempre più accentuandosi. Permane il marezzamento vcnoso già riscontr:uo. I fatti polrnonari con accenno a respiro bronchiale a destra sono invariati. Viene praticata una nuo,·a radiografia del torace in posizione obliqua anteriore destra (0. A. D.): si const:Jta nell"emitorace destro un 'ombra densa che invade quasi tutto il campo polmonare !asciandolo libero esclusivamente nella parte laterale per una ristretta zona elissoide con convessità verso l'i nterno corrispondentemente alla 2•, 3a, 4~ e 5" coslola; il disegno polmonare, tanto a sinistra quanto a destra, per la parte che si può osservare, appare striato da finissime omhrcggiature (fatti di st:tsi). Tale reperto radi<>logico permane immutato nei cambiamenti di posizione del p .. Viene anche praticata una radiografia dell'articoiazione cox<rfemorale e del bacino di destra per la constatazione di eventuaii f:ttti metastatici, ma null:t osservasi di anormale. 14 novembre. Apirettico. Le condizioni del p. si nnno gradatamente per quanto lie,·emente aggrav:tndo. Più accentuata è la congestione alla faccia, più cospicuo il turgore dei vasi del collo. La fossetta del giugulo è scomparsa ed in corrispondenza di essa si apprezza una lieve estuberanza dovuta, come si può osservare cercando di affondare Je dita, ad una massa duro-elastica alquanto bernoccoluta. G li accessi dispnoici si fanno più frequenti ed il p. tiene il decubito ortopr.oico con appoggio laterale ora destro ed ora si.nistro. Il polso è più piccolo e frequente del normale, pur conservando la sincronicità alle due radiali. Reazione di Wassermann sul sangue negativa. Avendovi consentito il p. si procede ad escissione di un :t glandola dal cavo sottoascellare di sinistra per praticarne l'esame istologico. I 5 novembre. Apirettico. La fossetta del giugulo si presenta sempre più estuberante, con pelle a colorito subcianotico. 16 novembre. Apirettico. Il p. ha preso la facies cosidetta proconsolarc. 17 novembre. Apirettico. Dispnoico. Condizioni obbiettive invariate. Fegato e milza sempre in limiti. T oni cardiaci un po' deboli. Anche la tumefazione alla mammella tende ad ingrandirsi. La pelle su di essa, come pure su tutte le altre tumefazioni glandolari, ha colorito subcianotico, ma è perfettamente libera. 18 novembre. Apirettico. Condizioni gravi ed allarmanti. Le tumef:~zioni glandolari sia al collo che alla mammella aumentano progressivamente. I due polsi sono sincrani, ma il sinistro è più molle e compressibile. Fatti di dispnea continua. 19 novembre. Apircttico. Stamane la tumefazione ~Ila regione mammaria di sinistra appare ingrandita fino a raggiungere la grossezz:t dì un mezzo cedro. Il respiro è sempre più affannoso e difficoltoso, quasi a scatti. Si hanno fenomeni di disfagia ed il p. non può nutrirsi che di alimenti liquidi. 20 novembre. Le condizioni dci p. si vanno facendo sempre più gravi; la respirazione è corta ed affannosa, il polso piccolissimo; la coscienza è però completamente integra. Nel pomeriggio cominciano a manifestarsi fatti di cianosi alle dita delle mani, al padiglione delle orecchie ed agli zigomi; tali fatti, che si fanno man mano e sempre più intensi, cominciano ad accompagnarsi verso sera a cute fredda specialmente alla faccia; il polso si fa sempre più piccolo, molle ed aritmico, con frequenza di 130 pulsazioni al minuto; respirazione sempre più intensamente dispnoica e frequente. Il p. tiene in permanenza il decubito ortopnoico ed è quasi ininterrottamente aiutato con inalazioni di ossigeno.


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UN CASO DI RETICULOM:\ MALIGNO DEL M EDIASTINO

21 novembre. Durante la none dal 20 al 21 il p., che è sempre in piena coscienza., è insonne, e può avere qualche momento di ri poso solo dopo che gli è stata praticata una iniezio ne d i pantopon. Verso la mezzanotte il polso alla raòiale è difficilmente percetti bile. Nessun fenomeno doloroso viene acc usato dal p., come del resto anche prima mai se n'era avuta manifestazione alcun::~. 21 no\·embre (ore tn:). li p., intensamente agitato c dispnoico, ma in piena coscienza, dice di :wer la vist:1 come annebbiata; la cianosi al viso è aumentata e la faccia è madida di sudore; le estremità degl i arti sono fredde; il polso alla radiale si percepisce con difficoltà, è filiforme e non si può contare. Tali condizioni van no sempre più precipitanòo, ri manendo però il p. con coscienza perfetta mente lucida sin verso le ore àieci, quando comincia a perdere 1:1 conoscenza. 21 novembre (ore 10.45'). Si ha il decesso per paralisi cardiaca consecuti va ad asfissia. Cura: L'ammalato venne sottoposto a cura intensiva con mJezJorni ipodermiche di cacodilato di sodio. Quanòo comparvero e si fecero g ravi i fenomen·i di dispnea e di asfissia venne fatto uso di eroina, pantopon cd inolazioni di ossigeno. Non fu tentato il trattamento Roentgen dato lo s\·olgimento tumultuoso e rapido dell'.affezione. Al momento del decesso non ancora si era av uto il risultato dell'esame istologico della glandola escissa per biopsia. La diagnosi formulata in base all'andamento clinico ed agli esami di laboratorio praticati fu quella di <( Linfosarcoma del meJiastino >>. Non si poti! pratic:lre l'autopsia essendo stata ess:l neg:ua dai parenti del defunto presenti al decesso. All'atto di guesto, all'esame generale deT cadavere, si potè notare che la tumefazione alla regione mammaria sinistra si era ancora dippiù ingrandita, con consistenza dura, !ignea; essa non era aderente alla cute che la ricopriva, ma fissa ai piani sottosta nti.

Rendiamo conto della diagnosi clinica formulata. Nessun dubbio poteva esistere sulla locaiizzazione prim1t1va dell'affezione, che era chiararncntc indiota dal decorso clinico-sintomatologico della stessa, controllato ed avvalorato nella sua interpretazione dagli esami radiografici. Evidentemente noi ci eravamo tro,·ati dinanzi ad una sindrome med iastinica, con adenopatie periferiche, a decorso eccezionalmente rapido. La prima manifestazione esterna del male, quella almeno che richiamò l'attenzione del P. sugli al tri segni generali (inappetenza, dimagramento, debolezza generale), fu la tumefazione apparsa alla regione m ammaria una quind icina di giorni prima del ricovero in Ospedale. Detta tumefazione, dal decorso clinico, appare come l'interessamento di una di quelle linfoglandole che, se pure eccezionalmente, si possono trovare nella regione mammaria stessa e che per mezzo della rete linfatica intercostalc· comunicano con 1l sistema li nfatico pleuro-polmon:1re e mediastinico, dal quale il processo primitivamente si era nel caso in discussione iniziato, come dimostra il reperto radiologico eseguito il doma ni del ricovero del p. in Ospedale. Il processo morboso evidentemente si svolse 5ubdolo, ma non possiamo ammettere che il suo ini zio sia stato a lunga distanza dalla suddetta prim a manifestazione esterna, e ciò per due considerazioni: la prjma quella del decorso consecutivo alla manifestazione stessa, la seconda quella che il p. prestò servizio, quale mil ite nell'Arma dei RR. CC., fino al giorno prece-


UN CASO DI RETICUI. OMA MALIGNO DE.L

M EDl r\STI~O

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.dente il suo ricovero in Ospedale, e che solo pochi giorni prima aveva cominciato ad avvertire un po' di senso di costrizicJne alla chiusura del colletto, -circostanza questa dalla quale si può dedurre, mettcndola in relazione col decorso constatato durante la degenza ospcdaliera, come l'invasione mediastinica e la propagazione verso l'alto e l'esterno (regione mammaria) siano state contemporanee. Manifestatasi la comparsa delle ad~.:nopatie esterne, che in pochissimi giorni invasero le regioni ascellari e quelle sopra- e sotto-claveari, rapidamente aumentando di volume, la diagnosi differenziale non poteva farsi che tra una forma leucemica, un granuloma (tubercolare, sifilitico o maligno) ed un linfosarcoma. La leucemia acuta può certamente metterei di fronte ad adenopatie a decorso talvolta molto rapido e con interessamento mediastinico, ma il reperto ematologico faceva senz'altro escludere la forma leucernica. Nulla poi nel nostro p. poteva far pensare ad una forma tubercolare o sifilitica. ll carabinjere M. era soggetto robusto, aveva goduto sempre ottima salute; la cutireazione alla Pirquet e la Wassermann sul sangue furono negative. Ma oltre a ciò. il carattere stesso delle adenopatie poteva fare escludere la loro natura tubercolare o sifìlitica. Infatti l'adenite tubercolare si osserva quasi sempre sotto forma di micropoliadenite, il suo progresso è lento, e molto raramente si diffonde in parecchie stazioni glandolari; le glandole poi sono ordinariamente fisse, immobili, strettamente aderenti per costante processo di periadenitc che le fissa le une alle altre ed è molto raro che quando arrivano a dimensioni cospicue non subiscano la fusione caseosa o non si rammolliscano in qualche punto. Anche nelle adeniti sifilitiche lo sviluppo è lento, ed inoltre dette adeniti han sempre tendenza a fissarsi alla cute soprastante. Come le glandole tubercolari anche le si fil itiche vanno facilmente incontro a processi di rammollimento ed ulcerazione, e tali fatti sono specialmente precoci quando si tratta di adeniti sifiliriche terziarie (gomme gruandolari). Ora nulla di tutto ciò si verifica nel caso si tratti di granuloma maligno o di linfosarcoma. Talvolta, è vero, per il granuloma maligno, la cute soprastante alle glandole invase dal processo può presentare delle formazioni ulcerose, ma in tal caso queste sono esponente di una manifestazione granulomatosa della cute stessa. Contro la natura sifilitica stava infine anche il fatto dell'a~enza di ingorgo delle glandole epitrocleari, malgrado l'imponente invasione di quelle ascellari e cervicali. In tal modo la diagnosi differenziale veniva in ultima analisi ad essere circoscritta tra il granuloma maligno ed il linfosarcoma. lnvero queste due affezioni, ambedue relativamente frequenti, nella pratica corrente, e talvolta anche in ambienti di studio dove al sapere del Maestro si aggiunge il sussidio di tutti i più perfetti e completi mezzi di laboratorio, possono riuscire di difficile differenziazione.


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l.i:-1 CASO DI R E.TICULO)\IA

MALIG~O

DEL MEOIASTINO

A tal proposito anzi è bene ricordare che L evin considera le due affezioni come fasi di un identico processo morhoso tumorale e Laubry pensa che il granuloma maligno sia un processo che, nel suo inizio localizzato e di natura infiammatoria, per il consecutivo sovrapporsi di un processo a tipo sarcomatoso si generalizzi in secondo tempo divenendo maligno. D etto ciò solo allo scopo di mettere in evidenza la grande affinità clinica dei due processi morbosi ritorniamo alla diagnosi differenziale cui ci eravamo accinti. Nel nostro caso> a mio parere, parecchi elementi potevano orientarci verso la probabile giusta diagnosi. D al lato sintornatologia generale, tralasciando le adenopatie, che (ali 'infuori del fatto che nel linfogranuloma possono presentare delle oscillazioni nel loro volume con regressioni e « pousseés » evolutive di maggiore invasione) nulla di caratteristico obbiettivamente hanno per farci differenziare la forma granulomatosa dalla sarcomatosa, cominciamo col prendere in esame la temperatura. Nel nostro p. si ebbe un decorso afebbrile, chè non possiamo dì certo dare importanza per la discussione ai pochi decimi di elevazione termica che si ebbero due volte durante tutta b degenza. Uno dei sintomi più costanti del linfogranuloma è invece la febbre, ed i casi descritti in cui mancò la febbre sono molto rari. Nè può dirsi che nel nostro caso non venne constatata per il suo rapido decorso, giacchè gli AA. che si sono occupati specialmente dell 'argornento son concordi nel dire che l'elevazione termica si manifesta proprio quando il processo morboso comincia a diffondersi ed estendersi dalla sua prima localizzazione e quando più rapida ne diviene l'invasione dell 'organismo, e che le forme a decorso inizialmente rapido sono accompagnate dal tipo febbrile continuo, mentre il tipo febbrile cosidetto ondulante (tipo Cardarelli, Pei-Ebstei n) accompagna i casi a decorso piuttosto lungo e la febbre in tal caso corrisponde alle « poussées >> evolutive ganglionari cui è sempre parallelo un aumento di volume della milza. Il Micheli anzi dell'aumento e diminuzione di volume della milza parallelo alle esacerbazioni e remissioni febbrili fa uno dei pitl importanti sintomi indiretti del granuloma maligno. Altro sintomo gener:tle che mancava nel nostro p. era il prurito cutaneo, il quale pure difficilmente non è presente nel linfogranuloma; la sua presenza anzi, che sempre accompagnerebbe il maggior diffondersi della malattia, fece dare dal Favre al linfogranuloma stesso la qualifica di « adenia cosinofìli ca prurigena », giacchè il sintomo '< prurito >> fu ritenuto come uno dci gr:mdi tratti, dei segni proprio distintivi con cui il quadro morboso si delinea. La milza ed il fegato sono con moltissima frequenza interessati nel granuloma maligno: si ha splenomegalia ncll '8o% circa dei casi ed epatomegalia nel 6o%. E' vero che la splenomcgalia è quasi sempre secondaria alle adenopatie e che raramente (dal 6 al 9% dei casi) le precede e quindi nel nostro caso si poteva pensare che la splcnomegalia non si era ancora


I l!" CASO DI RETICU I.O:.IA M:\I.IG:-.;0

DEL ME DIASTISO

manifestata c lo poteva in seguito; ma appunto per l'1mportanza del sintomo essa fu giornalmente ricercata ed ancht· fino all\IItimo, quando, per il progressivo e rapido accrescimento delle adenopatie sia come numero che come volume, ed anche per il decorrere del quadro morboso verso l'esito letale, avrebbe dovuto essere presente, mai invece fu riscontrata. E veniamo all'esame del sangue. In proposito dobbiamo cominciare col dire che quasi tutti gli AA. compreso lo stesso Sternberg son concordi nel riconoscere ed affermare che un quadro ematologico speciale non abbia nè il linfogranuloma nè il linfosarcoma. Ad ogni modo qualche particolarità ematologica da vari AA. è ammessa per il granuloma maligno, nel quale, se non costantemente, con una certa frequenza almeno, tanto da assurgere a segni abbastanza caratteristici, si dovrebbero riscontrare anemia secondaria e leucocitosi con eosinofilia e polinucleosi neutrofila progressiva. R. Klima però <c in 32 casi di linfogranuloma osservati avrebbe riscontrato reperto ematologico normale nel periodo iniziale e durame:: la remissione dei sintomi clinici; leucocitosi neutrofila e linfopenia nelle forme progressive con tumori granulomatosi in via di accrescimwto; nei casi gravemente progressivi in fase finale intensa anemia e leucopenia (Manai) ». Anche il Manai nell'osservazione di 4 casi di linfogranuloma riferisce di aver notato nella fase finale della malattia una cifra normale o al disotto del normale dei leucociti. Nei suddetti 4 casi del Manai c'era inoltre assenza di eosinofilia, come pure del resto c'era assenza di prurito cutaneo. Nel nostro p. esisteva un lieve grado di anemia e di leucocitosi ed erano alquanto aumentati i polinucleati neutrofili; non c'era però eosinofilia, mentre questa sarebbe considerata in generale come il particolare ematologico la cui presenza specialmente deporrebbe per il granuloma maligno, tanto da giustificare, come si è detto a proposito del prurito, la proposta di dare ali 'affezione suddetta il nome di « adenia eosinofilica prurigena ». Nessun indirizzo utile per la diagnosi ci veniva in fondo dal quadro ematologico constatato, non potendo annettere soverchia importanza alla lieve anemia, leucocitosi e neutrofilia constatata. Come pure soverchia importanza non potevamo attribuire al fatto di aver constatato all'esame delle urine in un primo tempo diazorcazione debolmente positiva. Dinanzi alla mancanza dj un netto quadro ematologico, alla nessun:1 compartecipazione della milza e del fegato, all'assenza di febbre e di prurito cutaneo, stava la marcia rapidamente invadente e letale dell'affezione. Si trovano veramente descritti nella letteratura anche per il granuloma maligno casi ad andamento acutissimo (caso di Brummer mortale in tredici giorni !), ma d'ordinario l'evoluzione, sempre mortale come si sa, avviene nello spazio di due a sei anni; può anche essere più lunga, ed è segnalato un caso durato venti anni. I casi ad andamento rapidissimo ad ogni modo son quasi tutti di forme addominali profonde e sono accompagnati da anemia, leucopenia, diazoreazione nettamente positiva. Si pensa inoltre che in


UN CASO DI RETICULOMA MALIGN O DEL MEDIASTINO

essi ci sia un debutto latente prolungato che accorci d'altrettanto la fase semeiologicamente manifesta del male. Circostanza questa che si poteva escludere per il nostro p., riferendoci alla sua storia clinica ed alla prima constatazione radiografica.

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Fig. J. Poli morfismo degli clementi neoformati che invadono c dissociano le fibrille connettivali della capsula . Framt-zzo al tessuto ancora qualche linfocito cd esili fibrille connettivali. Colornionc metodo V. Gicson.

Vagliati tutti i dati sopra esposti fummo indotti a formulare la diagnosi di « linfosarcoma del mediastino ». Rimaneva, beninteso, il nostro, sempre un giudizio di probabilità ch e aspettava conferma dall'esame istologico, essendo la diagnosi clinica delle forme morbose in discussione spesso ardua per il fatto che sintomi generalmente riconosciuti propri del granuloma maligno sono stati riscontrati


UN CASO DI RET!CULOMA MALIGNO DFI. MfDIASTINO

nel linfosarcoma e viceversa; cosa questa del resto che vedremo può avvenire anche per il reperto istologico. Il quale, come tutti gli esami di laboratorio, deve essere sempre messo in rapporto col decorso clinico per completarlo e , non deve mai sostituirsi ad esso: in molti casi ed in qualsiasi affezione, anche a prescindere da quella che riguarda il presente studio,

Fig. 2. Scomparsa dci seni invasi da un tc>suto cndotelioidc proliferamc. Colorazione metodo V. Gicson.

l'esame clinico e quello di laboratorio presi a solo non possono far dare un giudizio decisivo, mentre alla giusta diagnosi possono indirizzare integrandosi a vicenda. Nel nostro caso l'esame isto1ogico della glandola prelevata per la biopsia confermò in linea di massima la diagnosi clinica formulata, deponendo nettamente per la natura neoplastica dell'affezione, che può essere senz'altro 5 -

Giornali! di medicina militare.


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UN C:ASO DI RETI ClJLOMA MALIGNO DEl . :vfEDIASTINO

differenziata dal granuloma maligno, e classificata però non come un linfosarcoma vero e proprio (di Kundrat-Paltauf), ma come un linfosarcoma reticolo-endoteliale, una neoformazione cioè da riportare a quel gruppo eterogeneo ed ancora mal classificato dei sarcomi del reticolo ai quali dai vari AA. sono stati dati nomi diversi, con riferimento più che altro al concetto ed alla classifica dalle diverse scuole seguiti nei riguardi del S. R. E.: sarcoma endoteliale - dictosarcoma - reticolosarcoma - endotelioma, o reticoloendotelioma, o istiocitoendotelioma linfoglandolare maligno.

Fig. 3· Prc~enza di numerose cariocinesi. Nel punto indicato dalb freccia una cariocinesi quadripolarc. Colorazione metodo V. Gicson .

Un primo, superficiale esame ci avrebbe potuto anche indirizzare verso la diagnosi di granuloma maligno per la presenza di cellule giganti simili alle cellule di Sternberg. Trattasi però di leggera rassomiglianza, come subito appare approfondendo l'osservazione. Del resto, fermandoci alla cel-

lula di Sternberg, la quale rimane sempre, a ragione beninteso, l'elemento caratteristico del tessuto granulomatoso, un caposaldo per la diagnosi di granuloma maligno, non si deve dimenticare come ormai moltissimi sono gli AA. i quali dicono che sarebbe pericoloso il voler dare alla cellula in parola un valore assoluto e che, come in certi tumori maligni del tessuto connettivo ed in certe varietà di sarcoma si possono trovare elementi del tutto simili alle cellule di Sternberg, così queste sono mancate in casi di


UN CASO DI RETICULOMA MALIGNO D.E L MEDIASTI!'JO

granuloma maligno clinicamente ed istologicamente indiscutibili (Ziegler, Ducamp, Jambon, H .-L. Guibert, M. Favre et P. Croizat). Non è il caso di ingolfarci in uno studio dettagliato ed in una discussione sulla genesi e sul significato della cellula di Sternberg; forse però detto studio ci potrebbe dar ragione delle asserzioni e constatazioni dei vari AA. Tornando all'esame istologico del nostro caso noi troviamo che la struttura linfoglandolare a ppare nella massima parte distrutta. La capsula è ispessita e le fibrille connettivali di essa sono in alcuni tratti dissociate da

Fig. 4· Impregnazione delle fibrille reùcolari con il metodo Perdrau. Si nota la presenza di un fine reticolo fr a gli clementi di tumore che h~nno nei preparati comuni un aspetto epitclioide.

grossi elementi cellulari, dei cui caratteri verrà detto più particolarmente in seguito (vedi fig. r). Essi si ritrovano poi a formare dei cordoni che si infiltrano fra alcuni scarsi residui di tessuto linfoadenoide (fig. r) ed invadono i seni corticali della linfoghiandola (fig. 2) per sostituire infine completamente il tessuto proprio linfoghiandolare. L'aspetto che ne risulta è piuttosto uniforme ed è dato dall'ammassarsi disordinato di cellule di grandezza varia, in genere piuttosto rilevante e di aspetto mutevole (rotondeggianti, poligonali, allungate), con contorni a volte ben definiti, il più delle volte invece non bene evidenti. Tali elementi cellulari banno di solito un ampio alone protoplasmatico, ben colorabile con l'eosina, dal quale si dipartono dei prolungamenti che vanno a riunirsi con quelli provenienti da


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U:>: CASO DI RETICULOMA MALI GNO DEL MEOIASTINO

altri elementi, dando origine così ad aspetti sinciziali. I nuclei. di grandezza variabile, senza un preciso rapporto volumetrico proporzionale a quello complessivo delle cellule, e di forma pure varia, sono piuttosto chiari, di aspetto a volte vescicoloso e con un reticolo cromatinico bene evidente. Coq notevole frequenza i nuclei sono multipli ed in tal caso essi o si riuniscono nel centro di una cellula, più voluminosa delle altre, gigante, sovrapponendosi e ripetendo così la struttura delle cellule di Sternberg, o si distribuiscono a corona alla periferia della cellula stessa. Frequente è anche il reperto di cariocinesi tipiche o atipiche e l'atipia è dimostrata o dalla pluripolarità delle figure mitotiche o dalla loro asimmetria (vedi fig. 3). Qua e là si osservano rari linfociti isolati o riuniti in piccoli gruppi ed ancor più rare cellule eosinofile, mono- o plurinucleate, e qualche elemento allungato, fusiforme, con i caratteri complessivi dei fibrociti. Il tessuto connettivale è rappresentato da piccole travate compatte che si dissociano in fasci minori, distribuiti a rete in tutto il ganglio; l'impregnazione argentica eseguita con il metodo Perdrau mette poi in evidenza un fine reticolo diffuso fu gli elementi descritti (vedi fi g. 4). N essuna alterazione si nota a carico del trofismo del tessuto, se si esclude qualche aspetto di regressione nucleare. Per la presenza di formazioni sinciziali, l'atipia ed il poliformismo strutturale dei singoli elementi cellulari, la frequenza e l'atipicità delle cariocinesi, la diagnosi istopatologica che ne scaturisce è senz'altro guella di <c linfosarcoma reticolo-endoteliale o reticolo-endotelioma (reticolo-istiocitoma) maligno». Come si è avanti accennato trattasi di forme non ancora bene classificate e riguardanti uno dei capitoli più oscuri e difficili della patologia medica. Mi è sembrata interessante quindi la descrizione e discussione del caso riguardante la presente nota, e ciò anche per il suo decorso straordinariamente rapido e maligno, ritenendo che, date tutte le incertezze che ancora appaiono prospettarsi ndl'intricato e difficile problema patogenerico delle emopatie, come pure nei rapporti tra granuloma maligno e blastomi veri e propri, ogni più piccolo contributo casistica possa sempre riuscire utile, specialmente quando si tratta di casi che non possono certamente considerarsi comuni e la cui sistemazione nosografica credo non deve considerarsi allo stato attuale definita, perchè non esiste una classificazione accettata unanimemente da tutti gli autori. RIASSU NTo. -

L'A. cl..:scrivt:: un caso di affczion::: tumor:~le dell'apparato linfoglan-

ùolare che iniziatasi dal mediasrino a,·cva invaso in seguito le glandole ascellari, sopra e sottoclaveari e cen·icalì, portondo a morte il p. in un mese circa. La diagnosi differ-enzi:llc, sulb scorta dcì dati cl inici, \'eflr'le sptc:i::tlmentc cireosèritta tra il granuloma mali gno ed il linfosarcoma; il vnglio di tutti gii clementi di:l!!no~tici, in mancanza dell'esame iscologico d i una glandola già estirpata per biopsia, portò a concludere per un « linfosarcoma del mediasti no >> .


UN CASO DI RETICLJLOMA M :\LI< ; So DEL MEDIASTINO

L'esame istolcgico della glandola prelevata in vita, es:Jme conosciuto qualche tempo dopo avvenuto il decesso del p., dette il quadro di un " Linfosarcoma reticoloendoteliale >>. BIBLIOGRAFIA CONSULTATA ALHAtQUE A.: Sulla diagnosi delle tumefazioni delle linfoglandole. - La Riforma Medica, anno 1912, n. 22. ANGLEsto E.: Osu:rvazioni intorno a 49 casi di linfogranuloma maligno. - Il Cancro, Vol. 4, fase . n. t. ANTOGNINI G.: Comid~razioni clinico sperimentali sul linfogranuloma maligno e tubercolare. - La Riforma Medica, anno 1932, n. 45· ANTONELLt G_: Sopra una speciale forma di linfogranuloma a tipo blastomatoso. - Il Policlinico, Sez. Medica, Anno 1925, pag. 391. ARATA: Il S. R. E.. - Giornale di Clinica Medica, 1926. AREsu M. e ScALABRINO R.: l perp/astc e .rarcomatosi dd/c ghiandole /in fatiche. - T u· mori, Anno 1927. AscHOFF L.: Trattato di Ar1atomia Paro:ogica. - U.T.E.T., 1930, Torino. ATIUALtTÀ SCIENTIFICO PRATICHE DELLA RIFORMA Mw:cA: Febbre onduiante e linjoglanulomatosi. - Anno 1921, n. 23. ATTU.~LITÀ sctENT1Ftco r•RATICHE DELLA RIFORMA MEDICA : Sulla /infogranulomatosi addominale. - Anno 1921, n. 51. BABAJANTZ L. : Lu granulomatose maligne. - Librairie Pajot et C.ie, Lausanne, 1928. BARO:-<E V. G.: Sopra un caso dt lin/ogranulomatns, maligna cervù-o-mediastir.ica, cor1 infiltrazione secondaria de/ cuore e del polmone. - La Riforma Medica, Anno 1930, pag. 1949· BASTAI P.: Anergia tubercolare e linjogran uloma m aligno. - Gazzetta O spcd. e Cliniche, Anno 1924, n. 39· BELLELLI F. : S u di un caso di linjosarcoma del cieco. - La Riforma Medica, Anno 1930.

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t;;-: CASO DI RETI CULOM A M ALIGNO DEL M EDIAST INO

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Ul'i CASO DI RETICULOMA MALIG::--10 DEL MEDIASTINO

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UN CASO DI RETICULOMA MALIGN0 DEL MEDIASllNO

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lavori di: ARESU e SCALABRINO, FABRts, Gu.-


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SANITÀ MILITARE A. RocHAtx. - Epidemie provocate.- A proposito della guerra batterica. (« Revucd'Hygiène et de Médicine Préventive ))' vol. 58, n. 3, marzo 1936). L 'A. inizia il suo lavoro affermando che l'attuazione e la riuscita della guerra mi· crobica dipendono dalla possibilità o meno di provocare artificialmente delle epidemie. Sembrerebbe, a prima vista, c)le tale possibilità dovesse attualmente sussistere, dati i progressi veramente notevoli fatti ormai dalla batteriologia e dalla epidemiologia. Infatti, oggi non solo sono ben noti i germi causali di un gran numero di malame contagiose ed epidemiche, ma se ne conosce anche il potere patogeno, le condizioni di vita e di moltiplicazione, nonchè il modo di coltivarE in quantità notevoli e rapidamente con poca spesa, conservandone ed esaitandone la virulenza. Oltre a ciò sono anche ben r.ote le vie di contagio e di diffusione per un buon numero di malattie infettive. Date tutte queste conoscenze, sembrerebbe giustificata l'opinione ammessa da alcuni i quali pensano che basterebbero pochi mdividui, infetti in modo sicuro e sufficiente, per dare origine- a grandi epidemie. Però, studiando il modo di effettuarsi delle epidemie spontanee, appare subito evidente come le condizioni con le quali si originano e si diffondono le infezioni e le epi· demie sono assai complesse e ancora non del tutto note. Infatti, perchè si possa stabilire una infezione sono necessari non pochi fattori, sia inerenti al virus infettante che al soggetto da contagiare. Sembra poi da ricerche recenti, che la recettività dipenda dalla natura fìsico-ch1mica del terreno da contagiare e che, oltre alla specificità biologica, ne esista anche una chimica. La recettività, inoltre, varia a seconda del germe infettante, come dimostra anche l'osservazione delle infezioni accidentali di laboratorio. T utto ciò porta a riconoscere che la provocazione artificiale delle epidemie è molto difficile per non pochi germi, ma che potrebbe essere resa facile ricorrendo ad alcuni germi, dotati di elevato potere infettante (br. melitensis, bacilli della morva, della peste, della tularemia, di Whitmore). Però, sarebbe sempre necessario, da parte del nemico, riuscire a mettere il materiale virulento a contatto con l'esercito o con la popolazione civile, in modo da contagiare molti soggetti nello stesso tempo. L'efficacia vera della guerra microbica consisterebbe n ella possibilità di scatenare una vera epidemia a decorso rapido ed esteso. Ma per rag· giungere tale intento sarebbe necessario saper dominare il cosidetto «genio epidemico », ch e invece ci è poco noto, sia nelle sue cause che nei suoi elementi. Quello che particolarmente ancora oggi sfugge alla nostra indagine è sopratutto il complesso dei fattori cosmo-meteorologici, i quali pare che abbiano una notevole influenza non solo sui virus ma anche su tutto il ricambio dell'organismo. Oltre a ciò è da ricordare l'importanza che per la recettivit:'i ha la cosidetta « immunità di contatto ''• per la quale il contagio non può avvenire quando l'individuo ha superato precedentemente l'infezione in forma occulta e non appariscente. L'A. ricorda gli studì di Riccardo Jorge sul cambiamento avvenuto nel potere di diffusione della peste in Europa e ritiene che oggi le possibilità di provocare una epidemia di peste per m ezzo del bacillo specifico sono molto limitate, sr.nza dire che questo mezzo offensivo potrebbe essere pericoloso anche per quelli che l'impiegano. Oggi si può ammettere che alcune epidemie, per azione di fattori ignoti o incontrollabili, perdano il potere


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aggressivo e di diffusione, mentre, al tempo stesso, altre forme infettive compaiono e si diffondono. Insomma, la provocazione artificiale delle epidemie è piena d'incognite ed i fattori di epidemicità che conosciamo sfuggono al nostro controllo ed alla nostra azione. Studiando le epidemie provocate neil'uomo e negli animali, l'A. afferma che fino ad ora non sono state mai osservate epidemie provocate negli individui umani e ricorda vari casi isolati di infezione accidentale o artificiale. Egli ritiene che casi isolati di infezione provocata sono possibili nell'uomo mentre è molto difficile e di assai dubbio risultato la realizzazione di un contagio in massa come si proporrebbe l'arma batterica. Esaminando i Yart tentarivi fa[[i negli animali a questo riguardo, si rileva che nei vertebrati cd invertebrati si riesce a provocare delle epidemie solo in modo incostante cd aleatorio. Pass::mdo a considerare i mezzi di cui disponiamo per realizzare l'infezione e per provocare le epidemie, l'A. ritiene che per quanto riguarda il lancio dall'aeroplano sotto forma di nubi microbiche sopra una città, tale lancio potrebbe essere efficace solo se ii nemico riuscisse a procurarsi in tempo informazioni meteorologiche dettagliate c sicure, nonchè notizie intorno alla elettricità atmosferica, alla ionizzazione dell'aria, alla radioattività ecc. Riguardo al lancio dei microbi con proiettili esplosivi, pur ammettendo che il calore ed il gas che si sprigionano all'atto della esplosione non riescano a danneggiare i germi, non se ne è però sicuri ed è poco probabile che i microbi riescano a trovare un terreno adatto per propagare delle epidemie. Un'altra via di diffusione potrebbe essere costituita dall'inquinamento batterico ddl'acqua, di cui non si può negare la possibilità, però, al tempo stesso non deve fare me· raviglia la costatazione che la contaminazione artificiale delle acque non sempre porta alla propagazione di una epidemia. Dopo di aver considerato l'eventuale utilità dell'impiego degli insetti e dei ratti per la diffusione delle epidemie, l'A. viene alla conclusione che, fra i vari germi, quello che offrirebbe le maggiori probabilità di successo, per l'alto potere infettivo e diffusivo, nonchè per la resistenza neil'ambiente esterno, sarebbe la br. melitensis. Infine l'A. tratta la questione della contaminazione degli alimenti con la tossina botulinica e la provocazione delle epizoozie di morva negli animali. In conclusione, pur ammettendo che l'arma microbica non può costituire in guerra un mezzo regolare di distruzione, in quanto per essere efficace ha bisogno di condizioni eh~ non dipendono dalla volontà dell'aggressore, è necessario assegnare ad essa il posto che merita e, guindi prendere a tempo tutte le precauzioni opportune. Infatti, bisogna tener presente che l'arma batterica può contribuire non solo a diminuire il numero dei combattenti e ad aumentare guello dei malati e dei morti nella popolazione civile, ma anche, e sopratutto a determinare un effetto morale disas troso che può essere causa di grave disorganizzazione. PIAZZA .

A. KuNc. -Sul meccanismo d'azione dei gas soffocanti sul parench.ima polmonare. (u Gaz de combat ''• gennaio 1936). Il meccanismo d'azione dei gas soffocanti, ed in particolare del fosgene, è ancora lontano dall'essere stabilito in modo definitivo. Come è noto, il fosgene, messo in presenza dell'acqua, si scinde in anidride carbonica ed acido cloridrico, che, secondo certi autori, sarebbe il vero tossico. Ma, se si tien conto delle quantità minime di fosgene capaci di determinare la morte e che, d'altra parte, l'acido cloridrico è ottocento volte meno tossico del fosgcne, si vede subito che bisogna cercare la spiegnione di tale intossicazione in ben altra causa


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che in quella semplicista secondo cui l'acido cloridrico, messo in libertà, .listrugge il parenchima polmonare. Certi autori hanno pensato che il vero colpevole è il fosgene che, sfuggito, a contatto del parenchima polmonarc, alla decomposizione acquosa, agirebbe direttamente sul sistema nervoso centrale, ed anche sul cervello, provocando così l'edema polmonarc per reazione nervosa. Ed a riprova di tale asserzione tali autori dfermano che preparati istologici di cervello di fosgenati fanno rilevare una specie di emorragia generalizzata puntiforme, che conferisce al cervello un colore porpora caratteristico. Ma poichè tale colorazione particolare della massa encefalica si ritrova anche negli intossicati da ossido di carbonio ed in q uelli morti per malattie infettive, occorre cercare un'altra spiegazione. Altri autori, avendo praticato su dci gatti la sezione del vago e quindi l'intossicazione con fosgene, ed avendo constatato l':1ssenza dell'edema polmonare, ritennero di aver così dimostrato che la formazione dell'edema stesso è sotto la dipendenza del sistema nervoso. Ma, recentemente, Schutz e Muntsch hanno dimostrato che la vagotomia è suscettibile da sè sola di provocare l'edema del polmone. Il Kling, ora, ha pro posto una teoria del tutto differente che apporta un contributo nuovo e concreto a ~piegare il meccanismo d'azione dei gas soffocanti sul polmone. Il parenchima polmonare è, come è noto, formato da un tessuto che contiene una torte percentuale di materie grasse, ricche in colesterina (colesterolo 0.4 per roo). Il Klig, riprendendo un suo lavoro iniziato nel 1915, quando ebbe occasione di constatare l'azione neutralizzante delle materie grasse di fronte agli aggressivi chimici adoperati in detta epoca, ha trovato, in seguito a ripetute esperienze di laboratorio, che taluni aggressivi chimici, come il cloro, il bromo, il fosgene, vengono fissati dai grassi ed esercitano un'energica azione sul parenchima polmonare in conseguenza d'una reazione che interviene fra tali gas e gli steroli contenuti in tutte le materie grasse, specialmente quelle dei polmoni. Infatti il colesterolo (il quale incorporato in un grasso idrofugo, permette a tale grasso di diventare avido d'acqua) perde totalmente tale proprietà allorchè la costituzione della sua molecola è stata modificata sia per la saturazione del suo doppio legame, sia per eterificazione della sua f unzione alcoolica. Da tale constatazione d'ordine biochimico, l'autore è ~tato indotto a ritenere che le essudazioni massive, consecutive all'edema acuto, che subiscono i polmoni quando hanno avuto contatto con gli aggressivi chimici del tipo soffocante, potrebbero essere la conseguenza di una modificazione dell'idrofilia delle materie grasse, di cui è impregnato il protoplasma di diverse specie di cellule polmonari, modificazione provocata dal pass'3ggio di una parte di' sterolo, contenuto in queste materie grasse, dallo stato libero allo stato di combinazioni irriversibili. MAGRONE.

L'esame dd ricoveri antigas dal punto di vista della loro impermeabilità. (« Gasschutz und Luftschutz », 1936).

W ALTER P1ECLER. -

Uno dei requisiti principali dei ricoveri collettivi, specialmente ermetici, è quello d dla loro impermeabilità. Ed è perfettamente inutile studiare l'utilizzazione delle porte r igorosamente stagne, se il complesso delle opere murarie non è complet:~mente stagno in tutte le sue parti. L'A. pertanto propone che ogni ricovero, prima di venire consegnato a coloro che dovranno fruirne, venga esaminato nei riguardi della sua impermeabilità, e consiglia di procedere a tale esame mettendo il ricovero stesso sia sotto leggera pressione, sia sotto d epressione. L 'A. raccomanda, a tal uopo, l'impiego di un compressore rotativo, capace di comp ri mere e di aspirare, e riproduce in un grafico i risu ltati dci\'es:Jme eseguito in sette rico-


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veri differenti, del \'olume rispettivamente di 35, 55, I 30, 200, 285, 36o, 470 m. c. L 'esame in istato di depressione è perfettamente giustificato, aggiunge l'autore, perchè se in un ricovero ci si contenta semplicemente di assorbire l'acido carbonico - ciò che è già sufficiente in gran numero di casi - si può rapidamente trovarsi in depressione. L'A. infine dà una comparazione delle due curve, pressione e depr~ssione in un ricovero di I 30 m. c., e mostra che, nei due casi, i risultati sono sensibilmente i medesimi. MACRONE.

J. MEYER. - Sull'odore dell'acido cianidrico. l« Gasmaske >>, I935)· Poichè la maggior parte degli av\'elenamenù dovuti all'acido cianidrico ha ongme dall'ingestionc: di una dose troppo forte di acqua di lauro-ceraso, e poichè questa ha un forte odore d'essenza di mandorle amare, si attribuisce da tempo immemorabile l'odore di tale essenza all'acido cianidrico. Ora in seguito a ripetuti esperimenti fatti col personale addetto alla disinfestazione nella città di Amburgo a mezzo di acido cianidrico gassoso, si è riconosciuto che l'odore dell'acido cianidrico è completamente differente da quello dell'essenza dì mandorle amare. Ed il Meyer con successive esperienze ha confermato tale constat:Jzione, ed ha precisato che l'acido cianidrico ha piuttosto un odore piccante, speciale che dipende molto dalla concentrazione. Una mandorla amara od una di nocciolo di pesca non fanno sentire odore di acido cianidrico se non sono rotte, sebbene ciascuna mandorla ne contiene arca un milligrammo. Se si tritura una mandorla amara, un olfatto esercitato riconosce agevolmente l'odore dell'acido cianidrico unitamente a quello dell'aldeide benzoica, che si percepisce in modo più spiccato. MAGRONE.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE P. CRoVERI. Patologia tropicale e parassitologia. (Vol. l, fase. 2, Società tipografica editr. Torinese, I936-XIV). In questo volume sono ampiamente trattate le malattie da flagellati dell'uomo e degli animali (Leishmaniosi e T ripanosomiasi). Dopo aver prospettato le generaiità sui flagellati e le classificazioni dei vari autori. il Croveri sviluppa il capitolo sulle Leishmaniosi, viscerale, cutanea, muco-cutanea, orofaringea del Castellani, intrattenendosi per ultimo sulla Leishmaniosi canina. Nessun aspetto dell 'importante argomento, allo studio del quale hanno validamente contribuito numerosi autori italiani, è stato trascurato; l'ezio-patogenesi, la clinica, l'epidemiologia, la terapia sono discusse con grande chiarezza alla luce deile più recenti acquisizioni in questo campo. Un'altra buona metà del volume è dedicata alle tripanosomiasi, umane ed animali, trattate in maniera esauriente sotto tutti i punti di vista, in modo da dare una visione completa di tutto quanto si conosce oggigiorno intorno a quest'importante gruppo di malattie protozoarie. L1 rara competenza dell'A., notissimo studioso di parassitologia e di patologia tropicale umana e veterinaria, acquisita in gran parte: per una lunga permanenza in regioni tropicali, dà al volume un 'impronta personale, che fa distaccare la sua opera da altre apparse in questi ultimi anni.


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Il libro, ricco di I I 3 illustrazioni, in gran parte originali, e di una aggiornatissima bibliografi;~, appare in un momento quanto mai favorevole per la più esatta conoscenza d ella patologia umana c veterinaria delle nostre Colonie, ed avrà sicuramente il successo che merita. REITANO.

Febbre della vallata del Rift.- Tre casi di infezione di laboratorio e trasmissione sperimentale della malattia al furetto. (« Journ. of exper. mcd. ll , vol. 62, pag. 433, 1935).

T H. FRANcrs JUN. e T . P. MACILL. -

La febbre della vallata del Rift (Rift valley fever), come è noto, è una malattia dd bestiame, osservata per la prima volta nella colonia inglese del Kcnya, da Daubncy, Hudson c Garnham, i quali dimostrarono che l'agente eziologico è un virus filtrabile. f- indlay e Daubney osservarono che il virus è infettante per un gran numero di animali, specialmente roditori; ma anche l'uomo può andar soggetto alla malattia, cotne han riferito Daubney, Hudson c Garnham, che ne han dimostrato la frequenza tra i pastori di pecore durante lo epizoozie. L 'infezione è stata poi dai suddetti autori artificialmente provocata all'uomo mediante inoculazione del sangue di pecora infetta. La m:;;bttia nell'uomo ha un decorso simile alla denguc o all'influenza ed è caratterizzata da brivido improvviso, febbre c violenti dolori al dorso c agli arti; la prognosi è :;empre buona. Finora sono stati descritti 13 casi di infezione di laboratorio; l'accertamento della diagnosi si compie mediante inoculazionc del sangue del malato, nel periodo acuto della maJartia, al topino, che soccombe con segni ben netti di necrosi epatica, con presenza di inclusioni acidolile nelle cellule epatiche degenerate. Le modalità d'infezione per l'uomo non sono state ancora sicuramente stabilite, quantunque Findlay abbia affacciato l'ipotesi che il virus penetri attraverso piccole lesioni della cute o attraverso la congiuntiva o anche per la mucosa delle prime vie aeree. Gli autori descrivono tre casi d'infezione occorsi nel laboratorio dell'ospedale dell'Istituto Rockfellcr per ricerche mediche, tra il personale che lavorava con materiale infetto da virus della febbre del Rift. E' stata dimostrata la presenza del virus nel liquido di lavaggio dc! faringe, mediante instillaz.ione intranasalc nel furetto. che presentò i segni della malattia dopo due giorni; in seguito il virus è stato passato da animale ad animale mediante in~tillazione intranasale di una sospensione in soluzione fisiologica di polmone finemente tritato, tratto dall'animale sacrificato al 4• giorno di malattia, quando era moribondo. Il quadro anatomo-patologico dei furetti infetti è accuratamente descritto; le alterazioni più importanti sono rappresentate da focolai pneumonici dei lobi inferiori e da suffusioni emorragiche nei diversi organi, fegato, milza, intestini, reni e surreni. L'identificazione del virus fu fatta a mezzo delle prove sui topini, eseguite per instillazione intranasale o per iniezione intraperitoneale o sottocutanea di sospensione di polmone tritato, proveniente da furetto infetto; i passaggi in serie da topino a topino furono eseguiti anche per mezzo di sangue virulento. Il siero di sangue dei malati convalescenti e dei furetti che avevan superato l'infezione ha potere neutralizzante, e protegge il topino contro una inoculazione di tooo dosi minime mortali di virus. Nell'uomo, la diagnosi differenziale con l'influenza clinicamente riesce spesso assai difficile; mediante l'inoculazione ai topini e ai furetti si riesce a differenziare i due virus. REITANO.


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MEDiaNA INTERNA H . CuRSCH"tANN. -

Sulla lue«mia familiare. (« Klinische Wochenschrift », 8 feb-

braio 1936, n. 6). Allo stato attuale delle nostre conoscenze ogni ricerca, che tende a lumeggiare, anche

da un punto di vista particolare, la questione tuttora oscura e controversa della etiopatogenesi della leucemia, va accolta con la maggiore considerazione. La ricerca poi acquista particolare importanza quando chi la promuove o conduce ha, come Curschmann, dell'argomento grande e specifica competenza. Egli, prendendo lo spunto .dallo studio di un autore danese, Petri, sulla leucemia familiare, cerca di valutare nella genesi della malattia il fattore ereditario, cui già in altre cmopatie è stata riconosciuta grande im portanza. E qui basti ricordare l'anemia di Biermer nella quale esatte e sistematiche indagini hanno constatato talora la affezione in ascendenti e collaterali, altre volte però la presenza di altre emopatie, spesso l'anemia ipocromica essenziale o cloroanemia achilica, dimostrando così rispetti vamente un'ereditarietà emopatica omologa od eterologa, cioè un'alterazione o più facile vulnerabilità fa miliare, evidentemente costituzionale. degli org:mi emopoietici. Quindi ben g iustificata appare tale indagine in rapporto anche alla leucemia. Anzitutto le ricerche sperimentali di Mac Dowell e Richter, confermate poi da M. Slye, dalle quali risulta che la leucemia spontanea del topo si poteva trasmettere da padre in figlio soltanto in un determinato stipite per 121 generazioni, mentre un altro stipite restava apparentemente immune, ancora, che l'incrocio clello stipite disposto alla leucemia con quello immune da va la trasmissione ereditaria della malattia secondo m~

dalità ben stabi lite, sono osservazioni degne di considerazione. Da esse però nessuna deduzione precisa può farsi circa la leucemia umana, data la diversità delle due forme. L'indagine anamnestica e statistica ha dimostrato casi non dubbi di leucemia fami liare (più trequente la forma linfatica) precis:amente accertata. Il fatto però che tali ammalati vive\'ano in rapporti di vicinanza sia stabili che periodici, che i soggetti appartenevano ad una stessa generazione o a generazioni confinanti e mai a generazioni vissute in tempi del tutto diversi, induce Petri a ritenere come molto probabile la trasmissione di un'infezwne, e così una delle ipotesi etio-patogenetiche della leucemia, la infettiva, che con la neoplastica è quella che raccoglie attualmente maggiori consensi, avrebbe un altro elemento di dimostrazione. C urschmann però, mentre riconosce l'importanza del fattore ereditario nell'origine della leucemia, ne discute decisamente la genesi infettiva, anche se per essa depongono speci:~lm e nre l'insorgenza ed il dt'corso della leucemia acuta, e ciò sia perchè detta genesi non è stata finora sicuramente dimostrata, sia per il non mai constatato contagio da soggetto ammalato o da cadavere leucemico sezionato a soggetto sano. Contro pçi la contagiosità sta l'osservazione personale dell'autore riguardante la leucemia manifestatasi nei padre e nel figlio, il quale ultimo ammalò dopo 46 anni dalla morte del padre, dal quale \'iveva anche lontano. Le condizion i di vita. di nutrizione e di ambiente in generale invocate da Petri 1 onde l'intervento di un fattore esogeno, w no anche ritenute da Curschmann di scarsa importanza, sebbene però la ma!!gior frequenza delia leucemia familiare in determinate circoscrizioni territoriali constatate da L. Arn spcrger e Nanra ci portino a non trascu ra re del tutto tali fattor i, anche se queste osservazioni sono rimaste isolate. L'A. in base ad acuta critica dci casi osscr\'ati giunge alla conclusione, che però esprime come personale e con risen·a, che nella genesi della malattia si deve dare grande importanza ad un f:more endog<~ no costituzionale. omologo ed eterolego, determinante alterazioni costituzionali p:nticolari dell':~rparato emopoietico. Probabilmente rale fattore


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non è isolato, altri determinanti o coadiuvanti int~rvengono nel determinismo della malattia e forse non è da escludere, come da sue ricerche risulta, la sifilide tardiva. La conclusione del Clinico di Rostock è quella che forse più risponde alla realtà dell'osservazione clinica. Essa ha tuttavia bisogno di precisazione per quanto riguarda questo fattore ernopatico costituzion:.lc e di ulteriori conferme da indagini sistematicht: portate su tutti i casi di leucemia in rapporto agli ascendenti ed ai collaterali, tenendo presente particolarmente quelle forme anomnli ed iniziali della mabttia, il cui riconoscim ento diagnostico talora è molto arduo, e non solamente per il medico pratico. Ed è da augurarsi pertanto che il fitto velo di incerte:z.ze e di oscurità che avvolge attualmente la etio-pato~enesi della leucemia sia diradato o del tutto allontanato e che da tale chiarificazione possano quindi derivare al medico norme per la efficace terapia della malattia così grave e frenuente. R. O 'A LESSANDRO. -, FrDEL

FERNANDEZ.

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Terapia dell'ulcera gastro-duodenale con I'istidina. (uLa

Presse médicale )), 26 febbraio 1936, n. 17). L'argomento è attuale ed importante in considerazione della frequenza della forma

morbosa e della gravità di essa; onde attraverso periodi di riacutizzazione e di quiescenza. è limitata notevolmente l'attività dell'individuo, a prescindere da episodi acuti, che possono manifestarsi (gastro- o enterorragia, perforazione) e mettere in pericolo immediato la vita del soggetto. Ancora. la non concordanza di vedute tra medici e chirurgi sull'indirizzo terapcutico da seguire, per cui valutazione diversa c consecutiva unilaterale condotta, le critiche di recente mosse alla terapia chirurgica, che con estese mutilazioni gastriche avrebbe determinata la insorgenza dell'anemia di Bicrmer, eventualità ali:! quale, anche se non si .vuoi dare tutta la portata assegnatale dalle indagini statistiche di insignì ematologi, è pur da valutare, infi ne l'osservazione che, curato chirurgicamente l'u lceroso dello stomaco o del duodeno, restano in lui non moJilicate le condizioni e i fattori che la malattia hanno determinato prima e possono determinare poi, sono tutti elementi che ci .rendono molto perplessi sulla condotta da seguire. E sistono degli schemi troppo facili e semplicistici di terapia, ma proprio per questo essi non sono aderenti e rispondenti alla realtà ed ai bisogni dell'osservazione clinica quotidiana. Da ciò deducesi che ogni nuovo tentativo di terapia dell'ulcera gastro-duodenale deve essere accdto e provato con la maggiore obiettività e diligenza. Le ricerche sperimentali di Weiss cd Aron hanno dimostrato che cani sottoposti a derivazione duodenale, innestando il duodeno con l'ileo, vanno incontro a cachessia progressiva ed a morte; l'esame dell'intestino fa rilevare diminuzione dello spessore della mucosa, lesioni emorragiche ed ulcerazioni come nell' uomo. Se invece dopo l'intervento si somministra quotidianamente per via sottocutanea un cc. di istidina in soluzione al 4 %, lo stato dell'animale si mantiene buono, anzi se la cachessia si era iniziata reg redisce cd a carico dell'intestino non si notano lesioni o, se già esistenti, guariscono. Secondo gli AA. la derivazione sperimentalmente nel cane determinata porterebbe a gravi alterazioni nella digestione degli alimenti e specie delle sostanze protciche, nelle q uali la deficienza di fermenti proteolitici non porterebbe alla loro completa scissione e formazione di aminoacidi indispensabili per la nutrizione e la rinnovazionc della muc osa intestinale, onde le ulcerazioni, lesioni che non p iù si osservano quando si sommin istra l'istiùina, aminoacido molto importante nell'economia, il quale non ~olo fa sì c h e l'atrofia e l'ulcerazione della mucosa non si determinano, ma le fa anche regredire se già manifestate. Questi i dati sperimentali e l'interpretazione di essi, che prospettano sotto nuova l uce e complicano la già difficile questione patogenetica dell'ulcera gastro-duodenale. L a quale quindi sarebbe una malattia da carenza, una manifestazione di un disturbo ,


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generale del metabolismo, breve una conseguenza della deficienza di aminoacidi e più precisamente di istidine. Di qui la proposta di Weiss ed Aron di curare la malattia con l'impiego di essa. Fide! Fernandez ha praticata tale terapia in 24 malati di ulcera gastrica o duoden ale seguendo le norme date dai due Autori, cioè con cicli di cura di circa 21 iniezioni sottocutanee di 5 cc. di una soluzione di doridrato di istidina (larostidina) al 4 %. Risultato buono (scomparsa di ogni disturbo, aumento d i peso, non più emorragie occulte, insomma guarigione clinica) nel 66,66 %; risultato mediocre (gli ammalati sono molto migliorati, senza però liberarsi completamente deit loro disturbi) nel 25 %; risultato negativo nell' 8,33 ~~ . L'A. pertanto conclude che nei 2/3 dei casi curati l'istidina influenza favorevolmente il sintoma dolore, lo stato gcneràle, il peso e tutto il complesso subiettivo della malattia. A questo punto è necessario mettere la questione: sì può parlare in questi ammalati della guarig~one della malattia ? Noi sappiamo che l'ulcera dello stomaco o del duodeno è malattia squisitamente cronica, nella quale periodi acuti si alternano a periodi di calma completa, caratterizz;:~ti da scomparsa di ogni disturbo e dì durata variabile da pochi mesi fino ad anni. Poi la malattia riprende a battere la diana con grande sconforto del malato, che si credeva guarito e mortificazione del medico, che, poco accorto, aveva il verdetto di guarigione emesso. Non la regressione completa dd disturbi subiettivi, non il normalizzarsi dell'acidità gastrica, non la scomparsa di segni radiologici ci danno criteri precisi per affermare la guarigione dell'ulcera. Per quest'ultimi è opportu no rilevare che vi sono nicchie vere e false, nicchie <:he persistono mentre l'ulcera è guarita c viceversa ulcere in attività mentre l'esame radiologico nulla più rileva di anormale. Pertanto nei casi dall'A. trattati con l'istidina c con risultato buono può trattarsi di guarigiohe, ma anche di sola remissione della malattia, di solito così insidiosa, e quindi, affermando con leggerezza la guarigione completa, si corre rischio di avere una precisa e dolorosa smentita dal tempo. Solo quando parecchie centinaia di casi con l'istidina curati e per lungo tempo di ligentemente osservati ci metteranno davanti a risultati precisi e costanti noi potremo pronunciare il nostro sicuro giudizio sull'efficacia della nuova terapia. Per adesso dobbiamo !imitarci a notare che una nuova sostanza all'arsenale terapeutico anti-ulceroso si è aggiuma edl attendere che il tempo ci dia elementi per valutarne giustamente i risultati. R. n'ALESSANDRO.

A. E. GoLoFEPER. Malaria e oc:chio - Su di un sintomo oculare generalmente rilevabile nella malaria cronica e larvata. (•• Arch. f. Schiffs u . Tropen Hygiene ». Band 40 Hcft 5, 1936). L'A., ricordata la difficoltà che talora presenta la diagnosi di malaria cronica e larvata, richiama l'attenzione dei medici anche generici su di un sintoma oculare di grande evidenza e di semplice ricerca che pure secondo la osservazione di Kissel permetterebbe di poter diagnosticare la malattia, e che l'A. propone di denominare il <• sinroma dei vasi oculari malarici » . Questo sintomo osservato su numerosi degenti dell'Istituto Hirschmann e Rubaskin consiste nell'esistenza di particolari ed anormali vasi della congiuntiva bulbare che si distinguono per le seguenti caratteristiche: r 0) sono posti molto superficialmente ed appaiono come in rilievo sulla superficie della congiuntiva bulbare; z'') per lo più sono di calibro m:~ ggiore degli altri vasi congiuntivali; 3°) di colore quasi sempre più scuro;


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4°) a sguardo volto in avanti, i vasi malarici hanno spesso una forma a spirale come di cavatappi; ruota n do i bulbi in direzione oppo~ta alla sede si tendono come corde; 5°) non si ramificano dicotomicamente al pari degli altri vasi congiuntiva li; 6°) quando si avvicinano al limite sclero-cornealc, si esauriswno in una o due tenui biforcazioni a decorso concentrico intorno alla cornea; 7") non formano vasi analoghi, nè si anastomizzano con altri simili; 8°) prendono inizio nel fornice congiuntivale. Secondo l'A., i vasi ma larici si trovano talvolta solt:~nto in un occhio, ma, non di rado, si vedono anche in ambedue gli occhi. Sono localizz:Jti in qualsivoglia meridiano dei bulbi oculari, ma più frequ entemente nel quad rante esterno indi in quel lo inferiore; più raramente nel quadrante superiore e molto di rado in quello interno. Il loro numero è di due o tre in ogni occhio, ma spesso è presente un unico vaso. L'A. riferisce di aver portata la sua osservazione per h ricerca dei vasi malarici su di una numerosa casistica esaminata presso un istituto di venereoiogia e di malattie endocrine e che avendogli risposto sempre con grande esattezza nei malarici cronici non trattati o curati insufficientemente, attribuisce a questo sintomo per la diagnosi di malaria c. o l. l'importanza che ha la presenza dei denti di H utchinson o le tibie a sciabola per la diag nosi della lue congenita. Circa la genesi del sintomo, per ora, attendendo il risultato di osservazioni anatomo-patologiche. l'A. cerca di spiegarla ammettendo una localizzazione elettiva topografica delle tossine plasmodiche analogamente a quanto sostiene il LOwenstein per il virus luetico. La relazione è illustrata con alcune figure schematichc.

DE ALESSI.

CHIRURGIA GENERALE

J. c . BLOCH e J. z.~GilOUN . -

II trattamento delle ferite digitali dei tendini fles-

sori della mano. (« Journal dc Chirurgie '' • marzo 1936). Gli AA. spiegano perchè la ricostitu zione dei tendini flessori sezionati nelle regton• digitali ddla mano dà dei mediocri risultati in confronto alla ricostituzione dei tendini estensori. Essi affermano che ciò è dovuto alla vascolarizzazione dei t. flessori, la quale è precaria essendo assicurata da fini e piccole arterie che penetrano nei tendini da una sola parte delle loro faccie. La rottura di una di esse provoca una estesa zona di ischemia che f:worisce la discontinuità di una sutura ben fatta. I tendini este nsori invece ricevono da tutte le loro faccie dei fini vasi elicoidali, c la rottura di uno di essi nuoce poco alla nutrizione delle punte tendinee accidentalmente separate. l disordini lisiolo· g1ci di questi tendini sono cagionati solo da cicatrici viziose che limitano ed intralciano il corso dei vasi. Tecnica operatoria: E' necessario che si intcrveng::~ per lo meno due mesi dopo il trauma, e si praticherà l'anestesia generale. 1° tempo : incisione p:~ l mare cd estrazione del moncone periferico del flessore profondo; 2 ° tempo : incisione palma re ed estrazione del moncone centrale dei tendini. Trov::~ri i tendini , saranno estratti dalla guaina, cd il tendine superficiale sarà rcsecato quanto più è possibile, sarà conservato invece quello profondo; 3" tempo: la guaina digitale s:.rà allora cJratteri7,zata, e vi si farà passare l 'innesto fatto con tendine morto prep::~rato secondo il metodo di N:Jgeottc; esso innesto deve avere un calibro inferiore a quello dci tendini flessori; 4" tempo: fissazione palmare dell'innesto: esso si fisserù al tendine flessore profondo con sovra pposizionc e sutura di entrambi, e si fisserà alla falangetta, messa in lieve flessione, mediante legatura con due fili che si annoderanno al !::no dorsale di essa fal:lnge; 5'' tempo: sutura 6 -

Giornale ;/i medicina militar(.


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dei tegumenti. Bisogna dopo procedere alla mobilizzazione attiva e passiva delle dita con dolcezza e pazienza. Gli AA. concludono che il successo da loro ottenuto nei vari interventi non è stato completo; però in tutti i casi hanno riscontrato un miglioramento notevole della funzione dei movimenti delle dita, e a carico del pollice poi hanno avuto successo completo. Tutto sommato questo metodo di operazione dà un miglioramento notevole, e spesso una buona restaurazione funzionale dei tendini flessori della mano. Il lavoro è corredato da osservazionj personali e da numerose figure illustrative ,della tecnica operatoria. ARCURI. FroLLE c L uccJONI. Una via d' accesso posteriore all'anca. (ccJournal de Chirurgie», aprile 1936). Gli AA., per quei casi in cui la via d'accesso anteriore dell'anca non è possibile o ~oddisfacente, propongono una loro via d'accesso posteriore che presenta, in confronto alle altre vie posteriori, il duplice vantaggio di evitare le grandi masse muscolari e di lavorare in una zona lontana dall'ano, dato che la ferita operatoria viene ad aprirsi ali' esterno. La tecnica è la seguente : decubito ventrale con un panno arrotolato sotto il pub~ per sollevare leggermente il lato da operare; coscia in rotazione esterna per il rilasciamento dei muscoli glutei. L'incisione comincia nel mezzo della faccia esterna del grande trocantere, a 3-4 dita trasverse al disopra del suo margine superiore, risale verticalmente fino a 3 cm. al disopra del trocantere, poi s'inflette dolcemente in modo da seguire il margine esterno del grande gluteo cd infine sale di nuovo in dentro e posteriormente per arrestarsi a 3 cm. circa dalla spina iliaca posteriore-superiore. Incisa la cute e il sottocutaneo, si arriva alla spessa aponevrosi che viene sezionata lungo il margine esterno del grande gluteo. In questo modo non viene leso alcun fascio muscolare. Indi, facendo sollevare c0n un divaricatore a valva larga e piatta il grande gluteo, si mettono allo scoperto gli elementi vascolo-nervosi della regione e poscia si arriva alla articolazione o separando dalla massa del piccolo e medio gluteo il muscolo piramidale o sezionando quest'ulùmo. Finita l'operazione, non rimane, per la ricostruzione dei piani, che lasciare ricadere il gluteo e suturare l'aponevrosi. Se è stato tagliato il piramidale, un punto ad X basta per suturare il suo tendine. Con questa tecnica nessun elemento importante viene ad essere sezionato. Le indicazioni a questo metodo sarebbero d ate, secondo gli AA., dalle seguenti lesioni: x) Lussazioni posteriori, traumatiche o patologiche; 2) Creazione di una breccia posteriore per indicazioni diverse; .3) Fratture pertrocanteriche del femore; 4) Artrodesi extra-articolari; 5) Fissaggio o incavigliamento delle fratture del collo del femore. I risultati ottenuti dagli AA. con la tecnica propo~ta sono stati ottimi. Il lavoro è reso più interessante per l'aggiunta di due osservazioni personali e Ji quattro chiare fi gure illustrative della tecnica. FLORIDIA.

NEUROPSICHIATRIA V. CHALLJOL. - La forma tumorale della sclerosi a placche. (« L'Ospedale psichiatrico », aprile 1936-XIV). Il tumore cerebrale e la sclerosi a placche sono due entità morbose piuttosto comwu, caratterizzate ciascuna da si ffatto conco ~intomatologico che la rispettiva diagnosi differen ziale è abitualmente facile. Ma vi sono casi in cui la sclerosi a placche si presenta


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con tale atipicità da simulare addirittura un neoplasma. E poichè questi casi si vanno facendo sempre più frequenti, l'A. - approfittando di due osservazioni anatomo-cliniche personali - richiama opportunamente l'attenzione sull'argomento, tanto più importante in quanto l'esatta diagnosi di ciascuna delle malattie è indispensabile agli effetti dd diverso trattamento. Lo Challiol comincia coll'analizzare la ca~istica similare raccolta dalla latteratura (fra cui Io casi controllati o al tavolo operatorio o coll'autopsia) e riferisce contemporaneamente i criteri discriminativi degli studiosi che si so no occupati della questione, sottolineando quanto spesso siano discordanti fra di loro le opinioni sui criteri diagnostici differenziali che ciascun autore ritiene più sicuri. Vengono, quindi, esposte le due osservazioni personali, nella seconda delle quali la sintomatologia ebbe una rapidissima evoluzione, che erano state diagnosticate - rispettivamente - come tumore del mesencefalo e tumore del IV ventricolo, e che inutilmente erano state sottoposte all'intervento chirurgico. Il successivo riscontro autopsico rivelò, in ciascun caso, la presenza di tipici focolai di sclerosi multipla, più fitti ed evidenti del fusto encefalico. L'A. conclude il proprio lavoro con le seguenti deduzioni: r) allo stato attuale delle nostre conoscenze è forse talvolta impossibile evitare un errore diagnostico fra sclerosi multi pia e tumore cerebrale, poi c hè nessuno dei dati proposti dagli autori che hanno studiato quest'argomento sembra inauaccabile dal punto di vista della attendibilità per la diagnosi differenziale; 2) l'aspetto clinico generale assunto dalla forma pseudotumorale della sclerosi a piastre è quello di tumore della fossa cranica posteriore; 3) un buon dato diagnostico differenziale è, quando esista, l'unilateralità della papilla da stasi, data la speciale patogenesi di essa nel l;! sderosi a piastre; sarebbe però azzardato considerare questo criterio come infallibile. Ad ogni modo si tratta di un reperto molto raro. Miglior criterio discriminativo sembra senz'altro essere il decorso della malattia; 4) è soprattutto nei casi ad andamento acuto che l'equivoco diagnostico può verificarsi : se per una qualunque circostanza si è indotti a praticare una cura di attesa i sintomi di ipertensione possono regredire e il quadro clinico della sclerosi multipla può allora presentarsi con maggiore chiarezza. (In qualche caso, aggiungiamo, una ricerca ventricolografica potrà utilmente chiarire il dubbio diagnostico). CARLO RIZZO.

H. ScHA.EFER. -Riflessi condizionali nell'uomo. (<< La Presse Médicale », 11 marzo 1936). La reflettività condizionale è stata oggetto di numerosi e notevoli lavori del grande fisiologo russo Pawlow, di recente scomparso, e di tutta una scuola con lui collaborante, però sempre nel campo della fisiologia. Al.lo Schaefer dobbiamo una completa esposizione di quanto si sa ora su l'argomento. I riflessi condizionali costituiscono cc un nuovo legame» acquisito, fra uno stimolo ed una risposta, fra i quali prima non ve n'era alcuno diretto (secrezione salivare, nel cane, all'ascoltazione di una soneria elettrica). ~ differenza fra rif. cond. e riflessi incondizionati consiste nel fatto d'esser quello acqwstto, temporaneo instabile e, negli animali superiori, soggetto al cortex cerebrale, mentre quello incondizionato è spinale mesencefalico. . Per. quanto passare dal terreno fisiologico-sperimentale alla clinica rende approssim.aovo t! metodo di indagine e analogica la deduzione, Marinescu riconosce che lo


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studio dei rif. cond. è « importante fattore nella comprensione dci processi di i nibizio ne o di eccitazione dell'attività psichica, che si giustapongono su la superficie cerebrale come pietre di mosaico, ma va rie c mobili ». Lo studio dei rif. cond. de\'e permettere di comprendere e interpretare certe nevrosi e certe psicosi, come determinare il carattere psicologico. Le ricerche sui rif. cond. nell' uomo normale mostrano una elaborazione estremamente rapida dei processi di inibizione, la stabilità delle connessioni temporanee elaborate comport::m dosi come nel cane intelligente. Ma Lentz nei suoi esperimenti su l'uomo trova che la psiche ha indubbia influenza sui processi per l'elaborazione dei rif. cond. per cui va fatta netta distinzione fra i tropismi stercotipici, istintivi c i rif. cond. In rapporto alla costituzione psico-somatica le conclusioni di Marinescu che adotta la cb ssifìca del Krctschmer, rib·:mo come i rif. cons. resistono all'inibizione nei picnici ed atletici. mentre sono inibiti negli astenici: i primi fissano più facil mente i riflessi vasomotori che motori. Nella neHosi Pawlow stimerebbe che lo stato anormale è conseguenza di una rottura di equilibrio fra processo di inibizione e processo di eccitazione. In ncuropatologia è indiscutibile (Tinel e Michon, Flcurel, Marinescu) che turbe neuropatiche riconoscono come meccanismo la fi ssazione patologica di un rif. cond.; specie l'isterismo è un fissatore vero di rif. cond. come 1vbrinescu trova nello studio di simili ammal:lli col metodo dei riflessi associati del Bechterew. Siccome nell'isterismo è preponderan tc il fattore emozionale, si è notato che negli isterici lo stato vegetativo-umorale intrat· tiene uno stato di eccitazione dei centri sott<)Coticali che presiedono ai rif. mimico-soma· tici che costituiscono l'emozione. Nelle psicosi a carattere depressivo per Ivanow-Smolensky si tratterebbe di unl irradiazione di eccitazione. Più diffic ili ed instabili si mostrano i rif. cond. nella par:tlisi generale. Nella schizo&enia Timmer parla di turbamento della dinamica corticale per um induzio ne che non risentirebbe del mondo esterno. Nella paranoia una esager:na eccitabilità defensionale sarebbe influenzata da u na serie di rif. cond. tali da costituire un sistema delirante in prima fase (Lentz) con iper· trofia dell'io, orgoglio, esagerata fiduci:> in sè stesso ecc. o per induzione negatiYa, inibizione del sistema della coscienza dell'io, umiltà, autodenigrazione, negativismo, ri· morso (Kraepclin). Nell'epilessia intervie ne :1nche la legge dci riflessi <:ond.; secondo Worall l'epi· lessia è dovuta all'eccitazione intensa dci centri motori corticali, che con l'induzione reciproca realizza un'eliminazio ne di tutti gli :~Itri rentri corticali, onde perdita del b : osCienza. Atti vità condizionale vien ril ev:~ ta nelle turbe del linguaggio. L'.lfasia sarebbe il risultato della perdita dei rif. cond. ottico-verbo-motori (Marinescu); persistenza o d riflesso tattilo-verbo- motorc se l'ammalato riconosce l'ogg-etto :ti tatto; nell'amnesia v er· baie la vista dell'oggetto ha perduto la q ualità di eccitante condizional.e per l'articol:!· zionc della p:1rola, mentre il difetto di quest' ultimo processo è in c:lllsa nell'afasia m otoria; l'incomprensione dclb parola è effetto della perdita del riAesso· acustico-verbomotore; l'a nartria è conseguenza del disturbo del meccanismo associativo del centro motore del li nguaggio; i disturbi dc.:lb lettura, effetto della perdita del rif. conci. otticoYerbo-motore. Gl i stessi concetti ,·:ligono per l'agrafìa. Considerando linguaggio e scrittura come una serie di rif. cond ., i disturbi di essi appaiono come la disintegrazione di tali rif. (rvfarinescu), ma per b legge di <<fissità )) un rif. cond . sparisce tanto più difficilmente quanto più è fissato, ed è t:lnto pi ù !issato qu:~nto più è ripetuto. Così s i spiegano altri difetti \·erbali: paraf:lsie, jargon:lfasie (Hcad) in cui una sillaba non è capace <li eccitare un rif. cond. per la sillaba seguente. Così son da interpretare i difetti sint:~ttici.


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Nella balbuzie, difetto o debilità costituzionale del meccanismo motore, si ha concomitante rara neuropatica : dj fetta, al momento della pronunzia> una concentrazione suffìcient~ per l'eccitazione a livello della corteccia motrice del linguaggio, mentre sussistono o prevalgono altri focolai di eccitazione motrice corticale. Gutzmann trova il difetto nei fanciulli eh~ provano pena alla concentrazione corticale, che sparisce con l'educazione, mentre la balbuzie consecutiva a mutismo isterico è traduzione di fatti inibitori su la zona motrice. E' rif. cond. il balbettamento causato dal dover parlare i n pubblico o dal dover metter una maschera. Anche il sonno naturale o sperimentale, si considera risultare dall'estensione di u na inibizione cond. associata ad un agente esterno dotato di potere ipnogeno o mancanza di esso : la cessazione di un rumore cui si è abituati turba il sonno. I giovani dormono meglio e più a lungo e più profondamwte che i vecchi, nei quali è diminuita la eccitazione corticale. Nella catalessi preipnica si può pensar~ che le zone colpite da inibizione s'arreHano al disopra dei centri del tono; infatti è verosimile che dai centri ocu!omot.- ri parta l'inibizione del sonno e invada le zone corticali soprastanti. Nel sonno ipnotico il soggetto rimane in comunicazione col mondo esterno per mezzo dell'ipnotizzatore, perchè un punto della corteccia rimane svegho. Lo ~teS$0 nel sonnambulismo: quella zona sveglia, Ischlonsky chiama << riflesso di traccia >• e con guesto spiega la manifestazione di ricordi nel sonno che spariscono nella veglia. Nel sonno tossico o artifici:1le si avrebbe un fenomeno di induzione positiva che agisce creando un'ipereccitazione: il sonno da morfìn-. segue a stato di nausea e anche a vomito; ma dopo un certo numero di iniezioni, anche l'aqua distillata produce la serie di rif. cond. Lo studio di essi inaugurato dal Pawlow e Bechterew e loro allievi fornisce int eressanti contributi nel dominio della psicologia, neurologia e psichiatri:.· :na più che tu tto istituisce un metodo preciso per lo studio delle affezioni nervose e mentali da cui si ripromettc gran benefizio. RAFFONE.

OFTALMOLOGIA G. Ovw. - L 'oculistica di Antonio Scarpa e due secoli di storia. (:2 volumi Casa editrice libraria V. Idelson, Napoli). E' per me un grande onore presentare alla fam iglia della Sanità Militare l'eccez ionale opera dell'illustre Senatore Prof. O vio, luminare della scienza oft;;.lmologica. Nel campo della Oftalmologia mancava una pubblicazione che avesse potuto darci una veduta di insieme quelle che sono state le origini e i progressi sulle conoscenze d elle malattie oculari; a questo arduo e poderoso lavoro il Prof. Ovio si è dedicato con vera passione venendo a capo di una riuscitistsima opera, il cui titolo sta anche a rivendicare quanto ha contribuito il nostro Scarpa nel gettare le basi della scienza oculistica. L'A. in una prima parte tratta del volume di Antonio Scarpa sul << Saggio di osservazioni e d'esperienze sulle principali malattie degli o~chi » pubblicato nel r8ot ed espone inoltre la conoscenza sulla patologia generale e sui varì concetti di quella che e r a la terapia generale ai primi anni del secolo scorso, dopo di che riporta dettagliatam ente le varie categorie di farmaci aj qualj lo Scarpa ricorreva per la cura delle malattie oculari allora conosciute. Molto interessante è pure la seconda parte nella quale l'A. tratta in modo esaud ente le diverse forme patologiche, seguendo l'evoluzione delle varie conoscenze acqui-

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site a riguardo della eziologia, della sintomatofogia e della terapia, e riporta inoltre per ogni infermità una ricchissima bibliografia in ordine cronologico. E' facile comprendere perciò tutta la grande utilità di una simile opera, che servirà di guida ad ogni studioso che si accinga alle varie indagini specialmente sui problemi rimasti tuttora insoluti nella patologia oculare. Altro interesse particolare desta la parte chirurgica di alcune malattie oculari, delle quali vengono riportati i var1 metodi operativi sin dai primi tentativi, ad oggi, specie per quanto riguarda l'operazione di cataratta. Inoltre l'opera è corredata di numerossime figure riguardanti anche lo strumentario chirurgico, dai primordi della chirurgia oculare sino a quella attuale. Indubbiamente questa opera del Prof. Ovio è meritevole di ogni elogio e di larga diffusione, sia per la chiarezza di esposizione dci varì argomenti sia per la grande utilità sulla conoscenza della storia della scienza oftalmologica. L'A. dopo una lunga e luminosa carriera di clinico e di scienziato, lascia a noi un prezioso corredo di pubblicazioni del più alto interesse c per ultimo questa vastissima opera, che ha già destato nella famiglia degli oftalmologi l'unanime plauso. PAPAGNO. G. Lo CAscio. -

Metabolismo della retina. (« La Riforma Medica "• n. 4, 1936).

E' un largo riassunto della prolusione al corso ufficiale fatta dal Prof. Lo Cascio nuovo titolare della R. Clinica Oculistica di Napoli all'inizio dell'anno scolastico. Un tributo di riconoscenza più degno non poteva essere reso alla memoria dell'indimenticabile Angelucci che gettò le basi degli studì chimico-biologici nella retina. L'A. riferisce infatti ampiamente questi studi a cui aggiunge, illustrandole, tutte le recemi conquiste della scienza nel campo del metaboUsmo della retina. Ricerche a cui l'A. e la sua scuola hanno portato un notevole ed originale contributo. Della interessantissima prolusione riporto le stesse conclusioni dell'A.: « Volendo riassumere brevemente ·quanto ho riferito sul ricambio della retina, si può ritenere come acquisito che la retina nei riguardi del suo ricambio è caratterizzata da una spiccata tendenza a glicolizzare, da una glicolisi aerobica a volte intensa che per qualche animale appare come espressione di un eccesso di fermentazione, per altri e per l'uomo come conseguenza della inibizione della reazione di Pasteur, dalla presenza di una quota di respiraziose ciano-resistente ma sensibile alla florizina e legata alla glicolisi. Per azione della luce: «si mettono in libertà acido fosforico ed ammoniaca; cc diminuisce il contenuto in fosfatidi ed in aminoacidi; <l l'adattamento all'oscurità è accompagnato da una respirazione più intensa. et Con soddisfazione si può quindi cons~:atare che il ricambio della retina è: oggi ben conosciuto anche se alcuni punti dell'argomento meritino di essere ulteriormente approfonditi. cc N~n è f~cilc, e però direi anzi che mi sembra impossibile, fondare oggi su dati noti del ricambio della retina una teoria della visione che soddisfi completamente, tanto più che non si hanno elementi sicuri per affermare se la prima trasformazione dell'energia luminosa nell'occhio avvenga nei coni e nei bastoncelli o negli elementi ddl'epitelio pigmentato. << Credo quindi potere mantenere quanto ho espresso alcuni anni addietro e cioè che, accettando le moderne vedute sulla natura della luce da una parte e sulla struttura dell'atomo dall'altra, l'energia luminosa agisca nella membrana retinica rompt.ndo l'equilibrio chimico-fisico degli elementi sensoriali, e che il fenomeno della visione sia conseguenza della rottura di questo equilibrio.


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poi questo avvenga percht: la luce mette in libertà nella retina degli elettroni, o invece percht: provochi la ionizzazionc della porpora o di altre sostanze contenute nella retina, la scienza permetterà di stabilirlo » . TESTA.

BARATTA. Dacriocistiti da malformazioni e da deformazioni. (u Rivista Otoncuro-oftalmologica >•, VI, dicembre 1935). L'A. partendo dal concetto che malformazioni del naso c cavità acccssone son la causa di un gran numero di dacriocis titi, riunisce le ossen·azioni di circa 150 ammalati, nei quali malformazioni di ogni tipo, evidenti, causa di infiammazione cronica della mucosa del naso, erano alla base della dacriocistitc. Si è dato cura di costatare prima di tutto la esistenza di malformazioni c il grado di esse, escludendo ogni caso di dacriocistitc chiaramente dipendente da malattia nasale, ricorrendo anche all'esame istologico. Nei casi di dacriocistitc da alterazione morfologica del naso, alterazioni scheletriche c dci seni, distingue quelli in cui la dacriocistite può esser solo attribuita ad alterazioni di posizione del sacco o del tendine dcll'orbicolare. Nella malformazione detta da labbro leporino, la dacriocistitc ripete la sua origine dal difetto morfologico delle cavità nasali, che originano deformazioni dc.l sacco lacrimale. Nell'ipertelorismo di Grig, con appiattimento della radice del naso c forte distanza fra i due occhi, per anormale sviluppo dello scheletro facciale, concomita anormale ossifìcazione dello sfenoide, spinta in avanti del cervello durante lo sviluppo, che allunga i canali lacrimali (elongatio canaliculi di van der Hocwe). Alterazioni morfologièhe delle fosse nasali: ozena si accompagna a dacriocistite. Alterazioni cistiche, ectasie dell'etmoide, cisti pneumatiche del turbinato medio deformano il sacco c causano ritcnzionc. I traumi del naso che modificano la architettura scheletrica di esso, spostano di frequente l'unguis, quando non colpiscono direttamente il canale Jacrimalc. Nelle dacriocistiti dci malati del naso, in base ad esame istologico, ha escluso la propagazione dalla mucosa nasale ammalata al sacco in alcuni casi osservati, e durante la rinostomia ha dovuto dare alla posizic ne alterata del sacco nella sua loggia o alla posizione del tendine dell'orbicolare lutto il valore di causa diretta della infiammazione del sacco stesso: questo deve aspirare, per azione dell'ammiccamento, le lacrime, tale funzione può essere ostacolata o per impervietà del canale di scarico, la colonna di liquido costituisce un ostacolo, o per posizione del sacco o per insufficiente aspirazione perchè il tendine dell'orbicolare si inserisce troppo anteriormente e non riesce ad aver contatto col sacco o inserendosi obliquamente, preme sul r-olo inferiore. A base delle dacriocistiti dunque t ta sempre il fattore ritenzione più o meno completo, causato da malformazioni o deformazioni.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA L. BALDENWECK e R. GuAILLARD. 0 t febbraio 1936, n. 5).

La radiografia della laringe. (« Paris Médical ))'

Gli autori, che si occupano dell'argomento fin dal 1933, espongono alcune considerazioni personali tendenti a fare introdurre e gencraliu.are tale metodo nella pratica medica. Importante in questi esami è che bisogna possedere una buona tecnica, poichè


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da essa dipende la riuscita dci films, che non poca importanza hanno nella diagnostica delle malatùe laringce. Generalmente un profilo destro ed uno sinistro sono sufficienti alla bisogna, perchè solo con essi si ha la possibilità di studiare bene i dettagli della laringe. L 'ammalato da esaminare viene fatto sedere con le spalle in posizione adatta e per l'esame viene usato un localizzatore sferico di piccolo diametro: 50 millimetri. In tal modo facilmente si riesce ad inquadrare la regione da radiografare e correggere anche la posizione del malato in modo da :Jvere una bella imagine simmetrica della laringe. Appena si è fissata bene l'ampolla si mette a posto una cassetta 18/24 e si esegue la radiografia con le costanti elettriche seguenti: 50 milliampéres, So kilovolts, 15 milliamperes-secondi di posa; distanza foco-laringe m. 0,70 e foco-film di circa m. 0,85. Per l'interpretazione dei reperti radiografici è bene tener presente che nella laringe normale possiamo avere una grande varietà d'imagini. L'elemento più caratteristico e che si trova costantemente, anche nelle imagini poco nette, è una zona chiara, allungata dall'avanti all'indietro, leggermente obliqua in basso ed in a'•anti c che corrisponde al ventr icolo laringeo. Questo, d:Jl punto di vista anatomico, è un punto di repere importante pcrchè il limite subito sopra indica la regione delle bande ven tricolari ed il-limite immediatamente sotto indica la regione delle corde vocali. La zona aerata sopralaringc.a corrisponde allo spazio jo-tiroideo. La zona opaca retrolaringea si rileva come un opacamcnto della banda oscura pre"ertcbrale. Ora tenendo presente questi dati che si osservano costantemente nel normale, l'interpretazione dei reperti radiografici nella patologia ddla laringe ci sarà ancora più facile se terremo presenti i rilievi che scaturiscono dai seguenti casi : l) Le modificazioni eventuali dello scheletro laringco: Tra queste l'opaca mento parziale e sopratutto la scomparsa della fossetta navicolare (chiara nel normale) costituiscono un eccellente segno patologico, poichè essa accompagna sempre gli altri rilievi radiografici e può anche precederli. L'insieme della cartilagine tiroide presenta delle modilicazioni variabili con la natura e sopratutto con lo sviluppo dell'affezione in causa. Per le modilicazioni della cricoide, che sono poco studiate, non si possono fare rilievi importanti. Da questi dati fondamentali si rileva che nè le affezioni infiammatorie semplici, nè i tumori benigni apportano modificazioni radiografiche. Tutto al più quando esse sono voluminose, si rilevano come ombre leggere, ma a contorni regola ri e senza che vi siano modilicazioni delle cartilagini. II) Le modificazioni eventuali della zona chiara sopra-laringea e della zona scura rctrolaringea: Nel lavoro di Maù1ej-Cornat giustamente è detto che l'opacamento della zona chiara sopra-laringea è un sintomo radiologico costante nello sviluppo di un neoplasma. A tale proposito bisogna dire che le varie interpretazioni che si possono fare a riguardo devono essere sempre verificate dall'esame della regione dopo ingcstione della sostanza opaca. III) Gli aspetti che si hanno con l'assorbimento di sostanze opache: L'ingestione di gelobarina dà esito apprezzabile sopratutto quando il tumore è faringeo, o faringolaringco oppure che da intralaringeo in origin~, '~iene poi in secondo tempo a debordare posteriormente. I n tali casi per avere un esame preciso è utile fa r precedere la :adiografìa d:-t uno studio radioscopico sulla deglutizione della sostanza opaca, per osservare il <grado di ostruzione causato dalla massa del tumore c- l'entità dei disturbi funzionali concomitanti. L 'esame radiografico nelle affezioni laringce oltre ai dati preziosi che fornisce per la diagnostica, dà insegnamenti sull'indicazione operatoria c sulla condotta da tenere nel trattamento radiotcrapico. Infatti seguendo queste norme noi pos~iamo aver dati per determinare il limite del processo, il grado di estensione di esso dietro la larlllgc cd il


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grado di distruzione della canil:tgine. Inoltre radiografie successive faranno conoscere l'evo!uzione del processo patologico, i risultati del trauamenro c l'!nizio delle recidive. T ali documenti, conservati e catalogati, .t momcmo opportuno, ~aranno preziosi specie se prO\·enienti da uno stesso soggetto, poichè essi pc-rmcner:wno di rile-vare con certezza le differenze esistenti tra le diverse radiowatic. L'interessante pubblicazione è completata da alcune figure che illustrano ancora più chiaramente i concetti sc:lturiti dalle lesioni. esaminate. S. VITAU:.

FARMACOLOGIA

J. TN o~ANN. -

Le soluz:ioni di Dakin secondo le differenti farmacopee. (Atti:

del XII Congresso intcrnazionaie di Farm:lcia - Bruxelles). E' una interessante comunicazione che l'egregio A. ha fatro in sede del Congresso sopracitato (Bruxelles, 30 luglio - 6 agosto 1935) c ora pubblicata in estratto. L1 relazione s'impernja sulle osservazioni emerse al dott. Thomann, quale risultato delle ricerche e delle analisi chimiche praticate sulla u"Sil1 uzione d1 Dakm o Liquore di D:~kin " preparato secondo le indicazioni di diverse ·f~rmacopcc; precisamente, quelle qui di seguito elencate: 1) Farmacopea ufficiale del Regno d'Italia, V ediz., 1929, (Liquor TJat,.i'r hypochlorost); 2) Farmacopea elvetica, V cdiz., 1933; 3) Farmacopea olandese, V ediz., 1926, supplemento n. 1, 1934; 4) Codice farmaceutico inglese, 1934, (Syn. Daufresnes Soiution); 5) Farmacopea degli Stati Uniti, X ediz.; 6) Formulario farmaceutico del Servizio di Sanità dell'Esercito francese, 1931, (Solution de Dakù1). E' noto come - per tutte le preparazioni del gcnw: - sia richiesto e preferito un Ùtolo in cloro attivo di circa ìl o,so (·.,, poi che il largo impiego clinico del «Liquido di Dakin » ha permesso di constatare che un tenore più alto produce irritazione delle ferite, mentre le soluzioni che ne contengono meno di 0,45 ;;, riescono inefficaci. D'altra parte, è regola elementare che, per un impiego appropriato, ogni preparazione deve offrire la sicurezza che il titolo del suo principio attivo si mantenga il più possibile costante o, quanto meno, che non si abbassi troppo rapidamente. Dall'l'same comparativo delle varie formule indicate per l'allestimento del « Liquido di Dakin >> l'A. rib·a, ìn primo luogo, che quelle prescritte possono distinguersi in due specifiche categorie; esattamente: a) quelle in cui il grado di alcalinità richiestO s i ottiene con l'aggiunta di un miscuglio di carbonaro e bicarbonato di sodio (Fannac opce: olandese, elvetica, inglese e Formulario francese): b) e le altre nelie quali, im·ecc, s' impiega il fosfato bisodico (Farmacopee: italiana e degli Stati Uniti). Scendendo poi alle ricerche analitiche dirette, delle soluzioni preparate secondo tali diverse prescrizioni - conservate tutte nelle identiche condizioni - egli ha accertato che la stabilità di quelle addizionate di cnrbonaw-hicarbonato di sodio si mantiene costante per un tempo assai lungo - circa sei mesi - e, al contrario, nelle altre contenenti il fosfato bisodico, il titolo di cloro atti\'O si abbas!·a assai rapidamente, senza che la natura del recipiente vi abbia influenza alcuna, giacchè il fenomeno si verifica ugua!mente anche quando i liquidi siano conscr\'ati in ampolle chiuse alla lampada. L'A. si è altresì occupato dei <( Liquidi di Dakin concentrati >> i guaii presenterebhc:-ro il vantaggio pratico di evitare la preparazione - a lquanto complicata - di quello oflicinale voluto dalla Farmacopea elvetica, quando molto più semplice riesce la di luizione estemporanea - al titolo prescritto - del liquido concentrato, sia di acquisto <bi .:-ommercio e sia che venga allestito dal farmacista stesso. Eppcrtanto, egli ha portato il s uo esame sopra un preparato commerciale già in uso, che va sotto la denominazione di « Solutio natrii hypoch/orosi chirurgicalis sextemplex » , che risultò al titolo iniziale di 3,25 % in cloro attivo ed era addizionato di idrato wdico, come sostanza-tampone, al


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posto del bicarbonato, il quale non si presta per la conservazione di liquidi dotati di un grado tanto aho di concentrazione. Questa soluzione, conservata in luogo fresco (10°- 12° C.) c al riparo della luce, ha m:mtenuto il suo titolo per diciotto mesi. Ora, preparando la « Soluzione di Dakin » per diluizione di quella -:oncentrata (Solutio sextemplex) - secondo le indicazioni della Ditta fabbricante - l'A. ha potuto constatare che essa risulta possedere un pH di circa 1 I (un po' più elevato di quello della ~oluzionc prescritta dalla Farmacopea svizzera, ma non più alto di quello delle prepara· zioni: olandese, francese e inglese) e, sopratutto, che la soluzione regolamentare, otte· nuta per opportuna diluizione di quella concentrata, mantiene il titolo stabilito per un limite di tempo di circa tre mesi, limite che, se non raggiunge i sei mesi della soluzione offì.cinalc, risulta oltremodo sufficiente, ove si consideri l'impiego immediato di essa o .sia pure ritardato. Il pregevole e accurato studio del dott. Thomann è iliustrato da 7 tavole chiare r Iiassuntive, contenenti i diagrammi delle variazioni nel titolo di cloro attivo delle varir soluzioni, preparate secondo le diverse prescrizioni, in rapporto al decorso della stabilità, all'eventuale correzione dell'alcalinità che può ottenersi con l'aggiunta di idrato sodico, <:ome pure i rilievi riflettenti le soluzioni concentrate e quelle allungate ottenute per diluizione di queste. Dall'esame di tali diagrammi - come da tutto il complesso delle osservazioni rica· vate dagli esami sperimentali - l'A. trae le seguenti conclusioni: a) Solamente le 11 Soluzioni di Dakin 11 preparate a mezzo del ca,·bonato-bicar· bonato di sodio risultano stabili e cioè quelle contemplate nelle Farmacopee: olandesr, jnglese, elvetica e nel Formulario francese. La formula di preparazione inserita nella Farmacopea svizzera, V ediz., è probabilmente la più indicata, poichè fornisce una .solu· zione a pH più piccolo - 9,5 circa - contro il pH = n,6 circa delle soluzioni otttnll\t secondo le prescrizioni della Farmacopea italiana, V cdiz. e di <JUdla degli Stati Uniù, X ediz., che- richiedono l'impiego del fosfato bisodico. b) Le cc Soluzioni di Dakin >l contenenti fosfato bisodico (Farmacopea degli Staù Uniti e Farmacopea del Regno d'Italia) non sono da raccomandarsi giacch è esse non risultano stabili; tuttavia, la loro stabilità può essere migliorata con l'aggiunta di idrato sodico, tanto più se la quantità di questo è abbondante; ma allora si ottengono prepa· razioni aventi un grado troppo elevato di alcalinità, per cui non sono certo preferibili nel trattamento delle ferite. La diminuzione rapida del titolo in cloro attivo sembra dovuta ~ reazioni sccon· ùarie che l'A. prende giudiziosamente in esame e che, in definitiva, farebbero scom· parire il cloro attivo, per conseguente formazione di cloruro di sodio. c) E' possibile preparare delle <<Soluzioni di Dakin concentrate >> stabili eh~ permettano di ottenere, con una appropriata diluizione, il << Liquido di Dakin l> usuale - cioè al titolo prescritto - relativamente stahile, del pari. L'A. non si è att:mbto. però, a ricercare le cause .Per cui quello officinale riesce stabile per sci mesi mentre ~; altri, preparati per diluizione, mantengono il titolo costante per tre mesi soltanto. d) Le farmacopee, i codici farmaceutici , i formulari, dovrebbero ammettere esclu· sivamentc le prescrizioni di <• Liquidi di Dakin >> del tipo carbonato-bicarbonato. e) E' assodato che si possono preparare delle <<Soluzioni di Dakin >l aventi una ~ufficiente stabilità. E' facile quindi disporre per il trattamento delle ferite - di un antisettico a base di cloro attivo partendo da materie prime (cloruro di calce, carbonato e bicarbonato di sodio) che possono procurarsi senza difficoltà particolarmente in tempo di guerra - invece di altre, come ad esempio i derivati del toluene (Claramina T, Dicloramina T). Questa constatazione sembra al dott. Thomann - e noi ci associamo pienamente della più alta importan za per la farmacia civile e, ancora più, per la farmacia militare.

A. PAGNIELLO.

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI ~~ Tcrbali pcnaurll alla D!ruione Generale dJ Saniti mil.itue nd

magg-io J'36-IIV)

CATANZARO • Primo capitano medico OscAR CIMINO: Su di un caso di cisti da echz..

nococco del fegato. • Sottotenente medico RosARIO RucciERI: Su di un caso di sclerosi laterale amzo-

trofica. • Primo capitano medico GIOVAI'NI ScAMBIA: Su due casi di stenosi dell'ileo consecutivi a fatti aderenziali.

• Su di un caso di calcolosi ureterale destra con anuna spastica del rene comspandente.

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L l VO R N O • Sottorenente medico LAMBERTO MORI CONI: Pro/asso intestinale sottocutatJeo traumatico. L'O. riferisce di un caso da lui operato circa 2 anni or sono e che, riveduto recentemente, gode ottima salute. Trattasi di un giovane che, mentre camminava in bicicletta, è stato colpito violentemente alla fossa iliaca destra (supero - lateralmente), dall'estremo di una stanga di biroccino. La parete addominale anteriore si discontinuò per un'ampiezza tale da pem1ettcre il passaggio delle punte di tre dita, ma la cute 1-imase integra, per cui i visceri addominali vennero a trovarsi sotto la cute stessa, solamente escoriata. Fu operato subito : prcvia ispezione dei visceri a.ddominali, che dette risultato negativo, fu ricostituita la parete addominale nei suoi strati. Trattandosi di lesione rarissima, riferisce della casistica, ddl'anatomo-patol()gia e della clinica dell'affezione, soffermandosi a lungo sulla etiopatogenesi per la quale ritiene debba essere invocato lo scoppio dei muscoli in contrazione valiJa ed anche lo scoppio del peritoneo, venendo a mancare improvvisamente la parete in un punto limitato.

• Frattura isolata dell'osso trapezio con ritenzione di grossa scheggia meullica infissa da circa due anni, per scoppio di fucile da caccia.

L'O. riferisce di un caso da lui operato in questi giorni nel Reparto Chirurgia dell'ospedale.

La ferita fu riportata da borghese ed il soldato ha potuto compiere il suo servizio militare fino a pochi giorni or sono, allorchè cominciò ad avvertire senza causa apprezzabile, dolore diffuso a tutto l'arto superiore di sinistra. Il paziente non sapeva di avere la scheggia infissa; la ferita che si produsse era guarita in otto giorni e di essa rimaneva una cicatrice lineare in corrispondenza della base dell'eminenza tenar. L'O. mostra, oltre la scheggia tolta, anche delle radiografie prima e dopo l'intervento. L'intervento fu laborioso essendo necessitato di asportare un frammento di trapezio, che già mobilizzato per la frattura, faceva da opercolo alla scheggia. L'O. fa notare la grande rarità del caso clinico, l'assenza di sintomatologia per sì lungo tempo e la particolarità dell'intervento. Il paziente è g uari to di prima intenzione.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICI-lE ECC.

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MESSINA + Maggiore mec.lico prof. GAETANO LA RosA: Il tifo esa1:tematitco.

PALERMO

(Cn:-~FF..R ENZE

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DI MEDICINA TROPICALE).

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Primo capitano medico Gmoo

AvoLIO: Le di.<.<enterie. L'O., dopo avere acccnn:1to alle gravi epidemie dissenteriche che hanno sempre accompagnato lìn dai tempi più remoti tutte le guerre, passa a trattare della pluralità etiologica della malattia. per cui, mentre alcune forme, specie quelle endemiche dei paesi tropicali, sono attribuite a speci:~ li amebe. quelle epiùemiche e quelle sporadiche sono dovute a bacilli che oggi si ra ggruppano in due tipi: il 1°, tossico per eccellezza, e cioè il Shiga - Kruse, il 2° a tos~i-co, di cui fanno farte i tre sottotipi: Strong, Flcxner, Hiss c Russcl. Accenna, quindi. ai paradissenterici cd ai numerosi tipi intermedi fra l'uno e l'altro g ruppo. Dopo avere trattato d ei caratteri morfologici di tali germ i, della loro vitalità, resistenza, attività chimica, specie per quanto concerne il loro comportamento sugli zuccheri, la produzione di indolo, di g:ts, etc., dice della loro azione patogcna, soffcrmandosi wlla diagnosi batterio logica della dissente ria bacillare. Tratta, poi, del decorso <.Iella malattia, del l'anatomia patologica, s\·iluppando, specialmente, la parte rcbti,·a alle sorgemi ùi infezione, ai veicoli, alle cause prcdispondcnti, alla morbosità, mortalità, misure prolìlanièhe, complicanze ed infine cii::gnosi, prognosi e terapia. Passa, quindi. a tr;:ttare le forme amebiche, parlando del.la causa diretta della malattia dovuta all'entamoeha istolytic::, nelle sue tre varietà : forma vegetati va, precistica e cistica, mettendo in e,·idenza i caratteri differenziali, che la distinguono dell':~me­ ha coli, ospite abituale e innocuo dell 'intestino. P~ rla dell'nione p:nogena e d ella via di trasmissione, soffermandosi sull'amebiasi epatica, la più grave delle complicanze della malattia.

Accenna alle lesioni anatomo-p:uologiche dell'intestino ammalato e, sopratutto, dd fegato, pen·enenùo infine alla profilassi, diagnosi e cura. La conferenza è stata illustrata con tavole murali dimostrative e con preparati microscopici e culturali . •

Primo capit:mo medico s.\LVATORE

c...l.VELI.O:

Bottoni d'oriente e

p~aghe

tropzcali. L'O. tratta del cc Botto!llc d'Oriente >l del Kala-Azar e d elle piaghe tropicali, mettenòo in evidenza i vari caratteri diffe renziali delle tre affezioni, c illustrando alcuni casi da lui personalmente rilevati in Eriu·ea nella zona del Commissariato di Barca, Gasc e Setit, durante la sua diri genza <kii'Ospedalc Arimondi di Agordat nel 1924-1926. Parla del la distribuzione geografica, de lle varie forme di lei:shmaniosi, sia cutanee, che generalizzate, dell'anatomia patologica, del decorso e della cura, mettendo in particolare evidenzJ l'efficacia d elle iniezioni endovenose di tartaro emetico, sia per i! Bottone d"Oriente che il Kala-Aza r, nonchè del Salvarsan e del NecrSalvarsan per le piaghe tropicali. Al termine della conferenza, illustra numerose pratiche di medicina empirico-religiosa, in uso presso la pt)polazione indige na dell'Eritrea, il più delle volte in asso:uto


CONFERENZE E OIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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contrasto con le norme elementari di igiene, e pone in rilievo l'opera altamente Wllanitaria e civilizzatrice dei medici italiani, i quali sfatando tanti pregiudizii e tante superstizioni - hanno note\·olmente contribuito a mcntenere elevatissimo il prestigio Òt'lla nostra Patria in q uclle terre. • Maggiore medico DoMENICO CERNIGLIA: [A malaria. L'O., dopo avere accennato alla notevole diffu~ione e alla spiccata gravità che l'in· fezione palustre suole assumere ai tropici, descrive la sintomatologia delle diverse forme di malaria, soffermandosi più specialmente sulla forma estivo-autunnale e sulle perniciose solitarie e comitate; passa in rassegna le va rie aEfezioni morbose con le quali la malaria può facilmente scambiarsi, espone i più importanti sintomi differenziali e mette in rilievo il grande valore diagnostico dell'esame microscopico e della reazione di Henry, affermando che tali indagini di laboratorio sono spesso indispen s:.~bili per formu lare un sicuro giudizio diagnostico. L'O., passando a trattare dcll'etiopatogenesi, ricorda che, mentre nei climi temperati le sole zanzare del genere Anopheles trasmettono la malaria all'uomo, inveco nelle regioni tropicali anche le zanzare dei generi My::;omya, Pyretoplzorus , ecc., ne sono \>ettori; descrive i cicli di sviluppo schizogonico e sporogonico dei plasmodium vivax, malariac e fa/ciparum; illustra le caratteristiche morfologiche dei plasmodium e delle emazie invase dai p::~rassiti nei diversi ti!Ji di infezione; enuncia la legge del Golgi; accenna al variabile periodo di incubazione. alla carica parassitaria necessaria per l'insorgenza dell'accesso febrile (300 parassiti per 1 cm. di sangue), al potere litico del sangue, aJ conseg uente stato di immunità parziale ( preimmunizione) c mette in rilievo l'importanza che hanno i fattori esterni (trnumatismo, ferite, perfrigeraz.ioni, strapazzi fisici, ecc.) nell 'insorgenza degli attacchi febbrili e delle recidive. L'O., dopo avere sommariamente esposto le alterazioni anatomo-patologiche, le cc mplicanze e le successioni morbose, tratta la cura, rico rdando la benefica influenza del mutamento di ambiente e la sicura efficacia dei sali di chin ino, somministr:.Jti in adatta dose per via orale, sottocutanea e venosa; segnai::! h necessità di adoperare, in casi di i1 tolleranza o di idiosincrasia, anzichè il chinino, la cinconina, il neo-sal v:.~ rsan, la plasmochina e J'atebrin, stabilendo le dosi più opportune, ed inoltre parla della cura della splenomegalia a mezzo di iniezioni venose giornalie re progressive di adrenalina da rj 10o a d 1o di mmg. (complessivamente 3o-4o iniezioni), trattamento che, concepito e proposto dalla clinica medica di Palermo, esercita un'azione favorevole sullo stato generale e sul ripristino della crasi sangui~na, e che, essendosi dimostrato effic:.~ce anche nei casi di infezione malarica acuw, merita di essere brg:~ mente :.~dopcrato per la cura dei militari malarici metropolitani ed indige ni anche a scopo di ricupero. L'O. infine parla della profilassi malarica, illustra l'importan:t.a degli indici epidemiologico, anofelico e splenico e :nette in evidenz:l la sicura efficacia delle misure attuate nell'Esercito, sia in pace che in guerra, tra le quali per la loro importanza, sono da ricor· dare il censimento dci militari malarici, la cura intensa protratta degli infermi e la bonifica umana, praticata o con poche dosi giornaliere, o meglio con med ie dosi bisettimanali. • Sottotenente medico MICHELE GruoJCE: Pion ·ea alveolare. Dopo di aver ricordato l'eziologia, l'anatomia patologica, la sintomatologia, l'O. passa a parlare della cura, esponendo i brillanti risu ltati ottenuti con la terapia arsenobenzolica. Fa inoltre presente la frequenza dell'affezio ne nella Som:~l ia, e In sua probabile connessione a fatti d'avitaminosi.


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CONFERE:-.iZE E DIMOSTRt\ZIONI CLINICHE ECC.

• Primo capitano medico GIROLAMO GuARNACCIA: Vaiuolo. Notizie storiche. Studi del Guarnieri, del Casagrandi, del Negri, per ammettere che l'infezione è determinata da protozoi. Varie forme di vaiuolo e i suoi vari stadi. Diagnosi differenziale. Cura (sintomatica) e profilassi. Vaccinazione, in particolar modo, presso il nostro Esercito in Patria e presso le truppe coloniali e quelle operanti in A. O. • Primo capitano medico FRANCEsco MISURATA: Bilharziosi vescica/e. L 'O. si intrattiene su tale malattia frequente nelle pianure e terr·eni acquitrinosi della Somalia, descrivendo minutamente il parassita Schistosoma Haematobium ed il suo ciclo di sviluppo, sia nell'organismo umano (verme adulto, uova, embrione), sia nell'ospite intermedio che è un mollusco, il Bullinius Contortus, o Plar1orbis Biossyi (miracidio, sporocisti, cercaria). Accenna alla maniera di infestazione, per mezzo delle furcocercarie, che dai più è ritenuta per via orale, mentre, l '0. opina che è molto più probabile Ea penetrazione attraverso la cute ed il sistema venoso superficiale (perineo). Descrive quindi la sintomatologia attraverso tutte le sue gradazioni, dalla semplice alle complicanze più gravi (cistiti, ascessi periuretrali, spermatocistiti, fistole, pionefrosi). Come terapia accenna ali 'uso del tartaro emetico, che rappresenterebbe quasi uno specifico; altri rimedi lo stibional, cloridrato di emetina, fuadina, oltre le cure sintomatiche locali. La profilassi è un po' difficile a realizzarsi; impedire la penetrazione delle cercarie; protezione del corpo umano; distruzione dei molluschi; sterilizzazione delle acque da bere. • Primo capitano medico: ARTURO N ICASTRO: LA lebbra.

L'O., dopo eli avere accennato alle antichissime origini della malattia, descrive la sua attuale distribuzione nelle varie regioni e si sofferma sull'importanza che assume la profilassi e la cura in A. O. dove è assai frequente. Del bacillo di Hansen descrive le caratteristiche morfologiche e di colorazione, il metodo per l'accertamento diagnostico. Presenta tre ammalati di lebbra tuberosa, anestetica, mista (ricoverati nella Clinica dermosifilopatica) sui quali dimostra le lesioni cutanee, nervose e degli organi di senso. Accenna alla quistione sempre viva circa la teoria del contagio, ed enumera statistiche e prove a favore dei contagionisti e degli anticontagionisri. Ritiene che sino ad oggi non si conoscono le condizioni che favoriscono o determinano il contagio; è certo, però, che se le teorie dell'ereditarietà, della dipendenza da ragioni di clima, di alimentazione, di razza possono essere scartate, non lo può essere ugualmente l'ipotesi della esistenza di qualche elemento estraneo, che favorisca il determinarsi dell'infezione. Le lesioni anatomo-patolo,giche vengono descritte minutamente e sono dimostrate con preparati istologici gli elementi caratteristici dei lepromi. Dopo aver accennato alla diagnosi differenziale colla sifilide e col lupus volgare, ed alla prognosi, si ferma sulla terapia. E' fallito ogni tentativo di siero- e vaccino-terapia; fra i rimedi più usati è l'olio di chaulmoogra ed i suoi derivati (dosi, forme di somrninistrazione). Ricorda l'uso del morruato di soda (Rogers), di olio di chaulmoogra ed arseniato di sodio (Radaeli). Nelle riacutizzazioni raccomanda il cianuro di mercurio per endovena alla dose di centgr. I. Enumera i risultati ottenuti coll'uso di bleu di metilene, di gonacrina, di fucsina, Ji carbone, di violetto di genziana t·cc.; tali preparati non hanno una vera specificità per la lebbra, ma possono, in determinate circos.tanze, rendere bene. Localmente sono efficaci la neYe carbonica, il radium, le causticazioni con Roentgen. Conclude accennando alle misure prolilattiche.


CO:-.JFERE:-.JZE E

DI ~I OST RAZI 0:-.1 !

CLI!'ICHE ECC.

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• Maggiore medico GIOACCHINO PASSALACQUA: Peste e colera.

L'O. dopo avere accennato alla diffusione del colera nelle varie parti Jcl mondo, parla delle diverse epidemie avutesi in Europa e nelle colonie, accenna largamente alla etiologia, trattenendosi a parlare delle caratteristiche del vibrionc e del potere aggluti· nante attenuato per la permanenza nelle acq ue, esponendo la patogcnesi. D escrive il decorso, i sintomi e le forme, intrattenendosi sulla anatomia patologica. Nel tr:lttare la terapia, mette in rilievo i risultati brillanti avuti a Palermo coll'uso di iniezioni endovenose di 2000 • 3000 cc. di siero ipertonieo, tal volta ripetute, e piccole dosi di permanganato di potassio orale. Si diffonde indi largamente sulla profilassi, specie sulla vaccinazione. Tratta poi l'argomento della peste, enumerando le di,·erse epidemie, accennandone le origini, nelle nostre colonie. Ricorda la etiologia e la diffusione, trattenendosi a descrivere i sintomi, il decorso, le varie forme c le alterazioni anatomo-patologiche, differenziando la pulmonite primaria pestosa da quella secondaria. Accenna alla terapia e si diffonde suila profilassi. • Maggiore medico FRJ.NCEsco PIVElli: Il tifo esantematico.

L 'O. premette di avere avuto occasione di curare dall'aprile al novembre del 1917 presso il lazzaretto municipale di Bengasi numerosi ammalati di tifo esantematico (20' italiani e 154 indigeni) e di aver potuto raccogliere qualche osservazione personale circa l'epidemiologia, il decorso clinico, la mortalità (25 ~~ per gli italiani e 28 'Yo per gli indigeni) e le complicanze più frequentemente riscontrate. Entrando nell'argomento, accenna all'origine assai remota della malattia, alla sua vasta diffusione e distribuzione geografica, e s'intrattiene diffusamente sulla etiologia, facendo riìevare come sia stato da tempo oramai dimostrato che il proteus X '9 del vVeil e Felix, pur conservando il suo alto valore sierodiagnostico, non costituisce l'agente specifico del tifo esantematico, che è invece rappresentato dalla rickettsia prowazeki, la quale si riscontra sempre nei leucociti e negli endoteli vasali dei dermotifosi, nonchè nel tubo digestivo dei pidocchi del vestito, che hanno succhiato il sangue dei dermotifosi. Passando all'epidemiologia, rileva come l'agente vettore della malattia è costituito · dal pediculus vestimenti, di cui illustra la anatomia e biologia, le caratteristiche speciali di vita e le abitudini, nonchè - in casi speciali - anche dal pediculus capitis e dal phiurius pubis (Anderson). Circa la disposizione alla malattia, pone nel loro giusto valore i vari fattori, costituiti dal clima, dal sesso, dalla razza, dalla professione e dall'età, mettendo in rilievo la rdrattarietà dci lattanti, e la benignità del decorso nei bambini, in rapporto alla scarsa evoluzione c differenziazione della sostanza cerebrale. Dei 49 decessi, constatati &a i 174 ricoverati al lazzaretto di Bengasi, solo 1 era di età inferiore ai 10 anni; 12 dai 20 ai 30 anni, ed i rimanenti 36 di età superiore ai 50 anni. Descrive minutamente il decorso clinico e la complessa sintomatologia della ma-· l attia, le forme gravissime, quelle attenuate, e le svariate complicazioni, facendo presente· come fra i suoi ammalati abbia riscontrato numerosi casi di gravi disturbi cerebrali, caratterizzati da eccitazioni con delirio c da vere e proprie fughe, frequenti rinorragic iniziali, quattro casi di paralisi dei nervi periferici, due di bronco-polmonite cd uno ·di tubercolosi polmonare. Illustra le lesioni anatomo-patologichc· e passa in seguito alla diagnosi differenziale clinica con la febbre tifoide, con le altre malattie esantematiche, con le forme emorragiche da carenza, nonchè con le forme attenuate della stessa malattia, come il morho di Brill, ed i cas.i descritti a Roma da Pecori, a Catania da Prcvitera, a Trapani da Sampietro (malattta di Roma, malattia di Marsiglia).


CO:-.JFERE1"ZE E DIMOST RAZIONI CLINICHE ECC.

Nei riguardi alle varie indagini dragnostiche di labat·atorio, parla della reazione di Weii-Fclix, di cui mette in rilievo il sig nificato ed il valore probativo, della reazione di Weltmann. di quella di Wiener, della resistenza globulare, dell'esame morfdiogico dd .sangue, dell'esame istologico e della prova biologica. Accennando ai concetti della immunità, espone i risultati incerti sinora ottenuti dai .tentativi di vaccinazione con prodotti diversi dell'ammalato, auspicando che anche per il dermotifo possa presto sicuramente affermarsi la vaccino- e la sieroterapia. Fra la svariata terapia consigliata dagli autori, ricorda l'urotropina e l'olio canfoIato, le iniezioni di salicilato di mercurio, gli alcalini ed i sali di calcio, il nudeoexyl Wassermann per via endovenosa, i derivati dell'optochina ecc. Passando infine all'importante capitolo delle profilassi, s'intrattiene a parlare diffu· samente dei vari mezzi di spidocchiamento della persona, della biancheria, del vestiario. dei locali e d egli oggetti diversi. La conferenza è stata accompagnata dalla dim.ostrazionc pratica di alcune tabellt murali, riproducenti le manifesta zioni esantematiche caratteristiche della malattia, nonchè. in ingrandimento, uno striscio di sangue di pidocchio tifoso, ed una sezione dello stomaco del pidocchio, con le cellule epiteliali infa rcite di parassiti in forma granulare. E' seguita un'am pia c proficua discussione, cui hanno partecipato il Direttore di Sanità colonnello me<.lico BAR!l.E, il tenente colonnello medico SICNORINO ed il maggiore medico CERNIGLIA, i quali hanno portato il contributo della loro esperienza personale nri vart capitoU riguardanti l'epidemiologia. il decorso clinico, la terapia e la profilassi.

• T enen te colonnello medico $AVERlo SAVAIUNO: Tmcom a l' co-ngiuntiviti tropirJI.

L'O. dopo aver dato uno sguardo generale alla nosografia oftalmologica dci paesi tropicali ed alle cause principali, che ad essa imprimono particolari caratteri, quali l_c influenze climatiche, la rudimentale organizzazione sanitaria, la deficiente ripartizion: ti~ adani centri oftal mologici, la mancanza di comunicazioni, l'indolenza d elle popolaz10~ e l'esistenza allo stato endemico d i numerose malattie a c:lrattere debilitante, che, 111 aggi unta ad altri fattori, quali la miseria e la psicologia del popolo, il regime alimentare: l'opera dei ciarlatani indigeni ecc., accrescono nei tropici il rischio per le malattie ocul~ in genere, si occu pa in modo particolare delle affezioni congiuntivali, specialmente domi· nanti nei paesi caldi. Esaminando i fattori puramente ambientali: vento, sole, polvere, che nello svilup?> e nella diffusione delle oftalmie costituiscono le cause principali, conclude che nel detcr· minarsi delle gravi epidemie di congi untivite nei paesi tropicali, due grandi influen:.c sono realmente importami, e cioè: le condizioni ch t: preparano la congiuntiva all'inle· zione e quelle che fac ilitano il rapido sviluppo degli agenti patogeni. A queste peraluc sono da :1ggiungere altri fattori secondari, ma non trascurabili, ed in particolare le mosch(. l'uso promiscuo del cosmetico orientale, la poYertà e lo stato di sporci z ia, aggravato ulorJ dal nom:1dismo d i talune popolazioni. Accenna poscia in particolare alla nosografia oftalmologica delle nostre colonie afn. cane mediterranee cd orientali, nonchè dell'Etiopia, in base alle scarse notizie, che fino ad ora è d:no di conoscere in proposito su questa vasta regione. . Descrive poi rapidamente le ,·a rie forme di congiunti viti acute, specialmente d (lOJI· n:uHi nei tropici, raggruppandole nei tre principali g ru ppi: catarrale, muco- purulcnto, fihr ino-pu rulento. . Si sofferma quindi a parlare diffusamente sul tracoma, sia in rapporto alla sua d1t· fus io ne nel mondo, sia dal punto di Yista clinico. ::matomo-patolcgico, prol-ilattico, tcra· pcuticto ed etiolC>gico, :~ccennando a tal proposito :11lc più recenti scoperte di Halberstadtcr

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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e Provazek e di Noguchi, ed alle teorie costituzionalistiche sostenute in Italia dalla swola di Angelucci e recentemente da Ruata. Parlando infine di alcune manifestazioni tossicologiche oculari, abbastanza comuni nei tropici, accenna alla congiuntivite da veleno di ascaridi ed a quella da sangue di anguilla, e si sofferma maggiormente su una particolare forma di congiuntivite, detta da sputo di serpente, che, osservata primieramente nelle nostre colonie dal Mignacca e dal De Marzo, è stata recentemente ampiamente illustrata in A. O. dal Sarnelli.

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ROMA • Tenente medico prof. MARIO Borr.~LIGA: Terapia ad (m de corte o Marconiterapia (Rivista sintetica). La Marconiterapia utilizza le rat!iazioni da 1 a 3<>'50 metri. Tale terapia è stata resa possibile dai progressi della tecnica nella costruzione degli apparecchi c in specie dal poter utilizzare valvole triodi: apparecchi a valvole sono oggi in commercio sia di piccola e media potenza (3oo-4oo Watts) per applicazioni locali, sia di grande potenza, xooo e più Wolts per la piretoterapia. Primo .effetto accertato delle onde corte è la proprietà di poter elevare la temper atura dei tessuti e questi si riscaldano in modo diverso secondo la loro speciale costituzione. Altro effetto è l'azione analgesica delle onde corte a piccole dosi. Un campo molto in studio è l'azione sui mìcrorganismi. Speciale modo di applicazione è il così detto metodo atermico seguito da Liebsney di Vienna che ottiene ~mimi risultati senza giungere a riscaldare sensibilmente i tessuti. La piretoterapia è sorta per sostituirsi alla malarioterapia della paralisi progressiva. Bisogna tener conto però che nella malarioterapia si ritien~ che esista anche un'azione biologica del parassita inoculato. La piretoterapia sembra guarire rapidamente la blenorragia acuta dell'uomo. Le applicazioni locali servono bene in disturbi circolatori, come nella acrocianosi, claudicazione imermittente, nelle ulceri varicose, nelle cancrene delle estremità, in affezioni addominali (colecistite, salpingov:uiti ecc.), in alcune sindromi endocrine (sclerodermia), nelle nevriti e nelle artriti e nelle flogosi acute (foruncoli, favi, patercccio). Negli ascessi acuti del polmone la casistica dell'O. è veramente incoraggiante. Su 5 casi, quattro sono guariti rapidamente come dimostrano le esposte radiografie. L'ospedale militare di Roma è stato sin dallo scorso anno dota[Q di un apparecchio a onde corte: 300 applicazioni circa eseguite a tutt'oggi hanno .dimostrato l'utilità della Marconi terapia. • Tenente medico prof. DoMENico PISANI: Valore delle alterazioni del liquor nella diagnostica delle malattie del sistema nervoso. Gli innumerevoli clementi che si ricavano dall'es:-tmc del liquido sulla narura, sulla localizzazione, sulla estensione e sulla intensità dei processi pa[Qiogici, rendono questa indagine un ausilio prezioso, spesso indispensabile, per la diagnostica. Per poter trarre da questo esame elementi sicuri ed utilizzabili, bisogna almeno ricercare le alterazioni della pressione del liquor, dell'aspetto, del colore, dell'albumina totale, delle globuline, dello zucchero, dei cloruri, delle cellule, cd eseguire le reazioni colloidali e la R. W. Con questi clementi si possono costruire delle ~indromi umorali, più o meno costanti e differenziate.

L'O. espone dettagliatamente le sindromi umorali delle meningiti, dci tumori cerebrali, dell'idrocefalo, dell'emorragia cerebrale, dell'encefalite epidemica ac uta, della scie-

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Giomale di medicina militare.


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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

rosi a piastre, della poliomielite anteriore acuta epidemica, delle compressioni del midollo, della neurosifìlide. Conclude affermando ch'è necessario sottoporre i dati che si ottengono dal laboratorio allo stesso processo dialettico di critica severa cui si sottopongono quelli che si ricavano dall'esame diretto dell'ammalato.

+ Va/or~ delle punture a·aniche, della puntura sub-occipitale e della puntura deglt spazi sub-aracnoidei spinali e d~gli spazi epidurali, lombari e sacro-coccigei ndla terapia delle ma/atti~ nervos~ e mentali. La puntura degli spazi epidurali, sacro-coccigei, si utilizza per iniettare in qu.esti spazi sostanze capaci di produrre analgesia e soprattutto per combattere le nevralgie dello sciatico. Nei casi di nevralgie dello sciatico con lombalgie vi è l'indicazione di praticare l'iniezione negli spazi epidurali lombari. Le punture craniche, la puntura suboccipitale e la rachicentesi si utilizzano per praticare il lavaggio dei ventricoli cerebrali e degli spazi lcptomcningei; per eliminare con la sottrazione dì liquor prodotti flogistici, germi c sostanze tossiche; per determinare una reazione degli elementi che compongono la barriera meso-ectodermica allo scopo di facilitare il passaggio di prodotti terapeutici o di anticorpi specifici dal sangue nel liquor; per sottrarre del liquido cefalo-rachidiano da utilizzare nella terapia delle varie neuropsi-. copatie; per iniettare dei medicamenti (terapia endorachidea della neurosifilide, della meningite cerebro-spinale epidemica, della poliomielite anteriore acuta, dell'encefalite epidemica, dell'epilessia essenziale, terapia antialgica col metodo del Dogliotti); per diminuire con estrazione di liquor la pressione endocranica (terapia dell'ipertensione endocranica in alcuni stati vertiginosi, nella cefalea essenziale, nei traumi del cranio, nelle emorragie dclle meningi e del nevrasse, nelle meningiti acute, nell'idrocefalo, nei tumori del cervello).

TRIESTE

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+ Maggiore medico EDoARDO CARVACLIO: Dimostrazione clir1ica di un com-

plesso caso di << vizio mitr~aortico ».

+ Primo capitano medico SALVATORE ZINGALE: La diatermia in terapia oculare. L'O. presenta un caso di cheratite parenchimatosa eredo-luetica in cui ottenne, mediante applicazioni diatermiche sulle palpebre, una rapida risoluzione dd processo parenchimatoso, ed illustra tutte le numerose possibilità dell'uso della diatermia in terapia oculare.


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.l1Ia memoria di un eroico ufficiale medico Alla memoria del capo manipolo medico CHIAVELLATI Luigi, eroicamente caduto nella campagna per l'Impero, è stata concessa «sul campo'' la medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione: Medico di un battaglione CC. NN. si prodigava durante io svolgim~to di un lungo ed tUpro combattimento nella cura dei feriti riuscendo a farli tutti traspartare aJ posto di medicazione. Non curando il pericolo m~tre sulla linea di fuoco medicava una Camicia Nera gravemente fmta, cadeva colpito a morte. Mai Beles (Tembien), 21 gen-

naio 1936-XIV.

La festa del Corpo sanitario militare Il 4 giugno la Sanità militare ha celebrato il centesimo terzo annuale della sua fondazione, con raccolte cerimonie nei suoi istituti, nel fervore della folgorante vittoria africana. Particolare solennità ba avuto il rito svoltosi nell'atrio, artisticamente addobbato, dell'ospedale militare di Roma con !'intervento delle LL. EE. il Sottesegretario di Stato alla guerra, Generale d'Armata Baistrocchi, il Comandante del Corpo d' Armata, l'Ispettore del Genio, il Senatore Cremonesi PresiJcnte della Croce Rossa italiana, de~

Comandante della Divisione, del Vicario dell'Ordinario Militare, delle rappresentanze del Presidio e dell'Ordine di Malta, di Gerarchi del Regime, di alte Autorità civili, sanitarie e accademiche. S. E. il Sottosegretario ha fatto il suo ingresso ailc 9,30 con gli onori resi dalla Compagnia di Sanità sotto le armi. Questa è poi sfilata dinanzi alla Lapide monumentale che ricorda i soldati di Sanità caduti in guerra e su cui è stata deposta una grande corona di alloro. Dopo un incisivo indirizzo che il tenente generale medico Franchi, Direttore generale della Sanità Militare, ha rivolto a S. E. l3aistrocchi, alle Autorità, agli ufficiali e alla truppa, il Direttore dell'ospedale, tenente colonnello medico Masserano, ha pronunciato il discorso commemorativo, di forbita eloquenza militare. L'oratore ha ricordato la storia e le benemerenze del Corpo dalla sua istituzione fino ai fattivi inestimabili tributi apportati all'ultima travolgente campagna, con l'efficace assistenza dei Corpi operanti e con la loro difesa dalle malattie diffusibili. la quale ha segnato uno dei più memorabili successi che mai si siano conseguiti in guerra, nel decisivo campo igienicoprofilatrico. Ha infine associato, nella rievocazione delle opere insieme compiute e nella esaltazione dei Caduti, i servigi resi dai valorosi Cappellani militari. Ha poi preso la parola S. E. il Sottosegretario. Ha detto che le benemerenze del Corpo illustrate dal generale Franchi e dal tenente colonnello Masserano assumevano un'importanza eccezionale nell'anno che viviamo, anno di trionfi militari, della fonòazione dell'Impero Italiano, voluto dal Duce, vero interprete dell'Italia rinnovata ; ed ha soggiunto: « Ufficiali e militi dd Corpo Sanitario! V ~i anche in questa guerra, avete servito a doveri! il Pat!se. avtte confermato lt! g/01-it! l! gli eroismi, compiuti nella passata guerra, nella quale la Sanità Militare ha occupato il sec~n do posto dopo la Fanteria, per sacrifici. << Bravi militi sanitari e con voi bravi i Cappellani militari, che hanno avut~ in questa grande guerra il loro grande eroe, Padre Regina/do Giuliani l) .


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NOTIZIE

S. E. Baistrocchi ha proseguito incitando il Corpo Sanitario a continuare m questo cammino, ed invitando tutti ad elevare il pensiero ai Caduti, alla Maestà del Re ed al Capo che comanda e che ci d3 la certezza del nostro glorioso avvenire. Il vibrante discorso si è chiuso col saluto al Re e al Duce. E' seguita la prc::minione di soldati che si erano maggiormente distinti per condotta, abnegazione e diligenza nelle delicate mansioni di infermiere. La consegna dei premi e dei diplomi è stata fatta per le mani di S. E. il Sottosegretario che infine ha assistito allo sfi~amento in par:Jta della Compagnia di Sanità.

Il tenente generale medico Franchi nominato .Accademico Ordinario della R. Accademia Medica di Roma La R. Accademia Medica di Roma nella sua adunanza del 28 marzo 1936 ha nominato suo Accademico Ordinario il tenente generale medico gr. uff. Luigi Franchi, Direttore generale della Sanità Militare. Il Generale, alla lettera di partecipazione in èata 2 giugno, firmata dai chiarissimi professori Roherto Alcssandri, Presidente, e Tommaso Pontano, Segretario dell'Accademia, ha risposto dichiarandosi fiero di così lusinghieta disJin7.ione, tanto significativa in guamo gli era conferita nella sua condizione di Capo del Corpo Sanitario, come a simboleggiare i prcfìcui indissolubili legami della Sanità Militare con gli Enti della SUperiore C!Jltura medÌca nazionale, in una SOlidarietà di Operè e di intenti, tUtta YOtala alle nuove fortune della Patria; ed è veramente notevole che la R. Accademia abbia ,·oluto questa nomina proprio guandv l:J Vittoria samtana già fiancheggiava la Vittoria delle armi nella gloriosa impresa africana. •

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Assistenti militari alle cliniche cd agli istituti scientifici . ,. '· delle RR. Università del Regno Dal Giornale militare ufficiale 1936-XIV, disp. 31&, 19 gmgno, circolare n. 479 (Direzione generale di Sanità militare). Determino che, anche per il prossimo anno accademico, ufficiali medici in S.P.E. siano inviati alle cliniche ed agli istituti scientifici delle RR. universi tà del Regno, quaft assistenti militari. Potranno a~pirare all'assegnazione, di cui trattasi, i primi capitani e capitani medici ed i tenenti medici incaricati del grado superiore. L'assegnazione sarà limitata come segue :

4 posti di assistente militare presso cliniche chirurgiche; t posto di assistente militare presso cliniche mediche; posto di assistente militare presso cliniche neurcrpsichiatriche; 5 posti di :Jssistente militare presso istituti di igiene.

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Potranno concorrere - per ciascuna specialità - tutti gli ufficiali che si trovino nelle sopraindicate condizioni di grado, purchè abbiano già prestato servizio nella specialità stes$a in qualità di capo reparto o di assistente, o possano dimostrare di possedere in essa una buona preparazione. Saranno esclusi quelli comunguc in aspettativa o in licenza di convalescenza c quelli che hanno già preso p:1nc ad altri corsi di specializzaz,ione. Gli ufficiali che intendono concorrere all'assegnazione dovranno, per il .tramite delle direzioni di sanità, farne domanda al Mini~tero - Direzione generale di Sanità mih-


NOTIZIE

6or

tare - unendo, eventualmente, quei titoli o documenti che crederanno opportuni a dimostrare il possesso di attitudine generica e specifica all.a specialità richiesta. Nella domanda dovrà essere indicata la branca che essi desiderano coltivare, senza far cenno di sede gradita, riserbandosi il Ministero di fare l'assegnazione di sua scelta. I direttori di sanità dei corpi d'armata faranno pervenire direttamente a questo Ministero - Direzione generale di Sanità militare non oltre il 1° settembre p. v., le domande ed i documenti annessi, accompagnando ciascuna domanda con una breve relazione, la quale ponga in evidenza non soio i titoli dei candidati, ma anche la loro attitudine e la loro preparazione nella specialità prescelta. Qualora necessità di servizio lo richiedessero, il Ministero sì riserba di aumentare il numero dei posti di qualcuna ddle specialità messe a concorso. Gli ufficiali che saranno comandati alle cliniche od agli istituti scientifici verranno, di massima - al termine del corso - destinati agli ospedali militari, a seconda delle esigenze del servizio. .l

Il Sottosegretario di Stato: BAISTROCCHI.

Bollettino del Corpo sanitario militare Ufficiali medici.

T ENENTI COLONNELLI. GRAZIOLA Gerardo, ospedale milit:tre di Roma. - In c.bu. 2 marzo 193s-XIII nominato membro del collegio medico legale (ministero guerra). · l

U f ficia/i medici.

UFFICIALI Il DISPOSIZIONE. TEKEN'TI COLONNELLI. Courr1 Silvio, direttore ospedale militare Bari. - In data 1° febbraio 1936-XIV, disponibile per il ministero finanze, perchè nominato presidente della commissione medica per le pensioni di guerra di Chieti. Dal Bollettino ufficiale, disp. 40•, 12 giugno 1936-XIV. Ufficiali medici.

PRIMI CAPITANI, D Et. SENNO Giovanni, 1° fan t. Grappa.

S-.:uola allie,·i uffici.ali complemento Bassano del

Dal Bollt:ttino ufficiale, disp. .p&, 19 giugno 1936-XIV.

Onorificenze Per la ricorrenza della festa dello Statuto, su proposta di S. E. il C:1po del Governo, Ministro della guerra, il ccloonello chimico farmacista Pietro RECARD e i tenenti colonnelli medici Carlo DE PoRCELLI:-<Is, Carlo BliONOt>A:-.-E e Federico Vrct.IA?-:1 sono st.ati nominati cavalieri nei!'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, in considerazione di particolari ben~merenze.


.Po2

NGllZIE

Titoli di studio Il Ministero dell'Educazione Nazionale con delibe!Al-zione in data I7 febbraio I936-XI V ha concesso al tenente colonnello medico Gerardo GRAZIOLA il riconoscimento della qu alifica di specialista in oculistica.

Convalescenziario militare Sotto la data del 15 giugno c. a. la sezione convalescenti dell'ospedale militare di Firenze (Monteoliveto) cessa di funzionare. l militari, che ne abbiano bisogno, saranno d'ora innanzi accolti nel convalescenziario di Por.tzuoli (Napoli), di recente costituito, seguendo le norme in vigore. Dal Foglio d'ordini del Ministero della guerra, disp. 24\ 15 giugno 1936-XI V.

Mcdidnali c oggetti di mcdicatura A partire dal I 0 luglio e fino al 30 settembre c. a., le cessioni a pagamento da parte delle farmacie militari alle altre amministrazioni dello Stato, ed ai personali aventi diritto, dei medicinali ed oggetti di medicatura non prelevati dall'Istituto chimico farma· ceutico militare di Castello e da esse farmacie acquistati direttamente dal commercio, saranno effettuate ai prezzi indicati nella tariffa dei medicinali edizione I 0 luglio 1935 (pubblicazione n. 2809) aumentati del 31 % . L 'aumento del 31 % suindicato è comprensivo di quello del ro% stabilito per le cessioni agli enti e personali, di cui all'art. I della circolare 220 Giornal~ militare 1932. Dal Foglio d'ordini del Ministero della guerra, disp. 24a, IS giugno 1936-XIV .

Uniforme Secondo disposizioni contenute nel Foglio d'ordini del Ministero della guerra, disp. n• del x• giugno 1936-X IV, gli ufficiali medici effettivi ed in servizio presso i reggimenti bersaglieri, alpini, artiglieria alpina, artiglieria celere, portano, crm l'uniform~ da marcia, il copricapo della specialità (cappello piumato, cappello alpino, chepì), continuando però a portare, anche sul copricapo speciale, il fregio del proprio Corpo.

Medaglia militare al merito di lungo comando Secondo notificazione contenuta nel Foglio d'ordir1i del Ministero della guerra, disp. 23~ deli'S giugno c. a., agli effetti del conferimento della Medaglia militare al merito di lungo comando debbono ritenersi utili, oltre quelli già comunicati precedentemente, anche i seguenti incarichi: direzione di ospedale; direzione di ospedale da campo; direzione di infermeria presidiaria; direzione di infermeria reggimentale; direzione di infermeria legionale Regia guardia di finanza; aiutante maggiore di ospedale, se con comando di compagnia di sanità.

Onoranze al Prof. Tusini In occasione del suo 70° compleanno, che coincide coll'abbandono dell'insegnamento, tutti i discepoli, allievi ed ammiratori dell'illustre Prof. T usini, hanno promosso solenni onoranze al grande Maestro, che sono state celebrate il 15 giugno nell'Aula Magna della R. Università di Genova.


:--:OTIZit:

La cerimonia ha avuto una solennità commovente, avendo ad essa partecipato tutte le più alte autorità di Genova e della provincia di La Spezia, che ha dato i natali all'insigne Clinico. L 'Aula Magna era gremita di uno stuolo di professori, discepoli, studenti ed ammiratori, fra cui molte signore. L'ingresso del Prof. Tusini è stato salutato da una vi~rante ovazione. Il Rettore Magnifico ha letto telegrammi di adesione di S. A. R. la Duchessa d'Aosta Madre e di S. A. R. il Duca d'Aosta, nonchè di moltissime altre personalità della politica e della scienza. Tra questi, graditissimo, quello del tenente generale medico Franchi, direttore generale della Sanità militare. Quindi il Rettore Magnifico ha portato il saluto del Corpo Accademico al grande Maestro. A lui ha seguito l'oratore ufficiale Prof. Ferrarini, che con eloquente parola ha esaltato tutta l'opera scientifica, sociale e militare che il Professor Tusini ha dato alla Scienza. ed alla Patria nei lunghi anni della sua luminosa carriera. L 'oratore si è particolarmente soffermato sulle benemerenze che il Maestro ha acquistato durante la grande guerra e sulla bellissima motivazione della medaglia al valor militare da lui guadagnata. Altri oratori sono seguiti ed a tutti ha rispo$to ringraziando, non senza una grande commozione, il Prof. Tusini, che ha concluso esprimendo tutta la sentita gratitudine dell'animo suo, che ha trovato in questa manifestazione il migliore premio per la sua opera. Una ovazione lunga ed insistente ba chiuso Ja bella cerimonia, mentre tutti 1 presenti si sono affollati .attorno al Maestro per complimentarlo e salutarlo. Il colonnello medico Monguzzi, espressamente incaricato dal tenente generale medico Franchi di rappresentare la sua persona ed il Corpo Sanitario militare alla cerimonia, ha portato al festeggiato il saluto della Sanità Militare, la quale ha un debito dì riconoscenza verso il Prof. Tusini, non solo per la grande collaborazione che egli ha portato alla organizzazione dei servizi: chirurgici in guerra, ma altresì per aver ospitato nella sua clinica e largito con generosa cura la sua opera di Maestro a numerosi ufficiali medici che, da lui formati valenti chirurghi, tengono alto nell'Esercito il prestigio del Corpo Sanitario militare e quello della sua Scuola. U. MoNcuzzi.

Onoranze al prof. GiuUo Alessandrini Il prof. Giulio ALESSANDRINI, direttore dell'Istituto di Parassitologia Medica della

R. Università di Roma, lascerà alla fine di quest'anno accademico, l'insegnamento che con tanto entusiasmo e decoro ha tenuto per oltre un trentennio. Per onorare il Maestro, la cui opera è stata fondamentale, si è costituito un Comitato promotore per la creazione di un Premio perpetuo di Parassitologia da intitolarsi al nome di Gmuo ALESSANDRINI c da assegnarsi ogni biennio all'Italiano che avrà fatto progredire gli studi di Parassitologia Medica. A questo scopo il Comitato si rivolge a tutti gli allievi, gli amici e i colleghi ddl'illustre scienziato, acciocchè essi vogliano contribuire alla realizzazione dell'iniziativa, ricordando loro come a Giulio Alessandrini spetti l'incontestabiie merito di aver éreato in Italia una Scuola e un Istituto di Parassitologia Medica non secondo a nessuno dei migliori d'Oltralpe; &uola e Istituto che dovranno continuare ad essere in Italia il centro di questi studi, necessari sempre, indispensabili oggi più che mai per una 'Nazione che, come la nostra, ha dinanzi a sè un grande Impero Coloniale da bonific~re e mettere in valore. Per questi mouv1, il Premio Alessandrini di Parassitologia servirà per stimolate i giovani allo studio di quella fondamentale branca scientifica alla quale l'Alessandrini


I'OT:ZIE

ha, con intenti di pioniere, così proficuamente dedicata tutta la sua lunga attività di scienziato e di ricercatore. Il Comitato promotore è formato da S. E. il Principe Don Francesco Boncompagnì Ludovisi Ministro di Stato, Presidente e dai Membri S. E. il Prof. Dante De Blasi Accademico d'Italia, S. E. il Barone Prof. Pietro De Franrisci Magnifico Rettore della R. Università di Roma, Padre Prof. Agostino Gemelli Presidente dell'Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei e Magnifico Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Segretario il Prof. Giuseppe Penso (Istituto di Sanit:ì pubblica, Viale Regina Margherita, n. 299, Roma) al quale vanno personalmente indirizzate la corrispondenza e le offerte. La Direzione generale di Sanità militare nel portare l'adesione del Corpo Sanitario, ricordando j notevoli proficui rapporti scientilìci avuti col benemerito Maestro, ha contribuito con una somma di L. 500 alla fondazione dd Premio creato in suo onore.

Concorso per una pubblicazione di medicina preventiva coloniale L'Istituto Nazionale delle Assicurazioni bandisce un concorso a premio per una pubblicazione di medicina preventiva destinata ai propri assisurati. La monografia deve cortenere NMme di vita igienica e di lavoro proficuo ndl'lmpero Italiano di Etiopia e nelle altre Colonie e Possedimenti italiani, e norme -per prevc· nire le malattie che risultano ivi più frequenti. Essa deve essere contenuta nei limiti da un minimo di 50 pagine ad un m assimo di r6o pagine a stampa in formato r6°. . li lavoro deve esscr.e originale ed inedito: deve essere inviato in cinque copie dattilografate alla Direzione Generale dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, Servizio Sanitario (Roma, via Sallustiana, sr), non più tardi delle ore 12 del r6 gennaio 1937-XV. Gli autori firmeranno il lavoro con un motto che sarà ripetuto su una busta chiusa e sigillata, nella quale dovrà essere contenuto il loro nome e l'indirizzo. Il lavoro approvato dalla Commission~ giudicatrice e quindi premiato diventerà di proprietà assoluta dell'Istituto. ~ . L'Istituto mette a disposizione della Commissione giudicatrice un premio di L. 5000.

Giornate mediche .di Montecatini Terme In Montecatini Terme sotto la direzione del Prof. C. Frugoni, Clinico Medico dj Roma e Direttore Sanitario delle Regie Terme, saranno tenute nei giorni 25-26 luglio due « Giornate mediche di Montecatini >• con due temi di relazione, e cioè: 1° - La terapia medica, chirurgica e idropiTJica della calcolosi epatica. Rclatori: Prof. Alessandri, Prof. Bastai e Prof. Pisani. 2° - La terapia delle forme catarmli dell'apparato digereTJte. Rclatori: Prof. Alessandrini c Prof. Messini. Tutti i medici sono invitati a partecipare ed a collaborare. I medici che invieranno la loro adesione al '' Segrctariato Giornate Mediche di Montecatini Terme >l entro il 30 giugno, saranno ospiti della Società Regie Terme dalla sera del 24 alla sera del 26luglio. Sono ammesse tempestive iscrizioni per comunicazioni sui due temi di relazion e.

Direttore respor~sabile: Dott. NCHI, tenente generale medico Redattore: Dott. prof. V I RGINIO N:l~r.;o;.•..ARDJNIS, tenente colonnello medico ROMA, GIUGNO

CATTANEO, 20


RIVISTE

MEDICHE

MILITARI.

ARGENTINA: REVI.STA DE LA SANIDAD MILITAR. Min.i stero della guerra, Buenos Aires. Amro XXXV. lltm#ÌO 19S6, Sbchu : Malattie infettivo-contagiose e parassi t arie nella frontiera settentrionale. - Pkea : Ferite da lapio colorati, - Ori... e Deluclù 1 La 6eboclisi nella polmonite. - ()piui 1 Il gcm:o a Mendoza. - Br.n aote medie.... Anno XXXV, febbraÙJ 1936. Errecut 1 Sulla parogenesi dell'otosclerosi. - Croceo: Analisi di sostanze alimentari e bevande presso le divisioni in campagna. - Bllftaco e TroiU>O : Adenoparia tracheo-bronchiale neU 'adulto. - B....,.i aote meclicbe. BELGIO: ARCHJVES MtDICALES BELCES. - Direzione superiore del servizio di sanitl dell'esercito belp {Reda:rione : <npedale m:litare di Liegi). FaH. 4, aprile - S, maggio 1936. H.clricb : S:.ggio di interpretazione pat<>gtnctie a di uno st·ato con\'-ulsivo nel corso di una nefrite acuta benigna (fase. •1). - Marico: Dosaggio-limite dell'amdride carbonica nell'aria dei posti di soccorso dei ricoveri untig .. {fate. 4) . - H6DI'J : Alcune ncercbe anatomiche sulla •acralizzazione della quinta lombare {fase, 5). Radermeck•r 1 L'amiotrofia {fa«. 5). - Bollettiao iateraazioaale (fare. 4 • 5) . BRASILE: REVISTA DE MEDICINA MILITAR. - Directoria de Saude da Guerra, Rua Moncorvo Filho, 34, Rio de Janeiro. Fate. I, ltrmaio-mar2o 1936. Camara t.aJ : ln<egnamenti chirurgici di Chatelin e A. Na•cimento. - Pedrooa: Sindrome di Oagood!'~hlater. - AzOYedo Camara : Lu •indrome clinica della ostruzione coronaria e dell'infarto cardiaco. - Saota7aaa da Caotro: • F'ogo selvagem •- pemfigo maligno. - de Abreu Pere ira : Ambu!anza m ist•- c cellula chiruro~ica •. Saazio: Fondo di mutualità degli uffic:a' i del Corpo sanitario dell'esercito bra•iliano. - Coa:talez 1 Epidemiologia e patologia infc•tiva nella guerra del Chaco. - Maia de Meoiooca : Do..aggio della emoglobina. - Cuimar.. Filho: L 'odontoiatria nell"aviuione. FRANCIA: REVUE DU SERVICE DE SANT~ MILITAIRE. - Direzio11e del servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi, Fas•. V, IIWI/gU., tomo C IV, 1936, Sanosta : 'Iùbercolosi os =·articola.re c i onesti ossei. - Stalllfor 1 De li 'impiego della puntura sotto·occipitale. - Malard: Storia dell'ospedale militare Aufredi a La Rochtlle. GERMANIA: DER DEUTSCHE MILITARARZT. - Rivista :nen.•ile per gli ufficiali della Sanitil militare dell'ese rcito, del.l a marina e dell'aeronautica. Bureau der Medizinischen Refcrantenbl4tter, Berlino \V 9, Linkstr. 23.24, F.JSc. Il, maggio 1936. Juarblut 1 Considerazioni sulle perdite in guerra per ferire e per malattie. - Riiha : Compiti dell'ufficiale medico nella tutela della potenu milit:~re - EDtelbardt: Sopra un'cpiJemia di angina. - Baldeaiua: Lo co!Joosot~rapia; il ffilstlior trattamento della ruber\:olosi p~lmonare aperta. - Ztea:au ~ Méd.ico militare e medicina tropicale. - Hippi,• : Servizio aereo o trasporti di malati, PARAGUAY: REVISTA DE SANIDAD MILITAR. Giraduria de la Sanidad :vlilitar, calle sugento Duré, 271. A.suncion, Fase. 73, gennaio 1936, O. Felice e Cacliard-: Su un caso di aneurisma arterio-ven:uo recidivante, d di'ascellare destra. Goualez:: EpidemjologJa e alcuni aspetti di p.!tologta infetdva in rdazione con la g1.1erra del Chaco. POLONIA: LEKARZ WOJSKOWY. - Riviata quiroJicinale del Servizio sanitario dell'esercito polacco. Ul. Gornoolaska 45, Varuvia. N. l, 1° fLnnaio- N, 2, 15 gennaio- .V. 3, l• febbraio- N . 4, 15 /thbraio - N. 5, l• mar:o 1936. Choribtki : Traurnatisrni del cranio r :lei cervello {NN, l. 2, 3 • 4). - Celarelt: l sieri antiganJ!renosi (N. lJ. - Paiak : Il trattamento della paralisi proqrc ... iva col VJc<:in> anti-rabbico ( N. l).- Czocb: L'influenu del servizio militare. sullo sviluppo fisico dd sol doro (N. l). - Oolatkowslti: Il servi1.io nella marina da guerra visto dal medico di bordo di una ru~ve-•cuola (.V.V. l, 2. 3' 5). - Polenr: Sul problema del reumatismo {N. 2). - Sabatow.lù: La balneoterapia nella pratico e:>rrente (.V. 2J. - Zembnmki : f'erJynand Dienheim {N. 2). Cbodkowolci: Linfogranulornatosi maligna (NN. 3, ·1 • SJ . - Babecki: L'approvvigionamento idricO durante la marcia (NN. 3 • •1). - Kaweclri : Sulla difterite nello popolazione e nell'escrc:to (.V. 3). - Satdc : Il med:co miliure come eugeniata (N. 4). -Curano : Ricerche sull'ìn!luenza deo(l: eserc:zi militari sulla curva reticolocitaria (N. 4). - Maciac : l soffi cardiaci (N. 5) . - Ciukiewicz: La frattura dell 'omero nei lanciatori di l(ranate a mano (N. S). - Macieiewslti: S ulle proprietà della v,.ta che prc.,nran:> im.~<>rtanu nell'istru>ione dd tiratore (N. S) , ROMANIA: REVISTA SANITARA MIUTARA. - Redazione e amministrazione: Ospedale Militare • Regina Elisabetta • Bucarest, Fase. III, mar,oo 1936. St•faza...,....Calati: L'urologia. - Cbriotiao e Coottaotio•cu: L'urolo::ia nella tbc. renate . - Hortolomei a Il cateterismo rettogrado in continuazione. nei restringimtnti estesi all'uretra posteriore.- Cbi1tiaa e Vintic:i : l tumori del rene. - MariaMCU : Le suppurv.ioni delia proitata. - AD1bol e Coostaati.a eteo 1 La pie lite oolibacallare, - Ao1bal e CooataatiaMCU: Un ca-oo di rene mob:le pre$o per una appendicite. - Po-c:u Btueo : L'1:$p)orazione funzionale globale nella chirurgia urinaria.- Teoclorescu : Considorazion: sul metodo di Basset-Poincloux, a pplicaro topratut•o neUe complicazioni dell'urerrite go.1ococcic.q, - S aiclac : Principi di sgombro sanitario in campastna. - Mamaat: Principi d'or,tanizzazione moderna della chirurgia di guerra. RUSSIA 1 VOE.NNO SANITARNOE DELO. - Gosudaulweonoe, isd-wo, Mosca, N. Il , n""embrt 1935. Zata....,. : L•importan~a sociale del servizio sanitario milltare. - Brodenoo : La fisioterapia nei casi di ferite leggere e di traumi. - Petr.oeYslti : La tr.,fusione del sa.,gue nei casi di ~:ravi scottature. - ADdreeY : La cura dell'appendicite . - Stepaao": Il sen•izio chirurgico negli Q!lpedah da campo: utilizzaz ion e del personole del luogo - Rabiaontcb e Tciulkov: Il rapido accertamento di•gnostico della disscnteri•, a mezzo di s ieri. !l met odo No.ble. - K:dol<y : li potabilizzatore portatile. - Litioolty 1 L 'occhio e la presa di mira. - Moadiook 1 Le r eazioni fisioloa:iche che provocano nell'organi•mo umano le lun,~the marcie a cavallo. N. l~, d;cimhre 193>. Putcblt.o...lcy : Lo SIIOI'nhl'TO dei ftriti e degli ammalati. Considerazioni in base all'es perienza della guerra 1914-1918, - Bialik: Lo sflombero dei nevropntici.e dei feriti del sistema nerv0$0. Filippovitcb: l metodi terapeutici applicati alla •~elta dei parac•dutisti. - Tereacblto,.itcb : Il compito del neurologo nella sctltn degli allievi paracaduristi - ADdrMMa: Le esigenze cui d.eb&ono rispondere .'l li o cch1ali Ui protezione d~gli avtt>ri. N~kiocio :. L,' importanza dei rlli!Jfi X nella diagnosi della tull<!rcoiMi :niziale. Reiobery : L a rad:ologia nel serVIZIO san1tario.

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TIPOGRAPJA RBGIONALB ROMA

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PUBBl/CAl/OKE MENSILE

Anno LXXXIV·Fase. VII LUGLIO 1936-XIV

GIORNALE DI

MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


SOMMARIO. LEZIONI E CONFERENZE: Foà. - Le cc-ndizioni fisiologiche del volo d 'alto quota , PuiDi. - Linfogranuloma in~rUinale o poroadenite

Pa,a.

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MEMORIE ORIGINALI : Coni. -Resoconto statistico dell'attività chirurgica operatoria negli Stabilimenti sanitari militari del Regno durante ìl bienn io 1934-SS • • • • . , . • . . . Coofaloae. - Cenni epidemiologici sul tifo ricorrente Obermeyer in Eritru . M:aua. - Malaria somala . . . . . . . . . . . . . . . • . . Zoclda. - Rioe.rche chimiche e considerazioni igitniche su talune acque del Fezzan .

Paa. 616 640 643 652

CASISTICA CLINICA: Faraoae. - Epilessia c affettiva • d i Oratz , • • • . . • • . . • • . . . Ciac:aJ>alli. - Sopra un caso di gozzo circoscritto con sindrome di Cl. Bernard-Hom er . • . • PemClOIM>. - Distacco parziale del leq-amento later•le esterno del ginocchio, con paralisi dello sciatico p opliteo ~sterno . . . . . . . . . . Cirarclj e Picchio. - Rotula bipa nita congenita od esito di trauma?

Pag. 660 664

669 674

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: A.-rrnai•i claimici irritaati. Del mecc(lnismo d'a::ion~ sul corpo umano dtgli - SCHWARZ • • • • Chimica analitica applic:ata. TrallnM di - iWttcdi t ttonne per l'esami! chimico ed il controllo d~i principali prodotti industriali ed lllimeurari - V JLJ.A\'ECC'HI;-\ • • , • • • • • • • Corpi e~tranei d'orir-ioe deataria nell'eeofqo e nelle vie aeree. Loro estrazioue con la bronco..eso.fa ... floscopia - GUJSE7. • • • • • . , • • • , . • . • , • Emorr-.io recidivaati del vitreo e cljate.i emorrariche. - Glllm!O:<J e I'OC031 ~i- militare. Trattato di - w.~LDMANN c HOFFMA:<X • JD.erzioai eodooderali di ofere ed ovoidi aolidi. - POUI.Af<ll • • • • • • • • • • lpertoaia affettiva par-iotica ointomatica (ttito tardivo di ferita di guerra de l lobo franta/t) D E N ICRJS

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Pnoaioae (La) oacotica del aiero. Studio di usa ntll'ipertemione artoriosa ptrmanmte H URIE1. e LEPHR~E

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Sditiofrillici. Lo costilll':!i ont m~rfolottictJ dtgli - in rapporto al/t lllllfliftflll!!itmi pric~f>IJtologiclu 1 alla loro ~tiopat oge11esi - VI'NTR~ . • • • . • . . • • S.ombero dei feriti. Un sistmrn di - dalle finto at•anzatt - Lll.'!A!Re , • . . • • • . • • Sierodiapooi {ù.>) dj Marti.a e Pettit ael To11chino. R isultati di 8UO sieroogglmina::irmi - VAUCEI. • Tumori (l) - detti , misti • delle salit'Ori e di altre glandole cen;ico-fa<ciali- LF.ROUX c LEROIIX-ROBEPT Veleao di 11pi. Sull'ti.Zione del -sopra il quadro ematow.~ico e la elrmina~iont di calcio e fosforo con le ori11e, paragonato coll'effetto dtl solfuro di<lorotti/e - SEEL, C.\Jli.S e LoDENKAE.'fPF.R

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BIBUOCRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA CONFERENZE E DlMOSTRAZIONl CLINICHE NEGLI OSPEDAU MILITARI

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NOTIZIE

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C O N DIZION I

DI ABBONAMENTO.

L'abbonamento è annuo e decorre dal r• ~tennaio al prezzo di L. 32 (Estero L. 44). Per gli ufficiali medici e chi•n ;ci-farmacioti del R. Esercito, in servizio ed io congedo, ìl p~ dell'ab~ n~unento è ridotto n L . 24 anticipate. Per i soli ufficinli medici (dèll'Esercito e della Marina), in qualunq ue posizione ai trovino. è anwnesso un abbonamento cumulativo al Giornale di A!ediciiiiJ .'\1ilitare ed agli Annali di Medicina NaoaU e Col011ial• al pre:uo d:i L. 45 annue. Il prezzo del •upplemento contenente i Ruoli di nn•ianiltl d•/ carf><> sanitario mililar< è di L. 15, ridotto a L. 8 per i soli abbonati.

NORME PER 1

COLLABORATORI.

Le opinioni manifestate da~li autori non impe~nano la ruponsabilità del periodico; AgJi autori sono offeru grtnuitaménte so estratti con copertina stampata. frontespizio, imp::tKina!ura e nunlerazione speciale. Gli estnnri rich 1esti in numero m:3gMIOre sono addebitati a preuo di costo. Per di~posiz;oni del Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un breve autwiu•unto (non più di ro rinhe). Le spese per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompafiTlasscro le pubblicuior.i, sono a carico d~gli autori. l tnanoscritti non si restituiscono .


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE L UOLIO 1936-XJV

ANNO LXXXIV - N. 7

LEZIONI

E

CONFERENZE

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Lezione del Prof. Carlo Fo~ , Direttore dell'Istituto di Fisiologia della R. Università di MjJano, agli ufficiali medici del Presidio militare.

All'infuori del superamento sportivo e per ragioni di pratica utilità si vanno cercando i mezzi che permettano il volo ad altissima quota, perchè esso è strettame11te legato al raggiungimento delle maggiori velocità. Aeroplano è sinonimo di velocità; si chiederà a questa macchina anche la sicurezza, anche una certa efficienza economica, ma la caratteristica più spiccata, per la quale lo affinano le tendenze e le esigenze della civiltà modema, è stata ed è oggi più che mai la velocttà. Quando Agello conqui.ctò all' Italia il primato della velocità, asserì che in un breve tempo l'uomo avrebbe raggiunto la portentosa velocità di 1000 chilometri all'ora, avrebbe cioè raggiunto i 277 m. al minuto secondo. Questa velocità sembrerebbe utopia e certo a tassa quota non sarebbe facilmente raggiungibile coi mezzi di cui oggi dùpotJiamo . La resistenza opposta dall'aria alla traslazione del velivolo cresce col quadrato della velocità e perciò la potenza di un motore applicato ad un apparecchio che facesse per esempio 6oo km. all'ora, dovr~bbe essere più che quintupiicata pe1· raggiungere i rooo km. all'ora e non minore di 15 volte tanto per raggiutJgere la velocità del suolo. Queste sono cifre grossolane, ma che mostrano quanto costi, sopratutto in aviazione, la velocità e come difficilmente si possa immaginare la costruziot!e di macchine dotate di così inaudita potenza e di tale robustez za da resistere alle sollecitazioni che ad esse verrebbero imposte ad una così folle velocità attraverso il mezzo atmosferico. Sorge così immediatamente il pensiero di raggiungere le più alte velocità portandosi nelle zone stratosferiche o almeno in quelle zone dove l'aria è talmente rarefatta da opporre una t·esistenza minima al moto del velivolo.


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U: CONDIZIONI FISJOLOGJCHE DEL VOLO D'ALTA Ql!OTA

Molti studti sono stati fatti sulle condizioni fisiche e meccaniche del volo ad alta quota: basterà citare quelli di S. E. Croceo sulla potenza del motore e sulle velocità che si possono raggiungere a quote diverse. Ma v'ha un altro « motore » che deve essere preso in considerazione quando si studia la possibilità del volo stratosferico ed è il « motore umatlO » che, a differenza dell'altro, non è in nostro potere di modifiçar.e ·n ella sua struttura e nella sua fu11zione, ma che solamente noi possiçmo dotar.: di particolari sussidi. Gli studi sulla fisiologia del volo ad altissima quota sono stati preceduti da quelli sulla vita dell'uomo alle maggiori altezze accessibili al suo passo di alpinista. Gli stessi metodi che avevano servito ad Angelo Mos.10 per itzdagare la fisiologia dell'uomo sulle Alpi furono recentemente estesi aa altezze maggiori, come sono quelle raggiungibili in volo. E poichè trattasi sopratutto di superare le alterazioni fisiologiche prodotte dalla rarefazìone dell'aria, le ricerche vennero condotte nelle cosidette cgmere di decompressione nelle quali, oltre a quella che da molti anni funziona nell'Istituto dì Fisiologia di Torino, una ve n'ha di molto perfeziotJata presso il Laboratorio Medico Legale del Ministero dell'Aeronautica. Entro la camera è possibile mediante pompe aspiranti operare u11a decompressioue progressiva dell'aria così da raggiungere i valori corrisponder1ti a quote d'altezza sempre crescenti. Eutro la camera· trovano posto delicati apparecchi coi quali è 'poJstbile indagare le alterazioni prodotte nelle varie funzioni fi,çiologiche (re(piro, cuore, sistema vascolare, net·voso, ecc.) daJ!a rare/azione dell'aria. Riferisco qui le indagini sperimentali e le considera.'Zioni dottrinali che ne ha tratto Amedeo Herlitzka, iL successore di Angelo Mosso, poichè a lui ed alla sua scuola si debbono i risultati più importanti in quest'ordine di studii. C01uideriamo il caso eht' la rarefazione dell'aria sia spinta sùw al valore minimo di 50 millimetri di mercurio, corrispondente all'altezza di 19.000 metri sul livello del mare. Questo valore ha una particolare importanza: 11egli alveoli polmonari, dove avvengono gli scambi gassosi tra l'aria penetrata con l'inspirazionc ed il sangue fluente nei tJaJi capillari, esiste sempre u11a certa quantità di vapor d'acqua, e precisamente quella corrispondmte alla completa satut·azione alla temperatura del corpo. La tensione del vapore saturo ha un valore coftante per ogni temperatura, indipeudentemmte dalla pressione atmoJferica, e alla temperatum, del corpo umano· essa è di circa 47,5 mm. di mercurio. ll che significa che ad una altezza appena superiore a 19.000 mett-i, anche se si somministra al navigatore ossigeno puro o qualsiasi altra m iscela gaJsosa, eguagliandosi la pressione barometrica alla pressÌOtle di vapore saturo negli alveoli, in questi 110/l può raccogliersi alcun altt·o gas se non il vapor d'acqua. Quando poi la pressione barometrica si abbassa fino


LE C:ONDIZIONI FISI 01.0GJCHE DEL VOLO D'ALTA QUOTA

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alla tensione di valore saturo per una data temperatura, questa dipenta la temperatura di ebolliziotze per quella pressiQJle; e perciò la temp_eratura del corpo umano basterà per portare all'ebollizione all'altezza di 19.000 metri i liquidi dell'organismo che si trovarzo a contatto con /'atmosfera a tal punto rarefatta. A 10.000 metri, dove la pressione è ridotta ad un quarto di quella normale, un determinato peso d'aria occuperà un volume quattro volte maggiore di quello occupato a 760 mm. di pressione; perciò, se alle due quote di o e di 10.000 metri introduciamo nei polmoni in uu atto respiratorio lo stesso volume di aria, in realtà introduciamo a livello del mare quattro polte più ossigeno che a 10.000 metri. La quantità di ossigeno messa a disposizione dell' orgttnism.o della respiraziorze ad alta quota è dunque insufficiente. cf, rt:La piccola resistenza dell'uomo alle forti depressioni, dipende esseni~-~:, zial1}'1ente dal grande bisogno di ossigeno del suo ce~vello, tut:i g~i altri orgam possono sopportare per qualche tempo la defìczenza del! omgeno, ma ~:~.~ il cervello, in breve tempo, cessa di funzionare producendosi la perdita deliae,xf~.Y~1~ ""l :s -~ coscienza ,e la m~rte. . . , . . . ~~;~~.. ;ç: Ne/l uomo ti Talentl, a/bevo del! Herlttzka, ha mtsurato la prewoue ~-~~ parziale dell'ossigeno negli alveoli alla pressione di 130 mm. corrisponde1~te 1:\~1 all'altezza di 12.540 metri mentre l'individuo respirava ossigeno puro, e trovò "* un val01 e di 42,8 millimetri. Bisogna dunque somministrare ossigeno all'apiatore di alta quota e perciò potrebbero essere usati i cosidetti « autoprotettori » che s'adoperano nella difesa antigas. Sono apparecchi a circolazione chiusa ove si respira ossigeno contenuto in una bomboletta d'acciaio, oppure prodotto dalla evaporazione di ossigeno liquido opportunamente riscaldato, oppure ancora generato da reazioni chimiche. Negli autoprotettori è ancora l'aria espirata che viene 1zuovamente inspirata dopo essere stata depurata dall'acido carbonico e arricchita di ossigeno. Una maschera porta alla bocca ed al naso l' ossigetJo dopo che questo apparecchio di erogazione s'è venuto raccogliendo in un apposito sacco, il cosidetto << polmone ». Per non CCiTJSumare troppo ossigeno ed averne .fempre a sufficienza si sono costruiti dei dispositivi mediante i quali, con apposita valt~ola differenziale, è possibile aure automaticamente l' eJatta quantità di orsigeno occorrente alle varie quote. Ma un fatto molto importante è stato scoperto dal Talenti, che in queste circostanze la ventilazione polmonare invece che .zumentare, come avviene nell'aria, diminuisce fortemeute; in modo che a 130 m m. è ridotto a due terzi. Da ciò dipende se la quantità di gas inspirato, data la sua m.inore densità, è ridotta a xii 7 del valore originale. La diminuzione poi si accentua in modo rapidissimo passando a 115 millimttri, pressione corrispondente a 13.320 m. alla quale si rende 11ecessa-

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no ncordare continuamente al soggeuo la nece (_,it:i di respirare. Ciò dipende da un fort.e u~bwamento del/'ucitflbJiùà del centro respiratorio, e dimostra che con la respirazione di ossigeno puro non si 6aurisce il problema della respirazione ad alta quota. E' necessario ricordare gli studi di A ngelo .\fos_;o mi male di montagna, che si manifesta per tali disturbi, che a quote più alte portano allll! morte. Angelo M osso riconobbe c!Je con la respirazione d 'ossigeno puro alle alte quote non tutti i sintomi scomp.1iono; d 'altro canto dzmostrò che, aggiungendo all'omgeno piccola quantità d1 amdride carbonica, l'azione curativa dell'ossigeno di fronte al mal di montagna risulta notevolmente esaltata, fino a far scomparire tuili i sintomi, per quote non "ces;ipam(Tik elevate. Egli ammise perciò che il mal di montagna no1; derivi unicament.e dalla deficien za di ossigeno, ma anche dai/a diminuzione dell'anidride carbonica del sangue, ed infatti constatò, insieme ai suoi allievi, che in alta montagna si ha una dzminu zione non solo dell'ossigeno, ma anche deil'anidn"de carbonica nel sangue e nei p()/moni. Alla dottrina della deficierJza di ossigeno o dell'anossiemia, egli aggiun.re quella della deficienza di anidride carbonica o delf'acapnia. Molti dei sintomi che caratttrizzallo ii mal di montagmz dipendono dalla deficienza di anidride carbonica, che è tmo dei normali stimolanti del srstema nervoso, e sopratutto del centro respiratorio. In armonia con quanto Mosso aveva già tanti anni or sono cmutatato, numerosi esperimenti hanno dimostrato sugli animali e su!l'uQmO che l'aggiunta di anidride carbonica all'ossigeno puro determina alcuni vantaggi, tra i quali un notevole aumento della ventilazione polmonare. In questi esperimenti del Ta!tnti la depressione è stata spinta a 1 07 millimetri corrispondente a poco meno di 14.000 metri e i :oggetti, pur con questa maggiore depressione corrispondeme ad un aummto di quota di circa 500 metri, hanno avuto un benessere maggiore ed una maggiore efficienza che a quota più bassa, senza anidride carbonica. Donati raggiunse la quota di 14-433 metri facendo uso della miscela di Mosso suggerita da Herlitzka. La quota di 14.433 metri corrisponde a 96,5 mm. In queste condizioni il contenuto di &ssigeno nei polmoni è molto inferiore a quello al quale si è avuta la morte degh aeronauti dello Zenith e degli alpinisti dell'Everest. Se il Donati ha potuto resistere ad una ccsì alta depressione atmosferica ciò si dovette in parte alla breve durata della prova ed ùz parte al fatto che egli, a differenza di coloro che soccombettero, non ha compiuto che un minimo lavoro muscolare, e non ha perciò consumato che una piccola quantità dt" ossigeno. Con gli autoprotettori comuni non è possibile erogare cl1e L'ossigeno puro: lo stesso principio pel quale l'autoprotettore ordinario permette di respirare nuovamente l'aria espirata depurandola dall'acido carbonico non consente di far respirare al soggetto una miscela di ossigevo ed


LE \.OND1ZIONI FISIOLOGICHF DEL VOLO D'ALTA QUOTA

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acido carbonico come quella che vedemmo necessaria per raggiungere le quote più alte, Non dico che il problema non possa essere risolto anche in questo senso ma notJ lo è stato sin qui, e il << respiratore n usato dal Donati era a deflusso libero. La miscela cioè di ossigeno ed acido carbonico veniva erogata per mezzo della valvola inspiratoria at soggetto, che poi ad ugni espirazione liberamente la disperdeva attraverso la valvola espiratori.t. Certo notJ è questo un sistema economico e non può essere adottato per voli di lunga durata. Potrà il primato conquistato da Donati essere superato? Perchè un nuovo primato venga riconosciuto è necessario che venga raggiunta una quota di 220 metri superiori alla precedetJte, e questa differenza di qt~ota ha un valore: diverso alle diverse altezze. Non si può a prior.i affer.mare la impossibilità assohtt,• di un tale superamento, rna secotzdo la competentissima opinione dell' Herlitzka esso non potrebbe che costituire uno sforzo estremo. Tutto ciò porta a considerare un altro lato dell'argomento, non più quello delie massime altezze raggiungibili, ma quello della durata del volo ad alte quote. A 16.ooo metri non si potrà mai volare, per le ragioni che ab~iamo veduto, se non .ci mettono piloti ed equipaggio al riparo della depressione atmosferica. Neppure alla qttata raggiunta dal Do?Jati un volo di certa duratù sarà possibile. Herlitzka, in una profonda conferenza da lui tenuta all'Accademia Medica di Genova, dalla quale attingo queste nozioni, esprime l'avviso che L'altezza alla quale è possibile volare indefinitamente senza particolari disturbz trespirando aria) sia di s-ooo metri e, tenendo conto che respirando puro omgeno si raggiunge una tensione parziale di ossigeno alveolare corrispondente a quella che si ha nell'aria a 48oo metri quando si raggiunga la quota di circa 12.000 metri, è da ritenere che questa rappresenti l'altezza maJSÌma per voli di durata indefinita. Sino alla quota di 12.000 metri si può dunque 11avigare per lunghi percorsi, purchè l'apparato respiratorio sia messo al riparo dall'aria ambiente e si respiri la miscela di ossigeno e a?Jidride carbonica. Non si può escludere che individui particolarmetzte resiste11ti possa'lo volare a lungo anc!Je a quote alquanto mperiori, ma non senr;a il pericolo che intervenga un'anemia del cervello ed una diminuzione dell'attività cerebrale. Si può concludere con Herlitzk.a che se Renato Donati no1z ha raggiunto l'estremo limite delle possibilità umatze nell'ascensione verso la stratosfera, senza una protezione che sottragga l'organismo alla depressione barometrica, vi si è avvicinato moltissimo, ed è assai dubbio r:he egli possa essere superato. H erlitz ka riconosce nella quota che va da 12 a 13 .ooo metri il limite di sict.rezza superiore per la navigazione aerea prolrmgata, limite che può


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LE CONDIZIO"ll FISIOLOGICHE DEL VOLO D'ALTA QUOTA

soltanto essere di poco superato con eventuali perfezionamenti nelle miscele respiratorie. lA navigazione aerea potrà essere effettuata fuori dalla stratosfera 11uvo/osa, ventosa e variabile, e cioè nella immutabile, serena, tranquilla stratosfera, a condizione che rimanga al di sotto dei r6.ooo metri auspicati dal Piccard, perchè questa quota è veramente irrespirabile e tale rimarrà qualunque sistema di aiuto respiratorio si possa offrire all'aeronauta. Per poter portare la navigazione a r6.ooo metri (e per arrivare alla stratosfera al di sopra dell'equatore si dovrebbe salire ai 18.ooo metn), è necessario mettere l'organismo umano complet(Jmente al riparo dell'ambiente esterno, o col mezzo della cabina stagna, come ha fatto Piccard, o con a11aloghi mezzi di protezione individuale. Dal punto di tJÙta fisiologico la cabina stagna esigerà la depurazione dell'ambiente dall'anidride carbonica e dal va por d'acqua espirati e la sostituzione dell'ossigeno comumato. Quando i tecnici dell'aviazione avranno realizzato queste condizioni se11za aumentare soverchiarnente il carico dell'apparecchio, la cabina stagna rappresenterà la soluzione defi11itiva, e le persone che vi saranno racchiuse, anche se tzavigheratwo nella stratosfera, contiouerauno a vivere ed a respirare a quella qualsiasi quota corrispondente alla pressione dell'aria nell'itztemo della cabina. Ma è necessario aver presente che un proiettile che provocasse uno squarcio nella cabina o la rottura d' un vetro, provocherebbe un immediato sbalzo della pressione nell'interno della cabina, da quella iniziale a quella stratosferica, con la certezza della morte di tutto l'equipaggio. Dell' uso di scafandri individuali si occupano iu Francia i dottori Rosentiel e Garsaux; itz Spagna il Colonnello Errera, negli Stati Uniti d' America la Società Goodrich. Anche per queste ricerche l'Italia è all'avanguardia sttl campo d'aviazione di Montecelio. Una grave difficoltà è rappresentata dalla scelta del m_ateriale onde lo scafandro deve essen: costituito, perchè la differenza di pressione fra l'interno e l'esterno, differenza che cresce con l'altezza, rischia di far gonfiare e irrigidire lo scafa!ldro. Rosentiel fa osservrzre che come è possibile costruire scafatzdri che permettono ai palombari di raggiungere pressioni di s-6 atmosfere, cosl dev'essere possibile costruire un scafa?zdro che consenta di raggiu?Zgere depressioni corrispondenti a I O mm. di mercurio. Esso dev' essere costruito in tessuto impermeabile rivestito d'una armatura d'allumitJio con le articolazioni .<nodate dalle diverse giunture. Un simile scafandro dev'essere quelio adottato dai piloti americani Wiley Post e Roy O. H unt nel volo che essi si proponevano di compiere fra Los Angeles e New Y ork, ad una altezza fra g.ooo e 12.000 metri. IL reparto 'l. q. (alta quota) della nostra aviazione ha ormai reso ordinari i voli iutorno ai 12.000 m. Il pilota fa uso dell'apparecchio respira-


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torio solame11te sopra i 6ooo m. e le sue condizioni fisiologiche rzmango1lO normali durante e dopo il volo. Per noi è ragione di pa,.ticolare compiacenza che la più alta quota finora raggiunta ÌtJ aeroplano senza l'uso della cabin:l stagna, sia quella toccata dall'italiano Donati col sussidio indispensabile della scienza. LA scienza italiana, basandosi sulle scoperte del M osso e mlle S{{ccessive con.siderazioni dottrinali e constatazioni sperimentali dei discepoli della sua scuola gloriosa: Herlitzka, Aggazzoti, Talenti, Margaria, ha fornito all'eroe le necessarie armi e la più sicura protezione perclzè egli potesse osare l'inosabile. La ricerca sc-ientifica ancora una volta ha trovato applicazioni preziose e non v'hanno più preziose applicazioni di quelle che permettono al genio ed all'eroismo italiano di cotzseguire sempre nuovi primati.

OSPEDA LE MIL ITARE DI M I LA NO

Linfogranuloma inguinale o poroadenite Conferenza del Prof. Agostino Paslni, Direttore della Clinica Dermosifilopatica della R. Università di Milano, agli ufficiali medici del Presidio militare (riassunto).

Il nome di questa malattia, che Nicolas e Favre Ì11quadraron.o e descrissero come una entità nosologica definita 11el 1913, è dovuto a due caratteristiche: prima perch'è istologicametzte preseuta detle cellule gigallli tipo Làngerhans o somiglianti a cellule di Sternberg, che le valsero il nome di linfogranuloma; secondo, poroadenite, per i caratteri delle suppurazim1i a focolai glandolari singoli ed isolati. Nel 1876 Winter parlò di bubboni scrofolosi, ascrivendo questa malat· tia alla tubercolosi: Clumagnac ( 1859) parlò di adenite a suppurazione intraganglionare; Nelaton (1891) descrisse un'adenite semplice, subacuta, a focolai purulenti intrnganglionari; Lejars (1894) parlò di bubbone strum.oso dell'inguine. La malattia già nota fin da moLto tempo fu così differenziata fra molteplici quadri clinici, ed ora va assumendo un posto accanto alla sifilide ed alla blenorragia, perchè non rappresenta solo la conseguenza di contagio TJCnereo, ma p,erchè ad essa si attribuiscono ora molte forme medico-chirurgiche non spiegate prima: infine attualmente la si classifica ·col nome di « quarta malattia venerea ». Quadro clinico: la lesiotze primitiva d'innesto non ha per solito nulla di caratteris'tico: si tratta per lo più di una infiltrazione erosiva, fugace, e


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LINFOGRAI'ULOMA INGL..1NALE O POROADENITE

che speJSo passa inosservata: a volte può essere una forma erpetica det genitali. La malattia ha ordinariamente un inizio subdolo, con malessere, scar~ sa febbre: a volte, se vi è suppurazione di molti focolai , si può avere feb~ bre elevata. Si sono notate adeniti suppurative in mPSsa, a bubbone unico, e for~ me abortive. La tumefazione si manifesta caratteristicamente a carico delle gian~ dole della regione del triangolo di Scarpa, dove si nota una bozza non a massa unica, omogenea, ma localizzata alle singole litJ.foglandole. La forma può essere bilaterale ed anche monolaterale. Il processo flogistico progredisce con interessamento delle glatr.dole at~ tigue, inguinali, crurali, perineali, e dei tessuti periglandolari. Anche le ghian~ dole del piccolo bacino sono spesso interessate: ma queste tlotJ suppuratJO mai. La malattia er-·olve per parecchi mesi, dando esito a postumi con rias~ sorbimento in maJSa, con Ìt7fossamenti cicatriziali irregolari. Il linfogranuloma può associarsi ad altre malattie: si hanno fonne mi~ ste con lue, e la cura specifica risolve l'ulcera luetica e non la poroadenite: si sono notate associazioni con l'ulcera molle: in questi casi le intradermoreazioni .::on vaccini Dmelcos e Frei ci orientano sulla diagnosi, ed il D melcos sarà inefficace sulla adenite linfogranulomatosa. Si sono avute associazioni tubercolari e poroadenite: anche qui ci guideranno le cutireazioni, inoculazioni in animali ecc.. Distinguiamo inoltre delle forme mucose pure, fra cui notiamo le ulceraziotJÌ croniche dei gmitali, vulva ed ano, vulvo-vaginali, ulcerazioni cr01zi~ che delle prostitute, ulcerazioni dell'asta. L ' estiomene deIfa vufva e perineo, lesioni ulcerative vulvari, di cui si distinguouo le varietà superficiale, migrante, serpinginoso, perforante, distruttivo, ipertrofico vegetante, che può culminare in restrit1gimenti ed ele~ fantia)i dei genitali, clze troviamo spesso in donne che pt·esentano reazione Wa.isermann negativa, negative tutte le altre sierodiagno.a, e tlegativi gli esiti terapeutici anti!uetici, ci fa ascr;vcre questa forma al linfogranuloma, poichè è positiva invece fa intradermoreazionc col vaccino di Frei. Seguono poi forme ad eziologia oscura, fra cui annoveriamo la stenosi retta/c o sifiloma ano-rettale di Fournier, rettiti ipertr.ofiche con stenosi retta/i cd elefautiasi dei co11torni auali e genitali esterni. Sindrome ano-retta/e di fersj/d ed elefatJtiasi della verga e dello scroto. Tutte queste forme, comprese alcutte forme di pelvimetriti, una volta attribuite esclusivame11te alla lue, al gonococco, alla tubercolosi si è trovai? clze possono sovente essere inquadrate nelle forme linfogranulomatose, in seg uito a ricerche sperimentali positive, ricerche mediante studi delle varie sicrodiagnosi, cutireazioni ed intradermoreazioni che possono portare a faraftermure la diagnosi di li11fogranuloma.


LINFOGRANULOMA IN GUINALE O PORQJU)ENlTE

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Qualche volta in ammalati di linfogranulomatosi _ri sono notate eruztoni cutanee a tipo di eritema polimorfo. Infine si conoscotlo forme viscerali. Le lesioni del liufogranuloma non sono limitate alle sole glandole satelliti delle lesiorzi cutanee, ma si hanno a volte forme. geJJerali: Levaditi, Upine, hanno notato con iniezioni di virus iJJtracraniche nel topo, reazioni viscerali generalizzate: e ciò è relativo alla virulenza dello stesso virus, alle resistenze organiche a cui corrisponde relativo comportamento del sangue, milza fegato, midollo osseo. Trasmissibilit~: Flarer e Pisacane ottennero esiti positivi con l'inocu-

lazione cutanea ÙJ lebbrosi, e Levaditi, Marie, L ét;ine, trasmisero l'itJjezione in utJ paralitico progressivo, inoculando cert1elio di sàmm.ia infettato di linfogranulomatosi. Darré e Dumas determinarono l' irite nel coniglio, con iniezioni nella camera anteriore : Hellestromm e W <lsstm, con iniezioni intracraniche nella scimmia, determinarono m.eTJingoeucefalite, e fìnalme?Jte Majer, Ronselfel ed Anders ottennero nella cavia la setticemia, con lesioni viscerali.

L'anatomia patologica va ~·tudiata nella lesione ÌtJiziale e nelle linfoglandole. Nelle prime si notano focolai infiltrativi, C01J plasmacell~-tle, fibroblasti giovani, m01wnucleati grandi e picco!J, elemeJJti istiocitari e presenza di . . mtcroascesst. Nelle linfoglatJdole si notano focolai di mppurazione co11 alterazioni degenerative, ammassi di sostanze amorfe, di aspetto caseoso, e attorno, cellule epitelioidi e del reticolo, ipertrofiche ed alterate, linfociti e polinucleati, frequenti cellule giganti tipo Langerham o somiglianti alle cellule di Sternberg. La diagnosi si basa principalmmte sulla esclusione di altre malattie. Si useranno perciò tutti quei mezzi e ricerche di laboratorio, quali esame morfologico del sangue, ricerche istologiche, in.oculazioni in animali, autoinoculaziorJi per scarificaziotJe cutanea, intradermoreazione con vaccini di Frei, Dmelcos, tubercolina, reazione Wassermann ecc. che ci porteranno alla diagnosi precisa. Intradermoreazione di Frei (1925): per questa si può adoprare a1Jtigeno umano o di scimmia: l'antigeno umano è pt;ts dell'individuo stesso o filtrato di gangli linfogranulomatosi, triturati, di!t.fiti a 1/3, 1/4, 1/5, tindali.'(;zati a 6o" per un'ora, per 3 giorni di seguito. L ' antigeno di scim-mia si prepara da triturazione in liquidi di metJingi e corteccia di scimmia, inoculata con t~iru.f linfogratJulomtltoso (Istituto Pasteur).


LIN FOCRAI': L' LOMA INGUINALE O POROADENITE

Reis ha provato come a11tigeno il siero di .rangue di linfogranulom.atosi e ne!ia Clinica di Bizzozero ham1o provato il liquor, la cui azione può essere rinforzata mediante aggùmta di siero normale umano o di capa/lo. La tecnica dell'intradermoreazione di Frei è semplice; con una siringa per tubercolina si inietta da un decimo a tre decimi di cc. di antigeno di Frei. La reazione si ttota a partire dal quarto giorno, sotto forma di papula rotonda, rosea senza co11torni areolari, sollevata, dura, nodt~lare, che spani.;ce in se:ta, settima giornata. Se qualche voita la reazione è dubbia si può ripetere dopo r5-20 giorni e si può risvegliare un'allergia iniettando intravene l'antiger~o, che determirJa una reazione generale ritardata e prolungata, con cefalea, insonnia, spos.catezza (Emoreazione di Ravaut). Questa reazione a11alogamente al Dmelcos può avere un'azione terapeutica sul processo locale. La positività di questa reazione raggiunge il 97110o e si è notata fino ad 11 anni dopo la malattia, e secondo altri anche più.

La diagnosi differenziale sarà stabilita con l'ulcera molle in cui avremo positiva la reazione con Dmelcos, colla sifilide in cui potremo ricer.care la spirocheta nelle lesioni e potremo pratic(lre le reazioni sul sangue: studieremo l'evoluzione del processo e gli esiti della t.erapia specifica. Colla tubercolosi in cui troveremo bacilli di Kor:k e saranno positive le inoculazioni e le reazioni alla tubercolina. Coi tumon' maligni irJ cui avremo il reperto istologico. Colla tularemia in cui risulterà il contatto con conigli (b. tolurense, agglutinazione, inoculazione positiva nel coniglio, febbre elevata). Colla peste bubbonica in cui sarà positiva la ricerca del bacillo di Jersin (riproduzione della malattia nella cavia, febbre alta). Coll'adenolinfocele inguinale in etti troveremo la filaria dei paesi caldi. Colla malattia di HodgfiJ n e colla leucemia linfatica. Col bubbone climatico che si identifica colla linfogranulomatosi.

Eziologia. L'agente della poroadenite non ci ·è noto. Favre nel 1921, su terreni all'uovo coltivò un bacillo pseYtiolifterico grampositivo e streptotncee. Ravat4t trovò delle grosse cellule di aspetto e movimenti ameboidi: altri autori hanuo trovato b. subtilis,_ fluores.cevs1 streptococco, attinomjces, protozoi, nuclei picnotici. Certo si tratta di U1l virus filtrabile, forse della famiglia del virus erpetico.

Cura: l mezzi tetttpeutici usati so110 vari. Mezzi chirurgici, quD!i l'exeresi totale della massa glandolare del triaagolo di Scarpa: ma ciò comporta spesso il pericolo di uno stato elefantiasico dei gwitali e delle coscie.


LINFCGRANULOMA INGUINALE O PO ROADENITE

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lA radioterapia ha dato spesso buoni risultati. L 'incisione delle glandole fuse e medicaz ione locale con liquido di Lugo/, iodoformio, acqua ossigenata ecc. Fra i mezzi medici notiamo l'uso del liquido di Lugo/ per os, nel latte (4o/wo cc.) o per via etJdormzosa: ma può produrre delle flebiti. L 'emetina e l'ipecacuana usata da Rar;aut, rhe aveva notato delle forme ameboidi hanno datì risultati incostanti. L'antimotzio, tartrato doppio di sodio e potassio, per via endove11osa, 2 per settimana, 8-10 in tutto, oppure Stibiai, Neostibiosan, Stibionai ecc. Il rame solfato ammoniacale (4%) una iniezione al giorno da r cc. per 30 gtortll. Il salicilato di sodio endomuscolare, da gr. o,so ad un gr. nelle 24 ore o per bocca alla dose 6 gt·. al giorno. Ma sopra tutto sono importanti i mezzi specifici di cura della li11fogranulomatosi, i quali sono rappresentati innanzi tutto dail'atltigeno linfogranulomatoso per iniezioni endovenosé. Hellestrom adopera atigeno per reazione di Frei diluito al I . 8, Levaditi adopera antigeno di scimmia, Flandin, Turiaf, trovano un'azione rapida e completa in alcuni casi e totalmente negativa in altri. Si può infine adoperare per applicazioni locali un br·odo filtrato in cut sia stato seminato tessuto di poroadenite. E vari altri mezzi sono adoperati, quali prodotti arsenicali per e;ia endovenosa, acido arsenico, cure miste iodoarsetJicali, auriche ecc. e mezzi fisici quali aria calda, calore radiante, diatermia, radioterap_ia, sopratutto se c'è pericolo di fusione ed elettrocoagulazione, associata a piretoterapia con Dmelcos. Gli studi Jul linfogranuloma si este1Jdono ancora attualmente e questa forma morbosa acquista sempre più importanza, poichè si vanno sempre maggiormente ascrivendo a questa entità nosologica forme viscerali che prima erano diversamente definite e variammte i11terpretate.


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MEMORIE , ORIGINALI DIREZIONE GENERALE DELLA SANITÀ MILITARE.

Resoconto statistico dell'attività chirurgica operatoria negli Stabilimenti sanitari militari del Regno durante il biennio 1934-35 Dott. Alfredo Coral, maggwre medico

Le operazioni chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari del Regno durante il biennio 1934-35 sono state raccolte in un elenco qualitativo e guantitativo (Tabel la A), identico nel tracciato a quelli compilati per gli ann i precedenti (1). Nella stessa tabella, ma in gruppo affatto distinto, sono stati riuniti gl'interventi di minore rilievo, chè forniscono il contributo giornaliero alla piccola chirurgia ambulatoria. Seguono due tabelle, nelle quali, distintamente per il 1934 e per il 1935, le stesse operazion i, raggruppate per sede anatomica, sono considerate secondo gli stabil imenti sanitari nei guaRì furono eseguite. Gl'interventi di minore rilievo, dei quali si è avuta notizia, assommano a 7159 nel 1934, a 9397 nel 1935: più freguenti furono le incisioni dj ascessi superficiali , foruncoli, adeniti, ecc. (rispettivamente 3308- 4499) e ie riduzioni incruente di frattura (1635- 2098). Furono eseguiti in maggior numero,

come quell i di maggiore importanza, negli ospedali di Roma, Torino, Napoli e Bologna. Le operazion i chirurgiche elencate nella Tabella A furono 5061 nel 1934, 5757 nel 1935, mentre la media del guadriennio 1930- 33 fu di 5433· Nel 1935 l'aumento delle operazioni non fu in rapporto con l'aumento della forza m edia presente alle armi , pcrchè il numero degl'interventi di dezione, non che aumentare proporzionalmente, fu in diminuzione. Così, per esempio, le (1perazioni di varicoccle furono 234, di contro a 294 nel 1934, quelle di ernia 1083, di contro a 1279 : ali 'opposto gl'interventi sugli arti e sul cranio osseo e suo contenuto, in prevalenza per lesioni traumatiche, furono rispettivarnente 548 e 272 nel 1935, 384 e 168 nel 1934; quelli sulla cavità addominale e organi intraperitoneali, per affezioni acute, 1186 e 973; sulla gabbi :t wracica c suo contenuto, ugualmente per affezioni acute, 6r e 39; per fistole e ascessi an:1li 207 e 11 2. Si deve tener presente, che l'aumento della forza nel 1935 fu dato dai richiamati, per i quali le imperfezioni e i difetti l ') V. quc~lo Giornale: 1928 fase. Il!, 1929 bse. Xl , 193 1 fase. !V, 1934 bse. VII.


RESOCONTO STJ\TJ~TIC() DELL' ATrJ\'lT:\

C'lllRl' RCICA OPERATORIA ECC.

617

fisici erano già stati, durante il servizio di leva, causa di interventi operatori o di diminazione, e d'altra parte in parecchi casi un intervento non indispens:tbile non s.'lrebbe stato giustificato nelle speciali condizioni del momento. Si può affermare, che ogni anno si svolge nei nostri ospedali una intensa attività chirurgica, in s.1le operatorie in gran parte rinnovate, che rispondono ad ogni moderna esigenza, con personale che ha solida preparazione tecnica e scientifica, perfezionata quasi sempre in un corso biennale presso le università. Dalla preparazione degli opcrandi e del campo operatorio alle cure postoperatorie sono seguiti i metodi adottati nelle cliniche più accreditate, sempre in armonia con gl' incessanti progressi della scienza. Anche nello studio dei malati si applicano i nuovi metodi di indagine, sempre che la loro innocuità sia stata dimostrata e sancita dali' esperienza clinica: cosi nelle lesioni del ginocchio l'introduzione nella cavità articolare di un mezzo di contrasto (abrodil, periabrodi1) per mettere in evidenza la visione radiologica della vera interlinea articolare e dei menischi; nelle fratture del rachide la mielografia (lipiodol ascendente, lipiodol discendente). Per l'anestesia generale è stato sperimentato, con ottimi risultati, negl'interventi di non lunga durata l'Evipan sadico per via endovenosa. Per la riduzione, contenzione ed estensione, specialmente nelle fratture del femore e delle ossa della gamba, è correntemente usata in diversi ospedali la trazione col filo di Kirschner, che garantisce la riduzione e la contenzione compiuta, pur consentendo una relativa motilità nelle articolazioni, in modo da eliminare le conseguenze dell'inattività e la necessità di lunghe e prolungate cure meccanicoterapiche consecutive. Nelle fratture del cranio, specie della base, è stata sperimentata con vantaggio l 'iniezione per vena m di urotropina, la quale esercita un'azione profilattica contro l'insorgenza della meningite e, fino a un certo punto, anche un'azione curativa. A compimento degl'interventi chirurgici nei casi di peritonite, circoscritta o diffusa, già in atto o sospettata, è stato adoperato il << siero antiperitonitico Bchring >> in dose massiva simultaneamente per via endovenosa c intramuscolare, con evidente favorevole azione sul decorso dell ' infezione; in qualche ospedale è stato usato, con esito soddisfacente, nelle appendicectomie a caldo anche il siero Coliperin dell'Istituto vaccinogeno di Berna, sia versato in cavità peritonea1e, sia per iniezione endovenosa. Nelle forme flemmonose vengono largamente usati vaccini antipiogeni polivalenti e, quando è necessario e possibile, anche gli autovaccini, sempre con buoni risultati . Va anche scgnalat·o l'uso fatto di recente, per economizzare materiale di fasciatura, di un prodotto italiano brevettato sotto il nome di Areoplast e Sterisolo, che consiste in un cerotto reticolare, permeabile all'aria e ai secreti, non assorbente, sterilizzabile, e di una soluzione sterile e sterilizzante che serve per fare aderire il cerotto alla cute: esso sostituisce perfettamente la fascia e il cotone


618

R~OCONTO s-1 ATISTICO OELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA EC<.;.

nelle medicazioni asettiche e i pezzi di Areoplast, essendo lavabili e sterilizzabili, si possono usare ripetutamente senza inconvenienti. Molte operazioni eseguite nei . nostri ospedali sono richieste da lesioni

riportate durante il servizio, come quasi tutte quelle sugli arti, o da infermità insorte o aggravatesi durante il servizio stesso, come le infiammazioni acute o croniche dei diversi organi; ma un buon numero sono eseguite per rimuovere o attenuare imperfezioni fisiche o infermità preesistenti all'incorporamcnto, eliminando cause di minorazione fisica a vantaggio del cittadino nelle esigenze della vita civile non meno che del soldato nelle prestazioni militari. Gl'interventi più frequenti furono quelli sulla parete addominale anteriore (1306 nel 1934, II05 nel I935), richiesti per la maggior parte dalle ernie (1279 nel 1934, 1083 nel 1935). Furono operate nei due anni 2018 ernie inguinali o inguinoscrotali, 162 ernie inguinali con varicocele, 22 ernie inguinali con idrocele, 48 ernie inguinali con ectopia del testicolo, 23 ernie crurali, 15 ombelicali, 43 della linea alba; inoltre 31 ernie strozzate, delle quali 26 inguinali (3 con resezione di tratto di omento, r con resezione di tratto di intestino, I con resezione di tratto di omento e di intestino), 4 crurali (I con resezione di tratto di intestino) e I ombelicale. Ogni anno, dei militari alle armi, sono riconosciuti affetti da ernia e operati a loro richiesta più di un migliaio (1339 nel 1930, 1265 nel 1931, 1408 nel 1932, 1294 nel 1933). Oltre questi, sono riconosciuti af-

fetti da ernia dopo vari mesi di servizio militare altri 400 in media, all 'anno, i quali preferiscono la riforma, e altri 2100 circa sono riscontrati ernio~i e riformati soltanto alle visite presso i distretti o alle prime visite presso i corpi. In complesso sono circa 38oo militari ali 'anno, che non hanno segnalato la loro imperfezione alle visite presso i consigli di leva, e, poichè per ogni classe di leva sono in med ia riformati per ernia alle visite di arruolamento 6500 inscritti, i portatori di ernia di una intera classe si possono calcolare a 10.300. Delle 2362 ernie operate nel biennio 1934-35 soltanto 3I erano strozzate; in seguito all'operazione, per compli cazioni sopraggiunte, morirono 8, dci quali uno solo era stato operato di ernia strozzata (crurale, con resezione di un tratto di intestino). Nel 1930 furono operati di ernia strozzata 9, nel 1931 20, nel 1932 14 (morto 1), nel 1933 n; inoltre, morirono in seguito a operazione di ernia non strozzata 2 nel 1930 e 2 nel 1931. Seguono per frequ enza gl'interven ti nella cavità addominale (973 nel 193 ~. n86 nel 1935), in massima parte per appendicite (904 nel 1934, I 101 nel 1935). Nel biennio furono eseguite 452 appendicectomie per appenò icite acuta (ne morirono 33), 1538 appendicectomie per appendicite subacuta, rccidivante o cronica (ne morirono 9), 15 incisioni di ascesso appendicobre e di flemmone della foss::t iliaca (ne morirono 2). Per la stessa infermità si ebbero 4 I 5 interventi con 9 morti nel 1930, 602 con IO morti nel 1931, 822 con 15 morti nel 1932, 991 con 17 morti nel 1933· Molto meno


RESOCONTO STATISTICO DELL'ATfiVITÀ CHIRURG IC:\

OPERATORIA ECC.

619

frequenti furono gl'interventi per ulcere, lesioni traumatiche e altre cause, ma con un numero relativamente più elevato di morti: 21 nel 1934, 21 nel 1935· Gl'interventi sul perineo anteriore, uretra e genitali furono 548 nel 1934 e 682 nel 1935, con prevalenza delle flebectomie per varicocele (rispettivamente 294 e 234), quindi delle eversioni della vaginale per idrocele (6o e 67); quelli sul retto e sul perineo posteriore furono 543 e 882, soprattutto per emorroidi (400 e 645) e per fi stole anali ( roo e r65). Vi fu un morto per flemmone del cavo ischio-rettale e uno per flemmone .dell'asta, dello scroto e del perineo. Nel campo traumatologico si praticarono numerosi interventi, specialmente sugli arti, tra i quali si ricordano, per l'esito letale, un'amputazione al terzo inferiore della coscia sinistra per cangrena settica della gamba sviluppatasi in seguito a ferita d'arma da fuoco, e un'amputazione al terzo inferiot e dell'avambraccio destro per vasta ferita da schiacciamento alla mano (la morte però fu causata dalla contemporanea frattura della base cranica con commozione cerebrale e fenomeni meningei). Un altro caso di morte, che però non figura nella T abella A, non avendo richiesto intervento chirurgico, si verificò in quinta giornata in un fratturato del femore per embolia miliare grassosa diffusa dell'encefalo favorita dalla pervietà del foro di Botalla. Pochi furono gl'interventi per lesioni traumatiche sul cranio, ma con un numero relativamente alto di morti e cioè : 2 per ferite d'arma da fuoco, transfosse, con meningoencefalite, 2 per frattura della base con ascesso cere· brale (uno di essi anche con pneumoencefalo), I per frattura della volta con ematoma sottodurale, 1 per frattura del temporale con affondamento del tavolato osseo e modico ematoma, 2 per frattura della volta con spappoJa.. m ento della sostanza cerebrale, I per frattura della volta con ascesso cerebrale. lnvece fu rilevante il numero degl'interventi per mastoidite (155 nel 1934, 256 nel 1935), con 13 morti nel primo anno e 14 nel secondo. Facendo una media dei dati rispettivi degli anni 1930-34, durante i quali non si ebbero g randi oscillazioni nella forza media presente, si può calcolare che ogni anno sono operati di mastoidite 153 (non si considerano altri interventi per otitc media, come le miringotomie, alcuni anche con esito letale) e ne morirono 5,4 su una media annuale di 2500 otitici alle armi, mentre, come abbiamo visto, su circa 1700 erniosi, non rivelatisi neppure durante il primo mese di servizio, sono colpiti in ciascun anno da strozzarnento di ernia soltanto 14 e dt essi muoiono 0,3. Sono raffronti che forse meriterebbero di essere tenuti presenti anche nei riguardi dell'Elenco delle imperfezioni e delle infermità, che con l'art. 83 prescrive la riforma per ogni specie e grado di ernie visccrali, unilaterali o bilaterali, e con l'art. 50 la limita, per l'otite media purulenta cronica, soltanto ai casi nei quali essa è sostenuta da carie delle pareti della cassa o degli ossicini o da colesteatoma o da altra causa evidente, non eliminabile senza intervento chirurgico.


620

RESOCONTO STATISTICO DELL't\TTIVJTA

CH IRURGICA OPERATORIA ECC.

Gl'interventi sulla cavità orbitale, globo oculare e annessi furono 315 nd 1934 e 388 nel 1935, dei quali rispettivamente 182 e 183 ablazioni di calazio, 63 e 89 asportazion i di prerigio, 15 e 20 dacriocistectomie. Dolorosamente si dovette procedere, in seguito a lesioni traumatiche, a 5 enucleazioni del bulbo nd 1934, a 17 enucleazioni e a 3 « exenteratio >> nel I935· Si cbl,e un morto nel I935 per flemmone orbitario. Numerosi furono anche gl'interventi sulla lingua, cavo orale e- oro-faringe (340 nel 1934, 305 nel 1935), in prevalenza spezzettamenti tonsillari e tonsillotomic (204 e 131) e incisioni di flemmoni e ascessi peritonsillari e faringe1 (90 e 20 5.). Un morto nel 1934 per flemmone tonsillare e leucemia acuta. Gli esiti infausti furono 68 nel 1934 e 88 nel 1935, dovuti in grandissima parte alla gravità delle lesioni, pochissimi a complicazioni postoperatorie. Di 136 si è già fatto cenno: 44 per appendicite, 42 per lesioni e infermità di altri organi intrapcritoneali, 27 per m astoidite, I I per lesioni traumatiche delle ossa, 8 per ernie, 4 per fl emmoni (orbitario, tonsillare, ischiorettale e dell'asta, scroto e perineo). Gli altri 20 si ebbero nei seguenti interventi: r cranioresezione per ablazione di glioma pontocerebellare delle dimensioni di una grossa mandorla, con decesso per paralisi bulbare quarantotto giorni dopo l 'intervento; 1 lam inectomia del l 'XI, XII dorsale e I e II lombare per frattura della I, II e V vertebra lombare; I osteotomia per osteomielite dell 'omero destro; 2 miringotomie per otite media purulenta acuta; r incisione di flemmone profondo del collo con diffusione al m ediastino ; 2 tracheotomie, l'una per stenosi acuta della laringe, l'altra per tonsillite necrotica con asfissia; I sutura d ti la parete anteriore del faringe per ferita da taglio al collo ; I incisione di flemmone l igneo della parete toraci ca; 5 rc~ez ioni costali per cmpiema; I incisione transpleurodiaframmatica per ascesso epatico; 3 nefrectomie, una per ascesso, una per tubercolosi, la terza per rottura del rene; I cistotomia per calcolosi vescicale.


6zr

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITÀ CHIR URGICA OPERATORI:\ ECC.

TABELL A

A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero ed esito dc{t'li interventi

SEDE ANATOM I CA E NATURA DELL'INTERVENTO IC)J+

1935

G.j M. j T.

G.

l M.jT. (

0

CRANIO

J

a) PARTI MOLLI ;

I ncisione di ascesso profondo della regwne temporale ........................................ .

l

Ablazione di neoformazioni superficiali ben igne ... .

7

Ablazione di fi brocondroma della regione mastoidea..

l

Totale . . .

9

-

7

Il

Il

9

Il

Il

b) CRANIO OSSEO E SUO CONTENUTO:

Estrazione d i scheggia metallica dal frontale Asportazione di esostosi dell'occipitale ............ . Sequestrectomia del frontale

........... . . ...... .

t l

Regolarizzazione di lesioni ossee di f. a. f. . ...... .

2

Regolarizzazione d i focolai di frattura

2

Cranioresezione per allacciatura della meningt:a med ia ........................................ .

I

Craniorese zione per regolarizzazione e vuotamento d i raccolte ematiche o purulente .. . . . ........ .

l

2

7

2

-

l

3

2

4

'Cranioresezione osteoplastica decompressi va . ...... .

2

3 2

Cranioresezione per ablazione di tumore . . ....... . Asportazione di osteoma della mastoide .......... .

9

I l

-

trapan.azione della mastoide per estrazione d1 proiettile ............................... .

I

-

Mas toidotomia (Antrocellulotomia).. . . . . . . . . . . . . . . .

132

Operazione radicale (vuotamento petro-mastoidco) ..

9

Ampi~

·

11

lO

Scopertura e drenaggio dei seni della dura madre ..

(") G = guariti. M = morti. T = Totale 2 -

Giorno/t di t>J~dicina militar~.

6

11 246 3

9

2

T otale ... 15I TOTALI! DEL CRUPPO •. •

143 235

16o

18 169 253

19 272

178 26 4

19 283

18


622

RESOCO).:TO STATISTICO DELL'ATTIVIT.~ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: T ABELLA A. - Elenco qualitativo e tzumerico degli interventi. N umero ed eoito degli lmerveoti

SE DE ANATOM ICA E :-:AT U RA DELL'I:-ITERVE:"'TO 1934

1935

l M. j T.

G.

l M. l ~

G.

FACCIA

2

a) PARTI MOLLI :

Estrazione di corpo estraneo dalla guancia ....... . . Inc isione di ascesso profondo del labbro Incisione di fl emmone d ella guancia

.... . ... .

........ .. .. .

Estirpazione di cicatrice e plas tica del VISl> . • • • • • • •

3

3

Ablazione di neoformazio ni benigne ....... . .. . ... .

J

Asportazione di fibro-condroma della reg 1one parotidea .......... . ... ... .... ... . . . ... . . . .. . Asportazione di cheloide d ella guancia Genoplastica per f e rita

..... . .... .

J

..... .. .. . .... .... ..... . .

Cheiloplas tica .......... .......... .. ...... ...... .

3

3

4

Totale ...

Il

Il

7

7

b) O SSA MA SCELLAHI Svuotamento di emp1ema dell'antro di Higmoro s. Es tirpazione di cisti del mascell are ............... . As portazio ne di esostosi del m ascellare

2

. .. ... . ... .

J

.... . ..... ... .. . .. .

2

Sequ es trectomia d e lla mandibola ................ . Obliterazione di fi s to la alveolare

Raschiamento d e lla mandibo la

. . . . . ..... • ......

-

2

2

5

5

4

3

3

Estirpazione di epulide ... .... . . ... . .. ... . ...... .

·-

2

4

2

O steos intesi d e lla mandibol a . ...... . .. ..... ...... .

3

3

---- - - --- - - - Totale.: .

c) CAV JT ,\

ORDITA LE,

GLOBO

OCULARH E

13

ANl'o'"ESS l :

Estirpazion e di cisti d e rmoidi d el sopracciglio ... . . .

5

Inc isione di flemmone d e lla regione so pracilian:

J

.. .

5

5

5


RESOCONTO STATISTICO DELL' ATff\'ITÀ CIII RURGICA OPERATORIA ECC.

623

Segue : TABELLA A. - Elenco qualitatitlo e numerico degli intertlenti. Numero cd csi 'o deal i interven ti

SEO.E ANATOMICA E NAT UR A OELL ' Iì'\TE RVENTO 1934

19JS

G. l ~ l ~

Ablazione di neoformazioni palpebra li .

. ....... .. .

Ablazione 4Aj calazio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sutura palpebra le

.... . ... . .............. . . .. . . .

T arsorrafia mediana temporanea per u ~tione palpebra .................. . ..... . . . ........ .. .. . Blefaroplastica. . .................. .. ............ .

l

-

1 2

-

3

·

s

I 2

3

3

5

5

Intervento per anchiloblefaro .... ............. . . . .

G.

l M. j ~

6

-

83

-

I

6 l

g

3

3

3

2

2

I

Ablazione di granuloma della carunco la . .... . . . .. . Incisione di ascesso e flemmone del sacco lagrima le. Stricturotomia ................. ... ... .. ..... . .. . . D acriocistectomia .. .. .... , .. ... , ..... .... ...... . Incisione di flemmone orbitario

2

2

6

6

IS

I5

20

zo

I

2

. ....... . .. . .... .

Estirpazione di cisti orbitarie ...... ... . ........ .. . T e notomia dei mm. retti per strabismo . . ........ . Avanzamento dei mm. retti per s trabis mo .

. ... . . .

4

4

-l

4

5

5

6

6

7

7

4

4

2

2

3

3

17

17

7

7

Es trazione di corpo estraneo del bulbo oculare ... . . Sclerectomia • Exenteratio » del bulbo oculare ...... . .......... . Enucleazione del bulbo oculare ............... .. . .

5

5

Sutura congiunti vale ... ... . . . . . . . . . ...... .. ..... .

3

3

Ablazione di cisti e papillomi congiuntivali ....... . Estirpazione del fornic.e co ngiuntivale .......... .. .

J

Operazione per simblefaro ........ . ..... . .. . .... .

2

2

As portazione di pterigio ...................... . . .

Sg

As portazione di neoformazioni sottocongiuntivali .. .

4

4

P las ti ca congiuntivale

2

2

2

2

2

2

3

3

.5

5

...... .... .... ........ . . . . .

Sutura sclero-congiuntivale

. ..... . ............. .

Elettrocausticazione di ascesso d ella cornea P aracentesi corneale

........ . ..

o

•••

o

E sc issione di prolasso 1r1 · 'deo ...... .. ..

•

o

o

...... . ••

o

•

•

•

•••••••

•

•

o

••

•


624

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATIIV!Tt\ CHLRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Num~ro ed esito degl i interventi

SEDE ANATOMICA E NATURA OELL'INT.ERVE/'.- 1'0

1--.,--'9_3_•.,.--i

l M. l T

C.

lridectomia

2

2

E s trazione lineare di cataratta traumatica..... . ... . .

2

2

D iscissione di cataratta .. .......... ..... . ... .... . .

3

3 -

l M . j T.

C.

..... . . ... .................. ...... . .

Totale.. . 31 5

1936

J

5

5 I

315 387

I

388

t!) ORECCHIO :

Ablazione di neoformazioni benigne s uperficiali . . . . Svuotamento di vespaio pe riauricolare .

8

8

3

. .... . . . .. .

l

Svuotamento di ascesso periosteo soprauricolare .. .. . Incisione di ascesso sottoperiosteo re troauricolare .. .

l

2

2

Ablazione di polipi, cisti e granulazioni del condotto uditivo ................................... .

9

9

M i ri ngo tomia

22

2

42

2

T otale...

3

44

l

IJ

13

23

23

41

e) NASO, CA\'!Tl ANNESSE, RJNO-FARINCE :

Asportazione di scheggia dalle parti molli Rinoplastica.

2

2

Caus ticazione ed elettrocausticazione dei turbinati .. .

7

7

Resczione d i creste e sptne del s.:tto . ... . . ... ... .

Incisione di e m atoma del setto .

. ............... . 2

2

15

3

3

Settotomia sottomucosa ..... .................... .

29

lfl

16

D ecorticazione di turbinati ........ . . ............ .

18

Turbinectomia ................................. .

Il

I I

A s portazione di ncoformazio ni benigne del rino-faringe

28

28

27

27

Etnloidotomia .

7

7

2

2

3

3

74

74

. . .... .... ..................... .

19

Trapanazionc del seno frontale . ......... . . ...... . Trapanazione d el seno mascellare

3

3

Totale. . .

121

-

·

12 1

- - - - · - --- - -


RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVIT,\ CH IRL=RGI CA OPERATORI:\ ECC.

625

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero ed esito degli interventi

S EDE ANATOMICA E NATURA DELL'li\: l ERVE1'-:TO IQJ4

IQJS

G.

l M . l T.

89

l

l M. l T .

G.

.f) LINGUA, CAVO ORALE, ORO-FARINGE : Incisione di flemmoni e ascessi peritonsillari e faringei

QO

zos

-

zos

zo4

131

-

131

Ablazione di .fibroma tonsillare .................. . Spezzettamento tonsillare e tonsillotomie .......... 204

-

Ablazione di neoformazioni benigne de li 'ugola .....

2

2

Aspo rtazione di adenoidi

8

8

Totale . .. 304

l

4

305 340

4

-

340

g) GLANDOLE SALIVARI :

3

Asportazione di neoformazioni benigne della sottomascellare e de Ila parotide .................. .

j

3

TOTALE DEL GRUPPO. • .

g 10

3 813 866

E stirpazione di cisti congenite branchiogene e tiro i.d~e

7

i

Estirpazione di fistola tireo-glossa . ... ........ · . · · ·

8

8

4

4

l

867

COLLO, LARINGE, TRACHEA

Incisione di ascessi e di flemmoni del pavimento orale Incisione dt' A. emmont· e d'1 a d eno- ft emmoru· ....... .

13

Incisione di ft emmone hgneo .................... ·

2

2

3

3

2

2

Ablazione d i neo formazioni benigne superficiali ... .

4

Estirpazione di tumori benigni profondi .......... .

2

Incisione di an trace della nuca

. ........ . ....... .

5

3

5

5

25

26

5

5

4

2

2

2

5

5

t6

21

21

Ablazione di cicatrice della nuca . ........... . · · · · Estirpazione di cheloid e ......................... .

Estrazione di proiettile dalla nuca

.............. .

Asportazione di g 1andola della loggia sopraioidea ... . Ablazione di gozzi ctsUc1 · · · e parench.1matos1· .... .... . Sutura del faringe per f erJta · d a tag J'10 Tracheotomia . . . .

. .•..••.••.

J6

- ·

1


626

RESOCO:-lTO STATISTICO OELL'ATTIVITÀ CIIIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero w esito degli interventi

SEDE ANATOM ICA E NATURA DELL' l !'.trERVENTO 1934

IQJS

G.j M. l T.

..

. .. . '

4

-

4

2

-

..

..

. .. . .

6

-

6

8

-

Estirpazione di tiroide aberrante

..

.

-

Frenico-exe resi ..

..

Ablazione di polipi laringei

'

..

' .

ToTALE DEL GRUPPO. • •

4

l M. j T.

G.

2 l

8

l

-

- ·

-

I

74

l

75

79

3

82

I

-

- ·

-

l

COLONNA VERTEBRALE L aminectomia per ·frattura e lussazione vertebrale .. Lam inectomia per compressione spinale , .,

__-- ---·- - - - -· •

TOTALE DEL GRUPPO .•.

TORACE

5

a) PARTI MOLLI, GLANDOLA MAMMARIA : l

l

6

-

6

3

-

3

-·

3

I

-

E s trazior.e di proiettili ......................... ..

I

Asportazione glandole ascellari .. ........ . ......... Incisiont: di ascessi profondi e flemmor.i

. • . • . . . . o.

I r,c isior.e di flemmone !igneo ................... ..

-

Asportazione di fistola re~ionc sternale ......... . ..

-

...

Ablazione di neoformazioni benigne superficiali Ablazione di li pomi

•

o

o

•

o

o

••••••

o

•

o

•

o

••••••

•

o

••••

A sportazione completa della mammella .............

l

l

-

-

-

-

l

3 l l

-

I

-

T

6

-

6

3

- ·

3

4

- ·

4

5

-

5

3

-

3

-

-

-

-- - - -- - - - - - Totale. . .

20

21

I7

-

I

I7

b) GABBIA TORACICA E SUO CONTEI'>l!TO

3

-·

3

-

l -· -

Plc urotomia intercos tale per ferita a. f ... . ' .... ' ...

l

-

I

-

-

Incisione trans pleurodiaframmatica di ascesso subfrenico ............... . ................... .

2

Intervento sullo sterr,o per osteomielite Pleurotomia intercostalc per empiema

•

•

•

••••••

o

••

••

o

•••••••••

Incisione transplc urodiaframmatica di ascesso epatico

-

-

2 2

3

3


627

RESOCONTO STATISTICO DELL'AnWITA CH IR URG ICA OPE RATORIA ECC.

-Numero ed .,..ito degli interventi

SE DE A.'IATOMICA E KATURA DELL'l:"TERVE:-.,·o 1934

l

G.

l

Resezione costale per empiema, piopneumotorace e seno fis t o !oso ..........

16

••

•••••••••••

•••

Resezione cos tale per ascesso polmonare ... .

o

•••••

••••••

l T.

l\1,

-

Re sezione costale per ferita a . f. ................. . o

1935

l

-

l

Resezione costale per cisti da echinococco del fegato

4 -

Operazione di Estlllnder per fistola toracica . ...... .

l

G.

-·

-

1-

17

45

4

l' 49

l

~

-

4

3

6

6

Resezione costalt!. per ascesso subfrenico

l

l

-

l

l

Resezione costale per echinococco polmonare . . . .. . ...... ... .

l 1\t. l T. l

-

3

4

- -

l

-· -

Toracoplastica

Totale.

6

o

37

2

39

57

TOTALE DEL~ GRUPPO. • .

57

3

6o

74

o

4

ADDOME a) PARBTB ADDOMINALE Al"TERI ORE, ERN IA :

Estirpazione di cicatrici............. .. · · · · · · · · · · · · Incisione di a s cesst· pro f on d't

2

2

• ••••••••.•••.•••••••

Ablazione di neoformazioni benigne superficiali ..... Estrazione di proiettile dalla regione inguinale

o

9

9

3

3

12

12

2

2

4

4

'5

15

••••

Occlusione di fistola parietale pos toperatoria ....... . As portazione di lipoma con plastica parietalc...... . Plastica parie tale per laparocele p osto peratorio

o ••••

s 1o8s 93'

Cura radicale di ernia inguinale c inguino-scrotale .. toSo Cura radicale di ernia inguinale e vari\:occle . . . . . . . .

100

-

100

62

2

933

-

6z l

Cura radicale di ernia inguinale c idrocele . . . . . . . .

9

9

13

13

Cura radicale di ernia inguinale e orchipessia ..... .

23

23

23

23

Cura radicale di ernia inguinale e orchiectomia . . . .

2

2

Cura radicale di ernia crurale ....... ...... ·. · · · · ·

15

15

8 -

8

Cura radicale di ernia ombelicale

6

6

9

9

19

19

17

17

Cura radicale di er·ru·a d e 11a l'tnea a lb a.

o ••••••••••• •

Cura radicale di ernt'a tngutna · 1e strozzata . . ....... . o

9


628 .

RESOCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITA CHIRURG ICA OPERATORIA ECC.

Segue : T A BELLA A. · Etcnco qualitatitJo e numerico degli intertJenti. Numero ed t!lito deali in~rventi SEDE ANATOM ICA E NATURA DELL'INTERVENTO

------------------~------------

1934

l M. l T.

G.

Cura radicale di em1a crurale strozza'ta ........... .

1935

3

l M. l T.

G.

I

3

Cura radicale di errua ombelicale strozzata.

. I

Totale. .. 1301

5 13o6 II02

3 1105

b) CAVIT .À ADDOMINALE, ORGANI INTRAPERITONEALI (TUBO DJCERF.NTE ADDOMINALE E ANNESS I) :

Laparatomia esplorativa ......................... . Laparatomia per contusione addominale .......... .

4

1

5

7

l

4

5

2

3

I

2

J

I

Laparatomia per rottura intraperitoneale della vescica Laparatomia per ferita penetrante da a. d. f.. ....... .

2

9

Laparatomia per peritonite acuta diffusa da perforazione

4

2

6

9

6

IS

Laparatomia per peritonite acuta circoscritta ...... .

I

I

2

2

I

3

Laparatomia per peri toni te tubercolare diffusa .... .

1

I

l

Laparatomia per peritonite tubercolare circoscritta .. .

3

4

4

I

4

Laparatomia per sigmoidite purulenta.

I

Laparatomja per peritonite da empiema di colecisti calcolosa ............... . ................... . . .

I

Laparatomia per occlusione intestinale .......... .. .

2

3

3

6

Laparatomia e viscerolisi. . ...................... .

l

l

I

2

Laparatomia per ascesso subfrenico ............ .. .

I

2

Laparatomia per sarcoma delle glandole .......... .

l

Sutura di ulcera del piloro ...................... .

3

Sutura di ulcera duodenale

I

.................... .

Gastrotomia per grave stenosi esofagea

4 3

......... .

Gastrotomia per sutura o affondamento di ulcera .. .

I

4

2

l

2

2

Gastrectomia per ulcera ........ . ................ .

2

2

Duodenogastrectomia .. . .. ......... ............ . .

3

Gastrostomia alla Fontan della grande tuberosità gastrica per perforazione traumatica dell'esofago

Resezione alla Polya per ulcera duodenale ........ . Fistola digiunale a Ila W i tze l. ........ . .... .. . .... .

2

2

3 I

5 3

3


629

RESOCONTO STATISTICO DELL' AITIVITÀ CHIR URGICA OPERATORIA ECC.

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico deg(i intervetlti. Numero ed ••ito del! li interventi

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO 191~

1935

G. ' M. ' T.

G. ' M. ' 1 '.

Colecistogastrostornia per tumori del pancreas. . ... .

I

Gastroenterostomia anteriore alla Wolfler.......... .

I

G astroenterostomia posteriore . . .............. . .. .

lO

Gastroenterostomia con gastropessia . ........... . . .

2 -

12 l

Gastroenterostomia e sutura di ulcera duodenale . .. .

l

l

Enterorrafia ed enterectomia per ulceri tifiche ..... .

I

2

u

249

Appendicectomia per appendicite acuta

........ ..

238

Appendicectomia per appendice s ubacuta, recidivante e cronica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 645 Incisione di ascesso appendicolare e di flemmone d ella fossa iliaca.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ........ .

12

1

8

181

646 884 9

2

Epatotomia per ascesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .

3

6

I

2

6

3

3

3

34 973 IT34

52 1186

5

5

Totale.. . 939

203

8 892

5

Obliterazione di fistola s te rcoracea . . ...... . . ..... . .

Epatotomia per echinococco

22

c) PARETE LATERO-POSTERIORE, ORGANI RETRO-PF. Rl· TONEALI (RENE, BACINETTO, URI!TERE ADDOMINALE) :

Lombotomia esplorativa .... . . . .. Lombotomia per vuotamento di raccolte ematiche e pur ulente perirenali. ... . . . . . . . .. . . . .

..

. . . . . . . .. .. Scapsulamento del rene ... .. . . . . . . . . Nefrotomia e nefropielo tomia . .. . . .. .. .. . . Nefrostomia . . .. . . . . . . ... . . . . . . . . . . . . . . Nefrectomia .. .. . . Pielotomia . .. .. . Nefropessia

•

•

•

o

•

••

..

..

..

5 5 2

l

l

- ·

T

5

i

-

7

5

2

-

2

-

2

3

-

3

6

-

6

T

-·

T

2

-·

2

5

l

6

T3

2

15

3

7

-·

7

29

35

l

J

o

-

-- - - - - - -

- - -Totale...

28

ToTALE DEL CRUP PO . .• 2268

- -· -

l

40 2 30R 2271

2

37

57 2328


630

RESOCONTO STATI!)TJCO DELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interpenti. Nu mero ed <8lto deali inW'nnt( SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVENTO 1934

1935

G.J M.J T. G./ M.J T. 7

BACINO, ORGANI PELVICJ, PERINEO a) PARETI DEL BACINO (SCHELETRO E PARTI MOLLI) :

Trapanazione del pube per osteom ielite .... . ...... .

J

Raschiamento del coccige ...... .. ..... . ......... .

l

Estirpa~ione

d i fistola ischio-coccigea ............. .

3

3

7

7

Estirpazione di cisti dermoide sacro- coccigea ...... .

4

4

6

6

Ablazione di lipoma della regione coc<:igea .... ... . .

I

Vuotamento di ascesso della fossa iliaca e loggia dello psoas ....... .. ...................... ........ .

I

l

- - - - - - -- -- - -Totale ...

ro

--

IO

14

I

- ·

l

3

-

3

I

-

I

2

--

z

z

7

- - --- - ---- --

b) URETERE PELVICO, VESCICA URINARIA, PROSTATA :

U reterotomia pelvica per calcoli

••

o

I ncisione di ascesso della prostata Cistotomia soprapubica.

••

o

•••

o

•••••••••••

•

•

•••••• o

o •

••••••••••••••••••

o

••••

•

•••

Pr os tatec te mia t ransvescicale ......................

I

-

I

-

-

I

-

7 I

---- - - ---- -Totale ...

4

13

-

I3

c) RETTO E PERINEO POSTERIORE :

Incisione di ascessi e flemmoni del cavo ischio-rettale

IO

-

IO

5

I ncisione di ascessi perianali

2

-

2

36

28

-·

28

22

Spaccamento di fistola ischio- rettale ...............

-

-

-

J

Spaccamento di fistola anale

100

-

100

•••

o

••••••

o

Cura di ragadi anali

••••••••

••••••

Abtazione d i lipomi perineali Ablazione di papi lioni anali

•••••

••••

••••••

o

•••••

•

o

•

••

o o

.

o

•••••••••••

o

•••••

•

••

•••••••••

•••••

. ..

••

o

•••

o

o

•

o

••

•••••

o

••••

o

•••••••••

•

•••••••••

•••••

o

•••••

o

- -· 2

-

2

I

-

6 ~ 22

I64

-

16.$-

2

-

2

3

-

3

I


631

RE..<;OCONTO STATISTICO DELL'ATTIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: T ABE.L LA A. - Elmco qualitativo e numerico degli interventi. Numero ed esito de"'li intcr\'c-nti

S EDE ANATOMICA E :-IATUHA DEI, L'I:,rrERVE:--IT<) 1035

1934

G

l M l T.

Ablazione di polipi del retto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

-·

-·

-·

Divulsione anale per atresia del retto. . . . . . . . . . . . . .

1

-

1

Riduzione cruenta di prolasso del retto . . . . . . . . . . .

-

-

-· 1

-· 399 645

~

- ·

- ·

1

-· 645

.....

Totale. . . 543 d) P ERINEO Al'TERIORE,

2

- · -

Escissione e cauterizzazione di noduli emorroidari .. 399 Cura radicale delle emorroidi alla Whitehead

·

G. j M. l ~

- · 543 881

1

882

URETRA, GF.NITALI

Incisione di ascesso perineale

.......... . .... . .. .

Incisione di ascesso periuretrale ................. . Incisione di Aemmone dell'asta, dello scroto e del perineo ...... . ........................ ...... .

2.

Obliterazione di fistola uretrale

2

2

U retrotomia esterna

2

2

Uretrotomia interna ..

2

2

-

2

3

3

Intervento per rottura traumatica dell'uretra ...... . Ablazione di cisti dello scroto

.. .. ............. .

Ablazione di fistola della parete dello scroto

. ... .

Plastica dello scroto .. .......... ...... .... ......... .

3

1

Re sezione dello scroto per varicocele .. ........... . Flt-bectomia per varicocele

294

294 234

234

Estirpazione di cisti del funicolo e dell'epididimo ..

17

17

17

Eversione della vaginale per idrocele

........... .

6o

6o

67

Resezione della vagina le per ematocele . . .......... .

l

Epididimectomia

............................. .

s

8

Deferentectomia

......... ... .......... .... .... .

Orchipessia . . .............. .. .... . ....... .. .... .

3

3

Sinorchjpessia alla Witzel

t

3

22

-·

I

Ablazione di corpo estraneo dal testicolo.. . ... .. .. . Ablazione di cisti del testi colo .............. .. ... . Orchiotornia

•••

o

••••••

o

•••

o

•••••••

o

••

o

•••

o

•

•

••••

22

l

-


632

RE..<;:OCONTO STATISTICO OELL" ATIIVITÀ CHIRURGICA OPERATORIA ECC.

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerico degli interventi. Numero ed eoito degli interVenti

SEDE ANATOMICA E NATURA DELL'INTERVE:-ITO 1935

19)4

l M., T.

G

-

2

3

-

-

-

I

2

-

2

Orchiectomia ................................... .

8

Asportazione dell'ida t id e di Morgagni per torsione Plastica per ipospadia balanica ................... .

l

2

Plastica ciel prepuzio per perdita di sostanza ..... . Plas tica del frenulo Circoncisione

l M. l T.

G.

8

I2

-·

I2

I

-

- ·

-

-

-

3 I

-

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . z68 - 268 278 278 Totale... 682--=:. 68z 66o - 1 66i T OTALE DEL GRUPPO ..• 1238 l 1239 1568 2 1570

ARTI

8

Estirpazione di cicatrice viziosa ...... ...... ...... . Innesto dermo-epidermico alla Thiersch

I

......... .

2

2

Asportazione di dita soprannumerarie ..... ........ .

8

8

Plastica per sinda ttilia

5

5

........................ .

I nterventi vari per dita a martello......... . ...... . Estrazione di corpi estranei dalle parti molli ...... .

26

26

s l

3

l

Escissione di tessuti da ferita lacero-trasversale infetta. Estirpazione di tramite fistoloso

5

3 l

39

39

I

................ .

4

4

2

2

Incisione di ascessi profondi e fiemmon i.......... .

'31

31

72

72

Ablazione di neoformazioni benigne superficiali .... .

JO

IO

I9

19

6

6

Ablazione d i cisti ematica ....................... . Asportazione di tumori benigni profondi . .. ....... .

8

Estirpazione di sarcoma ......................... .

4

4

Riduzione cruenta di ernta muscolare ............. .

7

7

5

5

Asportazione di noduli di miosite ossificante ..... .

I

Tenorrafìa . .... . ............... .. ...... ... ..... .

9

9

23

23

Estirpazione di cisti tendo-sinoviale (ganglio) . .. ... .

9

9

30

30

Estirpazione di igromi e borsiti .................. .

18

18

16

t6

l

I

Tenoplastica.

. ..... . .......... .......... ...... .

Legatura dell'a. omcrale .. ..... . .. . .. ...... . .... . Legatura dell'a. radiale .......... .. ............. . Legatura d e i v~s1 femor~li per emorragia secondaria in monconc d1 amputaziOne ................... .

l


RESOCONTO STATISTICO DElL'ATTIVITÀ CH IR UR\.ICA OPERATORIA ECC.

633

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerrco degli interventi. Kumero od <'tito degli intttventi

SEDE ANATOMICA E NATURA DE LL' INTERVENTO 1934

1935

l M . l T.

G.

l M. l T.

G

E s tirpazione di aneunsma. Safenectomia per varici

2

2

....................... .

34

34

JS

35

Enucleazione di nodi linfatici inguino-crurali ... .. . Neurorrafia ................................... .

43

43

12

12

Estirpazione di neuroma .......... ....... ... .... . Simpaticectomia perivasale

l l

J

..................... .

3

l

3

Asportazione aponevrosi palmare per morbo di Du puitrcn. . ................. · · .. · . · · · · · · · · · · · · · Estirpazione di cisti artro-sinoviale. . ............. . Capsu lorrafia ......... ... ....................... .

2

2

Artrotomia per es trazione di proiettile ............ .

4

4

Artrotomia per estrazione di corpi estranei van .... .

2

2

-

Artrotomia per lesione dei menischi ..... ......... .

3

3

Artrotomia per piartro

2

2

s

5

Estrazione di corp1 mobili endoarticolari .......... .

6

6

7

7

Meniscectomia .

. ................ ..... ......... .

4

4

28

28

Riduzione cruenta di lussazione.. . ............... .

IJ

13

9

.

Riduzione cruenta di frattura .................... .

9

s

s -

Artroplastica

3

Estrazione di proiettile dal tessuto osseo.......... .

l

Osteotomia per osteomielite acuta ............. . .. .

4

4

Raschiamento osseo, sequestrectomia, ccc.......... .

9

9

Ablazione di cisti ossee. . . ... ..... .... ......... . .

2

2

Ablazione di esostosi. ........................... .

7

7

8

8

Osteotomia

7

7

8

8

2

2 IO

3

O steoclasia. Regolarizzazione di focolai di frattura esposta ..... .

-

2 21

6

6

IO

. .... .

2

2

Il

O steosintesi della eia vicola ....... .. ............. .

3

3

20

Osteosintesi dell'omero ...... ... ................. .

3

3

Regolarizzazione di callo deforme

2

........... .... .

Regolarizzazione di monconi d 'amputazione.

20 T


RESOCONTC STATISTICO OELL'ATI'JV ITi\ CH IRURGICA OPERATORIA ECC.

635

Segue: TABELLA A. - Elenco qualitativo e numerzco degli interventi. -

----------~~---=~-~~-----------

:'\ume'o ed .-ito degfi intertenti

SEDE ANATOMICA E NATURA OELL'INTERVE:'\TO 19H

G.

19JS

l ~1. l T .

G.

l M . l T.

INTERVENTI DI MINORE RIUEVO Incisione di ascessi superficiali, foruncoli, adeniti, ecc.

As~rta~ione ~ cisti. se~acee .... ................

Estnpaztone d t ungh1e mcarna te

l_.

·1-

-

33ol$

-

-4499 -

. . . . . . . . . . . . . . . . -·

6so

-· 678

Riduzione incruenta di frattura

- - 20(}8

Riduzione incruenta di lussazione .

-

349

791

-

891

-

zz8

Sutura di ferite cutanee. . . . . . . .. Estrazione di _corpt estranei congiuntivali e corneali -

-

194

Estrazione di corpt estranei dal condotto

-

3

-

7159 -

uditivo -

3

Estrazione di corpi estranei dall'esofago. . . . . . . . . . . . -

Totale. . . -

-

9397


TABELLA

S E D E

B - Interventi ripartiti

ANATOMICA

CRANIO

o) Parti molli •...••..........•......... ..••• •.•....•................. 6) Cranio

ou~o

~

-- -

--

suo cont~nuto ....... . .•.•.. . ..•.........•....•.•.

l

-

-

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FACCIA

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6) Osa a m ascellari ..................................................... . c) Ca viti orbita le, globo ocular~ e annessi .......................... ..

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d) Orcççl•io .......................... ........... ....... ........ ....... .

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b) Cranio oste-o e suo contenu t o , . .. , ... .. . . ........... . ............. .

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c) Cavità orbrtale. ~l obo ocular~ e anneui ...... .... ................. .

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d ) Orecchio...•........ . ........•......•... . .•..•...•....•..•..........

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l f) Lingua. covo orale, oro-faringe ................................... . g ) C londolc solivari

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b) C abbia toracica e suo conten•a'O ................................. . ADDOME

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a) Pareti del bacino .......................................... . · •...•.

b) Urctcre pelvico, vescica urinaria, pr"s tata .... . ................. . .. .

c) Retto e pcr1neo po•teriore

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DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE DELL'INTENDENZA A. O.

Direttore: generale medico F. MARTocuo

Cenni epidemiologici sul tifo ricorrente Obermeyer in Eritrea Dott. Raffaele Confalcne, maggiore medico, igienista

Le diverse varietà di febbre o tifo ricorrente sono dovute a ·speciali microrganismi di forma elicoidale, detti spirochete, trasmesse all'uomo per il tramite di ectoparassiti, nel cui organismo passano per diversi stati evoluti vi (con fase d 'invisibilità), durante i quali conservano la capacità d'indurre l'infezione (Dutton e Todd; Koch e Leishmann). I diversi ceppi non sono microscopicamente differenziabili dato il loro polimorfismo, nè le prove d'immunità crociata sono ritenute suffi cienti ai fini di una precisa identificazione. Onde si ha la tendenza (Castellani, Brumpt) a riportare le diverse varietà di febbre ricorrente ai due tipi fondamentali in base alla specie dell'ospit,e trasmissore e propriamente: f. r. di Obermeyer o da pidocchi e f. r. di Dutton o da zecche. Questa distinzione, secondo alcuni autori, risponde anche ad una differente azione patogena delle spirochete in animali da esperimento, !n quanto che questa è nulla in conigli o cavie inoculate con spirochete tipo Obermeyer, è massima in topi o ratti inoculati con spirochete tipo Dutton. Anche dal punto di vista clinico, pure essendo entrambi i tipi caratterizzati d a periodi febbrili e da periodi di apiressia, si ammettono delle differenze. Infatti l'accesso febbrile, nella ricorrente da pidocchi, può essere unico e dura sei-sette giorni, spesso, dopo una settimana di apiressia, si ha un secondo accesso, raramente un terzo; nella ricorrente da zecche invece gli accessi febbrili sono più numerosi e più brevi. La mortalità, che oscilla dal IO al 30 %, è più bassa nella varietà cosmopolita o da pidocchi. Per stabilire quindi se focolai epidemici di febbre ricorrente siano da attribuirsi alla varietà obermeyeri o a quella duttoni, deve tenersi conto di tutti gli elementi accennati e specialmente del parassita vettore. E' noto che nelle nostre colonie orientali esiste la f. ricorrente di Dutton o da zecche (Martoglio, Costa, Croveri, Reitani, Rodinò); ma, a quanto mi consta, non sono stati mai descritti focolai dì f. ricorrente di Obermeyer o da pidocchi, la quale invece è endemica in Libia.


CENNI EPIDEMIOLOGICI SUL TLFO RICORRENTE OBERMEYER IN ERITREA

64I

Essendosi verificati alcuni focolai di f. ricorrente in Eritrea, fra gli ascari, durante il conflitto italo-etiopico, riferibili al tipo Obermeyer, ritengo utile renderli noti allo scopo di portare un contributo sulla più esatta distribuzione geografica della malattia. Nell'agosto 1935, fra gli ascari di battaglioni eritrei, di recente ritornati dalla Libia ove avevano per lungo tempo soggiornato, comparve, mentre erano accampati in prossimità del confine etiopico, una caratteristica malattia accessuale, febbrile, talvolta mortale. Dall 'agosto al novembre si ebbero complessivamente 62 casi con 9 decessi, su una collettività di circa 3000 gregari. Anche presso la popolazione indigena del territorio limitrofo, ove spesso gìi ascari si recavano in permesso, si ebbero ammalati della medesima infermità, ora in forma sporadica, ora a focolai. Nello stesso periodo di tempo, fra gli ascari Jei battaglioni misti dislocati in Somalia, si verificarono focolai epid..:mici della medesima malattia. Caratteristiche dell'infermità erano: lo stato tifoso, con ittero e febbre alta della durata di 7- 8 giorni; talvolt~ complicanze bronco-polmonari, gastriche o renali. Nel sangue: presenza costante di spirochete fini, a spire varie per numero ed ampiezza, sparse nel plasma; leucopenia con polinucleosi neutrofila, anisocitosi e poichilocitosi di modico grado. Nelle urine: albumina, pigmenti biliari e tracce di emoglobina, emazie e cilindri vari; assenza di spirochete. Le ca'vie inoculate col sangue contenente spirochete sopravvissero senza che in circolo fossero mai comparsi i caratteristici germi elicoidali. La ricerca delle zecche, fatta accuratamente sia negli accampamenti sia nelle località più frequentate dagli ammalati, riuscì negativa; fu positiva invece quella dei pidocchi. Le indagini microscopiche fatte su parecchi pidocchi prelevati da diversi ammalati misero in evidenza spirochete isolate o raggruppate, morfologicamente analoghe a quelle riscontrate nel sangue degli ammalati. I dati clinici, le indagini microscopiche, le prove biologiche ed infine il riconoscimento dell'agente vettore mi hanno indotto alla diagnosi di febbre · ricorrente tipo Obermeyer. Dal punto di vista epidemiologico è necessario chiarire in qual modo possano essere insorti i descritti focolai, non risultando che in A. O. esista la ricorrente obermeyeri. D'altra parte non è da escludersi che possa trattarsi del virus duttoni il quale, anzichè essere veicolato dalla zecca, sia trasmesso da pidocchi. Infatti Manteufel, Nicolle, Anderson, Mathis, negando una stretta specificità tra spirocheta ed ospite, affermano che le spirochete ospitate dalla zecca possono in determinate condizioni adattarsi ad essere ospitate ancht..: dal pidocchio. Tuttavia per l'esatta interpretazione dei focolai epidemici riferiti, bisogna tener conto di alcune importanti circostanze che stanno piuttosto a dimostrare che la spirocheta responsabile sia stata quella di Ober-


642

CENNI EPIDEMIOLOGICI SUL TIFO RICORRENTE OBERMEYER IN ERITREA

meye1 trasmessa dal suo ospite abituale. Infatti i focolai epidemici si sono svolti tra gl i ascari di battaglioni che avevano soggiornato lungamente in

Libia, ove la febbre ricorrente europea è endemica e non ha risparmiato, nell'ultimo venticinquennio, i predetti reparti, talvolta ingenerandovi veri focolai epidemici (Testi, Rizzuti). E' presumibile quindi che con iJ ritorno dei battaglioni eritrei dalla Libia sia stata importata in A. O. la ricorrente obermeyeri, sia per mezzo di casi frusti, sia mediante pidocchi infetti e che la malattia si sia potuta insediare presso tali reparti a causa delle particolari condizioni ambientali favor(:nti il parassitismo. In modo analogo possono interpretarsi i numerosi çasi di febbre ricorrente che si sono verificati in Somalia, in agosto- settembre, in assenza di zecche, presso i due battaglioni misti che dalla Libia erano stati, n eli 'anno, colà trasferiti. Parimenti i casi riscontrati fra la popolazione indigena dei villaggi pros!>im1 ali 'accampamento degli ascari e da questi frequentati sono da attribuir~i alla medesima spirocheta. La bonifica rigorosamente attuata, mediante lo spidocchiarnento dellct persona e la disinfestazione degli indumenti, ha condotto alla rapida estinzione dei focolai; ciò che conferma pienamente la diagnosi epidemiologicJ. In conclusione affermo :

a) che nelle nostre colonie orientali esiste anche la febbre ricorrente oberrneyeri; b) che vi sarebbe stata importata dagli ascari trasferitivi dalla Libia in occasione del conflitto itala-etiopico; c) che alla diagnosi , quando non sono possibili altre ricerche, si può g1ungere col criterio epidemiologico in armonia con quello clinico e microscopico. AuTORtAssuNTO. L'A., dopo avere accennato che un mezzo utilissimo per la precisazione diagnostica delle febbri ricorrenti, allorchè non siano possibili indagini più delicate, sta nel riconoscimento dell'ectoparassita vettore, afferma che alcuni focolai, da lui studiati in Eritrea, siano dovm:i alla spirochcta Obermeyer, sia per il rinvenimento di pidocchi infetti , sia per gli efficaci risultati ottenuti colla sola disinfestazione diretta verso questi insetti. T ale varietà di ricorrente, mai rilevata in colonia Eritrea, vi sarebbe stata importata dagli ascari della Libia, ove la ricorrente Obermeycr è endemica, trasferiti in A. 0., in occasione del conflitto italo-etiopico.

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DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DEL COMANDO FORZE ARMATE DELLA SOMALIA DIREZIONE DI SANITÀ

Direttore: colcnnello medico MAURIZIO BEDEI

MALARIA SOMA LA Don. Filippo Massa, primo capitano medico, igienista

La malaria è una delle malattie infettive più diffuse, allo stato endemico, fra la popolazione indigena della Somalia Italiana e costituisce la causa principale dell'insalubrità di molte regjoni interne. Si può affermare che dai confini del Kenia fino a quelli con la Somalia Inglese - dall'altezza di Bohotleh all'Ogaden - non ne è indenne che la fascia costiera eccezione fatta da Gobuen e Giumbo che si trovano sulla foce del fiume Giuba. Nella parte settentrionale della Colonia, priva per quasi tutta la sua estensione di corsi d'acqua e con terreno in buona parte roccioso, l'infezione palustre è un'entità morbosa rara tuttavia presente nelle depressioni delle vallate di Darror e del Nogal il cui torrente omonimo sfocia presso Eil nell'Oceano Indiano. La malaria domina la nosografia delle regioni bagnate dai due fiumi Giuba ed Uebi - Scebeli (fiume dei leopardi) - sulle cui sponde sono disseminati i più popolati villaggj stabili per la fertilità del terreno e per la facilità dell'approvigionamento idrico - dando il massimo contigente di morbilità che raggiunge anche il 70-80 ~~ laddove le zanzare malarigene trovano le migliori condizioni di sviluppo. S'intende che con l'allontanarsi dai corsi d'acqua anofelismo e malaria diradano gradualmente. Ma si ritrovano subito l'uno e l'altra - specie nei territori intermedi ai due fi umi - dove si formano acquitrini, stagni, durante le pioggie e nelle pozzanghere che si creano attorno ai pozzi. Una particolare considerazione, come causa di malaria, meritano gli c< uar » raccolte di acqua in avvallamenti del terreno approfonditi artificialmente: preziosa provvista idrica ma habitat per uova e larve di anofele. Infine in alcune località come Genale, Afgoi, Villaggio Duca degli Abruzzi, concessioni sul Giuba si sono create, con estese culture irrigue, condizioni favorevoli che permettono alle zanzare malarigene di allignarvi per lungo tempo. La fonte parassitaria è permanentemente assicurata in tutta la Colonia dall 'alta percentuale di infetti e dal nomadismo, metodo di vita così preferì t o dai Somali.


MALARIA SOMALA

Ricorrenze epidemiche. Ne sono cause la piena dei fiumi e le locali precipitazioni atmosferiche. Il Giuba e lo Scebeli hanno il loro bacino imbrifico sull'altipiano etiopico meridionale nelle regioni di Harrar, degli Arussi, del Sidamo e del Bale ed il regime delle acque dei fiumi è in diretta dipendenza delle pioggie che ivi cadono: 15 febbraio- 15 aprile (piccole pioggie o piccolo Keremt) fine giugno- primi di ottobre (grandi pioggie o gran Keremt). Si determinano così due periodi di piena che, nel territorio somalo, vanno dali 'aprile a tutto giugno e da ottobre a dicembre inoltrato. Per quanto riguarda le precipitazioni atmosferiche ricorderò che in Somalia vi sono quattro stagioni : due asciutte e due piovose. Le prime corrispondono ai periodi in cui dominano i monsoni, le seconde a quelle di calma e di cambio di venti (periodi di « tancabili »): 1) « Gilal >> dal 15 dicembre al 15 marzo; caldo secco; monsone di N.E., fiumi in magra; 2) « Gu >> dal 15 marzo a giugno inoltrato: grandi pioggie, temperatura ed umidità relativa elevate, cambio di monsone da N.E. a S.O., 1iumi m p1ena; 3) « H agai » da giugno inoltrato a tutto settembre: piovaschi sempre più radi, fresco umiclo, monsone di S.O. , fiumi verso la magra; 4) « D er» da ottobre al 15 dicembre: piccole pioggie, temperatura gradatamente elevantesi, umido, cambio di monsone da ·s.O. a N.E., fiumi m p1ena. Le ricorrenze epidemiche corrispondono, come ho già detto, alle stagioni in cui si creano acquitrini, stagni per la piena dei corsi d'acqua e la caduta delle pioggie che spesso,. coincidenòo perfettamente, permettono anche la formazione di estese e durature paludi nei bacini alluvionali dei due fiumi. Si hanno perciò nell'anno due recrudescenze malariche che dall'aprile inoltrato arrivano al giugno-luglio, e dall'ottobre al dicembre. E ' soprattutto in questi periodi che la curva di morbilità dell'infezione ascende bruscamente: le zanzare malarigene vi pullulano, ai primi casi di recidiva sono già seguite le infezioni primitive e le reinfezioni gravi. Naturalmente il paludismo non ha sempre la stessa epoca di sviluppo, un'identica durata e gravità, verificandosi spesso degli anticipi e dei ritardi nella caduta delle pioggie o nelle piene dei corsi d'acqua ed osservandosi da un anno all'altro importanti variazioni nella portata dei fiumi e nell'intensità delle variazioni atmosferiche. Quest'anno per esempio - contrariamente al 1935 in cui la stagione epidemica si iniziò in aprile - a fine maggio i fiumi sono in piena con rari e non estesi straripamenti per le abbondanti pioggie cadute nell'Harrarino, nell'Ogaden, nel Liban e nel Balan, ma ben poche e non copiose pre-


MA LA RI A SOMALA

cipitazioni atmosferiche hanno avuto le regioni dell 'alto e del basso Scebeli e quelle bagnate dal Giuba. La curva di morb1lità malarica ha così wbito una ascesa limitatissima .

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In Somalia è poi chiaramente evidente l'importanza della temperatura, e~ ancora più que~la del_ vento, su a~of~lismo c malaricità. I~ m?n: sone d1 S.O. che cominc.ta a sp1rare a magg~o moltrato per cessare aJ pnm1 di ottobre, fresco e violento, disturba notevolmente la vita degli anofeli. Le


MALARIA SOMALA

località più esposte all'impeto ed alla continuità dei venti - come Bulo Burti che pure è sullo Scebeli - danno un modesto contributo all'infezione malarica. Per la temperatura ed umidità rcbùva elevate nella stagione del Der (piccole pioggie) l'epidemia presenta diffusioni e carattere di malignità quasi sempre superiori a quanto si verifica nd periodo delle grandi pioggie • (aprilt- giugno) in cui pure avendosi una maggiore estensione e durata del paludismo si osserva un progressivo abbassamento termico che certo si oppone ad un rapido sviluppo delle uova e delle larve.

Fauna anofeli gena. Fra le zanzare malarigene l'A. (Pyretophorus) Gambiae (Giles) - in sinonimia A. (M yzomya) Costalis (Thcobald) - deve essere considerata, come in Italia l'A. maculipennis, la specie più diffusa ed epidemiologicamente più temibile. Nelle catture di anopheles eseguite in centri abitati dislocati sui fiumi o vicini agli <( uar » si sono avute, per la specie sopradetta, le seguenti percentuali : 91 % Mahaddei (Scebeli) Belet-Uen (Scebeli) 86 % Gobuen (Giuba) 93 % Ionte (Giuba) 95 % Bardera (Giuba) 88 % c< Uar » fra Bur Acaba e Bur Eil 79 % Morfologia esterna dell'A. (pyretophorus) Gambiae (1).

Specie domestica le cui larve si sviluppano bene nei pozzi, nelle piccole raccolte d 'acqua, nelle vasche, in qualsiasi recipiente. Nelle catture fatte la proporzione dei maschi alati è stata in tutte le località notevolissima. Adulto femmina. - Esemplari che variano moltissimo in fatto di grandezza oscillando dai 2,5 ai 5 mm. ed anche nel colorito d 'insieme che può essere a fondo bruniccio o castano chiaro. Nel capo, a formazione ben nota delle culicide, il vertice ha squame e peli bianchi che sulla fronte costituiscono addirittura un ciuffo. Anche le antenne sono bianchiccie mentre la proboscide è bruna e termina con labelli giallicci. I palpi presentano bene evidenti tre anelli bianchi di cui il terminale più appariscente e largo degli altri due. Nelle ali la colorazione è nel complesso chiara con ammassi di squame scure alternate da ammassi di :;qua me chiare su quasi tutte le nervature ; costa con 4-6 macchie scure ed altrettante pallide. Nervature trasverse delle ( 1) Seguendo la chiara e prcx:isa descri zione fattane da Mattci (v. Bibliogr~fia).


MALARI A SO MALA

ali e basi della forchetta anteriore e posteriore con squame chiare. La frangia è costituita da tratti di squame pallide e tratti di squame castane e brunicce. Nel mesotorace il tegumento del tergum (mesonoto) è di color castano éhiaro con peli giallicci variabili per disposizione ed abbondanza e tre strie scure longitudinali, di cui la centrale è più carica, che spiccano caratteristicamente. Radissimi peli prosternali. Nell'addome non si notano squame e ben pochi peli. Nelle zampe varie macchie bianchicce sul femore, tibia e segmenti del tarso; questi ultimi presentano spcS$0 le giunture aneliate di bianco. Adulto maschio. - Nel capo· s<.1uame e peli bianchi più appariscenti della femmina sulla fronte. Antenne giallicce molto ricche di peli della stessa tinta inframmezzati da peli bianchi. Palpi con un solo anello bianchiccio a circa metà della loro lunghezza e con clava terminale per lo più gialla per prevalenza di peli gialli sui bianchi. Proboscide castana con labelli giallicci, leggermente più corta dei palpi. Nel mesotorace il tegumento del mesonoto non è uniforme ma chiaro nel centro e scuro alla periferia con radi peli e squame pelose bianchicce che nel terzo anteriore sono più numerose e formano un ciuffo bianco. Nell'addome, intensamente ricoperto di lunghi peli giallicci, i primi set sterniti e tergiti con maccchie bianche da ciascun lato. Ali e zampe come nelle femmine. lArve. - Le larve si riconoscono con facilità anche ad occhio nudo per la posizione - caratteristica del genere - che assumono rispetto alla superficie d eli 'acqua, per lo speciale colorito (castano o bruno, talora verde), per una macchia bianca a collare sulla parte anteriore del torace nei primi stadi e per disegni di varia forma e colore sullo scutum negli ultimi due stadi. Lo stadio !arvale dura in media n-13 giorni, quello linfale è brevis. . stmo: 1-2 gwrm. Uova. -- Le uova sono di colorito bruno, a chiara forma di banana con galleggianti laterali, isolate o raggruppate a 3-4 a palizzata. Ogni A . costalis ne depone 80-120 che cominciano a schiudersi dopo 36 ore fino al 3° giorno. Altre specie di anopheles os~ervate in Somalia sono: il myzomya funestus che rassomiglia al costalis dal quale si differenzia soprattutto per una colorazione d 'insieme molto più scura, il mvzomya pharoensis, l 'a. mauritanus, l'a. quadrimaculatus.

Cenni etiologici e clinici. Delle tre specie di parassiti, causa della malattia, il plasmodium falciparum predomina in modo nettissimo in tutte le regioni somale. La sua presenza negli strisci di sangue periferico che risultano positivi all'esame microscopico può essere stabilita nel 90-95 % malgrado che questa varietà


MALARIA SOMAl.A

ernatozoaria, come sarà detto più estesamente in seguito, sia rintracciabile con difficoltà. Nei preparati colorati col Giemsa appare soprattutto la forma anulare giovane, caratteristicamente piccola.. talora con due-tre nuclei distanziati. Non manca il reperto di parecchi anelli nello stesso globulo rosso e di forme a ferro di cavallo. Rara l 'osservazione di stadì più maturi o già in schizogonia e rarissima quelb di semilune. Notate eccezionalmente febbri malariche a tipo quartanario. Non frequente anche il tipo terzanario puro: il pl. vivax s'addiziona però volentieri col pl. praecox di cui aggrava la forma morbosa. Sistematicamente impiegata nei laboratori batteriologici della Colonia la reazione di H enry - alla melanoflocculazione - che riesce molto utile sopratutto per la diagnosi delle forme croniche. Per quanto riguarda la clinica l'aspetto con cui si suole manifestare la malaria &a i somali presenta un tale polimorfismo, si allontana così spesso ùalle forme cono:;ciute in Italia che la diagnosi clinica rimane incerta, per molti casi, durante. tutto il decorso della malattia. Limitandomi ad accennare le complicazioni che maggiormente si osservano ricorderò le febbri continue e subcontinue a tipo tifoso, pneumonico, gastro-enterico in genere senza carattere di perniciosità (mi riferisco sempre alla popolazione indigena). Quasi mai viste forme di perniciose comitate. Rilievi sull'immunità.

In località intensamente malariche della Macedonia (Strumitza) e dell'Albania (Valona)- dove il tipo estivo-autunnale è pure molto diffuso avevo già avuto campo di notare come non fosse facile rc::perirc parassiti malarici nel sangue degli abitanti stabili di una certa età anche quando essi presentavano alcuni caratteri o segni fondamentali della malattia. In Somalia la ricerca del pl. praecox negli adulti riesce ancora più infruttuosa. Gli esami microscopici sono spesso negativi anche nei soggetti non chininizzati e nelle forme febbrili continue e subcontinue in cui sono in giuoco due o più generazioni di parassiti che evolvendo e maturando indipendentemente si riversano in circolo in diversi momenti. Raramente - mediante strapazzi, docce fredde sulla milza, somministrazione di piccole dosi di arsenicali organici - si riesce a mobilizzare il parassita della malaria tropicale dalla rete capillare profonda degli organi interni dove suole annidarsi, normalmente per questa forma, già dopo poche ore che è rimasto in circolo al principio della sua evoluzione. Ed il reperto parassitario è persistentemente negativo sopratutto nei pazienti che sopportano bene gli accessi febbrili avendo ragione di anche più recidive nell'anno. Nell'indigeno adulto può avvenire cioè, come dice Brumpt, una specie di « acoutumance » al parassita, e gli accessi febbrili possono indicare, più che vere e proprie recidive, altrettanti casi di nuove infestazioni.


MALARIA SOMALA

Fra i somali è dunque evidente, e forse più estesa che fra altre popolazioni, l 'immunità graduale che si può stabilire nell'organismo malarico, secondo il numero e la gravità delle reinfezioni, per cui la forma morbosa si localizza negli organi ematopoietici con bene scarse apparizioni di emosporidi nel sangue periferico. Avvalora questo concetto il fatto che, in contrasto alle os:;ervazioni fatte nell'indigeno adulto, la ricerca del pl. falciparum incontra sempre minore difficoltà nei bianchi, negli indiani, negli arabi immigrati e sopratutto nei fanciulli indigeni viventi in località malariche. E l'indice splenico riferito ad una delle zone ad endemicità gravissima (Mahaddei) mentre dà in periodo epidemico sulla popolazione da 2 a 9 anni una percentuale dd 93 >;, con splenomegalie che raggiungono di regola i gradi 3-4 della scala di Dempster (fino all'ombelico -oltre l'ombelico) resta limitato negli adulti al 45-50 % con tumori di milza che si mantengono nei gradi 1-2 della stessa scala (un dito dal margine costale, a metà fra costa e ombelico). Altro fatto che dimostra l'esistenza di un'immunità acquisita e forse anche di razza - almeno per certe località di malaria grave - è la più bassa mortalità, la minore malignità con cui l'infezione palustre aggredisce l'organismo indigeno rispetto per esempio ai bianchi venutisi a stabilire quaggiù che pure nella lotta antimalarica, molto più della popotazione di colore, attuano misure profilattiche contro le cause di predisposizione, contro la causa diretta della malattia, contro il vettore. Danni economici.

Una delle cose che più colpisce chi arriva in Somalia per la prima volta è il numero veramente esiguo di indigeni vecchi che si vedono in giro. E passando dai centri abitati della costa a quelli dell'interno - sopratutto se dislocati sui due fiumi - si constata ancora un'accentuazione di tale esiguità. Quali possono essere le cause che impediscono ai somali di raggiungere la vecchiaia ? Di certo vi influiscono l'azione del sole, rlel clima, la diffusa debolezza di costituzione, una particolare suscettibilità di fronte alle cause morbose. Ma sopratutto vi intervengono - a mio avviso - le usure che ogni organismo subisce durante la gioventù a causa di malattie infettive sofferte che spesso, senza l'intervento del medico, hanno un'evoluzione naturale. Insorgono così con maggiore facilità complicanze ed è più frequente il passaggio alle forme croniche con indebolimento dei poteri di difesa e di reazione e conseguente particolare vulnerabilità a tutte le altre cause morbigene. Le forme dissenteriche, la febbre ricorrente, l 'anchilostomiasi, la sifilide, oggi anche la tubercolosi, possono essere considerate fra le malattie che maggiormente minano gli organismi. Ma sopratutto la malaria che cronicizzandosi


MA!..ARIA SOMALA

diminuisce man mano la forza vitale di questi negri che per lo più finiscono fatalmente per morire in età relativamente giovane. La malaria. della Somalia deve dunque essere considerata nel complesso ad endemia grave ed in primissima linea fra le malattie che vi dominano. A parte i pericoli che essa rappresenta per gli italiani importati in Colonia - argomento che tratterò in una successiva nota - i danni che arreca all'economia del possedimento sono immensi. Lo dimostra l'effettivo contributo che dà alla morbilità, ed anche alla mortalità, globale nel corso degli anni. E per gli indigeni l'importanza sociale di questa entità morbosa non può es~ere valutata che lontanamente dai dati statistici ufficiali sfuggendo al controllo medico, per diverse cause, quasi tutta quella parte numerosa della popolazione che sparpagliata in piccoli gruppi conduce, lontano dalle vie di comunicazione, una vita semplice veramente preadamitica. E particolarmente per la mortalità bisogna tener conto delle proteiformi manifestazioni della forma tropicale, dei decessi che avvengono non per la infezione ma per le sue conseguenze : per cui un numero rilevante di morti, certamente dovuto a malaria, passa sotto altre voci dell'elenco nosologico specie quando la diagnosi non può essere formulata che sui dati riferiti dai famigliari del defunto e dai « cadì)). E quella deficiente resistenza alle fatiche sempre più progressiva nel corso della vita di molti somali, quella diffusa tendenza al riposo, all'ozio, quella menomazione di tutte le attività fisiche e psichiche, invogliate di certo dalla religione maomettana, dovute sì. anche alle condizioni climatiche cJ allo stato sociale, hanno quasi sempre per fondamento tare organiche. La prova di questa asserzione si è avuta in questi ultimi mesi. Il conflitto dell'Italia con l'Etiopia ha risvegliato quella parte di somalì che ancora viveva in uno stato di abbandono, di torpore. Le possibilità di guadagno, l'insorgenza del desiderio di ·raggiungere quel benessere che notano in altri indigeni e che sanno di non potere ottenere che col lavoro, la volontà di contribuire con tutte le forze all'annientamento del loro secolare nemico: il negro d'Etiopia, ha portato - specie i componenti delle cabile inferiori - al lavoro, al lavoro continuo e faticoso. Ma entrando in un cantiere quale differenza di attività si nota fra di essi! E' tutta una scala che va dal lavoratore att1vo instancabile a quello che trasporta con stento e fatica un modesto sacchetto di ghiaia o di sabbia. Ebbene se si visitano attentamente questi ultimi - che sono sempre i più numerosi - non è difficile accertarvi una forma di dissenteria cronica, manifestazioni luetiche, lesioni tubercolari, ma particolarmente segni evidenti dei pregressi attacchi malarici. Lo stesso stato di immunità acquisita che si nota quaggiù con maggior estensione e resistenza, che per esempio in Italia ed in Albania, sta a dimostrare la gravità della malaria somala.


MALARIA SOMALA

A dimostrazione pratica degli importanti danni sociali che questa infe~ zione arreca nella nostra antica Colonia del! 'Oceano Ind iano concluderò con alcuni precisi dati statistici che si riferiscono alle nostre valorose truppe indigene che ali 'atto del! 'arruolamento volontario subiscono una rigorosa selezione e durante la permanenza alle armi vengono rigorosamente sottoposte a profilassi chininica. Infezioni mafaricbe accertate fra le truppe indigene. Ca1colate per il periodo di un anno (febbraio 1935- gennaio 1936) e rapportate a cento unità della forza media presente: Infezioni curate ambulatoriamente 12 % forme primitive o,65 % Infezioni curate in ospedale . . forme recidive 3, 7 %

~

T otale infezioni accertate Mortalità .

I

6·35 O'A.l 0,15 %

RIASSUNTO. - La malaria in Somalia è molto diffusa allo stato endemico con due ricorrenze epidemiche annuali. Fra le zanzare malarigene predomina l'A. Pyretophorus Gambiae e causa della malattia è quasi sempre il plasmodium praecox. L'A. considera sopratutto in questo studio l'immunità n::tturale ed acquisita che sì può osservare negli indigeni ed i danni sociali che l'infezione tropicale arreca alle popolazioni di colore.

BIBLIOGRAFIA FADDA: La malaria nelle Colonie italiane dell'Africa Orientale. Are h. l t. di Se. Med. Col. e di Parass., 1936, fase. 2. FERMI: Lotta antimalarica. - Manuale teorico pratico. Ed. Galluzzi, Sassari, 1935· GELONESI: La malaria del Benadir. - Ann. di Mcd. Nav. e Col., Anno 1931, Vol. II, fase. 3•4 e s-6. Anno 1932, Yol. I, tasc. 1-2. MAITEI: Fauna anufeligena e malaria nel medio Sceheli. - An n. di Mcd. Nav. e Col., Anno 1932, Vol. II, fase. 3-4.

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LABORATORIO DI MICROBIOLOGIA DELLA SANITÀ MILITARE

Direttore: prof. Uco REITANO, maggiore medico

Ricerche chimiche e considerazioni igieniche su talune acque del Fezzan Dott. Aldo Zodda, capitano chimico· farmacista

Ebbi di frequente, durante la mia permanenza al Laboratorio Chimico Bromatologico della Direzione di Sanità Militare della Tripolitania, l'occasione di prendere in esame, dal punto di vista .della potabilità, acque provenienti da varie località del Fezzàn, la cui occupazione militare si era di recente completata. I saggi analitici venivano limitari, generalmente, alle determinazioni della durezza, del residuo fisso, dei solfati, dei cloruri e alla ricerca della ammoniaca, dei nitriti e dei nitrati. Ciò perchè i campioni, oltrechè essere inviati in quantità scarse (un litro e, raramente, due), dovevano sopportare molti giorni di viaggio perchè provenienti da località distanti intorno ai 1000 km. da T ripoli e spesso subivano l 'azione di forti calori durante il trasporto. I loro caratteri risultavano, in generale, buoni, dal punto di vista chimico. Particolarmente per le acque provenienti da località site nell'Uadi esc Sciati e nell'Uadi el Agiàl, i caratteri comuni erano: durezza quasi sempre bassa, contenuto in cloruri generalmente elevato e residui fortemente colorati da giallo scuro fino a rossastro. · Ricercato il ferro, in questi residui, ottenni sempre delle reazioni fortemente positive. Che si trattasse di acque ferruginose lo mostrava anche il fatto che nei campioni si notavano sedimenti ocracei e abbondante flora batterica, l'osservazione microscopica della quale mi disse trattarsi di ferrobacteri filamentosi e precisamente di Gallionella ferruginea. Le nozioni geologiche del Fezzàn, territorio di circa 550.000 kmq. di superficie, sono tutt'oggi, per quanto mi r isulti, scarsissime e frammentarie. Pare presente estesamente nella regione il Devoniano. Il Fezzàn è un vasto tavolato, alto in media m. 4oo-6oo s. m., circondato dalla catena del Gebèl es Soda, i monti neri, degli Harugi, del T asili e del Tibesti. Questo tavolato è coperto per un terzo da edeicn o ramla, deserto sabbioso. Il rimanente è costituito da hammade, deserti rocciosi rossastri, e serir, deserti ciottolosi. Le alture che da questi emergono hanno aspetto rossastro e ferrigno e sono


RICERCHI-. CHIMICHE E CO!'ISIDERAZI OKI I\. IF.NIC HE SU TAI.UNE ACQU E ECC.

653

rilievi tabulari chiamati g.ahre o tabacàt. Le hammade e i scrir sono solcati da vaste depressioni che hanno andamento da occidente a oriente: l'Uadi esc Sciati, l 'Uadi Zellàf, E l Ho fra (la fossa), sono centri di attività sedentaria per le popolazioni che hanno costituito Olsi fiorenti avendo il Governo F"ascista favorito la formazione di centri di raccolta e la stabilizzazione dei nomadi con forniture di attrezzi per lavori di semina e per scavo di pozzi e promosso l'apertura di nuove sorgenti. Nell ' Dadi esc Sciati, lungo circa 300 km. e largo 20 km., il cui centro principale è Brak, .si contano, da recenti statistiche, 1295 giardini e 128.622 palme fruttifere. Neli'Uadi cl Agjàl , anch'esso lungo circa 300 km. e largo 20 km., al cui estremo orientale è l'oasi di Sebha, capitale del Fezzàn, ed al cui centro è Ubàri, si contano 486 giardini e 82.119 palme. Tale relativa fertilità è dovuta al fatto che queste depressioni, rappresentanti bacini fluviali, che provengono dal massiccio dell'Hoggàr, hanno abbondanza idrica e le loro acque, pur essendo quasi tutte wtterranee, affivrano spesso o è facile ritrovarle a pochi metri. Il carattere quasi generale di queste acque di essere scarsamente mineralizzate può far pensare che, essendo le pioggie rarissime in quelle regioni, i{ meccanismo della loro formazione ~ia, in buona parte, la condensazione d ell'umidità atmosferica per opera della sabbia. Esperienza di H aedicke: mezzo litro di sabbia secca a i' C., esposta in aria umida a w• C., assorbe in un'ora 4 gr. di acqua. Per la natura dei terreni che attraversano ((( tales sunt aquae, quales terrae per quas fluunt », Plinio), gran parte di esse si carica debolmente di calcio e di magnesio e fortemente invece, di ferro e di sodio, sotto forma di cloruro. Il ferro è sempre sotto forma di bicarbonato. Ricercai il manganese, che accompagna spesso il ferro nei suoi giacimenti, ma con esito sempre negativo. Non ebbi però tempo, nè quantità di materiale per poter insistere su queste ricerche. Nel complesso, dunque, ho eseguito la ricerca qualitativa del ferro in n. 37 campioni e il dosaggio di esso in n. 28 campioni. Le acque esaminate

provenivano da 16 località differenti del Fezzàn. Insistetti naturalmente sulle località site nell'Uadi esc Sciati e neli ' Uadi el Agiàl, le acque dei quali, ai precedenti esami, si erano dimostrate ad alto tenore in ferro. Ho eseguito i dosaggi del ferro colorimetricamente. Misuravo esattamente il volume delle acque residuate dagli altri saggi (durezza, residuo, cloruri, ecc.), le trattavo con acido cloridrico eone., per riportare in soluzione tutto il ferro che si era precipitato, e portavo a volume noto. roo cc. di acqua così trattata li evaporavo a b. m. in capsula di porcellana dopo aggiunta di 3-5 cc. di acido nitrico eone. esente da ferro. Riprendevo il residuo con acido cloridrico e riportavo a secco per due volte, allo scopo di scacciare tutto l'acido nitrico. Il residuo così ottenuto veniva ripreso con 5 cc. <Ìi acido cloridrico al 3 % e riportavo a roo cc. con acqua distillata. Aggiun4 -

Giornale di medicina militare.


654 RICERCI-I E CIIIMI CII E E CO. Sinf.H:\ZIU:-11 IGIENICI-lE S U TALUNE ACQUE ECC.

gevo allora a 50 cc. di questa soluzione 5 cc. di acido cloridrico al IO ~~ e 5 cc. di solfocianato di potassio al 20 %. Dopo rapida agitazione la soluzione più o meno rossastra ottenuta veniva messa in vaschetta a facce piane e parallele (con uno spessore dello strato liquido di I 3 o 40 mm., a seconda dei casi) e ne confrontavo la colorazione con quella del disco per dosaggio Jel ferro del comparatore di Hellige. Compensazioni con acqua distillata. Col calcolo riportavo il contenuto in ferro a 1000 cc. d'acqua. Quando questo contenuto era abbastanza elevato per potervi agevolmente lavorare per via gravimetrica, controllavo in tal modo i risultati ottenuti col metodo colorimetrico. Seguivo il classico metodo riportato dati trattati, eliminando, coi prescritti trattamenti opportuni, la silice, l'alluminio ed il manganese e l'acido fosforico eventualmente presenti. Ottenevo co~ì il ferro allo stato di ossido ferrico idrato, che, calcinato, pesavo allo stato di sesquiossido. Col calcolo mi riportavo al contenuto in ferro in 1000 cc. d'acqua. Anche per le altre determinazioni seguivo i metodi classici, la cui descrizione dettagliata ritengo superflua. Determinavo il grado idrotimetrico col metodo ufficiale di Boutron - Boudet, esprimendo la durezza in gradi francesi, i cloruri col metodo di Volhard, esprimendoli come cloro, ed i solfati colla loro precipitazione per mezzo di cloruro di bario e successiva pesata del solfato di bario ottenuto, che veniva espresso, col calcolo,

. so 4 "•

In

Gran parte del lavoro analitico l 'ho eseguita nel Laboratorio Chimico Bromatologico Militare di Tripoli. Il rimanente, a causa del mio rimpatrio dalla Colonia, l'ho completato nel Laboratorio Chimico Provinciale di Teramo, il cui Direttore, dott. Anselmo Dionisio, ringrazio per l'ospitalità e l'aiutù gentilmente offertirni. Nel Lab. di Microbiologia del Ministero della Guerra ho di recente potuto riordinare i dati analitici e compilare la presente nota. I dati analitici sono esposti nelle seguenti 3 tabelle.

Le acque che vengono definite, a stretto rigore, ferruginose, sono quelle che separano ossido idrato di ferro quando vengono a contatto dell'aria per qualche tempo o quando sono sottoposte a riscaldamento. Acque di questo genere contengono tutte più di mgr. 0,12, circa, d: ferro per litro. Questo carattere è comune a tutte le acque esaminate, provenienti dall'Dadi esc Sciati, dall 'Uadi el Agiàl e da Serdèles. Trattandosi di acque delle quali le popolazijoni fezzanesi si servono per la loro alimentazione, vien fatto di pensar agli effetti che tale uso può provoca re. In quanto alla loro g radevolezza, il sapore metallico caratteristico si avverte solo le prime volte che le si usa, essendo il gmto capace di percepire la presenza di ferro, allo stato ferroso, anche nella quantità di mgr. 0,2 per m i!le. Basta però una breve esposizione all'aria perchè il composto ferroso


RICERCHE CHIMICHE E CONSIDERAZIONI IGIENI CHE SU T AL UNE ACQUE Ecç.

6SS

si ossidi, si formi, per idrolisi, sesquiossido di ferro e quindi il sapore non venga avvertito. E assai rapida, del resto, l'assuefazione anche all'aspetto opalescente, dovuto all'idrato di ferro colloidale (fenomeno di Tyndall assai marcato), che è spessissimo accompagnato da deposito ocraceo più o meno vistoso. TABELLA

x•

LOCALITA' SITE NELL'UADI ESC SCIATI In 1000 cc. d'acqua

Durezza totale in gradi frane.

Residuo a 1100 C. in gr.

Cloruri come Cl' in gr.

come SO,. .. in gr.

Ferro in mgr.

9

0,45

o,IS

tracce min.

I,CJ90

15

0,67

o,IS

tracce

r ,CJ90

8

0,43

o,r6

tracce min.

2,174

Esc hida Pozzo scoperto .

7

0,39

O, lì

tracce min.

2,588

Gtma Pozzo scoperto .

8

0,30

o,13

tracce min.

218! r

20

o,89

0,21

o,zs

0,284

36

2,02

o,86

O,ìJ

tracce min.

21

1,26

0,37

0 1 1$

1,389

22

1,33

o,6o

o,24

0,361

5

0,44

o,r 5

tra ccc

8,888

16

0,52

15

0,44

0 1 19 o,16

tracce tracce

1,373 1,090

8

0,39

0,16

tracce

2,200

18

o,9r

0,21

0,14

o,s.+J

16

0,62

0,20

o,19

0,175

Luogo di provenienza dell' acqna

Solfati

Brak

Sorgente dell'orto Presidiano . Sorgente presso la Zavia (port. 8oo l. al 1') . Sorgente di El Aafiè (port. 350

l. al x').

Agar

Pozzo scoperto . Maharuga

Pozzo scoperto . Edri

Sorgente Uenzerik

Sorgente Berghin

Bir Auena . . Pozzo scavato nel 1934 per la Caserma Bir Scebana . . Bir el Pil (a 3 km. a N.-N.O. di B erg h i o, pozzo di Bu Gadgud) Bir Hussein (a 3 km. a N. di Bergbin, pozzo di Golla).

l

Curda

Pozzo coperto .

l


6s6 RICERCHE CHIMICHE E <..OS SIDF.RI\ZI0:--:1 IGIESICHE SU T ALU!'E ACQUE ECC. TABELLA z• LOCALITA ' SITE 1'\ELL'UADI EL AGIAL Our~zza

Luogo di provenienza dell'acqua

totale in gradi

rranc

Residno a 1100 C. in gr

l

In 1000 cc. d'a cqua Ooruri come Cl' in gr.

l

l

Solfati come SO •"

f~n-o in mgr.

l 1,290

in gr.

S~bho (El Gdid)

Pozzo a N.O. del forte . Pozzo della ridotta dd forte Pozzo della Bcladia Pozzo nuovo dell'abitato Pozzo vecc hio dell'abitato Pozzo nella Caserma dei RR.CC. I Pozzo d ell'Ambulatorio Civile .

Ho giara Pozzo scoperto . V bori Pozzo del Forte Pozzo presso la Zavia Pozzo presso il Mulino . . . Pozzo vici no al paese diroccato. l Pozzo presso la Casa del Genio.

o, 16 o,17 o,16 o, I$ 0,19 0, 18 0,14

o, 1o 0, 14 0,25

zs

0,48 o,;8 1,07 0,42 0,74 0,72 1,00

0 1 18 o, r3 o,26

0,527 0,571 0,559 0,349

12

0,39

o, 19

o,tz

0,524

18

o,z8

:z6 9

0,73 0,12 0 131 o,88

0,04 o 1 1o o,os o,o8 0,16

0,07 o,t8 o,o3 0,04 o,17

o,s94 o,34 1 o,61 1 o,899 0,278

12 18

26 12 17 17

s,s

24

0,09

4.390 tracce min.

T ABELLA 3.

LOCALITA' DEL FEZZAN SITE .FUORI DELLE DUE ZONE PRECEDENTI Luogo di provenienza de ll' a cqua

Durcna totnlc in wadi frane.

In 1000 cc. d'ac qua a l lO" C

Residuo

Solfati , come SO • in gr.

ferro in mg-r.

in gr.

Cloruri come Cl' in gr.

Mur:::uk, nell' Uadi Strìin (El Hofra) Pozzo di Piazza Castello. Pozzo presso il Mar:~b uno

30 58

1,49 2,74

o,Js l l 14

tracce abl·ondanti

tracce min. assente

Ghat , a sud dell'Uodl Tanerùft Sorgente di El Barcàt

18

0,49

o, n

tracce

assente

12 6

o,19 o,t6

o,os o,o4

tracce min. tracce min.

1,283 0,976

44

11 11 0,74 0,71

0,24 o,17 o, 15 o,86

abbondanti abbondanti abbonda nti 0,78

assente assente assente assente

Serdehs (El Auenàt) a nord dell'Uadi Ta11erùft Pozzo non designato . Pozzo non designato . Uou ~l K~bir (margine ctrìentale del Fezzàn) Media di 4 campioni di acque tratte da tri vcll. della 2" fal da Nuovo pozzo tri vellato Poz7.o a m:mo Pozzo , ·ccchio .

24 19 104

J,JO


RICERCHE ClllMICHE E C0\:51DERA ZIO:'\l J( ;fE\:I CII F SU TALUNE ACQ UE ECC.

657

Non mi risulta che per l'uso abituale; ndl'alimcntazione, di acque ad alto contenuto in ferro, si siano riscontrati danni dovuti a quest' ultimo. Il ferro, costituente di capitale importanza dcii 'organismo degli animali superiori, esplica la sua azione em:ttogena mediante i fenomeni di ossido-riduzione, ai quali esso presiede negli organi ematopoietici e nel sangue con la sua presenza nel pigmento ematico e affini. Fa parte, inoltre, di importanti sistemi enzimatici che interessano la respirazione cel lulare (teoria di Warburg). Un uomo adulto assimila, in media da 8 a 12 mgr. di ferro al giorno, onde sopperire alle perdite di questo elemento. Quando però questo metallo venga introdotto in proporzioni assai superiori alle normali, allora esso !JUÒ manifestare la sua azione stittica ed irritante. Non è questo certamente il caso delle acque prese in esam e. Resta però da considerare il fattore della loro scarsa mine-ralizzazione. Infatti ho osservato che, in linea assai generale, quanto più alti ritrovavo i tenori in ferro, tanto più bassi erano i valori della durezza e del residuo. Considerando i dati analitici, si nota trattarsi di acque molli - classificabili alcune come oligominerali e le rimanenti come mediominerali - incapaci di produrre effetti generali perchè l'organismo non trae certo da esse il proprio fabbisogno in calcio e magnesio, ma atte a produrre effetti locali perchè dotate di alto potere solvente. Gasparrini notò un'alterazione dei denti di origine idrica in alcuni paesi del Lazio (incisivi scritti, pennellati, screziati, tatuati) e dimostrò tale alterazione dipendere da acque povere di sali di calcio. Infatti, all'epoca della seconda dentizione e specialmente all'altezza degli incisivi superiori, più direttamente investiti, a lungo andare può aversi una corrosione dello smalto dentario che, diventando scabro e poroso per parziale passaggio in soluzione dei sali di calcio, può assorbire sostanze or. ganiche, e sesquiossido di ferro nel caso delle acque ferruginose, e colorarsi quindi in giallo. Dai Colleghi Ufficiali Medici , dislocati nei Presidii del F ezzàn, ten. dort. Mennillo, ten. dott. Andolfato, ten. dott. Andreotti, ten. dott. d'At-

tilio, ten. dott. Augusti, ten. dott. Longo, che ringrazio tutti vivamente, ebbi comunicazione che questo genere di alterazione si notava effettivam ente, anche con la frequenza del 30 <X, , tra le tribù Tuàreg Asgèr e quelle arabo-berbere delle grandi famiglie Otman e H assaùna, che gravitano intorno a Berghin, e a Serdèles. In tutte le altre località del F ezzàn le osservazioni fatte furono negauve.


6S8 RICE RC IIE CIII MIC H E E CONSIUE RAZION I IG IEN ICH E SU T ALUNE ACQU E ECC.

Mettendo in relazione i risultati di queste osservazioni coi dati analitici più salienti, che ottenni dalle acque esaminate, è da notare che l'alteraziorte dentaria, di cui si tratta, appare appunto nelle località dove la durezza dell e acque raggiunge i valori più bassi, cioè in parte deli'Uadi esc Sctati e a Serdèles, a nord dell'Uadi Tanerùft: Brak: 2 campioni su 3 esaminati: durezza 8-9; Berghin: 2 campioni su 5 esaminati: durezza 5-8; Eschida: campione unico: durezza 7; Gutta: campione unico: durezza 8; Serdèles: r campione su 2 esaminati: durezza 6. E' difficile poter affermare con certezza l'origine idrica di questa alterazione dentaria, come il Gasparrini potè fare ad Anguillara, Campagnano e S. Maria per quegli abitanti. Le residenze e gli spostamenti di questi hanno controlli attendibili; controlli che sono scarsi per le popolazioni del Fezzàn. I dati ottenuti fanno ritenere però assai probabile che la supposizione fatta sia vera, per quanto i denti scritti possano avere altra eziologia, sulla quale non è mio compito indagare. Mio desiderio era di riuscire a stabilire la differenziazione, dal punto di vista chimico, delle acque dell'Dadi esc Sciati e dell'Uadi el Agiàl da quelle del rimanente del Fezzàn e la loro classificazione come oligominerali o mediominerali ad alto contenuto in ferro. Dal punto di vista igienico, non risulta che la loro potabilità, riconosciuta generalmente buona, venga inficiata da detto tenore in ferro. Questo non può essere dannoso per le condutture, inquantochè le acque ferruginose generalmente sono ricche di alghe siderofile (Chrenotrix, Clamydotrix, Gallionella), la cui presenza accelera nei tubi di ferro, di acciaio o di ghisa delle condutture, la formaz ione dei noti tubercoli ed il fenomeno della spongiosi detto anche grafitite o tarlo del ferro, per cui il tubo diventa fragil~ e tenero da potersi tagliare con un temperino.

E rarissima però nel Fezzàn la derivazione in condutture delle acque, dato che esse vengono prelevate alle sorgenti e ai pozzi. Non è quindi il caso di pensare all'applicazione dei vari processi di deferrizzazionc ed ai loro relativamente costosi impianti. A uTORI ASSUNTO. Sono state prese in esame, dal punto di vista chimico, acque di varie località del Fezzàn. Quelle deii'Uadi esc Sciati e deii'Uadi el Agiàl sono s ~tc riscontrate molli c ad alro contenuto in ferro, ciò che si mette in relazione col carattere litologico delle Jue zone, accennando brevemente alla geografia fis1ca del Fezzàn. Citando i metodi seguiti per le dctermin n ioni quantitative, si elencano i risultati in n. 3 tabelle. Sulla base di quanto si è ottenuto dalle ricerche chimiche, si traggono conside razioni igieniche sull'uso abituale di quelle acque.


RICERCHE CHIMICHE E CONSIDERAZIONI IGIE!'.IJCHE SU TALUNE ACQUE ECC.

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BIBLIOGRAFIA GASPARRINI: Eziologia dei denti mitti. Archivio di Farmacologia sperimentale e Scienze affini, 1918, recensito negli Annuali d'Igiene, 1918. l ssoouo : Chimica degli Alimenti.- U. T. E. T ., 1927. MAROTI'A e StcA: Composizione e classificazione delle Acque minerali italiane. Nota I e II. - Annali di Chimica Applicata. Vol. X IX, '929 e Vol. XXIII, '933· MouNAlU: Trattato di Chimica generale c applicata all'industria. H oepli, 1924. NERI: Acqua potabile. Vol. 9 del Trattato Italiano d'Igiene pubblicato sotto la direzione di Oddo Casagrandi. U. T. E. T., 19_)0. P:ESSoLANO: Le caratteristiche chimiche più i m porrar1ti di diverse acque della T ripoli· tania, con qualche accenno ai metodi di potabilizzazìone. - Istituto Agricolo Coloniale Italiano, Firenze 1933. PtuNZI: L'economia agraria del Ff:zzàn. - Rassegna economica coloniale, 1934· RoNDONI: Biochimica, U. T . E. T., 1933. SruoN: Farmacologia, U. T. E. T., 1930. Zocco: Quindici anni di nàrclzt! geologicht! e mineralogiche m Tripolitania e Cirenaica. - Rassegna economica coloniale, 1928.

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CASISTICA

CLINICA

...- - -

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OSPEDALE

MILITARE

DI

UDINE

Direttore: ten. colonnello meJrco A~Tor-: ro T uRILLI

EPILESSIA H AFFETTIVA, DI BRATZ Don. Antonio Fa raone, primo capitano meJico, capo reparto, specialista in malattie mentali e nervose

Medico-legalmente interessante parmi il caso in esame, occorso alla mia osservazione - in seconda ·istanza - nei riguardi di un s., già inviato nel maggio s. a. in Ospc·dale per << accessi convulsivi periodici di probabile natura epilettica >>, tali ritenuti dal dirigente il servizio sanitario del Corpo. Dopo un periodo di osservazione di 15 giorni il s., << non avendo presentato fatti convulsivi nè lipotimici » veniva aggregato alla IIA compagnia di sanità, a mente del par. III, art. 29 E. A.; dimostrando « tale indubbia insofferenza e manifesta inadattabilità a siffatta aggregazione » (dal rapporto del Comandante la compagnia stessa), sino a dichiarare esplicitamente - ove non fosse stato rinviato al proprio n:ggimento - di tentar con ogni mezzo dì evadere dali 'Ospedale ! Sottoposto frattanto a vigi lanza tecnica dali 'ufficiale medico del reparto ed avendo questi potuto direttamente controllare nel s. un episodio comulsivo con << energiche contrazioni cianiche generalizzate, esagerato opistotono a classico arco di cerchio, esagerazione dei riflessi cutaneot endinei, tachicardia, pupille reagenti sia alla luce che all'accomodazione, durata del la crisi circa mezz'ora con perdita non completa della coscienza, senza disturbi degli sfinteri nè albuminuria postaccessuale, ecc. », il ~. veniva nuovamente inviato in osservazione; e questa volta ai sensi dell'articolo 28 E. A., con diagnosi di << isterismo ». Ri ferisco senz 'altro sui dati anamnestico-clinici da me rilevati: Bersagliere Be v.... Antonio, dell' 11 ° Rep:gimento, alle armi dall'aprile u. s. Nel gentilizio : padre d i anni 68, bevitore e violento, proclive alla bestemmia: per lunghi anni già residente in America, affetto dz <<paralisi >> (?); madre deceduta per tubercolosi polmonare (conferma dei RR. CC.); tre fratelli in buona salute. Nei precedenti personali : riferisce di aver sofferto di << disccnso » (eclampsia) ndla infanzia cd il tifo a circa sr.:i anni; esclude enuresi notturna nè sa di eYcntuali fenomeni di nottambulismo ,·erhc:rmotorio. Nega luc e malattie veneree; ammette di sentire intensamente gli stimoli sessuali; non è fumatore. Si dichiara intollerant~ all'alcool, anche in dosi piccole (alcoolismo minimo?: infatti du rante la duplice degenza ospedaliera il s. è stato sempre segnalato dal personale di assistenza, sia infermiere che religioso, del tutto astemio di vino, facendo in sostituzione largo uso di latte).


EPILESSIA " AfFeTTIVA " DI RRATZ

66!

Già sin dalla sua prima aùolescenza il s. si distingue per ripetute fughe e coscienti dalla casa paterna: fughe che egli giusti fica per i continui maltrattamenti del padre, il qua le esigeva si ritirasse presto alla sera, chiuùendo la porta di casa e costringe ndolo a rimaner fuori tutta la notte ; percuotenùo a1Khe e violentem ente la madre, che intercedeva per il fig liuolo! La prima di cotali fughe avvt·nne adu nque a circa 14 anni ed a l seguito di un merciaio ambulante di stoffe, del quale porta,·a a spalla il grosso bagaglio; abbandonandolo peraltro dopo sei mesi di continue pcregrin azioni regionali, sia perchè quegl i trascurava di corrispondergli il vestito ed il salario pattui to, sia per aderire alle implorazioni della povera madre sua, che supplica,·alo il ritornarsene in famiglia. Nuova fuga ve.rso i 17 anni - sempre, a suo dire, per le paterne m:~lversazioni - quale garzone presso un mulattiere; ed infine a 19 anni trasferendosi in citt.1, ove occupav:tsi qu ale manovale in lavori stradali, ed il cui guadagno puntualmente gli veniva carpito dal padre ! Chiamato finalmente alle armi, presta il suo servizio militare di prima ferma in T orino; ed in quell' Ospeùaie militare subisct: inten -ento chirurgico per ::tppendi. cectomia, con relati va convalescenza di giorni sessanta, prorog:nagli di altri 40 per consecutive turbe gastro-enteriche. In seguito a siffatto intervento operatorio, durante il periodo d i campo esti\'O e già prossimo al congedo, il s. presentò la sua prima manifestazione convulsi,•a, che però non venne presa in consiùetra zione m eùic<rkgale, in vista appunro del congedo immine nte, avvenuto infatti dopo una diecina di giorni: altra crisi avrebbe il s. presemata in treno, durante il viaggio di, rimpatrio. E. O.: normotipo, di valida costituzione scheletrico-muscolare, ben nutrito, b en sanguificato. Nulla di notevole agli orga ni endo tora~oadù ominal i. C icatrice chirurgica di circa IO cm. ben consolidata, rosea, indolente, da appendicectomia. Atipie m orfolog iche crani<rfacciali del tipo subdcgenerativo: faccia quadran goktre (Se rgi), progenei~mo, zigomi sporgenti, pronunziate le arcate orbitarie, occhi piccoli ed infossati, iridi bicromatiche, sguardo c< metallico n (metal/ic gioss, T schisch). Circonferenza cranica ori:G:Gontalt: 585 mrn.; ùolicocdalia. Non tatuaggi simbolici, osceni e simili. Ncurologi· ca mente : spiccata ipoalgesia tegumentaria diffusa; alluci plantari, torpiùi; vivaci i riflessi crem asterici ed il bulbo cavernoso dell'Onanhoff; assai torpiùo il rifl esso faringeo; dermografismo rosso pronto ed espansivo. Abolito il riflesso oculo - cardiaco del DagniniA schner; pupille isocorìche, bene reagenti. Dal lato psichico: il s. è giudicato dal Sanitario del Corpo di condotta buona, di carattere piuttosto taciturno e dì scarso patrimonio intelletti vo, con tendenza ad esag~are per la convinzione di aver malattie gravi cd incurabili. In atto ben orientato e cosciente, dì difettosa appercezione, insofferente all'ambiente; ipere moti vità spiccata, esa~erata irritabilità e facile impulsività : in un ~lterco con altri ri coverati e per moti vi futilissimi, dopo aver sputato sul viso ad uno di essi, li ha invitati senz'altro a battersi con lui cc uno alla volta ! », chiamandoli vigliacchi, cd armandosi intanto d i un g rosso pezzo di legno ! Eretistico c suggestionabile, con intense turbe vasomotoric a l pitl lieve stimolo psic<r geno. Disciplinarmente appare rispenoso, corretto, remissivo (?). La cenestesi orùinariamente depressa; proclive all' insonnia; qualche spunto di onirismo. Le informazioni dei RR. CC. - di importan za notevolissima in ques10 studio p~ icologic<rlegale segnalano intanto il s. « catttvo elemento dai lato morale, avendo riportato varie condann~ di reclusion~ ed ammenda per contravvenzioni, mpi11a, furto l>. Va inoltre rilevato nei riguar~i affettivi . del s. come egli, analfabeta, in una lettera fattasi scrivere da un compagno (e da me intercettata) - m entre nei ri guardi d ell::t pr<r pria sposa (ùa poco più di un anno!) siasi limitato a· poche ed asciutte frasi pur::tmente convenzionali, concludendo con la richiesta di un vaglia, possibilmente telegra fico si i11dugi in quella vece con la suocera, chiamandola c< mia amatissima madre " ; rallegrandosi nel sentir le <c sue dolci notizie »; scusandosi di aver cc ma ncato ai suoi doveri »


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El' l LFSSI A « AFFr:.-n·l VA ~ DI BRA TZ

con lo scriverlc senza la clovc.:rosa frcgucnza; dichiarandole di « non possedere nessuno

meglio di Voi che siete vera madre Jl, cd infine domanJao<lone la «S. benedizione )) c b:1ci~ndonc la mano << per tutta la vita », con la promessa di non mai dimenticarla ! Durante la degenza ospcdalicra, piuttosto protrai/a, il s. ha presentato talune manifestazioni psicomotorie, controllate c descritt~ dagli ufficiali medici di guardia. Non è possibile g ui riprodurre inrcgr:-tlmcntc le dichiarazioni redatte in conseguenza; necessario tutta,·ia segn;llarne aimeno le caratteristiche cliniche più essenziali rilevate. Come acl es. - mentre un sanit:uio di turno certifica di aver assistito ad una crisi della durata di circa ro minuti, precedura da ({ urlo gu::~si besti::~lc ll (hoattts aut mugìtus! Boerhaave), con obnubilamento di coscienza e caduta per terra, ba,·a sanguinolent:l, midriasi ed anisocoria, abolizione della sensibilit?! generale, amnesia consecutiva ed intensa cefalea, ccc.; concludendo con un giudizio di accesso epilettico; - altro sanitario invece <.lescri,·e un attacco convulsivo durato oltre i 30 minuti, con contrazioni tonico-cloniche disordinate, arco di cerchio, viso con gesto, scarsa schiuma alla bocca, presenza dci riflessi cutaneo-tendinci, pupille ugualmmte e bene reagenti, coscienza \'igile, ecc.; ritenendo trattarsi di crisi isten'ca. Un terzo sanitario, rileva ndo l'insorgenza di episodio convulsi,·ante in seguito a stimolo emotivo occasionale, segnala nel s. caduta improvvisa, accenno a<.l opistotono, ipoalgcsia, assenza del riflesso piantare, vivacità degli altri riflessi, coscienza alquanw obn uhilata, fissità dello sguardo, durata di pochi minuti, ecc.; pronunziandosi per una forma ìstero- epilettica ( ?). Ancora un'ultima dichiarazione di accesso convulsivo, con violcmc contrazioni tonico-clcniche, precedute da <t grido strozzato)) ed improvvisa caduta per terra, battendo la testa contro il pavimento; impo nente trisma, bava, midri::~si ed assenza dci riflessi oculari, analgesia quasi assoluta, violenta cefalea postacccssuale, ccc.; con il giudizio di epilessia! Tutti gli esami chimico-clinici delle urine raccolte dopo gli accessi, costantemente negativi per l'albumina; nè in alcuna delle dichiarazioni sumrncnzionate è fatto cenno di eventuaii presupposti simulatori ! Se mi sono indugiato al(jUanto sulla sintomatologia delle crisi presentate dal s., così come sono state descritte dai vari medici di guardia, si è appunto per metterne in risalto il manifesto polimorfismo; essendo in realtà apparse talora di schietto tipo comiziale, talaltra prcv;:rlcntcrnentc psicogene; comunque frammiste sempre, e spesso anche

poco nettamente definibili. Caratteristiche queste cui va attribuito valore cospicuo, per il giudizio diagnostico definitivo.

Una sintesi epicritica dd caso descritto può <:oncretarsi ne1 seguenti ess~nziali rilievi: Labe neuropatica e patologica t. b. c. diretta; eredo-alcoolismo, alcoolismo minimo p ersonale; stigmate morfologiche degenerative, fughe da psicodegenerato; ipoalgesia tegumentale; temperamento vasoneurotico, iperemo-

tivo; insofferenza globale, suggestibilità ed irritabilità; spiccata impulsività e violenza, amoralità, furfanteria (eloquenti in proposito le informazioni dei RR . CC. !). Ed inoltre: manifestazioni psicomotorie, insorte soltanto dopo intervento chirurgico (appendicectomia), e riproducenti talora la sindrome epilettica, talaltra quella isterica : bene spesso frammiste e frammentarie; irregolari, saltuarie e guasi costantemente determinate da fattori emotivi. Sindrome adunque nosologicamente intermediaria tra la forma comiziale e la psicogcnetica; nei limiti indeterminata, nei sintomi incompleta; valutabile

in s. certamente psicodegenerato e segnalato per attitudini simulatorie, violento, amorale, impulsivo, ecc. Ma è appunto in tutto questo che si com-


EPILESSIA

u AfFETTIVA "

DI llRATZ

pend1a la cosiddetta « affektepilepsie » del Bratz - epilessia afjettzva ! .(epilessia dei psicodegenerati, crisi di costituzioni neuropatiche); dagli A. A. francesi (Babonneix, H utinel) esplicitamente intesa quale « epilessia simulata >> . Mi si consenta al riguardo di accennare ad un quesito discriminativo, c-he regolarmente mi sono sempre proposto in casi si ffatti : è il soggetto, psit:odegetJerato, che (( simula » (sic et simpliciter) la epilessia; o non pure ie crtsi medesime da esso presentate che simulano - riproducendo/a - una sindrome del tipo comiziale, od eqtJÌualente? (Faraone). I n un mio studio sulle « Paraepilessie e sindromi epilettico-simili » mi occupo ampiamente di tale forma psicopatologica; mi basti qui concludere come in siffatti individui, essenzialmente psicodegenerati, sia sempre rilevabile una meiopragia costituzionale del sistema ncuro - n:getativo, con turbe disendocriniche e congenita !abilità della corteccia cerebrale. L 'A. descrive ed analizzn un caso clinico occorso alla sua osservazione ospedaliera, rilevandone i dati somatici e psicopatologici in rapporto con taluni parossismi dal s. presentati e concludendo col diagnostico di « epilessia affettiva di Bratz ». AUTORIASSUNTO. -

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OSPEDALE M ILITARE DI PERUGIA

Direttore: ten. colonnello medico CARLo CRESPELLANI

SOPRA UN CASO DI GOZZO CIRCOSCRITTO CON SINDROME DI CL. BERNARD-HORNER. Dott. Vitto r Ugo Giacanelli, primo capitano medico, capo reparto medicina

La molteplicità delle sindromi cliniche dovute al gozzo tiroideo, spesso di difficile diagnosi, ed associato a quello ewftalmico, e la importanza delle con5eguenze che anche una modica neoplasia parziale tiroidea può avere specie sui sistemi respiratorio, circolatorio e nervoso, c sulla idoneità al ser-

vizio militare, hanno rivolto il mio studio ad un caso di gozzo circoscritto, vcrificatosi in un soldato che dopo pochi mesi dalla insorgenza del ne(Jplasma tiroideo ha presentato, insieme al gozzo, una tipica sindrome di Cl. BernardH orner. Il caso clinico è il seguente: B. L., della c:asse 1912, Jcl Comune di GenoYa, della 84 Compagnia sussistenza. E ntrato in RepMtO il 21 ottobre 1935 proveniente dal corpo. Nei precedenti famigliari: padre soO'erente di gozzo, madre operJ.ta per neoplasia uterina, una sorella s:\rebbe st:.ta degente tr. lJspedale Psi~hiatrico per dctìcicnza mentale. Nei precedenti personali: òa blmbino h::~ soffuto di frequenti faringiti , a ~c1 anm ebbe kbhre in[luenzale. Non è be,·itore. nè fumatore eccessivo. Nega lues. A .20 anni, fano abile al servi zio militare, venne d-.::stinato al G('nio Po ntieri e posria trasfe rito :!Ila Compagnia Sussistenza il 7 .1gosto 1935. Dall':tgosto corr. :wno a vrebbe cominciato ad avvertire un ingrossamento alla regione bt:::ralc; d estra del collo dapprima m0dico, poi g radualmente aumentato hno a raggiungere il volume attuale di un uovo di pollo. i):Ji primi )!iorni d i seuembre .1fferma d i aver notato disturbi visivi consistenti princiralmente in facile stanchezza nella lettura protratta per qualche tempo e talora diplopia : si accorse poi che l'occhio dest ro andavasi infossando e che l'apertura palpebrale diminuiva. ln seguito si sono verificati: cardiopalmo e dispnea quando compie marce, o si sottopone a lavori a nche mod ici, fac ile stanchezza, senso di oppressione, sensazione molesta di vampa el i calore alla faccia, specie a destra, ed accentuazione dei disturbi VISIVI.

All'E. O.: costituzione scheletrica normale, buono lo stato di nutrimento, masse muscolari valide. All'ispezione dd collo si ossen·a una tumefazione che occupa la regione laterale O('str::J, ed è grossa come un uovo di pollo. Norm:1le è la pelle che la r icopre. Alla palpazione la tumefazione e di consistenza carnosa, si approfonda col contrarsi dei


SOPRA UN CASO DI GOZZO CIRCOSCRI"ITO CON SINDROME

ECC.

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muscoli prelaringei è sterno-cleido-maswidei; durante la deglutizione segue i movimenti dd canale laringo-tracheale, ed è mobile più in senso trasversale che dall'alto in basso. La palpazione del tumore, che è circoscritt<J, ed ha superficie liscia, susci~ scru so dolore. Tipica è la sinclròìt\é di Cl. Bérnard-Hornér. A destl'à infàtti vi è enoftalmo, restringi mento della rima palpebrale, mi osi. A sinistra, l'apertura palpebrale, ia sporgenza del globo oculare e la pupilla di media ampiezza ed a contorni regolari, non presentano anormalità. Sono negativi i sintomi di Dalrymple, G ifford, Stellwag, Graefe, Jcllinck, Moebius, IofJroi. L'esame neurologico mostra: non turbe rilevanti a carico della motilità attiva e passiva degli arti e del tronco, ad eccezione di tremori non accentuati agli arti distesi come m atto di chi giura. Oculomozione: nei movimenti di estrema lateralità si hanno lievi scosse nistagmiformi all'O.D. Non tremori neil a costrizione pal pebrale: segno orbicolo di Mingazzini accennato a destra. Diffìcoltata la deglutizione: il p. dice che in certi momenti sentirebbe ostacolo al passaggio del bolo alimentare. [ riflessi patellari sono molto esagerati bilateralmente e più a destra, i riflessi achillei ed i tendinei superiori vivaci, deboli i riflessi creme· sterici, normali gli addominali. I riflessi pupillari alla luce e alla accomodazione sono conservati, ma a sinistra alquanto torpidi. Dermografismo: vasoparalitico accentuato e persistente. Nella posizione per il saggio del sintomo di Romberg: si hanno oscillazioni della persona ma

non la tendenza a cadere. Riflesso O. C.: rallentamento di 4 puls. al m. All'esame dell'apparato respiratorio non si riscontrano fenomeni morbosi degni di rilievo, all'infuori di murmure vescicolare un po' aspro in corrispondenza dell'emitorace destro. L'apparato cardiovascolare del pari non mostra rilevante modificazione dalla norma. Vi è modica tachi:cardia (puls. So). Qualche aritmia. Aia cardiaca nei limiti. Vi è impurità nel I tono, un po' debole e soffiante, che scompare quasi totalmente io posizione eretta e non si propaga alla zona di propagazione dci rumori orgarucJ. Nulla si riscontra di importante a carico degli altr; organi ed apparati.

Esami çQmplementari: Reazione di Wassermann : negativa. Esame orine: di notevole la presenza di tracce di glucosio. Esame del sangue: il conteggio dei globuli roSSI, dei leucociti, e la formula leucocitaria non presentano deviazione dalla norma.


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SOPRA UN CASO DI GOZZO CIRCOSCRITTO CON SINDROMF

Esame radioscopico e

r::~diog rafico:

ECC.

non si riscontrano alterazioni pleuro-polmo-

nari ad eccezione di una marcata accentuazione della trama bronchiale, specie a destra, ombre ilari e pcrilari un po' accentuate. Passaggio esofageo un po' ristretto nel suo calibro nel tratto superiore e medio. Calibro trachcale normale. Fascio vascolare leggermente aumentato. Cuore nei limiti normali. Esame del senso visivo: nulla di importante nell'acutezza visiva e nel campo visivo; esame oftalmoscopico: negativo. Vi è facile stancabilità nella visione dell' O. D .

......... Nel caso da me illustrato è sicura la diagnosi di tumore a sede tiroidea, poichè la tumefazione ha, fra gli altri caratteri, quello d i evidente solidarietà col condotto laringo-tracheale, e non può quindi trattarsi di formazione sottoioidca di altra natura quale ad es.: li poma sottocutaneo, cisti dermoide, adenite cronica, linfosarcoma, cisti congenite del collo. Non si può inoltre pensare alla tumefazione congestizia tiroidea, verificantesi come è noto, per lo più nel sesso femminne e comprendente in massa la ghiandola, e nemmeno ad emorragia endotiroidea, che produce

brusco aumento di volume, dolore e disturbi nella fonazione e deglutizione. E' da escl udersi infine la tiroidite, sia in forma acuta secondaria ad infezioni (tifo, pneumonite, difterite, ecc.) essendovi allora fenomeni infiammatori e febbre, sia in forma cronica poichè in tal caso la tumefazione fib!Osa è dura. Non si tratta infine nel nostro malato di cisti parassitarie, poichè mancano nella tumefazione rilevata in esso tutte le caratteristiche di tali cisti (consistenza, fenomeni secondari ecc.). Si tratta quindi di un gozzo circoscritto, che per la forma, superficie

liscia, consistenza carnosa, deve diagnosticarsi come gozzo circoscritto parenchirnatoso (adenoma) del lobo destro della tiroide. Non credEarno trattarsi di gozzo cistico semplice mancando la caratteristica fluttuazione che si osserva in tali forme, per lo più verificantesi m jndividui avanzati in età e gozzuti da lungo tempo, nè vi è la durezza del gozzo fibroso circoscritto, an c h 'esso in generale più frequente in individui di età avanzata. Una grande importanza aveva nel nostro caso la diagnosi differenziale

fra gozzo tiroideo, e gozzo esoftalmico. Tale distinzione non ha presentato difficoltà mancando la tachicardia, che è precoce e costante del morbo di F laiani Basedow, ed inoltre non esistendo i numerosi sintomi caratter istici di tale entità morbosa quale il S. di Moebius, di Graefe, di Stellwag; anche senza voler dare un soverchio valore all'assenza dello esoftalmo ch e, come è risaputo, può mancare nella forma prevalentemente vagotonica del m. di Flaiani 13asedow. I n questa mal attia invece la tumefazione della tiroide è a tipo diffuso.

Possiamo però escludere con certezza una iniziale forma di gozzo hasedovizzato?


SOPRA UN CASO DI GOZZO CIRCOSCRITTO CON SINDROME

ECC.

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I gozzi basedovizzati comprendenti la maggior parte degli adenomi tossici (Plummer) si differenziano dal m. dì Flaiani Basedow perchè la malattia si stabilisce secondariamente su di un gozzo già esistente e anche perchè la ipertrofia tiroidea, anzichè diffusa e circoscritta, è di frequente, nodulare. Sia nell'uno che nell 'altro caso però l'elemento essenziale è dato dalla coesistenza della sindrome ipertiroidea e ipersimpatico o meglio, da una pervertita funzionalità tiroidea. Da tale pervertita funzionalità derivano i fenomeni di ecci tamento del sistema nervoso ed in prima linea del simpatico, spesso tormentosi. Nel nostro p. la tachicardia sebbene poco pronunciata, l'aumento della eccitabilità vasomotoria, la facilità alla sudorazione, qualche turba digestiva, una certa astenia neuropsichica, fanno pensare con fondamento che ci tra · viamo di fronte ad un caso di incipiente gozzo basedovizzato. E' interessante rilevare che l 'aumento della tiroide, pur essendo circoscritto e non voluminoso, ha determinato poco dopo il suo inizio tale compressione del simpatico cervicale da produrre una tipica sindrome Ct Bernard-Horner. Ciò dimostra con evidenza che non è necessario un gozzo voluminoso per ledere notevolmente segmenti importantissimi del sistema nervoso ma una neoplasia tiroidea, anche modica e circoscritta, può avere dannose influenze sulla delicata innervazione simpatico-oculare quando si sviluppi in determinati punti ed in profondità. Alle lesioni del simpatico oculare noi attribuiamo pertanto la stan· chezza visiva che insorge: facilmente nel nostro p. D'altra parte è risaputo che gli effetti dell'aumento della tiroide non sono soltanto in rapporto al suo volume, ma alla natura della tumefazione che può essere invasa e sostituita in varia misura anche da neoplasmi maligni. Sono troppo note per insisterei, le importanti correlazioni pluriglarndolari del gruppo tireo-surrene-jpofisario, in specie. Non si può avere quindi soltanto un ostacolo alla respirazione e circolazione, ma conseguenza della malattia tiroidea possono essere gravi turbe del trofismo e della sfera neuropsichica.

Vediamo ora, brevemente, quali provvedimenti medico-legali debbono prendersi in casi del genere di quello del soldato B. L., affetto da gozzo circoscritto non voluminoso e che non ostacola, attualmente, in modo notevole la respirazione e la circolazione in rapporto alla vit.'l militare. Secondo l'art. 70 dell 'elenco delle imperfezioni e delle infermità r iguardante l 'attitudine fisica al servizio militare ·«i gozzi voluminosi» sono causa di invalidità permanente e, secondo l'art. 71, lo è anche: « l'aumento


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SOPRA UN CASO DI GOZZO CIR COSCRITTO CON SINDROME

ECC.

di volume permanente ddla tiroide (gola grossa), quando ostacoli notevolmente la respirazione o la circolazione, in rapporto alle esigenze della vita milit:J.re. Se ritenuto suscettibile di utili modificazioni, dopo tr:J.scorso il periodo della rivedibilità e, nel militare, dopo infruttuosa cura e i periodi di licenza di cui al N. 5 delle avvertenze generali » . Abbiamo ricordato più volte come possono verificarsi, ed il nostro caso ne è esempio, gozzi di modico volume che per il modo di sviluppo sonc c:1paci di determinare per compressione lesioni sul sistema nervoso, ovvero per la natura della neoplasia (tumori maligni, gozzi basedovizzati, comprendenti la maggior parte degli :tdenomi tossici nel senso di Plnmmcr

ecc.) anche se Joc:tlizzati, possono dare Je più gravi ripercussioni sull'orgamsmo. Occorre quindi che nei casi analoghi a quello da me studiato non si tenga conto esclusivamente degli art. 70 e 71 del l 'Elenco A., per il provvedimento medico-legale da adottare, poichè questi articoli si limitano a considerare i gozzi voluminosi ovvero soltanto « gli ostacoli notevoli della respirazione e della circolazione dovuti all'aumento di volume permanente della tiroide », ma è necessario che ~i valuti altresì la entità degli altri disturbi causati dalle alterazioni tiroidee. Questi disturbi vanno principalmente commisurati secondo il criterio esposto da altri articoli e, specialmente dali 'art. 6 e dali 'art. 24 della Classe 13 dell'Elenco A: « Imperfezioni ed infermità generali. Malattie dei tessuti dei sistemi anatomici >J. L'art. 6 intatti contempla: le gravi sindromi dipendenti da alterata funzione endocrina, e l'art. 24: le malattie organiche del sistema nervoso centrale e periferico ed il loro esiti gravi e bene manifesti. Su tali articoli si deve basare prevalentemente la decisione del provvedimento medico-legale da applicare nei casi del genere di quello che è stato oggetto del presente studio. RIAssu:-;To. - L'A. riferisce su di un caso di gozzo circoscritto con tipica sindrome di Cl. Bernard-H o rner e notevoli turbe neuropsichiche. Rich iama !':m enzio ne sui criteri per la valutazione medico-legale dei casi analoghi 3 quello da lui studiato, facendo notare che più che gli articoli 70 e 71, sono in tali malati da applicarsi gli articoli 6 e 24 dell'Elenco delle imperfezioni ed infcrm]tà rig uardante l'attitudine lìsica al sen·izio militare.

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200 OSPEDALE DA CAMPO 1a DIVISIONE CC. NN. << 2 3 MARZO » - A. O.

Direttore: primo capitano medico G. RosA

Distacco parziale del legamento laterale esterno del ginocchio con paralisi dello sdatico popliteo esterno Dott. F. Perrlcone, sottotenente meùico

Il caw, di cui qui si riferisce, ci sembra degno di essere reso noto, sia per le peculiari condizioni di osservazwne, sia per la rarità stessa della sindrome. P. Leonardo di anni 22 C. N. della 202• Legione 1• Divisione CC. NN. da Lastra a Signa (Firenze) entra in Ospedale il 15 novembre 1935 alle ore 18,30. Nulla nell'anamnesi familiare e personale remota. Due anni fa ebbe ferita lacero contusa alla regione laterale della coscia sinistra m seguito ad incidente sul lavoro. Il giorno 7, verso l'imbrunire, mentre insieme ad altri compagni sta,·a accudendo alla costruzione di una piazzuola per mitragliatrice e si trovava col piede sinistro su di un sasso, improvvisamente quest'ultimo gli scivolava di sotto al piede che veniva così a trovarsi incastrato tra due altre pietre, s~nza possibilità di alcun movimento. Per la violenza e subitaneità del trauma il corpo veniva proiettato in toto a sinistra; il paziente però nel cadere a terra istintivamente imprimeva un movimento di torsione al tronco portando le mani a difesa. Aiutato dai compagni si alzò in piedi ma avvertì subito dolore vivo alla regione laterale della gamba sinistra ed impossibilità a mantenere 12 stazione eretta. Fu portato sotto la tenda ove rimase tre giorni in riposo: quivi notò impossibilità a flettere- dorsalmente il piede. Altri tre giorni rimase alla Scz. di Sanità da dove viene inviato con la diagnosi di: Frattura per torsione della testa del perone con paralisi dello sciatico popliteo esterno. Noi osserviamo quanto appresso: Buona costituzione generale. Individuo sofferente, addolorato. Non si notano fatti degni di nota all'esame dei vari org:111i ed apparati. Tolto con molta circospezione l'arto inferiore sinistro dalla stecca di Thomas, dov'era stato sistemato, si nota: L'arto inferiore sinistro è tenuto in atteggiamento di lieve estrarotazione, con piede in equino-varo-supinazione. Nessuna zona emorragica, nè ::.bnormi pigmcntazioni cutanee. Alla regione laterale della coscia sinistra cicatrice esito di prcgn:sso traum<1 . Nessuna deviazione degli assi della coscia e ddla gamba. La palpazione non mette in rilievo alcun fatto degno di not:~ alla coscia. Al ginocchio sinistro: rotula mobile, non Yersamento cndoarticolarc, m:ssun dolore alla pressione sull'interlinea articolare interna. Al lato esterno poco al disopra dcll'interlinea articolare inizia una zona dolorosa diffusa e mal precisata; continuando a palpare verso la testa del perone il dolore si accentua sempre più fino a raggiungere il suo parossismo all'unione del 3" superiore col 3° medio: quivi la pressione strappa urla di dolore al paziente; non si percepisce però alcun segno di scricchiolio osseo e la cute è perfettamente normale.

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Giornale di mt:dirino mililort:.


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DIST:\CCC P.\RZIAI.E DI-.L LEGAMENTO LATERALE ESTERNO ECC.

L'atteggiamento del piede in equino-varo-supinazione non è modificabile, inoltre si not:i zona di ancstcsra termica, tattile e doloritica in corrispondenza della regione amero-l:nerale <.Iella gamba. Hrc,·c: si è in presenza òi una paralisi totale dello sciarico poplitco esterno. Il p. è molto addolor:uo; da sette giorni peregrina, attendendo una sistemazione: ì fatti ohbiettivi rilevati sen7.a insistere ifl ulteriori t:sami confermano la diagnosi espressa ncii:J base d·i entrata: franura della testa dd perone con ksione dello sci;Itico popli teo esterno. Come conseguc•n7.:J di questo concetto diagnostico si decide di inten·enirc per suturare eventualmente i due capi del nervo reciso o pl.r shrigliarlo se fosse incluso nel magma di fr.Htura. Siamo stati spinti nel far ciò dal concetto orm:1i gcner:llmente accettato pcrchè com·alidato d:1 studi teorici c pratici -;ulla rigenerazionc dci nervi secondo 1l quale più presto si i1.terviene con un affrontamento chirur,gico, più probabile è il succcs!>o, c che invece i risulr:ni diventano sempre meno buoni gu:~lora la ~utura sia fatta t:mli· va mente. Operazione: Anestesin locale novocainic:1. lnci.iorJ<' che dalla regione med i:ma del ginocchio al lato esterno giunge fì no a due dita tras,·erse al di so!lo ddla testa del pcrone. Incisa la cute cd il sottocutaneo si tncide e si divarica per \'ia smu~sa l'aponeuosi superficiale e si giunge sulb testa del perone che appare integra. Al di sono si nota lo S. P. E. integro nella sua costituzione anatomica. Lo si isola per bre\'e tratto. Pensando che !a lesione potesse essere un po' più a v:llle si incidono le fibre del lungo peroneo l::teralc e si segue il nervo fin oltre la sua biforcnione: esso app::tre sempre integro. Si .1pprofitta allora dell'incisione per con· ttatarc che non ::si~tc nessuna frattu ra. Punti di affrontamento al muscolo. Punti stac· cati tn seta alla cute. Medica4ionc. Il reperto operatorio non ha dato nlcuna luce sulle rause della paralisi dello S. P. E. Il nervo non poteva essere interessato che al di sotto della testa del perone ovc i; rnag· giormcnte a cont:ttto wn l'osso. Non esistr inoltre ::rlcun segno di frattura. Si torna ad esaminare con più cura l'amm,1lato c si nota che il ginocchio h:.~ un abnorme movimento in lntcralit;, di pochi gradi verso l'interno che non si riscontra d:.~ll'altro bto. La palpazionc :.~1 lato esterno del ginocchio non mette in evidenza che una dolenzi:1 sorda che si accen!Ua col progredire della palpnzionc \'erso il basso e diventa paressi· stica all'unione del 3° superiore col 3• medio ddh g:~mha. Non movimento a cassetto. l':cssun altro fatto degno di nota. Il nostro ricordo bihliogr:1fico non ci sorregge a tal proposito e ci sembra strano che un trauma indiretto con così poco danno organico :~bhia prodotto una paralisi così completa, concludiamo con la seguente diagnosi: distacco parziale del legamento late· ralc esterno con pnr:tlisi dello S. P. E. In base a guesto nuO\'O concetto di:~gnostico si immobilizza il ginocchio con nppa· recchio gessato di cstt:n~iont:, spingendo un po' in vnlgi~mo. Il piede viene irnmobiliz. ;rato ad angolo reno.

Sl.' si fos~c potuto é\cguirc un radiogramma !'errore sarebbe st.tto scnz'altr(, eliminato gi;~cchè per Cjl!anto il r:~diogramma non ci avrebbe informati sulle cau(c ddh paralisi, pure rivcbndoci l'integrità dell'osso ci avrebbe <.bto in mano un solido argomento per i succcssi,·i esami. Ma a prescindere d:1l raJiogramrna, ;:wrcmmo potuto con un esame clinico più accurato cvi-


DISTACCO PARZIALE DE L LEGAME:-<TO LATERALE .ESTERNO ECC.

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tare l'errore? Riteniamo di no. Il dolore accusato dal paziente all'untone del 3• medio col 3" superiore della gamba era un dolore acuto, trafittivo, tipico da frattura, la sede era caratteristica. A sette giorni dal trauma erano anch(: scomparsi i pochi segni che si sarebbero potuti rilevare all'inizio giustificanti una lesione legamentosa esterna. Da notare la mancanza di qualsiasi segno di w .. himosi, questo era l 'unico fatto che ci avrebbe potuto indirizzare; poichè effettivamente per quanto il perone non sia un osso molto grosso pure una frattura specialmente della testa avrebbe dovuto dare qualche manifestazione esteriore. Ma noi eravamo ossessionati dal sintoma paralisi ed anche le modalità del trauma giustificavano una frattura per torsione del perone. A nostro ricordo non avevamo mai osservato nulla di simile. Il concetto di paralisi era in noi troppo strettamente legato all'idea o di un fattore contusivo esterno o di un fattore traumatico interno tale che ledendo la continuità ossea avrebbe potuto produrre per le contingenze anatomiche una lacerazione o più genericamente un danno che si sarebbe tradotto nella manifestazione esteriore para li ti ca.

Considerazioni. Dalle not1zte anamnestiche forniteci dal p., giovane sveglio ed intelligente ed a cui possiamo porre fiducia non v'ha Jubbio che si tratti di trauma indiretto. Esaminiamo un po' più da vicino il meccanismo traumatico. Il piede sinistro è fisso a terra mentre il corpo viene proiettato a sinistra e certamente sarebbe çaduto se istintivamente il p. jlOn avesse contratto i muscoli per reagire alla caduta, ma non potendo con la sola contrazione muscolare alleviare la violenza del trauma, quella serviva solo a ritardare la caduta di un qualche tempuscolo, necessario al p. per rigirare il tronco e proiettare le mani avanti a difesa. Nel momento in cui inizia la rotazione del tronco, ii ginocchio dall'estensione si mette in iperestensione (è ovvio ritenere che sempre il ginocchio sia stato in estensione altrimenti il p. sarebbe caduto all'indietro) il corpo ruota facendo perno sul ginocchio, poichè fisso al suolo il piede, frenate in ogni movimento di torsione la tibia ed il perone dal cuneo astragali co il movimento rotativo veniva ad espi icarsi tutto sul ginocchio. In un dato momento dunque fermo il piatto tibiale il femore veniva a compiere su di esso un movimento di torsione all'esterno col ginocchio in iperestensione. In guesto momento riteniamo debba essersi prodotto il danno. Nell'iperestensione già la parte postero esterna del legamento collaterale è in tensione, essa si tende maggiormente per il fatto dell 'intrarotazione della tibia producendo uno strappo nella compagine stessa del legamento ed una violenta e subitanea trazione sul nervo che decorre n elle .imn:ediate vicinanze. Non riteniamo probabile che si sia avuta um sub-lussaziOne all'esterno del ginocchio, se si fosse verificato un fatto simil~ i


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DISTACCO PARZIALE. DEL LEGAMENTO LATERALE ESTERNO ECC.

legamenti crociati e forse qualche menisco sarebbero stati interessati, il che non era nel nostro caso. Già lirasek in esperienze sul cadavere aveva notato come n ella rotazione interna della tibia si rompesse il legamento laterale e persistendo il fattore traumatico la capsula; egli riferisce di non aver mai trovato lesioni Isolate dci collaterali. Credo che la spiegazione surriferita possa soddisfare il nostro spmto. Tutti sanno '-luanto mai siano sensibili i nervi a traumat1smi anche leggeri e come reagiscano col massimo dell'effetto. Nel nostro caso, lo stiramento, per quanto di brevissima durata, pure ha dovuto essere di una certa entità se la paralisi (totale clinicamente) si è mantenuta tale per molti giorni. Lo S. P. E. poi per la sua sistemazione anatomica è soggetto più ch e altri ad essere offeso da fattori esterni ed interni i più vari. E' noto a chi si occupa di traumatolog ia di quanta cura d eve essere circondato il fratturato di gam ba con arto in trazione, per via che la tra· zione nel ridurre la frattura non altrepassi il limite di elasticità del nervo e non produca fatti paralitici che per quanto in genere di breve durata pure ritardano notevolmente la guarigione clinica. Fatti questi non di poco m om ento e di importanza secondaria ma vivi e sempre presenti nella m ente del chirurgo ortopedico che trova in essi un nemico sempre pronto a frenarlo nella propria attività. Ricordo che il prof. Putti aveva dato ad uno di noi da studiare sul cadavere la possibilità o rneno di produrre una strada artificiale al nervo, di allogarlo in modo che potesse avere maggior spazio, così come ad es. è stato escogitato nella trasposizione anteriore dell'ulnare alla piega del gomito, e che su di esso si potesse intervenire in tal senso come atto operatorio preliminare per ulteriori interventi (allungamenti operativi di arti, etc.). Non possiamo corredare e documentare questa esposizione con citazioni bibliografiche. Fortunatamente siamo in possesso della relazione all'ultimo congresso della Società I tali an a d i Ortopedia del prof. Del itala sulle « Lesioni interne del ginocchio n. Nella statistica delle lesioni legamentose notiamo che nei due casi in cui egli h a osservate paralisi dello S. P. E. queste erano associate a ben più gravi lesioni: strappo dell'inserzione del muscolo bicipite, rottura completa del legamento laterale esterno, rotture capsulari . Uno di essi inoltre presentava rottura dei crociati. Bohlcr afferma che la rottu ra isolata del legamento laterale esterno è rarissima ed essa si osserva nelle lussazioni del gi nocchio. Iirasek (citato da Dclitala) ha operato 15 casi senza trovare mai lesioni isolate dei collaterali; non ha mai osservato paralisi dello S. P. E. con lesioni del collaterale esterno. In quanto alla diagnosi di distorsione com plicata da altre lesioni questa riesce difficile (Delit:Jla) ed è perciò necessario ricorrere all'esame radiogra fico precoce.

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DISTACCO PARZIALE DEL LEGAMENTO LATERALE ESTERNO ECC.

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Per quanto poche le notizie bibliografiche esse sono molto autorevoli. Da esse appare evidente la rarità della sindrome che però non giustifica J'errore in cui siamo incorsi. In quanto al trattamento terapeutico, assodata l'integrità del nervo, esso limitava notevolmente il proprio campo : porre nelle migliori condizioni il iegaruento per un'esatta cicatrizzazione e mantenere il piede in corretto atteggiamento per evitare rigidità ulteriori . Abbiamo immobilizzato il ginocchio in estensione; in tale atteggiamento i legamenti si trovano in condizioni di equilibrio (Bohler), ed abbiamo anche cercato nel confezionare l'apparecchio gessato di valgizzare il ginocchio onde ottenere un maggior affrontamento. Il gesso da metà della coscia comprende tutto il piede che vien tenuto ad angolo retto. Si lasciano scoperte le dita per sorvegliare l'andamento dei fatti paralitici. Trattandosi di rottura parziale del legamento esterno si mantiene l'apparecchio gessato per 12 giorni; indi lo si bivalva. La ferita operatoria è guarita per primam. Si tolgono i punti di sutura. La mobilità del ginocchio in flesso-estensione è quasi completa. Movimenti di lateralità al ginocchio esteso scomparsi del tutto. Nessun dolore sull'interlinea articolare, sulla faccia esterna del ginocchio e lungo la regione laterale della gamba. La zona di anestesia cutanea si è notevolmente ridotta. La mobilità delle dita comincia ad accennarsi in estensione. Il T. A. accenna a qualche movimento. La stazione eretta è consentita; nel cammino, strisciante, si vedono già tendersi sotto la pelle del dorso del piede i tendini dell'estensore comune delle dita. Mobilizzaztone attiva e passiva del ginocchio, massaggi sul quadricipite e sui muscoli delle sure. Esercizi di stazione eretta e deambulazione per qualche ora del giorno. A letto porta ancora la stecca gessata di posizione. Dopo 5 giorni di queste cure con notevole miglioramento generale c locale per esigenze ospedalicre il p. viene trasferito in altro Ospedale provvisto della stecca di posizione e col consiglio d1 non abbandonarla di notte e di continuare nelle cure. In questo periodo sarebbe stata indicata della elettroterapia sulla regione antero esterna della gamba. Abbiamo casualmente rivisto il p. dopo 10 giorni circa. Ginocchio freddo, asciutto, indolente. Nessun movimento in lateralità, nè a cassetto. La zona di anestesia alla faccia antero esterna della gamba maggiormente ridotta. Fatti paralitici si sono ridotti di molto. Il p. prosegue nelle cure .

••• P er noi il caso è stato molto istruttivo; esso ci ha insegnato a diffidare delle primitive impressioni, a non cristallizzare il pensiero su di un dato sintorna e su di esso costruire la sindrome, ma ad osservare obiettivamente i fatti e vagliarli con la più grande cura. Nelle condizioni in cui ci si trovava non c'era dato fare di più, ad ogni modo l'ammaestramento non ci è stato inutile.


OSPEDALE

MILITARE DI

MILANO

(Gabinetto di Radiologia)

Rotula bipartita congenita od esito di trauma? Dott. Giuseppe Girardi, maggiore medico dirigente Don. Carlo Picchio, sottotenente medico assistente

Z. M. di an ni 20 riferisce di aver riportato all'età di 7 anni, cadendo sopra. una bice da fieno, una profonda ferita Ja taglio in senso trasversale aJ ginocchio sinistro, rimarginatasi bene dopo sutura. Ora accusa senso di indolenzimcnto al ginocchio, specie dopo aver camminato a lungo. Esame obbiettivo: Soggetto in buone condizioni generali. La coscia sinistra appare di circonferenza minore rispetto alla destra per evidente grado di ipotrofia muscolare. Sulla cute della regione patellare si nota un:t cicatrice falciforme lunga circa 4 cm ., larga I cm. ben consolidata, spostabile sui piani souostanti . La palpazione della rotula lascia rilevare una suddi visione netta di essa in due parti di dimensioni pressochè u guali per una linea di discontinuità trasversale mediana coincidente per direzione e sede alla cicatrice cutanea: i due frammenti sono appena spostabili l'uno sull'altro.

Fig. l.

L 'esame radiologico (fig. 1 e 2) delle due ginocchia dimostra a destra un reperto

del tutto normale. A sinistra inrcce si osserva che a far parte della artìcolazione entrano apparentemente due rotule, sovrapposte in altezza, di cui l'inferiore può considerarsi di dimensioni normali o anche un poco superiori alla norma e la superiore invece un poco ridotta secondo il suo asse verticale, e normalmente sviluppata nei sensi trasversale


ROTULA BIPARTITA CONGENITA

()f)

ESITO DI TRAUMA ?

e sagittale. Nel complesso i due elementi, considerati idealmente riuniti, presentano un volume nettamente superiore a quello della rotula dell'altro ginocchio. Quanto alla forma, il segmento inferiore conserva un profilo di rotula perfettamente normale in proiezione laterale ed appare un poco asimmetrico in proiezione sagittale per una certa obHquità dall'alto al basso e dall'interno all'esterno del suo contorno superiore; il segmento rotuleo più alto appare invece mancante dell'apice, in luogo del quale esiste un contorno obliquo che si adatta in basso col tratto corrispondente del segmento sottostante. L'aspetto strutturale dell'osso è da ritenersi senz'altro normale ovunque; i limiti sono netti, anche sulle superficie affacciate. Femore, tibia e perone sono sotto ogni riguardo normali.

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L'aspetto particolare di questa rotula che, in linea di massima, possiamo definire come « rotula bipartita » c:: le difficoltà di differenziazione fra una alter azione congenita oppure secondaria a l trauma pregrcsso, conferiscono un certo interesse al caso riportato. La soluzione radiologica del problema riveste poi una importanza pratica n otevole, dovendosi procedere in base ad essa alla definizione della siruazi o~e. medico-legale del soggetto, circa l'idoneità più o meno com pletl a l serV17.IO militare.


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ROTlJt.A Jli!'<\RTITA CO~GEJ'.: ITA 01) ESITO DI TRAUMA ?

La cosidett3 << patella partita congenita » è una evenienza ormai notissima c i casi pubblicati superano oggi di parecchio il centinaio. Si tratta di una anomalia di formazione della rotula, per cui, a sviluppo completo, !'osso appare costituito da due o più frammenti staccati, per lo più di dimensioni diverse. Secondo il decorso della linea o delle linee di separazione dei frammenti vennero proposte diverse classificazioni, di cui una delle più recen6 è quella di Schaer. 0 I gruppo: la rotula è divisa da una linea orizzontale in un frammento superiore più grande e uno inferiore piccolo, rappresentato di solito dal solo apice (partizione apicale). 2° gruppo: la rotula è divisa da una linea verticale in due framrm:nti, di cui il laterale è quasi sempre il più piccolo (partjzione frontale). ~o gruppo: la rotula è divisa da una linea obliqua diretta dal contorno superiore verso quello laterale, e più raramente verso il mediale (partizionc marginale); il frammento marginale è sempre piccolo e può essere a sua volta suddiviso in frammenti secondari da altre linee di trasparenza ad andamento radiato (patella tripartita o pluripartita). A questi gruppi va aggiunto anche quello della parrizione in senso frontale secondo Haenisch, in cui si ha una specie di doppia rotula ad elementi in genere parzialmente sovrapposti. Nel primo gruppo, secondo Saupe, il diametro verticale della rotula può essere superiore a gucllo delle rotulc normali. La p~togcnesi di questa interessante anomalia viene variamente spiegat..t dai diversi AA. Riscuote il maggior numero di consensi J'jpotesi della mancata sald:..tura di alcuni nuclei di ossificazione secondari, che spesso si riscontrano nel processo di ossificazionc della rotula in luogo di un nucleo unico centrale, quale si osserva di norma; la mancata saldatura dei nuclei secondari al blocco di ossificazionc principale può non verificarsi quando intcrven~ano cause disturb:~trici locali (stimoli funzionali ~ Joachimistal, Saupe; Ì1iccoli traumi - Zwerg; distrofie loc~lizzate - Fkischner, Paus, Schmidt); o generali (rachitismo - Businco, H olland; distrofie scheletriche gc n er:~liz zatc - Fiorenti ni, Bi.itner, Schwarz). Vicn fa tto ora di domandarci ~e la alterazione riscontrata a carico del nostro ammabto può essere ricondotta ad una qualunque delle forme di t< rotula partita 11 ricordate; questo naturalmente, volendo trascurare di prenclcrc in considcra7.ionc gli clementi anamnestici riferiti dal paziente, dci quali, nelle indagini eseguite a scopo medico-legali si è costretti spesso non tenere eccessivo conto. La bipartizione riscontrata è monolarerale; tuttavia questo fatto oggi non va più ritenuto contrario all'ipotesi della alterazione congenita; la biJ:~­ teralità Jclla p.p. è certo un criterio molto sicuro per la sua origine congenita; la monolateralità im·cce, ritenuta tempo addietro elemento a favore della rotub fratturata, ha perso attual mente qualsiasi valore come tale, essendo ormai conosciuti numerosi casi di alterazioni simili di natura certa·


ROTULA BIPARTITA CONGENITA OD ESITO DI TRAUMA ?

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m ente non traumatica. Il materiale clinico del nostro ospedale che raccoglie parecchi casi di p.p., parla esso pure in questo senso. Ammessa la possibilità di una p.p.c. rnonolaterale, il nostro caso andrebbe senz'altro ascritto al 1° gruppo, della classificazione di Schaer; la fissurazione orizzontale, l'ingrandimento in toto della rotula al di là dei limiti normali, la nettezza delle superfici affacciate e la presenza di una apparente interlinea articolare fra i due frammenti, sono elementi a favore di una simile assegnazione. Vi è contrario però un fatto, che ha la sua importanza e che va tenuto presente, e cioè le maggiori dimensioni del framm ento inferiore rispetto al superiore; questo non è comune nella p.p.c. dove, nella partizione orizzontale, appare di solito staccato soltanto l 'apice della rotula, rimanendo la maggior parte dell'osso a costituire il frammento superiore. Ma tutto ciò non può avere un valore assoluto. Non crediamo possano venire presi in considerazione gl i altri gruppi di Schaer e neppure quello della cc doppia rotula >> di H aenisch, coi quali il nostro caso non trova affinità. Fra le forme congenite· a cui si può ancora pemare, deve essere ricordata la presenza di una << rotula superiore >> nel senso di Retterer e Valois, ovverosia di un sesamoide nel tendine del quadricipite, sovrastante alla rotula normale: evenienza rarissima neli 'uomo, espressione della << patella superiore » osservata normalmente nei roditori . Elementi contrari a questa ipotesi non sono certo numerosi, ed essa potrebbe essere tenuta in seria consid\!razione, qualora il quadro non potesse essere spiegato altrimenti con maggiori probabilità di rispondenza al vero. La seconda ipotesi che va discussa è quella della partizione traumatica della rotula. E' noto che circa 1'8o % delle fratture patellari si manifesta con linea di discontinuità ossea trasversale, in seguito per lo più a caduta sul ginocch io semiflesso : fratture che avvengono per un doppio meccanismo indiretto e diretto. Alcuni elementi morfologici consentirebbero di classificare in questo gruppo il nostro caso: la fessura trasversale, che divide la rotula in due frammenti approssimativamente delle stesse dimensioni, e un certo distacco fra i due pezzi ossei, quale non è comune di riscontrare nelle rotule congenitamente partite. Contro la frattura però stanno diversi fatti. L'aspetto dei framm enti è tuttaltro che tipico per la comune lesione traumatica: ciascuno di essi, e specie l'inferiore, appare costituire una rotula completa sia per forma che p er dimensioni, e la loro fusione ideale non permette assolutamente la ricostruzione di qualcosa che assomigli ad una patella normale, fatto che invece si verific.a di solito nelle fratture. I contorni dei frammenti nella parte in cui si sarebbe avuta la discontinuità ossea sono di una nettezza e di una regola rità non comune ai margini di una linea di frattura, dove, anche <1 distanza dal trauma, si è soliti riscontrare una dentellatura o per lo meno


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ROTUU 131PARTITA CONGEN ITA OD ESITO DI TRAUMA ?

una soffusione delle immagini. L'interlinea fra i frammenti, specie se ampia, sta piuttosto per la frattura, ·se non sono intervenuti opportuni provvedim;.:nti terapeutici, perchè è noto che la rotula fratturata traversalmente si ripara con diastasi dei frammenti e con callo fibroso; però deposizion i di sali calcarei o di veri isolotti di sostanza ossea interframmentari o·agli estremi laterali della linea di fessura sono frequenti, come espressione di tentativi di lormazione di callo osseo o di pcrsistenza di piccoli frammenti parccllari secondari al trauma; fatti che mancano completamente nel nostro caso. Esi:;tono però nel quadro clinico del nostro soggetto degli dementi che tendono ad allontanarsi tlall'ammettere una semplice anomalia di sviluppo; s<: teniamo conto della ferita riscontrata su lla faccia anteriore del ginocchio e dell'evidente grado di ipotrofìa dci muscoli anteriori della coscia, viene fatto di pensare in qualche modo ad una alterazione di carattere ·patologico. Esiste nella storia del paziente, per quanto infida essa possa essere, qualche elemento chiarific:ltore del non comune quadro clinico-radiologico, elemento che può giustificare un determinato orientamento diagnostico. Noi abbiamo anzi l'impressione che attraverso l'anamnesi si possa arrivare non solo alla diagnosi, ma anche alla ricostruzione del meccanismo per il quale si è venuti alla attuale situazione. Il paziente afferma di essersi ferito profondamente di taglio in corrispondenza della rotula, all'età di 7 anni: a quest'epoca deve considerarsi iniziato il processo di ossi ficazione che, secondo i diversi AA., vi ha principio dal 3° al 6° anno di vita, partendo da un nucleo unico, centrale all'abbozzo cartilag!neo. La ferita può avere sezionato in due frammenti il nucleo stesso insieme all'abbozzo cartilagineo della rotula. Nei singoli due framn,cnti allontanatisi l'un dall'altro per l'azione muscolare del quadricipite, il processo di ossifìcazione deve aver proceduto normalmente dalle relative porzioni di nucleo residuo, nè più nè meno che come in una rotula normale: in ciascuno di essi lo sviluppo di osso deve essere stato anche un poco sovrabbondante, quasi compensatorio, tanto da dar luogo alla form azione di due elementi notevolmente sviluppati; la loro forma riproduce quella dci due frammenti di abbozw cartilagineo, rappresentando quello in feriore la parte apicale, con una base piuttosto tronca, tagliata netta, e quello superiore la parte basale della rotula, con la sua caratteristica convessità superiore. Alla nettezza della ferita da taglio corrisponde la grande nettezza delle superfici affacciate dei frammenti, sulle quali la reazione del connettivo intcrframrnentario, assunto alle funzioni di tessuto osteogenico, deve aver steso un a limitante ossea continua, di tipo corticale, se di corticale vera e propria per la rotula non si v.o gli a parlare. Questa ricostruzione òcl meccanismo di formazione della doppia rotula osservata appare perfettamente logica e spiega in tutti i particolari il gu adro radiol ogico osservato; i dati clinici concordano pure completamente. Da ciò la conclusione diagnostica di u rotula partita » secondaria a trauma da

r.


ROTULA BIPARTITA <Y>NGENITA OD [$1T') DI TRAUMA ?

taglio, interessante l'osso a tutto spessore, trauma avvenuto in età precedente al completo sviluppo della ossificazione encondrale. Non si è potuto peraltro escludere in modo assoluto la possibilità della presenza di una « rotula superiore », ricordata da qualcuno come anomalia congenita eccezionalmente rara, a carattere filogenetico regressivo. Tenuto conto del rilievo radìologico, molto probativo per esiti dì trauma con una ricostruz ione anatomica della rotula che si può considerare non buona, e del dato clinico della ipotrofia evidente della muscolatura d eli 'arto, non si è ritenuto il paziente in condizioni di completa idoneità al servizio militare e lo si è giudicato idoneo ai soli servizi sedentari. RIASSU:-<To. - Viene descritto un raro caso di rotula partita trasversalmente in due frammenti di dimensioni pressochè ugu:~li; in b:~sc a diverse considerazioni di online clinico e r:l(Jiologico il quadro viene intc:rprctato come esito di una sezione trasversaledell'abbozzo cartilagineo della rotub :tvvcnuto in et?l infantile per ferita da t:.1 glio.

BIBLIOGRAFIA At.BERTl: Riassunto eli comunicazione al Cong resso rcg10nalc di Radiologi. Mcd.; Vol. XIII, 1926, p. 216. R'\RETTONt: Rass. Prcv. Sociale; Vol. XVIII, 193 1. B usiNCO : Rad. Med.; Vol. XII, 1925, p. 812. FIORENTINI: Arch. Ortop.; Vol. XLIX, 1933, p. 789. Ft.EISCHNER: Fon. a. d. Geb. d. Ri.intgenstr.; Vol. XXXI, 1923, p. 209. HAENISCH: Fort. a. d. Geb. d. Ri:intge nstr.; Vol. X\:Xlll, 1925, !l· 672. HELL~ER: Acta Radici..; Supplemento XXV Il, 1935· ] OACHIMSTAL: Arch. f. Chir.; Vol. LXVII, 1902, p. 342. SAUPE: Fort. a. d. Gcb. d. Ri:intgenstr.; Vol. XX\'JII , 192 1, p. 37· SAUl'E : Rontgenpr.; Vol. IV, 1932, p. 439 ScHAER: Erg. Chir. Orthop.; Vol. XXVII, '934· p. 1. StE.!-IMENS : Deutschc Zcitschr. f. Chir.; Vol. CCXXXIII, 193r, p. 727. ZwERC: Deutsche Zeitschr. f. Chir.; Vol. CCXII, 1928, p. 362. Per la bibliografia completa cfr. lavori di Fiorentini, HcllnH:r e Sch:~cr.

Rad.


:RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

SANITÀ MILITARE R. LEMAIRE. Un sistema di sgombero dei feriti dalle linee avanzate. Revuc d'in fanterie», n. 525, 1936).

(«La

L'A. in uno studio molto dettagliato segn:~la l'opportunità di utilizzare le "chc::nillc::ttes '' per lo sgombero dei feriti dalle prime linee. Tali « chenillettes » sono state testè Jistribuite ad un reggimento di fanteria per il servizio di rifornimento munizioni sul c:trnpo di hatt:1glia. 'l'rattasi di autoveicoli blindati a cingoli composti di un trattore e di un rimorchio ·e ntrambi cingolati. II tr:tttore blindato, con motore di media potenza, munito di silenziatore, può raggiung:re una veloLid massima di 20 km. all'ora su strada e da 10 a 15 km. su terreno vario; è assai maneggevole, di facile volta e idoneo ad attraversare ostacoli. IJ suo blindamento contro proiettili di piccolo calibro ripara, oltre il motore, i due uomini di equipaggio; il rimorchiu è più scoperto; ha un carico utile di 1 tonn. circa. L'articolista, esposto il còmpito particolare di tale automezzo e studiate le modalità esecutive del suo servizio, pone in luce le modalità con le quali si potrebbe, senza nuocere al rifornimento munizioni, sfruttarne metodicamente i viaggi a vuoto per lo sgombro dei feriti permettendo di realizzare una evacuazione accelerata ed alleggerendo, in pratica, il servizio dci portafcriti di compagnia. Il rimorchio, infatti, verrebbe l:lsci:uo dal trattore al posto di rifornjmento munizioni, poco lontano da quello di medicazione. Avvalendosi di tale mezzo, l'ufficiale medico di battaglione avrà agio di scegliere tra i feriti o gassati ricevuti, quelli che potranno avvantaggiarsi utilizzando siffatto mezzo. I n collegamento costante col comandante di battaglione, egli conoscerà il numero dei .r imorchi restanti al posto di rifornimento e il tempo di cui egli può disporre per il caricamento. Tenendo conto di tali dati, egli sistemerà i suoi feriti. Al ritorno dall'avanti, il trattore riprenderà il suo carico e, alcuni minuti più tardi, depositerà i feriti gravi a l posto di medicazione di reggimento (o alla Sezione di sanità), indubbiamente poco numerosi ma che avranno e,·itato le lungaggini e le sofferenze del trasporto su barella a mano. L'A. espone infine le modalità pratiche per l'adattamento di due barelle al rimorchio, illustrandole con fig ure e dà alcuni suggerimenti sul funzionamento del servizio di sgombro dei feriti. Dopo aver messo in luce gli indiscutibili vantaggi del sistema da lui proposto, conclude sostenendo come tali automezzi offrano ottime possibilità di sgombro dei feriti dalle linee avanz:lte, nella zona cioè del massimo pericolo, riducendo al minimo la clurat:~ del trasporto e permettendo, in taluni casi di feriti gravi, il tempestivo intervento, atto a salvarne la vira. BoRROZZINO.

Del meccanismo d'azione sul corpo umano degli aggressivi chimici irritanti. (« Pr:Hcr u, 1936).

SciiWARz. -

L'autore, premesso che l'azione trntante degli aggressivi chimici di guerra non può esercitarsi che sulla pelle c sulle mucose, osserva che spesso tale azione è consecutiva


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA:-.JIERA

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all'assorbimento, da parte delle mucose, dd tossico (ad esempio: l'etere - il cloroformio nella narcosi) senza che le mucose stesse ne siano seriamente dannegg•ate. Analogamente avviene quando si tratta dell'ossido di carbonio, che lascia le mucose intatte, ma si combina all'emoglobina del sangue impedendole così di assolvere il compito di convogliare l'ossigeno dell'aria nella corrente sanguigna. Se si tratta invece di yprite messa a contatto con la pelle, due fenomeni si determinano: l'epidermide ne è essa stessa direttamente attaccata, ma, in più, una piccola parte del tossico passa nel sangue e può dar luogo ad altri gravi danni. Di conseguenza, gu:mtungue si tratti sempre della pelle e delle mucose, le reazioni finali possono essere molto differenti. Si comprende, d'altronde, perfettamente che una goccia di yprite messa sulla mano o, al contrario, in contatto con l'occhio, determinerà degli effetti molto diversi, come diversi saranno gli effetti che produrrà un aggressivo asfissia n te, tipo fosgene, a seconda che venga indrodotto nel naso, o nel retrobocca solamente, oppure sia fatto penetrare nei più piccoli branchi. Bisogna, a tal riguardo, tener presente che le mucose, a differenza dell'epidermide sono sempre umide ciò che facilita molto l'azione irritante della maggior parte degli aggressivi chimici che si decompongono al contatto dell'acqua, mettendo in libertà un acido. L'azione degli irritanti sulla pelle è fino ad un certo punto ben conosciuto. Sia che si tratti di una semplice scottatura o di un colpo di sole, si constata un rossore più o meno accentuato; tale rossore proviene da un maggiore aftlusso della corrente sanguigna (iperemia) determinata da una dilatazione dei vasi. Se la scottatura o l'irritazione locale sono di maggiore entità, si osserva, nei sottostanti tessuti, la separazione del siero sanguigno, ciò che origina un edema locale sotto forma di enfiagione, che può, comprimendo ancora di più i vasi, impedire l'afflusso del sangue (stasi). Si constata allora, al posto del rossore, un aspetto pallido della pelle, quindi uno scollamento della pelle ~otto forma di flittene e bolle. Il derma ed il corion possono essi pure essere interessati; in ral caso si ha la morte del tessuto sottoposto, cioè la sua necrosi, e tali parti del corpo sono a poco a poco eliminate. L'autore dimostra che i medesimi sintomi si riscontrano per l'azione dcll'ypritc e della lewisite sulla pelle umana. Egli dimostra egualmente che, in tutti i casi, che si tratti tlell'epidermide o delle mucose degli occhi, della gola, dei bronchi, si ritrovano sempre i medesimi fenomeni: rossore (ipercmia), quindi separazione dei globuli rossi del sangue e messa in libertà del siero con edema locale o generalizzato, seguito, nei casi gravi, dalla necrosi dei tessuti, dalla loro eliminazione e dalla formazione di nuovi tessuti. MAGRONE.

IGIENE. A. WAI.J)MANN e W. HoFFMANN. - Trattato di igiene militare: « lehrbuch der Militarhygiene », (Edit. J. Springer, Berlino, 1936. RM 45, rilegato RM 49,80). Un moderno trattato d'igiene militare oggi in Germania s'imponeva; il vecchio trattato di Bischo(f, Hoffmann, Schwienig, era già cb tempo esaurito e d'altra parte non rispondeva più allo scopo. Nella nuova opera bisognava tener conto degli insegnamenti e dell'esperienza della grande guerra e mettere in evidenza i progressi e le nuove acquisizioni nel campo dell'igiene nel quadro della risorta potenza militare del terzo Rcich. Il trattato è diviso in sei parti, alle quali hanno collaborato numerosi ufficiali medici, in congedo e in attività di servizio, dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, particolarmente competenti negli argomenti loro aflìdati.


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La prima parte è dedicata all'igiene dell'aria, che abbraccia tanti importanti problemi, particolarmente in tempo di guerra; segue quindi la regolazione del calore in rapporto col vestiario del soldato, con gli agenti atmosferici, col clima in genere. Ampio sviluppo è d:lto alla trattazione della nutrizione, che reca infine un interessante capitelo sulla razione alimentare dell 'esercito e del la mari na durante la grande guerra. La seconùa parte trana tutte le questioni inerenti all'ingegneria sanitaria, in guarnigione e al campo, in pace e in guerra, occu pandosi in speciali capitoli dell'approvvigionamento idrico e delle acque di rifi uto, dell'illuminazione, del riscaldamento, della ven tilazione, e di tutto quan to ha tratto con l'igiene deila caserma. Molto interessanti e, per certi aspetti, originali sono taluni capitoli della terza parte (Igiene del servizio), come queilo sull'addestramento delle forze armate e sul reclutamento, quello sull'eugenica ncl! 'esercito, sull'ig1c::ne aeronautica e sull'igiene psichica. Sono anche da segnalare i capitoli sull'igiene dello sport, sull'igiene delle truppe specializzate, sull'igiene navale e coloniale. I vari collaboratori sono riusciti a sintetizzare in questi capitoli tutto il materiale di studio e di osservazione, tutte le notizie più moderne, dando compiutezza e agilità, sì che la lettura riesce veramente piacevole. La parte quarta è dedicata alle malattie infetti ve e comprende nelle 2 00 pagine ad essa riservate, l'eziologia generale, l'immunità, la profilassi generale, le disinfezioni e le disinfestazioni e l'epidemiologia speciale. I nomi dei professori Otto, Konrich, Hoffmann, Hetsch, Uhlcnhuth, Zicmann, Rugc, ecc., compilatori di singoli capitoli, danno sicuro affidamento che questa branca dell'igiene, la quale riveste particolare importanza per le collettività militari in pace c in guerra, è stata trattata con alta competenza e con modernità di indirizzo; in forma sintetica, senza che sia stato tralasciato però nessuno argomento di valore pratico, gli A.A. sono riusciti a prospettare tutta la vasta materia, dando particolare rilievo a quelle malattie che più frequentemente occorrono nell'esercito. Nella parte quinta che tratta delle malattie non infetti ve, sono specialmente da segnalare i capitoli « Alcool e forze armate» e (( Igiene del fumatore>> . La parte sesta, che chiude il trattato, si occupa della statistica sanitaria miiitare, che raccoglie nme le notizie st:Jtistiche sul reclutamento dalle guerre di indipendenza ai nostri giorni, e prospetta tutti i dati sui malati, feriti e sulle perdite dal 1873 al 1934· d:tndo particolare sviluppo a quanto si riferisce agli anni della guerra mondiale. Il nuovo trattato d'igiene, diretto dai generali m edici proff. W ald mann e Hoffma n11, opera che onora il Corpo sanitario militare tedesco, è veramente completo ed armonico in tutte le sue parti; con la sua ricchezza di notizie, di dati, con le sue numerose tavole espl icati,·e e con le illustrazioni, rappresenta una gu ida sicura per i medici militari tedeschi e per le giovani generazioni che si dedica no allo studio della medicina. Anche per i medici militari stranieri il lib10 sarà di grande utilità. Per nme queste ragioni auguriamo al trattato, edito in bella cd elegante veste, il successo che merita. REITAKO.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE M. VAUCEL. - - La sierodiagnosi di Martin e Pettit nel T onchino. Risultati di 800 sieroagglutinazioni. (« Bullet. Soc. Path. exot. >>, T. 29, N. 3, 1936). La spirochctosi ittero-emorragica è stata identificata per la prima volta nel T onchino all'ospedale di L:~nessan nel 1934, da questa data 4 casi solamente sono stati di::tgnosticati in maniera sicura tra i rnabti ospedali?.zati (tre europei e un indigeno). L'infe7.ione dunque sembrava che fosse rara, a meno che non vi fossero dei casi benigni,


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non ospedalizzati e quindi rimasti indiagnosticati. Allo scopo di confermare questa ipotesi, l'A. ha preso in esame i sieri, iov.iati all'Istituto Pasteur per l'accertamC'nto di varie malattie infettive, provenienti da Hanoi e da diverse località dd Delta tonchinese; è stata praticata la sieroreazione di Martin e Pettit, servendosi di uno stipite di Leptospira ictero-haemorragiae, isolato dal ratto nel 1934. Circa il 6 '}o dei malati considerati come sospetti dai medici curanti hanno fornito una sieroagglutinazione positiva, al titolo medio di I: I3oo; il 4,6 % dei sieri, in\'iati per la \Vidal o per la Weii-Felix, e rimasti negativi, agglutinavano invece la Leptospira ad un tasso medio di I: :2300, il che sarebbe i ndizio di una spirocbetosi in atto anzichè di una vecchia infezione guarita. I sieri inviati per la Wa:sserman davano agglutinazione positi\'a per !a Leptospira ad un titolo medio di diluizione di I :930. T utte le reazioni positive si ebbero nei casi in cui la Wassermann era rnegativa. Il 22,2 % dei sieri provenienti da malati di piomiosite daYano agglutinazione positiva; titolo medio 1 : 8oo. Questa forte percentuale, paragonata alle precedenti fa pensare che la leptospira non sia estranea all'ezio-patogenesi delle miositi tropicali. La sierodiagnosi è stata positiva negli europei soltanto dopo una forma clinica evidente, itterica o meningea. Per contrario negli indigeni sembra che le forme anitteriche e benigne siano assai più frequenti che le forme conclamate con ittcro. Sotto quest'aspetto la spirochetosi di lnada e lto è relativamente frequente nel T onchino e forse anche in Concincina. REITANO.

MEDICINA INTERNA H. SEEL, H. CARLS e H . LooENKAEMI•ER. - Sull'azione del velen o di api sopra il quadro ematologico e la elimin azion e di ca lcio e fosforo co n le orine, p aragon ato coll'effetto del solfuro d icloroetile. (« Dcutschc Mcd. Wochenschr. », 1936, N. 19, p. 760· Mentre nel passato il trattamento del reumatismo veniva fatto esclusivaménte con acido salicilico e le sue combinazioni, durante l'ultimo decennio comparve una serie di nuove cure fisiche e medicamentose, tra le quali anche quella a base del n.·leno di api. Questo veleno animale trova già da molto tempo il suo posto nella medicina empirica popolare del reumatismo; mentre però un tempo si deponeva un'ape sulla cute per lasciarsi pungere, oggi l'industria farmaceutica moderna ha isolato il veleno in stato di purezza, in modo che possa venir introdotto nell'organismo per via intracutanea o percutanea. Dai resoconti clinici appare che i risultati ottenuti Ji nora sono ottimi, sebbene non si sia ancora riusciti di spiegare il meccanismo di un simile trattamento, e non si abbia ancora una nozione esatta della natura e composizione chimiq del veleno di api. Dalle vecchie ricerche di Langer c da quelle più recenti di Flury istituite su oltre 200.000 api vive, noi sappiamo che Ja parte farmacologicamente attiva del veleno è costituito da un componente privo di azoto, contenuto nel secreta ghiandolare cd atto a provocare un processo infiammatorio, mentr:: in soluzione oleosa la sostanza determina anche formazione di vescicole. Questo componente è un'anidride acida, neutra, ciclic::t, difficilmente solubile in acqua; esso può dar luogo alla formazione di un acido solubile in acqua _che ha potere emolitico e possiede le caratteristiche gene rali delle saponine. La secreziOne velenosa possiede inoltre . un derivato della serie indolica che contiene dell'azotu, ha la_ struttura di un anello c può essere isolato come triptofano; essa contien_e _anche col~na, glicerin~, acido fosforico, acido p<~lmitico c prob:~bi l m eme acido buurnco, nonche un altro ac1do grasso non saturo e non cristallizzabile.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIA NA E STRANIERA

Secondo Flury il veleno di api avrebbe le seguenti caratteristiche: esso uccide gli invertebrati con violenti fenomeni irritativi; gli animali a sangue freddo sono poco sensibili all'azione di tale veleno, mentre si mostrano sensibilissimi gli animali a sangue caldo; nei cani il veleno provoca convulsioni, alterazioni della pressione sanguigna, fatti di paralisi, dispnea; gli uccelli muoiono in seguito ad arresto della respirazione. Il sangue appare laccato, si ha formazione di metemoglobiaa c leucocitosi. Il potere emolitit(J del veleno di api viene aumenrato dalla lecitina, impedito invece dalla colesterina. Gli organi interni si presentano ricchi di ~angue, soprattutto i reni, e presentano travasi. I fenomeni d'intossicazione nell'uomo consistono in sudorazione profusa, malessere, vomito, diarrea, diuresi e salivazione notevoli, senso di angoscia, debolezza cardiaca, dispnea, convulsioni, talvolta com:! e p:1ralisi. Il quadro dell'avvelenamento è quindi dominato da un 'azione dannosa sul cuore e sulla circolazione, specie la circolazione capillare; gli effeni eccitanti e paralizzanti invece vanno considerati come fenomeni secondari, dovuti forse a processi di distruzione cellulare. Physalix ammette nel veleno delle api tre componenti diversi, responsabili delle varie azioni e cioè un componente tossico che provoca i fatti infiammatori, un altro che determina convulsioni ed un terzo componente che dà le paralisi. Tutte le suddette ricerche non sono però in grado di gettare luce sull'azione terapeutica del veleno di api nel reumatismo, azione che è stata indubbiamente constatata clinicamente da molti medici. Secondo alcuni si tratterebbe di una disensibilizzazione delle cellule in seguito a stati iperergici. Sebbene il veleno di api sia prevalentemente un veleno del sangue e delle cellule, non sono ancora stati studiati i suoi effetti sul quadro ematologico. Gli AA. hanno perciò voluto colmare questa lacuna, studiando l'emogramma di conigli trattati con tale veleno; essi cercavano pure di poter afferrare le alterazioni più grossolane del ricambio di questi animali, determinando nelle loro urine le quantità eliminate di calcio e fosforo. Gli esperimenti si fecero su due lotti di conigli; agli animali del primo lotto il veleno veniva iniettato, in soluzione acquosa e nella dose di eme. 0,5, per via intracutanea nella pelle rasata del dorso. Nel secondo lotto di conigli gli AA. usarono il veleno in forma d'unguento, applicandone 0,5- 1 eme. mediante frizione pcrcutanea. I risultati ottenuti venivano poi confrontati coi reperti avuti da Flury in ricerche analoghe nelle quali serviva da veleno il solfuro dicloroetile (ipritc), una sostanza tossica cioè, bene caratterizzata chimicamente, che provoca nelle cellule fatti irritativi locali, farmacologicamente e tossicologicamcnte assai simili a quelli dovuti ai veleno di api. Gli AA. eseguirono poi personalmente le stesse prove in un lotto di conigli ai quali venne applicato su lb pelle rasata del dorso mgr. I di solfuro dicloroetile. I risultati ottenuti in queste ricerche comparative furono i seguenti: I. - Veleno di api: 1) All'esame delle urine si nota già nei primi giorni una diuresi notevole, mantenendosi q uasi normale la eliminazione del calcio; a partire daJ 6° giorno si nota ritenzione di c:1lcio. La eliminazione del fosforo è, specie durante i primi giorni, abbastanza scarsa, anzi il fosforo inorganico è fortemente diminuito. 2) Nel quadro ematologico si fanno palesi processi irritativì pronunciati c specialmente fenomem ,·igenerativi caratterizzati da lcucocitosi, aumento di linfociti, comparsa di forme giovanili, diminuzione di cellule cosinofilc, inoltre aumento degli eritrociti, scomparsa passeggera delle forme d i str:11nonio, policromasia e rcticulociti. H. - Solfuro dicloroetile: 1) La quantità delle urine è diminuita, si ha forte rite n zione di calcio; più tardi invece si osscn·a rapid:1 eliminazione del calcio c aumento p:1sscggcro del fosforo eliminato. 2) Nel quadro ematologico si notano processi irn"tativi notevoli e in prC\·alenzn fenomeni di degenerazione, con lcucocitosi e linfocitosi passeggera, aumento delle cellule basofile cd cosinofile, policromasia, poichilocitosi e norme>-


RIVISTA DELIA STAMPA MEDICi\ ITALIA>" A E STRANIERA

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hlasti. Questi reperti non sono nuovi, .ma ben noti a coloro che si occupano dtgli effetti

dell'iprite sul sangue. In complesso dunque il veleno d'api ed il solfuro dicloroctile determiMno una reazione analoga sulla eme esterna, ma il loro effetto sul quadro sanguigno e ~ul ricambio è fondamentalmente diverso. Nonostante la rassomighanza esterna del processo infiammatori o, le reazioni che si svolgono internamente sono spesso in opposizione tra loro. Dopo l'applicazione del veleno di api si notano nel quadro leucocitario cd critrocitario alterazioni caratteristiche nel senso di una rigenerazio11e cellulare; ciò fa supporre che qui si tratti di qualche cosa di più di un processo puramente allergico; forse è in gioco un principio d'azione specifica, come si osscn ·a n ei processi tossi-infettivi. Per poter meglio chiarire questa questione accorrerebbero ossen•:~zioni cliniche su individui affetti da reumatismo, con ricerche sul quadro em:nologico in seguito ad applicazioni dd veleno di api. Forse un'applicazione percut:mea prudentissima di piccolissime dosi (rj 10o - 1/ 10oo di mgr.) di solfuro dicloroeùle potrebbe gettare qualche luce sull'l patogenesi del reumatismo, appunto per quest:l reazione antagonista nel quadro emato~ogico. Così affermano H. Scel, H. Carls e H. Lodenbempcr. AL. LusnG.

G. CARRIERE, C. HuRIEZ e M. LEPERRE. -

La pressione oncotica del siero. Studio di essa ndl' ipert~ruion~ art~riosa permanente. (u L<1 Pre~sc médiç;~lr; 1•, 8 f ebbraio 1936, n. 12).

Le ricerche di Starling fin dal 1896 hanno dimostrato che g li scambi tra sangue e tessuti a livello dei capillari sono governati da tre f<lrze: la pressione idrostatica dovuta alla tensione arteriosa, la pressione osmotica dei cristalloidi e la pressione osmotic:J tlei colloidi, quest'ultima denominata da Cari pressione oncotica. Loeb e D onnan hanno messo in evidenza che questa pressione oncotica è in dipendenza del contenuto protcico del siero e che esiste parallelismo tra le variazioni della proteinemia e quella della r~cs­ sionc oncotica. Ancora, ricerche relativamente recen ti di Fishhcrg, Macheboucf cd

altri hanno rilevato l'importanza dei lipidi per la pn:ssione oncotica, anzi esisterebbe un rapporto dj compenso tra proteine plasmatiche e lipidi, per cui ad una diminuzione delle prime corrisponderebbe un aumento dei secondi. onde la pressione oncotic:J possa essere mantenuta; di ciò l'esempio più cl:Jssico, secondo Machebouef c suoi coli:Jboratori, si avreb!Je nella nefrosi li poidea, in cui alla ipoprotei nemia, consecutiva alla note,·olc elimina<.ione di aJbumina per l'orina, corrisponderebbe un aumento di lipidi nel siero allo scopo di mantenere nella norma la pressione oncotica. G li A.A. in base a queste premesse hanno praticato ricerche su 23 soggetti affetti da ipertensione permanente, netta (tensione massima superiore a 20) e st:~bile, cicè senza note di scompenso cardiaco. In 9 di tali malati si trattan d\ ipertensione essenziale, in 8 il processo era complicato a lesioni vasali o a ncfrite, in 6 era associato a diabete, obesità o sifilide. · l n tuui fu determinata la pressione oncotica del siero, il contenuto tot;lle d i esso in proteine, quello in albumine e globuline, il quoziente albumine; globuline ed i lipidi tutali. In base alle ricerche praticate gli A.A. hanno rilevato che la pressione oncotica è in dtretto rapporto al contenuto in lipidi del siero cd al contenuto in proteine, però per queste ultime più precisamente al valore della frazio ne albumine. La pressione oncotica è aumentata negli ipertesi. Da tali dati cercnno di giungere :1 delle conclusioni sulla parogen~si dell'ipertensione arteriosa, cioè di stabilire se l'aumento delb pressione oncotica deve considerarsi una causa o una conseguenza del processo ipertcnsi,·o. Se noi es:Jminiamo con Balyss i fenomeni di ricambio che aHcngono a livello Jei capillari tra sangue e tessuti, possiamo, per quanto rigu:~rda la pressione sanguigna, 6 -

Giorno/~ di nu:dicina militar<".


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RI\'ISTA DELLA ST A:-.1PA MEDICA ITALI ANA E STRAKIERA

disting"ucre tre zone: una prima, in cui la pressione sang uigna è superiore alla pressione o ncotica, onde una fi ltrazione di liquido dal sangue verso gli spazi intersriziali; una secvnJa, di equilibrio tra Le due pressioni; una terza, in cui la pressione oncotica è superiore a quella del sangue, onde riassorbimcnto dei liquidi interstiziali. D educesi che fi ltrazione e riassorbimento sono in stretta dipendenza delle variazioni della pressione sanguigna e della pressione oncotica con predominio dell'una a misura che l'altra diminuisce. Di qui la grande importanza della pressione oncotica per il mantenimento della tensione arteriosa, in quanto una diminuzione di questa determina u n afflusso di liquido inrer~tizialc ed una dilu izione del sangue e viceversa un aumento determina una filtrn i0ne del liquido ed una concentrazione del ~nngue. Da ciò, si domandano gli A.A., si può dedurre che l'ipertensione, provocando una intensa fi ltr:tzionc, conduce ad una concentrazione del sangue e per conseguenza ad un

aumenco della pressione oncotica ? E' acqu isito che il siero di sangue dell'ipertesi ha Urli elevato contenuto di alcuni dei suoi costituenti (proteine e lipid i) per disturbi di nutrizione o endocrini, tuttora non prccisabili, ma che portano ad un aumento della pressione oncotica del loro siero. Tale stato fisico-ch imico porterebbe secondo Laubry e Doumer ad un riassorbimento di liquido dagli spazi interstiziali e ad un ve ro disseccamento cellulare molto dannoso per l'organismo. Allora come meccanismo regolatore interverrebbe un aumento della pres· sione sanguigna per equilibrare la forza di filtrazione con la forza dj pressione osmotica delle proteine del siero (pressione oncotica). Secondo tale concezione l'ipertensione, qualunque sia la sua forma clinica, ha un substrato umorale proprio, caratteristico, che porta ad un aumento della pressione oncotica del siero, contro la quale l'organismo si difende aumentando la tensione arteriosa e si ha pertanto un rapporto etiologico tra i due fenomeni . La concezione p:nogenctica dagli A.A. sostenuta ed alla quale giungono in seguito ad accurate ricerche, considera nelle si ndromi ipertensive solo un fenomeno, l'i perten· sione e per tutte reclama una patogenesi unica, l'aumento della pressione oncotica, non valutando nella loro giu sta importanza le lesioni anatomiche, che in alcune sindromi sono state precisamente rilevate c giustamente considerate come causa dell'ipertensione. Se la teoria umorale chiarisce alcuni aspetti della questione, non si può trascu rare il fattore meccanico. Come per altre affezioni, il problema è molto più complesso e se le ricerche degli A.A. che vanno ancora estese, trova no conferma, noi abbiamo acquisito nuovi dati, anche importanti, m a che da soli non possono risolvere la questione patogenetic:t, tutto ra oggetto di palpitante dib:tttito, delle sindromi ipertensive.

R. o' ALEsSANDRO.

NEURO-PSICHIA TRIA G. D E !\'rcJus. - I pertonia a ffettiva p arossistica sintomatica (esito tardivo di ferita di guerra dei lobo fron ta le). ((( Neopsichiatria >l , vol. I, fase. 3", 1935). L'A . presenta un caso di ipertonia di tipo cxtrapiramidale in ferito di guerra ::ti lobo frontale, gi?t operato di estrnione del corpo estraneo e dei frammenti di tavolaro osseo. I sintomi rcsiduati a distanza sono dati da due ordini di fenomeni : stabili cd acccssu:~ l i.

l primi, costituiti da lic\'C iperrono estensorio plastico con fenomeno della troclca dentata c segno di Pousscp, da aumento dci ri flessi posturali, specie del tibiale anteriore, e da btti \"Cgctativi (ipericlrosi. vasoparcsi sinistr:l), ripetono incompletamcnte i car:tttcri dclb sindrome prcmotoria di Fulton e Kennard o prcpiramidale di Ayala, a,·cnte sc:Jc nell'area 6" di Broodmann.


Rl\"!STA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

A questo proposito l'A. mette in rilievo ['importan~a della corteccia frontale nel quadro nella motilità extrapiramidalc, negata dalla dottrina strio-pallidale, e dimostrata dalla dottrina cortico-nigrica del Donaggio in casi di parkinsonismo encefalitico con i} suo metodo per la ricerca delle lesioni della. rete neurofibrillare; dottrina confermata da numerosi altri A.A., fra cui De Lisi e Busico, Tramontano, ecc.. Al di fuori di questi casi è stata trovata frcguente l'ipcrtonia nell 'atrofia frontale tipo Pick, come risulta dalle ossen·azioni del Richter, Besta, Bonfiglio, ecc., frequente pure l'acinesia e l'amjmia, osservate da Goldstein, }.!tillc r, ecc. nei feriti al lobo frontale e dal Bianchi nelle scimmie mutibte dci lobi anteriori del cervello. Dai risultati di queste cd altre ricerche cliniche e sperimentali, l'A. deduce la realtà dell'unità .fisiologica fronto-extrapiramidale, per ciò che riguarda specialmente i fenomeni sia di postura che dd tono muscolare. Passa quindi all'esame dei fenomen i accessuali, consistent i in crisi di ipertonia estensoria generalizzata, associate a pianto sp:ostico, senza interessamento della coscienza. Le crisi ipertoniche riproducono 1:! cosideua sintomatologia di decercbrazione di Sherrington, che è caratterizzata nell'uomo, conformeme1Ìtc agli esperimenti di Wilson, dalla iperesrensione del capo, dalla colonna vertebrale in lordosi, dallo stringimento delle mascelle, dall'estensione degli arti inferiori c delle hraccia con forte pron:nione degli avambracci, polsi flessi, dita flesse e pollice in <Jdduzione. Ii fenomeno accessuale ha anche una certa analogia con gl i anacch i di epilessia extrapirarrùdale (De Lisi), ma vi differisce per il fano che insorge sobmc.nte in seguito a fattori emotivi spiacevoli . L 'A. interpreta la patogenesi del parossismo ipenonico come fenomeno riflesso extrapiramjdale, fenomeno di liberazione, dovuto alla lesione frontale, che agisce ini· bendo i centri più elevati, come il De Lisi ha dimostrato nella malattia di vVilson. Uguale interpretazione dà alle mani festazio ni di pianto spastico, associate alle crisi ipertonichc, spiegandolc con la teoria di Mingnzini, mod i fìcat~ da Angela, che oggi è la più accettata. Secondo Mingazzini, il pianto ed il riso spastico si mani festano qu:1ndo sono interrotte le v:ie inibitrici mimiche psico-talamichc. Secondo l'Angela, le vie inibitrici dei m ovimenti mimici non sono soltanto i neuroni psico-talamici, come sostiene il Mingazzini, ma anche le fibre di proiezione rolando-tal:!miche, che hanno la funzione inibì. ., . tnce ptu tmportante. L'A. infine esamina i sintomi secretori e vascolari controbterali, osservati nel suo paziente, in rapporto con la lesione del lobo frontale, sopra delimitata, spicgandoli con l'esistenza di centri vegetaùvi, che, secondo il Ceni, sarebbero disseminati in tutta la corteccja cerebrale ed agirebbero come regolatori del sistema \'egctativo, delle fu nzioni endocrine, del ricambio epaùco e della emopoiesi. L 'impotenza sessuale e l'orientamento vcgetativo simpaticotonico dimostrerebbero poi una prevalenza del sistema tireo-surreno-ipofisario su quello genetico·pincale, secondaria ad alterazioni della corteccia cerebrale, rientrando così nella sindrome cerebro- simpaùca nel senso del Ceni. NATO LI.

C. VENTRA. -

La costituzione morfologica degli schizofrenici in rapporto alle manifestazioni psicopatologiche e alla loro etiopatogenesi. (« Arch. generale di Neurologia, Psichiatria c Psicoanalisi», ottobre 193s-X!V).

Il Kretschmer, in base alle sue ricerche costituzionalistiche pubblicate nel 1921, aveva ~ost~nu~o c~e l'umanità è riparùbilc in due gruppi appartenenti a due opposti tipi menta li: 1l c•clot1mico - caratterizzato dalla spiccante tendenza alla socievolezza cd


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RI\'ISTA DELLA ST.-\MI'A MEI>ICA ITALIANA E STRANIERA

alle reazioni adcgu:Hc all":unbicntc - e lo schizotimico, presentante una tendenza opposta, cioè a ch iudersi in sè distaccandosi dalla realtà. (Uu terzo gruppo, sempre nell'ambito della cosidctta normalità, è dato da quegli individui che presentano una mescolanza dei due tipi ora accen n:ni). Per gradi - aura verso alla cicloidia e, rispettivamente, alla schizoidia - si giunge :~llc esagerazioni psicop:aologiche: la psicosi maniace-depressiva nel primo c:lso e b s:chiz.ofrenia nel secondo. A ciascuno di questi due temperamenti (e relati,·e csaltnion i p:nologicht:) corrisponderebbero due distinti tipi morfologici : fra i cicloidi, cioè, pre,·arrcbhcro i tipi picnici o macrospl:lncnici o brevilinei (3 3 combina· zionc del Dc Giovanni); fr:~ gli sch izoidi i tipi astenici o microspbncnici o longilinei (1' combinazionc del D. G.). Sull:1 fond:m1entale aderenza delle osscr\'azioni del Kretschmer a:!a re:~ltà - come ebbe a scrivere qualche anno addietro lo Zalb - non è più il caso di discutere. E il Ventra - in questo suo \'oluminoso l:~voro - reca una valida conferma alla tesi dello psichiatra tedesco, desunta dall'accurato studio (secondo il metodo Viola) della costituzione morfologica di 360 schizofrenici opportunamente distinti in quattro gruppi a seconda delle varietà cliniche della malattia: ebefrenici, catatonici, paranoidi, forme mi:.tc. Orbene, negli schizofrenici i longi tipi prevalgono in modo assoluto (circa 6 1,7 ~~ ), e ciò ha p:micol:mm:nte valore se si ponga mente che i soggetti esaminati dall'A. appartengono :~!l'Homo mediterrnneus che tende alla brachitipia. Inoltre, una più minuta indagine dimostra che la longi ti pin è m:1ggiorc nelle v:Jrictà catatonica (71,42 ~J;,) ed cbcfrcnica (62 ".,); minore nelle sindromi miste (':;2,94 %) e nella p:;ranoide (46,95 •;0 ). Esaminando. poi, i singoli caratteri costituzionali, l'A. dimostra che l'organismo rlegli schizofrenici ha costantemente subìto una spinta originaria evolutiva in senso nettamente longitipo; onde un ::~ mt:jopragia degli organi cavitari toraco-addominali che può dar ragione del!.,: frcguenti lesioni presentate da guesti infermi n carico dei polmoni, del fegato, dell'intestino, ccc. Fra i vari corollari desumibili dal!e ricerche del Ventra c che necessità di spazio ci vietano di riferire più estesamente, appaiono particobrmcnte importanti i stgucnti: a) L'assol utismo del Kretschmer sulle anomalie psicologiche latenti in ciascun individuo dovrebbe essere modificato riconoscendo - an:~loga mente al normotipo soma· tico - anche l'esistenza di soggetti armonicamente equi!ibrati e, qui ndi, perfettamente normali. Con ciò i temperamenti psichici potrebbero essere seriati secondo la cun·a dei Gauss, in conformità delle strutture morfologiche: sicchè aHemmo nel mezzo i temper<~menti normotimici, immediatamente ai lati i mixotimici, in cui l'equilibrio temperamentalc, non più per fetto, risulterebbe di deformazioni miste in un senso o nell 'altro; a fianco avremmo, inlme, i temperamenti schizotimici e ciclotimici, i quali, pure :~ggi ­ randosi nel circolo della norma, avrebbero orientamenti decisi in un senso o nell 'altro, con deformazioni estreme che r:~senterebbero l'anormalità o la patologia. b) L'accurata indagine sulla costituzione morfolop.ica degli schizofrenici dimostra in modo chiarissimo « che c'è una evidente maggiore analogia tra la costituzione morfologica degl'individui catalogati nel gruppo delle forme ebetreniche c catatoniche in base :.~Ila loro sintomatologia psicopatologica, di quella che non ci sia tra gl'indi,·idui di questo gruppo e quello degli schiz.ofrenici appartenenti alle forme paranoidi e miste, i quali, per contro, sono cos t itu7.ion:~lmcntc tra loro più affini "· c) l n fine, guanto all'etiopatogem:si delle schizofrenie, l'A. ritiene che possano verificarsi almeno due situaz.ion i differenti: la prima, rappresentata dal fatto che il cervello degli schizofrenici può avere nella sua struttura c nel suo orientamento costituzionale le condizioni autoctone necessorie e sufficienti per :~mmalare; la seconda, rappresentata dal fatto che la strullura e gli orientamenti morbosi del cervello hanno bisogno ddlo stimolo di cause estrinseche, per passare dallo stato potenziale allo stato attuale di malattia.


RIVISTA DELLA STAMPA MI~ DIC·\ ITi\LI:\NA E STR:\~IERA

Quest'ultima possibilità si ,·erilicherebbc più frequentemente negli schi;:.ofrenici paranoidci c misti, la prima possibili tà nelle forme t:befr-:n ichc c catatoniche. Ciò sembra giùstificato dalle maggiori atipicità mortologiche riscontrate ndl'cbcfrcno-catatonia, onde una più saliente gracilità costituzionale, e, quindi, la tendenza r_d una maggiore morbilità di fronte ai comuni agenti jpatogmi c speci:tlmentc di fronte al virus tubercolare, senza che si debba necessariamente ammettere una i1wcrsione nel rapporto caus:1effetto, nel senso che questo virus sarebbe senz'altro il re~ponsabile delle schizofrenie. l nvece, la maggior frequenza ddl:l tubercolosi in questi !JSicopatici si spiei!herebbe riwnl<mdo la loro abituale costituzione longilinea (abito tisico del Rokitanski) che li rende più facile preda del bacillo di Koch. Numerose tabelle - contenenti i dati analitici rilevati nei 36o infermi - completano quest'ampio contributo dell'A. alla psichiatria costituzionalistica. CARLO RIZZO.

OFfALMOLOGIA A. GIAK:-;o:vl e M. Focos1. -

Emorragie recidivanti dd vitreo e diatesi emorra-

giche - Nota IX. (<~ Bollettino d'Oculistica "• marzo 1936, rag. 305). Gli AA. si propongono di indagare ancora sulla etiologia c la p:aogenesi dei le forme emorragiche del vitreo recidi v:mti, dette idiopatiche. Dopo a,·er ricordato le varie forme cliniche c l'evoluziont: dd le altre emorragie del vitreo sostenute da malattie bene individuate, gli AA. passano in 1a~segna l t: varie ipotesi emesse sinora sulla etio logia e sulhi pagotene~i ddle forme idiopatiche recidivanti. Secondo alcuni il fattore etiologico è rappresentato dalla tubercolosi, secondo :~Itri dnlla luce e altri ancora ammettono fattori tc:ssici dipendenti da disturbi gastro-enterici o da disturbi endocrini. Gli AA. riferendosi alla singolare coincidenza delle emorragie oculari con le epistassi e le une e le altre ugualmente recidi,·anri, hanno orientato le loro ricerche cliniche verso ]a diatesi emorragica come fattore eziologico. Le indagini eseguite su 15 casi clinici di emorragie rccidi,'anti dd vitreo hanno m esso io evidenza un particolare tipo di di:nesi emorragica !ndicato come « diatesi venulare >> nelle sue varietà, ma principalmente nel tipo della « Angiopsatirosi ven ulare intcrmittcnte », in analogia col concetto di quegli AA., come il Panas, che chiama,·ano

le emorr:~gie recidivanti del vitreo << epist:~ssi oculari )). Infine gli AA. ritengono utile ricercar;: in ogni caso di emorragie recidi,·anti del vitreo, anche se la causa apparisse diversa, un tale stato diatesico, il quale puè> rappresenta re talvolta un fattore coadiuvante da non trascurare anche ù:~ l punto di vista prognosticc c terapeutico. PAPAG!'<O.

A. PauLARo. - Inserzioni endosderali di sfere d'Oculistique "• febbraio 1936).

ed ovoidi solidi.

(<c Ann:1les

L'A. si propone di dimostrare l'utilità della introduzione di corpi solidi nei g:obi ocula ri exenterati allo scopo di ottenere un miglior effetto estetico dovuto specia lmente alla consecutiva mobilità della protesi. Premette di aver iniziato nel 1917 l'inserzione di sfere solide nell'interno del guscio oculare, conservando tutti i tessuti fibrosi dell'in,·olucro e cioè sclerotica e cornea. Sue-


6go

RIVJ:;TA DELl.A STAMPA MEDICA ITALIAi'A E STRAN IERA

ccssiv::Jmc:ntc riconobbe che non era n ecessario con~er\":lre ::Jnche la cornea, tranne nei casi di dirnimnione di volume o di atrofiJ dd globo. quando cioè b sola sclerotica non può offrire un sufticicme avvolgimento al corpo solido. Diminuì pure di vol ume le sfere ma in fìnc le sostituì del tutto con coroi solidi di forma ovoidi. Ecco la tecnica opcr:nor ia cui si :~uicne l'A. La congiuntiva vien t~gliata colle forbici intorno al limbus e leggermente scollata d:~lb sclerotic:l per una estensione di circ:J 3 mm., un po' più alle estremità nasale c temporale. Indi si prntica una linea di inci~ione della sclera a forma ellittica, a grande asse tr:Jsversale, r~sente al limbus in :~lro cd in basso e che se ne discosta, invece, di 3 o 4 mm. ~Ile estremità n asale e temporale del diametro tr:lsversale. Col coltello si :1prc una hrccciJ all'estremità tem porale di questa linea ed attraverso ralc lm:ccia si introduce una sottile forbice curva con cui si completa la sezione della c:tlotta sclcro-corn,·::dc.:. l\ell 'evcnicnzJ che questa apertura non sembrasse sufficiente la si può complc:tare a piacere con qualche colpo di forbici all'estrc:mità nasale e temporale. Si procede quind i <JIIo S\"Uotamento completo del contenuto della ca\"ità sclerale. Questo tempo assai importante dcll'opt.:rnione Jev~ essere f:ltto in piena luce, sicch(: possa bene ispczionarsi tutta la ca,·ità, e, servendosi di quc:gli strumenti che si ritenga no più opportuni, si compie uno svuotamcnto completo ossavanJo che alla fine appai:t ben bianca la superficie interna dc:lla sclera. Questo svuotamento presenta delle difficoltà solo nel caso che l'occhio ehhc a subire da molto tempo gravi tcrite o quando la cavità presenti ddlc ripicgawrc o delle deformazio ni cicatrizial i. In questi ultimi casi si ricorre alle p inze ed anche :1lle forbici per sbaraz.z:1 re le cicatrici dagli e,•entuali resti di coroide. Comunque bisogna sempre ottenere che la superficie interna della sclerotic:l appaia bianca. Durante e dopo questo S\'UOt:lmcn to si ,·crifica sempre una emorragia di grada v 1riahile, che proviene da punti di,-crsi della cavità sclerale c che si arresta benissimo introducendo ncll:t cavit~ oculare delle compresse, maga ri imbevute di una sostanza emostatica Dopo di che sj dcpone nella c:11·ità, trasversalmente, J'owJide di vetro e si sutura la Ecrira in senso tras,·crs::de. Per guadagnar tempo e mq;lio fare l'emostasi si rossano mettere i fili d i sutura prima J i piazzare l'o,·oide e cioè mentre un tampone resta nella cavità sclerale. Quando fili son tutti piazzati, si togl ie il tampone, si inserisce l'ovoide e quindi si annodano fì 1i. Dai risu ltati finora ottenuti l'A. conclude che le indicaz ioni di questo metodo operativo sono quelle dell'enucleazioni meno quando si tratti dt tumori endobulbari. La stessa panofralmitc non controindica questo metodo. J

T E!>TA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA R. L EROVx e J. LF.Roux- HoaEtn. -

I tumori detti « misti )) delle salivari e di altre glandole cervico- facciali. ((( Le~ Annzks d'Oto-Laryngo:ogic », n. I 1, 1936).

Vasto, approfondito e documentato studio degl i AA. sui tumori detti « misti '' ddle gl:~nJole salivari c delle glandole lacrimali e della mucosa rino-bucco-farin ~ea, per din.ostrare w~e tali tumori, anche conservando peculi:~ri caratteristiche regionali, sono da inquadrare negli epiteliomi di parenchima glandolarc, sia dal punto di vi~t:J istolog ico che cii n ico-cvoluti vo. l stologicam<:nte son carattcrizz:Jti da unicità d i tessuto strettamente epiteliale, clinicameute da recidiva in più del 50 %, sebbene con mctastasi rare. I tumPri misti (a cartilagine tubularc di Mcckcl; condro-mixomi di Botrcher; miosarcomi di Kocher; cancroidi-mucosi di Foerster; epitelioma alveolare di Malassez; mio-condro-endoteliomi


RIVISTA DELLA STAMPA MEO!CA ITAI.IA>:A E STRAN IERA

di Rocha- Santos; endoteliomi di Wolkmann ccc.) racchiudono nella denominazione stessa il concetto di pluralità di tessuti e ùi origine, mentre lo stuùio degli AA. verte su tumori che ripetono !'orig ine c:sclusiv::~mcnte da glandole saliv:ui primitivamente normali o in preccùenza modificate e le loro differenze strullurali son dovute a sdiffcrenziazione o a metaplasia dell'elemento epiteliale a spese dt:l quale si son formati o a differenza di interazione epitelio-connettivo. Il materiale di studio è costituito da ll'esame di 1 15 c::~si di tumori misti d elle glandole:: salivari, ddla mucosa oro-rinu-faringe;; e glandu:e !animali, traui in pane Jalla clinica di Lecène e &a i quali molti casi appartenenti 3 soggetti di 15 c 18 :~nni, che oelb evoluzione clinica hanno mostrato netto carattere di malignità e gr:1nde tendenza alla recidiva, concetti questi ultimi sostenuti c confermati dalla lun pa osservazione, che va da 5 a 15 anni, degli ammalati operati o riopcrati fra il 1917 e il 1930. Lo studio istologico differenzia forme di elementi epitdiali e forme di stroma interstiziale: nelle prime gli elementi individualizzati ripetono g li elememi gbndolari delle glandole salivari normali o infiammate; nelle seconde, vere forme di rottura di equilibrio epitelio-connettivo (chimico?) scomparsa delle cellule connettivali, sostituite da cellule epitcliomatose o da sostanza amorfa che, con la scomparsa o rarefazionc o ialinizzazione vascolare, realizzano un aspetto di cartil:rgine embric·nale che, come gh AA. dicono, di cartilagineo non hanno eh~ la rassomiglianza morfologica, di scarso · valore. Il carattere dunque, sempre isto!ogico, di qucsu detti tumori misti, che è fondamentale, è che in essi un solo strato epitel i:~ le è proli fer:lto c che esso strato appartiene alla gla ndola salivare : dunque questi tumori detti misti delle glandole sali vari non sono a tessuto multiplo nel senso delle disembrioplasie. Lo studio architetturale distingue forme tipiche (\·egctanti-can:llicolari, :1cinose, acino- tubulari) e forme atipiche, infiltrate (indifferenziazione, basofili, adamantinoidi, eosinofili) e atipiche deviate (deviazione mioide, spino-cellulare), classificazione che non pretende dare forme stabili c stabilizzate. Le forme pure sono rare, l'esame ha sempre sorpreso una tappa della marcia evolutiva. Metastasi, invasioni linfo-glandolari sono eccezionali nei tumori m isti e la rarità si r itrova negli epiteliomi delle glandole salivari, i meglio individu:~hzzati, e pc.:rchè: la natura epiteliomatosa rimane a lungo racchiusa (cantonnèe) nella sfera intralohularc (come i tumori mammari) e pcrchè rarissime sono state le osservazioni d i metastasi. Tumori di costituzione istologica assolutamente identica possono n:~scere a spese di formazioni glandolari del sistema lacrimale, del sistema glandolare bucco-r!no-faringco sottomucoso. Questi presentano aspetto clinico più nettamente epiteliomatoso, a limiti indecisi, a forte tendenza invasiva, con distruzione delle pareti os~ee che incontrano. Son più frequenti nella faccia interna delle guance e delle labbra, nelle fosse nasali sono stati osservati a livello dell'etmoide, meno frequenti nelle gla ndole lacrimaii. (Grivot c Lallement). A questa esposizione il Lcmètre, pur condividendo la conclusione dci due AA. che il tumore misto delle glandoìe salivari e cervico-faccialc non esi~te dal punto di vista istologico, obbietta dal punto di vista clinico, che tali tu;nori hanno tutta la probabilità di esser dei disembriomi, naturalmente formati a spese dell'elemento glandolare, che rimane a lungo << precanccrigno », ben incapsulati, senza metastasi c rccidivanri in situ, dei quali alcuni degenerano con tutte queste caratteristiche posirivc. G li AA. preconizzano l'ablazione chirurgica totale c non per semplice enucleazione, della massa tumoralc, lasciano però volontariamente da pane il probkma del trattamento con radium. RAFFO!'E .


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RIVIHA DELLA ST.''YIP.-\ MEDICA ITALIANA E STRANIERA

STOMATOLOGIA ). Gu1sEz. - Corpi estranei d'origine dentaria nell'esofago e nelle vie aeree. Loro estrazione con la bronco-esofagoscopia. (<~La Revue Odontologique », settembre - ouobre 1935, 9- w). L'A. riferisce di aver ossemlto dai 1903 a oggi ben 634 casi di corpi estranei di origine dentaria catluti ne ll'esofago o ne:Ie vie aeree. In numerosi casi l'accidente si era n :rificato quale complicazione di atti operatori, ma nella m;l~gior parte dci casi si trattava di protesi mobile. Tal v~lta la protesi mobile era stata ing hiottita durante ii sonno, altre volte mangiando, più raramente durante una narcosi, tah·olta ancora durante una crisi epilettica. Non mancarono casi in cui l'oggetto fu inghiottito a scopo suicida da alienati, nevrastenici e ricoverati in case di salute. Se il dente è stato semplicemente ing hiottito, p. es. durante un'estrazione, le conseguenze possono essere minime o inesistenti; se invece viene aspirato nc::llc vie aeree, il caso appare subito gra,·e, perchè il corpo estraneo difficilmente si arresta nei laringe o nella parte alta della trache::t, ma tende a scendere nei bronchi con conseguenza spesso mortale. Oltre ai denti possono caJere altri corpi estranei, come corone, intarsi, denti a perno, strumenti di piccola mole come aghi di Kerr, sonde per canali ecc. I n quJnto alla diagnosi ci sarà di grande aiuto l'anamnesi se il paziente ricorda bene l'a\'\·enimcnto, ma è opportuno non fidarsi unic::tmente del suo racconto. Se il corpo estraneo inghiottito è un apparecchio mobile con ganci, facilmente si arresterà nell'esofago, dando come primo sintomo un acc~:sso di soffocazione. Esiste sempre disfagia dcYuta sia alla presenza dd corpo estraneo che traumatizza i tessuti, sia all'ccelusione dell'esofago per il volume del corpo stesso. Tall'olta quando si tratti di corpi estranei di piccole dimensioni, privi di :.uperfici o margini irregolari, la presenza di essi è in primo tempo inavverti ta, ma si svela in seguito al dolore che sorge e aumenta gradatamente con la disfagia per le complicazioni sopravvenute (lesioni della mucosa, ascesso esofngeo o periesofagco, mcdiastinite, pleurite purulenta). La tosse è uno dci segni più costanti per i corpi estranei nelle vie aeree, spesso unita ad accessi di soffocazione più o meno frequenti. Essa diviene sempre più frequente con espettorato che si fa mucopurulcnto e poi purulento nettamente. In ogni caso l'esame radiograJÌco ci darà le migliori po>sibilità di individuare e localizzare esattamente il corpo incriminato. Tuttavia anche la radiografia può essere difficoltosa, quando si tratti di sostanze trnsparenti o semi trasparenti ai raggi X, quali piccole schegge ossee, frammenti di Yulcanite; ta!Yolta la sovrnpposizione di ombre ossee (colonna vertebrale, coste) rende molto difficile la diagnosi radiologica che è bene ripetere più volte in differenti proiezioni. Altro metodo di ricerca che poi si trasforma in terapeutico, è l'esame diretto a mezzo della csofagoscopia e della broncoscopia. T rattamento. E' necessario estrarre sempre e il più presto possibile il corpo estraneo. Nell'esofago si possono usare pinze adatte solo quando il corpo si trovi molto in alto. Gli uncini dì varia forma vanno abbandonati per i gravi danni che provocano. La gastrotomia è raramente indic:Jta, quando cioè il corpo si trovi nelle immediate vicinanze del cardias. I risultati più soddisfacentj si ottengono a mezzo dell'esofagoscopio. Con questo mezzo bisogna mobilizzare il corpo estr::tneo ed estrarlo. E' spesso difficilissimo mobilizzarlo quando per il suo volume o per la sua forma il corpo si è fortemente uncinato alla mucosa; in tal caso con ::tppositi istrumenti introdotti nel tubo dell'e~ofagoscopio, lo si può sp(."Z7Me o se7ionare e quindi estrarne separatamellte i frammenti.


RIVI ST A DELLA STAMPA MED ICA ITALIANA l~ STRA:"JIE RA

Per i corpi estranei nelle vie aeree il tran:un cnto è analogo. Il più delle volte il corpo scende nei bronchi, di preferenza nel destro che è leggermente più largo cd in continuazione più diretta della trachea. A mezzo del broncoscopio si può penetrare in uno dei due bronchi e anche in alcune delle Jir:~mazio ni principali e infine est•arre il corpo. Sono manovre molto dclic:lte che deYo no essere compiute soltanto da uno specialista ~perimentatc. Come misura preventi va di questi incidenti l'A. consiglia: rimuovere tutte le protesi amovibili prima del la narcosi; costruire solta nto apparecchi fissi (fi nchè è possibile) in individui q~ilettici o alienati; prendere certe elementari p recauzio ni durante l'estrazione quando si abbia a che fare con pazienti eccessiva mtnte nervosi o privi di controllo su se stesso, per esempio incli nazio ne della testa in 3\':tnti, sbarramento del retrobocc.a con rotoli di garza previa cocainizzazione della mucosa. PI CCAkRI=.TA .

Trattato di chimica analitica applicata. Metodi e norme per l'esame chimico ed il controllo dei principali prodotti industriali ed alimentari. Terza edizione, volume I. (Uirico Hocpli editore, Milano

G . V I TroRio VILLAVEccHu. 1 936-XIV - L.

85).

Un campo importantissimo della chimica è quello dt:ll'anJiisi applicata all'es:1mc dei prodotti industriali ed alimentari; ogni g iorno, si può dirlo con sicura coscienza, il çhimico- igienista, il chimico- mcrccologo, il perito ed il collaudator-e sono chiamati aJ esprimersi in merito sia negli acyuisti di materie prime, sia nd controllo ddla fabbricazione, nel commercio dei prodotti finiti per determinare in essi il valore, e le eventuali impurezze c sofisticazìoni. Il prof. G . Vittorio Villavccchia, già Direttore dei Laboratori Chimici delle D ogane, non ha bisogno dì essere presentato ; la sua figura g ig:mtcggia g ià da molti lustri e la chiara fama che lo scienziato si è acquistata nel campo intern azionale d ella Chimica Applicata esime d:>l descrivere tutta la multifo rme, operosa, concr-:t.a attività svolta dali ' Autore. In tutto il mondo è conosciu to ed apprczz:.to il suo « Diz io nario di Mcrceologia e d1 Chimica Applicata », e già da m olti anni un " ~vl a nua l c di C himica An:1litica T ecnologica », edito per cura dei Laboratori Chimici dc.:.llc Dogane, in sette volumi, era totalmente esaurito. L a necessità di un Trattato che raccogliesse soltanto i metodi raccoman· dabili come meglio rispondenti ai bisogni della pratica c che dessero affidame nto sicuro di poterli scnz'altro adottare cd applicare fu presto nuovamente avverrita. Ed il Villavecchia, fin dal r916, diede alle stampe la prima edizione del suo << Trattato di Chimica Applicata '' alla quale, nel 1921 , tenne dietro una seconda edizione rived uta cJ aumentata. LI continuo progredire della Chimica, però, ben pre~to ha fatto in mcdo che il T rattato, che pure aveva acquistato una larga diffusione, ri sult<t~sc incompleto in qualcuno dei diversi Capitoli nei quali era suddiviso e, quindi, fosse da aggio rnare : in q uindici anni l'industria non è rimasta inoperosa l Ed ecco, allor:.1, che il Villa\'ccchìa, in collaborazione dei professori G. Fahrìs, G. Rossi, A. Cappelli, A. Rodano, G. SaYini, E. M ellana, R. Tuffi, T. Torquati, V. T amburini P. M archetti, si è acci nto a questo ;avoro rli ~evisionc e di ampliamento, cd ora, per i tipi dì H oeplì, ha visto la luce la terza ediziOne del « Trattato di C h imica Analitica Applicata>>. I n commercio sì trova già il p r imo volume al quale prestissimo seguirà il secondo anch'esso ri vcJ uto cd ampliato.


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RIVISTA DELLA ST;\MPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Il primo volume è suddiviso in undici Capitoli: nel Cap. r sono trattate le cc Acque » potnhili e per uso industriale. Il Cap. 2 tratta dei « Prodotti chimici» ma in for ma molto più estesa che nella edizione precedente e con l'aggi unta di alcune pagine sugli indicatori dci quali vengono descritte le prove della sensibilità, di alcuni saggi di purezza. di altri anche la determi nazione del titolo. Nel Cap. 3 sui «Concimi >1 sono più sviluppati i .Metodi generali cd anche la parte speciale. Nella vecchia edizione del volume il Cap. 4 era destinato ai cc Materiali Cementizi >>; qui, invece, esso riguarda gli et Anticriuogamici cd Insetticidi >> con speciale riferimento al solfato di rame, paste e polveri Caff,tro, zolfo, miscele solfoc:tlcichc, sol uzioni di formalina, prodotti arsenicali dei quali sì dett:~no i metodi generali di analisi ed una parte speciale, cianuri di potassio e di sodio, fosfuro di zinco, polveri ed estratti di tabacco. L'argomento è del tutto nuovo nel Trattato del Villavecchia ma è svolto con la solita competenza e con lo stesso buoo senso pratico. Dei <c ~latcriali Ccmcnt:mti ,, si occupa il Cap. 5, mcnt.re il successivo vede una più ampia trattazione dei « Colori Minerali ». Il Cap. 7 è dedicato ai cc Met::tlli e Leghe)>, uno svolgimento più largo è dato alle analisi dci vari tipi di acci:ti cd alla parte rig uardante i rivestimenti metallici. l cc Combustibi li l> rappresentano l'a rgomento del qu:~le si parla nel Cap. 8 e vi sono messi 111 una evidenza che prima non avevano il litantrace e l'antracite che sono i combustibilj più importanti per l'industria. Il C:tp. 9 detta i saggi da farsi sul «Catrame d i carbon fossi le e suoi proJotti n, mentre un maggiore sviluppo alle singole voci è dato n el C:> p. 10 sugli « O lii minerali e prodo tti che ne derivano »; in questo si richiama l' atten zione più che per 11 passato sulla pece di petrol io e sul bjrume dei quali si descrivono le determinazioni fisiche e chimiche. Anche il successivo ed ultimo Capitolo sugli « Esplosivi » ha ricevuto un più ampio respiro. Il volume, edito in bella veste tipografica, consta di 9 16 pagine cd è stato arricchito con nuove Interessa nti figure illustrative che, cos.i sono state portate a 82, oltre 50 T abelle.

L. CURATOLO .

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BIBLIOGRAFIA MEDICA MILITARE ITALIANA

CoNFALONE Raffaele, maggiore medico. Lo febbre ncon·ente nelle Colouie dell'Africa Orientale. << Incurabili )), n. 2, 1936-XIV. C'REsPELLANI Carlo, tenente colonnello medico. Le nuove autoambulanze radiologiche da guerra modella 1935· « Nuntius Radiologicus •), anno IV. n. I. Siro, tenente colonnello medico. Primi dati sull'organizzazione sanitaria delle regioni occupate nel nord dell'Abissinia. « Archivio italiano di Scienze mediche coloniali e ùi parassitologia », fase. 1, gennaio 19.36-XIV. (Recens. nel fase. III,

FADDA

marzo c. a. di questo Giornale). FERRALORO Giuseppe, primo capitano medico. Ricerche fisiopatologiche sperime71tali sul solfato dimeti/ico. « Minerva medica))' fase. 18, 5 maggio 1936-XIV. Conclusioni generali. - Dal complesso delle ricerche l'A. conclude: I) il solfato djmetilico esercita una notevole azione irritante sull'apparato respiratorio; 2) la morte degli animali, quando esso agisce per inalazione, è dovuta essenzialmente alle :ùtcrazioni locali da esso provocate nell'apparato respiratorio; 3) l'indice Haber di tossicità è dj circa 35.000 per le cavie; 4) il solfato dimetilico, allo stato puro, esercita una discreta azione vescicante cutanea; 5) assai scarsa risulta invece la sua azione tossica generale per riasso,bimento

attraverso la cute; 6) i vapori di solfato dimetilico esercitano una spiccata forte azione irritante locale sull'occhjo, ma pradcamente non hanno alcuna azione ~ulla cute umana; 7) allo stato liquido, ma in diluizione, esso esercita un assai leggero potere irritante locale sulla cute umana.

-

Ricerche fisiopatolagichc sulla selenio-iprite. << Pensiero medico )) 1 fa~c- 5, 1936-XIV. C.Jnclusioni gene1·ali. - 1) La selenio-iprite allo ~tato puro esercita un a energica

azione vescicante cutanea che ricorda molto l'azione analoga esercitata dall'iprite. 2) Insieme all'azione vescicante locale essa esercita anche una notevole azione tossica generale per riassorbimento attraverso la cute. 3) Anche in diluizione ha un note\·olc potere irritante: infatti bastano soluzioni al 2 ~G. in benzolo, per provocare, nell'uomo, un marcato eritema cutaneo.

Ricet·che fisiopatologiche sul bromu1·o di cianogeno. << Il Policlinico )) (Sezione pratica), anno 1936-XIV. Riassunto. - Sono state eseguite ricerche sperimentali sul CN-Br per stabilirne la tossicità e il limite di tolleranza. I risultati ottenuti sugli :mima:i dimostrano che il CN-Br esercita una duplice azione : irritante locale sull'apparato respiratorio e tossica generale da riassorbimento. L'indice di tossicità è variabile ed è essenzialmente in rapporto colle concentrazioni respirate. Il limite di tolleranza, per l'uomo, è di circa mgr. 45 dj prodotto per mc. di aria.

8icerche fisiopatologiche sull'idrogeno arsenicale.

<< Rinnovamento

medico n, anno

1936-XIV.

Conclusior1i. -

Dal complesso dello studio eseguito si può concludere che:


Ili f\LIOCRAFIA MEOICA MILITARE IT;\LIANA

t) L'idroge no arsenicale, a parte il suo intimo meccanismo d'azione, provoca co~tantcmente gr:J\'i alterazioni dd s:1ngue, per cu1 deve essere considerato come un tipico vekno dd sa ngue. 2) Il suo inJice Ji tos~icità Haber, è Ji circa 16.000.

Lo:-;co Domenico, primo capitano medico. Sulla specificità della prova biologica col .riero di sangue per la dirtgnosi di botulismo. « Il Policlinico >> (Sezio ne pratica), fase. 30, 1936-XJV. Rias.>unto. - Descrizio ne di un caso clinico sospetto di botulismo apparentemente com·alid3 to dalla pro\'a biologica col siero di sangue. Pur non potendosi escludere che si si3 trattato Ji inlossicazione bmulinica provocatrice di una si ndrome neuro-psichica ;td nndamcnto cronico, sembra più probabile, da C)U:mto ci insegna l'esperienza clinica, che i sintomi a distanza presentati dal p . siano da riferirsi ad encefalite cronica. La pro\'a biologica col siero di sangue per la sua rapidità e chiarezza conserva molto \'alore dia· ~nosuco, no n però dccisi\'o, non potc::ndosi escludere che diversi virus neurotropi possano d::m · nell':mimale un quadro molto simile a quello che si osserva nel botulismo sperimentale. LovAct.Io Roberto, tenente colonnello medico e MA ZZOLENI Leonardo, sottotenente m edico. Considerazioni sulla fun ziOnalità di alcuni organi Ìll un soggetto con « sttus vùcemm inversus totali; ». " Minerva medica n, fase . 7, 18 febbraio 1936-XI V. Riasmnto. - G li AA. descri\·ono un caso di <c situs viscerum inversus totalis " riscontrato in un iscritto d i leva. Accennato al signific:tto ed all'embriogenesi dell'anomali:t, si soffcrmano ad esaminare le possibil id funzionali del soggetto sopratutto in rapporto alle necessità del srn·izio militare. MARMO Achille, c:tpitano medico. Sulla tricomicosi del Castellani. << Annali di M edicina n:l\'ale e coloniale ,,, fase. V-VI, novembre-dicembre ' 935-XIV. N rcASTRo Arturo, primo capiwno medico. Lo sorte Lontana dei sifiiitici in rapporto ailc

cure ini:::iali. Studio statistico sui sifilirici da oltre cinque anni dell'ambulatorio della clinica di Paiamo. <'Giornale it:tli:mo di D ermatologia e Sifilologia », fascicolo VI, I935-XIV. Autoriassunto. - Dall'esame dei dati statistici desunti dallo studio di 875 sifilitici da oltre 5 anni risulta: 1) assoluta preponderanza di metalue, lue nervosa e terzwnsmo in individui che sconoscevano infezione luctica o non l'avevano mai curata; 2) migliore sorte dei curati anche insufficientemente; 3) buono, di massima, l'avvenire dei ben curati; 4) l'introduzione in terapia dei preparati arsenobenzoiici non ha aumentato il numero dci casi di metalue e lue ner\'OSa nè ne ha reso più precoce la comparsa. PELLEGRJ:"I prof. Fr:~ncesco. tenente colonnello medico. Frammento inedito di GiroÌ·lm o Fmca.aoro riguardante la pestilenza dei 1534 - 35· « Rivista di Storia delle Scienze mediche e naturali )), fase. r 1- 12, novembre- dicembre 1935- XIV. << Saere molestari "· Consulto inedito di Girolamo Fmcastoro. (T ratto dal Codice CCXXV- III della Biblioteca Capitolare di Verona). - « Atti e memorie dell'Accademia di storia dd!' Arte sanita ria ,, appendice alla «Rassegna di clinica, terapia c scienze affini >l, fase. Ili , m:tggio- giugno 1936 - XIV. PIAZZA Guido, capitano medico. La siero-reazione di Vernes nella diagnosi dell'mfezione tubercolare. « L'igiene moderna >>, fase. 11 - 12, 1935 e fase. I , 1936-XIV. ( Reccns. nel fase. I V, aprile c. a. di questo Giornale).


BtBL!OGRAFIA Ml: DIC.\ Mll.IT:\RF.

IT:\Li c\~A

REITAKo pwf. U go, maggiore m edi co e ~io~sEJ.t.t Giuseppe, c:tpit:~no \'Cterinario. In fezione da spirochete del/'ittero emorragico nei cani randagi a Roma. <- Giornale di Batteri ologia e Immunologia l>, bse. 3, settembre t935·X lll. Riassunto. - Gli AA. h:1nno ri cercato l"i nfczione Spiroch ::~cta ictcro-haemorragiae nei cani rand:tg i di Roma per m ezzo d i pro,·e sierologic he. Su 11 2 can i presi in esame h an no avuto quattro risultati positi,·i (3·57 ".,). Pur saperudosi che il cane ha un'im portanza a~s:1 i inferime al ratto, fa nno nota re l'eventuale pericolo che, dal punto eli vista epidemiologico, r:.opprescntano 1 can t in fetti di tale malattia. REtTA:-<o prof. Ugo, m aggio re medico. Recerche du vtrus exafllhhncuique murrn à Rome. « Bollettino d ella Sezione italia n:1 dell:! Società intcrnnionale d i Microbiologia >l, fase. X, ottobre 1935-X IV.

LA questione del tifo esantematico munno. " Giorn::~lc italiano di Malattie esotiche e tropicali l>, bse. 1-2, 1936-XlV. lhcc1 Em:~nue:e, tenente medico, direttore dell'Ami ulatorio ci\·ile d i Cufra. Ricercilt sui gruppi sanguigni nei T ebu. " Ri vista di An tropologia "· vol. XXX. Riassunto. -

L'A. ri fe risce sui gruppi sang uigni d i 140 Tcbu del Tibesti ; dall'esame dei dati viene alla conclusione che i T ebu sono esponenti di un:1 rnza antica poco mcscolat:li c presentano un valore tlelr indice biochimico simi le a quel lo delle popolazioni m editerranee. STAGNITTI Francesco, capitano m ed ico. Le tlejropatie luetiche. •<Abruzzo ~ledico n, fase. I, 1936-XIV. Riassunto. - L ' A. considera l'importanza di un ri conoscimento d iagnostico dcllt: ncfrop:!tie luetiche, delle quali espo ne, in guadri sintetici, la sinwmatologia e lr1 terapia. L'ereditarietà delia tubercolosi m rappcn·to all'eJistcn ~a del virus filtrabile. Casa cdi· trtcc dott. Antonio Milan i, Pado\·a, 1936 · XIV (L. 7). prof. Saverio, primo capitano medico. Sopra un caso di aortite neaottcosuppurativa con aneurismi. << G iornale di Clinica mcdicJ l>, fase. X, ICJ ~)- .\111. R iassunto. - L'A. descrive un caso di aortite necrorico-:suppurati va con formaz io ni di aneurismi c rottura della parete ::wrti c::t da $etticcm ia streptococcica sopravvenuta in un giovane d i 30 anni. Tratta brevemente Jdla pat ogcncsi del la lesione e delle '' ie seguite per raggi u ngere la parete aortica. VtRCit.t.O

VITA Gaetano, tenente colonnello chimico farmacista c BRACAt.Or-:1 Lorenzo, maggiore chimico farmacista. L'iodobumutato di chinina per uso ipotlermico. cc Bolkttino ch imico farmaceutico ''• fase. 12, g iug no 1936 ·XIV. A utoriass.unto. - Gli A.A. premettono alla descrizione della tec nica di preparaz io n e del le fiale di iodobismutato di chinino il proced imento per b preparazio ne di questo sa le insieme all'esposizione di due metodi origi nali di an ~.lisi quantitativa e alla d escri z io n e delle proprietà di esso.

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELE NCO E SOM MA RI DEGLI ARGOMENTI TRATTA T l (Dal verbali perve·nuti alli!. Direzione Generale di Sanità milib.re nel g-iugno 1'136-XIV)

CA T A NZ ARO

+ C:1pitano chimico f:Jrmacist:: FRAKCEsco PAOLO NAsd::

Alcune no·

tizie sul problema dei combustibili e carburanti succedanei. L 'O. dopo aver dato succintamt" nte notizie sui carbur:Jnti passa a considerare questi, dal punto di vista economico n:Jzion:Jle, industriale e militare; tratta delle varie teorie pe• la produzione di olii leggeri e mcdi c ddle varie materie prime nazionali ove l' industria volge l'attenzione. Accenna ai metodi conosciuti, per trasformare questi olii mi:-tcra li pesanti in idrocarburi vobtili, soffermandosi sulla teoria della crakinizzazione. Descrive i due metodi italiani Del Prato e Romo lo Venturi per la lavorazione degli olii ric:tv:ni dalla distillazione a bassa temperatura clclb lignite, torba, scistti bituminosi, asfalto t materie grasse diverse. I ndi, dopo notizie sulla produzione della lignite e t?rba nel mondo c particolarmente in Italia, passa a considerare le grandi riser ve di :~ sfalri in Abruzzo e Sicilia. Non tralasci:>ndo in ultimo di esaminare la p roduzione di alcool da servire come carburante e l'intensifica rsi di questa produzione incoragg iata dal Governo Fascista, accenna alle va rie miscele carburanti e, dopo aver messo in evidenza i progressi da noi conseguiti in questo campo, termina affermando che con la <.lisùllazione a bassa temperatura, con la crakinizzazione del catrame di torba, lignite e residui del petrolio nazionale, con la produzione dell'alcool carburante c1 st avvia se di una sicura fa se risolutiva, del problema del carburante nazionale.

F l R E N Z E + Tc.nente medico Gu1uo

* Considerazioni diagnostico-differenziali

BASSI :

su due casi di splenomegalia. fraendo le mosse dall'osservazione di due infermi affetti, l'uno d.a ittcro emolitico, l'altro da splenomegalia emolitica, l'O. passa in rivista le principali m~iattie caratterizzate da tumore di milza che, <iccamo al sintomo ittero ed al quadro anemico, ra ppresenta nei due pazienti il dato obbiettivo fondamentale. La discussione diagnostico-d ifferenziale è :stata condotta esclusivamente sul terreno <.linico, prescindendo dai numerosi esami di L1boratorio praticati, la cui cspos•· zionc vien fatta soltanto dopo che la di:tgnosi è stata posta, ed a conferma di questa. • Sottotenenre medico G t<>RG lO GIOl!Cl: Le emozioni nel problema dell'etioìogiu

delle psiconevrosi. L'O. ri fer isce in una bre\'e sin tesi le varie teorie sulla emozione e sul suo mecc.1nismo, e dopo a\'erne fatta la critica, mette in evidenza come, e nella teoria periferie:~ e nella teoria cortic:Jie, sia d'importa nza dominante il sistema ncurovegetativo. Espone i risul tati delle sue personali ricerche st:ltistiche, farmacologiche e cliniche eseguite t:lnto sui malati quanto sulle recl ute ricoverate nell'Ospedale militare di Fir-enze e nella R. Clinica neuropsichiatrica della città, che gli hanno permesso di emettere una ipo tesi sulla prohahile parte rappresentata Jal sistema au tonomo di fronte al dato anamnestico emozione con particolare riguardo all'insorgere di fenomen i d'ordine patologico.


CONFERENZE E D IMOSTRAZION I CLI!\'ICHF. ECC.

• Maggiore medico proL AL~'ONSO MAGLIULO: Criteri generali sul trauamento del/(· fratture di guerra degli arti. L'O., dopo di aver ricordato il largo insegnamento tratto dall' ul tima grande guerra europea, mette in rilievo i criteri informatori della cura delle fratture esposte di guerra, i quali, fondamentalmente debbono mirare a evitare tutte le conseguenze dell'infezione ed a favorire la reintegrazione anatomica cd il ripristino fu nzionale dell'arto fratturato, fattori dj primo piano non solo dal punto di vista del recupero degli effetùvi di guerra, ma anche di quello, non meno imporrante, dell'economia funzionale dci motulesi, che, coi loro esiti di menomazione fisica, gravano in secondo tempo sulla bilancia economico-sociale della nazione. Ritiene quindi, dato anche il gran numero dci fratturati degli arti nei feriti di guerra, che tutti debbano essere edotti di quei criteri fondamenta li che si impongono per un razionale trattamento delle fratture esposte nella pratica di guerra. Ricorda a tale proposito che tale trattamento deve incomi nciare precocemente fin dai primi posti di soccorso o presso le formazioni sanitarie avanzate con un 'immobilizzazione provvisoria, ma bene appropriata e con mezzi ada tti in modo che non \'Cngano ad aggravarsi le lesioni dello scheletro e delle parti molli, specie dei ner\'i e dei vasi, d ur:l nte il primo sgombero, ricordando le gra\'i complicazioni locali e generali che spesso si verificano quando fin dal primo soccorso non siano state bene contenuti i frammenti ossei con un buon apparecchio immobilizzante. Rammenta che il trattamento delle fratture esposte nella pratica di guerra entra nel quadro generale della cura razionale chirurgica delle ferite di guerra con l'aggiunta della lesione ossea, che rappresenta anch'essa un terreno fertile allo sviluppo dell'infezione in seno al tessuto osseo, dove di regola l'osteomielite s'insidia disturbanclo l'evoluzione anatomica della riparazione ossea. Accenna alla schcggettomia e all 'osteosintesi, dr cui fa una minuta an :~lisi , c si wfferma alla parte ~ieducativa della funzione dell'arto lcm specie nei casi di lrsionc articolare. La cura degli osteo-articolari non è semplice e neanche facile. Essa è fatta di tecnica appropriata, fondata su u na larga esperienza clinica e pertanto, come tanti altri c:tpitoli della chirurgia, quello della cura delle fratture esposte degli arti nella pratica di guerra merita tuna l'attenzione per uno ~tudio sempre più profondo dci vari prohlcmi, di cui tutt'ora alcuni sono in discussione.

+ Apparecchi d'immobilizzazione nel trattamento delle fratture degli arti. Dopo un rapido accenno ai mezzi più antichi di immobili7.zazione, l'O. passa in r assegna ed e.s amina specialmente quelli impiegati nell'ultima guerra presso i vari eserciti belligeranti assegnando a ciascuno di tali mezzi il valore, l'utilità ed i risult:lti del loro impiego in campagna. Tra i numerosi mezzi immobilizzanti, della grande fucina di apparecchi meccanici, illustra principalmeme quelli che ,·enncro riconosciuti i più adatti per lo sgombero, distinguendoli da qudli più appropriati per la cura.

Si sofferma in modo speciale su quelli di primo sgombero affermando la necessità di scegliere apparecchi molto semplici, leggeri, di facile impiego ed alla portata della competenza dei portaferiti che sono i primi a soccorrere il fratturatO. Rtticne che nella scelta e nell'impiego degli apparecchi meccanici immobilizzanti p er il primo sgombero deve prevalere insieme al concetto del sostegno dell'arto, o dd segmento di esso, quello della estensione modica c continua per assicurare una buona contenzione dei frammenti, seppure provvisoria, capace di non aggrava re la lesione e di alleviare il dolore che contribuisce alla contrattura muscolare e quindi a un mag· giore spostamento di frammenti durante il trasporto.


co;..;FERE:"ZE E l >IMOSTRAZI0:-.11 CLit\ICH E ECC.

700

Accenna alla stanrb riz zazio ne degli appa recchi immobilizza nti del primo sgom-

bero c a propositO dj quelli fonda.ti sul concetto dell 'estensione e controcstcnsione ri corda i g rand i bcndìci ottenuti nell'ultima g uerra con l'impiego della staffa Tho m as c sue modificazioni. A tale riguardo illustra il ti po adottato nel nostro Esercito, sia per l'arto superiore che per quello inferiore. in rapporto a nche agli altri tipi dello stesso genere segnai:J ti in questi ul tim i tempi. · Passa poi a esaminare i \'ari apparecchi meccanici per il trattamento definiti\'o delle fratt ure e specialmente di quelli che, oltre :~ ll'estensione e controestensionc, pro\'vcdono alla so~pcnsione dell'arto stesso in modo che siano possibili le medicature senza disturbare J'e,·oluzicne a natomica d::lb ri parazione ossea, specie nelle fratture infette in cui r a un gr~nde lalorc il riposo dell'arto c l'immobili zznione dci frammenti. L'O. infine presenta ed illustra i 1·ari tipi di apparecchi preferibilmente consigliabili indicando per ciascuno di essi i va ntaggi e gl i incon venienti dipendenti m olte volte dal modo come vengono impiegati nei Yari segmenti degli arti e nelle varie contingenze. Conclude ricordando che molti :1ppa recchi immobilizzanti dovrebbero trova re più ]argo USO, da ta Ja Joro praticità cd Utilità, di fronte a tanti altri roco adatti per i qua;i 5'impone, :Jilo stato attuale delle co noscenze, una larga c misurata revisio ne.

*

MESSINA + Sottotcncntc medico R osARI O CATIAKEO: Vaccinoterapia specifica, proteinou:rapia a.<pecifica e piretoterapia nell'ulcera semplice contagiosa e com pliC077Ze.

L'O. parla delle freq uenti complicanze d;1tc dall'ulcera semplice contagiosa, che, per quanto do minata mercè i moderni trattame nti curativi e preventivi, si manifesta sovente con sembia nze di piccole epidemie, specie negli ambienti militari. Si intrattiene sulla cura classica dei bubboni c defìnisce nocivo e inesatto l'intervento operatorio, che comporta un gran numero di giorni per la guarigione, con d a nno del paziente e dell'erario, mentre con la vaccinoterapia endovenosa dell'Ulcuvaccino (già Dmelcos) si hanno risoluzioni rapide e miracolose anche con poche iniezioni. Si intrattiene particolarmente sulla vaccinoterapia antistreptobacillare, ed avanza la ipotesi dell'azione risolutiva prevalentemente dovuta alla iperpiressia, piuttosto che alla specil·icità, c mette in correlazio ne i risultati ottenuti con la proteinoterapia aspecif-ica per via intramuscola re (cascai calcico) e pirctoterapia endovenosa (piretamina) . Riporta una statistica con i nomi e cognomi dei militari ricoverati dal mese di gen naio al mese di maggio 1936, con la data di entrata e quella di uscita, e così riassun ta: -

adeniti veneree trattate con Dmelcos per via endovenosa . adeniti veneree tr:~ttate con Dmclcos per via intramuscolare ulcere fagedeniche Jcl membro, uattate localmente con vaccino Dmelcos ade ni ti veneree tr:lttate con cascai calcico intramuscolare adeniti n:ncrce trattate con. pirctarnina endovenosa ;tdcniti l'encree trattate chirur•>icamente 1::Totale casi

N. 14 \)

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N. 35

Condude che ha otten uto guarigioni assolute e rapide con il Dmelcos per 111a endo,·enosa, mentre per \'ia intramusc.olare la stessa cura ha da to lenta azione risolutiva. Con il c:Jscal calcico intramuscolare 6 casi tr:ltt:lti e guariti, ma solo i bubboni incipie nti. mentre in altri suppurati si ric.orsc alla incisione. Con la piretamina 7 casi diversi trattati, con a ltrett:Jnte g uarigioni come: con la vaccinotcrapia. Nelle ulcere fagedeniche ha iniett:no (secondo Palminicllo) il vaccino Dmelcos localmente con ottimi risultati.


CONFE.RF.!-IZE E DIMOSTRAZIONI CLIN ICHE ECC.

JOI

Insiste sulla esclusione assoluta del l'intervento chirurgico nei bubboni venerei e quindi sulla necessità di estendere questi metodi moderni, per i grandi va ntaggi che essi apportano, concludendo che è orma i assodato che b cura vaccinoterapica è di effi. cacia assoluta e indiscussa (notevole il contributo clinico apportato in proposito da illustri vcncreologi militari), mentre la piretotcrapia endovenosa con la piretamina, con i risultati incoraggianti ottenuti dall'O., merit.a di essere an c h 'essa usata e maggiormente estesa.

M l LA N O

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+ Primo c::lpitano medico STANISLAO PAou LLO: Rappffrti fra terreno orga-

mco e contagio nella tubercolosi umana. L'O. ri::1ssume le varie opinioni correnti sulla patogencsi della tubercolosi, ne espone la critica alla luce dei fatti sicuramente dimostrati; si sofferma sul concetto di << terreno organico predisposto>> ed accenna al contributo italiano in proposito; fa l'analisi del meccanismo di produzione dclb immunità tubercolare attraverso l'infezione primaria ed esamina i vari iattori di resistenza indi,·iduak che si oppongono alla reinfezione endogena o esogena.

TORINO

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+ Prof. MARIO PIOLTI: Un caso di miotonia congenita di Thomseu.

L'O. presenta un caso di miotonia congenit3 di Thomsen, rara affezione del sistema muscolare che provoca un '31terazionc stabile del tono dci muscoli striati. Illustrato il caso dal punto di vista clinico, e messi in rilievo i sintomi più appariscenti, quali lo sviluppo atletico e disarmonico della muscolatura degli arti inferiori, i disturbi funzionali che conseguono al sovrapporsi di una contrazione tonica morbosa alla contrazione clonica normale volontaria, l'astenia muscolare generale, egli discute la patogencsi dell'affezione che afferma di natura umoralc disendocrina più che nervosa, ne illustra il carattere familiare ereditario ed il decorso cronico e progressivo. Considera il valore medico-legale della forma morbosa in rapporto con l'idoneità al servizio militare.

+ Primo capitano medico NICOLA VITALE: Un c:aso di clzeratocono bilateraie. L'O. presenta un caso molto dimostrativo di cheratocono bilaterale, riferendo in spccial modo sulla discussa etiologia dell'affezione (riport3ta anche a fattori di disendocrinia) c sui risultati di cura ottenuti in questi ultimi anni con l'applicazione di vetri di contatto.

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U D l N E + Primo capitano medico ANTONIO FARAONE: Mio paria primitiva progressi/la tipo Landouzj Déjérine (facio - scapolo - omerale). L 'O. ilUustra il caso in un iscritto di leva, segn3larogli per ottusità mentale cd inviato in ospedale per esiti di miositc del collo. Già intravisto di sfuggita e casualmente all'atto del suo ricovero, il s. poteva sembrare all'O., a primo aspetto, un autentico bio&enastenico, sia nella facies che per il modo di comportarsi: apparentemente disorientato ed apatico, circondato da curiosi non dissimulanti spunti di ilarità, cui il s. contrapponeva l'indifferenza più assoluta cd un sorriso tra l'ironico e io sciocco, ecc. L'esame psicologico invece ha dato a rilevare uno stato mentale abbastanza ben conservato cd in manifesto contrasto con la espressione fisionomica. Dal lato neurologico: facies miopatica (Landouzj - D éjérine), tra l'ebetica c l'indiffcnte: occhi aperti, bocca 7 -

Ciomak di mt:dicina militart:.


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CONFERENZE E OI~IOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

beante, spian:unento delle pliche naso-labiali, labbro superiore ingrossato e sporgentt per pseudoipcrtrofia del m. orbicularis oris (labbro da tapiro); stiramento laterale ddlc commessure labi:di nel sorriso, riproducente il cosidctto riso forzato (1-ire en traver; o ;aune degli AA. francesi); fronte liscia, leviga ta, marmorea per totale scomparsa delle ru ghe frontali. Rile"asi inoltre una simmetrica amiotrofia del cingolo scapolare e del braccio; nulla di valutabile a carico del trofi smo muscolare dell'avambraccio; indenni i mm. masticatori, della lingua cd oculari. Formubta diagnosi di miopatia primitiva facio-sc.lpolo-omerale, l'O. ne ricorda la fond a mentale costituzione endogena e la stretta affinità tra i vari tipi ; sintetiz:z,a le c::tratteristiche cliniche ed anatomiche delle tre forme principali di .atrofia muscolare progressiva miclogcna, mieloneurogena e miogena, con . eludendo col diagnostico differenziale tr:: mioptltia progressiva e neuromiositc acuta o polirniosite, per cui il s. è stato invia to ad osservazione.

+ Il seg11o della <c fronte festo11ata 11 . Il sucsposto a rgomento dà :tii'O. lo spunto per una breve considerazione, che ritiene personale. Com'è noto, i giovani frenobiopatici presentano precoci rughe frontali retti· lincee, parallele, orizzontali, ininterrotte, profonde: orbene tali r ughe, per manenti e sovrapposte, assumono talvolta un particolare aspetto sinusoidale, cordonato, festonato. Siffatto rilievo morfologico (che l'O. distingue con la denominazione in com pendio di fronte fe.rtonata) naturalmente in alcuna analogia con l'omega (melancolico) di Schule coll'X o H fronta le ccc., rispecchien:ube, per dir così all'esterno c singolarmen te, con altre atipie cr.a nio-facciali, originaria debolezza mentale dei s. Il segno può essere valutabile, oltre che nelle frena stenie, ove è caratteristico, nella eboidofrenia cd in genere negli altri indc mentimenti primitivi.

+ M:tggiore medico fRAKCEsco MASSIMO: Appendicite mbacuta e perÙ01;Ùe fibra adesiva di natura tubercolare. L'O. ha operato un ufficiale, che dall'anamnesi e dai sintomi presentati risulta,·a affetto da appendicite suhacuta recidivantc. All'atto operativo ha trovato l'appendice <]Uasi atrofica ed in preda ad un processo di necrosi caseosa, mentre il peritoneo par ietale era opocato, ispessito e soffuso di macchie ipcn.:miche, cd il peritoneo vis:cerale, sulle ultime anse del tenue e sul cieco, era vivacemente arrossato; infarcito di emorragie sottosicrose, nonchè d i processi proliferativi delb sicrosa e depositi fibrino·emorragici. Sul cieco alcuni noduli caseificati. Nel cavo peritoncalc scarso essudato siero·ematico, denso, inapprezza bile clinicamente. L'O. illustra il caso e ricorda le varie forme di appendici te e pcritonite tubercolari , facendo notare come, nel caso in oggetto, i sintomi appendicolari mascheravano quelli peritoneali . Mette in rilievo i benefizi della cura c hirurgica come nel paziente presentato, il quale r:lpidamentc ha avvertitO mig liortlmento nelle condizioni generali ed in quelle locali. • Osteocondrite od ostcocondrosi dell'anca (in sanatione). L 'O. presenta una recluta, che all'età di 12 anni soffrì di dolori all'anca sinistra, ma fu sottoposta a cura poco e nerg ica e di breve durata. Zoppicò per un certo tempo e le è persistito un dolore vago all'anca sinistra, con fac ile stanchezza, c limitazione lieve del moYimento di abduzione della coscia, mentre gli altri movimenti si conservano normali.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

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L'esame radiologico ha messo in evidenza le alterazioni della testa del femore, appiattita, slargata a margini frastagliati, con piccoli focolai di rarefazione ossea nella testa del femore, spianamento dell'acetabolo, linea epifisaria conservata. Ricorda le varie teorie sulla etiologia di questa malattia (congenita, traumatica, infettiva, discrinica, trofoneurotica, rachitica), descrive i sintomi e fa le diagnosi differenziali con le forme di coxite tubercolare, coxa vara, paracoxalgia. Fa notare l'importanza dell'indagine radiologica per la diagnosi di questa malattia, oggi bene conosciuta e già descritta da vari autori (Lcgg, Calvè, Perthes, Waldenstrom). Accenna infine al provvedimento medico-legale da adottare.

+ Tumori degli organi genitali maschrli. L'O. ha enucleato ad un militare, due tumoretti, situati fra gli elementi del funicolo destro. Essi macroscopicamente erano ciascuno della grandezza e forma di una nocciola, di consistenza dura !ignea, superfìce irregolare, bitorzoluta, stridenti al taglio. All'esame istologico, sono risultati fibrom i compatti, con isole di metamorfosi ialina, e qua e là focolai minuti di impregnazione c:~lcarea. Ha occasione di ricordare i sintomi c la diagnosi dei tumori benigni e maligni degli organi genitali maschili, rileva ndo come sono rari i fibromi puri a carico della vaginalc e degli clementi del funicolo, e come pe1 lo più i tumori connettivali siano a degenerazione sarcomatosa.

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I nostri Caduti in Africa Orientale Al glorioso elenco dci nostri Caduti in Africa Orientale, pubblicato nel fascicolo di marzo c. a. di questo Giornale, con commosso orgoglio nggiungiamo il nome del giovanissimo camerata, sottotencnte medico Enrico M un iCCHIO che, già segnabto come disperso, secondo l'ultimo Albo delle perdite risulta caduto in combattimento.

Gli on. prof. Castellani e Paolucci promossi per meriti eccezionali <<Per meriti eccezionali>>, acquisiti in Africa Orientale, sono stati promossi, rispettivamente al grado di tenente generale e colonnello medico nella R. Marina, il Senatore Prof. Sir Aldo c.~sTELLAKI, Alto consulente ~anitario, e S. E. il Prof. Raffaele PAOLUCCI, medaglia d'oro, t! irettore dell' AmbulaM.a chiru rgica del fronte nord.

VI Congresso di Medicina Coloniale La Società Italiana di Medicina e Igiene Coloniale ha indetto il suo sesto Congresso a Firenze per il p rossimo ottobre, associ:mdosi al terzo Congresso del Centro di Studi Coloniali di quella città. La Presidenza d ella Società, t<:: nuta dal Presidente Senatore Prof. Sir Aldo Castellani c dal Vice Presidente d esignato, generale medico Prof. G. Battista Mariotti Bianchi, ha richiesto il contributo del Corpo Sanitario alla D irezione generale di S:mità militare, la quale ha diramato la seguente circolare alle dipendenti direzioni della Metropoli e d'oltre mare : c< La Sodetà

Italiana di !11/edicina e Igiene Colo·ninle, preJieduta da S. E. il SmatCFre Pro/. Sir Aldo Castelfani, ha rivolto a questa direz ione generale u11 caloro.co invito per una larga partecipaz ione della Sanità militare al Congresso di studi colvniali (sezione medica) che sarrì tenttto a Firenze nel pros.rimo ottobre. << La Presiden za della Societrì ha volttto ricordare /e opere e le benemerenze degli ufficiali dd Servizio Sanitario ai quali finora è dot)(lfa in massima parte l'esplora zione nosografica dei pos.cedimenti italiani in Africa. «Non occorre rilevare quale grande importaw::a e quale alto significato abbia il prorsimo CongresJO cui si di.rrhiudono gli immensi orizzo11ti dell'lmpero. << Sulle solide basi dcll'attÌitÙà inesaustu c p1ecorritrire 5picgata dagli albori dd/a espansione coloniale italiana, ocwne che la Sanitrì militc1re tenga il suo pas.<o adeguato ai grandiosi at,venimenti che si S07JO maturati con la Vittoria e questa Direzione tmo/e che sia quali/o mai sollecitata e incoraggiata la produ~ionc scientifica del Corpo Sanitario nel campo degli studi colnnit1!i, che nel Congresso troveranno la loro ampia msscgna e la premc•ssa prognul/lnatial degli ulteriori .cvi!upri. <t Le direzioni in indirizzo. pertanto. sono pregate di parraipare a tutti gli ufficiali della propria giu1ùdizione l'adesione data da quena DirtziOtiC generale al Con grcuo, facendo in marn'era che vi .riano prc.<entati contributi di .rtudi, di 1·icerche c di osset·va-


705

NOTIZIE

zioni e lasciando facoltà di partecirnzioni personali nei limiti delle e.cigenze del servizio, pur_ dovendosi contenere il nume~·o dei delegati ufficiali ai soli designati da questa Dirc.zJOne. << lA sede della Società è presso la R. Clinica delle malattie tropicali - Policlinrw Umberto l , Roma.. << Roma, li 8 luglio 1936 · XIV.

Il Direttore Generale L. FRANCHI l) .

Bollettino del Corpo sanitario militare Ufficiali medici TENENTI COLONNELLI.

GIACCIO Vito, R. corpo truppe coloniali Li bia (Cirenaica). Roma, cessando come sopra dal x6 g iugno 1936 · XIV.

Ospedale militare

PRIMI CAPITANI. MAZZENCA Giacomo, distretto Padova, in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. - In data 7 maggio 19ii-XIV, richiamato in servizio effettivo e destinato ospedale militare Padova. GIANNETTI Bernardo, scuola centrale fanteria. - Comando scuole centrali militari. CAI'ITANI. MASALA Mario, comando scuole centrali militari.

Scuola centrale fanteria.

Ufficiali fuori organico MAGGIORI MEDICI.

SoGNO Armando, distretto Torino. - In data 5 maggio 1936-XIV, richia111ato In temporaneo servizio e destinato ospedale militare Torino. DaJ Bollettù10 ufficiale, disp. 44a, 25 giugno 1936-XIV.

*

Ufficiali medici T ENENTI.

SPINOSA Giuseppe, 4 genio. - 79 fa m. FERRIGNO Giuseppe, 79 fant. - 4 genio. Dal [!o/lettino ufficiale, disp. 463 , 2 luglio 1936-XIV.

*

Ufficiali medici PRIMI CAPITANI. GIACOBBE Corradino, ospedale militare Roma. E' promosso maggiore per meriti eccezionali, con anzianità 1° giugno 1936- XIV e destinato come sopra. H Per le spiccatissime qualità tecnico-professionali e per gli eccezionali suvizi resi nel disimpegno delle fu.nzioni di medico militare >>.


NOTIGIE

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DE Hl t:RO:-<YMI~ Ruggero, distretto Pisa. (sezione staccata Livorno). In aspettativa per infermità temporanee pro\·cnicnti da cause di servizio. -Dal 21 ma1zo 1936-XIV, a tutto il 13 febbr;~io 1937-XV, richiamato in servizio condizionato e destinato ospedale militare Livorno. CAPITI\Nl.

Cesare, distretto Torino, in aspettativa per infermità temporanee non provenienti da cause di sen ·izio. - In d:na 11 aprile 1936-XIV richiamato in servizio effettivo e destinato <<Nizza >> ca\'. Z 1cCHIEtt1 Leone, R. corpo truppe coloniali (Som:~lia). - 16 art. corpo ;.rm., cessando come sopra dal 18 giugno 1936-XIV. LucENTE Pasquale, 413 ospedale da campo mobilitato A. O. - Lane. << Novara » cess:mdo come sopra dal 3 luglio 1936-XIV. Dal Bolle/lino ujfìcialc, disp. 48', 9 lug lio 1936-X IV. MAIRA

*

V f fìciali medià TEI' ENTI COLOI' NE Ll.l.

FoRTI Igino, distreuo Ro ma I, in aspcttativ:~ per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. - Jn data 18 maggio 1936-XIV, richiamato in ser\'izio limitato, per mesi cinque e destinato ospedale militare Roma. P ELLEGR INI Orcstc, ospedale militare Ro ma. Ospedale militare Bari. MM;G I ORI.

Antonio, comm i~S io nc medica per le pensioni di guerra ospedale militare Milano. - D estinato commis~ i one medica per le pens1oni di gt1crra ospedale militare Trento, quale membro effettivo, dal 14 febbraio 1935-XIII (variazi&ne omessa). CRIS"rlNt Alf rcclo, ospcd;"Lle militare Roma. - Legione allievi CC. RR. Ro ma. PmRINI

PRIMI CAPITANI. PALMERA Ugo, distretto Napoli, in aspettati\·a per infermità temporanee provenienti d;"L c:msc eli servizio. - In data 8 maggio 1936·XlV, richiamato in servizio effettivo c dcstin:lto ospedale mi litare Napoli.

CAPITANI. Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. militare, cessando come sopra, dal 3 giugno 1936-XJV. SHRA

Direzione servizio chimico

Ujfìcia!i chimici farmacisti M AGGI ORI P ROMOSSI T ENENTI COLONNELLI.

Con anzianità 14 maggio I936-XIV. Musso Enrico, istituto chimico farmace utico militare. PRIMI

Come contro.

CAPITA!'! PKO~IOSSI MAGGIORI,

Con a11zianità 14 maggio 1936-XIV. FANH>ZZJ

Luigi . ospedale militare Caserta. -

Come contro.


NOTIZIE

TE NEN TI INCAR ICATI DEL GRADO

1>1 CAPITANO ,

Dal 14 maggio 1936-Xl V. lvtAZZAI<ACCHJO Ber nardino, R. corpo trup pe roloniali Libia (Tripo litania). sopra.

Come

Ufficiali a disposizione MAGG IO RI CHIMICI

FARMACISTI

PRO~IOSSI TENENTI CO J.ONNELU .

Con an zianitù 14 maggio 1936-XIV. I sou Emilio, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro. VALENTI Antonino, ospedale milita re Torino. - Come contro. Avrebbero seguito nel ruolo del S.P.E. il p;1ri grado Musso Enrico. Dal Bollettino ufficiale, disp. 50\ 17 luglio 19_i>·Xl V.

Onorificenze Acl inizi:Jtiva del lvtinistcro dell'Aeronautica, il capitano medico CARFt Anronio c s tato nominato cavaliere nell'Ordine dell:l Coron:l d'Italia.

Titoli di Studi I l Ministero della Educazione Nazionale ha ..:onfcrito ai st:guenti uflici:tli medici, tli plomi di specializzazione nelle materie per ciascuno indicate : tenente colonnello Giuseppe CoGL.IATJ Dt.zZA in radiologia diagnostica e tcrapeutica (3 1 ottobre 1934); tenente colonnello Antonio PICAZIO in medicina intema (3 g iugno 1936); maggiore Corradino C oRCJONI in radiologia dit1gnostica ( 13 dicembre 1935) ; maggiore Pasquale M usTo in chirurgia (28 fchhraio 19.)(•); primo capitano D omenico LoBIANCO in tùiologia (7 febbr;1io 1936); capitJ no Ugo TESTA in oculistica (10 luglio 1936).

Cure gratuite ai reduci dell'A. O. presso le RR. Terme di Montecatini Le RR. Terme di Montecatini mettono g ratuit:unenre a disposizione dei reduci dall'A. 0., non abbienti, colpiti da affezioni epatiche o gastroenteri che, quindici posti per ogni turno di quindici giorni nel loro Istilllto di cura, aperto fino al 30 settembre. Occorre inviare domanda alla Direzione della Società delle RR. T erme, corredata di certificato di non abbienza e certificato sanitario, dal quale risulti l'indicnione medica c.li cure di Montecatini (non di cure ospedaliere). I richiedenti dovranno sostenere le sole spese di vi:tggio. (Dal Foglio di ordini del Ministero della guerra, disp. 2fl~ del 13 lugl io c. a.).

Una biblioteca di medicina coloniale Nd fascicolo III c. a. di questo Giornale abbiamo avuto il piacere d i presentare ai le ttori il riuscitissimo numero speciale di « Aera medica italica >) , dedicato alb lvkdicina coloniale italiana, nel quale trovarono tanto spazio e iusinghicro commento le centinaia d i importanti lavori pubblicati d:1 uffici:~li medici in questa speciale Jisci-


NOTIZIE

plina, tornata quanto mai attualissima per i decisivi compiti sanitari nella valorizza~ionc.: clell'lmpc.:ro. Ora il prof. P. Piccinini, benemerito direttore della suddetta Rivista, s'è fano iniziaton: della istituzione presso il Sindacato Pro\'inciale Fascista dei Med ici di Milano (Piar.za ))uomo, 20), di una B1bhoteca di medicina cohmiale, che si vorrebbe rendere il più possibile cc)rnplcta . In tal senso la Direzione gener:tle di Sanità militare, come altri enti sanitari nazionali, e medici che attendono a quest'ord.ine tli studi, è stata richiesta dell'ill\·io di pubblicnioni e di estratti dal nostro Giornale, da destinare alla biblioteca in formazione. Ciò è Stato possibile solt:mto per monogr:tfic della nostra Collana medica militare e per i lavori cb noi pubblicati a partire d:al ' 933• non essendovi disponibilid per le annate precedenti. li prof. Piccinini, pertanto, si rimlgc ai nostri autori pcrchè vogliano fargli tenere dirett:tmente ::il suo indirizzo in Mii:lno, Via Vallazze, 39, pubblic:l7.ioni ed estrani di loro studi in m:neria, apparsi sul nostro Giornale fino a tutto il 1932, c in altre Riviste.

Concorso per un'opera di medicina coloniale Dalla R. Accademia di Scienze, Lettere e Arti, di Padova (Via Accademia, n. 15) è st:lto bandito un pubblico concorso intitolato alla mt·moria del dott. Moisè Benvenisti, per un'opera che svolga nelle lince generali o in qualche punto di particobre interesse le condizioni igienico-saniwrie proprie dell'Impero italinno tlcii'Africa Orientale. Saranno accell:lti studi cbhorati da una o da più persone:, cittadini italiani, iscritte al Partito Nazion:tle Fascista. La scadenza per la presentazione dei manoscritti è fissata al 15 dicembre 1937, Anno XVI E. F. Il premio del concorso è di lire cinquemila, aumentabile per eventuali contributi di Enti pubblici o pri,·:ni e di"isibile per il numero dei vincitori che avessero a risolvere parzialmente il tema proposto. I manoscritti dovranno essere anonimi e pnv1 di contrassegni riconoscibili; ma intestati con un motto, che sia ripetuto all'esterno di una busta chiusa, contenente u n biglietto col nome c coll'indirizzo dell'autore. L:1 st:~mp:1 dell'opera o delle opere prcminte doHà portare sul frontespizio la dicitura: u O per:~ premiata dalla R. Accndcmia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova nel concorso dott. Moisè Ben venisti ( 1936-38) » .

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Direttore responsabile: Dott. Lui ~~ ANCHI, tenente generale medico Redattore: Dott. prof. VIRCINio DE •'ARDINIS, tenente colonnello medico ROMA, G lt: C N O

1936-XIV - TlP. REC; IQJ',\l.l! - CARLO CATTANEO, 20


RIVISTE

MEDICHE

MILITARI.

FRANCIA: ARC1UVES DE Mt.DECINE ET PHARMACIE NAVALES. - Servizio centrale di SanitA, Ministero della Marina, Puilli. Fase. l. gennaio-morzo. 111mo CXXVI, 1936. Pa~t: Superiorità della cultura (metodo di L6wenstein) sull'inoculazione alla cavia per la diagnosi precoce dell'infezione tubercolare. - Y...- e Barrai : l l daltonismo nella Marina. - Le C. c: Relazione sanitari• oulla crociera di due sottomarini. - Hibraud t Strolci del rtPPON'O per fine di campagna dell'avv•so Savorg11<m di B r<U:to. - Boclaaa t A proposito di alcuni accidenti dovuti alla Hipp0m011e M011cmilla. - Gaaducbe.u: S ulla profilassi individuale della •ifilide. - Papo1lll.t • Godal: Un caso sporadico di angina linfo-monocitaria a forma eruttiva. - Vuré: Osservuioni su alcuni asprtti radioJosici delJa t ubercolosi polmonare n~~l'lscritti.- Brette ~ Nota sulla cesarea bassa aoprasin6euia. - Saria e Bat'la: Su un caso d'tpifisite venebrale. GERMANIA: DER DEUTSCHE MJLJTARÀRZT. - Rivista mensilt per gli ufficiali dtlla Sanità militare dell 'esercito, della marina e dell'aeronautica. Bureau der Mcdjzinirchen Refcrantenbl~ner, Berlino W 9, Linkstr. 23..24. Fa.1c. III, EÌUiftiJ 1936. Shniber 1 T e cnic:a della determinazione dei gruppi sanguigni nelle ricerche in m assa. - Schiitz: Cura oudorifera col piramidone nelle infezioni chirurgiche. - HoclMioea e Wei...,do : Forze armate e Croce Rosso. PoWe : Sul reunutismo nella Marina da gu<rra. - Buaeh : Indagini otoiatriche su ll'idoneità al volo. - W - r : Il dovere di aottoponi a opera.ziooi chirurgiche secondo il nuovo dir itto militare ttdtNtCO. PARAGUAY: REVISTA DE SANIDAD MILITAR. Giraduria de la Sanidad Militar, ca.lle sargento Ouré, 271. Asuncion. Fase. 14-15, febbraio-,rar::o 1936. U•arriaa e P - : Due casi di micosi poco frequenti nel Pauguay. - Abeate Haado : La ricloruruione pnocoee dei feriti aravi del cranio. - Oniz: La d.iarrea prandiale. POLONIA: LBARZ WOJSICOWY.- Rivista quindicinale dtl Servizio sanitario dell'esercito POlacco. Ul. Gorno•laska 4S, Varaavia. N. 6, JS mar..o- N, 7, 1° apri/e - N. 8, 1;; aprile 1936. Sawic:z t La statura dei candidati e l'attitudine o! pifotagaio (N 6). - Poi t Sul lo •trabismo latent e (.V. 6). - DJbowalti 1 L'influenza dtlla velocità e dei suoi camb:amenti su ll'organismo dell'aviatore (N. 6). Macewic:z : Gli accidenti aerei in cifre (N 6). - KoiaDi-ic:z : L 'os~torond rite dell'ancA (N 6). - Santariua: Tratton'fnto dell'occlusione paralitica de11li intestini (N. 6). - Szulc: Metabolismo dells crescenza e della senilità (NN. 7 e 8). - Nara.......-i 1 La difesa del paese e l'eugenica (.V. 7). - MelaDowoki : !';indromi ereditarie con segni ecu la ri (N. 7) - Cadzaiewia; L•aria nei ricov~ri a_nti~ns (,.V. 1) - Tycùa: Cislic~rco5j del si~·~ma nervo:.o (N 7).- KrrtWieet Anali•i della razione alimentare militore e vitamine (N. 1) - Gilewicz: Il medico m .ilioare e il medko s portivo (N. 8). - ICotlroW>IIi 1 Il quad ro morJnlo•i<o del s an~ue nel <orsn di diverst offezioni s•mplici e complica te delle tonsille ralutine (N. 8). - Kraiewoki: L ' influcr:za del rrgime albuminoideogras'IOSO di Jaroc.ki s ulla aecrezione dello stomaco (N. 8 ). R USSIA: VOENNO SANITARNOE DELO. - Gosudorslwennoc, isd-"-o. Mosca, N . l, gtnnt~in 193f,. ZaraiakJ : Il miglioramento da rerstg:uir~ nel pt>rt:onale s anitario e nella relativ)'l spectalizz:.zionr. in bas ~ alle esperienze del 1935. - Blarodatoky • Baraotein: Lo s Romhcro dei feriti e degli ammol.oi durante il com· bottimento . · Baaaitiu : L'uso de-ali aeroplani nriJo sgomhf-ro dei fetide dt$.!fi ommalatL - Krotkov e Scbionin: L 'equipiR"atiamento i1ienico degli sciatori. - B&~dauaro•: La con $trv3zione del salllol'Ue . - Boldirev: l. 'intluef'lza del freddo sulla manuu!nzione e su1 fun1ion.amento depli app.arecc-hi pon:uili rt-r disinft>zione. - Corod.enslry e TaDtle-.aky: Jl metodo \Virt neiJ'orRanizz:azione del servizio sanitario ne-i rcgs: ;n"h !nti di ran,eria. - SmelianÙly : L'analisi del r icambio. con il m etodo R;dd. - Savitav t Il metodo dinomomctrJco per la mrsura?iont della stanchezza mu.seol:n-c. - DikoY: La p r cpar•xicmo dc-l brodo con L'eu ratto di carnt'. A.kteooY e Oleiniko• : L ' ujQ del brodo prepau.t"-• con dadi di estratto di carne. durante le m:arci t!. N. 2-3, feb!Jrairr marzo 1936. Baraa~: Diciotto anni del se-nririo aanitario militare in re~·ime ,o ,•ierico K.rotkov: l:t prepar:aione tecnica dei medici per iJ sen·izio nell'aeroooutica. La SP!ezicne dewli alli c,·i avi3tori. La pro filassi e l'orj;lAnizzazione sanitaria n(' i campi di aviaz_ione. Gli aerei stmitari. - Bauaitin: L/evacuazione dei reriti t drJl'li nmmalati, per ''ìa aerea. - Priltladovzl<i: I limiti fisioloaici del vo lo in altcz>n. - Apolloaov: 11 controllo medico nel volo in altetza. - Gunie e Miroliabov : L'inHuenza della velocità sul sistem> fisiol()jl•co dell ' a,·iatore. - Prildadovzld e Carvic: Gli apparecchi per ossigeno durante i l volo in altezza. - Viscbevsky e Zirlia : L 'occhio cd il volo. Popo• : La se-lezione e l'Allenamento al volo cieco - Bonciovaky : L'('Sperimcn ro di due nuovi tipi di fa.:oci e , contro rurncri • per il volo. - Koa..iuiaaa: V n OUNO appar ecchio • contro rumori, per il volo. - Attdrew e Trofi.muk : Il vitto durante il volo. - Korneev e Tro6.muk : Il r:bo cAldo duronte i ~randi \'Oli in altcu• od in lunghezza. - Mabimeako : Considernioni sull 'cqu ipoRgiamento da r rtfcrire in \'Oio. - Koi'JM6V c Trofimuk : Il riscaldamento elettrico d egli indumenti durante il volo. - AlaudaroY: La di~esrione cd il volo. ·- Andreev 1 L'importnnza delet~ria dell'eccesso di acido carbonico rrr difettoso fun7io n:nnento d ei motori. .\ th s ure rreCG\1z:ionali. - MiroJiabo•: La camera a bassa. pr.:ssionc ed il suo scopo. - Kniril:o: Le lesioni traumatiche dur1lnte i s2hi c:on gli sc1. Me?.zi prcc-.-uzi ·Jnali . - Voitiuky e R..tner : Oss<'rv~udoni sul sistema c ircol::u or io d opo percorsi di IO knt. in sci . STATI UNITI: TIIE MB.ITARY SURGEON: Army Medicai Musecm and Library. Wos hingron. V.;/. LXXV III. N. a. mar::o 1936, CUDUIIiar: L'imperunu della Medicina rrn·enrlva.- Gilchriat: TI def unto Re d ' lnRhi' r<rra e il primn conting·e nte di tr u ppe americane "'tnuto in Europa durante la guerra rnondinlt>. - Butltr: L o • YJ\\S: • r.ell'isol3 di Guam.. - CarbaJI•ira: Osservazioni sulla pressione del sangue.- de Feo: La scnri:Htina; s.uo tr:l1UUl"'enro e profi lass i nel • Ctvilian Conservarion Cor ps •. - Burnett: La tu laremia in un settore de ll e l\10nt:3vnr Hocciosc:.Hetrick : L'osped3le di\'isionale.- Mckim : Il Corpo \'t'lerjnaJ io; sua origine, funzwni e 1mpo nam-:o. - Schreude r : Cura della corizza acuta col batteriofago. SVIZZERA: VIERTELJAHRSSCHRIFT FUR SCHWEIZERISCHE SANITATSOFFIZJERE. - P.h·isoa trimcstr31è del Corpo sanitario militare S\-izztro. Basilea, N. l, mllrzo J93&. L 'as$etnbltn annuale dtll ' A~tsociD.7ione dei mediri mdirnri S\'ÌZzcri in on ore dd colonnello Hnuser, gi:\ m edico capo dell'esercito. - Lody : Esercitazioni di trasporti sani tnrl. - Golay : Corso n >lon tario d1 SCI . N . 2. mag ~ io 1936. Mas Hopf: Stazione radiologicn trnt.,.. ;"~rtabilr-. - Eugttf'r: I ntluenzn d~ l go2t0 f"ndrmi('O e d'"l suo co n eo a.intomatic:o sulln idoneità al stn-'izio rnilit aie. - Duhs: La speciali• a del serdzio s:muario in montagnu. TUf{CHIA : ASKERI SDIHIYE MECMUASI. - Rivista trimcs tralo c.l i sanità mi lit are dell'~<crcito turco, •· lir:~ dn!l' l•pettorato di .. nit11 (Stamperia della sanit à nulll are. Cost:mtinoroli) . .V. 1~ . 19.16. Nejat Kulùci: L ·evoluzione e Jo sta ro attu:.lc dtoll'otorinobrinJ?oloRia ntll:l ml·.ti doa. - SiikrU Sakir : A proposito della lotta contro il cAnrro. - òme·r Bican : Che s a rl<·vc f3 H .' rer oper3re ~cn1.a inc:..lenu : ~ hzd Birand : Le fr~tture e !ore trnttnmento - lsmot : L• prot<zione dc• r ad•OIO!IJ e sua scelta.- Sùroyyo AtiUIUII : Lo choc e le nusure d:1 prendersi per prevcmr!o.


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TIPOGRAFlA REGIONALE 1936-XIV ROMA

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Anno LXXXIV·•. .asc. VIII

PU88LICAl/ONE ~fN~ILE

AGOSTO 1936-XIV

GIORNALE DI

MEDICINA · MILITARE \ ·~~,

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MI NISTERO DELLA GUERRA

ROMA


SOMMARIO. LEZIONI E CONFERENZE : Zoja. - Diabet e . . . . • . • • • • . • Perooa. - Sopra :ùcune lot er.ze clinico-radiologiche del p ol mone.

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MEMORIE ORIGINALI: Viola. -

Criteri medico- giuridici differenziali f ra autole• ione e s imulazione in rapporto aUe nuove disposiZ-ioni di leg~e. . . . . . . • . . . . . • . • • • . Mariani e MaAa. - Contributo sperimenta le allo st udio del:e cau•c n aturali che si oppOQgono alla d ;ffusione, nella !';onu lia Italiano, delle infezioni t ifo-paratificbe • . • . • • • • . Rizzo. - J l • fenomeno d 'ostacolo • do! Don aggio c la sua utilizz:u:ion e per la diagnoai dell ' aoc:esso epilettico c per la vnlut~zione della fatica e dell'allenamento . . • . • . • • Franchi . - Su l contenuto in fermento amilolitico del siero di sangue c del liquido di bolfa in iodi\'idui san i t patolOgici a cut\! nera Maua. - Varicella o alastrim !.

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CASISTICA CLINICA: Princicalli. - Su di un caso di elefont iasi dell'art'} inferi'>re •inist ro . . Ao1·e lioi . - Siri ntwnuclia ct-rvico-dor~a le tmil;.terslt. . Todi• . - Di un c:a.so di tossicodermia d a idiosincrasia mercorialt

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Chimica (l.a) e l'aatarch.ia economica della auioae. - PARRW~>IO • • • • • • • • • • • Erotipela Tratrnmmto dell' - ,·q{ e/or idrato di solfoam:'do-crizoidi11D. - M E)ER, H!J.:F e P IERIUl H UCUENlN Glomeruloa.,(rite (Sulla) aperimeatale. - FIIHR. • • • • • • • . • • • • • • • • lafu.ion.e (L') focale di origine deataria. - J>oJiartri te e anem ia grave. Infezione focnle dentarin da s1 reptococco crnoJ1t ico. Guarigione a seguito di stcrilizza.zione del focolaio s eu jco, - GAUTIER. l )f('U ,\l ~11:: e At.. I1EN:-t • • • • • • • , • • . • • • • • • • • • Modi6cazioni (Sulle) doll 'orcano deUa Yiata aotto l'inftueaza dei rani X ad oada ultracorte. - PLITAS Operazioni. sul rlobo oculare Stl/l'anutesia td ipocinesia ntfl~ - e particolarnuntt " t /la opera•ion• d rlht <dlciT~Itta ,

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Ptosi renaJi. // lrottamtniiJ chirurJrt'cO dtlle - GoUVE'RNEUft e Co\CH r~. • • Ricoveri protettivi . CtJr;trollo ehimico dell'aria nei - M.".RtCQ, KLtNO e Rouu .v Ritrtntrazione del aaacue. RICerche sulla - Sr.G<lEl. Rottura apoatanoa del timpano. l'ANN~ ros . . . . Sm_d tamento dei feriti, rattati • ammalati. - 0RLt:.\VtC7.. . . • • . • . . . • . . . Toracoplaaticho T etnica d• Ile - paraverttbra/i sotto-e e.<t rn-puiort.<t. - MAURER e DR!iVFt13-LE FOY!ll

CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CUNlCHE NECIJ OSPEDALI MIIJTARI

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I NOSTRI MORTI

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO LXXXIV - N. S

AGOSTO 1936·XIV

LEZIONI

E

CONFERENZE

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O S PEDALE MILITA R E D I MI L AN O

DIABETE Conferenza del Prof. Luigi Zoja, Direttore della Clinica Medica della R. Università di Milano, agli Ufficiali medici del Presidio militare, riassuma ùal primo capitano medico STAKISLAO PAOLILLO

Viene presentato rm ammalato di media età degente in clinica dal marzo scorso per forma diabetica. L 'anamnesi del soggetto presenta un momento importante col quale possono avere rapporti i disturbi che caratterizzano l'attuale malattia. Si tratta di un grave trauma dovuto ad infortuvio per il quale furono riportate lesioni agli arti inferiori (frattura esposta) al torace e fu neces.rrJria urla degenza di circa 7 mesi in un ospedale. Sembra che nei primi mesi della permanenza in quell'ospedale l'A. notasse per la prima volta poliuria, polifagia, polidipsia; il peso corporeo però sarebbe in quell'epoca aumentato; è certo a ogni modo che non fu mai eseguito un esame d'urina. Il primo di tali esami è stato eseguito da un medù.:o pripato pochi mesi fa e ha nlevato glicosuria; contemporar;eam.ente è stata accertata l'esistenza di una iperglicemiu e ipertensione arteriosa. Nel febbraio 1936 insorsero vivi dolori al piede sinistro ed è stata rùcontrata una piaga al quinto dito del piede S. L 'esame clinico praticato poco dopo l'ammissione metteva in evidenza u11a sindrome di diabete zttccherirJo con iperglù:emia, glic:osuria e lieve chetonuria; discreta ipcrtenJ·ione arteriosa; fegato ingrandito e duro; ca11grena dell'estremità distale dell'alluce destro, nonchè flittene emorragiche alle piante dei piedi. Esame oscillografico delle due pedidie: oscilladom minime a destra dove non si palpa polso pedidio, liet1i a sinistra ove 11011 si rileva polso della tibia/e posteriore. . La lesione arteritica, anche se ha portato a cangrena, va curata 11el dìabettco per se stessa come nel non diabetico. La forma diabetica va rigoro-


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DIABETE

samc11le ed energicamente dominata per la gravità che assume in essa ogni infezione. Come artcritrco deve avere una dreta scarsa quanto più è possibile di proteine. Nel caso in esame sembra invece che prima del ricovero in clmica, fosse attuata una dieta iperproteica (sclerosante) senza far ricorso t~.ll'insulina. La terapia insulùJica qui s'impone, anche perchè permette appunto di attuare l'alimentazione più consona alle particolari condizioni del soggetto. Torna a proposito richramare alcuni principii che debbono attualmente governare dieta e imulinoterapia nel diabetico. 1• La dieta deve essere per quanto è possibile vicina a quella che teoricamente e praticamente è vantaggiosa al malato anche se non fosse diabetico per numero di calorie, per giusto rapporto fra proteici, grassi e idrati di carbonio. Se con questa dieta vi è glicosuria, occorre dare ios~tlina a11cl1e nei casi più itggeri. 2 " Dare il minor numero poçsibile delle calorie che il diabetico ha bisogno per sè e per il suo lavoro, la minor quantità possibile di sostarzze proteiclte, la maggior qf:!cmtità possibile di idrati di carbonio sempre in rapporto al numero delle calorie consigliabili. Per quanto riguarda il numero delle calorie da prescrivere al diabetico, esso deve calcolarsi tenendo conto del peso che dovrebbe avere, piuttosto che di quello che ha, e del lavoro che eventualmente egli depe compiere. Ottima cosa sarebbe che si determinasse per ciascuno il ricambio basale e il valore dinamico specifico degli (llimwti, che variano da persona a per.çona. 3" La cura dietetica e la insulinica sono strettamente legate fra loro . In un adulto si può dare, se il malato sta in riposo, una dieta di 20!30 calorie per Kg. di peso teorico. Le calorje dov.rebbero essere fornite per i[ 12-15% circa da sostanze proteiche, per il so% circa da idrati di carbonio; per il 30-40% da gra.rsi. Questi ultimi, se la itttolleranza per gli idrati di carbonio è notevole, possono essere aumentati a scariço di quelli, ma non è cotJsig/iabile nei nostri climi superare un grammo e mezzo o al massimo due grammi per Kg. di peso. Per stabilire quantitativmnente i singoli componenti alimentari si cerca di attenersi alle seguenti norme: proteine gr. o,8o pro chilo; idrati di ,·arbonio non meno di gr. 3 pro chilo; grassi (differenza calorimetrica del fabbisogtw). La larga quantità di idrati di carbonio garantirce da una /(ICi/e actdosi, possibile se .ri eccede nelle proteine. La scarsa quantità di proteine alimentari favorisce la tolleranza per gli idrati di carbonio. E' opportuno c;uriare le diete a seconda delle tendenze individuali pe~· appetibilità e digeribilità, poichè l'utilizzazione degli alimenti è anche subordinata a tale fattore individuale.

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DIABETE

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Se il malato lavora, le calorie verra1wo portate a 35/40 per Kg. di peso corporeo. Stabilita con tali norme la dieta che è giudicata conpenie1Jte, La si fa seguire per alcuni giorni (tre o quattro) e si tiene conto del comportamento della glicosuria e della glicemia a digiuno e della prova di carico con zucchero o con pane alla fine dt questo periodo di prova. Se si tratta di forma lieve, si aspetta di aver fatto q~teste osseruuzioni prima di iniziare la cura insulinica; se la forma è di ttrJa certa grapità e in ogni modo se vi è chetonuria, la cura iDsyli1Jica si può iviziare subito. Poichè l'equivalente di zucchero di una unità di insuli11a è varia ~ ile fra 3,22 e I,g, a sew11da che la dieta sia scarsa o ricca di proteine, coni/iene . cominciare la ~,ur~ ins~linica con gr~dtta~ità e partire da dosi ta1~to più pie-. ~. :~'![_;') cole quanto pttt lzeve e la forma dmbetlca. Nella grande mpggzorunza det t' ::.::..::? casi ogni 1,5-2 gr. di z ucchero presmte nelle urine richiede una umtà di (- ~ ins.ulina. Per ogni 3 gr. di idrati di carbonio alimentari spesso è sufftcien~~~ ..<f.~':f-) . ' d" . ,. l ~ 7" , una umta t msu ma. ; ·, ·,/ ··- "'i '\"" . . Raggiun_ta la aglicosuria,. la, sorve~Li~nza del mafato .deve_ ess~re p~ ~-~. r;/~ ddtgente, cost da sorprendere t ptu ltevt smtomz deLla tpoglzcemza; st dovra >..~~) diminuire il numero delle unità di imulina appena questa si marJifestasse; '".;_7 se però nella dieta non fosse stata ancora ra~giunta la giusta razione di idrati di carbonio, anzichè diminuire le unità di insulina, occorre aumentare f!,li idrati di carbotJÌO. L'esperienza insegna che la interposizione di una giornata di digiuno o dz verdure o meglio di sola frutta nel/(l quale il numero delle unità di insulina deve necessariamente essere ridotto in reiazione alla mutata dieta, è utilissima allo scopo di migliorare la tolleranza degli idrati di c(lrbonto e a vincere una acidosi che occorra dominare subito. Questo trattamento terapeutico già dopo una pe?JtÌn(l di giorni, nei nostro malato, ha dato buoni risultati regolariz zrmdo il metabolismo e specialmente quello carboidrato, in una misura molto vicina alla norma senza avere bisogno di ricorrere ad alte dosi imuliniche. Il miglioramento ottenuto e la modificazione della dieta hanno beneficamente influito sul processo cancrenoso. Ne fanno fede vari tracciati oscillograftci che vengono proiettati e illustrati in sala a complemento dei dati clinici t·iferiti. Un episodio interessante viene notato sul decorso dell'affezione : una intercorrente tomi/lite ha per alcuni giorni peggiorato il metabolismo, come è dimostrato da alcuni tracciati riferentisi alla cura glicemico-glicomrica. prima, durante e dopo l'episodio infettivo. Sembra che le infezioni provochino insulino-resistenz a. A tale proposito vien fatto di porre la questione della provenienza del glucosio. Le proteine hanno certamente una notevole importanza per la formazione del glucosio. Esse contengono il 52% di C. nella loro molecola ed è '\."., \

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DIA LIETE

quindi possibile cl1e una pane dd glucosio urinario provenga dal metabolismo delle proteine somallche. Nei popoli artici la maggior parte, e forse la massima parte, d/?lla energia calori/ira alime11tare proviene dalla proteine e dai grassi; nella dieta gli idrati di carbonio sono circa 10 grammi. Il glucosio in questi popoli deve necessariamente provenire dunque dalla proteine e dai grassi. Il que.-ito diag11oJtico per il caso in esame richiederebbe u11a precisazio1le: siamo dunque di frotJte .1 una diabete pancreatico? o è uu disturbo del ncambio dovuto a lesione 11ervoja comecuttt'a al trauma? Sulla patogenesi del di(thete ancora si discute vivameute: praticamente si può ritenere che tutto ciò che cede all' uJo della iosulina è da ritenere dovuto a de{ìcie11ze dell'azione della inJulina endogena. Nella forma di diabete giovanile, detto anche diabete magro e consuntivo o aJtenico ed ipoteso, l'insufficienza insulare assoluta primaria è dai più ammessa e pacifica: è in tali forme che si osserva znfatti la mJJssimll ef ficacia della cura imulini(a. Nella forma di diabete negli adulti Schmidt pema ad una iperfunzione surrerzale, e forse anche ipofisaria, primitiva con i11Sufficierzza insulare secondaria almeno inizialmente relativa. Il precedente traumafi(o può farci nel 110stro caso pensare a una forma di diabete ipofisarzo da trauma ? Nella storia clinica c'è al principio poliuria, ma non sappiamo se fu insipida o mellita. Ricerche di alcuni AA. sui centri del ricambio dello zucclzero e dell'acqua parlerebbero per una azione specifica di questi centri e preciserebbero nel tuber cinereum il centro della poliuria e rzel nucleo pamventricolare quello della glicomria. Inoltre le ricerche di L ucke, di HouSJay, di Arzselmino e H offman parlano per un ormone contra insulare, diabetogeno o del ricambio glucidico. Secondo i due ultimi AA. l' ormooe che opera sul ricambio glucidico e sulla chetosi sarebbe la causa del diabete; si troPerebbe tJelle. urme •dei diabetici. Comunque rimane per certo che la funzione insulare è in causa, sia direttamente, sia indirettamente, e che la terapia iusulivica rappresenta per il diabete mellito, sia pure 111 vza sostitutiva, uno dei più grandi acquisti della terapia u.mana. Nel malato di c:ui fu discussa l4 forma, si può pensare non dipenJ dc·nte da diabete da forma arteritica e la consegueute cangrena. La forma arteritica può aver mpporto in parte anche con la frattura esposta degli arti inferiori, che può avere alterato lo stato dei vasi. Un rapporto col trauma dalla forma diabetica dato il suo graduale peggioramemo, sembra meno facile ad ammettersi. Si accenna alla terapia della forma cangrenosa e arteritica.

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OSPEDAl E MILITARE DI PADOVA

Sopra alcune latenze clinico- radiologiche del polmone Conferenza del Prof. Pietro Parona, Incaricato di Radiologia della R. Università di Padova, agli ufficiali medici del Presidio militare.

Confesso di sentirmi veramente lusingato, direi quasi confuso, dal gesto che ha voluto compiere il Sig. Direttore di Sanità portandosi fra noi; del che pro(lo vivo ·il desiderio di esprimerGli la mia gratituditle. Non so se la mia modesta fatica sarà pari alla Sua attesa e soprattutto degna di tanta comide~ razione. Questa simpatica riunione di cui ha voluto farmi partecipe il Sig. Colonnello, che io vivamente ringrazio, raccoglie Colleghi di così provato valore ed esperienza, che sarebbe vera presunzione da parte mia se mi illudessi di dire cose nuove. Per questo, l'invito che mi è giunto altrettanto inatteso quanto gradito, mi ha lasciato alquanto perplesso di fronte ad un compito che non mi sembrava di facile attuazione. Prima di iniziare credo quindi opportuno di scusarmi e giustificare l'accettazione di un incarico così grave per le mie forze, col desiderio di coordinare e, direi, di sintonizzare fra di loro alcune nostre cognizioni clinico ~ radiologiche nel campo dell'apparato respiratorio. Il tema è vasto, e poichè il tempo non permette di sviluppar/o in tutti i suoi dettagli, mi limiterò a toc. care con una rapida corsa quegli argomenti che, secondo me, hanno un mag-· giare interesse non solo in Medicina, ma anche e soprattutto in Medicina Militare. Dire che la Radiologia dell'apparato respiratorio è analisi delle condizioni anatomo patologiche polmonari non sarebbe dire tutto. Effettivamente lo studio fu1zzionale è qui meno redditizio che nelle indagini .rul tubo digerente; ma non per questo è meno utile: basterà del resto ricordare, per persuadersene, oltre alle abituali manovre respiratorie, le prove funzionali cir~ colatorie, le quali hanno nel polmone una spia di non trascurabile impor~ tan za che proprio in questi giorni si tende a valorizzare. Esistono dunque nello studio del polmone, uumero!C possibilità di giungere a diagnosi differenziali va/endoci di un mezzo naturale di contrasto qual'è l'aria, ed in base all'aspetto delle ombre patologiche, al loro numero, demità, forma, distribuzione ed a tanti altri caratteri che qui è inutile enumerare . E dovremmo anzi aggiungere che in base appunto ai peculiari aspettt dei processi, la Radiologia, soprattutto nel campo delle forme specifiche, va oltre a quello che sembrerebbe la sua m èta naturale: la diagnosi; va oltre


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SOPRA ALCv:-;E LATF.!'ZE CLI:-;ICO- RA DIOLOG ICHE DEL POLMONE

ed assume .rpesso una fun zione emiuentemente prognostica, fun zione che le deriva dal giudizio stesso sulla natura e sugli aspetti delle lesioni segnalate. Ma, diciamolo pure, non sempre la diagnosi piene rapida e decisa; l'esame del polmone l1a anch'esso, come in tutti gli altri campi, il rovescio della sua mtdag!ia. Talvolta è la natura stessa delle ombre patologiche che richiede al radiologo tutti gli accorgimenti di tecnica e le sottili dìstinzioni diagnostiche; ma non di rado è l'apparente sconcordanza fra gli eLemet1ti clinici raccolti ed il silenzio assoluto del quadro radiologico. Anche qui, sia detto una volta per sempre, 11011 dobbiamo attenderci in ogni caso il soccorso incondizionato della mdiologia; il suggello di questa ai nostri sospetti c/mù:i può mancare ed il radiologo come il medico devono pure darsene ragione. E sono proprio queste le contingenze che dimostrano agli increduli come ai fanatici della radiologia quanto necessaria sia la collaborazione fm medico e radiologo. E qui è bene siano fissati i cardini della questione: di frotlte ad un quadro clinico sicuro, noi possiamo avere: 1) una latenza radiologica assoiuta; 2) una latenza radiologica relativa. La prima evenienza è fortunatamente rara, ma non rarissima. Si tratta per lo più, di lesioni che, per la loro sede, gli apici, possono essere facilmente individuate anche quando la reazione essudativa avvertita dalle caratteristiche anomalie di respiro non è tale ancora da tradursi in tenui ombre persistenti. Nè va escluso che tali fenomeni acustici siano t4lteriormente favoriti da u na localizzazione superficiale, della flogosi reattiva; e ciò io penso in qua11to su buoni radÌOf!rammi si riesce spesso a dimostrare perfino un aspetto dell'apice da me chiamato (( granuloso » il quale ha e.rattamente un equivalente nel respiro granuloso che a sua volta (secondo l'espen'enza clinica) non è ancora l'espressione di uno stadio essudativo. Comunque il valore del reperto radiologico negativo in questi casi non può sfuggire a quanti hanno l'abitudine di .reguire i lom pazienti; è una prognosi fau sta che la radiologia pone e che gli avve11imenti difficilmetite riusciran110 a smentire. Le laten ze radiologiche relative o pstudo latenze, che noi dobbiamo inteudere nel senso di latenze del tipo di lesione, ma non nel senso di natura del processo, sono forse più numero -e e si riferhcono per lo più alle form azioni cavitarie. Pare strano, ma è un fatto che nel passato recente si parlava volentieri e con una certa sorpresa di caverne messe in evidenza solo dal pneumotorace. Era in fondo una confessione delle no.rtre deficenze tecniche le quali ci vietavano di mettere nel mo giusto fuoco una diagnosi di tubercolos{polmonare. Purtroppo è una realtù preHochè quotidiana, per chi è abituato a 11edere numerosi tornei, il C01JS!atare come ad un reperto acustico inconfotJdibile non cnrrisponda in c g11i cmo un equivalente capitario sul radiogramma; ma ciò


SOPRA ALCUNE LATENZE CLINICO-RADIOLOGICHE DEL POLMONE

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va imputato esclusivamente a due fattori che, associati, aggravano singolarmente l'errore radiografico; e cioè, da un lato, alla presenza di ombre patologiche che mascherano la tipica trasparen za della caverna e dall'altro allo scarso sviluppo od all' orientamerJto della cat1erna stessa. In quefti casi sono necessarie le proiezioni oblique e meglio ancora le proiezioni decentrate da me proposte fin dal congresso di Parma. E qui io richiamo particolarmente l'attenzione di quanti dei presenti sono radiologi. Mi rivolgo a loro per domandare se non hanno mai avuto la ventura di notare che molte delle caverne esamitJate allo schermo fluoroscopico assumono caratteri diversi a seconda delle posizioni in cui si trova l'ampolla; si giunge

Fig. 1.

cosl per tentativi ad un optimum in cui glt aspetti della formazione cavitaria sono netti e caratteristici; e non sempre queste favorevoli condizioni di visibilità sono date da un fascio diretto rispetto al focolaio; anzi frequentemente esse si realizzano proprio quatJdo l'ampolla è scentrata e v1ene quindi utilizzato il fascio divergente; questo è il motivo che mi ha spinto ad adottare dopo var1 tentativi urt fascio obliquo nelle quattro direzioni opposte in tutti quei casi in cui, necessità ùzderogabili cowigliano di cc1·care e localizzare le immagini cavitarie. Con questo metodo di esame due sono i risultati che si ottengono, restando il paziente nella posizicne dorso- ve11tre: da un lato avremo un effettivo spostamento nei rapporti delle ombre Jituate a profo11dità diverse, e dall'altro con:eguiremo una maggiore defòrmazione od urJa correzione di ttttte le immagini situate profondamente; tali effetti, di ordi11e fisico, saratzno tanto pii'l evidenti quanto maggiore è la distatJza delle immagini dal film e la loro vicinanza quindi all'ampolla. Per cui, quasi senza eccezione, sarà dimostrabile tma caverna, JÌa eire questa venga mascherata,


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SOPRA ALCU:-.ìE LATENZE CLINICO-RADIOLOGICHE DEL POLMONE

nelle solite proieziotzi, da ombre patologt.che, sia che per cause topografiche o di sviluppo si renda tzecessaria una modificazione dd/a sua immagine di proteztone. Così nel radiogramma 1° eseguito nella solita proiezione si nota nella sottociaveare D. un gruppetto di addensamenti parenchimali e superiormente un'ombra arcuata, discontinua di varia densità·; essa sembrerebbe di dubbia origine p/euro fibrosa, mentre nel radiogramma cranio dorso- ventre con inclinazione di 15u (fig. 2) si profilano in questa regione tre micro caperne delimitate dall'anello di reazione. In un altro caso invece il processo bronco-

Fig.

2.

pneumonico caseoso è generalizzato; il radiogramma normale non ci dimostra nulla di concreto (fig. 3-a) mentre una proiezione decentrata come La precedente ci fa appan·re una serie di escavazioni parai/ari a D. (fig. 3-b). Questi esempi sono sufficienti a confermare che la latenza radiologùa delle caverne è subordi?Jata alla tecnica di esame. L'adozione costa'flte dt queJ·ta non è certo raccomandabile per il dispendio cui si va incontro; s'impone invece in tutti i pazienti nei quali la ricerca di una caverna ha un'importanza decisiva. Così nei casi di emoftoe imponente allo scopo di provocare un i1ltervento pneumotoracico. Il pneumotorace di necessità implica sempre per il radiologo una gravissima responsabilità, perchè del responso suo e soprattutto di que.ao, si vale il medico per decidere dell'intervento. Ora è a tutti noto quanto sia eccezionale l'unilateralità di u11 processo specifico la cui insorgenza non è recente; questa evenienza rende particolarmente delicata l'opera nostra perchè non è dallo sviluppo delle lesioni che si può desumere l'origine della emo1-ragia, quanto invece dai caratteri delle lesioni stesse. In tali condizioni è evidente che la localizzazione di una caverna può fornire un orientamento spesso decùivo per la scelta del polmone da collassare.


SOPRA ALCUNE LATENZE CUNICO-RADIOLOCICHE DEL POLMONE

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Sgombrato così il campo dì queste poche considerazioni che si riferiscono a latenze radiologiche, rivolgiamo ora la nostra attenzione alle numero.cc e varie contingenze in cui clinica soltanto è la latenza.

Fig. 3-h

E qui è bene ci intendiamo sul significato di questa. Dai più nella latenza clùzica si vorrebbe comprendere l'assenza di tutti quegli elementi che logicamente coordinati ci conducono ad una diagnosi: questi grossolanamente noi possiamo diuidt:re in tre gruppi: 1) notizie anamnestiche prossime e lontane; 2) rilievi fisici; 3) ricerche di laboratorio. Fra le prime va compresa la sintomatologia che !pesso assume un valore dt'cisivo ma che non di rado ha caratteri così comuni a tanti processi da perdere tutto il suo peso. Se poi dalla pratica professionale abituale ci traJ·portiamo nel campo militare, uuoue difficoltà insorgono ed in rapporto alta vita particolare del soldato e spes!o in relazione agli interessi contmstanti fra esaminato ed esamitJatore, per cui quest'ultimo aJSume in fondo la veste di u11 medzco fiscale . Ed allora in tali condizioni è l'esame fisico che costituisce la chiave: di volta nella soluzione del problema diagnostico. Può que: to da JOLo orientarci in ogni caso e condurci a conclusioni definitive ? Evidentemente no. Esiste una serie di lesioni polmonari che si può dire praticamente silente anche di fronte ai più fini accorgimenti della semeiotica medica. Elencarle tutte e passar/e ad una ad una in rassegna, sarebbe còmpito troppo lungo e


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SOPRA ALCLi:-.:E L.HE:-.:ZF. CLI!'ICO-RADIOLOGICHE DEL POLMONE

rispondente ag/1 scopi che mi sono prefisso di toccare cioè argomenti interessanti in modo particolare la medicir1a m ilitare. E per questo ritengo di dover senz'altro escludere le forme neopla.aiche primitive e secondarie, non fos.~e altro perchè le loro manifestazioni sono eccezionali nell'età compresa fra i 18 ed i 30 anni. In questi giovani si ha tenden za di inquadrare molti dei disturbi respiratori (come pure le non frequenti manifestazioni febbrili di 7latura aiptogenetica) in forme specifiche; ed ·a ciò siamo indotti dal nostro abito mentale, che solo in parte deriva dalla nostra esperienza e che in fondo costituisce la naturale reazione alla tendenza opposta dominante venti anni or sono nella quale un ottimismo inverosimile svalutava persino i fatti obbiettivi di una cer·ta importanza. E questa tendenza da cui è permeata tutta la medicina può esser giusta a patto che non cada nella esageraziotJe opposta. · ln altre parole, se è bene cautelarci nei confronti della tubercolo.' i, per le molteplici manifestazioni sotto le quali si presenta, prudetzza vuole che non siano perdute di vista tante altre catue che pure possono dar luogo ad una fenomenologia analoga. Ed ora quali sono i mezzi di cui la medicina dispone per appurare i sospetti di specificità nell'apparato respiratorio ? Lasrio da parte naturalmente alcuni mezzi di laboratorio efficacissimi nella diagnosi di natura di una lesione tubercolare; ma non posso passare sotto silenzio la cutireazione che, sotto certi aspetti non mi sembra sempre raccomandabile e che secondo qualche autorevole A. si vorrebbe generalizzare anche nelle masse al fine di giungere alla diagnosi precoce della tubercolosi. A parte il dubbio che non si può fare a meno di esprimere sulla costanza nella specificità della reazione, resta qui sempre un altro problema da risolvere. Amme.cso pure che di fronte ad una reazione positiva esista una lesione specifica, è questa in atto oppure spenta ? Interessa questa gli organi addominali od il torace? Ha colpito il sistema linfatico o già si è estesa alla pleure od ai polmoni? La differenza qui è sostanziabile ed a queste domande, non può rispondere la cutireazione, la quale si appale,(a solo come un utde sussidio; il problema così impostato non può essere affrontato e risolto che con la collaborazione della radiologia. · Fra le forme clze, salvo casi eccezionali, sfuggono costatztemcnte alla indagine clinica noi dobbiamo ricordare alcune lesioni pleuriche e polmonari; fm le lesioni polmonari che l'esame fisico riesce a diaRnosticare od a sospettare vanno anche tenuti presenti i processi spenti che da soli richiederebbero una lu11';za Imitazione, specie nel campo militorc. La eventualità di le_(cioni pleuriche o di loro esiti è molto spesso tenuta in scarsa considerazione; direi meglio se affermassi che di fronte ad una reazione febbrile notevole molte volte ;t medico n.011 pensa ad una pleurite atipica anche se qualche segno mbbiettivo lo orienta in quella direzione. Egli non pensa perclzè non avt1erte nessun sfregamento pleurico ed i lembi pof. 11011


SOPRA ALCUI'\E LATEN ZE C LI N ICO-RADtOLOG tCH E DEL POLMONE

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rnonari della bcue con!ervano la loro espamibilità; ben poche volte egli conduce una ricerca sistematica lungo le scissure che gli valga almeno per avvertire lo smorzarnento del suono percussorio per un brevissimo spazio, od un gruppetto di rantoli reattif!i od un qualsiaJi altro piccolo !egno che tze richiami l'attenzione. Eppure la scissut-ite è freque1lte, ed è frequente tanto nei bam/;ini quanto negli adulti; e la ma diagnosi, per que1 pochz" e molto vaghi elementi che conosciamo, è alla portata del med1co solo per formulame d sospetto. Fra le localizzazioni pitì frequenti e più alla pcrtata dei nostri mezzi {is1ci, va ricordata la pleurite della scissura mediana che radiologicarnente si prese11ta

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Fig. 4-a

r tg . ;-l•

come una piccola fascia densa e trasversale all'altezza della l V costa, spesso con margine inferiore arrotondato (fig. 4-a) e che in proiezione laterale arrivrJ fino all'incrocio della grande scissura inferiore quasi sempre lievemente ispessita per un breve tratto (fig. 4-b). Non mmore importanza per quanto poco frequ.enti, hamto le scissuriti della pala inferiore che persistendo a lungo, dànno facilmente luogo ad un versamento della grande cavità; comu1Jque possorro rimanere isolate e la loro sede è talt,olta così lontana che raram~nte sono sospettate; l'esame radiologico in D. V. dimo!tra una zo11a fortemente vdata e situata superiorme11te alla base; essa ha la tipica direzìonc della pala inferiore e cioè dall'alto al basso, dalla regione dorsale alla ve11trale e dall'esterno verso l'in temo, it1 genere solo il leno costo diaframmatico laterale ed tma piccola zona soprastante appaio11o traJparenti (fig. s-a); e que-


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sta è una caratteristica che non va dimenticata in quanto si distingue dal quadro dei comuni versamenti della grande cavità in cui si h.a una velaturn od un opacamento dì tutta la base. Se poi osserviamo il paziente in latero laterale (fig. s-b), allora si appalesa in pieno la pala inferiore fortemente ispessita e mascherata anteriormente e dorsalmente da un polmone perfettamente normale; ciò c.h e giustifica l'assenza di elementi fisici concreti in questi malati. Così anche le pale superiori possono presentare un quadro pre!sochè analogo (fig. 6), per quanto la direzio11e e l'ampiezza dell' opacamento mu-

Fig. 5-a

Fig. s·h

tino in rapporto alla regione della scissura interes!ata ed allo sviluppo della scissurite. Cosicchè è lectto attendersi le immagini più varie nelle quali però è caratteristica fondamentale la presenza di ombre nastrif01·mi. Ma anche il mediasti11o che pure sembra di faciLe studio, quante volte sfugge all'inaagine del medico! Non voglio fare accuse di esami negligenti, accuse troppo facili per chi dispone di altri mez ~i di controllo. l suo11i che st rile11ano nella regione parasternale sono troppo soggetti a variazioni da

cause diverse e spesso impiegabili perchè le foro eventuali modificazioni ab~ biano un equivalente uella regione paramediastinica; basta del re.rto ricordare quanto frequente sia il sospetto, non confermato poi dall'esame radiologic:o, di una ectclSia aortica o d'infiltrazione mediastinica per persuadersene. Orbene è ovvio che in tali condizioni una pleurite mediastinica, tlOn importa


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se anteriore o posteriore, non sia sempre dimostrabile coi mezzi deLla ,-omune semeiotica. Eppure essa ha un quadro radiologico chiaro che grossolanamente corrisponde ad un'ombra nastriforme paramediastinica, omogenea, a margini regolari raramente confondibili con un processo mediastÌ1tico atipico. Ora .re tale è la situazione nei C011jronti di una lesione ad andamerlto acuto o subacuto, cosa dobbiamo dire dei loro esiti? eppure questi, data la natura

l'tg. 6.

per lo più specifica ed il terreno sul quale si sono sviluppati, hanno la Loro i m portanza specie nella medicina militare; ed e.csa è tanto maggiore in quant o non di rado tanamtlesi è mt4ta, non per volontà del pazieme, quanto rnvece per lo scarso valore della sintomatologia che spesso si accompagna all' esplodere della malattia ed al suo decorso. Oserei dire che anche qu1, come per altri organi, il radiologo procedendo nel suo esame va non di rado risveglzando nel paziente ricordi di sofferenze lontane o recenti in sede diversa da qudla per la q uale era stato richiesto l'esame. Gli esiti dal punto di vista radiolog1co, ricordano sostanzialmente il quadro delle manifestazioni acute con delle t'ariantt in miuus che possono essere più o meno evidenti; il che si spiega per le caratteristiche stesse del p10cesso il quale, in fondo si comporta come un ver.camento saccato in cui la lu11ga perm anenza dell'essudato prima del mo assorbimento dà luogo a precipitazione di fibrina ed alla ma successiva organizzazione. Ciò che si tradue~ in uua persistenza dell'ombra (per quanto meno omogenea) ridotta ed a margini picì irregolari per gli inevitabili processi di retrazioue; questi anzi si obbiettivano sopratutto nella pleurite media.rtinica che, se anteriore, può


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dar luogo a trazione della trachea e perfino a deformazione e riduzione del suo lume. Evenienza quest'ultima fortunatamente rara e per lo più associata a processi cronici fibrosi del polmone. Stabjlita così l'importanza decisiva della radiologia tzella diagtwstica delle pleuriti scùsurali e mediastiniche, resta da affrontare utz altro lato del problema che si riferisce alla natura del processo ed alle sue valutazioni agli effetti del servizio militare; e m tale questione va lasciata la più ampia libertà alla clinica ed ai mezzi di laboratorio di cui dispone. Un chiarimento però io credo si possa fare nei confronti del setto mediano. Si sostiene da una parte autorevole di Radiologi che anche in corzdizioni norm1li il setto' mediano è visibile sotto forma di una linea capillare (fig. 7). Confesso che non condivido tale pensiero e fortunatamente mi sento in buona compagnia. Le ragioni portate dai primi sono le seguenti :

Fig. 7·


SOPRA ALCUNE LATE:-IZE CLIN ICO-RAOIOLOGICHE DEL POLMONE

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Il setto è visibile anche !C normale perchè i due foglietti pleurici sono presi d)infilata e quindi proiettano col loro spessore una sottile ombra sul torace. 2. · - Tale fatto è confermato da una esperienza con la quale si dimostra che un frammmto di foglietto pleurico fortemente disteso fra due sugheri e radiografato d)infilata lascia sul radiogramma una linea identica alla precedente. 3· Si è infine rilevato in un alta percentuale di normat'i la linea capillare evidentissima. Queste premesse non mi sembra possano far pendere decuamente la biLancia in favore dei loro sostenitori) e ciò per un'itJfinità di ragioni. Noi sappzamo che i piani dei due polmoni in corrispondenza del setto non hanno utJ andamento perfettamente orizzotttale) ma che verso ta regione centrale formano una lieve gibbosità superiore che difficilmente si mette in evidenza sui rad'iogrammi; ciò che conferma come l'aderenza fra le due facce polmonari sia così perfetta da eliminare qualsiasi possibilità di differenziare i foglietti pieurici; e questi) notisi bene sono così uniti al polmone da formare con questo un tutto inscindibile. L' esperimento poi del frammento pleurico francamente non può essere probativo perchè altre sono le condizioni ambientali e quindi fisiche in cui si è comFig. 7-bis · h 1. Foglietto di carta preso d ' infilata. • 2. Fopiuto; adOttan d 0 la StCSSa /eCntCa 0 po- glieuo pleurici come sopra · 3· Filo di CO· tuto dimostrare sopra un unico radiogramtone · 4· Filo di lan~. ma che col foglietto pleurico lasciano la loro ombra atzche fili vegetali ed animali e sottilissimi fogli di carta presi d'infilata i quali radiografati col torace .sfuggono poi alle più sottili indagini. La terza argomentazione infine) non può venire presa in seria considerazione; questi soggetti normali) in base a quali criteri sono ritenuti tali) quando è così difficile trovare un torace perfettamente normale? Le notizie anamnessiche) abbiamo visto quanto valore assumano nei confronti di tante lesioni a decorso obsoleto; e poi questa linea capillare coI. -

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me possiamo noi giudicarla tale ? Qt4i è questione di valutazione soggettiva varia~ile da osservatore ad osservatore ed anche da caso a caso; e questa specie d'incertezza è talora così seutita da suggerire un termine di nuovo conio « linea subcapillare >> ìl quale 11on è certo fatto per mettere l'accordo definitivo fra le due tendenze. Orbene se noi passiamo itz t·ivista molte di queste linee scissurali, vediamo che t;ari sono i gradini attraverso i quali si giut1ge dalle linee sottilissime ai forti ispessimenti; e tali progressioni hanno pure un significato patologico, ammesso il quale non è più concepibile una divisione fra linee normali e patologiche. Ricorderò ancora ciJe non è infrequetzte il rilievo di una linea scùsurale completa in cui solo la porzione media/e, o

Fig. 8-o

Fig. 8-/>

esterna o centrale appaio1lo più ispessite; e che una linea sàssurale ispessita (fig. 8-a) associata a velatura pleurica, può più tardi (a breve distanza, dalla fase acuta o subacuta) rivedersi sotto l'aspetto di una linea capillare (fig. 8-b). Ciò stabilito, quale valore dobbiamo noi dare a queJto quadro radiologico ? Innegabilmente la linea capi/late e subcapillare si trova frequentemer7te asJociata ad altre lesioni di ben di(Jersa entità; ed allora la sua preJen::;a non viene sostanzialmente n mutare il giudizio che dal punto di vista medico fiscale o medico JO!tanto si dovrebbe emettere. In molti casi però eua è la sola rpia di una at1omnlia in uno specchio perfettamente terso; risultato questo da me avuto in vari scolari di Padova (nelle mie ricerche sulla ~·at·­ tella radiologica) nei quali, per la verità, esisteva una serie di episodi influenzati o febbrili di breve durata. Ed ecco che, vista la q.uestione sotto queJta nuova luce, la risposta ::i quesito proposto è ben diversa. Ammessa cioè la facilità ad ammalarsi ddla

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SOPRA ALCUNE LATEN ZE CLINI CO -RADIOLOG IC H E DEL POLMON E

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scissura mediana ed a risentire gli stimoli della regione ilare per i suoi stessi rap porti con questa, 11e comegue che La reazione della scissura può essere anche secondaria ad un processo acuto o subacuto-aspecifico allo stesso modo che è dato di trovare calcificazioni polmonari non tubercolari. Dal che sorge una illazione e che cioè la visibilità della linea capillare in un polmone radiologicamet1te normale, pt~ò avere scarso t'a/ore agli effetti fùcttli militari, non pere/tè è da ritenersi normale ma pachè può essere la spia di una reaziotze ad tm pregresso processo no11 tubercolare. fl a da sè che la valutazione è ben diuersa qua1ldo iu sedi vrcine o lo!lt,me l'esame radwlogico dimostra una lesione parenclzimale.

Le lesioni parmchimali che facilmente sfuggono alla rndagine fisrca noti sono poche e fra queste non di rado vanno rrcordati perfino i procem euolutivi sia per la loro iocalizzaz,'one come per concause varie rnerent1 a condizioni particolari dell'apparato respiratorio. Per quel che si riferisce alla miliare acuta, ho grà richiamato altra volta l'attenzione dei medici e su questa intendo oggi insùtere anche se La brevità del tempo 1zon mi comente th dilungarmi come vorrei. E' una forma che ua costamemellte tenuta presente pere/tè non t·isparmia nessuna età e perclzè .sopratutto mim COTJ larghezza le sue vittime fra la gioventù; e qui il ! UO decorso, tumultuoso e generalmente mortale nei bambini, subisce delle vartazìom anclze sensibilissime: l'iperpiressia, la cianosi, la d1spnea, tutti quei çegni msomma dc SOTJQ propri di una bacillemia, si presentano talvolta cosr attenuati che si è ben lot1ta1zi da quella sintomatologia dc: molti ancora 7'/tenuta cla.rsica. Date tali premesse è intuitiva itl questi processi la 1zece.ssità di elementi concreti raccolti da un esame fisico accurato. Orbene. se vi è un e stime toracico negativo, questo noi lo possiamo trovare con grande frequenza nella miliare per la stessa natura del procer-

.so; poche volte l'ascoltazione aut1erte in queste forme la presenza di vaghi rumori 11011 sempre iùntJ~ficabili con fatti essudativi, ed a nulla approdano la percussione e lo studio del fremito vocale tattile per2 -

Gumtale di medicitta militare

Fig . 9·


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SOPRA ALCUI"E LATENZE CUNICO-RADIOLOGICHE DEL POLMONE

chè agli alveoli invasi supplisce un certo grado di enfisema degli alveoli tzormali. E ciò, sia detto per incidenza, costituisce una delle cause per cui all'esame radioscopico l'itwasione miliare del poìmone sfugge con enorme frequenza. Eppure il quadro radiografico della miliare è uno dei più classici (fig. 9): tutto l'ambito respiratorio appare punteggiato da ombre piccolissime, dense, quasi rotondeggianti, a margini netti; esse appaiono per lo più in maggior numero ai lobi superiori pttr conservando un netto di.rtacco le une dalle altre. lo non mi soffermo a considerazioni sulla genesi della miliare, sulle vie di propagazione o sulle probatili cause che favoriscono tale particolare distribuzione nel polmone; sono questi argomenti a tutti tzoti e che devono essere conosciuti dal radiologo in quanto lo illuminano nella interpretazione di determinati fenomeni. Ricorderò ancora che il quadro clitzico della miliare è singolarmente più complesso ed incerto di quanto io non abbia accennato per la frequenza con cui l'infezione può avere un andamento assolutarnmte apiretico (miliare cronica o lobulare) o presentare brevi poussées febbrili con localizzazioni nuove di ttpo distrettuale .(miliare discreta). Ognuna di queste forme ha naturalmente un quadro radiologico proprio, non sempre di facile interpretazione, ma comunque tale da portare un deciso contributo all'esame clinico anche se questo non è del tutto muto, per la concomitanza di lesioni evolutive.

Fig. IO.

L'argomento della miliare è così vasto sia per le molteplici manijestazioni clinico radiologiche sia per le nuove concezioni che intorno a questo sorgono e si sviluppano, che meriterebbe da solo l'onore di una trattazione. Comunque i su?i mu!tiformi aspetti andavano ricordati sopratutto per la profonda, sostanziale drfferem:a esistente fra i quadri clùzici per lo più si/enti ed i quadri radiologici così dimostrativi.


SOPRA ALCUNE LATENZE CLINICO-RADIOLOG ICHE DEL POLMONE

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••• Altra forma elle merita la nostra attenzione è L'irJfiltrato precoce. Segnalato dapprima dagli A.A. francesi e studiato successivamente da Assma11 e Redeker, alcuni suoi peculiari caratteri vennero recentemente chiariti dal nostro Lupo. Costituito da un'area d'infiltra zione mawva (fig. 10) spesso finemente granulosa, esso si trova con frequenza tn un polmone perfettamente normale; non sempre sono dimostrabili focolai parenchimali perifo· cali, mentre frequenti sono le zone centrali di caseificazione il cui rammollimento segna fatalmente la formazione di u11a ca{Jema. L 'mfiltrato precoce può però regredire e dar luogo ad una reazione fibrosa. Sulle sue origini, come pure sulLe origmi degli infiltrati satelliti, la discussiont ferve tutt'ora. Secondo Assman L' mfezione aeroge11a n011 dovrebbe essere messa in dubbio, mentre sarebbe da escludere una origine diretta dell'infiltrato dal focolaio primario. Più ai un A. anzi peuserebbe che L'rnjiitrato segni l'inizio della tubercolosi terziaria e che le localizzazioni apicali sono spesso ad esso secondarie. Senza volerei addentrare nella comple"·sa questione, basterà comunque obbiettare che queste argomentaziom non sono fiuo ad oggi documentate a sufficienza dal materiale anatomico e che in più di un caso nulla vieta di pensare che il focolaio primario sia mascherato dall'infiltrato a cui può aver dato origine. La sede di questa nuova entità non è solo nelle sottoclavearz; con altrettanta frequenza si ha forse un quadro identico nelle parai/art o nelle ,-e. gioni ascellari; anche i suoi caratteri peculiari non JOno sempre costantt; più di una volta l'ombra non è rotondeggiante e la regolarità dei contomi manca. Purtroppo le sue manifestazioni subbiettive sono per lo più Ù1S1g11ificanti; tanto è {)ero che qualche vo.fta l'infiltrato è J·tato visto per caso. E quindi naturale che il paziente ricorra in genere al medico solo percllè i' emoftoe (frequente nello stadio di rammollimento cascoso) l'ha colto improvvisamente in pieno benessere. Orbene, l'esame fisico di questi pazienti, è berte ricordar/o, solo ecceziotJalmente rivela qualche anomalia: manca per lo p1ù la possibilità di una localizzaziotJe penussoria e non sempre i focolai essudativi perifocali sono avvertiti. bJ queste condizioni la questione diagnostica diventa particolarmente delicata e la sua importanza rJOn può sfuggire al medico militare che si trova eternamente di fronte al duplice problema della sincerità del paziente e della natura ed etJtitt't della ieszone. Se poi un dubbio permane in chi esamina, non di rado scompare di fronte al rilievo di una iperemia al retrobocca alla quale troppe volte si è soliti attribuire l'origine di qualche sputo ematico senza la conferma radiologica. Putroppo tali soluzioni diagnostiche alle quali c011tribuisce, complrce involontario, il reperto del laringologo, dimostrano come sia spesso assoluta


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SOPRA ALC Li:-.: E LAT F.C'ZE Cli!"ICO ·RAOIOLOCICHE DEL POLMONE

la latenza clinica del/'infiltrato e quanto grat'e la responsabilità di chi rinun· zia al sussidio della radiologia.

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Se queste sono le due forme classiclze nelle quali i mezzi semeiotici dt cui dùponiamo non si trovano sempre a Loro agio, a11che nei proce.csi broncopneumonià .ci può dire esista una specie di latenza clinica t~el senso che se una diagnosi è fatta in precedenza con una accurata indagine fisica, solo la radiologia è in grado di stabilire la vera entità del processo, e col tipo delle leJioui, le tappe successive che lo caratterizzano. bz altre parole, anche nelle lesioni più banali, molte sor1o le cause estrinseche ed ùztrùzseche al pro· cesso che concorrono a maschet·arne gli aspetti e lo sviluppo di jr(Jnfe all'indagine fisica più accurata. E di tali cause dovrebbe in ogni caso ricor· darsi il medico pratico od il medico fiscale per ricorrere con maggior fiducia alla radiologia come mezzo indispensabile al suo eiame clinico. Oserei perfino dire cl1e tale pratica lo condurrebbe in più di una occasione a constatare che la radiologia svela il vero quadro della tubercolosi e che l'esame fisico diventa a sua volta un utile complemento per le relati(le interpretazio?Ji. Non dobbiamo infatti dimenticare che abitualmente nello .<tesso paztente la tu· bercolosi polmonare si presenta nelle sue varie forme; essudativa, cascosa, pbrasa e talora ulcemtiva; il prevalere di un tipo potrà dare una impro11ta sua caratteristica alla malattia ed al suo decorso, mascherando talora le altre forme. Ma la questione non va esaminata sotto questa luce soltanto: è noto che lu· caseosi e la fibrosi non hanno precisi equivalenti fisico clinici e che per lo più scarsi sono i fatti obbiettivi rilevabili nei loro confronti; se a ciò aggiungiamo la presenza di e(lentuali reazioni pleuriche spesso colpevoli di masclw·are od alterare col loro frutcio gli altri rumori polmonm·i, tzoi possiamo allora comiderare quanto scarse siano le pouibilità di segnalare appena con approssimazione dei vasti processi bronco-pneumonici. Ora nella pratica quotidiana a tali fattori 11egativi se ne aggiungono non di rado degli altri che si riferiscono alla sede dei focolai non sempre facilmente accessibile alle nostre ricerche, ed al notevole sviluppo delle masJe muscolari; gli uni come gli altri vengono quindi ad aggravare singolarmente le difficoltà diagnostiche dell'apparato respiratorio. E tali considerazioni mi portano ad affermare c!Je un certo grado di latc1; za clinica esiste spesso anche nei casi dove tt11 accurato esame fisico lz,1 portato alla diagnosi. Tu!!e queste difficoltà io vorrei che fossero sempre presenti a quei Medici e Radiologi che di fronte ad un concreto quadro rtl· diologico di tubercolosi polmonare 11012 esitano talvolta ad esprimere la ìoro m erat,iglia sull'esito negntÌl1o dell'esame fisico fatto dal collega. La radiologia, ho detto prima, ha spesso una funzione eminentemente prognostù·a; e que.•to è quanto noi dobbiamo dedurre da ciò che ho ricor-


SOPRA ALCUNE LATESlf. CLI"' ICO -R:\DIOLOGIC HE DEL POLMONE

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dato poco fa. Segnalarzdo i vari tipi di lesione, ne fissa, dirò così, l'età e dimostra la entità della reazione connettivale e coi proce:si di calcificazione ci dù la misura esatta della capacità di difesa da parte dell'organismo. Questi sono gli insegnamentl di cui per lo più è ricco un radiogramma to··acico, imegnametzti che non diventano quindi elementi integrativi dei reperto clinico, ma molto spesso dei veri dati fondamentali, senza dei quali non è pÌtÌ. concepibile tm giudizio concreto sulle co11dizioni dell'apparato respiratOriO.

Altre forme: specifiche ed aspecifiche meriterebbero di essere pcmate in ra.(Jeg na se non temesJz di ahusm e delìt< loro attenzione. Comunque, da quanto ho finortt detto, io pen.co che Le condusioni siano ovvie: il principio delL'esame radiologico del torace va affermato come una necessità assoluta, non solo agli effetti di una cura più aderente alla realtà, ma anche a scopo fì•cale. L'esame radiologico consente di tutelare con maggiore obbiettivit?l gll interessi dei si11goii e dello Stato e resta un documetzto al quale, anche con l'andar degli anni, si può sempre ricorrere. Errerebbe però chi si zlludeJSe_. attraverso casi singoli, di fare a m eno della Clinica. I maggiori benefici noi lo vediamo quotidianamente, si hanno solo da una stretta collaborazione fra Clinica e Radiologia, senza pensare cosa può dare l'una e cosa dà l'altra itz ogni individuo; e ciò ad una condizione, che al Medico sia riservato il campo clinico e che la Radiologia sia fatta da u11 Radiologo; poichè troppi .wno quelli che oggi fanno della radiologia senza v.veme una adeguata preparazione. Ed essi s0110 i peggiori nemici nostri e dell' Ente di cui dovrebbero tutelare glè interessi, in qua11to con la loro dannosa attività svalutano L.z nostra Specialità e sminuiscono quanti a questa dànno la loro opera fattiva, disinteres:ata ed appassionata.


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MEMORIE ORIGINALI ,

ISTITUTO DI MEDICINA LEGALE DELLA R. UN IVERSITÀ DI PAVIA

Di reno re : prof. LEo:-~ E LATTES

OSPEDALE MILITARE DI MILANQ

Direttore: te n. colonnello medico prof. GEsUALDO GIARRusso

Criteri medico-giuridici differenziali fra autolesione e simulazione in rapporto alle nuove disposizioni di legge Prof. Domenico Viola, primo capiwno medico, libero docente di medicina legale

Le recenusstme modificazioni apportate al Codice Penale per l 'Esercito ed al Codice Pcnak Militare Marittimo negli articoli che si riferiscono ai reati di autolesione e di simulazione, suggeriscono l'opportunità di commentare brevemente i criteri giuridici differenziali relativi a tali reati. Converrà anzitutto ribadire il concetto che nel termine « autolesione >' l'espressione « lesione » deve essere intesa nel senso giuridico del diritto penale, serve cioè ad indicare non solo la « lesione violenta » (traumatismo) provocata, ma anche la << malattia » provocata, e non soltanto le cc imperfezioni ed infermità >> provocate su se stesso da chi le presenta (cioè appunto autoprovocate), ma anche quelle provocate sulla propria persona da taluno col concorso di altri, o addirittura fattesi provocare da altre persone; in questi casi la autolesione perde il carattere di autoprovocazione, almeno nella esecuzione se non nella determinazione; qualche volta poi l'autolesione può essere non il risultato di una azione ma bensl di una omissione (omissione di intervento preventivo o curativo), ed in questi casi, sebbene dal punto di ·,rista giuridico il reato sia ugualmente perfetto (in conformità alle norme generali del diritto penale), manca al fatto patologico l'elemento « agente » in senso patogeno etiologicamente caratteristico del reato di autolesione; infine qualche volta l'elemento volontario provocatorio di un fenomeno patologico non agisce nel senso determinante, ma è rivolto a mantenere od aggravare (non esagerare) una evenienza patologica determinatasi per fatto ~pontaneo .

Ed ecco quale è il punto ove autolesione e simulazione confinano. Queste due distinte figure hanno qui una zona grigia intermedia che le avvicina e le confonde. Per distinguerle, ai sensi di legge, conviene fissare un primo concetto orientativo, e cioè che: la simulazione vera e propria è priva del contenuto anatomo-patologico che viceversa costituisce quasi sempre la base del polimorfismo delle manifestazioni autolesionistiche.

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CRITERI

M EDICO-G JL;RIDICI

DIFFERE:-.!Zi t\l.l

FR:\ AUTOLESIO:"E ECC.

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Simulare in senso stretto una imperfezione od infermità significa in· scenare un fenomeno clinico o soltanto allegandolo (fantasticamente) od anche imitandolo (artificialmente). E ' si mulazione anche la (( rievocazione >> dì un fatto patologico preesistente e clinicamente risolto. Ed è simulazione la « esagerazione rappresentativa >> di un fenomeno patologico. Quando la esagerazione non è più solta nto « rappresentati\'a >> ma v iene operata volontariamente in modo atti vo ed iu senso anatomo-patologico su di un fenomeno clinico che decorre per fatto spontaneo, allora diviene « aggravamento ))' non si tratta quindi più di simulazione ma di autolesione. E così pure vi è autolesione quando per fatto volontario attivo il fenomeno clinico spontaneamente decorrente viene « fissato », impedendone l'andamento verso la restaurazione. Autolesione genuina vi è poi quando l'imperfezione o l'infermità sono « provocate » . E ' autolesione genuina anche la provocazione di (( parvenze >> di inferm ità od imperfezioni, semprechè i'elemento figurativo della parvenza sia ottenuto per mèzzo di una alterazione fisica volontariamente prodotta; se non vi è alterazione fisica non vi è più parvenza, ma soltanto << imitazione ,> (patomimia), e cioè non vi è più autolesione ma simulazione. Questo sommario schema di distinzione dottrinaria è in m edicina militare una necessità medico legale, per i conseguenti riferimenti interpretativi della legge, specie in rapporto alle accennate recentissime modificazioni ad essa apportate. Fino al dicembre 1935 le disposizioni di legge erano le seguenti: r) l'autolesione era perseguibile con l'art. 174 del C. P. per il R. E. e l'art. 196 del C. P. Militare Marittimo, che si riferivano a << mutilazione volontari~ od indisposizione maliziosamente procuratasi >>; 2) la simulazione era perseguibile con l'art. r88 del T. U. delle Leggi sul Reclutamento del R. E., e gli art. roo- 101 del T. U. delle disposizioni legislative riguardanti la leva marittima ; era stabilito che « gli iscritti e i militari i quali al fine di esimersi dal servizio abbiano simulato infermità od imperfezioni con atti tali da indurre in errore l'autorità competente>>, erano puniti ... Con R. D. Legge N . 2447 del 9 dicembre 1935 (pubblicato nella G. U. N. 28 del 4 febbraio 1936- XIV), riportato nella Circolare 91 del G. M. 1936-XIV, dispensa 7\ del 13 febbraio 1936, sono state apportate « modificazioni alle disposizioni vigenti per l'amministrazione della giustizia m ilitare ». Tra l'altro è stata completamente rifatta la legislazione relativa ai reati di autolesione e simulazione.


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CRITERI MEDJCO-GIL:RII>lCI

DIFFERE:-.:Z JALI

FRA AUTOLESJO:-.:E ECC.

Gli art. 174 del C. P. R. E. e 196 del C. P. M. M. sono stati sostituiti dai seguenti: 1) " Il militare che a fim: ùi sottrarsi pumanelltemente all'obbligo del servizio militare stabilito dalla legge o volontariamente assunto, si mutila o si procura infermità o imperfezioni o in qualsiasi altro modo si rende permanentemente inabile a prestare il servizio stesso, è punito con la reclusione ordinaria non inferiore ai sette anni, estensihile ai lavori forz:ni fino a quindici anni. t< In caso di tentativo alla pena ùa infliggere in applicazione agli articoli 32 e 33 del C. P. R. E. c 34 e 35 dd C. P. M. M. è sostituita la reclusione militare per uguale durata » (1). (Nuovi articoli 174 del C. P. R. E. e 196 del C. P. M. M.). 2) « Il militare che a fine di sottrarsi temporaneamente all'obbligo del servizio militare stabilito d:~lla lci-!ge o volontariamente assunto, si mutila o si procura infermità o imperfezio ni o in qualsiasi altro modo si rende temporaneamente inabile a prestare il servizio stesso, è punito con la reclusione militare fino a cinque anni. "Se dal fatto è <kri\':Jta inabilità permanente si applica la reclusione ordinaria da cinque a dieci anni. « Le stesse disposizioni si applicano se il fatto è commesso al fine di sottrarsi ad un particolare servizio di un corpo, di un arma, o di una specialità ». (Nuovi articoli 174 bis del C. P. R. E. e 196 bis del C. P. M. M.).

Queste nuove disposizioni di legge più complete e più precise delle precedenti abrogate, nel reato di autolesione: a) fissano un elemento psicologico fondamentale rappresentato dal ,, fine >> di sottrarsi ali 'obbligo dd servizio militare (dolo: coscienza e volontarictà dell'atto); b) distinguono (ciò che non avveniva nella vecchia legge): il fine di sottrarvisi « permanentemente »,ed il fine di sottrarvisi « temporaneamente >•; c) stabiliscono un elemento di fatto obbiettivo, e cioè che l'autolesionista si sia « reso » permanentemente o temporaneamente inabile al servizio ; d) considerano reato di diritto pubblico l'effettiva inabilità perma nente al servizio derivata dal fatto volontario dell'autolesionista, difatti in que~to caso è comminata la pena della reclusione ordinaria, anche quando il fine che il reo si prefiggeva era quello di sottrarsi temporaneamente al servizio (reato preterintenzionalc); varia solo il dosaggio della pena; e) considerano reato militare l'effettiva inabilità temporanea al servizio derivata dal fatto volontario dell'autolesionista, difatti viene comminata la p~na della reclusione militare; e ciò sia quando il fine che il reo si prefiggeva era quello di raggiungere una inabilità temporanea all'obbligo del ( ') Gli articoli d i lcr.ttc cit.lli nel surriport:ll<> tc>tO stabiliscono che: '' quando il cnlpcvole di tcnt atl\'O giunga aò atti tali eli c,ccu7.iont' che nu lla nmanga per sua parte per mandarln ad effetto. sa rà punito con la pena del reato wn.umato Ctm 1.1 diminuzione di un solo ~rado. Questo tcntadvo si cons11lcra come rt.uo mancato '' (an. ~::! r.. P. R. F.. c ~~ C. P. M. M.); « se poi _gli :'llli di esecuzione 'iano t! i tale namra che anwra rimanga all'autore elci ten tativo qualche altJ o atto per g •u ngcrc alla con,um:1z1onc <Id reato, il colpnolc: sarà puniw con la pena tlcl rc~tn consum:no dimiIHHta d • due o tre gradt ;, norma delle c1rcmt~nzc c ~p:cialmcnte scconòo la m~ggiore prossimirà dcll'~tto :•Ila consuma7ione del rcaw. CJncsto ttntltivn si considera come reato tentato • (art. 33 C.. P. R. F. c 35 C. P. M. M. ).


CRITERI MEDICO-GI URIDICI

DI!'FERE~ZIAU

J' JV\ AUTOLES IO:--JE ECC.

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servizio, sia quando il fine era quello di sottrarvisi permanentemente, e tale fine non fu raggiunto (reato mancato o reato tentato, secondo le disposizioni di legge di cui ai surricordati articoli 32 e 33 del C. P. R. E. e 34 e 35 del C. P. M . M .). E' indifferente (pcrchè non è in alcun modo stabilito) che il reato mancato o tentato non fu inticramente consumato sia per fatto di evento spontaneo, o per fatto di volontà del col pcvole, o per volontà di altri; f) eguagliano (per la prima volta nella nostra legislazione militare) in campo giuridico ed in rapporto al reato di autolesione (c anche di simulazione), il fine di sottrarsi temporaneamente al servizio militare generico al fine: di sottrarsi al particolare servizio di un corpo, arma o specialità; g) eguagliano inoltre (per la prima volta) la sottrazione al servizio militare « d'obbligo » con la sottrazione al servizio militare « volontariamente assunto » ; h) estendono infine e precisano meglio il titolo del reato di autolesione nella espressione « si mutila o si procura infermità o imperfezioni o in qualsiasi altro modo ... ». Questa nuova dizione è certamente più scientifica della vecchia abrogata, e più completa e meglio si adegua alle moderne acquisizioni della dottrina delle autolesioni sia in campo militare: che ciYile; rispetto ai mezzi poi comprende la massima estensività possibile. L 'espressione « maliziosamente'' della abrogata dizione che si riferiv.1 nello stesso tempo al fine ed al mezzo, è nel nuovo testo di legge sostituita con !)iÙ precise e felici espressioni distintamente rivolte al fine ed al mezzo. Nel nuovo testo è poi più propriamente e sp<.:cificatJmcnte precisato il dolo nella volontà di sottrarsi all' obìigo d<.:l servizio militare generico o specifico. Per quanto concerne la simulazione, nelle nuove disposizioni di legge (; .!'tabil:ito guanto segue: " Il militare che simula infermità od imperfezioni in modo t:·ale da indurre in errore i su o i superiori o altre autorità militari è punito con lll reclusione mil itare fino a tre anni s.e la simulazione è commessa a fine di sottrarsi all'obb:igo del sen' izio militare stabilito dalla legge o volontariamente assunto; e con 1l carcere miliwre se la simulazione è commessa per sottrarsi ad un particolare ser\'i7.io di un corpo , di un arma o di un a specialità ». (Nuovi artico~i 174 ter del C. P. R. E . e 1 ~ ter dd C. P. M. M.).

Dal testo sì desume che nel campo della simu lazione è giuridicamente sufficiente la prova della « induzione in errore )) da parte del reo verso chi è suo superiore o comunque verso una autorità militare. Anche nella simulazione resta fissato c distinto: a) il fine psicologico di sottrarsi all'obbligo del servizio militare sia di legge che volontariamente assunto; b) oppure il fine psicologico di sottrarsi al serYizio particolare di un corpo, arma o specialità.


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CH ITER I Ml·.lliCO-(.I URIDICI D IFFEKEKZi t\U

FRA AUTOLESIONE

ECC.

Nei due casi varia la qualità della pena; nel primo è comminata la <<reclusione militare », nel secondo il <<carcere militare >> . Nel campo della simulazione non è prevista dal legislatore alcuna inabilità pcrmancnte o temporanea al servizio, appunto perchè, come si è detto, nel concetto giuridico di Simulazione la legge non raffigura l'esistenza dì uno << stato patologico », ma soltanto la « allegazione» o la « rappresentazione >> morbosa, sufficiente ad ottenere il risultato della induzione in errore. Nella nuova legge esistono inoltre le seguenti altre importanti disposizioni complementari. Conviene riferirne per completezza. Le più notevoli sono: 1) (Art. ' 74 quatcr del C. P. R. E. e 196 quater del C. P. M. M.). <<Le disposizioni degli articoli precedenti (si riferisce agli articoli 174 bis e ter e 196 bis e ter) si applicano anch<.> ai militari in congedo illimitato per fatti commessi d urante lo stato di congedo, se i militari stessi sono richiamati alle armi e dal momento stabilito per la loro presentazione >•. 2) (A rt. 174 septies del C. P. R. E . e 196 septies del C. P. M. M.). <<Se il fatto è commesso in tempo di guerra si applicano le disposizioni degli articoli precedenti ma le pene sono aumentate da uno a tre gradi. Le disposizioni medesime si applicano altresì se il fatto è com messo in tempo di guerra da militari che si trovano in cong~do illimitato, ancorchè posteriormente non si verifichi la loro chiamata in servizio alle armi. <<I militari in congedo assoluto che durante il congedo commettono mutilazione o simulazione soggiacciono alle stesse pene, se sono chiamati in servizio alle armi, e semprechè il fatto sia stato commesso in tempo di guerra >) . 3) (Art. 174 quinques del C. P. R. E. e 1g6 quinques del C. P. M. M.). << Il pubblico ufficiale, il medico, il chirurgo, o altro esercente una professione sanitaria che concorre in alcuno dci reati preveduti negli articoli precedenti, soggiace alle stesse pene ivi stabilite, con l'aumento da uno a due gradi. << L 'aumento è di due gradi se il colpevole è ufficiale )>.

Le disposizioni di cui sopra non hanno bisogno di commento, nè la loro interpretazione può prestarsi a dubbi. Il riferire le sanzioni penali nel campo dei reati di autolesione e simulazione anche a fatti commessi da militari in congedo è tuttavia provvedimento di cui va notata la grande importanza sia dal punto di vista militare che da quello nazional e e morale; è provvedimento conforme al concetto etico fa5cìsta dci rapporti fra il cittadino e lo Stato; ed è provvedimento intonato alle nuove leggi sulla istruzione e preparazione militare del popolo italiano, alle lcgg1 sulla istruzione pre e post militare, alle leggi. relative allo stato ed all 'avanzame nto degli ufficiali in congedo, ecc .. Le disposizioni che si ri fe riscono al ((concorso » nel reato hanno un::t evidente fin al ità preventiva del reato stesso, vogliamo credere e sperare, di prevalente valore morale. Nel succitato R. D. 2447 (Cìrc. 91 G. M. 1936) all'art. 4 è inoltre stabilito :

1


CRITERI MEDICO-(.Il,;RI OICI iJIFFl:.RE:-.:ZI:\LI

FR.-\ At.:TOLLSIO:>:E

ECC.

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militare che al fine di commettere alcuno dci reati preveuuti dagli art. 174 e 174 bis del C. P. R. E. e 19(} e 1$)6 bis del C. P. M. M., si procura i mezzi ido11e1 a con>eguire lo scopo, è punito con le pene ivi prevedute dim inuite di qu:lttro gradi. (( La stessa pena si àpplica a chiunque abbi:! procurato i mezzi idonei allo scopo suindicato. Tuttavia se il fauo è commesso a fine di lucro 1:! diminuzione è soltanto da uno a tre gradi ». 11 Il

Ben s'intende che queste disposizioni si ·<tpplicano quando non sussista il reato maggiore, cioè quando non solo non fu consumato il reato ma neppure si trattò dì reato mancato o tentato. Viene perseguito e punito il semplice « procurarsi i mezzi idonei >>, senza che questi mezzi siano stati adoperati; vengono ugualmente puniti chi si procura e chi fornisce i mezzi idonei a consumare il reato, più gravemente se l 'averli forn.iti fu a scopo di lucro. Vi è da notare che è richiesta dalla legge la qualifica di << idoneo >> al m ezzo procurato per il fine prestabilito; l'accertamento della idoneità del mezzo può essere campo di indagine tecnica, e può particolarmente interessare il perito medico. Nel suddetto R. D. 2447 all'art. 5 è poi stabilito: 11 Le disposizioni degli articoli '74 a 174 septies del C . P. R. E. e 19{) a 196 septies del C. P. M. M . e quelle del precedente art. 4 si applicano ~nche agli iscritti di leva che commettono, e ai pubblici ufficiali e agl i esercenti una professione sanitaria che con· corrono con essi a commettere alcuno dei reati ivi preveduti: diminuita per gli iscritti di leva la pena da uno a tre gradi, e sostituite le pene ~tesse a termine degli articoli 29 del C . P. R. E. e 31 del C. P. M. M., per le persone estranee alle Forze Armate dello

Stato (1). '<Sono abrogate in quanto contrarie alle disposizioni degli articoli suindicati le disposiz ioni degli articoli x87 e r88 del T. U. Leggi sul Reclutamento del R. E. <approvato con R. D. 8 settembre 1932 N. 1332, e successive modifìcazioni, e degli art. 100 e 101 del T. U. delle Disposizioni Legislative riguardanti la leva marittima, approvate con R. D. 28 luglio 1932 N. 1935 ».

Come si vede le disposizioni di legge che riflettono i reati di autolesione e di simulazione, consumati dagli iscritti di leva, vengono trasferiti dai Testi Unici delle Leggi sul reclutamento (di terra o di mare), nelle leggi penali che servono ad amministrare la giustizia militare. ( r) Gli articoli richiamati in questa di~posizione di legge stabiliscono che qua IMa si tratti di persone estnncc: alle Forze Arm.Ht: dello Stato che abbiano comm ~sso uno dci reati contemplati nei codici penali militari. alle pene enumerate in questi codici si sostituiscono: a ) alla reclusione militare non maggiore degli anni canqu~ la pena •!el carcere ordirllrio per uguale tempo; b) alla rcc:lusione n.i!ita.re superiore agli anni cinque la reclu sione ordinaria diminuita di un quinto, c <Juindi proporzionatamente estensibile, <ccondn le circostanze sin? ai sedici anni; c) al~a ~estituzionc, dimissione c rimo1. ione dai gr:\dn, pronur:ci:\tC come pene principali, il ca.ccc:re ordmano non minore di mesi tre, cd estensibile sino a cinque anni colla ~r:•duazwne sta· bilira dalla legge penale ci,·ilc:; d) al carcere rnditart: il c:orcerc ordir.ario per uguale periodo di tempo.


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CRJl ER I MEOICO -G IURilJICI

lJIFFERE:-IZIALI FRA AUTOLESIONE

ECC.

Del consumato, tentato, mancato, preparato reato di autolesione o reato di sin1ulazionc il legislatore fa una unica configurazione giuridica di fronte alla quale rispondono allo stesso modo l 'iscritto di leva, il militare in servizio, l'ex militare; in altri termini rispondono allo stesso modo tutti i cittadini dal momento in cui cominciano ad avere obbligo di servizio militare (anche se volontariamente assunto) fino al momento in cui, in applicazione alle leggi dello Stato, cessano di avere obblighi militari. Non solo ma il già citato R. D. 2447 all'art. 6 stabilisce che: « I reati preveduti dagli articoli 174 e 174 septies del C. P. R. E. e 196 e 196 scpties

del C. P. M. M. e dagli an. 4 e 5 dd prc:.cnu: decreto, spettano alla compc:u:nzu dt:l giudice militare da chiunque siano commessi>>.

Vi è poi un'ultima disposizJOne la cui importanza è considerevole::; questa disposizione ha valore preventivo, tende alla profilassi del reato, ed è il frutto della esperienza di guerra; durante l'ultima guerra infatti i focolai cii autolesionismo si isterilirono quando furono istituiti in zona di guerra i cosidetti campi di concentramento per autolesionisti, ai quali così fu tolto il modo di allontanarsi sicuramente dalla zona di guerra stessa. La nuova legge stabilisce (art. 7 R. D. 2447): " Il militare appartenente o che venga destinato a reparti mobilitati che incorre ...

ne1 reati di simul::tzio ne di malattia o Ji mutilazione volontaria da cui non deriYi inabibilità permanente al servizio militare, avviato, dopo l'interrogatorio da parte del magiStrato competente, ai reparti stessi ed il procedimento penale a suo carico resta sospeso fino a che egl i resta presso reparti mobilitati >>.

e

Come si vede dal complesso dei nuovi articoli di legge, i due reati di autolesione e di simulazione sono stati nettamente disegnati ed inquadrati, è stata specificatamente precisata la gradualità delle pene, in rapporto ai fattori fondamentali dci reati stessi, e cioè: il fine, il mezzo, il risultato. Le nuove disposizioni di legge sono state adeguate al progresso della dottrina cd alla esperienza della medicina legale. E' noto infatti che la sim ulazione è reato più proprio del tempo di pace, mentre l 'autolesione è reato più proprio del tempo di guerra; infatti in tempo di pace il fine:: utilitario che il reo si . prefigge è generalmente modesto, trattasi di sottr:Jrsi al servizio militare ordinario generico, o ad un servizio speciale non gradito, e di sottrarvisi per un tempo più o meno lungo (lJualchc volta il tentativo di sottrazione è limitato ad un sol giorno, come avviene nella piccola simulazione di quartiere), quindi i mezzi, essendo quasi scmpr:.- adeguati al fine, sono generalmente modesti, e si risolvono nella allegazione od inscenazione di una sindrome o di un sintoma morboso (gcnerJimente banale) senza che si attui la reale provocazione della sindrome o del s.intoma o della loro parvenza.


CRITERI MEDICO-C-it..: RJDI C! DIFF ERENZIALI

FRA

A UTO LES IO~E

ECC.

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In guerra invece essendo il fine egoistico utilitario la conservazione della vita, ne consegue che i mezzi sono proporzionati a questo scopo estremo. Viene scelto il male minore o quello che sembra tale, sia pure immediato, per sfuggire ad un male più grave o che tale sembra possa essere, s1a pure incerto (Biondi). L'autolesionista ha certamente più dei simulatore deficiente moralità, ed è psicologicamente più degenerato; egli deve superare anche le resistenze dell'istinto di conservazione della propria integrità fisica, e per questo finisce con l'avere scarsa originalità nella scelta dei m ezzi di frode ; ciò spiega perchè in fondo ne li 'autolesionismo la gamma delle provocazioni morbose non è molto vasta. Tuttavia devonsi ammettere varie gradazioni, comprendendosi nell'autolesionismo situazioni che vanno dalla quasi normalità psicologica, alla minore ·::> maggiore anormalità psichica. Può trattarsi di delinquenza occasionale, quella che l'Ottolenghi definì infortunio morale, e può trattarsi di attitudine delinquenziale, congenita o no, che però ha quasi sempre la sua base criminale nella costituzione antropop.5icologica dell'individuo. E pertanto ogni indagine in tema di autolesioni e di simulazioni deve comprendere lo studio clinico e la valutazione medico legale dell'autolesione o della simulazione, e lo studio antropologico e psicologico <. la valutazione giuridica dell'autolesionista o del simulatore. ln ogni caso occorre sempre completare l'inchiesta documentaria e testimoniale con adeguate ed accurate indagini cliniche. L'indagine tecnica medico legale è tanto più delicata e difficile quanto m eno chiaro ed evidente è il fenomeno patologico. Le conclusioni sono quindi in generale più difficili nella simulazione che non nella autolesione. Infatti nella simulazione predomina un elemento astratto concretato nel dolo, e perciò un fattore spesso indefinibile e di difficile limitazione, nell'autol e sione quasi sempre oltre l'elemento astratto suaccennato esiste un dato anatorno-patologico obbiettivo definibile, e perciò la diagnosi medico-legale è più agevole. Nella simulazione quasi sempre il riscontro obbiettivo fa r.ilcvare la incongruenza del reperto clinico nel campo fun zionale, mentre ne!J'autolesione i fenomeni funzionali sono in genere collegati giustificatamente all e alterazioni anatomiche. Conviene ricordare però che nei due casi esi stono situazioni di fatto che non rientrano in questi schemi differenziali fondamentali. ~on ~ nei limiti di una breve nota che se ne può trattare, anche per sommi cap1. . Ma per chiarire il concetto basterà citare, ad esempio, in tema di simulaztone, tutto ciò che si riferisce alle rappresentazioni di alterazioni psichichc,


7 38

CRI TERI

MEDICO-GilJRIDICJ DIFFERENZI ALI FR.t'. AUTOL ESIONE ECC.

e di alterazioni neurologiche, nei cui campi si passa senza alcuna chiara delimitazione dalla banale simulazione creatrice non patologica, agli stati isteroorganici più o meno conclamati, con maggiore o minore alterazione mentale,

nei quali la simulazione è l'effetto dello stato patologico (simulazione isterica); ed in tema di autolesione basterà citare, ad esempio, le provocazioni di sindromi o sintomi per mezzo dell'azione di sostanze farmacologiche che producono il fenomeno clinico funzionale senza creare una lesione anatomica (esempio ti pico banale : la tachicardia caffeinica). Come si vede nella valutazione di casi di simulazione e di autolesione la capacità tecnica dc-l medico perito è veramente messa a dura prova; il sospetto del dolo deve essere sempre suffragato dalla prova; non è lecito limitarsi alla presunzione, occorre sempre una diagnosi medico-legale. E diagnosticare signi fica: conoscere, ricercare, chiarire, valutare. In tema di diagnosi medico-legale precipuo còmpito è la sintesi del fatto individuale; il sensismo non deve prendere il sopravvento sulla critica. Bisogna attenersi al fatto concreto onestamente acquisito con tecnica sana ed appropriata, e non forzato a significare più di quanto sia lecito (Perrando). Nel campo delle autolesioni e delle simulazioni la ricordata importanza militare e sociale delle disposizioni di legge, e la gravità delle pene comminate, impongono che il perito medico sappia sceverare con sicurezza e razionalmente, e sappia in ogni caso prudentemente concludere soltanto su ciò di cui ha acquistata certezza medico-legale. E' necessaria cioè la sicura risoluzione clinica del problema biologjco e la esatta interpretazione giuridica del caso speciale. Risoluzione del problema con mezzi e conoscenze tecniche, e con mentalità e cultura giuridiche.

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LABORATORI DI BATTERIOLOGIA DELL'ISPETTORATO DI SANITÀ CIVILE E DELL'OSPEDALE MILITARE DELLA SOMALIA

Contributo sperimentale allo studio delle cause naturali che si oppongono alla diffusione~ nella Somalia Italiana~ delle infezioni tifo-paratifiche Dott. Giacomo' Marianl, Direttore incaricato de! Laboratorio di Batteriologia dell'Ispettorato di Sanità Civile Dott Filippo Massa, primo capitano medico, igienista della Direzione di Sanità Militare

L'ileotifo e le febbri paratifoidi sono notoriamente malattie molto rare n ella nostra Somalia. Croveri durante la sua permanenza nella Colonia non ha mai potuto constatare infezioni tifoidee pur facendo notare che altri AA. (Andruzzi e G uidetti) ne hanno diagnosticato qualche caso non solo clinicamente ma anche sierologicamente. Le ragioni della sporadicità e rarità di questa malattia, secondo Croveri, son o da ricercarsil nell'assenza di condizioni favorevoli all'attecchimento del b. di Eberth, poichè lo stato poco igienico della popolazione indigena nei riguardi dei cibi, delle bevande e del modo di coabitazione non permettono altra spiegazione. Lo stesso parere esprimono lzar e Croveri nel loro recente manuale sulla c< Nosografia delle nostre Colonie». Grixoni, pur confermando che l'opinione più diffusa è che non vi siano o sian o eccezionali i casi di tifo in Somalia, crede con Corrado e con Accurs0, che ne accertò un caso di indubbia origine locale in un bianco, che l'infezione possa avere quaggiù caratteri anormali che la mascherano. Vencroni, che ha raccolto nel 1928 in una monografia quanto era stato p recedentemente constatato in Somalia aggiungendovi osservazioni person ali, è molto esplicito nell 'affermare la non esistenza del tifo in questa Colon.ia, giacchè anche i pochi casi descritti non sarebbero stati confermati con l e prove sierologi.che e con l'isolamento del germe. T edeschi e G uidetti non fanno cenno di questa malattia nel loro riassunto sulle condizioni sanitarie della Somalia nel 19_32. Mariotti -Bianchi, ricordando che qualche caso vi è stato dimostrato da S arnelli e da Andruzzi, ritiene che la non frequenza sia dovuta forse ad interventi del clima, della aridità del terreno, del sole, tutti fattori cospicui d i distruzione dei germi disseminati dell'ambiente.


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CO!':TR IRUTO Sl'ERIME!':T:\LE ALLO STCDIO DELLE CAUSE ECC.

Anche per Franchini lt: febbri tifoidi in Somalia sono rare e sporadiche. Un c:~so è stato denunziato nel 1934 a Mogadiscio, in un bianco proveniente da Obbia. Da informazioni assunte la diagnosi clinica fu confermata dall'emocohura e daUe prove sierologiche e l'origine venne riferita ai rifornimenti di. acqua e di verdura fatti dal piroscafo in servizio postale fra Massaua e M ogadiscio. L 'episodio più importante che viene ricordato dai medici coloniali è quello constatato a Dante nel 1930 fra gli operai delle saline di H afun. Se ne verificarono 5 casi con tre decessi e si pensò, per quanto riguarda l 'origine, alla presenza di un importatore, poi ammalatosi, essendo riuscite negative tutte le altre ricerche eseguite sul posto dal Direttore del Laboratorio Batteriologico della Colonia. Riassumendo possiamo dunque asserire che i casi di tifo verificatisi sino alla fine del 1934 sono da considerarsi come eccezionali e diagnosticati, il più delle volte, solo clinicunente. Per quanto riguarda il 1935 ed i mesi cii gennaio e febbraio 1936 riferiamo gli acce~tamenti eseguiti nel L aboratorio Batteriologico dell 'Ispettorato della Sanità Civile ed in quelli Militari che riguardano quindi tutte le truppe e la popolazione civile: un complesso cioè imponente di individui metropolitani ed indigeni. Non può sfu ggire l'importanza dei dati che si riferiscono a questo periodo di tempo che viene a rappresentare un grande sperimento chiaramente dimostrativo nei confronti della popolazione « bianca » per la quale non è invocabile una immunità di razza o la inesistenza del b. di Eberth, dato che non possono essere mancati portatori fra così grande numero di persone. Le agglutinazioni richieste per il gruppo tifo-paratifì, nel detto periodo, so.no state s8. Gli stipiti usati per la sierodiagnosi, debitamente controllati nelle loro proprietà agglutinanti, erano i seguenti: Tifo (5 ceppi) Roma, Granchi, n. 68, Direzione Sanità, Perugia; Parati/o A (3 ceppi) Perugia, M. 12, Direzione Sanità; >> B (3 ceppi) T. r4, M. 17 , Perugia; >> C (2 ceppi) Congo 1, Congo 2. La tecnica seguita è ~ta t a quella usata comunemente ne1 nostri labora· tori di Italia. Rusul tati ottenuti : Agglutinazioni positive per il tifo: 7 (titolo superiore a 1/5o); Agglutinazioni posi tive per il paratifo A: o; Agglu tinnioni positive per il paratifo B: 6 (titolo superiore a 1/5o); Agglutinazioni positive per il parati fa C: o; Agglutir.nioni negative per il paratifo: 45· D elle 7 agglutinazioni positive per il tifo, 3, al titolo r/Ioo- r/Iso, non erano che l 'espressione di vaccinazioni recenti. Delle 4 rimanenti 2 si rife-


CO!' TRII!L:ITI SP!;.RIM E:-:TALE ALLO ST L:DIO DI:.LLE CACSE ECC .

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riscono a militari che contrassero l'infezione in Italia (Napoli e Messina) con inizio della malattia nei primi giorni di navigazione verso la Somalia. La 6~ agglutinazione al titolo di 1/400, in un individuo con sintomatologia tifosa pro~eniente dall'interno e giunto da non molto tempo dail 'Italia, potrebbe considerarsi di origine locale così come la settima che si riferisce ad un civile venuto dall 'Abissinia e residente a Mogadiscio solo da qualche mese. li tempo relativamente breve della permanenza m Somalia di questi ultimi 2 pazienti e la loro venuta da regioni dove il tifo non manca non ci pennettono però di giudicarli senz'altro casi autoctoni, giacchè potrebbe trattarsi di così detti « Eliminatori perma nenti >> che per ragio ni particolari di squilibrio si siano ammalati. Per le agglutinazioni po~itive per il paratifo B (4 in operai da 6-8 mesi in colonia, 2 in militari uno dei quali ha avuto come prima manifestazione una cistite che permise l'isolamento del ceppo dalle orine) può valere il dubbio espresso per i casi di tifv. Delle 8 emocolture eseguite nessuna ha dato esito positivo per il gruppo tifo-paratifi. Anche i tentativi di isolare dalle feci questi germi nei casi clinicamente sospetti sono sempre riusciti negativi. A proposito del sospetto clinico d'infezioni tifo-paratifiche non confermate dal laboratorio riteniamo doveroso far notare che da quando abbiamo incominciato ad eseguire sistematicamente la reazione di H enry (dicembre 1935) alcuni dei casi anche fortemente indiziati per dette malattie si sono rivelati come infezioni malariche (a tipo estivo autunnale) guarite con cure appropriate. Il fatto riconosciuto da vari AA. (Gandolo, Marchoux e Chorine, Trensz, ecc.) della positività della reazione di H enry nel tifo: positività debole e mon costante (Di Benedetto) non può essere riferito ai nostri casi giacchè la negatività delle agglutinazioni e soprattutto, come abbiamo già detto, la guarigione con cure antimalarich<" confermarono trattarsi di quest'ultima infezione. Marmo recentemente ha riassunto quanto alcuni studiosi e sopratutti Castellani ritengono su delle febbr i intestinaii poco note e che non sarebbero rare nelle nostre colonie dell'Africa O rientale. L'A. distingue queste affezioni - che sono sostenute da vari batteri della tribù Ebertheae - in sindromi metadisscnteriche e febbri paratifoidosimili. Dall'ottobre 1935 abbiamo sistematicamente cimentato i 3 ceppi: A mobile, A immobile, Columbensis (inviatici cortesemente dalla Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali di Roma) con il siero di tutti gl i ammalati che presentavano una sintomologia sospetta, ottenendo constantemente risultati negativi. Non è possibile, naturalmente, prospettare anche delle semplici supposizioni dai nostri dati che segnaliamo a solo titolo informativo, m quanto 3 -

GifJinal~ di mtdidnu militur~


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CO~ TRI JIL.:TO

SPERI ~I F.:"T:\ 1 E

-\LUJ STL:D!O DELLE CAUSE ECC.

che non posseJiamo la maggior parte degli stipiti di questa categoria che Marmo considera patogc.:ni pcr l 'uomo. Gli AA. che fino ad ora hanno cercato di spiegare la caratteristica rarità delle infezioni tifo-paratifiche in Somalia, così interessante tanto dal punto di vista scientif1co che da qudlo pratico, pur senza basarsi su risultati sperimentali hanno em cs~a l'ipotesi che l'ambiente è poco idoneo alla vita dei detti bacilli così che non suno possibili epidemie nè può esistere l'infezione allo stato endemico. Purtroppo però si è sempre rimasti nel campo delle supposizioni non suffragate da particolari studi. Abbiamo perciò ritenuto che potesse riuscire di qualche utilità portare un contributo sperimentale alla soluzione del problema. La prima fondamentale- cosa da stabilire, in ricerche di questo genere, è la presenza o meno, ed in quali proporzioni, della cc causa determinante ». Sono stati perciò già iniziati sistematici esami delle feci che speriamo di poter estendere il più possibile nella popolazione indigena di varie re-

gioni ed anche fra i metropolitani. In attesa di potere completare questo studio di importanza decisiva, che per varie ragioni si pr·escnta quaggiù abbastanza arduo, abbiamo r ivolta la nostra attenzione anche sulla resistenza del virus tifo-paratifi agli agenti atmosferici, sul latte e sull'acqua, possibili veicoli d'infezione. Sopra tutto ci è parsa di particolare imp01 tanza l'acqua dei pozzi, utilizzata dalla popobzione indigena indifferentemente per tutti gli usi e parzialmente uopo trattamento, da quella metropolitana. Prove di resistenza agli agenti atmosferici. - La tecnica usata è stat:t quella che abitualmente serve per saggiare il potere disinfettante di sostanze in esame. Abbiamo cioè deposto sopra vetrini, precedentemente puliti e sterilizzati, una goccia di emulsione in soluzione fisiologica di agar-coltura di 20-24 h. Esposti, dentro una c.1psu la Petri, rispettivamente al sole, ali 'ombra, in termostato, a temperatura uguale a quella data dal sole ottenuta con il coagulatore, a vari intervalli di tempo i vetrini venivano messi in brodo contenuto in provettoni . I dati che esporremo non rappresentano che i limiti medì entro i quali i vari ceppi sono morti (esperienze ripetute nei mesi settembredicembre 1935): T~rr.1 cr;nur~

Ombra Sole T ermostato Coagulatore .

T il1•

27"-29° 45"-49° 36·5~-37>5'' •

45 -49

r

ore ))

20-24 O,J0-1,30

Il

8-16

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2-4

P3raulì

24·30 0,3o-1 ,30 10-16 2-5

Par:td isscn t(·ric i

22-26 0,30-J ,30 10-14

3-5

Pur essendo molto di verse dall e reali le condizioni sperimentali che siamo stati costretti a seguire, ci ~ embra che sia abbastanza chiaramente di-


CO:-JTRII\UT C SI'FRIMENT:\LE :\LLO STU I)IO OELLE C:\USE ECC.

743

mostrata l'azione nociva dell'energia raggiante del sole sia sotto forma di calore che di luce, ed anche quella complessi\'a dell'ambiente, sui materiali che sono superficialmente inquinati.

Latte. - Il latte (di cammella, di vacca, di capra e di pecora) raccolto con mezzi rudimentali, in recipienti non rispondenti alla benchè minima esigenza igienica, ha sempre una ricchissima flora batterica ed un contenuto in b. coli molto elevato. E' caratterizzato da una quasi costante acidità anche dopo poche ore dalla mungitura. Viene ingerito crudo o bollito sommariamente. Non abbiamo fatte particolari ricerche per stabilire le possibilità di vita e di sviluppo dei bacilli tifo-parati.fici in questo mezzo, ma riteniamo che quanto diremo per le acque possa, parzialmente, riferirsi anche al latte, almeno quello crudo. Accennati così due argomenti che speriamo di potere sviluppare ulteriormente, esponiamo quanto si riferisce a quello studiato più estesamente. Acqua. - Le caretteristiche chimiche e batteriologiche dell'acqua della falda freatica del sottosuolo di Mogadiscio sono rappresentate da una eccessiva durezza (7o-8o gradi francesi), presenza di forti quantità di solfati e nitrati, traccie di ammoniaca e di nitriti, ed un contenuto medio dell'1,5 "/oo di cloro. Dal lato batteriologico: colonie in agar per cc. 2ooo-5ooo; b. coli, per litro 3000-7000. La temperatura di queste acque, nei pozzi, è di 2i-33". Dobbiamo però subito far notare che queste cifre medie possono subire delle oscillazioni fortissime in rapporto al le pioggie, all'erogazione più o meno abbondante, allo stato di alta o bassa marea (per le acque più vicine all'Oceano Indiano). La popolazione indigena usa direttamente anche per l'alimentazione detta acqua a mezzo di numerosissimi pozzi pessimament~ conservati. La popolazione bianca si serve di acqua distillata di una ditta privata mentre la truppa sfrutta quasi esclusivamente quella di pozzi moderni doppiamente trattata con apparecchi cc Zerolit » e con cloro, per togliere la durezza e potabilizzarla dal lato batteriologico. In questa nota noi esporremo le ricerche eseguite sopra campioni della falda freatica scorrente sotto Mogadiscio, intese a stabilire b resistenza del b. del tifo in tale mezzo idrico che dovrebbe rappresentare una delle vie più comuni e logiche della diffusione di varie malattie batteriche, da protozoi, da elminti. Bisogna conoscere le usanze degli indigeni per comprendere come sarebbe assolutame-nte impossibile concepire la presenza del b. del tifo in questa acqua che vtene indifferentemente impiegata per tutti i bisogni umani e la mancanza di infezione, a meno che non si voglia ammettere una immunità di razza, che ad ogni modo non pot:ebbe essere invocata per i bianchi che pure impiegano la stessa acqua per gli usi comuni.


744

CO'!TRII<UTO SPERI:-IE:"T:\LE :\Ll.O !>TL;DIO DELLE C: :\CSF ECC.

Si è ritenut:J. d:J. molti poco probativa l'csistenz:J., prima del 1935, di microbismo latente per il gruppo tifo-paratifi, non è possibile non ammetterla ora che t:tnte diecine di migliaia di metropolitani risiedono in Colonia. Considerando poi le molte came predisponenti alle malattie del tubo gastro-enterico : clima, contlizioni complessive disagiate di vita, debilitazione generale degli organismi ecc. dobbiamo pensare che se non ostante tutto ciò i casi di tifo sono veramente eccezionalissimi, effettivamente l'ambiente esterno non consente che pc.:r breve tempo la vita al b. di Eberth. Le caratteristiche chimiche che l'acqua del solitosuolo presentava (attinta da un pozzo sito in uno dei villaggi più popolari) erano le seguenti: Residuo fisso a 100'' . Residuo 1ìsso ai rosso j one potassio K ' '' sodio Na' >> litio Li' . >> ferroso Fe" )) alluminio Al"' . n manganese M n" '' calcio C:t" >> magnesio Mg" >> stronzio Sr" » cioro Cl' » nitrico NO" '' solforico SO," . '' fosforico HPO,. aciJo silicico Si o. . n i triti ammon1aca acido carbonico libero c semi comb. sostanze organiche m 02 consumato cknsità durezza totale durezza permanente durezza temporanea

gr. 4,36oo "loo '' 3,5Ioo 91oo >> 0,0296 "lo" '' o,o8r2 •1oo assente )) ))

)) ))

0,0026 °/0J 0,0032 "foo 0,0201 • UO 0,2014 ·'~· 0,5412 l uo

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tracoe assente ))

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0,0490 "/uo o,ooo8 "loo 0,0020 °/on 162° francesi 1 36" francesi 26" francesi

Quelle batteriologiche st potevano così nassumere: b. coli per litro 5000 colonie per cc. (agar) . 2500. Il b. coli, isolato con gli abituali mezzi rispondeva al tipo fecale classico. Delle colonie svilupp.uesi in agar il 10% circa erano date dal piocianeo. Su quest'acqua molto dura e molto inquinata, che ha cioè i caratteri essenziali di quasi nlttc le acque della Colonia, abbiamo principalmente eseguiti i nostri studi.


CO~TRlB UTO

SPF RI~t f:-.: r AL F.

.1\ I, L.O STUDI O

DELLE r.A l;SF. ECC.

745

Le esperienze vertevano sui seguenti punti : a) resistenza dei bb. tifici nell 'acqua naturale tenuta a temperatura ambiente in semi-oscurità; b) resistenza dei bb. tifici nell'acqua uguale alla precedente dal lato chimico, ma priva di germi; c) ricerca del batteriofago antitifico; d) ricerca di eventuali azioni antagonistiche con il pioceaneo. Il primo quesito: stabilire la resistenza dei bb. tilìci n eli 'acqua in esame, era il più importante e poteva di per sè farci fare un buon passo avanti nella risoluzione del problema. Pur troppo i mezzi di indagine batteriologica non ci permettono ancora di isolare sempre bb. tifici dalle acque quando essi non sono contenuti in quantità rilevanti, ma rispondenti a quanto può avvenire in pratica. Siamo stati perciò costretti ad eseguire inquinamenti artificiali con dosi relativamente elevate di germi. T ecnica adottata : a soo cc. d eli'acqua in esame, prelevata da due ore al massimo e contenuta in pallone di vetro, si aggiungeva cc. o,I di emulsione batterica, ottenuta portando due ansate normali di agar coltura di 18-22 ore, in ro cc. di soluzione fisiologica. Con un calcolo approssimativo si può stabilire che venivano aggiunti venti milioni di bacilli ai 500 cc. di acqua, cioè 4000 germi per cc .. Dal pallone tenuto a temperatura ambiente (27"-29") in semi - oscurità rispettivamente dopo 12, 16, 20, 24 ore (dati stabiliti in prove di orientamento) dopo averlo bene agitato si prelevavano sempre 20 cc. di acqua, che veniva centrifugata per 10' a 3000-3500 giri. Sopra piastre di Padlewski (abbiamo preferito questo terreno agli altri due più comunemente usati di Drigalski ed Endo per comodità di preparazione) si seminava il sedimento in quantità scalari. D opo 24-48 ore di termostato si isolavano in agar le colonie sospette. L'identificazione si faceva con l'esame microscopico per scartare i cocchi ed i bacilli immobili e con la prova dell 'agglutinazione con siero agglutinante il tifo per le colonie costituite da bacilli mobili. Risultati: 1• prova: non Sl n esce ad isolare bb. del tifo dopo 16 ore. )) )) )) 2• prova: 24 ore. )) )) )) 3• prova: 16 ore. Se gli stessi campioni, dai quali non era più possibile isolare bb. tifici, venivano ulteriormente inquinati con carica batterica anche modesta e quasi subito insemenzati nel terreno elettivo, si riusciva a riconoscerne la presenza. Non era quindi attribuibile ad un ostacolo meccanico della flora banale il mancato isolamento del b. di Eberth. Pur avendo cercato di evitare tutte le cause di errore, abbondando nei controlli, il metodo da noi seguito, come pure molti altri abitualmente usati, non ci permette di asserire che i cam-


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CU>:TIUIILTO S l'l:ki~II·S TA L E A LLU ST t; DI O

DELLE ~_;AL:SE ECC.

pioni di an.1ua, dai quali non abbiamo isolato colonie tifìche, non contencs~ero veramente questo germe. Ad ogni modo resta il fatto che dJII ' avvenuto inquinamento sino a 12 - 10 ore da esso siamo riusciti ad isolare i bb. che ci interessavano, mentre le rict.rchc praticate dopo tale tempo risultarono negative. Sarebbe forse stato più opportuno procedere ali 'arricchimento con il terreno li<.]uido di Wilson e Blair prima di fare le semine nei terreni solidi elettivi, ma per varie ragivn i non abbiamo potuto seguire questa tecnica che ora adottiamo per la dimostrazione del b. del tifo nelle feci. Il secondo quesito, al quale ci eravamo ripromessi di rispondere era quello di stabilire quanto tempo i bb. del tifo potessero vivere nell 'acqJa presa in esame fatta astr~lZione del suo normale contenuto microbico. Anche questa ricerca non è stata fatta come logicamente si doveva cioè filtrando l'acqua per candela. Non disponendo di mezzi adatti abbiamo sperimentato prima la timlalizz:1zione che non ha dato buoni risultati giacchè precipitava parte delle sostanze disciolte, e poi la sterilizzazione solare. Esami chimici e batteriologici, prima c dopo l'esposizione dell'acqua al sole, ci ha convinti che dal lato chimico si produceva un 'ossidazione dei sali e dal lato batteriologico si aveva la scomparsa delle sole forme vcgetative già dopo poche ore dall'esposizione ma non delle forme sporigene (qui molto più numerose che in Italia) neppure ripetendo il trattamento per vari giorni. Siamo perciò ricorsi ad un espediente : ricomposizione chimica dcll'acljua (eseguita nelle sezioni chimiche dei laboratori), partendo da quella distillata sterile ed aggiungendovi i sali. La tecnica da noi seguita è stata del tutto eguale alla precedente. I risultati sono apparsi però molto più attendibili, mancando la causa di errore rappresentata dalla flora microbica normale dell'acqua che ostacolava l'isolamento delle colonie dei bb. del tifo. Esito delle 3 prove eseguite: l ' prova: bb. dd tifo presenti dopo 48 ore scomparsi dopo 72 ore. 2 prova: >> » 48 ore » 72 ore. 3a prova: n » 36 ore >> 48 ore. 3

Non sono state aggiunte ali 'acqua sintetica di pozzo le sostanze organiche dimostratesi presenti nell'analisi, ma è da presumere che in piccola parte er~mo contenute nell'emulsione batterica. Il numero delle colonie che si sviluppavano dalla semina dell 'acqua appena inquinata e dopo 24-36 ore ecc. andava regolarmente diminuendo salvo che per le prime 24 ore. Il 3" quesito consisteva nella ricerca del batteriofago antitifìco n eli 'acqua del pozzo in esame. Le nostre esperienze si sono svolte impiegando gli stipiti della nostra collezione di provenienza italiana. Bergonzini e Li - Jcn- Yang usando lo stesso metodo da noi seguito (Callcrio) hanno mes!'o iu evidenza quanto segue, che dimostra l'importanza della provenienza dci ceppi in queste ricerche.


CO~TRII\UTU

Tifo. -

SI'ERI~E:-.:TALF

Al- LO STt;DIO

OELLE C:\l:SE ECC.

747

a) Ceppi di provenienza itali:1na. Battcriofagia negativa per le

acque del mare delle seguenti zone: fra Candia e la Costa Africana, PortoSaid, Mar Rosso, Aden, Oceano Indiano fra Aden e Bombay, ecc. b) Ceppo Porto- Sai d. Batteriobgia positi\·a per le acque di PortoSaid, del Mar Rosso e di Aden . c) Ceppi Bombay e Colombo. Batteriobgia positiva per le acque dell 'Oceano Indiano, raccolte nel Porto di Bombay cd a 100 km. da esso, nel Porto di Colombo e nel fiume Jang-tze. Lo stesso fenomeno i predetti AA. osservarono per i paratifi A e B. Noi non disponevamo nella collezione di ceppi locali o provenienti dal le zone sopra citate; ma nel caso particolare l'interesse nostro era rivolto anche verso gli stipiti di provenienza -italiana che almeno teoricamente si devono ammettere dello stesso gruppo di quelli eventualmente importati attraverso i portatori sani giunti da il 'Italia. Il metodo usato per dette ricerche è stato quello di Callerio, da noi preferito per la sua semplicità e che si pratica nel seguente modo: Si scioglie del comune agar nutritivo, si attende che diminuisca la temperatura sino a 50°- 6o0 , indi se ne versa in pi:1stre la quantità sufficiente per farne uno strato di circa 1/2 centimetro. Vi si aggiunge un cc. della emulsione fatta con soluzione fisiologica di agar coltura di 24 ore del germe in esame ed ottenuto un omogeneo mescolamcnto si lascia solidificare l'agar. Le piastre così allestite, dopo essere state liberate dall'acqua di condensazione, sono pronte per l'uso. Si striscia allora il materiale in prova, eventualmente emulsionato in soluzione fisiologica e sempre liberato dai germi che contiene con la filtrazione e con il semplice riscaldamento, con l'ansa sterile sull'agar. Le piastre dopo 12-24 ore di termostato a 37" vengono esaminate per traspar enza contro luce. Se il materiale strisci:1to non contiene il batteriofago attivo per il germe sviluppatosi nell'agar il terreno presenta in tutta la sua superficie un aspetto regolarmente torbido mentre nel caso contrario nelle varie zone dove i campioni sono stati seminati, si ha un rìschiaramento del mezzo molto evidente, diverso però a seconda della concentrazione del batteriofago contenuto nel materiale in esame. L'acqua del pozzo presa in esame non conteneva il batteriofago per i ceppi di tifo (5), paratifo A (3), paratifo B (3) di provenienza italiana delle collezioni del Laboratorio. Abbnamo anche eseguito delle prove rendendo amicrobica o scarsamente microbica l'acqua con la semplice centrifugazione che certamente non deve avere alcuna influenza sul batteriofago. I risultati ottenuti, che confermano quanto avevano precedentemente osservato Bergonzini e Lin~ Jen- Yang per i ceppi italiani, hanno corrisposto a guanto già pensavamo tanto più che il batteriofago antitifìco è presente sopratutto dove la malattia esiste allo stato endemico o durante le epidemie. Avendo così risolto negativamente il 3° quesito siamo passati all'ultimo: alla ricerca cioè di eventuali azioni antagoniste con uno dei germi: il pio-


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CO.'JTRIBUTO Sl l· RI~·I E:-.:TALE ALLO STL:DIO DELLE CAUSE ECC.

cianeo molto più diffuso nell 'ambiente che in Italia (acque, latte, terreno, feci, ascessi ecc.) tanto che nella semina di materiale patologico e delle acque per il controllo di potabilità, ne è frequente lo sviluppo rigoglioso di colonie. Senza volerei soffermare a lungo sulle proprietà biochimico-enzimatiche del piocianeo b:1stcrà ricordare - per dimostrare la fondatezza del nostro sospetto di un possibile antagonismo verso il b. del tifo - che le sue colture vecchie di 3-4 settimane posseggono un fermento, chiamato piocianasi, che ha la proprietà di dissolvere essudati e vari microbi (v. del colera, cocchi piogeni, b. difterico, b. carbonchioso ecc.). La piocianasi dimostrabile in vivo ed in vitro ha come carattere differenziale dai veri fermenti la termoresistenza (100°). Sembra per contro che il piocianeo ablm un 'azione favoreggiante lo sviluppo di alcuni anaerobi (Puntoni). I ceppi di piocianeo da noi usati (3) sono stati isolati da acque di pozzo e dall'Uebi- Scebeli. Ricerche eseguite: l. - Per osservare l 'eventuale azione sui bb. del tifo della piocianasi sono stati seminati i 3 stipiti di piocianeo in terreno di arricchimento costituito da acqua peptonata e glucosata contenuta in matracci che si lasciarono poi in termostato a per 4 settimane agitandoli ogni 2 giorni. Uccisi poi i germi delle colture (8o•- 2o'), si sono allestite delle piastre diffondendone uniformemente quantità scalari (o,5- I- 2 cc.) in agar. La semina per strisciamento in superficie o per mescolanza del b. del tifo ha dato esito a regolare sviluppo di colonie come nelle piastre di agar semplice. Per quanto riguarda la diretta concorrenza vitale batterica possiamo dire che nelle piastre di agar con bb. piocianei vivi, preparate con la stessa tecnica seguita per la ricerca del batteriofago, il b. dd tifo seminato per strisciamento e per mescolamento si è sempre sviluppato. II. - Cercando di metterei nelle condizioni più possibilmente vicine a quanto si suppone avvenga in natura abbiamo insemenzato, con i 3 ceppi di piocianeo, palloni contenenti acqua del pozzo in esame: a) che non aveva subito alcun trattamento; b) che era stata sterilizzata a mezzo rindalizzazione. Dopo 4 settimane di permanenza a temperatura ambiente ed in semi oscurità, dai palloni di vetro, nei quali il piocianeo si era moltiplicato producendo anche in questo mezzo così povero di sostanze nutritive, pigmento verde fluorescente, si sono prelevati vari campioni. Mcscobndone 10 cc. con I cc. di emulsione di agar-coltura di tifo non siamo riusciti ad isobre il b. di Eberth anche eseguendo subito le semine (piastre di Padlewscki). Ma ciò crediamo sia dipeso dalJ'enorme sproporzione numerica esistente fra i due germi, cosicchè il piocianeo sviluppandosi anche su terreni elettivi per i bb. del tifo ne ostacolava meccanicamente lo sviluppo. Infatti impiegando il piocianeo in quantitativi più ridotti, tali da

3t


CO!':TRIBUTO SFERIME:--:TAtE ALLO STUDIO DELLE CAUSE ECC.

749

permettere lo sviluppo di colonie ben separate, abbiamo facilmente potuto isolare il germe che ci interessava anche dopo 16- 20 ore, sia che le prove fossero eseguite con l'acqua di pozzo a facics batterica naturale che sterilizzata. CONCLUSIONI Queste nostre ricerche, che per particolari condizioni ambientali e del momento non hanno potuto essere condotte con molto rigore scientifico, ci permettono ad ogni modo di arrivare ad alcune conclusioni che potranno forse essere utili ad altri ricercatori per lo studio di un argomento che ci sembra assai interessante e di dare una idea della scarsa importanza che hanno, almeno fino ad ora, le infezioni tifo-paratifiche in Somalia. Dalla bibliografia tali infezioni risultano essere state quaggiù sporadiche ed assolutamente eccezionali fra i bianchi, non mai sicuramente accertate fra la popolazione indigena. Date le più che deficimti condizioni igieniLhe nelle quali quest'ultima vive non si potrebbe concepire che attraverso considerazioni particolari legate ali 'ambiente, la mancanza di diffusione diretta od indiretta di dette malattie e quindi teoricamente si è propensi a non ammetterne l'esistenza ed a giudicare molto difficile la vita dei bacilli di detto gruppo nel mondo esterno. Dal marzo 1935 al febbraio 1936 i casi complessivi accertati con l'agglutinazione sono stati quattro per il tifo (3 altre agglutinazioni positive sono state messe in rapporto a recenti vaccinazioni), dei quali due da considerarsi n on locali perchè sbarcati in colonia già ammalati. Degli altri due, uno insorto in un individuo proveniente dall'Abissinia e residente in Somalia da po..:hi mesi e l'altro in un soldato giunto otto mesi prima, se ne può discutere l'origine: se cioè debbono essere considerati come portatori nei quali ad un certo momento si è manifestata la malattia, piuttosto che infezioni locali. Lo stesso dubbio si può esprimere per i sei casi di paratifo B con agglutinazioni positive.

Ma se anche vogliamo considerare come contratte localmente le due infezioni tifìche e le sei paratifiche sopra citate non possiamo non ricordare che nella Somalia Italiana oggi vi sono molte diecine di migliaia di metropolitani in condizioni complessive che potrebbero favorire l'attecchimento e lo sviluppo di queste malattie. E non va pure dimenticato che per la molto probabile presenza, nella collettività, di portatori sani non è forse possibile evitare che qualche contagio avvenga, per un complesso di condizioni favorevoli , specie nei centri dove le truppe e gli operai sono fortemente affollati. La resistenza all'azione del sole di ceppi italiani di laboratorio del gruppo tifo- paratifi meta -dissenterici dimostratasi solo in parte legata alla temperatura (45°- 49°) è oscillata, nelle nostre esperienze fra 30' e I ora e 1 /2.


750

CO~TRIHI JTO

$PL·RJ:-oii-:'\'T,\I.E t\LLù STt;DIO

DELLE CAt;S[ ECC.

L 'energia raggia nte dd sole sia sotto forma di luce che di calore sembra esplicare dunque la sua azione nociva in Somalia con maggior vigore di quanto an·iene in Italia dove, secondo Celli e Sampietr.o, il b. del tifo resiste all:t luce solare d:1 4 a 14 o re, ed altrettanto dovrebbe ritenersi per quanto rig uarda l' ambiente - sem pre riferendoci naturalmente ad inquinamenti ~uperficiali- dato che i nostri bb. del tifo hanno resistito all'ombra (2t-29°) soltanto 20-24 ore al disseccamento. L'acqua del sottosuolo di Mogadiscio che serve direttamente per l'approvvigionamento idrico della popolazione indigena e parzialmente ed indirettamente (disti llazione, zero l irazione e clorurazione) per quella bianca è caratterizzata da eccessiva durezza (media 70°-80• francesi), dalla presenza di forti quantità di solfati c nitrati, da traccic di ammoniaca e di nitriti e da un discreto contenuto in cloro (1.50 °/oo). Dal lato batteriologico è da considerarsi un 'acqua molto inLJUÌnata (colonie in agar 2ooo-sooo per eme.; b. coli per litro 300o-7ooo). Fra la flora abituale il piocianeo è abbondantemente rappresentato. Presso a poco tutte le acque sfruttate nella Colonia dimo~trano le stesse caratteristiche di quelle di Mogadiscio. Nelle nostre esperienze non siamo riusciti ad isolare da acque di pozzo artificialmente inquinate con bb. del tifo e tenute a temperatura ambiente, detto germe dopo 24 ore di contatto. Le difficoltà che sempre si incontrano in simili ricerche c la tecnica che abbiamo dovuto seguire non ci permettono però di considerare senz'altro che il b. del tifo viva nell'acqua di pozzo solo meno di ventiquattro ore. N eli 'acqua di pozzo che possiamo considerare sintetica perchè ottenuta sciogliendo in acqua distillata sterile i sali normalmente contenuti in essa i bb. dd tifo erano già morti dopo 72 ore. In detta acqua non si è ritrovato il batteriofago attivo verso i ceppi dì tifo poratifo A B di provenienza italiana da noi saggiati. Ricerche di altri AA. h:wno di mostrato non esistere nelle acque del Mar Rosso, nell'Oceano Indiano e del fiume Jang-tze batteriofago attivo per i ceppi di tifo, paratifi di provenienza italiana, mentre era presente per i ceppi isolati localmente (Porto-Said, Bom bay, Colombo ecc.). Il piocianco, così abbondantemente diffuso nell'ambiente (acque, terreno, latte, feci ecc.) non poss.iedc verso i ceppi del tifo, col quale è stato cimentato, particolar~ attività antagoniste sia messo a contatto direttamente che sperimentando sopra il fermento che esso produce nelle vecchie colture ( piocianasi). Noi riteniamo pertanto che nessum causa particolare impedisce la vita di bh. del tifo nelle acque del sottosuolo di Mogadiscio (vita che nella nostra prova è ri sultata di du rata molto più breve di quanto è stato accertato in Europa : 3-15 giorni secondo Celli, da 30 a rso giorni nell'acqua potabile secondo Sampietro, oltre i quarantaci nque giorni ne Il 'acqua Marcia e nell'acqua Vergin e secondo L evi D ella Vida, da 2 a 6 giorni nell'acqua in


<..0>-:TRIIH.:TO

Si'E!mt E~TALE

ALLO STt.;D!O DELLE CAUSE ECC.

75 I

genere secondo Horrocks) ma che per varie ragioni riunite insieme: compo· sizione chimica, temperatura e sopratutto concorrenza vitale della ricchissima flora batterica banale, in ispccie del b. coli, che costituiscono la caratteristica facies di quasi tutte le acque di quaggiù, non sia permesso che una breve vita ai bb. del tifo (che pur sappiamo sono molto resistenti agli agenti chimici o fisici e verso la concorrenza vitale di altri germi). Le altre cause normalmente invocate come veicoli di propagazione dell'infezione (frutta, verdure ecc. inquinate attraverso le feci dci mabti e portatori sani e convalescenti) devono essere considerate in Somalia di scarso valore per la poca resistenza di detti bacilli nel mondo esterno per l'azione chimica e termica del sole c anche del vento che ne favorisce l'essiccamento. RTAssur-;To. - Gli AA. dopo a\·erc conferm,no per il I9)'5 e gennaio - fehbraio 1936 periodo nel quale la popobzione bianca è aumt:ntata di molte diecine di migliaia di indi,·idui - quanto era già stato messo in e,·iJenza per gli anni precedenti sulla rarità delle infe7.ioni del gruppo tifo-paratifi sulla popolnione metropolitana ed indi· gena della Somalia, hanno cercato di stnbili re quoli rossono essere le ragioni di tale fatto. Esperienze eseguite sull'acqua del sottosuolo di Mogadiscio hanno dimostrato che molto probabilmente non esiste una causa specifica (composizione chimica, temperatura, concorrenza vitale della flora batterica comune, ant:1gonismo h:ttterico, batteriofag-o) che impedisca la vita del b. del tifo ma che l';:~mbiente idrico nel ~uo insieme è poco idoneo alla vita dei germi dì questo gruppo. L 'azione chimica e termica dd sole, e forse altre çondi;:ioni locali (vento) ne diminuiscono la rcsistcma negli altri n~icoli comunemente ritenuti atti alla propagazione di queste malattie infettive.

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752 GA~J)()LO

CO:"TRllll"TO S!'FR!MT-:"TAI.E ALLO STlJDIO DELLE CAUSF. ECC.

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Il " fenomeno d' ostacolo , del Donaggio e la sua utilizzazione per la diagnosi dell' accesso epilettico e per la valutazione della fatica e dell' allenamento Dott. Carlo Rizzo, primo capitano medico e libero docente.: in ncuropsichiatria

Il Donaggio (a)- nella seduta del 21 gennaio 1931 della R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Modena - riferì, con una nota preventiva, intorno ad un proprio metodo atto a ri velare particolari modificazioni dell'urina - e altresì del liquido cefalo-rachidiano - in svariate condizioni organiche. Il metodo - che l'autore ha successivamente sviluppato cd illustrato in numerose pubblicazioni, di cui per ora ci limitiamo a ricordare una delle più recenti e documentate (l) - si fonda sulla precipitazione della tionina (o d'altri colori basici d'anilina) per opera di mordenti, particolarmente del molibdato d'ammonio: precipitazione che avviene anche quando la soluzione di rionina sia combinata a determinate quantità di urina o di liquido cefalo-rachidiano; sicchè in tali condizioni - che possiamo chiamare normali - la provetta contenente urina + tionina + molibdato d'ammonio mostrerà una colonna liquida scolorata, o quasi, al disopra di un precipitato violetto. Ma in numerose altre condizioni l 'urina - o il liquido cefalo-rachidiano - acquistano la proprietà di limitare notevolmente o di ostacolare la precipitazione suddetta, sicchè questa volta nella provetta d'esame la colonna rimane più o meno fortemente colorata. Questo è il << fenomeno d'ostacolo», così denominato dal Donaggio per significare appunto che quei determinati liquidi organici ostacolano più o meno completamente la normale reazione di precipitazione fra il molibdato d'ammonio e la tionina. Il metodo per la ricerca del fenomeno d'ostacolo è di agevole applicazione : lo riassumeremo dalle indicazioni che ne ha dato l'autore. R eagenti d'uso:

I) Una soluzione in acqua distillata di tionina Merck all'uno per mille (soluzione da farsi in acqua bollente, affinchè tutto il colore si sciolga; lasciar raffreddare prima de!l 'uso). II) Un'altra soluzione (preparata nello stesso modo) di tionina Merck a ll 'uno per diecimila. III) Una soluzione in acqua distillata di molibdato d'ammonio al qua ttro per cento, con aggiunta d'una goccia di acido cloridrico per ogni 25 cc. della soluzione.


754

IL " FE'\O~II:SO () 'O'>TACOLO •· DI'L DON1\GG IO ECC.

Prepara zione dell'urina da esaminare:

a) filtrazi one (acidificandola prima, leggermente, con acido acetico, se fo sse alcalina); b) cbullizione in una provetta per 1-2 rnmuu; c) nuova filtrazi one a freddo.

Prima frue della reazione. Disporre l'urina, preparata come sopra, ed i reagenti già indicati, in sei provette, nell'ordine e nelle proporzioni seguenti (coll 'avvertenza di agitare ogni provetta dopo l'aggiunta di ciascuna sostanza): Provetta A )) A' )l A" )) A"' )) B )) B'

cc. del rcag. III cc. di urina 2 cc. di un n a 2 cc. di un na 1 cc. del reag. Ill 1 cc. ùi unna 2

2

+ 2 cc. di urina + 1 cc. del reag. I + 1 cc. del reag. III + 1 cc. del reag. I + 1 cc. di urina + 2 cc. dd reag. Il

+ 1 cc. del reag. I + 2 cc. III + 1 cc. I + l cc. III + 2 cc. II + 1 cc. ,, III ))

))

))

))

))

))

))

))

))

Dopo una sedimentazione di 24 ore, completata - qualora si osservino, nella colonna liquida, sospensioni di precipitati - da centrifugazione, si procede alla lettura dei risultati, indicando co11 le cifre o - I - 2 - 3 - 4 - 5, rispettivamente, la decolorazione completa d~lla colonna liquida (per totale precipitazione della tionina) o il persistere di una colorazione lievissima - lieve - modica - intensa - intensissima della colonna liquida (con parallela diminuzione progressiva del precipitato tioninico nelle provette della serie A). In casi eccezionali, può anche mancare, in qualche provetta della stessa serie A, qualsiasi traccia di precipitato; allora il risultato si indicherà con b cifra 6: cifra che non verrà mai usata per le provette B e B', non essendo rara in queste - per la maggiore diluizione della soluzione tioninica una total e mancanza di precipitazione.

Seconda fase della reazione. D opo aver preso nota dei risultati della prima fase, ed avere eliminato le provette a liquido completamente decolorato (le quali rispondono, come si è detto, alla cifra o), ci si assicura che nelle rimanenti la reazione non sia divenuta alcalina (nel qual caso si procede all'acidificazione nel modo già indicato), poi si agi tano, si sottopongono all'ebollizione per I minuto e si lasciano sedimentare per 12-24 ore. Poscia - completata, eventualmente, la sedimcntazione centrifugando - si fa di nuovo la lettura dei risultati, esprim endoli con cifre nella nota maniera.


IL

~ re-:oMESO

D 'OSTACOLO" DEl. DON·\ UG IO ECC.

755

Val utazi011e dei risultati.

Sommando le cifre di lertura delle sci provette, così della prima come della seconda fase, si ha una cifra o somma (( globale >> che potrà giungere - eccezionalmente - al valore di 68. Come esempio di una reazione notevolmente positiva riportiamo dal citato lavoro del Donaggio il seguente schema: Prima fase Seconùa fase

;

A

A'

A"

A"'

~

.)

4

3

2

2

3 , .)

2

B 4 4

B'

5 - 22 5 - x8

Somma globale = 40

Poichè abitualmente è necessario seguire, per un certo periodo, il decorso della reazione su campioni di ur,ine successivamente prelevati, conviene fissare in una grafica insieme coll'indicazione della temperatura, dei tempi, ecc. - ciascuna delle cifre globali ottenute in ogni reazione: col che si ha sott'occhio l'immagine evidente del persistere o dd variare del fenomeno allo studio. Segnaliamo, infine, che la serie degli A è la più importante, perchè - come lo stesso Donaggio ha già avvertito - la serie dei B (per vari motivi non tutti ancora ben chiari) può risultare positiva anche in soggetti normali.

Il fenomeno d'ostacolo è stato ricercato e studiato nelle più differenti condizioni patologiche e fisiologiche, tanto dal D onaggio quanto da altri autori, con pubblicazioni che a tutt'oggi si aggirano sulle 120. Quanti si sono occupati di verificare le condizioni nelle quali si produce il fenomeno d'ostacolo hanno concordemente osservato che esso è presente negli stati febbrili acuti, nella febbre variamente provocata (e pure dopo iniezione di sostanze piretogene, anche quando non ne consegua un rialzo term:co), nella gravidanza inoltrata, dopo iniezioni di vari farmaci nonchè di estratti di ghiandole endocrine, in seguito all'applicazione del pneumotorace artificiale od alle prime irradiazioni roentgenterapiche, nelle diffuse manifestazioni luetiche secondarie, negli stati avanzati dei tumori maligni ed in altre gravi affezioni cachettizzanti, successivamente all'ictus apoplettico, dopo gli accessi convulsivi di natura epilettica, nelle gravi crisi psicomotorie dei maniaci. nella narcosi sperimentale, in varie intossicazioni, n eli 'affaticamento muscolare, ecc. Questi rapidi cenni ci sembrano sufficienti, per sè soli, a mostrare che il fenomeno scoperto dal Donaggio ha molta importanza ; e vi è da ritenere che esso acquisterà anche maggiore interesse, quando - allargandosi le stati stiche - se ne sarà sempre meglio precisata la frequenza, la costanza,


IL " FE:\OME:-;u IYO:;TACOU) " DEL DONAGCIO ECC.

n.1nchè il modo di presentarsi e dì decorrere (sensibilmente variabile, secondo che si tratti dell'uno o dell'altro dci processi su accennati). Così pure si potranno approfondire le ricerd1e intese a chiarire la causa esatta del fenomeno stesso, che per Buscaino e Longo sarebbe (( condizionato simultaneamente, in un 'orina, dallo stato del pH, dalla concentrazione degli elettroliti c dalla presenza in maggiore o minore quantità di sostanze basiche azotate» . Invece, per lo stesso Donaggio e per gli altri autori che hanno eseguito ricerche in proposito, detta causa consisterebbe precipuamente nella presenza di particolari sostanze colloidali (polipeptidi per Cortesi e Fattovich (c), a]huminose per Ferro- Luzzi) producentisi per effetto della fatica o in date condizioni morbose; ovvero abitualmente esistenti in circolo e che riescono a superare la soglia renale soltanto in determinate circostanze di lesioni organiche o di transitorie disfunzioni renali (Di D edda); od anche (e questa è l 'ipotesi più accetta bi le) esistenti nelle urine, ma in scarsissima quantità, come abituali prodotti del catabolismo, e raggiungenti concentrazioni elevate in particolari condizioni dell'organismo (Sìmonellì, Quagliariello). Questi colloidi si concentrerebbero attorno alle micelle di colore, rìparandole dali 'azione precipitante del molibdato, onde alla reazione si potrebbe più propriamente dare il nome di protezione anzichè di ostacolo (Penta).

L'interesse, dunque, della reazione Donaggio è evidente e molteplice. Qui mi limiterò ad illustrarne l' importanza in rapporto con due condizioni -che, per differenti riguardi, hanno entrambe notevolissima importanza in medicina militare: intendo parlare dell'epilessia e della fatica. Le prime ricerche sulla presenza. dd fenomeno d'ostacolo nelle urine degli epìlettici dopo la comparsa dell'accesso convulsivo, le dobbiamo allo stesso D onaggio (b, c, d) il quale trovò che il fenomeno si manifesta subito dopo l'accesso e persiste, sempre più attenuato, per 24-72 ore. Esso suole essere negativo nei periodi intervallari fra i singoli accessi, quando questi so no distanziati, m entre si mantiene positivo - pur crescendo in corrispondenza dei singoli accessi - allorchè i medesimi sono molto ravvicinati. D ate queste peculiari caratteristiche del fenomeno, e data la sua mancanza nelle crisi inscenate a scopo dì simulazione (sul che il Donaggio f ece iJUre alcu ni esperimenti col personale della sua Clinica), il Donaggio stesso sosteneva, giustamente, il valore della prova agli effetti rnedica.-legali, quando si d ebba appunto decidere se un'epi lessia sia genuina o simulata. L e ricerche del D on:tggio vennero confermate, nelle loro linee generali, d..1 Canziani e Longo, Cortesi e Fattovich (a, b), D 'Ormea e Broggi, Olmi , Perrier, Giacanelli, Calzavara, Cabitto. Va notato, però, che, degli autori {)ra citati, Canziani e Longo non riscontrarono il fenomeno nel liquido ceblo-rachidiano durante lo stato di male epilettico, mentre il fenomeno era


IL ,, FENOMENO ))'OSTACOLO • DEL DONAGGIO ECC.

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regolarmente presente nell'urina; invece, Rieti e D'Ormea e Broggi trovarono che anche i liquidi cefalo-rachidiani davano una reazione positiva, ma non così intensa come le urine. Gli stessi D ' Ormea e Broggi osservarono, inoltre, che in taluni casi perfino le urine presentavano soltanto una debole positività del fenomeno d'ostacolo, e si trattava di casi in cui le urine avevano un basso peso specifico, mentre il fenomeno appariva tanto più nettamente, quanto maggiore era la concentrazione delle urine raccolte dopo l'accesso convulsivo. Questo comportamento si spì.:gherebbe considerando che le urine a basso peso specifico presentano una tensione superficiale alta, e che - , d'altro canto - sembra dimostrato (vedi anche Cortesi e Fattovich) il rapporto fra l'imponenza del fenomeno d'ostacolo e l'abbassamento della tensione superficiale. Ma tale comportamento è meglio spiegabile (Donaggio) considerando che il colloide determinante la positività del fenomeno deve trovarsi - coeteris paribus - in minore qu~ntità nelle urine più diluite (come avviene appunto nelle scariche poliuriche postacccssuali) anzichè in quelle più concentrate. Sicchè, quando si debba praticare la reazione del Donaggio sopra qualcuna di tali urine abnormemente diluite per effetto dell' episodio convulsivo, converrà che anzitutto si riportino le urine stesse alla concentrazione loro propria - per quel dato soggetto - in condizioni extra-accessuali: ed allora la reazione sarà assai più spiccantemente positiva e (quel che maggiormente interessa) si avranno cifre globali meglio confrontabili con quelle date dalle urine dello stesso soggetto che siano state ra.:colte a distanza dall'accesso epilettico. Il Perrier esperimentò largamente la reazione nel Reparto nevrologico dell'Ospedale Militare di Torino e, pur confermando - come già si è detto - i reperti del Donaggio, vide che talvolta il fenomeno d'ostacolo manca nelle urine raccolte subito dopo l'accesso convulsivo, per comparire in quelle prelevate a distanza di varie ore. Lo stesso Perrier, passando al valore medico-legale della ricerca, così si esprime: « La reazione, di indubbio valore, è però eli natura molto delicata e va soggetta ad essere influenzata da alcune cause intercorrenti, come la febbre ed anche un modico C'sercizio muscolare, come ha giustamente rilevato lo stesso Prof. Donar.gio. Di modo che è opportuno che gli ammalati siano tenuti per quanto è possH:de in condizioni di riposo, perchè altrimenti i risultati sono facilment~ falsati e naturalmente non si può tener calcolo dei casi in cui compar~ una mal;~ttia febbrile intercorrente)>. Le ricerche ora ricordate vennero in gran parte comunicate al XX Congresso della Società Italiana di Psichiatria (Siena: ottobre 1933) e formarono oggetto di una discussione alla quale prese parte anche il Ten. Colonnello M edico Giarrusso che, pure rilevando l'interesse della reazione, credette tuttavia opportuno prospettare alcune riserve sull'importanza della prova nel campo medico-legale, per il fatto che - per citare le parole ddl.'interlocu4 -

Gir,rnal~ di nudicina

mi!ilare.


IL « FE:'\OMDiO D"OSTACOLO "

DEL DONAGGJO ECC.

tore - <<se basta l'ingestione di una sostanza medicinale, a semplice dose tt:rapeutica, qualche ora prima d'inscenare un accesso convulsivo, per ren· dere positivo nelle urine il fenomeno d 'ostacolo, una eventuale preparazioue del soggetto con questo semplice acc01gimento, può servire a coonestare dal lato della positività della reazione di Donaggio, un fatto simulato, e la prova di laboratorio su !l 'urina può divenire elemento di confusione, anzichè di chiarificazione diagnostica >l . Al che lo stesso Donaggio ribatteva osservando << che i simulatori, sottoposti ad osservazione, sono sorvegliati», e - argomento, questo, di assai maggior valore - « che la grafica delle poche sostanze capaci di influire per iniezione la reazione è ben diversa da quella successiva all'accesso motorio epilettico». Anche sulla presenza del fenomeno d'ostacolo nelle urine in seguito ad affaticamento le prime ricerche vennero eseguite dal Donaggio (e), il quale ne riferì nel luglio 1932 alla R. Accademia di Modena e al Congresso neuro-psichiatrico di Limoges. Tali ricerche concernevano numerosi giuocatori di calcio, le cui urine vennero esaminate prima e dopo la partita, coi seguenti risultati: negatività della reazione prima dcii 'inizio del giuoco; netta positività dopo la partita, più intensa negli attaccanti che nei difensori, ed anche più intensa nei calciatori poco allenati; rapida diminuzione del fenomeno che scompariva in

qualche ora. Successivamente lo stesso Donaggio (f, g, h, i, m, n, p) trovò positiva la reazione, esaminando podisti dopo le gare (con una sola eccezione, riferentesi ad un atleta olimpionico perfettamente allenato); inoltre vide che la rea· zione era in rapporto più con l'intensità che non colla durata dello sforzo muscolare; e trovò pure che col procedere dell'allenamento si aveva una pa· rallcla diminuzione progressiva nell'intensità del fenomeno d'ostacolo. Numerosi AA. si occuparono della reazione nella fatica e durante l'allenamento sportivo. Ricordo il Tonini (che effettuò le proprie ricerche su pugilatori, nuotatori e cavalieri), il Barbera (il quale pensa ad un rapporto fra la comparsa del fenomeno d'ostacolo e la comparsa di un'episodica, transitoria insufficienza epatica, che sarebbe dipendente dalla fatica), il Gerin (stu· denti non allenati, sottoposti ad esercizi muscolari diversi), D'Ormea e Broggi e il Simonelli (ricerche dopo affaticamento al cicloergometro), e spe· cialmente il Cassinis (b, c, d,) (affaticamento colla barca d'Isidor, corse piane, corsa campestre, ecc.). Quest'ultimo A. ha anche modificato utilmente - col consenso del Donaggio - la reazione, adattandola alle necessità della medicina sportiva che esige rapidità nella conoscenza dei risultati . Egli fa solamente uso delle prime quattro provette (la w·ie degli A), mantenendo le: soluzioni indicate nel metodo originale; dopo una sedimentazione di 15 o 30 minuti, centrifuga per 2 minuti e pescia fa la lettura nel solito modo.


IL " FF.:--IOME~O D 'OSTACOLO "

DEL DO:-.lr\GGJO ECC.

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Tanto con questa « reazione di necessità )> quanto colla tecnica usuale gli autori testè citati hanno potuto largamente confermare l 'importanza della reazione del Donaggio nel mettere in evidenza il grado di fatica fisica di un soggetto, sicchè ormai tale reazione deve ritenersi realmente un preciso e fine cc saggio» (test) della fatica, il cui uso va sempre più estendendosi nella medicina sportiva (Donaggio (m), ecc.). Abbiamo parlato di fatica fisica soltanto, pcrchè in effetti la reazione si mantiene negativa tanto negli individui sottoposti a forti emozioni quanto in quell i assoggettati a sforzi mentali anche intensi e prolungati: il che è stato posto in chiara evidenza specialmente dalle ricordate ricerche del Gerin. Più recentemente il R icci Bitti ricercò il fenomeno d 'ostacolo nelle urine dei cavalli e, confermatane l'esistenza dopo l'affaticamento e la scomparsa negli animali perfettamente allenati, propose la sistematica applicazione della reazione nel corso degli allenamenti: applicazione che già qualche grande scuderia sportiva avrebbe vantaggiosamente adottato. Come appare evidente anche solo da questi cenni necessariamente sommari - la reazione del Donaggio ha una cospicua importanza diagnostica tanto in medicina legale guanto in medicina dello sport: rami, entrambi, di speciale interesse per i medici militari. Ed è, quindi, perfettamente

spiegabile come i due studiosi che forse più profondamente si sono occupati di questi due lati dell'argomento (i ricordati Proff. Perncr e Cassinis) siano entrambi Ufficiali medici del R. E .. Non insisterò sull 'opportunità di saggiare sistematicamente - mediante la reazione del Donaggio - i nostri militari, almeno durante allenamenti sportivi di particolare importanza, giacchè è chiaro l 'interesse di usare un « saggio n pratico, pronto (specialmente con la cosidetta < <reazione di necessità » del Cassinis) e preciso nella valutazione del grado di allenamento e di resistenza fisica dei soggetti: sicchè il comportamento d ella reazione nel corso di un allenamento è in grado d i fornire - di per sè solo - la precisa misura d ello sforzo compiuto, delle riserve fisiche ancora utilizzabili, del sovra ffaticamento, ecc .. L a prova, ripeto, è ormai acquisita dai nostri ambienti sportivi, e la sua utilità è oggi universalmente riconosciuta (x). Meno considerata, ma, a nostro avviso, anche più importante dal punto di vista prettamente militare, sarebbe l'applicazione del metodo Donaggio nel]a ripartizione dei militari in speciali corpi che richiedono, da parte òei componenti, particolari qualità di velocisti, di arrampicatori, ecc. (truppe d 'assalto, speciali reparti d'alpini, e via d icendo). Non dovrebbe essere difficile - in pratica - completare la selezione di tali contingenti colla me. (I) Anche. chi scrive ha avuto modo - in cspcrimentj tu nora inedi ti, fani a Milano due anni add•c;:o {. d, saggiare il comportarsi del fenom eno d 'ostaco l > nell'aiiat icamento fisico c mentnk, e Pu tao~ocn ermarne l'assenza nel la fatica psichica e b pronr:1 pre~erza - colle note mocb lità 3 stessa. ne11a


IL " FE:-.:OME:-.:0

n·o~ r .\ COLO ••

DEL 001'\AGGJO ECC.

todica ricerca del fenomeno d'ostacolo durante ~ rispettivi allenamenti; ed i vantaggi sarebbero inncgabi li, specialmente se si consideri che tal uni degli aspiranti a far parte di tali truppe, per una comprensibile ambizione, sogliano essere portati ad emulare i compagni meglio dotati, abusando delle proprie energie, con conseguenze che - alla fine - si rivelano esiziali, recando un sicuro danno non solo a sè medesimi, ma anche al migliore rendimento del reparto. La ricerca del fenomeno, nel corso delle prove di selezione, renderebbe questa, sicuramente, più facile e, soprattutto, più razionale. Infine, ci sembra di particolare utilità trattenerci ancora alquanto sulla convenienza di una metodica applicazione del fenomeno d'ostacolo per controllare gli accessi convulsivi che si verificano ne-i nostri Ospedali. E' noto come il nevrologo militare sia chiamato quasi giornalmente a dare un pronto e tassativo giudizio sulla genuinità e sul tipo delle più svariate manifestazioni accessuali; ed è noto, del pari, che l'esprimere un giudizio di epilessia o di simulazione è di fondamentale importanza per l'individuo, per la collettività militare ed anche per la società, dati i corollari med ico-legali che scaturiscono da siffatto giudizio diagnostico. D'altra parte, ia diagnosi d'epilessia - per esigenze indipendenti dalla perizia del nevrologo - deve, non di rado, basarsi pressochè esclusivamente sopra l'apprezzamento di un episodio convulsivo constatato, per lo più, indirettamente cioè da un giovane Ufficiale Medico di guardia o anche solo da un infermiere - e sopra le informazioni dei CC. RR. Per conseguenza non è chi non veda l'interesse di possedere un metodo col quale, anche a qualche ora di distanza dall'avvenuta convulsione, sia possibile accertare se si tratti veramente di una manifestazione epilettica. Questo metodo sembra essere la reazione del Donaggio; e non credo che le obiezioni espresse nei riguardi della medesima possano avere una reale consistenza, almeno per quanto finora è noto sull'argomento. La possibilità di una simulazione mediante la clandestina introduzione nell'organismo di. sostanze chimico-medicamentose, o mediante l'affaticamento, è da escludersi in un Reparto opportunamente vigilato; ed inoltre - come già ha fatto rilevare il Donaggio - le curve fornite dalla reazione in caso di epilessia sono nettamente diverse da quelle che si ottengono dopo esercizi fisici o dopo l'introduzione dci farmaci sin qui studiati a questo riguardo. Invero, nel caso di manifestazioni convulsive epilettiche la reazione compare precocemente dopo l'episodio comiziale, cresce gradatamente d'intensità, senza oscillazioni o « rimbalzi », per circa 6-r2 ore e poi decresce, pure gradatamente, per scomparire, in media, dopo 24 o, al massimo, e raramente, 48-72 ore. Nell'affaticamento, come già si è accennato, la reazione è fortemente positiva subito dopo lo sforzo fisico, e la positività suole decrescere rapidamente, per scomparire in modo più o meno completo dopo poche ore.


IL " FEKOMENO D'OSTACOLO " DEL DO!'JAGGIO ECC.

Se si usano piretogeni chimici, vaccinici o proteinici il fenomeno d 'ostacolo è preceduto dall'accesso febbrile e da un periodo di latenza di 24-36 ore, raggiunge il massimo d'intensità dopo un paio di giorni, quindi diminuisce - e con caratteristiche oscillazioru - nello spazio di 5-7 giorni, al termine dei quali sparisce. Invece, nelle iniezioni di plasmodi malarici il fenomeno pur presentando un periodo di latenza - precede l 'accesso febbrile, poi persiste per parecchi giorni, decrescendo d'intensità, ma presentando vart rimbalzi. Anche nelle iniezioru di preparati bismutici, mercuriali o arsenicali la curva delta reazione si svolge in 5-10 giorni e presenta, sia nella fase ascendente sia in quella discendente, numerosi rimbalzi. Con le iniezioni di prodotti opoterapici, di solfato d'atropina, di ergotamina e d'altre sostanze del genere, la reazione, pur svolgendosi senza oscillazioni, è molto meno intensa e persistente che non quando si tratta di convulsioni epilettiche. Questi semplici cenni - che abbiamo tratto principalmente dalle documentate esperienze del Donaggio - ci sembrano sufficienti a caratterizzare le nette differenze con cui il fenomeno d 'ostacolo si comporta nell 'epilessia, nella fatica e dopo l'introduzione di svariate sostanze medicamentose; cosicchè appare sin d'ora per lo meno assai difficile che possano sorgere equivoci nel discriminare la reazione positiva per effetto di un accesso epilettico da altre reazioni artatamente provocate (x) .

••• L'esame fatto - e che abbiamo ragione di ritenere completo - della letteratura su questo argomento, e le considerazioni svolte nel presente lavoro ci autorizzano a concludere formulando il voto che la reazione del Donaggio venga sollecitamente adottata negli Ospedali Militari per il razionale accertamento delle manifestazioni convulsive. Ma dobbiamo anche insistere sulla necessità di istituire nel nostro ambiente (ben diverso da quello delle Cliniche e degli Ospedali psichiatrici) vasti controlli preliminari, dai quali soltanto potrà risultare la reale tipicità della «curva epilettica » nelle particolari condizioni in cui possono trovarsi i nostri soggetti. Allora l 'importanza delta reazione sarà anche per noi pienamente dimostrata, e la medesima costituirà - come ci auguriamo - un importantissimo e, forse, indispensabile metodo paraclinico nella diagnosi degli accessi convulsivi. ( r) E ', tuuav ia, opportune tener presente che i sogg<·tti in e~ame non cJc.,.ono essere febbricitanti , o portatori di lesioni epatiche n rcnali (il che f~lscr~bbc i risultati). nè - bcninreso - affetti tb infermi tà più gravi. E devesi altresì ricord~rc - come è sw to segnalato, fra gl i altri, d~ D'Orme~ e Broggi, da Imperati c da Simonclli - che una n c i fr~ globale " anche di 15 sarebbe da considerarsi a nco ra no rmale , rsscndo stata trovata in soggetti , almeno appnrcn rcmcnre, sani c non ~ffa ricati .


IL " FE!':OM.E:-.:0 D'OSTACOLO • DEL DONAGG[O ECC. AuTOKtASSU~To.

L ' A., d opo a,·ere descritto la tecnica per mettere in evidenza il cc fenomeno d'ostacolo 11 del D onaggio, ricorda i ricercatori che si sono occupati della reazione nei rig uarJi (klb fatica C" dell'epiks~i a, soHerm:.mdosi, poi, particolarmente sulla con\'enic nza di istituire ne)'(l i Ospednl i Militari estese ncerche per confermare l'importanza cldla reaz ione stcssJ nella diagnosi dci fenomeni convulsivi.

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D.t Owt>A B.: Contributo allo studio clinico del « fenomeno di ostacolo '' del Do11aggio. Riv. di Paro!. spcrim., vol. II (nuova serie), p. 173• I934· Do:-<AGG IO A. (a) : Nota preventiva su di una reazione sul liquido cefalo-rachidiat~o c sulle orine. - Atti cl. R. Accacl. Scienze, Lett. ed Arti in Modena (seduta del 2r gennaio 1931), serie 4a, \'OI. I Il. D oNAC:CIO A. (b) : Stato di male epilettico e turva di una speciale reazione dell'orina . Atti cl. R. Acca<.!. Scienze, Lctt. ed Arti in Modena (seduta del 29 giugno 1931), serie 4&· vol. m. D 01·.;AGGIO A. (c) : Com portamento di 1111<1 speciale reaziOne dell'orina neil'epile.m'a motoria. - Atti d. R. Accad. Scienze, Lett. ed Arti in Modena (seduta del 4 maggio 1932), serie 4 3 , vol. I V.


IL • FE:-:OMENO D'OSTACOLO » DEL om.;AGGIO ECC.

DoNACGIO A. (d): Com portement d'une réaction particulière de l'urine dans l'épilepsie dite essentielle (Soc. dc Neurol. dc Paris: seduta del 2 giugno 1932). - Revue neurologique, 1932 (I), 14 33· DONAGGIO A. (e): Comportement d'une réacrion particulière de l'urine et du liquide céphalo-rachidien dans des co11ditions diverscs. - C. r. XXXVI Congr. d. Aliénistes et Neurol., Limoges, luglio 1932. DoNAGGIO A. (f): Componamento della reazione dell'orina per la determinazio11e del <<fenomeno d'ostacolo » in co,1dizio11i di fatica umana. - Atti d. R. Accad., Lett. ed Arti in Modena (sed uta del 26 maggio 1933), serie 4\ vol. V. DoN.<\GGIO A. (g): Un phénomène particulier ( u pMnomèone d' obstacle )) ) prot•oqué par

l'urine et le liquide céphalo-rachidien dans d es conditions diverses: procédé pour sa démQflstmtion (Soc. de Neurol. de Paris: seduta del 1° giugno 1933). - Revue ncurologique, 1933 (Il), p. 155· DosAGGIO A. (h) : Alcune indagini sulla fa t/ca a mezzo di una reazione diretta a determinare la capacità o meno nell'orina di produrre u11 part:icolare fenomeno « fen.omeno d'ostacolo». - Boll. d. Soc. ital. di Biol. sperim., vol. VIII, p. 1456, 1933. DosAGGIO A. (r): Comportamento della mia 1·eazione sull'orina e sul liquido cefalo· rachidiano in condizioni fisiologiche e patologiche (XX Congr. d. Soc. ital. di Psichiatria: Siena, ottobre 1933). Riv. sperim. di Freniatr., vol. LVIII, p. 947, 1934. DoNACGIO A. (l) : La reazione per la ricerca del «fenomeno d'ostacolo »; stto comporta-mento in diverse condizioni fisiologiche e patologiche. - Atti d. Accad. med. lombarda (comunicaz. del 22 giugno 1934), vol. XXIII, fase. 4', 1935. DoNACGio A. (m): Intorno alla mia reazione quale saggio o <c test » della fatica. - Boli. d. Soc. ital. di Biol. sperim., vol. IX, p. 1281, 1934. DoNAGGIO A. (n): Dati ulteriori sulla misum della 'fau'ca. - Atti d. R. Accad. Scienze, Lett. ed Arti in Modena (seduta del 31 marzo 1935), serie 4a, vol. VII. DoNACGIO A. (o): Alcuni dati sul comportame~to della mia reazione nella narcosi sperimentale (Prima riunione interregionale d. Soc. ital. di Anestesia e Analg.: aprile 1935). - Giorn. ital. di Anest. e Analgesia, a. f, n. 4, 1935. DoNAGGIO A. (p): Nuovi dati sulla mia reazione quale saggio o <c test l> della fatica. Relaz. al Congr. internaz. di Educa7.ione fisica: Bruxelles, luglio I935· D'ORMEA A. e BROGGI E.: Sulla reazi011e di ostacolo di Donaggio sulle urine e sul l. c. r. dei malati di mente (XX Con gr. d. Soc. ital. di Psichiatria: Siena, ottobre 1933). - Riv. sperim. di Freniatr., voL LVIII, p. 1065, 1934 . FERRO-LUZZI G.: Ricerche sperimentali sul significato della reazione di Donaggio nell'urina. - Minerva medica, vol. XXV, n. 34, 1934· GERIN C.: Sulla ricerca del fenomeno di ostacolo del Donaggio nella fatica muscolare, nella fatica mentale e nello stato emozionale. - Atti Congr. internaz. Medicina d. Sport. - Torino-Roma, settembre 1933, p. 423. GtACANELU V. U.: Ricerche sul •< fenomeno d'ostacolo l> (reazione di Do11aggio) irz alcune malattie mentali. - Annali d. Osped. psich. di Perugia, fase. 1 , 1934· GtAR'RUsso G. : Discussione al XX Congr. d. Soc. ital. di Psichiatria: Siena, ottobre 1933· - Riv. sperim. di Freniate., vol. LVIII, p. IlO), 1934. I MPERATI L.: Sull'esistenza e sul comportamento del << fenomo10 di ostacolo » nell'urina dei cancerosi. - Riforma medica, a. L, p. 126g, 1934. · OLMI G.: Sulla reazione di ostacolo di Donaggio nelle urine e nel liquor (XX Congr. d. Soc. ital. di Psichiatria : Siena, ottobre 1933). - Riv. speri m. di Freniatr., vol. LVIII, P· uo2, 1934· PENTA P.: La reazione di DQflaggio. Tecnica, significato e meccanismo. Riforma medica, a. XLIX, P· 1736, 1933·


IL "Fi'.NO r-..t E.:-.:0 D'OSTACOLO • DEL DONAGGIO ECC.

La reaz ione di ostacolo di Donaggio negli epilmici (XX Congr. d. Soc. ital. di Psichiatria : Siena, onobre 1933). Ri v. sperim. di Freniatr., vol. LVIII, P· 1103• 1934· QuAGLIARIEU.O G.: Ricet·che compiute e risultllti conseguiti nell'anno XII nel campo della chimica biologica. - Atti d. Soc. ital. Progr. Scienze (XXIII Riunione : N a· poli, ottobre 1934, vol. III, p. 21 6), Roma, 1935. RICCI BITTI P. : Sagg1o sull'esistenza e sul comportamento del fetJOmeno del Donaggio nelle urine dei cavalli durante l'allenamento. - Atti d. Accad. Scienze med. e natur. di Ferr:tra (seduta del 31 gennaio 1935), 1935· R I ETI E.: La reazione di Donaggio nel liquido cefalo-rachidiano. Neuropsichiatria, Ann. d. Osp. psich . cl. Prov. di Genova, a. V-VI p. 293, 1934. SIMO:-<ELLI G.: Se la rea:;ione del Donaggio " fenomeno dell'ostacolo >> dipenda dalla comparsa nelle urine di sostanze estranee alla loro nurmule composizione. - Boli. d. Soc. it:tl. d i Biol. sperim., yol. IX, n. 542, 1934. T osiN I L.: Il « fenomeno d'ostacolo » del Donaggio nelle un'ne dopo la fatica sportiva. - Boli. d. Soc. ital. di Biol. sperim., \'OI. VIII, p. 1246, 1933 e Atti Congr. internaz. Medicina d. Sport. Torino-Roma, settembre 1933, p. 417. P ERRIER S.:

Rom:t, 23 maggio 1936-XIV.


DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE - INTENDENZA A. O. l.

Direttor·e: maggiore generale medico F. MARTOCLto

Sul contenuto in fermento amilolitico del siero di sangue e del liquido di bolla in individui sani e patologici a cute nera <l> (NOTA RIASSUNTIVA) Dott. Filippo Franchi, sottotenente medico, assistcme alla Clinica Dermosifilopatica della R. Uni versità di Torino (Direttore: prof. E. BtzzoZERo).

La determinazione dell'attività amilolitica eseguita (secondo il metodo di Wohlgemuth) comparativamente sul siero di sangue e sul liquido eli bolla di diciannove indigeni (tigrim) sani ha dimostrato, per entrambi i liquidi presi in esame, valori nettamente superiori a quelli ottenuti, con b stessa tecnica, in individui normali a cute bianca (soldati nazionali): Valori amilasici medi (espressi in unità diastasiche: U. D.) in individui normali a cute bianca Valori amilasici medi (in U. D.) in individui normali a cute nera .

srcro di sangue

liquido di bolla

8,66

6,66

14,38

1 3·33

In dodici indigeni (tigrini) affetti da forme morbose acute e croniche (broitcopolmonite, pleurite essudati va, malaria cronica, lebbra macu~o- anestesica) i valori amilasici del siero di sangue e del liquido di bolla si presentavano aumentati (in valori medi, rispettivamente, 17,77 e 15,83) rispetto ai valori ottenuti nei sani a cute nera. In cinque indigeni (tigrim) affet!Ji da sifilodermi papulosi e papulopustolosi generalizzati i valori amilasici m edi del siero di sangue e del liquido di bolla erano leggermente superiori ai precedenti: rispettivamente 18,66 c

15,99 U. D. Nel 73,68 % degli individui normali e nel 64,71 '}~ dei patologici a cute nera il tasso di fermento amilolitico contenuto nel liquido di bolla uguagliava quello del siero di sangue. In base ai risultatj suesposti si deve pertanto concludere che negli individui di razza nera il fermento amilolitico contenuto nel siero di sangue è notevolmente superiore a quello di individui di razza bianca. ( •) Comunicazion~ aiiJ Sezione Piemontese dello Società lt~lia na di Dermatolog ia c Si filo~afia in T orino: st-duta del 15 luglio 1936-XIV cd :~Il~ Società di lliolngia Coloniale in Asmara : agosto 1936-XIV.


766

SUL CO~TI:SLTO 1.:-.; FE.KME~TO A:-OLOLITICO DF.L SIERO DI SANGUE ECC.

Detto aumento è ancor più evidente nel liquido di bolla prelevato da cute nera, dove infatti il tasso di fermento amilolitico raggi unge valori più che doppi di quelli riscontrati nel liquido di bolla di individui a cute bianca. ln alcuni stati patologici, sia acuti che cronici, detti valori subiscono un sensibile aumento. Gmppo Ospedaliet·o di Sembcl! - Laboratorio d'Armata di Asmara. A(n·i/e-luglio 19]6-X/V

DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DEL COMANDO FORZE ARMATE DELLA SOMALIA DIREZIONE DI SANITÀ

Direttore: colonnello meJico MAUR IZIO BEDEI

VARICELLA O ALASTRIM? Dott. Fillpp·o Massa, primo capitano medico, igienista

Nelle tabelle dove sono raccolti i dati statistici che indicano le condizioni sanitarie annuali delle truppe indigene della Somalia Italiana la varicella dà sempre, fra le malattie infettive, la percentuale più alta di ricoverati in stabilimenti Ji cura. Detta percentuale, che nel 1934 era stata del1' 1,2 % della forza media, è salita nel periodo marzo 1935- febbraio 1936 al 5 % essendo aumentate, per le particolari circostanze del momento, alcune cause di predisposizione sociale; affollamento, condizioni complessive di vita disagiata. Ho avuto campo di seguire il decorso della malattia in numerosi infetti e mi ha colpito il quadro morboso osservato due volte in un complesso di nove ascari appartenenti allo stesso reparto. L 'affezione si era iniziata - non preceduta da segni premonitori con macchie rossastre circolari abbastanza ampie comparse in 12-24 ore simultaneamente e con invasione centrifuga sulla pelle di tutto il corpo. All'atto dell'osservazione - circa 36-48 ore dopo l'inizio della comparsa dell 'esantema - si notavano vescicole di varia grandezza, di numero abbastanza limitato (4o-8o) distribuite fra faccia, tronco, arti. Dette vescicole mai confluenti od ombclicate si presentavano a forma di cupola, con una sola camera, trasparenti, ad opalcscenza bianco-lattea e circondate da un leggero alone rossastro.


\ "ARI Cf:L LA O AL.\ STR IM ?

Non ne ho mai notata una trastormaztone purulenta mentre l'evoluzione a pustole è stata sempre assai rapida. E' persistita invece a lungo (20-30 giorni) la pigmentazione della cute nei punti di caduta delle croste. Il decorso della malattia - completamente esauritasi in tutti i pazienti in 5-7 giorni - è sempre stato di una eccezionale benignità: elevazioni termiche moderate (non superiori ai 38°) nel primo periodo, qualche cefalea non gravativa e quel senso di prostrazione che gli indigeni sogliano accusare anche quando sono colpiti da affezioni banali. Si trattava in questi casi di una infezione varicellosa lieve o di una forma di alastrim resa leggera per l'immunità reciproca e crociata di questa malattia verso il vaccino jenneriano dato che gli ascari avevano subìto da pochi mesi, e con esito positivo, la vaccinazione antivaiolosa ? A mio parere tre dati depongono per l'alastrim, infezione non sconosciuta nei paesi tropicali e subtropicali : 1) invasione simultanea dell 'esantema su tutta la pelle del corpo e non ad ondate successive; 2) contenuto delle vescicole rimasto sempre trasparente, di un'opalescenza bianco-lattea senza subire anche un lieve intorbidamento purulento; 3) evoluzione rapida dalb fase di macula a quella di pustola e lunga persistenza della pigmentazione della cute nei punti di caduta delle croste.

-·~

::://1 _ ... . - -


CASISTICA

CLINICA

--- ....---

AMBULANZA CHIRURGICA SPECIALE (AFRICA

ORIENTALE)

Comand::mte: colonnello medico S. E. O n. Prof. R. PAotucct

Su di un caso di elefantiasi delrarto inferiore sinistro Dott. Silvio Princlgalll, tenente medico

Il caso che presento riguarda una giovane donna indigena di nome Cassa Uella Seeta, di circa 30 anni. Venne alla nostra osservazione nel dicembre 1935 presso Adigrat. La donna presentava una vasta tumefazione a tutto il piede e alla gamba sinistra diffusa fino al terzo inferiore dell'arto, che assumeva perciò un aspetto cd un volume enorme. La tumefazione in alcuni punti (lato interno della gamba) si presentava bernoccoluta, a differenza di quella dell'avampiede che appariva alquanto uniforme. La cute in alcuni punti era spessa, in altri dura, in altri pastosa, t:~ l volta liscia, disuguale, senza però avere punti ulcerati, eczemi, flebiti, ed altre dermiti. La deambulazione era stentata. I movimenti, attivi e passivi di molto ostacolati. Gli altri organi e sistemi risultarono indenni. E così pure nessuna particolarità degna di nota presentò il gentilizio della paziente. L 'attuale forma morbosa sembra risalire a ro anni or sono, epoca in cui, in pieno benessere e ·senza disturbi, cominciò a notare un graduale awnento dell 'arto inferiore sinistro. Tale aumento veramente cospicuo (v. figg. 1 e 1) non dava dolore alcuno. Sempre a dire dell'i nferma sembra che in questi ultimi mesi l'aumento dell'arto sia stato più rapido. Si fa diagnosi di elef::mtiasi. Da filaria forse, mancando tutte le svariate cause capaci di generare un'affezione del genere. Per ragioni ovvie (continui spo!'tamenti, mancanza di materiale adatto, ecc.) abbandonammo l'idea di praticare col tu re per vedere se nei tessuti vi fossero latenti dei germi, e così pure non vennero allestiti preparati di sangue per la ricerca del nematode. N ei giorni che precedettero l'intervento vennero praticate ripetute mt · dicazivni dell 'arto con liquiJo antisettico. In data 7 dicembre 1935 il Comandante Prof. Paolucci, in narcosi morfioeterea, pratica una escissione di un vasto lembo di cute e connettivo sottocutanco, comprendente i 2/3 del l'estensione del tumore. Si escide la parte del tumore formata di tessuto biancastro, avente i caratteri macroscopici del linfangionJa. Detto tumore svi luppato a carico del sottocutaneo ed addossato ai tendini formava con alcuni di essi un blocco, sicchè molta attenzione venne


SU DI UN CASO DI ELEFA~TIASI DELL'ARTO INFERIORE SINISTRO

769

richiesta per non lederli. Il tumore era sviluppato a carico della faccia anteriore e laterale della gamba nel suo tratto inferiore e ::tlla radic::: del piede. Escissione totale del tumore e della aponevrosi situata al disopra dei muscoli.

Fig.

1.

Fig.

2.

Plastica per scorrimento dei lembi. Sutura della cute, prcv1a accurata emostasi. M edicatura e bendaggio.


770

SU DI UN CASO DI ELEFA:-;TIASI DELL'ARTO INFERIORE SINISTRO

Il decorso post-operarivo fu buono c la p. fu dimessa guarita in breve tempo. Purtroppo non ci fu possibile trattenere l'inferma in osservazione: e dovemmo contentarci del risultato immediato, che fu veramente buono. L 'arto inf. sin. era divenuto regolare nella forma e pressochè uguale nelle dimensioni a quello del lato opposto. E così pure i movimenti di deambula· zione erano ora possibili, spediti e regolari ; l'arto inoltre appariva asciutto anche a distanza di diversi giorni dall 'intervento, senza che la donna avesse alcuna sensazione di peso, nè edema dell'arto.

Fig. 3·

I frammenti prelevati dai vari punti della voluminosa massa tumorale, asportata alla paziente vennero fissati in formalina al 10 % ed inviati presso l'Isotuto Siero-vaccinogeno di Asmara, ove gentilmente vennero allestiti pre· parati microscopici. Il blocco di tessuto asportato è costituito da tessuto connettivo tibroso, ma in altri punti si nota un tessuto connettivo lasso, poco ricco di cellule e discretamente di vasi . Solo in qualche zona il tessuto connettivo assume l'aspetto di un tessuto mixomatoso con i tipici elementi cellulari di questo. In massima si può dire che i vasi scarseggiano e quelli che vi sono, sono certamente a parete normale (v. fig. 3). No:n è il caso in questa breve nota, dire quanto si sa intorno ai vari processi tentati dai numerosi chirurghi per la cura della elefantiasi. Sono da ricordare fra i più importanti, quelli che mirano a creare ddle possibilità nuove e delle nuove vie al circolo linfatico chiuso (metodo H andley)


SU DI UN CASO DI ELEFAl' TI ASI DELL'ARTO INFERIORE SINISTRO

.·

e quelli che preferiscono cercare di creare un drenaggio fra le parti superficiali ed il circolo linfatico profondo (metodo Condoléon, Forgue, De Gaetano). Il Paolucci nella cura chirurgica della elefantiasi ha voluto praticare una tecnica operatoria capace di sopprimere, quanto più largamente fosse stato possibile, il tessuto sottocutaneo edematoso ed in.filtrato, come se si trattasse di un tumore linfo.fibromatoso; ha inoltre praticato l'asportazione dell 'aponevrosi che ricopre il piano muscolare in modo da determinare h fusione del sottocutaneo con le masse muscolari, di guisa che poteva aversi una vasta anastomosi dei linfatici del sottocutaneo con quelli muscolai·i profondi. ll successo ottenuto dimostra appunto la precisione del concetto seguito dal Prof. Paolucci per la cura chirurgica di tali affezioni. RJAssumo. -

Africa Orientale.

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771

L'A. descri,•e un caso di elefantiasi dell'arto inf. sm. osservato in


...

OSPEDALE MILITARE DI FIRENZE

Direttore: ten. colonnello medico prof. F. PELLEGRINI

(Sezione Monu:olive.to - Il! Reparto Medicina)

Siringomielia cervico-dorsale emilaterale

(l)

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Don. Giova n ni Angelini, sonorenente medico, capo reparto ed assistere:. all'Istituto di Patologia Speciale Medica di Padova (Direttore: prof. G. A. PARI)

C. N., di N. N. e di C. R., nato il 14 dicembre 1913 a Roma. Caporale del

1~8° fanteria, Arezzo. Ricoverato nel III Reparto Medi/na dal 6 maggio 1935 al 25 mag·

r

gto 1935· Anamnesi. - Ha conosciuto solo la madre, morta per tubercolosi. E' solo ed è stato dopo la morte della madre alb·ato in collegio. In tenerissima età rimase travolto sotto le macerie dd terremoto di Avezzano (di qui il paziente dice gli sarebbe rimasto « il -cuore spostato )) ). Ha sofferto bronchite e dolori reumatici, per i quali è stato ricoverato all'Qspedale Policlinico di Roma per parecchio tempo nel 1927: in seguito a sforzi avVertire~ ora cardiopalmo ed affanno di respiro. Due o tre anni fa fu operato di ernia inguinale destra. Cinque o sci anni fa il paziente, che allora facevo il falegname, si accorse per caso di avere una ipoestesia termica di grado considerevolissimo della mano sinistra (giuocando con i compagni a trarre una forbice dall'acqua calda egli riusciva a tenervi immersa la mano sinistra senza averne jmpressione rli calore). Si accorse anche in quel tempo cii avere una analgesia deiia stessa mano quasi -completa: p. es. inavvertitamente si era prodotto un taglio sanguinante e non avvertiva dolore. In seguitò a questi disturbi, per consiglio di un medico, il giovane abbandonò il primitim mestiere per fare il doratore e legatore di libri: ciò fino alla chiamata alle armi. Allora non aveva dolori all'arto superiore sinistro nè alcun disturbo di moto. Chiamato alle armi il 6 aprile 1934, pr::stò continuamente reyolare servizio, partecipando anche al campo e alle grandi manovre estive. Tuttavia già nel perioJo di istruzione da recluta, specialmente nel sollevar pesi e nel fare segnalnzioni con bandiera, egli si accorgeva, e se ne erano avvisti anche i superiori. di una facile stancabilità dell'arto superiore sinistro. Alcuni mesi fa nel correre in bicicletta, a,·endo abbandonato il manubrio con la destra per togliere il fazzoletto di tasca, nel mentre face,·a affidamento solo sulla sinistra perdette la padronanza e nella brusca sterzata fece un ruzzolone. A tutti questi fatti egli non ave,·a prestato grande attenzione, fìnchè tre mesi fa, guasi all'improV\'iso. ris veglianJosi una mattina, alle prime fatiche avvertì che l'arto superiore sinistro non era più valido come in precedenza e, pure essendo ancora in

grado di compiere movimenti, non era atto al più piccolo sforzo. Questi fatti :tccentuati di pnresi (•< mancamento >• come egli si esprime) dell'arto superiore sinistro, perdurarono per due-tre settimane e vennero allora praticati massaggi di uso comune. ( 1) Comunicazione e presentazione del mabto all'ospcùale milita re di Firenze il .13 maggio 1935.


SIRINCOMIELIA CFRVICO-DORSALE EM ILATERALE

773

In quel periodo egli co'minciò :mche ad avvertire :td intervalli un dolore trafittivo dietro il moncone della spalla sinistra che scendeva aggirando la radice dell'arto superiore sinistro di dietro, lateralmente ed in avanti. Questo dolore, dapprima discretamente intenso, andò in seguito piuttosto attenuandosi, non ebbe mai irradiazioni all'avambraccio e alla mano. Anche i fenomeni paretici dell'arto superiore sinistro andarono col tempo verso un miglioramento, residuandone però sempre una cospicua diminuzione di forza dell'arto stesso. Come pure spesso tuttora si presentano sensazioni transitorie di grande debolezza dell'arto superiore sinistro, parestesie, come sensazioni di intorpidimento della mano e di tutto l'arto sinistro nel riposo protratto dell'arto stesso, a volte sensazioni come di freddo intenso alla spalla e all'arto superiore sinistro (come se queste parti fossero diacce e morte), a volte parossismi dolorosi nelle sedi già indicate e talora quasi a dipartenza dalla colonna cervice-dorsale superiore. Nessun altro disturbo il paziente ha rilevato a carico delle altre estremità o delle varie funzioni organiche: non disturbi degli sfinteri o della funzione sessuale. (Per 1 disturbi sudorali vedi oltre). Cefalea abbastanza frequente, non vomito o vertigini. Esam~ obbiettivo. Buona cosùtuzione generale. Colorito roseo del volto. Lieve spessore di adipe. Non cianosi, ittero, edemi. Normale distribuzione pilifera e conformazione dei genitali. Piccoli nodi linfatici solo all'inguine. Modico sviluppo muscolare. Non anomalie scheletriche salvo quelle rilevabili a carico della colonna vertebra/e. Un certo grado di gibbosità è evidente nella parte inferiore della sezione dorsale, dove si ha anche l'impressione di un allargamento delle apofisi spinose; su questa prominenza l'attenzione del paziente fu attratta solo durante il servizio militare, per il fastidio che gli procurava lo strusciamento del fuci le portato ad armacollo. Se si segna la linea delle apofisi spinose si notano anche lievi deviazioni della colonna in senso laterale (lieve scoliosi convesso sinistro nella parte alta dorsale, lieve scoliosi convesso destro nella parte bassa) ma ciò che risulta soprattutto all'esame è l'anzidetta gibbosità cifoùca. Nulla da rilevare all'esame cranico, del cavo orale e della retrobocca. Nulla di patologico da rilevare a carico dell'apparato respiratorio, mentre risultano discreti gradi di asimmetria nella conformazione dei due emitoraci (soprattutto la base sinistra appare più convessa della base destra, per contro più appiattita). Cuor~. Non itto della punta diffuso o sollevante, non bozza, ncn fremiti. Limiti delle aree di ottusità assoluta e relativa normali. Notevole impurità del primo tono su lla punta e sul focolaio polmonare: discretamente accentuato il secondo tono polmon are, con accenno talvolta a bipartizione. Non aritmie. Addome. - Cicatrice operatoria alla regione inguinale destra; del resto null'altro. Fegato e milza in limiti normali. Reni non palpabili. Art.i. - Non piaghe delle estremità superiori, nè alterazioni ungueali. La mano sinistra talvolta ha più facilità al pallore o alla cianosi, ma non lo è in permanenza nè appare succulenta. La sudazione del palmo della mano sinistra è minore che quella della mano destra: ciò si constata agevolmente al contatto in alcuni momenti ed il paziente del resto conosceva bene questa parùcolarità, perchè nel lavoro di doratore di libri preferiva uùlizzare questa mano, che lasciava meno impronte di sudore. Ma anche la ascella sinistra suda meno, come si apprezza bene al tatto; il paziente stesso ricorda molto bene che d'estate la camicia e la giacca a destra si imbevono ampiamente di sudore ascellare, mentre a sinistra sono appena bagnate per un'estensione assa1 mtnore.

Esame del sistema nervoso - Motilità. - Se si tien conto anche della normale diversità di sviluppo muscolare nelle due metà del corpo, non si notano grandi ditTe5 -

Giornal~ di

mt!dicina militar~.


774

SIJ< l NGOMIELIA CERVICO-DORS:\LE EMILATERAl E

renze nel volume complessivo delle masse muscolari tra i due lari, nè agli ani supenon nè a quelli inferiori. Solo le eminenze tenare e ipotenare della mano sinistra appaiono in modo e,·idente alquanto più appiattite e come più flosce delle corrispondenti di destra. E' da rilevare anche che tuue le dita della mano sinistra si possono arrovesciare in misura notevolmente maggiore che a destra. Gli spazi interossei metacarpali non app<liono particolarmente infossati, non si notano atteggiamenti particolari della mano sinistra. Come pure del resto non si apprezzano differenze di tono considerevoli fra i due lati. Tutti i movimenti auivi e passivi del capo, del tronco, degli arti, sono possibili in modo normale. Non alterazioni della statica e della deambulazione. Considerevole diminuzione della forza muscolare della mano, avambraccio, braccio e spalla di sinistra. Nulla agli arti inferiori. Non tremore statico nè intenzionale.

Ad arti superiori in riposo nella giacitura supina qualche lieve scossa anima di tanto in tanto l'a\':lmhraccio e la mano sinistra (tali fenomeni sono assenti a destra); talvolta si osserva anche qualche piccolo movimento delle dita ddla mano sinistra (avvi· cinamento, flessione, ecc.). Il paziente denuncia in corrispondenza con tali movimenti come la sensazione di un guizzo muscolare ed infaui contrazioni fascicolo-fibrillari si osservano benissimo specie al braccio nella regione antero-esterna. Non fenomeni di atassia, asinergia, dismetria, adiadococinesia nelle varie pro\'e agli arti superiori e inferiori. Nessun segno di deficit motorio a carico dei nervi cranici, non anisocoria nè alte· razioni del contorno pupillare. Sensibilità. - Dolore riferito spontaneamente e piuttosto vivamente alla pressione nella sopraspinosa sinistra, regione posteriore del moncone della spalla sinistra e della radice del braccio sinistro, nella parte laterale del braccio sinistro all'unione del 3° ~upe­ riore al 3° medio. Tah·olta il dolore viene avvertito dal paziente come proveniente dalla regione cervice-dorsale della colonna (mai irradiazioni dolorose a destra); sembra anche che la percussione della colonna in questa sede provochi maggior dolore che altrove. Parestesic già segnalate. Sensibilità termica. - Anestesia praticamente completa per il caldo e per il freddo, che vengono ugualmente non percepiti ed avvertiti come pure sensazioni di contano della provetta usata per l'esame, per tutta l'estensione dell'ano superiore sinistro, della metà sinistra del collo, della met3 superiore sinistra del tronco, così anteriormente che poste· riormente, conforme i confini tracciati nello schema (v. fig.). Tali confini sono rapprc· sentati dalla linea mediana anteriore dal mento all'ombelico, dalla linea mediana poste· riore dalla sommid del capo alla parte inferiore della colonna dorsale. ln basso si ha come confine una linea che d:.~ll'indietro all'avanti discende leggermente obliqua, decorre tangenzialmente all'arc:ua costale di lato e termina appena un po' al di sopra dell'cm· belice. In alto il confine è dato da una linea mento-auricolare, cioè all'incirca dal mar· gioe inferiore della mandibola; il padiglione auricolare specie verso il suo margine è notevolmente ipoestcsico; nella zona del cuoio capelluto le indagini sono un po' incerte ed imprecise perchè b presenza dei capelli, per quanto corti, non consente esatte delimitazioni verso rinnanzi: tuttavia si può constatare che la sensibilità per il caldo intenso a sinistra è abolita nelle regioni occipitale e parietale. Sensibilità dolorifica. - Alla prova dell'ago-puntura, abolita nelle stesse regioni ora dette: si ha solo un riferimento di sensnione di toccamento. Il suo limite inferiore per sdmoli d'intensità ordinaria tuttavia si trova nd un livello alquanto più elevato che quello dell'anestesia termica ed è appunto rappresentato da una linea che decorre dal· l'indietro all'ava nti con lieve discesa circa due dita sopra il ricordato limite termico. La scnsibilit?t alla puntura è meglio della termica esplorabile al cuoio capelluto dove, sempre nella metà sinistra fino ali:.~ linea medi:ma, la si trova abolita nelle regioni occipitale e parictale : bisogna spingersi in avanti verso la fronte per riscontrare di nuovo


SIR INCOMIELIA CERVICO-DORSALE EMlLATERALE

lll

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prossimità di essa (un po' al davanti di una linea biauricolare) che la sensazione viene

di nuovo percepita. In generale per i confini dell'an~lgesia si ha l'impressione, più che per la sensibilità termica, che vadano come sfumando in ogni direzione alla periferia dell'area indicata, di modo che p. es. con una stimolazione puntoria più forte si riesce ancora in queste regioni marginali di trapasso ad ottenere una risposta, che per più debole stimolo non si aveva. Analgesia si ha pure al pizzicamento e pigiamento di masse muscolari su piani ossei. S~nsibilità tatti/~. Nelle regioni così esplorate la sensibilità per stimoli di contatto è conservata. Si nota però un ceno affievolimento di essa, così che gli stimoli lievissimi non vengono percepiti, nel confronto con le corrispondenti regioni di destra. Si n ota pure, facendo sempre questo paragone. nelle zone di sinistra già segnate qualche errore ndl'indicazionc della sensazione cd un ritardo molto netto, apprezzabile all'orologio, nella risposta di avvertita sensazione. Conservata integralmente del resto la sensibilità in tutte queste sue forme nelle rimanenti regioni del corpo, in particolare nei distretti trigeminali della faccia. Il st:nso st"~ognostico della mano sinistra è altrettanto ben conservato che a destra.

c.. N. V- 19M

Integro P~meoti nf,i due lati il senso di posizion~ o de/l~ attitudini s~gm~ntaric;

co~s~rvata a Sl?istra come a destra la sensibilità alla pr~ssion~ sulle apofisi ossee, che

a sJruscra tuttav1a, come sopra si è detto, non riesce a provocare una sensazione dolorifica. RIFLESSI:

pupj}Jari alla luce . . . pupillari all'accomodazione corneaJi . congiunti vali

presenti; presenti; presenti ; presenti;


SIRINGOMIEL!A CERVICO-DORSALE EMILATERALE

faringeo . masseteri no tricipitali . cubitali radi;-~li . p;-~tel l ari

achillei addominali cremasterici plantari clono della rotula clono del piede

presentt> un po' torpido; presente; presente a D., assente a S.; presente a D., assente a S.; pre~ente a D., asseme a S.; presenti bilateralmente e normali; presenti bilateralmente e normali; ripetutamente saggiati non si provocano; presenti bilateralmente; presenti vivaci in flessione; assente; nssente.

Non Babinski-Schaefer-Oppcnheim-Gordon. Riflesso di orri pilazione presente da ambedue i lati, anche nelle regioni di termoanestesia c analgesia. Così pure alle prove semplici di dermografismo non si notano in queste zone differenze particolari in confronto alle omologhe controlaterali. Esame delle orine negativo per dati patologici. Sieroreazione di Wassermarw (con antigene l. S. M. e con antigene Fresemus) negativa. Sieroflocculazione di Meinicke (M. D. R.) negativa. Esame radiologico della colonna. - Non apprezzabili lesioni scheletriche a canco de.lle ultime vertebre cervicali, delle dorsali e dell~ prime 3 lombari. Esame elettrico. - Mette in evidenza per i muscoli dell'arto superiore sinistro (in

paragone con i corrispondenti di destra) sopra tutto una diminuzione della eccitabilità faJ;"adica e galvanica; la formula di contrazione è generalmente normale oppure tende all'uguaglianza; per qualche muscolo si osserva tuttavil inversione della formu~a. Durante la degenza sempre apiretico. Il 25 maggio 1935 viene trasferito al Reparto Osservazione per provvedimenti medico-legali giusta l'art. 24 dell'Elenco A. DiagrJOsi. - Siringomielia cervico-dorsale emi laterale sinistra.

La discussione diagnostica di questa osservazione non sembra comportare notevoli difficoltà, quando si tenga presente l'insieme dei vari fatti rilevati, quali più quali meno manifesti, ma tutti in ugual modo importanti ai fini del giudizio definitivo della forma morbosa che presenta questo soldato. Già interessanti e davvero preziose informazioni, nonchè i primi indirizzi, si potevano ottenere raccogliendo l 'anamnesi con pazienza, non trascurando ma piuttosto cercando di sollecitare il racconto di particolari, in apparenza di scarso significato, a cui il paziente stesso del resto non appariva annettere peso soverchio, forse più preoccupato di moleste sensazioni cardiache o di una certa prominenza in sede della vecchia ernia inguinale operata, che di disturbi ritenuti di minor momento o transitori, quando non fosse d_i curi?s: particolarità personali di insensibilità della mano e dell'arto supenore SiniStro. Già dal racconto infatti si poteva acquistar cognizione intorno a vari ordini di fenomeni; disturbi sensi tivi con abolita sensibilità per il calore e per il dolore nelle parti ora dette, per un'estensione non precisata e risalenti


SIF.INGOMIEtiA C i;.RVICO-DORSALE EMILATERALE

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- almeno a nozione del paziente - ad alcuni anni addietro (5-6); disturbi di moto a carico dello stesso arto superiore sinistro, questi manifestatisi in epoca più recente, vale a dire - a parte chiari indizi nel! 'ultimo anno, dal paziente trascurati - in forma quasi acuta qualche mese prima, con fatti accentuati di paresi, poi aw::nnanti a migliorare; inoltre dolori dietro la spalla sinistra e alla radice dell'arto superiore sinistro, con parestesie varie in quest' ultjmo; infine - particolarità queste note pure al paziente, ma una certa prominenza di vertebre affioranti solo nel corso dell'esame dorsali, minor sudazione della mano e dell'ascella sinistra, più facili alterazioni di circolo dell'estremità superiore sinistra. L'indagine obhiettiva si rivolse naturalmente a precisare e a completare tutti questi riferimenti e - a parte quakhe dato riscontrabile all'esame cardiaco, di significato non decisamente patologico, ma forse non del tutto trascurabile anche in vista di una pregressa malattia reumatica - si concentrò sull'esame del sistema nervoso. Così, sintetizzando, si accertarono fatti riconducibili in sostanza a quattro categorie: 1 ° Alterazioni della sensibilità, a carico ~ia di quella soggettiva rappresentate dai dolori e dalle parestesie nelle sedi già ricordate - sia più specialmente di quella oggettiva: quest'ultime, diciamo senz'altro, in forma di tipica dissociazione siringomiclica, per abolizione della sensibilità termodolorifica e conservazione della sensibilità tattile (sia pure con affievolimento e accenni chiari a disestesie) e delle sensibilità profonde. Queste alterazioni sensiti ve erano riscontrabi li per un 'estensione assai maggiore di quello che non risultasse a cognizione del paziente, come già è stato descritto e, per maggior evidenza, raffigurato in uno schema (v. fig.): in generale, in tutti questi territori vi era insensibilità anche agli stimoli puntori, contusivi, calorici più intensi, non avendosi da parte del paziente alcun indizio di reazione dolorosa e solo riferimenti di impressioni di contatto del mezzo stimolante; avendosi a mente tuttavia quello che è stato detto per il limite di analgesia a stimoli ordinari, inferiormente più elevato rispetto a quello di anestesia termica, e per la ipoestesia nelle zone marginali di transizione sopra tutto per gli stimoli dì dolore. Del resto non era dato nell'interno degli stessi confini di apprezzare diversità di comportamento sensitivo da zona a zona, almeno di fronte ai mezzi più correnti d'indagine ·ed avendosi di mira più l'accertamento di un'imensibilità anche per energiche stimolazioni che le sfumature. Si può riconoscere agevolmente che i limiti di queste alterazioni della sensibilità - che medialmente si identificano con le linee mediane - corrispondono in alto ai confini fra i territori d'innervazionc delle prime radici cervicali (C. I-a, II-a, III-a) e quelli di spettanza più propriamente trigcminale al volto (v. topografia sensitiva nucleare del V), cui compete invece una sensibilità normale; e verso il basso si approssimano grandemente al li vello assegnato negli schemi alla X-a radice dorsale.


SIP INCOMI ELIA CER \'!CO -DORSALE. EMI LATERALE

Alterazioni della motilità. - Queste rilevabili a carico di ogni segmento dell 'arto superiore sinistro - malgrado il miglioramento dal paziente riferito nei riguardi dei fenomeni accentuati di deficienza motoria di qualche mese prima - e per ogni carattere (paresi con iniziale ipotrofia ed ipotonia, rilevabile specialmente a carico delle eminenze tenare ed ipotenare appiatite, contrazioni fascicolo- fibrillari evidentissime, diminuzione della eccitabilità faradica c galvanica con accenni a reazione degenerativa parziale) riferibili ad una lesione del neurone motore periferico, cioè compendiabili come pa resi periferica dell'arto superiore sinistro: è superfluo ricordare che ciò riconduce subito il pensiero ad alterazioni delle cellule nucleari del neurone di 2° ordine nelle corna grigie anteriori del rigonfiamento cervicale, dato che non appare essere in campo una lesione di radici o di tronchi isolati del plcsso brachiale. 3° Alterazioni tlasomotorie, secretorie a carico dello stesso arto supc· riore sinistro (ipoidrosi della mano e dell'ascella), nonchè un certo grado di cifosi dorsale con qualche accenno di deviazione laterale di minor conto. 4° Alterazioni dei riflessi, cioè scomparsa dei riflessi tendinei ed osteoperiostei del! 'arto superiore sinistro, 1 cui centri sono scaglionati a livello del s"-6° (radiale), 6"-i (tricipitale), 7"-8° (cubitale) segmenti cervicali. (Presenti gli stessi riflessi dall'altro lato, nonchè i riflessi aventi centro bulbo-protuberenziali). Mancano anche gli addominali bilateralmente; mentre gli altri riflessi degli arti inferiori sono presenti come di norma. Ora non è chi non veda come questi quattro ordini di fatti sono proprio quelli che compongono in maniera fondamentale il quadro classico della siringornielia, così che si può ben dire che nessuna delle manifestazioni a poco a poco comparse in questo soldato le è estranea e tutti i sintomi principali - per quanto alcuni sviluppati in pieno, come i disturbi sensitivi, alcuni disturbi secretori, le alterazioni dei riflessi, altri invece in una fase sia pure evidente, ma ancora iniziale od appena . abbozzati, come le alterazion i di moto, le deviazioni vertebrali, facenti parte del complesso di disturbi trofici cl1e nella malatt ia avanzata assumono gli aspetti più gravi - ora vi sono dunque rappresentati. D'altra parte bisogna tener presente per questa affezione un decorso di estrema lentezza, un inizio (ben inteso approssimativo) in età giovanile, quando non sia, come in questo soggetto, nell 'adolescenza, un andam ento a remissioni e peggioramenti improvvisi, con soste anche lunghe. Così che non bisogm affatto meravigliarsi che in questo giovane soggetto nel periodo at· tuale, in cui noi cogli amo la malattia non molto tempo dopo il presumibil~ esordio, non siano in campo p. es. quei vistosi fatti trofici, che si appalesano con i patcrccci e le mutilazioni analgesiche, con le retrazioni fibrotendinee, le artropatie, le fratture, il torace a battello, ecc., o quelle accentuate atrofie dei piccoli muscoli della m:mo, che portano all'aspetto completo della mano scim m ic:sca (qui appena accennata) o della mano ad artiglio, ecc. 2"


SIRINGOMIELIA CERVICO-DORSALE EMI LATERALE

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Nè bisogna dimenticare, di fronte alla apparente sproporzione con cui per ora in questa osservazione dominano i disturbi sensitivi, già molto estesi e con i caratteri della più tipica dissociazione, che il quadro clinico della siringomielia può variare quanto mai, sempre in rapporto con la diversa estensione e localizzazione assunta dal processo morboso nel midollo; così che ci si può sbizzarrire a classificare tipi e varietà in rapporto alla predominanza di questo o quel gruppo di fenomeni e parlare di forme tipiche e di forme atipiche, queste ultime a loro volta sensitive, o motrici (amiotrofiche o spasmodiche) o trofiche, ecc. Che nel caso nostro si sia in piena evoluzione di un processo patologico lo denota anche la successione dei fatti, per quanto è dato arguire dall'anamnesi nei riguardi delle due categorie principali di disturbi, di senso e di moto; e l'improvviso aggravarsi di questi ultimi quasi in forma di paralisi dell'arto superiore sinistro circa tre mesi fa, con successiva attenuazione, pur troppo solo illusoria, della deficienza di moto fa ben pensare all'intervento di quei fatti emorragici ed edematosi, suscettibili di parziale emendamento, che s'invocano nel campo dell'alterazione già costituita a spiegare gli improvvisi peggioramenti e talvolta le remissioni della sintomatologia. Chè se noi vogliamo poi confermare e controllare questo procedimento di diagnosi diretta, a cui di solito più volentieri ricorre dapprima la mente, possiamo - anzichè costruire il più arido ed artificioso elenco ài malattie del sistema nervoso, via via da prendere in considerazione per questo o quel dato di analogia e poi per infiniti altri da scartare - cercare di risalire dalla sintomatologia al tipo di lesione capace di renderei conto di tutto l'insieme dei fenomeni rilevati. Cosl facendo, cioè immaginando un processo di alterazione che, a giustificazione dei disturbi sensitivi, abbia dovuto svilupparsi a spese della sostanza grigia del corno posteriore di sinistra - così da interrompere quell 'unica via che è deputata alla conduzione delle sensazioni termodolorifiche (via crociata delle fibre brevi delle radici posteriori e del fascio spino- talamico), mentre alla sensibilità tatti! e, oltre ad un 'uguale via di trasmissione, si attribuisce la via diretta delle fibre lunghe dei cordoni posteriori, e le sensibilità profonde si valgono di più vie - ; alterazione che poi, a giustificazione dei disturbi di moto, si sia estesa ad interessare il corno grigio anteriore a sinistra, avendosi inoltre per entrambe queste localizzazioni giustificazione dell'interruzione dell'arco diastaltico dei riflessi dell'arto superiore sinistro ed infine, per interessamento dei centri simpatici del tratto intermedio laterale sinistro, giustificazione dei disturbi sccretori, vasomotori e trofici ; tutto ciò per un'estensione in senso longitudinale di molti seg menti del midollo, che le alterazioni di moto e dei riflessi fanno attribuire al rigonfiamento cervicale, ma che le alterazioni di senso consentono meglio di precisare, dai primi segmenti cervicali al decimo dorsale circa; ebbene quando avremo cercato di immaginare un processo di questo tipo e di questa estensione noi non


SJRI NGOMIELIA CERVICO-DORSALE EMILATE.RALE

avremo altro quadro anatomico cui riferirei che quello della siringomieli;t nella sua più frequente localizzazione cervice- dorsale. Processo multiforme, in cui possono interferire secondo le interpretazioni patogenetiche fatti diversi di idromielia, per dilatazione del canale centrale, e di vera e propria escavazione e fessurazione, malformazioni congenite, processi infiammatori ependimari ed alterazioni vasali con ematomielia e rammollimenti, processi di gliosi e di gliomatosi di natura imprecisata; ma le cui particolarità di localizzazione nella sostanza grigia centrale del midollo spinale rendono conto in generale dei fenomeni clinici, come sopra

si è visto. Solo la compressione o l'infiltrazione anche dei cordoni laterali può dar origine ad una sintomatologia di lesione spinale trasversa più o meno completa e rapida (paraplegia spastica degli arti inferiori, disturbi della funzione vescicale, ecc.): nel caso nostro segni di una tale compromissione dei fasci di sostanza bianca dd midollo non v'erano, neanche in forma di semplice esagerazione dei riflessi degli arti inferiori. Come pure non vi erano segru che denunciassero l'estendersi del processo verso il midollo allungato (siringobulbia). Vale la pena di fermare l' attenzione sulla topografia dell' anestesia termo-dolorifica nella nostra osservazione, che potrebbe far obiettare, per il suo primo aspetto di anestesia segmentaria, non essere quella propria della siringomielia a distribuzione radicolare; ma l'obbiezione è facile da risolvere. Si legge infatti neila Semeiologia magistrale di Dejerine, a proposito dell'anestesia segmentaria nella siringomielia (Ed. Masson, r926, pag. 932 e segg.), che essa veniva ammessa sopra tutto in una epoca in cui la topografia sensitiva radicolare era pressochè ~conosciuta; ora, studiando casi di siringomielia non troppo avanzati nella loro evoluzione, si constata la topografia dei disturbi sensitivi a striscie longitudinalì e parallele al decorso dei tronchi nervosi, oppure se anche essi interessano tutta l'estensione di un arto, ciò che è più frequente, si presentano in striscie inegualmente anestesiche, corrispondenti sempre a territori radicolari (anestesia radicolare d'intensità variabile, con topografia scgmentaria apparente); tuttavia << a1lorchè la siringomielia è più avanzata nella sua evoluzione, le variazioni d'intensità dell'anestesia secondo i diversi territor~ radicolari spesso scompaiono. In generale questa anestesia dissociata occupa larghe estensioni della superficie cutanea, arti e tronco, ma qui ancora i limiti superiore ed inferiore dell'anestesia sono nettamente radicolari » : in questi casi non è affatto raro trovare anche alterazioni, di più lieve entità sempre a topografia radicolare, della sensibilità tatti le; per il collo, la nuca, e il cranio si trova nella siringomielia lo stesso tipo radicolare di anestesia (si vedano le chiare figure e specialmente le figure 478-479 a pag. 906 in un caso di siringomielia unilatera le analogo al nostro). Ora, come si è detto, nella nostra osservazione, differenti gradi di alterazione sensitiva in zone diverse del territorio di termo-analgesia non si pote·


SIRINGOMIELlA CERVICO-DORSALE EMlLATERALE

vano rilevare, ma i confini superiore ed inferiore (quest'ultimo un po' diverso, ma ad andamento parallelo sul tronco, per la anestesia dolorifica e quella termica) segnavano pur sempre in maniera evidente dei limiti radicolari. E' noto anche che la dissociazione siringomielica non è esclusiva e tanto meno patognomonica della siringomielia: non fosse altro, la si riscontra altrettanto netta nell 'alterazione affine l'ematomielia, nel caso nostro da escludere per l'assenza della causa più frequente, il trauma, per l'estensione e topografia stessa delle alterazioni, per i segni di un processo in via d'evoluzione nel corso degli anni; e poi anche la si ritrova a volte nei tumori e nelle compressioni del midollo, per non dire addirittura in certe anestesie funzionali: evenienze tuttavia che non è difficile nella nostra osservazione eliminare, tenendo presente l'insieme dei caratteri del quadro morboso e sopra tutto la purezza e tipicità della sindrome sensitiva in asscciazione agli altri dati di conferma. Di modo che io credo che si possa con tranquillità riaffermare anche per via di discussione differenziale la diagnosi già esposta di siringomielia cervico-dorsale. E venendo alla fine a quello che forse è l'elemento di ati pia e di interesse più notevole della nostra osservazione, vale a dire la stretta unilateralità delle manifestazioni morbose, se ne deve concludere che essa, più che infirmare, avvalora piuttosto questo giudizio, perchè solo per un'affezione del tipo della siringomielia si riesce a concepire siffatta unilateralità di alterazione anatomica e di corrispondente sintomatologia. Dice Ferrio nella sua Diagnosi clinica delle malattie interne (Vol. III, Sistema nervoso, p. 656, U.T.E.T., 1927): « Le amiotrofie e le paralisi, come ogni altra manifestazione della siringomielia, non sono mai rigorosamente simmetriche, l'asimmetricità è anzi uno dei caratteri clinici pitt favorevoli alla diagnosi di questa affezione. Il grado massimo di asimmetricità viene realizzato da quei casi in cui il processo si estende prevalentemente, se non esclusivamente, in una metà laterale del midollo e da questo medesimo lato

si constatano i sintomi (Dercum e Spiller, Dcroubaix, Leenhardt e Norero, Ryerson, Prentice) ». In sostanza è sempre la localizzazione del processo che cìetermina la sintomatologia e fra le forme atipiche per varietà di localizzazione Alajouanine, nel capitolo Siringomielia del recentissimo Volume XX del Nouveau Traité de Médecine di Roger-Widal-Teissier (Ed. Masson, 1935), accenna al tipo unilaterale, secondo l'osservazione di Dejerine e Sottas (v. la figura della sezione di midollo in questo caso, in cui la cavità è rigorosamente limitata al lato si nistro e non sorpassa la linea mediana, in Ferrio già cit.) e secondo un'osservazione perso.nale (Alajouanine e Ravina), in cui i disturbi motori sensitivi e trofici, già di vecchia data. erano tuttavia strettamente unjlateraJi.


SIRI~GOMIELIA

CERVICO·DORSALE EMILATERALE

E per citare solo le fonti più facilmente accessibili, Mattirolo, nel Trattato di Medicina interna diretto da Cecon i (Ed. << Minerva Medica ))), ricorda c< le forme unilaterali, in cui la lesione è limitata ad una sola metà del midollo ed in cui i fenomeni siringomielici sono limitati ad un solo arto e ad una metà del tronco (Rossolino, Dcjerine, Oppenheim, Sano, ecc.) )) ' accanto ad ogni altra possibile varietà di localizzazione. Forme dunque più rare, ma non per questo meno sicure dello stesso quadro morboso e come si è visto accertate anche anatomicamente. Sulla rigorosa unilateralità di qualsiasi ordine di manifestazioni constatata nel caso nostro si può solo avanzare una riserva nei riguardi della futura evoluzione del processo, per il quale, dovendosi ammettere un'origine non di molto lontana (5-6 anni), non si può prevedere se conserverà in avvenire lo stesso carattere o se non finirà per sconfinare anche nell'altro lato. Sull'origine della malattia in questo soggetto non si può avanzare alcuna seria congettura. · RIASSUNTO. Illustrazione di un caso. in cui i fenomeni più caratteristici per la diagnosi di siringomielia (alterazioni sensitive, motorie, secretorie, vasomotorie, della reflettività) erano strettamente unilaterali.

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OSPEDALE MILITARE DI VERONA

DI UN CASO DI TOSSICODERMIA DA IDIOSINCRASIA MERCURIALE Dott. Canio Taglia, tenente medico

Vi sono delle forme morbose nella nostra scienza che richiamano particolarmente l'attenzione dello studioso, sia perchè esse hanno una difficile interpretazione nosologica, sia perchè si presentano di rado alla nostra osservazione. Tale è il caso che ho avuto agio di studiare; e che riferirò brevemente: R. E. di Angelo, soldato della classe 1914, app:trtenente al 6° regg. artiglieria d'Armata. Entra nel reparto dermoceltico il 7 novembre 1935 con diagnosi di eczema alle gambe. Gentilizio: negativo. Nell'infanzia ebbe piodermite del cuoio capelluto e del volto. Tutti gli inverni, per la durata di circa cinque mesi, è sofferente di geloni alle mani ed ai piedi, per la qual cosa le dita diventano edematose e cianotiche ed in alcuni tratti si formano delle ragadi. Due mesi or sono venne per la prima volta ricoverato in questo Ospedale, nel reparto dcrmoceltico, pcrchè affetto da eczema secernente alle gambe e, dopo otto giorni di degenza, dimesso guarito. Ritornò per la stessa affezione dopo una diecina di giorni, uscendo ancora guarito dopo dicci giorni. Attualmente riferisce che da circa ~ci giorni è ricomparso nel 3° inferiore delle gambe la stessa infermità sotto forma di vescicole commiste a croste. Esame obiettivo: Individuo ben nutrito e ~anguificato. Nulla agli organi endocavitari. Si nota su tutto il 3° inferiore delle due gambe lieve tumefazione con arrossamento spiccato, che contorna a fascia le dette regioni per l'altezza di circa IO cm. Su di essa si rilevano vescicole di varia grandezza commiste a croste giaìlastre con tratti umidi secernenti. Le lesioni sono ~ruri ginose. Si notano inoltre al capo squame spesse grigio-giallastre ed eruzioni vcscicolari. Durante i primi tre giorni di degenza il paziente viene medicato con pomata all'ossido di zinco ed all'ossido giallo di mercurio. Al quarto giorno di degenza si ha improvvisa eruzione di chiazze eritematose agli arti, al petto, all'addome, accompagnate da prurito. Al quinto giorno l'eritema si diffonde a tutto il corpo. eccetto alle palme delle mani cd alle piante dci piedi. Al sesto giorno suile chiazze eritcmatose compaiono piccole vescicole a contenuto sicroso-gialliccio. Le vescicole sono più evidenti al dorso delle mani, agli arti, al petto e all'addome. La temperatura si eleva a 38° gradi. Al settimo giorno si comincia a formare un alone infiammatorio attorno alle vescicole, che tendono ad allargarsi, e quelle situate alle ascelle e agli inguini, si estendono fin quasi a confluire. Il contenuto di esse, da prima limpido, comincia ad intorbidarsi. T emperatura persistente a 38° gradi. Nell'ottavo giorno, dopo aver discusse e scartate, per una eventuale diagnosi, tutte le forme cliniche che potevano aver comunanza di sintomi con il caso in esame, si sospetta infine trattarsi di una forma di tossicodermia da mercurio, essendomi ricordato che il paziente era stato medicato, durante i primi tre giorni di d.egenza, con pomata all'ossido di mercurio. A tal fine eseguo la prova di trasporto pass1vo della ipersensibilità dal paziente in questione ad altro individuo immune, col


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DI U:-.1 CASO DI T OSSICODERMit\ DA IDIOSi:'\C RA'iiA MERCU RI ALE

metodo Prausnitz- Kustne:r, ed essendo dopo 38 ore la reazione risultata nettamente poswva diag nostico una forma di tossicodermia da preparato mercuriale. Nell 'esame dcl sangue, eseguito nell'otta\'o gio rno di degenza, si nota eosinofil ia spiccata. All'esame dell' urina tracce di albumina e nel sedimento qualche emazia. Al nono giorno le vescicole cominciano a 1 icoprirsi di croste giallastre, trasformandosi così in vcscico-pustolc, e gli clementi aumentano di arca fino a confluire fra loro, tanto da trasformarsi in una forma eczem:J.tosa, specie agli inguini cd alle ascelle. In decima giornata la tem peratura cade per crisi. Le croste dapprima giallicce comincia no a diventare g rigio-sporche. Ne i giorni successivi le croste essicate si staccano e cadono sotto forma di grosse lamelle, mettendo allo scoperto una zona arrossata. Il prurito pian piano si \·a atte· nuando fino a scomparire del tutto. Durante il periodo della dermite il paziente vien medicato con talco e sottoposto a giorni altern i a bagni tiepidi. Infine vie ne dimesso g uarito .al trentesimo giorno.

Le tossicodermie sembra siano prodotte da ipersensibilità i ndi vidua~e congenita (jdiosincrasia) o da ipersensibilità acquisita (allergia). Von Pirquct dette il nome di allergia alla capacità degli elementi cellular! di r eagire in maniera diversa da quella normale, e chiamò stato di aner· gia lo stato di incapacità assoluta di reazione da parte degJj elementi cellnlari verso una data causa morbigena. Secondo Doerr, Bloch, Jadassohn l'allergia dipenderebbe da un processo fondamentale di una reazione antigene-anticorpo: e non vi sarebbe bisogno, come si ammetteva fino a poco tempo fa, che questo antigene sia Ji natura albuminoidea, potendo funzion are da antigene anche una sostanza di natura chimica. A seconda dell'organo in cui si svolge la reazione antigeneanticorpo si possono avere allergosi nasali (es. febbre da fieno), allergosi of~:! lmi c h e (es. catarro primaverile), allergosi dei bronchi (asma bronchiale), allergosi enteriche (coliti mucomenbranose), ed allergosi cutanee. Le allcrgosi cutanee a loro volta possono svolgersi nella sola epidermide dando luogo all e allergosi epidermiche (es. le tossicodermie, certi eczemi idiosi ncrasici); oppure svolgersi nel derma, avendosi così le allergosi del derma (es. orticaria, edema di Qui nque) ; infine stabilirsi nel corio e nell 'epidermide, avendosi così allergosi miste : per es. alcune tossicodermie più profonde. La diagnosi di una forma tossicodermica è difficile. Alcuru autori consigliano di pensare sempre ad una tale possibilità specie quando una dermatite non può essere subito diagnosticata. La difficoltà diJgnostica dipende dal fatto che esse sono caratterizzate oltre che dal poli morfismo delle alterazioni cutanee, anche e specialmente perchè una stessa sostanza può, a seconda dei vari individui, provocare manifestazioni cutanee le più diverse fra loro. Le sostanze sol ite a dare dette tossicodermie sono: l'an ti pirina, i brom ici, i composti del cloro, gli iodici, lo iodoformio, i mercuriali, gli arsenicali, i salvarsanici, il balsamo copai,-c, il benzoato di sodio, il chinino, il cloralio, la belladonna, la morfina, l'oppio, l 'acido salicilico.


DI UN CASO Dl TOSSICODI:.RMIA DA I[)IOSINC RASIA M ERCU RI.\L E

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Per gli autori è stato difficile classificare le tossicodermie sia dal punto di vista nosologico, sia dalla yualità del medicamento, che dal carattere delle eruztom. Tilden ha dato la seguente classifica, basata sul carattere dell'eruzione: 1° Macchie erimatose semplici e fugaci senza segni di intossicazione nè desquamazione secondaria (es. l'antipirina). 2" Eritemi esantematici simili al morbillo in cui la pelle si mostr.l alquanto n levata (es. antipirina, cloro). 3" Dermatiti eritematose diffuse, scarlattinoidi, spesso associate a disturbi generali (es. belladonna, chinimo, mercurio). 4° Esantemi orticariformi , spesso associati alle forme precedenti (salvarsanici). s• Eruzioni acneiche (es. cloro, mercurio, iodio). Nelle tossicodermie si approfitta per la diagnosi del fatto che lo stato allergico è a volte trasportabile da un individuo sensibile ad un altro insen.>ibile. Si tentò nel nostro caso il trasporto passivo della ipersensibilità dal paziente in questione ad altro paziente insensibile mediante il metodo usato in dermatologia che va sotto il nome di Prausnitz e Ki.istner. A tal fine si preleva del siero dal soggetto ammalato, si inietta un cm 3 • nelle vene o sottocute di un soggetto refrattario, e dopo 24 ore si inietta l 'antigene o si ,;amministra per via orale o si applica per via percutanea, a secondo come fu usata nel soggetto ipersensibile. Se la reazione è positiva si ha un quadro che si avvicina a quello presentato dall'ammalato. Se poi gli anticorpi non fossero presenti nel siero del sangue del soggetto in concentrazione sufficiente si approfitta defla formazione artificiale di una bolla e si inietta il contenuto di questa in un soggetto immune. Questa ultima prova va sotto il nome di reazione di Konigstein ed Urba.ch. Ma in questi individui esposti ad ammalarsi di tossicodermie, quale è la causa, quale è l'intima natura della condizione predisponente alla allergia cutanea? Si incomincia oggi a non esl'ere più recisi nel negare le supplenze e le alternanze tra cute ed altri organi, giacchè sotto la funzione di iperpessia cutanea si ammette l'attitudine della pelle a fiss<Jre in modo esagerato e pro~ lun~ato le proteine non metabolizzate o disi ntossicate successivamente alla diminuita funzione pessica del fegato, a quella dei ferm enti digerenti, alle modificazioni dell'equilibrio acid~basico ed alla ipofunzione del tono vagosimpatico (Pasteur, Valler, Radot) donde il brusco passaggio dell 'antigene dagli organi disfunzionanti alla pelle. E poichè le tossicodermie si producono in alcuni individui dopo piccole quantità di sostanze, in altri dopo dosi più alte, nei primi i fenomeni patologici possono essere spiegati solamente con le cognizioni che si hanno sulla anafilassi mentre nei secondi, che sono capaci di tollerare dosi maggiori ~i è pensato di spiegare i fenomeni patologici


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DI UN CASO DI TOS<; !~_-:onERMit\ DA IDIOSI:-iCR:\SIA Mf.RCURIALE

attribuendo la causa a concomitanti disordini di organi interni ostacolanti la normale eliminazione delle sostanze assorbite. Invece parecchi altri AA. e primo fra essi Wolff- Eisner hanno pensato che negli individui ricettivi vi siano in giuoco fatti di anafilassi provocati dalla combinazione dei medicamenti con Je cellule dell'organismo in modo da dar luogo ad una modificazione dei corpi albuminoidi delle cellule stesse e quindi scatenare così l'anafilassi. Pesci infine ammette che l'idiosincrasia sia dO\·uta ad una deficienza di potere protettivo del plasma per diverse sostanze, le quali invece di venire neutralizzate negli umori dai chemiocettori liberi si fissano sui chemiocettori delle cellule danneggiandole. Egli suppone che i chemiocettori siano di natura lipoidea . Senza negare perciò che possa esistere qualche affinità, che merita ulteriormente di essere meglio studiata, tra anafilassi ed idiosincrasia medica· mentosa, tuttavia l'intima natura di questa idiosincrasia non è ancora sicu ramente chiarita, e la sua patogenesi resta :mcora in parte avvolta nel mistero. Conviene richiamare l'attenzione su di un fatto importante che fa distinguere nettamente l 'anafilassi dall 'idiosincrasia: cioè mentre ]a prima è una proprietà individuale acquisita e non trasmissibile, l'idiosincrasia è spesso ereditaria e legata quindi a fattori biochimici, come hanno accertato gli studi di Ramirez, di Frugoni, di Cook e di Van Der Veer. Anzi questi ultimi hanno cercato di applicare allo studio dell'ereditarietà della idiosincrasia le leggi dell'ereditarietà stabilite dal Mendel, ed hanno concluso che i caratteri ereditari individuali siano legati alla trasmissione di determinate sostanze. Questa trasmissione è regolata dalle leggi matematiche della probabilità, potendo esse o no entrare neB'ovulo, con probabilità proporzionale ;Ù loro numero ed al rapporto numerico con al tre sostanze. Ma la spiegazione dei fatti fisiologici non è ancora chiarita, e noi ci dobbiamo quindi per ora limitare a delle costatazioni di fatto e rifuggire dalle teorie più o meno seducenti, ma che non hanno una solida base sperimentale. R IASSU1'TO. - Vie n d escritto un caso di idiosincrasia mercurialc diagnosticato con la prova di Prausnitz - Kiistner. Vengono riassunte poi le varie teorie sulla patogcncsi della idiosincr:lsia mercuriale. BI BLIOGRAFIA P ESC I E.:

Forme anafila ttiche. - Ist. Sier. Mi l. , 2a ediz., 1922. C1 PR IA:-11: L'anafilani in derm atologia. - Ascoli Piceno, Tassi, 1924. L uccHEITl: Giornale l t:Jlia no delle mnlattie veneree c della pelle, 1920, p. 6o3. A nafilnssi. Lezion i pu bhlic::uc a cura d ell'lsL Sier. 1v1il., 1923. V ERROTTI: Adattabi/it,ì d{·l/a pelle alle t1ice11de m orboJe nelle funzioni della difesa dd· /'orga11ism o. - Giornale di medici n:t m ilitare, m:tggio 1935. PRA L'S" ' rz C. c Ki.isT:"l:R H.: C('ntr. f. Bakt., LXXXVI, 19 21.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA SANITÀ MILITARE 0RLEWicz LT.- Smistamento dei feriti, gassati e ammalati. (11 Lekarz Wojikowy ,,; tomo 27, fase. 10, 15 rr.:.ggio 1936). L'A. espone idee generali sullo smistamento e sulle sue relazioni con lo sgombero e il trattamento curativo. Egli richiama l'attenzione sull'importanza che esso ha per tetto il funzionamento del Servizio sanitario in campagna ed esamina i diversi aspetti e le condizioni in cui è compiuto nelle varie formazioni sanitarie. Tali considerazioni lo conducono a stabilire tre generi di smistamento: quello primario che ha luogo nelle formazioni minori, quello propriamente detto medico-tecnico, alla stazione di ripartizione dell'Ospedale di sgombero e quello secondario (complementare), al momento in cui si lascia la zona delle operazioni. Lo smistamento ben condotto salda il collegamento di tutto il sistema organizzativo delle Unità sanitarie ed assicura l'opportuno adempimento dci principì dottrinarii terapeutici. 1: criterio dell'urgenza è in funzione del tempo necessario allo sgombero del ferito, del gassato o malato, poichè l'intervento precoce dipende principalmente dalla durata del trasporto, mentre la distanza per sè stessa ha un valore secondario. Dal punto di vista pratico nello smistamento occorre fissare il numero di quelli che devono restare in ciascuna formazione e di quelli che devono partirne. L'A. a tali riguardi espone dei calcoli proporzionaii. I gruppi di idonei e di non idonei al trasporto in ciascuna formazione, sonc costituiti secondo le indicazioni e le contro-indicazioni allo sgombero. Tuttavia è da rilevare che queste indicazioni sono più ò meno vaste, secondo diversi elementi colleg:Hi alla situazione militare e al sistema di sgombero e di cura da seguire in ciascun caso. I caratteri della guerra di movimento alla quale si tende, il limitato sviluppo delle reti ferroviarie e stradali in Polonia. come nnche la scarsezza dei mezzi di trasporto fanno presumere che la maggior parte dei feriti giunga ~II'Ospedalc di sgombero con notevole ritardo. Ne risulta che in quel Paese lo srnistamcnto non può contemplare che d ue categorie di feriti, stabilite secondo il criterio dell'urgenza: i feriti che devono essere operati negli ospedali da campo e tutti gli altri da operare nell'Ospedale di .cgombero o anche negli ospedali di tappa più prossimi. L'applicazione dei metodi che hanno per scopo !a profilassi dell'infezione delle ferite di guerra presenta una importanza capitale. Il principale sforzo sarà sostenuto dall'Ospedale di sgombe1o, per il quale occorre prevedere una sufficiente organizzazione con un considerevole numero di equipes chirurgiche. Nella guerra di movimento, si incontreranno difficoltà speciali per i colpiti da ga!: soffocanti, che devono essere curati in prossimità del fronte e per gli ipritati, per i quali occorre ritardare l'applicazionç delle docde ç del tr;~namemo profilattico. Ad ogni modo, dovendo le esigenze medico-militari essere adattate alle dure necessità della guerra, è necessario disporre di sufficiente personale chirurgico e di mezzi confortevoli e numerosi di trasporto.

M. L. MARtcQ, A. KuNc e M. RouLLY. - Controllo chimico dell'aria n ei ricoveri protettivi. (<<Revue internationale dc la Croix Rouge >>, giugno 1936). La costruzione dei ricoveri collettivi sotterranei, dei ricoveri casalinghi e dei posti di soccorso, destinati a dare un minimo di garanzia aila popolazione civile contro il


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pericolo aereo, presenta delle difficoltà tecniche, talvolta complesse, nei riguardi costruttivi, cd impone, d'altra parte, la soluzione di problemi fisicCKhimici particolarmente del icati. Il soggiorno più o meno prolungato di persone in locali ermetici non può in effetti concepirsi che medianle un sistema di aerazione speciale che assicuri il rinnovamento dell'atmosfera respirabilc ed il suo controllo chimico per il dosaggio limite dell'anidride carbonica dell'aria viziata. E' opportuno perciò far conoscere quei metodi di investigazione atti a stabilire agevolmente non già la concentrazione dell'anidride carbonica in un ricovero ad un dato momento, bensì il tenore massimo di essa, ammissibile senza danno, che può essere raggiunto od oltrcpassaro. Particolarmente interessanti sono in proposito i lavori del Prof. Maricq, incaricato del Corso di farmacia all'Università di l3ruxcllcs, sul << dosaggio-limite dell'anidride car· bonica dell'aria viziata l>, e dei Proff. A. Kling t Roully su « un metodo rapido per apprezzare il tasso Ji anidride carbonica ncll'aU110sfera gassosa )), Il metodo dd Maricq ~embra riunire le condizioni di semplicità e di ra pidità nec<.:ssarie per la determinazione sul posto. Il procedimento, di cui trattasi, derivante dal metodo volu mctrico del Pettcnkofer, è basato sull'impiego di ampolle · contencnù una soluzione tÌtolata d'idrossido di bario addizionato ad un indicatore convenientemente scelto. Una di tali ampolle, fornita di un volume di reattivo corrispondente ad una certa qua ntità di anidride carbonica, è introdotta e rotta in un flacone con tappo, di capacità determinata, preventivamente riempito di aria da analmzzare. Dopo una sufficiente agitazione, si deduce, dalla colorazic.ne del liquido, che il tenore di anidride carbonica è inferiore, sensibilmente eguale o superiore a quello per la quale l'~mpolla è stata preveduta. La ripetizione della prova a mezzo di ampolle dosate differentemente permette, secondo i bisogni, di seguire le variazioni della concentrazione in anidride carbonica deU 'atmosfera studiata, o di misurare in modo più preciso la proporzione di tale gas, . . . . per approsstmaztom successtve. Poichè la preparazione ed il riempimento delle ;;mpoUe col reattivo sono realizzati preventivamente in laboratorio, ove si dispone del materiale necessario, il dosaggiolimite si effettua sul posto in condizioni di semplicità assoluta. Il metodo del Kling e del Roully nella sua applicazione è suscettibile non solo di f~nzionare come metodo riveht?re di u_n ~sso minin~o determinato ~i anidride carbo· mca, ma anche come metodo dt dosaggto dt tale gas m un dato ambtente. E ' noto che il solo procedimento realmente efficace per fissare l'anidride carbonica consi ~te nel farla assorbire da una soluzione alcalina. Ma, poichè, una volta terminato tale assorbimento, non era possibile valutare la quantità di anidride carbonica da una semplice ti tolazione alcalimetiica, gli a utori hanno pensato che lo studio della legge, secondo la quale si realizza la saturazione di un volume costante di una soluzione titolata alcalina, da parte dcll'aniùride carbonica, contenuta in ambienti a diversa con· centrazione, avrebbe fatto loro risolvere il problema propostosi. Difatti se in 25 cm. 3 di una soluzione di soda caustica, a

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tinta :alla fc-

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nolftaleina, e contenuta in un matracio di tipo e di dimensioni convenienti, si fanno passare, a velocità costante, delle correnti d'aria, contenenti quantità di anidride carbonica variabili da 0,1 per 100 a 0,5 c o,6 per 100 in volume, si constata che, per ciascuna di tali miscele gassose, prese individ ualmente, il viraggio si produce sempre dopo il passaggio di volumi i cui valori sono costanti, al grado approssimativo dell'ord ine di t /Ioo; e che, inoltre, se si :1llestisce la curva dei volumi gassosi che devono passare per ottenere il vi raggio in fu nzione della concentrazione dell'anidride carbonica, tale cun·a rappresenta un ramo d.i iperbole, che, quando è tracciata, permette, mediante la


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lettura del volume gassoso necessario a pro,·ocare il viraggio, di risalire al tasso di anidride c:trbonica dell'atmos[era che l'ba provocato. Se poi non si richiede a tale metodo che· di essere solo lo strumento rivelaton: del momento, in cui il tasso di anidride carbonica di un ambit::nte di,·iene eguale o su peri ore ad un certo \·alore, 1 per 100 per esempio, basterà far passare nel matraccio iJ volume V di aria che, in base alla curva di comparazione, corrisponde al tenore 1 per 100, e di constatare se tale passaggio ha provocato il vir::~ggio dell'indicatore per sapere se tale tasso è raggiunto o no. MAGRO:" E.

MEDICINA INTERNA Sulla glomerufonefrite sperimentale. ((( Klinische Wochenscbrift n, 11 aprile 1936, n. 15).

TH. FAHR. -

Il lavoro, che dal titolo può sembrare rivestire solo interesse speculativo e teorico, invece acquista notevole importanza pratica, in quanto dall'indagine sperimentale l'A., che è uno dei più g randi cultori della ncfropatologia, cerca di ded urre, pur con le ne<:ess2rie riserve, elementi atti a meglio lumeggiare della glomcrulonefrite diffusa umana l'etiopatogenesi. La quale è tuttora molto discussa: conseguenza di alterazioni circolatorie, secondo Volha rd; processo infiamm atorio che si svolge n ei glomeruli, secondo la maggioranza dci patologi; fenomeno allergico, secondo la recente concezione di l\fasu gi. A risolvere la questione si presenta va come m olto adatta c promettente la via sperimentale, in quanto permetteva di rilevare le alterazioni del primo e secondo stadio della malattia, osservazione non possibile o per lo m eno molto rara ndla patologia umana. Q' al tra ,parte; la. provocazione sperimentale Jella glomerulonefrite diffusa sembrava agevole, data la nostra conoscenza sull'importanza delle tossine pneurnococciche e streptococciche nell'etiologia dell'affezione nell'uomo. Però 1~ ricerche condotte e con diversa tecnica ripetute o ebbero esito negativo o, nei casi più fortunati , pro,·ocarono solo alterazioni a focola io. Eccetto alcuni risultati, non costanti, ottenuti da Sernsroth e Koch con iniezioni nel sottocute dell'addome di conigli di pneumococchi molto virulenti, è merito di Masugi e suoi collaboratori di aver determinato costantemente una glornerulonefrite diffusa nel coniglio mediante l'iniezione di una nefrotossina da IUJ ottenuta iniettando in anitre emulsione di rene di conigli e poi inoculando in essi il siero di anitre cosl trattate. Il reperto urinario ed il quadro istologico riproducevano esattamente quanto si riscontra nclb diffusa glomerulonefrite umana, vi era a nche aumento dell'azoto residuo nel sangue ed ipertensione, seguiva infine un'atrofia del rene in tutto simile al rene g rinzo secondario del l'uomo. In alcuni casi l'A. ottenne solo lesione di alcuni glomeruli, forma a focola io, la quale non è sta ta da lui interpretata come diversa dalla forma diffusa, ma fond:m1cntalmente identica e solo d ipendente dalla diversa dose di siero impiegato, non suftìc iente a ledere tutti i glomerul i, concezione questa contrastata da altri patologi. Le ricerche di Masugi sono state confermate nell'Istituto d i ana tomia patologica d i Amburgo, diretto da Fahr. Le divergenze però cominciano nell'interpretazione dei risultati sperimentali e conseguentemente sulle deduzioni, che da essi possono farsi, per chiarire la patogenesi della malattia nell'uomo. Dimostrata da precise ricerche sperimentali non sostenibile la concezione di Volhard, bas;~ta su disturbi circolatori del rene e precisamente su uno spasmo dci Yasi rcnali ed :memia dell'organo, Fahr sostiene, in base a ricerche sistematiche praticate in

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Giornalt di mtdicma 111i/itarc.


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periodi successivi dell'esperimento, che permettono di rilevare nelle prime ore un'iperemia, poi un'essudazione prevalentemente sierosa ed infine una p:roliferazione endoteliale, che si tratta di un tipico processo infiammatorio. Masugi invece ritiene che la glomerulonefrite diffusa da lui provocata non è l'esito di un processo infiammatorio, ma di una reazione allergica dei tessuti del rene e tale patogenesi da lui è già stata sostenuta in precedenti lavori per la glomerulonefrite diffusa dell'uomo. Essa evidentemente in molte osservazioni che ci offre la patologia um;,na, come anche in molte ricerche sperimentali dall'A. praticate, trova sicuro fondamento. Lo stesso Fahr, pur dovendo convenire sull'importanza del fattore alfergico, osserva che non si debba tener conto solo della specificità dell'antigene, ma anche delle peculiarità dell'organo e del luogo di reazione. La comparsa della glomerulonefrite diffusa nell'uomo nell'infezione strepto· e pneurnococcica, in cui in verità una sensibilizzazione non è dimostrabile, l'osservazione che lesioni di glomeruLi, anche se non identiche a quelle ottenute con la nefrotossina di Masugi, si possono provocare con somministrazione di albume d'uovo a r2ne non sensi· bilizzate, ancora le ricerche di Weiss, che è riuscito a preparare una nefrotossina che lede specificamente il glomerulo con una sola iniezione, dimostrano però la grande impor· tanza, come momento· scatenante, dell'antigene. Anzi antigeni citotossici o n efrotossici si possono rendere ancora più specifici trattando gli animali con sostanza epiteliale dd rene ed apparato vasale del glomerulo o soltanto con tessuto epiteliale ed ottenere così sieri che, iniettati, determinano glomerulonefrite o soltanto lesioni nefrotiche tubulari. Con ciò non si vuoi trascurare nel determinismo patogenetico della malattia quanto spetta alla reazione locale, cioè al modo di reagire dell'organo su cui l'antigene prevalentemente esercita la sua azione. Dalle deduzioni dell'indagini sperimentali condotte nel suo istituto e precisamente in base all'assenza di una fase scatenante e dai reperti istologici, contrariamente alla concezione di Masugi, Fahr ritiene pertanto che la glomerulonc:frite diffusa deve essere considerata come pura infiammazione, la quale, egli afferma, come tale si inizia, decorre e declina. E'. però da obbiettare che l'assenza della sensibilizzazione non può escludere la natura allergica della malattia, in modo molto dimostrativo sostenuta da Masugi. Nella dottrina tuttora in evoluzione dell'allergia sono citate osservazioni, in cui ad una sola iniezione sono seguite manifestazioni sicuramente allergiche, e l'interpretazione che la sostanza, in una sola volta iniettata, inizi la sua azione come sensibilizzante e poi la continui come scatenante la sindrome ha, per quanto contrastata, autorevoli sostenitori, e perciò una delle obbiezioni del patoiogo di Amburgo contro la narura allergica della malattia può, almeno da tal punto di vista, ritenersi rimossa. Certamente ulteriori e metodiche indagini sperimentali ancora occorrono prima che la controversa questione della patogenesi della glomerulonefrite diffusa possa ritenersi risoluta, ma forse non è la ricerca istologica quella che può da sola portare i contributi più decisivi.

R. n'ALESSANDRO. K. A. S:tcc:tt. Ricerche sulla rigenèrationt dtl sangue. (« Klinische W ocheuschrift )) • 18 aprile 1936, n. 16). In molte sindrom i emopatiche le imperfette conoscenze etio-patogenctiche e nosografiche si ri percuotono sulla condotta della terapia, in quanto il medico non possiede elementi precisi, onde giudicare l'efficacia di essa. Così per le anemie la non esatta comprensione del meccanismo di rigenerazione del sangue e degli elementi che questa possono indicare, spesso induce il medico a seguire nella terapia concetti talora empirici, non sempre potendo valutare giustamente risultati contraddittori di una stessa terapia


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nella stessa sindrome e rilevare fattori deficienti o devianti, che sono alla base di un insuccesso terapeutico. L'autore in ricerche praticate nella clinica medica di Lipsìa ha portato uno studio diligente su eritrociti particolari, che emettono una fluorescenza rossa. Il loro numero normalmente è al disotto dell' 1 °/00 , mentre in alcune condizioni patologiche aumenta, anche in modo rilevante. Ha studiato il comportamento di essi nell'anemia perniciosa, nell'anemia da emorragia acuta e cronica, cercando di mettere in rilievo elementi atri a chiarire il loro significato nella rigenerazìone del sangu<:, e, da un punto di vista più generale, elementi indicanti le modìficazioni del quadro em:.nologico e l'efficacia della terapia praticata. In tali ricerche l'autore ha comparativamente considerato anche il comportamento dei reticolociti, cui si attribuisce grande importanza, pur attraverso interpretazioni discordanti, come espressione dell'attività e capacità funzionale degli organi emopoietici. In r6 casi di anemia perniciosa la terapia epatica determinava crisi di reticolociti e crisi di eritrociti fluorescenti, la quale ultima però comp:~riva più tardi, raggiungeva apici meno elevati della prima ed era in rapporto inverso con lo stato eritrocitario di partenza, cioè quanto più basso era il num::ro di eritrociti all'inizio, tanto più elevate erano le cifre segnate dagli eritrociti fluorescenti sotto l'azione della terapia. Ha però l'autore rilevato che l'aumento di essi è più caratteristico dì quello dei reticolociti come indice della efficacia del trattamento, in quanto mentre una crisi retico\ocitaria si poteva anche provocare con sostanze non contenenti il fattore epatico, come la vitamina B, e senza che si avesse reale e stabile miglioramento dello stato ematologico, un aumento di eritrociti fluorescenti si osservava solo dopo epatoterapia e concordava chiaramente col miglioramento della crasi sanguigna. Simile osservazione fu fatta anche dopo iniezioni endovenose di rosso-Congo. Pertanto la crisi degli eritrociti fluorescenti, più che quella reticolocìtaria, esprime l'impiego di una terapia efficace. Nell'emorragie acute ancora in modo caratteristico l'aumento degli eritrociti fluorescenti era in rapporto con lo stato dì anemia e più esattamente della crisi reticolocitaria indicava lo stato ematologico del soggetto ed il suo miglioramento. La somministrazione di ferro in casi in cui gli eritrociti fluorescenti erano aumentati, attraverso ad una crisi reticolocitaria, portava alla normalizzazìone della crasi sanguigna ed alla scomparsa degli eritrociti fluorescenti. Per quanto meno accentuato, si notava lo stesso comportamento nell'emorragie croniche. Dalle ricerche dell'autore pertanto risulta che negli stati morbosi considerati l'organismo per raggiungere l'equilibrio ematico immette in circolo cellule rosse differenti e si potrebbe pensare, come si ritiene per la reazione reticolocitaria, ad elementi non maturi, che normalmente si notano solo nel midollo osseo. Ma tali eritrociti fluorescenti in ricerche sistematiche sul midollo osseo di adulti non appaiono in maggior numero di quanto si trovano nel sangue circolante; ancora, la fluorescenza si osserva solo in eritrociti anucleati e relativamente ben maturi. Si deve ammettere quindi che l'immissione di tali elementi in circolo sia l'espressione non di un provvisorio compenso come lo sono i reticolociti, ma di un quadro ematologico deviato e si può ritenere che la fluorescenza sia dovuta ad una sostanza differente, che in quelle particolari condizioni, nelle quali l'organismo con tutti i mezzi cerca dì normalizzare la crasi ematica, si trova nei globuli rossi e propriamente ad un'emoglobina difettosa e deficiente o ad un derivato di essa. La fluorescenza rossa che si osserva autorizza poi la supposizione che si tratti di una sostanza senza ferro, affine all'emoglobina, del gruppo della porfirina. Tale concezione trova conferma, anche se non assoluta, nel fatto che nelle emorragie acute e croniche la som.ministrazione di ferro porta ad un miglioramento del quadro ema-


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tologico ed a diminuizione e scomparsa degli eritrociti fluorescenti fino alla normalizzaztonc. La presenza di essi quindi, secondo le ricerche dell'autore, indica una deficienza da parte dell'organismo di ferro utili zzabile e la necessità di una terapia marziale. Questa però allo stato attuale può essere un 'ipotesi di lavoro, per quanto molto seducente, ma che :mende da più ampie e complete ricerche più precisa dimostrazione.

R. D' ALESSANDRO. A. MEJER- HI NE E PIERRE H ucuEN I N . - Trattamen.to dell' eresipela col cloridrato di soHoamido-crisoidina. (<< La Presse Médicale ))' 18 marzo 1936, n. 23). L'impiego del cloridrato di solfoamido-crisoidina fatto nel servizio e sotto la dire· zione del loro maestro prof. Lem ierre ha dato agli autori risultati molto favorevoli che meritano di essere segnalati. Gli studi clinici ed i risultati sperimentali hanno indotto il prof. Lcmierre a tentare l'impiego di sostanze coloranti azotate sugli ammalati di eresipela nell'ospedale ClaudeBernard. ove tale metodo, su 150 casi, tra n ne rare eccezioni, ha dato risultati costanti, e cioè: caduta della febbre e miglioramento locale. D opo tale resoconto gli AA. trattano separatamente, perchè di particolare importanza, della erisepela della faccia nell'adulto, dell'crcsipela degli arti e di quella dei lattanti. Eresipela della faccia . - Nei primi 3-4 giorni si danno 2 gr. di colorante azoico (8 comprese da 0,25) in quattro vclte, a distanza dai pasti. Nei 3 giorni successivi si continua a dosi decrescenti (6 compresse); dopo, durante ancora 3 o 4 giorni 1 si danno 4 compresse. Anche dopo la guarigione apparente, gli AA. hanno continuato a prescrivere 2 o 3 compresse al giorno in modo da prevenire, finchè era possibile, le ricadute o le recidive della forma morbosa. Eresipela degli arti nell'adulto. - Sono state usate le stesse dosi della forma facciale. In questa localizzazione agli arti è stato rilevato che la medicazione, mentre ha avuto influenza assai benefica sul focolaio eresipelatoso, non ne ha avuta alcuna sulle suppurazioni che accompag nano la dcrmitc streptococcica. Trattamento dell'en:sipela nel bambino e nei lattat1ti. - Data la gravità della malattia, specie in quest'ultimi, questa nuova terapia è pienamente giustificat:J per i risultati tanto favorevoli che da essa si ottengono. Il rimedio è stato somministrato ai lattanti nel modo seguente: da 1/4 a 2 compresse da 0,25 di colorante azoico, finem~me polverata, veniva divisa in quattro pani che il lattante ingeriva disciolta in acqua in un cucchiaino da caffè. In base ai casi osservati e curati ed ai risultati ottenuti gli AA. arrivano alle seguenti conclusio ni : 1) due casi, su 150 trattati, di completo insuccesso: una donna di 37 anni ed un uomo di 42; 2) la sostanza colorante azoica ha dimostmto avere un'azione elettiva sull'cresipela e nessuna sui processi suppurati vi secondari che l 'accompagnano; 3) nessun ammala to ha fatto rilevare dalla nuova terapia influenza nociva sul sangue, sull'apparato cardio- vascolnre e specie sul feg.lto o sul rene; solo 2 lattanti hanno presentato vomito; un terzo un 'eritema scarlattiniforme, che è scomparso malgrado la continuazione della cura cd un quarto una forma di eczema; 4) nell'insieme il cloridrato di solfoa mido-crisoidina sembra che abbrevi nettamente il periodo febbrile e faccia scomparire rapidamente i sintomi cutanei dell'eresipela della faccia.


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Nelle localizzazioni agli arti p<:i, O\ e il processo si svolge lentamente con riacutizzazioni e complicazioni di suppurazioni seconJnrie, tale rim edio ha fatto sì che il processo si svolgesse con le stesse modalità di quello Jdb bccia. Nei latt:mti infine, in cui l'cresipela è tanto grave e la progncsi una volta era C]Uasi sempre infausta. b terapia sperimentata dagli i\A. ha fano rilevare che la guarigione in tali infermi si ottiene come negli adulti.

S. VITALE.

CHIRURGIA GENERALE R. GouvERNEUR e C . CACHIN. -

11 trattamento chirurgico &Ile ptosi renali. (« Jour-

nal de Chirurgie», m::~ggio 1936). Gli AA. cominciano col dire che i cattivi risultati della nefropessia sono dovuti spesso a indicazioni operatorie mal poste o :Jd una tecnica insufficiente. In pr:Jtica l'in· dicazione operatoria si appoggia\·a sulb semplice constatazione di un rene abb:~ssato coincidente con il dolore, senza ~ener conto clelia morfologia del bacinetto, e delr urerere e delio stato di setticità delle \·ie urinarie. Insistono perciò sull'importanza delrurcteropielografia retrograda in posizione venicale, posiz ione di dolore che mostra la situazio:1e reale del rene, la forma d el bacinetto, l'esistenza e la topografia delle gomitatu re uretrali e sull'importanza, per quanto riguarda la tecnica, dello scopo principale di essa il quale non deve mirare sobmente a rendere fi sso il rene, come indica il termine di ncfropessia, ma :1 reinteg rar lo nella sua loggia ricostituita. Passano quindi a parlare del le indicazioni operatorie, le quali devono essere basate su tre ordini di elementi: l'osservazione clinica del mabto prolungata per un tempo sufficiente; l'esame batteriologico delle urine e qualche \·olta l'esame funzionale dei reni; la pielografia in posizione verticale. Posta in modo preciso l'indicazione, si esegue l'intervento, la cui tecnica, secondo gli AA., è la seguente: mal aro in decubito later<Jle con sostegno sotto al torace, con coscia sinistra flessa e coscia d estra estesa. L'incisione, più corta di qu ella della lombotomia abituale, comincia in dentro e un po' al disopra della spina iliaca antera-superiore, si dirige obliquamente verso l'angolo costo-lombare e, arri\·ara a due dita tras\·erse al disopra della dodicesima costola, si raddrizza, diviene verticale e risJlc sulla parte inferiore del torace fino alla decima costola. Nel suo insieme, essa è leggermente angolare a seno anteriore. L'incisione deve essere molto economica per rispettare il più possibile muscoli e nervi della parete ed evitare di indebolire guest'ulùma . Indi si fa l'incisione dei piani muscolari e l'incisione della fascia retro-renak molto indietro per evitare di aprire il peritoneo atùrato dal rene ptosico. Scoperto il rene, lo si libera delicatamente e si procede alla sua esplorazione per esaminare attentamente il bacinetto, il colletto dell'uretere, l'uretere justa- e sotto-renale onde ricercare le gomitature. Si passa poi al la transfìssione sen·cndosi di un filo n. 3 e di un ago sottile, che attraversa francamente dalla faccia ante riore alla faccia posteriore il rene a cm. 2 e 1j 2 dall'apice, a un buon dito trasverso dal suo margine esterno, sicuri di rispettare in questo modo i calici situati più in dentro. l fi li vengono annodati a du<' a due comprendendo un piccolo frammento muscolare per appoggio. Si prepar:~ quindi nella loggia renale, disabitata e occu pata da tessuto cellu la-adiposo, una nuova cavit~ suscettibile d i ricevere il rene, il quale viene subito fissato nella gi usta posizione con fili che passano d:~l basso in alto e da dentro in fuori attraverso il diaframma. i due fol!lictti della p1eura diaframmatica e della pleur a intercostale e i muscoli intercosrali; detti fili è bene farli passare attraver~o i muscoli grande obliquo e grande dorsale, in modo da costituire una piccola amaca al polo inferiore del rene. Si passa per ultimo alla chiusura della ferita lasciando, se


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neçessario, un piccolo drenaggio da togliere in capo a due giorni. Il malato con fasciatura ben stretta rimarrà a letto 20 giorni, dopo di che si farà alzare, e si consiglieranno cure ricostituenti, una fasciatura più larga e ginnastica addominale. Gli AA. con questo metodo hanno operato 28 malati con risultati eccellenti. All'interessante lavoro sono annesse n. 8 radiografie e n. I I figure illustrative della teçnica. FLORIDIA.

A. MAuRER e DREYFus - LE Fon R. - Tecnica delle toracoplastiche paravertebrali sotto- e extra-periostu. ((( Journai de Chirurgie)), maggio 1936). Gli AA. danno delle idee direttrici ~ulla tecnica operatoria da usare, e affermano che per essi invece di praticare le resezioni costali per via para-vertebrale a livello delle apofisi trasverse, e per un'estensione di I-2 cm. per ia prima costola, di 4""5 <:m. per la seconda costola e di 10-12 cm. per le altre costole inferiori (tecnica di Sauerbruch), è meglio praticare l'ablazione completa della prima costola, la resezione della seconda e terza costola per circa 15 cm. e la resezione anche de.lle corrispondenti apofisi trasverse. La riossificazione costale che si ha dopo l'ablazione e resezione sotto- periostea delle costole, favorisce il collasso della lesione polmonare. Tecnica della toracoplastica supen.ore para vertebra/e: I 0 tempo: anestesia locoregionale per la pelle ed i muscoli, regionale per i tronchi nervosi principali (n. spinale, n. del gran dorsale, n. sottoscapolare). Quindi incisione del piano muscolare superficiale: il m. trapezio è inciso nella sua parte inferiore, ed il m. gran dorsale nella sua parte superiore parallelamente alla loro direzione; incidendo il piano muscolare sottostante, il m. romboideo appare piatto cd a fibre dirette in basso cd indietro rispetto ad una linea che vada dalle apofisi spinose al margine interno dell'omoplata; le fibre del m. gran dentato hanno la stessa direzione del m. gran dorsale soprastante. 2° tempo : x) rcsezione degli archi posteriori a livello delle apofisi trasvcrse: si solleva la scapola e si isolano le articolazioni costo-trasversarie delle prime tre costole, si fa l'anestesia degli spazi intercostali praticandola ai primi quattro nervi intercostali, e si rcseca dapprim a il terzo arco costale, posteriore, poi il secondo e poi il primo; 2) estirpazione delle tre prime costole con disarticolazione costale e resezione delle apofisi trasverse corrispondenù. Secondo gli AA. con questa loro tecnica operatoria si ottiene bene il collasso delle caverne tubercolari del polmone, e si realizza ciò che essi chiamano <c il modellamento della parete toracica >>. Numerose niùde figure e alcune radiografie completano il lavoro. ARCUlU.

OFTALMOLOGIA L. GucLIA:>~ETTI. - Sull'anestesia ed ipocinesia nelle operazioni sul globo oculare e particolarmente nella operazione della cataratta. (<<Giornale italiano di Anestesia c di Analgesia », dicembre 1935-XIV). L'A. premette che nella chirurgia oculare ancor più che nella chirurgia delle altre parti dell 'organismo, l'anestesia assume importanza grandissima e decisiva per il buon esito dell"operazione, e che è ben noto agli oculisti quanto siano a temere le improvvise contrazioni del muscolo orbicobre delle palpebre ed i movimenti bruschi dell'occhio, che, specie in soggetti irrequieti ed emozionati, durante le operazioni sul bulbo oculare e particolarmente durante l'operazione della cataratta possono causare gravi incidenti, di cui il più frequente è la perdita del vitreo.


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Ricorda quanto fecero Van Lint e Villard i quali provocavano una vera paralisi del muscolo orbicolare con tutte le complicanze che ne potevano seguire, metodo a cui fu sostituito poi quello della provocazione di una paresi ottenendo così l'ipocinesia invece che l'acinesia, concetto a cui si ispirarono Rocbat, T erson e De Lieto Vollaro. L'A. pratica l'ipocinesia delle palpebre, regolarmente in tutte le operazioni della cataratta senile ed eccezionalmente nelle operazioni antiglaucomatose, infiggendo l'ago di una siringa contenente un centimetro cubo di novocaina al 2 'Yo addizionata con 6 gocce di adrenalina al millesimo, nella cute dell'angolo esterno dell'occhio ad 1 cm. circa dalla commessura esterna palpebrale ed iniettando da 6 a 8 decimi di centimetro cubo della soluzione fra il legamento palpebrale esterno, fra le fibre muscolari dell'orbicolare che ad esso si inseriscono, diffondendo anche il liquido lungo il contorno orbitario esterno e nella regione orbitaria esterna dove i rami dei nervo facciale penetrano nel muscolo orbicolare. L'effetto ipocinetico si manifesta dopo 8-10 minuti, raggiunge il massimo dopo 15 minuti per scomparire dopo due ore, nè si verificano incidenti causati dall'iniezione, e basta poi la semplice fasciatura per avere la completa chiusura delle palpebre subito dopo l'operazione per evitare ogni pericolo di lagoftalmo. L'A. alla ipocinesia dell'orbicolare associa quella del muscolo retto superiore e che pratica iniettando due decimi di centimetro cubo di soluzione di novocaina al 2 % con adrenalina nel ventre del muscolo retto superiore alla distanza di circa 1 centimetro dal limbus corneale. Q uesto effetto ipocinesico sul muscolo retto superiore è già evidente dopo 8-10 minuti e scompare dopo circa tre quarti d'ora. Quanto all'anestesia per instillazioni, nelle operazioni del globo oculare il miglior anestetico è ancora il cloridrato di cocaina che l'A. adopera nella soluzione del 4 % col· l'aggiunta di qualche goccia di adrenalina ed istilla con una siring:~ di Pravatz munita di ago sottile e non col contagocce. L'A. pratica inoltre le iniezioni intraorbit:~rie (circa 1 cc. di soluzione al 2 "b di novocaina) nelle operazioni antiglaucomatose per glaucoma irritativo, c nelle operazioni della cataratta quando l'infermo è molto irrequieto cd emozionato. Il Prof. Guglianetti conclude affermando cc che questa tecnica di anestesia e di ipocinesia, che ba già eseguito su molte centinaia di casi, non ha mai dato luogo al minimo incidente e consente di operare con :~ssoluta tranquillità, pcrchè evita molti pericoli imprevisti » . TESTA.

SuUe modificazioni dell'organo della vista sotto l' i.nfluenza dei raggi X ad onde ultracorte. ( « Annales d'Oculis tique », febbraio 1936).

P. S. PuTAs. -

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Il grande interesse dell'influenza del le nuove forme di energia radiata, al cui tipo appartengono i raggi X ad onde ultracorte, nell'organismo umano cd animale, i disturbi del personale che lavora in laboratori dove si trovano apparecchi del genere, denotanti una grande stanchezza cd un leggero malessere al termine della giornat3, hanno sugge· rito all'A. l'opportunità di intraprendere una serie di ricerche sull'influenza esercitata da queste nuove forme di energia radiata così poco studiate finora. Le conclusioni cui è giunto l'A. sono: 1) I raggi X ad onde ultracorte possono esercitare un'influenza fatale nei casi in cui l'applicazione si effettua con forti dosi. 2) Le più profonde modificazioni si riscontr:~no sulla retina e sul nervo ottico. 3) Le più importanti modificazioni della retina si riscontrano a carico dello strato ganglionare e consistono nella scomparsa della sostanza tigroide, nella vacuolizzazionc del protoplasma e nel restringimento dei nuclei.


tU\'JSTA DELLA STr\MPA MEDI CA ITALI:\NA E STRANIERA

Quanto al ner\'O ouico le prime moJificnioni degenerative sono del tipo così dett0 <t status lacunaris » . 4) Le mod ific::tzioni fisiologiche ed istopatologiche dell'occh.io sotto l'azione dei raggi X ad onde ultracortc ricordando i casi di ipertermia dell'organismo. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA PAN=-<ETOK. 19.)6).

Rottura spontanea del timpano. (« Les Annales d'Oto-Laryng. " · HI,

L'A. prendendo occasione d:: un caso di rottura spont:lnea di timpano in orecchio sano, Jo,·uta esclusivamente a rapida e forte contrazione del muscolo del martello, ne illustra con richiami anatomici e di fisiologia il meccanismo. Una telefonista, avendo un cliente interrotta la comunicazione agganciando brutalmente il ricevitore, provò una dolorosissima sensazione, come di schianto nell'orecchio sinistro, seguita da sensazione di ,, orecchio morto li, rumori subbiettivi c òolore pcr q ualche ora. Visitata, fu constatato: timpano roseo, vascolarizzato, con ectasie vasali nella met3 posteriore c piccola fessura lineare cun·a secondo le fibre ctrcolari ed una zona triangolare di ematoma interlamellare con l'apice al punto di .i nnesto del manico del martello e base all'inserzione del timpano all'anulo, sollevato di circa 2 mm. Dunque rottura traumatica del timpano. Per la disposizione delle fibre ebstiche nc·lla membrana timpanica, radiali c circolari si ha uno spessore massimo di essa al centro ed alla periferia con una zona sottile intermedia. Il manico del martello si innesta al centro quasi della m. t.; la catena delle ossicinc ha ufficio più che di trasmissione, di accomodazione e protezione, mossa o meglio irrigidita o mollata da contra:~:ioni o rilassamenti del muscolo del martello e dello st:1pedic. Luschcr che ha studiato il riflesso malleolare al rumore intenso e violento, ha stabilito che per effetto della contrazione del muscolo del martello la m. t. viene accostata alla parete interna della cassa allo scopo di immobilinare la catena delle ossicine. Oro la rottura spontanea osservata, con i richiami di anatomia e di fisiologia, è proprio da riportare al meccanismo citato, a differenz~ della rottura del tim pano per aumento o diminuzione rapida di pressione (laYoratori di cassoni o piloti d'aerei) ch e present:l un aspetto tutto p::~rticol are, a margine irregolare e a sede varia nella m. t .. I rcliquati, in quanto a funzione uditiva, son :mch'essi caratteristici. In caso di rottura per iperpressionc o depressione, ha sofferto anche i'organo d 1 Corti. nel caso studiato, le terminazioni scnsoriali, passato il breve periodo commozìona!e, pc! suono violento, non presentano rdiquati funzionali. RAFFOI'E.

STOMATOLOGIA GAunER, DECBAVME e ALPERN. - L'infezione focale di or1gme dentaria. Pollartrite e anemia g r ave. I nfezione focale dentaria da streptococco emolitico. Guarigione a seguito di sterilizzazione del focolaio settico. ( '' Siècle Dentairc H, 3 agosto 193.5). L 'imponam.a delle infezioni focali nel determinismo di alcuni accidenti infettivi a distanza, è co nsiderata in Inghilterra e sopratuuo negli Stati Uniti come estremamente


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importante. Anche in Francia tale questione ha formato in questi ultimi anni l'oggetto di numerosi lavori. Ecco l'osservazione completa e molm istruttiv~ presentata da Gauùer, Dcchaume c Alpern: Paziente di 62 anni, poliartritc acuta del polso destro e delle articolazioni metacarpo- falangec dello stesso lato. L'inizio degli :tccidcnti, che rimonta a un mese circa, è stato caratterizzato da un malessere generale, accompagnato da ascensione termica a 3:/ e da dolori fl:lSscggieri negli arti. Alcuni giorni dopo, apparizione sul polso destro di un edema inhammatorio considerevole e di dolori molto vivi che rendono del tutto impossibiii i movimenti della mano sul polso. Antico gottoso, il malato crede a un nuovo accesso di gotta e si sottomette spontaneamente, ma senza alcun successo, a una medicazione a base di colchico. All'esame obbiettivo si nota: soggetto pallido con l'aspetto di individuo in preda a un processo infettivo e che accusa vi\'Ì dolori al polso e alla mano destra dove si constata edema considerevole esteso sino al terzo inferiore dell'a,·ambraccio; edema rosso vivo di aspetto nettamente infiammatorio. La mano è semiflcssa sul polso e le dita sono anche esse leggermente flesse con impossibilità di qualsiasi moYimento per il dolo re che esso provoca. Temperatura irregolare, oscillante fr::t 39° e 40ò, urine scarse, scure, con tracce di albumina. Fegato leggermente aumentato di ,·olume c sensibile alla palpazionc. Si fa diagnosi di reumatismo infetti,·o, ma nulla permette in primo tempo di determinarne la natura. Nei precedenti non si trovano nè infezioni gonococciche nè altre malattie infettive. La localizzazione, l'aspetto clinico, lo stato infettivo che accompagna il processo, permettono di scartare l'ipotesi di un reumatismo gottoso. Emocultura negati,·a. Reazione di Wassermann negaù,·a. La numerazione globulare dà 3.280.000 globuli rossi e to.8oo globuli bianchi. Si istituisce un trattamento salicilico intensivo per una diecina di giorni, ma non si nota alcun miglioramento. Durante il mese successivo non si ha alcuna tendenza a miglioramento c la temperatura si mantiene fra 38" e 39° con notevole accentuazione dell'astenia generale e diminuzione più marcata dei globuli rossi. Con una cura di triptofano e di istidina si ha una leggera diminuzione dei dolori articolari, ma il miglioramento è fugace, per cui si ricorre a due trasfusioni sanguigne, ma con scarso risultato. In queste condizioni la ricerca sistematica di una e\·entuale lesione focale coodus~ a esaminare con cura lo stato della dentatura del malato per quanto egli non vi attirasse l'attenzione. Si constatò la presenza di quattro granulomi pcriapicali. Si procedè in conseguenza al trattamento chirurgico di questi focolai e al preb·amcnto ascitico del contenuto dci granulomi stessi. Con tale esame si constatò la presenza in tre granulomi di streptococcus viridans e di b. subtilis, nel quarto di streptococco emolitico in cultura pura. I n seguito al trattamento curativo dci denti lo stato gcmcrale del malato non tardò a modificarsi, la febbre cadde progressivamente, i fenomeni artritici dolorosi e l'edema diminuirono e finirono con lo scomparire e ricomparve la mobilità spontanea delle dita e del polso, mentre si attenuavano i sintomi di anemia. Tutto ciò malgrado l'interruzione di qualsiasi altra terapia. Il malato, complet:ilnente guarito, lasciò l'Ospedale dopo 4 mesi dal suo ingresso Conclusioni: Nel caso in esame si è assistito all'evoluzione di uno stato infettivo grave t.on interessamento profondo dello stato generale e artrite acuta del polso e delle articolazioni metacarpo- falangee di un Jato. L'esistenza di più granulomi dentari .:: la lorv eliminazione porta a una guangione rapida, completa e definitiva, do,·e le :t!tre cure avevano fallito. E' dunque permesso di pensare che lo stato infettivo e l'anemia grave hanno avuto per origine delle cariche batteriche o tossiniche di cui la presenza nei granulomi dentari precisa il


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANI ERA

punto di partenza c ne dà la spiegazione. Le emoculture sono state sempre sterili, ma si sa che in simili casi il passaggio dei microbi nel sangue può essere intermittente. La guarigione rapida e definitiva attenutasi in seguito alla sterilizzazione del focolaio infettivo sembra sopratutto una prova convincente che si è trattato, in realtà, di una in fezionc foca le. Particolarmente importante sembra il fatto di aver identificato, in uno dci granulomi, la presenza dello streptococco emolitico, vista la rarità dci fatti di tal genere. E' abbastanza frequente infatti isolare nei granulomi periapicali lo streptococco viridans e lo str. albus, ma quasi mai si riscontra quello emohtico. PICC.URETA.

CHIMICA N. PARRA VANo. -

La Chimica e l'autarchia economica della Nazione. («<La Chimiu

e l'Industria ,,, A. XVIII, luglio 1936-XIV). Come il titolo lascia chiaramente scorgere, l'argomento è di somma attualità e dd più alto interesse: scientifico, tecnic<rindustriale, nonchè politico e sociale. Trattato dall'insigne chimico Prof. Parravano, Accademico d'Italia - con la competenza che gli deriva dall'indiscussa fama di scienziato emerito e dalla padronanza specifica nel campo teorico della Chimica e in quello economico delle sue manifestazioni produttive - esso offre un senso di serena distensione dello spirito. Ciò si deve alla brillante rassegna dimostrativa del cammino ascensionale percorso dai chimici, alla identificazione dei motivi che contribuirono efficacemente a rendere inoperantc la << fase sperimentale sanzionista >>, affrettandone la rapida conclusione, motivi che risultano ancora più convincenti per dare lo stimolo a proseguire, con rinnovata lena, neila via tracciata, tendente a conseguire l'autarchia economica della Nazione. Quale còmpito, nel suo vasto impiego utilitario, sia riservato alla Chimica, si può facilmente intravvedere per poco che si consideri l'epoca del suo predominio - che non è neppure giudicato nefasto nel caso dei nuovi mezzi di apprestamento beilico - durante il periodo delle più difficili prove alle quali fu sottoposta dalle esigenze del conflitto mondiale. Esaminando gli ammirevoli risultati del suo ciclo evolutivo e, ancora più, la notevole influenza che esercita su ogni branca dell'attività sociale e del progresso umano, è perfettamente meritato il posto preminente conferitole fra le altre scienze: da un lato, coi progrediti studi c le fruttuose ricerche si è appalesata come il fulcro che governa la più gran parte dei fenomeni naturali; dall'altro, è di palmare evidenza che ad essa sono legate quasi tutte le industrie in azione. Anche a voler escludere il campo nettamente scientifico della Chimica pura e senza tener conto degli altri di non minore importanza che si basano sui rapporti stretti che la legano ad altre scienze: fisica, igiene, microbiologia, fisiologia, istologia, per !imitarci a prendere in succinta considerazione solo quanto ha tratto alle sue pratiche applicazioni, queste risultano oltremodo numerose e svariate, poi che si estendono dagli alimenti ai prodotti terapeutici; dai materiali da costruzione all'aria che respiriamo; àalle fibre tessili naturali e artificiali ai colori; dai mezzi . d'interesse bellico a quelli necessar1 per attivare la trazione meccanica o il riscaldamento o l'illuminazione e altri simili. Ogni elemento che concerne la nostra vita pratica, in conclusione, non sfugge al controllo della Chimica, la quale tutto investe, sfru tta, modifica, perfeziona, per aumentare il rendimento della produzione - qualitativa e quantitativa fonte di benessere individuale e collettivo, che si risolve in una maggiore prosperità dei Popoli. Come l'illustre A., con limpida frase l'ha definita - riferendosi massimamente alle sue caratteristiche speculative - <1 la Chimica è la scienza antisanzionista per eccellenza ».


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Le sue inesauribili risorse, in ogni fecondo rivolo delle svariate utilizzazioni - come già avemmo occasione di chiarire in altra circostanza (x) - le conferiscono l'impareggiabile primato e il brillante privilegio che si concludono nell'efficace protezione dci Popoli, specie nei momenti di aspre difficoltà. A questo riguardo, la storia ci offre numerosi esempi istruttivi. Durante le grandi guerre della Repubblica francese, l'insufficienza del nitro per la fabbricazione della polvere suggeriva a Lavoisier il sistema delle << nitriere artificiali »; anche per il carbonato sodico, di cui la Francia era tributaria alla Spagna (Soda di Alicante e di Malaga), intervenne N icola Leblanc ad attribuirsi il merito della scoperta ( 1787) del metodo pratico della preparazione per via secca, partendo dal cloruro di sodio e che, svelato nel 1793 al Comitato di Salute pubblica, fu riconosciuto come il più idoneo, venendo subito adottato e resistendo fino al 1873, quando apparve il processo Solway o per via umida; all'epoca del Blocco continentale, Achard elaborava il procedimento di estrazione dello zucchero dalla barbabietola, nella quale Margraff l'aveva scoperto fin dal IJ47· Nè meno convincenti sono i molteplici analoghi esempi che, nello stesso campo, offrì la Germania, durante il lungo periOdo della Grande Guerra allorchè, col Blocco effettivo delle sue coste, le venne preclusa la via delle importazioni. A parte le sistematiche requisizioni d'imperio presso le popolazioni assoggettate e le colture intensive di cereali. patate, barbabietoie - alle quali sottopose il proprio territorio e le zone invase essa dovette provvedere, con intensificata produzione o limitazione dci consumi e, meglio ancora, con prodotti artificiali succedanei, a quanto le era abbisognevole, traendosi d'imbarazzo con le sue industrie, che erano un modello di meravigliosa organizzazione e di preparazione perfetta. Fabbricò, su larghissima scala, l'acido solforico traendolo dal gesso allo stato di solfato ammonico; produsse il caoutchouc sintetico partendo dall'acetone; ottenne la glicerina col processo di fermentazione degli zuccheri; riuscì a prepararsi dell'ottimo surrogato di cotone con fibre speciali o con cellulosa di legno; adottò, come detonatore, il solfuro di azoto al posto del fulminato di mercurio; sostituì il ferro e l'alluminio nell'impiego del rame e del nickel; come, anche in materia di carburanti - di cui non possedeva scorte, mentre era pur ricca a esuberanza di combustibili solidi si avvalse dell'alcool etilico e degli olii leggeri estratti dal catrame quali succedanei del petrolio e della benzina, ricorrendo - in talune miscele pregiate (Reichkraftstoff) all'usilio della << tetralina ». Ma, particolarmente dove la Chimica le prestò il suo più mirabile aiuto, fu nel fornirle l'acido nitrico per ossidazione catalitica dell'ammoniaca - ottenuta per via di sintesi dall'azoto atmosferico - che le grandiose officine di Oppau e, ancor più, quelle magnifiche e colossali di Merseburg, produssero a migliaia di tonnellate, come miniere inesauribili. Qui è opportuno rilevare che, dopo l'armistzio, esse vennero naturalmente trasformate in fabbriche di pace, per la preparazione sintetica di concimi chimici: l'azoto, base degli esplosivi, è - com'è noto - parimenti l'anima dei fertilizzanti nitrati. L'Italia - in periodo sanzionistico - ha ugualmente dimostrato la sua virtù di resistenza la quale, oltre al necessario valido concorso prestato da tutta la popolazione in genere - <<con la sua disciplina, con la sua sobrietà c col suo spirito di sacrificio>> si è potuta particolarmente affermare per la lodevole iniziativa dei suoi chimici e con la zelante attività dei suoi agricoltori e dei ·suoi industriali. Senza contare la « Vittoria del Grano >> - alla quale efficacemente contribuirono le preziose ricerche scientifiche degli agrobiologi (genetisti e chimici agrari), in concorde unione con gli industriali chimici, per la perfetta organizzazione produttiva Jei fertilizzanti necessari a rendere altamente proficua e redditizia l'infaticabile e tenace opera degli agricoltori - basta solo soffermarci su talune delle altre notevoli realizzazioni effettuate, (1)

A. PAGNELLO: Chimica di Guerra -

Bocca, editori.

(OI'era completa in tre volumi). -

Torino, Fratelli


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RI\"ISTA DELLA STAI>fPA M EDICA IT:\LI:\~A E STRANIERA

massimamente in matcriJ di proùotti sostituiti. lntensificJto aumento della fabbricazione di fibre te:>sil i :trtific iali : impiego su brga sc:~la di quelle ricavate dalla canap:t, dal lino e, ove possibile, dalla ginestra, di cui le prime, a nzi. hanno potuto fornire, con trattamenti opportuni, un m:~gnitico tipo - a prezzo conveniente - di ovatta per medicatura (<<can:tra coton~zza ta iurofib )•); e\'entu:~lc utilizzazione di mJterie prime, le più dispar:lle, per la preparazione della cellulosa : paglia di grano, di granturco, di riso; sparto, canapuli, steli di t:Jbacco, tanto da gi u~tificare l'affermazione del c.hiaro A. che <<alla Chimica basta tro,·::~re la m:Jtcria prima cellulosic.t in qualunque form:J, per estrarla, soluhilizz:~rla, fissJrla, conferendole proprietà fisiche, geometriche, meccaniche, prcvi:~mcnte determinate)). !'è di minor ,·alore può considerarsi la lana artiticiale otte-nuta dallJ ca~cina del latte; come, di U!,'Ualc impor<anzn. si presc.:nta la soluzione del problema dci Gt rburanti: sfruu::m1cnto delle lif.!niti fino 2 impiegarle, in polveri sottilissime, nei motori a c-ombustione interna; parziale sostituzione della benzina con alcool o preparazione di essa coi recenti metodi d'idrogenazione dei combustibili solidi o liquidi. Spc:cie nel caso di particolari delicate contingenze, l'opera dci chimici si ri solv~ appunto nello studio e nella ricerca di mezzi adatti a mantenere l'equilibrio n~cessario fra la produzione e il consumo: sia intensificando la prima e sia apprestando succedanei adq,'1lati, perchè riusc-isse possibile pron-edere a tutte le occorren ze dei molteplici bisogni bellici fondati, no n soltanto sui neccssarì rifornimenti delle munizioni di guerra, qu:mto su tutte le altre branche dcll'attivid <ìj:!ricol;; c industriale: so~ tanze alimentari per l'uomo e per il bestiame; mate rie prime ddl'i ndustria mineraria e metallurgica; prodotti finiti, con le lavornioni di chimica orga nica e inorganica; medicinali e altre sostanze svariatissime, indispensabili all'esercito in campagna e necess:Jrie alla popolazione del territorio. Eppertanto - esamin:Jte dal punto di \'ista pSICologico - le controsanzioni sono state pc:r noi una impensata fonte di energie fattive, oltre beninteso di risveglio politico, che consentono la possihilità di più vast:J utilizzazione. La chimica italiana ritiene infatti di non aver compiuto, per ora, che una tappa la quale ha dimostrato come anch'essa - uscita ormai da quella « tun-is eburnea )) del laboratorio, che della scienza faceva quasi una sterile espressione egoistica - è ansiosa di stendere la ~api ente mano di aiuto :J!Ic attunioni pr:1tichc, per disciplin:Jre e armcnizzare tutte le manifestazio ni del fecondo la,·oro. volto al supremo interesse della grandczz~ della Patria. Come il Duce ha prescritto, con b caduta delle sanzioni , la marcia non si arresta. Essa continu::t e proseguirà :wche durante la normale vira di pacifico assestamento, per dare alla Nazione la più ampia indipendenza industriale ed economica, base fondamentale perchè ìa nuova ci,·iltà e la num·a gloria di Roma poss:tno aff<.rmarsi. Da un lato, la Chimica dispone di forze poderose - pressioni elevatissime, YUOti spinti, alte temperature, catalizz:nori appropriati - che, se un tempo non si sapevano opportun::~m ente sfruttare, hanno ora trovato, con la realizzazione dell'ammoniaca sin tetica dall'azoto atmosferico, gli impieg hi più fruttuosi per lz soluzione di problemi di alto interesse scientìlico. economico e politico; sia cosl dci metodi di sintesi: per la produzione degli i droc:~rburi del petrolio, p~trtendo da carbon fossile e acqua; per b fabbricazione degli alcoli superiori, in quantità illimitate e a valore economico; per la preparazione dell'alcool rnetilico, impiegando ossido di carbonio e idrogeno. Dall'altro, l'at;ognata conquista dell'Impero ci facilita il còmpito dell'accaparramento della più gran parte di quelle materie prime che finora :tffannosamcnte ricercavamo nella ristretta cerchia Jei confini nazionali, sfruttando le più inopinate risorse con risultati lusinghier"t bensì. ma sempre sc:usì o abbisogne,·oli di mezzi estrem:tmente ardui e costosi. Questa è, in succinto. i:J lucida cristallina esposizione - per quanto sintetica più che dimostrati,·:~, btta da S. E. il Prof. Parravano; esposizione che - come risulta c non potc,·a ceno mancare - è tutta pcn·asa dell'autorevole impronta di profonda competenza dd ~laestro. A. PAGNIELLO.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI

ARGOMENTI TRATTATI

(Dai verbali pcrTmuti ;Ula Dirulone Generale di Sanità militare nel luglio 1936-XIV)

BRESCIA

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Maggiore medico OmiOIICO DE CATA: Metaepifisiti da crescenza.

L'O. tratta la etiopatogcnesi di gucsto gruppo di mal:mie. Sulla scorta di indagini istologiche già acguisite ne dimostra l'impropria denominazione che va corretta in quella di osteo-condro-distrofic gio\·an ili. Illustra con dimosuazione radiografica due casi di morbo Ji ·osgood Schattlcr e trae conclusioni pratiche nella medicina ici!:~ le milir:1re e nell'info! LUnistica.

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Primo capitano medico GIOVANNI ScAMBIA : L'indagine radiologica nella sindrome addommale de;tra (appendicite, colecistite ed ulcera duodenale).

CATANZARO

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LIVORNO + Prof. STEFANO MANCINI: Su almni problemi medici del volo di altezza.

L'O. ha iniziato il suo dire:: ossen·ando che. perchè l'aeronautica possa presto corrispondere a tutti gli scopi civili e militari che si propone, occorre che la medicina le rechi un valido ausilio, dato che al giorno di oggi ìc macchine possono ragg1ungere a ltezze e velocità non sopportabili dall'organismo umano, in condizioni di vita normali. Ha accennato ai nuovi problemi che si impongono alla medicina c che da essa debbono essere risolti al fine che il volatore possa sfruttare liberamente tutte le possibilità di ascensione, di velocità, di cambiamento di rotta, che b tecnica aviatoria gli offre. Oltre i confini fisiologici, nella stratosfera, dove l'aeroplano potrebbe raggiungere velocità tre volte superiori a quelle della troposfera, per mantenere integre le facoltà e le funzioni vitali dell'organismo, occorrono spcci:lli accorgimenti medici, onde prevenire ì disturbi prodotti dalla diminuita pressione dell'a ria, dall'impo\·erimento dell'ossigeno e dal freddo. Poichè il tempo assegnato ad una conferenza è necessariamtnte breve e la materia era talmente ricca da non potersi esaurire in breve tempo, l'O. considera soltanto due particolari problemi: quello degli effetti meccanici che i cambiamenti di pressione atmosferica esercitano sull'organismo non solo neli'innalzarsi da terra, ma anche nelle rapide discese, e l'altro di maggiore interesse: del male delle altezze sul quale si è trattenuto più a lungo, svolgendolo in modo esauriente con ric<.hezza di osserv::zioni. Il prof. Mancini chiude la .-.ua conferenza, dimostrando che per quanto la malattia delle altezze presenti dei particolari che sfuggono ad ogni indagine, la perfètta conoscenza di alcune alterazioni che la diminuita pressione dell'ossigeno determina nell'organismo umano, essendone la causa principale, permette di conoscere le misure adatte ad aumenta re l'efficienza dell'uomo, onde evitare qualcuno dei molti pericoli che la gloriosa avia. zione affronta con animo impavido ad ogni ora.

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MESSINA + Maggiore medico prof. GAEHNO LA Ros.~: Il vaiuolo.

L 'O. dopo aver ricordate notizie remote sul vaiuolo che rimontano agli anni a. C. c dopo avere accennato alla sua distribuzione geografica nel mondo e alle gravi epidemie


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CON FE RENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE ECC.

svoltcsi in It:~lia, passa a descrivere il decorso clinico, caratterizzato dai periodi prodromico, eruttivo, mppurativo e desquamativo e quindi si intrattiene sulle forme gravi del vaiuolo (emorragico o nero e confluente) e su quelle benigne (vaiuoloide, vaiuolo senza esantema o interno). Parla in seguito, ed esaurientemente, sulla natura del virus vaiuoloso e si ferma sulla teoria parassitaria, descrh.•endo i corpi di Guarnieri, quelli di Prowazek (corpuscoli iniziali), quelli di Paschen (corpuscoli elementari) e quelli del Volpino, corpi tutti mobili e che presumibilmente appartengono alla classe dei clamidozoi. Fa notare poi che tutti questi corpi, per quanto possano avere un grande valore nell'etiologia del vaiuolo, pure non si possa affermare che essi siano i veri agenti specifici ed in conseguenza si ritiene tuttavia che il vaiuolo appartenga al gruppo delle malattie infettive, determinate da virus fil trabili. .

S'intrattiene CjUindi sull'epidemiologia, accennando aoche al contagio diretto ed indiretto e viene alla diagnosi clinica, differenziando il vaiuolo nei vari suoi periodi, dal morbillo, dalla scarlattina,, dal tifo esantematico, dal tifo addominale, dall'esantema pustoloso, dagli esantemi da bromo, da iodio, da preparati salicilici e da quello da revul· sivi cutanei (cantaride, croton), nonchè dall'impetigine contagiosa e dalla sifilide pustolosa. Parla poi della differenziazione con la varicella e con l'alastrim o vaiuolo bianco. Ricorda pure la diagnosi di laboratorio consistente nella reazione di Guarnieri c nella reazione di Pau/, l' una microscopica e l'altra macroscopica, interessandosi quindi delle ricerche scientifiche sugli animali da esperimento. Accennato al decorso del vaiuolo, sia nelle forme gravi che in quelle benigne, parla della prognosi e quindi a lungo della terapia generale e locale. Tratta a lungo il capitolo della profilassi antivaiuolosa, non trascurando la variolizzazione, ormai non più usata per i pericoli di trasmissione di malattie infettive e viene alla vaccinazione ienneriana, descrivendone la tecnica, la produzione della linfa vaccinica ed il controllo microscopico, culturale e biologico che si pratica prima di usar la. In ultimo accenna alle complicanze derivate dalla vaccinazione, consistenti in manifestazioni cutanee e si ferma sulla compli-::anza che da un decennio a questa parte, si è osservata nel periodo post-vaccinale, cioè a dire dell'encefalite post-vaccinica. Fa la storia completa della manifestazione di questa complicazione ed espone le teorie con cui s'è voluto spiegarne l'insorgenza. Esse sono quelle del neurotropismo prospettata da Levaditi e Nicolau, quella di Glauzmann riferita a fenomeni allergici, quella della parallergia formulata da Keller, quella tossica di Aldershoff e Pondmann, venendo alla conclusione che per quanto esiste un nesso tra il virus vaiuo/oso e la manifestazione dell'encefalite post-vaccinale, pure si resta ancora perplessi nella spiegazione del fenomen o che si spera possa essere risolto da parte dei microbiologi. Termina facendo la statistica dei c;~si di encefalite avveratisi in Italia in più d'un decennio e che ammontano a IIS sino ad oggi, augurandosi che in Italia non si prendano dei provvedimenti gravi, come la soppressione della vaccinazione obbligatoria decretata di recente in Olanda, poichè t 15 casi di encefalite rappresentano una percentuale minima tra milioni di vaccinati. Piuttosto è necessario di procedere ad una profiLassi vaccinica consistente nel fare scarificazioni il meno che sia possibile, nell'usare vaccino attenuato e nel non praticare mai vaccinazioni durante epidemie di influenza, di scarlattina, di morbillo ccc .. Per inciso poi accenna alle case di cura per i postumi dell'encefalite, volute dalla nostra amata So\'rana c descr ive il trattamento degli ammalati con la cosidetta cura Bulgara, basata sulla somministrazione di droghe contenenti il gruppo delle tropeine.

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Le malattie infettive in Africa Orientale

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Abbiamo iniziata nel fascicolo XI del 1935 e poi proseguita nei numeri l, III e V c. a., in questa stessa rubrica, la pubblicazione dei dati statistici mensili, comunicatici dall'Ufficio di Sanità dd Ministero delle Colonie, sulle malattie infettive verificatesi in Africa Orientale, nelle Forze Armate e fra operai nazionali. Con questo specchio ora giungiamo a tutto il maggio c. a. MACCIO 1836-XlV

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l V&iuolo Varicella Scarlattio<l . Morbillo R oeolia Tìfo peteccbiale Febbre rico.rrente Dift'uite e crup. Pertoue Parotite epidemica Inftuensa epidenUca M eningìte ccrebr~apinale. PoUomelite aot, acubl Enc:efalitt letargica Tetano . Febbre tifoide Infezioni paratiticbe • Febbre ondulaote Diaacnteria . AnchilOStonUu i . Schiatoaomiui BlrrùntiJIIi intestinale L elthmanioai cutanea viacerale • Ulcera tropicllle. L ebbra Elefanti"' i Scabbia T racoma Sin lidi! F r amboeaia Blenornaia Uleeu vcner~a Linfogranulotnatosi eont. •• Maduroai l'v:Waria bercolosi polmonare Jùbbia dichiarata M onjc.ture di animali nbb!c:i ~ tola maligna . .E,-eaipela Den sue s pirocbew.i

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NOTIZIE

Abbiamo così consegnata al nostro Giornale la storia, in cifre, dell'epidemiologia della gloriosa camp:~gna d'Africa, per un periodo che comprende e sopravanza tutto il tempo della guerra, dal passaggio dd Mareb alla procbmazione dell'Impero. Le poche pagine Ji questa preziosa documentazione sanitaria offrono un quadro sintetico ddl"immenso successo, senza confronti, conseguito dalla Sanità Militare, nel campo igienico-profìla ttico, nella più grande impresa coloniale di tutti i tempi . Circa mezzo milione di uomini è vissuto, ha oper:J.to e duramente combattuto m sterminati territori barbarici, ad oltre quattro mila chilometri dalla Metropoli, fra le più gravi multiformi insidie del clima e dci contagi, pag:~ndo nella minore misura che fosse possibile sperare, il doloroso tributo alle malattie che già menarono le stragi più funeste in tutte le precedenti campagne.

Avanzamento straordinario per « meriti eccezionali » del direttore di Sanità militare nell'Africa Orientale Italiana Con Bollettino ufficiale dd 13 agosto si è disposto che la promozione conseguita il 1 ° gennaio c. a. dal direttore di Sanità dell'Intendenza A. 0., maggiore generale medico Ferdinando Martoglio, gli sia conferita come avanzamwto straordinario per meriti eccezionali, con la seguente motivazione:

<<Direttore di Sanità Intendenza A. O. organizzò e diresse con sagace e perspicaa: competenza il servizio sanitario che 1ùpose in pieno, iu ogui circosUJnza, a tutte le esrgenze >> .

II Sen. Prof. Aldo Castellani nominato Conte di Chisimaio S. M. Reale Imperiale, su proposta del Capo del Governo, ha conferito al Prof. Senatore Aldo Castellani, Alto Consulente Sanitario per l'Africa Orientale, il titolo ereditario di Conte di Chisimaio, in riconoscimento dell'opera da lui svolta, durante la guerra, in Eritrt>a, in Somalia ed in Etiopia, per la difesa sanitaria delle truppe, degli operai c delle popolazioni indigene, opera che fu uno dei coefficienti primari della vittoria. I l direttore generale della Sanità militare ha subito telegrafato al Conte di Chisimaio nei seguenti termini:

Porgori nome Corpo Sanitario e mio personale vive felicitazioni per alto riconoscimento efficacissima opera sanita1·ia da te svolta Africa Orientale con brillantissimi risultati. - Generale Franchi ». li Come ha così risposto: « Ringrazio vivissimamente te e tutti colleghi medici Regio Esercito per le gentzb congratulazioni che altamente mi onorano e che mi hanno fatto grandissimo piacet·c. Cordialissimi saluti. - Castellani )). i<

La Sezione di Sanità della Divisione « Gran Sasso » Col primo scaglione delle truppe dd la gloriosa Divisione « Gran Sasso)), comandata da S. A. R. il Duca di Bergamo, è rimpatriata la 2 3 Sezione di Sanità, mobilitat~l dall'ospedale militare di Chieti nell'aprile I935· La Sezione molto si è distinta con la colonna Appiotti al passo di Af-Gagà cd alla battaglia dello Sciré, meritando un encomio solenne di Corpo d'Armata, con la seguente motivazione:


NOTIZIE

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« Per spirito di sacrificio dei portaferiti e l'e..emplare comportamento degli ufficiali e di tutta la truppa che, consci della loro missione, tutto hanno dato cor1 alto senso di altruismo. - Battaglia dello Sciré, 29 febbraio 1936- XIV>>. Il reparto ebbe più d'uno dei suoi portaferiti colpito da proiettile di fucile, tra essi il soldato Petritolo Domenico cadde in primissima linea mentre, nell'infuriare del combattimento, soccorreva un commilitone ferito.

Conferenza dd Conte Castellani di Chisimaio sulla organizzazione sanitaria nella guerra di Etiopia A Roma, nell'Istituto della Sanità pubblica, il Prof. Senatore Sir Aldo Castellani, Conte di Chisimaio, Alto consulente sanitario per l'Africa Orientale, ha tenuto il 31 luglio, una conferenza su: L 'importanza dell'organiz:::azione sanitaria nella guet'l'a d'Etiopia. E' intervenuta S. A. R. l. la Principessa Maria di Piemonte. Erano presenti S. E. il Sottosegretario di Stato all'Interno on. Bufarini, alte autorità civili, politiche, diplomatiche c accademiche, personalità del mondo scientifico della Capitale e molte rappresentanze della stampa nazionale e estera. La Sanità militare era rappresentata dal direttore generale, tenente generale medico Franchi. Per primo ha preso la parola il direttore dell'Istituto prof. Marotta. Egli ha rivolto il saluto alla Principessa di Piemonte, che in terra d'Africa portò ai valorosi soldati · J'alto conforto della Sua assistenza; ha messa in rilievo l'organizzazione sanitaria, alla quale si deve il minimo numero dei morti per malattie, nella campagna etiopica ed ha esaltata l'opera di scienziato del prof. Castellani. Questi nella sua conferenza ha innanzi tutto profilato il grande avvenimento, nuovo nella storia dd mondo, per cui nella guerra italiana in Africa Orientale una imponente massa di truppe bianche è stata portata ed ha combattuto in zona tropicale, gran parte della quale a clima torrido. « Il pensiero di mezzo milione di giovani nostri soldati in zona tropicale ha proseguito l'Oratore - fece tremare il cuore a molti. Nella stampa estera, anche quella a noi favorevole, si pubblicarono spesso articoli in cui si diceva che i soldati italiani, anche se risparmiati dai proiettili abissini, sarebbero stati distrutti dalle malattie. Ma il Capo del Governo -- Genio lungiveggcnte - intuì subito che in una guerra coloniale la preparazione medica è altrettanto importante che la preparazione puramente bellica; e prese a tal riguardo misure complete e perfette ». Il prof. Castellani ha quindi esaminati i costituenti dell'organizzazione sanitaria, nelle formazioni campali e nel personale, durante il periodo bellico, nonchè nel suo ufficio di Alta Consulenza, voluto dal Capo del Governo prima che si iniziassero le ostilità, per il collegamento e la coordinazione dei Servizi sanitari militari e civili. L'Oratore si è poi intrattenuto sulle malattie che si incontrano in Africa Orientale, rilevando l'enorme differenza fra la mortalità e la morbilità altissime delle truppe abissine, in confronto di quelle nostre, limitatissime. « Alcuni, egli ha detto, potranno dire che si tratta di fortuna come in tutte le cose umane, ma i risultati ottenuti sono dovuti, io credo, nella quasi totalità, alle precauzioni prese. Secondo l'esperienza delle passate guerre coloniali, i morti per malattia nel nostro Esercito avrebbero dovuto essere in numero superiore a 20.000, invece sono morti per malattia: ufficiali 22, truppa 577; totale 599· Vada a questi eroici Morti il n ostro riverente saluto >1. 7 -

Giorno/~ di mdicina militar~.


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NOTIZIE

Il prof. Castellani ha così concluso: << La storia Jrcgistrcrà che questa guerra, voluta ed organizzata dal Duce, rimarrà memorabile per la vittoria completa conseguita - grazie alle di Lui direttive e prcviggenze - in tutti i campi: nel campo strat~gico, logistico, politico, e, non di ultima

importanza, nel campo sanitario )).

Bollettino del Corpo sanitario militare U f{i eia/i medici. TENENTI COLONNELLI. R1ccò Ettore, ospedale militare Bologna. mesi sci, dal 9 rnaggio 1936- XIV.

Trattenuto in servizio limitato, per

MAGGIORI. Rrccr Antonio, ospedale militare Bari. dodici, dal 10 marzo 1936-XIV.

T rattenuto m serv1z1o limitato, per mcst

PRIMI CAPITANI.

Lo BrANCo Domenico, ospedale militare Roma. - Trattenuto in servizio limitato, dal 13 aprile all'n luglio 1936- XIV. CAPUTI Giovanni, distretto Bari, in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. Richiamato in servizio lìmitato per mesi dodici, dal 22 aprile 1936- XIV e destinato ospedale militare Bari. GRILLI Mario, 16° fant. - 2° art. div. fant. CAPITANI. LucENTE Pasquale. -

Nel provvedimento che lo riguarda cd inserito a pagina 2435 « 10° fant. », anz1chè

del Bol/etti11o ufficiale, dispensa 48 corrente anno: leggasi: Lane. di c< Novara >>.

T ENENTI. MATTE! Federico, 70° fant. (1.28° fant.). - T rattenuto in servizio limitato per mesi sei, dal 2 maggio 1936- XIV e destinato ospedale militare Trieste. Dal Boliettirro ufficiale, disp. 52", 23 luglio 1936- XIV.

* Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI. LoJACONO Amonio, ospedale militare Catanzaro. - In data 25 marzo 1936 - XIV. collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio, per mesi dodici. Assegnato a tutti gli effetti al distretto Catanzaro. MACCIORI. BATIAGLIA Gioacchino, ospedale militare Firenze. -

In data 1° giugno 1936- XIV.

è collocato in aus·iliaria, a domanda, con anzianità n ottobre 1930- VIII. Sarà assunto in forza, direzione sanità militare corpo armata Firenze, ed agli effetti :Jmministrarivi, comando distretto Firenze.


NOTIZIE

PRIMI CAF ITA~l. TEDESCHI Nicola, infermeria presidiaria Parma. - In data I I aprile 1936- XIV, collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio, pe:r mesi sei. Ufficiali chimici farmacisti. CoLON~ELLl.

REGARD Pietro. - In data 8 agosto 1936- XIV, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 31 dicembre 1935- XIV. Sarà assunto in forza direzione sanità militare corpo armata Napoli, cd agli effetti a m ministrativi comando distretto Napoli. Dal Bollt:ttino ufficiale, disp. 53', 30 luglio 1936- XIV.

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Ufficiali medici. CoLONNELLI. GAIOTTINO Carlo, direttore sanità militare corpo armata Trieste. - In data I 0 agosto - XIV cessa dalla carica come sopra e dalla stessa data è collocato fuori quadro perchè disponibile per il ministero delle finanze (presidente commissione medica pensioni di guerra Livorno). !APPONI Guido, direttore ospedale militare Trieste. - In data 1° agosto 1936- XIV cessa dalla carica com.e sopra e dalla stessa data è nominato direttore sanità militare corpo armata Trieste. PRIMI CAPITANI. MANFREDI Arnaldo, 16° fant. (132° fant.). - In data 12 gennaio 1936 ·XIV collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio per mesi dodici. MANFREDI Arnaldo, 16° fant. (I J2° fant.) in aspettativa per infermità provenienti da cause di servizio. - In data 14 aprile 1936 - XIV richiamato io servizio limitato per mesi otto e destinato come sopra. · ARACRI Antonio, distretto Catanzaro, in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio. - In data 20 maggio 13g6- XIV richiamato in servizio limitato per mesi dodici e destinato ospedale militare Firenze. T ENENTI. DE CILLA Francesco, 132° fant. - Lane. di Novara. Dal Bollettino ufficiale, disp. 54\ 6 agosto 1936- XIV.

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Ufficiali m edici. MAGGIORI GENERALI

~A"R~ocuo Ferdinando. - Gli è conferito l'avanzamento straordinario per menu eccezionali con spostamento sul ruolo, assumendo l'anzianità 1° gennaio 1936-XIV. Precede n el ruolo il pari grado SANTA-MARIA Alberto.


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MAGGIORI. CoRIGLJA:-<O Enrico, distretto Cat::nzaro. in aspettativa per infermità provenienti dal servizio. - I n data 28 novembre '935-XIV è collocato a riposo, per infermità provenienti da cause di sen·izio di guerra, con assegno di guerra di 4a categoria, ed inscritto nella riserva con anzianità 5 ottobre 1928- VI. Dal Rollertino ufficiale, disp. ;6•, 13 agosto 1936 - XIV.

Onorificenze e ric.ompensc Il tenente generale medico gr. uff. LuiGI FRANCHI, direttore generale della Sanit3 militare, è stato nomi nato Cavaliere Magistrale del Sovrano Militare O rdine di Malta e Cavaliere Ufficiale· nell 'Ordine Coloniale della Stella d'Italia. Allo stesso è stata conferita la Medaglia militare, d'argento, al merito di lungo comando. I colonnelli medici CARLO GAJOTTINO e GiuSEPPE GIORDANO sono stati nominati commendatori nell'Ordine della Corona d'Italia.

Nella R. Accademia Medica di Torino Il tenente colonnello medico prof. STEFANO PERRJER è stato nominato Socio Ordinario della R. Accademia Medica di Torino.

Nella Società francese di dermatologia e sifilografia Con decisione del 20 luglio c. a., la Società francese di dermatologia e sifilografia ha conferito al Senatore Prof. Castellani Conte di Chisimaio, il titolo di Membro Onorario. E' questa un'alra distinzione riservata dalla Società, secondo suoi nuovi statuti, eccezionalmente per gli stranieri, soltanto ai più eminenti Maestri di dermatologia. Il prof. Castellani è difatti il più insigne dermatologo tropicale. Come in tutto il vasto campo della medicina esotica, a lui sono dovuti studi decisivi c geniali scoperte anche nella importantissima branca dermatologica. Non sarebbe certo possibile citare in una breve nota tutta la produzione del Maestro in tale materia. Basterà accennare all' Accladiosi, che egli descrisse per primo, scopre ndon e il fungo patogeno (Acdadium Castellatlir), alla Dermatite che porta il suo nome e di cui ritrovò la causa nel Tyroglyphus longior vm·. Cajtellanii, alb Tinea intersecta causata dall' Er1dodermophytor1 Castellanii, alla Trichomycosis flava, rubra e nigra, dete rminate rispe:tùvamente da Nocardia tenuis, Micrococcus nigrescens e M. Castellanii. Tacendo di t:Jntc e tante altre malattie della pel le nei tropici, che trovarono nelle osservazioni del Castellani la loro compiuta descrizione e definizione dottrinaria, giova inllne aggiungere a questi fugaci ricordi che ora suscita il significativo gesto della Società francese, la risoluzione del controverso problema eziologico della Tinea imbricata, con la dimostrazione che ]e varie spede di aspergillo, ritenute a volta a volta come agenti causali, non sono che contaminazioni o soprofiti, che non prendono alcuna parte nell'eziologia. Egli isolò, coltivò e descrisse il vero fungo causale (genere Endod~mophyton, di cui esistono quattro specie egualmente patogenc) ed inoculando colture pure di questi fun ghi, ebbe riproduzioni tipiche della malattia nell'uomo.


NOTIZIE

la morte del Prof. llvento Il 3 agosto è morto, ad Anzio, il prof. Arcangelo Il vento, vice· direttore della Sanità pubblica, vicc·prcsidente della Federazione Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi. Egli s'era acquistata in tutta la classe sanitaria italiana, ed anche all'estero, chiaris· sima estimazione per sue preg:iate pubblicazioni scientifiche e per i còmpiti assolti nella pubblica Amministrazione sanitaria, alla quale aveva portato i tributi pregevolissjmi delaa sua profonda dottrina, dd versatile intelletto e del suo talento organizzativo. Fra le benemerenze più recenti e notevoli, deve essere particolarmente ricordata l'opera sua fervida ed efficace data alla preparazione sanitaria della vittoriosa campagna d 'Africa. Quanti lo conobbero rimpiangono la sua fine immatura c serbano nel cuore il commosso ricordo delle virtù veramente ascetiche con le quali egli ha servito in tutta la sua nobilissima esistenza i più puri ideali di umanità, di patria e di scienza. Alle esequie dell'illustre scomparso, svoltesi nell'austero rito fascista, hanno panecipato, in raccolto cordoglio, alte autorità politiche e sanatarie con una grande folla di amjci e di estimatori. 11 direttore generale della Sanità militare seguiva il feretro reggendo uno dei cordoni dd carro.

Il nostro Giornale considera come proprio questo grave lutto della Medicina mili· tante italiana e ricorda l'onore che ha avuto di ascrivere fra i più emeriti collaboratori il compianto prof. Ilvento, il quale volle riserbargli uno dei suoi ultimi scritti, con il lucido articolo, di larga risonanza nella stampa medica, pubblicato nel fascicolo dello scor so aprile, su: l servizi igienici e medici nelle Colonie italiane dell'Africa Orieutale.

Assistenza degli orfani dei medici morti in guerra Sotto la presidenza del ten. generale medico Francesco della Valle si è riunito il Comitato nazionale per l'assistenza degli orfani dei medici fi'IOrti in guerra. Alla seduta hanno partecipato i rappresentanti della Sanità PubbJjca, della Sanità Militare, della Sanità Marittima e dell'Opera Nazionale Assistenza Orfani di Guerra. Il Presidente all'inizio della seduta ha rievocato con nobili parole il sacrificio e l'eroismo, nella grande g uerra, della classe medica che diede 400 caduti sul campo, occupando il secòndo posto d 'onore, dopo la Fanteria, n d la statistica di morte fra le varie armi e corpi del R. Esercito. Ha rievocato inoltre le nobili figure dei quattro medici morti in Africa Orientale, i cui orfani sono anche assistiti dal Comitato. Ha rivolto· alti$sÌme parole di devozione a S. E. il Capo del Governo fondatore dell'Impero. Il segretario generale, maggiore medico prof. Bacchetti, ha illustrato i criteri che guidano l'assistenza di questa particolare categoria di orfani, a cui provvede l'intera classe medica. Sinora sono stati assistiti con borse di studio 91 orfani, di cui già 38 sono laureati o diplomati o ufficiali nel R. Esercito, mentre gli altri sono quasi tutti iscritti alle R. Università del Regno. Sono state concesse dal Comitato per l'anno 1936 altre 54 borse di studio da L. 2000, L. 1500 e L. 1000 e due sussidi da L. 500 ciascuno. Ogni orfano è seguito dal Comitato stesso, perchè gli sia facilitata l'ardua fatica nella vita, 5e.n za la guida e l'aiuto del proprio genitore. Il' generàle della Valle ha chiuso la seduta esaltando il Regime che ha suscitato n dJa Nazione un rinnovato senso di alta e vibrante solidarietà per gli orfani di guerra e per quanti tutto sacrificarono per la grandezza della nostra Patria.


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NOTIZIE

Congresso internazionale dd medici sportivi Dal 27 al 31 luglio u. s., s'è svolto a Berlino il Congresso internazionale dei med ici sportivi, che ha immediatamente preceduto l'inaugurazione dei Giuochi Olimpici. Il programma dei lavori del Congresso, inframmezzati da ricevimenti, trattenimenti ed escursioni, si è svolto in sei sedute. sui seguenti temi:

Ricambio e circolazione - Circolazione e respirazione - Ricambio, allenamento, igiene - Psicologia - Traumarologia, ginnastica medica - Costituzione, biometria, organizzazioni medico-sportive - Medicina de/l'at>ronautica - Que.<tioni biologiche e sociah(Sanità pubblica, rie1·eazioni, igiene scolastica e professionale, biodimatica). Fra i rebtori era il maggiore medico prof. Ugo Cassinis, direttore de-l Laboratorio di fisiologia e biologia applicata della Direzione generale di Sanità militare. Pubblicheremo prossimamente un largo resoconto di questo importante convegno.

X Conferenza internazionale contro la tubercolosi La X Conferenza interna zionale contro la tubercolosi, che doveva :aver luogo a Lisbona nei giorni 6, 7, 8 e 9 settembre, è stata rinviata al prossimo anno, per decisione presa dall'Unione internazionale contro la tubercolosi, a causa dell'attuale situazione in Spagna.

vm Corso internazionale di alta coltura medica settembre, organizzato da L. W. Tomarkin, si svolge 1'8° Corso internaz ionale di alta coltura medica, sotto gli auspici di quella Università e del Ministro di igiene dì Grecia. Sono trattati i seguenti temi: 1 ° - A ffezioni cardiovascolari. 2 " - a) Chirurgia ortopedica, traumatologica, riparatrice; b) chirurgia toracic:.t. e gastro-enterica; c) chirurgia generale. 3° - Medicina tropicale, sub-tropicale e malattie infettive. 4° - Sifìlografia e dermatologia. 5° - Encloainologia. 6" - Conferenze libere. 7" - Cancro. Durante il Congresso hanno luogo diverse commemorazioni internazionali ill' onore di illustri scienziati, oggi scomparsi, che hanno contribuito con le loro ricerche e i loro lavori alla risoluzione del problema della malaria: Golgi, Marchiafava, Cellir G rassi. Manson, Ross, Laveran. Fra i professori che impartiscono il corso, figurano nomi celebri nel mondo medico interna7,ionale. La sezione per le malattie tropicali è presieduta dal Senatore Professar Edoardo Maragliano. Il Prof. Enzo Bizzozero, dell' Università di Torino, è v ice presidente per la sililogralia e dermatologia. Fa parte del programma la visita archeologica della Grecia. Ad Atene, dal 7 al

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XXVII Congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Come gi?! annunciammo nel fascicolo XI dello scorso anno, nell'ultima decade di settemhrc si terrà a Homa, presso la R. Clinica Ortopedica, sotto la presidenza del Prof. D ella VeJoya, il XXVII Congresso nazionale di Ortopedia e Traumatologia. Il maggiore medico prof. Alfonso l\1agli ulo sarà correlatore per il primo tema su::..

Il tmttamento delle fratture e.;po.rre.


NOTIZIE

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XLII Congresso della Società Italiana di Medicina Interna Il XLII Congresso della Società Italiana di Medicina Interna si terrà a Roma presso la R. Clinica Medica nei giorni 19 · 22 ottobre p. v. Presidente del Comitato Or· dinatore il prof. Cesare Frugoni.

Temi all'ordine del giorno: 1) Lo scompenso cardraco. Relatore: prof. D. Cesa· Bianchi (Milano). 2) Adiposità e magrezza. Re latore: prof. F. Galdi (Pisa). 3) Nefrosi e ne/riti (in comune con la Società Italiana di Chirurgia). Relatore: prof. R. Silvestrini (Perugia). Per notizie e chiarimenti rivolgersi al Segretario del Congresso, prof. Arnaldo Pozzi, R. Clinica Medica · Rom:1.

Fondazione ~~ Arcangelo llvento ,, La Federazione Italiana Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi, per onorare la memoria del prof. Arcangelo Ilvento - dello studioso che tanto contributo ha dato allo sviluppo degli studi scientifici e sociali in Italia, e in modo particolare all'incremento della lotta contro la tubercolosi - ha promosso una sottoscrizione per la costituzione di un premio da conferire, di biennio tn biennio, ai migliori lavori di medicina sociale della tubercolosi. Ai premi della <<Fondazione Arcangelo Ilvento per lo sviluppo degli studi scien· tifìco- sociali in Italia '' potranno concorrere tutti gli studiosi italiani. Il regolamento idei <."onoorsi sarà preventivamente stabilito dalla Federazione che provvederà in tempo debito alla nomina della Commissione giudicatrice.

Ruoli di anzianità del Corpo Sanitario militare Secondo l'amica consuetudine, anche quest'anno abbiamo pubblicati, come supplemento al numero di luglio e aggiornati fino al 20 dello stesso mese, i Ruoli di anzia· nità del Corpo Sanitario miLitare, in un accurato fascicolo di circa 140 pagine. Si è già provveduto alla spedizione dei Ruoli ai nostri assidui che si erano prenotati con l'abbonamento. Ne sono rimaste disponibili alcune copie che teniamo a disposizione dei lettori che vogliano farne richiesta all'Amministrazione del nostro Giornale, inviando, a mezzo vaglia, il relativo importo ridotto, in L. 8.

Errata-corrige Nel precedente fascicolo di luglio, nella recensione della memoria di H. SEEL, H. CAR.LS e H . LooENKAEMPER, pubblicata nelle pagine 683 - 685, tanto nel titolo come nel testo della recensione, invece di solfuro dicioroetile, leggasi: solfuro di dicloroetile.


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NOTIZIE

NOSTRI

MORTI

Il 29 giugno è morto, a Terni, il magg10re generale medico a riposo comm. Alfredo Rosai.

Nato a Potenza il IO giugno x86o, apparteneva al Corpo sanitario dal x886. Nel 1920, da colonnello, aveva lasciato il servizio attivo a sua domanda. ln guerra, dal giugnG al novembre 1916, fu direttore di sanità del 12° Corpo d'armata mobilitato. ·

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Il 30 luglio è morto improvvisamente a Valbondione, in provincia di Bergamo, ove trovavasi in licenza, il colonnello medico cav. uff. luigi Alfonzo, direttore dell'ospedale militare di Piacenza. E:ra nato a Castronovo (Palermo) il 9 novembre 1879· Laureatosi a Palermo il 25 luglio 1903 col massimo dei punti e la lode, dopo aver frequentato la Scuola di Sanità militare, il 27 luglio 1904 fu nominato sottotenente medico di complemento. Assunto in servizio permanente effettivo dal 9 marzo 1905, percorse la seguente carriera : tenente il 1° settembre 1906, capitano a scelta il 31 dicem· bre 19II, maggiore il 14 gennaio 1917, tenente colonnello il 20 dicembre 1923, colon· nello il 1° marzo 1934. Dal luglio del 19Q8 al marzo 1912 fu insegnante aggiunto di traumatologia di guerra e di servizio sanitario alla Scuola di applicazione di Sanità militare a Firenze. Prese parte alla campagna di Libia dall'agosto del 1912 al settembre 1913 prestanda egregiamente servizio presso formazioni campali. Nella grande guerra tenne il comando della Sezione di Sanità della 28" divisione, dalla mobilitazione al 7 marzo del 1916, distinguendosi specialmente in occasione della epidemia colerica del 1915 e di bombardamenti subiti, a Sagrado, dal suo reparto. Sue· cessivamente, fino al luglio del 1917, fu direttore di un ospedale da campo per contagiosi ed anche in questo incarico dimostrò spiccate qualità militari, professionali e organizzative, tanto che fu proposto ad avanzamento per meriti eccezionali. E~ra decorato della croce al merito di guerra, della medaglia di bronzo per i benemeriti della salute pubblica e di medaglia di bronzo per essersi segnalato nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre x9Q8. Era cavaliere ufficiale della Corona d'Italia e cavaliere nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Il Direttore generale della Sanità militare ba inviato alla Famiglia del compianto colonnello le commosse condoglianze del Corpo Sanitario e si è fano rappresentare. alle esequie.

Dir~ttor~ r~spo11sabile: Dott. Lui~~NCHI, tenente generale medico . ...

Redattore: Dott. prof. VIRCINIO DE ••. ·ARDINIS, tenente rolonndlo medico

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RIVISTE

MEDICHE

MILITARI.

ANNALI DJ MEDlClNA NAVALE E COLONIALE. - Direzione centrale della 80nitA milito re maritt ima. Mi nitt ero della Marina, Romo, Anno X LII. Vol. l, Fase. \'-VI. "'"~i:io-l{iu~r:o 1936-XIV. Saitta : Ricerche sulle proprietà eh imi co-fisiche delle suluzi<>ni cosi d<tte tlsiolog-iche che si adoperano n ella pratica chirurgica - A.Ddreaelli : 11 fenomeno c.l'osucoJo dtl Donaggio nei parkinsoni 110Ì encefalitici in rapporto alla cura • Bu lgara •. - Donllo : Lo dccumprc5'ionc • mista • nel ralomboro. Lambuata : Profilassi antimalarica n elle zone tropica li con speci::ale riguardo alle nostre c:olonu~ in Africa Oricnt:1le. A RGENTI NA: REVJSTA DE LA SANJDAD MJLJTAR. - Ministero della guerra, Buenos Aires. A"no XXXV, ma rzo 1936, Can:ia d•l Rio : Diagnosi torografica dello occlusione coronaria. - Orik : La t rasfusione del sangue, Ottol-hi : 11 trattamento delle fratture. - Br....i oote mediehe. BELGIO: ARCHIVES MitOJCALES BELGES. - Direzione superiore del servizio di sani t~ dell'esercito bclp (Redazione : Qs pcdole m ilitare di Lie~i) . Fau. 6, 11iui{IIO 1936. Cillard : La radioscopia tistermtica nell'amoiente militare ~r l'accertamento della tbc. polm ona re. Bollettiao interouiooale. CECOSLOVACCH IA: VOJENSKt ZORAVOTNJCKt USTY . - Organo sci~ntiflco dei medici. veterin•ri e fa rrracis ti militari «eos loncchi, (Redazione. Praga, llubenec, i\lr-;O. - Zd~v. oddoleni) Fau. li, 1936, PIOlUioky : Esplorazione collertÌ\•a delle reazioni dd le ~oluzion i di iprite s ulla pelle. - Ruka : I nfezioni aliment nri.- C.mo.,.. y : ~l :ll attie contagiose tr3smi ssilJiJi dagli animali :11J'uonlo, consldcrate da l punto di vista deJJa loro propagazione intentionnle. F RANCIA; REVUE DU SERVlCE DE SAN'Tt MlLITAJRE. - Direzione del servizio di sanità, Ministero della Guerra, Parigi F<Uc. VI, giugn<>. tomo CIV, 1936, Schid.e" t La Convenzione di Ginevra e la guerra moderna. - Rouuel : Il codice internazionale dei prigionieri di guerra. - 0.. Cilleulo: M emorie di Scrive, medico capo dell'esercito d'oriente (1815-1861). T . O. E . : L ibro d'oro d el Serv izio sonita.rio, J UGOSLAVIA: VOJNO SANITETSKl GLASNDC. Riviotn trimestrale di medicina. fom1acia e Veterinaria dell'esercito jugoslavo. (Redazione ed ammini strazione: Ospedale mtlitare di Belgrodo). N . l, tomo VII, 1936. La morte dei ~renera l i medici Sava V,, Popovitoh e l\lilan D. Dimirriyé ,•itch. - C•etoi•• itch : L'emer:;aJopia essenziale nell'esercito juuoslavo.- Fourlen ; Problemi di epidemiologia dc-Ila uahcrcolosi in JugoslaVI&. Cbtefta : Consi·d~ro%ioni sttuali s ull":lcrn7.ione del h.~ n:wi d~ guerra. - Dimitriyt viteb : S\1llc lesioni dei nervi pe-riferici. ed in particolare del m(·diano e del cubitalt>, e loro trauanu·n to. - O..aJd : Contributo allo studio di fenomeni che accompagnano il passaggio de• r>ggi infra-rossi attra,·erso il muscolo striato della rana. POLO!'\ lA : LEKARZ WOJSI:OWY. - Organo deg li ufficiali del Servizio sanitario. Ccntrum Wyszkolcnia; San it. Gornoolaska 45, Va ruvia. N. 9, l• "'"'llllio- N. IO, 15 mn~11io 1936. Latko....Iri : Sulle nevrosi cardiache (N. 9). - Sz:ulc, Kolocbiejaloa e Dunynoka : Le ulceri del tul:>o diJlC.TCnte nel corso dello scorbuto sperimentale (JV. 9). Mali.nowa.ki : La psic-hiatria n cll"e$t-rcito, suoi scopi e sua missione (J.V. 9 ). - Wacek : L •apprezzamento della facoltà \·a~h· a per il servizio milirare negJi eserciti stranieri (lV. 9). - Walicònki: Ossen ·azio ni concernenti le affezioni oculari secondo i rihcvi forniti dal Con. ciglio di revisiono dtolla Regione del V l'l Corpo d•Arm~ltn (:V, 9). - Orl ~wi c:&: ~~·nist.-.mcnto dei feriti, gnsf:P ti ~ malati (N. IO). Sokolowaloi : ~mistomento dci ferir i {N. IO), Oekuki : !"mi<romenro dci g:ossnti e dci ma· loti (N. IO). - Wilezyuki : L 'esercito c la guerra dnl rumo di ' ' ista eugemco (N. IO). - PYZik : Sulle difficoltl\ della diagnosi di appendicite (N. 10). ROMAN IA: REVJSTA SANITARA MJLJTARA. - Redazione e amministrazione: Ospedale Militare • Regina E liubetta •, Buc•res t. Pau. lV, aprile !936. CODStautiDeoco : Considerazioni sull:1 miopi a dc~:li scolari. - Sava· Goiu : Riflessioni sulla contagiosi tà del t racoma. - Diaule:seo : Considerazioni e prop~izioni ~ullrt profilassi dd trncoma. PaadeleiC'O : Es tra.. zione intra-capsulare df'lla cataratta senile. - Mibai l : Atrofia bdatcra!e de1 n ervi ouici consecutiva a un c-nso di porpora emorragie~ . - Mulpnd e Demetnsco : Stadst1ca dei tracomat osi néll'ospcdnle ntilita re • ArdealOumbravcni • dal 1924 al 1935. - Neatiaao : ConJtiunu\·itc "r~nul osn c cat::uro primaverile. - Vancea : Contiidera.zioni sulla dacrio-cisto-rinostomia col metodo Dupuy-Outc mps-Bourguet. - Balabau : L'az.ione dei gas da combattimento sugli occhi e trattamento dei gn~~Oti oculari. - CMtinesco e Halunca : Considerazioni sulla diagnosi e cura del tracoma. - Pa.raipaa : Consid~razioni sulla Cliolo,:tia del tracmnn,- Crintet.co : Contributi a.llo studio delle piante medicinali in Romanin. - Popaco : Il compito dello chimico nella difesa naziona_le e l'im portanza dello sviluppo dell'indusrria chimica in pnce e in guerra. - D.ie c looescu : A proposito della d ifesa dai gas da combattimento. - Draaomir : Rtoria della farmacia m ilitare in Romania. R USSIA: VOENNO SANITARNOE DELO. - Gosud:uslwennoe. isd-\\'0, Mosca, N. 4, aprile 1936. Lipkia : Problemi e metodi della tona contro hl n'l:-tlari:l.- Copp : Ln cura dèlla malaria con i p repar ::tti sintetici. - Rado-. : L'alirnentaz:ione dur:tnte le lun,~a:ht! ntarcie.- Schatt<D•tein, Kouiù.ov c Tcirk:ia : L'uso degli sti m ola nti nell'allen3Inento nlle luna be marci e. - Fil(hman : Il ~~rvi1.io sanitario durante l"avonzata. RoMDthal e Matz : Errori da evirure neU'ana.Hsi del san$tUC per lA trosfusione. SPAGNA: REVISTA DE SANJOAD MJLJTAR. - Pubblicazione mensile del Corpo sanitario militare, M adrid. Fare. V, mayio 1936. Blaaco : Confcrcn7,.a del dott. nastos all'Accademia di Sanità milirore.- Sàioz e Bermùdez : Depurazione delle acque nelle diverse unità del fronte. - Hirschbeqer : ll servizio sanitario in una divisione motorjzzata, BOLLETTINO DE FARMACIA MILITAR. Reda1ione e amministrazione: Embnjadores, 9> - Madrid, Fa>< . 160. aprile, - 161, magdo 1936. Alclzar e Cuarieco : l'\uo,·i p reparati del Laboratorio di Farmacia Miliure ( Fare. 160). - Faalo: Intossicazione da piombo nella provincia di Murcia (Fau. 1~0). - Marti.nez Caotilla : Studio sul l> ' ' itnminn C e sul suo con' enut.o nei dh·ers i prodotti naturali (Ftuc. 160). - Alcà.zar : IJ;!icne alimem:~rc (Fase. 161 - contin utUÌOTit t /int) . Riftl Goday : Presente e avvenire d eli'A rmn chimica (Fare. 161 - continuazione). STATI UNITI : THE MILITARY SURGEON: Army Medicai Muse~m nnd Library. Washington . Vol. LXXVI II, N. 4 , apri/t 1936, Hume : La biblioteca d i medicina militare in Wa<hingt on. - Coe: Il primo campo per gli ufficioli in congedo. - Baimbrid~re : Accertamento della sifilide i~norara. - Lloyd : Il 1• Con!( rosso americano delle scienze, con particola re r iferimento ::.Ila se'tione d'igiene. - Kirk : L'orl(oni~zazione e fuozion:unento dtl St!n•izlo sanitario nella Divisione,- Dart : Ednna infiammatorio acuto, non dift<rico, dclh laringe. - Miehael : Il medico di bordo di tre secoli fa.- Biopham : La malaria nel 4 • Corpa d '~rmota . - Vokoun : L 'nl'te d'invecclunre. S t i - 1 La divisione per le l'o;unes (• Army Nurse Corps U.$ .•'1.. • ) nello direzione geocrale di Sanitll m1lìtare,


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TIPOGRAFIA RSGIONALB 1936-XIV ROMA.


/o~ Anno LXXXIV· Fase. IX

PUBBLICAZIONE MENSILE

SETTEMBRE 1936-XIV

GIORNALE DI

MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


SOMMARIO. La .\ltdoiflìa dr bro11%o al t·alnre. ai Corpo sanitario milittt,.c, ~r la guerra italo.ttiopica

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LEZIONI E CONfERENZE: Be:~t.a. - Tcr .. pia dei ner\'i periferici. . Cuerrini. - La Juce come causa d1 malattia

MEMORIE ORIGINALI : Maz.xetti. - Cotone e fibre artificiali negli usi ~annari • . . Porru. - Nav1ga7ionc n<"tC:\ e proh la!si delle m~!auie in(ett ive . . l mpal loltleni. - l)ell'indaaine rnd•()logica ndla bilhnrziosi urO-\'CScicale Muta c Mennonna . - \ accino·prohlassi nelle t ruppe andi;tcne, p«:r la m enin glte cerebro-spi nate cp1drmic:1 • . • . • M ..... - Febbre esantematica da zecche. a Mogadiscio •••

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868 s;J

CASISTICA CLINICA: Testa. - (;iJ~lin in camera ~-tnterio rc . . . . • • . • . • D 'lgoa.z.io e Peruecio. - Considerazioni su un caso d i cncefa lop:uia arsenobenzotica

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Cataratta (Lo) endocrina. - SAI.A . • • • • • • • • • • • Disce:se coo parac-ndute. Onrn•n::;tmi dtl mtt/i(n d'niJiaziont ss.tllt - \VOJCIK . • Elefantiasi . G11nlrsbuln allo studw t:Zi(J/o~ico drlla l:njangiu endtm1ca c dell' - 'TESSEUtL Endocar dite lenta. ~ 'emt>cultrtra ntll' - J-i,\:o.~S H t i CIII:L • . • • • . . • • • • • Eroie otturatorio <.:onsuiera~ioni $u/la d;a~nosi ttd il tra/lamento dd/' - st roz::aJe. - Cot'TALORDA e E.h' -\RRA.."

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Ferite da lapis colorati. - 0J<AV1.10 P FREZ • • • • • • • • • • • • • • • Filtri antiaerosoli. - A rrrsto dt'~li a-erose/i e. t.•t:locitd d1 pa.ssag'lio tkll'ario in.Jpirata. - Prtpatazione dti - OwrRER.,NI>r. e Dt:~tOI:I.IN • . . • . • . . Lebbra - Cfìtl/(trnza sul I Tdltdlm:ntiJ della - rol b lt.-u di metr'ltllt. - ~10~'TEL • . • • . . • Legislaz-ione milita,re germa.n ica. Sul dtJVtrt ~iurìdico tli sottoPGrsi n optrn::ioni chirurgiche. secondo fu nttl'ftfl - \\' .\(;NFR . • . • • • • • . • . • Mareoniterapia . Trattalq Hn/tQIIh :ii - i\hRAGl.1 \NO. A<::-o:ot.S, PAL\HF.Rl. RANZI. REVICLIO e VALLEUONA Osteo-torio-necrosi (/. ·) tardiva del mascellare. - l .Enul RG . . • . . . • . • • • . • • Paralia.i proKreniva . .é.'sit1 immfdtat.i ed entr' lonl<a!fÌ dr/la ntalariO- $/)t!cl'fi,<~-terapia dt!lla - 8 USCA1NO Rea>:ione d i Kabo (f.a) nel campo oftalmologico. - N ASl Rl • Sifilide Chi,~rÙm"lrti sulla - conflOUta. - flO..;fl. LINt • • • • • Terapia (l.ù) nolle malattie .... .-.o.. e meotali Fu~BROI.A e ?.lòGLir Tubercoloti l A! t~mmfesta:i&m oculari tft. Ila - e /ore trattamt nto n4Ì SOilùloti. - \VEJU.. Volo ln/luniZfl tldle t..•une sorti di - sul tittr-tna cir~olatotnrio. - F1 u~1RL •

CONFERENZE E DlMOSTRAZJON1 CUN1CHE NEGU OSPEDALI MD.ITARJ

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l NOSTRI MORTI

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COS DIZIONI DI

ABBONAMENTO.

L'abbon>mcnto è annuo e decorre dal r• 11ennaio al prezzo di L. 32 (Est~ L. +4). Per gli uffic1Jii medici e chHn•cl-farmacisti del R. Esercito, in servizio ed io congedo, ì1 prezzo deU' abbonamento è ridc)tto a L. 24 antiCIPAte. Per i soli uffici~il med1ci (dell'Esercito e della MarinA). in qualunque posizione si t rovino, ~ ammesso un abbonamento cumulativo al Gcornalt di M cdrcina Militar< ed agh A11nali di M t dicina Nar;al• t Colonia[• al preuo d1 L. 45 annue. Jl prezzo del •upplemento comenenre i R uoli di art~ianità dd corpo smritario militare ~ d i L. 15, ridotto a L . 8 per i •oh abbonali.

NOR.M:ill P JGR

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COLLABO RATORI .

Le opinooni lll!lnife•ute dol(h aurori non impe~nano la responeabilità del periodico. As,cli nutori sono olfeni ~r:H un;uncnte ;o estrAtti con copertina llt:1:npa1a, frontetpiz.i~ im.p48'Ìnatura e numerazione spc-c~rlle. Gh cstntti nduesd in numero mas:uiore sono addebita.ti a preuo di co•n.o. Per t.ht posiz!om dd Constgilo nnz1ònate delle nccrche a c1asc1.1n lavoro deve esser e unito un breve autoriass umo (non pou di 10 ri~he). Le spese per le tavole iltowafichc, fotografithe. cee., che accomp3jfna..sero le pubblicuioni, saoo a carico dtllli autori. J man01'crhti non si restnui&cono.


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE .n-'

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ANNO LXXXIV - N. 9

SETTEMBRE 1936-XIV

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La Medaglia di bronzo al valore,

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al Corpo sanitario militare, per la guerra italo-etiopica S. E, il Capo ai Stato Maggiore Generale, Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio Duca di Addis Abeba, Comandante iu Capo delle Forz e Armate ne'ila guerra itala-etiopica, ha inviato al Duce una relazione per la concessione di ricompense collettive alle Armi, Corpi e Servizi che hanno partecipato alla travolgente campagna. « La guerra itala-etiopica - è scritto nella .relaz ione - è stata una guerra dura: valore e perizia,- sangue e disagi, sacrifici fatiche e privaziotJi, tutto· il soldato d'Italia, ha offerto alla Patria e tutto ha sopportato per la Sua maggiore grandezza. E tutto, sempre, con la più serena intelligente compreusione, con il più lieto atJimo, con costante meratJigliosa dimostraz ione di cosciente ferrea disciplina. <<Dagli occhi dei nostri combattenti illuminanti fierissimi visi, maneggiassero essi il fucile o la vanga, un .rolo pensiero traspariva: siamo cittadiui della nuova Italia Fascista ». Con questa premessa. i{ Maresciallo scende a vagliare al di là delle proposte in corso, « con più ampio e comprensivo sguardo, il valore e il merito delle Armi, dei Corpi, Reparti e Servizi del vecchio e glorioso Esercito - al quale si affiancavano superbi giovani Reparti delle Camicie Nere - dellcz R. Marina e della R . Aeronautica che tutti l1a11no superato le ve.rtigia delle loro eroiche tradizioni perchè in tutti più alto era lo spirito, più salda la fede, più tenace la volot1tà, più temprati i corpi. cc Tutti, A rmi, Corpi e Servizi dell'Esercito, della Marina, dell'Aero nautica e della Miliz ia - uniti dagli stessi sentimenti ed agenti in una nobilissima gara -- tutti, ognuno nella sfera delle proprie attribuzioni, hanno dimostrato - figli di utza sola grande Madre -- di essere pronti a dare per essa tutto il loro sangue fino all'ultima stilla, tutta la loro vita fino all'ultimo anelito. cc Tut#, nazionali e indigerzi, figli anche questi della .cteJsa Madre che seruono con fedeltà, con amore, con generosa dedi.z ione » .

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LA MFD.\ G LIA DI BRO:--:zo AL V.\LORE AL CORPO SANITARIO MILITARE

li Corpo Sanitr;rio Militare ha trovato ii suo degno posto fra le designa.::::tom del Maresciallo, che ha voluto proporlo per la Medaglia di brouzo al valore militare con la segue11te mot!llazione: Con g rande perizia e fraterno amore si è ovunque e io ogni tempo prodi gato per svolgere la sua alta missione. Sul campo di battaglia non ha posto limiti al suo valore, versando san g ue generoso, pur di recare le cure fin sulle primissime linee, o impugnando la vanga per concorrere al duro lavoro del fante . Guerra italo-etiopica 3 ottobre 1935-X Ill - 5 maggio 1936-XIV.

Così ancora una volta l'azzurro segno del valore rimane consacrato alla storia centenaria del uo.>tro Corpo. e la nuova medaglia di bronzo s'appunta sul nostro glorioso Labaro con le due medaglie d'argento al valore guadagnate nelle campagne di Libia e mondiale e con le due medaglie d'oro ottenute per civiche benemerenze. Mai come nel fervore del tempo che volge, può essere meglio intesa l'orgogliosa esultanza della Samtà militare per questa nuova ambita ricom· pensa, che simbolicame11te rimerita tutta la Classe Sanitaria italiana del fattivo contributo dato dai suoi ufficiali e gregari alla grandiosa impresa africana, con la sapiente e coraggiosa assistenza sul campo alle intrepide truppe, con l'organica difesa delle Forze Annate e della Madre Patria da morbi diffusibili, con l'entusiastico efficacissimo concorso alle opere di redenzione civile delle genti e delle terre conqr~istate all'Impero di Roma. Il grande succeSJo sanitario che ha assecoudata la fulrnjnea Vittoria, è stato sentito e celebrato i1l tutto il Paese ed anche fuori dei nostri confini. Per la prima volta, e proprio nella più grrmde spedizione coloniale che la storia ricordi, s'è decisamente capovolto l'infausto rapporto di tutte le guerre passate, nelle quali il necessario tributo di sangue era quasi sempre a dismùura. superato dalle perdite per malattie. Non può esservi motivo di più legittimo orgoglio, oltre quello di aver saputo ridurre ai minimi limiti il glorioso sacrificio della nuova giovinezza del L ittorio, superbo patrimonio umano preziosis.>imo dell'Italia imperiale. Ma la ricompensa al valore sta anche a dimostrare con quale animo e con qum1to slancio, nella cotJtÌn14ità mai smentita delle sue tradizioni militari, il Corpo sanit<Jrio abbia tenuto il suo posto fra i combattenti, nella sublime gara di ardimento e di sprezzo del pericolo, con cui sono state travolte e aunientate le resistenze e le insidie nemiche. Nella fiere zza dd premio conseguito, il nostro pensiero per primo si rivolge alla memoria dei nostri eroici caduti, dei giovanissimi camerati sottotenenti medici Antonio Porcu, Luigi Chiavellati medaglia d'argento, Matteo Ariano, Enrico Muricclzio, e dei nostri militi periti sul campo e di quarJt'altri, in uno stesso alone di gloria, hanno chiwi gli occhi nella luce della Vittoria, speJSO t~ittime dei medeJÌmi contagi così Jtrenuamente combattuti e piegati.


LA MEDAGLIA 1)1 IIR0:-.:/0 i\L VALORE AL CORPO S:\:-\IT.\RIO MILIT:\RE

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E il ricordo risale con com mossa venerazio11e ai tredici uf fìciali medici, immo· latisi nella prima campagna africana, tutti decorati di medaglia al valore <~ alla memoria», trucidati a Dogali e ad Abba Cm·ima, mentre con le armi nei pugno difendevano i loru feriti e l'incontaminato onore del Joldato italiano. Nell'iscrivere ai fusti della Sanitù militare il uuovo titolo della sua nobiltà guerriera, abbiamo l'alto onore di riportare i telegrammi gratulatori dei Principi Sabaudi che ha1:no rinnotmto nella campagna d'Africa le epiche gesta della Loro Regale Stirpe millr:naria.. Così ha telegrafato S. A. R. I. il Duca di Pistoiu al tenente generale medico Franchi, Direttore generale della Sanità Militare:

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( ·,j Torino, 5 settembre. 1:?': Vivissime felicitazioni per ben meritato premio al valoroso Corpo sani,-\·::.~ tario dell'Africa Orientale. Aff.mo Filiberto di Savoia Genova. c::-,(/~/:{:Ì!~

'~-'~4·;%"

Così, S. A. R.I. i! Duca di Bergamo: <::: ' ~.:~, .-~:t~~ Milano, 8 settembre. ~::j(y Ricompensa al valore testè concessa al Corpo sanitario militare per le operazioni in Africa Orientale è giusto premio alla diuturna fraterna assistenza data ai camerati di ogni Arma e Corpo nelle giornate di battaglia ed in quelle di fremente attesa. Pregola accogliere ed espri mere a tutti mie più vive felicitazioni e sensi mia simpatia. Adalberto di Savoia Genova.

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Il generale FratZchi ha risposto nei seguenti termini: Roma, 7 settembre. Aiutante Campo S. A. R. I. il Duca di Pistoia. Torino. Corpo sanitario militare nessuno secondo per valore alto sentimento dovere fiero proposta ricompensa al valore mio nome ringrazia S. A. R. l. per essersi degnato esprime1e Suo alto compiacimento.

Roma, 8 settembre. Aiutante Campo S. A. R. I. il Duca di Bergamo. Milano. Corpo sanitario militare fiero ricompensa valore che attesta alto senti-

mento dovere e sacrificio eroico suoi gregari è particolarmente grato per nobili parole con cui S. A. R. I. valoroso condottiero in A. O. si è degnata esprimere Suo compiacimento. Pregola esprimere Augusto Principe sentimenti indefettibili devozione mia personale e quella Corpo sanitario militare. Lo stesso Direttore geuerale, 7lOIZ appena conosciuta la lieta novella, aveva telegrafato alle Direzioni di Sanità militare dell'Impero: Proposta ricompensa valore Corpo sanitario per alte benemerenze acquistate recente campagna e sua motivazione costituiscono titolo grande onore per capi e gregari che con alto spirito sacrificio e e roico sentimento dovere vi hanno partecipato. Fieramentt esultante come capo Corpo sanitario porgo tuttj mio compiacimento vivissimo e fervido saluto.


LEZIONI

E

CbNFERENZE

- - -- ·- - OSPEDALE MILITARE DI MILANO

TERAPIA DEI NERVI PERIFERICI Conferenza del Prof. Carlo Beata, Direttore della Clinica Neuropsichiatcica

della R. !JniYersità di .Milano, agli ufficiali medici del Presidio militare, riassunta dal primò capitano medico NICOLA SACCHEHI

L'oratore, come è noto, ha organizzato in tempo di guerra un grande Ospedale per la cura dei feriti del cervello, del midollo e dei nervi. Ha pertanto acquisilo una particolare competenza anche nella terapia delle lesioni dei nervi periferici, siano eisi alla r(Jdice, aei p/essi, e lungo i t rouchi nervo·si. La terapia chirurgica delle lesroni 1Jert·ose radicolari è difficoltosissima e rimane pressochè allo stato di aspirazione, in quanto i risultati avutisi in guerra sono stati pressochè nulli. Migliori condizioni si sono osservate per la cauda equina però anche in queste lesioni salvo il caso dell'in.sorgetzza di fenomeni irritativi che obblighino all'itzterve1lto operativo non è conveniente arriva1·e a questo, essenzialmente per la difficoltà di sceverare le radict semitive delle motrici. Innesti sono stati tentati dal Ferraro in America benchè con scarsi risulta.ti.

Meglio dovrebb"o andare le cose per le lesioui dà p/essi nervosi poichè si procede verso la periferia; tuttavia le ferite di questi plessi molto frequenti in guerra sono state a.isai lesive a causa dei forti spostamenti di tessuto prodotti. Vi è una differenza sostatzziale di effetto tra le ferite di arma da fuoco e feri.te di arma da taglio; per queste ultime le coJe vanno meglio perchè la leJione è più circoscritta, più localizzata, ciò che non si può dire per le ferite dei plessi da proiettile. E' per taìe ragione che l'Oratore negli ultimi 2 anni di guerra non ha più fatto praticare i11terventi operativi del genere perchè riconosciuti di nessuna utilità; un'unica eccezione veniva fatta per i casi in cui i11tervenir,ano .1Ì11dromi causalgiche. Perciò in conclusione l'Oratore tiene a dichiarare d1e, allo .>tato attuale, la terapia chirurgica delle lesioni nervose radicolari e dei p/essi rimane pressapoco allo stato potenz iale. Ben diversi e assai più notevoli sono i risultati operativi ottenuti per lesioni dei tronchi 11ervosi periferici. Nella terapia di questi e sopratutto dei tronc!Ji m otori f unziot1alme nte più i m portanti, negli oçpedali di guerra due correnti _ci erano formate : quella dci neurologi, che t'olevano attendere, basatJdosi .•ulla circo.ctanza che il tronco centrale - come è 11oto - rigenera, e quella dei chirurghi, che L'Oict,ano /' iJJtert,ento a leJÌo11e appena prodott.asi.


TERAPJ :\ DEl :-<ERVI PERIFERICI

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L 'oratore, avendo avuto l' occasio1le di osservare nel proprio Ospedale casi numerosissimi sia di lesioni recenti, come di lesioni pecchie di parecchi mesi, ha potuto farsi un'opinione adeguata in proposito. Quando la lesione è prodotta da proiettile occorre subito intervenire, tanto più che la diagnosi dt lesione traumatica in tronco periferico si può fare anche presto in quanto se la reazione degetlerativa non è un sintoma che compare precocemente, ltr mancanza di sensibilità è quella che ci permc'!te di stabiLire imm.edi(ltamente la diagnosi. A drffen:nza delle lesiom da prorrtti!e, per le leJioni da taglio cl1e non spostatzo i due monconi, bisogna d:stinguere, per l'intervento, da caso a caso.

La regolariz~a'!inne che l'interv:.:nto operatit'o permette nei casi di ferite nervose da arma da taglio è talora meravigliosa (in un caso dell'Oratore in 22 giorni si ebbe la rigenerazione). L 'intervento operativo permette sempre una rigenerazione più regolare che non quando àebba avvenire in modo spontaneo (la rigenerazione avviene come ha potuto rilevare il Clinico con ricerche sperimentali, anche in condiàoni di asepsi assai limitata). Lo stesso indirizzo operativo si deve avere non nelle lesioni nervose dirette ma in quelle da imbrigliamento dei tronchi nervosi Le quali determinano sindromi causalgiche violente; sittdromi che lasciano il soggetto in condizioni di sofferenza terribili. Lasciando andare tutte le dottrine che vogliono spiegare l'insorgenza di queste sindromi, secondo l'O., quatzdo vi è una causalgia si deve intervenire. Tutte queste sindromi dolorose non guarirebbero se non si intervenisse. Perciò la prima cosa da fare, quando si è f,7tta diagnosi di lesione di un tronco nervoso, 11011 si tratti di semplice .rchiacàameuto è di intervenire. Ciò vale sopratutto per i tronchi che sono meglio aggredibili, perchè per i tronchi vicini alle ossa con /e_;ioni cicatriziali vaste, occorre attendere e soltanto una radiografia potrà stabilire l'utilità o meno dell'iutervento. Sono stati propost~· dei mezzi per avvicÌI;are monconi troppo distali: Ìtl taluni casi si è provato a mettere un tubetto di vetro fra i due monconi in modo da permettere al moncone centrale di entrare nel periferico. L'iutervento chirurgico è: l'zntervento di elezione, ma molt~ altr~ terapie possono essere utilizzate: iunanzi tutto la roentgentempia profonda; a11che in casi di lesioni della cauda e di lesioni radicolari in vicinanza del midollo la terapia coi raggi X ha dato buoui risultati; la roentgenterapia è soprattutto indicata in tutte le lesioui dei pleSJi dove, come si è detto, da!!' intervento chirurgico non si può attendere uulla di giovevole. Nelle forme causalgiche leggere la roentgenterapia può sostituire l'intervento operatorio; è una terapw antinevralgica che dà dei risultati veramente buoni; ot:corre però un'attrezzatura adeguata. Queste le cure immediate. Ci sono poi le cure successive che mirano a mantenere il trofismo muscolare. L 'Oratore è scettico m/l' utilità delLe lunghe e pazienti cure galvaniche; ,çe il tronco nervoso non rigenera, il tro-


TERAPJ,\ DEl :-.:ER\'1 PERII'EkiCI

fzsmo muscolare non migliora nemmeno con le cure elettriche. Qu.mdo la rigenerazione è avvenuta e si comincia a ristabilire l'attività muscolc1re ambedue le correnti hanno un'iJJdicazione precisa. La famdica va utilizzata diretlamente sui muscoli che sono in ripresa fun zionale (ricordando di 1101: dare la terapia in mano a infermieri che talora eccitano i muscoli che 1zon 11e hanno bisogno determi·n ando più dar.no che vantaggio perchè aumentando il tono di muscoli sani soprattutto quando si agisce con corre11ti forti si finisce ìn tal modo per determinare atteggiamenti viziatt). Le applù·azioni elett,·iche sono utili solo quando il muscolo si vede che risponde all'l stimolo e./ettrico, diversamente è perfettamente mutiie praticar/e. Altra cura neces.caria è quella della mobilizzazione attiva e passiva; queste sono utili a witare le contratture dei muscoli antagonisti che si hanIl O per la nota legge di Slzerrington. TaLe metodo di terapia si applica anche a scopo preve11tivo prima dell'intervento operativo, in quanto colle mobi!izzazioni passive si evitano le retrazioui muscolari e le rigidità articolari. Anche i mauaggi sono di una certa efficacia perchè attivano la circolazione della parte: e la mobilrzzazione di essa, evitando che atteggiamenti anormali (Jengano mantenuti per molto tempo. l bagni caldi servono a raggiungere lo stesso scopo. Come semplice accenno, l'oratore parla delle fejioni dei tronchi nervosi bulbo-protuberenziali. E' evidente che per questi non c'è nulla da fare. Qualche cosa si può tutt'al più pensare per il nervo facciale a proposito del quale si può tentare un innesto spino-faaiale) ma è già una chirurgia d'eccezione. La lesione dell'accessorio spinale rende come è noto la validità dell1 arto St4periore assai compromessa per la mancata fun zione del trapezio) però anche per questa branca nervosa è difficile il ricupero; le radici sotzo quasi itzafferrabili. Nel caso fortunato che si abbia il ripristino sponta11eo si adoperano le cure successive fisioterapiche fra cui soprattutto la corrente faradica.

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OSPEDALE MILITARE DI BOLOGNA

LA LUCE COME CAUSA DI MALATTIA C0nferenza del Prof. Guido Guerrini, Direttore dell'Istituto di Patologia genen1ì.: della R. Università di l:.ologna, agli ufficiali medici del Presidio militare (riassunto).

La luce- dice l'O. - questa divina cosa magmfìca che i poeti hanno cantato, che gli artisti hanno esaltato, che i popoli hanno venerato, qualche volta è uemica dell'uomo. Ancora tma volta pare che il Destino abbia ordito CJUesta beffa all'uomo: di trarre da una scaturigme di bene una insidiosa ragivne di male. Ma per luce -aggiunge l'O. - s i intenda : la luce che sì vede: quella che l'occhio dell'uomo è capace di raccogliere e di percepire : quella che è compresa fra lunghezze d'onda da 4000 a 8ooo Angstrom, fra il limite Soret e il limite Helmholtz. Oltre i limiti Soret ed Helmholt<. vi sono molte altre radiazioni che hanno azione sull'organismo, alcune ad onda lunga o lunghissima come le radiazioni elettromag11etiche, altre ad onda breve o brevissima cnme ad esempio le radiazioni cosmiche. Ma di queste l'O. di proposito non discorrerà, per molteplici ragioni, ma per una soprattutto: perchè bisogna - come egli dtce - che ciascuno si arcontentì di parlare di ciò che sa. Dunque: luce che si vede. A proposito della quale - dice l'O. - conviene di fùsare alc~mi punti fondamentali. Primo: la luce è una resultante. Le radiazio11i di diversa lunghezza che corrispondono grosso modo alle zone dello spettro notl si sommano, ma si equilibrano con azioui di contrasto. La luce rossa, per esempio, potenzia la fermetltazione del gluco_rio e la luce turchina la inibisce, onde si rpief{a perchè l'azione determinata dalla luce iutegrale sia minore dell'azio11e determinata dalla luce rossa e di tanto di quanto è l'azione determin(Jta dalla lt4ce turchina. A potenziare l'azione della luce più che elevare l'imensità della fonte luminosa serve, dunque, selezionare le radiazioni di diversa lunghezza e utilizzare quelle elle giovano e sopprimere le altre. Secondo: l'azione della luce può essere diretta ed indiretta e l'a-::ione indiretta può manifestarsi per via umorale o per via uervo:a. Diretta è l'azione che determina, per esempio, una iperemia: indit·etta quella che resulta da una scarica istam inica che si versi nell'organismo dalla cute sottoposta lungamente alla luce del sole o la miosi che segue a una .rtimolazione della retina.


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LA LlX E COME CA USA DI MAL.-\ lTIA

T erzo: l'azione della luce è in funzione del soggetto : della costituzione, dell'età, del sesso. l biondi sono più semibili dei bruni in ragione del 40 'Yo . l vecchi più sensibili dei bambini e i bambini più dei giovani; pre;-a come 100 la semibiltà dell'adulto, quelle del vecchio, del bambino, del giovane sono rùpettivamente: come 65, come 30, come 50. l maschi sono più sensibili delle femmine in ragione del 20 %, ma la se1zsibilità della donna aumenta a cagione della gravidanza a partire dal terzo mese e nel periodo mestruale. L 'Amato ha de.<critto il caso di una donna che era colpita da un eritema bolloso ogni qual volta si esponesse al sole ÙJ periodo mestruale e che ce.rsò di esserlo dopo che fu sottoposta a castrazione radiologica e un allievo dell'O. ha dimostrato che l'azione emolitica della luce è più manifesta nei confronti dei globuli rossi delle donne gravide e delle do1zne mestruate .

h-esa nel suo insieme la luce che si vede è stata studiata in molti modi. Dal Proteo che perde gli occhi e il pigmento costretto a vivere la sua vita nella profondità delle caveme e riacquista quelli e questo riportato alla luce del sole, ai protozoi che tratti dal buio ed esposti alla luce del sole muoio11o per flocculazione del protoplasma, dalla capacità di penetrazione della luce attraverso la cute e attraverso i mezzi diottrici con la particolare trasparenza del cristallino della civetta e dell'umor acqueo del gatto, all'azùme sul ricambio, sulla eccitabilità dei netvi e dei muscoli, sulla pressione del sangue, sulle Jecrezioni, le ricerche che sono state fatte so110 numerose quanto mai. Numerose quanto mai. Ma tutte viziate dallo stesso difetto: che affrontano il problema della luce intera e non quella dei raggi luminosi nelle lorv Ì1Jterferenze. Non che mancl1ino ricerche sull'azione dei raggi luminosi in futzzione della loro lu11 ghezza. E' stato visto, per esempio, che la luce rossa e la luce gialla penetrauo facilmente attraverso la cute; che la luce verde eccita lo sviluppo delle larve della Sarcophaga, mentre che poco o punto lo eccitano la luce roJSa e la luce gialla; che la luce tu1·china è di pregiudizio allo sviluppo del baco da seta; che la luce rossa stimola i leucociti, i muscoli degli animali a sangue freddo e la fermentazio.ne del glucosio; che la luce gialla favorisce la produzione degli anticorpi; che la luce verde e la luce turchina inibiscono l'attecchimento e lo sviluppo del sar·coma del topo; che la luce verde e la luce turcl1ina hanno azione battericida. Qualcuno ha spinto l'osservazione verso qualc!ze angolo più remoto. Un allievo dell'O. studiando l'azione delle !aci colorate Jttlle piaghe, ha stabilito che la luce rossa è di vatJtaggio in quanto stimola la reazio11e dei te.uuti e la turchina in quanto spiega u11a ÙJtensa azione battericida e tm altro allievo dell'O. studiando l'azio11e delle luci colorate sui fenomeni della riproduzione, ha dimostrato che i topi albini danno un maggior 11umero di nidiate e di nati per nidiata se posti 111


LA LuCE COME CA tJ SA DI MALATTIA

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ambimte illuminato da luce roSJa e da luce gialla e tm mi11or numero di nidiate e di nati per nidiata ie posti in ambiente iilumjnato da luce verde e da luce turchina e un altro fatto ha dimostrato che merita di essere controllato da molte altre prove ancora per quanto i resultati si riferiscauo a un complesso di osservazioni oltre modo numeroso e il fatto è quello della proporzione f'ra maschi e femmine fra i nati dalle coppie esposte all'azione della luce di un solo colore. I nati dalle coppie tenuti in ambiente illuminato da luce rossa hanno dato una lieve prevalenza delle femmine sui maschi, cioè tl 52,27 % di femmine contro il 47,34 ~:., di maschi; i nati da coppie tenuti in ambiente illuminato da luce turchina hanno dato il fatto inverso, cioè il s6,r2 % di maschi contro il 43,87 % di femmine.

Ma come e quanto le radiazioni interferiscano l'una sulL'altra è - ribadisce l'O. - un problema ancora da sciogliere: anzi, ancora da impostare. Così almeno in bioloKia In fotochimica sono noti: l'effetto Becquerel, l'effetto Villard, l'effetto Cleyden , l'effetto Herschel. Ma Ì1l biologia tutto si riduce a poche ricerche che sono state fatte sull'azione antagonistica fra luce rossa c luce turchina e fra luce Kialla e luce verde nei confronti dell'azione delle sostanze fotodina· miche, della fermentazione del glucosio, dell'emolisi fotodinamica, della funzione degli enzimi. In patologia l'aziom· della luce - della luce che si vede - si riassume ancora tutta nello studio delle forme cliniche in ordine ai sintomi ed alle lesioni : delle <• Lucìti », per usare la denominazione del Gougerot, le quali a seconda del meccanesimo con il quale si manifestano possono essere distinte in: fototraumatiche, in fotodinamicfle, in fotobiologiche, in fotoanafilattiche . Anche al di fuori della luce che si vede ci sono raggi che fanno damto: i raggi Hollweck, per esempio, possono determinare dermatosi che rassomigliano alle radiodermiti; i raggi limite, dermatiti che ricordano l'eritema salate; i raggi delta, una esaltazione di processi morbosi in atto. Ma non è questo che interessa. Le luciti fototraumatiche sono quelle in cui la luce colpisce quast come un trauma. La cute investitr.J da un fascio di luce, parte m: riflette e parte ne trattiene. La parte riflessa va perduta. Bastt quindi ricordare qu-esto soltanto: che la ·cute può re/lettere in diverso modo. La cute dei biondi, per esempio, riflette di più la luce rossa. La parte trattenuta in parte si trasforma in altra sorta di enet·gia, Ùt parte penetra nei tersuti e vi detemina reazioni che vanno dall'iperemia al xeroderma pigmentato, dalla cheratosi senile all'epiteliomatosi, attraverso eccitazioni delle terminazioni nervose cutanee e reazioni infiammatorie fomentate da scaricl1e di istamina o da alterazioni del trofismo.


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LA L UCE

CO~! f:

CA L'~ A D! MALATI!:\

L 'epitelioma della cute è più facile nelle parti scoverte, negli individui che più si opongono alla azione della luce del sole, nei paesi in cui il sole splende con maggiore intensit.ì perclrè la luce provoca nelle parti scoverte tm acctt· mulo di colesterina e questa facilita le metaplasie. Questo valga come fatto locale. Come fatto generale valga il caso - dice l'O. - del colpo di soie e del colpo di luce, il primo dovuto all'azione in massa di tutte quante le radiazioni e conclziu.w in rm quadro univoco, l'altro dovuto prevalentemente alia azione delle radiazioni di più breve lunghezza d'onda e conchiuso in u11 quadro m ultivoco, ma !'uno e l'altro convergent! in U1l quadro equipollente tre!le manifestazioni più tardive, specie nelle melanopa.t ie che se mutano di intensità è in rapporto con la diversa costituzione dell'individuo: vagoto-

nica o simpaticotonica. Le lur:iti fotodinamiche sono quelle in cui la luce agisce per il tramtte di smtanze che agùcono come fotocatali zzatori. Come ciò avvenga non è ben chiaro. Alcuni 1·itengono - dice l'O. - che le so:tanze fotodinamiche stano p'Jtenziate dalle radiazioni assorbite nel fotogramma. Altri, che le sosta1lZe fotodinamiche siano; invece, potenziate da tutte quante le radiazioni ma più da quelle ad onda lunga che da quelle ad onda corta. In queçto campo i lavori fervono - dice l'O. - con alacrità. Ricerche recenti hannO dimostratO che le luci che sianO State filtrate attraverso U11.T soluzione di un determinato fotocatalizzatore perdono in pieno la facoltà di potenziare l'azione di questo. Ricerche recentis.rime del Robuschi hanno dimostrato che la luce filtrata attraverso soluzioni di violetto di metile uccide il topo, lu cavia, il coniglio. Questo « fenomeno del Robuschi » .è di tale e di tanta importanza che merita di essere meditato con la massima attenzione. L'azio.n e dei fotocatalizzatori è stata studiata nelle più diverse manifestazioni della vita: paralizza i protozoi, arresta il moto delle ciglia vibrati/i, sensibl}izza i tn'panosomi, inibisce la sporulazione e ferma le ciglia dei bacteri; paralizza i leucociti, emolizza i glob.uli rossi, inattiva o inibisce i fer-

men.ti, inattiva la tubercolina, spenge o attenua i vaccini, disinto.rsica le /OS· sine che trasforma in anatossi11e. La più parte delle 1·icerche hanno conchiuso che i fotocatalizzatori abbian:.o azione inibitrice. Ma non è vero che sia così. L'azr011e dei fotocatalizzatori è una fun zione di quatztità. Dosi elevate hanno az ione inibente. Dosi piccole hanno azione di stimolo. La fluoresci11a e il solfato di chinina determinano una eneréca azione di .rtimolo in soluzioni diluite al titolo di r pe1· 8.ooo.ooo; il bleu Nilo e la benzoflavina, una spiccata azione iuibente in .wluzioni al titolo di 1 per 8o.ooo.ooo. E a proposito dei vantaggi che si possO?lO ottenere daltimpiego dei fotocatalizzatori ralga quanto ha visto il Roffo: l'azione inibente dei fotocatalizzatori sullo sviluppo dei tessuti, dal che si potrebbe trarre vantaggio per


I.A LUCE CU~IE Cr\t;S,\ DJ MALATTIA

la cura dei tumori, e la minore resùten.za dei globtfli rossi dei carciuomatosr alla emolisi fotodinam ica, dal che si potrebbe trarre vantaggio per la diagnosi dei caJÌ dubbi. l fotocatalizzatori possono es.;ere di ordine esogeno ed endogeno. Le luciti determinate da fotocatali:::zatori di ordine endogeno sano state messe ùt evidenza in un modo singolare. Un veterinario dell'Esercito tedesco per impedire che l'avena fosse trafugata dai palafrenieri la fece tingere con eosina, ma i cavalli cui fu data, e Jpecialmeme i cavalli bianchi, presentaro11o disturbi di impensata gravità. Fra i fotocatalizzatori di ordine esogeno .10110: l'eosina, l'eritrosina, il h/eu dz metile11e, il violetto di metile, il roJ:o neutro, il bleu Nilo, la rosarufina, l'acido crisofa1Jico, le sostanze del gruppo dell'acridina e delia serie della fluorescina, i sali di chinina, la clorofilla, i pigme·nti di certi bacteri, comt il Bacillo piocianeo. Le luciti da eosina JOno note da dopo che il Prine ebbe proposto la Jùstanza per la cura dell'epilessia e sono caratterizzate da manifestazioni 111 superficie e in profondità: queste, sotto forma di emorragie prmti/ormi drsseminate, quelle, sotto forma di una dermatite delle parti scoperte del corpo: dermatite eritematosa, ea'ematom, ulcerativa. Forme di luciti circoscritte sono: l'acrinite peribuccale e la cheilite fotodinamica, di cui sono siati descritti casi in seguito all'uso di fards rossi, colorati con l'eosina. Le luciti da acridina sono anch'esse un.'affezione di natura farmacologica : sono note da dopo che il Diot ebbe suggerito l'acridina per la cura della blenorragia e .(i presentano allo stesso modo delle fuciti da eosina con manifestazioni in profondità e manifestazioni in superficie: dermatiti flittenulari, eruzioni maculopapulose, erpete cutaneo e genitale, e come postumo, pigmentazioni e rigogliosa ipertricosi. E altre luciti fotodinamiche sono note - dice l'O. e ne abbozza in breve il quadro - : l'eritema pruriginosa degli operai che lavorano il catrame e alcuni dei suoi sottoprodotti : lubrificanti minerali e sostanze rzcclu di carburi ciclici; la così detta melanosi di Rielzl ciJe si ebbe in Germama durante la guerra specie nei mesi della estate e fu attribuita a materiali ingeriti con gli alimenti: margarina sofi.dicata, farine di certe leguminose; le melanosi da sostanze odorose, specie da olio di bergamotto e secondo alcuni da vanilina. Tra i fotocatalizzatori di origine endogena sono i pigmenti della bile ed anche l'ematoporfirina. L'azione fotodinamica dei pigmenti della bile sarebbe la cagione che determina il prurito degli itterici e quella dell' ematoporfirina la cagione che determina alcuue affezioni che colpiscono più specialmente i tegumenti o almeno eh~ hanno nei tegumenti le loro più eJIJlicite mauifestazioni: hydroa tlescicolare, hydroa vacciniforme, eritema solare polimorfo, avvelenamenti per: dietilsolfondimetilmetano (sulfonal), per acido dietilbarbiturico (vero-


LA LL' CE COME CAUSA DI MALAT11A

nal, dormonal, malonal, sedival, dial), per acido feniletilbarbiturico (luminal, nirvonal, gardena[), per dialchilbarbtturato di dietilamina (somrzifen). Alcuni considerano a questa stregua - aggiunge l'O. - anche la pellagra in quanto il fotocatalizzatore non deriperebbe come si è pensato da materiali ingeriti col mais, ma sarebbe di origine endogena: indoletilamina, fenilalanina e forse anche ematoporfirina. Le luciti fotobiotroficl1e sono quelle in cui la luce ÌrJtcrvicne come stimolo alla aZ1.one specifica di u11 virus o come itzibizione alle difese di cui è capace l'organismo o forse anche in entrambi i modi. So110 luciti fotobiotrofiche: la foruncolosi primaverile e l'impetigo stafilococcica, in cui la luce esalterebbe la virulenza di uno stafiiococco; l' ac11e volgare e l'acne polimorfo, in cui la luce esalterebbe la virulenza di un ageute patogeno non ancora bene definito: cocco polimorfo del Cederereutz, micro · baci/lQ piogeno dell'Unna, Pitysporon del Malassez; il lupus in cui la luce esalterebbe la virulenza del bacillo del K och ; l'erpete, il lichen, la psoriasi in cut la luce provocherebbe uno stato di allergia che il Gougerot ha detto epidermomicosi, la quale ultima possibilità troverebbe conferma a11che 11el fatto che la luce esalta la reazione del Wassermann e modifica la cutireazione . Le luci ti actinoanafilattiche Jono quelle in cui la luce rerzde l'organismo più semibile a un orgamsmo preformato o più sollecito alla produz ione di un antigene di nuova forma zione: proteine microbiche nel primo caso, allergine nel secondo. Sono luciti. actinoanafilattiche: l'eczema solare in cui l'allergina può essere esogena od endogena, la prima costituita da olii minerali, da benzolo, da tintura delle pesti o dei capelli, l'altra in dipendenza quasi sempre di una epatopatia; l'urticaria solare che spesso h.a il carattere di u11a dermatite papulosa e in cui l'antigene è forse l'istamina; la prurigo solare che è più specialmente dell'età adulta e del sesso femminile ed altre fo rme meno frequenti come : l'eczema solare bolloso, l'eritema solare circinnato, la dermatite degli acrocianot!ci, certe dermatiti sperimentali ottenute esponendo alla luce del sole un individuo a dorso nudo previe fregagioni con o/ii irritanti, con tintura d'arnica, con perma11ganato di potassio o con polveri irritanti : fio ri secchi di Primula obconica .

••• Questo - coucluude l'O. - è il problema rtassunto nelle sue linee fondamentali. Problema vasto . Problema arduo. Pr?blema pie11o di passione. Pieno di pas.rione per quanti scrutino il mistero della Vita, ma soprattutto per noi Italiani che viviamo la nostra Vita nella gloria di tanto sole.

--~11

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MEMORIE

ORIGINALI

---- - -ISTITUTO DI CHIMICA APPLICATA DELLA FACOLTÀ D'INGEGNERIA DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA

Cotone e fibre artificiali negli usi sanitari Prof. Loreto Mazzetti,

gener:~le

medico Ispettore

Tra il materiale sanitario che in maggior quantità si consuma occupa certamente il primo posto il cotone, utilizzato sia allo stato grezzo: per app arecchi di protezione e di contenzione, che come cotone idrofilo purificato: per tnedicature. In una guerra poi il quantitativo di questo materiale che necessita all'Esercito è così ingente e la spesa d'acquisto cosl nievante da preoccupare soprattutto noi Italiani che dobbiamo acquistare dall'estero la quasi totalità del cotone che ci necessita. La coltivazione di questa preziosa pianta è tutt'altro che facile perchè

non sono molte le regioni che riuniscono le condizioni climatiche necessarie al suo sviluppo. I fattori infatti che ne determinano la possibilità di vita sono sopra tutto tre: il regime delle pioggie, l 'umidità atmosferica e la temperatura. Le pioggie troppo abbondanti e quelle torrenziali rendono impossibile la coltivazione di questo prodotto perchè o ne impediscono la germinazione, o fanno morire le piantine infradiciandone radici e fusto, oppure favoriscono lo sviluppo di parassiti causa di malattie od infine, qualche volta, addirittura distruggono il raccolto. Nei paesi del bacino Mediterraneo s'incontrano due gravi ostacoli e cioè l'aridità del clima nel periodo vcgetativo, ed il sopraggiungere delle pioggie autunnali prima che la maturazione si sia completata. Ad ogni modo, fin dall 'antico, anche nell'Italia meridionale ed in Sicilia soprattutto si coltiva il cotone, ma in limiti molto modesti tantochè, secondo l 'ufficio centrale d t statistica, la superficie coltivata nell'anno 1930 era di poco superiore ai 3.500 ettari, la maggior parte in provincia di Caltanissetta, ed il prodotto ricavato si aggirava sui ro.ooo quintali annui. Però la possibilità di aumentare la produzione vi è certamente tantochè durante la guerra mondiale, si coltivarono r o.ooo ettari di terreno con un raccolto triplo di quello avuto nell'anno 1930. Anche nelle nostre colonie esiste la possibilità della coltivazione del cotone sopratutto in Somalia dove si semina e si raccoglie un ottimo prodotto, pari a quello egiziano, cioè al prodotto più fine e ricercato. Ma, come abbiamC\ accennato, la quantità che noi produciamo è di gran lunga inferiore a quella di cui abbiamo bisogno sia per usi industriali che per usi sanitari,


8z6

COTO:--J E E FIIIRE ARTII'ICIALI :--!EGLI GSI SA:-:ITARI

onde siamo costretti a rivolgerei ai grandi paesi esportatori. La maggior parte dd cotone che noi importiamo proviene jnfatti dagli Stati Uniti d'America

che ci forniscono circa il 70'Y.; del nostro fabbisogno totale, fabbisogno ch'è guanto mai cospicuo perchè si aggira sui due milioni e trecentomila ed i due milioni e guattrocentomila quintali all'anno. Una vera competenza nel campo cotoniero: l'ing. Carlo Tarlarini (1) nella sua interessante lezione tenuta nel 1930 alla Scuola degli ingegneri di Pisa, dopo aver ricordato che la grande Repubblica Americana possiede la più vasta estensione del mondo coltivata a cotone: la cosidetta Cotton Be/t o zona del cotone, che per una estensione di 18 milioni di ettari, costeggiando porzione del golfo del Messico, si spinge dalle sponde dell'Atlantico a quelle del Pacifico, lancia un grido d'allarme perchè ritiene che anche i raccolti degli anni migliori, per esempio quello della campagna 1928-29 che fruttò 31 milioni di guintali, non bastano a dare ai paesi tributari quella tranquillità che è necessaria per la sicurezza dei loro futuri approvvigionamenti. Mi piace qui riassumere cd in qualche punto integralmente riportare le interessanti considerazioni dell'ing. Tarlarini. Gli Stati Uniti, egli dice, cominciano col consumare essi stessi per le loro filature il 50 'i{) della loro produzione e quindi, nelle annate di scarso raccolto, il quantitativo del cotone disponibile diventa insufficiente a coprire Je richieste. Se si pensa inoltre alla tendenza americana di trasformare in casa propria tutte le materie prime di cui è ricca per fornire al mondo esclusivamente prodotti manufatti, se si pensa che !'area coltivabile a cotone è del molti anni stabilizzata negli Stati Uniti e che, per una serie di ragioni, non potrà essere accresciuta, se si pensa che un terribile insetto il « boll weevil » penetrato Jal Messico, ha invasa quasi intera la zona cotoniera arrecando danni che sono arrivati a distruggere fin la terza parte del raccolto, quando si riflette a tutte queste cose si è obbligati di calcolare non su un aumento ma, con molta probabilità, su una diminuzione di questo prodotto nelle disponi bilità dei vari m ercati. E ' ben vero che Inghilterra e Francia sopratuno, preoccupate per i loro approvvigionamenti futuri, oltre ad aver cercato d 'intensificare la produzione del cotone nelle località ove questa preziosa pianu era già coltivata, ne hanno iniziata la coltJvazione in altre scegliendole nelle colonie che sembravano le più adatte quali ad esempio: Sudan, Uganda, Tanga nika, Nigeria, Sud Africa, Kenia, Rodesia, Iraq e Indie occidentali per l'Inghil terra; Africa occidentale ed equatoriale francese, Indocina, T ogo, Nuova Caledonia, Guadalupa c Siria per la Francia. Ma i risuJtati furono assai scarsi perchè è guanto mai difficile, come già abbiamo acerennato, trovare riunite in una determinata località tutte quelle condizioni di clima, di umidità, di densità di popolazione che sono indispensabili per la coltivazione (1) Ing . CARL(J TAIU '"'"': lr.drt!lrlt' italiani' ilfrmratt' dai loro rapr . Pi<3, 1930.

R . Scuol:1 lnJacg ncri di


COTONE E FIBR E ARTI FICIALI NEG LI USI SANITARI

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del cotone e che resero possibile, rigoglioso e rapido lo sviluppo delle piantagioni americane. In conclusione i vari conati eseguiti non sono stati coroHati da successo e non hanno arrecato che piccoli vantaggi rispetto ai grandi bisogni del consumo onde noi abbiamo il dovere dt preoccuparci eli questo problema e di cercare in tutti i modi di ridurre il consumo del cotone il di cui acquisto ci impone un onere annuo di oltre duemiladu ecento milioni di lire. Senza entrare nella parte industriale della faccenda vediamo se dal lato sanitario è possibile realizzare qualche sensibile economia. Com'è noto da vari anni sono sorte importanti industrie per la produzione e la lavorazione delle fibre artificiali ed in Europa è proprio l'Italia .:h 'è alla testa di questa giovanissim:1 industria che, anche nei periodi di più grave disagio economico, non ha subìto arresti di sorta. Fino a pochi anni addietro infatti la nostra Patria occupava nel mondo il secondo posto come paese produttore dd cosidetto c< rayon )) e veniva subito dopo gli Stati Uniti d'America, la cui produzione si aggira intorno alle r o o.ooo tonnellate annue mentre quella italiana è di quasi la metà. Da due o tre anni però il Giappone moltiplicando i suoi impianti, ha raggtunto la produzione di 7o.ooo tonnellate facendo passare l 'Italia al terzo posto e togliendole altresì lo sbocco sui mercati orientali. Come il Viviani (1) fa giustamente osservare questa industria ha per noi un 'importanza enorme perchè oltre a dare lavoro ad un numero rilevante di impiegati e di operai, è quella che raggiunge il maggior quantitativo delle merci esportate, sorpassando: tra .filati, cascami e manufatti, il mezzo miliardo, ed anche sottraendo da questa cifra il costo della materia prima importata rimane per noi i! beneficio ingente di 446 mi]joni all'anno. Ma oltrechè per il fatto che la Iavor:1zione del prodotto utilizza la mano d'opera di numerose schiere di operai indirettamente aiuta altre industrie prettamente italiane, per esempio quella degli zolfi siciliani che in larga scala servono per ottenere il solfuro di carbonio largamente impiegato nella produzione del rayon del tipo viscosa che è quello più largamente da noi fabbricato. Allo scopo di diminuire la quantità di cotone richiesta per i vari USI sanitari l'Istituto chimico-farmaceutico militare, circa un anno fa, ha istituito esperimenti su vari campioni di rayon c lo ha adoperato mischiandolo in proporzione varia al cotone. Il direttore dell 'istituto stesso: tenente colonnello dott. Mezzana stabilì che la percentuale migliore di fibre artificiali che poteva essere aggiunta al cotone senza diminuirne od alterarne le qualità, era dal 30 al 40 % di « ltalidrofiocco » (che non è altro che Staia fiocco idrofilizzato) unito col 70 o 6oX) di cotone indiano (Bengala fino). Percentuali maggiori di fibre artificiali davano un cotone, che, bagnato, s'impastava e non si poteva facilmente suddividere. ( t) EnoRt Vl\·wo: L~ fibre artificiali ndl'ulri mo dccetmio . tcmbn: 1935.

« La chimic~ e l'industri~ • · Set-


COTOt'\E E FIHRE ARTI FICIA LI NEGLI uSI SAl'\ lTARI

Un tipo del cotone formato dal miscuglio nelle proporzioni sopra indicate è ora in uso presso l 'Istituto farmaceutico militare di Firenze. Posteriormente il maggiore medico prof. Magliulo sperimentò nel reparto chirurgico d eli 'Ospedale militare di Firenze uno speciale cotone contenente il 70 % di fiocco Snia ed il 30 ·:~ di cotone indiano. Dagli esperimenti eseguiti risultò che questo tipo era più soffice del cotone in dotazione, che, pur presentandosi resistente alla trazione, era meno idrofilo, sia per tempo d'imbibizione che per quantità di liquido assorbito, del cotone puro e ciò sia per l'acqua che per l'alcool e la benzina. Risultava inoltre che il cotone misto a fiocco Snia) già imbibito, perdeva più rapidamente il liquido, sia per premitura che per colatura, e che quindi restava più disidratato. Inoltre che negli apparecchi gessati si aggrovigliava meno del tipo in uso e quindi non dava luogo a fatti di compressione. Il maggiore Magliulo concludeva che il predetto ttpo di cotone con fiocco 5rzia serviva meglio nelle medicazioni protettive ed immobilizzanti che per usi idt o fili veri e propri. In commercio la società « Sanitaria anonima di Milano >> ha anche lanciato un prodotto costituito dal roo % di italidrofiocco allo scopo di sostituirl0 al cotone idrofilo.

Ho avuto dalla Cisa del rayon di sua produzione del tipo opaco, confezionato con fibre tagliate della lunghezza di tre centimetri circa. Il materasso ottenuto con queste fibre cardate è di aspetto bellissimo, bianco candido, assolutamente simile al cotone col quale facilmente si confonde. Il prodotto non emana odori di sorta, è insipido al gusto, omogeneo, privo di grumi, di tritume pulverulento o di altre sostanze estranee. Il grado"d'idrofilità è pari o superiore a quello presentato dal cotone puro ed i saggi eseguiti su campioni confezionati allo stesso modo del cotone idrofilo in uso nell'Esercito e cioè: compresso in pacchi od arrotolato e sterilizzato a vapore per un'ora a 120 C. ed in falde non sterilizzate, ha dato i seguenti r isultati nei vari saggi praticati su ciascun campione con l'idrofilimetro Baroni e con le modalità pubblicate nel fascicolo 17 della Rivista d'igiene e sanità pubblica del 1902. ldrofilità determinata col metodo Baroni

T ipo esaminaw

Campione fiocco Cisa arrotobto e sterilizzato )) fiocco Cisa compresso e sterilizzato )) fiocco Cisa in fa lde e non sterilizzato )"• cotone idrofilo arrotolato e sterili zzato )) cotone idrofilo compresso e sterilizzato

28 30 30

26 29

28 28 29 2') 27

29 28 27 26 27

30 30 30

25 29

29 -o .") 29 .,,., _, 28


COTONE E FIBRE ARTIFICIALI NEGLI USI SANITARI

.. •.

Il tipo di bambagia cellulosa (Cisa fiocco opaco) con cui furono compiuti gli esperimenti, ha dato all'esame chimico: o,15 % di estratto etereo e quindi un quantitativo di sostanza grassa notevolmente inferiore a quello che si riscontra in genere nel cotone idrofilo, nel quale è tollerato il limite massimo del 0.5 %. Calcinato ha dato gr. 2,2r % di ceneri, mentre il limite consentito nel cotone non deve superare il 0,20 %. Nelle ceneri si è riscontrata la pre-

s j

Fig. r.

senza del titanio adoperato come opacizzante. All'esame si è rilevato inoltre che il campione non conteneva che quantità minime di resine e di saponi. Da esperimenti fatti il rayon fiocco Cisa può essere adoperato per uso chirurgico con buonissimi risultati. La sua consistenza è soffice, superiore certo a quella del cotone; la sua idrofilità è ottima, come si è rilevato dalle prove di cui abbiamo dati i risultati, ed il suo potere assorbente, anche per i liquidi organici (siero, sangue, pus), è pari o superiore a quello del cotone idrofilo, ma bagnato, per quanto non si leghi ne s'impasti e, come il cotone, possa essere facilmente suddiviso e strappato, ptesenta l'inconveniente che 2

-

Giornal~ di nudid na militar~.


COTONE E FIBRE ARTIF ICIALI NEGLI USI Sk'ìiTARl

s'ammassa, diminuendo notevolmente di volume. Negli apparecchi gessati invecl! presenta un vantaggio sul cotone perchè, non aggrovigliandosi, evita possibili fatti di compressione. Se una falda di rayon si taglia con una forbice, le fibre che si trovano sulla linea del taglio appaiono libere, sfioccate senza alcun accenno ad addensamenti mentre se uguale operazione si compie su di una falda di cotone si osserva che basta la compressione esercitata dalle lame delle forbici per formare un vero cordone composto di fibre aggrovigliate che non riesce molto agevole sciogliere (fig. I).

Fig.

2.

II difetto più grave del rayon è, come abbiamo visto, quello che bagnato si ammassa e per avere un'idea della riduzione quanto mai notevole di volum e che l'inumidìmento produce nella massa, basta esaminare la presente riproduzione fotografica (fig. 2). Essa fu eseguita tagliando t sovrapponendo una serie di dischetti di rayon in modo da formarne una pila del peso di gr. I , nello stesso modo si confezionò una seconda pila di dischetti di cotone delle stesse dimensioni e della stessa altezza ma di peso alquanto minore (a parità di volume il rayon pesa di più del cotone); le due pile furono sistemate su di una rete metallica che a mezzo di sugheri galleggiava su dell'acqua distillata contenuta in una bacinella in modo che l'acqua sfiorasse la superficie della rete. Dopo pochi secondi le due pile furono completamente imbibite ed il volume della pila formata dai dischetti di rayon si ridus<;e notevolmente di più di quella formata dai dischetti di cotone e questa climi-


COTO~E

E FI BRE ARTI FICIALI NEGLI USI SA:--;ITARI

nuzione di volume rimase costanre anche quando, con l'essiccamento, il rayon perse tutta la quantità d'acqua assqrbita. Il rayon ingiallisce appena alla sterilizzazione sia a vapore che per via secca, ma questo lieve difetto non ne controindJca affatto l'uso poichè non ne altera nè la resistenza nè l'idrofìlità ed, anche esteticam ente, seguita a rimanere un prodotto di assai bell'aspetto. Per cercare un mezzo atto a rendere la fibra del rayon più resistente ed impedire quindi ch'essa si ammassasse bagnata ho provato ad adoperare qualcuno di quei numerosi trattamenti che in istologia si usano per indurire i pezzi anatomici prima dell'inclusione in paraffina. Occorreva adoperare mezzi che conferissero alla fibra maggiore resistenza, maggior durezza, maggiore elasticità senza diminuirne notevolmente l 'idrofilità e senza che la fibra rimanesse impregnata di sostanze chimiche capaci di esercitare un'azione nociva sul processo di riparazione dei tessuti. Se fosse stato possibile trovare il mezzo opportuno si sarebbe ottenuto, con un tale trattamento, una bambagia di fibre artificiali molto simile al cotone per aspetto e per proprietà fisiche, che, come il cotone, non si sarebbe sovercbiamente ammassata bagnandosi e si sarebbe così completamente e perfettamente potuto sostituire il cotone, realizzando un'economia notevole. Nessuno dei procedimenti però, tra quelli consigliati nei trattati, ha corrisposto allo scopo: alcool, formalina, sublimato, Muller, Zenker, glicerina e gomma arabica, ecc. agiscono su tessuti freschi, ricchi di sostanze albuminoidee, non su elementi secchi wme sono le fibre tessili, ma non si può dire che que..sti procedimenti non esercitano una qualche azione sulle fibre di rayc;m che si raggrinzano alquanto, acquistando, in genere, un carattere di maggiore durezza e costituiscono un insieme che bagnato si ammassa di meno; però questi caratteri sono transitori poichè quando si sottopongono le fibre a lavaggi prolungati in modo da asportare completamente da esse il sublimato, il solfato di ~odio, il bicromato di potassio, l'aldeide formica, ecc., che nuocerebbero ai tessuti, finiscono per perdere le proprietà che avevano acquistate. Fallito questo tentativo mi sono rivolto ad uno di quei procedimenti che l'industria adopera per migliorare l'aspetto dei tessuti di rayon, aumentandone la resistenza e, conferendo loro artificialmente quelle caratteristiche che naturalmente possiede la lana e la seta: rendendoli cioè più elastici e tali da non lasciarsi facilmente sciattare nè assumere pieghe antiestetiche. Ho voluto insomma sperimentare uno di quei sistemi che nell'industria delle stoffe è conosciuto col nome di trattamento antipiega e che si ottiene, secondo uno dei tanti sistemi brevettati, impregnando le fibre con soluzioni di urea e di formaldeide. Queste due sostanze danno luogo alla formazione di una resina sintetica (la bachelite) che col riscaldamento a IIO e 120 si condensa nell'interno e sulla superficie delle fibre stesse confe-


COTONE E FIBRE ARTlFICIAU NEGLI USI SANITARI

rendo loro, in maniera permanente, un aumento di consistenza, resistenza

ed elasticità, una perdita parziale di quella lucentezza che le caratterizzava ed in pari tempo diminuendo quella eccessiva debolezza che tutte le fibre tessili artificiali presentano quando sono bagnate il che costituisce una delle più gravi manchevolezze dei tessuti confezionati con queste fibre. Come Molinari (1) fa osservare i prodotti di condensazione urea-formaldeide posseggono le proprietà delle proteine e potrebbero essere classificati più come albuminoidi che come resine sintetiche e, com'è noto, è proprio degli albuminoidi: lana e seta, lo spiccato carattere elastico che rende queste fibre naturalmente ingualcibili. Servendomi adunque di uno dei sistemi consigliati ho ottenuto una discretta impregnazione delle fibre di rayon con una miscela urea-formaldeide e, dopo il prosciugamento, allo scopo di ottenere la condensazione della resina formatasi, ho sottoposto le fibre alla temperatura di 120 gradi. Temperature maggiori tra i 150 e i 180 gradi non migliorano le qualità che l'impregnazione ha determinato nelle fibre, anzi il prodotto acquista una marcata tinta gialletta; però è necessario aggiungere che nell'industria, per ottenere la condensazione della resina, non si fa agire il calore in un termostato chiuso come ho fatto io ma in apposite camere nellç quali una corrente d'aria riscaldata a x8o, agisce rapidamente sulle stoffe trattate. 100 grammi di fibre dopo il trattamento aumentarono di 15 grammi circa e persero col lavaggio in acqu::t calda e sapone grammi 3,20; la carica fissa si può quindi ritenere pari a grammi II.8o %. Mentre la fibra del rayon naturale ha uno spessore di 15 1.1. quelle trat· tate col procedimento urea- formaldeide appaiono al microscopio di spessore maggiore (talvolta l'aumento è di 3 tJ.), di aspetto più omogeneo, nelle quali facilmente è visibile una specie di guaina, formata dal condensarsi della resina, a cui si deve appunto il maggiore spessore della fibra. Le resistenze alla bilancia di trazione Schopper per fibre sottili sono rappresentate nella seguente tabella : Natura della fibra

Rayon trattato

f

~

Resist~nza alla trazione ·~ m gr. = P· j (p

14- 20

425-450

1.4

asciutto . bagnato .

I5 r6

z8o IlO

1,24 0,43

asci utto . bagnato.

r8

350 350

I.08 r.o8

Cotone Rayon

Diametro in !.1. = d.

!8

( 1) L. MOLI ~.IP I: 11 trattomcnto antipiega ndla fin itttra dri trsmti con resine ttretl·formcldridc. " Materie Plastiche " · Fascicolo gennaio-fcbbraill 1936.


COTONE E FIBRE ARTIFICIALI NEG'.... l USI SANITARI

Dove la differenza di resistenza appare quanto mai cospicua è nel confronto, dopo immersione in acqua, tra le fibre di rayon trattate e quelle naturali; quest'ultime infatti presentano una resistenza di 0,43, mentre quelle trattate la resistenza è di I .o8 cioè pari a quella che avevano presentata nelle prove precedenti. Ciò si spiega per il fatto che la fibra trattata al processo urea- formaldeide diviene assolutamente impermeabile e coll'idrofilimetro del Baroni, quelle stesse fibre che davano un'idrofilità pari a quella del cotone, una volta sottoposte al procedimento urea -formaldeide, riducono il loro potere d'assorbimento quasi a zero, cioè perdono assolutamente la loro idrofilità. Unendo almeno un terzo di rayon trattato, con due terzi di rayon naturale si veniva a migliorare assai il difetto dell'ammassamento ma si riduceva di un terzo l'idrofilità del miscuglio. In caso di necessit?t dunque ci si potrebbe servire di una tale miscela ma, naturalmente, è preferibile unire al rayon il 40 'Yo di cotone col quale miscuglio, senza danni di sorta, si può sostituire il cotone idrofilo puro non solo nelle medicazioni protettive ed immobilizzanti, nel qual caso anzi è meglio adoprare rayon assoluto, ma anche per quegli usi pei quali si richiede alla medicatura, come dote precipua, l'idrofilità. La materia prima principale occorrente per la fabbricazione del rayon: la cellulosa cioè, proviene oggi dalle conifere a lento accrescimento, tipiche delle regioni nordiche d 'Europa, e quindi deve essere, almeno per ora, importata dall'estero. Ho detto: almeno per ora, pcrchè nulla esclude che intensificando i rimboschimenti e le ricerche, si possa anche da noi ottenere cellulosa di qualità adatta ed in quantità tale da sopperire ai bisogni delle nostre industrie. C'è intanto tutta una campagna r.:he si sta combattendo per incrementare al massimo la pioppicoltura e ci sono seri esperimenti che, secondo il prof. Palazzo (I), stanno a dimostrare che anche le cellulose del pioppo e quelle di altre latifoglie quali: l'ailanto, l'eucaliptus ed il platano son perfettamente idonee, per quanto gl'industriali per ora lo neghino, per essere utilizzate dalle fabbriche di seta artificiale. Ad ogni modo, dato H nostro enorme fabbisogno di cellulosa, sia per l'industria cartaria che per quella delle fibre tessili, il problema della fabbricazione di questa sostanza è diventato d 'importanza nazionale e preoccupante per giunta perchè mentre i paesi nordici esportatori segnalano uno sbilancio di 300 milioni di metri cubi tra i tagli effettuati nei boschi e la crescita naturale delle piante, le nostre riserve di legno sono scarse e per la quasi totalità destinate ad essere trasformate in carbone. Per queste ragioni uno dei più :mtorevoli studiosi d ella questione: il prof. Palazzo, già precedentemente citato, propugna, oltre all'incremento nella coltivazione delle latifoglie, anche quello delle (J) F. C. PAL.Azzo: l'r~duziom: di lcg11o pa ,·d/ulcsa. co lo Il. a nno 1936.

" L.l chimica e l'industria "· Fasci-


COTo:-.:E E FIURE ARTIFICIALI t'EGLI t.:SI SA!':ITARI

conifere a rapido sviluppo quali: il pino strobo, l'abete odoroso d'America ed il pino insigne, dalle quali piante di una dozzina d'anni di sviluppo, com'egli stesso ha sperimentato, si possono ricavare cellulose ottime per qu:dsi:1si applica7.ionc. E' per questo altresì che il Provveditorato dello Stato applicherà tr.1 breve a Foggia, per la prima volta in Italia, e su scala industriale, un procedimento spiccat"lmente italiano [processo Pomilio (1)l che utilizza il gas cloro e la soda per l'estrazione della cellulosa dai vegetali: paglia, c:mapulo, sparto, bambù, legni dolci, canne palustri, ecc. N elle cellulose c'è tutta una gerarchia in dipendenza della loro qualità e noi ci auguriamo che con tutte le provviclenze del Regime, potremo avere in un avvenire che non è certo molto prossimo, ma non è nemmeno troppo lontano, quella cellulosa che ci manca sia per l'industria della carta, che per quell e che richieggono prodotti di qualità superiore : come l'industria del rayon, quella degli esplosivi , delle vernici, ecc. Dal lavoro del Viviani, al quale abbiamo più innanzi accennato, togliamo questi dati che registrano il fabbisogno approssimativo delle matene occorrenti per confezionare 100 kg. di rayon: cellulosa . soda caustica . solfuro di carbonio . acido solforico .

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Come si vede necessita circa kg. 1,20 di cellulosa per ottenere un chilo di fiocco Cisa e poichè il costo della cellulosa non oltrepassa i 90 centesimi al chilogramma, fintanto .::he non avremo modo di fabbricare questo prodotto in Italia, potremo ottenere questo succedaneo del cotone versando all 'estero somme della metà o di un terzo minori di quelle che versiamo per il cotone, senza contare che la cellulosa offre vantaggi assai superiori per quanto riflette facili tà di trasporto e minori pericoli di avarie o d 'incendi. Ignoro a quanto possano ammontare le spese per gli altri ingredienti che occorrono alla fabbri cazione del rayon ed a quanto quelle necessarie per il vapore, la concentrazione dei bagni, la mano d'opera, ecc. ; ma è certo che la fibra lavorata costa notevolmente meno del cotone; però anche se per ottenere il prodotto finito si dovesse spendere di più sarebbe preferìbile acquistare rayon in luogc di cotone perchè ciò ci permetterebbe di versare ali 'estero somme minori di denaro. Un altro risparmio sul cotone che s'impiega per uso sanitario si potrebbe ottenere confezionando col rayon b garza per medicature, i triangoli e le fascie. Per la garza non v'è nulla da dire poichè essa risponde perfettamente allo scopo; le fascie invece, per la notevole fragilità della fibra (l) U MKER1tl

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COTOKE E FIHRE ARTIF IC IALI NEGLI t;SI SANITARI

di rayon rispetto a quelle di cotone, specie quando il tessuto s'inumidisce, sono troppo poco resistenti. Ho osservato fascie di rayon che non erano quasi servibili perchè una leggera trazione bastava a spezzarle, ma queste stesse fascie trattate col processo antipiega urea-formaldeide diventavano molto più resistenti e perfettamente servibili tantochè, non solo resistevano alla trazione, ma potevano anche essere lavate e riadoperate. L 'impregnazione un~a-formaldcide conferisce, come abbiamo visto, una resistenza ed una elasticità tutta 5peciale alle fibre del rayon che potrebbero cosi essere adoperate anche per riempire cuscini, traversìnì, ecc., facendoci risparmiare quantità notevoli di lana, prodotto questo di cui l'Italia ha grande deficienza tanto da essere costretta ad importarne dall'estero per la somma cospicua di mezzo miliardo circa all'anno. Con le fibre trattate ho fatto confezionare un cuscinetto che si è mo-

strat.o ottimo come sofficità ed elasticià, ma occorrerebbe compiere esperimenti su più ampia scaia e di durata sufficiente per poter vedere se con queste fibre, che per essere impermeabili, hanno il vantaggio di non impregnarsi d'umidità, d'urina e di sudore, è possibile sostin1ire la lana nella confezione dei cuscini, dei traversini e forse anche in quella dei materassi. RIASSUNTO. Dopo aver parlato della cellulosa c della possibilità che, in un non lontano avvenire, possa esser tutta prodotta in Italia, l'A. studia l'utilizzazione del rayon come materiale da medicazione. Le fibre tessili artificiali sorno esaminate dal punto di vista della loro resistenza, della loro elasticità e della loro idro:filità e paragonate a quelle del cotone rispetto alle quali presentano alcuni pregi ed alcuni difetti, ma che, ad ogni modo, possono essere perfettamente adoperate per uso sanitario, o pure o miscellate a cotone, facendoci risparmiare notevoli quantità di questo prodotto. Nella rapida rassegna si prendono in esame anche i metodi d'impregnazione ureaformaldeide che sono di grande utilità per rinforzare la fibra d el rayon e rendcrla adatta alla confezione dj fasce e di triangoli sufficientemente resistenti. Tale trattamento, che fa assumere al rayon caratteri simili a quelli della lana, fa sorgere la possibilid, che deve però essere accertata con un congruo e sufficientemente lungo periodo d'esperimento, di adoperare questo prodotto per la confezione di g1!1anciali, traversini e materassi che, pur essendo soffici cd elastici, come quelli di !an.a, avrebbero il \"antaggio, essendo stati impermeabilizzati dal trattamento, di non lasciarsi impregnare soprattutto dal sudore o da altri liquidi organici.


ISTITUTO MEDICO LEGALE PER L'AERONAUTICA- FIRENZE

Navigazione aerea e profilassi delle malattie infettive Dott. Pietro Porru, colonnello medico

Lo sviluppo ogni giorno più crescente del traffico aereo ha imposto

all'attenzione mondiale alcuni problemi sanitari d'importanza fondamentale. Innanzi tutto quello della scelta dei piloti, sul quale oramai la scienza medica si è affermata ed organizzata in modo, possiamo dire, perfetto. Ed era giusto che fosse così, non soltanto per la salvaguardia dei piloti stessi, ma anche per quella dei viaggiatori, dato che, oggi, la navigazione aerea è d!ivenuta un mezzo di pubblico trasporto al pari di quello ferroviario e marittimo. D 'altro canto, oltrechè il controllo per il personale, un altro problema si è imposto, e questo di carattere essenzialmente igienico, cioè la difesa profilattica dalle malattie infettive, in quanto la navigazione aerea avendo, con le velocità oggi raggiunte, accorciato enormemente le distanze, potrebbe indirettamente favorire la diffusione di alcune malattie. Finora non possono apprezzarsi al giusto segno questi pericoli, in quanto il numero dei viaggiatori è relativamente limitato e trattasi di una clientela aristocratica. Ma è ben al futuro che occorre pensare e non lasciarsi sorprendere dagli avvenimenti. E' appunto questo il còrnpito fondamentale dell'a-

zione statale : prevedere e provvedere in tempo. Perciò già nella ideazione e costruzione degli aeroporti dovrebbero e~ sere tenuti presenti non solo i criteri tecnici ma anche quelli igienici, cercando di armonizzarli . Per quanto concerne la costruzione degli aeroporti, sieno questi aeroscali (per dirigibili), ovvero idroscali (per idroplani) oppure campi di aviazione (per aeroplani), oltre l 'ubicazione in rapporto al piano regolatore della città, interessa la loro forma e dimensioni, la disposizione delle piste e delle infrastrutture ed il collegamento con i vari servizi pubblici, quali l'approvvigionamento jdrico, l'elettricità, la fognatura etc .. Perciò la tecnica costruttiva degli aeroporti tende ormai ad abbandonare il vago empirismo per entrare in un · campo veramente scientifico. Ma non è della tecnica costruttiva, che pure dal lato igienico ha una notevole importanza, che qui vogliamo occuparci, bensì della difesa sanitaria contro le malattie i n fctti ve, specialmente contro quelle cosi dette esotiche,

per le guaii oggi esiste, giustamente, una certa preoccupazione, data appunto l'intensificazjone dci trafflci con i paesi di endemicità di queste malattie.


NAVIGAZIONE AEREA E PROFILASSI DELLE MALATTIE INFETTIVE

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Malattie infettive comuni.

La constatazione di qualche caso di comuni malattie infettive diffusibili, quali ad esempio le forme esantematiche, la difterite, ecc., è una evenienza che può verificarsi sia all'atto della partenza e dell'arrivo a destinazione dei passeggeri, sia durante il tragitto, quando trattasi di lunghi viaggi. Per evitare la possibilità della trasmissione di tali contagi rutti i viaggiatori dovrebbero essere visitati accuratamente, sia al momento dell'imbarco, come allo sbarco. Ed a questa misura profìlattica già si è provveduto prescrivendo che in ogni aeroporto si .trovi a permanenza un medico, la cui presenza del resto è necessaria anche per eventuali infortuni. In seguito alla visita dovrebbero esser trattenuti quei passeggeri che presentano, sia forme infettivt conclamate, ~ia anche semplicemente sospette, e, trattandosi di malattie infc:ttive di ordinaria ricorrenza, gli ammalati potrebbro essere inviati negli ospedali civili comuni, ma con veicoli speciali evitando cioè il trasporto in ferrovia o con altri mezzi collettivi. Perciò basterà avere a disposiZione di ogni aeroporto un locale per isolamento temporaneo, che potrà trovar posto nella stessa infermeria, ed un automezzo. Per le necessarie disinfezioni occorrerebbe che l'infermeria disponesse di un locale con gli apparecchi del caso, che potrebbero essere contenuti m questi limiti : 2 pompe da disinfezione a sublimato; 2 pompe da disinfezione a lisoformio; 1 apparecchio Breslavia per disinfezione alla formalina; spazzoloni per disinfezione dei pavimenti; indumenti per disinfettori; una stufa locomobile a vapore fluente o sottopressione. Tali mezzi sarebbero utili non soltanto nella evenienza di malattie infettive, ma anche come misura profìlattica generica per una disinfezione periodica degli alloggiamenti del personale di truppa, nonchè dei mezzi aerei come, ad esempio, si usa per i vagoni ferroviari. Dello speciale attrezzamento per la difesa dalle malattie esotiche sarà detto a proposito di queste ultime accennando agli aeroporti cosidetti sanitari. Fra le malattie infettive comuni merita peraltro un accenno speciale la malaria.

Profilassi antimalarica. - La malaria non preoccupa dal punto di vista della possibile importazione e diffusione epidemica per via aerea, perchè non vi è pericolo di contagio interumano e d 'altro canto se anche a mezzo di vd~v~li fo~se trasportato qualche anopheles infetto, si potrebbero avere dei cas1 smgoh, ma non una diffusione epidemica.


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NA\1GAZIO:"E AFRF.A E PROFILASS I DEL LE MALATIIE INFETIIVE

Piuttosto il problema preoccupa dal punto di vista della dislocazione dci campi di aviazione. L'ideale sarebbe che, per la costruzione di questi, fossero evitate le zone malariche, ma se necessità militari o di traffico impongono che qualche aeroporto sia appunto dislocato in località palustri, dovrà provvedersi per ridurre il pericolo del contagio al minimo possibile. Purtroppo non completo affidamento può farsi sulla profilassi chininica, pcrchè non dà una protezione sicura mantenendo molte volte solo la latenza della malattia senza evitare l'infezione. In considerazione di questo occorre far maggiore assegnamento sulle altre difese che potrebbero essere così compendiate: r) bonifica del terreno con eliminazwne di tutte le raccolte di acqua per un raggio di almeno due chilometri; 2) ambienti bene areatj cd illuminati e con poche suppellettili; 3) difese meccaniche (reticdle metalliche) a tutte le aperture degli ambienti comprese le canne fu marie; 4) cappucci a rete di mussola e guanti di protezione per il personale di guardia che resta esposto all'esterno durante la notte; 5) qualora non fosse possibile sopprimere tutte le raccolte di acqua dovrebbe attuarsi la lotta antilarvale mediante i mezzi adatti, cioè petrolizzazione degli stagni, ovvero spargimento del verde di Parigi e diffusione di

pesci larvifagi. Evidentemente, le varie misure profìlattiche dovranno essere adattate caso per caso a secondo delle speciali condizioni localistiche, canone questo che è fondamentale per la profilassi antimalarica. E' altresì da ricordare a questo proposito come gli stessi aeroplani siano stati utilizzati per lo spa1 gimento del verde di Parigi a scopo larvicida, cioè negli ampi stagni nei quali non è possibile lo spargimento a mano.

Documenti sanitari di bordo. - Complemento delle misure profilattiche, che potremmo dire a terra, sono quelle da attuarsi a bordo, sqprattutto per quanto concerne le notizie di carattere sanitario, le quali sono preziosissime, servendo da opportuno controllo. Fino ad oggi gli aeromezzi non sono tenuti a possedere una patente di sanità, come i trasporti marittimi. Sono soltanto obbligati a segnare nel giornale di bordo gli avvenimenti di carattere sanitario verificatisi durante il viaggio, le misure profilattiche alle quali sono stati sottoposti prima della partenza o durante gli scali eventuali, nonchè le notizie sanitarie Ji particolare interesse che riguardano i paesi di provenienza. E' peral tro da prevedere che, intensificandosi il traffico, anche rer le aeronavi si riconosca la necessità di istituire la patente di sanità. Per il momento non prescritta forse per non creare degli intralci allo sviluppo di tale nuovo mezzo di trasporto.


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Malattie esotiche. Ma più che delle malattie infettive comuni oggi si discute largamente di quelle esotiche, cioè della possibilità del trasporto per via aerea di tali malattie. I progressi registrati nella velocità, nella durata e nella lunghezza di percorso sono strabilianti, ma essi passano in seconda linea di fronte ai resultati commerciali della navigazione aerea. Le cifre riflettenti il traffico aereo, sia di passeggeri che. di merci, ingrossano di mese in mese ed il confronto delle statistiche di oggi con quelle di anni addietro, sembra mostrare come la crisi mondiale, che ha colpito tanto duramente ogni settore dell 'economia ed ha particolarmente provato le industrie dei trasporti marittimi e terrestri, abbia voluto invece risparmiare i traffici aeei. Ed è per questo che, conseguentemente all 'incremento di tali traffici, specialmente per quanto concerne le comunicazioni internazionali, si rende necessario premunirsi contro la possibile importazione Ji malattie infettive, adottando convenienti misure precauzionali. A tale riguardo è assai confortante constatare come, nonostante il temporaneo arresto della cooperazione internazionale in fatto di politica, tale cooperazione non sia mancata dal punto di vista sanitario. L'ultima realizzazione è stata la Convenzione sanitaria per la navigazione aerea, sottoscritta ali' Aia il 12 aprile 1933 e ratificata dalle più importanti nazioni del mondo, eccetto che dalle repubbliche del Sud America e dalle Indie orientali olandesi. La Convenzione è comprensiva e tale, purchè le parti contraenti vi ottemperino adeguatamente, da colmare le apprensioni degli igjenisti. Ma per ben valutare tali misure è necessario innanzi tutto dare un rapido sguardo alla epidemiologia delle cosidette malattie esotiche e trame poi le opportune conseguenze di carattere profilattico. Sono considerate fra i morbi esotici le seguenti malattie infettive: peste, colera, vaiuolu, tifo esantematico, febbre gialla, cioè i 5 maggiori fla. gelli epidemici.

Peste. -

Come è ben risaputo, i focolai endemici della peste sono situati nel continente asiatico ed in quello africano. In Asia, trovansi nelle provincie cinesi fino all'Indocina, nella vallata dell'Eufrate, nelle valli dell'Himalaia, ed in Persia nelle vicinanze del Mar Caspio. In Africa, nei possedimenti inglesi dell'Uganda. E ' da questi centri che, nei secoli scorsi, la peste si è dipartita per invadere l'Europa causando gravi epidemie, e l'Italia n on ne fu risparmiata. Basti ricordare l'epidemia descritta dal Boccaccio, que! la del Manzoni, nonchè le varie epidemie verifica tesi a Genova e VenezJa. Fu sempre la via di mare quella seguita dal contagio. E poichè an-


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N AVJGAZIO::-JE AER EA E PROFILASSI DELLE MAlATTIE IN FErDVE

che oggi il pericolo esiste essendosi verificato qualche episodio epidemico anche una diecina di anni or sono, perciò la sorveglianza marittima è sempre rigorosa. Per la navigazione aerea, per il momento, il pericolo è relativo, in quanto passeggeri in corso di malattia, data b gravità di questCi, è ben difficile possano presentarsi alla partenza, ma potrebbero esseryi individui in periodo di incubazione, dato che per la peste tale periodo giunge fino a 6 giorni. In ogni modo, almeno per quanto riguarda la forma bubbonica, il pericolo di contagio da uomo a uomo è assai relativo. Molto più pericolosa in vece, è la infezione nei topi, dai quali può passare all'uomo a mezzo delle pulci. Ma è ben difficile, almeno nelle condizioni attuali, che i ratti possano nascondersi nei mezzi aerei. Difatti, nelle ricerche eseguite da Trolli al Congo, non furono mai trovati topi a bordo di aeroplani; solo una volta furono riscontrati degli escrementi sotto il sedile del pilota di un aereo proveniente da Leopoldville. Ciò conferma che questi roditori, sono solo degli ospiti occasionali a differenza di quanto avviene per le navi, delle quali prendono possesso fin dalla loro costruzione. Però se gli aeromez.zi divenissero abituale veicolo di merci, assumendo maggiori proporzioni, non è esclusa del tutto tale possibilità. Quindi è da tenersi bene in vista non tanto per il presente, quanto per eventualità future. Per quello che concerne le misure esecutive, da applicare, sia agli individui, come alle merci) qualora si verificasse qualche caso accertato o sospetto di questa malattia, come di altre di origine esotica, esse corrispondono a quelle in vigore per la sanità marittima, e l>ono state ripetute nella Convenzione sanitaria per la navigazione aerea del 1933, che abbiamo già ricordata. E' quindi superfluo ripeterle trattandosi di norme regolamentari. Basterà solo ricordare che per la peste la difesa profilattica fondamentale è la derattizzazione. Degli impianti necessari per l'attuazione delle quarantene, nonchè d elle altre misure profilattiche tanto a riguardo di questa malattia come delle altre, sar~ d~tto più sotto parlando appunto della organizazzione degli aeroporti samtan. Per il colera i centri endemici trovansi pure nd contineme asiatico, e particolarmente in India, in Birmania, Indocina e Mesopotamia. Centri secondari sono la Malesia, le Indie olandesi, le Filippine e forse anche la Cina. In Europa, fu importato soltanto poco più di un secolo fa e da allora si sono avute nove pandemie, nel1e quali, alcune volte il contagio h<l seguito la via di terra, altre volte la via di mare. Come è ben :isaputo un grave pericolo è rappresentato dli pellegrinaggi rnussuln1ani alla Mecca, dove s'incontrano genti pro\'enient1 dall'estremo oriente <:on altre delle regioni asiatiche e mediterranee, nonchè dd continente africano. Tenuto conto delle Colera. -


NAVIGAZIONE AEREA E PROFILASSI DELLE MALATTIE INFETTIVE

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condizioni igieniche di questi pellegrini, specialmente durante la permanenza ai sanruari maomettani, è facile intuire il pericolo che ne deriva. D'altro canto, è da tener presente che, se in passato il contagio ha seguito sia la via di terra, sia quella di mare, non è escluso che, con l'intensificarsi della navigazione aerea, possa seguire anche questa via. E poichè il ,periodo d 'incubazione è dì 2 -5 giorni non è fuor di luogo pensare che, ad esempio per la provenienza dalle Indie, dove il colera è endemico, o eventualmente da altre località, che si trovino in periodo epidemico, possa qualche caso verificarsi durante il viaggio. Devesi poi tener conto della possibilità che vi siano dei portatori di germi non presentanti sintomi di malat- . tia. Ed è ben risaputo quanto essi siano pericolosi dal pupto di vista epi· demiologico. Perciò, per le provenienze da località infette, se non sono trascorsi i 5 giorni, i passeggeri dovrebbero essere trattenuti in quarantena fino a completare tale periodo, praticando contemporaneamente l'esame delle feci. Potranno essere dispensati dalla quarantena quegli individui, apparentemente sani, che dimostrino di essere stati vaccinati da più di 6 giorni e non oltre . . . 1 set mesi. Per queste misure profilatticbe salt:.l evidente la necessità della istiruzione di stazioni sanitarie a somiglianza dì quanto è stato fatto nei porti marittimi; come sarà detto più sotto.

Tifo esantematico. - Il tifo esantematico non è, a stretto rigore, una malattia esotica, perchè in Europa ve ne sono ancora dei focolai assai pericolosi, particolarmente nei Balcani, in Polonia ed in Russia. Certo, per questa malattia, la clientela attualmente trasportata per via aerea non è pericolosa, in quanto è certamente immune da pediculi. Però se l'aviazione, come è prevedibile, diverrà anche un mezzo di trasporto popolare, non è esclusa tale possibilità. Per conseguenza tenendo conto della provenienza, potrà verificarsi la opportunità dell'accertamento degli individui infestati da pediculi e la necessità di bonificarli, attrezzando convenientemente gli aeroporti sanitari. Vaiuolo. - Questa malattia può considerarsi ongmariamente esotica • in quanto ha avuto il suo focolaio di origine in Cina e nelle Indie dove era già diffusa rooo anni avanti Cristo. Invece nel continente europeo fece la sua comparsa soltanto nel VII-VIII secolo dell'era volgare e da quest'epoca fu causa di gravi epidemie. Ma ormai essa è divenuta una malattia cosmopolita, se pure non più in forma epidemica come un tempo. Però vi sono ancora delle regioni nelle quali la vaccinazione non è generalmente applicata e che rappresentano un pericolo. Tanto più grave è tale pericolo, rispetto alle altre malattie esotiche, in quanto assai lungo è il periodo d'incubazione (15 giorni).


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NAVIGA ZIO:>IE AEREA E PROFILASSI DELLE MALATTIE INFETflVE

L'Italia, fortunatamente, oggi trascorre un momento di tranquillità massima in quanto la vaccinazione è rigorosamente applicata. Difatti da alcuni anni le stati:.ticbe sono a o. In ogni modo però non bisogna cullarsi troppo in questo stato di quiete epidemica e prevedere la possibilità di nuove importazioni di contagio. A tale riguardo la difesa non si presenta difficile perchè basterà esigere, per le provenienze da località dichiarate infette, il certificato di vaccinazione, come ad esempio fu fatto in Inghilterra alcuni anni or sono quando vi fu la minaccia di una ripresa epidemica, dato che la corrente antivaccinista, con la sua inconsulta propaganda, ha rallentata la vaccinazione.

Febbre gialla. - Resta infine da accennare ad un'altra malattia molto importante, specialmente per le provenienze dal continente africano, cioè la febbre gialla. Il pericolo di questa malattia è connesso particolarmente alla larga diffusione dell 'insetto vettore, alla natura fortemente infettiva del virus ed alla esistenza di zone silenti, nelle quali gli indigeni sono molto infetti. Una di tali zone è stata recentemente indicata dal Dott. Hewer, e corrisponde al Sudan anglo-egiziano. E poichè la via aerea imperiale inglese per il Capo attraversa tale zona, è tranquillizzante sapere che tutte le misure sanitarie consigliate dalla Convenzione internazionale già ricordata vi sono state attuate. Fra queste prescrizioni è appunto inclusa anche quella di accertare dove la febbre gialla esiste in una forma che, se anche non è riconoscibile clinicamente, lo possa essere biologicamente. A riguardo della identificazione di tali zone devesi riconoscere che è stata veramente provvidenziale l'opera della fondazione Rockefeller, iniziatasi molti anni prima che fosse stato intravisto il pericolo della trasmissione di questa malattia per via aerea. Anzi devesi proprio all'opera degli scienziati della Rockefeller se è stata presa in considerazione la minaccia delle zone silenti. Per quanto concerne l'insetto vettore, il dott. G. Trolli, Medico Capo della Colonia del Congo Belga ha pubblicato i risultati delle sue interessanti ricerche intese a studiare la presenza e la vitalità delle zanzare a bordo delle • aeronavi facen6 servizio nella suddetta colonia, dove sono numerose le linee aeree. Le ricerche furono eseguite nel percorso di determinate linee ed i risultati ottenuti permetterebbero di stabilire che l'altitudine ed il lungo soggiorno n ell'aeromobile, non sono favorevoli alla vita delle zanzare. Il dott. H. S. Cumming degli Stati Uniti d'America, ha fatto poi altre interessanti ricerche per determinare se le zanzare possono essere trasportate dagli aeroplani, in quale poporzione e fino a quale altezza. Da queste esperienze, eseguite nt lle lince fra Miami e gli aerodromi di Cuba, Haiti, Portorico, Panama, Gi:unaica, è risultato che certi tipi di aeroplani possono realmente trasportare delle zanzare anche degli aedes aegypti, e c.ulex quin-


NAVIGAZIONE AEREA E PROFILASSI D F.LLE MALATTI E INFETTIVE

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quefasciatus. Se l'aeroporto si trova in località tale che sia possibile ad un numero elevato di zanzare di penetrare nell'aeroplano, è probabile che 1/5 dei numero originale d 'imbarco possa essere trasportato a lunga distanza (fino a 2000 km.) .in un giorno, anche con ripetuti scali, apertura delle porte, carico e scarico di merci. Se però la località nella quale l'aeroporto è situato non offre una numerosa falange di zanzare, si può presumere che solo poche inizieranno il viaggio. Sembra poi che le .1ltezze alle quali s'innalzano gli aeroplani ed un lungo soggiorno in questi apparecchi siano sfavorevoli alla vita di esse. Ciò nonostante se anche una sola aedes infetta arriva a destinazione, non è escluso che possa essere 1l punto di partenza di una epidemia. In conseguenza dei pericoli suaccennati, nelle regioni di endemia :llnarillica è prevista la istituzione di speciali aerodromi detti antiamarillici, che, oltre avere l'attrezzatura degli aerodromi sanitari, della quale parleremo più sotto, debbono essere situati a distanza adeguata dai centri infetti e debbono essere provveduti di difesa dalle zanzare. Mancando tali misure difensive, ogni traffico aereo con queste regioni dovrebbe essere sospeso. Quando poi in una regione sieno stati accertati dei casi di febbre gialla dovrebbero essere prese le seguenti misure profilattiche e, possibilmente, il più vicino al momento della partenza :

1) Ispezione degli apparecchi :.terei, e se esistono zanzare, disinfestazione. 2) Visita delle persone che viaggiano, e per quelle che sono state esposte al rischio dell'infezione ricovero in osservazione ali 'aerodromo o altrove per sei giorni, segnandone il nome nel registro di bordo. All'arrivo in una regione dove la febbre gialla non è endemica ma può attecchire, tutte le persone dovrebbero essere nuovamente visitate e ·quelle che non hanno compiuto il periodo contumaciale di 6 giorni dopo la presunta esposizione al contagio, dovrebbero essere sottoposte all 'osservazione per completarlo. Certamente delle prescrizioni così rigorose potrebbero eventualmente ostacolare lo sviluppo del traffico aereo africano, ma d'altro canto il pericolo è così grave che non può pensarsi che le precauzioni indicate siano eccessive, poichè la diffusione della febbre gialla all'India, ad esempiO, sarebbe cosa gravissima. E' da augurarsi, come pensa H ewer, che la protezione immunitaria vaccinale sia presto <osì perfetta da permettere che le persone che hanno fretta possano, con la vaccinazione, dispensarsi dalle misure quarantenarie.


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NAVIGAZIONE AEREA E PROFILASSI DELLE MALATTIE INFETTIVE

Mezzi di distruzione delle zanzare od altri insetti a bordo degli aeroplani. Derattizzazione. Per la distruzione delle zanzare o di altri insetti negli aeromezzi sono da prendersi in considerazione due metodi ritenuti fino ad oggi i migliori, cioè le fumigazioni con gas tossici e le polverizzazioni con liquidi insetticidi. Per le fumigazioni, l'anidride solforosa è poco pratica perchè richiede molto tempo, mentre rapidissima è l'azione dell'acido cianidrico, che si utilizza anche per la derattizzazione. Oggi si trovano in commercio dei composti di acido cianidrico che possono essere utilizzati con facilità essendo preparati sia sotto forma di discoidi, ovvero sotto forma d'impasto (Zyclon), con la precauzione, peraltro, di eseguire tali operazioni a locali perfetta· mente chiusi e a distanza dalle abitazioni. Per le polverizzazioni (che non richiedono prçcauzioni speciali) potrà usarsi un liquido denso (petrolio) nel quale è disciolto l'estratto di piretro (tipo Flit).

La febbre gialla in Europa. Per quanto riguarda il pericolo di diffusione in Europa è da tener presente che la febbre gialla fece la sua apparizione nel nostro continente fino dal 1700 e da quell'epoca si ebbero diverse epidemie, specialmente in Spagna, Portogallo ed Italia ed alcuni episodi epidemici anche in Francia (Brest e Marsiglia). L'epidemia più importante da noi è stata quella verificatasi a Livorno nel 1804, che causò circa 6oo morti. Ma oltre questa vera epidemia un altro focolaio epidemico si sviluppò a Torre Annunziata nel 1883 e due casi a Trieste nel 1894· Questo indica che il pericolo potenziale esiste e non soltanto di casi sporadici ma anche di diffusione epidemica, in quanto l'agente trasmettitore l'Aedes Aegypti (Stegomia fasciata) è largamente diffuso in tutto il litoriale italiano ed anche ali 'interno. Però, indubbiamente, anche per questa, come per molte altre malattie infettive, oltre l'agente etiologico ed il mezzo · vettore, altre circostanze debbono contribuire pe.rchè possa verificarsi il fenomeno tpidemico, del quale ancora purtroppo conosciamo ben poco.

Riassumendo quanto è stato detto precedentemente, si può affermare che la possibilità della diffusione per via aerea, sia di malattie infettive comuni, come di malattie esotiche esiste, seppure, per il momento, non così impellente, dato che finora il traffico aereo è piuttosto limitato. Che il


NAVIG AZ!Ot'E AEREA E PROFILASSI DELLE MALATIIE INFETIIVE

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pericolo esista lo dimostra il fatto che tutti gli stati civili del mondo hanno sentito la necessità dì riunirsi per discuter_e tale problema e stabilire le opportune misure difensive. Ed è appunto con la Convenzione internazionale dell'Aia che è stata prevista la necessità della istituzione di speciali aerodromi, provvisti di tutto il necessario per le misure quarantenarie e per le pratiche di disinfezione, da attuare allo scopo di evitare il pericolo d'importazione di morbi esotici. Questi aerodromi sono stati perciò chiamati aerodromi sanitari.

Aerodromi sanitari. - In base agli accordi della Convenzione suddetta, ogni nazione dovrebbe istituire degli aerodromi sanitari in quelle località dove si presume possano affìuire passeggeri provenienti da regioni infette dai morbi esotici ricordati.

CAMPO DI DISINF EZI O.' lE PER AERO PL A:"'I a) Loc.llc r.cr mclz i di dosm fczione .

Questi aerodromi dovrebbero essere provv1str di tutti gli [impianti necessari per far fronte ad ocmi evenienza a somiglianza di quanto è stato b ' fatto per !~ na~igazione marittima . . ~~r~IO . es~1 dovrebbero possedere una stazione s:mitaria che offrisse possibihta. d1. ricovero temporaneo (quarantena) dei passeggeri, prima della loro_ amm1SS1one alla libera pratica, eà essere prcvveduti di una stazione di borufìca nonch{: di mezzi di disinfczionè e disinfestazione. Natur~lmente, queste misure profìlattiche, tanto per qu anto rigu:m.la 1 passeggen come i mezzi aerti, dovrebbero essere praticate in una zona 3 -

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STt\ZIO:-:E SANITARIA PER AERODROM I. Allo,egio personale di servizio. P~ùaghont' ncovtro immuni. 12) Pàdaghonc rico' ero infetti. a) Spogliatoio infetto . />) Spogliatoio ammunc. 13) Stnionc brmifica c) Loca le per disinfezione. d ) Bagni c cloccic. 1 .;) L a\·nnclcria. 10)

11)

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:-JAVJGAL'IO!'\E AEREA E PROFI LASSI DELLE M:\LATTIE J:-;FETTIVE

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appartata dell'aerodromo ed in modo da evitare pure la possibilità della trasmissione del contagio al personale di servizio. Fortunatamente, gli aerodromi, per le esigenze stesse della navigazione aerea, sono situati in zone isolate, sufficientemente lontane dagli abitati, quindi è già questa una difesa profilattica. In ogni modo, per quanto riguarda i dettagli, meglio di una descrizione, potrà illustrarli l'annesso piano schematico ideale di una stazione sanitaria per l'aviazione. Come risulta da tale piano, la stazione sanitaria per aviazione dovrebbe essere suddivisa in due metà, una per il mezzo aerev da bonificare, costituita da un semplice campo con un piccolo fabbricato adibito a m~gazzino materiale di disinfezione e disinfestazione ed eventuale derattizzazione, qualora gli aeromezzi possano essere destinati al trasporto di merci; l'altra metà quale stazione quarantenaria vera e propria con tutti gli impianti necessari, come è indicato dalla leggenda in calce allo schema. Oltre a questo, l'aerodromo sanitario dovrebbe essere provveduto di speciali mezzi di trasporto per ammalati, cioè barelle ed automezzi. Tali misure dovrebbero evidentemente essere completate da altre di carattere esecutivo, cioè dalla prescrizione della visita dei viaggiatori partenti ed in arrivo. Perciò ogni aerodromo sanitario dovrebbe disporre di medici e di guardie sanitarie in nwnero adeguato al traffico, ed essere dotati dei necessari mezzi di indagine scientifica (laboratori) per l'accertamento delle varie malattie infetti ve.

Difesa profilattica per il nostro paese. Tenendo conto di ciò che è stato detto precedentemente, cioè che la possibilità della trasmissione di morbi esotici per via aerea dovrebbe essere presa in considerazione per quelle località nelle quali presumibilmente fanno scalo i mezzi aerei provenienti da luoghi dove le dette malattie sono endemiche, ovvero ricorrono epidemicamente, ogni nazione sarebbe tenuta a designare speciali aerodromi (sanitari) per le provenienze sospette. Difatti la Convenzione sanitaria dell'Aia ha lasciato m facoltà delle singole nazioni di addivenire o meno alla istituzi0ne di tali aerodromi. Per noi, date le condizioni del traffico aereo e la relativa vicinanza sia col continente asiatico come con quello africano, la necessità degli aerodro· mi sanitari è anche maggiormente sentita. E' per questo che il Ministero de Il' Aeronautica ha già provveduto distinguendo due categorie di aeroporti, cioè i sanitari e gli autorizzati. Sono considerati aeroporti sanitari gli idroscali di Ancona, Brindisi porto, Siracusa porto, Trieste, Venezia (S. Andrea), Genova porto, Napoli porto, Palermo porto, nonchè gli aeroporti di Catania e Venezia (S. Nicola).


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?\A VIGAZIOt'-:E AEREA E PROFILASSI DELLE M:\ LA TIIE INFETTIVE

Si intendono per aeroporti autorizzati quelli nei quali è assicurato alme-

no il pronto intervento di un sanitario, ed in tale categoria rientrano gli aeroporti di Bari, Brindisi, Cagliari (Elmas), Falconara, Milano (f:tliedo), Napoli (Capt>dichino), Palermo (Bocca di Falco), Roma (Littorio), Torino (Mirafiori) e gli idroscali di Cagliari (Elmas), Como, Lido di Roma e Zara. Come ben si vede, la nostra R. Aeronautica, prima sempre in qualsiasi cimento, non è rimasta indietro nemmeno nella organizzazione profilattica degli aeroporti, in modo da esser preparata a qualsiasi evento, attuando anche in questo campo il principio fondamentale che regola l'opera statale, cioè

prevedere e pr9vvedere in tempo debito. ha prospettato il pericolo di importazione di malattie infettive esotiche in conseguenza del diffondersi della navigazione aerea, nonchè il problema della difesa profìlattica contro le malattie comuni. Ha pure ricordato quanto è stato fatto in proposito, specialmente in seguito alla Convenzione sanitaria internazionale, tenuta all' Aja nel 1933, alla quale aderirono quasi tutti gli Stati del mondo. Per quanto concerne il nostro p:tese, mettendo in evidenza i pericoli che lo minacciano, ha accennato alle provvidenze sanitarie ~ià attuate, cd alla istituzione degli aerodromi sanitari. Per questi ultimi poi ha anche illustrato un piano schematico relativo alla loro costruzione nonchè alla distribuzione dei \'ari im pianti e servizi igienico-profilattici. AuTOIUASSUNTO.

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L'A.

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UFFICI:O DI SANITA' MILITARE DELLA LIBIA ORIENTALE

Capo Ufficio: ten. col. mcd. Guroo Srl'tSI

Delr indagine radiologica nella bilharziosi uro- vescicale Dott. Rosario lmpallomeni, capitano medico, specialista radiologo

L'aumentata frequenza, nella vita moderm, dei rapporti tra paesi a clima temperato e paesi caldi rende facili, come già è stato osservato, l'importazione e la diffusione di m:1lattie fino a pochi anni or sono ritenute esclusive di questi paesi. Per la rapidità dci mezzi di trasporto può accadere che malattie contratte in regioni tropicali possano manifestarsi in rimpatriati, a distanza anche di qualche tempo dal rimpatrio, tenuto conto del periodo d 'incubazione e, talvolta, anche di più o meno lunghi periodi di latenza, possibili nelle così dette malattie dei paesi caldi. Queste considerazioni, e la nostra espans10n<: coloniale, rendono necessaria la conoscenza, per noi italiani, non solo della patologia delle nostre colonie, ma anche di tutti i mezzi d'indagine che possono avere utile applicazione, ai fini della diagnosi, in queste malattie. La Bilharziosi uro-vcscicale (B. u. v.) è m:1lattia presente nelle nostre colonie. Sicuramente endemica in Libia ed in Somalia, non sarebbe stata dimostrata in casi autoctoni in Eritrea. Qui vi sarebbe stata rilevata in casi di importazione. Tenendo presente, però, la posizione geografica dell'Eritrea, le sue condizioni climatiche e di malacofauna, cd i frequenti rapporti con paesi ad alta endemia biiharzica, quali il Sudan e l 'Yemen, è molto probabile che in quel territorio la malattia vi abbia focolai, pur limitati, di infestione. E' da prospettare, quindi, in rapporto, non solo all'attuale espansione coloniale, ma anche ai futuri sviluppi di questa nostra espansione, la possibilità di rilevare in Italia casi di importazione di B. u. v. e la probabilità che questa malattia venga diffusa nel territorio nazionale. Casi d'importazione sono stati già rilevati da circa un ventennio in militari, osservati in Sicilia, che avevano contratto la mabttìa in Cirenaica (Traversa e Maccotta - Racchiusa - Fulct). Uno di questi militari era rimpatriato da tre anni. Considerazioni epidemiologiche, specialmente in rap-

porto alla malacofaw1a italiana ed alle esperienze, riuscite in Corsica, di infestare con lo Schistosoma H aematobium, i molluschi ospiti intermedi di q uesta malattia (Brumpt e Werblunsky), fanno ritenere possibile la diffusione della B. u. v. nel nostro territorio nazionale.


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DELL.' J:-.:DAGIKE RADJOLOGIC:\ :-;ELI.:\ HILHARZIOSI URO-VESCICALE

L 'agente eziOlogico della B. u. v., detta anche Ematuria d 'Egitto, Ematuria dci paesi caldi, è lo Schistosoma Haematobium (Sch. Hae.) Bilharz, 1852 (o Bilharzia Haematobia, in onore dello scopritore): platelminto della classe dei Trematodi, ordine dei Digenetici, famiglia delle Schistosomidae, specie a sessi distinti, mentre il maggior numero delle famiglie di questa classe comprendono specie.: ermafrodite. Il maschio ha forma di foglia, a colorito biancastro, è lungo mm. 12-15, largo mm. r. Si a~cortoccia su sè stesso, assumendo forma cilindrica, e formando con i margini una doccia quasi chiusa sulla faccia ventrale, detta canale ginccoforo, nel quale si pone la femmina per l'accoppiamento. Presenta sulla superficie dorsale del corpo numeros~ piccole papille cilindriche, e sulla superficie ventrale piccole papille spinose, fatta eccezione della linea mediana. Nella porzione anteriore, o cefalica, che, relativamente al corpo, ricorda il picciolo di una foglia, si rilevano, poco discoste l'una dall'altra, due ventose: una boccale imbutiforme, a labbro superiore più lungo, ed una ventrale, lievemente pecluncolata, che presenta un diametro corrispondente alla metà dd diametro del corpo alla sua altezza. Alla ventosa orale segue direttamente un esofago, senza faringe muscolare. L 'intestino si presenta formato da due branche c.he si congiungono nella metà posteriore del corpo, sulla linea mediana, senza orifizio anale. Presenta 4-5 testicoli grossi, i cui deferenti sboccano in · una vescicola seminale, da dove nasce un breve condotto che arriva al poro genitale posto dietro la ventosa ventrale. La femmina è filiforme, di colorito scuro, specialmente nella porzione posteriore del corpo che lascia trasparire il colore dell'intestino. Lunga mrn. r6-2o, larga rnm. 0,25 circa. L 'estremità anterior e è più sottile della posteriore e la larghezza del corpo aumenta gradatamente dall'avanti all'indietro, da mm. o,ro a mm. 0,25 - 0,30. La superficie esterna del corpo è liscia: solo la ventosa ventrale e l'estremità posteriore c;ono circondate da piccole spine. L'intestino è bipartito. Davanti al punto di unione delle due branche intestinali, posto nel terzo posteriore del corpo, si trova l'ovaio, che è m ediano ed allungato. L'utero è lungo e si trova anch'esso nel piano mediano ; può contenere fino a cinquanta uova, e sbocca nel poro genitale. Le uova di Sch. H ae. sono lanceolate, racchiudono un embrione, che è già sviluppato quando l'uovo viene deposto, sono lunghe !J. 120-150 e larghe !l· 40-60; h:mno un guscio spesso, a doppio contorno e sono appuntite posteriormente (sperone polare). Sede abituale degli Schistosomi è il sistema della Vena Porta. Nei rami intracpatici si trovano individui giovani, non ancora accoppiati. In questi rami avviene l'accoppiamento. Poi le coppie emigrano verso i rami più bassi del sistema, c.:he costituiscono il loro habitat naturale, verso le vene


DELI. 'lNDAGli'E RADIOLOGICA NELLA BlLHARZlOS! URO-VESCICALE

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mesenteriche e spleniche e specialmente verso il plesso venoso dell'apparecchio urinario e le vene emorroidali, favorite in questo movimento retrogrado dalla mancanza di valvole nel sistema venoso della Porta. Quasi esclusivamente in queste vene sì trovano i vermi maturi accoppiati, che, in via puramente eccezionale, possono trovarsi anche in altri organi, quali il pancreas ed i polmonj, Le coppie tendono a raggiungere le vene più piccole. Qui le femmine fecondate abbandonano il canale ginecoforo del maschio per raggiungere da sole, attraverso le vene più esili, la sottomucosa vescicale e qualche volta anche quella dd retto, penetrando negli interstizi dei tessuti, e qui deponendo le uova. Sotto l'azione dei movimenti di contrazione delle pareti della vescica e del retto, le uova, per mezzo del loro sperone polare, passivamente non attivamente, perforano la mucosa cadendo nella cavità di questi organi, da dove vengono espulsi con la minzione e la defecazione. Non nltte le uova riescono a perforare la mucosa. Molte rimangono più o meno a lungo, o definitivamente, nelle pareti degli organi urinari e del retto, producendo le caratteristiche formazioni anatomiche, che vedremo appresso, ed andando incontro a processi di calcificazione. Le uova di Sch. H ae. emesse con le urine, se rimangono a lungo in queste, o se giungono in acqua, si aprono e mettono in libertà l'embrione completamente sviluppato, che in questa fas·e di sviluppo è detto miracidio. E' facile seguire questo fenomeno durante una osservazione microscopica di sedimento proveniente da urine emesse da qualche tempo, o facendo pressione, durante la osservazione, sul ve-trino coprioggetti, in modo da provocare la rottura della teca dell 'uov.o. Il miracidio si presenta come un piccolo cono arrotondato alle due estremità, con tutta la superficie esterna del corpo ricoperta da ciglia vibratili, che, con il loro movimento, producono la rotazione con rapidi spostamenti del corpo. Dall'apice della porzione anteriore del corpo, che è quella più larga, si parte la proboscide, piccola protuberanza la quale viene estesa o retratta da muscoli speciali. Un intestino rudim entale si apre nel centro della proboscide. Al di sotto di esso, nell 'interno del corpo si trova una struttura complicata che sembra sta un rudimento di organo di senso. Lateralmente due grandi cellule escretrici danno origine a due lunghi condotti che sboccano nella metà posteriore del corpo. Un cumulo di cellule germigene è s.i tuato nel centro del corpo dell'embrione. Le uova ed i miracidi sono reperibili facilmente nel sedimento di urine infestate. Essi si riscontrano in notevole quantità1 considerato che la durata della vita dello Sch. Hae. è di 2-3 anni, che da 40 a 300 individui possono essere presenti in un organismo umano infestato, e che ogni femmina depone roo-2oo mila uova all'anno. l miracidi, che si liberano da uova cadute in acque stagnanti e leggermente mosse, vanno in cerca degli ospiti intermedi del parassita, costituiti da alcune specie di molluschi gasteropodi di acque dolci. Le specie che sono state trovate con maggior frequenza infestate dallo Sch. H ae. appar-


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DELL' INDAGINE

R:\DIOLOGICA NELLA BILHARZIOSI URO-VESCICALE

tengono al genere Bullinus. Esse sono le specie : B. contortus, B. itmesi, B. dybowskJi: queste due ultime specie considerate come varietà della specie B. contortus (Germain t Neveue-Lemaire). Questo genere ha notevole importanza per noi italiani. Esso è presente nelle acque dolci delle regioni circum-mediterranee, e si spinge fino all'Africa Equatoriale. Si ritrova nell'Italia insulare e nella penisola (Gambetta). Altre specie di molluschi gasteropodi sono stati trovati quali ospiti intermedi di Sch. H ae. : in Portogallo il Planorbzs dufouri, varietà del Pl. metidjemis; nd Sud Africa il Phisopsis Africana; nel lago Nyassa e nello Zambese il Melania nodicincta, specie molto vicina al Melania tubercolata, che è quindi sospetta quale possibile ospite intermedio di Sch. Hae. Il miracidio perviene con l 'acqua nella camera polmonare del mollusco, e penetra per mezzo della proboscide, attraverso la parete epiteliale, nei tessuti, dove può anche giungere penetrando attraverso la porzione prossimale dei tentacoli dell'ospite. Nei tessuti di questo si trasforma in sporocisti. La sporocisti ha l'aspetto di una grossa formazione ameboide di mm. o,s-o,7 di diametro e si origina dal cumulo di cellule gerrnigene contenute nella porzione centrale del corpo del miracidio. Da queste cellule hanno origine gli dementi dd la fase larva le successiva, le redie, che hanno forma allungata, una apertura orale ed un breve intestino a fondo cieco. Le redie penetrano nel fegato del mollusco, dove si accrescono ulteriormente fino a raggiungere la lunghezza di circa mm. 1,5 e danno origine, per mezzo di ammassi cellulari in esse contenuti, ad una nuova generazione di redie o alla forma larvale successiva, ia cercaria, che abbandona il mollusco 6-7 settimane dopo l'infestione. .. Le cercarie sono lunghe mm. 0,5 circa, hanno corpo ovale dotato di un organo anteriore di penetrazione, costituito da piccole spine coniche, e da due ventose, una anteriore ed una ventrale. La ventosa anteriore è come una bocca rudimentale, cui segue l'intestino biforcato, direttamente, senza faringe. Dietro alla ventosa ventrale si trova un ammasso cellulare che rappresenta un abbozzo di apparecchio genitale. Il corpo termina con una coda bene sviluppata c mobile, bifida, caratteristica questa di tutte le Bilharzie (furcocercarie). Le cercarie nuotano alla superficie delle acque. Per uno speciale termotropismo, o per altri fenomeni ancora sconosciuti di tropismo, esse vengono attirate dalla superficie cutanea dell'uomo, ospite definitivo, che si trovasse immerso nell'acqua dove nuotano le cercarie, e trovando la cute tanto più molle quanto più lunga è stata l'immersione, la attraversano in circa ro minuti, dopo aver perduto la coda. Oltre che attraverso la pelle le cercari e possono penetrare nei tessuti del!' ospite con l 'acqua ingerita, attraverso la mucosa orale e faringea (Leiper). Le cercarie giunte con l'acqua nello stomaco muoiono perchè non tollerano l'acidità dei succhi gastrici. Le cercarie penetrate nell'organismo dell'ospite definitivo raggiungono con la corrente sanguigna venosa, qu:1lche volta con la corrente linfatica, il


DELL"INDAGINE R.".DIOLOGICA ~ELLA

BILHARZIOS! URO-VESCICALE

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ventricolo destro del cuore ed il polmone, e da qui, attraverso la pleura ed il diaframma, si localizzano nei rami intraepatici della Vena Porta, dove si trasformano in vermi adulti nello spazio di due mesi circa.

La presenza ndle pareti vescicali dei vermi parassiti e delle loro uova, che agiscono sia co11 azione traumatica, come corpi estranei, che con azione tossica, per mezzo dci prodotti del loro metabolismo, determina le lesioni anatono- patologiche caratteristiche di questa infestione. Esse si presentano sotto aspetti diversi a seconda della età della malattia, poichè sui primitivi fatti irritativi si impiantano successivamente infiammazioni banali alle quali aprono la porta le prime. Le lesioni iniziali sono quindi prevalentemente irritative. Le uova di &h. Hae. si accumulano nei vasi di piccolo calibro della tela sottomucosa della vescica, ne ostacolano la circolazione venosa, e provocano la formazione di tubercoli miliari gjallo-grigiastri dovuti ad ammassi di uova, specialmente più evidenti nel trigono e nelle vicinanze dei meati ureterali. La mucosa assume, per la presenza di questi tubercoli, :-tspetto sabbioso. Quando i tubercoli, confluendo, assumono dimensioni maggiori, presentano l'aspetto di grani di riso. Su di essi, per l'obliterazione più o meno completa dei vasi, la mucosa, male irrorata, si necrotizza e si ulcera. Le ulcerazioni sono giallastre, piccole, circondate da un alone infiammatorio, nel quale l'ulcerazione può rimanere piccola od estendersi, anche molto> come nelle così dette cistiti ulcerose da Bilharzia. Al di sotto delle ulcerazioni la tonaca propria della mucosa si presenta iperemica, ispessita, infiltr.ata di elementi corpuscolari del sangue e di uova di Sch. Hae. Le ulcerazioni, nella evoluzione della malattia, possono estendersi in profondità fino alla perforazione della vescica ed alla formazione di seni fistolosi. Nei tratti di pa1 t::te vescicale rimasta indenne la mucosa conserva il suo normale aspetto macroscopico. Presto si stabilisce, però, una cistite banale sotto forma dapprima di semplice catarro infiam-matorio. Il quale si manifesta con placche iperemiche e talvolta emorragjche, specialmente localizzate nelle sedi più frequenti delle manifestazioni bilharziche, nel trigono vescicale ed intorno agli sbocchi ureterali, mentre la rimanente superficie mucosa si copre di muco notevolmente aderente. Intanto la continua irritazione prodotta dal parassita provoca fatti di ipertrofia a carico della mucosa e della sottomucosa, che si manifestano con proliferazioni epiteliali e con formazione di tumori di granulazione, di color bruno o vjo/etto, per i detti disturbi di circolo. Questi tumori, progredendo nel loro sviluppo, possono estendersi in superficie e presentarsi con una larga bas~ ~i. impianto, o peduncolarsi, assumendo aspetto poliposo. Essi sono costituiti da tessuto di granulazione che parte dalla tela sottomucosa, e ricoperrj da epitelio proliferato, ma resistente alla necrosi ed alle ulcerazioni. Le ulcere su di essi si impiantano più raramente che sulle altre manifesta-


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DF.LL'JNDAG I:\"E RADIOLOGIC A NELLA RILHARZIOSI

URO-VESClCALE

zioni bilharziche. Grandi quantità di uova del parassita si rilevano in questi tumori e, talvolta, qualche verme adulto. Può verificarsi la degenerazione

maligna di questi tumori in carcinoma, e, più raramente, in sarcoma. L 'infiltrazione delle pareti vescicali è la regola nella B. u. v. ed invade anche lo strato muscolare, quantunque in misura minore degli altri strati, arrivando alla sottosierosa ed al peritoneo epivescicale. Alla infiltrazione succede la sclerosi e l 'ipertrofia che:: assieme alla precipitazione di sali di calcio e di urati conduce alla retrazione ed all'indurimento delle pareti vescicali. Diventando rigida, perdendo la propria elasticità, la vescica non si vuota completamente del suo contenuto in ogni minzione. Si ha così ristagno di urina che è in rapporto alla estensione d ell'indurimento delle pareti. La precipitazione di sali di calcio avviene sulle uova contenute nelle pareti, sulle lesioni ulcerose, sui tumori c può essere tanto abbondante da provocare la calcificazione quasi totale o di estesi tratti di parete vescicale e la formazione di calcoli, molto frequente nella B. u. v. I nuclei di questi calcoli sono costituiti da ammassi di uova di Bilharzia, o frustoli di tessuto di granulazione staccatosi dalle vegetazioni della mucosa. Depositi di uova di Bilharzia e fatti infiltrativi presentano anche gli ureteri nella porzione intramurale del loro decorso. Ragione di rigidità degli sbocchi ureterali che diventano incontinenti, permettendo il reflusso urinario dalla vescica all'uretere. In secondo tempo la sclerosi, l'ipertrofia e la retr:lzione delle pareti vescicali possono determinare occlusione degli ureteri, ri· stagno urinario ed idronefrosi consecutive. Le lesioni del tratto sovrastante del! 'uretere sono rare e secondarie al ristagno urina rio. Anche nella ureterite da Bilharzia si trovano depositi di uova e le consecutive manifestazioni irritative ed infiammatorie. L 'uretere appare aumentato di calibro e di lunghezza, tortuoso, ed a curvature più ampie che nel normale. Gli ureteri e le pelvi renali possono anche essi andare incontro a calcificazioni che variano nella loro estensione con l'entità delle lesioni determinate dalla infestione. R:tri sono i reperti di uova di Bilharzia nei reni. Tra le lesioni da Sch. Hae. degli altri organi genito-urinari è frequentissima l 'uretrite, nella quale si può trovare l 'uretra ispessita, infiltrata, sclerosata, con presenza di noduli, di ulcerazioni e di cicatrici che possono essere causa di rcstringimenti. Lesioni da Bilharzia si possono trovare, più raramente, nella prostata e nelle vescicole seminali. Uova sono state trovate nel testicolo, nell'epididimo e nei corpi cavernosi, e, nella donna, nelle pa· reti della vagina con ispess.i menti e sclerosi della mucosa e formazioni papill~matose.

Negli organi extra-urinari si possono rilevare lesioni del fegato e della milza. L a cirrosi a focolai del fegato è rara, ma può trovarsi, nella forma

u. v. della B. passando per due stadi, ipertrofìco il primo, atrofico il secondo. La milza si trova aumentata di volume per iperplasia dei tessuti, ma specialmente per stasi sanguigna cronica.


DELL'INDAGIKE RADIOLOGICA NELLA BILHARZIOSI URO-VESCICALE

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••• Il decorso clinico ddla B. u. v. viene dagli autori descritto in periodi susseguentisi, periodi che hanno valore esclusivamente didattico, poichè sono rari i casi che presentino l'andamento ciclico descritto. Il decorso clinico ideale seguirebbe quattro periodi. Il primo è il periodo d'incubazione. Esso è ordinariamente definito come il periodo che va dal momento in cui l'organismo viene invaso dalle cercarie alla comparsa dei primi sintomi di malattia. Così alcuni autori segnano un limite di 4-ro settimane ed altri lo fanno arrivare fino a 9 mesi, nei casi che presentano come primo segno manifesto dell'infestione l'ematuria. Bisogna però tener presente che ci sono casi nei quali l'infestione può essere poco intensa e passare inosservata, mentre ha luogo emissione di uova di Sch. Hae. con le urine, il cui reperto è puramente occasionale, non presentando i soggetti alcun disturbo. Ciò è stato accertato in censimenti eseguiti in collettività di centri di endemia. In questi casi si tratta di latenza della infestione. Ed il considerare con la definizione suddetta il periodo d'incubazione, creerebbe confusione tra periodi d'incubazione e periodi di latenza. Si dovrebbe, quindi, intendere per periodo d'incubazione quello che corrisponde al periodo di sviluppo delle cercarie in vermi adulti, che è di circa due mesi, e che, peraltro, non è clinicamente determinabile. Alla fine di questo periodo, nei casi ad alta infestione o in individui a spiccata sensibilità, compare il secondo periodo della malattia, il periodo tossiemico. La sua durata varia da una settimana a tre mesi. Si inizia con febbre, preceduta da brividi, che cessa con sudori, che si presenta ad accessi irregolari, con cefalea, dolori lombari, eruzioni cutanee orticariformi ed edemi nelle più svariate parti del corpo. Queste manifestazioni cutanee si presentano a crisi, con intenso prurito. Spesso sono i soli segni cutanei che si rendono manifesti in questo periodo. E talvolta l'unica manifestazione è l 'intenso prurito cutaneo che può durare da 1 a 10 giorni. Degno di rilievo che in questo periodo si può già osservare una marcata eosinofilia. Questo periodo può mancare, manifestandosi l'infestione, come abbiamo detto, con segni, quale l'ematuria, che sono propri del periodo di stato. Qualche autore descrive, dopo il tossiemico, un periodo di latenza che andrebbe da 6 settimane a 3 anni. E' da credere, per le irregolarità di decorso che frequentemente si rilevano nella B. u. v., d}e ai periodi di latenza in q uesta infestione non sia da assegnarsi un posto, nè una durata, definiti nel decorso della malattia. Dopo il periodo tossiemico viene descritto il periodo di stato, period~ ematurico o della Bilharziosi localizzata. Questo periodo, che si stabilisce gradualmente, è caratterizzato dai disturbi a carico della vescica. Si hanno dapprima dolori e bruciori nell'uretra, aumento di frequenza della minzione,


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DELL ' I ND :\(;I~ E

RAUIOL(X;ICA NELLA

BILHARZIOSl

URO-VESCICALE

che diventa sempre più dolorosa. Intanto si possono rilevare nel sedimento urinario uova a sperone polare. In seguito i malati si lamentano di bruciori e dolori gravativi sempre più vivi, che si estendono al perineo, all'ipogastrio, ai lombi ed alle coscie, che si esacerbano nella minzione e specialmente nella fase terminale di questa. Compare intanto l 'ematuria, costituita dapprima di tracce di sangue nell' ultimo getto di urina, o da qualche goccia di sangue che chiude la minzione, poi da abbondante sangue emesso con l'ultimo getto. L 'ematuria compare dapprima ad intervalli di settimane e di giorni, diventando sempre più abbondante t più frequente, presentandosi alla fine quotidiana e ad ogni minzione Con l'ematuria aumenta la frequenza della minzione e l 'intensità del dolore ipogastrico e perineale. L 'urina ha r eazione per lo .più acida ed all'esame del sedimento presenta, tra leucociti ed emazie, le uova a sperone polare caratteristiche dello Sch. Hae. Il sangue ematurico si presenta rosso-scuro, qualche volta misto a coaguli, senza speciali caratteri. In questo periodo che ha lunga durata, anche di anni, l'esame clinico rileva, quando esso è già avanzato, modico ingrandimento del fegato e della milza. N el sangue si può rilevare modica leucocitosi ed eosinofilia, che può essere considerevole ed in qualche caso arrivare fino al 70 'X, . Tra questo periodo ed il perifJdo successivo, descritto da qualche autore, delle complicanze, non c'è netta separazione, chè anzi la cistite, che è la più frequente complicanza si stabilisce piuttosto precocemente, inserendosi nell'insieme dei sintomi che distinguono il periodo di stato della infestione. Stabilitasi l'infezione secondaria, i dolori nella minzione diventano più intensi ; la pollachiuria, che prima era moderata, diventa anche essa intensa, diurna e notturna, ed, a malattia inoltrata, si può avere anche perdita delle urine. A questo periodo di stato avanzato, o delle complicanze, si possono riferire i segni di ristagno urinario in vescica, di uretcrite, di idronefrosi, di pielonefrite, di nefrite. In esso si possono rilevare le eiaculazioni sanguigne da localizzazioni di uova di Sch. H ae. nelle vcscicole seminali, la prostatite, la vaginite, 1'endometrite, per localizzazioni negli organi relativi. Una sindrome disscnteriforme può essere dovuta a localizzazioni nel retto e nel colon. E tra le com plicanze può ancora annoverarsi la presenza di tumori a tipo papillomatoso nel retto, nella vagina ed anche sull'asta. Vere complican ze sono le infezioni secondarie, dalle guaii possono ongi n:mi ascessi, infezioni orchiepididimarie, fistole ecc.

La diagnosi di natura della infestione è semplice, quando è possibile reperire le uova di Bilharzia a sperone polare nel sedimento urinario e nelle secrezioni provenienti dagli organi affetti. Ma altri elementi diagnostici sono da riccrcarsi in quei casi, nei quali la sintomatologia subiettiva, l'ematuria terminale, i criteri d 'endemia, fanno avanzare l'ipotesi di B. u. v., che non


DELL"INDAGINE RADIOLOGICA NE LLA

Bll.HARZIOSI

URO-VESCICALE

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viene confortata dalle più attente e scrupolose ricerche delle uova di Sch. Hae. nelle urine. Ciò perchè l'emissione delle uova con le urine può essere saltuaria, e perchè è possibile che la B. u. v. si presenti in forma chiusa, cioè si manifesti con i sintomi suoi propri, ma senza eliminazione di uova di Bilharzia. In alcuni casi queste uova sono state trovate solo col raschiamento della mucosa vescicale, o addirittura nelle sezioni di parete all'indagine anatomica. Vi sono casi nei quali abbondanti depositi di uova calcificate si trovano nella tela sottomucosa e nello strato muscolare della vescica, all 'esame istologico, senza che, peraltro, alcuna lesione si fosse manifestata sulla mucosa. Concorreranno allora alla diagnosi i segni ematologici, tra i guaii l'eosinofilia è da tenersi in particolare considerazione. Ma elementi

preziosi d'indagine sono la cistoscopia e l 'indagine radio logica. Questi due mezzi hanno notevole valore non solo perchè forniscono preziosi elementi per il giudizio di natura della malattia, ma anche per le notizie che: possono dare sui caratteri delle manifestazioni Bilharziche, sulla loro est~nsione, sul loro stadio di evo[uzione. La cistoscopia può mettere in evidenza lesioni specifiche di B. u. v. che, per essere caratteristiche di essa, ne rivelano con certezza la natura, e lesioni banali, comuni a tutte le forme di cistiti croniche senza speciali caratteri di natura. I segni specifici sono costituiti dalla visione di rilievi della mucosa, biancastri, brillanti, rotondi od ovalari, somiglianti, per la varietà delle loro dimensioni, a granelli di sabbia i più piccoli, a diametro di qualche millimetro, a grani di riso quelli più voluminosi. Queste granulazioni variano in quantità a seconda della intensità della infestione. Possono essere numerosissime, discrete, e scarse. Questi rilievi rispondono ai tubercoli che la presenza di ammassi di uova di Sch. Hae. determina sulla superficie mucosa della vescica. I segni di cistite banale sono costituiti dalla iperemia, dall'edema, dalle ulcerazioni, dai tumori di granulazione, dalle cicatrici. Su queste lesioni da cistite cronica possono anche vedersi le granulazioni specifiche dell'infestione, che imprimono alla cistite le stimmate della sua natura.

Dalla pratica cistoscopica si potranno anche ricavare notizie importanti sulla estensione delle manifestazioni rilevate e sulla pervietà degli sbocchi ureterali, che consentirà lo studio degli ureteri, delle pelvi e dei reni. E' frequente però il riscontro di poliposi vescicale che, per essere più accentuata nelle vicinanze degli orifizi ureterali, ne rende difficile la visione ed il sondaggio. Difficoltosa o addirittura impedita può essere la pratica cistoscopica per ostacoli uretrali da localizzazioni d eli e uova del parassita n eli 'uretra e nella prestata, ostacoli che possono essere costituiti da restringimenti uretrali per infiltrazioni bilharziche nella mucosa uretrale, o per cicatrici, o per i per-· trofia, da infiltrazione, della prostata. Infruttuosa potrà essere l'indagine cistoscopica nelle forme chiuse, con assoluta assenza di manifestazioni sulla mucosa, in contrasto con le manifestazioni presentate dagli altri strati della parete vescicale per gli abbondanti


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DELL' INDAGINE RADIOLOC ICA NI:.LLA IJILHARZIOSI URO-VESCICALE

dcpositj di uova, spesso calcificate, che essi contengono nel loro spessore, e che non possono rendersi evidenti al cistoscopio. In questi casi solo l'indagine radiologica può essere utilmente applicata, intra vitam .

••• L'indagine radiologica nel la B. u. v. si vale dell 'indagine diretta e di quella con mezzi di contrasto, urografia endovenosa, cistografia ed ureteropielografia ascendente. L 'indagine R. diretta è utile quando le manifestazioni bilharziche siano costituite da formazioni radio-opache, calcificazioni e calcoli. Sia le une che gli altri sono manifestazioni tardive di Bilbarziosi. Il loro rilievo radiologico è, quindi, possibile solo negli stadi avanzati della malattia. Le calcifica· zioni si verificano negli ammassi di uova contenuti nelle pareti della vescica e dell'apparecchio escretore del rene, e sulle lesioni anatomiche che questi ammassi hanno prodotto nelle pareti. Esse si rivelano all'indagine R. con ombre calcaree, a diversa intensità, a seconda dello stato della calcificazione, potcndosi rilevare una gamma d'intensità d 'ombra variabile entro limiti piuttosto ampi, da ombre nette ad intensità quasi ossea, a nebulosità tenuissime, appena apprezzabili. Queste ombre calcaree sono rilevabili in qualunque punto dell 'apparecchio escretore del rene, ed in modo particolare nella vescica che di questa infestione è la sede principale. Quest'organo si rende evidente con un 'ombra, la cui opacità è più intensa sul contorno, mentre al centro presenta una opacità più tenue e piuttosto uniforme. Questa maggiore intensità d 'ombra periferica, dovuta al fatto che le pareti della vescica vengono sul contorno colpite tangenzialmente dalle radiazioni, determina una immagine caratteristica, il cui aspetto si può riferire a quello di un'anfora. L 'immagine ad anfora si presenta quando le pareti vescicali sono notevolmente calcificate. Spesso la calcificazione non si estende a tutta la parete della vescica. In questi casi l'ombra che si determina è parziale ed il suo aspetto varia con l 'estensione della calcificazione. Quanto più questa è estesa tanto più l'immagine vescicale si avvicina all'immagine tipica ad anfora, men tre le immagini date d a troppo parziali calcificazioni assumono aspetti atipici di più difficile interpretazione. Le calcificazioni che si presentano sui con torni vescicali si rivelano con opacità lineari, quelle delle rimanenti pareti con opacità più o meno intense ed estese, a limiti piuttosto sfumati. A n che la pelvi rcnale e l'uretere, calcificati, si rendono visibili m ediante ombre che variano di aspetto e di intensità con l'estensione e lo stato delle calcificazioni. Si rilevano ombre lineari opache determinate dai contorni di questi organi, tangenzinlmente irradiati, ombre che per la loro sede e conformazione lasciano identificare gli organi che le producono. Per gli ureteri bisogna tener presente che quando essi sono colpiti dalla infestione si presentano lunghi, tortuosi, a curve con volute più ampie del normale,


DELL'INDAGINE RADIOLOGI CA NELLA BILHARZIOSl L'RO-VESCI CALE

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dilatati fino a raggiungere, in qualche caso, le dimensioni dd colon. Bisogna ancora tener presente che le calcificazioni possono colpire segmenti di questi organi, che si rivelano con immagini di vario aspetto ed estension~. Quando la calcificazione è più avanzata ed interessa tutto l'uretere, questo si rende evidente con una speciale ombra tubclare tutta opaca, ma più intensa sui contorni. Questa immagine è stata definita come il sintoma della macchia d 'inchiostro, poichè avrebbe caratteri di somiglianza con la macchia che si può determinare sulla carta strisciando un dito tinto d'inchiostro. L 'indagine R. diretta rivela poi la calcolosi, che, come abbiamo visto, è frequente negli affetti di Bilharziosi e può essere rilevata con la maggiore frequenza nella vescica, poi negli ureteri, nelle pelvi, ndl'uretra. Dai rilievi radiologici descritti possono sorgere vari quesiti òi diagnosi differenziale. L'immagine ad anfora, a sede vescicale, è da ritenersi patognomonica di calcificazione delle pareti vescicali . Una immagine che può avere caratteri di somiglianza è quella data da una testa fetale in gravidanza. Altri elementi .concorreranno in questo caso a chiarire la diagnosi. Alla quale potrà, d'altra parte, portare utili elementi lo studio radiologico dell'immagine in differenti stati di replezione della vescica. Se una immagine ad anfora, rilevata a vescica piena, si riduce di dimensioni dopo lo svuotamento della vescica, essa è evidentemente riferibile a questo organo. Lo studio dello svuotamento nella B. u. v. calcificata permette di rilevare anche l'entità del ristagno urinario, poichè le dimensioni della immagine della vescica dopo la minzione possono dare ragguagli sulla quantità di urina che può ristagnare in essa per la diminuita elasticità e per la rigidità delle sue pareti. Immagini ad anfora si possono avere, oltre che nella B. u. v., nella cistite tubercolare calcificata ed in calcificazioni post-infiammatorie di altra natura. L'immagine data dalle calcificazioni òa B. u. v. è più omogenea di quella dovuta a cistiti di diversa natura. Ma la differenziazione diagnostica dovrà ricorrere in questi casi a criteri prevalentemente clinici. Le immagini date da calcificazioni parziali delle pareti vescicali possono anche esse, talvolta, essere localizzate studiando i loro rapporti nei diversi momenti dello svuotarnento della vescica. Spesso la loro interpretazione, e più quella delle calcificazioni parziali ureterali, può essere assai ardua, dovendo discriminare le ombre date da queste calcificazioni da immagini simili, che potrebbero essere prodotte da .calcificazioni di tumori dell'utero e dei suoi annessi, da concrezioni intestinali, da calcificazioni di legamenti, del mesentere, dell'amento, di ghiandole intestinali. In questi casi bisognerà valersi degli usuali metodi radiologici di localizzazione. Spesso sarà necessario differenziare calcificazione da calcolo, tenendo presente che le due formazioni possono associarsi. Un criterio differenziale può essere la dimostrazione della mobilità del calcolo, facile ad attenersi se localizzato nella vescica, e che talvolta può riuscire se localizzato nell'uretere, in contrapposto


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DELL' l:-.: D:\G l!"E RAO!OLOG!CA t'ELLA B!LHARZ!OSI URO-VESC!CALE

alla fissità delle calcificazioni. Altro carattere differenziale è la sfumatura dei contorn i nelle calcificazioni, di fronte alla nettezza di contorni che ordinariamente presentano i calcoli. Infine l'indagine R. diretta potrà rilevare calcificazioni bilharziche nella prostata, nelle vescicole seminali, nei dotti deferenti. Queste localizzazioni rare potranno dare immagini particolari di non facile interpretazione. l rilievi ottenuti con l'indagine R. diretta potranno essere completate con indagini svolte con mezzi di contrasto. Queste indagini hanno anche notevole valore, quando mancano le calcificazioni, per il complesso di segni che esse possono mettere in evidenza. L 'urografia endovenosa consentirà il rilievo di dati importanti a carico di tutto l'apparecchio urinario, a cominciare dai reni. I quali, già alla indagine diretta, potranno rivelarsi ingranditi. Questo ingrandimento sarà più facilmente rilevabilc, per la maggiore visibilità delle ombre renali, mediante l 'urografia endovenosa. La quale ci permetterà, poi, di rilevare, in mancanza di ombre calcaree, la dilatazione della pelvi renale, la dilatazione e le variazioni di decorso degli ureteri, la presenza in essi di tumori di granulazione, di sacculazioni, di stenosi e le alterazioni consecutive quali le idronefrosi. Quando calcificazioni bilharziche siano state rilevate alla indagine diretta, l'u. e. potrà rilevare l'estensione delle lesioni sulle quali è avvenuta la calcificazione, o la coesistenza di lesioni non calcificate. Nella vescica rileverà le deformazioni del! 'ombra dovute allo stato di rigidità, alla retrazione ed alla diminuita elasticità delle pareti cd alle vegetazioni della mucosa. Potrà darci ragguagli sul ristagno urinario. I reperti che l 'u. e. può dare possono mettersi in evidenza anche con la cistografia e la uretero-pielografia ascendente. Questo metodo ha il vantaggio di permettere lo studio cisto~copico e radiologico insieme, di adoperare sostanze più adatte ali 'esame delle mucose e che danno ombre a più alta opacità, e di graduare il riempimento. La cistografia può rilevare poi l 'incontinenza dci meati ureterali con il rilievo del reflusso vescico-ureterale. Talvolta la stenosi e l'invisibilità dello sbocco ureterale, per la presenza di formazioni polipose intorno ad esso, rendono difficile od impossibile l'ureteropielografia-ascendcnte. Ed anche la cistografia potrà essere ostacolata da stenosi uretral i. Bisognerà allora ricorrere alla sola pielografia endovenosa. I rilievi di queste indagini con mezzi di contrasto possono, dunque, essere costituiti : da irregolarità, da dentellature più o meno profonde dci profili delle ombre date dagli organi esaminati, irregolarità e dentellature che possono variare eli aspetto con lo stato di riempimento delle cavità e che sono dovute allo stato delle pareti e specialmente ai tumori di granulazione : da immagini vacuolari, semplici e multiple a seconda della presenza e del numero delle vegetazioni più o meno peduncolate : da deformazioni delle immagini per retrazione e rigidità delle pareti. Il forzamento dell'uretere si può rilevare con il solo rcflusso, senza alterazione degli ureteri. E ciò avviene


DELL'INDAGI:-:E RADIOLOG[CA t"ELLA BILHARZIOSL t.;RO-VESCLCALE

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nei casi d'infestione recente. Mentre nei casi avanzati la sindrome sarà più complessa, per l'allungamento, la dilatazione c: le variazioni di decorso dell 'uretere. Potranno infine le indagini con mezzi di contrasto rilevare, in stadi molto avanzati della malattia, difetti di riempimento più o meno estesi ed irregolari, in rapporto a neoplasmi, che si impiantano, taivolta, sulle manifestazioni della B. u. v., specialmente sulle lesioni delLa vescica.

E' facile comprendere l'importanza dei rilievi ddl'indagine R. con mezzi di contrasto in mancanza delle calcificazioni caratteristiche. Essi ci consentono di mettere in evidenza un. complesso notevole di segni, relativi allo stato anatomico e funzionale degli organi colpiti dalla B. u. v., in periodi poco avanzati della infestione, poichè manifestazioni bilharziche rilevabili all'indagine R. possono determinarsi precocemente, così che il loro reperto può trovare utile applicazione per una diagnosi, relativamente precoce, di natura nelle forme latenti, e di qualità, grado e localizzazione delle lesioni n ei casi manifesti. Utili servizi mi ha reso l'indagine R. con mezzi di contrasto nel caso seguente, che ho osservato nel gabinetto radiologico dell'Ospedale Coloniale Principale di Bengasi. Salek Ramadan, ascari di fanteria libica, di anni 18, mussulrnano, nativo di Derna ove trovavasi di guarnigione (x). Anamnesi: Nulla di notevole nel gentilizio e nei precedenti personali remoti. Ha

sempre vissuto fino alJa fine di marzo 1935, a Derna, nel quartiere del Mogar, ricco di canali d'acqua corrente, nei quali si è spesso bagnato. Questi canali vengono alimentati dalle acque della Uadi Derna, nota come focolaio di infestione dì B. u. v. Asserisce che nella prima decade di marzo '935 ha cominciato ad avvertire frequen te stimolo e bruciori alla minzione. In seguito notò che le ultime gocce di urina oltre a provocare bruciori più intensi, avevano color rosso sanguigno. Intanto verso la fine di marzo si allontanò, col reparto militare cui apparteneva, per motivi di addestramento, da Derna, e, ad un mese circa dalla comparsa dei primi disturbi, si bagnò in una pozza d'acqua stagnante nell'Dadi Derna. Subito dopo questo bagno notò la comparsa di numerose macchie rossastre sulla pelle, con notevole prurito. Il giorno dopo queste manifestazioni erano scomparse. Ma di\·entando più penosa la frequenza dello stimolo a mingere, più accentuati i bruciori nella minzione, e divenuto sanguigno l'ultimo getto d'urina, fu ricoverato all'ospedale coloniale di Derna il r 4 aprile 1935· Qui vi fu riconosciuto affetto da Bilharziosi vescicale, e curato per circa due mesi con preparati stibiati endovena. Non ancora guarito fu trasferito, in proseguimento di cura, all'ospedale coloniale principale di Bengasi, ove giunse il 13 giugno 1935, presentandosi q uasi nelle condizioni nelle quali era stato ricoverato nell'ospedale coloniale di Derna. Esame obbiettivo : Individuo di statura media, microsplancnico, armonicamente costituito, con pannicolo adiposo poco sviluppato, e s\·iluppo muscolare normale per la (l) Questo caso è st1l<l illustrato, d3l l::tro tcrapcntico. da C. Mw~LLA in ,, Archi,·io di Scienze Mediche Coloniali " : La Fuadina nel/,, "m' dd/a Bi/h(:rzio;i v~;cicale . - Anno X l\'. Se !t. 1935· fascicolo IX.

4 -

Giornale di m~dù:ifla militare.


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DELL'INDAG I!"E .RADIOLOGICA :-IELLA BILHARZIOSl

URO-VESCICALE

sua età. Nulla di notevole all'apparecchio ghiandolare linfatico. Lingua biancastra, umida, a bordi lievemente arrossati. T. P. R. normali. Il torace si presenta :lievemente appiattito, con fosse sopraclaveari marcate, simmetrico, normalmente mobile ed elastico. Su tutti gli ambiti si rileva f. v. t. normalmente conservato, suono di percussione chiaro polmonare, murmurc vescicolare all'ascoltazione. Cuore nei limiti fisiologici, con itto al 5° spazio intercostale sinistro, un po' all'indentro dell'emiclaveare: toni netti e validi su tutti i focolai. L 'addome è normalmente conformato, non dolente, non reagisce alla palpazione ; riflessi cutanei normali. Nulla di notevole all'esame dei visceri addominali. Il fegato è in sede e limiti normali, ha superficie liscia, bordo regolare, consistenza normale. La milza si rileva an eh 'essa in sede e limiti fisiologici. Il polo anteriore si percepisce, alla palpazione, al di sotto dell 'arcata costale, di consistenza lievemente aumentata. Nulla a carico dei rimanenti appa recchi.

Fig.

1.

L 'esame delle urine rileva : urine torbide, di colorito rosso-bruno per abbondame ematuria terminale, a reazione acida. P. 1017. Presenza di albumina (2 per mille) e di pigmento ematico. L'esame microscopico del sedimento mette in evidenza una notevole quantità di uova di Sch. H ae (fig. 1), nelle quali è chiaramente visibile l'embrione a completo sviluppo. Eseguendo una leggera pressione ~ui vetrino copri-oggetto si osscn:a la rottura della reca dell'uovo e la fuoriuscita del miracidio (fig. 2), le cui ciglia sono mobilissime e p.rovocano rapidi spostamenti dell'embrione. In mezzo a numerose emazle e lcucociti si trovano lembi di mucosa vescicale, carichi di uova di Sch. Hac. L'esame morfologico del j!lngue dà la seguente formula leucocitaria: Granulociti neutrofili 64 ~{, Granulociti cosinofìli 4% l "(., Granulociti basofili Grossi mononucleari IO % 21 r.., Piccoli mononucleari


DELL"INDAGINE RADIOLOGICA :--IELLA BILHARZI0$1 URO-VESCICALE

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All' esame cistoscopù·o (eseguito dal dott. Leandro Cappi, chirurgo direttore del· l'ospedale cvloniale di Derna) la parete vescicale si è presentata cosparsa di numerosi piccoli punti lucidi, brillanti, isolati, simili :l grani di :riso, diffusi su tutta la mucosa, specialmente verso il tondo. Si notano ino:tre numerose vegetazioni peduncolate, anche queste sparse su tutta la mucosa, simili a piccoli polipi. Non sono visibili gli sbocchi ureterali.

Fig. 2.

L'indagine radiologica diretta dell'apparecchio unna.r•o non rileva alcuna formazione radiopaca. L'u.rografia endovenosa, eseguita con Pielofanina Erba, rileva ombre renali, picliche, ureterali normali: qualche irregolarità del profilo dell'ombra vescicale. La cistografia eseguita con Toriofanina Erba, rileva che a piccolo riempimento l' immagine della vescica urina.ria presenta il margine destro notevolmente sfrangiato, il margine sinistro irregolare, specialmente in vicinanza de:lo sbocco urcterale; io conti· guità dd margine destro l'imm ç~gine della vescica presenta uno speciale aspetto vacuolare, spugnoso, a piccole e multiple lacune, che sembra siano in continuazione dci difetti di riempimento che costituiscono le sfrangiature del profilo destro, aspetto chiaramente riferibile a poliposi della vescica (fig. 3). Aumentando il riempimento i margini laterali della vescica diventano regolarmente convessi, senza sfrangiature nè irregolarit~, l'immagine perde l'aspetto vacuolare e si determina reflusso vescico- ureterale bila te· rale (.fig. 4).

Dali 'insieme dei dati raccolti con i di.versi mezzi d'indagine risulta

cruaro il giudizio diagnostico di Bilharziosi ad esclusiva localizzazione vescica.Je., ~on fo~mazione di tumori di granulazione di tipo poliposo nella ve~cJca, mcontanenza dei meati ureterali e reflusso vescico-urcterale. Non si rile-


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DELL'INDAGII'E RADIOLOGICA :'\ELLA BILHARZIOSI L:RO-VESCICALE

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Fig. 3·

Fig, 4·


')E[.L'JNDAGI~E R:\Dil)LOGICA :-\ELLA

BILHARZI OSl

U RO.VESC ICALE

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vano segni di localizzazione extra vescicalc del! 'infcstione. Per l 'assoluta mancanza di calcificazioni, per la sovrapposizione del periodo ematurico e del periodo tossi emico è da credere che l 'infestione sia di data piuttosto recente, pur non potendosi fissare, nemmeno in linea di ipotesi, un qualunque momento nel quale si possa supporre sia avvenuta la penetrazionc del parassita. E pertanto, considerando recente l'infestionc, va messo in particolare rilievo l'insieme dei dati ricavati dalle varie indagini, specialmente cistoscopiche e radiologiche Esse ci hanno consentito una vmsionc quasi completa dello stato anatomico e funzionale degli organi colpiti. L'indagine R. da sola non sarebbe stata suffici<.:nte a dare il quadro completo delle lesioni, ricavato dall'insieme d'indagini eseguite. Ma essa ha portato un contributo notevole di conoscenze, per il quale non dovrebbe mai essere trascurata nella B. u. v., pur tenendo presente che i rilievi radiologici non costituiscono che sintomi i quali, come quelli clinici e quelli desunti da tutti gl i altri ·metodi d'indagine, vanno valutati ed inse•·iti nel quadro clinico della malattia, donde scaturisce la diagnosi, che è sempre di spettanza clinica . Questo caso è l'unico finora occorso alla mia osservazione, essendo lontano da Bengasi l'unico focolaio di B. u. v. inc!i,·iduato in Cirenaica, e costituito dal territorio di Derna, da dove proveniva il soggetto della mia osservazione. Ed anche in quel territorio poche diecine di casi sono stati resi noti .finora, in un ventennio circa. E' facile pensare, però, che l 'infestione sia più difiusa di quanto si crede. Prova ne è il risultato di una inchiesta, svolta da Viglietta in 6o6 allievi delle scuole indigene di Derna, nelle urine dei quali sono state trovate uova di Sch. Hae. con una frequenza dell'1,48~i•. Trovo quindi utile insistere sulla necessità che tutti i mezzi di indagine siano adoperati per giungere alla diagnosi eli B. u. v., anche c specialmente nelle forme latenti ed inapparenti, nelle quali l'indagine R. ha un valore inestimabile. AuTORIASSCN1'0. Nella considerazione Jclla necessità per noi Italiani di conoscere la patologia delle nostre colonie eJ i di\·ersi metodi d'indagine utili per 13 diagnosi delle malattie dei paesi caldi, l't\. si occupa della 13. u. v., malattia presente nelle nostre colonie e che potrebbe essere rile\·uta in rimp:uriati, e Ja questi (orse anche diffusa ne.l territorio nazionale. Dopo aver ricordato l'eziopatogenesi, l'anatomia patologica, la sin· tomatologia clinica de:ta infestionc, l'A. si sofferma in motlo specia le sul vaiore e sui rilievi dell'indagine radiologica. Tra questi sono degni della massima attenzione i rilievi ottenuti dalle indagini con mezzi di contrasto. per la possibilità che esse hanno di rile· vare manifestazioni anatomiche stabil itcsi piuttosto precocemente, prima ancora delle calcificazioni rilevabili all'indagine diretta, e per la possibilità di rile"are l'estensione delle lesioni e le turbe funzionali da esse prodotte, non accessibi li ad altri metodi di esame. L'A. riferisce l'esito delle indagini R. s\·olte in un c.:1so Ji infestione recente di Sch. Hae. ed in insiste sul valore dello smdio radiologico agli effetti Ji una di:~gnosi precoce, particolarmente nelle forme di B. u. ,.. chiuse o latemi.


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")f.LL'l:-.JDAGI:-.: E R:\DIOI.OGI CA '\ELLA IIILHARZIOSI URO-VESCICALE

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DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DEL COMANDO DELLE FORZE ARMATE DELLA SOMALIA- DIREZIONE DI SANITÀ Direttore: colonnello medico MAURIZIO BEDEI

Vaccino-profilassi nelle truppe indigene, per la meningite cerebro-spinale epidemica Dott. Filippo Massa , primo capitano medico, igienista Prof. Gerardo Mennonna, capitnno medico. i~rienista del Comando Corpo I ndigeni

Forse per nt:ssuna altra malattia infettiva vi è, come per la m eningococcemia, una così grande diversità di giudizi nei riguardi ddl'cpiùemiologia. Passeremo brevemente in rassegna quanto affermano non pochi studiosi in contrasto con i concetti che, in proposito, comunemente si hanno. L 'ammalato non sarebbe il centro di diffusione del morbo per Fliigge, Kolle, H atsch, Bernadou, Labelleur, Banti, Bellei e molti altri medici. Questi studiosi non avrebbero mai osservato, nel corso di epidemie, colpiti da tifo mcningococcico divenire un punto di partenza per la propagazione della infezione fra il personale di assistenza o fra gli altri degenti delle sale ospedaliere comuni dove spesso venivano ricoverati. I casi multipli in u na famiglia, in una qualunque comunità, rappresenterebbero l'eccezione d.1 attribuirsi esclusivamente ad una specialissi ma predisposizione degli individui. Ugualmente eccezionali dovrebbero essere considerate le infezioni della cavità naso-faringea di coloro che avvicinano o che assistono i malati, e non sarebbe affatto vero che il numero dei portatori è maggiore in periodo di epidemia. Much, Gassncr, Klipstcin avendo constatato a Schwerin, nell'inverno 1915-1916, che i soldati della guarnigione ammalatisi, se venivano esaminati anche il giorno prima dell'insorgere dei fenomeni morbosi, non alber gavano il meningococco nella cavità rino-faringea, giunsero a delle conclusioni tali da far pensare che la m eningite c.s.e. colpisce soltanto quelle persone che prima della mal attia non erano mai stati portatori ! Non sono mancate ricerche, su popolazioni che non avrebbero mai avuto rapporto con ammalati di meningococcemia, con risultati positivi, ed a percentuali talora ::lite, per i portatori. Seco ndo Oslcr il diplococco di Weichselbaum è un germe molto diffuso in tutte le comunità e vi,·e come saprofita nella parte supero-posteriore del rìnofarìnge con sede elctti,·a Ja tonsilla palatina.


VACCINO-PROFILASSI l'ELLE TRGPPE 1:-JD IGE:'\E, PE R LA M E:-J I ~GITE ECC.

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La meningite c.s.e. può essere paragonata, per Bellei, alla pneumonite crupale. Come specialmente nell'inverno nella cavità orale cfi molti individui, e dovunque, si trova il pneumococco e qualcuno di questi portatori ammala, così, . presso a poco nella stessa stagione, nel rinofaringe di persone più o meno numerose vive il meningococco ed ogni tanto si manifestano casi della malattia, in maniera sporadica e qualche volta epidemica, senza che si conosca perchè interviene questa successione di causa cd effetto. Si dovrebbero allora modificare i concetti che dominano sulla meningite c.s.e. ? O addirittura sconvolgcrli non considerando più questa malattia, come la pneumonitc crupale, alla stregua di quelle infettive-contagiose ? Non riconoscere l'ammalato come unica fonte da cui scaturiscono i portatori, mettere in dubbio l'importanza che h:1 nno, nella propagazione dell 'infezione, il meningitico cd il portatore sano ci sembrano concezioni molto ardite e da giudicare veramente pericolose se su di esse si basa la pratica attuazione delle misure profilattiche. Bisogna ammettere però che le seguenti , ben note, particolarità di questa malattia permettono interpretazioni epidemiologiche anche lontane da quelle ufficialmente seguite: I. La caratteristica sporadicità con cui si presenta l'infezione : attribuibile alla vita brevissima nell 'ambiente esterno del diplococco di Weichselbaum e, sopratuuo; alla predisposizione organica circoscritta, per quanto riguarda le meningi , ad un numero limitato di persone a costituzione }infa tica. Si sa così che dei portatori sani uno scarso numero corre pericolo di a mmalarsi di meningite. Tutti gli altri o albergano i meningococchi ne'l rinofaringe senza presentare alcun sintomo dell a m ::~ bttia , o restano affetti - quasi sempre transitoriamente e spesso per soli pochi giorni - da rino· farin gtte con o senza passaggio nel sangue del meningococco e, ad ogni modo, con nessuna localizzazione meningea. 2. La difficoltà che si incontra nel ricollegare casi isolati , modest'1 focolai, comparsi in località distanti e che non sembrano avere alcun nesso apparente fra di loro. Indipendenza però puramente apparente, in quanto che con ricerche accurate si finisce sempre per riconoscere le sorgenti d 'infezione spesso rappresentate da portatori con cui l'ammalato ha avuto soltanto contatti di sfuggita. 3· -- Le molte cause di errore di cui è suscettibile la ricerca del meningococco nella cavi tà naso-faringea dove vivono saprofiticamente numerosi a ltri germi presentanti caratteri morfologici, culturali e biologici tali che spesso, anche con la più ~crupolosa diligenza, non si riesce a differenziarli dal menigococco. Ed in realtà og~i la meningite c.s.e. non ~i affaccia preoccupante, come pericolo di forte diffusione, che là dove militari o civili vivono affoll ati ed in infelici condizioni di abitazione e di pulizia. Trasmissione e propagazione


870

VACCI!'-:0-PROFILASS I NELLE TRCPI' E INDI GE!'<E, PER LA MENINGITE ECC.

dell'infezione avvengono poi assai più per mezzo dei portatori che per mezzo degli ammalati: sempre, bene inteso, che questi siano tenuti negli ospedali bene isolati e non nelle corsie comuni. Di importanza capitale devono quindi essere considerate le misure profilattiche la cui rigorosa applicazione può, in effetti, dare la sicurezza di impedire estese propagazioni dell'infezione. L 'isolamento dell'ammalato dovrà essere sempre fatto in ospeda_le e negli appositi reparti ; la ricerca dei portatori estesa a tutte le persone che hanno avuto contatti con il colpito; l'isolamento c la cura degli individui alberganti ir diplococco di Weischselbaum nel rinofaringe prolungati fino a che gli esami microscopici risulteranno ripetutamente negativi. Nelle collettività poi oltre ad evitare l'affollamento dei locali, specie quelli adibiti a dormitorio, e gli strapazzi fisici, che possono essere causa predisponente, sarà buona regola sottoporre alla vaccinazione profilattica i compagni di camerata, della stessa classe di scuola ecc. Nei collegi, nelle caserme militari, dove la ricerca dei portatori incontra notevoli difficoltà per il numero rilevante e la complessività di ricerche batteriologiche che occorre eseguire, è indispensabile - a nostro avviso - estendere con largo criterio . . queste vaccmaZiom. L'immunizzazione artificiale attiva contro l'infezione da meningococco ha ormai avuto larghe applicazioni e forn ito anche risultati incoraggianti. Oltre che impiegata con successo nel corso di modesti episodi epidemici essa è stata favorevolmente esperimentata nella collettività militare e civile. In America Gates vaccinò 7000 soldati e, dal confronto fra due gruppi omologhi~ rilevò nei vaccinati una percentuale di colpiti del o,3 /{. , nei non vaccinati del 4,5 %. Bruynoghe e Walravens intervennero, in una epidemia che durava da molti mesi fra gli indigeni delle miniere del Katanga con una media di 25 morti al mese, iniziando la profilassi vaccinica sopra 1/5 della popolazione. Nessuno degli immunizzati ammalò mentre la percentuale dei colpiti nel rimanente degli indigeni fu del 2,3 '}{. . Estesa successivamente la vaccina· zione a tutti i 15 mila lavoratori si ebbero solo 3 casi di meningite: 2 dopo la prima iniezione, 1 dopo la seconda. Poi l'epidemia cessò. Fra la popolazione somala, sia civile che militare, la meningite c.s.e. si è sempre presentata, a quanto ci risulta, con rarissimi casi sporadici che appaiono in genere durante la stagione di Hagai (giugno-settembre) in cui spira il monsone di sud-ovest, che proviene dal mare ed è carico di umidità, e la temperatura, per l'azione stessa del vento, è più mite. Converrà anche ricordare che spesso nei m esi di giugno e luglio stagni e paludi formatisi per le pioggie rendono ancora più elevato lo stato igrometrico dell'aria. Le locali tà dove maggiormente si osservano questi pochi casi sono Mogadiscio, il centro più abitato della Colonia e Baidoa a 436 m. sul livello del mare chiamata per il suo clima « La Svizzera della Somalia ».


VACCINO-PROFILASSI l'iELLE TRUPPE INDIGEN E, PER LA MENINGITE ECC.

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Con l 'aumentare della forza militare indigena, nel 1935, è anche cresciuto il contributo alla meningococcemia, attribuibile ad una maggiore esposizione dei recettivi a cause che facilitano l'attecchimento dell'infezione: affollamento, strapazzi fisici ecc.. Meningite c.s.e. fra truppe indigene nel r" semestre I935 : F ebbraio

M orno

Aprile

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Totale N. 54 Sopratutto a Baidoa, in un battaglione arabo- somalo, un focolaio epid emico, iniziatpsi nei primi giorni di aprile, non mostrava alcuna tendenza a scomparire malgrado che, oltre ali 'immediato ricovero dei colpiti in ospedale per infettivi, i reparti fossero lasciati a riposo in attendamenti ben diradati, i compagni di tenda dei colpiti isolati, e tutti gli ascari del battaglione praticassero gargarismi con acqua ossigenata diluita 1 : ro. Non risultando dunque sufficienti le misure difensive adottate e presentando la ricerca dei portatori notevoli difficoltà, in relazione soprattutto al grande numero di persone su cui si sarebbe dovuta eseguire, si stabill dì sottoporre alla vaccino-profilassi tutti i 978 uomini del battaglione. L'immunizzazione venne iniziata nella terza decade del mese di giugno a mezzo vaccino dell'Istituto Sieroterapìco Nazionale allestito con germi uccisi col calore. Secondo le indicazioni fornite dall'Istituto produttore sono stati impiegati, ndl'idrcrvaccino usato, vari tipi di meningococco, con numerosi stipiti di ciascuno, isolati da poco tempo e nel corso di epidemie italiane. D ata di preparazione: marzo 1935; data di scadenza: marzo 1937· Dosi di impiego: per la 1• iniezione cc. 0,5 (1 miliardo di germi); per la 23 iniezione cc. r (2 miliardi di germi); per la 3• iniezione cc. 2 (4 miliardi di germi). Praticamente - non conoscendosi, per i somali·, neppure ia sensibilità generica verso la vaccinazione per via ipodermica - vennero iniettate per tre volte, a 7 giorni di intervallo, singole dosi di soo milioni, I miliardo, 2 miliardi di germi.


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\' ACCI:--:0-PROFIL.\SSI :--:ELLE TRL'PPE INDIGE:--:E, PER LA MENINGITE ECC.

Le reazioni vaccinali osservate furono molto modiche o nulle. Da!l 'inizio della immunizzazione attiva si constatarono nel battaglione i seguenti casi di rneningite c.s.e.: mese di luglio, n. 2, in ascari che avevano subita la sola prima iniezione; mese di <lgosto, n. 1, in un nuovo giunto ~ non mai vaccinato; mese di ottobre, n. I, in individuo che aveva subito la vaccinazione completa. Tutti questi casi portarono a morte. Un secondo esperimento di vaccinazione antimeningococcica fu praticato a Mogadiscio in una compagnia del genio, composta di 198 ascari, che ai primi di luglio aveva avuto due casi mortali di meningite c.s.e. Le dosi vaccinali usate furono questa volta, ri spettivamente alle tre inoculazioni, di r miliardo, 2 miliardi, 4 miliardi. Reazion i vaccinichc quasi nulle~ nessun nuovo colpito nei mesi succcsSJ\'1. Valutare esattamente l'efficacia della immunizzazione attiva artificiale nella mening1te cerebro-~pin ale epidemica ci sembra cosa tutt'altro che facile: a meno .::he l'esperimento venga fatto durante epidemie di notevole estensione e con possibilità di confrontare l'andamento dell'infezione fra gruppi di vaccinati e gruppi di non vaccinati. Per guanto riguarda poi i casi da noi trattati non si può escludere che le rigorose misure profilattiche subito adottate: immediato ricovero in Ospedale degli infetti, isolamento dei contatti, riposo alle truppe in attendamenti diradati, gargarismi con soluzione di acqua ossigenata a tutti gli ascari d~i reparti colpiti, avrebbero potuto da sole fare estinguere l'infezione. Restano tuttavia i seguenti dati di fatto che ci inducono ad attribuire alla vaccino-profilassi praticata una effettiva efficace azione: I. Nell'episodio di Baidoa malgrado i rigorosi provvedimenti di difesa adottati la malattia iniziatasi in aprile continuava, presso a poco con !o stesso andamento, ai la fine di giugno, senza mostrare alcuna tendenza a cessare come è chiaramente dimostrato dai due casi constatati nei primi giorni di luglio, guando l'im muni:tzazione era appena iniziata. 2. - - Un solo nuovo caso si verificò nei mesi successivi fra k truppe che avevano completato l'immunizzazione, e nel mese di ottobre, mentre fra ascari di altri reparti vicini, e soprattutto in luglio ed agosto, la memngite c.s.e. ha avuto un contributo notevole, sia pure sempre con la caratteristica di sporadicità. RIASW~TO. Cii AA. dopo ~1\·crc ricoròato la grande diversità di giudizi che esiste fra g li studiosi per quanto riguarda l'epidemiologia della meningite c.s.e. c l'importanza che ha per qucst:J m:Jlattia, spe.::ic nelle comunità, l'adozione di rigorose misure protìl:miche, scgnabno due es perimenti di vaccino-profilassi praticati con buom risultati su circa 1200 ascari somali, fra i quali scrpeggia"a l'infezione.


VACCINO-PROFILASSI NELLE TRUPPE IND IGENE, PER LA ME:-JINGITE ECC.

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BIBLIOGRAFIA BELLEl G.: Tifo meningococcico o meningococcemia. Trattato Italiano di Igiene pubblicato sotto la direz. del Prof. Oddo Casagrande, vol. VI. - Utet. BRUNI N.: Igiene militare. T rattato d'Igiene compilato per cura del prof. Donato Ot· tolenghi, vol. II, parte 2". - Casa Editrice Vallardi. lv1ilano. D E BLAsi D.: Mer1ingite cerebro->·pinale epidemica. Trattato d'Igiene compilato per cura del prof. Donato Ottolcnghi, \"Ol. l, parte ,._ - Vallardi, Milano. T RON G.: La profilas.>i immunitar-ia delle malattie infettive. Edito dall'1st. Sier. lviii.

Febbre esantematica da zecche, a Mogadiscio Dott. Filippo Massa, primo capitano medico, igienista

Fra le malattie infettive che possono essere trasmesse ali 'uomo dalle zecche vanno assumendo sempre più importanza delle affezioni febbrili, esantematiche, variamente denominate dagli AA. che le hanno studiate. Tali molteplici designazioni - basate su qualche sintomo, sulla durata complessiva della malattia o riferentisi alle regioni di endemicità - generano, come è facile immaginare, non poche confusioni. Tutte queste affezioni vengono oggi, per lo più, considerate come forme similari del tifo petecchiale perchè presentano - anche se a differente prevalenza ed a varia intensità - identici sintomi fondamentali: stato tifoso, febbre, esantema. In attesa che ne venga accertata l'eziologia - finora quasi sempre sconosciuta - si possono provvisoriamente ricongiungere anche in una unica fam iglia nosologica secondo il comune dato epidemiologico di trasmissione indiretta della malattia a mezzo vettori appartenenti ad animali dello stesso tipo (artropodi), classe (aracnoidea), ordine (acarina). Ricorderò schematicamente le meglio note di queste « febbri esantematiche da zecche », segnalate in tutte le parti del mondo (v. specchio). Qualche raro caso di febb re esantematica, ad andamento molto benigno, si era già verificato - nei mesi di maggio e giugno 1935, cioè durante la stagione delle grandi pioggie - fra le truppe metropolitane di Mogadiscio facendo pensare che si trattasse di una forma simile a quelle già osservate in altre colonie vicine. Furono subito sospettate, come agenti trasmettit ori, le zecche che abbondano in Somalia. Ma dalle inchieste epidemiologiche eseguite non risultò alcun dato di fatto che valorizz:lSSe q uesta ipotesi. Un modestissimo episodio si è sviluppato nel maggio- giugno 193n nello spazio di quattordici giorni - in tre militari di un reparto attend ato sulle dune, a non molta distanza dal villnggio arabo. L ::t constatata presenza sul posto dell'argasina orni thodorus savignyt, l'accertamento in


FF.RBRF. F.SA:\TF.liiATtCA l>t\ Zl·.CCI IE. A MOGADISCIO

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Febbre esantematica mediterranea .

Africa T ripolitania.

Febbre es:lntematica mediterra nea .

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Rhipicephalus san g uineus? Rhipicephalus sangutneus.

Febbre papulosa o bottonuta di TuT unisi:l.

n tSI •

Febbre esanteniatica mcditcrr:mea

Algeria.

Febbre dci 10 giorni Febbre di Febbre di Tifo tropicale

Rodesia. Monzambico. Lorenzo Mart1uez. ' Kenia.

Febbre dci 12 g10r n1

l\igeria, Ke nia.

Febbre pu rpurea delle montag ne rocCiose T abardillo

America California, Colorado, altri Stati Am. Nord Messico.

A ..iÌa Febbri tific he tklle altitudini asiatiche Regione dell' Him:-laia, Birma nia. o febbre di Kumaon e dcii'Himalai ~t . . Tifo di Malesia, forma rurale . Malesia. Febbre di ' Sumatra. Febbre fluviale (Shimamuschi) o febGiappone, Cina, Cobre Kcdani o Kedanimuschi (acaro rea, Indocina, Fipelo$0) o T sutsugamuschi (rnalatti:J lippine. da aca ro) o Akarnuschi (acaro rosso) India. Ti fo tropicale benigno . Fcbbr~

<.Ici .

Australia Qucensland.

Rhipicephalus sanguineus. Rhi picephalus sang uineus. Ignorate. Amblyomma hebraeum. Arnblyomma hebraeu m . Rhi piccphalus sangu tneus. Ignorate. Di vcrse varietà del genere Dermace ntor. f)iverse va rietà del genere Dermace ntor. Rhipicephalus sanguineus. Trombicula dehliensis. Trombicula dehlie n sis. Trombicula A ka m u schi.

Ignorate. T rombicula dehliensis.

Europa Febbri esantematich e mediterranee, ovvero : Febbre erutti va dci Carducci Febbre di Febbre escaro-nodutiare Febbre di Marsiglia . Febbre eruttiva di T elone (su grandi navi da guerra) . Febbre esantematica di .

Italia. Spag na. Portogallo. Francia. Francia. Rumcnia.

fscodes ncmus, Rhi picephalus sanguine u>

Dermanyssus muris. Rhipicephalus sa n guineus.


FEBBRE ESANTEMATICA DA ZECCIIE, A MOGADISCIO

~i5

due ammalati di un'escara unica indicante la sede di fissazione sulla cute dell'acaro, l'asserzione stessa dei colpiti e di altri compagni di avere subìto dolorose punture da ignoti animali, perm1sero questa volta di accusare tale, già nota, zecca come probabile vettore dell'infezione. Riferirò, succintamente, le osservazioni fatte nei riguardi di questi ultimi casi.

Sintomatologia e decorso della malattia. Periodo di incubazione presumibi le in 8- II giorni; nessun speciale sintomo prodromico. La malattia è esordita bruscamente con brividi, ccbka, artralgie, mialgie, temperatura ad innalzamento rapido. La curva febbrile ha sempre mantenuto un carattere remittente, con m assimi serotini di 38,5"-39"; caduta per lisi dopo 6-8 giorni. Polso in rcla· zione alla temperatura. L'esantema comparve al 2"-3" giorno della malattia. Si presentava maculo- papuloso, a colorito piuttosto roseo, di forma ovale o rotonda, dclb grandezza media di una lenticchia, non doloroso o pruriginoso, con eJe. m enti bene circoscritti e sollevati sulla cute così d:t scntirli nettamente col dito. In due individui si osservarono rare trasformazioni in petecchie. L'e ruzione colpì, rimanendovi sempre delimitata in modo che mi parve caratteristico, la faccia, il collo, le regioni deltoidee, scomparendo gradatamente con la febbre senza desquamazione furfuracea. Al posto di alcune papule è residuata, per qualche settimana, ur.a pigmentazione (rosea) della cute. Presente in due colpiti - in uno al terzo medio del braccio destro, in un altro al terzo superiore della coscia destra -· un'unica piccola escara indicante il punto di inoculazione del virus, ~enza però quell'ingorgo delle ghiandole viciniori osservato in altre forme similari. Costante un modico tumore di milza; insonnia; non prostrazione ma stato di irrequietezza, di agitazione. Nessun altro rilievo degno di essere segnalato. La convalescenza è stat:~ breve non presentando gli ammalati quella accentuata astenia che permane, e talora non brevemente, in molte altre febbri es;~nter-1atiche.

Ricerche di laboratorio. Gli esami morfologicì e parassitologici del sangue hanno messo in evi denza una spiccata linfocitosi, nessun germe. La reazione di Weil- Felix, è risultata costantemente negativa sia durante la malattia, sia nel periodo di convalescenza. Non sono state praticate prove biologiche con infezioni sperimentali nei piccoli animali di laboratorio o nella scimmia mediante inoculazioni di san gue di ammalati, o di tritati di zecche raccolte dove si sviluppò l'infezione.


FERBRE F'$.\1\,'TEMAT!CA l):\ ZECC HE. A MOGADISCIO

Rilievi epidemiologici. V cnn ero reperite, sotto parecchie tende, e non raramente fra il corredo personale dei soldati, numerose zecche facilmente identificate per ornithodorus savignyi, uno degli acari che maggiormente infesta il terreno di Mogadiscio. Assenti invece pidocchi, cimici, pulci. Non si trovarono, in ricercfie ripetute ed estese anche ai tucul più vicmr del villaggio arabo, roditori o cani ritenuti animali serbatoi del virus di queste febbri. La forma esantematica è stata osservata per ora in Somalia solo nel periodo delle pioggic. Ciò può forse fare ritenere come causa di predisposizione le condizioni fisiche di tempo in quanto che l'ornithodorus savignyi fugge l 'umidità ed ab ira notoriamente, con maggiore assiduità, nei tucul, negli arisc. negli attendamenti durante le stagioni piovose. Viene così facilitata l'aggressione dell'uomo. Naturalmente si deve anche ammettere una predisposizione sociale che quaggiù può essere generalizzata - dato il tipo di abitazione - a quasi tutti gli indigeni ed ai bianchi accampati; persone cioè che hanno più facile occasione di incontrarsi con le zecche.

Misure profilattiche adottate. Disinfestazione fisica degli oggetti di corredo di tutti i militari del reparto. Spostamento dell'accampamento in zona più lontana dal villaggio arabo e dai luoghi di sosta dei cammelli. Isolamento dei colpiti.

Conclusioni. Nella Somalia Italiana si possono dunque osservare, similmente a quanto avviene in molte altre regioni africane, casi di febbre esentematica, ad eziologia ignota, i cui agenti di trasmissione sono stati identificati o supposti - come nei casi da me descritti- in differenti specie di zecche. E da guanto mi riferiscono alcuni Colleghi si può aggiungere che questa affezione si è già verificata, oltre che a Mogadiscio, in altre località della Colonia. Per la Jiagnosi dci casi descritti non mi sembra vi possano essere dubbi_ La sintomatologia, il decorso, la reazione di Weil - Felix negativa, la non riconosciuta presenza di pidocchi, escludono che si possa essere trattato Ji tifo petecchiale. N è vi sono stati dubbi che permettessero di affacciare l 'i· potesi di altre· malattie accompagnate sempre, o qualche volta, da esantema; come morbillo, rosalia, quinta malattia, influenza.


FEBBRE ESANTEMA TI CA DA ZECCHE, A MOGADISCIO

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Caratteristiche delle forme finora constatate nella nostra antica Colonia dell'Oceano Indiano devono essere ritenute: l'esantema limitato alla faccia, al collo, alle regioni deltoidee, l'assenza dello stato tifoso sostituito da irrequietezza, agitazione, che ha sempre seguito la malattia anche nei periodi di remittenza e di lisi della febbre, la rapida convalescenza. Indubbiamente l 'affezione oggetto di questa nota può essere considerata fra le più benigne delle febbri esantematiche da zecche finora descritte. Ma i pochi casi osservati non ci permettono di escludere che in altre occasioni l'inoculazione di più alte dosi infettanti e maggiore virulenza del virus apportino manifestazioni gravi. Per quanto riguarda il vettore, pure non essendo stato possibile eseguire prove sperimentali di conferma, i dati epidemiologici rilevati accusano fortemente la zecca ornithodorus savignyi, assai diffusa quaggiù. Nessuna constatazione è stata fatta sugli animali possibili serbatoi di virus. Esclusi i cani, che sono rarissimi in Somalia, restano a sospettare i roditori selvatici che abbondano anche nei dintorni di Mogadiscio e sui quali è stata già reperita l'ornithodorus savignyi. I periodi delle pioggie possono forse essere considerati come causa fisica di predisposizione in quanto che in tali stagioni l'acaro sospettato come vettore, per fuggire l'umidità, vive con maggio.re assiduità nei tucu1, negli a rise, sotto le tende abitate dall'uomo. RrASSUNTo. - L'A. descrive tre casi di febbre esantematica, osservati a Mogadiscio fra militari di uno stesso reparto, di cui ritiene agente di trasmissione la zecca ornithodorus savignyi. BIBLIOGRAFIA C. M.: Le form~ similari di tifo p~tecchial~ trasm~sse da ucche. - Ann. di Med. Nav. e Col. 1930, vol. Il, fase. 3°·4°. FRANCHINI G.- GroRDANO M.: Patologia ~ parassitologia dei paesi caldi. Stab. Poli gr. Artioli, Modena. RosERTS S. I.: Le zecch~ dei t·oditori ~ i loro nidi e la scoperta che il Rhipic~phalus sanguineus ~il vettore del <l tifo tropical~ >) nel Kenya (Journal of H ygiene, Vol. 35, 1935). Recensione di Reitano, nel Giornale Medicina Militare, fascicolo maggio, 1935· BELLI

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c;iornalt: di mrdid11a militare.


CASISTICA

CLINICA

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CLINICA OCULISTICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO

Direttore: Prof. L. GucuAN.E"Iìi

CIGLIA IN CAMERA ANTERIORE

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Dott. Ugo Testa, capitano medico, assistente militare. (

Non è infrequente il reperto di ciglia in camera anteriore in seguito a traumi, ma è pur certo che, rappresentando le lesioni violente dell'occhio dai1 '8 al 12% di tutte le malattie oculari, sono ancora piuttosto rare le osservazioni di ciglia in camera anteriore. Le ciglia per la loro disposizione anatomica hanno insieme alle palpebre una funzione difensiva dell'occhio, e perciò nell'ammiccamento, fenomeno riflesso che sempre si produce quando sull'occhio sta per esplicarsi una qualsiasi azione offensiva, dovrebbero essere colpite assai di frequente e quindi capitare nelle ferite corneali o nella camera anteriore più spesso di quanto appaia dal numero dei casi clinici fi nora descritti. Nè si può ammettere che vi siano casi che sfuggano all'osservazione, perchè un occl:ùo che è stato soggetto ad un trauma viene sempre osservato assai scrupolosamente. Nell'ultimo decennio si occuparono di questo argomento Franklin e Sharpe nel 1925, Hanford, Jacqueau, Stein e Webster nel 1927, Fox, Jacqueau e Lodato nel 1928, Arguello e Panico nel 1930, Castroviego · e Papagno nel 1931, Dame! e Grafi nel 1933, Charlin nel 1934 e 1935· Le ciglia nella camera anteriore assumono posizioni svariate, e cioè possono restare impigliate con una estremità nella ferita corneale e coll'altra libera nella camera anteriore o a contatto ddl'iride, possono aderire alla faccia profonda della cornea o depositarsi nell'angolo irideo-corneale in basso senza essere però mai mobili nell'umore acqueo, oppure ancora possono posarsi sulla faccia anteriore dell'iride con una o con tutte due le estremità. In genere la penetrazione delle ciglia in carnera anteriore avviene attraverso una ferita corneale, ma Argill- Robertson descrisse nel 1891 un caso di penetrazione di due ciglia in camera anteriore attraverso una ferita da coltello, lunga 9 mm., sulla metà interna della sclcrotica, a 3 mm. dalla cornea, essendo rimasti del tutto integri la cornea, il corpo ciliare, ì'iride e il cristallino. Più recentemente Damel riferì su di un caso di penetrazione di ciglia in camera anteriore attraverso una ferita sclero-corneale. Ma la via di elezione per l'ingresso in camera anteriore di questi eccezionali corpi estran ei resta sempre la cornea, come lo dimostra la casistica clinica.

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Il numero delle ciglia riscontrate in camera anteriore varia a seconda degli AA .. Valude ne trovò cinque, Schultz descrisse un caso in cui ne aveva contate sei, ma in realtà varii osservatori diagnosticarono un numero minore di ciglia di quello che realmente era. Damel nel suo caso dette la prova pratica di questo errore a cui devono essere andati incontro la maggior parte degli osservatori perchè mentre all'esame clinico riconobbe solo due ciglia, all'esame microscopico si accorse invece che erano ben 5· Questo errore è reso possibile dal fatto che i grumi che si formano nella camera anteriore avvolgono totalmente le ciglia. Ctrca la permanenza vi sono AA. che descrissero osservazioni di ciglia in camera anteriore eseguite dopo 30 anni e più dal trauma che ve le aveva portate. A tal punto cade a proposito ricordare il caso descritto da Charlin di un operaio inglese cui fu diagnosticata la presenza di ciglia in camera anteriore solo 25 anni dopo il trauma. Non mancano nella letteratura casi di permanenza di IO, 5, 2, 1 anno per passare poi a quelli sempre più numerosi di parecchi mesi. Questo fatto interpretato nel senso più ottimistico lascierebbe dedurre cht le ciglia possono essere lasciate in camera anteriore perchè la loro presenza sarebbe senza pregiudizio. Tutti gli AA. che hanno descritto casi clinici di tali complicazioni delle ferite corneali sono d'opinione che le ciglia, pur potendo essere settiche, non danno mai luogo a fatti infettivi gravi, poichè l'infezione iniziale viene facilmente arrestata dai processi fagocitari. Panico, che ha compiuto delle ricerche sperimentali su conigli, compa-

rativamente ad osservazioni cliniche, non

ha mai potuto osservare una infe-

zione letale delle membrane oculari. L'infezione iniziale portata nella camera anteriore dalle cigl ia viene facilmente neutralizzata, e nello spazio di circa una settimana tutto torna allo stato normale. In alcuni casi però, quando le ciglia sono aderenti all'iride, permangono ancora per due o tre settimane fatti reattivi in special modo dell'iride. Questi però debbono con tutta vcrosimiglianza mettersi in rapporto all'azione traumatica esercitata dalle ciglia sull'iride, azione traumatica che, benchè lieve, determina però una congestione di tale membrana. A conferma di ciò sta il fatto che allorquando le ciglia, penetrate nella camera anttriore, non hanno alcun rapporto di contatto coll'iride, allora questa non presenta alcuna reazione infiammatoria- traumatica. Secondo Panico i disturbi che arrecano le ciglia in camera anteriore sono: I) infettivi: questi però sempre di breve durata e ad esito favorevole:; 2) irritativi: anche questi di breve durata, perchè nello spazio dj circa 3 settimane tutto ritorna allo stato normale. Alcuni AA. hanno descritto la presenza di cisti dell'iride formates] m seguito a ferite della cornea con penetrazione di ciglia in camera anteriore. Tali casi però sono abbastanza frequenti anche in seguito a semplicìi


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CIGLIA 1:-; CAMERA A!'TERIORE

ferite corneali, e quindi la presenza di ciglia nella camera anteriore non può costituire la causa vera e propria di tale complicazione tardiva. Infatti si sa che le neoformazioni di cisti iridee post-traumatiche sono determinate da zaffi di epitelio corneale-congiuntivale che eventualmente penetrano nella camera anteriore, e poi sull'iride proliferano dando luogo a formazione di cisti: anche indipendentemente dalla penetrazionc di ciglia. Graefe e Curvier segnalarono casi che terminarono dando origine ad una oftalmia simpatica, ma siccome non conosciamo la etiopatogenesi di questa malattia non si può accettare tale concetto, tanto più che la maggioranza delle osservazioni non lo ha nemmeno confermato. Meyer descrisse un caso in cui la presenza di due ciglia in camera an· teriore aveva determinata una cheratite bollosa, perchè, secondo le teorie di Perlia e di Brugger, si sarebbe verificata una imbibizione della sostanza propria della cornea, per le alterazioni che le due ciglia avrebbero prodotte nella Descemet la quale non poteva così in tutta la sua estensione opporsi alla filtrazione dell'acqueo nel tessuto corneale. Charlin nel già citato lavoro descrisse il caso di un operaio che soffriva da oltre 20 anni di irritazioni periodiche dell'occhio si nistro, che di tempo in tempo diveniva un po' rosso e lacrimava per alcuni giorni. L 'A. constatò una discreta iniezione bulbare con cornea opacata nei suoi 2/3 inferiori, a superficie zigrinata ma senza perdita di sostanza. Alla lampada a fessura si rilevava una opacità della cornea con intenso edema epiteliale. La camera anteriore non era esplorabile. Tensione e sensibilità erano normali. L 'A. dopo questo esame pensò che si trattava di una cheratite, profonda, interstiziale ma con quadro molto diverso dalla vera cheratite parenchimatosa. Avendo poi rivisto l'ammalato quando era cessato lo stato irritativo dell'occhio, l'A. constatò alla lampada a fessura, con grande sorpresa, la presenza nella camera anteriore di 3 ciglia riunite a fascio. Una di queste ciglia urtava contro la membrana di D escemet provocando così la pseudo-cheratite parenchimatosa. Agnello descrisse un caso clinico da cui risulta che fino al momento in cui fu asportata la ciglia dalla camera anteriore non vi era stata alcuna manifestazione ipertensiva, mentre questa si palesò dopo che nell'occhio furono fatte istiJlazioni di atropina. Penso che si possa manifestare realmente un aumento di tensione quando le ciglia siano depositate in basso in corrispondenza dell'angolo iridocorneale. Dame! nel suo caso notò invece ipotensione. Kirch Robert nel 1920 e Dame! nel 1933 hanno studiato istologicamente il pezzo di iride su cui erano poggiate le ciglia, e non vi sono differenze tra le conclusioni a cui giunsero questi AA. Nel caso di Damel si trattava di un bambino di Io anni . La camera anteriore era diminuita di profondità, l'umore acqueo era torbido e nel quadrante supero-interno si notava un grumo bianco-grigiastro, immobile. Il cristallino era completamente opacato perchè

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CIGLIA IN CAMERA :\:-ITERIORE

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aveva subito direttamente l'azione traumatica dell'oggetto contundente che aveva colpito l'occhio. Vi era forte iniezione pericheratica, fotofobia e lacrimazione. Visus = percezione luce. Siccome il quadro non si modificava con un opportuno trattamento medico, per paura di una oftalmite simpatica, dato il posto della ferita ed il carattere plastico del processo, l'A. praticò la enucleazione dopo 10 giorni dalla prima osservazione. L'esame dell'occhio enucleato fece rilevare che l'iride era quasi normale in vicinanza del suo margine esterno, aumentava considerevolmente di volume nel terzo medio e quasi si triplicava in corrispondenza del punto dove era maggiore il contatto col corpo estraneo. Il Dame! concluse che il suo reperto anatomo-patologico confermava la descrizione già fatta da Kirch Robert il quale aveva notato una infiammazione cronica interessante soprattutto la porzione anteriore dell'iride, con produzione di tessuto di granulazione. Al punto in cui le ciglia avevano contatto con l'iride si notavano cellule giganti contenenti fino a 20 nuclei. Le ciglia non avevano subito aicuna alterazione. Invece nel caso descritto da Meycr, le ciglia, che erano rimaste 13 anni in camera anteriore erano divenute bianche per un 'azione di scoloramento e se t citato dall'acqueo. Riassumendo, le ciglia, in termine generale, non costituiscono una complicanza grave delle ferite penetranti dell'occhio; le ciglia in camera anteriore eccezionalmente cagionano processi infettivi che conducono alla perdita dell'occhio. Di solito la infezione che determinano è benigna e da essa l'organo si difende bene, concetto questo in cui sono d'accordo molri AA. e Panico l'avrebbe confermato sperimentalmente. Terminata l'infezione la tolleranza dell 'occhio per il corpo estraneo è m olto grande. Le altre membrane oculari non prendono parte alcuna al processo infi ammatorio. In seguito a queste considerazioni si sarebbe tentati a lasciare questi corpi estranei nella camera anteriore, ma d'altra parte poichè la loro presen:za può dar luogo, secondo l'opinione di alcuni AA., a complicanze tar· dive, si è quasi sempre spinti ad intervenire ed eliminarli. Altre volte però tali ciglia si trovano in regioni delicate del bulbo ocula re dalle quali la loro rimozione non è facile a compiersi, o asportandole si corre pericolo di ledere maggiormente le membrane oculari, già precedentemente debilitate dal trauma. D'altro canto, considerando che la permanenza delle ciglia in camera anteriore non costituisce un grave pericolo per l'integrità del bulbo, si giudica più opportuno in tali casi regolarsi a seconda della propria esperienza clinic..a, tenendo conto sia della posizione delle ciglia e sia del tempo di permanenza in camera anteriore, sia delle aderenze che hai1no subito coll~ membrane vicine e sia dello stato trofico del bulbo stesso.


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CIGLIA l :'\ CAME RA A!"TERIORE

Così di fronte al problema se asportare o meno le ciglia capitate in camera Jnteriore dopo un trauma non vi è accordo tra i vari AA. E tra coloro che sono fautori deli 'i ntervento, alcuni sostengono che è consigliabile penetrare attraverso la già esistente ferita corneale, ed altri invece ritengono prcfcribile fare la cheratotomia al limbus. Jacqueau ad es. descrive un caso in cui un operaio aveva avuto la cornea perforata da un sottile fil di ferro. La ferita si era richiusa e la camera anteriore appariva intatta. Un lungo ciglio però era disposto trasversalmente sull'iride. Per l'estrazione di questo ciglio l'A. ricorse alla tecnica del rovesciamento corneale. Secondo l'A. questo metodo di intervento permise la estrazione mentre con la cheratotomia abituale (lancia) si sarebbe stati CO· stretti a sezionare l'i ride senza peraltro esser sicuri di riuscire allo scopo, giacchè il ciglio sarebbe potuto sfuggire alla presa con la pinza. Alaimo nel recensi re questo lavoro di Jacqueau riferì che Lodato, senza ricorrere ad alcun rovesciamento corneale, in un individuo con lesione penetrante della cornea in prossimità del limbus, aveva estratto ci nque ciglia servendosj della pinza di Panas. Ho avuto agio di osservare due casi di penetrazione di ciglia in camera anteriore presso la Clinica Oculistica di Torino, in cui ho visto il mio Maestro, Prof. Guglianetti, procedere q uasi subito dopo il trauma all'asportat:ione delle ciglia, con un successivo decorso senza alcuna complicazione e con esito in completa guarigione degli operati. Descrivo perciò questi due cas.i anche per qualche considerazione diagnostica che non credo priva di importanza.

Casi clinici. OssERVAZI O!'E N. 1. R. A. d1 anni 19, agricoltore, da R occhetto Tanaro (n. 1924 Reg. As.). Ricoverato in C li nica il giorno 22 giugno 193s-XIII. Racconta che 3 giorni or sono facendo un fascio d i legna fu colpito in O. D. d~l tralcio che adoperava per riunire la legna. O . D. = Annessi e congiuntiva normali. Lieve iniezione pericheratica. A carico della cornea, e precisamente secondo una linea obliqua che da ore 7 Ya verso il centro si vede una cicatrice corne::ile lunga circa 1 cm. e 1 / 2 interessante la cornea a tu tto spessure. Acqueo lcggermt"nte torbido. Camera a nteriore normale per profondità. Pog giati sull'iride si vedono come dci fi la menti (fig. 1) in d ireziOne obliqua da ore 2 a o re 6-7 che dcscri,·ono come un arco in corrispondenza del forarne pupillare. D. P . = 3 mm. ( Haab). Cristallino opacato. T ensione = 18 mm. (Schiotz). Sorge il dubbio se si tratti di residui di m em brana pupillare o d i ciglia penetrate in camera anteriore in seguito al trauma: questo dubbio è reso possibile perchè questi filamenti pare proprio che: si estendano da un lnto all'altro dd piccolo cerchio arte· rioso dell'iride. L'ossen·azione a:la lampada a fessura risoh-e bene il problema perchè si vede subito che non si t r:Hta di residui di membrana pu pillare che ~a rebbero stati ;~ppunto aderenti all"iride in corrispondenza del suo piccolo cerchio arterioso. mentre sono staccate da esso e se ne ,·edono d istintame nte le estremità libere. Il visus - è

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CIGLIA IN CAMERA t\N'TERIOR E

O. S. = Nulla di pato!ogico. Tensione = 18 mm. (Schiotz). Decorso: il giorno successivo al ricovero il prof. Gugl.ianetti interviene praticando un taglio corneale al limbus con lancia cd asportando le ciglia. Al successivo esame

) Fig. t.

microscopico si riconosce che il numero di tre ciglia identificato all'esame a lampada a fessura era esatto. Si pratica anche una cultura degli eventuali germi presenti sulle ciglia, ma con esito negativo, e quindi le ciglia si possono considerare sterili. Dopo 5

)

f'ig.

l.

giorni dall'intervento camera anteriore e iride sono normali. All'esame alla lampada a fessura non si rileva nulla di particolare sull'iride. L 'a.mmalato viene dimesso il 1 luglio 193s-XIII con visus = Sf w. Ritornerà poi per eventuale intervento sulla catararta traumatica.


CIGLIA 1:-J CAMERA ANTERIORE

OssERVAZIONE N. 2. - D. P. A. M. di anni 5 da Chiavasso (Reg. Amb. n. 1940). Viene ricoverata in Clinica il 15 luglio 1935-XIII. La mamma che l'accompagna narra che mentre la bambina giocava fu colpita da un fi l di ferro in O. D. O. D. = Annessi normali cd integri. Congiuntive normali. Lieve iniezione pericheratica. Ferita corneale paracentrale a ore 3 a tutto spessore. Poggiate sull'iride, da ore 12 ad ore 7• si notano delle ciglia (fig. 2). L 'esame alla lampada a fessura conferma la diagnosi e fa contare tre ciglia. Cristallino non opacato. Tono = 15 mm. (Schiotz). Visus = 3/10. O. S. = nulla di patologico. Tensione 16 mm. (Schiotz). Il giorno successivo il prof. Guglianetti interviene come per l'altro caso ed asporta tre ciglia. Anche <JUi con prove culturali si può stabilire la sterilità delle ciglia. Decorso normale senza complicazione alcuna ed esito in guarigione, residuando solo un lcucoma. L'ammalata ,·iene dimessa con visus = 5/ 10 il 27 luglio 193s-XIII.

Considerazioni. A Il 'inizio del lavoro scrivevo che, dato il numero considerevole di traumi esplicantisi sull'occhio, e data la funzione protettrice delle ciglia, dovrebbe essere più frequente il reperto di queste o nelle labbra stesse della ferita o in camera anteriore. Invece dal numero delle pubblicazioni fatte finora sull'argomento, e dalla continua, m etodica, osservazione su tutti i traumatizzati oculari che si presentano all'ambulatorio, affollatissimo, della Clinica Oculistica di Torino, in cui secondo una recente statistica di Tirelli su 51. ro8 individui presentatisi per la prima consultazione nel quinquennio 1930- 1934 ben 10.095 risultarono affetti da infortuni sul lavoro (19,79%), bisogna riconoscere che si tratta di una osservazione non certo frequente. La causa di questa scarsa frequenza va ricercata, a mio parere, nel fatto che il maggior numero di traumi oculari è dovuto a corpi estranei dj piccolo volume i quali passano attraverso le ciglia senza lederle. Perchè invece accada che le ciglia capitino nella ferita corneale stessa o nella camera anteriore, occorre che il corpo feritore sia di un certo volume e che la sua forza viva venga trasmessa in parte al ciglio, così che questo diventi in realtà come un proiettile secondario. Quindi occorre che si verifichino tre fattori e cioè: I) notevole volume del corpo traumatizzante da non poter passare attraverso le ciglia senza esplicare su di esse parte della sua forza viva; 2) la forza viva del corpo traumatizzante esplicantesi sul ciglio non deve essere tale da spezzarlo senza trasferirsi in parte su di esso; 3) la parte della forza viva del corpo traumatizzante trasferitasi sul ciglio deve farne di questo un vero (( proiettile secondario >>. E per spiegare la rarità di queste osservazioni non posso omettere un 'altra considerazione anatomica e cioè che, esplicandosi in genere i traumi sull'occhio secondo una direttrice che va dal basso all'alto, se noi consideriamo che nel bordo cigliare della palpebra inferiore vi sono appena da G0 a 8o ciglia mentre in quello della palpebra superiore ve ne sono da 120 a 150,


CIGLIA JN CAMERA ANTERIORE

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è perciò più difficile che i comuni corpi estranei che colpiscono gli occhi incontrino ciglia prima di arrivare al globo oculare. Inoltre bisogna anche considerare che la ferita della cornea deve essere di una estensione tale da permettere il passaggio alle ciglia. Questa condizione è indispensabile specialmente per le osservazioni dì ciglia in camera anteriore. Quali dubbi diagnostici possono sorgere trovandoci in presenza di ciglia in camera anteriore dove abbiano assunta una speciale disposizione e dove siano giunte in determinata misura ? Si tratta di ciglia o di residui pupillari ? Abbiamo visto che questo dubbio in realtà può sorgere come nel primo caso da me descritto, derivante da una speciale disposizione di questo non comune corpo estraneo sull'iride, o da un eventuale scolorimento subito per opera dell 'acqueo come nel caso di Meyer. L 'esame alla lampada a fessura toglie ogni dubbio. Infatti i residui di membrana pupillare prendono origine dal piccolo cerchio arterioso d eli 'iride, mentre se si tratta di ciglia non sarà certamente difficile individuarne i capi liberi. Inoltre l'esame alla lampada a fessura permette di riconoscere esattam ente il numero di ciglia che si trovano nella camera anteriore, come nei due casi da me descritti, in cui poi il successivo esame microscopico, eseguito dopo l'estrazione, faceva infatti confermare appieno l'osservazione già esegu1ta. Resta inoltre a dire qualche parola sulla questione dell'intervento o m eno, e circa il metodo di scelta per eseguirlo. Le osservazioni di permanenza di ciglla in camera anteriore per numerosi anni non mi sembra debbano suffragare sufficientemente l'idea di lasciare questi corpi estranei là dove sono capitati, nè tampoco vale la cert~zza della loro sterilità, sperimentalmente e clinicamente dimostrata, ed il miglioramento notevole del visus che si ottiene dalla loro estrazione come nei due casi da me descritti. Credo si debba, invece, intervenire, e tempesti vamente, come fa il m1o M aestro. Circa il metodo di scelta credo che, tranne in casi eccezionali in cui ci si possa regolare a seconda le circostanze e modalità della ferita corneale ed i suoi rapporti con le ciglia, si ha sempre da preferire la cheratotomia allimbus con le: estrazioni delle ciglia mediante la pinzr1.

Conclusioni. N elle ferite da taglio interessanti la cornea, raramente si riscontrano ciglia in camera anteriore, perchè o il corpo contuclente passa attraverso le ciglia senza lederle oppure le spezza senza trasferire ad esse parte della sua forza viva. 1. -


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CIGLIA t:-.= C:\M ERA A:-.:TERIORE

L 'esame alla lampada a fessura permette la esatta diagnosi della loro presenza cd il conteggio del loro numero. 3· - E ' sempre consigliabile l'asportazione al più presto possibile. 4· - E' prefcribile penetrare in camera anteriore attraverso una cheratotomia marginale. 2. -

Atil\)IIIASSUNTo. - L'A. descrive due casi di pcnetrazionc di cigli:a in camera anteriore attraverso ferite corneali; Jiscute le ragioni della relativa scarsa frequenza d i questo reperto pur essendo tanto numerosi i traumi oculari, e conclude riconoscendo la opportunità della estrazione delle ciglia attra\·crso un taglio marginale. I.HBLIOGRAFIA AGNELLO: Glaucoma secondario a penetra-zio,;e di ciglia nella camera anteriore. Lettura oftalmologica, n. 6, ' 935· ALEXANDER: Mi.inch. Mcd. Woch~nschrift, s. 57, 1912. ARt: IL-RoaEnTSON: Pénétration de dt:u:r cils dans la chambrt: anterieure pow· une pl.;ie de la sdérotiquc. - Annuales d'oculistique, pag. 209, 1891. ARGUELl-O: Pénhracion de pe.<tanas en la camara anterior. - Rev. Med. Lot. Amer., 1930, pag. 1587. BAAR: (Citato da Sharpe). BAAR: Journ. Ophth. and Oto-L:tryn., 1909, sept., v. 3, p. 352. BARTON: Trans. Soc. U. K. 1923. apr., v. 3, p. 642. BECLE: Arch. of Ophth., 1917. HLACI\.E: Arch. of Ophth., 1919, may, v. 48, p. 256. BROWN: Brit. journ. Ophth., 1919, apr., v. 3, p. 162. BuLSON: Fivc: ci/ia in the antcrior chambe1·. - Amer. journ. of Ophth., 1920, p. 128. CAsl'ROVIECO: Amer. journ. Ophth., 1931, jun., v. 14, p. 538. CiuRLI N : Les af/ection otulairr:s provoquées. - Annalés d'oculistique, 1934, pag. 223. CHARLIN: Le.< affecrion oculaires provoquées pa1· de cils dans la ch.amhre anteric:urc:. - Annales ù'oculistique, H)3) , pag. 225. CRAWFORn: Lancct, 1883, may, v. 1 , 819. CURVIER: Sur le poi/s devdoppés dans l'interieur du globe oculaire. - Ano. d'ocul., 1841, pag. 165. DA:>lEL: Archi\'Os dc Oftalmologia Hispa no-Americanos, XXX Ili, 1933, pag. '94· D t;=' N: Ci/ darH la d am hre anterieur,·. - AnnaIcs d'ocul., pag. 397, 1906. FABf:R lvL: Ci/es drms la clwmbre tllllerieure. - Annales d'Ocul., pag. 307, '909· Fox: Amer. journ. Ophth., 1928, apr., v. 2. p. 297· FRANKLII' y CoRnEs: T h ree ci/io in th<• anterior chambre {ollowing trauma. - Amcrican journal uf Ophth;llmology, 1925, pag. 306. Fl!cHs: A rlos of the h i sto potlwlog>' o/ t he eye. - Yienna, 1924. GRADLE: Amer. jou rn. Ophth., 1923, v. 6, p. 704 . GRAEI-E: Epiderm oidal Geschwu/.t:t in der '">rdcren. - A. Archiv. f. Ophtal., v. ro, p. 211.

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CIGLIA 1!\ CAMER.\ A?'TERlC.>RE

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CICLIA l~ CAMERA -\:-JTERIO.RE

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Wimp~rn in da H omhaut und der

Vordcr t:n Kammt:r. -

Klin. Monat. f.

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OSPEDALE N. 78 AFRICA ORIENTALE

Direttore: magg. mcd. prof. ALBERTO DALLA VALLE

Considerazioni su un caso di encefalopatia arsenobenzolica Dott. Camillo D'Ignazio, sottotenemc medico, docente di Patologia Speciale Medica presso la R. Università di Padova, e Dott. Luigi Perucclo, sottotcn. medico, assistente inc. nella R. Clinica Dermosifilopatica di Torino.

Un caso clinico occorso recentemente alla nostra comune osservazione ci offre la possibilità di nassumere in brevi tratti alcune particolari reazioni, successive all'introduzione nell'organismo di preparati arsenicali di uso diffuso nella terapia dell'infezione luecica. E pertanto crediamo opportuno esaminare tali fenomeni, che per fortuna non sono molto frequenti nella pratica comune, prima di esporre nella ~ua sintomatologia clinica e nel suo decorso il caso che formerà l'oggetto principale di questa nota.

Dei fenomeni di intolleranza arsenicale (in generale). La sostituzione del vecchio preparato arsenicale 6o6 col Novarsenobenzolo o 914, ha segnato nel campo della terapia antiluetica un notevolissimo progresso, in quanto con quest'ultimo medicamento si è riusciti a scongiurare moltissimi ed anche gravi incovenienti, dovuti alla notevole tossicità del primitivo composto arsenicale. Se però oggidì noi non osserviamo che con estrema rarità gli inconvenienti che possono essere riferiti esclusivamente alla tossicità del preparato arsenicale usato, ci troviamo purtroppo ancora di tanto in tanto di fronte ai così detti fenomeni di intolleranza, sia di ordine generale, con sintomatologia cioè non strettamente riferibile a lesioni di un particolare organo o sistema, sia di fronte a fenomeni di intolleranza esclusivamente o quasi a carico di un particolare organo od apparato. Gli inconvenienti d'ordine generale (crisi nitri toide immediata, crisi nitritoide ritardata) vengono oggidì quasi all'unanimità, da parte di tutti gli AA. che si sono in modo particolare occupati ddl'argomento, . attribuiti alla così detta crisi emocla~ica, del tutto sovrapponibile


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COI"SIIJI:.RAZI O~l

SU

L::-1 CASO

DI

ENCEFALOPATIA

ARSE:-/OBE:-IZOLICA

allo shock anafilattico: dctù fenomeni dì intolleranza sì verificherebbero (luìnùi esclusivamente o quasi in individui o sensìbilizzati da precedenti iniezioni di preparati arsenicali (individui allergici), oppure in soggetti sensibilizzaù per così dire sin dalla nascita (individui idiosincrasici). Tzanck infatti per primo c dopo rli lui un'immensa schiera di altri AA., hanno dimostrato che mediante l'introduzione nella cavia di siero di individui colpiti da crisi nitritoide sia immediata che ritardata, successive ad iniezioni di un dato composto arsenicale, è possibile la trasmissione passiva alla cavia stessa di un evidente stato di sensibilizzazione di fronte al medicamento in causa. A conferma ancora della teoria che tali fenomeni di intolleranza generale siano da ascriversi alla così detta crisi emoclasica, sta il fatto che mediante la terapia antianafilattica o desensibilizzante, detti fenomeni si possono in gran parte combattere ed anche prevenire. Nessun dato clinico quindi, come nessuna ricerca di laboratorio può fornirci un aiuto per metterei in guardia contro l'insorgenza in un dato individuo dì una crisi nitrìtoide, all'infuori della tecnica dell'iniezione stessa che, fatta con estrema lentezza, può venire tempestivamente interrotta non appena il paziente presenta i sintomi premonitori della crisi stessa. Gli inconvenienti che si osservano invece a carico prevalentemente di un determinato organo o sistema (itteri, eritrodermie, anemie, encefalopatie) troverebbero talora spiegazione in talune condizioni di alterazioni funzionali od organiche da ascriversi all'organo o all'apparato stesso in causa. Esistono quindi segni premonitori dell'eventuale comparsa di questi ultimi fenomeni d'intolleranza da parte dell'individuo sottoposto al trattamento arsenicale? Per molti, fortunatamente sì, per altri invece affatto. Così sovente è possibile al medico attento ed osservatore evitare la comparsa di un ittcro o di una grave forma di nefrite, allorquando abbia notato alterazioni della funzionalità epatica o renale, come pure si può scongiurare il pericolo di. un'atrofia giallo-acuta, sospendendo a tempo giusto il trattamento in seguito all'insorgenza di un ittero; può ancora lo stesso medico evitare l'insorgenza di una forma grave di eritrodermia ai primi sintomi nel paziente di prurito o di lievi l':ritemi, come può allontanare la minaccia di un 'anemia pcrniciosiforme appena si asi accorto della presenza sulla cute di petecchie, oppure quando abbia osservato un ritardo nel tempo di coagulazione del sangue od infine quando abbia constatato le modificazioni sanguigne descrite da P. E. Weil sotto il nome di cmogenia. Riguardo invece alla forma più grave e quasi sempre mortale di intolleranza arsenobenzolica, vale a dire l'encefalopatia o apoplessia sierosa, noi siamo nell'impossibilità assoluta di poterla scongiurare. Si è da taluni voluto incriminare in questi casi disgraziati un 'i nsuffìcienza grave epatica o renale, che però in realtà nessuno mai ha osservato. Molto vcrosimilinente in questi pazienti è il sistema nervoso stesso che rappresenta la sede del fenomeno d'intolleranza. Con frase

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CONSIDERAZIONI SU UN CASO DI El'CEF:\l.OPATIA ARSE]\iOBENZOLICA

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molto incisiva Darier scnve: « Le malade fait une encéphalite comme un autre ferait un ictère ou une érythrodermie »; in tali casj infatti la clinica insegna che il più sovente si tratta di individui giovani, sani, senza alcuna tara organica, che dopo un 'iniezione debole o forte indifferentemente, vengono colpiti da questa gravissima forma nervosa. Difficilmente l'encefalopatia arsenobenzolica si verifica alla prima iniezione, più frequentemente invece alla seconda ed alla terza, rarissimamentc in seguito alle successive iniezioni. Tale sintomatologia nervosa infatti va sotto il nome di cc accidente della terza iniezione e del terzo giorno>>. Per due giorni dopo l'iniezione il paziente sta bene; al terzo giorno invece viene generalmente colpito da febbre, cefalea, vomito, convulsioni epilettiformi, oppure cade in coma ~ muore nello spazio di 24 ore. CAso CI.INICO. - Fa. Du., anni 24, bracciante. Padre e madre viventi e sani. ln teuera ::tà ebbe morbil lo; non ricorda di a,·ere sofferto altre malattie degne di nota. Nel 1934 si contagiò di sifilide, per la quale fece irregolarmente iniezioni mercuriali e bismutichc. Ai primi di settembre il paziente fu ricoverato all'Ospedale 53 (X), perchè presentava una piccola ulcerazione al prepuzio, dolente, con risentimento ghiandolare inguinale sinistro. Deua ulcerazione fu causticata con nitrato d'argento. Migliorato fu dimesso dall'Ospedale e rientrò al Corpo, ma poco tempo dopo fu di nuovo ricoverato nel suddetto Ospedale, da dove fu trasferito nd nostro. All'ingresso l'esame obbiettivo sifilografico faceva rilevare una cicatrice biancastra lineare sulla lamina interna prepuziale della verga, lunga circa 1 c.:m., indurita ; un'altra cicatrice, lunga circa 2 cm., ben consolidata, all'inguine ùestro. Micropoliadenoparia diffusa. Dal punto di vista generale, nulla da rilevare a carico dci vari sistemi cd appara ti Poichè il paziente lamentava intensi dolori osteocopi e cefalea a carattere prevalentemente notturno, si iniziò un ciclo di cura antiluetica, ùopo aver praticato l'esame delle urine che risultò per due volte completamente neg:.~tivo. Ad una prima iniezione enùo muscolare di bismuto (Salbiolo III grado) si fece seguire una cu ra arsenobenzolica per via endovenosa. Il 18 dicembre 1935 fu praticata la prima iniezione endover)osa ùi Neo l. C. I. 930 (0,15) che fu ben tollerata. Il 22 dicembre 1935 venne iniettata la seconda dose di tale medicamento (o,3o). Il paziente stette in perfetta salute fino alla notte del 24 dicembre ' 935· Mentre si trovava a letto, il paziente che si era coricato tre ore prima in completo benessere, improvvisamente accusò grave senso di malessere, ceb lea intensa, conati di vomito, brividi di freddo e tremiti diffusi a tutta la persona; la ternperatur:.J si portò sui 39°. Il medico di guardia, chiam:no d'urgenza, visitò il paziente, ma non riscontrò alcuna lesione clinicamente apprezzabile c per l':.~ccesso febbrile che il paziente presentava, somministrò due compresse di bisolfato di chinino. Durante la notte lino al mattino il paziente continuò a lamentarsi e ad agitarsi continuamente nel letto. Alla visi t:.. del mattino, poichè erano comparsi i disturbi della parola (no n rispondeva nllc domande di chi lo interrogava) il paziente fu trasferito in un reparto di medicina. L'esame praticato mise in evidenza i seguenti fatti: Soggetto in buone condizioni di nutrizione e di sanguificazione (apiretico). Micropoliaùenopatia diffusa senza caratteri speciali. Nulla a carico dell'apparato respiratorio. Respiro superficialissimo a tipo costale superiore, lieve tachipnea. Apparato cardiovascolare: Cuore: itto della punta in seùe; aia carùiaca nei limiti. Toni netti e puri su- tutti i focolai. Polso di frequenza (85 al t') valido, ritmico.


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CO:-.:SIDERAZIO~ I SU L'N CASO DI E:"CEFr\LOPATIA ARSENOBENZOLICA

Addome ben conformato. trattabile ovunque. Fegato e milza nei limiti percussori, non apprezzabi li p:tlpatoriamente al di sotto dell'arco costale rispetti vo. Il paziente giace immobile nel suo leno in posizione supina, senza alcun atteggiamento coatto. Il suo sguardo è fisso in avanti, la maschera faccia le quasi rigida. Interrogato non sembra prcoccupar~i delle domanJc che gli vengono ri volte, nè manifrsta alcun interesse per quanto lo circonda. Non risponJe all'esaminatore, nè a qualche amico chiamato per rendere più fac ile l'indagine am1mnestica della malattia in atto. N ulla a carico dei nervi motori dei bulhi oculari (si riesce dopo ,·ari tentativi per imitazione a farg;i esegu ire i vari movimenti dei globi oculari nelle diverse direzioni). Si rileva qualche scossa nistagniforme (orizzontale), ncll:t posizione laterale dello sguardo. Pupille in ljeve mid•iasi, isocoriche, bene reagenti alla luce, nlla convergenza ed all'accomodazione. Non segni di paralisi o di paresi nel campo del facciale inferiore e superiore d'ambo i lati. La lingua viene protrusa in avanti come di norma, senza alcuna deviazione; non scosse fìhrillari evidenti. Nulla a carico degli archi palatini c della motilità e riflettiv ità del velo penJulo. L'esame generale della sensibilità è soltanto limitato aila sensibilità tattile e specialmente a quella dolorifica, .cb e non sembra alterata in m(}do evidente. Il paziente reagisce bene agli sti moli dolorifici (puntura d'ago, pizzico). Non è possibile approfondire l'esame in questa direzione, con~idcrando le gravi condizioni del paziente c la difficoltà di avere dati molto probati vi in vista del suo stato quasi stuporoso. Il tono muscolare agli arti in feriori. e superiori non presenta alterazioni cospicue (lieve accenno alla ipertonia del l'arto su periore di destra). Le masse muscolari non sono dolenti alla pressione, non esistono scosse fibrillari nè clonic spontanee. L 'atteggiamento degli arti è in estensione; la motilità atti va dei vari segmenti sembra conservata (i movimenti vengono eseguiti però con una certa lentezza c con maggiore difficoltà a destra). Quella passiva non mostra peculiari alterazioni dei vari segmenti sia superiori che inferiori. La reflettività superficiale e profonda dimostra invece particolari alterazioni abbiettive. Il ri flesso piantare d'am bo i lati si compie in estensione (con Babinslsy evi · dente · a destra associ<HO al fenomeno del ventaglio). Le manovre solite di Gordon, Oppenheim, di Schaffer, di RosoDino mettono pure esse in evidenza tale riflesso patologico, più spiccatamente a destra che a sinistra. Il riflesso cremasterico d'ambo i lati è abolito e così pure risultano quasi assenti i riflessi addominali (superiore, medio ed inferiore). I riflessi periostei invece sono nettamente esagerati nelle varie sedi e sia agli arti inferiori che a quelli superiori. Il riflesso medio-pubico parimenti esagerato e con risposta più evidente a destra. I riflessi tendinei agli arti superiori sono esagerati d'ambo i lati, ma più evidentemente agli arti inferiori, dove la percussione del tendine rotuleo provoca una risposta marcatissima., con costante trepidazione epilettoide a destra (incostanternentc a sinistra). Inoltre vi è accenno al clono della rotula d'ambo i lati e presenza costante del clono del piede, a destra più evidente che a sinistra. Non esistono segni di reazione meningea. Non esistono alterazioni degli sfìnteri (perdita di feci e di urina). T ale quad ro clinico presentava il paziente alle ore 15 dd giorno 25 dicembre 1935. Ri visto a tre ore di distanza (verso le ore 18) le condizioni appaiono ancora peggiorate. 11 paziente è ormai in stato quasi comatoso, reagisce poco agli stimoii dolorifici intensi. Lo sguardo è sempre fisso cd orm ai spento; vi è tendenza alla rorazione del capo e dello sguardo verso destra. Le pupille appaiono più midriatiche e poco reagenti ai vari ~timoli. l\'on sono comparsi segni di p:uesi evidente a carico dei nervi cranici. L'arto superiore destro si presenta in evidente flessione nel gomito; è comparso nel tale arto una marcata contrattura muscolare, che oppone una notevole difficoltà all'esecuzione dei movimenti passivi di flessione e d i estensione. Quelli attivi sono aboliti. L'ipertonia è meno evidente, ma apprezzabile anche a carico degli arti inferiori (essi sono però in estensione) e a enrico Jell"arto superiore sinistro in atteggiamento di completo abba n dono. I movimenti atthi sono completamente aboliti in tali segmenti. Non esistono clonie


CONSIDERAZIONI SU UN CASO DI ENCEFALOPATIA

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muscolari, nè scosse fibrìllari. I riflessi tendinei appaiono sempre esagerati agli arti e specialmente a quelli inferiori (presenza costante del clono del piede e della rotula). O!tr'! a ciò il respiro è notevolmente alterato - talora tachipnea, talora a tipo di respiro periodico di Cheynes- Stockes - . 11 polso è piccolo, frequentissimo, ma ritmico. Assenza di rialzo termico. Non sono compar$i segni meningei. Verso le ore 3 del mattino successivo il paziente, che dalle ore 20 del 25 dicembre 1935 è entrato in stato comatoso, muore. Riassumendo quindi: si era presentato alla nostra osservazione una sindrome nervosa insorta acutamente in un soggetto giovane, privo di lesioni organiche clinicamente apprezzabili. Tali manifestazioni nervose erano state p.recedute da un complesso di fenomeni generali (febbre, cefalea intensa, conati di vomito, tremiti diffusi, scosse epilettoidi) seguiti a bre ve scadenza dal quadro clinico descritto a decorso rapido e mortale. Tutto ciò in un paziente giovane sicuramente luetico da un anno e nel corso di una cura arsenobenzolica condotta con la solita tecnica e con le classiche cautele.

La discussione diagnostico - differenziale, quando si tengano bene presenti le varie manifestazioni che abbiano riportato per esteso nella precedente esposizione, non offre grandi difficoltà. Il quadro nervoso osservato è sicuramente di natura cerebrale (nessun segno midollare comparve nel breve decorso della malattia), non localizzato ad una singola regione del cervello, ma diffuso, poichè, se i fatti nervosi prevalsero a destra, furono sicuramente presenti ed anche evidenti a sinistra e non colpirono un singolo arto, ma in modo più o meno grave gli arti inferiori e superiori. E non solo fu in prevalenza una lesione motoria (v. segni piramidali), perchè tutto il quadro nervoso presentato dal paziente (stato stuporoso fin dall'inizio, decadimento psichico pronunciato, disturbi della parola, etc.) esprime chiaramente la sofferenza grave dell'intera massa cerebrale (facies encefalitica). M eno colpite, per quanto si riferisce alle lesioni macroscopiche anatomo-patologiche, dovevano essere la zona corticale propriamente detta e le meningi, p-Jichè non comparvero mai segni apparenti di tali localizzazioni. L'ipertonia muscolare diffusa e la contrattura dell'arto superiore destro che accompagnò e fece seguito immediato all'insorgenza dei fatti paretici e di successiva paralisi, potevano essere imputabili alla presenza di lesioni localizzate in corrispondenza dei nuclei della base od anche a fatti di inondazione ventricolare, poichè sappiamo dalla Clinica con quanta frequenza in tali contigenze compaia tale fenomeno (paralisi con contrattura precoce). Ammessa una lesione nervosa diffusa cerebrale a decorso rapido, doveva per necessità di cose esserne ricercata l'eventuale causa determinante. Poichè non erano presenti nel nostro paziente lesioni renali e cardiache (embolie), nè vi erano stati traumatismi cranici anche di lieve entità, si potevano escludere tali cause ed anche con facilità in rapporto al quadro clinico (lesioni diffuse e non localizzate); e per l'assenza di fenomeni meningei, anche la semplice emorragia meningea e la più rara pachimeningite emorragica potevano parimente non essere ammesse. Ricordando che il soggetto in parola era un Juetico, poteva essere presa .in discussione una banale emorragia cerebr,tlt: causata da una lesione vasale che con grande freq~enza tale infezione pro6 -

Gìornal~ di m~àicina militar~.


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CO:-:SIDLRt\7.10>'1 SU

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CASO 01 F.NCEI't\LOPATIA :\RSENOBENZOLICA

voca. Ora, a parte il fatto che la sifilide del paziente era recente (se sono note le precocissime lesioni vasali prodotte dalla lue, sono anche rare !t: em orragie da rottura vasale in tale periodo) si poteva escludere tale cve nienza, per il fatto che per necessità di cose, in rapporto all'analisi minut:1 dell'obbiettività riscontrata, bisognava ammettere la possibilità di emorragie :nultiple localizzate in varie zone della massa encefalica, poichè se il quadro nervoso era più pronunziato a destra, era pur presente e bene evidente anche a sinistra. Comunque tale eventualità non andava messa del tutto in disparte. Ma a quale fattore deve essere imputabile il quadro febbrile che segnò l ' inizio della grave sindrome nervosa? Sicuramente non ad un fatto infettivo banale, sia pure così detto influenzale, del quale non vi erano elementi probativi (il paziente era stato in perfetta salute fino all'inizio della sindrome descritta); se esso fosse stato presente, non era improbabile ammettere tale possibilità (vedi frequenza dell'encefalite emorragica n elle forme così dette influenzali), dal momento che anche il quadro clinico osservato poteva rientrare per le sue caratteristiche in tale categoria. Poichè sfuggiva la causa di tale sindrome nervosa (emorragia diffusa cerebrale o encefalite), pur ammettendo che la sifilide poteva avere giocato da sola il ruolo più importante in tale malattia, poteva essere presa in considerazione anche la eventualità che la cura arsenobenzolica avesse provocato tali lesioni. Per non dilungarci ancora oltre su questo argomento, se si pensi a quan~o abbiamo riportato nella parte generale ed alla sintomatologia offerta dal paziente, non è difficile ammettere che tutta la sintomatologia poteva rientrare nel quadro di una grave intolleranza arsenobenzolica (apoplessia cerebrale). Jl reperto autopsico parziale dimostrò come vera tale possibilità diagnostica (encefalite emorragica diffusa specialmente ai nuclei della base ed alle m asse encefaliche vici niori; assenza di lesioni di flogosi meningea, di emorragia m eningea e di pachimeningite emorragica). Dopo aver esposto in brevi linee gli inconvenienti che si possono incontrare nella teropia arsenobenzolica della sifilide, anche quando H trattamento sia condotto con la solita tecnica e con oculatezza (fenomeni di intoiJeranza arsenicale in gcner:tle), gli AA. esaminano ed analizzano minut:tmente un caso clinico occorso alla comune osser vazione (encefalopatia arsenobenzolica in luetico). RIASSUNTO . -

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA, SANITÀ MILITARE M. W AGNER. Sul dovere giuridico eli sottoporsi a operazioni chirurgiche, secondo la nuova legislazione militare germanica. ((( Der Deutsche Militadirzt >>, n. 3, 1936). La riorganizzazione degli ordinamenti militari dd Reich ha messo in luce un'importante questione che va esamini)ta anche Jal punto di vista legale. Si sa che nelle ,·isite di rassegna un numero notevole di individui esaminati è giudicato idoneo soltanto condizionatamente, quantunque appaia evidente che un intervento operativo di lieve entità potrebbe apportare la idoneità ad incondizionato servizio. Da questa semplice constatazione sorge il problema se detto atto operativo si possa rendere legalmente obbligatorio oppur no, problema che non si può risolvere senza un'ampia discussione scientifica; tanto più che non esistono sentenze nè memorie giuridiche sull'argomento. Il dott. Wagner, che è un giurista e consigliere militare presso il Ministero della ,guerra, nella sua dotta dissertazione, prima di esaminare la questione dal punto di vista militare, si intrattiene diffusamente sulla posizione giuridica tlel medico operatore, sulla legalità o meno dell'atto operativo e della figura del paziente nel campo civile. EgU tiene a far notare le differenze di concezione che vi sono nella legislazione esistente fin dal tempo del Kaiser su questo argomento. In base :1 principi liberalistici, il consenso del l'interessato

avrebbe dovuto giustificare qualunque intervento oper:ltivo; però, secondo la Suprema Corte dell'1m pero, ciò era valevole quando si fosse trattato di cosidette operazioni semplici, che non comportassero rischio per l'incolumità del paziente. Se invece si trattJ\'a di gravi interventi, che conducevano a perdita di un arto, della facoltà visiva mono- o binoculare, a perdita dell'udito, ecc., allora il consenso dell'interessato non era sufficiente ad esimere il medico dal subire un procedimento pt:nale. Ma vi erano tuttavia delle scappatoie, dei cavilli giuridici, che permettevano al medico, il quale era libero di esercitare la sua professione in tutto il territorio del Reich, di arrecar~ una qualche lesione corporea con atti operativi chirurgici. Il terzo Reich, fin dalla primavera del 1933, con una soluzione semplice pose fine a questo deplorevole stato di cose; oggi il nuovo art. 226-a StGB, stabilisce che chiunque arrechi una lesione corporale, anche col consenso del paziente, agisce illegalmente solo quando il fatto urta contro i buoni costumi (die guten Sittcn). Inoltre, l'Ordine dei medici del Reich con sua ordinanza del 13 dicembre 1935 (RGBI. I, 1433) stabilisce, :~Ilo scopo di elevare la dignità morale del medico, che la professione sanitaria non è un mestiere; il medico, a differenza di quanto accadeva prima, non è chiamato al servizio del singolo individuo, ma di tutto il popolo. Egli riveste una carica pubblica. Poichè il medico è obbligato ad esercitare con coscienza la sua arte, egli procederà ad un :ltto operativo solo quando, secondo il suo onesto convincimenro, detto atto sia veramente necessario, ed il paziente abbia dato il suo consenso. Per quanto rigu:1rda il p:1ziente, la questione del dovere di sottoporsi ad un atto operativo, secondo i vecchi ordinamenti giuridici, non era affatto definita. Il diritto civile non riconosceva questo preciso dovere; la concezione liberale, anche al tempo del Kaiser, esitò a far posto al concetto del dovere di sottoporsi ad un intervento operativo, astrazione fatta del servizio militare. Nel campo militare invece, già fin dal tempo del Kaiscr, la questione era abbastanza chiara. Il regolamento sanitario di pace dell'Esercito come pure il regolamento


RI\'JSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

sanitario della Marina. affermavano in maniera tas~ativa il dovere per i soldati di subire un'operazione chirurgica; due premesse soltanto eran poste. L'atto operativo doveva, secondo il coscienzioso giudizio dell'ufficiale medico curante, condurre all'idoneità al servizio militare; si do,·e,·a trattare di operazione non grave. Dopo di che l'atto operativo veniva eseguito anche senza il consenso dci paziente. Che se poi il soldato si fosse opposto, egli era punibile secondo l'art. 92 del MStGb. La legittimità di tale ordine di subire un intervento operativo era pienamente riconosciuta dalla Corte suprema militare (Reichsmilitiirgericht). Questo punto di vista deve: essere anche oggi tenuto per fermo. Infatti, il soldato è posto in maniera così rigida al servizio dello Stato, che egli deve accettare tutte le necessità militari. Egli presta servizio militare « attivo », nell'adempimento del quale, secondo la concezione prussiana tedesca. egli deve offrire anche la vita. E ciò vale non soltanto in tempo di guerra ma anche 1n tempo di pace; quindi il sacrificio dell'incolumità corporale rientra fra i doveri del soldato in pace. In base a questa concezione non può dirsi che esista un'esagerazione nell'applicazione dei doveri militari se si richiede al soldato di sottoporsi a operazioni chirurgiche non gravi e tali da restituire la piena idoneità fisica. Si dovrebbe esigcrr. anche il dovere di sottoporsi a operazioni gravi e ad esito incerto per quanto riguarda il ripristino dell'idoneità fisica ? L'A. non è di questo parere, almeno per il tempo di pace, tenuto conto dell'abbon· danza di materiale umano esistente in Germania. Sotto questo aspetto non vi è alcuna sostanziale differenza tra quanto avveniva al tempo del Kaiser e gli attuali regolamenti. Ma che ne è di colui che. pur dovendo assolvere ad obblighi militari, non è ancora entrato in servizio attivo, cioè non è ancora soldato ? Secondo gli ordinamenti militari bismarkiani, come pure secondo quelli passati prussiani, colui che non era ancora entrato nell'esercito o che si trovava nella posizione di congedo, astrazione fatta di circostanze eccezionali (adunate di controllo, avviso di chiamata, limitazione del diritto di emigrazione), non si poteva inquadrare in nessun dovere militare specifico. Comunque un ordine di sottoporre questi individui cc non soldati » a operazioni chirurgiche per dar loro la piena efficenza fisica, non avrebbe avuta alcuna base giuridica. Anche quando, al tempo del Kaiser, un riscrvista avesse ricevuto T'ordine di sottoporsi ad un atto ope· rativo, quest'ordine sarebbe stato illegale, e pertanto non v'era obbligo alcuno aJl'obbedienza. · Secondo l'ordinamento militare del terzo Reich, le cose stanno diversamente: chi è sottoposto al dovere militare presta sempre servizio militare, o attivo o in congedo. Egli deve esercitare una dj queste due funzioni, e non è permesso starne al di fuori. Esiste un puro dovere militare di ordine generale; chiunque, per il fatto stesso che si trova in servizio militare, compie il suo dovere militare. Non si può più ammettere l'esistenza di un <.lovere militare «latente ». Per conseguenza, l'enorme progresso portaro dalla concezione hitleriana consiste prima di tutto nel fatto che la cc posizione di congedo», dallo stato di « <.lisponibilità l>, come era prima, è stata trasformata in cc posizione di servizio». Il dinamismo di questa trasformazione appare chiaro, anche per il fatto che oggi ogni uomo tedesco, al suo 19° anno, entra nel servizio militare, e da questo istante egli è militare in congedo. E ciò, a differenza di prima, avviene automa· ticamente. L'A .. ricordando che per sua natura la legislazione militare è antigiuridica (unjurùti.<t;hes), dice che non si può fare un'esauriente esposizione di tutte le singole funzion i che, sotto il concetto di scr\"izio militare, rientrano nella c• posizione di con· gedo » . Si tratta di una nuova creazione; le necessità militari son quelle che decidono. Dal punto di vista militare dunque il servizio militare nella posizione di congedo non de,·e limitarsi a ciò che la legge a questo proposito ricorda, ma deve anche portare all'obbligo dell'atto operati,·o, eseguito allo scopo di accrescere l'efficienza fi~ica di ogni singolo uomo in Germania. Non si può negare che vi è in ciò un prepotente ampliamentO della concezione del do\"ere militare. Ma questa nuova concezione del dovere


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

militare totale, o meglio integrale, è stata posta dal Fuhrer Cancelliere come uno dei capisaldi per la riinascita delle forze militari del Reich. Il dovere militare integrale deve dunque costringere coloro che hanno obbligo di servizio militare, anche se in posizione di congedo, ad assoggctarsi all'atto operativo, affinchè una più alta efficienza fisica possa essere raggiunta. Poichè è data facoltà al Ministero della guerra di provvedere all'addestramento ed all'allenamento di quanti hanno obbligo di servizio militare, è inteso che questa facoltà si estende anche alla trasformazione delle possibilità fisiche di ogni singolo individuo, nel senso di un miglioramento. La differenza con quanto avveniva prima non consiste soltanto nell"ampliamento della concezione del dovere militare, ma soprattutto nell'ampliamento dei fini per i quali viene praticata l'operazione chirurgica. Infatti, se.condo la passata legge, lo scopo dell'atto operativo era il ripristino dell'idoneità fisica, che esisteva una volta ma che era andata perduta; oggi invece il fine è più vasto: si trana di creare per la prima volta con un intervento operativo un'idoneità fisica che non era mai esistita prima. REITANO.

Attesto degli aerosoli e velocità di passaggio dell'aria inspirata. Preparazione dei filtri: antiaerosoli. ( Gaz de Com ba t », luglio 1936).

L uciEN DAuTREBANDE cd Eo. DuMOULIN. -

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Il Dautrebande, di cui è ben nota l'autorità scientifica nel campo sperimentale e pratico della chimica di guerra, ha in collaborazione col Dumoulin pubblicato recentemente un importante lavoro sperim::ntale sulla capacità filtrante della maschera antigas di fronte agli aerosoli, soffermandosi a studiare l'influenza della quantità d'aria e della concentrazione in aerosoli sull'arresto di essi d:1 parte dei filtri. Con precedenti esperienze, le cui conclusioni furono già riprodotte nel nostro Giorn ale del luglio dello scorso anno, gli autori avevano dimostrato che per lo studio fisiologico e chimico della maschera antigas, era necessario distinguere accuratamente la quantità media dell'aria inspirata e la portata massima registrata ai! a lì ne dell'inspirazione. Ed avevano insistito sul fatto che presso un soggetto a riposo, per esempio seduto, d i cui l'aria inspirata nell'ora raggiunge 400 o 500 litri, la portata istantanea massima d'una inspirazione registra frequentemente un valore corrispondente a 1.800 o 2.000 litri-ora. St'" il medesimo soggetto pratica u n esercizio muscoUare agevolmente sopportabile durante 10 - IS minuti, e che richieda per esempio 500 ki logrammetri al minuto, la quantità media d 'aria inspirata per ogni ora raggiunge al più 2.000 litri, mentre che la quantità massima istantanea della fine dell'i nspirazione, durante tale sforzo, corrisponde ad un valore di 5.000 ad 8.ooo litri-ora. Conseguentemente gli AA. stessi ave· vano dimostrato quali gravi ripercussioni tali variazioni di velocità del l'aria inspirata possano avere sulla fisiologia respiratoria nel tempo stesso che sulb capacità neutraliz. zante delle scatole filtro delle maschere, pervenendo alla conclusione che, entro 1 soli limiti fisiologici di variazione del quantirati vo d'aria respiratoria, l'aumento della velocità di passaggio dell'aria inspirata attraverso la scatola filtro abbassa considerc\"Oimcnte la soglia di efficacia dei dispositivi filtranti e ne abbrevia la durata. Passando poi a trattare il tema propostosi, gli AA. hanno sucçessiv~qne nte preso in esame: a) l'influenza sulla permeabilità dei filtri delle ,·ariazioni della quantità d'aria per una data concentrazione di aerosol i; b) la necessità d'utilizzare delle grandi quantità di materiale per il riempimento dci filtri antiarsinici; c) l'individualità relativa dei filtri sottoposti al riempimento; d) l'arresto degli acrosoli animati da grande velocità


Jli\' ISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Ciascun:.1 p:.1rte dell'import:.lnte studio è illustratJ da numerose e dettagliate esperienze. di cui gli AA. riportano integralmente i dati sperimentali, esperienze in base alle quali essi sono pervenuti alle seguenti conclusioni: 1- Nell'estimazione delle c:.tpacità d'arresto dei filt ri amiarsinici è indispensabile di esaminare non solamente la concentrazione in aercsoli, ma soprattutto la velocità di cui è animata !"aria che attraversa il filtro. Per u na medesjma ~tmosfera, una scatola filtrante, negati\'a ad una determinata quantità d'aria, può diventare positiva agli acrosoli se si aumenta la portata ùel 10 ",, sol:lmcnte. 2. Filtri an tiarsinici, rispondenti ai requisiti previsti dai vari istituti di chimica di guerra, possono diventare molto rapidamente permeabili se si aumenta la quantit3 dell'aria nei soli limiti delle ''ariazioni fisiologiche dell 'aria inspirata allo stato di riposo. 3· - - E' tuttavia possibile mediante riempimento dei filtri per grandi portate d'ario d'aumentare la capacità d'arresto dei filtri antiarsinici, in modo tale che essi si dimostrano i,mpermeabili non solo a t.8oo o 2.000 litri-ora, ma anche a 5.000 litri-ora in presenz:t di concentrazioni in ;1erosoli che sorpassino 5 o 10 volte il valore prescritto. 4· - Tale risultato non è però mai raggiunto constantemente, se non quando <.iascun filtro antiarsinico è sottoposto ad un riempimemo individuale sotto ripetuti controlli. 5· - Se le superficie di filtrazione t: considere,·ole, è possibile e-ffettuare una col· matura efficace senza aumento notevo.lc della perdita di carica. E' dunque possibile: riempire dei filtri antiarsinici senza che tale opernione comporti per chi porta la maschera uno sforzo respiratorio supplementare. 6. - E' nondimeno indispensabile conservare ai fìllri anti <usinici una perdita di carica il più debole possibile. Infatti più questa è considere,·ole, più aumenta !a quantità istantanea massima dell':uia inspirata, ciò che determina un più facile passaggio di particelle solide. D'altronde un accrescimento della perdita di carica induce faciL mente uno stato di btica il cui ;>rincipale effetto è di aumentare la quantità ist:.tntanea massima dell'aria inspirata, di favorire conseguentememe il passaggio imprevisto di ae rosoli e di creare un circolo vizioso terribile, che può portare alla permeabilità di un filtro già di chiarato soddisfacente dopo i più severi esami di collaudo. MAGRO!\ E.

A. Fru~tEL. - Influenza delle varie sorti di volo sul sistema circolatorio. ((( Polski Przegbd Medie. Lotniczej )) 1 Rok. V; n. t. Varsavia). L'A., d irettore dd Centro di studi medici per l'aviazione di Varsavia, esamina l'influenza della professione di aviatore su la funzione dei vari organi e in partico'are sul sistema circolatorio. _ Esamrna 117 aviatori (39 piloti da caccia, 63 piloti notturni, 15 piloti d'alta quota) uei quadri dell'aviazione polacca, con osserva zioni del cuore, polso, pressione prima e dopo il vo lo. Arri\'a a queste conclusioni: Un breve volo di c:ttcia no n produce che lieve accelerazione del polso c aumento della pressio ne sistolica. Un lu ngo volo di caccia produce actelerazione del polso e abbassamento della pressione sistolica. Il vo!o di notte bre\'e non prod uce alcuna m odificazio ne; quello di lunga duratJ, come il volo ad alta quota. con le opportune sistemazio ni di bordo, rallenta il polso ed ahhnssa la prcs~ione sistolica. 1'\es~una oscillazione nella pressione diastolica. RAFFOl'E.


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Osservazioni del medico d'aviazione sulle discese con paracadute (« Polski Przeglad Medie. Lotniczej u, Rok. V; n. 1).

WOJCIK . -

La discesa con paracadute fa parte del programma di istruzione nelle scuole di pilotaggio in Polonia. Gli allievi vengono dotati di un paracadute dorsale cd uno sacralc, per maggior sicurezza. Il lancio si effettua con tempo calmo, a velocità di vento non superiore a 5 m/sec. a paracadute chiuso, da quota 8oo m., da un pluriposto. Gli allievi sono prima istruiti dal medico sui metodi per evitare danni, c, allo scopo di dimi nuire l'emozione, ognuno assiste al ripiegamento del proprio paracadute. E' rarissima la non apertura di esso; nel 1936, due soli casi finora, dovuti sempre alla insufficiente tirata della cordicella. In tal caso gli allievi ha nno sempre atterrato utilizzando il secondo paracadute, con atterraggio discreto. Nell'atterraggio su alberi sono registrate lesioni dello ~~heletro degli arti inferiori: 38 su 288, specie lussazione dell'astragalo e in prevalenza il destro, gonartrosi novite trau-. matica, frattura del tarso; rare le commozioni cerebrali. Per ovviare alle lesioni dell'asuagalo, l'A. ha fasciato il tallone con bende di tela; con tale sistema di protezione ha constatato 21 lesioni su 210 atterraggi ( 10 ~{. ) . In caso di rottura per squarcio del paracadute la velocità è sensibilmente aumentata e nell'atterraggio si sono verificate solo contusioni. Per quanto riguarda la scuola dei paracadutisti l'A. propone: mesi est i vi ed ore pomeridiane con aria più ~ceca, che favorirebbe l'apertura della tela; scelta del terreno molle; uso di apparecchi di protezione per le articolazioni, per il collo e i genitali; escludere i portatori di postumi di lesioni scheletriche o articolari degli arti inferiori. RAFFONE.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE R.

Conferenza sul trattamento della lebbra col bleu di metifene. (« Bull. Soc. path. exot. >>, T. 29, n. 4, 1936).

MoNTEL. -

Questo nuovo trattamento della lebbra, istituito da Montcl, ha avuto ,·asta eco nella stampa quotidiana che si è impadronita, purtroppo, dell'::~rgomento cd ha lanciato ai quattro venti l'annuncio << la lebbra debellata ! lJ, il '<miracolo bleu ! >>. T uttociò ha nuociutO molto al la serietà degli studi e del!.:: ricerche. L'A. ricorda la tecnica da adoperarsi : ogni due giorni iniezioni endovenose di una soluzione all'I: 100 di bleu di mctilene R. A. L. Spec. tindallizzata per tre giorni a so•, un'ora per volta. Le iniezioni sono fatte in serie di 18 o 24 con 20 giorni o un mese di intervallo per ogni serie. La dose minima utile ed efficace è di mezzo centigrammo per chilogramrna di peso· del m:Jiato. Si deve sempre sorpassarla, giungendo fino a 1 ctgr. per chilogramma nei malati tolleranti {soprattutto fanciulli). Si comincia con iniezioni di 5, 10, 15 eme. per saggiare la suscettibilità del paziente; le dosi curative sono sempre al disopra di 25 eme. per iniezione. L'impiego di dosi troppo deboli ha indotto taluni AA. a consideral e come inefficace il tratmmento col bleu di metilene. L'insufficienza renale o c.pa tica rappr~­ senta una precisa controindicazione all'uso del bleu di metikne. L'A. presenta delle fotografie di lebbrosi trattati col suo metodo; trattasi di individui malati non da lungo tempo, con lesioni circoscritte, cpn buonJ resistenza organica cd ancora in condizioni d i reagire agli stimoli medicamentosi. Si puè> fare l'obiezione che il miglioramento e l 'arresto delle lesioni sia spontaneo, come :tccade non di raro nella lebbra; ma sono troppo


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marcati i rapporti tra causa ed effeno puchè si possa parlare di miglioramenti spontanei. L'A. com·icne nell'affermazione che il bleu di m ctilene non guarisce la lebbra e non evita le recidive; ma anche le ncidtve risentono molto l'effetto vantaggioso del bìeu di metilene. I malati dapprima sono H<lti trattati col bleu di metil. solo; dopo avere constatato i buoni effetti di questo trattame nto . si istituisce la cura mista, bleu di metilene-chaulmoogra. Questo trattamento misto riesce sempre più eftìcace che quello praticato col solo bleu o col solo chaulmoogra; se l'azione del bleu è più rapida quella del chaulmoogra è più durevole. Per quanto riguarda la fissazione eletti,·a della sostanza colorante, si può alfermare che sono le lesioni intìltrati ve e soprattutto nodul:!ri che trattengono il bleu di metilene. Le lesioni tubercoloidi. le macule, i lepromi marginati a estensione c.:ntrifuga, i lcpromi papulosi lichenoidi n non prendono il colore ». Esiste realmente una relazione tra l'abbondanza tlei bacilli nelle lesioni e la quantità di colorante trattenuta. Le lesioni infiltrate. che contengono quantit:Ì enormi di bacilli, si colorano intensamente, mentre le macule. che non contengono quasi mai bacilli: non trattengono il colore. Questo fano aveva indotto l'A. a pensare che fossero realmente i bacilli specifici stessi che trattengono il colore. I la,·ori tli Marchoux e Chorine, di Lépine e Markianos, e di Lombardo (di Pisa), ne hanno data la dimostrazione. Nelle lesioni « imbianchite >>, che hanno perduto la facoltà di tr:m e nere il bleu, non si ritrovano più bacilli. Tutto fa pensare che la sostanza colorante agisce sia sul bacillo stesso attenuandone la vitalità, sia sul terreno, rinforzandone la resistenza. Dopo il trattamento col bleu infatù si osserva che i bacilli di Hansen sono granulosi. cocciformi, disintegrati, cianofili; questi prodotti vengono eliminati col pus nei lepromi foruncoloidi, come se l'organismo tendesse a sbarazzarsi di prodotti estranei. Sull'organismo la sensazione di benessere avverùta dai malaù, la scom· parsa o la diminuzione delle algie, il ritorno dell'appetito e del sonno, l'aumento del peso, stanno a testimoniare che è avvenuto realmente un miglioramento. L'azione eutrofìca del bleu di metilenc avviene per il tramite del sistema reticolcrendoteliale accrescendo la possi bilità della produzione di sostanze antigene e di anticorpi, aumentondo il potere fagocitario ? In base agli studi recenti sul sistema r. e. sembra assai probabile che, dal punto di vista generale, il bleu di mctilene agisca come un vero attivatore del suddetto sistema. Sarebbero molto utili le ricerche sulle modalità di reazione del sistema r. e. al bleu di metilene. Marchoux ha anche pensato che la colorazione vitale del bacillo di Hansen col bleu di m ctilene sensibilizzi il ge rme all'azione del chaulmoogra, che risulta così assai più efficace. Qualunque ipotesi si possa fare sul meccanismo di azwne del bleu di metilene, restano sempre i fatti clinici che dimostrano chiaramente l'importanza che questo colorante ha nel trattamento ti ella lebbra. Oal 1" novembre 1933 al r" gennaio 1936, l'A. ha esaminato 620 lebbrosi. A prescindere da 269, che non si sono più ripresentati dopo qualche g iorno, restano 35 1 malati che hanno seguito il trattamento per un periodo di tempo superiore a tre mesi. Questi pazienti sono stati curati dapprima col bleu di merilene solo, per giudicare l'azione del m edicamento, e in seguito anche col chaulmoogra. I risultati si possono compendiare così : Imbianchimenti clinici: 10,26 ~& ; Miglioramenti notevoli : 34,76 ?.~. ; Miglior:Jmenti: 45,87 'l{> ; Stazionari: 6.55 <y,, ; Aggravati: 1,42 " ,; Morti : I ,14 ~·. 1 • 1n tutti i malti, di cui si tratta, tranne uno, il Mycobacterium leprae è stato messo in c,·idenza o per mezzo di biop~ie o nel muco nasale. Segue un sommario di 15 o~ser­ vazioni cliniche, di cui talune sono state pubblicate in extenso in precedenza. REIHNO.

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J. TEssEUIL. - Contributo allo studio eziologico della linfangite endemica e dell'elefantiasi. (« Bull. Soc. path. exot. », T. 29, n. 4, 1930). Ndla linfangite e nell'elefantiasi che si osserva nella Guiana francese la filaria Bancrofti, secondo l'A., è fuori causa. Le emoculture praticate durante gli accessi febbrili, allo scopo di constatare se i germi piogeni (stafilococchi, streptococchi, ecc.) fossero i responsabili della malattia, sono rimaste costantemente sterili. L'A. allora ha voluto fare delle indagini mediante la reazione di Frei, nell'ipotesi che si avesse a che fare con un virus linfogranulomatoso. Sono descritti otto casi clinici di linfangite febbrile: inizio con brivido violento accompagnato da vomito ed alta temperatura (39,5°- 40"- 41 "), dopo qualche giorno la febbre scompare, lo stato generale si mantiene buono. Ma le crisi ritornano ad intenalli d i giorni, di settimane, di mesi, con esatta periodicità in ogni singolo caso. Per parecchi anni le crisi si ripetono e cessano talvolta nei pazienti affetti da cospicue elefantiasi. La causa provocatrice sfugge, ma non è raro che la crisi sia determinata da una piccola lesione di continuo della cute. L'antigene adoperato per la reazione di Frei è quello di Levaditi n. 872, inviato da Parigi a Caienna sulla fine del 1934. In sei individui affetti da elefantiasi delle gambe e in uno affetto da linfangite, la reazione di F rei è stata nettamente positiva solo in quest'ultimo caso. Da questo piccolo numero di reazioni l'A. non si crede autorizzato a venire ad una conclusione netta; delle ricerche assai più numerose si rendono necessarie. Sembra tuttavia assai probabile che l'agente eziologico della linfangite e dell'elefantiasi in Guiana, analogamente a quanto si sospetta per i casi europei, sia un virus assai vicino a quello di Nicolas e Favre. REITANO.

MEDICINA INTERNA HANS 2

REICHEL. - L'emocultwa nell'endocardite lenta. (« K linische Wochenschrift », maggio 1936, n. 18).

La discriminazione diagnostica dell'endocardite benigna reumatica dall'endocardite maligna o settica a volte è clinicamente possibile, specie se la lesione endocardica è fenomeno complicante di una sepsi generale (endocardite settica acuta). E' stata però in base ad osservazioni precise e numerose nettamente disti nta una forma di endocardite settica, in cui il focolaio primitivo dell'infezione non è dimostrabile, onde essa ci si dimostra, almeno apparentemente, primitiva: è l'::ndocardite lenta, determinata dallo streptococco viridans (Schottmuller), il cui riconoscimento diagnostico in base al solo esame clinico talora è particolarmente arduo e persino non possibile. Se a volte la concordanza e concorrenza di più sintomi (vizio cardiaco, febbre, anemia, tumore splenico, unghie a vetro d'orologio o dita a bacchetta di tamburo, velocità di sedimentazione accelerata, embolie, nefri te a focolaio, ecc.) rendono possibile clinicamente la diagnosi di essa, non è questa l'evenienza più frequente nella pratica clinica. Spesso ci troviamo di fronte a ~rati febbr ili non chiari in soggetti con \·izio di c u ore e la soluzione della questione se si tratta di un'endocardite benigna o di una malattia febbrile in un cardiopatico o di un'en<.locardite maligna lenta sulla base dei soli r ilievi clinici non è possibile, mentre per il medico essa ha importanza decisiva per la terapia e la prognosi. In tali casi la diagnosi può essere solo assicurata dalla dimostrazione di streptococchi nel sangue circolante mediante l'emocultura. Tale indagi ne anzi rende possibiìc


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RIVISTA lJELLA STAMPA MEDICA ITt\UANA E STR:\:'\IERA

la di:tgnosi prima che :~Itri sintomi siano presenti, quind1 in un periodo precoce della mal:mi:~. Ed in proposito l'A. riferisce un'osservazione nella quale l'emocultura fu praticata per sospetto di febbre tifoidc ed in,·cce dimostrò l'agente dell'endccardite lenta, lo streptococco ,·iriJans; poco dopo era d::~to osservare un'insufficienza aortica clinicamente eviJente. Circa la freyuenza della positivid dcfl'emocultura nell'endocardite lenta i dati sono quanto mai discordanti cd oscillano entro limiti molto ampi, cioè tra il 6 ed jJ 100 3;,, c.: gui ha senza dubbio gra nde importanza la capacitò tecnica di chi la ricerca esegue ed anche il periodo della malattia in cui essa si pratica. Nella clinica di Schottrni.iller i risultati positivi r::~ ~g iungono una media del 91.. ''i, e tale cifra a un d•presso è confermata òa altri. Ricerche dall'A. praticate nella prima clinica medica di Vienna, diretta da Eppinger, hanno dimostrato che in moìte m::~lattie interne: febbrili non è riuscita mai positiva la cultura d;ll sangue dello streptococco viridans ed il Lehmann, della clinica di Schottmuller, afferma decisamente, che in numerose e diligenti ricerche emoculturali in endocarditi reumatiche non si è mai potuto dirnostra~e la presenza di ~trtptococchi. D'altra p:lrte è no to che occasionalmente streptococchi possono trovarsi nel sangue, come rilevasi dalla dimostrazione di essi nel rene e nell'orina senza che vi sia un'endocardite. In tali casi però i ge rmt sono così rapidamente intercettati ed annientati dai poteri battericitli dd sangue. che la loro presenza in esso è tranSitoria e quasi sempre è negativa l'emocultura. La quale è invece positiva quando in grande quantità e permanentemente sono presenti i germi, contlizionì che si verificano quando l'accrescimento dì essi aniene entro le vie vasai i: endocartlite, processi tromboflebitici in vicinanza di lesioni infiammatorie, per esempio in una sepsi otogena quando vi è meningite o una trombosi del seno. Da tali considerazioni risulta b grande importanza dell'emocultura, la cui positività per lo streptococco virìdans permette di affermare con sicurezza la diagnosi di endocardite lenta, nella quale d'altronde l'emocultura è positiva quasi sempre, onde si può concludere che pochi reperti di laboratorio in medicina sono come questo tlecisivi diag nosticamente e prognosticamente. Di qui la necessità di perfezionare i metodi culturali ed in proposito l'A. dt:srrive una tecnica seg-uita nella prima clinica medica di Vienna, abbastanza semplice, onde ne è possibile l'esecuzione anche da parte del clinico poco addestrato nella tecnica batteriologica. In essa è data la preferenza al brodo semplice sul terreno solido all'~g:u sangue preconizz:no <.la Schottmiiller. Osservazioni riportate nel lavoro dimostrancJ che mentre l'emocultura risultava costantemente positiva in brodo, anche nella forte òiluizione di germi, era negativa su piastre con agar-san~ue. Ancora, con la tecnica d ell'A. consigliata, avvenendo la moltiplicazione dei germi attorno al coagulo di fibrina, che resta alla superficie del brodo, è più facilmente rilevabile la positìvità della ricerca, che va poi sempre confermata con ulteriori esami microscopici ed a nche biologici per l'accert;-t~nettto dello streptococco viridans. Il quale, secondo le constatazioni della maggioranza degli AA., cos1ituìsce l'agente parogeno specifico dell'endocardite m:~ligna lenra, confermando la concezione di Schottmi.iller, che l'etiologia e b nosografì:l Jcll\1ffezione per primo ha precisata. Ricerche però successh·e, ed importanti come quelle di Tremi della clinica medica di Roma. hanno dimostratO che anche altri streptococchi possono determinare l'affezione. i quali tutti hanno però la particolarità biologica di essere ancmolitici. Tale ri lievo è importante in qu:mto, entro tali limiti compresa l'etiologia de'Ila malattia, si rende possihilc la diagnosi <.li endocardite lenta mediante l'cmocultura ir. un m:~ggior numero di casi, che prima, in b:~~c a ll'esclusivismo etiologico dello streptococco viridans, ,·enivano cJi,·ersamenLc interpretati e ciò non sempre in concordanza col quadro dinico ed an:.nomo-patologico dell'affezione. R. o'ALE&SANDRO.


RJVISTA DF.tLA STAMI'A MEDIC,\ IT:\UANA E STR:\:--:IER.\

CHIRURGIA GENERALE

J. CoTnLOROA e EscARitAs. -

Considerazioni sulla diagnosi ed il trattamento delle ernie otturatorie strozzate. (« Journal Jc: Chirurgie: "• luglio 1936).

Gli AA., prenùcndo lo spunto da tre casi di ernia otturatOri:! strozzata venuti all:t loro osservazione, cercano di stabilire in modo più preciso, sulla scorta delle idee per· sonali, la diagnosi di questa affezione e !c vie d':~ccesso chirurgico. Per la diagnosi sono stati descritti dei segni cardinali (occlusione intestinale e segni otturatori, specie la tumefazione) c dei segni accessori. Essendo l'occlusione un sin tomo ingannatore pcrchè pone l'ir1dicazione operatoria ma non illumina :«ull'indicazione della via d'accesso, i soli sintomi che possono indirizz:lre sulla di:~gnosi sono quelli accessori, che. secondo gli AA., devono essere sempre ricercati e che consistono: a) nel dolore lungo l'otturatort: e che può irradiarsi fiuo al ginocchio: h) nd la posizione J d l'arto in flessione e rot:>zione esterna; c) nei segni \'Cri di localizzazione dati dalla pressione al disopra dd pube, dal dolure al riscontro vaginale e accessoriamente dalb pa'l pazione della regione otturatoria che permette di senttrc una tumefazione profonda t dolorosa. Circa il trattamento g li AA. sono d·avviso che, in presenza di un'ernia onuratcria strozzata ben diagnosticata, bisogn:1 ricorrere, fra i vari metodi consigliati, al la l:lpa ratomia c consigliano come · laparatomia dì scelta quella soprn-crurale in anestesia loc:~lc pere h è conduce direttamente e con il mi n imo di dann i sulla lesione e permette spesso di confermare la diagnosi e di togliere lo strozzamcnto. Tecnica. A) Primo tempo: addominale. Obbligatorio, in generale mffiàente. Anc· stesi a locale: 1° Incisione parallela e a due dita trasverse al dis<lpra dell'arc;1ta crurale, che, partendo ad un dito uasverso all'interno della spina iliaca amcrior-superiorc, ;lrri\'a al! un dito trasverso all'esterno del la spina pubica; e\'cntualmentc cd in c:~so d'insufficienza dcll'incisiom: sopra-crurale si fa anche l'incisione otturatoria; 2° incisione a strati fino allo spazio sotto-periLOncale; lc:gat ura dcll'epi~astrica; 3" incisione del pcritoneo, preferibi lmente verso l'esterno; 4" messa in luce c trattamento ddlc lesioni. B) T empo otturaturio. Eccezionale. Consiste: 1° incisione condotta lungo ìa cerda degli addutori cstendcntc~ì in :tito a 1· 2 cm. dalla branca orizzontale del pube c in hasso a guattro dita tra~vcrse al disotto; 2° passare nell'interstizio (ra la cor da dd medio adùuttore c il pettineo, m ettere un divaricatore sull'adduttore; 3" attraversa re o anche disinserire il pettineo. divaricando le rest:Jnti fibre: ne i soggetti magri, il foro otturamrio è là nel la profondità; 4" riduzione dell'ernia per via addominale e otturatoria, dopo :1penura del sacco. Il metodo, che è stato <1pplicato in tre casi, ha dato agli AA. Qttimi risult::ni. Completano il lavoro cinguc figure mustrati\·e ddb tecni r a.

Fl..OR Il) 1 .~. BRAULIO PEREZ.

- Ferite

oa lapis colorati. (u Re\·ista dc la sanid;~d milil'lr .. , g~·n·

n aio 1936). L'A. qualifica lo studio d ì gucstc ferite interessante inquantochè la w [n ·it3 di certe lesioni locali rendono necessario che il medico conosca questa classe d i ferite, nonchè i l loro tr;.ttamento.


RIVISTA OELL!\ STAMPA MEDICA ITALIANi\ E STRANIERA

L'A . accenna anzi tutto alla costituzione dei lapis colorati: la mina è costituita dall'eccipiente e dalle materie coloranti; mentre l'eccipiente è del tutto anodino, gli elememi che la formano (grafite, caolino, argille e gomme diverse) sono materie inerti . l coloranti sono derivati dall'anilina. Sono nocivi soltanto i coloranti basici, inquantochè gli acidi agiscono da stimolanti dci tessuti. I coloranti più usati sono il cristallo violetto, il cresile violetto. il violeno di genziana e l'azzurro di metilene. Il violetto di metile è quello che ha maggiore azione necrotizzante locale, mentre di minore potere è l'azzurro di mctilene; da ciò ~i comprende che la gravità maggiore o minore delle lesioni locali è in proporzione della qualità del colorante c della quantità della mina. L'A. ha studiato Jirettamcnte undici casi e fa rilevare che il luogo di elezione delle lesioni è in genere b mano, raramente la guancia cd il ginocchio. !\:ci giorni che seguono la pumura, nel pumo di emraLa del lapis, si nota una piccola soluzione di continuità circondata da un alone violacco di estcn~ione variabile; se il frammento della :nina rimane nel tessuto cellulare rilassato, come ad es. ne.lla faccia dorsale delle dita, si forma un piccolo tumore indolore, poco molesto, di colore violetto od azzurro che in seguito evolve lentame nte, alle volte in due o tre mesi, fistolizzandosi c nccrosando profondamente i tessuti. Quando invece la ferita avviene nel palmo della mano e delle dita, ove il tessuto cellulare è areolare, la lesione è molesta e molto dolorosa. La re~ione diventa sede in un edema azzurro-elas6co cd in questi casi il colorante necro6zza rapidamente il derma producendo un'escara. Eliminati i tessuti nccrosati rimane un'ukerazione dal bordo e dal fondo tinto dd colorante, la quale dà abbondante secrezione c tende alla cronicità. L'eliminazione del colorante dai tessuti è lenta potendo durare Yari mesi. Quali sintomi generali l'A. ha osservato malessere, cefalea, inappetenza e febbre. 1\1entre Ricshanl Ga~tcusmeister ~bbe ad osservare in un caso comparsa d'itterizia dopo un mese e mezzo dalla lesione, attribuita all'azione tossica generale del colorante, l'A., nei suoi undici casi, non ha constatato tali sintomi. Trattamento terapeutico: Il trattamento è essenzialmente chirurgico e tanto più efficace quanto più precoce. Tecnica: Anestesia locale, regionale o gener::de, a seconda della regione interessata e dell'estensione del processo. E' assolutamente necessario estrarre il frammento di matita cd estirpare i tessuti colorati. Se la ferita ha interessato una sinoviale è necessario estirpare quella sierosa in tutta l'estensione compromessa. Avendo la sicurezza di avere estratto il corpo estraneo ed estirpati i tessuti colorati si sutura per piani arrivando, così, ad otte nere una guarigione per prima intenzione. Qualora non si possa suturare perchè in presenza dt una lesione aperta, st possono ottenere guarigioni con balsamo del Perù. Se la feriw presenta un aspc.no atonico convtenc ncorrer.:: at raggi ultravioletti.

Fon.

RADIOLOGIA

v. .\·IAR:\C LIAI-'0, R. t \ GNOl.l , G. G. PALMIEIII, l. RANZI, G. M. REVICLIO, A. VALLEBONA. -

Trattato italiano di marconiterapia. (Nicola Zanichelli, editore, Bo:ogna.

L. 2o). E' un bel trattato scritto, cscl usiYamente in base ad esperienze personali , da AA. italiani, tutti ben noti per la loro apprezzata competenza in materia, i quali hanno il grande mcriro di esporre in modo chiaro, preciso e si ntetico quanto è nec'essario con <>5<:crc per procedere :1d un tratt:tntento ma rconiterapico.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI ANA E STRANIERA

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Pertanto questo Libro interessa non soltanto i medici specializzati in radiofisioterapia, ma tutti i medici in genere che vogliono fare della m arconiterapia. Gli AA. additano con sincerità non comune, senza trascendere in ipervalutaztoni dannose dei loro esperimenti, la portata c i limiti delle applicazioni marconiterapiche al giorno d'oggi, prospettando la più larga applicazione che il metodo avrà sicuramt:ntc in un avvenire non lontano, dopo perfezionamenti ulteriori che certamente non mancheranno. Dopo aver t rattato le basi fisiche della marconiterapia che utilizza onde di lung hezza va riabile dai 50 metri al centimetro (onde corte, ultracc•rtc e microonde) e che viene cosl denominata J onore e gloria del nostro Marconi che trO\'Ò la più geniale applicazione pratica dcii:: onde elettriche e che dettò per primo i principii fondame ntali degli apparecchi ad onde corte adoperati in :nedicina, gli AA. si occupano ampiamente della interpretazione fisica dell'azione biologica di queste onde. Azione biologica che sarebbe sopratutto in rapporto con il calore svolto dalla corrente nei corpi da essa attraversati. Come è noto una elevazione termica nell'organinno può essere ottenuta con Yari agenti fisici e chimici. Ma l'ipertermia ottenuta con la marconitcrapia ha il grande vantaggio di essere più rapida, più elevata, più uniformemente c più profondamente distribuita nei tessuti. T ale ipertermia esercita una benefica azione sull'organismo accelerando i fenomeni naturali di guarigione e trova applicazioni nelle più svariate molattic specie in alcune malattie nervose, nelle quali ha sostituito la malarioterapia. Vengono trattate, in fine, le varie modalità tecniche delle applicazioni marconite· rapichc: e delle loro applicazioni cliniche ai vari organi ed appa rati. E' un trattato che raccomandiamo caldamente ai medici specializzati e non specializzati, perchè ricco di contenuto scientifico e pratico e del quale i medici potranno profittare largamente nell'interesse dei loro pazienti. RtPARI.

NEURO-PSICHIA.TRIA FuMAROLA e MòcuE. Roma. L. 75).

La terapia nelle malattie nervose e mentali. (Ed. Pozzi,

E' questo il 49• volume della Collana Manuali del 11 Policlinico ''• edita con somma cura dalla benemerita Casa Luigi Pozzi in Roma. Il libro di 76o nitide pagine, con 4i figure intercalate nel testo, al quale hanno anche collaborato i proff. C. Enderle, D. Pisani, F. Sabatucci, è presentato da una prefazione d<.'! prof. Ugo Cerleni, direttore della clinica neuropsichiatrica della R. Università di R oma. La materia d ell'opera è divisa in due parti e un 'appendice. L:. parte generale tratta la tecnica e le indicazioni di alcu ni metodi di cura in neuro-psichi:.tria, la pireto-terapia, i mezzi fisici, la roentgen-terapia, il radium nelle loro :.pplicazioni in neuropatologia. la terapia generale delle malattie mentali, il ricm·ero e l'assistenza del psicopatico. Nella parte speciale è svolta la terapia delle malattie dell'encefalo e del midollo spinale. delle atrofie muscolari progressive e della mi:tstenia di Erb-Goldflam, delle molattie dci nervi periferici e del sistema nervoso vcget:nivo, e la terapia speciale delle malattie m entali. L'appendice contiene la terapia chirurgie:~ delle mal:mie del sistema nervoso. Questo trattato nasce sotto i migliori auspici. Il prof. Cerletti, nella prefazione. dà atto gli AA., i quali sono fra i più degni esponenti della clou:~ Scuola Romana, che il loro vol ume 11 esaurisce appieno ,, il ròmpito di riunire e illustrare :.nche nei parti-


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RI\'ISTA DELLA ST 1\.'viPA M EUICA ITALIANA E STRANJER:\

colari pratici, turte le indicazion i tcrapculiche applicabili nelle varie malattie nervose e mentali, colmando una g rave lacuna, secondo la ve.:chia e già abusata dizione che, però in q u c~to caso, « corrisponde ad una palese vaità 11 . Il senatore prof. Micheli dichiara che il libro è " veramente di somma utilità e o nora g r,mdementc la produzio ne scientifica del nostro Paese ''· Secondo il prof. FruglJni , " l'opera risulta nel suo msieme qu:.~mo mai unitaria e orga nica, origin :Jie nella sua concezione e moderna impostazione >>. A così au torevoli gi udi zi si vanno associando la stampa medica e i superiori ambienti di stuùio a mano a mano che l'ope.-a si diffonde ed è conosciuta. Siffatte favorevoli accoglienze sono in ragione dei meriti intrin seci del trattato c del la legittima sodJisfazione che, finalmente, suscitano in Italia i buoni libri nazionali d'insegnamento, i quali valgano sempre meglio ad affrancarci dalla penosa servitù straniera, che per u oppo tempo ha imperversato nelle nostre Scuole. Il particolare genere di terapia delle malattie nervose e mentali richieder~ per sè stesso una così diffusa Lrattazione. Siamo fortunatamente ben lontani dalla povertà terapeutica di un tempo in tale ordine di infermità e d'altra parte:: l' utile maneggio delle:: moJerne risorse curative richiede una m esse di nozion1 precise e ben radicate nelle ~cienze che le governano e nelle stesse ma nualità pratiche. TI prof. Cerletti nella prefazione molto opporrunamente rievoca la t radizione di '' onestà >J dd la vecchia Scuola roma na in fatto di terapia, e mai come ora può tornare acconcio un tale termine, non tanto nel senso corrente della parola, bensì per indicare l'imprescindibile dovere morale di una coscienza vigile su tuue le gravi responsabilità del medico verso il paziente, nello stabilir:o: piani di azioni terapeutiche. S,orrendo questo libro, pur così voluminoso, ci si accorge che non v'è 11ulla di superfluo: tutto appare indispensabile per l'oculato fine di giovare all'infermo, secondo gli scopi essenziali della nostra arte. Gli AA. dunque, non soitanto hanno raggi unta la loro mèta, ma hanno portato un contributo encomiabilissimo al r ifiorire del libro m edico italiano, dando ancora un esempio confortevole ed acquietante del come si sappia anche presso di noi e meglio che altrove, raccogliere e disciplinare, in testi di isuuzione e di co111sultazione, tutto il vasto difficile e comp.lesso materiale della moclerna Med ici na rnedicatrice, sì che il medico agisca con perfetta cognizione di causa, senza alcuna abdicazione di competenza, nella integrale visione dei suoi còmpiti e dei suoi doveri.

V. D. B.

Esiti immediati ed esiti lontani della malario-specificoterapia della paralisi progressiva. ( « Il Pisani >>, fase. 3, 1935).

V. M.

BuscAINO. -

In questa sua terza nota l'A. riprende in attento esame un gruppo di 38 paralitici trattati colla malarioterapia 6-7 anni prima e sui quali aveva già r iferito con pubblicnioni precedenti, rig uarda nti lo stato di quegli infermi a circa q uattro anni e mezzo e cinque anni e mezzo dal trattamento. Dal confronto fra gli esiti immediati e quelli sempre più lontani della terapia m3larica della paralisi progressiva emergono, in sintesi, i seguenti risultati: a 6-7 anni dalla cura (sempre, s'intende, associata: malaricoarse nobenzolica) il 58 % circa di quei paralitici era morto, il 18 °{. era indementito, il 19 % era tornato in buone condizioni lavorative ed il 5 o/., soltanto si conservava in o ttime condizioni, sì da potersi considerare guarito. In altri termini, solamente due di guei 38 paralitici persistevano nella guarigio ne clinica (mentre, subito dopo il traua.· me nto, fra migliorati e guariti si era ~uperata !a percentuale del 6o). L 'A. riporta, poi, i dati relativi aJ altri 19 paditici da lui malarizzati verso il 1930. Esiti imm'ediati: 8 miglioramenti e 3 g uarigioni cliniche; dopo circa cinq ue anni


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dalla cura: 5 soggetti erano in buone condizioni lavorative e 2 continuavano ad appa rire guariti. I nfine il Buscaino riassume tutti 1 dati esistenti nella letteratura italiana e straniera sulla persisten:za delle guarigioni e dei miglioramenti a più o meno grande distanza dalla malarizzazione. Se ne deduce che (su un totale di 1500 paralitici esaminati) la percentuale delle guarigioni è discesa dal 19 al 14,4 e quella dei miglioramenti dai 28,4 al 14,8 dopo - all'ingrosso - 6 o 7 anni dalla cura. Tali cifre, confrontate coi dait esistenti circa le guarigioni ed i miglioramenti dei paralitici nor. curati (le cui percentuali sono, rispettivamente, di 3,27 e di 2,7) depongono per l'utilità della mabrizzazione, ma questa cura resta, tuttavia, ancora insoddisfacente; e l'A. insiste sulla opportunità di potenziare l'ordinario trattamento chemioterapico di tutti i luctici mediante la piretoterapia e di intensificare, nei paralitici, dopo la malarizzazione, i trattamenti specifici, allo scopo di rendere più che sia possibile definitive le remissioni immediate che la malaria effettivamente determina, ma, purtroppo, in modo per lo più transitorio. Con tale intento l'A. ha fatto praticare da un suo allievo (il Leanz:l), ~ubito dopo la rnalarioterapia, un trattamento arsenoben:zol!co particolarmente intensivo sopra un gruppo di 11 paralitici recenti, mentre altri 28 infermi, anch'essi sorpresi nel primo anno dall'inizio clinico della paralisi progressiva, furono trattati col solito sistema maJario-specifico. Nel I 0 gruppo le remissioni immediate complete raggiunsero il go % dei casi; nel 2° gruppo furono solo dell 'u ·:~ . Risultati, invero, altamente lusinghieri, che se persisteranno e saranno confermati anche in seguito, consentiranno di considerare il lato prognostico della paralisi progressiva con assai maggiore ottimismo di quanto oon avvenga oggi in base alla comune cura malaria-specifica con dosi di arsenobenzoli relativamente modeste.

• •• Già due anni addietro ho uvuto modo di illustrare su questo Giomale (fase. VIII, agosto 1934) la precedente mppa di questi successivi e importanti controlli dei paraiùici malarizzati che il Prof. Buscaino va sistematicamente sviluppando. In tale occa,·ioTie mi sono particolarmetUe trattenuto sul lato terapeutù·o della questione, insistendo sui/a convenienza di istituire nei nosn·i Ospedali una razùmale profilassi de/la paralisi progressiva e accennando anche alle modalità relative che noti presentano affatto insormontabili difficoltà. Oggi non ritengo inutile fermarmi brevemente su di un altro lato del problema: it lato medico-legale che, per differenti considerazioni, è per noi forse anche più importante di quello terapeutico-preventivo. Le ricerche - personali e di altri AA. - che il Buscaino ha riassunto in tomo agli esiti lontani dei paralitici malarizzati di mostrano ormai chiaramente che le guai"/ gioni cliniche di m/i infermi vanno notevolmente diminuendo man mano che ci si allontana dall'epoca del tratmmento; di più, dimostrano che se questo trattamento ha prod otto una remissione totale della sintomatologia paralitica, tale remiuione tende a persistere, mentre in quei casi (a;sai più tmmerosi) in cui il benefizio della cura non è stato completo, i miglioramenti - anche a prima vista notevolissimi - sono sensibil· mente precari. (Questi risultati trovano una piena conferma i" un più recente lavoro dei Dott. A. Mari: cc Considerazioni sugli esiti lontani della malarioterapia nella par·alisi progressiva )), comparso nel 1 v fase. del vol. LX tJ 9 36) della Rivism sperimenta/t d i Freniatria). Ammesso ciò, quale dovrà essere il nostro giudizio sulla idoneità o meno a rias· sumere servizio di milimri paralitici malarizzati e apparentemente guariti? lo sono d'avviso che il triennio d'aspettativa che si concede agli ufficiali ammalati sia assolutamente insufficiente per vagliare il persistere di una guarigione della paralisi p r ogressiva, tanto più quando questa guarigione non appaia realmente completa, ma sia


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avvenuta con un deficit - sia pure minimo - dal punto di vista neurologico e, specialmente, psichico. In tali casi il soggetto potrà sembrare - ed anche essere - migliorato al punto da poter riprendere la pr·opria attività lavomtiva, ma (in base arzche alle citate st.ati.ctiche) una n'caduta, ed a breve distanza, dovrà riterursi più che probabile. E u si pensi alle improvvise e clamorose ripreJe della paralisi progressiva, non è chi non veda il grave rischio che correrebbe la collettività militare nel riassumere in servizio simili infermi puudo-guariti: danno direttamente proporzionale al grado rivestito dall'uf ficiaie. A maggior ragione si dovrà negare la riammùsùme ùz servizio di sottufficiali e simili per i quali il periodo di aspwativa ~ di uno o due anni al massimo. Concludendo, se la riammissione in servizio di militari paralitici anche apparenumentt guariti ~ stat4 quasi sempre respinta, i recenti studi del Prof. Buscaino (e dd Dott. Man) inducono ad essere anche più cauti in proposito, e ad emettere tassativi e categorici giudizi di pernumeme inidoneità ogni qual volta il soggetto presenti, sia pure iu minimo grado, qualche anomalia neuropsichica: india sicuro - allo stato attualt delle nostre conoscroze - che il processo paralitico, /ungi dall'essere effettivamente spento, ~ tuttavia latente e pronto a causa1·e delle ricadute anche gravissime. CARLO R rzzo.

OFTALMOLOGIA G. SALA. La cataratta endocrina. (<f Rassegna Italiana d'Oftalmologia )), marz~ aprile 1936-XIV). E' un interessante studio biomicroscopico del Sala cui dobbiamo, nella letteratura oftalmologica italiana, quel 11 Elementi di biomicroscopia oculare >> ass:.i utile a chi voglia compiere i primi difficili passi in questa branca ancor nuova della oftalmologia. L'A. premette che esistono sicuramente cataratte legate a disturbi endocrini, e che talvolta accade che il solo disturbo lenticolare sia rilevabile in soggetti nei quali la disfunzione endocrina non determina modificazioni d'indole generale chiaramen,te evidenti. Da ciò s'intuisce l'importanza che assume l'esame oculare in tali casi, specie se uomplctato dalla indagine bio microscopica . che può, da sola, svelare uno stato morboso altrimenti non evidente. Alaimo e Rubino avevano già riconosciuto che « non è necessario sia presente una malattia generale endocrina per poter parlare di cataratta endocrina, in quanto può benissimo essere la sola affezione lenticolare a spingerei a quelle indagini atte a svelare uno stato endocrinopatico latente >>. L'A. ha studiato tre casi, in due dci quali le lesioni lenticolari fecero individuare disturbi della sfera sessu:~le mentre nel terzo erano in rapporto con un gozzo parcnchimatoso, discutendone la genesi da alterato equilibrio tra gli ioni di Ca e quelli di K. Il lavoro è corredato di tre biomicrofotografìe -TESTA.

F. NASTRI. - La reazione di Kahn nel campo oftalmologico. (•c Bollettino d 'ùcu· listica >>, marzo 1936-XIV, p. 353). L'A. dopo aver ricordata la tecnica della reazione di Kahn e il largo uso di questo metodo per la siero- di:~gnosi della l uc nella medicina generale, passa a trattare il comportamento di questa re:1zionc nella sifilide oculare in rapporto alla siero-diagnosi di W assermann.


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L'A. ha praticato le due reazioni in oltre 6oo casi di affezionj oculari e tn altri con una eziologia luetica sospetta o addirittura da escludersi. La percenruale delle reazioni concordanti è stata del 78,2 %, e d ì questa il 18,1 % ha dato una posìtivìtà per le due reazioni nei casi di cheratite parenchimatosa, uveite, atrofia ottica primaria, mentre la maggioranza dei casi con reperti negativi concordanti è stata data -dalle cataratte, glaucomi, distacchi di retina. I casi discordanti sono st:oti del 21,8 %, e questa percentuale può ridursi all'8,8 % limitando la effettiva discordanza a quei reperti con una delle reazioni positiva e negativa, mentre negli altri casi discordanti la reazione di Wassermann è stata dubbia e la reazione di Kahn negativa (19,5 %) o l'inverso (9 %). U numero esiguo dei casi in cui la reazione di Wassermann è stata positiva rispetto alla Kahn (1,7 %) e la maggiore

percentuale (39 %) dci casi con Wassermann negativa c Kahn positiva, portano l'A. a concludere che la reazione di Kahn, già largamente usata nella medicina generale, debba essere presa in grande considerazione anche nell'oftalmologia, paral!elamente alla classica reazione di \Vassermann. PAPAG!'O.

G. WEJLL. - Le manifestazioni oculari della tubercolosi e loro trattamento nei sanatori. (« La Presse Médìcalc », marzo 1936-XIV). Se la localizzazione polmonare della tubercolosi è quella, che richiama l'interesse maggiore nella lotta contro la grave malattia, la conoscenza delle forme extrapolmonari della tubercolosi non è da trascurare e lo studio diligente le va sempre più precìsaado. Ncì congresso di oftalrnologia dì Madrid del 1933, furono dedicate tre relazioni alla tubercolosi oculare. Da tanto pigliando motivo il Prof. Weìll, della clinica oculistica dì Strasburgo, mette in rilievo della t.b.c. oculare le note cliniche ed anatomo patoiogiche, onde facilitare il giudizio diagnostico indispensabile per un'adatta terapi.!. con cui s1 possono conseguire risultati indtviduall e sociali ,·nspkui, rt=Stitu<-n,io ìndividut giovani all'attività lavorativa. La rubercolosi nell'occhio si localizza nel tratto uveale (iride, corpo ciliare, coroide), mentre è più rara nelle altre parti del globo (cornea, sderotica, congiuntiva, nervo ottico). Queste affezioni del tratto uveale (irìd<Kìcliti, irido-coroiditi, coroiditi) appaiono sia sotto forma di noduli che di infiammazione cronica diffusa e sono manifestazioni spesso recìdivanti e che possono far capo alla cecità. Le più disparate opinioni ne hanno finora dominato l'ezioiogia e dalla sifilide al re umatismo, alla dipendenza da un focolaio infettivo di origine dentale, amigdaloidco o intestinale, con varia fortuna hanno orientato la cura spesso a detrimento e danno del malato! La discriminazione dalle lesioni luetiche è ardua c talora si può giungere soltanto ad una diagnosi di probabilità e di presunzione. L'esame del malato, le reazioni sier<> logiche, la reazione alla tubercolina, l'indagine radiologica, l'attiva collaborazione dd tisiologo con l'oculista ed il radiologo è necessaria per quanto qualche volta neppure questa porta a risultati definitivi, tanto più pcrchè si osserva antagonismo fra la localizzazione polmonare e l'oculare, essendo questa r:J.ramente accompagnata da lesioni polmonari attive cd evolutive, anzi spesso solo si notano lesioni d iscrete delle ghiandole ilari. Le osservazioni anatomo-pato~ogiche non sono numerose e se presentano l'aspetto istologico del tubercolo, di rado permettono di scoprirvi il bacillo di Koch. Tuttavia, malgrado le difficoltà diagnostiche, vi è da tempo largo consenso in Svizzera, Austria, Germania e attualmente anche in Francia, nel ritenere che la grande maggioranza delle irid<Kicliti (dal 6o al 90 ~(. ) sono da mettere in rapporto con la rubercolosì, specie con la forma ghiandolare. Onde, qualunque sia la forma tubercolare i -

Giornale di medic-ina miliw.re.


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RIVLST:\ D E LLA STAMPA MEDI C A

IT,\LIA~A

E STRANIERA

(ghiandole ilari. del polmone, tubercolosi latente) che le sostiene, le irido-cicliti e le. coroiditi, in assenza di ogni manifestazione di sifilide e se necessario dopo un trattamento di prova col cianuro di mercurio, vanno ~ottoposte al trattamento generoso antitubercoìare. Senza entrare in dettaglio l'A. propone di ricorrere per questi malati al soggiorno all'aria libera ed in alta montagna. Le forme tubercolari dell'occhio forse perchè le mello conosciute nella loro giusta cziologiJ sono quelle che meno si sono giovate della cura sanatoriale, che sperimentata si è dimostrata eccellente. Va riconosciuto a M. Werdenberg (Da,·os) il merito di avere istituito il primo ~anatorio di altitudine per malattie oculari e <.li aver dimostrato con statistiche quello, che si può ottenere con la cura eli matica combinata al trattamento ocul.ue. E i risulati incoraggianti di Da,·os. sperimen tati nelle localizzazioni ocubri dai benefici ottenuti nella tubercolosi polmonare, devono incitare gli oculisti a sottoporre i loro malati alle cure sanatoriali di alta montagna e non so: tanto a queste, ma l'A. invita a sperimentare anche i sanatori marini dai risultati, che offrono nella tubercolosi extrapolmonare. La scarsa percentuale delle compiicazioni po!monari attive e bacillifere in questi pazienti (secondo b statistica di Davos soltanto il 2 ~.. dei tubercolosi oculari erano bacilliferi) rende poi necessario, anche per ragioni psichiche, di non !asciarli in contatto dei disseminatori di bacilli, ma di riunirli in padiglioni speciali sotto il controllo di un oculista, che abbia conoscenza anche del problema tubercolare. Difficoltà vi sono che, in considerazione dei buoni risultati, vanno superate con opportuna opera di propaganda presso i medici e di persuasione nei riguardi dei malati, che sofferenti solo d'occhi mal si adattano ad una cura sanatoriale: non potranno le Jiffìcoltà scoraggiare chi conosce la sorte di questi condan nati alla invalidità ed alla cecità. LAROVERE.

DERMO-SIFILOGRAFIA BosELLJNt. -

Chiarimenti sulla sifilide congenita. (" Athena >>, luglio 1936-Xl\').

L'A. premette che molte nozioni errate, che datano dal tempo in cui la clinica non aveva avuto ancora il controllo batteriologico-sperimentale-serologico, sono tuttora in campo e che quindi è neces~ario qualche rettifica, atta a fornire un'idea concreta sulla pratica lotta preventiva contro la sifilide classificata come ereditaria e che dovrebbe invece più esattamente definirsi congenita, perchè oggi viene respinta dai più la possibilità che uovo e nemasperma possano essere latori di virus. L'ovulo può soltanto prima della fecondazione contenere il virus, in quanto ne è invaso l'ovaio appartenente a madre luetica, ma è poco attendibile che esso, staccato dall'o\·aio ed errante nel lume delle tube o nella cavità uterina, possa essere invaso dal germe o di provenienza dalla madre stessa, se già infetta prima del eoncepimc:nto, o di provenienza di un uomo infetto, a mezzo dello sperma portatore del virus. Comunque l'ovulo, o nell'ipotesi che sia penetrato dal virus prima Ji staccarsi dall'ov:1io o dopo che si è staccato, non può rimanere intatto nelle sue qualità anatomofìsiologiche e non può quindi subire q uelle trasformazioni atte alla necessaria maturazione, perchè si compia la coniugazione delle due cellule germinative. Se ciò avvenisse si dovrebbe ,·eramente parlare di una trasmissione germinativa o,·ular~ del virus, ciò che è, se non impossibile, per lo meno estremamente eccezionale. Invece la trasmissione del virus al feto, per generalità di consensi, può verificarsi attraverso la placenta, quando la madre è sltata già contagiata prima del concepimento o contemporaneamente ad t·sso nei primi mesi della gravidanza.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

9II

Perchè l'infezione diaplacentare accada occorre però un periodo di tempo piuttosto lungo, necessario alla costituzione di determinate alterazioni placentarie, prima dalla parte materna e poi da quella fetale, che interessano il sistema vascolare c che culminano in una ipertrofia delle villosità coriali fino all'annullamento degli scambi gassosi e nutritivi fra la madre e il feto, donde la morte di questo per asfissia o per impedita nutrizione, a determinare la quale può concorrere anche la setticemia treponemica del feto. Ciò dà ragione del fatto che l'interruzione della gravidanza per sifilide non accade quasi mai prima del quinto mese, per quanto possano verificarsi, sia pure eccezionalmente, interruzioni più precoci ed anche durante la vita embrionale, in dipendenza forse di una maggiore attività del virus. Non si può escludere però che esse siano dovute anche ai ran cast di eredità germinativa, ammesso che questa possa verificarsi. Quando il prodotto del concepimento, terreno favorevolissimo all'attività del treponema per la deficienza di anticorpi, è affetto da sifilide, si osservano lesioni anatomiche al xoo % dci casi nelle parti materne e fetali della placenta con abbondanza di treponemt. Questo referto anatomo-batterico, che si ha anche in madri di feti sifilitici apparentemente sane, dimostra che tutte le madri di questi sono sifilitiche. Cade così la nota legge di Collcs che presupponeva l'eredità germinativa paterna e la possibilità di passaggio dal feto alla madre di corpi atti ad immunizzare passivamente la madre contro l'infezione. Mentre l'infezione nel figlio presuppone sempre l'infezione della m;ldre, viceversa da una madre luetica può venir un figlio sano, quando la madre rimane contagiata negli ultimi mesi della gravidanza, non essendovi il tempo per la determinazione delle lesioni placentari, indispensabili al passaggio del virus al feto. Il figlio di madre luetica, anche se nato sano non gode di alcuna immunità, come voleva la legge del Profeta, perchè l'imrnu.nizzazione umorale da madre infetta a figlio attraverso la placenta non esiste, come non esiste l'immunizzazione da figlio luetico a madre. La trasmissione dell'infezione dalla madre al figlio è più facile nel periodo secondario, in cui l'infezione ha carattere generale setticemico, ma va facendosi, mano a mano, meno facile e più mite nel periodo terziario, in cui l'infezione perde la ca.ratteristica delle manifestazioni multiple ed estese per comparire in circoscritti focolai. Quanto alla rrasmissione paterna diretta da padre a figlio, già ammessa da autorevoli sifilografi, è opinione generale ora che non sia possibile, o, al più, in casi estremamente rari, che devono essere circondati però da tutte le cautele diagnostiche. Rapporti di volume inconciliabili fra nemaspcrma e spirocheta fanno escludere tale possibilità e d'altra parte non è ancora dimostrata l'esistenza di un virus granular~ (l'esperienza ha dimostrato che sotto la forma lìltrabile il treponema non esiste) che potrebbe essere contenuto nella testa del nemaspcrma. Se il nemasperma non può costituire il veicolo del trcponema, salvo casi eccezionalissimi, si ammette però che lo sperma può essere latore del virus ed essere quindi mezzo di contagio per la madre. E' più facile ammettere tale mezzo di contagio, anzicht: la penetrazione del vtrus nell'ovulo (già staccato dall'ovaia) fecondabile o fecondato ed errante nel lume delle tube o entro la cavità uterina. E quindi nulla di eccezionale nell'ammettere che, contemporaneamente alla fecondazione si possa avere anche il contagio extra ovulare, a meno che il contagio non sia avvenuto prima del concepimento, o anche che il contagio possa avvenire dopo. L'A., dopo tale interessante esposizione, passa a rilevare alcuni dati sulla reazione di Wassermann nella madre e nel ·neonato.


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RIVISTA DELLA ST.\.MP.\ ME DICA ITALIA:-lA E STRA N IERA

Durante la gravida nza e fino al parto il saugue della madre pare possa avere una positività aspecifica, che può essere rapportata all'r-2 ~~ Quindi all'atto pratico una positività di reazione nella gravida e nella partorieme c<>nsen·a sempre un notc,·ole valore di sospetto fondato o di certezza di sifilide. Occorre però gr:wJe riserbo sul giudizio diagnostico perchè pare che la gravidanza inibisca la positività della reazione, r iò che è dimostrato dai fano che anche in periodo seconJario si possono avere risultati positivi soltanto nella metà dei casi. La positività della R. W. è costante in quasi tutte le madri di neonati prematuri o maturi sifilitici. a,·enti reazione positi,·a. Ma dopo il p:~no e coll'andare del tempo la positivit:ì scompare e si av,·era la latcnza scro~ogica. Può verificarsi che la R. W. sia positiva nella madre e negativa nel bambino, il q uale può essere sfuggito al contagio. In altri casi la reazione negativa nel figlio alla nascita può in seguito diventare positiva, quando l'infezione si verifica nell'ultimo periodo della gravidanza o all'atto del pano. La negatitività in tali casi corrisponde alla incubazione della infezione, come nel periodo primario della sifilide acquisita. Ma la positi,·it:ì si rivela di poi quasi costantemente. Per cause non note può verificarsi che la madre presenti reazione negativa, anche quando il neonato è sifilitico clinicamente e scrologicamente, ma la positività può sempre riaffacciarsi. Può ancora verificarsi che madre e figlio presentino reazione negativa, ma ciò non esclude l'infezione, perchè la madre può trovarsi in un periodo di latenza spontanea dovuta a sifilide prcgressa, mentre il figlio, pur essendo infetto, si può trovare alla nascita ancora nel periodo di incubazione. L'A. conclude che, non ostante linee abb~stanza precise sui problemi della sifilide congenita, pure rimangano .molte ombre, a dileguare le quali occone un lavoro organico, paziente, sistematico e concorde dei sifilografi e degli ostetrici. CARLUCCI .

STOMATOLOGIA L. LEBOURG. - L'osteo-torio-nec:tosi tatcliva del masullarc. (« La Presse Médicale . n. 2r, rr marzo 1936). L'A. ritiene ormai definitivamente stabilita la possibilità di necros1 estensive dei mascellari consecutiva al trattamento prolungato col torio X. La denominazione di ostec>-necrosi-tardiva dei mascellari sembra che rispecchi bene il quadro patologico della malattia per l'analogia che essa presenta con l'ostec>-radio-necrosi tardiva dei mascellari. Diiatti in questa affezione non si tratta che di necrosi estensive ad evoluzione assai lenta, per cuj queste manifestaz.ioni possono essere divise in due tipi:

[n un primo gruppo di fatti si verifica una necrosi ossea dopo un banale incidente dentario. Dopo un'estrazione dentaria, fatta spesso senza la minima dirficoltà, non si ha la cicatrice dell'alveolo che a volte diventa la sede di un focolaio infiammatorio, nel quale, dopo qualche giorno o una ~ettimana, si rileva presenza di pus. Questa suppurazionc è poco :.tbbond:Jnte ma molto fetida e resiste a tutti i lavaggi alveola ri . Dopo molte settimane di questa evoluzione insidiosa c completamente indolore, la mucosa gengivale è distrutta e l'osso alveolare rimane scoperto. In un secondo gruppo di fatti la necrosi si stabilisce, dopo parecchio tempo, spontaneamente a Ji,·cllo di un punto dell'alveolo sdentato, ove1 senza ca4sa . appare n te,


RJVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

appare una tumefazione gengivale, poco o niente doloro~a e accompagnata solo da una mediocre reazione: di vicinanza. Dopo un periodo di tempo variabile, spesso di più setùma•le, la gengiva si ulcera e si ha scolo di pm e a poco, a poco, l'osso si ~copre. Queste due forme differenti dell'inizio del processo non tardano poi a raggiungere uno stesso grado di ulteriore evoluzione. A tal punto :si può seguire l'ulteriore progresso delle alterazioni anatomo- patol~r giche consistente nella estesa distruzione della gengiva: l'osso scoperto è di colorito grigiastro, presentando dei punti vitali e superfici rugose e porose, in modo da paragonarlo alla pietra pomice. Esso è fortemente aderente alla profondità per lungo tempo, e si stacca poi solo molto tardi; non tende a diventare sequestro e l'influenza dei lavaggi non ostacola la sua necrosi; nè all'intorno si wrifica alcuna formazione ossea nuova. Dopo l'eliminazione spontanea o chirurgica dell'osso necrosato il focolaio dell'infezione rimane vuoto, poichè si ha una vasta zona di osso totalmente e definitivamente distrutta senza speranza di alcuna riparazione spontanea. l denti che si trovano interessati con l'estensione della necrosi presentano fenomeni di mortificazione della polpa con mono-artrite, che spesso sono sed.i di accessi dolorosi ed infiammatori nel corso della lenta ed inesorabile e,·oluzione della necrosi. Dopo l'eliminazione dell'osso necrosato, la cicatrizzazione si cffetua nelle modalità normali, ma persistono reliquati estetici e funzionali considerevoli. 1 ali fenomeni di necrosi, senza perdere il loro carattere fondamentale di estrema lentezza e Ji progressiva estensione, si presentano con qualche differenza in ciascuno dei due mascellari. Questa osteo-torio-necrosi tardiva si manife~ta a volte dopo molti~simo tempo dal trattamento col torio X. Sembrerebbe che il medicamento radio-attivo avesse las.::iato, usato a dosi massive, nell'osso lesioni definitive che hanno prodotto una vera fragi lità ossea suscettibile di trasformarsi clinicamente, alla minima occasione, cvme l'A. ha dimostrato, in una frattura spontanea del femore ·o dell'omero che non si consolida mai; in una necrosi dell'osso del timpano o in una necrosi dci mascellari che guarisce solo dopo l'eliminazione totale e definitiva dell'osso. Dai fatti esposti risulta che per utilizzare l'azione benefica dd torio X nelle sue multiple indicazioni e nello stesso tempo evitare la possibilità di una necrosi ossea grave, l'A. consiglia di istituire le seguenti regole preventive : 1. Prima del trattamento: mettere la bocca in un perfetto stato di sanità; asportazione del tartaro; cura ed avulsioni necessarie dei denti malati. 2. Durante il trattamento: la somministrazione del torio X a dosi debol!.i non dovrà esser fatta per lungo tempo e a dosi forti la cura totale non deve sorpassare 4200 micro-grammi. L 'ammalato deve essere sorvegliato e si faranno ripetute conte dei globuli del sangue, in modo da cessare subito il trattamento appena si noterà una diminuizione sensibile degli eritrociti. 3· - Dopo i[ trattamento: disinfezione boccale; sorveglianza scrupolosa dei denti e degli apparecchi di protesi; interdizione assoluta di tutti gl'interventi anche benigni. ln casi di necrosi gli interventi devono anche essere limitati al minimo indispensabile. Le resezioni ossee e le estrazioni dentarie si faranno a seconda della progressione della necrosi . In alcuni casi può darsi che un atto operatorio preci5o sarà reso obbligatorio sia per sopprimere dolori violenti, sia per cercare di far finire infezioni sinusah o nasali suscettibili di grave evoluzione. Lo stato generale dovrà essere ~orvegliato attentamente. La vaccinazione antimicrobica polivalente si attuerà per lottare contro le manifestazioni infiammatorie. S. VITALE. - --':...."#/~;---


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI E L EN CO E SOMMAR I DEG LI ARGO M ENTI TRATTATI (Dai verbali pcrnnuU alla Dlruione Generale dl Saniti mi.Utart ndl'arosto l '13&-XIV)

BRESCIA + Sottotenente medico Gn;~EPPE GAVAZZENI: Pre_;utazione di alt·uni cast

di eritema euudativo polimorfo.

L'O. riferisce su tre casi di eritema essudativo polimorfo venuti sotto la sua osservazione nd reparto medico. AccennJ alle teorie più recenti sulla etiologia di que~ta dermatosi infiammatoria acuta e in special modo alla tubercolosi. Dopo aver trattato dell'anatomia patologica, del decorso clinico e della terapia iu genere, passa alla descrizione dei singoli casi. Nel primo di essi tranasi di forma grave ddb malattia, classico caso di eritema

polimorfo maligno, insorto in soggetto lucùco. Si sofferma sulla diagnosi differenziale colle manifestazioni cutanee a tipo eritematoso ed eritemato-vescicoloso del la lue, col pernfigo acuto fehbrile, colle dermatosi d:~ medicame11to. Passa poi a l secondo caso in cui la malattia si 111anifestò in modo benigno, in un malarico cronico. Nell'ultimo caso pure descrive una forma benigna di origi ne apparentemente reumatica, in un soggetto con anamnesi familiare tarata per la tubercolosi e le cui reazioni specifiche risultarono imensameme positive. Accenna poi alla terapia simomatica (a base di salicilici e di applicazioni caldoumide), che nei suoi pazienti portò rapida gua ri gione.

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M Il,. A N O • Capitano medico LEONARDO CARERJ: S?t uo auo di o,;r~omù:litt: pHmt· ltva cronica del femore.

T R l ES T E

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+ Primo capitano medico prof. ANG ELO ScARI'A :

La quarta malattta

vene1·ea. L'O., premesse poche nozioni d'indole storica, ha tllustrato a mpiamente la morfologia c l'evoluzione clinica della lesione iniziale c dell'adenopatia inguinale su b-acuta, mettendo in rilie,·o le particolarità di queste manifeswzioni non solo nei casi classi..:i a decorso ordinario, ma anche in quelli a decorso anomalo. H:1 poi messo in evidenza il valore, la tecnica. l'inter prct;;zione dell'intrade rmureazionc del Frei che oram:JE, per consensi quasi unanimi, è assu rta al grado di prova biologica allergica cutanea di sicuro ,·alore e specificità. Ha accennato anche agli altri metodi diagnostici complementari che sono però ancora nllo stalo sperimentale. Poi ha, in si ntesi, illustrato quanto vi s ia finora d i acquisito nel vasto c import:tntc problema eziologico dell'affezione morbosa e quan to invece vi sia di probativo soltanto. in rdnione ni ,·ari metodi sperime nt:~li seguiti per la ricerca dell'agente p:~togeno.


CONFEREKZE E DlMOSTRAZlOì':t CL.lNICHE ECC.

Dopo aver richiamato !':m e nzio ne sull"identità oggi ammessa tra l'affezione morbosa in esame ed il cosidetto bubbone climatico dei paesi caidi, h:t ricordato come anche il cosidetto sifiloma ane>-rettale del Fournier e l'estiomcne siano attualmente considerate soltamo varietà di sede c di decorso della yuarta mJiattia \·e nerea. H a concluso con l'analizzare i vari metodi di cura, sia di indole generale che locale.

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T OR l N O • Tenente medico prof. MARIO G tA:-~o·m: Le lesioni da sci.

L'O. analizza le cause più frequenti dci traumatismi da ~c i ; rileva l'impor tanza della velocità per la gravi tà de'Ile cadute e di determinate manovre legate alla tecmca dello sci per la frequnza di certe fra tture. Riporta alcuni dati di recenti statistiche italiane e slraniere dai quali risulta la preva lenza delle lesioni degli arti infe riori c tra queste la maggior freguenza delle distorsioni delle articolazioni del ginocchio e delb tibie>-astragalica e, tra le fratture, la percentuak elevata di fratture isolate del malleolo esterno. Seguendo un criterio anatomico, descrive le lesioni più frequenti del capo (lesioni del bulbo oculare e ferite lacer<rcontusc del volto) e del tronco (contusioni toraciche e fratture costali); accenna ai casi eccezionali di contusione dell'addome con lesione di organi interni ed a qualche caso di frattura della colonna vertebralc. T ra le lesioni dell'arto superiore riferisce sulle lussazioni della ~palla , sulle fratture spiroidi dell'omero, su quelle da iperflessione delle ossa deli'ayambraccio, sulle fratture di Colles e infine sulle fratture per torsione dei metacarpei . Prima di passare in rassegna !e lesioni dell'arto inferiore ricorda le fratture per

strappamento della spina iliaca anteriore-inferiore nei saltatori. Riporta un caso di lussazione iliaca dell'anca osservata in un soldato sciatore. Raggruppa le fratture del femore che si osservano negli sciatori, in fratture diafisarie pet torsione (le più frequenti), fratture per ip::-rfkssionc (dei saltatori) e fratture per strappamento. Dopo aver parlato delle distorsioni del ginocchio, rico rda i casi no n frequenti di lesioni meniscaJi e di rottura dei legamenti crociati. Descrive le fratture spiroidi della tibia e del perone da considerarsi come caratteristiche di questo sport; presenta tre casi di fratture spiroidi, uno del terzo superio re, uno del terzo medio c uno del terzo inferiore, osservati in quell'ospedale militare. Dopo aver parlato delle distorsioni bimalle::obri, si sofferma sull;~ patogenesi e sulla sintomatologia della frattura isolata del malleolo esterno, che l'O. ritiene dovuta a un movimento forzato di torsione; presenta quatlro casi di t:lle frattura. Accenna in fine alle difficoltà del trasporto dci traumatizzati in alta montagna, sul ne\'aio o sul ghiacciaio e al sistema di barella montata su sci proposta dal capitano medico Cultrone, che ha dato i migliori risultati (v. fascicolo ma rzo 1934 di questo Giornale).


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Nella Direzione di Sanità militare dell'Africa Orientale . Italiana Il maggiore generale medico FERDINANDO MARTOCLIO nello scorso agosto ha lasciata la direzione di sanità dell'Intendenza dell'Africa Or ientale, da lui con tanto onore tmntcrrottamente tenu ta, lìn dal maggio 1935, per tutto il periodo preparatorio e per tutta la durata della vittoriosa campagna. Le benemerenze riconosciute al generale Martoglio nell'adempimento dei suoi a lti còmpiti, sono specificate nella incisiva motivazione della sua promozione per meriti eccezionali, di cui abbiamo avuto il piacere di dar notizia nel precedente fascicolo e che torna a vanto di tutto il Corpo Sanitario militare. Egli aveva già acquisito in Africa, in lunghi periodi della sua carriera, una vasta esperienza coloniale con una notevole attività scientifica e organizzati\ a, proprio ne! campo igienico profilattico di sua matura 5pecializzazione. Posto a capo delle ingenti Forze sanitarie del glorioso Corpo di spedizione, seppe ottenere il massimo rendimento dagli uomini e dai mezzi con sagace e perspicace compe!enza. sì che il Servizio Sat1Ìtario rispose in pteno, in ogni ci"·ostanza, a tutte le esigenze. E nessuno ignora come fossero gravi e molteplici queste esigenze, per un esercito di mezzo milione di uomini operanti "in remote terre inospiti, fra le insidie dei contagi e nelle anersità del clima. Il generale Martoglio è degnamente sostituito dal colonnello medico MI.URl Zl O B:EDEI che alla direzione di sanità del fronte somalo, ha grandemente contribuito al meraviglioso successo sanitario nella conquista dell'Impero.

Corsi allievi ufficiali di complemento del Corpo sanitario Secondo disposizioni contenute nella circolare n. 699 Giornale Militare del 27 agosto c. a., disp. 47•, il 1" febbraio 1937, presso la Scuola eli applicazione di Sanità militare, in Firenze, avranno luogo i seguenti corsi: a) corso per allievi ufficiali medici di complemento. Il numero dei posti per tali allie1·i è di 78o; b) corso per allievi ufficiali chimici-farmacisti di complemento. Il numero dci posti per detti allievi è di 120. Ciascun corso avrà la durata di cinque mesi, e, quindi, terminerà alla data del 30 g1ugno. Presso il reggi mento d'artiglieria di divisione di fanteria, a Firenze, sarà svolto un corso di equitazione, al quale dovranno prendere parte gli aspiranti allievi ufficiali medici, che abbiano i requisiti fisici per le armi a cavallo. , Nella circolare, ed in annesso manifesto, sono specificate le condizioni e le modalità per l'ammissione ai suddetti corsi. Il termine utile per la presentazione delle domande scade il 30 novembre p. v.

Arruolamento volontario di militari specializzati nella Sanità Militare· Secondo disposizioni e con le norme contenute nella circolare n. 701 (con annesso manifesto) Giornale Militare del 27 agosto c. a., disp. 47", è aperto nel R. Esercito un arruolamento volontario di specializzati Per quanto concerne la Sanità Militare sono stabiliti i seguenti corsi di specializzazione: Corso per n. So conduttori di caldaie a vapore. - Alla t• comp. di sanità. Corso presso il rcgg. ferrovieri, T oRINO.


NOTIZIE

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Corso per n. 10 aiutanti radiologi e di gabinetto batteriologico. - Alla 3"' comp. di sanità. Corso presso l'ospedale mil. di MILANO. Corso per n. IO aiutanti radiologi e di gabinetto batteriologico. Alla 4a comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di VERONA. Corso per n. IO aiutanti radiologi e di gabinetto batteriologico. Alla 7" comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di FIRENZE. Corso per n. IO aiutanti radiologi e di gabinetto batteriologico. - All'8~ comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di RoMA. Cor:.o per n. IO aiutanti radiologi e di gabinetto batteriologico. - Alla w• comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di NAPOLI. Corso per o. 10 aiutanti radiologi e di gabinetto batteriologico. - Alla 12" comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di PALERMO. Corso per n. 10 aiutanti odontotecnici. - Alla Ia comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di ToRINO. _Corso per n. 10 aiutanti odontotecnici. - Alla 3.. comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di MILANO. Corso per n. IO aiutanti odontotecnici. - Alla 7• comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di FIRENZE. Corso per n. IO aiutanti odontotecnici. - All'83 comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di Row. Corso per n. IO aiutanti odontotecnici. - Alla 9.. comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di BARI. Corso _per n : 20 infermieri. Alla 2 3 comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di .ALESSANDRIA. Alla 3"' com p. di sanità. Corso presso l'ospedale Corso per n. 20 infermieri. militare di MILANO. . ' Corso presso l'ospedale Corso per n. 20 infermieri. Alla 4" com p. di sanlta. militare di VERONA. Corso per n. 20 infermic:.ri. - Alla I I ' comp. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di U DINE. Corso per n. 20 infermieri. Alla 6• com p. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di BoLOGNA. Corso per n. 20 infermieri. Alla 7" com p. di sanità. Corso presso l'ospedale militare di FIRENZE. All'8• com p. di sanità. Corso presso l'ospedale Corso per n. 20 infermieri. militare di RoMA. . ' Corso presso l'ospedale Alla IO" com p. di samta. Corso per n. 20 infermieri. militare di NAPOLI. . ' Corso presso l'ospedale Alla J2" com p. di sanna. Corso per o. 20 infermieri. m ilitare di PALERMO. Corso per o. 20 infermieri. -Alla 13" com p. sanità. Corso presso l'ospedale militare di CAGLIARI. I corsi, eminentemente pratici, della durata di 4 mesi, avranno inizio il giorno 1°

novembre 1936-XIV e si svolgeranno secondo norme direttive ùate ù:Jlla Direzione

generale di Sanità Militare.

Caricamento del 14 Nucleo Chirurgico , modello 1935 Come si annuncia con circolare n. 634 Giornale Militar~ del I3 agosto, dalla Direzione generale dj Sanità militare è stato pubbljcato lo «Specchio n. 16. - Caricamento àel Nucl~o Chirurgica modello 1935 », edizione 1936-XIV, prezzo L. 4·


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NOTIZIE

La pubblicazione, di circa 40 pagine, consta di 7 capitoli. Dal primo capitolo riponiamo i seguenti dati generali: « Il nucleo chirurgico è una unità mobile da campo a finalità esclusivamente chirurgica. " E' formato Ja un 'autovettura a carrozzeria chiusa destinata a contenere e trasportare tutti i materiali che ne costituiscono la dotazione, riunita in colli. « La vettura vuota del suo carico può servire come camera oscura per lo sviluppo delle lastre radiografiche, quando non si voglia all'uopo adoperare l'apposita tenda nera. « Il nucleo s'impianta rapidamente nel giro di poche ore ed entra in funzione per e\entuali interventi solamente su feriti intrasportabili (addominali, emorragici gravi, osteo articolari, ecc.). " Esplica la sua attività affiancandosi ad un ospedale da campo ed eventualmente al reparto carreggiato della sezione di sanità. «Può funzionare in zone pianeggianti, trasportato dall'autovettura, ed in zona montana, trasportando a soma i dive rsi materiali, ,c he all'uopo sono riu niti in colli perfettamente adatti al someggio. " Nel caso di funzionamento in montagna, se appoggiato ad un ospedale da campo per reggimento alpin,o, può servirsi dell'apparecchio radiologico di tale unità ed evitare così il trasporto del proprio apparecchio, per quanto questo possa facilmente someggiarsi. (( li materia le componente il nucleo pesa complessivamente kg. 1900 circa ed ha il volume di mc. 7 ». l capitoli successivi contengono il riepilogo degli oggetti da provvedersi all'atto della mobilitazione, l'indice alfabetico degli oggetti componenti il caricamento regolamentare, la tabella di disposizione degli oggetti contenuti nei colli, la tabella indicante il peso dei colli, la tabella indicante la ripartizione dei colli sui muli d;l salma, le tavole indicanti la sistemazione del materiale nell'autocarro per il trasporto.

Premio Riberi e ''Collana Medico-Militarett Comi! annunciammo nel fascicolo dello scorso gennaio, per il concorso al premio della <c Fondazione Riberi pro ufficiali medici del R. Esercito e della R . Marina ,,, bandito con circ.olare n. 673 Giornale M i/itare 1934 e scaduto il 31 dicembre 1935, pervennero in tempo utile alla Direzione generale di Sanità militare, tre memorie suJ tema stabilito per il concorso: La costituzione, secondo le attuali vedute, nei suoi rappm·ti

colla patogenesi della tubercolosi e col giudizio di dipendenza da causa di servizio. La Commissione giudicatrice, composta dal tenente generale medico Luigi Franchi, dai maggiori generali medicì Loreto Mazzetti, Alberto Santa Maria e dai colonnelli medici Gino Delogu, Paolo Modestini, ritenne meritevole del premio (L. 3000) la memoria compilata dal colonnello medico in ausiliaria della R. Marina GwsEPPE Rm.ANI!)O. La memoria premiata sarà pubblicata nel corrente mese di settembre, quale XXXI voiume della Collana Medico-Militare, e sarà distribuita in dono a tutti gli abbonati del nostro Giornale.

Disposizioni in materia di pensioni di guerra Con R. decreto-legge 9 luglio 1936 n. 1470 (Circ. 617 Giornale Militare 13 agosto, disp. 44~) sono state sancite, all'art. 1 , le seguenti disposizioni, con effetto dal 16 gen-

naio 1935-XIII: cc I

cittadini italiani, addetti a lavori direttamente eseguiti da Amministrazioni statali o da queste concessi in appalto in territori ove si svolgono operJZioni di guerra, che, per azioni belliche o per aggressioni o insidie di popui:Jzioni nemiche, riportino


NOTIZiE

ferite o lesioni, da cui sia derivata una invalidità as..:rivibilc ad una ddle otto categorie della tabella A annessa al R. decreto 12 luglio 1923, n. 1491, e, in caso di morte, i loro congiunti, hanno diritto di optare tra la pensione privilegiata di guerra e l'indennità che possa loro spettare in base alle norme vigenti in materia di assicurnione contro g li infortuni sul lavoro, ovvero in virçù di contratto. "Nel caso di opzione per la pensione privilegiata di guerra, l'indennità d'infortunio ovvero l'indennità speuanre in virtù di contratto è devoluta a favore dell'Erario: qualora fosse stata già corrisposta. sarà detratta dalla pensione con le norme di cui al terzo comma dell'art. 71 del citato R. d ecreto 12 luglio 1923, n. 1491. << La pensione è liquidata sul grado di soldato "· l successivi articoli riguardano le pensioni indirette e le revisioni dei trattamento di pens1one.

Bollettino dd Corpo sanitario militare U fficiuli medici. TENENTI. 8AMONTE Enzo, 24 fant. -

r f:~nt.

Ufficiali chimici farmaàni. MAGGIORI. PEsSOLAKo Ange:o, istituto chimico farmaceutico militare. Genova. Dal Bollettino ufficiale, disp. 57", 20 agosto 1936-XIV.

Ospedale militare

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Ufficialt medici. MAG<;tORI. SuNSERI Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Palermo, cessando come sopra dal 23 luglio Igji-XIV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 58", 27 agosto 1936-XIV.

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Ufficiali medici. MAGGIORI. MoAURO Aurelio, di\'. fant. « Gavinana I " A. O. I. - Ospedale militare Chieti. RAco Giovanni, div. fant. « Gavinana I >• A. O. l. - Ospedale militare Livorno. PRIMI CAPITANI.

CtcAu M:1rio, 62° fant. (A. S. I.). - 3" art . .:orpo arm. BARBIERA Giuseppe, ospedale militare Trieste. - R. corpo truppe coloniali Eritrea, d'autorità, dal 7 agosto 1936-XIV. CAPITANI. ZICCHIERI Leone, 16" art. corpo arm. -

7" art. corpo arm.


NOTIZLE

TENENTI. T.noNE Anton io, 127° fant. -- 70" fant. GALLETTO Giacomo, 43° art. div. fant. - 19° art. div. fant. Dal Bollmino uffirialt', disp. 59", 3 settembre 1936-XIV.

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Ufficiati medià. CoLONNELLI. CAsTICLIOLA Orlando. - l n data 1 ° settembre 1936-XIV, è collocato tn ausiliaria, per età, con anzianità 2 febbraio 1930. VIII. TENENTI COLONNELLI CIACCIO Vito, ospedale militare Roma. In data 16 giugno 1936-XIV, rientra nei guadri, perchè cessa di appartenere R. corpo truppe coloniali Libia (Cirenaica) e destinato come sopra. MAGGIORI. Buc:uARI Giuseppe, 77" ospedale da campo (Eritrea).

Ospedale militare Torino.

PRIMI CAPITANI. Lo BIANCO Domenico, ospedale militare Roma, trattenuto m serv1z1o liiTÙtato. In data 12 Juglio 1936-XIV, richiamato in servizio effettivo. VIMERCATI Luigi, 31 16 ospedale da campo in A. O. - R. corpo truppe coloniali Somalia, dal 1° agosto 1936-XIV. BARBIERA Giuseppe, ospedale militare T rieste. - R. corpo trup.pe coloniali Eritrea, d'autorità , dal 7 agosto 1936-XIV. CAPI rANI. CF.R:-<JCJ.JARO Michele, 51" f:mteria. - ln data 28 maggio 1936-XIV, coibcato m asp!:ttaùva per infermità temporanee provenienù da cause di servizio, per sei mesi. PARUTA Gio\'anni, 1° art. div. celere. - 11 ° art. corpo armata. TENENTI. IAsCONE MAGLIERI Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - - Distretto Napoli. Cessando come sopra dal 3 giugno 1936-XIV. IASCO=-'E MAGLI ERI Giuseppe, distretto Napoli. - Lane. « Vittorio Emanuele II )).

Ufficiali fuori organico. MAGGIORI. T EO.ESCHI G iacomo, ministero finanze. - In data •6 agosto '935·X1II, richiamato i,n temporaneo servizio e disponibile per il ministero finan ze (commissione medica pe.ttsioni di guerra, Catanzaro). Dal Bolletti11o ufficiale , disp. 6oa, 10 settembre 1936-X IV.

Titoli di studio Con decreti del Ministero dell'Educazione Nazionale del 12 marzo e del 30 maggio c. a., al primo capitano medico PAoLo DE PAOLI e al capitano medico G JAMBAmsTA CAsTELLI è stata conferita l'abilitazione alla doccn7...a universitaria, rispetùvame.nte, in Ti.<iologia cd in Patologia e Jgie11e colo11iale.


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Conferenze cliniche c di scienze mediche tenute nella Scuola di appU~onc di Sanità militare di Firenze (Vol. XI) La Scuola di applicazione di Sanità militare ha curata l'edizione delle « C011fe~ renze Cliniche e di Scien:.:e Mediche )' colà tenutt• nell'anno accademico testè decorso. E' questo l'XI vol ume della serie già imponente di una preziosa collana, nelia quale anno per anno, questioni del più vivo interesse sono aggiornate da insignì Maestri delle Scuole universitarie italiane. Il libro di r8o pagine (L. 10), contiene le seguenti conferenze, dopo il discorso inaugurale dell'anno accademico pronunciato dal colonnello medico Jirettore, professor GwsEPPE GIORDANO e la prolusione del maggiore medico ALESSANDRo MALICE, insegnante titolare di traumatologia di guerra e chirurgia d'urgenza, su « ù ferite pro·

dotte dalle moderne armi da fuoco in gu~-ra n. Prof. G. PETRACNANI, Direttore generale della Sanità Pubblica: L'anafilassi nella

immunità. Prof. G. I ZAR, Direttore della Clinica Medica Generale della R. Università di Messina: Le metastasi amebiche. Prof. G. VERNONI, Direttore dell'Istituto di Patologia Generale della R. Università di Roma: Il tetano post-sierico. Revisione dei criteri diagnostici dei tetano. Prof. G. CHIARUGI, Emerito nella R. Università di Firenze: Progressi e problemi

dell'anatomia. Prof. G. CoRONEDI, Emerito nella R. Università di Firenze: Scienza farmacologica

di fronte al problema terapeutico del dolore. Prof. B. MoRPURco, Direttore dell'Istituto di Patologia Generale della R. Università di Torino: L'infiammazione sierosa. Prof. F . GALm, Direttore della Clinica Medica Generale della R. Università di Pisa: Uno ;guardo clinico a/Je nevrosi del cuore.

Conferenze di ocullstica tropicale Nei mesi di maggio e giugno scorsi, per invito del Preside della Facoltà Medica di Roma, il maggiore medico prof. Tmo,Aso SARNELLI, libero docente in Clinica Oculistica e in Patologia e Igiene Coloniale, ha svolto nella Clinica Oftalmica della R. Università di Roma una serie di tre conferenze sull'Oculistica tropicale. Nella prima di esse l'O. ha ddineato i fondamenti e gli aspetti di questa branca dell'Oftalmolo~:,ria, nuova per noi, ma che altrove, presso nazioni colonizzatrici più antiche, forma già oggetto di particolari insegnamenti e materia di speciali trattati. Nelle altre due riunioni il magg. Sarnelli si è intrattenuto in particolare su due capitoli di somma importanza per la patologia oculare delle Colonie e cioè sulle malattie oculari tla protozoi c da mctazoi.

IX Congresso internazionale di medicina e farmacia miUtare Nei giorni 8-14 maggio 193;~XV sarà tenuto a Bucarest il IX Congresso interna~ zionalc di medicina e farmacia militare, con i seguenti temi di relazione: 1) Organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario nelle operazioni combinate degli Eserciti e delle Marine. 2) Trasporto, ospedalizzazione e trattamento tlei feriti gassati. 3) Organizzazione e funzion:~mento del Servizio chirurgico presso le truppe: motorizzate. 4) Utilizzazione dei metodi colorimetrici d'analisi nei laboratori.


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5) Cii sdentJti nelle Forze Armate. Definizione. Trattamento. Apparecchi . U t ilizzazione in tempo di pace e in tempo di guerra. 6) Studio compar.~tivo sull'approvvigionamento in v1ven c sull'alimentazion e d ei malati e dei feriti in tempo di pace e in tempo di guerra.

Congresso internazionale di medicina dello sport (BerUoo 27-31 lur lio 193,-D V)

Questo Congres~o internazionale, il 2 ° che si sia svolto in occasione di Olimpiadi, presieduto da l dott. Mallwitz, è riuscito degno di nota per numero di partecipan ti come per numero di comunicazioni c relazioni. La materia è stata divisa in nove parti: 1° Ricambio, funzione circolatoria; 2 ° alimentazione, allenamento, igiene; 3° psicologia: 4" aeronautica; 5" organizzazioni medico-sportive; 6° educazione fisica per malati e convalescenti; 7" biometria; 8" problemi biologici e sociali; 9'' ostcopatie in rapporto agli sport. Un totale di 99 fra relazioni, correlazioni e comunicazioni 'arie, del l~ quali 7 appartenevano all'Italia. Tutti gli argomenti sono stati esposti in maniera completa, così da dare un quadro del punto cui è arri\'ata la materia, del ~uo valore nel campo civile e militare, di ciò che resta ancora da fare. Questo quadro, del resto, era stato sufficientemente tracciato dal Congresso internazionale di Torino del 1933, i cui « Atti )) testimoniano il notevole lavoro lino allora compiuto. All'inaugurazione erano presenti alte autorità dello Stato e par ticolarmente della Sanità Militare che molto si interessa a questi problemi. Lo scrivente portò il saluto della Sanità Militare italiana e dci nostri medici del lo sport. Le comunicazioni italiane sono state le seguenti : A. Dor-:Accto: lJ fenomeno di ostacolo m•//o sport. A. GuARINO: Ricerche eletrrocardiografiche negli .rportivi. Ricambio rc.<ptratono c

circolo periferico dopo sforzo 11egli sportivi. Pocct - LoNGOSTREVJ: Le specializzazioni j-portive e il loro allenamento. S. LENTINI: Il metodo biotipologico per una prepat·azione sportiva razio11ale. U. CASSTNTS: Il cuore dci militari atleti e non atleti (t-icerche morfologiche e funzionalr). U. C.ustNJs: La medicit:a dei/o .1port in Italia nell'ora attuale. La comunica7.ione sul cuore ha destato interesse pcrchè col metodo tridimensionale di Rcnedeni e Bollini si è venuti a conclusioni che modìhcano alquanto quelle finora ritenute come sicure e sulla base del le quali si sono dedotte erroneamente molte applicazioni pratiche. Esse saranno pubblicate su questo Giornale c perciò ci asteniamo dal parlarne più a lungo. Simili ricerche sono ora facilit:lle dall'applicazione in pratica del metodo cinecardiografico di Swrnpt, le cui dimostrazioni pratiche fatte ai congressisti sono state oltremodo suggcsti\'e. L'apparecchio è di facile applicazione a qualsiasi apparecchio raciiogr:Jiic:o, e lo ~tlldio r!&l cuore polr~ riuscire più e~:Jtto e rompleto che colle sole radiografie prese col metodo sopradetto. Questo impianto fu fatto nel villaggio olimpìonico che i congressisti visitarono a oltre 16 km. dallo stadio, nei bellissimi locali di una Scuola Militare do\'e i 5000 atleti convenuti a Berlino furono alloggiati, sor\'egliati, alimentati c curati. La direzione sanitaria del villaggio era stata affidata al maggiore medico dell'esercito, don. lbade r, addetto alla Scuola di educazione fisica di Tcplow, coadiuvato da quattro ufficiali medici c da parecchi sottuffìciali di sanità. Si è pro\'veduw così al pronto soccorso degli atleti infortunati nel villaggio du rante gli allenamenti, come alla cura degli infortuni di modica importanza e sopratutto alle ricerche


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scientifiche. Per la diagnosi e la cura furono impiantati diversi apparecchi radiologici, numerose lampade per raggi ultrarossi c ultravioletti, molti apparecchi di diatermia a onde corte: e due gabinetti odontoiatrici. Interessante, per la cura delle ucvriti e delle artralgie da fatica c reumatiche, l'impiego della camera a pressione con rapidi e ottimi risultati e del bagno caldo-freddo svedese. Le rict:rche scientifiche furono basate sull'esame antropometrico, cinemoradiogra· fico dd cuore, sulla deduzione del volume del polso con un nuovo apparato H ellighc, che dà contemporaneo tracciato dalla pressione e del polso, sull'esame elettrocardiografico, del volume del respiro e ricambio gassoso, con deduzione della gittata pulsatoria durante il lavoro; con un nuovo apparato Knipping modificato e completato di ergostato. Nello stesso locale dove era stato fatto l'i m pianto scicnti~ico erano sale in cui molti

atleti potevano continuare gli allcn:~mcnri. Mentre questo centro fu affidato alla Sanità Militare, altri due ne furono creati presso la Scuola superiore di Educazione Fisica e nello Stadio, e affidati a medici dell:l Sanità Pubblica ed a 6o medici-sportivi sotto la direzione, gli uni del dott. Conti, gli altri del dott. Ketterer, presidente della Federazione Germanica dci Medici Sporti,·i. Questi centri ebbero carattere prevalente di pronto ~occorso c cura per quanto q uello costituito presso la Scuola sia stato impiantato in edificio a sè c sia completo sotto ogni riguardo. Da notare in questo il sistema di massaggi in vasca sotto acqua calda con getti di acqua gradatamente più calda sotto pressione. Questo metodo di massaggio sembra rispondere molto meglio di tutti gli altri per il rapido ripristino dei muscoli affaticati. I congressisti furono poi condotti a visitare l'Istituto di terapia sportiva di Eichkamp. Tale è dh·enuta l'infermeria-laboratorio che fu impiantata a Garmisch per le olimpiadi invernali, grande edificio ora in muratura, riccamente dotato di ogni mezzo di ricerca e di cura che servirà di scuola per i medici sportivi. Ultima visita, la scuola di medicina politica di Alt-Rehsc, a 150 km. da Berlino, in mezzo a boschi e prati verdi su la riva di un lago delizi.oso; qui tutti i medici tedeschi, ad eccezione dci medici militari, debbono fare un corso di educazione politica ~ fisica, breve per i medici an ziani, più lungo per i medici giovani, perchè sieno bene orientati ad agire professionalmente c socialmente nell'ambito del nuovo sistema politico ed educativo tedesco. Argomenti scientifici dunque e visite molto interessanti che dimostrano come b Medicina dello Sport, sorta in Germania prima della grande guerra, sia colà in via di perfezionamento, inquadrandosi nell'esercito e nei diversi ambienti sociali, quale base del miglioramento delle qualità fisiche di tutto il popolo. Maggiore medico U. CAsmm.

IV Congresso della Stampa medica latina Presieduto dal Senatore Prof. Davide Giordano, dal 29 settembre al 3 ottobre, si svolge a Venezia il IV Congresso della Stampa Medica Latina con i seguenti temi di relazione: r) Storia della Stampa Medìca nei paesì latìnì. Rclatori: prof. T ricot- Royer (Belgio), prof. Laignel - La,astine (Francia), prof. A. Pazzim (Italia), prof. Da Silva Carvalho (Portogallo), prof. V. Hologa (Romania), dott. E. Noguera (Spagna). 2) Funzione sociale dellt1 SUimpa Medìca. Rdatori: prof. A. Le Sagc (Canad:ì), dott. T. Oliaro (Italia), prof. E. Coelho (Portogal1o).


NOTIZIE

3) Principi dtrettivi dell'imcgnamcnto medico r la pratica mcdzca nei paesi liltini. Rdatori: prof. H. Hartmann (Francia), prof. G. Perez (Italia), prof. Danidopolu e dott. I. Pavel (Romania). In occasione del Congresso, nei locali adiacenti alla biblioteca dell'Ospedale Civile, ove si tengono le sedute, è organizzata una Mostra della Stampa Medica Italiana alla quale ha aderito anche il nostro Giornale.

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Congresso medico sportivo invernale indetto dalla Società Medico-Chirurgica Bresciana Per accordi presi con la Direzione dell'Istituto Codivilla di Cortina d'Ampezzo, l':tbituale Congresso l nvern:tle Medico Sportivo indetto d:tlla Societl Medico -Chirurgic:1 Bresciana sul tema: Lo medicina e fil chirurgia telative allo sport dello sci e all'alpinismo di alta monttrgna, sarà tenuto nel prossimo gennaio 1937-XV a Cortina d'Ampezzo. Tutti i medici vi possono partecipare. Per il Congresso verranno concesse speciaU facilitazioni per il viaggio e per la permanenza in Cortina, sia per i Congressisti che per i loro familiari . La Segretc:ria del Congresso prega coloro che volessero intervenire, di inviare quanto prima la loro adesione e partecipare i titoli di eventuali loro comunicazioni, indiri zzando al segretario della Società Medico· Chirurgica Bresciana (R. Sassi, Spedali Civili, Brescia).

Nel 30° volume della grande Enciclopedia !Ulliana Treccani, di recenOSSlma pubblicazione, un largo spazio, di oltre tre fitte colonne, è riservato alla voce " San ir3 Militare l>, con una esposizione sintetica e chiara di tutta la organizzazione del Servizio Sanitario dell'Esercito, in pace e in guerra. Ne è autore il colonnello medico prof. Adolfo Paolini.

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NOSTRI . MORTI Il 17 luglio è morto, a Siena, il maggiore generale medico della nserva comm. prof. Luigi Rugani. F.ra nato a Cecina (Pisa) il 3 agosto 1868. Laure3tosi a Siena il 30 giugno 1~3. aveva militato nel Corpo Sanitario dal luglio del 1894 al gennaio del 1920. Aveva preso parte alle campagne d'Africa del 18~, di I.:ibia del 1913 e italoaustriaca del 1915. Negli anni accademici t891}- tll97 e 1901-1905 fu prima inseg_nante aggiunto di epidemiologia c batteriologia c poi :>ssistcnte ordinario al gabinetto di oto-rino-laringoiatria c odontologia presso la Scuola di applicazione di Sanità militare. Nel giugno del 1909 aveva conseguito, per titoli, la docenza in oto-rino-laringoiatria. della quale specialità fu cultore e autore di chiara fama . . .r-; . ;"

DireJtore rcspo11sabile: Dott. Lu1~~~HJ , tenente generale medico Redattore: D ott. prof. V I RCINIO D E l:lEJ(;{~aptNrs, tenente colonnello medico RLO

CATTAN~O,

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RIVISTE

MEDICHE

MILITARI.

ARGEl'o.'TI NA: REVISTA DE LA SANIDAD MILITAR. - lllinistero della guerra, Buenos Aires. Anno XXXV. aprii• 1936, Oribe: La tra$fu.sione del sans;ruc (tont iuua:rion~ t fine) . - Capizu.ao : Basi per In lotta anticancerosa nell'esercito. Dòoona ; Appendicite e tubercolosi cntero- pcr•roneulc. - Pe.rez : La itnmobili..zzazion e nei processi infiammatori ac.uti degli arti. - Brevi note Olflliche . •4miO XXXV, mnv,gio 1936. Caucliao : Ln blenorragia nell' esercito. Sua profilassi. - Carcia del Rio : E lettrocard iografia pratica.Callac c Cataldi : Pancreatite acuta emorragi e•. - f ranuoi : Le re•zi on i isoagglutinanti del sangue. - Brari oote mediche. BELGIO: ARCHJVES M €DICALES BELGES. - Direzione superiore del secvizio di sanità dell'esercito belga (Redazione: Osped•le militare di Ltetei). Fare. 7, lugliu - 8, a~QS/~ 1936 Spinoit : Alcune cons iderazioni •ulla rad iologi• polmonare (Fare. i). - Verriut : Tecnica dcll'oper•zione della cataratta (Fase. 8). - God.in : Le onde corte (Fasr. 8). - Bollettino ioternaaioaale (Fi>tc. 1 • 8). FRA<'ICIA: R.EVUE DU SERVICE DE SANtt MJLJTAIRE. - Direzione del servizio di soni ti, Ministero dello Guerra , Parigi Fase. l, lugli<J, tomo CV, 1936. Bellon : Nozioni nttuali •ulla patogcnesi, la profilassi c la cura del b~riberi. - Dutrey: Aspetto neurologico degJi orecchioni. - Bolziurer e Cosaerat: Un caso di scuiccmia da e uterococco. - Dobu.cquet: Pro ntuario di analisi gazometrica. Fare. Il , rnrorto, t muo CV. 1936. Cbaumc:t: Raggi X e fisioterapia nel l 'esercito. - Willemin : Tecnka dello locolizzazione d ei proiettili, in guerra. Jacob : La semeiolo~ia rad iogratica del piede. - Paitre : 11 1<enerale medico ispet~ore, Mignon (1354-1936). GERMANLA: DER DEUTSCHE MILJTARARzT. - Ri,·isu mensile per gli ufficiali della Snnit6 m ilitare dell 'ese~ cito, della marina e dell'aeronautica, Bureau der Medizinischen Referantcnbl~tter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. l V, luglio 1936. Scb.imidt e Tachienchke : Gli uflicinli m edici dell'esercito. - Obosorce: Il sig nificato delle ricerche radiologiche di contrasto ne ll a diAgnostica neurolcgica. Wirth : Lt!sioni d:' aggressivi chimici ndla guerra mondiale. - Clamaoa: Possibilità di lesioni ocu!ari da ra11ui sol~ri n<i \'O li ad alta quota. - Doale : Sguardo generai~ sui prOJrressi compi uti ne1 campo dc!l'epidemiologlo, della batteri ologia e d,:lla immunologia. Pi\I~AGUAY : REVISTA DE SANJDAD MILITAR. Giraduna de la Sanidad Militar, calle sargento Duré, 211, Asuncion. Fase. 16-71, aprile-mo~~io- 78- 79, J{iugno-luglio 19J6. Cqliardoae : Studio clinico e istopatologico su 100 co< i di appendiciti croniche (FnJe. 76-77). - Amaluna : A proposito della classificazione delle anemie (Fase. 7o- 7~) . - Andia • Alvarez: :-lotc sulla semciologia della memoria (Fau. 76-77). Cqliardone : La rnchiancstesiu nelle appendicectomie (Fase. 78 -79). POLO:',i!A: LEKARZ WOJSKOWY.- Organo degli ufficia li del Servizio •anitnno. Cen trum Wyszkolenia; Sani t . Gom<Jrilaska 4&5, Vanavi3. lV. Il, t ., giug,to- lV. 12, 15 J!ltlf(no 19:u.,. O.trowolri: Trattamento chirurgico delle caverne tub<·rcolari (N. Il ). - Zielinski, Pu•zkiewicz, Sluzyoski e Sa.n tariua : Sulla pleurite pu ntlenta (.V. l l). Sol<olowoki : Nuo"o metodo d'esqme radiobgico dell'articolazione dell'a':'c• e della porre <Pifisaria supe riore del femore (:V. 11). - Trnbicka: Ferita d'arma dà fuoco dei vasi cruralt . Sutura v..colarc (N. Il). - X...wryoowicz : Su1di anaerobi della gangrena gassosa (.V. 12). - Garbien: U c Causrth • in c hirurgia (zV. 12). - MaUoi&wia : Emorr<tRta sotto- nracnoide3 d'origine traumat ica (.\'. 12). - Poi : Esami proliminari della scnsibilir~ <.lell'occhto all'abba~:liam~nto con lo luce (N. 12). Jaoas: Le mod i!icazioni dell'acutezza vislva nei piloti dopo \"oli di coccia (N. l:!).- Wojcik: Ossen·aztone mt::d1ca concernente le discese con paracadute nella scuola di pilot•ggio (.V. 12). - Niedzwiraki 1 L'igiene dei saldatori nei parchi d'aviazione (N. l2). 1 ROMANIA: REVISTA SANITARA MILITAR;\. - Redazione e amministrazione: Ospedale Militare • Reaina Elisabet"' •, Bucarest. Fase. V, ""'!lllio 1936. Maestri rom eni dì neurol ogia e psichiatria. - Matinescu e OltM.Du : Suu·anatomia e fisioloJ,'!'ia del sis te ... ma extra- piramidale. - Noiea, Alam.a e Lopul•cu: I disturbi neuro-pstchici dn v3ccmo anti tifo·parn1ifico A.B. - Pau1ian e Bidriceuu : Condroma ossificanre extra-durale a liv~llo del rachide dor$alc inft!riorc con parap legja spastica consecutiva. Ara.ma. Biatrice.ano e Lupule.cu: t\ssodo»zionc di miclitc s:tlfiticn e di miel itc infettiva \li natura indetc.m'lioata. - Facoa 1 Cura dell•emicrania con l a ntles, o- terapia endo -nas~Je. - Noica, Arama . l'arvulucu e LupulNw 1 :-<uovi contributi :tlla pa!ogcnesi della malnttia di Oupuytren. - Obnria : Le amnesie pc» t cornsnozionnli. - Tomea:cu e Coatantioetcu : L '<'morrogia mcnin~ea nelln paralisi gener;~.lc. - Vlad: La balbuzie. - Drqane•w : L• funzione d~i lobi frontali. - Grioteocu : Contributi allo s tudto delle piante medicinali in Homania (continua;;:ione) . - Popucu: Il còmpito della chi mica nella difes a nazionale. - Stao llie e lonescu Stoian: A proposito della dete rsione dei gas di guerra. - Dracomir : ~tori• della farmacia militare tn Romania (conlinua;iont ).

SPAGNA: REVISTA DE SANJDAD MILITAR. - Pubblicazione mensile del Corpo sanitario m ilir•re, Madrid . Fase. V l , giugno 1936. Bianco 1 Conferenza del dott. Valladolid all';\ccademin di Sani ti< milit are.- Menuo: Azione dei gas dJ> combatriment o sulJ'organo della vista. - Saioz e Bermudez : OcpurazJone delle acque nei d1vcrsi repan_i del fronte. - 0.1 Rio 1 Sintomatologia tipica c a tipico dell'ulcera gastro- duodenale. Fase. V II, lu~lio 1936 Pastor : Glorie della medicina militare spagnola: Oon Antonio H crn•ndez Morejòn.- Maté: Sulta prioflta della •coperta della circolazione del sangue. Goaules de Caoal.. : Cani d n guerra in generale e specialm ente per il ser-vizio S:lnitari o. BOLLE.TI'IHO DE FARMACIA MILITAR. - Rcdn?ione e amminit'tnu:ionc: F.mbujadon:s. 9S -- Mndr:-,i d. Fase. 162, g iugno 1936. Roldan : Agusun josé de Mest.re y R c'<lriQuez ( J~ Gil-1836), - Llanas Villac:ampa: Dalla organoterapi• aJJa ormonoterapin. - RiYu Coda.Y 1 Preunte e 8\' Vcmjre defl'armn chimica (c-otllr·nuaztout) . STATI UNITI: THE MIUTARY SURGEON: Army Medicai Museum and Library. Washington. V~/. LXXVIII, N . 5, maggio 19~6. Foa: Depurazione dell·acqua. al campo, con l'Jroclorit o di calcio - Maboney: Una revi s;one sr.erimc.n\31e dei conceui basilari delta profilassi della :>1tìlidc. - D~rr : l.. ' uhuno uHkiale mN.ill-'0 d~lla vecchia nave c lr onsides •. Creeawald: Le irritazioni projott~ d:" l fumo di sigarette. - Cairn•: L e za,..zarc del Forte Dupont ne llo Stato di D elaware. - Friedlaader: Il Corpo s.1nitarlo della riscn·a. - Reuonar: Il Dou. \\'tlliam Be:aumont.


TJpOGRAPIA RBGIONA.L.B ROM A 19!6-XlV


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/fU88l/CAl/OKE MENSILE

Anno LXXXIV • Fase. X OTTOBRE 1936-XIV

GIORNALE DI

MEDICINA. MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


SOMMARIO. CnmnJiaffJ

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lA rtltnt<me militau o/ .Y.\Tl/ Comz:rn•o nazionol• di tWIOPtd:a t traumatolotia. - Mqlialo : Tnt• tarnento delle fratture es po)tt nella prauca di guerra

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LEZIONI E CONFERENZE: PaatoDi . Caataa.i . -

r. 'imporronzo dtlla banerioloRia ed il posto che le spetta nell a medicina militare Ooagnos tlcn it:dllna Jella $tfihde. ~uovi c o ntributi teorici e pratici

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931 937

MEMORIE ORIGINALI : Franchi. - ~ull'ulcera tropicale . • . . . . . • • . . . • . , . • • Calabrò. - Hkerche 3perimontoli e ronsidernzioni su Il' antigene ti fico , Vi • di F elix. Ferro· Luu.i e Rosi. - <.:ontrihuto alla nosojlrafia dell'l hrrarino. Prime note di patol~gi; su lla re~;ione del Gara M ullara Lemmi. - Morbo del Tembton ~

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975 981

CASISTICA CLINICA : Cutellaneta. -Due C3$i di lei sh maniosi cutanea ( • bottone d'n ri•nte •) fra militari in Liguria Palad.i.a.o. - A proposuo di tre casi d1 rottura sottocut nnca del m. reno anteriore de.l femore

Pq.

983 992

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: "-"reuivi chimici. La prott::iott• dtgli apprm.t:igionamenti alinrtnttJTi e011tro l!ii - L. D. • • • • Amputazione dei rroui MfDMDti di arto. L • - s<,tto ant)/tJia ton .. infiltrtU. ior~t mauioo ad anello •· - DA~IBRI:-1 . . ' . . . . ' . ' . ' ' • . . . . . • Aoceoai freddi. L 'n•t n%a di l~trramotto ed i suoi d•rit:ati n.Jia cura ihgli - CAROSSI:-11 • Aviaziooe e Mn''Ì rio sanitario. - O UNWORT • • • . • • • • Bacillo di Whitmore. 11 maiale può " " " un portatore sono di - l - GIRARD . • , . • • • CIMratoc:oao . Su atcurrì rari casi di -complicati con cataraua '~"ilt 1 co" glaucoma crtmito semplice. - FIORe . . . . · · · · · • · · • · · • • llfieDe ••(L') militare oli' epoc a d.tla riconquista di Buda. - Hojj a . . . • , . Colera. 11 b<muiojago ntl trottamtnto d<i - P.-\SRICIIA, DE Moxn e O'Fl.\':-IN . lMiODi da •tterranio di veliYoli seou motora. - GIIZEZl'LI(O • Liquido ca.-.bro-apinale. Sagzio di fis iolo(/ia del - DtSERTORI , , . . • • • , • . • • • MediciJia militare. Corso di ripetizione nelle fo rmazioni sanitarie della 5• Diviaione dell'esercito sva zzero . . . . . . Nefrosi (Sulla) ipodoramica. - ROIILA:>D . . . , . . . . . . • . . • PDeumotoraee. I l - etmtr(J/attralt prwmrio di .IY!au ri~io Ascoli. Scritti raccolti dal Prof. F. Parodi. - SOCI E'T À LO~IUARDA J)J MEDICI:>.~ . . . . • . PolmoDite traumatica. Contributo olio Jturlio d t/la - ORI. AN DO. . , . , . Spumo raatro-iniMiiDale. Il solfato di bcn;edrina n.JJ., - M\'FRWN e RlTVO • TraUJDa e tumore dello •c:beletro. Rapporti f ra - DOlili-Tnon 1 • • • • • , • • Ulceruioai oon 'foDeree dei (eDitali meacbili. Co1111ibuto alla conotetnza delle - Ve--rUlli Uvto-parotite. A proposito dJ un caso di - TOULAST e MO~ARD · Veleni ed avveleuamenti. - RISI

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CUNICBE NEGU OSPEDAU Mll.JTARJ

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1012 1013 1005 11)1)8 •

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NOTIZIE l NOSTRI MORTI

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C ONDIZIONI DI

ABBONAMENTO .

L'abbonamento è onnuo e decorre dal r• gennaio al pre:no d i L . 3a (Eatero L. +4). Per gli u fficoali med ici e chirnici-famucisri del R. Esercito, in servizio ed iD congedo, il pra10 deU' abbonameniO è .ridott? a L, 24 anticipate. Per i soli ufficiali medici (dél l 'Esercito e della Marino), in qualunque posizione •i trovino, è ammeuo un abbonamento cumulativo al Giornale di .1-tt dieina 11-filitar• td agli A~~~tali di Medieirta Ntmal• • Colonia/• al prezzo di L . 45 annue. Il prezzo del $Upplemento contenente i Ruoli di tntzianitd del C()T/>0 ramltn'ÌO militar• è di L. IS, ridotto • L, 8 per i soli abbonati,

NORME PER I

COLLABORATORI.

Le opinioni manifestate da11li autori non impe1111ano la responsabilità del periodico. Agli au<ori sono orTerti gratuaamente so eStratti con copertina stampata. frontespizio, impaainat ura e numerazione s~ciale. Gli estraui rich1es ti in numero magaiort sono addebjtati a prezzo di coeto. Pe• dt~posi:tioni dtl Consiglio nazionale delle ricerche a ciascun lavoro deve essere unito un bnve autoriu•unto (non poO di 10 ri11he). Le spese per le ravole litOgrafiche, fotograliche, ecc., che accompa&'llassero le pubblicuiocù, aaoo a c:arico de~li autori . 1 manoscrtui non ai r~rtic-uilcono,


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO LXXXIV - N. 10

OTTOB RE 1936-XJV

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Il 7 ottobre c. a., raggiungendo il limite di età stabilito per il mio grado, lascio il servizio permanente effettivo, al quale ho dedicato circa 41 anni della mia vita. N el momento del commiato, rivolgo, con un cordiale saluto ed un augurio, il mio pensiero grato ai collaboratori, a tutti i fedeli abbonati e ai lettori di questo nostro Giornale che, fiero del suo passato glorioso, continua nella sua via ascensionale. Ringrazio il redattore, ten. colonnello medico De Bernardinis, per la feconda, attiva, preziosa collaborazione che mi ha continuamente data in questi anni della mia direzione. IL DIRETTORE TEN. GENERALE MEDICO

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LA RELAZIOI'\"E MILITARE AL XXVII CONGRESSO NAZIONALE DI ORTOPEDIA E TRAtJMATOLOGIA

TRATTAMENTO DELLE FRATTURE ESPOSTE NELLA PRATICA DI GUERRA Prof. Alfonso Magliulo, maggiore medico

Nei giorni 26 e 27 settembre s't: tenuto a Roma co1z la Presidenza del pro/. Riccardo Dalla Vedova, nella nuova sontuoJa sede della R. Clinica ortopedica alla Città Universitaria, il XXVII Congresso nazionale di Ortopedia e Traumatologia. Sul tema di relazione riguardante il Trattamento delle fratture esposte, hanno riferito i relatori ufficiali, dott. Giusto Filippi, dell'Istituto Rizzoli di Bologna, per quanto concerne la pratica civile e il maggiore medico prof. Alfonso Magliulo dell'ospedale militare di Firenze, nei riguardi della pratica di guerra. La relazione del maggiore Magliulo, già data alle stampe per gli Atti del Congresso, in un elegante volume di 160 pagine con numerose e chiare illustrazioni, contietze tutte le più moderne acquisizioni in argomento, nel campo scientifico, pratico e organizzativo. Il relatore ha ottenuto il più lusinghiero successo nella sua esposizione orale, seguìta con massima attenziotte dal folto pubblico dei congressisti, fra i quali erano chirurghi e traumatologi autorevolissimi delle Scuole italiane e illustri rappresentanti di quelle straniere. Sullo stesso tema di reiazione per la parte della cura delle fratture esposte nella pratica di guerra, sono .)·tate presentate e svolte importanti comunicazioni dei proff. Paolucci, Putti, generale medico Caccia, Camera, Ett01-re, AlhaneJe, Perricone, Rebaudi, Bay e altri, che si sono intrattenuti tanto sulla parte tecnica che sulla parte organizzativa dell'interessantissimo argomento. Sono stati esaminati i vari problemi concernenti il primo soccorso e il trattamento curativo, sia nei riguardi della ferita che della frattura, con t·iferimento ai criteri fondamentali da tenere it2 particolar modo presenti nelle condizioni dell'ambiente di guerra. Si è specialmwte discusso su quanto riguarda l'immobili.zzazio12e prot•visoria in prima linea e quella definitiva delle fratture ttelle formazioni sanitarie di primo e di sccond() sgombero. Quasi tutti gli O. hanno rilevato la necessità che i giovani siano istruiti tzei cor.ri universitari sulla particolare branca specializzata della chirurgia nella pratica di guerra. Riportiamo qui di .reguito u11 succinto riassunto della relazione del maggiore medico Magliulo con le relative conclusioni. Nel prossimo fascicolo riporteremo la comunicazio11e del generale medico Caccia.


TRATTAMENTO DELLE FRATTURE E~POSTE N ELL A PRATI CA DI GUERRA

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Tra i capitoli della chirurgia di guerra, riguardanti la cura delle varie lesioni prodotte dai diversi agenti vulneranti, quelle del trattamento delle fratture esposte è uno dei più importanti e nello stesso tempo il più vasto ed il più complesso per tutto un insieme di fattori rappresentati, oltrechè da pericolo dell'infezione e conseguenti complicazioni, dalle particolari con-

tingenze di ambiente, dalla relativa disponibilità e possibilità d'impiego dei mezzi più adeguati rispetto al numero ed alla gravità delle lesioni a carico dell'apparato scheletrico. Uno studio sui metodi di cura delle fratture esposte nella pratica di guerra non può essere esamiente senza prendere in esame i varii fattori che ne costituiscono quella fisonomia nosologica e contingenziale che la contro(.{t~{s~ distingue dalle fratture della pratica civile. Sono essi fattori basali e fondamentali che non si possono mettere da ~ ;:._-; parte senza vagliarne tutto il loro valore, per poter discriminare i vari concetti ))~ terapeutici e poterli impiegare nello stesso ambiente in cui vengono a deter- /.-Y; :~~0, minarsi le lesioni. C":(..;j':J iJ '. Sono appunto questi concetti basali e contingenziali che vanno studia~~~~\;{} ed esaminati nei loro particolari per poter dare un indirizzo più razionale '•f.;'~ che si adatti e si innesti a quello che logisticamente rappresenta l'organizza,::i:} zione bellica nei riguardi dei bisogni e delle loro possibilità per renderli

adeguati. Non è quindi solamente problema tecnico, ma anche fondamentalmente problema di organizzazione quello del trattamento delle fratture di guerra che, come per tutti gli altri feriti di altre lesioni, va dalla raccolta e dal primo soccorso alla cura definitiva del fratturato, attraverso le varie formazioni sanitarie, dalle più avanzate a quelle delle retrovie. Così egualmente va tenuto in massimo conto il tipo di guerra sia essa di posizione o di movimento ed in ciascun combattimento le varie fasi in rapporto al terreno, cioè di una guerra in pianura od in montagna. Da questi molteplici aspetti bisogna far dipendere tutte le provvidenze che vengono dalle .sollecitazioni di ordine tecnico, sia per il materiale che per il personale, allo scopo di ottenere risultati curativi più somiglianti a quelli che si otte11gono con mezzi regolari nella pratica civile e quindi dal punto di vista umanitario come anche da quello militare> ai fini del recupero degli effettivi di guerra. Il trattamento quindi delle fratture esposte in guerra, oltrechè essere il più complesso ed il pirù lungo, è anche il più difficile a realizzarsi. L 'accresciuta potenzialità dei moderni mezzi d'offesa, specie di artiglieria, ha aumentata la gravità e la varietà ddle lesioni a carico dello scheletro, che richiedono non solo competenza tecnica, ma anch e completa organizzazione con materiale vario ma razionale, da poter esser impiegato nei limiti di tempo e di luogo imposti dalle varie necessità di guerra, allo


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TR.\TT t\ME:'\TO DELLE fRAlTl:RE ESPOSTE l'ELLA PRATICA DI GUER RA

scopo non solo di !>alvaguardare la ,·ita del ferito, ma anche di ottenere la reintegrazio ne anatomica e la restaurazione funzionale della parte scheletrica lesa. Esso ha due obiettivi: quello della ferita e quello della frattura. L'uno c l'altro rivestono carattere d'urgenz::~, essendo la prima strettamente legata a determinati limiti <..li tempo utili per prevenire l'infezione, la seconda alla precocità dell'immobilizzazione dei frammenti nel momento più vicino al trauma, per ottenere una buona e regolare contenzione definitiva. D::~l ferimento fino a quando il fratturato non ha raggiunto la formazione sanitaria per il trattamento definitivo, intercede un periodo di cure provvisorie che deve essere, per quanto è possibile, ridotto al minimo indispensabile. fn tale periodo due condizioni devono prevalere: la immobilizzazione provvisoria e lo sgombero immediato. Sul campo di battaglia di regola sono gli apparecchi provvisori improvvisati che vengono impiegati, specie in una guerra di movimento. L·immobilizzazione provvisor_ia, fatta con apparecchi adatti, che assicurino una immobilizzazione immediata, razionale, deve incominciare al posto di medicazione di battaglione o reparto equivalente, dove l'assistenza tecnica è affidata a personale competente. Lo sgombero dal posto di medicazione di battaglione alla Sezione di Sanità, dev'esser fatto nel più breve tempo possibile, e, a seconda del terreno, con i mezzi più rapidi e più adatti. Alla Sezione di Sanità, organo prevalentemente di smistamento e di sgombero, dev'essere eseguita la revisione e la sistemazione degli apparecchi immobilizzanti provvisori male condizionati. Gli altri fratturati, se bene sistemati, debbono essere senz'altro e al più presto trasferiti, a seconda delle loro condizioni di gravità, negli ospedali specializzati per fratturati di Armata o della zona territoriale più vicini alla zona d'operazione. Nessun fratturato deve lasciare la Sezione di Sanità senza un'immobilizzazione provvisoria, razionale, completa. I fratturati di estrema urgenza (emorragia, chock, osteoarticolari gravissimi) vanno curati presso i nuclei chirurgici od ospedali chirurgici di prima linea ed eventualmente presso la Sezione di Sanità. Quelli di prima urgenza per i quali il trc1sporto a distanza comprometterebbe la vita del ferito, vanno ricoverati e curati negli ospedali avanzati, ancb'e~si specializzati per fratturati, del territorio del Corpo d'armata, collegati a quelli pure specializzati per fratturati del territorio nazionale, sui quali possono e~sere trasferiti in secondo tempo per la continuazione della cura. L 'astemioue da ogni trattamento chirurgico trova b sua indicazione nelle ferite a setone, prodotte da pallottole camiciate e da piccole schegge. Tutte le altre fratture esposte v::~nno operate.


TRATIAME!'\TO DELLE FRATTL'RE ESPOSTE NELI ..-\ PRATICA DI GL'ERRA

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Il trattamento chirur!!ico .profil:mico conservativo nelle fratture comminute, dev'essere eseguito nelle prime 12-14 ore, al massimo nelle prime 20 ore. Nelle fratture gravi della coscia, però, 1'in tervento chirurgico dev'esser molto precoce, per evitare Io sviluppo della gangrena gassosa. Nello sbrigliamento Jdle parti molli bisogna esser larghi per poter fare una esplorazione profonda della ferita. La scheggectomia primitiva è una necessità operatoria per scoprire ed esaminare il focolaio osseo. Essa deve essere misurata, utilitaria e nello stesso tempo completa, assicurando un buon drenaggio midollare senza compromettere gravemente la continuità dell'osso al punto da influire sull'avvenire funzionale dell'arto fratturato. Ncll'::1pplicazione del metodo della scheggectomia sottoperiostea primitiva, sia essa più o meno larga u parsimoniosa, deve prevalere il criterio e l'esperienza clinica nelle varie Circostanze cd a seconda dell'estensione e gravità della ferita. La sutura primitiva ed immediata è po!:sibile e rappresenta l'ideale del trattamento delle ferite in guerra. Essa però, può essere effettuata in determinati casi ed esige, oltre che la precocità dell'intervento nel periodo preinfettivo, un ambiente chirurgico conveniente, competenza tecnica, periodo di calma e di minore affluenza di feriti e la certez.za di poter continuare a sorvegliare la ferita. Il metodo quindi non può geueralizzarsi e bisogna essere prudenti, specie quando si è poco esperti. La sutura primitiva ritardata nelle fratture esposte è più sicura e tranquillizzante. L'osteosintesi primitiva non pu(> trovare indicazioni che in casi addirittura di eccezione. Nelle fratture esposte già infette il trattamento è quello aperto. La sutura secondaria paràale o totale trova la sua applicazione quando la ferita ha raggiunto la sterilizzazione clinica, o megl io :mcora quando la curva batteriologica, risultante dai continui esami della ferita, va sempre descrescendo parallelamente alla temperatura. La presenza dello streptococco costituisce una controindicazione. Il trattamento ortopedico definitivo dev'essere contemporaneo o immediatamente consecutivo a quello chirurgico. La riduzione dev'essere sempre controllata d::t!l 'esame radiografico. L'anestesia locale per la riduzione è più indicata nelle fratture a sc:tone. Quella generale, preferibilmente con etere, e la rachiancstesia sono indicate nelle fratture complesse. Fra i vari apparecchi ad estensione, i quali meritano la preferenza fra gli altri, sono consigliabili, nei limiti del possibile. quelli a trazione trauscheletrica, specie se accompagnati alla sospensione. Le amputazioni debbono avere la loro indicazione quando la gravità della ferita e l'infezione compromettono la vita dd ferito, oppure quando la perdita dell'arto è inevitabile. ~


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TR ATTA M E~TO

D ELLE FR An -LJ RE ES POS T E N ELLA PRATI CA DI GUERRA

La sieroterapia per le infezioni aerobiche, speéie se sostenute da streptococco, non è sempre di sicura efficacia. La sieroprofilassi antitetanica va praticata in tutte le fratture esposte di guerra. La sieroprofilassi antigangrenosa ha avuto scarsa applicazione; però in alcuni eserciti attualmente essa viene consigliata, considerandola un sus-

sidio alla cura chirurgica. La vaccinazione antigangrenosa insieme a quella antitetanica a scopo profilattico, proposta in questi ultimi tempi, merita di essere presa in considerazione per quanto la questione sia abbìsognevole di ulteriori ricerche. Allo scopo di accelerare la guarigione completa delle fratture, le cure fisioterapiche debbono iniziarsi precocemente. In complesso dal posto dd ferimento fino all'ultima tappa della lunga via crucis che il fratturato è obbligato a percorrere. un insieme di previdenze debbono concorrere a realizzare la complessa e non facile opera di prima assistenza e cura definitiva delle fratture di guerra. In questo lungo e delicato lavoro con fisonomia del tutto particolare, soggetto agli imprevi5ti d1 ogni genere e legato alle difficoltà inevitabili imposte dalla guerra, una organizzazione perfetta con materiale e mezzi appropriati per qualità e quantità ed un indirizzo tecnico saggiamente ed utilmente condotto nelle varie circostanze, oltrechè al recupero degli effettivi, varranno a far diminuire il gran numero di storpiaggini e di mutilazioni che gravano sensibilmente sul bilancio economico delle Nazioni belligeranti anche per molti anni dopo la guerra.

;:usalb&J.: - -


LEZIONI

E

CONFERENZE

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OSPEDALE MILITARE 01 ROMA

Lt importanza della batteriologia ed il posto che le spetta nella medicina militare Conferenza del Prof. Vittorio Puntoni, Direttore dell'Istituto di Batteriologia delb R. Università di Roma, agli ufficiali medici del Presidio militare (riassunto).

Questo primo terzo dei secolo XX ha visto una meravigliosa evoluzione di tutte le manifestazioni scientifiche, la quale, già profilatasi verso la fine del secolo passato, ci appare oggi in una fase di crescetlte sviluppo, ed è storicamente così significativa, da costituzre la vera caratteristica del tempo, soverclziando di gran lunga le manifestazioni di ordine artistico, letterario e filosofico che furono retuggio e gloria di molti secoh passati. Con le altre J·cienze anche quelle mediche sono in fase di fulgido progresso, sebbene con qualche disarmonia, in quantochè alle grandi conquiste nei campi eziologici, diagnostici e profilattici, non sempre fatmo riscontro risultati tangibili nel campo terapeutico. Si può infatti asserire che la grande diminuzione della mortalità verificat,asi in tutti gli Stati che possiedo11o un'organizzazione sanitaria moderna, è piuttosto il frutto dell'igiene e della p-rofilassi, che non della terapia. Soltanto nella medicina coloniale, ove predominano molte malattie protozoarie influenzabili dalla chemoterapia specifica, i benefizi delle cure pusJ·ono gareggiare con i benefizi della profilassi. Lo sviluppo della medicina negli ultimi 40 o 50 anni, ha il proprio . indice nell'evoluzione stessa degli insegnamenti ufficiali e nella costituzione ed affermazione di nuove c modeme discipline. Questo fenometzo si è verificato tanto nel campo delle discipline a carattere scientifico e propedeutico, quanto nel campo delle discipline cliniche o di applicazione; ed in ambedue i campi esso non è disordinato nè arbitrario, come a prima vista potrebbe sembrare, ma è l'espressione, per chi lo riguardi sitJteticame11te, di un ben ordinato movimento. Nel settore clinico od applicativo, il progresso medico si è manifestato soprattutto con U1J movimento analitico, ossia con la gemmazione, dalle clirlù:he generali, di una moltitudine di clùzichc speciali, le quali esigono una così grande competenza dottrinale e tecnica, da reclamare la for.mazione degli specialisti.


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L ' l~I PORTAN :ZA

DELLA I!ATTERIOLOG IA ED IL POSTO CHE LE SPETIA ECC.

Nel settore scientifico e propedeutico, a lato delle gr41zdi e veccl1ie dùcipline fondamentali, molte altre ne so110 sorte, fra le quali tre hanno oggi assunto una particolare importanza e consisten2a: e cioè la Microbiologia, la Biochimica e la Radiologia. Il concetto che attualmente domina al riguardo di esse, è quello di considerarle qua.ci alla stregua di specialllà, inquantochè ognuna di queste tre discipline può effettivameute sboccare alla specialità ed alla formazione di professionisti specializzati. Ma è questo il lato mmore della loro importanza. Il lato maggiore, che oggi sfugge ai più, ma (/le si imporrà in un vicino avvenire, è quello del carattere fondamentale di queste tre discipline, le quali, sotto certi aspetti, formano un complesso unico ed iL vero nucleo dell' indirizzo moderno degli studi medici, soprattutto per quanto riguarda la medicina preventiva e la diagnosi precoce delle malattie. Il carattere ve,·amente fondamentale dd contenuto dottrinale di esse, è rivelato dal fatto cl1e tutte le cliniche indistintamente, generali o speciali, le utilizzano ai loro fini come scienze applicate, e si può anermare che il moderno progresso clinico è in gran parte imperniato .eu di esse. Sono esse che hanno rinnovato la semeiotica ed affitzato la diagnostica, che hanno fornito nuovi criteri prognostici, che hanno creato nuovi orizzonti per la prcfilassz' e talora per la terapia. Qualsiasi medico o chirurgo generale, qualsiasi specialista, non può oggi pretendere di avere una coltura moderna, senza possedere le basi fondamentali di queste tre discipline, che nel loro insieme caratteri:zzano il vero rinnovamento della medicina ed il suo indirizzo contemporaneo. Ciò premesso, desidero oggi di intrattenere questo eletto uditorio, sull'importanza della batt~riologia specialmente nei rigu.ardi della medicina militare; e ritengo che ciò possa essere gradito sia perchè l'Italia vavta in tale disciplit1a dei grandi precursori, .eia perchè l'esercito conta vel suo corpo sanitario degli emittenti cultori di essa. La Batteriologia cui spetta più propriamente il nome di Microbiologia, il che oggi è stato ufficialmente ricoTJosciuto dalle ultime leggi del Ministro De Vecchi, è scienza ormai così .(viluppata ed evoluta, da doversi riguardare come disciplina ben autonoma. Essa trae le sue origi11i dalle scie11ze 11aturali: Botanica, Zoologia e Biologia, ed è perciò inesatto di farla apparire come una filiazione di alcune dìsciplitJe m.ediche. La sua evoluzione pa.rla chiaro a questo proposito. Ne possiamo riconoscere il primo cultore 11el Leeuwenhoeck (16321732) un commercia11te ola11dese, divenuto costruttore di microscopi ed osJCrvatore appassionato del mondo degli esserj microscopici, ta11to da dc:stare l'ammirazione dei suoi contemponmei con le sue numerose comunicazioni alla Reale Società di Londnt e con /{1 pubblicaziooe dell'« Arcana naturae ». Ma egli fu soltanto un morfologo, che si limitò più che altro a descrizio11i, smza intravedere nei microbi importanti azioni biologiche.


L' IMPORTAN ZA DELLA BATTERIOLOGIA ED IL POSTO CHF.. LE SPETfA ECC.

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Occorre arrivare ai grandi precursori italiani, perchè le osservazioni microbiologiche siano applicate alla soluzione di importanti problemi biologici. Lo Spallanzani (1729-1799), scienziato ettciclopedico, affrontò a pr·oposito dei microbi annOJa questione della generazione spontanea, già abbattuta dal Redi e dal Vallisnieri pei metazoi, ma rùorta dopo la scoperta degli . . .. essen mzcroscoptcl. Con una serie di oHervazioni e di esperimenti che farebbero onore ad un biologo modemo per la precisione e i' acume con cui f ur0110 condotti, e polemizzando con le idee del tempo. Egli riuscì a dimostrare nel modo più luminoso che anche i microbi obbediscono alla legge dell' (( omne vivum ex ovo )) , principio di somma importaliza perchè doveva poi formare le basi della moderna epidemiologia delle malattie infettive e della perpetuazione della vita microbica. Dopo di lui il Bassi, (1773-1856) giureconsulto, naturalista e biologo geniale, portò pel primo la scienza dei microbt 11el campo della patologia, dimostrando che un fungo microscopico, chiamato dipoi Botrytis Bassiana, era l'agente determinante del mal calcino dei bachi da seta: stabilendo il modo di contagio, ossia l'epidemiologia; ed arrivando fino a comprendere il valore della profilassi con vari mezzi, compresa la disinfeziont. E venne poi il genio di Pasteur (1822-189'5), chimico e biologo, a sviluppare l'opera dei precursori italiani, ed a darle un indirizz o animatore che è stato seguito da molte genera.?.ioni di proseliti. L'opera di Pasteur è di una grandiosità senza pari, perchè la mente di questo genio latino abbracciò simultaneamente tutti i campi che la micrubiologia poteva aprire, ini~ ziando da un lato la microbiologia medica e dall'altro la microbiologia agraria. Egli fu l'iniziatore della cultura artificiale dei /;atteri, il fotldatol'e della patologia sperimentale, l'ideatore della dottrina dell'immunità, e l'animatore delle vaccinazioni basate sui criteri scientifici. D opo il Pasteur, la microbiologia è volgarizzata e passa nei laboratori agrari, come nei laboratori medici. La microbiologia medica è stata allevata e sviluppata massimamente nei gabinetti di patalogia generale e di igiene - soprattutto in questi ultimi tempi - al servizio dell'eziologia, della epidemiologia e della profilau.i delle malattie infettive. Ciò la fece proclamare, a secondo dei gusti, come parte integrante dell'una o dell'altra di queste discipline, che se la contendono tutt'ora. Ma è evidente che la microbiologia viene utilizzata da queste discipline mediche, come anche da tutte le cliniclze, quale scieoza di applicazione, al modo stesso come vi ve11gono utilizzate ed applicate la chimica e la fisica, sulla cui autonomia non è mai stato .w/levato alcun dubbio. La m olteplicità delle applicazioni della microbiologia nel campo eziologico, diagnostico, prognostico, profilattico e terapeutico, è anzi la mi-

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934 L' IMPORTA NZA DELLA &AifERIOL()(;JA ED IL POSTO , ~HE LE SPETIA ECC.

gliore dimostrazione del carattere autonomo e fotzdamentale della microbiologia, la quale offre le sue applicazioni a quasi tutte le scienze mediche, ed alle cliniche. Nel!a mc-di.:ina militare, in tempo di pace. il laboratorio batteriologico ha una funzione non molto dissimile da quella dei labor.-ltori batteriologici civili, ed ha per sc:opo precipuo la diagt1ostica batteriologica e sierologica delle malattie infettive, soprattutto presso gli ospedali militari. Ciò non esclude, naturalmente, anche la sua funzione profi/attica, giacchè la sicura diagnosi delle malattie infettive e contagiose è la prima condizione per una efficace profilassi. Più specializzato per le ricerche batteriologiche propriamente dette nella madre Patria, esso deve, invece, avere una più larga attrezzatura nelle colonie, do(le le indagini protozoologiche e micrologiche si richiedorw correntemente, per la maggior diffusione, nei climi tropicali, delle malattie da protozoz e da funghi patogerlÌ. Inoltre, nelle colonie, il laboratorio batteriologico può occasiona/mente assumere anche un'importante ruolo come ce-ntro vaccino- pro filattico. In tempo dì guerra, la funzione del laboratorio da campo è invec~ capovolta, e la fun zione principale diventa quella profilattica,, a servizio dell'igiene, mentre il servizio diagnostico ospitaliero, passa in seconda linea. Più che gli ospedali, sono infatti i reparti armati che spesso chiedono l' ausilio del laboratorio per scopi di bouifica umana, per ricerca di portatori di microbi, ed in generale per prevenire il dilagare di malattie diffusibili che mirzacciano le compagini combattenti. Nella guerra europea, ii compito forse più importante che fu affidato ai laboratori, specialmente net l<Jl5·IO, fu quello della bonifica delle truppe, delle squadre di operai e dei campi di prigiovieri, n.ei quali serpeggiava il colera di quella lunga epidemia europea (la 1 in ordir.e cronologico) che diffusasi in Italia nel 1910-II, e poi localhzatasi nei Balcani, minacciò il nostro paese di una seconda invasione quando le nostre truppe vennero a contatto cotl quelle austro- ungariche ricche di elementi balcanici. La scrupolosa ricerca dei portatori al froutè, nelle retrovie e tzelle zone territoriali ove affluivano i feriti e gli ammalati, effettuatasi per una meravigliosa cooperazione militare e civile, costituì certamente il più valido mezzo di lotta, col quale si impedì al colera di dilagare nelle popolazioni civili e di estendersi mwvamente a tutto il nostro paese, ciò che Jarebbe riu.ccito, in quel momento, estremamente dannoso. Le indagini batteriologiche per la profilassi della febbre tifoide, delle dissenterie, del tifo esantematico, della difterite, ecc. ebbero pure non poat parte nel lavoro di profilassi che fu compiuto dai laboratori da campo, i quali eventualmente potrebbero essere chiamati, specialmente in pacJi colo· niali, a compiere su vasta scala ricerche per la profilassi della peste e delle malattie protozoarie.


L' l\i?OP.TANZA DELLA BATTERIOLOGIA ED IL POSTO CH E LE SPETfA ECC.

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Altro ordine importrmtissimo di n cerche che deve essere affidato ai laboratori da campo durante le guerre, è quello inerente agli esami batteriologici delle acque, per stabilire il loro stato di potabilità e combattere le malattie da trasmissione idrica. Tali importanti compiti, uniti a quelli minori che incombono ai laboratori mobilitati, impongono di dare ai laboratori stessi ur/am.piezza che permetta un funzionamento su vasta scala. l laboratori da campo, coJiddetti di carico, che furono mobilitati nella guerra mondiale, è noto che non servirono quasi a nulla, perchè avevamo troppe scarse possibilità e troppe esigue quantità di reattivi, di materiali e di strumeuti. La loro sorte fu, quasi ovunque, quella di essere accantonati, mentre si faceva richiesta ai centri di rifornimento, di materiali di ogni sorta, per qualità e quantità più idonei allo scopo e variabili, da un,armata all'altra, a seconda delle tendenze dà direttori. li risultato fu quello di stabilire dei laboratori più rispondenti allo scopo ma non più trasferibili COTJ facilità, e perciò completamente inadatti ad una guerra di movimento. Nel mio lu1tgo servizio batteriologico durante la guerra mondiale, nella 6• armata, operante sotto l'altopiano di Asiago, mercè l'aiJJtO generoso del genio, comandato dal generale Magliettll, riuscii a costrJtire un grande laboratorio trasportabile, capace di eseguire non meno di 500 accertamenti al giorno per ricerca di portatori di vibrioni, oltre al lavoro accessorio ed agli esami sulle acque, e che avrebbe potuto essere trasferito coa tutta facilità con un solo autocarro leggero, ripristinando il suo futJZÌOTJamento in sole 24 ore. Disgraziatamente il tipo statico di quella guerra, nella quale solo di rado furono possibili spostamenti di una certa importavza, 110n permise di collaudare, come sarebbe stato desiderabile, la mobilità di questo laboratorio, che avrebbe potuto servire come tipo da adottare in tutte le armate. Il laboratorio mobilitato deve dunque essere oggetto di un accurato studio, perchè sia effettivamente rispondente ai ìarghi bisogni moderni per quantità di apparecchi, di vetrerie e di reatti{li; perclzè sia con facilità e rapidità spostabile, tJOnostante la sua ampiezza, tanto da potersi trasferire con un minimo tempo di interruzione del suo funzionamerlto; e perchè possieda una certa elasticità di spazio da consentire eventuali aggiunte o modificazioni imposte dalle condizio1li del fun zionamento stesso. La diffusione e la utilità delle unità motortzzate, impone anzi di prevedere che i laboratori da mobilitare siano sem:'altro propveduti di un autocarro proprio, adatto per il carico di tutti i colli, utile al personale addetto per compiere i necessari sopraluoghi, ed atto eventualmente, col suo motore, a generare t energia elettrica necessaria al funzionamento di molti apparecchi.


936 L. IM PORT.\:-:Z.\ f)I~LLA ll.HTfRIOLCX.ì iA ED I L POSTO CHE LE SPETTA ECC.

Ad rm taLe modemo conCt'ttO è augurabile r:he la sanità militare sz itupiri per la costituzione di moderni laboratori di mobilitazione. Nei riguardi miLitari resta da accennare auche ai laboratori per lo studio dei problemi inerenti alla cosiddetta guerra batterica; problemi che non dovrebbero eststere secondo ie convenzioni internazionali, ma che invece si sa cl1e sono all'ordine del giomo in molti paesi, come lo sono, nonostante tutte le convmzioni e tutti gli impegni, i problemi merenti ai gas. Come ho già dtchiarato in un articolo pubblicato su << Croce Rossa )) ' io sono piuttosto scettico suLla reaLe efficacia materiale delle offese batteriche, le quali, allo stato attuale delle nostre possibilità potrebbero, se mai, avere un'efficacia psicologiw. La maggioraliza degli AA. che si sono occupati dell'importante problema, si accord,ino infatti ne/L'ammettere la possibilità di determinare singoli casi di m altti!Ìt1, ma al tempo stesso nello stimare difficile la riproduzione di vaste epidemie, almwo tzegli eserciti e 1lelie popolazioni che dispongono di tma modema attrezzatura profilattica. La diffusione epidemica delle malattie infettive notz è infatti sotto la dipeuden za di rma J·e m plice diffusione artificiale microbica, è iupece determinata da un complesso di favorevoli condizimzi ambientali e collettive, spesso poco o punto determinate, che costituiscono il cosùietto genio epidemico. L ' organizzazioue pro filattica modema, che per lo più trionfa co11 tro la diffusione spontanea e naturale delle malattie, con maggior facilità avrebbe ragione degli eventttaii tentativi di diffusione artificiale. Resta da domandarsi se sia opportuno, fino da ora, volgere i nostri studi e Le nostre entrgie, ad un problema sulla cui importanza domina un senso di scetticismo. Debbo dichiarare che il mio parere collima con quello espresso dal noslro collega Prof. Reitano, che cioè si debba essere vigili osservatori del movimento che si va svoigetzdo in proposito, coltivandone lo studio in ogni suo particolare. Ad ogni modo il còmpito dei laboratori batteriologici nell'evmtualità di una guerra microbica, sarebbe duplice : il còmpito della difesa, cl7e rientrerebbe nell'ordinaria funzione profilattica di laboratori militari e civili, e che è di indubbia competenza della .>anità; il còm pito dell'offesa, ossia la preparazione di materiali aggressit;i, che sarebbe in vece in contrasto con le tradiz ionali funzioni del corpo sanitario, e che potrebbe ridziedere l'organizzazione di un centro speciale, analogo a quello del Cèntro chimico.


OSP ED AL E

M I L ITARE DI NAPOLI

Diagnostica italiana della sifilide. Nuovi contributi teorici e pratici Conferenza del prof. Fra ncesco Cantanl, agli ufficiali medici del Presidio militare.

Pochi problemi forse - sia attraverso il fascino di concezioni dottrinarie non ancora schiarite nella loro intimu essenza} sia attrav(rso la complessità di preziose applicazioni pratiche- si presentano così vivi e palpita1lti come quelli che si allacciarlo al complesso di fenomeni che formano le basi stesse della sierologia. Per il ricercatore avvinto ai suoi esperimenti di laboratorio tzetla quotidiana ansia clze ogni altra supera e travolge 'COSÌ come per il clinico l·he nel palpito della diagnostica intuisce quei raggio di luce che, solo, potrà salvat'e la vita, lo studio del più nobile dei tessuti, il sa11gue, co:tituisce un capitolo denso di un interesse che 1zon lza limiti nè per ampiezza, nè per iutensità. Avvolto da molte ombre ancora ma già circonfuso da mille e mille luci, il più squisitamente sensibile specc!Jio dello stato del singolo individuo, r;. flettendo fino alle più itzfinitesimali variazioni dell'equilibrio fisio-patologico, offre un campo di studio che può senza iperboli concepirsi infinito come infù,.ite sono le condizioni capaci di influenzare t armonia fisiologica della vita l Nel breve ambito di una conferenza -- .ce conferenza può dini la succinta esposizione dei fatti che andrò illustrando - ho vo.futo prendere in esame un solo capitolo soffermatzdomi unicamente sulla sierologia della lue. argomento che se da una parte interessa certamente la totulitcì dei pazimti colleghi ascoltatori dall'altra parte mi permette di e.•porre alcuni dati tratti quasi esclusivamente dalla mia modesta e.1periew:a personale . 1

•• • Fino alla metà del secolo scorso, le manifestazioni cliniche della sifilide rientravano nell'angusto quadro delle dermatosi ad etiologia ignora e le graL;i, insidiose e frequenti manifestazioni organiche sfuggivano completamente ad um1 esatta diagnostica. Accertato in modo indiscutibile che le manifeJtazioni della lue devono considerarsi essenzialmente polimorfe e non risparmiano alcu11 sistema della economia organica, notato come da una semplice macchia sulla pelle si po.'Ja giungere, and1e in assenza di segni


DlAG!'OSTlCA ITALIANA DELLA SIFJUOE

classici iniziali, fino ai più gra·vi disordini con alterazioni profonde e lesioni vaste di organi e di tessuti, il dominio della sifilide ha notevolmente ingranditi i primitivi confini dilagando ed assorbendo entità patologiche oscure e mal definibili. Dalla constatazione del precipuo carattue clinico della lue - il polimorfismo - si può trarre un giusto concetto sulla enorme importanza che il laboratorio aSJume nelLa diagnostica di tale infezione. La scoperta del treponema pallido ad opera di Schaudinn, l'applicaziOne alla lue del fenomeno della deviazione del complemento di Bordet e Gengou, lo studio dei fenomeni immunitarii e colloidali del siero luetico, rappresen tano le tappe basali dell'opera del laboratorio attraverso il più severo rigore rcientifico. Allargare i dominii della patologia della lue cercando ogni mezzo atto a svelare il più grande numero di casi /imitandone nello stesso tempo l'evoluzione all'accia'ente ÙJiziale ed impedendo la trasmissione per contagio ed eredità: ecco i capisaldi della grande opera che, sotto il · supremo controllo della clinica, il laboratorio va svolgendo da venticinque anni a questa parte. E' ben noto che la sifilid.e, come la maggior parte delle malattie treponemiche ad essa affini quali il pian, la spirillosi ittero-emorragica, la treponemiasi, pa.•sa attraverso irregolari alternative di depressione e di esaltazione sì che ben giu:tameute il padre della sifilografia francese, il Fournier, la definisce una treponemiasi a riacutizzazioni successive. Gli studi etiologici di

questa infezione non sono ancora del tutto conclusi per quanto riguarda la pluralità del virus sifilitico e la sua scindibilità in specie neurotrope e dermotrope che alla /or volta dovrebbero scindersi in altre sottospecie; certamente tale concetto, basato quasi esclusivamente sull'esperimento, è in contrad dizione con l'esperienza clinica e lascia pensare che, più che ad una divisione in gruppi e sottogruppi, pel treponema pallido - come per tante specie batteriche - si debba trattare di caratteri che ben definisce il Jeanselme come organotropi dovuti a stipiti diversi di una stessa specie. Ma, tralasciando le acquisizioni etiologiclle che non hanno un diretto influsso sulle tecniche d'investigazione della lue, il pt·imo appello della clinica al laboratorio è dato dalle ricerche micro ed ultramicroscopiclze del treponema pallido nelle ulcerazioni sospette. Queste ricerche però forniscotw spesso risultati infedeli sia per la difficoltà di esatta differenziazione con altre .cpecie spiroéhetiche apatogetJe, sia per la ineguale ripartizione nei tessuti dd treponema stesso. Certamente la diagnostica precoce della lue riveste- malgrado che si debba considerare pressochè fallito ogni tentativo di terapia abortiva - intere.rse più coJpicuo di quello che le si suole comunemente attribuire poichè è i11dubbio che la terapia specifica quanto più energicamem.e e p1ontamente potrà essere messa in atto tanto meglio risponderà sia nei riguardi dell'individuo considerato isolatameme sia nei riguardi della specie; è ovvio infatti dre 11ei riguardi dell'individuo una precoce ed energica terapia Jpecifìca eviterà l'imorgere delle manifestazioni .secondarie e tardive


OIAGNOSnCA ITALIANA DELLA S!FILIOE

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restringendo l'infezione all'accidente iniziale, nei rigu-ardi della specte diminuirà notevolmente i pericoli d1 contagio da individuo ad individuo reprimendo l'infezione che, diagnosticata soltanto in secondo tempo, avrebbe avuta con ogni probabilità u11a più o meno grande diffusione. Malgrado l'evidente interesse della diagnostica precoce della lue, non si può non disconoscere che, sotto qualsiasi aspetto lo si voglia considerare, il problema non può dirsi ancora praticamente risolto. La parte più complessa ed importante della diagnostica della lue è senza dubbio rappresentata dalla sierologia ed invero, pur tralasciando ogni accenno dottrùzario, la sola enunciazione delle ricerche proposte da imwmeretoli Autori riuscirebbe lunga e perwsa; mi sarà quindi permesso di accennare JoltaTJto a quei metodi d'indagine per i quali ho potuto formarmi una peuonale esperienza. In confrotlto alla reazione Wassermann eseguita col metodo originale e cotl diversi metodi di semibilizzazione ho studiato nel corso degli anni la rea.zione di Sachs- Georgi, la reazione Sigma di Dreyer e Ward, la reazione di KfJdama, le diverse tecniche di Meinicke, le reazioni di Mulle-r ( bélungreaktion ), di Kahn, di Dold, di Hintotz, senza tener conto del metodo fotometrico di Vernes che sotto la cortese guida dell' Autm·e ho at,uto agio di sperimentare lungametJte m un cospicuo complesso di molte altre migliaia di sieri. Ometto da questa succinta esposizione la serie di tecn/che (come quella cromogena di Clivio, l'enzimoreazi011e di Sivori e Rebaudi, la crzsi emoclasica di D'Amato e la reazione di Sciarra) che rappresentano o un tentativo di applicazione alla diagnostica della sifilide di metodi studiati itz campi estranei o un lodevole sforzo d'interesse assai più dottrinario che prattco. Dal complesso della mia esperienza e dalle ricerche parallelametJte istituite o fatte eseguire da alcuni collaboratori ed assistenti, si è fatto semp1e più strada il concetto, suffragato anche nelle diverse assisi internazionali, della grande e .rempre maggiormente preponderante importanza che le reazioni di flocculazione meritano di assumere nel campo sierodiagnostico della lue. E' ben noto che le reazioni di flocculazione si basano sul fatto che, aggiungendo ad una certa quantità del siero da esaminare l'antigene ( rappresentato generalmente da estratti alcoolici di cuore di cavallo, bue, montone ecc. variame11te trattati) si produce in tempo più o meno breve, un.1 flocculazione, proprietà, illustrata da Porges, Meier e Neubauer, dovuta alla instabilità delle globuline del siero luetico per diminuito loro grado di disper.rione, come fu da Jacobsthal constatato per mezzo dell' ultramicoscopio; le reazioni di flocculazione sono da considerarsi come reaziotzi colloidali in cr1i avviene in primo tempo una microflocculaziorJe che si può rivelare ad occhio nudo con un ~rado maKgiore d'intorbidamento, in secondo tempo una flocculazione a fiocchi più grandi co11 tendenza alla precipitazione.


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i)l t\ G ~OSTICA

!TALIA~ A DEL LA SlFILIDE

Detti fenomeni che sarebbero dati per i .rieri luetici dal contatto delle particelle elettronegatit;e dell'an tigene con le cariche elettropositive delle globuline m ancano per i sieri non luetici: ii fenomeno della flocculazione a11drebbt quindi considerato come stadio finale dello stesso processo per cui avvielle nella R. W. la fìs:azione del complemento. Quattordici anni Jono trascorsi dal dicembre 1921, epoca nella quale - per iniziativa della Società delle Nazioni - si riunì a Londra la prima comnwsione incaricata dello studio della pouibile standardizzazione dei metodi sierodiagnostici della sifil ide: itz questo l ungo spazio di tempo molto cammino è stato percorso ed oggi le conclusioni degli esperti dell'epoca possono t-itenersi nella loro quasi totalità completametzte superate. Infatti la più moderna legislazione in materia di sierologia (è noto che in Germania la sierologia della lue è governata da precise ed inderogabili disposizioni di Stato) raccomanda, esige od impone, a seconda dei varii paesi, l'uso delle tecniche d1 flocculazione nella sierodiagnostica della lue; poichè la parabola discendeute segue ineluttabilmente, per legge fondamentale della vita, alla parabola ascendente, ecco clze la reazione di Wassermann tende più o metJO rapidamente a perdere terreno ed infatti anche una frammentaria scorsa alla ricchùsima bibliografia dell'argomento fa rilevare come sempre più esplicitamente si manifesti la tenden za che vuole la deviazione del complemento non più accompagnata ma addirittura sostituita - il che è già avvenuto in America - dalle reazioni di floccula zione. Le ragioni che con.rigliano questa sostituzione sono invero molte e molto valide per cui non è certamente lontano il giorno in cui si considererà la reazione W asserman n come un astro di prima grandezza capace di diffondere ~·oltanto la luce di un passato glorioso ma senza speranza di remrrezione. La fatidica legge del rinnovarsi o morire non ha mai avuto - nel 1·innovamento - alcuna presa su questa tecnica che pure ha rappresentato, nelle sue varie concezioni sciwtifiche e nelle sue applicazioni pratiche, u11a delle più vivide conquiste della diagnostica di laboratorio. La moderna biologia italiana, perfettamente degna delle sue storiche td imparago11abili origini e sempre all'avanguardia nelle ricche correnti del pmsiero e del progresso, pure annoverando nelle sue file ricercatori illustri e brillanti Ierie di esperienze ( 1·icorderò, fra tutti, gli studii del Rondoni) n on ha forse ancora realizzati nella pratica quei frutti che era ben lecito sperare dopo tanta profu.iione di contributi genialmente apportati e clze devono considerarsi quali pietre basali di ogni fondamentale progresso della sierodiagnoJtica della lue. Infatti, accanto alle numerose tecniche da me citate: tecnù;he france~·i, tedesche, inglesi, americane o comunque straniere che hanno od hanno avuta la pitì grande rùonan -::;a 11el mondo ed attorno a cui si sono affollati innttmerevoli lavori di controllo favorevole, soltanto da non molto si è timtda-


DIAG:-.!OSTI CA

ITALIA:-.!i\

DELL:\ SIFILIDE

941

mente affacciata una reaztone di flocculazione finalmente italiana da mc studiata. D evo anzitutto premettere che fin dalla prima presentazione di questo nuovo metodo - nato attraverso alcuui anui di lavoro nella sezione di Batteriologia delNstituto L uciano Armanni degli Ospedali Riuniti di Napolt -io ho sen'tita pienamente la grave responsabilità che mi andavo assume11do 11el pr.:sentare alla intricata ma luminosa ribalta della sierologia internazionale e col solo ausilio delle mie modeJtissime forze una 11ttova reazione sierodiagnostica in un campo nel quale si sono imposte soltanto quelle poche tecniche straniere clu hanno qu,asi creato un regime di monopolio che ha tutte le apparenze della esclwività e della infrangibilitù. Ma, dopo aver superato u1z non breve periodo di riflessione, di esperienze e di controllo mi sono sentito incoraggiato - tanto dai miei risultati quanto dalla speranza di poter portare un contributo di reale valore pratico - alla presentazione di un metodo che ho giudicato sufficientemente agguerrito per potere affrontare e superare un cammino tutt'altro che privo di insidie e di difficoltà. . La reazione da me ideata è una tecnica veloce di flocculazione cm·atterizzata dal compleuo stabile e be1J definito dei segueuti fattori: l. - alta semibilità specifica; Il . - rapidità e facilità di e:ecuzione; / Il. - apprezzamento inequivocabile dei risultati. E' una tecnica nuova 110n percl1è ultima arrivata in un campo nel quule i metodi di ricerca si contano a decine ma perchè è fondata sui principii in gran parte ·n uovi e mai sfruttati per l'esecuzione di tecniche consimili. EHa è specialmente individualizzata dal fatto che in determinati periodi di tempo solo i rieri positivi flocculano nel mentre i sieri negativi permangono per qualche tempo senza la benchè minima flocculazio11e e completamente omogenei. In genere i sieri positivi tendono a dare nella loro maggioranza floc·culazioni evidenti tanto da permettere agevolmente una esatta identificazione di risultati anc~e a personale poco od affatto pratico di reazioni di flocculazione in genere. Nell'esame del valore di una tecnica la facilità della lettura co.rì come la semplicità dell'esecuzione rappresentano certamente elementi da tenere nel debito conto ma d'altra parte sarebbe ingiusto non riconoscere i fattori decisivi di giudizio, fattori decisivi che sotto inequivocabilmente rappresenlati da d.ue elementi essenziali: specificità e sensibilità. I n tema di sierodiagnostica della lue non ci si può più, allo ,ttato attuale delle nostre conosce11ze, fermare nella strada suggerita dall'antico aforisma (< in medio stat virtus » poichè dobbiamo partire dal cottcetto di dottet· pretendere che una tecnica sierodiagnostica sia da una parte as.w lutamente f) quasi specifica e dall'altra che essa sia capace di Sllelare se11za equivoci t! maggior numero di casi di sifilide. Il problema è certamente di 1/0tl facile soluzione anche per le 110stre scarse conoscenze in merito al meccanismo del 2 -

Giornale di medicina militare.


942

1)1.\!; :"0Sl IC:\

IT.\LI :\ 'l:\

DELLA SIFILIDE

fenomeno della floccula::JOne: ad ogni modo una parte importante della sutt risai u::;ione de t'e essere attribt~ita allo studio dei reattivi, di quei reattivi cioè rappresentati da so.>tan::;e capaci di provocare, attraverso ii migliore cotJtatto col siero luetico, il fenomeno della f/occulaziom·. E' ben noto che, salvo non sostanziali pnriazioni di preparaziOne, neL gran numero di estratti impiegati nella siero~iuJ:nostica della lue predomwano - direi quasi imperano - 111numerevoli ~erie di prodotti a torto definiti quali antigeni e che sono sempre e .colo rappresentati dagli e.--tratti alcoolici degli stessi organi di animali; la reazione rapida Cantani invece parte dallo stesso concetto basale della preparazione del reattivo (estratto alcoolico di cuore di bue) ma sfrutta alcune sostmr:::e chimiche non ancora studiate nella possibilità e nella convenienza di applicazione e di sfruttamento nelle reazioni di floccula zione e cioè la lecitina ex ovo, la paraffina ed il fenolo di cui la prima applicazione è stata, per mio co ,JSiglio, tentata con wccesso a proposito della reazione Citocho/ dt Saclzs e Wìtdsk_v. l..a tecnica italiana di flocculazìoue da me preposta si differenzia quindt nettame11te dalle numero.>e co!I.IOrelle straniere specialmente per essere basata su quel reattivo che, dalle iniziali dei suoi priflcipalt costituenti: lecitina, cuore, colesterina, fenolo, alcool, lzo denominato Lecucofenal; Jecondo le mie personali ricerche, l'originale complesso lecitina- colesterina- fenolo influenza e rinforza (meglio di quel che non possa farlo isolatamente ogntma di queste sostanze) le specifiche e ben note capacità reattive degli estratti alcoolici di cuore di varìi animali e permette di ottenere risultati che - specialmente per quauto riguarda l'intensità di saggi positivi sì dìffaen:::iano sensibilmente da quelli uniformemente fomiti dalle più quotate reazioni di floccula zio11e. V na interessante riprova sperimentale delle originali capacità del reattivo Lecucofenal è· data dalla possibilità di conservare lungamente (oltre un anno) le sospensioni del reattivo già diluito c pronto per l'uso nel me11tre è ben 110to che nessuno dei comimili ,·eagentt può es>·ere comervato a lun go in tali co11dizioui senza una più o meno completa perdita delle proprie esse11zia!i capacità: infatti Ìtl tutti i metodi di floccu/c,zione applicati alla sierodiagnostica della lue è tas.cativamente prescritto che la soJpemione reattitJa deve essere u.rata appeua pronta per l'uso od in spa::::i di tempo assai ristretti e limitati al ma:simo a qualche ora; ..-e non .ci oSJervassero rigorosameute queste norme così rist1'ette si correrebbe certamente il r·isclrio -.<Conosciuto al mio metodo - di compromettere completamente l'esito dell'indagine. La tecnica de!/a mia rea.zìone può, nella sua più recente modifica ( R. R. C. Il), essere schematicamente così ria.rJ·unta: 1 ° te m p o: inattivazione e distribuzione dei sin goli sieri; 2 ° tempo: prima e seconda diluizione del reattivo Lecucofe11al ed aggiunta ai Jieri della sospensione ottenuta; l tempo: scuotimenlo in blocco delle provettine di saggio;


DIAG:-.'OST!CA ITAUA:-JA

DEL!.:\ 5!F!LIDE

943

l tempo: aggiunta di soluzione fisiologica ed immediato apprezzamento dei rùultati. La mancanza di og1ti speciale attrezzatura di laboratorio (termostati, pipette speciali, agitaton meccanici, burette, etc.), l'estrema semplicità di ogni calcolo aritmetico e la graude semplicità delle norme di esecuzione permettono di eseguire la tecnica anche nel più modesto laboratorio di f()rtuna in spazii di tempo assai ristretti: dall'inizio del primo tempo all'apprezzamento dei ·risultati non occorrono in genere puì di 1_5-20 minuti ,·alcot,mdo di dover etaminare fino ad una ventitta di sieri. Per U1J numero maggiore dJ esami non occorrono spazi di tempo molto l011tani da questi. I principali vantaggi offerti dalla mia tecnica in paragone alla reazione Wassermann originale, possono ,·osì riassumersi: Semplicità e rapiditù: credo inutile irzsistere su questi requisiti che, dopo quanto ho già detto, mi sembrano abbastanza evidenti e tali d,, dispensarmi da ogni ulteriore commento. 1°

Uso di minime quantità di siero: poichè la reazione non richiede che soltanto 1/5 di cc. di siero è chiaro che non occorre nece.csariame1tte e.rtrarre quantità troppo grandi di sangue e ciò può, in parecchie epenienzc riuscire assai utile. Inoltre è da rilevare che molti sieri inutilizzabili per la reazione Waucrmann percM autodcvianti il complemento ( SÌ(ri emolitici, itte;·ici, chilosi, in via d'iniziale a/terazio11e etc.) possono viceve1·sa essere utilizzati senza inconvenienti. 2°

l

Specificità matsima: le statistiche sia mie che degli AA. italiani e stnmieri che hanno già controllata . la temica concordano pienamente nel riterzeme la specificità assai vicina al IOO/ T oo nel mentre i requisiti di sensibilità si p·alesano pressochè eguali ai massimi ottenibili e certamente superiori a qudli forniti dalla reazione W assermann.

4° Minore influsso delle cure specifiche sul risultato della reazione: anche sotto tale aspetto la mia tecnica, come del resto la maggior parte delle reazioni di flocculazione, offre evidenti e talvolta preziosi vantaggi rispetto alla deviazione del complemento poichè si palesa assai meno influe11zabi/e di quest'ultima ed è quindi di migliore ausilio ai fini dell'ulteriore trattamento specifico da mettere in atto. In base ai requisiti che ho brevemente riassunti, io penso che anche- e forse pii't specialmente - nel com p/esso ed inieressantissimo campo della medicina militare la po.rsibilità di eseguire in brevi spazìi di tempo con molta semplicità, e senza alcuna speciale .attrezzatura una tecnica facilmente alla portata di ogni ricercatore, permette, anche nelle più difficili esigenze di servizio, di avvalersi di un aiuto diagnostico del più alto interesse in ogni campo della medicina militare.


944

DI.\G~OSTICA

IT .\LI :\:-;,\

DELL:\ SIFILIDF.

..... Oggi elle abbiamo l'orgoglio e la fierezza di vivere attivamente i tempi difficili che - sotto la guida del Duce - ·spianeranno alla nostra Patria le ampie vie del suo infinito avvenire, oggi che il uottro animo è teso al di là di ogm o.rtacolo e di ogni sacrificio nella più salda certezza del triOnfo, io penso di non atm·e invano abusato della vostra cortesia per illustrarvi un modesto contributo italiano che tende ad infrangere il monopolio straniero della sie1odiagnostica della lue. Lontano dalla facile tranquillità che allo spirito offre la co!Jcezione dogma1ica della teoria, rivendicando o valoriz-::ando le infinite correnti del pemiero che in ogni conquista del progresso portano il suggello inso_rtituibiic dell'italianitù, io penso che anche nella sua pochezza il piccolo frutto del m io lavor(J poHa essere con.•iderato come la prova di un m odesto ma tenace sforzo d'indipendenza scientifica. L'avvenire soltanto potrà dirmi se sarò riu.ccito 11egli scopi che mi ero prefisso; nel presente 11011 posso che ringraziare con sentimento di devota gratitudine il nostro illustre Direttore: con Lui voglio che il mio ringraziamento vivo e sincero vada anche a tutti Voi - superiori, colleghi ed amici che ogni giorno conquistate nel mio animo un nuovo titolo di riconoscen za per quel costaute incoraggiamento che apre le vie del futuro alla mia modesta fatica e nello stesso tempo rÌ11 /alda sempre più un nuovo legame tra il laboratorio e la clinica italiana.


___....ORIGINALI ___

MEMORIE

DIREZIONE 01 SANITA' MILITARE - INTENDENZA A. O. l. Direttore: maggiore generale medico F. MARTOcuo

SULLtULCERA TROPICALE Dott. Filippo Franchi, sonotenente medico, assistente alla Clinic:; Dermosifilopatica della R. Università di Torino (Direttore: prof. E. BtzzozERo)

L'allergia cutanea. Nel corso di ricerche sull'allergia cutanea neil 'infezione streptobacillare, condotte su indigeni eritrei - - su cui riferirò a parte - ho avuto ripctutamente occasione di osservare reazioni positive ad intradermoiniezioni praticate con vaccino streptobacillare in pazienti affetti da ulcere tropicali che non presentavano nè avevano sofferto per il passato di ulcere veneree. Questo reperto appare particolarmente degno di nota inquantochè l'intradcrmoreazione praticata con il vaccmo streptobacillare, ripetuta ed ampiamente controllata dai numerosissimi AA. che si sono occupati dei fenomeni allergici n ell'infezione da streptobacillo di Ducrey, ha, negli individui di razza bianca, costantemente fornito reazioni specifiche intense e durature solamente in quei pazienti che avevano od avevano in precedenza avuto ulcere veneree. Ricerche personali, recentemente condotte su indigeni eritrei, hanno peraltro confermato l'importanza di questa prova, la sua sensibilità e specificità anche nella razza nera. Prendendo lo spunto dai rilievi suesposti mi sono proposto di saggiare l'eventuale stato allergico della cute degli indigeni eritrei e tigrini di fronte a vari antigeni, prendendo in particolare considerazione i pazienti affetti da ulcere tropicali, non risultandomi siano state, a tutt'oggi, espletate ricerche in merito. Allo scopo ho preso in esame trentcwove individui di razza nera, ricoverati al reparto Dermoceltico del G ruppo Ospedaliero di Sembell per ulcere tropicali agli arti inferiori. Una anamnesi accurata e paziente cercava naturalmente di escludere in tutti la preesistenza di ulcere molli. La ricchezza del materiale clinico ha inoltre permesso di preferire, in linea di massima, individui in età relativamente ancor giovane, il cui pas~ato sessuale negativo desse di conseguenza maggior affidamento. Fatti questi import:mti inqm:ntochè lo stato allergico nell'in-


SL' LL ' t,;J.CE!t t\ TROPICALE

fezionc streptobacillare dura si può dire per tutta la vita. Un diligente esame clinico c sierologico completavano tali ricerche preliminari, indispensabili per una più esatta ,·aiutazionc dei risultati. Sono state inoltre eseguite ddle prove di controllo su una sessantina di pazienti dello stesso nosocomio scelti indiffere-ntemente, nei quali, naturalmente, l'anamnesi permetteva d L e~cl udere che fossero stati in precedenz::t affetti sia da ulcere tropicali che da ulcere veneree. Sono stati i m piegati i seguenti antigeni : a) vacci no streptobacillare, (Uicuvacei no, già Dmelcos), emulsione di bacilli di Ducrcy stabilizzata, alla concentrazione di 225 milioni di germi per cc.; b) vaccino stafìlococcico I. S. M., alla concentrazione di 225 milioni di germi per cc.; c) vaccino streptococcico I. S. M., alla concentrazione di 225 milioni di germi per cc.; d) vaccino gonococcico l. S. M., alla concentrazione di 225 milioni di germi per cc.; e) vaccino polivaiente tricofitico (Tineatoxin Sciavo) l. S. Vacc. Toscano, alla diluizione di r :so; f) tubercolina vecchia di Koch um:ma J. S. M. ::tl 25 %; g) latte intiero; !J) soluzione clo10sudica all'8,5" .... La sede di elezione delle varie prove era la regione estensoria delle due braccia, su cute normale : le intradermoiniezioni sono state praticate nello stesso giorno ad ogni singolo individuo, distanziandole fra loro di almeno sette centimetri. Vaccini, latte e soluzione clorosodica sono stati iniettati mediante una siringa di Von Pirguet nello spessore del derma, alla dose cc. o,ro; la tubercolina invece per cutireazione su scarificazioni a graticcio. Debbo aggiungere che, trovandomi nell 'impossibilità di potermi procurare latte fresco o latte in fial e, ho necessariamente dovuto adoperare latte intiero in scatola, quello in dotazione presso i reparti mobilitati in A. O . Ho osservato i risultati per 6-7 giorni consecutivi, annotando quotidianamente, di 24 in 24 ore, l'intensità dell'eritema e dell'infiltrato, sino alla loro regressione. Riguardo al criterio di apprezzamento dei risultati stessi, tenuto conto di peculiari osservazioni fatte in una precedente serie di prove allergiche, sempre in indi vidui a cute nera, ho considerato positive quelle intradermoiniezioni in corrispondenza delle quali in capo a 24 ore si formava una chiazzetta eritemato-papulosa che persisteva nei giorni succe)sivi. L 'intensità della reazione veniva indicata graficamente in rapporto ai suoi caratteri cd alla sua persistcnza .


SL'LL' ULCERA TROPI CALE

947

Ho considerato inten:amente positive ( + + + + ) le reazioni costituite da un rilievo papuloso lenticolarc talora addirittura nodulare che qualche volta era circondato da un alone ipercmico più o meno accentuato. Infiltrazione ed eritema si mantenevano per alcuni giorni (s - 6) e quindi ckcrescevano per scomparire del tutto. Positive ( + + + e + + ) le reazioni costituite da una papula ur. poco più piccola, ad infiltrazione meno netta, senza alone, della durata media di 4-5 g10rm . Debolmente positive ( +) quelle reazioni c0stituitc da una p:~pula piccola, poco rilevata, senza traccia di infìan1mazione periferica, e di ~reve durata. Negative (-) tutte quelle prove nelle quali dopo 24 ore e nei giorni seguenti non si notava alcun infìltrato od eritema. Non ho rilevato disturbi locali ali 'infuori di qualche tensione e bruciore, consecutivi all 'iniezione di alcuni vaccini; mai reazioni papulo-pustolose. Del pari non ho notato alcuna reazione di focolaio nè disturbi generali. Per brevità ho creduto opportuno riassumere i protocolli relativi a ciascun paziente nella ;~nnessa tabella I. Da uno sguardo complessivo ad essa appare chiar:uncnte come la gran maggioranza dei pazienti affetti da ulcere tropicali abbia reagito positivamente, ed assai spesso intensamente, alla iniezione intradermica di vaccino streptobacill are. Riguardo aiJa intensità ed alla persi~te n za clclle reazioni cutanee al vaccino streptobacillare esse si sono rlimostrate all'incirca uguali a quelle osservate nell'infezione streptobacillare sempre su pazienti di razza nera. Pure numerose, seppure di intensità spesso minore, sono le reazioni provocate dal vaccino streptococcico. Anche il vaccino gonococcico ha dato reazioni positive numerose, e sovente di intensità notevole. Seguono nell'ordine: il latte, ;1 vaccino st::~fi l ococcico, la tubercolina ed il vaccino tricofìtico, che hanno dato un numero di reazioni positive inferiori alle precedenti e di intensità piti scarsa in quasi tutti i casi. La soluzione clorosodica, praticata semplicemente a titolo di control lo, non ha provocato alcuna reazione. Non ho peraltro notato alcun parallelismo fra in.tensità delle reazioni

allergiche e gravità e dutata delle ulcere tropicali, nè d'altra parte alcun rapporto di interdipendenza fra le vari<: reazioni . In un sol caso (23) di grave deperimento organico tutti indistintamente gli antigeni hanno dato risultato nullo. I risultati complessivi, compendiati nella tabella II, permettono di confrontare meglio, nel loro insieme, i dati suesposti, dimostrando con maggior evidenza l'alta percentuale di posi/Ì{IÌtà ( 87,18 o~ ) fornita dal l'accino


SULL'ULCERA TROPICAl.E

T

COGNOME E NOME

N.

Zc·1nÙ

A

V

I ndicazioni clin ich e Età

e sierologiche

J

Nchur:1scicn

2

Asborom

J

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4

Araf Rc:clibù

\\':1.

5 6

Ghcrdlassè Tuoldcmcdi n

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Mohamcd Ccnè

\Va.-

7 8

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Epatosplcnomcg:Jii,a.

9

!tlris OmM

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IO

CludJnè

22:

Wa . Otitc mcùi:1. UJcus tropicunl prc.~gr. \Va. -

I I

Agòs Ba h:1ri

24

Ulcus

Ulcus tropicum prcwcsso. \Va . -

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Blenorragia <uh~cuta, Wa. -

Chiflt·l

1-kpus

W:t. -

Chdcté

z..g.•i

-

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Uuldcimat ll auc.Jè Ailè

Splcnomcg.• ha . Wa. -

tropicum prcgr.

W a.

-

Bieno •• agi~ cronica. W a. -

I2

Maconcm

IJ

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Abdallà Moh:unccl

30 I8 IS

I5 J6 I7

Abac:1r

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Wa. - -

Nafè

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25

Ascesso caldo pianta piede. W :1. -

Zcrai Gohri1

20

\Va. -

18

c;hcrcm"'iam Schatì1

20

Ulcus tropicum prcgrcsso. Wa. -

I9

Mohamcd

40

Blenorragia subacuta.

:V!u,~:ì

1\lxl:dl?. Moh.JnJ<:d

20

ldris 1-lumcd

20

13r:ldica rdia.

Wa.

-

Wa. -

Blenorragia da tre mesi. Wa. -

2I

Ghcrcsilla~>è

22

Tcllà Tcmclsò

Blcnnrragi:• croni.:a. Wa. -

23

Adum

Dcnutoito. Pc-.i mc cond. gcn. \Va. -

24

Mohamcd Bc1n

25 26

Lq,thcssè Tcmclsò

25 52

Blcn01 ragi.1 cronic.1. W a. -

T cclè Ghcbrchat

20

\Va. -

n

Uoldc7.JCll Ghcrcssus

20

Sitilu.lc hn.,mc non curat.l, W a.

28

Alì Mohamcd Om.u

22

Wa . -

29

Alì

Moh.un~d

Taer Omar

25 25

Sifilide prcgrc.sa. Wa.

•o ,)

JI 32

Jsmcghen Mcssazghi

20

Fortissima splcnomcgalia.

Uoldcsillassè Ghcbrict

27

Blenorragia pregrcss:1. W a. -

33 34

Abdallf1 Uhcl>riel

20

Wa.-

35 36 37 38 39

Chiclanè

25 2J

Congiuntivnc bilaterale. Wa. -

:\ g

Asghcclmn llcranè Uoldai

Aptc:m.1mam Uoldè

Osman

Wa.-

+++

+

Epatosplenomegalia. Wa. Wa. -

Wa. -

Tnfai

JO JO

l'urbe ncn·o,c. \Va. -

Alxt .• n:,

20

Epatospknomcgalia. Subiuero. Wn. -

22

Wa.-

Asfahil idris

\Va.-

T c.fnicn

~!olumcd

\Va. -


949

SULL'ULCERA TROPICALE

L

A

X. REAZIONI CUTANEE

Durata dell' ulcera

tropicale

3 a nna l anno

5 m est l

mese

4 mesi

anno 4 mes1 l .nno 9 mest l

7 mcst 4 mest 4 mcs1 4 mest l mese :1 m est 4 mest anno l f anno 5 mesi

5

IT·CSI

7 mest 3 anni 4 mcst 9 m est 2 a nn t anno 2 m est 4 mesi l

6 mesi l

annu

rS mesi 4 mesr 18 mcsr l l

J

anno anno mese

4 m esi 8 mesi 4 m esi

Vaccino atreptobacillare

Vaccino st alilococci co

+-.+-· ++++++

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-

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l

l

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-

Vaccino stnptorocci co

-, ;

Vaccino gonococcico

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-

1ùbercoHna

Latte

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-

Vaccino trico6tic:>

-

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-

++++ ++++

-

-

-

-

-

+

-

++ + -

-

-

-

-

-

-

+++

-

-


950

SULL"ULCERA TROPI CAL E

TAVOLA

II.

Reazioni positive

R eazioni negative

34

(87, 18 %>

5

(12,82 %>

>tafilococcico

8

(20,51 ~(l)

31

(79.49 %>

V ~cci no strcptncoccsc<l

27

(69,23 %>

12

(J0,77 %>

Vaccino gunococcico

23

(58,98 o/o)

r6

(41,02 %)

Vaccino tricofìtico

5

(12,82 o/o)

34

(87,1 8 %)

T uhcrc..luu

8

(20,51 ~ 0 )

31

(79.49 %)

17

(43.58 %>

22

(56,42 o/o)

39

(100

V~1CCinc)

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streptobacil!are ( 1) che viene quindi ad occupare senz'altro il pnmo posto fra le varie prove allergiche praticate ne!l 'ulcera tropicale. A questa percentuale veramente notevole di positività, che molto si avvicina a quelle osservate nel! 'infezione streptobacillare, non solo nella razza bianca (99-100'/;.), ma anche in quella nera (97,05~:'.), fa contrasto la costante negati vità delle intradermoreazioni praticate con lo stesso vaccino in 46 individui indenni vuoi da ulcere veneree che da ulcere tropicali. Quest'ultimo reperto avvalora senza dubbio, ed in misura notevolissima, i risultati positi vi ottenuti, sui quali avrò occasione di ritornare fra breve. Il vaccino streptococcico lza dato il 69,23% di reazioni positive, mentre nej controlli indenni da ulcere tropicali , tutti venero-sifilitici, la positività era ridotta al 22,50 %. Anche su questi risultati tornerò più avanti. Il vaccino gonococcico ha dato reazioni positive nel 58,98 '/(, dei casi di ulcera tropicale; la maggioranza dei pazienti non era affetta da blenorragia e negava una infezione pregressa. Nei controlli indenni da ulcera tropicale il vacci no ha dato reazioni positive nel 33-34% dei casi. Analogamente del resto, in individui di razza bianca, numerosi antigeni gonococcici hanno fornito reazioni positive in pazienti che non avevano avuto blenorragia. L'aspccificità eli questa prova è d'altronde ormai concordemente riconosciuta dai molti AA. che si sono occupati dell 'argomento, nè abbisogna di ulterio ri conferme. Il latte, in funzione di antigene aspecifico, ha dato il 43,58 (X. di reazioni positive, contro il 48,65''{, di positività ottenute nei controlli, affetti in prevalenza da forme venero-sifiliti che. Il vaccino stafilococcico ha dato reazioni positive nel 20,5 r % dei cas1 di ulcera tropicale, risutati questi pressocchè sovrapponibili a quelli ottenuti nei controlli. L 'aver ottenuto reazioni positive sia nei pazienti affetti da ulcera (r) !.c rcnioni duhhic sono state sempre considerate come nej!Jtivc.


SULL'liLCFR r\ TROPICALE

951

tropicale che nei controlli indenni sta a dimostrare l'aspecificità dell 'intraderrnoreazione. Recenti ricerche, svolte nella Clinica Dermosifilopatica della R. Università di Torino dalla dottoressa Leone, portano un valido appoggio a questo asserto: lo stesso vaccino, ad analoga concentrazione, ha infatti fornito nei bianchi una notevole percentuale di reazioni positive aspecifiche. Da notarsi la frequenza con cui gli indigeni vanno soggetti a piodermiti, quasi sempre secondarie, in rapporto alle condizioni di vita e di ambiente, per cui spesso - oserei dire quasi costantemente - sono portatori d.i parassiti, ovvero affetti da scabbia e di conseguenza da tutte le loro complicazioni. Anche la prova a/la tubercolina è risultata positiva nel 21 '}{, circa dei

casi: per quanto il teperto clinico di questi p:tzienti fosse negativo, non mi è stato possibile fare indagini radiologiche complementari dell'apparato respiratorio. Mancando elementi sicuri di controllo per un giudizio di ammissione o di esclusione, mi limito pertanto a riferire questo dato così com'è, senza entrare in merito al valore che gl i può v<:nire attribuito, specie nei riguardi della razza nera di fronte all 'infezione tubercolare. Il 12,82% di reazioni positive fornite dal vaccino tricofitico, è stato riscontrato in una percentuale pressapoco uguale di controlli. Malgrado il valore specifico assegnato a questa prova da alcuni AA., i reperti positivi per nulla infrequenti in malattie non tricofìtiche (Tarantelli: 12,1 ·x~ nell'uomo bianco e 17,1 ":. nella donna) infirmano, e non di poco, l'attendibilità di tali risultati. Non devesi inoltre dimenticare che la Tineatoxin è un vaccino polivalente costituito da alcune specie j)atogene di miceti associate ad un vaccino proteinico aspecifico e ad un vaccino antistafilococcico: non essendo pertanto possibile scindere l'azione esplicata dai vari componenti nella provocazione della reazione allergica, non si può di conseguenza valutare quanto spetti a ciascuno nella produzione della reazione stessa. Riassumendo: nei pazienti affetti d:l ulcere tropicali il vaccino streptobacillare, iniettato per via intradermù:a, ha fornito una alta percentuale di reazioni positive (87,18 <};, ), che non trovatJO assolutamente riscontro nà con-

trolli indenni. Negli stessi paz ienti il vaccino streptococcico ht1 dato un numero notevole - sia pure in mìsura inferiore allo streptohacil/are - di reazioni positive (69,23 r;(, ); per contro anche negli indmni ha provocato un certo numero di reazioni positive.

L 'ulcera fagedenica dei paesi caldi (o fagcd enismo tropicale, o ulcera dello Yemen, di Aden, dell'Annam, di Mozambico) è una lesione cronica a carattere fagedenico largamente diffusa nei paesi tropicali e subtropicali dell ' Africa, Asia, America.


952

SuLL"t;LCERA TROPICALE

Nell'A. O . I. si calcola che non meno del 10 '\, degli indigeni ne sta colpito. Purtroppo anche i bianclhi non ne restano indenni. Per molti AA. il fagedenismo tropicale altro non sarebbe che la gangrena nosocomiale dei paesi temperati. L 'agente etiologico è costituito dalla associazione fusospirochetica Le Dantec e Vincent : un bacillo dall'aspetto fusata ed uno speciale spirillo che va sotto il nome di Spirochaeta Vincenti, che si sviluppano su piccole lesioni della cute degli arti inferiori, favorite talvolta da disturbi di circolo. In corrispondenza delle lesioni il numero delle spirochcte associate al bacillo fusiforme (B. hastilis- Seitz) raggiungerebbe talora proporzioni così imponenti da costituire una spiccatissima ca ratteristica di questi specia li processi morbosi. Sul significato patogenico sì controverso delle associazioni o simbiosi dette fuso-spirochetite o spiro-bacillari si è ancora ben l ungi dall'aver -trovato un accordo soddisfacente. Si tratta infatti di uno strano fenomeno che non ha altri riscontri in patologia. Dopo i primi accurati lavori di Vincent sulla gangrena nosocomiale e sull'an,gi na ulcero-membranosa, la constatazione di questa simbiosi microbica è stata fatta in una quantità svariatissima di manifestazioni morbose: Sanarell i de n ca oltre sessanta processi patologici acuti e cronici, dell'uomo o di animali domestici, interessanti i più svariati organi e tessuti del corpo, in cui sogliano fare la loro simultanea comparsa queste due figure microbiche: le spirochete ed i bacilli fusiformi. In due lavori abbastanza recenti, fondati su ricerche sperimentali, Sanarelli avrebbe portato le prime prove dell'ur.ità specifica degli elementi fuso-spirillari, dimostrando i rapporti che intercedono fra bacilli fusjformi e spirochete e più precisélmente <ome i primi altro non siano che il prodotto di una semplice trasformazione morfologica delle spirochete. In base ai lavori di Sanarelli ed a quelli successivi di Alessandrini e Pampana si dovrebbe quindi abbandonare la vecéhia denominazione di associazione o simbiosi fuso-spirillare e la descrizione delle forme che la compongono come di due germi distinti. usando invece il termine più appropriato, proposto da Sanardli, di HelicoJJema Vincenti. Questo nuovo tipo non rientra in nessuna delle famig lie preesistenti ma ha una posizione tassonomica intermedia di passaggio fra spirochete e spirilli (1). Queste asserzioni ·si basano su studi di un microbo ubiquitario di origine buccale che al pari dei vibrioni colerici e di altri microbi enterofìli è dotato di un certo tropismo intestinale. ( t) Car:tncri fondnmcntali della fnmi~lia delle Hcliconcmaccc: ~piccaussm1o pleomortismo, con ~ssunzione

di forme vibrtnniche,

spirtll~ri,

spirochetiehe, fusa te, libmentose, eon o scnz!l rig(>r\-

fiamcnti terminali o subtcrminali ; gram n.cgatività. Nella stessa bmigh.1 tmvcrchbc post9 anche b vibnothrix Zeyldnica, scoperta da Castella n i (1909) a Ceylon, nelle feci di pazienti aflicui da t!isscntcria bacillare e da questo A. posta provviS<>riamcntc ai C(!Ohnt dci f11nghi im pcrf<.:tti.


SULL'(jLCERA TROPICALE

953

Recentemente Gargiulo e Tombolinì ·- - trattando deila terapia dell 'ulcera tropicale - hanno accennato ali 'ipotesi che anche in questa affezione i due componenti l 'associazione fusospirillare a ltro non siano che due seri azioni morfologiche e ontogenetiche diverse dello stesso agente patogeno o una manifestazione di adattamento all'ambiente ; essi propendono a credere che il bacillo fusiforme sia una vecchia forma involutiva b quale avendo perduto l e sue caratteristiche spire sia sul punto di prepa rare una riproduz ione per m ezzo di spore. L'ipotesi di Gargiulo e Tombolini sull'etiogenesi dell'ulcera tropicale, che si riporta alle osservazioni ed alle ricerche sperimentali condotte su altre simbrosi fuso-spirillari da Sanarelli, da Alessandrini e Pampana, può essere interessante: purtroppo però essa è puramente teorica, non essendo confortata da alcuna indagine diretta o da ricerche sperimentali. Nè d 'altro canto le affermazioni di Sanarelli e della sua Scuola, per quelb che mi consta, hanno incontrato il favore c l'approvazione dcgl i studiosi. In collaborazione con il I 0 cap. medico prof. E. Pisani, del l '0. C. 78, è stato ripetutamente tentato uno studio, sopra tutto cuiturale, dell 'agente etiologico e quindi l'identificazione della eventuale flora bacterica dell'ulcera tropicale. Difficoltà tecniche, più che l 'i n su ffi cicn2.1 J i mezzi, hanno purtroppo fru strato i nostri tentativi e con essi il desiderio di poter completare le prove allergiche, su cui ho più sopra riferito, preparando nuovi antigeni con gli eventuali ceppi isolati. L'esame microscopico del se:::reto, prelevato sul fondo delle lesioni previa detersione dell'ulcera con un getto di soluzione fisiologica ha rivelato la presenza, con una frequenza notevole, di sole forme strcptococciche. In questi ultimi tempi l'attenzione sulle fuso-spirochetosi si è venuta intensificando ogni giorno più, ma di solito, come nei casi riferiti, trattasi di semplici constatazioni microscopiche o di tentativi più o meno sfortunati per ottenere l'isolamento in cultura pu ra di questi microbi. E pertanto la questione delle simbiosi fuso-spirillari non ha progredito gran che, in quanto 1 tentativi di isolamento sono sempre riusciti vani. C osicchè ancor oggi si discute sul valore patogenctico da attribuirsi all'uno od ali 'altro dei due microbi simbiotici. Tenendo presenti i lavori citati necessita quindi un ulteriore e più accurato studio culturale del! 'ulcera tropicale, anche per mettere a punto l'identità di origine dei due microbi in causa, prospettata da alcuni negata dai più. Alla luce delle attuali conoscenze si deve pertanto ritenere che spirochete e bacilli fusiformi impiantandosi su piccole soluzioni di continuo della cute, prevalentemente degli arti inferiori, provochino la comparsa delle ulcere tropicali.


95 4

SCLL'lJlCER.-\ TROPICALE

Sulla patogcnicità tic-i due gtTBII i pareri SOBU tuttora discordi; secondo

alcuni prevarrebbero le spi rochete, secondo altri - e fra questi Vincent il bacillo fusiforme; dai più si ammette che la predominanza patogena spetti ora piuttosto all'uno ora piuttosto all'altro agente etiologico, in rapporto a speciali cond1zionì dì vita e di ambiente. Cl1e le forme spirochctìche espli chino una azione notevole, per lo menu nell'evoluzione ulteriore ddlc lesioni , non lo credo molto probabile; starebbero a dimostrarlo: a) la rarità del loro reperto - per non dire l'assenza - Jnche nei piani più profondi dclk u lcerazioni che durano da qualche tempo, in contrasto con la notevok frequenza con cui si riscontrano forme streptococ<:iche (è noto che soltanto alcuni microbi possono fun gere da simbionti utili nelle associazioni spirochctiche: esperienze in vitro hanno infatti dimostrato che gli streptococchi favoriscono assai meno degli stafilococchi lo sviluppo delle spirochcte); b) la scarsa influc.:nza eh~ la terapia arsenoben.zolica esplica nei confronti delle ulcere tropicali, mentre è noto il suo alto potere curativo nelle spirochetosi. In base alle attuali conoscenze sulla etiogenesi dell 'ulcera tropicale comc si possono interpretare i risultati delle prove allergiche praticate con il vaccino streptobacillare e strt>ptococcico ? Per quanto riguarda il \ accino streptobacillare: i caratteri delle ulcerazioni, il loro decorso, l'assoluta mancanza di reazione da parte delle linfoghiandole satelliti, sono sufficienti per escludere che lo streptobacillo di Ducrcy possa entrare in causa. T uttavia i risultati po~i tivi intensi e numerosi ottenuti da un lato nei pazienti affetti da ulcere tropicali (tutti indenni, beninteso, da ulcere molli), e d'altro canto la cost::~nte rw g:nivit~ delle prove nei controlli (indenni sia da ulcere tropicali che da ulcere molli), sono reperti che, integrandosi a vicenda, valorizzano la specificità della reaz10ne e stanno inoltre a dimostrare come una forte paccntuale di pazienti affetti dal ulcus tropicum sia sensibilizzata verso il vaccino strtptobacillare. Malgrado quindi che fra bacillo fusiforme e streptobacillo di Ducrey non sussistano affinità biologiche e culturali, si potrt>hbe ammettere, in via di ipotesi, che il bacillo fusiforme esplichi, in un numero notc\·ole dì casi, una attività tale da provocare un a sensibilizzazione ed im munità cutanea in grado elevato, dimostrabile con l'antigene streptobac illare : si tratterebbe in altri termini eli un fenomeno di allergia paraspecitica. Per quanto riguarda il vacci no streptococcico: l'aver osservato reazioni allergiche positive sia nei pazienti affetti da ulcera tropicale, che nei controlli indenni lascia perplessi sulla specificità dei risultati. Reazioni positive aspecifiche, sono state altresì osservate in un'alta percentualt: ùi pazienti Ùi razza bianca dalla dott. Leone, della nostra Clinica, usando lo stesso vaccino ad


SUU. ·uLCER:\ TROPICALE

955

una concentrazione superiore ai 200 milioni di germi per cc. Tuttavia nei pazienti affetti da ulcera tropicale il numero delle reazioni positive era notevolmente superiore a quello ottenuto negli indenni; inoltre l'intensità e la durata delle reazioni stesse era senza dubbio maggiore nei primi. Si potrebbe allora pensare che questo maggior grado di allergia cutanea sia imputabile - almeno in parte - agli streptococchi, che in gran numero si .riscontrano sulle ulcere tropicali, dove peraltro non vivrebbero semplicemente come ospiti indifferenti.

Quale sia il meccanismo di difesa o di reazione dell'organismo per il quale si determina questo stato di sensibiLizzazione o di allergia cutanea ci rimane del tutto ignoto. La specificità delle intradcrmorcazioni praticate con questi due vacc101 troverebbe altresì una valtda conferma nei risultati forniti dalla

T erapia vaccinica dell'ulcera tropicale. La grande frequenza con cui si riscontra l'ulcera tropicale nelle zone sub-tropicali e tropicali, il lunghissimo decorso delle lesioni e la loro particolare resistenza al trattamento, hanno fatto sì che, specialmente in quest' ultimo periodo, i tentativi terapeutici si siano moltiplicati sino all'inverosimile orientandosi verso mezzi nuovi, ma sempre coH risultati molto dissimili da un caso all'altro: sarebbe qui fuor di luogo accennare, anche soltanto sommariamente, alla serie interminabile di medicamenti usati; malgrado però la molteplicità dei metodi e dei rimedi proposti la terapia d eli 'ulcera tropicale

ha fatto pochi progressi e, ali 'infuori della cura arsenobcnzolica - di efficacia senza dubbio parziale - è rimasta limitata ai soliti trattamenti locali ad azione spesso molto lenta ed incompleta. L 'osservazione di un elevato grado di allergia verso l'antigene streptobacillare nei pazienti affetti da ulcera tropicale mi ha indotto ad impiegare a scopo terapeutico lo stesso vaccino usato per l'intradcrmoreazionc, analogamente a quanto è stato fatto - con reali vantaggi di fronte ad ::tltri metodi sia locali che generali - nell'infezione Ducrcyana. Oltre al vaccino strepto-bacillare la mia attenzione si è rivolta anche agli altri antigeni verso i quali i pazienti avevano reagito positivamente. Fra i molti casi a mia disposizione ho scelto le ulcerazioni più tipiche, preferibilmente quelle a sede malleolare (come le più resistenti a qualsiasi trattamento), di grandezza variabile fra una moneta da due lire e una moneta da venti lire, con i bordi infiltrati, margini scollati, sottominati, il fondo sccernente un liquame grigio ·sporco, prevalentemente fetido, deterso il quale appariva una supedìcie grigiastra, pianeggiante, liscia, assolutamente priva di granulazioni. In nessun caso jngorghi g hiandolari. Le ulcere datavano da un minimo di tre mesi ad un massimo dì 18. I precedenti trattamenti locali non avevano sortito alcun esito.


St.;LL't.:LCERA TROPICALE

La terapia è stata sempre miZlata dopo alcuni giorni di degenza, durante i quali le lesioni venivano semplicemente protette con garza sterile. Analogamente durante il trattamento vaccinico: la medicazione asciutta veniva rinnovata di 24 in 24 ore, previa detersione dell'essudato e pulizia accurata, mediante benzina, della cute sana circostante, principalmente allo scopo di evitare autoinnesti. Quindici pazienti - tutti ricoverati al reparto Dermoceltico dell'Ospedale di Scmbcll -- sono stati trattati con i vari' vaccini, seguendo vie diverse di inoculazionc. N essun valore si può attribuire al fattore riposo, poichè non mi è mai stato possibile trattenere in branda siffatti pazienti ! I risultati, con alcuni dati relativi a ciascun individuo, sono compendiati nella annessa tabella III. A) H o usato il vaccino streptobacillare (caso n. 1), il vaccino streptococcico (n. 2), il gonococcico (n. 3), il tricofitico (n. 4), e, come terapia aspecifica, il latte intiero (n. 5), iniettandoli per via intradermica; suddividevo ciascun'a dose in 6-8 pomfi disposti a corona attorno all'ulcera, a 4-5 centimetri di distanza da essa. La notevole infiltrazione dei tessuti su cui di solito risiedono le lesioni rende talvolta poco agevole l'intradermoiniezione, che peraltro è sempre sgradita alla ... mentalità dei pazienti indigeni ! I tentativi fatti, e più volte ripetuti, per iniettare i liquidi in profondità, direttamente al di sotto delle ulcerazioni, non hanno sortito buon esito. Le intradermoiniezioni venivano, in media, praticate ogni 2-3 giorni. Discreta la reazione locale; reazioni di focolaio non ne ho osservate; reazioni generali scarsissime, costituite da lievi rialzi termici (massimo 3t.S)· Il vaccino streptobacillare, lo streptococcico ed il latte hanno provocato - dopo tre iniezioni - un lieve miglioramento oggettivo delle lesioni, che si presentavano un po' meno secernenti, a fondo grigio-roseo ma sempre torpido, e con i bordi un tantino meno scollati. Il vaccino gonococcico e quello tricofitico non hanno invece modificato per nulla il decorso delle lesioni. Le variazioni intervenute non essendo tali da dare affidamento per la prosecuzione della cura - che, come ho detto, non era molto bene accetta ai pazienti - mi ha indotto a sospenderla senz'altro.

B) Anche la via mtramuscolare è stata tosto abbandonata sia per i risultati negativi ottenuti con il vaccino tricofitico (caso n. 6), sia per gli inconvenienti di ordine locale (grave dolore nel punto di iniezione) provocati dal latte (caso n. 7) per cui non solo il paziente si rifiutava categoricamente di sottoporsi a nuove iniezioni, ma anche per il fatto che fra gli altri pazienti si veniva creando una atmosfera di diffidenza che minacciava di compromettere l'ulteriore proseguimento delle varie prove allergiche in corso e della


SULL'ULCERA TROPICALE

957

terapia. L'indigeno preferisce tenersi per mc>si ed anni ancora il proprio malanno - che peraltro non sempre è causa di gr:tvi disturbi - anzichè affrontare dolori fisici non lievi, non comprendendo perchè gli vengano procurati ! C) H o pertanto dato la preferenza alla via endovenosa (sempre bene accetta dai pazienti a cui è nota l'efficacia degli antiluetici introdotti per questa via !) la quale se da un lato non determina, fenomeni di intolleranza, nè immediati nè tardivi, e non da luogo a reazioni locali, presenta tuttavia l'inconveniente ddle reazioni generali. Ad ogni buon conto essa esplica senza dubbio un'azione terapeutica di gran lunga superiore. H o adoperato il vaccino streptobacillare (Ulcuvaccino F. I. già Dmelcos) ed il vaccino streptococcico dell'I. S. M ., ormai largamente sperimentati sia per ciò che riguarda la tolleranza che per l'efficacia terapeutica. Ed in verità non ho avuto a lamentare alcun inconvenie:1te nel corso della cura: non dolori, nè reazioni locali; non reazioni di focolaio; non casi di intolkranza. In qualche paziente soltanto, qualche ora dopo l'iniezione si ebbero disturbi gastrici (nausea, vomito): malgrado le raccomandazioni, in tutti questi casi, non era stato osservato il digiuno. Nell'acme febbrile qualcuno accusava cefalea c fotofobia, ed il giorno successivo inclolenzimento muscolare e leggera astenia, che persistevano al massimo per 1-2 giorni, senza peraltro costringere i pazienti in branda. La temperatura, dopo la 1a iniezione, saliva ad un m.lSSimo di 38",5-39°5, rientrando poi nella norma - per lisi ·- il giorno seguente. La reazione febbrile alla 2"' iniezione raggiungeva di solito la stessa intensità ma era di minor durata. l fenomeni generali di regola meno marcati . Alle successive iniezioni - per quanto a dosi progressive - la reazione febbrile era sovente inferiore (mai superiore) e gli altri fenomeni per lo più assenti. La presenza o meno di una forte reazione non mt parve essere un criterio per dedurne l'esito della cura. Praticavo le iniezioni nelle vene della piega del gomito alla mattina a digiuno, con almeno 2 giorni di intervallo fra una iniezione e l'altra. Attenendomi alle prescrizioni iniziavo con la I a dose, passando quindi, per ordine, alle successive. Quattro pazienti sono stati trattati con il vaccino streptococcico: il numero delle iniezioni non è stato uguale in tutti i casi, ma ha variato da un minimo di tre acl un massimo di dodtci, a seconda dell'azione esplicata. Complessivamente i vaccini introdotti per via endovenosa si sono mostrati eli azione pronta ed efficace: l'azione curativa si rende chiaramente manifesta, sia sulla si ntomatologia soggettiva che sulle condizioni locali, in media sin dalla ra-2• iniezione: l'ulcera incomincia con il detergersi e la secrezione si riduce sino a scomparire quasi completamente; si eliminano le parti necrotic:he, i margini si accollano, il fondo perde quell'aspetto torpido che lo caratterizza c quindi granuleggia; la perdita di sostanza si ricolma e l' ulcera si trasforma in una semplice esulcerazione. 3 -

Giornal~ di m~dicina mi/iter~ .


958

SULL'ULCERA TROPICALE

T

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V

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ULCERA TR OP IC ALE l ntradenno

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-

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l

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-

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-

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-

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2

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moneta

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2

lire

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959

SULL'ULCERA TROPICALE

A

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•

TRATTAMÈNTO Prodotto

Via

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di inoculnione

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Ulcaruioni Ulceruiooi cicatrizzate deterse dopo giorni dopo aiomi

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Es i t o l t;

..

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vaccino srrcptobacillare

intradcrmica

3

-

-

37°,1

lcgg~!ss.

miglioramento

vaccino srreptococcico

intradcrmica

3

-

-

-

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miglioramento

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intrndcrmica

3

-

-

37°,2

immutata

trico~

intradermica

3

-

-

-

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latte ;ntiero

intradermic:>

3

-

-

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lcggcr[ss.

vaccino fitico

trico-

intramuscolarc

4

-

-

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immutat:~

1:\tte inticro (cc. 5 p. dose)

intramuscolarc

l

-

-

38o,7

invariata

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endovenosa

Il

2I

-

39°.5

miglioramento nettissimo

id.

endovenosa

8

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3I

39°

guarigione

id.

endovenosa

3

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IO

380

guarigione

id.

endovenosa

3

IO

23

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guarigione

\'::tccino strcptococcico

endovenosa

12

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guarigionG

id.

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guarigione

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5

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-

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miglioramento


g6o

SULL'ULCERA TROPICALE

Il sintomo dolore, quando è presente, cede rapidamente alla terapia vaccinica: anche per que!>to moti vo i pazienti si ~ottopòngono al trattamento con assiduità c piena fiducia . L'l ricpitelizzazione avviene di solito gradatamente, iniziando dalla periferia, ma piuttosto ientamente sia a causa della sede delle lesioni, sia per la notevole infiltrazione dei tessuti circostanti, talvolta addirittura callosi ! La durata della cura ha oscillato da un minimo di 10 giorni ad un massimo di 40. Si deve però tener conto che in alcuni casi (n. 9-12-13) la terapia vaccinica è stata proseguita anche quando la lesione era ridotta a semplice esulcerazione, mentre sarebbe stato molto più opportuno intervenire soltanto localmente con cheratoplastici, analogamente a quanto si è ;soliti fare nel la cura dell'ulcera molle. Infatti, raggiunto un certo stadio, janche continuando ·le iniezioni i risultati non variano per nulla. l Le cicatrici, sovente pigmentate, non sono di solito molto stabili; oc~orre pertanto proteggerle ulteriormente per qualche giorno ancora, allo 'scopo di evitare un~ nuova disepitelizzazione. 1 I risultati ottcimti sono stati indubbiamente buoni ; infatti sia con il ~vaccino streptobacillare che con quello streptococcico, usati per via endo:venosa, posso dire di non aver registrato insuccessi, anche se in un caso (n. 8) jl trattamento con l ' Uicuvaccino non diede i risultati attesi, portando cioè la 1esione a riparazione completa. Si trattava però dì un p. in ~ondizioni generali non molto fl oride, portatore dì una ulcera tropicale situata in corrispondenza del malleolo mterno sinistro, che datava da 18 mesi, con infiltrazione dei tessuti periferici addirittura lignea ! Sotto l'in fluenza della cura l 'ulcera aveva bensì perduto i suoi caratteri di torpidezz::t e di cronicità senz::t tuttavia ricolman:: la perdita di sostanza e giungere quindi alla riepitelizzazlonc. In tutti gli altri casi (n. 9-10- 11-12-1 3) si ebbe una guarigione completa e duratura. Questa casistica per quanto breve non manca di essere interessante circa i risultati ottenuti che valorizzano senza dubbio tale mezzo terapeutico. Gli esperimenti non sono infatti così ampi da permettermi conclusioni assolute : peraltro, avendo seguito attentamente, nei singoli casi studiati, le fas i evoluti ve del processo morboso sotto l'azione del rimedio, credo di poter affermare che la terapia dell ' ulcera tropicale potrà trarre grandi vantaggi dali 'impiego, per via endovenosa, del vaccino streptobacillare e streptococcico. I risultati saranno poi ancora pitl rapidi quando alla cura vaccm1ca si associ si n dall'inizio una terapia locale appropriata (1). In secondo tempo, al fine di poter stabilire dei raffronti, ho voluto trattare due casi di ulcera tropicale (n. 14 e 15) con un vaccino di altro tipo cd ho scelto il gonococcico (I. S. M .) come uno di quelli impiegati (t) Avrò

~ l trovc

dell'ulcera tropicale.

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terapia

local e


SULL'U!..CERA TROf iCt\LE

per le prove allergiche. Per mantenermi nelle stesse condizioni l'ho somministrato per via endovenosa e sono riuscito con questo ad ottenere reazioni febbrili simili per intensità e durata a quelle date dal vaccino streptobacillare c da quello streptococcico. Dopo 4-5 iniezioni le condizioni delle lesioni erano pressocchè invariate. Il non aver ottenuto alcun miglioramento malgrado i rialzi termici provocati dal vaccino gonococcico, mentre lo streptobacillare e lo streptococcico hanno portato a guarigione le lesioni, fa ammettere che questi due ultimi rimedi esplichino anzitutto una azione curativa specifica, e che il fattore proteinico e quello piretogeno abbiano H valore di semplici coadiuvanti. Vaccino streptobacillare e streptococcico accanto ali' azione della tem peratura, e parallelamente ad essa, provocano fenomeni di shock, a causa delle proteine bacteriche che contengono (Droniscau, Hudelo e Duhamel), determinando però nei pazienti affetti da ulcera tropicale - al contrario di quanto avvine con il vaccino gonococcico - una reazione umorale specifica.

Conclusioni. l. -

Per quanto riguarda l'allergia cutauea: a) Gli individui a cute nera (eritrei e tigrini) :tffetti da ulcera tropicale, in un'alta percentuale di casi, reagiscono positivamente alla intradermoreazione con il vaccino streptobacillare, pur non avendo nè avendo avuto in passato ulcere veneree. b) Gli indenni da ulcera tropicale reagiscono negativamente. c) Si può interpretare questi reperti pensando ad un fenomeno di allergia para-specifica. d) Questi risultati vengono ad infirmare la specificità della r eazione all'Ulcuvaccino (già Dmeicos), ritenuta ancor oggi esclusivo appannaggio dell'infezione Ducreyana. e) L 'intradermoreazione con l'Ulcuvaccino nei pazienti affetti da ulcera tropicale non costituisce ·- alla stregua di quanto avviene nell 'infezione streptobacillare - un mezzo diagnostico di valore assoluto, pur presentando un notevole interesse teorico- pratico. f) Essa permette però di saggiare il comportamento dell'organismo relativamente alla sensibilizzazione ed alla immunità cutanea in una misura certo più precisa di quanto non si riesca a fare in altre infezioni, e conferma ancora una volta l'importanza della cute come fattore precipuo dell'allergia in una infezione cutanea non accompagnata da fenomeni umorali apprezzabili e quindi considerata come un processo di natura esclusivamente locale. g) Le reazioni allergiche positive all'antigene streptococcico possono in parte essere riteimte come il prodotto dell'attività degli streptococchi che frequentemente si riscontrano numerosi sull 'ulcera tropicale.


SULL.ULCERA TROPICALE

Per quanto riguarda la terapia vaccinica : a) Il vaccino streptobacillare e quello streptococcico introdotti per via endovenosa per il trattamento delle ulcere tropicali hanno pienamente risposto alJo scopo, dimostrando una efficacia terapeutica superiore a qualsjasi altro trattamento sia locale che generale. b) I due vaccini esplicano una azione curativa specifica, mentre il fattore proteinico e quello piretogeno hanno il valore di semplici coadiuvanti. c) La cura vaccinica può venire mspesa non appena la lesione sia ridotta a semplice esulcerazione, Un trattamento locale appropriato e sopratutto una diligente pulizia quotidiana nel corso della cura vaccinica, e più tardi l'impiego di cheratoplastici, abbreviano il decorso, favorendo una più rapida cicatrizzazione. d) L'uso dei due vaccini può essere generalizzato nella cura delle ulcere tropicali: ove infatti non sussistano particolari cohtroindicazioni a causa dei rialzi termici - i quali d'altronde sono di regola ben tollerati - ]a vaccinoterapia dovrebbe sempre essere la cura di elezione dell'ulcera tropicale. e) Le ricerche in parola, necessariamente incomplete, attendono un ampio controllo, poichè senza dubbio questo metodo curativo merita la maggior considerazione, avendo l'attrattiva della estrema semplicità e rapidità. II. -

Gruppo Ospedaliero di Sembell, luglio 1936-XJV.


LABORATORIO DI MICROBIOLOGIA DI SANITA' MILITARE

Direttore: maggiore medico Prof. Uco REITANo

RICERCHE SPE.RIMENTALI E CONSIDERAZIONI SULLtANTIGENE TIFICO uyitt DI FELIX Dott. Salvato.-e Emilio Calabrò, tenente medico, assistente.

A. Felix e R. M. Pitt, procedendo alla vaccinazione antitifica dei topini, secondo la pratica di Grinncll, constatarono che i vaccini preparati con ceppi li sci, inagglutinabili e virulenti proteggevano altamente gli animali contro la iniezione cndoperitoneale di B. tifici virulenti, mentre i vaccini preparati con ceppi lisci, ma bene agglutinabili e poco virulenti, non conferivano loro alcuna immunità. Gli, AA. pensarono che i ceppi non agglutinabili, dovevano contenere un fattore responsabile nel contempo della inagglutinabilità somatica e della virulenza. In seguito ad ulteriori ricerche Felix e collab. poterono stabilire che il fattore sconosciuto era un antigene, diverso dai due fin allora noti (O e H), che si poteva mettere ben~ in evidenza mediante saggi sierologici, e al quale assegnarono il simbolo Vi (virulence antigen). Le sue proprietà essenziali furono così fissate dallo stesso Felix con Bhatnagar e Pitt: 1) L'antigene Vi, espressione della: virulenza dei ceppi di B. typhi, è presente in tutti gli sttipiti di B. typhi inagglutinabili, tanto che basta costatarne la inagglutinabilità somatica per dimostrare indirettamente in essi, la presenza di detto antigene. Direttamente l'antigene Vi è dimostrabile me· diante agglutinazioni con puro siero anti Vi ottenuto dopo saturazione delle agglutinine H e O. 2) I ceppi di B. tifici nella variante S (liscia) possono q no contenere antigene Vi e ciò in relazione alla loro virulenza, mentre i ceppi in fase R (rugosa), non supponendosi virulenti, non dovrebbero mai contenerlo. 3) L'antigene Vi è termolabile non resistendo a 6o• che solo 30'. Non resiste all'azione del fenolo e di altre sostanze chimiche, mentre resiste all'azione del formolo a debole concentrazione. 4) riscaldamento a s8~-60° per un'ora e m ezza dei vaccini preparati con ceppi lisci, virulenti e ipoagglutinabili, mentre distrugge l'agglutinogeno Vi sembra che lasci intatta l'efficacia immunizzante nelle prove sui topini . Con esperimenti successivi Felix e Pitt credettero di dimostrare la importanza che la presenza di detto antigene e del corrispondente anticorpo avrebbe nella immunizzazione attiva e passiva contro la febbre tifoide; se-

n


964

ltlCERCIIE SPER IM ENTALI f. CONSll)ERAZlON I SULL'A NTIGENE ECC.

condo Felix, perchè un vaccino od un siero antitifico siano realmente efficaci, debbono contenere rispettivamente l'antigene e l'anticorpo Vi. Sieri c vacci ni infatti contenenti l'anticorpo e l'antigene Vi, specie se ad alto titolo, proteggevano nei loro esperimenti i topini infettati con germi virulenti, dando una spiccatjssima percentuale di sopravvissuti, in contrapposto ai vaccini e sieri non contenenti l'a11tigenc e l'anticorpo Vi che non li proteggevano affatto. I risultati riguardanti la resi~tcnza o la morte dei topini riportati in tabelle stupiscono per la loro assoluta costanza. Bisogna confessare che, leggendo attentamente i lavori di Felix e collab. non sempre si riesce a seguire le argomentazioni tecrichc prospettate, le quali non sono prive di contradizioni. Anche il rapido spostamento dalle concezioni teoriche al campo della pratica applicazione, non può non sembrare prematuro. L'argomento, così interessante, ha trovato subito in Kauffmann un autorevole controllo. Questo A. avrebbe dimostrato che quasi tutti i ceppi di B. typhi, appena isolati, contengono l'antigene Vi; crede però che n ei terreni artificiali comuni esso vada rapidamente perduto, onde è necessario per la sua conservazione, che la coltura sia fatta su agar ascite. Perchè si possa ricostituire l'antigene Vi negli stipiti , nei CJUali era notevolmente ridotto, basta nella maggioranza dei casi, effettuare 1-3 passaggi in siero attivo di cavia. Bisogna però avvertire subito che è da escludere che l'antigene vada sempre rapidamente perduto ne i comuni terreni, sapendosi come il appo tipo su cui Felix e Pitt hanno basato i loro esperimenti, è proprio il ceppo Ty~, isolato nel 1918, stipite che da allora ha subito centinaia di passaggi nei comuni terreni. Perchè poi alcuni ceppi debbano tendere ad un così rapido esaurirsi del loro potere antigene Vi , mentre altri possono mantenerlo invariato per anni, non c'è dato sapere. Kauffmann ha infine trovato che l'antigene Vi non è condizionato alla forma liscia (S), ma che si può anche talvolta dimostrare in varianti rugose (R). F elix, Krikorian e Reitler in seguito ricercarono l'antigene Vi nei ceppi di B. tifici isolati di fresco da casi di febbre tifoidea, durante una epidemia manifestatasi a Gerusalemme e a Giaffa. Essi trovarono che su 90 ceppi esaminati subito dopo l'isolamento solo 2 erano privi di antigene Vi, tutti gli altri ]o contenevano, ma in scarsa quantità; ed essendosi manifestati tutti i ceppi discretamente agglutinabili col siero anti O , li considerarono di interm edia agglutinabilità e virulenza. Gli AA. pensarono che a questi dati sir1 ologici corrispondesse effettivamente lo speciale carattere epidemiologico del la infezione stessa che dette . in Pal estina una mortalità più bassa di CJUelb conosciuta in altri paesi. Contemporaneamente ricercarono l'agglutinina anti Vi nel siero di sangue di ammalati e convalescenti, ma i risultati non si possono dire soddisfacenti. Su 1 00 sieri di ammalati esaminati, 92 volte gli anticorpi Vi non furono dimostrabili neanche alla diluizione di 1: IO- I: 5· Nei convalescenti invece la percen tuale dei sieri positivi fu superiore, essendo risultaw positiva 5 volte su 17 esami, fatto CJUesto che dimostra, a dire degli


RICERCHE SPER IM ENTALI E CONS IDERAZION I SULL' ANTIGENE ECC.

965

AA., che l'anticorpo Vi non è prontamente elaborato durante il decorso della malattia. In ogni caso però il titolo d i agglutinina anti Vi fu molto basso. Nessuna relazione costante fu potuta rilevare fra il decorso clinico e la comparsa o il titolo d el! 'anticorpo Vi nel siero dci pazienti. Gundel e Alxloosh, che si sono del tutto recentemente occupati ddl'argomento, hanno trovato che neanche nei ceppi isolati di fresco la presenza d ell'antigene Vi è costJntc, e che la quantità dell 'antigene stesso presente :nei ceppi è ass:1i mutabile. Anche questi AA. hanno ricercato l'anticorpo nei sieri di ammalati e convalescenti, trovandolo una sola volta su 41 sieri di ammalati esaminati, cd un 'a ltra volta su undici sieri di conva · lescenti. D a questo concludono che la maggior parte dci casi di tifo decorrono e guariscono senza la presenza di anticorpi Vi , cd affermano che sull'importanza pratica dell'antigene e degli anticorpi Vi. da Felix sostenuta, bi sogna avanzare un giustificato riserbo (1). Nonostante la disparità di opinioni che la questione dell'antigene Vi ha suscitato, specialmente per guan to si riferisce all'aspetto pratico, noi abbiamo creduto non del tutto inutile di eseguire dei controlli e di studiare l'argomento, nella speranza di poter trarre qualche vantaggioso insegnamento nell'allestimento dei vaccini anti-tifici. O g ni contributo portato verso il miglioramento della pratjca della vaccinazione antitifica ne Il 'Esercito allo scopo di renderla più afficace, vale a dire di ottenere una maggiore protezione profilattica, ci è sembrato che fosse deg no di considerazione.

Ricerche personali. A questo scopo, il Direttore di questo laboratorio richiese tempo fa cd ottenne dalla cortesia del prof. Felix del Lister I nstitute, i ceppi tifici Ty z H 90r - O 901 - Watson, e alcuni centimetri cubici di puro siero anti Vi, del titolo d'i I :400. L e prime indagini sono state dirette alla ricerca dell'antigene Vi negli stipiti di Felix ed in alcuni ceppi tifici di laboratorio, mediante saggi sierologici, servendoci del siero anti Vi preparato da F elix. Su 19 stipiti saggiati a questo scopo, a prescindere dai ceppi Ty ~ c Watson nei quali si confermava la presenza dell 'antigene V i, ben 12 dimostrarono di possederlo, in quantochè furono agglutinati a un titolo variante d a 1 :8o a 1:320. (V. tabella n. 1 a pag. seg.). H o \·oluto in seguito estendere le ricerche :1 tutti i ceppi posseduti da questo laboratorio ed avendo esaurito il puro !>Ìero anti Vi di Felix, ho proceduto alla preparazione di un siero analogo. A tale scopo ho inoculato ( t ) Nel corso delle mie ricerche S<'lnn rnano in linea genera le gl i studi di Felix.

~pparsc k

note di G iov~n3 rdi c di Buonomini che con[er-


RICERCIIE SPER IM ENTALI E CU~S I DERAZIONI SULL'ANTIGENE ECC.

966

TABELLA N. 1.

Saggi di agglutinazione eseguiti col puro siero anti Vi, ricevuto dal Prof. Felix. Ceppi esaminati

B. Typhi Ty 2 (Fdix) )) Watson )) H 90' ))

)) ))

)) ))

)) ))

)) )) \)

)) ))

)) )) ))

))

I: 640

I: 320

o

499 o speJl' " 1 militari . 504 ~· 1 55 518 37 1 » 519 ))

388 5°3 508 520

I; J20 I: I6o

)l

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o

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I: 320

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Titolo fino al quale i ceppi venivano agglutinati

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~)

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))

Reitano Fasullo 1st. Igiene Xii. ne g. Limas )) Xii. pos.

o I: I6o o I : I6o I: I6o I : I6o I: I6o I: 320 I: 8o

o I: I6o I: 320

alcuni lotti di conigli per via endovenosa, adoperando il ceppo Ty2, raccomandato da Felix perchè aveva sempre dimostrato di conservare invariato l'antigene Vi. Sono state eseguite, come raccomanda Kauffmann, qttattro iniezioni rispettivamente di o,r- 0,5- 1,0- 2,0 C.C. alla distanza di 5 giorni l'una dall'altra. Sono stati trattati nove lotti di conigli, come risulta dalla tabella n. 2 . Per costatare nel siero ottenuto la eventuale presenza dell'agglutinina anti Vi , il siero veniva saturato col ceppo H 901 ceppo sicuramente mancant~ di antigent Vi, e ris.tggiato ancora coi ceppi Ty2 e Watson, stipiti sjcuramente ricchi di antigene Vi. Nell a seconda colonna della tavola n. 2 è segnato il titolo delle agglutinr 0-H posseduto dai diversi sieri, mentre nella prima colonna è indicato il titolo delle agglutinine Vi, dopo saturazione. Come dalla tabella n. 2 appare evidente, il siero dei conigli trattati col calore a 58° per 45', ba dimostrato di non possedere mai l'agglutinina anti Vi. Ugualmente si è comportato il siero dei conigl i trattati con sospensioni formolate o fenicate al 0,4 %


967

RICERCHE SPERIME NTALI E CONSID ERAZIONI SULL'ANTIGENE ECC.

TABELLA N. 2.

Numero dei conigli trattati

Ceppi e modalità

Vi

N. 1 Lotto I

Lotto II

Lotto III

Lotto IV

Lotto V

Lotto VI

l

OH

o

I : 6ooo

N. 2 N. 3 N. 4 N. 1 N. 2 N. 3 N. 4

Ceppo T y2 (Felix).

o

I : IOOOO

Germi uccisi col calore a 58° per 45'.

o

I : IOOOO

o

I: I2000

N. I N. 2 N. 3

Ceppo Ty 2 (Felix). Germi in sospcnsÌO!J.C formolata al 0,2 O/ ,., . Dopo 6 ore di termostato. (Germi uccisi).

N. 1 N. 2 N. 3 N. 4

I : 640

I: 25000

Ceppo Ty 2 (Fcljx).

I: 640

I : 25000

Germi VIVI.

I : 640

I : 25000

I: 640

I: 25000

I: 320

I: 20000

I : I6o

I: I6ooo

I: 320

I: I6ooo

Ceppo Ty 2 (Felix). Germi in sospensione formolata al 0,4 %. Dopo 6 ore di termostato. (Germi uccisi).

I: 320

I: I2000

I: 320

I: IOOOO

I: I6o

I : I2000

I : 320

I: I 2000

N. I N. 2 N. 3

Ceppo T y2 (Felix). Germi in sospensione formolata al 0,4 %. Dopo 24 ore di termostato. (Germi uccisi).

o

I: I2000

o

I: 6ooo

o

I: I OOOO

N. 1 N. 2 N. 3

Ceppo Ty 2 (Felix). Germi in sospensione fenicata al 0,2%. Dopo 6 ore di termostato. (Germi vivi).

I: 8o

I : I2000

I: 40

I : IOOOO

I: 8o

I: I2000

o

I : 1 2000

o

I: I 2000

o

I: I OOOO

o

I: I2000

o

I: I2000

o

I : IOOOO

o

I: I 2000

o

I: I2000

o

I: I2000

o

J : IOOOO

o

I : I2000

N. 1 N. 2 Lotto VII N. 3 N. 4 N. 1 Lotto VIII N. 2 N. 3 N. 4

Lotto IX

Titolo raggiunto dai sieri in agglutinine

N. 1 N. 2 N. 3

Ceppo Ty 2 (Felix). Germi in sospensione fenicata al 0,4%. Dopo 6 ore di termostato. (Germi uccisi). Ceppo Ty 2 (Felix). Germi in sospensione fenicata al 0,4%· Dopo 24 ore di termostato. (Germi uccisi). Vaccino misto T.A.B. formolato al o,s o/ / 0 fornito dali'I.S.M.


968

~I C I.R CIIE SPI:R IMr.NTt\LI E CONS II)ERAZIONI SULL"ANTIGENE ECC.

tlopo 24 ore di pnmancnza in termostato, o con sospensioni fenicate al 0,4 % dopo 6 ore di termostato, ed il siero dei conigli trattati col vaccino misto T. A. B. formolato al 0,5 % fornito dall'I. S. M. Il sangue dci conigli, trattati invece con germi vivi, ha dato sieri che possedevano l'agglutinina anti Vi fino al titolo di r :640. Adopera ndo le emulsioni batteriche formolate al 0,2 ~·.. e al 0,4 ";, usate però dopo solo 6 ore di permanenza in termostato, tempo sufficiente ad uccidere i germi, così come è sempre risultato dai controll i praticati, si sono ottenuti dei sieri contenenti l'agglutinina :~n ti Vi fino al titolo di 1 :320. Con sospensioni batteriche trattate con l'aggiunta di acido fen ico al 0,2 %, sospensioni eh.:: risultavano costituite da germi vivi anche dopo parecchi giorni, il titolo in agglutinine anti Vi raggi unto dai sieri è stato di r: 8o. Come risulta dunque dalla tabella n. 2 l'an tigene Vi non resiste alla temperatura di 58'' per 45'. All'azione del fenolo non resiste se questo è contenuto nella proporzione del 0,4 %, mentre resiste ancora se è contenuto nella proporzione del o,2 '}{,, quantità però questa che, pure non riuscendo ad uccidere i germi, come dai ripetuti controlli è sempre risultato, riesce ad attenuare i) potere antigene Vi dei ceppi, in modo tale che il siero ottenuto contenga l'agglutinina anti Vi ad un titolo molto basso. All'azione del formolo l 'antigene Vi resiste a patto però che le sospensioni batteriche siano adoperate solo dopo qualche ora di permanenza in termostato. Dopo 24 ore infatti esso risulta sistematicamente distrutto. Col siero ottenuto dal lotto n. 2, a mezzo di germi vivi e che conteneva l'agglutinina anti Vi fino al titolo di I :640, ho risaggiato i ceppi precedentemente trattati col siero del prof. Fel ix, onde costatarne l'identità di comportamento cd ho saggiato gl i altri ceppi del laboratorio che non mi era stato possibile ancora di provare. H o esaminato complessivamente 36 ceppi, in massima parte in collezione da qualche anno; solo i ceppi Clausic, Coccia, Menzi, Agncsini, Ca~ciano e Fasullo, provenivano da recente isolamento, tutti da cmocolture, tranne l'ultimo che era stato isolato dalle feci di un tifoso. Dai 36 ceppi esaminati, come risulta dalla tabella n. 3, solo 9 hanno dimostrato di non possedere affatto l'antigene Vi; I O invece erano agglutinati fino :1l limite del titolo, 10 altri fino al titolo di r :320, 5 fino al titolo di r : 160 t' 2 fino al titolo di 1 : 8o. Così anche ceppi isolati da anni e conservati i11 collezione nei comuni terreni di coltura, senza particolare accorgimento di tecnica, si sono dimostrati ricchi di antigene Vi. Ciò non può destar meraviglia se si pensa che il ceppo Tyz è stato isolato da Felix nel 1918, c tuttora è considerato come il ceppo tipo per l'antigene Vi. L'alta virulenza però, <.hc secondo Felix è in stretta relazione con la permanenza dell'antigene Vi nel ceppo Ty2, non può essere chiamata in causa per i ceppi del nostro laboratorio che, come dirò in seguito, si sono dimostrati tutti di scarsa virulcnzé).


RICERCHE SPERIMENTALI E CONSIDERAZIONI SULL'ANTIGENE ECC.

969

TABELLA N. 3

Ceppi esaminati

Fase

s s

B. Typhi T y2 Felix )) Watson )) H 901 )) )l )) )) ))

)) ))

R R

.

o 901

s s

37 1 Ospedali militari. . 499 500 502 5°3 504 ))

))

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SR

SR

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)l

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)l )l ))

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)) )) ))

5I l 512 51 3 514 515 516 517 518 519 520 521

Pasteur. . Xii. neg. 7004 Xii. ne g. Limas Xii. pos. Limas Ist. Igiene Reitano . Clausic . Coccia . Menzi. Agnesini Casciano . Fasullo .

s . .

. . .

.

s s

.

SR

s s

.

SR R SR

.

s

. .

SR SR SR SR

SR SR SR

.

s SR

.

SR

s .

.

.

SR SR

s

Colonna t• Agglut. col puro siero an ti Vi (Titolo l :640)

Colonna 2A Agglut. col puro siero anti O (Tirolo I : 12800)

I: 640 I: 320 o o o I: 320 o I: 640 I : I60 I: 640 I: 640 I : 320 I: r6o I: 640 I: 320 I: 8o o o I : 320 I: 640 I: 320 I: I6o I: r 6o o I: 640 o I: I6o I: 320 o I: 320 I: 320 I: 640 I: 640 I : 320 I : 640 1: So

I: 6400 I: IOO I: 12800 I:I 28oo I: I 2800 I: 8oo I:64oo I:t6oo I :6400 I:8oo I:8oo I:400 I: 3200 I: 3200 I : 6400 I:I28oo I:6400 I:3200 I: 8oo I:400 I:3200 Il3200 I: 3200 I: 3200 I:I6oo I: 12800 I: 6400 I:I6oo I: 12800 I : I 6oo I :400 ' I: 400 I: 3200 I:200 I: I 2800 I:3200


970

RICERCIIE SPI·.RI\II·.NT,\LI E CUNSIUERAZIONI SULL'ANTIGENE ECC.

Ho posto poi particolare attenzione alla fase in cui i germi si trovavano al momento dci saggi di agglutinazione, se cioè nella variante S, R od SR, onde accertare se esistesse una correlaz1onc tra il contenuto in antigene Vi <.: la fase stessa. Dai miei saggi, a conferma di quanto Kauffmann ha segnalato, non pare possa notarsi una assoluta correlazione; infatti se è vero che il ceppo Ty2 che era agglutinato dal puro siero anti Vi fino al titolo limite, era c si è mantenuto in pura fase S, e il ceppo H 901 che non contiene antigene Vi, in pura fase R, per contro, tra gli altri ceppi esaminati, alcuni, come il ceppo 371, in pura fase S non contenevano antigene Vi, ed altri in fase SR, come il ::eppo CocciJ, contenevano l'antigene Vi, essendo agglutinati fino al titolo massimo. H o voluto in pari tempo controllare se esistesse veramente l'antagonismo fra antigene somatico O cd antigene Vi, nel senso che la presenza dell 'antigene Vi ostacolerebbe l'agglutinazione col puro siero an ti O, secondo le vedute di Felix. Il puro siero anti O è stato ottenuto inoculando un altro lotto di conigli con sOSp<"nsioni batteriche del ceppo O 901 sottoposto alla temperatura Ji 100" per due ore. Il titolo del puro siero ottenuto era di 1 : 128oo. Con questo siero ho risaggiato i ceppi in esame ottenendo i risultati rilevabili dalla tabella n. 3, colonna 2. Effettivamente per il maggior numero dei ceppi si può rilevare un certo antagonismo, specialmente nei ceppi Watson, Agnesini, 517, ecc., in cui ad un alto contenuto di antigene Vi corrisponde una netta ipoagglutinabilit;l o, e nei ceppi H 901 - 37 r - 1st. Igiene -ecc., in cui per contro alla assenza di antigene Vi corrisponde un'alta agglutinabilità somatica. Ma non si può affermare che il fenomeno sia costahtc. Infatti proprio il ceppo Ty2 che per il suo spiccato contenuto in antigene Vi dovrebbe essere nettamente inagglutinabile, ha dimostrato nei miei saggi di essere agglutinato dal puro siero anti O fino al titolo di 1 :64oo; ed il ceppo Casciano, pur esso ricco di antigene Vi e di recente isolamento, ha dimostrato di essere agglutinato dal puro siero anti O fino al titolo limite. Un buon numero di ceppi poi ha avuto al riguardo un comportamento intermedio presentando una discreta agglutinabilità sia col puro siero anti O c h e col puro siero anti Vi . D a ultimo ho voluto saggiare il grado di virulenza di alcuni dei ceppi in esame, secondo il metodo eli Grinnell. H o inocuiato per via cndo-peritoneale diversi lotti di topini del peso medio di 20 gr. circa, con sospensioni in soluzione fisiologica di germi vivi, titolatc con l'opacimetro di Wclcomc, ottenendo i risultati che riporto nella tabella n. 4· Dai dati... riportati in questa tabella, malgrado il numero relativamente scarso di animali di cui ho potuto disporre, mi sembra appaia evidente come, contrariamente a <-luanto da Felix è sostenuto, una correlazione assoluta fra l'alto contenuto in antigene Vi, inagglutinJbilità somatica e virulenza, nei topi n i, non si sia potutn costatare. In fatti i ceppi 499- Coccia e


97I

RICERCH E SPERIM ENT ALI E CONSII)ER AZION I SUI.L' ANTKì ENE ECC.

T ABELLA N. 4 Saggi di virultnza

C eppi adoperati

Titolo di agglutinabil. Dose inocul. dci ceppi verso il puro espressa In siero ami milioni di germi Vi o

l

Saggi aci

jSopravvissuti

IOO

4

4

499

200

4

4

B. Typhi Xii. pos. (Limas)

IOO

3

3

I: 320

I: I6o o

200

2

I

B. Typhi Menzi

I:3200

IOO

6

I : 640

4

200

6

3

IOO

4

2

200

4

2

IOO

3

3

200

3

3

IOO

4

4

200

3

3

IOO

2

2

200

2

2

IOO

4

2

ISO

4

o

B. Typhi

B. Typhi

-

Numero dci topini

Agnesini

I: 3 20

I: 320

I: 8 o o

I: 200

B. Typhi Casciano

I: 640

B. Typhi Coccia

I: 640

I: 400

B. Typhi Clausic.

I : 320 ,

I: 400

I: 640

I : 6400

B. Typhi Ty~ Felix

B. Typhi Watson

B. Typhi 37f B. Typhi O 90r

I: I28oo

I: 320

I: 200

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I: I 2800

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I: I28oc

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2

2

Clausic, che contenevano l'antigene Vi in grande quantità, ed erano nettamente ipoagglutinabili, nelle mie mani; non si sono affatto dimostrati virulenti, permettendo la sopravvivenza di tutti gli animali inoculati. Solo nel ceppo Ty2 l'alta virulenza, anche nei miei esperimenti si è manifestata netta, quantunque come .si è detto, il ceppo che era nel nostro laboratorio da circa Ull anno, sempre trapiantato in agar comune a 3i, avesse già acquistato una buona agglutinabilità somatica.


972

RICERCII E SPERIMENTALI E CONSIDERAZIONI SULL'ANTIGENE ECC.

I ceppi Watson- Mcnzi - XIL Positivo Limas ed Agnesini, hanno dimostrato un comportamento intermedio, malgrado che i dati sierologici facessero supporre a priori una virulenza spiccata. Infatti l'inocul~zione dei suddetti ceppi ai topini ha permesso la sopravvivenza del medtsimo numero di animali, che si è ottenuta con lo stipite 371, il quale per la mancanza di antigene Vi e l'alta agglutinabilità s·omatica, avrebbe dovuto essere assolutamente avirulento. Anche il ceppo Casciano ricco di antigene Vi ed agglutinato dal puro siero anti O fino al titolo limite si è dimostrato del tutto avirulento.

Considerazioni e conclusioni. Mi pare lecito potere affermare che l 'antigene Vi non solo non resiste al calore e all'acido fenico, quando questo è contenuto jn proporzione tale da provocare la morte dei germi, ma non resiste al formolo anche 3 debolè concentrazione dopo 24 ore di contatto. L 'antagonismo tra antigene somatico O ed antigene Vi, sebbene evidente in certi ceppi, non è del tutto costante; per cui non sembra che l'antigene Vi debba essere considerato come il solo responsabile della inaggluti· nabilità .:lei ceppi di B. typhi , e ciò lo dimostra fra l'altro, il comportamento dello stesso ceppo Ty" che, pur conservando invariato il contenuto in antigene Vi, ha acquistJto una notevole agglutinabilità somatica. Per qu~mto riguarda la virulenza, non mi sembra che l'antigene Vi debba essere considerato come il solo responsabile di questa; se mai nell'estrinsecarsi di tale proprietà esso può essere preso in considerazione, non da solo, ma in unione ad altri fattori che però, allo stato attuale delle nostre conoscenze si possono solo intravedere (polisaccaridi specifici?). Nei riguardi dell 'i ndagine sicrologlca o per la più fine diagnosi batteriologica dei ceppi tifìci inagglutinabili, non v'è dubbie che questa nuova forma antigene scoperta da F elix possa rappresentJre un progresso. Infatti , quando si possegga un siero agglutinante anti Vi, oltre quello anti 0-H, nessun ccpp(.l tifìco anche di recentissimo isolamento, può sfuggire al controllo sierologico : non vi saranno più stipiti inagglutinabili. N ella pratica corrente però tutto ciò ha un val ore relativo, sapcndosi come i ceppi tifici assolutamente inagglutinabili siano rari, c tencndt' presente d'altra parte, come i ceppi inagglutinabili se vivi, diventano agglutinabili una volta uccisi. Ma b questione che a noi più interessa è quella che si riferisce all 'eventuale importanza dell 'anti gene Vi nell'allestimento dei vaccini antitifici. Felix ha sostenuto che un vaccino preparato con ceppi virulenti, inagglutinabili c quindi fornito dell'antigene Vi, abbia una grande efficacia nella protezione immunitaria dci topi n i, in oculati successivamente con dosi letali di un ceppo tifìco virulento. Purtroppo però sulla prova biologica dei topini non si può fare sicuro affidamento. Tuttavia accettando i postulati di Felix,


RIC:ERCHE SPERIMENTALI E COl'SI DERAZIONI SULL' Al\.'TIGENE ECC.

973

si dovrebbero preparare i vaccini ad uso umano partendo da stipiti provvisti di antigene Vi. Ora, nelle indagini {atte sui ceppi poss~duti da questo laboratorio, si è costatato che parecchi di essi erano provvisti, in maniera più o meno evidente rilevabile con l'agglutinazione, dell'antigene Vi. Una buona parte degli stipiti provati, erano stati isolati qualche anno prima presso i vari ospedali militari del Regno, che li inviano alla Scuola di Sanità Militare di Firenze; per la preparazione del vaccino per l'Esercito i vari istituti vaccinogeni si avvalgono degli stipiti che la Scuola di Sanità trasmette loro. Risulta quindi che un certo numero dei ceppi di partenza per l'allestim~nto del vaccino conteneva l'antigene Vi. Sotto questo aspetto dunque la rotazione di ceppi tifici, isolati negli ospedali militari, da impiegare anno per anno nella preparazione dei vaccini, appare vantaggjosa. (Qui si parla di batteri tifici soltanto, non essendosi fatte indagini del genere per i batteri del paratifo A e del paratifo B, altri componenti del vaccino trivalentc T. A. B. che, come è noto si usa nell 'Esercito). Ma si può osservare che nei batteri tifici uccisi col formolo al 0,4 % col quale siano stati in contatto un mese circa, l'antigene Vi non è più rilevabile. Si può affermare che il suddetto antigene sia scomparso, come appare probabile data la sua !abilità, o si deve pensare che sussista tuttavia, come sembra che si possa desumere dalle ricerche di Felix? Se si potessero trasportare senz'aitro, le esperienze di protezione fatte sui topini da Felix, alla pratica della vaccinazione antitifica nell'uomo sembrerebbe che il difficile problema fosse risolto nel modo migliore. Ora non pare che l'efficacia o meno della vaccinazione antitifica nell'Esercito, sia in funzione soltanto del contenuto maggjore o minore in antigene Vi degli stipiti tifi ci impiegati; altri fattori vi concorrono senza dubbio. Non si è poi neanche certi che l'effetto immunizzante si debba attribuire a quest'antigene « fantasma>> anzichè a qualche frazione del batterio, che si potrà mettere bene in evidenza con saggi chimici, secondo il più moderno indirizzo della microbiologia. Durante la grande guerra, in cui da tutti fu costatata l'efficacia della vaccinazione antitifica, i vaccini impiegati si preparavano generalmente uccidendo i germi col calore e col fenolo. Di antigene Vi con quel sistem a di preparazione non doveva esserci più traccia! Non possiamo dire quale valore poi si possa dare al trattamento della febbre tifoide per mezzo dello speciale siero preparato usando ceppi lisci, inagglutinabili e virulenti. Ma ove si ponga mente alle ricerche dello stesso Felix ed a quello di Gundel e Abdoosh, che hanno trovato l'agglutinina anti Vi, così raramente presente nel siero degli ammalati e convalescenti di tifoide, tanto da far concludere a questi AA. che la malattia guarisce, quando guarisce, con o senza la presenza nel sangue dei pazienti degli anticorpi Vi, sorge il dubbio che l'azione del siero an ti Vi nella terapia di un 'infezione tifoide possa avere una reale efficacia. 4 -

Giomale di medicina militare.


974

RICERCHE

SPI:lli~HST.\U

E

CU~SIDERAZIONI

SULL'1\NTICENE ECC.

AliTORIASSU=-<TO. Ricerche sperimentali eseguite sull'antigene Vi hanno dimcsrr:no .:hc non sempre la sua presen7:1 si :~ccompagna all'inagglutinabilità c alla virulenza dd germe, come ha sostenuto Felix. L'antigene Vi infatti può coesistere in stipiti bene agglutinabili col puro siero anti O e dot:Hi di scarsa virulenza. L'importanza pratica di detto antigene per la preparazione dei vaccini profilattici e dai sieri curativi attende ancora confcrm:J.. Comunque a ppare prematuro trasportare nel campo pratico i dati teorici e quelli ottenuti sui topini.

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CORPO LIBICO DI OCCUPAZIONE DEL GARA MULLATA E BATIAGLIONE CARRI D'ASSALTO DI HARRAR (COLONNA MARGHINOTII -

GRAUA)

Contributo alla nosografia delr Harrarino Prime note di patologia sulla regione del Gara Mullata Prof.

Giovanni Ferro-Luzzi, tenente medico, docente e aiuto di patologia medica nella R. Università di Messina. Dott. Vittorio Emanuele Rosi, tenente medico incaricato dd gr;H.lo di capitano, dirigente il Servizio sanitario.

L a regione del Gara Mullata (1) comprende un ::~mpio massiCCIO montuoso della lunghezza di circa 8o km. che, in direzione nord-sud, si estende circa ad ovest di Harrar, rappresentando appunto la cortina di separazione tra la zona di H arrar e quella del Cercer- Ramis. Questa regione, la cui grande importanza politica, militare ed economica è oggi giustamente valutata dal Governo di H anar, è delimitata ad oriente dal fiume Gobelli, ad occidente dal fiume Ramis, a sud dall'Uebi Scebeli ed a nord dalle propagini orientali della catena del Cercer e dall'alto corso del Gobelli. Tutto il sistema si eleva oltre i 2000 m. e Graua, che può considerarsi come capoluogo della zona, raggiunge i 2500 m. Detta località dista da Harrar circa 8o km. Il clima locale in complesso è buono, senza forti sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte; nella stagione calda la temperatura non è eccessiva; nel periodo delle pioggie (luglio- settembre) le notti sono per· lo più fredde, sebbene difficilmentt: raggiungano o•. La popolazione dominante numericamente è quella galla, di religione mussulmana; vi dimora anche un forte nucleo abissino importatovi dopo la conquista etiopica. La popolazione è quasi esclusivamente dedita all'agricoltura ed all'allevamento del bestiame, essendo il tcrr<:'no fertilissimo (dura, orzo) e gli animali abbondanti ed abbastanza bene selezionati (zebù, cavalli, muli); in complesso la zona del Gara Mullata può dirsi una delle regioni più fertili deii'Harrarino, destinata per questo, ed anche per numerosi altri motivi, ad assumere importanza preponderante su tutte le regioni montuose che delimitano a nord il vasto altopiano somalo. Malgrado queste favorevoli condizioni ambientali e la grande importanza politica che da qualche tempo (Graua dal 1921 al 1935 teneva rele( r) I daù geografici sono stati dcsunù rcr gentile concessione, d3lla relazione presentata al Governo eli Harr:u- dal colonnello M. Marghi notti, comaruhntc la Colonna di occup3zionc dd Gara Mullata.


CONTRIB UT O Al.LA NOSOG RAFIA DELL'HARRARINO

gato l'ex imperatore Ligg Jasu) aveva assunto sotto la dominazione etiopica, le condizioni di civiLtà di questa regione possono ritenersi tuttora le più infelici. Non esistono scuole, nè ambulatori, nè altre pubbliche previ~ denze. Fino al giorno dell'occupazione italiana (Colonna Marghinotti, 19 luglio 1936-XIV) era vigente lo stato di schiavitù e tutti i galla vivevano allo stato di servi della gieba. A questo si aggiunga che le suddette particolari condizioni politiche avevano fino ad ora precluso nel modo più assoluto la via a qualsiasi penetrazione religiosa o commerciale in questa regione, talchè sia la sua topograna come le sue condizioni di vita erano fino al giorno di oggi velate dal più fitto mistero. Scafa appross T· SOO.OOO

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E' stato precisamente per questa ragione e più specialmente basandoci sul grande avvenire agricolo e commerciale di tutta la zona del Gara Mullata che noi abbiamo creduto opportuno raccogliere e rendere noti questi primi dati nosografici, frutto di oltre un mese di indagini da noi svolte

nella regione suddetta. Tali ricerche sono state praticate: 1° approfittando della possibilità di VISitare giornalmente numerosi indigeni (galla e abissini) in un ambulatorio per civili, da noi appositamente organizzato nel capoluogo Graua ; 2° recandoci giornalmente a raccogliere i dati necessari nei tukul dove venivano segnalati, volta per volta, gli infermi;

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..


CONTRIBUTO ALLA NOSOGRAFIA DELL' HARRARI:-JO

977

3" utilizzando il materiale raccolto nella scuola italiana recentemente istituita per ordine del Comandante della Colonna; 4• istituendo la visita sistematica delle prostitute;

5u raccogliendo con insistenza dagli indigeni più evoluti tutte quelle notizie che potevano in qualche modo illuminarci sulla natura e sull'andamento delle infermità più frequenti nella regione del Gara Mullata; 6° dalla visita delle reclute per l'organizzazione delle bande armate. Da questo complesso di dati, <.he per ovvie ragioni oggi non possono essere considerati come definitivi, abbiamo potuto ricavare alcune conclusioni le quali, se pure presentano ancora un aspetto molto generale, potranno in seguito costituire una base per ulteriori ricerche ed opportune . . . preCJsaztom. Nella tabella seguente sono raccolte le infermità da noi riscontrate fino al giorno d'oggi: Lues. Elmintiasi Scabbia Lebbra Reumatismo art. cron. Dispepsie Enterocoliti . Ittero infettÌ\'O Malaria (recidiva) Carie dentarie Dermatosi v a r 1 e (esclusa la scabbia) Ferite e fratture Ferite infette Escoriazioni infette Contusioni Ulcere tropicali Ustioni

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Ulcera gastrica

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Congiuntiviti (escluso tracoma) Cataratta Adenite latero-cerv. Influenza Pleurite . . Cefalea essenziale. Actinomicosi Avvelenamenti Condilomi pinni an. Otite.

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Mastite ParaFimosi Ernie Miositi Tumori

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Commento. Premettiamo che la diagnosi delle infermità suddette è stata basata prevalentemente su dati clinici e su quei modesti sussidi eli laboratorio che poteva fornire un'organizzazione di guerra in zon;1 di combattimento. Con

questo vogliamo giustificare la necessità, da no! sentita, di eliminare, dal sopra esposto elenco, quei casi le cui cliffìcoltà diagnostiche potevano far sorgere dei dubbi sull'esattezza della nomenclatura. E ciò non toglie che, malgrado la nostra giustificata prudenza, alcuni casi offrano tuttora dei lati poco chiari dal punto di vista della loro classi-


Co :--=TRIBL:TO ALLA I'OSOGRAFIA DELL ' HARRARINO

fìcazione. Intendiamo precisamente riferirei ai soggetti lebbrosi che ndla città di Harrar sembra siano oltre 200. Le manifestazioni riscontrate in essi sono state prevalentemente neuritirhe, mutilanti. Facciamo presente che in certi casi il quadro nosologico ci ha lasciato molto perplessi dinanzi alla diagnosi Jiffercuzialc con le manifestazioni pelbgrose, talchè ancorl oggi, basanJoci specialmente sui dati raccolti a proposito del tiipo di alimentazione di questi indigeni (dura) siamo propensi ad ammettere che la pellagra vada tenuta presente nella patologia di questa regione. Questo lato dcii 'argomento merita senza dubbio ulteriori indagini, se pure tale supposizione non interessi direttamente l'infiltrazione bianca. Per quanto riguarda la lues è molto frequente il dato anamnestico del sifiloma primario, sebbene a queHo proposito avremo modo di comunicare in seguito alcune osservazioni non prive d'interesse. Comunissimo è il reperto di linfo- adenite epitrocleare. Raramente abbiamo riscontrato manifestazioni luetiche secondarie in atto (papule mucose in due casi) e complicanze terziarie. Degna di not<t la scarsezza di lesioni cardio - vasçolari e n ervose di natura luetica, pur tenendo presente la completa assenza di qualsiasi precedente terapeutico nei soggetti presi in esame. Molto frequenti le dermato~i, specie di tipo parassitario e per lo più associate a complicazioni impetiginoidi. La completa ignoranza di q ua lsiasi norma igienica da. parte degli indigeni giustifica pienamente questo nostro reperto. Molto comuni le infestazioni da pidocchi; rari invece gli ixodidi e !e pulci penetranti. Poco frequenti le ulcere tropicali, tipiche, che costituiscono sempre un triste previlegio delle popolazioni del basso piano e delle nostre truppe di occupazione (specDe di colore). Poco frequente, nella nostra casistica, la blenorragia; ci risulta però che molti indigeni affetti da questa malattia preferiscono ricorrere ai rim edi popolari piuttosto che richiedere l'opera dell'ambulatorio civile. Comunissima l'elmintiasi (tenia), dipendente in modo quasi assoluto dall'abitudine d 'ingerire carne cruda, priva di qualsiasi controllo sanitario. E' da notare che non si conosce l'uso della carne di maiale. Poco comuni le enterocoliti (amebiche o no) e la malaria primitiva (le recidive invece so.no state molto frequenti nelle truppe di occupazione e vanno certamente connesse coll'altitudine). Assenti del tutto le cardiopatie e reumatismo articolare acuto. Malgrado la frequente esposizione a climi rigidi e piovosi non abbiamo mat riscontrato nei nostri infermi affezioni polmonari acute. Molto rara la tubercolosi polmonare, la pleurite e le adcnopatie trachea bronchiali .


CONTRIBUTO ALLA

NO~OGRAFIA

OEI.L'HARRARINO

979

Un solo caso di ulcera gastrica (operata). Pochi casi di ittero con epatomegalia e modica splenomegalia, molto simili al nostro ittero infettivo o catarrale. Rare neoplasie a carico di organi interni. Nessun caso di nefropatia. Per le malattie di natura chirurgica le lesioni traumatiche, a causa delle particolari condizioni del momento, hanno :.ssunto il primo piano. Il decorso delle ferite, qualora curate con i sussidi del! 'asepsi e antisepsi, è regolare. Negli indigeni non curati sono frequentissime le ferite e le escoriazioni infette. Poco frequenti le malattie dentarie. E' comune la presbiopia e la cataratta nei soggetti avanzati in età. Nessun caso di tracoma. Per quanto riguarda le malattie a carattere epidemico i risultati delle nostre indagini sono stati dei più soddisfacenti ( r). Infatti dmante tutto il periodo della nostra permanenza non abbiamo rilevato nessun caso di malattia infettiva epidemica fuorchè in una zona sulla quale riferiremo brevemente (2). Si tratta di un'epidemia a tipo setticemico influenzale che uno di noi ha potuto identificare e isolare nella zona detta di Galditti (vedi schema topografico).

Era caratterizzata da una spiccata mortalità umana con imponenti epi· sodi emorragici terminali (emottisi, ematemesi, melena). Detta epidemia, che in alcune località si associava ad epizoozia bovina, nella zona suddetta era a tipo pandemico e, come è risultato dal sopraluogo di uno di noi, colpiva indifferentemente maschi e femmine di tutte le età. Oggi, da notizie indirette, sembra che la mortalità sia molto diminuita. Per le malattie del ricambio non abbiamo potuto ricavare alcun dato positivo. Così anche per le varie emopatie. Il rachitismo ci sembra sconosciuto. N ei bambini prevalgono le affezioni parassitarie della cute. La mortalità infantile sembra che non sia molto accentuata. Ci sono stati denunciati alcuni casi di rabbia, però non abbiamo mai potuto rilevare direttamente i soggetti ammalati. Per quanto riguarda le malattie più comuni tra i bianchi :risiedenti nella regione e tra i libici (truppe di occupazione) non abbiamo nulla di notevole da ricordare, fuorchè le recidive malariche già citate e passeggeri malesseri febbrili di natura influenzale. {1) Notizie plO\'cnicnti da centri ospit~l icri lurrarini c' in[onn .• no che in questa ciuà el i tanto in tanto sono staiti identificati soggetti colpiti da tifo pnccchi:Jle {Wcil - f~dix; pos.). Non ci risulta che questa malattia abbia carattere endemico nella zona di Gara Mulbta , nè: che sia apparsa tra le truppe operanti, pur essendo la pcdiculosi mol to diffusa. (2) Ferro-Luzzi G.: Vedi relnionc al Dirigente S:lOitario del la Colonna di occupazione (lug lio 1936).


CO>ITRIBL'TO ALLA NOSOGRAFIA DELL'HARRARINO

Con ciò possiamo validamente sostenere l'ottima tollerabilità del clima di questa regione per le popolazioni mediterranee. Il contrario invece è avvenuto per le truppe di occupazione provenienti dal basso piano (Somali).

Conclusioni. Le malattie più frequenti per gli indigeni della regione Gara Mullata sono: lucs, scabbia, elmintiasi, lebbra (e forse peli agra). Malgrado queste affezioni, che possiamo a ragione considerare come endemiche, la suddetta zona, per il fatto di essere molto elevata, ricca di acque potabili, e fornita di clima mite e abbastanza regolare, può essere considerata ottima per la penetrazione di elementi bianchi e per la sistemazione di luoghi di riposo per i soggetti indeboliti e depauperati dalla prolungata permanenza nelle torride località del basso piano. Queste conclusioni sostengono la necessità da un lato di provvedere con urgenza ad una pitl adeguata sistemazione sanitaria del luogo e d'altro lato di approfondire ed estendere le nostre ricerche, approfittando di mezzi diagnostici pitt delicati e più esatti. AuTORTASSUNTO. -

Gli AA. dopo una breve rassegna sulle condizioni geografiche

cd economiche della regione del Ga ra Mullata (Gov. di Harrar), riferiscono circa lt"

principali malattie di questa zona e la loro importanza nei riguardi della peoetrazione italiana.

--· ~-/11~ ',..----


IV DIVISIONE C C. N N. c 3 GENNAIO "

MORBO DEL TEMBIÈN? Dott. Ferdinando Lemmi, c:~po-manipolo medico

Paesaggio dantesco : gole, dirupi, roccia viva, terra scura, distese verdi, eucaliptus, pantani, torrentj, cascatelle, un r:10me che è un peana di gloria e di eroico sacrificio: Tembièn. Tra il Tccazzè a sud, Macallè ad est, H ausien a nord. Pezzo di terra contesa, bagnato di sangue purissimo dei legionari della « 28 ottobre >> e degli ascari fedeli della 2 n Divisione indigena. Passo Uarieu, passo Abarò, due glorie, due olocausti per la Patria imperiale. Sbalzi di temperatura tra giorno e notte di quasi quaranta gradi, umidità mattutina, afa meridiana. E gli uomini granitici, come la pietra delle ambe che li circondano, lavorano, combattono, muoiono sorridendo. Qui mi è stato dato riscontrare una forma morbosa particolare, legata alla regione, perchè unica terapia è allontanarsi di là. L 'inizio della malattia è estremamente subdolo: il suo primo indizio è dato dalla comparsa alla sera, anche dopo una giornata di riposo, di un senso di peso agli arti inferiori. In seguito, dopo due o tre giorni, la sintomatologia si accentua e si ha come l'impressione di un colpo alle reni. Non si hanno rialzi termici, q uasi direi si ha una ipotermia. Le orine sono normali per quantità e qualità. L 'appetito scompare, una grande astenia invade il malato. Susseguente è la perdita di peso di nove o Jieci chtlogrammi. Di tale sintomatologia ho riscontrati numcrosissimi casi sempre però tra i bianchi. La razza nera pare ne vada esente. Sono stati fatti numerosi strisci di sangue per ricercare l'eventuale agente patogeno, senza peraltro ottenere alcun risultato. A carico della serie rossa (gli strisci colorati sul posto sono poi stati studiati in I tali a) non si notano alterazioni degne di nota. I globuli rossi sono normaii per grandezza e forma, colorati regolarmente. Nella formula leucocitaria si nota un aumento percentuale dei monociti - 8,9% - e uno spostamento a sinistra della formula di Arneth, con comparsa di neutrofili mononucleat: e scomparsa degli elementi a 5 nuclei ed oltre. In una parola comparsa di elementi giovanili. . Le piastrine nella norma. L 'esame somatico del paziente è completamente negativo. Il fegato e la milza sono in limiti. Concludendo, io sono della opinione che la malattia sia legata all'ambiente. Infatti, basta allontanarsi per avere la scomp:ma totale della sinto-


MORr>0 DEL TEMBI!;N '

m:ttologia descritta. Ritorn:mo l 'appetito e le forze, scompaiono i dolori, si ritorna in pieno benessere. Rientrando nel T embièn, dopo poco, si ha la recidiva. Escludo in modo assoluto la dipendenza cb avitaminosi, non posso escludere una certa prcdisposizione perchè pare che la malattia colpisca piuttosto i giovani robusti e pieni di vita. Morbo del T embièn dunque ? Pensm:·i di si, perchè la sintomatologia descritta, nel mio non breve periodo di permanenza in A. O. non l' ho riscontrata altrove.

Luglio 1936-XIV.


CASISTICA

OSPEDALE

CLINICA

MI~ITARE

DI GENOVA

DUE CASI DI LEISH·MANIOSI CUTANEA (

Dott.

11

BOTTONE D'ORIENTE ,) FRA MILITARI IN LIGURIA

VIncenzo Castellaneta,

primo capitano medico, specialista in dermosifilopatia.

Credo opportuno richiamare l':lttenzionc: dei colleghi sopra due casi, da me. osservati fra militari, di una singolare affezione cutane:~., ritenuta a torto fino a non molto tempo addietro quale attributo dei paesi a patologia tropicale, e che va assumc:ndo invece, anche da no1, grande importanza e diffusione notevole. La prima segnalazione della presenza della leishmaniosi cutanea (o « bottone d'oriente » comunemente detto), in Italia, risale .1d oltre venti anni fa, e si deve a Gabbi e Lacava, che ne osservarono qualche caso in provincia di Reggio Calabria (Boval ino) e Ji Messina (Bordonaro). In seguito le osservazioni cliniche di tale malattia si fecero sempre più frequenti e dimostrarono che la sua distribuzione geografica non era limitata alla Calabria ed alle provincie siciliane, ma si estendeva J.nche a tutta l'Italia insulare e meridionak. N e furono segnalati casi in S<1rdegna (Lombardo, Mariani, Righi, Falchi, Manca-Pastorino), in provincia di Napoli (Versari), di Campobasso (Auricchio, Pansini), in Basilicata ed in Puglia (Mariani, Guerricchio). Inoltre, le recenti osservazioni di Monacelli autorizzano a pensare che anche l'Italia Centrale non sia del tutto immune da questa malattia, avendo egli scoperto l'esistenza di un vero focolaio er.demico cfì Reishmaniosi cutanea nelle provincie abruzzesi di Teramo,- Chieti e Pescara (duecento casi circa); in una zona d'Italia cioè, che, se viene abitualmente definita come meridionale, specie in base a vecchie ripartizioni politiche: di territorio, è nettamente più settentrionale di Roma, come giustamente osserva l'A., e per caratteristiche climatiche e geografiche da considerarsi non dissimile dall'Italia Centrale. Veramente ecceziona ~c può ciirsi il « bottone di oriente>> nei riguardi dell'Italia settentrionale, per la quale non abbiamo fino ad ora che l'unica osservazione di Mantovani a Ravenna, ed il caso studiato da Mantegazza e Mariani a Pavia, che però non era autoctono, ma proveniente dalla Libia.


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DUE CASI DI LEISHMAJ':IOSI Cli J"A!'EA

Avverto subito, a questo proposito, che anche i due casi, caduti sotto la mia osservazione e riguardanti militari appartenenti a corpi di stanza in Liguria, non sono autoctoni, ma originari i dell'Abruzzo, provenendo essi dal focolaio endemico daJ Monacelli recentemente illustrato. Aggiungerò anzi che il sospetto diagnostico di una leishmaniosi cutanea in detti militari sorse in me, oltre che per i caratteri clinico-morfologici della lesione da essi presentata, anche e specialmente in considerazione del dato di fatto importante della loro provenienza da una regione notoriamente colpita dalla << Leishmania tropica » .

• •• Questa credo sia la prima segnalazione d! << bottone d 'oriente >• fra militari in Italia, non risultandomi che siano stati pubblicati altri casi, nè su questo Giornal e, nè altrove. Da informazioni assunte presso l'Ufficio Statistico della D trezione Generale di Sanità Militare parrebbe che un solo caso (inedito) sia stato osservato presso l'Ospedale Militare di Roma nel 1933, riguardante anch'<!sso un soldato proveniente dall'Abruzzo, e precisamente dalla provincia di Pescara. N elle relazioni annuali sulle condizioni sanitarie delle truppe, pubblicate da questo ufficio a cura del maggiore medico Corsi, si trova qualche rara segnalazione di leishmaniosi, riguardante però soltanto militari indigeni delle nostre colonie africane (Somalia spe-. cialmente). Bench è in queste regioni la malattia sia molto diffusa, pure il Grixoni (nel suo volume sulla 1< Geografia medica ed Igiene dei nostri possedimenti coloniali n), a proposito della leishmaniosi cutanea in Eritrea, dove la sua presenza era stata sicuramente e microscopicamente accertata per primo dal Martoglio, dice che questa affezione << non colpisce quasi mai il bianco ». lo ritengo che la sc:arsità o ad dirittura rarità dei casi di « bottone d 'oriente» nelle fila del nostro esercito sia soltanto apparente, perchè non è improbabile che qualche caso di detta malattia passi del tutto inosservato o venga scambiato con lesioni cutanee di tutt'altra natura e significato. E' special mente per quest'ultima rag1one che bo ritenuto utile segnalare all'attenzione dei colleghi ufficiali medici i due casi che mi accingo a descrivere, perchè, data la notevole diffusione della malattia in Italia e nelle colonie, casi di <c bottone d'oriente >> pos.:>ono capitare anche alla loro osservazione, e dar luogo, trattandosi di malattia accertabile solo con i mezzi di laboratorio e clinicamente alquanto proteiforme, a dubbi o ad errori diagnostici, aggravati eventualmente da conseguenti provvedimenti medico-legali o curativi ciel tutto ingiustificati. Il << bottone d'oriente ))' è, invero, una lesione cosiffatta da prestarsi a facili confusioni , talora con malattie della pelle del tutto banali e prive di ogni importanza, tal 'altra con quadri morbosi più gravi, che potrebbero


OUF. CASI DI LEISHMANIOSl CliT.-\NEA

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indurre il medico a seguire una condotta terapeutica o medìco-legale, come si è detto, assolutamente impropria. La diagnosi c[jnica, dice il Flarer, ne è spesso difficile e talvolta impossibile in base ai soli sintomi cutanei. Il suo polimorfismo è tale che la sifilide, la tubercolosi, tutte le forme granulomatose possono dare quadri, aventi qualche rassomiglianza con la leishmaniosi cutanea, che per lungo tempo è stata infatti confusa col lupus o con manifestazioni varie di lue, con quali dannose conseguenze è facile immaginare. Le attuali conoscenze che si hanno della malattia e la possibilità di accertarne la natura mediante un semplice esame microscopico, atto a svelare la presenza o meno del parassitJ di Wright nella lesione, hanno resi questi errori sempre più rari, ma non certo sempre evitabili. Valga per tutti l 'esempio della sopraricordata cP.dcrnia abruzzese di leishman iosi cutanea, rimasta per molto tempo sconosciuta ai medici locali, che avevano pure avuto occasione di osservarne molti casi erroneamente interpretati, fino a quando l'intervento casuale di un dermatologo del valore del Monacelli, potè fare luce piena su di essa e chiarire brillantemente l'equivoco diagnostico. A complicare il problema dioico concorre assai l'esistenza di forme atipiche, che si discostano talvolta notevolmente dalle classiche descrizioni del « bottone d'oriente », e sulle quali hanno richiamato recentemente l'attenzione diversi AA. L 'H igoumenakis ha descritto in Grecia numerose form e ciniche di leishmaniosi cutanea, quali: l'acneica, l'impetiginosa, l 'ectimatosa, la rupiasiforme, la foruncolosa, l'eresipelatosa, quella simulante il lupus volgare, il lupus eritematoso, la tubercolosi verrucosa, l'ulcera venerea, l'ulcera sifilitica; l'esantema sifilitico nodulare e tubercolo-crostoso, l'epitelioma, la psoriasi, la forma corimboidc, la forma cosidetta abortiva, e persino una forma simulante clinicamente un herpes Zoster. Da noi non esiste un polimorfismo così esteso, tuttavia il Cipolla afferma ùi avere osservato in Sicilia, oltre alla forma nodulare comune, che quei contadini con felice espressione chiamano << cocciu duro », anche altre forme, fra cui: quelle aventi qualche analogia

col lupus volgare, col lupus eritematoso, con b gomma sifilitica, oppure la forma abortiva, la forma acneica, la forma epiteliomatosa, ecc..

Premessi questi brevi cenni sulla di stribuzione geografica della « leishmaniosi cutanea >> in Italia, e sulla difficoltà del problema diagnostico, dal punto di vista puramente clinico, passo a riferire brevemente dei due casi caduti sotto la mia osservazione. C.-.so I. Antonucci Vincenzo, soldato dcll'89 fanteria (Ventimiglia), classe 1914, da Ortona a mare, provincia di Chieti. Nulla di importante nell'anamnesi farn i gli:~rc e personale remota.


D L'E CASI IJI LF.ISHMA. 10.51 CUTANEA

E' sempre stato al suo paese (Ortona :1 mare), dove esercitava il mestiere di S<>rvegliante lungo la ferrovia, fino all'epoca della sua chiamata alle armi, avvenuta nell'aprile 1935· Circa due mesi dopo il suo arrivo al corpo ha notato la comparsa di un piccolo rilievo arrossato sulla cute della pa lpebra inferiore di sinistra, rilievo che egli paragona ad un piccolo foru nco:o. Questa lesione, l ungi dal guarire, ha mostrato in seguito tendenza a farsi più evidente, in quanto la zona di arrossamento aumentav::t in superficie ed al centro dE essa si veniva formando come una crosticina aderentis-

sima, dapprima picco:a poi !>empre più spcm e più grossa ùi colorito scuro. Alla lesione non fu data eccessiva importanza, c solo n e~ l 'ottobre del 1935 l'ufficiale medico

del Corpo ritenne opportuno dì ospedalìzzare l'infermo, visto che la malattia rimaneva stazionaria e procurava ~l paziente preoccupazioni per l'estetica del suo viso. Il militare venne prima ricoverato nell'Infermeria Presidiaria di Albenga, e, dopo circa un mese di medicazioru topiche, rimaste senza risultato, Wlsferito, per ulteriori accertamenti diagnostici, in questo Ospedale. All'atto del suo ingresso in Ospedale iì paziente presentava: condizioni generali buone. Negativo l'esame clinico dei vari organi toraco - addominali. Nel mezzo quasi della palpebra inferiore sinist<a, al limite fra questa e la sottostante regione genjeoa, si notava una zona cutanea intensamente arrossata, a contorru sfumati ed irregolari, larga quanto una moneta d:1 cinyue lire, discretamente rilevata sul piano cutaneo limitrofo specie nella parte centrale, in cui si constatava la presenza di una squamocrosta, brun:~stra, aderente e come incastonata nella pelle sottostante. Questa, nella immediata


DUE CASI DJ LEISHMA!'IOSI CUT.ANEA

VlCtnanza della crosta, si ·dimostrava alla palpazione notevolmente infiltrata, c, nella restante zona eritcmatosa, di consistenza pasrosa. Esisteva anche un lieve edema colla-

terale diffuso della palpebra, più accentuato in prossimità della ksione; tanto che la rima stessa palpebrale risul tava meno ampia che a destra (\'. fotog.). Sulla zona di arrossamento si poteva anche notare qualche fimssima telcangicctasia. Allontanando la crosta suddetta, si mise allo scoperto una ulcerazione lenticolare, a margini irregolari, e fondo ineguale, di colorito gialliccio, piuttosto asciutto, senz:.t alcuna traccia di pus o di nltro essudato macroscopicamcnte apprezzabi le; sulla superficie inferiore della squamocrosta si notavano come dei prolungamen ti cornei a guisa di fittoni . La lesione era del tutto indolente e lievissimamente pruriginosa. La pelle che la circondava (all'infuori dello scarso edema palpebralc), come quella delle altre parti del corpo, non presentava nulla di patologico. Nessun segno di intcress:lme:-nto dei vasi e dci gangli linfarict regionali. Dati i caratteri clinici della lesione e stante la provenienza dell'ammalato da una regione abruzzese largamente colpita dalla lcishmaniosi cutanea, il nostro sospetto diagnostico si orientò verso questa malattia, per cui si ritenne opportuno procedere alle necessarie ricerche di laboratorio per accertare la natura della lesione stessa. Queste ricerche, eseguite, presso la Clinica Dermosifilopatica (1) di questa R. Università, confermarono il sospetto formulato col reperto evidentissimo dei corpu · scoli di Wright negli strisci e nelle sezioni istologiche di un pezzo di cute ammalata. Accertata così la diagnosi, si iniziò senz'altro la cura antimoniale per via endovenosa, che è tuttora in co:rso e che ha già dato buoni risultati. La squamocrosta è del tutto scomparsa e l'ulcerazionc sottootante è completamente riparata; persiste solo lieve edema ed arrossamento della cute palpcbrale circostante. ed al posto dell'ulcerazione, si nota una cicatrice leggermente Jepressa cd irregolare, di buon aspetto. CASo Il. - Mosciancse Nicola; soldato appartenente ad una Compagnia ch imica (distacc. di Genova) classe 1914, da Morro d'Oro (Teramo). Genitori viventi e sani. Ha tre sorelle cd un fratello che sarebbero stati tutti affetti dalla stessa lesione cutanea al viso, analoga a quella che presenta il paziente e che al suo paese è chiamata «censo ». T ale lesione era localizzata nel fratello alla palpebra inferiore sinistra, sul naso e sulle guancic nelle sorelle. Queste ultime non sarebbero ancora del tutto guarite, mentre il fratello se ne sarebbe finalmente liberato, in seguito a cure praticategli da empirici del luogo, mediante sostanze caustiche. L'anamnesi personale :remota del paziente è del tutto muta. Non si è mai allontanato dal suo paese, dove esercitava il mestiere di contadino. Venne allç armi nel settembre 1934· Destinato al Centro chimico militare di Rorna., vi rimase fino al marzo 1935, epoca in cui fu trasferito, insieme col suo reparto (Com· pagnia chimica) a Udine, dove si fermò due mesi circa. Di guì passò a Casale Monferrato, e nel giugno succesivo a Spolmaggiore (Provincia di Trento), nella quale località si svolsero le esercitazioni estive, cui egli partecipò con la sua compagnia. Fu allora che, a dire del paziente, cominciò a manifestarsi la lesione, da cui egli è presentemente affetto, sotto forma di un piccolo foruncoletto (?) in corrispondenza della palpebra inferiore sinistra, al quale egli non diede alcuna importanza. In quella stessa epoca, mentre trovav:Jsi ancora nel trentino, si ammalò anche di ittero catarrale, malattia per la quale fu ricoverato nell'Ospedale Militare di Trento e indi in quello di Verona. Durante la degenza in guesto Ospedale richiamò l'attenzione del curante anche sulla anzidetta lesione alla palpebra, che nel frattempo era divenuta (t) Colgo qui l'occasione per ringraziare il Direttore della Clinica, l'illumc Prof. Radaeli, cd il suo Aiuto Prof. Leigheb, il quale riferì sui caratteri isto·p•tologici ddb lesione in una adunanza della Società Ligure Lcmbarda di Dermatolt~gia c Sifilografia del febbraio u. s ..


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Dl:E CASI DI LEJ SIIMr\NIOSI CUTANEA

più manifesta c che venne gi uJ ic:na come affezione cutanea banale, priva di ogm Inte-

resse. Nell'ottobre 1935 fu dimesso dall'Ospedale Militare di Verona ed inviato in licenza di convalescenza di mesi due. In famiglia gli fu detto che egli era affetto da r1 censo», cioè da quella stessa affezione cutanea del volto che aveva colpito in precedenza l'altro fratello e le sorelle. AJ termine della licenza rientrò al suo Reparto, e nel dicembre fu inviato a Genova in dis taccamento. Quivi, vedendo che la sua lesione al viso rimaneva immutata, e teme ndo di averne alla fine dci danni per l'estetica, si decise un ,l!iorno del genn:lio c. a. a chiedere visita medica, in ~eguito alla quale fu inviato al Reparto Dcrmoccltico di questo Ospedale per il parere dello specialista. Quando venne al mio esame, il paziente presentava una lesione cutanea analoga a quella descritta nel caso precedente, sia come topografia (palpebra inferiore sinistra al limite con la sottostante reg. genie na). sia come morfologia clinica. Si trattava cioè di un ri lievo papuloide arrossato, con la parte centrale ricoperta da una squamo-crosta aderente. In questo secondo caso però la sintomatologia era molto meno netta, in guan to i suddetti caratteri clinici erano meno app:.riscenti che nel caso precedente. Infatti la zona eritematosa era meno estesa ed il rossore poco accentuato; la squamocrosta più sottile, c l'edema molto meno manifesto; così che tutta la lesione appariva in complesso piuttosto pianeggiante, senza alcunchè di veramente caratteristico, e, ad un primo esame superficia l ~:, avrebbe potuto essere faci lmente scambiata con una lesione banale a tipo im petiginoide. La palpazione però dimostrava l'esistenza in situ di una notevole infiltrazione dermica, specie nella parte centrale sottostante alla squamo-crosta, rimossa la quale si mise allo scoperto una superficie erosiva leggermente essudante e pochissimo sanguinante, la quale non presentava traccia alcuna di ulcerazione nel senso esatto della parola. Anche in questo caso asse nza di adenopatia satellite, assenza di disturbi subbietti vi notevoli, e completa integrità degli organi viscerali. Le notizie annmnestiche, il dato e pidemiologico dell'appartenenUl dell'infermo alla provincia di Teramo, in cui è molto diffusa quella particolare affezione cutanea delle parti scoperte chiamata volgarmente « censo » (in altri paesi dello stesso Abruzzo indicata invece col nome di c< falso lupino ») la qu:~k altro non è che il <c bottone d'oriente » (come Monacelli ha dimostrato), ed infine i peculiari caratteri clinico-morfologici della lesione, anche se alquanto atipici, orientarono il diagnostico verso la leishmaniosi cutanea. Le ind :~gini di laboratorio confermarono, come nel primo caso, la diagnosi. L1 cura· con iniezioni endovenose di •< Stibional Il, tuttora in corso, lascia prevedere una prossima definitiva guarigione della lesione, che, mentre prima non mostrava alcnna tendenza alla regressione, ora si presenta modi ficata, con la pseudo-ulcerazionc crntrale già cicatri zzata e non più ricoperta dalla squamo-crosta; anche il rossore e l'infi ltrazione sono diminuiti.

Ed ora poche considerazioni sui due casi. In essi, come avviene di regola, la lesione era unica, e localizzata nella regione perioculare, che può dirsi sede abituale di predilezione del « bottone d'oriente». Va però ricordato che questo può talvolta presentarsi con elementi multipli, il cui numero può eccezionalmente giungere sino ai 248 di Torres ed ai 280 di Owers, e, come topografia, può interessare, oltre che il viso e le mani, anche altre parti, eventualmente scoperte, in rapporto alle usanze ed abitudini delle varie razze e dei vari climi. Dal punto di vista clinico possiamo inoltre osservare che solo nel I caso la lesione arieggiava l'aspetto nodularc classico, a bottone, descritto


DUE CASI DI LEISI IMANIOSI CUTANEA

nei trattati, con la presenza anche di una ulcerazione centrale, ricoperta da una squamo-crosta aderente, che sulla superficie inferiore presentava prolungamenti cornei (il cosidetto « segno del chiodo ))). Tale aspetto era invece molto meno evidente nel Il caso, in cui la lesione, per le sue parvenze morfologiche di atipicità, assumeva i caratteri di quella varietà clinica di « Bottone d'oriente » descritta sotto la denominazione di << impetiginosa ». Si è detto che nel II caso mancava una vera e propria ulcerazione, e ciò non deve recare meraviglia in quanto, (come giustamente ha fatto osservare Monacelli, e come d'altronde risulta dalle descrizioni cliniche dei singoli numerosi casi illustrati in Italia e fuori) , l'ulcerazione non va considerata come << un sintoma obbligato », nella Leishmaniosi cutanea. Come spiegazione del fatto, questo A. avanza l'ipotesi che il passaggio della malattia attraverso molte generazioni, in una data località, possa aver portato in taluni pazienti ad uno stato di parziale immunità congenita, insufficiente ad impedire l'attecchimento del virus, ma bastante a limitare le manifestazioni cliniche e ad impedire i fatti ulcerativi. Quanto di vero ci sia in questa ipotesi è difficile dire, anzitutto perchè non possediamo dati relativi ad una presunta, attuale, frequenza delle forme non ulcerate, maggiore che in passato, ed in secondo luogo perchè i fenomeni immunitari nella infezione da « Leishmania n sono ancora poco conosciuti e non vanno al di là della constatazione, pura e semplice, della eccezionale rarità di recidiva nei soggetti già completamente guariti da una prima localizzazione. Comunque, a noi sembra più probabile che la scarsezza dei fatti clinici e l'assenza della ulcerazione, in certi casi, sia da mettersi piuttosto in rapporto con una min ore virulenza del virus, o con una più spiccata reazion~ difensiva da parte dell 'organismo, indipendentemente dalla presenza in esso di ipotetici fattori immunitari congeniti, o forse anche con particolari condizioni locali della zona di cute colpita dalla infezione. Il Il caso presenta inoltre qualche interesse anche per il dato di fatto, sicuramente affermato dal paziente, che la lesione si sarebbe manifestata in lui dopo circa nove mesi dal suo arrivo alle armi. Dovendosi ammettere che il contagio sia avvenuto prima della sua partenza per il servizio militare, mentre cioè trovavJsi ancora in famiglia, (in seno alla quale si erano già verificati altri 4 casi di << bott(Jne d 'oriente )) ' si sarebbe costretti ad attribuire, in questo caso) al periodo di incubazione una durata insolitamente assai più lunga di quella generalmente ammessa per la Leishmaniosi cutanea. Anche nella ipotesi che il paziente non abbia riferito esattamente il vero (cosa che le sue recise affermazioni in merito escluderebbero), per non aver saputo cogliere con precisione il vero inizio della malattia da lui involontariamente posticipato di qualche mese, saremmo sempre molto lontani dalla durata, variabile dai ro giorni ai 2 mesi, del normale periodo di incubazione del r< bottone d'oriente >> . 5 -

Giornale di mdicina mi/ilare.


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OCE CASI DI LEISHMANJOS! CUTANEA

A tale proposito però va obbiettato che nulla di definitivo ed indiscutibilmente certo si può affermare in merito a questo problema, affidato per ora alle promettenti indagini sperimentali, ancora scarse ed insufficientemente conclusive. Le poche ricerche eseguite in questi ultimi anni da alcuni AA., mediante tentativi di inoculazione sperimentale al l 'uomo, starebbero tuttavia a dimostrare che talvolta il suddetto periodo di incubazione può risultare molto più lungo di quanto generalmente si crede. Parrot nel 1921, applicando su cute umana precedentemente scarificata, del materiale ottenuto da un Phlebotomus papatasii, infestato, (insetto che, come è noto, si ritiene essere il principale agente trasmettitore della malattia), ebbe un risultato positivo dopo 84 giorni. Ma più interessanti sono i risultati ottenuti da Adler e Theodor, nel 1929, che, facendo pungere l'uomo da Phlebotomi infestati, ebbero in un caso, nel punto di succhiamento, la formazione di una lesione cutanea, con dimostrazione positiva di Leishmaniae, solo dopo dieci mesi. Come vedesi, i risultati delle poche indagini sperimentali, fino ad oggi tentate, non contrastano con quanto si sarebbe verificato nel nostro caso ed inducono a pensare che, con ogni probabilità, il periodo di incubazione della Leishmaniosi cutanea può subire oscillazioni notevoli e protrarsi anche di parecchi mesi (fino a 9-10), senza dare nel frattempo disturbi apprezzabili nè locali, nè generali.

• •• Sconfineremmo dai limiti molto modesti che ci stamo imposti nella compilazione della presen te nota, pubblicata a titolo puramente informativo, se prendessimo qui lo spunto per una più o meno esauriente trattazione dei numerosi problemi clinici, isto-patologici, ed etiopatogenetici, che si connettono alla leishmaniosi cutanea. Identità o dualità fra la forma orientale, propriamente detta, e quella più grave sud-americana, che attacca anche le mucose (Buba, Espundia o malattia di Breda) ? Quali i rapporti intercorrenti tra leishmaniosi cutanea e leishmaniosi viscerale (Kalaazar) ? Quale il significato della manifestazione cutanea nei riguardi della immunità e della localizzazione agli organi interni ? E ' proprio il Phlebotomus il vero ed unico agente trasmettitore dell'infezione ? Esistono forse riserve extra-umane del parassita (cane, geco ecc.), e quale la loro importanza dal punto di vista della trasmissione all'uomo della malattia ? Quali i rapporti fra quadro isto-patologico e condizioni immunitarie specifiche del paziente ? Questi i maggiori problemi della leishmaniosi cutanea, che ci limitiamo ad enunciare, paghi soltanto di avere richiamato su di essa l'attenzione.: dei colleghi ufficiali medici, i quali potrebbero avere, come si è già detto, non difficilmente occasione di osservarne altri casi, nelle loro visite quotidiane di soggetti provenienti dalle più diverse regioni d 'Italia, di cui alcune (Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Ba!:-ilicat.a, Abruzzo) largamente colpite dalla malattia.


DUE CASI DI LEJSHMA"JIOSJ CL"TANEA

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AuroRUsSUNTO. - L'A. descrive due casi di « bottone d'oriente » osservati m Liguria in militari nativi den'Abruzzo, dove l'infezione fu certamente contratta. Mette in guardia i colleghi sulle difficoltà diagnostiche (dal punto di vista puramente clinico), d'altronde facilmente superabili con opportune ricerche di laboratorio, ed accenna brevemente ai vari problemi connessi con questa interessante malattia cutanea, che va a~sumendo da noi sempre maggiore importanza e diffusione.

BIBLIOGRAFIA AussANDRINI: lnseui trasmettitori di malauie. - Zanichelli, Bologna. CIPOLLA: Un caso non comune di " bottone d'Oriente >>. - Bollettino Sez. Regionali Soc. it. di Derm. e Sifil. N. 3· 1933. FLARER: l vari aspetti del problema clinico della leishmaniosi cutanea in Italia. La medicina internaz., 1935. HI.COUMÈNAKIS: Nuovi casi di « bottone d'Oriente >> a forma clinica atipica. - Annales de Derm. et de Syph, 1934· ÙVERAN: Leishmanioses. - Paris, Masson éd., 1917. LoMBARDO: Di un caso di 11 bottone d' Oriente >> osservato m Sardeg11a. - Giorn. it. delle malattie veneree e della pelle, 1921. MA~CA P.~STORINO: Ulteriori osservazioni sulle leishmaniosi cutanCf! m Sardegna. Il Dermosifilografo, 1934. MANTOVAN1: La leishmaniosi cutanea a Ravenna. - Patologica, 1915. MARIANI: La leishmaniosi cutanea in Puglia. Giorn. it. delle malattie veneree c della pelle, 1924. MONACELLI: Endemia abruzzese di leishmaniosi cutanea. - Pozzi, 1934. MoNTESANO: Manuale di malattie cutanee. - Pozzi, Ed., 1929. RADAELI: Malattie cutanee. - Vallardi, Ed., 1928.

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OSPEDALE MILITARE DI BOLOGNA

Direttore: te n. co.l. medico prof. ALFREDO GERMINO C:~po reparto chirurgia: ten. col. medico ANTONIO jAPOC.E

Aproposito di tre casi di rottura sottocutanea del m. retto anteriore del femore Dott. Paolo Paladino, capitano medico

Nella letteratura non mancano casi di rotture di muscoli perfettamente sani, sia complete che incomplete. Infatti, senza volerei addentrare troppo nel passato, basta consultare quella di questi ultimi anni, per constatare come tali lesioni, che da alcuni sono definite rare, si verificano invece con una certa frequenza. Spesso è il criterio della frequenza che può indirizzare verso una diagnosi giusta di tale quadro morboso. E la diagnosi ha un grande valore, perchè dai molti casi pubblicati è facile mettere in rilievo come queste rotture muscolari vengono spesso confuse con semplici contusioni muscolari o semplici ematomi sottoaponevrotici, giacchè, sia 1 smtomi subbiettivi che obbiettivi offrono facilmente l'occasione ad errori di simile genere. Eppure tali errori non dovrebbero verificarsi sol che si consideri che esistono dati clinici e semeiologici di sufficiente guida diagnostica : tra questi il dolore i::nprovviso, intenso, che da alcuni è stato definito come il colpo di frusta e che è simile a quello, che si verifica nelle rotture delle vene varicose. Tale dolore non dovrebbe essere confuso con quello della contusione, perchè, in yuest'uJtima, è più diffuso e meno intenso, nè con qudlo da ematoma sottoaponevrotico, giacchè in questi casi, oltre ad essere meno intenso, cresce progressivamente dall'in.izi.o della lesione. L'errore è più facile quando i due processi, contusione e rottura muscolare, si sommano e la diagnosi è ancora più difficile quando i tre processi patologici si producono nello stesso tempo, o quando sono colpite fibre muscolari di speciali regioni del corpo. Infatti le lesioni muscolari della parete addominale, e specialmente quelle del muscolo retto dell'addome, possono simulare altre sindromi morbose e condurre ad errori diagnostici di entità. In quanto che, jn questi casi, solo di rado si possono apprezzare discontinuità clinicamente obbiettivabili nella continuità della massa muscolare, mentre maggiore importanza h:mno l'ematoma e la sensibilità locale alla pressione, che spesso sono limitate al mus-colo interessato. Sono colpite specialmente ]e sezioni inferiori della p:trcte addominale, dove il retto è più debole e dove, ::tl disotto della linea semicircolare del Douglas, manca la robusta loggia aponevrotica. Fatti irritativi peritoneali sono perciò molto frequenti. ancbe perchè si può verificare la formazione dell'ematoma in immediato


A PROPOSITO DI TRE CASI DI ROITURA SOIT(X: UTANEA DEL M. RETTO ECC.

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contatto della sierosa perìtoneale. E guindi in tlli rotture si possono avere, quali esponenti del risentimento peritoneale, vomito, contrazioni della parete addominale, meteorismo, stipsi, sintomi guesti che possono far pensare a tutte le possibili malattie, che sogliono determinare il guadro dell'addome acuto, perforazioni appendicolari, ulcere gastro-duodenali perforate, ileo, torsione del peduncolo di un tumore ov:lrico ecc. L 'eventuale trauma e la tumefazione dolorosa sono <:erto importanti elementi per la diagnosi sottocutanea di un muscolo della parete addominale. Ma la più sicura guida alla diagnosi, anche in guesti <'asi, ci potrà esse.re data, oltre che da una precisa valutazione dello stato generale, an c he dalla storia dolorosa dell'infermo. In guanto che è noto come inconfondìbìlmente tipici siano i periodi e le crisi dolorose, dovute alla presenza delle ulcere gastro-duodenaLi e che essi non possono essere confusi con i dolori, che sono propri della colecistite, come anche guesti c guelli non sono simili al dolore dell'appendicite, sia acuta che cronica ecc. Anch.:: in yuesto reparto chirurgico sono stati osservati ammalati con lesioni muscolari della parete addominale che, mentendo il quadro di un'appendicite acuta, con tale diagnosi erano venuti ricoverati. Anche le rotture dei muscoli della coscia sono state spesso confuse con altre affezioni morbose. In un suo pregevole studio sulle ernie muscolari il Ferrarini cita un caso da lui osservato, nel guale, in via di probabilità, era stata posta la diagnosi eli tumore (verosimilmente lipoma) al livello del terzo medio della faccia anteriore della coscia destra. All'intervento chirurgico si trovò che il sospettato lipoma da altro non era formato se non dal ventre muscolare del retto anteriore, le cui fibre si erano lacerate trasversalmente nella guasi totalità, sette anni prima. Così anche il Kaufmann riferisce che in un caso di lacerazione del muscolo retto anteriore del femore era stata diagnof.ticata una coxite post-traumatica per i dolori che il paziente accusava alla coscia, all'anca ed all'articolazione del ginocchio. Ciò detto vediamo come si ritiene possa prodursi la rottura sottocutanea di un muscolo sano. Già in una grave contusione l'integrità della fibra muscolare può rimanere compromessa. Dalla lacerazione di gualche fibra si passa alla discontinuità di fasci, per arrivare fino allo spappolamento di intere masse carnose. Anche la violenta contrazione di un muscolo può provocare la lacerazione più o meno estesa dei fasci e può giungere alla rottura parziale o completa di un intero ventre muscolare. La lacerazione dei muscoli guindi può avvenire tanto per un trauma diretto che per un trauma indiretto. Veramente alcuni Autori, fra i guaii Lejars, vogliono separare le rotture muscolari da trauma diretto dalle rotture da contrazioni esagerate, per comprendere le prime nel guadro della contusione muscolare e considerare solo le seconde tra le rotture muscobri. Ma la maggioranza degli Autori non considera giustificabile tale modo di vedere e ritiene che, se la massa delle fibre muscolari è in gran parte interrotta, si deve parlare di rottura museo~


994 A PROPOSITO DI TRE CASI VI R01TCRA SOTIOCUTANEA DEL M. REITO ECC.

lare, sia questa prodotta da trauma diretto che da eccesso di contrazione muscolare. Così pure non è da ritenere improbabile, come qualche Autore

ha affermato, che per \·iolenza indiretta si possano lacerare anche muscoli in condizione di riposo. Però è c.erto che il muscolo irrigidito dalla contrazione sfuggirà più difficilmente all'azione traumatizzante e si romperà più facilmente anche perchè, in queste condizioni, il tessuto diventa più fragile. Le lacerazioni muscolari dirette non sono considerate di speciale importanza, mentr<:: maggiore interesse hanno .suscitato quelle :indirette, le quali non sono state messe soltanto in r elazione con la energia ddla contrazione, ma sono state ritenut<:: dipendenti anche da altri fattori speciali. Molte teorie i chirurghi hanno formulato per spiegare la causa di queste lacerazioni muscolari. Così Nèlaton pensava alla inibizione che la sorpresa, la paura ecc. possono indurre nd senso muscolare, onde invece di una contrazione utile n:: avviene una troppo violenta, che rompe l'organo in parte; Gubler alla mancanza di sinergia fra i vari muscoli di un arto, sicchè alcuni di questi si contraggono isolatamente e si spezzano; Charcot ad una inversione dei poli di inserzione di un muscolo, nel senso che esso fa un punto fisso su quello, che è per lui abitualmente il punto mobile, come per esempio nel caso· che si faccia punto di appoggio sul braccio per addurre il torace, contraendo il grande pettorale; Sedillot al fatto che la contrazione muscolare « manchi di assieme », ossia che nel muscolo si abbiano contrazioni

parziali e successive, sicchè i singoli fasci si rompono via via che entrano m gJUoco, ecc. Comunque sia, la cosa certamente più importante da stabilire nelle rotture muscolari è lo stato preesistente del muscolo leso, e cioè se esso era sano o ammalato e quindi già alterato nella sua elasticità e resistenza. Sotto questo riguardo il prodursi delle rotture muscolari non ha più solo un'importanza dottrinale teorica, ma ne acquista una pratica non trascurabile per i dubbi e le controversie, che possono sorgere nelle valutazioni medico-legali. Varie sono le malattie che, determinando una degenerazione della sostanza muscolare, favoriscono quelle rotture, che sono state dette spontanee, perchè possono essere prodotte anche da una contrazione, che non supera per intensità i limiti normali e delle quali sono esempi tipici le rotture bilaterali, che sono state riferite da vari Autori. Senza entrare in tutte le particolarità della letteratura ncorderemo che il tifo addominale, la setticemia influenzale, il tetano, la malaria, la tubercolosi, la sifilide, la trichiniasi, la cisticercosi, i tumori, il reumatismo, il tifo esantematico, il diabete, la tabe dorsale, la leucemia, la porpora, lo scorbuto, l'intossicazion(' alcoolica e tutte le convalescenze di malattie febbrili lunghe e gravi predispongo no il muscolo alle lacerazioni. l muscoli, che hanno potuto essere esaminati dopo l'autopsia, hanno fatto rilevare spesso um degenerazione cerea del Zenker. Però Abracham,


A PROPOSITO DI TRE CASI DI Ron-URA SOTTOCUTANEA DEL M. RC.TTO ECC.

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Hallows, French nei casi da loro osservati di rotture del muscolo rettoaddominale in relazione alla setticernia influenzale del 1918-1919, trovarono all'esame autopsico che i muscoli erano emorragici e non pallidi. E' stato anche osservato da alcuni Autori che le rotture muscolari in genere avvengono raramente prima dei 40 anni e che spesso esse si producono in quei muscoli, che sono stati sottoposti a sforzi professionali. Così sono state osservate lacerazioni dei muscoli della nuca negli sterratori e nei facchini, del bicipite e del tricipite negli acrobati e negli atleti, dei muscoli della coscia nei soldati e nei cavallerizzi, del ventre muscolare del gastrocnemio e del soleo nei pugili e nei giuocatori di tennis, nei corridori e negli alpinisti. I tre casi capitati alla mia osservazione possono ritenersi particolarmente interessanti, sia perchè le rotture si sono prodotte in giovani di 20 anni, sia perchè esse si sono determinate in seguito a cause varie, sia anche e massimamente perchè si sono potute escludere in tutti e tre i casi le malattie, che sappiamo capaci di alterare la elasticità e resistenza delle masse muscolari. l caso clinico: Recluta Mare. Aldo, della classe 1914. Il padre, mutilato di guerra, gode attualmente buona salute; la madre è sofferente di appendicite cronica; essa ha condotto sei gravidanze a termine e non ha avuto alcun aborto. Una sor.ellina dell'infermo è morta nella prima infanzia di malattia non precisabile. Ha quattro fratelli e una sorella viventi e sani . Nato a termine da parto eutocìco, ha avuto alla ttamento mercenario a distanza. Non sa precisare di avere sofferto delle comuni malattie esantematiche dell'età dell'infanzia. Non vengono riferite malattie degne di nota. Nega la lue e le altre malattie veneree. E' modico bevitore, non è fumatore ed esercita in patria il mestiere di muratore. Il 14 aprile c. a .• in occasione della celebrazione della giornata della recluta, eseg uendo con il proprio reparto in gara con le altre compagnie del reggimento l'esercitazione del percorso di guerra, dice dì aver scavalcato agevolmente e bene il muro, che è alto m. 2,50. Consecutivamente, dopo del salto della staccionata, alta m. 1,20, riferisce di avere avvertito un forte ed improvviso dolore nella coscia sinistra e precisamente tra il terzo medio ed il terzo superiore di essa. Animato tuttavia com'era dello spirito di emulazione, ha potuto, ciononostante, riprendere la rincorsa, onde sorpassare anche il fosso della trincea di arrivo, che misura circa m. 2 di larghezza. Durante la rincorsa però il dolore è stato avvertito più forte. Dopo del salto della trincea esso è diventato fortissimo, insostenibile. Ha raggiunto la vicina infermeria appoggiandosi alle spalle di un compagno e potendo mettere a terra soltanto il piede destro. E' individuo di :sana e robusta costituzione fisica, muscolow, senza alcunchè di patologico a carico dei diversi apparati. La cute della coscia sinistra è di colorito, spessore e turgore normale. Nessuna traccia di ecchimosi nè sulla cosci:~, nè al poplite, nè all'inguine. La palpazione risveglia dolore all'unione tra ii 3° medio e il 3° superiore sulla faccia anteriore. lvi si rivela l'esistenza di un solco trasversale della lunghezza di circa 3 cm., nel quale affondando la m:.no a taglio, si può apprezzare l'esistenza di una notevole diastasi nella continuità del sottostantt: muscolo retto del femore. Si percepiscono infatti distinte le intumesccnze dci due frammenti muscolari. La tumefazione centrale, facendo contrarre il muscolo, diventa più dura, più grossa e risale in alto, st.:ende in basso e diventa più molle quando il muscolo si rilascia. La tumefazione del


996 A PROPOSITO DI TRE CASI DI ROTTURA SOTTOCUTANEA DEL M. RETTO ECC. segmento distale è molto più molle e non ha alcun movimento nella contrazione del muscolo. L 'andatura è assai zoppicante e dolorosa. Diagnosi: Rottura sottocutanea parziale del muscolo retto anteriore dd femore di sinistra. Allo scopo di obbiettivare l'entità della lesione si è ritenuto opportuno sottoporre l'infermo a vari esami elettro-diagnostici dei muscoli della coscia, eseguiti presso il gabinetto Neurologico di questo Ospedale Militare. Si è potuto così anche seguire l'evoluzione graduale, che si è avuta verso la restitutio ad integrum.

Fig.

1.

Riportiamo nel seguente specchio gl'importanti dati che sono stati registrati ne1 vari esami:

Esame elettro-diagnostico. -

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Corrente lato sinistro DATA

faradica lato destro

Corrente lato sinistro

Galvanica lato destro

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A PROPOSITO DI TRE CASI DI ROTfURA SOTTOCI.JT:\NEA DEL M. RETTO ECC.

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L 'assenza di alterazioni qualitative, la conservazione delle sensibilità cutanee, la mancanza delle alterazioni del trofismo ci consentono di poter 2ffermare che non si è avuta una rottura totale del muscolo, ma che soltanto vi è stata l'interruzione della maggior parte delle fibre muscolari. Inoltre !'ipoeccitabilità muscolare galvanica e faradica si è constatata estesa, sebbene meno inten~a, a tutto il gruppo dci muscoli della regione anteriore della coscia, accusando un risentimento del nervo crurale. Parallelamente all'avvicinarsi alla normalità del retto anteriore anche gli altri muscoli hanno rivelato un progressivo aumento della eccitabilità elettrica.

Il caso clinico: Tomb. Renzo di anni 21 da S. Agata Bolognese, muratore. Racconta che un anno fa circa, giocando al pallone, in seguito ad un calcio andato a vuoto avvertì un improvviso e lacerante dolore nella coscia destra, per cui dovette essere trasportato a casa, ove restò degente a letto per circa un mese.

Fig. 2 .

__ ~· u n in?ividuo muscoloso, robusto, perfettamente sano. Facendo contrarre il quadnctt:>tte, al 3 medio della coscia destra, lungo il decorso delle fibre del muscolo retto antenore del femore, si fa evidente una tumefazione globosa della grandezza di una grossa n oce, ben delimitabile, di consistenza duro-clastica, indolente, che scompare nello stato d~ ripos.o del muscolo (fig. 1 ). Dzagnost: Rottura sottocutanea parziale del muscolo retto anteriore del femore

di desua. 111 caso clinico: Fii. Alberto di anni 21 da Castel S. Pietro (Bologna). Nulla nel gen tilizio. H a sofferto nell'infanzia di djflerite con complicazioni renali. Dice di non aver avuto altre malattie degne di nota. Nega la lue c le altre malattie veneree.


998 A PROPOSITO DI TRE CASI DI R01TURA SOTIOCUTANEA DEL M. REITO ECC. Racconta che il 22 luglio u. s., mentre a~endeva all'aratura di un terreno con aratro elettrico, accidentalmente, venne colpito con grande violenza dal timone dell'aratro nella coscia destra, riportando la rottura dd muscolo retto anteriore di destra e due vaste ferite lacero-contuse, che dalla faccia posteriore raggiungevano queUa mediana della coscia. Trasportato all'Ospedale di Castel S. Pie·tro, nella stessa giornata fu trasferito a domicilio, avendo espresso il desiderio di poter continuare le cure in famigli:a. Allo stato attuale presenta: soggetto normo - tipo in buo-ne condizioni generali di nutrizione e sanguificazione con organi interni clinicamrntc: sani. Le masse muscolari della coscia dc:stra sono leggermel'lte ipotrofiche. Invitando l'infermo a contrarre il muscolo quadricipite femorale di destra, si nota la comparsa nel 3" medio del retto anteriore del femore di una intumescenza glohosa della grandezza di un grosso uovo di gallina, ben delimitabile in basso e lateralmente e continuantesi in alto con la massa carnosa del muscolo, del quale l'intumesce.nza fa parte (fig. 2 e 3). Detta tumefazione scompare quando il

Fig. 3·

muscolo è rilasciato. Nella flessione massima deina gamba sulla coscia destra sì apprezz:. anche la comparsa di una fossa nella faccia anteriore della coscia in esame al 3" medio. dovuta a evidente diastasi fra i due capi del ml!scolo interrotto. Un dito trasverso al disotto e medialmente alla rottura musçolare ~i apprezza un'altra formazione a larga base, aderente allo scheletro, della grandezza e forma anche questa di un grosso uovo di gallina di consistenza ossea, indolente. Sulle parti posteriore e mediana. della coscia notansi due grandi cicatrici non aderenti, ben consolidate l'una al 3" medio e l'altra al 3" inferiore di essa. La cicatrice inferiore è una cicatrice cheloide (fig. 3). Nulla a carico delle articolazioni dell'anca e del ginocchio. La deambulazione è normale, ma viene accusata dolente dopo lungo cammino. D;agnosi: Rottura sottocutanea del muscolo retto anteriore femorale di destra con neoformazione ossea post-traumatica e vaste cicatrici sulle faccie posteriore e mcdiale della coscia destra, delle quali una cheloide da trauma djretto di grande violenza.

Prendendo in esame quanto si riferisce al r 0 caso clinico, come poterei spiegare che in un esercizio ginnico, il quale non ha nulla del violento e dell'irrazionale, un muscolo così voluminoso ha potutç> rompersi quasi nella sua totalità? Non essendovi stato alcun urto, nè trauma diretto, solo dei


A PROPOSITO DI TRE CASI Dl RCTIL"RA SOTIOCUTANEA DEL M. RETrO ECC.

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movimenti incoordinati del muscolo in contrazione avranno dovuto determinarne la rottura. Ha potuto accadere che, dopo il salto della staccionata, quando cioè è stato accusato nella coscia un dolore forte ed i.mprovviso, il nostro paziente, sdrucciolando, per impedire una caduta all'indietro abbia dovuto contrarre così fortemente il muscolo da provocarne la lacerazione. Oppure egli ha dovuto compiere una flessione estrema, violenta ed improvvisa delle ginocchia, mentre il muscolo era contratto. Può anche essere avvenuto che, per una trasmissione incoordinata dello stimolo nervoso, dovuto alla sorpresa ed alla paura di cader<:, si sia aggiunta, o meglio opposta alla contrazione del muscolo retto del femore la resistenza derivante dalla contrazione contemporanea dei muscoli antagonisti. Dobbiamo tener presente poi che ii nostro paziente nello stesso esercizio di ginnastica ha dovuto eseguire due salti e che il dolore è stato riferito forte ed improvviso dopo il primo salto, è andato crescendo nella rincorsa successiva, è diventato tale da rendere impossibile la funzione del l'arto soltanto dopo il secondo salto. Ciò ci fa ritenere che la rottura si è dovuta verificare in due tempi. Invece nel secondo caso il paziente, nel dare il calcio al pallone, ha dovuto assumere un atteggiamento, nel quale il muscolo retto anteriore della coscia si doveva trovare in forte contrazione. Ma, essendo il calcio andato a vuoto, il muscolo contratto ha dovuto ~ubire un ulteriore allungamento brusco, improvviso e non pensato, il quale ha determinato la rottura di parte di esso.

Fig. 4·

L'interesse del terzo caso, oltre che nella rottura muscolare, avvenuta in seguito ad un trauma diretto, sta nella neoformazione ossea post-traumatica (fig. 4) e nella contemporanea formazione che si è avuta di una cicatrice cheloide. Senza entrare in merito alla controversa questione dell'etio-


1 000 A PROPOSITO DI TRE CASI Di R01Tt.:RA S01TOCUTANEA DEL M . RETIO ECC.

patogencsi di queste produzioni, non si può non dare rilievo a questa concomitanza. Giacchè essa dimostra che, come anche altri hanno osservato, vi sono alcuni indi vidui i quali appalesano una esagerazione nei fatti riparativi, tendendo a produrre cheloidi cicatriziali, oppure ossificazioni del connettivo, sia in sede normale ossea con la costruzione di calli esuberanti, sia in sede eterotopica con ossi ficazioni delle cicatrici dei muscoli, delle formazioni patologiche ecc. E' da ritenersi che questi siano individui, nei quali esistono particolari rapporti quantitativi fra i vari tessuti con prevalenza del connettivo sulle parti nobili e più differenziate. La prima conseguenza, che deriva dalla lacerazione delle fibre muscolari è il prodursi di una emorragia. Questa in generale è lievissima ed è causa di un 'ecchimosi diffusa intramuscolare, la quale tarderà a dar segni della sua esistenza sulla cute. Anzi, se la fascia aponevrotica si è mantenuta assolutamente integra, nessuna macchia ecchimotica potrà farsi mai manifesta sulla pelle. E' quello che è avvenuto nel nostro primo infermo. A volte l'emorragia è più intensa e si ha la formazione di un ematoma, che si incista, circondandosi di fibre più o meno degenerate. Se l'emorragia re,cidiva, t'ematoma può farsi cosi considerevole da dominare il quadro clinico. Come conseguenza strana di rottura muscolare è stato descritto anche un caso di ematoma pulsante, consecutivo ad un forte trauma nella regione toracica di destra (Hammesfah). Il riassorbimento dell 'ematoma richiede molto tempo ed in casi di diagnosi differenziale difficile, come anche per abbreviare la degenza e per evitare l'infezione, può presentarsi l'opportunità di un intervento, per rimuoverlo. Se tutto invece procede regolarmente, all'emorragia segue la formazione del coagulo. Questo s'interpone nello spazio dei muscoli, il quale successivamente è colmato da una robusta cicatrice connettivale, aderente e fissa alle fascie, ai setti muscolari, al periostio ed agli altri tessuti circostanti. Ricostituìtasi così la continuità del muscolo, si ristabilisce la contrazione muscolare volontaria. Evidentemente però l'effetto di questa non può ancora es p l icare un la voro utile, pere h è la forza si esaurisce nella cicatrice aderente alle parti circostanti fisse. La cicatrice intanto, sottoposta com'è ad una trazione cominua per il tono muscolare, che si ricostituisce nel capo centrale ed a trazioni intermittenti, causate dalle contrazioni volontarie, viene a subire una favorevole influenza modellante ; le fibre della cicatrice corrispondenti alle linee di forza si fanno più dense e più forti e diventano inestcnsìbili, mentre le altre si atrofizzano e mano mano si riassorbono. Così, dopo qualche tempo, fra i due segmenti del ventre muscolare, si trova interposto un fascio tendineo, il così detto callo fibroso, costituito da fibre che si continuano con quelle muscolari e nell 'istessa direzione. In tal modo, essendo questo fascio tendineo soltanto sollecitato dalla trazione muscolare,


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tra esso e il tessuto cicatriziale circostante si costituisce una vera superficie di scorrimento, formata da connc::ttivo lasso ed endotelio. A questo punto la contrazione muscolare può cominciare ad esplicare una funzione utile e può compiere il suo lavoro abituale, facendo riacquistare 31 muscolo la sua potenza e la sua struttura normale e non restando come traccia dell'avvenuta rottura che una cicatrice inserita nel ventre muscolare. Questa evoluzione verso la restitutio ad integrum può essere però ridotta o addirittura interrotta dall'intervento di fattori, che possono insorgere nei vari momenti della riparazione. L 'ematoma, anzichè riassorbirsi, può costituire cisti ematiche o sieroematiche, oppure può anche suppurare, trasformando il focola:io di rottura muscolare in quello di una miosite suppurativa. E' per questa minaccia che può insorgere l'indicazione di un intervento, atte a rimuovere l'ematoma. Alcuni Autori non limitano l'indicazione dell'intervento soltanto a questo scopo e consigliano di trattare tutte le rotture muscolari con sutura in catgut. Questa darebbe buoni risultati anche se viene praticata in secondo tempo ed in casi di vecchia data. In ogni modo si deve tener conto che la sutura dei corpi muscolari spesso può presentare notevoli difficoltà, per cui molti ritengono che solo in qualche caso, in cui si abbia la rottura totale di muscoli molto importanti, si può e si deve aprire il focolaio, svuotare l'ematoma e suturare il muscolo, onde affrettare e rendere più semplice la riparazione ed il ritorno alla norma. Invero sul t.tattamento delle :-otture muscolari non vi è accordo e uniformità di vedute da parte degli Autori. Alcuni ritengono appropriato anche in casi gravi di far riprendere subito il movimento. Secondo Hood il traumatizzato deve essere messo con le gambe sollevate, per far cessare l'emorragia e rendere minimo il dolore, applicando delle striscie di sparadrappo sulla regione traumatizzata. In ogni caso i pazienti devono muoversi precocemente, affinchè la deambulazione possa ritornare presto al normale. Ferule speciali sono completamente superflue. Secondo altri la cura è rappresentata dal riposo prolungato del muscolo nella posizione di massimo rilasciamento e quindi col massimo avvicinamento dei punti di inserzione muscolare. Poche sedute di massaggi, eseguite dopo lungo periodo di riposo, sono sufficienti a completare la guarigione. Altri Autori invece consigliano il trattamento di immobilizzazione, unito a cure di calore e di massaggio. Per altri è necessario un bendaggio elastico nella posizione di massimo rilasciamento del muscolo leso. Nei casi gravi di rottura completa convi~nc senz'altro il trattamento cruento. Però l 'intervento non deve essere rimandato. Inbtti nei casi recenti, prima di procedere alla sutura muscolare, occorre togliere il connettivo già formatosi fra i monconi del muscolc; e vincere la forte retrazione del capo prossimale. Occorre inoltre tener conto della ropida atrofia dei fasci del capo distale.


1002 A PROPOSITO DI TRE CASI DI ROITURA SOITOCUTANEA DEL M. REITO ECC.

Nel primo infermo, ricoverato nel reparto Chirurgia, non si è creduto opportuno ricorrere alla cura cruenta perchè la rottura, per quanto da ritenersi grave, non è stata completa. Essendo l'infermo giunto a noi dopo 10 giorni dal trauma, non si è applicato alcun bendaggio. E' stato consentito invece subito il movimento dell'arto a letto. Consecutivamente anche si è permesso all'ammalato di alzarsi. E' stata inoltre istituita una massoterapia precoce. L 'infermo ha potuto così lasciare l 'Ospedale soltanto dopo 21 giornate di degenza in condizioni assai migliorate. Dimesso e rinviato al Corpo, è stato ivi adibito ai lavori meno gravosi in una Compagnia Deposito soltanto per poco più di un mese. Dopo di che egli ha potuto riprendere il servizio regolare incondizionato, che presta tuttora in una Compagnia Z. A.

Conclusioni generali. Tutto quanto è stato esposto, ci permette di trarre le seguenti deduzioni: 1) La rottura muscolare sottocutanea, parziale o totale, sia da trauma diretto che in seguito a sforzi eccessivi ed improvvisi, è evenienza, che può determinarsi anche in muscoli perfettamente sani, a differenza delle rotture tendinee, che avvengono quasi sempre in tessuti alterati. 2) La frequ enza di queste lesioni deve considerarsi crescente, in rapporto con l'uso sempre maggiore dei mezzi meccanici ed il generalizzarsi, che si sta avendo in questi ultimi anni, specialmente in Italia, degli esercizi ginnastici ed atletici. 3) Si deve ritenere senza dubbio che, se molti dei muscoli, accusati dolorosi in seguito a traumi, potessero venire esaminati anatomicamente, si troverebbe fra questi un numero considerevole di rotture muscolari, che spesso passano inosservate o sono erroneamente diagnosticate come slogature, ematomi, miositi, nevralgie, ecc. 4) La cura chirurgica nelle rotture muscolari deve essere riservata a qualche rottura totale e recente di muscoli molto importanti. Può rendersi necessaria anche la semplice incisione dell 'ematoma in quei casi molto rari, nei quali questo s'infetta e suppurra. Bologna, novembre 1935-XIV. At:TORI.\SstJNTO. - - L'A. riferisce tre casi di rottura sottocutanc:a del muscolo retto anteriore del femore, prodottesi con modalità differenti. Riassume l'etio-patogenesi, l'anatomia patologica e l'evoluzione clinica delle rotture muscolari, discutendo poi i vari metodi di cura, che sono stati proposti.


A PROPO·HTO Dl TRE CASI DI ROTTURA SOTTOCliTANEA DEL M. RETTO ECC. 1003

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

SANITÀ MILITARE DuNWORT.- A viazione e servizio sanitario. (<' Army Navy and Air Force Gazettc ''• n. 3999, 1936). L'A., premesso come in Inghilterra l'impiego dell'aviazione nel servizio dci soccorsi d'urgenza sia tuttora oggetto di cronaca dei giornali e come esista un solo apparechio inglese per il trasporto dei feriti nonostante ve ne sia un gran numero da attrezzarsi a tale scopo, r.iferisce che in talune Nazioni gli esperimenti fatti in proposito hanno messo in evidenza che tale impiego avrà nell'avvenire uno sviluppo importante, perchè tende a ridurre le mortalità in guerra, epperciò alcuni Stati hanno già destinato distaccamenti di aviazione presso unità della Sanità militare. Nota come in certe situazioni del recente conflitto italo-etiopico l'aviazione abbia risposto pienamente a tale servizio, come pure neila h>uerra del Chaco tra il Perù e la Bolivia, presso i Giapponesi in Manciuria, nonchè presso i Francesi che hanno constatato gli utili: servizi resi da tali distaccamenti nel Marocco e in Algeria. Passando ad esaminare gli sviluppi dell'organizzazione in parola presso la Croce Rossa inglese, informa che scopi precipui delle Sezioni (Detachments) di ambulanze aeree della Croce Rossa, sono l'addestramento e la preparazione del personale all'assistenza di malati e feriti e la creazione, per il caso di necessità, di una congrua riserva di specializzati. L 'organizzazione è semplice. Uomini e donne destinati al servizio delle ambulanze aeree sono raggruppati in Sezioni per la direzione, l'amministrazione e l'addestramento. Le Sezioni sono ripartite per provincie, alla diretta dipendenza amministrativa dei direttori provinciali i quali sono responsabili, verso i rispettivi presidenti ed il Comitato Centrale. Eccetto casi speciali, gli stessi princi pl generali si applicano a tutti i reparti della Croce Rossa. E' interessaP.te notare che una Sezione può essere composta, indifferentemente, di soli uomini o di uomini e donne, ciò che sembrerebbe una ingiusta limitazione nei riguardi delle donne, poichè esse - osserva l'A. - sono capaci di organizzare e dirigere un'unità sanitaria senza l'ausilio di uomini, anche quando il lavoro comprenda il pilotaggio e la protezione dell'apparecchio. Infatti così esse dovranno fare in tempo di guerra. Ciascuna Sezione è composta di 1 comandante, 3 piloti, 3 specialisti non di volo, 2 meccanici, I inserviente, ed è ufficialmente riconosciuta quando si siano iscritti il comandante, un pilota, uno specialista ed un meccanico. Al riguardo l'A. riporta i requisiti di capacità professionale e tecnica che debbono possedere il personale anzidetto e segnala in particolare modo che, oltre alle cap<tcità meccaniche, ogni individuo della Sezione deve possedere un regolare diploma di abilitazione al <<pronto soccorso >> e deve essere completamente ~st ruito nel <<servizio di porta feriti >> con speciale riguardo a quello per via aerea. Attualmente solo 3 Sezioni sono state costituite: una a Manchester e due nella circoscrizione di Londra. Degne di rilievo sono le divergenze di parere esistenti negli ambienti sanitari inglesi circa l'importanza del servizio. Taluni sostengono che nelle contingenze di guerra i velivoli sanitari difficilmente potranno rimanarc illesi negli attacchi aerei nemici e perciò ia spesa di una siffatta organizzazione non giustifica il fine; altri affermano che la sollecita evacuazione dei feriti per via aerea s::trà di somma utilità alla efficienza del servizio sanitario. 6 -

Giomal~ di

mtdidna militare.


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RI\'ISTA DELLA ST:\YIPA !\tEDIC:\

!Ti\LIA~A

E STRANIERA

L'A. constata che in tutte le br::tnche dell'aviazione militare inglese l'uso delle ambulanze aeree esisterà solo in teoria, fino a quando non venga imposto dalle necessità tli guerra c ricorda che la Fr:mcia, imece, sussidia finanche i possessori di apparecchi ad:mabili a scopo sanitario. Conclude ricordando che perfino in Australia, nella festa dei cc Medici Aviatori » e nella cc Giornata Milit:trc dell'Ala l> , durante le quali vennero eseguiti alcuni esperimenti di sgombero feriti, è stata :1fferm:na la necessità d'avere, sin dal tempo di pace, un sen·izio di ambulanze ae ree. BoRROZ7 1Ko.

L. D. -- La protezione degli approvvigionamenti alimentari contro gli aggressivi chimici. ( (( .Kevue I nternationalc de la Croix Kouge >l, luglio 1936). Da quando si ammette l'ipotesi di un conflitto armato, sotto il prevedibile aspetto di gu~:rra totalitaria, attuata con potenti mezzi aerochimici, la protezione dei generi aliment:tri contro gli aggressivi chimici, il loro trasporto, la loro distribuzione, od il loro ricupero, se essi sono cont:tminati, costituiscono probleJ!li estremamente complessi a causa dell'incertezza circa la natura dei tossici che saranno eventualmente impiegati. E se durante l'ultima guerra europea tali problemi non sono stati studiati in modo particobre, essendosi i belligeranti limitati a stabilire dei dispositivi di protezione per il trasporto degli al imenti nelle zone delle retro\·ie, che eventualmente avrebbero potuto essere contaminati dai gas, in un conflitto futuro è da presumere che la guerra aerochimica creerà una situazione di fatto che dested serie preoccupazioni anche nel campo della protezione dei generi alimentari per la popolazione civile. In tale campo le sole conclusioni d'ordine generale, riguardo specialmente al ricupero degli alimenti che abbiano soggiornato in una atmosfera gassata, e che potrebbero essere dedotte da un'esperienza del passato, ci sono fornite dalla catastrofe di Amburgo del maggio 1928, dovuta all'esplosione di tubi di fosgene .. Generi alimentari, che erano stati sicuramente colpiti da fosgene, somministrati ad animali di laboratorio, non determinarono alcuna azione nociva. D'altra parte persone che, nel giorno stesso della catastrofe mangiarono salsicce e pane contaminati dal fosgene, non subirono danni di sorta. A parte però l'ottimistica conclusione che si può trarre dalle suddette constatazioni, è d:t tenersi presente che il pericolo maggiore nella contaminazione degli alimenti e derrate, è rappresentato non già dagli aggressivi fugaci , sibbenc da quelli persistenti (yprite e lewisite). E poichè il problema non consente soluzioni improvvisate al momento del pericolo, è giustilicata la preoccupazione degli organi responsabili della protezione antiaerea di emanare istruzioni relative alle misure di protezione contro il pericolo aerochimico. E per qu:tnto riflette la protezione degli alimenti, in Germania le istruzioni su tale argomento prescrÌ\·ono che i prodotti alimentari siano in generale disintossicati mercè. una prolungata cottura, mentre quelli venuti a contatto con yprite e lewisite liquida sia no senz'altro distrutti. Una protezione efficace dei prodotti alimentari contro l'azione degli aggressivi chimiri può essere ottenuta milizzanùo largamente imballaggi impermeabili, quali il cellofan. Nelle case moderne, che dispongono di un armadio frigorifero. il problema della protezione degli alimenti è facile ed il frigorifero costituisce una soluzione ideale. Laddove ciò non è possibile, ci si può ser\'ire di scatole metalliche. D':~ltra parte è raccomand:tbile di guarnire con feltro gli armadi della cucina, in mouo che essi di\'entino impermeabili il più possibile agli aggressivi chimici.


RIVI~TA

DELLA STANIP:\ MEDICA ITALIANA E STRA!'IERA

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Nd Belgio, a titolo preventi,·o, è prescritto che gli alimenti siano conservatt m recipienti ermeticamente chiusi (bottigl ie di vetro, scatole di ferro, chiuse con sparadrappo o con tela impermeabile). Gli alimenti sospetti, di massima, debbono essere eliminati dal consumo; tutta\·ia, in caso di necessità, taluni alimenti potrebbero essere ricuperati. Così l'acqua sospetta sarà filtrata con carbone atti,·o, o magari con sabbia, e poi trattata con cloro alla dose di gr. o,ox %, od ossidata mediante addizione di una soluzione dcci-normale di permangato di potassio fino a colorazione violetta persistente. dopo di che sarà fatta bollire per 15 minuti. E' consigliiabile, per rendere tale acqua accettabile, di farne leggeri infusi di caffè o di thè. Il pane sarà tostato. Le patate non sbucciate ed i legumi devono essere cotti in acqua, contenente l'x/ 4000 di permanganato o l'1 "l> di cloruro di calce, duran te mezz'ora, per

passarli poi in acqua carbonata. Il burro ed i grassi in genere, wstitutndo alimenti che sciolgono faci lmente gli aggressivi chirruci, de,·ono essere distn:ui. Praticamente è da ritenersi che, nella maggior parre dei casi, i prodotti alimentari contaminati con aggressivi fugaci (soffocanti e iacrimogeni) possano venire disintossicati mediante la ventilazione all'aria aperta; quelli con aggressivi starnutatori mediante cottura; e il pane mediante la tostatura. I viveri infettati, invece, da yprite liquid:~ sono inutilizzabili, nè l'acqua stessa ipritata può servire per gli alimenti. I foraggi infettati saranno sparpagliati all'aria aperta e tenuti esposti a lungo, a condizione però che essi non contengano yprite liquida, perchè in tale caso sono inutilizzabili .

Medicina militare. Corso di ripetizione: nelle formazioni sanitarie della sa Divisione dell'esercito svizzero. (Ed it. Ben no Schwalbe e Co., Basilea). Sono raccolte in questo volumetto, pcr cura di Dubs, capo del servizio sanitario della 5a Divisione militare in Svizzera, le conferenze di aggiornamento su varie questioni di suvizio sanitario, fatte da u fficiali medici particolarmente competenti nei singoli argomenti. Dubs si occupa dei più importanti risultati ottenuti dura~te la grande guerra, nella chirurgia da campo e nell'organizzazione sanitaria; Schupisser tratta del sen·izio chirurgico nell'ospedale da campo e Grob si intrattiene sulla trasfusione di sangue con particolare riguardo alla chirurgia di guerra. I n due capitoli, per opera di Schucany e di G rumbach, sono esposti gli insegnamenti, tratti dalla grande guerra, suila difesa contro Je malattie infettive e le epidemie. G li ultimi tre capitoli sono dedicati alla guerra chimica: Denzler paria della protezione antigas e del trattamento dei colpiti da aggressivi chimici nelle formazioni sanitarie, da] punto di vista dell'organizzazione; Lutz tratta il medesimo argomento ma sotto l'aspetto tattico-tecnico, e infine Stiefel riepiloga le nozioni sugli effetti dei vari aggressivi chimici e sul trattamento dei colpiti, nell'ospedale da campo. Dato lo scopo per cui le conferenze sono state fatte, gli argomenti trattati tn forma piana c sintetica saranno letti certamente con utilità dagli ufficiali meJici, R EITANO .


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~1\'JSTA

DEI.LA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Lesion i da atterraggio di velivoli senza motori. (<• Polski Przeglad Med. Lotniczej )) 1 Rok V, Il, 1936).

GRZEZULKO. -

L'A., capitano medico addetto all'aviazione polacca, prende in considerazione g li accidenti traumatici sofferti da planeurs e da piloti in atterraggio dal 1933 al 1935. Detti incidenti sono più numerosi nei voli di apparecchi senza motore che in quelli a motore. L'atterraggio, un po' anormale e irregolare di apparecchio senza motore, provoca un danno minimo alla cassa che sostituisce il carrello, mentre può indurre serie lesioni all'cguipaggio: frattura della colonna vertebra! e, frattura del femore, lussazione degli arti inferiori; il punto di contatto al suolo nell'atterraggio è proprio sotto il seggiolino del pilota e non vi è alcun dispositi\'O per attutire la scos~a. Nel 1935 su 66 accidenti i n 24 giornate di istruzione si sono avute 8 lesioni dell'equipaggio : 5 lesioni leggere, 2 lesioni serie al volto e articolazioni, I frattura di femore. Si può avere frattura degli arti inferiori nell'atterraggio col muso (parte anteriore dell'apparecchio) che batte primo sul suolo e trasmette il colpo alle gambe del pilota, che le tiene in estensione su la pedaliera che occupa proprio il becco dell'apparecchio: si dovrebbe offrire un dispositivo di ammortizzamento con modifiche di costruzione. Lesioni del:a colonna vertebrale si producono per discesa del velivolo in assetto regolare di volo, in verticale, battendo con la pancia sul suolo; mancando il carrello, che nei velivoli a motore attutisce il colpo, tutta l'azione traumatizzante del colpo è applicata sotto il seggiolino e viene tra~messa al bacino e :~Ila colonna vertebrale del pilota. Perciò il seggiolino dovrebbe esser adattato su molle a spirali.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE PASRICHA, DF Mo:-<TE e O' FLYNN. - Il battuiofago n el trattamento del colera. (<c Indian medicai gazctte >>, 71, 1936, pag. 61). Poichè la questione Jella batteriofagotcr:ipia nel colera non è stata ancora sufficientemente chiarita, gli AA. hanno voluto fare un vasto esperimento su un gran numer:J di casi. Dei 136<) malati di colera, ammessi nel !935 nel Campei-Hospital in Calcutta, una metà vennero trattati con un batteriofago anticolerico di fresco preparato; come termine di confronto serviva l'altra metà dei casi, non assoggettata alla fagoterapia. L'impiego del b:Jtteriofago ha chiaramente dimostrato di essere vantaggioso facendo diminuire la mortalità anche in quei gruppi di pazienti, nei quali erano stati isolati vibrioni colerigeni dalle feci; ancora più benefico si dimostrò l'influsso del batteriofago quando si trattava di vibrioni agglutinabili. Nei casi, in cui la diagnosi era stata fatta solt:-tnto in base alla sintomatologia clinica, in quanto che non erano stati trovati vibrioni nelle feci, la hgoterapia non risultò che avesse migliorato il decorso del male nei confronti dci casi non trattati. Si constatò inoltre che il trattamento col batteriofago attenu;1 di molto la tenùenza all'uremia, sintoma così freq uente ad osservarsi nei colerosi. REITA!'O.

- II m aia le può essere un portatore sano di bacillo di Whitmore? (cc 13ullet. Soc. path. exot. >•, T. 29°, n. 7· 1936).

GIRAno P.

Questo lavoro ha un notevole \·alore perchè dimostra l'esistenza in Africa del bacillo di Whitmore, agente eziologico ùdla meloioidosi, malattia assai simile alla morva, che finora era stata riscontrata soltanto in Asia. La scoperta è si.ata casuale: un veterinario


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA

ITALIA~.-\

E STRANIERA

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di Tananarivc (Madagascar) a,·eva inoculata una cavia con un frammento di ghiandola sottomascellare di un maiale s;mo, abbattuto al macello; la rapida morte della cavia con lesioni della milza molto voluminosa e granulosa, a,·e,·a fatto nascere il sospetto che si trattasse di peste, evento non infrequente nel ;\1adagascar. I passaggi successivi da animale ad animale e gli esami batteriologici misero fuori questione il batterio pestoso, senza che si fosse potuto accertare la natura dell'agente eziologico. L'A. fu messo sull'aV\'iso da Genevray, che possedeva una vasta esperienza di meloioidosi; il germe isolato dalla cavia in cullllra pura era effettivamente un bacillo di Whitmore. Poichè il maiale t considerato dagli sperimentatori, che si sono occupati dell'argomento, come refrattario alla meloioidusi, poteva nascere il dubbio che la cavia non avesse tratto l'infezione dalla ghiandola dd maiale incriminato, ma occasionalmente da qualche: rod itore; nel laboratorio di Kuala Lumpur (Malesia Britannica) infatti furono tro,·ati conigli, ratti e cavie infetti di bacillo di Whltmore, senza che si fosse potuto precisare come avessero contratto l'infezione. Il ratto è sospettato come il più im portante serbataio del virus, ma in 15 anni di esami, fatti su questi animali dall'A. allo scopo di svelare la peste, inoculando cavie con diversi procedimenti, mai era stato òssen·ato un quadro morboso e un germe uguale a quello di cui si tratta. D'altra parte il \'C:terinario Buck aveva già osservato nel passato dei maiali, portatori di gangli mascdlari o mescnterici d'aspetto emorragico, ben distinguibili dai gangli tuhcrcolari frequenti nei m;.~ialJ dell'altipiano; queste lesioni, che non interessavano lo stato gener:Jic degli nnimali, non erano state però mai studiate. Inoltre, dalle ricerche sperimentali di R. Pons, si sa che il bacillo di Whitmore può persistere parecchi mesi nell'organismo del maiale, al punto di inoculazione, senza che l'animale mostri segno di sofferenza. La malattia non è stilta mai segnalata nell'uomo ne' ~(adag;)scar; ma si può affermare con sicurezza che non sia mai esistita ? Bisogna essere molto riservati a questo riguardo; la prudenza vuole che in tutti i casi d'affezione acuta o cronica, suppurazione c ascessi di lunga durata, a eziologia imprecisa, si richieda il concorso del laboratorio. REITAKO.

MEDIQNA INTERNA Soct ETÀ LOMBARDA m MEDiciNA. - Il pneumotorace controlaterale primario di Mau· rizio Ascoli. (Scritti raccolti dà! prof. F. Parod1). (A. Wasscrm:mn, Milano, 1936-X.IV).

A cura della Ditta A. \Vassermann, benemerita per aver già messo a disposizione dei medici opere di notevole utilità pratica, è stato pubblicato in degna e bella veste tipografica un volume su: li pneumotorace controlaterale primario di Maurizio Ascoli, ovc sono raccolti lavori di tisiologi italiani e stranieri, tendenti a di mostrare la grande importanza della collassoterapia praticata secondo la concezione del clinico di Palermo. In un primo capitolo un òistinto tisiologo nostro, F. Parodi, precisa la dottrina della collassoterapia secondo la concezione del grande Forlanini, iudicandone le origini e le diverse fasi di evoluzione. E ciò era in verità, specie :lttualmtnte, molto necessario, tanto per evitare inopportune discussioni di priorità, quanto per giustamente inquadrare e precisare la concezione di Lui. Già prima di Forlanim la collassotcrapi:J era praticata, onde il merito suo, e di per sè basta a farlo riconoscere come uno dei più grandi benefattori dell'umanità sofferente, consiste nella concezione dcll:l dottrina meccanica, che chiarisce e giustifica la collassoterapia, dottrina che, attr<nerso ricerche ansiose, dubbi ed incertezze assillanti, si andò elaborando per acquisire poi forma definita ed indicò nuova, più sicura via alla terapia della tubercolosi polmonare. Tale dottrina nella sua complessità (fattore meccanico, circolatorio) è minutamente c con opportune v::~lutazioni critiche esposta da Parodi, onde il lettore riporta di essa un concetto preciso.


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RIVISTA DF.LI.A ST.\MPA MEDICA ITt\LI:\NA E STRANIERA

ln altro capitolo M. Ascoli espone il concetto, gli s\·iluppi e le applicazioni del pneumotorace ipon:nsi\'o. T ale !lUO\ a concezione terapeutica, dall'A. enunciata nel 1912, fu prima ignor:>t:J c poi :~v ,·c rs:na, in q uanto era in co ntrasto con la dottrina allora der min:111te della collassoterapia propugnata Ja Forla nini, il quale riponeva l'efficacia del pneumotoracc nella immobilizzazione assol uta del polmone da trattare ed a tale scopo occorre,·ano forti pressioni cndoplcuriche, talvolta però dannose. Ascoli invece propose la semplice ri d uzion e della tensione elastica polmonare m ediante pressione legge rmente negat i"a o lt:ggerm cnte positi,·a, per cui non solo si pote,·ano ottenere mig lioramenti e gu:~r i gioni , ma 3nche veniva eliminat:l g ran parte degli inconvenienti del pneumotorace ipertensivo: copiosi versamenti pleurici, spostamenti n otevoli del mediastino, disseminazione del processo tubercolare all'altro polmone. Come con la pratica del pncumotorace ipotensivo si determini una detensione polrnoolare ed un riposo rel a ti,·o ddl'organo e come, per lo spostamento provocato della plcura viscerale da quella parictale, si diminuisca il trauma respiratorio del polmone, specie in corrispondenza delle p:1rti mabte e si abbia un riposo elettivo, benefico di esse, è Jali'A. in base a nozioni di fisiomeccanica r es piratoria dimostrato. Ancora, tale detensionc si ossen·a sul polmone dd !aro opposto a quello pneumotoracizzato, onde c.on squisito intuito Ascoli gi unge alla concezione ed applicazione de.l pneumotorace ipotensiv·o conrrolaterale, cioè sul !aro opposto a quello malato, quando particolari condizioni impediscono di agire su questo, ed al pneumotorace bilaterale simultaneo. Parodi precisa ed illustra. in base a minuziose ricerche di fisiomeccanica polmonare, la con<:ezione del clinico di Palermo, pur talvolta con qualche divergenza nell'interpretazione dei fenomeni determinati. hn portanti so no i contributi clinici e radi ografici, che portano alla conoscenza del pneumcnor'lce controlatera le ipotcnsivo di Ascoli il tisiologo francese Tobè, del « C entro sanatorialc :li Passy •> cd il Neumann. tisio logo di Vienna. Entrambi su buona cd accura ta casistica lumeggiano il concetto informatore di tale mirabile risorsa terapeutica. I nn n<:: contributi essenzialmente casistici di Fici, Carpi e di altri distinti tisio logi nostri e di oltre Alpe completano la bella pubblicazione. L a quale è particolarmente interessante oggi che la lotta contro la grave :11a lattia soci a le, su tutti ·i fronti impegnata, importa non solo che questa ,·enga prt'cocemente riconosciuta, ma anche sap1entcmente curata ; è quindi necessario che ogni medico conosca e giustamente valuti l'importante m ezzo terapc utico di cui può e deve contro di essa disporre.

R. o' ALESSANDRo.

R. R o liLANil. -

Sulla ndrosi ipodoremica. ('<Klinische Wochenschrift », 6 giugno

19JO, n. 23). Ancora un qu:1dro clinico nuovo nel campo controverso deìie nefropatie ci si presenta con rclati\·a frequenza. E sso è stato per la prima volta descritto da Porges nel 1922 e dopo 10 anni meglio precisato c design:Jto col nome di « coma ipocloremico n. Rathcry c Blum hanno successi,·amente con diligenza studi:no tale stato morboso e denominato « azotemia per mancanza di sale ». Esso è caratterizzato da ipoclorcrnia, da notevole aumento dell'azotemia e della riserva alcalina. La forma morbosa clinicamente si manifesta solo con profondo abbattimento e grave incoscienza e se non è curata con somministra7..ione d i cloruro di sodio, che solo se praticata a tempo opportuno dà risultat i sorprendenti, mena all'esito letale. L'esame dell'orina dimostra lieve albuminuria e cilindruria, forte dim inuizione e persino scomparsa dei cloruri. La sindrome è stata di solito osscr,·ata in malattie decorrenti con vomito frequente o diarrea intensa, nel coma diabetico ed in generale in tutte quelle :~ffezioni, che con di,·cr so meccanismo determinano perdite di cloro e quindi menano all'ipoclo-


RIVISTA DELlA STAMPt\ MED ICA ITAUA!\'A E STRA~ I ERA

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remia. In essa però, oltre all':.dbuminuria e cilindruria, di solito non gra\·i, richiama l'attenzione sulla compartecipazione renale !"aumento dell'azotemia, mentre l'esame

istologico dimostrà altcrazi011i caratteristiche dei reni e Còli partjcolàte freqùenza accumoli di depositi calcarei in una pane dei c:.~ n.1 l icoli renali. L 'autore porta alla conoscenza della sindrome il contributo di sci osservazioni, non riconosciute clinicamente, e che ritie ne di poter in essa far rientrare in base aLI 'esame istologico ed a quello retrospetti \·o dei segni clinici. Il primo dimostra deposizione di calcio a focolai nel lume dei canalicoli urinarì, distruzione necrotica delle cellule epiteliali e rigcnera zione iniz1ale dì esse in alcuni casi con cellule piatte, per cui l'autore si ritiene autorizzato a mettere la diagnosi di .nefros·t di grado avanzato. L'ipocloremia, per quanto non dimostrata da ricerche praticate in vita, era da ammettere in b:~se alle manifestazioni cliniche constatate (diarrea, vomito); in un caso si trattava di morbo di Addison. In una parte dei casi fu dimostrato l'au-

mento dell'azotemia. La morte in tutti era avvenuta in coma di più o meno lunga durata, del quale in vita non si e ra powto precisare la natura. In base quindi alle osservazioni dì altri autori, ai reperti isto-patologici dci reni cd al decorso clinico l'autore ritiene di poter mettere con certezza la diagnosi di coma ipocloremico, del quale cerca di precisar~ la patogenesi. Escluso che tossine originamisi nell'organismo possano determinare la necrosi dell'epitelio canalicolare, è da considerare l'ipoclorcmia, per cui si può presumere che le cellule renalì fisiologicamente vivano in un ambiente ricco di cloruro di sodio, anzi partecipino alla sua eliminazione e riassorbimento, onde in ambiente ipoclorurcmico esse cadano in nccrosi, c la calcificazione, che rapidamente avviene del materiale necrotico, possa dipendere dall'aumentata alcalinità dell'ambiente, per cui il calcio è eliminato e precipitato. La ritenzione azotata va interpretata come dipendt:nte da aumentata distruzione proteica, i cui prodotti (urca, ecc.) non sono attraverso i reni eliminati, avendo essi per ciò bisogno di un ambiente clorurato, il quale nella forma morbosa in esame viene a mancare. Ancora sono da considerare le lesioni istologiche osservate, le qunli hanno parte sostanziale nel determinismo della malatti:J. Ad evitare obbìezioni ed erronee interpretazioni è da rilevare che la sindrome in esame costituisce una nefrosi differente isrologicamt:nte dalla ncfrosi albuminoidca e dalla lipoìdea, le quali, come è noto, procedono senza aumento dell'azotemia con ùpiche alterazioni dell'epitelio parietale, mentre guesta presenta caraneristiche alterazioni con necrosi dell'epitelio Òcsquamato e rapida calcificazione di esso, occlusione dei canalicoli e loro esclusione funzionale. Tale nefrosi presenta evidente anal0gia con quella da sublimato, nella quale le lesioni nel rene osservate, contrariamente alla concezione finora seguita, non sono determinate dall'azione della molecola d1 mercurio, ma dall'ipocloremia, nell'avvelenamento da sublimato da diversi AA. dimostrata e le deposizioni calcaree sono tanto più pro· n unziate quanto più gravi sono l'enterite e la colite coesistenti. Ancora, ricerche isto· logiche di Glaserfeld praticate sui reni di 70 bambini hanno dimos trato presenza di deposizioni calcaree nella corticale dci reni in 30 di essi, nei qual i la morte era nel l'So o~ avvenuta per catarro intestinale, che aveva portato all'ipocloremia. Anche nella febbre gialla, che si accompagna a diarrea, compaiono, secondo H offmann, freq uentem ente cilindri calcarei nell'orina. Pertanto si può conc.cpire che in tutte le malauiè, che si accompagnano ad impo-

verimento di cloro, si osservano lesioni necrotiche dell'epitelio canicolare c c:llci!1enione di esso. Tale sindrome l'autore eleva ad entità patogenetica e denomina cc ncfrosi ipo· cloremica » , la quale, e ciò ha p:micolare, cospicua importanza praùca, si giova della tera pia clorosodica praticata precocemente, in quanto in periodo avanzato, per !a non


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RIVISTA DELLA

STA~IPA

MEDICA ITALI ANA E STRANIERA

reversibilità delle lesioni, anche se si riesce a riportare ia cloruremia alla norma, l'azotemia resta a h:1, a nzi aumenta ulteriormente fino alla morte, che avviene in coma. Tale sindrome nefropatica, cui l'autore porta importante contributo, viene a turbare le nostre conoscenze meglio stabilite sulle nefropatie sia dal punto di vista etiologico, che clinico e chimico-biologico, in quanto è nozione sicuramente acquisita che le ndrosi si accompagnano ad ipcrcloremia (nefriti cloruremiche degli AA. francesi) e non ad iperazotemia e fenomeni a questa collegati. Quanto l' A. ci fa conoscere conferma però ancora che nella sistematica delle forme morbose al disopra dei facili schematismi sta la complessità dei fenomeni biopatologici, che il medico accorto deve sapere nel caso singolo rilevare, comprendere e giustamente valutare per precisare il fatto nosogmfìco ed indirizzare opportunamente la terapia.

R. o' A LESSM-IDRO .

CHIRURGIA GENERALE L. - L'amputa zione dei grossi segmenti di arto sotto anestesia con q; infiltrazione m assiv a ad anello ». (« Revuc de Chirurgie », marzo 1936).

DAMBRJN

L'amputazione, dice l'A., è un'operazione che non dovrebbe mai, nè per sè stessa nè per l'anestesia di cui ha bisogno, mettere in pericolc. la vita del paziente. Ora siccome l'anestesia generale per il risentimento che dà sul fegato (cloroformio), il cuore (cloruro d'r.tilc) o il polmone (etere) è un mezzo di anestesia grave perchè ha al suo passivo un numero importante di decessi, senza dire delle conseguenze disastrose che dà qu:~ndo viene praticata negli indi vidui in preda a shock, mentre l'anestesia locale permette una amputazione immediata e senza m ortalit3, l'A. è del parere che non si dovrebbe mai praticare l'anestesia generale per un'amputazione. L 'A. infatti usa e fa usare nella sua clinica l'anestesia locale dei grossi segmenti di arto con un metodo che è ra pido anche nelle mani di un chirurgo poco esercitato. L'unica controindicazione al metodo è data dalle grosse coscie di donne obese. Tecnica. Il metodo consiste in una infiltrazione dei tessuti a strati cominciando con una infiltrazione circolare ad anello della pelle e poi successivamente del tessuto cellulare, dei muscoli, dei tronchi nervosi e in ultimo del periostio. Ma siccome questo procedimento è lungo, l'A. preferisce fare l'anestesia massi va ad anello infiggendo d 'un colpo l'ago dalla pelle fino all'osso e infiltrando tutti i tessuti man mano che l'ago viene ritirato. L'anello d'anestesia sarà fatto a circa quattro dita tras verse al disopra della linea d'incisione per il braccio, un pò di più per la coscia. Questo largo anello è praticato molto alto, al disopra della zona da amputare, per permettere di tracciare senza diffi. coltà tutte le forme di lembi che si desiderano. Il metodo, così praticato, riesce particolarmente semplice e rapido rispetto ad altri che sono complicati c richiedono una perdita di tempo troppo considerevole. L 'A. usa la novocaina senza adrenalina ad I/Ioo o 1/ 200 in q uantità variabile tra gli So e i 100 cc. per il braccio, e i IJ<>-I8o cc. per la coscia. I risultati sono stati ottimi: in tutti i malati amputati l'insensibilità è stata perfetta e l'operazione è stata potuta effettuare senza che il paziente avesse sentito il minimo dolore. Non si sono avuti incidenti operatori nè il minimo segno d'intolleranza, malgrado l'uso di dosi assai elevate di soluzione anestetica (180 cc. e più di novocaina ad 1/2oo). Anche il decorso post-operatorio è stato di una notevole benignità e la mortalità operatoria o post-operatoria d:1 a nestesia è stata nulla. L 'interessante lavoro è corredato da figure illustrative della tecnica e da 30 osservazioni personali. FLORIDIA.


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G. C~RossiNt. -

L'essenza di bergamotto ed i suoi derivati nella cura degli ascessi freddi. ('' La Medicina Internazionale », maggio-giugno 1936, XIV, n. 5-6).

L'A. su 74 casi di ascessi freddi chiusi o fistolizzati, taluni anche dì ongme ossea (ossìfluentì), ha sperimentato, con ottimi risultati, superiori ad ogni aspettativa, un preparato a base di essenza di bergamotto (Sabeol) senza ricorrere, durante la cura, ad alcun preparato iodìco, nè iodo-arscnicale, nè calcico, sia per bocca che per via parenterale; nè furono usate preparazioni iodiche nell'interno della cavità ascessuale. Nell'esposizione del metodo da lui usato, l'A. divide in vari gruppi i casi esaminati a seconda la seJe anatomica e cioè: collo 4i torace 16; addome 23; arti superiori 1 3; arti inferiori 18: Alcuni dt:i casi suddetti furono sottoposti al trattamento in esame senza che precedentemente avessero subito altra terapia, mentre aitri 2 erano stati trattati ripetutamente con preparati ìcx.lìcì. Le forme chiuse furono 32, quelle fistolizzate 41. Il trattamento eseguito fu di verso a seconda dci casi : nelle form-: chiuse l'A. interveniva con svuotatura della raccolta ascessuale mediante trequartì o, se la sacca ascessuale era facilmente aggredìbìle all'esterno, la svuotava mediante ampia incisione, in modo da unire la svuotatura della raccolta purulenta alla asportazione delle sole fungosità tubercolari esistenti nella sacca stess::, raschiando molto ~uperficìalmente con cucchiaio « la membrana pìogena ». Dipoi inondava la sacca ascessuale con Sabeol in maniera da farlo penetrare in tutti i recessì e le anfrattuosità della cavità ascessuale stessa. Quando la sacca veniva aperta con ìncisioue, l'A. procedeva accuratamente alla sutura con punti staccati, con seta molto grossa. Nelle forme aperte (fistolizzate), dopo attenta specillazione del tragitto fistoloso l'A. introduceva, mediante catetere tipo u Nelaton )) a mezzo di grossa siringa Louer, 25-30 cc. di Sabeol in maniera d:~ portare detto medic::~mento nel più profondo rcccsso della sacca ascessuale fistolizzata. A seconda della reazione febbrile che il Sabeol dctermina,·a, a volte oltre 39°, ripeteva a giorni alterni, o dopo 3-4 giorni una nuova introduzione dì Sabcol, a mezzo di trequarti negli ascessi aperti, con questo, o mediante siringa Louer con ago introdotto ad un estremo della sutura cutanea, nei casi trattati chirurgicamente. Il numero di applicazioni di Sabeol, è stato di 5-6 nelle forme chiuse; in quelle aperte è variato da un minimo di 4 ad un massimo di 12, eccetto in 2 casi gravissimi in cui furono numerosissime e giornaliere. L'applicazione del Sabeol era seguita da medic:llure a piatto con garza asciutta sterile, mantenendo sempre in efficienza perfetta il drenaggio della cavità. 11 decorso degli ascessi freddi così trattati fu dei più vari per molteplici ragioni. La reazione febbrile (38°,5-39°,5) fu sempre presente; in 2 ;:asi si ebbe sempre 40°. T ale temperatura, rapida nella comparsa e nella dcfervcsccnza sarebbe legata secondo l'A. a fatti dì assorbimento del preparato. I malati avvertono in sede dell'ascesso un senso di calore che diminuisce poi lentamente dopo l'introduzione del liquido che provoca sempre modico bruciore. Dopo ogni somminìstrazione di Sabeol si ha abbondante fuoriuscita di pus e questo ad ogni medicatura diventa sempre più scarso fino alla completa essiccazione dd seno fistoloso. Nelle forme chiuse trattate chirurgicamente nel modo anzidetto, l'introduzione del Saheol eseguita mediante ago montato su siringa Louer di 1o-2o cc. all'estremo della ferita chirurgica, fa tendere la sutura stessa per la pressione entro la cavità ascessuale ri piena del liquido introdotto. Ad ogni medicatura successiva è necessario praticare sulla rima dì sutura una certa compressione mediante batuffolo di garza, in maniera da far sporgere al di fuori della cavità ascessuale stessa la raccolta purulenta cd i re-


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sidui di Sabeol della mcdicatura precedente prima di introdurne altro. In tal modo s.i viene ad eseguire una specie di I:J\•aggio della ca\'ità ascessuale usufruendo, per la fuoriuscita del pus, Ji una piccola dilatazione prod<Hta verso i'estremità della ferita chirurgica, in vicin:mza ddl'ultimo punto. a mezzo di pinza anatomica o di pinza Kocher. L'A. afferma che non ha mai notato formazioni tubercolari in corrispondenza ddla sutura cmanca nelle aperture degli ascessi trattati chirurgicamente. I m;tbti guariti non hanno presentato mai recidive, ed anche i seni fistolosi, che h:mno presentato maggiori difficoltà nella guarigione, non hanno mostrato mai in corrispondenza del seno fistoloso cicJtrizzato, arrossamento, edema, dolorabilità od altri sintomi che potrebbero essere considerati come premonitori di un'eventuale recidiva. Tutti i casi trattati col metodo esposto d:1li'A. e guariti furono tenuti in osser· vazione per lungo tempo, e continuano tuttora ad essere visitati per osservare evenruali ricadute che, fino alla pubblicazione del !::tvoro, non sono state mai constatate.

s. VITALE. TRAUMATOLOGIA - Rapporti fra trauma e tumore dello scheletro. (« Infortunistica e Traumatologia del b\'oro >J, fase. I-IV, rgr6-XIV).

8 0101. TROTTI.

La tendenza a sopravalutare \'importanza di un agente traumatico comparso in un momento dell'evoluzione di una malattia, è stata spesso favorita dall'ignoranza su l'etiologia di alcune forme morbose. Per i tumori poi in genere è radicato il concetto che nella genesi di essi va ricercato il trauma, spesso non difficile a scoprire; molto difficile a dimostrare il suo valore genetico in rapporto allo ltviluppo del processo morboso. Il Giordano (1907) credeva dover metter sull'avviso che con l'affinarsi delle ricerche il numero dei tumori attribuiti al trauma, si sarebbe ridotto, quando meglio se ne fossero chiarite le cause e la etiologia. Affermare che ii fattore trauma ha valore di causa determinante lo sviluppo di uo tumore latente, è anche semplice induzione qu::tndo mancano i dati di fatto dello stato ante trauma. Villata è del parere che il trauma non possa originare il tumore, ma ammette il valore oncogcnetico di esso nel senso che può favorire la proliferazione blastomatosa in tessuti traumatizzati. L'A. tratta di un c::tso di tumore dell'omero s\·iluppatosi dopo un trauma in cui un:t netta interferenza fra causa cd effetto era suffrag:Ha dall'esistenza dei capitali punti di Thiem necessari per il rapporto causale fra trauma e tumore. I nfatti: 1) trauma importante con conseguenze anatomiche, frattura della testa dell'omero; 2) accertamento del trauma immed iato; 3) coincidenza topografica; 4) successione dei fenomeni morbosi. Ebbene mal~rado l'esistenza di tutte queste condizioni favorevoli per la accettazione del rapporto diretto causa-effetto, trauma-tumore, l'esame critico dei vari radiogrammi eseguiti in epoche diverse permise di addivenire alla conclusione provata che il tra uma :t\·eva colpito un osso già precedentemente mal:tto. L'omero dell'oper:tio traumatizzato, trovato affetto da tipico tumore a mieloplassi in tutto il terzo superiore, avc,·a subito una frattura nel luglio 193'h guarita c seguita da ri presa di lavoro in officina; nell'aprile 1935 aveva subito una nuova frattura per incidente di l:woro. 1'\el settembre successivo fu diagnosticato un avanzato processo neoplastico del ten~o superiore dell'omcro che aveva subito il tr::tuma. L'esame dci radiograrnmi fece rileva re che alla radiogr:~fìa eseguita subito dopo il secondo trauma l'omero :1\·eva già l'aspetto di <( osso soffiato )) ; c si riscontrava ::ti-


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA

ITt\LIA~A

E STR:\l'\IERA

IOIS

l'esame dd radiogramma eseguito subito dopo la prima fr:mura una caratteristica frattura patologica originatasi in focolaio morboso dell'osso. Dunque già all'epoca del primo trauma era in corso un processo degener:nivo dell'omero che in ambo i casi si era fratturato per trauma che non rivestiva carattere di gravità nè di lesione contusiva diretta. E' stato quindi possibi le concludere che i traumi subiti dalla spalla destra non pote,·ano esser chiamati in c:lllsa come determinanti la successiva manifestazione morbosa dell'epifisi superiore dell'omero. Importantissima la documentazione rad iografica nei casi di infortunio, che per l'esame comparati vo, in questo caso, delle di,·erse epoche della malattia, ha permesso escludere la genesi traumatica del neoplasma.

R. ORLANDO. Contributo allo studio della polmonite traumatica. (u Progressi di T erapia », giugno-luglio 1936-XIV). La polmonite traumatica, considerata dal punto Ji vista dell'infortunistica, è di notevole impon:mza e pel sen·izio medico-militare e per le assicurazioni sociali che nell'organismo dello Stato Fascista si sono oltremodo sviluppate:. L'A. ne descrive alcuni casi e dice di volersi soffermare solamente su alcuni punti delicati della questione, i quali, come in tutte !e pratiche di medicina legale, sia militare che ci de, restano sempre gli stessi e sempre più delic:ni a trattarsi, e cioè: l'etiologia e la diagnostica.

Il primo caso riguarda un uomo di 27 anni. Niente di importante nella anamnesi. Stato generale buono. Il p., mentre l:l\·o r:wa quale mano,·ale, ebbe a battere sull'emitorace destro, in corrispondenza deila mammella, il manico della pala, avvertendo un forte: do!ore tanto che, per qualche ora, fu .:ostrctto di smettere di lavorare. Il giorno successivo rimase a letto. Il terzo giorno, avendo egli notato temperatura febbrile, si sottopose a visita medica. All'E. O. gli fu riscontrato: una lieve ecchimosi in corrispondenza .Jella mammella destra, spazi intercost:tli corrispondenti meno dilatabili di quelli dell'altro lato; dolore alla palpazione sul punto traumatizzato; all'ascoltazione: diminuzione del murmure vescicolare, specie in basso; alla percussione : lieve ipofonesi dalla settima costola in giù; niente rosse. La mattina dopo la prima visita si trovano tutti i segni di una polmonite che, opportunamente curata, evolv.e in pochi giorni in guarigione clinic:~. Il secondo caso riguarda un uomo di 49 anni 1:: cui anamnesi è intcres~ante dal punto di vista dell'apparato respiratorio: bronchite cronica; padre morto di polmonite; madre vivente e ~ana. U n giorno egli, mentre era intento a potare un oli,·o, cadde dall'albero e battè fortemente col torace sul suolo. Visitato la stessa sera si notarono fatti di vecchia bronchite in ambo i lati. Il giorno successivo si sviluppò una polmonite che, ad onta cldle stesse cure usate come nel primo caso, portò a morte l'infermo al settimo giorno di malattia. Dalla disamina di questi due casi l'A. trae alcune considerazioni medico-legali molto interessanti riguardanti la polmonite traumatica. Interessa sopratutto notare che gli esiti dell'affezione in esame sono stati (Omplet:Jmente differenti in questi due ammalati, pur essendo entrambi di buona costituzione c: curati nella stessa maniera, con qualche differenza in relazione alla bronchite cronica del secondo caso. Ora l'A. si fa una domnncla: il secondo caso avrebbe dovuto essere inde nnizzabile ~econdo la legge vigente sugli infortuni <.gricoli ?


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Se da una p:~rte a tale domanda dovrebbe rispondersi di si (poichè, infatti se non fosse caduto dall"albcro non si sarebbe in lui s\·iluppata la polmonite), da un'altra parte, se dovesse paragonarsi tale questione a quella dell'ernia da infortunio, dovrebbe rispondersi di no. In fatti se l'ernia (tranne qualche caso) è considerata, in generale, come una malattia costituzionale, anche qui, come per ess<', potrebbe ammettersi la così detta costitut.ione, intendendo così qud complesso di cause endocrine e somatiche che predispongono un individuo aù un ùeterminato gruppo di malattie. Dal fatto che egli era un bronchitico cronico, infatti , deve dedursi che in lui si erano indeboliti, in parte, i potcn d: resistenza ùei polmoni, i quali sono pure in relazione a fatti endocrini. Infatti nella polmonite, così come nell'ernia traumatica, de,·e considerarsi la causa ,·iolenta in relazione all'individuo. Così il prodursi l'ernia in un facchino che sollevi un peso di 40 o so kg., non è sufficiente a che questi ,·enga indennizzato, mentre lo sarebbe per un altro individuo non allenat0 a simili sforzi. Ora è giusto pcn~are che un trauma relativo alla parete toracica, agisca in maniera di,·ersa sui polmoni secondo Io stato di questi. T ale concetto è anche confermato dal fatto che rari sono i casi di polmonite traumatica, pur essendo frequentissimi i traumi sul torace, ed i pochi casi che esistono nella ietteratura sono quasi tutti \'enuti a guarigione, tranne quelli nei quali non vi siano stati fatti patologici a carico dell 'apparato respiratorio, preesistenti al trauma. A conforto di questo giudizio l'A. riferisce ancora che, nel reparto traumatologia del Policlinico Albanese, nel guale egli era assistente e dove accorrevano tutti i più gravi infortunati delle solfatare siciliane, non ha osscrYato alcun caso di polmonite traumatica, pur essendo molti di essi affetti da enfisema e da bronchite professionale. Ciò vuoi dire che altri fattori necessitano allo sviluppo della polmonite traumatica, come il fattore microbico e costituzionale. Il parallelismo, quindi , ::olia questione dell'ernia da infortunio sembra evidente, dice l'A., e di conseguenza la famiglia di tale infortunato non dovrebbe essere indenniz;zata.

s. VITALE.

RADIOLOGIA MnRsoN e Rn·vo. 11 solfato di benzedrina nello spasmo gastro-intestinale. ((( The journal Am. Med. Ass. », 4 luglio 1936).

Il problema dell'attività muscolare, normale e anormale del tubo gastro-intestinale è uno di quelli che più ha impegnato l'attenzione di fisiologi, radiologi e clinici. Il canale alimentare è così concatenato celio stato emozionale dell'individuo che ogni profondo disturbo, specialmente una sensazione subitanea di paura o una emozione sgraÙe\·ole sono spesso associati con accentuati cambiamenti dell'attività e del tono del tubo digestivo. Lo spasmo del tratto gastro-intestinale interessa in modo particolare il radiologo o~.:correndo come si è detto frequentemente e potendo arrecare notevoli dubbi e imbarazzi nell'esame dello stomaco e intestino. Esso può interessare una parte del canale intestinale o parecchie porzioni simultaneamente, può variare da un grado leggero e superficiale a una contrattura profonda ed estesa, può essere effimero e persistere a lungo. Le deformità causate nelJo stomaco e intestino da questi spasmi riflessi o funzion;~li possono simulare malattie organiche e spesso rendere impossibile una esatta diagnosi radiologica c d'altra parte delle manifestazioni spastiche possono mascherare e oscurare un vero processo patologico e condurre a conclusioni sbagliate. <?li spasmi originano da diverse cause : I) da disturbi funzionali come preoccupazione, rtpugnanza del pasto opaco, timore causato dall'oscurità e dall'apparecchiatura radìologica, ::tppren-


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sione per l'esito dell'esame ecc.; 2) da neurosi e psicosi; 3) da malattie intrinseche ad esempio cancro, ulcera peptica, appendicite ecc.; 4) dJ condizioni extralimentari come co!ica renate, sarurnismo, tabe dorsale. Radiologi e clinici hanno da lungo tempo sentito il bisogno di sostanze medicinali o di altri mezzi per abolire le manifestazioni spastiche del tratto gastro-intestinale. Se lo spasmo è dovuto a fattori psicoiogici qualche volta si può riuscire a tranquillizzare il pazit.nte. Molte sostanze medicamentose speci:;lmenre l'atropina e il benzoato di benzile sono stati usati ma si è generalmente riconosciuto che esse presentano inconvenienti t il loro uso è stato praticamente abbandonato. Gli AA. hanno studiato gli effetti della benzedrina sugli stati spastici del tratro gastro-intestinale. La benzedrina è un deri\·ato sint-;:tico della efedrina, che in forma di solfato dt benzedrina è stabile e può essere somminist.rata oralmente riuscendo ad abolire o diminuire gli stati spastici gastro-intestinali in pochi minuti. Io caso di pilorospasmo l'esame radiologico può essere notevolmente diffìcoltato: il pasto opaco lascia lo sromaco solo dopo un tempo considerevole c spesso in forma di piccoli spruzzi cosicchè lo sfintcre pilorico c il duodeno non si riempiono sufficientemente per una soddisfacente visualizzazione. Ulccri crateriformi e altri processi patologici possono essere così riconosciuti e finchè non scompare lo spasmo non si è in grado di determinare con certezza se esista 0 non una malattia intrinseca nella regione pilorica. Dopo la somministrazione di solfato di benzedrina, il rilasciamento dello sfintere permette il passaggio di una larga corrente di bario attraverso il piloro e il duodeno. La narura e l'estensione del processo patologico può cssu allora dimostrato con grande certezza risparmiando tempo ed energia al paziente e al medico, oppure: se i difetti e le irregolarità che erano presenti scomp.-.iono sotto l'influenza del medicamento, può escludersi la presenza di una malattia locale. L 'uso della benzedrina si è mostrato di particolare valore nella diagnosi e localizzazione di ulcera peptica e duodenale. Durante lo studio radiologico abituale si è spesso costretti, anche dopo lunghe e accurate osservazioni, a do\·ersi limitare a dire che il piloro e il bulbo sono contratti e si riempiono irregolarmente. Gli AA. in numerosi casi di questo genere sono riusciti facilmente a dimostrare delle ulcere a cratere coll'uso del solfato di benzedrina. Il tono gastrico è moderatamente diminuito da questa sostanza. L'attività peristaltica è diminuita solo di poco e alcune volte può essere accresciuta. Ci si potrebbe aspettare che una medicina che abolisca lo spasmo debba causar:: al tempo stesso atonia e diminuzione o abolizione dell'attività peristaltica. Questo sarebbe un notevole svanta,ggio sia per il radiologo che confida grandemente sulla peristalsi nel determinare la costanza ed estensione dei dife tti di riempimento c le irregolarità dello stomaco e del duodeno, sia per il medico che naturalme nte non ha nessun desiderio di sostituire allo spasmo l'atonia e l'inerzia. Quindi il fatto che l'azione peristaltica non è interrotta dal solfato di benzedrina è di notevole importanza pratica. Nell'intestino gli effetti sono simili a quelli descritti per lo stomaco: il lume del piccolo e grosso intestino viene accresciuto, le haustrazioni diventano più larghe e meno profonde e le contratture e irregolarità dovute allo spasmo diminuiscono o scompaiono. Il clistere di bario può essere spinto più rapidamente e con minore risentimento del paziente, cosicchè la benzedrina può riuscire efficace anche nel trattamento degli stati spastici del colon. La dose media è di 30 milligr. per bocca. Il paziente ingerisce il pasto opaco e l'esame radioscopico viene condotto come di regola. Se esiste uno spasmo che non scompare colla pressione manuale, vengono somministrati i t:1bloidi di solfato di benzedrina con pochi sorsi d'acqua. Dopo s-to minuti viene ripetuto lo studio radioscopico e radiografico. Se per caso l'effetto desiderato non si è ottenuto è prefcribile rimandare l'esame ad altro giorno aument:Hldo leggermente la dose, piuttosto che darne una quantità addizionale.


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L'effetto comincia dopo 10 minuti: raggiunge il massimo fra 15 e 30, diminuisce c scompare in un 'ora circa. Effetti sgrade,·oli possono ancr:~rsi in una piccola percentuale di casi e consistono in sensazioni di hri,·ido, rossore, diar rea, malessere generale. Gli AA. hanno usato la benzedrina in più di 200 pazienti e solo una Yolta h:mno constatato una reazione più forte rhe richiese qualche giorno per scomparire. Si può avere un moderato aumento nella pressione arteriosa da 20 a 50 mm. di mercurio; è quindi necessario essere guardinghi in caso di cardiaci gravi. BERTOLUCCI.

NEURO-PSICHIATRIA B. DisERTORI. -

Saggio di fisiologia del liquido cerebro-spinale. (Pozzi, Roma~

1935· L. 24)· Questo lihro - che si presenta nell'accurata veste carattensuca per le (< Monograiìe medico-chirurg iche d'attualit:ì » della collezio ne dd Policlinico non è un semplice sa[;gio, come il Disertori modestamente l'intitola, ma costituisce, in realtà, la più moderna trattazione dei principali capitoli suìla biochimic:!, la fisiologia c la patologia del lig uido cerebro-spinale, fatta in base alla esposizione critica ddla letteratura e inrcgrat::J da numerose e accurate ricerche sperimentali dell'A .. La monogr::tfia s'inizia con l'illustrazione delle varie ipotesi (vitaliste e meccanici~te) sulla natura del liquido cefalo-rachidiano. Segue una critica acuta e serrata alla mvderna teoria dialisa ri a che definisce questo liquido quale un semplice dializzato del plasma in equilibrio di Donnan con esso. Tale critica è basata non so!amente sopra la illustrazione e la d iscussione della copiosissima letteratura esistente ir. materia, ma altresì su numerose ricerche personalmente eseguite dal Disertori allo scopo di controllare, nell' uomo - e in differenti condizioni normali e patologiche, le quali hanno spesso la finezz:1 e la precisione di un brillante esperimento in vivo - la distribuzione ematoliquorale d egli ioni e delle varie sost:Jnze molecobrdisperse. E i'A. giunge alb conclusione che per i vari componenti del liquido cerebro-spinale non si verificano affatto quelle condizioni che richiederebbe l'equilibrio di membrana del Donnan, neppure considerando che - per l'ormai bene c:limostrata dinamica del liquor e per la diversa velocità nella permeazione delle varie sostanze attraverso ad un:J membrana - potrebbe non constatarsi l'equilibrio di membrana, pure avvenendo questo realmente. E', invece, da rite nersi che la distribuzion:: emato-liquorale degli ioni e delle a ltre sostanze non avviene per un processo puramente fisico-chimico, bensì essa è leg::~ta a fenomeni vit:1li. Il liquor - conclude l' A. - non è dunque un dializzato in eguilibrio (come sostenne il 1vlestrezat), ma un vero e proprio prodotto di secrezione. DO\·c si compia il processo secretivo è studiato e discusso dal Disertori in succesivi capitoli; e si gi unge alla conclusione che " i plessi coroidei rappresentano la principale se non l'unica sorgente fisiologica del liquor n. Segue un'opportuna elassiJÌcazione c definizione di quelle formazioni anatomo-funzionali interposte fra il liquido cerebro-spinale, il s:mgue e il parenchima nervoso: formazioni che prendono il no me generico di barriere ed a proposito delle quali si imponel'a un'esatta ter minologia. L'A. propone la seguente che non ritengo inutile trascrivere per comodità del lettore: 1) Barriera cmato-em·efalica (i ntesa nel senso ristre tto dd W alter), interposta fra il sangue e il parenchima del sistema nen·oso centrale, costituita dalle pareti dei capillari encefalo-midollari. E ssa corrisponde alla << limitante biologica » del Nissl.


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2) Barriera emato-liquora/e, posta sulla via che dal s:mgue ,.a al liquor, costituita fondamenta lmente (se non esclusiv:unente) dai plcssi coroidei, dai capillari delle leptomeningi e dalle loro guaine avvcntiziali. 3) Barriera interna, interposta fra il liquor e il parenchima nen·oso e costituita: a) dall'ependima c dal tessuto gliare sottoependimaic; b) dalla pia madre e d:~lla << membrana gliae limtans externa 1> , e forse c) dalla parete esterna delle gumne peri,·ascolari dei vasi encefalo-midollari che si :~ffondano dagli sp:~zi sottoaracnoidei. . Nel loro assieme q uesti va rì schermi possono denominarsi barriera meso-ectodermica (Monakow) perchè essi ,·cngono ad essere interposti fra il sangue (mesodermico) e le cellule nervose (ectodermiche): e siffatta barriera costituisce essenzialmente una protezione del sistema nervoso centrale verso le sostanze che possono pervenire atl esso convogliate :!al sangue. Il Disertori passa poi ad esporre le più moderne acquisizioni sulla circolazione e le funzioni del liquido cefalo-rachidiano, completandole con i contributi recati al riguardo, in questi ultimi anni, dalla Scuola del Besta. Egli giunge alle seguenti conclusioni: Da parte dei plessi coroidei esiste una continua produzione di liquor (nella quantità di circa 2 cc. all'ora) e, contcmporanc:~mente, esiste un continuo riassorbimemo, nella linb e nel ~angue, di altrettanto liquido, attra,·erso - rispettivamente - alle guaine perinervose cranio-spinali ed alle granulazioni del Pacchioni: si ha, quindi, una lenta circolazione del liquor dai ventricoli encefalici agli spazi sottoaracnoidci attraverso ai forami del Luschka c del Magcndie cd alla cisterna magna; al tempo stesso esiste anche una corrente cefalo-caudale tliretta dalla cisterna al sacco lombare lungo gli spazi sottoaracnoidei spinali, mentre - io condizioni normali - manca una corrente in senso opposto, caudo-cefalica. E' po~sibile, infine, l'esistenza (sostenuta da l Monakow) di una via tra ns-parenchimatosa di sm:~l t imento del liquido cerebro-spinale attraverso all'ependima vent ricolare cd al tessuto nervoso encefalico, ma « non siamo in gratlo per o ra nè di affermare nè di negare » siffatta corrente. Quanto alle proprietà del liquor, l'A., dopo a,·ernc ricordato la ben nota <c funzione protettiva di natura meccanica >> e la « funzion= biochimica come mezzo ambientale adatto al buon funzionamento delle cellule nervose centrali » (proprietà entrambe ormai sicuramente accertate), ne considera tre altre che deYono ritenersi molto probabili : una funzione trofica ed una a rmonica sui centri nen·osi, nonchè una di snultimento di scorie e di tossi ne. Anche solo da q uesto breve sommario delle questioni più importanti trattate dal Disertori nel suo bel libro (corredato di circa trecento voci bibliografiche c ricco di numerose figure, grafiche e tavole) è facile comprenderne il grande valore. La monografia - accurata nell'esposizione, precisa nelle citazioni, che spiega molti problemi e parecchi altri ne imposta - sarà cenamente consultata con grande vantaggio da quan ti si occupano di questioni liquorali, c raccogl ierà fra gli spcrimcntatori e gli studiosi quel vasto consenso di cui è meriteYole. CARLO

RIZZO.

OFTALMOLOGIA T . F l oRE. -

Su alcuni rari casi di cheratocono complicati con cataratta senile

e con glaucoma cronico semplice. (u BoJ\ettino d'Ocu listica », aprile, 1936-XlV). Questo interessante studio si compone di due parti : in una prima i rapporti tracheratocono e cataratta senile cd in una seconda quelli tra il chcratocono ed il gla ucoma cronico semplice. Q uanto alla prima questione l'A. dopo avrr trattato ampiamente l'argomento conclude che l'estrazione di una cataratta senile in un occhio affetto da


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cheratocono comporta di regola una prognosi non molto più grave della estrazione di una cataratta in un occhio comune a meno che non vi siano delle alterazioni. uveali nel qual caso invece la prognosi è da farsi riservata. Circa poi i rapporti tra cheratocono t> glaucoma cronico semplice l'A. cred<! che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, t: da ritenere non dimostrabile uno stretto legame nell'eziologia di queste due forme morbose. Il lavoro è corredato dall'esposizione di tre casi clinici molto dimostrativi. TESTA.

A proposito di un caso di uvco-parotite - Sindrome di Hu rfordt. ( u Archives d'Ophtalmologie 11 , maggio 1936-XIV).

TouLANT e MoRARo. -

Nel 1909 H eerfordt descrisse 3 casi di una sindrome che chiamò << febbre uveoparotidea subcronica >> e che cosl descrisse nei suoi sintomi principali: «E' una malattia particolare, caratterizzata da lenta evoluzione, con febbre leggera, persistente, da una localizza7ione subacuta alle ghiandole parotidi ed all'uvea, con manifestazione frequente di paralisi dei nervi cerebrospinali ed assenza di contagiosità. L'uveite precede spesso la parotite. Le paralisi sono dovute all'azione delle tossine e rappresentano una complicanza di questa malattia ma non ne fanno parte integrante. La costante localizzazione alla paroride, la tendenza delle localizzazioni a manifestarsi l'una dopo l'altra, la frequenza delle paralisi ecc.... , possono fare avvicinare questa forma morbosa alla parotide epidemica, ma per la complessità dei suoi sintomi, essa merita di essere studiata a parte 11 . Gli AA. hanno compiuto uno studio completo della 5indrome" di Heerfordt corredandolo di una osservazione clinica che hanno potuto fare presso la Clinica oftalmica della Facoltà di Algeri. Quanto alla frequenza essi riconoscono che si tratta di una osservazione rara; quanto al sesso pare che la malattia prediliga il sesso femminile; quanto all'età tutte le osservazioni fatte si riferiscono ad individui tra i IO t-d i 30 anni; non è una malattia contagiosa e pare prediliga i paesi anglo-sassoni. Gli elementi della sindrome sono: 0 I l pertrofìa della parotide. 2° Manifestazioni oculari predominanti a canco dcll'uvea. 3° Una febbre leggera. 4° Fenomeni paralitici: paralisi facciali e paresi diverse. s• Sintomi accessori: risentimenti glandolari multipli, adenopatie generalizzate, lesioni viscerali e cutanee. L'evoluzione della malattia è essenzialmente subacuta o cronicJ. La durata varia da 6 a 34 mesi e vi si possono distinguere quattro periodi: uno prodromico, uno di comparsa delle marufestazioni tipiche, uno di stato ed uno di regressione. Dal punto di vista anatomo-patologico è interessante rilevare che è stato notato, a carico del parenchima parotideo, la presenza di un tessuto epitelioide le cui cellule si dispongono spesso in ammassi nodulari o tubercoliformi, al centro dei quali, nella maggior parte dei casi, si sono osservate cellule giganti tipiche, ma mai processi di caseificazione. Le prove biologiche eseguite su cavie e conigli risultarono sempre negative meno in un caso (Cavara) in cui l'inoculazione intraperitoneale di tessuto parotideo fatta a tre cavie dette risultato negativo in due, mentre la terza cavia morì dopo I5 giorru ed all'autopsia si riscontrò la presenza di tessuto caseoso al punto dell'iniezione, una notevole ipertrofìa delle ghiandole inguinali, e piccoli focolai tubercolari nel fegato c nei polmoni.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Circa le varie teorie etiologiche gli AA. dopo di averle citate, illustrate e discusse si :-chierano dalla parte dei sostenitori di uno speciale virus. Quanto alla terapia sono stati fatti numerosi tentativi ma non si può dire che ve sta una specifica. T ESTA.

DERMO-SIFILOGRAFIA T. VENTURI. - Contributo alta conoscenza delle ulcerazioni non veneree dei genitali maschili. («Il Dermosifilografo », n . 8, agosto 1936-XIV). L'A. descrive dodici casi di ulcerazioni dei genitali maschili, che ad una prima visione richiamavano i caratteri dell'ulcera venerea, ma che sottoposti a tutte le ricerche (esami batteriologici, microscopici e culturali; antoinnesto; intradermorcazione con vaccino streptobacillare Dmelcos e con vaccino preparato con i microrganismi isolati dalle stesse lesioni; sieroreazione Wassennann, Muller, Mcinike T. R,; esame istolugico ~in due soli casi) si sono rivelati di natura non venerea. . L'aspetto di tali ulcerazioni varia da caso a caso, ma esse hanno in ..:omune un dato, che le aggruppa meglio di ogni altro e cioè l'evoluzione e l'esito in guarigione senza grandi trattamenti locali. A solo scopo dimostrativo l'A. però distingue tali ulcerazioni in due gruppi, dai quali poco si discostano quelle forme che non sono fra le più caratteristiche. Uno dei gruppi è costituito da lesioni nettamente ulcerative, discretamente escavate, a margini netti e regolari, con fondo ricoperto da essudato sicro-purulento, facilmente asportabile. Un secondo gruppo è costituito da lesioni ptù superficiali, a margini irregolari e frastagliati, da simulare un aggruppamento erpetico, a fondo poco escavato, quasi abraso, ricoperto pure da essudato siero-purulento. La dolorabilità delle lesioni è in genere scarsa, in relazione soltanto alla suscettibilità individuale. Non è stato not:tto alcun risentimento dei gangli inguinali. Un carattere che differenzia tali ulcerazioni da quelle veneree è lo stato del fondo, oltre che dei . margini. Il fondo infatti, pur essendo ricoperto da un induito lardaceo, come nelle vere ulcere, si presenta quasi trasparente, nel senso che l'essudato è più sieroso e dà l'impressione che sia derivato da una causa meno nccrotizzante e meno acuta, mentre i margini non si presentano nettamente a picco. L'A. inoltre ha osservato che tali ulcerazioni si presentano sempre sulle mucose o pseudo mucose e non sulla cute, nè della guaina, nè delle regioni prossimiori. La riparazione e la successiva guarigione delle ulcerazioni si aggira intorno ai 20-30 giorni e non è legata alla vastità delle lesioni, come avviene per quelle di natura venerea. Dai casi descritti si può sospettare l'origine sessuale, ma mancano molti elementi per darne la prova. Rimane quindi per ora oscura l'eziologia e la patogenesi, perchè la presenza di stafilvcocchi non autorizza di ritenerli agenti unici della lesione, essendo necessari altri fattori per accettare tale eziologia. L'A. esclude che le forme descritte possano rientrare fra queLle di (< ulcus vulvae acutum )> di Lipschlitz, ma non si nasconde che le ulcerazioni di natura non venerea dei genitali d'ambo i sessi possano essere tutte raggruppate in un unico quadro clinico, qu:1ndo sarà chi::trita in moJo esperimentale indiscutibile la loro eziologia. CARLUCCI.

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Giornalt' di mcdirina militare.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA JT,\LIANA E STRANIERA

TOSSICOLOGIA Veleni ed avvelenamenti. (Casa Editrice Libraria V. ldelson, Napoli, 1936-XIV).

A. RISI. -

Sotto questo titolo, per nulla pretenzioso, il Prof. Antonio Risi presenta un vero Trattato di Tossicologia, completo sotto tutti gli aspetti. Non meriterebbe una denomi· nazione di\'ersa, infatti, un'opera in cui vengono prese in esame sistematicamente rune le sostanze tossiche conosciute, le quali, raggruppate a seconda della loro origine, sono studiate non solo dal punto di vista della rispettiva azione biologica e del meccanismo di questa, ma anche da quello degli effetti sull'organismo «in toto » e sui singoli organi t'd apparati, essendo indicati anche, nella maniera più precisa e dettagliata, sia i mezzi disponibili per il riconoscimento delle sostanze stesse nei liquidi dell'organismo e nei tessuti, sia le prov\'idenze più efficaci per combattere l'avvelenamento in atto. La trattazione è divisa in due parti, la prima di intere:;se prevalentemente biologico, la seconda di pertinenza clinica e terapeutica. Premesso un sobrio cenno storico sull'evoluzione delle conoscenze intorno alle so-

stanze tossiche, l'A. passa in rassegna dapprima i veleni contenuti nei prodotti di secre· zione di organismi animali, e gudli che originano per effetto della putrefazione; indi affronta il vastissimo campo dei veleni vegetali, che vengono classificati a seconda della loro posizione nella sistematica; infine studia i veleni di origine minerale, ordinandoli secondo la classi fìcazione chi mica. Di ogni sostanza viene messo in particolare c:videnza quanto è noto circa la sua composizione, e per quelle chimicamente conosciute, è fatta larga parte all'analisi delle caratteristiche strutturali, le quali tanta importanza hanno per la conoscenza dd meccanismo d'azione; sono riferite inoltre con ricchezza di particolari le reazioni spe· cifiche e i più sicuri metodi di determinazione quantitativa, nonchè le azioni biologiche elettive, riproducibili sugli animali di laboratorio. Chiudono questa parte dd· l'esposizione alcune utili tabelle, che raggruppano per categoria i veleni studiati e che da nno, per ciascuna sostanza, la dose terapeutica massima, ed inoltre uno schema com· pleto per la compilazione di una perizia tossicologica. Dopo aver analizzato così le origini e la natura dei veleni, l'Autore passa, nella seconda parte del suo libro, allo studio della loro via di introduzione nell'organismo animale, dei fattori di tossicità c dci susseguenti fenomeni reanivi che costituiscono il quadro nosologico dell'intossicazione. Anche in questa seconda parte vengono seguiti i concetti generali della prima, essendo trattate dapprima le intossicazioni da veleni animali (ed anzitutto quelle di origine alimentare) e successi\'amente quelle prodotte da veleni vegetali e minerali, secondo lt: classificazioni rispettive, precedentemente adottate. In ciascun caso, l'elencazione dei sintomi è accompagnata dalla descrizione delle alterazioni morfologiche da cui essi derivano, da considerazioni diagnostiche e da dettagliate norme terapeutìche. Interessanti quadri sinottici sulle incompatibilità chimiche e sull'amagonismo dci farmaci, ed un capitolo di terapia sintomatica, chiudono il volume, il quale è corredato da accurati indici alfabetici e da 2 tavole fuori testo, una delle quali a colori. L'aver raccolto cd ordinato in sole 90<> pagine una così vasta mole di materia costituisce . indubbiamente un merito non piccolo dell'Autore; ma la lode che mag· giormcnte gli spetta deriva dall'aver egli concepito ed attuato un'opera adatta sia al ricercatore, che può trovare in essa nozioni teoriche e tecniche di grande utilità, sia al medico legale, per cui può costituire un ottimo « vade-nucum >> in materia tossicologica, ~ia al pratico piLI modesto, che può tro\'are in essa quell'orientamento e quella


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guida per l'esatto trattamento delle più disparate forme di intossicazione, che invano ricerche1ebbe negli insufficienti prontuari ordinariamwt.: in uso. Per tali motivi, a questo libro non potranno mancare la diffusione e la fortuna che esso merita.

E. MoRACI.

STORIA DELLA MEDICINA P . HEJJA. - L'igiene militare all'epoca della riconqoista di Buda. (Tipografia dell'Università, Budapest, 1936). L'A., ùiscimo capitano medico dell'escrc.ito ungherese, in questo suo elegante libro di 227 pagine con molte nitide illustrazioni, presentato da una bella prefazione dd generale medico Ordody, ci fa un quadro efficace ddle condizioni dei medici militari nelle atroci guerre del secolo XVII. Essi con istrumenti primitivi e con le scarse risorse delle conoscenze mediche di allora, si prodigarono infaùc:~bilmente a beneficio dei combattenti, senza alcuna guarentigia, esposti a tutte le offese; eppure l'opera loro, tanto co.. raggiosa e benemerita, non è stata degnamente tramandata alla posterità ed anzi è stata spesso biasimata dagli storiografi, in ragione delle gravi epidemie e delle perdite sanguinose che a quei tempi, funestavano le armate.: in campo. L 'opera, su solide basi storiche, tratta specialmente dell'igiene mi:itare nel secolo XVII ed è veramente notevole il risalto nel qual e l'A. pone il tributo di medici e filantropi italiani, quale il napoletano Portio, che, proprio durante l'assedio di Buda e la gloriosa sua riconquista di cui quest'anno s'è solennemente celebrato il 250° anniversario, seppe escogitare metodi di filtrazione delle acque, di poco diversi da quelli attualmente seguiti. Il Portio, difatti, partecipò come igienista dell'esercito imperiale di Leopoldo I alla guerra contro i Turchi e scrisse nel 1685 quel suo classico trattato De militis in castris sanitate tuenda, degno della più grande ammirazione anche ai giorni nostri. Così anche fu allora generosa e magnanima l'opera umanitaria spiegata dal clero cattolico sotto il diretto impulso del grande Papa Innocenza XI.

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal nrball pervenuti alla D!rtzlone Generale di Saniti militare nd .sttkmbtt 1936-XIV)

LIVORNO •

Maggiore medico DARIO BARONIO: Sopra

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caso clinico di cisti conge·

niu: multiple dello scroto. L'O. dopo aver fatto alcuni cenni embriologici sulla reg10ne peri neo· scrotale e dopo aver pass:no in rassegna le diverse lesioni e i tumori di questa regione, ha rife. rito su di un caso clinico occorso in quell"ospedale, di cisti congenite multiple a tipo linfoide, della regione pcrineo-scrotale, e sulla diagnosi differenziale fra queste e il linfoce le e le linfangecmsie, distinte nelle loro varict~. Ha dimostrato come le cisti, sebbene congenite, non sono sempre facili a ricono~cersi: vengono rilevate talora soltanto alla pubertà ed anche ad una età più a,·an· zata, quando assumono un certo volume. La sede mediana, la lo ro molteplicità e disposizione a corona di rosario lungo il rafe, la forma sferica, !"indolenza, il volume di solito, piccolo, la consistenza fluttuante o teso-elastica, non sempre ne permettono ia diagnosi che viene fatta per !o più sue· cessivamente all'estirpnione in base ad un ::tccurato esame anatomo-patologico.

*

Primo capitano me<.l ico NICOLA VITALE: Un caso di tubercolosi milùtrt del/(/ coroide.

TORINO •

L'O. richiama i l nesso del la patolog ia oculare in patologia generaie, e dopo aver accennato partitamente alle va rie manifestazioni della tubercolosi delle altre membrane proprie Jel hulbo oculare (sclerotica, cornea, retina, nervo ottico), si ferma particolar· mente a ;lire della tubercolosi dell ' uvea. Ricorda i più importanti la,·ori sull'argomento; rileva, in base a statistiche com· parative, nella tubercolosi oculare la localiz zazione assol utamente preponderante a carico d ell' u vea in confronto di quella a carico delle altre membrane oculari, e ncll~ affezioni uveali in genere la non trascur:Jbile frequenza dell'etiologia tubercolare in r:1ppo rto a quella d:1 altri agenti morbigeni; dice delle vie di infezione e delle particolari loc:Jiizz:Jzion i; descrive le varie forme e il decorso della tubercolosi dell'iride e del corpo ciliare (forma infiam matoria diffusa acuta e cronica, forma miliare, form~ conglomera ta), della tubercolosi delb coroide (tubercolosi disseminata, tubercolosi mi· liare, tubercolosi conglomerata) e le variet:l (tubercolo obsolescens della coroide, tubcr· colosi conglomernta della coroide secondaria a tubercolosi dell'i ride, conglomerata dif. fusa, paraoftalmite tubcr::olare). Passa poi a illustrare un caso di tubercolosi dell'iride, interessante per alcuni par· ticolari aspetti del la sua insorgenza c per la rara estensione assunta, e lo mostra alb sp:mlam pc.

*

TRIESTE • Aspi rante u ffic iale medico MARIO Ri cc.~RDI: Azotemia e clorcmia nei tifosi,

indipendentemente da /e;ioni renali.

L'O., dopo :~ver tratteggi:lto la sind rome ipcrazotcmica con cloropenia nelle lesioni rena!i, passa a d i~cutcre quell:t nncor:t più importante della ipera?..Otemia cloropenica ~enz:J

lesioni renali.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE

ECC.

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Egli ha dosato, nella. clinica medica della R. Università di Bari, in rs tifosi con rene integro e nel periodo di stato, l'azotemia e la clorcmia ed ha constatato un costante aumento dell'urea del sangue accompagnato da un abbassamento del tasso cloremico. Con la somministrazione per os di cloruro di sodio alla dose di gr. 10 pro die e per due giorni di seguito, tali valori furono riportati verso quelli normali, senza però raggiungerli; forse in dipendenza del troppo breve tempo di somministrazione di Na Cl. Alla diminuzione dell'azotemia cd all'innalzamcnto deUa cloremia dopo sommrnistrazione di sale è inoltre quasi sempre seguito un lcgget'O ma evidente miglioramento dello stato clinico dei malati. L'O. quindi, dopo aver passato io rivista le varie teorie ammesse dagli AA. per spiegare tale stato chimico ematico, propende per la somministrazionc del Na Cl nei tifosi, quale nuova arma terapeutica, però solamente sintomatica.

*

Maggiore medico FRANCEsco MAsSIMO: Un caso di torsione del cordone spermatico.

UDINE

•

L'O. presenta cd illustra un caso di torsione del cordone spermatico, da lui operato. Dall'anamnesi risulta che il paziente cinque anni prima, nello stesso lato, aveva subito un'operazione di ernia inguinale congenita, e che in seguito :;d una corsa in discesa, in cui dovette compiere uno sforzo notevole, si determinò la torsJOne del cordone: spermatico. L'intervento, eseguito dopo otto giorni dall'inizio fu conservativo, pur presentando il òidimo ed l'epididimo profonde zone di necrosi e si è ottenuta la guarigione' per primam, con la conservazione dell'organo. Ricorda la etiologia e la protogenesi di questa affezione, ne descrive i sintomi e le diagnosi differenziali, e parla della cura, che deve essere urgente e chirurgica, insistendo sul principio del Lejars dj <<spingere al massimo il tentativo di conserva· zione dell'organo>> anche quando, comr nel caso descritto, le al.terazioni anatomo-patalogiche appaiono notevoli, potendosi avere la soddisfazione di conservare l'organo almeno per una parziale fun zione ormonogenetica e per la influenza benelìca sul morale di un giovane. • Primo capitano medico ANTONIO Pozzo: lntra -dt•rmo- vaccino- terapia nella blenorragia. L'O. ha largamente usato in questi ultimi tempi negli ammalati del Reparto Dermoccltico la in tra- dcrmo - ,·accino- terapia nella blenorragia. La ricchezza di elementi fibrocitici caratteristica del derma consente una attiva mobilitazione di elementi del sistema R. E.; data la fitta rete dci capillari, l'iniezione intradermica è effettivamente una initzione intralinfatica che cons~nte all'antigene di

pervenire rapidamente nel sangue. Sterili zzata la cute con alcool- etere, si infigge l'ago trasversalmente in una plica dell'epidermide del braccio in modo che il liquido che sì inietta penetri lentamente nel derma; si forma un infiltrato pomfoide che non riesce eccessivamente doloroso. Il dolore, ad ogni modo, dura poco ed i pp. preferiscono t:ale via di inoculazione a quella intramuscolarc. Utilizzando prima un braccio e poi i'altro, si possono praticare le vaccinazioni ogni tre giorni. Si protegge il punto della inoculazione con una striscia di garza e cerotto, o, più semplicemente, con l'ansaplasto.


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CO!\:Ff'RE:-.:ZE E DIMOSTRAZI0.-.:1 CLINICHE ECC.

Qualche volta si è manifestato un eritema edematoso, che si risolveva rapidamente senza alcun postumo; non sono mai state osservate complicazioni linfoangioitiche, nemm~no quando la vaccinazione anti-gonococcica è stata praticata in vicinanza di pustole vacr.iniche antivaiolose recenti. In un centinaio di casi così trauati i risultati sono stati in complesso buoni; anche in complicazioni abbastanza serie (prostatiti acute, localizzazioni articolari) l'effetto curativo è stato favorevole. Non si può affermare che la durata del decorso dell'infezione gonococcic:a sia stata sensibilmente ridotta. Le reazioni febbrili non oltrepassarono che raramente, anche con dosi forti di Mixogon, i 39•, mantenendosi invece per lo più ad un limite molto moderato (37,5-38°) e talvolta mancando completamente. L 'O. ha creduto opportuno di cercar di ottenere una immUJùtà attiva profilattica contro le simbiosi che così frequentemente e rapidamente si istituiscono nella blenorragia, inoculando il Mixogon a dosi crescenti nelle forme acute cial loro inizio; il decorso di tali casi è stato in realtà particolarmente benigno. Anzi la mixogon · intra · dermo ·terapia avrebbe asJ:unto anche un valore diagnostico in quantochè, mentre nelle uretriti acute gonococcichc semplici la inoculazione passava quasi in:Jv\·ertita, con scarsissima reazione eritemato-pomfoide locale e reazione febbrile quasi nulla, nei casi nei quali il gonococco era già associato ad altri germi, le reazioni locale e generale erano più vive.


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Al tenente generale medico Franchi

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Per le mani di S. E. il Sottosegretario alla guerra, generale designato d'Armata Alberto Pariani, sono state rimesse al tenente gener:~le medico L uigi Franchi le insegne di Cavalier~ di Gran Croce nell'Ordine della Corona d'Italia. L'alta onorificenza è stata conferita di Moto Proprio Sovrano, in riconoscimento dell'opera data dal gent"rale Franchi, come direttore generale della Sanità militare, per la guerra in Africa Orientale. Allo stesso generale Franchi, in occasione del suo collocamento in ausiliaria, l'on. prof. Eugenio Morelli, Segretario Nazionale del Sindacato F:~scista dei Medici ha inviato il seguente indirizzo:

Nel momento in cui la S. V. lascia pe•· limiti di età l'altissimo posto così degnamente occupato, i medici italiani a mio mezzo le inviano un deferente affettuuso saluto.

Bollettino del Corpo sanitario militare V fficiali medici. CAPITANI. VASTOLA Mario, 16° fant. (Eritrea). - '3 ° art. corpo armata. Dal Bollettino ufficiale, d isp. 62>, 17 settembre 1936-XIV.

*

Ufficiali medici. CoLONNELLI. LAPPONI Guido, direttore ospedale militare Trieste. -

In data r• agosto 1936-XIV,

nominato direttore di sanid militare corpo armata Trieste.

TI::NENTI COLONNELLI. ABATE Alessandro, ospedale militare Livorno. m inato direttore ospedale militare Trieste.

In data 1° agosto 1936-XIV, no-

MAGGIORI. TELESE Vincenzo, divisione motOrizzata, Trento A. S. - Ospedale militare T orino. BIANCHINI Acrisio, infermeria presidiaria Anzio. - Ospedale militare Torino. MlLETTI Ernesto, ospedale militare Verona. - Infermeria presidiaria, Anzio. TE:-<ENTI. CusEoou Antonio, 240° fan t. - I n data 2 luglio 1936-XIV, è trattenuto in serVIZIO condizionato per mesi sei e trasferito infermeria presidiaria Sassari. CALIENOO Gennaro, 213° fant. - 7° genio.


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NOTIZIE

V/ ficwli chimici farmacisti. TENENTI COLOI'NELLI. VnA Gact:~no, Jslltuto chimico far maceutico militare. - Ospedale militare Napoli. Dal Bollettino ufficiale, Jisp. 63', 24 settembre 1936-XIV.

*

U l ficia/i medici.

T ENENTE GENERALE. FRAI'CHJ Luigi - In data 7 ottobre 1936-XIV, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 31 gennaio 1933-XI. MAGGIORI GENERALI. MAZZETTI Loreto. - E' promosso tenente generale medico dal 7 ottobre 1936-XlV, c dalla stessa data è incaricato delle fun zioni di direttore generale della sanità militare nel Mtnistero guerra. TENE!'ITI COLO:-INELLI.

Dt PoRCELLINIS Carlo, R. corpo truppe coloniali Eritrea. litare Caserta, cessando come sopra dal 4 settembre 1936-XIV.

Direttore ospedale mi-

MAGGIORI. LoMBARDI Enrico, divisione fant. del Gran Sasso I, A. O. l. Milano.

Ospedale militare

PRIMI CAPITANI. BAVA Arturo, 95° fant. - 13'' fant. MERLINI Camillo, 97u fant. - 225" fant. NoTARIANNI Vincenzo, 81" fant. - Ospedale militare Catanzaro. .BuTTJGLIONE Michele, 201° ospedale da campo A. O. l. - Legione territoriale CC. RR. Rari. AMBROSJ Luigi, legione 'territoriale CC. RR. Bari. - Ospe~ale militare Bari. CAPITANI . .BoRGHI Leonida, 2° art. div. fant. - In data 27 maggio 1936-XIV, trattenuto tn servizio limitato per sei mesi. CALDI Floriano, 225° fant. - Ospedale miiitare Firenze. T ENE!'TI. BARTOLOMuccr Domenico, 44° art. div. fa nt. 18° art. div. fant .. ANTENUCCI Elpidio, 96" fant. ·- 9• art. corpo arm. ScARPITJJ Mario, 95" fant. - 13" fa nt. Dal Bollettino ufficwle, disp. 65a, 1° ottobre 1936-XIV.


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NOTIZIE

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Ufficiali medici. T ENENTI COLONNELLI .

SUMA Cosimo, già a disposi7.ione direzione sanità militare intenden7.a A. O. l. Ospedale militare T orino. FADDA Siro, a disposizione ministero colonie ufficio militare. - R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 7 agosto 1936-XIV, d'autorità, cessando come sopra. MACCIORI. DE MARINIS Aurelio, divisione fant. del Gr:ln Sasso I, A. O. l. Bologna.

Ospedale militare

PRIMI CAPITANI. N1cOTRA Salvatore, a disposizione ministero aeronautica. - In d:na 6 maggio 1936XIV è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 6 maggio 1928-VI. L.~ RoccA Roberto, 7 ambulanz;; odontoiatrica A. O. l. Legione tc:rritoriale CC. RR. Livorno. CAPITANI. VASTOLA Mario. - Al provvedimento che lo riguarda pubblicato a pagina 3385 del Bollettino ufficiale 1936-XIV, dispensa 62, leggasi: genio, anzichè : 3 art. con•r.

• Ufficiali chimici farmamti. T ENENTI.

DE PIRRO Filippo, ospedale militare Firenze. Istitu to chimico farmaceutico militare. Dal Bollettino ufficiale, di$p. 66~, 8 ottobre 1936-XIV.

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U fficiali medici. T ENENTI COLONNELLI.

I seguenti tenenti colonnelli in data 13 agosto 1936-XIV sono nominati direttori dell'ospedale militare a fianco di ci:1scuno indicato: PANACJA Antonino, ospedale militare Novara. - Direttore ospedaie militare No\'ara. D' AccARDO Salvatore, ospedale militare Palermo. - Direttore ospedale militare Palermo. CIARLO Silvio, ospedale militare Bolzano. - · Direttore ospedale mil it:Jre Bolzano. CAI'ITANI. LANER1 Gioacchino, 178 ospedale da campo A. O. I. Dal Bollettino ufficiale, disp. 69•, 15 ottobre 1936-XJV.

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artiglieria di v. bnt.


NOTIZIE

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U/ ficiali medici. PRIMI CAI' ITANI. 1 seguenti pnma capit:mi, cessano col , • novembre 1936-XV, di essere comandati quali assistenti militari presso le cliniche c istituti scientifici uni versitari e sono trasferiti all'e nte a fi a nco d i ciascuno segnato : TAPPI Primo, distretto Pavia. - Ospedale militare Cagliari. MAGG IO Pietro , r bers. - Ospedale militare Chieti. ScAFÈ Amedeo, osped ale militare Roma. - Come contro. CAPITANI. D ' AMnROSIO Alessandro, 9 1 fan t. -

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bers.

I !>eguenti capitani cessano, col 1 " novembre 1936-XV, di essere comandati quali assistenti militari presso le cliniche e istituti scientifici uni versitari e sono trasferiti all'ente a fianco di ciascuno segnato: MAsTROtANNI D ecio, distretto Pavia. - Ospedale militare Bari. STAGNITTl Fra ncesco, ospedale militare Padova. - Ospedale militare Trieste. BELLA Vincenzo, ospedale militare Milano. - Ospedale militare P adova. CRoceo Giuseppe, 40 fant.- O spedale milita re Napoli. TENENTI. SA NTANGELO R ENÈ Carlo, 92 fant. - 9r fant. • Dal Bollettino ufficiale, disp. 70\ 22 ottobre 1936-X IV.

Avanzamento straordinario per meriti eccezionali Al maggiore medico di complemento PIETRO BIFFJS è stato conferito l'avanzamento straordinario per meriti eccezionali con la seguente motivazione:

Ufficiale medico di valore, volontario itz A. 0., prestò la sua opera coraggiosamente e con alta competen:::a nella cura dei feriti ÙJ difficili condizioni di situazione di com· battimeTJtO. Dal Bollettino ufficiale, disp. 62 3 , 17 settembre 1936-XIV.

Ricompense al valor militare M EOAG LIA

0 1 8RONZO.

ANAGNI Mario, da Acuto (Frosinone), tenente medico in s. p. e. nel 3" gru ppo battaglioni eritrei: « Dirigente il servi:tio saniwrio di ur1 gruppo di battaglioni eritnt,

inviato presso un batwglione forte mente provato, vi giungeva celeremente in un momtfiiO critico del combattimento, dopo aver attraversaw una zona fortemente battuta. Con calma organizzava il servizio sanitario c lo sgombero dei feriti. Instancabile pet· tutte la durata del combattimento nell'adempimento del suo dovere. - Passo Meca n , 31 marzo 1936-XIV » .


NOTIZIE

I OJ I

CRISTIKI Luigi, da Cologno al Serio (Bergamo), sottotenente medico di complemento nel 7" gTUppo battaglioni eritrei: <• Ufficiale medico di un battaglione eritreo, durante

un aspro combanimento prodigava ÙISiancabilmente la .cua opera per la cut·a dei feriti che numerosi convergevano al po.<lo di medjcazione. Saputo che un ufficiale - gravernt!lllt! ferito - non poteva euere tra;portato per mdnmnza di portaferiti, si recava persona/menu: a raccoglier/o nonostante l'infuriare della mischia, fugando , col lancio di bombe a mauo, alcuni gruppi nemici. - Passo Mecan, 31 marzo 1936-XIV ». Motto Luigi, da Torino, tenente medico di complemento nel corpo armata eritreo:

<\ Dava continuo e costante esempio di alte virtù civili, militari e di val01·e persona/t: riuscendo, in condizioni estremamentr: difficili e sotto fuo co nemico a saivare numerose vite umane. Nobile r:sempio di medico e di soldato. - Zcban Chcrchetà- Monte Lata, 2o-21

gennaio 1936-XlV; Addì Zubbahà, 28-29 gennaio 1936·XIV; Mai Ceu, 31 marzo

1936-XIV >>. Dal Bollettino ufficiale. disp. 6)\ 111 ottobre 1936·XIV.

Onorificenze Il colonne-llo medico MICHELE FIERRO e il colonnello chimico farmacista REMO CoRsono stati nominati ufficiali nell'Ordine della Corona d'Italia, in considerazione di particolari benemerenze. Il tenente colonnelio medico STEFANO PERRIER è stato nominato commendatore nello stesso suddetto Ordine, nella forma del Moto Proprio Sovrano. RADI

Titoli di studio Con decreto del Ministero dell'Educazione Nazionale in data 7 aprile 1936-XJV è stato rilasciato al colonnello medico MICHELE FIERRO il diploma di specializzazione in

radiologia diagnostica e terapeutica. La Società I taliana di Otologia, nella seduta dell'x t ottobre c. a., in occasione dell'annuale Congresso, ha pubblicamente partecipato che alla memoria del maggiore medico prof. BENl:DETTO c.~sF.LLA, dal titolo Prove per svelare la simulazione della sordità, è stato assegnato il Premio Gradenigo per l'anno '935-XIII.

Avanzamento degli ufficiali medici Con circolare n. 752 Giornale militare 24 settembre c. a., disp. 51•, sono detcrmi· nati i seguenti nuovi limiti di anzianità per i primi capitani medici che debbono essere presi in esame per l'avanzamento ad anzianità o a scelta ordinaria, per l'iscrizione sui quadri 1936·37: P rimi ..:ap.itani medici in s. p. e.: fino a FISCHUETT! Giuseppe incluso. Primi capitani medici riassunti dal congedo: fino a PECILLI Antonio incluso.

Commissioni giudicatrici per i concorsi a tenente in s. p. e. nel Corpo sanitario militare Le Commissioni giudicatrici dei concorsi per la nomina a tenente medico e chimi~o farmacista in s. p. e., indetti con la circolare n. 55 del Giornale militarr: 1936, sono cos1 composte:


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NOTIZIE

Co-.;coRso A TE=-<El'TE MEDICO.

P1·csidcnte: maggiore generale medico Santa Maria Alberto. Membri: colonnelli medici Mode~tini Paolo, Simula l.Ibaldo; maggiori medici Malicc Alessandro, Reitano Ugo. Giacobhe Corradino; 1• capitano medico Longa Domenico. Segretario: primo capitano medico Mazzaroni Giacomo.

C O :-<COR SO A TENENTE CtiiMI CO FARMACISTA.

Presidente: maggiore generale medico Zanuttini Primo. Membri: colonndlo chimico farmacista Pagnicllo Alfredo; tenente colonnello chi-

mico farmaci sta Lombardi Manlio. Segretario: maggiore chimico farmacista Adilardi Giulio. (Dalla circolare n. 761 Giomale militare 24 settembre c. a., disp. sr•).

Regolamento interno dell'Istituto chimico farmaceutico militare Come si annunzia con circolare n. 7' 3 Giornale militare 3 settembre c. a., disp. 48', è stato publ>licato il nuovo <c Regolamento interno dell'Istituto chimico farmaceutico militare ))' edizione 1936-XIV. L 'ufficio pubblicazioni militari ha disponibili, per la vendita, alcune copie del Reg<>lamento al prezzo di L. 2 , 50.

Studi di Antropometria militare Il Ministt:ro della guerra (Direz.ionc gene-rale di Sanità militare) ha disposto perchè siano r ipresi, con criteri moderni, gli studi di Antropometria militare già fatti dal nostro Livi e consegnati nella classica opera edita da questo Gion:ale nel r896. E' stato pe rtanto incaricato il Laboratorio di fisiologia applicata, della Direzione generale di Sanità militar<::, di iniziare questo importante lavoro con esami :mtropometrici, morfologici. c funzionali , che di:mo un quadro completo dello stato nsico dei nostri militari e delle loro capacità di adattamento alla fatica. Tali studi -saranno cominciati sulla 8• compagnia di sanità in Roma e saranno poi estesi ad altri corpi e reparti.

Corso pratico per ufficiali chimici farmacisti Il Ministero della g uerra (Direzione Generale di Sanità militare) ha determinato che presso il g ahineno di chimica e bromatologia della Scuola di applicazione di Sanità militare in Fire-nze, sia tenuto un bre\·e corso pratico sui metodi analitici da seguire neg li esami di a lc une sosta nze alimentari. i\ l detto corso, che ha la dur:tta di sette giorni ed è ripetuto in tre periodi: ro-16 ()ttubre; 20-26 ottobre; 6 -12 novembre, partecipano, a turno, gli ufficiali chimici far ma. cisti in s. p. e. inc:•ricati delle analisi chimice>-bromatOlogiche presso i vari stabilimenti sanitari.


NOTIZIE

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l Congressi nazionali di Medicina interna e di Chirurgia Il mattino del 19 ottobre in Roma sono stati insieme solennemente inaugurati, nella Città Univtrsitaria, il .p° Congresso della Società Italiana di Medicina interna e il 43" Congresso della Società Italiana di Chirurgia. Di particolare rilievo. per la Sanità Militare, è stato il discorso ufficiale pronunciato dal prof. Roberto Alessandri, Presidente della Società di Chirurgia. Il chiaro Maestro, tanto benemerito della moderna chirurgia di gu erra, ha ricordato con ispirate parole la (ondazione della Città universitaria dell'Urbe, voluta dal Duce con magnificenza romana, e il rito augusto che colà si S\·ols<:, per ·il conferimento al Sovrano della laurea (l(/ honorem, in çoinçidenza. dc:i gr;mdi a\"venimenti storici che hanno dischiuso all'Italia le vie dell'Impero. H a quindi tratteggiato il contributo della classe medica italiana alla gloriosa impresa dell'Africa Orientale, onorando con riverente omaggio i medici caduti e feriti durante la guerra e esaltando con orgoglio l'opera dei medici militari, dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica, della Mi lizia e dei medici civili accorsi volontari in Africa. Ma - ha soggiunto l'insigne Orarore- la noJ"tra opera non ? finita colla vittoria. Tutti i mc:dici italiani, e !pecialmente le nostre due Società, che rappresentano si può dire tutto il meglio dei medici intemi c dei chirurghi, devono meuersi a di;·posizione del Governo, per tutto quello che sarà necessario pe1· la sistemazìone definitiva delle nostre wlonie e specialmwte dell'Impero Orientale, e anche per tutto quello che riguarda la preparazione a eventualità future, che noi non desideriamo nè vogiiamo, anzi speriamo non si avverino, ma che non debbono coglierci all'imprevisto. Anche qui l'opem e la parola del Duce è monito e guida. Come Egli ha portato la preparazione militare della Nazione al più alto livello. c lo spirito delle Forze Armate e di tutto il popolo alla massima temio11c e alla dedizione completa di sè alla difesa eventuale dfi nostri diritti e delle nostre necessiu), così noi dobbiamo collaborare sia S'ingolarmentt sia come Società scientifiche colla Stmità MJ/itare per una completa e perfetta preparazione di tutte le Forz e Sanitarie italiane, per l'evemualità che deprechiamo, ma che non temiamo. Non senza significato mi sembra il fatto, che all'inaugurazione del recente Congresso francese di Chirurgia, il Presidente, che era un Generale medico, il Rouvillois, abbia pronunziato un discorso, che fu in massima flartc dedicato alla chirurgia di guerra- e alla organizzazione dei servizi igienici, medici, e soprattutto di trasp01·to e di soccorso ai feriti, e che ai posto d'onore ne/La seduta in<mgumle fosse il Gen. Game/in , capo dello Stato Maggiore francese. lo nQ11. intendo entrare qui in particolari su questa preparazione, che deve pe,·ò csse~·e, uno dei nostri compiti più precisi e opportuni in collab01·azione colle autorità samtarie civili e militari, ma voglio soltanto accemwre ali'incertez za, che più volte nei discarso del Rouvillois appare sull'andamento di una guerra futura, c sulle difficoltà di adattare le provvidenze sanitarie alle possibili modalità diverse di una guerra di movimento, alle offese di armi nuove o impiegate in modo estremamente più intenso che non nel passato, come l'aviazione, di nuovi mez-::;i lesivi, come uso di gas ed altro, il che porta a difficoità e~wrmi nel predisporre le provvidenze che noi possiamo opporre a questi moderni è terribili mezzi di distruzior1e e di o(jesa. Ma in questo possiamo dire con certezza che nai ci troviamo in condizioni di grande va11t(1ggio. Poichè l'esperienza della nostra rcct'flte guerra d ' Africa non può essere stata invano. Certamente una gueN"a europea sarebbe diversa da una guerra coloniale: certamente le offes~ _sarebbero più gravi e le distruzioni più tt:~Tibili: ma la 110stra esperien:::a è fatta, e glz znsegnamenti che le nostre aut01-ità sanitarie, e nel campo igienico preventivo, e


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NOTIZIE

n~lla cura d~llc malattit: infettiv~, ~ anche nell'organizzazione dei trasporto c d~lla cura ai feriti, hanno acquistato, renderanno certamente più efficace c più agile J'ordinamento dei servizi per qualunque ~vcntualità. Questo è dunque uno dei nostri compiti più importlwti, c son sicuro che lo (JI/cmpiremo con tutta la nostra scienza c con tutta la nostra volomà tese allo scopo. l temi che ha svolto il recente Congresso della Soci~tà Italiana di Ortopedia sulla cura d~lle fmtturc esposte nella pratica civile c militare, ~ qu~llo eh~ noi svolg~r~o oggi stesso mll~ fmrture della ,·olonna veru:brale, ne sono già Utl esempio evidente. I lavori del Congresso di Medicina interna si sono svolti nella R. Clinica Meclica sui seguenti temi di relazione, già da noi annunciati in precedenti fascicoli : Lo scompcnso -:ardiaco (Cesa Bianchi); Adiposità e magr~zza (Galdi). Il Congresso di Chirurgia ha tenuto le sue sedute nell'aula delle lezioni della R. Clinica chirurgica e ha trattato delle fratture della colonna vertebra/e (D onati); delle l~sioni del midollo c delle radici spinali nei traumi della colonna vertebra/e (Antonucci); della chirurgia delle vie ottiche intra-cranichc (Fasiani e Belloni); della chirurgia dci nervo trigemino c del n~rvo faaiale (Dogliotti). Nella giornata del 20 ottobre i Congressi si sono fusi in una seduta comune per la trattazione del tema sulle n~/rosi e n~friti in rapporto cor1 la chirurgia (Silvestrini e Mingazzini). lmponanti e numerose le comunicazioni.

X Congresso Nazionale d' Igiene Dal 4 al 7 ottobre si è tenuto a Napoli il X Congresso nazionale d'Igiene, promosso dall'Associazione italiana fascista per l'Igiene, presieduta da S. E. il Prof. D ante De Blasi. I lavori svolti sono stati della più alta importanza riguardando temi di particolare interesse ed attualità, quali : il compito degli istituti assicurativi ndla prever. zior.e; la lotta contro la mortalità infantile; i problemi igienici ddl'lmpero coloniale.

XII Congresso di Medicina del lavoro Dal 24 al 27 ottobre s'è tenuto a Napoli il XII Congresso italiano di medicina del lavoro, sotto la presidenza dell'an. prof. Castellino. Lo stesso prof. Castellino ha trattato delle Ripercussioni morbose della nuova chimica industriale, con speciale riguardo al berillo, al cadmio, all'alluminio e al magnesio. Il Prof. Preti, insieme ai proff. Chiaricllo, Sgambati, Di Prisco e Caso ha svolto il tema delle Alterazioni della colonna vertebra/e per il lavoro. I proff. Malan e Bruzzi hanno riferito sulle Otopati~ da rumori e i proff. Ranelletti e Aiello sulle Assicurazioni obbligatorie. Durante il convegno il prof. Luigi Ferrannini ha commemorato il sen. Luigi Devoto, l'insigne compianto instauratore della Medicina Italiana del Lavoro. Hanno completato il programma dei lavori due conferenze: dd prof. Diez su Neoplasmi e infortuni e del prof. Pansini sulle Cure idrotcmwli per i lavoratori. Si sono fatte visite a stabilimenti industriali e sono state presentate molte importanti comunicazioni.

Calendario ufficiale dd Congressi dell'Anno XV La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il decreto interministcriale 28 settembre 1936-XIV contenente la approYazione del calendario ufficiale dei Congressi nazionali ed internazionali da tenersi nel Regno dura nte l'anno 1937·XV.


l"OTIZIE

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l Congressi medici saranno i seguenti: VI Congresso Nazionale di Microbiologia a Milano dal 12 al 19 aprile. III Congresso Nazionale di studi coloniali (Srz. medica) a Firenze dal r2 al 19 aprile. XXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria a Napoli dal 22 al 25 aprile. I Congresso della Società Internazionale di Antropologia e Psicologia criminale a Roma dal ro al r6 maggio. XXIV Congresso Nazionale della Associazione Medica Italia na di Idroclimatologia c Terapia fisica a Roma dal 7 all'n giugno. III Congresso Internazionale di Pediatria a Roma dal 27 al 30 settembre. XXXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Ostetricia e G inecologica a Roma dall'n al 14 ottobre. XLIIl Congresso Nazionale di Medicina Interna a T orino dal 19 al 23 ottobre. Annuale Congresso della Società Italiana di Otorinobringoiatria a Roma dal 22 al 24 ottobre. XUV Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia a Torino dal 24 al 28 ottobre. III Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia ri paratrice plastica ed estetica a Torino dal 29 al 30 ottobre. « la

conquista dell' Etiopia »

Con questo titolo la Rivista di Fanteria ha dato alle stampe una interessantissima pubblicazione, in un breve elegante volume riccamente illustrato e corredato di una g rande c.arta d eli'Africa Orientale. Come avverte nella lucida prefazione il direttore, colonnello Scala, nel libro sono raccolte, aggiornate e riordinate le note già pubblicate nei fascicoli della Rivista dal dicembre 1935 al luglio 1936, sulla preparazione, sulla condotta e sulle successive fasi della grandiosa impresa d'Africa. Sono queste, pagine di palpitante storia che nella pacata e sobria narrazione tecnica, danno conto della meditata saggezza, della insuperabile arte militare e dd travolgente slancio con cui si è giunti alla conquista dell'Impero. E non occorre dire altro per rilevare l'attualità e il pregio dell'opera.

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.. NOSTRI

MORTI

Il tenente generale medico in ausiliaria comm. Rodolfo Bernucci è morto im· provvisamente, a Roma, il 21 ottobre. Nato a Bassano il '3 marzo 1~, dal 1° luglio 1~4 apparteneva al Corpo Sanitario mihtare, ove aveva prestato ininterrotto servizio fino al 3 marzo del 1932, quando, da maggiore generale, era stato collocato in ausiliaria per età. I servigi da lui resi in pace, nei diversi gradi e nelle più varie mansioni - come, da ultimo, nell'alta carica di Presidente del Collegio Medico Legale del Ministero della guerra -- furono sempre assai apprezzati, ma ancor più in guerra e in colonia egli ebbe rnodo di dimostrare le doti eminenti, militari e professionali, che facevano di lui un ufficiale medico di spiccata distinzione. Rimase nella Colonia Eritrea dall'agosto del 1900 al giugno del 1903, segnalandosi specialmente per l'opera spiegata al seguito delle truppe impegnate nella repressione del brigantaggio. Fu in Somalia dall'agosto del 1912 all'aprile del 1914 e quivi, quando nel 1913 in Mogadiscio si manifestarono numerosi casi di peste bubbonica, si prodigò con tutta abnegazione nella cura degli infermi e seppe attuare misure profilattiche efficacissime che valsero a circoscrivere e spegnere in breve termine la minacciante epidemia. Partecipò alla gran de guerra per tutta la durata della campagna, successivamente, come comandante di una Sezione di sanità, capo ufficio di sanità c direttore di un ospedale di tappa, dimostrando esemplari qualità direttive e organizzatrici ed insieme sereno coraggio in gravi frangenti di combattimento. Era commendatore della Corona d'Italia, cavaliere ufficiale dei SS. Maurizio e Lazzaro, cavaliere dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia, cd aveva guadagnato una medaglia di bronzo al valor militare, due croci al merito di guerra, una medaglia di bronzo di benemerenza della salute pubblica, altra medaglia di bronzo per essersi segnalato nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto del 28 dicembre 1go8, la croce al merito della nazione polacca. La perdita dell'illustre generale ha suscitato il più vivo rimpianto in tutto il Cor po Sanitario, nel quale egli godeva di infinita stima e di cordiale affetto, sopra tutto per la sua innata bontà d 'animo e per la fine signorilità e il senso umanissimo con cui sapeva osservare ed esigere l'adempimento di ogni dovere. Alle solenni esequie sono intervenuti il direttore generale della Sanità militare e, in grande numero, ufficiali medici d'ogni grado, in servizio e in congedo.

Direttore responsabile: Redattore: Dott. prof. VIRGINIO ROMA, OTTOBRE

1936 - Xl V • TI P.

generale medico tenente colonnello medico - CARLO C.\TTANEO, 20


RIVISTE

MEDICHE

~1ILITARI.

ANNAU DI MEDICINA NAVALE E COLONIALE - Direzionccentrale delln s:Ulitàmilitare marittima. Ministero d<tlla Marina, Roma, Am~o XLI!. Vol. Il. Fase. 1-ll, lu~lio-agosto 1936-XIV. Pera : Rttrazione timpani ca e penneabiJità tu barica. - Mirra: Su un caso di febbre :a. tipo setticemico, a d~orso cronico, clinitamente criprOJtenetica. guarito con 13 tonsillectcrrùa. - Stol6: To·r sione: addominale cronrca dell'epiplooo. - $ piAelli : L 'es.enza di ·bcrg•mono: nuovo antisettico nella pratica chirurgica in periodo di contro-sanzioni econ omiche. - Poat1"aadol6: L 'ulcera dei tropici. ARGENTINA: REVISTA DE LA SANIOAD MILITAR. - Ministero della guerra, Buenos Aires. AMo XXXV. giugno 1936, O..ta....ta, Musei e O.itclo: Infezione primaria tbc, occu lta nell'adulto. - Aeuiia : Compend io di ~e<>­ g~afia medicc>-rnilitare argentrna. - Cucia del Rio : Eleurocardiografia praùca (co11tinuazicm~). - La nomina del drreuore genern le di sanità d•ll'esorcito argentino, dott. E. A. Galli. - Brni aote modiche. CECOSLOVACCHIA: VO]ENSÙ ZDRAVOTNICKt LISTY . - Org•no scientifico dei medici, veterinari e farrracisti militari cecoslo,·acchi. (Hcdazione. Prai(a, Bubcnec, !VINO . - Zdrav. oddoleni). Fase. 111. 1936. Tomtik : Sui risultati e suJI 'imponunza dtll"esume radioscopico generale dei g-iovani soldati nel 1935. Z~~a: Esame del laue pr<sso i corpr di truppa, - llanlr:y : Esame de l lott e e alimenti derivati, nello guarmJuone di Praga. nel n'arzo 1936, - Ralka : Organizzazione dei datori di sangue in campagna. - Ho.ek : Brucellosi dei cavali i. GEHMANIA: DER DEUTSCHE MIUTARARzr. - Rivi su mensile per gli ufficiali della Sanità militare dell'esercito, della marina e dell'aeronautica. Bureau der Medizinischen Refera.ntenbllltur, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. V, agosto 1936. Scbmidt e Tocbieraebke : Gli ufficiali medici dell'esercito. li divenire dci medici militari in servizio attivo e in congedo. - Grober: L'attivita dei consulenti internistt nell'esercito. - Hartlebea 1 Il trattamttot o clinico de~ reumatismo articolare acuto. - Ea.s-•lk•: .-\mpurnz.ìone protesica corretta e giusta applic-ilz.ione di ani artificrali sui monconi. - Smolka e Kn.mor : Su un caso di acne vaiuolr!orme s•ncralizzato. - H•idridr : Il vtlore d•lla sediment azione dei globuli roiiSi nelle visite di arruolamento. - Velhqea jua. : Organo della vista e a viazione. POLONIA: LEKARZ WOJSKOWY. - Organo degli ufficiali del Servizio sanitario. Centrum Wyszkolenia: Sanit. Gornoolaska 45, Vouavia. N. l, 1° luglio- N, 2, IS luglio- N . ~. l • agolto -;V. 4, IS agosto \936. Ni-yoki : lnforto del muscolo cardiaco dal punto di vista clinico e medico-militare (N. l. 2 • ~). Telatydri: Il problema medico-legale dei militari di carrtera affetti da tbc. polmonare (N. 1). - Fiume!: L'influenza delle varie sorti dj volo sul s istema circolatorio negli aviatori (JV. J). - Matu.aek J Rtalizzazione dei Poorulati dì eu 1tenica (N. l). - P•llecriai : L'approvvigionamento dell'esercito pollicco in moteriale sanitario durante la ,.uerra (N. l e 2).- Rouppert: Il colonnello medico Baron Pau! (N. 2~.- Scbilliar-Siearalewicz: L'influ<nza dei bagni sa lini d1 Ciechocinek sul metabohsmo (N. 2).- Wojciecbowslti 1 Trattamento nelle stazioni balneari d•Ue affezioni chirurgiche (N. 2 • 3). - Bodek-Minki: Il compito e la missione del medico reggimentale considerati dall'ufficiale di linea (N . 2). - Wecierlro: La dietetica nelle malattie del metabolismo (N. 3 • 4). Marozewtlù: Studio sull'azione di corta durata delle pressioni atm.:sferiche baue sull'oraanismo umano (N. 4). - St~icz: L'influenza dei voli acrobatici alle picco le altezze sullo stato funzionale dell'occhio (N. 4). ~naul.ko: Luiooi durante ~li accidenti dr atterraggio (N. 4). - Raczyaaki,Woliuki: Le corn~eguenze neuroi<>81Che delle lesioni del cranio nel pcraonale navigante (N. 4) ROMAl"'IA: R:EVJSTA SANfTARA MJLITARA. - Red~;one • sunm;ni~truione: Ospodole Militare • Regina IWsabetta •, Bucarest. Fase. VI, giugno 1936. SulaatMDu: L'a,ntivi.rus · terapia inua-venosa nel!e setticemie stafi lococciche. - Miro.DeiCO : Considera1iooi sulle complicazioni del morbillo. - looeeco-Mihei•ti e Popeeeo 1 Eprdemia di c.-arbonchio intestinale a Mamaia (Romania). - Stromi.D cer r La colibaCJIJosi considerata dal punto di vista sociale; la coli bacillosi coniugale, - Combieeoo e P - r Contributo aUò studio del trattamento della difterite.- P o - e Ziliet"""": Considerazioni sulla immuno-trasfusione come trattamento in alcuni casi di febbre tifoide grave. - Nuta e Coloc""' Alcune coraìderazioni su l complesso primario tbc. nell'adolescente e nell'adulto giovane . - Al..._: Saggio di vaccioa1ione anti-scarlauinosa nell ' esercito. - Po-eo. lo......,, Peaeitesoo e ZiliateaDo: Contributo allo stud.i o del trattamento dell'ercs.ipela con i rn~gi ultra-violetti - Balaaeeco e BalabaD : La tubercolosi polmonare dci ~r~ssati. Neatonoco : Le infezioni •naerobiche. - BeJciucateaao: La Tona contro la tubercolosi in Italia. Criateeco : Sul valore dei preparati di arseno-benzolo nel uauamento della si6Jide. - Cerbalesco 1 L'alimenta· zione nell'esercito. Ehliar 1 Due casi di falsificazioni della vaniglina. - Draaomir 1 Storia della Farmacia Militare in Romania (eontinwaziont). STA'TI UNITI: THE MIUTARY SURCEON r Army Medicai Museum ond Library. Waahingron. Vol. LXXVIII, N. 6, ziwgno 1936. Albe.: Trattumento delle fratture non consolidare, con o senza perdita di sostanza ossea. - Lloyd: La terza conferen%a pan-americana dei direttori di s anità pubblica - S..ley: Osservazioni sulla medicina pre~n • tiva nei tropici. - Wheeln : Uno studio StJi piedi piatti. - Vokou.o: Scarpe inadatte. - Foa.c s Trattamento della neuro-lue. For- 1 Il trattamento chi rurgico della tubercolosi polmooare. Kuicb: Radiografia del torace normale. Vol. LXXIX, N . l, luglio 1936. ReYDOioh : Legislazione relativa alla Direzione Generale di Sanità militare. - Lewù: lltrat!runento de lle ferite di guerra - Maotia 1 Trattamento delle malattie della tiroide nel <oldato.- Mill1p1uarh : Reinfezione sililitica. Rel<Uione su sette casi. - Herbert : La Sezione Laboratorio della Divisione. - Makel e Miau : Destr<>cardia. Relazione au due casi. - Lull: Tifo negli accampamenti del Corpo della Milizia civile. - Hillman : P~ liomielite nelle Isole Filippine. 'TURCHIA: ASXERI SlliHJYE MECMUASJ. - Rivista trimestrale di sanità militare deU'eaercito turco, edita daiI'Iapettonto di aanità (Stamperia della sanità militare, Costantinopoli) . N. IS, 1936. Nejat Riu 1 La cura radicale degli ascessi tonslllari e peri-1onsillari; statistica clinica e confronti terap eu tici. - HDliiai Onerùn: L<1 aierologia dei baci lli titici. - Raif Ferii BaJ'burt : Le con!erenu invernali nella guarni~tiC'ne di Balik t sir. - Zdcii: Un caso di i<uuiticienza nortica atipica. - Halid Ulu: Un cil$0 dì sindrome adiposo--genitale, dovuta a tumore del lobo posteriore dell'ipofisi. - Miiolim Ciir: Un caso di terzana maligna aimulonte l'angina di petto. UNGHERIA: HONVtooRVOS. - Ri•ista scientifica tnmestrale degli ufficiali medici ungheresi. Budapest, IX Gyali - ut 17. Fase. april..-giuJiriO 1936. Braaa 1 L'imponanza deUa trasformazione dei vasi sanguigni della retina. - Kop~DJ' : Caso raro di parto mottruoso.- Szaater: Il rapporto dell'anatilassi e dell ' immunità in cene m:rlattie infetti,•c. - Kinoecy: Un caso interessante di intossicazione da bromo. - Mikaa : Dati per esami di acqua potabile ~vvelenata con gas d1 auerra. - IU.-ft,. r Esame degli sportivi con l 'elettrocardiografo.


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TIPOGRAPlA RBGIONALB ROMA. IU6·XIV


PUBBLICAZIONE MENSILE

i\ nno LXXXIV • Fase. XI NOVE:\fBRE 1936 ·XV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

..

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


SO~l~lARIO. Ai ~ollaborocnr i. oy lr ~bo~tati. ai l~llori . • • • • • • • • . . . • • • . . • • • lA Sanua ."-Jllitar~. ndlo Kutrra d'J::t,CJpia. (Prep:~ra.tione. ore anizzazione e funzionameato del serv'?.to) - Fr llDcbi . . . . . . . • . . • . . . • • . • . . 11 tema mif;rar~ al XXVII Cmtrtua na %1'onnl~ dr' ort>tudin ~ tr:~u,ntolì(ta- CaccÌI : T rattamen to ddlc fratture e•posre n<ll~ pratica di g uerra

Paa. 1037

1039 1043

LEZIONI E CONFERENZE : Lafranea. - ~efrili e nefrosi . • . Cbiari•llo . - Contributo clinico •ullo p•ncreatite acuta emorr >&'ÌCa

Pag. 1046 • 105"

MEMORIE ORIGINALI : AlfootiiÙ : -Considerazioni e rilievi d1 dermo.~ifilopacia nell' I mpero Etiopico (Con tri b uto allo ttudio delle malattie de rrnoceltiche in Colonia) . . . . . • • • . . . . . Maua. - Malaria e t ruppe • bianche • della Som alia I taliana . . . • . . . • . . Feni . -Tipi recenti dl autoprotettori e prob!em i fisiopatologic-i inerenti all' imp iego di quetti apparecchi •

Paa. 1062 1081

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CASISTICA CLINICA: Ana eliai. -

Pag 1100

Sindrome neuro·anmùca pe_rniclosa in ascari e rit reo.

CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ALLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE DI FIRENZE (VOL. Xl): Le ferite prodotte dalle moclel'De armi da fuoco, di JUarn. - M ALICE • L' ana61atti nell • i.mmuaità. - P EITRAGNANf • L-e metastui amebicbe . - 11.-\R • • . . • • . • • • • D tetaoo postsierico. - Re•isioae de1 crite1"i diataostici. de1 tetaao. - VER~0:-\1 (c~n tinua)

Paa. IlO$

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA: Aachilottom.iaai . L' - nellf' rtgioni tropicali t Sflbtropicali e /int't dirdtiv« per combatterla. - BFUJ~"'S e HEI~E • . • . • • • • . • • • • • • • • • • • . Aaemia pernicioaa e c:arduoma caatrico. ( con particolare ri guardo ~l fattore fam iliare) . - Tmi!L6 Aaesteoie loeo-reciouali in oculiatiu. -- G~LI.ENC., . • • • • • • • • . Aviatore. /\1()rme iRierliche t com iAli alr - pt rchl numtenga la pi~na ejjkJ·~ua /ùictl ~ pJichica. M 04'\Gll1.7.1

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGlJ OSPEDAU MIUTARI

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NOTIZIE

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. L'abbonamento è annuo e decorre dal r• 11ennaio al preno di L. 3 Z (btero L. 44). Per gli ufiicioJi medici e ehi•nici- famucist i del R. Esercit:o , ia aervizio ed ia ct>lllledo, il preuo d eU 'abbonamento è ridott? a L . 24 anticipat e. Per i soli ufficiali med1ci (deii'E,ercito e d ella Marina). in qualunque J>O(Iizi<Wle ai trorino, è -ea•o un abb>namento cumulauvo al Otornal< di Jll<diciM M ilitar. ed "&"ùi AMali di MediciM Nao4u • C•lo"ial• al prezzo di L . 45 annue. 11 prezzo del supplemento contenente i Ruoli di a~t:ianit4 tkl cor/10 ta.irario militare ~ di L . ts, ridott'O a L. 8 per i •oli abb?nati .

NORME

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COLLABORATORI.

Le opillioni manif••tate dagli autori non impeJ!Tl•no la ruponnbìlit• del periodico. frootespisio. impaginatura e numernione apecaale. Gli euntti rtch1esu in numero mag.:iore sono addebitati a preao di a»to. Per d•• postz>oni .Id Constglio nuionalc delle ncercbe a ci.a seua (avorQ deft euere uruto un breve autori..,.. aumo (non piu di •o righe) . Le spese per le t:lvole litOfluliche, fotOflr.afiche. ecc.. che ·~ero le pubbUcaioru, aooo a carico derli autori . l manoscritti non ai rf"" titui1cono A~tli 3utori sono otfem llratuitarnente so est ratti con copenina ltampata,


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ANNO LXXXIV. - N, Il

NOVEMBRE 1936-XV

cAi collaboratori~ ,

agli abbonati~ at lettori. Nell'assumere la direzione di questo periodico, il mio pemiero per primo si rivolge al mio egregio predecessore, il tenente generale medico cav. di gr. croce Luigi Franchi, che pur fra le gravi cure della direzione generale della Sanità Militare da lui tenuta in tutto uno storico periodo di alacre e feconda operosità, seppe dedicare assidua attenzio11e al Giornale, perchè fosse sempre pari ai suoi còmpiti, nel grandioso quadro delle fervide attività delle Forze Armate e degli avvenimenti che hanno dischiuse le vie dell'Impero. Cos) resta a me tracciata la via da seguire, per continuare nel migliore adeguamento del periodico alle esigenze sanitarie militari della Patria Fascista. Non mi occorrono, dunque, particolari dichiarazioni programmatiche, le quali possono già riassumersi nell'accennato intento di ispirarmi alle altezze della nuova Era, nella tradizione centenaria, militare e professionale, del nostro Corpo, di cui questa Rivista è fedele depositaria fin dai primi tempi del glorioso Risorgimento italico. Di fatti, anche nella attuale aumentata misura, può dirsi che i finì e i còmpiti del Giornale rima11gano sempre gli stessi, come quando esso sorse, con il pn'mo numero del remoto 20 Luglio 1851, presso la gloriosa Armata Sarda, a coronamento di una felice iniziativa degli Uffiziali Sanitari del Presidio ed Ospedale divisionale di Sciamberì, per mettere in mutua relazione gli sparsi figli della famiglia Medico-militare in un fratell evok consorzio scientifico. Questo Giornale - allora si soggiunse - servèndo a far conoscere con quanta atùvità attendiamo allo studio e con gualc: zelo indefesso ci occupiamo per la sanità dei soldati, addiverrà in breve il termometro del credito che ci accorderà la Nazione: affinchè salga esso al pii1 alto grado possibile, oc·corrc che tutti uniamo tutte le nostre forze per conseguire guesto scopo. Non si potevano disegnare, fin dall'inizio in maniera più sobna c respomabile, le uobili linee del programma della nostra Rivista, che può ben dirsi vi abbia sempre tenuto fede facendosi eco dell'assiduo, silenzioso lavoro di tutti i giorni, delle complesse attività scientifiche, cliniche, o.•pedaliere, profilattiche del nostro Corpo, delle ineccepibili rùponden u del Servi.zio al succedersi delle ,vittoriose campagne che han no riportata l'italia ai suoi confini


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Al COLLABORATORI. AG LI ABDO:--IATl, AI LETTORI

e oltre i mari e del continuo livellamento culturale del Corpo Sanitario all'iuceJJante progresso delle scienze mediche, professate sempre nell'Esercito con i criteri più aggiornati. Uno dei meriti che qui mi piace sia riconosciuto al mio predecessore, è quello di aver allargato il respiro della Rivista, in modo che essa non soltanto serva ad accogliere buona parte degli studi degli ufficiali medici e chimici farmacisti e per questi valga come efficace mezzo di addestramento dottrinario, ma soprattutto perchè stabilisca i migliori e più proficui collegamenti della Sanità militare corJ i superiori centri di studio, mercè una diretta collaboraziorJe delle gloriose Scuole mediche italiane, come avvenne durante il conflitto mondiale e come ormai da tempo avviene con le lezioni e confererJze U1Jiversitan·e nei nostri stabilime1zti di cura e alla Scuola di applicazione di Firenze. Si è aggiunta così, in questi ultimi tempi, una rmova stabile rubrica per cui è dato portare ai lettori la voce di insignì Maestri su argomenti di particolare interesse e attualità. E' questa una delle maniere più significative con cui si va incontro alla riconosciuta opportunità di cercare, pur nella neceiSaria divisione del lavoro, basi comuni e larghe intese in tutta la vita professionale, per convogliarne le energie all'assistenza e alla tutela del presidio armato dell'Italia imperiale. A tali fini non possono esservi divisioni nella classe sanitaria italiana, de,lla quale il nostro Corpo permanente rappresenta il saldo nucleo d'inquadramento e di coordinazione, nella Nazione militare. Parallelamente sono da riler1are voti autorevoli emessi in recenti adunate di Società medico-scientifiche che stanno alla guida del movimento culturale, tendenti a portare nelle Università gl'insegnamenti sistematici delle bratzche specializzate della Medicina Militare. Anche in questo campo alla nostra Rivista ? assegnata una funzione di notevole importanza, per la sua messe di lavori e per la diligenza con cui segue, in apposite parti, la migliore produzione medica militare italiana e straniera. Infine, mentre volge il primo anno dell'Impero, è da ricordare il tributfJ offerto su queste pagine all'esploraziotze nosografica dei nostri possedimenti i n tutte le fasi dell' espamione coloniale e si può considerare come sia ingigantito siffatto campo d'indagine, in seguito all'occupazioue e per la valoriz'<:azione degli immensi territori etiopici. N ella visione di così spaziosi orizzonti, sono certo che collaboratori, abbonati e lettori continueranno ad assicurare la prospera vita del nostro vecchio Giornale. IL DIRETTORE TENENTE GENERALE MEDICO

PROF. L. MAZZETTI


La Sanità Militare nella guerra dtEtiopia (Preparazione, organizzazione e funzionamento del servizio). Dichiarazioni del ten. gen. medico Luigi Franchi Con questo titolo nel n . 263 del 3 novembre c. a. de L a Stampa diTorino, è apparsa una intertiÙta concessa a C. A . Avenati dal tenente generale medico cav. di gr. croce L uigi Ft·anchi. Troviamo del più alto interesse per i nostri lettori e torna a noi assai gradito riportare integralmente l'intervista, con le lucide concise dichiarazioni del nostro illustre generale, che con tanto meritato successo ha curata la preparazione sanitaria dell'EJercito per la conquista dell'Impero.

Firenze, 2 novembre.

La gloriosa campagna africana per le sue caratteristiche è stata anche eminentemente log1stica. I servizi si trovarono a lottare contro ostacoli e difficoltà di ogni genere, dovuti al terreno, all'assenza di strade, alla mancanza di risorse locali. Per il servizio sanitario esistevano in piLt, preoccupanti in- ~1» cognite rappresentate dalle scarse conoscenze climatologiche e dalla minaccia ·'7 di pericolose malattie infettive al contatto delle nostre truppe con popolazioni semiselvagge, ignare delle più elementari norme d'igiene. /~~:~.~.~_;, Zò); "'\·.... ~ ~,.. !"Y

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Primo tempo.

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Ma la Sanità militare seppe svolgere in pieno i suoi compiti e nspondere alle richieste del Duce, all'aspettativa della Nazione. Abbiamo pregato il tenente generale medico gr. cr. dott. Luigi Franchi, più volte decorato al valore, che fino a pochi giorni addietro ha tenuto la carica di direttore generale della Sanità Militare, di fornirci alcuni dati sull'opera umanissima e feconda. - Signor generale, ci vuole parlare dell'azione preparatoria ? - Essa è stata - ci ha ri:;posto il generale Franchi - scrupolosa e minuziosa, fatta sin dal tempo di pace. Già nel periodo preparatorio, infatti, la direzione generale presso il Ministero della Guerra provvide all'attuazione di svariate provvidenze : selezione accurata degli uomini per eliminare quelli che non avrebbero potuto sopportare la dimora in regioni tropicali ed equatoriali; rivaccinazioni preventive contro il vaiuolo, il tifo, i paratifi, il colera; emanazione, a mezzo di opuscoli e di fogli volanti, di

norme e suggerimenti d'igiene, tenendo presenti le caratteristiche climatiche, l'epidemiologia e la patologia di quelle regioni; propose il tipo di alimentazione; dettò norme di profilassi contro la malaria ; prescrisse la sterilizza-

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LA SA:'\ITA MILITARE l'ELLA Glif..llRA D'ETIOPIA

zìone sistematica delle acque ad uso potabile; comandò gli ufficiali medici partenti per l'A. O. ad un corso istruttivo accelerato presso la Clinica delle malattie tropicali di Roma.

Eloquenza delle cifre. - Cifre ? - Eccole: furono inviati 144 Ospedaletti da campo; 6o reparti di sezione di sanità; 15 nuclei chirurgici ed un'autoambulanza speciale chirurgica diretta da S. E. il Prof. Paolucci; 17 ambulanze radiologiche; 13 ambulanze odontoiatriche; 14 sezioni di disinfezione; 122 potabilizzatori carreggiati e 27 autopotabilizzatori oltre quelli della sezione di disinfezione; 18 autobagni oltre quell i delle stazioni di bonifica. I medicinali ed i materiali di medicazione spediti fino al marzo 1936 ammontano a ben 8ooo tonnellate; figurano tra questi ultimi 2.ooo.ooo di scatole di steridrolo per la potabilizzazione delle acque; 900.000 kg. di cotone idrofilo e di mussola e garza idrofila; 1oo.ooo.ooo di tavolette di chinino ed inoltre chilogrammi 1200 in polvere ed r .2oo.ooo fiale per uso endomuscolare ed endovenoso dello stesso medicinale. Le unità sanitarie allestite, fin dal tempo di pace, tenendo presente la possibilità d'impiego in zone montuose, prive di strade rotabili, risposero bene alle esigenze per il loro trasporto con qualsiasi m ezzo (bestie da soma, carri a trazione animale e meccanica) e per il loro impiego in qualsiasi terreno. Mano a mano che esse venivano inviate in A. O . fu provveduto alla loro reintegrazione in modo che le dotazioni di mobilitazione in Patria furono sempre al completo per ogni evenienza. - Riteniamo che la Sanità Militare abbia dovuto improvvisare tutto, creare tutto dal nulla. - Esattamente. Giova ricordare che prima del marzo 1936 nelle nostre due Colonie - Eritrea e Somalia - non esisteva alcun apprestamento sanitario militare. Gli ospedali civili di Asmara, Massaua e Mogadiscio, e le poche infermerie regionali disponevano complessivamente di appena 6oo letti per i bisogni della popolazione civile e delle scarse truppe. In conseguenza la Sanità mi litare dovette creare « ex novo >> un'organizzazione sanitaria rispondente alle necessità di un contingente rilevante di truppe in periodo dì intense operazioni belliche; risolvere una serie di problemi di grande importanza : quello dello sgombero degli ammalati e feriti; qudlo ospitalicro; quello igicnìco-profilattico; il rifornimento dei materiali sanitari; l'assistenza ai prigionieri di guerra, alle numerose centurie operaie ed alla popolazione civile; ed infine prendere tutti i provvedimenti medico-legali richiesti dal caso.

T rentamila posti letto. Le cariche direttive furono affìdate quasi esclusivamente ad ufficiali medici del servizio attivo, molti dci quali avevano vissuto lunghi anni in Colonia. Fssi dettero lumì11osa prova di gr;1nÒe perizia nell 'organizzare dal

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nulla un servizio tanto delicato e di vasta :mole. Gli organi esecut1v1 costituiti da oltre 1200 ufficiali medici e da oltre 200 chimici farmacisti, in massima parte r1~hiamati dal congedo, gareggiarono in capacità tecnica,

operosità, spirito di sacrificio, sereno sprezzo del pericolo. In breve tempo - ha continuato il generale - dato il ritmo accelerato assunto dalla nostra vittoriosa avanzata, furono impiantati oltre 30.000 posti letto con tutte le specializzazioni medico-chirurgiche, ospedali e reparti per malattie infettive comuni, lazzaretti, convalescenziari; funzionarono fin nelle primissime linee perfetti servizi radiologici ed odontoiatrici; laboratori chimici e bromatologici, stazioni di bonifica. I nostri autobagni ancora una volta hanno riconfermato la loro perfezione tecnica e la loro grande utilità, assicurando la pulizia personale alle trupp':: avanzate ed in movimento. Furono organizzate ed attuate in modo mirabile la profilassi antimalarica, anticeltica, antivaiuolosa, antilcbbrosa, antitifica, antidissenterica, antirabbica, antipar<~ssitaria; col concorso del Genio militare fu assicurato l'approvvigionamento di acqua potabile abbondante e pura. - L'assistenza si è estesa ai nostri operai . . . - Non solt:mto, ma anche alla popolazione indigena con l 'impianto di ambulatori speciali che furono subito affollatissimi e che costituirono veri centri di efficace diffusione di civiltà, di salute e di influenza italiana.

Risultati eccellenti. Sono unversalmente noti - ha proseguito il gen . Franchi - i risultati raggiunti: la salute delle nostre truppe fu sempre ottima; la morbilità e la mortalità furono contenute in c-ifre anche più b:tsse di quelle del territorio nazionale; non si ebbero epidemie di malattie infettive. In un terreno originariamente sprovvisto di strade, con un'avanzata rapidissima di centinaia di km. in territorio nemico, attraverso un terreno di alta montagna, o desertico, fu provveduto al regolare e sollecito trasporto in luoghi di cura di varie migliaia di ammalati e di 4.ooo feriti. impiegando i mezzi più svariati; bestie da soma, autoambuianze, automezzi vuoti di ritorno, treni e littorine attrezzati, aeroplani sanitari. I percorsi lunghissimi furono suddivisi in tappe, in ognuna delle quali erano stati impiantati uno o più ospedali. Infine la Direzione Generale di Sanità militare approntò in Patria oltre 1o.ooo letti per il ricovero e la cura dei militari rimpatriati dali 'A. O. per ferite o malattie, senza ricorrere ad alcuna requisizione di edifici. Ali 'uopo furono notevolmente ampliati gli ospedali militari di Caserta e di Napoli; fu aperta

a Napoli una nuova sezione ospitaliera; si richiese il concorso delle cliniche e degli ospedali civili di Napoli e provincia; furono costruiti nelle ridenti località di Pozzuoli, Aversa, Maddaloni, Pagani e Nocera Inferiore 5 ospedali baraccati capaci di oltre 3000 posti letto, completamente attrezzati di tutto il materiale occorrente per i servizi generali e per quelli tecnici. Pe-


LA SA);ITÀ MII.ITAKE l'ELLA GCERRA D'ETIOPIA

raltro, data la rapidissima conclusione della campagna e lo scarso rimpatrio di malati e di feriti, essi non furono impiegati. Molti altri ospedali civili del Regno, cliniche private, istituti religiosi, offrirono, in una nobile gara, letti, personale di cura e di assistenza locale.

Medici caduti sul campo. Come sempre la Sanità Militare è stata perfett:ttnente m linea. - Ritengo veramente che si possa dmre così. Oggi, che ho lasciato la carica, son lieto di aver aderito al loro invito, sono lieto di poter avere l'occasione di affermare che nell'organizzazione e nel funzionamento del servizio il Corpo sanitario militare in A. O. mise a profitto scienza, esperienza, abnegazione, prodigandosi oltre ogni limite per contribuire al trionfo delle nostre armi e per rispondere al comandamento di tante famiglie che gli avevano affidato la vita dci loro cari e con essa tutto un patrimonio di idealità ed affetti. Data la rapidità con cui fu raggiunta la folgorante vittoria, dovuta al genio dd Duce, ali 'eroismo dei combattenti ed alla sapienza militare del Maresciallo .Badoglio, esiguo è stato il numero dei medici caduti mentre sulle zolle insanguinate dal sacrificio portavano la loro opera di soccorso; la loro percentuale può tuttavia degnamente figurare con quelia delle armi combattenti; quattro sottotenenti medici caddero in combattimento: Antonio Porcu, Matteo Ariano, Enrico Muricchio, il quale fu veduto mentre cercava difendere col lancio di sassi i feriti che stava curando dopo avere esaurito le munizioni della sua pistola; Luigi Chiavellati, medaglia d'argento sul campo, che incontrò la morte nello stesso scontro in cui cadde il cappellano militare Medaglia d'Oro, padre Reginaldo Giuliani. Altri Medici militari fùrono feriti ed altri ancora contrassero malattie. Molti umili soldati di sanità perirono, o furono feriti o ammalarono nel prestare l'opera loro. Il personale sanitario ha partecipato a tutte le fatiche, le privazioni, i pericoli delle truppe operanti delle varie armi, ed ha impugnato la vanga per concorrere al duro lavoro del fante; in più nell'assistenza alle popolazioni indigene, ha corso il rischio di contrarre gravi malattie. Il ten. gen. Franchi ha concluso le sue documentarie dichiarazioni, che gli Italiani leggeranno con interesse e con ammirazione verso i camerati medici militari, con le seguenti parole:

Al termine della mia lunga carriera, mi è caro constatare -

ciò che

è molto confortante - che tutto il personale della Direzione Generale di Sanità Militare e quello degli istituti periferici hanno prodigato attività, intelligenza e capacità tecnica in un unico sforzo e con una sola mèta: contribuire alla immancabile vittoria della grandiosa impresa voluta, per l'avvenire della Nazione, dalla prodigiosa, lungimirante mente del Duce, nei nomi augusti di S. M. il Re e della Patria fascista. - --.-:111:.00=" ....--- -


IL TEMA MILITARE AL XXVII CONGRESSO NAZIONALE DI ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA

TRATTAMENTO DELLE FRATTURE ESPOSTE NELLA PRATICA DI GUERRA Comunicazione del generale medico prof. Filippo Caccia

A seguito della relazione militare :.~l XXVII Congresso Nazionale di ortopedia e traumatologia (Ro~a 26- 27 settembre c. a.), della quale abbiamo pubblicato un breve riassunto nel precedente fascicolo, ora abbiamo il piacere di riportare la seguente interessante comunicazione del generale medico prof. Filippo Caccia, sullo stesso tema di relazione. Sia permesso anche a me, vecchio medico militare, di prendere la parola per compiacermi con l'egregio coilega, Maggiore medico Prof. Magliulo, per la sua relazione completa, esaurimte, di valore pratico non comune ed anche brillante. E questa constatazione mi è anche più gradita, percllè veggo così realizzata in pieno la mia proposta, formulata già da parecchi anni, di nominare nelle relazioni annuali all'ordine del giorno della nostra Società, atJche un Relatore medico-militare, qualora i temi fossero attinenti alla traumatologia di guerra. E per questa desiderata realizzazione sento il dovere di ringraziare l'illustre Presidente del Comitato esemtivo, Prof. Dalla Vedova, che per il primo si è compiaciuto accogliere la mia proposta. Ed ora mi sia permesso di esprimere la mia opini011e di Chirurgo militare che ha vissuto parecchie campagne di guerra con oltre un lustro di attivltà chirurgica in Ospedali da Campo avanzati, su alcune questioni controverse, che, anche durante l" anno in corso, hanno richiamato l'attenzione di chirurgi, di ortopedici di grande ed indiscusso valore e di medici militari distinti, studiosi appassionati e competenti di chirurgia di guerra. Premetto che spesso in queste alte discussioni si tiene molto conto della parte tecnica che ha certamente uu'importanz a somma, ma non si valuta forse sufficientemente la fisiouomia del tutto particolare di ordine militare che~ sovent~ per 1Jecessità belliche, subordina a speciali contingenze la parte di ordine tecnico. E' necessario qui ripetere un'affermazione pacifica non solo per gli ambienti militari, ma per tutti quelli che si occupano dell'argomento, che la finalità militare della guerra è quella di vincere e che perciò tutto deve essere subordinato, per necessità di cose, a questo supremo ideale.


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TRATfAliiFì':TO DELLE FRATTUKE ESPOSTE l'ELLA PRATICA DI GUERRA

E spesso lu finalità umanitaria che è quella di soc.·correre al più presto e nel miglior modo possibile i feriti contrasta con la tattica e la strategia di guerra. Durante le azioni che, nella guerra dell'avvenire, diverranno sempre più violente e quindi COIJ un r:umero di feriti superiore al passato anche per gravità, ostacoli insormo11tabili possono impedire l'applicazione di quei principi terapeutici ben noti, che sono più facili a formulare che a mettere in pratica. E vengo a qualche caso particolare. Si è molto discusso lo sgombero di tutti i fratturati a distanza fino al te1Titorio nazionale, limit.andoci in primo tempo nelle zone avatzzate ad un apparecchio ortopedico opportuno che permetta il trasporto senza danni. Certo questo è l'ideale tecnico ed umanitario, al quale dobbiamo aspirare, ma, in tempo di azioni belliche, è difficile e spesso impossibile raggiunger/o nella misura desiderata. La gravità di alcu11e ferite-fratture della coscia, il ritardo spesso inevitabile dello sgombero di altri fratturati gravi rendono le condizioni di questi traumatizzati così preoccuparJti da reclamare soccorso con la massima urgenza nelle forma zioni sanitarie avanzate. Tutti ricordiamo come spesso questi gravi fratturati con 1'Ìtardo di evacuazione fossero già in preda all'infezione gassosa massiva, 11ei quali anche il ritardo di qualche ora, voleva significare esito letale immancabile. E ciò nella grande guerra che fu principalmente di posizione; nelle guerre future, Ì1l massima di movimento, tali contingenze saranno certamente più freque12ti. Quindi di necessità lo sgombero dei fratturati a distan za fino al territorio, notz può essere gerzeralizzato. Ognuno comprende quanto tale dato di fatto abbia importanza per l'organizzazione del servizio sanitario in guerra. Su un'altra questione vorrei esprimere il mio modesto avviso: la sutura della ferita delle parti molli nei fratturati. Anche tale questione io la considero da un punto di vista militare, oltrechè tecnico, ossia del recupero deg)i effettivi. Certo che spesso non è facile realizzare in guerra le condizioni favorevoli per raggiungere questo ideaje che rappresenta l'estremo gradino del PÌrtuosismo tecnico. Quando però le condizioni così ben lumeggiate tzella rela.zione del Magliuolo, si verificassero, l'applicazione con successo di un tale virtuosismo sarebbe molto utile dal lato militare per il ricupero degli effettivi, tanto necessari nelle. lu11ghe guerre ed anche dal lato umanitario e sociale per l'abbreviazione della cura e per la profilassi della storpiaggine consecutiva ad infezione. N ella relazione del dott. Filippi, nella quale sotJO esposti in modo chiaro e preciso i risultati dell' esperie12za dell'Istituto Rizzoli, diretto dal prof. Putti, ortopedico di fama moudiale, relativamente alla cura delle infezioni delle


TRAITt\ ME:-.iTO DELLE FRA TTl:RE F.SPOSTE :-.:ELLA PR:\TICA DI GUERRA

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fratture esposte, viene preferito il metodo conservativo, limitandosi solo a piccole incisioni per dare esito alle raccolte purulente. Ora sull'efficacia di un tale trattamento ne/La pratica civile non c'è da sollevare alcu·n dubbio - e l'autoriJà del prof. Putti ce ne dà indiscussa garanzia - , però se un trattamento del genere fo sse applicato nella pratica di guerra, esso sarebbe certamente di.•astroso. Pur troppo ne abbiamo avuto un'esperienza dolorosa nei primi mest della nostra campagna nella grande guerra, quando prevaleva l'idea dell'astensione e delle incisioni timide con le fatali comegumze delle più gravi infezioni (gassose, tetaniche, setticopioemiche, osteiti, osteo-mieliti ecc.). Quando poi in prosieguo abbiamo trattato le ferite infette, come le ferite solamente contaminate, con la profilassi meccanica, ossia con le incùioni ampie, asportando tutte le parti necrosate e necrosabili tempestivamente, non. solo sono scomparse le infezioni gassose, m,z ande tutte le altre infezioni si sono o arrestate o sensibilmente attenuate. L'esperimza insegni. Inoltre il dott. Filippi riferisce di due osJ·ervazioni nelle quali, malgrado si fosse praticata subito ed in un caso ripetuta il giomo seguetzte, l'iniezione preventiva di siero, l'infezione tetanica scoppiava violenta ed in un malato con esito letale. Eglt' non specifica quale fosse la gravità della frattura esposta in questi casi. Certo la guerra ci ha iusegnato che, 11ei casi gravi di ferite-fratture d'arma da fuoco , oltre le iniezio11i di siero antitetanico, era necessario fartJ anche la profilassi chirurgica delle ferite. Così praticando, t1egli ultimi anni di guerra, non abbiamo più osservate infezioni tetaniche generaliz zate gravi e quelle pochissime sopravvenute furono leggere, Localizzate e con esito costante in guarigione.


LEZIONI

E

CONFERENZE

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OSPEDALE MILITARE DI PALERMO

NEFRITI E NEFROSI Conferenza del Prof. Sebastiano Lafranca, Direttore dell'Istituto di Patologia speciale medica e Metodologia clinica della R. Università di Palermo, agli ufficiali medici del Presidio militare (riassunto).

L'O. ringrazia il Direttore di Sanità delle belle parole, con cui ha voluto presentar/o agli Ufficiali, la maggioranza dei quali è da lui conosciuta, sia perchè alcuni - - i più giovani - sono stati suoi allievi, sia perchè con gli altri ha avuto occasione di intrattenersi in varie occasioni, non escluse quelle di ordine professiouale. Ma poichè il Direttore di Sanità ha voluto ricordare anche l' opaa modesta da lui prestata durante la gu(rra, egli dice che è suo orgoglio porre, accanto al suo titolo di professore universitario, quello di ufficiale dell'esercito. E se gli eventi del grande momento storico che si attraversa, dovessero dar luogo al richiamo supremo, gli ufficiali, non come conferenziere, ma come collega lo rivedrebbe1·o per compiere con fervore il suo dovere e per offrire anche la sua vita, come ogni Italiano, per le alte fortutze della Patria twstra. Passando a trattare l'argomento, l'O. incomincia a ricordare che le alterazioni della funzione del rene appaiono numerose e molto complesse, e, malgrado le osse1·vazioni cliniche fatte finora, sono soltanto in parte conosciute. A determinare questa deficienza, concorrono certamente le lacune esistenti nelle nostre conoscenze fisiologiche sulle varie attività del retze, c specialmente quelle sul meccanismo col quale esse si svolgono. Dall'insieme delle attività dei reni risultano, oltre la funzione depuratrice dell'organismo, quella di formare sostanze deputate a neutralizzare i veleni e quella che riguarda i proce.rsi sintetici ed o;sidativi; cosicchè, a spiegare un fetzomeno morboso di origine renale, non si possono evitare dubbi ed incertezze sul meccanismo e sull'origine, specialmente quando si c01zsidera la possibilità della entrata in gioco di influenze endocrine e nervose, capaci di modificare tn un senso o Ù't un altro i t~ari poteri specifici. Riguardando più da vicino la funzione escretoria, sorge l'antica questiotJe della diuresi: quale parte abbiano in essa i glomeruli e quale i tuboli. L'O. ricorda le classicl1e teorie di L udwig ed Heiden hein, la concezione più 1·ecente di Cushing, cui si è orientato anche Bayliss, che consi-


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dera il glomerulo come un apparato, che frw ziona da ultrafiltro, che lascia passare solo acqua e cristalloidi e forse at~che dei materiali a particelle più piccole delle proteine (colloidi urmarir); alle cellule dei tubo/i sare!;be riservata la funzione di ria.!sorbire parte dell'acqUù e degli elementi utili per l'organismo in essa disciolti, cioè tutti i componenti normali dei sangue, meno l' urea e altre sostanu 1wcive che passano nelle uritze; onde la distinzione in « sostanze soglia» che sono n'assorbite fino a che nel sangue non sia superato un dato valore di concentmzione e << sostanze non soglia )) che passerebbero in diretta proporzione al Loro contenuto nel saugue. L 'O. accenna alle ricerclze del Galeotti sul lavoro osmotico deL rene, drpendente dalla quantità di acqua di cui esso dispone ed utilizza, e spiega come /'elettività secretoria dei canalicoli trovi riscontro in quella glomeruLare, che in massima parte, a fun zione meccanica, sotto diversi aspetti dimostra anch'essa una attività elettiva. bz vero l'attività del retJe deve riguardarsi, nel suo i11sieme, anche in rapporto all'ufficio di regolare la costante composizione ed i caratteri fìsico-clumici del sangue, per cui debborlo concorrere molte, se tlOn tutte, delle attwità organiche. L 'aziotze del cuore, le le variazioni della pressione sanguigna, la ~-omposizione del sangue giocano così la loro parte importante, a seconda dei casi, ma intervengono anche gli impulsi nervosi diretti sul rene, oltre quelli su di esso esplicantisi attraverso l'apparato circolatorio, ed ormai è da tenere in grande cotJto il gioco del sistema endocrino, capace di provocare, favorire, ostacolare, iniziare il processo· della dturesi tlei suoi meccanismi: superiore, cemrale, inferiore. L 'O. entrando a riguardare - dopo queste premesse - la questione delle nefriti e delle nefrosi, dice come appaia legittimo ammettere, al di fuori delle forme gmvi, acute o croniche, di lesioni globali del retJe, u.n'alterazione per lo meno prevalente dei due jistemi : glomerulare o tubo/are. Accenna alle concezioni antiche delle nefriti, e dice come non si possa negare che un passo importante, nel campo clinico ed anatom.o-patologico, Jia stato fatto, con la distinzione fra nefriti e nefrosi. La supposizione che la nefrosi non fosse t-ma affezione renale, ma solo l'espressione, nel rene, di un distu1·bo comples.co del metabolismo, non ha trovato conferme. L 'alterato metabolismo pÒtrebhe, a seconda dei casi, connettersi come causa od effetto della ne/rosi, sebbene le forme perfettamente pure, segnate cioè da un taglio netto, non siano in clinica ed al tavolo anatomico frequentemente dimostrabili, ed anche nelle nefrosi pure si rappresenti un certo grado, anche minimo, di lesioni glomerulari. L'O. fa un parallelo fra i caratteri speciali fondamentali delle nefriti e delle nefrosi, riguardate come forme pure. Nelle nefriti: carattet·e infiammatorio del processo - e quindi glomerulo-nefrite. - Etiologia ristretta (specialmente rappresentata dallo streptococco); aumento della pressione arteria/e, ipertrofia del ventricolo sinistro, tendenza all'uremia, deficienza di edemi. Fenomeni inerenti all'aumento


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della pressio11e arteria/e e dell'eccitabilità vasaie con spasmi (sindrome del Forlanini, crisi vasali [Pal.), nicturia (nelle forme subcronica e cronica). Nelle urine: peso specifico alto o buSJO, a seconda della forma e del grado di estensione del processo glomerulo-nefritico: piccole quantità di albumina, rari cilindri, presenza di globuli ro.;si. Nelle nefrosi: carattere degenerativo della lesione. Etiologia larga (batt.eri, tossùu, diverse sostanze chimiche, quali: sublimato, acido fenico, acido cromico, ecc.): processi diversi degeneratit;i, fra cui quella amiloide. Assenza - se non concorrono altre cause di aumento della pressione arteria/e e dell'ingrandimmto del ventricolo sinistro, edemi, versamenti sierosi t~elle cavità, mancanza di og11i tenden za all'uremia, talvolta fenomeni eclampsici - specialmente nei bambini e nei giovani - ; facili bronchiti, con espettorato sieroso e facili diarree sierose, come fenomeni vicarianti di liberaz:ione dei tessuti dal liquido edematoso. Nelle urine: peso specifico alto; albumina abbondante, abbondante cilindruria, assenza di globuli rossi, prese11za di sostanze birifrangenti. Eutrando a fare un esame più dettagliato l'O. , a proposito delle rJefrosi, parla della classificazione di Volhard e Fahr, e dei quattro stadii anatomici e dei tre clinici. Vi è i11fatti un primo stadio anatomico, caratterizzato dai rigonfiamento torbido dell'epitelio, dall'aumento di volume e tumefazione degli epitclii renali, dall'essudazione albuminosa. Tale processo, che fu indicato anticameu.te, e spesso io è ancora, come lieve irritazione renale, può osservarsi in molte affezioni febbrili (albuminuria febbrile) e mentre da Aschoff fu ritenuto di natura infiummatorÌtt. da VolluJr e Fahr fu dimostrato di natura degenerativa. Il primo stadio clinico viene usualmente considerato quando, nel secondo stadio at1atomico, compare la degenerazione jaiinogranulare dei tuboli contòrti, con presenza di grasso in alto grado nelle cellule; anche nei glomeruli si può rinvenire una fine polverizzazione di grasso negli epitelii, mentre nelle capsule si trova albumina coagulata ed epitefii distaccati. Oìtre al reperto urinario, in questo stadio, il carattere clinico prevalente è la presenza degli edemi, che possono essere notevolissimi. R ichter crede che l'idropsia renale sia dovuta a tre fattori: la lesione renale, anatomica e fun zionale, che provoca la ritenzione di sali e di acqua, la id1·emia, dovuta a questa ritenzione, ed una maf{giort permeabilità dei vasi. Di questi tre fattori, è appunto l'ultimo che deve essere preço in considerazione nelle nefrosi, perchè in questa affezione il potere di eliminazione dell'acqua e del NaCl da parte dei reni è conservato, ed appare diminuito, nella prova, il pas.raggio dell'una e dell'altro attraverso i vasi, favorito dalla permeabilità prodotta da soJtanu che si originano dalla degmerazione degli epitelii renali. La pressione del sangue, come si è detto, nelle forme pure appare normale o liet1eme11te diminuita , mai ipertrofia di cuore. La pres-etzza dei Iransudati nelLe cavità sierose, che sembrano anzi sede di predilezione, possono


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determinare dei riflessi cardiaci per stimoli originati nel pericardio, nelle pleure, nel peritoneo; mentre, da parte loro , l'idropericardio, come l'idrotorace, possono esercitare sul cuore una influenza meccanica diuersa. Le nefrosi che si suolgono durante la grauidanza hanno generalmente un decorso rapido; rapido decorso si ha pure nella sifilide recente con angina luetica. Nelle nefrosi suolgmtisi nelle malattie croniche - come la tubercolosi, la lue, le suppurazioni crot1iche - il decorso è cronico ed allo stat,o idropico segue un secondo stadio clinico senza edemi (terzo stadio anatomico) ed un terzo stadio terminale (quarto stadio anatomico). Nel secondo periodo clinico (terzo stadio anatomico) gli edemi regredircono, n'ducendosi talvolta nelle sole cauità - specie in quella addominale le gocciole ialine negli epitelii sono diminuite, ma vi è ingrossamento e desquamazione intensa dell'epitelio, cotJ grave degenerazione grassa dei tubo/i contorti ed infiammazione interstiziale, che cor1duce alla formazione di un tessuto di granulazione. In questo periodo le condizioni generali degli infermi possono essere soddisfacenti, non esserui che l'albuminuria e nel cuore non riscontrarsi che una lieve diminuzione della forza di contt·azione ed una facile accelerazione del ritmo negli sforzi. Da questo stadio si passerebbe al raggrinzamento secondario nefrotico, non da tutti, come il Businco, ammesso, in cui il rene è rimpicciolito, con

infiltrazione dell'interstizio e considerevole sviluppo di connettivo, per lo più a focolai, e con atrofia dei glomeruli anch'essa a focolai. Vi è poliuria; diminuita concentrazione delle urine, ma non insufficienza renale. La secrezione dell'acqua twn è disturbata. Non vi è ritenzioue di A .. Neanche qui il cuore si ipertrofizza, al contrario è piccolo e non raramente con atrofia bruna, comportamento questo, come nota Dionisi, che fa pensare che questa forma debba essere meglio studiata. Passando alle nefriti, è importante notare c!Je il caso è ben dioerso dalle nefrosi. Vi è ùwero 1111.1 forma di tzefrite, la cosidetta nefrite a focolaio, tzella quale il processo infiammatorio 1wn si estende a tutto il rene, ma solo ad una parte dei glomeruli; è generalmente benigna, sia quando è acuta, che quando passa allo stato cronico, e sua caratteristica è, oltre l'ematuria e la poca quantità di albumi1la nella urina, la mancanza di aumento della pressione arteria/e e di ipertrofia di cuore. L'elim inazione dell'acqua è lieuemente -rallentata, ma quella del NaCl e dell'N è dùcretamente conseruata. Di fronte a questo proceJSo, sta quello delle ne/riti diffuse: processo di glomerulo-nefrite, in cui la funzione del sistema cardiovascolare è più o meno compromessa, a seco11da dell'entitù delle lesioni ed anche iu parte delia compartecipazione delle lesioni tubo/ari, che ne rendono il quadro meno chiaro. Vi sono cos) delle: forme tniste nefrotiche-nefritiche, ma la parteàpazione degli epitelìi dei tubo/i contorti può essere così piccola, da fare apparire la forma nefritica come pura.


roso

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Nella glomerulo-nefrite, V o/hard e Falu· distinguono tre stadi: glomerulo nefrite acuta, glvmerulo uefrite subcrvnica, corrispondente al grosso 1·ene bianco ed alla nefrite cronica parenchimatosa, glomerulo tJefrite cronica, corrispondetJte al rene raggrinzato secondario (con e senza granulaziom). L 'O. prospetta le varie alterazioni che si determinano in ognuno dei tre stadi, mettendone in correlazione i quadri clinici relativi. Così nel 1 ° stadio primeggia l'aumento della pressione arteria/e, che può durare anche dopo >comparsi gli altri sintomi e nella convalescenza. L'edema può mancare; se, presente, deve essere: considerato come segno di una concomitante nefrosi. Si dice che vi sia idremia, ma Dionùi fa notare che il termine di idremia in tali casi è molto confuso, perchè l'ipotesi di una diluzione del sangue è giustificata dalla dimiiluizione dei globuli rossi e non dalla ipoalbuminosi, dovuta a perdita della sieroalbumina, che si può osservare nelle nefrosi e nelle nefriti. Le urine sono scarse, fino all'anuria e nei casi gravissimi, acide; cotltengono sangue, albumina variabile a seco11da della coesistenza di un processo nefrotico: nel sedimento si notano moltissimi globuli rossi, leucociti e cilindri di vm-ie specie e nella partecipazione dell'epitelio vi possono essere epitelii. Ora è importante stabilire che di ttmto il processo glom~ulo-nefritico è più puro, cioè senza concomitatzte nefrosi, d'altrettanto più evidente è più intensa è la sindrome cardiovascolare. Nelle forme quasi pure la pressione è alta; quando vi è larga partecipazione della 1zefrosi è minore o scende. !l lavoro del cuore, intenso nel primo caso, è dùnitzuito nel secondo; la dilatazione e l'ipertrofia che rapidamente pouono stabilirsi nel primo caso, tJel secondo vengono a mancare. Wesler crede che la ipertrofia e la dilata.à one del ventricolo sinistro, specialmente nei bambini, rimanga spesso latente, e può essere messa in evidenza soltanto con l'esame ortodiografico, che egli c01uiglia fare in tutti i casi di nefrite accertata od anche .cvspettata, in quanto costituisce un elemento progtJOstico di capitale importanza. Nelle forme a gratlde pret,alenza nefritiche i segni clinici dell'ipertensione si osservano precocemente. La forza delle contrazioni del cuore, chiamato a maggior lavoro, aumenta: la frequenza il cui valore è innalzato dalla elevazione febbrile della temperatura, relativamente diminuisce, a meno che non interve11gano altri coefficienti. L'inotropismo positivo, che in tali casi .(i determina, si mantie11e tuttavia anche se interviene una lieve dilatazione, che può essere precoce e Jeguita dal processo di ipertrofia. Anche alla autopsia molto pre.cto - dopo otto giomi soltanto - fu trovata dilatazione d ipertrofia del cuore, ma tJel mancato rapporto tra proprietà dinamiche del cuore compromesse ed elevazione della pressione, inrorgono fenomeni di insufficienza miocardica a cm·iro del z-entricolv sinistro, della quale imufficienza uno dei caratteri è il 1·itmo di galoppo presistolico. N ella nefrite acuta si può osservare il ritmo di galoppo presistolico o quello protosistolico ed ambedue per le mgioni suddette. Si può riscon-


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trare un soffio in primo tempo sulla sede dell'impulso, per imufficienza relativa della mitra/e. Vi è accelerazione del ritmo, ma può oJServarsi anche bradicardia di origine sÌ1wsale e forse anche di 12atura dromodropica pet· altera..

zionc del fascio di coudwàonc atrio·t'Cnt,'Ìcolarc. Si osservano spesso extrasistoli Vetttricolari o atriali. La mancata resistenza del cuore - oltre che l' uremia, più che la eclampsia, e le complicazioni infeuive - costituisce un grave pericolo nel decor.w della nefrite acuta. Tuttavia si può avere la guarigione clinica. Nel II stadio della glomerulo-nefrite l'ipertensione persiste e può anzi essere l'unico segno superficialmente apprez zabile. Gli edemi possono mancare; talvolta sono espressione della forma mista, ma tJO!l è raro il caso che siano di origine cardiaca. ltJ!Iero la prova dell'acqua dà di regola che la capacità di eliminare nelle 24 ore grandi quantità di acqua è rimasta, pur essendo minore che nei .wni la quantità eliminata ogni mezz'ora. Così anche la eliminazione di NaCl e di N è buona. La nefrite al II stadio, che può dar segni diversi di ipertensione, dà debolezza cardiaca, dolori renali ed anche persistenza di edemi. Può atzche essere sopportata per anni senza alcun segno, e perfino può costituire una sorpresa nel corso di altre malattie (Volhard e Fahr). Tuttavia è in gioco il cuore, alle cui proprietà dinamiche è affidato il còmpito del compemo. Spesso esso dà segni della sua diminuita potenza, uno dei quali è la nicturia. Si osserva infatti in tali infermi una differenza del comportamento delle urine che nella notte, durante il riposo, aumentatJO. Essa che nella sclerosi renale è un segno costante ed esclusivo dell'insufficie-n za del ventricolo sinistro, nella nefrite viene riportata anche alle condizioni del rene, che lavora di giorno e di notte sotto alta pressione:: nondimeno tJOn pt-tÒ escludersi che la nicturia dimostri la capacità della fibra cardiaca a risentire i benefici del riposo, dt4durante ,il quale la contrazione si rinforza e la circolazione si riordina. La nicturia talvolta precede gli altri segni e persiste sempre dopo la loro atte~ nuazione o s.comparsa, anche se la proporzione diminuisce. Gli edemi che sono frequentemente dati dalla concomitante alterazione degli epiteli, possono complicarsi con gli edemi di origine cardiaca, dando luogo a quel grado di idropisia crouica, risultato dell'influenza della lesione renale e della debolezza del cuore. Tali forme possono essere considerate come forme di passaggio dal secondo al terzo stadio. Nel III stadio le alterazioni anatemiche damJo ragione nel quadro clinico che specialmente si svolge su due putJti fondamentali: insufficienza del rene manifesta o latente, relativa od assoluta, fino all' uremia, ed ipertensione arteria/e con ipertrofia e consecutiva imuf[i.cie11za di cuore, anch) essa latente o manifesta. Nelle urine: lieve albuminuria, pochi globuli rossi, leucociti, cilindri granulosi e ialini, detriti ed epiteli degenerati in grasso e, se si complica con l'attacco nefrotico, si rileva comparsa di lipoidi birifrangenti.


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La capacità al lavoro osmozico è qui rwtevolmente dimivuita e l' eliminazione di grandi quantità d'acqua è l'unico mez.zo di eliminazione delle scorie, anzi, poichè il rene funziona sotto alta pressione, se anche si sopprime l'introduzione dell'acqua, continua l'eliminazione di grande quantità di urina a basso peso specifù·o ed il peso dell'individuo scende per la gra11de perdita di acqua dei tessuti; inoltre, per la debolezza del cuore, la quantità di urina diminuisce, ii peso specifico 11011 cresce. Tutto ciò e la corrispondenza fra pu11to di concentrazione dell'urina e quello dfl sangue, dim.ostra che il potere di concentrazione è più o meno notevolmente diminuito. Vi è nicturia, che, contrariamente a quanto avviene nella sclerosi renale, non è dipendente dalla quantità di Liquido ingerito e dalla diuresi diurna, nè viene soppressa daLla dieta secca, che dà luogo, per le continue perdite d'acqua, a sete vivissima. Ma, malgrado vi sia poliuria, anche il potere di eliminazionç dell'acqua è diminuito e questo fenomeno paradosso si ripete per il NaCl, per il quale il potere di elimi11azio11e del rene si dimostra diminuito, pur avendosi con la poliuria una insufficiente eliminazione. Fischer crede che la ritenzione dei cloruri nelle nefriti non sia affatto dovuta ad incapacità eliminatoria dei reni, ma ad una modificazione delle proteine o di altri colloidi dell'organismo, da etti multa una produzione anormale di acidi e simultarzeamente una maggiore rù·hiesta da queste proteine di cloruri e di acqua. Così la ritenzione clorurai~ sarebbe per lui un effetto costante in tutti gli stati patologici dove si ha un aumento di produzione energetica (provata dal dosaggio della urina, del sangue, della saliva, dell'abbàssameuto della percentuale in C0 2 nell'aria alveolare) e ciò avver-rebbe nelle nefriti, come nei vomiti delle gravide, nella maggior parte delle malattie infettive, ecc. Anche il potere di eliminazione dell'N è difficoltato, per cui si ha sempre un aumento dell'azoto residuo dd sangue. Nelle nefriti croniche con edemi vi è, secondo Rowe, la diminuzione relativamente più alta della cifra globale delle proteine del siero, anomalia che in parte, secondo lui, sarebbe dovuta all'idremia ed in parte all'intossicazione. Al contrario le globuline e le non proteine sono ÙJ quantità esagerata. Nelle nefriti croniche con uremia, nelle quali la cifra totale è normale od un po' superiore al normale, (per disidratazione) la quantità delle globuline e delle non proteine è aumentata. Nelle nefriti C1"012Ìche senza edemi 11è uremia, si ha un forte aumento delle globuline, U1l lieve aumento delle non proteine ed una leggiera dimi11w::ione della cifra totale delle proteine. Se si tien conto, intanto, che nell'insufficienza cardiaca, senza nefrite, sia essa con edemi o non, si ha abbassammto della cifra globale delle proteine, mentre le globuline restano in quantità uormali, si vede la differenza del comportamento delle nefriti, dovuto all'ostacolo renale. Utz parallelismo rigoroso fra quantità di N nel scmgue e urèmia non esiste, anzi pare che l'influenza dell'az otemia sia in rapporto alle condizioni relativamente buone,. come non


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è probabile che il ralientomento dell' eltmitJazùJne deLl'azoto e del cloruro di sodio, costituisca lo stimolo aLLa diuresi. LA quantità varia col tipo dell'alimentazione e - sebbene Brodzki dica che nell'esperimento tanto nelle nefriti acute, che in quelle croniche il grado di ipertensione nOTJ su.biscc variaziow con la diversità della dieta - può dirsi che riel nefritico di tanto la dieta influisce ad abbassare il contenuto di N nel sangue, di altretta11to meno dartneggiati appaiono i poteri del rene. Il comportamento dei cuore è molto importante; se esso risponda all'alta pressione arteria/e od anche sia stimolato da speciali sostanze alla sua funzione, 1JOn è ben definito. Pare che il gioco, armonico, anch'esso, debba esplicare la sua azione. l valori della pressione sono alti. QueJte ipertensioni, come quelle del Il stadio, si distinguono da quelli di altra natura (nevrosi vasçolare) in qua11to sono continue ed il grado della pressione diastolica ne è sempre più alto. Ciò malgrado, giusta le osservazioni di l ores, l'ipertrofia del cuore non raggiunge l'intensità di quella che si ha ?te/la sclerosi dei vasi renali. Non è da escludere però, nel raggrinzamento secondario nefritico, usualmente ./a coesistenza dell'arteriosclerosi renale. Come fu notato precedentemente, nei vasi renali in genere non è rara l'alterazione, che da Volhard e Fahr viene spiegata prin cipalmente con la cresccnte iperfu?tzionalità del sistema vasale , comecutiva alla chiusura dei glom(Tuli, che renderebbe anche più facile l'azione di sostanze tossiche. Del re!to nella nefrite, a lungo atJdare, l'ipertensione, co,1 come produce ipertrofia del cuore ed alteraziom· dei vasi renali, costituisce secondo Marchand, una delle condizioni più importanti per l'arteriosclerosi diffusa della giovane età. Malgrado l'ipertrofia, le proprietà dinamiche del cuore sono insufficienti all'ostacolo sempre crescente; tutti i sÙltomi, spesso gravissimi, dell' imuf· ficienza cardiaca negli ipertemivi, dominano la scena; così possono apparire i fenomeni dello stato iniziale come quelli degli st(Jdi avanzati, e, m m tre gli edemi renali si fanno rari o limitati, quelli cardl(là prevalgono. Vi può essere ingombro più o meno marcato ttel piccolo circolo, dilatazione del cuore, destro, iperemia epatica, aume-nto delia pressione venosa, aumento dell'albumÙJa nt:lle urÙJe. Di contro a ciò, stamw i <:asi nei quali gli everJti possono mancare del tutto. Come anche, d'altra parte, specialmente quando si è stabilita una sclerosi secondarià nel cuore, possono sorgere l'asma cardiaco, l'angina di petto, ecc. Negli attacchi uremici, e che possono complicarsi con sintomi di eclampsia e di pseudouremia, i sintomi cardiaci possono essere preesistmti, ma usualmente l'insorgere dell'uremia coincide con la comparsa o con lo aggravamento dell'insufficienza cardiaca. Il decorso .cfavorevole infatti si ha quando il potere di eliminazione dell'acqua diminuisce , sì da diminuire il compenso dell'ipostwuria, e quindi insufficienza di cuore e sittdromi uremica appaiono come in conseguenza del progredito e grave danno del potere di eliminazione dell'acqua (Dionisz), per cui si produce da una parte wvrariem2

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Giornnl~ di

nu:dicina militar~.


1054 pimento della circolazione, aumento deLla pressione venosa e depressione delle proprietà dinamiche cardiache, dall'altra, aumento della intossicazione che rende più difficile il lavoro del cuore. Talvolta, sia come sintomo precoce che, più frequentemevte in completo St/iluppo del quadro uremico, può insorgere una pericardite afebbrile. la cui natura è- stata studiata da Banti.

OSPEDALE MILITARE DI BARI

Contributo clinico sulla pancreatite acuta emorragica Conferenza del Prof. A. G. Chiariello Direttore dell'Istituto di Patologia chirurgic.a della R. Università di Bari, agli ufficiali medici del Presidio militare (riassunto).

La diagnosi di pancreatite acuta emorragica viene raramentt: posta, quando si osserva un addome acuto. Ciò dipende da molteplici jatt01·i: anzi. tutto dal fatto c!Je in genere al pancreas non ci si pensa quasi mai, pot penhè tale evenienza è più rara di molte altre che pur danno una sintom;ztologia addominale acuta, mentre la diagnosi differenziale risulta piuttosto co11jusa. Af/endo af/uto l'opportunità di operare due casi di p.a.e., rite11go opportuno, segnalando/i, di dare uno sguardo sintetico a tale complessa mJ· lattia. CASo I. - A. C., a. 48, da Pozzuoli. Si presenta in Ospedale perchè colpito improvvisamente da un violento dolore all'epigastrio, irradiantcsi trasversalmente fino al dorso. Il dolore è vivissimo ed al momento dell'osservazione (quattro ore dopo l'inizio della crisi dolorifica) l'infermo presenta uno stato angoscioso di estrema gravità, polso piccolo, 130 pulsazioni per mi· nuto, temperatura 37,4, sudori diffusi a tutto il corpo. Vomito frequente abbondante. All'esame ddl'addome si nota che questo è uniformemente rigonfio; la palpa· zione rileva una resistenza su tutto i'ambito, mentre quella sulla linea mediana sopra· ombelicale accentua il dolore. Tale resistenza è abbastanza intensa, ma non raggiunge la caratteristica resistenza !ignea delle perforazioni degli organi cavi. Alla percu ssione. suono timpanico su tutto l'ambito, presenza di ottusità spostabile sui fianchi, assenza di sonorità preepatica. Dinanzi ad un quadro di addome acuto così importante, intc:r· vengo con diagnosi probabile di perfora7.Ìone gastro-duodenale, datante forse da un periodo d1 tempo superiore alle 4 ore, ricordate dall'infermo. Laparatomia mediana sopraombelicale. All'apertura dell'addome, presenza di una discreta quantità di liquido fortemente torbido. Lo stomaco ed il duodeno, sebbene congesti, non presentano nulla degno di particolare rilievo; lo stesso può dirsi delle vie biliari, dell'appendice, di tutto il tubo intestinale. Poichè l'epiploon si presenta fortemente congesro, e su questo e sul mesocolon trasverso si osservano delle chiazze b ian -


CO:-ITRIBUTO CLI~ IC<l SULLA

PA:-.:CREAlTfE :\ Cv T:\

EMORRAC:ICA

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castre, che ricordano le macchie di cera, penso ad una pancrc::;nite acuta emorragica.

Apenura della retrocavità degli cpiploon attraverso il lcgamemo g:lSlro-colico. Appare la loggia pancreatica coperta da una specie di essudato fìbrino-purulcnto, alquanto emorragico; tutto il pancreas è fortemente congcsto ed in molti emorragico. Dopo lacerazione della lamina aponevrotica che ricopre il pancreas, si tampona la loggia pancreatica e si chiude la parete addominale, con sutura in massa. Le condizioni dell'infermo vanno progressivamente peggiorando. Morte 6 ore dopo l'intervento. c.~so Il. -

F. R., a. 28, da Napoli. Riferisce che un'ora prima. c due ore dopo un pasto abbastanza abbondante, è stato preso da un vivissimo dolore, come un colpo di pugnale, all'epigastrio. Tale dolore si era rapidamente diffuso a tutto l'aJJome, per poi locali7.:1.:1rsi di nuovo nella zona mediana sopraombelicalc. L' in fermo, in uno stato ansioso, è preda di una viva agitazione, :si agita continuamente sul lettino di osservnione, perchè il dolore non gli dà un momento di tregua, polso piurtosto pieno, frequente ~110 pulsazioni _per minuto); vomito frequente, abbondante, in gran parçe biliare. Addome leggermente tumido; la palpazione, se praticau molto do:cemcme, non mette in e,·idenza una grnnde resister.za dd le pareti; la p:.rte corrispondente alla regione mediana sopraombelicale è piuttosto rigida, ma si nota subito che tale resistenza è minore di quella che si attenderebbe, data la gravità dei fenomeni addommali. Presenza di liquido libero nell'addome, assenza di sonorità preepatica. Dinanzi a tale sintomatologia, edotto anche dal caso precedente, intervengo con laparotomia mediana sopraombclicale per probabile pancreatite acuta emorragica. Presenza di liquido ematico nel cavo addominale. Sull'epiploon, sui meso, presenza di caratteristiche macchie di cera. Nulla a carico degli altri organi addominali. Si arriva alla loggia pancreatica attraverso il legamento gastro-colico. Presenza di abbondante quantità di liquido ematico nella retrocavità degli .epiploon; ii pancreas si presenta fortemente congesto, in molti punti emorragico, con zone disseminate dt sfacelo. Dopo accurata pulizia della retrocavità ed isolamento deina loggia pancreatica, si apre questa, dilacerandone la capsula. e si zaffa tutta la zona pancrcatica. Sutura in massa dei comuni tegumenti. Tonicardiaci, fleboclisi ed ipodcrmoclisi di soluzioni glucosate. Attraverso lo zaffo, vengono fuori nei giorni successivi una quantità di brandelli di tessuto pancreatico sfacelato; le condizioni generali riprendono progressivamente; r esidua una piccola fistola sccernente un liquido torbido, con scarse qualità di secreto pancreatico, che si chiude spontaneamente in tre mesi.

I due casi, capitati alla mia osservazione, riguardano entrambi la forma tipica di pancreatite acuta, quella cioè che, dal putzto di vista .cintomatologico, richiama la classica sindrome del << dramma pancreatico » del Dieulafoy con il reperto operatorio di abbondante versamento ematico nel cavo addominale e delle caratteristiche « macchie di cera» sul peritoneo. Il secondo caso può considerarsi forse più grave del primo, per il più abbondante contenuto ematico nel cavo addominale, e per lo stato sfacelico di alcuni pumi dei parenclzima pancreatico, che mancava nel primo caso. Il successo è da attribuirsi soprattutto, io penso, al mù10r tempo intert:ùrso fra l'indizio dei sintomi e l'intervento. Ma accanto a questa varietà è opportuno rico1·dame altre. Il Brocq ha descritto una forma di pancreatite edematosa, caratterizzata dall'edema che infiltra il pancreas ed i varii meso, con scarsa o nulla


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COKTRIB L!TO CLI K ICO SULL A

PA~CR EATITF. AC UTA EMORRAGICA

emorragia pancreatica ed intraaddominale, mentre le macchie di steatonecrosi sono molto lievi o anche mancanti. Su tale forma non vi è t'accordo fra gli autori, perchè qualcuno, come il Soupault, vorrebbe negare una fisionomia clinica e anatomo-patologica a tale varietà. Lo Ziepfel ritiene però che se tale varietà si presenta piuttosto raramente gli è perchè, data la sintomatologia meno allarmante, si intervieue con minore frequenza, ma è logico considerare tale forma come uno stadio precursore della forma tipica di parJcreatite acuta. In effetti, l'orientamento non è preciso, perchè, alcune volte, la forma edematosa maschera lesioni pancreatiche più gravi, come tlei casi di Chifoliau, Vergoz ed altri, in cui, sotto l'edema peripancreatico, si nascondeva una glandola dura, bitorzoluta, oppure lesioni 11ecrotiche (Depla.r e Ebrard, Soupault) o una pancreatite emonagica (Okinczyc, Gautier ecc.). Se nella forma che potremmo chiamare pura, quando cioè non si associa ad altre lesioni più gravi della glandola, la diagno-<i anatomo-patologica è abbastanza facile, Ìtl quanto che tutte le lamine peritoneali, i meso, si presetltano riKonfi, con formazione di vescica/e di varia grandezza, mentre il parenchima si presenta più o meno a~mentato di volume, di colorito pallido; in altri casi tale diagnosi, per le ragioni anzidette, non è molto facile. Volendo in ogni modo comervare tale varietà, potremmo concludere che esiste una forma di pancreatite acuta, a sintomatologia meno imponente della classica forma della p.a.e., i cui sintomi possono anche regredire spontaneamente, salvo a ripetersi in una forma magat·i molto più grave, a distanza varia di tempo, e la cui eventualità deve essere tenuta presente dall'operatore, se twn vuole_ lasciarsi sfuggire, in mancanz a del classico reperto, la lesione pancreatlca. Accanto a questa forma , e perciò facilmente confo?Jdibili, sono le pancreatiti a tipo subacuto. Anche in q-uesto caso si ha una forte crisi dolorifica, sebbene di entità minore, ma successivamente tale dolore va man mano diminuendo: si ha una certa calma, l'addome diventa più trattabile, la tem peratura, in genere sempre modica, può scomparire anche del tutto. E' ouvio che in tali casi una differenziazione clinica con la varietà precedente è: mo.lto difficile, se non impossibile, ma non è rara l'evenienza che dopo alcune di queste poussées dolorifiche non veda comparirsi una massa all'epigastrio o anche spostata verso destra o verso sinistra, sperdentesi sotto le false coste. Tale tumore, di notevole consistenza, fissato in profondità, doloroso sia spontaneamente che alla palpazione ed accompagnantesi spes.co a notevole dt:cadimento delle condizioni generali, è dovuto ad una raccolta ematica, dipendente dalla p.a .e., che si è incistata. Delbet in Francia e Kalsch in Germania hanno poi richiamato l'attenztotze su un'altra forma di pancreatite acuta, negata poi da altri. Si tratta della cosz-detta pancreatite attenuata, caratterizzata, secondo Delbet, da due sintomi principali: il primo è costituito dai dolori epigastrici irradiantisi alla fossa lombare, quasi sempre abbastanza intensi, piuttosto continui, ma esa-


CONTRIBUTO CUNICO SULLA PANCR EATITE AC UTA

EMORRAGICA

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cerbantisi alla fine delia digestione gastrica. Il secondo sintomo, individuato dul Delbet, è costituito dalla facilità con cui si at1vertono i battiti sull'aorta, appena st poggia la mano sull'addome, battiti che va·nno interpretati non come anMmali, ma trasmessi in una maniera anormale attraverso un pan-· creas ispessito e duro. Il Delbet ebbe poi a osservare un caso di pancreatite attenuata, in cui, dopo qualche tempo, si ebbe la conferma della sua diagnosi clinica con la comparsa di una falsa cisti del pancreas. Delle altre varietà cliniche ricorderò, sebbene sia molto rara, la necrosi massif!a del pancreas. La sintomatologia clinica di questa forma è ancora più imponmtt che nella p.a.e. comune; l'aggravamento delle condizioni generali è rapidissimo, per cui in genere queste forme sono al disopra delle possibilità chirurgiche. Leveuf e Hillmant hanno appunto descritto U1l caso, in cui la sintomatologia si era iniziata con un dolore addominale brutale, vivissimo, a sede periombelicale, con crisi parossistiche violentissime, vomiti alimentari. Dopo 20 ore dall'inizio dell'attacco, L'individuo ere un moribondo: dispnea, pallore, estremità fredde, temperatura 36",3, polso impercettibile. All'atto operatorio, presenza di liquido torbido nell'addome, assenza di emor. ragie, niente sull'epiploon, placche di steatonecrosi sul tenue e sul mesentere. All'esplorazione pancreatica si nota un pancrea.( edematoso, duro e necrotic:o, di colorito grigiastro. M orte dell'individuo 5 ore dopo l'intervento. Tale varietà è però molto rara; più frequente è i1wece un'altm forma, che ant h'essa riveste caratteri di particolare gravità ed è la varietà suppurata o gangrenosa. Se la forma tipica di p.a.e., cioè la necrosi pura, è asettica, si ha ta forma suppurata o gangrenosa ogni qua!tJolta pigliano parte al proce>So i germi comuni della suppurazione o quelli anaerobi. E' probabile che il fatto necrotico apra la via, in un secondo momento, ai germi della suppurazione, sebbene altri autori siano di avviso che sia la forma suppurativa a determinare la necrosi pancreatica. !11 ogni modo, la sintomatologia clinica ricorda, sebbme in genere più intensamente, quella della p.a.e.; e poichè in questi casi l'ematoma è infetto, con presenza di lembi sfacelati di pancreas, è ovvio pensare come nella forma diffusa la morte sus.regua quasi fatalmente. Frequentemente però si ha una localizzaz ione del processo, le lesioni s'incistano, si hanno nuove poussées infiammatorie, con decadimeuto progressit•o delle condizioni dell'infermo, fino alla formaz Ì&1Je di una gro.rsa raccolta ascessuale, che può focalizzarsi alla regione epiga.ctrica, ma che delle volte può localizzarsi anche a distanza: ascessi subfrenici, ascessi lombari ecc. Sulla patogenesi non mi soffermo, a1zzitutto percl1è non ho contributi personali sperimentali e poi perdzè la patoge1lesi Z· tuttora molto discussa. Ricorderò solo che due teorie si contendono il campo: la teoria vascolare e la teoria can,alicolare. Secondo la prima, si avrebbe una trombosi ve11o.ra primitiva con comeguente afflusso sanguigno arteriale; questo determinerebbe a sua volta l'infarto emorragico ir;. un pancr('as già colpito dalla stasi e da!-


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CO~TIWIUTO CLl:>:tCO SULLA P \l': CREATITE ACUT:\ EMORRAGICA

/' obliterazione vetzosa. La teoria catzalicolare ha l'appoggio invece di una ricca documentazione sperimentale. Le ricerche di Brocq, di Calzavara, di Archiba/d sono dimostrative a tal riguardo. L'attivazione itl situ dei fermenti giando/ari, come si può realizzare sperimentalmente con l'itziezione di liquidi nel coledoco, come la bile, il succo intestinale, e, per alcuni autori, anche microbi, touine, leucoctti (Ruggien), doruro dì calcio, traumatismi, corpi estranei nel Wirsung (Za[Jagni11ì), reahzza una p.a.e. che può rassomigliare perfettamente a quella che si osserva in clinica. Come poi si realizzi Ù2 clinica l'attivazione iutraglandolare dei fermenti panaeatici è a11cora molto discutibile: non può dùconoscersi che l'associazione frequente di lesioni biliari abbia tutta la sua importan::::a; in effetti sono stati frequentemente riscontrati calcoli solo nei/a cistifellea, in qtm;ta e uel coledoco contemporaneamente, nppure solo nel coledoco e diverse volte il calcolo era intovato 11ell'ampoll.1 di Vater. St. è pensato anche alla infezione delle vie pancreatiche, che fa seguito alla infezione delle vie biliari, favorita dalla presenza, anche se temporanea, di calcoli biliari o di sabbia o di muco biliare. Altri autor.i , com~ Clermont, Leriche e Arnaud, Maugeret, hanno ammesso la propagazione dell'infezione al panc1·eas per via linfatica, e, ad appoggio della loro tesi, hamw dato una dimostrazione anatomica delle ricche connessioni linfatiche esistenti tra le vie bilia·ri e la testa del pancreas. Ricordiamo infine come altri A.A . abbiano pensato come, a facilitare l'attivazione intraglandolare dei fermenti pancreatici, possano concorrere lo spasmo dello sfintere d'Oddi, la stasi duod~nale, la preseuza di ascaridi nel canale di Wirsung ecc. Nel 1931 poi lo Schweizer ha ammesso la natura anafilattica del dramma pancreatico ed esperienze a tal riguardo del Couvelaire nel 1933 sembrano confermare tale

ipote!i. Dal punto di vista della diagnosi differenziale, sulla scorta dei due casi capitati alla mia osset·vazione e di quanto (: riportato nella letteratura, credo opportuno so/Jermarmi su alcuni dati essenziali, che mi hanno permesso in uno dei due miei casi di porre con quaJ·i sicurezza la diagnosi di p.a.e. Il dolore è indubbiamente di estrema gravità, sopravvmiente improt:t!fsamente, spesso i11 pieno benessere, localizzato essenzialmente nella z ona sopraombelicale, generalme11te a metà percorw tra appendice ensiforme e cicat•·ice ombeHcale, talvolta un po' più a destra, tal'altra un po' più a sÌ11Ùtra della linea mediana, con irradiazioui trasz,ersali, sopratutto ai lombi. Tale dolore, è importante rilevar/o, è ,-esistente ai calma11ti, anche oppiacd. T/iene generalmente descritto uno stato sincopale che accompagna l'inizio delia crisi dolorifica; dopo qua/cile ora però si osserva uno stato di agitazione estrema; il polso, che in un primo momento era piccolo e frequentissimo è diventaw dopo qualche ora. un po' meno frequente, contrastando nettamente con la temperatura, che in genere è m olto modica. Degno di 1·ilievo è il segno di


CONTRII3UTO CLINICO SULLA Pi\NCREATITE ACUTA EMORRACICA

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contrazione della parete addominale. Contrariamente a quanto si osserva ·nelle perforazioni dei visceri cavi, qui la contrazione è modica ed in ogni caso in :onttasto nétto con la gravità del quadro generale. Esùte indubbiamente mw stato di tensione addominale, specie nei casi che si accompagnano ad un.1 paresi intestinale, ma se si pratica una palpazione con dolcezza si osserva clze è posJibile approfondare le mani ttOn solo nelle fosse iliadJe e nella regione ombelicale, ma anche, sebbene in minor grado, nella regiotJe epigastrica. Questo segno, se saputo ricercare, ha una grande importan za e mi "ha permesso appunto di orientarmi nella diagnosi nel mio secondo caso. Su un altro segno intendo richiamare l'attenzione ed è sulla presenz a del vomito. Si può dire c!Je, 1zella qua.(i generalità dei casi, nella p.a.e. il vomito esiste ed è abbondante; chi l1a osservato invece molti casi di ulcere gastro-duodenali perforate sa che in questo caso i conati sono frequentissimi, mentre il vomito vero e proprio è rarissimo. Non mi soffermo sugli altri sintomi, sia perchè sono di minore importanza, sia perchè sono tutt'altro che frequenti. Le macchie cianotiche periombelicali, di osservazione tutt'altro che rara (Zaaijer), non sono state da me riscontrate; la chiusura dell'alvo, sia .alle feci che ai gas, sebbene frequente, non è costante ed in ogni caso maz accompagnantesi ai !Ìntomi propri di un'occlusione intestinale; degno di rilievo è il fatto che, con un interrogatorio ben condotto, mentre in una perforazione gastro-duodenale è quasi sempre un passato gastrico che si riesce a mettere in evidenza, nella p.a.e. si rileva un passato litiasico. La diagnosi differenziale con l'infarto intestinale presenta invece particolari difficoltà. Identica la estrema gravità del dramma addomùnle, identica l'abbondanza del vomito e la scarsa contra:àone delle pareti addominali. Si può solo dire che mentre nella p.a.e. il centro di maggior dolore è localizzato nella zona sopraombelicale, nell'infarto intestinale il dolore è soprattutto iocalizzato nei quadranti sottoombelicali. Ma se può essere gusabile l'errore clinico non è scusabile l'errore di diagnosi durante l'atto operatorio. La presenza di un persamcnto siero ematico, senza alcun segno di perforazione, torsione ecc., l'assenza di segtzi infiammatori a carico degli organi addominali, anche st! non si riscontrano immediatamente le caratteristiche c< macchie di cera», impongono l'esplorazione della retrocavità degli epiploon e della loggia pancreatica. La diagnosi diviene allora particolarmente facile. Nei casi da me osservati non furono praticate ricerche di laboratorio. I risultati che in tale campo si sono raggiunti, sono tutt'altro che definitivi, per cui accennerò ai dati di tm certo rilievo. E' stata riscontrata uua iperleucocitosi con poliglobulia; la glicemia è stata quasi sempre trovata fortemcn:e aumentata (Calzavara, Gabriellt), mrntre si è notata una costa11te diminuzione dei cloruri. Brocq insiste sull'aspetto lattescente del siero, mentre lo


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studio chimico mostra tma elevazione totale dei grassi ed un aumento della colesterina del sangue. Circa il trattamento, io ho seguito il metodo più comune, cioè quelLo d1 arrivare alla Loggia pancreatica attrave1·so il legamento gastro-colico, e dopo di aper praticato un'ampia pulizia dd campo operatorio, lacerare la capsula e drenare la loggia pancreatica. Se questa sarà la terapia del domani, è difficile poterlo dire, ma allo stato attuale ritengo che sia quanto di meglio si possa fare. Il concetto di Walzel, ed in parte anche di Leveuf, che sia più saggio a.rtenersi da qualsiasi intervento in pieno periodo di crisi, perchè l'intervento non farebbe che aggravare uno stato di cose già per sè gravissimo, ritengo che non sia da Jeguirsi, perchè l'isolamento ed il drenaggio della loggia pancreatica, impedendo l'assorbimento e l'ulteriore disseminazione dei residui necrotici pa1Jcreatici non può che migliorarne la prognosi. Forse sarà utile associare l'esplorazione delle vie biliari, associando un eventuale drenaggio di queste. Particolarmente istruttiva è .una statistica del Nordmann, il quale su 8 malati da lui operati, i primi 4, nei quali praticò un semplice drenaggio del pancreas morirono ~i collasso, il 5° guarì dopo semplice drenaggio, ma presentò un enorme ascesso secondario sub-frenico. Gli ultimi 3 nei quali praticò il drenaggio della bile guarirono ( 1 colecistomia e 2 colecistectomie con drenaggio dell'epatico). Se si pensa infatti alla frequente concomitanza delle lesiotzi delle vie biliari ed alla loro importanza patogenetica, una tale operazione complementare sembra logica, per cui, u ne avrò l'opportzmità, seguirò in seguito tali concetti. Huet, Sénèque, P. Brocq, Desplas ne hanno portato recentemente alla Società francese di chirurgia dei casi interessantissimi; mizi l'Okù;czyc nel suo libro sulla chù·urgia del pancreas .rcrive che l'operazione razionale comprenderà il drenaggio ed il tamponamento della lesione patJcreatica, quale tempo nece.rsario ma accessorio ed il drenaggio delle vie biliari, tempo principale. Tale intervento complementare, che qualche autore 'ha fatto anche in un secondo tempo (Po lacco), dovrà essere ridotto al minimo, data la gravità del caso clinico, per _ cui penso c!Je una semplice colecistotomia sarà il più efficace intervento complementare iu queJti casi. BIBLIOGRAFIA Auowun e RouRDILI.ON: Arch. Mal. App. 1Dig. 9, 1934. Zbl. f. Chi r. 2, 1935· Br t'ET L., BROCQ P. e UNGAR G.: Presse Méd. 32, 1929. BosHAMM ER R.: Arch. f. Klin. Chir. 171 , 1932. RRocQ P. e Mrcii-HAC G.: Chirurgie du pancréas. Masson et C.ic Ed., 193+ CAt, ZAVARA: Le Pa·ncreatiti. Stab. Poi. Riuniti. Bologna 1924 . C ouvELAIRE R. e BARGETON D.: C. R. Soc. Bio!. II 3, 1933· GABRIELLI S.: Arch. Ital. Chi r. 35, ' 933· - An n. ltal. Chir., IY33· B ER:-I IIARD:


CONTRIBUTO CLINICO SULLA P:\NCREATITE ACUTA EMORRAGICA

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MEMORIE

ORIGINALI

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3 50• SEZIONE DI SANITÀ

DIREZIONE DI SANITÀ DE L L ' I NTE NDE NZA A . O

Comandante: maggiore medico

Direttore : maggiore generale medico • FERDI NAJ'f)O

SA NT E SoFIO

l\1 ART0G LI O

REPARTO DERMOCELTICO OSPEDALE MILITARE PER INDIGENI DEL SEMBEL (Asmara )

Direttore : maggiore medico A NGELO Fusco

CONSIDERAZIONI E RILIEVI DI DERMOSIFILOPATIA NELL'IMPERO ETIOPICO (Contributo allo studio delle malattie dermoceltiche in Colonia) <1> Dott. Marcello Agostini , capitano medico dj complemento, assistente effettive> dell'Ospedale di San Gallicano e già assistente ddla R. Clinica dermosifilopatica di Roma

Lu specialista dermosifiiografo trova aperto dinanzi a sè nel territorio delle nostre Colonie e delle nostre gloriose conquiste in Africa orientale, un campo di osservazioni, di studi e dt ricerche assai vasto e multiforme. Ciò dapprima in dipendenza dal fatto che le affezioni morbose della pelle, ivi inclusevi quelle specifiche sifilitiche, offrono in genere un'elevata percentuale di diffusione fra le popolazioni e fra i militari indigeni, in dipendenza poi dalle speciali contingenze inerenti alle abitudini di vita e d'igiene in specie, alle influenze climatologiche e di razza .

••• Le operazioni militari in Africa orientale che la mente di Colui che regge lungimirando le sorti d'Italia e con mano audace e ferma le dirige, andava prcd1sponendo per un ormai imprescindibile bisogno di difesa e di giusta espansione, mi avevano repentinamente tolto all 'usitato, ormai p iù che decennale, quotidiano e fervente lavoro dell'ospedale di San Galljcano; mi avevano tolto ai vecchi larii e alle non appena ancora abbozzate attività professionali, frutto nascc:ntt di annoso lavoro e di suàato sacrificio. Sotto le onorate spoglie del « ridliamato », eccomi di bel nuovo fra i ranghi e le schiere « Oggi ... la Patria chiama ». Roma, Napoli: là, nel porto, la nave capace (t) Nel l'iniziare questo S<'rHtn, la mente tuttora prcgn~ c am m irata degli avvenimenti rccc n· temente vis>uti, sento eli :tH!I1 poter fare a m<·no di e\'OCa rc a rapidi tratti gli episodi delle v~ rie fasi della campagna :n A. O. :mravcr>o i quali fui condotto da Roma alle v:~ ric tappe cam pu di svol· gtmcnto ddlJ mi~ aui•itiit di mcdiw c eh ~pcciah.ta fra le haldc no,trc truppe. Chied o vcnin per · tanto all11 concsta <Id lettore anche di tal<: per mc tmpr<:,cinclihile esordio, pure se non stre tta mente compreso dal titolo del 1:1\MO.


cu;-..;.s iD ERAZJON I E RILI EVJ DI DERMOS!Fll.OP:\TIA :"'EL.L'lMPERO ETKJt>t C<.'

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ed acconcia attende; Livorno, Cagliari serbano patriottiche accoglienze, commiati commossi ed entusiasti. A Porto Said si stabiliscono i primi contatti con il << continente nero », nel mar Rosso se ne avvertono i primi calori che vanno via via aumentando e raffermandosi fino all'arrivo a Massaua nella prima quindicina di luglio. Banchine affollate; è qui che realmente si vede pulsare il centro vitale del poderoso corpo di spcciizione che si va allestendo: sembra miracolo e pare anche a me un sogno: ma no, è la volontà dell'Italia fascista che si traduce in atto, sono i suoi destini che vanno maturandosi . Massaua all'indomani è già dietro, mentre si fila sù, verso l'altipiano, il ciglio dell'erto acrocoro: l'aria, la torrida temperatura, tramutano gradatamente durante l'ascesa e sembra quasi che la percezione del loro tramutarsi pungente, valga ad infondere in me novello spirito e vitale afflato per l'espletazione dei miei imminenti uffici e doveri. Asmara, N dasi t. Sono alla Sezione, al\ 'unità di cui sono destinato a comandare uno dei reparti someggiati la cui attività ed efficienza logistico-sanitaria è in gran parte legata alla patriottica buona volontà di parecchie diecine di più o meno robmti e validi quadrupedi ... Un monte, una costa alta e ripida sovrasta la località: c< Di questa costa, là dov'ella frange più sua rattezza ... », sorse nei lontani o;ecoli dell'evo di mezzo un austero santuario; il santuario- convento del Monte Bizèn, il <( Debrè Bizèn >> dei nostri amici copti; uno dei cenobì massimi, se non il mass imo, di tutta l'Eritrea e l'Etiopia. L a mole erta e scoscesa del monte troneggia imminente con i suoi 700 metri di parete su N efasit e il suo passo. La mia Sezione, dislocata tra il mimetismo da un late e il nitore dall'altro, delle sue numerose tende, si adagia distesa ai suoi ultimi, dolci declivi, m~: ntre sembra quasi l'abbiano a proteggere la mole del monte e la sua ieratica, inviolabile potenza. Nell'attesa frattanto gli eventi maturano, la vigile nostra sosta sul\.:: pcndici dell 'altipiano eritreo volge al termine, e, in sul finire di agosto, in una notte illune ma tersa, in una di queile superbe notti africane il di cui cielo cristallino pare intenda sfoggiare le dovizie maggiori <li un incantato firm amento, le tende vengono tolte, le some caricate e la nostra lunga colonna, ai primi raggi dell'oriente, inizia il cammmo. Alla sera, dopo lunga e faticosa marcia, "·iene raggiunto Mezzalù, in quel di Dccamerè. Da lì nella verde conca di Saga neiti, dominata dai ~uoi forti e a noi cara per i ricordi degli eroici, se pur sfortunati, combattimenti dell'agosto 1888: a Enclà-Esc, a Addì-Caièh e a Senafè moHemente adagiata all'ombra delle sue turrite « ambe n. Di nuovo sosta. Siamo attendati a ridosso dell 'Ambà Matarà, bellissima f.ra le altre sue consorelle, variopinta e dalle form e dolomitiche. Io riandava frattanto col pensiero, durante lo forzata dimora, anche a quel lontano gennaio J895, allorchè le nostre indomite batterie appostate proprio là, sug;li spalti prospicienti della vicina Ambà Tericà, riuscivano a sgominare le soldatcsche di Ras Mangascià, fugato da Coatit dietro l'incalzare dci nostri. Sia gloria perenne ai prodi di quell'ormai lontano volg::r d'anni e al comandante di quel pugno di artiglieri, ca pitano Ciccodicola: audaci e solitarii signori di quelle ambe,


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CONS IDERAZI ON I E P.ILIE\'1 DI DERMOSIFILOPATIA NELL'IMPERO ETIOPICO

dominatori di quelle balze, non da altro soccorsi se non ·da un pensiero fisso, se non da un nome venerato: quelJo della Patria lontana ! Una sosta di tre e p1ù lunghe settimane: un fremito, impazienti di marciare avanti, a pochi chilometri ormai dal vecchio confine, è padrone di noi tutti. Ma la diana non tarda a squillare! Al mattino del I 0 ottobre, l'ordine atteso perviene e il mio reparto, cui era toccata l'ambita ventura di essere destinato a partire per il primo in seno alla Sezione, in una sera di tempesta, assume il suo posto, assegnato a1 seguito dei baldi battaglioni del 6° Gruppo CC. NN., avanzanti da Addì Caièh verso il confine. La marcia prende inizio mentre l'emozione e l'entusiasmo pervade tutti sì da farci dimenticare e cibo e riposo! Nella notte senza luna si sale alle pendici deUa maestosa Ambà Saim, al di là delJa quale ci si attenda. All'indomani si prosegue fino a pochi chilometri dal confine. E' l'alba del 3 ottobre: viva il Re, viva il Duce! Dopo una notte insonne, non so fare a meno di adunare i miei soldati e di leggere loro, sotto mal dissimulata commozione, il contenuto delle due solenni allocuzioni delle LL. EE. De Bono e Santini. Il fervore si impadronisce di tutti; un'ansia irrefrenabile sospinge le truppe ammassate, pronte a varcare i ceppi del vecchio confine. Fame, sete, stanchezza, freddo notturno: sensazioni che la .solennità del momento più non rende avvertibili. Di tappa in tappa, marciando fra la gagliarda Milizia, per Mai Merèt, i passi di Fogadà e di Chersebèr, entriamo il 5 ottobre in Adigràt novellamente riscattata all'Italia:

sostiamo nella verde culla della sua conca ospitale, opima di messi e circondata dalle erte pareti di una corona di ambe maestose. Un'intima e patriottica gioia si prova nel veder di bel nuovo, dopo un quarantennio, sventolare il tricolore su quel vecchio e glorioso c< fortino » ! I nomi di un Prestinari, di un Baldissera mi balzano alla memoria: di coloro che in tempi di oscura e malferma politica, seppero, sostenuti, può soggiungersi, soltanto dalla personale tenacia e dall'alta, inconcussa fede patriottica, fronteggiare le orde dei ras abissini e tener alto l'onore intangibile delle nostre armi! Nella conca di Adigrat si sosta fino al subentrante novembre, indi l'avanzata con le CC. NN. viene ripresa e, per Edagà Hamùs, Mai- Uècc, Endà- Uoizerò, Nègasc, Uogorò, Bét- Micael, Mai- Magdèn e Dolò, si giunge a Quihà verso la metà del mese. Frattanto sulla destra è conquistata Macallè al cui nome. anch'esso a noi sacro, si riconnette la memoria delle epiche gesta di un Galliano e della sua prode avanguardia. Le posizioni durante la sosta si rafforzano e si muniscono mercè l'alacre lavoro di soldati, legionari\ ed ascari: la regione, impervia e abbandonata al primo arrivo dci nostri, nel breve volgere di un mese è già prodigiosamente trasformata: vie carrozzabili la solcano per ogni dove, acque limpide e sorgi ve copiose, captate e raccolte, alimentano i nostri presidii. La mia Sezione è dislocata in riva al Mai- Quihà; riticolati e fortini la vanno circuendo nei punti più esposti, ultime propagini del campo trincerato di Macailè. Gli indigeni gradatamente tornano alle loro abitazioni negli sparsi « tucùl », vigilati


CONSIDERAZIONI E" RILIEVI 1)1 l>ERMOSIFILOPATIA NELL"IMPERO ETIOPICO

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qua e là dall'ombra solenne di grandi sicomori. Numerosi affluiscono all'ambulatorio della sezione, nazionali e neri, borghesi e militari. Alla fine di gennaio un ordine mi trasferisce alla direzione del reparto dermoceltico del gruppo ospedaliero del Sembel; vastissima unità sanitaria che il Governo Nazionale ha voluto ~orgesse per le migliori cure da dedicare alle nostre valorose e fedeli truppe di colore. Il reparto per malattie dermoceltiche dell'ospedale Sembel riveste per le speciali ragioni qui sotto accennate tutta una speciale importanza: facente parte infatti del nucleo sezionale dermo<:eltico di Asmara, esso, per superiore disposizione, viene designato a funzionare quale punto di concentramento di tutte k altre minori sezioni dermoceltiche di unità ospedaliere antistanti; ad esso inoltre vengono avviati indistintamente i casi di difficile diagnosi, di eccezionale importanza patologica o, comunque, gravemente complicati. Ben si comprende in tal modo quale importante osservatorio esso venga a costituire e quale palestra per lo studio di tutte le dermato-venereopatie, sopratutto nel campo indigeno- coloniale. Nel giungere al Sembel un Nome, mentre scrivo, mi soccorre, quasi percepisca di averlo ad eleggere vigile ed alto patrono del lavoro assuntomi: Aldo Castellani. La presenza Sua qui in Africa Orientale costituisce oggi una sorta di prezioso viatico di sanità elargito a tutela e garanzia del maggiore benessere delle nostre truppe e della loro duratura efficienza ! Non è qui luogo ch'io mi accinga a tessere paqegirici dell'opera Sua, novello Ippocrate coloniale: cc Che sopra gli altri com'aquila vola » e cui cinge e adorna aureola di fama annosa e cosmopolita ! Ancora ad altri va il mio pensiero nel rimirare il frutto dell'opera tenace e sapientemente organìzzativa che la creazione del gruppo ospedaliero del Sembel rappresenta. Al generale medico Ferdinando Martoglio, direttore della Sanità eritrea, ne va giustamente riconosciuta l'idea grandiosa, come anche di tutte le altre nostre unità sanitarie dislocate nel territorio. Ripeto: lavoro tenace e virtù insieme organizzati ve, di dirigenti e gregarii, di creatori e collaboratori. L'opera sta ancora compiendosi; ma già, al primo rivolgerei, ci è dato di apprezzare la mole ingente del lavoro compiuto, il cumulo imponente di difficoltà dì ogni genere superate, l'ottimo avviamento raggiunto per l'ultimazione definitiva di tutta la vasta e complessa opera sanitaria. Occorre ch'io sottolinei ancora una volta quanta e quale speciale importanza vada annessa all'opera che il medico viene chiamato a svolgere qui in Colonia, sia in pace che, in special modo, in guerra? Opera eminentemente fiancheggiatrice e integratrice durante l'azione penetrativa e la conquista politico-militare: apportatrice d.i civiltà e di benessere a popolazioni primitive, tuttora use al più diffuso e, talvolta, grottesco empirismo, fondato sull'ignoranza e sulla superstizione le più radicate. Opera di persuasione e di graduale attrazione ottenuta mediante diligenza e perseveranza: opera educativa della quale queste popolazioni d'Africa non tarderanno ad apprezzare i benèfici effetti e cui via via sempre più fiduciosi ricorreranno.


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Opera di penetrazione e di conquista altr ettanto pacifica quanto sicura e duratura. Il dott. C. Annaratone, reduce da un lungo soggiorno in Africa Orientale con attribuzioni, oltre che mediche, anche politiche, scrive a ragione che: « Egli (il medico) può essere la sonda esploratrice di un popolo e di un paese diffidenti, la piastra metallica di chiusura attraverso cui potrà passare la corrente di simpatia per i fili dell 'umanità. Anche l'uomo più barbaro e più crudele raddolcisce lo sguardo e si abbonisce, facendosi più mite, confidente, espansivo verso chi porge amorevole sollievo alle sue sofferenze e si schiera con lui campione disinteressato nella lotta contro il dolore e la morte. Il debole, il sofferente, l'abbandonato dovranno di necessità simpatizzare con chi li soccorre, e l'espressione della loro riconoscenza troverà eco nei cuori dei suoi compaesani non chiusi a nobili sensi, perchè la pelle nera non sempre ricopre un cuor nero» (x). Così è davvero. E aggiungo che, qualora, passando dalle considerazioni di ordine generale, a quelle speciali, si voglia riflettere ali 'opera svolta dal sanitario specializzato nelle discipline dermoceltiche, da chi cioè si occupa ed è più esperto nell 'ambito di. quelle malattie la cui diffusione, come qui in principio mi occorreva accennare, è così rilevante fra le popolazioni dell'Africa Orientale, di un subito potrà ri.levarsi quale vasto campo di attività gli competa, e di quale importanza, di ordine, non solo medico, ma eziandio sociale, demografico e pol.itico.

Malattie dermoceltiche nell'Impero Etiopico (Considerazioni - Rilievi).

Passo ora a parlare di quanto riguarda più davvicino le malattie dcrmoceltiche in questa parte del continente africano. Scarsa invero la serie deg li scritti scientifici in argomento che (jUa e là è dato rintracciare. Base della mia presente trattazione costituisce la pratica svolta durante la permanenza sia presso la Sezione di sanità che presso il reparto dermoceltico del grandioso osped.tle di Sembel. La mia attività di specialista ebbe a svolgersi presso la Sezione c ì'ospedale,, secondo modalità differenti, inquantochè, mentre jn quella che, come è noto, costituisce unità sanitaria più specialmente adibita ai servizi di pronto soccorso e di primo sgombro, i malati dermocdtici venivano a me personalmente solo indirizzati e rappresentavano, dirò così, le visite e le cure di eccezione; presso l'ospedale invece, luogo di accentramento di tutti i militari indigeni della Colonia, ebbi campo di svolgere a pieno la mia attività di specialista, proprio ed esclusivamente in m ezzo a quegli infermi le cui malattie rappresentano tanta im(1) Don. C. Tomasclli

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CO:-ISIDERAZ IONI E RILIEVI DI DEI\MOSIFILOP.\Tit\ !'.Ei .L"IMI'F.RO ETIOPICO 1067

portante parte della patologia coloniale ed il cui studio metodicamente perseguito non potrà fare a meno di apportare contributi di esperienza preziosi per il progresso delle nostre conoscenze ... L 'avvenire igienico-sanitario dei nostri territori africani ne trarrà vantaggiv immancabile e non lieve, mentre il grado di benessere c di efficienza della popola7.ione e delle milizie indigene ne verrà innalzato. Mi intratterrò dapprima su quanto riguarda le malattie cutanee in genere e più specialmente quelle a cuattere contagioso c diffusibile, poscia sulle malattie veneree e sifilitichc. Bisogna riconoscere che gli argomenti di patologia cutanea e venerea trattati, sopratutto qui in Coloma offrono un campo quanto altri mai vasto di studi c di rcccrchc; io, tuttavia, stanti speciali circostanze di varia natura, inerenti alle contingenz:! dei luoghi e della guerra, dovetti in più parti limitare le mie investigazioni a quanto di indispensabile richiedeva un adeguato svolgimento del tema prcfissomi. Ciò, nonostante, occorre riconosccrlo, le ognor provvide cd illuminate sollecitudini di dirigenti e comandanti. Cercai comunque sempre c in ogni luogo di adoprarmi del mio meglio a favore di quanti a me si rivolgevano per ottenere cure, consiglio e indirizzo, ognora conscio degli imprescindibili doveri che su di me incombev:mo. Ovunque posi mente a sfruttare quanto più potevo cognizioni e esperienze accumulate in un quindicennio di ininterrotta pratica clinica e ospcdaìicra della specialità, quanto i miei ripetuti soggiorni all'estero a scopo di studio e di perfezionam<.nto c la frequenza ai congressi avevano valso a farmi apprendere. Tutte le mie modeste risorse e capacità mettendo a profitto onde ottemperare ai nuovi bisogni della Patria contribuendo al mantenimento della completa e diuturna efficienza di quanti erano chiamati a servire e combattere per Lei. Nei confronti con il bianco in genere e l'europeo in specie, la cute e i tegumcnti del nero offrono la peculiarità di dimostrarsi assai meno sensibili ai varii agenti che su di essi possono esercitare influenza. Esemplificherò senza tranenermi in inutili disquisizioni. (Accenno a questo proposito come avrei anche avuto in animo di compiere ind2gini microscopiche sulla cute di aspetto normale e patologico dci negri : circostanze varie non me lo hanno fino ad ora permesso). E' osservazione comunissim~, fra gli indigeni civili e militari presso i quali la pediculosi, la scabbia e le altre dermopatie da ectoparassiti sono tanto diffuse, lo scar<io senso di prurito. Altro esempio della minore sensibilità cutanea riposa, a parere mio, sulh1 relativa rarità con cui mi fu dato osservare fra le varie diecine e centinaia dt curati per scabbia, la comparsa di reazioni eczematose e eczematiformi; e sì che, per quanto riguarda la cura, si applicavano usualmente pomate ad alto contenuto di zolfo e di cheratolitici, incorporati in eccipienti a purezza non costantemente garantita. E in molti individui le applicazioni dovevano venire ripetute più volte, largheggiando anche nel quantitativo della pomata applicato. Dirò subito che, in genere, l'eczema vero e proprio mi apparve entità


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dermopatica di pmttosto o relativamente rara occorrenza fra gli eritreoetiopici, per lo meno a confronto della frequenza con la quale siamo soliti incontrarla nella pratica dei nostri maggiori centri europei. Stato di minore sensibilità cutanea: diminuita semibilità che di conseguenza riduce anche il grado di reattività di quegli strati cutanei le cui alterazioni vengono ad essere più specialmente messe in giuoco nella patogenesi dell'eczema. Passando ora a trattare più dettagliatamente.: delle affezioni cutanee osservate, premetto col rilevare che i gruppi maggiori di dermatosi sono rappresentati da quelle di origine parassitaria. (Dtrmatosi da dermatoepiz oi e da dermatoendozor). Ai gruppo delle dermotasi parassitarie va poi congiunto nello studio generale la serie delle rispetrive complicanze: loro ricchissima appendice nosografica. Accenno alle varietà di impetigine, all'cetima, a tutte le lesioni piodermitiche, la cui osservazione è di dominio frequentissimo, proprio frammezzo a popolazioni in cui le pratiche di igiene e nettezza sono delle più irrisorie e sommarie. Fra le dermatosi da actoparassiti epizoi, dt dominio quasi universale, almeno, o specialmente, nella popolazione delle campagne e fra i militari, la pediculosi, soprattutto dei vestiti. Fra quelle da cndozoi, la scabbia. Rara relativamente è la ftiriasi anche per l'abitudine molto diffusa di tenere costantemente rasi i peli del pube e forse per la scarsità di quelli delle rimanenti regioni. In persona di qualche sordido vecchio mi occorse di vedere casi di miasi cutanea ( « Dermatomyasis muscosa ») e non di rado osservai le punture da pulci penetranti(<<Sarcopsylla penetrans »)alle dita e agli spazi interdigitali dei piedi come anche alle gambe, con formazione talvolta di ulcerazioni settiche e di ascessi cutanei. N essun caso ho avuto ad osservare di elmintiasi cutanea (filariosi, microfilariosi, anchilostomiasi, cisticercosi, ossiurasi), nonostante la grandis~ima diffusione di alcune forme di elmintiasi del tratto ga~tro-digerente, specie quella da Taenia saginata e la presenza di filariosi e dell'anchilostomiasi. Sorvolo qui e a questo proposito circa la già più volte segnalata importanza della numerosa serie dei parassiti cutanei in questione per la diffusione di alcune malattie infettive proprie o più frequenti ad osservarsi nei paesi dei tropici: ciò sia perchè tali parassiti possono non di rado funzionare da vettori o da ospiti intermediarii dei relativi agenti patogeni e sia per le lesioni cutanee da essi direttamente provocate. Le tigne sono altamente diffuse nell'infanzia. N ella grande maggiorartza dei casi non vengono curate affatto e finiscono poi per scomparire una volta l'individuo sia pervenuto a quell'età in cui il parassita non trova più, come è probabile avvenga, il terreno favorevole al proprio attecchimento e sviluppo. Unica cura che l'indigeno rivolge al proprio capillizio> anche quando non sia malato, è quella della rasatura periodica compiuta 1l più delle volte con mezzi primitivi o di fortuna, sia dalle madri, nell'età infanti le, che da compagni improvvisati parrucchieri nell'età più avan-


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zata. L 'euoptco genuino adulto del resto non è solito portare ampia, lunga c: fluente capigbatura: i capelli crescono limitatamente e vengono mantenuti corti. Galla, Somali e Dancali sono peraltro usi portare capigliature più copiose. Non potei, mio malgrado, eseguire indagini approfondite e àettagliate intorno alle tigne e specialmente alla distribuzione ddle loro singole varietà in base ai risultati degli accertamenti clinici, microscopici e culturali (tricofizie, favi, microsporie ed eventuale presenza di altre epidcrmomicosi esotiche). Avrei anche voluto estendere le mie investigazioni allo studio delle Onicomicosi che fondate ragioni mi inducono a dover ritenere relativamente diffuse. Personalmente non ebbi ad osservare alcun caso di altre dermatomicosi ad eccezione della Pitiriasi versicolore, largamente rappresentata come nelle nostre regioni, e della ~osidetta Pitiriasi versicolore tropicale o « Tinea flava )) dovuta al fungo « Malassezia trapiea )) descritto dal prof. A. Castellani. Di un indigeno affetto da Actinomicosi cervuofaciale mi giunse sentore allorchè mi trovavo alla Sezione di sanità; ma di esso, ospedalizzato da altro sanitario, non mi riuscì avere altre notizie causa un repentino spostamento del mio reparto. Rara occorrenza fu la Psoriasi: in tutto due o tre casi. Rarissima qualora venga posto mente alla frequenza con la quale essa suole os~ervarsi, anche fra i militari, in Italia. T entare di rintracciare di tale divario le pur remote, eventuali cause, mi porterebbe qui forse troppo lungi, facendomi, mio malgrado, addentrare nella ancora non diradata selva delle ipotesi sulla etiopatogenesi della dermatosi. Pertanto, nella tuttora sussistente ignoranza sulle cause dell'affezione, tralascio, almeno momentaneamente, di tentare spiegazioni sull'origine del divario yuantitativo riscontrato. Non avrei molto da parlare in materia di tubercolosi cutanea. Annovero in totale una diecina di casi: due o tre di L upus volgare localizzato al volto; di essi ricordo uno in persona di un contadino sulla cinquantina, l 'altro di un ventenne. l rimanenti furono Scrofulodermi delle regioni cervicali. Nessun caso mi occorse di Lupus eritematoso. Perchè? Ri spondere nel tentativo di rintracciare delle cause non è forse facile. Per tentare di spiegare la rarità relativa di tale dermatosi potrebbe forse invocarsi, fra l'altro, l'influènza di fattori fotodinamici? Sappiamo, come di recente anche autori francesi abbiano richiamato l'attenzione sull'azione imputabile alla luce nel determinismo dC"lla dermatosi ( 1) il cui impianto in tal uni casi verrebbe richiamato su individui fotosensibili o fotosensibilizzati. Ora io ritengo che la cute dei neri e qui, per quanto più da vicino ci riguarda, degli eritreo- etiopici in particolare (2), protetta fisiologicamente dall'abbondante strato di pigmento, debba mostrarsi meno sensibile in genere (1) Vedasi in proposito il giornale • Le mondc médic31 " dcll"3nno ' 934· Ven gono citati casi . di lupus eritematoso insorto dopo prolun~alc esposizioni alla lu~e .s<,b re. . . . (2) Pongasi mente fra l'altro che la parola « Etioph • , co me c nuto, corn SJX>n<.lc cnmolog•camente al greco " nera, bruciala " · (Il paese deg li individu i « a pelle nera, bruc1a1a »).

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Giorno/~ di med1cina militar~.


1070 CONSIOERAZION I E RJI, JEVJ DJ DERMOSIFILOPATIA NELL 'IMPERO ETIOPICO

verso la luce solare e i raggi attinici, di quanto non soglia verificarsi nei bianchi. 'A parte:: gli :stucli sulle cosiciette Attinosi e le conseguenze in generale dell'azione della luce sulla pelle, Oausion, Haxthausen ed altri) mancano, che io mi sappia, su tale speciale argomento, scritti nella letteratura fino ad oggi. Ma io penso in proposito che forse una delle cause della minore frequenza del lupus eritematoso fra gli eritreo- etiopici sia da ricercarsi nella stessa costituzione fisiologica della cute loro propria che li rende, fra l'altro, m eno sensibili all'azione della luce, qualora voglia intendersi che tale azione rappresenti talvolta una delle cause coadiuvanti l'insediarsi della dermatosi. Ulteriori ricerche potranno confermare o meno quanto ho avuto qui occasione di accennare. Non mi occorse ossavazione di alcun caso di Tuberculide. Sulle altre dermatosi di origine bacillare, principalmente fra esse sulla Lebbra, mi tratterrò a parte in seguito. Voglio però spendere qualche parola per rilevare come nello studio generaje delle alterazioni cutanee degli eritreo -etiopici debba trovare anche posto tutta una serie di Lesioni a tipo cicatriziale osscrvabili con grande relativa frequenza su di essi quale esito di lesioni provocate nelle diverse età a scopo di empirismo terapeutico. Esse rappresentano occorrenza delle più comuni e la loro presenza è importante venga ognora tenuta in considerazione dal dermatologo praticante in A. 0., il quale dovrà procedere prevenuto nel visitare gli indigeni allo scopo di pencnire a un'esatta discriminazione clinica e di evitare possibili errori diagnostici, inquantochè, non raramente, tal genere di lesioni vengono a sovrapporsi ad altre preesistenti, ma patogeneticamente diverse, impiantatesi quale esito spontaneo di altre dermatosi di cui vengono spesso a complicare il quadro clinico e renderne meno agevole l'interpretazione. Le affezioni pe.r le quali l'indigeno ritiene di dover ricorrere a tal genere di cure empiriche sono rappresentate da malattie della cute o di altri sistemi, accompagnantesi, precedute oppure seguite da fenomeni dolorosi o da intenso prurito a cui comunque l'indigeno cerca poter recare miglioramento ritenendole per esperienza ribelli alle comuni cure e notoriamente pregiudizievoli Tali, ad. es., l'eczema, lo zoster, le nevralgie e le neuriti, i dolori osteocopi, ìa lebbra. In uno dei casi di lebbra osservati di cui più sotto riferirò (lebbra cutanea), le chiazze anestetiche eritemato- pigmentarie erano state appunto curate in precedenza mediante ignipunture il cui esito cicatriziale sovrapponevasi all'aspetto morfologico dell'affezione. Essenzialmente l'esito di queste lesioni provocate cui qui si accenna è rappresentato da cicatrici che, per quanto riguarda la forma, possono ridursi a due tipi: il ljneare e il circolare. Quelle lineari (talvolta iuxtapposte in varie guise, simmetricamente, a disegno) sono in genere l'esito di ferite da taglio praticate a scopo revulsivo mediante l'emorragja da esse prodotta. Sono molto frequenti aò osservarsi sul volto che non di rado giungono a deturpare. Quelle circolari, a limiti spesso nettissimi , osservansi per lo più al tronco e a gli arti c: sono l'esito di


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lesioni provocate da caustici chimici o fisici o da forti vescicatorii. Talvolta l'esame medico sorprende la cute dd paziente allorchè le lesioni vi sono state di recente prodotte t: trovami tuttora allo stato di ptaga, ed è sopratutto in tali casi che si può più facilmente essere indotti in errori di interpretazione diagnostica. Possono non raramente sopraggiunger~: complicazioni infettive che modificano di conseguenza il relativo quadro clinico. Di osservazione molto frequente sono quelle cicatrici, rotondeggianti e per solito a limiti nettissimi, aventi sede alla regione sacrale, esito di ignipunture praticate ai soggetti dalle rispettive madri seguaci della credenza di ottenere per tal guisa vantaggi eugenetici nell'accrescimento dei propri figli. Desidero ora accennare ad alcuni peculiari aspetti che le dermopatie possono rivestire negli individui neri. N el nero mancano gli elementi necessari di contrasto cromatico per dar rilievo visivo al . e iesioni cutanee aventi note infiammatorie ed estrinsecantesi con elementi di colorito rosso (u rubrum '' di Celso). Così, per esempio, in un eczema, sarà difficile apprezzare il sintomo clinico dell'arrossamento, mentre, naturalmente, s:lrà percc:pibile l'essudazione, la desquamazione, la presenza delle croste e le modilicazioni dello spessore cutaneo. Mi è occorso più volte di osservare la roseola del periodo secondario dell'infezione luetica assumere nei suoi elementi un colorito grigiastro : negli es.mtemi eritcmato- e papulosquamosi, papulovescicolosi o papulopustolosi, manca la percezione visiva dell'eritema e. del çolorito dell'elemento papuloso sottostante rispettivamente alla squama, alla vescicola e alla pustola. D'altro lato la desquamazioni assume in genere caratteri di speciale rilievo visivo (squame per solito •iancastre: colorito scuro della pelle circostante). Non possiamo far conto, a mo' di esempio, d1 quanto la clinica ci insegna circa la percezione di speciali graduazioni caloriche degli elementi di alcune dermopatie. Ricordiamo ii l< colorito rosso pesco » contradistinguente gli elementi della roseola sifilitica, il « colorito rosso rameico l> quelli papulosi e nodulari. L'abbondanza del pigmento cutaneo fa sì che, con relativa anche maggiore frequenza che non nel bianco, possano esservarsi alterazioni nella sua distribuzione: discromie, acromie ed ipercromie. Le chiazze acromiche, ipocromiche e acromico- ipercromiche della vitiligine vera e delle affezioni vitiligoidee presentano caratteri visiv~ di particolare rilievo. Tali accennate peculiarità fanno sì da imprimere aspetti speciali alla morfologia clinica di non poche dermopatie. Di ciò il dermatologo dovrà procedere prevenuto, sfruttando mano mano l'esperienza del proprio tirocinio al fine di essere in grado di interpretare diagnosticamente con correttezza e, per quanto possibile, sollecitudine. Passo ora a qualche considerazione e rilievo nei riguardi della Sifilide e delle Malattie veneree. Infezione sifilitica. - Rappresenta fra le venereopatie la più diffusa. Uno sguardo panoramico alla moltitudine di casi occorsi alb mia osservazione, mi suggerisce alcune considerazioni. Anzitutto : quali i possibili mo-


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DERMOSIFILOPATIA NELL"IMPERO ETIOPICO

ti vi atti a darci 1 agione della diffusione della lue? Certamente le ragioni di tale diffusione riposano su fattori molteplici: uno fra questi che primieramente si delineò alla mia mente, è il seguente. La questionc: della cura delle donne. Chi le ·Cura? Clù le visita? Chi scopre quelle malate, quelle contagiose? Tradizioni radicate da bruta ignoranza, empirismo, superstizione, fattucchieria, cospirano a far rifuggire la donna dall'accedere a visite mediche e dal sottoporsi alle necessarie cure. Non di rado mi è occorso incontrare individui di sesso maschile i quali, allegando or l'una or l'altra ragione, rifiutavano di farsi visitare o di esibire le parti malate: nelle donne, evenienze del genere occorrono con frcyuenza certo di molto magg10re. Ciò trova motivo anche nel fatto che, nclb loro ignoranza ed abituati al costume del miracolismo empirico nel campo delle malatti:, reputano che, anche il vero medico, possa ognora essere in grado ::li prescrivere loro e farmaci e cure efficaci, basandosi appena su meri criteri ispettivi frettolosamente raccolti. Così stando le cose, le donne malate, non rintracciate se non per un'esigua mmoranza, sperdute per così dire, non di rado. in qualche regione semidesertica o remota del vasto territorio, restano a costituire focolai permanenti di contagio. Il Governo fascista, per ttante guise provvido e benemerito, va già, in occasione dell'odierna campagna militare, sopperendo alle inadeguatezze del servizio, istituendo nelle più adatte località del territorio, ambulatorii, reparti dcrrnoctltici e uffici di vigilanza, cui mano mano e col tempo, sempre maggio.re diverrà l'affluenza degli indigeni malati dei due sessi. La lotta, tuttavia, già intrapresa con così encomiabili zelo e solerzia, dovrà essere lunga e perseverante, nonchè abilmente condotta, onde iru1anzitutto ottenere vittoria su tanti pregiudizi e conseguenti reticenze. La diffusione relativamente considerevole della prostituzione, specie nei centri maggiori, controllata in parte, ma in parte anche non controllata, Ferchè clandestina, rappresenta un altro fattore di propagazjone della sifilide. E' facile e verosimile presumere: poi che il meretricio abbia raccolto durante il periodo delle nostre recenti operazioni militari ancora maggior numero d i adepte, causa l'aumentata trequenza delle « occasioni a delinquere >> e il g1uoco attrattivo esercitato su tante più o meno improvvisate e malcaute Veneri, dai facili e più lauti guadagni raggiungibili. Dicevo or ora che certamente l'elemento femminile sfugge per lo più alla vigilanza sanitaria, ma anche que-llo maschile si sottopone alle cure in materia di sifilide in modo del tutto insufficiente. Enuncerò a tai proposito più sotto qualche preciso dato statistico. Delle molte centinaia di luetici occorsi alla mia osservazione, solo una piccola parte aveva già praticato almeno un ciclo di cura, nessuno una cura « sufficiente •>, molti avevano creduto di curarsi acquistando e prendendo empiricamente per lo più per via orale, rimedi indigeni spacciati dai tanti dulcamara del terntorio. Molti riduconsi ad accedere alle prime cure mediche solo allorchè si vedono portatori, e da tempo talvolta considerevole, di lesioni cutaneo- mucose persistenti ed ap-


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pariscenti o perchè fortemente disturbati da violenti dolori osteocopi, da cefalea, da fenomeni febbrili. E poi è radicatissima ancora l'opinione che « sia sufficiente curarsi » solo e fino a che si sia giunti alla bene meglio alla scomparsa appena appena di quelle lesioni o di quei disturbi: abbozzato in tal modo un ciclo di cura, dopo, non suole parlarsene più per un lungo periodo, fino a che cioè i fenomeni accennati non avranno per avventura a ripetersi. Si costituiscono in tal modo vere falangi di luetici errabondi per lungo tempo, per la maggioranza in istato di presumibile contagiosità. Aggiungo qui che la rapida efficacia svolta dalla somministrazione degli arsenobenzoli, nel provocare la scomparsa delle manifestazioni luetiche, se, da una parte, come già venne anche da altri AA. segnalato, viene a <Ostituire una salutare proprietà di detta cura colbbbreviare, o venendo (almeno temporaneamente) a sopprimere, nel più breve tempo, lo stato di contagiosità, rappresenta d'altra parte per non pochi un'altra causa ancora di più facili e dannose illusioni, poichè ritengonsi in tale modo perfettamente autorizzati a sospendere anche più precocemente ogni cura. In genere gli individui di razza nera dell'Eritrea e dell'Etiopia mostrano pronta sensibilità all'azione terapeutica specifica della cura arsenobenzolica ed in conseguenza di ciò ad essa, praticata dai nostri medici, fiduciosi accedono e si sottopongono. Passo ora al campo clinico. Nulla di particolare ho da dire sulle manifestazioni del periodo primario. Su circa n. 30 lesioni iniziali occorse, ebbi ad osservare n. 3 lesioni extragenitali, I avente sede al labro inferiore, 2 alla regione pt!bica. Le lesioni cutaneo -mucose, ma sopratutto cutanee, proprie del periodo secondario, occorrono con straordinaria frequenza. Non con altrettanta frequenza invece, con quanta si è soliti osservarne nei nostri maggiori centri d'Italia, mi occorsero le manifestazioni secondarie della mucosa bucco -faringea: ciò, ritengo, almeno in gran parte, per la ragione che, essendo l'abitudine del fumo meno diffusa, e, presentando inoltre il sistema dentario assai minore vulnerabilità che non presso le nostre popolazioni, è a presumersì venga ad abbassarsi di molto nel complesso l'entità delle azioni irritativotraumatiche risiedenti nella cavità bucco- faringea, agenti quale luogo di richiamo per la localizzazione spirochetica. E per l'appunto, all'infuori della sede bucco- faringea, anche presso i miei indigeni, mi occorse molto spesso di osservare l 'impiantarsi di manifestazioni luetiche lì proprio in alcuni di quei distetti ove l'azione, sia di piccoli traumi ripetuti, sia irritativo- infiammatoria promossa per lo più dal sudiciume o da Il' accumulo delle secrezioni fisiologiche, aveva valso a richiamare e localizzare il treponema. Esemplifico citando, fra gli altri, quei casi, invero relativamente frequenti, di lesioni inilialmente scabbiose a carico della cute dei genitali, osservate gradualmente trasformarsi in manifestazioni papulose specifiche del periodo secondario. Numerosi casi di ulcere semplici contagiose ebbi parimenti campo di vedere gradualmente tramutarsi in tal senso in individui luetici. Tali fatti clinici


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possono trovare fondamento, come è facile intendere, ndl 'evenienza frequentissima della assoluta sc:mità o mancanza di cure dei luetici in questione. Come conseguenza è da supporre che e::ssi alberghino buon numero di spirochetc in circolo, le quali attendono un fattore qualsiasi propizio (terreno più favorevole al loro attecchimento perchè divenuto meno resistente) onde potcrsi localizzare (cute, mucose, occhio, periostio, ossa, articolazioni, sistema nervoso, ecc.). Frequenti le lesioni testicolari e degli epididimi (orchi te, orchite scler<r gommosa, epididimitt: di Dron): non di rado iniziantesi sotto forma di complicazione uretrale (gonococcica o non). I clinici bene conoscono, a questo proposito, quanta circospezione e quanta attenta discriminazione non vada mestieri applicare nella valutazione diagnostica di alcuni casi di lesioni testicolari ed epididimarie. Ometto di soffermarmi sopra altre manifestazioni della proteiforme infezione sifìlitica ove esse non rivestano speciali peculiarità di fronte alle osservazioni comuni nei nostri paesi. Nota è la vulnerabilità degli indigeni nell'organo della visione e di conseguenza il largo contributo pagato dai luetici, anche congeniti, a tutte le lesioni dell'occhio. Frequenti relativamente le alterazioni periostee, ossee e articolari, sia durante il periodo secondario che terziario. Poco frequenti per converso mi apparvero (intendo riportarmi sempre alla media delle osservazioni nei nostri maggiori centri italiani) l e manifestazioni a carico del sistema cardio-vascolare nel periodo terziario. Forse influirà nel determinare tale minore frequenza l'ancora relativamente poco ingente diffusione dell'alcoolismo e del tabagismo: forse entreranno in giuoco altri fattori; costituzionali, di razza, di abitudini e di vita in genere. Non rare invece le alterazioni epatiche (sebbene manchi qui ancora di un'esauriente casistica personale). Ed infatti, per quanto sappiamo dalla patologia coloniale, ciò poteva supporsi; basti pensare alla relativa frequenza di tutte le enteropatie infettive e parassitarie, basti solo por mente all'ingente diffusione della malaria, affezioni tutte in cui una compromissione del fegato e delle vie biliari costituisce. evenienza assai frequente. Se il virus sifìlitico troverà pertanto l'organo epatico già in casi numerosissimi compromesso e reso meno resistente in seguito ali 'azione delle cause morbose citate, non sarà da meravigliarsi se in esso avrà a sua volta a localizzarsi con relativa predilezione. Per quanto riguarda la sifilide del sistema nervoso, in base alla personale esperienza tratta dallo studio di molte e molte diecine di luetici indigeni non posso, fino ad ora, che associarmi all'opinione già da altri emessa in pr<r posito circa una sensibilmente minore diffusione di essa fra le popolazioni d'Africa che ci riguJrdano. Non mi occorse caso alcuno nè di Tahe nè di Paralisi progressiva. La cefalalgia viene allegata meno di frequente che non fra gli ammalati europei. Ebbi a constatare un caso di nevrite primaria dei nervi otùci io persona di un sifìlitico di vecchia data, quarantenne, mai curato in precedenza e che avevo fatto sottoporre alla visita anche dello speciali-


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sta oculista perchè da alcuni mesi accusava un certo grado di diminuzione del ' 1 visus ». Cosicchè a molti potè apparire acconcio di avere da parlare, di fronte all'evidenza dei fatti, di sifilide a carattere dermotropo contrapponibile, quasi automaticamente, all'altra a carattere neurotropo. E non nego possa stabilirsi una tale differenziazione, purchè basata però, almeno allo stato attuale delle conoscenze, sulla sola evidenza delle forme cliniche:: e non sopra distinte specie di virus neuro - e dermotropo, la cui esistenza reale non ritengo ancora sufficientemente dimostrata e suffragata. Al giuoco di molti altri fattori, di origine endogena e esogena, agenti quali cause predisponenti per l'attecchimento del virus o prevalentemente sul tegumento o sul sistema nervoso, penso non vada disgiunta una notevole importanza. Comunque, tralasciando qui di addentrarmi oltre nella questione che Persichetti E. e varii altri hanno trattata, accennerò d'incidenza, a proposito del cosidetto dermatotropismo della sifilide, di non aver avuto occasione di osservare quelle gravi manifestazioni cutanee (a carattere ulcerativo, distruttivo e fagedenico) particolari agli indigeni, perchè fra essi relativamente più frequenti, sulle quali venne rivolta da tempo l'attenzione per opera, fra gli altri, di studiosi francesi, specie fra le popolazioni, se non erro, del Nordafrica e del Madagascar. Non ho da trattenermi a lungo su quanto concerne l'argomento, d 'altronde pur esso così vasto, della Sifilide congenita, poichè, nonostante la grande diffusione della sifilide in genere, non mi occorse ùi visitare, o per lo meno di accertare, che un numero molto esiguo di sifilitici congeniti. Per certo l'effettivo numero di essi dovrà essere stato di molto magg1ore; ma di molti non fu potuto tener conto, perchè passati inosservati, sia perchè taluni accedevano con diagnosi riflettenti altre entità morbose, sia perchè, in mancanza di sintomi o stigmate appariscenti e patognomonici, il compiere indagini in proposito, anche a solo scopo anamnestico- famil iare, presentava talvolta difficoltà non lievi e di vario genere. Tengo soltar.to a rilevare la relativa immunità di cui sembra godere, di fronte alla sifilid e congenita, il sistema dentario. Anche fra i casi accertati (uno fra essi affetto da grave lesione gommosa dell'osso nasale, figlio di genitori luetici) tale sistema presentavasi in ottime condizioni. Noto è, per converso, con quanta e quale frequenza i denti si presentino compromessi e con quante differenti modalità, nei casi di sifilide congenita dei nostri paesi. Credo anzi non incorra in errore chi affermi che le alterazioni dentarie patognomoniche o non, possansi considerare, nei centri nostri maggiori, materia di osservazione pressochè costante nei sifilitici congeniti. Riporto ora, a maggiore delucidazione e a commento di quanto esposto sulla sifllide, alcune speciali Nou statistiche ricavate dall'osservazione di una serie di circa duecento luetici fino ad ora visitati all'ospedale del Sembel (primo quadri mesti c 1936-XfV). Di essi risultarono curati (tutti però insuHicienremente) il trenta per cento, mai curati il


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settanta. Novanta fra essi (45 '};,) presentavano manifestazioni accessibili all'esame clinico, centodieci (55 %) trovavansi invece in periodo d1 latenza. Circa i vari periodi dell'infezione cui le manifestazioni potevano riferirsi, rilevavansi 18 casi appartenere al primario (2o ·;_.), 13 al primo-secondario (14 %), 49 al secondario (54 %) e 10 al terziario (u '}';,). D a notare che un'alta percentuale (circa la metà dei casi con manifcstaz.ioni) ap parteneva aila categoria dei curati (insufficientemente). Di 31 lesioni iniziali osservate, 28 avevano sede ai genitali, 3 extra-genitale (due alla regione pubica c una al labbro inferiore). Notevolmente frequenti (più di quanto non soglia occorrere, p. es., in Italia) nell'uomo, le lesioni iniziali del meato uretra!e. Ragioni per certo di particolare trascuratezza generale ed igienica, più diffuse certo che non fra gli europei evoluti, concorsero, insieme con altri fattori (strapazzi, terreno individuale, ccc.) a rendere più che non in Ita:ia frequente l'osservazione di determinate varietà cli niche di sifilosclerosi iniziali (si fil. giganti, nodulo- u!ceranti, fagedeniche).

Qualche considerazione ora sul tema delle altre venereopatie: ulcera semplice contagiosa, poroadeuite inguinale subacuta di Nicolas e Favre, blenorragia. Tutte riscontrai press'a poco diffuse in egual misura che in Italia. L 'ulcera semplice contagiosa e le sue complicazioni (linfoadenite, fagedenismo) rappresentano invero dominio di osservazione molto frequente. Non rara l'eventualità che il suo aspetto clinico venga ad essere influenzato dalla preesistente infezione luecica per lo più insufficientemente o non curata (possibile trasformazione dell'ulcera semplice c. in ulcera mista, o in sifilosclerosi, o in manifestazione papulosa secondaria: della linfodenite venerea in linfoadenite gommosa). Ma su ciò ho avuto già occasione di trattenermi poc'anzi. Passo da ultimo a parlare dell'infezione lebbrosa. Ritengo anzitutto fondato il sospetto che essa abbia ad essere anche più diffusa nelle nostre colonie d 'Africa orientale di quanto finora non sia realmente apparso. Per certo, sia a causa delle disiocazioni remote di molte dimore, deila vita nomade di taluni nuclei di pcpolazione, di reticenza nell'accedere a visite sanitarie in dipendenza anche dall'ignoranza stessa di essere affetti dalla malattia, non pochi debbono essere i lebbrosi i quali vengono a sottrarsi al controllo e relativo accertamento, continuando a vivere, per così dire indisturbati, nei varii territori delle nostre Colonie. E mi conforta che queste vedute vengano anche condivise in una recente pubblicazione del tenente col. medico dott. Sirio Fadda (1). Sulla questione dovranno tuttavia espletarsi ulteriori indagini e ricerche: risultato fra i primi delle quali dovrà essere di giungere a poter redigere quanto prima un censimento statistico, per quanto possibile completo e preciso, dei lebbrosi esistenti nelie rispettive Colonie. Frattanto .: .embrarr.i saggia idea quella di voler attendere all'organizzazione di un lebrosario, qui nella stessa Asmara o in altra acconcia località, onde potervi far affluire e riunire, a scopo di accertamento, di studio e di cura, per quanto la scienza mette oggi a disposizione, i lebbrosi sparsi ( 1) Vedi: Giorn, di mcd. mi l. , marzo 1936- X!V : L11 ll'bbra n~lll' nos/rt' Colon il' c nell' Etiopin.


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nel territorio, e, possibilmente, quelli fra essi maggiormente contagiosi quali portatori di lesioni bacillifere aperte. Credo che spese ed oneri consecutivi incombenti sui nostri bilanci, potrebbero ad usura essere ricompensati dai benefici che la salute pubblica degli indigeni viventi sotto la nostra bandiera verrebbe a ritrarne. PoicJfè rc..:sta ormai, mi sembra, provato, che la cura della lebbra e la lotta contro di essa può oggigiorno effettuarsi più con mezzi preventivi che con quelli curativi. Tanto ad ogni modo ci ha anche dimostrato l 'opera svolta in alcuni paesi, pure d 'Europa, o ve la lebbra. rei ati vamente çliffusa fino a pochi decenni or sono, travasi oggidì in notevole diminuzione e forse avviasi a ~comparire del nltto. Consulti, chi ne avrà interesse, sull'argomento, oltre ai pregevoli studii del nostro Serra (1) e Truffi M. (2), le pubblicazioni speciali del leprologo dott. Lie da Bergen (apparse per buona parte sul periodico svedese « Acta dermato-venereologica » dell 'ultimo decennio o quindicennio) per quanto riguarda la Norvegia. Miglioramento del livello igienico delle collettività, cernita accurata e isolamento degli infermi: su tale binomio, come è noto, riposano le basi per una razionale campagna di lotta antilebbrosa. L'applicazione di tutte le norme e di ogni più acconcio dettame in proposito, dovrà far sì che, in un avvenire più o meno vicino raffluenza al lebbrosario, sia degli infermi che di quelli solo sospetti, possa avvenire nel modo più volontario e spontaneo, togli.-:ndo a tali ricoveri, per quanto è possibile, ogni parvenza di dimora coattiva o di luogo di segregazione, munendoli per converso di quanto non· valga ad assimilarli all'originaria dimora dell'infermo (tipo: « villaggio lebbrosario ») (3). Trascrivo ora qualcuno dei dati principali circa i casi di lebbra occorsimi durante la permanenza all'ospedale del Sembel. x• Lebbra nervosa mutilant~ in persona di un indigeno di anni 48, nato e residente a Aulè Sorù (Saganeiti), « cascì », copto. 2° Lebbra maculoanestetica (forma clinicamt•nte recente, discromizzante) in persona di un ascari di anni 20, figlio del precedenrc. 3° Lebbra tegumentaria nodulare in persona di un ascari di anni 25, mussulmano, nato e sempre residente ad A usubì (Barentù). 4° Lebbra maculoanestctica: caso clinicamente somigliante al n. 2 in persona di un ascari di anni 25, contadino, di religione copta, nato a Mai Mefalis (Addì Ugri). (t) Fr~ gli altri: I. Lo 5tato o/tua/c dd/a lt•bbra in Sard,·gna . Cagliari. Ti p. S. Dessi, 1912. Il. La l~bbra sarda fino al 1921, in Giorn. ital. di mal. ven. e della pelle, 1922, pag. 707. (2) l. La lebbra in L.i~ttria, in Giorn. ital. di m~l. vcn. e della pelle, 1920, pag. 328. Il, La lebbra in Sicilia, in Gioro. ital. di mal. vcn. e della pelle, 1924, pag. 746. (3) Ciò, bene inteso, sempre per quanto J'Ìguarda le misure da adottarsi nelle nosue Colonie. Una rc:cente circolare emanata dalla Direz. Gcn. di Sanità pubbl., ~ancisce l'ohbligatori,·tà dell'iso· l~en.to ~ci lebbrosi con manifcst.azioni cont:1giosc in atto ribadendo il contenuto di precedenti di spostztoru (ctrcolarc n. 44 del 3 arnie 1936-XJV, R. decreto leg-ge 13 fcbbr. ' 93fi·XIV, n. 3'53· pubblic~to nella Gazz. uO. del 13 marzo 1936·XIV, n. 61). L'insigne lcprologo sir Lconard Rogers, soste· rutore. e divulgatore dei moderni metodi più « umani » di isolam('nto c cu ra d.::i lcbbrosi, mediante la ~· applicazione riferisce gli ottimi risultati ottenuti nella diminuzione dci ca>i acccrr.~ti di malama net paesi ovc: la lebbra ha ma~giorc diffusic:ne, espone le proprie idee in orgomento nel libro: " Leprosy », pubblicato in unione col Muir (Bristol, ). Wright e Sons, Ltd. 1925).


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s• Lehb,·a maculoanestetica (chiazze cut:mce atrolìco-pigmentarie) in persona di un ascari di anni 35, contadino, di religione copta, nato a Debrè Sinà ( Addì Ugri). 6" Lebbra m ista (zone di anestesia, formazioni nodulari) in persona di un ascari di :mni 26, nato e residente a Quazièn (Asmara), di religione copta. 7" Lebbra maculoanutetica (poche chiazze discromiche e anestetiche) in persona di un ascari di anni 30, contadino, di religione copta, nato e sempre risieduto a Zagèr (Asmara). (Alcuni dci casi furono anche potuti mostrare al prof. Aldo Castcllanj che ne confermò la diagnosi. Nei casi n. 3 c n. 6 risultò positiva la ricerca del bacillo di Hansen dai noduli). Di maggiori particolari sui casi qui segnalati e di qualche commento al riguardo, conto fa r fare oggetto un a mia prossima pubblicazione di casi~tka lebbrosa coloniale.

··~ Le malattie da me contemplate nella presente espostztone rappresen tano senza dubbio il podio principale su cui è impiantata tutta la dermoceltica nei paesi eritrei ed etiopici da noi recentemente conquistati. Non mi occorsero osservazioni accertate di alcun altro caso di dermopatie esotico-coloniali (franboesia, bottone di Oriente, filariosi, actinomicosi, ecc.). Se mai, mi propongo farne formare l'oggetto di successive monografie casistico-diniche. Non mi soffermo a tréittare dei casi occorsimi ascrivibili alla cosidetta (( ulcera tropicale », i cui criterii eziopatogenetici e la cui designazione nominativa, ritengo vadano sottoposti a parziali revisioni e importanti modificazioni. Non credo, fra l'altro, che l'origine spirochetica (« spirochaeta polymorpha >> : assocazione fuso-spirochetica di Le Dantec e Vincent) possa assurgere al valore di agente etiologico specifico, costante. Accenno solo all'osservazione di due casi di nodosità iuxtarticolari (Jeanselme) m persona dei due indigeni di cui riporto i relativi dati sommariamente : 1° Muntaz Abbai H ail ù, di anni 38, luetico da 18 anni, scarsamente curato. Nodosità a sede simmetrica, cubitale e trocanterica, del volume da un pisello a una nocciuola, notate da un anno e mezzo. Una cura mista, endovenosa di 914 e con ioduro di pc>tassio per bocca (sei iniezioni) determinò una sensibile regressione delle nodosità. W. R. (praticata dopo la 5" iniezione endovenosa): negati va. 2° Ascari Osman Salck, di anni 40, luetico da 3 anni, mai curato. Nodosit3 notate poco dopo aver contratto la lue: sede e volume come nel caso precedente (articolazioni interfalangee delle mani, cubiti, regioni trocanteriche e glutee). Una cura come nel caso precedente, determinò una sensibile regressione delle nodosità: talune giunsero a scompan re. W . R. (praticata dopo la 2a iniezione endovenosa) : esito dubbio. L'a ffezione che va sotto il nome di nodosità iuxtarticolari, oltre che nelle regioni tropicali, in individui pianici, sifil itici (per lo più con sicroreazioni positive) e malati di filariasi (« filaria volvulus ))), è stata osservata anche in Europa (Darier) e, di recente, m Italia da Sparacio, Trufn e Sannicand ro ( 1 ).

( 1) \ 'cdi, anche per le intltcnioni bibliografiche di questi AA., il • Manua le di mal. cutanee • dd prof. V. Montesano. (Vol. Il , pag. 126, nota. Ed. Luigi Pozzi, 1929).


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Concludendo, io penso che lo sviluppo dell 'attuale guerra, la maggiore delle imprese coloniali, non solo dall'Italia, ma da ogni altra nazione compiuta, avrà, fra gli altri scopi perseguiti pel valore delle nostre armi e la volontà tenace del popolo guidato dal Duce, ottenuto quello di prospettare e porre alfine su basi adeguate il problema dei servizi sanitari nelle nostre Colonie d'Africa orientale, riunite oggimai nel territorio del vasto impero etiopico: avrà anche ottenuto lo scopo di far progredire lo sviluppo di tutte le più efficaci provvidenze sanitarie fra le popolazioni definitivamente poste sotto la nostra bandiera: avrà in particolare rivelato, mercè diretta constatazione, e tanta ed eletta schiera della collettività sanitaria italiana, le condizioni reali in cui esse si trovano: il già fatto e il molto ancora che gradatamente dovrà porsi in opera ( 1). lo penso che l'attività civilizzatrice e benefattrice dell'Italia esplicantesi attraverso il campo politico, presso queste popolazioni d'Africa, debba, direi quasi automaticamente, svolgersi, se non integrarsi, di pari passo con tutta la vasta e complessa opera riflettente il miglioramento dei servizi sanitari, mediante la pratica applicazione di ogni provvidenza all'uopo adottata e la diffusione sempre maggiore dell 'igiene elementare fra masse e moltitudini. Riferendomi ancora a quanto riporravo in principio di queste mie considerazioni, suffragando ivi il mio pensiero anche con quello degli scritti altrui, tengo qui a ribadire l'importanza del tutto speciale spettante all'opera del medico, soprattutto io periodo di conquista e di penetrazione nei territorii già posti o in via di essere assorbiti nel dominio dell a nostra diretta influenza. La diuturna, paziente opera sua fra sofferenti e indigenti, contribuisce in larga parte al sorgere o al rafforzarsi della fiducia fra le popolazioni verso la grande madre, benefattrice e civilizzatrice Italia. Su ciò si basa il programma di tutta l'attività da svolgere nel campo organizzarivo della lotta contro le malattie e nella cura di esse. Rispettiamo l'altrui, ma diffondiamo il bell'idioma nostro nelle Colonie che, a prezzo di tanti sacrifici, abbiamo conquistato e che intangibilmente ci appartengono ! La conoscenza della nostra lingua contribuirà ad elevare il livello sociale dell'indigeno, contribuirà al riscatto e al progresso suo ; lo renderà soldato anche migliore in quel domani in cui la Patria potrà ancora averne bisogno. Durante il periodo del servizio militare cadrà opportuno curare anche l'istruzione dei nostri bravi ascari e gregari impartendo aJI'uopo speciali (l) Tornerà qui opportuno ricord~re come_ prima della presente campagna ' 935-1936 (A nni Xlii e XIV), nei territorii occupati nel nord dcii"Abi~siniJ. non esistesse rrJCCiJ veruna di organ izzazione assistenziale per gli infermi ad <'Ccezionc dcll"ambulatorio itali3no di AduJ, dal 1912 c~ntro di affluenza di ammalati dal Tigrai e dalle region i finitime. Così di recente il t~n . col. mcd. dott. Siro Fadda (Primi dati !Ult'organi:;~aziont: .sanitoria d . rt:g. occup . n. nord d . A.l>iuiuia » . Arch. it, di scienze mediche colon. c di r~mssitol. , fase. 1, geno. 1()36-XIV, recensito in Giornale di mcd. mi l. ·'· LXXXIV, fase. 111, ma1w I9J6· XIV, pag. 263). Quale differenza e quale progresso oggidìl Quanto !avoro n_el volgere di . pochi. ~esi la penetrazione italiana ha meravigliosa mente espletato l Ospedali. mfe~mene,. ambulatort,. stabtlit• ovunque ne corresse birogoo : tutto approntato con celerità d avvero f asc•sta, mtracolo di vtrtù e sagacia organizza rive l


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COJ\: SID ERAYI ON I E RlLIEVI DI DERMOSIFILOPATIA NF.LL'IMF.E.R.O ETIOI'!CO

corsi : da essi torneranno poi alle loro case, in seno alle p10prie famiglie, altrettanti divulgatori di quanto sarà stato loro appreso. Opera dunque alacre, non sempre facjle, illuminata, prudente e paziente, graduale, sensata ed opportuna: lavoro di penetrazione, di pacifica conquista ogni volta afferm<~ntcsi attraverso il riscatto di una sempre maggiore fiducia. L'opera del medico, dell'igienista, racchiude, a mio giudizio, un valore anche altamente politico: in essa dovrà a volta a volta .riconoscersi uno dei segni, inconfonclibile fra gli ahri, dell'affermazione della potenza imperia'le e civilizzatrice della nuova Italia e del suo provvido Regime. RIASSUNTo. - Viene trattata l'esposizione di rilievi clinici, statistico-clinici e considerazioni sulle dermatovencreopatie in Eritrea e in Etiopia. Le osserv.aziooi attengono al periodo di permanenza in Colonia in occasione della vittoriosa campagna militare d egii anni 1935-1936, XIII c XIV E. F. Viene debitamente posta in rilievo, oltre all'importanza sanitaria, anche quella sociale, demografica e politica inerente all'argomento.

Consegnato in giugno 1936-XIV.

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COMANDO FORZE ARMATE DELLA SOMALIA - DELEGAZIONE INTENDENZA A. O. DIREZIONE DI SANITÀ

Direttore: colonnello medico MAURIZIO BEDEI

MALARIA E TRUPPE '1 BIANCHE tt DELLA SOMALIA ITALIANA Dott. Filippo Massa, maggiore medico, igienista ~~-------

La malaria è notoriamente diffusa allo stato endemico nella nostra Somalia e particolarmente grave si presenta l ·~ndemia nei territori bagnati dai due grandi fiumi: Giuba e Scebeli. La piena dei corsi d'acgua, i cui bacini imbriferi si trovano nell'altipiano etiopico meridionale, e le locali precipitazioni atmosferiche - che quasi sempre coincidono perfettamente - danno poi, nell'anno, due stagioni epidemiche decorrenti dall'aprile al giugno-luglio e dall'ottobre al dicembre. Fra le zanzare malarigene l'A. (Pyretophorus) Gambiae - in sinonimia A. (Myzomya) Costalis - deve essere considerata la specie più diffusa ed epidemiologicamente più importante. Per quanto riguarda l'etiologia delle tre varietà di ematozoari predomina in modo nettissimo il plasmodium falciparum. In una precedente nota (I) - a cui rimando per maggiori particolari sull'anofelismo e la malaricità delle varie regioni somale - ho riferito quale è la diffusione ed il decorso dell'infezione nella popolazione indigena mettendo in evidenza i gravi danni economici e sociali arrecati da questa malattia che deve essere posta in primissima linea fra quelle che domjnano la nosografia della Colonia. Considererò invece in questo Hudio le cause che espongono i « bianchi » a contrarre facilm ente, e con carattere di malignità, la malaria, le misure di difesa e di offesa adottate per proteggere le truppe metropolitane, i conseguenti risultati ottenuti.

Cause che facilitano la diffusione della malaria. La febbre tropicale di plasmodium praecox fra tutte le malattie infettive costituisce, rispetto agli immigrati in Somalia, il pericolo maggiore per la grande facilità con cui può essere contratta. l r) •· Mal3ria sornala " · Gio rn ale di Medicina M ilitare, ra se. VII c. :t.


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MALAR IA E TRUPPE • BIANCHE • DELLA SOMALIA ITALIANA

Le zanzare malarigene vi trovano condizioni favorevoli di sviluppo e di vita in molti mesi dell'anno - e la spt>cie più temibile, l'A. (myzomya) costalis, domestica, si rcperisce numerosa anche dove sono modestissime raccolte di acqua - mentre la fonte parassitaria si deve considerare dovunque permanentemente assicurata dall'alta percentuale di indigeni infetti e dal nomadismo, sistema di vita preferito dai somali.

Cause che predispongono alla malaria. Nelle regioni tropicali, già si sa, i bianchi sono sempre più colpiti d egli indigeni e la malattia decorre con maggiore malignità sia perchè man ca un 'immunità acquisita sia per quelle varia:t.ioni, quei disturbi che il clima caldo arreca in genere sull 'organismo dell 'europeo producendo il risveglio di mol te affezioni latenti o croniche e, comunque, una grande suscettibilità di fronte a nuove cause m orbigene. Oh l quanti elementi di varia importanza più o meno prevalenti a seconda delle circostanze prendono parte a quella che è chiamata quaggiù genericamente dal fante: l'azione dei raggi perpendicolari! E quale influenza esercita anche sull'andamento della malaria tropicale l'acclimatazione e la sua patologia! In quelle successioni, associazioni morbose, così spesso osservabili n ell 'infezione palustre, o che complicano, modificano le manifestazioni della malattia sino a renderla talora irricon0scibile, non può essere considerata estranea l 'azione del clima. Mi soffermerò perciò sul problema dell'acclimatazione che continu a ad affaticare le menti dei cultori dell'igiene coloniale.

P roblema dell'acclimatazione. L 'acclimatazione nei possedimenti equatoriali, tropicali e subtropicali rappresenta un fenomeno complesso in cui entrano fattori molteplici che a mio parere - si possono così schematizzare: 1 ° coeffìcieuti climatici: temperatura, umidità atmosferica, vent1 , pioggie, pressione barometrica, altitudine; 2° coefficienti organici: a) di collettività : razz:t, provenienza; b) individuali: età, temperamento, costituzione ongmaria, affeZiom morhosc prcgressc od in atto, conosciute od ignorate; 3• coefficie11ti ambientali: condizioni igieniche delle popolazioni indigene, m:tlattic dominanti di natura infettiva o no ; 4° coeffice1lti igienici: organi nazione dei servizi pubblici (approvvigionamento idrico, smaltimento dei rifiuti ecc .) ; sanitari (medici specializzati, infermerie, ospedali, lazzaretti, lebbrosari) ; norme igieniche perso-


MALARIA h TRUPPE « BIANCHE • ùELLA SOMALIA !TALIANA

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nali (abitazione, abbigliamento, alim entazione, igiene della pelle; sistema di lavoro manuale e mentale). L 'igiene entra dunque fondamentalmente in campo, ma con esigenze variabilissime e postubti particolari, nella questione dell'acclimatazione in quanto che i capisaldi di quest'ultima - i fattori climatici ed ambientali si presentano ben differenti nelk singole colonie, nelle stesse regioni che le costituiscono.

Climatologia della Somalia, conseguente patologia di acclimatazione. La climatologia della Somalia Italiana è nettamente equatoriale nelle :-egioni meridionali, tropicale in quelle centrali e :;ettentrionali quando vi è calma e cambio dei venti (da marzo a giugno, da ottobre a dicembre). Negli altri periodi dell'anno dominano, e sono un vero refrigerio, i venti detti monsoni: di N. E. (da dicembre inoltrato a. metà marzo) che d eriva dalla terra ed è piuttosto asciutto, di S. O. (da giugno inoltrato a tutto settembre) che proviene dal mare ed è carico di umidità. Le stagioni sono perciò quattro: due asciutte, due piovose. La temperatura media annua p:lSSa da un minimo di 20~-22" a Mogadiscio ad un massimo di 30°-32" a Lugh-Ferrandi aumentando progressivamente, in genere, man mano che ci si allontana dalla costa. Le escursioni diurne sono nel complesso basse: si hanno medie annuali che raramente sorpassano i !0°. Le temperature massime possono arrivare ai 45" all'ombra (LughF errandi, Bender Cassim). L'umidità relativa è costantemente elevata con modeste variazioni mensili un po' più sensibili durante il monsone di N. E. Le precipitazioni atmosferiche, come si è già detto, sono periodiche, sempre più abbondanti e persistenti nelle regioni interne. Concludendo nella Somalia, sebbene meno che in altre regioni equatoriali e tropicali, la temperatura alta, lo stato igrometrico molto elevato dali' aria ed il conseguente abbassamento della pressione atmosferica, costituiscono per molti immigrati un ostacolo all'acclimatazione. Nei primi giorni di permanenza si ha l'impressione di sentirsi pienam ente bene, sembra anzi spesso che siano aumentate !"energia e la forza (fase di eccitazione), ma non bisogna illudersi: non tarda a comparire un senso di stanchezza, di spossatezza, un fiaccarsi della volontà (fase di depressione), un'oppressione respiratoria, bn:vi rialzi termici e, sopratutto, un p enoso stato psichico di scoraggiamento. Negli individui sani però tutti questi disturbi si dileguano quasi sempre con rapidità e l'adattamento alle nuove condizioni climatico-ambientali fini sce per essere perfetto o almeno tale da permettere una lunga permanenza senza danni rilevanti. Ma guai seri corrono i costituzionalmente deboli, gli organismi tarati.


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MALi\10:\ E TRL;I'PE " IIIANCHE •

Df.LLA $0MALIA ITALlAI'-A

Le modificazioni funzionali che subiscono tutti gli organi, per l'azione del clima, risvegliano, come ho già detto, molte affezioni, latenti e croniche, microbiche o artritiche e producono comunque una grande suscettibilità di fronte a nuove cause morbigene. In una prossima nota tratterò estesamente l'interessante argomento dell 'acclimatazione e della sua patologia mettendo in rilievo i fatti osservati in Somalia durante la lunga permanenza di un così forte contingente di truppe metropolitane. Possiamo però già dire, con orgoglio di italiani, che i r isultati ottenuti sono stati magnifici, tali da produrre forse sorpresa e stupore fra molti studiosi coloniali. E non va dimenticato che il nostro valoroso fante durante tutto il periodo del conflitto itala-etiopico si è dedicato non solo alle armi ma anche al lavoro, al lavoro faticoso di vanga, badile e piccone e fra disagi continui, inevitabili. Fattori importantissimi di questo successo effettivamente eccezionale devono essere r itenute, a mio avviso: l'accurata e rigorosa scelta del contingente eseguita quasi sempre da medici conoscitori delle nostre colon ie, la perfetta organizzazione del Corpo di Spedizione in A. O. e la ricchezza di mezzi di cui fu dotato, le abitudini di igiene e di pulizia ormai radicate negl'italiani e, sopratutto, l'altissimo morale che ha sempre animato Capi e gregan.

Lotta antimalarica ingaggiata per la difesa delle truppe metropolitane. Per debellarè la m~daria in Somalia occorre estendere la bonifica umana ad intere popolazioni, necessitano grandi opere idrauliche ed agrarie: prosciugamento di estesi territori, correzione di regimi fluviali, scarico di acque stagnanti, vasti drenaggi, colmate ecc. tutti lavori che richiedono enormi mezzi e danno effetti a distanza di tempo. Quando sbarcarono dunque nel marzo-aprile 1935 - cioè all'inizio della più lunga stagione epidemica dell'anno - molte truppe metropolitane, le competenti Autorità Militari, non potendo pensart: a vincere l'infezione palustre, attuarono con tenacia e con rig9re un sistema di difesa che ne l imitasse j danni: particol::tre organizzazione sanitaria, profilassi contro la causa diretta, misure contro il vettore, piccole boni fich e.

Organizzazione sanitaria. Ricovero in ospedale - ed in appositi reparti affidati a m edici specializzati - di tutti gli ammalati accertati o sospettati malarici. 2° - F unzionamento per tali reparti di un piccolo laboratorio batteriologico attrezzato per potere eseguire esami microscopici del sangue periferico (preparati a striscio, a goccia spessl) e la malario-reazione di H e nry (alla melanoflocculazione). Adottato, negli ospedali principali, anche il me1° -


MALARIA E TR UPPE « BIANC HE • DELLA SOMALIA ITALIANA

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todo culturale di Bass modificato da Thomson, semplice e consigliabile

quando le altre ricerche danno risultati negativi (r). 3° - Impianto di un apposito convalescenziario in una delle località più salubri della colonia. 4° - Dimissione dagli stabilimenti sanitari soltanto ad ottenuta bonifica. 5° - Istituzione di due centri malariologici mobili (settore Giuba e settore Scebeli) di propaganda e di controllo costituiti con personale dotato di larga esperienza. 6" - Conferenze, invio di opuscoli, circolari a tutti gli ufficiali medici

al fine di dare cognizionj chiare, precise, esatte sulle condizioni epidemiologiche locali e sul polimorfìsmo clinico con cui si presenta in Somalia questa infezione.

Misure profilattiche contro la causa diretta. 0

Rigoroso censimento dei malarici e compilazione per ognuno di éssi di una scheda segnalante i seguenti dati: tipo dell'infezione e località dove fu contratta, data delle manifestazioni primitive e recidive, cura praticata. 2° - Bonifica umana dei militari giunti in Colonia con infezioni latenti eseguita con chinino associato a mistura Baccelli. In un esperimento su 15 individui (microscopicamente positivi 12 per il pl. vivax e 3 per il praecox) ha dato ottimi risultati, anche per quanto riguarda la tolleranza, la chinoplasmina somministrata tre volte al giorno in dosi di mezza compressa per un periodo di due settimane. 3° - Profilassi preventiva presso tutti i reparti dislocati in zone malariche. Il medicamento usato è stato, naturalmente, il chinino che - malgrado i disturbi che può apportare l'uso prolungato e la sua limitata azione sulle forme sessuate, specie del plasmodium falciparum - costituisce tuttora il mezzo preventivo più efficace. Nella cura della malaria il chinino, afferma il T. Colonnello Medico Prof. Bruni (< è il farmaco divino, basta che il medico sappia usarlo e lo dia a tempo, e che il paziente segua scrupolosamente la cura ». E per la profilassi chininica convenientemente regolata credo non si possa disconoscere che, anche se non impedisce l'infezione, permette in molti casi di evitare la malattia oppure di mantenerla a lungo latente rinviandone lo scoppio ad epoca più propizia per una azione curativa di sicuro successo. Vantaggi rutti di capitale importanza militare in quanto che impediscono gravi ripercussioni sull 'efficienza bellica delle truppe nei periodi in cui dèvono operare in zone m alariche. I

-

(1) R. K NOWLES: Tht< Laboratori Diagnosis of Maltrria . -

H ygienc, 15 luglio '93'· 4 -

Giorno/t< di medicina militart<.

Jouroal of 'Tropical

Medicine 3nd


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MALARIA E TR UPPE ,, 131:\:"C'HE " DELLA SOMALIA ITALIANA

Per la pratica attuazione di questa misura preventiva sono stati adottati i seguenti provvedimenti: a) somministrazione giornaliera, via digerente, di 6o ctgr. di solfato o bicloridrato di chinina da farsi in una volta sola, possibilmente verso la sera. E' stato prescelto queste sistema, a quello di dosi alte, perchè se è vero che le dosi quotidiane facilitano talora il prodursi di forme del parassita chinino-resistenti è anche certo che il medicamento introdotto nello stomaco passa rapidamente in circolo e viene eliminato per le urine, in massima parte, nelle 24 ore. Fatto, quest'ultimo, da tenersi nel massimo conto quaggiù dove il periodo minimo di incubazione della malaria tropicale è sovente di soli 3-4 giorni. Si è ritenuta pertanto indispensabile una costante presenza nel sangue circolante di adeguati quantitativi di sali di chinino; b) estensione della profilassi ai militari (specie automobilisti) che, isolati o in piccoli gruppi, attraversano o soggiornano saltuariamente in territori pericolosi e proseguimento della cura, nei reparti che si trasferiscono in zone indenni, per tre settimane; IC) rigoroso controllo sulla distribuzione del chinino. Son ben note a tutti le difficoltà <:he si incontrano sulla somministrazione di un medicamento coercitivo in una collettività come l 'Esercito: sia perchè in genere è poco gradito qualunque sia il preparato, sia perchè nelle apposite adunate che si fanno finiscono per mancare non pochi individui. Si è stabilito perciò che, ad esplicare questa importantissima operazione, intervengano gli ufficiali dei reparti per la parte disciplinare ed i medici, ai quali rimane affidato il còmpito di distribuzione e di constat.1.zione dell'effettiva ingestione delle compresse. Dove non vi è ufficiale medico il comandante ha pure la responsabilità della distribuzione. I centri malariologici ai quali, come ho già detto, sono delegate funzioni di controllo, si assicurano del regolare procedere della profilassi anche con ricerche di chinino sulle urine mediante la reazione di Tanret (r); d) propaganda al fine di fare conoscere, persuadendo, il modo di trasmissione dell'infezione, i pericoli cui espone la malattia, i mezzi per evitarli ecc.: con semplici conversazioni e successive interrogazioni ndla truppa, con conferenze agli ufficiali, i quali possono e devono divenire i più attivi propagandisti nei reparti loro affidati. ( 1) Si versano :! cc. eli urio~ lim pida appena emessa in una pro,·etta e si aggiungono alc u ne gocce ùd rcattivo (iod uro di potassio gr. 3,32; bicl oruro di mercurio gr. 1,35; acido acetico cc. 20 : acqua distilla ta cc. 40). Se l' unna contiene ch inino diviene opal escente. Anche l'albumina e gli alcaloidi danno però la stc~sa rea?Ìonc. Con il risc~ldamcnto e con !"aggiunta di qualche goccia d i alcool il prccipit~to per manc se si U 'Jtla di albumina , scompare se è causato da chinino o alca loidi. La rcazzonc compare 2·3 ore dopo l' ingcstione c persiste 24-48 or:: secondo le dos i prese.


MALARIA E TRUPPE " BIA!':CHE » DEL-LA SOMALIA ITALIAl'-JA

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E' in corso di esperimento un metodo di profilassi basato su ate-

brin + plasmochina semplice con questo schema : - lunedì : 2 compresse di atebrin da 0,1 in una volta; - giovedì: 2 compresse di atebrin da o, I in una volta; - sabato : 2 compresse di plasmochina da o,r in una volta. I risultati finora ottenuti nella compagnia prescelta (di cui un plotone segue questo sistema e gli altri la prescritta chininizzazione) sono veramente lusinghieri anche nei riguardi della tolleranza: ma siamo ancora, quest'anno, all'inizio della stagione epidemica ed è perciò presto per trame delle deduzioni.

Misure profilattiche contro il vettore. I" Profilassi meccanica in tutti i territori malarici. Collettiva difesa delle costruzioni in muratura e delle baracche adibite ad alloggiamento delle truppe mediante reti metalllche a tutte le aperture con doppio uscio per i vani d'ingresso, ed individuale: guanti per le mani, ampie fascie di garza, appl~cabili al casco coloniale e che scendono sino al torace, per la testa (per i militari più esposti all'aperto dii notte, come sentinelle). Zanzariere per i letti dei malarici negli ospedali. 2" Lotta contro le zanzare anofeliche sia allo stato larvale che allo stato adulto, eseguita da personale appositamente istruito e diretto da Ufficiali Medici. Per la distruzione delle larve - nelle acque stagnanti, acqmtnm, rive inerbate di paludi, di fiumi, vicino alle località presidiate - sono state impiegate: la petrolizzazione (petrolio mescolato col 10 % di olii pesanti), nella proporzione di 30 cc. per mq., c sopratutto per le acque più soggette ad agitazione dei venti~ l'arsenicazione col verde di Parigi mescolato con polvere stradale (in ragione di 1 parte di verde e 99 di polvere) con spargimento sulla superficie acquea tale da avere IO gr. d!i verde puro per IOO mq. I risultati ottenuti si devono considerare veramente lusinghieri. P. es. a Baidoa, sull'alto Giuba, l 'azione della cuproarsenicazione sugli scoli e ristagni perenni generati dalle numerose polie sorgive deli '!scia ha permesso, unitamente ad altri lavori di piccola bonifica, di rendere salubre uno dei Presidi Militari più importanti della Colonia, prima ben noto per la sua malaricità. La distruzione delle zanzare alate è stata limitata agli uffici, alloggiamenti in muratura, baracche. ~o Piccole bonifiche. Tutto attorno aj centri abitati con djslocazione di truppe, per un raggio di due km., sono state compiute, oltre alla delarvizzazione, lavori di prosciugamento di modesti specchi d'acqua stagnante, colmate e drenaggi di acqua affioranti, diserbo ecc., rimozione insomma di tutte quelle cause che favoriscono la esistenza delle zanzare malarigene.

•


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MALARIA E TRUPPE « BIANCHE • DELLA SOMALIA ITALIANA

Ritengo che l'efficacia della lotta antimalarica attuata in Somalia sia dimostrata chiaramente dai seguenti prospetti sintetici che danno un quadro esatto dei risultati raggiunti.

Infezioni malariche accertate fra le truppe metropolitane. Calcolate mensilmente e rapportate a 1000 unità della forza media presente in Colonia. Mese

•

Casi totali

Forme primitive

0

o,6 •t•• 0,5 "foo 0,4 "/,.o I ,6 °/oo 4•3 "/oo 4·7 "lo~ 2,9 "loo

Totale di un anno

22,6 "loo

2,0 .,•• 01 1,2 l 00

1,6 . , 00 1,3 .,.~

Num. del deces5i

I,S "loo

l,S foo

Marzo 1935 Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre Gennaio 1936 Febbraio

Forme recidive

1,4 ·;•• 0,7 °/oo o,6 °/oo

o,05 "l 00

o,6 "loo 0,5 "fo,

r,o •t.. 1,3 "/oo 0,55 "foo

1

0,5 "loo 0,2

°/oo 0

0,2

"/oo

I,OO /oo 2,9 "foo 3•7 "loo

O,S4 "/oo

I,7 "/oo

1,2

1,4 "loo r,o "loo

2

3

•t•• 6

.AK:certate fra le: truppe effettivamente presenti m zone malariche e calcolate dal giorno di arrivo in territori infetti fino a 20 giorni dopo il trasferimento in zone indenni. M t!$ C

Casi totali

Marzo 1935 Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre Gennaio 1936 Febbraio

0,5 °/oo

Forme primitive

6,0 "ioo

5•5 "/oo

4,0 "ino 5•4 "/oo 4,2 °/on 2,4 "/no I ,O Of.o 1,9"/n,

2,6 ·; ••

4•5 "/oo 6,8 "/no

7,6 ., •• 5,2 "foo

Totale di un anno 49,5 "loo

4,8 "/oo 3,1 "/oo 1,1 °/oo

Forme recidive

Num. del dece55i

0,5 "foo 0,5 .,•• 1,4 °/oa 0,6 "foo

I

°/oo 1,3 "/oo I,O /oo

1 11

0

o,8 •; ••

1,1 °/oo

3,6 "loo

0,9 "foo

4,6 "loo 5,8 "loo 2,5 "loo

2,2 °/oo

2

1,8 "/oo 117 2,7 /oo

3

6


MALARIA E TRUPPE " BIANCH E " DELLA SOMALIA IT AUA N A

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Causa predominante dell'infezione è stato il plasmodium falciparum (primitive: 91 %; recidive 74%). I 6 decessi furono dovuti a forme di perniciosa, di cui si ebbero complessivamente I 3 casi. Sarà bene tenere presente che nell'anno considerato, sia le pioggie locali che le piene dei fiumi sono state eccezionalissime: sicchè la prima stagione epidemica iniziatasi ai primi di aprile si è prolungata sino ad agosto inoltrato mentre la seconda stagione è decorsa dall'ottobre a tutto gennaio. RIASSUNTO. L'A., che in una precedente nota ha riferito sulla diffusione ed il decorso della malaria nella popolazione indigena, considera in questo studio le cause che espongono in Somalia i << bianchi » a contrarre facilmente, e con carattere ,)i malignità, l'infezione, le misure di difesa e di offesa adottate per proteggere le truppe metropolitane, i risultati ottenuti che dimostrano l'efficacia dei provvedimenti profilattici messi in opera con tenacia e con rigore.


LABORATORIO SPERIMENTALE DEL SERVIZIO CHIMICO MILITARE

Direttore: prof. MARIO FoRNAINI

Tipi recenti di autoprotettori e problemi fisiopatologici inerenti alrimpiego di questi apparecchi Dott. Guido Ferri, maggiore medico, capo della sezione di fisiopatologia

Sono prevedibili alcune circostanze di guerra in cui l'impiego di un sistema protettivo filtrante, come la maschera antigas, non offrirà la necessaria garanzia di difendere le vie respiratorie del portatore. Tali condizioni potranno essere essenzialmente le seguenti : a) presenza nell'aria, in dosi molto elevate, di tossici contro i quali la maschera ha un potere difensivo normale, cioè limitato alle concentrazioni campali o medie; b) presenza nell'aria di tossici che, come l'ossido di carbonio, non sono trattenuti dalle comuni scatole-filtro; c) presenza nell'aria di aggressivi nuovi, contro i quali il materiale difensivo contenuto. nelle scatole filtro risulti inefficace. Scarsità o assenza di ossigeno nell'aria. La prima eventualità potrà verificarsi soprattutto in locali chiusi, o nel caso di manipolazioni di grandi quantità di sostanze tossiche. Il considerare tale possibilità non deve farci perdere la fiducia nella maschera, che a tutt'oggi rimane il mezzo di protezione individuale su cui si deve fare il maggiore affidamento. Ma è evidente che le proprietà depuratrici della scatola filtro trovano dei limiti, da un lato nel potere di assorbimento del carbone attivo e nella velocità con cui il flusso dell'aria attraversa la scatola filtro, e dall'altro nella saturazione del materiale destinato a trattenere gli aerosoli. Anche la presenza di ossido di carbonio potrà verificarsi, in concentrazioni temi bili, sopra tutto in locali chiusi (come ricoveri collettivi, postazioni per mitragliatrici o per artiglieria, torri corazzate di navi), nei quali si effettui lo sparo ripetuto di armi da fuoco od in cui siano esplosi proietti o bombe'. In tali circostanze si sviluppano varii gas tossici, come vapori nitrosi, piccole quantità di metano, di acetilene e di cianuri, ma dobbiamo preoccuparci sopratutto dell'ossido di carbonio che non è trattenuto dalle comuni scatole filtro. Si possiedono oggi filtri speciali contro il CO, ma anche in questo caso è da tener presente che nei locali chiusi si possono raggiungere concentrazioni molto elevate, e che anche all'aperto le concentrazioni, normalmente non preoccupanti, potrebbero venire esaltate dall'eventuale impiego di aggressivi del tipo metalli -carbonili.


TIPI RECENTI Dl AUTOPROTEn-OR! E PROBLEMI FIS IOPATOLOGICI ECC.

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L'uso di sostanze chimiche nuove, non previste, capaci di attraversare k scatole filtro, non sarà facile da realizzare in pratica; tuttavia questa possibilità non è da escludere e deve essere tenuta presente. Altra contingenza che potrà verificarsi è quella che nell 'ambiente si abbia una percentuale di ossigeno molto bassa, insufficiente al fabbisogno respiratorio, o addirittura assenza di ossigeno. Ciò potrà accadere, ad esempio, in occasione di incendi, o durante la navigazione aerea ad alta quota, o in casi in cui si debba portare soccorsi a individui rinchiusi in locali ermetici dove abbiano respirato per molto tempo, senza l'uso di particolari provvidenze, numerose persone. In tùtti i casi sopra accennati è da prevedere l 'uso, anzichè di sistemi tìltranti, di apparecchi di respirazione a circuito chiuso, che isolino il portatore dali 'ambiente in cui deve vivere e svolgere la sua attività, e provvedano essi stessi a fornire l'ossigeno necessario agli scambi respiratori, assorbendo contemporaneamente l'anidride carbonica contenuta nell 'aria espirata. Prima della guerra 1914·18 l'uso degli autoprotettori era assai limitato e previsto soltanto in alcune circostanze della vita di miniera; al termine del conflitto mondiale esistevano solo pochi tipi di tali apparecchi, di fabbricazione francese o tedesca, ma assai imperfetti. Uno dei migliori era il mod ello Drager 19r7, costituito da una piccola bombola di ossigeno compresso, un sacco polmone in tela gommata, ed w1a cartuccia contenente calce sodata. Boccaglio e stringinaso completavano l'apparecchio, che possedeva un breve periodo di autonomia, per di più non controllabile, non essendo provvisto di manometro. Nel dopoguerra, lo studio e la realizzazione degli autoprotettori hanno preso un più ampio sviluppo, anche in vista di applicazioni nel campo industriale e pompieristico; tuttavia secondo il Dautrebande l'uso di autoprotettori da parte di personale non pratico è da ritenere tuttora pericoloso ed anche fatale. Partendo da questo principio, gli inglesi ed i tedeschi non affidano tali apparecchi che a « salvatori professionali ». La Direzione del Servizio Chimico Militare ha ritenuto opportuno, in questi ultimi anni, di affrontare in pieno questo problema, prendendo in esame sistematico i principali modelli di autoprotettori esteri attualmente esistenti, con lo scopo, oltrechè di definire il tipo più idoneo per gli usi delle Forze Armate, di avviare l'industria italiana alla fabbricazione di tali apparecchi di protezione individuale. Gli autoprotettori moderni possono essere a produzione di ossigeno (P-0) o a riserva di ossigeno (R-0). In questi ultimi l'ossigeno necessario alla respirazione viene erogato da una bombola in cui si trova compresso, e 1'anidride carbonica dell'aria espirata è fissata da capsule contenenti idrato di sodio. Un manometro indica, via via, la guantità di ossigeno tuttora di. sponibile. Gli apparecchi a produzione di ossigeno possono essere di vario tipo, e cioè o a perossidi alcalini o a cosidetto ossigeno solido. I perossidi


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TIPI RECENTI DI AUTOPROTETTORI E PROBLEMI F!SIOPATOI.OCICI ECC.

alcalini (di sodio o di potassio) hanno la proprietà di reagire chimicamente, sotto l'azione di una corrente d'aria ricca di umidità e di anidride carbonica quale è l'aria espiratoria, producendo ossigeno e contemporaneamente fissando il co2. Negli apparecchi a cosidetto ossigeno solido, questo è rappresentato da conglomerati a base di clorato di potassio, che nella combustione sviluppano osstgeno. In una precedente nota ho dato ragguagli più particolareggiati sulle cc candele » di ossigeno solido impiegate negli apparecchi da inalazione; esse sono in tutto simili, per composizione e forma, a quelle degli autoprotettori, che non differiscono che per avere maggiori dimensioni. L'anidride carbonica viene assorbita da capsule contenenti granuli di idrato di sodio.

• •• Vari problemi di carattere biologico sono legati con l'uso degli autoprotettori. Anzitutto il portatore di uno di tali apparecchi non respira aria di composizione normale, ma una miscela gassosa che sarà più o meno modificata nel suo contenuto in ossigeno, e nella quale, eventualmente, potr,mno essere presenti anche anidride carbonica o altri gas. Per ciò che riguarda la quantità di ossigeno presente, la miscela gassosa potrà essere troppo povera o contenerne in eccesso. Nel primo caso, come è noto; l'organismo va incontro a fenomeni di insaturazione della emoglobina del sangue fino da quando il tasso 0 2 raggiunge circa il r6 %; con percentuali più basse si produce anossiemia. Anche l'aumento della concentrazione di ossigeno oltre certi limiti non è innocuo, e anzi può riuscire assai dannoso. Molti fisiologi si sono occupati di questo argomento, a cominciare da Lavoisier, e ben note sono fra le altre le ricerche fondamentali condotte da Paul Bert e quelle successive di Haldane e Lorrain Smith. Secondo i più moderni autori, l'organismo dei mammiferi può resistere a concentrazioni di ossigeno fino a circa il 6o %; sarà prudenziale non raggiungere mai questo limite nell'aria degli autoprotettori, e non superare in media il 40-45 %. La presenza di anidride carbonica nell'aria ha effetti diversi sul! 'uom0 in riposo e su quello che compie un lavoro fisico. Nelle prime condizioni, quando il per cento di co~ non supera quello dell'aria espirata (4 %), l'aumento della ventilazione polmonare è sufficiente a mantenere la tensione di anidride carbonica dell'aria alveolare nei limiti fisiologici. Percentuali superiori determinano la produzione di una serie di disturbi che possono culminare nell'alcalosi. Non è ancora ben definito quello che accade durante il lavoro, ma gli esperimenti di Haldane e di Priestley portano a ritenere che anche con percentuali relativamente basse, l'aumento della ventilazione polmonare può essere assai cospicuo, e tuttavia non sempre sufficiente 2d assicurare gli scambi respiratori. Poichè è da prevedersi che l'autoprotettore


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debba essere usato in circostanze che, come le operazioni di salvataggio, richiedono periodi di intensa attività fisica, è senz'altro preferibile che nell'aria inspiratoria non si trovi anidride carbonica. A maggior ragione sarà anche da escludere la presenza di altri gas, come ad es. tracce di cloro, che potrebbero trovarsi nell'ossigeno compresso, o essere sviluppati dalla combustione delle candele di ossigeno solido. Altra questione importante legata all'uso dell'autoprotettore è che la miscela d'ari~ :inspiratoria.. può assumere temperature :abbastanza elevate e caricarsi di vapor d'acqua. Ciò si verifica sopratutto in quei tipi di apparecchio a cosidetta respirazione pendolare, cioè nei quali tanto la corrente inspiratoria che quella espiratoria attraversano la capsula che contiene il materiale destinato a fissare l'anidride carbonica, ovvero i perossidi alcalini. Iu tali circostanze l'aria è quasi satura di vapor d'acqua, e la sua temperatura può raggiungere i 40-45°, mentre il portatore compie un lavoro. Saranno pertanto da prendere in consideraziont: gli eventuali effetti sulla termoregolazione, e quelli topici sulle mucose delle vie aeree superiori. Come è noto, la dispersione del calore per via polmonare rappresenta nell'uomo soltanto un ottavo, circa, del dispendio energetico totale. Perciò in condizioni normali il sopprimere, anche totalmente, questo mezzo di termoregolazione, pur costituendo una circostanza sfavorevole, non sarebbe un danno irreparabile. Ma conseguenze molto gravi si potranno avere quando anche la dispersione cutanea sia in gran parte impedita, come avviene impiegando contemporaneamente l'autoprotettore e il vestito antipritico. In una mia precedente nota ho illustrato quali profonde modificazioni l'uso di indumenti antipritici può portare nelle principali :funzioni organiche quando il portatore indossi la maschera antigas. Tuttavia la maschera, come è noto, consente di introdurre nei polmoni aria non molto dissimile da quella atmosferica, ed è facile arguire, come ho avuto occasione di verificare anche sperimentalmente, che le circostanze divengono notevolmente più severe quando, invece della maschera, il portatore di vestiti antipritici faccia uso di un apparecchio di respirazione a circuito chiuso. E' anche da tener presente che l'inspirare per un certo tempo aria calda porta ad elevare la temperatura del sangue che circola nei polmoni, ed inoltre produce effetti essiccanti sulle mucose del palato e del faringe. Quest'ultimo incoveniente risulta più pronunziato quando invece della respirazione fisiologica nasale, si ricorra alla respirazione orale, come avviene in alcuni modelli di autoprotettori provvisti di boccaglio e di stringinaso. Altro elemento da considerare nello studio sistematico di ogni apparecchio· di difesa individuale, e quindi anche degli autoprotettori, è quello della resistenza opposta alla respirazione. Osservazioni fisiologiche sugli effetti che l'interposizione di resistenze al passaggio dell'aria provoca sul respiro furono compiute, come è noto, fino da Marey e da Pau! Bert. Ma è sopratutto nel dopo gu~"rra che le necessità


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T IPI RECENTI DI AUTOPROTETTORI E PROBLEMI FISIOPATOLOGICI ECC.

della difesa contro gli aggressivi chimici hanno fatto impiantare ricerche sistematiche su questo argomento, con fini più aderenti alle applicazioni pratiche. Dal complesso degli studi ed esperimenti finora condotti è risultato che le resistenze possono agire sulla meccanica respiratoria, sulla ventilazione polmonare, sul ricambio respiratorio, sulla funzione circolatoria. All'esame pneumografico la escursione risulta rallentata e approfondita nella fase corrispondente al tipo di resistenza, inspiratoria o espiratoria, impiegata. Inoltre la interposizione di una resistenza inspiratoria determina, nell'uomo a riposo, diminuzione della ventilazione polmonare e del consumo d'ossigeno. Nell 'uomo che esegue un lavoro si è pure osservata diminuzione della ventilazione polmonare, mentre gli scambi respiratori non subiscono

modificaz.ioni sensibili. Le resistenze espiratorie, quando la inspirazione non sia ostacolata, sembrano, nel complesso, meglio dominate dall'organismo; tuttavia dopo un certo limite anche esse determinano modificazioni sensibili nella ventilazione polmonare e nel ricambio respiratorio. Si è inoltre trovato che gli effetti di una resistenza espiratoria sono più sensibili quando essa sia associata ad una inspiratoria. In queste condizioni si osserva infatti, specialmente se il soggetto compie un lavoro di una certa intensità, un allungamento della fase inspiratoria ed un accorciamento, compensatorio, della espirazione. Il fatto è tanto più evidente quanto più debole è la resistenza espiratoria; se questa aumenta, il compenso funzionale suddetto resta ost3colato, e diminuisce la capacità al lavoro del soggetto. Nello studio degli apparecchi dii protezione individuale, noi ci troviamo di fronte ad una resistenza doppia, cioè sia alla inspirazione che alla espirazione. Infatti, nella maschera la resistenza inspiratoria è rappresentata dalla valvola omonima e dalla scatola filtro, e quella espiratoria, assai meno elevata, è costituita, in generale, dalla valvola di espirazione; le maschere a respiro pendolare sono oggi praticamente scomparse, a causa delle esigenz~ della difesa contro le arsine. Molti degli attuali tipi di autoprotettore sono invece a respiro pendolare, ed in essi il flusso d'aria attraversa in ambedue le fasi o la capsula .fissatrice del! 'anidrite carbonica o quella contenente i perossidi alcalini. Qualche modello di apparecchio è provvisto di sistema valvolare; in questo caso, di solito la corrente espiratoria è quella che incontra il più sensibile ostacolo, che è costituito dalla capsula depuratrice del co~ .

••• I tipi più caratteristici di autoprotettori presi m esame ed esperimentati presso il Servizio Chimico Militare sono stati i seguenti: r) modello « Drager » ~ <l Ti.ihben » 1924, a ossigeno compresso; 2) modello c< D6igcr- Ogen » 1928, a perossidi alcalini, con avviamento a ossigeno;


TIPI RECENTI DI AUTOPROTETIORI E PROBL EMI FISIOPATO LOGICI ECC.

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3) modello (( Auer », a pewssidi alcalini, con avviamento ad anidride carbonica; 4) modello « Inbabad », a ossigeno solido. L 'apparecchio era indossato da un soggetto e fatto funzionare per tutta la durata del periodo di autonomia. Il portatore alternava fasi di riposo a fasi di esercizio fisico, anche intenso (marcia in terreno pianeggiante o accidentato; corsa; trasporto pesi; lavori di scavo; pedalaggio al cicloergometro). In alcuni esperimenti si fece uso di boccaglio e stringinaso, in altri di maschera. Durante le singole prove vennero raccolti gli elementi qui appresso indicati: prontezza di avviamento; ermeticità dell'autoprotettore, controllata in camera a gas; regolarità nel funzionamento; durata del periodo di autonomia; ripresa; resistenza respiratoria; composizione chimica, temperatura, e grado di umidità d eli'aria respirata dal portatore; condizioni generali del soggetto, eventuali alterazioni respiratorie e circolatorie. La resistenza respiratoria veniva determinata periodicamente, mediante un semplice dispositivo inserito nel circuito. I valori così registrati corrispondevano allo sforzo effettivo che doveva compiere il soggetto per superare gli ostacofì frapposti al libero flusso dell'aria. La temperatura e il grado di umidità dell'aria inspirata erano controllati, saltuariamente, inserendo nel circuito un termometro o uno psicrometro. L'analisi dell'aria veniva praticata col m etodo di Hempel, da un chimico del laboratorio, sopra campioni prelevati in fase inspiratoria. Durante i singoli esperimenti era controllato, oltre alle condizioni generali del soggetto con particolare riguardo alla eventuale insorgenza di fenomeni da anossiemia, il comportamento del polso e del respiro; periodicamente si raccoglievano anche sfigmogrammi e pneumogrammi. Il momento in cui doveva aver termine ogni prova era stabilito sopratutto con criteri biologici, e cioè quando il portatore dell'apparecchio avvertiva i primi di· sturbi a carico del respiro. Il personale in esperimento era di solito costituito da tecnici, medici o chimici, del laboratorio o da militari volenterosi e intelligenti, che venivano addestrati opportunamente. D'altra parte per stabilire la fine del periodo di autonomia non si poteva ricorrere ad altro criterio che fosse comune per tutti gli autoprotettori esperimentati, perchè molti di questi, e precisamente tutti i tipi a produzione di ossigeno, erano sprovvisti di manometro o di altro mezzo atto ad indicare quando non vi era più disponibilità di ossigeno. La esattezza delle dichiarazioni del soggetto era anche controllata mediante l'analisi di un campione d'aria. Dai numerosi protocolli esperimentali, che sarebbe troppo lungo riportare qui per esteso, tolgo e riassumo i dati più importanti raccolti nei confronti dei singoli modelli di apparecchi presi in esame. Autoprotettore « Drager-Tiibben » a ossigeno compresso, mod. 1924. L'avviamento è pronto e facile ; in caso di uso interrotto dell'apparecchio si


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'TIPI RECENTI DI AUTOPROTETTORI E PROBLEMI FISIOPATOLOGICI ECC.

ha una ripresa immediata. Ermeticità perfetta. Il funzionamento è regolare per tutta la durata del periodo di autonomia, che è praticamente costante e si è stabilito nella media di oltre un'ora, per individui che compiano lavori di media intensità. Il flusso dell'ossigeno, che è regolato in l. 1, 1,300 al minuto, può essere aumentato a seconda delle esigenze respiratorie del soggetto, mediante la semplice pressione di una valvola; altrettanto facile è lo svuotare l'eventuale sovrappiù di aria. La resistenza respiratoria dell 'apparecchio era all'inizio del periodo dì impiego, circa- I O mm. d'acqua in fase inspiratoria e + 14 nella espirazione; al termine, i valori medi erano rispettivamente - 12,5 e + 16,5. L'esame degli pneumo e sfigmogramm i raccolti, sia a respiro libero che in varii momenti delle prove, ha fatto rilevare visibile approfondimento e rarefazione del respiro, più sensibili durante il lavoro, quando l'individuo fa uso dell'autoprotettore in confronto di quando respira liberamente. Non è risultata alcuna modificazione dei!' apparato circolatorio attribuibile all' autoprotettore. L'analisi periodica dei campioni d'aria dimostrò assenza di anidride carbonica per tutta la durata di ogni esperimento. Il tasso dell'ossigeno oscillò fra il 40 e il 50 %. L 'umidità dell'aria fu in media del 90%. La temperatura dell'aria, con temperatura ambiente di 15° a 19° C, fu in media di 25• C quando l'individuo restava a ripo~o e raggiunse i 45•-49° durante l'esercizio fisico intenso. Dopo che il manometro ha raggiunto lo zero, l'autoprotettore conserva ancora un ulteriore periodo di efficienza, valutabile in circa Io minuti, dovuto alla utilizzazione dell'aria tuttora presente nel circuito. Negli esperimenti in cui l'apparecchio era provvisto di boccaglio e stringmaso, i soggetti lamentarono eccessiva salivazione, con difficoltà di deglutizione, trisma, secchezza delle mucose del palato e del faringe. Le pinne nasali sono molestamente costrette dallo stringinaso. La fonazione è impedita. t1utoprotettore « Drager-Ogcn >> - mod. 1928 - a pcrossidi alcalini. L'avviamento richiede l'impiego di circa 6 l. di ossigeno, che sono contenuti , allo stato compresso, in una bomboletta. Qualche volta l'inizio della reazione dei perossidi, e quindi lo sviluppo dell'ossigeno, è ritardato. La durata del periodo di autonomia non è stata costante fra un esperimento e l'altro, oscillando da un minimo di 30 a un massimo di 90 minuti. La quantità di ossigeno a disposizione del soggetto nella unità dì tempo non può essere modificata a volontà, secondo le esigenze respiratorie del momento, ed in qualche caso è risultata insufficiente quando il soggetto compieva un lavoro intenso. Inoltre il portatore non conosce, via via, la disponibilità residua dell'ossigeno, essendo l'apparecchio sprovvisto di apparecchio segnalatore. Le basse temperature esterne rallentano notevolmente la reazione dei perossidi. La resistenza respiratoria de Il'autoprotettore era, ali 'inizio, d i mm. d 'acqua - 8 e + ro rispettivamente in fase inspiratoria ed espiratoria; al termine delle prove questi valori erano di - 70 e + 8o mm .. I tracciati pneu-


TIPI RECENTI DI AUTOPROTETfORI E PROBLEMI FISIOPATOLOGICI ECC.

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mografici mostrano, quando l'individuo è provvisto di autoprotettore in con~ fronto di quando respira liberamente, notevole approfondimento e minor frequenza del respiro, accorciamento compensatorio della espirazione. Anche l'apparato circolatorio ha dimostrato di risentire gli effetti della elevata resi~ stenza opposta da questo tipo di apparecchio al flusso dell'aria, specie verso la fine del periodo di autonomia, e si è constatato notevole aumento di fre~ quenza del polso ed elevazione della pressione arteriosa. Le analisi periodiche dei campioni d'aria inspiratoria hanno dimostrato in alcuni casi presenza di anidride carbonica al tasso dello 0,5 % dopo circa mezz'ora dall 'inizio, e del 3 % al termine della prova. L'ossigeno ha oscillato dal 18 al 35. ~~ . L'umidità dell'aria respirata si aggirò sul 90 ~ 95 'X) . La sua temperatura fu in media di 25° C durante il riposo e 40° ~ 45° durante il lavoro. Autoprotettore <l Auer » ~ a perossidi alcalini. - L'avviamento della reazione si effettua mediante una piccola cartuccia che contiene circa 4 litri di anidride carbonica compressa. L'incoveniente più serio emerso dalle prove praticate con questo apparecchio è stato che la quantità di ossigeno sviluppato era del tutto insufficiente al fabbisogno respiratorio del portatore quando questi compiva un lavoro. Il fenomeno si accentuava notevolmente colle basse temperature esterne. Autoprotetore << lnhabad n ~ a ossigeno solido. - L'avviamento, che si pratica mediante accensione della candela di ossigeno solido, ha presentato notevoli difficoltà e incertezze. Il quantitativo di ossigeno gassoso a disp~ sizione del soggetto si è dimostrato del tutto insufficiente durante il lavoro.

I risultati ottenuti con gli esami e le prove sopra riferite portano a con~ eludere che allo stato attuale delle realizzazioni, gli autoprotettori a riserva di ossigeno sono quelli che danno le migliori garanzie di regolare funziona~ mento senza, d'altra parte, indurre modificazioni importanti nelle principali funzioni dell 'organismo. Partendo da questo concetto, il Servizio Chimico Militare ha realizzato per uso delle forze armate, e fatto fabbricare da Ditte italiane, un tipo di autoprotettore che, attraverso successivi perfezionamenti, ha assunto attualmente la nomenclah,lra S. C. M. 36 e corrisponde allo schema riportato nella figura seguente. Si tratta di un apparecchio da portare a spalla, del peso di circa 8 kg., e dotato di un periodo di autonomia di oltre un'ora per lavori di media intensità. L 'ossigeno è compresso, nella quantità di 120 litri, in una bamboletta; il suo flusso è regolato in l. 1,300 al min .. Due valvole a pulsante ne consentono, con sem plice manovra, la erogazione complementare o lo sca~ rico all'esterno, a seconda delle necessità respiratorie del momento. La pre~


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TIPI RECENTI DI AUTOPROTEITORI E PROBLEMI FISIOPATOLOG ICI ECC.

AUTOPROTETTORE S. C. M. 36

LEGGE N DA 1 - Bombola dell'ossigè'ho.

7 ·- A pparecchio reftligerante.

2 . V olantino d'avviamento.

8 - Raccordo a vite.

3

Valvola, a p~lsan te, per l'troga· zione complementare di ossigeno.

·4 - R acco•·do a 3 v1e con riduttore dl pressione.

9 · Tubo corrugato. 10 - Facciale

11

Manometro.

5 · V ah•ola dì scarico.

12 - Custodia metallica del sacco p olmone

6 -.Ca psula depuratrice dell'aria.

13 • Sacco polmone.


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senza di un manometro consente di valutare via via la disponibilità di ossigeno residua. Il fissaggio dell'anidride carbonica contenuta neU'aria espirata avviene mediante granuli di idrato di sodio, disposti in apposita capsula. L'aria è contenuta in un sacco-polmone di robusta tela gommata, protetto dagli agenti esterni per mezzo di una custodia metallica. Un dispositivo refrigerante abbassa la temperatura dell'aria inspiratoria, rendendola ben sopportabile anche durante l'esercizio fisico intenso. L 'autoprotettore è provvisto di maschera ed è a respiro pendolare; poichè J'aria inspiratoria contiene durante tutto il periodo di funzionamento dell'apparecchio un tasso di ossigeno assai elevato (in m edia il 50 %), non risulta aumento dello spazio m orto fisiologico. Nelle numerose prove, sia di laboratorio che di im piego pratico presso le truppe, gli autoprotettori mod . S. C. M. hanno dimostrato di possedere i requisiti desiderabili dal punto di vista costruttivo, e di ben corrispondere alle esigenze di carattere biologico. RIASSUNTo E CoNCLUSIONI. - Sono stlti pres1 10 esame ed espcrimentatJ J pnncJpali e più recenti apparecchi di protezione a circuito chiuso (autoprotettori), al fine di rilevare, oltre alle caratteristiche del funzionamento, le variazioni di ordine fisiopatologico eventualmente indotte nel portatore. Dalle indagini comparative eseguite si è rilevato che gli autoprotettori a riserva di ossigeno sono quelli che, attualmente, offrono le migliori garanzie di regolare funzionamento senza, d'altra parte, provocare modificazioni sensibili nelle principali funzioui del!' organismo. I n base a tali resultati, il Servizio Chimico Militare ha definito, e fatto costruire da ditte italiane, un tipo di autoprotettore da servire per le forze armate.

LAVORI CONSULT ATI HALDANE J. S.: Respiratior1 . - London Oxf. U.niver. Press., I927. DAUTREBANDE L.: Les échanges respiratoires. - Les presses univ. de France, Paris, 1930. DAUTREBANDE L.: Les gaz toxiqttes. - Masson e C., Paris, 1933· STA.RLil'iG H.: Principles of Human Physiology. - Churchill, London, 1926. FERRI G.: Metodi moderni per la ossigenoterapia dei colpiti da aggressit!Ì chimici. Gior. Mcd. Mi!., fase. III, marzo I936. S1MONELLI G.: La respirazione attraverso resistenze. (Nota 2a). - Arch. di fisiol., volume XXVI, fase. II, 1928. FERRI G. : La respirazione attraverso re.ristenze. (Nota 44 ) . Arch. Fisiol., voL XXVI, fase. II, 1928. SJMONELLI G. : Il problema fisiologico della respira-zione attraverso resistenze. (Atti della Soc. l t. per il progresso delle Scienze). - Torino, settembre 1928. GIORGI G.: Sulle modificazioni delle diverse fun zioni del corpo indotte dall'impiego della maschera antigas. - Roma, Prov. Gen. dello Stato, 1926.


CASISTICA

CLINICA

- - - ·· - - OSPEDALE DA CAMPO 93 - t• DIVISIONE INDIGENI D' ERITREA

Direttore: capitano medico B. ZoRZI

SINDROME NEURO-ANEMICA PERNICIOSA IN ASCARI ERITREO Dott Giovanni Angellnl, tenente medico di complemento. assistente all'Istituto di Patologia Speciale Medica della R. Università di Padova (Direttore: Prof. G. A. PARI).

La necessità di tener presente la forma di anemia essenziale per eccellenza - cioè la perniciosa con le sue più classiche manifestazioni, comprese quelle a carico del sistema nervoso componenti la sindrome, così detta di Lichtheim, della pseudo tabe anemica - anche in regioni in cui dominano in grado precipuo le più svariate forme anemiche sintomatiche (dalle infettive- protozoarie alle parassitarie) e pure è dato riscontrare anemie del tipo della perniciosa (principalmente la sprue); d'altra parte la estrema rarità con cui, come è noto, la sifilide dei paesi tropicali dà luogo alle manifestazioni della tabe, ambedue questi argomenti conferiscono qualche interesse alla presente osservazione. Per il resto essa non presenta alcuna particolarità che la discosti dalle più tipiche descrizioni della malattia di Addison - Biermer consegnate nei trattati, nè alcuna difficoltà che imponga discussioni diagnostico - differenziali. Pertanto sarà sufficiente la segnalazione del caso con la sua storia clinica e con i reperti forse sommari ma decisivi, quali si poterono raccogliere in un ospedale della zona di operazioni. Il sospetto della malattia si destò, per così dire, a prima vista, per una particolarissima sfumatura che dimostrava la tinta della cute e delle sclere, tinta che, per quanto di definizione molto ardua, sembrava discostarsi alquanto da altre forme di pallore, di più comune osservazione in indigeni Eritrei (in tigrino « hemàm zsadà >> cioè « malato bianco »), come per es. quelle successive a ripetuti accessi malarici o a malattie depauperanti, e certo doveva essere il corrispondente del colorito paglierino o limone proprio di questa anemia nei soggetti di razza bianca. Il sospetto medesimo venne poi acquistando sempre rnagg10n conferme dalla storia dell'infermo - (il fatto di una estrema famigliarità della affezione ad esito infausto, sul quale il paziente fondava con assoluto fatalismo la convinzione della sua prossima ineluttabile fine, purtroppo manca


SINDROME NEORO-ANEMJCA PERNICIOSA IN ASCARI ERITREO

IIOI

di ogni convalida perchè si possa annoverare il caso fra quei pochi di anemia perniciosa a carattere famigliare di grande importanza per la dottrina

costituzionalistica) -

dall'esame clinico e sopra tutto dall'esame del san-

gue periferico e del midollo osseo mediante biopsia, per cui in definitiva veniva a comporsi un quadro morboso di particolare evidenza di anemia perniciosa conclamata, compresi i disturbi nervosi subiettivi ed obiettivi riferibili ad una mielite funicolare ed in forma di una sindrome pseudotabica attenuata. Di rilievi fondamentali non si poterono compiere quelli a carico del chimismo gastrico, la cui alterazione achilica poteva tutt'al più venir sospettata in base ai disturbi dispeptici lamentati dal paziente e alla sua grande ripugnanza, quasi intolleranza, per l'assunzione di fegato dimostrata nei pochi giorni che fu in nostra osservazione. L'esame delle feci fu rivolto principalmente all'esclusione della sprue, di anchilostoma e di botriocefalo. Non fu dato di seguire la risposta della grave forma anemica alla terapia epatica, solo iniziata e per os. mal tollerata, perchè il paziente si dovette ben presto sgombrare nelle retrovie. Gherenchid Uorè, ascari XX battaglione eritreo, la compagnia, ca. a. 25, Brhona (comm. Cheren), copto. ANAMNESI.

Padre e madre sono viventi. Ben cinque fratelli e cinque sorelle sareb-

bero morti tutti per la stessa malattia con grande pallore, da cui ora il paziente è affetto: di questi decessi il paz. stesso è stato testimone o ha sentito raccontare dai genitori; su questo fatto insiste con grande sicurezza. Da bambino, come pastore, ebbe lunghe febbri contratte nel bassopiano occidentale dell'Eritrea; ma ora da molti anni non ha più manifestaziorù febbrili di qualche entità. Tre anni fa fu costretto a letto con disturbi simili a quelli attuali per un'annata intera; pare che poi pratiche terapeutiche empiriche gli abbiano recato non poco giovamento e l'abbiano messo in grado di riprendere forze e di essere arruolato come ascari. Da un anno e mezzo di nuovo ha avvertito segrù di malattia, che si sono aggravati negli ultimi tempi e l'hanno reso incapace di seguire il battaglione. (Ricoverato nella prìma metà di marzo 1936). Accusa grandissima prostrakione delle forze, capogiri, senso di battito continuo ;~Ile tempie e rumori negli orecchi. Spesso vede volare dinanzi agli occhi come zanzare e lucciole. Lamenta spontaneamente con insistenza sensazioni continue moleste, come di morsicature fitte fitte di formiche alle mani e ai piedi, specie alle estremità delle dita. Richiesto, afferma che camminando ha l'impressione di poggiare su qualcosa di morbido, come una coperta di lana. La lingua spesso gli dà bruciori: anzi denuncia come un senso di cociore (ch'egli esprime come fuoco) alle fauci e .in gola. Ha. discreto appetito, ma tosto che mangia avverte peso all'epigastrio, come una pietra nello stomaco; ha sapore amaro di ritorno in ~occa (biascica sempre e inghiotte la saliva con espressione sempre ,dj bocca disgustosa), ha frequenti eruttazioni, spessissimo nausea e talvolta qualche conato, mai tuttavia vomito. Non diarrea, nè scariche sanguinolenti; mai si accorse della presenza di vermi nelle feci. EsAME OBBIETI'IVO. Espressione di persona molto stanca e sofferente; si muove a gran fatica, sorreggendosi col bastone e un po' barcollando. 5 -

Giornalt' di mcdid11a n:ili14rc.


II02

SINDROME NEURO-ANEMICA PERNICIOSA lN ASCARI ERITREO

Le manifestazioni psichiche non si allontanano da quelle comuni :alla sua razza. Le condiz.ioni generali di nutrizione appaiono discrete. Non si palpano tumefazioni dei linfonodi superficiali. Costituzione scheletrica regolare. Non edemi. Grande pallore di una sfumatura particolarissima, che colpisce al primo vederlo (bronzeo chiaro). Ciò è ben manifesto per Ea cute soprattutto al viso nelle regioni palpebrali, zigomatiche, al naso e al labbro superiore (maschera facciale), al corpo nelle regioni anteriore superiore e media dd torace. Molto pallido quasi giallastro il palmo delle mani. Pallore modico della mucosa delle labbra. Il colorito delle sclere è bianco avorio. Pallore enorme delle congiuntive, della mucosa orale, evidentissimo alla lingua e al palato. La lingua oltre che pallida è molto liscia, sen7.a alcuna evidenza di papille. Non afte, non sanguinamento delle gengive. Nulla alla retrobocca. Intenso rumore di trottola sul bulbo della giugulare destra. Non fatti patologici a carico dell'apparato respiratorio. R. 2.2. Non bozza precordiale; non fremiti. Limiti delle aree di ottusità assoluta e relativa del cuore normali. Su tutti i focolai, ma specie su quello della punta e della polmonare, rumore di soffio sistolico, dolce, di modica intensità, che non si propaga verso l'ascella. Discreta accentuazione del secondo tono poi monare. Non aritmie. Polso molle, ritmico, di freq. 100. Nulla da .rilevare all'esame generale dell'addome, all'infuori di una discreta dolorabilità alla palpazione profonda dell'epigastrio. Fegato nei limiti normali. Modico ingrandimento della milza, il cui polo inferiore si palpa, di consistenza aumentata, 2-3 dita sotto l'arco costale. Reni alla palpazione bimanuale non si avvertono.

Sistema nervoso. Motilità. - Non fatti di deficienza a carico dei principali nervi cranici motori, della motilità generale del tronco e degli arti nei loro vari segmenti. Tuttavia la forza muscolare t scarsa, come dimostrano le varie prove. Il trofìsmo muscolare appare discreto, ma si constata una ipottonia molto note.vole delle masse muscolari: agli arti inferiori si riesce con la massima facilità a far toccare al ginocchio la parete addominale e al calcagno la coscia. Evidenti e costanti fenomeni di atassi.a nelle prove calcagno-ginocchio e indicenaso, con oscillazioni . più o meno ampie dell'arto, piccoli arresti prima della méta, che non viene- toccata: questi fatti sono considerevolmente accentuati dalla chiusura degli occhi. Nella prova di Romberg, con la chiusura degli occhi si verifica costante barcollamento, si osservano contrazioni dei muscoli delle gambe ed il paz. è costretto subito a cercare un appoggio. Del resto fenomeni di incoordinazione non si appalesano nella stazione ad occhi aperti, nè nella deambulazione, la quale, come si disse, è stentata, lenta, faticosa e anche per la esauribilità del soggetto non consente maggiori .apprezzamenti. Sensibilità. Parestesie già segnalate nell'anamnesi. · Le prove di sensibilità tattilc e dolorifica danno luogo a riferimenti normali, tranne che verso le parti più distali delle estremità superiori ed inferiori: alle mani e ai piedi si ha quasi una anestesia completa e per stimoli tattili e per stimoli dolorifici; quest'ultima particolarmente evidente per l'assenza di qualsiasi reazione mimica e di difesa anche per stimolazioni di notevole intensità. Tuttavia il senso stereognostico dcl.le m ani si riscontra ben consen:ato. Il senso di posizione appare conservato almeno per gli atteggiamenti più grossolani delle estremità; per gli atteggiamenti più delicati delle dita si verificano incertezze. Non si ha modo di esaminare le altre sensibilità superficiali c profonde. Gli esami , per quanto eseguiti in varie riprese, sono difJicoltati anche dalla facile stancabilit.ì dd soggetto.


SINDROME NF.URO-ANEMICA PERNICIOSA IN ASCARI ERITREO

Riflessi: pupillari alla luce : presenti;

pupillari all'accomodazione: presenn;

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congiunti vali : presenti; corneali: presenti vivaci; faringeo: presente vivace; Chwosteck: assente; masseterino: presente; tricipitali: accenno incostante; radiali : assenti; cubitali : assenti; patellari: solo talvolta un lieve accenno di contrazione del quad ricipite senza scossa dell'arto; achillei : presenti; degli addutori, delle spine iliache A. S., malleolari: assenti; addominali superiori: presenti; medi : presenti; inferiori: dànno luogo ai medi; cremasterici: presenti vivamente; plantari: accenno in flessione; Babinski - Schaefer- Oppenheim- Gordon: assenti; clono della rotula: assente; clono del piede: assente. E sAME DELLE FECI (ripetuto). Feci normalmente formate, di colorito bruno scuro. All'esame microscopico si rileva solo la presenza di uova attribuibili con probabilità a Himenolepis diminuta. TEMPERATURA. Durante la breve degenza frequenti piccole elevazioni termiche, preval vespertine, di alcuni decimi, fino• ad un massimo di 38°. E sAMI EMATOLOGICJ. Globuli rossi 1.16o.ooo. Hb al Sahli 40. Valor globulare t,8I. Reticolociti o,6 %Globuli bianchi 2.140. Granulociti neutrofili 53,5 % (mielociti o %; metamielociti o % ; nucleo a bastoncino o % ; nucleo segmentato 53,5 %, la maggior parte ipersegmentati). Granulociti eosinofili 5,5 %. Granulociti basofili 1,5 %.

Linfociti 37,5 %.

Monociti 2,0 %Gran parte dei monociti hanno struttura nucleare giovanile quasi emocitoblastica, con nucleoli accennati. Su 200 globuli bianchi 3 magalobl'asti basofili, I eritroblasto policromatico. Piastrine piccole, disseminate in numero piuttosto scarso. Intensa anisocitosi e poichilocitosi ; sembra anche dominare una ovalocitosi dei globuli rossi. Presenti megalociti ipercromi. Formula eritrocitometnca: eritrociti di (J. 4,20 5·04 % o,6 1,3

r!.l •·

10,8 5,88 6,72 8,40 7·56 9·2 4 l ,2 . 6,o 16,9 25,0 45,8 3·2 (Koristka Obb. imm. ol. t/12, 1.30, 100 x . Oc. 6 >< H.M .. Val. micr. 1,68).


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SINDROME NELIRO-ANEMICA PERNICIOSA lN ASCARI .E RITREO

Biopsia del midollo mediante puntura dello sterno e formula degli elementi i m ma111ri componenti z1 midollo. o %· Mcgacariociti Emoistioblasti o 0/ o,8 X,. Emocitoblasti / ()•

)

proneutrofìli proesinofili mastmicloblasti

0,5 %· o O:r.~' . o %·

2,3 %

~

neutrofìli eosinofili

2,3 %· o %.

Mielociti

8,5 %

l

neutrofìli eosinofili t-asofili

7,6 %. 0,9%· o %·

Mctamidociti

14>7 %

Mieloblasti

0,5 %

Promielociti

~

ncutrofili eosinofili

Proeritroblasti Eritroblasti

o,S%-

Serie leucocitica (granulocitica)

26,o % .

Serie normoblastica

4·6 %.

Serie m<:galoblastica

68,6 %

%·

2,5 %·

o %. 4,6 %

l

basofili policromatici ortocromatici

1,7 0/ IO • 1,1 %. 1,8 %.

6,9 %.

Promcgaloblasti Megaloblasti

12,2

Cellule staminali

61,7%

l

basofili policromatici ortocrornatici

47>7 %. 12,3 %· 1,7 %.

(Su 100 elementi immaturi 14 canocmesi megaloblastiche, 5 cariocinesi granulocitiche. Frequenti manifestazioni di carioressi, numerosi nuclei liberi in via di dissolvimento; numerosi elementi contenenti uno o più corpi di Jolly, policromatici e con punteggiatura basofila, per lo più della serie megalocitica). De bra Bt'Chan (Scioa nord-orientale) luglio 1936-XIV .


CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ALLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITA MILITARE DI FIRENZE (Vol. Xl). Abbiamo già annunziata nd fascicolo dello scorso settembre la pubblicazione, '' curo dd/a Scuola di applicazione di Sanità militare in Firenze, del volume Xl deiie Conf"enze Cliniche e di Scien:u Mediche, colà tenute duran~ il corso del 19]6-XJV. Ora abbiamo il piac"e di offrire ai lettori brevi recensioni" delle Conferenze, seguendrJ f ordine di tempo nel quale si sono sr1ccedute . Precedr, nell'interessante volume, il discorso pronunciato il 5 marzo, alla seduta inaugw alc dell'anno accademico, dal tÙ· rettore della Scuola, colonnello medico prqf. GIUSEPPE GtORDA~O. il quale dopo un caldo saluto alle 1utorità, alle personalità mediche convenute alla sole1111e cerimonza ed agli allievi, dava conto dell'attività militare . .rcientifica e didattica dell'Istituto, concludendo infine con ispirate parole per la Vittoria che proprio in quei giorni spiegava le ali .<tti territorl del nostro Imprro.

Le ferite prodotte daUe mcxkme armi da fuoco, di guerra. (Lezione di prolusione al corso Allievi-Ufficiali medici, 5 marzo 1936-Xl V).

Magg. mcd. A. MM.1cE. -

L'O., insegnante titolare di traumatologia di guerra e chirurgia di urgenza alla

Scuola di applicazione di Sanità militare, dopo avere ricordato i gloriosi caduti èd Corpo sanitario cd avere rivolto il suo pensiero alle valorose truppe d'Africa, con l'alta competenza che gli deriva da parecchi anni di insegnamento, passa allo svolgimento dell'interessante tema prescclto per la lezione inaugurale dell'anno accademico. Con lucida ed ordinata sintesi espone i concetti più aggiornati sulla patologia delle ferite d'arma da fuoco, facendo precedere una parte introduttiva riguardante priorità di chirurgi italiani in questo campo di !.tudl nonch~ dati illustrativi sulla struttura e sugli effetti dei proiettili d'armi portatili e d'artiglieria. Fa anche un particolare cenno sui proiettili dum-dum e ne spiega 1l meccanismo d 'azione. Quindi il Malice, partendo dai concetti fondamr.ntali che la vasta esperienza dell'ultimo grande conflitto ha posti alla base della nuova chirurgia di guerra, passa a parlare del trattamento delle ferite prodotte dalle moderne armi da fuoco di guerra e traccia magistralmente la condotta che il chirurgo deve seguire nei singoli casi. La prolusione del maggiore Malice, seguita con molto interesse da tutto l'uditorio, alla fine fu salutata da vivissimi applausi. FLORIDIA.

S. E. Prof. G . PETRACNANI, Direttore Generale della Sanità Pubblica. - L'anafilassi

nell'immunità. (14 marzo 19J6-XIV). E' con un nostalgico ricordo della nostra Scuola, nella quale iniziò la sua vita di studioso dell'Igiene e della Microhiologia, e con un devoto omaggio al Maestro insigne,


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CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ECC.

Achille Sciavo, a] lato dd quale qui in Firenze maturò con rinnovato fervore la sua tempra tenace di ricercatore e la sua formazione di insegnante, che l'O. si introduce alla trattazione di quello che egli chiama il suo tema prediletto: il fenomeno della anafi lassi. l:.sso è infatti quello che più di ogni altro inquietò e stimolò il suo spirito per il disagio interprctativo dì tale fenomeno nei confronti del complesso immunitario, sicchè oggi, dopochè attraverso studi e meditazioni a lungo perseguite sull'argomento ha potuto formarsi una precisa convinzione :sulla natura del fenomeno, ritiene particolarmente utile illustrare una ipotesi che verrebbe a quietare ogni dissiilio interpretaùvo. Con mente di biologo ed efficace esperienza didattica l'O., prima di trattare in particolare dei fenomeni immunitari in senso stretto - quali sono intesi nel comune linguaggio medico e cioè di reazione aUe infezioni - allarga ed illustra la vision e immunitaria alla comprensione dei fenomeni tutti di reazione dell'organismo alle cause perturbatrici che comunque ne minaccino l'equilibrio e le correlazioni funzionali. Ciò lo porta a ricordare come gli stimoli amibientali, allorchè siano CQntenuti entro limiti che non oltrepassino le possibilità reattive normergiche dell'organismo, agiscano, i n gran parte, da stimoli necessari e indispensabili al mantenimento della vita stessa, mentre l'essere ne soffre e soccombe quando questi limiti siano ·oltrepassati. Fra gli stimoli che ag1scono in natura rientrano anche le offese portate all'orga· nismo da alcuni microrganismi detti, perciò, patogeni. D ella estesa mole delle acquisizioni che con lo sviluppo della scienza immunitaria si sono venute accumulando nei riguardi delle reaz.ioni organiche alle offese microbiche, l'O. si limita ad illustrare i principt ed i concetti che hanno portato alle pratiche vaccinali e sieriche per la costi· tuzione di stati immunitari specifici artificiali, attivi e passivi. Viene cosl a reStringere la trattazione a quanto p iù importa ai fini del suo tema : il rilievo delle di,·erse conseguenze reattive dell'organismo ai due trattamenti, vaccinale

e sierico. In tUtti e due i casi si ha uno s'tato di allergia, ma mentre nel primo ad una modesta sofferenza iniziale consegue una reazione di maggiore tolleranza, nel secondo ad un primario stato di inilifferenza consegue una reazione di :intolleranza che può causare anche la morte dell'individuo (anafilassi). Come spiegare questa iliversa risposta dell'organismo a trattamenti egualmente impiegati per provocare uno stato immunitario? Que~to il dissidio che tormenta la mente degli studiosi. Peraltro esso, osserva l'O., è solo apparente poichè analizzando attentamente i due fenomeni ne risultano elementi atti a spic:garcelo come il doppio aspetto di uno stesso fenomeno di difesa immunitaria. Questi elementi , illustrati con concisa chiarezza, possono venire così riassunti: r• Diversh à dei due stimoli in apparenza analoghi : se le pratiche vaccina li possono considerarsi la ripetizione artificiale di stimoli od offese cui l'organismo è, in potenza, natural mente <:sposto, non così può dirsi della introduzione parenterale di sieri. 2° Divem t~

della dose di sostar1ze p1·oteiche iniettate: nell'impiego dei vaccini, per la natura stessa altamente tossica di essi, il contenuto di sostanze proteiche inoculate è sem pre considerevolme nte inferiore a quello che viene impiegato per la produ zione delle chòC fliòrtale nelle prove classiche dell'anafilassi da sierò.


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3• Possibile coesistenza dei due fenomeni nel trattarnt nto vaccina/e: rilievo di non rara osservazione per Io sperimentatore, alla reiniezione di vaccino per via endovenosa e a dosi generose, negli animali in corso di trattamento vaccinalc. In tal senso parlano le sperienze di Délanoé, Koch e Wassermann e, in particolare, di Arthus col veleno dei serpenti. Perranto l'O. è portato a concludere che tutti e due i fenomeni rientrano nel complesso delle reazioni immunitarie rappresentando : l'uno, una reazione di maggior resistenza individuale costituitasi in seguito ad uno stimolo contenuto nell'ordine e nella mi~ura degli stimoli cui l'individuo è, in potenza, esposto in natura; l'altro, una reazione di difesa superiore alla stessa immunità individuale, una difesa della integrità della specie verso stimoli che, essendo fuori dell'ordine e della misura di quelli n;lturali, ne denaturerebbero le caratteristiche organiche e funzionali. Questa ipotesi, espressa anche da Ch. Richet, trova conferma nel fatto che l'anafilassi ha carattere di legge biologica generale, nella quale l'O., riferendosi alle conclusioni presentate al Congresso Volta dell'immunologia, dimostra come debba ri~ntrare anche il fenomeno classico di Arthus. E che l'anafilassi rappresenti una reazione immunitaria alla violazione delle leggi superiori poste a difesa della integrità della specie, lo dimostra anche il fatto che se noi evitiamo con particolari accorgimenti l'esplosione delle choc rapidamente mortale, l'organismo reagisce egualmente con segni più lenti ma ineluttabili di intossicazione proteica (Pentimalli) alla introduzione di proteine eterogenee. N ANNI.

Prof. G. l zAR, Direttore della Clinica Medica Generale della R. Università di Messina. - Le metastasi amebiche. (21 marzo 1936-XIV). L'O. esordisce col dire che vivaci discussioni sono state sostenute da AA. nostri e stranieri su qudlo che sta per esporre, perchè l'argomento riguarda in pieno forme morbose che-, forse a torto, figurano, o meglio figuravano fino ;. pochi anni or sono, solo nei testi di patologia esotica, coloni ah: o tropicale che dir si \·oglia, mentre i n verità, con quasi eguale frequenza che nelle colonie, figurano nella patologia nostrale di quasi tutti i paesi del mondo, compreso la bdla Patria nostra. Indi Egli sorvolando sulla nomcnclatum e sull'agente patogeno dell'amebiasi intestinale, impropriamente chiamata in passato «dissenteria amebica » ne enuncia, d'accordo con gli AA. italiani, la seguente definizione : « Malattia infettiva, contagiosa, endemica in tutti i paesi del mondo, squisitamente cronica, localizzata nd grosso intestino, a riflessi gastrici ematici generali, dovuta all'impianto dell'Ent. hist. nello spessore della parete intestinale e più precisamente nella sottomucosa, luogo di elezione, dove giunge dalla mucosa sia attra\·erso le ghiandole di Lieberkuhn sia per i peculiari movimenti amehoidi, dove si scava delle nicchie a mezzo di particolari fermenti litici, dove si moltiplica, da dove si immette di nuovo nel lume intestinale quando la usura della sottomucosa e della muscolaris mucosac determinando un arresto nei processi di nutrizione del sovrastante epitelio ne provoca il disfacimt:nto e la formazione delle caratteristiche ulcere a bottone di camici:ln.


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Indi addentrandosi nel tema l'O. sostiene che è importante fissare il seguente dato : la sottomucosa è la sede dell'E. nella sua forma mobile, o meglio nella sua forma attiva, perchè le altre forme, sia di tesistenza (cisti), sia di passaggio (precisti), non sono attive; ciò per poter conoscere le metastasi amebiche, quelle lesioni cioè a distanza che l'E. determina nei più svariati organi quando passa in circolo o si spinge più oltre attraverso le vie linfatiche. Affermata così la stretta dipendenza della metastasi da una pregressa localizz:lzione intestinale l'O. si domanda: perchè queste metastasi sono così poco frequenti rispetto all'enorme numero di soggetti che albergano nell'intestino l'E. ? A ciò Egli risponde con 2 quisùoni importanti: I) se tutti gli individui che presentano nelle feci delle forme mobili di E. siano da considerare come infetti o se invece si debba parlare di portatori secondo il concetto di Walker e Sellards. Ma a ciò J>O. risponde nettamente che nell'amebiasi non vi sono portatori. Vi sono degli ammalati latenti, potenziali, nei quali uno squilibrio brusco di temperatura, un disordine alimentare, un trauma psichico può determinare lo scoppio della sindrome per rottura dello stato di equilibrio fra poteri di offesa e poteri di difesa con diminuzione sensibile di questi ultimi: l'amebiasi sino allora sintomatica diventa amebiasi vera con tutto il corteo dei sintomi noti; II) importanza dello stato di meiopragia dell'organo al m<> mento dell'attacco. L'O. non crede che i processi metastatici siano eccessivamente rari e che lo stadio di cc amebemia » descritto da Petzetakis sia frequente più di quanto è dato rilevare. In tal modo resta dimostrato che l'E. è causa di lesioni a distanza e che la localizzazione nei vari organi è subordinata oltre che all'arrivo dell'embolo infestante anche al particolare stato di attività funzionale dell'organo stesso, e che la genesi delle lesioni sia intestinali che metastatiche, come ha dimostrato Bindo De Vecchi, è da attribuirsi solo all'E.. Riferendosi poi l'O. alla rarità di metastasi in alcuni organi ne spiega il meccanismo nel seguente modo: Passando l'E. in circolo e dando le metastasi per via portale, ne viene di logica conseguenza che l'organo più freguentemente colpito sia il fegato.

Sorpassata la barriera portale il parassita incontra la rete vasale del piccolo circolo ed è appunto il polmone che tiene il secondo posto fra le sedi delle metastasi amebich e. Infranta la barriera polmonare, giunto al cuore sinistro, invaso il grande circolo, tutti gli organi possono essere interessati, ma con maggiore frequenza, come suole avvenire per tutte le metastasi che si staccano da una primitiva localizzazione intestinale, il cervello è l'organo che viene al terzo posto. Dopo aver analizzato più particolarmente le metastasi più importanti e frequenti (fegato, polmone, cervello) l'O. viene a trattare degli elementi per una sicura diagnosi etiologica ed afferma: x) che l'interrogatorio (positivo) dell'ammalato può dare qualche appoggio al presupposto etiologico, ma non può costituire l'elemento su cui basare il giudizio che la lesione epatica sia della stessa natura dell'amebiasi intestinale; 2) che nel 21 % dei casi da lui osservati e nel 50 % di quelli di Françon e H utinel, la ricerca dell'E. nelle feci in soggetti certamente affetti da epatite arnebica può dare esito negativo; 3) che

ugualmente inceno e senza valore etiologico è l'esame radiologico del fegato; 4) che la


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prova ex tuliuvantibus con l'emetina solo in alcuni casi riesce vantaggiosa; 5) che unico elemento per una diagnosi di sicurezza etiologica è la puntura del fegato, che è una prova pratica e sicura se eseguita con le dovute norme e la tecnica richiesta; 6) che il materiale estratto con la puntura al microscopio si presenta con caratteri sui generis e nelle ultime porzioni della quantità prelevata si possono ritrovare le caratteristiche forme mobili dell'E., mentre invece mancano le forme cistiche; 7) che l'E. nel materiale estratto è stata riscontrata dall'O. nel 90,2 % dei casi esaminati. Venendo poi alla cura della epatite amebica colliquata l'O. dice: sono di spettanza certamente chirurgica le vaste raccolte ad andamen to rapido, con notevole deperimento generale e minaccia di apertura in organi vicini; tutti gli altri casi, ed anche quelli ad andamento grave ma con raccolte multiple, sono di spettanza medica. La prognosi della epatite amebica colliquata ha sub1to delle modificazioni sostanziali in rapporto al perfezionarsi delle conoscenze etiopatogenetiche e terapeutiche. In conclusione dice l'O. posso affermare che uno stretto contatto &a medico e chirurgo, perchè di accordo assistano l'ammalato c portino a suo vantaggio il frutto della loro speciale e diversa competenza, fa sì che noi possiamo aver ragione di una epatite amebica colliquata anche vasta quando le condizioni generali non siano fortemente pregiudicate.

s. VITAI.E. Prnf. G. VERNONI, Direttore dell'Istituto di Patologia Generale della R. Università di Roma. Il tetano postsierico - Revisione dei criteri diagnostici del tetano. (26 marzo 1936-XIV). Dopo di avere ricordato con parole altamente patriottiche quali e quante memone di guerra lo leghino al Corpo sanitario Militare, l'illustre Maestro inizia la trattazione dell'interessante tema esprimendo la propria ferma convinzione sulla possibilità di evitare di cadere in una tra le più dolorose e tragiche imboscate che il destino possa tendere a chi esercita la professione sanitaria, quale è la mancata diagnosi di tetano. Questa infezione, infatti, può essere oggetto di fata li misconoscimenti e ciò per diverse ragioni. La più importante causa di t..rrore è costituita dal fatto che nella mente del m edico pratico «tetano» significa sempre trisma, come <! trisma >> significa quasi sempre tetano. In secondo luogo la grande maggioranza dei medici considera il tetano come una complicanza di più o meno gravi ferite c quindi di spettanza chirurgica. Ciò, stando al calcolo delle probabilità, è logico, ma pericoloso. T anto più pericoloso è oggigiorno in cui la sintomatologia de! tetano può apparire profondamente modificata. L'O. si propone di dimostrare quanto sia grave c pernicioso errore il collegare mentalmente, in modo troppo assoluto e obbligato, l'idea di tetano a quella di trisma, e di dimostrare che, pur diminuito il valore diagnostico di questo sintoma, non per questo la diagnosi di tetano è più difficile ed aleatoria. Anzi cercherà di fissare nella mente degli ascoltatori un elemento clinico fondamentale c costante, quale è lo spasmo muscobrc, di qualsiasi sede, di qualsiasi grado, di qualsiasi estensionr.. Cominciando ad analizzare i vart fattori per i quali il trisrna può ingannare, l'O. ricorda che anzitutto questo sintoma può esistere, ma passare in seconda linea e rima-


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nen: inavvertito, come nei tetani a generalizzazione rapidissima e di eccezionale grav1ta (tetano acutissimo e siùerante dci congcbti), e come nei tetani che presentano sintomi che non hanno nulla in comune con le forme abituali (paralisi del facciale nel « tetano di Rose »). Poi, è da notare che il trisma può non essere iniziale, ma seguire ad altre manifestazioni tetaniche, ed infine che può mancare del tutto. L'O. riporta ed illustra un tipico e tragico esempio di tetano iperacuto gravissimo, nel quale il trisma non si rese evidente per b gravità e rapidità di diffusione della intossicazione. f.gli intende.: però intrattenersi dettagliatamente sui tetani a trisma ritardato e su quelli senza trisma, forme che nella loro evoluzione si allontanano sensibilmente dal tipo classico e che non possono essere considerate come semplici varietà della forma tipica, ma devono ritenersi come una vera nuova acquisizione della patologia umana. Questi tetani modificati si verificano nei soggetti così detti « profilassati ». Data la larga diffusione della pratica della profiJassi antitetanica, si può dire che oggigiorno nei paesi civili ie forme di tetano postsierico vanno prevalendo su quelle di tetano classico. Le ragioni della particolare influenzabilità della infezione tetanica per effetto di nna semplice iniezione preventiva, ci sono perfettamente note. Il tetano è una malattia essenzialmente tossica, il relativo veleno è tra i più potenti e specifici che si siano mai conosciuti; l'antiveleno o antitossina è altrettanto potente e specifico. Inoltre, nella profilassi del tetano, si conosce con sufficiente esattezza, il momento in cui ia malattia potrà comparire ed è noto che l'intossicazione tctanica può essere potentemente modificata dal siero specifico. Sotfermandosi sulla fisiopatologia della intossicazione tetanica, l'O. ricorda che qualunque sia la sede di formazione o la via di introduzione della tossina, essa viene rapidamente assorbita dai linfatici e passa nel dotto toracico e nel sangue, dove è dim~r strabile da mezz'ora ad alcune ore dopo; se è inoculata direttamente nel sangue, dopo pochi minuti passa nella linfa del dotto toracico. Dopo alcuni giorni, se il rifornimento del veleno non c:ontinua, esso scompare dal sangue e solo i nervi corrispondenti alla parte in cui il veleno è stato inoculato, possono contenerne per alcun tempo qu~­ tità dimostrabili. La tossina tetanica è quindi rapidamente distrutta nel sangue e nei tessuti. L'O. illustra, in una chiara sintesi, le ricerche sperimentali di Tiz7.oni, Bru· schettini, Cattani, Tiberti, Meyer, Ranzon, Marie, Morax e ne riporta i risultati. Da tali ricerche appare evidente come la via nervosa non solo è sufficiente, ma è anche necessaria. perchè il veleno dalla periferia possa giungere ai centri sensibili. Circa poi il meccanismo col quale la tossina, una volta giunta ai centri, provoca la sintomatologia tetanica, le spiegazioni sono diverse. Per alcuni si tratterebbe di ipereccitabilità dei centri motori midollari, mentre per altri di funzione qualitativamcnte alterata. D al punto di vista clinico, vi sono casi in individui profìlassati che in nulla differiscon<> dal tetano comune dei non prolìlassati, mentre io altri casi, l'iniezione preventiva ha il fortunato effetto di impedire qualsiasi manifestazione tetanica. Altre volte, infine, si può avere il c• tetano modificato postsierico >•. Tali modificazioni possono interessare: a) la durata del periodo d'incubazione; b) le manifestazioni morbose. Il pc· riodo di incubazione può diventare anche lunghissimo e l'O. ne illustra le diverse cause (tetani primitivi ritardati; tetani tardivi secondari, spontanei o provocati).


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. Clinicamente, il tetano postsierico modificato differisce da quello ordinario innanzitutto io questo: che ·si inizia costantemente con lo spasmo dci muscoli della parte ferita e che questo periodo iniziale di spasmo localizzato non è fugace ma persiste generalmente per. un certo tempo, o può anche rappresentare l'unico sintoma per tutta la durata della malattia (tetano localizzato senza trisma). Di regola, un tetano postsierico, per quanto all'inizio strettamente iocalizzato, tuttavia lasciato a sè, cioè non curato, tende fatalmente nel suo ulteriore decorso a generalizzarsi, acquistando tutri o quasi tutti i caratteri del tetano ordinario, compresa la gr:lVità. L'O. riporta un esempio molto istruttivo di tetano localizzato con generalizzazione secondaria seguito da morte. Però, possono osservarsi talora anche forme di tetano postsierico strettamente localizzato, che rimangono tali definitivamente sino alla guarigione, senza alcun intervento terapeutico. Passando ai casi in cui l'ulteriore decorso della malattia è influenzato dalla cura specifica, si possono distinguere due eventualità: a) vi sono dei casi precocemente curati nei quali le manifestazioni locali iniziali, anche se di straordinaria gravità, rimangono localizzate p(r tutta la durata della malattia; però questi casi non sono molto frequenti; b) il più delle volte si assiste ad una relativa diffusione dei fenomeni, cioè a una più o meno completa generalizzazione secondaria dei fenomeni tetanici attenuati. Si ha allora il quadro del tetano postsierico modificato, quale lo si osserva tipicamente nella graude maggioranza dei casi (l'O. illustra un esempio tipico). Riguardo al meccanismo d'infenzione, è da ritenere che nel tetano postsierico si ha prevalentemente a che fare con una trasmissione e diffusione della tossina direttamente per via nervosa dalla periferia ai centri immediati e da questi ad altri vicini: la trasmissione, invece, indiretta con l'intermezzo della circolazione sanguigna, la quale determina il generalizzarsi dci fenomeni, è grandemente ostacolata, o può mancare del tutto. Concludendo, l'O. afferma, senza con ciò sminuire il valore diagnostico del trisma, che non vi è assolutamente tetano senza una qualche contrattura o spasmo muscolare, che potrà interessare anzichè i masseteri, i muscoli rnimici o del collo, o i muscoli degli arti, dd tronco, dell'addome, del torace o anche il diaframma. Dato quindi uno sguardo alla diagnosi differenziale, si intrattiene sulla cura, ricordando che la quantità di siero deve essere elevata, sino a 40-50 eme. per ogni iniezione, previa estrazione della massima quantità possibile di liquido cefalo-rachidiano. Una parte dd siero può anche essere iniettata nello spazio peridurale. Una seconda iniezione rachidea va ripetuta non più tardi di 12-16-24 ore dalla prima. Crescendo la gravità dei sintomi conviene praticare anche una terza o q uarta iniezione nei giorni seguenti. Alle iniezioni intra-rachidee debbono accompagnarsi generose iniezioni intra-muscolari di siero (so-100 eme. per iniezione). La comune affermazione del pericolo delle iniezioni intrarachidee per l'anafilassi è priva di fondamento ed è desunta dalle osservazioni sugli animali. Negli alti gradi di opistotono conviene anestetizzare l'ammalato. Oltre gli ordinari narcotici c sedativi giova anche il bicarbonato per os.. L'O. chiude la sua veramente magnifica e completa lezione rivolgendo caJde ed elevate parole di saluto ai giovani allievi ufficiali del corso. (Continua). PtÙZA.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

SANITÀ MILITARE L'organizzazione sanitaria e la salute ddfe truppe durante la guerra d'Etiopia: 3 ottobre J935- 9 maggio J936. (Tipografia Editrice Italia;

A. CASTELLANI. -

Roma, XIV). A cura dell' << Istituto di Sanità Pubblica » e del suo solerte Direttore - il chiaro prof. D. Marotta - ha visto la luce, in nitida accurata edizione, l'interessante Conferenza che l'insigne professore S. E. il Sen. Sir Aldo Castellani, Conte di Chisimaio Alto Consulente Sanitario e Ispettore superiore generale dei Servizi sanitari militari, navali e civili dell'Africa Orientale - tenne il 31 luglio scorso nell'Aula Magna dell'Istituto predetto. Brevi cenni sull'importante riunione furono dati, a :.uo tempo, in questo stesso << Giornale >> ( 1); ma se vi ritorniamo sopra, con un esame più approfondito sebbene necessariamente assai succinto, si è perchè giudichiamo opera altamente lodevole, oltrechè realmente proficua, l'aver dato alle stampe la lucida rassegna -fatta dall'emerito Scienziato, dalla quale emerge - in tutta evidenza - il grandioso tributo offerto alla Vittoria dal Corpo sanitario del R. Esercito e d::~gli altri Enti preposti aiJ'organizzazione s::~nitaria della gloriosa campagna. Vi è così la possibilità di scorrere il testo integrale e soffermarsi sulle mir::~bili conclusioni, permettendo che i'esatta conoscenza della materia uscisse dalla ristretta cerchia dei privilegiati che ebbero la ventura di ascoltare la convincente parola - serena e scultoria - dell'O., per farne beneficiare tutto il pubblico italiano c a maggiore persuasione di quello straniero perchè si ricredesse - se ancora ve ne fosse bisogno - di quelle che furono le sue fantasùche catastrofiche previsioni. Le malattie e le epidemie che accompagnano sempre le grandi masse di armatJ in campagna hanno ognora falciato un numero considerevole di vite di combattenù, di gran lunga superiore, comunque, a quello dovuto all'insidia stessa delle armi: la storia ne registra il ricordo, dalla più remota antichità ai tempi moderni. Ben a ragione, quindi, il nostro grande Niccolò Machiavelli, nei suoi preziosi dialoghi « DelI'At·te delta Guerra», mette in rilievo che il Capitano deve far sorvegliare le milizie <( per non farle disordinare e per fuggire le malattie, poichè nessuna cosa è tanto utile quanto mantenere l'esercito sano ». Di non difforme parere fu anche Napoleone, il quale era tanto compreso della necessità di una vigile difesa della salute delle: truppe da affermare sovente -- con frase rimasta storica - che <<se al Quartier Generaie era presente Larrey, egli si sentiva tranquillo e riteneva di avere due reggimenti di cavalleria in più». Domenico Larrey · - com'è noto - era l'eminente chirurgo in capo della (~rande Armata, che andò famoso per la sua eccezionale abilità tecnica professionale e per le magnifiche qualità di organizzatore. Ciò dimosua limpidamente che, nei conflitti armati, s'impone la necessità di una accurata organizzazione sanitaria c come, nel caso di quella istituita per la campagna in A. 0., sia stato merito del Duce lungimirante averla segnalata, voluta, attuata adeguatamente, in rapporto alle specifiche condizioni in cui si sarebbe trovato un ingente Corpo di spedizione, che doveva operare in zona tropicale e, per dippiù, a 5 e 8 mila ch ilometri di lontananza dalla Madre Patria. ( 1) G•o• naie di Medici na Mil iwc - Agosto ' 936-XIV; Fase. VIII , pag. 805.


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L'illustre prof. Castellani, dopo un proe.mio breve, incisivo - scevro cioè degli abusati concetti generici, talora prolissi, più spesso superflui - entra senz'altro in argomento, enunciando fatti, documenti e cifre che, com'egli stesso afferma, avendo precisione matematica, sono inoppugnabili e ciò stante dimostrativi. Fissati i termini della guerra di Etiopia nella data d'inizio - 3 ottobre 1935 - e della fine - 9 maggio 1936 - con la proclamazione dell"lmpero; considerato il numero dci combattenti nazionali in circa 500 mila uomini, più 100 mila o perai bianchi; l'insigne A. passa subito a trattare della preparazione sanitaria: Organi direttivi in Italia e in A. O.; Organi esecutivi in campagna; Stabilimenti sanitari fissi; Unità sanitarie mobilitate. E cos.i: Perscmale m~dico e sanitario dislocato in A. 0 .. -Ufficiali medici: del R. Esercito n. 1.88<); della R- Marina 117; della R. Aeronautica 42; della Milizia 316; Medici delle Colonie 12o; Totale n. 2.484. - Ufficia li chimi.ci - farm:tcisti: del R. Esercito n. 178; della R. Marina 10; T otale n. 188. Sorelle della C. R. I. n. 384; Suor:: ospedalierc e missionarie n. 200; Soldati di sanità e infermieri n. 15.50o; Infermieri di marina n. 639. Occorre notare che gli ufficiali medici del R. E., prima di partire, parteciparono - dietro ordine del Capo del Governo - a un corso speciale istituito nella Clintca delle malattie tropic~di di Roma. Analogo corso d'istruzione fu seguito anche dalle Sorelle della C. R. 1.. Unità sar1Ìtarie. - Durante il periodo bellico si ebbero - in A. O. - le seguenti disponibiUtà: R. Esercito: 135 Ospedali di base e da campo (ognuno dotato di un laboratorio batteriologico e di un gabinetto di radiologia); 55 Ospedaletti somcggiati; 13 Nuclei chirurgici; 15 Ambulanze radiologiche; II Ambulanze odontOJatriche; 4 Istituti centrali di analisi; 12 Sezioni di disinfezione; 6 Stazioni di bonifica; 139 Potabilizzatori; 4 Magazzini centrali di materiale sanitario. - R. Marina: 20 Ospedali e infer-

merie lungo le coste e 8 Navi-ospedali splendidamente equipaggiate. -

R. Aeronautica:

Infermerie. - Servizio coloniale medico: 30 Ospedali, infermerie e laboratori nelle due Colonie. E non parliamo, beninteso, del valido impulso derivante dall'alacre attività delle Direzioni Generali di Sanità o degli Uffici Centrali Sanitari dei Ministeri: della Guerra, della Marina, dell'Aeronautica, ddl'l nterno (compreso l'Istituto di Sanità pubblica), della M. V. S. N .. E' bene mettere in rilievo che, alcu ni mesi prima che s'iniziassero le ostilità, S. E. il Capo del Governo creò il posto di Alto Consulente Sanitario e Ispettore Superiore Generale di tutti i servizi sanitari in A. 0., allo scopo di collegare e coordinare le attività dei detti servizi. Tale carica - com 'è risaputo - di nuova istituzione nella storia della Medicina militare, venne ma&>istralmente ricoperta dall'insigne A., che tanto onora nel mondo la scienza medica italiana. Egli - sia detto per incidenza per il perfetto funzionamento del complesso servizio sanitario e per tutto il personale, cui era affidato il delicato còmpito di svolgerlo, non trova che espressioni e parole di illimitata e meritata lode. A questa parte, concernente l'organizzazione del servizio, il prof. Castellani fa seguire quella ben più notevole e interessante, dal punto di vista tecnico, che si riferisce all'esame delle malattie che prevalentemente colpiscono gli eserciti nelle imprese coloni3li, mettendo in particolare evidenza i brillanti risultati che ci è stato possibile conseguire, a seguito della rigorosa preparazione sanita ria e delle precauzioni adottate. Questi risultati si manifestano, naturalmente, con più spiccato risalto, nei confronti di quelli analoghi - oltremodo sconfortanti - che le statistiche registrano per le precedenti campagne coloniali compiute dagli eserciti di altre Nazioni. Pe_r co~odjt:à di esposizione e per importanza delle malattie di cui si occupa, egli le classifica m due distinti gruppi: « malattie maggiori >> e « malattie minori >> (a - malatri~ minori interne e b - malattie minori esterne o della pelle), di ognuna delle quali forrusce cenni specifici sulla etiologia, gravità e diffusione, profilassi e terapia; ma, ciò

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RIVISTA DELLA STAMPA MEOJCA ITA.LIANA E STRANIERA

che più importa, dati statistici di ragguaglio che fanno apparire comc> estremamente esiguo e addirittura sorprendente il numero dei colpiti e dei morti nel nostro Esercito, costretto a operare in zona tropicale e talora a clima torrido. Per le malattie maggiori, riportiamo: Maiaria - considerata un vero flagello per gli eserciti impegnati nelle imprese coloniali -: non coloniali - non ha mai dato serie precccupazioni al nostro Corpo di spedizione 1l quale, pur essendo forte di mezzo milione di uomini, non ha presentato che un totale di 1.241 casi di malaria primitiva, con 23 decessi da pernicios:.1. Misura profilattica : assegnazione giornaliera, a ogni militare, di tre ta volette compresse di sale di chiuina (egr. 6o). Dissenteria ritenuta anch'essa uno dei peggiori tormenti degli eserciti m

guerra -

ha provocato soltanto 453 casi ospitalizzati, di cui uno solo monale.

Tifo e Paratifo - infezioni comunissime in tutte le passate guerre coloniali hanno dato, in totale, 458 casi con 161 decessi. T ra le previggenze adottate, la più notevole deve ritenersi la vaccinazione con vaccini misti. Tifo petecchiale: malattia delle più importanti per gli eserciti in campagna. ì\el nostro non provocò neppure un caso, ciò che si deve alla rigorosa pulizia personale pre· scritta pel soldato. Fe bbre ricorrente: è segnalata come malattia d'eccezione per le nostre truppe; e, infatti, sono stati registrati solamente 17 casi, senza alcun decesso. Vaiolo : un solo caso e guarito. Colpo di calore: in totale 30 casi, con 7 decessi. Questo lusinghiero risultato potè raggi ungersi con le principali seguenti precauzioni: uso di un casco appropriato; proibizione di bevande alcooliche; spostamento delle truppe in colonne motorizzate, cvi· tando - ove possibile - lunghe marce. Beri-beri: nessun caso, meno uno manifestatosi dopo il termine della guerra. Scorbuto: è indicato, fin dai tempi più remoti, come una delle più gravi sciagure che accompagnino gli eserciti in guerra. In quello abissino ne vennero segnalati 30 mila casi; nel nostro n<:ssuno. Fu adottata una piccola prcviggenza, consistente neila distribuzione, a ogni militare e in giorni alterni, di un limone il cui succo è ricco di

vitamina C che previene la malattia. ùbbra - Peste - Colera: non si è avuto a segnalare neppure un caso. Traumi da belve feroci e morsi di serpenti velenosi: le nostre truppe ne hanno riportato danni trascurabili e, comunque, senza alcun caso di morte. Solo qualche soldaw pontiere, caduto nelle acque, fu disgraziatamente preda dei coccodrilli. In quanto alle « malattie minori », l'A. tratta in primo luogo - per quelle interne - del « Dengue » che, per l'A. O. e sotto. il punto di vista militare, può ritenersi la principale e più importante, in quanto costringe i colpiti all'inattività per una quindicina di giorni. Dengue: malattia causata da un virus, tuttora ignoto, inoculato dalla zanzara denominata Aedes egypti. Per speciali condi.zioni di luogo, di clima e di tempo, fu ab· bastanza comune a Massaua, fra gli equipaggi delle navi da guerra e di linea, ma senza alcuna mortalità. Nelle truppe nazionali, prontamente avviate agli altipiani, non dette eh<:> cinque casi in tutto. E, per g uell e esterne, delle seguenti : Lichen tropicale: s! manifestò su larga scala in Somalia, ad Assab, a Massaua e nel Bassopiano eritreo. T uttavia, i soldati affetti potettero accudire ai loro servizi. Non si fece riwrso a speciali misure profilattiche e, come mezzo di cura, si prestò con efficacia c venne largamente usata, una lozione allestita dall'Istituto Chimico Farmaceutico Militare, su formula dettata dallo stesso A .. Pulce penetrarw:: parassita che produce fastidio e forte prurito in un dito o altra parte del piede. Parecchi casi furono segnalati in Somalia, ma i militari colpiti conti-


RIVISTA DELLA STAMPA MEO!CA ITALIANA E STRANIERA

IIIS

nuarono il loro servizio senza subire intralci. La misura profilattica personak più utile consisteva nell'ispezione giornaliera ai piedi e nei rimuovere, con un ago sterile, il piccolo parassita. Efficace riuscì la pulizia e disinfezione dei pavimenti negli accampamenti, specie se in cemento. Epidermofitosi Ì11guinale: malattia dovuta al fun go denominato Epidcrmophyto11 cruris o al Trichophyton rubrurn e che produce un prurito insopport:-abile alla regione inguinale e dello scroto. Il numero dei militari affetti da tal-: eruzione fu a bastanza alto in alcuni reparti della Somalia e del Bassopiano eritreo, come pure negli equipaghri di talune navi a Massaua, senza, peraltro, che i pazienti lasciassero mai il servizio. Come mezzo preventivo si fece ricorso alla polverizzazione delle parti con boro-talco o altre polveri analoghe c, come mezzi cur:nivi, si dimostrarono efficaci due medicamenti preparati dall'Istituto Chimico Farmaceutico Militare, su formule suggerite dall'A.: l'unguento antimicotico e la lozione alla fucsina - largamente e gratuitamente distribuiti dall'Intendenza Militare. Dobbiamo poi citare che, oltre a tutto, l'elegante pubblicazione si decora di un luminoso ritratto di S. A. R. l. la Principessa Maria di Piemonte - l'augusta Dama rosso- crociata che, con la Sua presenza, portò il conforto dell'assistenza e l'espressione del supremo spirito incitatore delle Donne italiane ai valorosi combattenti per la conquista dell'Impero - ed è corredata di altre 11 interessanti e nitide tavole, contenenti 34 illustrazioni varie (personale dirigente dd servizio sanitario e funzionamento di esso, zone d.i operazioni e, massimamente, diagrammi sul decorso e caratteristiche delle manifestazioni morbose), tavole che completano e perfezionano la già tanto chiara esposizione dell'argomento. Dando ora uno sguardo conclusivo e d'assieme al proprio assunto e alle ultime granrli imprese coloniali, l'illustre A. è lieto di constatare che, durante i sette mesi della

campagna etiopica, le condizioni di salute delle nostre truppe si presentarono sempre ottime. Non solo; ma, risultato oltremodo notevole e che mostra caratteristiche pressochè inverosimili, mentre in tutte le passate guerre coloniali la mortalità per malattia delle truppe bianche - come chiaramente emerge dalle numerose citazioni cui fa ricorso è stata sempre enorme c di gran lunga superiore a quella dovuta a offesa nemica, nel nostro Corpo dì spedizione invece la morbiUtà complessiva e la mortalità si tennero a cifr' ta nto infime da risultare addirittura inferiori a quelle segnate per la morbilità complessiva e per la mortalità nell'esercito in Italia. Riportiamo, all'uopo, integralmente il seguente specchietto: MORTI

DURANTE

LA

GUERRA

ETIOPICA

Sul campo o deceduti per ferite:

(3

{

1935- 10 MAGGIO 1936) Ufficiali. Il9 Truppa. 980 OTTOBRE

Totale

Per malattia:

~ Ufficiali.

1.099 22

~ Truppa.

577 Totale

599

Tenuto conto, peraltro, che le statistiche comprendono, fra i morti per malattia, ~oche q uelli periti per cause accidentali (anncg:~menti , incidenti automobilistici, ccc.), ne nsulta che il numero esatto dci deceduti da malattia va ridotto a 516. Cifra non ahbisognevole di ulteriorì commenti, ma che dimostra :~ll'evidcnza come i felici risultati otte~mti -.-. riconosciutici anche in giudizi' stranieri, allorchè furono sereni - si devono m pnnapal modo all'accurata perfetta organizzazione sanitaria - che ha dovuto affrontare e sostenere un'altra guerra, simultaneamente a quella delle armi - e all'ade-


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RIVISTA DF.LLA STAMPA MEDICA ITAUANA E STRANIERA

guata preparazione igienica del Corpo di spedizione, che ha consentito a grandi masse di uomini bianchi di sopportare climi malsani e in avverse contingenze. Dimodochè, associandoci senza riserve al legittimo orgoglio che riempie l'animo di ogni Italiano per la folgorante Vittoria, noi non sapremmo chiudere più degnamente questa modesta sintetica rassegna che con le stesse parole dell'eminente Maestro: « L'Italia guidata dal Duce Immortale, combattendo sotto il glorioso segno della Bianca Croce di Savoja intrecciata ai Fasci, ha vinto in tutti i campi : nel campo militare, nel campo logistic:o, nel campo politico e, non di ultima importanza, nel campo sanitario». A. PACNIELLO. Norme igieniche e consigli all'aviatore perch~ mantenga la piena efficienza fisica e psichica. (« Rivista Aeronautica », settembre 1936-XIV).

UMBERTo MoNcuzzr, colonnello medico. -

All'Aeronautica non preme soltanto di avere a disposizione una schiera eletta e selezionata di giovani capaci di vedersi affidate le ali di un apparecchio, ma interessa sopratutto che i piloti posseggano in sommo grado l'aspirazione di conservarsi, di migliorarsi e di perfezionarsi poichè in aerolllautica, come in ogni branca in continuo progresso, non si procede se non migliorando se stessi. L'A. in un distillato spicciolo di sci bile sanitario richiama e mette in luce rutte le possibili cause di logoramento che nella lotta col rischio aviatorio, nell'appassionante ardua attività del volo, trovano condizioni di offesa e di usura per l'organismo del pilota. In questo breve codice sanitario l'A. sostiene che l'educazione fisica con lo sport è la migliore fucina dell'aviatore per il perfezionamento delle: sue attirudini, m a tali pratiche, per essere realmente utili debbono mettersi in relazione e in armonia colle necessità del pilotaggio aereo. Gli esercizi di prontezza, di agilità, di velocità sonq i più adatti agli aviatori in quanto migliorano la innervazione degli arti rendendo più precisi e più adatti i movimenti, poichè coordinazione dei movimenti significa coordinazione delle funzioni psichiche. Gli esercizi violenti ed eccessivi devono essere bandìti dai piloti, mentre alcuni sports che importano un rischio anche se lieve abiruano i soggetti a resistere agli stimoli emotivi, ad inibire gli effetti ddle reazioni istinùve, educano alla tiducia in se stessi e alla capacità di repressione concorrendo mirabilmente alla formazione del carattere. L'uomo fisicamente debole è anche abnormemente emozionabile. L'emozionabilità è senza dubhio in funzione del particolare equilibrio dei sistemi neurovegctativo e ormonico, ma lo stato generale dd sistema nutritjvo e nc:uromuscolare ha grande influenza su di essa. L'A. passa in breve rassegna tutti gli esercizi fìsici e gli sports adatti all'aviatore auspicando la istiruz.iooe dì una Scuola di Educazione fisica per l'Aeronautica come già esistono per l'Esercito e la Marina. L 'aviatore deve bandire tutti gli esercizi, portati all'atletismo e al virtuosismo, in quanto la robustezza muscolare eccessiva, trionfo della forza, è una esagerazione morbosa e molto spesso un fattore contrario, ostacolando l'agilità e la precisione del movimento. L'aviatore ideale è rappresentato dal soggetto muscolarmente veloce, agile, tachipsichico, in possesso della destrezza e della sensibilità più squisita del movimento. Nei confronti dci vari sistemi organici più esposti al cimento e al logorio del volo l'A. passa in breve rassegna gli apparati respiratorio, circolatorio, digerente, il sistema nervoso, l'apparato acustic<rvestibolare e vjsivo, descrivendo per ciascuno di tali sistemi quali sono i mezzi per risparmiarli ed evitarne l'usura. Si sofferma in special modo sulle condizioni predisponenti alla cosidetta astenia dell'aviatore che descrive a grandi linee nelle sue varie forme. Questa, se conosciuta ed identificata nel suo inizio, può rappresentare un episodio morboso facilmente rimovibile, mentre se lasciata a sè, senza adeguate cure c provvidenze, incrina e sgretola in modo molto grave c talora irrimediahile l'equilibrio psic<rfisico dell'aviatore.


RIVISTA DELLA STr\MPA MEL>ICA ITALIANA E STRANIERA

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L'A. consiglia norme e precauzioni nell'allenamento progressivo del pilota e si solferma sulla indispensabilità del riposo e sul modo di disciplinarlo. Quando si calcoli il volume delle impressioni, della tensione psiconervosa, dcll't:ccitazione cui si sottopongono gli organi del senso, delle emozioni più o meno coscienti, dei rumori, delle vibrazioni, delle insidie:: e delle mille incognite che possono intrecciarsi e minacciare il pilota in volo, si potrà avere un 'idea dell'enorme dispendio di energia fisica e psichica a lui imposta in una protratta navigazione aerea, donde la necessità di sorreggerlo e confortarlo con un razionale regime di lavoro, di riposo e di vita. In questo succinto ma completo codice sanitario per l'aviatore si danno norme sull'alimentazione, sul regime sessuale, sull'abitudine agli agenti tossici e voluuuari, quali l'alcool ed il fumo, sulle necessità di proteggere l'apparecchio acustico-vestibolare c l'apparato visivo, nonchè consigli sull'igiene personale. Il pilota dell'aria per restare rigoglioso, fortificato nella sua stessa vittoria, per diventare un collaboratore prezioso del suo domani, sicuro del suo avvenire ha bisogno di un regime senza errori, controllato c costante. Solo così egli può ridurre i suoi rischi immediati e tardivi, concedere più a lungo il suo massimo rendimento, essere il continuatore di se stesso c dei meravigliosi trionfi della sua Arma. Ct.Ri'l~TERI.

G. l NOVAY. dapest).

Gabinetti dentistici da campo. (u Fogorvosi Szemle 1•, 5, 1936, Bu-

L'A., capitano medico dell'esercito ungherese, nel suo lavoro cerca di risolvere in principio il problema della mobilità dci gabinetti dentistici da campo, mediante l'unificazione e la razionale distribuzione dell'arredamento tecnico, e lo studio delle possi· bilità di trasporto, come: cavallo, vettura a ca vallo, motocicletta, automobile, aeroplano ecc.. Esami~ il loro impiego in campagna, nei campi d'aviazione, sulle naviospedali e sui treni-ospedali raccoglienti feriti con lesioni dei mascellari. Dimostra un tipo di autobus, il quale può essere trasformato subito e con poche spese in gabinetto dentistico, con laboratorio tecnico e sala d'aspetto, c che può anche servire come mezzo di ricovero; descrive poi un automobile per il trasporto dell'arredamento e che nello stesso tempo può essere utilizzato per trasporto dci feriti con lesioni dci mascdlari, direuame11te a un reparto specializzato e infine si intrattiene sulla trasformazione di altri tipi di automobili per viaggiatori per essere adibiti a tr:~sporto di feriti. F.~amina l'importanza di appositi reparti per lesioni dei mascellari e descrive « la corazza di fanteria Inovay >>, da lui ideata allo scopo di diminuire il numero e la gravità di tal genere di lesioni. Schematicamente tratta, su grandi linee, dell'assistenza odontoiatrica, in un esercito moderno, in territorio e sul fronte ed esamina i tipi dei gabinetti dentistici mobili, nei di"ersi paesi. Mette infine in rilievo l'importanza del servi~io dt:ntistico in rapporto alla igiene e alle altre specialità attinenti alla Sanità Militare.

Problemi scientifici del Centro di studi medici per in Polonia. (« Polski Przegled Mcd. >•, LotniczeJ, Rok. V, II).

A. FIUMEL. -

1~ aviazione

Il personale navigante attualmente si usura molto più presto che non pochi anni innanzi, per l'aumento dell'intensità di lavoro, per la necessità di effettuare voli abitualmente a quote di 5-6-7000 metri e a velocità di oltre 400 km ./ora. La capacità media del pilota odierno per la sua attività di volo è ristretta nei limiti di 10-15 anni, con previsione di ancor maggiore restrizione in vista dei progressi tecnici.

6 -

Giornale d1 mt'dicina militar~.


RIVISTA DELL A STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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Il Fiume!, noto cultore di medicina dell'avinione, ten. colonnello medico direttore del Centro di studi medici dell'Aviazione della Polonia, si interessa in una breve esposizione dci varì importanti probltmi scientifici distinti in tre gruppi: t) srudi scientifici dell'influenza della bas~a pressione (ipobarometria) su l'organmno umano; 2) profilassi professionale d ell'aviatore; 3) sicurezza di volo. Per quanto riguarda il pnmo gruppo, concernente l'influenza della ipobarometria su l'organismo, gli studi sono proseguiti da medici ~pecializznti nella C:lmera pneumatica. I problemi inerenti l'altitudine, devono essere risolti da fisiologi in collaborazione cor. clinici. Attualmente si è studiato anche in collaborazione con l'Istituto di studi tecnici di aviazione, l'influenza dell'altitudine in riguardo alla protezione c.ontro il freddo e la fame di ossigeno. Si è portato l'attenzione sul comportamento di stoffe varie, cuoi c tele per i vestimenti termici; così su inalatori vari di ossigeno, ecc.. Per l'aviazione da caccia che richiede velocità superiori a 400 km./ora e variazioni brusche di pressione e mette in gioco accelerazioni di forza centrifuga, le osservazioni hanno dimostrato che modificazioni a carattere patologico nel pilota riguardano il sistema circolatorio e il sistema nervoso per il 50 % e già al 3° anno di attività volativa. Per il secondo gruppo, concernente lavori del Centro in riguardo la profilassi dell'aviatore, l'A. riferisce che l'esperienza medica di 8 anni dà ormai la possibilità di comprendere la patologia professionale dell'aviatore e di adottare il metodo prolìlattico più opportuno. L 'aviatore è soggetto ad affaticamento per indebolimento del miocardio in conseguenza delle ripetute variazioni di pressione, onde ipotensione della pmx., nevrosi generale, diminuzione dell'acuità visiva, alterazioni dell'organo dell'equilibrio, torpore intellettuale. L'astenia dell'aviatore è una sindrome di complessi sintomi somatici e psichici. Come profilassi quindi: regolare vita e lavoro dei piloti. In Polonia, tenuto conto che in inverno essi hanno il minimo di attività volaùva, sono inviati, per circa l'So %, a frequentare addestramenti sportivi, specie lo sci, e quelli meno atti, vanno nel sud Europa, nell'intento che sport ed educazion-: fisica siano necessari per tener l'aviatore in buona salute. Per quanto concerne la sicurezza in volo, il Centro collabora con l'Istituto delle Ricerche tecniche dell'aviazione. La macchina volante deve esser adattata all'organismo umano, quindi studi su l'adattamento della cabina, occhiali, indumenti, caschi, inalatori di ossigeno, sistemi di illuminazione, segnalazioni, riscaldamento, protezione del pilota contro i gas da combustione. Si spera che il Centro medico possa esser chiamate a dar il parere su ciascun prototipo di apparecchio. Altro C:lmpo di studi del Centro è quello della collaborazione con l'Aviazione sanita ri:~ e con la Croce Rossa ; a tale scopo il Centro ha elaborato direttive e controdirettive per il trasporto di feriti a mezzo di aerei. In tale campo l'A. non si nasconde che molto rimane da fare : i risultati dipendono daiJo sviluppo dell'aviazione e per raggiungerli auspica un insieme ben coordinato di medici dell'aviazione entusiasti del volo e del lavoro pieno di ogni responsabilità. RAFFONE.

M. ANeLA DE. -

L 'igiene dei ricoveri collettivi e dei posti di soccorso. (~< Gaz.

de Combat. "• settembre 1936). Non ~arà sempre possibile impiantare, nei ricoveri collettivi e nei posti di soccorso ad uso della popolazione civi le, apparecchi di rigenerazione o di filtrazione che assicurino per tempo indeterminate all'aria atmosferica contenutavi, quel tale tasso d1 ossigeno e di anidride carbonica compatibile con una normale respirazione.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA lTALIA."'A E STRANIERA

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Dovendosi utilizzare invece, nella maggior parte dei casi, i ricoveri ermetici, si è cercato di determinare sperimentalmente quali valori debba avere l'aria in essi cont("· nuta per essere ancora igienicamente respirabilc. L'A., da un suo studio sperimentale in proposito, trae le seguenti conclusioni: a) il tasso massimo di co~ tollerabile è di l ·5 per 100; b) la quantità d'aria da calcolarsi, dal punto di vista fisiolog1co, in un ricovero ermetico, è di 2 metri cubi per persona e per ora; c) in un ricovero improvvisato, invece, la qu:mtità d'aria da immettere (; di 5 metri cubi per persona e per ora; d) la sovrapressione di sicurezza è di 10 mm. di colonna d'acqua. Per quanto poi concerne il consumo dell'acqua, l'A. ricorda i seguenti principi: 1° Non servirsi che di acqua bollita almeno per 20 minuti, evitando di far diffondere nel locale abitato i vapori che potrebbero svilupparsi da tale ebollizione prdiminare. 2° l n mancanza dell'ebollizione, trattare chimicamente l'acqua aggiungendo 5 a IO gocce di acqua di JaveJ pura a ciascun litro d'acqua, e nltrandoJa con dei filtri comun1. Per i legumi è prudente di immergerli in una soluzione d'acqua di Javel al ro per 100. Per ciò che ha tratto ai gabinetti di decenza, è preconizzato l'impiego di mezzi chimici. MACRONE.

IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE G. CAsTRoNuovo. - Malattie tropicali. (Casa editrice libraria V. ldclson, Napoli, 1930.XIV, L. 100). E' questo un nitido libro di 922 pagine, elegantemente rilegato, con chiarissime tavole a colori e numerose figure in nero intercalate nel testo. E' dedicato Agli artefici della Vittoria ed ai Sanitari d'Italia nell'alba dell'Impero. L'A., prof. Giovanni Castronuovo, insegnante di medicina esotica e tropicale nella R. Università di Napoli, non deve essere presentato, tanto è nota la sua personalità scientifica e didattica non soltanto nella specialità ma in tutti gli ambienti medici, si.t d'alta cultura che di pratico esercizio. L'opera è degna della ispirata epigrafe dedicatoria che campeggia nella prima pagina. Nell'alba dell'Impero abbiamo un nuovo testo nazionak d'insegnamento e di consultazione, completo e maneggevole, ovc è esposta con metodo inappuntabile tutta la materia aggiornata, che deve servire all'esercizio sa:-~itario quotidiano nd dominii coloniali, che la folgorante Vittoria ha esteso su immensi territorii. Ancora, dunque, un'arma fine e ben forbita per la conguista civile dell'Africa italiana, per la quale sono riservati ai medici, posti d'onore di primaria importanza. E' difficile dar conto di questo libro in una breve recensione, e a poco varrebbe riportare i titoli dei quarantasette ·capitOli e dci relativi sommari, i quali peraltro già dimostrano tutto il felice ordinamento dell'opera, come anche un esteso ed elaborato indice alfabetico rende agevole reperire tutte le voci della nosografia esotica. l primi capitoli trattano della climatologia c di tutti i diversi coefficienti fisici dei paesi caldi, nonchè dei fattori umani nei riguardi delle razze e dei costumi, della Immigrazione, delle selezioni e degli adattamenti e del metodo di acclimatazione. Per tutti i mali tropicali sono metodicamente trattati la patologia, la diagnostica, la terapia e la profilassi, con quadri d'insieme che dànno immediata visione di ciascuna


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA i TALIANA E STRANIERA

forma morbosa ndla chiara definizione eziologica e sintomatica, con sobri richiami stonc1 P. con precisa indicazione dei còmpiti curativi e igienico-profilattici. Chi scrive appartiene alle vecchie generaztoni di medici che ha nno avuto la mortificazione di formare il loro patrimonio culturale in massima parte su libri di testo stranieri. e proprio ndla Mediciua Esotica il campo era allora tenuto prevalentemente da autori d'altra lingua, mentre alla costruzione scientifica di questa nuova vastissima branca davano contributi decisivi maestri italiani come il Castellani e il Rho e mentre per maggior merito delle Scuole italiane e specialmente di quella di Roma, t:.ra stata da poco edificata b dottrina della malaria, la più diffusa e importante malattia coloniale. Perciò ora vien fatto di osservare e di tenere sul tavolo di lavoro con par ticolare compiacenza, libri come quelli del Castronuovo, che anche negli aspetti esteriori e nella veste editoriale, non lasciano alcun rimpianto per la disertata produzione straniera, nella quale si era tanto avari per quanto riguardava gli studi e le scoperte dei

nostri amori. Si tratta, insomma, di un'opera che merita incondizionato plauso, così come è bene inquadrata nel fervido risveglio nazionale fascista, geloso delle conquiste dell'ingegno come di quelle delle armi, che tengono alto nel mondo il prestigio della rinnovata potenza e della coltura italiana.

V. D. B.

H. Bwl\"s e W. HErNE. - L'anchilostomiasi neUe regioni tropicali e subtropicali e linee direttive per combatterla. (u Zenbl. ges. H yg. >,, B. 37, pag. 449, 1936).

Riassumendo i numerosi dati statistici ed epidemiologici, raccolti ùagli AA. sull'anchilostomiasi nelle diverse parti del mondo, risulta che !a cifra approssimativa di 50o-6oo milioni di individui affetti dalla suddetta malattia, quale era stata cakolata da Bruns negli anni passati, anche oggi si può considerare come rispondente alla verità. Senza dubbio in alcune regioni molto si è fatto per combattere la malattia con bu oni risultati, ma in altre parti del mondo il numero dei casi risulta, dalle più recenti indagini, aumentato, e ancora in talune regioni, sulle quali prima non si avevano notizie sull'anchilostomiasi, risulta che l'infestazionc è ampiamente diffusa. In linea generale si può dire che, a prescindere dal clima, le cause principali per cui la malattia permane o tende a una maggiore diffusione, sono da ri portare alla mancanza di qualunque norma igienica ed ai particolari usi e costumi delle diverse popolazioni. I principali fattori che portano alla diffusione dell'infestazione sono: Clima: una temperatura rncdia da 25" a 30", unita alla grande umidità atmosfer ica. Igiene: mancanza di cessi e dì misure idonee allo smaltimrnto delle deiezioni umane; l'ammassamento di individui in abitazioni anguste. Usi e costumi : mangiatori di terra; impiego di (·scrementi umani per concimazione; camminare a piedi nudi, specialmente nell'età infantile; bagni nei corsi d'acq ua inquinati; forse anche ì comandamenti del Cor.ano, che prescrive regolari abluzioni dopo aver urin:no e defecato, praticate ovunque sia possibile. E' sempre certo che almeno alcune di queste cause esistono nei paesi in cui l'anchilostomiasi è diffusa. Per un'efficace campagna contro la malattia bisogna tener presenti i seguenti punti essenziali: 1° Le popolazioni interessate debbono essere istruite sulla natura, sulla protezione e. sul trattamento della malattia; la propaganda migliore si fa con le proiezioni cinem:~tografiche .


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Lt> popolazioni in gener:~le eù in panicolar modo laddove l'anchilostomiasi rappresenta la malattia dominante, debbono essere ~pinte alla pulizia. 3" Si debbono stabilire dei regolamenti che diano sufficienti garanzie per il razionale smaltimento delle deiezioni um:1ne; indispensabili sono a questo scopo dei mezzi finanziari. 4' Le cure radicali dell'anchilostomiasi debbono essere praticate individualmente, poichè il trattamento collettivo non sistematico non porta a risultati definitivi. 5" Si deve impedire l'infestazione che si contrae per mezzo dei piedi nudi. 6° Quanto siano da riformare le abluzioni religiose dei maomettani dal punto di vista igienico non è possibile giudicare. Gli AA. sono wnvinti che non sia semplice nè facile potere indirizzare le popolazioni verso questi postulati; essi tutta\'ia sono da considerare come i più razionali nella lotta wntro l'anchilostomiasi e dovranno essere sempre tenuti presenti se si vorranno ottenere dei successi. 2°

R EITANO.

E.

Azione terapeutica dell'iniezione sottocutanea di acqua contro gli accidenti dovuti ai veleni animali. (•< Ann. de l'Insr. Pasteur >~, T. 57, n. 2, 1936).

SERGENT. -

Il presente studio sperimentale è stato condotto dall'A. con i veleni della vipera cornuta e degli scorpioni (Buthus occitanus Amrx e Prionorus australis L.) dell'Africa dd Nord, impiegando il topolino bianco, inoculato per via sottocutanea, come animale d'esperimento. Le nurm:rose ricerche sono state raggruppate in tre se ne distinte: nella pnma viene comparato il valore protettivo, contro una dose minima mortale di veleno di vipera cornuta AN, rispetti vamente, del siero antivipera AN, del siero antivipera ER e della soluzione fisiologica iniettati, in quantità eguali e in altra parte del corpo anim ale, subito dopo la d.m.m. di veleno; nella seconda viene ~a ggiata l'azione protettiva e.sercitata da alcuni liquidi (acqua, soluz. fisiologica, etc.) iniettati in quantità eguali e a dose tollerata dall'animale senza danno, prima, durante, dopo l'inoculazione di una d.m .m. di veleno di scorpione AN. I risultati, presso a poco simili, di queste due serie sperimentali fanno rilevare il fatto nuovo di una spiccata azione protettiva aspecifica dei liquidi inoculati, infatti i topolini che dopo l'avvelenamento avevano ricevuto per via sottocutanea una soluzione di cloruro di sodio o un liquido diverso dal siero specifico antiveleno, venivano salvati da ogni accidente in una proporzione di circa 1 a 2 rispetto a quelli trattati con la sieroterapia specifica. La terza serie sperimentale, condotta allo scopo di dirimere la questione se detta azione protettrice fosse dov uta al Cl Na od all'acqua (liquido in genere) per sè stessa, ha dimostrato che l'acqua, la soluzione fisiologica c il siero normale di cavallo agiscono in maniera presso a poco identica, e solamen te le soluzioni ipcrtoniche hanno un'azione meno favorevole. A questa serie appartengono anche gli esperimenti praticati per indagare se il meccanismo di questa azione protettiva fosse dovuto, come poteva prcsumersi, aJ un semplice fattore di diluizione del veleno. L'inoculazione di veleno di vipera, preventivamente diluito in soluzione salina di Cl Na, se ha posto in rilievo uua diretta corrispondenza tra le ore di sopravvivenza degli animali ed il tasso di diluizione, ha peraltro dimostrato che l'azione protettiva della soluzione salina è più forte quando essa viene iniettata dopo il veleno che quando è mescolata ad esso prima dell'iniezione. Queste esperienze, condotte sopra un numero veramente notevole di animali (complessivamente 1922 topolini) c in condizioni molto severe d'esperimento (mortalità


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del roo % dei controlli) tanto che il siero specifico antivipera AN non riusciva a salvare la totalità di animali, dimostrano che l'iniezione sottocutanea d'acqua praticata dopo l'inoculazione del veleno riesce di efficace azione protettivi\ in una considerevole proporzione di casi. Interessanti sono pertanto le conclusioni pratiche alle quali l'A. può pervenire: 1 ") per il trattamento degli uomini o degli animali domestici morsi o punti da animali velenosi, allorchè si sia sprovvisti d1 sieri terapeutici specifici, è indicato di ricorrere all'iniezione sottocutanea massiva di soluzione fisiologica o, in mancanza, di sieri qualsiasi; 2") per la iperimmunizzazione degli animali produttori di sieri terapeurici è indicato l'impiego di soluzioni diluite di veleni anim3li. N ANNL

MEDICINA INTERNA G. B."ss1, tenente medico compi. - Considerazioni sullo studio di 750 casi di vi.zio organico di cuore. (<< Il Policlinico», Sezione medica 1936-XV). Utilizzando il materiale presentatosi allo studio del Reparto Osservazione dell'Ospedale Militare di Firenze dal maggio 1935 al settembre 1936 l'A. ha condotto uno studio sistematico, cliniccrcritico, su un numero veramente rilevante dì cardiopazienti, dall'analisi dei quali scaturiscono non pochi elementi degni di considerazione e di rilievo. Anzitutto, l'alta percentuale di portatori di vizio organico di cuore, sia nei n guardi delle altre malattie, che rispetto al numero totale di soggetti osservati, è già di per sè elemento bastante a richiamare l'attenzione dei pratici e degli studiosi su queste malattie, alle quali l'A. non vede dare ancora la sufficiente importanza, specie dal punto di vista sociale, come poi invece si sta facendo ad esempio in America. Considerazione confortata dal particolare materiale di studio compiuto dall'A., cioè a dire da soggetti in genere robusti, e nella maggion:nza all'oscuro della loro malattia, e praticanti un genere di lavoro faticoso, quale quello dei campi, esiziale per il mantenimento di un buon grado di compenso e per un tempo relativamente lungo. Su tale punto insiste l'A.; il quale, sia per la disamin:~ dei dati etiologici, che sulla scorta di al tre osservazioni clinico-sperimentali collateralmente condotte, si convime che la maggior responsabilità nella gtnesi dello scompenso, debba essere imputata più a fattori emodinamici che a cause intrinseche dd muscolo cardiaco, cioè a dire allo stato anatom~co di questo. L'etiologia reumatica, infatti, non ha dimostrata una frequenza preponclerante relativamente alle altre : e se anche non va dimenticata la possibilità che il reumatismo articolare acuto possd decorrere in qualche caso subdolamente, ed altre volte con una sintomatologia che PÌÙ o meno si scosta da quella fornita dai classici e dai trattati, si deve riconoscere ror. ;)!tre cause (e in primis le forme tonsillari) debbono in molti soggetti essere imputate o:::me le vere e sole responsabili rlella cardiopatia organica. Ne risulta perciò llll certo s<.etticismo sull'importanza esclusiva del fattore rniocardirico (di genesi reumatica) nel determinismo dei disturbi che sogliono accompagnare l'inizio e l'evoluzione dello scompenso cardiaco. Ed afferma l'A. la necessità della messa in opera di provvidenze profilattiche verso c contro alcune forme morbose (ad esempio le tonsillari) e di richiamare sistematicamente l'attenzione degli infermi sulle fat:lli conseguenze che da una vita d'intenso lavoro, o di particolari fatiche, possono essere indotte sull'attività del cuore nelle particolari condizioni in cui, esso si trova per dato e fatto del vizio valvolare. Riferendosi all 'importanza dei vari sintomi per la diagnosi di cardiopatia or&anica, l'A. ritiene che un notevole valore debba essere assegnato a rilievi che sono, oggi piuttosto trascurati, quali ad es. la cianosi (per i vizi mitralici) presente nella quasi


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totalità degli infermi, mentre per altri (quali ad es. la bozza prccordialc) per la scarsa pcrceotual~ di positività, e le possibilità di osscrv.1zione in soggetti sicuramente non cardiaci, deve essere meno valutata l'importanza stessa. Di fondamentale valore appare l'apprezzamento del volume cardiaco (aumentato in tutti i pp. studiati) e della forma del profilo del viscere (caratteristica sia pure entro certi limiti, per ogni singola forma di cardiopatia organica). La delimitazione del cuore, praticata semeiologicamente e controllata con la tcleradiografia in molti dei casi osservati, ha dimostrato, sempre, una notevole importanza diagnostica, e tenuto quindi conto della rapidità con la quale può essere compiuta e del suo alto valore, dovrebbe essere praticata in ogni soggetto. La caratteristica fondamentale del vizio valvolarc, fornita dal reperto ascoltatorio, ha fornito all'A. l'opportunità di ritornare su questioni antiche, ma non ancora risolte, inerenti ai caratteri fisici dei soffi, alle loro caratteristiche di diffusione. di comporta. mento dopo sforzi fisici, nonchè ai loro rapporti con i toni cardiaci, siano essi normalmente conservati od alterati nel senso di una diminuzione o d'aumento di intensità, o di modificazioni del timbro. Le conclusioni a cui l'A. crede di poter giungere, e che traggono notevole valore in base al grande numero di soggetti osservati, tendono in linea di massima a confermare le antiche vedute (recentemente ribadite da studiosi di eminente autorevolezza) sulla diagnosi differenziale fra soffi organici cd inorganici. Egli insiste soltanto, raccomandando la necessità di uno studio de1 caratteri dei toni cardiaci accurato almeno quanto quello dei soffi, esame che il più delle volte da solo permetterebbe l'orientamento diagnostico e consentirebbe di affermare con sicurezza il nome del vizio. Nella descrizione dei singoli vizi l'A. dedica un particolare rilievo alle stenosi mitraliche ed ai doppi vizi dello stesso ostio, sia per l'importanza che tale forma morbosa riveste di fronte alle altre cardiopatie, sia per le discussioni che ancora vertono sulla genesi di alcuni sintomi (ad es. il rumore presistolico), sia infine per l'evoluzione sintomatologica di tale vizio. La possibilità di ossen·are a distanza di tempo numerosi soggetti, ha condotto a constatare l'impianto dei segni di stenosi in individui che precedentemente avevano fornito soltanto sintomi d'insufficienza; in altri casi, la comparsa di un rumore diastolico classico, in pp. che avevano dato, come unico rilievo sintomatologico di questa infermità, un breve, ma sicuro, rumore presistolico. Nozione, questa per altro, nota da tempo, come lo stesso A. fa osservare. Tenuto conto che le ricerche sono state condotte in ospcdule militare, l'A. mette in rilievo la spiccata importanza di questi Istituti anche quali centri di studio e di osservazione clinica che, come nel caso del lavoro in esame, possono essere svolti con una ricchezza di materiale da nessun altro ente nosologico realizzabile. La possibilità d~ visita a distanze di tempo da11a prima che diede luogo al provvedimento medico-legale (revisione di riforme, ritorno di militari da licenze di convalescenze, osservazioni di iscritti di leva, giudicati, una prima volta, rividibili, ecc.) ha fornito l'estro per osservazioni utilissime nel campo clinico, anche esse, inoltre, possibili soltanto per il particolare organismo della Sanità Militare e per l'obbligo im· prescindibile di visite che esso comporta. Lo stesso A. ha insistito su tale punto nella parte generale del suo lavoro, fissando le particolarità che rendono sostanzialmente diverse dalle comuni osservazioni cliniche cd ospedaliere civili, quelle da lui compiute. A nessuno può sfuggire l'importanza Ji questo lavorn che, pur venendo, fondamentalm~nte, sullo studio di entjtà morbose di antica ed umversale conoscenza, ribadisce punti ancora discussi anche dal lato sc1emifìco, fornendo nel contempo utili nozioni per un'identificazione diagnostica r:~pida e sicura delle cardiopatie valvolari organiche, con concetti chiari ed evidenti, utili non solo per la pratica ma anche e specialmente nel nostro campo medico-legale.

F.

PELLEC RlNT.


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Docuorr1. Sulla magrezza ipofisaria giovanile:. (<< Rivista di Clinica medica 11, n. g, vol. XXXVII, maggio 1936-XIV). Molte osservazioni e ricerche sperimentali su la magrezza ipofisaria hanno accertato sempre la alterazione del lobo glandolare dell'ipofisi: atrofie, embolie, degenerazione tumorale, compressioni, ecc .. Conosciuta come morbo di Simmonds o magrezza ipofisaria e anche cerebroipofisaria a seconda le alterazioni son prevalenti glandolari o della regione anatomica, molte forme fruste e forme miste 1n associazione col diabete insipido, con l'acromegalia, sono state descritte (Rcye, Zondeck e Kodher) c ritenute alcune come forme iniziali di m. di Simmonds. Ultimamente dal gruppo delle magrczze patologiche è stata isolata la particolare forma di magrezza ipofisaria (Hypophisare Magcrsucht di Bergmann), da distinguere dal m. di Simmonds per vari caratteri clinici e dal lato progncsi e terapia. Dipenderebbe da disfunzione o ipofunzione ipofisaria, suscettibilr. dunque di cura e guarigione con prodotti opoterapici, e insorgerebbe quasi costantemente in giovani donne post-puberi o prirnipare. L'A. riferisce sulle statistiche del Bergmann, Bickel, Wahlberg e riporta in det· taglio quattro casi personalmente studiati nella Clinica Medica della R. Università di Firenze. Trattato della sintomatologia c decorso della Hypophisare Magcrsucht, approfonda lo studio nella diagnosi differenziale fra dimagramenti in malattie a lungo decorso, quelli ncurogeni o isterici o quelli endocrini (Bascdow, diabete, m. di Addison, m. di Falta) e il m. di Simmonds: questo colpisce individui in varie età, determina alterazioni dei masccllari (senium praccox di Allard), alterazioni psichiche con astenia ad abulia, uaemn: nulla di tutto questo si ha nella magrezza giovanile (alcune stu· dcntcsse universitarie affette erano studiosissime), tranne la mancanza di anche minima quantità di grasso nei soliti depositi giovanili, e curabile con opoterapia, mentre la cachessia ipofisaria di Simmonds porta costantemente a morte. Jl Bergmann esprime il parere che si tratti di temporanea disfunzione, meglio di insufficienza dcll'ipofisi, incapace a far fronte alle richieste di un organismo in accrescimento corporeo. La comparsa poi della malattia in tipi costituzionali ben definiti, appoggia l'ipotesi dell'importanza del fattore costituzionale. Lo studio radiografico della sella turcica rileva notevoli oscillazioni di ampiezza di essa e una rclativa indipendenza fra grandezza dell"ipofisi c volume sellare (Bedére, Bortoìotti, Cushing, Pende), per quanto si sappia che l'insufficienza glandolare endocrina può sussistere indipendentemente da qualsiasi deviaziOne dalla norma del peso c volume della glandola stessa. In ogni modo è una magrezza endogena (Grafe) c come tutte le magrezze endo· gene dipende da disordini endocrini (Tannhai.iscr). Ma come la disfunzione ipofisaria può provocare lo stato di magrezza, si domanda l'A.? Esclusa la deficenza di alimentazione o di digestione e assorbimento intestinale, poichè è conservato l':.~ppetito e le funzioni intestinali sono normali, bisogna pensare ad un incremento della combustione a livello dci tessuti. Per questo verso tale forma è rav vicinabile al dimagramento surrenalico per quanto siano assenti i disturbi intestinali di questo. Non è chiara !"azione dell'ipofisi sul ricambio proteico, mentre è nota la sua azione frenatrice sul metabolismo carboidrato (H oussay, Lucke). Ma interessa ricercare l'azione sul ricambio dci grassi; l'ipofìsi produrrebbe due ormoni a diretta azione sul metabolismo dei grassi: il lipoitrin (Raab) determinerebbe diminuzione dei grassi neutri nel sangue cd impedirebbe l'accumulo di grasso nei depositi perifc-


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na ; l'orofisin (Magistris, Alselmino, Hoffmann) scinderebbe

i grassi neutri, aumen-

terebbe l'acetonemia. L 'ipofisi dunque ha importanza notevole per la fissazione e utilizzazione dei grassi, e può la sua disfunzione o ipofunzione portare alla magrezza eccessiva come

a stati opposti (morbo di Froelich). Nessun duhbio sicchè che nella H ypophisiire Magersucht l'organo disfunzionante è l'ipofisi, mentre non si può escludere che !"insufficienza ipofì~aria si ripercuota sulla funzione di nuclei ipotalamici e sulle glandole endocrine ad essa collegate tunzional · meute, determinando fenomeni di deficit vari e complessi. RAFFONE.

W . T HIELE. - Anemia pemtClosa e carcinoma gastrico (con particolare riguardo al fattore familiare). (« KJinisch~: Wochenschrift >>, 27 giugno I9Jb, n. 26). L 'importanza dd fattore ereditario nella genesi dell'anemia perniciosa c del carcinoma gastrico SI può ritenere, se pur con qualche divergenza e rist:rva, tn base a precise osservaziom cliniche come generalmente riconosciuta.

D'aln·a parte la costatazione fatta della coincidenza di ambedue le malattie nello stesso soggetto, ha messo su la questione molto importante a precisare, riguardante even tuali rapporti etiopatogcnetici fra esse. Un sintomo comune aile due forme morbose e dalla maggioranza degli osservatori ricon osciuto è l'achilia. Per l'anemia perniciosa, per quanto molto frequente, essa può mancare in alcuni casi, per i quali, data l'autorità di chi l'ha riportato (Schaumann, Sa~tzrnann, Singer), è da escludere un eventuale errore diagnostico, onde si deve ritenere che non ogni achilia porti all'anemia perniciosa. Singer ammette pertanto che nel succo gastrico vi sia un altro fattore, etiopatogeneticamente decisivo per l'anemia perniciosa, da lui designato principio antipernicioso, che può mancare in normoacidi ed essere presente in achilici, onde la malattia di Biermer può svilupparsi nci primi e non nci secondi, e giunge così alla conclusione che l'achilia non costituisce un fattore etiologicamente essenziale, ma solo concomitante della malattia. T ale concetto è oggi reso più comprensibile e si può r itenere meglio dimostrato dopo la conoscenza dell'anemia achilica o ipocromica essenziale, sindrome emopatica che, nonostante qualche voce discordante, va ritenuta distinta dall'anemia perniciosa, essendo in essa dimostrata la presenza nel succo gastrico del princ1p10 antipermc10so. Nel carcinoma gastrico l'achilia, l'anaciditil gastrica è sintoma costante, tanto da assurgere al valore di sintoma cardinale. La coincidenza nello stesso individuo dell'anemia perniciosa e del carcinoma gastrico segnalata recentemente da Schulten e da lui ritenuta come puramente casuale, era già stata osservata da H irschfeld, H einrichsdorff e da altri fin dal 1912 e successi· vamente da Pappenheim, i qual i la interpretarono nel senso che l'anemia perniciosa condizionava il carcinoma e quindi ammisero un rapporto causale, non peraltro da loro precisato. L'A. sulla base di osservazioni personali, le quali dimostrano in un albero genealogico, oltre l'ereditarietà delle due :lfiezioni, in due membri la coesistenza di esse, cerca di riconoscere e stabilire eventuali rapporti etiopatogenetici. Tale indagine appare anche giustificata dalla comparsa del carcinoma in uno dei membri molto precocem ente, all'età di 27 anni, e poco dopo che l'emopatia si era manifestata, il che dimostra, a prescindere dal fattore ereditario, una particolare influenza dell'anemia sull'insorgenza del ncoplasma.


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Ricerche di autori hanno ben precisato che la gastrica achilia appare come espressione di çronico processo infiammatorio della mucosa gostrica. Se l'achilia in vero è un sintomo costante e precoce del carcinoma dello stomaco, è fuor di cliscussione che in un numero prevalente di casi il neoplasma si sviluppa su! terreno della gastrite e ciò trova anche precisa conferma nelle ricerche eli Konietznj, che nel 90 % dei carcinomi gastrici ha potuto dimostrare una gastrite. Ancora, l'achilia si nota con notevole frequenza nell'anemia perniciosa e nell'ipocromica essenziale ed è importante rilevare che, mentre la terapia epatica può modificare il quadro ematologico, non ::sercita nessuna benefica influenza sui disturbi gastrici, il che sta ancora a dimostrare il fattore patogenetico specifico dell'anemia perniciosa, che se coesiste con l'achilia, non si può con essa identificare. Ma anche nell'anemia perniciosa l'achilia è in dipendenza di una gastrite, che oltre a sopprimere o deviare la secrezione gastrica digestiva, sopprime anche la produzione del principio antipernicioso, onde l'emopatia. Si può pertanto, se non precisare con buon fondamento, supporre che il fattor e che funziona da anello di congiunzione tra la ;nalattia di Biermer ed il carcinoma dello stomaco sia la gastrite, di cui è espressione l'achilia, che quasi costantemente s·t dimostra nelle due malattie e l'autore ritiene che in soggetti con tara ereditaria verso i l neoplasma, questo si sviluppi più facilmente e più precocemente sono le condi zioni particolari create dall'emopatia. Se tale rapporto patogenetico, che va ulteriormente esaminato sulla base di più numerose e precise osservazioni, venisse confermato, maggiore importanza ancora acquisterebbe la diagnosi precoce dell'anemia di Biermer, poichè la terapia specifica, tempestivamente impiegata, potrebbe forse imp~dire l'evoluzione del neoplasma dello stomaco.

R.

o' ALESSANDRO.

CHIRURGIA GENERALE P. MALLET - GuY. La pancreatectomia sinistra. Indicazioni e tecnica. (« Journal de Chirurgie », maggio 1936). Fra le diverse modalità di exeresi del pancreas, l'A. dà la preferenza alla pancreatcctomia sinistra che, lasciando in posw testa e collo, comporta l'amputazione, in tuno o in parte, della metà sinistra della glandola. Questo tipo di exeresi si oppon e alle pancreatectomie cefaliche la cui tecnica è complicata dalla necessità di ricostitu ire lo sbocco del canale di Wirsung ed anche di ristabilire il corso della bile, alle resezioni segmentarie del corpo del pancreas che escludono a sinistra, ]asciandola in posto, u n a porzione ùella glandola, e infine presenta il vantaggio della precisione della sua tecnica rispetto a tutti gli interventi atipici di exeresi la cui apparente semplicità non deve far perdere di vista la maggiore gravità. Le indicazioni operatorie, secondo l'A., si possono schematizzare nelle tre seguenti: in una indicazione classica rappresentata dail'exen•si di un tumore localizzato nel corpo o nella coda della glandola; in una indicazione nuova, di ordine fisiologico, per gli stati d'iperinsulinismo. allo scopo di una riduzione operatoria del pancreas endocrino; per le pancreatiti. Oltre queste, l'A. segnala altre indicazioni per le guaii è giustificabile l'amputazione del segmento sinistro del pancreas: il caso di una sezione traumatica del dotto di Wirsung a sinistra della linea mediana, quello di un aneurisma del tronco dell'aneria splcnica e i c.asi di suppurazioni incistate o d i fistole canalicolari, in cui una amputazion..: pancreatica potrebbe assicurare la cura.


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TcCTJica: anestesia generale; malato in lordosi dorso-lombare; posizione del chi: rurgo a destra. Se si vuole esplorare la totalità della glandola, bisogna preferire l'incisione trasversale sopraombelicale, ma la via d'accesso migliore per la metà sinistra dell'organo è data da una incisione a squadra, epigastrica mediana o paramediana sinistra, poi piegata a gomito per guadagnare trasversalmente la 9a cartilagine sinistra. Seziouato ampiamente il legamento gastr~colico per l'accesso alla retrocavità degli epiploon, si mette largamente ailo scoperto il pancreas. Si esagera ailora l'atteggiamento di lordosi e si passa alla esplorazione minuziosa di tutta la glandola. In caso di tumore, essa comporterà la ricerca delle aderenze profonde, delle adenopatie, delle metastasi epatiche eventuali. Se si opera per iperinsulinismo, essa sarà fatta metodicamente, mentre se si interviene per pancreatite, bisogna ricercare se esistono aderenze con la milza e quale è lo stato delle vie biliari. Indi, previa emostasi rninuziosa dei piccoli vasi, si fa la dissezione c l'cxcrcsi del corpo e ddla coda del pancreas. La superficie di sezione viene suturata a mezzo di un sopraggitto di catgut sottile e la peritonizzazione della larga superficie di scollarnento viene assicurata ricorrendo al grande epiploon. Si applica infine un drenaggio e si passa alla chiusura della parete. Le .:urc post-operatorie sono semplici e devono mirare principalment~ a sorvegliare l'evoluzione della glicemia e l'eventuaJjrà di uno scolo pancreatico. I tre casi operati con esito felice lasciano intravedere all'A. l'efficacia del metodo. Numerose, nitide e chiare fotografie illustrative della tecnica corredano l'interessante lavoro. FLORIDIA.

R . FoNTAINE e J. KuNLIN . -

Contributo allo studio della sindrome di Volkmann da causa \'ascolare. Suo trattamento profilattico o aborti•o mediante l'intervento immediato o precoce sull'arteria lesa. (« Journal de Chirurgie », agosto 1936).

Gli AA.. , amevi del prof. Leriche, affermano che la patogenesi della sindrome di Volkmann non è ancora chiarita in tutti i suoi elementi; che anzi qualcu no, sulla scorta di numerose ossçrvazioni, riconosce in essa una causa vascolare. Molti sono infatti gli autori, fra cui lo stesso Lerichc, i quali in rutta una serie di casi di fratture ossee, specie in quelle sopracondiloidce del gomito, hanno notato che la sindrome di Volkhan n è apparsa in seguito a lesioni vasali. Le lesioni vasali possono andare daUa semplice contusione arteriosa con spasmo fino alla obliterazione completa ed alla rottura circolare. T ali lesioni sono suscettibili di cura per mezzo di un intervento arterioso adeguato. Data l'importanza di queste osservazioni che dimostrano la possibilità dell'origine vascolare della sindrome di Volkmann, gli AA. consigliano, in presenza di tale sindrome, di ricercare sistematicamente i segni di obliterazione vasale con la palpazione del polso radiale ed omerale, con lo studio delle oscillazioni, che si potranno trovare semplicemente diminuite o dd tutto abolite, e con l'arteriografia. La condotta terapeutica nei vari casi consisterà nell'intervento sull'arteria rotta, nella sua denudazione seguita da simpateetomia in caso di obliterazionc parziale, nella sua resezione in caso di obliterazione totale o di rottura completa. La sindrome di Volkmann che, nelle circostanze del le lesioni ossee sopra ricord ate, si istituisce rientrerebbe nel gruppo degli infarti muscolari, nei quali si trova u na sintomatologia sempre identica: la necrosi e, più tardi, la sclerosi muscolare, sintomi ai quali si aggiungono notevoli disturbi vas~motori. Dai risultati ottenuti dopo l'int<>rvcnto in due osservnioni personali, gli AA. richiamano l'attenzione su tre fatti : I 0 ) che nel corso delle fratture sopracondiloidee


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le lesioni arteriose sono frequenti; 2°) che una delle loro conseguenze è la comparsa di una sindrome ischemica di Volkmann, che non è dovuta in questo caso ad un apparecchio gessato troppo stretto, ma al non avere riconosciuto una lesione arteriosa; ,.) che nelle fratture del gomito, come in tutte le altJre, la diagnosi di lesione arteriosa deve portare con sè J"imervento immediato. E ancora, affinchè il trattamento pt cfilatuco od abortivo della sindrome di Volkmann possa essere efficacem!:nte messo in opera, bisogna che i medici, come è stato già detto, si abituino a ricercare sistematicamente, in tutte le fratture sopracondiloidee dd gomito ed in queHe dell'avambraccio, il polso nella doccia radiale; in questo modo una lesione vasale non dovrà n è potrà essere misconosciuta. Ciò potrebbe portare anche, con molta probabilità, aHa scomparsa di questa sindrome dalla patologia chirurgica.

Al lavoro assai interessante sono annesse parecchie figure illustrative. FLORIDIA.

NEURO-PSICHIATRIA P.

PENTA.

-

La narcoless:ia. (cc Rivista dì Neurologia)), fase. IV, V e VI, 1935).

L'A., sulla scorta di ben dieci casi clinici personali, accuratamente studiati, trattati

terapeuticamente e seguiti anche per van anni, riprende dalle fondamenta l'intercs" sancissimo argomento della narcolessia, avvalendosi della completa conoscenza della letteratura sui disturbi della funzione ipnica, come si desume, fra l'altro, dai 483 richiami bibliografici che chiudono la monografia. Ed effettivamente il lavoro del Penta ha l'architettura e la mole (192 pagg.) di una monografia, che dovrà essere necessariamente letta e consultata da q uanti si occupano del sonno e delle sue alterazioni, anche perchè - oltre una larga trattazione (semìologica, clinica, sperimentale, medico-legale, ecc.) dell'argomento - comprende interessanti discussioni critiche ed ipotesi di lavoro assai utili per i ricercatori futuri. Dopo una breve introduzione e dopo l'illustrazione della propria casistic.a, il Penta passa a discorrere del concetto e della deJinizione di tale infermità. Vengono riferite, così, le principali definizioni date - dal Gélineau in poi - alla narcolessia, e, al tempo stesso, vengono illustrati e discussi i criteri che indussero i varì AA. a stabilire ciascuna definizione, la più recente delle quali - detta41 dallo stesso Penta - s·uona c:osì : la narcolessia è « un quadro morboso caratterizzato dalla insorgenza, per accessi disordinati e di breve durata, di sonno totale o parziale, in individui predisposti, dietro l'azione di fattori esogeni di portata variabile» . Nei capitoli seguenti l'A. analizza magistralmente tali episodi accessuali, ossia: a) gli accessi dd sonno narcolettico, la cui anormalità consiste non in parti-

colari sintomi che lo differenzino dal sonno fisiologico, ma << nel carattere impcrioso, nella accessualità, nella comparsa all'infuori dd tempo abituale, nella frequenza delle crisi quotidiane e nella loro breve durata>>. Col che viene anche nettamente chiarita la confusione, frequente, specie nella letteratura francese, tra sonnolenza e narcolessia; b) la cataplessia, altro fenomeno accessuale che si riscontra nei narcolettici quasi con la stessa frequenza degli accessi ipnici di fronte a stimoli esogeni aventi una ricca tonalità effettiva. Trattasi di più o meno brevi (da qualche attimo a pochi minuti) e frequenti crisi di rilasciamento muscolare, una varietà delle quali - di brevissima durata e insorgente nei ragazzi - va sotto il nome di picnolessia; c) altri fenomeni narcolettici di tipo accessuale : la cataplessia del risveglio e quella dell'addormentamento, l'onirismo attivo narcolertico, l'irrequietezza nottur· na, ecc..


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Segue un interessante capitolo in cui tutti i fenomeni dianzi ricordati ed, a prima vista, tanto differenti fra di loro vengono interpretati univocamente, nel senso che tanto gli accessi di sonno quanto la cataplc:ssia, ccc. sono considerati comt· disturbi della funzione ipnica: gli accessi di sonno rappresenran-:> anormali manifc. stazioni dt sonno integrale; gli altri disturbi sono espressioni di sonno dissociato. E questo trova una conferma sperimentale nelle note ricerche del Pavlov c della sua Scuola che dd sonno totale c parziale hanno dato convincenti dimostrazioni cd una solida interpretazione dottrinaria col famoso metodo dei riflessi condizionati. Successivamente il Penta passa in rassegna i sintomi rilevabili nei narcolcttici all'infuori delle crisi, ponendo anche a con fronto i reperti esistenti nei suoi dieci casi con quelli della casistic:1 precedente. Trattasi di pochi, lievi e - soprattutto - !neo-

stanti segni (nevrologici, psichici, endocrini, metabolici, ecc.) i quali, pur richiamando di preferenza, per molti riguardi, l'attenzione verso la regione di::nccfalo-ipofisaria, sarebbero di per sè affatto insufficienti a consentire un:1 diagnosi di narcolessia qualora si astraesse dagli accessi precedentemente ricordati. Viene, quindi, con~iderato il decorso - anche assai lungo - dell'infermità, e la sua prognosi: infausta, un tem po, quoad valetudinem, oggi più rassicur:ìnte mercì: la terapia efedrinica. L 'efedrma, nella cur:1 della narcolcssia, ha detronizzato tutti gli altri rimedi di u n tempo e consente vantaggi addirittura insperati per tali infermi, i quali pur guarendo assai di rado della sindrome narcolettica ne vedono diminuir~ le varie manifestazioni accessuali in modo sorprendente, sì da poter riprendere la loro attività sociale. Negli ultimi capitoli del suo lavoro l'A. si occupa particolareggiatamente dell'etiopatogenesi ddla narcolessia. L'etiologia è molteplice: accanto ad una forma sintomatica di tumore cerebrale (rappresent:lta - per chi, come il Penta, passi la casistica ad un severo vaglio critico d:~ un unico ca~o di tumore dienceblico), luetica (meno infrequente), comiziale (i pnolcssia epilettica), ecc., la m:~ggior parte dei casi di nan.:olessia simomat.Ìc:l deriva da una pregressa encefalite di v. Economo. Ma di gran lunga prevale, sulle forme sintomatiche, quella idiopatica: più frequente nel-

l'uomo che nella donna (in ragione òi 3 o 4 casi a 1); e -

riguardo all'età d'insor·

genza · - più comune nel secondo decennio di vita. Quanto alla patogcnesi della narcolessia, il Penta si scHerma a considerare specialmente tre lati dd la questione, ciascuno dei quali costituisce un !Jroblema a sè stante: a) circa la sede del disordine narcolcttico (c, con abbondanza d'argomenti diretti e indiretti, la fissa -- almeno prevalentemente - nel mesodicncefalo); b) circa la natura delle lesioni generatrici della narcolessia, e l'A. pensa ad una latente disfunzione del l'apparato regolatore del sonno, che si e,·idcnzia a caus:1 di fattori esogeni (infezioni, traumi, tumori, ecc.), o di peculiari circostanze critiche intrinseche dell'org:~nismo e legate all'attività endocrina (pubertà, gravidanza, menop:1usa, e simili); c) circa il determinarsi delle singole crisi: e qui l'A. sostiene, accanto al fondamentale stato di sofferenza dell'ipno-rcgolazionc, l'esistenza <• di un fattore, esogeno o · entlogeno, ma sempre esterno rispetto al nevrasse (stimolo condizionato del sonno), capace di tleter. minare, direttamente o indirettamente, att raverso la insorgenza improvvis:1 di una modificazione u morale, vascolare, ormonica, o anche mecc:lnica, elettivamente nella re· gione diencefalica o, pur essentlo generale, maggiormente c: pecuh:~rmc:nte da questa risentita, quello stato funzionale, reversibik del nevrassc, che, a sua volt:1, condiziona l'insorgenza delle varie crisi narcolettiche >1 . Per noi medici militari è particolarmente importante il breve, ma n11ovo capitolo di •< considerazioni medico-legali " : su di esso sarà; perciò, utile soflermarci alquanto. Le crisi di narcolessia (att:lcchi di sonno. caduta a terra per improvviso rilasciamento muscolare, ecc.) dato il loro carattere di immedi:~tezza e di invincibilità, data la mino-


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razione che per esse ne deriva alla capacità lavorativa degh infermi e - anche - data la loro etiopatogenesi ancora discussa, hanno grande interesse medic<rlegale per vari aspetti, dì cui considereremo brevemente i quattro seguenti: 1 • Dal punto di vista disciplinare. A cominciare dal Redlich, vari AA. hanno citato c:1si di militari processati e condannati per abbandono di posto, fuga di fronte al nemico, ·e simili, mentre risultò poi trattarsi di narcolettici. Anche la prima delle dieci osservazioni del Penta concerne un giovane ex-militare che due anni prima, in servizio, era incorso nel reato di abbandono di posto perchè un giorno si era improv· visamente addormentato mentre montava di sentinella alla cassa reggimentale. Orbene, è ovvio che - come si esprime il Penta - <<dai reati commessi, durante e per effetto delle' crisi morbose narcolettiche, è esclusa la responsabilità penale». 2° Agli effetti del/n dipendenza da .-ausa di servizio. Come si è visto scorrendo i capitoli precedenti, tanto le lesioni craniche quanto i traumi emotivi nonchè svanatc forme tossinfettive sono stati da più parte invocati come momenti causali della narc<r lessi:.~; e poichè tali fattori non sono infrequenti a verificarsi nella vita militare e, J'altronde, la narcolessia è, relativamente, meno rara nei giovani sui vent'anni - non è chi non veda l'importanza della questione. Il Penta, a proposito dei traumi cranici, scrive: « Al trauma, solamente allora si può attribuire valore causale unico ed esclusivo, quando esso abbia determinato lesioni anatomiche riverberantisi, direttamente o indirettamente, sulla regione sellare e parasellare; in tutti gli altri casi si potrà semplicemeute attribuirgli il significato di concausa, e più precisamente di fattore rivelatore di una predisposiz.ione. Tuttavia, come non può escludersi la efficacia del trauma, così non se ne deve sopra valutare il significato>>. Altrove lo stesso Penta così si esprime: « A parte il fatto che per la sua più frequente comparsa nella giovane età è da preve· dert più spesso la insorgenza della malattia durante il servizio militare, bisogna prendere in seria considerazione le speciali condizioni di vita in cui si trovano i militari, ed in particolare gli eccessi di lavoro, con affaticamento, ai quali essi sono sottoposti. Notoriamente questi sono fattori che contribuiscono a rivelare stati morbosi latenti, e particolarmente i postumi di encefalite, quindi, nella valutazione medic<rlegale di tali ammalati bisogna prospettare alla legge una dipendenza causale tra servizio militare ed insorgenza della malattia ». Effettivamente la questione non è affatto semplice; e la considerazione che si tratti pur sempre d'una infermità rara non toglie che la si debba studiare con cura. Accertato un caso di reale narcolessia, converrà mettere anzitutto bene in chiaro se l'infermità non fosse, per avventura, preesistente all'arruolamento, e valutarne, poi, caso per caso, l'etiologia ai fini della causalità o della concausalità determinante di servizio. A tale riguardo dovranno essere presi in considerazione i traumi cranici cospicui (con controllo radiologico della regione sellare e colla oculata ricerca di altri eventuali segni d'interessamento diencefalico), le encefaliti, le gravi forme tossinfettive, particolari e prolungati sovraffaticamenti, e simili, mentre (ed in ciò credo ci si debba discostare dalle vedute del Penta) le abituali prestazioni di servizio non potranno entrare in discussione nemmeno quali concause determinanti, dovendo c.ssere, invece, considerate come semplici rivelatori di una latente e grave disfunzione preesistente dei centri nervosi ipnoregolatori . Del resto, lo stesso trauma solo in qualche rarissimo caso potrà assumere un 'importanza quale reale fattore narcolettogeno data l'eccezionalità della narcolessia traumatica, a proposito della quale anche il Penta non ne registra -- dal diligente spoglio delb letteratura - se non una mezza dozzina di casi, e lo fà, inoltre, con parecchie riserve, come si rileva. fra l'altro, dalle seguenti righe: " In mancanza di reperti anatomop:.~tologici di narcolettici post- com motivi, non può allo stato attuale definirsi il problema dal lato etiop:.~togenetico, pur dovendosi -- ancora in linea transitoria - ammettere l'esistenza di una narcoles~ia traumatica, clinicamente dimostrata solo in pochi


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANlERA

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cas1. E' sperabile che, con il perfezionarsi dei mezzi di indagine e della semiologia nervosa, si riesca a coprire questo vuoto sui rapporti fra trauma e narcolessia >l . 3° Circa la diminuzione delia capacità lavorativa. <! In tesi generica - scrive il Penta - la capacità lavorativa è diminuita permanentemente, e deve considerarsi ridotta, ma non abolita, neppure quando gli accessi siano frequenti, gravi e molteplici, anche l:'erchè oggi, con la cura sintomatica dell'efedrina, il più delle volte, gli infermi riacquistaoo io gran parte la capacità lavorativa )). Può ritenersi che, all'incirca, la narcolcssia i ncida permanentemente sulla capacità lavorativa nella misura del 30-40 %. 4• Infine, nei riguardi della simulazione. si dovrà sorprendere il soggetto durante una delle sue crisi. La constatazione dci caratteri del sonno fisiologico, l'abituale concomitanza di manifestazioni cataplessiche, i chiari segni nevrologici (areflessia tendi nea, ecc.) riscontrabili durante queste ul time, l'esistenza di altri, sia pur piccoli, sintomi dj pati mento iliencefalico, toglieranno ogni dubbio in proposito CAitLO RIZZO.

OFTALMOLOGIA R. GALLENC·A. Anestesie loco-regionali in oculistica. (Estratto dal « Trattato di Anestesia>> del Dogliotti. T ip. V. Bona. Torino, 1935).

La parte del trattato di anestesia redatta dal Gallenga per gli oculisti può ben costituire un vademuum assai utile per tutti quelli che si occupano di chirurgia oculare. Premesse alcune indispensabili nozioni di anatomia, l'A. descrive minutamente la tecnica di ciascun tipo di anestesia o di aciuesia, c per ciascun intervento. Segue un u tile schema in cui sono raggruppati per ordine i var~ tipi di interventi cd il metodo anestetizzante da preferire. Vi sono inoltre parecchie illustrazioni molto chi:tre. T ESTA.

P. T ouLANT e G. MoRARo. - Tre nuovi casi di infiltrazione ematica disciforme della cornea. (« Archives d'Oftalmologie >>, aprile 1936). Questa affezione, chiamata anche ematoma corneale, impregnazione ematica o em orragica della cornea, << blood staining of the cornl'a » dagli inglesi, « D urchblutung der Hornhout >> dai tedeschi, infiltrazione ematica disciforme della cornea, ha ricevuto recentemente, su proposta di Flcdelius, il nome dì cmocromatosi corneale. Essa cosùtuisce un fenomeno patologico assai raro ad osservarsi. Gli AA. fanno la storia della malattia e descrivono tre casi che hanno potuto seguire fin da l primo momento, e sui quali hanno studiato alla lamp:tda a fessura la genesi stessa del fenomeno fin dal suo stadio iniziale. l tre casi hanno avuto un'origine traumatica diversa; nel primo si trattava di una contusione, nel secondo di un intervento chirurgico, nel terzo di una ferita penetrante sclerale. Il trauma aveva provocato una emorragia in camera anteriore e simul taneamente u n ematoma totale c massivo della cornea, che presentava un aspetto particolare : all'illuminazione laterale si notava l'aspetto opaco della cornea, molto pit) ma.rçato çhe n ell'ipoema totale. Alla lampada a fessura il prisma luminoso non traversava il parenchima corneale e n on metteva in evidenza che lo strato cpjtclialc.


klVJSTA D ELLA STAMPA MEDIC A ITALIANA E STRANIERA

Tale aspetto era uniforme al centro ed alla periferia della cornea. Durò da 5 a 9 giorni, dopo i quali, in vicinanza del limbus, si determinò un anello di condensazione per accumulo più denso di corpuscoli rossi. Dopo 24 ore la periferia della cornea, situata esternamente all'anello, si rischiarava, mentre al centro si delineava così nettamente l'opacità discoide caratteristica. La cornea così andava man mano riacquistando la sua trasparenza alla periferia mentre l'opacità centrale virava dal bruno al verde e al giallo. Il sangue presente nella cornea :tnteriore non coagulava mai ed il suo riassorbimcnto avveniva tra 15 giorni a 2 mesi. Invece l'opacità discoide centrale durava ancora tre mesi dopo il trauma. Circa la natura dell'affezione gli AA. pensano possa trattarsi di un vero ematoma intracornea le. Circa la patogenesi essi non credono che possa dipendere da anomalia ematica perchè hanno praticato l'esame del sangue nei loro casi e lo hanno trovato normale, nè attribuiscono alcun valore ai fenomeni ipertensivi dell'occhio perchè in uno dei casi vi era invece ipotensione, e pertanto si riservano di compiere ulteriori ricerche per stabilire la vera causa della infiltrazione ematica disciforme della cornea. TESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA A. MALHERBE. -

Orecchio e paratiroidi. (<<La Presse Médicale >•, 23 settembre 1936,

n. 77)· L' A. si propone di chiarire alcuni punti della importante aztone delle paratiroidi sul!' orecchio. Fra le diverse affezioni di quest'organo ve ne è una che si differenzia dalle altre ed è descritta sotto il nome di << osteo-spongiosi ». Questa malattia attacca quasi esclusivamente il sesso femminile c comincia generalmente al momento della pubertà o negli anni successivi. Essa attacca l'apparecchio dell'audizione e si rivela con una sordicl precoce dt>i due orecchi, aumentando più o meno rapidamente, accompagnata quasi sempre Ja rumori d'intensità variabile. Questa sordità è dei soggetti giovani, caratterizzata da punti di osteite, deviazione dell'osteogenesi, generata da disturbi secretori delle glandole s::~nguigne regolatrici di questa osteogcnes1. La mestruazione -;: la gravi. danza agevolano la malattia e specie la gravidanza agisce sui punti di osteogenesi in evoluzione e sulla funzione osteo-calcica necessaria alla formazione del tessuto osseo fetale. L'esame diretto dell'orecchio rivela una membrana timpanica assolutamente normale. L'esame dell'udito dà il seguente reperto: Weber lateralizzato al lato ovc la sordità è più forte ; Rinne negativo; paracusi:; a distanza; paracusia di Willis. Dalla descrizione clinica della malattia appare ben chiaro che non si tratta sola. mente di una semplice affezione locale, ma che vi è in çausa anche un'affezione generale e che questa non può essere altro che un'affezione di natura endocrina; fatto questo che è confermato d::~lle lesioni anatomo..patologiche. Ne viene di conseguenza che la causa della malattia in esame, . per eliminazione, non può essere addebitata che alle alterazioni delle paratiroiJi. Noi sappiamo che la loro funzione essenziale è la regolazione del metabolismo del calcio e la presenza in quantità definita di calcio nel plasma circolante. Quantunque questo intimo meccanismo sia poco conosciuto, sembra che l'ormone glandolare abbia un'azione specifica sugli osteoclasti delle ossa. Ad ogni modo viene di pensare che


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

ogni disordine paratiroideo, sia di ipcr- o di ipo-funzione, sia di disfunzione abbia la su.a influenza sull'orecchio. L'A. ha fatto delle esperienze cliniche con l'aiuto della << paratjrone >l (estratto paratiroideo, attivo, specifico) in base alle quali crede di potere dimostrare che è possibile rimediare a numerosi riassorbimenti ossei osservati in :nolte malattie auriculari: osite<:rspongiosi, fibrosi, sclerosi ed altre, migliorare e fare anche scomparire i sintomi disparatiroidei che sono i più penosi per gli ammalati, e cioè: rumori, sordità c vertigini. Il processo patologico che ci spiega la sintomatologia e forse anche il determinismo de·lla otite e la causa che possiamo trovare nelle alteraz.ioni delle paratiroidi passa per queste tre fasi principali: l) è caratterizzata dalla dilalazione considerevole dei capillari nei canali di Havers, pieni di globuli sanguigni; intorno ad essi, nella parete vascolare quasi scomparsa o nel tessuto osseo, si raggruppano numerose cellule rotonde o ovalari (osteoblasti). Nello stesso tessuto osseo, gli osteoblasti,. contrariamente a ciò che avviene nel normale, contengono tutti una cellula molto apparente a nucleo colorato; i canicoli ossei non sono più visibili; II) nella seconda fase gli osteoblasti arrivano nelle lacune di Howship, donde formazione qi tunnel negli osteoblasti e produzione di canali che permettono la migrazione degli elementi cellulari per cui ne risulta un aspetto cribiforme; III) nella fase terminale l'osso spongioso si trasforma in osso sclerotico con, generalmente, anchilosi della staffa nella finestra ovale; indi cicatrizzazione di tutte le lesioni con tutte le conseguenze che ne derivano per la funzione fisiologica dell'orecchio. L'insieme di questo quadro fa pensare all'influenza non dubbia che esercita sul metabolismo del calcio la secrezione paratiroidea. Si tratta di una funzione calcica delle paratiroidi, funzione che è stata messa bene m luce dall'azione dell'estratto paratiroideo atti,·o, specifico, che è il « paratormone >) di Collip. Le esperienze fatte in clinica su di un gran numero di mal:ati hanno dimostrato che il trattamento, scrupolosamente eseguito, con l'aiuto dell'ormone paratiroideo, la paratjrone, nei disturbi del metabolismo del calcio, ha fatto ritroYare la causa della « ostco-spongiosi )> nella insufficienza ddle paratiroìdì. Il trattamento, sul quale l'A.. dice di non potersi dilungare nel presente lavoro, consiste nel praticare iniezioni sottocutanee di I c.c. del suddetto prodotto a giorni alterni. Nel lavoro VI e l'illustrazione di n. 4 casi curati con tale metodo che ha dato un risultato abbastanza sodisfacente.

S. VITALE.

7 -

Giornale di m~dicina militar~.


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELE NCO E S OMMAR I DEG LI ARGOMENTI TRATTATI (Dal verbali puvtnutl a.U;. Dltulone Gtnuale dl Sanità millt.ue ndl' ottobre l '36-XIV)

Aspirante ufficiale medico ARCHIMEDE RoTOKDO: Diagnosi t: terapia delle perniciose malariche; illustrazione di un Ùlteressante caso clinico.

U VORNO •

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NAPOLI • Primo c:~pitano chimico farmacista prof. F ERNANDO ARE NA; Su alcune forme

parassitarit: dell'uomo nei climi tropicali e sub-tropicali, con proiezioni di films scientifici. L'O., dirigente il laboratorio di biologia medica di qudl'ospecl::.le, ha riferito su alcune forme di parassiti intestinali dci climi tropicali e sub-tropicali, riscontrate nei militari provenienti dali'A&ica Orientale, illustrandole con considerazioni di indole batteriologica, clinica e profilattica. Alcuni films di microscopia scientifica sull'ameba vivente, sul parassita malarico in vivo nel sangue di uccello e di uomo e relativa fagocitosi, sul tri panosoma gambiense del Castellani, sull'ascaride, su differenti acari della scabbia, e persino sulla circolazione del sangue in vivo, hanno reso assai interessante e dimostrativa la conferenza.

*

PERUGIA • Tenente colonnello medico CARLO CnESPELLANI : Chimm·adiografia del cen-

tro circolatorio secoTJdo il metodo Stumpf cd ·ii metodo Cignolini. Dopo aver descritto il roentgen-chimografo italiano del Cignolini e quello tedesco dello Stumpf, e messi in rilievo i pregi del metodo italiano, l'O. prende ·in esame i tracciati che si ottengono coi due metodi ed espone uno studio comparativo fra le chimografie cardiache, le grafiche cardiovascolari sperimentaii e gli elettrocardiogrammi in soggetti normali e patologici. ·

VERONA •

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Aspirante ufficiale medico PAoLO CoLOMBO: Co11siderazioni ematologiche e

medico-legali sopra un indiàduo sano, splcnoprivo da 8 anni. Dopo aver fatto rilevare che il titolo della relazione è, in senso biocorrelazionistico, erroneo, l'O. tr:ma della crasi sanguigna dello splcnectomizzato (dopo trauma) dicendo prima delle condizioni ematiche « in senso statico» e quindi delle condizioni ematiche 11 in senso dinamico ». Propone queste espressioni, nuove nel campo dell'ematologia, per differenziare nello studio della crasi sanguigna, ciò che è «attuale » da ciò eh~ è « potenziale >>. Tra le condizioni ematologiche cc in senso dinamico» tratta delle curve critrocitaric fannacologicamentc indotte (adrenalina), dello studio di strisci di sangue previo arricchimento, dell'indice nucle:1re di Sabrazès cd infine dello ~tudio citologico del puntato stcrnale (rapporto eritromicloide): perce ntuale di elementi immaturi calcolata dal conteggio di almeno mille elementi per ciascuna serie, su una ventina di strisci diversi; elementi cellubri patologici del midollo osseo.


CONFERENZE F DIMOSTRAZIONI

CLI~ICHE

ECC.

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L'O. si sofferma ad illustrare il signi flcato morfologico dei siderociti giganti, mess1 1n evidenza nel midollo osseo dell'individuo esaminato. Accenna rapidamente alle molteplici funzioni spleniche e al ricambio emoglobinico in particolare, completamente studiate nel caso in esame secondo concetti e metodi i più moderni (Greppi ed allievi). L'O. mette in rilievo l'importanza c l'alto significato patologico della displasia midollare rilevata nel caso in esame; displasia documentata dalla presenza di tipici mcgaloblasti nel puntato sternale. L'ipercromia constantcmente osservata (V. G. I,t6-1,2o), la relativa leucopenia con linfocitosi, la megaloblastosi midollare, la presenza in circolo nd midollo osseo di quei mononucleari grandi a nucleo deforme ben descritti e valorizzati da Naegeli, pur esistendo nel soggetto esaminato una crasi sanguigna buona ed una formula eritrocitometrica pressochè normale, inducono l'O. ad ammettere nell'esaminato un morbo di Addison- Biermer latente in soggetto splenoprivo a S. R. E. fisiopatologicamente parzialmente bloccato dalla iperfunzione di ,·icariamento splenico. Dal punto di vista medico-legale, l'O. considera l"individuo come un minorato, tenendo conto sopratutto degli squi libri della emodinamica. che il servizio militare incondizionato può richiedere (esercitazioni, corsa ecc.) ; squilibri fisiologici entro ampi limiti, l'ampiezza di oscillazione dei quali resta tuttavia notevolmente ridotta in un individuo smilzato. Appare quindi ampiamente giustificata anche dai dati ematologici di dettaglio la determinazione medico-legale di assegnazione al servizio militare condizionato ai soli servizi sedentari.

+ Maggiore medico AucusTo DAL COLLO: Considerazioni su d'un caso di memngococa:mia a decorso atipico con e;ito i11 guarigione.

L'O. espone un caso di sctticcmia meningococcica a decorso pseudo-malarico, che solamente dopo 20 giorni di degenza, per l'insorgenza di limitati sintomi nervosi (Yo· mito e polso raro) e mediante puntura lombare, potè essere diagnosticata come tale. Dopo aver accennato alle diverse forme di setticemia meningococcica, egli fa alcune considerazioni sulla poca efficacia della sieroterapia specifica, dovuta a suo parere, nel caso speciale, a sepimenti e sbarramenti meningei.

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Il primo premio nel Concorso nazionale per ltindipcndenza. economica Il 18 novembre, nel primo ann iversario dell'inizio ddl'assedio economico, S. E. Starace, Segretario del Partito, a Roma nel Palazzo del Littorio, ha consegnato i premi ai vincitori del I Concorso per le Materie Prime fondamentali per la Difesa Nazionale, ind<.:tto dal Comitato nazionale per l'indipendenza economica. Il primo premio, di centomila lire, t: stato conferito al Centro Chimico Militare del Ministero della guerra, nelle persone di S. E . il Generale di Corpo d'armata AURELIO RJeeHETTT e del maggiore chimico farmacista dott. SILVIO Guc LJELMJKETTI per Studi ~ spet·imcntazioni sulla coltivazione delle piante di gomma in Italia . La Direzione generale di Sanità militare ha fano pervenire al maggiore Guglielminetti un vivo elogio per l'alto premio conseguito, che torn:t ad onore di tutto il Cor po Sanitario.

Bollettino dd Corpo sanitario militare Ufficiali medici. CAPITANI. D'ATTILIO Evandro, R. corpo tntppe coloniali Libia. - R" art. corpo armata, cessando come sopra. dal 26 nO\·embre 1936-XV. BoNELLI Michele, R. corpo truppe coloniali Somalia. - Ospedale mjlitare Trieste, cessando come sopra dal 19 novembre 1936-XV. F1sJCHELLA Giambattista, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Ospedale militare Messina, cessando come sopra dal 18 settembre 1936-XIV. Dal Bolletti11o ufficiale, disp. 72a, 29 ottobre 1936-XV.

*

Ufficiali medici. MAGGIORI. MALICE Alessandro, scuola applicazione sanità militare. -Ospedale militare M1lano. TENENTI. DE GIORGI Mario, 6° art. corpo a rmata. - 4 7° fan t. DE LtPSls Fortunato, R. corpo truppe coloniali Libia. - Legione territoriale CC. RR. Lazio, cessando come sopra dal 28 novembre 1936-XV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 73", 5 novembre 1936-XV.


NOTIZIE

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Ufficiali medici.

MAGGIORI. PEDRJNI Antonio, ospedale militare Bolzano. - In data 7 settembre 1936-XIV, è collocato in ausiliaria, per età, con anzianità 29 marzo 1936-XIV. PRIMI CAPITANI. LoDATO Gaspare, in aspettativa per infermità provenienti dal servtzw. - In data 23 maggio 1936-XIV, è collocato a riposo, per infermid provenienti dal servizio, ed inscritto nella riserva, con anzianità 25 giugno 1928-Vl.

l seguenti primi capitani sono trasferiti agli enti e comandati alle cliniche ed istituti scientifici delle R. Università del Regno a fianco di ciascuno indicate, nella qualità di assistenti militari per l'anno accademico 1936-1937· SANTUCCI GiJuseppe, ospedale militare Napoli. - Clinica chirurgica R. Università Napoli. SPAGNOLETTt Galileo, ospedale militare Trieste. - Ospedale militare Bari - clinica medica R. Università Bari. FROSINI D ino, A. O. I. (Eritrea).- Ospedale militare Bari, istituto di igiene R. Università Bari. DE MICHELIS Corrado, Libia. - Ospedale militare Torino, istituto di igiene R. Università Torino. AsTUTO Girolamo, ospedale militare Bolzano. - Ospedale militare Genova, istituto di igiene R. Università Genova. GAGLIARDI Pasquale, distretto Torino. - Confermato per l'anno accademico 19361937• quale assistente militare presso la clinica chirurgica R. Università Torino. FAILLA Salvatore, art. armata. - Ospedale militare Torino. PARANINFO Angelo, ospedale militare Palermo. - 51° fanteria.

s·

CAPITANI.

I seguenti capitani sono trasferiti agli enti e comandati alle cliniche ed istituti scientifici delle R. Università del Regno a fianco di ciascuno indicate, nella qualità di assistenti niilitari per l'anno accademico 1936-1937· PALADINO Paolo, 6° genio. - Clinica chirurgica R. Università Bologna. CI.RERJ Leonardo, ospedale militare Milano. - Clinica chirureica R. Università Milano. LEO Giacomo, ospedale militare Palermo. Clinica chirurgica R. Università Palermo. lMPALLOMEN! Rosario, ospedale militare Roma. Clinica chirurgica R. Università Roma. MlLANA Gaetano, u• art. div. fant. - Ospedale militare Napoli, istituto di igiene R. Università Napoli. lMPAUOMENI Rosario, R. corpo truppe coloniali Libia. - Ospedale militare Roma, cessando come sopra dall'8 gennaio 1937-XV. MtRABELLA Claudio, ospedale militare Padova. - Confc>rmato per l'anno accademico 1936-1937, quale assi~tente militare presso la clinica chirurgica R. UniYersità Padova.


NOTIZIE

LEO Giacomo, R. corpo truppe coloniali Libia. - Ospedale mili[;Jre Palermo, ccs· sando come sopra dal 18 gennaio 1937-XV. B.woo Antonio, 85 fant. - Ospedale militare Palermo. TENENTI. MoNTAINA Guido, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - s• art. armata, cessando come sopra, dal 22 febbraio 1937-XV. Dal Bollettiuo ufficiale, ùisp. 76", 12 novembre 1936-XV.

*

V fficiali medici.

MAGGIORI. R1cc1 Antonio, ospedale militare Bari. -

Ospedale militare Livorno.

TENENTI. MIRENCIII Ugo, 41 fant. - R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 22 luglio 1936-XI V. DaJ Bollettiuo ufficiale, disp. 7711, 19 novembre 1936-XV.

*

Ufficiali medici.

TENENTI COLONNELLI l'RO~fOSS! COLONNELLI. Con anzianità 31 luglio 1936-XIV: AccoRINTl Vincenzo, direttore ospedale Verona. - Come contro. Con au zianità

1•

settembre 1936-XIV:

Gu.RRusso Gesualdo, direttore ospedale Milano. -

Come contro.

MAGGIORI PROMOSSI TENENTI COLONNELLI. Con anzianità 31 luglio 1936-XIV: T ALENTI Cesare, ministero aeronautica (f. q.). - Come contro. Con anzianità 12 agosto 1936-XIV. LoPRESTI Antonino, ministero guerra (segretario collegio medico legale). Come sopra.

-

Cor1 anzianità 1 ° .<ettembre 1936-XIV: BtRTINETII Marcellino, capo ufficio sanità divisione fanteria Come sopra.

cc Assietta »

Dessiè.

Con anzianità 1° novembre 1936-XV : CAsSINIS Ugo, ospedale Roma. - Scelta speciale. Come contro.

PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI. Con an zianità 31 luglio 1936-XIV: CASTELLANETA Vincenzo, ospedale Genova. - Scelta speciale. Come contro.


II39

NOTIZIE

Con anzianità 20 febbraio 1934-XII: GuARNACCJA Girolamo, ospedale Palermo. -

Seguirà nel ruolo il pari grado

Caterini Federico. Come sopra. Con anzianità 1° settembre 1936-XIV: CASSONE Giuseppe, distretto Siracusa. -

Ospedale militare Udine.

Con anzianità 7 settembre 1936-Xl V: MASSA Filippo, R. corpo truppe coloniali Somalia (f. q.). Come sopra.

Scelta speciale.

Con anzianità 1° novembre 1936-XV: DErrORJ Giovanni Maria, ospedale Cagliari. - Infermeria presidiaria Sassari. R1CHI Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Somalia (f. q.). - Come contro. AsTUTO Giuseppe, ospedale Milano. - Scelta speciale. Come contro. T ENENTI INCARfCATI PROMOSSI CAPIT.\Nl.

Con anzianità x• luglio 1936-XIV: P.ALA Michelino, R., corpo truppe coloniaH Somalia (f. q.). Come sopra.

Scelta speciale.

TENENTI PROMOSSI CAPITANI.

Con anzianità 31 luglio 1936-XIV : DEL PERciO Silvio, R. corpo truppe coloniali Tripolitania (f. q.). Come sopra.

Scelta speciale.

Con anzianità 7 settembre 1936-XI V : ScADUTO Pasquale, R. corpo truppe coloniali Tripolitania (f. q.). Come sopra.

Scelta speciale.

Con anzianità 1° novembre 1936-XV : GIUDICE Ferdinando, R. corpo truppe coloniali Tripolitania (f. q.). ciale. Come sopra.

Scelta spe-

T ENENTI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO.

Dal x0 lr4glio 1936-XIV: PASETTI Ferdinando, 26 fant. - Come contro. STIS1 Matteo, 6 fant. - Come contro. MAssAR.\ Gaetano, R. corpo truppe coloniali Cirenaica (f. q.). - Come contro. MERCURIO Rocco, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - Come contro'. R1ccr Emanuele, xx genio. - Come contro. LAURI Giulio, 34 fant. - Come contro.

Dal 12 agosto 1936-XIV: CHINÈ Mario, 26 art. div. fant. -

Come contro.

Dai 1° settembre 1936-XIV: CASSANDRA Luigi, 18 fant. -

Come contro.


NOTIZIE

Dal I 0 novembre I936-XV: PARRELLA Tullio, R. corpo truppe coloniali Cirenaica (f. q.). - Come contro. REGGIO Michele, R. corpo truppe coloniali Tripolitania (f. q.). - Come contro. Ufficiali chimici farmacisti. MAGGIORI PROMOSSI TENENTI COLONNELLI. Con anzianità 1° novembre 1936-XV: S1ccARDI Guido, ospedale militare Udine. -

Come contro.

PRIMI CAPITANI PROMOSSI MAGGIORI. Con anzianità 1° novembre 1936-XV : MAssEO Saverio, ospedale militare Chieti. -

Come contro.

TENENTI INCARICATI PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità I 0 novembre I936-XV: BER?-111"! Fosco, istituto chimico farmaceutico milit. -

Scelta speciale. Come contro.

TENENTI PROMOSSI CAPITANI. Con anzianità 1° novembre 1936-XV: PRICOLO Alfonso, ospedale militare Caserta. Bernini Fosco. Ospedale militare Bologna.

Seguirà nd ruolo il pan grado

Ufficiali medici. CAPITANI. PuRPURA Giovanni, A. O. I. Eritrea. - Distretto Pisa. PURPURA Giovanni, distretto Pisa. ~ Confermato per l'anno :accademico 1936-1937 quale assistente militare presso la clinica medica della R. Università di Pisa. DE ALESSI Evasio, s6 fant. - 11 art. div. fant.. T ENENTI. MALTESE Francesco, 4 fant. (< Piemonte ». dal 1° ottobre 1936-XIV.

R. corpo truppe coloniali Somalia,

Ufficiali a disposizione. Ufficiali medici. TENENTI COLONNELLI PROMOSSI COLONNELLI. Con anzianità 1° settembre I936-XIV: Courr1 Silvio, disponibile ministero finanze (commissione medica pensioni guerra Chieti). - Avrebbe seguito nel ruolo del s. p. e. il pari grado Giarrusso Gesualdo. Come sopra.


NOTIZIF.

Ufficiali coliocati fuori orgamco. Ufficiali medici. T ENE!'TI COLONNELLI.

Dal 1° niJvembre 1936-XV.

Con anzianità 5 giugno 1926=IV : CANDJDORI Enrico, direttore ospedale Alessandria. dale Roma.

TrattenutO. Destinato ospe-

MAGGIORI. Dal 1° novembre 1936-XV. Con an zianità 30 settemb1·e 1924-II :

CIVITA Raffaele, ospedale Bari. -

Assunto in forza dalla zona militare di Bari.

Dal 1° novembre 1936-XV. Con anzianità 31 marzo 1925-III:

GRAZIANO Carmine, ospedale militare Napoli. - Trattenuto. Destinato di rezione sanità militare corpo armata Napoli. • Dal Bollettino ufficiale, disp. 79a, 26 novembre 1936-XV.

Ricomptnse al valor militare MEDAGLIA o'ARGENTO (sul campo). MENNONNA prof. Gerardo, capitano medico in s. p. e. Corpo indigeni della Somalia: << Ufficiale medico di alto valo-re professionale, si è dedicato al w·vizio senza limiti di sacrificio. D r.Jra nte l'intera cumpagna !taio- Abissina si è dedicato ù:cessantemente, con fede di apostolo., per l'assolvimento dei suo dovere, sprezzando ogni pericolo. Fulgido esempio di valo-re personale e di dedizione al dovere». CROCE DI GUERRA. MARCHI Carlo, sottotenente medico 6o 0 reggimento fanteria: « Ufficiale medico di battaglione, durante un combattimento, in zona scoperta e intensamente battuta dal fuoco di forti nuclei ribelli, prodigavasi con entusiasmo e sprezzo del pericolo, nell'ussistenza e nello sgombero dei feriti. - Uolmarà, 24 luglio 1936-XIV >>.

Onorificenze Per la ricorrenza della Marcia su Roma, su proposta di S. E. il Capo del Governo e Ministro della guerra, sono state concesse le seguenti onorificenze nell'Ordine della Corona d'Italia, in considerazione di particolari benemerenze: Ufficiale: tenenti colonnelli medicii MASSERANO Giulio, l.o\POCE Antonio, tenente colonnello chimico farmacista MoZZANA Carlo. Cavaliere: primi capitani medici LtoNARùt Domenico, VENDRA Salvatore, capitani medici PARAGONA Pietro, PIAZZA Guido, CHIARA Giuseppe.


NOTIZIE

Aumento degli organici del Corpo Sanitario La Gazzetta Ufficiale dd 25 novembre pubblica il R. decreto-legge 15 ottobre I936XlV, n. 1996, concernente l'aumento degli organici degli ufficiali del R. Esercito. Per il Corpo sanitario sono sanciti i seguenti aumenti: U!fidali medici: 1 colonnello, 3 tenenti colonnelli, 4 maggiori, I3 capitani, 9 subalterni; Ufficiali chimici farmacisti: I maggiore, I capitano, 1 subalterno. Con successive disposizioni legisbtive sarà provveduto a coordinare le vigenti leggi sull'ordinamento e sull'avanzamento con le disposizioni contenute nel suddetto decreto.

Avanzamento degli ufficiali in s. p. c. del Corpo sanitario militare Dalla circolare n. 786, Giornale militare, 8 ouobre c. a., riportiamo i limiti di anzianità entro i quali sono compresi gli ufficiali in s. p. c. del Corpo Sanitario, che debbono essere presi in esame per l'avanzamento ad anzianità od a scelta ordinaria, per l'iscrizione sui relativi quadri di avanzamento I937-38, a norma degli articoli 20 e 11 I della legge sull'a,·anzamento. Ufficiali medici. Colonnelli fino a Delogu Gino; tenenti colonnelli fino a Carbone Vincenzo; maggiori fino a Maimone Dogalino; primi capitani fino a Gasparrini Nicola; tenenti fino a Albl'rgo Vito. Ufficiali chimici farmacùti. Tenenti colonnelli fino a Lombardi Manlio; maggiori fino a Molisani Ricciardo; primi capir.ni fino a Ferraris Salvatore; tenenti fino a Bocchini Francesco.

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Dalla circolare n. 850, Giomafe militare, 5 novembre c. a., riportiamo i limiti di anzianità entro i quali debbono essere compresi gli ufficiali del Corpo sanitario per poter far domanda di essere collocati fuori organico nell'anno I937• a norma dell'art. IlO della legge di avanzamento. Le domande potranno essere compilate dal 1° gennaio 1937 e dovranno pervenire al Ministero della guerra (direzione generale personale ufficiali) non più tardi del 31 marzo stesso anno. Ufficiali medici. Tenenti colonnelli fino a Costa Fausto; maggiori fino a D'Ambrosio Giuseppe. Ufficiali chimici farmacisti. Maggiori fino a Giorgi Giorgio.

*

Dalla circolare n. 857, Giornale militare, 6 novembre c. a., riportiamo i giorni e le località stabiliti per gli esami, esperimenti ed esami dei titoli per l'avanzamento degli ufficiali deJ Corpo sanitario compresi nei limit.i per l'iscrizione sui quadri di avanzamento per l'anno 1937-38.

A t'anzamento a >celea speciale.

U I'F1CIALI MEDICI. Mt~ggiori: ro marzo 1937. -

Prove orali e pratiche (ospedale militare di Roma). Capitani: 2 aprile- 3 maggio 1937. - ProYa serina c prove orali e pratiche (ospedal<- militare di Roma). Tenenti: 10 marzo 1937 prove scritte (presso i rispettivi comandi di corpo d'armato o comandi delle truppe dclb Tripolirania, della Cirenaica, dell'Eritrea, della Somalia c delle isole Egee) - 16 aprile 1937 prove orali e pratiche (ospedale militare di Roma).


NOTIZIE

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UFFICIALI CHI~HC I FAR~IACI STI.

Maggiori: 10 marzo 1937 prova scritta (presso i rispettivi comandi di corpo d'armata o comandi del le truppe della Tripolitania, della Cirenaica, dell'Eritrea, della Somalia e delle isole Egee) - 20 aprile 1937 prove orali (ospedale militare di Roma). Capitani: IO marzo 1937 prova scritta (presso i rispettivi comandi di corpo d'armata o comandi delle truppe della Tripolitania, della Cirenaica, dell'Eritrea, della Somalia e delle isole Egee) - 28 aprile 1937 prove orali c pratiche (ospedale militare di Roma). Tenenti: 5 aprile 1937. Prove pratiche (ospedale militare di Roma). Avanzamento a scelta ordinaria e ,,d an zianità. UFFICIALI MEDICI.

Tenenti colonnelli: I 0 marzo 1937. Inizio valutazione titoli (Direzione generale Sanità militare, Roma). Primi capitani: 20 marzo I937· - Inizio prove scritta, orale e pratica (ospedale militare di Roma). Tenenti: 12 febbraio 1937. - Inizio prove orali e pratiche (ospedale militare di Roma). UFFICIALI CHIMICI FARMACISTI.

Tenenti colonnelli: 1° marzo 1937. - Inizio valutazione titoli (Direzione generale Sanità militare, Roma). Primi capitani: 20 marzo I937· - Inizio prove ~critta, orale e pratica (ospedale militare di Roma). Tenenti: 14 febbraio 1937. - Inizio prove orali e pratiche (ospedale militare di Roma). Per gli ufficiali in A. O. L saranno date ulteriori disposizioni. Tutti gli ufficiali che partecipano ad esami od esperimenti per l'avanzamento compresi i componenti delle commissioni esaminatrici - indosseranno l'uniforme di marc1a.

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A norma delle disposizioni contenute nell'art. 55 della legge sull'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito e nell'art. 32 delle norme relative, il Ministero della guerra, con

circo[are n. 86s Giornale miliwre 12 novembre c. a., ha detem1inato c.he i seguenti

tenenti colonnelli medici entrino, nell'anno 1937, in turno di anzianità per assumere la carica di direttore di ospedale: MEREU Rosolino, BASSI Giuseppe, TENAGLIA Giuseppe, MAUGERI Nicolò, SIGNORINO Rosario, MARULLI Alberto, INDELICATO Giuseppe, BuoNOPANE Carlo, P ELLEGRINI Oreste, FELICIANGELI Guido, SoRBARA Emilio, FADDA Siro, F IUMEFREDDO Vincenzo, CALDAROLA Francesco, Rossi Antonio, BACCHIALONI Adolfo, Fusi Pietro.

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Gli esami per l'iscrizione sul quadro di avanz.amento a scelta ordinaria per l'anno 1936-37 dei capitani medici in s. p. c., compresi nei limiti di anzianità stabiliti con la circolare n. 752, Giornale militare c. a. (v. fase. X, pag. I03I di questo Giornale) avranno inizio il I5 dicembre I936 - XV, a Roma, presso l'ospedale militare. (Dalla circolare n. 902, Giornale militare. 26 novembre 1936-XV, disp. 6I•).


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NOTIZIE

Decorazioni dd militari delle Forze Armate Con disposizioni sancite nel R. D. 14 agosto 1936-XIV n. 1851, riportato nella circolare n. 844 Giornale. militare del 5 novembre c. a., sono prescritti nel modo seguente l'uso e la precedenza delle decorazioni e dei relativi nastrini, da parte dei militari delle Forze Armate dello Stato: 1) Ordine Supremo della SS. Annunziata; 2) Decorazione dell'Ordine Militare di Savoia; 3) Medaglia d'oro al valor militare, al valor di manna e al valore aeronautico; 4) Medaglia d'argemo al valore militare, al valor di marina e al valore aeronautico; 5) Medaglia di bronzo al valor militare, al valer di mar1na e al valore aeronautico; 6) Croce di guerra al valor militare; 7) Decorazione dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro; 8) Decorazione dell'Ordine civile di Savoia; 9) Medaglia d 'oro, d'argento e di bronzo al valor civile; 10) Medaglia commemorativa dell 'Indipendenza e l'Unità d'Italia; 11) Decorazione dell'Ordine della Corona d'Italia; 12) Medaglia per i benemeriti della salute pubblica; r3) Medaglia a ricordo delle campagne d'Africa; 14) Croce per anzianità di servizio; 15) Croce al merito di servizio per la Regia guardia di finanza; 16) Decorazione dell'Ordine al merito del lavoro; 17) Medaglia commemorativa delle campagne nell'Estremo Oriente; r8) Medaglia militare al merito di lungo comando per gli ufficiali ed i sottufficiali dd Regio esercito, Medaglia d'onore per lunga navigazione, Medaglia militare aeronautica di lunga navigazione aerea, Medaglia militare al merito di lungo comando per gli ufficiali cd i sotrufficiali della Regia guardia di finanza ; 19) Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 e delle campagne di << Libia •>; 20) Decorazione dell'Ordine Coloniale della «Stella d'Italia »; 21) Medaglia al merito della sanità pubblica: 22) Croce al merito di guerra; 23) Medaglia commemorativa nazion~le della guerra 1915-1918; 24) Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia; 25) Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale; 26) Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915· 1918; 27) Medaglia commemorativa della Marcia su Roma (di quest'ultima decorazione potranno fregiarsi quei militari che il 28 ottobre 1922 non prestavano servizio effettivo nelle Forze armate dello Stato); 28) Croce per anzianità eli servizio nella M. V. S. N .. Gli appartenenti alla M. V. S. N. sono ammessi a fare uso pure della medaglia commemorativa della spedizione di Fiume. E' consentito l'uso della medaglia di benemerenza veterani c reduci delle campagne nazionali e coloniali, soltanto nelle occasioni in cui il militare sia chiamato a compiere il suo turno di guardia d'onore alle Tomhe Reali al Pantheon. In speciali circostanze, quando si renda onore a persone od a fatti di una determinata Nazione straniera. potranno le Autorità militari prescrivere che sia, in via temporanea, fatto uso delle decornioni di quella determinata Nazione delle quali, benin· teso, si sia già ottenuta la autorizzazione Sovrana a fregiarsi.


NOTIZIE

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Le decorazioni del Sovrano Militare Ordine di Malta c il relativo nastrino sono portati sempre in aggiunta alle decorazioni nazionali ed hanno in ogni caso la precedenza su tutte le altre decorazioni non nazionali . Il militare che possiede diverse onorificenze cavalleresche dello stesso Ordine Equestre. deve portare solamente quella del grado più elevato e, qualora sia insignito di più commende di diversi Ordini, deve applicarne una sola, e cioè la più import:tnte.

E' not~vol~ il ripristino, fra le d~comziani consentite, delle medaglie per i benemeriti della Salute Pubblica e al merito della Sanità Pubblica. Queste n·ovano nell'elenco il posto d'ono,·e confacente al loro alto significato, come rimunemzioni di segnalati servigi resi nella tutela del prezioso patrimonio umar1o nazionale. Tutti quelli che si distinsero in campagne contro le Ì11sidiose malattie epidemiche, sia prestando l'opera loro r1ei lazzar·erti sia nei campi contumaciali od occupandosi della profilassi, misero spesso a rischio la t•ita e molti la sacr·ificarono nell'adempimento dell'arduo dovere; e le ricompense concesse come premio alla perizia e al comggio è giusto che br·illino sul loro petto o onorino la memoria dei caduti e siano considerate anch'esse alla stregua dei segni del valore.

Cure balneo-termali invernali Nella prossima stagione invernale, presso lo stabilimento balneare di Ischia, saranno effettuati due turni di cure: x• turno: dal 1° febbraio al 15 febbraio; 2° turno: dal 20 febbraio al 6 marzo. Le visite d'ammissione avranno luogo dal 20 dicembre c. a . al 10 gennaio 1937 presso gli ospedali militari c presso guclle infermerie pn::~iùia rie clae i direttori di sanità crederanno opportuno designare. Esse saranno effettuate da due ufficiali medici, dei quali uno superiore, e le relative proposte (mod. 2100 del cat.) verranno compilate secondo le norme ed i criteri stabiliti dalla circolare 106 Giornale milit<J.re c. a.

Essendo la disponibilità dei po.<ti assai limitata nei tumi di cure it1vemali, le commissio11i mediche inoltreranno proposte solo per coloro elle abbiano reale ed urgente bisogno di cure balneo-termali, rimandando le altre ai tumi della stagione estivo-aulttmlale.

Il ministero si riserva di stabilire un terzo turno di cura per la prossima stagione invernale, qualora se ne ravvisi la necessità. Le proposte stesse, insieme con i re lati vi documenti prescritti per ciascun visitato, saranno trasmesse al direttore di sanità dd corpo d'armata ::ompetente, il quale, dopo averle esaminate con le modalità di cui al n. 35 delle « Norme per il servizio balneario militare, ediz. 1928 », le trasmetterà volta per volta al ministero direzione generale di sanità militare - non più tardi del 15 gennaio p. v. Per quanto concerne le definitive assegnazioni, la partenza degli ammessi, ed il trattamento ad essi devoluto, varranno le disposizioni e norme amministrative riportate nella surricordata circolare. (Circolare n. 900 Giomale militare 26 novembre, disp. 6rn).

Premio della « Fondazione Ferrero di Cavallerleone » La commissione incaricata di procedere all'aggi udicazione del premio, per il quadriennio 1932-1936, della cc Fondazione Ferrere di Cavallerleone pro uffici::tli medici del · R. esercito in S. P. E. >>, eretta in ente mornle con R. decreto n. 4(>0 del 26 febbraio 1925 (circolare dd Giomale militare n. 254 del 1925) è costituitn come segue: Tenente generale medico in S. P. E. MAZZETTI prof. Loreto, presidente;


NOTIZIE

Maggior genc.:r:1le medico in S. P. E. SAKTA MARIA prof. Alberto, membro; Colonnello medico in S. P. E. GIORDAKO prof. Giuseppe, membro; Dott. prof. BosJHO Luigi Jclb R. accademia medica di T orino, membro; Dott. prof. CACCIA Filippo ddla R. accademia medica di Roma, maggior generale medico in P. A., membro. Circolare n. 898, Giornale militare, 26 novemure, d1sp. 6•n).

I medici militari ungheresi alla Sanità Militare Italiana Il 24 novembre, al Ministero della guerra il dott. Veszley Odon e il capitano me dico Eugenio Puy dc Puy inviati espressamente dal generale medico Aiessandro Ordody, Capo del Corpo sanit:1rio dell'Esercito Unghtrese, hanno consegnato aL tenente generale medico prof. comm. Loreto Ma7.7.ctù, direttore generale della Sanjtà Militare, una pergamena contenente la sua nomina a socio onorario del <<Circolo scientifico dei medici militari dd R. Esercito di Ungheria >>. La pergamena era accompagnata da una vibrante lettera del generale Ordody inneggiante alla fratellanza dei due popoli e alle alte capacità organizzative e professionali del generale Mazzetti. Questi ha ringraziato con elevate parole esaltando a sua volta i vincoli italo-magiari e ricambiando il saluto alremincnte Capo dd Corpo sanitario dell'Esercito Ungherese.

IX Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bucarest, 2- IO giugno 1937 ·XV). Il IX Cungn::s:;o intt:rnazionalt: di •nc.:ùicina c: farll)acia militare, indetto a Bucarest per il prossimo anno e del quale abbiamo già pubblicato i temi di relazione nel fascicolo dello scorso settembre, è stato differito dalrS-14 maggio al 2-10 giugno. I lavori del Congresso si s\·olgt-ranno secondo il seguente programma : Mercoledì 2 giugno, ore 10,30. - Riunione del Comitato Permanente dei Congressi tnternazionali di medicina e farmacia militare. Giovedì 3 giugno, ore · IO. - Consegna dei documenti ai congressisti. Ore I0,3o. - Seduta inaugurale. Ore 12. - Presentazione dei deiegati ufficiali. Nomina dei Presidenti e dei Vice-presidenti delle Sezioni. Ore 16. - Sedute separate in quattro sezioni per la discussione dei temi: terzo, quarto, quinto e sesto. Ore 21. - Trattenimento artistico di gala al Teatro Nazionale. Venerdì 4 giugno, ore 9,30. -- Riunione delle Commissioni. Ore 9,30. - Visita degli osped:~l i e dimostrazioni scientifiche, secondo programma speciale che sarà ulteriormente concretato. Ore 16. - Continuazione dei lavori delle suddette quattro sezioni. Sab:~to 5 giugno, ore 9.30. Sc.:duta plenaria per la discussione del primo tema : lettura e discussione delle relazioni ufficiali. Ore 14,30. - Riunioni delle Commissioni. Domenica 6 giugno, ore 9,30. Visita degli ospedali e dimostrazioni scientifiche. Ore Il- 18.30. - Gita sul lago di Snagov con una colazione offerta dal Munìci pio di Bucarest. Lunedì 7 giugno, ore 9,30. - Seduta plenaria per la discussione del secondo tema: lettura e discussione delle relazioni ufficiali. Ore 11,.30. - Riunione delle Commissioni.


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Martedì 8 giugno. - Nei mattino p::trtecipazionc alla << Festa della GioYinezza >•, secondo speciale programma. Ore 16. - Seduta di chiusu ra. Ore 21. Banchetto. Il Congresso è sotto l'altro patronato di S. M. il l{c Caro! 11. Il Comitato d'onore è presieduto da S. E. il Primo Ministro e ne fanno parte le più alte autorità politiche, militari e accademiche di Bucarest.

Il Comitato di organizzazione è sotto la presidenza dell'Ispettore del Sen·izio sani· tario dell'esercito romeno, generale medico Raianu. Il generale medico lliescu è presidente del Comit:lto esccuù vo. Il capitano medico Papescu Buzcu t. Segretario generale dd Congresso. Sono in formazione un Comitato di Sig nore e il Comi tato della Stamp::t. Nel progr::tmma sono contenute condizioni, fac ili tazioni di viaggio e di soggiorno e per varie escursioni nel Paese, nonchè informazioni sulle valu te. La tassa di iscrizione è di mille Ici per i congTessisù ùtolari e di 6oo lei per le altre persone aderenti al Congre-sso. La sede degli uffici è presso l'ln.aìtutul Sanìtar Mìlìtar, Bucarest 11 - c.

II raduno della Società Italiana per il Progresso delle Scienze a Tripoli Dal 1° al 7 novembre, si è riunita a Tripoli per inYito di S. E. il Marc.:sci:tllo B:~lbo, Governato re generale della Libia, e con l'augusta presenza e atti,·a partecipazione di S. A. R. il Duca d'Aosta, la Società Itali:ma per il Progresso delle Scienze, svolgendo nelle sue otto sezioni temi del più alto interesse c tutti in rapporto con i problemi scicnùfiei e tecnici scaturiti dalla conquista del nostro Impero coloniale. Nella VIII Sezione, dedicata alla Fisiologia e Patologia, il m::tggiore medico professor Tommaso Sarnelli ha s,·olto una relazione speciale sul tema « La cecità nei paesi coloniali e i mezzi per prevenirla ».

I Congresso Nazionale di Chirurgia Plastica Il 2 1 ottobre nella Clinica Chirurgica della R. U ni versità di Roma ven ne inaug urato il II Co:ngresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia ri paratricc plastica ed estetica. I ntervennero: il Prof. Aiessa11dri, Presidente Onorario della Società; i Proff. Donati, D ella Vedova, Cavara, Panegrossi; il T enente Generale medico Mazzetù in rappresentanza di S. E. il Sottosegretario di Stato alla Guerra; I'Tspcttore generale Scalfali in rappresentanza di S. E. Petragnani, il Generale medico Caccia; il Scniore medico Chiarini per la Direzione centrale di sanità della Milizia; il capnano medico Rodriguez per la Direzione Ji Sanità dell'Aeronautica; il Prof. T rulli in rappresentanza dd l'Ufficio d'igiene del Governatorato; vari specialisti stranieri e numerosi sanitari delle Cliniche e degli Osped::tli Riuniti di Roma. Presentato con lusinghiere parole dal Prof. M. Donati, Direttore della R. Clinica Chirurgica di Milano, il Prof. Manna Presidente del Congresso, pronunciò il discorso inaugurale sull'Importanza sociale della chìrurgia plastica e restauratrice. L'interessante conferenza, detta dall'O. con spigliata vivacit<\ ed eleganza, illustrò fra l'altro i rapporti tra la chirurgia plastica e quella militare, scg.natamente allo scopo di accrescere i ricuperi di feriti e mutilati di guerra, non solo, ma rer ridon:ue, talvolta una effigie armonica a chi per lo strazio e il sacrificio, ha diritto alla perenne g ratitudine della Na:zione. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il Dott. Scimka di Trieste svolse il tema di relazione sul Trattamento m oderno delle cicatrici, sintesi efficace ed equilibrata che raccolse concordi e favore voli gi udi zi dai numerosi partecipanti alla dÈscussione.


NOTIZIE

Interessanti comunicazioni vennero fatte il giorno successivo da parte dei numerosi

soci, tra le quali è da ricordare quella sulle plastiche palpebrali del Prof. Leonardi di Roma che diede lo spunto ad u6a brillante esposizione da parte del Senatore Prof. Ovio, che venne molto festeggiato. Notevole la comunicazione del maggiore medico Prof. Tommaso Sarnelli su L'importanza de/Ja chirurgìa pl.astica nei postumi delle malattie tropicaLi dell'occhio (con proiezioni). Negli intervalJi delle sedute, i soci ebbero occasione di visitare l'Istituto Terapeutico Romano ed il grandioso Istituto Farmacologico Serono, affermazioni, entrambi, di progredita tecnica industriale specializzata. A. ZAFFIRO.

Concorsi nell'Istituto

« Regina

Elena » per lo studio e la cura dd tumori

E' aperto il concorso per titoli e per esami congiuntamente per la nomina del primario del reparto chirurgico, di un capo-servizio sezione Roentgen e di un assistente del reparto fisioterapico dell'Istituto 1< Regina Elena >> per lo studio e la cura dei tumori. I sanitari che intendono prendere parte al concorso devono presentare alla Segreteria dci Regi Istituti Fisioterapici Ospitalieri (Roma, Viale Regina Margherita, 295) non più tardi delle ore 12 del giorno 20 gennaio 1937-XV, la domanda di ammissione al concorso, specificante il posto al quale aspirano, stesa su carta da bollo da L. 4 e corredata dai documenti di rito. Gli aspiranti che risiedono nelle Colonie potranno presentare, ai fini dell'ammissione al concorso, entro il 20 gennaio 1937-XV la sola domanda, con l'obbligo però, di produrre tutti gli altri documenti prescritti, successivamente e non oltre il 20 tebbraio 1937-XV. Le norme per l'ammissione e il metodo del concorso, gli obblighi degli eletti, la durata dd servizio ccc., risultano dal Regolamento _speciale per il personale sanitario e dal Regolamento interno in vigore. Detti Regolamenti sono estensibili presso la Segreteria dei Regi Istituti Fisioterapici Ospitalieri.

« L'Attualità medica • L' Attualitll Medica , a periodicità mensile, complemento di tutte le riviste sanitarie, reca informazioni varie e molto aggiornate. E' diretta dal sen. prof. Sanarelli e vi collaborano insignì personalità del mondo medico italiano. Pel 1937 L'Attualità Medica offre ai nostri lettori un abbonamento cumulativo al prezzo di sole L. Io. Chi si abbona subito riceverà in omaggio gli ultimi numeri dell'annata in corso. Rivolgersi all'amministrazione, via Salandra 14, Roma (130), inviando una fascetta di abbonamento al nostro giornale.

.~)JAZZ ETTI, tenente generale medico Direttore responsabile: Prof. Dott. Lo Redattore: Prof. Dott. VIRGINIO DE/~!JB~ , tenente colonnello medico


RIVISTE

MEDICI-lE

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L I r_r A R I .

ANNAU DI MEDICINA NAVALE E COLONIALE - O.rOlione <<ntrol< dc:b soni t~ mili tare m•rittima. Miniot<to della Marina. Roma, Artno XLII. Vol. Il. Fate. 111- 1\' utumb" ·Ottobre 1936- XJ\'. Allclr-.lli: Il fenomeno di ostacolo d el Don•~~· o neRil <Ptl<ttici . da l punto Ji ,-isto medico legale militare. - Alfaao: S opra un caso d i narcolcSSJa arpar~ntcmentr essenzìJ l~t. - Piloni: O<scr,' az•o ne di un Cl$0 di tacbicardja p-:aross istiC:l ventricoJrue :alttr na. Beni : Sulla (ebbre ts:tntematic:a del Litorale ~ltdi­ terraneo. ARGENTI:"/.-\: REVISTA DE LA SANIDAD MILITAR. - 1\lini•ttro d<ll• guerra, fluenos Aires. A11no XX..XV, luglio 1936, Relazione della Dir eziont' 5rrnerale di Sanira miliuare pe r l'o. nno 19J:j . - Açu6a: Compe11dio d i geoanafia medico .. militare 3rgcnuna (umrinuruiqnt). - lribarren: Com e n conoscere gl"ini ermi di trncoma? - Garda de] Rio: Elettrocardios.trafta pratica (contin:ua:umt>}. - Delutthi : C:use u l di soccors o pe r :t:\·i::azio ne. - MHa e Taddia : Coefficie nte dentario di cap•ci tà muticaroria. - Bre•i aot& lmdkbe. BELGIO : ARCHIV.ES Mt.DICALES BELG.ES. - D.rez•one superrore Jd servizio di sanità dell'esercito bel111 ( R<dazione: Ospedale militare di Liel(i) F<Isc. 9 , utt<tnb• < - I ii . Ntolor< 1936 Keftbofa : Il trattamento moderno del reumati•mo cronico (Fate. 9) . - Melc:bior : Lo costip..i'lne . Alcuni dati sulla fisio-patologia d<l colon (Fa". 9) . - Oaaloia : C arni in co nsern (Farr . I O). - Bollettiao iator• DUÌ.ale (Fase. 9 e IO) , FRANCTA: REVUE DU SERVICE DE SANTt MILITAIRE . - Dir.-zione d<l sen·izio di uni t:\, M inistero della Guerra, Parigi Fau . ltl, S<tttmhrt, tomo C V. 1936. Le Bourdellèa < Juìllet : L'auroterapia nell a tubercolosi. - Le Bourdellòt: L• sorte dei tu bercolorici neiPnercito. - Rivista della tubercolosi. - Leulier : ~otr sull ' ins:u h na crisrallrz~ata. - Cocbola: L:ù!nnec, med ico militare'. GERMANIA: DER DEUTSCHE MILITARÀRZT. - Rivi su mer•ile per ~l i uffici•li dolio Sonit3 mili tare dell'ese.-. cito. della marina e dell'aeronautica. Bur<au der :'.ledizinischen Referantenbiltt<r, llerlino W 9, Linkstr. 23..2-4. FtUc. VI, utt<mbrt 1936. Brii.Diac : Sul tr3ttamtnto modt'rno delle feriti!', - Wein: Un caso di tumore mediasdniro in un SOt· t ufficiale di 27 anni. 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Cmori.,., Jtociako• e Motc:bltonky : ~ reaz ioni fisiologiche osservate durante e dopo le 2<1 or< d i uso continuato della maschera contro i gas . - Notilro• : Il compito del medico nell 'allen•mento dei voli •d alto quota. - S c:IU . lo• : r referti positivi e ncg'ativi nelle visite m ed tche d1 ammissione alle scuole dì aviazione. - Rotembel"'' e V•..rc~ : L'importanza dell'esame oculare nell 'amm,.sione >lle s uole di aviazione. - LitUDak)r : Gli opporecc:hi per Ja miaura della vista. - Kct~aa: L'apparecchio La 7.3rev per 13 misura dellrt ,·i$ta.- Solitermaa : L ,us.o dell'adrenalina neeli accertamenti sanitarl per 1•nnuniss1one 3lle sc uole di av1azione. N. 6 . giul(nO 1936. Pnlettko 1 I..a selezione neiParmamenrar io chirurgtcO. - Pavlenko : !l consumo d i lf?rza negli inten·enti chirurgici - NoechimMy : La n~.rcosi con il preparato • <u narkon • della Casa R iedel de Hacn di Berlino. Meac:ia 1 L'tpistaui nasale e sua <ura. - SclsiliD: La curo delle atf.-zioni della ghiandol• lacrimale. - ~c:bto1' e Maliada: La roazione Grigoriev e Rapoport, che perfezi ono la reazione Wassennann. - Dmltri.,., Kutiria, StrelJU1to•a e L..ontaia: Le vitamine nel re gime di etetico dei malarici. - Sev.. tiaaoY e T..rt.aaky l L• roazlone Heory per la cura della malaria cronica. - Saviaky : Le ne,·ros i cardiache. - baieY: Dis turbi circolatori riac:ontrati nelle truppe r oue dislocate nella medio Asia. - La«ovsky e Matzuk : Il nuovo ordinamento delle ambulan2e. - Mirkia t L'or~tanizzaz_ione dei posri di s occorso nell"es~rcito.- Uscbiakov ; L•utilizzozione rn.7.ionale del modici militari sptcialisti. - Suadler : La arando efficaci a che ha nella c:ura delle malattie nervose l'azione sulliJostiva del medico. STATI UNITI: THE MILrrARY SURCEON : Army Med icai !VIusoum and Library. Wasltington. Vol. LXXVIII, N . 2. ago1to 1936. 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Rooztòay : Il congresso internazionale di medkìno dello •port o le Olimpiadi,- Lippay 1 Casi di lesioni d a in!onuni ospedalizzati durante l'ultimo decennio noi reparto chirurgico dell 'ospedale militare • Honvò<l • N•. l. - N..,....talli: Sviluppo decennale d< l srrvlzrd soni torio noll'lstituto di edu~nzione fisico militare • Foldi Miklòs • . - Sàri, V cono per medici s portivi. Eiaswnto delle conferenzo cliniche o degli ugomenti trottati, - Fr&Dror : Il cuore deili atleti. ·

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TIPOGRAPlA RBGIONA1.& ROMA

193'-XV


PUBBLICAZIONE -MENSILE

.-\nn o LXXXIV· t ..asc. Xli DICEMBRE 1936-XV

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMIN][STRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA


SOMl\tlARIO. LEZIONI E CONFERENZE: Caleaui . - Cura delle frattur< del coll o f<morale . . . . . • . . . • • . • • Malaa. - Contributo dell'endoscopia nella dìa~rnosi e cura .!<Ile affezioni bronco-polmonari

Paa. 11~9 1157

MEMORIE ORIGINALI : Ca.rotertuto. - Note cliniche e co n siderazioni sull'andamento delle ferite in guerra, in rapporto aJ loro trattamento ed all a organizzaz ione sanil a r ia odierna . . . . • . . • • . • Fraocbi. - L 'atlcqc:ia cutanea n ell'• nfez..ìonc :Hreprobacillarc s tuJiara negli i ndigeni d eU' Africa Orien .. tale !tal i•na . . . . . Dam.iani . - Smdrome cardiaca de ll 'altipiano llbi , ino . . . • . . . . . . • CiaatiDi. - l ~rermì del gruppo Còlt- acrogene• nelle acque deli"Africa Oncntale Italiana .

Poa. 1161 1171

1177 1190

CASISTICA CLINICA: Peruccio. - Il linfogranuloma i'll!UinRle v<nereo nell 'Africa Orie ntale Italiana . Poltroaien. - G ·r ossa CltÙ di e c hmococco d el lobo inreriore del polmone sinistro, trattata eol metOd'> Val.Joni . . . . . . . . . . Faraone. - Un raro ca&O di oss u~ione impulsiva . • • • . , , • A pro posito della lcishmanu~i cutanea in lulia (Nota della reda-.ione) .

Pa~t.

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CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEOICHE ALLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE DI FIRENZE VOL. Xl ccon:in. • fiu) Proc,reui e probleiDÌ dell'anatomia. - CHIA~t!CI . . Seienu farmuoloiica di froote a.l problema torapoutico del dolore. L'iftfiammaxioae aitro,.. - M o nPURCO . • • . Uao aruardo clicaico alla &Mvroti dol cuore. - C .\LDI • •

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CoRONfO!

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITÀLIANA E STRANIERA: Aria eoa6nata. Nrn vo appa•u <hio per il cnlltroil? dt /1' - VAI.I. f.RY e Roslil.LO • • • . . At rofia oaa.ea di SUdec:k: Cnrurdt raziont mrtlit:.,-lt J!(l/Ì sull' - di origine tr(lmnatÌC.J. - BUSATTO Bacillo tubercolan Srud<o miuobinlot:ico del - di tip~ houino. - L.\PORT E Criotallino . Il prqh/t~ml del - GOitl)r)'l . . . . . . . . . . . Febbre tifoide. /.'analisi qualitatwa d<ilt Ofthllilline nel drcorso dt lla - C AS.\NOVA e BRUNI • Wortuai ocului. r~rdita j mi ;ÙJ'Itl lt c danno lrl l'uralivo ntttli - Co:--: n ~o . Menial'otifo erutti•o, tporadico. benirao a CU"attere profession-ale. - Pt.~so. • . . . . • Reuione di Ide ( Unn nuova cromo rea~ ione per la dimou=i one della stiHide). - SODHI e TAMAO Ioa Siatoma ( //) sopra-vootibolare. - M uSK!iNS • • • , • • • • • Sport e fatico . :-<orme d i t u tela fi 'tolo~t ca del lavoro m uscolare, - P LESCH: . . . . . , • Taraxacum I I/) m eralorrbizon. •Han.iei-Mauetti • · Prim• piAnta pr<>dutt rtce di eaucciu trovata io Italia. - GuG!.I eLMI:-I.rrrr Terapia pott-operatoria. - R AVI 'i'A • • • • • • • • • • • • • • • • • • Triancolo {1/) aortico nella nmeiotic:a radiolo~ica dol cuore e rroni Yaai. - PARKIWO:-< e BEDFORD Tumori bonicni della parotide. lù t<Tpa: iorre d' i - CAil&N,, ·r . Tumori (!) epiteliali delle tomille. - SAI.O~IO:o< . . • , . . , . • • , • , , Valutazione r odioJra6ca della crandeua del cuon. /l grauo epipericardico come causa di errore nella - MAC C t:o<:o<P. e WurTE. . . . . . . . . . . . . . , . . , Vizi valvolori [.Q 1tudio d elle prove fun: iooali cardiache nti - compensati. - B.\551 •

CONFERENZE E DIMOSTRUIONI CUNICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI NOTIZIE l NOSTRI MORTI INDICE GE~ERALE DELLE MATERIE E DEGLI AUTORI P ER L'ANNO 1936 COLLANA MEDICO -MILITARE •

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DI ABBONAMENTO.

l~'abhona rTl'!nto è a nnuo

e d ecorre dal t• (lennaio al prez;zo d i L . 32 (Este.-o L . 44), Per gli uffictoli m:J•c• e chim •CJ- famucistt del R. E:•ercito, in ser.,izio ed in co~o. il preuo dell'abbona.mento è ridott o a L.. 24 anticipate. Per i soli ufficiali m~dtct (.:l•ll' E: ~ercito e della Marina) , in qualunque posizione oi trovi.n o, è an'11!1euo un a bbonam<nto cum ula!lvo al Gwr~al• d i ,\1:J«i'la M ilita,. ed agli A ...nali di Medi<iNJ Naoau • Coloniale al preuo di L . 45 ann ue. [l preno del •upplemento contenente i Ruoli di an#ianitd d•l <orpo rmritario militar~ è di L. 15, ridotto a L. 8 p<r i •oh abt:?nat i,

NORME P E R

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COLLABORATORI.

Le op< nioni manir.,tate da<!IÌ autori non im~gnano la responsabilitl del periodico, Auli autori sono orfcrll J,tratu•tamente so estratti con copenin~ .nacnpata. fronte:spi.cio. i.rnpaginatura e num er:n:ione .specu11e. Gh e.'ltratti r•ch 1tsti in num ero 1111\gJtiore sooo addebitati a prezzo di costo. Per d1!tJO"IZ;onJ dd Consul hO naziona;e d elle ncerche a ciascun lavoro deve essere unito un bre'Ve autodue u:·no (non pJu d1 10 nghe). 1..-e apue per le tavole hrogro.fiche, fotografiche, ecc., che acx:ompa~rnauero le pubblic:aaioai, aooo a carico d es:h autori. l man01cra u i non ti rtatituiscon o ,


GIORNALE IDI MEDICINA MILITARE ANNO LXXXIV - N. 12

DICEMBRE 1936-XV l

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LEZIONI

E CONFERENZE - - -- - - -

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CURA DELLE FRATTURE DEL COLLO FEMORALE Conferenza del Prof. Riccardo Galeazzi, Direttore della Clinica ortopedica e traumatologica della R. Università di Milano, agli ufficiali medici del Pres!dio militare (riassunto)

Di tutte le fratture degli arti le fratture del collo del femore sono le più difficili a guarirsi. Per lungo tempo si è ritenuta dubbia ed eccezionale la loro consolidazio11e con callo osseo. L'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che con trattamento berz condotto nella maggioranza dei casi si può ottenere la formmàone di un callo osseo con ripristino completo delle funzioni dell'arto. La premessa di ogni trattamento è la di(lgnosi esatta della varietà di frattura del collo. Da questo punto di vista del trattamento è utile questa distinzione: Gruppo 1°: frattura sottocapitale ai limiti del collo e testa, parallela al cercine cartilagineo. Gruppo 2°: frattura intermedia per lo più obliqua, che partendo dai limiti del collo colla testa in alto, corre obliquamente in basso ed all'esterno verso il piccolo trocantere. Gruppo 3°: frattur~ laterale del collo; la frattura ha sede alla base del collo. Gruppo 4°: frattura pertrocanterica che passa attraverso al massrcczo trocanterico. Orbene di tutte: le fratture dell'estremo superiore del femore, 2/3 passano alla base del collo od attraverso alla regione trocanterica e quindi sono benigne e solo 1/3 attraversa il collo vero e proprio e tra queste sono più frequenti quelle vicine alla testa (fratture sottocapitab) che non quelle transcervicali. Ancor oggi vengono da molti chirurghi curate collo stesso metodo le fratture sottocapitali o transcervicali e quelle della regione pertrocanterica, in maggioranza colla trazione n. pesi, e si hanno anche dei medici ancora oggidì convùzti, che nelle fratture del collo degli individui avanzati in età

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OSPEDALE MILITARE DI MILANO

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CUR:\ Dl: LLE FRATTvRE OEL COLLO FEMORALE

uon si può otteuere la guarigione per cui abbando11arw il malato in letto senza alcun trattamento e talvolta nemmeno praticano la radiografia. Le frattut·e pertrocanteriche od anche quelle laterali alla base del collo atJche se non itzcutJeate possono guarire con callo osseo e risultato fun zionale buono col metodo della trazione longitudinale permanente a pesi, purchè l'arto sia mautenuto permanentemmte, oitrechè zn abduzio11e, in rotazione interna, il che richiede cure attente ed ininterrotte, nonchè particolari dettagli di tecnica. In queste forme l.t causa della mancata formazione del callo è nella maggiorauza dei casi frutto di un errato trattame1lto o perchè la frattura non fu rico?Josciuta o perchè immobilizzata per un tempo troppo breve o perchè fu disturbata la formazione del callo con massaggi o movimenti pas. . . sun precocz. Nelle fratture intermedie e sottocapitali bisogna distinguere nettamente due forme: 1° la frattura per abduzione più rara - co11 coxa valga e leggera rotazione interna, pressochè :Sempre incuneata , con spostam.e nto dei frammenti ad angolo aperto all' estemo ed in avanti. Queste fratture guariscono bene, cotJ callo osseo, con semplice bendaggio in gesso in adduzione; 2 ° la fratture per adduzione con coxa vara e rotaz ione estema. E' la varietà più frequente; frattura che non è mai incuneata e di cui il framme11to media/e sta di regola in attitudine di abduzior2e e rotazione interna; il frammento laterale in adduzione e rotazione esterna, associate ad uno spostamento irz alto di alto grado del frammento distale. Di più i due frammenti ;tamw in piani diversi. Nessu1z trattamento razionale è possibile, se t1on si conosce esattamente lo spostamento reciproco dei frammenti: per precisare que.•to spostamento non bastano le abituali due radiografie 11el piano frontale" in massima rota.zione itJ.terna ed in massima rotazione estema, che i trattatisti fino ad ora ha1mo consigliato, ma occorre praticare la radiografia nel p1:ano sagittale del collo, la cosidetta radiografia assiale. Per questa proiezione sagittale il tubo di Roentgen ad alta teusione, integralmente protetto, va applicato in corrisponden-za del lato interno d el gi11occhio dell'arto sano in modo che il raggio priacipale colpisca il collo femorale ad angolo retto. La cassetta col film viene applicata al lato esterno della regione trocanterica del lato fratturato perpendicolarmente alla direzione dei raggi Roentgen . Queste fratture sotto-capitali od intermedie hanno spiccata la tenden za all'inmfficimte consolidazione e di que.cte guariscono tanto più facilmente con cado solido le fratture che decorrono più lateralmente e viceversa ta11to più spesso con pseudartrosi quelle che dec~rrono più t'icine alla testa.


<..URA DELLE FRAITUHE DEL COLLO FEMORALE

IISI

In queste fratture sotto-capitali e intermedie la causa prinàpale della pseudartrosi, oltre che nell'imperfetto coalito dei frammenti, ris.iede nella insufficiente irrorazione sanguigna e quindi 1zella deficiente autrizione del frammento cefalico, specialmente nelle perso11e avanzate Ùl età: si è sempre ritenuto che nei vecchi i vasi che decorrotzo nel legamento roto!Jdo che hatmo il còmpito di nutrire la testa femorale sono intieramevte obliterati o sclerotici e quindi non più sufficienti a ttutrirla. Invece Schmorl ha dim'Ostrato che nel legamento rotondo fino alla tarda età esistono vasi di un calib1·o anche comiderevole, che sarebbero sufficienti a nutrire la testa, ma della loro occlusione è responsabile lo spostamento dei frammenti. Nei preparati per i11iezione di Lang appare evidente che esiste una rete arteriosa che attraverso la capsula e il rivestimento sinoviale giu11ge al tessuto osseo cervicale e si anastomizza colle diramazioni dei vasi del legamento rotondo; tuttavia è fuori di dubbio che la zona intermedia è assai ~. rt"1l· '(. ...w.;;.; povera di vasi, anche perchè il rivestimetlto capsulare del collo molto spesso (;;;·:::·./ viene lacerato in questa frattura della regione intermedia ed allora la 11u~-~~:· trizione del frammento mediale può sol!.atlto avvenire attraverso i vasi del ./.;!;.:-:~~~~> "':- . lega"':ento r~tondo, ·~a anche nei giov~ni 1uesta sorgente. vasco/are può ~1):'1i ~~~ ~ sere :msufficten~e se t! f:a~me~zto med1ale ~ molto volu.mmoso. . . ·'\(.-~~ ~)'~' .! La zona tntermed1a e poz una zona dt mtnore resute11za ed zn condt· ")z~,~ zioni sfavorevoli per la produzione di un callo osseo, per l'esistenza in quel "V punto del trigono di Ward, corrispondente al centro del collo del femore dove mancano le trabecole ossee della spugnosa. La insufficiente nutrizione della Z01Ja intermedia del collo e quindi la necrosi marginale che ne consegue è la causa della scomparsa di un tratto della sostanza ossea nei frammenti cefalico e cervicale, per cui si crea uno spazio largo tra di es.fÌ1 talvolta di 2 cm. e più (che tlei vecchi1 in cotJseguetzza dell' osteoporosi setlile, è anche maggiore) aggravata dal distacco non infrequente di frammenti liberi dai margini posteriori dei fra.mmetlti clze avviene durante la produ:àorze della frattura , per il meccanismo della 1·otazione esterna. Naturalmente tale perdita Ji co11tatto tra i frammenti è uno dei fattori che maggiormente favorisce l'insorgeuza della pseudartrosi, resa più frequente dalla intromissione dei lembi cap,;tdari tra i frammenti, che tale diastasi può permettere. Ne segue la necessità a.csoluta, per la consolidazione ossea delle fratture della. regione intermedia, di Utl perfetto adattamento reciproco delle superfici di frattura. Due metodi stanno di fronte: 1° il bendaggio di gesso col metodo di Whitman; 2° la diretta unione dei frammenti. Il bendaggio dì W hìtman che .ci applica pe1· lo più in anestesia intrarachidea, rappresenta certamente un progresso nella terapia delle fratture del


CL:RA DELLE FRATTL:RE DEL C()LLO FEMORALE

col/o, perchè razionale, perchè f andato sull'analisi esatta delle condiziom meccaniche della frattura. Questo metodo mù·a ad affrontare le superfici di frattura colla forte trazione sull'asse longitudinale del femore in forte rotazione interna e quindi coll'abduzione di taie grado, che il gran trocantere vmga ad urtare contro la fossa iliaca esterna, mentre un assistente esercita una pressione contro il gran trocantere. Con giusta matzovra il metodo di W hitmatt mira sopratutto a creare coll'esatto e largo coalito delle superfici di frattura e la loro reciproca pressione una larga base per lo sviluppo del callo osseo midollare e secondariamente, coll'arresro del gran rroncamere contro la parete pelvica ad impedire l'azione della muscolatura glutea che tende a spostare i frammenti, che invece, anche per la tensione della metà inferiore della capsula che provoca il metodo di W hitman, vengono compressi l'uno contro l'altro creando coslle condizioni più favorevoli alla formazione di un callo osseo. E difatti la guarigione ossea avviene Ì11 molti casi, alla condizione di una lunga immobilizzazione della frattura ridotta, di almeno 6 mesi, perchè il carico precoce sul tessuto osseo neoformato poco resistente alle forze di taglio e di trazione s.ul piano inclinato di frattura, malgrado il buon risultato immediato, m un numero di casi relativamente elevato, provoca più tardi la formazione della pseudartrosi, che si rivela alla radiografia colla comparsa di una zona trasparente nel punto di unione dei frammenti lungo la linea di frattura. Non raramente il metodo di W hitma'! poi fallisce per quanto riguarda la consolidazione ossea, sia perchè non sempre è possibile ottenere cotJ. esso una riduzione perfetta e poi perchè la circonferenza posteriore dei frammenti è spesso estesamente frantumata con frammenti liberi e questa perdita di sostanza fa sì elle, se anteriormente i frammenti sono a contatto, posteriormmte sono largamente beanti. Se si aggiunge a questi fatti il riassorbimento esteso dei frammenti poco nutriti, si va fatalmente alla pseudartrosi, causa di gravissima invalidità. E poi il pesante bendaggio di W hitman è gravoso a portarsi per 6 mesi, per cui è mal Jopportato da persotle di età molto avanzata. E' inutile dire che esso è nettamente controindicato nei vecchi con debolezza e vizi car:~ diaci, arteriosclerosi, malattie renali e polmonari, obesità, ecc. ecc.. Esso è applicabile J·oltauto il quegli uomini, che, al più tardi, dopo 4 settimane sono in grado di camminare. Dirò subito che negli individui in quelle condizioni di malattia, l'unico trattamento possibile è la trazione per qualche settimana e l'applicazione di un be11daggio di geJSo con cui posJano camminare; essi guariscono naturalmente con pseudartrosi, eccezionalmente con callo osseo. Per i risultati sfavortt'oli avuti in una forte percentuale di casi coi metodi incruenti, si è ora dalla maggioranza dei chirurghi venuti all'intervento sistematico 11elle fratture recenti del collo femorale.


CuRA OI:.LLE FRA TJ"URE DEL COLLO FEMORALE

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E il metodo a cui sz dà la preferenza è l'inchiodamento. L'inchiodamento con viti o con chiodi comuni, che trovano insufficiente arresto nella spugnosa del collo e ddb testa lza dato risultati poco favorevoli. Nemmeno soddisfacenti risultati ha dato l'itme.rto transcervicale di una stecca ossea autoplastica. Un vero progresso l1a rappresentato il chiodo a triplice lamella di SmithPetersen. E' un chiodo di acciaio cromato, da 6 a I I cm. di lunghezza, costituito da 3 lamine, che si incontrano sotto un angolo di 120", per cui la sua sezione ha la forma di una stella a 3 raggi e che p(Jrt(l una testa al jUO estremo. Questo chiodo ha il ttantaggio di non distruggere che in misura limitatissima la spugnosa, di essere solidissimo il suo impianto, tanto che solo con una forza estrema si può rimuovere. Esso realizza la condizione ideale per una guarigione ossea d'ella frattura, in quanto realizza il contatto permanente dei frammenti in posizione corretta per tutto il tempo necessario alla consolidazione (evitando l'azione delle forze meccaniche dannose). Ha sul metodo di W hitman il vantaggio, che la sua azione 110n ?. limitata nel tempo, ma continua anche col carico dell'arto, nonchì: quello di poter fare a meno di qualsiasi bendaggio, finchè il paziente rimane a letto e quando l'ammalato si alza, basta un cinto 'pelvico con cosciale, per cui restano liberi il ginocchio e l'articolazione del piede. Il chiodo di Smith-Petersen dopo le.~ riduzione della frattura, fu in passato applicato a cielo aperto col metodo intraarticolare: attualmente la grande maggioranza preferisce eseguire l'inchiodamento col .metodo extraarticolare; tecnica facile, semplice, sicura, che può essere eseguita in anestesia locale ed anche in persone di età di 70-75 anni. Il metodo fu ideato da 2 chirurghi contemporaneame11/e ed indipendentemente l'uno dall'altro: Johann.iOtJ di Got.eborg e Jerusalem di Vienna. Si procede in· questo modo: al paziente, in cui clinicamente si è fatta la diognosi di frattura del collo, vengono m/fa barella stessa di trasporto, iniett/lti in corrispondenza della frattura o nell'articolazione dell'anca 20 cc. di una soluzione di 11ovocaina al 2% per cui senza dolori egli può essere trasportato sul tavolo per la radiografia, dove vengono praticate Jge radiografie: una in rotazione esterna ed una in rotazione interna. Stabilitasi la diagnosi di frattura del collo e la sua varietà, si trasporta il malato sul suo letto, viene disposto l'arto leso su una doccia di Braun; quindi in anestesia locale viene infisso un chiodo attraverso alla tuberosità anteriore della tibia, applicata ad esso la staffa di trazione e l'arto portato in forte abduzione e rotazione interna. Sollevati i piedi dal letto di 30-50 cm. si applica un peso corrispondente al 7 ·Y,, del peso del corpo del paziente (70 kg.- 10 kg.). La rotazione intema è mantenuta da tma sbarra longitudinale sita sopra il letto.


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Ct;RA l>loL!.E FRATfL"RE DF.L COLLO FEMORALE

Se si pratica una radiografia dopo 1-2 ore si trova la frattura perfettamente ridotta e i dolori sono scomparsi. Dopo alcuni giorni, passato lo shock, si pratica l'inchiodamento secondo fohannson. 1 l2 ora prima dell'operazione iniezio12e di morfi11a 1 'Yo (2 cc.): mantenendo la trazione, il fratturato è portato sul letto di trazione e riceve una iniezione di 20 cc. di una soluzione di novocaina al 1/ 2 '}{_,: ottenuta l'anestesia, viene allora tolto il chiodo tibiale, tolto l'arto dalla doccia di Braun e applicata la trazione colle ame ai due arti inferiori posti in abduzione di 70-Bo" e rotazione interna di 20-30". Allora viene stabilito l'a.cse del collo femorale. Si tira una iitzea che dal tubercolo del pube, situato r,5 cm . lateralmente alla sinfisi, va alla sp. i. a. s. Si divide in due questa di.rtatJza e 2 cm . sotto questo punto di mezzo si segna il centro della te.rta, su cui si applica un quadrettino di lastra di piombo fis.cato con una striscia di cerotto diachiiOTJ. Si ricerca quindi l'apice del gran trocantere e si segna u11 punto 6-8 cm. più in basso c si segna pure questo punto con un quadrettino di lastrina di piombo. Un terzo quadrettino viene applicato a metà della linea che unisce le due piastrine. Qui occorre apere a disposizione due apparecchi di Roentgen - secondo il consiglio di Felsenreich, altrimenti si perde troppo tempo, dovendo allora mutare 3 volte per i conirolli Roentgen la posi.zione del tubo - per la proie· zione frontale e per la proiezione assiale. Mentre si sviluppano le film delle due proiezioni cos1 ottenute si pratlà per infiltrazione l'anestesia locale della cute e delle parti molli della regione trocanterìca per un'estensione di 15 c mq. con una soluzione di novocai11a al rh %. Se le radiografie hanno dimostrato una buona riduzione della frattura e giusta sede delle piastrÙJc di piombo, si sterilizza la regione operatoria (l'inguine, la regione superiore àella coscia) con alcool e ;odio; viene pratic:ata un'inci.rione lOTJgitudinale di ro-12 cm. che incomincia sotto l'apice dei trocantere e attraverso il vasto esterno va fino allo scheletro e si prolunga per 6-8 cm. sotto l'apice del trocantere: viene praticata una piccola fessura nel femore collo scalpello e secondo le i11dicazioni delle radiografie viene ÌtJtro . dotto nella direz ione delle lamine di piombo un filo di acciaio inossidabiie nella direzione del collo, dello spessore di 1-1 l 2 mm., di lunghezza prestabilita (20-22 cm.) per modo che l'estremo di e.rso giunga fin sotto l'apice della testa. E' prudenza introdurne u11 secondo un po' più in alto o un poco più in baSJo, parallelo al primo. Nuopi controlli radiografici nelle due proiezioni e sulla guida di questi si estrae qur:llo dei 2 fili che non ha seguito la via giusta: se entrambi sono in direzione scorretta si estraggono e si rimettono correggendone la direzione. La direzione del filo è giusta quando nelle immagini radiografiche decorre nel centro del collo o alquanto in basso. (Un filo troppo lungo l come è fltJllf'nuto l può penetrare nel bacino e ledere vescica ed intestirw).


Ct.:RA DELLE FR,\TT URI:: DEL COLLO F EMORALI:

IISS

Allora si sceglie il chiodo della lunghezza indicata dalla porzione del filo introdotto nello scheletro, si infila il chiodo nel filo c si applica sulla testa di esso il tubo di propulsione, col quale viene spinto col martello pe,· 2 / 3 della lunghezza; quindi viene estratto il filo e si finisce di impia11tare zl chiodo fino alla testa; viene poi tolta fa trazione agli arti inferiori e col tubo speciale che circonda la testa del chiodo vengono dati alcuni colpi direttamente sul gran trocantere per incastrare il collo nella testa. Terzo controllo radiografico, colle 2 proiezioni, della posizione dei chiodo; se questo è penetrato troppo profondamente lo si estrae alquanto collo strumento apposito di Smith- Petersen, che presento. Se è poco profondo, lo si ribatte. Constatata la buona posizione si chiude la ferita. L 'arto viene messo suli:J doccia di Braun; dopo 10 giorni si tolgono i punti e si cominciano gli esercizi di. movimento del ginocchio e dell'anca. Dopo 15 giomi dall'operazione, il fratturato pttò alzarsi con tm apparecchio di gesso, che circ011di il bacino e giunga fino al ginocchio, c"he è tenuto per alcune settimane, poi è lasciato camminare liberamente gravando sull'arto operato. Secondo la nostra esperienza, l'irzchiodamento extra-articolare, per la sua !iemplicità e sicurezza è superiore a tutti gli altri metodi finora praticati; all'innesto di una stecca ossea, all' osteotomia, alla resezione della t.esta ed all'impianto del collo nel cptile. Esso è capace di dare un callo osseo nelle fratture recenti nel 70 % dei casi: si pt4Ò praticare anche in individui rfi 70-75 anni, in buone condizioni generali. Come si procede tJel trattamento delle fratture antiche del collo femorale guarite con pseudartrosi ? Nelle fratture antiche ed anche in casi ài pseudartrosi vera e propria l'intervento ideale è ancora l'inchiodamento extraarticolare di fohannson alla condizione che la testa femorale sia vitale e non alterata nella sua nutrizioue. Le alterazioui dì nutrizione del frammento media/e cefalico si riconoscono radiograficamente dalia sua aumentata intensità di ombra contrasta11te colla traspareuza del te.uuto osseo circostante decalcificato. Siccome in tutte le pseudartrosi del collo si hanno spostamenti dei framm enti. accorciamento, contratture in flessione, adduzione e rotazione interna; queste alterazioni di rapporti fra i frammenti ossei debbono essere corrette p rima dell'operazione colla trazione diretta sullo scheletro mercè un chiodo ÙJOssidabile impiantato attraverso la tuberosità tibia/e ed una trazione in abduzione e rotazione interna mercè un peso 120n inferiore al 7 'ì[, del pe~·o dell'ù1dividuo fratturato. In 4-5 giorni si riesce a far discendere il gran trocantere, risalito anche di 4-5 lm., ed a ruotare il femore all'intemo (ed allora alla radiograjìa il collo diviene nuovamente visibile in tutta la sua lungl1ez=a) e ad affrontarlo alla testa femorale.


CUR:\ DELLE FRATIURE DEL COLLO FEMORALE

Naturalmente nei casi in cui si · è già iniziato un callo fra i frammenti od in cui vi è pseudartrosi molto fitta, la coxa vara traumatica non si può più correggere colla semplice trazione, la quale trascina in basso il frammento cefalico insieme al gran trocantcre. In questi casi è necessario in narcosi con un'abduzione esagerata dell'arto rompere le aderenze tra i frammenti. Raggiunta la posizione corretta dei frammenti viene praticata l'osteosù~tesi col chiodo, col "!etodo che ho ora descritto. Più che mai neceSJario in questi casi è l'inmneamento saldo dei frammenti ottenuto coi colpi diretti sul gratz trocantere. Mentre nelle osteosintesi delle fratture recenti del collo si sopprime l'apparecchio di ges.ro dopo 11-12 settimane, nelle pseudartrosi lo si lascia almeno 6 mesi ed anche più a lungo, se la radiografia ài controllo ci rivela che non si è ancoro formato il callo osseo. Vi wno però dei casi favorevoli di pseudartrosi, in cui non si è formato il callo osseo, ma i frammenti hanno conservato dei rapporti molto vicini alla tzorma, se11za accavallamento nè angolatura ed in cui soprattutto la testa è viva ed ÙJ buone condizioni di nutrizione. Constatale tali condizi01zi, si può anc·he con buoni risultati praticare l' osteotomia sottotrocanterica o meglio ancora l' osteotomia cuneiforme sottotrocanterica di Pauwels, che .ci pratica dopo aver impiantato due chiodi uel femo1·e, l'uno 7lel gran trocanterc e l'altro 1lClla diafisi, per poter guidare la direzione dei frammenti dopo l' osteotomia. Con quest' osteotomia viene attuata quella che l'ideatore del metodo clziama reclinazione del piano della pseudartrosi. Questo piano della pseudartrosi è talvolta verticale ma più spesso obliquo dall'interno all'esterno, per cui la linea di carico agisce di taglio sulla testa e quiudi in una direzione che provoca forzatamente l'abbassamento del f rammento pros.cimale e lo scorrimento in alto del frammento distale . Colla rotazione del frammento superiore, che sviluppa l'osteotomia cuneiforme, la linea di carico agisce invece sull'asse cervicale e quindi sostituisce alle forz e di traz ione di carico sul tessuto della p.ceudartrosi una forza di pressione lungo l'asse del collo, normale alla linea aella pseudartrosi e quindi favorer1ole alla form azio11e di un callo osseo. Di più, m e11tre prima dell'osteotomia, per la elevazione del framme11to distale i glutei erat1o retratti ed accorciati e quindi insufficienti, per cui ad ogni pa.cso sull'arto leso il bacirw cadeva per modo da venire talvolta sino a contatto col femore e si aveva cioè spiccatissimo il fenomeno di Trendelenburg ed uno zoppicamento rilevante, all'operazione segue l'allungamento e quindi la ripresa fun zionale dci glutei, per cui nel carico il bacino è sostenuto e il fenomeno di Trendclenburg c lo zoppicamento scompaiono. Il metodo molto razionale ci ha dato ottimi risultati in Uf1 gra11de n umero di casi di pseudartrosi.

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OSPEDALE MILITARE DI TORINO

Contributo dell' endoscopia nella diagnosi e cura delle affezioni bronco-polmonari Conferenza del Prof. A. Malan, Direttore della R. Clinica otorinolaringoiatrica eli Torino,. agli ufficiali medici dd Presidio militare (riassunto).

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Il laritJgologo ha per affinità di tecnica rivolto in questi ultimi anni la Slia attrozione alle vie respiratorie basg, La broncoscopia collabora oggi validamente colla medici11a Ùlterna, radiologia e chirurgia nella cura delle affezioni bronco-polmonari. Per quanto l'idea di introdurre istrumenti o liquidi nei bronchi rimorJti al principio del secolo .XIV (Malgaigne, Trousseau, Green, Colin) la prima broncoscopia 110n risale che al 1895 (Ktllian). Da allora la tecnica e lo strumentario hanno fatto rapidi progressi, e così le indicazioni per l'indagine endoscopica bronchiale, limitata all'inizio ai soli corpi estranei, si sono poco alla volta estese a tutte le affezioni dell'albero respiratorio. Anzi nella Clinica broncoscopica di Jackson (Philadelphia) l'8o'1~ degli interventi broncoscopici sono eseguiti per indicazioni .s.trettamente mediche. Anche le controindicazioni vatmo sempre più restri12gendosi e limitatJdosi aglt stati cachettici, a certe condizioni anamotiche (scoliosi, bocca stretta, ecc.) alla tbc. avanzata, polmonite acuta, emoftoe recente, pleuriti gravi. Si richiede anzi tutto un esame polmonare clit1ico e radiologico completo, poi una attrezzatura strumentale adeguata. Un notevole progresso dal punto di vista tecnico rappre.centa a parer nostro lo strumentario di Jackson il quale invece dei tubi ad illuminazione prossima/e riflessa mediante uno specchio (Killian> Briinings, ecc.) usa di una illuminazione distale dovuta ad una piccola lampada collocata e protetta nell'estremità del tubo tagliato a becco di flauto. Ciò rende più nitida la visione e più agevoli le manovre operatorie da espletarsi attraverso il tubo. Le modalità dell'introduzione del tubo broncoscopico varia a seconda dell'istrumentario usato. Per quello di fachson l'ammalato è iv decubito dorsale con la testa fuori del letto affidata ad un assistente o posta su speciali appoggiatesta a inclinazione regolabile. Nei bambini non è tJecessaria l'anestesia, è sufficiente un sedativo generale. Negli adulti una ane.ctesia locale con novocaina della laringe e dei b1·onchi concede ogni facilità di manovra. I n utt primo tempo a testa lievemente flessa, si introduce il lari11goscopio .w/levando l'epiglottide e scoprendo la glottide; in secondo tempo, a te.rta un po' esUsa, si introduce attraveno il primo strumento il tubo br011CO.rcopico illuminato passando così in trachea. Tolto allora il laringoscopio,


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COJ\:TRI BL'TO DEl. L. E:-: l >C:SCO PI.\ :-IELLA DJM;NQSJ E CU RA ECC.

s1 esterzde dt più il capo, si discende fino alla biforcazione dei bronchi, e si inclina il capo da urz lato per imboccare il bronco dal lato opposto. Scendendo sempre di più ed estendendo variamente il capo, si esplora così tutto l'albero bronchiale. Le indicazioni della broncoscopia possono sintetizzarsi così: Ic. sindromi da ostruzioni bronchiali; 2 ° sindromi emorragiche; 3" sindromi spastiche. :r. - L 'ostruzione bronchiale può hzsorgere in modo acuto e totale o comparire lentamente ed in modo parziale. Le conseguenze cliniche saranno .diverse. Nel caso di ostruzione parziale da corpo estraneo con valvola semiaperta nelle due fasi in- ed espiratoria, si avrà: limitata espansione respiratoria nell'emitorace malutlj, subottusità nella regione corrispondente r.~l corpo estraneo, diminuzione del murmure respiratorio, ravtoli secchi, rumore rude, soffiante, in gerzere all'angolo inferiore della scapola. Se l' ostruzione bronchiale è tale da impedire la sola esp·irazione si avrà un enfisema monolaterale con spostamento del cuore dal lato opposto. Se invece il meccanismo di valvola impedisce la sola inspirazione si avrà progressiva atdettasia con spostamento del cuore dal lato ammalato. Non tutti i corpi estranei sono visibili ai raggi X e specie quelli vegttali che determinano, oltre alla sindrome di ostruzione, una bronchite fibr: nosa a prognosi molto sfavoretJole. In questi casi è assai utile il confronto di radiogrammi presi !Uccessivamente nella fase inspiratoria ed espiratoria. Al persistere del corpo estraneo nei bronchi segue la comparsa di ma1lifestazioni purulente. L 'asportazione del corpo estraneo determina la regres.sione più o mmo rapida di tutta la sintomatologia polmonare. Causa più rara di ostruzione bronchiale sono i tumqri che hanno un'evoluzione in genere assai lenta. Bisogna tener conto che il cancro del polmone è all'inizio per lo più broncogeno (dall'epitelio della mucoJa, molto più raramente dagli epiteli alveolari o dalle ghiandole) e che ùz questa fase è aggredibile sia per la biopsia che per la cura (asportazione pei tumori teuigni, elettrocoagulazio11e, in fissione di radium pei tumori malignz). Tn un soggetto sopra i 40 anni con u11a dispnea poco giustificabile, tosse stizz osa, espettorazio1li talvolta emorragiche, segni clinici e radiologici di stcnosì bronchiale con atelettasia del parenchima sottostatzte bisogna pensare al carcinoma, praticare una broncografia e poi una broncoscopia. Più rara ancora come causa dì ostruzione bronchiale sono le compressioni estrinseche da gozzo retrostcrnale, da adenopatie tracheobrotJchiali, da aneurismi aortici, elementi cile pouono essere valutati assai bene con l'endoscopia. Manifestazioni clì11iche a sè vanno considerate le suppurazivni polmonari per cui l'endo(copista /w portato in questi ultimi anni un notevole contributo diagnostico e terapcutico. Nnturalmetzte non si prescinde dalla cura


CU:-\TRII\ Li"l O DELI. 'r!\: I>OSCOPI.\ NELLA l>lt\(;~0$1 E CURA li.CC.

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medica o chirurgica. Così, per esempio, negli ascessi il drenaggio di posizione le iniezioni endovenose di alcool al 33 '.Yo, di arsenobenzoli, l'apertura chirurgica ecc. esplicano sempre i loro reali benefici. Però lo svuotamento della cavità ascessuale per via endoscopica, il lavaggio e la sostituzione cotJ liquidi disinfettanti danno spesso rindtati buoni. Nelle forme gcmgrerwse il trattamento endoscopico è del tutto inutile, mentre si dimostra invece ricco di risultati negli ascessi acuti specie a localizzazione parai/are in cui si ottiene fino al 70 •Y,, di guarigione. Queste percentuali 11anno sempre diminuendo man mano si passa alle forme croniche, così abbiamo circa il 50 % nelle forme subacute e solo il 20 'X, nelle forme croniche. E' vero che molte forme di ascessi acuti guariscono anche da )·oli, ma è in dubitato che f aspirazione del secreto, la disostruzione dà bronchi, il drenaggio, la disinfezione locale giocano in senso favoret,ole. Questi stessi risultati consigliaoo l'inteweuto endoscopico come preparazione all'intervento rhtrurgico per via esterna. Altrettanto efficace è la broncoscopia nel trattame1zto delle altre forme di suppurazioni polmonari, le broncoectasie. In realtà st· distinguono broncoectasie secche e suppurate. Per schematismo facciamo rientrare le prime, spesso congenite e così imponenti da dare il quadro del polmone cistico, e per lo più rivelate solo da manifestazioni emoftaiche, nelle sindromi emorragiche. Le broncoectaJie suppurate, più frequenti, possono essere conseguenza dell'infezione delle precedenti: non raramente susseguono all'aspirazione di corpi estranei cor~ relative zone di stenosi; altre volte sono la. conseguenza di sinusiti suppurate croniche, di rinofaringiti croniche, co11. continuo def.lusso, specie notturno, dei pus nelle vie aeree basse; più di frequente fanno seguito a brotJchiti recidrvanti specie dell'adolescenza. Senza voler entrare in concetti patogenetici, l' endo!Copista f'UÒ essere di validfJ sussidio. Anzi tutto con la broncografia, vale a dire l'introduzione di mezzi di contrasto opachi ai raggi X; ciò permette di vedere tipo, forma e sede delle dilatazioni bronchiali, stabilendo le possibilità d'un trattamento endoscopico. Poi coll'aspiraziotze del secreto, la medicazione diretta della mucosa con gesta e cianotica, il lavaggio delle car,ità, l'introduzione di liquidi disinfettanti o modificativi del secreto bronchiale, si offre al paziente un mezzo terapeutico di reale efficacia. l risultati di questo trattamento non sono sempre uguali - ne_i gio()Cmi, nelle forme circoscritte, moniliformi, quando non siano ancora interve1Juti quei processi distruttivi che trasformano le dilatazioni bronchiali in t-ere cavità a•ces.cuali (broncoectasie ascessunlt), vi è Mssibi!ità di guarigione .clinica. Negli adulti, nelle forme avanzate in cui si aggiungono i sintomi dell'autointoSJicazione ed i segni deWinsufficienza cardiaca, non si può dare che un miglioramento: il quale però in circa il 50 'J(, dei ca.1i raru;iuuge quella che fu chiamata la guarigtone .1ociale, cioè la POssibilità del lavom c della vita collettiva.


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CO:"TRI F\LTO DF.l-L"E:" DO~COPI.-\ ~ ELLA DIAG ~OSI E CURA ECC.

l vantaggi della bt·otzcoaspirazionc risultano più evidenti se si considera che il meccanismo naturale per l'espulsione dei secreto dai bronchi di Il e 111 orditJe è dovuto essenzialmente alle ciglia dell'epitelio di rivestimento ed alle contrazioni peristaltiche della muscolatura bronchiale la tosse interviene in ultimo tempo quando il secreto è giunto ai grossi bronchi. Quando il secreto sia troppo denso, le ciglia non lo spostano più; sotto l'effetto della fermentazione di quello l'epitelio si necrotiz za ed allora aumenta il ristagno. L'espulsiotJe è favorita anche dalle contrazioni del diaframma per cui in questi casi la frenicoexeresi è .cpesso dannosa in quanto pegg iora ti ristagno. Una sindrome tutta speciale in cui l' endoscopista ha possibilità terapeutiche efficaci è quella chiamata annegamento polm011arc: od atelettast·a post-operatoria. Si tratta di individui in cui dopo interventi, in genere sull'addome, compare una sindrome dispnoica intensa dovuta ad un progressivo riempirsi dell'albero bronchiale da parte di un catarro denso che non può essere espulso. Si ha in questi casi una vera broncoplegia che portet·ebbe a morte il paziente se la broncoaspirazione non svuotasse le cavità e permettesse la ripresa respiratoria di intere zone già atelettasiche. L'efficacia di questo intervento è tanto maggiore in quei casi in cui detta sindrome si avvera (Monod) ml polmone sano rimasto, dopo lobectomia. 2. Nelle sindromi emorragiche l'endoscopista può talvolta locali-:.zare e frenare il punto sanguinante specie nelle emorragie da broncoecw· sie secche - si cauteriz za e medica il punto sanguinante come si fa su qualunque mucosa. Più efficaci sono gli interventi nei casi di emorragia di natura dubbia anche a scopo diagnostico - così nei casi di t'arici traclzea!i o bronchiali, nei casi di tumori iniziali, nelle bronchiti emorragiche da spirocheta ictero-emorragico di Castellani, ecc. 3· - Le sindromi spatiche sono dominate essenzialmmte dall'asma. Anzi tutto bisogna ricordare che molti casi di asma nei bambini .rono simulati dalla presenz a di corpi estranei ignorati, e alcu11i casi persovali am motlÌscono sulla necessità di tttJ'accurata anamnesi in questo senso. N aturalmente questi asma guariscono coll'estrazione del corpo estraneo. Ma anche nelle forme così d<-tte essenziali l'endoscopia dà spesso vantaggi: la inibizione vagale provocata dall'introduzione del tubo nei bronchi, l'introduz ione in situ di adreuali11a, danno in qualche caso dei lunghi migliorame11ti.

La conferenza è stata illustrata colla proiezione di diapositive e figure c di un film a cartoni animati per la tecnica broncoscopica.

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MEMORIE

ORIGINALI

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202 OSPEDALE DA CAMPO A. O. l.

Direttore: primo capitano medico ENRIC'O FALBO.

Note cliniche e considerazioni sulrandamento delle ferite in guerra~ in rapporto al loro trattamento ed alla organizzazione sanitaria odierna Dott. Pas quale Carote nuto, tenente medico. chirurgo a. orJinario negli Ospedali dei Pellegrini e S. Maria di Loreto in !\apoli.

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La succinta esposizione, chiara e carica di dotti insegnamenti, del trattamento delle ferite di guerra, fatta dal prof. Roberto Alessandr1 in una lezione agli Ufficiali Medici del Presidio di Roma, chiarisce e mette a sesto mohi punti su di uua questione sanitaria di così alta importanza; del resto, il nome del grande Maestro e la profonda conoscenza della chirurgia di guerra, che gli valsero l'onore di dirigere una Ambulanza Chirurgica d'Armata nella guerra 1915·18, sono d'affidamento particolare per chi debba trovarsi nelle esigenze di esercitare questa branca della Medicina. I chiarì capo!'aidi da lui esposti si sono verificati i più sicuri anche nella guerra di m ovimento sostenuta clall' it.alia contro l'Etiopia e per chi è stato sul luogo, a contatto con i feriti e con le organizzazioni del tempo di guerra, nulla può semb'rare più opportuno quanto la dotta lezione suddetta. E' per questa ragione che ho pemato di riunire in queste note alcuni tra i tanti casi venuti alla mia osservazione negli otto mesi di azioni militari; i casi non hanno la pretesa di dare insegnamenti ad alcuno, ma solo la modesta intenzione di ribadire i concetti fondamentali sulJa chirurgia di guerra. Per ch i è stato già avvezzo, nella pratica di pace. ad interessarsi, in uno degli am bienti meglio attrezzati - come uomini e materiali - al trattamento delle lesioni traumatiche, non è stat.o difficile trasportare nella pratica dì guerra le cognizioni già acquisite, adattandole, caso per c.aso, alle lesioni che si presentavano. Nè mi si dica che l'attrezzatura di guerra è ben diversa da quella di pace; oggi, come è attrezzato chirurgicamente un Ospedale da Campo e

come potrà meglio esserlo in avvenire, con le piccole aggiunte che vi si rendono utili e neces!'arie per i bisogni d i un ospedale e per le nuove applicaz ioni alla traumatologia, vi si possono affrontare gli interventi più seri. Vi si può praticare la chirurgia asettica e, dallo strumentario a tutti gli altri


l162 !\'OTE CU!\'ICH E E CO!\'SJDFRAZIONI SULL' ANDAMENTO DELLE FERJTE ECC.

prcsidii per praticarla, nulla vi manca. S'intende che molte volte è questione di praticità, di iniziativa e di volont,\; senza di esse non si farà nulla in un Ospedale da campo (e nemmeno altrove !); e se ai sussidi perfettissimi del materiale in caricamento si aggiungeranno quelli che ognuno crederà più opportuni, ricavandoli dalla propria esperienza in materia ed adattandosi anche con mezzi di fort.una (non sempre disprezzabili, quando si considerino alla stregua dei risultati che mi hanno dato), penso che si possa essere tranquilli ed affrontare l'arduo còmpito con serenità d'animo e con la fiducia che il nostro lavoro valga a restituire alla Patria ed alla famiglia un individuo ut.ilizzabilc. E non deve essere, forse, questa la più alta aspirazione delle fatiche di un medico ? Chè se, poi, come ho visto fare, si ritiene che il materiale chirurgico debba star lì bene ordinato nelle cassette del caricamento, sperando che agisca solo per . .. presenza, allora ogni incitamento è inutile ! ! Anche qui non bisognerà dimenticare, e forse qui più che altrove, che al momento del conseguimento della laurea, il medico, ricevendo l 'ago-gnato diploma, assume un altissimo còmpito morale verso l'Umanità, dal quale non sarà sciolto in nessuna evenieilza; ancora una volta il c< giuro >l di Ippocrate risulta vero ed adeguato ai tempi, perchè il dovere del medico non può mutare con essi, ma deve consolidarsi - invece - e rafforzarsi, adattandosi alle nuove esigenze. Come è noto, oggi l'organizzazione sanitaria di guerra del nostro Esercito è fatta - come si dice - a catena; il ferito, raccolto dai portateriti del battaglione, viene assistito dall'ufficiale medico del reparto, e di qui inviato alla retrostante Sezione di Sanità (sempre, s'intende, che le sue condizioni lo richiedano), donde viene smistato sugli Ospedali da campo, ai quali - a volte - si affianca un Nucleo chirurgico. La Sezione di Sanità tratterrà presso di sè quei feriti che sono dichiarati intrasportabili, intendendosi con questo termine quegli affetti da lesioni che non consen'tono il trasporto, per il pericolo di morte che sovrasta. L'ufficiale medico del battaglione si limiterà alla medicazione in superficie ed alla detersione delle lesioni, praticando la sieroterapia antitetanica e le iniezioni eccitanti di cui il p. può aver bisogno, ma sopratutto si asterrà da qualsiasi manovra cruenta, che non è attrezzato a fare; non si ostinerà a voler ridurre fratture esposte o comunque complicate, non sbriglierà mai e sovratutto egli non specillerà ~ su tutte le specillazioni che si eseguono, nella vana illusione di trame un giu dizio diagnostico, la grande maggioranza di esse sono inutili; la specillazione, che dovrebbe essere bandita dalle mani di un medico, è inutile, nociva cd ingannevole; è inutile perchè il solo toccare con un piccolo ferro un focolaio nel fondo di una ferita non potrà dare alcuna cognizione esatta della lesione; è nociva perchè spesso può portare in profondità scorie e sudiciume della superficie; è ingannevole perchè ben spesso, nelle mani dei non esperti~


:"OTE

et INICHE iE CONSIDFR .\Zlo:-Jl SULI : ANI ):\ME:->TO OELLF FERITE ECC. II63-

può indurre a falsi giudizi diagno~tici ed a conseguenti pericolosi trattamenti . L 'uso dello specillo può e~serc permesso (in limitata parte) solo a chi abbia molta pratica di chirurgia, perchè egli sa quello cht" vuole trovare e come

si deve regolare per giungervi. Mi si perdoni la lunga digressione, ma troppe volte ho visto - neila pratica di gu-:rra ed in quella civile - ferite specillate risolversi in un vasto flemmone. Anche qui non si dimentichi il « primum non nocere » • .. Ritornando al funzionamento degli enti sanitar~ in guerra, la Sezionedi Sanità rinnover.à la medicatura, se le condizioni della ferita lo esigono; poi il p. verrà sm istato sulle formazioni sanitarie retrostant.i, dove inizierà il vero e proprio lavoro chirurgico con ogni intervento. Sarebbe consigliabile che ogni operazione, non assolutamente urgente, non venisse praticata nelle Sezioni di Sanit.à; così nelle fratture esposte esse dovrebbero limitarsi alla più acconcia immobilizzazione con gli apparecchi di cui sono largamente fornite (stecche di Thomas, semplici o modificate; retine metalliche; stecche in legno, etc.) e lasciare a chi può e sa praticarlo un intervento radicale; troppe volte, per la fretta di apportare un giovamento, non si fa altro che praticare un interv·ento sommario del quale - poi - il chirurgo degli ospedali avanzati 'O delle formazioni specializzate non può avere nemmeno un 'idea chiara, non disponendo la Sezione di cartelle cliniche, ma smistando gli ammalati con la sola somma n a tabellina diagnostica; in questo modo la lodevole intenzione viene ad essere frustrata dai risultati; inoltre avviene che - a volte - affluendo numerosi feriti in un ospedale, il chirurgo si occupi meno - per contihgenze del momento - di Guelli su cui è già stato praticato un intervento, rivolgendosi, in primo tempo, solo a quelli non ancora toccati e quando va ad occuparsi dei primi, si avvede che essi non erano meno bisognosi di cure che gli altri. E ' per questo scopo, e cioè perchè i feriti possano avere il più adatto trattamento al più presto negli ospedali, su cui vengono smistati, che sarebbe consigliabile che in ogni ospedale uno degli ufficiali medici fosse particolarmente versato in chirurgia e che potesse dimostrare questa abilità con documenti idonei. Da questo punto di vista sono molto utili delle speciali formazioni sanitarie largamente usate in A. 0., quali i gruppi ospedalieri (di cui moltissimi in questa campagna hanno dato ottimi risultati), in cui, per il gran numero dei medici, si possono utilizzare le particolari abilità di ciascuno. A questo proposito bisogna dire che se il numero dei feriti guariti è aumentato dal 74,9 %, qual'era nel 1859, al 94 ~b . quale fu nella guerra 1915-18, ciò è dovuto non solo alle accresciute conoscenze ed alle nuove scoperte nel campo della chirurgia in genere, ma anche alla migliorata organizzazione sanitaria, che, con elementi più adatti, ha potuto meglio rispondere alle esigenze del momento ed ha migliorato man mano il rendimento n ei quattro anni di guerra, come le statist.iche dimostrano con sufficiente evidenza.


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'IOTE CLINICIIE E C01'S IDERAZJO:-;J SCLL"Al'DAMF.:\TO DELLE FE•' ITE ECC.

Ed eccomi a qualche caso: M. G. del 6° oottaglione Eritreo (Registro d'entrata n. 414; cartella clinica n. 382). Ferito il 9 gennaio 19 )6 in uno scontro sul costone di Addi-Hutz.'l (sud· ovest del fronte di Macallè). Frattura esposta a più frammenti della gamba destra, da colpo d'arma da fuoco (calibro 10), con foro d'entrata al terzo medio della regione anteriore e foro d'uscita alla regione dd polpaccio, istessa ahezza. La frattura della tibia è a tre frammenti c ricorda la frattura detta "del Délorme, ad ali di farfalla; la frattura del perone è sem· plice. Il p. giunge all'ospedale dopo essere passato per una Sezione di Sanità, dove è stato operato; l'arto è chiuso in apparecchio gessato fenestrato, ma per la mancanza di cartella clinica (le Sezioni non ne compilano). non si sa con precisione che intervento è stato praticato; le parti molli. sono ancora ben nutrite ed appaiono in buone condi· zioni; il capo prossimale della tibia è nascosto dai comuni tegumenti, che tende ad ulcerare per ve nire fuori sulla faccia latero-interna; il capo distale sporge dall'angolo inferiore Jella lesione e mostra una superficie di frattura a sghembo; tra i due fram· menti ve n 'è un terzo che è come caduto tra i due e non ne permette la coattazionc. Rimosso l'apparecchio gessato, si applicò una congrua trazione per cercare di ridurre la frattura, ma ci si riusciva solo in piccola parte per l'ostacolo dato dal frammento centrale ad ogni manovra. Si praticò per i primi giorni la più accurata detersione del focolaio e la medicazione con olio gomenolato; la temperatura serale si mantenne sem· prc alta, oltre i 38°,5, ma le condizioni locali f'rano buone, in quanto non c'era alcun inizio di suppurazione. Pertanto, e considerando questo importante segno, e non riu· scendo ad avere la giusta posizione dei frammenti, si praticò la riduzione della frat· tura in anestesia generale, praticando anche un indispensabile sbrigliamento delle pani molli sul lato interno, onde poter meglio lavorare sul frammento mediano; praÒCltl la coartazione completa, si confezionò un apparecchio gessato fino al disopra del ginoc· chio; la sera dopo l'intervento, la temperatura cominciò a discendere fino a che in pochi giorni il p. fu del tutto sfebbrato; per questo importantissimo segno e perchè il gesso si manteneva sempre pulito e l'ammalato non dava segni d'intolleranza, non si fcnestrò l'apparecchio; il controllo radiografico mostrava la più desiderabile delle coat· t.azioni. Il p. - per un improvviso spostamento dell'Ospedale sul fronte del Tembien dovette esserf' smistato sul Gruppo Ospedaliero di Adigrat e ricoverato aU'Ambulanz.J Chirurgica Speciale << E >,, dove fu creduto inutile e non necessario un diverso tratta· mento; dopo 14 giorni di degenza partì per l'Italia', in licenza di convalescenza. Mi risulta, avendolo seguito nei suoi successivi trasferimenti, che alcuna complicanza venne a turbare il buon andamento delle cose.

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2 ° - Soldato D. S. D. del 1° reggimento artiglieria leggera (Registro d'entrata n. 21 3; cartel la clinica n. 370). Ferito in un assalto notturno ad un deposito di muoi· zioni, dov'era di sentinella, il 17 dicembre 1935· Frattura esposta del femore destro da colpo d'arma da fuoco (calibro ro), con foro d'entrata alla regione posteriore della coscia destra (3° medio) e foro d'uscita alla regione latero-esterna, i stess:~ altezza. Entrato in Ospedale il 20 dicembre 1935· Proviene ùa una formazione sanitaria più avanzata, dove si è ritenuto opportuno praticare un intervento defi nitivo con osteosintesi metallica e chiusura completa per prima. E siste un vasto flemmone del focobio di frattura, che si sbriglia ampiamente; si praticano controaperture sui due lati c si stabilisce un drenaggio; si applica trazione a pesi. Dopo qualche giorno dal focolaio si eliminò spontaneamente la fascetta metallica della osteosintcsi; le condizioni migliorarono dopo lunghe cure e quando - dopo 40 giorni di degenza - il p. fu smistato, il pericolo dell'amputazione, che si era paventato in primo tempo, era assolutamente svanito.

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~OTE CI INICHE E O>NSIOERAZIONl Sl:LL'ANDAME:-ITO DELLE FERITE ECC.

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3" - Caporal maggiore G. U. del 10" reggimento genie (Registro d'entrata n. 146o; cartella clinica n. 1390). Entrato il 25 aprile 1936. Ferito per lo scoppio di una bomba a mano, ad Amba Alagi il 21 aprile 1936. Vasta ferita da scoppio, maciullante, della regione anteriore interna della gamba sinistra, di cui occupava i due terzi in lunghezza; frattura comminuta dello scheletro; ferite multiple da schegge alle cosce, alle mani ccc .. Viene smistato sull'Ospedale 202 da una importante formazione sanitaria ciell'A. 0., con il consiglio di praticare al più presto un inteèvento demolitivo. In realtà la lesione appare in pessime condizioni; l'arto è irriconoscibile; il focolaio è coperto da brandelli di fasce aponevrotiche, di residui di tendini e di parti muscolari sfacelate; tutti i tessuti sono di un color verde bigio poco rassicurante; assenza di pus: in qualche punto appaiono colonie dì saprofiti; temperatura bassa; stato generale defed;.~w. Però le dita del piede sono calde e rosee e consct·vano piccoli movimenti. Assicuratomi che la nutrizione dell'arto era conservata a mezzo della tibiale posteriore integra, prima di amputare volli tentare una cura conservativa almeno per qualche giorno, considerando che le condizioni generali concedevano qualche giorno d'attesa, mentre le condizioni dei comuni tegumenti di quella parte onde si sarebbe dovuto ricavare il lembo non erano buone per !e numerose ferite da schegge, già suppurate. Per diversi giorni di seguito non si fece altro che dedicarsi alla più accurata pulizia del focolaio, liberandolo dai lembi sfacelati, arrestandosi solo al confine dei tessuti sani: senza impazienza, senza fretta, con l'aiuto dell'acqua ossigenata e di abbondanti irrigazioni di etere iodoformica; il focolaio cominciò ad essere meno verde, scomparvero le colonie di saprofiti; fu praticato l'apparecchio gessato ampiamente fenestrato e rinforzato con un arco. Man mano si presentò la suppurazione, si continuarono le irrigazioni di acqua ossigenata c di etere iodoformizzato; dopo qualche settimana si poteva dire che si era scampato il pericolo di una demolizione, con grande soddisfazione dell'ammalato e del chirurgo. Dopo due mesi di degenza, il p. fu smistato su gli ospedali retrostanti per un evcntttalc rimpatrio; il focolaio era del tutto colmato, le granulazioni, vivide c bene irrorate, raggiungevano la superficie e già la cute si estendeva al centro, stimolata cb medicazioni al nitrato d'argento e da applicazioni di leucoplasto. 4° - Caposquadra T. V. del 4° gruppo CC. NN. d'Eritrea, 1° battaglione (Registro d'entrata n. 1038; cartella clinica n. 1010). Ferito nell'azione dell'Uorc Amba il 27 febbraio 1936; entrato il 28 febbraio 1936. Ferito d'arma da fuoco alla regione metacarpea sinistra; foro d 'entrata (calibro 9) al palmo della mano e foro d'uscita, ampio, slabbrato, estroflesso al dorso, con vasti fenomeni di scoppio. Vi è frattura comminuta del 3" e 4" metacarpo. In anestesia regionale novocainica si praticò accurata n:cenLaz.iont: dei margnu della ,·asta lesione e del fondo di essa, asportando tutti i tessuti molli che non presentavano speranze di reviviscenza; resezione dei capi ossei, asportazione di scheggie; si riuscì, in parte soltanto, dato il vasto focolaio, a suturare la faccia dorsale, lasciando come drenaggio in quella palmare un fascio di fìl i di seta. La lesione dopo qualche giorno di condizioni stazionarie, migliorò ben presto, non suppurò ed il p. fu smistato sull'Ospedale 185, dopo trenta giorni di degenza, con la ferita quasi del tutto cicatrizzata. 5" - Camicia nera D. A. G. della 18oa Legione, Divisione cc 28 Ottobre l) ( Re~i stro d'entrata n. xos6; cartella clinica n. IO ! I ) . Entrato il 28 febbraio 19.)6, prol'eniente dal T embien, dove era stato ferito il 27 febbr:lio 1936. Ferita d'arma da fuoco alla radice della coscia sinistra; foro d'entrata (calibro 9) alla regione latero-esterna della coscia (3° superiore); foro d'uscita alla faccia posteriore, 2

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Giomalc di mdicj,ta militar~.


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II66 :"OTE U IN ICIIE E CONSIDERAZIONI SULL"ANDAMENTO DELLE FERITE ECC. lungo circa venti cm. e largo altr:::ttanto, con d istru zione delle parù molli, ma con integrità dello scheletro. Si reccnta Jmpiamcntc la lesione, asportando tutto quello che è pesto, contuso; la ,·asta brecda non permette alcun avvicinamento dei margini. L:1 ferita, dopo una suppurazione superficiale, ha mtgliorato con le medicature all'etere iodoformico c con i v;1pori di iodo nascente; dopo un mese venne smistato sull'ospcdalt: 185; il vasto squar::io cr.-1 colm;!to di buone granulazioni.

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6° - Caporal maggiore C. W. del 7° alpini, 1" compagnia (Regi~tro d'entrata n. ro28; cartella clinica n. 1012). Entrato i: 28 febbraio 1936; ferito nell'azione delI" Uorc t\mba il 27 febbraio 1936. Ferita d'arma da fuoco alla regione mctacarpca sinistra; foro d'entrata al palmo d ella mano (calibro 9) c foro d'uscita al dorso, ampio, slabbrato, a margini estroflessi, co n vasti fenomeni di scoppio; frattu ra comminuta del 2°, 3°, 4°, metacarpo. In anestesia regi o nale novocainica si praticò accu rata detersione del vasto focolaio, asportando ogni brandello di cute, muscoli c tendini, pesto e contuso, portando via i residui dei mctacarpi e reccntando le superfici ossee. Fu possibile solo in parte qualche p unto d i avvicinamento, con drenaggio d i fili di seta al palmo. Il p. fu smistato sul· I' Ospedalr 185, dopo un mese d i degenza, con la ferita in avanzata via di guarigione.

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7• - Camicia nera N. L. del ns• battaglione, Divisione « 28 Ottobre ,, (Registro d'cn· trata n. 1050; cartella clinica n. 1013). Entrato il 28 febbraio 1936, proveniente dal fronte T embicn (Uorc Amba), dove era stato ferito il 27 febbraio 1936. Ferita d'arma da fuoco all'emitorace destro con foro d'entrata alla r egione sottodaveare destra c foro d'uscita alla sottospinosa, con frattura della scapola corrispon· dente; modico emotorace. Nelle prime ore si ritenne di poter r imandare l'intervento, limitandosi alla sola recentazione di margini della ferita, pel fatto che i frammenti erano in buona posizione c le parù molli non lasciavano prevedere un fatto infetùvo, ma invece questo si verificò e nelle successive 36 ore si ebbe un edema profondo della regione; pertanto si aprì ampiamente il focolaio con incisione a lembi; si asportarono le schegge cssrc libere, si reccntarono i fasci posteriori del muscolo deltoide e quelli del sottospinoso. formando una vasta cavità che si zaffò : dalla ferita venne fuori un tappo di fehro di quelli che si usano per la carica del fuci le da caccia e che evidentemente faceva parte della carica dell'arma e la cui esistenza non poteva essere sospettata, trattandosi eli un nuovo modo ... abissino di caricare il fucile da guerra ! Le condizioni restarono stazionarie per un certo tempo, con vasta suppurazion~. che, però, si riuscì a domare ed il p. fu smistato in buone condi zion i sull'Ospedale 185. donde è stato dimesso guarito dopo altri venti giorni di degenza.

8° - Camicia nera G. G. del 6° gru ppo CC. NN. d'Eritrea, 81° battaglione Ra· ,·enna; (Regis tro d'entrata n. u5r; cartella cli nica II4o). Entrato il 24 aprile 1936: ferito ne lla batta glia di Mai-Ceu il 31 marzo; proviene da un ospedale avanzato, do,·c è stato ricoverato il 1 ° aprile. F erita d 'arma da fuoco p:~ssante alle natiche, con foro d'entrata alla sinistra e foro d'uscita alla d estra. All'entrata all'Ospdo lc 202, dai due fori della lesione geme pu s; il tragitto e tutt;l la r egio ne coccigea sono d olenti s pont:~neamente ed alla pressione; si notano rial zi term ici serali fi no a c più. Si attende qualch~ giorno per seguire l'andamento delb lesione, ma le condiz ioni no n miJ:Iiorano; si conferma - così il sospetto avu to :di'en trata e cioè che vi sia un a lesione dello scheletro. Il 27 aprile si pratica un:1 la rg-a incisio ne a croce sul coccige, in modo da cadere sul canale della lesione e si ri scontra : fratt ura comm in u ta tlclle vertebre coccigee, abbo ndante pus giallo e denso col

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NOTE CLINICHE E CONSIDERAZIONI SULL'ANDAMENTO DELLE FERITE ECC.

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caratteristico odore osseo: una ostcomìelite. Col cucchiaio si raschia abbondantemente, asportando ogni detrito osseo. La cun·a termica sì abbassò di colpo. Al presemc il p. è guarito, ma dopo due mesi dì medicazioni giornal iere e dopo altri raschìamemi.

Gli stessi risultati, che penso si debbano definire ottimi, anche in rapporto all'agente vulnerant<::, come appresso dirò, si sono raggiunti nelle fratture esposte diafisaric: ed articolari, in cui l'apparecchio gessato non fu nemmeno fenestrato ed i pazienti vennero dimessi in condizioni soddisfacenti . In un solo caso si fu cost.retti a rimuovere l'apparecchio gessato; si trattava della Camicia nera C. N . dd us• battaglione della Divisione « 28 Ottobre » (Registro d'entrata n. 1088; cartella clinica n. 1014), affetto da ferita d'arma da fuoco passante al braccio destro (3• inferiore) con frattura sopracondiloidea dell 'omero; il p. era stato operato in ospedale e le condizioni erano ottime, apirettico; senonchè, dopo 4 giorni dall'intervento uno scolo di sangue dall'apparecchio pose in allarme; si pensò ad una emorragia second aria e si rimosse il gesso, ma non si trovò che un'emorragia a nappa da tutta la lesione, che cessò con leggero zaffo; in seguito il caso si ripetè nell 'istesso paziente, ma questa volta una trasfusione di sangue fece cessare lo stiUicid io, che non si ripetè più (nell'anamnesi non esisteva una ereditarietà emofiliaca, ma solo il p. ammetteva che anche altre volte una piccola ferita non si era stagnata se non dopo un certo tempo); il p . venne smistato con altri, in via di guarigione, dopo un mese. I casi che ho riferito devono servire a dimostrare questo asserto importantissimo: che l 'in tervento debba essere immediato, radicale e definitivo, per prevenire lo sviluppo dei germi eventualmente capitati nella ferita. Si intende che la immediatezza deve essere considerata in rapporto ai mezzi ed all'ambiente, chè se si volesse intendere di operare dovunque e comunque, sarebbe un peggiorare le condizioni. Di rei quasi che ogni organo sanitario in guerra deve avere una considerazione diversa della subitaneità degli interventi, nel senso che ben diverso è il còmpito dell'ufficiale medico del battaglione, nelle pratiche che abbiano carattere di urgenza e ben diverso è il còmpito del chirurgo dell'Ospedale da campo o nelle formazioni specializzate: qui al ferito bisognerà fare un trattamento radicale: è da questo c he dipende ben spesso l'ulteriore andamento delle lesioni; limitarsi a piccoli sbrigliamenti, insufficienti e che danno poca luce al campo, rimandando un intervento maggiore, può, in certi casi, compromettere di tanto lo stato della ferita, da essere costretti, in seguito, a demolizioni molto più vaste, che provocano b sfiducia del chirurgo e del paziente. A queste norme rispondono i pochi casi, scelti tra le centinaia che nei giorni del secondo Tembien passarono sotto la mia osservazione. Quando giunsero all'ospedale 202 i feriti di cui sopra, erano trascorsi dal ferimento dalle 16 alle 20 ore e in qualcuno anche 24 o 36 ore; nessuno intervento radicale, però, si era potuto ancora compiere; le lesioni avevano avuto solamente una buona prima medicazione, rinnovata alla Sezione di Sanità ; eppure, come


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NOTE CLIN ICHE E CONS IDERAZION I SULL"A1'DAME~TO DELLE FERITE ECC.

i documenti clinici fanno fede, dopo la completa detersione dei focolai, con recentazione ed asportazione di brandelli e schegge, si potè, dove fu possibile, praticare la sutura per primam ed il trattamento non deluse le aspettaùve del chirurgo. E tanto più l'intervento in questi casi dovette essere radicale, in quanto gran parte delle lesioni era prodotta da proiettili del tipo deformato o addirittura da pallottole dum-dum, che in alcuni casi, per la gravità delle lesioni, ricordavano quelie provocate dai proiettili di piombo senza camicia, con ritenzione di scheggie metalliche, a volte disseminate nei tessuti. Era in questi casi particolarmente da attendersi un risultato non consono alle direttive, ma esso, invece, ba mostrato che le norme generali del trattamento delle ferite d'arma da fuoco, sia in pace che in guerra, non sono modificate anche con l'aggravarsi dei mezzi di offesa. E se anche alcuna di esse ha suppurato, il processo infettivo è stato limitatissimo e superficiale, cedendo a poche adatte medicazioni. Il caso n. r, invece, sta a dimostrare che è inutile applicare un gesso, quando non si sia del tutto convinti che la riduzione e la coattazione dei frammenti siano avvenute; non solo, ma - avvenute che siano- dia affidamento di conservarsi, senza il pericolo che i frammenti tendano ad usurare gli strati molli. Inoltre il caso dimostra che anche se l'intervento è praticato tarclivamente (nel caso in oggetto dopo sei giorni), ma è radicale e definitivo, si può sperare in un ottimo risultato, come dimostrarono il subito abbassa· mento della temperatura serale e tutto il complesso sintomaùco; ciò - si intende - sempre che le condizioni delle parti molli ed ossee non siano già tanto compromesse da far temere l'insorgenza di un processo infettivo; tali, infatti, erano le condizioni del paziente del caso n. 2, giunto in ospe· dale già con un flemmone in atto e con lo stato generale molto defedato; in cui, dopo gli sbrigliamenti necessarii ad evitare un progressivo diifon· deresi del processo infettivo, ci si dovè limitare alle sole cure richieste da questo, applicando una trazione; e si intende che in questo caso non erano da attendersi i risultati del caso n. 1. N el caso n. 8 si è avuto questo, che per un intervento non eseguito a tempo utile, si è sviluppato un processo osteomielitico, che ha seguito il decorso delle forme suppurative ossee ed è guarito con molta lentezza, pur essendo stato praticato un largo intervento, che non ha potuto servire che a domare la suppurazione. Ciò mostra che anche nel caso di ferite passanti (che dovrebbero apparire le più benigne) non bisogna essere restii ad aprire il tragitto, quando i punti di repere e le direttive dell'anatomia topografica insegnano che la ferit.a deve avere interessato i segmenti ossei ; in questo caso speciale, poi, si trattava del coccige, la cui particolare conformazione e posizione non permettono una coattazione dei frammenti. Penso che si possa e si debba concludere così: che nelle ferite d'arma da fuoco in guerra ed in pace non bisogna essere restii ad aprire ampiamente,

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NOTE CLINICHE E CC;\!SIDERAZI ON I SULL'ANDAMENTO DELLE FERITE ECC.

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recentare, detergere, porre il focolaio nelle migliori condizioni di vita. La pratica del rimandare o dell 'attendere << quello che avverrà >>, può essere consentita in alcuni casi in cui, cioè, le condizioni si presentino davvero buone e tutto il complesso sintomatico, vagliato al lume delle odierne teorie in materia, può dare affidamento; ma anche in questi casi si farà quella che si chiama - con termine efficacissimo - attesa armata, pronti ad intervenire in caso di complicanze. Nei casi sospetti ritengo non si dovrebbe rimandare più dj 24 ore. Si intende che questi termini non possono essere presi nel senso pieno, anche perchè si tratterà di giudicare caso per caso, secondo il tipo della lesione e la regione colpita. Nota dell' A. : Questa pubblicazione è stata preceduta su queste istesse pagme da un'altra simile. Se i concetti i vi espressi dall'A. in rapporto al servizio sanitario per la guerra in A . O. sono in gran parte veri, non si può concordare col fatto di voler creare dovunque un ambiente chirurgico. l due fut·goni in cui è compreso tutto il materiale di caricamento di un Nucleo chirurgico si sono arrampicati per ogni dove in quest'impresa africana, portando sempre, così, in tempo utile il loro sussidio agli Ospedali da Campo; li ho visti procedere non solo dove di strade non c'era nemmeno la part,enza, ma addirittura in zone (p. es. a nord est di Makallè) dove il fondo era costituito da lastroni di roccia durissima, stratificata a salti e gradi1ti, su cui nè i soldati del genio nè gli operai erano ancora giu1tti. btoltre in una Sezione non si possono seguire gli ulteriori andamenti degli interventi chirurgici perchè il còmpito di questa unità sanitaria ? sempre principalmeme di smistamento e non vi si possono trattenere gli operati (se non in casi eccezionalz) per seguirne il decorso; quindi non è tlemmeno possibile giudicare dai risultati l' opportunità degli interventi. Ed ancora: una Sezio11e non smista i prop,,ii feriti che sugli Ospedali divisionali e di C. d 'Armata ed irJ una guerra di movimento si sa quale sia il loro rapido e frequente spostam·, tanto che, a volte, in A. O. si è visto qualche Ospedale che non aveva nemmeno completato il montaggio di tutte le tende e già doveva muoversi. Ora si capirà quale somma di sofferenze sia per fratturati gravi il fatto di essere smistati per lo spostarsi degli Ospedali. Ed allora non è più consigliabile de un ferito, dopo le sole cure d' urgmza, alla Sezione, venga direttamente avviato agli Ospedali più stabili o ai gruppi ospedalieri, cui si affianca sempre una unità chirurgica, sia essa sezio11e di un' Ambulanza o sia un Nucleo chirurgico ? D'altra parte, dire che un Ospedale da Campo non abbia condizioni am•bientali più favorevoli ad un intervento, di quanto possa averne ìuna Sezione di Sanità, mi pare almeno no1Z esatto. Premesso - come /w anzi detto che dovunque è questione di pratica e di buona volontà, è qui il caso di -


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:--:oTE CI.INICII E E CONSIDERAZIONI SL:LL ' ANDAMENTO D ELLE FERITE ECC.

ripetere che in un Ospedale da campo (è inutile aggiungere se someggiabile o non, perchè tutti lo sono, sia quelli del modello 1915-3I, sia quelli del modello 1929) la camera operatoria se pur piccola, è utilizzabile in ogni parte: il pavimento di duralluminio va lavato con soluzione di cresosol, il telo interno verde è disinfettabile con la pompa Gatteschi in dotazione ad ogt1i Ospedale e quindi è realizzabile quell'insieme di asepsi, che se non è quello delle grandi sale in cui ognuno di noi è abituato con i più moderni mezzi, dà certamente quel t.anto di ambiente asettico che 'è necessario agli interventi chirurgici; e ciò è confortato dalla statistica della chirurgia d' elezione che vado praticando in quella cameretta, oggi che essa non accoglie più i feriti di guerra; posso affermare - senza tema di smentite - che la percentuale di guan.ti per primam raggiunge il cento per cento ! Tutto sta a crearsi quell'ambiente chirurgico necessario: e ciò è reso possibile si~ - come ho detto - dai materiali di caricamento e sia dalla larga visione della Direzione di Sanità che non nega alcun medicinale od altro sussidio. D'altra parte, l'istessa modifica apportata alla costituzione delle Sezioni di Sanità nel togliere al Comando di esse il Nucleo chirurgico e render/o autonomo, dimostra che si è ritenuta più utile la sistemazione odierna, che ancora più utile si mostrerà quando, colla prossima trasformazione in someggiabile, il Nucleo potrà giungere dovunque a dorso di mulo ed essere presente in ogni azione, sempre che le cose siano state tempestivamente disposte e preordinate in modo che esso possa giungere in tempo utile; ma questo ~ competenza dello Stato Maggiore e della Direzione Generale di Sanità ·e d io non intendo uscire dal mio campo. molti casi di ferite in guerra in A. 0 .. li considera alla stregua del primo trattamento e di quelli successivi, ed in rapporto alla odierna organizzazione s;mitaria militare, discutendo, in \!Da nota, alcuni conceni esposti su questo stesso periodico da un altro ufficiale medico. AuTORIASSUNTO. -

L 'A. illustra alcuni dei


DIREZIONE DI SANITÀ MILITARE- INTENDENZA A. O. l.

Direttore: maggiore generale medico F. MARTOCLIO.

L~ allergia cutanea nell'infezione streptobacillare

studiata negli indigeni dell' Africa Orientale Italiana Don. Filippo Franchi, sottotenente medico, assistente ordinMio alla Clinica Dermosifilopatica della R. Università di Torino (Dtrettore: Prof. Enzo Bizzozero)

Come è noto l 'infezione dovuta allo streptobacillo di Ducrey non si limita alle lesioni cutanee o mucose ed a quelle linfoghiandolari: il microrganismo in parola elabora infatti delle particolari sostanze che, entrando in circolo, provocano delle vari.azioni umorali che si estrinsecano non soltanto con la comparsa di anticorpi che deviano il complemento (Gallia, Rivalier) ma anche e particolarmente con modificazioni della capacità di reazione della cute di fronte all'antigene:: (allergene) streptobacillare. Questo stato all~rgico o di ipersensibilità, espressione di una reazione specifica antigene-anticorpo, non costituisce una eccezione alle leggi sull'immunità ma è una manifestazione dell 'immunità stessa. L 'allergia si rende manifesta da 3 a 10 giorni dall 'avvenuta infezione e si mantiene per un periodo lunghissimo (è stata constatata a 55 anni dali 'infezione!): essa può facilmente venir messa in evidenza con il metodo dell'intradermoreazionc con il vaccino streptobacillare, introdotto da Testuta Ito (1913) e da Reenstierna (1921). Questa prova è stata vagliata ed ampiamente controllata dai numerosissimi AA., italiani e stranieri, che si sono occupati dell'argomento, sì che essa si può dire ormai entrata nella pratica quotidiana non soltanto per la sua semplicità di esecuzione ma sopratutto per la sensibilità e la specificità dei suoi reperti: i pazienti che hanno od hanno avuto ulcere molli, complicate o non, reagiscono infatti all'iniezione intradermica di un decimo di cc. di vaccino streptobacillare, con la comparsa, già dopo 24-36 ore, di un infiltrato eritemato-papuloso, spesso circondato da un alone edematoso di colorite rosa; l'infiltrazione persiste per parecchi giorni, può divenire nodulare e, talvolta, presentare persino una necrosi centrale. Reazioni specifiche sono state riscontrate in una percentuale bassissima di casi (1-2 %). L 'importanza di tale prova è evidente, e non soltanto dal lato teoreticoimmunitario, dimostrando quanta parte giuochi la cute nella produzione del l'allergia, ma specialmente per il suo valore pratico come mezzo diagnostico, anche retrospettivo e medico-legale. Cruveilhier (C. R. Soc. Biol. 25 nov. 1922) per ovviare inconvenienti e difficoltà incontrati nella preparazione del vaccino strcptobacillare propose di


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t.·ALLERC. lt\ CUTt\KEA l\ELL.IKFEZIONE STRF.PTOnACILLARE ECC.

usare, per l'intradermoreazjone, il pu~ di adenite venerea diluito, convenientemente sterilizzato col calore e fenicato. Ricerche da me condotte nella Clinica Dermosifilopatica di Torino (« Il Dermosifilografo », 1931, pag. 333) hanno peraltro dimostrato che la reazione provocata dal pus di adenite venerea è bensì dotata di specificità, ma che alla sua insorgenza occorrono, sia pure in misura limitata, un fattore aspecifico rappresentato dall'azione flogogena che esplicano i prodotti di disfacimento dei corpuscoli puruienti ed uno pure aspecifico, ma non costante, rappresentato dai germi che eventualmente possono trovarsi nel pus medesimo; bisogna pertanto concludere che: il pus di adenite venerea non può sostituirsi efficacemente al vaccino streptobacillare. H o d'altra parte osservato («Il Dermosifilografo» 1931, pag. 519) che l'ìntradermoreazione praticata con la sierosità prelevata dalle ulcere molli, ste· rilizzata col calore e fenicata, è nettamente specifica, essendo dovuta ai prodotti di disfacimento dei bacilli in essa contenuti. D egna di rilievo è rimportanza diagnostica di guesta nuova prova, in particolar modo n ei confronti con quella al vaccino streptobacillare, inquantochè l'intradermoreazione con la sierosità, sterilizzata, di un 'ulcera sospetta dà risultati positivi soltanto quando in essa siano contenute reagine streptobacillari, rivelando così la na· tura della lesione, indipendentemente da qualsiasi stato allergico pregresso. E' però anche vero che gli inconvenienti lamentati nella preparazione del vaccino sono stati da tempo del tutto superati: abbiamo infatti un vaccino

streptobacillare (Ulcuvaccino, già Dmelcos), atossico, stabilizzato, costituito da una emulsione di bacilli di Ducrey, titolata a 225 milioni di germi per cc., che corrisponde ottimamente sia a scopo diagnostico che terapeutico.

In A. O. l., specialmente fra le truppe indigene, i casi di ulcus molle sono di osservazione molto frequente : avendo a disposizione abbondante materiale clinico e un certo quantitativo di vaccmo streptobacillare mi sono proposto di studiare il comportamento della allergia di fronte all'antigene streptobacillare precisamente nei pazienti (ascari eritrei), affetti da ulcerr molli con o senza .complicanze, ricoverati nel reparto Dermoceltico del Gruppo Ospedalicro di Sembell (Eritrea). A lato della intradcrmoreazione con il vaccino streptobaci llare, praticata sulla faccia estensoria del braccio, ho iniettato intradermicamente, a titolo di controllo, una uguale quantità (cc. o,10) di vaccino streptococcico (I. S. M.), ùi vaccino gonococcico (I. S. M.) e di soluzione fisiologica. Le intradermoreazioni non erano accompagnate da alcuna reazione di focolaio nè, in complesso, da disturbi generali o locali di qualche entità. H o sottoposto ad esame 74 pazienti, che ho suddiviso in quattro gruppi ; i risultati forniti dali 'antigene strcptobacillare possono essere così comp<.:ndiati (vedi tabella):

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III. gruppo: pazienti che in passato hanno avuto ulcere molli

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II74

L'ALLERGIA C:UTANF.A NF.LL'JNPEZIO;-..TE STREI'TOMCIL LAR.E ECC.

I gruppo. - Su 18 pazienti affetti d(J ulcere veneree in atto (di cui 3 con tendenza al fagedenismo) in 17 si ebbe la comparsa di un netto infiltrato papuloso, della grandezza media variabile da una lenticchia a una moneta da un centesimo, che persisteva per 3 o 4 giorni al massimo. In un solo paziente la reazione è stata completamente negativa: si trattava però di individuo in pessime condizioni generali, affetto da ulcus molle fagedenico, guarito mediante vaccinoterapia endovenosa. L'intradermoreazione ripetuta a distanza di parecchie settimane diede risultato positivo. II gruppo. - In 7 pazienti affetti da ulcere veneree, complicate da bubbonuli o da adenite inguinale suppurata, reazioni leggermente superiori alle precedenti, costituite, in tutti i pazienti indistintamente, da un infiltrato pa· puloso della grandezza di una moneta da un soldo, che si manteneva, in media, 4 giorni. III gruppo. - In 9 pazienti senza lesioni in atto ma che precedentt· mente avevano sofferto di ulcere veneree reazioni nettamente più ae<:entuate ·delle precedenti : formazione di un infiltrato papuloso come una moneta da un soldo, talora addirittura nodulare, che nella maggioranza dci casi era ancora evidente dopo 6 giorni. IV gruppo. - In 40 individui, affetti da blenorragia e da forme eu· tanee, scelti indifferentemente, nei quali però si escludeva una pregresJo in· fezione streptobacillare, reazione costantemente negativa. Vaccino streptococcico e gonococcico iniettati semplicemente a titolo di controllo, hanno dato un certo numero di reazioni positive sia nei pazienti affetti da ulcere molli che negli indenni, cosicchè nessun valore specifico può venire attribuito a questi reperti. Nulla mi è dato di affermare sulla durata del periodo pre-aUergico, poi· chè· i pazienti giunti alla mia osservazione presentavano lesioni non recen· tissime, e pertanto tutti reagivano di già positivamente. L 'intensità delle reazioni era frequentemente in rapporto con la durata delle lesioni e con le complicazioni che l'accompagnavano. Ad ulcere sem· plici e molto recenti corrispondeva di solito una reazione più debole e non molto duratura ; ad ulcere meno recenti e con adenite si accompagnava quasi sempre una reazione un poco più intensa e duratura. Nei pazienti dei primi due gruppi - ad ulcere in atto con o senza complicazioni - la massima evoluzione della reazione avveniva di regola nelle prime 24-36 ore; si aveva quindi una regressione molto rapida dell'infiltrato, che spesso si rendeva completamente nullo in terza giornata; e non -è a dire che si trattasse in questi casi di reazioni inizialmente di intensità scarsa ! Tale par6colare comportamento della reazione allergica rilevato, come ho detto, nei pazienti ad ulcus molle in atto, è alquanto diverso, sia per il decorso che per la durata, da quello che siamo soliti osservare nella nostra Clinica di Torino.

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L'-\LLERG IA CUTANF.,\

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STR EPTOilACILL.\R E ECC.

1175

Numerose intradermoreazioni praticate a soldati nazionali affetti da ul<:ere molli, che si erano contagiati mediante rapporti con donne indigene, hanno peraltro dato luogo a reazioni allergiche a decorso perfettamente analogo a quelle che si osservano in Italia: formazione cioè di una papula nettamente infiltrat.1, eritematosa, con alone più o m eno accentuato, che di solito era ancora netta e apprezzabile dopo 8-9 giorni. Questi ultimi reperti in pazienti di razza bianca mi permettono di ri tenere che la diverstà del ceppo infettante non esplichi di per sè influenza alcuna sui fenomeni allergici. L 'aver invece osservato tale particolare decorso de Ha reazione sempre c soltanto nei pazienti di razza nera, anche di fronte ad altri antigeni, fa pensare piuttosto (in via di ipotesi) che il diverso comportamento delle reazioni al-

lergiche -

inizialmente intensissime, ma a regressione rapida -

possa es-

sere riferibile, almeno in parte, ad un fat.tore di razza. L 'intradermoreazione ripetuta in qualche caso, ha dimostrato un aumento della reattività cutanea durante l'evoluzione del processo ulcerativo in trattamento locale - e più ancora oltre la guarigione. Nei pazienti del t.erzo gruppo, :td infezione pregressa, la reazione era di regola nettamente maggiore :1lle precedenti sia per intensità che per durata, e quindi pressocchè analoga ai reperti osservati in Italia. In alcuni pazienti ad ulcus molle pregresso, chi! durante la precedente infezione erano stati sottoposti a cure vacciniche specifiche, l'allergia cutanea persisteva immutata: concordemente a quanto è stato recentemente osservato da Brunetti e Serra ( <~ Il Dermosifilografo >> 1934, pag. 513) nei pazienti di razza bianca. Mi sono in seguito servito dell'i ntradermoreazione in parecchi casi di dubbia interpretazione e la reazione costantemente negativa mi ha sempre indirizzato verso la vera diagnosi, confermata più tardi dall'ulteriore decorso .dell 'affezione morbosa e dalla terapia. I reperti costantemente negativi nei controlli stanno peraltro a convalidare la specificità dei risultati suesposti. A proposito però della ~pecificità della intradermoreazione praticata con il vaccino streptobaciUare cade qui acconcio ricordare quanto ho avuto campo di osservare nel corso di ricerche recentissime da me condotte in A. O. l. sull'allergia cutanea nell'ulcera tropicale (« Giornale di Medicina Militare >J , ottobre 1936, fase. X, pag. 945): e cioè una alta percentuale (87,18 %) di reazioni nettamente positive all'antigene streptobacillare precisamente in pazienti affetti da tale forma cutanea tropicale, che non presentavano nè avevano avuto in passato ulcere molli. Credo, con ogni probabilità di poter interpretare questi reperti positivi pensando ad un fenomeno di allergia para-specifica. L 'intensità e la durata delle reazioni cutanee osservate nei pazienti affetti da ulcere tropicali era all'incirca uguale a quelle osservate nei pazienti ad infezione streptobacillare pregressa (III gruppo). Non ho invece rile-


1176

L 'ALLERG IA CUT1\NEA :-JELL'INFEZIONE STREPTOBAC1LLARE ECC.

vato reazioni a rapida evoluzione analoghe a quelle rilevate nei pazienti ad ulcus molle in atto (l e Il gruppo). E ' chiaro come tali intradermoreazioni positive fornite dal vaccino streptobacillare nei portatori di ulcera tropicale vengono, senz;t dubbio, ad infìrmare alquanto la specificità della intradermoreazione praticata con l'ulcuvaccino (già Dmelcos) sino ad oggi ritenuta appannaggio esclusivo dcll 'infezione streptobacillarc. Le reazioni sierologiche costantemente praticate nei pazienti affetti da ulcere veneree semplici o complicate hanno sempre dato risultati concordemente negativi. Concludendo: nei pazienti di razza nera l'infezione streptobacillare pro-

voca l'insorgenza di UTJO .stato allergico simile a quello che si osserva nella razza bianca: nel periodo florido delle manifestazioni - complicate o non le reazioni cutanee presentano però un particolare decorso, caratterizzato da fenomeni reattivi inizialmente assai intensi che r egrediscono quindi molto ra· pidamente, estinguendosi in 3"-4" giornata, che ritengo possa essere riferÌ· bile, almeno in parte, ad un fattore di razza, non essendo stato riscontrato nei pazienti di razza bianca (nazionali) che pure si erano contagiati mc· diante rapporti con donne indigene. A parte questo diverso comportamento della intradermoreazione, che tuttavia più non si riscontra nelle forme pregresse, l' intradermot·eazione con t{ ttaccino streptobacillare (ulcuvaccino, già Dmelcos) può, senza bisogno di altri esami di laboratorio, rendere ottimi servigi, conferma11do la diagno;i

clinica anche nei pazienti a cute nera affetti da ulcere veneree e sue complicanze, sempre che per il passato essi non siano di già stati affetti da ulcere molli e purchè indenni da ulcere tropicali. In coloro che in passato hanno avuto . ulcere molli l'intradermoreazion~ con l 'ulcuvaccino è in grado di at.testare la pregressa infezione.

Gruppo Ospedaliero di Sembell (Eritrea) - Aprile 1936-XIV.

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OSPEDALE DA CAMPO 312 - AFRICA ORIENTALE

Direttore: maggiore medico ALBERTO MAuRr PAOLINr

Sindrome cardiaca delr altipiano abissino Dott. Fernando Da mianì, sottotcnente medico.

L'accurata e sistematica osservazione di molte centinaia di soldati appartenenti alle diverse armi da me eseguita durante molti mesi in un Ospedale da campo divisionale nella spedizione italiana in Abissinia negli anni 1935-1936, mi ha dato l 'occasione di osservare numerosi casi di una sindrome cardiaca dell'altipiano che, per quanto non completamente sconosciuta, credo utile richiamare alla memoria degli studiosi. Già durante la campagna del 1896 si osservò il fatto che alcuni soldati « non resistevano all'altipiano ))' ma, per quanto mi risulta, il fenomeno non fu approfondito oè accuratamente studiato, specialmente su una così gran massa di uomini !trasportati dal clima italiano a quelio abissino. Prima di passare alla descrizione dei fatti osservati credo opportuno premettere alcune poche notizie sulle condizioni climatiche dell'altipiano, perchè, quasi esclusivamente ad esse si devono riportare le ragioni che determinano la sindrome in esame. L'altipiano abissino si estende a nord dell'Equatore dal 6" al 14" parallelo e da 36• al 44° meridiano. E' un immenso tavolato di forma pressochè quadragolare; la sua superficie valutata a circa I.ooo.ooo. dj kmq. si eleva ad un'altezza media intorno ai duemila metri. Esso presenta verso oriente la sua massima altezza, e di qui strapiomba bruscamente con una scarpata assai ripida sul Golfo di Zula e sulla fossa dancala: nella parte occidentale degrada lentamente verso il Sudan ad ovest e verso la pianura somala a sud. Questo altipiano, continuamente solcato dalle caratteristiche ambe, che meglio si definiscono « alture dalla sommità spianata c dai fianchi dirupati )) è interrotto qua e là da imponenti massicci montuosi, tra cui più importanti sono l'Amba Aradam (m. 2700), l'Amba Alagi (m. 34II), il massiccio del Semien, la cui massima cima, Ras Dascian raggiunge i 4620 metri, il monte Soira (m. 3013) ecc. Qua c là l'altipiano degrada lentamente in alcune bassure per poi strapiombare in gole dirupate in fondo alle quali scorrono dei fiumi che hanno notevole importanza, sia dal punto di vista climatico che da quello igienico. Il Tacazzè, ad esempio, scorre in fondo ad un orrida ·gola in alcuni punti assolutamente inguadabile. Importante è ancora l'Auasc che, nato in prossimità di Addis Abeba, si impaluda nei pressi del confine ,con la Somalia francese: quest'ultimo è interessante dal · punto di vista igie-


SIND:ROM E CARDIACA DELL'ALTIPIANO ABISSINO

nico in quanto in molti punti delle sue rive si trovano delle zone malariche tanto che gli indigeni chiamano la malaria con il nome di « auasc ». La disposizione tabulare delle roccie costituenti la superficie dell'altipiano etiopico è la causa dell'uniformità pressochè costante del clima annuo che, tuttavia, ha differenze stagionali e sbalzi giornalieri notevoli. Dal punto di vista climatico si può dividere l 'anno in due principali stagioni: la stagione delle pioggie e quella della secca. La prima non è uguale in tutte le regioni ma varia di intensità e di periodo a seconda della latitudine e della longitudine : nelle zone basse va da maggio ad agosto~ nell 'altipiano propriamente detto da luglio alla metà di settembre. Durante questi mesi piove tutti i giorni per alcune ore, generalmente nel p omeriggio. Questa stagione è preceduta da un periodo di pioggie saltuarie, irregolari e di breve durata. Nella stagione delle pioggie è facile comprendere come il grado dell 'umidità assoluta, temperata in parte durante il giorno dal sole caldissimo, sia molto elevata durante la notte (questi due fattori uniti consentono che in alcune regioni abissine si abbiano fino a tre raccolti all'anno). Nella sta· gione secca il grado dell'umidità atmosferica diminuisce notevolmente, però non si abolisce del tutto, anzi, in alcune valli, le condizioni della stagione delle pioggie persistono quasi intatte. Nella conca di Adigrat, ad esempio, nel mese di novem br e 1935 si ebbero temperature massime giornaliere di l e minime notturne di 4• con altissimo grado di umidità atmosferica. Questo alto grado di umidità notturna intride ogni cosa di rugiada e, se si considera che i nostri soldati hanno affrontato questo fattore m eteorologico con semplici tende ad unico telo dormendo quasi costantemente a terra, facilmente si comprende come esso abbia potuto sfavorevolmente influire sulla integrità fi sica dei meno resjstenti. L 'umidità sull'altipiano raggiunge, durante la stagione delle piogge il massimo ddl'B9 %. Non ostante questo imponente complesso di precipitazioni atmosferiche e di pi.oggie il suolo abissino è relativamente povero di fiumi perenni scorrenti alla superfici e in quanto le acque, incanalatesi nei letti montani, rapidamente si infiltrano nel terreno poroso e costituiscono delle correnti sotterranee man mano che si avvicinano allo sbocco n elle pianure. Esse alimentano così dei pozzi, molto importanti dal punto di vista igienico, perchè servono, in modo quasi esclusivo, alla provvista di acqua potabile per il bisogno delle popolazioni. E ' opportuno ancora ricordare che quest'alto grado di umidità atmosferica è favorito anche dalla rebtiva scarsezza di boschi per l'alacre opera di disboschimento condotta su vasta scala dal governo abissino negli anni scorsi. Un altro importantissimo fattore, che è forse il più importante ai fini della mia esposizione, è la depressione atmosferica. L'atmosfera in cui noi viviamo si trova, come è noto, sempre sotto una determinata pressione, detta appunto atmosferica, che, al livello del mare è normalmente di 760 mm. di m ercurio. Questo valore, che può considerarsi l"optimum rispetto alle condizioni organiche dell'uomo, è sottoposto a contjnue variazioni sja nel senso

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SINDROME CARDIA CA DELL' ALTIPIA?'\0 ABISSI:"'-iO

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dcii 'aumento che in quello della diminuzione, c questo a causa del variare dell'altitudine e degli altri fattori meteorologici (temperatura, venti, umidità ecc.). Le oscillazioni della pressione atmosferica, quando si verificano nell'ambiente naturale e per cause naturali, non sono tanto ampie nè si verificano tanto rapjdamen.te da essere avvertite dalla maggioranza degli individui. Al contrario quando queste oscillazioni siano molto intense e si abbiano in uno spazio di tempo breve, sono risentite in maniera pitt o meno evidente specialmente dalle costituzioni meteorosensibili. Al giorno d'oggi, per quanto non si posseggano ancora precisi dati scientifici sull'argomento, non è più possibile negare l 'azione dei vari fattori meteorologici sull'organismo umano: basti a tal'uopo ricordare la malattia dei cassoni, il male di montagna e degli aviatori, il male della discesa, le sindromi da vento ecc. Con quale meccanismo agisca il fenomeno depressorio sull'organismo non è ben noto, ma si può ritenere che esso abbia azione insieme agli altri fattori, igrico, termico, elettrico che però passano in seconda linea di fronte a.1 pnmo. Sull'altipiano abissino la depressione atmosferica è molto più sentita da chi salga dalla costa eritrea che non da chi venga dalla Somalia: infatti dalla parte nord, dato il ripido scoscendimento del ciglione dell'altipiano in poche ore di ferrovia si sale d::tl livello del mare a oltre 2000 metri, mentre dalla Somalia vi sono da 500 a 6oo km. da percorrere per giungere dalla costa alla stessa altezza. Dalla Somalia quindi occorre un tempo molto maggiore per arrivare sull'altipiano che non dali 'Eritrea e le truppe somale sia per la mancanza di ferrovia, sia per il dolce graduale declivio hanno avuto più tempo per acclimatarsi alle condizioni di vita dell'altipiano, cosa invece che mancò alle truppe eritree che, dal mare, giunsero in poche ore all'altipiano ove furono trasportate in ferrovia o con autocarri. La pressione atmosferica media dell'altipiano è inferiore di circa 200 mm. di mercurio a quella del livello del mare ma questo valore, s'intende, può avere oscillazioni più o meno intense nei vari luoghi e alle diverse altezze. Nell'altipiano abissino prevaii!ono i venti del sud e del sud-est, come è provato in molti luoghi dalJ 'inclinazione delle piante. La maggiore intensità del vento si ha nella stagione asciutta e diminuisce dal sorgere al tramonto del sole; nella stagione dei! e p ioggi e, invece, il vento soffia, pressochè ininterrottamente, notte e giorno. La velocità media oraria è di 10 km .. Ma essa aumenta progressivamente in gennaio e in novembre; talvolta l'intensità e la velocità aumentano considerevolmente e si scatenano delle ~wten­ tiche bufere dì vento che più di una volta hanno fatto crollare le nostre fragili tende. I venti del sud che, come ho detto sono preponderanti, sono venti eminentemente costieri molto ricchi di umidità: nelle regioni oltre i 1500 metri infatti dànno luogo a formazione di nebbie fittissime alle quali si deve il o


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SINDROME CARDIACA DELL'ALTIPIANO AHISSli'<O

rigoglio della vegetazione arbon:a ed arbustifera lungo una fascia posta poco al di sotto dell'orlo dell 'altipiano. Dal punto di vista della temperatura nella stagione asciutta le variazioni termiche tra il giorno e la notte sono sensibilissime; i venti mitigano l 'intenso calore diurno ma, per l'alternarsi di alte e basse temperature, si formano spesso quelle piccole trombe d'aria (che gli abissini chiamano « zendò >> o serpenti) e che hanno anche la forza di sollevare i tetti delle capanne. Nella stagione delle pioggie le escursioni della temperatura sono meno evidenti, ma siccome questi indici variano notevolmente da luogo a luogo in rapporto a tutti gli altri fattori meteorologici, non credo opportuno dare delle cifre che avrebbero un valore relativo e poco attendibile. Solo dico che qualche volta l'escursione è minima e qualche altra volta può raggiungere e superare i 20°. Oltre i fattori m eteorologici bisogna ora considerare tutte quelle concause che, agendo su !l'organismo di alcuni, ne debilitarono la resistenza. Come ho già detto le truppe furono trasportate in autocarro o in ferrovia da Massaua fino al ciglio dell 'altipiano, donde proseguirono a piedi per le posizioni che erano state loro assegnate. In questo modo compirono dei tratti variabili da 250 a 300 km. che furono percorsi in tappe giornaliere con scarsi giorni di riposo che furono impiegati a tracciar strade o nella costruzione di fortini o ridotte ; alcune tappe furono compiute in parte sotto la pioggia. Per quanto le nostre truppe fossero già state sufficientemente e razionalmente allenate durante alcuni mesi di campo, ciononostante queste marcie, compiute in un'atmosfera rarefatta e insufficientemente ossigenata, cimentarono notevolmente la resistenza dei nostri soldati che erano in assetto di guerra ed a carico completo. Il carattere tutto speciale della guerra coloni~Je non consente soste nè lunghe permanenze sulle posizioni conquistate; tutta la storia della spedizione dimostra un succedersi continuo di rapidi spostamenti che talvolta assommavano a qualche decina di chilometri com· piuti in una sola tappa. La natura montagnosa del suolo faceva risentire ancor più la fatica della marcia e questo particolarmente in quei soldati che per le loro speciali atti tudini fisiche erano richiesti di uno sforzo ancor più generoso, così i mitragheri, gli alpini, i rocciatori, gli artiglieri da montagna. Un altro f::more che, pur non entrando direttamente in causa, può avere influito sulla resistenza organica di alcuni individui è l'uniformità del cibo: in alcune azioni che, per particolari esigenze, richiesero mobilità e velocità senza impaccio di salmerie o di carico eccessivo, le tmppe furono nutrite per periodi variabi li di due o tre settimane quasi esclusivamente con viveri a secco, e questo cibo produsse un notevole numero di forme di catarro ga· stra-intestinale che, indubbiamente, incisero sulla resistenza di alcuni. Indubbi;unentc, per qu~mto la sal ute delle truppe sia stata in generale buona, come dimostrano le numerose ispezioni sanitarie compiute, non si può disconoscere che vi furono buon numero di individui in cui 1:1 fatica fisica, le avverse

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SINDROME CARDIACA DELL'ALTIPIANO ABISSII'\0

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condizioni metercologiche, la nutrizione uniforme, produssero un indebolimento dell'organismo che consentì l'impiantarsi di fenomeni di scompenso cardiaco. Voglio ora tentare di individuare quale sia la costituzione morfologica su cui più facilmente agiscono le condizioni di vita dell'altipiano, perchè credo che in questo senso potrebbero orientarsi le future visite precoloniali da parte di coloro che volessero tener conto di quanto vado esponendo. Dico subito che non è possibile stabilire a priori una costituzione morfologica più esposta delle altre in quanto ho riscontrato la sindrome in individui appartenenti a tutte le costituzioni morfo-fisiologiche. Longilinei microsplancnici, come i granatieri, brachitipi megalosplancnici come gli alpini, paracentrali inferiori o superiori come gli artiglieri da montagna, normotipi come la fanteria di linea, tutti possono essere esposti allo « stancarsi » del cuore quando esso sia arrivato al limite massimo di resistenza. Indubbiamente se noi ricordiamo la magistrale definizione del De Giovanni dei longitipi << ••• individui con cuore a goccia ed ipoplasia dell'aorta, più esposti ai vizi valvolari e cardiaci ... » potremmo tener d'occhio particolarmente costoro, ma, d'altronde, non dobbiamo dimenticare come i brachitipi a tendenza pletorica sottopongano il loro cuore, in condizioni di minore ossigenazione e di maggiore attività fisica, ad un superlavoro che, a lungo andare, può produrre fenomeni di scompenso. Anche il grado di maggiore o minore robustezza non è di importanza decisiva, anzitutto perchè tutti i nostri soldati posseggono un grado sufficiente di robustezza che permette loro di resistere alle fatiche di qualsiasi campagna e poi perchè ebbi occasione di riscontrare la fenomenologia morbosa in un sottotenente di artiglieria, ex campione europeo di canottaggio, individuo di costituzione atletica e di robustezza assolutamente eccezionale. Come in tutte le teorie scientifiche anche nella identificazione ·~ella costituzione che meno risente di abnormi condizioni meteorologiche, bisogna attenersi alla via di mezzo in quanto la costituzione normotipa è quella che rappresentando la normalità, contiene in sè una giusta distribuzione tra la forza e la massa e quindi non consente che un cuore troppo debole lavori in modo eccessivo per servire un corpo troppo grande. Numerose sono state le teorie per spiegare i fenomeni che avvengono nell'organismo umano in alta montagna, e molti autori si sono dedicati con passione a questi studi (Mosso, Agazotti, Galeotti sul Monte Rosa ; Zuntz, Loewi, Douglas, Haldane, Henderson, sul Pikis Peak di Teneriffa) ma purtroppo esse non hanno portato una luce completa sull'argomento. Secondo Mosso e Agazotti i disturbi dipendenti dalla diminuzione della pressione barometrica, che essi chiamano ipobaropatie, dipenderebbero da una modificazione dei gas del sangue nel senso di un impoverimento di ossigeno (anossiemia) e di anidride carbonica (acapnia). Perchè i centri nervosi funzionino regolarmente è necessario che la quantità di detti gas resti ad un livello co3 -

Giorrtale di m~dicina militare.


SI~DROME

CARDIACA DELL" AL TIPI ANO ABISSINO

stante: ora poichè questa concentrazione dipende dalla pressione barometrica esercitata sul sangue, si comprende facilmente come quando questa pressione si abbassi sotto il livello normale, il funzionamento dei centri nervosi cominci a mostrare altera?.ioni di vario tipo e di diversa entità. Secondo questo principio per ottenere .il ritorno dell'organismo alla normalità occorre far respirare al paziente delle miscele di questi due gas sotto una determinata pressione (15-20 parti di anidride carbonica e 8o-85 parti di ossigeno). ll male degli aviatori non differisce sostanzialmente dal male di montagna : anche esso diminuisce scendendo di quota e con inalazione di opportune miscele di gas. Un'altra teoria tiene conto di alcune modificazioni cardiache - dibtazione del cuore destro - osservabili negli alpinisti dopo le ascensioni e dell'iperemia polmonare determinatasi per la rarefazione dell'atmosfera. Secondo questo modo di vedere i fenomeni sarebbero riportabili a ristagno di sangue nei polmoni e ad iposistolia. Importante è anche, secondo alcuni, l'espansione dei gas intestinali che, spingendo in alto il diaframma, renderebbe più difficile la circolazione sanguigna nelle basi polmonari. Un'altra teoria riporta tutta l'importanza dei fenomeni depressivi alla deficienza d'ossigeno nell 'aria che sarebbe insufficiente ai bisogni dell'organismo: si stabilirebbero così dei fenomeni di anossiemia o meglio di ipoossiemia. Ricorderò ancora la teoria cosidetta periferica dell'insufficienza cardiaca secondo la quale varie sostanze tossiche, che nel nostro caso potrebbero essere rappresentate dai veleni della fatica e ddl 'alterato ricambio circolatorio, modificherebbero la costituzione anatomica delle tuniche vasaJi dei piccoli vasi al punto di alterarne il lume e quindi di costituire un ostacolo alla circolazione. Vediamo ora quali sono le conoscenze acquisite sulla reazione dell'organismo umano od animale di fronte all'alta montagna. L'uomo che dal piano si trasferisce in montagna reagisce all'azione del clima con lenti adat· tamenti che modificano profondamente le atti\'ità fisiologiche dell'organismo. Herlitzka rileva come la capacità lavorativa dell'uomo diminuisca man mano che aumenta la quota per cadere allo zero verso i 7000 m. Un adat· tamento funzionale assoluto alle alte quote non si raggiunge mai, e questo è provato dal fatto che gli abitanti delle Ande hanno un potere lavorativo minimo nonostante risiedano da secoli in alta montagna. Infatti qui abbiamo tutti i fen omeni del mal di montagna di cui la tachicardia e l'iperpnea sono riportabili al l 'anossiemia, mentre invece l'ipertensione arteriosa, l'acapnia e l'aumento della gettata cardiaca debbono imputarsi alla diminuzione globale della pressione. Il F oà ha osservato che in montagna la resistenza capillare, considerata come possibilità di provocare delle emorragie sottocutanee secondarie ad una stasi venosa ottenuta con una pressione esercitata sulla cute, è sensibilmente aumentata. Per spiegare questo fatto Kraus e Zondek, ricordando che la regolazione dei capillari è dovuta all'azione del sistema simpatico-parasimpatico in quanto il simpatico avrebbe un'azione capillo-

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tonica mentre il parasimpattico un 'azione capillo-dilatatricc, annettono una grande importanza ad un meccanis.mo ionico. Nel clima alpino medio prevarrebbe il tono del parasimpatico mentre, a grande altezza, il simpaticoadrenale. Notissima è pure la modificazione, nel clima d'altitudine, del rapporto potassio-calcio nel senso di una diminuzione del potassio e d'un aumento del calcio, con lo spostamento dell 'equilibrio acido-base del sangue c dei tessuti verso la polarità acida. Lo stesso fenomeno fu riscontrato da Galeotti negli animali e nell'uomo sulla vetta del monte Rosa. E ' perciò probabile che il clima alpino agisca sul sistema capillare attraverso queste modificazioni apportate nell 'organismo. Effetti notevoli della diminuita pressione barometrica si hanno anche nel sangue. Il Muntz nel sangue di conigli nati da animali cresòuti in montagna trovò una quantità di ferro maggiore che in quelli nati al piano c Viault constatò un maggior numero di globuli rossi. Foà notò che l'iperglobulia che si manifesta a 3000 metri dopo qualche ora è soltanto perife. rica ed è dovuta ad una irregolare distribuzione dei globuli rossi i quali divengono più numerosi nei capillari della superficie del corpo e più scarsi nel sangue dei grossi vasi. Dopo 8- Io giorni l 'i perglobulia si può considerare come un'effetto del risveglio ematopoietico del midollo delle ossa. Infatti J"aumento dei globuli rossi in montagna non è dovuto soltanto ad immissione in circolo di depositi della milza, ma dipende anche da una neoformazione che si accentua col crescere dell'altezza. Col crescere del numero dei globuli rossi aumenta anche il contenuto emoglobinico del sangue. L'iperglobulia scompare .col ritorno in pianura senza però che avvenga una ;;bnorme distruzione di eritrociti. Monge notò degli individui sugli altipiani del Pero nei quali l'iperglobuli:! compensatoria, che si manifesta in montagna, era tanto elevata da compromettere la vita per l'aumentata viscosìtà del sangue. Secondo Foà il numero del! ~ piastrine aumenta considerevolmente non solo in rapporto alla iperglobulìa che costantemente si verifica, ma anche in senso assoluto. Valentini, studiando le proprietà immunobiologiche nel siero di sangue di bambini durante il soggiorno in alta montagna, notò un'aumento costante ed elevato del potere antibattericida del siero mentre non trovò alterazioni dell'indice opsonìco. Jacquet e Stahelìn, studiando il ricambio materiale nell'uomo, durante il soggiorno in alta montagna, osservarono non solo una maggiore attività produttiva degli organi ematopoietici, m a anche di tutti i tessuti del corpo . Secondo Schrotter, che ha accuratamente investigato sulJe alterazioni croniche che si producono ndl 'organismo in seguito a profonda e duratura diminuzione della pressione barometrica, prevalgono i fatti degenerativi dei muscoli volontari, del cuore, del fegato e dei reni (degenerazione grassa). Infatti che il chimismo di questi orgam sia profondamente alterato lo di-


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mostra la presenza di acido lattico nelle urine, fenomeno che sempre si presenta in tutte le alterazioni del ricambio per insufficienza di ossigeno. Tutti questi fenomeni che costituiscono la cosidetta acclimatazione, si verificano durante gli spostamenti in montagna, ma non si manifestano invece nel volo ad alta quota, data la grande velocità dello spostamento e la breve permanenza all'altitudine. Però certi modici adattamenti possono verificarsi anche rapidamente come il Talenti ha dimostrato in conigli sottoposti in pochi secondi ad una depressione corrispondente a quella dei 5000 m. ed il Fleisch in animali acclimatati alla depressione di 6400 m. in cui ha visto l 'ossigeno del sangue diminuire di un terzo, mentre in quelli non acclimatati esso si riduceva al 40 % per poi ritornare normale nello spazio di circa 30 minuti: ciò è dovuto all'aumento in circolo di corpuscoli rossi. I fenom eni di acclimatazione acquistano, col crescere della quota, una importanza sempre maggiore ma una efficienza sempre minore. E' noto infine che gli 2bitanti dell'alta montagna, quando scendono al piano, vanno incontro ad indubbie modifiche funzionali alle quali però non corrisponde una modificazione od l'efficienza lavorativa. E' bene ora mettere in chiaro che i fenomeni da me riscontrati non devono andar confusi col mal di montagna, come esso comunemente si intende, nè col male degli aviatori. Sono queste infatti sindromi ad insorgenza acuta la cui sintomatologia rapidamente diminuisce o scompare col ritorno alle normali condizioni di vita. Alcuni attacchi tipici di mal di montagna si verificarono nei soldati durante l'ascensione e la vittoriosa conquista del· l'Amba Alagi (m. 3411) ma non è di questo che io intendo parlare. N ella mia casistica i fenomeni, da me riscontrati e che si verificarono in individui già da qualche mese stabiliti sull'altipiano, e quindi completamente acclimatati, si installarono e presero subito un andamento cronico. Premetto che i soldati che passarono sotto il mio esame avevano già subito per lo meno due serie di visite mediche: la prima al tempo del richiamo alle armi, la seconda, rigorosissima, precoloniale; tutto questo permette di poter escludere nel modo più assoluto che i fatti da me osservati preesistessero in Italia o comunque prima dello sbarco dei militari in Colonia. Sorge ora spontanea una domanda: in condizioni meteorologiche eccezionali e di eccessiYa attività fisica, possono verificarsi fenomeni di scompenso in un cuore fin o allora perfettam-::nte sano? Vari e discordi sono le opinioni degli autori sull 'argomento ; da alcuni si ritiene che l'insufficienza cardiaca si stabilisca soltanto in cuori la cui struttura sia stata lesa, e che pertanto i fattori esogeni suddetti possano determinare fenomeni di scompenso solo quando il miocardio fosse già alterato. Altri invece sostengono il contrario e tra essi il Cesa- Bianchi che per primo ha dimostrato sperimentalmente come lo strapazzo cronico possa dare delle lesioni cardiache molto analoghe alla m iocard i te i n cuori fino ad allora perfettamente sani; facilmente per l'azione degli :1! tri bttori si sta.bil irebbcro fenomeni di scom penso.

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Nella mia casistica i fenomeni morbosi si iniziarono in alcuni individui subito dopo la comparsa di bronchiti acute o di corizze nasali, dopo cioè tutte quelle cause che possono stabilire una parziale stenosi delle vie respiratorie che, come è noto, rende più difficile l'ossigenazione del sangue polmonare e, di conseguenza, dei fenomeni di superlavoro del cuore. Qualche volta li ho riscontrati in individui che precedentemente avevano sofferto di quelle malattie debilitanti che possono lasciare delle traccie c;ull'apparato circolatorio e quindi i vecchi luetici, i portatori di forme reumatiche, coloro che avevano sofferto di infezioni generalizzate, di carie dentarie o di piorrea alveolare. Tutte queste precedenti malattie non avevano però lasciato tracce evidenti sul cuore (vizi valvolari, alterazioni del ritmo, etc.) che sarebbero state facilmente identificate ndle visite precoloniali, ma potevano al massimo aver prodotto !.olamente un indebolimento generale dell'apparato circolatorio difficilmente riscontrabilc anche all'esame più accurato. Come però bo già precedentemente detto molte volte. anche con l'indagine più accurata non fu possibile stabilire, n eli'anamnesi, l'esistenza di pregresse malattie polmonari o generali infettive o debilitanti . Da quanto risulta precedentemente posso asserire che in una percentuale dei casi lo scompenso si stabilì in individui che precedentemente avevano sofferto di cause debilitanti dell'apparato circolatorio, mentre nel resto questi fatti precedenti non furono riscontrati. I disturbi generalmente si iniziano con un'astenia di vario grado che, da principio più lieve, diventa sempre più evidente con il passar del tempo, finchè l'individuo non è più capace di sopportare le marce, nè di accudire alle sue normali occupazioni. Quest'astenia è poi mantenuta dall'anoressia che l'accompagna generalmente. Altri fenomeni caratterizzano questo periodo premonitorio come svogliatezza, cefalea. semo di ottundimento, talvolta vertigini e ronzii agli orecchi, irregolarità nella digestione, borborigmi, flatulenza, ipercloridia, stipsi. Importante anche il senso di scoraggiamento del soldato che tenta di astrarsi dalla vita comune, non partecipa alla giocondità dei compagni, si isola, diviene mesto e malinconico perchè è oppresso

da un senso indefinibile di maJesscre che ogni giorno lo invade di più. Lentamente, o talvolta improvvisamente, cominciano a farsi luce i fenomeni cardiaci che, qualche volta invece, sono i primi ad aprire la scena. Essi possono iniziarsi bruscamente oppure stabilirsi lentamente. Nel primo caso l'individuo, generalmente di notte, viene colto bruscamente da un violento attacco dispnoico simile all'asma cardiaco di cui non ha però nè l'intensità nè la durata; è costretto ad alzarsi, ad uscire dalla tenda ed a mettersi a sedere all'aperto perchè, in questo modo, respira meglio. Si hanno fatti di tachicardia, di dispnea, di cardiopalmo. Questo ::~ttacco può avere varia durata e, in un tempo più o m eno breve, scompare per ripresentarsi dopo qualche giorno. Qu esti attacchi sono dapprima sporadici, ma ben presto aumentano di frequen za, d'intensità e di dura t:.l. Altre volte i diHurbi


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SINOROM E CARD IACA

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cardiaci si stabiliscono lentamente. Durante le marce o sul lavoro il soldato viene facilmente colto da dispnea da sforzo, non riesce più a tener dietro ai compagni, il carico lo affatica ew~ssiva mente, viene preso dail'astenia e dallo scoraggiamento. Pnma o dopo però, anche in questo secondo caso, compaiono gli attacchi cardiaci già descritti. Negli intervalli tra gli attacchi non si hanno fenomeni generali gravi tranne, s'intende, che persistono l'astenia ed il senso di malessere. In questo primo periodo allontanando il paziente dall'altipiano e dalle fatiche della guerra si può sperare, con cure opportune, di ottenere ben presto una guarigione funzionale, ma qualora il soldato dia poca importanza ai sintomi suaccennati, non lficorra alle <:ure del medico reggimentale o al ricovero in ospedale, i fenomeni cardiaci aumentano rapidamente finchè si arriva al quadro dell 'insufficienza completa. Compaiono allora tutti i segni dello scompenso cardiaco sia del cuore destro sia del cuore sinistro, sindromi anginoidi, edema polmonare, asma cardiaco. Appaiono gli edemi degli arti inferiori che presto si generalizzano in ana· sarca, appaiono l'ascite ed i segni di stasi negli organi addominali, il polso diventa sempre più irregolare fino all'aritmia, finchè, per un più violento attacco di edema polmonare o per una malattia intercorrente, si giunge all'esito mortale. E' interessante notare come i fatti terminali possano soprav· venire molto rapidamente quando non si prendano adatti provvedimenti. L 'esame obiettivo !ià pochi dati specialmente nei primi tempi. Dal punto di vista delle condizioni generali può riscontrarsi, non necessaria· mente, uno stato di deperimento organico più o meno grave; a carico dd cuore i segni obiettivi tra i vari attacchi di tachicardia o di cardiopalmo sono molto scarsi potendosi solo talvolta constatare un lieve aumento nella frequenza delle pulsazioni (8s/go). Un fatto, che a me pare di una certa impor· tanza, è che il numero delle pulsazioni aumenta fino a 120/140 dopo scarsi movimenti; questo aumento si mantiene per pochi minuti dopodichè il numero delle pulsazioni torna alla norma. Col progredire dei fenomeni morbosi aumentano anche i segni obiettivi. A carico del cuore si riscontra l'aumento dei diametri prima del cuore destro poi del cuore sinistro, dovuti all ' ipertrofìa e quindi alla dilatazione dei vari segmenti dell'organo. Anche a Il'ascoltazione si rilevano i segm dell'alterata funzione cardiaca. I toni dapprima quasi normali divengono in seguito scoccanti, aumentano di frequenza, compaiono delle extrasistoli, possono apprezzarsi i segni di vizi valvolari stabi li tisi in seguito ali 'alterazione delle cavità del cuore, finchè si può arriva re al la aritmia completa. Quando infine la deficente forza del cuore non basta piLI a sopperire ai bisogni dell'organismo si fanno avanti minac· ciosi i fenomeni terminali e gravi dello scompenso facilmente riconoscibili. L 'unico caso di mone, riportabile alla sindrome dell'altipiano, lo constatai in un caporal~ d'artiglieria che, per ragioni varie, non ebbe l'opportunità di essere ricoverato prima in ospedale. Il paziente, individuo di costitl.t?Ìone pletorica, giunse da noi in uno stato di completo anasarca, il polso


SINDROME CARDIACA DELL'ALTI PLANO ABISSINO

era piocolo, frequentissimo, aritmi.:o; pochi minuti dopo il ricovero fu colto da un violento attacco di edema polmonarc che si calmò in parte in seguito ad abbondante salasso ed a cure opportune. Nella notte l'attacco si ripetette con maggiore intensità ed inutili furonc le nostre cure perchè rapidamente sopravvenne l'esito letale. Nella sindrome descritta la terapia ha una notevolissima importanza perchè, iniziata a tempo ed opporttunamente dosata, può ottimamente servire a prevenire maggiori danni. Noi possiamo dividere la terapia in fisica, sin torna tica, dietetica. Secondo il primo punto di vista alle prime avvisaglie del male sarà opportuno allontanare il paziente dall'altipiano le cui condizioni climatiche costituiscono la causa più importante dei fenome1ù morbosi. Questo allontanamento non deve essere totalitario ed improvviso perchè il portare in uno o due giorni questi individui dall'altipiano al bassopiano potrebbe essere ancora più dannoso; sarà quindi opportuno allontanarli gradualmente dall'alta montagna in modo da permettere al cuore, già in parte affaticato, di riabituarsi a delle condizioni di vita completamente differenti e ai polmoni di respirare un'aria in cui il contenuto di ossigeno è molto più abbondante. Nei casi in ispecie io smistai gli ammalati negli ospedali delle retrovie con la preghiera ai colleghi di vcler avviare lentamente i pazienti verso i luoghi di cura situati a meno di 2000 metri ove, come ebbi in seguito occasione di constatare, la magg]or parte di essi rapidamente si ristabiliva con la scomparsa completa ddla fenomenologia fino allora accusata. A mio avviso è questo il provvedimento di maggior importanza da prendersi di fronte a casi del genere. Dal punto di vista sintomatico la farmacologia ci offre un'infinità di rimedi per opporci alle manifestazioni dell'alterata funzione cardiaca. Tra tutti ho dato la massima preferenza alla digitale che ho usato abbondantemente sia sotto forma d'infuso sia degli altri succedanei della Farmacopea Militare. Per la dose mi sono attenuto preferibilmente alle dosi medie: somministrata infatti in questa quantità la digitale migliora il trofismo del cuore e permette al miocardio di contrarsi con minor fatica, rallenta il ritmo ventricolare sia agendo sul nucleo sinusale, sia aumentando il tempo di conduzione atrioventricolare; le diastoli divengono più lunghe, le sistoli più rare ed energiche. A questi effetti se ne aggiungono due altri importantissimi: depressione del tono dd simpatico ed intensa elevazione di quello del vago; per questo il tempo della diastole si allunga e con esso si allunga il periodo anabolico del metabolismo della fibra cardiaca. Per quanto riguarda i disturbi del ritmo la digitale fa scomparire le extrasistoli dovute alla fatica e alla distensione ventricolare; sui vasi agisce migliorando il tono e la contrattilità delle arterie. Come règola si può somministrare ai soggetti di media sensibilità da 0,5 ad r gr. di foglie in infuso; questa dose l'ho ripetuta per tre giorni salvo a sospenderla qualora comparissero fenomeni d'intolleranza


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o di cumolo. Se si presentava il bisogno dopo qualche giorno somministravo una dose leggermente inferiore. Oltre la digitaìe ho usato ancora lo strofanto che ha il vantaggio di poter essere somministrato a lungo. Vengono in seguito la sparteina, la caffeina, la canfora e l'etere, tonici ad azione prevalentemente vasale ma la cui indicazione varia da caso a caso. Ricordo ancora la convallaria, la scilla, l'adonis vernalis. Per eccitare la diuresi ho somministrato teobromina, diuretina ed ho sempre curato che questa funzione fosse il più possibile regolare. S'intende che quando i fenomeni di scompenso raggiungevano un alto grado ho usato largamente di tutti quei rimedi che s'impongono in casi del genere. Quando nel soggetto si presentava l'agitazione, specialmente notturna, ho somministrato calmanti preferendo i bromuri agli oppiacei che abbattono troppo il soggetto, e la valeriana che è un ottimo sedativo del sistema neuroviscerale. Infine ho cercato sempre, nei limiti del possibile, di somministrare agli ammalati una dieta adatta alle condizioni dell'organismo. Ai primi segni di scompenso ho usato un'alimentazione prevalentemente liquida o semiliquida prescrivendo un regime di vita moderato. Quando mi trovavo in presenza di fenomeni più gravi esigevo il riposo assoluto a letto somministrando una dieta rigorosamente lattea e, in caso di stasi gastro intestinale, di acqua zuccherata quando mancava la possibilità di aranciate o limonate. Infatti lo zucchero, aHmento energetico per eccellenza, costituisce l'alimento ideale per il cuore sano ed un ottimo farmaco per il cuore ammalato tanto che da molti si tenta d'introdurne sistematicamente l'uso e l'utilizzazione in terapia. E' anche opportuno tener sempre libero l'intestino con leggeri purganti o con clisteri. Non mi dilungo ulteriormente sugli altri punti della terapia dello scompenso grave perchè es~i sono a tutti noti.

Termino le mie brevi note col dire che l'assoluta mancanza di mezzi adatti ed il carattere estremamente mobile del mio ospedale di prima linea mi ha impedito di raccogliere tutti quei dati grafici, di laboratorio, ed anatomopatologici che sarebbero stati di grande utilità. Particolarmente l'elet· trocardiogramma, io credo, può rappresentare un elemento importantissimo in queste ricerche per avvertire le prime manifestazioni del male e per stabilire, nelle visite precoloniali, la perfetta integrità dell'apparato circolatorio degli individui che debbono essere destinati all'altipiano. Io m'illudo clic quando l'organizzazione sanitaria avrà raggiunto in queste terre una maggiore perfezione, queste mie ricerche siano riprese da qualche volentero~o che potrà corredarle di tutte quelle notizie necessarie per una maggiore chiarific:izione scientifica e per una migliore comprr:nsione.

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SINDROME CARDIACA DELL'ALTIPIANO ABISSINO

AuTORJASSUNTO. L 'A. ha studiato le ma n ifcstnioni dcll'insufficcnza circolatoria verificatasi in alcuni individui sull'altir.iano ahissino, esponendone la sintomatologia e cercando di spiegarne le cause.

BIBLIOGRAFI A GAZZANIGA:

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Direttore: maggiore generai~ medico FERDINANDO MARTOCLIC

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LABORATORIO CHIMICO- BATTERIOLOGICO- TOSSICOLOGICO

Direttore: maggiore medico CARLO CALIGARIS

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l germi del gruppo coli-aerogenes

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nelle acque dell'Africa Orientale Italiana

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Dott. Francesco Clantinl, tenente medico

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Espongo in questa breve nota i resultati di ricerche batteriologiche com· piutc su 40 stipiti di bacterium coli isolati da acque comprese nel territorio dell'Eritrea ed in quello della nuova Colonia. L 'importanza del reperto di questo germe come indice di contamina· zione fecale di un'acqua è intimamente connessa a una precisa determinazione dei suoi caratteri biochimici : è ormai a tutti noto il valore assunto dalla esatta differenziazione del B. coli comune, da una specie ad esso strettamente affine ma di diverso significato igienico quale sarebbe il B. lactis aerogeoes. Mentre la presenza del B. coli comune (quale tipico rappresentante dd\a flora intestinale umana e animale) denunzierebbe in un'acqua l'esistenza di cause contaminanti quali: superficialità della falda, comunicazioni anormali con luoghi abitati, etc., e quindi la possibile, contemporanea presenza di germi patogeni di origine intestinale, il reperto del B. lactis aerogenes (germe assai più diffuso nell 'amb.iente esterno che nel materiale fecale) ne renderebbe assai migliore il giudizio di potabilità. Non si può tuttavia affermare che il parere degli AA. sia su questo punto concorde. Se molti studi hanno potuto affermare la estrema rarità del B. lactis aerogenes nelle feci umane e animali (Rogers, Simonetd, Cerruti, Clark ed Evans. Mc. Konkey, Clemesha, De Magalhaes, Lcvine, Minkewitsch, Rettger, Ferreira-Horta, Parades, ecc.) e la sua prevalente diffusione nel suolo e nelle sostanze vegetali venute a con· tatto con questo (Rogers, L evine, Johnson, Cerruti, Greer etc.) altre ricerche dimostrano, al contrario, che questo germe può trovarsi presente anche nel materiale fecale (Neri , Bonalberti , Gorrieri, Di Aichelburg, Attimonelli, Bru· schettini - Manzini , ecc.), tanto che uno dei nostri più autorevoli studiosi in questo campo, il N eri , è portato a considerare il reperto del B. lactis aerogens nel! 'acqua come un possibj)e indice di inquinall)ento, allo stesso titolo del colibacillo. Nume rose sono state le indagini compiute sulla distribuzione dci germi del gruppo col i-aerogcne.~ nelle acque. Ançhc in questo campo n on esiste una completa uniformità dei reperti: comunque la maggior parte dci resultati ottenuti sembrerebbe convalidare il concetto che dalle acque

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esposte all'azione di cause di inquinamento fecale si isolino a preferenza stipiti di B. coli comune, mentre in quelle poste al riparo da condizioni sfavoreroli, si isolino più spesso stipiti di B. lactis aerogenes (Greenfield, Molinari, Rogcrs, Ara, Stokes, Parr e Caldwell, Rochaix, etc.). Anche il recente, accurato studio di Cerruti su 320 stipiti di coli-aerogenes isolati da fonti diverse (che conferma del resto quello di Levioe compiuto su ben 9026 stipiti) dimostra che mentre il tipo coli comune predomina nel contenuto intestinak umano e animale, ed è frequente nel latte e nelle acque superficiali, mentre è assente e per lo meno rarissimo sui semi di cereali, il tipo aerogenes, pur potendosi isolare anche dalle feci dell'uomo, è assai più frequente nell'ambiente esterno, nell'acqua, nel latte e sui grani di cereali. Se a ciò si aggiunge la dimostrazione ormai concorde di una maggiore resistenza vitale del B. lactis aerogenes rispetto al B. coli comune, non solo neli 'ampiente esterno ma anche verso l'azione dei vari agenti fisici e chimici , io credo che sia perfettamente giustificato ìl concetto di Cerruti secondo il quale: « Se l'origine non fecale dell'acrogenes non si può in linea assoluta ritenere dimostrata, è certo però che la contaminazione di un'acqua rivelata dalla presenza del B. aerogenes, è così distanziata nel tempo, da aver perso quel caratter~ di pericolosità che mantiene: invece il reperto del B. coli » . Potremmo anche domandarci se questi due germi, così vicini fra di loro per caratteri morfologici e proprietà biochimiche, non siano veramente che due varietà di una stessa specie o, più precisamente, se il B. lactis aerogenes rappresenti il resultato di una modificazione subita dal B. coli fecale per effetto delJe mutate condizioni .fisiche, chimiche e biologiche da esso incontrate nell'ambiente idrico. Come giustamente osservano Seppilli e Denes le ricerche compiute su questo indirizzo sono state soprattutto rivolte a controllare la sopravvivenza del B. coli nelle acque. Essa si aggirerebbe dai 6o giorni (come ha dimostrato Pierguidi per le acque di Siena) a parecchi mesi e sarebbe soprattutto legata alla composizione chimica dell'acqua e alla più o meno abbondante presenza in essa di sostanze organiche disciolte. Fra le modificazioni che interverrebbero nelle sue proprietà, la più precoce sarebbe la perdita della attività indoligena (Dienert ed Etrillard, Pierguidi); poi si verificherebbe una incapacità di riduzione del rosso neutro e di produzione di gas nei terreni lattosati e glucosati (Pierguidi), una maggiore sensibilità all'azione degli antisettici (Dienert ed Etrillard) e anche una modificazione nella sua costituzione antigene (Lehmann e Jusatz): tutti elementi che farebbero ritenere che queste modi.ficazioni conducano verso la fase R. del germe. Anche le belle ed esaurienti ricerche sperimentali di Seppilli e Denes su le modificazioni incontrate dal B. coli n eli 'ambiente idrico, oltre a constatarne una lunga sopravvivenza, hanno condotto a queste principali osservazioni: lnnanzitutto la perdita completa della sua mobilità, poi una maggiore resistenza al Gram e una forte riduzione delle sue proprietà fermentative specifiche (produzione d'indolo, fermentazione del lattosio, riduzione del rosso


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l GERMI DEL GRUPPO COLI-AEROGENES NELLE ACQUE DELL' A. O. l.

neutro) attributi questi che ne riconducono il 'luadro biochimico ad una espressione molto vicina a quella delle fasi R. degli altri germi del gruppo tifo-coli. Secondo altri AA. invece, le cause determinanti una variazione del B. coli verso la fase R. non indurrebbero alcuna modificazione delle sue proprietà biochimiche (Vanni , Pugnani, Granchi, Landau, ecc). Le ricerche in questo campo non sono ancora complete e non è quindi possibile, almeno per ora, apportare elementi sicuri e decisivi al concetto di una unica origine del B. lactis aerogenes e del B. coli comune. Tuttavia, la ormai provata instabilità delle caratteristiche di questo germe a seconda delle diverse condizioni ambientali in cui esso viene a trovarsi, ne rende almeno giustificata i'ipotesi.

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Caratteri differenziali fra B. coli comune e B. lactis aerogenes.

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Trattandosi di due specie strettamente affini, molte sono le proprietà che esse hanno in comune : forma bacillare, gram negatività, assenza di spore, facilità di sviluppo a 37° sui terreni ordinari, capacità di mohiplicazione in aereo ed anaerobiosi, fermentazione del glucosio e del lattosio con costante produzione di acidi e di gas, coagulazione del latte, sviluppo in gelatina senza liquefazione. A prescindere da alcuni caratteri differenziali di secondaria im· portanza che consistono da parte del B. lactis aerogenes nella frequente man· canza di mobilità, nella forma più tozza (Escherich), nella frequente prtscnza di forme capsulare e in una pa-rticolare vischiosità delle sue patine culturali, i due germi si distinguerebbero soprattutto in base alle seguenti proprietà biochimiche:

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Rapporto volumetrico dei gas prodotti dalla fermentazione degli idrati di carbonio. I. -

In seguito agli studi di Smith ( 1893) e alle ricerche successive di Keycs, Harden, Rogers e coli., il B. coli comune è stato definito un germe a basso rapporto di gas (minore sviluppo di gas nel totale e produzione di volumi uguali di COz e di H 2 I :I - I :I ,o6) mentre il B. lactis aerogenes può essere considerato un germe ad alto npporto di gas (maggiore sviluppo di gas nel tota3.e e produzione di una quantità di H 2 doppia di quella di C02).

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2. -

Prova dei rosso metile (R. M.).

Essa si basa sul fatto dimostrato dal Clark e L ubs che in un terreno contenente il o.s % di glucosio, di peptone e di fosfato bipotassico in acqua, mentre il bacterium coli produce in breve tempo (2-3 giorni) una acidità corrispondente a un pH di 4>4• l 'acrogenes raggiunge nello stesso spazio di tempo una acidità inferiore (pH 6,o). La r eazione viene rivelata con l 'aggiunta alla cultura di 2·3 goccie di soluzione acquosa al o,oz% di rosso di metile la cui sensibilità vira da un bel colore rosso brillante in presenza di un pH di 4·4

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I GERMI DEL G RUPPO COLI -AEROc;EN ES NELLE ACQUE OELL.' A. O. I.

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(B. coli: R. M. + ) ad un colore giallo più o meno intenso (pH 6,o B. aerogencs: R. M. - ).

3· -Reazione di Voges - Proskauer. Messa in luce da Voges e Proskauer nel 1898 questa reazione si basa nella produzione, solo da parte del B. lactis aerogenes, di una sostanza volatile, riducente (acetil-metil-carbinolo) quando esso venga coltivato in un mezzo liquido contenente glucosio, di composizione identica a quello che si usa per la prova del rosso metile. La reazione viene svelata aggiungendo alle culture (4 giorni dopo la semina) una eguale quantità di idrato potassico al

zo 'X,. In presenza di acetil-metil-earbinolo si ha lenta contparsa di una colorazione rosa simile a quella della eosina, che dalla superficie si diffonde a tutta la cultura. Le culture del B. coli in questo terreno rimangono del tutto incolori. 4· -

Prova di Koser.

Questo A. ha dimostrato che il B. lactis aerogenes, a differenza del B. coli comune, può utilizzare l'acido urico come unica sorgente di azoto e può svilupparsi in un terreno contenente il citrato di sodio come unica sorgente di carbonio. Il terreno di Koser è costituito da: NaCl gr. 5, MgSO.• gr. 0,2, (NH4) 2HPO. gr. r, K 2HPO. I, citrato di sodio gr. 2 in rooo c. c. d'acqua distillata. La soluzione va fatta in quest'ordine e con acqua leggermente tiepida affinchè il terreno riesca del tutto limpido. Il pH deve essere aggiustato a 6,8. Dopo 24 ore di termostato il B. lactis aerogenes ha già intorbidata la cultura, mentre il B. coli non si sviluppa affatto.

5· -

Terreno di Simmons.

Fu descritto da questo A. nel 1926 ed è molto raccomandato special mente dagli AA. americani. Non è che il mezzo di Koser reso solido dall'aggiunta del 2%. di agar e addizionato con l' 1 '}6 di soluzione alcoolica dj bromotimolblau all'r,5 %. Si distribuisce in tubi in alto strato, si sterilizza, si versa in piastre. E' preferibile seminare gli stipiti da ident1hcare solo in alcune zone del terreno anzichè per strisciamento. Il B. coli si sviluppa appena, mentre il B. aerogenes in breve tempo (24-48 ore) produce colonie rigogliose, opache, di un bel colore azzurro che in breve si comunica anche al terreno.

6. -

Prova di Eijkman.

Questo metodo sfrutta la proprietà termotollerante del B. coli comune, cioè la sua proprietà di svilupparsi anche a 46°. Può usarsi a tale scopo il comune brodo glucosato, o, secondo la modificazione di Perry-H aina, un terreno costituito da gr. 15 di peptone, 3 gr. di glucosio, 4 gr. di fosfato bipotassico e 5 gr. di cloruro di sodio su 1000 di acqua distillata. Il B coli comune


II94

l GERMI DEL (,RUPP~) CQLI -AEROCiENE.S NELLE ACQUE DELi.." A. O. l.

a temperatura di 46° si svilupperebbe facilmente e produrrebbe rapidamente acidi e gas dal gluco~io, mentre il B. acrogenes verrebbe ostacolato nello sviluppo e nell'attività fermentativa.

7· -

Produzione d'indolo.

Questa proprietà è posseduta in modo elettivo dal B. coli comune mentre è appena presente o mancante del tutto nel B. aerogenes. Queste sono, ir. complesso, le prove più note e ritenute più precise n ei riguardi della differenziazione di questi due germi. Per non citare che qualche nome di AA, italiani, fra i numero~issimi che si sono occupati recentemente di questo argomento, dirò che giudizi favorevoli su di esse sono stati espressi da Bruschettini, Severi e Filomeni, Ara, Bonalberti, Simonetti, Zavagli, etc. Dal complesso delle osservazioni di questi AA. viene tuttavia denunziata una maggiore sensibilità dei terreni cit.-atati (in specie del terreno di Simmons), della reazione di Voges- Proskauer e della prova di Eiikman. Altre prove differenziali come quelle proposte da Pesch, Levine (agar lattosio al bleu di metilene, eosina), Burke- Gaffney, Salle, Barthel (quest'ultima studiata recentemente da Franco con ottimi resultati) non aggiungono, come giustamente rileva Cerruti, nessun nuovo dato di fatto oltre a quelli già constatati.

Ricerche personali. Ho voluto classificare, secondo un analogo indirizzo, 40 stipiti appartenent.i al gruppo coli aerogenes tutti di origine idrica. Essi furono isolati durante i numerosi esami di acque compiuti nel Laboratorio Batteriologico di Asmara nel periodo compreso dall 'agosto 1935 al maggio 1936. La loro definizione generica di gruppo era stata compiuta su ciascun germe in base ai caratteri da me già più sopra numerati parlando delle proprietà possedute in comune dal B. coli e dal B. lactis aerogenes. Tuttavia, al momento di intraprendere questo studio, ho proceduto a un nuovo esame in serie delle caratteristtche dei ceppi isolati. La maggior parte di essi aveva già subìto un numero non indifferente di trapianti nei terreni solidi ordinari (agar). Di ogni stipite ho di nuovo preso in esame i caratteri morfologici, la mobilità, il comportamento al gram, lo sviluppo in gelatina, la capacità di produrre indolo e Jdrogeno solforato, l'attività fermentatrice degli idrati di carbonio, la coagubzione del latte e la riduzione del rosso neutro. Le culture in gelatina (a temp<:ratura ambiente) sono state mantenute . . . tn osservaziOne per 15 g1orm. Per la prova di produzione dell'idrogeno solforato mi sono valso d el terreno di Nicolle, Raphael e Debains all'acetato neutro di piombo. Per la ricerca dell 'indolo nelle culture (dopo 10 giorni di termostato) ho usata la reazione al nit.roprussiato di sodio (di Legal-W cyl).


l GERMI DF.L GRUPPO COLI-AEROGE:-.IES NELLE ACQUE DELL' A. O. l.

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Gli idrati di carbonio esaminati sono stati i seguenti : glucosio, levulosio, lattosio, rnannite, maltosio, destrina, galattosio, sorbite, saccarosio, inulina, amido, inositc, dulcite, amigdalina, salicina, adoni te. Per la differenziazione del tipo coli dal tipo aerogencs mi sono valso delle seguenti reazioni differenziai i : prova di Voges-Proskauer, rosso meri le, terreno di Koser, di Simmons e prova di Eijkman. Per ambedue le prove (di Voges-Proskauer e al rosso metile) bo utilizzato il terreno proposto da Clark e Lubs e che ho già descritto, ma ho voluto nello stesso tempo sperimentare la moditìcazione che Cerruti ha introdotta nella composizione di questo terreno. Essa consiste nella sostituzione del glucosio del terreno di Clark e Lubs con una eguale quantità di lattosio.

Risultati. Dal punto di vista morfologico non ho notato nei 40 ceppi esaminar~ differenze sensibili. Ho sempre osservato in tutti i ceppi un assai marcato polimorfismo: forme bacillari, in genere tozze, a bordi arrotondati, miste a forme più lunghe, talora, ma raramente, filamentose; qualche elemento ::1 navetta, qualche forma diplobacillare. Tutti gli stipiti er:ano gram- . Tre ceppi (classific::tti in base alle diverse prove come tipici aerogenes) presentavano una consistenza nettamente mucosa delle loro patine in agar. Nessun ceppo ha fluidificata la gelatina neanche dopo 15 giorni. Nelle culture in gelatina di ceppi rivelatisi alle prove successive come appartenenti al gruppo degli aerogenes, ho notato sovente il formarsi di bolle di gas attorno alla stria di infissione. Tutti gli stipiti hanno mostrata una energica azione riduttrice del rosso neutro, ma questa proprietà è resultata specialmente marcata nei ceppi aerogenes. Già dopo 20 ore di termostato la decolorazione e la fluorescensa erano evidentissime. I ceppi di coli comune hanno in complesso dimostrato un potere riducente energico ma leggermente più tardivo (da 24 a 28 ore). Tutti gli stipiti hanno coaguhito il latte più o meno rapidamente (dalle 24 alle 48 ore). Pochissimo manifesta è stata invece in tutti i ceppi la produzione di idrogeno solforato, anche dopo 6 giorni di termostato. Essa è stata in genere assente del tutto nei ceppi aerogenes, ma anche nei ceppi di B. coli comune essa si è limitata a una leggera colorazione grigiastra del terreno: inoltre alcune specie di questo germe si sono mostrate del tutto prive di tale proprietà. Per ciò che riguarda il potere fermentativo degli idrati di carbonio tutti i 40 ceppi studiati hanno rapidamente acidificato con produ~ zione di gas i seguenti zuccheri: glucosio galattosio, lev.ulosio, inosite, lattosio, mannite, maltosio e sorbite. Verso i polisaccaridi (inulina, amido e destrina! l'attività fermentatrice è stata la seguente: l'inulina non è stata mai attaccata da nessun stipite; l'amido è stato fermentato solo con leggera acidifi-


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l GERMI DEL GRUPPO COLI-AEROGENES NELLE ACQUE DELL' A. O. L

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-1 l GERMI DEL GRUPPO COLI-AEROGI'.NI·.S :-:ELLE i'.CQUf UELL ' A. O. l.

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LLA Voges Proskauer

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Classificazione dei ceppi

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B. coli comune id. id. id. id. id. iù. B. coli var: gruent hai id. B. coli var : neapoli tanum id. B. lactis aerogenes id. id. id. id. id. id. id. B. aerogenes ferme n t ante lo. dulcite id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. id. Forrne intermedie f ra coli e aero· genes id. id. id. id. id. id. id.

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cazionc dalla maggioranza dei ceppi aerogenes, mentre non è stato modificato da nessuno dei ceppi di B. coli comune. La destrina è stata fermentata con produzione di acidi e di g::ts da tutti i ceppi aerogenes e acidificata anche da qualcuno dei ceppi di B. coli, per quanto la maggior parte degli stipiti di questo germe si sia mostrata verso questo zucchero, completamente inattiva. Questi reperti confermerebbero parzialmente quelli ottenuti da Chantemcsse e Widal, Burk, Mac Conkev e Levint. Fra i glicosidi l'amigdalina è ;tata ferment;1ta con sola produzione di acidi dai ceppi del gruppo aerog<>nes, mentre nC"ssuna attività verso di essa hanno dimostrato d!i possedere gli stipiti del gruppo coli. Espongo nella precedente tabella gli altri caratteri distintivi presentati da tutti i ceppi. Alle prove elettive di differenziamento del gruppo coli aerogenes unisco per ciascuno stipite i resultati delle fermentazioni di altri 4 idrati di carbonio (saccarosio, salicina, dulcite e adonitc) compiute per una più precisa classificazione di questi germi secondo lo s'hema proposto dal Levine e oggi accettato dagli AA. americani e tedeschi.

Discussione dei risultati. Le diverse prove differenziali compiute su i 40 ceppi presi in es:1me, mi permettono di considerarne 29 come facenti parte del sottogruppo B. lacris aerogenes e I I come facenti parte del sottogruppo R. coli. I 29 stipiti del gruppo aerogenes possono essere a mio parere così distinti: 8 stipiti in cui l'esito delle varie reazioni differenziali e delle attività biochimiche ha corrisposto ai caratteri propri del B. lactis aerogenes tipico (positività delle reazioni Voges- Proskauer, Koser, Simmons. Nega· tività delle prove de! rosso metile e di Eijkman. Fermentazione con svi· luppo di acidi e gas dal saccarosio, dalla salicina e non dalla dulcite. Assenza di potere indoligeno); 13 stipiti che, per quanto provvisti dei caratteri elettivi del B. lactis acrogcnes, hanno mostrato di possedere in più una attività fermentatricc (acidificazione e produzione di gas) verso la dukite; 8 stipiti che rivelatisi come appartenenti al sottogruppo aerogenes in seguito alle prove di Voges - Proskauer, rosso di m etile ecc., hanno dimo· strato di essere provvisti di attività fermentatrice (produzione di acidi e di gas) verso la dulcite, ma di nessun potere verso il saccarosio: caratteri questi più prossimi a quelli del B. coli comune anzichè a quelli del B. .terogenes. Credo che questi 8 ~tipiti debbano essere considerati come forme intermedi~ o forme di passa,ggio fra il B. coli comune e B. lactis aerogenes. . Gii rr stipiti del gruppo col i possono essere cosl classificati: in 7 di ess1 <.:rJno presenti i caratteri propri del B. coli comune~ mobilità, produzione di acidi e di gas dalla salicina e dalla dulcite; assenza di fermentazione del


l C ER~H DEL GRL' I'I'O COI.I -.\I· Ro<.;E;-; E~ :-.:l'LI .!· .\ C:Qt.: E I>ELI.' :\ . O . l.

II99

saccarosio; potere indoligcno. Ncgatività delle reazioni di Voges- Proskauer, di Koser e di Sirnmons. Positività della prova al rosso metile. Possibilità di accrescimento a 46'' con acidificazione e produzione di gas dal glucosio secondo il metodo di Eijkman. Gli altri 4 si discostavano da questo tipo solo per il diverso comportamento alle prove di fermentazione degli idrati di carbonio. Due di questi hanno acidificato con produzione di gas il saccarosio e la salicina ma non hanno fermentato la dulcite. Inoltre erano sprovvisti di mobilità. Credo che essi possano essere riportati alla sottospecie B. Ncapolitanum secondo la classificazione di Levinc:. Gli altri due (provvisti di discreta mobilità) possedevano attività fcrmentatrice soltanto verso l'adenite: (sottospccie B. Grucnthal secondo b medesima classificazione). L'apprezzamento della mobilità c della proprietà indoligena di rutti i ceppi non ha mostrato di rivestire alcun sicuro significato differenziale. Molti dei ceppi classificati nel sottogruppo aerogenes erano provvisti di mobilità manifesta per quanto poco marcata e anche il potere indoligeno era presente in molti di essi per quanto in scarsa misura. Per ciò che riguarda il comportamentù dei vari metodi elettivi di classificazione, io credo di poter concludere quanto appresso: La prova che si è dimostrata pilt sensibi le, avendo fornito un maggior numero di resultati corrisponden ti alla diversa natura dei ceppi esaminati, è stata quella di Eijkman: solo una volta essa ha permesso lo sviluppo e le attività fermentative di un ceppo che le altn: prove definivano per un aerogenes. Anche le prove di Koser c di Simmons hanno dato ottimi resultati ed hanno mostrata una perfetta corrispondenza reciproca, escluso un solo caso nel quale un ceppo classificabile come aerogenes ha mancato di svilupparsi nd terreno Jj Koser. Anche la reazione di Vogcs- Proskauer ha dato buoni resultati e sempre in accordo agli altri metodi. Solo verso due stipiti di aerogenes ha dato resultati discordanti e meno scnsibilt rispetto a quelli delle altre reazioni: in uno essa è stata del tutto negativa, nell'altro ha avuto esito appena apprezzabile. La reazione al rosso m etile è l 'unica prova i cui gli esiti sono stati in un certo numero di casi meno evidenti rispetto a quelli delle altre. Verso tre ceppi aerogencs essa ha dato resultato nettamente positivo (colorazione rossa evidente), in altri otto casi l'esito è stato dubbio, tanto da non poter essere interpretato con certezza. Le due prove (Voges- Proskauer e rosso metile) compiute cimentando ciascun stipite col terreno eli Clark e Lubs origi nale e con quello modificato da Cerruti hanno costantemente condotto a resultati identici. Questi reperti mi inducono a confermare la superiorità del metodo Cerntti rispetto a quello originale, anche in considerazione del maggior vaiore differenziale che il Jattosio presenta di fronte nl glucosio per la identificazione di specie microbiche sospette.


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I GERMI IJEL GRUPro COLI-AF.ROCENES NELLE ACQUE DF.LL' A. O. I.

Devo in ultimo rilevare che l'esito degli esami chimici eseguiti in ciascun campione di acqua dalla Sezione Chimico-Bromatologica del Laboratorio, ha in linea di massima corrisposto ai resultati della classificazione batteriologica: note\'ole contenuto di nitriti e talora dj ammoniaca nelle acque da cui venivano isolati ceppi di B. coli, assenza di nitriti e di ammoniaca o soltanto presenza di tracce di nitriti in quelle acque da cui venivano isolati germi del sottogruppo aerogenes. Tali reperti convaliderebbero l'ipotesi che assegna alla presenza dei bacilli del sottogruppo aerogenes nelle acque, il significato di un'inquinamento remoto. RIASSUNTO. - L'A. ha passato in ra~scgna alcune delle più note reazioni proposte per la identificazione dei germi del gruppo coli-aerogenes. Ha usato la reazione di Voges-Proskauer, quella al rosso metile, la prova di Eijkman e i terreni di Koser e di Simmons su 40 stipiti coli- aeroge.nes isoiati da :tcque dell'A. O. L In base a quest~ prove e a quelle di fermentazione degli idrati di carbonio, 29 ceppi sono stati classificati nel sottogruppo del B. lactis :terogenes, II nel ~ottO),'Tuppo del B. coli. Dei primi 29 ceppi fanno parte 8 germi che presentavano proprietà fermentative analoghe a quelle ùd B. coli comune e che l'A . ritiene rappresentino forme intermedie o di passaggio &a questi due sottogruppi. Le reazioni elettive hanno mostrato in complesso una buona sensibilità ed hanno dato resultati concordanti. Particolarmente sensibili si sono rivelati i terreni di Koser e di Simmons e le prove di Eijkman e di Voges-Proskauer.

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CASISTICA

CLINICA

OSPEDALE DA CAMPO 78 - AFRICA ORIENTALE

Direttore: maggiore medico F.. c.~s1ELLI.

IL LINFOGRANULOMA INGUINALE VENEREO NELLtAFRICA ORIENTALE ITALIANA Dott. Luigi Pe ruccio, sotroten.:mc medico, specialista in dermosifilopatia, assistente inc. alla Clinica Dermosifilopatica della R. Uni,crsità di Torino (Dirett.: Prof. E. Bizzozero).

Sull'identità no~ologica dd linfogranuloma inguinale venereo e del cosidetto bubbone climatico, oramai tutti gli AA. (Favre, Hcrmans, Rugc ccc.), che si sono interessati particolarmente dell'argomento, sono di opinione pienamente concorde. Durante il mio servizio militare in A. 0., prestato in un primo tempo presso un Ospedale da campo indigeno, nt:llo spazio di due mesi soltanto, ebbi occasione di osservare 3 casi di bubbone climatico in tre ascari, in due dei quali accanto ad una tipica adcnopatia inguinale linfogranulomatosa, era pure presente uno spiccato ingrossamento delle ghiandole iliache profonde, quale appun tA) si osserva in un 'alta percentuaic di casi nella malattia di Nicolas-Favre. In tutti e tre i pazienti non riscontrai, al momento del ricovero in Ospedale, alcuna lesione al m embro, n è l 'anamnesi mise in rilievo la presenza a l membro di lesioni in un recente passato. La terapia iodica condusse a I:,ruarigione la malattia in due di essi, nell'ulti mo caso, trattato meno intensamente e per un periodo di tempo più breve, si ebbe solo un notevole miglioramento della sintomatologia obbiettiva. Non mi è stato pos~ibile praticare in questi pazienti la intradermo-reazione di Frei, per mancanza di an ti gene. Nel mese di novembre, essendo stato trasferito presso il reparto Dermocdtico dell'Ospedale da Campo 78 (Ospedale per nazionali), nello spazio di 8 mesi soltanto (novembre 1935 - giugno 1936), ebbi occasione di osservare n umerosi casi di linfogranuloma inguinale venereo in soggetti nazionali (operai e soldati).

Presso questo Ospedale mi è stato possibile allestire due campioni diversi di antigene di Frci, entrambi molto attivi e nettamente specifici (come risultò dal controllo su wggetti sani), che in seguito iniettai intradcrmicamente in tutti gli individui portatori di adcnopatie di sospetta natura linfogran ulomatosa. In questo modo non solo mi è stato possibile diagnosticare


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JL Uì'<F(X;R:\Nl:LOM:\

INGU!NALF.

VE:>IEREO NELL'A. O.

l.

Ja malattia in <.JUakhc caso assai dubbio (ad esempio, per contemporanea presenza di ulcere veneree), ma potei altresì intraprendere (il che non era meno importante dal punto di vista delle esigenze belliche) tempestivamente la cura nei casi acccrt..'lti, abbreviando wsì notevolmente la durata della degenza in Ospedale di tali pazienti. I casi da mc osservati ammontano a 21, e quasi tutti, meno 3, si riferiscono ad individui, che si trovavano, ~1 momento del ricovero in Ospedale, in A. O. da svariati mesi (almeno da 3 mesi, periodo di tempo che corrisponde alla durata ma~sima deli 'incubazione della poroadenite inguinale), per cui non vi era alcun dubbio che la malattia era stata contratta in Africa e precisamente da donne indigene, non avendo avuto i pazienti alcun rapporto sessuale con donne bianche. In tutti questi individui la terapia iodica, intensamente.: applicata, dette risultati ottimi; pochi infatti furono quelli che dovettero essere rimpatriati per il decorso eccessivamente lungo e torpido dell a malattia, mentre la maggioranza di essi guarirono in media nello spazio di 35-50 giorni, e, rinviati al corpo, poterono riprendere il loro servizio. Il decorso clinico della malattia in questi pazienti si presentò con caratteristiche cliniche identiche a quelle che presenta il linfogranuloma inguinale venereo osservato in Madre Patria. AuTORIA SSt •NTO. L'A., riferisce di avere osservato durante il suo servizio milttare in A. O. I., 21 casi di linfogranuloma inguinale venereo in soggetti nazionali, r.ci quali b diagnosi oltrechè clinicamente, venn.: anche accertata mediante l'intradermoreazione di Frei: la malattia, che decorse in tutti quanti i casi colle stesse caratteristiche cliniche che presenta il linfogranuloma inguinalc venereo osservato in Madre Patria, venne sicuramente, in 18 di questi individui. contratta in Africa e da donne indigene.

Gaggiret - Giugno 1936.

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OSPEDALE MILITARE 01 PERUGIA - REPARTO CHIRURGIA

Direttore: ten. col. medico

C.

CREsPELLA N l.

Grossa cisti di echinococco del lobo inferiore

del polmone sinistrot trattata col metodo Valdoni Dott.

M. Poltronieri, primo capitano medico, capo reparto

E' ormai pacifico che la cura dell'echinococco del polmone debba essere chirurgica: qualche eccezione può essere fatta per cisti piccole e centrali, per le quali è forse conveniente non mtervenire. L'argomento è stato ampiamente trattato nell 'ultimo Congresso di Chirurgia tenutosi a Bologna neli 'ottobre '935· Secondo k ultime statistiche il successo si ottiene nel 94 ~.. circa dei casi. L 'echinococco si localizza nel polmone in circa il 10 % dei casi; in genere preferisce soggetti giovani dai 18 ai 35 anni e di sesso maschile; più comune è la localizzazione nel polmone destro; più soven~ si tratta di cisti uniche. ma non mancano anche le multiple; più facile trovarle nel lobo inferiore. Gli embrioni giungono in circolo per le radici delle vene emorroidaric e per la vena cava e il cuore destro vanno al polmone: può aversi anche infestione per le vie aeree o per i vasi chiliferi . Occorre distinguere fra cisti asettiche e cisti suppura~; queste ultime vanno considerate alla stre!:,rua di ascessi polmonan. Capitale è la raccomandazione comunque, nel dubbio di una cisti idatidea del polmone, di non praticare m ai << punture esplorative >• . Numerosi sono i casi riferiti, specialmente nel passato, di chO<. anafì!Jttici, spesso mortali, e di disseminazioni del parassita. Non è còmpito di questa breve nota di trattare della sintomatologia e della diagnosi dell'echinococco polmonare. Spesso il complesso sintomatico può far pensare alla tubercolosi; le ricerche di laboratorio e le reazioni umorali, ma sopratutto la indagine radiologica, che mai deve venire trascurata, conducono alla diagnosi sicura. GH esiti della malattia possono essere la guar igione spontanea (ciò a v\o iene sopraturto per le piccole cisti) per calcifi cazione o per vomica a causa di apertura in un bronco; ma in questo caso è facile la suppurazione della cisti con tutte le sue conseguenze. Impor tantissimo per la condotta operatoria è l'esistenza o no di aderenze pleuriche; i pericoli dell'apertura del ca-vo pleurite sono noLi (pneumotorace ed embolie); nell 'assenza quindi di aderenze dei due foglietti, prima cura del chirurgo deve essere quella di provocare ~'adesione artificiale della pleura; e ciò si verifica quasi sempre in presenza di c!sti non infette. Di qui i numerosi metodi proposti: alcuni, in un tempo, facendo collabire


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GROSSA CISTI DI ECH INOCOCCO DEL LOBO INFERIORE ECC.

immediatamente i due foglietti ; altri, in due tempì provocando artificialmente l'accollamento dei foglietti stessi; provocando insomma una pleurite artificiale reattiva. E' oggi fondament.ale, che se esistono già aderenze pleu· riche, si possa intervenire in un tempo solo; se no, bisogna agire in due tempi successivi. La toracotomia con resezione più o meno ampia di uno o più tratti di costole segna l'inizio dell 'intervento. Vi è quindi chi sutura la pleura, con sutura concatenata e passa subito all'aggressione della cisti ; oggi si tende ad abbandonare questo metodo, taaora infido. Sauerbruch ha proposto l'operazione con •< pressione differenziale l> in una speciale camera a ipopressione onde evitare l'entrata brusca dell 'aria nel cavo pleurico, al momento dell 'apertura di questo. La testa del malato resta fuori della suddetta camera mentre il resto del paziente e gli operatori sono dentro a questa speciale camera (a meno 10 mm. Hg.), nella quale la pressione esterna viene artificialmente diminuita. A parte la difficoltà di possedere dovunque una simile costosa installazione, tale metodo non ha dati i brillanti risultati che si attendevano. Antonucci ha proposto di praticare prima uno pneumotorace artificiale, allo scopo di favorire l'aderenza pleurica e la compressione con conseguente atelettasia del parenchima polmonare. Un vero progresso hanno segnato i metodi del •< piombaggio extrapleurico » proposti da Sauerbruch e perfezionati dal Valdoni. Il metodo di quest'ultimo si basa su una toracotomia più o meno ampia in primo tempo, con conseguente piombaggio extrapleurico con massa di par;~.ffina sterile. Ciò determina aderenze pleuriche e compressione atelettasica del parenchima polmonare. In secondo tempo si toglie il piombaggio e si procede all'apertura della cisti, previa incisione al terme-cauterio o al bisturi elettrico dello strato di p:u-anchima soprastante alla cisti, alla asportazione della membrana chitinosa e in caso di difficoltà, alla marsupializzazione della cisti che viene poi eliminata; è consigliabile la formolizzazione del contenuto con la iniezione di qualche eme. di soluzione di formolo alJ' I o{, ; drenaggio e rinnovo de) piombaggio, per qualche giorno, con garza. Il piombaggio extrapleurico in secondo tempo favorisce l'eliminazione del cavo residuo all'asportazione della cist.i e il collabire delle pareti; ciò evita anche la formazione di fistole bronchiali e ne facilita in modo estremo la chiusura rapida. Il polmone si ridistende rapidamente; la guarigione si può dire avvenga per prima intenzione. Incidenti post-operatori immediati e tardivi possono essere le emorragie primarie e secondarie; vengono in genere domate dal tamponamento. Si può avere una suppurazione polmonare pcricistica sicchè la febbre non cede malgrado l'apertura e il drenaggio del cavo cistico. E' di somma importanza come raccomanda il Taddei, di far cadere l'incisione della cisti nel punto più basso e più declive di essa onde evitare l'incompleto svuotam ento e il ristagno, se l 'i ncisione cadesse eventualmente pitt in alto.


GROSSA CISTI DI F.CH I~O<":OCCO DEI. LOBO IN FERIORE ECC.

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Scopo di questa nota, rifercntesi ad un caso del genere da me operato, è di riferire circa !;-, bontà e la ~icurezza de Il 'intervento in due tempi secondo il metodo Valdoni. Soldato Sciutti Eliso: classe '9'3• Distretto Terni, del 36° fanteria. Entra in reparto il 20 marzo 1936 esce guarito il 23 giugno 1936. Anamnesi: Gentilizio negativo; nega lue ed altri mali venerei. Ha goduto buona salute fino a 16 anni quando fu operato di ernia inguinale destra strozzata. Chiamato alle armi il 23 settembre ' 935· Già fin dal mese di agosto aveva cominciato a sentire dolore quasi continuo all'emitorace sinistro, specie sotto l'ascella; difficoltà nel respiro specie nella profonda inspirnione; tosse con modica espettorazione, talora ematica. Giunto al corpo fu inviato all'O~pedale Militare di Roma e di là fu inviato in licenza di convalescenza di mesi tre per pleurite sinistra. Finita detta licenza fu giudicato idoneo e inviato al Corpo a .Modena. Ma dopo una settimana ricominciò a sentire dolori vivi con febbre, tosse forte e sputi sanguigni per cui fu ricoverato 23 giorni nell'infermeria di Corpo donde il 13 febbraio fu inviato in licenza di convalescenza di tre mes1. Continuando a soffrire chiede ricon:ro nel nostro Reparto. Esame obiettivo: Individuo di hunna costituzio ne scheletrica c muscolare. Pannicolo adiposo mediocremente S\iluppato, lieve st::tto anemico della cute e delle mucose. Non adenopatie cervicali e ascellari. Torace: Alla percussione si nota leggera ipofonesi alla base sinistra. All'ascoltazione si sente qualche leggero fruscìo pleurico pre,·alentemente inspi ratorio. Fremito vocale tattile conservato. Cuore: Nei limiti, toni netti. Addome: Un po' meteorico ma tr:mabile e indolente. Cicatrice inguinalc destra da pregresso ano operativo (ernia). Radiogm[ir1 (22 marzo 1936). All'es:Jme del torace si riscontra un'ombra alla regione del lobo inferiore sinistro, di forma rotonda a contorni netti e della grossezz:~ di un'arancia, che per la sua configurazione viene diagnosticata radiologicamcnte per cisti di echinococco unica del lobo inferiore del polmone sinistro. Esamt dell'espettorato: Neg<Hivo per il bacillo di Koch. Data la chiarezza del reperto r:1diologico non si ritiene necessario praticare le indagini umorali. Intervento operativo: 1° Tempo (1" aprile 1936). Anestesia locale (nO\·ocaina o.3o) previa m1ez.ione d i dilaudid-scopolamin-knoll, si pratica un'incisione a le mbo dclìe parti molli e quindi si resecano per circa 5 cm. la settima e ottaYa costola sinistra, fra l'ascellare posteriore e l'angolare della scapola. Scoperta la pleura si procede al suo scollamcnto in tutte le direzioni e si pratica il piombaggio in paraffina con circa soo eme. di paraffina bismutata; sutura del lembo con piccolo zaffo. Decorso post-operatorio regolare con lievi rial zi termici salt u:~ ri serali. Radiogratìa praticata il 14 aprile fa notare la presenza della pkurite reattiva e la scomparsa dell' ombra cistica. 2° Tempo (6 maggio 193/i). Anestesia locale previa iniezione di dilaudid-scopolamin. Si solleva il lembo muscolo cutaneo ben cicarrizzato. Si asporta col cucchiaio c con pinze il blocco di paraffina. La pleura appare grigio-rossastra e il polmone sottoMante compresso in profondità. Puntura esplonlti,•a: alla profondità di circa 3 cm. si estrae liquido limpido acquoso. Si iniettano 2 eme. di soluzione all'I % di formolo; sulla guida dell'ago s'incide al terme-cauterio e si fa così cadere la breccia sul margine inferiore cklla e i ~·ti; con un klc:m.mer c con il dito SI tenta l'aspvrta7.io nc tlclla mem-


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GROSSA CISTI Dl ECH I:-JOCOCCO DEL LORO INFERIORE ECC.

brana che però appare aderentissima e non offre punti di presa. Si mette un grosso tubo di drenaggio; si rifà il piombaggio con garza c si sutura in seta il lembo cutaneo. Il decorso post-operatorio è febbrile nei primi 15 giorni poichè a! 5" giorno comincia l'eliminazione del la membrana chitinosa in necrosi, eliminazione che si completa in circa 20 giorni. La ferita gr:mula poi rapidamente e guarisce per prima intenzione. Radiografia (t6 giugno tt,J36). Lie\'e zona di opacità dell'ex zona cistica per esiti di reazione pleurica e formaz ioni connettivali post-operatorie da parte del tessuto parenchimale del lobo infe riore del polmone sinistro. Riduzione dell'esc.ursione diaframm:nica e scomparsa ddl'angolo costodiaframmatico sinistro. L'ammalato si rimette rapidamente in forze, dice di sentirsi bene ed esce guarito. il 23 giugno 1931i. con un anno di licenza di convalescenza.

La difficoltà di asportare la membrana chitinosa durante l 'atto operatorio consiglia di attenderne l 'e!imimzione in necrosi attraverso un largo drenaggio. E ' import.ante di uccidere preventivamente il parassita con la formalizzazione; questa provoca qualche accesso di tosse stizzosa che cede pLrÒ dopo pochi minuti. Riassumendo: allo stato attuale delle nostre cognizioni mi sembra che il metodo di Valdoni, sia quello che oggi offra maggiore sicurezza e probabilità di succes~o. La piutoosto lunga degenza che esso comporta è ampiamente ricompemat.a dalla sicura e definitiva guarigione del malato senza conseguenze e postumi apprezzabili. Un caso di cisù di echinococco del lobo inferiore del polmone sinistro trattato e guarito col metodo m due tempi del piombaggio extrapleurico, secondo Vakloni. RtASSUNTO.

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OSPEDALE

MILITARE DI UDINE

Direttore: ten. colonnello medico AsTO:-<IO T un iLLI.

UN RARO CASO DI OSSESSIONE IMPULSIVA Dott. Antonio Faraone primo capitano medico, capo reparto specialista in malattie mentali e ner\'ose.

L'indimenticabile Maestro Senatore Prof. Leonardo Bianchi, gloria fulgidissima della psichiatria italian.l, illustrando nel suo Trattato la ossessione omicida, concludeva essere fortunatamente questa figura clinica molto rara.

Avendo avuto io stes~o l'opportunità di studiarne recentemente un caso analogo '-- l'unico in più che un ventwnio di esercizio professionale scmbrami opportuno segmlarlo nei dettagli, con qualche considerazione diagnostico-differenziale. Cavallegg. S .. .. Angelo, tlel Reggimento Piemonte J{eaie, classe 1915. Inviato in ossen·azione per esame neuropsichico; l'ufficiale medico dirigente il serYizio sanitario del Corpo nella sua dichiarazione segnalava il s. "Ji intelligenza normale, un po' melanconico e per tendenza a far del male agli altri se in possesso di un'arma, col timore che non sappia trattenersi e controllarsi )>. A11. familiare: padre di carattere mite, moderato bevitore, artritico; madre sana; una sorella di temperamento scontroso ed irritabile, soggetta a faci li crisi di pianto; uno zio paterno, alcoolista c violento, deceduto per malattia imprecisata; altro :r. io paterno deceduto in Brasile per febbre gialla; una zia paterna per cardiopatia. Precedenti perjQna/i: forma esantematica nell'infanzia; non altre malattie pregresse degne di rilievo: esclude enuresi notturna: mai fenomeni convulsivi. Inizio di abitudini onanistiche già verso i 15 anni, praticate con smoderatezza e tuttora in esse perseverante con una certa frequenza; primo contatto sessuale appena qualche :ai'lno fa e poche volte ripetuto per innata timitlezza verso le donne e per paura di contagio venereo: ammette peraltro di non sentire molto ~piccati impulsi sessuali. Riferisc~ di a\'er frequentato le scuole elementari sino alla quinta classe, ripetendone cinscuna due anni, pur a\'enc.lo addimostrato una certa prec.lilezione per le materie letterarie, ma

con assai scarsa capacità intuiti\·a per l'aritmctic:t. All'età di 9 anni, per un sasso tiratogli a fionda , riportava una ferita lacero-contusa alla regione frontale; consecutivamente curatosi per circa 5 mesi di disturbi non bene precisati. E' da quell'epoca appunto che il s. - siccome afferma per averlo sentito ripetere dai famigliari - avrebbe presentato i primi mutamenti di carattere, diventando sempre più timido, impressionabile, emotivo; con spunti di tristezza alternati a facile irritabilità, paure i m motivate, indecisione, irresolll'tezza, ecc.. Nell'adolescenza segnala ancora che talvolta, montando in bicicletta, sentivasi irresistibilmente spinto a lanciarsi contro qualche autocarro di passaggio; reagendo bensì a tale impulso morboso, comprendend011e perfettpmentc l' irrazionalità ed il pericolo. (Il s. non risulta abbia sofferto di enccblit.: epidemica). Chiamato alle armi, sin dai primi giorni dell'arruolamento il s. afferma di essersi esageratamente impressionato e disorientato nella nuova vita ed ambiente (misoneismo !)1 i n preda a timori infondati eJ inconsulti, pur serbando ottima condotta e cercando di adattarvisi con tutta buona volontà. lniziatesi le istruzioni di tiro a moschetto, insinuavasi frattanto nel suo pensiero l'idea di sparare a bruciapelo contro qualcuno ed a caso; accorandosene terrorizzato al punto da confessar tutto :1l S:~nitario del Corpo c


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li:-.1 RARO CASO DI OSSESS IONE IMPU LSIVA

per iscritto (Siccome risulta dalla lettera allegata al fascicolo nosologico), mancandoglienc il coraggio di farlo a \'iva voce. Viene pertanto inviato in osservazione, per gli accertamenti psicologici del caso. Esame obbiettÌtJo. S. di n orm:~lc costituzione scheletrico-muscolare, in buone condizioni di nutrizione e ben s:~nguilicato, con organi cavitari sani. Accenno a plasioprosopia (sinistra); non altre ati pie morfologiche cranio-facciali: escludesi del tutto la cosidetta facies epileptica (Kraepelin); non si Y:tlutano stigmate somatiche d i costituzione isteroitle. Piccola cicatrice lineare, ben consol idata, scorrevole cd indolente alla regio ne frontale, esito del prtgresso tra uma ~uacccnna to: craniopercussione indifferente. Radiologicamente: nessuna lesione a carico dell'osso frontale. Dal lato neurologico: oculomozione normale: integra 1:! motilità dci mm. innervati dal facciale e dall'ipoglosso; lieve Roscnbach palpcbralc, ,·ibrazioni a mani protese e dita nbdottc, che persistcno alla prova dell 'Oppenheim nè si modificano con la manovra del Bonola. Lieve iperestcsia tegumentaria diffusa; alluci planta ri , vi vaci e simmetrici, in un certo antagonismo coi riflessi rotulci , te ndenti al torpido. Dermo?,rafismo rosso pronto, leggermente esp:msi,·o; vivace il riflesso dcll'ugola. Dagnini-Aschner aboli to: iridi (bicromatiche) bene reagenti. Nessun segno di perturbamento del regime extrapiramidale. Le funzioni ,·cgctativc integ re; l'esame delle urine negati vo. Esame psichico. Coscienza vigile. Perfetto l'orientamento. Attenzione valida, ben sostenuta; perccttività pronta cd esatta: memoria conservata. Discreta cultura elementare. se valutata in rapporto alle comuni cognizioni geografiche e, relativamente. g rammaticali; manifesta deficienza al cnlcolo mentale anche elemcntarissimo. Proclive alb lettura amena; preferenza per la musica passionale, nostalgica. (E' cotesta una caratteristica freguente negli stati psicastenici e nelle costituzioni iperemoti,·e in genere; ed io me ne occupo di proposito in un mio ~tudio clinico-sperimentale in preparazio ne: n Tentativi di musicoterapia nelle p.riconevrosi l>). Sfera etico-affetti va pura. Tcndc rwa al misoneismo; ahitudinario gi:1 sin dalla prima ddolescenza. Non presenta alterazioni ideative pcrsecutoric; non sono scgnahai disturbi psicosensoriali. Conferma, con qualche reticenza c manifesta indeterminatezza volitiva di sentire. impe,.ioso ed irresi.a ibile. l'impulso - se in possesso di un'arma - di colpire una persona gualsiasi, pur sconosciuta; valutandone :1ppicno la eccezionale gravità e la genesi morbosa e dichiara ndo di voler tentare gualunque mezz.o pur di sottrarsi a tale osse~sione che gli amareggia l'esi stenza : occultandola finora appunto per la brutalità che riconosce inesplicabile e assurda cd affatto corrispondente ai suoi sentimenti morali ed al suo carattere mite, remissivo. Durante la degenza ospedaliern il s. è infatti apparso costantemente buono. rispettoso, disciplinato, servizievole se richiestone; per guanto appartato e tendente alla introspezione. Nessun atteggiamento opportunistico del momento; nessun accenno a sindrome del Ganser. Dalle informazioni dei CC. RR. il s. viene segnalato << instabilmente ne1·voso c di contegno rm po' strano; assolutamente incap:1ce di esagerare: sempre di buona condotta morale, politica e civile: una sua sorella con disturbi nervosi, convulsioni ed attitudini .. biz:t,osc" >l. Ri porto integralmente qualche brano della lettera dnl s. inviata all'ufficiale m edico Jel suo rcgt;irnento : « siccome a \'OCe non mi trovo in caso di poter spiegare il mio mnlc, decisi di spicgarmi in questo scritto . . ... io dovevo svelare il mio segreto ..... volli provare a resistere, ma vcdendomi sempre peggiorare decisi di mettermi nelle sue ma ni ..... io solo so lo stato in cui mi trovo _.... con presentimenti molto strani . . ... se per caso nvessi delle armi in mano potrebbe succedere qualche disgrazia ..... de.ri. dererei atJere q ualche altro servizio per essere fuori il contatto delle armi ..... spero che non vorrà )ascia rmi in tale pericolo ..... ». V'ha in queste parole quanto basti per ritenere il nostro s. sotto il dominio di una \'Cr:J ossessione impulsi\'a.


UN RARO Ci\$0 DI OSSESS IO!SE IMPULSIVA

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Il diagnostico è agevole. Eliminato anzitutto il so~petto di simulazione o di atteggiamenti comunque opportunistici con un'attenta invcs6gazione psicologica e col sussidio delle informative dei RR. CC.; escludendo facilmente uno stato affettivo-depressivo in melancolia pura od in lipemania (Esquirol); non rilevandosi nel s. stigmate somato-psichiche di epilettoidismo del De Sanctis - carattere epilettoide (Gilbert-Robin), costituzione epilettica (Minkowska) - ; scartata del pari la ipotesi della impulsione omicida consecutiva ad encefalite letargica (Laignel - Lavastine, Geni! Perrin), ecc. non resta che :1 ritenere nel caso in esame una psicosi ossessiva (psicastenia): della quale son tutte valutabili le caratteristiche fondamentali nel lucido contegno di coscienza, nello stc1to iperemotivo dell'animo, nel carattere psicologico della sindrome e nel modo di estrinsecarsi : non solo il s. chiaramente percepisce lo sconcerto del suo pensiero, ma ne fa espressamenJe ogg_etto della sua chiara riflessione logica, ricercando an:t.i e mezzi e ripieghi per dominarlo. Trattasi insomma di ossessione impulsiva (« pazzia impulsiva omicida » di Schiile), che si riscontra in certe neuropatie ereditarie specialmente a fondo isterico (ed una sorella del s. evidentemente affetta da isterismo), od in altre neuropatie acquisite a fondo sessuale onarustico (è ammesso l'onanismo precoce ed in atto dai s.). Sembrami assai istruttivo riassumere qui le conclusioni della sottilissima analisi psicologica fattane dallo stesso Schiile: la ossessione insorge repentina, per lo più senza alcun nesso logico (volontario); irrompe con la sua immagine motrice nella coscienza, al cui contenuto resta estranea; lentamente o sollecitamente si spinge innanzi finchè, con l'aiuto della esagerata innervazione affettiva, non si estri nseca in una scarica violenta, indipendentemente e a dispetto della << testa » del paziente. Dato lo scopo esclusivamente pratico della presente nota, mi astengo di proposito da ulteriori considerazioni dottrinarie; in conclusione rilevando come la lettera scritta dal s. e riportata nei punti più salienti costituisca un suggestivo interessante documento clinico, a riprova e conferma di quanto ebbe recentemente a dettare il Prof. O . Rossi. trattando dei rapporti tra psicosi ossessiva e melancolia: << nella psicosi ossessiva anche quando l'ossessione ha carattere d'impulso ed il soggetto denuncia la incapacità a resistere attivamente al contenuto di essa, di rado arriva all'azione quando questa è in contrasto con gli istinti fondamentali, con il sentimento etico, nè in qualunque modo contiene un programma veramente delittuoso. Comunque, il malato resiste a lungo all'impuho, lo denuncia, domanda egli stesso di esser messo in cotzdizioni di tJon poter/o tradurre in atto, e ciò diminuisce ancora la pericolosità. L 'impulso si traduce invece facilmente nell'azione quando questa è fu . tile, indifferente o di poco momento >>. L' A. dopo ave r dettaghatamentc illustrato c nella ge nesi e nella sintomatologia un caso raro di impulsione ossessiva om1cida, trae dall'argomento l'op· portunità per talunc considerazioni psicopatc,logichc, si ntctizzondone il diagnostico Jif ferenziale. RIASSUNTO.

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A proposito della leishmaniosi cutanea in Italia Nel numero dello scor.ro ottobre pubblicammo un lavoro del maggwre medico dott. Vincenz o Castellaneta su 1< D ue ca.si di Lei.shmaniosi cutanea fra militari in Liguria >> capitati alla sua osservazione nell'Ospedale militare di Genova, in persona di due soldati originari dell'Abruzzo. Tra l'altro l'A. esprimeva l'opinione che essi fossero i primi, fra quelli rùcontrati in militari dell'Esercito, ad essere segnalati. Accennava, però, che Utl solo caso, << ine-t dito » secondo la fonte delle sue informazioni, pareva essere stato riscontrato presso l'Ospedale militare di Roma, nel 1933· Ora il nostro Collaboratore ci scrive in data del 3 corrente per rettificare i dati predetti, ed esprime il suo rincrescimento per non aver potuto tem pestivamente prendere visione di due lavori pubblicati dal maggiore medico pro/. Tommaso Sarnelli, dai quali risulta che questi aveva osservato, proprio nell'Ospedale militare di Roma, nel 1933, ed in un soldato abruzzese che dalla sua regione d'origine non si era mai assolutame1zte allontanato, prima di risiedere a Nettuno pet· ii servizio militare, il primo caso di Bottone d' 0riertte autoctono dell'Italia centrale. Si legge infatti nel <' Bullettino e Atti dd/a Reale Accademia Medica » di Roma (Anno LIX, 1933) che nella seduta ordinaria del 24 giugno di quell'anno il Sarneili fece una comunicazione .•u di 'c Un caso di Bottone d'Oriente, con localizzazione palpebrale, autoctono dell'Italia centrale » : comunicazione che diede luogo ad una discussione, in seguito alla quale risultò autorevolmente suggellata la priorità nosogeograftca di quel n·nvem.mento, e che verme riportata integralmente, documentata d el due fotografie, negli Atti accademici (Ed. Pozzi, 1933). In un successil'o scritto sull'argomento (u Arch. lt. Se. Mcd. Col. >>, A. X IV, Fase. 9, 1934). dal titolo « Sul primo caso di Leishmaniosi cutanea (Bott. d'Oriente) autoctono deii 'It.alia centrale n, l'A. ebbe a precisare come la sua prima pubblicazione, per quanto concerneva l'Italia centrale in generale, fin'allora ritenuta indenne, avesse preceduto ogni altra segnalazione in materia. Questa messa a punto cronologica e bibliografica, intanto, ci dà occaJio ne dt ricordare quanto il Sarnelli scriveva nella sua seconda nota, a propoJito del valore di indice noJogeografico che possono rivestire le osservazio11i dei medici delf'EJercito: cc Un 'altra constatazione, intanto, se non è supe rfluo il notarlo, permette ancora di fare il mio rinvenimento: cioè quella d dl'opportunità che la compagine dell'Esercito, in funzione di esponen te dclb popolazione naz ionale, ha di fornire ai suoi osservatori preziosi e svari:u i 1ndici dello stato morboso sanitario delle regioni di origine degli indivi du i _ o dci g ruppi di individui , che la costituiscono l> . LA REDAZ IONE.


CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ALLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE DI FIRENZE (Vol. Xl). (Continuazione e fine)

Prof. G. CHIARVCI, Emerito nella R. Università di Firenze. -

Progressi e problemi

dell'Anatomia. (2 apri le 19.36- XIV). L'illustre Maestro, dopo il saluto rivolto alle Autorità cd ai giovani medici che si apprestano all'esercizio della medicina militare, b con stile forbito e profondendo i migliori tesori del suo illuminato sapere, una lucida esposizione sulle varie condizioni che hanno reso possibile il recente straordinario avanzamento degli studi anatomici con la crescente prospetti,·a di nuovi problemi. Accenna anzitutto alla generale :1dozione del metodo comparativo per questi studi, che furono e sono eseguiti non solo con la ordinari::~ osservazione microscopica, ma con l'esperimento, servendosi dei grandi perfezionamenti apportati negli istrumenti e nella tecnica delle preparazioni. Passa poi a parlare dei notevoli risultati ottenuti con u n indirizzo di studio rigorosamente scientifico. Illustra come il complesso di questi studi ha portato alla revisione della T eoria cellulare, secondo la quale i cromosomi sen·irebbero alla trasmissione dei caratteri ereditari, a mag~iori conoscenze sui cosidetti " organizzatori », in orit:,rine localizzati in una determinata regione del l'uovo, i quali, verosimilmente, agi rebbero per via chimica sullo sviluppo degli abbozzi embrionali primitivi, e a notevoli contributi sulla conoscenza delle azioni a r moniche, che tanta importanza hanno acquistato in fisiologia, in patologia ed in terapeutica. indi il Maestro si sofferma a ricordare e ad illustrare i fenomeni della scnescenza fisiologica c della morte naturale degli elementi che concorrono a costituirli cd 2ccenna, a questo proposito, ;~Ila classificazione dei tessuti d:~l punto di vista della durata della vita, proposta dal Bizzozero, il quale li distinse ~n !abili, ~tnbili e perenni, per quanto subito affermi che non è noto il fondamento anatomico e funzion:lle di questi fenomeni. Parla infine dei notevoli progressi fatti dall'anatomia classica e dalla anatomia del vivente, specie per quanto rigu:~rda il capitolo sul sistema nenoso e la dottrina delle Costituzioni, e del contributo che l'Anatomia ha portato anche all'Antropologia fisica per la determinazione delle caratteristiche delle varie razze e popolnioni. L'illustre O . a conclusione della sua dotta conferenza afferma di essere con,·into che l'Anatomia, la quale ha validamente contribuito ai progressi della Biologia e a quello dell<> discipline medico-chirurgiche, abbia ancora dinanzi a sè la prospetti,·a di un lavoro proficuo e auspica che le nuO\·e ge nerazioni possano assistere e partecipare al decisivo risveglio dell'attività scientifica in ogni campo dello scibilc per il bene d ell'umani tà e per le superiori soddisfazioni dello spirito.

M ALICE.


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C0:--:1·1-RF.:-.IZ.E CU:--:JC.HE F DI SCIE!'\ZF. MED ICHE

Prof. G. Cok0:-<1-.IH, Ordinario di Farmacologia e Tossicologia - Emerito nelb R. Uni\'ersità di Firenze. - Scienza farmacologica di fronte al problema terapeutico del dolore. (7 aprile 1936-XIV). una visione p:morarnica del complesso fenomeno che si riassume nel termine dolore . conduce a constatare che rispetto ai risultati di sicura acquisizione la pratica terapeu ti c:~ sopravvanza assai la fisiopatologia del dolore, si che noi, pur non conoscendo a fondo il meccanismo fisiologico, possediamo già un arsenale cospicuo ùi prodotti puramente sintetici per debellarlo; situazione che è precisamente opposta a quella che si verifica per altri campi del le scienze mediche. Premesso questo, vi è anzitutto da chiedersi perchè si voglia combattere ad oltr:~nza il dolore quand0 questo è segnale d'allarme di fronte a q ualsiasi stimolo che mi narci l'integri t.~ dei tessuti; e se questa sensazione in molti casi riesca a guidare il medico a\13 soluzione di problemi diagnostici. Eppure sedare il dolore fu còmpito quasi divinizzato tra i molteplici obbietti,·i dell'art:: sanitaria ; còmpito che, tra l'altro, rientra nell'orbita della carità cristiana. Il fatto è che. abolendo il dolore, si mira a sopprimere non tanto la sensazione mok sta, quanto le immancabili. conseguenze capaci di turbar.; funzioni fisiologiche essenziali attraverso il sistema nervoso d i relazione e della vita vegetativa, fino a mettere in pericolo la vita stessa. La fisiologia è in grado di dare spiegazioni sufficienti ai casi che la clinica ha da secoli potuto raccogliere su tale argomento, che costituisce un imponente ed interessante capitolo, in testa al quale merita figu rare la dimostrazione di Goltz. Ogni medico annovera casi in cui ~edando violente sensazioni dolorose si h a la certezza non tanto del beneficio umanitario, qua nto il vantaggio di concorrere a m antenere integra la resistenza organica. Le parole colle quali Carlo Binz ricorda le prime :~pplicazioni di iniezioni di morfina da lui fatte nelle tragiche giornate della campagna dd x87o, han no sapore di profezia e preludono ad applicazioni ben più larghe ddla terapia del dolore nelle guerre che a quella succedettero. U n caso particolare o ve la terapia del dolore si è imposta è quello della ch iru rgia. Nel seguire la storia dell'anestesia si ha la sensazione di un netto parallelismo tra progresso farmacologico in tema di analgesici ed anestetici ed i progressi di tecnica chirurgica. A proposito di questa particolare applicazione del!:;: farmacologia possiamo ral· legrarci che anche in Italia, come all'estero, lo studio sistematico e l'applicazione d ei f:~rmaci desti nati alla lotta contro il dolore abbia trovato degna sede di coordinazione e d i esposizione in una apposita Società ed in un proprio periodico. LimiranJo la nostra trattazione ai soli composti chimici, cd attenendoci alle linee pi ù salienti del vasto c complesso problema, si deve anzitutto segnalare la stretta collal10razione che si è imposta tra chimica e farmacologia. La chimica org::~nica ha chiarito costiruzioni molccolari; la farmacologia ha i nterprct:Jto il nesso tra costitu zione chimica ed azione biologica, fondamento delle proprict3 farmacodi namiche delle varie funzion i chimiche. Questi risultati hanno alla lor ,·olta permesso al chimico di variare in senso prestabilito la costituzione di molecole


CONFI~RENZE

CLINICHE E DI SCIE:-.:ZE MEDICHE

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mode da arrivare a rimedi sempre più perfetti, in cui ad un dato equivalente terapeutico corrisponda una tossicità sempre più ridotta. Questa collaborazione tra sintesi chimica e farmacologia, se si può ormai considerare fatto normale per tutte le applicazioni terapeutiche, ha però potuto raggiungere nel campo della terapia dd dolore la più stretta intesa e perciò anche i più felici risultati. Innumerevoli e svariatissime per origine sono le contingenze nelle quali iJ medico de,·e intervenire con trattamento sintomatico del dolore, prescindendo dalla possibilità di eseguire una terapia diretta. La clinica, e meno ancora la fisiopatologia, è incapace di dare una classificazione razionale e pratica degli analgesici. Per ora appare più agevole il criterio chimico e farmacodin:tmico della lunga lista di sostanze a disposizione del medico. Con questo criterio si disting uono• varie categorie che, oltre ad avere caratteristiche chimiche proprie, hanno una loro corrispondenza rispetto a deter minate indicazioni cliniche e terapeutiche, quali i gruppi degli Antinevralgici, Antispasmodici o Spasmolirici, Ipnotici, Narcotici, Anestetici. Altra caratteristica d'impiego è il principio che si estende sempre più dell'associazione di farmaci; talora appartenenti ad unica categoria, tal al tra di categorie chimiche o farmacodinamiche diverse. Non si tratta di un ritorno alla deprecata polifarmaceutica, ma di forme di sinergismo sperimentalmente constatate alle quali han dovuto aderire, in vista dei risultati, i più tenaci avversari della terapia polifarmaceutica. guaii il Pavlov. Per citare un esempio, son noti i risultati ottenuti unendo alla dimetilamidoantipirina un derivato alcoolico dell'acido barbiturico, specie se a radicali misti; quest'ultimo a dose prossima a quella minima attiva; e come l'azione spasmolitica che si ha dalla teobromina nell'attacco stenocardiaco ·viene accresciuta dalla contemporanea somministrazione di pochi centigrammi di ac. fenil-etilbarbiturico. Altre forme associative caratteristiche riguardano gli alcaloidi naturali dell'oppio. ed oppongono ad un alcaloide a nucleo fenantrenico un altro a nucleo isochinolinico. Le proprietà stupefacenti dd primo rimangono attenuate, mentre si esaltano le proprietà analgesiche del secondo, con un risultato benefico anche dal punto di vista sociale, per i m inori pericoli di condurre, attraverso all'abuso, a forme di tossicomania. D i mano in mano che gli studi farmacologici intorno al sinergismo in tema di sedativi del dolore si approfondiscono. vengono in chiaro particolari interessanti. Il contributo personale dell'A. ha condotto alla valutazione di un elemento prima non ben valutato : l'effetto del veicolo o solvente dei medicamenti costituenti l'associazione sinergica. Senza riportare particolari basted l'affcrmnione che, ferma ogni al tra particolarità dell'esperienza, risultati ben diversi si hanno variando il solvente. In questo particolare trova spesso la sua giustificazione il fatto abbastanza comune nel campo neuropatologico, che dosi minime sono più attive delle grand i quando si sappia ben somministrarle. Data la vastità dell'argomento, non contenibile nello spazio di una conferenza, si accennerà solo a due punti cardiP.ali della ter:.pcutica del dolore. L'uno riguarda la tendenza attuale di ricercare mezzi capaci di realizzare quella che fu detta anestesia basale, che dc,·c ridurre al minimo il traurn:uismo psico·scnsorialc, 10

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Giornale di medicina militare.


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co:--;FERE!'ZE CLJ:--;JCH E E DI SCIENZF. MEDICHE

e nello stesso tempo :~bb:~ss:~re al minimo la posologia dci farmaci. Anche in qucstu caso i fenomeni di sincrgisrno e di associozionc sono entrati in gioco con buoni risultati ai qu:~li l'A. ho portato il suo contributo. L'oftalmoiatria operotiva ha offerto campo largo e fecondo di esperienze, da quanJ ,, Koller (settembre r884) dimostrò praticamente sull'occhio le proprietà anestetiche dt·11:.! cocaina. Però si può parlare di anestesia basale solo quando, per virtù della collaborazione scientifica, si è potuto abbinare alla anestesia prettamente locale quella psichica, d estinata cioè a mantenere la calma serena senza perdita neppur parziale della coscienza. Come altri L"St:mpi possono ''enir citati i tentati vi per combattere il dolore del pano senza nuocere al feto attraverso alla circolazione placentore; e si profila anclne la pos~i­ bilità di arrinre ad una terapia di forme mentali, quali quella che gli psichiatri chiamano malinconia; stnsazione solo in apparenza cosl diversa dalla sensazione dolorosa. Il secondo cd ultimo punto da considerare è la posizione della Farmacologia nelb fa miglia delle scien:te mediche, tra le quali può considerarsi la sorella più giovane. Essa ha pL-rÒ saputo riguadagnare il ritardo arri vando in mezzo secolo a così alta meta chr: O. Srhmi~.:deberg la paragona ad un fa ro luminoso nel mare oscuro della terapia. A r:t· gione la riforma attuale degli studi medici novera la farmacologia del numero dellr scienze fondamentali. w . P.o\RRI. Prof. B. MoKPURco, Direttore dell'Istituto di Patologia Generale della R. Università éi Torino. - L'infiammazion~ sierosa. (16 aprile 1936-XIV). L'O. ri~:voca in breve, ma precisa sintesi l'importanza eh .: per la patolog1a e la eli· nica spetta a quella particola re forma d'infiammazione, detta sierosa, perchè caratterizzata dalla prevalenza sugli altri fenomeni flogistici dell'essudazione di liquido, in conseguenza di alterata permeabilità delle pareti vasali e precisamente dei capi llari (capillarite). Essa era stata finora poco studiata, sia perchè ritenuta rispetto alle altre di minor~ importanza, sia pcrchè era convinzione generale che non lasciasse dietro di sè conseguenze notevoli e stabili . Le ricerche di RossLE e di ErPINCER e della sua scuola hanno però d~mostrata la grande importanza del liquido essudato, che, infiltrandosi nei tessuti, vi può determi· nare alterazioni più o meno gravi, che v:mno dal rigonfiamento torbido fino alla necrobiosi ed alla necrosi. Queste, prima ritenute come conseguenza diretta di veleni c di tossine, attualmente invece vanno considerate come determinate dall'essudazione e ristagno di un liquido albuminoso, in quanto resta alterato il complesso meccanismo lfisico e chi· mico, che man tiene il ricambio e la respirazione dei tessuti e regola la composizione c la circolazione della linfa. Non rar am~:nte può all'infiammazione ~i erosa seguire la restitutio ad integrum ddl'organo. Un'altra possibilità di evoluzione però esiste, di gran lunga più importante per la patologia c per la clinica, ed è la sclerosi, finora ritenuta, secondo la dottrina cbssica dominan te radicata nella patologia cellulare, solo prodotto finale del tessuto di granub· zionc, onde solo l'istoilogosi era chiamata in causa nella formazione del denso tcssutò coll:lgcno.


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Le metodiche ricerche di Rossle sul fegato e miocardio, in stmo d'infiammazione sierosa, hanno dimostrato la produzione di sclerosi senza che sia dato osservare notevole · emigrazione di leucociti e neoformazionc adeguata di fibrociti, onde si è imposto il problema della formazione di tessuto collageno ncll'c$sudato sieroso ristagnato negli .interstizi dello stroma. Ciò è stato da successive pazienti ricerche tlimostrato, e specie per opera di EPPINGER e della sua scuola s'è venuta creando una nuova dottrina patologica generale, << patologia della permeabilirà », che dovrebbe colmare la fossa, che separa la patologia umorale dalla cellulare. Qui l'O. con squisito senso critico, evitando le esagerazioni, che fatalmente accompagnano ogni nuova dottrina, e pur riconoscendo ad essa la dovuta importanza, non riùene però che abbia a prevalere sulle antecedenti e specialmente sulla patologia cd. lulare. Giudlica pertanto, in base a ricerche personali e di altri, eccessiva l'importanza che dal Clinico di Vienna si vuole attribuire alla patologia della permeabilità, messa a base di ogni malattia da infenzione ed intossicazione, acuta e cronica, mentre talora l'infiammazione sierosa costituisce un processo concomitante od accidentale. Riguardo alla dibattuta questione della patogenesi della cirrosi atrofica dd fegato nell'uomo, strettamente all'argomento collegata, se in alcuni casi l'infiammazione sierosa può esseri' chiamata in causa, è azzardato affermare che ciò valga per tutte le forme di cirrosi, specie per la più frequente, quella alcoolica. Nel determinismo della sclerosi, oltre all'infiammazione sierosa, sono da considerare i disturbi idrodinamici da stasi, portanù anch'essi ad un aumento della permeabilitiì dei capillari ed alla sclerosi, come da ricerche sperimentali risulta. L 'O. conclude la sua conferenza, densa di dottrina profonda, rilevando l'importanza dell'infiammazione sierosa nella genesi della sclerosi, la quale però da altri processi può essert> determinata e quindi le nuove acquisizioni, nell'incessante progredire della nostra scienza, non debbono le precedenti, con sicurezza acquisite, sostituire, ma solamente integrare.

R. o' ALESS.\NDRO. Prof. F. GALDJ, Direttore della Clinica Medica Generale della R. Uni\'ersità di Pisa. -Uno sguardo clinico alle nevrosi del cuore. (26 maggio 1936-XIV).

L'O., già allievo di questa Scuola, di cui conserva il più grato ricordo, esordisce prospettando le difficoltà di scegliere un argomento, che possJ interessare l'ambiente particolare. Le nevrosi cardiache sono state prescelte come tema, si:~ perchè attualmente non ancora ben definite, sia per la grande importanza loro per il medico militare. Anzi se attraverso le revisioni, cui i meccanismi patogenetici delle sindromi nevrosichc in genere sono st~ti sottoposti, il nome e, fino ad un certo punto, il concetto di nevrosi cardiache sono staù conservati, ciò è merito della medicina militare. La qu:tlc spesso si è trovatJ di frome alla difficoltà di discriminare la cardiopatia organica da qucll:l funzionale, pur senza ulteriormente indagare se l'appellativo fun zionale comprenda quello nervoso o con esso si identifichi. Questo concetto non è di agevole precisazione, tanto che insignì cardiologi - MACKENZIE, LEwls, WE~CKEBACH cd J!tri - , ispirati nello studio della flsio-


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CON I'ER ESZE CLI"'ICHF E DI SCIENZE MEDICHE

patologia del cuore al puro miogenismo, ed in considerazione che l'appellativo Tiervoso non tien conto di quanto nella sindrome spetta alle fibre muscolari, misero giù il fardello non comodo delle nevrosi cardiache. Ritiene però l'O. che debba essere conservato in clinica il concetto delle nevrosi cardiache. sia per i rapporti di esse con altri disturbi del ;;istNna nervoso, sia per la presenza di elementi nervosi nelle trame del miocardio; solo è necessario che esse siano distinte dalle sindromi legate a disordini della fibra muscolare cardiaca. Dopo un 'accurata disamina dell'innervazionc del cuore, da cui risultano la ricchezz.1 di essa e le intime connessioni tra l'elemento muscolare e nervoso, onde difficile è la discriminazione tra disturbi puramente muscolari (miodistonie) e quelli nervosi ( ncurodistonie), GALm cerca di precisare il concetto di <c nevrosi » e, tra contrastanti concezioni, con squisito acume considera la nevrosi in generale come una diatesi neuro-endocrinoparica, cioè come una proclività ad :::mmalare dei vari organi per un perturbamento neurovegetativo, od ormonico, elettrolitico, acido-basico o colloidale degli organi stesst, e la nevrosi cardiaca in particolare- con MoRAwnz intende << non come una entità morbosa, ma come la reazione dell'apparato cardiaco (o cardiovascolare in genere) ai più diversi stimoli di ordine psichico, nervoso, tossico od ormonalc ». In chiara sintesi esamina un primo gruppo di nevrosi del cuore, in cui la sindrome è un epifenomeno di uno stato nevrosico generale. Si osserva in soggetti neurastcnici , depressi, ciclotimici, che percepiscono in manier~ molesta il lavorio dell'organo per abbassata soglia della loro coscien7.a c sono dominati spesso dall'idea di essere cardiOpatici. Indi abbiamo le nevrosi localizzate al cuore, e qui le difficoltà diagnostiche si accrescono, e pertanto grande perizia e prudenza richiedonsi contro l'agguato di una miocardite o sélcrosi delle coronarie, tanto più che non è rara una componente nevrotic:1 in tali affezioni. Non meno importanti, e l'O. chiaramente ne delinea l'etiopatogenesi c la fisonamia, sono le nevrosi tossiche, da intossicazioni esogene od endogene agenti su soggetti spiccatamente neurolabili, e le nevrosi riflesse, nelle quali stimoli partenti dai più svariati organi si ripercuotono sul cuore. Qui rientrano anzitutto quelle nevrosi legate a processi morbosi gastro-intestinali, anche se di lieve entità, a lesioni epatiche o delle vie biliari (cardiopatie di origine gastro-epatica di PoTAIN), a disturbi sessuali. L'eliminazione della malattia fondamentale determina la regressionc della cardionevrosi, onde la grande importanza della precisazione diagnostica per la terapia ed il provvedimento medico-legale. In lucida sintesi l'O. ricorda le principali sindromi cardionevrosiche : il cardiopalmo, le nevrosi dolorose (pseudoangina vasomotoria da spasmo delle coronarie), la nevrosi d'angoscia, determinata da stimoli agenti su fondo psicosico. Rileva l'etiopatogencsi, le manift:stazioni e gli elementi diagnostici delle nevrosi da alterato ritmo: l'aritmia respiratoria, l'cxtrasistolica, la tachicardia parossistica, per la quale ricorda la suggestiva analogia con l'cpilessi;l. Le nevrosi infine da alterato tono cardiaco portano i'O. su quella sindrome da LAl!SitY im)i,•iduata sotto il nome di miocardia, i cui sintomi s'identificano con quelli della miocarditc. della quale però mancano le lesioni anatomiche, almeno non sono con


CONFERENZE CI.I)';ICHE E DI SCIENZE MEDICHE

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nostri mezzi d'indagine rilevabili, affezione forse identificabile con quella del " cuore da soldato >> precisata da MAC*ENZIE durante la grande g uerra e che già DA CosT.>. aveva o~servata nella guerra nord-americana (186t-64). E' sindrome spiccatamente ipotonica determinata da deficiente allenamento fisico c psicliico del soldato di fronte ai disagi della guerra e che un ben condotto addestramento, che tempri e rinvigorisca l'individuo, può far scomparire dalla nosografìa mililare. Ciò - conclude nella sua bella, dotta conferenza l'illustre Clinico di Pisa - cerl:Jmente sarà ottenuto nel nostro paese, ove la saggia educazione premilitare e militare nell'attuale regime guida e tempra la nuova gioventù d'Italia.

R. o' ALESSANDRO.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA - - - ··- - SANITÀ MILITARE \ ·ALuRr e RosEu .o.- Nuovo apparecchio per il controllo dell'aria confinata. (<• Gaz

de Combat. », settembre, 1936). Come è nom, la respiraz ione ha per effetti essenziali, per quanto concerne la com· posiz ione dell'aria ambiente, di impo,·erirl a di ossigeno ed arricchirla di anidride carbonica. E poichè è dannoso per l'uomo soggiornare in un ambiente chiuso, la cui aria atmosferica contenga meno del 17,5 per 100 di ossigeno, e più del1' 1,5 al 2 per 100 di an idride carbonica, si concepisce la necessità di seguire il grado di corruzione di tale aria, affinchè l'uomo non vi dimori più a lungo di quanto non glielo permettano i due limiti di sicurezza sopra indicati. E', cioè, necessario controllare in qualsiasi momento il tasso dell'ossigeno e dell'anidride carbonica esistenti in un ambiente chiuso, procedendo al loro dosaggio, opera zione che si rende necessaria sopratutto per i ricoveri ermetici in cui venga realizzat:t la rigenerazio ne dell'aria. Gli AA., partendo da t:J ii considerazioni, ricordano che g li apparecchi utilizzati per determinazioni del genere devono presentare i seguenti requisiti: a) debbono essere robusti, facilmente trasportabili, di maneggio estremamente semplice ed a lettura diretta, dando la percentuale in volume; b) debbono inoltre offrire un grado di precisione al minimo e pcrmt:ltt:re d 'effettuare il dosaggio il più rapidamente possibile; c) infine, saranno preferibili quegli apparecchi che non esigono alcuna servitù esteriore (energia calorifica od elettrica - impiego di una corrente d'aria continua), e che permetteranno di mettere facilmente in evidenza un eventuale guasto e di nmediarvi. Non soddisfano a tali condizioni gli apparecchi classici di laboratorio, nè gli appar ecchi tipo Orsat che, sebbene utilizzati frequentemente nell'industria, specialmente come apparecchi registratori, ne presentano tutti gli inconvenienti , e non possiedono, inoltre, il grado di precisione necessaria, per quanto riflette il dosaggio dell'anidride carbonio. fn hase a tale constatazione g li AA. hanno pensatO di adattare al dosaggio del l'anidride ca rbonica, dell'ossigeno c dell'umidità, esistenti nei ricoveri, l'apparecchio che essi avevano gi3 realizzato in precedenza per il dosagg io dell'idrogeno nell'aria, esistente in amb ienti in cui le condizioni di impiego erano così severe quanto quelle imposte dai riCOver a. L'apparecchio, di cui trattasi, brevettato col nominativo di Vallery c Rosello, è: di m odeste propor:z.ioni e si compone di una camera di prelevamento destinata a ricevere la miscela gassosa da analizzare, di una camera laboratorio contenente il reattivo nssorbcnte specifico del gas da dosare, c di una camera-teste, destinata a compensare le variazioni di temperatura e d i pressione che possono prodursi nel corso deila misurazione, ed infine d'un rubo misuratore g raduato al per cento, in volume, del gas da dosare. La camera di prelc:vamento può prendere due posizioni: prelcvamen(O c misurazione. Una volta messa la miscela da a nalizzare a contatto del reattivo, l'~ssorbimento o la combustione del gas da dosare (a seconda che si tratti di anidride carbonica o di ossigeno), determina una dim inuzione di pressione ri velata dallo spostamento nel tubo misuratore del liq uido ma nomctrico. LI' reaz ioni messi' così in gioco hanno una velocità


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sufficientemente regolare perchè lo spostamento del liquido entro un detaminato tempo sia proporzionato al contenuto di gas ricercato. Il funzionamento dell'apparecchio sembra molto facile. La camera c.li prclevamento, messa ir. posizione di prele\·amento, \'iene riem pita della miscela da analizzare per aspirazione a mezzo di alcuni colpi di pera di gomma. Si mette in seguito la camera nella posizione di misurazione e si legge la graduazione percentuale in volume, ali:J quale è giunto il ìiquido manometrico alla tinc di un determinato tempo, indicato da un'ampolletta orar ia aggiunta all' apparec· chio. Si rimette allora la camera nella posizione di prelevamento e l'apparecchio è pronto per una nuo\'a misurazione. Tale apparecchio, secondo gli AA., aggiunge alla precisione dci migliori appa· recchi di laboratorio (0,05 per 100 in ,·alore assoluto) il vantaggio di un maneggio estrc · mamente semplice. ed essendo metallico, è robusto e facilmente trasportabile. Può inol· tre essere abbandonato per lungo tempo senza che sia necessar io eli verificare la sua esattezza al momento dell'impiego. La misurazione dei vari dosaggi si compte rapida · mente, dai 2 ai 4 minuti per i \·ari gas. Infine l'apparecchio indica automaticamente il momento in cui il rcattivo assorbente è esaurito e la sostituzione di tale re::mi vo si compie senza alcuna difficoltà ed in pochi secondi.

IGIENE. G. FJ.ESCH. -

Sport e fatica. - Norme di tutela fisiologica del lavoro muscolare.

(Ed. U lpiano, Roma, 1936). Il Flesch ha voluto donarci un capitolo nuovo di medicina sociale: di quella medicina che è fatta di sintesi profonda, di fatti etnici c biologici. Ieri la medicina sociale con la sua retorica illustrava al pubblico le conquiste mediche; oggi la medicina sociale è pioniera, prevede:: nella cornice dei tempi che t umultuosamente viviamo quali saranno i nuovi fattori che interverranno a tormentare il nostro organismo. Ieri poteva essere argomento la pcllagra quando le masse lavoratrici si nutrivano, nei tempi cr itici c spc::ciali allora per l'economia domestica, Ji solo mais. Domani im·ece potranno essere nuovo capitolo le affezioni derivanti dalla nuova dieta, cui le masse dal dopo guerra si sono adattate. . Il Flesch, come altri pochi studiosi, è un pioniere in una nuova patologia sociale, che, se non vi provvederemo, vedremo esplicarsi non subito, m:1 negli anni venturi, per ragioni cui accenneremo. Ecco allora il valore prezioso della sua pubblicazione, p erchè rientra neglj scopi benefici della prevenzione suggerita dalla medicina sociale. Ci si riferiva fino ad oggi alla sola fatica da superlavoro, ma da oggi in poi dovrà essere maggiormente valutata quella da sport, da divertimento. La prima colpiva masse grandi ma sempre limitate ad un'età matura, la seconda invece colpisce precipuamente le generazioni in periodi va ri e preziosi della crescita, dello sviluppo, della armoni7.za. zione corporea. Noi che ci occupammo di problemi medici sociali insistemmo ad individuare come uno dei fattori più importanti per es. per i sar:di nei riguardi della malattia che tor· mentava e decimava in passato quelle ge nerose popolazion i, il supcrlavoro pur troppo poco r edditizio a cui si sottoponevano. Nei riguardi della malaria e specie delle perniciose che molti anni addietro abbattevano nelle campagne le fibre più robuste dei bvoratori. noi indicammo anche come fattore dannoso il superlavoro. E' logico quindi pensare che la fatica determinata dallo sport possa essere parimenti un fattore propizio p er l'esplosione di malattie sociali, un fattore più generalizzato c più tempestivo per i d:mni. sc prattutro per l'età in cui agisce. Basta rian·icinare, con un paragone semplice.:.


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pt:lno, un arboscello che cresce, che si sviluppa sotto il tormento, anche eli poche on.: al giorno, di un vento impetuoso, ed un ragazzo che dagli otto anni incomincia a suhire per qualche ora del giorno la fatica dovuta al suo sport prediletto; basta questo per immaginare cosa potrà essere domani dell'albero e dell'uomo maturi. L'uomo raggiunge il suo pieno sviluppo ai venticinque anni: quindi, sino a que. sta età egli è in evoluzione, in una ascesa di perfezione corporea. Proprio con questo periodo collima l 'entusi:~smo, la manìa per lo sport non disciplinato, esagerato, ~pccie al di fuori ddle palestre, delle accademie dove viene vigilato e studiato. Questo che chiameremo supersport; o, per es., tluelle scappate in alta mont:~gna per ventiquattr'ore Jalla vita monotona della città, senza alcun preventivo allenamento; tutti questi abusi, insomma, debbono certo approfittare dannosamente del periodo delicato di s,·iluppo dell'organismo umano. Questo per le ripercussioni immediate; ma noi ignoriamo, come dic:evo in principio, quali saranno le conseguenze patologiche tardive, quale il quadrc ddla futura patologia da ricollegarsi ctiologicamcnte ai fatti di oggi. Il Flcsch possiede un merito non indifferente: quello di saper volgarizzare la materia anche più astrusa. Egli per far ciò presenta i fatti con semplicità, li lega causalmente c trae limpide deduzioni: limpide come acqua di roccia, chè tale è la \'CCa scienza, in cui tutti debbo,lo veder chiaro, e alla cui visione possono partecipare anche i profani. A questo scopo, il muscolo intossicato egli lo allaccia, con le sue consegue nze logiche, alla funzione respiratoria e aìla funzione cardiaca, e verso quest'ultima egli orienta lo sportivo e spt...ialmente il maestro, l'educatore; perchè in questo indice, che è soprattutto indiviJuale e quindi variabile dall'uno all'altro nelle stesse condizioni, dandone le ragioni, il Flesch trova il limite a cui ci si può avv1cinare ma che non si deve sorpassare. Ogni sportivo anche da strapazzo, per garantire la ricchezza, che mai SI calcola se non quando si è perduta, della sanità del suo organismo, dovrebbe conoscere lo studio, l'osservazione minuta che viene fatta nell'allenamento dci cavalli da corsa fin nei più piccoli segni, perchè non sia toccato il limjte della fatica di cui quei segni sono la spia. E passiamo ora alla parte neuropsichica del lavoro del Flesch. In regime SO\'Ìetico forse egli non avrebbe perduto tempo per intrattenersi sulla fatica dovuta al lavoro intelleuu.;lc; ma in regime nostro egli lo ha fatto per ribadire la gerarchia dei \'alori che oggi si vorrebbero invertire. Però giustamente egli insiste sulla inscindibilità dei due lavori: <<consideriamo il lavoro umano, sia esso mentale o fisico, - egli scri\'e come una operazione unitaria psicofisica, come un complesso fenomeno biopsicologico '' · E deduce quindi, con vero senso fascista, che considera il lavoro molto più in alto che non in regime democratico, che « la partizione demagogica in operai di braccia e di pensiero non è meno artificiosa, puramente parziale c aristocratica, che per l'antropologo la divisione degli uomini nelle vecchie caste». E come per la fatica muscolare egli ci orienta verso il cuore, col lavoro intellettuale ci orienta verso orizzonti che purtroppo sono spesso sconosciuti a noi medici stessi . Egli cioè ci porta alle ripercussioni sulla vita vegetativa, certamençe ad un esaurirsi, ad un intossicarsi delle glandole a secrezione interna. La vita moderna, il "i"ere febbrilmente anche al di fuori della propria attività specifica, è già una nuova e più assillante supt-ratti,·ità. Quindi non si ha il dovuto riposo per disintossicarsi, percht: nt:llo stesso creduto riposo " 'è un 'atti\'ità psichica che viene ad aggiungersi, ad aggravare b precstsrente. Il Flcsch quindi, col suo prezioso lavoro col quale voleva limitarsi ad illuslrare b fatic:l e i danni dello sport ind isciplinato, e di cui voleva fare un' volume d'igiene sporti\'a, ci ha portato in\'ecc più in là, di fronte ad altri grandiosi problemi, in cui desidereremmo che egli tra i primi portasse la sua investigazione di studioso profondo e complesso. F. G"ROFALI.


RIVIST:\ DELLA STAMPA MEDICA ITALIA NA E STRAN IERA

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F. CAsANOVA e L. BRul' J. - L'analisi qualitativa delle agglutinine: nel decorso della febbre tifoide. (« Diagnostica e tecnica di laboratorio >1, ,·ol. VII , n. 4, 1956). Col presente studio gli AA. si sono proposti di controllare la possibilità di applicare alla clinica l'analisi ricettoriale a scopo diagnostico c prognostico. In una rapida sintesi sono ricordate le principali acquisizioni che in argomento si sono venute assommando dai primi studi di Wci l e Felix sulle mutazioni microbiche e dalla proposta dagli stessi fatta di perfezionare la tecnica della sierodiagnosi di Widal con l'analisi qualitativa dei ricettori (1916). Di questa sono illustrati i principi fondamentali, la tecnica di esecuzione cd i caratteri distintivi dei due tipi di agglutinazione, somatica e flagellare. Le ricerche sierologiche sono state praticate su 51 tifosi in vari stadi della malattia, e in alcuni ripetute a vari intervalli, tenendo conto con la maggiore esattezza possibile dello stadio della malattia (inizio della febbre) dato lo scopo essenzialmente pratico propostosi (valutazione diagnostica e prognostica). L'analisi qualitativa e quantitativa è stata limitata ai ricettori H e U ritenendo gli AA. che le nozioni relative all'antigene Vi siano tuttora di dominio della patologia sperimentale per cui non possono per ora trovare applicazione pratica in patologia umana. l risultati ottenuti oltre a dimostrare notevoli differenze di comportamento dei singoli sieri, per cui gli AA. hanno incontrato notevoli difficoltà a sintetizzare - in u na grafica che riportano con molte riserve - l'andamento delle agglutinine H e O nei vari stadi della malattia, hanno messo in evidenza come nella maggior parte dei casi: 1) le agglutinine H compaiono e salgono a titoli elevati già nei primi settenari ; 2) le agglutinine O , per presenza e quantità, non risultino in rapporto alcuno con una mi nore gravità del decorso della febbre tifoide. Dall'insieme dci risultati gli AA. sono portati pertanto a concludere che: se le loro ricerche confermano l'utilità dell'analisi qualitativa delle agglutinine per un più esatto giudizio diagnostico - in quanto talora le agglutinine presenti possono essere esclusivamente agglutinine O - non permettono però di confermare il parere di quegli studiosi che ritengono di valorizzare le agglutinine O, sia come elementi specifici per una diagnosi precoce, sia come esponenti di una maggiore difesa organica. E ' noto come, specie in questi ultimi anni, non siano mancate ricerche sistematiche intese a stabilire l'importanza dell'analisi serica qualitativa ed a perfezionarnc la tecnica ; ma se numerosi ricercatori si sono rivolti allo studio qualitativo delle agglutinine nei vaccinati ed. anche, al loro comportamento durante eventuali successive infezioni tifoidi, meno ricca è la casistica riguardante tali ricerche nelle infezioni tifoidi dci non vac· cinati. T uttavia quelli che se ne sono occupati (Felix, Pijer, Bacaloglu, Litarczec, Ruth, Coleman e Laviano, Kemp) sono in genere portati a valorizzare l'importanza da Fdix attribuita al rilievo delle agglutinine O, sia per una diagnosi precoce come (Felix e Willie) per un criterio prognostico, per cui le presenti ricerche di controllo, condotte su un numero notevole di tifosi, vengono ad assumere particolare interesse per i risultati ottenuti in contrasto con i predetti ricercatori.

R. LAPORTE. - Studio microbiologico del bacillo tubercolare: di tipo bovino. (<c Annales de I'Institut Pasteur ))' vol. 57, ottobre 1936, n. 4). Dopo aver ricordato gli studi fondamentali di T cobaldo Smith e la vera c propria apportata nel mondo scientifico dalla comunicazione fatta da Roberto Kock al Congresso della tubercolosi di Londra del 1901 sulla differenza tra la tubercolosi umana e quella bovina, l'A. passa in rapida sintesi le più importanti ricerche condotte sulla differenziazione di queste due forme di tubercolosi. <' rivoluzione >l


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RIVIST A OELI.A STAMPA MEDI C.\ ITAL! Aì\:A E STRA N IERA

Di p;)rtic.olare intere~se risult;'lrono gli stutli condotti fino al 19 11 dalla Commissione Reale l nglese, in quanto completarono le conclusioni alle quali era arrivato Smith sui caratteri differem.iali tlei bacilli umani e bovini. Risultò da tali studi che i ceppi dci bacilli dc:i mammiferi possono essere classificati in due gruppi a seconda delle loro proprietà di s,·iluppo. Il primo gruppo ha sviluppo detto disgonico (difficile genera zione) c comprende quti ceppi che, colti vati nei terreni glicerioati ordinari, sviluppano rardivamentc cd in modo scarso. A questo gruppo appa rtengono tutti i ceppi dei bac:illi isolati da lesioni w bercolari dci bovini e un certo numero di ceppi provenie nti da lesioni umane, speciahncntc tla forme di tubercolosi esterne (si tratterebbe. in questO caso, di contaminazione dell'uomo con bacilli bovini). Il secondo gruppo comprende i ceppi di bacilli con sviluppo detto eugonico (buona generazione), cioè che si sviluppano facilmente sui terreni abituali, presentando in qualche settimana culture lussereggi<J nti. A q uesto gruppo apparte ngono la magg•or parte dci ceppi provenienti da lesioni umane. quintli tjuesto modo di sviluppo eugonico sarebbe una caratteristica del bacillo J el tipo umano. I lavori della Commissione Reale inglese stabilirono anche che al tipo disgonico o eugonico di sviluppo dci germi bovini e umani si aggiunge, oltre ai car:nteri di virulenza per il coniglio et! il vitello, il carattere della pigmentazione della colonia. Un ceppo eugonico che produca del pigmento è caratteristico del tipo umano dd bacillo dci mammi feri. Lo svil uppo <.lisgonico con assenza di pigmento nelle colo nie caratteri zza, invece. i ceppi del tipo bovino. Oggi si ritiene generalmente che la distin zione dci tipi umano c bovino dci mammiferi possa essere ben basata sull'aspetto delle culture e sulla virulenza per certe specie animali. In questo lavoro l'A. si è proposto di riprendere lo ~tudio dci caratteri culturali dci bacilli bovini e di a nalizzare, in modo particolare, il fenomeno della scomparsa dei caratteri iniziali di sviluppo disgonico che wpravvienc per i ceppi bovini che hanno subìto parecchi passaggi sui terreni comuni di cultura. Tale fenomeno, segnalato da tutti gli AA., non è stato ancora adeguatamente considerato. Da <:JUestc ricerche, che confermano quelle della maggior parte degli AA. che hanno studiato i caratteri d1 cultura dci bacilli tubercolari del ti po bovino, risulta che la maggioranza dei ct:ppi che appartengono a questo tipo si presentano, al momento dell'isolamento, con l'aspetto di culture liscic c con sviluppo disgonico. Questo carattere, però, è instabile in vitro e tende a scomparire nei trapianti successivi sui terreni artificiali. Tutti i ceppi bovini dànno, più o meno presto, delle cu!turc eugoniche simili a quelle dci ceppi umani. ma questo carattere d'instabilit3 è assai variabi le da un ceppo all'altro. La perdita del ··arattere disgonico di ~viluppo si accompagna alla scomparsa dell'aspetto liscio delle culture che divengono rugose c non possono più essere messe facilmente in sospensione nei liquidi. Si tratta, dunque, di una vera " di$sociazione '' ddle varianti disgoniche S. in va rianti R. eugoniche. Fra i terreni di cultura speciali per il bacillo di Koch, taluni. ro111e la patata ed il brodo glicerinato o il terreno sintetico di Sauton, favoriscono la dissociazione dei ceppi bovini . Altri consentono, im·ecc, la conservazione dci caratteri culturali disgonici lisci, cvmc il terre no liquido di Besredka c i terreni solidi all'uovo e specialmente un terrene composto di siero e di giallo d'uovo studiato dall'A .. E' da notare che su questo rcrrt no. come su quello di Besreùka e quello di A. e L. Lumière modificato (pezzi d'organo gliccrin:Hi), i ceppi disgonici si sviluppano facilmente ed in modo egual• ~w nte abbond ante che i ceppi cugonici, pur conservando l'aspetto liscio iniziale. I ceppi e ugonici R .. dissociati da poco, sono instabili tanto in vivo che in vitro. Cun pa ~saggi su terreni all'uovo, i ceppi eugonici R., seminati in sospensione diluita, <.bano tld le colonie R. e <.Ielle colonie che hanno ripreso pitt o meno nettamcme l'aspetto liscio cd il carattere disgonico originale. Invece. i ceppi R. molto vecchi, come quello hm-ino di V:tll~c . sono di una notevole swhilità in vivo e in vitro.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEOJCt\ ITALIA NA E STRANIERA

La dissociazione del bacillo bovino costituisce dunque un fenomeno reversibile che non si stabilizza che col tempo. Lo stesso avviene per i ceppi della tubercolosi aviari:1. Bisogna poi notare che il carattere disgonico di sviluppo dci ceppi bovinj non è legato in modo assoluto all'aspetto liscio delle culture e che anzi esistono anche dei ceppi disgonici rugosi. Non si osservano, inoltre, del le differenze nel pocere patogeno per il coniglio e la cavia tra le varietà R. ed S. dei ceppi bovini recentemente dissociati. E' però possibile che la virulenza della varietà H. diminuisca più rapidamente di quella dell:t Yarictà S., che sembrerebbe più strettamente adattata alla vita parassitaria. Ma, ancora, no n è stato osservato alcun fatto in faYorc di questa ipotesi. La dissociazione dei ceppi bovini consisterebbe dunque in variazioni dell'aspetto mo rfologico delle colonie, variazioni che sembrerebbero in stretta relazione con 1 cambiamenti delle condizioni di cultura. Questi fenomeni indicano la plasticirà delle specie microbiche e rientrano nel quaJro generale dell'adattamento al terreno. Queste variazioni non pesano sui caratteri specifici fondamentali e devono essere nettamente distinti dru fenomeni di dissociazione dei ceppi di bacilli tubercolari di mammiferi, descritti da Birkhaug, Saenz e Costi! c che consistono in mutazioni che danno origine a specie nuove e stabili. La dissociazione del bacillo tubercolare bovino, anche come semplice fenomeno cl'ordine morfologico, presenta pur non di meno un interesse pratico, in quanto permette una stretta analisi della parte che ha il fattore microbico nella tubercolosi sperimentale e ciò indipendentemente dal grado di virulenza delle varianti utilizzate. PIAZZA.

MEDICINA INTERNA G. BAssi, tenente medico compi. -

Lo studio delle prove funzionali cardiache nei

vizi valvolari compensati. ( « Cuore e circolazione ''• 1936-XV). Prendendo in esame 698 pp. portatori di vizio organico di cuore, durante il serYizio presso il Reparto Osservazione dell'Ospedale Militare di Firenze, l'A. ha studiato il comportamento del polso e della pressione arteriosa dopo lo sforzo fisico ( 10 flessioni sugli arti inferiori, a tronco eretto e braccia tese in avanti). Dopo a\·cre brevemente ricordato i principali punti che si riferiscono alle modalità di studio ed all 'importanza clinica di tale indagine, alla quale, per parere unanime, viene riconosciuto un certo valore quale criterio per giudicare l'efficienza funzionale del miocardio, l'A. espone le ragioni che l'hanno indotto a compiere tale ricerca nei vizi organici di cuore. Le cardiopatie organiche, considerate quale reperto di osservazione dei comuni ambienti ospedalieri e clinici, si differenziano ampiamente dai quadri forniti dai pazienti qui presi in esame: quest'ultimi, infatti, essendo tutti dello stesso sesso, di età uniforme (oscillante fra i 20 t.:d i 24 anni) dediti nella quasi totalità a lavori in genere faticosi (quali ad esempio quello dei campi) consentono di trarre considerazioni che per le suesposte ragioni possono, sia pure entro certi limiti, essere gencralizz<ltc. La maggior parte dei soggetti, inoltre, non solo era completame nte all'oscuro delle cause o della causa che avc\'a determinato la malattia, ma di questa non aveva avuto m ;lÌ alcun sentore, attendendo, senza rilevabili disturbi subbiettivi, all'espletazione ddla propria arte. Infine sia per le suesposte ragioni, che in base ai dati forniti dall'obhietti,·ità, tutti i· cardiopazienti esaminati possono essere co nsiderati in f:.1se di perfetto compenso.


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RI\'ISTA l)ELJ :\ STAMf·A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Non è difficile riconoscere in queste consi<krazioni altrettanti motivi di alto inte resse per la delucidazione dd punto, non ancor completamente chiarito nè sufficientl:mente valutato riguardante la genesi dello scompenso cardiaco, sia pun: valutato attraverso argomentazioni e ricerche puramente cliniche. Lo studio delle pro\·e funzionali, infatti, consentendo un giudizio di stretta approssimazione sull 'attività miocardica (unica n:sponsabilc:: nel mantenimento del co mpenso, e elemento fondamentale nella determinazione dello scompenso cardiaco) fornirà la possibilità di riconoscere a quali cause sia fondamentalmente imputabile l'insorgenza di questo secondo stato, compiendo un ragionamento di analogia, e, quasi. di esclusione di elementi patogenetici ai quali ancora si vuole, da molti AA., da re la massima importanza genetica. Prescindendo, infatti, dalle considerazioni di indole scie ntifica, P. che riguardano in panicolar modo lo stato del circolo periferico l'A. ricorda come gli studiosi imputino fondamentalmente, un fatto,re strettamente miocardico (le· gato allo stato anatomico del muscolo cardiaco alterato per d:no e fatto della malattia che ha colpito anche le valvole) ed un fattore emodinamico, riconducibile aU'influssl1 determi nato sulla contnlttil ità cardiac:. dalle mutate .::ondizioni emo<:linamiche, legate :1lla ]or volta all'esistenza del vizio. ~ A parte la considerazione che mentre non tutte le cardiopatie valvolari sono di genesi reumatica (e, fondamentalmente, è a questa etiologia che si riconosce la massi ma importanza nel determinare stati miocarclitici), a parte l'osservazione che le parti più colpite dallo scompenso sono quellt~ che maggiormente sopportano lo sforzo imposto dalla lesione valvolare, a parte ancora lo studio evolutiYo della cardiopatia che dimostra, per tutte, prima o poi l'insorgenza dello scompenso, vi è la !XJSSibilità di studiare l'attività funzionale del miocardio dci portatori di vizio organico, cimentando il muscolo cardi:~co con uno sforzo. che sarà capace di determinare reazioni sensibili S(;ltanto qualora la fibra cardiaca sia re:1lmentc colpita da un processo infettivo e ne po n i le conseguenze. Tale studio è per l 'appunto stato condotto dall'A .. Riferendo in sintesi i dati sp~rimentalmente raccolti, risulta anzitutto che le cardiopatie organiche valvolari comportano nella gr:mdissima maggioranza aumenti 'taivolta cospicui e comunque sicuri della pressione Mx., particolarmente intesi nelle fo rm: a genesi tonsillare. La minor percentuale è stata fornita dalle forme reumatiche. Riferendo gli aumenti al tipo del vizio cardiaco, si deduce che i maggiori aumenti sono forniti dalla stenost mitralica e dai vizi mitroaortici. La pressione diastolica, pure apparendo alterata (nel senso di un aumento) in una discreta percentuale di casi (e denunciando, pertanto, anche per cuori in perfetto compenso. uno stato patologico dell'attività cardiaca) appare compromessa in maniera m eno rilevante della Mx .. L'argomento, tuttavi:J, che consente i migliori elementi di giudizio è fornito c.bllo studio della pressione differenziale, che si è dimostrata normale o maggiore della n or ma nella grande maggioranza dci casi , in pochissimi, minore. E tenuto conto delle elC'\'azioni della pressione minima (maggiori in via percentuale delle alterazioni patologiche <.Iella di fferenziale) l'A. tende a concludere che l'ipertensione arteriosa (massima) ndle cardio patie \·ah-olari va considerata alla stregua di una conJizione favorente il compiersi dd circolo, comportando, in altri termini, un'elevata differenza fra la pressione ~i stolica e la d i:1srol ica. L 'esame dei da ti r:lcco! ti dopo il compimento dello sforzo, ha dimomat~) m qu:1si tutti i soggetti, :1u mc nti più o meno cospicui della pressione Mx., diminuzione ~ ~dl.1 Mn., c. iu con segu L nz ~t, :lllmenti della differenziale. Il che, secondo l'A. tc:stimo nierehhe le ca pacità di risorsa funzi o n:1le e di ricupero del miocardio di questi soggetti. ed indicher(hhc: la neccs~it;Ì di pro\' vedere adeguatamente ad un'educazione lavorati\ :J . ed all':1pplicazione di n ·goic igicniche tali che consentissero a lungo il mantenim ent~


RIVI~TA

DELLA STAMPA MeOIC,A ITALIANA E STRA:-JIERA

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di tale stato di compenso. Il quale. s~: pure deve essere considerato come una condizione patologica, in quanto è sostenuto da una malattia (valvolare) potrà essere tanto mantenuto più a lungo quanto minori saranno le fatiche a cui il cardiaco si sottoporrà aggravando il lavoro della fibra cardiaca, già reso difficile e maggiore dalle mutate condizioni emodinamiche: tutto ciò, almeno stando alle considerazioni più sopra poste, in scarso riterimento con l'esistenza di lesioni organiche del miocardio, difficilmente sostenibili sulla scorta delle presenti ricerche.

F. PELLEGRINI. G. PE:-:so. - Meningotifo eruttivo, sporadico, benigno a carattere professionale. (« Revue d'H ygiène », T. 58, n. 7, 1936). Fin dal 1926 l'A. ha osservato nel dipartimento francese dell'alta Savoia una sindrome morbosa, che colpiva una speciale categoria di lavoratori chiamati « Fruitiers », addetti alla lavorazione del latte c in parte anche all'allevamento dei maiali. Su quest'argomento l'A. ha già fatto due comunicazioni alla R. Accademia medica di Roma, nel l933 e nel 1935; nel frattempo altri autori si sono occupati della malattia, in Francia. in s,·izzera cd anche in Italia (Campanacci). In questa memoria, ricca di da ti, il Penso comincia col descrivere accuratamente la regione e l'amhiente in cui si csserva la malattia; passa quindi alla desc"rizione clinica della malattia, il cui decorso si può così riassumere: dopo un periodo d'incubazione superiore ai 15 giorni e abitualmente in piena salute, l'individuo è colpito da fehbrc in genere modica, accompagnata da cefalea non molto intensa; dopo circa 4 giorni appare un esantema macul<rpapuloso polimorfo alle coscie e all'addome, talvolta generalizzato a tutto il corpo con esantema e congiuntivite, accompagnato da cianosi del viso, epistassi, presenza di sangue nell'espettorato, nelle urine, nelle feci. Un secondo periodo è caratterizzato da una remissione febbrile della durata di 48 ore; in un terzo periodo, che dura da sei a sette giorru, si ossen·a febbre, spesso elevata, con dissociazione sfigmo-termica, sindrome meningea che si esplica con vomiti, cefalea terribile, rigidità nucale; Kernig e Babinski spesso positivi, anisocoria, aumento della pressione del liquido cefal<rrachidiano. Dopo pochi giorni. con la caduta della febbre, in genere per crisi, tutto ritorna norm:1le; si ha costantemente la gu:~rigione, senza alcun postumo. La malattia non è contagiosa; essa può colpire tutti, uomini, donne, fanciulli; è però più frequente negli uomini giovani per il fatto che questi, per ragione di mestiere, sono più frequentemente in contatto con le probabili fonti di infezione. La malattia si può contrarre in qualunque periodo dell'anno, ma è più frequente durante i mesi caldi. Non vi è alcu n dubbio sulla natura infettiva della sindrome descritta; ma l'agente eziologico rimane tuttora sconosciuto; le ricerche cliniche di laboratorio escludono la tifoide, la brucellosi, la ricorrente, l'ittero emorragico, il tifo petecchiale. Ma le ricerche sperimentali sulla natura del virus sono ancora !ungi dall'essere complete e richiedono un lungo e accurato lavoro. Lo studio sperimentale fa risaltare nettamente l'intimo nesso, esistente tra i maiali e l'insorgenza della malattia nell'uomo e permette di escludere qualunque rapporto col latte e con la fabbricazione del formaggio. Sc<r nosciute sono le modalità con cui il virus passa dal maiale all'uomo ; si può affermare soltanto che è necessario che vi sia un contano ripetuto, abituale, immediato tra l'uomo e i maiali. Non è escluso che possa entrare in causa un ospite intermedio, ectop:~~assita obbligato. La classificazione della malattia ha sollevato parecchie discussioni; la tendenza a considerarla come un nuovo tipo di mcningite linfocitaria benigna non è accettata dal Penso, il quale avanza l'ipotesi che si possa far rientrare tra le mabttie dd gruppo,


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RIVI~T:\ !>ELLA ST AMPA M ED ICA ITALIA NA E STRANIERA

tipo tifo esantematico. Sono discusse le r:tgioni per cui questa ipotesi sembra la più ve rosimile all' A .. In conclusione, d:t questa tmeressanre memoria risulta che la malattia è oggi ben individuata dal punto di vista clinico, che si posseggono molti dati epidemiologici; m a rhe il più importante, vale a dire l'agente eziologico con relativa modalità d'infezione. rima ne sconosciuto. E' da augurarsi che ulteriori ricerche, alle quali il Penso potrà validamte contri· buire per la sua particolare competenza su quest'argomento, riusciranno a chiarire punti oscuri che ancora sussistono. REtTA:o;o.

CHIRURGIA GENERALE A. RAvr NA. -

Terapia post-operatoria. (u La Presse médicale J>, 7 ottobre 1936, n. 8 t ).

L'A. ispirandosi ai concetti dei proff. Leriche e Letulle dice che il decorso po~t­ operatorio non dipende solo dall 'inter vento o meno di germi ma anche dai fenomeni fisici che si verificano nell 'organismo c che in tal caso assumono g rande importanza. Questi disturbi umorali che hanno per origine ii traumatismo chirurgico sono i seguenti· ! ) la liberazione brusca e la dcsintegrazione delle proteine e dei lipoidi de.l h ferita; 2) la declorurazione sanguigna; 3) le alterazioni delle funzioni neuro-ormonali. Questi dut: fattori: ipodoremia ed iperpolipeptidemia, sono la chiave della mJlattia post-operatoria. Il primo è conosciuto auraverso numerosi lavori americani c francesi (Binet, G osM:t. Petit - Dutaillis). All'A. sembra che questo distu rbo uon coincida mai completamentt cOJl secondo, perchè tra essi esiste una specie di alternativa. Per l'ipocloremia la terapia è semplice: bisogna anzitutto somministrare del cloruro. In tal caso bisognerà ricordarsi di due semplici nozioni: essere prudenti negli amnu lati di età avanzata, poichè in questi come in alcuni nefritici o individui con semplic.: insufficienza renale, il rimedio rischia a volte di essere peggiore del male; al contrario nei giovani il pericolo consiste nel prescrivere quantità insufficienti di sale. Più frequente dell'ipocloremia, l'iperpolipeptidemia è tanto più da temere quan~'> più il fegato ed i reni sono affaticati dall'anestesia, .tnche se questa è stata fana in modo assai preciso. Essa è dovuta al passaggio nel sangue di proteine e lipoidi del!:: ferita operatoria, i quali si trasformano in polipeptidi e parzialmente in urea. Le prove sicrologichc praticate da Letulle mostrano che l' urea :ti sesto gimnu dopo l'intervento raggi unge il suo massimo. I n tal modo viene richiesto u no sforn supplementare agli organi escretori : rene e fegato; e cosl viene ad essere accertato che que<to fattore provoca olt re l'astenia c la relativa ipertemia, forme subitteriche (-J a nche c liguria post- cpcratoria. Dati questi fatti l'A. ritiene interessante riferire i felici risultati che ha ottenuti mercè l'im piego, in tali casi, di una pianta originaria dell 'I ndia O landese descriu~ sotto il nome di cc Orthostphon stamineus » . Questa pianta impiegata sempre da lun~e tempo nel pnese di origine si è poi diffusa in diversi paesi d'Eu ropa. In chirurgia l' •• Orthosiphon stamineus >J è utile in tutti casi ove, dopo l'intervento. la diuresi si rikva insufficiente. La sua azione non si esplica solo sulla quantità. ma essa fa aumen tare a nche i componenti dell'urina. L'A. l'ha usata sotto la sua forma più attiva, l'infuso di 5 gr. di pianta secca in mezzo litro d'acqua. 11 secondo giorno, dopo questo trattamento, la diuresi si stabilisce un po' al disono di 2 litri e la curva u rinaria si stabilisce in base a 1800 gr ..


RIVJSTA DELLA STAMPA ~EOIC:\ ITALIANA E STRANIERA

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Si osserva allora un miglioramento dello stato genc..ralc: l'astenia diminuisce, k forze c l'appetito ritornano; i segni dell'insufficienza epatica: subittero, prurito, deco· lorazi>One delle feci, urobilinemia. scompaiono; inoltre in alcuni casi di cistite si osserva un felice effetto locale cicatrizzante. Concludendo l'A. ritiene di potere affermare che la effic:tce azione della pianta sulla funzione epatica e renalc gli ha pienamente confe1 mato le indicazioni terapcutiche che già hanno segnalato altri AA. e che, trovano una speciale indicazione nella terapia p<>st-operatoria. Nel presente lavoro inoltre sono esposte in modo conciso ma perfettamente chiaro n. 8 ooservazioni che dimostrano in modo pratico ed evidente quanto l'A. ha precedente· mente affermato. S. Vn·ALE. F. M. CAL)ENAT. - Estirpazion~ dei tumori benigni della parotide. (<( Journal dc Chirurgie », novembre 1936). L'A. comincia col dire che nella estirpnzione dei tumori clinicamente benigni della parotidc la preoccupazione dei chirurgi è sempre stata di limitare la paralisi facciale. Nè serve a questo scopo la tecnica proposta fin dal 1914 da P. Duval poichè, se da una parte essa conserva la branca superiore del nervo facciale, sacrifica dall'altra 1l tacciale inferiore. Per supplire il facciale inferiore totalmente sacrificato, l'A. ha pensato di utilizzare il muscolo digastrico, poichè è innervato, nella sua porzione anteriore dal nen·o facciale stesso ed il ramo nervoso, che penetra immediatamente nel muscolo, è facile a conservare. In questo modo i movimenti vengono normalmente assicurati poichè, come abbassatore della mandibola, viene supplito dal miloioideo e daj muscoli dd lato o pposto e, come elevatore dell'osso ioide, dal costrittore medio del faringe. Di più, la dmrezione del muscolo permette, fissandolo in avanti ai muscoli peribuccali, cii wllevare la commessura. Infine questa manovra costituisce non già una complicazione ma u na semplificazione di tutto l'intervento per p<>co che si sollevi il muscolo, perch,'si scopre cosi largamente l'arteria carotide esterna che si può legare sin dall'inizio deil'operazione senza avere da cercare altri punti di rcpere. In tal guisa il muswlo diga· strico, dice l'A., funziona da guida nell'intervento e da muscolo correttore della paralisi facciale, e non c'è più bisogno di ricorrere alla sezione della mastoidc alla base consigliata da Duval e Redon. La tecnica è la seguente: anestesia locale, incisione cutanea lungo il margine po· steriore della branca montante della mandibola dal condotto uditivo fino ad 1 cm. al disotto dell'angolo della mandibola con un piccolo sbrigliamcnto anteriore (2 cm.) a livello dell'arcata zigomatica per facilitare il disimpegno dei polo superiore del tumore e altro sbrigliamcnto di circa 3 cm. in basso per permettere di seguire il digastrico nella regione sottomascellare, Indi, :tprendo la loggia parotidca, si passa allo scollamento del tumore che ricopre ed aderisce al muscolo sternocleidomastoideo, alla messa allo scoperto del m. digastrico il cui ventre posteriore verrà sezionato il più lontano p<>SSibile, e alla messa a nudo della carotidr esterna che, insieme alle vene satelliti e alla giugulare esterna, sarà legata al disotto della facciale. In questo modo si libera il tumore e si procede subito dopo alla ricerca del facciale, prcvia legatura dei vnsi temp<>rali superficiali in avanti e dell'arteria auricolare posteriore indietro. Assicurat:t così l'emostasi, si esegue, a livello della commessura bbiale, una piccola incisione cutanea per permettere di suturarvi la porzione anteriore del muscolo digastrico. Com~ ultimo tempo: sutura cutanea e drenaggio della loggia parotidea. Il metodo ha dato all'A. buoni risultati orxratori cd estetici. FLORIOIA.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA IT ALIANA E STRANIERA

TRAUMATOLOGIA Considerazioni medico-legali su t•atrofia. ossea di SUcleck eli origine traumatica. (cc Infonunistica e Traumatologia » , I-I V, 1936-XIV).

Bus... rro. -

E· noto come il desiderio di maggior inçlennizzo da parte dell'infortunato costituisce una remora alla guarigione per la attenuazione o abolizione della sua cooperazione necessaria, k non anche ostacolo di proposito. ·• I traumi agli arti lasciano dopo la guarigione anatomica, uno ~trascico di disturbt funzionali che si prestano ad esser esagerati e prolungati nel tempo. Oltre la volontà del leso possono entrare in gioco altri fattori obbiettivabili: iperplasia di tessuti, cicatrici cheloidi; ispessimenti connettivalt, esostosi, tumori. Più raro lo sviluppo della sindrome morbosa che per il suo caratteristico aspetto radiologico è: denominata atrofia acuta maculosa di Siideck. L'insorgenza è brusca con acutissimi dolori all'arto traumatizzato, quando la lesione da trauma si può considerare guarita; di obbiettivo si nota edema, cianosi tegumentaria, iperidrosi, aumento o diminuzione di temperatura al termotatto. Caratteristica l'immagine dello scheletro alla radiografia: sostanz.a spugnosa velata o trasparente con trabecolc evidenti che danno immagine di marezzature, alternata a zone vaste lacunari di trasparenza. Trascorso il periodo acuto si attenuano i f:mi dolorifici mentre persiste la limit:l· zione funzionale e l'immagine radiologica fa notare forte riduzione della corticale che appena contorna il limite dell'osso. Questo tipo di lesione mostra senza dubbio che non è l'azione del trauma l'elemento ·;ufficicnte a determinare i disturbi trofici dei tegumenti e le alterazionj regressive delle ossa, ma un altro fattore, forsP. di natura costituzionale è necessario per preparare le condizioni indispensabili allo svolgimento di processi patologici eccitati dall'azione traumatica. Il trauma agirebbe a traverso le terminazioni nervose parasimpatiche, provocando un disturbo circolatorio locale. che determinerebbe stasi venosa e linfatica (Dubois, Si.ideck, Leriche, Annovazzi). Il sangue stagnante subirebbe una modificazione nella composizione fisi<Khimica . .acidosi (Rieder, Peter, Einsenn, etc.) che provocherebbe dissoluzione dei sali di calcio e successivo loro assorbimento. Secondo Haglund l'atrofia maculosa si svilupperebbe in soggetti neuropatici, nei quali essendo spiccata la sensibilità dolorifica, sarebbe spinta al massimo la inazione a ntalgica, tanto pitì che l'inazione pregiudica gli scambi umornli e favorisce la stasi sanguigna. Però l'atrofia di Si.ideck s'inizia in modo brusco e si conclama in un penodo estremamente breve, me ntre l'atrofia da inazione richiede più tempo (mesi) e non raggiunge mai l'entità della prima. Radiologieamente si differenziano abbastanza facilmente: la Si.ideck mostra atrofia irregolare e a chiazze e· sempre nella metafisi, quella da ina:cio ne si localizza alle epifisi, inoltre la Si.ideck è stata notata sia in individui che cominciarono a usare subito l'arto traumatizzato, sia in quelii che per la poca entid del trauma non sospesero addirittura l'azione dell'arto colpito ( Rebaudi). Sperimental mente la atrofia di SUdec k si è potuta ottenere, mai però per semplice inazione; altri fattori, come rcsczione di nervi fu rono necessari (Segre, Schiff, Gricg). Lo studio di Coppo su la composizion<:: chimica delle oss:~ sottoposte a stasi ~a nguigna , non ha rileva to rnodifica zio ni chimiche. In un caso di fratt ur:t di metacarpi della mano sinistra per investimento, al guar:tnrcsimo giorno. dopo costat:tta guarigione an:Homica, si nota radiologicamc nte il


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANtERA

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caratteristico quadro dell'atrofia di Sudeck, con tutte le altre manifestazioni obbiettive a carico dei tessuti molli. La malattia ossea per la successione ininterrotta al trauma è indubbiamente a questo consecutiva, perfetta essendo la concordanza dei comuni criterì accertativi medicolegali, cronologico, topografico, proporzionalirà lesiva e continuità sintomatologica. Questa non sempre è così ev.idente: l'intervallo libero oscilla fra tre settimane (UHreduzzi, Thiem) e sette settimane (Kallius). T ali differenze costituiscono il lato oscuro nel complesso problema patogcnetico. I noltre l'atrofia di Sudeck può esser determinata anche da processi patologici, infiammatori acuti o cronici, tubercolari, sifìlitici, gonococcici; osteomielitici, e anche da congelamenti, scottature, acroder miti, contratture o paralisi riflesse. Viene così a complicarsi enormemente il problema patogenetico. -di nesso. di causalità e si trasfornta in un vero problema di diagnosi differenziale. La prognosi è varia: inter\'enendo precocemente si può arrestare· il processo atrofico, mentre io mancanza di terapia attiva, si installano subito deficenze funzionali. La valutazione per indennizzo va basata unicamente sui definiti \"i risultati su lo stato anatomico e funzionale della parte, stabiliti con ripetute visite e accertamenti intervallati. R.HFOSt.

RADIOLOGIA P ARKrwor-; e BEDFORD. Il triangolo aortico nella semeiotica radiologica del cuore e grossi vasi. (<cThe Lancet 11, I7 ottobre 1936). L 'esame radiologico del cuore è stato dapprima eseguito in posizione frontale e su esso sono basati i dati classici. Il vantaggio delle posizioni oblique fu per il primo ( '90') apprezzato da H olzknecht che istituì la prima posizione obliqua nella quale il p. è semisnodato in modo da poggiare la spalla destra allo schermo. In questa posizione l'A. viennese descrisse i campi polnnonari destro e sinistro e particolarmente il campo luminoso tra il cuore e la colonna che Eu detto in seguito spazio di Holznccht o retrP.

cardiaco. E" esso che viene occupato principalmente dalla orecchietta sjnistra dilatata iu caso di stenosi mitralica. L'altra proiezione obliqua o seconda nella quale il p. fa un mezzo giro verso la destra cosicchè è la spalla sinistra appoggiata ailo schermo, una volta di rado usata, è invece adesso ritenuta più informativa della prima posizione obliqua e per molti rispetti anche superiore a quella sagittale. Gli AA. rinunciando a una analisi sistematica del cuore e dell'aorta in questa posizione richiamano l'attenzione su un a·uovo contrassegno radiologico, il triangolo aortico, che è un triangolo trasparente che si osserva al di sopra del bordo superiore dell'aorta, purchè il paziente sia snodato di 45°, avendo la spalla sinistra aderente allo schermo. Il lato destro del triangolo è formato dall'arteria succlavia sinistra, il lato sinistro dalla colonna vertebrale, la base dall'arco dell'aorta. In questo modo è facile misurare l'arco dell'aorta utilizzando la base di questo t ria ngolo il quale sarà diminuito in caso di elevazione, allungamento o dilatazione del-

l'arco aoròco. Un gozzo endotoracico o un aneurisma dell'arco possono <X:cuparlo in· teramente. Il triangolo inversamente può essere aliargato in tutte le condizioni che abbassano l'arco aortico e nell'enfisema. Gli AA. con van disegni e radiogrammi dimostrano l'utilità di questo nuovo contrassegno nella semeiotica cardioradiologica. BERTOLUCCI.

6 -

Giomal~

di nudtcina militar~.


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~IVI~TA

UELLA STA MPA ~EDIC:\ ITALIANA E STRANiERA

MAc Gt~NE c WJitTE.- Il grasso epipuicardico come causa di erro« neUa valutazione radiografica deUa grandezza del cuore. (« Journal Am. Mcd. Ass. ''· t!l luglio 1936).

In molti indi,·idui una notc\'c>le quantità di grasso si trova sulla parete esterna del pcricardio, grasso cpipt:ricardico. L 'accumulo di esso si ha specialmente alla base in corrispondenza della inserzione diafra mmatica a destra c a sinistrl. La prossimità di esso ai bordi cardiaci frequentemente oscura i \'Cri margini del cuore quali appaiono ai raggi X c può essere estremamen te difficile il misurare la superficie car diaca senza includcrvi la p:.trte dovuta al grasso, ciò può contribuire ad errori diagnostici facendo pensare a una malattia n-aie di cuore, a una temporanea dilatazione cardiaca o a un versamento pericardico. In casi duhhi, spcc1c quando si tratti di persone obese, bisogna usare ogni cura nel delimitare il reale apice del cuore. Specialmente adoperando il diaframma anti - diffu. sore si otterranno due ombre, la più densa dovuta :~1 cuore, la più leggera al g rasso epi pericardico. La di ffercn7a ùi densità di queste due ombre può essere ben dimostrata su tderadiogrammi, a 2 metri di distanza, quando essi si:Jno fatti con raggi atti a dare un3 suflicicntt penetrnzione. Un accorgimento pure opportuno è quello di eseguire due radiografie, una piuttosto molle che non dia contrasto fra il contorno cardiaco e il grasso e una seconda a raggi duri in modo che quest'ultimo non appaia. Il rilie"o sarà ancor più facilitato praticando i radiogrammi l'uno nell'apnea ordinaria, l'altro invece con inspirazione ·forzata. Anche un accurato esame radioscopico può permettere di delimitare il conto rno rcalt Jdl'apice cardiaco al di dentro dell'ombra dovu ta al g rasso epipericardico, molto più che i cambiamenti delle fa~i respiratorie alterano la posizione del grasso epipericardico stesso in rapporto nll'ombm cardiaca. Nella profonda inspirazione infatti la metà esterna del diaframma t: spostata maggiormente in basso che non la sua parte mediale. Il grasso cpipcricard ico è più lntcrale del l'apice cardiaco cosicchè nell'acme di una profonda inspi· razione esso può maggiormente delinearsi come un 'ombra distinta dalla punta del cuore, com 'è facile verificare specialmente eseguendo il doppio teleradiogramma consigliato Ja. gli AA .. BERTOLl,;CCI.

NEURO-PSICHIATRIA L. 1. J. - Il sistema ~opra-vestibolare. (Da.; mprn-vwibuliir~ S) ;t( m bei den Tiercn und beim Mcnschen, mit hesondcrer Berlicksichtigung Jcr Klinik der Blickliihmungcn, der sogcn. Stirnhirn at:~xic, der Zwangsstellungen unti der Zwangshcwcgungcn. N. V. Noot·d-Hollandsc he Uitgeversmaatschappi;, Amsterdam).

~1 usK ENS

Trattasi di un grosso mlume - ricco di ligure, di tabelle e di circa 1200 voci bi· bliografiche - nel quale l'A. mustra il sistema l>Opravc~tibolarc in tutta la scal:~ 700iogica. soffermandosi p:micol:trmente (come è dctro anche nel sottotitolo dell'opera) sulb clinica delle paralisi ddlo sgu:~rdo. sulla cosidetta atassia frontale. sulle :mituJini co:!ttc c sui mm imenti co:~tti ndi' uomo. Il lihro costitui~cc I:J ~intesi ddla lunga c gtnialc attività del chiaro ncurologo oi.Jn· dese, e reca un fondamcnt:tle contributo a tutte le questioni concernemi il sistema sopravcstiholarc, an al izz:m. sotto i v:1rÌ punti di vi~ta: ::ma tomo - comparato, lisiopatolo!!ico cd a nawmo-dinico.


RlVISTA DELLA STAMPA MEIJICA ITALIANA E STR t\NlERA

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Anzitutto l'A. - tlefinit:-. la paleo-motilità e descritti i vari movimenti coatti che vi appartengono - si occupa dell'importanza di tale paleo-motilità per l'anatomia, la fisiologia e la clinica deJ sistema nervoso, passando in rassegn <~ i disordini motori che si si vcnficano nella scala degli invertebrati c dei vertebrati inferiori dopo lesioni sperimentali del labirinto e delle sue connessioni nervose ascendenti e discendenti. Egli giunge alla conclusione che fin negli anim:1li acquaiici più bassi esiste un primitivo apparato labirintico deputato alla conservazione di quella posizione spazialc che è propria di ciascun animale; che queste• apparato di,·iene del tutto c,·idente solo negli animali a sim· metria bilaterale e moventisi liberamente nell'ambiente, che, in base alle forme ed alle abitudini degli animali, la lesione del labinnto o delle ~uc connessioni centrali produce differenti movimenti coatti (maneggio. rotazione, ecc.). A questo punto il Muskens comincia ad illustrare gli stretti tapporti esistentj fra le direzioni dei movimenti coatti e le direzioni delle posizioni coatte dello sguardo. Infine, sulla scorta delle sue ricerche negli animali più bassi, l'A. enuncia questa nuo,·a definizione dell'equilibrio: " Un organismo vivente si trova in equilibrio quando tutti e sei i movimenti fondamentali (ossia le tre coppie di mO\·imenti effettuantisi nei tre pi:tni spaziali: movimenti di maneggio nel piano orizzontale, di rotazione nel piano fro ntale, di caduta in avanti e indietro per il piano sagittale) si bilanciano " · Segue una breve descrizione dei risulmti ottenuti specialmente dall'A. - in vista tlei movimenti coatti - dopo varie lesioni del fusto cerebrale nei telcostei (carassius) e negli uccelli (columba). Nella 3' parte del volume il Muskens illustra le numerose ricerche eseguite sui mammiferi c, specialmente, i dati forniti dalla patologia umana. In un capitolo introduttivo sono discussi i risulwti ottenuti dagli A.A. più antichi. Nei successivi capitoli vengono esposte le acquisizioni moderne cd i n.:pcrti personali dell'A. sui rapporti fra il sistema sopravesribolare ed i surricordati movimenti coarti. A questo proposito l'A. insiste, fra l'altro, sull'esistenza di un rapporto anatomo fisiologico fra il globus pallidus ed il fascicolo longitudinale posteriore omolaterale, per l'intermediario dei due nuclei della commes~ura posteriore. La degenerazione di una delle porzioni discendenti di detto fascio (il tr. commessuro- midollare) determina maneggio (e, nell'uomo, deviazione coniugata del capo e degli occhi), mentre la degenerazione dell'altra (il tr. interstizio - spinale) produce rotazione verso il lato sano (nell'uomo, caduta verso il lato sano c strabismo di Hertwig- Magendie). Le dette funzioni posrurali e locomotoric sono separatamente localizzate nel gl. pallidus (il che può avere importanza per una più esatta localizzazione dei processi morbosi del paleostriato): difatti, la stimolazione della porzione laterale del pallido produce la deviazione orizzontale verso il lato non stimolato, e nella stimolazione della sua produzione anteriore si ha rotazione e caduta verso il lato stimolato. ( La direzione dei movimenti coatti è invertita nei casi di lesione paralizzante). Successivamente il Muskens illustra le diverse maniere di oculom<Y?.ione c le varie specie di movimenti coatti nei mammiferi e nell' uomo; quindi traccia un quadro d'assieme dei centri vestibolari primari e secondari che governano tali movimenti in ciascuna delle tre direzioni spaziali. Infine l'A. - prendendo le mosse dalla descrizione isto patologica di un caso di cisti cerebellare umana - si sofEerma sull'importanza del cervelletto nei riguardi della locomozione, della stazio ne eretta, del tono muscolare e della coordinazione in generale. La 4" parte è tutta dedicata allo studio delle posizioni coatte (o paralisi) dello sguardo. L'A. ne indaga i rapporti e le corrispondenze con gli altri disordini locomotori illustrati precedentemente, ne descrive la ~intomatologia e ne ricerca la patogcncsi, dcdi;ando anche un capitolo al nistagmo n~stibolare.


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RIVISTA l>ELLA STAMI'A MEDICA ITALIANA E STRANIERA

Premesso, come era stato sostenuto fìn dalle prime pagine dell'opera. che a ciascuna delle tre note coppie di movimenti coatti corrispondono peculiari deviazioni coatte del capo e, specialmente, degli occhi, e che nei primati e nell'uomo - essendo mutata, per efft:tto della posizione eretta del corpo, la posizione dei canali semicircolari - la stazione eretta ha abolito il verifìcarsi dei movimenti di maneggio e di rotazione, mentre possono presentarsi solo moti compensatori del capo e degli occhi (nonchè cadute laterali); il Muskens analizza, partitamente, le posizioni coatte dello sguardo nei piani orizzontale, frontale e verticale. Egli, contemporaneamente, sostiene - anche sulla base di ben 129 casi anatomo - clinici tratti dalla letteratura e di 3 casi personali - l'importanza, per il determinarsi di tali disturbi, di affezioni del fascicolo longitudinale posteriore e di altre formazioni sopravestibolari con esso fascicolo connesse. Nella 5" parte l'A. analizza la funzione vestibolare del cervello frontale (nel quale egli comprende anche il corpo striato) e la « cosidett:l » atassia frontale. Dopo aver denunziato le lacune tuttora esistenti nella nostra conoscenza sulle connessioni del cervello frontale c del neostriato, il Muskens sostiene che un'influenza corticale dello striato può essere ammessa, ma solo indirettamente, per il tramite del talamo. Quanto all'atassia frontale, egli la nega, e pensa che i disturbi di tipo vestibolare che molti ricercatori hanno constatato dopo lesioni del cervello frontale si debbano, invece, spiegare come dipemlenti da circoscritti focolai nello striato prodotti «spesso, se non sempre>> a causa di !ali lesioni, per effetto di alterazioni vascolari che si determinano secondariamente agli interventi sperimentali sul cervello anteriore. Un'analisi sistematica dell'atassia frontale mostra la grande importanza dei disturbi vestìbolari, specialmente nel piano verticale. I tumori del neostriato determinano comunemente movimenti coatti verso l'indietro; invece. nelle affezioni sistematiche delle loro vie di connessione prevalgono i movimenti coatti verso l'innanzi. Infine l'A., sulla scorta di reperti personali, accenna al fatto che nel fusto cerebrale- oltre ai sistemi di vie «orizzontali » e « frontali » - se ne possono seguire anche taluni << verticali » importanti per la diagnosi di sede. Nella parte 6", l'A. si sofferma in particolare sui nuclei commessurali sopravestibo!ari: il N. della commessura posteriore ed il N. interstiziale, illustrandone l'importanza nella scala zoologica, le connessioni coi nuclei oculomotori e le funzioni. Oltre questi nuclei commessurali in stretto senso, il Muskcns descrive i nuclei grigi centrali, i loro rapporti cogli altri nuclei sopra ricordati, e la loro importanz:t ai fini della stazione eretta c del cammino. L 'ultima pane consta principalmente di precisazioni sulle più importanti questioni sollevate c discusse nei capitoli precedenti. Qui il Muskens si sofferma sulla costituzione, i rapporti e le funzioni del fascicolo longitudinale posteriore; sul parkinsonismo postencefalitico (con speciale riguardo ai sintomi oculari); sul nistagmo; sui fondamenti anatomo ·fisiologici della vertigine, della naupatia, le malattie dell'aria e dei cassoni, ecc. E, finalmente, traccia un quadro concernente l0 sviluppo fìlogenetico della coordinazione dci movimenti oculari e della locomozione.

Il libro del Muskens, denso di osservazioni e di idee originali, rappresenta uno dei maggiori contributi di questi ultimi anni nel campo delle discipline neurologiche. Esso non mancherà di attirare l'attenzione dei cuitori di nevrologia, di otoiatria e di oculistica; e potr~ essere utilmente consultato anche per i numerosi spunti di ipotesi di lavoro che esso offre per ulteriori ricerche nel complesso dominio del sistema sopravestibolare. delle sue funzioni e delle sue infermità. CARLO Rtzzo.


RIVISTA DELLA STAMI A MEOICr\

ITALIANA 1:

STRANIERA

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OFTALMOLOGIA A. CoNTINO. -

Perdita funzionale e danno lavorativo negli infortuni oculari.

(« Annali di Ottalmologia e C linica Oculistica )) , febbraio 1936-X !V). L'A. premette che una questione cfinfortunislica non ancora risolta in maniera soddisfacente è la ,·al utazione dd danno Ja,·orati,·o in confronto al dan no funzionale negli infortunati agli occhi. In Italia il legi~latorc ha swbiltito che l'aholizione totale della funzione visiva in ambo gli occhi induce nel lan>raton: una diminuzione èell<~ capacità lavora ti va pari al 100 c~ e precisamente del 35 ·~ per la perdita del primo occhio e del h5 · ~.. per la perdita del secondo. La maggioranza dei cultori d'infonun istica considera che una perdita di 2 / 10 non determini alcuna diminuzione della capacità lavorati va e quinùi non si,1 indcnnizzabile, mentre per il Ricchi questa pt:rdira è di 3/ 10 cd altri invece \'ai uta no anche la perdita di JIIO. In base a questi criteri sono swte faue v:1rie tabelle per offrire al perito il mezw di una rapida valutazione del danno. L'A. rileva che le tabelle di Q,·io. Ricchi, Sabbadini c Pastina, pur costituendo un continuo c lodevole sforzo tendente a dare al pc;rito il mezzo ùi una rapiJa valutazione del danno aavorat i' '0 presentano il difetto dj non d<!rc ;t 9\IC.:S~O danno graJi adeguatamente cresc-enti in relazione all'entità dell:t perduta funzione, per cui propone una propria tabella in cui tiene conto della perdita dell'acutezza visiva (i n decimi) e della perdita relati va alle; funzioni collaterali (pu~c in decimi), tabell:t composta sulla formub D =

~~ PP' in cui D è il decimo hl\'orativo, 35 e 65 sono rispettivamente i fattori

costanti, l'uno per il primo occhio e l 'altro per il secondo, P è la perdita Jell'ac utez:za visiva e P' la perdita relativa alle funzioni collaterali . L'A . conclutle auspicando che il limite minimo per l'indl'nniz.zabilità delle; invalidità permanenti, che colla legge andata in "igorc il t " luglio 1936 è stata portata da 5 a t t ~. , sia ridotto almeno all' 8 °{, .

B. L. GoRD0:-1. hrio 1936).

Il problema del cristallino. (<< Archi,·es of Ophthalrnology , , mag-

L 'A. in seguito ad uno stud io completo cd a ricerche accurate ha potuto stabilire che l'astigmatismo corntale è, in tutto od in parte, neutralizzato dall'azione del cristallino, la quale è generalmente dinamica in natura ma può :~.nchc essere statica come quando l'esame mostra la presc.:nza di astigmatismo in assenza tli asimmetrie corneali, Alcune fibre del muscolo ciliare (Howmann) hanno import::mza nei mutame nti lenticolari. 11 cristalli no dur:~ntc gli sforzi del muscolo ciliare deve diventare irregolare nelln sua forma per poter correggere la cur vatura corneale. La debolezza o la paralisi del muscolo cilinre tendono a far crescere l'astigmatismo, i cui cambiamenti sono appu nto proporzionati all'ampiezza del l'accomodazione. Quando l'accomodazione è atti ,·a l'astigmatismo corneale si farà sentire meno nei ~uoi effetti, mentre il contrario 3\'\'iene quando in\'ccc l'accomodazione è passiva. I sintomi astenopeici sono do,·uti agli sforzi che compie il cristallino per correggere dìfetti corneali. L'acutezza visi,·a normale in un occhio con astigmati~mo corneale.: t: dovuta a sforzi del muscolo ciliare. Questo sforzo t: S(;mpre una sorgente di d isturbi per il paziente.


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UI\'I~TA

I>[LI.A STAMPA MF.OICA ITALIANA E 5TRANIERA

Non vt è una norma fissa pe r la localizzazione del meridiano. Esso dipende J:!l1' età del pnien cc. Il mutamento nel meridiano che segue alterazioni del cristallino può dipendere Jal l'ct:'l o d:1 condi z io ni :accidentali. In caso di asti)!rn:aismo iprrmetropic~ g li :1~si tendono a rotare dal meridiano ve rticale a qu ello ori zz.ontalc ed in c:;so di astigmatismo miopico dall'orizzontale al ve rticale. In occhi con alto grado di a~tigmati smo 1:-~ tendenza ~ 1·erso il meridiano \'erticale, mentre è ,·crso l'orizl'.o nt;alc in O<.chi con asti g m:ttismo leggero. L'A. c()nclude il suo imercssantc h11oro riconoscend o che il cristallino ha una g randi:" importanza nella facoltà visi1·a e lo si può considerare lo stabi lizzatore della vista. La sua funzione è perciò, secondo l'A., q udl:1 di correggere gli errori <>ttici esistenti negli occhi. T ESTA.

OTO-RINO-LARINGOLOGIA l 1-..-\N SALOM0:--1. -

I tumori epiteliali delle tonsille. (" La Presse Médica lc n, 7 Ott<>-

brc 11)\(). n. 8 1). In questo intcrcss:w ti ~s imo l.i1·oro l'A .. consigliato dal Prof. Lcmaitre, espon e in maniera eccellente quanto ri g uarda i tumor i epiteliali delle tonsille. Questa specie di tumori è la più frequemc c ciò è st;-eto ossen·ato dallo stesso Salomon. che su 72 t u mori maligni ha tro,·:tto 32 epiteliomi c 7 linfo-epiteliomi. E)!li inoltre d'accordo con Ardoin fa b seguente distinzione: 1) epiteliomi spino-cellulari iobu lati tipici: 2) e piteliomi spino-cellulari mtcrmediarii: 3) epiteliomi a cellule no n differenziate. r\ riguard o del linfo-cpitclio ma l'A. dà poi 1:1 ~cgucntc definizione : " esso è u n cpitelioma banale, dall'aspcno si nciziale. con architettur:~ cordonale. con elementi cellulari pow differenziati. che non suhis<.:<· affatto I'C\'oluzione cpidcrmoide cd il suo c:~rat ­ tere dominante è rappresentato <hl chi:tro linfotropismo "· Gli cpitd iomi ass!1.11110no wpr;lltu tw un:t forma ulceros:t (23 c:1si), qualche volt:t bottonuta (7 t:<ls i); in trl' di queste osscn·azioni si osse n·:t,·:~ anche indurimento. L'adcno· patia è piuttosto costante e l' in vasione dei tessuti vicini è rapida. Si possono trovare anche Jelle forme terebranti e di quelle p:t pillomatosc con localizzazione sia sul polo inferiore che in quello superiore ddla tonsilla. 1 liufo-c pitcliomi costituiscono dci tum ori ,·egcta nti. ,·oiuminosi. non dolorosi . che ~i ulce rano c prcsemano un decorso :Jssai rapido. Essi sono r;dic•-scnsihi li: l'adenopatia è classicamente costJn tc: c le mctaswsi sono molto freq uenti. L'A. infÌ11t: espon e lo studio che h:t fa tto per lungo tempo sul trattamento di qucsti tumori e conchiudc che esso no n può essere uniforme p<.:r le v:lric specie. Perciò in ogni ammala to bisogna studiare attentamente la sede e la f<>rma anatonwpatolog ica della lesione in iz iale, l'importanza dell'invasione linfatica c lo stato gencr::dc: dcll'ammai:Ho, elementi questi che \':tgliati nel loro f! lUSto punto decideranno dell'indicato cd opp0rtu no tra ttamen to per ottcnc:n: da questo ii migliore risultato.

S. Y l l'AL E.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA IT.\UANA E STRANIERA

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DERMO-SIFILOGRAFIA Reazione di Ide. (Una nuova cromoreazione per la dimostrazione della sifilide). (•< Klinischc Wochenschrift ''· 4 luglio rg_;6. n. 27).

SosEI (" TAMAo l nE. -

La diagnosi sierologica della infezione luetica dispone già di parecchie reazioni. che, anche se diversamente va lut:Jte, sono di pratica corrcnt.: : dalla classica reazione di Wassermann alla Mcinickc, Sachs- Georgi, K::~hn. <.cc., cd è ben comprensibile per l'importanza della malattia, talora a decorso clinico subdolo, latente, che si cerchi di affinare sempre più i nostri meai d'indagine diagnostica. Sohc.:i e T amao Ide, sierologi nel " Oo;~i Memoria! Hospitals 1• di T okio. hanno recentemente proposta una OU0\'3 reaz ione reazione di lcie - - . che, secondo gli AA., offre il \'3ntaggio di grande semplicità di esecuzione. di facile lettura del risultato e di sensibilità superiore alla Kahn, solo leggcrrm:ntc inferiore alla Wasscrm:rnn. Estratto alcoolico di cuore di bue colcstcrinaro, soluzione di gomma e benzoino, soluzione alcoolica d i cristah•ioletto e di azzurro Il sono le soluzioni fomlam(;ntaii, che, in diverse proporzioni mescolate, c?stituiscono l':rntigene di lde, il quale SI conserva bene per lungo tempo. Poche pipette, un microscopio a debole ingrandimento, portaoggetti semplici c per goccia pendente :t camera un pc/ più gr:mdc della ~olita rappresentano tutta l'attrezzatura necessaria per l'esecuzione della reazione. L'antigene va al momento dell ' uso diluito con soluzione fis iologica e messo a contatto e rimescolaro con una f;OCcia di sangue previamente trattata anche con soluzione fisiologica, indi si pratica l'esame al micrmcopio come pa In goccia pendente. La reazione è positiva se tra i corpuscoli del snngue si ossen·ano pnnicelle grossol:me di un bel colore cioletto, è fortemente positiva se queste si notano giit ati occhio nudo durante la agitazione dell'antigen~.: c dd sanguc, ì: irrtine debolmente positi,·a. quando all'esame microscopiw si possono ~iconosccre solo piccolissim.- part icelle colorate sempre in violetto; è negativa im·cce quando trn gl i eritrociti si ossen·ano solo lì n i bastoncini. Nell'osservazione ,microscopica, si deve utilizzare lo str:rtc, sottile periferico del liquido in esame. La reazione si può anche praticare sul siero, sul liquido cefalo-rachidiano e sul contenuto di vescicole; in tal caso non occorre cht: :~ l m::~teriale in esame \'enga :~g · giunta la soluzione fisiolo1-,rica come per il sangue. Tra le avvertenze sulle mochlità d i esecuzione della reazione è da tener presente che l'osservazione microscopica deve essere pr:rticata ~uhito (; 15 minuti dopo la mcscolan za antigene- materiale in e~ame, poichè dopo tale periodo di tempo si hanno prc:cipitati di particelle di pigmento, che possono mcnlire una reazione positiva. I n quanto ai risultati g li AA. hanno praticato su 2 ))O ammaiati la re:~zione da essi proposta contempc rancamcnte alla Wasscrm a nn ed hanno ottenuto 229 risu ltati positivi con la prima contro 2.~5 con la seconda , non ttncndo conto degli esiti debolmente positivi e dubbi. onde fra le due r~.:azioni esiste sol<) una differenza di 6, cicX pari al 97 %. Inoltre fanno rib ·arc che sui 229 risultati positivi vi ernno 19 pazienti per lungo tempo sottoposti a cure specifiche c nei quali b Kahu aveva dati risultati in gran parte negativi, quindi essi concludono per una più squisita s~.:nsibilità della loro reazione rispetto a quest'ultim;~. Nulla riferiscono sul meccanismo determinante la reazione. per quanto si possa , :rlmeno in linea d'ipotesi, ritenere che essa rit:ntri nel no,·ero delle reazioni di pr.:clpttazione in rapporto alla particolare lahìlità serica , che si osserva ne ll'infezione luctica. Certamente la reazione proposta dagl i AA. giapponesi, oltre che per le caratte· ristiche ricordate, anche per la scarsa quantid di sangue che richiede (1-2 gocce), me-


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HI\'JSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

rita che s1a ulu:riormente studiata, allo scopo di stabilire, a seconda dei risultati da al t ri osservatori su numcros:l casistica e con opportuni controlli conseguiti, se essa possa essere utilizzata neii:J nostra pratica sierodiagnostica. R. o' ALESSA:->l>RO.

CHIMI<;A S.

II Tara:xacum megalorrhizon, « Haodel-Mazutti ». P11ma pianta produttrice di caucciù trot,ata in Italia. (Editrice Soc. Anon. Giacomo Gandolfi; San Remo, 1936 - XIV) .

Gl'CLIELMII'E'ITJ. -

Nel precedente numero di questo Giornale, a pag. 1136, venne annunziato il confe rimento, da parte del <( Comit:tto Nazion:tle per l'indipendenza economica», del Primo Premio, notevole e vistoso, al Servizio Chimico Milit:~re del Ministero .della Guerra nelle persone di S. E. il Generale di C. d'A. Aurelio Ricchetti, Direttore, e del Maggiore chimico-fa rmacista dott. Silvio Gugliclminetti, addetto alla Sezione Gomma del Servizio stesso - quale risultato del << l Concorso per le Materie Prime fondame ntali alla D ifesa Nazio nale ». Fra le dc:tt~: materie prime un JX>Sto di evidente preminenza compete - com 'è no to - alla gomma elastica per le svariate numerosissime sue applicazioni industriali e per la ormai indispensabile utilizzazione in molteplici rami della tecnica moderna, massimamente nella trazione mecc:mica, JX>i che i 4/5 della produzione tot:lle sono assorbiti ùall<· fabbriche di pneumatici. Tutte le nazioni progredite ne impiegano quantità ingenti, per cui è diventata ta nto necessaria da essere classificata allo stesso livello dcll'acci:~io, della g hisa, dd rame, come giustamente la giudicano i tecnici dell'<< Istituto Panrusso Scientifico-Sperimentale per lo studio del caucciù e della guttaperca ». L' Italia - in questo, come in taluni àltri campi della produzione - ne è :~ssolu­ tameme pri,a; constatazione che, nella rassc~na dei nostri :~pprovvigionamenti fatw dal Capo del Governo nel lapidario Discorso del 23 marzo di quest'anno all'Assemblea delle Co rporazioni, è compendiata ndla lucida per quanto scheletrica frase: ,, Non ahbiamo gomma "· Compreso della necessi tà dell'accaparramento e del bisogno indilazionabile di ricercarne le fonti entro i limiti del te rritorio nazionale - che, oltre all'immedia to van taggio economico. valesse ad assicurarci. specie in tempo di guerra, la continuità del rifornimento - il Servizio Ch imico del R. Esercito si assumeva il non lieve compito di studiare la questione; e, come inizio della sua alacre attività, indiceva ai primi di giugno del 1934 una riunione delle personali tà più compete •~ti in materia - chimici. indu: strialì, botanici, tecnici dell'agricoltura - sotto la presiden7..a del proprio direttore, S. E. il Gener:~le Ricchetti. In questa circostanza, l'argomento che, per merito dello stesso direttore, a,·eva già ;1\·uto, a cominciare dall'autunno del 1933, una fase di preparazione con la rasse~ na delle piante cauccifere pitl adatte - fu ampiamente discusso. Scartata l 'cv~: ntualità di ricorrere alla coltura delle classiche piante tropicali da caucciù ad al t!' fustO - Ht·vèa brasiliensis, Muli. Arg.; Manihot glaziovii, Muli. Arg.; Castilloa elastica, Cerv. ; Ltmdolphia heudelotù, D . C. ; Ficus elastica, Roxb.; e loro specie affini - perchè di difficile acclima tazione, la discussione fu orientata c si concluse verso le d ue altre possibilità di soluzione: preparare il caucciù per via di sintesi chimiche o ricavar lo da altre piante coJti,·abili in clima temperato. come lo dimostrava no i felici risultati conseguiti in altre nazioni, massimamente in Germania, per la prima ipotesi, nonchè negli Stati Uniù e in Russia per la seconda. Un notevole contributo alla delucidazione del quesito fu datO Jall'on. prof. Bruni, apprezzato e profondo specialista della materia, e dal professor Cah·ino, Direttore della Stazio ne sperimentale di Floricoltura di San Re mo, il


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA IT ,\LJANA E STR:\N IF.R:\

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quale tu uno dc~ primi e da quas i un trentennio, a compiere studi di non trascurabile valore sull'acclimatazione di queste piante, selezione, ge netica, mcxlalità della propagazione, qualità del terreno di coltura più appropriato ecc., con speciale fiducia per una pianta arbustiva originaria del Messico, il •· Guayule » (P<IItlumum argcntatum , Gray) che offrirebbe una maggior resa di prodotto per unità di superficie. Larga considerazione ebbero anche i « Saghiz », piante erbacee da gomma scoperte dai tecnici dell' U. R. S. S. e giudicate n::almemt: ottime, per qualità e re ndimento. Da quell'epoca la lodevole iniziativa del Ser viz io Chimico Militare cominciò a tradursi in atto; e, mentre alla " Ditta Pirdli )) si affi<.lava lo studio della migliore c più redditizia via per gi ungere al caucciù sintetico, al Servizio predetto venivano riservate le necessarie ricerche nel campo botanico. Le mère raggi unte possono ben a ragione considerarsi, più che soddisfacenti, ammirevoli, se la « Pirclli » - nell'ultima Fiera Campionaria di Milano, dell"aprile scorso - ha potuto esporre i primi esemplari di oggetti lavorati in gomma sintetica e se il Ser vizio Chimico Milit:tre, per merito del Maggiore dott. Guglielminetti, è riuscito a ide ntificare - nel Taraxacum megalorrhizon, H andei-Mazzetti - la prima pianta italiana produttrice d i caucciù. T:~ Je pianta - che secondo il Guglielminctti corrisponderebbe a uno dei migliori (< Saghi z >• sopraindicati e più propriamente al (( Krim - Saghiz )) recentemente scoperto in Crimea, ma sui quali i Russi mantengono il più geloso segreto - potrebbe costituire la fonte più appropriata per i tentativi di una valorizzazione <.Iella produzione industriale di gomma elastica italiana; valorizzazione giustificata dal non disprezzabi le titolo della resa, dalla possibilità della coltura estensiva d ella pianta, dalla facilità di estrazione del prodotto limitata all'impiego della sola radice. L'A. - nella sua interessame memoria - indica con tutta chiarezza e ordine i metOdi seguiti nelle acc urate ricerche e la sistematica condotta degli studì intrapresi. Dopo una necessaria per quanto succinta premes5a, nella quale contempla l'a lto problema sociale della gomma e delle ~uc uti lissime c vastissinne applicazioni nel campo civile e in quello militare, ne mostra l'evidenza col riport:Jre talunc st.uistiche, tanto convincenti, da non richiedere speciali commenti. E così: a ndamento della produzione glo bale che, dalle 31 tonn. del 1827, è giunta a tonn. 86o mila nell'anno 1933; luoghi di provenienza - massimamente le colonie ing lesi e le colonie olandesi - le quaH, nel 1929, ne fornirono , rispettiYamente. tonn. 530 mila c to nn. 260 mila; consumo mondiale, per lo stesso anno, in cui figurano, in prima linea, gli Stati Uniti per tonn. 470 mila, l'Inghilterra per 70 mila, me ntre l'Italia ne utilizzò 16 mil:t, che nel 1933 sal irono a 20 mila - - per il valore di oltre 34 milioni di lire -- c nel :1935 a tonn. 25 mila. Qui ci è dato di considerare che, 11ll'in fuori del fattore economico di rib·antc peso per la bilancia commerciale, la soluzione del problema nell'àmbito n:tzionale niterehhe il g rave intralcio connesso all'import:tz ione per il fatto che, provenendo essa dalle Indie inglesi e dalle Indie olandesi, è soggetta agli inevitabili rischi del mmsito per le vie di mare e segnatamente degli Stretti. suscettibili di blocco in caso di guerra. Il Guglielminetti passa quindi a esporre le direttive che lo guidarono nei suoi minuziosi e laboriosi studì indirizzati non tanto alla ricerca di piante cauccifere acclim:ttabili in Italia, che già nel (< Guayulc l> offriv:mo una possibilità conveniente, quanto alla

scoperta di quelle spontanee del nostro territorio, tenendo in particolur modo di mira i generi della famiglia delle cc Compositae '' fra i quali potesse riscontrarsi qualche specie simile ai C( Saghiz », che nell ' U. R. S. S. godeva no fama di essere assai pregiati c di trovarsi già in via di razionale sfruttamen to. Fu così eh,.; egli. persistendo nella sua paziente c fruttuosa opera, riuscì a identificare nella varietà d i " Taraxacum » a fioritura autunnale - il Taraxacum m egalorrhizon. H:tndel - Mazzctti - la specie più propria ai fini desiderati e scopriva cioè la prima pianta caucci fcra it:tli:tna. Come l'A. dettagliatamente la descrive nei ~uoi caratteri morfologici, cicio vcgctativo, località di distribuz ione, condizioni di s,·ilupp<; in rappolto: alla n:ttura del


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

terreno, altitudine, clima, temperatura, precipitazioni atmosferiche ecc.• essa appartiene :1ll:t F:tm1glia delle « Composita<: >• : è pianta erbacea, perenne, costituita da una lunga e grossa radice, portante una semplice rosetta di foglie e uno o più scapi fiorali; è una specie mediterranea che, in Iwlia, cresce ~pontanca nel Mezzogiorno e nelle Isole. Egli, dando conto delle ossen·azioni anatomiche. chimiche e tecnologiche compiute, si sofferma principalmente a considerare la radice e cioè la parte più importante clelia pianta, 1n quanto è attr:wersata, in tutta la st!a lunghezza, da numerosissimi vasi c canali nei quali appunto si forma e circola un latice che contiene il caucciù, normalmente allo stato di dispersione. Parla poi del metodo di estrazione del caucciù - semplificaw, come si è detro, dei risultati analitici forniti dai dall'impiego ddla sola radice nella lavorazione campioni di provenienza v:Hia saggiati (località di,·erse della Lucania e della Sicilia) e dc:l rendimento percentuale che, rispetto alla rauice secca, risulta per il caucciù di p. 4,48 a 7,<XJ e per le resine di p. 3,00 a ),6o. Infine, riferisce sui caratteri essenziali del prodotto c su l suo comportamento alle pro,·c fisico-mccc:1nichc, anche :1ei confronti del " Krim - Saghiz >> russo. i quali. pur presentandosi oltremodo soddisfacenti, possono essere - secondo le sue vedute - ancora migliorabili con successivi studi. E, infatti. l'A. si riserva di continuare tali studi sotto l'aspetto chimico, botanico, industriale dell'argomento; tuttavia. già fin d'ora. dalle caratteristiche del caucciù_ preparato e dalle risult:mze delle prove tecnologiche anzidette, egli è portato a concludere che esse si pre· sentano tutte superiori a quelle fornite c.bl H Guayule " e dal " T au · Saghiz " • appros· simandosi abh:\Stanza a quelle dello " Smokcd Sheets >•. La monografia, già per se stessa ;anto interessante, è altresì corredata di dieci nitide tavole illustrative, che opportunamente concorrono a rendere più completa e chiara l'esposizione. L'esito felice ùi questo studio - che onora la famiglia mWtare in gener-: c parti· colarmente quella sanitaria, alla quale l'esimio A. appartiene - chiaramente prova la fruttuosa collaborazione dell'Esercito alla soluzione di problemi scientifici e tecni<i che sembravano devoluti soltanto alla competenza dell'ambiente civile specializzato. L'im· pensata probabilità di ottenere, con la gomma clastica italiana, ancora un prodotto esclusivamente nazionale, ci mostra all'evidenza che ia via segnata dal Duce pel raggiungi mento dell'aUiarchia economica è popolata da una ansiosa schic.:ra di studiosi i quali - animati da lodevole spirito di iniziati\'a c di ricerca. dotati altresì della necessaria pazienza occorrente alle sapiemi indagini - affrontano i più svariati quesiti riflettenti le materie prime, c non sono pochi, la dt cui soluzione - nel supremo interesse della Difesa l'\azionalc - de,·e sottrarci dalla soggezione delle importazioni dall'estero. A. PAG:-IIHLO.

tM!I c1


CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO E SOMMARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai nrball pavmatl alla Direzione Gmerale di Sanità militare od novembre 1936-XV)

C AG L IARI • Sottotenente medico GJOVAI"NI Cocco: L'1pt·rte115ione art<'IW.<tJ 111 porro alla sclerosi dell'arco aortico e del seno carotideo.

r<lf

Dopo awr acce nnato all'anatomia e fisiologia delle regioni ed alle propri età delle zone vasosensibili aortica e carotidea in condiz ioni fisio logiche e patologiche, l'O. espone i risultati delle sue osservazioni in trentanove cas1 di spiccata sclerosi del le anzidette regioni. Dopo avere escluso la presenza di eventuali cause ipertensive mediante gli opportuni esami clinici e di laboratorio, dai risultati otrenuti (ipertensione più o meno spiccata in tutti i casi) desume che le sclerosi delle zone vaso-sensibi li hanno importanza non trascurabile nclb pawgenesi della ipertensione artrriosa.

C H l ET l • Sottotcnente medico TULLIO Nicola,· e Favre.

*

CALAR RESE:

Linfogrcululomatosi inguinale d1

•

• Capitano medico prof. GI ULIO CozzoLI: L·n nuovo metodo d, sorp1e.ra per le

ambliopie Jim ulate. L 'O. negli accertamenti della pote nzialità vJSJ\'a con prO\'e sbrigati,·e ed eminentemente pratiche, afferma do,·ersi n:nere in deb ito conto il fattore << sorpresa '' · A tal uopo. indispensabile è la cooperazione di un intelligente assis tente. Dopo aver ricordate le varie pro\·e (Raroftìo · Yachson - Sncllen, pro,·a dello s pecchio) sor volando le altre che richiedono appa recchi più o meno complicat~. pas~a ad es porre il suo metodo: Mentre un assistente, che deve stare presso gli ottotipi, nchiama l'attenzione dd soggetto, all'insaputa di q uesti, l'esaminatore. "igilandone gli occhi prepara la monta · tura delle lenti con un vetro smerigliato e wn un disco di ovatta e ga rza dalla parte dell 'occhio sano. Applicata la montatura, l'esaminando dice di non vedere: l'O .. in"i· tandolo a leggere, toglie il disco di ovatta e garza. L ' individuo legge gli ottotipi - il numero dei righi possibili - solo con l'occhio ambliopico, poichè davanti ::~!l'occhio sano trov:Jsi la lente smerigkna; egli è stato inga nna to dal disco di ovatta che è stato tolto ed ha cred uto d i vedere con i due occh i. Con tal metodo l'O. ha accertato la precisa potenzialit~ visi,·a di parecchi simulatori .

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GENOVA • Maggiore medico ALFREDO BARBA :-iO: A fa ;ia da lesione di pmicuo d'arma

da fuoco al cranio. L'O. riferisce sopra un caso di grave ferita cranica da a rm a da fuoco con estesa asportazione ossea a carico della teca temporo-pariedo-occipitale sinistra e con lesione cerebrale determinante afasia motoria e sensori ale.


CI)SI'F.RE:"i~J::

E DIMOSTR:\ZIONI CLIN ICHE NEC;LI OSPF.DALl

\flLITARI

Fatta una rassegna critica delle var ie teorie e delle varie forme di afasia, l'O. illustra nel paziente il processo fisio-pa tologico della localizzazione traumatica cerebrale, secondo le più moderne acquisizioni sulla afasia. Dando quindi speciale rilievo alla singolarità di una sor<lità omolaterale e di una i poacusia dd lato opposto alla ferita, ne prospetta le varie spiegazioni possibili dal punto di ,·ista Jnatomico-funzionale, ponendo in luce studi recenti sulla sordità nel· 1'.1f:1~ia.

Il colonnello medico MoNCUZZJ coglie l'occasione oer trarre importanti conclusion-i di cJrattere medico-legale.

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LIVORNO • Primo capitano medico R uccERO DE HIERONYMIS: Gros.<o diverticolo dd/a 2• porzione del duodeno - Diagnosi mdioJ.ogica - Conferma operarono.

L'O. descrive un caso di diverticolo della 2 • porzione del duodeno, la cu i sintomatologia clinica 3\'e,·a simulato un "appendicite cronica. Jllusrra il caso con proiezioni di numerose radiografie. Prc:nde occasione th-d caso illustrato, per proiettare radiografie di di,·erticoli Ji tutto il tubo digerente.

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• P A D O V A • Maggiore medico prof. DoMENICO CALZAVARA: Frattura del dente dcf. l'epi.<trofeo con lussnuone del gruppo dente-atlante.

L'O. illustra due casi di frattura del dente dell'epistrofeo, di cui una con lussa· zione anteriore, l'altra con lussazione posteriore del gr uppo dente-atlante, non accom pagnati da lesioni nervose. Nel primo, nel quale la lesione, prodotta Jal brusco sollevamento di un oggetto pesante. era ormai inveterata, la trazione continua col collare di Glisson e relativa contra:?.ione non ottennero alcun risultato; ne! secondo, nel quale la lesione si era prodotta a causa di una caduta a capofitto, si ottenne invece con lo stesso metodo una riJuziont: perfetta con perfetto ripristino funzionaìe. • Maggiore medico GIORGIO SACCOMAKI :

U11

mso di tumore del an,ello.

L'O. illustra il caso di un soldato, proveniente da licenza di com·alescenza per csttl di pleurite, ricoverato con diagnosi ùi probabik aumento della pressione endocranica. Da circa quattro mesi S(Jfferente di cefalea occipito-frontale, di capogiri e di W>mito indipendente dai pasti, fu ospedalizzato a richiesta dd medico curante. All'atto del suo ingresso, nes~un dato di localizzazione. solo sintomo allegato: la cefalea. Dopo un giorno di ricovero il p. fu wlto da ictus con emiparalisi sinistra. perdita dtll:1 coscienza e l'exitus si ebbe dopo quattro ore. Soli dati obbictti vi rilevati durante la sua breve degenza: papilla da stasi, aumento della pressione del liquor. L'O. riferisce brevemente sul caso, sulla diagnosi differenziale, sulle ragioni che hanno condono alla diagnosi di probabile neoplasma del cervello, sulla impossibilità di stabilire in vita la Jiagnosi di sede e sul reperto d'autopsia che ha messo in evidcnz:~ sul lobo frontale destro una massa tumorale molle, della grossezza d i un uovo di gallina, che l'es::~ me istologico stabi lì di natura sarcomatosa.

il

.,..


CONFE RE~Z E

E DIMOSTRAZIONI Cl.lt-:ICHE :"F.CLI OSPEDALI

MILITARI

PERU G lA + Sottotencnte medico SALVATORE TES:\URO: Pseudo-ct,entrutio dicl/ragnlllllc"tl in rapporto ad anomalie evolt4tivc dei meunteri. L'O., dopo aver descritto le varie anomalie e\·olutivc dci mcsenteri, espone un caso importante di puudo-eventratio diafragmatica, ne dimostra l'etiologia e l'importanza delle ricerche r;~diologiche, le qu:~li da sole possono fornirci una diagnosi sicura.

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ROM A • ì\'[aggiore med ico prof. COR'RAr>lr-:o G IACOBilE: SuU'ulara pcptit-a polt·anastomauca. L'O., dopo a\'er illustrato un caso recentemente operato (dcgastro-entero-anastomosi con resezione dell'ansa digiunale portatrice dell'ulcera, anastomosi termino-terminale del digiuno t: resezione tipica dei due terzi dello stomaco secondo Polya), riferisce qualche considerazione sull'ulcera pcptica post-an::tstomotica, la quale ha una patologia sua propria, che - come è naturale risente di quell'analoga dell'ulcera primitiva gastrica o duvdenale. Ricorda i disturbi di cicatrizzazione dell'anastomosi, che possano talvolta essere confusi con l'ulcera peptica propriamente detta. Accenna alle complicazioni cui questa può andare inwntro e - dopo ,1\'er fatto rilevare l'importanza de ll'esame radiologico per la diagnosi trarta Jeii:J terapia c dell'evoluzione che la tecnica ha subìto negli ultimi anni, il p<:<ssaggio cioè da inten·enti conservativi e palliativi all'inten·ento radicale gener:Jimente ora praticato.

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SA V l G L l A N O + Maggiore medico G 1ovANNI Lt:BATTI : U 11 caso di amebiasi e c01'1 · Jeguente emiparesi.

L'O. dopo aver fatto una breve esposizione su quello che prima si intendeva per amebiasi tropicale e amebiasi dei paesi temperati e quello che devesi intendere ora, descrive bre\·emente l'eziologia, l'evoluzione, la patogenesi della malattia e ne tratta la diagnosi e la cura. Parla poi delle metastasi protlotte da ll'amebiasi, soffcrmandosi su quelle del cervello, che talvolta, sebbene i casi siano rari, possono portare ad emboli con conseguenti paralisi più o meno estese. Nd caso presentato l'embolia, avvenuta in un ramo dc:ll'arteria sinistra della fossa di Silvio, aveva prodotto un 'emiparesi d~.:stra comprendente la metà inferiore della faccia, il braccio e la gamba, e di tale emiparesi l'O. descrive brevemente i sintomi, la diagnosi e la cura.

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V ERO N A + Tenente colonnello medico Mut.IO fJOKI;-\1: Le epiles,;ìe - Vedute moderne sulla patogenesi e cura.

+ Capitano medico SALVATORE MoNASTRA: Un ca.•o dì morbo di Recklingausen. L'O. presenta il caso descri vendo i sintomi morfologici principali di detta forma

morbosa: macchie melanotiche di grandezza di,·ersa, tumori molli, molluscoidi, pcduncolati indolenti, di colorito normale o leggermente brunastri, sparsi sulla superficie cor-porea, tumori fibrosi lungo il decorso dei nervi ( neurinomi), percepibili al tatto come nodi duri. Accenna alla etiologia e alla patogenesi della m:·d ania c ritiene con alcuni autori tr-attarsi probabilmente di una malformazione del ~istema ocn·oso, ammettendo che sia i tumori fibrosi sia quelli lungo il decorso dci nervi prendano Nigine dalla ncvroglia. Parla della anatomia patologica dci tumori fibrosi e dei neurinomi, c chiude :Jcccnnando al provvedimento medico-legale da prendere in questo caso.


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Bolldtino del Corpo sanitario militare Ufficiali medici.

TtNENTI COLONNELLI. BoRDONE Carmelo, scz1onc sanitaria 3° corpo armata (Eritrea). CC. RR. Firenze.

Scuola centrale

CAPITANI. IMP.ALLOMENt Rosario. - Al provvedimento che lo riguarda pubblicato a pagtna ·FS() del Ho/lettino V/finale. dispensa 76" del 12 novembre 1936-XV, leggasi: clinica medica R. Università di Roma an zichè: clinica chirurgica. TENENTI. At.toAJJ'I Benedetto, 1 1 6" fan t. (Libia). - 62° fan t. DE GREGOIIIO Gaetano, 2° fant. - R. corpo truppe coloniali Eritrea, dal 25 novembre 1936-XV, d'autorità. U/ ficiali chimici farmacisti.

TENENTI. MEtCHIONKA Ettore, R. corpo truppe coloniali Somalia. serta, cessando co:ne sopra dal '9 ottobre 1936-XIV. Dal Bollettino ufficiale, disp. 82\ 3 dicembre 1936-XV.

Ospedale militare Ca-

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Ufficiali medici.

MAGGIORI GENERALI. MARTOCLIO Ferdinando. In data 7 dicembre 1936-XV, crssr. di essere fuori quadro pcrchè disponibile per il ministero colonie ed è nominato ispettore di sanità militare per la zona di Roma. PRIMI CAPITANI. SANTOIISOLA Domenico, distretto Bari, in aspettativa per infermità provenienti da cause di servi zio. - In data 7 ottobre 1936-XIV richiamato in servizio effettivo e destinato ospedale militare Bari. lhtcANTI Antonio, A. O. l. Eritrea. - Ospedale militare Bari. MoNASTRA S:.tkatorc, ospedale militare Verona. t2° genio. CAPITANI. SERRA Giuseppe, regg. ch im. mil. - In d:.tta 3 giugno 1936-XIV rientra nei quadri cessando di app:.trtcncre R. corpo truppe coloniali Eritrea. D<ll fio/lettino ufficiaic, disp. 83", fo dicembre 1936-XV.


NOTIZIE

1243

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Ufficiali medio. TE~ ENTI

CO!.ONNEI.I..I.

DE L1so Carlo, R. corpo truppe coloniali Libia. - Ospedale militare Hari · cessando come sopra Jal 17 novembre 1936-XV. $IGNORINO Rosario, ospedale militare Palermo. - R. corpo truppe coloniali Eritrea eia! 15 novembre 1936-XV, d 'aurorirà. PRI~I I

GArri Arturo, 45° art. di,·. fant.

CAPITANI. 12• art. Jiv. fanr ..

CAPITANI. 1u

MARMo Achille, ospedale militare Roma. - In Jata 19 agosto 1936-XIV. collocato aspettativa per infermità non provenienti da cause di servizio, per mesi dieci. ZICCHIERI Leone, 7" art. corpo arm. - Ospedale militare Livorno. MASTROJANNI Decio, ospedale Bari. - Ospedale militare Firenze. T ENENTI.

IASCONE MAGLIEKI Giuseppe, lane. " Vittorio Emanude II h . - In data 3 giugno •936-XIV rientra nei quadri perchè cessa di appartenere al R. corpo tru ppe coioniali Eritrea. P EPE G iuseppe, R. corpo truppe coloniali Libia. 7" Jrt. corpo armata · cessando come sopra dal 5 Jicembrc 1936-XV. Dal 8oll~ttÌ11o ufficiale, J isp. 84", 17 dicembre 1936-XV.

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U/ ficiali medici.

T ENENTI COLONNF.LLI . FoRn Iginio, ospedale militare Roma . - In data 15 novembre 1936-XV cessa dalla p09izione di richiamato in servizio limitato percht: idoneo al servizio militare incondizionato. MAGGIORI. BuoNo Demetrio, A. O. l. (Eritrea). - Ospedale militare AlessanJna. LASCARO Alfredo, 2° art. arm. -

CAI'ITAN l. Ospedale militare Bari.

Ufficiali fuori organico. Ufficiali medici.

TENENTI COLO~NEI. LI. CANOIDORI Enrico, direttore ospedale militare ;\lessandria. - [n data 1° novembre richiamato in temporaneo servizio e desti nato ospt:dale militare Roma.

1 936-XV

;'vf.~GCIOK I.

GRAZIANO Carmine, osped:lle milit:Jre Napoli. - In data 1 ° nO\'embre 1936-XV r ic hiamato in temporaneo servizio e dcsti n:Jto direzione sanità militare corpo armata Napoli. Dal Bollettino ufficiale, disp. 85\ 24 dicembre 1936-XV.


1244

NOTIZIE

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U l ficialì medici. MACCIOIU.

GoNuus Alfredo, distretto Roma l, in aspettativa per infermità provenienti da cause di servizio. - In data 9 novembre 1936-XV richiamato in servizio effetti\"O e destinato ospedale militare Perugia. Crcco Giovanni, A. O. l. (Eritrea). - Ospedale militare T orino. CAI'ITANI. FtLIBEK Giuseppe, distn:tto Roma I. in aspettativa per infermità provenienti da cause di servi~:io. - In data 7 novembre t9i6-XV richiamato in servizio limitato, per mesi sci, e destinato ospedaie militare Roma. l seguenti capitani cessano col 1° gennaio 1937-XV di essere comandati quali Jssistenti militari presso le cliniche universitarie e sono trasferiti agli enti a fianco di ciascuno segnati : CALOGERO Vito. ospedale militare Roma. - Ospedale militare Bari. TEsTA Ugo. ospedale militare Torino. - Ospedale militare Napoli. Dal Bollettino ufficiale, disp. 86", 31 dicembre 1936-XV.

Onorificenze Ord1ne dci SS. Maurizio e LAzza,·o. Ufficiale: maggion: generale medico in s. p. e.

LoRENZo

M.-.Rt:NGO,

ad iniz iativa

del Ministero delle Finanze. Colonnello medico in s. p. e. GINO Dnocu, nella forma del Moto Proprio Sovrano.

Ordine della Corona d'Italia. Ufficiale: tenente colonnello :nedico in s. p. e. GIUSEPPE Bt.sst; maggiori medici in s. p. e. ANTONIO ANGELJNI, RAFFAELE CARLUCCl , Uco REITANO, nella forma del Moto Proprio Sovrano. Maggiore medico in s. p. e. VIRGILIO T ARCHI, ad iniziativa del Ministero degli Esteri. Cat10liere: capitano medico in s. p. e. CROCE Lo MONACO, ad iniziativa del ?-.1inistcro dell' Aeron:wtica.

Titoli di studio 11 capitano medico Vno CALOGERO ha conseguito il diploma di specializzazionr. 10 oculistica presso la R. Università di Roma, con il massimo dei voti (70/70).

S. E. il prof. Raffaele Paolucd promosso maggiore generale medico nella R. Marina S. E. il prof. RAHAEU PAOLUCCI, Medaglia d'oro, direttore della clinica chirurgic.1 della R. Università di Bologna, colonnello medico g ià direttore dell'Ambulanza chirurgica con la quale tanto si distinse nella guerra eùopica, è stato promosso maggiore generale medico nella R. Marina con foglio d'ordine n. 256, per meriti eccezionali.


NOTIZIE

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Missione scientifica nell'Africa Orientale Italiana L' Istituto di Malariologia, dirttto dal prof. G. Bastianelli, ha inviato nell'Africa Orientale Italiana una missione per lo stud io della malaria. La missione è così composta: prof. G. Lega per la patologia c la clinica; prof. G. Raffaele per l'entomologia, ì'tpidemiologia e la profilassi generale: dott. A. Canalis, assistente; Antonino Maltese, preparatore. La missione eseguirà rilievi in varie località; organizzerà una st::tzione cc::ntrale di studi'.

Nella Federazione Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi Il 30 novembre, a Roma, nel la ~cdc della Federazione Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi si è tenuta la riunione plenaria an nuale del Consiglio Direttivo. Erano presenti la medaglia d'oro on. prof. Raffaele Paolucci, maggiore generale medico, i vice-presidenti sen. prof. Edoardo Maragliano cd on. prof. Eugenio Morelli, ii segretario generale prof. Federigo Bocchctti ed i vari tisiologi, igienisti, pediatri, pcsidenti e delegati del le varie sezioni regionali del la Federazione. Il prof. F. Bocchetti ha fatto una rapida rassegna dei me-~zi e dei risultati raggiunti in dieci anni di lotta antitubercolare ed ispirandosi al programma fascista pel quale è meglio prevenire che guarire, ha illustrato le nuo\'e lince di rotta decisamente preventive che occorre segUire per raggiungere quelle mètc vittoriose segnate dal Regime. 0ic è seguita una discussione ampia ed animata, a cui hanno preso pane i proff.: on. Morelli, sen. Maragliano, Manfredi, Giannini, Ronzoni, Signorelli, Roatta, Costantini, Cramarossa, Parodi, Redaelli, )emma, Verccsi, L uridiana, Mendes, Quaranta. Alla fine è stato approvato all'unanimità il seguente Ordine del giorno: ·.< La fine del secondo lustro della lotta antitubercolare segna il raggiungiment(' di una ta.ppa altamente significativa per quanto si riferisce all'attrezzatura sanatorialc per l'assistenza dei tubercolotici; tale attrezzatura vuole essere ulteriormente perseguita affinchè le possibilità dci ricoveri siano adeguate alle prevedibili esigenze in rapporto alla progressiva estensione dell'assicurazione contro la tubercolosi a sempre più grandi aggruppamenti demografici. Accanto all'ininterrotto svolgimento della lotta ~ntitubercolare nel campo curativo si impone il collocamento in primo piano dell'atti\'ità profilattica che deve svolgersi prontamente e decisamente nel campo della tutela dell'infanzia e dell'adolescenza, le età cioè di particolare vulnerabilità tubercolare do\'e la lotta pre\·entiva significa veramente redenzione l>. Il presidente on. prof. Paolucci ha commemorato con alte parole Arcangelo fl vento, scomparso nell'agosto scorso; è stata appro\'at:l b costituzione della " Fondazione " dedicata al suo nome per lo svi luppo degli studì scientilìco-sociali sulla tubercolosi in Italia per la quale sono state già raccolte oltre 50 mila iire. E' stata scelta T ripoli a sede del VI Congresso Nazionale antitubercolare che avrà luogo nel novembre 1937 c sono state infine concretate le direttive da sottoporre al consenso dei Ministeri competenti, per lo s,·iluppo rnctoJico e continuati,·o della propaga nda fra le masse, approvando la reahz.zazioue di un g r:mJe lì lm e di un a puhblica7.ione periodica di divulgazione dei massimi problemi sociali destinata, a tra,·erso una ,·asta diffusione, ad agevolare la formazione di una sa!'la coscienza igienica nel popolo italiano. Finita la seduta è stata scoperta nella sede federale la lapide che reca incise nel marmo le storiche parole pronunziate dal Duce il 5 cd il 9 maggio .XIV, cerimonia che ha voluto testimoniare la fervida ri conoscenza di quanti vpc rano in uno dci settori più delicati della difesa sociale, quello d ella lotta contro la tubncolosi, per la mirabile 7 -

r;iornale di medicina milirart'.


l NOSTRI MORTI

opera di rigcncrazione e di potenziamento della stirpe, attuata con metodo e con tenacia dal Regime Fascista. La fondazione dell'Impero, superbo coronamento di questa intrepida azione, trova pronti e decisi tutti gli italiani a trasferire sul più vasto pia no oro aperto alla vita della Nazione - secondo il comand:tmento del Duce - lo studio c la soluzione dei problemi che impegnano :la saldezza fisica, morale. economica, militare. politica dell'Italia Fascista.

NOSTRI

MORTI

Abbiamo il dolore di partecipare la morte del primo t:apitano medico in s. p. e. cav. Paride Di Monaco, spentosi improvvisamente a Viterbo il 4 dicembre. Il compianto nostro camerata, nato il 12 agosto 1891 a San Prisco (Napoli), appar· teneva al Corpo Sanitario dal dicembre 1915. Dal pr.imo maggio 1916 aveva preso parte alla grande guerra prestando servizio lodevolissimo presso reparti alpini, fino al 29 ottobre 1917, quando in val Resia caddt prigioniero del nemico. Restituito infermo nell'agosto del 1918, riprese servizio m'

febbraio del 1919 c nel luglio dello stesso anno partiva per l'Africa, ove fu assegnato ad un battaglione eritreo ch'egli seguì in Cirenaica nel settembre del 1921, cessando J1 appartenere al R. Corpo truppe coloniatli il 5 maggio 1922. Come in guerra e in colonia, così in patria, nei diversi incarichi tenuti presso dire· zioni di sanità, ospedali e reparti di truppa, si fece ovunque apprezzare e benvolere per elette doti d'animo e di ingegno, per le sue virtù militari e per una distinta preparaZIOne professionale generica, oltre che nella specialità radiologica :nella quale er:J diplomato. 11 Direttore generaie della Sanità militare s'è fatto rappresentare al'le esequie ed ha im·iato le commosse condoglianze del Corpo Sanitario alla consorte che con tre teneri bambini piange il tristissimo lutto.

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INDICE GENERALE DELLE MATERIE E DEGLI AUTORI PER L'ANNO 1936

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INDICE DELLE MATERIE . BIBLIOGRAFI.~

MEDICA MILITARE ITALIANA. Pag. 79> 695 0 1° MARZO t89(} • l MARZO 1936·XIV li 97 1 93 I NOSTRI CADUTI IN AFRICA ORI E:-ITALE )l CtVILTÀ E BARBARIE )l 289 IL DucE ANNU!'\ZIA LA V1n·oRIA " 389 L'IMPERO )l 39 1 ATROCITÀ ABISSI/\E >> 393 W MEDAGLIA DI BRONZO AL VALORE, AL CmtPO SANITARIO MII.ITARE, I'I'.R LA GUERRA !TALO · ETIOPICA . >> CoMMIATO . ,, XXVII CoNGREsso NAZIONALE nr LRTOI'EJlJA E TRAUMATOt.ociA. - Tratt:J· mento delle fratture esposte nella pratic:~ di guerra. Magliufo: Rcbzione militare. Caccia: Comunicazione . 926, 1043 Il Al COLLABORATORI, AGLI ABKONATI, Al Un'ORI 10.)7 LA SANITÀ MILITARE NELLA GUERRA o'EnoPIA. (Preparazione, orgaruzzazione e funzionamento del scr\'iz.io). Dichiarazioni del te n. gene)l ralc medico Luigi Franchi 1039 Cc•LI.A><A MEDICO - MI t.ITAJ\E . 1270 )l

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LEZIONI E CONFERENZE. ALESSANDRI R. - Trattamento delle ferite di guerra BEsTA C. - T er:1.pia dci nervi periferici BoERI G. ·- Sulla dissenteria amebica CANTANI F. - Diagnostica it:.~lian:J della sifilide. Nuovi contributi teorici e pratici c~IIARI ELLO A. G. Contributo clinico sulla p:Jncreatite acuta emorragiCa . DoNATI M. - Cura del le infezioni chirurgiche con speciale riguardo :~Ile ferite di guerra . FoÀ C. - Le condizioni fisiologiche del ,·olo d'alta CJUOt:J . GAt.EAZZI R. - Cura delle fratture del collo femorale . GALLERANt G. - Le ghi:.mdole :1 secrezione intcrn:J c loro correlazioni funzionali . GuERRINI G. - L:~ luce come causa di mal:.mia . LAFRANCA S. - Nctriti e neirosi MALAN A. - Contributo dell'endoscopia nella diagn<>si c cura delle :~f­ fezioni bronco-polmonari 0TTOLENGHt D. - Antiche e nuo,·c osservazioni sulle vaccinazioni antJ· batteriche . PAstNI A. - Linfogranulom:~ inguinalc o poroadcnirc P ERONA P. - Sopr:~ alcune latcnze clinico-r:~diologiche del polrnont: PuNTONt V. - L'importanza della batteriologia cd il posto che: le spcll:J nella medicina militare . ZoJA L. - Diabete .

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11'DICE GENERALE DELLE MATERIE

MEMORIE ORIGINALL i\cosTINJ MARCELLO, capitano medico. - Considerazioni e ri:lievi di dcrmosifìlopatja nell'Impero Etiopico (Contributo allo studio delle malattie dermoceltiche in Colonia) RESTA prof. BRUNO, sottotenente medico e MARIANJ dott. GIACOMO. - Le parassitosi intestinali in Somalia studiate nella popolazione metropolitana durante: l'anno 1935 CALABRÒ SALVATORE E MILIO, tenente medico. - Ricerche sperimentali e considerazioni sull'antigene tifìco « Vi » di Felix . CALIENDO MICHELE, primo capitano medico. - L'olio di fegato di merluzzo nel trattamento post-operatorio delle otomastoiditi CARLIS! FERDINANDO, tenente chimico farmacista. - Relazione sul funzionamento del Laboratorio chimico della base di Mogadiscio durante l'anno 19.3-5 c ,\ROTENUTO PASQUALE, tenente medico. - Note cliniche e considerazioni sull'andamento delle ferite in guerra, in rapporto al loro trattamento ed alla organizzazione sanitaria odierna CAsTELLANETA VtNCENiZO, primo capitano medico. - Il «Metodo Rebaudi >> nelle cure intensive arsenobenzoliche CIANTINI FRANCEsco, tenente medico. - I germi del gruppo coli-aerogenes nelle acque dell'A. O. l. . Co:-~FALONE RAFFAELE, maggiore medico. Cenni epidemiologici sul tifo ricorrente Obermcyer in Eritrea . CoRSI ALFREDo, maggiore medico. - Dalla Relazione medico-statistica delle condizioni sanitarie del R. Esercito nell'anno 1932 . CoRsr ALFREDO, maggiore medico. Resoconto statistico dell'attività chirurgica operatoria negli Stabilimenti sanitari militari del Regno durante il biennio 1934-35 DAMIANI FERNANDO, sottotenente medico. - Sindrome cardiaca dell'altipiano abissino . DE ALESSI EvAslo, capitano medico. - Vaccinazione antitifìca per inalazione FAnnA SIRO, tenente colonnello medico. - La lebbra nelle nostre colonie c neli 'Etiopia FERRI GUIDO, maggiore medico e MADESANI dott. FRANCO. - Preparazione ed efficacia aggressiva del cianuro di bromobcnzile . F ERRI GUIDO, maggiore medico. - Metodi moderni per la ossigenoterapia dei colpiti da aggressivi chimki FERRI GUIDO, maggiore medico e VACCARO dott. FAusTO. - Potere aggressivo di alcuni composti alchilici del mercurio . FERRI GurDO, maggiore medico. - Ricerche sperimentali sulla fisiop:ttologia dei portatori di indumenti antipritici . FERRI GuiDO, maggiore medico. - T ipi recenti di autoprotettorii e problemi fisiopatologici inerenti all'impiego di questi apparecchi . FERRO- Luzzi prof. GIOVANNI, tenente medico e Rosi Vtn·oRIO E~tA NUELE, tenente mcJico. - Contributo alla nosografia dell'Harrarino•. Prime note di patologia sulla regione del Gara Mullata . FRA~>'CHr Fit.IPPO. sottotcnente medico. Sul contenuto m fermento ami lolitico del siero di sa ngue e del liquido di bolla m irndividui sani e patologici a cute nera. (Nota riassuntiva). .

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INDICE GE.NERALE DELLE

MAI'f~RIE

FR.~:-ICHI FILIPPO, souoteneme medico. Sull'ulcera tropicale fRANCHI FILII•PO, sottotenente medico. - L'allergia cutanea nell'infezione streptobacillare studiata negli indigeni dell'A. O. l. lLVENTO prof. ARCANGELO. - l servizi igienici e medici nelle Colonie italiane dell'Africa Orientale hiP.\LLOMENI RosARIO, capitano medico. DelJ'in(bgine radiologica nella bilharziosi uro-vescicale L EMMI FERDINANDO, capo manipolo medico. - Morbo del Tembièn ? Lt:STIG prof. ALESSAI'DRO. - Intorno all'impiego dell'ossido di carbonio (CO) come aggressivo di guerra . ~[.~:-:cANARO CARMELO, tenente colonnello medico. Il Servizio sanitario in guerra presso le divisioni motorizzate MARIANI dott. GIACOMO e MASSA FILIPPO, primo capitano medico. Contributo sperimen't:de aIlo studio delle cause naturali che si oppongono alla diffusione, nella Somalia Italiana, delle infezioni tifoparatifiche . MASSA FILIPPO, primo capitano medic.:o. - Amebiasi e truppe <• bianche >> nella Somalia Italiana . MASSA FILIPPO, primo capitano medico. - Episodio epidemico di febbre ricorrente nella Somalia Italiana . MASSA FILIPPO, primo capitano medico c GUAL.DI Lu1c1, tenente mcdjco. - L'approvvigionamento idrico di Mogadiscio prima e dopo l'arrivo delle truppe metropolitane . M.\SSA FILIPPO, primo capitano medico. - Contributo alla distribuzione geografica delle ;r.ccche << ornithodorus >> nella Somalia Italiana MASSA FILIPPO, primo capitano medico. - Malaria somala . MASSA FILIPPO, primo capitano medico. - Varicella o alastrim ? . \1ASSA FILIPPO, primo capitano medico c MENNONNA proL GERARDO, capitano medico. - Vaccino-profilassi nelle truppe indigene, per la meningite cer~::bro-spinale epidemica MASSA F ILIPPO, primo capitano medico. - Febbre ·esantematica da zecche, a Mogadiscio MASSA FILIPPO, maggiore medico. - M:~bria e truppe cc bianche >> della Somalia italiana MAsTROJANNI DEclo, capi tano medico. - Ricerche cd osservazioni su due nuovi preparati di bismuto dell'Istituto chimico farmaceutico militare (Carbonato e salicilato di bismuto) . MAZZETTI prof. LoRETO, generale medico ispettore. - Cotone e fibre artificiali negli usi sanitari . MoLLO prof. LuiGI, tenente medico. Il trattamento d'urgenza sul campo di battaglia delle fratture esposte degli arti N.~:-<NI CARLO, primo capitano medico e DE ALESSI EvASIO, capitano medico. - Ricerche sui vaccinati e rintccinati con vaccino formo· lato T . A. B. PARRI WALTER, tenente colonnello chimico farmacista. - Il Karka& come concentrato naturale di vitamina C . FARRI WALTER, tenente colonnello chimico farmacista. - Osservazioni chimiche su un procedimento di terapia dell'ulcera tropicale . PwRou GIUSEPPE, capitano medico. - Sull'uso dei proiettili deformanti da parte dell'esercito abissino. (!'<ota preventiva) . PoRRU PIETRo, colonnello medico. - Navigazione aerea c profilassi delle malattie infettive

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INDICE GENERALE DELLE MATERIE

REITANO prof. Uco, maggiore medico e MoRsELLI GiusEPPE, capitano veterinario. - Ricerche sul v:tlore antiscorbutigeno di alcuni succhi di agrumi del commercio . R•zzo prof. CARLO, primo capitano medico. - Ricerche istologichc sulla sostanza grigia centrale del telencefalo . R1zzo prof. CARLO, primo capitano medico. - Il <<fenomeno d'os~colo ,, del Donaggio e la sua utilizzazione per la diagnosi dell'accesso epilettico c per la valutazione della fatica e dell'allenamento RoMBY prof. PAoLo, tenente colonnello medico. - Rilievi sulla epide. miologia del la malaria VtcARJo CESARE, tenente medico. Alterazioni anatomo-patologiche nel pterigio con particolare riguardo :.di'epitelio ed ai vasi VIOLA prof. DoMENICo, primo capitano medico. - Criteri medico-giuridici differenziali fra autolesione e simulazione in rapporto alle

nuove disposizioni di legge . ZoooA Awo, capitano chimico farmacista. -

Ricerche chimiche c considerazioni igieniche su talune acque dd Fezzan .

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CASISTICA CLINICA. ANCELINt G •ovAN:-11, sottotencnte 111edico. Siringomiclia ccrvlcodorsale emilateralc ANGELINI GIOVANNI , tenente medico. Sindrome neuro-anemica perniciosa in ascari eritreo . BtACINI GIOVANNI, maggiore medico. - Un caso di encefalite postvaccinica BR1cucuo SANn, colonnello medico. - Un caso di echinococcosi multipla CASTELLANETA VINCENzo, primo capitano medico. - Due casi di leishmaniosi cutanea (<t Bottone d'Oriente n) fra militari in Liguria CoNFALONE RAFFAELE, maggiore medico. - La spirochetosi bronco-polmonare in Eritrea D'IGNAZIO CAMILLO, sottotencnte mc:-dico c PERUCCIO Lu1ct, sottotenente medico. Considerazioni su un caso di encefalopatia arscnobenzolica FARAONE ANTONIO, primo capi~ano medico. Epilessia « affettiva ,, di Bratz FARAONE ANTONIO, primo capitano medico. - Un raro caso di ossessione impulsiva GIACANELLI Vn-roR Uco, primo capitano medico. - Sopra un caso di gozzo circoscritto con sindrome di Cl. Bernard- Horner GIRARDI GIUSEI'PE, maggiore medico e PICCHIO CARLO, sottotenente medico. - Rotula bipartita congenita od esito di trauma ? PALADINO PAOLO, capitano medico. - A proposito di tre ca:si di rottura sottocutanea del m. retto anteriore del femore . PAI'AGIA ANTONINO, tenente colonnello medico. - Un caso di reticuloma maligno del mcdiastino PERRICO:-<E F., sottotenente medico. - Distacco parziale del legamento laterale esterno del ginocchio con paralisi dello sciatico popliteo

esterno Pt.IIUCeio Lu1c 1, sottotcncntc medico. rencrco ndl' A O. l. .

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INDICE GENERALE DELLE MATERI E

PoLTKONIERI M., primo capitano medico. - Grossa ci~ti di echinococco del lobo inferiore del polmone sinistro, trattata col metodo Valdoni PRINCIGALLI SILVIO, tener.re medico. - Su di un caso di elefantiasi dell'arto inferiore sinistro SAROONE ANTONIO, primo capitano mcd1co. - Sul trattamlllto con glicocolla delle miopatie dette primiti,·e SIGNORINO RosARIO, tenente colonnello medico. - Su dieci casi di tossicmia da nitroglicerina TEsTA Uco, capitano medico. - Ciglia in camera anteriore . TocuA CANIO, tenente medico. - Di un caso di tossicodtrmia da idiosi ncrasia mercuri:Jic A prcposito della lcishm:111iosi cutanea in Italia. (N. d. R.) .

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CONFERENZE CLINICHE E DI SCIENZE MEDICHE ALLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DELLA SANITÀ MlLITARE DI FIRENZE ( Vol. X e X l). BAROELLI. - Spunti di chirurgia generale (\·ol. X) BASTAI. - L'infiltrato precoce (vol. X) CHIARUGI. - Progressi e problemi dell'anatomia (vol. Xl) CORONEDJ. - Scienza farmaco logica di fronte al problema terapcutico del dolore (vol. XI) . FRucoNt. - Allergia e anropaue (vol. X) . GALDI. - Uno sguardo clinico alle nevrosi del cuore (vol. .XI) l zAR. Le metastasi amebiche (vol. XI) . MALICE. Le ferite prodotte dalle moderne arm1 da fuoco, Ji guerra (vol. XI) . MoRPURGO. - Infiammazione sierosa (vol. Xl) . P ENTIMALLI . - Fattori reaiizzanti lo sviluppo del ca ncro (vol. X) PEPERE. - Per una classificazione anatomo-clinica delle epatopatie croniche fibrose, sclerosanti (vol. X) . P ETR.~GNAN I. L'anafilassi nell'immunità (\·ol. Xl) SANARELLI. - La p:nogenesi delle enteropatie in fetti\·e (vol. X) SlsTo. - La patogenesi dell'ipertensione essenziale (vol. X) . T ORRACA. - . Le complicazioni polmonari post·operatorie (vol. X) VERNONL Il tetano postsierico - Revisione dei criteri diagnostici del tetano (vol. X f) .

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA. SANITÀ MILIT ARE.

Acido cianidrico. (Sull'odore dell'). - MEYER Aggressivi chimici. (Generalità suglt). - Elementi Ji tossicolugia militare. - CoRDIER e MAGNE . Aggressivi chimici. (La proteuone degli approvvigionamenti alimentari contro glz). - L. D..

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Aggressivi chimici irritanti. (Del mecmnismo d'a zione m/ corpo umano

deglt). - SCHWARZ Aria confinata. (N uovo apparecchio per il controllo dell'). c RosEuo .

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l NDICt: (ì F:-JERALE DELLE MATERIE

.-h iatore. (Norme igieniche e consigli all' - perchè mantenga la piena efficienza fisica .e psichica). - MoNcuzzt Aviazione e servizio sanitario. - DuNWORT Aviazione in Poloni:t. (Problemi scientifici del Centro di studi medici per 1'). - FtuMEL Aviazione (L') sanitaria nell'Africa dd Nord e territori del Levante sotto mandato fr:tncese. - ScHtKELÈ e }ULLIOT Costruzioni ipritate. (La disinfezione delle). - RENWANZ Discese con parac:Jdute. (Osservazùmi dei medico d'aviazione sulle). WOJCIK Filtri antiaerosoli. (Arreno degli aerosoli e velocità di passaggio dell'aria inspirata. - Preparazione dc1). - DAUTREBANDE e DuMOULIN Gabinetti dentistici da campo. - INOVAY Gas (All'erta ai - Che fare?). - de STACKELBERC Gas asfissianti. (La lott.a contro t) (;as soffocanti. (Sul meccanismo d'azione dei - sul paunchima polmonare). - KLINC . Guerra batterica. (Epidemie provocate. A proposito delia). - RocHAIX. Guerra chimica. (Protezione delle popolaz ioni civili contro la). - Sw mezzi rivelatori degli aggressivi chimici. - KL1Nc Guerra l'Etiopia. (L'Mganizzazione sanitaria c la salute delle truppe durante /JJ) - 3 ottobre '935 - 9 maggio 1936. - CASTELLANI Guerra (La) microbica. - DENis KLEIN Legislazione militare germanica. (Sul dovere giuridico di sottoporsi a operazioni chirurgiche, secondo la nuova). - WAGNER . Lesioni da atterraggio di velivoli senza motore. - GRZEZULKO Maschere antigas. (Apparecchio della Società Auer per vmficare la tenuta delle). Maschere antigas. (La disinfezione delle - a mezzo di una miscela dr formaldeide e di vapore acqueo). BAu KIE-HUN, EHEIDE e WANG KAN Medicina e Medicina legale Militare. - d'ALESSANDRO . Medicina militare. - Corso di ripetizione nelle formazioni sanitarie della 5a Divisione dell 'esercito svizzero . Pericolo (!f) aereo. - BRUht:: . Reggimento sanitario. (L'organizzazione e funzionamento del). - KtRK. Respirazione (La) artificiale. - Studio critico. Metodi manuali. - CHAR· I.ES HÉDERER Rico,·eri antigas. (L'esame dei - dal punto punto di vista della loro impermeabilità). PIECLER . Rico\'eri collettivi. (L'igiene dei - e dei posti di soccorso). - ANCL..,DE . Ricoveri protettivi. (Controllo chimico dell'aria ner). - MARICQ, KuNc e Rouuy Ricovero antigas. (A4ezzi di protezi011e di fot·tuna qua11do si ~ sorpresi senza maschera e lontano dal) . - BRUÈRE . Sgombero dei feriti. (Un sistema di - dalle linee avanzate). - L EMAIRE . Smistamento dci feriti, gassati e ammalati. - 0RLEWICZ Solfuro di etile biclorurato. (Sul valore urapeutico delle inalazio11i nelle lesioni di-lle vie rr:spit·at01-ie pr·ovocate dal). - OssWALD Tossici delle vie respiratorie. (Ul ricerca det). - GERHAII,D STAMPE. \"olo. (Influenza delle vane sot·ti di sul sistema circolatorio). FIUME!.

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IGIENE. Agglutinine. (Studio sperimentale sul/"importanza della cute nella formazioru: delle - in corso di immunizzazione generale). - NANNI . Antiagglutinine. (Ricerche sull'csistCtiZa delle). - GABBANO . Bacillo di Gaertner. (L'importa.nza dd - nella contaminazione del latte c dei prodotti ovo-lattict). - LAFI?ORCUE e ANDRIEU Bacillo tubercolare. (Studio microbiologico del - di tipo bovino). L...PORTE Cuti-reazione (La) alla tossina difterica. - Suo v:~lore e sue indicazioni. - TH. REII Febbre tifoide. (L'analisi qualitativa delfe agglutwine nel dccor_;o della). - CASANOVA e BRUNI . Igiene militare. (Trattato di). - WALnMANN e HOFFM ... Nl'. Infezioni ed infestazioni endemiche cd esotiche. - Lusnc Malaria. (Il problema dell'anofelismo Utlza). - CERRUTI Morbo di Weil. (Anticorpi specifici del - tle/1' orina). v...N DEK HoEDEN Prowzoi parassiti del sangue. (La colorazione di Romonowsky de, nei vecchi strisc1). - GrEMSA Siero- reazione (La) di Vernes nt:IIJ diagnosi dcll'infcnzione tubercolare. - PIAZZA Sport e fatica. Norme di rutcla fisiologica del lavoro muscolare. FLESCH Vaccinazione antitifica ed antidissenterica per via orale. - KRHIEVITCH, TCHERNozoNsov e StMrTCH .

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IGIENE E PATOLOGIA COLONIALE. Abissinia. (Primi dati su/J'orgamzzazùme sanitaria delle regioni occu· pate nel Nord dell'). - F....DDA . Anchilostomiasi. (L' - nelle reg1oni tropicali e subtropicali e linee dm:t tive per combatterla). - BRUNS e HEINE . Bacillo di Whitmore. (Il maiale può essere un portatore sano di - ?). GIRARD Bilarziosi. (Sulla - polmonare, malattia dci polmoni simulante la tube,·colosr). - MAINZER Clima meteorico e clima soci:tle nell'Abissinia. - lLVENTO . Colera. (Il batteriofago nel trattamento del). - PAsRICHA, DE MONTE e O'FLYNN Elcnfantiasi. (Contnbuto allo studio e-ziologico della linfangite endemica e dc//'). - T ESSEUIL . Febbre della v:tllata del Rift. - Tre casi di infezione di laboratorio e trasmissione sperimentale della mabttia al furetto. - FRANCIS e MACILL Lebbra. (Bleu di metilcnc e bku di mctilene-eosina nel trattame11to della) - Studio sulla tossicità seperimentale e risultati clinici ottenuti. DeROLLE, Nco-QuANc-Lv, HuvNH-VAN-H uv e TR.... N-VAN-TAM Lebbra. (Contributo allo studio dei u·attamento della). - GoLOVJNE Lebbra. (Confa·enzo sul trattamento dello col bleu di metilene). MoNTE L

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1:--:DICE

C~ ENE !{ :\LE

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MATERI E

Mabtti:l Jd sonno. (N ota sulla · nell'Africa occidentale fran cese). j AMOT . !vblattie tropicali . - CASTRl'!Wvo Mctlicin:J coloniale italiana . Mclioidosi (La). · Stato attuale tlclla questione. - CouTURE O lìdismo e congiuntiviti da sputo di serpenti. (Manifesta zioni oculari dell' · nelle nostre colonie). - SAR!'\ELI. I P:ltologia tropicale e parassitologia. - CROVERJ Peste. (Vaccinazio/1{: dell'uomo contro la · a mezzo di germi vivi - Vints - Vaccino E. V.). Primi risultati acquisi ti nel Mat!agascar. GIR.~R O

Peste. (Relazione tra st·me di cotone e - neli'E.;t A jrica). ISGAER RoaERTs . Psittacosi. (Riurche sulla • n Lip>·ia). - MOHS . BuRNET Psittacosi enzootica tra i papp:~galli dell 'Australia. Sierotliagnosi (La) di Martin e Pettit nel T onchino. (Risultati di 8oo siercagglutinazionr). - VAUCEL Veleni animali. (Azione terapeutica deJI'i11iezione solfocutam:a di acqua contro gli accidenti dovuti ai). - SERGE:-<T .

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MEDICINA INTERNA.

Anemia perniciosa c c:1rci noma gastrico (con particolare rig uardo al fattore fa mili:~re). - THt ELE . Cisti aeree Jel polmo ne. (Form e cliniclle e radiologiche di . di medto

volume e di fo-rma anulare). PRuvosT, LEllL.\NC, DELI'ORT e CotE.Tsos Endocardite lenta. (L'emocultura nell'). - HANS REICHEL Endocarditi (Le) mitraliche reu m:~tiche. - Entità nosolq,rica. - Roun ER e HEIM DE BALSAC Eresipela. (Trattamento dell' - col cloridrato di solfoamido..crisoidina). MEJER-HINE e PIERRE H ucuENIN . Esplorazione funzionale del fegato nelle funzioni epatiche latenti . ~UHBA UM e MATHf.JA Glomerulonefrite (Sulla) sperimentale - FAJIJ; l pcrtonia. (/ surrenr nell'). - L UCADAU Leucemia (Sulla) fami liare. CuRSCHMANN Magrezza . (Sulla - ipofisaria giovanile). - OOCLIOTTJ M:·daria. (Considerazio-ni sulla patologia umorale della). RADO· SAVLIEVIC Malaria e occhio. . Su <.li un sintomo oculare generalmente rilevabile nella maìaria cronica e larvata. - GoLDFEOER i'.feni ngotifo eruttivo, sporadico, benigno a carattere professionale. PENSO l'drosi (Sulla) ipocloremica. - RoiiLA:-Ill J\;eurotropismo e malattie inietti,·e. - R•~HIA U D Pleuriti pncumotoraciche. (Sulle - c di un mezzo semplice ed efficace per evitarle). - PETRIN Pncumotorace. (Il - controlaterale primario di Mauuzio Asco/t). Scritti raccolti dal Prof. F. Parot!i. -- SociETÀ LoMBARDA DT MEDICINA Pressione (La) oncotica del siero. (Studio di essa nell'ipeltensione arteriosa permanente). - CARRIÈRE, H URII!.Z e LEPF.RRE

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INDICE GENER:\J.f. DELLE MATERIE

Rigenerazionc del sangue. (Ricerche rullc~). - SJ:GGEL . Scompenso cardiaco. (Creatinuria i11). - KINDLER Ulcera gamo-duodenale. {Tert1p1a dell' - con !'istidina). -

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Fll>EL FER-

N.~NDEZ

Vdeno delle api. (Sull'azione del -sopra il quadro ematologico e la cdrminazione di calcio e fosforo con le orine, paragonato coll'effetto del solfuro di dicloroetile). - SEEL. CARLS c LonEl"KAEMPER . Vizi valvolari. (Lo studio delle prove fun z ionali cardiache nei - comBASSI pensatt). Vizio organico di cuore. (Considerazioni sullo swdio di ì 50 casi dr). BASSI .

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CHIRURGIA GENERALE.

Amputazione dei grossi segmenti di arto. (L ' - sotto anestesia con << 111fìltrazione massiva ad anello >>). - DAMBRIN Ascessi del fegato. (L'esame radiologico e la radio-chirurgia deglt). H uARD e MEYER·MAY . Ascessi freddi. (L'essenza di bergamo/lo ed i suoi derivati nl'lla cura CAROSSINI . degli). Azione (Dell') dei vari metalli sul tessuto osseo. - Studio sperimentale sugli animali. - MENEGAUX e 00tETTE . Cancri tiroidei. (Studio anatomo-dinico de1). - H ERBERT Cordotomia. (/ risultati immediati e lontani della). - BABTCliiNF. Enuresi. (L' alcoolizzazione nervo.m nell' - funzio1J(J/c dell'uomo). NAZAROV Ernie inguinali. (Considera -:.ioni cr1tiche e statistiche sulla superiorità del metodo Bassini nelle opera~ioni de/h). -- PARVULI::scu . Ernie otturatorie. (Co11Sidemzioni sulla dlllgnosi ed il trattamento delle strozzate). - CATTALORr>A e Esct.RRAS . Ferite da lapis colorati. - BRAUl.IO PEREZ . Ferite digitali dei tendini flessori della mano. (/1 trattamento delle). BwcH e ZAGOOUN Gastrectomia. (// funziOnamento dello stomaco dopo). St::NEQUE c NfARX. Nevralgia occipitale. (Tra/lamento della - con l'alcoolizzazùme dell'arteria carotide esterna). - KEsSEL . Pancreatetctomia (La) sinistra. Indicazioni e tecnica. - MALI.ET-GUY . Ptosi renali. (Il trattamento chù·urgico delle). - GuuvERNEUR e CAClilN Simpaticotomia (La) intcr-lomb<rsacrale nei disturbi trofici degli ani inferiori. lJANIELOPOLu. AsLAN c MARCOU Sindrome di Volkmann. (Contributo allo st:tdio della - da causa vascofare). Suo trattamento profilattico o abortivo mediante l'intervento immediato o precoce sull'arteria lesa. ·- FoNTAINE e KUNLIN Terapia post-operatori::t. - RAV IKA Toracoplastiche. (Tecnica delle - pamvertebrali solto-c extra, pcrio.<tee). - MAURER e DREYFus-L t:: FoYER . . Trasfusione (La) di sangue di cadavere. - }uDINE Tumori benigni della parotide. (Estirpaz ione de1). - C.wENAT Via (Una) d'accesso posteriore dell':mca. - FIOLLE e Lucc10x1

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IM>LCE GENERALE DELLE MATERIE

TRAUMATOLOGIA.

Atrofia ossea di Si.iJeck. (Considerazioni medico-legali su l' - di angine traumatica). BusATTO Polmonite traumatica. (Contn.buto allo studio della). - ORL.umo Trauma e tumore dello scheletro. (Rapporti fra). - Bomt-Taorrt

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RADIOLOGIA.

Anomalia congenita di posiZIOne dell'aorta e dell'esofago. (Di una rara). MucCHI Antro mascellare. (L'esame radrologico dell'). - SHANNOU Marconiterapia. (Trattato italiano dr). MARAGLIANO, ACNOLI, PAL· MI ERI, RANZI, REVIGLIO e VALLEBONA Spasmo gastro-intestinale. (Il solfato di benzedrina nello). - MYERSON e RtTVO Triangolo (Il) aortico nella semeiologica radiologica del cuore e grossi vasi. - PARKIWON e BEDFORn Valutazione radiografica della grandezza del cuore. (Il grasso epiperi· cardiaco come causa di errore rrella). - MAc GtNNE e WHtTE Vescica biliare? (Che cosa si può richiedere oggi da un esame radio. logico della). - Ko:MMEREL

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NEURO-PSICHIATRIA.

Annali della Clinica delle Malattie nervose e mentali della R. Università di Palermo, diretti dal Prof. R. Colclla Corteccia cerebrale. (Ricerche sui fenomeni elettrici della). - GozzANO Dementi paralitici. (Circa la distribuzione dei pigmenti emosiderinià nell'encefalo de1). - PANARA

Edema (L') polmonare di origine nervosa. -

MANUI'I~A

lpertonia affettiva parossistica sintomatica (esito tardivo di ferita di guerra del lobo frontale). - DE NtGRJS Liquido cerebro-spinale. (Saggio di fisiologia def). -· DISERTORI . Narcolessia (La). - PENTA Oscillografia dell'attività sensitiva e motrice del cortex cerebrale. EcToRs Paralisi progressiva. (Esiti immediati ed esiti lontani della malaria-specifico-terapia della). BuscAJNO Riflessi condizionali nell'uomo. - ScHIIEF'ER Schizofrenici. (La costituz;or1e morfologica degli - in rapporto alle ma· nifestazioni psicopatologiche e alla loro etiopatogenest). - VENTRA Sclerosi a placche. (La forma tumorale della). - CHALLIOL . Sindrome piramidale. (Contributo allo studio clinico della - l segni pi-

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nunidali dd((l ma11o. l diuwbi del lato opposto a quello ammalato nel/'emip/egi(l). - TRABATTONI Sistema (Il) sopra-vcstibolare. - MusKENS . T erapia (La) nelle malattie nervose e mentali. Tubercolosi e Jcmenza precoce. - FENGA .

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INDICE IJENERALE L>ELLE MATERIE

OFTALMOLOGIA.

Anestesie loco-rcgionali in oculistica. - GALLENGA Cataratta (La) endocrina. - SALA Chcratocono. (Su alcuni rari casi di - complicati con cataratta se1;i{e e con glaucoma cromco semplice). - FtoRE . Colliri di pilocarpina. (Ricerche cliniche sull'uso di - ad alta concentrazione). CAVANIGLIA . Corpi estranei inrraoculasi magnetiz.zabili e loro estrazione coll'elettrocalamita. - SELLAS Cristallino. (Il problema del). - GoRDoN Dacriocistiti da malformazioni e da deformazioni. BARATTA Degenerazione (Sulla) marginale della cornea. - MARQVEZ e VEULLA Distacco di retina. (Sulla vera concezione della guarigione operat01·ia del). PAsCHEFF Emorragie recidivanti del vitreo e diatesi emorragiche. - GtANNONI e Focost Infiltrazione ematica disciforme della cornea. (Tre nuovi casi dz). TouuNT e MoRARD Infortuni oculari. (Osservazioni statistiche sugli - negli operai e nei contadim). - T tRELLI Infortuni oculari. (Perdita junziot1alc e dormo lav01·ativo ncglz). CoNTINo Inserzioni endosclerali di sfere ed ovoidi solidi. - FouLARD . Malattie della congiuntiva e della cornea. (La terapia locale <.'hininica di alcune). - EuAs SELING'ER . Malattie (Le) professionali dell'apparato visivo. - GucuANErrt Metabolismo della retina. - Lo CASCIO Modificazioni (Sulle) dell'organo della vista sotto l'influenza dei raggi X ad onde ultracorte. - Pl.ITAS Oculistica (L') di Antonio Scarpa e due secoli di storia. - Ovto . Operazioni sul globo oculare. (Sull'anestesia cd ipocinesia nelle - e particolarmente nella operazione della cataratta). - GUGLIAN"ETTI . Paraplegia sifilitica di Erb con atrofia dei nervi ottici. - Mt•RINEsco, DRAGANEsco e GRIGOREsco Reazione di Kahn (La) nel campo oftalmologico. - NASTRI . Tracoma. (Ricerche del bacillo di Koch e del virus tubercolare ncf). - JuLES Tubercolosi. (Le manifestazioni oculari della - e Loro tmttamento nct sanatorz). - WEtLL Uveo-parotite. (A proposito di un caso dt). - T ouLANT c MoRARO .

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OTO..RlNO..LARINGOLOGIA. Alterazioni funzionali dell'orecchio interno m traumatizzati cramc1. (Studi su). - KocH . Ascesso (L') retro-faringeo. - AuBRJ . . . Flogosi suppurative dell'orecchio medio. (Velocità di sedimcntazio11e dei corpuscoli rossi nelle). - BAROLA . Labirintiti. (Punti importanti 11ella prognosi c tmttamento delle) . - QUlx Laringe e glandole endocrine. - TERRACOL c ALZEMAR . . . .

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INDICE GENERALE DELLE MATERIE

Orecchio e paratiroidi. MALHERBE Parotite. (Edema del laringe nel c01·so dt). REVERCHION Radiografia (lA) della laringe. - BALOEl'WECK e GuAILLARD Rottura spontanea del timpano. - PANNETON Sililide dell'orecchio interno. (La smdrome sensitiva della). - HEURJ PROBJ . Tonsillecwmia. (Indicazioni della . a caldo). - PEROZ . Tumori. (/ · detti<<misti » delle salivari e dì altre glandole cervico-faccialt). LF.ROux e LERoux-RosF.RT Tumori (/) epitelialj delle tonsille. - SALOMON

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DERMOSIPlLOGRAFIA

Esantemi da acido picrico e da bisolfato di chinino. . Trasporto passivo dcll'ipersensibilità secondo il metodo di Prausnitz e Kuestner. MmAN ... e FRANCHI Poroadenite inguinale. (L'allergia cutanea nella . pe1·siste immutata dopo guarigione delle lesioni con prolungato trattamento iodù·o). MIDANA e FRANCHI Heazione di Ide. (Una nuova cromoreazionc per la dimostrazione della sifilide). - SOBEI e TAMAO IoE Reinfezìone sifilitica. (Due casi dt). - FRANCHI . Sifilide. (Contribt.lto allo studio della sedimentazione delle emazie nella). - GATE e CHEVAT Sifilide. (La diagnosi di guarigiOne deLla). - T oMMASJ . Sifilide. (Chiarimenti sulla · congenita). - BosELLINI . Ulcerazioni non veneree dci genitali maschili. (Contributo alla conogenza delle). - VENTURI

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STOMATOLOGIA

Corpi estranei d'origine dentaria nell'esofago e nelle vie aeree. Loro estrazione con la bronco-esofagoscopia. - GuisEz Denti. (Si devono estrarre i - a caldo?). - FENU . Infezione (L') focale di origine dentaria. · Poliartrite c anemia grave. Infezione focale dentaria da streptococco emolitico. Guarigione a seguito di sterilizzazione del focolaio settico. - GAUTIER., DECHAUME e A LPERN Ostco-torio-necrosi (L') tardiva del mascellare. - LEBOURG . Ranula sublinguale comune. - RocHEliE . ., Sistema dentario. (Considerazioni sui rapporti dell'ipofisi col). L UC!EU

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FARMACOLOGIA

Soluzioni di Dakin. (Le - secondo le differenti fa1·macopee). TI!OMANN BIOLOGIA

r\pparecchio del gusto. (La cronassia dell'). Chimica biologica. (Nozioni dt}. - S1~!0NELL1

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INDICE C.E:-.! ERALE DELLE MATERIE

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STORIA DELLA MEDICINA Igiene (L') militare all'epoca della ricontlruist:J di BuJa. -

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TOSSICOLOGIA Veleni ed av1·clenamenti. -

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CHIMICA Chimica analitica applicat;~. (Trattato di • Aifc'tod, e normt' per /"esame chimica cd il carw·olfo dti prÌ11àprili prodoui indu.ìlriali ed afi. mentan). - Vlt.LWECCHJA • Chimica (La) e l'autarchia economica della nazione. - PARitAVA:-;o Tarax:~cum (Il) megalorrhi<:on, 11 Handcl·M:tzzetti >>. Prima pianta produttrice eli caucciù trovata in ltJli:11. C:tiGt..t EDn:-; ~::Tn

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CONFERENZE E DIMOSTRAZIONI CLINICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI.

NOTIZIE . Alla memona Ji un crotco ufficiale medico Pag. 599 •.-_\rruolamento volontario di mi litari specializzati ndla Sanità Militare >l 916 Assistenti militari alle cliniche ed :~gli istituti scientifici delle RR. uni>~ 6oo versità del R egno Assistenza degl i orfani dei medici morti in guerra >; lìv::; Aumento degli organici del Corpo S:witario » 1142 1 Avanzamento degli ufficiali del Corpo sanit:1ri o militare >' 94 r88, .385, 1031, 1142 Avanzamento straordinario per meriti eccezionali » !OJO Avanzamento straordinario per meriti eccezionali dd din:ttorc di Sanità )) militare nell'Africa Orientale Italiana 804 Biblioteca (Una) di medicina coloniale ì07 "

)l Bollettino del Corpo saniwrio militare 89 187, :&5, 384, 495, 601. 705. SoG. 91 ,, 1027, lt j6, 1242

C:1lendario ufficiale dei Congressi medici dell'Anno \\" Vf Campagna antitubercol:trc Caricamento del <<Nucleo Chirurgico » moJdlo ' 9.)5 . Centro Medico ltali:1no a New York . Commissione giudicatrice per i concorsi a tenente in s. p. c. nel Corpo sanitario militare 103° compleanno del generale :ncdico Mont:mari Concorsi nell'Istituto <• Regina Elena n rer !o studio c la cura dci

rumori Concorsi per tenente in s. p. e. nel Corpo sanit:~rio milito re Concorso al premio Ribcri . 8 -

Ciomale di 1/l{t/irina n.i/itart-

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INDICE GENE RALE l)f.l J.E MATERIE

Concorso per una p ubblicazione di medicina preventiva Concorso per una pubblicazione di medicina preve ntiva coloni::~lc Concurs.o per un 'opera di medici n a coloniale Conferen za del Come C:~stellani di Chisimaio sulla orga nizzazione samtaria ndia guerra di Etjopi:l X Conferen za interna zion:~ l e contro !a tubercolosi Confere nze cliniche e di scie nze mediche alla Scuola di ::.pplicazio nc di Sanità militare (vol. X c XI) . Confere n7.e d i oculistica tropicalt: Congressi (l) naz ion:1li di Medicina interna e di ChirurgiJ XLII Cong resso d elb Società Itali ana di Medicina Inte rna XX VII Congresso della Società l tahana di Ortopedia e Traumatologia IV Congresso del la Stampa medica brina VI Con,gresso di Medicina Coloniale XII Congresso di Medicina d el hvoro Congresso internnio nale di medicina dello sport IX Congresso internazionale di medicina e farmacia militare Congresso medico sporti,·o in vernale indetto dalla Società Medico-Chirur·gica Bresciana I Cong resso Nazionale di Chirurgia Plastica X Congresso N azionale d 'Igiene Corsi allievi ufficiali Ji complemento del Corpo sanitario Corso a llieYi sottuffìciali di S:mi tà . Corso di malariologia VIII Corso internazionale di alta coltura medica Corso pratico per ufficiali chimici farmacisti Convalescenziario milit:tre Croce Rossa Italia na . Cure balneo-termali C ure balneo-termali invernali Cure gratuite ai reduci clcll' r\. O. presso le 1\R. Terme di Montecatini Decorazioni dei militari delle Forze Armate " Der Deutschc Militararzt ,, Direzione (Nella) di Sanità milita re dell'Africa Orientale ltalian:t Disposizioni in materia di pensioni di guerra . f acilitaz io ni per cure salsoiodiche nelle RR. T erme di Salsomaggiore Federazione (Nella) Nazionale Fascista per la lotta contro la tubercolosi Festa (La) del Corpo sanitario militare Fondnionc <<Arcangelo Ilvento » Giornata delle due Croci - Anno XIV G iorn ate mediche di Montecatini T erme Inaugu rn ione (L') dell'anno :tccademico alla Scuola di applicazione di S:mit~ milit:tre « La conquista Jdi'Etiupia " « L'Attualità medic:1 >• Lotta contro la tu bcrcolosi . ~'lalaui c (Le) infettive in Africa Oricnt:tle

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Medici ( /) militari ungheresi alla Sani d Militare Italiana

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Medicina li e ogge tti di mcdicat ura . Missione scie ntifica ncii"Africa Oricnt:llc lt:tlian:l

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iNDICI: GENER:\I.E DELLE Mt\TF.RI ~ E D EG LI t\LTOIU PER L 'AN:--:0 19.)1>.

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Morte (Ut) dell'un. prof. Ouorino J{ osSI Pag. )87 Morte (La) del prof. llvento 8og )) Nostri (/) Caduti in Africa Orientali: 704 )) On. (Git) proff. Castellani e PaoluCCJ promossi per meriti eccezionali 704 )) Onoranze al prof. Giulio Alessandrini 60-~' )) Onoranze al prof. Tusini 6o2 )l Onorificenze 93 285, 496, 6o 1, 707, lio8, 103 1, 1 1..p , 1 244. Personale (Per il) in servizio in A. O. 185 Premio della << Fondazione Fcrn:ro Ji Ca\'allcrltone " )) 286, 1145 Premio Riberi e ,, Collana Medico-Militare>> 9I!S •• Primo (Il) premio nd Concorso na7iQnale per l'indipendenza ccc;mom~<.:a 1136 R. Accademia (Nella) Medica di T orino li 8o8 Raduno (/l) della Società Italiana per il Progresso delle Sci{·nze a Tripoli 1147 ",, Regolamento interno òeil'htituto chimico farm ~1ceutico militare 103 2 Ricompense al valor militare J) 1030, 1141 )) R11 Ruoli di anzianità del Corpo sani tario militare . " Sanità Militare» 92 4 S. E. il prof. Raffaele Paolucci promo~so maggiore generale medico Il nella R. Marina . 1244 li Sen. (Il) prof. Aldo Castdlani nominato Conte di Chisim:1io 804 Sezione (La) di Sanità della Divisione « Gran Sasso " Ro4 )) S. M. Reale Imperiale visita l'Ospedale militare di Roma 497 Socicd (Ndla) francese Ji de rmatologia e sifilografia 8o8 h Studi di antropometria militare . 1032 ,, Tenente (Al) generale medico Franchi 1027 Tenente (Il) generale medico Franchi nominato Accademico Ordin:trio l' 6oo della R. Accademia Medic:t di Roma ,, Titoli di studio 94 :2R6. 602, 7<>7, 920, 103 1, 12-f4 )) 602 Uniforme )l \';~cc inazione ;mtitifìca m:!l'Esercito 21:l7 ))

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I NOSTRI MORTI. Alfonzo Luigi , colon nello medico in s. p. c. . Baroni comm. dott. Edoardo Bernucci Rodolfo, tenente genera le medico in :tusiliaria Cerruti Romolo, tenente colon nello chi m ico fa rmacistJ in P· a. Ciauri Rosolino, colonnello medico in p. a. Di Monaco Paride, primo capitano medico in s. p. e. . Galli Giovanni Domenico, tenente generale medico a ripow Parisi Vincenzo, maggiore chimico farm:-.cista in p. a . Rossi Alfrc:do, maggiore generale medico a riposo Rugani Luigi, maggiore generale medico nella riserva Sola Carlo, sOttotenente medico . Spina V incenzo, maggiore generale medico nella risen ·a Trov:tnelli Luigi, tenente gc:nerale medico del ruolo speciale Errata corrige

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709

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COLLANA MEDICO- MILITARE

Pubblicata dal Ministero della Ouerra · Direzione Generale di Sanità Militare

l. li. !Il.

IV.

v. VI.

VII. VIli. IX.

x. X l. Xli.

Xlll . XJV. XV. XVI. XVII. XVJII. XIX. XX. XXI. XXI I. XXIII. XXIV. XXV. XXVI.

XXVU . XXVII l.

XXIX. XXX.

XXXl.

F. Ttsn: Storia rctrospcllil"n dt:ll'lgirnc ndl't.'scrcito italrano. Pagine 112 L. 7 Ria1·che l>iologidu! dt·gli Uffici psico·fisiol!;gici di auù• :irmc milit<trr. - PaginC' 23(• con 46 li~·urc c 2 ta-·olc (c<au rito) » 15 E. SANTORO: Ferite tlddomÌI>ali di gm·rru • Prd~zinnc dd Prof. N. GIA:-.':"ET· HSJO. Pa)!tnt qtKI ç1•n 31! tÌ!(ur: (c~au ri10) • 30 A. Lt!Sllt;,-:\. llt'SJ'<Cn: •· l gt~.! di gllf:rm • · lmpirgo t•d t:/Jcui · PrOt'l'edimcmi •• l! r 111ra. - l':t)o!JOC 10 4 con 3 tavole micro~ratichc ~ wlori (c.aurito} A. l.t'SliG: Hrrd <CIII/l !lorici wlla r t•oluzionc dd/a ma!chua romro i ga! dura11te la gucrrcl mondi,tlt: 191 j · tl$ , - P:t~IIIC 32 con 2 1 ligure " 7 F. C .<eCIA: Tmutmu·,.to c ;gombuo dci fmutmui drgli artr 111 g uerra. Prcfaz•onc dd P•·of. R. Dt.I.L,\ Vul(J\ ,1, P:og1ne 10/i " 6 S. SALJ:<A ~ I : lni<'gnamrnri dd/' ultima guam .<ttl tral/umcn!u dd/c ferite osti."Oarticolari tn 1 ° t: 2" tempo. - Prd.JZIOnc del Pro(. Auss\"IJKJ. - Pa~inc H)O " 20 A. CASARI N l: /.a mcdidnn mi/ilare ndl'antica Homo Pagine 28 con 5 figure » 5 A. CASARI~ ! : L.a <'dcbl'llzionr dà medici cuduti in gttcll'u . - Pagine 92 con 16 fig. " 10 N. Rom-.:ò : La prvjdcu.<i dt'llt: mnlauie in/tiiÌl't: domin<~llli nrllt' noi/l'l' colonie •• 6 afrit·,;m·. - "·•).:in~: 44 A. CASAkl'l: '-" ;a·lta dr, pdot1 pula mu•iga:ionc aerea. - P:t):lnc 232 con 97 tig. " 20 G. CArrtl.l. t : /.a rhimim mifitarr c le Jllc rclctzioni ron /'ordinamrnlo tlc/f'E;cr· cito <' lu gurrra. - l>a~ in c 3V " 5 S. ~\1.1~.-Hu: L ·auJo/~siouùnuJ nelle sue vari~ forni~ t: uri suoi ciìri. Pagine l=)O ~ 20 F CACCI A c S. R1cc1: l.c occ/u;Ì&m Ìnlt:Jtinnli (e.<t /tur /,- crnit: umo::ut<' ). - P~ginc l8 '' 5 G. t'R IX0:-<1: Gt·ogmfin mcdira rd rgicnc dt!i nonri pr)J.<t·dimruri colouiulr . - P~. gmc 240 con ~ ca1 te ~t·owafichc; » 20 s. s ,\LI'<ARI: f...tt rt/0/01/C <liill.('lll<ir{' thl soldato in fOG'I: cd 111 guerra. Pagine 2-fO )l 20 A. CAS\RI'<I: f>C'r lr no::r di dittmtiiJU dr/ " Giomalt: di mt!dicimr militorr "· Pa):!ine (><.> con q ligure (c;auritP) . " 7 Il. PALMIUI: L 'ospcdnh mi/ilare d t Napoli c le ttÙ'(Irdc· dd sert iu? saniw rio m t· lìrarc ntlf·olt'lnno. - p,tginc 72 » 7 G. M rMMO: L'nlimcnlnzionr del .co/dato irnlùwo 111 tempo di pau. - Pagine 50 » 7 A. C:As,\R I"J: La mcdic·ina milit.JTl' m•lla lrggrnda e nt!lla storù . - P;tgi nc 750 con •55 ligure " Go Lipot•a,dni e t•tu'cÙtazicmi anwifo· pttrMi/idtc- nrii'Esercito • Studi r ricrrdu: (t9~ì· t929J· - Pagine 126 • 8 G. 1'1c<:OL J : l.csio11i dd midollo !pinall" pu tram11ati;mi 111 guerra. Pagine 90 con IIJ figure " b A. C:ASAI\1:'<1: l'rofili d1 chimrghi militari italiani. Pagiot~ 8o con 23 figure • 8 A. CASARI ·" ' : l pionit·ri uclùwi ddla Croc( Rossa. Pal(inc 100 con 27 fij!urc " 10 U. CASSI:-<Js: Il ur11tZIO mlfiwrc t: l'indirizzo ,·oslituoiOIIIIIisrico 111 binlogù1 e patologia. P:ogine i6 >• !! Rda;;ioni ufficiali c comunicazioni dd Corpo Sanitario Militare Italiano al VI Con· L'Aia, gtugno gresso lntt'l'ntJzionalc di ."fc·didna ,. F.trmacia militare ".13'. - Pagine ' 35 con 20 ligure » 7 Cinquontcwrio della SCIICJia d1 upplit·azivnc di Sanità militarr. - Pagine 6o cor. 54 ligure • 7 Cl'ichra~ ione del Cinquantmilrw d dia Smola di appli<'t:rionr di Sanità miliwrc. Pagine 24 con 10 ligure " 3 Gli srabilimt:111i sanitari w /t;rlta. - Pagine 75 cnn 27 iìgu rc ·,. 7 F. Put 1<:R1><1: 11er d Ct.'n!t:nario del Corpo Sanitario militare italiu•to (t!t33·•933). Pagine 47 • 7 G. RoLAr<I>O: /.11 <osritu~iGne. u·, omio le- am"tli llt:dlll<'. net suoi •apporti .·on la putogrn~n dd/a tulr(l'colosi c col giudizio di dift•ndt:n-:a da ('(Jtlfu di srrvi:io . Pagmc ~7 • 7


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GERMANIA: DER DEUTSCHE MILITAR'ARZT. - Rivista mensile per "li uffidali della Sanitl militare dell'eae,... cito, dd lo marina e dell'aeronautica. llurcau der Mcdizinischen Referantenbl!it:ter, Berlino W 9, Linkstr. 23-24. Fase. Vll, ollobre 1936. Schri>der: Nunvi edifici per oepeda!i (con quattro tavole) - Flury : Motorizzaz:ione e pericoli d i intossica.zione. - Kraua : Sopra le lesioni scheletriche nei s old ati. - Strauc:b: Sul trauamento nei luoghi di cura dei nostri nf!urotici di guerra. - Scbu.l&e : Reazioni psichiche nel loro siRfl.ificat() gf!netico per l'ipertonia. Braodi : ~ull'impiego dell'autosiro come mezzo di traspono sanitario. - Hippke : Lo questione del trasporto dei !edti per via aerea.. . JUGOSLAVIA: VOJNO SANITETSKJ GLASNIK. f~ivis ta trimestr ale di medicina. farlllllcio e veterinario dell'esercito jugosl avo. ( Redazione ed ammini strazione: Ospedale m iliLB re di Belgrado). 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VII, luglio 1936, • llieteo e lonesc:o EnniJ : L'irtero sifil itic.o e l'ittero sopr A~ ~iu nro dura nte o dopo il trattamento specifico. - Saidac e Vasilesco: C onsiderazioni su un cas<' di o~te •> ptrjostlt e e osteo-mielite gonunosa sifilitica del femore. - Nic::ol•u: Protllassi indivtduale d elle malattie vcnér«. - Opre:sco: Trattamento specifico precoce dopo la comparsa del sifiloma. - Longbia, Buua c Stoian lonnc.o : Trau.amento delle derm at osi allergiche. - Sa.ra.tt.aau e Lazaretco: Le compJ1cazioni oculnri ncll ' acne ro~:\C"('$1. - Banciu: Il crnunmenlo della tinfogranulomatosi di Nicolas e f':":.vre. - Newrean o e Traian: Cura della silihde con pr~paru t o di bi~m uto lipo·solubilc (•~1 édobis •). - Teoclorueo : La crioterapra in derm:n olo~1a - Paraipan: Gli 4iCddenti oculan d o\'uti a~ li arsen icali vent avalenti. - IJioaco e hraoeea : Sulla cura del favo. - Longhin: Sull a c ura della sifilide. - Negreano: Tratt3· tneoto mode rno de11a blenorragia. - Griotesco: Contnbuto allo s tud,o d\!!Je punte medicinali in Hornaniu (t4nlinullZio,e). - CerbWMc:o: i\'latc ri e e prodotti ind u~tn;1 li nect·s.sari al servizio samtario de H'e sercito romeno. Coastautioesco: Microdosag gio colorimc~rico dell'argento. RUSSIA: VOENNO SANITARNOE DELO. - Gosudarslwennoe, isd-wo. M osca, N . 7, lt•glio 1936. Michailov: Vaccinazioni anuli fiche ed antiparatifiche . - Gopp: La cur:t della d issenteria nell'es ercito. Polioai.k : Ritorni di attacchi fchbrili m :llanci, a rt:aztone: Jc1lc inieztoni :)Otilifichc. - Gabovic: L::t sterilizzaztooe dell 'acqua, al csmpo. - Dankovaky: I l controllo battoriologico dell'acqua sterilizzata con il cloro. - Duùtriev : La steri liz~a:tione de) l'acqua con i1 c loro - Rogoz.in: La cura del tetano con il slero. - Siroko: Il termostato da campo. - Ros"ozio: !...a p repàrnzionc dei sieri. La selezione delle vaccine. STATI UNlTI: TIIE MILITARY SURGEON : Army Medicai Musoum and Li brary. Washingron. Vol. LXXIX, N. 3, sett<mb,. 1936, Roseiter : Perfezionamento. dopo la !tPt'Cializ?azione, degli uffici aH medici dello Sa nit3 ~tarittima. Zinaer : Considero?.ioni d ' immunoloRia su] pzoblcma del vtrut . - Cr istian: 0 $pcd:lli m 'ol rlttimi e scrvir.io di s anh è pubblica. - Enb.ioe : Come 3vveniva l':tnlm t$Sione nrJin sanità milita re mez~o st!'colo fa.- Scott : lino nuova barella somtl(!liabilc. - Rutherford : Esperienze di u n ulfìcin le medico del l'esercito duronte il terr emoto di S. FrBncisco. - Eddy : R e3ime dietetico. - Kiril:: Nuova tt"cn i( a ch irur.;ica: Incisione combinnta per appendicece:om.ia o erniotomia. -

Whit.l• 7 e job..D•on : PrOg\!tto dl uno ecoH::.Ia per i

regi~arì c documenti

unit :ari ol c::a.mpo.


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TlPOGRAPlA REGJONAUi IU6-XV ROMA

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FASCICOLO~· mfJ

SUPPLEMENTO AL DEL GIORNALE DI MEDIOINA MILITARE ( A~NO LXXXIV-1936.XJV) MINlSTERO DELLA GUERRA

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RUOLI D' ANZIANITA DEL

CORPO SANITARIO MILITARE '

(Ufficiali Medici ed Ufficiali Chimici-Farmacisti in servizio permanente effettivo)

AL ·2 0 LUGLIO 1936.XIV

ROMA TIPOGRAFIA REGIONALE 1936-XlV


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SUPPLEMENTO AL FASCICOLO VII DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE (ANNO LXXXIV-1936-X.IV) MINISTERO DELLA GUERRA

'

RUOLI D'ANZIANITA DEL

CORPO SANITARIO MILITARE (Ufficiali Medici ed Ufficiali Chimici-Farmacisti in servizio permanente effettivo)

AL 20 LUGLIO 1936-XIV

AVVERTENZA Gli abbonati c:.he riscontra88ero nei presenti ruoli qualche errore od omissione per le indicazioni che loro riguardano, sono pregati dl dame sollecita comunicazione alla Direzione del Giornale di medicina militare - Ministero della Guerra - Roma, valendosi dell' apposito modulo che trovasi a pag. 3.

ROMA TIPOGRAFIA REGIONALE 1936-XJV


AGGIUNTE E VARIANTI at

Ruoli di anzianità degli ufficiali medici e degli ufficiali chimici -farmacisti in servizio permanente effettivo

- - -- - - Pagina

.........................................................................................................................................................................................

Grado ............................................................................................................................................................................................... _ Casato e nome .......................................................................................................................................................................... Data di nascita ................................. ...................................................................................................................................... Lnogo di nascita .................................................................................................................................................................. _ Stato ci vii A ......... .................................................................................................................................. .............. ......................... Titoli accademici

Decorazioni e ricompllnae

............................................................................................................................................ .

Campagne

............................................................................................................................................................................................................... A.nzianità ......................................... ........................................................................................................................................

-

............................................ .................................................................................... . .............................................. ........................ .

................................................................................... ····················-······" .............................................................................................

Poeizione ................. .................................................................................................................................................................. A

addl

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L'UFFICIALE

SI prega ritagUare e spedire d' n1Hclo .A.L PIÙ PRESTO Il presente modello, coJJe ag~lunte e TBrfantl, aJia Direzione del GIORNJ.LE DI .MEDICINA. .MILITA.RE- Roma.


SPIEGAZIONE DEI SEGNI INDICANTI LE DECORAZIONI E LE ABBREVIAZIONI M~f. Medaglia maurizinna.

• Cavalit,re dei SS. Maurizio e Lnzzaro. Id. de lla Corona d' l tnlin. Id. coloniale dtJlla Stelln d'Italia. ~ GC G U davanti ai seg ui delle decorazioni sopra c indica te

Gran Croce. Grande Ufficiale . Cv m mendatore. U Ufficiale. • Medaglia d'oro pei be nome ri lii della, salute pubblicn. • Id. poi bone nwriti dol terremoto del 1908. O Medaglia <l'nrgento a l valor mi litare. O Id. al valor civile. ~ Id. ptli be ne meriti della salute pubblica. e Id. pt!i btJUtl iUeriti del terremoto del 1908. O Medagli1l di bronzo al valor militare. O Id. nl Vl\lor oivil u. ~ Id. al valor di marina. ~ Id. pt:i ben emeriti della 8111utu pubblica. O Id. pei bene meriti del te rremoto del 1908. ~ Croce d i guerra al valor mili tare. + Croce al merito di gue rra . ~ Mednglia commeworativa per le campag ne d'Africa (1). C Id. per 1:\ campag na della Cina (1). (!) Id. poi bene meriti del ~erreru oto del 1908. 4J Id. per la campag na della Li bia (1). ® Id. pe r In campagna italo-auetr iaca 1915·18 (l ) @ Id. dell' Unità d'Italia. @ Me daglia di benemerenza. per i volontari di guerra 1915-18. !Il Medaglia com .nemorntiva dolla :Marc ia eu Roma. !Il Croce d'oro cou coroo!\ per anzinni tà di servizio. + Id. per anzianità di servizio. / Distintivo di ferit:l in g ue rra. l Diiltintivo di ferita in servizio. Iii Disti ntivo dei mutilati. x Promozione per meriti eccezionali. od; Promozione per meritt> di gutlrrn.

(l ) l numeri esponenti indicano le caUJpRg ue .


6

.Aspett. inferm. Aspett. mot. priv. So,-p. imp. Disp . .Min. eom. L. O. ass. mil. Dir. gen. san. mil. Dir. capo divis. ine. Capo sez. ine.. Consigl. ine. Coli. med. leg. Dir. San.. Dirett. san. Osp. . . . Dir. osp .. Inf. pres.. A. M. . . St'z. disinf . . Centro nutom .. Se. di appl. san. mil. ins. t it. ins. agg. . Ist. chim. farm. mil. Serv. chim. mil. a. c.

v.

Aspettativa per infermità• A spettativa per motivi privati. Sospeso impiego. A disp<>sizione del Ministero. comandato. Libero docente universitario, assistente militare. Dirt>zione genera.l e di sanità militare. Direttore eap<> di visione incaricato. Capo sezione inenrieato. Consigliere incaricato. Collegio medico legale. Direzione di sanità. Direttore di toanità. Ospedale militare. Direttore dell'ospedale mili~are. Infermeria presidiaria. Aiutante maggiore. Sezione di disinfezione di corpo d1nrmata. Centro automobilistico. Scuola di applicazione di sanità militare. insegnante titolare. insegnate agginnto. Istituto el1imico farmaceutico militare. Servizio chimico militare. ammogliato. celibe. vedovo.


CENNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MILITARE

RUOLO DEGLI UFFICIAU MEDICI Prima del 1831 non el!istevn un ' 'ero Corpo sanitario nell'Esercito: vi erano dei sanitari, degli ospedali reggimentali, senza unità di indiriz1.o. Re Carlo Alberto, con R. V. del 24 ùicembre 1831, iniziò il riordinamento del servizio sanitario con la, creazione degli ospedali militari divisionali , in sotituzione di que.lli reggimentali. Con sncce~sivo R. V. 22 dicembre 1832, istituì il Consiglio superiore di sanità militnre, cui venne affidata l'alta direzione del servizio, e con altro R. V. del 4 giugno 1833, emnuò tutte le norme ordinative e regolamentari relative al personale ed al servizio sanitario militare, con assimilazione ai gradi militari. Con R. V. del 5 settembro 1843 furono apportati nuovi radicali innovamenti, r endendo obbligatorin In doppia laurea in medicina ed in ellirnrgia per l'ammissione nel Corpo, e con R. D. 30 ottobre 1850 si fusero 11' due categorie di medici e chirurghi in quella d i medici militari, disti nti in medici di divis!one, di reggimento e di bat· taglione. Con R. D. 13 otiobre 1851 furono soppresse le infermerie reggimentali e di presidio e sostituite dagli ospedali succnrsnli, che funzionarono nlla dipendenza di quelli divisionali. Con R. D. del 10 ot"tObre 1855 fu stabilitll una nuova gerarchia, con l'assimilazione ai gradi militari e fu crento il grado di medico aggiunto. Con legge del 28 giugno 1865 avvenne la fusione del Corpo sanitario dell'Esercito Sardo con quelli delle an tre provincie. Con legge del 30 settembre 1&73 fu confe rito il grado effettivo agli ufficiali de l Corpo sanitario militare, ed il Consiglio superiore di saniti1 fu sosti t uito dal Comitato di sanità. militare, che col l 0 novern bre 1887 a~:~sunse la deuomi nazione di Ispettorato di sanità militare. Con la stessa legge furono istituite 16 Direzioni di Sanità militare ed altrettante compagnie di sanità, una per ogni Divisione. Con legge del 22 mnrr.o 1877 le Direz\on i di sanità milit~ue e le compagnie di sanità furono portate a 20, e con IE"gge del 22 gi ugno 1882 ridotte a 12, una per Corpo d'armata. Nel 1928, con l'aboliizione di 3 Corpi d'armata. e In crenzione di un nuovo Corpo a Trieste, le Direzioni di sanità e dipendenti compagnie furono ridotte a 10. Nel 19261 eol nuovo ordinamento dell'Esercito, fu ripristinata la Direzione di sanità di AlE'Ssandria, con relativa compagnia di Sllnità, e fu istituito Rn ufficio di sanità a Cagliari con la 128 compagnia dt sani tà. Con R. D. del 20 aprile 1920 l'Ispettorato di sanit~ì fu soppresso e sostituito dalla Direzione centrale di sanità militare. Con R. D. n. 1203 d·e l 6 luglio 1925, fiU"ono istituiti 8 Ispettorati di sanità di zona, con sede a Milano, Firenze e Napoli, diretti da mnggiori generali medici. Con R. D. n. 1821 d.el 14 ottobre 19215, vennero più particolarmente determinate le attribuzioni dei mag{,"ÌOri generali medici ispettori e fissati i Corpi d'armata e i Comandi militari di loro giurisdizione. Con R. D. n. 1925 del ~ novembre 1926, il numero degli stabilimenti sanitari fu fissato come segue: 11 ospedali militari principali, 16 ospedali militari secondari e 8 i n fermeritl presidiarie.


8 Con R. D. n. 15:cl9 del 5 agosto 1927 il numero delle direzioni di sanità militare e delle OoiUI>agnie di saoiGà venne rispenivameote stabilito in 12 e in 18. Fu per-

qut~llo

tanto COSGiGniGn in Utliuo l' u• C0111pllgnia. di 81\nir.à e quella della Sicilia e della Sardegna prt~Soro ~~~ numerazione di 12" e 13". Con R. D. o. 327 del 23 febbraio 1928 la Direzione centrale di sanità miliGa.re as· snnse la denominnziooe di Direzione generale di sanità militare. Cou circolare n. 202 del 18 marzo 1928 fu s..opprcssa l'infermeria presidia.ria di Rodi. Con circolare o. 494 del 19 luglio 1928 fu soppresso l'ospedale militare secondario di Venezia. Con circolare n. 719 del 1° novembre 1928 l'infermeria presidiarin. di Livorno fn trasformato. io ospedale militare seconùario. Con R. D. o. 2195 del 23 dicembre 1929 furono aboliti gli I 1pettorati di sanità di zona, fu desGiu:\to un maggior generale medico alla direzione della scuola di applica· zione di Sanità militare e due furono messi a disposizione per studi ed ispezioni. Con R. D. lt-gge n. 2225 del 23 dicembre 1929 fu aboli ta la distinzione di ospedali militari principali e secondari. Con circolare n. 813 del 23 giugno 1932 l'infermeria presidinria di Gorizia fu t rasformata io ospedale militare. Con circolnro n. 653 del 29 dicembre 1932 fu soppressa l'infermeria presidiaria di Cava dei Tirreni e fu impiantata l' infermeria presidiaria di Albenga. Con circolare o. 382 del 10 maggio 1934-XII, il campo sauatoriale climatico militare di Anzio fu trasform:\to in infermerill presidiaria, conservando la denomiuav.ione, le incoo1benze e gli organici. Con R. D. leg.!.!e n.1723 d ell'H otcobra193L.XU gli organici degli Ufficiali medici sono stati stabiliGi come sogno e saranno raggiunti gradualmente secondo quanto è stato di· sposto dalla logge pur l'avanzamento degli ufficiali del R. esercito, 7 giugno 1934 n. 899: Tenente generale l, rn n.!Zgiori generali 6, colonnelli 31, tenenGi colonnelli 102, maggiori 172, t:npitani 44:0, subalterni 258. Per effetti) dello stesso decreto-legge (art. 24), quattro maggiori generali medici sono ispettori. Con R. D. n. 2L33 dell7 dicembre 1934:-XUI sono st:\te stabilite le sedi (Torino, Verona, Roma, Napoli), lo aHribuT.ioni e la dipenclenza dei 1naggiori generali medici ispettori.

RUOLO DEGLl UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI Le origini dtlllll istituzione degli Ufficiali chimici-farmacisti si possono far risalire al 22 dicembre 18:~\l, data del « Regio Viglietto, col quale Re CMlo Alberto fondu va il Consiglio Superiore di Sanità Militare dell'armata Sarda, che aouuvernva tra i suoi componenti nn chimico-farmacista, in qul\lità di membro straordinario. Lo stesso Regio Viglietto coutemphWI\ la neoes!litil di "ordinare, app 3na possibile, lo stabilimento di nn L;\boraLorio Centrale Cbimioo Farmaceutico >>. Con R. Decreto 26 giugno 1853, veniva i:Jtit 1i to iu T·orino un Dapusito di Fn.r· macia Militare, con annesso « Labomtorio Centrale Chimico Farmnctlntico Militare », avente l'iuc;trioo di prllpararc e di!!tribuire tutti i medicinali e materiali occorrenti per il servizio sanitario e veterinario militnre. Con • R. V. 2~ dicembre 1833 l> fu prevista l'istituzione dei fllrmaeisti militari e con R. Decreto 28 novembre 18 18 - relativo ali" « ordinamento d.,J personale sanitario doll"armnca di terra io cam(Jagna, - i farmaci sti lluzidocti inh:iarono il son•1:z10, in numero di 11, presso J'.,:~ercico operante, vestendo l'uniforme stabilita pel Corpo suni· ta.rio, sal vo lievi modi fiche.


9

In tempo di pMe p erò il servizio farma~.:ou~ico continuava a essere nf6dnto a far· macisti civili, La etfettiva costituzione di nn Ru ,.Jv farm:<ceutieo militare fu compiuta con R. D. de l 26 gingno 1853, con cui si s~:tbilivr~no le norme relative nl Perso nale dei Farmacisti Militari, i quali vennero assimilati di rnugo ni gradi militari. L'organico com· prend eva 29 farrna<Ji!\ti, così di~tribniti : l {:<pe~ r.o re farmncista che faceva parte del Consiglio Superiore di Sani~n Militare; l Direttore e 2 as~istenei, non militari, addetti al Laboratorio Chimico Fa.rm ru~eutico Ceu~rale di Torino; un gruppo di Farmacisti, assimi lati ai gradi mil itari, destinati alle fnrmade dogli ospedali e di s~in ti in: Farmac isti di l" clas;;e (capi tani), di 2" clnsse (tonerlti) e di 3" clnsse (sottotenen~i). Ai det~i farmll.cis~i fu Jlrescrittn una divisn. ugnnle a quelli\ del corpo sanitario. I Farm:\cisti militari, appem\ i ~~ituiti , so pperironu al bisogno d el survizio, sia preeso gli Ospedali nello Sento, sia l)resso il Corpo di Spedizione io Oriente; e, per le benemerenzll acquistate appunto nella spedizione di Crimea (1854-1855}, eon~oguirono vantaggi nella gerarchia e n~:~gl i ~~~segn i , men~re nncùo l'organ ico ve nne opportnnn.menteaccresciuto. Con la costituzione dol Regno d'Ital ia, il unrnoro dei farrnaci~ti militari fu pro~resaivnmente aumen~ato fino n. rnggiuugere, uel 1906, il nnllloro di 96. Con D. L egge 8 luglio 1906 si cret~rono poi i « Farmncisti mili•ari di Complemento :. aesimilati a i gmdi militari; ma, cur1 R. Do<:reto 28 rnarzu 1915, q11esta enttlgorin v eniva abolita, per essere so~~itui tn da quella degli Uftidali Farmacisti di CompltJmento. Dopo In guerra 1915-18, il P ersooaltJ f~trmaceutioo militare ebbe un assetto definitivo; con la Legge 7 aprile 19:.!1, n. 367, J'istitnzivrlO d e i i:'~>Hrunci~~i Militari - impiegati civili - fu defiuitivameute abrugntn e in pari tempo sorgeva quella dtJgli << Ufficiali Cbimici-Furnmcisti in S. P. E.», appartenenti al Corpo sanitario militare, ma costituiti in ruolo n. parte. L'organico stabilito dnll'Ordiunmento del R. E surcito del 1926, contemplava il numero di 117 ufticinli claimici-fnrmneisti, così ripartiti: l colvnuello, 4 teneuti colonnelli, 26 maggiori, 41 capitani, 45 suhalterui. Con In. Legge 23 aprile 1931, n. 5:J9, l'orgnnico fu ridotto al nn moro di 101 ufficin.li. Con R. D. legge n. 17:.!3 d ell'Il vttobre 1934-Xl[ gl i organici dt>gli ufficiali chim ici-farmacisti sono etati l'ltl\biliti comtJ segue e snrnn no raggiunti gmdualruunte secondo quanto è stato di11posto da lla lc.·ggt~ per l'nvnnznmeuto degli nfli<Jiali del R. esercito, 7 giugno 19:34, o. 899: Colonno\li 2, tenenti colouudli 12, nwggiori 21, capitnui 32. subnlterni 32. Qnanto al «Laboratorio C.. utrale Chimico Farmaceutico Mi li taro», esso conservò tale denominnzionu tino n! 188!, nn no in cui fu sus~iLUi ta con quolla di « Farrnncia Centrale Militare •· Con R. Dec:reto 7 genoaio 1923, n. 12, il nome di <<Farmaci!\ Centrale Militare • fn dc.dinitivilmente mutu ~v (art. 20} in quello di « Isr.itu~o Chimico Farmaceutico Militare». CcJn «Ordine di Servizio del Mini,.terv d ella Gnorrll », iu da ta 15 settumbre 1931, esso veniva inlìne tmsftJri to da Torino alla nuova sede d t' llo Stl\bilnueuto - espressnrnente costruito in Castello (Firenze) -dove ini ziava il suo fuoziouaru l:lnto il 28 ottobre 1931-X L'!Rtituto Chimieo Farmaceutico ì\Iilir;are è rn Aignrto di dieoi «alte ooorificanze •> n ttribnitugli in a ltreGtante Espo~<iziooi geuer<lli, nazionali ed estere.

SCUOL!\ DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE La Scuola di a.pplicaziono di s:\ni~n militare fu is t ituita in Firen1.e con R. D. 16 no· verobre 1882 per i militari di l" Cll.togorin. lauroaLi iu woùio;iua e c!Jirurgia., n'pirauLi alla nomina. a sottotonente di complemento.


10 Dn.l 1900 in poi furono anche svolti corsi integrativi e corsi speciali pe r uffi ciali medici in S. P. E. Dal 1912 gli allievi furono ammessi alla Scuola col grndo di sottotenente medico di complemento, p revio un corso trimestrale presso le direzioni di sanità mili tar e. Durante In gnar ra mondiule e dal 1920 al 1924, non si t enne ro corsi di ufficia li medici di comple mento. Noi 1922 si iniziarono corsi semestrali per ufficiali mediici e chimici farm acisti di comvlemt?nto 1 aspiranti alla nomina in S. P. E. Con circolare 73 del G. M. 1924 furono ripristinati corsi trimestrali per gli aspimuti alla nomina a sottoten eute medico di complemento, previo un corso di istruzione militare di t re mesi, presso un reggi mento di fanteria. Dal 1925 furono ac(':o)ti anche i lanrenti in chimica e farmacia, Mpiranti alla no· mina a sot totenente di complemento n el ruo lo degli uffilliali cllimici farmacisti. Con circolare 319 dol G. ~{. 1926 fu abolito il corso tri mestra.le presso i reggi menti e venne elevata n c inque m esi la durat1\ d el corso presso la Scuola, freque utnto da tutti i laureati in medici na e chi rurgin e in chimica e farmacia, obe hanno s uperato l'esaro~:> di abili tazio ne n,ll'esercizio professionale e con obblighi di leva.

RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE I.

U.

-

IIL IV. -

ME DAGLIA D' ARGENTO AL VALOR MILITARE • P er gli importanti serv1z1 r esi uella campagna di guerra in Libia 1911-12, ove l'es tremo p ericolo non fu limite nella grande, umana opera pietosa,. - R. D . 19 gennaio 1913. MBDAGLIA D' ARGENTO AL VALOR MILITARE per la campagna di gue rra 1915-18. «Instan cabi le, modesto, sereno, confortando di cure e di amore i S:\uguinanti frn,telli negli stessi cimenti della battaglia o sotto le iruplncnbili lontane offese ne01khe, dtJtte costante, mirabile esempio di ardore e di valore, di spTezzo del pericolo e di devozione al dovere (1915-18) :t. R. D . 5 yiug1lo 1920. MEDAGLIA D"ORO per l'opera dn tn ne ll'occasiont1 del terremoto del 28 dicembre 1908 itn Calnbria e Sicilia. - R. D: 27 m.aggio 1911. MEDAGLIA D'ORO al merito della salute pnbblica. R. D . 15 marzo 1922.

ORGANICO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHlMICI-I<'ARMACISTI IN S. P. E. PER L 'ANNO 1936 I. -

UFFICIALl MEDICI

Tene nto :.:one rn.l o l ; ~1nggiori gen erali 6. TOTALE: 7. Colonnelli 31; Teu&uti colonnelli 103; Maggiori 172; Capitllui 440 ; Subalterni 222. T OTALK : !168.

Il. - UFFICIALJ CEilMICI-FARMACISTI Colonoc lli :2 ; Tenenti colonnelli 9; Maggiori 23; Capitani 32; Snbalter ni 32. T OTA.U: : 98.


UFFICIALI MEDICI

~

·;;: ·o;

3

s

LUOGO

ANZIANITÀ

Data

CASATO K NOME

di D I NASCITA

m

na scita

POSIZ IONE DRCORAZIO:SI E CAliPAGNE

di

di

grado

servizio

31.1.33

11.6.96

30.7.33

22.8.03

15.8.33

4.7.97

TENENTE GENERALE MEDICO DrRETTORE GENERALE DI SA.NrTÀ MrLITARE a

Zogno (Bergamo)

7.10.70

Franchi L"igi, ~Dt., C e , GU Mioist. Guerra ,;.. , Q J Q 1 Q ) ..a.2 1 9 13· 14) .;. .-, , o 9l~ ·I G· 1;·18, @,

*•o:B, /

MAGGIORI GENERALI MEDICI dal o. l nl o. 6

a

c

N o la (N apoli)

U2.77

'Ili> l\fazzNti Loreto, • • C ~- C -lr,

i1.ì 1913·1{•1!1'10·21, ~ ~15·1G·I7-IU @ , ~. + , >{<. L. D. iu igiene ' et,

Carmngoo- 12.11.74 la (Torino)

x Mareoj:(O Loren:o.

e, C ~.

l

Q. Q , + 3 1 i$, lS 1 ~ 912-131 ~ 915· JG· 1~·18 l

Ispettor e di ~an. ruil. Ro-

ma Disp. Min. Fi-

11an:e

©, tÌ1

a

Camposano (Napoli)

8.1.74

Nnpolitnui Melchiorl'f, G, C <!·, lspu tto re di /r 1 +, ~ 913·1\ ~ 9J~·1U·I7-IS 1 @ , snu. mil. Veroun e

1.1.8:1

18.9.99

a

Napoli ..•

2.10.U

xx Sao ta-Mnria Alberto, ~ 9 15 @, t!f. L.

e , C~, Pres. Coli. me-

1.1.36

1.9.900

1.1.86

18.9.99

1.1.36

1.9.900

~.

·JG,

oculistioa 1\

T rice simo (Udine)

c

Catania

6.6.76

.. 27.9.74

+,

D. io

dico-legale

Zanuttini Primo, e, C ·~, J;;913·14, Ispettor e di ® 9J~·IG·l! 1 @ , ~ ~ + 2 1 + sno. mil. Nnpoli Martoglio Fe1·dinamlo, e, C •!o, Direttore serv. + , et, ~ 1 & 9l ~·!B1 @ , -lr, + sanit. l utend. A. O.


12

COLONNElLI MEDI CI

., l<

·;,; o

s

ANZI .L"iiT À

Data

CASATO p; NO m::

J.UOGO

Ili 01 NA SCITA

POSIZIONE

di

di

grado

servizio

2. 2.80

25. 7.99

, A fr icn Or ientale

1. 2.31

11.9.900

Gla.uco, ilt, C <!'1 Dirett. sanità C>, 0, J. ~12·13, i 1 ~ 915·1 G·I~ ·I 8 1 @, Alessundria +, ~. /. L. O. in oculistica

5.10.81

1.9.900

C.;-, +, Coli. med.legn· 16.12.31

1.9.900

DEC()RAZI0:\1 E CA~H'AGN E

nasdta

<f)

COLONNELLI MEDICI odal n. 1 al n. 12 a

Sassari . . •

l. 9.74

Cnstiglitola OrlaniÙ>, U $. C :E:, ..tlspett. inferm. ~• •

• ). !l13·1~ ·1 6·1 ~·t0·2 1' ~ 915·10·17,

©, c -&, o{· a

Forlì . . . .

22. 3.75

~

Bedoi .llaurizio, e, C '~·

*• • •11, 1- ~11-12, ~ 915·16· 1<, @,

~

a

Lu go (Ra·

7. 7.75

~- Cnsagrnndi

4 . 2.76

~foli saui

Vt-U n a)

a

Cn~;n l bordi·

uo (Chieti)

.A~fredo,

ilt,

t; 911-121 ~ 9 15· 1G1 ©, +·L. D. iu

le (sos&. pros.)

o tori nola ri ugoiatria

Zaffiro A.nt.o,ino. $. C .;;., t., .t, Con. med. le· +,t,. 912· 131 x 91~·1G·I7·18 1 @, + gaJe(membrO)

5. 1.82

8.10.01

Friso n i Paolo, $, C ,~,,~.· 912·13, 9 UI5·1G· !71 :Qì, +, "!1

Dirett. sanità Napoli

13. 3.82

8.10.01

Mm1taunri Alli/io, !!t, C i',~. +,

Dirett. sanità Torino

l. 5.32

8.10.01

'I'·edde Giuseppè. &, c,~, +, if. 911 · .Aspett. inferm. 12· 13, i , i;, ~ ~HHo·l7·1 8 1 @ , +

26. 6.32

8.10.01

snri) T erlizzi (Bn· 14. 3.76 ri)

Bnrile Felice, El, O ~.

*• +, ~ Dir·e tt. sanità 16.12.32

8.10.01

Triggiano (Bari)

20. 6.77

Sl!lrdi Domenico. llt , C E·, o, o, Dirett. sanit:\

l . 2.38

22. 8.03

a

Parig i ( l-' r.)

21.12.76

Dis.pos . .llfinist. ABr0f14."tica

16. 4.88

22. 8.03

a

N :a poli ..

30.11.78

Dispos . .lllinist. 30. 7.SS Aeronatdica

18. 7.()4

a S. S te fll u o

26.12. 75

Ca mn!ltrn. (Mussinn)

a

Urbiuo(Pe- 10.11.75 snro)

a

c n

a

Ca;.tclct!riu· lo (A l ossnndrin)

4. 8.75

Nulvi CSns·

28. 7.75

-.1)111· 13

1

~ 915·16·17

© , -Ii 1

@, 1

+

!:li!HG

cr, Q, 911 · 1"l, o{·, + ©: ~!IJ5·1G·17

x M unn<·O .:Lrtu ro , 111, C ,a,, /:, O.

• • I:'J, :L, 't !112·13, e!;. 91~·16·1:·18, @, oh, l

della Sicilia

Milano


(segue) COLO"='II: I.LI ~IEOit:l

18 ANZIANITÀ

LUOGO

Data

CASATO f: S O~IE P0SI7.10!\ t:

di

di

di

grndo

ser vizio

:'lfi ui"-t. Guerra. (Dirott. cApo divi!l. iucar.)

15. 8.33

19. 8.05

Porro Pietro, • • C :!·, !D 912· 13· Dìspos. Jllinist. u, ~ 9t~·W·I~·I S 1 ~. +, + .A6ronatttica

l. 1.34

27. 6.0.

Chiaramon· 18. 7.78 Ianni7.ZO&to Carm11lo, e, C ,P.-, Dirctt. snnità " . UII·Jt !1) ~·16·11·18 r.>• • .L Firenze te (Siraeu· "-" l .X l \!V l l T

5. 1.34

26. 7.04

Alfun zo J.ruìgi. e, t:i.;:, -tt, o. :r, Dire&t.osp. Pia~- 9 1JH31 ~ ~~~·I C·I~, ©, +, *• eenzn

l . 2.34

22.8.04

*• Jt, :r;, Dirett. sanità

l. 2.34

22. 8.04

DJ NASCITA

OF:CORAZIONI F. CAliPAGNE

nascita

dal n. 13 nl n. 25 e

Conselve (Padova)

18. 2.77

1: 912-13, x

<:E,

91~·1~·1~ ·1 8,

/

a

Cagliari . . 30.12.78

.l.;:.,

rtJ x OliiOJ.!U (;in o, • • C :!:, O, \,

sa)

a

Cnstronovo (Palermo)

9.11.79

Auisi (Pe· rugia)

2'1.10.77

a

Gottolengo (Brescia)

12. 9.77

Secchi Francesco, • • c~.~91 H3, Dirett. sanità ~ OI HO·l~ ·IB @ + Bolznno 1 1

20. 2.34

22. 8.0.

a

Torino. • . 24. 3.79

Grosso Vitt.orìo, C<!·, O , l!),if, 912· Dirctt. sanità 131 ~ 915·1s·l7·18, @, +, e,/ Udiuo

l. 5.84

22. 8.0.

a

L e r oa r a F riddi (Pa lermo)

15.10.77

Giordano Giw1eppe, • · U :!=,O, Dirett Sruola !!l, +, Q) su·IJ, 'X sJ>-lG·J•, ©, Rppl. eao. mil. e. L. D. in clioicn ornlistiCil

19. 9.34

22. 8.0.

a

Barba nia (Torino)

24. 5.77

Gaiottino Carlo, U ~. ~ 912·13, Dirett. snnità 915 ·16·1>·18 1 +, @, + T riestll

20. 9.S.

22. 8.0.

a

N o la (N apoli)

16. 5.78

Rionldi Onofrio, •~ U •é-, <~; 912-IJ,

Dir11tt. sn nità Bari

1.11.34

22. s.o.

a

Sasaari ...

6. 6.79 Simuln Ubaldo, • , U :!:, q; 91HZ Dirett. sanità ® 91HG·I7·1B1 © 1 +, +. L . D. Bologna in medie. operatoria

l. 1.85

19. 8.06

a

P o llenza

31. 7.79

Lapponi Guido, • · C ~. q; 911 • Dirett. oeped. 12·131 ~ 915·1C·I•, ©, .,z, -rT rieste

9. 2.35

l. 9.06

Capua (Na-

18.10.77

Fierro :lllichele, • · cE=, <S,

+, Dirett. osped.

21. 5.35

l. 9.05

a

(Ma~rata)

poli)

e

ModeE-&ini Paolo, e , C

cr: 911·~, +,

*

1

~ 9 15-161 @,a,

Roma

e

~ 91S·I6·17·JB 1 @ 1 •

~ 912·13, e

•

+

9lb·t o·l7·tu,

@, +

Padova


(seg u p) CO LONNELLI E T f: NEì'òTI COLONNELLI MEDICI ANZIANITÀ

..!!

·;:

·a

3

" m

Data

r,U OGO

CA8A.T0 E NOME

di DI NASCITA

POSIZIONE

di

di

grad o

servizio

l. 8.35

21. 3.06

Dirett. osped. Genova

l. 8.35

5. 4.06

8.10.79 Landriani RoiJerto, •• U ~ • .t,. Dirett. sanità A 1 Q:. 9 11-121 ~ HI~·I6·1 -:·J81 + , @ , della Sarde-

l. 1.36

5. 4.06

na8cita

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dal o. 26 al n. 30

a

Palermo ..

22.12.80

Fiorenza Ig1urzio, • · U ·~, O, Dirett. osped. ITJ, y 911 · 121 ~ 915·1 6·17·1 81 @ , €», Napoli

w

+ 2,

a

Roma

.

. .

17. 5.79

Monguzzi Umberto, •• U·~, (1;19 11· L'l -13

+ ' a

Salò (Bresei a )

. z,

~

915·\G·J; ·18

1 @,

*·

+, /

gua

*'•

a

Nizzn Si ciiia (Messina)

9.10.79

Brignglio S(IFnti, • • o, Q, UJJ · I2 ~ ~15·16·17·1 8 @ , o{• 1 1

osped. •• Dirett. Messina

l. 1.36

5. 4.06

a

Parma ...

30. 6.79

Casella Dante, U o§', -1:, O, (~ . Dirett. osped. Q. ~ 11-12·1 3·14, ~ 9 1 ~·16·1 ';·18, ©, Ancona +z, @,e, /. L. D. in patolobria chirurgica

l. 1.36

l. ~.06

TENENTI COLONNELLI MEDICI dnl n.

l al n.

5

a

Pizzo (Catanznro)

25. 7.79

Accorinti Vincenzo, •· U ~. O, Dir. ospedale 31.12.24 +, Q.:, 0 , (!J, Q;> 9 11-12·13·H1 <%> 91:.- Verona 16·1;·) 81 @, ~ l q;

19. 7.06

a

Catania • .

4!5. 8.80

Giarrusso G-esualdo, •• U-~-, *• Dir. ospedale 81.12.24 0•• 91J·IZ· J31 ~ 91 5·1 &· 17· 181 @ , i§ , 1 Milano +, +. L. O. m elio. neuropslchiatriea

5. 3.07

n

Ga r g nano ( Bre!l\'Ìa)

7. 1.81

Ber t;elli Enric.o. U ,~.,,o, o, ) . 1912· Dir. ospedale 31. 3.25 9 13 1 ~ !IJS-16·17·1 81 @ , +, ~~ IJ, + Livorno

20. 8.07

a

Na poli. . .

8. 9.g-!

Do Porcelliois Oarlo , U

'*'•1. Africa Orien- SO. 6.25 *• ~ D l~·l6·1~-1 8 ©, ~ . +z, tale

20. 8.07

19J2·J3,

~

c

Cn prar!ll l\ (Vite rbo)

15.11.80

l<~abri zi

]\r icola., ft

U

'*'· O, Dir. ospedale 30. 6.25 20. 8JY1 Chieti

+, ·J_.!H2 ~91 5·16·1;·181 1 @ , 41, ~~ 1

~.

*·'ÌI


(segue ) TENENTI COLON!I:Elll >\IEO I'-1

l l) ANZIANITÀ

Data

L UOGO

CAS ATO 1:t NOlJF. POSIZIONE

di DJ NASCITA

dj

di

grado

sen ·izio

Fori n o Sall'ltlorc, of, ~ . +, Dir. ospedale 31.12.25 T oriuo 1 ~9 1~·1G· 1~·181 (!1, +

22.12.07

Dlf..()() IUZIO.NI E C.\..1\II'A GNE

nascita

dal n. 6 al n. 17 a

Monteforte (Avellino)

27,12.81

e

Roma

17.11.84

• .

x

~!ILH2· 13

I ngravalle .dlfre(1o. 1!1, U •!•, L ibia c-, o, C•, 4:/11H2·13·14, ~9 1~16· 17 · U ,

a

Torino. . . 25. 3.82

*· @, . ,

7. 7.10

Dir. ospedale Rom n

6. 6.26

20. 8.07

Dir. ospedale Firenze

5. 6.26

10. 9.W

5. 6.26

16. 8.0&

o§<

Mnsstrnno Oiu.lio. • , •••, ~. O, ~J

31.3.26

q;_!ll1·13·1<,

©,

,":1'(1 15 ·16·17·18,

• • .I;

a

Ve rona .. .

4. 4.83

P(lll e~t ri n i Francesco, ,~, ~1912·131

{So , to2 ©, ~~ +.

~ 9 1~·16·1~·18,

L. D. 1u Sturin delhl medi· cina 8

Tenda (Cu· neo)

15.10.84 Perrier Stefano, l!!, u·~, ~. O, 1s t. snp. guerQ,-91 1·1 2·12·13, ~~ 1:•·16·11•18, ©, .~. ra +. L. D . in neurologia

a

~tonta l t o

19.12.81

Enrico, <!·, ~-_,91HZ,

Dir. ospedale Alessandria

5. 6.26

28.11.07

T uri lli .Antonio. •!o, O, o. @!HL·

Dir. ()Spt>d ale Ullioe

21. 6.26

30.11.(}7

Se. n p p!. .-nn. mil. (inlj. tic.)

L 1.27

19. 7.06

Germino A~lredo, ili, 'fo, -tr, Dir. 11sped ale Bologna

16. 3.27

7. 7.10

Dir. Mpetlale L:ngliari

l. 9.27

16. 8.08

Lov nglio Rocco, rt:, 4i 91l ·J2- J3· Dir. ospednle H ~ 9Jl\· 16· 17· 18 @, T Brescit\ 1 1

6.11.27

28.11.07

Pietro, e , -&, •!,, Dir. ospedale +, ~ 91~·!6·1:·18, @ , o{• . L. Gorizia

13.12.:27

16. 8.08.

Canrlid nri

8

Rieti .

. .

©, . , +

~!•15·1~·1:·1 8,

Marehe(A· scoli P.) 11. 6.79

2·13·14 .... ~ 15·1 6 · 17·18

, to.

e

Cort.onn (A·

15. 3.81

MolHerno (Potenza)

.2,. .

"" •

~'

12 ·13·14

,

"""

qo ,

,

<>

x

©' ,

!ll5· 16· " · 18

+. L . D. in igiene

7.11.85

"'

, -.•

Bruni Nicola. U ,:.,, O, t 911 ·

rezzo)

c

1

o, q;9J2· 13·1 • , ~ !JJ: ·I a, ©, +, +, ~. L. D. in pntol. spec. mt-dic8

C agliari .- .

11. 5.82

Romhy Paolo, ·~·, ©91Z·u, IG-1 7· 18,

,lj), . 2,

D. in ig iene 8

Venosa (Po- 14. 1.80 tenza)

S pezia

29. 6.81

5.(91~·

:t , ~, +. L.

x Camoriano A,

D . i u fJUWioglu chirurgica


{segue ) TEI'iENTI COLONr;ELLI MEDICI

l ti

A.N ZIANITÀ

LOOGO

D uta

CASATO E NOltE

POSIZIONE

eli

di

di

grado

servizio

a

Serra.strat- 16. 7.80 Singlitico GittBeppe, • • cb, ~ 91 1· .11Bpett. inferm. 13.12.27 12, ~, ~16·10·17·1~, @, @ , • • ~. ta (Catanzaro) +

15. 4.08

a

Palermo. .

24.12.78 Snlem .Alessandro, <!=, ~1911·Jt·J 3 , Dir. ospednlt! 13.12.27 ~191!HG·u, ©, +, •lo Catanuro

29. 7.08

v

Villafranca 26. 8.82 (Alessand.)

a

IWma . ..

DJ NASCITA

nascita

DECORAZIONI E C AMPAUN t:

dal n . 18 nl n. 29

15. 1.82

o,

Oescwe, r.X-t, {!], c&91l· Osp. Torino ì3·H 1 ~81~·16·111 +, @ , +

13.12.27

10. 8.08

Battistini Oamillo, •• ~ .t, Aspett. inferm. lP 911·12·13·14, • · @ s1~·1a·1•·1~, e,

13.12.27

16. 8.08

13.12.27

16. 8.~

O~gero

@

a

Avezzano (Aquila)

29. 3.84

De Hernardinis Virginio, •• Osped. Roma U ~~ -&, ~8U·I31 913·H1 ~ 915·18· (cum. Minist. )1•!8-19

1

A

171>.

A

~~ 16' ) ~· ,

@

,

' T'

'""

ti1t I..!Jt

A ""'

+2, o, ' · L D. in pntologia

speciale medica

Guerra • red.

Giorn. medie. milita.re)

a

Cagliari .. 16. 7.84

Crespellani Carlo, ~. o, ~ • .t, Dir. ospedale 13.12.27 ID 914 1 ® 91HG·17·J81 ©, +, + P erugia

16. 8.08

a

M ontesnr ·

9. 5.82

Iapoce Antonio, • • ~.~.o, ~ . Dir. ospedale !!!, [f), ~ 91HO·l7·1B1 @, +, + Bari

l. 6.28

IO. 8.09

28. 7.81

Cincl'io Vito, • • 13, U <!> -&, .(', Osp. Roma

l. 6.28

16. 8.~

12. 6.28

16. 8.~

chio (Benevento) a

S a. m b u e a. Z.a bnt (A ·

1'f1, Q; 911·12·13, @ 9Jf>-16·17·1t, ~

grigento)

@,

• • ,e

a

Palombara 21. 5.81 Sab. (Roma)

Forti l giM, +, c, ~~ q} 9JJ·ll, Oap. Roma

a

San t nero~ 13. 4.83 Camerina (Siracusa)

Manganaro Uarm6lo, U

Carbonara 24. 2.83 Scrivia <A· lessandria)

Carbone Vincenzo, • •

Vittoria (Si· racnsa)

Panagla Antot~ino, ~, C, O, ~ . 0Bp, Novara

a

29. 4.83

~ 91:1·16·11·18,

,

~ 913-14

+', +

t!]l , @ , • •

+

*• @~., Se.m il.appl. san. 26. 7.28 16. 8.08 (i ns. tit.)

~ 91~·16·1•·1&

1

4) 913, ~ 917·18, @ ,

1

San. Alea- 15. 9.28 21. 6.08 '*•+, , Dir. sandria (se-

+, /

+, ~ 9li·IZ·I3 Q? 91~·16·!1·181 (!l) , + 1

gretn.rio) b-10.28

16. 8.08


(segue ) TENENTI COLO:oiNELLI

LUOGO

\lhDICI

ANZIA.!OTÀ.

u ..ta

CAS ATO E NOliE

di DJ NA SCl'f A

nn~cita

17

POSIZIONE

di

DE:CORAZI O NJ E CAMPA.GNI::

di

grado

--

dal n. 30 al o. 42 n

Monre1l'le (P:llermo)

26. 7.81

D' Acl'llrdu 8almtore, •!·, ~ . ~ , . , lfJ, 1f. ~l:!·la 1 ~ 915·1t;•I7·1U1 \!),

ùs p. Palermo

16.11.28

16. 8.08

Ciarle) .'lilt·io, . , •3>, +, \, l.~ll-1 2 , Osp. Bolzano

l. 1.29

16. 8.0tl

Rnrnpi Pictt·o, •e·, +, ' , ~ 9IS· I uf. pres. Pnr·

l. 2.29

16. 9.08

A ha r.~:~ A lcs~<fmdro, •E--, + , 11. 9 12' 13, Osp. Li voroo

l. 2.29

16. 8.08

7. 2.29

16. 8 .08

19. 4.29

10. 8.09

5.10.29

7. 7.10

Afri ca Orien· 13.11.29 tnle

16. 8.08

+

n

a

. .. ··' . a

Savona •

17.12.81

San Remo ( Imperia)

10. 2.84

Napoli . . .

l 0.1 1.84

)< 91:.·1&

1

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@, +

JG·I~·I B·t9·to,

~ 915·JG·Io·l8

@ , o§-

1

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n

Canna (Co· senza)

8. 5.81

Pi t rt>lli .Vico/a, U •!:, o, I. 91!· Afri ca Oriell· 1~·13 1 "( 91 ~·1G·I~·n, @, +, + tnle

n

Andria (Ba· ri J

l . 1.84

x Sinisi

Rorua . . .

30. 8.8-1-

... ...,

a

... ~ ·'·

n

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27. 5.80

,,-., 9Jl•J2 O 1

.

..

a

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FranctJIU:O, .~,, '

[!j' .,. 91~·Jti·l~·l8 t

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1

Gnllot.ti Giova1111i, e , ...., ). uu· Dir. San. Nll.12 ·131 t 1 +, 1'1, ~ ~15-10·17 1 @ . poli (segreta· rio) +

Pon tremoli

2. 6.84

~nvini Gu(l/tiero,llt, s;.ui~·IG·I>·Ia, ©, + , O,lf, a_. 911-12·13,

21.10 c 2

Costn F'r111ato, e , U ,!', *• t-, 'Tl, Dir. Snn . :'tfiln-

Sassari .. .

+,

+

+, ® 91~·16. @, ~ ' .

o~p. Genovn

17.U.29

10. !!.09

2.12.29

10. 8.C9

17.12.29

10. 8.09

no ( igi(•nista)

Sestu (Cn· gliari)

15. 2.83

Merc•n 'R011(1/i11o, :!-', , O, 1. m· Dit<p . .llin. Ac 12·13, ~ ui~·IG·IO·I A, ~Q; , +, + rona1tlica

l.

uo

s. 7.09

Pian Cnlltngoaio (Sie-

7. 5.82

Bn11si OiuUJ!•fe· llt, 0 , O, O, +, Min. Guerra :rt !)< 91~·10.1·1 t ·.Q.·' (b 912, + (cnpo sez. in c.)

2. 1.30

10. 8.09

na) 2

J liY'

•

25. 7.83

\,l. 912·13,

~

A

Di8p. Min. Fi· 11 a 11 ze

Lngooegro (Potenza)

( ;\l assn C.)

n

®,

+, -9 91~·16·1~·18, Q,

©, +

.)

• · ,.,, -/t, r•. Libia

~915·16·17·1 81

De Dumeu i co 'lb'

n

Q,~~·,

"Lnt·c.:i Ameripo. e, ·!", t , 1.911 ' 12-131

Messina ..

f:r~itlo,

• 2,

+, .l

.~

...:

ma


(segue ) TE:'IENTI COLONNeLLI ~IEOJ CI

18

= ANZU.:NJTÀ

LUOGO o

s

0 1 NASCITA.

Data

CASATO E NOME

di

POSIZIONE

di

di

gTado

ser,·ido

2. 2.30

10. 8.09

2. 2.30

7. 7.10

2. 5.30

10. 8.09

Alini8t. 10 5.30 Aeronautica

7. 7.10

l>ECORAZJ ONl E CAMPAGNE Da4!Cila

00

dal n. 43 al n. 55 a

O r 11 o g n a (Chieti)

4. 2.83

Tena.l(lia Git~eppe, ~. O, (1'), Osp. Milano

® OJ5·1b·Ì7-181 @ , ~ ~ +, +, L. O. in otorioolarin·

t

il) 8Jt-J3 1

goiatria l

e

Catania . .

25. 3.86

Maugerj Nicolù, U •!-, o, o. 4ìsu- Afri e a Ori e n. 12·J3·H, ~ 916·1G·l1·1B, @, +, + tale

a

l'ti a r a a l a

25. 5.81

Sif(norino Ro1ario, U<§:, x , ~. Osp. Palermo

21 . 6.86

Mnrulli Alberto, • • ci-, 4; 911 ·1Z, DUp.

(Trapani ) a

Napoli . . .

~ 915·16-11·181

(\J),

+, +

~ 9J:>·JG·1", @

a A c ireale 24. 5.83 lndelioRto f}iusepJM, ~. o, o, Osp. Messina

o. @ , (8, v 911·12, ~ 915-10· 11·18,

(Catania)

11.10.30

7. 7.10

7. 7.10

l

l

@, +, +

a

Salerno ..

18. 4.8-l

Buonopane tarlo, • • U •".•, O, Minist. Guerra (Direu. capo ~' ~. 911-12, • · +, 9 ~~$·16·17, @ divis. iuo.)

l. 2.31

a

Bassano di Sutri (Ro-

7. 2.82

PolleD:rini Oreste, • • U ·~, Q; 9 11·Jt, Osp. Bari

l . 4.31

7 . 7.10

l

a ,

~ 9ì'S·16, © , ....

+

l

m a)

a

Re ca nati 16. 7.85 ( M aeera ta)

I<~oliciaogeli Guido, ~. +, ~· 9l3· 14·15·16, ~ 91i'l8, @ , +

5.l0.31

7. 7.10

a

Cntnnzaro .

12. 4.83

Sorb11ra Em ilio, •R·, ~ 9ll·l2-ll , Oap. Catanzaro 14.10.31 • • .,_tJ, ® 91:>·16·17·18, @

7. 7.10

a

Cagliari • .

17. 3.85

Fndda Siro, • • C -lr, U <t·, o, ~ , DiBp. blin. CoQ, 913·H, ~ ~U·1G·l"H8 1 @ , +, wnie tUfficio militare) ~. +

16.12.31

7. 7 .10

Vince?l~o, • • <11., Q, o, @ , • • lt 911·12·13, ~ 91~-

16.12.31

7. 7 .lO

1. 2.32

7. 7.10

o Re glllbnto

~7. 8.83

(Cn~n 11ia>

a

a

Fiumefreddo 16·17·18,

Ruvo di Pn· gli n ( Bari)

22. 5.8 ~

A nv.nno dogli lrpioi (A v t~llino)

24. 2.85

Oap. Ancona

Osp. Trieste

l

lfi l f

'

t

p,

@, +

Cnldnrola Francesco, •• <t, O, Oap Bari UI5·1G· I H8 r.l\ • O, O , 'io. ' .o. l;rjl ' \W", '

lt

+

13. 3.32

7. 7.10


(segue) TENENT I COLON NI!LLI ~IF.O I C I

19 ANZ IANITÀ

LUOGO

D a ta

CAS.&.TO E l\0:1.11::

POSIZIONE

dì DI NASCI TA

naacita

DECOR AZIONI E CA~IPAGNE

di

di

grado

servizio

d11l n. 56 al n. 68

e

Tropea (Cntanzar o)

7. 6.85

Lojacono Antonio, ·~,~ 9!1·1 2 •13,

Aspett. inferm. 16. 3.32

7. 7.10

Va r a l l o ( Novara)

21.12.84

Baccllialoni Adolfo. ·~·. O, +2 ,

Libia

19. 3.32

7. 7.10

Dir. Snn. Bolzano (segret. )

l. 4.32

8. 7.09

*• Minist. Guerra

l. 5.32

7. 7.10

Cammarata Giot•a~tni, • • ~~ Coli. tued. leg. 16. 5.32 ~ 911-l.Z·H +, ~ 915·16·1;·180 @, (membro agg. ) 1

7. 7.10

+, *• ~ 91G· I7·181 @ , +

©,

~ 91&·16· 10·18,

Q) 9JI·I2·13·1..

+ e c

Gal l uzzo (Firenze)

s. 2.83

A ee reo zn

22. 6.84

(P otenza)

Fusi Pietro, <~ 9J5·JD·l<·t8

*• ..r:.., ~ @, +

911·12·13-1<,

1

~~

Polosa Vi11Cil'll:o, '~'• o, Q, et,. 9tt·l 31

~ 91~·1D·J7-!8

+ a

!\

Sommatino (Caltanissetta)

1.11.85

Craco (Po-

5. 1.82

tenza)

a

Bra (Cuneo)

1 @,

+,

S. M.)

+

Disp. Ninist. Finanze

16. 6.32

21. 6.08

n 2.82 Pctiti Pn~quale, • • U ~. O, R. Accad. art. 25. 6.32 <b lt, , , e geo io

17. 6.09

912·19~!o,

. 2,

*· ©, +, /2

~ 91~·16·17·18

1

S. A pollica- 17. !$.82 re Chietino (Chillti)

Mazzo()(~one Oamillo, ~. @ , ~.

a

Palermo.

80.11.82

e

Vfteto(Chie·

6 4.84

a

ti )

e

Gild on e (Calllp o basso )

14.12.84

Pomftro (A· Jessandria )

7. 9.82

8. 7.09

Riceò Ettore, ,;., Q. :tl, <!; 91 1-12 • Osp. Bologna 13·1<1 fi? 91~·1G·I7·1~ @, +, + 1

26. 6.32

8. 7.09

Ri tueei-Chi nn i Agostino, • · ~'• ~ 1 +r A 1 (l, 911·U-91H31 ~917·1~ 1

Afriell Orientalu

4. 3.33

7. 7.10

Del Vastn Giuseppe, • • ~. O,

DiBp. Mini~t. Aeronautica

30. 7.33

7. 7.10

Viglinui Federico, • • •t-, *• Q, Dir. San. Tori· • T" o~ 911-12 912·13 913·1~ 914-1~ ) -..:....) ' ' ' ' no (igie nista)

1.2. 8.38

~- 7.09

Rizzo OonMlio, ·~, O, Q. O , Q, Os p. Livorno .- 911·12·13·14 .vOI~·lG· l1·1 8 @ O, .'lY , \() / ' , +,+

15. 8.33

16. 7.11

lLJ

"' 912·13·1< 'L•

••+

,

.n ~~~·IG·J7·l 8 \01

J

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*•

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Q,

O, O, o, 1

YI6·!S

J o k son ville Florida(S. U.A.)

Oep. Bllr i

16. 6.32

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@, +

c

(com. Corp o

l. 2.86

1

IG, ~ 91<·18

1

@,

+


20

(Segue' TE:'\1:::'\TI I.OLON:'iel LI ~ICI11CI

==r;=====~======~.-====;==============~=========r=============

U iOGO

ANZJA. l'\ITÀ

Data

CASA"rO E

XO:U~;

POSIZIONE

di Ul NASCITA

di

oa~citl\

grado

_...:_____ _,____

l

-:---------------:~------~---___!.

di

se r\"i:r.io

____

clnl n. 69 al n. 81 n

Collclougtl (A quila)

25. 6.83

De Cari11 Agostino, ~-, [fl, t- 911 ' Dir. Snn. F iIZ·H ~9J~·Io·I7·J8 1 1 @ , ~ , +, reuzu (segret.nrin) +

1.10.33

7. 7.10

a

Gnbùionetn (Cr emona)

28. 1.8-i

1-" ioriui Mu:-io-Fer·ru.ccio, -!•, 91S·1C·J~-J~ ru·· O ' O ' )' 91l13' ,c ~ ' 'W •

24.11.33

7. 7.10

BnFiilo Antonio, c!', O, o, @ , +, A fr i ca Or it· n~~ ,\ ~~ ~.911·12·)3·H &9l5·JC·l>· t ale 1 1

31.12.33

8. 7.09

Gr nv.ioln. Gerardo, <!-- C, O, +, Coli. m ed. )('g. cf,, '· 912·1~-H ~ 9JS·JG·l7·181 @ , (membro) 1

31.12.33

8. 7.09

Ferdinando, <!-, ~. \ . Osp. Udine (so&91S·IC·I~ ·l8 1 @, +', greta r io)

l. 1.3!

s. 7 09

O~p.

Verona

l ~'

• • ..}t

M artina Franc a (Tnrnuto)

27.12.82

e Atolli\ CP o·

2. 8.82

18,

tenzn)

@,

+

l

l

l

(

~. or~

l\Ion tesar eleio (Benevento)

s. !1.83

Sarn o (Saleruo)

2-!. 2.81

Otori Vincenzo, <i!', ~. <~;9 1 2 ·13, l uf. pre!!. Ra+, ~ OI~·I6- 17·1U 1 @ , +, 1 v~u un.

l. 1.3!

4. 2.09

a Trinità (Cu -

7. 2.8<1

Mu ratori Carlo Felice, <e·, -1:, li', Oit·. S11 u . T or i0,913·14·111 1 eol~·JG·I~·JS 1 @, +, no (segretnriu) +

l. 1.34

7. 7 .10

l

t

e

n

Pnreu~ q;;911·1l,

+. ;

neo)

a

Partinico ( Palermo)

3. 1.85

SnvnrinCI Saverio, ~. +, ;{; 9 11-1~, !t, ... 91:•·16·17·1~, @ , +

P alermo

l . 1.34

7. 7.10

o

C~>glill MeR-

18. 1.84

Sumn ('osimo, ~·,a_.9 11 ·12-1 3 , ~9~~- Africa OrieuIC·I7-I Bl @ , +, {• tale

l. 1.34

7. 7.10

!l:t pico

O~p.

l

(J.ccce) n !';nl ur.w (Cu·

-l. 7.84

n

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6. 2.K:l

Cnrlt·ntiui

Torri~tlin

(Gt·nuvn)

l. 1.34

7. 7.10

Vn un "<·ri Quinlilio. !!-, o, x,

08!). F irenze (se-

1. 1.34

8. 7.09

/)isp. Jlin.. Fi-

5. 1.34

8 . 7.09

l. 234

7 . 7. 10

+, •lo

1,

q_911-J2 -t3,

@,

+,

gretnrio)

to{-4

19.11. 2

Sl·!'to .t ntonino. '" .O, + , ·', ', l. ~111-1! 1

(S tt :tl"ll-n)

n

Af r i ca Or iontnle

@,

~,.,,·JG·I~·IU,

Val di Ce· cinn ( Pi!ltt )

n

Tito, •ii•,

q;;,9tl-91~,

Boccm

,...ul 7· 1u,

neo)

22.10.83

Cru~iglin

~ 91~·W·I~·IU

1 @ , ofo

EraritJIO, ·~, ;Jo1

~!H~·hJ·I":·l R,

\!1) , ..:..

nllfiZ'!

1,

l o f. pres. Albeogn

l

l


(segue ) TE:'<ENTI COLOXNI!LLJ ~fEni C I

21 ANZIANITÀ

LU OGO

Data

CAS ATO

~;

l\O~IE

I'OSIZI O NE

di 01 NASCITA

L>ECc.>RAZ I O NI E

.li

CAMI'AG~ Il

. di

grad o

dal n. 82 1\l n. 93 Napuli .

30.12.82

Du Angt· lis Ar1'1nino, .;,_o. ~ . • • ~. 91Ht · I3·U

©. ·~ a

Benestn.ra ( Rt!~g io C.}

l. 2.83

1

.!),

l~idoro,

PMI'.:lra

~91~·1•H;-,a,

~~1:•·16·J<·Iij

·~,

© , +, ~

l. 2.34

8. 7.09

Al tlf:\S!lO-

u. 4.34

7. 7.10

Os p. Nnpoli

1

:J..9 11 · 12·13,

Ù!lj).

ci r in

v

Torino.

12.ll.84

Vnlt•nte (;ioa cchino, i!, ·~·, O, O;;p. Ales;:ao!l.J . ~ , +, ox,~ ' ;,.u;-1 :-1 u1 JJ;, ~ dt·ia

1. 5.34

7. 7.10

a

Cnstell uc- 10. 2.81 uio de' :::an· ri (Foggia)

Ù!!p. N o. p o l i ( c om . stab . torm. Ischia)

12. 6.34

8. 7.09

n

CaF:n le Mon-

2. 9.34

7. 7 .10

niornnni Aurelio. ·•·, Disp. Jfin. E'i· 19. 9 34

7. 7.10

ferrn.r.o

6. 1.8-1

àra A chille, ~. O, O, + , ~ m- Osp. Br<>scin 10 ·1~ · 13

' L"

~' ~

1

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Asiago (Vi-

16. 8.84-

canza}

!.<'e rra• i

o. l

l

1 9 11-12·1 3

,.!,. '

~9 1 2·13, ~.

'

-.:91:·· 16· 1 7·1~,

n a:n:e

@, + Muro~; (Sns-

12. 3.~6

sari)

e

15. 7.11

1.11.34

7. 7.10

10.12.34

15. 4.09

l. 1.:35

15. 7.11

Ùl'lp. CMerta

9. 2.35

27. 6.07

.drncdtlo, $ 1 C .;;-, *• ;\li n. Guerra

21. 5.35

s. 7.09

~-,

§• ,

\0, ~. + ,L. D. in .. &urinolariu guia &rill

q;.9 11· Jt-13,

RncRlmnto

+z,

20. 9.34

Man(!oni .llichcle.

~~1 !•·16 ·17·18 ,

16.11.82

Culi. mcd. logal tl ( tn umbro)

Direz. Sanit.à.

(Agrigeutu)

tltdla Sici lia

(sugr.)

a

ROllii\

•

18. 9.82

Cogliat.i- Ot·zza Oinseppe, Gl".<-, Q;;p. Aucoua -&, o, ~ ~ iT~, vn l-1~, ~9 ! :.·

· ·z,

tt;·j':·JU,

Fano (Pasn..

19. 7.H l

IJ}), ..!~

Pit·<:uli GiOI'(I>'n ni, ,;;., © z, ~911·12·13· 1<·1~.

ro)

'><, 16·10, @ .

+, Osp. Bologna ~.

L. D. i n pn tol"gia ~Jltll'in l o merli ca

n

Caserta(Napoli

9. 2.82

a

P escina (Aqui la )

14. 8.83

ljiJWii~i

o, o, !:, 1 , 1., ~~ ~~·IG·t ~·Js, ,w,

+, +


-, 22

( SI'!f/11')

LUOGO

T F.NEt"TI

e

CO LONNELLI

liiAC GIORI

ANZIANITÀ

Dl\t a

CASATO E NOME

di DI NASCITA

naecita

MEDI CI

POSIZI ONE

di

DECORAZION I E CAMPAGNE

di

grado

dal n. 94 al n. 103 a

S. Gregorio di Catr\nia

26. 2.88

Mi~o~mi

+, !.!1

Frcmc~aoo, ·~ ,

~.1lli ·!Z·I3·14·19,

@>916·10·17·1 0,

1

@,

Ùt'p. Padova

l. 8.35

8. 7.09

+ o

Rom11 . . •

3.11.80

Rinaldi Pietro. •• '~• O, 4;m·u· Diap. 11/ iniat. 13·1\ ~915·18·17·18, @ , +', + Aeronautica

l. 8.85

8. uo

e

Marcianise (Napoli)

5. 2.83

Adino1fi 8alvatore, <!',O,:I:,+ 912 • Osp. Trieste

17. 8.35

8. 7.09

a

Siraeusa . .

13. 1.84

Bordone Carmelo, o%>, O, 1..911-12• Africa Orhm- 17. 8.35 13·141 ~915·1G·I~·I81 @ , +, + GRle

7. 7.10

a

Mouteleone 22.11.85 di Calabria (Catanz.)

Perret.ti Cristoforo, U <l!•, O , Afri c R OrienO, .~. Q,91HZ·J3·u, ~91H6·17·1s1 tali!

4.11.35

15. 7.11

c

Bari • . . .

13. 7.84

De Liso Carlo, @ , C , ·~·, +, ·~, Libia ~9JHZ 912•13 ~9 17·18 @ , + 1 1 1

31.12.35

15. 7.11

a

Torino. • .

3. 4.85

Rattnr.zi Ttdlio, <!>, ~ . cp9 11· 12-l3 Africa Orieo~9 15·16·17·18 @ tale 1

31.12.35

10. 8.10

a

Saotamarina (Salerno)

S. 4.84

Pellegrino Lorenzo, ~. O, +, Osp. Trieste

l. 1.36

10. 8.10

Cagliari . .

7. 1.84,

l . 1.36

10. 3.12

l. 1.36

10.11.10

30. 6.24

15. 7.11

30. 6.24

15. 3.11

a

13·14-16, ~ 916·16·11·18, @ ,

@, +

([.911 ·12 91Z·13 913·!4 1~·18,

Nn poli . . .

5. 9..85

1

@

+

1

1

914· 16, ~916·

Zuddas Silvio, • · -~·~ ~ . O, Diap. Miniat. et, q;_.9I2·13, 913·H 1 ~ •~·16·1 7·18, .Aeronautica @,

a

+

*· +

Mancini L"iqi,

*•@ ,C,+,q:-.911·12· Dir. San. Trio· +

J3·H 1 ~91H8·I7-!B1

s te (segret.)

MAGGIORI MEDICI dal o. l nl u. 2 l o Alessandria 13. 1.86 T n lo o ti Oesan, • • ().,9 11·12,

~9l ~·IG·JO,

o, @ , +, Diap. Miniat.

<3> 1 @,

+, L.

D. in fisiol. appl. all'aviAzione a

Pal mi (Reg- 20. 3 83 gio C.)

.Aeronautica

Lo presti Atllonino, ·~. ~ 1 +, ~ Coli. m ed. le g. 91l·lt·JJ· u, ~ 9l~·JG·IH 8 @ (segremrio) 1


(.~cgue) M \GGJORI Mf:OICI

2S

=r====~====~======= - ~====~======~==========

.,

.. o

:::

LUOGO

ANZIANITÀ

Data

CASATO E N O:IIE

di DI NASCITA

POS IZIONE.

di

di

grado

servizio

Bertinetti Marcellino, • , oJ":, .&-, Africa Orien- 30. 6.24 0, +, t.9 11· 1 2·13·H·I ~·Id·l>IU·I0'l0'JI 1 tale

15. 7.11

DECORAZIONI F. CA:IIPAGNit

nueita

dnl n. 3 al n. 1~ a

Vercelli . .

27. 4.85

+

a Torriglia 21.8.86

. •t •

(Genova)

~

Bas~u

<r-, +,

so. 6.24

15. 7.11

30. 6.24

15. 7.11 15. 7.11

Mondovì (Cuneo)

5. 7.85

a Capannoli

30.12.84

Cionini Gi11lio, ~. O O, +, Africa Orien- SO. 6.24 ~915·1G·l7·18 1 ©, J,9u -d-1 3·u, + tale

5. 6.R5

{JJ

a

... .

Imporinle Cesare, <!,, +. (!,9 ll· Osp. Genova )2·13·1• ~91~·1G·I~·I8 © 1 1 Giov. Battista,

!,911·11·13

1

(Pisa)

~ 8H>·IG·J7·18.

@

Afri e n Orientale

,,, .~

a Giove (Perugia)

Marinucci ;l/arino, •, <!:, Disp. Mini1f. +, tt, .A erommtìca

~ 911-12·13·1\ ~,91~·10, @ ,

30. 6.24

15. 7.11

/

a

:r,.. c

*•

M a zz a r a (Trapani)

26. 6.86

Castelli Epi{anio, ri·, ~ . +, Africa OrienQ-911·12-131 6"915·JG·I~·I 8 @ , o§tale 1

30. 6.24

16. 7.11

Castel San Lorenzo (Salerno)

2.10.84

l\Jatfeo Luiqi, of', r:, +, ~91G· Osp. Napoli

so. 6.24

15. 7.11

Sper.ia . . .

SO. 3.8ll

Sabntini .Angelo, ·~· • .&-, o,911 ·12· Osp. Torino 13·14·15·19-zo, ~91 6·17·18 1 @, .,z, (s"gretnrio)

SO. 6.24

15. 7.11

Saecomani Giorgio, <i:, ~UI5·16· Osp. Padova

30. 6.24

15. 7.11

30. 6.24

15. ?.11

30. 6.24

26.11.10

1'1-1 8

~~· 9 11-12-13·14·15

@

'

'

_.

J

"<;•

.....,

1

,

'

L. D. in otorinolnringoiatria

+

n

a

Meduna di Livenza (Treviso)

17. !1.84

Proeida (Napoli)

29. 1.83 Costagliola Antonio, >!:, o, €? , Oap. Bari (se+, I.S , ct:911·15·18·191 ~916-1<, @, greta rio)

17·181

@, 1,Uil·l2, 91Z·I3,

+, o§-

+

a

L

Succivo (Napoli)

7. 3.82

Palumbo Gi11seppe, <§<, o, o, Osp. Napoli • •

~ 915·16·17·18,

@,

~912·13,

+

a

Sambuca- 11.10.84 Zabur. (Girgenti)

Campisi Balrlassane, <§<,O, o, Africa Orien- 80. 6.24 ~ 915·1C·n, @ , t;912·13 + tale 1

15. 7.11

a

Accndia <A· velJino)

Vas~<nlli Giomnni, •!-/ +, ~mIG·lH8 @ , >l,91l-JZ 9 J- 14 o§.

16. 2.12

21. 8.83

1

1

1

Osp. Napoli

30. 6.24


(.<C!JIIe ) ~l IGG IOfl l )ll'lti CI ~--~~~=r====y===-==========~r=======p=========

ANZIANITÀ

u ;oco

V aH•

C AS ATO E NOli E l'OSI ZIONE

di DI ~USCI TA

na~cita

I)E('0RAZI O~I

di

<l i

grado

&en-izio

Snn. della 30. 6.2-1 *• . , Dir. Sicilia ( igieni-

15. 7.11

E CA )JPAGN l!

dul n . 16 n.l u. 28 Il

CAtania ..

24. 7.85

Pivet.t.i Ji'rnncesco, .;;,, O, ~ , \, 'i;)VIG-1<·18·19 1

_9 , t,911 ·1Z1

StR)

~. -I·

n

D n l Collo Augu-t~to, ~. +, ~vJs·n, Osp. Verona l q_,'II2·J3·H 1 7 1

30. 9.24

15. 7. 11

*· +, Osp. Palerruo

30. 9.24

1. 4.12

so. 9.24

15. 7.11

Disp. Jlinist. Aeronautica

81. 3.25

15. 7.11

10.10.86

Grnziano Carn~ine, :t·,+, Q..J911·12, Osp. Nnpoli ~··•~·I G·l1·1 u @ , + (segretario) 1

31. 3.25

15. 7.11

Palmn Mon· 18.11.85 techinro ( Agrige n. )

V njola N azzareno, '"'• O, O, O, Osp. Piaeenza +2, 1, ~t•l& -1<·18, @ , ~91l·l2·13 1

81. 3.25

15. 7.11

Cntunia ..

Di Stefnnn Giuseppe,

Dir. San. Milano (sogre,,)

31. 3.25

5. 9.08

Scltio (Vi-

31. 7.85

ceuza ) n,

a

Domenico, lì·,

21.11.86

Anrlrin (B n·

15. 1.8.4

Civita Raffaele. ;l!-, O , +, -x-9IG· Osp. Bari 17·U .\:: 1!,~1 1·12 ·13·14 o§o 1 1 1

23. 1.86

Argentina Gioe. Battista., U

~91:•-16·11

-I·

ri)

n

Cerni~lin

S. Stefnn11 CnmnRtra (Mossi nn)

Frnocavilln (Lecce)

@,

1

, ~, • ·

Q;Vl 1·12· 13·H·I8·19,

' ' .!., e t•I7-J8·19, ©,

Q ••11-12, 9ll·n, ~.

+, L . D. iu

ttsi ulugia Il

1\

n

Cnsnmnrciano (Napoli)

11.10.bl

+

,y 9 l :O·JG· I~·l 8

13,

+

t

@,

e, ,.-.,

~ • • • &912·

v

Noci (Bari)

15. 8.84

Gnllo Arturo, ·•-, O, ~~••·tG-11· Dir.Snn. Roma 18·191 L' , o.;,9 11·12·1J·u, +, + (llt•gretnrio)

31. 3.25

16. 6.11

n

Bnri

. . .

25. 6.84

Donndoo Vittorio, ,g,, ,1, ~m- 011p. Bari IU·JO·JU @ , 1,911-12·14 ~ t . , 7 1 1

31. 3.25

16. 7.ll

n

M(I7.ZRDI\ Ri-

27.10. ~

Coi T8it1nro, •!', J., o, ~91G· l6· Is p ett orato 17·181 ©, ~ ~ ~~ ;&911·13·14 1 ~~ ~nn. militare Torinu (add.) cr:, ..:.., /

31. 3.25

15.12.10

n

•. (;iuseppe ( Pnlor mo)

28. 8.85

Afri ca Orientale

31. 3.25

15. 6.11

c

Cnli1·o Ligu- 12. 2.82 ro (<7onova)

Afri c a Orien- 30. 6.25 tal e

so. 1.11

gli ( PaVÌl\)

::'<·ami\· i no ZcJ!irinv, ic, +, oc, ,.~11·13, ~!' lb-1<-18 1 @ , +


(segue ) )t \fi<òtoRt

25

)ti::JltC t

.r;.·

ANZIANITÀ

Onta

LUOGO

P OSIZIONE

di DI NASCITA

..... a

di

di

grado

eervizio

Ginllom harrh• 01·esle, '"'• ~ 2 , Osp. Bo logun ~9 1HG·t7·1U 1 @, +, <t9 1H31913 1

30. 6.25

31.12.1()>

ua sc ila

Partinico ( Palermo)

da l n. 29 :-~1 o. 41 12.6.81

~

l

l.•,

n

Calabritto (Avellino)

10.11.8-!

Minist. Guerra (capo ser.. io c.)

31. 8 .25

1.11.1!

a

Cn.nnle (Cu· neo)

14.12.83

Cn11ett:t Ceutre, tt', © 2 , +, (!;912- Se. a ppl. art. e 13-H, ®~ t5·1G·t:·ts, t.Q) , ~ genio

so. 9 .25

l. 6.1I

c

Montakino (Siena)

6. 1.87

Mioist. Guerra (Capo sezione iuc.)

31.12.25

10. 3.12

ç

Roseto Val· forte (Fog· gia.)

6. 2.85

De Ce!lA.re Vincenzo, <t-, O, +, Africa Orien· A, <t.,nJ ,·JJ1 ~nw-t•·t a, © , ~ tale

31.12.25

15. 6.11

a

Sassnri. . .

13. 5.84

ArolltlltH1n .;;l11gclo, •)'o, +• ~911· Afri t;!\ Orien- 31.12.25 12·13· H·t 9 ·~0 tn]e 1 €19lf>· l6·1;·1 81 @ , •}

10. 6.11

v

Termini I merese (Palermo)

9. 8.88

Fnlenn l'mht•l·to, <jf, ,\, <t_. 91t·l2· 13·14·t~·JG·17-J U 1 +

31.12.25

10. 6.11

S. Elia a Pia.· ni11i (Cam-

25.10.85

29. 3.26

15. 7.11

.' ,..,.... ,,....; a.

Di

P~tlmn

stn)

nncenzo, •i ·, ©~1 2 • Osp. Bari

13-14, @9JG-I 7·18, (!,l),

pobas~<o)

Dir. Snu. Fi· rt:nz" (igioni-

+, +, [!]

a

Siracusa.

8.11.86

Boma CnRI'iniR Ugo. i·, 11:: 1911-12, ~!115· Osp tU·1<·18, (!li , +, •h L. D. in (com . labor. fi~iolngia applicata all'edu· fis iol. bio!. !ìplllil;ata) CII.ZÌOLltl li~ica

29. 3.26

10. 3.12

c

S iss a ( Par·

7. 9.80

Pedriui Antonio, <e-, o.

29. 3.26

25.12.1()

29. 3.26

15. 6.11

29. 8.26

10. 3.12

29. 3.26

15. 6.U

m n)

a

l Lonigo (Vi-

®916·17·18,

@,

Disp. Jlinist.

ì, ~.

+, <);;911·12-H +

l!'intmze

1

4:. 8.85

Scnrpicri Cesare, 'W, O, <r;9 11 -J 2 • Osp. S;tvig liaJJ·l9·201 99L~·JG·J7-18 7 @ , +, {• no

2.12.85

Biui Domenico, ~, ® 916·J7·1a, @ , ' Ace. 111 j]. fnnt.

ecn zo)

l

...\1

· ~ •.

a

T r ani (Bnri)

~ -·

...,. ' ...

~ ~

~

l e ~avalleria

+, :t. , !li~ 1 2 - 1 \ •:•

.,#

a.

T r apani . .

25. 5.85

Giglio Rocco, ••·, 'R 915-!G·J~-1 8, @ , Osp. Palermo ~~ +, (!;~IL ·12·13·H 1

'*'

~

l


.... :26

.. ·c;

(seg ue) MAGGIOR I MEDICI

.6)

o

~

;n

LUOGO

ANZIANITÀ

ORta C ASATO E NOME

di DINt. SCITA

naedta

POSIZIONE DI'.COUAZIONJ E C AMPA GNE

di

di

grado

eervi~io

dal n. 42 al n. !>6

a

Cnluso (1'o· riuo)

11. 3.85

Pnssern Tancredi, U •r.., A, @BIG· Afri e a Orien- 29. 3.26 17·181 (Q), ~t. U11 ·131 913·H·U +, + tale 1

15. 6.11

a

Assisi ( Perugia )

21.12.87

Mnimone Dogalino, et:, ~9U·JG· Osp. Roma (86· 29. 3.26 17· 181 @ , q,m·l2·13, +, + greçario)

10. 8.12

-e

Bnri . . . .

2~.10.85

Crist.ini Alfredo. '!-, ~ . ~, @916· Leg.ali.CC.RR. 19. 7.26 17·18 1 @ , +, .J:..DI2·13·H·U 0, + 1

16. 2.12

n

Noln. (Nnpoli)

8. 8.86

Augelillo A lfot~so, <t, o, ~[.~Oli· Disp. lllinist. 12·13·1 \ ~91G·JG·I7·181 @ , +, ~ Finanze

28. 8.26

15. 6.11

A

Canicatti ni (SiracUSII)

26.10.86

La Rocca Paolo, '"'"• o, (!:912-13·14, D i1p. Jlinut.

l . 1.27

l. 4.12

CaMpano EdU<JrCÙJ, tf-, @m·IS· Disp. Minist.

18. 2.27

10. 3 12

16. 3.27

1. 1.13

<e:, o, o, Se. appl. ean. 31. 5.27 +, + mil. (ins. tit.)

16. 1.13

v

~915·16·17·18,

S. Giusuppe 21.10.84 Vesuviano (Napoli)

.a

17·18,

@, +t,

@ , ~.912-13-1\

+

Aeron6ntica

+, +

Finm!~&B

Par t inico (Pale rmo)

28. 8.87

Passnlncqna Oioacchin~, • • <!>, Osp. Palermo 0, !,~13·H·U, iil916·l'i·l81 @, +, +

Sansevero (Foggia)

7. 1.88

x Mnlice .A lessandro, ~91~·16-17·18·19-20, @,

Cai van o ( Napvli)

30. 3.88

D'Ambrollio Giu8eppe, <t, O, O, Osp. Napoli

l. 9.27

10. 8.12

Bia~ini Giovanni, ~~ ~91H 6 , Osp. F irenze

6.11.27

28.12.13

Mnstr&ntouio Vincenzo, U •!-, Africa Orien· 13.12.27 U .ft , ();JOU·I~1 @917-181 @ , tr2, tale

28.12.13

• • @91~·16·17·18,

a .Siena . . • . 30.11.88

~~16·17-18·19,

@, 11)912·13,

+

@, ©, • • +

Colletorto (Campo basso)

29. 3.88

a

Casncalonda (Campobasso)

11. 2.85

Corsi Alfredo,~·, O, @ 9IHG-J7-1 8, Minist. Guerra 18.12.27 q. 911·1Z·I3·1• , @ , +, ~~ ~ (capo sez. io o.)

10. 3.13

a

Messina . .

7.10.84

Bonnc:corsn Letterio, ·~· , q;912·13, Dir. San. Udine +, ~9J~·IG·l7·18 1 @, + (segretario)

13.12.27

Hl. 3.12

a

Le ntin i (Si· racmm)

23. 9.87

Hngl inrello Federico. ·~· O, t. 913· Osp. T r ieste

18.12.27

16. 1.13

@, +

14·1~·16·1'1

+, ~ 918·19·20, @ , o§o 1


(Segue) MAGGIORI ~:IC:OICI

LUOGO

27 ANZIANJTÀ

Data POSIZIONE

di

di

di

gudo

servizio

13.12.27

10. 3.12

Rocendebal· 25. 4.85 di <Cunt:o)

Bruno Carlo, -!·, ~ , t. m, g91~· Osp. Sa\'igliaoo 18.12.27

10. 8.12

e

Cagliai i ..

Cn mbnz1.u .llario, •§=, Q;91J-JZ·I3, Osp. Mi Inno 9J3·H 1 ~915-16 1 @ , +, +

l. 1.28

l . 4.12

n

Ri!Jae&ndidn 18. 1.85 (Potenza)

Fusto A n.gelo, ,~, cr,.9 t2·13·H·lG·I7· Afri ca Orien· 18·19, ~91~, @ , ~ • • • + tale

ll. 4.28

10. 3.12

a

Terranova 12. 7.88 Mnrgherita (1'rapl\ni)

De Cnstro Tgnar:io, ci·, I. 9 H·IHG, Dir. San. Udine ~917 ·18, @ , +, + (igienista)

l. 6.28

28.12.18

v

C1moea (Ba· ri)

18. 1.84

Pesce Nicola, ,,_, 11.912·131 o, +, Dir. San. Bari ~9U·IO·J7 @ , + (segretario) 1

l. 6.28

l. 4.12

Pintto (No\'ara)

SO. 7.86

Gorgo Pierino, <t·, O, {.912·13, Osr1. Novara

12. 6.28

l. 4.12

1-' rignn no Maggiore (Napoli)

27. 7.88

5. 7.28

28.12.18

Seilliori Vfnce11:o, <!o, tt-911·12·1 1 Osp. Gt'nova ll·l~ 1 ~91G·I7·18, @ , ~~ . 21

26. 7.28

l. 4.12

e m· Osp. Caserta

20. 8.28

l. 4.12

em·

7. 9.28

8.10.10

DI NASCITA

nas~ita

DECORAZIONI E CA MPAGNE

dal n. 56 nl n. 69 a

a

6

Andria (Bn· ri)

11. 6.86

Pu mu Pelice, ;!·, ~91~·16·10·181 @ , <1)912·13·14 l

17. 6.86

16·17,

+, +

@ , +,

~9U·IG·1~·18

Oep. BolognR (st-gretnrio)

+

1 @1 •

Magliulo A~fon8o, • • oi', 4", 919· Osp. Firenze Z0·21,

~ 91~·16·1;·18,

©, tt2, +

L. D. in patologia chirurgica

a

a

a

1\

a

Comiso (Si· r ncnsa)

25. 8.86

Sperlonga (Roma)

4. 6.84

© z, +

T r nni Paolo,~. 1:912' 13•14 , 16·17·18·191

@, +,

+

Dura1.1.ano 24. 8.88 (Benevento)

T~le~<e l'~incen:o, <!>. ~913,

A e q uaform osa (Coeenza)

10.10.85

Buono Demetrio, ~ . 4;912·13, +, Afrien Orien@9U·IC·I7-18 @, ~ tnJe 1

15. 9.28

IO. 3.12

Cuatnza . .

5. 5.88

Coriglinuo Enrico, • · .;·, o, ..4spett. inferm.

5.10.28

l. 4.12

*• "-' , Servizio chi m. 16.11.28 militare

6. 6.14

JG·Ii-!81

_g., ~~ +t +

~ 912·13,®915·16·17·1 8, ,Q> • •

a

·'

B i b bi e n a (Arezzo)

12. 9.90

Ferri G"id{), • , •il·, O, .p9U·151 esl;·l8, @ 1

+, +

Libin

•~


( seg u i! ) :II.~GGIOill )l i!O ICI ANZIANITÀ J.UOGO

nnra

C ASATO E NOllt: POSIZIONE

di J)J NASC ITA

O!èCO RAZIONI K CHfi'AG.NE

nasc ita

di

Ili

grado

ser>i~io

d n l n. 70 nl n . 83 19. 8.87

Africa Orientale

l. 1.29

10. 3 12

l<'erruzzano 12. 2.85 ( Regg io C.)

Mif'itnno Giol'anni, .;·,o, q;9 12· Africa OrienJ 3·H· I~·I9·20 ·21 ~91 G·l7· .1 8 tale 1 1., @, 1

l. 1.29

l. 4.12

Mai neri L1tigi, cf, O, +, Q,;~ l3·

Disp. Mi11ìst.

1. ' 2.29

16. 1.13

Cassit.to nob. patrizio di Rnv e llo F'ranceSI'O, <!-, tt, ~9 ll·

Osp. Bari

l. 2.29

l. 4.12

7. 2.29

l. 4.12

20. 4.29

6. 6.14

Ma:f:trojnnni .d?ll.mtillo, ·~, +, Aspett. infer·m.

29. 5.29

l. 4.12

A ftri c n. Orientale

26. 6.29

l. 4.12

5. 7.29

~8. 1 2.13

Canoa (Cosenr.a)

c

Bcnn oz.z o (Cuneo)

27. 2.87

a

Vi osto ( l:"oggin)

12. 1.84

.,

{•

••·J>, @91~-1~ -!8, © , +

12·13·H · I5·1 6·l'H 8· 19·20-ll

v

S p e rlonga

*•+z, ofo

A.e ro~"tica

1

24.12.83

(1{00111)

v

Caldarola

22. 1.88

a

NicosiatCn· 13.11.85

*• © 914·15, \

+, +

~916-r;- 18·19 ,

<&-!l13·H,

tnnia)

a

Grifi Filippo, ·~, ®~•~ ·Ja, @ ,

( Macerata)

+

@,

Cnstrovilla· 22.10.85 ri (Cosenza)

H

Firenze . .

20. 3.88

M~~rolli JHa,

Osp. Ver ona

Jfario, •t.-, +, ~9 1:.' 16 ' Osp. Firenze

©, +, L. D. 111 isto·

logia e _nua.tomia. patulugi<·n

a

1\

a

Maufr e do· n i a (Foggia)

11. 6.85

!\n poli

3l.l0.87

Gut~rrn

Vincen.:-o,

il. 9JZ· I3·H -

•l-

~·

"'~- ~ l i> · IC·17·1 8

'

'<{9

+, ~ . ! spett. Snn.

@

1

'

*' mi l. Homa. (add.) 23. 7.29 29.

Do Mttr t iuo Rnllerto, •e:, ~91 6 • lspett.San.mil. 26. 7.29 1<-1~, @ , ~.913·H·J",

+, +

l. 1.13

N apuli (ad d. )

Disp. Jfini8t.

Ti nv o ( Pia· ceuza)

].10.87

Cae~;e ll :l m .

10. 7.87

Pln.in .;\'afa/e, <E-, o;9 J3·l4, ®9l~1ti·IHU·J9, @, {•

Osp. Palermo

22. 7.86

Lo m bardi Enrico, c;·, cr,9t3·U·J>·

ma rEl (Tra

~.12

5. 10.29

l. 4 .13

16.10.29

16. 1.13

Afri Cl!. Orien- 31.10.2~ tale

16. 1.13

Acron(u~tica

pani)

n

S. Paolo di Civitate (Fuggin)

}..;-17· Hl·Ht

1

~!"'


(SP !JII e ) ~1.\ GG I .Jill ~18UILI

29

= - ===-=--=;-===- ===--~======--;==""""==:--;::--LOOfW

A:S lllANITÀ

H n la

C ASATO E XO~IE

1'0SI7.10XE

tli IJI NA SCITA

ua~cilo

di

JH:('OR.\7.10SI E CAliPAGNE

di sen·itio

dal n. 8! nl n. 95

a

Nn poli ... :!5. 4. '9

l''c•IMni f;iarinto, U -k· U <!', st , Osp. Nn poli l, 91J·U 0 ~ ~~~·I G·lo·lU, ®1 1 +, L. D. io clio. nonrv-

13.11.29

16. 1.13

*'•

p~ icl.iatricn

c

Snvucn

7.11.87

Africa Oricntn le

llU1.29

16. 1.13

(Mess~ina)

a

Pellezzau o (Salerno)

18. 7.87

Fiure rreremin, -!(·, ~. +, 4,> 1914• Ispott.San. nlil •~·19·~0, ~ I~IG·1;-1u, @ , Verona (ndd.)

17.11.29

2~.12.18

c

S. Sofia di Epiro (Co·

13.10.91

Bng liari {;itt116ppe, ~·, /r, 0, + 2,

212.29

l. 5.16

17.12.29

1.10.14

17. 1.30

21. 5.14

:knl façi J ll>erto ~ . +, {, r. 19 11· Osp. Li vorno

2. 2 30

10. 3.12

Langclln Praucescn, .;., 0, O, . , <lo~ 913·H ~ 91~ · 1C · 1:·JS·J9

2. 2 30

16. 1.13

!o'ailla Giot•amti, •li', <!) 9H, ~ Se. mil. Homn 14. 3.~0

28. 5.14

*'

1, ~ 91ro· IG·I7 1

!-, @ , >}

Afri ca Orien· tale

f'tlDZI\)

c

Ri pat rao~;o.

28. 8.85

Dtl (ARCOJi

Ccllini Luig.:, !:, 1. 913·H, ~m· Osp. Bre~ein JG·17-IU,

.\Jì +, >}

Piceno)

a

B e lgi rnte

22. 4.88

( ~ovara)

a

Spt~rlongn

19 U

4. 6.8!

S. Ginstlppe Vesuviano

l. f•.87

(Nnpoli)

n

S. Crur.e Ca·

1

Giuseppe, ~.o, +, l) Africa Orient:\Jc 1 ,Q), >}

~ 91~·1G•Io•lij

12·13, ~ ~17·lij,

( Roma) a

G:u·ba~ni

1

,g, *'

Libia

@, o{·

9. G. 9

mori n a (Si·

~P·JG·n·Ja,

,w, "i.'-, +, Ll'l

l'nCU$1\)

n Audrin(Bnri) 26. 9.87

Ciccn Gionmni. * 'O, 91 I·I O·IG, ~ ~lò·l8

1 @ , o{•

n

HomB. . .

26.11.87

Mn~<~i Emilio, ,!,, +, ~. ~ 91G· l o·IU·I91 l!l), •}

e

Re e n n a t i

(Mncern~a}

13. 1.~6

*• +, il) A fri cn Oricu-

]. 5.30

28 .12.13

2. 5.:1()

28.12.13

22. 4.31

28.12.13

&1\)0

Di8]J. .lli11. F'i1l(lllze .

Ginrgi (;iorgio, t! , O, • · r. 914 , Osp. Roma ~ 91~·1C' -!] l ·:-, L. D. i o to;,;sicologia di guerra


(seg u e) :\L\GGIORI MEDICI

30

ANZIANlTÀ L UOGO

Data

C ASATO E N031E POSIZIONE

di 01 NASCITA

nasci ta

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

çado

servizio

22. 4.31

28.12.13

dal n. 96 al n. 108

*• +, Osp. Cagliari

a

Sam uJ>l1eo (Cnghari)

19. 5.88

Mura Scù11atore .dngelo,

a

San l uri (Ca· gliari)

4. 2.89

Lampis E'do<~1·do, 'ft , +, © •915, ~ 9JS·i'Hu, ©, +, L. D. in oculistica

Osp. Firenze

s. 6.31

1.10.14

a

Cento (Fer· rarn)

11. 9.87

Comt1Jii Umbe rto, %, O, O, +, © Osp. Bologna 9H·l5, 916-917·18, ®, +

l. 7.31

2$. 812

a

Ttlrracina CRoma)

27.888

Gonzales Alfredo, ~. C;, O, +, Aspett. inferm.

+

8. 9.81

28 12.13

Tatto n i l!'ileno, :r, © 913,

*• ~ Osp. Alessan· 14.10.31 dria

21. 5.16

Gmn Sasso (T e ramo) Montescnglioso (!\•l a-

e

Q) 9 15 ,

a l s o l a del 10. 8.86

a

© 9H·1b, ~ 91G·Ji·l8, @ , ~~ o§o

~ 916-911·18

@,

916· 16·17·18,

21. 8.90

@,

+, +

Casella Benedetto, ~- 1 /t, O, © 20·Z1

1

®

915·10·17-18 1

@1

. 2l

Disp. MiniBt. Aeronatttica

26.11.81

1.10.14

L . D. otorinolnringointrin

tera)

'*'•

c

Monte pulciano (Sitl· na)

5. 10.89

Citi menti Fo1·(linanào, /r, +, Se. ali. uff. Mon- 16.12.81 © 91H5·16·17·1a·lo•zo·21' ~. + cali eri

28. 5.14

a

MonteJiu l· ci<t no (::)iena)

14. 1.89

Ginnnotti Difw, <!=, +, ~ 915-16·17,

l. 1.82

1.10.14

a

Frattnmnggio r e (Nnpoli)

17. 1.88

Pezzullo Ltdgi, •l!', +, © 91HH9, Red.mii.Gaeta

l. 1.82

28. 5.14

c

Firenze. . .

14. 6.87

THf<'hi Virgilo, •i<, ~ 91 H~, ~ Oap. Bari 9t6·l•·ts, @, +, + (com. p ree. Rodi)

l. 1.82

28.5.14

a

Cas·r.i g l io n d el Lago (Perug iM

8. 8. 91

Binnchini Acrisio, '*'• o,~ 919· Tnf. pres.Anzio 16. 1.82 ~ 8 915·lti·J7 ~~ @, +, + (campo cliru. engl\ç,)

l l 0.14

a

Marumola 26.10.87 ( Heggiu C.)

A~osti no

~

Africa Orien· tale

l. 2.32

Snvin.no (N a· 14. 9.87

Mnofn·òi .{ljror1.o, <t,,~~ +, @,

Mio. Guer r n (Caposez.inc.)

16. 8.32

a

poli)

@, +

~ 916·17-18,

@,

+

Vincenzo, •!:, C,

91H5·19·:10

~ 914-15 1

Osp. Udi ne

® 917, @ , +

17. 6.H

2~.

5.14


•IAvvlORI ~I EI>I CI

(seg ue )

31 ANZIAN-ITÀ

L UOGO

..'" ....o

Data

CASATO F. NO:UE POSIZIONE

di D I NA SCITA

m

nascita

di

di

grado

~~ervit.io

19. 3.32

1.10.14

Monteleone Vinco11t0, rE', 1., + z, In f. pres. Trt>nto 16. 5.32

28. 5.14-

DECORAZIONI E CA!I:li'AGN E

dal n. 109 al n. 122 a

Alessandria 15. 8.89

Ferrnri l 'go, <!>, C', ~ . +, @ @, +

916· 16·1 7·18,

a

Bari. . . . .

27.10.87

6S'J

916·11-!8 ~ 914·15·16 0

0

~~

Osp. Roma

@, o§o

a

Noeern l n 17. 4.89 feriore (Salerno)

D' AlmlAAntlro Raffael.o ~'• +, Scuola appl snn. 16. 5.32 !lì 91Y·zo, ~ 915· 16·17·18, @, + mil. (ins. ti t.).

1.10.14

e

Vieo Equen- 30. 6.89 se (Napoli)

Dubbiosi Emilio , 1., U t!=,

6. 6.14

a

Noto (Si racusa)

5.12.90

Reitano f!go, <!-,O, + , 0' 1 ~. 9 011p. Roma (eom. 9J5-IG·I7 1 @ , +. L. D. in bnt· lnb. mierobioteriologia ed immunologia logico)

8

Bari. . . ..

14. 1.88

a

Taurasi (Avellino)

18. 6.87

Santoli Pasqualino,

e

Salerno •

9.12.90

, Africa Orifln- 26. 6.32 tale

~ 914-1~·16·1"1

2.10.32

:.!4. 1.15-

popl' Jla,lraello Osp. Perugia 'l/' , .... , o a: 919·20·21 J

28.11.32

28. 5.14-

*• +, ©

914"

Osp. Udine

28.11.32

28.12.13-

*·+, ®

9 15

Disp. Minist. Aeronatdica

30. 7.33

31. 1.16-

Fiore ilfario .P,, IV 914 "1 5•1C·I7-IS·I9, Se. mil. Milano

15. 8.33

28.12.1S·

24.11.33

l . 9.13

Afri e a Orien- 31.12.33 tale

24. 6.16-

*

® 915·16·11·1 8 1 @ , . , + 'f.;

15·16·17·1 8·19,

+

De Ct'snre Lui[JÌ. @,

16·11·18,

'

L.

~

"

D. in rarlio-

logia etl t~lectrott>rnpia.

a

Gallieehio

l. 1.87

( Putt~nza)

a

toZ, +, 24. 3.85

Canepn Romolo, •!:, +,-t 912-13 Se. appl. fan t .

Maiori (Sale m o)

16.11.90

x Coufalone Raffaele,.;., ~ ,~. o_.,

Firenze • .

6 .•.89

V a rz i (P avia)

e

a

®, 9IH6·17·lij0 @ , o§o ~. 91~·1G-t', @,

x Car vaglio

Ei}),

+, +

+

.2

Edoardo, ~ - O, O, Osp. T r ieste

*• !!J, 6S'J 9 1H6·17·18 @ ,

a:_913,

1

l. 1.34

l. 5.16

1

Terracina

10. 3.88

Salvini Oesare, <!>, +, ~. 1915·ls· Com. truppe 17·18, @ , + pres. ZnrtL

l. 1.34

l. us:

Sala Con-

S. 4.84

Cappelli Alfredo, <!:, O, o, o, ~ , Osp. Roma +, ®, 915-1~-1~·13·19·20 1 @ , +

l. 1.34.

21. l.lZ.

( Ht1ma)

a

*

silina (Salerno)


32

(.~1'!)11<: ) )l \GGJ(Iflf )IEIII(.I

LUOGO

~"'ZIANITÀ

Dat a

CAS ATO E :SOYE

tli DI NASC IT A

IIII ~Cita

l'OSlZI OSE I)KCORAZIONI E CAMI'AO NE

ùi

di

grati o

ser ..-itio

dnl o. 123 nl u. 136 1\

:Il isterhianco (Cntanin)

14. 1.88

Seuderi Giufteppe, ...,, 1. 919·20, ~ 9 1~·16·17·18, \W, . , +

Oap. Palermo (flegretariu)

l . 1.3-!

11.11.15

a

)laddnloni

2. 9.88

Rnffune A ljot180 •!· 1 1. 91<·1;·• ~· J)isp. ltfinist.

l. 1.84

28.1 213

Cnvallo Eugtmio, <t<, + 11., 9u ,~, Osp. Verona 9JHIH7· J81 @ l + (segretariu)

l. 1.3-!

2812.1S

Osp. Bologna

l. 1.34

28.12.13

*•o, +, ®m· Osp. Alessandria (segret.)

l. 1.34

17. 9.14

1. 2.34

1.10.1-l

(Nnpvli) 1\

T r entinara

IH8·19"101 o§o

17.11.88

(S~~olcrno)

.lCI'Oiiattfica

c

Finale Emi 25. 1.88 lia (Modena)

Guarsldi Oarlo, ~. O, +, \, ~ 916·10·17, @,;

n

P n _g l i e t a (Chieti)

25. 5.87

Di N t~ Il n Nicola,

a

:\l el'tr u ( \'e·

25. 2.88

liHHs @,

n.,zin)

Modica <SiPerugia

De Cnr li O·u.stat•o ~~ 1. 91~·1G·l7·18· Libia 19,

Bn.rone Giol'anni, ~~ ~ . ~ 915·10, Afri ca Orie n\9 917·18 @ l .~. •lo taltl

l. 2.34

1.10.14

14. 4.88

Ca tcrini Federico, tf'• ~!H~·IG·I~· Osp. C11tanzuro

20. 2.34

lo. lO. H

1U,

a

I Re Ili toll n ~lo ntccah·o

1), . , +, _, 2

8. 2.88

Dc Cnta ])omenico, ~, 0, +,~ 9 19 , Os p. Bres•·ia

20. 2.34

l.lO.U

26.11.87

Fonr.oue Lorenzo1 <!,, 1. 9IH6· 11,

11. 4.34

1.10.14

Du Be rnnrrio F'mn . .Antonio, •! , Os p. Mi Inno (se\, ~ 915-IG·I7-18: @ 1 + 2 + gr etario)

1. 5.34

1.10.14

(l•~uggin.)

a

+

23. 9.90

rncu11n) n

+

Jr piuo (A· vtlliuo)

a

Colle&orto (Ca m p111J.)

8. 2.89

c

Cnpaunori

2. 6.90

~ !IJ~·JG·\7·18

1 oJ}) , o§o

Osp. Gor izia

~ 91R 1 @

13. 3.15

~ Lu ccn )

n.

Mou t(•levne Iii llrvi••LO

12.12.8S

Seve ri P011tpeo ,lì:, + , !'<( 91 ~·IG·n· Osp. Piacenza

4. ~.90

Sarn eli i TommclSO, ~ , U -lt1 +, l l !- 920 l ~ 91~·1G-IT l !!>' +, L. D. in paw).,~in. e d igieue colonialu e in oftuhuologia e clinica tu:uli;.Lien

JO, <.0,

+

12. 6.3!

1.1 0.14

2. 9.3~

2+. l.l 5

( Perugin ) Giu~l inno

in ()H IIIJI!l· U iil ( :-i 1\ L'V·

l i)

Le~.

te rr. CC. lUL Roma


(segue) MAGGIORI MEDICI

Luor.o

ANZIANITÀ

Datn

CASATO 1\ N 0 .\1 1>

eli 01 NASCITA

rcnseitt\

33

P0511.IOSE DECORAZION I

di

dl

grnclo

eer'"izio

19. 9.34

24. 1.16

1.11.34

14. 3.1il

Se. militare Nn- 17.11.34 poli

1-!. 3.15

~; C A ~IPAGNK

dal n. 137 nl n. 150

a a

Cnsngiove :-10. G.88 ( ~apoli)

Gottasecen (Cuneo)

1s ~ , 91!1·to 1 1

\Q) , +

13. 7.87

a Cnstropigna- 13. 3.89 oo(Campobasso) n

Centore ..1:hllnnino, 'Ì:', q:- 91~· 16 ' 17 ' 0Ap. Cn serta

Spr~gnuol o Vi.l(orita Nicol11. 1 <!!:, 0 , <ii' > + . 1.9t~·lc;·t< 1 ~ 9ts,

;w, +

MR!'\Pimo l<'rancesco, ,~, ~~15·1G· Osp. Udine 17·1a, @,a..,, +

9.12.34

l. 5.16

Puggio San· 28. 2.86 ni~a (Caro· p obasso)

Moauru Aurl'liO ! , ~. +. ~,15·JG,

9.12.34

18. 3.15

Genuva

C:dignris Ca.l'lo,

9.12.34.

17. 6.15

9.12.3-l

li. 6.15

9.12.34

24. 6.15

Cassano I rpino (Avei·

29. 6.91

lino) 1\

0

8. 6.87

©, +

18

a

Siena . . . .

A f r icn Orien~nle

1 @,

+

e·. +, ~ 19l~·IG·I7· Africa Orieotnle

25.10.86

3" genio (hn tt. scnoln)

e

Cn~.<a)t)

(A-

S. 4.90

lessnndria)

a

Gaoora No11maldo. ~. ~ , ~ 915· Se. IIJ>pl. t'l\V, IG-17

'

h'h Q 9 19·10·21 ~ , ~l ., '

·""'

+2

i 1 ' l { f ...

Lan c iano (Cllieti)

10. 6.84

De Pnsqun Giuseppe, ~.o,<&, L~>,:t. terr. CC. ~ 9J5·1o·I;·IB·to @ . ~ . +z, + RH. Nn poli 1

9.12.3-1-

l. 5.16

S. V Rlenti· no (Saler-

9. 5.85

Afri ca Orien· Gale

10.12.3-!

l. 5. 16

Gi r nròi Giuseppe, •'f, 1)914 , ~ 9 ~~- Osp. Milnno 11)·17·1 8, ~. *• © , • • +

10.12.3 l

l. 5.16

Pecornriu Ra.ffnelc, ~ ,O, +,~. O!'p. Cnglinri

10.1 2.34

1. 5.10

10.12.34

] • 5.16

.a·, O, $:? 91r•·IG· A friea Orien- 10.12.3~

l. 5.16

no)

a

T erreorsnia 26. 8 .87 (Salerno)

n

n

s

Teverola (Napoli)

19. 4.89

M elegoano ( Milano)

29.10.89

Gangi (Palermo)

28. 3.\JO

&91!1-W-21

1

~fonti

~!li:,.JG· l;·J8

1 !;_,, +

Gaetano, <!·, ~ 9l~·l 6 ·17,

~+

Ct~ntineo Sat~le, 17·18, @ , +

+,

/Ji11p j)(j,~ist. Mnutnlc


(seg ue) ~!AGGfORI MEDICI A NZIANITÀ

Du.t.a L t.:OUO

DI NASClTA

CASATO E NOli E

POSIZIONE

di

nascita

di

di

grado

ser<'izio

Osp. Torino

10.12.34

1. 5.16

O~<p.

D ECOR AZIONI E CAMPAGNE

J [)

i

dal n. 151 a l n. 165

a

V a z z a n o 15.11.87 (Cnta uz:tro)

Lucin no-Fu~<cà 91, -20·21

1

Felice,

*•+,

Q)

$!. 91~· 1G·I<·J8 1 @, o{~, /

a

Nardò (Lecce)

11.12.92

Filogrnua Pasquale, ·!-, +, l~,

Trieste (segretario)

I. 1.35

s. 8.19

Il

Roma

15. 7.88

D' Amico Giuseppe, tJ!<, o. ~ . Miuist. Guerra +, ~15-I G-1 7 1 @ , -io (Capo sez. inc.)

9. 135

l. 5.16

S. Vi tto r e del Lazio ( Frosin.)

13.12.89

Afr i ca Orien- 22. 3.35 tale

l. 5.16

Caf<erta(Napoli)

9.10.91

Africa Orien- 22. 3.35

l. 5.16

c

Avel lino.

12. 5.89

w Snndulli Pietro, .;. , O, @, + , A fri c a Orien- 21. 5.35 Q) UJ9•to, 9 !1l5-J6-l7·1s, @ , + tale

a

Ro~snno Ca-

15. 7.95

Guido Giovann i, è', U <lì

*•+, .5, Osp. Ro ma

21. 5.35

l. R.21

~ ~17-18,

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1

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a

l

l

la b ro ( R. C.)

17 6.15

a

Priocca d' Al· ha (Cnneo)

9.12.90

Carbone T e1·esio, clf, ~9I 9-ZO·ZJ, Osp. Torino ~ 915-llÒ·J1·1 8, © . + , o}

16. 8.35

5. 3.17

a

~[ ou af<tero·

1. 2.1:!6

Brnnfltt.i Giu$eppe ri', o ,+ @ A fricn Orien- 16. 8.35 UIS-16·17-1 9 @, Mj o} tn}e 1 1

]. 5.16

lo (Cuneo) li

Foggia . .

28.11 .91

Pecnrelln Giova-n-ni, ,;;:, ?.', ~~ 16 - Osp. Roma 17·1 3, • • @, o}, .?

16 . 8.35

5. 3.17

c

Cai va no (Xn. poli)

25.12.89

Ln n na Leonicla, -~,, U -k , ~~ 919-zo, Osp. Bolzano +, {•, \ 1 ~ 915-W-1~·1 81 @

16. 8.35

]. 5.16

n

Castel p l a·

27. 6.90

Ri coi Antonio, :§·, © , ~ 9l~·ttò·l~· Osp. Bari

IG. 8 35

1. 516

Osp. Nnpoli

17. H 35

l. 8.21

Morino Hnrico, ·ih +, ~' 9 1 ~·1G·l'l· Osp. Verona.

17. 8.35

l. 5.) 6

17. 8.35

1. 5.1 6

18,

niu ( Anco na)

a

.'qHill:tco

17. 5.9G

((.;a t.a nznro)

a

Salu?.zo (Cn·

( P. ~lnurl7.io)

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Sq nil lnl'ioti R,~:o·aele, ,g,, +, ~ 91: - lu @

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BorrlighHrn

l

tale

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25. ~.92

Clli('Rfl Emflnue/.e ·:,, +, ~ 919 ' 20 ' 21,

~ 91!•-l o·J:-Io, @ ,

+

Osp. I3olza no

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(Se!JIIC ) ~l.l(,•ò i{IR I

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AI'ZIANITÀ

LUOG O

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IH:COHAZIOSI F. C A)IPAG:SE

di

ùi

j!rndo

Rervizio

28.11.36

24. 6.15

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dal n. lli6 al n. 172

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16.1 090

Su lt-ri Gionumi, •! , Q. ~~ g91~ · ·~·!:

©. +.+

A f ri c a Orien-

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Bonito (A· velli no)

27. s.uo

0~> 1>. \ ' oroua

31.l2.35

l . 5.16

R i p non od i-

4. 12.89

Osp. Casenn

31.12.35

l. 5.16

l. l.!l6

l. 5.16

l. 1.36

l. 6.16

l. l.:iG

l. 5.16

1. 6.36

l. 4.22

2!l. 4.17

1.10.1-1

da ( PO tOD· 7.11)

Cor1tto ( Bn· ri)

19. 3.90

Mout&leuno

11. 8.00

Pic,·arr«'tn l•'ra i~C(•sco, ~. O, + , Osp. Roma L , ~ Ul !HI:·Ji ·l a1 -w ,-.:~

O!'ì p. Catanzaro

(Catanzazu ro) a

:->. Stofauo òi 27.1 1. 9 Ca m n l'tra (;\ltfli'i un)

c

Pn~anica

31. 1).!15

Ghwohhu Oorratlino, ,;,, /r . ~

!116·n·t•

(Aquiln)

+, , . '0, -{•. L. D. in

patulu~t:\

O'! p. Rc1111n

cl.irnrgicn.

PRDI [ CAP ITA~[ ~I E D lC I d al u. l al n. 5

c

a

San Binl!io P III LI\Ili (Agril-(tHt.)

21. !U'9

~nn

15. 5.1'1!.1

:\l nrco A rl(o n t.nuo

Gun ru:u·t·ia (:irolamo, ;: , \. 91~· )1;•l':·lU·J ' I . 1

li l:f , ,_:4

O:>p. Palermo

1. 5.16

(UOSt! ll1.1t)

c

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6. :l.!l:!

( :::ìinwn~u)

a

t;ortiuo (S i·

(:.< Il a ,. d i :1

S n n f r n· lltoudi ( Bu·

neveu tu)

...tyo~lino, ,~,,

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25. 4.90

rac uAa)

n

11 'A~ul'tin(t

a. 2.! o

+, ·!·

1, J.

311.rt. div. t'auc.

27.10.1~

1. fl.l6

Di .. tr. milil.art• :::ii 1'1\ t'll ~a

27.10.18

l. 5. 16

Lt-g. terr. CC Rt<. TrieAte

:l7.101K

l . 5.16


( .~I'!JUC) PRBII CAP inNI MEDICI

36

ANZIANITÀ

-• ,n o

LUOGO DI NASCITA

Dota

CASATO K NO~IE l'OSIZION E

di un~eita

DKCO HAZION l E CAMPAGNE

ili

il i

!(rado

se n ·izio

dal n. 6 al n. 19 N ic·C)llia (Cn tauin )

27. 6.88

Snlnmoue Gi11stppe , •!', *•® m· Osp. Palermo 16·1;-Jij, @, + . +

27.10.18

l. 5.16

Milano. . .

2.12.85

Cipull ina Ulisse,<!•,O, +, 9 m· 12 ber e. IG·I~·ll, -W, >§o

27.10.18

l. 5.16

a

Osilo (Snssnri )

10.10.91

Dettori Giot•. Maria,·~- .~ 9IHo Oi!p. Cngliari 21 ~ 91~·16·1~·181 @, + , >§o 1

27.10.18

l. 5.16

a

Sorn ( l<'ro · si nona)

24. 2.85

v .. nnir.tiEn~ilio, +, O, ~ , +, ®

~7.1 0.1 8

l. 5.16

e

Torricella Sicurn ('l'a· ramo)

27.10.18

l. 5.16

n

S. Gennnro (Nnpuli)

18. 6.89

27.10.18

l. 5.16

Figline (Fi ran1-e)

11.10.87

Ri~h i

Afri c a Orien· tale

27.10.18

]. 5.16

Monte Snn P ietr o (BO· lognn)

28. 4.87

~lign nni

nttorio, .;,, • • ~ 91$•1G· Osp. Bologna

27.10.18

l . 5.16

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Bit o nto ( Bar i)

2.11.87

terr. CC. RH. Bari

31. ll.2!'\

5. 3.17

n

Gioia Tnnro C He~~· Calahrin)

13.12.86

Giaanotti Bernardo, ~. ~ !IJG· Com. scuole 17·181 @, + ,l· ~13·1 B·I~·zo, + een t r. mi!.

31. 3.23

5. 3.li

c

Cnstrofilip· pu (G ir·

15. 3.87

Mesfliua Angelo, t§:,

Dir. San. Udi· ne (ca po sez. d isinf. )

3L. 3.23

5. 3.17

De Ili<·ronymis Rugg61·o, •! , ~ 1, Osp. L ivorno

31. 3.23

5. 3.17

Se. nppl. san. mi l. (in s. ngg.)

:n. 8.23

5. 3.11

28 fan t.

31. 3.23

5. 3.1i

a

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91S·lti·J;·Iu,

'W,+

De Bel'nnrdo Prtwccsco, •l!,, +, lOnrt.div. fa n t. .\

1

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+

Giuseppe, ~. o. 4), ~, ~

9JS·lG·J7 1 @ , + , >§o

1;·)8 ·19,

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A m h rulli ~ 91•,·11·18

9111·1~,

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©, + 1

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, ~. ~

gcn~i)

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Pisa . . .

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1!l. 4.90

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H. 3.90

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n

A fr ica Orien· tale

,

A lltH'f'lt A nton io, •!:, 1i 917·18·1 9, 5( n:.·JA, ~~· ' +, o{-


(.<:t'!JIIe) PRI~ll 0.\Pil \Xl ~'= r

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.L'\ZIASlT.\.

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o

LUOGO

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C AS ATO E SO :Il E

di

o

..

37

~I FU I CI

1)1 NAS CITA

rr.

u~;C illtAZIOS l

ùi

E C A:Il P AGS E

lllb<'Ìta

ùi

grado

ila! n. 20 nl n. 33 11

~ •• rn~

Snn

10. 1.90

Bruotl (Cn· &nnza r o)

:

a

n

l$, , • •

Cesinali (A V€:11ino)

l. 1.87

Mnutovn.

6.10.88

~. ~ 91Ho·l~ ·

T t'df'II ..Jd Nico/11 ,

+, +

5. 3.17

31. 3.23

6. 3.17

31. 3.23

;), 3.17

Min. G n crr n 21. 3.23

5. 3.17

1113

Vitale· Nicola, •, +, 1. 9 19, ~ 91o· t:·t8

:n. 3.23

I uf. preR Pnr-

O~>p.

Turino

, . t ~·

Urtu).,r F'e l'll<wrio , ~. +,.,.. 9P· 21 lll't.iliv. fao t. ltl·t7, ~~ , ·:-.

a

Ca t no Ìl\

20. 2.92

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c

A lt·fll'l\odria

13. 1.90

1\

)l un t{'\'irleo

26.10.89

·E-, ~91H·I7·1B 1

Anto r~ino,

Lip:tni

.+.+

Ga tti Uiol'tlllni, '!, +, '-.( ~·~·IG· IO· l nrt. n l'm. u .tV , e{·

31. 3.23

5. 3.17

Afri c n Orien· t:~ Il'

31 3.23

5. 3.17

A fri c n Oricn·

31. 3.23

5. 3.17

Mio. G111·rrn

31. 3.23

5. 3.17

Dillp. .llilliRt. ..leroutwl i ca

31 3.23

16.1 2.17

31. 3.23

6. 3.17

Bo i <li 'frrel!io, •, 0, )è 1 A 1 g!'l~­ 3 an. div. ce- 3 1. 3.23 &t;·t~·• a, @. +, [\,~' ~}lol'Il

5. 3.17

31. 3.23

16.12.27

f)jllp • .lfi11iBI. 1 31. 3.23

5. 3.17

(U rn~uny)

e

1\

c

S. Miniato 12. 7.90 ( F'ironztl) Mulfettn ( Bari )

Fro~ini

/Jiuo, ;! .O, + , \ 1 y91~·

· ~·t:· t tJ, li l ~·

13. 6.92

Bes"! ice 24. 8.92 L•·1wn• f'rtlllt:l'!lco, '"'• ~. *• '>( UJ ..~·Iti·l ~·l ll·l!t, ~ t .

( 8eo6VIlD-

(Capo ~t·z. i ne.)

,

t{•

tnlu

tu)

n

Alvitu CFro· 23. 2.93 Si DIHII:l)

Il

Cn Rnlr.er- 30. 5.90 molli (Ale!i· !lO udrÌl\)

a

N o l n (Na-

4. 4.91

suru:n)

n im·omo. ·:-, ~. ' , Q!~ p. Padm·n 4.w. -{·

l.' y 9t:• .. lf~·17,

.'ruln Eu rico. ·• . +, ' • l:, 5"91~· •~·~ ~. t) 1 ~·

poli) Pnuln ( Co·

:\l n7.r.t·n~n

14. 1.91

.dcrorttwlica

Ctutlaru R~tjl'ne/1!1 . .;;., Q. , '!

+,+

1 91~ ·tll ·ll

*

1

~.

1 '>( 91H6·J :-ta. W•

O• JI. N a. p Il l i ( A. M.)

l 31. 3.23

5. 3.17


/ ss

(segue) PRIMI CAPITAN I MEDI CI

L UOGO

Datn

C ASATO E NOME

eli 1>1 NAf'CITA

POSIZIONE

di

di

grado

llef\"Ì'ZÌO

Petitl•on L"dodco, ~ , ~ 9 1 ~· 16 " 0R(I. A D e o D a 1 ~-1~, -Il),+ (A. ~f.)

31. 3.23

5 . 3 .17

F'eclt~le Paaquale, ,! , O, ~~. <y.,

31. 3 23

5. 3.17

Dir.Snn. Bolza no (igieois&n)

31. 3.23

5. 3.17

14. 2.92

!:$e rv. l'ltiru. rui li r.nre

31. 3 23

6. 3.17

21.10.89

M in. Gut~rrn

31. 3.23

5 3.17

31. 3.23

5. 3.li

31. 3 .23

5. 3.17

31. 3 23

5. S.li

31. 3.23

l. -!.22

31. 3.?3

5. 3 li

nas<'ita

nE('ORAZI ONI E CAlii'AO NE

dnl n. 34- nl D . 47

o

Roma •..

8. l\.9~

a

~fin tu rno

1:.Ul.87

(Nnpuli)

a

Gioio!>a Iouic·n (Heg.

10. 6.89

Calabria) FicarrR

+

, ~ 91 G-

Milano I

Roòioò Nicolantonio, ~ , .,. 91G·n , @ , +, +. L. O. io igitne

PloAs ion) Il

S. Giol'nnui in

Oi ~tr. militare

l<' iore

(C OSI.'DZll)

a

San Pri ~co

12. 8.91

(N apoli )

c

Di Monnro P aride, ~ , 5, + ,'l( S grno. OIG·I1 1 (Ù),

Cerignola ( Fugg ia)

2. 2.90

Monopoli (Bari)

8.12.88

n

Palurruo . .

17. 6.91

a

~:•poli

D' Enp;ooio At~tonio, '!·,O,~ 915• 4 nr&. nrru. I G·J7·1u

c

Il

1

@,

+

llnrnnbn Leonardo, ~-, ·16,

o, • . \ ' @ , +

J7·1 W <!_:, . 1, ~19 1 1

...

3. 8.89

V i~l am11o · t tin :hi (Ar cu;o)

20.10.85

Por tici ( !\apuh )

6. 4.90

s. G i US('J•pé

18. 9.91

Dii'. Sn o. Bari

+: {•

1, & ou·

Oli p. Pnlurruo

Pagnotta rmberlo, r! l /t . 1, 9 IHt, ~ fnot. 01:.·1G·J~·I8

1 @ , +, +

*•O, *• ~

916 '

17nrt. div . fnDt.

31. 3.23

5. 3.17

'J'Mrt· Snlmton~, U <!·, '. ~m·

lRp!'lt. San. mi l.

SO. 6.24

o. 3.17

Osp. Udine.

30. 6.24

16.12.17

Africa Orien- 30. G.24 tn)e

16.12.17

Alboni l~'ttore, 17· l u1 @ ,

JG· I7 · Js,

\" <·~11 \"ÌI\UO

~ 9JO·n

(C Il (IO St:ZiODtl t li ili n f.)

P n'unti Oiulleppe, ~ ,

y

n

+

+

\!,i, +. o{·

Cola ,..rn 11rnco. ~. O, f . 919•20' 21 , y

916·)~ ··~·19. ~ • • •

+

!\n poli (add.)

( :.'\a poli ) n

Sionn . . .

26. 2.!l2

~l nF<~n Filip710 1 ,!'-, 0, + 2,:!. ,~ l•I~·IO·I:·IU·I~·!0 @ , 1

+


( segue) Pll i MI C \PITAN I )I J::D IC I

.!

•

o

39 ANZIAN I TÀ

Data

CASATO E NOME

L UOGO

di

POSIZION E

di

<li

grado

sen izio

6fnn5.{hatt.se.) 30. 6.24

l. 3.18

a Cl1iarn.mon- 29. 1.93 l nuninotto .d ntouio, ~. '. 'l<9tG· 0l'lp. Cntnnznro 30. 6.24

16.12.17

DI NASClTA

uu~ci ta

DECOR .U .IONI E CAMPAGNE

dal n. 48 nl n. 61

.. .

c Cefn.lù (Pa-

20.11.92

lerm o)

te Gulfi

..

o,

..:.., /

•~·1 a. !.: ,

(Si racu~n)

a Terni. . . .

.,

J; La Marr.ion R oflario, .;., -tr, Q, \ l Q. 91~ 1 <'1' ~15·1G·I~·!U 1 \![1 ,

28. 7.93

+

( A. M .)

Pn ri si /";·, nio, ,. , o, +, \, ~ 19tj· Afri ca Oricn· 30. 6.24 I>·IU, _Q, ' o{-

!.- ~ Il

Bari . . . .

8. 5.92

Belit~~~rio Giulio,

•! , 1:,

~ 917 ,

"

n

•,

a

,;

n

.

s

13.10.92

Tnrnn to • .

8.12.93

Osp. Firen ze <A. M.)

30. 6.24

l. 9.20

30. 6.24

l. 9.20

30. 6.24

l. 9.20

30. 9.24

l . 8.21

Afri e n Orieu- 30. 9.24 tnle

l. 8.21

Lnmcndoln Filippo, '!·, +, ·~ 67 fBnt. 91U @ 1

J-'iscl1etti Giiiii6Jipe, ~-, +, ~9ao· 19 fant. 1B, ~ ~

+

Mario, •!~ ,._ 1 +, Osp. P erugia

Gioi a dei Mllrl\i (A · qui la)

23. 2.93

Bndoll\to (Catanzaro)

27. 4.94

a

Napol i . . .

18. 2.95

Cnvnuiglin Alfredo, -! , ~ 9111 , Osp. N apuli

1\

Roma •.. .

26. 9.92

Sioibaldi

e

,,

Vicari ( Pa!ermo)

l. 9.20

tale

Gi nnn:~n tuni 1., :<' 91G·I~ ·I 8 1

lW

Pultro ne J:ajtaele, &!=,+, '• & ~~~·18,

©,+

(A. M.)

30. 9.24

l. 8.21

G11glielmo, ;! , ~ 91&· Io f. pres. Anzio 30. 9.24

l. 8.21

@ , r. 923·24

~~.

@, +

(campo olim. 1'1\IJII&.)

c

a

Ma g lian o dei Marsi (Aquila)

2. 9.91

Portic i (Napoli)

8. 1.95

e

Sorti no (Siracus a )

a

S~tseari

Di Lorenzo Odoardo, 'li ,+, ~~ IG· Osp. Roma 17,

@

Gn.~tlio ne 16·11·1~.

3. 8.94

@

.Antouio, ~. ~, ~ 91 5 • So. tiro nrt.

)lurru Giacomo, ~ , +, ~ 91 5 • 3 bers. IS·r:

1

@

30. 9.24

l. 8.19

30. 9.24

l. 8.21

30. 9.24

l. 8.21

30. 9.24

l. 8.21


/

(SC!Jile) P11DII C.~PITANI ~I I!OICI

40

. ;..

·c;;

ANZIA~ITÀ.

U iOG O

nata

CAiiATO E NOYE

<li

3e

POSIZIONE

di

di

30. 9.24

l . 8.21

•!,, O, ~ 91 8, Dietr. militare 30. 9.24

l. 8.21

OKCO I!AZIONI E CAYPAUNY.

Dl NASCITA

dal n. 62 nl n. 75 n

MesPinn. . .

18. 5.96

Mn:-r.rol{in<'omo Guido, .;,, + , o., 3 fant. ~ 9JG·I:·IU

@

Primo,

Gro t tnfe r· rnta ( l<o· ma)

l. 3.92

Napoli

1~. 8.94

Palmicri Alfredo, ·~. +, ~ 919, Disp. MiniBt. t'X 91ç·J<·I a, @ , + l<'ina11ze

30. 9.24

l. 8.21

N o l a (Nnpoli)

3.10.94

Tu fano RajT(Iele, •ii·, ~ . +, ', 70 fan t.

30. 9.24

l. 8.21

a

Par tinico (Paler1uo)

2. 2.95

Avellone Ga~tano, 'h ~ . ~~ Osp. Chieti q,, y 91:·18, 1l>

30. 9.24

l. 8.21

e

Carlentini (Si rn~:usa)

2. 2.94

Fnilla Salvato re, •t, + , 6-, :r~. ~ 8 nrt. arm.

30. 9.24

l. 8.21

a

Bonorva <Sassari)

23. 5.93

Nnrrn .Attlonio,.rt, J, ~ 910, 4 fant.

30. 9.24

l. 8.21

Torino . .

26. 9.95

Rossi Mario, !:, +, ~. ~, ~m· Osp.Savigliano 30. 9.24

l. 8.21

a.

c

a

Tn.ppi

1

Pavia (ass. mi· litare)

.r. +

~ 91G·I1·1U

1

@

91~·16·1:·18, @ ,

+

@

16·17·13, @ .

+, /

n

Boaco marengo (A· h:ssnndrin)

11.11.90

De Mic:holiA r:orrado, •B,, +, n, Libia ~ 91~·16·17.18 @ 1

so. 9.24

l . 8.21

c

C a' a dei Tirreni (SaltJrnO)

30.10.95

Ferri .Antonio, :!", /t, x,~ 9 1H&· A friea Orien· 30. 9.24 17·1u, -g,. + tale

l. 8.21

Cuneo . . .

~6. 4.!16

Br(lzzi motJanni, :fl<, ~~ +, ®915 • Disp. Minist. IG·IS, 1., 2G·27·28·t9,@ .Aeronatttica

so. 9.2-l

1. 8.21

a

Partinico (PalerUto)

26. 6.95

Paf'qa)a<·qua Raffaele, •l!·, +, ()), Leg. ali. CC.

so. 9.24

l. 8.21

a

S e c o n d igliano)Kn·

22. 6.91

Dou!IRnto Amerleo, t', ~ 91~- Se. n li. sott. l G· l:-I U·l9·20 lì , + , •lNocera Infer. 1

so. 9.24

l . 8.21

Vittorin. 10.5.9-1 (Siracul!a)

Cultronc Sal•·atore, <b, '$? 9U·I6· Disp. Jllinist. L; ·la, • · 1. 020·t2·ZJ, @ .Finanze

30. 9.24

l. 8 .21

~ lò·J6·17·U, @,

+, /

RR. Roma

*•

voli )


41

(segue ) PflDII CAI' IT.\ NI l\IE!11CI AJ':ZIA.NITÀ

l lnta

J.t:OG O

CASATO E

NO~IE

I'O:<!t:IOSE

<li

di

di

grado

servizio

30. 9.24

l. 8.21

so. 9.24

l. 8.21

30. 9.24

l. 8.21

30. 9.24

l. 8.21

19. 8.96

Guffreòi Luiyi, ! , ~' +, ~, ~ 94 fan t. (batt. 30. 9.24 91~ ·1:, @ scuola)

l. 8.21

Afri c a Orien- 30. 9.24 tn.le

l. 8.21

Afri ca Orit>u- 30. 9.24 taic

l. 8.21

30. 9.24

l. 8.21

30. 9.24

l. 8.21

Afri c n Ori eu - 30. 9.24 r,nle

1. 8.21

D~:CORAZIONI

01 NASCITA

E CA)IPAGS E

U8110ita

ò nl n. 76 a l n. 8!l

a e

a

An g u st n (Si racu!!n)

22. 5.93

V e nafro (C umpo· basso)

3.12.1!5

Ca tania

3.10.92

Dis p. M inist. lt'inan::e

A lonz<>Rugr1iero, c?, +, & 91~·16· Savoia cavali. 1:·16, @

Mn!'nrnarrn N icolù. ·-!-:, § , +, ~ . Osp. Bari ~ 91:·1 8

' @

.

a

Napoli . . . 24. 4.94

Fintuc lG· t~,

a

S. Gregorio Magno (Salerno )

e

Acerra (Napoli)

18.10.95

a

Salt~mi ( Tra·

23.11.94

pani)

a

a

Cassano al Jonio (Co· sen za)

G11glielnw, ,.

*• ~

9 15 •

~ .o,® 9 1 6 ' 1 ~924·2~ -'•

Patti Giusepp6 . l:·l6

Vita (Tra- 17. 8.95 pani)

@

ii' +l _ ,~

' ~,

J ~

Dir. Snn. Bolo· g na (igienista)

Perricune Giuseppe, 't'• ~ 91 5· l6· Osp. Messina 1:-1 8,

@, • •

+

l 17. 4.90 Diana E 1tgenio, •!!>, +,

~ 9J 5 ·IG·

8 art. div. fan t.

J~·JS, \Q: , ·~

Scanno (A· I l7. 6.94 quiln)

D el Fattnre 0 11glielmo, ~. +2, ~ <ati- 17 ·1 8

@ 1

c

Formicola '' 17. 6.92 (Napoli) ,

Giulinno Ocleslin{),

+, @ , Pirotecn. R. E .

30. 9.24:

l. 8.21

c

s. Apolli- ' 22. 5.91

Mallozzi Amerigo, •!o, +, v , ® Se. a li. uff. 9J H @ Lucc·n

30. 9.24

l. S.2t

Gasparrin i Xi cola, r§o, ©, +, v , Osp. Nnpoli

30. 9.21

l. 8.21

31. 3.25

5. 3.1'ì

a

n are (Napoli)

Castelgrande (Poten-

~ 9lo- ID·J~·!H

1@

~.

Capua

'

1

8. 2.96

@ 91~, @

za)

a

J<, nsn.no 12. 1.89 ( Brindisi) l

Potenr.n. Luigi, <!',O, @ 1 ~ 91~- Li h i a. 16-J:·JU

J

©, t{·


42

{segue) PR IMI CAP ITAN I MEDICI

ANZI ANTTÀ U JOGO o

-

d

Data

NO~IE

C ASATO E

di DI NASCITA

m

nascita

POSIZlONK DECO iiAZlONl E CAMPAGNE

di

di

~ado

a;ervizio

SI. 3.25

16.12.17

dal n. 90 al n. 102 a

Bnrr n fra n- 16. 3.90 ca (C n l &n.·

Pnrnuirnfo .A nyelo, ·~ . 1,

® 915-IC·l~·JS, @ , o§<

*• ~. +z, Osp. Palermo (A. M.)

niss~tta)

n

Naro (Ag rigeo tu)

5. 4.91

Cnstron ovo Gaetano, <§o, +, 3:, 75 fl\nt.

SI. 3.25

l . 9 20

a

Cn sn lve lino Marina (Sale rno)

2. 4.96

I.il!tn Domenico,

*' +, ®

31. 3.25

l . 8.21

31. 3.25

l. 9.20

31. 3.25

l. 9.20

31. 3.25

l. 8.21

30. 6.25

l . 4.22

30. 6.25

l. 4.22

!!;>, ~ 91HG1 li -131 @ , o§<

9 1u,

@

91 G· li·

O l'p. Go r izia (A. M .)

Porto ln o - 16. 7.91 dolfu (Beueve u to )

Rinaldi Orazio, ~. +,<D, ~ 917 011p. Cnserta

a

A ci r e nle (Catania)

foti A lfio, <!:, ~ ~JS·JG·J~- 1 8, @ , Se. appl. san. +, + mil. (A. M.)

a

S. Sévaro 23. 4.91 Cassano Lo1•en~o,

a

21. 9.92

<D, @ , +, +

; ~"ogg i a) a

Sa lento (Sn lf'ru o )

(A. M.)

@

21. 1.97

Sca rpa

*'

~ 9l~·JG·I 7,

Osp. Ancona (A. M.)

Angiolino, <!:, ® 918,

Os p. Trieste

@ ,O). L. D. in pntulogia e eli·

nka dcr moaifilopatka <:

Audrin CBa· 17. 8.98 ri)

Trepiccioni Emanuele, <!o, @ , Osp. Roma o., e> 91~ -1 a- @ , o§<. L. D. iu ti· s iolog i R.

a

Noto (Sime nsn)

7. 8.91

Avolio Caro Gwido, r~, + . . . . Osp. Paler mo

SO. 6.25

l. 4.22

v

i\l o rmaoou

30. 3.97

PandolfiE<loard{J, ~, +.~, ~, 9 1 8 Afr i ca Orien@ tale

30. 6.25

l. 4.22

(C OSI!UZI\)

*' Osp. Roma.

a

Pnlermo . .

13. 9.96

L o fiinnco Domenico, ~-, 1!>,

so. 6.25

l. 4.22

a

Roma. . . .

22. 7.92

Gelnnzè CelePtino, :!",<C, S 915 ' A friea Orien- 30. 6.25 10·17, @ , + tale

l. 4.22

a

OstnLl i ( Briodi!'i)

22. 5.96

::>n ntnrl'oln Domenico, ,!<, ·~ 9 JG·

l. 4.22

+, ~ 9JG·J~·J 81 @

IH 3

@ ,f:, +

Aspctt. inferm. SO. 6.25


( ~ .:•}ile) Flll~ll C,IPITANI ~II!CK!

A~ZU.NITÀ

LT:··

L UOGO

Data

CASATO E NOME POSIZIONE

di

'

di

di

grado

tiervizio

Afri tH\ Orie:u• talfl

30. 6,25

l. 4.22

O~p.

Cagli11ri

30. 6.25

l

Osp. Milano

30. 6.25

1. 4.22

e 91:·181 Scuola appl. 30. 6.25

l. 4.22

01 NASCITA UU8CÌI.B

da l n . 103 ~~~ n . llti

.. ..

a

Pesciua (A· quila)

6. 5.95

a

Bn c ei n o 'Sal.,rno)

l 2, 4.96

Vit&oria (Si· ra cuAa)

30. 5.93

l'\ nrdò (Lec-

20.1{1.90

t

a

a

4.22

~. ©. -.'-

Pnolillo Sta.n·islao, :t , t , ~ 9 15 · JG·I: ·JU1 ~ .

ce)

n

Belltolli C:arlo, ~~ ;,, ~ 6JG·t:· 18,

l\! nn ieri

+, +

Alberto,

!'Hn. ntil. (ins.

©

Nicolosi (Cntnn i n)

4. 4.96

Pnlermo . .

6.11.96

·~ ,

agg.)

{;ongo Dom.e·11ico,

•!·, ~ 91; ·1 81

O~p.

30. 6.25

l. 4.22

Ln Ho<·•·a Roberto, ~. +, r;, ~ Afri c n Orien- 30. 6.25

l. 4.22

@ , • • l~ ,+

91 : ·1~,

@

Rorua

tnle

Rom n no Lombnrdo (Bergnmo)

8. 9.90

Mori A nniliale, ,~ , +. 9 916·1~·181 Afri c n Ori eutale ©,+

30. 6.25

l. 4.22

Ca.l'telln.bntt> (Saler·

11. 2.96

~la tllrll?.Zu

~ . ~. ~ 9 1G·

A fri c n Orien· tn le

30. 6.25

l. 4.22

2. 1.95

Sandre:Lti Eruesto . <!·, ~ . ~ ~1a,

Ars. R. E. To· rio o

30. 6.25

l. 4.22

l\! io. G uerra

~0. 6.25

l. 4.22

Lucio,

17·18, @

DO )

-•

1\

A q uila

@

n

a

a

Ci prinno Srrlmtorc . •! , 9 9 18 ,

Tt<ano (N npoli)

4. 7.96

Ct!f>tlì1 (P a· lerwo)

l. 1.94

Pernice Vincenzo, ·~·, +,r., 9

12 nrt. corpo

30. 6.25

l. 4.22

Vairano (Napoli)

15. 7.97

z,,nfagnn Rircarrlo, •! , ~ 91a, @

Didian.~npoli

30. 6.25

l. 4.22

Vittoria(Si·

26.10.98

Snlmè Ellore, ·;•. tt~,oJ< 91a, @

Osp. Bolugua

30. 6.25

l. 4.22

l. 5.96

Munn.!'trn Sfl l vatore, '~h ~ ~JG· 1~·1U @ , + 1

Osp. V<'roun

30. 6.25

<.\.D

91:-1u, .y,

racusa)

a

P alermo.

nrm.

(igiu n istn)

l . 4.22 l

l

i


(11egue) PnJMI C.\PIH!'i l Mtol(..l

~ l

...

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ANZJANITÀ

Dilla

CASATO t: XO liE

L UOGO

I'OSIZIOSE

di DI NASCITA

v.

ua~dta

di

di

IH: I'OIUZIOSI E C A:UI'AG Sr.

grado

dtll n 117 al n. 130 n

Settingiano

26. 1.96

Virg- ilio Sarerio, ~. +,t.. ~~IG· ~~-20, ,u . L. D. in anatomia erl ir~tulo;_!ia pH tologien

Osr•. ~li Inno

eo. 6.25

l. 4 .22

7.1Ul0

Pnlmt'm Ugo, <!=, ~ 9IS·IG·I~· 1 8 , 08Jl. Napuli

80. 6.25

1 .• 22

30. 6.25

l. 4.22

80. 6.25

l . 4.22

30. 6.25

l L 4.22

( Gn~anzaro)

a

Napoli . . .

;!;·, •

Dir. S11 n. Trie·

Napoli • • .

l 7. 8.97

e

Arinuo rli Puglia (A vellino)

2. 1.97

Purenro Giuseppe, ·~,~.<t,~

c

Pl·trizzi (Ca· tn u zu ro)

15. 6.96

Ar~u·ri

c

S. S te fa n o Qni&J ui o n

18. 9.93

Cnrdntore Dornenico, .-:, fi1 9 16 '

. I Rpett. in(erm.

30. 6.25

l. 4.22

8.12.95

Zona Drmelrio, '~ • !h', 9 910 , ~ .

Dir.Snu.Napoli (cllpO Stl~. di· !!in f.)

30. 6.25

l. 4.22

3. 8.97

l n~tJlli

O~p. Homa (A. l\[.)

30. 6.25

l. -l.22

9.11.25

9 .11.25

9.11.25

9.11.25

1-1 f11nt.

31. 3.26

l . 4.22

O~p .

31. 3.26

t. 4.22

ate (igie nista)

36 fnnt.

911·18, @

A11tonio, 17·18, ©

'~•

l

l

+, ~ 9IHG·' Oep. Firenr.e

IG·I;·I8, @

{Agrigontu)

n

Cn lvi Ri~or· ta (CnPertn)

a

Cn11crtn ( ~n­ poli)

,' lario, U -.!t, :;,, ~. ti( 91 ~.

Il)

a

Ron~a. .

21 . 5.86

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IL

Gntnnia. . . 25.10.89

Mirlnlln Ca rmelo, U !o, • · t. 9U· 011p. Homn 15 ~ 91G·17·18u - · .r.. (co m. O.N. 811· ' A : ~, lilln)

ronautica

A -

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Tarnnto . .

17. 4.97

V i t n la n'' (Bonu veuro )

9.12.97

T n v er n a

13. 6.!)(i

P a'll'f\1111· ('armir~c, ~ , • • ~ 91~·18, .g.

11. 6.95

Hir.r.o f 'tulo,

(Catanzaro) Il

'ruriuo . ..

, ···ial(lOill' Burtolomeo, ·~ , +,o., ~ ~17·1Y © 1

17·18,

:ji· .

Novara

( A. M .)

31. 3.26

O,

o. ~, '>< 91:.·16· Col l. mcd. lega·

rt ' · +. •!•. L. D. in eli·

nic·a ntwrup!<it.:ltintricn

lo (membro)

l. 7.26

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45

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ANZIAXJT.\ I.UOGO

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C A:,A rO Y. ~ Oli E 1'0~ 17.1 0NI':

di 1>1 NASCITA

oae ci~a

I'ECU I!A7.10SI F. ('Ali PAGS F.

t li

di

grnùo

e ·nizio

l. 7.26

l. 7.23

l. 7.26

l. 7.23

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a

Vitt rbo ..

17. 3 97

Mnz:w roni f; iacomo, ~. +. 1.,

x

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~liu.

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Guerra

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Ariano di

31. 8.96

Pu~lia ( A-

Cal<-u ;;n i . l malo, '! • ~. 'itgra, Africa Orron· t.alu

@

vellino)

•

Il

A lessn nòria

27. 9.93

A f r i un Oritm· tnlo

l. 7.26

l. 7.23

Bitonto

23. 5.96

Tu fcrrn. Trunto

]. 7.26

l. 7.23

l. 7.26

l. 7.23

C;lrnpnna .lnlonio, i', -k, q; , % 0-<p. Bologna

]. 'i .26

l. 7.23

Pi:t r.7.11. Jn/ouiuo. ,~, +, @ 91G· r:,

l. 7.26

]. 7.23

]. 7.26

l. 7.23

Disp . .llini$t. Fina11:e

l. 7.26

l. 7.23

15 fnnr.. (hnt· wgl. l'c.)

l. 7.416

l. 7.!?3

Afri c n Ori eu tnlu

l. 7.26

l. 7.23

Min. Guerra

l. 7.26

l. 7.23

O ~J).

( Bnri) c

Guraco Ma- 14. 3.95 Gi nrh:u .lfichl!le, '~-, +. ~ 915-IG· 1~-r~, :w rion (Reggio Cal.)

a

Palena (Cltieti)

S. 3.98

Aidone(Calta D U\l!(l Gt n)

25. 1.9!

a

Gioia del Colle( Bari)

25. 6.95

e

Caltagirone 30.4.900 (CIItan i a)

n

Cnmiso (Si- , 12. 7.97 rnou11a)

n

e

Moduua ..

91~·18,

~icMtru

.Ar/1o·o, ,jò-, +,0) 92 ~·z:.

Bertone Giulleppe, ~-, +, ~91~ -rs,

&

..

Ad~ouri

llelit·c . :;: , !D, i

918, @, ,

/

n

Nn poli . . .

9. 5.97

~ORp. imp.

\!l)

@

6. 1.97

pr(l8.

Trifìlotti I!lillo, •e', +, ~ 9 1 ~' 18 ,

l .t·l!· torr. CC. Rlt. C•rglinri

© a

o

C hius11 Seinf nni(Palcrm o)

7. 2.97

Lomhn r tli 8alrat~>re, ~. ~ 918 ,

Cagliari

l. 7.26

l. 7.23

Mo o t a o o

26. 1.97

Del Sl·uno Gionomi. ~. & 918 St.11ll. ulf. Bns© M D n dul 1 (J l'H Jl [)1\

l. 7.26

l. 7.23

An t ilia

(l:>l\lerno)

©


46

(se gue) PRIMI CAPITANI l\JEDICJ

ANZJAl\"lTÀ

·;:;

Da t n

L UOGO

C ASATO 1': NOME l OSIZ!ONE

di

III N A Sl'IT A

na sci tl\

l

di

DRCORA ZION I E CA.lfPAGNE

di

grado

d nl n. 145 al n, 159

l

i a

Sortino (Si· 22. 3.!.19 raCUS(l) l

a

Ascoli Pi- : 14. ceno .

c Cn!ltelbottnc·

Astn to Girolamo, ~. ~ , +, ~91u, Osp . Bolzano ( A. M.) @

l. 7.26

l. 7.23

Osp. Milano

l. 7.26

l. 7.23

9 11 ' 18

Africa Orientale

l. 7.26

l. 7.23

~. 4)919·20, ~

Osp. Cnglia.ri

l. 6.27

l. 4.22

Id.

l. 6.27

l. 6.24

l. 6.27

l. 6.24

1. 6.27

l. 6.24

Bn rb ier n. Jlaumngel.o1 ~·. l{918· 19, :::c. nppl. san. mi l. (i ns. agg.) @

l. 6.27

l. 6.24

Vitale Sa.lvatore1 -E , t', ~ 91H 8 ,

Se. nppl. snn. m il. (ios. agg.)

l. 6.27

l. 6.24

6.97 , Saccl•etti Nicola, •!!-, ~~ ~

9t a,

©

l 5. 8.97 De Lisio G-iovanni, ;!;·, ® @

cio (Campo· bASSO) 1\

Cntnuin

..

2. 1.96

Aiello Giuseppe,

a

F :t aJO (P e-

5.10.98

Ripari Bn·rico, .~ , ~ 918 , @ .

25. 9.98

Marocco Lui[li, ~-, ~. ~ 117·18, Disp. Min. .tle·

916· 17·1 81 @

Rom n.

snro)

a

Mon tep ulciau u (Sie·

ro nautica.

@

Ufl,)

. . 9. 7.901

.

De P noli Paolo, -~ ·

Osp. Torino

a

Geo ov n

n

lli ;<ceg li e ( Bari)

Il

:;al orno

a

NavtJi li ( A· q nila)

17. 5.98

Picciuli Ermene~Jilc1.o, ~, g91S 1 Afri c a Orien· tale ©

l. 6.27

l. 6.24

a

Teramo ..

23. 1.93

Dnzin Fran cesco, :i!', +,O, :t_., 42 fnnt.

1. 6.27

l. 6.24

c

Gih(ll lin n (Trapani )

3. ~. 9G

P nlerHav Oannelo, ,Jr-, ® 918, ©

Li bi n

l. 6.:.!7

l. 6.24

n.

Pitmzfl (::> ie-

3.11.!37

Saor.ohon·i Uml>crto, ·~:, ~ 917·tu,

A fri ca Ot·ientaio

1. 6.27

28. 4.97

.. 30. 4 .!J8

rf!, ' +2

~· ~16·11·1 s,

@

1111 )

@

~

l

l

!l

Pah·nuo

25. 3.!~9

Violi\ fl omcnico, .;;-, +, 918 1 Osp. Milano ;j:' , +. L. V. i 11 modic i o n le· l gale l

l. 6.27

a

C!ltoon (::)ie· o a)

23. 8.96

Corti('elli J[au.ro, .o. , i? 91C·IHS·t9, Osp. Firomze

1. 6.27

©, +, ,. ".!

l

l. 6.24

l l. 6.:?4

l l. 6 :H


(segue) Pll DII CAPITAN I ~I Eil l CI

47 ASZIA:SITl

Data

LUO<;O

CAS 1-TO E SO:IH: 1'1)' 17.1 0 SY.

di DI NASC ITA.

nasci ta

di

IH:COKAZIOSI 1': ç A1H'AG:SE

servizio

--~------~------~----------------------.----------~----~-------

dal u. 160 n l n. 1 i3

n

Cagliari . .

8. 8.97

c

Sdr\ccn ( A·

9. 2.96

-1 0 fau t .

1. 6.27

1. 6.24

A fri c n Oriuo · Gnlo

l. 6.27

1. 6.2·1

a Strinno ( Na· 21.11.95 Gnr.r.i .1rluro, · , +, J,, x 9I~·IC· 45art.lliv. fu n t. ' 1. 6.:27

l. 6.24-

Barhicra (;iu~teppe. (j *• ! , t.,+

g r igo11t11)

li-Ili, fp , , ~..

pul i)

n

5. 5.99

A co ettn rn

1\fug).(iu Pietro.

:r, ~ 918, @

!

n

20. 4.96

Nuto (Si raCUSI\)

c

Bu lpnsRo (Ca trw i a)

h o r s. (nss.

1. 6.27

1. 6.24

l. 6.27

1. 6.:.!4

l. 6.27

l. 6.24

Diotr. mil. 'l'oriuo (11118. ruil )

l. 6.27

l. 6.24

. 111il. N:~· c DpiM,r ul ì

]. 6.27

l l. 6.24

l. 6.27

l. 6.24

Ili il.)

( Putt:uw)

l Carpinn·ri Ji,.u e~>lo. :! ' 91tH 7 ,_g, +

~> l

0Rp. Genovn ( A. M .)

....

1

l

30. 9.98

Come!! i:;t•f>a#ÌIIIIfl , : . 'ir 91 8, +, 0.->p. )li lauo

©

l l

n

Tri ~: nrico

11.7.900

Gn)!liardi l'a8•fllllle,

;.

( Putcuv.u )

n

Po te ur.n . .

30. 5.98

Su l v n Li (l i 11111' })pe,

a

P nlcnuo .•

l. 2.!16

)l nnr.l·lln U lll"f!J'pe,

e

..'

~918,

'

G ngl il' l m i no f , ll cio,

e91c Q

'

Infcr m . pros .

\l 'i?;9 18,

.Afr ica Orientnlc

1. 6.27

1. 6.24

~ 918, 142nrt.div.fant.

1. lì.27

l. 6.24

917·18,

l. 6.2-l

R el pn sso (Cntuuin)

13.12.9

LicA ~:a

(Agrigeutu)

12. :2.!!6

TrOJH•n (Ca· tiiUUUO)

9. 5.98

e

MolftJ Ha ( Bari)

15. 2.99

c

Trn n i (Bar i) 15.11.900 S pezznfe rl'i .A 11 1011 i (l, -~ l G -& , ~l

a

Il

'

\!)

D' An~olo RIIIIUIII I'IC. ,:;.,

Tr~uto

0:.' \!J)

l

Cul'ìlÌa Oiw•epJil",

~

A fric·n O rieti r,ul l\

l. 6.27

\!J), •

pagnull.'r ti Ualileo, -!' •

O ~p .

Triì•Sto

l. 6.27

Dir. San. Ro nw (1·n po !le zion e

]. 6.27

~t. l

d i~<i uf.)

l

l. 6.2-l

l. 6.24

l


48

(segue) PRDI l CAPITANI MEDICI

ANZIAN I TÀ I.UOGO

Ila t a

CASATO l! NOME

I'OSIZlONE

di

di

grado

sen-izio

l. 6.27

l. 6.24

l. 6.27

l. 6.24

Africa Orientale

l . 6.27

l. 6.24

Libia

l. 6.27

l. 6.24

ot, -it , ~ 917-181 Afri ca Orien-

l. 6.27

l. 6.24

:g.,, ·J , ® 9la· Cav. di Saluzzo

l. 1.28

l. 6.:?4

Sansc•ni GarZe, ~. +, ~ 918 ' 19, Aspett. inferm.

l. 1.28

l . 6 24

2 gE-nio mio.

l. 1.28

L 6.24

Direz. Sanità della S i<'i.lia Ccapo sezione disinf.)

l . 1.28

l. 6.U

Oj;p t>dnle Bari (A- M.)

l. 1.28

l. 6.2*

l. 1.28

l. 6.2-f

l. 1.28

l. 6.24

l. 1.28

l. 6.24

l. 1.28

l. 6.2~

l. 1.28

l. 6.24

DI NASCITA

IIF.CORAZIONJ F. C AliPAGNE

dal n. 174 al n. 188 e

a

C esnrò (Messina)

23.9.900

BagiJ ~:r ia

7.9.900

Zingale Salvatot·e,

'*• q;, +, ~ Osp. Trieste

91 6, @

Sdoniuo Sctli'Q.U>re, .;.,

1

•

n

Catania ..

5. 9.98

Edgardo,

Feuga

.;-,

~ 9J~·lB,

@

c

c a

Cali talla bat6 (tiulorno)

Gnmmarano Vincenzo, o!f>, +,

22. 5.97

~ 91HH

1

@

Paduli (Be- 16. 7.98 nuvenco)

Fnlbo Er~rico,

~foladi Bari

Gijlnntt~ Donato, 16·17, @ , + 2,

@, +

29. 1.94

Torino . . .

ta le

+

(Bari)

a

Osp. Verona ( A. M.)

(Palormo)

24. 6.92

®91!>·16-1\ @

a

Partinico

Cnnnizzo

22.6.97

g917-1 8,

(Palermo)

a

Palermo _ .

Sebastiano, :§:, ~ . Qì,

@

Calvello Salt·atore, +, ~ -

8. 9.98

l

Palermo • •

. . 15. 3.96 ·l I ntanttno

Si nume,

@

Ci gala

llla.rio,

't , C>, @ , +, 62 fan t.

CnAertn(l'\ :.J· poli)

21. 2.97

a

Avllllino.

2o. 8.96

a

Altamura (Bari)

28.JO.!l6

c

Gragnano (Nnpvli)

L l 98

a

Trt:q unntln

2:.!.10.94 1 Terzi Fede1·ico, ~ 9 15 · IG-I 7•18, O, Africa Oritm+, @ tale

a

@ V17-16-19 @;, @ 1

L n brno a Vittorino, <!!>, ,;!', te 919, O"P· Brescia ® 9 1G-17-181 @ , + (A, M.)

l

Sa rùou e

.ctn.tonio, ·~·, ~ 9!8,

Dello Toio Gioram~i :.§:

Disp. Min. Ae· 1·ona1~tica

© •

•

Osp. Genova

1

(oillua)


(segue) I'RI~II CAPIT.\~1 MEDICI

LUOGO

49 ANZIA:SIT.À

Data

CASATO E NO)lE

dì

POSIZIONE

Dl NASCITA

di

di

~t rado

serdzio

l. 1.28

l. 6.2-l

OroRie, ~. ~ !, +, Afri ca Orieutale 1 ..QJ, /3

6. 5.28

26. 7.15

Pnpa Ge1111nro, ,; , ~ 91 t·J3·I~-J~· 5 n1·t. e or p o + nrm.

6. 5.28

22. 7.12

+. ~ ~' ' O:~p. P iaeeozn

6. 5.28

1. 5.16

dal n. 189 al n. 202

.....

n

t·:

n

....

e

' .· ...

a

..- .

"

~~~

.... 1 • '

l.lnri . . . .

6.

.96

Cnvuti Gint:a~mi, ~. ~ 91 c, @, ..d11pett. i·nferm. ~

Vestignè (Torino)

30.8.95

Caser&a(~a

4.12. 7

~ 91~·1&·1i·l&

IG·J~·18·19,

poli)

1

Mogherno (Pavia)

18. 3.93

Cnlnsci bettn (Caltaniss.)

7. 9.89

Fortunnti Pietro, !7·18, ..QJ

91

16

A. M.

Yitn U~tido, !, +, ~ 915·JG·l7, @,

O~<p.

V t:rona

6. 5.28

6. 5.28

Colnianoi GiriRt!pp<', -«-, 9 91~·16· IH81 Q,. L. D. io cliuicn ocu

Disp. Jl in. Ae·

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

+

a 8.EiianPia- 29.11.89 nisi (Cam·

n

~ :\[nn frNli

ro nctrdica.

pobasso)

Ji~;tiCII

Bra (Cuneo) 16. 8.89

Lucell Cntl1hert G~tglielrno, ·'i• 0Rp. Udine ( A.

+, q. 913·14, ~ 916·1G·17 ·18· 19•lo. @,

+

....

~l. )

-~

Lnurorn Carlo. :! , g 915·1&·10·181

Dir. San. Milaoo (e.1 po sez. disinf.)

6. 5.28

6. 5.28

Croce O rlidn, -~, ~ 915-l&·l7·1~·zo,

o~p. Chieti (A.

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

:n. 8.8* Mt>zzetti U11iflo, cl', +, ~ DI~·IG· 0l'p. Roma

6. 5.28

6. 5.28

Conti Geranlo, ~. ~ 9 1:>·!&· 1 ~·1&,

Libia

6. 5.28

6. 5.28

DiRp. ;l{in. .de· rona"tica

6. 5.:!8

6. 5.28

6. 5.28

6. 5.28

n Tn10i ( Bari) 20. 6.88

+,o.~. <W. +

Co rtona A ~l are (Chieti ) a 1. l...'

. ;....

Roma . . .

a

Mirandl\ (Campo b.)

S. 5.90

Giarre (Catn nia)

6. 5.83

Elaoa (Napoli)

25, 6.89

n -~

\ .~

\

Castt<louovu 26. 3.86 Dono i no ( Foggia )

a

l,..'

.....

30. 3.88

e

·· *· I!Ì! ,+

.M.)

D'Ettores Giuseppe, '!·, ~ 9 •~· 1G·l7·181

1~·18,

+, ©, +

Le~r.

terr. CC.

HR. Torino

©. +

@

Nicotrf\ Salmtore, ~ • • li·Ia, Y>

e

916·


(segue ) PR I MI CAPITANI IIII!DICI

50

ANZ I A!'OJTÀ LUOGO DJ NA SCIT A

D"ta di nascita

CASATO E NOME

POSIZIONE

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

di

grado

servizio

dal n. 203 al n. 217 n

Sassari. . .

7. 4.91

Corda .An tonio, ·cìf, +, ~9 1 5-1 6 •17 , lnf. pres. Sas@ sari

6. 5.28

6. 5.28

a

M ot tola (Tnranto)

9. 8.88

Faraone Anto-nio, ~, +,~m-te , Osp. Udine

6. 5.28

6. 5.28

a

P ort i eo S. Benedetto (Forlì)

9.10.88

Bonelli .Aurelio, ,!,, +, ®, ~ 9 1C· Afri c a Orien· 17 ·18 @ · tale 1

6. 5.28

6. 5.28

a

Av ola (Sìrneusn)

28. 4.84

Cn lv o Attilio, =E·, O, 4>, ~ 915 " 16 '

6. 5.28

6. 5.28

n

M o t t a S. Lucia (Ca· tanzaro)

31. 5.88

NotRrìnnni Vincenzo, ~-, • • 9l~·IG·I7·1U @ 1

6. 5.28

6. 5.28

n

Vallntn. (Avellino)

l. 9.900

Rosa G-uido-, .;a: , .

Africa Orientale

25. 6.28

25. 6.28

c

Roma. . .

28.6.900

Plastioa Mctrio, ~' Q)

Afri ca Orientale

25. 6.28

25. 6.25

a

Capua (Na.poli)

23.l.UOO

Senfè .Antedeo, '~'• i!'

O!<p. Roma (as~.

25. 6.28

25. 6.25

;!0 nrt.div. fan t. 25. 6.28

25. 6.25

Dir. San. Rorua 25. 6 28 (igieni stia)

25. 6.25

25. 6.28

25. 6.25

25. 6.28

25. 6.25

~ 917-18·19, @ ,

17·18 1

+

+, @

Osp. Alessau· dria (A. M.)

e 81 fant.

mi l.)

'* •-& , rt- .

n

Gela (Ca.!La- 9. 7.900 Falcone Raffa-ele, nissat&a)

e

So l o p a ca 16.11.900 Leonardi Domenico, +, v, Q) (BeoE>vento)

a

C or l e o n e (Palerruo )

13.5.900

Lipari Domenico, ~

n

Mot tn. d'Af-

:2-1. 7.97

Fiumnra At~lonino, ~·, o, (§;, Min. Guerra

fornw ( ~J es­

1

Di.sp. Min. . .A<!ro11a1ttica

~ 917· 18, @ , •

sina)

n l Spina r,zola ( Ua rlettnJ

l

29. 7.98 Cnrrnra Yicolù .Adelmo ~·, 9 917 , 9 genio

l Cau ì c a ttì

4. 8.98

c j Agim (Cn-

23.3.900

it

(Agrig(·U Ml)

;

tauÌ>I)

25. 6.28

@, + Con trino FercU1~.anrl.o, 18, @,

+

*• ~

Troina Prancesco, ~. +,Q:>

7 91 -

Min. Guerra

25. 6.28

25. 6.25

Osp. Fìrenze

25. 6.28

25. 6.25


(Segue) PR I~II CAl'ITAN I MEDICI

51 ANZlL~ITÀ

LUOGO

3 S

Data

CASATO E NO)Jt,;

POSIZIONE

di 01 NASCITA

rJJ

di

di

gnHIO

senir.io

25. 6.28

25. 6.25

Osp. Alessandr ia

25. 6.28

25. 6.26

Africa. Orientale

25. 6.28

25. 6.25

Dir. Snn. Torino {capo sez. disiof.)

25. 6.28

:.!5. 6.25

25. 6.28

25. 6.25

Dt,:COitAZ IONI E CAMf'.I.GNE

nascita

dal n. 218 nl n. 232 c

Napoli • . •

27.11.98

Caliendo ;lficltele, et>. ~. ~ 911 - 18,

@, +

(A. M~

a

Sassari . . •

8.1.900

Bua Giuseppe, t!-

a

Bari

12. 3.98

Vimercnti Lu.iyiJ~ .

e

Paupisi (Be- 21. 7.99 nevenw)

a

. . •.

Noto (Sira-

5. 6.99

.

Bianco Giov. Battista, ~m, @,

+, ~

Cultrem Fmncesco,

cusa)

Osp. Bologna

·~,

@,

'*•+, ~9 18, Libia.

@

a

Forino (Avellino)

l. 1.!:19

Santucci Giuseppe, ~;r, &'9 18, @, Osp. Napoli

25. 6.28

25. 6.25

a

Tortorella (Salerno)

3.1.900

Tan1-redi Urbrmo, :t-, O, @ , +, 39 fan t. (batt.

25. 6.28

25. 6.%5

Sassuolo (Modena )

24.10.99

Grilli Jlfario, '~

2 art. div. fnnt.

25. 6.28

25. 6.25

a Roma . . . .

-.t 8.98

Bolla Luigi,

Inf. pres.Aov.io (canapo cli m. san.)

25. 6.28

25. 6.21>

a

25. 4.99

Disp. lllin. Pi-

25. 6.18

25. 6.25

25. 6.28

25. 6.25

25. 6.28

25. 6.25

25. 6.28

25. 6.25

Le g. turr . cc. 25. 6.:.18 RK !Hilnno

25. 6.25

c

Cantano

•

<!) 9 1 ~·Ju

scuoh1)

~' ®91;-Js, @

(Benevento)

1Wt~ze

c

Grumo Appula (Bari)

6. 4.98

Ci<H'Ìffillrfl\ Ga.etano, ~9 17-Ju @ 1

a

Riposto (Catanin)

8.10.900

VasU\ Giuseppe, ti· ..

Partinico (Palermo)

9. 1.97

a

_, +, Afri c n Orien-

:l!

, /r, i) .

tale

Dii; p. lllin. l!'i111t71>Z6

Lodttto Ga.spare, i•, +, ~ 91 ~-18,

~Lspctt.

infenn.

@,~

a

Messina . . 11. 1.98

u.

Faro es e (Viterbo )

6. 3.97

cnn Domenico,

ll

*'

~ 918·19,@

l

Antonio, •!,, 1,·, ® 916- Africa Orit-n - ~ 25. 6.28 11-18 @, + tale 1

Bri~ftuti

25. 6.25


( Se!]IIC )

Plll~ll

C.\PIT.\Nl B C.~PITANI

l\IEOICI

ANZU.N ITÀ

Data

t.OOGO

CASATO E NO:\IE POS IZIONE

di

o

-

Ul NASCITA

~

<Il

di

di

gTBdo

senizio

25. 6.28

25. 6 25

95 fant. (batt. j 25. 6.28 se.)

25. 6.25

OF.CORAZIO!Io'I E CA MPAGNE

v.

dal n. 233 nl n. 240

a

Pnolisi (Be· ne vento) Napoli .

n

23. 6.97

Bifnno Augu-1'0, <E·, +, @ 911 ,

Min . Guerra

®

. . 24. 9.99 Ba va .4 rturo, ~' - . .

1\

Molfetta 26.6.900 (Bari)

e

Napoli .

.

Fontnna Xicolò, .;, ~ . .

.

Afri ca Orientale

5. 7.28

25. 6.25

..

l. 1.98

Di Cnsula Git48eppe, ~. ©! , . , Africa Orien·

9. 7.28

25. 6.25

e Sciacca rAgrigento)

l. 1.98

Mnglienti Fran.cesco, :lf , +, ~ Africa. Orien· tnle

16. 7.28

25. 6.25

A frien Oriencgle

l. 1.29

25. 6.25

l. 1.29

25. 6.25

IR.D.2.5.35 R.A.R.

l . 6.2-l

Af rica Orientalu

9. 7.29

9. 7.26

Distr. mil. Pavia (nss. mil.)

9. 7.29

9. 7.26

Se. nppl. san . mil. (i ns. agg.)

9. 7.29

9. 7.26

A fricn Orien- 9. 7.29 tn.le l

9 7.26

19 fan t.

9. 7.2lì

Agira (Ca· 25.4.900

a

4), ~ 9 1~, @

~aie

.l

Colombrita Filippo, ,;!:, ~ ­

~an ia) ~apoli

a

.•

Pnlera10 . .

7.2.900

D'Alessandro A.ntimo, !S>. •

Libia

9.10.99

P@orella .M ariano, ®, ® 9 ' 8 '1 9 ,

159faut.

CAPITANI MEDICI l dal n. l nl n. 5 a

Molazzana 13.11.98 ( Massa )

c

Nicol'iu (Ca-

~lagunni

.A bele . . . . . . .

3.3.901

Mastroiaoni Decio, ~

15.9.901

Pia1.za r. nido

5.5.901

CaR~t'll i

tnuia) n

l Plllurmo .

.

l c

11

Cnzr.:suo eli Tra 111 il! nn (\'truuu)

Gia mbattislfl, ~ -

P e&ronà l 5.3.901 l Carpi no Rodolfo, ~ . . . . .

1 (Cntauznro)

9. 7.29


(segue) CAPil .\:-11 ~I ECICI

58 ANZIAN ITÀ

D 1tt a

LUOG O

CASATO E NOlJE I'OS IZIONE

di

di

DI NASC ITA llll~ l' llll

ol

grndo

dal o. 6 nl o. 21

: r.' •

c

l

Bagheria (Palermo)

1.1.901

Af:-ica Orien-

Caputo Biagio, D .

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

tale l

• l.' •

. o' o

c • Bari • . • . 13.1 1.900 Taglinfierro Anncwdo, +, V .

[n f. pres. Par· 1111\

~

S. St~f. Qui

15 3.901

Arouica Ferdina 11do,

Afri.·a Orien·

,l.)

RqlllnH (A·

•

tnltl

grigonLO )

1

n

Rngnsu (!::li·

17.9 901

Bluudo Lnigi . .

Disp. Min. .d6· ronatdica

9. 7.29

9. 7.26

4.3.!101

FiliiH1ck Gitl~l!ppe, ~

.:!spett. infernl.

9. 7.29

9. 7.26

Pnnnm Oarlo, '

O~p.

Roma.

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

225 fant.

9. 7.29

9. 7.26

Osp. M i In n o

9. 7.29

9. 7.26

9. 7.29

9. 7.26

rl\0111'1\)

a

Ao1.io (Ro· 111ft )

.. , o

a

Arpino (Fro 2 1.2.901 siuo nt-)

a

l Pnlermo •. 12.2.901 ~urt•tti Sa.leatore, ~ . +, ~ -

Afri ca Orie n-

l

Ùllp. Padova

• •

...... ,.

a

Riui cooi 6.10.900 ( Hc~gio Cl\· labril\)

c Ct·r vinnra

5.6.901

'cagnitLi Franr.esco, +, ~

(nss. mil.)

Fnccio Giovanni, : , ~.t

Africa Orit~u·

l ( Avellino)

L ivorno . .

29.1.901

C•·i Fili/Jerto, <!) •

c

Pollica (Saterno)

11. 2.\.15

Galcli Floriano, ,., ~9 1G·li-! S, @

c

Giulia un (Pal ermo )

7.12.HOI

n .,JJn Vi11cen:o,

Alt: amo (Trapani)

5.4.901

a

Palermo ..

6.1.902

e

Palermo . • 11.4.901

a ~.

...,

cnlo

c

·~ 9 ,,

e

l Cast~llnmal

rt~

Golfo (Trapani )

talo

•

~ .

i::i e r v. mi l.

e Ili m.

(nf!S. mil.)

Grugorini Pietro,

t

.

•

A f1· i ca Ori eu· tHitl

19.9.901

rugrin Dorcuco, ~ .

Afri ca Orientalo

!J. 7.29

9. 7.26

To111nst~lli AutoMuo, +, (bi

Afri ca. Orion· ca Il'

9. 7.29

9. 7.26

Africa Oriun· tnle

9. 7.29

9. 7.26

ColomlJa. ~'icolò, ~

.


(segue ) CAPITAN I MEDICI

LUOGO

ANZIANITÀ

Dut~•

C ASATO E NOME

di DI NASCITA

nascita

POSI ZIONE

di

di

grado

serndo

01"p. Roma

9. 7.29

9. 7.26

Africa Orien· tale

9. 7.29

9. 7.26

DECORAZ IONI E CAM PAGNt:

dal n. 22 al n. 36 P a pagno .Michele

a

Trani (Bari)

e

Lercara(Pa- 10.10.901 Battaglia .Jlichele , + !ermo)

a

Palermo . •

8.10.99

MnnJZiune Giu$eppe, :!-, +, '• Africa Orien~9b-tu, @ tale '

9. 7.29

9. 7.26

a

Viggiano (Potenza)

8.11.98

Di Hago P1·ospero, =!·, ~ 9JS, @ 9 a r t. cor po \, nrm.

9. 7.29

9. 7.26

e Gaiazzo(Na-

Il. 9.99

Annnruruma Erm<mno, ~ otS,

Afri ca Orientale

9. 7.29

9. 7.26

9. 9.99

poli)

.

@

a

Lau rito (Salerno)

1.6.901

Pauv.u&o l!'ilippo, =-!-, ~ , +, cD • Afri ca Orientale

9. 7.29

9. 7.26

a

Po zzuol i (Napoii)

7. 2.99

Mirabella Claudio, ~ . +,4}.

Osp. P a d o v n (n88. mil.)

9. 7 29

9. 7.26

a San Giovan- 16.1.900

Crucco Giuseppe .

40 f 11 n t. (ass. mi l.)

9. 7.29

9. 7.26

c

Apire (Be· n ovento)

22. 3.99

Paragona Piet1·o, ~ 917·18, +, Africa Or ien @ tale

9. 7.29

9 . 7.26

e

Castiglione di Garfagnana(:l!as-

20.12.97

Morganti Paolo, •t-, cD,~ 917 " 18,

Afri ca Orientnle

9. 7.29

9. 7.26

*• ©. +, 4), 1 Osp . Roma(nss.

l. l.SO

9. 7.26

l. 1.30

9. 7.26

l . 1.30

9. 7.26

5G fant.

1. 1.30

9. 7.26

lJi$p. Min. Fi·

l. 1.30

9. 7.26

ni a Piro (Salerno)

.

+, @

snJ

a

Calogero Yito,

Spinazzola {Bari)

7.6.9{)0

a

Sassari . . .

8.2.!){)1

Tdi n i 1-'rancesco, ! .

a

Salvitelle (Salerno)

23. 2.95

Imhrt<nda 1J(atteo1 ~ ~ +, ~ 91G· Disp. Jlin. Fi-

mi!.)

45 fan t.

IHa, @

c

Torino . . • 2 1.10.99

De Alt· sai Evasio, + .

a

Sa v i a n o l ( ~npoli )

Montouo Arturo.

3.1.900

ftaiiZIJ

.

nan:::e


{segue ) CA PITANI MEDICI

55

= ANZIANITÀ l .UQGO

Data

CASATO E NOME POSIZIO:'{E

DI NASCITA

n11srìta

di

di

grado

ser 'l'izio

Fisidwlla Giambattista, @ , +, A fr iea OrieuQ... Y2~·ZS ta)"'

l . 1.30

9. 7.26

Gaetano, ~- , +, @ Dn, llart.div. fnn~.

l. 1.30

9. 7.26

l. 1.30

9. 7.26

1. 1.ao

9. 7.26

Os p. Udine

l. 1.30

9. 7.26

fli-:CORAZIONI & CAMPAGNE

dal n. 37 al n . 51

a I Ramaeea (Catania)

7.7.900

e. Gela (Ca l ~;a­ 19. 5.98 l nissettn)

Mila nn

@ , (!; 929

Inf. pres. Albenga

a 1 Bnceino(Sa· lerno)

24.1.900

De Ltwin Raffaele, <&

Ce n tu ripe (Catnnin)

16. 2.97

Drng u Calogero,

Viagrande (Catania)

9.10 900

Nicolosi .Antonio.

e 1 Pa ter nò (Cntania)

4.8.900

Chiara Giuseppe, J, •

Se. a ppll. san. mi l. (in s. agg. )

l. 1.30

9. 7.26

a

Messina . .

6.1.900

Campagna Ga11pare, €1 , + .

5 fnnt.

l . 1.30

9. 7.26

a

Roma . . . .

22. 8.93

Peclroli (;.iuseppe, ~ . +: ~ 9 15• Africa Orien16·17·18 @ , / tale 1

l. 1.30

9. 7.26

Bruni Bruno, tf;, ~ 918, @ .

l. 1.30

9. 7.26

a

e

~ 017·18,

e Sora (Frosi- l l .11.99

©, .

•!·, 0 1 O, 4)1 27 fant. .

none)

Disp. Min. Aeronautica

a

Napoli . . .

5.9.900

Ciampolillo Pasquale, ~ -

4 b~rR.

l. 1.30

9. 7.26

a

Roma. . . .

8. 1.91

Norlcughi A.lbBrto.

Afri ca Orientale

l. 1.30

9. 7.26

a

Bergamo . . 21.11.89

Rodri~ruez F'eliciano, et:, ~ 91s: l6·t7-1 8· 19. o;;9t9, @ , ~.

o, o, + Disp. Jfin. A c+ ro11autica

l . 1.30

9. 7.26

a

V i t t or i a

Cnrfì .A11tonio, ,~-,o, +, 4:;, ~9 15 · Disr> . .Min. A.o· 18 @ r o11autica 1

l. 1.30

9. 7.26

,t, +, tt- , ~ 9IS·IG· Africa Orien·

t. 1.30

9. 7.26

l. 1.30

9. 7.26

30.11.95

(Ragusa)

a

Monte S. Sa- 16. 2.93 vino (Arezzo)

Fat~ nzi Aldo, J7·t ij, @

c

Torru Ann un zia ta (Nnpoli)

Manzo Giovanni. .

2.10.98

tale

2 contraerei


(segue) CAPITAN I ~IEOICI

56

A.NZlANlTÀ l)n ta

LUOGO

CAS ATO "E NOME

POSIZIONE

eli

-=

ùi

di

grado

11ervizio

Cuccia Francese<>, ~~ 9918, @ Africa Orien· tale

l . 1.30

9. 6.27

c Mnro Luca- 19.10.900 Menuonoa Gerardo, 3 . L. D. Africa Orienio bntttJriologia e immuno- tHle no (Po&on· logia za)

9. 6.30

9. 6.27

Africa Orieotnle

9. 6.30

9. 6.27

Floridia Franccseo, .;., +, ~. Se. appl. san. ~ ou, @ miJ. (ins. agg.)

9. 6.30

9. 6.27

Afri e a Ori eu· tale

9. 8.30

9. 6.27

Nizza cav.

9. 6.30

9. 6.27

A friea Orien· tale

9. 6.30

9. ~.27

A fl"i o a Ori e o· tale

9. 6.30

9. 6.27

Osp. Napoli

9. 6.30

9. 6.27

9

DKCORAZIONI ~ CAMPAGNE

i>i Ih SCI'rA

;;:

dal n. 52 al n. 64

a Piana d e i 25. 7.99 Greci (P t~lenno)

a

Nlc ast ro 9.12.901 (Catanzaro)

n

Spaccafor1 no (Ragusa)

4. 9.99

Santoro NicoliM, © .

a Snlemi(Tra· pani)

4.7.901 Ca lin St&,(aM. ~ • • , @

c San Catnldo (Caltnu i&setta)

9.9.901

.

Maira Oesarc

c

Canicattì 14.1.901 Granata Salvatore . (Agrigento)

c

Gries(Tren· 27. 3.99 Tnnzer Francesco .

..

to) n

.

Ripaca nd i- 113.10.900 Musto .Michele. . rla (Potooza)

a Tusa (MtJs- 12.8.901 sina)

Di Maggio Franr.osco, ~. + . Osp. Palermo

9. 6.30

9. 6.27

c Li cata (A· 21. 7.98 grigeuto)

Bonolli .Art"ro, ~~ ©, +, ~ 9171 Afri ca Orientale ~

9. 6.30

9. 6.27

9. 6.30

9. 6.27

9. 6.30

9. 6.27

c Nocera In· 23.9.901 Bor1.elli Giovanni, fcriore (~a · lerno) a

l

A ri a n o di 18.4.901 Pnglia (A·

velliuo)

•.

~

Iannarone Gtmcroso, &

84 fant.

. Afri oa Orieutale


(segue! CA PITAN I l\IEDICI

57 ANZU.NITÀ

LUOGO

Data

CAS ATO l': KOllE I'OSIZIONE

di 0 1 NASCITA

n~~Scita

OECORAZ10 Nl E CAll PAGNE

di

d i

grado

~rtizio

d al n. 65 al n. 78

a Pietramon- 27.9.900 temassi mo (Foggia)

Torella Giova nni,

Africa Orientale

9. 6.30

9. 6.27

Angri (~aterno)

21.2.901

De Vivo Ginlio, +

Africa Orien tale

9. 6.30

9. 6.21

a S. Ba.rtolo-

7.4-.900

Campanella .Arrigo, +, ~

Afri c a Orien · tale

9. 6.30

9. 6.27

27.6.901

Gnrzh\ Loren::o, + ·

Afri c a Orìcn· 10. 6.30

9. 6.2i

c

llleo in Galdo ( Bene vento) e

~lanfredo-

nin ( Fog gin)

ta io

a

R ega lbuto (C n ta.n in)

8.3.900 Cnstana V ince11zo, 1t .

Afri c a Orie n- 16. 6.30 tale

9. 6.27

a

L e onfor te

8.7.900 Lancri Giot•acchino, +.

Afri c a Orie n· 16. 9.30 tale

9. 6.27

( E n nn)

o

Bisaeq ui no (Palermo)

6.1.900

Marino S all'atorc, @ , +

e

Caiv ano (Napoli)

19.10.97

a

Cofal ù (Palermo)

2. 2.98

a

Riceia(Cam· 28. 8.98 pobasso)

c

Bisaeq ni no (Palermo)

e

Saasari . . • 24-. 6.88

3. 1.99

. Afri ca Orien·

l. 4.31

9. 7.26

D'Am brosio Alessandro, iJ . • 91 fau &.

16.12.31

9. 7.26

Privitera Benedetto

16.12.31

9. 7.26

Mnscia Giuseppe, <f-1 ~. &; 917· 2 g~uio

29.12.31

9. 7.26-

Spa taforn Oiu~eppe, +, .1)

22 fnnt.

29.12.31

·9. 6.27

~ Frnnchioi Gioran1ti 1 'li', o, ©, &;91~·16·17·1 8 ~~ZU~l9 ·30 @, ... 2

lJisp. Jlin . .de- 26. 6.!$2 ronatttica

14. 8.23

t;lle

, .

Li bia

18, @

1

1

a

L eon for te 10.7.903 (Catania)

Ventora Vitto·r io Emamtele, +, Afric a Orien- 16. 7.32 ~ tale

9. 6.27

e

Cberen(Eri- 20. 1.96

Nastasi .Antonino, U-k, * ' q)

6. 5.28-

trea)

Li bia

16. 7.32


(se gue ) C.~PITANI MEDICI

58

=

.,

..

·;:;

o ..... !i <fJ

ANZlANJTÀ

Da t a

CAS A.TO E NO)JE

L uOGO

l'OSJZIONK

di DI NASCITA

DECORAZIONI E CUH'AGNE

nnacita

di

di

grado

sen· izio

dal n. 79 al n. 93 ~

Pisa .. . .. 13. 2.93

Sottini Giovanni, ~. /t, • , ~ Africa Orien· 12. 8.32 ~ 915·16·17-18 t nle

6. 5.28

c

Pe sc nra (Chie ti)

27.1.901

Figlioli Beaed~tto, •

12. 8.32

9. 6.27

a

Davoli (Cntauznro)

22. 7.93

P rocopio Bellarmino, io, ~. O, Leg. terr. CC. ©, q;, 9281 . , ~ 9t~·J6·l1·ta, @ RR. PadoYa

2.11.32

6. 5.28

a

Partini c o (Pnlermo)

l. 4.97

Mnrclw11e AffOBtino, •l!-, -s\-,0, . , Africa Orien<t,~, ® 917 ·1ij, @ tale

3.11.32

6. 5.28

a

Mn te ra . . . 15. 2.92

Paladino Paolo, <!·, © z, • • ®91&· 6 genio

~8.11 .32 l 6. 5.28

1;.)8

60 fan t.

@

1

*•~. • ® Afri ca Orieutale

7.12.32

6. 5.28

oe Gangi (Pa· 28.10.900 Balsamolli Filippo, • . . . . Dir. San. Bari

l. 1.33

9. 6.27

16. 2.33

6. 5.28

6. 3.33

l 6. 5.28

a

Gaugi (Pa- 30. 3.93 lerru o)

Pu rpnrn Gi01Janni, 9t~·JG· I7·18, ~. @

2,

l ermo)

(igiouista)

e

Pa lermo . . 12. 9.97

e

Pe&rnlia So- 14. 8.98 praoa (Palermo)

e

Boiano (C n m p o·

2. 3.91

Perni t t.' Vincenzo, <§·, . , a,, ®917 Leg. terr. CC. ·1 8, @, + RR. P nlermo

l 1 Col n cci F1·ancesco, <!!', ~ ~ 'ilt, ~. ~ 9ts·tG·I7·ts, @

Afri c n Orien-

l

t ll\]6

Afri e a Orien· 15. 4.33 tale

bnssu)

l l

a

Torre S. Sn· sauna (L tlc· ce)

4 . 7.95

Pruto Anto-nio, ~~ O, ~ ' @ 9 15· Disp. ltlin. Ae- 16. 4.38 IC· l7· 1a, @ nmatttica

a

Sporl onga

l. 2.98

Zicdlie ri Leo-ne, <f·, ~. ~ 9 17' 1 8, 16 11rt. corpo @ arm.

l (Rom a)

a l Tltil'l!i (Sas- 19. 9.9;) s:ni)

l 6. 5.28

l

7. 5.33 l 6. 5.28

Serm Giuseppe, c!·, ®, ® 916· 17' Serv. d1im. mi!. 16. 5.33 ta ,@

6. 5.28

l 6. 5.28 l

-e !CultnniRRetta 1 :?. 7.96 Geutil i Spinl)Ja Lllessand1·o, tll·, 28ar t.div.fllnt. 24. 5.33 l 6. 5.28 .

-e

,

1

® 9!G·l7·J81 @

.d·ntonio, • • , q),® Africa Orien· 10. 7.33 l 6. 5.28 !Pietrah ho n · 19. 6.98 Vl\l'Solo m, t.ale ~

dan t e (Ca m·

l p o ut\SS<I)

@


... (seg ue) CA PITANI MEDICI

59 A~ZIANITÀ

~

,>

r.oooo

Data

C ASATO E NOMK POSIZIONE

di

.... 3

1)1 NASCITA

"'

nascita

IH:CORAZIONI F. C~MPAGNE

di

ùi

rrodo

servizio

10. 7.33

6 5.28

dal D. 94 nl n. 107 a 8. Vnlt·Dtino 11 . 4.93 Turio (Saleruo) 1

Vn~:tnln .lfario, .; , § , \ 1 ~ 91~· IC·I7·18·19-'l0 @

o Cui n br i tto

7.4.900

Mt'garo Jli<'hele,

2.12.99

Bauùo A 11t011io, ~ . ~

.

30. 7.33

6. 5.28

85 fnot.

15. 8.33

6. 5 .28

s. Miniato 29. 5.97 P('llic·ini Fen·ante, ,~,, +, 4), ~· 83 fnDt.

16. 8.33

6. 5.28

2 art. div. celere

24. 8.33

6. 5.28

Gf•ntile l"itnn!Jelo, ·?, +, ® 91&· Se:>:. ~'P.olett. n, @,/ R. .1::. l'orre .\n uu n zin t IL

24. 8.33

6. 5.28

O a p. Rom a 16. 9.33 (com. lrth. mierobiologic•o)

28. 3.29

Mi~ilmerì

( Palermo) a

'

Africa Ori eu· tale

(Avellino)

c

16 faut.

1

(Firenze)

'

.•.

917·18, @

v Civitavec- 21.11.92 1 Bor~ld Leoniila, ~. o, +, \, 9 9J~·I'H8, @ , /

eltil\ ( Homa)

a

Cari n ola (:\n poli)

a

ldoBollcJ!Igun r8.1.900 Mnrrno Achille, (Salerno )

23. 6.96

@ • • • • • •

l

e j Cast i o De

10.1.902

Loreuziui Giuseppe, ok, +, 'D .

Afri e a Orien· tnle

26. 9.33

28. 3.29

e

21.2.903

Florio r[/0, ,.. , +,{: . . . . . In f. prea. An:r.io (c·n mpo eli m. an n.)

4.11.33

28. 3 29

(Coaenr.a)

e

Horna· · • • 20.9.902

Mariotti-Binuelti Guglie/m{), 16

Disp. llfin. Aeronn·ut ÌC(t

8.11.33

28. 3.29

e

lCagl iari • · 23 8.902 L eo Gimeppe,

Di11p. !llin . .o~te ro11a11ticn.

24.11.33

28. 3.29

c

l

Afri ca Orien- 16.12.33 tale

28. 3.!!9

c

Sf\8t'llri . . . 18.11.903 Ml\snll\ .illario, ® . . . . . .

A fri ~,; a Orientnle

28. 3.29

Veronese (Veroun)

a

A m a n t ea

l

Pieve di Ctnto (Bologna)

14.7.901

Parma . . . 1 28.8.903

"~

T ad dia Leo ) +·4>

Negri Pietro, + . . . . . . . 38 fnnt.

31.12.33

1. 1.34 1 28. 3.29


60

(segue) CAPITANI UI!DI CI

---

-

ANZIANITÀ

.!:

,

·;:;

fialA

IX OG O DI NAS CITA

<:

~

SOliE POSIZIONE

.l'

l Mt~l ito

a

e

u•X ORAZIOSI E CAM PA GNE

UR• t:itn

~

di Napoli (!\apoli)

10.2.902

ValJO(n:l roera ({;a" trogiovanni )

8.3.901

l

Cntnnin.

..

1.1.901

di

grado

l!er.-i zio

l

Cozzolino Federico, q;

. . Africa Orien-

28. 8.29

l. 1.34

tale

Lo :\{ounco Cro~ Ton~ma8o 1 /t, Di8p. Jfi•. Ae-t, ronautica

l

La Mugua Gi11seppe

lSquillnci Giuseppe,

. . ..

66 faot.

l. l .M

l . 1.34

. ' Disp. ,llin. Ae·

4)

l ~. '

8.2\1

28. 8.29

l. l.M

28. 3.29

Osp. Padova

l. l .M

~. 3.29

. Osp. Messina

l. 1.34

2~

Libhl

l. 1.34

2 . 3.29

51 fnnt

l. 1.84

2ii. 3.29

5 Art. div. fant.

l. l.M

28. 3.29

Afri ca Orientu l t~

l. 2.M

2~. 3.29

Africa Orieutal t~

20. 2.3!

28. 3.29

Disp . .~lli1~. Fi- 11. 4.34

28. 3.29

ro11autica

Yillnfrancn ::>icula (Agrigt>nLU)

13.9.902

Arcabl\880 Giu$eppe, ìt. . . .

Mn-

15.5.903

Mariglinno Giocarmi, +, ~

~!onte

di

tini o. 108 al n. 121

l

a l Vi&roria (Si- 12.7.901 racusa)

e

C ASATI)

di

c:

1\

-

-

(A. M.)

r u o u (A-

.

3.19

v~llioo)

n

n

Campi Bisenziv (Firenztl)

10.8.901 ' Tnrducci .llar-io, IL . . . . .

l Trapani .. 118.11.903 Ctlrnigilnro Michele, Jr. 4;1 • .

a

Nocara (Co· lltl n za)

K3.902

Arcuri S icola, .t

c

Baroni s ~i

9.1.901

Alemngun Xicola, ,! , '!\

(::5nlerno)

l '1..1.90!1 l Aas ini VittBcppe, ctJ l B~·

c S. ~[n reo ò e i

l (;a voti (

tH•\' Co'ULO)

a

n

Petrunn (Cn t:\n t nru)

..

l 10.2.!102

G ('tnt· i 'icu· 1!.10.901 lu( Pnlcrnw )

Scnlzi Cm·mine, .,!, • • • • • •

nane e Parut n Gioranni

. . . . . . 1 art. div. ce- 11. 4.34 l er e

28. 3.:?9

a , Cllioti .. . . , 12.1.900 l Za m bra J::ttore, t; • . . . . . 40 art. div. fant. l u. 4.34 l 28. 3.:?g


(segue ) C.~PinNJ MECIC I

61

Cl

>

-

Dnta

l l'OOO

ANZIANITÀ CASATO E NOl i E

Ji

s

01 N&SCITA

3

nascita

VJ

P()SIZl ()N E

Df:CORAZI0:-<1

~:

CAMPAGNE

l

l a l Vizzini (Ca- 3.12.902 &nnia)

a

tli

di

gi"ndo

sen·izio

dal n. 122 al n. 136

l

Curin le Vito, ~ .

. , 78fan &.

11. 4.34

28. 3.29

. l 10 fnnt.

11. 4.84

28. 3.29

l

A l r. n m u rn (Bari)

17.5.901

Lucente P Mquale .

c P onte Valtellina (Sondrio)

2.1.901

Ginliaui Alen11dro, qì

Afri<.'a Orie ncale

11. 4.84

28. 3.29

n G alRtin a ( L"cce)

22.3.901

L agna Donato, ~ .

6 hers.

12. 6.34

28. 3.29

~

18.4.902 Colozzn Giot•anni, 4) .

Afri ca Orien - 15.11.34 ta le

31. 1.30

S. Marti no in Pensilis ( Ca m p o-

basso) e

Mantova . • 6.11.905

Aceardi ..é111tonio +,q) .

Libia

9.12.34

:n. 1.30

a

Milazzo

ImpRIIomt-ni RollaTio, +,~ .

Lil.!in.

9.12.34

31. 1.30

Osp. Milano

15.1 2.34

16.12.30

A fri c n Orientale

l. 7.35

31. 1.30

A fric·a Ori eurale

l. 7.35

31. 1.30

Afri ca Ori untn lti

l. 7.35

15.12.30

Osp. Pale rmo

l. 7.35

15.12.30

Libil\

29.10.35

29.10 31

Li bi l\

29.10.35

29.10.31

.Africa Orientale

~9.1 0.35

29.10.3l

31.5.902

(Mes~ina)

c Napoli ... 24.5.904

Carerj Leona.Tdo.

c Ce v n (C n-

Francia AdoUo 4> . .

9.8.903

n eo)

c

c

S. Gregorio 13.9.903 di Ippnna (Catanzaro)

e a

Trani ( Bari) 27.8.905 Bnccltianico

'l

(C hi~ ti )

c

Bont-lli "Atichele, ~

l Vi gg iano 14.1.904 De Lorenzo (Potenza)

N"poJ; .. Chieti .. . .

l'

.

L eonardo, ·[J

La rove re Giluteppc

3.9.905

0' Attilio Hva11dro.

19.1.907

Bari le Tomma.so.

7.7.906

F err1•j <•li Ferruccio, !il

. .

.


62

(segue) CAPITANI MEDICI

,."'

·;;

Q

e;

ANZIANITÀ

Data

LUOGO

·- ·

CASATO K NO)lE

di DJ NASCITA

rh

nnscita

P OS IZIONE

I>!';CORAZIONI l': CAMPAGNE

di

di

grado

~ervizio

dal o. 137 al o. 151

e S. Maria C. 14.3.907 Santillo Tom.1naso .

- Libia

29.10.35

~9.10.31

c Sapri (Sa- 26.9.906 leroo)

Cnmmaraoo Vito

- Osp. Bologna

29.10.35

29.10 31

De Cbiatà Fedele .

. . . Africa Orieo-

l. 1.36

29.10.31

Pellegrino Francesco.

. . Africa Orieo-

l. 1.36

1!9.10.31

Africa Orie o- 28. 3.36 tale

28. 3.29

. Osp . Torino 28. 3.36

28. 3.29

V. (Napoli )

e c

Calabritto 20.7.905 (Av~Jili uo)

Mel'sina

.. 24.5.904

a

Mar s aln (Tra pani)

a

Nola (Napo- 15.2.903 li)

a

Cassano l\1urgo (Ba·

17.9.903

tale tale

Gincnlone Silvio 4) T est.a l.Igo ;,. 4)

11.:.!.902 Sisto Et1-genio + @ ,

(ass. m il.)

di Al es- 28. 3.36 28. 3,29 . . . . . Cav. sn ntlria

ri )

n.

Buneveuto 25.3.900

Parn~lla

.Achille, l.

H

L ys kovo 1.1.1.904 (Wnr;aviR)

C~·tt·on

La.zzaro, +

.

Disp. Jllin . .Ae- 28. 3.36 ronautica

28. 3.29

43 fant.

28. 3.36

28. 3.29

e San Vi t o :19.10.902 L eo (; iacomo, 1; . Nurmau ni (Brindisi)

Libia

28. 3.36

28 3.29

e Sassari •..

9.3.901

Di.sp. llfin. Ae- 28. 3.36

28. 3.29

a

Lecce . . . .

4.7.901

Gemma Salvatore .

a

C assino ( Frosinuoe)

12.8.902

Verteohy Giovanni, .r• .

~fouil.r n.gv-

8.1.900

Pnlminiello Pasquale, ![,· .

Il

-

Figari .Alberto, .\

ronautica

-

.

Dii!p. Min. Pi- 28. 3.36 na.n.ze

28. 3.29

8 bers.

28. 8.36

28. 3.29

Osp. Milano

28. 3.36

28. 3 29

Se. ali. utf. Brà 28. 3.36

28. 3.29

ne (:\ npoli)

e iAgira (Enna)1 26.5.902

C ie ri n11cen:o, ID .

.


(segue) C.\PITAN I .!!

·;;:

·.s

L t:OGO

.3

DI NA SCITA

..... "' cn

MEDI CI 8 Tll~EI\1 l ~lEDI Cl

6~

INC.\ RIC \TI OEL G R \DO Ili C.WITANO

A."ZI.ASITÀ

Data

C'AS ATO E NOME

dì

POSIZIONE

D1lSCÌ ta

dì grado o

di

c~rico

s1·rvizio

4{) fu n t.

28. 3.36

28. 3.29-

l contr aerei

28. 3.36

28. 3.29

.

::!c· uula cuntr.

28. 8.36

28. 3 .29-

.

2 ar t . nrm.

28. 3.3fì

28. 3.29

O:>p. Cnglin ri (A. ~l.)

28. 3.36

28. 8.29

DECORA ZION I E CAliPAGNt:

•lt:ll in-

dal n. 162 nl n. 156

a

S. Givvnn ni In carico

2.1.901

P n nRern ()ttat·io

.

(Frosinonu)

e

Bova ( Rt•g· ~io Cnla· bria)

8.6.903

Foti Giortuu1i, l.

a

Sur clianu (Cag liari )

8 4.901

Masnla MMiO.

Il

C n ARn ocl Murgo ( Ba· ri )

31.8.902

Lnacn ro .~;1/fredo, Q;.

a

Fra ttlllttn~-

8. 4.99

Cnrwit>llo Fra ncesco, ~ . +

giore ( !\apol i

TEN E~T l

;\{E DICI INCARICATI D E L GRADO DI CA PlTANO dal n.

l al n. 8

16.2.904

Anòolfatu .Ilario, ~· .

A11pelt. i M'enn.

Pisn. . . . . 27.5.906

De Moo En:o . . . .

/Ji., p . .l

c Rom a. . . . c

fa n t.

10.1 2.84

31. 1.80·

nn. .le· l 0.12.34

31. 1.30·

ronartl ica a

S. Tt~resa d i

Riru ( ~les·

8.2.!104

Znfliro Etloanlo, ~. . . . . . Osp. Gorizia

10.12.34

31. 1.30

10.12.34

~u.

10.12.34

St. 1.30

sina}

a

G i o i a de l Collll,(Bnri)

4.2.902

Labollnrtc Orn=io, l . +

n

Ro ma. . . .

28.7.903

RIIIIIIIIHJ

n

P r\8 t e n a 11.8.903 ( Fr oRinonll)

Bur tnlnn rr u·ci

lJomettico,

+, 44nrt. d iv.fant.

10.12.3-i

l 3 1. 1.30

o

Pietrnperto· 25.9.!102 sn CPotoo7.u)

Lnpeutn lnnocrn:o. + . .

Afri c n Orientale

10.1<!.34

31. 1 .30

c

CAstiglione Fio · enz.(A-

Ol h ·e rio ..tllri11e, • · :r.; 931 ·32

Libia

10.12.34

l 3 l. 1.30.

rezzo)

28.1.903

l . ,31·8l

. . . Libia

Oamillo, V . . .

:10 fau t.

•

•

l

1.30


(segue ) Tt;N I::/1.1 1 MEDICI INCARICATI DEL GRADO DI CAPITANO ~NZIANJTÀ J.UOGO

Dal n

CAS ATO E

KO~IE

POSIZIONE

di

e

"' m

DI NASCITA

dell' iu ·

di

carico

11ervilio

10.12.84

SI. 1.30

Lane. di Aosta 10.12.34

SI. 1.30

41 fant.

J0.12.84

31. 1.30

Lei(. terr. CC. RR. Mes:Sina

l. 1.35

SI. 1.30

Regg._cnr ri arnlfttl

l . 1.35

SI. 1.30

Africa Orientale

l. 1.35

31. 1.30

l. 7.35

31. 1.30

DECORAZI0!\1 E C AllPAGN E

nas<-iln

dal n. 9 al n. 23

e Ru tino (Sa-

6 3.903

Lc•ngo G1tUeppr, lP

...

1.6.905

~ enillo Francesco, Q;!

.

57 fnnt.

lerno)

e

Bari.

[:r;zo .A rduino, ~ .

e Calvi ( N a- 16.8.903

. .

poli

e Cnn n i te Ilo 22.4.903 Caseonb .Antonio (Reggio C.)

c

Altnmura 10.7.902 (Bari)

c

Roma.

Preite ltlario, ~. ~. Q;!.

. . . 11.2.900 Aleanòri G1acomo, @ .

e Seeoodiglia·

.

3.2.903 Gomez De Ayala A t~gU8to, ~ • 90 fant.

uo (Natpoli)

Morctti Giovanni, <ti • .

I,ibin

l. 7.35

SI. 1.30

e

Frattnmag- 19.11.903 Giurdnno Git'8cppe, q;, . giore (Nat· poli)

Libia

l. 8.35

SI. 1.30

a

Ronm .. ..

. . . . Libin

l. 8.35

31. l.~

o

s. Ste fano 27.2.902 Zoccali Fortunato . . . . . Libin

16. 8.35

31. 1 .30

M a r z a n o 13.10 902 De Quattro Nicola, o; . d'Appio ( Napoli)

16. 8.35

31. l 30

16. 8.35

31. 1 .30

16. 8.35

31. 1..$0

16. 8.35

sl. l so

a. Roma . . . . 22.1.902

Rosi Vittorio, lP .

1.6.901

d' Aspromontll(R.Calabr.)

e

e Canna (Co-

1. 3.98

Tnrsia Oiuseppe .Atttonio, o§o, Africa Orien+,@ un·ts,@ tale

Sùuza)

c

115 fan t.

Cll!'telbuono 28.11.901 Mazzo la r incene-o, +,il/ 92a-29 • 7 art. arm. (Pnlt;rmo)

c Sessa A urunca (Na· poli )

Grelln Ernesto, ~ • • . • • . Libil\

2.5.902 1


(SC{Jue)

TF.:'\El"TI

~!Elii C I

1:-iCAlliCAT l

DEL

GTIAOO

DI

o >

-~

65

CAPITANO E TENE.!'OTI MEUICI

ANZIANITÀ L UOGO

CASATO E NOME

IH NASCITA

DECORAZION I E CAMPAGNE

l'OS IZJOSE

nnacita.

di g rBdo o

dell' in·

di

CRI Ì C(}

s ervizio

2 fan t.

17. 8.35

31. 1.30

Libia

17. 8.35

15.12.30

2<14 fnnt.

4.11.35

15.12.30

Africa Orion· 28.11.35 Gale

15.12 30

9 art. arm.

31.12.35

15.1 2.30

da l n. 24 al n. 35 e

~~ a s s n l u.

8.11.901

De Gregorio Gaetano, J,. .

bl'unse (:t\a·

poli)

n

)le::;si nn . .

25.4.904

c Villa S. Giov. (R. Calabria)

6.5.903

Aragona Filippo, ~ .

c

Luras (Sas- 13.12.905 Pala JJf iclwlino, }. • • aa ri )

a

Ca ri n o l n (Napoli)

8.8.906

Lino Francesco,

e Rapone (P o·

6.3.903

Crist iani Jl ichcla11gelo, O)

6 art. e or p o 31.12.35 arm.

15.12.30

31.4.903

Andreotti Oscar, ();

23 art. div. fan t. 31.12.35

15.12.30

Cirillo Giovamni, tt .

40 faut.

l. 1.36

15.12.30

Officina antom. H. E. Bologna

l. 1.36

15.12.30

Libia

l. 1.36

15.12.30

Nizza cav.

l. 1.36

15.12.30

l. 1.36

15.12.30

•

~.

ttlllza) e

t\npoli . •

e

Cardi nn le 1+.7.904 (Catanzaro)

a

Osimo (An· 16.11 .903 Fedeli Albe1·to. cona)

c

:S 11 p coli

a

CtLStiglioue 22.11.901 Grifoni Osca'l' .

8.3.902

.

Bernrdiuon u Enrico, ())

Fi or~>nti no

•

(Arezzo) a

R am n. c c n (Catania)

5.9.906

Santngati F'rmtccsco . .

. Libia.

TENENTI MEDICI dal n. l al n. 2 Pal ermo . • 18.3.902

Senglione Francesco, •·

Aspett. Ì1tfenn .

28. 3.29

28. 3.29

c A1eamo(Pa- 27.6.901 l e rmo)

PaeetGi Ferd'i-IICtndo, il> •

26 fant.

31. 1.30

31. 1.30

e


(segue) TENENTI MEDICI

66

A.NZJANJTl

E

... ·c;

..

3

.,

Data LliOOO DJ NASCITA

CASATO E NOME POSIZIONE

di na~cita

di

di

grado

s en·izio

Modas Mario, ~ •

31. 1.80

31. 1.30

DECORAZIONI E CAlll'AONE

"J)

dal n. 3 al n. 19 a

Sassari . . . 28.2.904

. . . . . . Libia 93t·:n. . . . . 6 fant.

a Tnfo (Aveilino)

6.1.90:!

Stisi Matteo, ~

31. 1.80

31. 1.30

e

Catania ..

16.10.95

Sellia Francesco, ~~ ~. ~9tG·l7· Scuola Ct!ntr. 31. 1.80 genio 10 @, + 1

31. 1.30

a

Limbadi 20.10.904 Mnssara Gaetano, ~. (Catnnzn.ro)

c Ancona ... 18.3.902

e

Il

Cefali\ (Pn!ermo)

5.1.903

Tor ritto 20.7.904 (Bari )

Zoppi Zolio, ~

. . . Libitt

..... .

Spinosa Giuseppe,~. Mercurio Rocco, \tl

..

Firenze . . . 11.6.9()4.

31. 1.30

Libia

31. 1.30

31. 1.30

79 fant.

31. 1.30

31. 1.30

Africa Orien·

SI. 1.30

3 1. 1.30

11 genio

15.12.80

15.12.30

34 fant.

15.12.80

15.1:2.30

tale

.. c Sora ( Frosi- 29.5.903 Lauri Gi1tlio, ~ . . . . . . c

31. 1.30

Ricci Enumt~le, <D .

non u) 1.6.903

Cbinè Mario, <l) .

.

c F ri g nano 14.2.904 (Caserta)

Cl\8sandra Luigi

..

a MontoroSnp. 18.4.903 (Avollino)

Parre Ila Tullio, <D .

a

Bovalino (Heggio C.)

. 26a.rt.div. fant. 15.12.80 JS.I2.ao 18 fant.

15.12.30

15.12.30

. . . Libia

15.12.30

15.12.30

. . . Libia

15.12.30

15. 12.30

c Cn Rti gli o no (Catnnin)

8.6.903

Reggio Michele .

c A llicu (Bo· nevcuto)

25.7.904

De Lipsis Fo1·t1tnato.

. . Libia

15.12.30

15.12.30

Gasparro Umberto

. . . 63 fant.

15.12.30

15.1 2 .ao

Del Percio Silvio . .

..

Libia

15.12.30

15.1 2.30

. . . . . . 7 fant.

15.12.30

15.12.30

c

Mt•ssina . . 14.1.903

c Nn poli . . . 12.7.905 a

Pst!er mo .. 21.3.906

Pnlleroni Dino .


(segue) TENENTI li1EDICI C> .,..... l> ·c;

.. e

"""

m"'

LUOGO

"""NZJANITÀ

Data

CASATO E NOliE

di 01 NASCITA

67

P OSIZIONE DECORAZIONl E CA.."PAGNE

oasc ita.

di

di

p-ado

ser>izio

dnl n. 20 al n. 36

e

Laecari:(Pn- 15.7.902 !ermo)

. Afr ica Orien- 15.12.30 15.12.30

.

Napolitani Enrico .

~le

. . 15.3.905 Scaduto PasqtuJle, <D - . . Libia 29.10.31 29.10.31 e Palérroo . - 20.1.905 Gindicé .Ferdinando, 4> . - Libia 29.10.31 29.10.81 e Pesaro . . . 16.9.903 Giusti ~'lkto. . . . . . Afri e a Orieu- 29.10.31 29.10.81 o

Palermo

tale

e

Sturno (Avelli nQ.)

29.5.906

Pieercbia Natale .

e

Gallipoli (Lecce)

1.1.905

Frnnieh Emilio .

Centallo (Cuneo)

4.6.904

c

. . . . 6 art. arm.

29.10.31

29.10.31

. . . . . Africa Orien- 29.10.31 29.10.31 tale

Bottnaso Giulio.

. Se. centr. mi!. 29.10.31 29.]0.31

.

alpinismo

s. Prisco 27.3.904

Di Monaco ]l[ichele -

- . . J,..ibia

29.10.31

29.10.31

c

Trivigno (Potenu\)

Passarella Fabrizio, l .

. . . Libia

29.10.31

29.10.31

a

Catania . .. 24.4.905

Calabrò Salvatore.

a

s. Fratello

Presti leo Vi11C611CO

c

Roma .••. 8.12.905

~

(Napoli)

28.6.906

1.2.905

. Gnerrn 29.10.31 29.10.31 - Min (In b. microb.)

-

(Messina)

AugnRti Jllario l

e lsernia.(Cam- 23.4.904 pobnsso)

l

Buccigrossi Nicola

.

.

e

D ego (Sa.- 21.8.905 vona)

Pepe Giuseppe

e

Sciolze (Torino)

10.7.905

Lupo Guido

e

Mar s ala (Trapani)

6.9.906

Farina Anto1,tno .

e

Paternò (Catnnia)

19.8.904

I mpallorueni SeblUtiano .

.-

. Libia

29.10.31

29.10.31

. - Libia

29.10.31

29.10.31

Orien- 29.10.31 - Africa tnle

29.10.31

. Libia

29.10 31

29.10.31

. Libia

29.10.3 1

29.10.31

. - Libia

29.10.lH

29.10.31

ca Orien- 29.10.31 - Afri tal

29.10.31

!l


(segue) TE~ENTI MEDICI

68

ANZIANl TÀ Lt; OGO

Data

CASATO E NOME I'OSIZlOl\E

di Ol NASC ITA

OECORAZIOSI E CAMPAtiN~;

na sci ta

di

di

grado

s~nizio

--:-------T----~---------------~--------~--~----dal n. 37 al n. 51

c

CnpoRello (Avellino)

c

Palermo .. 20.9.905

De Rogntis Antonio.

1.1.90-l

Montaiua Guido •

Zecca Cosinw.

c Caste Ila m :t re 26.10.904 di Stabia (Napoli)

Di Mart.ino Fer(lin(lndo .

Napoli

..

Mireughi Ugo

6.8.903

.

29.10.31

29.10.31

Osp. Bari

29.lù.31

29.10.31

Afri c a Oriental o

29.10.31

29.10 31

13 fant.

29.10.31

29.10.31

. Africa Ori~ n· :?9.10.31 tu le

:?9.10.:.11

(Napoli)

Federico rincen~o ,;.- ~~ 17-Js , Centro ri forn. ~ ' ... ' ' qnndr. Per @ l sano

8. Mnrtiuo 23.4.\105

Gnrgia O·iOI;anni

Boscotr~<case

c

Af r ica Orien· tale

..

ticara (Po· tcnza) a

29.10.31

.

Capornle G·iuseppe

a Gutudia Per· 12.1.902

29.10.31

• . •

a Cnmpi ~nltm· 15.12.\104 ti nn (Lec~:e)

a

10 fant.

l. 1.98

2U.10.31

29.10.31

A fr i <'a Orien· 29.10.31 tale

29.10 31

Africa Orien- 2!U0.31

2!:!.10.31

l

. ..

di Agri (Poteuza)

Canuillo Cataldo

c Corato 113ari) 14.5.903

tnle

c

Nnpuli .. - 12.11.905 Trotti\ Rm·ico

n

T~rui

(P e -

Cnucellotti Enrico

4.7.901

rugia) c

l

Hoct·;ll ,·en:~ 16.9.905 ( Yiturb\1)

Burla Tito

S. A ug o lo

Fn~>tno lla

(Salorno)

21.7.906

Afri c a Or ie n tale

29.10.31

29.10.31

Africa Orion - 29.10.31

29.10.31

l

l

l

29.10.31

'GiliO

c l Avolliuo . . 30 .l 0.906 l Snlsnuo J'iclro c

:!9.10.31

lDisp. Jfin. Ae- 29.10.31 29.10.31 1·onaut i ca

lSn!'Sa ri ... 25.3.904 Simula MMiO -

l'

Libia

Zoilo Gi11Bt'1)Jl8

.

A f ri ca Ori~ntnl!j

22. 7.32

22. 7.32

Afrioa Orio n- 22. 7.32 ~n lo

22. 7 .32


(segue) TE:'iE:-.ITI

ANZIANITÀ

"' .Q "

LUOGO

2

DJ NASCITA

<d

69

~lEOICI

l>ntn.

C ASATO K NO)IE l'QSIZIONE

di

00

nuscita

DECORAZIONI E CAlJI'.I.GNF.

eli

di

J!ra.d o

ser\·izio

dR. l n. 52 a l n. 67 c

Tropea (Ca- 23.4.1J06 cn.uzaro)

Cutuli fi'ranccsco

.

Afri ca Orien· tale

n 1.sz

22. 7.32

c

Bos~o l a sco

1.7.906

Cagnasso UitMeppc

A fri c 11. Oriencalo

22. 7.32

22. 7.32

25.3.907

Di Giorgi Pietro

Libh\

22. 7.32

22. 7.32

Mnzzoli Fernando.

Libia

22. 7.32

22. 7.32

Mandò .Alfn•d,o .

Afri ca Orientale

22. 7.32

22. 7.32

Tagli ll ferri /;'nric·o

Afri ca Orit>n· cnle

22. 7.32

22. 7.32

Tadcvaia f'nmCCRCO

A fri ca Orieu&fl !e

22. 7.32

22. 7.32

Iascone ~lagl ieri (rÌURCpj)6.

Afri ca Orien· cale

22. 7.32

22. 7.32

. Afri ca. Orien- 22. 7.32

22. 7.32

<C uneo)

c

Pa rtanna (Trapani)

c Ariccia (Ro- 18.-!.906 wa )

c

Chieti .

... l 5.1.907

a. A lntri ( Fro- 2!?.5.901 siuone)

e

l'ictrn v1d ra- 9.11.906 no ( ~n poli )

e

Napoli

c

Casle lfoco- 31.10.905 gua no (A· rezzo)

T eoni Gittlio

c

Roma . . .

17.1.905

Aug i Gu.yliclnw .

A fri ca Orieu· tale

22. 7.32

22. 7.32

a

!t'i renze . , . 24.3 90!

Liberi Fetlcrico .

2 grn n .

22. 7.32

22. 7.32

c

Curleoue ( Pale rnw )

25.7.905

Ottl\V ianu Fattato.

Afr ica Orien- 22. 7.32 cale

22. 7.32

c

Bava ( R.Calnùria)

17.3.1J06

Sirinoni Carmelo

L ibia

22. 7.32

22. 7.32

e Maddaloni

6.4.906

Russi Bonifcteio .

Lihia

22. 7.:32

22. i.32

:20 fune.

22. 7.32

::!2. 7.32

Afr i ca Oriencnla

22. 7.32

22. 7.32

... 14.9.906

(Caserta )

.

tale

.

e C11ri ( Ho rnn) lil.U.905 PoSGilli Oitdio. e Filn.delfin 22.11.905 ICncn nzaro)

Dastvl i Domenico .

.


'10

(segue ) TENENTI MEDICI ANZIANITÀ

~;..

·a

LUOGO

s

DI NASCITA

Data

CAS ATO E NOME POSIZIONE

dì

! 00

nascita

DECORAZIONI E CAMPAI.>NE ·

di

di

grado

eervizio

dal n. 68 al n. 83

. ..

c

Argusto 30.1.906 (Catanzaro)

Gori Giovanni

e

C it tanova 21.4-.906 (R. Ca!abr.)

Cavalit>re Gino •

6

Messina... 17.4.904

Zagami Antonino . .

a

Ganci ( Pal ermo)

Salerno .Alfonso.

4.1.905

Afri e a Orien- 22. 7.32 tale

22. 7.32

. . . . . Afri ca Orien· 22. 7.32

22. 7.32

tal t~

..

. . . . . Afriea Orien- 22. 7.32 22. 7.32 tale

e Acuto (Fro- 2.10.906 si none)

Anagni J1lm'io

.

o C ali tri (A- 16.2.901 vellino)

Toglia Oanio .

...

e

Roma .. . . 20.1.906

Elisei Oarlo

c

Ferentino 14.1.905 (Frosinone)

De Andreis Gitt-aoppe •

e

Canneto (Bnri )

80.9.905

Modugno Fra·nccaoo.

.

c

Casalnuovo (Napoli)

16.5.906

Iaecarino Giu-seppe .

. . l bers.

Palermo ..

21.6.906

c

22. 7.32

Africa Oricm· 22. 7.32 tale

..

.

.

Africa Orien- 22. 7.32 tale

22. 7.32

4 art. corpo arm.

22. 7.32

22. 7.32

Libia

22. 7.82

l

22. 7.32

Africa Orien- 22. 7.32 ì 22. 7.32 tale

.

l '

Africa Orien- 22. 7.32 l 22. 7.3'2 tale 22. 7.32 l 22. 7.32

l

Ribaudo Antonino

. . . . . Africa Orien- 22. 7.82 l 22. 7.32 tale

c Sparanise (Napoli)

Gr11nde Pasquale . .

Libia

.

. . . 1.11.903 Melillo Mario. .

e

Napoli

e

JS a poli ...

Il

6.1.906

3.7.906

B e lve d e re 28.9.905 Osu r e n se ( Ancona)

c S. Ba silio 27.11.904 (Cagliar i)

Maresca Corrado

.

Znrubelli A nto?lio .

Maxia Cosimo .

.

...

....

22. 7.32 1 22. 7.32

l 89 fant. Pie m. Reale Cavali. 9 bers.

22. 7'.32 l 22. 7.32 22. 7.32 ' 22. 7.32

l 22. 7.32

22. 7.32

. 16 art.div.fant. 22. 7.32

5. 8.32


(segue ) TENENTI MEDICI

71

.!?. ~

·a 3

ce

~

ANZIANITÀ. -LUOGO

Data

CASATO F. NOM& POSIZIONE

di DI NASCITA

C/')

nasci ta

DECOR AZ.IONJ E CAMPAGNE

di

di

grado

servizio

dnl n. S. al n. 98

. . . . 5 art. arm . 22. 7.32 22. 7.32 Napoli . . . 23.1.907 De Rensis Emilio • . . . 4 alp. 22. 7.32 22. 7.32 e Napoli . . . 28.11.907 Rebuffat Girllio . . . . . . Africa Orien· 22. 7.32 22. 7.32 tale

a

..

Com itini (Agrigento)

4.1.905

Terra na Bal11atore

Paga. n i c a (Aquila)

20.2.904

Vicentini .Antonio.

e Triggi ano· (Bari)

1.1.904

Lombardi Jlario •

<:

()

.... ... .

Africa O·rien· tale

a Corleone 29.11.904 Creseimanno Bernardo . (Palermo) c Soria.no Ca-

Bartone Luigi

1\

Gibellino (Tr apani)

1.1.908

Snvino Luigi . .

a l esi (Aneo- 17.5.907 na)

Alvisi Elmo

Cnnnitello 16.11.908 Cancer L"igi . ( Reggio Cala.bria)

()

Serre (Sa lerno)

e

26.5.906

Afriea Orien· 22. 7.32 tale

22. 7.32

. A f rica Orien- 22. 7.32

5. 8.32

l . 7.33

l . 7.33

. . 10 bere.

l. 7.33

l . 7.33

Libia

l. 7.33

l. 7.33

Africa Orientale

l . 7.33

l. 7.33

. Africa Orien-

l . 7.33

l. 7.33

. . . . . Afri ca Orien-

l . 7.33

l . 7.33

. . . . 157 fant.

l . 7.33

l . 7.33

. . . . . 17 fant.

l. 7.33

l. 7.33

l . 7.33

l. 7.33

.

. ..-.

D' Alessio Gi01J. Battista.

tale

Cnsalnoeeto 15.6.909 (Aiessandr.)

Cebrelli Giuseppe .

e

Cerignola 23.3.904 (Foggia)

Ruoeco .d.Z.essanàro .

e

Barano d'l· echia (Napoli)

8.1.909

Napoleone Andrea

()

Termo l i ( Campo . basso)

8.9.907

Ragni Guido •

,

22. 7.32

31 fant.

. .-.

e

22. 7.32

tale

... ..

1.1.908

lab!"o (Catnnznro)

~.

.

..

tale

....-.

Genova cav.


(segue) TENENTI MEDI CI

72 ~

nn t a

;.

""

LUOGO

;; ii:

ni NASCITA

C>

.

ANZI A.N ITÀ CASATO E NOME I'OS I ZIONE

ùi flft~ri ti\

di

di

grado

ser..-izio

24 ar&.div.fant.

l . 7.33

l. 7.33

4 an. div. fnnc.

l. 7.33

l. 7.3:1

11 bers.

l. 7.33

l. 7.33

. 75 fant.

l. 7.33

l. 7.33

l. 7.33

l. 7.33

DECORAZION l E CAMPAGNE

dal o. 99 al o. 114

c Vibo \'nlentia (Catnuzarn)

9.5.906

Nusdeo Vi11cenzo .

e Carbonara (Bari)

6.6.906

Albergo Vito.

e Pieini11co 31.3.908 (Frosinone) e T ortorici (Messi nn) ('

Napoli

24.8.905

. .

Arcari Gaetano. Di Marco Antonin.o.

Alcamo (Trapani)

e

Venezin.

10.2.907

Mal tese Francesco. .

..

4 fant.

l. 7.33

l. 7.33

.

232 fant.

l. 7.33

l . 7.33

44 fant.

l. 7.33

l. 7.:13

46 art. div. fan t.

l . 7.33

l. 7.:~3

29 fant.

l. 7.33

l. 7.33

. . 3.8.906 Sabati no Riccarào

e Vaccarizzo 14.2.908 A l bn n use (Cosenza) Palermo

Mendieini Gi11~eppe.

.. 28.1.909 Card ueei .A

e Comitini (Agrigtmto)

1.4.906

rtemi~io

Ado([o

Lupo Amodeo. . .

. .

. Af ri ca Orien·

l. 7.33

l. 7.33

....

62 art. div. fan t.

l . 7.33

l . 7.33

l. 7.33

l. 7 .3:l

e

Grumo Ap- 11.3.908 pula ( Bari)

Salvatore Francesco.

c

S. Pier Nico· 10.R.908 to ( ~los11i ua)

P~tntè Domenico

c

Catanzaro . ll.3.905

Fnrino Raffaele.

e Catania . . . 20.3.907

Pitt.a ri E'r11cslo .

c

.

frioa Orieo. . . 23.10.907 Pereopo Vincen:::o. . . . . . Atale

o

e

.

20.7.907

Pasceri Domenico.

. . . 15.6.907

Ferri •no Uinsep p e

Cn1•i Rtra no

tale

. . . 152 fant.

.

..

13 art. div. fan t.

l. 7.33

l . 7.33

.

30 art. di v. fao t.

l. 7.33

l. 7.33

l . 7.33

l . 7.33

(CilLIUJZIIfO)

e N np oli

. . . 4 g•en io


73

(SC!]Ile) TF.~F.NTI )I EIJ ICI ASZIANIT.\.

.! >

o

.. .., o

"'

LUOGO DI NAS('IT A

D alli

CASATO K SOliE

l OSIZIONE

ti i na scita

Uf.CORAZION I E CA)IPAGN"E

di

di

grado

sen·i1io

dal n. 115 nl n. 130 e

~[ier.erbian-

26.3.904

Rosso Sebastia.no

.

Afri e a Oriencale

l. 7.33

l. 7.38

.

52 fant. (b:m. se.)

l. 7.33

1. 7.33

. . l 4 contraerei

l . 7.33

l . 7.33

co (Cat.anin) a

Orvieto (Terni)

12.2.906

Mulniooi Vincenzo

c

Barano d' I· 15.3.907 s~:h it\ (N apoli)

Di !orio Alfrerw .

e Viterbo • .

12.7.907

Mancini Oiov. Battista

Li h in

l. 7.33

l . 7.33

Mola (Bnri)

20.6.907

Tauro Frrmcesco

8 Ili p.

l . 7.33

l . 7.33

e Alcara li Fu· 15.8.903

1tforelli Gaetano

5 cont mertli

l . 7.33

l. 7.33

7 nlp.

l. 7.33

l . 7.33

Africa Orieotale

l. 7.33

l. 7.33

24 faut.

l . 7.33

l. 7.33

231 faut.

l . 7.33

l. 7.33

2 art. alp.

l. 7.33

l. 7.33

()

si ( Messina) e

Cusano Mn· tri ( Bene·

10.4.905

.

:\Iongillo Jlichele .

vento)

c Cornogiuvi- 19.8.90i

Fedeli Carlo

.

ne (Milano)

e Ottati (Sa.leruo)

e

13.3.90:i

Bamonte En:o

.

Ottati (SI~- 29.11 .905 lerno)

Bamonte Nicola

E boli (Sa· 13.8.907 terno )

:;parano V i11 cenzo.

i) an ni c ola.

4.6.90i

Gi ustir.ieri .Armando

1Ji11p. Min. Ao· ro nattfi ca

l. 7.:$3

l. 7.33

29.7.!105

Lojtldiee Uataldo

2 nlp.

l. 7.33

l . 7.33

Libi a

16. 7.84

16. 7.31.

.

.

(L ecce)

c

Lecce . • .•

c

Carini ( P a- 23.11.908 Mauro B iagio.

. .

161' 1110\

e

Ma m mola ( R. Calabr.)

1.1.909

Catalano Nicodenw

. . 71 fan c.

16. 7.34

16. 7.3-!

e

M nssa l u- 17.4.906 brense (~ npoli)

Calie odo Gennaro.

.

16. 7.34

16. 7.34-

213 fant.


(ugue) TI!NENTI llfEOICI ~

..

·c:;

..... o

oe

L UOGO

ANti~ITl

Data CASATO lt NOME

di DI NASCITA

<n

naecita

POSIZIONE DECORAZIOI'I'l E CAMPAGNE

di

di

crado

serviaio

dal n. 131 al n. 147 a

Pentone 26.10.898 De Laurenzi Vincem:o (Catanzaro)

. . . 27 art. div. fan t. 16. 7.34 16. 7.84

. . . . . . . 50 fant. c Romn •... 16.4.908 T eramo Filo~Mno. . . . . 5 alp. c Certa! lo 25.11.906 Pietro n i Gino . . . . 65 fant. c

Napoli ...

23.5.907

Stelo Gregorio

(Firenze)

c Mo se nfo 13.6.907

Tntone Antonio.

(Pescara) e ()

. .. ..

127 fant.

16. 7.34

16. 7.84

16. 7.34

16. 7.84

16. 7.34

16. 7.84

1 16. 7.34

16. 7.84

. . . 1:19 fant. 16. 7.34 16. 7.84 Lecce •... 17.10.907 De Giorgi Mario . . . . . 6 art. eorpo 16. 7.34 16. 7.84 Napoli . . . 19.2.907

Aeciuni Mario .

arm.

.....

·C

Napoli •..

4.7.909

Rinnldi .Anto·nio.

c

Napoli ..•

3.1.910

Savastano Giuseppe.

..

. 9.7.908 Paternostro Vincem:o . c Genova . . 11.5.908 Galletto Giacomo . . c Genova .

8 fant.

l 16. 7.34

l gen. min.

16. 7.34 16. 1.34

16. 7.84

.A.spett. inferm. 16. 7.34 16. 7.3-4

.

43 art. div. fan t. 16. 7.34

16. 1.34

lO fant.

16. 7.84

16. 7.31

-e

Adriano di Po~lia (A· vel ino)

9.10.908

Manganiello Luigi

a

Santa Flavia (Palermo)

1.10.907

Cirrineiooe Marco

. . . . . 37 fant.

16. 7.34

16. 7.34

a

Homa ... •

3.9.909

Sessa Vincenzo .

.

16. 7.34

16. 7.34

c

Pt\lermo .. 24.3.910

16. 7.34

16. 7.34

a

Mercato s. 10.11.907 Cniazzo Alfonso. Severino (Salerno)

16. 7.34

16. 7.31

e

S. Mnrco la Cotola(Fog·

16. 7.34

16. i.S4

j:!Ìl\)

2.8.907

Amentu A.udenzio.

.

93 fant.

. . . 63 fant. . . . 74 fant.

Cicchetti Francesco .

..

Leg. terr. CC. RR. Bolzano

1 l .


.. (segue) TENENTI MEDICI

75

., .!! ·;; ;

..• c

~

ANZIANITÀ

Data

LUOGO

CASATO E NOME

di DI NASCITA.

"'

POSIZIOSF.

di

di

grado

aervilio

Cav. Guide

16. 7.34

16. 7.34

5 bers.

16. 7.34

16. 7.84

Libia

16. 7.34

16. 7.:$4

,25 art. div. fan t. 16. 7.34

16. .7.34

7 bers.

16. 7.34

16. 7.34

116 fant .

16. 7.34

16. 7.84

6 art. div. fan t. 16. 7.34

16. 7.84

Lane. Firenze

16. 7.34

16. 7.34

bF.CORiliO!il E CA.liPAGl'lE

nucita·

dal n. 148 nl n. 162

a Napoli •.. 14.7.908

Attl\nnsio Anwldo

.

c Roma .••.

9.2.908

D'Angelo ]lario

.

c 1\t a rz a n o Appio(Nnpoli)

2.5.906

Simone Roburti Francesco

. . 15.4.908 Alloccb:io Achille .

c

Milano

a

Avellino . . 2.12.908

c Fenestrelle (Torino) c

.

'

.

Napoli .

.

Snbellì Uarlo .

20.3.907

.

. .

Alloattì Bened~tto

. . 1.8.909 Carotenuto Pasquale

.

e Caltavuturo 12.9.908 (Palermo)

Sireeì Gius~ppe .

..

a

Donori (Cn· glinri)

22.3.906

Palmas Giu,seppe .

.

60 fa.nt.

16. 7.34

16. 7.34

e

Torre A nn unzinta (Napoli)

18.6.910

Bracco Mario

....

4 art. nlp.

16. 7.34

16. 7.34

e

1\la.uarino (Calt.ania-

6.1.908

Gemelli Antonino .

. . 12 fant.

16. 7.34

16. 7.34

.

16. 7.34

16. 7.34

9 art. div. fan t. 16. 7.34

16. 7.34

Regg. carri arm. (batt.Ro· mn)

16. 7.3!

16. 7.34

Africa Orien· 16. 7.34

16. 7.S4

. .

setta)

e

Napoli

. . . 11.11.909 l Pnrenti Ugo . .

3 bers.

l

e

Foggia ••.

11.8.906

Celentanì Nicola .

a

Ges n al do (Avellino)

21.6.905

Vicario Cesare .

.

.

.

a

l

O r il!tano 20.9.906 (Cagliari)

.

Deloga lt•o. l

tale


76

(segue ) TENENTI J\1EDICI

.,

A!'IZI 'JS IT ,\

..

r.uo<:o

.e

!H NA 'CJT,\

:..

-

Dota

CASATO r,; NOME

POSI ZIONE

di

:r.

di

dj

grado

~er,· itio

53 fant.

16. 7.34

16. 7.3!

Osp. Trieste

16. 7.34

16. 7.3-l

23 fant.

16. 7.34

16. 7.34

10 art. corpo 1 16. 7.34

16. 7.34

Pt;{'ORAZIONI & CAMPAG:\t~

nu~rita

.

--

diii n. 163 111 n. 178

.

e

B in n cn villa (Catuuia)

24.7.907

Fisichell11 Pietro

c

ili a poli . . . 7.10.907

Mattei Federico.

e

Roecnlnmo-

14.2.904

l\lnstroeni Gin~cppe .

..

.

.

l'Il ( l\1 ORSi· 1111\)

n

Nnpoli ..

5.10.905

Conti l ' incenzo .

e

Napoli ...

7.11.909

Monaco Bruno .

.

2 bers.

16. 8.35

16. 8.35

n

Co mitili

24.5.905

Napulitnno Felice.

...

10 genio

16. 8.35

l 16. 8.35

(~apuli)

nrm.

Cordero A clriano .

l

...

61 l'aut.

16. 8.35

16. 8.35

Snviuo Gioranni

35 faot.

16. 8.35

16. 8.:~;;

15.4.9ll

An ten n cci Elpidio

96 fant.

16. 8.35

16. ~.35

8.7.907

A rcnngeli G8rardo

8 genio

16. 8.85

16. s.:;s

e

P J'fiÌII a :'Il a- 11.11 .903 rt- ( co~~ u Zl\)

Giugui Fran.ceRCO .

l gr nn.

16. 8.35

l 16. 8.35

e

Cl tiur;n Sc·ln fa n i (Pnl c:rmo)

17.!-1.907

Di Gi11rgio Girolamo

22nrt. div. fnot.

16. 8.35

l 16. 8.35

Il

)l'M 1-'U i

T(J· uiu(CnLll H· :1.:11 ru )

17.5.!!07

Sgro N·i co/a

243 fan t.

16. 8.35

16. 8.~5

n

Urbino (Po-

1.:1.910

Ot~

11 funt.

16. 8.:35

16.

.35

2~•. :Ul06

Sc·arpitti Jlnrio.

95 funt.

16. 8.35

16.

.3-"

222 funt.

16. 8.35

16. ~.3.')

c

Purma . .

e

Tnrantu

c

Cupello (Cllieti)

7.11.909

. . 19.5.909

c :'l{ncernta

Augt•lis Icaro.

R;t rv)

c

R IH'C':\ l'l\ l'C)

.

.

(Atpttla )

c

~firr11 Pie~,..j Ull )

10.5.!)09 l Di ~Iodi1•n Pittro.

.

.


(segue) Tl:::-ii:::'<Tl ~I ED I CI

lla ta

L l:OGO

77 Al\ZIASIT.\

CA<;ATO E S O lH: POS I7.1 0S ~:

di Ul NA CITA

ua~eita

di

IH;(' OilA7.1C)!\ I E CAli PAGNE

di

gr ndo

ùnl o. 179 al n. 193

~n p un 11 rn 1 21.8.910

c

De (.; illa i"rnncèsco Paolo.

132 fant.

( Puteu w )

16. 8.35

l G.

.35

c

:-<

Don n t o !15.2.909 Va lCumino Cl-' rosinou e) l

Leone Tacito.

7 art. div. f:out.

16. ' .35

16. 8.95

n

Pnlomharo (Cid"ti)

5.1.907

Meuua Luigi.

14nrt.di'".fnnt. H>. 8.35

16. 8.iJ5

c

Gal n ti n n

5.5.900

Autuunei Giu11cppe

21 fau t .

16. 8.35

16. 8.:15

9.1 1.906

Sottile Le(llwrdo

Se. ceotr. art.

16. 8.:~5

16. 8.35

2~.12.90fi

Amoro!<i Gi11seppe .llaz:it1i

A rsena lr R . E.

16. 8.35

16. R,:l5

l

( Lt· c cf')

e

!llt·!l~<ioa

c

Pnòula (!'a-

. .

l

.

h: ruv)

e Pndovu •. Ci t ti\ di Cn· st.t.llo (l'e·

e

:'\n poli 7.7.907

So prnui A11touio .

;)

fnn t.

16. 8.3)

l 6. 8.35

22.4.909

Sedinri

18 be r!!.

16. 8.:35

16. 8.35

D t'IIW.

fllj.(Ìil )

c

Foggiu . • .

1.10.908

Al tnmura .lfaulio .

S3 fnut.

16. 8.35

16. 8.35

e

Bus c e m i

6.2.904

Trigiln S!'llnillinno.

146 fnnt.

16. ~.35

16. 8.a5

e

\'icoEquen- l9.3.90lS ze (Napoli)

Vnnacorc , lnlouin.

151 t'nn t .

16. 8.35

16. 8.35

0

13ueous A iro~ ( Re l•·

8.2.909

S:tutnogl.llu R euè Cc~rlo

92 fnnt.

16. 8.35

16. 8.35

C

SJliu"r. uiJ. CAsc·ol i P i . c~ no)

27.4.90 ]

Di Fer dinando R e11ato

li nlp.

16.

.35

16. 8.:l5

"

\Giurgio In 12.3.908 ulontngoa ( 13eocveuto)

Boceleini Ettore.

39 fun &.

16. 8.35

16. 8.35

1

Nnddeo Vi11oen:o .

15 nn. div. faut.

16. 8.35

16. 8.35

(~lltO)

A rg1: n ti nn.)

e

Tnrnotu . .

8.5.908

.


78

(Segue) TENENTI J\IEDICJ

= J.NZI J.NIT À

~

·;;: ·c;

.... 3

LUOGO

Data

CASATO E NOME POSIZIONE

di DI NASCITA.

tn

nascita

di

di

grado

serVIzio

16. 8.36

16. 8.35

16. 8.S5

16. 8.S5

. . . . . Africa Orien· 16. 8.35

16. 8.35

DECORAZIO!U E CAliPA.GNE

dal n. 194 al n. 202

. . . . . 49 fant. e Benetutt i 20.4.907 Cubeddu Anto11io • . . . . . 240 fant. (Sassari)

e

Benevento 29.10.910 Petrneeiani Nicola

e

Calino (E· 5.10.906 geo)

Zairi SacelÙlrio.

c

Arngonn (A· grigento)

5.7.907

Licata Alfi{)

c

P a rti n i eo (Palermo)

10.5.908

Di Trapani Salvatore .

a

Avella (Avellino)

28.8.907

Salvi Vincenll'o .

e

Capurso 6.12.909 (Bari)

Ardito lTincenzo Cegar~ •

e

Cosenza ..

7.4.909

Strazznlli Sergio

e

Castel~uidone ( C ieti )

15.6.907

Lucente Vittorino.

tale

. ... .

16. 8.35

16. 8.35

66 fant.

16. ~.S5

16. 8.35

77 fant.

16. 8.S5

lf1. 8.35

. . 12 bers.

16. 8.85

16. 8.~

2S9 fant.

16. 8.35

16. 8.35

.

..

..

54 fant.

.

. . . 48 art. div. fant. 16. 8.35 H>. s.sr.


UFFICIALI CillMICI-FARMACISTI

..

-;;

ANZIANITÀ

o

LUOGO

3di

DJ NASCITA

...

Data

CASATO E NOYE

di

m

naecita

POSJZION& DECORAZIO.Sl E CAli P AGNE

di

di

grado

eer\'lzio

COLONNELLI CHlMICI-FA RMA.ClSTI dal n. l al n. 2

31. 8.77

a

Melfi (Potenza)

e

Palermo . . 19. 9.79

Pagniello dott. prof. Alfredo •• C~, +, L. D. in chimica brom.

Isp.serv. farm. Min. guerra

26. 5.32

16. 9.03

Corradi R6nw, •· '~• 00, +

Dir. lab. di ehim. o bromat. appl.

10.12.84

15. 9.02

TENE~T I COLONNELLI CHIMICI-FAR~IACJSTI

dal n. l a l n. 9

a

Bologna • .

25. 1.84

Mozzana dott. Carlo, ~~ >{~.

Dir. ist. ehim. fnrm . mil.

25. 9.30

2. 6.09

a

Roma. . • .

15. 6.82

Lombardi dott. Manlio. ~. ~ 9 11-1 2 ~ 9 1 ~·1G·I7 @ , + 1 1

Osp. Roma

10.12.34

so. 4.08

a

Nizza Mon· ft}rrato (A· h·ssandria)

5.11.83

Gorreta dott. Carlo, ~. ~ 911·

I st. c !J i m i co fnrm. mi!.

10.12.34

2. 5.09·

a.

Vizzini (Catania)

1.12.87

Vitn dott. Uaotano, -:-, 4) 912 "13, •lo

Ist. c h i w i eu farro. ruil.

10.12.34

27. 2.13

a

Aneonn

1!.10.82

Micheli Teodo1·ico, ~. (!], ~ slz,

Osp. Ancona

10.12.34

27. 2.13

a

Mercatello 14. 3.8B

Parri do tt. W alter, ~. <bl9J2·t3

Se. nppl. ~nn . ruil. (ios. tit.)

10.12.34

27. 2.13

Cappelli dott. pro f. GilLseppe, lll , ,~., v ou·t2 1 ~ . +z, +, ~. ® 91~·16, @ . L. D. in chimica brom.

Ist. c h i m i c o fnrm. mil.

31.12.35

30.11.09

12-131

(Posnro)

+

~ 91HG·I7 1 @ • • , {•

+

a

Mon tecatini 11.11.89 Val di Cecina. (Pifll~)

a

Bitonto(Bar i)

20. 4.85

Savino Vìto, ~. '); 911-1 2, + .

Osp. Bari

31.12.:!5

27. 2.13

R

Pettinengo (N ovnra)

13. 9.85

Musso E~1·ico, <!·, +, ~9IHZ·t3·1~

I st. obimico far m. mi l.

14. 5.36

24.11.13

o


--80

!11.\GGIORI

CHUII CI-F .~RliACI Srt

-~ ;.. ·c; o

.."'

ANZIANITÀ. DIII Q

POSIZiONE

di 01 NASCITA

'l.

llll~d Ili

O ECO RAZIONI E CA:UPAGNE

MAGGIORI

~

>

CASATO E NOME

I.UOGO

di

di

grndo

eervino

<

LtOG

t'

DINASC

i

C HIMICI-FAR~fACISTI

• Sn u d (Pal'i:

dnl n. l al n. 12

a.

Coro('linno d 'Alba (Cu· neo)

17.11.86

Siccardi G11ido, ,; , +, ,_,911 -12-IJ· U•llt·IG·I~·I 8·19 + 1

Osp. Udine

31. 3.26

27. 2.13

a

Cnrbngn a (Alesano· dria )

24.12.82

Alvigini do tt. Giorr1io, "! , © 911-13, 9 OI~·IC-17·18 @ , + 1

011p. AlesBandrin

31. 3.25

20. 9.14

Knpoli

25. 4.90

c

a

S. Egidio

Gilt'oni Valle P i a n a (S11lerno)

~ 91J·J2

17. U4

Farina Felice, ~·, IV 91 H 2, ~ 915 '

l. 1.84

Fortunato Leonardo, :eo, -&, 4)

(Ternmo) v

Cortnssa dott. Silvio, :;.:-, +,

a Ber\..'1\

9 9J~·IC·Ii 1 @l + 1

l. 5.14

l at. c h imico farm. mil.

31. 3.25

Osp. Firenze

31. 3.26

27. 2.13

Oap. Genova

l . 1.27

24.1 1.13

• ~us.u

JS-11, @, o§-

91)·12·13

!Al& dria;

no)

1

Atr i 8in.

Alia (Paler- 13. 1.85

Gris,:nnni Eugenio, ·~, 20-'ll, Q) 911-12,

DIII)

+

A 918·19·

Oap. Palermo

l. 1.27

2Ul.l3

c Firt

('

<;

a

Rovito (Cosenza)

21. 5.88

Marra. Giu11eppe :~ , ~911·!2·17·1 8 , ii: 915·16, @ , +

Osp Brt>ec:ia

l. 1.27

2-Ul.lS

n

Poirino (TO· rio o)

20. 2.83

Arpino Pietro

·~·, 4:;. 91 1-lz-13·14·

O!<p. Novara

l. 1.27

l. 5.14

M<•lisnni dott. Ricoiardo, ,g.,

Osp. Pnduva

l. 1.27

l. 6.15

a. Casnlbordi- 27. 3.88

19 -t0-21

• L s{;-lu @ ' '"l" , ',1). '

1).. 913·lt·l5,

no (Cbieti)

+

a

s.Maria Ca1 pua Vetere (N apuli)

11. 1.9(\

Palrnieri do tt . .lllario, ~. +, ~

l st. chim i co farm. mil.

l. 8.29

l . 8.22

n

Sas~ari . . .

l 8. 1.99

Lny dott.

•E , +, ~ 918 1

Oap. Cagliari

31. 3.30

16. 2.23

Serv. cbimico 31. 3.80 mi l.

16. 2.22

915-16·1~·18, @l ~

Di110

~.

es a Tr ~

IW e

F o SM (A· <tuila)

4.9.900

Placidi dott. Ettore, ·~

a


( .>C!JUC ) ~1.\ (;G J o)H I

..

E

C lli~II CI-F.\It)l ;\CI;O;TI

1'111)11 C IPI T I "i l

81 ANZIUITÀ

lhta

CASATO E !\0 )11::

LUOGO

oli DI N" SCITA

di

D ECO RA7.1 0 XI E CAllPAGNK

OMCita

ùi

grad o

dal n. 13 al n. 23

a

Stra della ( l'twia)

19.11.92

a Vnc-ri(Chieti) 18. 5.93

D'Alest;a nrlro dott. Luigi, '~'· • • Xl 9 1à-16-l7-l 8, @

12. 7.98

a

Racconigi (Cn ueo)

a

Ber~arnnsco 10.12.900 (A less an-

I ~;t.

chimieo farm . mil.

25. 9.30

16. 2.23

Afri c n Orientnle

15. 5.31

16. 2.23

Comi t. ntub. r iv. 26. 5.32 (osserv .i nrlu~cr.) Braggio dott. (;iovcwni ·~, ~ .

Africa Oricn- 10.12.34 tale

16. 2.23

Zio i dott. Giovanni, •!=, ~ 915-tc,

Osp. Savig liauo

10.12.34

16. 2.:l3

Guglielmin ett.i dott. Silvio, <!•,

+

Serv. cllilllico militare

10.12.34

16.11.23

dria) Susa (Torino)

3. 3.93

a

Torino ..•

26. 1.99

a

Alvito (Frosino ne)

6.2.901

Di Tullin dott. Ocloril!io, ·~·. '

Osp. Piacenza

10.12.34

16.11.23

c

Firenze. . . 10.8.901

Bracaloni dott. L orenzo, il

I st. cb im. fnrm. 1JI i l.

31.12.35

16.11.23

c

S. Arsenio

11. 5.93

Pcs!\olnno dott. Angelo, ::·, ::< 91~- lG·I•·• a, @ , +, lb

Ist. dii m. farm. 111 i l.

31.12.35

16.11.23

(Salerno) T ropea (Ca- 31.10.94 tnnza ro)

A dilardi p:1triziu di Tropea •loLt. Girtlio, ~. 916-l~-18, @ ,

Os p . R o m a

31.12.35

16.11.23

21.10.97

Fan tozzi dutt. Luigi, ·~, +, ~

Osp. Caserta

1-1. 5.36

16.11.23

6. 5.28

6. 5.23

a

a

n.

~

~· 91;- tu, @ , 0,

Al vito (Frosino co)

•

91;·13

1

@

lahor. chim. bromnt . avplicnta)

(c om.

P RIMI CAPITA!\[ CHIMI CI-FARM AC ISTI Il .

a

Sem in n. rn

(ReggioCnlnbria) 6

5. 2.90

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l

~ M n~~eo Stwer·io, i , O, O, 91~-IG-17- 1 81 @ , {<

+,

Osp. Chieti


82

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~

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ANZIANITÀ

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LU OGO

s

DI NASCITA

~

CASATO E NOME POSIZIONE

ùi

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DF.CORAZlONJ E C.ulPAGNE

di

di

grado

servizio

dal n. 2 al n. 9

a

Gravina (Bari)

2. 8.88

De Palma dott . .h'ilippo, <i·, ~ 918,

Osp. Napoli

6. 5.28

6. 5.28

a

Piazzn. Armerinn(Cal· tanissetta)

s. 3.88

Rizzo Gaetano + , + , ~ 91~·~~-n,

Osp. Bou1a

6. 5.28

6. 5.28

Osp. Verona

6. 5.28

6. 5.28

011p. Roma

6. 5,28

6. 5.28

Osp. Messina

6. 5.28

6. 5.28

a Bitonto( Ba.· 10. 9.86 ri)

... 28. 9.89

a

Roma.

a

Basi cò( ~ies·

13. 2.84

sin a)

~91~·)7·!8, @

@ ,o{·

Garofalo dott. Vito, 916·JG·I? , @

Corradi Piet1·o, 18, @ ,

·~·· ·· ~

~> ~ 9l~·IG·I1·

+

Cltiofa lo Bi.afjiO, :li,, ~ UI6·1 G·l, @

Il.

Ivrea (Aosta)

6. 3.8-1

Tre ves A t·ist icle,

.. ' ~ 915·JC·

Osp. Livorno

6. 5.:.!8

6. 5.28

n

Cn. lliauo

25. 1.90

Millino dott. Domanico, ·~ . ~

Osp. Bolzano

6. 5.28

G. 5.28

5. S.S9

Fermris Salvatore, 1G·l7 ©

Osp. 'forino

6. 5.28

6. 5.28

~fonforrnto

~.:

17·lij, @

91S·IG·J7, @

(A lessa n dr.) 1\

Lignaol\ (Novnra)

*·•.

~ 915

CAPITANI CHTMlCf-FARMACISTI dal o. l nl n. 6 a

Firenze . . .

7.7.902

Noceotini dott. Dino

Osp. Perugia

9. 6.33

!l. 6.2i

c

Nnpoli . •

6.7.902

Scotti dott. GiltSeppe

Scuola ll!)Pl.san. mil. ~ins. ngg.)

9. 6.33

9. 6.27

a

Sassari .

4. 7.9\l

Snnnn dott. .A lessanllro, i: 918

9. 11.33

9. 6.2i

0.:

Messina

4.5.902

Zodd1\ dott . .Aldo, :O

Min. Guerra (La b. wierob.)

9. 6.33

9. 6.27

c

Monginssa- 15. 5.96 uo ( (;osouza)

Dar.tilo Angiol.ino, ·t', +, ~ 9JG·

Osp. Brescia

6. 5.34

6. 6.28

a

Gunrrliagre· lo (CII iet i)

Palmerio Piotro, •t·,

Libia

6. 5.34

6. 5.28

2. 3.97

,~

. Osp. Milano

1~·18, @

~ 91 8,

@


( SI'!JIIr ) f' \P. C III\1 . -F\Il )l . E 11.1'. C: lli)I.·F\R\1 .

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NOllE POSJZl ONE

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83

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di J(rado

DECOHAZI ONI E CA.MPA GNt:

di

o

Mll ' i n·

carico

dal n. 7 nl n. 18

a

Bar i. .. ..

l. 1.96

Curatolo dott. Lorenr:o, -ii·, 0 1 Osp. Rom n +, \'<' 91G·17·J81 @ (com. lnb. obim. ee ntr. d t: Ile do g.)

n

Roma • .. •

2. 8.00

Foelli dott. Rob ·•rto, <!·, ~ 9JG·

6. 6.34-

6. 5.28

Osp. Napoli

6. 6.28

10-Jd, • • .{J), /

a

Bari . • . .

8.11.99

De Benl'Clictis d ott. Raffaele,

Oap. Bari

6. 5.34

6. 5.28

a

Parma . . .

21 . 2.98

Zaneli i dott . .dlbvrto .

Osp. Trieste

6. 5.34:

6. 5.28

o

Pnt'i (~fes· sina)

17.2.900

Orlnodo Teodoro, ~ ­

Afri c a Orientale

6. 6.S4

6. 5.28

e

R ibera (A- ~ 10.6.900 grigento)

Frisuia d ott. Pietro

Africa Orient:lle

6. 5,3!

6. 5.28

c

S. Gregorio

8.12.902

Goffrcdi dutt. Ettore

Afri ua Orient n le

28. 3,36

28. 3.29

Spntlnveccllin dott. Domenico

lo f. pres. Rn· ve nua

28. 3.35

28. 3.29

Ot~p.

:n.I 2.35

28. 3.29

~8. 3.36

28. 3.29

28. 3.86

28. 3.29

r!!:, ~ !1111, @

Magno (Sn· leruo) a

Mo l f e t t n ( Bari)

4.7.904

c

Arn~orona ( A·

23.1.901

grigento)

a

Siena .. . . 12.10.90 1 Segre do tt. Fenllmclc .

a

Vitu l azio ( Napoli)

c

Gr~ t te

5.9.!101

P ozzuoli dott. Francesco

Bolzano

[ n f. pree.Snssnri

011p. Gor izia

1

(A· I 20.8.898 t N,;-,asuè dot t. Frcut ccsco P aolo, t Osp. Catanzaro 28. 3.36 28. 3.29 m, ~

g r•gento )

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1

TENENTI C llD[ IC[- FARMACISTI INCARICATI DEL GRA DO DI CAPITANO

dnl u. l al n . 2

c

M onteVIH·

ob i (Arezzu)

a

7.3.noa

Pisa •. • . 28.10.903

Berni u i d ott. 1-'osco .

I111. dtim.farm. Ili i J.

Riparltcl li doLt. Roberto . . .

Osp. Fireo1.e

15. 8.3)

14. 2.30

31.12.35

14. 2.30


( S C !JII ~') T ll :'l. CIII M. · F.\P.)I. li'iCAIIICAT I DEL GRAOO Ul CAP IT. E TEN. C HI)I. ·F.\RM.

84

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ANZIANITl

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CASATO E

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POSIZiONE

di lH NASCITA

cn

na~dtn

DECORAZIONI E CAMPAGNE

eli grado o ùell' in carico

di servizio

dal o. 3 a l n. 5 a

New Jork

4.8.904

Creste dott. BaldtJ

Africa Orien · 31.12.35 ~n le

U. 2.30

24.4.90 1

Cal'lisi dott. Ferdincmd.Q

Afri ca Orientale

31.12.35

14. 2.30

14. 5.36

14. 2.30

28. 3.29

28. 3.29

Afri c a. Orieo- 28. 3.29 tale

28. 3.29

(S. U.A.) a

Ales~aodro

Roe!· a (A· grigcnto) c

Castella ne- 12.7.90::! ta (Ionio)

?tfazzaraccbi o dot t. Bernardino, Libia 4}

TENENTI CHIMICI-FARMACISTI dal n. l al n. 10

c

Frosolone 17. 3.99 (Camp o -

Pricolo dott. Alfonso, ~. 91 8, +,

Osp. Caserta

@

b:'ISSO)

17.10.901 Rolfo dott. Federico .

Il

Torino . .

a

C 1\D ODÌCil (Messina)

1.2.903

Riccardi dott. flittseppe .

ÙSJ>· ?tfes~ ina

14. 2.30

14. 2.30

a

Crecchio (Chieti)

24.9.!107

Snnteusaoio do tt. illa1·io

I of. pres. Parma

14. 7.32

14. 7.32

c Salo p_a ca

27.6.903

T nncredi dott. Gabriele .

Ist. cbim. farro. mil.

14. 7.32

14. 7.32

c

Adelfia (Ba· 21.8.905 ri)

Colelln. dott. Vitt01·iano .

Africa Orien- 1-l. 7.32 tale

14. 7.8~

a

SnRsuo lo (:\Joden:t)

27.2.905

Rotteglia dott. Enzo

Afri c a Orien- 14. 7.32 tale

H. 7.32

c

SHrre (Cu· oeo)

15.6.904

Melchio nna. dott. Sttore.

Afri ca Orien- 14. 7.32 tale

U. 7.82

a

Sal somnggiore ( l'ar-

6.5.901

Gambarini dott. Giuseppe, [!)

In f. prts. Albeoga.

14. 7.82

14. 7.32

22. 9.96

Longo dott. Fttlvìo .

Afri c a Orien- 14. 7.32 tale

14. 7.32

(Benewnto)

ma) ll

Roma . . . .


(Se [l Il t') TE:'\E:'\TI CB DI I CI-F.\ IOIAC I ST l

85 ANZIANJT,\

LUOGO

J>ntn

CASATO E NOME l'OSI7.1 () SE

tli D~~CORAZIONI

DI NASCITA

E CA lii'AG NE

Ili

di

g rndo

senìzì11

dal o. 11 ul o . 30 n

Salerno. . .

c

Cesena (For· 14.5.906

l. Ultl5

Portull i dott. Giuseppe

Li l> i:\

1-1-. 7.32

14. 7.32

Bocd•ioi dott. Francesco

Osp. Bolngna

14. 7.32

14. 7.32

Afri c a Orien· 14. 7.3:t tnle

14. 7.32

Osp. Aucoua

14. 7.32

14. 7.32

Iuf.pres.Treu· tn

14.7.32

14.7,32

lì )

c

Gl·OOVI\. ••

20.6.906

Audisio dott. Girtlio

a

Foggia . . .

6..1.90 4

SuYeriu i dott. Giuseppe

o

Por.r.nllo( Hn- 11.10.90<l Tarrnnova dott. 8ahatore. gusa)

,

e

1-'errara

1.1 0.900

Sani dott. ('a,·lo

Osp. Padova

14. 7.32

14. 7.32

c

Ca ma io re

21.9.902

Vecoli dott. Norherto

Osp. Genova

14. 7.32

14. 7.32

(Lneca)

c

Sutera (Cnl· 26.1.903 t:lnissetta)

Sain dor.t. Jfa-rio

Osp. Palermo

14. 7.32

14. 7.32

c

Torino . . . 19.i.908

Gu ria dott . .Angelo

Afri ca Orieo- 16. 7.34 tale

16. 7.34

c

Lerc:~rn ( Pn·

V icn n d utt. Carmelo

A fricn Oril'O-

16. 7.3!

16. 7.34

29.1.909

lel'IUO)

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a

Pnlcrmo .

8.9.90-!

Hnrnbiuo dvtt . .·Intonino

Africa Orien- 16. 7.34 tn le

16. 7.34

e

Napoli . •.

6.6.908

Aiello du&t. Dom1m1:co.

16. 7.34

16. 7.3~

n.

Firenze . .

20.3.909

Sn ltin i dott. Pietro .

Afri c a Orientale Libia

16. 7.34

16. 7.34

n

Cnrupol>asso 30.6.901

Battnglia dutt. Giuseppe .

Osp. Romn

16. 7.3-!

16. 7.34

n

Sieoa . . . .

30.5.906

Cor b i do t t . Domenico .

Osp. Firenze

c

P iacenza.

tl.l UJ07

Bru nnmouti dott. G-iorgio .

Osp. Milnuo

16. 7.34

16. 7.34

c

Aqui la ..

6.1.909

Curci do tt. Raffaele.

Osp. t; dine

16. 7 .3-!

16. 7.34

c

V o l te rra (Pis:t)

1~.7.90-l

Moro n i dor.t. Giuseppe.

Osp. Cngliari

16. 7.34

16. 7.34

c

Bari ..

21.7.90i

i\fin111ni dvtt. lguazio.

O;: p. Roma

16. 8.35

16. 8.:$5

e

Lecce. . .

14.10.!HO

Du Pirro dott. Filippo

011p. Firenze

16. 8.35

16. 8.35


UFFICIALI

A

DI SPOSIZ IONE

Ufficiali medici ANZIAN ITÀ

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CASATO E NOME

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POSIZIONE

di

di

grado

ser.-izio

Mi nistero Guerra (Com. Corpo S. M.)

19. 9.84

l. 9.05

x Curcio Sm>erio, • • U •@·, m, Disp. lllin. Fi®912-13, ~915·16·1>-JS, @ , o, +, nanu

9. 2.35

15. 1.08

31. 3.25

29. 3.07

Africa Orien- 30. 6.25 tale

20. 8.07

31 .12.25

20. 8.07

DECORAZI0?\'1 E CAMPAGNE

MAGGIORI GENERALI MEDICI

a

Fossacesia (Chieti)

27. 5.80

~ Bueciaote Alfredo, !V, C-e<,

CJ, tì,

~915·16·17·18,

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+· L . D. in ooulistica

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COLONNELLI MEDICI

a

Polla (Snler- 27.11.79 DO)

+

TENENTI COLONNELLI MEDICl

dal D. l al D. 3

a

Ca mpo basso 21. 2.80

a

Palermo .. 16. 4.80

Colitti Silvio, e, .:!', + , q_.912·13, Disp. Min. Fi~ 915·16·17·18,

D'Anna

Susa (Tori· 18. 3.83 no)

+

Gil~efpe,

CJ , ~ 91H6·1i-l 1 @ ,

12·13,

a

@'

+

Gatti Dionigi, ~ 916·1G-17·18,

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•, •.SO, II, + 31

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w, <J!o, lt9Jl·l2,

@, + 3, ~. EB

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LUOGO

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C ASATO E S Oli E POSIZIONE

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Dt:COitAZIONI E CA MPAGN E

ua~cita

di

di

grad o

een·izio

TENENTI COLONNELLI MEDICI dnl n. l al n. 4 e

Mezz oJu so (Pnlurmo)

15. 6.79

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S. Cl\logoro (Cntnnznro)

16. 8.81

Gn llnrnto (Milano)

14.11.8:>

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CriPI'inne GactMIO, <r, t-9 11·127

Zona militnre Roma

81.12.24

l. 9.06

Rombo là Antonio, :!•, o, ti9lz.J31

Di8p. 1lfi11. Fi-

so. 6,2li

20. 8.07

Zona militare Tritlste

16. 8.85

7. 7.10

Zoun militare Padovn

16. 8.85

8. 7.09

militare 17.11.18 •• Zona Pndova

8 . 7.09

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13innghi A/bPrto, • • u.r., u ~. O, O, ~,911-J:H3-H 1 . , e91S·IG-J7 18,

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5. 6.83

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Perilli Giomnni, ,;., t>, o, o, •

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8. 7.09

Osp. Caserta

17.11.18

7. 7.10

Osp. Bologna

81. 2.23

8. 7.09

+, Osp. Torino

81. 8.23

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28. 7.8 5

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31. 3.23

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Romane> (;ronwro, ·•·, Q, ~ .

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30. 6.24

15. 7.11

4. 3.17

16. 9.13

Di!ltr. mi!. Po· tomm

29. 4.17

1.10.14

Ui~>tr. miL Vi·

29. 4.17

1.10J4

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29. 4.17

1.10.14

Sosp. grado

23. 8.17

24. 1.15

23. 8.17

24. 1.15

Distr. nJil, Ber· 23. 8.17

24. 1.15

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Distr. mi!. Co-

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Pi~ticci (P o-

25. 2.89

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25. 6. '9

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Ciro (Catanzaro)

4. 6.119

a

Rodi Gnr~-:nuit:o (Fog· gia)

3. 1.89

De Noo zin J•'rrmceflco <! , .\,

a

Monteeastello (A· lessnodria)

10. 3.90

Piccotti Eqidio, . , +, ~91~·JG·

a

a

*· '•

.y 9J:;•]!ò• J;·t ~.

L. D. iu antropologia

Ponte S. Pie- 28.10.79 ero ( Bergn· mo)

~l

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17-181

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Alessan-

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Cnttaneo A chi/ [lo ~., O, Q, 1.Vl920Jtl

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PRIM I

CAPITANI

MEDICI

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LUOGO

ANZIANITÀ CASATO E NO :M E

di DJ NASCITA.

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na~cita

POSlZlONE 01(C0RAZI ONJ E CA:UPAGNF.

di

di

grado

ecni~io

dal n. 8 al n . 21

v :-)a nni ean- 25. 5.88 dro Gargauieo (Foggia)

Pacilli .A(frcdo, ·!:,O, + , ~ 9 1 5 • Distr. mil. Fog· 23. 8.17 17·1 a, @ , + gia

18. 3.16

Quei rolo Emilio Ernesto, U •·, O, + , t,9 14, €?915·1G-J7·18, @ , +

Africa Orientale 23. 8.17

28.12.13

a

M (1 0 0 n es i (Gtmovn)

a

G u a r d i a l · 22. 1.89 tìern (Campobasso)

Bucoi Paolo, •t, +, ~ 915·16·1~·181 Distr.mil. Trie· 23. 8.17 @, + ate

so. 5.15

a

Siracusa .

19.10.90

Ttombator~

a

Voghern (A· lessandria}

5. 5.87

Borettia Giust~ppe, .;-, +, t,91~·

12. 2.87

~915-l6·17·Ja,

15·16·17·18,

nncen..:-o, ~·, -&-, @ , +z,

\, +

©. +

Distr. ruil. Veoezia

23. 8.17

24. 6.15

Oep. Milano

28. 7.18

l . 5.16

e T eramo

12. 5.91

V etuschi PMquale, <!-, +, "', ~91H61 @ , +

Osp. Bologna

28. 7.18

l. 5.16

a S. Giuliano

2. 1.91

Cnrimati Giuseppo,<f-, O, ~ m·

nir. San. MiInno

22. 9.18

l. 5.16

Milanese (Milnnu)

10·17·18,

@, • •

+

a

He,zgio Ca- 13. 8 87 In br i a

Surnci Brrmo, O, ~. ·~·, \,

Dit1tr. mi l. Mi· l ano

22. 9.18

l. 5.16

a

Deruta (Pe- 20. 7.90 r ugin)

Mngnìni Enea. ~. +, ~ 915·18·11,

Disp. Min. Fi- 22. 9.18 nan:e

l. 5.16

~

Sperone (A- 10. 5.90 vellino)

Ronga Gaetano, ,!c,, ~ 915-IC·I-: 1

+, @ 1 +

Dietr. ruil. Udine

13.10.18

l. 5.16

l Murso (Ca· tanzaro)

2.12.90

Dattilo Giuseppe,

•e , -&-, +,

l~pett. So n . m il.

13.10.18

1. 5.16

Diso(Leeee)

2. 790

Distr. mil. Ro- 13.10.18 mn II

l . 5.16

Distr. mil. Roma I

13.10.18

l. 5.16

Di~tr. mi!. Pa-

27.10.18

1.5.16

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a

X 91~·1C·1', @ ,

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Q. 919·20·ZI ~91 5·lt·l7·18 @ , 1 1

Bucci

PaJJq~tale,

16·17-18·19·'10,

a

Aquila ...

7. 8.88

Gangi ( P a- 11. 5.89 lerruo)

©. •lo

~-,

+

+, ~916·

Propbrzì-Curti Betledetto, ,!', • • t,JI9·20,

a

+, >{•, /

'i':916-16· 17-18, @

Lo Vecchio Gioacchino, .;; , O, ~ 91~·1C ·I1·1U

+

1 @ , +, -b 91 ~·20·21 1

Roma (add.)

lerruo


91

(sr.gtl e ) l:F'ri CLIU f't; v RI OllG ,\:"I L\1

Ufficiali chimici farmacisti

~ > ·c;

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s

ANZIANITÀ

Data Lt.:OGO

CAS ATO E :SOME I'OSIZIONt:

di DJ NASCITA

Cl)

DECORAZION l E CAMPAGNE

nasci ta

di

di

grado

eerrizio

6. 5.28

6. 5.28

PRDfi CAPITANI CHIMICI FARMACISTI

c

Luzzi (Co- 29.12.85 senza)

Dll i'!'ll\rco Cesare, •!-, +1 ~o •~IG-li 1 (W 1 ·~

Osp. Roma

l


UFFICIALI MUTILATI ED INVALIDI DI GUERRA RIASSUNTI IN SERVIZIO Ufficiali medici A..'IZIANITÀ

~ ;.

"

LUOGO

...

111 NASC ITA

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CASATO E NOME P OSIZ I ONE

di

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rH:COR ..U::I O.N l E

di

ùi

~rnuo

s&r\'izio

Disp. Oorpo .tirnl. Napoli (co m. Dir. San. Napoli)

l. 4.32

8.10.01

Zona mil. Na· voli(aer v. Mio. In t.) Lt-g. terr. CC. RR. Genova Disp. Jlin. J,~ terno

16.12.Sl

28. 9.13

l. 1.34

10. 6.15

9.12.S4

30. 5.15

Trieste

27.10.18

16. 9.15

27.10.18

l. ~.16

C ~MPA. GNE

COLON NE L LI MEDICI

a S. G i orgio Morg e to (R. Cala.· brin)

20. 9.75

MAGGIORI MEDICI

d a l n. l al n. S a

Napoli

21. 1.87

a

:; n r z a u n, (S pezia)

23. 4.83

a Bos core:\le 23.12.87

tiJ Ton alli O<tn~iUo, !J:•, ., ~ 91~· 17-181 @, •:0, / Cirilao O-iu11eppe, ,~,, • , ~ 915· lt·l~,

(Nn poli)

@

PRnH CAPITANI MEDICI dal n. l al u. 5 l. 1.90

~

Cefrauo(Co· senza)

9. 6.90

:1. Laino Ro8ario, i', • • ~ 9JG·

Dir. Snn. Ro·

1~·18,

lUI\

Viterbo ..

7. 5 .8~

Paolncci .Alberto, U ~'• • •

*•

Disp. Mill.ln-

Sl. 3.23

l. 5.16

Cerchio ( A·

17. 7.87

{J, Pecilli Antonio, ·~·· •• ~911 · 181 @ , /

Ser.. piro t. R. E. Bulugoa

SI. 3.23

18. 5.16

n. Ln.v t:llo(Po· 24. 9.81

P rovvideuzn Savino, :!•, ~917·

Diap . .llin. E- SO. 6.24

l. 3.18

18, @

duca~: ione N a-

a Cniro (Egiu· ~o)

a

a

a

qui la.)

teuza )

Montini f:iiovanni, ,~,, . ,

~911H7·J8 1

Ot~p.

jj}. +, /

@, /

~· 9 16· 17, @

tc·rno

ziona/.e.

c

l

Alia (Pal er- ~ nto)

CAPI T ANI MEDICI S. 2.96 1 (}J Mniò Augttsto, ~9 18, • • @,

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Disp. Jlin. In- , 24. 8.3S

tenw

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l . 1.21

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Ufficiali chimici farmacisti

ANZIANITÀ

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LUOGO

Unta

CASATo E NOli E l'OSIZION"

di Dt NASCJTA

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nnscita

DF.CORAZ!ON I E CA:UPAGNE

tli

di

gruLlo

seni zio

TEl\ENT I COLONNELLI CHI MICI FARl\fACISTI Il

Villamagna (C hiet i)

25. 6.83

Bnc~aglioi Guido, -&, U !', ~91!· 12·13 , ~ 91:.-JG-J< - J a

A fr ica Orien- , 31.12.35 tale

15. 6.11


RIPARTO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P. E. FRA I DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI

MINISTERO DELLA GUERRA

Collegio Medico-legale. ~1. (;. :\1.

Direzione generale di sanità militare. Frauthi l.uiyi (dirf'tlore go•n. ).

Col. C. F.

P ;u.mi (•l lo .-l /frrr/(1 \ i!'lwllot·t> ùrl »crdz i.; fariOatcll l ico).

Col. M.

Drlouu Ginn

T. C. ~1.

Dc Br>t·n:~t·dilli .c; l ' ir·!/iuio rcom. n·dall. l;i(ll'll. 0 1N I rnil. ).

T. C. ~1.

B"""ì (;iustf'fl'' IC'apo :-:t•z. in<·.).

T. C. ~1.

Bnuu npatll' Orr ln (capo div. iu r. )

T. C. ;\l.

lppodì li

ili. ~ 1.

Cal'lnn·i llufJat>Ie ( l':tpC!

Jiv.

inc. ).

lnw/1/o.

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IY:\t11ìro r;;,~,~,. flf!'' i li C. ).

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Att!!l'lìui ili<:.).

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~l. :\1.

Ct"'"Ì . llfrel[., (cap('

~l. ~l.

M nn frt'd i i ne. ).

. l/ (l c rl n

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T. G. :'-1.

(c:~po

Sn11 la -~ l aria

Col. ~l.

~lol i":mi

Col. ~l.

Zaffiro .-Intonino (membro).

T. C. :\l.

Ca rn mn t•:JI:t Girll'nnni a l! g. ).

T. C. ~l.

<:raziola Gerw·r/o ( rncmbi'O).

T. C. ~1.

:\l :lllclllli .lf idtr•le ( ntCOtbt•o).

:\1. ~1.

Lopt·p,.li .-ln lo nin rl ( cçr rci:Hio).

l " C. :\l.

ltizzo Cnl'/o (m!'mbrol.

.llfrr•do ( !'li:O:I. prC'si<l. ). (ut t!lltbro

laboratorio di fi sìoi11gla e biologia applicata. ~l. :\1. Cas;.ini:-: Uyn (com. ). l aboratorio di chimica e bromatologia applicata. C11l. C. F. Con·acli /ir•mu (dit·cll ort·). ~1. C. F.

:\dil:1rdi (;111/in (com. ).

laboratorio di microbiologia. ~1. ~l.

ll c ilano L'yo (co m. ).

C. ~J. T . .111.

:\1:11'11 10 . lt'/u'//1• (CO lli .}.

C. C. F.

:todda Aldo.

(OC. ~ 1.

!.i pani l /1/fl/IÌ/11) (c n. p v ~ez. i Il C. )

t •C.l\1.

~l:l[!'l'ollC

1° c. M.

L tn·ia

t • c. ~r.

C ipri:Jil to Sulr·n[rwe

l " C. ~l.

Mazwrnni

l'' C. M.

Trifi le Il i l yiuo

/ SPETTC HHTO CO~ Sf.DE T~ TOI\ 1~ 0

l • C. l\l.

Finmn r:1 . ln/oninn

:\1. C . ,\1.

. ...... t i:<pellorc).

l o C. :\1.

Coni ritto

\l . .\1.

Cc i / sii/oro (:t d cl('l\o )

l" C. M.

Bif:IIJ(J . lii!JIIS/11

C. :\l.

. . . . . . (addrll o).

A m r d t> n

c Ìlll'llll/1 i

Ispettorati di sanità militare.

(;jriC(HI)IJ

r (.,.,li"'11111o

Cala llrò Su/t•a/(Jf't'.

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~ lli/JI'PI'irt=inni. - T. ~1.: lrnr niP !!1'11f't':11c mrdiro: :\1. (;, ~l.: rn:t!!l!i<>n' !!<'ll!'nllr JHI'dinl : Col. ~l : rol,ntwlh• mcdiro: T. C. :\1.: ll'ne t.l r col<~ t lltl'llo; n•rdic·p : .\l. ~l.: m:u:l!iPrc me-

di co: t• C. :\1.: pt'IIIIO captlano> rtl!'dicco: C. :\1.: capilaii(J rn rd i<'O: T. ~1.: lt·twttlc mf'~ dirn: C:ol. C:. F.: r(>IOIIIII'IIO d1inli rn-fnnnad:-l:1: T. C. C. F.: IPnrll l r cc d.,nt H' II (l chimiro.fal'lllal'Ì"'-': :\1. C. F.: rtl<ll!!!iorc dtimico-f:tnlln (·i,.l:• · 1° C. C. F. : prirn11 (':lpil ano chimi <·o-fnriiJ<JC'Ì;o;l a; C. C. F.: cnpilnno ch i mico-f:lrrnac i-<la: T. C. F.: lenrnlc chimicofarmac ista.


96

(sryur )

HIP \ ICTO IIEu LI

UFF ICIALI YEDICI E CHIMI CI -FAJU I ACISTI E CC.

bP ETTOR.\ TO Cu.'\ SE I> E 1.'\ \ "E HO.'\.\

T.C.C. F. Cap pelli Giu seppe.

\l.(;. ~1.

;\apnlitani .1/ d.-ltio rrr ( i:-pcllon').

T.C.C.F.

~lu sso

~l. C. F.

Corta::;so Si luio.

\1. ~1.

Fiore G cr emiu (:l!ld.-llo).

M. C. F.

Pal111ieri Mario.

C . .\1.

. . . . (a dd{'li o ).

:\1. C. F.

Giorgi Gior·gio.

~1. C. F.

Dracnloni Loren:o.

~1. C. F.

Pcs-.olano Angelo .

T . C. F.

Br mini F oscfl (i nc. grnd<• C:IJHI

ISPETTOHATO CON SEDE l ;\ R O ~IA ~1. \;. ~1.

~lazze!li

~1. .\1.

Gul'rra \'incen:n (add<'llO).

JUC. \l.

D:1lli lo (; iusrf•pt• (:uldl'llo) ( L o.)

J.nr c /n ( i-.pc ltOJ·c ).

T. C. F. Ta ncrcd i Gabriele.

Min. Guerra- Com. Corpo S. M.

IS PETTOR.\TO CON SEDE 1.'\ l'\ APOLI l\1. G. t.l. Z:mullini Prim o {ispcllMc).

M . .\1.

De l\l artin o Jlobcr-to (adùcllo).

l ° C. ~l.

T o1·rc Salt~alorc (oddello).

Hn rico.

:\1. 1.. M.

Buccianle Alfre rlo (ùi sp. ).

T. C. M.

Po losu Vincenzo.

Istituto euperlore di guerra. Scuola di applicazione di sanità militare. Col. :\J.

(;i<H'dano Giu st' fJP t' (dirC'llor·e).

T. C. M.

Bruni 1\'icola {ins. lil.).

T . C. l\1 .

.M :mg:l!):l t\)

1\1. .\l.

t.l ::l lice tll essrllt tlrn (ius. lil. ).

~ 1. ~1.

D'A le:-sa ndro /l"fl'tcle (i ns. tit).

1° C. M.

i'::~nni

1° C. ~1.

Foti Alfìo (A. i\1 .).

I °C . ~I.

l\l :~nieri

t• c. .\1.

Darbicm M aurwtgrlo (ins. agg. Ì

JU(. :\J.

\ ' ilale Snll'll/ore (ins. ngg. ).

c. :\1.

Piazzo Guido (i ns. n!l'g.).

C. M.

Ch iara Giusep pe

C. .\l.

Flo ri dia Fran,·t•s,·n r in s. at<g.).

~1. .\l.

Ca ne p o R om olo.

Scuola d' appl. di cavalleria. i\1. M.

Carlo ( i11s. ogg.).

Canoro Romualdo

Scuola d' appl. d' artiglieria e genio.

ng~.).

( in ~ .

Pcrl'ier Stefano. Scuola d' appl. di fanteria.

Carme/n (ins. lil. ).

ti/berlo (ins.

T . C. M.

Casella Cesare.

:\L :\f.

Accad. mll. di fanteria e cavalleria. Bini D omenico.

t1gg. ).

Accad. mll. d' artiglieria e genio.

T.C.C. P. Pani W alt er (i ns. Li l.).

C. C. F.

Scolli Giusr r• tlr {in!'. :1pg.).

Istituto chimico-farmaceutico militare Castello (Firenze).

T. C.C. F.

~l vnana

Carlu , drrcllorr ).

T. C. M.

Scuole militari. ~1. .\1.

Fuill:.l Giovanni (n om::. ) .

M. :\1.

Spncm ~rolo

T.C.C. F. Correla Carl o.

T.e.e. F. \"ila Grrelano.

Pclili Pasquale.

\" igorila .\ ,,·oln

poli). ~ 1 . ~1.

Fiore .l/ a rio ( M ilnno ).

'\ ;


(segue )

RIPARTO UEGI.I U FFICIALI

~fEOICI E CHI~riCI-FARM .\C I ST I ECC.

Comando acvole centr. mlll t. 1· C. M.

Giannelli B ern ardo.

S cuola A. V. Lucca.

1° C. l\1.

Scuola centrale di fanteria. C. M.

Masala Mario.

Sc u ola A. U. Fon o (94 fan l.). 1• C. ì\1.

Scuola centrale mll. di alpinismo. T. M.

Botlasso Gwlio.

Soli i le L con flr do .

Scuola centrale del genio. T. 111.

Be llia Fran cesco.

Gorrredi Luigi.

Scuo la A. V. Spoleto (5'2 fan/.).

T. t\1.

Mo laion i Vin cen zo. Scuola A. U. Salerno (39 fan/. ).

Scuola centrale di artiglieria. T . l\f .

ì\l allozzi Amerigo.

1° C. l\1.

Tanc r ed i Vrbruzo.

Scuola ;1. V. Pa lermo (6 fan/. ).

t• C. M.

La 1\!arlina R osario.

Scuole allievi sottufflclal.

Scuola centrale delle truppe celeri.

Scu()la A. S. A'1uila (95 fan/. ).

1° C. l\1.

Bava Arluro.

Scuola di tiro d' artlgUeria. 1• C. M.

Scuola A. S. Caserta ( 15 fan/. ).

Gaglion e A nto nio.

1° C. M.

Bc rlo ne Gius eppe.

Scuole allievi ufficiali di complemento. S c uola A. U. Brà. C. M.

Cie ri Vin cen::o .

Scuola .4. S. Noce ra Inferiore.

I• C. l\1 .

Servizio chimico militare.

S c uo la A. V. Mon calieri

M. M.

Chiroe nti Ferdinrwdo.

Scuola .4. V. Bassa n o de l Groppa l • C. M.

Del Senno Giol'anni.

Scuolrt ;L V. l'at•ia (3 genio)

l\'1. M.

Don santo AmedCt>.

M. l\1.

Feni Guido.

t• C. M.

Fcrra loro Gillscppe.

C. M.

Cci Filib erto.

C. M.

Serra Giu se ppe.

M. C. F.

Placid i Ellore.

!\1. C. F.

Guglielmin elli Silvio .

G1·amegna Giol'Cin fli.

Stabili menti militari di pena. Scu o la A. V . Poten za.

........................................................................................................ 7

R ec/U$O I'ÌO

M. l\1.

militare Gaeta.

P ezzu llo T:uiui.

97


98

(seg ue )

RIPARTO DEGLI

UFFI CIALI

MEDI CI E CHI:IJ I CI-FARMACISTI ECC.

M.M.

Talloni Fileno.

M. M.

Di Nella Nicola (segretari o).

DIREZIONE DI SANITÀ

t• C. M.

Piccolli Egidio (r. o.).

f1f:!L (:0111'0 D'AR~I ATA DI T ORINO

J• c. M.

Calvo Alli/io (A. M.).

Direzioni di sanità di Corpo d' armata e stabili menti san ltarf _

Col. l\1.

~l onlanari

Alli/io {direllore}.

1° C. M.

Bua Giuseppe.

T . C. M.

\'i g liani F1lc/erico (igi enista ).

~1. C. F.

Ahigini Giorgio.

T. C.M.

Mura tori Carlo Felice

t•·c. M.

Binnco Gio1•. Bflltisla (rapo sezione disinf. ).

(segr.).

Ospedale milila,' e di T orino. T. C. M.

Forino SalPa/ore (direttore}.

T. C. M.

Oggero Cesare.

M . l'IL

Sogno Armflndo ( f. o. ).

M. ì\1.

Sabalini Angelo (segretario).

M. M.

Germano Giu seppe.

l\1. M.

Luciano-F'u scà Felice.

l\J . l\f.

Carbone Teresio.

1° C M.

Vi lale Nicola.

1° C. l\1.

De Pao li Paolo.

Ospedale militare di Genova. Col. ~f.

Mo ng uzzi Umb erto.

T . C. M.

Sa vini Gua[[ i ero.

~f. M.

Im periale Cesare.

M. M.

Se il lie ri Vil!ccnzo.

t• C. M.

Castella neln Vincenzo.

1° c. M.

Carpini eri Ernesto (A.

1°C. M.

Dello Jo io Giovanni.

l\'1. C. F.

FOI'Iunalo Leonardo.

T . C. F.

Veco li Norber/o.

M. ).

Ospedale militare di Savig liano.

T. C. C. f. \'ai <'Jili :lniMIÙIO (disp.).

T. C. M.

Cn l l i IJicHugi ( rlirellor~ l (dis p .)

JOC. C. F'. F erraris Sa/l'a/ore.

M. M.

Scarpio:! ri Cesare.

!\1. M.

Bruno Carlo.

° C. 1\1.

Ross i Mario.

~f. C. F.

Zini Giovanni:

Ospe<IIIIC militare ili Nnr:ura. (di1·ellorc).

l

T. C.M.

Panog ia ti n tonino.

l\1. M.

Gurgo Pierino.

1° C. M.

Sc ialdone /Jurtotomeo (A. l\1. ).

T . C. M.

Ca·osiglia EParislo.

N!. C. f.

Arpino l 'ietro.

C:. M

De Lucia Raffae le.

T. C. F.

Gambarini Giuseppe.

DIREZIO:XJ; DEL COIIPO

Col. ~r. T. C.l\.1.

/nfermeriu prrsidiaria di .1/bc nga.

DI S.\N JT,\

D•.\RM .\T.\ DI

A u;sS.\NURIA

Cas a!!ranùi Gf,wco (direllor e). CarLonc Vincen:o (segre tnrio ).

Osperlalc militrwe di AJessflll'lria. T . C. ~ 1.

Candidu r·i

/~nri tl)

T. C. ~ 1.

Pe~ara

T. C. ~1.

Vale nte Gioacchino.

(dirello re).

Jsidoro.

IJEL

DIRF.ZIONE DI S.\NITÀ CORPO D'AR MATA DI r.f1L~NO

Col. 211.

Surdi Domenico (direllot·e).

T . C. M.

Costa Pausto (igienis ta ).

M. M.

Di Stefano Gi1;seppe

1° C. M.

Ca rimati Giuseppe (L o. )

l" C. M.

Lnurora Carlo (capo sez. dis. )_

(se~trel. } .


(:H'yllt' l

RIP~RTO DEGLI UFFICI \LI MEDICI E C HDIICI-FAR~IACI STI ECC.

Ospedale militare di Milan o. T . C. l\1.

Giart"u .-so Gt'srulftlo (dirc llo1·c).

T. C. M. ~1. M.

Teua~lin Giuseppe.

~r. l\1.

C. ~1.

Taali:-tfìcrro Armando.

T C. F.

Sa 11 I Pu~anio

.1/nrio.

OutE7.JO'IP. 01

s.~NrTÀ

C:uuuazzu .1/rwio.

or: L

99

cour•o o'.\.101.\T.\ or BoLz \~O.

De Bt•rn;n·do p,.,,,cescn 4ntnnio (:.Cl.{ r·ct tll' io).

Col. :\1.

Sccchr Francesco t di rcllurc).

M.M.

Girardr GtuSCftpe.

T . C. :\1.

Fusi Pi etro (segrl'lu rio).

t• C. M. t• c. M.

B erci La Gt~tst:ppc ( f. o.).

l " C. ~1.

Rodinò .Yicotttnt11nio (igie nis ta).

A s tuto Giuseppe.

JO c. l\1.

Paol i Ilo St,nislao.

l• C. ~f.

Virgilio

''"crio.

T. C. M.

Accorinli Vincen:o (direttore).

l ° C. M.

Sacrhell i J\'icn/a.

T. C. M.

F iorini .lfu:io Ferruccto.

1• C. M.

Viola Domenico.

M. l\1.

Dal Cullo Augusto.

t• C. l'l'l.

Comcs Sc/mstiurto.

l\1. M.

t;1·ifì Filippo.

C. M.

C<~r·cr·j l.rnflctl'do.

M. M.

Cn,·allo /Juywio ( ~CKI'CIUI'IOJ.

C M.

Palm inicllo l'•tsquole.

M. M.

Bcrlolucci Cin o,

C. C. F.

Sanna .-1/ess'""/ro.

l\1. ~r.

~l11rino

Enrico.

T. C. F.

Bruna rnunl i Giorgio.

M. M.

~l il<'! li

J::rncsto.

1° C. M.

~l on;Jst r:1

Ospedale

mjlitor~

O>petlrtle militare di l' erona.

di Piacew:a.

Snlt•atore.

Sriorliuo Salt•lllorc (i\. l\1. ).

Col. M.

Alfonzo l.niui (dircllorc).

l " C. l\1.

M. M.

\' ajola .\'fl.- :are no.

1° C. C. F. Garofalo l'ilo.

~l. M.

Se\ eri l'om pc o.

1° C. l\1.

F urtun:1li l'irtro (A.M .).

~1. C. F.

Di T 11ll io (Jrforisio.

Ospedufe mtfttrn·c di Brescirr. T. C. M.

Lo\a!dio /tocco (direllorc ).

T . C. M.

Ara A cltille.

M. M.

Cellini Ltti!Ji.

M. M.

De Co la Do m enico.

1• C. l\1 .

Labruna l' illorino (A. ~!. )·.

M. C. F.

~r arr·a

C. C. F.

Dallilo .'lnyiolino.

Gwscppc.

\ ' ila Guido.

Ospt•rl•tfe militrtre di llol:ano.

(di r-ellorc). T. C. M.

Ci:~ r io

:\1. M.

Lnnua Leonirln.

:\1. M.

Chic~:J

I• C. :\1.

A~lui •J Girolamo

Si lp_io.

E mmwdr. ( A l\1. ).

1° C. C. F. l\l ill ino Domenico.

C. C. F.

Lical:1 Srdontore.

/nfermcritJ presidinria di Trento. "' . .\l.

.\lonlcleonc l' incrn:o.

t• C. .\1.

Pt:'rl'ini Il n gelo.

T. C. M. • Rampi l'ictro.

l" C. M.

;\lanzclla Cillst~pfie.

1• C. M.

T. C. F.

Tt•rT:llJO\:t

I nfermeria prt•.<itliar-ia di Parma.

Tedesch i .Vicolo.

S'l/l'atore.


100

{:<C!JIIC) Hl P IRTO nr.Cil. l UFFICIALI lllEOICI E CH I MICI·FARM.\CIST I ECC.

DIREZIO:XF. DI !'.\NI'rÀ lll{L CORPO

o·.\R~I.\TA 01

TRIESn:

l'C. M.

Sal m è Etl·lf e.

1° C. M.

Campana .J \ntonio.

Col. ~t.

Gnioll in o Cor/1) (rlirrllorc).

1° C. M.

Calicndo .ifichele (A. M.).

T . C. M.

Mancini Luigi (srgr-elario).

C. M.

Cammarano Vito.

10 C. M.

De Cesare Giannino ( i~ i cnisla ) .

T. C. F.

Bocchini Francesco.

Ospeclalc mililorr. di Tri t•sle.

Ospednle militure di Padoua

Col. M.

Lapponi Guido (dirctlore).

Col. M.

Fierro Miche/P. (direttore).

T. C. M.

Fiumefreddo Vincen:o.

T . C. M.

~l igncmi

T. C. M.

Adinollì Salt!alore.

M. M.

Saccomani Giorgio.

T . C. ~1.

Pellegrino Lorenzo.

1° C. M.

Mazzenga Giacomo.

M. M.

B ugliarello Federico.

C. M.

Arcab:lSSO Giuseppe.

M. M.

Can·aglio Edoardo.

l\t. C. F.

Mo lisani Ricciardo.

!\l. 1\'1 .

F i logra ua Pus q ualc (segretario)

T . C. F.

Sani Cnr/o .

1° C. M.

Monlini Gtnunnni (inv. g uerra).

1° C. ) J.

Scarpa Angiolino.

l'C. ) l.

Spagnole! Li Galileo.

l'C. ~1.

Zingale Sulca/nre.

T. M.

Maltei Federico.

C. C. F.

Zane ili A luerto.

Fran cesco.

I nfermeria presidiaria eli Rauenna. T. C. i\t.

Oleri Vincen:o.

C. C. F.

Spad:11ccchia Domenico. D IREZIO!IòE DI SA NITA'

DEL CORPO D'AR~IATA DIIIEZIOi\E DEL CORPO

1)1 SAN ITt\

I)'AUMATA

I) J D oi.OGNA

Col. M.

Simula Uboldo (d i•·eLlore).

t• C. M.

F iume Guglielmo (igienis ta ).

DI

fiRENZE

Col. M.

Iann izzollo Carm elo (direllorc)

T . C. M.

Dc Caris Agostino (segretario).

i\t. M.

Folcna Umberto (igienista). Ospedale militare di Firenze.

ùspedale militare di /Jologna. T. C. M.

Germiuo .4/freclo (dircllore).

T. C. M.

Pellegrini Fra ncesco (direllore)

T. C.M.

Riccò E t t ure.

T. C. l\1.

Vannocci Quintilio

T. C. M.

Pi ccoli Giot•anni.

M. M.

Biagini Giova nni.

!\f . M.

Vi lolo l ÙWIIIll cl e ( L o.).

M. M.

l\'logliu lo Alfa/ISO.

~1. M.

G i:lll om bm·d o Orcstc.

M. M.

More lli Mario

i\1. M.

Pomo f cli c ~ (~eg•·ctario ).

M. M.

Lampis Edoardo.

~1. ~1.

Comelli

umuerlu.

1° C. M.

Relisario Giulio (A. M.).

~1. ~1.

Gunralùi Carlo.

t o C. ~1.

Arocri Antonio.

1° c. \ 1.

\'elusdti

1° C. !\1.

Cor·Licclli Mauro.

1° C. M.

J\1 i guani \1il/01'10.

1o C. l\1 .

Troina Francesco.

l,o~tJllflle

( L o.).

(segretario)


(H!J II C) IUI' \II f (, Ot:;G;, I

UFFIC I \LI

~I EIIICI E C HDIIC I-FA II~fAC I S11 ECC.

101

,\ 1. C. f .

f nf'inn Felire.

T. C. ~J.

Fl•l'l i l !JÌIIO.

T. C. F.

Rip:tl'b<'lli U out'rlo Ci uc. grado capi l. ).

M. M.

Cassi n is V yo (rom. lo bo r. fis iol. biul. applicata).

T. C. F.

Corbi Domenico.

:\1. ~I.

~laiuwne

T . C. F.

Dc P irl'o F1lipp1J

M. ~1.

Giorgi Givrgio.

:\1. 1\1.

Ferrari Ug o.

:\1. ~1.

Reit:mc L'go (com. lnb. micr. ).

:\L :\1.

Cnppelli Alfredo.

Ospedul•· mlltt,rr eli l.it·orno.

T . C. ~1.

Derlclh enrico (direttore).

T. C. ~l. Abat e tll"s.~nndro.

Dvy,fint> (scl!rel::trio).

Guido Giot•nnni

T. C. l\1. rtizzo Cornrlio.

M. :\1.

Pccorella GioPanni.

~1. l\1.

Scalrnli Cinl'anni.

M. M.

P kc.a rTr la Fran cesco.

J° C. M.

Dè ll iCI'ony uli -. Jluyy••ro.

:\1. ~!.

(~ ia('obbe

1• C. M.

Di Lorenzo Oclardo.

l ° C. M.

T 1·cpiccioni Emanuele.

1° C. ~L

Lo Binnco Do menico.

1• C. 'M.

Longo Domenico.

1° C. M.

fuselli Mario (A. M.).

1° C. M.

~lid trlla Cnrmelo

1° C. M.

Ripari Enrico.

1• C. M.

Mezzelti Guido.

C. :\1 .

Panara Carlo.

C. i\1 .

Papagno Michele.

C. M.

~!a r m o Aclulle (com. lnb. micr.)

1° C.C. F. Trcn•s llrislidc Ospedale m ili/llr'C .ti tln cotl tl.

Col. M.

Cn'-ellu IJ•1n/ e (ùirel lof'e ).

T. C. l\1.

Fe l i cin n~:t• li

T. C. M.

Co~lin li -Dc7.zn

1° C. ~1.

P ctilb•m

1° C. M.

Cassnno /.(lrt•n:o (A. ~1. ).

1° C. M.

Pn,·one An/nnin.

Guido. Giust'ppe.

L~t~lot·ico.

T.C.C.F. Micheli T eotloriro.

T. C. F.

se,·erini Giuseppe. D JREZ I O~t,: 01

Ut:: L CORPO

S\:'ì iT.\

o'AIDI.\TA DI

fiO~!.\.

Cnrradino.

T.C.C. F. Lombnrd i Man/io. ~1. C. F .

Adi la rdi Giulto (com. lab. chim. b r·omnl. npplicala).

Col. M.

~l od es lini

M . M.

Gallo A rturo (segi'Clario).

t•C.C.F.

R izzo Gaclnn o

1° C. ~1.

Laino Uosurin (itw. g-uHra).

l°C.C. F.

Cor·radi Pietro.

1° C. l\f.

Spczza rc rt·i .\ni Miio (copo sez. disinr.).

1° C. M.

Lcomu·d i l)nm cnico (ig ienista).

Pflolo (direi l OI'C).

Ospedrlle militare di R o nlfl.

(com. O. N. B. )

r•c. C. F. De ;\l arco Cesare ( L o.). C. C. F.

Curatolo Loren7.o (com. lnbor. c him. ccnlr. de lle dogane).

T. C. F.

Bat laglia Giuseppe.

T. C. F.

l\1ininni Jgno zio.

T. C. M.

MnssCI':lO) Giulio (dir·cllore).

T. C. 1\f.

De Bcrnn n li nil' l'ir!tinio (Com. ~ l ini..:l t•a·v (;ucf'f'<l - rt•dallore Giornale mctl. mil. ).

T. C. M.

Crcspcllani Curio (tlirellore).

Ciaceio l'i/o.

l\1 . !Il.

Trani J\'alolino.

T. C. M.

Ospedale mi/tiare di Perugia.


102

( SC(JUI' )

RJP.~IlTO DCC:LJ UF FICIALI llEDICI P. Ctlllii! CI·F.\RMACISTI E<:C.

P epe R affr•ello.

Ospedale

mililf1r~

di Chieti.

1° C. M.

Ctarwanloni .\Inno lA. ~1. ).

T . C. l\t.

Fabrizi .'\'ico/a (direllore).

C. C F.

i\orcnlini Dino.

T . C. M.

Rossi Antonio.

1° C. 1\1.

A,·cllone Gnl'lono.

I• C. M.

Croce Guido CA. M.).

Inferm eria presi, fiarin di An:io. (Campo climfllico srm,tnri!llc)

I°C.C.F. Mussco Sauerio.

M. M.

Binnc hini Acrisio.

1• C. M.

Siniualdi Guglielmo.

l ° C. ~1.

Bolla Luigi.

C. ~1.

Fioric Uyr .

DIIC El'. IONE DI S.\NIT.,· DEL CORPO o'AR~IHA 01 NAPOLI.

0InE.zrorm or SA:-< ITA·. UllL CORPO o'MntAT.\

or

Col. M.

Frisoni Paolo {direttore).

Col. :\1.

Gra!'l'i Giuseppe (inv. di guerra) (com.).

B ,\Rt

T. C. i\f. Gallolti Giovurzni (segretario) Col. M.

niualdi Onofrio (di r·cttore).

M. 1\t.

P Psce 1\'icof•, (sPgrc lo,.io).

1° C. M.

13nrnaba Lennflrdo disinL).

C. M.

B al!<am~>lli Filippo

J• C. M.

Znnfag na Riccnrdo (igienista).

1° C. M.

Zon::~

DI'mc/rio (<:a po sez. dis.).

(cnpo sez. Ospedale militare di Napoli.

( itticnistn).

Ospedale mili/111'e 'tii Dori.

Col. M.

Fiorenza lgn u:io (diretto r e ).

T. C. M.

Dc Angelis r1rduino.

T . C. M.

Gclormini L11igi· (com. lerm. Ischia).

M. M.

MofTco Luigi.

M. M.

Palumbo Giuseppe.

s l obil.

T . C. M.

Japocc .1\ntonio (dircllore).

T. C. M.

Pelleg,.i rli ()r psfe.

T . C. M.

CalJn.rola Frun CI~sco.

T. C. M.

r.Jazz.occonc Crtmil/o.

~l. M.

Vossalli Giouarzni.

r.t. ~1.

Co!<la!!liol:l ,\nlonio (:,cgrelario).

M. M.

Grnzinno Carmine (segretario) .

~t. :11.

Cidla R affnele.

:11. )1.

O' Ambrosio Giuseppe.

M. M.

Oonndeo \'il/orio.

M. M.

Fefs ani Giacinto.

r.I. M.

Di Palma \' inccn:o.

t\1. M.

Squilfacioli Raffaele.

~1. ~1.

Cassitto p,.,,,cesco.

1° C. M.

Ciodnro Raffaello (A. M.).

l\1. M.

Tarchi Virgilio (rom. Rodi).

)° C. i\1.

Coraniglia A lfredo.

) ° C. M.

Caspanini Nicola.

presidio

\l. l\1.

Ricci ,lnt oru o.

t• C. M.

Po lmc;·n Ugo.

l ~ C. M.

;\lusum::.rora .Yicn/IÌ.

1° C. :11.

Snulucci Giuseppe.

1o C. ;\f.

lnf:111lino Sim o n e L\ . )f. ).

C. :11.

;\Justo .1fichei-l.

T. :11.

Zecca Cosimo.

Col. C. F. llt>l!ard Pietro (disp.).

T .C.C.F. Sa,·ino Ili/o.

1•c.c. F. Dc Palma Filippo.

C. C. F.

C. C. F.

De Bcnedicti'S Raff,lele.

Fochi Roberl·>.


(St!!J Ue ) Ili P .IIITO DEG l l UFFICI ALI MEDICI E CH l M I CI-FAII~I.ICISTI ECC.

Ospedale militurc di Cnsertu.

C. )!.

~it• olos i

(tlireltorc)

)1. C F.

Sicc:mli Guido.

T . C. F.

Curci Rnffllele.

103

:l nlonio.

T . C. )1.

Pieni o A n Ionio.

M. ) f.

Corcion i Cornr•/trl o ( f. o ).

M. M.

Trani Paolo.

T . C. l\f.

Cnmorinno Pi(•tr·o (diretlore).

M. M.

Ceni ore Ant!Jnino.

M.M .

Fonzonc Lor·cn:o.

M.M.

M u-,to Pasquu/e.

I" C. M.

Li:-lo f)oml'nico (A.

I • C. )f.

R inalùi o,.,:io (A. )l. ).

T. )1.

1\f. C. F.

Faut111.zi l.uiyi.

Z;lflì r·o /;'t/ n,, r· d o ( in e. grado (';l p i l.).

T . C. F.

Pricolo Alfonso.

C. C. F.

Puuuoli Fr11ncesrc.

Ospedale militore di Gori:ia.

M. ).

0 IREZIU:VE 01 S.\ 'ì IT l ' DEL CORPO p',\R~1ATA Ospedale miJitnre tli Catun:11ro. T. C. M.

Snlcm . l lessnntlro (di•·rllo•·e).

T. C. M.

Sori.Jara Emilio.

1\f. M.

Cnlcrini Fed erico.

M. M.

FJ'OIH!iO Fran cesco.

1° C. 1\f.

Iannizzollo tlnf,lllio (.\ . M. ).

C. C. F.

t'\a-;cè Fran cesco p,,o(o.

llELL.I SICILIA.

Col. :\1.

Bnrilc Fe/i.:e (direllore).

T. C. i\1.

f.r·illo (;irolomo (segretario).

:\l. i\1.

Pi 1 t'l t i Fran cesco (igienista).

1° C. M.

Cnll(•llo Srdr•alore disiu f. ).

UEL CORPO P'AR~I.\T:I DI

U JHNE.

Col. M.

Grosso

)f. M.

Bouarcor.-o L etterio

M. J.l.

Dc Castro / yna:io [igienista).

)

0

c.)!.

Mc~:.i na

l'iti orio (Jircllo rc ). (sc~ rclario)

rlny elo (capo scz. dis.).-

Osperlate militare di

u·dine.

. (direllore).

T. C. M.

0'.\cra rd o

T. C. ì\f.

Signorine R nsrrrio.

Salr•atore.

T. C. i\l. Snl'nrino Sauerio. :\1. M.

Ccmi~ li n

:\1. )(.

(;u.dio fl< ICCO.

~1. ~1.

Pn"nlarqua Gioncclll'no.

) J. )1.

P l:11a \ •ll•de.

)1. ) 1.

Scuoh•ri Giuuppe

1° C. M.

Gunrnaccia Girolamo.

Domenico.

(segretario).

T. C. M.

T urilli tlntonio (dir·cllore).

! ° C. M.

Solomone Giuseppe.

T. C. M.

Po•·cnle Ferdinundo (scgrct.).

1° C. ~1.

P::11orr c GlllsC[·pe.

M. M.

Ginnnolli Dino.

1° C. ~ 1.

P n•·aninf(, tinge/o ( A. i\1.).

M. M.

Santoli

1° C. ~1.

Arnlio Caro Guido.

M. 1\f.

) l assimo Fran cesco.

r.. )f.

n. ~l :ll!r!ÌO Fran cesco.

)° C. M.

Cola Fran cesco.

C. M.

LnroH•re Giuseppe.

1° C. ) 1.

Lurca Culhhrrl Guyliclmo.

~r. C. F .

G ri~tnani t::uy enio.

t• C. M.

Furaone

Pa.~qunlino.

Antonio.

sez.

Osperlule mi/ilare rli Palermo. .

0 IIIEZIOXE DI S .INIT,\'

(cn po

T. C. F. Soia Mario.


l ().l

(seg ue ) RIP\RTO DEGLI UJ."PICIA LI MEDICI E CBIM ICI-FARMACISTI ECC. Ospedale mi/ilare di Me.çsina.

Legioni terrltorlaB tlel Car..lalerl Real.

Bl'icmcdio Snnti (direttore).

Col. :\t.

T. C. :\l. ludC'Iicato

l'

Alessandria.

Giu~eppe.

l\1. l\t.

Zn frì l'n Gioran 11 i.

l'C. ~I.

Pcrrieon~

C. M.

!\la l'igliano Giooonni (A. M. ).

Giuseppe.

Ancona.

l "C.C.F. Chic>r<liO flifi!JIO.

T. c. r. Riccardi Giu seppe.

Bari.

DIREZIOXP. Ili s \Xl rÀ r11:L CORPO o'AR MATA DEL L.\ S \flDIWNA.

Col. ~f.

Landrioni

R oberto

1• C. M.

Ambrosi Luigi.

Bologna. (direllore).

Bolzano. Osped11/e militare di Cagliari.

T. l\1.

Ciccbelli Francesco.

T. C. l\1. Romby flan/n (ùirellore). i\1 . i\1.

Mura Solt·tiiCII'C Il nyelo.

M. M.

Pecorario Raflaele.

1° C. M.

D ellori

l ° C. M.

Belle Ili Carlo.

Cagliari. 1• C. M.

Piazza Antonino.

Giov. Maria. Catan zaro.

1° C. M. Lombnrdi Salt•alore. ) ° C. !\t

Aiello Giusep pe.

C. l\1 .

Concicllo Prancesco (A. M.).

Firenze.

l\1. C. r. Lay Dino.

T. C. F.

l\l oron i Giuseppe.

Infermeria presidiaria di Sassari.

Genova. M. M.

JOC. M. Cor·do Anlonio.

C. C. F.

Tonelli Camillo (inv. guerra).

La::io (Roma).

St>trrc Fcrfltilldn.

Scuola centrale CC. RR. Arenze.

Livorno. ................................................................................................ ·····

Legione Allievi CC. RR. M. ~1.

Cric;lini

1° C. M.

Possalacqua Hoffacle.

;llfredo.

il1 essina. T. M.

Cnssone Antonio capi t. ).

(inc.

grado


(se[l tt e) IIIPARTO DEGLI UFFICIAU MEDICI

1:: CH I MICI·F.\RMACISTI ECC.

3° fanteria.

M ila no. )° C. M.

Calì Do m enico.

111 C. :\l.

4° fanterw .

Napoli. M. M.

De Pas(jua Giu seppe.

Ma,; lrogiacomo Guirlo.

1° C. :\1.

Nurra .·l n Io nio.

T. M.

Malt cse FronCC$CO.

Pado va .

C. M.

Pro<'..~•pi o

5° fa nterin.

Be llormin o.

c. i\f.

Campag na Gas pare.

Paler·mo.

C. M.

Pc rn ice li i n cc n.:o. n oma.

M. M.

6° font r rin. (Se. A. U.).

1• C. M.

La Mnrli11a R osario.

T. M.

Slisi Ma l/ co.

Samelli T ommnso. 7" fanteria.

Tolino. 1° C. M.

D'E ilorrcs Gius eppe.

T. M.

Pnllc roni Dtno. -<" fan l eria.

Trieste.

1° C. M.

Dc Blas io Guido.

T. M.

Rinald i ;lnlonio.

9° {Ili/ICI ttt . l ' erona.

C. i\1.

10° fanterin.

Reggimenti granatieri • fanteria di linea. 1• grannl i eri.

T . M.

Giug ni Francesco.

Carpino Rodolfo.

P~t sq uale.

C. M.

Luceul e

T. M.

De Rogalis A n Io nio.

T. M.

i\f an ga:1 1ello Luigi.

2° granatieri. T. M.

11 ° fa nteria.

Li ber i P ed cri co.

T. :\I.

De An gcl is Icaro.

3° gran atieri. 1• C. M.

]1° fan terirt.

Di i\'lonaco l'aride.

T. ì\f.

Gemelli Antonino.

1° fa'l/ eria.

13° fanteria.

T. 1\1.

1\,l ireug hi Ugo.

2° fant eria. T. M.

14° fnnteria. De Grego.·io Gaeta no ( in~. grado capi t. ).

1• C. M.

Giudice Camillo.

105


106

(.~I'!JIIe ) RIP\RTO DEGLI UFFICIALI ~IEDICI E CHJM ICI-FAIIMACISTI ECC.

15° f"ntl!rio (Se. A. S.). 1• C. .\!.

Berlone Giuseppe.

29° fanteria. T. M.

30• fanteria.

16° fanteria. C. .\f.

V :-t!'l o In Marin.

T.M.

17° frmteria.

T. M.

Napolt•onc Andrea.

Cassandr·n Luigi.

T. M.

F isrhell i Giuseppe.

T. M.

Pislilli (;iutio.

T . M.

Antonnri Giuseppe.

T. M.

Spalafora Gius eppe.

1° C. M.

Maslroeni Giuseppe.

T. M.

Baroonlc J::n::o. 2G 0 fant eria.

T . M.

C. .\1.

C. M.

Drago Calogero.

1• C. M.

T ancrcdi Urbano.

T. M.

Bocchini Ellore.

40° fanteria.

1• C. M.

Schirru Giuseppe.

T . M.

Cirillo Giovanni (inc. grado capit. ).

2 ° fflnleria.

J • C. M.

Allocca Antonio.

!'\egri Pietro.

39° funteria (Se. A. U.).

P;,.setli Ferdinando.

27 9 fant eria.

Ci rt·rncione M arco.

38° fanteria.

24° fanteria. 'T. M.

Purcaro Giuseppe.

37° fanteria.

23° fanteria. T. M.

Savino Giovanni.

360 fanteria.

22° fanteria.

C. M.

Lauri Giu/ìo.

35° fanteria.

21° fanteria. T. M.

Altamura Manlio.

34° fanteria.

20' fanteria. T . M.

Bartone Luigi.

33° fpnteria.

19° fnr. t eria. 1 o C. M.

Romano Camillo (inc. grado capil. ).

31° fanteria.

l 8° fanteria. T. M.

Lupo Amadeo.

41° fanteria. T. M.

lzzo Arduino (inc. grado capi l. ).


108

(.<t'!JIIr )

RII'\RTO l>EGLI

UFFICIALI MEl'ICI B CH IMICI-F.\JUI ACISTI ECC:.

77° fn n l er/0. T. M.

!l4° fanteria. {Se.

A. U.).

Sah'i Vwcen::-o.

1° C. M.

Gotrredi Luigi.

78° fanteria. C. M.

79° fant eria. T. ~1.

95° fanteria. (Se. A. S.).

Curialt• Vito.

t• C. M.

Ba,·a Arturo.

T . )1.

Scarpilli Mario.

Spino,a G111seppe.

96° fanteria. 8,1• fan l eria.

1° C. M.

T. M.

Antenucci lilpiclio.

Nolnrinnni Vin ce nzo.

9i 0 funterin. 83° fanteria. C. )1.

1° c. )J.

Merli n i Camillo.

P rllicrini Ferrante. 115° fanteria. ~<l~

C. M.

fant eria.

T. M.

Borzclli Giol'Onni. , ;) 0

116• fan/erw.

jrrnlena.

B:lllciCI ,lnlonio.

T . M.

P a:,!';anlc Carmtne.

Alloalli /Jenecle/lo. 127° fanteria.

88° fan/er ia. l" C. M.

De Quallro /Vico/a (inc. grado eapil. ).

T. M.

Talone Antonio.


110

( .<1'!)111? ) Ili l' -.nTO (1('\,; 1.1 UFI'I(.I ALJ MIWICI E CIII MICI -FARMACISTI !!CC.

12• bersaglieri. 1• C. M.

Cipoll ino Ulisse.

T. ~1.

ArJ1l0

2• art. alpina. T. M.

Sparano Vin renro.

l'incrn:o Cesa1e.

3° art. alpina. l

T. i\1.

0

bersaglieri.

···············-· ......................... ·····-·..······• ...................................__

Scdiori Demo. 4° art. alpina. Reggimenti alpini.

T. ~I.

1° alpini.

Braceo Mario. Reggi11enti di cavaUerfL

Niz::a Cavalleria. 2° alpini. T. M.

Lojodice Cfllalrlo.

C. ~f.

~l ait·n

T . M.

Grifoni Oscar pil. ).

Cesare. (inc. grado ca-

3° alpini. Piemonle Reale Cavalleria. T. M. 4"

T. M.

alpini. Sal'oia Caoalleria.

Dc R rn~is Emilio. 1° C. M.

T. M.

Marcsca Corrado.

5° alpini. Ternmo Filf//ncno.

Alonzo Ruggiero.

GenOI'O Co1•alleria. T. M.

Ragni Guido.

6° alpini. T . M.

Lancieri di Nocara.

Di Fcrdinnndo JlenMn.

7° alpini.

T. M.

~l ong-ilio

Lancieri di Aosta.

MidJele. T. M.

8° r;lpini.

T. M.

T:~uro

Franccuo. !)•

al rwu.

ll'lcnnillo Fran cesco ( inc. grodo capii.).

Lancieri di Firenze. T . .\1.

Sireci Giuseppe.

Lancier-i di l'il/oria Eman11elc !1. Reggimenti di artiglieria alpina.

Crwu//eggcri di Salll:!ZO.

1° art. nlpinn. 1° C. M.

Gi?anlc Donato.


(~t'!JIIC )

RII'\R10 III'!G LI UFFICIALI

MEDICI E CIII~IICI ·r.\R)IACISTI ECC.

Couallcaaeri di il/ nnfrrrnto.

9° art. diu. fanteria. T. M.

:\le~snndria.

Cm·al/eygeri di C. M.

Si-.to Eugenio.

Ce lC'n l:mi N ico/a. 10° art. div. frlflterirt.

! •C. M.

Dc B emnrtlo Fran cesco.

Cat•allcaaeri Guide. T. ~1.

11° ari. rliu. f1111terin.

A Il:~ nn ... io A rnn/do.

C. .\1.

.\lilana Gae/nnn.

CcnTi·o rifornÌIIl•'lltn qum/ruprtli /J•liiOI'I'•t.

Centro rif•lrnim••ntn Cf"'"'''ll(ll'rli Per.~111111.

T. ~1.

Fctlcriro V11trw:o.

Reggl11enti di artiglieria di divisione fant.

l :l" art. rltt'. fnnterin.

T. ~ 1.

1° art. rlit•. fl/lttrrin.

l 1• art. rlit•. frmteria.

T . .\1.

2• or/. <liu. fttnlrritt . l " C. .\L

Grilli .1/ttrio.

D'A~os l ino

.\ yostino.

T . .\1.

Albrrtn rito.

T . ~1.

l • C. .\l.

Arruri .\'icoltt.

1!)0 ari. dii•. {t11tleri11.

C:Hoi C'n ul o Prt.~ q uri/ e.

i• art. r/it•. fnntrria. T. M.

L couc Tacito.

20• n1t. c/11'. {tlnterin. l" C. :Il.

8° art. t/iv. fanteria. l o c. ;\l.

A Iberi i /;"1/twr. 11'0 ari. dit·. /lllii('I"Ìa.

6° at·l. dit•. fanteria T . M.

.\laxia Co.~ÌIItO.

l ;• art. dii'. {flnteria.

:>• rll'l. dh•. f•lnlc•t·in.

c . .\l.

:'\addeo l'inrrn:-o.

IGo al'l. tli1•. ftlltleria.

-t• rwl. di1•. ft~nt•·ri" T . .\1.

l\J.•nna Ltn(Ji.

15° ,,·t. di". fanteria.

3° ari. 1/it>. fonteria 1° C. l\f.

Pill:ni Ernesto.

Dinna /.;'uyenio.

F:~lcOIIC

Faf {111'/e.

21° ari. dit•. fnntcria.

l • C. .\1.

l' rlole1· Ft:nlttltrlo.

111


112

(segue)

RI PARTO DEGLI UFFICIA LI l\JEOICI E CHll\flCl-FARMACISTl ECC.

22• art. div. fan teria. T . M.

45" art. div. fanteria. l" c. l\1.

Di Giorgio Girolamo.

23° art . r/iv. fant eria. T. ~1.

Galli Arturo.

46" art. div. fanteria.

Andreol li Oscar (inc. grado ca-

T. M.

Carducci Artemisia Adoifo.

pi l. ).

48° art. div. fanteria. 24° ari. div. fa nt eria. T . M.

T. M.

Lucente Yittorino.

Nll!'dco Vir1 Ct' n : o.

52° art. div. fanteria. 25° art. di11. fa nteria. T . M.

T. M

Alloc-chio Achille.

Reggimenti di artiglieria di corpe d'armata.

26° art. div. fnnteria. T . M.

Ptnalè Domenico.

Chinè Mario.

l" u1/. corp o armata.

27° nrt. div. fnnteria. T. M.

... l

De Laurenzi Vin cen zo .

2• art. corpo arm ala.

28° urt. rliu. fante rin.

C. l\f.

lientili Spinol::t .1/e:ssnndro.

3° art. corpo armata.

29° ari . di11. fa nteri<l. 4° ari. èorpp armala.

T. M.

30° (Il'(. dù•. fan teria. T . M.

Pasceri /Jo m enico.

5° art. corpo armata. 1° C. M.

40Q art. div . fanteria.

C. M.

Papa Gennaro.

6• aT'I. corpo armala. 4'2" art. dio. fllnlaia.

1° C. M.

T oglia Cuino.

D'Angelo I.::morllll'lc.

T. lVI.

C t· i s l i a n i A/1c he/angeto ( i ne. gt·ado ca pi l.).

T. l\t.

De Giorgi Mario.

430 ari. r/iv. f(JI/(aia.

7° art. corpo armala.

440 art. rl iv . fnn/erin.

s• art. corpo armata.

T . ~1.

T . ~1.

/) ,lm e nico g rado capi l. ).

B ::t rl ol onl\lcc i

(inc.


(segue ) RIP.\RTO OEGLI Ul'FICIALI MEDICI E

CBL\IICI·FAR~IACI:STI ECC.

9° art. corpo armala.

Di Fngo Prospero.

C. M.

8° ari. Ol'fna/a.

°

l C. M.

Conti l'iucen:o.

l" C. M.

10° art. armala.

12° or/. corpo arm(llfl.

Reggimenti di arti.glierla di divisione celere.

Pc rn ice Vi ncr n :o.

l " artiglieria uioisione ce lere.

r.. M.

Zicchicri /.eone.

Reggimenti di artiglieria di armata.

Gnlli Giot•anni.

Paruta Giovanni.

2• artiglieria diuisione celere. Borghi !.co nii/a.

C. M.

a• arliglieria dit•isione celrre.

l " ,,rl. ar111nla. 1• C. M.

Lino Fran cesco ( inc. grado capil. ).

T. M.

11• art. corpo armnla.

16° art. cM'[Jtl cwmo/•1. C.M.

Fai Ila Salvatore.

9° art. armata.

10° ari. corpo ar11wlt!. T. ì\1 .

JO C. j\f.

Bo idi T cresio. Reggimenti contraerei.

2° (11'/, (/1'//lflla. C. M.

1° t'anlrrrcrei.

a• ari. armq/u.

C. M.

f.ol1 GiM•tu111i.

2° conlrtterei.

c. ill.

Manzo GiM·nnni.

4° art. tll'lllfJia. J• C. !\t

a• conlrrterci.

O'Eug-cuio Ant onio.

5" (1/'[, T. M.

(//'/JI(f/(1.

40 Cfl/1/rtt('rei.

Terraua s,t,•a/(H'e .

T. i\ l.

Di !orio Alfredo.

T. :11.

illorclli Gaelano.

6° liri. ar·rwt/(1. T. M.

Pi ~ erc·hia .\'filale.

7° art. ro·molo. T. M.

l\lazzo:a l'incw:n (iuc. grado copiL ).

8

llS

Urupp o contraerei del/n Sm·rlegna.


(segue) Rll'\llTO m :G I. I L' FTICL\Ll ~IEOIC I E C HI M I C I·FAR~lAC I STI ECC.

JH

Stabilimenti d' artiglieria. Arsenale R . E. Nap oli. T. M.

i\.moro!'i

Gjtt.~cppe

.\ fn:tini.

Reggimento carri armati. T. M.

Pr ei le Mra·io (inc. grado cap il. )

T. M.

ViC<Jrio Cesare (batt. Roma).

Arsenale Jt. IJ. Torino. L° C. M.

Reggimenti del genio.

Sandrcl li l:.'rn eslo.

1° regg. genio.

Arseno/e R. 1::. T'iacen:n.

2° regg. genio.

Se:inne pit·oternico 11. E. Hnlogna. 1' C. :\L 1

C. M.

Mascia Giuseppe.

Peci Ili Antonio (inv. guerra).

3° reyg. genio (Se. A. l'.)

Fn/il11·ica d'Armi R. E. T erni.

M. M.

Gramegna Giot•ann i.

4° regg. genio.

Laboratorio preri.~innc R. li. Roma.

T. M

5° regg. genio.

{'n fuerifìcio R. 1::. Pnnlnna Liri Inf eriore.

6° regg. genio.

Spole/lifìcio R. 1::. Roma. C. M.

Giu li ano Celestino.

....,.......... ···································· ........

8° regg.

Se:ione s pnlell. R . li. Torre ;lnnun ziata C. M.

GcnliiC' l'itnuge.lo.

T. ~f.

1° C. M.

2° ce ntro esp. art. Ciriè.

Arcangeli Ga,,r·.t~ ·-

Carrara JVico lò A!lelmv.

lO" regg. ueuio. T. 1\1.

Officinrl cwtottlll/J. Il . E. Bolog na. Fedel i :lllierto ( inc. grado cap i l. ).

gCI/ÌII,

go regg. genio.

1° ccn/N• es p. ari. Nei/uno.

T. ;\l.

P :.1ladino Paolo. 7° regg. !JCII in.

Pirolet;niw R. E. Capua. l" C. M.

Ferrigno Giuseppe.

Napolilano Felice.

11° regg. genio. T. M.

Ri·cci L:.'manuele.


(Segue ) RII'-\RTO DEG LI UFf iCIALI ~IEI)ICI 1;: CHI.III CI-FARMACISTI ECC. 1'2° reyg. yenio.

115

Distretti militari.

Aynge nto. Reggiment i genio pontlerl.

l" regg. genio pontieri.

Alessandria.

Ancona. 2• reyg. genio pontieri.

Aquila. Reggimenti genio minatori.

1° reyg. gt•nio min(Jf,,ri. T. M.

Arezta.

Sn vnslano Giuseppe.

2" regg. genio minatori. 1° C. M.

Ascoli Piceno.

Cannizzo Seùaslia no.

R egg. genio ferrouieri.

Avelfinò.

Battaglione misto genio della Sardeg na.

Aversa.

Stabll imenti del Genio.

• Offìcina di costruz. genio mi/il. (f'auia).

lJarle t la. · · · ·· · ·· · '· ·• · ' · ·· ·· · . ......... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . u . . . . . . . . . . . . . ..... .... . . . . . . . . . . . ..

Of{ìcina R. T. ed E. (Roma). lJe/IUIIO.

Comando truppe pres dio Zara. M.M.

Sahini Cesare.

Benev ento.


116

(se yll e) RIPARTO DEGli U FFJ CIALL !IIEOJCI E

CHL\IlCI·F.IR~fACISTJ EI":C.

Bergamo.

Como.

Bologna.

Cosenza.

Bol:ano.

Cremona.

Brescia.

Cuneo.

Cagliùri.

F erra ra.

Caltanissella.

Campobasso.

Foggia.

Casale.

Forlì.

Caserta.

FrosinOTi e.

Catan:nro.

Gaeta. ....................................................................................................-.

Catania.

G~no ua. ············· ······················· · ·· ····· ······· ···~···· ·····················-·················-···

Cl1ieti.

Gorizia. .........................

Chipasso. ... ...................................... ..

... ....................... .......................

-- ································· -·

Grosseto. ·········································· ........ ...................


( SI'!JIII' ) l'I li' \RTO llEULI

l ' H ICI \1. 1 ~lEDI Cl

E C lfDII CI ·F.\R~IACISTI ECC.

Ivrea.

N ola.

117

_

..____ . . . ...... ..........................-...... .... ·-···-·· ~

Lecce.

Novara.

/. o eli.

Oristano.

-·-·-·······································"''''" ..................,.............. ··-·..····

Orvieto.

/ .l/CCII.

-

............._............. ... ...................--.. ··· .......... Mucer'''"·

f>oùoua.

.lfon/01•a.

J>alermo.

Parma.

1° C. M.

Mrs::i ''"·

Pavia .

.1/ilunn (l e I l).

Per·ugia.

Feùcle f>II S•ft/lrl e ( l ). M ode n11.

Pesaro.

Piacenza .

.Il 011 :n.

:\'n poli.

1° c. M. l(•

Saln.J I i Giuseppe.

Pinerolo.

/

1

180.


118

(SC !JIIC) RJP.\RTO UEGLI

U!'I·' IC JALI

MEDICI E CH IMICI·FARì\IACI STI ECC.

Pistoia.

Siena.

Pola.

Siracusa. l °C. M.

Potenza.

Cassone Giuseppe.

Sondrio.

Ragusa.

Spoleto.

Rore nrw. Sulmona.

R eggio Calabria. Taranto.

R eggio Emi/in. Teramo.

R oma (I e II }. l" C. M.

Propt: r7.i-Curli

/J enerlc/l o

( l)

Torino.

( f. o. ). R ov ig o.

T orlonn.

Snt ile.

Traprwi

Solcrnn.

7 /'('1/( ( 1.

SII.< Sfll'i.

Sauona.

Treris o. • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • ' • • • • • • • • • • • • •• • • • • • • • • • • - • • • • • • • • • • • •

oo oo • o . . o o o•• > . . w OoO oOOO Oo

""''


(seyue ) Hlf'.'llTO ltEIOLI

lli'F ICI.\LI

Trirslc.

Udine.

Varese.

r enc::ifl.

\'ercel/i.

Verona.

l"iledJO.

UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE COLONIE.

T . C. :\l.

M .(;. i\1.

Ufficio militare .

Fadda Su"·

n. -

T. C. \ l.

Hilul·ri Chinni :ly o slinu

T. C. M.

Ba-.ilr tln/unin.

T. C. :\f.

S11111a Cosimo.

T. C. ~r.

BoccA Trio.

T. C. M.

Bordone Cnnnelo.

T. C. M.

P cl'l'clli Crislofrrrn.

T. C. M.

Rallnzzi Tullio

)J. )J.

lkl'l irwlli Mtu·ccl/ino

)J. )f.

Ba..,-.o (;itot·rwni Brtl/isla.

:\1. ~1.

Cionini Gru/w.

)1. )J.

Cn!"lrlli Epifanio.

:\1. :\1.

C:11npisi /Ja/t/(lssarc.

)1. )J.

Su n ~c l'i C iuseppe.

~r. :\1.

s.·:liJH\' Ìno Zl!ncriliO

:\1. )1.

De Cl·S:li'C \linccn:o.

~1. :\1.

A r·o1ua 11tlo :l n gelo.

.

:\1. )1.

\ 'it·e n:u.

J, -

MEDI CI E CIIIMICI-f'Ail~I.\CISTI ECC.

Africa Orientale.

.\laf'logli<1 F l'nlinl)// r/n (dir. S<'l'\'. sa n. 1111. A. 0. ). .111111ri~i<,.

)J. :\J.

)Jn-.ll':lnl•uio l 'i11.-en:o.

)1. )J.

Fu::-ro ti nyl'lo.

)J. .\1 .

Buci!IO /)I'IIH'Irio.

:\1. !\l.

H:l!.!O (ji(II'(II/1/Ì.

)f. )1.

~ J i,..ii: I IIU Girll'll/11/i.

) l. .\l.

Cn•..,arH'-.l'

) J. )1.

l.•1111hanli /:'ur·ico.

Giu.~eppc.

)l. .\1

) J. ) 1.

Uugli:•ri Gruseppl'.

)J. :\1.

(;;u·lm!!ni Giuseppe.

~l. ~l.

Cicro GioPtrllni.

.\1 . .\l.

Ago:-.1 in o \ 'iuren.:o .

\ l. )f.

l>uhhio~ i 1\milin.

.\l. .\l.

Confulo ne

Ht~nrrclc .

Col. 1\l.

IJcùci

T. C. ~1.

[Il'

Porrr!li11i.., C111'/n.

)1. .\1.

Ba r·orH' G inr·twn i

T. C. :\1.

ll':\rma (;,rs('/1(11' ldr-.p. ).

\l. .\l.

)Jnauro .l11rr/ù) .

T. C. )l.

Pilrr'li .\'il·o/rr.

.\l. .\l.

Ca l Ì!!:HÌ S Corio.

T. C. )J.

Oc

)f. )1.

ne )JarniÌ,.. . lurrlio .

T. C. :\1.

) l nll!!t'I'Ì .Yico /,i,

.\l. )i.

Ce•llint•o St~ll/f'.

fl o lll l' llirt1

F rrtllt'I'St'n.

119


120

( SC!Jifr} fl ll'\1110 !.EG LI

t;FFJ CI.\LI

~IEUI CJ E CH I MICI·F.IR~I.\CISTI F.CC.

~1. :'\1.

Del'i no Camilo.

1° c M.

Bonclli tlrtu•·o.

~L \l.

Solìo San/t.

t• c. ~1.

Ro~a

.\l. M.

Saud111l1 Pietro.

l o c. i\1.

Pla!-lina .l/arifl .

jf. 1\1.

Brllllrll i Giuseppe.

t• c. M.

Vimcr·cali J.uryt.

~f. ~1.

Solcri Giol'anni.

l o c. ~1.

Cin•iOJa t·r·a Gnctuno.

l" C. ~1.

Qurit·c,Jo Emilio L::rne.<to (L o.).

1° c. M.

Bt·iganle .l nlonio.

JOC. ~1.

Venditli Emilio.

)O

c. 1\J.

f()nlana t\'icol,-,.

l o c. ~l.

R ighi Giuseppe.

l o C. i\1.

Di Casola Girseppc.

I "C.~I.

Bural( n o Giuseppe.

1• C. M.

:\l a l{l ient i F mucesco.

1° c. ~ 1.

Frosini Dino.

1° C. M.

Colombrita Filippn.

t• C. ~1.

Massa Filippo.

c. i\1.

~l agna n i

l" C. M.

P arisi Ennio.

C. M.

Castell i Giambnltista.

t• C. M.

P nllronc R affaele.

C. M.

Capulo llir1yin.

1° c. M.

Ferri il ntonio.

c. i\1.

Aronica Fer ditw llflo.

1° C. M.

Bullitdionc Mie/tele.

Zu rei ti Sah•atore.

t• C. M. t• C. M. t• C. M.

P alli Giuseppe.

c i\1. c. i\1 .

Fuccio Giol'<~lllli.

Del Fall tlJ'e G11ylielmo.

c. ~1.

Grc~orin i

Pandollì /:.' dollf·do.

C. M.

Ingria Lore n :o.

l" C. M.

Gelam~é

Celestino.

C. iM.

Tomaselli rlnlorrino.

1° C. M.

Tarquini Cairoli.

C. M.

Colomua Nicolò.

t• C M.

La fiocca Roberto.

C. M.

Ballaglia Michele.

1° C. M.

Mori rlnnìbale.

c. ì\1.

:\laugione Giu seppe.

1• C. M.

Ma la rozzo Lucio.

c. i\1.

Annarumma J;rmanrro.

t• c. ~1. l o C. ~f.

Calc:urni ,-l malo.

C. M.

Panwlo Fi lippo.

l\J oca fi~-ehc Carlo.

C. i\1 .

P:Hallona Pie/1 o.

J• C. M.

Adarni Felice.

C. M.

l\loq.canli Pafli•J.

l o c. j f.

Dc

C. M.

F isich~lla

Li $ ,)

Gior•n1wi.

Guido.

A bel e.

l'ietro.

Giumbrrltislu.

c ~1.

Piccioli Er menegildo.

C. M.

P cd r oli Giu st•ppe.

l • C. ~l.

Snnloboni Um/Jcrto.

C. M.

ì\ol'lrnghi

l • C. ~f.

Bar·bir ra Giuseppe.

C. M.

F arm~i

J OC.~ I.

Guglielruino Lucio.

Cuccia Francesco.

l" C. M.

Coccia Giuseppe.

c. ì\1. c. i\1.

l °C. ~I.

Fcnl!:l L:.'d!Jflrclo.

C. M.

Snnlo l'o Nicnlino.

l " C. ~1.

Faluo l:'n,.,co.

c. ì\1.

Calia Stefano.

1° C. M.

Ter1.i Fnlaico.

C. M.

Gra na la Salt'atore.

J il c. ì\1.

~l anfr·cdi

C. M.

T nll7.er Fran cesco.

lo

Oresle.

:1lbcrtn.

A Id o.

~l c nn onna

Gerurdo.


(Sc!!J III' ) ll ll'\1110 flC(òl. l lJFFICIAI.f

c. ~1. C. ~1. C. M

T. M.

r; t'Il<'~""""·

Jar11r:• rorw

121

r.n:.

T:~r· ... ia (;ius t'{l(lr

An/nr110 (inc.

!!rado rapii '·) T . ;\l.

Pnla .IJ,,·Jtr/ill•> (irH·. cr·udo <'t~

pii. ).

C. M.

C. M.

)fi~DI~I P. CH I\II CI ·I'.III .\ I.,CIST I

Cnnrp:wl'lla

l rnyn.

C:. M .

T. ~1.

~l!' r·cu rio

T . :\1.

t\npoltlnni l:'nu ro.

T. ~1.

(; iu'>l i :lirio.

T. M.

F m 11 i1'11

T. :\1.

Buccil!I'O<;!-i ,y Ì('()/u.

T. ~1.

lrnpallonrrni St'/J11slit1110.

T. ~1.

:\l o ni :JIIia Cllttlo.

T. :\1.

Ili ;\l :trf i110 F rrdiurr/11/n.

T. ~1.

Capr~ r·n l r

!lnrro.

/:' nult o.

c. ~1. c. ~ 1.

Ca-.l:ru:r l 11/t't'll:o.

C. M.

~larrllll -"•tlt••l/111"1'.

C. M.

\' t•nlrrr·;r l t//111'/11 /:'m•lltllt'/1'.

c. ~1 .

Sr.l l irri

C. M.

~ f arclli'"C

. l !JII.,/III<l.

T. i\1.

(;;ugia (i i OVIIJllli.

C. M.

Purpu ra (; ;,.,.,,,,,;,

T. M.

l.onni llo Cn l ft/1/n.

c. ~ 1 .

Li11 (;tll."'ft/IC.

T. J\1.

Cancrll <•lli Enrico.

C. M.

Col:rrd

Ft'IIIIO'Scn.

T. ~1.

n ur la Tifo.

\ :t:o-'-111(1

. 111/11/1/fl,

T. :\l.

Sabauo l 'il'lrn.

~ l t'!.!;:ll'(l .l!tcltt'll'.

T. ~1.

Zoilo GiiiM!fl flC'.

T. ;\l.

Cu l tr l i

T addia / .t'o.

1 . ~ 1.

Ca!!rw;;;.:;o (;iu.~r p pc.

~ln!:-ala

T. ~1.

~l andb

T. ~1.

·r a!!ltarrr·ri 1:'11/tt'n.

.\ tl'ultl.

T. ;\J.

l ad••' a i a t:rnncescn.

Ai-,ini (;1/t.<t' f'l"' ·

T. ~1.

Ja,('flll<'

(;iuli:llll

T. ~1.

Tt'l> lli Giulio.

T. M.

All!!i

T . .\I.

Ol l:n inno Fuu;./o.

c. ~1 . c. ~1. c. :\1.

(;t•JI'IIIIIIÌ.

c. .\1. c. ~1. c. ~1.

Cu!.l.olrnn Ft•t!t•ncn.

c. :\1.

All·ma~:u:r

c. ~1. c. ;\l.

.1/rtrin.

lk1111tlt"

C. ~1.

,,,,11,

Giuseppe.

Fr1111t:CS C'Il.

.1/fn•tln.

~l:r!rlil'l'i

C~tylil'/mo.

c. ;\1.

rr·anri:r l

C. M.

flllndli .1/idtl'll'.

T. i\1.

Oasi oli noml'nicn.

C. M.

Ot· l .or(' lll.n / ,r""'"'dn.

T. i\1.

\.ori Gint •nnni.

C. M.

Fc rT:tj>~li Ft•t' tiii'I'Ìtr.

T.:\ .

C;l 1 :l i ic l'C

C. i\1 .

De Clri:11·n f.'rtlt'/1'.

T. ~1.

Znl!allli :lrtl nnirw.

C. M.

P (•llt'!.! l'i' Il'

T. ~1.

C. i\1 .

(;i:rcalorll' Stll'ill.

S:der11o A/ftl nsn. Anna-11i Jf ,,·io.

T. ~1.

L:qwui:J ' """l't'll:o ! int. !!;rado

Fl'fii/I'NCO.

capri. }. T. 1\1.

.\h•untlri (;,,,,.,llt <> fi ne. gr:ulo cnprt. ).

T . ~1.

(;iust'flfl''·

(;i no.

T. :\1. T. :\1.

~ludrrgno

Fronccu·o.

T. ~1.

Rilo:rndo

. 111/tll//llfl.

T . .\1.

P. l'huiTal Gtultl).

Oc Audr'l.•i,.; r;;".<''flfll'.

1


122

( >1.'1)111' ) Kll'\n"I"O DEGU Uf•F I CIALI MEDICI E CH IMI CI-FARM .\CISTI ECC.

T. M.

Vinccntini A n ionio.

i\1. M.

Lan g-ella Fran cesco.

T . M.

L o m bn rd i Mm·io.

M. ~1.

D e Carli Gustavo.

T. M.

CreSt" ÌIIIaJII1 0 Rernan/ o.

1° C M.

De

T. M.

Cuneer· Luiy1.

l ° C. M.

Pote n~a Luigi.

T. M.

D "Air ~,; i o

l ° C. i\1.

Palermo Carmelo.

T M.

Crl,rclli Gill.~<'flf"'·

1° C. l\1 .

Ga111marano Vin ccTt::o.

T. M.

Pcr~•1 p0

1° C. l\1.

Conii Gerardo.

T. M.

Sn lratvrc Fro11 ce~ ro.

1° C. M.

Lccre:::e Antonio.

T . i\1.

Ru:<so Sl'/.uJ.</ioll n .

l °C. ~1.

Cullrcm Franc esco.

T. M.

F edeli C"rln.

t• C. i\f.

D"Aic ssand r·o ATt/im o.

T. i\1.

Ocloc-u Jvo.

C. M

Pri,·itera

T. i\1.

Za i r i Sncel/orin .

c. t\1.

Nas lo ~i

T. c. c. r. Ballag-lini r.uiclo (inr. g'II~' IT:l ).

C. M.

T anJucci M ario.

T. C. C. F. l !>nla t::milio (di:-p. ).

C. M.

A tcru·di /t n Ionio.

M. C. F.

D'A l<.:i<sanclro Luiui.

C. ~t.

l rn pal lomcn i /lo;;nrio.

i\1. C. F.

Drags:io (;iot•nnni.

C. M.

D'Aililio El•artdro.

C. C. F.

OrlalldO Trol/oro.

C. i\1.

Barile Tommaso.

C. C. F.

F ri scia / 1 ietro.

C. è\1.

San i ilio T am maso.

C. C. F.

Go!Trcrli /i l/ore.

C. M.

L eo Giaco mo.

T. C. F.

C rP!<Ie /Jqf,/n (iuc. g ••ndo c:Jpit. )

T. M.

T. C. F.

Cal"ii-<i Pr·r•liTt•llulo ( inc.

Lnbell:nl e Urn:io t'api l. ).

T. ~1.

0 1h·i ero ti h•i se ( in c. grado ca-

Gio1•. llnll i;;tn

l'in crn:o.

cnpil. ).

T. C. F.

Rolfo Fed erico.

T. C. F.

Co! ,• l la \ 'ill oriflf! O.

T . C. F. T. C. F. T. C. F. T. C. F. T. C. F. T . C. F.

Ro ll''l:d ia Hn:o. Melcltionnn /~·l/ore.

T. C. F . T. C. F.

Longo Fu/l'io. Audisio Giulio.

Goria Angelo.

g rado

A ir llo Domrniro.

m.- Libia.

Antonino.

(inc. grndo

Morelli Gin,an rt i (i nc. cupi l. ).

T. i\1.

( ;i«••·dn11 o GittM'ppe (i ne. grado rapi l. ).

T. M. T. i\1.

Hosi Vittorio (in c. g •·odo capi l. )

gr·ado

Zoi'C'nli Fortun rJ/o {inc. gr·ndo <·api l. ).

T . i\1.

l""; rclla Hrnl'.~/o (inc. grado ca-

pi l. ). T . M.

Ru gu-e•·i Tulli•J (inc. grado capit. ).

T . M.

Bc rardin one /:'nrico ( inc. g r a.dn capii. ).

T. M.

S:tn l iH!'<~ I i FI'(Jnl'l!s cu ( inc. grn1io

Tn gtn,·allc !llfrpr/o.

T . C. ì\1. T . C. Jl.

Siuisi Gui,fo.

T. l\1 .

13acc hiDi nn i Guidn.

T. i\f.

T. r:. ~1.

Dc Lis o Carlo. T elese l'in ce n ::o.

T. M. T. i\1.

M.

/Jenedell o.

T. i\1.

T. C. i\L

~1.

CorTac/o.

pi[.).

Vicari Carmrlo. Cambino :l.n/ oninn.

~fi l'hclis

cap ii. ).

1\1ed a:. Mario. ~l assarn Gaetano. Zoppi le/io. Panella Tullio.


(SI.' !Jill') Rll'.\lrl<. IJEGLI llFFICULI

T. M.

Rcl!l(io M ichele.

T. ~1.

Dc

r . M.

MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI ECC.

T. C. M.

Ferrari Gint•annì Aurelio.

M. ~1.

Tedeschi Ginco mo ( f. o.).

Or i Pcrc·io . iir"io.

~1. ~I.

Pedrini ;lntonio.

T. ~1.

Scucluto J>nsq uule.

M. ~1.

Angeli llo Alfonso.

T. :\l.

Gitulic·c Ferdin•lfldo.

~l. M.

Catapano Etluartlo.

T. M.

Di

Michele.

~I. M.

Massi Emilio.

T. ~r.

P as.;;arrlla Fu{)ri:in.

M. ~t.

~t o nti

T. M.

P re<: l ileo l'iuan: n.

1° C. .M.

Mngnini Ent·n ( f. o.).

T. ~1.

Aug u-;1i .l/m·1o.

1° C. M.

Palmieri Alfredo.

T. 111.

Pr pc

Gìu ~epp e.

JOc. M.

Cullronc Salvatore.

T. M.

Lupo (;uid o.

1° C. M.

P all:winn Domenico.

T . M.

Fnl'inn . Int onino.

l • C. l\f.

Nicaslt·o A rf uro.

T. M.

T t'O LLn I:: 11 ril'l).

1° C. M.

M:1 tarnzzo Scra{t no.

T. M.

Di Gi<J rg i l'i etrn.

1° C. M.

Vasta Giuseppe.

T. M.

1\tnzzo li F cl"lwuclo.

C. M.

Imbr•cnda Ma/l eo.

T. l\1.

Siriartni Carmdo.

C. M.

Montone Arturo.

T. l\f.

n o--;,i flonrfru:in.

C. 1\f.

Scalzi Carmine.

T. l\1.

Eli!>ri C•ll'ln.

C. M.

Gemma Snlt•atore.

T. ~r.

Grande Jlfl .~fJiwfe .

T. M.

Ahi;;i /;"(mn.

T. ~1.

~l andni

Gio1•. 11al/istn.

T . M.

~l au r·o

lJi11yìo.

T. ~1.

Si mo ne Robe rt i

C. C. F.

P a lrtH•t·io Pìrtro.

T. C. F.

~l az7.n t':H"dt io

Lip-.i ~

Ffl r·tuunto.

~J onaw

Gaetano.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DEU'AERONAUTICA

Col. ~f.

Balla Alberto.

Col. ~1.

Monaco Arturo.

Col. M.

Porru Pietro.

T . C. M.

l\lereu Rosolino.

grado capi t. ).

T. C. l\1.

l\lnrulli Alberto.

T. C. F.

Pot·klli (iio('(lfllll.

T. C. l\I.

Del Vas lo Giuseppe.

T. C. F.

Snll ini l'it•lro.

T. C. M.

Rinaldi Pietro.

T. C. M.

Zuùdac; Si/l'io.

M.M.

Talenli Cesnre.

M. M.

Marinuc.ci M ar•ino.

M.M.

Argentina Giou. ila/lista.

M.M.

La Rocca Paol o.

Frt~n cc sco.

Ile1'1/tll'di no ( i ne.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE Fl NANZE M. G.M.

ì\larengtJ f.oren:/1.

Col. M. T. C. 111. T. C.M. T . C. l\1.

Cu 1-cio Sul'l.'rio (d isp. ).

Ro111bol:ì .ln tonio (f. o.). Lucci llm criao.

ì\1. M.

Meineri Luigi.

:\1. M.

Pedrazzi Arrigo.

T. C. M.

l\1 iadonna . In Ionio.

~1. M.

Casella ll cnedello.

T. C. M.

Sesto ,l n tonino.

~1. M.

De Cesare Luigi.

Co lilli Sil,.in (disp.).

128


124

(.~C!}I/1:) UJI>\R10 DJWU

UFF ICIALI

MlilllCJ E CHDII CI-FAR)t:\CISTI ECC.

M. ~1.

Rarro nc Alfonso.

C. M.

Squ illaci Giu sep pe.

l ° C. M.

Le po re Fran cesco.

C. M.

Parrella Achille.

l" C. J.l.

&ala enr-ico.

C. 1\f.

Figari t1lberlo.

l o C. :11.

Brezzi Giot•(uwi.

T. M.

l " C. ~I.

Al ~ss io

De 1\fco pi L.).

1 ~ C. l\1.

Marocco Luigi.

T. M.

Siroolu Mario.

l " C. 1\f.

S:ndonc .tl. ntonio.

T . M.

C. iuslizic ri Armando.

] ° C. l\f.

Colnionni Gius eppe.

l" C. M.

Nicolra Su/vfllore.

J° C. ~1.

Lipari Domenico.

l\1. ~1 .

Cusani Mahano (im·. di guerra).

C. M.

Blundo Luigi.

M. M.

Cir·illo Giuseppe ( inv. di guernl ).

C. M.

B runi Brun o.

1° C. M.

Sabalin i Arturo (f. o.).

C. M .

n où r·i g uc1. Pelicif'Jno.

1° C. M.

Pao lucc i Alberto (inv. di guer ra )

C. M.

Cnrfì Antonio.

C. l\1.

Mnl é Augusto (id. id. id. ).

C. M.

Franchini Giovanni.

C. M.

Prolo Antonio.

C. l\1.

1\l ario lli Bianchi Guglielmo.

C. 1\f.

Leo Giusep pe.

C. M.

Lo Monaco Croce Tommaso.

Paolo.

l~n:o

( inc. grado c a-

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'INTERNO

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'EDUCAZIONE NAZIONALE 1° C. l\1.

Provvidenza guerra).

Savino

(in v.

di


INDICE ALFABETICO l'np:.

A

An!! i (;uqlielmn Pn,.r.

Ahale :lln:s,tntlro

17

Ar carol i · Anlnnio An·inni M11rin

61

Art·orinli l'i11t:en:o Aft'O>'>'ò'l l o 1:: 11 e(l i l t/ o .'\dami Fdirc Adi lnt·di (;111lio Acli, ,u (fi Sllit''t/ore

,.,,l'

Agn~tino

14

87 22

Alhe •·go l'ilo A Il H! l'l i 1:: Il ore

72

Ak:11 1dri Uitu·nmo

64

46 ~

;\lcmngna Sico/1.1

GO

Alessio l '11nlo A 11 fnn7.0 L11iyi A ll.,a l li /f;•tut/1'{/o .1\ lloc('a :In/nn in All rlf'c hio Al'/1ille l \ lnm.o n uagi.:rn All: lnlnrn .lf rlfllio Ahitri ni Giorgio A l d" i f:'l11w Ambrr>s i Luiui A n wn l a :1,,/en:io . . . A mnro;:i r;;, ,<r p p e M n: :in i

44

41 77

/\nauni .llrll'io . .

70 6:3

A n drc·ol.l i n~,·n,· A n aPI ilio tll[nn~n An!.1'dini AIIIMtÌr) An Ja:l r ltiTI 111:1 t:rnwn no

J\n lt•nurci /~' lpit/io A nl.,n:H'i Giu~eppr! A1·a rlt'ltille Ar:lrri .tlnlnnin Ar:lt.rPnn Filippo . Al·c·a l,:t-<"0 (i iu~cppc A r·rnnJ!el i G erardo A l'C:lri Gaetano A rr u i·i N i c(){a Ardil o Vinrrn::o Cesare Ar!!:rn l ina Gio u . Ballis/tl A romando A n r1eln Aronicn F erdinando t\rrino P ie tro . As;.: ini Gin~<eppe Asl n lo Girolruno Asln lo GiusPppe Allnnasio !lrnnldo Aucli:;io Giulio

B

-15

81 30 85

Mru·in

69 67 40 42

7-1,

llincrn:o A i<•l lu /)nmt:nico Ai<'!lo Gius e ppe

An d tdf;~ l n

.\ llt!U;;li .Ìf11rio A q· ll l•tlr ((,1,/uno :\1olio Cnro r;uido

13 75 :'6

75

RO

Bnce hialoni Adolfo Jl:illa . 1/lit' t·/n B:d,amr·lli Filiftpo Haruonl o Hn~ n B:Hn•• nl c .\'icnla Bar·bir1·a Giuseppe Barhicl':l ,lfrwruny c lo B:tri~t· Fl'ii•·c Bari lr Tomma:: o B:11'r1:1h:-t l .rnnnrtlo B:t I'IJ!t(' c illl'tllllli Barlolr•mu t::~·i Domenico R:rl'lonc /,uigi Bn,ile !lnlttllio Ba;;"i Giuu p p e R;rs ... o r;;o,. llo/li.~la

26

Ball:1!!lia {;11/ .< t•ppc Ba ll:u:rlin .llicht•le Rall:wlin i Guitln Ba i l i:-1in i f:omtllo IH11dO .\nlnnin Bara !l r/ uro Bedri .ll auri:in B••li>'al'i(l Giulin

'>' _o

Hdla

54

BPIIPII i Crll'lo

71

36 74 77 65

76 77 21 H

65

60 76 72

60

78 24

2ii

53 80 60

4G

39

75

85

l 'in,· •'ll:-0

Beli i a Froncc~to . Brr:ndir rt•n c /}nl'ico Rc t'llini Fn.q·o 8Prel In

Giu$t•ppe

Brrlrlli l~nri<'o lkrl in t'l t i ,1/ •trrdlino Re!'l nlnrci Gino B('t·lcme GiiiSI'/IPC U i:l!!llli GiOI'OIITli Hianl'tl GioiJ. llntli~ln Birrnl'hini Ac,.,'sio Rifano .1/tgus/Ò nina!!hi :\ 1/Jrr/o B i ni Domenico Bl n ndn l .uigi

Bnrc:'l Ti/ o Bn<'C' h i n i t: /In re B1,r1·h i 11 i Fl'ltncr.~ro B1wl i Tcresin

19 ]~

58 73

73 47 46 12

61 38 32

63 71 20

17 2:~

85 54.

93 16

59 52 l :l

39 53 43

66 65 83

90 14

23

32 45

26 51 30

52 88 25 53 20 77 H5

37


126

(segue ) 1:-iiHCE AI..FADtrrlCO P a~:.

Bolla [, ui[li . . Bonnrror>'O f. cllerio Bonclli !lr/1/rO B<•l'lt'lli Aurdin flc lll CIIi Mirltde

.

.

.

.

Bo ragno (;il/ seppe Eual'isln Bord one Carmelo Bor·ghi Lennidu Bnn.elli Din1•t111ni Bollnsso (iiulin 1::1 racn lon i [,ore n ::o Hrar-co Mario . B•·a!!gio r;io1•nnni flrez:z.i GiuNtfiiiÌ . Briga nli Antonio Rrigug-lio Sa nti . B •·u na m(•n t i Giorgio Brunetli Giuseppe

59

56 fi7 81 75 81

40 51

14 85 3-l

55 15

lli'IIIIÌ lJI'IIfiO

B1·1111 i .Vil· n l•t 13 ru no Cnl'/o Bua Gi11 S~1ppe Bucci / 1f!n/o Hncci Pasq11ale

27

51 90 90

86

Hu cr i;Jillt~ .·1/fredo

67 26

Bnc(:i!!rOS!';Ì .Vico /a

Bll!!liarello Federico Bu!!liOI'i

51 26 56 50 61 37 22

Giti.~f'ppe

29 27

Buono Demetrio flu o nop<lne Crlf'lo flu rlu Tit o . 13uttiglione Mie/t ele

18 68 41

c Cacciatore nomcnico Catrnasso Giuseppe Cai:l7.W rll[onsn C;1lab rl> Sa/l'tt/ ore Colr~1gn i

44

69 7+ 67

.-lnutl o

45

Cnldar·ula Fr(ln cesco Cnlì DnmeniN> Calia St•·[rlfiO Ca !i('ndo (; ertfllll'O C:dirndo Mi.:lt cle .

18 51

56 73 51 ~3

<':lii!!;~r i s

Carlo C:ilo!!l'rO Vito . . Cah·cllo Sah•,t/ ore C:ch·o A (fili n

54

48 50 27 62

Cn111 h:nzu . .Ilorio . Cancu cOt'(IIJO l ' t/ o

.

C:llllllinr:li:c (;irJI" tnni C:1111o1·ia u n

19 15

Pil! /1'0

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23 68 71

Pag.

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Francesco C::t ndido ri Enrico Cnncpa Homo/o . . C:Jnn illo Culo/Jo . . Cnnnizzo Sebastiano Caporale Giuseppe Cnppelli Alfredo C:1ppelli Gwseppe Cnpuli Gio11orwi C~l pUlO lJio(JIO . C:ll'bune Vincenzo Carbone T eresio . . . C:m.lu cci Artemisia .4.dolfo Ca re1·j Leonardo Carlì .4.ntonio . . ùu·in1of i Giuseppe C;lf'lisi Fcrdin rmdo . Carlu.cci Rulf•lele . . C;nolen u lo Pasq uule Carpino Rodolfo . Ca rpi n l eri Ernesto . . Carrar·a N icolò (ldelmo . C:n·avaglio Edoardo Ca~al!'ra n d i Glauco Casel la B en etletto Ca!<ella Dante . C:J>'elt a Ces are . Ca ~<;a ndra Luigi. . . Ca~~anese Giusc ppe . c ~'"~'ano Lorenw . . Cr!ssi n is Ugo Cn!<sillo Franct!SCO C:a:<sone tlrztouio . Cassone Giuseppe Cal' l•• na Vincen::o . Castellaneta l'i n ce nzo C:Jl'Lelli t:pif•mio . . Cas tel li Giambattista Casligliola Of'londo · . Cas lrono\·o Gaetano Cal:1lnrio Nicnrlemo Calapano Eduardo Calerini Federico Cattaneo .4c/Jille . Caval ie t·e Gino Ca\·a llo Eugenio . Cavaniglio Alfredo Cebrelli Giuseppe Cei Jsirloro . Cei Filiberto . Celcnlani Nicola Cellini Luiai Ce n li neo Sani e Cenlore i lnlonino Ce rnig lia Domenico Cemi~ liaro Michele Chi;:~ro Giuseppe . . Chiesa Emanuele . Chimenli Ferdinando Ch inè Mario Chiofalo lJù1gio l.inccio Vito . . Ci;1mpolillo Pasquale

63 15 31

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( SC!JIII! )

127

l l'llJI CE ALFABET ICO

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Cial'lo Si/l'io Cicchelli Fmn ccsco Ciccirnarro Gaetano Cieco Gioi'U itlli

17 74 51

29

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Co rn ell i Cmb crt o Cnrncs Sebfls fit~nn C:on fa Ion e N fl/T•wl c C:oul i r;i'l'fll"lio Conli llin cen:o Contrino Ferdinando

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C: rc:<ci rn:111110 lJ t' r·nord o C:r-espellani Carlo Ch· ~ le /ltt/i/n Cr·i ,.;cione (; rrr /tulo Cri stiani .lt h~ilrlang e lo Cri si in i .'\ /jr'l!t/o Croceo (; inscppe Cr·oce (;uitlo

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Il,• Pnlrna Fil:ppo l lt• P:wli l'rmlo Ile Pa-.qua (;,u::.rppe ll è P JI'I•(I , ..iiiJI/)0

llt• l'•n·rcllt tt i, Carlo lll' 011:tllrv .\'woln 1),. Ì{c• n-.i;.: l:'milìo llt• fh og:tl is ; \II(U ilÌO Ll 'EI tu l're-; Giu se ppe l)c'lfc!l·i (;iot•. Maria 11' 1·:11!-[l' llic> .l nlonio l lt• \ ho (; it•liiJ l lillll;t f:' II!Jl'IIIO Ili Ca.;;ofa Gwseppe Ili Fc•rdinaruln N t' ll•tlo

ll1 (;IOt'l!i fJj,·/J'() l li (; lor·!!iO (,irulamo. Oi I o l'io Il lfr('t/o Di Lm·en7.<> Udflal'f{n J) i !Il :l!!JJ;io F rtiiH'CSCO Ui tll ll l'('() 1111/lllliliO Ili :\l:trlino Ft•rdtnrt n '/r, Di ~lodi ra l ' it•fr,> I li ~ l o n:H'o flflrid e Ili ~ l ttuaco .1/ irltl'ie ()i :\(') f:1 .\'il'l•/•t l lo Palrnn \' inNn ~o D1 Ha!.!'> l 'rM:.('cro fl1 ~ll'fa u o Gwseppe D 1 Tra p:lll i S•tll'•clnre ll1 T11llio Otlnrisio n onadco \'ill nrìo !Jou ... afllo t\lllt' t/en

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l ':llt'l•ll!' f( ,lfrtt'/e h !l ho /:'nnt·o F:11llm.z i t~ uiui Far:H >II<' ln/1111io Far·in:l F t'ltce l'anroa \ nlnf/ÌIIn l (•tft·lt· f 'ttStfl/lt/t> Fc·tiP!i 11/Jrr·/n Ft•dl'l i Cari n F•·dt•rÌt'fl l'tnrcn:n F<~ i i('iangl'li Guido

u 18 55

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r cfl..ani Gi{/l:i111o l t'lll!:l /;'ti!Jtll'dO . Frnnjnh F r r·r11rcio F rl'l':tloro (;111 .-cppe . Ft'ITn r·i (ittll'. Aurelio Frn·:1 ri l 'go 1-'f' rrari :-. .'itt/l'ft/ore Frr'l'i ll n/nniu .. l 'e r·ri U111'do.

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Fi!!;r r•i \ lucrlo Fi1!IÌ•1Ii /Je nedello f:iltbck Gilm·ppe . Filt.Hn·nnn /',sqrw/e Fiur·e r. et f'l/llfl • F it·r·e .l!artt> f' inrcnza / (11/ft:iv l" ror·i n i M 11 :t o Ferruccio Fi'idwl li Guu;1•ppe Fi :-ic hcll n (iiomlwllisla. Fhichella l 'ietl·o . Fiumara , \n ln n in o Fiurrw GnrJiidmo Fi nnwrn•dclo l 'inren:n Flnl'id ia Francesco F lurio /' gn . Forhi R n/Jrrto FolE' nn l' m hcr/n Fon l:w a ,\' tc·ofò

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f"orln nn l o l .cOtlltl'dO F<•li . 11/io. Fol i rtiot•rlflrri Frnnrhi L11iyi F1·a uc hini (;ir~t•anni Franrin Arlolfo Fr·nrrich !:'mi/io F 1'i-..r i n P i e l ro Fl'i-..nni f'11nln F l'lJ!!!!ÌO Ft'(/1/t'CSCO Fr o... 1ni /)ilio Fucrio Git"''""'i Fu1·ino /trcflwlr

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(seyue ) I NIHCE ALFABETICO

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\'illurio C11arniJi Cnr/o (;llarn:wcr:J Girolamo

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(ìrnlile Vifangdo t ;Pn l il i Spino la tllrssftrulro ( ;enna no Giusl'ppe

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(;.èr·mino .1 1/r'l'rlo . (;iac.a lone Silt•i11 . Giacobbe Co rrn ·lino

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(; inllomba r·no Or~•s fe G iannan l oni ;l /rrrio Girmnelli Bcrnnrdo

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Gir~nnolli Gianus~o

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G ig-:.u1Le Donuto Cr i!!'l io R occo

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G ior·dano Giuseppe G iordano Giuseppe G ior·g-i Giorgio m.

Giorgi Giorgio f . . Gir·ardi Giuseppe Giudice Camillo . Giudice Ferr/intulflo Giugni Ff'lln CI'.~cn Gi11lianr Ail'onr/ro

(;iulinno Celestino Gi11rleo M iclte/e (; iu sl i Aldo G iu ~l izieri

Armando Gorrred i Elfo•·e GofTr·edi Luigi Gomez De Ayaln Augusto Gonzales Alfredo Gori Giovanni Goria An gelo GorTela Carlo G r·amcgua Gior•an n i Grande P asquale

c; !'(17.iOI:l Gerardo lrr!•anrini Pir.tt·o Gr·el fo Ernesto (;rifl Filippo (ìrifoni nscar .

G tiuna:1i Eug enio G ri lli il-l ario

(;ll!.diefm i rwlli Stlt·io <.~n!!l i d r oino / ,ucio ( ;uido (;iot•unni Gur!!O Pier·ino

}3.

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Gall i Giusrppc Gl'l::rnzè Ce/e.,tino Gelorn1ini Luiyi <;emP II i .t1n tonin o Gemma Salt•rrfore

Gr:1 nn! a Sult•alor.?. G 1·assi !.iuseppe (;.r·nziano C11rmine

t.:l lt'rl'à Firu·t•n:o

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( ;al li Dionigi Gall i GiOI'flllfli

Dino

t ; r ·oo;~o

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l a C'carino (;iu ~t![Jflt: l ade ,·:'l i;1 France.~co l an nar·nne Gert et·o~o In11nizzol[o Carmelo Innnizzofl o :lnt onio hrp<:C<! :l nfnnio

l nscoue Magi ieri Giuseppe JM<>IIi :1/rrri(l

ld ini Frtm ce~co lmbrenclo Maflen lm pn llom eni R osario . Jurpallomeni Sebast iano l mp<>ria le Ces n r e Tndr lir:1lo Giuseppe Jnfanl i no Simnne I ng-r·a,·afle A lfrcdo Jng ri o LorPn:(l Ip j1olil i 4rn,litln bo la l:' m ilio Iz.z.o ;11'(/l!irro

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Labd la ri<..· Ora:io Ln br·un:'l Vii/orino I..r~ !.!11 :1 /Jonrr/ rl La i no llf'ls(tf'Ìn La Mag-na Gurs(•ppe La :\l:n l i n a R osat·io L::lru<>ndoln

Filippo

La mp i::; E rlnlll'r/rl La11dri:1ni n olJerto Lnrwri Giovacchino Lan~n: l ia Frafll:esco Lanna 'r.r•nni.Ja t.npenla l nnocen::o Lapponi Guir/o La Hnr·rn l'rrnln La noc C' :-~ !inbt·rlo l.nro,·(· r·c GiH ~I!rfl·: l. a~r:l l'Cl

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130

( ~C !JII i! )

INDIC E ALF.\IIETICO

Put-t. I.CI'rt· ~C /t 1/( fl /11 0

l ,co U i ui'(J III () l ,t'<l Giii SI' /1/1 1! Lo'OIIa t d i U " III CII ÌCO l.f' olle Taci/o) l.t' JHII'C Fmn cesco l.iloe l'i F ctl twt co l.ical ~r

,.l/fi o

L lt'ala S o/pu/ o r e Lino FrUII <'I!SCo

Li u (ÌÌII So! pfll~ Li pa n i . 111/u llirt o Lr p ari f) <WIP. III CIJ Lr:-lo Oom eruco L u Bi ::lll c:O l)o ntcnit;o Lnd:d o Grts pare

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L o ruhardi S rdl'ri/Ore

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l.o ,\l o n:IC'O C r uce T o mtll•t:w l.o ngo Unm cnico Lo11gn Fult•IQ l.l!f lg'tl

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1llarin o .\1;11 ivl li-Bia n<- hi Guglielm o l\l :11·m u ti ch i/le i\lar·oeco Luigi . . i\!:trrn Gius eppe . . ~l:t r· inii CC t

.\f.:.trl o!!lio Fl•r clinando .\1 ;11'1JIIi Alu erto ;\ l :t.s;.tl a Mar io t\la ~n In Mu r io

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~l a u7.\l Giot•ar1ni ~larc h ese Auostino

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l\l onl!illo .1/iclte/e l\fOJH!II7.7.i l" mb erto ~l onl:una Guido ~loulnn nri .-11/i/io MouiPicu ur l"in,;en:o

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132

(segue ) 11\DICE ALF\DETICO J>aj(.

P t-d razzi tll'riyo Pt'clr·iui .lnt on ìo Pt•d roli (; "'~··ppe Pf'li<'!!t'itli Fr•lltt·rsco Pe:IP!!t·irri Urt' :<lc. P l' llt•t! l ' li l o "'"'"'('(''l<' O

J' l' i ff'l!I'IIICl /.UI'/!11 ::o Pt·llrrirri Ft•f·nw /e J>c p<' Gìusrr•fJI'. l' l'(JI' lini/li d fo

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28 25 55 15

18 62

22 59 67 31 21 72 88

43

11/lcrn :o P crrri t·r l'uwcn::o. l'~·rn1rc

Pc> t'l't'l r l (;ris/IJ{OI'O l'c rriconc (;in sep(l e Peri'Ì<' r Slt•{nllo l'errini :\ny do P!'SCC ,v(('(1{,,

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41 15

45 27

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Prlili i 'lls'l"'tle . Pclrucc inrrr Nicola PPZZIIIIo J.u iyi

19

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45 52 21

Piccioli h'rmcneyiltlo P i ceni i (; int'lllltl i Pi ccolli I:'!Jirlio Pi er r·rmi G111n Piserchia J\ 'atole Pi-.1il li Cinlin P ilrcll i .'\ icoltr Pillari l~'ntcs/() Pl\ <'11 i Fmn c:.esco Plaricl i /:'1/r, ·c Plnia .\ 'u/rtfr Pl n!'. l in n .Ilario Poln-.a \'i n cc n :o PPruu Fl'/ice P orr·u flt rlro Pol'lclli r./ns eppe Polrnzn /, llirJi Pozzuoli Frrwccsco Prrilc MariiJ Presl1lco l'inccn:o Pricolo Il f{11nso Prh·ilera !J rnrdef/() Procop10 /J clla nnin o P rnpc 1'7.i -C li l'li IJ e n cd r 11 o

46

P t·~.::o lnno

.l ntotllllO Piazza Gtwf" l'icaz10 ,\nlnnio Pircn r-rrlln Frane t• sco

Pr()\O \ nlonio

Prrn 'idt>nza

S rii'ÌIIO

P,u!l ronc /lrrffrrele PurTnr·o Giu~rppe l>urp 11 ra (;io t 'Ili/li i

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41

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H n ffouc Alfonso Ra!!n i Guido ll :u.w Giot•anfli H : 1111 p 1 l'ie t ro llallazzi TuflifJ Hc buffol Giulto Il f' l!tii'Ù P i el ro H rg~.: i o Michele Ht•llano Ugo H"\CIIi Gioacchillo Ht ha udo A 11/onino rtin•anli Giuseppe Hirr i :\nlonio l\ i('(· i f:'mlJIIIlele

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17 22 71 1$7

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19

Jì i Ct'Ò /!.1/ or·e Highi Giuseppe Hinnltli Antonio. H i rw Id i Onojrio Hiualdi Ora:ir> Rinaldi Pielr·o. Hi p nl'beli i Roberto Hipari Enrico Hilucci-Chinni Agostino Hizzo f)JI'fo Hi 7.7..0 Cornelio. H i zzo Gae/cmo. Rndiuò Nico/anlo11io Hud1·ig1lez F cficia no Rolro F ederico Hornano Camillo Honwno Gennaro Romby Paolo • . Rombolà Ar~lonio Ronga Gaetano ftosa Guido lìo~ i Vi/loria n o!'si Antonio no ...!'i nonifacio Ho.,s;i ,l/orio RollcA'I ia E n :o Hllf!'g'CI'i Tu/fio . Huocco A l essr111dro Husso Sebastiano

36 74 13

42 22 83

46 19

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64 67 84 57

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44 58

s Snbalini Angelo S;l h:rlini Arlw·o Snbnlino Hiccartlo Sn hC'Ili Carlo Sacd1elli tYiro fa S:'lrcomoni Giorgio

23 89

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Sc:1 1:1 l~11rit· n Sr:-.lfnl i A illl'l·f o Sralzi C.ll'minr SC<lll<l\'illn z ,•f/ìrino Sf arpo A ngio/in n Sra r·pir•ri t:Psfll't! Sr:tr·pi ll i Mnrin Schir'l'll (;irsrppt: St i:1 Id o n!' fl·rr·t o Iom e o Sf'illirr·i Vin rc n:n Sr ior·l irw St~fr,itorr S•·oll i r;i•n;e ppe Sr11t'l eri r;i11 scp pc ~P rt' h i F'rnn •·r·.<cn rl iari nr fil() • St'arc F rrn •wrlo

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\" icari CarmelO \ ' ira rio Ce:<•tre \'rc·PII Irui AulrmJO \ ' u!t.rl:lllo ,1/f' ello \ ' rt.rli:llll Fctlenco . \ Ìl lll'l'l';lli LIII!JI \ ' in l n / )tJ/1/t' llt< 'O \ ' i rgil io Stll•c ..in \'ila (inrl"llo

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\ ' ilalc Nirn/11 \" it~ll' Snlt•ttf cl!'c \ ' i Lui o /:.'n/lllltJcle

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\ annncri {Jwn/rltn \ rl"'alli Gt lll'rmni ,.,.,.,..,,(o ' ' n/MilO

\ :r,la Giuseppr

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\ c·c·oli NoriJI't' /O. \ 'l'rtdillt /;'mìli•J \ 'r•nd rn Salr olnre . . \ ' r•n l u rn l il/flrìo l:'mal/trt'! l' \'l'l'll'l'hy (ìJ nt'tllllli \' c•lrrsrh·i fJrJS 'JIIfJ/c

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Za ffì ro (i inr 11nni Z:q.ranri 11 niMtirro

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21 87 77 20

Z:li r·i Sttrr/ltrrio Znmbl'lli Anlf'lllio i':nuhra Hl/ tll'l'. Znul'l li ti 1/u1'/ o . . Znu f:uma n Ìt'('fll'tiO ZanrrOini Primo Zrrc·a Co.~im•> .

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Ziu!!:J II' Sa/1'!1/orc Zini Ginr•anni .

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ZMrn li For/unnfo Zodda 'l /l/n . . Zorpi l.rlin . . Zrr ddns Stft•in . Zurrlli S((/t•n/ ore


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